UDIENZA DEL 2 FEBBRAIO 2001

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Manduzio Giudice a latere

Dr. Liguori Giudice a latere

 

 

PROC.  A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

Presidente: procede all’appello.

 

Avvocato Scatturin: scusi, Presidente, io deposito due note istruttorie per queste parti civili per le quali mi sono costituito.

 

Presidente: va bene, dopo sono a disposizione, potranno vedere. Avevamo detto la volta scorsa che facevamo finire ai consulenti, visto che si è detto che si trattava di un’ora, mi pare che ci sia il professor Francani...

 

Avvocato Zaffalon: Presidente, mi perdoni..

 

Presidente: no, no, ma io ho presente gli impegni che ci sono per il pomeriggio, la lezione presso la Cassa di Risparmio.

 

Avvocato Zaffalon: il seminario, Presidente.

 

Presidente: il seminario sì, ma io penso che un’ora adesso, verso le 10 e mezza, 10 e tre quarti finiamo senz’altro la relazione del consulente, e poi ci saranno le questioni attinenti alla costituzione delle parti civili.

 

Avvocato Zaffalon: siamo in grado di finirli in mattinata Presidente? E` questo di cui mi preoccupavo.

 

Avvocato Zella: almeno due ore sarà il professor Francani.

 

Presidente: due ore il professor Francani?

 

Avvocato Zaffalon: almeno sì.

 

Presidente: va bene, allora trattiamo le questioni, c’è in effetti questo seminario sul pomeriggio sulle indagini difensive, molti hanno interesse a parteciparvi, io pensavo che il professor Francani portasse via un’ora, a dire la verità, secondo quanto più o meno era stato indicato. Va bene, allora se ci sono queste esigenze di priorità diamo senz’altro ingresso alla discussione per quanto attiene alle costituzioni delle parti civili.

 

Avvocato Battain: Presidente mi scusi, io e l’avvocato Duse dovremmo alternarci sostituendoci a vicenda, perché abbiamo in contemporanea un incidente probatorio dei furti all’aeroporto.

 

Presidente: va bene, oramai siete stati già chiamati, poi dopo uno può essere presente e l’altro no.

 

Avvocato Battain: volevo giustificare se ad un certo momento Duse non c’è e se non ci sono io.

 

Presidente: noi abbiamo lasciato in Camera di Consiglio tutte le costituzioni, scusate un attimo che le recuperiamo.

 

Avvocato Straulino: scusi Presidente, vorrei, ho sentito che sono state depositate dall’avvocato Scatturin delle note istruttorie per le parti civili, prima di dare inizio alla discussione vorrei...

 

Presidente: sì, sono a disposizione, potete prenderne visione. Allora, chi vuole prendere la parola?

 

Avvocato Straulino: se permette comincio io. Sul primo intervento è nell’interesse della responsabile civile Eni, io ho ricevuto una memoria dalla professoressa Severino che mi accingo a leggere. A seguito dell’ampliamento del gruppo di persone offese individuate nel decreto che dispone il giudizio e delle nuove contestazioni formulate dal Pubblico Ministero all’udienza dibattimentale del 13 dicembre 2000, sono stati presentati 50 nuovi atti di costituzione di parte civile contenenti richiesta di estensione degli effetti della costituzione al responsabile civile Eni S.p.a.. In relazione a tutti i suddetti atti va preliminarmente eccepita la nullità della advocatio in iudicium dell’Eni in esse contenuta. Tali atti infatti si limitano ad estendere la costituzione all’asserito responsabile civile Eni S.p.a. indicandolo soltanto in forma elencativa insieme ad un numeroso gruppo di altre società, senza in alcun modo specificare le ragioni giustificatrici della chiamata in giudizio di Eni. In via meramente subordinata rispetto all’eccezione di nullità di tutte le citazioni in giudizio dell’Eni, si eccepisce inoltre l’inammissibilità di alcuni atti di costituzione di parti civili nei quali non sono rispettati i requisiti formali richiesti ai sensi dell’articolo 78 del Codice di Rito. Con riferimento alle costituzioni di parte civile presentate dall’avvocato Elio Zaffalon per conto di Adolfo Toffanello, di Ennio Zennaro, degli eredi Bernardi, della vedova Fusaro, degli eredi De Liberali, della vedova Sgorlon, della vedova Maiolo, degli eredi Zanninello, di Cesare Padoan e di Eligio Bottaro, va evidenziato come le stesse risultino assolutamente carenti dell’esposizione e delle ragioni che giustificano la domanda, requisito richiesto, pena di inammissibilità, ai sensi dell’articolo 78 del Codice di Procedura Penale. Nei suddetti atti vi è infatti un mero richiamo al capo di imputazione con l’affermazione che le costituende parti civili sarebbero state danneggiate dalle condotte in esso descritte, senza che venga però specificata a quale titolo i suddetti soggetti sarebbero legittimati a far valere pretese risarcitorie nei confronti degli imputati e quindi dell’Eni S.p.a., e senza che vi sia alcun riferimento al tipo di attività lavorativa svolta dalle persone offese né al periodo e alle società per le quali queste ultime lavoravano. Secondo una consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione ai fini dell’ammissibilità della costituzione non è sufficiente fare riferimento all’avvenuta commissione di un reato, bensì è necessario richiamare le ragioni in forza delle quali si pretende che dal reato siano scaturite conseguenze pregiudizievoli, nonché il titolo che legittima a far valere la pretesa. Questa sentenza che ho richiamato è la Cassazione del 26 settembre del 1996. Analoghe considerazioni vanno svolte con riferimento alle costituzioni di parti civili presentate dall’avvocato Battain per conto di Rino Bertin, di Guido Gargiulo, degli eredi Ruzza, degli eredi Marchesan, degli eredi Bragato, degli eredi Caovilla, degli eredi Cappellotto, e degli eredi Spolador. Anche con riferimento a tali atti di costituzione va infatti eccepita l’assoluta carenza dell’esposizione delle ragioni che giustificano la domanda poiché le costituende parti civili non specificano in virtù di quale titolo avrebbero diritto di presentare richieste risarcitorie, e non indicano né le società per le quali avrebbero lavorato le persone offese né il relativo periodo di attività. Ulteriori considerazioni vanno svolte con riferimento alle costituzioni di parti civili presentate dall’avvocato Manderino per conto di Vincenzo Cappelletto e degli eredi Arnini. Con riferimento in primo luogo al signor Cappelletto va evidenziato come lo stesso asserisca di essere persona offesa nel presente procedimento, e chieda di costituirsi parte civile pur non essendo inserito nel nuovo elenco presentato dal Pubblico Ministero all’udienza del 13 dicembre 2000. Il suddetto non ha pertanto alcun diritto di costituirsi parte civile nella presente fase del dibattimento poiché non sono riferibili alla sua posizione le nuove contestazioni formulate dal Pubblico Ministero. Con riferimento poi agli eredi Arnini va evidenziato che essi sono già costituiti parte civile in questo procedimento quali danneggiati a seguito della morte del signor Mario Arnini avvenuta nel settembre 1971. Le nuove contestazioni mosse dal Pubblico Ministero con il nuovo elenco di persone offese non riguardano ovviamente i signori Arnini, e non possono dunque essere utilizzate dalle suddette parti quale presupposto di ulteriori richieste risarcitorie. Alla luce delle considerazioni fin qui svolte si chiede a codesto Tribunale di voler dichiarare nulla la advocatio in iudicium dell’Eni S.p.a. contenuta in tutti gli atti di costituzioni presentati all’udienza del 23 gennaio 2001, e in subordine di volere dichiarate inammissibili le costituzioni di parti civili di Adolfo Toffanello, di Ennio Zennaro, degli eredi Bernardi, della vedova Fusaro, degli eredi De Liberali, della vedova Sgorlon, della vedova Maiolo, degli eredi Zaninello, di Cesare Padoan, di Eligio Bottaro, di Erino Bertin, di Guido Gargiulo, degli eredi Ruzza, degli eredi Marchesan, degli eredi Bragato, degli eredi Caovilla, degli eredi Cappellotto, degli eredi Spolador, di Vincenzo Cappelletto e degli eredi Arnini. Quello che ho letto è contenuto in una memoria che depositerò subito dopo aver finito il mio ulteriore intervento nell’interesse dell’altra responsabile civile Enichem S.p.a. Le premesse sono le stesse, che all’udienza del 12 dicembre 2000 il Pubblico Ministero ha formulato contestazioni suppletive a seguito delle quali vi è stata costituzione di nuove parti civili. Nel corso dell’udienza del 23 gennaio 2001 tutte le nuove parti civili hanno poi dichiarato di estendere la domanda risarcitoria nei confronti di tutti i responsabili civili presenti nel processo. Con riferimento a tali nuove costituzioni si deve ribadire che la società Enichem, allora Enichem Anic, ha acquistato la proprietà dello stabilimento industriale del Petrolchimico di Marghera il 16 marzo 1983, e ne ha assunto la gestione il 1 giugno 1987. Conseguentemente, per ovvie ragioni, non sono assolutamente riferibili ad Enichem quanto meno gli eventi di morte e di lesioni relative a persone che hanno operato all’interno dello stabilimento aziendale e che sono deceduti, ovvero che sono cessati dall’impiego in epoca precedente al 1 giugno 1987. Le nuove costituzioni di parte civile sono invece in gran parte di persone che hanno cessato la propria attività lavorativa, che sono comunque decedute prima dell’inizio della gestione Enichem. E` evidente che costoro, ovvero gli eredi per le parti decedute, non sono in alcun modo legittimati ad avanzare pretese risarcitorie nei confronti degli imputati Enichem, e quindi di Enichem come responsabile civile, proprio perché con tale società non hanno mai avuto alcun rapporto di lavoro. Questo principio logico è stato del resto espressamente riconosciuto nell’ordinanza pronunciata dal Tribunale il 7 aprile 1998, che ha ritenuto irragionevole l’estensione indiscriminata delle domande risarcitorie nei confronti di tutti gli imputati e i responsabili civili operata all’epoca dalle parti civili allora costituite. Ciò posto devono considerarsi illegittime per difetto di legittimazione passiva le nuove costituzioni di parti civili che si riferiscono alle seguenti persone: Botosso Albino, che è cessato nel settembre 1982; Trabacchin Antonio, cessato il 31 dicembre 1981; Nolfo Massimo, cessato il 20 aprile 1983; Pezzuol Sergio, cessato il 30 novembre 1978; Arnini Mario, cessato il 29 settembre 1971; Bonigolo Gastone, cessato nel 1983; Pillon Eugenio, cessato il 24 novembre 1977; Boscaro Odilo, cessato il 31 ottobre 1984; Silvetro Umberto, cessato il 31 maggio 1982; Bertaggia Roberto, cessato il 16 settembre 1984; Bragato Angelo, cessato il 28 febbraio 1978; Cappellotto Rino, cessato il 31 maggio 1976; Carraro Lino, cessato il 31 agosto 1976; Tavella Mario, cessato il 10 luglio 1974; Maiolo Roberto, cessato il 29 aprile 1983; Padoan Cesare, cessato il 31 maggio 1970; Ruzza Esterino, cessato il 30 maggio 1986; Scaggiante Severino, cessato nel 1982; Gorin Bruno, deceduto nel maggio 1987; Caovilla Vincenzo, deceduto il 21 novembre 1980; Sgorlon Gino, deceduto il 5 maggio 1977; Bernardi Narciso, deceduto il 17 aprile 1984. In particolare, per le posizioni Carraro Lino e Tavella Mario si rileva che la nuova costituzione di parte civile, pur effettuata nei confronti dei soli imputati Montedison, si estende in maniera del tutto arbitraria, quanto immotivata, ad Enichem e alle altre società del gruppo. Per tutte queste costituzioni di parte civile si formula quindi ferma opposizione. Relativamente alle rimanenti posizioni si osserva che altre nuove parti civili riferiscono nei propri atti di essere state impiegate in reparti in cui vi era esposizione alle sostanze di cui al capo di imputazione numero 1), senza però meglio precisare quali questi reparti fossero, ovvero senza precisare i periodi, in altri casi addirittura senza esporre dati di sorta né produrre documenti che consentano di ricostruire la carriera lavorativa. Così è per Dal Corso Franco, Tommasella Sergio, Bolzonella Carlo, Brusegan Carlo, Checchin Bruno, Fusaro Vittorio, Lovison Giuseppe, Donolato Eugenio. I rilievi sulla mancata indicazione dei periodi e dei reparti di lavoro devono considerarsi di carattere sostanziale e non semplicemente formale, perché di fatto rendono un’incompleta esposizione dei presupposti su cui si fonda la domanda e, conseguentemente, compromettono la possibilità di una adeguata difesa. Questa situazione di nullità è ancora più significativa nei casi in cui vi è completa mancanza nell’esposizione dei dati accompagnata da completa mancanza di documenti. Gli stessi profili di nullità si possono ravvisare nelle seguenti altre costituzioni di parti civili in cui mancano completamente i documenti che provano la legittimazione attiva delle persone che le hanno presentate, ovvero in cui i documenti medesimi, quando allegati, non consentono di verificare per altro verso la legittimazione passiva. Ci si riferisce in particolare a tutte le posizioni delle persone che si sono costituite parti civili con l’assistenza degli avvocati Zaffalon e Battain, e precisamente: avvocato Zaffalon per Toffanello Adolfo, De Liberali Laurino, Fusaro Vittorio, Bernardi Narciso, Maiolo Roberto, Sgorlon Gino, Zanninello Silvio, Zennaro Ennio. Avvocato Battain: Spolador Benito, Marchesan Mario, Bertin Rino, Gargiulo Guido, Cappellotto Rino, Caovilla Vincenzo. Per Cappelletto Vincenzo deve farsi un discorso a parte. Costui infatti non è stato indicato dal Pubblico Ministero nella lista allegata alle contestazioni suppletive, e quindi non ha titolo alcuno per costituirsi parte civile. Al proposito non occorrono davvero commenti e ciò a prescindere dal fatto che le sue specifiche mansioni, ossia quelle di analista di laboratorio sino al 1974 e poi movimentazione prodotti nel reparto parco serbatoi sino alla cessazione del 30 novembre 1992 non fossero tali da comportare esposizione a CVM. Anche per Arnini Mario valgono le medesime considerazioni, pur essendovene altre non meno decisive per decidere l’inammissibilità della nuova costituzione. Arnini Mario non è infatti indicato nella lista del Pubblico Ministero. In ogni caso la nuova costituzione di parte civile degli eredi di Arnini Mario, che peraltro erano già costituiti tali nel processo, è inammissibile perché costui è deceduto nel 1971 e quindi in relazione a tale posizione non può certo ritenersi sopraggiunto un fatto nuovo che l’abbia aggravata. E` evidente che se si ritenesse la legittimità di una simile nuova costituzione, qualunque parte offesa non compresa nella lista integrativa del Pubblico Ministero, verrebbe di fatto ad essere rimessa in termini senza ragione, con la possibilità di sanare le eventuali irregolarità della prima costituzione di parte civile ovvero di proporla addirittura ex novo. A seguito delle contestazioni suppletive del Pubblico Ministero sono state poi formalizzate altre nuove costituzioni di parti civili per posizioni che, come quella di Arnini Mario, sono state invece integralmente già risarcite e per le quali manca conseguentemente ogni titolo di legittimazione. Si tratta precisamente delle seguenti posizioni per cui pure si dimettono i relativi atti di quietanza, si tratta di: Bragato Angelo, di Faggian Tullio, di Ruzza Esterino. Da tali atti di quietanza risulta in maniera inequivocabile che vi è stata rinuncia all’azione nei confronti di tutti gli imputati e di tutti i responsabili civili presenti nel processo penale in corso. In relazione a queste ultime non si può evitare di esprimere la massima perplessità non solo di ordine giuridico. Sotto un diverso e autonomo profilo la difesa di Enichem ribadisce le proprie perplessità in ordine alla legittimità processuale delle cosiddette estensioni delle domande nei confronti del responsabile civile, in relazione alle quali, in sede di atti preliminari, già si era proposto opposizione. Ci si rende conto che il Tribunale nell’ordinanza del 7 aprile 1998 si è pronunciato anche su tale aspetto, ma si ritiene opportuno rinnovare anche in questa sede l’opposizione per evitare ogni possibile accettazione di fatto di Enichem circa l’utilizzo di un simile strumento processuale. Il Codice di Rito stabilisce infatti all’articolo 83 le forme attraverso le quali deve operarsi la chiamata in giudizio del responsabile civile, il cui mancato rispetto ne determina la nullità. Se ciò è vero non si comprende allora per quale ragione, attraverso questo istituto dell’estensione della domanda frutto di una prassi processuale a dir poco discutibile, una semplice dichiarazione a verbale di richiamo generico a domande avanzate da altre parti civili da cui non emerge né il petitum né la causa petendi, possa determinare i medesimi effetti di una valida e completa citazione. Se è vero che le domande di tutte le parti civili nei confronti del responsabile civile non possono che essere quelle di risarcimento, e qui la genericità e l’astrattezza può in ipotesi ammettersi potendo la domanda di risarcimento proporsi anche in misura indeterminata, cosa dire però della causa petendi? Non sono forse tutte diverse fra di loro le varie posizioni delle parti civili? O forse che per esempio tutte le parti civili private hanno lavorato negli stessi reparti e per lo stesso periodo di tempo? E la causa petendi indicata dagli enti pubblici e dalle associazioni non è forse diversa da quella dei privati? Ed ancora, se una di tale nuova costituzione di parte civile fosse nulla o fosse nulla la citazione del responsabile civile, per esempio per difetto dei poteri conferiti al difensore, come sembra nel caso della richiesta di citazione del responsabile civile proposta dalla Regione Veneto e dal Comune di Venezia, come dovrebbe considerarsi la posizione di chi si è limitato semplicemente a dichiarare genericamente a verbale di estendere la domanda senza precisare a quale specifico atto faceva riferimento. La definizione e la dichiarazione di estensione è fatta per relazionem, ossia con riferimento ad una domanda da altri compiutamente e regolarmente proposta. Ma allora a quale delle altre domande dovrebbe intendersi riferita? A quella valida, forse per qualche sorta di principio di conservazione perché non piuttosto a quella nulla con la conseguente nullità anche dall’estensione? E nei casi in cui per esempio la costituzione di parte civile sia effettuata solo nei confronti di amministratori e direttori di stabilimento sotto la gestione Montedison, vedi per esempio i casi Carraro Lino e Tavella Mario, è a questa che si dovrebbe riferire l’estensione? O piuttosto, come logica vorrebbe, ma senza.. adottando un criterio di presunzione che non trova... nel nostro sistema processuale, ad altra regolare che riguardi amministratori e direttori di stabilimento Enichem? La mancanza dei requisiti di forma e di sostanza di questo meccanismo processuale rende legittime forse tali questioni a cui però non possono darsi risposte univoche. Si tratta di una insanabile contraddizione di fondo che testimonia ancora una volta l’abnormità dell’invocato istituto dell’estensione della domanda. E a nulla vale invocare, come pure si è sentito nel corso del presente processo, il principio secondo cui l’intervento estensivo della responsabilità civile si ricollegherebbe a quegli istituti processuali del Codice di Procedura Civile previsti dagli articoli 105 e 276 che lo consentirebbero. Il riferimento analogico, che in realtà potrebbe ritenersi ammissibile solo se a riguardo il Codice di Procedura Penale non rendesse una disciplina compiuta, ma leggendo l’articolo 83 deve prendersi atto che così non è. E` comunque destituita di fondamento anche nella sostanza. Infatti l’articolo 105 del Codice di Procedura Civile è una norma di carattere sostanziale che si limita a prevedere la possibilità dell’intervento nel procedimento civile instaurato fra altre parti, allorquando si intenda far valere un diritto relativo all’oggetto o dipendente dal titolo dedotto nel processo medesimo, ovvero per sostenere le ragioni dell’una o dell’altra parte quando se ne abbia un proprio interesse. L’articolo 267 del Codice di Procedura Civile disciplina invece gli aspetti formali, quelli temporali sono disciplinati dalla norma successiva, prevedendo che la costituzione debba essere effettuata mediante comparsa depositata anche in udienza...

 

Presidente: va bene, senta avvocato, depositi la memoria per quanto riguarda l’illustrazione perché già credo che sia stata esposta ancora all’udienza di 3 anni fa mi pare, nell’aprile del 1998.

 

Avvocato Straulino: certamente, Presidente.

 

Presidente: le conosciamo queste questioni, sono state già allora sviluppate, lei le presenti in memoria, si rifaccia, le ribadisca, però non è che adesso possiamo stare tutta la mattina a leggere delle motivazioni che sono state già sviluppate. Fossero cose nuove d’accordo, ma sono state già senz’altro verbalizzate, le abbiamo qui presenti anche nel computer, quindi... raccogliamo la memoria.

 

Avvocato Straulino: Presidente, concludo solo...

 

Presidente: no, cerco di concentrare la discussione, mi capisca un attimo, perché davvero sono questioni che il Tribunale prenderà in esame. Io direi che dovreste indicare però più le questioni attinenti, per esempio, ecco, ad alcuni vizi o di forma, che ne rendono inammissibile oppure ad alcune situazioni che adesso voi avete rilevato, e cioè a dire di persone che già si sono costituite, che già erano costituite, oppure persone che già sono state risarcite. Cioè, per quanto riguarda invece l’illustrazione delle ragioni giuridiche, se sono state già esposte nella fase preliminare di questo processo, e mi riferisco in particolare a tutte le udienze di aprile, di marzo, aprile del 1998, beh, allora eventualmente depositate la memoria contenente queste ragioni, diciamo, di carattere processuale e noi le acquisiamo, le leggeremo senz’altro etc..

 

Avvocato Straulino: certo, Presidente. Io comunque avevo terminato. Adesso mi accingo a depositare, appunto, gli atti che ho letto, il secondo dei quali contiene anche allegate le tre quietanze cui ho fatto riferimento e da cui risultano i pagamenti effettuati.

 

Presidente: chi prende la parola?

 

Avvocato Franchini: io non deposito neanche una memoria, Presidente, quindi la facciamo ancora più breve.

 

Presidente: lei parla per?

 

Avvocato Franchini: io parlo in sostituzione del professor Padovani, responsabile civile Montedison, e in proprio come difensore di Fedato e come sostituto processuale dei difensori che oggi non sono presenti all’udienza. Per quanto riguarda la posizione del responsabile civile Montedison, io richiamo integralmente le eccezioni proposte dal professor Padovani all’udienza del 23/3/1998, il Tribunale ha a disposizione lo stenotipico per cui anche tutto lo sviluppo dei ragionamenti del professor Padovani, e reitero nei confronti delle nuove costituzioni di parte civile le medesime eccezioni. Per quanto riguarda invece la difesa Fedato e la difesa degli imputati di cui oggi sono sostituto processoriale, mi richiamo alle eccezioni da me formulate sempre all’udienza del 23 marzo 1998, in relazione alla costituzione di parte civile delle associazioni ambientaliste, delle associazioni sindacali, dell’Inail e di Medicina Democratica. Anche qui le eccezioni sono sviluppate nel ragionamento, nel verbale stenotipico, e ad esse integralmente mi richiamo. Ho finito, Presidente.

 

Presidente: grazie. Allora chi vuole prendere la parola? Mi scusi, avvocato Franchini, è sicuro della data dell’udienza 23/3?

 

Avvocato Franchini: certamente.

 

Presidente: perché mi risulta 20/3.

 

Avvocato Franchini: no, no, ha ragione, 20 marzo. Grazie, Presidente.

 

Avvocato Bondi: negli interessi di Montefibre. Io mi richiamo alle osservazioni che hanno già svolto in questa udienza i colleghi che mi hanno preceduto nell’interesse del responsabile civile Eni, Enichem e Montedison. Mi riporto anch’io alle eccezioni che sono state formulate personalmente all’udienza del 20 marzo del 1998.

 

Avvocato Pulitanò: signor Presidente, io illustrerò in sintesi la richiesta di esclusione di numerose parti civili, che poi presenterò per iscritto, sottoscritta negli interessi dei nostri assistiti dai difensori degli imputati ingegner Pisani, ingegner Presotto, dottor Smai, dottor Parillo, ingegner Palmieri e dottor Patron, parlo a nome di tutti i colleghi che hanno sottoscritto la richiesta. Le posizioni considerate sono numerose, la prospettiva è sostanzialmente unitaria con variazioni personali, e il criterio di fondo su cui poggia la richiesta di esclusione è quello posto a base dell’ordinanza in limite del Tribunale nell’aprile 1998. Con riferimento a ciascun imputato occorre tenere conto della imputazione così come contestata e delimitata nei confronti di ciascuno, avendo riguardo al periodo di competenza. Per cui sono fuori dalla contestazione contestata a ciascuno e non possono giustificare la costituzione di parte civile degli eventi, delle vicende che non hanno a che fare con l’ambito della competenza di ciascun imputato. La violazione di questo criterio da parte di molte costituzioni di parte civile emerge già da un confronto interno fra le diverse impostazioni che i colleghi di parte civile hanno seguito. Alcuni di essi si sono fatti carico di quella impostazione additata, giustamente, dal Tribunale nell’ordinanza in limite, e si sono preoccupati di selezionare gli imputati nei cui confronti vi è costituzione di parte civile avendo riguardo al periodo di competenza e lasciando quindi fuori taluni imputati, in particolare i nostri assistiti che sono quelli dell’ultimo periodo. Magari poi si sono dimenticati di fare lo stesso con i responsabili civili, ma è questione che non mi riguarda, mi interessa rilevare come il criterio del periodo di competenza come criterio di selezione sia tranquillamente riconosciuto dal fronte delle parti civili, altri colleghi di parte civile, forse per la troppa fretta, non hanno seguito quel criterio e hanno riprodotto la lista integrale degli imputati. Alcuni, forse anche qui per troppa fretta, sono andati ancora oltre inserendo nella lista delle persone contro cui vi è costituzione di parte civile anche gli imputati per il capo 2), che non hanno nulla a che fare con la posizione, con i fatti per i quali la costituzione di parte civile vi è. Fatta questa premessa di ordine generale, passo a vedere più analiticamente quali sono le posizioni per le quali vi è opposizione e quali le ragioni relative ai diversi imputati in relazione a quali fatti. Ecco, fra parentesi un’altra premessa, in numerosissimi atti di costituzione di parti civili vi è una stesura documentale che riproduce tutti i capi di imputazione oggetto di questo processo, capo 1) CVM, capo 2) e perfino il capo 3) che riguarda Pisani. Tutto questo è letteratura ad abbondanza, ciò che interessa è vedere contro chi è stata poi formulata la costituzione di parte civile. Le premesse non interessano, interessa il dispositivo degli atti. Vengo al dunque. Il primo gruppo è quello di cui possiamo preliminarmente sgombrare il campo, è il riferimento agli imputati per il solo capo 2) ma non per il capo 1), dottor Parillo, ingegner Palmieri e il dottor Patron. La non pertinenza delle costituzioni di parte civile nei confronti di costoro deriva dagli stessi atti di costituzione di parte civile che si riferiscono tutti espressamente ed inequivocamente ad eventi che si assumono derivati dai fatti contestati al capo 1). Le posizioni che sono caratterizzate in questi termini, le costituzioni di parte civile manifestamente inammissibile nei confronti del dottor Parillo, ingegner Palmieri e il dottor Patron sono le seguenti, le ho elencate nell’atto scritto, forse per il verbale è bene ripeterle. Sono le posizioni dei prossimi congiunti di Lovison, assistiti dall’avvocato Scattolin; prossimi congiunti di Bertaggia, avvocato Scatturin; Donolato, avvocato Scatturin; prossimi congiunti di Silvetro, avvocato Garbin; prossimi congiunti di Carraro, avvocato Garbin; Trabacchin, avvocato Duse; prossimi congiunti di Scaggiante, avvocato Duse; prossimi congiunti di Brusegan, avvocato Duse. Aggiungerei cautelativamente a questa lista anche i prossimi congiunti di Botosso, avvocato Ghezzo, in quanto pur riferendosi l’atto di costituzione ai soli imputati del capo 1) la procura speciale elenca anche gli imputati nel capo 2). Lo faccio ad abbondanza attendendomi una pronuncia che dia atto in motivazione che qui la costituzione di parte civile non vi è nei confronti di Parillo, Palmieri, Patron. Nei confronti degli imputati ai quali è stato contestato il capo 1) il discorso va avanti facendo riferimento al periodo di competenza. Le posizioni delle parti civili che hanno trascurato di considerare il periodo di competenza di ciascuno sono numerose, le ho raggruppate in alcuni gruppi. In alcune di esse la rottura del riferimento al periodo di competenza traspare dagli stessi atti di costituzione di parte civile, sono cioè gli stessi atti di costituzione di parte civile che indicano gli elementi di fatto dai quali risulta immediatamente per tabulas come la costituzione di parte civile nei confronti di Smai, Pisani e Presotto sia in violazione del criterio della competenza. In altri casi gli atti di costituzione di parte civile non dicono niente, o danno elementi generici circa periodi di lavoro, ma dagli atti del processo risulta con certezza, ancora una volta documentalmente, che la regola della competenza è stata violata, che le costituzioni di parte civile si riferiscono a persone non esposte. Vi sono poi ulteriori posizioni in relazione alle quali vi è una assoluta genericità degli atti di costituzione di parte civile che non consente di ritenere controllabile la asserita legittimazione. Indico le posizioni gruppo per gruppo. Primo gruppo sono le posizioni in cui dagli atti di costituzione di parte civile emerge comunque che la esposizione considerata nel capo di imputazione è cessata prima dei periodi di competenza di Smai, Pisani e talvolta di Presotto, la cui competenza è stata erroneamente indicata nel capo di imputazione facendola decorrere da una data troppo spostata all’indietro, ma ci siamo attenuti per semplicità in questa fase introduttiva al capo di imputazione così come anche erroneamente formulato. Le posizioni risultanti per tabulas dagli atti come fuori dalla competenza degli imputati per i quali parlo sono: prossimi congiunti di Tommasella, assistiti dall’avvocato Farinea. Il Tommasella avrebbe lavorato fino al 1994 ma dall’esame del consulente del Pubblico Ministero dottor Bracci, udienza 13 dicembre 1999, risulta non esposto a partire dal 1973, data anteriore anche all’inizio del periodo di competenza erroneamente riferita all’ingegner Presotto. Ricordo che per quanto riguarda Smai e Pisani i periodi di competenza decorrono per il dottor Smai dall’ottobre 1987 e per l’ingegner Pisani dal dicembre 1988. Vado avanti con l’elenco delle posizioni manifestamente fuori dalla competenza sulla base dei dati degli stessi atti di costituzione. Ho indicato prima prossimi congiunti di Tommasella, proseguo con prossimi congiunti di Brusegan, avvocato Duse. Brusegan avrebbe lavorato dal 1974 al 30 settembre 1989. Dagli atti del processo, e mi riferisco ancora alle dichiarazioni di un consulente del Pubblico Ministero, dottor Bai, udienza 12 giugno 1998, risulta che il Brusegan sarebbe stato esposto al CVM dal 1974 al 1978 presso il CV14/16, non più, siamo ancora a prima dei periodi di competenza di Smai e Pisani ed anche di quello erroneamente indicato per Presotto. Prossimi congiunti di Faggian Tullio: per Faggian faccio mie le ulteriori considerazioni formali indicate dal collega Straulino. Rilevo comunque che anche per il Faggian la esposizione verificata dal dottor Bai, udienza 12 giugno 1998, arriva fino al 1970 e poi c’è un buco di informazioni. Valgono comunque anche le ulteriori ragioni formali richiamate. Prossimi congiunti di Dal Corso, avvocato Pozzan. Nell’atto di costituzione si afferma che il Dal Corso, deceduto nel 1996, avrebbe lavorato fino al 19 giugno 1988, il periodo è anteriore a quello di competenza dell’ingegner Pisani. Prossimi congiunti di Bertin Rino, avvocato Battain: dalla scheda della Guardia di Finanza risulta che il Bertin avrebbe lavorato genericamente sino al 1988, anche qui siamo a prima del periodo di competenza dell’ingegner Pisani che inizia alla fine del 1988, il 30 dicembre. Avevo saltato un elenco ancora precedente qui nell’atto scritto, l’elenco delle persone che ho qui indicato sono quelle la cui estraneità alla competenza di Smai, Pisani e Presotto risulta dagli atti del processo, le posizioni che risultano manifestamente estranee alla competenza di Smai, Pisani e Presotto dagli stessi atti di costituzione di parte civile sono quelle che elenco adesso. Prossimi congiunti di Bettaggia, avvocato Scatturin. Dagli stessi atti della parte civile risulta che il Bettaggia è cessato dal servizio per prepensionamento il 30 gennaio 1984, vedi libretto del lavoro allegato all’atto di costituzione. Prossimi congiunti di Botosso, avvocato Ghezzo. Il Botosso risulta aver lavorato dal 1970 al settembre 1982. Prossimi congiunti di Carraro, avvocato Garbin: il Carraro risulta aver lavorato dal 1956 al 31 agosto 1976, siamo in data anteriore anche al periodo di competenza erroneamente riferito all’ingegner Presotto. Trabacchin, avvocato Duse: risulta aver lavorato presso una cooperativa dal 1959 all’81. Prossimi congiunti di Scaggiante, avrebbe lavorato presso una cooperativa non meglio identificata nell’atto di costituzione, dal 1950 all’82. Posizione di Simion Maurizio, avvocato Manderino: anche qui la violazione del criterio della competenza risulta per tabulas dall’atto di costituzione di parte civile sotto un profilo che richiede un’ulteriore precisazione. L’atto di costituzione di parte civile, molto più diligente degli altri, indica qui i periodi, i luoghi in cui il Simion avrebbe lavorato nei vari periodi, e dice, l’atto di costituzione di parte civile, che il Simion ha lavorato al CV11 fino all’agosto 1985 proseguendo poi per la bonifica fino al 1986. Fino a questo momento siamo in un periodo di teorica esposizione, ma siamo fuori prima del periodo di competenza del dottor Smai e dell’ingegner Pisani. Aggiunge poi l’atto di costituzione di parte civile che dal 1986 al 1988 il Simion sarebbe stato esposto a cloruro di benzile nel reparto in cui viene manipolato il cloruro di benzile. A questo punto occorre osservare che il cloruro di benzile, che è una tra le sostanze menzionate nel capo 2), non ha nulla a che fare con la ipotesi contestata al capo 1) che è relativa ad aventi di morte o di malattia che si assumono cagionati nell’ipotesi accusatoria esclusivamente da esposizioni a CVM, o PVC o dicloroetano secondo un criterio che è rimasto immutato anche dopo la contestazione suppletiva del 13 dicembre 2000, e che è stato espressamente ribadito dal Tribunale nell’ordinanza della settimana scorsa, 23 gennaio 2001. Il cloruro di benzile con il capo 1) non c’entra, la esposizione, la asserita esposizione a cloruro di benzile nel periodo dal 1986 al 1988 non vale a ricollegare la posizione del Simion al periodo di competenza del dottor Smai che incomincia per, l’appunto, entro quelle date. L’ingegner Pisani è comunque fuori posto che il periodo che lo riguarda incomincia il 30 dicembre 1988 e quindi dopo che la esposizione del Simion è comunque cessata; ma è un motivo aggiuntivo, la ragione di fondo della opposizione è che la esposizione al cloruro di benzile, l’unica indicata nell’atto di costituzione di parte civile non interessa il periodo di competenza del dottor Smai, e men che meno dell’ingegner Pisani. Ho già indicato prima gli altri atti di costituzione di parte civile in relazione ai quali la cessazione dell’esposizione può essere determinata documentalmente sulla base degli atti del processo, completo l’elenco indicando ulteriori ipotesi nelle quali gli atti di costituzione indicano periodi di lavori che proseguono anche in qualche misura dopo il 1987, interferendo con il periodo di competenza di taluno tra gli imputati per i quali parlo, ma gli atti di costituzione stessi non indicano alcun elemento relativo ad una ipotetica esposizione lavorativa a cloruro di vinile e sono quindi viziati da indeterminatezza nella esposizione delle ragioni poste a fondamento della domanda. Mancanza dei requisiti formali previsti dall’articolo 78 comma 1 lettera D) del Codice di Procedura. Indico queste posizioni: Donolato, avvocato Scatturin: l’atto di costituzione afferma che il Donolato ha lavorato presso una cooperativa, ma non dice quale, non indica il periodo, non indica nulla circa concrete attività lavorativa in reparti CVM. Il libretto di lavoro allegato è incompleto e non contiene alcuna indicazione atta ad avvalorare ipotetiche esposizioni a CVM. Ha riferito il dottor Bracci, consulente del Pubblico Ministero, nell’udienza 3 dicembre 1999 che il Donolato è entrato in una cooperativa porto industriale nel 197;, avrebbe lavorato in quella veste presso reparti CVM per 12 anni complessivamente, arriviamo dunque al 1985, dopodiché sarebbe andato all’infustaggio di altre materie prime che non hanno a che fare con il CVM. Prossimi congiunti di Lovison, avvocato Scatturin: anche qui si tratta di un dipendente di una cooperativa, Facchini Marghera, dal 1986 al 30 marzo 1993. L’atto di costituzione di parte civile si limita a dire che girava nei reparti, non dice quali e non contiene indicazioni di sorta circa una ipotetica esposizione al CVM nei reparti in cui l’esposizione al CVM sarebbe stata ipoteticamente ipotizzabile. Prossimi congiunti di Checchin, avvocato Pozzan: si afferma nell’atto di costituzione che il Checchin avrebbe lavorato per la cooperativa Facchini Tessera dal 1975 al 1992 ma non contiene, l’atto di costituzione di parte civile, alcuna indicazione circa ipotetiche esposizioni a CVM o ad attività lavorative specificamente ricollegabili ai reparti CVM. Cappelletto, avvocato Manderino: nell’atto di costituzione si dice che avrebbe lavorato fino al 30 novembre 1992, ma anche qui nessuna indicazione circa ipotetiche esposizioni a CVM. Il dottor Bai nell’udienza 12 giugno 1998 ha riferito: il Cappelletto è stato al CV1 dal 1957 al 1959 e poi ha cambiato reparti. Nebbia totale. Guerrin Pietro, avvocato Manderino: asserisce, l’atto di costituzione, che Guerrin avrebbe lavorato dal 1965 al 1996 e lo dice esposto a cloruro di vinile monomero ed inoltre a coloranti, polveri, reagenti, ammine aromatiche. L’atto di costituzione, ancora una volta, non contiene alcuna indicazione dalla quale risulti quando e dove vi sia stata esposizione lavorativa a CVM. Vuoto di informazioni. Quanto alle sostanze diverse dal CVM esse sono fuori dal capo di imputazione, vi sia o non vi sia stata esposizione ad esse tutto ciò non può aver alcun rilievo ai fini della costituzione di parte civile, che non può ovviamente essere fondata sull’esposizione a sostanze estranee all’ipotesi accusatoria. E` la stessa impostazione che abbiamo prospettato prima con riferimento alla posizione di Simion. Qui non riguarda l’intero pacchetto delle sostanze, ma copre tutte quelle diverse dal CVM e per il CVM, per l’esposizione a CVM vi è assoluta mancanza di indicazioni fattuali. Anche con riferimento a queste posizioni si propone l’opposizione alla costituzione di parte civile per difetto di legittimazione e per difetto di forma degli atti di costituzione. Analoghe considerazioni - mi avvio alla conclusione - valgono per tutte le parti rappresentate dall’avvocato Battain, il cui elenco completo è stato letto dal collega Straulino. In tutti quei casi gli atti di costituzione di parte civile, come già il collega ha rilevato, sono assolutamente generici. Non contengono nessuna informazione sui luoghi e sui periodi di asserita esposizione lavorativa al CVM, non dicono assolutamente nulla. Sulla base di quel contenuto, o meglio, di quel vuoto di contenuti, la legittimazione di quelle parti alla dazione risarcitoria non può essere in alcun modo verificata, il difetto dei requisiti formali previsti dall’articolo 78 del Codice di Procedura mi sembra assolutamente evidente. Ad abbondanza possiamo aggiungere che da atti già acquisiti al processo emerge che tutta una serie di persone per le quali vi è costituzione di parte civile dell’avvocato Battain, non hanno lavorato presso il Petrolchimico, e comunque non nei reparti CVM, dopo l’ottobre 1987, data di inizio del periodo di competenza; Smai è a fine 1988, anche Pisani. Sono le posizioni di Ruzza Esterino, cessato dal lavoro nell’86; Marchesan Mario, che avrebbe lavorato al CV14 fino all’87, successivamente al TDI; Bragato Angelo, esposto a CVM fino al 1976, fondamento di queste notizie le informazioni rese in udienza dal dottor Bai, consulente del Pubblico Ministero. Caovilla Vincenzo, deceduto nel 1980. La documentale fuoriuscita dal criterio della competenza viene ad aggiungersi nella sostanza delle cose alla ragione già indicata di assoluta genericità degli atti di costituzione, che vale per l’intera lista delle parti civili costituite con l’avvocato Battain. Un discorso simile ma diverso deve farsi per le parti rappresentate dall’avvocato Zaffalon, non saprei come altrimenti indicarle sulla base degli atti depositati. Per quelle parti infatti vi è stato semplicemente un deposito di procure speciali con richiesta di termine da parte del difensore per la formale presentazione di atti di costituzione di parte civile, salvo mio errore, ma credo proprio di no, non sono stati né notificati, né presentati in udienza gli atti di costituzione di parte civile. In questa situazione processuale potrei limitarmi a rilevare che le persone che hanno rilasciato le procure speciali depositate dall’avvocato Zaffalon, non sono costituite parti civili e non sono perciò parti del presente processo. Ove mai pretendessero di essere parti del presente processo il Tribunale dovrebbe non tanto escluderle dopo un ingresso che non vi è stato, ma potrebbe, dovrebbe io credo, limitarsi a rilevare l’inesistenza di atti di costituzione di parte civile e quindi allo stato la estraneità di quelle parti dal presente processo. Allo stato e per sempre, posto che il termine è scaduto. Ogni altra questione che potrebbe essere sollevata resta evidentemente assorbita dalla mancata effettuazione delle costituzioni di parte civile, ad abbondanza posso osservare che per la totalità delle parti che hanno rilasciato procura speciale all’avvocato Zaffalon, non vi è riferimento con il periodo di competenza dell’ingegner Smai e dell’ingegner Pisani. Sono state elencate nell’atto scritto anche queste posizioni, per brevità ometterei di leggerle visto che sono parti in realtà non costituite ma che hanno semplicemente presentato procura speciale. Aggiungo una ultima posizione, la quale presenta un profilo parzialmente diverso, posizione di Bianco Luciano, avvocato Manderino. Il Bianco Luciano, leggiamo nell’atto di costituzione, avrebbe lavorato in diversi reparti CV dal 1959, molto a lungo dunque. In periodo Enichem, nell’ultima fase, dal 1977 in avanti, è stato un tecnologo addetto al CV15 dal 1986 al dicembre 1990. La patologia per la quale si costituisce parte civile è un linfoma di Hodgkin che gli è stato diagnosticato nel maggio del 1983. E` questa la unica patologia per la quale vi è costituzione di parte civile, una patologia che lo stesso atto di costituzione definisce neoplasia del sistema emolinfoproietico insorta 24 anni dopo l’inizio dell’esposizione. Tanti erano già passati dal 1959 al 1983, quando la patologia è insorta siamo dunque a prima, a diversi anni prima dell’inizio di competenza del periodo di competenza di Smai e Pisani. L’atto di costituzione sostiene invece sotto questo profilo, che, cito testualmente: nel caso del signor Bianco l’esposizione è stata intensa e prolungata nel tempo senza interruzione dal 1959 al 1990, e costituisce in relazione ai fatti contestati al capo 1) l’antecedente logico della patologia; antecedente logico all’esposizione precedente alla patologia. Non è possibile che ne sia antecedente logico, antecedente di una patologia tumorale accertata nel maggio 1983 e perciò insorta prima del maggio 1983, rispetto a quella patologia non è possibile considerare antecedente logico l’esposizione nel periodo di competenza degli imputati Enichem Smai e Pisani. Anche in questo caso dallo stesso atto di costituzione di parte civile emerge una fuoriuscita da quel riferimento ai periodi di competenza dei diversi imputati già affermato nell’ordinanza del Tribunale dell’aprile 1998, e che pure l’avvocato Manderino dichiara di volere seguire. Queste sono le posizioni indicate nell’atto scritto che adesso presenterò, firmato da me e dai miei colleghi difensori degli imputati Pisani, Presotto, Smai, Parillo, Palmieri, Patron. Aggiungo a queste considerazioni, faccio mie per la parte che possa interessare gli imputati per i quali parlo, anche le considerazioni svolte dall’avvocato Straulino, in particolare quelle relative alle costituzioni di parte civile di persone che non sono comprese nell’elenco aggiunto ma che erano comprese nell’elenco originario, e le costituzioni di parte civile di persone le quali avevano già stipulato atto di transazione con rinuncia ad ogni azione. Lo faccio a scopo cautelativo per l’ipotesi che talune di quelle posizioni riguardassero persone che si sono effettivamente costituite nei confronti degli imputati per i quali parlo. Non tutte le posizioni richiamate dall’avvocato Straulino, mi pare, sono posizioni di persone che si sono costituite nei confronti di Smai, Pisani, Presotto. Aggiungo un’ultima annotazione del tutto ad abbondanza, per quanto concerne gli enti la cui costituzione è stata ammessa dal Tribunale con l’ordinanza in limite e che qui si sono nuovamente costituiti parte civile facendo generico riferimento al capo di imputazione, va da sé che la loro costituzione di parte civile ora rinnovata deve essere interpretata come riferita per ciascun imputato ai soli fatti che la ipotesi accusatoria ricollega al periodo di competenza di ciascuno. Ma mi pare che questo sia un problema, anzi, neanche un problema, una constatazione tranquilla sul piano interpretativo. Per le ragioni qui indicate chiedo siano escluse nei confronti di Pisani, Smai e Presotto, tutte le parti civili di cui si è parlato e per quanto riguarda Parillo, Palmieri e Patron, quelle poche parti civili, che pure ho indicato prima, e che eccedendo la stessa prospettazione generale del capo 1) sono andate a inserire anche gli imputati del capo 2).

 

Presidente: grazie, ci sono altri interventi?

 

Avvocato Cesari: sì, signor Presidente, difesa Zerbo, anche per conto del professor Bettiol. Le mie opposizioni alle costituzioni di parte civile riguardano, come ho anticipato, la posizione dell’imputato Federico Zerbo che è stato direttore dello stabilimento Petrolchimico dall’8 febbraio 1988 al 31 maggio 1993. Osservo peraltro che dall’8 febbraio 1988 al 30 novembre 1990 lui è stato direttore soltanto di quella parte dello stabilimento Petrolchimico che era della società Montedison, e poi è divenuto anche direttore dell’intero stabilimento ricomprendendo quindi anche i reparti CVM che sino a quel punto erano viceversa della società Enichem Anic. Ed allora, fatta questa premessa di carattere temporale, e rifacendomi a quel criterio di competenza richiamato in modo limpido dalla nota ordinanza del 7 aprile 1998, passo ad esporre le opposizioni per i singoli casi di costituzioni che sono avvenute nei confronti dell’ingegner Zerbo nonostante che non si trattasse del suo periodo di competenza. Cominciamo con i prossimi congiunti di Bernardo Narciso. Risulta dagli atti che Bernardo Narciso è deceduto il 17 aprile 1984, e quindi almeno 4 anni prima dell’inizio del periodo Zerbo. Prossimi congiunti di Bertaggia Giobatta: sempre dagli atti risulta che Bertaggia Giobatta è cessato il 16 settembre 1984, la costituzione è stata fatta dall’avvocato Scatturin, ed oltretutto a me risulta che fosse persona dipendente della società Montefibre e comunque in cassa integrazione guadagni dal 1979; anche questa volta fuori completamente dal periodo Zerbo. Bianco Luciano in cassa integrazione guadagni dal dicembre 1990, sottolineo che Zerbo è divenuto direttore..., ed addetto ai reparti CV5 e 15 che in allora erano di proprietà e gestione Enichem e quindi non riguardavano Zerbo se non pochissimi giorni dopo. E` vero che per Bianco Luciano l’avvocato Manderino ha avuto la diligenza di scrivere nel suo atto di costituzione che la costituzione avveniva per i periodi di competenza, e quindi con un esplicito richiamo a quell’ordinanza del 1998; peraltro è pur vero che l’avvocato Manderino ha notificato l’atto di costituzione anche all’ingegner Zerbo presso il mio studio. E quindi a scanso di equivoci devo fare opposizione sempre per il motivo della competenza. Prossimi congiunti di Botosso Albino. Botosso Albino mi risulta cessato nel settembre 1982, dipendente della cooperativa Facchini Tessera, parte civile costituita a mezzo dell’avvocato Ghezzo, periodo non Zerbo. Bottaro Eligio, cessato il 31 luglio 1988 e comunque Bottaro Eligio, costituito a mezzo dell’avvocato Zaffalon per cui valgono tutte le eccezioni di carattere formale già svolte dai colleghi Straulino e Pulitanò alle quali mi richiamo integralmente non solo per questo caso ma per l’intera esposizione che ne hanno fatto, Bottaro Eligio era operatore al CV5/15; i CV5/15 erano reparti che non erano sotto la direzione Zerbo il 31 luglio 1988. Prossimi congiunti di Bragato Angelo, risulta cessato il 28 febbraio 1978, e quindi risulta anche risarcito, secondo le quietanze che ha depositato l’avvocato Straulino. Prossimi congiunti di Caovilla Vincenzo, deceduto, mi risulta, il 21 novembre 1980, costituzione di parte civile dei prossimi congiunti fatta dall’avvocato Battain, e quindi ancora una volta fuori dal periodo Zerbo. Cappelletto Vincenzo, cessato il 30 novembre 1992 peraltro questo Cappelletto Vincenzo è quel personaggio che compare di sua iniziativa ma non figura tra le contestazioni del Pubblico Ministero, e per questo vale come motivo di opposizione. Prossimi congiunti di Cappellotto Rino, cessato il 31 ottobre 1976, fuori periodo competenza. Prossimi congiunti di Carraro Lino, cessato il 31 agosto 1976, fuori del periodo di competenza dell’ingegner Zerbo; prossimi congiunti di De Liberali Laurino, cessato il 29 maggio 1983, fuori periodo competenza; la vedova di Fusaro Vittorio, cessato il 25/11/1982, fuori periodo di competenza. E` ed evidente che quando dico cessato è cessato il rapporto di lavoro, questo mi sembra del tutto evidente. Prossimi congiunti di Gorin Bruno, deceduto nel maggio 1987; prossimi congiunti o meglio vedova di Maglioro Roberto, cessato il 28 aprile 1983; Padoan Cesare, cessato il 31 maggio 1970; prossimi congiunti di Pezzol Sergio, cessato il 30 novembre 1978, fuori del periodo di competenza; prossimi congiunti di Pillon Eugenio, cessato il 24 novembre 1977; prossimi congiunti di Ruzza Esterino, cessato il 30 maggio 1986, già risarcito peraltro secondo la quietanza depositata dal collega. Prossimi congiunti vedova di Sgarlon Gino, deceduto il 5 maggio 1977, costituito parte civile con l’avvocato Zaffalon, valgono quindi le eccezioni formali già anticipate, fuori periodo competenza in ogni caso. Prossimi congiunti di Scaggiante Severino, cessato nel 1982, avvocato Duse; prossimi congiunti di Silvetro Umberto, cessato il 31 maggio 1982, anche qui l’avvocato Manderino nella sua diligenza ha detto periodi di competenza, ma anche qui siccome c’è stata la notifica, debbo fare questa opposizione salvo buon fine della stessa; Tavella Mario, cessato il 30 giugno 1974, parte civile avvocato Garbin; lo stesso vale per Trabacchin che è cessato il 31/12/1981. Chiedo quindi pertanto per queste posizioni che sono andato ad indicare, l’esclusione della costituzione di parte civile per quello che riguarda l’imputato Federico Zerbo. Debbo però continuare a richiedere un minuto di attenzione del Tribunale perché intervengo anche per chiedere esclusione di costituzione delle parti civili che sono state effettuate nei confronti dell’ingegner Alberto Burrai che difendo assieme al collega professor Carboni, oggi rappresentato dal collega Scaglia che mi ha delegato il compito di fare l’opposizione. Voglio dire, a proposito di Burrai devo fare una premessa: nella vostra ordinanza del 7 aprile del 1998 all’ingegner Burrai viene attribuito un periodo di competenza che parte dal 20 aprile 1983, non dice altro. Per la verità andando a vedere il perché si fosse retrocessa la datazione della responsabilità di Burrai 1983, credo di avere capito perché risulterebbe che gli impianti CVM fossero di proprietà di Enichem sin dal 1983 anche se poi sono stati gestiti da Montedison, almeno fino al 1 giugno 1987. Peraltro se questo è vero, è anche vero che l’ingegner Burrai viene evocato in giudizio dal decreto di citazione che ha dato inizio a questo procedimento, come dirigente amministratore, forse dopo anche Presidente della società Enichem Anic. Ma la società Enichem Anic non è mai stata la proprietaria degli impianti nel 1983, lo è divenuta dopo, dal 1987, ma prima assolutamente non c’entrava, e quindi nulla non c’entrava neppure l’ingegner Burrai. Di talché, sulla basi di questa premessa che mi auguro sia abbastanza chiara, almeno nella verbalizzazione, debbo fare opposizione alle costituzioni di parti civili rivolte nei confronti dell’ingegner Burrai per quello che riguarda il periodo dal 1983 alla data in cui effettivamente lui è divenuto in qualche modo un dirigente di Enichem Anic. Ed allora mi tocca ripetere, annoiando chiaramente il Tribunale, un po’ l’elenco che vale anche per Zerbo perché i due periodi si sovrappongono. E quindi l’opposizione vale anche per gli eredi Bernardi, deceduto nel 1984; per i prossimi congiunti di Bertaggia Giobatta, deceduto il 16 settembre 1984; per i prossimi congiunti di Botosso, deceduto nel settembre 1982; per i prossimi congiunti di Bragato Angelo, cessato il 28 febbraio 1978; per i prossimi congiunti di Caovilla Vincenzo, deceduto il 21 novembre 1980; per quel Cappelletto Vincenzo, che non era nella lista delle nuove contestazioni del Pubblico Ministero; per i prossimi congiunti di Cappellotto Rino, cessato il 31 ottobre 1976; per i prossimi congiunti di Carrano Lino, cessato il 31 agosto 1976; per i prossimi congiunti di Laurino De Liberali, cessato il 29 maggio 1983; per la vedova di Fusaro Vittorio, cessato il 25 novembre 1982; per i prossimi congiunti di Gorin Bruno, deceduto nel maggio 1987, e quindi almeno un mese prima di quando Enichem Anic ha assunto la gestione degli impianti. Per la vedova di Maiolo Roberto, cessato il 29/4/1983: per Padovan Cesare, cessato dal servizio il 31 maggio 1970; per Pezzol Sergio e i prossimi congiunti, cessato il 30 novembre 1978; per Pillon Eugenio, prossimi congiunti, anche qui cessato il 24/11/1977; per i prossimi congiunti di Ruzza Esterino, cessato il 30 maggio 1976 e comunque già risarcito; per i prossimi congiunti di Gino Sgorlon, deceduto il 5 maggio 1977; per i prossimi congiunti di Scaggiante Severino, cessato nel 1982; per i prossimi congiunti di Silvestro Umberto, cessato il 31 maggio 1982; per Tavella Mario, cessato il 30 giugno 1974; per Trabacchin Antonio cessato il 31 dicembre 1981. Finisco subito perché ho altri tre casi che adesso cercherò di trovare e che riguardano esclusivamente l’ingegner Burrai, e quindi non riguardavano l’ingegner Zerbo, perché le costituzioni di parti civili indicano anche l’ingegner Burrai. Si tratta del caso di, dei prossimi congiunti di Bonigolo Gastone, che era cessato nel 1983; si tratta ancora dei prossimi congiunti di Boscaro Odilo, cessato nel 1984; ed ancora da ultimo, e con questo ho finito, si tratta dei prossimi congiunti di Nolfo, mi manca il nome, comunque adesso lo dico subito, che è cessato..., Nolfo Giovanni, era cessato comunque prima del 1987, non mi hanno annotato la data. Grazie, io ho concluso, chiedo anche a nome e per conto dell’ingegner Alberto Burrai le esclusioni di queste parti civili che ho indicato. Grazie.

 

Presidente: va bene, grazie, avvocato. Chi c’è ancora che deve intervenire?

 

Avvocato Gilli: Presidente, grazie, avvocato Gilli difensore unitamente all’avvocato Antonio Mucciarelli dell’ingegner Morrione. Il mio intervento sarà rapidissimo signor Presidente e signori del Tribunale, anche perché molte delle considerazioni svolte dai difensori che mi hanno preceduto giovano a questa difesa. Io mi limiterò a prospettare alla loro attenzione, signor Presidente e signori del Tribunale, una questione diciamo per ora di irregolarità delle costituzioni di parte civile, irregolarità che attiene alle modalità di costituzione del rapporto processuale. Nel corso della illustrazione di questa eccezione vedremo anche di specificare in termini un po’ più precisi in che cosa consiste questa irregolarità, e quindi se si riferisce ad una ipotesi di inesistenza giuridica, inammissibilità o di nullità. Loro converranno con noi, signori del Tribunale, nel giudicare che le scelte del legislatore del 1988, scelte di ricorso ad una terminologia certamente imprecisa, hanno contribuito non poco prima al sorgere e poi a consolidarsi di una serie di equivoci importanti che sono fortemente circolati nelle aule di giustizia in questi anni, e sono gli equivoci in relazione alle modalità di costituzione del rapporto processuale quando venga esercitata l’azione civile risarcitoria o restitutoria nel processo penale. Forse oggi si può dire che finalmente in relazione, direi, a tre pronunce giurisprudenziali questi equivoci non abbiano più ragione d’essere. Intende fare riferimento alle due notissime sentenze a Sezioni Unite della Corte di Cassazione, la sentenza De Paoli del 1995 e la sentenza a Sezioni Unite del luglio del 1999 di cui in questo momento non ricordo gli estremi. E faccio riferimento espresso ed esplicito naturalmente anche alla loro più volte citata ordinanza, signor del Tribunale, del 7 aprile del 1998 che sul punto ha argomentato in perfetta aderenza con la posizione delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione sulla natura e significato delle procure indicate dal Codice di Procedura Penale. Dicevo prima dell’equivoco insorto in relazione ai termini usati dal legislatore e in forza del quale equivoco sono state emesse sentenze che hanno detto veramente delle cose radicalmente diverse l’una rispetto all’altra. Lo ricordo per me stesso qual è il problema, veramente telegraficamente. Il legislatore è andato a chiamare con lo stesso nome "Procura speciale" due istituti radicalmente diversi, ed è andato a definire come Procura speciale quella Procura speciale alle liti disciplinato dall’articolo 100 del Codice di Procedura Penale esattamente negli stessi termini in cui il legislatore aveva disciplinato la Procura speciale alle liti civilistica, quella dell’articolo 83, e ha chiamato con lo stesso nome un istituto radicalmente diverso, quello dell’articolo 122 del Codice di Procedura Penale. Cioè quell’istituto che certamente ha natura extra o pre processuale e che attiene al conferimento di poteri sostanziali e non semplicemente di poteri di rappresentanza processuale. Nella loro ordinanza, signori del Tribunale, hanno fatto espressamente e puntuale riferimento alle modalità alternative attraverso cui è possibile esercitare l’azione civile risarcitoria o restitutoria nel processo penale. Chiunque abbia la posizione quanto meno di danneggiato naturalmente a maggior ragione di persona offesa, può esercitare l’azione civile personalmente o a mezzo di procuratore speciale. Quando lo fa personalmente ha bisogno solo di conferire ad un soggetto che sia qualificato, e cioè ad un iscritto all’albo degli avvocati, una Procura di rappresentanza processuale, punto e basta, e solamente di rappresentanza processuale. Chi assume la qualifica di parte è solo il soggetto che è titolare del diritto sostanziale. Quando invece l’azione civile venga esercitata con la modalità alternativa, e cioè quella del ricorso alla Procura speciale il soggetto trasferisce, mediante un atto negoziale di natura come prima si diceva extraprocessuale o pre-processuale, trasferisce il diritto sostanziale, cioè il diritto di disporre del bene in relazione al quale viene esercitata l’azione. Ebbene, perché queste premesse? Perché molti degli atti che noi dobbiamo contrastare quale imputato convenuto civilistico in questa fase, molti di questi atti sono redatti a nome del difensore. E moltissimi difensori che assistono le parti civili costituende... chi le ha opposte da questa parte processuale, molti dei difensori si definiscono difensore e procuratore speciale e molti degli atti sono redatti in forza di questo presupposto. Si tratta quindi in questa sede di opposizioni alle costituzioni di parti civili di valutare e di verificare se questi presupposti enunciati da parte dei difensori e delle parti che redigono l’atto sono reali o non sono reali. Molti atti, lo diciamo subito, in relazione a questi non vi è alcuna opposizione, sono redatti in modo ineccepibile. Alcuni di questi sono veramente da prendere ad esempio dal punto di vista della legittimazione formale e della capacità di costruire l’atto, al di là delle pretese, del fondamento delle pretese di cui in questo momento naturalmente non si discute. Sto esclusivamente discutendo della formalità della costituzione del rapporto processuale, come prima ho detto. Ed allora, tutti gli atti, adesso andremo a vederli rapidissimamente, ma proprio con una indicazione generica senza bisogno di scendere nel merito, ci sono, forse la metà degli atti depositati a seguito della modificazione del contraddittorio procedimentale che segue alla contestazione suppletiva, direi che metà degli atti sono depositati dai difensori e sono così redatti: io sottoscritto avvocato Carlo Gilli, difensore della parte e procuratore speciale dichiaro di costituirmi parte civile in nome e per conto della parte. In calce all’atto di parte civile viene indicata una Procura speciale. Le Procure speciali sono molto simili fra di loro, perché addirittura paiono, i difensori evidentemente si sono consultati fra di loro perché vi sono delle Procure speciali che simili, proprie sono identiche dal punto di vista della formazione dell’atto e dell’uso dei termini adottati, sono atti che contengono, alcuni di questi, lo vedremo specificamente, in riferimento anche all’articolo 122 del Codice di Procedura Penale, quasi tutti recitano: procuratore speciale ex articolo 76 del Codice di Procedura Penale, articolo 100 del Codice di Procedura Penale, ed articolo 122 del Codice di Procedura Penale. Si tratta, come è chiaro dalle parole di questo difensore, di valutare se quegli atti formalmente definiti come Procure speciali sostanziali, capaci cioè di trasferire dei diritti in capo al difensore che non avrebbe fisiologicamente, non avrebbe per la posizione di difensore ex articolo 83 del Codice di Procedura Civile, si tratta di capire se quegli atti negoziali hanno questa capacità di trasferire quel diritto. Se è vero, come è vero, e ce le ricordano le sentenze a Sezioni Unite della Corte di Cassazione che prima ho citato, che quegli atti di natura extraprocessuale ma sostanziale, hanno natura negoziale certamente, ebbene quegli atti andranno valutati nel loro fondamento e nella loro capacità di produrre degli effetti tipici, e quindi trasferire dei diritti secondo i criteri indicati dall’articolo 1361 e 1362 del Codice Civile. Il dato letterale voglio dire, signor Presidente e signori del Tribunale, che è un dato residuale, modesto. Non basta che l’atto sia dichiarato come Procura speciale ex articolo 122, ancorché l’articolo 122 fosse davvero richiamato in Procura e in molte Procure invece non c’è nemmeno questo richiamo. Occorre davvero avere un riferimento con un esame preciso del contenuto dell’atto, alla volontà delle parti e a quello che le parti si sono davvero, hanno davvero inteso operare con quell’atto. Se loro andranno a leggere in Camera di Consiglio queste Procure ci vorrà veramente un attimo, perché è una scorsa che chiunque abbia, come loro, una grossa esperienza di tipo giudiziario può essere fatta veramente in qualche minuto, loro non potranno che concludere, ma davvero questa è una valutazione che si fa in termini di sicurezza, non per presunzione ma perché sono i dati che consentono di concludere in questo modo, non potranno che ritenere, signori del Tribunale, che quelle sono tutte ed esclusivamente Procure alle liti e basta. Non c’è nessuna di queste Procure che è dichiarata come capace di essere relativa anche a posizioni giuridiche e sostanziali che in effetti possa in qualche modo far risaltare all’interprete, alla volontà delle parti, di operare perché il difensore potesse ricevere poteri e facoltà che normalmente con la Procura classica ex articolo 83 e l’articolo 100, mi ripeto, il difensore assume. Se così è, come noi immaginiamo, si tratta di trarre da queste considerazioni, da queste premesse le conseguenze che in via logica derivano. E` vero che in questa materia, e in quasi tutta la materia del Codice, ma questa magari in particolare perché il legislatore ha preso inevitabilmente, come è giusto che sia, ad intervenire con precisione assoluta. Bisogna distinguere tra ipotesi di nullità e ipotesi di inammissibilità perché certamente sono tutte ipotesi tipiche e non si può che fare riferimento alla espressa previsione del legislatore, e non certo andare in via di interpretazione ad individuare un’altra causa di irregolarità. E` vero che per la verità nella indicazione che l’articolo 78 fa delle formalità della costituzione di parte civile non si ricaverebbe una causa specifica di inammissibilità legata a queste irregolarità che il difensore sta denunciando, ma è ben vero che per la verità questa situazione pare preesistere sul piano logico a tutte le altre questioni che il legislatore va ad individuare ma che hanno un presupposto logico che appunto va individuato. Permetto di leggere per me stesso proprio l’articolo 78, il primo comma prima di indicare nelle lettere i requisiti che devono essere presenti nell’atto a pena di inammissibilità, definisce l’atto: la dichiarazione di costituzione di parte civile è depositata nella Cancelleria del Giudice che procede o presentata in udienza, e deve contenere, a pena di inammissibilità..., e ci sono poi tutte le caratteristiche. Ebbene, quello che noi vogliamo dire, e mi avvio davvero alla conclusione perché il nostro ragionamento è chiuso a questo punto, ciò che noi vogliamo dire, signor Presidente e signori del Tribunale, che in questi casi, e cioè nei casi in cui il difensore definisce se stesso come procuratore speciale sostanziale, senza aver un atto di tipo negoziale che davvero gli trasferisce questi poteri, non può che agire solo ed esclusivamente come difensore. E quindi gli atti di costituzione di parte civile che sono redatti a nome di un soggetto che non ha alcun riferimento con la posizione giuridica sostanziale, sono atti giuridicamente inesistenti. E` come dire che manca la dichiarazione di costituzione di parte civile della parte, perché manca una dichiarazione del soggetto che è titolare del diritto sostanziale in forza del quale poi sorge il diritto di azione. E` ben vero che si potrebbe rispondere, qualche nostro contraddittore risponderà che l’unico soggetto che deve sottoscrivere l’atto di costituzione di parte civile è il difensore e non la parte, ma è ben vero, e questo avviene da 50 anni in questo Paese nell’atto di citazione civilistico. Perché questa, lo ripetiamo ancora una volta, questa modalità di costituzione di parte civile del Codice di Procedura Penale è veramente redatto sulla scorta dell’esperienza mutuata dal Codice di Procedura Civile, ma è ben vero che la dichiarazione, che è una dichiarazione che viene effettuata a mezzo del procuratore speciale alle liti, cioè che è il difensore, è una dichiarazione che deve essere riferita alla parte. In tutti gli atti che noi abbiamo individuato come non sorretti da un atto negoziale capace di trasferire il diritto sostanziale e la capacità per il procuratore di agire in nome e per conto del rappresentato, in tutti questi atti, a nostro modo di vedere, manca la dichiarazione stessa. Andiamo ad esaminare rapidamente, signor Presidente e signori del Tribunale, non senza aver fatto una brevissima annotazione finale magari molto formalistica e magari anche un po’ pesante, e me ne scuso perché non è intenzione di questo difensore insegnare il diritto processuale penale a nessuno, ma io ricavo queste considerazioni da giurisprudenza della Corte di Cassazione che ha inteso porre delle riflessioni di grande momento e di grande rilevanza, ed io devo sottoporlo alla loro attenzione. Come loro ben sanno l’articolo 88 del Codice di Procedura Penale prevede che nella fase in cui il Giudice decide sulla possibilità di consolidare o meno, usiamo un termine generico, la costituzione di parte civile, a seconda di quello che avviene nel contraddittorio delle parti, il Giudice dovrà emettere un provvedimento nominato in un certo modo dal legislatore, ovvero un provvedimento nominato in altro modo. L’articolo 88 non a caso recita: effetti dell’ammissione o dell’esclusione della parte civile o del responsabile civile. Dice il primo comma: l’ammissione della parte civile non pregiudica la successiva decisione sul diritto. Secondo comma: l’esclusione del responsabile civile o della parte civile. Voglio dire, il legislatore ha preso in considerazione due pronunce di natura diversa che il Giudice deve operare a seconda della valutazione dei presupposti. Ed allora mi pare di ricavare rapidamente dalla lettura della giurisprudenza di Corte di Cassazione che il potere di esclusione è un potere che il Giudice ha d’ufficio e prescinde dalla sollecitazione che le parti vanno a fare sull’esercizio di questo potere. E, ovviamente, essendo un potere d’ufficio il Giudice non è tenuto a motivare in maniera compiuta l’adesione o meno alla sollecitazione all’adozione di questo potere che potesse provenire dalla parte. Invece ben diverso è il problema della motivazione, e quindi anche del controllo in sede di Cassazione, la possibilità che le parti hanno in ordine invece al potere-dovere di emissione di un’ordinanza che porta all’ammissione o alla non ammissione della parte civile. Mi spiego, in questo momento noi siamo in una fase in cui le parti civili sono opposte perché noi stiamo formulando formalmente una opposizione alla costituzione di parte civile. La proposizione di un’opposizione alla costituzione di parte civile, in questo caso per ragioni formali, introduce inevitabilmente un procedimento incidentale che non può che concludersi, a seguito delle opposizioni, con una dichiarazione di ammissione o non di ammissione. Altro procedimento è quello invece che dicevo prima che si riferisce all’esclusione. L’esclusione è un provvedimento che il Giudice emette solo ed esclusivamente sulla base di qualche valutazione che fa direttamente. Noi invece chiediamo che, in relazione alle nostre valutazioni lor signori del Tribunale vogliano pronunciare una ordinanza che dichiara l’inammissibilità delle costituzioni di parti civili. Ho concluso e intendo richiamare quali sono le posizioni che a nostro modo di vedere sono minate da questi visti di tipo formale, in forza dei quali noi abbiamo prospettato alla loro attenzione la possibilità di pronuncia dell’ordinanza di cui si è detto. Sostanzialmente queste parti, queste procure a cui facciamo riferimento, pur con delle differenze terminologiche e con delle differenze di impostazione dell’atto, soffrono tutte dello stesso vizio di fondo. E quindi la mia, il mio richiamo potrà essere fatto per categorie omogenee, e quindi non avrò bisogno di richiamare la loro attenzione esattamente sul contenuto dei singoli atti. Mi riferisco innanzitutto alle posizioni della signora Danisi Giovanna, vedova Botasso, dei signori Gino Botasso e della signora Fiorenza Botasso assistiti dall’avvocato Ghezzo. Questo atto contiene nella Procura speciale...

 

Presidente: sì, però se vuole che venga stenotipato bisogna che vada un po’ più lentamente, avvocato. A meno che lei non voglia far riferimento, per quanto riguarda l’indicazione delle parti civili che...

 

Avvocato Gilli: ho capito.

 

Presidente: avrebbero questo vizio per cui si dovrebbe pronunciare la loro inammissibilità, non fare rinvio all’elenco che deposita, se ritiene, veda lei avvocato.

 

Avvocato Gilli: potevo dettarlo a verbale in un attimo, sono veramente quattro posizioni.

 

Presidente: va bene, se sono poche. Però allora un po’ più lentamente, perché non riesce a seguire.

 

Avvocato Gilli: la posizione Danisi, assistito dall’avvocato Ghezzo, Danisi più altri diciamo, assistito dall’avvocato Ghezzo; la posizione Bottaro più altri assistito dall’avvocato Zaffalon; la posizione Luciana Torcellan più altri, difesi dall’avvocato Garbin; la posizione Travisanato più altri, difeso dall’avvocato Garbin; la posizione Lacedelli Gina più altri, assistito dall’avvocato Marin; la posizione Gorin più altri, assistito dall’avvocato Marin; la posizione Nanda Zanca più altri, assistito dall’avvocato Farinea; la posizione Cronos Maria più altri, assistita dall’avvocato Farinea; la posizione Busato Elda più altri, assistito dall’avvocato Salzer; la posizione Bede Lucia vedova Foscano più altri, difensore avvocato Salzer; la posizione Calzavara Cecchin più altri, difensore l’avvocato Pozzan; la posizione Cecchin Diana, avvocato Pozzan; la posizione Faggian più altri, avvocato Pozzan; la posizione Lovison Lorella, assistito dall’avvocato Sabina Convento. Le stesse considerazioni, e ho concluso, valgono a maggior ragione per un atto che è redatto con nessuna addirittura delle caratteristiche che io ho cercato di richiamare alla loro attenzione, signori del Tribunale, ed è l’atto di Greenpeace. Nell’atto di Greenpeace, per la verità credo che manchi tutto, o mancano degli elementi costitutivi dell’atto stesso capaci proprio di creare contraddittorio processuale. Sulla posizione Greenpeace difeso dall’avvocato Partesotti, veramente non sappiamo che dire se non provocare una decisione, chiedere l’emissione di una decisione di inammissibilità per mancanza proprio della integrale e radicale dell’atto di costituzione di parte civile in relazione alla contestazione suppletiva. Grazie.

 

Avvocato Franchini: Presidente, chiedo scusa, il responsabile civile Montedison si associa alle eccezioni sollevate dall’avvocato Gilli, e così pure l’avvocato Franchini come difensore di Fedato e come sostituto processuale dei difensori che oggi sono assenti, grazie.

 

Avvocato Alecci: per Porta. Allora, mi pare che le costituzioni di parte civile dei colleghi siano totalmente esagerate alcune per eccesso, altre per difetto. Per quelle per difetto, fino ad arrivare proprio ad un’esagerazione totale, come già hanno detto i colleghi, per cui io per queste che si ritengono addirittura inefficaci o inesistenti, mi associo a quanto hanno già dichiarato i colleghi, soprattutto a quanto ha già dichiarato l’avvocato Pulitanò, mi associo anche all’avvocato Gilli per quello che riguarda le eccezioni relative alla formalità degli atti. Per quelli invece che ritengo per eccesso, cioè che si riferiscono alla posizione del dottor Porta e che ritengo debbano essere esclusi, brevemente indico quali sono e perché. Cominciamo con Bernardi. Bernardi e i prossimi congiunti naturalmente, risulta chiaramente che il Narciso Bernardi ha cessato di lavorare il 29/9/1978, era addetto alle portinerie. Quindi ben lontano dal periodo di competenza che riguarda appunto il dottor Porta, che per comodità e per precisione ripeto, e cioè dal gennaio 1982 fino al novembre del 1987, nonché poi dal gennaio 1990 al giugno del 1993. Per quello che riguarda ancora Bertaggia Giobatta. Bertaggia Giobatta è vero che ha cessato di lavorare il 30 gennaio dell’84, però è pur vero che a far tempo dal primo 1 luglio del 1979 era già in cassa integrazione, quindi neanche per lui può essere addebitato o chiesto alcunché al dottor Porta. Bertin addirittura ha finito di lavorare nel 1974, quindi questa davvero rientra in quella esagerazione di cui parlavo prima. La collega Manderino, che invece è stata la più attenta in questa maniera, infatti per alcuni non si è costituita nei confronti di Porta ritenendo, appunto, al di fuori del periodo di competenza, ha invece, secondo me, commesso un errore per quello che riguarda la posizione di Bongiuolo Gastone, il quale è pur vero che ha cessato di lavorare al 31 maggio dell’83, però già dal 1 settembre del 1979 era fuori organico. Quindi assolutamente al di fuori dei periodi di competenza. Bragato Angelo, questo addirittura ha cessato il 28 febbraio del 1978, era addetto alle pulizie, comunque al di fuori del periodo di competenza del dottor Porta. Lo stesso per quel che riguarda Caovilla Vincenzo, che ha cessato di lavorare nel 1977; lo stesso per quello che riguarda Carraro Lino che ha cessato di lavorare nel 1976, nell’agosto del 1976; lo stesso per quello che riguarda la posizione di Fusaro Vittorio che era in cassa integrazione dal 2 marzo 1981, e quindi al di fuori anche lui del periodo di competenza. Gorin Bruno: Gorin Bruno ha finito di lavorare nel 1973, e quindi anche lui... Padoan Cesare, che ha finito di lavorare nel 1970; Pezzuol Sergio, che ha finito di lavorare nel 1978; Pillon Eugenio, che ha finito di lavorare nel 1977; Sgorlon Gino, anche lui che ha finito di lavorare nel 1976; lo stesso vale per Tavella, che ha finito di lavorare nel 1974; per Trabacchin, che ha finito di lavorare il 31/12/1981, quindi neanche questo, per pochi giorni, ma è al di fuori. Io credo che siano solo queste le posizioni che riguardano il dottor Porta, naturalmente facendo riferimento esclusivamente così come ora sinora si è fatto, ai periodi di competenza perché naturalmente altri problemi anche in relazione alla posizione di queste parti civili saranno poi discusse nel merito della causa.

 

Avvocato Accinni: difesa del dottor Mario Schimberni..

 

Presidente: posso eventualmente invitarvi a dimettere questi elenchi nel caso, partendo dall’avvocato Cesari, dall’avvocato Gilli, etc., se li avete, altrimenti non ha importanza, siccome non abbiano ancora il verbale...

 

Avvocato Cesari: Presidente io ho l’elenco, però è un po’ pasticciato con le annotazioni e gli sgorbi. Glielo do volentieri comunque.

 

Presidente: va bene, grazie, per quanto è possibile comunque, non ha importanza.

 

Avvocato Accinni: molto rapidamente, io produco una memoria, molto sinteticamente lo dico anche per chi mi ascolta ovviamente, le ragioni illustrate nella memoria di esclusione sono delle ragioni con le quali si richiede nuovamente da parte del Tribunale il riconoscimento dell’affermazione che il Tribunale ha già fatto nelle sue precedenti ordinanze quanto ai periodi di competenza, anche se quanto alla singola posizione del dottor Schimberni devo dare atto del fatto che dall’esame che ho potuto fare degli atti non mi consta vi siano casi di decesso o di cessazione del rapporto lavorativo prima del momento di assunzione di carica e per il quale sia stata fatta una richiesta di costituzione di parte civile anche nei confronti del dottor Schimberni, o quanto meno che la stessa non sia stata fatta con una dicitura rispettosa della qualità e del periodo di competenza. In ogni caso si chiede la riaffermazione di quel principio di per sé assorbente, e già riconosciuto dal Tribunale nelle precedenti sue ordinanze. Si chiede inoltre di escludere quei soggetti che non sono dipendenti di Montefibre e che pure nell’atto chiedono di costituirsi indistintamente quanto anche alla posizione del dottor Mario Schimberni, che ha ricoperto delle cariche e nella società Montefibre e nella società Montedison, ma che ovviamente non hanno legittimazione alcuna quanto alle cariche ricoperte nella società Montedison. E` molto semplice l’indicazione in ragione del fatto che fra tutte le 44 richieste ve n’è una sola che in realtà è legittimata in questo senso, ossia per la ragione data dal fatto che è l’unico dipendente che sia stato dipendente di Montefibre. Mi riferisco alla posizione del signor Bertaggia Giobatta, dichiarazione di costituzione a nome signora Lino Giuliana, Bertaggia Marina e Bertaggia Roberto. Quindi essendo l’unico dipendente Montefibre per esclusione tutti gli altri erano solo dipendenti Montedison e, come tali, non possono avere legittimazione alcuna quanto alla società Montefibre e alle cariche in essa ricoperte. Infine mi associo a quanto esposto e già oggetto di esposizione da parte dei colleghi, con particolare riferimento agli interventi dell’avvocato Franchini e dell’avvocato Gilli. Produco la memoria.

 

Presidente: va bene, grazie.

 

Avvocato Mucciarelli: Presidente, anche per conto delle difese Diaz, Grandi, Trapasso, Gaiba, Belloni, Morrione, Bartalini, Fabbri e Marzollo che sarebbe il mio difeso, presento, produco, dei fogli di carta che è fin troppo chiamare memorie, nei quali sostanzialmente si chiede puramente e semplicemente la riaffermazione del principio più volte richiamato da tutti delle coerenze temporali, delle competenze già enunciate dal Tribunale. Puramente e semplicemente questo, quindi questa è la questione, per il resto mi associo a quanto detto dai colleghi, grazie.

 

Presidente: va bene. Allora i difensori hanno preso posizione, sentiamo il Pubblico Ministero.

 

Pubblico Ministero: il Pubblico Ministero si riporta semplicemente alle precedenti decisioni del Tribunale che ha emesso già delle ordinanze in materia, e per il resto ove non trattato che tutte le eccezioni vengano rigettate.

 

Presidente: le parti civili.

 

Avvocato Partesotti: solo una parola perché sono stato citato, e sono abbastanza lusingato, la parte civile che rappresento, di essere stata citata per una estensione confermativa della costituzione di parte civile già effettuata prima dell’udienza preliminare, magari a differenza di altri parti, associazioni, che hanno fatto solo un’estensione verbale, noi l’abbiamo fatta verbale, per iscritta, con una Procura speciale confermativa. Non posso replicare nulla perché mi è stato detto che non c’è nulla da dire sull’atto di Greenpeace, quindi non posso dire nulla, non posso replicare se non ringraziare per questa attenzione ed anche rilevare che coloro che si sono associati al nulla, non so su che tipo di eccezione facciano fondamento. A parte queste considerazioni, devo rilevare che quando si fa riferimento alle eccezioni già sollevate in sede di costituzione di parte civile all’inizio del processo, evidentemente siamo all’improponibilità di questo tipo di eccezioni perché qui siamo in un’altra fase.

 

Presidente: devo dire che io però non ho capito, cioè, francamente, cioè, a quale proposito, mi scusi avvocato Partesotti, è stata presa in considerazione la costituzione di parte civile di Greenpeace? Sono state fatte cioè delle eccezioni o delle opposizioni di esclusione, inammissibilità, di nullità?

 

Avvocato Partesotti: effettivamente è stata citata come se ci fosse qualche problema, io ho preso la parola per questo motivo.

 

Presidente: ho capito, ma non è che uno prende la parola, siamo in fase di questioni preliminari. Voglio dire, se non c’è stata nessuna opposizione alla sua costituzione, non c’è stata nessuna eccezione non capisco davvero.

 

Avvocato Partesotti: c’è stato l’avvocato Gilli che ha fatto un riferimento assolutamente generico.

 

Presidente: ma a qual fine? Cioè io vorrei capire se è stata citata perché era una costituzione ben fatta oppure perché aveva dei vizi insomma. Adesso non è che uno debba essere così autorefenziale di autocitarsi nell’ambito di.. Va bene, allora passiamo alle..

 

Avvocato Gilli: Presidente, però per la verità l’ho fatta.

 

Presidente: ho capito, va bene, ma proprio per questo sottolineavo l’inopportunità di un intervento...

 

Avvocato Battain: allora io dico soltanto due parole perché sono disgraziatamente impegnato anche nell’altra aula, richiamandomi poi a quello che diranno i colleghi, spero molto meglio di me. Pochissime cose, la prima: per ciò che riguarda le Procure io non so se il collega che faceva delle eccezioni si riferiva anche alle mie Procure delle mie costituzioni di parte civile. Mi è parso di no, ma ad ogni buon conto io sottolineo che nella Procura c’è un incarico sostanziale a costituirsi parte civile e non solo un incarico defensionale, tanto è vero che si dà la possibilità di costituirsi contro altre parti civili, di transigere e quindi è un incarico di carattere sostanziale e di rappresentanza completa. Seconda questione: alcuni, per alcuni dei miei rappresentati è stato detto che sono già stati risarciti. Questo è vero, ma sono stati risarciti dei danni in proprio. Costoro dopo il risarcimento sono deceduti e la costituzione di parte civile è effettuata da parte dei prossimi congiunti ovviamente per i danni in proprio, morali, materiali, quello che è, che hanno subìto per effetto della morte avvenuta dopo il risarcimento. Terza questione: genericità. Mi pare che non si possa qualificare in questo modo gli atti di costituzione, sia pure sommari, succinti, che io ho presentato dove c’è l’indicazione al rapporto con le società, al capo di imputazione, all’esposizione al cloruro di vinile. Ultima questione: il periodo di competenza. Non mi dilungo perché ne è stato già parlato a lungo, soltanto peraltro per sottolineare che questa è una questione di merito e non di ammissibilità, e che andrebbe quindi risolta in ogni caso con la sentenza definitiva. Per il resto mi richiamo e mi associo a quello che diranno poi gli altri colleghi, e che abbia una portata generale per tutti.

 

Presidente: chi prende la parola?

 

Avvocato Zaffalon: comincio io, Presidente, non solo perché ho quell’impegno che avevo annunciato, ma anche perché mi è stata fatta una opposizione sulle mie costituzioni che mi ha lasciato sconcertato. Il difensore di Pisani ed altri segnala che mancano gli atti di costituzione di questo difensore. Questi atti di costituzione ci sono, sono stati depositati al Cancelliere in udienza, ho visto che sono stati raccolti in un fascicoletto che veniva materialmente confezionato dal signor Pallara volenterosamente prestatosi alla bisogna, questi atti sono quindi a disposizione di tutti. L’opposizione di questo difensore di cui conosco peraltro la diligenza e la serietà, può dunque essere dettata solo da una occasionale fotocopiatura parziale degli atti di cui si parla. Dico questo anche perché questa opposizione ha riconosciuto che le Procure speciali ci sono, anzi, ci sarebbero soltanto le Procure speciali. Ora, siccome le Procure speciali sono in calce all’atto di costituzione, appunto trovo una spiegazione di questa opposizione solo con una fotocopiatura parziale di ciascun atto. Naturalmente le copie degli atti di costituzione sono a disposizione. Se il Tribunale dovesse avere difficoltà nel rintraccio fisico degli atti, io chiedo che la Cancelleria controlli anche al verbale precedente quanto è avvenuto e chiedo quindi anche di essere legittimato a sottoporre, ad esibire le copie degli stessi atti. Questo per quanto riguarda una eccezione che credo di poter dire alla mia età forse non mi meritavo. Passiamo invece a questioni più.., che abbiano un fondamento di fatto. Comincio con la Procura speciale di cui alla questione sollevata dall’avvocato Gilli. Queste Procure speciali, le mie, ma da quel poco che ho visto anche quelle dei colleghi, sono Procure il cui contenuto è chiaramente un contenuto di Procura sostanziale ai sensi dell’articolo 122, anche se hanno un contenuto che non distingue e che contemporaneamente vale anche come Procura a stare in giudizio ex articolo 100. Quando una Procura infatti recita di dare la facoltà al difensore di costituirsi, questa evidentemente è una Procura che ha contenuto sostanziale. Quando nel corpo di questo atto vi si legge che il difensore ha facoltà di chiedere risarcimenti, di transigere, ha facoltà di rinunciare, anche questo è un contenuto che è incompatibile con la Procura a stare in giudizio di cui all’articolo 100; presuppone, appunto, il conferimento di un potere di carattere sostanziale. In alcune di queste Procure poi viene espressamente citato l’articolo 122. Se vogliamo leggere la mia Procura nel punto in cui vi è l’atto di, la dicitura della formale costituzione, io leggo che il signor Tal dei Tali dichiara, a mezzo del proprio difensore e procuratore speciale come da Procura in calce, di costituirsi. Quindi siamo sempre nell’ambito della costituzione della parte, la quale però non esclude che la parte abbia ritenuto più confacente ai propri interessi, a tutti i fini, anche per le presenze all’udienza, di conferire pure la Procura al difensore. D’altra parte, e ho finito su questo punto, credo che il vecchio Broccardo, io cerco di non citare mai il latinetto, ma questa volta ci vuole, utile per inutile, non viziato sia proprio il caso che ci riguarda. Se qualche parola sia stata spesa in più sia per la Procura che nell’atto di costituzione nel punto in cui la persona offesa dichiara di costituirsi, credo che possa venire depennata la parola sovrabbondante e che possa valere quella che è più corretta. E poiché gli atti di costituzione sono firmati dal difensore, come prescrive l’articolo 78, e la costituzione avviene appunto a mezzo del difensore, eventualmente il Tribunale può ritenere di depennare le parole sovrabbondanti e ritenere ammissibile l’atto di costituzione nella sua parte più essenziale. Veniamo poi alla questione delle legittimazioni passive. Su questa, come sull’altra, quella delle esposizioni delle Regioni, io dovrei limitarmi a richiamare l’ordinanza con cui il Tribunale nel marzo del 1998 dichiarò l’ammissibilità ed ammise le costituzioni di parti civili. Queste costituzioni non sono diverse o non sono molto diverse, anzi, caso mai sono normalmente più specifiche di quelle avvenute a quell’epoca. Quindi vorrei limitarmi a pochi accenni proprio perché su questo c’è già un provvedimento del Tribunale ed anzi, sotto alcuni profili, mi ha sorpreso la riproposizione da parte delle difese di questioni già risolte. Mi pare che fosse più opportuno eventualmente richiamarsi a quanto già detto. Dicevo che in questi atti di costituzione, nei miei in particolari, vi è il richiamo al capo di imputazione come modificato, atti che si richiamano integralmente così espressamente nell’atto. Ma anche se non vi fosse questa dicitura quando si richiama un atto è chiaro che quell’atto si deve ritenere come completamente trascritto nell’atto processuale. Inoltre l’atto fa riferimento alle motivazioni, per la verità direi che il richiamo ad un capo di imputazione così esteso e dettagliato, come quello redatto molto sapientemente dal Pubblico Ministero, contiene già in luce le ragioni che consentono di giustificare il motivo della domanda avanzata, ma per non sbagliare ognuno di questi atti, ed anche il mio, contiene una specificazione: "premesso che il signor tale ha subìto lesioni alla propria integrità fisiopschica e conseguenti patologie derivate dalle condotte descritte ed addebitate nelle citate imputazioni con i conseguenti danni patrimoniali, biologici e morali, richiamati gli articoli 2087 e 1248 e 2043 Codice Civile, nonché le norme indicate nelle citate imputazioni dichiara". Quindi a me sembra che il richiamo al capo di imputazione così dettagliato come già detto, nonché la specificazione che da quelle condotte ne sono derivate patologie che hanno portato alle lesioni o al decesso, nonché il richiamo addirittura alle norme del Codice Civile che indirettamente entrano in gioco, io credo che siano stati indicati sufficientemente sia la causa petendi che il petitum. Che poi ognuno di questi lavoratori lavorasse in un determinato periodo e non in un altro, che ognuno di questi lavoratori abbia una patologia che può essere diversa per ciascuno, beh, questa è una questione che in parte è già emersa nel processo e tutte le osservazioni fatte proprio dal difensore di Pisani ed altri, quando richiamava le consulenze del Pubblico Ministero dimostra che le difese sono perfettamente in grado, sulla base degli atti già assunti in questo lungo dibattimento, di individuare sia l’attività di lavoro, sia i periodi di competenza. Naturalmente le costituzioni, ciascuna delle costituzioni benché notificata, o meglio, avvenuta per quelle fatte in udienza nei confronti di tutti gli imputati, saranno valide soltanto nei confronti di quegli imputati che si rapportano agli imputati corrispondenti, è un discorso di interpretazione dell’atto. Del resto nel marzo del 1998 il Tribunale nel redigere l’ordinanza sui periodi di competenza, non espulse le parti civili ma le limitò agli imputati che a ciascuno spettavano. Quindi non si tratta di questioni di inammissibilità dell’atto, ma semplicemente di individuare a chi è rivolto questo atto e che ci sia un discorso pacifico sulla riferibilità di ciascun infortunato a ciascun imputato a seconda dei periodi di competenza, deve ritenersi presupposto in ciascuno di questi atti. Peraltro negli atti che io ho redatto ho avuto cura di precisare che la costituzione avviene - leggo - contro ciascuno e/o tutti gli imputati nei limiti e dei periodi di tempo di rispettiva competenza. Quindi si tratta soltanto di individuare quali sono gli imputati che riguardano quel determinato infortunato. E` una questione di merito che viene affrontata nel corso del processo, come è una questione di merito il fatto che alcune date non corrispondono, alcuni periodi non corrispondono a quel capo di imputazione, o come il fatto che non siano allegati alla costituzione di parte civile documenti a supporto della domanda. Mi pare che si faccia confusione tra la questione della legittimazione attiva o passiva, che sono questioni astratte, o meglio, assunte, e quindi non richiedenti la prova, con la questione del fondamento delle, o dei presupposti della domanda. La questione della prova evidentemente è una questione che riguarda l’istruttoria dibattimentale, e la legittimazione alla costituzione nel nostro caso deve attenere esclusivamente alla verifica della persona che si costituisce se corrisponde a quella che viene elencata nel capo di imputazione, ed eventualmente, appunto, in relazione ai periodi di competenza, quali sono gli imputati a cui si riferisce. C’è alla fine l’ultima osservazione che attiene alle citazioni dei responsabili civili. Si ribadisce di nuovo che si pretende l’osservanza delle forme di cui all’articolo 83 Codice di Procedura Penale, sottolineo che personalmente nell’atto con cui ho esteso le domande ai responsabili civili per scrupolo ho chiesto in subordine che mi venga connesso termine per la citazione relativa. L’ho fatto anche se conosco che vi è già un’ordinanza del Tribunale che ammetteva queste estensioni in udienza. Se il Tribunale dovesse accedere a questa tesi, ebbene, ci conceda termine per citare i responsabili civili, perché noi, signor Presidente, notificati in dicembre o in gennaio non eravamo in grado di costituirci in udienza, chiedo scusa, di costituirci in Cancelleria, di notificare l’atto a tutti gli imputati, dopo di questo adempimento chiedere il decreto per la citazione del responsabile civile, infine notificare i responsabili civili dando termine di legge agli stessi prima dell’udienza. Questo evidentemente non era possibile e sottolineo che sotto questo profilo il Codice, lo ricordo rapidissimamente, parla di una impossibilità relativa per quanto attiene tutti questi adempimenti, parlo del responsabile civile ma anche delle citazioni dell’indicazione dei testimoni e così via. E cioè il Codice consente questi provvedimenti di riammissione in termine anche quando ci sia una certa difficoltà di difesa, non quando ci sia una impossibilità, non solo quando ci sia una impossibilità assoluta. Comunque, ripeto, la estensione è stata fatta, anche con atto scritto, la ritengo regolare e ricordo che c’è anche giurisprudenza, addirittura risalente al Codice abrogato, che consentiva queste estensioni. Le domande, ma la causa petendi e il petitum sono espressamente quelli indicati nell’atto di costituzione, vengono estesi ai responsabili civili. Non riusciamo a capire dove sia il vuoto di contenuti di cui si è parlato. Ho già detto che poi è una questione interpretativa individuare qual è la singola patologia del singolo infortunato, quali sono i singoli imputati che vengono identificati per quella costituzione in relazione ai periodi di competenza, e quali siano i responsabili civili, dunque, di riferimento rispetto a quegli imputati. Quindi io ritengo, signor Presidente e Giudici, che le opposizioni debbano venire tutte respinte, e sottolineo di nuovo, per quanto mi riguarda, che le copie degli atti di costituzione regolarmente depositate alla scorsa udienza sono a disposizione.

 

Avvocato Pulitanò: Presidente, vorrei scusarmi con il Collegio per la erronea ricognizione del contenuto degli atti. La questione resta ferma nella sostanza come questione peraltro di insufficienza del contenuto negli atti stessi, per assoluta genericità ed anche per essere atti di costituzione in incertam personam, come risulta proprio dal riferimento ai periodi di competenza. Resta quindi in ogni caso la questione sostanziale.

 

Avvocato Farinea: io parlo con riferimento alle posizioni da me assistite ed anche assistite dall’avvocato Marin, dall’avvocato Pozzan, dall’avvocato Salzer, poiché con riferimento all’eccezione sollevata dall’avvocato Gilli, si tratta di atti che escono dallo stesso studio, hanno la stessa impostazione, quindi sostanzialmente lo stesso contenuto e quindi le questioni sono da replicare congiuntamente. Per quanto concerne la distinzione tra la Procura al difensore e la Procura cosiddetta sostanziale, questa era ben presente a chi ha formato sia l’atto di costituzione di parte civile che la Procura speciale. L’eccezione che ci viene sollevata è del tutto infondata e forse anche inspiegabile solo se si legge il contenuto degli atti, e questo sia con riferimento ad una interpretazione letterale ma soprattutto con riferimento ad una interpretazione sostanziale, cioè volta all’individuazione della volontà delle parti, la interpretazione corretta laddove si discuta di atti, di Procure e di contenuto sostanziale. Nei nostri atti di costituzione di parte civile, nella Procura speciale, si fa riferimento alla nomina di procuratore speciale e difensore, cioè distinguendo le due posizioni, e si citano tra gli articoli oltre che gli articoli 76, 100, anche l’articolo 122 C.P.P.. Quindi non si comprende come si possa sostenere che da queste Procure speciali vi è unicamente il conferimento di un potere al solo difensore, e non anche un contenuto sostanziale, cioè una Procura speciale. Le due posizioni vengono distinte, procuratore speciale e difensore, e si citano gli articoli che riguardano il difensore e il procuratore speciale che deve costituirsi parte civile sostanzialmente azionando le richieste risarcitorie che vengono mosse dalle parti. Ma dicevo questo, alla luce di un’interpretazione letterale, che quindi sarebbe la interpretazione minima concessa. Ma se poi noi in realtà andiamo a compiere l’interpretazione ulteriore, cioè quella del contenuto dell’atto, davvero l’eccezione appare inspiegabile. E` chiaro che l’interpretazione deve essere volta alla individuazione delle volontà delle parti. C’è il principio conservativo, c’è il principio di buona fede, quindi ci sono tutta una serie di vincoli interpretativi che davvero non lasciano spazio. Ma se andiamo a leggere il contenuto dell’atto, davvero non si comprende come si possa sostenere che non vi sono poteri sostanziali laddove viene dato il potere di costituirsi parte civile chiedendo il risarcimento del danno, indicando le tipologie dei danni, dando il potere di addirittura rilasciare quietanza, di compiere tutta una serie di atti, di transigere, incassare, quietanzare, prestare ed accettare rinunzie, cioè tutta una serie di poteri che non sono propri del difensore ma che sono invece poteri propri di natura sostanziale. Ed anche quando poi andiamo a leggere la dichiarazione di costituzione di parte civile, è molto chiaro in che veste l’avvocato procuratore e difensore si costituisce, perché noi leggiamo che il sottoscritto avvocato Alfiero Farinea - e questo vale anche per i miei colleghi ovviamente - nella sua quantità di procuratore speciale e di difensore; quindi è assolutamente evidente la veste nella quale viene svolta l’azione. Quindi sotto questo profilo con riferimento a tutte le nostre posizioni chiediamo il rigetto della domanda. Con riferimento poi ad altre posizioni, alle eccezioni svolte dall’avvocato Pulitanò, con riferimento al contenuto di merito direi, a questioni che attengono più al merito, l’avvocato Pulitanò sostiene, in definitiva, che per talune posizioni nello svolgimento del processo si sono individuati periodi di cessazione diversi da quelli sostanzialmente indicati e prospettati nelle costituzioni di parti civili, e quindi in relazione a ciò chiede che, afferma che manca la legittimazione passiva, è carente la legittimazione passiva dei suoi assistiti perché, proprio a seguito di questi accertamenti si sarebbe verificato che questi hanno preso servizio in un momento successivo. In realtà le costituzioni di parti civili, la questione della legittimazione ad agire processuale e sostanziale sono questioni che si risolvono sulla base della prospettazione che viene fatta da parte del Pubblico Ministero nel capo di imputazione. Si tratterà poi di valutare la fondatezza o meno dell’azione in ragione dei riscontri poi processuali che vengono svolti nel corso del dibattimento. Ma le questioni della legittimazione attiva o passiva sono questioni che si risolvono con riferimento alla prospettazione, semmai si tratterà di una infondatezza della domanda con riferimento alle posizioni e a seguito degli accertamenti svolti nel corso del dibattimento. Con riferimento poi alle altre eccezioni non posso che richiamarmi alle ordinanze precedenti svolte da questo Tribunale, ecco, chiarendo, per quanto riguarda le eccezioni svolte dall’avvocato Cesari per la difesa Zerbo e per la difesa Burrai e che riguardano due miei assistiti, anzi il mio assistito Pezzuol Sergio, probabilmente è sfuggito che la costituzione non era rivolta nei confronti di Burrai, questo è agevolmente verificato.

 

Presidente: scusate un attimo, al di là di quelle che sono oramai le questioni di carattere generale che sono state affrontate, non ritenete invece di un attimo soffermarvi su alcune posizioni rispetto alle quali sono state invece sollevate questioni di carattere specifico, mi riferisco, per esempio, alla posizione di Arnini. Si è detto, non è presente nel nuovo elenco ma si è già costituito come parte civile fin dall’inizio del processo. E questa è una delle questioni che vi pregherei di voler chiarire. E poi ancora, Cappelletto Vincenzo, non è stato indicato nella lista relativa alla contestazione suppletiva. E poi ancora, Bragato Angelo, Faggian, Ruzza ed altri sono stati già risarciti, per taluni di questi vi è stata già una replica da parte dell’avvocato Battain, si è detto: sì, è stata risarcita la persona che poi successivamente è deceduta, e si sono costituiti quindi i prossimi congiunti per far valere un diritto proprio, e d’accordo. Quindi oramai le questioni di ordine generale le abbiamo già sentite insomma, se non ci sono ulteriori novità è inutile ripeterle. Vi pregherei invece di affrontare queste questioni che magari sono più, cosa volete, più minute, più specifiche, però forse sono più utili. Prego.

 

Avvocato Manderino: per Cappelletto Vincenzo e per i prossimi congiunti di Arnini Mario. Allora, io ho notificato l’atto di costituzione di parte civile di queste persone a tutti gli imputati, ovvero per i prossimi congiunti di Arnini agli imputati che sono relativi al rispettivo periodo di competenza, e ho rinnovato la costituzione di parte civile all’udienza dibattimentale del 23 gennaio 2001. Che si tratti di persone che non rientrano nella lista del Pubblico Ministero del 13 dicembre con la contestazione suppletiva, è vero. Infatti sono persone che rientrano nella lista del Pubblico Ministero della contestazione suppletiva dell’8 luglio del 1998. Il signor Cappelletto Vincenzo si è costituito l’8 luglio 1998, i prossimi congiunti di Mario Arnini il 23 settembre 1998. Quindi io ho fatto un’operazione per cercare di essere più diligente possibile, che è in più rispetto a quella che potevo fare limitandomi ad estendere all’udienza del 23 gennaio 2001 la costituzione di parte civile di queste persone al capo di imputazione così come integrato il 13 dicembre 2000. Perché quel capo di imputazione è vero che introduce una nuova lista di persone offese, ma introduce anche delle espressioni precise che integrano il capo 1) di imputazione, e faccio riferimento al numero 5 dalla lettera A) alla lettera G) dell’integrazione operata dal Pubblico Ministero, che vale anche per i prossimi congiunti di Arnini e per Vincenzo Cappelletto. Quindi sono persone che erano già costituite parte civile rispetto alle quali peraltro io comunque rilevo che ci sono delle contestazioni, delle eccezioni che riguardano i rispettivi periodi di competenza, svolte da alcuni difensori, che peraltro alla costituzione, nel momento della costituzione di parte civile del 1998 non erano mai state sollevate. Adesso cerco di trovarle perché sono state espresse in vari momenti diversi. In ogni caso si tratta di, ecco, per esempio, per quanto riguarda il responsabile civile Enichem il quale ha dichiarato che Mario Arnini ha cessato l’attività ed è deceduto pure nel 1971, quindi non era legittimato nei confronti di Enichem come responsabile civile. Per quanto riguarda Cappelletto Vincenzo, Pisani, Presotto, Smai, l’avvocato Pulitanò il quale parla del periodo di competenza rispettivo di questi imputati che, peraltro, è in pieno all’interno dell’attività svolta dal signor Cappelletto Vincenzo che è fino al 30 novembre 1992. Comunque queste eccezioni che riguardano i rispettivi periodi di competenza, per queste due parti civili, prima, e cioè 3 anni fa, non erano mai state contestate, adesso vengono eccepite. Per quanto riguarda Simion Maurizio e Guerrin Pietro, che sono quelle persone, quei lavoratori nei confronti dei quali l’avvocato Pulitanò ha svolto l’eccezione relativa alla costituzione di parte civile per l’esposizione a sostanze che, dice Pulitanò, sono diverse da quelle sulle quali il Tribunale ha già deciso con ordinanza del 23 gennaio, ovvero il cloruro di benzile per Maurizio Simion e polveri, reagenti, coloranti ed ammine aromatiche per Guerrin Pietro. Ecco, per quanto riguarda questa eccezione io mi richiamo all’ordinanza del Tribunale del 23 gennaio, il quale Tribunale ha respinto l’eccezione di nullità dell’imputazione proposta dalle difese degli imputati così come integrata all’udienza del 13 dicembre, in ordine al riferimento testuale alle sostanze che costituiscono componenti additivi di polimerizzazione e lavorazione in relazione alle quali sono stati ipotizzati gli eventi di morte e di malattia e il pericolo della pubblica incolumità della filiela 1, 2 dicloroetano, CVM, PVC. Ora ammine aromatiche, cloruro di benzile, coloranti, polveri, reagenti attengono al processo produttivo che è svolto all’interno del Petrolchimico, e costituiscono all’interno di quel processo produttivo, componenti o additivi utilizzati per la lavorazione o per la polimerizzazione. In particolare per il cloruro di benzile è specificato, è vero, al capo numero 2), come dice l’avvocato Pulitanò, espressamente e solo al capo numero 2) la parola cloruro di benzile, alla quale poi sono state aggiunte cloruro di benzale ed altre sostanze. Ma di questa sostanza che è un composto clorurato organico derivato dal cloro che si produce all’interno del Petrolchimico, in particolare nei reparti BC adiacente ai reparti CV, questa sostanza cloruro di benzile riguarda ed è all’interno di questi reparti sostanza che non è diversa da quelle ritenute dal Tribunale come componenti ed additivi. A dire il vero comunque in ogni caso l’eccezione che riguarda le sostanze, ovvero l’esposizione di questi lavoratori a queste sostanze, non attiene alla legittimazione e alla costituzione di parte civile, ma attiene appunto al merito. E cioè, eventualmente la dichiarazione di infondatezza della domanda svolta da questi due lavoratori per quanto riguarda l’esposizione a queste sostanze. Vorrei tuttavia precisare per Guerrin Pietro, nell’atto di costituzione di parte civile si dice prima di tutto che Guerrin Pietro è stato esposto per circa 30 anni al cloruro di vinile monomero, tanto che i documenti clinici poi prodotti con la costituzione di parte civile all’udienza del 23 gennaio fanno riferimento alle patologie di cui soffre a seguito dell’esposizione a CVM. E` un’unica patologia ed è il morbo di Raynaud. Per quanto riguarda Maurizio Simion, prima di tutto per Maurizio Simion si dice che è stato esposto a cloruro di vinile monomero, ha lavorato nei reparti CV10 e CV11 per 17 anni, dal 1970 al 1986, con le conseguenti patologie che sono poi indicate nella epatopatia cronica, morbo di Raynaud, ed epatomegalia. E successivamente, è spiegato nell’atto di costituzione, è stato anche esposto al cloruro di benzile dal 1986 al 1988. Se il Tribunale ritenesse che queste sostanze non sono ritenute ricomprese nei componenti additivi del CVM, PVC e DCE io mi rimetto naturalmente, ma soltanto per quanto riguarda i periodi in cui c’è stata esposizione per Simion 2 anni su circa 19 anni di attività lavorativa, per quanto riguarda Guerrin Pietro solo relativamente a quelle sostanze che sono state indicate. Per Bonigolo Gastone, prossimi congiunti di Bonigolo Gastone, anche qui ci sono soltanto delle osservazioni mie per quanto riguarda i periodi di competenza. Bonigolo Gastone ha cessato il 30 maggio dell’83, Enichem; mi riferisco all’eccezione dell’avvocato Straulino, ha acquistato gli impianti il 16 marzo 1983, due mesi prima del decesso. Mi pare di non avere altre eccezioni particolari se non quelle che riguardano i periodi di competenza, però non posso far altro che richiamarmi all’ordinanza del Tribunale dell’aprile, e mi associo alle altre osservazioni formulate dai difensori di parte civile.

 

Avvocato Garbin: prossimi congiunti di Lino Carraro, Umberto Silvestro e Mario Tabella personalmente. Richiamo e faccio mie tutte le considerazioni svolte dai precedenti colleghi, Presidente, ed ovviamente chiedo il rigetto di tutte le eccezioni formulate dalla difesa degli imputati e dei responsabili civili, e in particolar modo di quelle formulate espressamente nei confronti delle parti civili da me rappresentate. In particolare, e con riferimento alle eccezioni sollevate dalla difesa Eni, e meglio espresse dal collega Straulino, evidenzio che gran parte delle questioni sollevate e poi riportate nell’atto depositato, sono già state risolte da questo Tribunale con la ormai nota ordinanza di data 7/4/1998, mi scuso se sbaglio la data, 17 o 7 aprile 1998, esatto. E soprattutto per quanto attiene poi alle vocazioni in giudizio del responsabile civile Eni. Ritengo che il collega Straulino, comunque la difesa del responsabile civile, abbia voluto sollevare una questione attinente nuovamente alla legittimazione passiva del soggetto rappresentato. Come ben rilevato nell’ordinanza che io richiamo, in realtà si fa riferimento ad una questione espressamente di merito e quindi sarà devoluta alla successiva trattazione del giudizio risolvere sul punto, e quindi richiamo questa parte dell’ordinanza che afferisce alla sollevata eccezione. Per quanto riguarda poi espressamente i problemi dei periodi di competenza sollevati, e vado per ordine, dapprima dall’avvocato Pulitanò, osservo in particolare che per la parte civile rappresentata, Silvestro, in realtà l’imputato Presotto è inserito anche nel capo di imputazione numero 1), e quindi ben costituito nei suoi confronti. Per quanto riguarda i prossimi congiunti di Carraro Lino evidenzio che nell’atto di costituzione tale nominativo non è riportato, e che comunque, a chiusura di tale osservazione di questa indicazione specifica che si è svolta nel completo e integrale rispetto sempre dell’ordinanza dapprima citata, e quindi quella relativa ai periodi di competenza, si è voluto espressamente richiamare che le costituzioni laddove poi abbiano richiamato espressamente i singoli nominativi degli imputati e dei responsabili civili, fanno riferimento a questo presupposto criterio di competenza. Detto questo vado avanti e richiamo quanto osservato dal collega Cesari per l’imputato Zerbo. Allo stesso modo sia per le tre posizioni da me rappresentate devo evidenziare che, fermo restando questo criterio di competenza che è stato osservato, trascritto e riscritto ben chiaramente negli atti di costituzione, il nominativo Zerbo non è riportato. Quindi su questo punto non solo è stato rispettato il criterio di competenza, ma credo, probabilmente per una svista del collega, è stata malamente invocata questa osservazione. Allo stesso modo per quanto attiene la difesa dell’imputato Burrai. Per quanto riguarda la costituzione di parte civile afferente a Carraro Lino o i prossimi congiunti di Carraro Lino, l’imputato Burrai non è indicato nell’atto di costituzione. Allo stesso modo per quanto riguarda la parte civile Silvestro Umberto, in quanto è deceduto nel maggio 1982 mentre quanto meno per quel periodo, quel limitato periodo, l’imputato Burrai deve ritenersi responsabile posto che ha assunto funzioni dal marzo 1982. Allo stesso modo per quanto riguarda Mario Tavella, l’imputato Burrai non è indicato nell’atto di costituzione di parte civile. Quindi chiedo il rigetto di tutte le eccezioni formulate in generale e con riferimento specifico alle parti civili da me rappresentate, e rinnovando ovviamente che tutte le considerazioni, soprattutto per quanto attiene al periodo di competenza debbono ritenersi risolte dall’ormai nota e citata ordinanza dell’aprile 1998. Grazie, Presidente.

 

Avvocato Pozzan: io colgo la sollecitazione del Presidente per quanto concerne la problematica di Faggian Tullio, che è un soggetto, per i prossimi congiunti di Faggian Tullio, per i quali è stata proposta una eccezione di inammissibilità, improponibilità della costituzione di parte civile dei prossimi congiunti di Faggian Tullio, ed avendo Faggian Tullio in vita transato la vertenza e avrebbe quindi revocato poi la costituzione di parte civile. Beh, i fatti, signori del Tribunale, come emerge dal verbale di udienza dal quale vi fu la relazione del dottor Bai del 12/6/1988, il signor Faggian Tullio era parte civile, 1998, chiedo scusa, era parte civile per le patologie specifiche di epatopatia cronica, cirrosi e fenomeno di Raynaud. Si era costituito chiedendo risarcimento danni per i danni causati da queste patologie, in particolare il danno biologico e il danno morale derivante a lui stesso. Ha transato la vertenza con atto di quietanza, mi pare sia stato già prodotto dalla controparte, in cui si fa riferimento alla specifica patologia e per la somma di lire 30 milioni. Leggo l’atto di quietanza, si dice: il sottoscritto Faggian Tullio dichiara di ricevere la somma di lire 30 milioni a titolo di umana solidarietà, e di integrale risarcimento del danno lamentato a seguito della patologia indicata dal dichiarante e per la quale è processo. Quindi le patologie erano quelle che ho indicato. In data invece 11/10/1999 il signor Faggian Tullio decede per patologia diversa, angiosarcoma epatico, per la quale peraltro vi è stata già la relazione sia dei consulenti del Pubblico Ministero che dei consulenti delle controparti, cioè Montedison ed Enichem, nella quale si ammette l’esistenza di un nesso di causa tra l’esposizione e la patologia specifica. Oggi, alla scorsa udienza, si sono costituiti i prossimi congiunti di Faggian Tullio, figli e fratelli di Faggian Tullio, per far valere, rispetto al nuovo evento di morte, cioè evento diverso da quello precedente, cioè la patologia, il danno morale diverso a loro cagionato; diverso quindi da quello che era stato cagionato a Faggian Tullio. Quindi si tratta di una domanda di risarcimento del danno proposto con la costituzione di parte civile nel procedimento penale che è stato proposto da soggetti diversi, cioè prossimi congiunti, da quelli che avevano transato e avevano proposto la domanda in precedenza, cioè Faggian Tullio; per un evento diverso, morte per angiosarcoma, rispetto alla patologia per il quale Faggian Tullio si era costituito, cioè epatopatia, morbo di Raynaud, ed altro. Per un danno diverso, il danno morale ai prossimi congiunti, rispetto al danno biologico per il quale si era costituito Faggian Tullio. Quindi si tratta di domanda diversa per le parti, per la causa petendi e per il petitum, e come tale quindi proponibile in questo processo. Difendo anche i signori Dal Corso Franco, i prossimi congiunti di Dal Corso Franco e i prossimi congiunti di Checchin Bruno. Per entrambe è stata fatta una eccezione che è stata già criticata dall’avvocato Zaffalon alle cui argomentazioni mi riporto, nella quale si dice, l’unica eccezione rispetto a questa costituzione di parte civile è quella che non si sarebbe detto qual era il reparto del Petrolchimico presso il quale queste persone avrebbero lavorato. Ma noi nell’atto di costituzione di parte civile abbiamo detto che hanno lavorato presso il Petrolchimico, sarà quindi una questione di prova eventuale sapere se quali reparti, presso quali reparti si è svolta l’attività, e noi diciamo che sono reparti nell’atto di costituzione del Petrolchimico nel quale vi era esposizione del CVM e PVC, e quindi sarà la prova di vedere se effettivamente in questi reparti vi era questa determinata esposizione. Quindi anche sotto questo profilo chiedo che le eccezioni vengano rigettate. Per il resto mi riporto a quanto detto dai colleghi, e mi associo anche alla richiesta di eventuale termine per la citazione del responsabile civile fatta in via, tra l’altro solo prudenziale e subordinata, dall’avvocato Zaffalon. Grazie.

 

Avvocato Scatturin: per i prossimi congiunti di Giobatta Bertaggia, e per Donolato. In estrema sintesi, Presidente, devo replicare che gli avvocati Straulino, Pulitanò, Cesari, l’avvocato Accinni e l’avvocato Alecci con le loro eccezioni relative alle cronologie dei periodi di lavoro e di gestione responsabile dello stabilimento, in relazione anche al richiamo a tutti i fatti contestati nei due capi di imputazione per i quali la costituzione è avvenuta, e anche in relazione alla citazione di tutti gli eventuali responsabili questi avvocati sollevano in realtà questioni di merito che non si possono trattare in questa sede nella quale si deve ovviamente accertare la sussistenza delle legittimazioni. In particolare l’avvocato Pulitanò dimostra di avere seguito una lettura troppo frettolosa degli atti di costituzione i quali, almeno i miei due atti di costituzione in calce riportano una quantità di documenti che fanno parte dell’atto in realtà, e che indicano con molta chiarezza quali siano stati i momenti, quali siano state le mansioni, quale sia stato poi il periodo al quale tutto ciò che noi contestiamo si riferisce.

 

Avvocato Marin: intervengo solo per facilitare la lettura degli atti di costituzione di parte civile delle parti da me rappresentate, costituitesi all’udienza del 23 gennaio scorso nonché nella mia veste di sostituto oggi della collega Salzer. Richiamo l’attenzione del Tribunale a pagina 13 dei nostri atti di costituzione di parte civile, dove nella premessa viene fatto espresso riferimento alle ordinanze del 17 e del 7/4/1998 per quanto riguarda l’individuazione dei periodi di competenza. Vi è poi nel dispositivo di ciascun atto di costituzione di parte civile la correlazione con quanto enunciato in premessa laddove la costituzione viene dichiarata solo nei confronti degli imputati così come individuati sulla scorta di quel criterio precisato dal Tribunale. E pertanto chiedo specificatamente al Tribunale di dichiarare del tutto infondate le eccezioni svolte dall’avvocato Cesari per le difese Zerbo e Burrai, in quanto, come risulta a pagina 19 degli atti di costituzione di parte civile dei prossimi congiunti Gorin e dei prossimi congiunti Pillon, non vi è stata dichiarazione di costituzione di parte civile né nei confronti di Zerbo né nei confronti di Burrai. Lo stesso ragionamento vale nei confronti dell’analoga eccezione svolta dall’avvocato Alessi per la difesa Porta. I prossimi congiunti Gorin e Pillon non si sono costituiti parte civile neanche nei confronti di quell’imputato. Per quanto riguarda poi le eccezioni svolte dall’avvocato Straulino nella veste di difensore del responsabile civile Enichem S.p.a., in particolare per quanto riguarda la posizione dei prossimi congiunti Bolzonella Carlo rispetto ai quali era stata censurata la mancata indicazione del periodo e del reparto di attività del defunto Bolzonella Carlo, ebbene a pagina 17 dell’atto di costituzione di parte civile sottoscritto dal difensore procuratore avvocato Salzer vi è l’espressa indicazione di quanto si assume omesso. Quanto al resto mi richiamo alle considerazioni svolte dagli altri difensori di parte civile che sono intervenuti oggi.

 

Presidente: altri interventi?

 

Avvocato Scattolin: sì, Presidente, in sostituzione dell’avvocato Convento che è dovuta assentarsi per Lovison Lorella. Io mi associo alle osservazioni di carattere generale fatte dai colleghi; aggiungo solo una cosa per quanto riguarda la posizione dell’assistita, e che nella nomina a difensore e Procura speciale è esplicitamente scritto anche al fine di costituirsi parte civile, è scritto proprio, forse è sfuggito a qualcuno. Per il resto mi associo alle questioni, altre eccezioni riguardano questioni di fatto che verranno verificate più avanti. Grazie.

 

Avvocato Garbisi: solo per il verbale, c’è stata la questione proposta dal responsabile civile Eni ed Enichem per le costituzioni estese al responsabile civile Regione del Veneto e Comune di Venezia, io mi richiamo all’ordinanza del Tribunale che ha già motivato sul punto, pagina 16 e 17, la questione è la stessa, quindi... E chiedo il rigetto.

 

Presidente: va bene, allora il Tribunale ha raccolto le eccezioni proposte, le repliche, a questo punto si riserva di decidere, questo per motivi ovviamente direi proprio di economia processuale, nel senso che vorremmo utilizzare l’udienza di oggi per andare avanti con l’audizione dei consulenti. Ci riserviamo ed eventualmente pronunceremo la nostra ordinanza nella prossima udienza su queste questioni. Facciamo una sospensione di dieci minuti, un quarto d’ora, e poi riprendiamo con l’audizione del professor...

 

 

DEPOSIZIONE DEI CONSULENTI

DR. FRANCANI VINCENZO DR. ALBERTI LUCA

 

FRANCANI - Io sono Francani e continuo la relazione che ieri aveva cominciato il dottor Alberti, il quale ha rappresentato una descrizione per l’evoluzione dei siti contaminati, mostrando come Enichem non aveva mai scaricato inquinanti e come quando doveva conferire i propri depositi industriali li portava in discariche autorizzate. Questa parte è finita, dobbiamo ora occuparci di quello che riguarda invece le tempestività e l’efficienza che Enichem ha eseguito negli anni in cui ha gestito il Petrolchimico in nostre aree di pertinenza. In effetti dal 1990 Enichem ha eseguito numerosi lavori per l’equilibrio ambientale, e messa in sicurezza e da quel momento si è visto che attraverso dei progetti, degli studi ed anche degli interventi di messa in sicurezza e di bonifica sono stati individuati tutti i problemi più importanti, e quei problemi importanti sono stati o sono ancora attualmente oggetto di interventi. Tuttavia occorre esaminare questi elementi perché questi ci porteranno a confermare come gli interventi siano stati adeguati alle necessità, cosa che ci porta ad escludere che a Enichem possa essere imputata la responsabilità di omissione di intervento. Quindi noi esamineremo in questa giornata gli interventi ed anche i fattori che hanno determinato ritardi negli interventi. Ritardi vuol dire che bisogna tirare in campo il problema della temporizzazione di questi interventi, sono stati lunghi, sono stati rapidi, come facciamo a stimarli? Abbiamo pensato bene di ricorrere ad un punto di riferimento che fosse esterno, cioè quello che succede negli Stati Uniti dove evidentemente le tecnologie, disponibilità di fondi e anche di persone e di tecniche sono estremamente elevate. Abbiamo trovato un documento del 1994 in cui questo Congressional Budget Office, che è un organismo che è incaricato di riferire al congresso americano l’evoluzione delle diverse tecnologie e delle diverse branchie dell’economia in modo che il congresso possa programmare le attività economiche. Ha fatto un esame di tutti i siti contaminati e di relative operazioni di disinquinamento stimando in 12 anni il tempo che mediamente corre tra la scoperta della contaminazione e il risanamento delle aree oggetto di intervento. Questi 12 anni però dichiara il Congressional Budget Office, possono essere estesi anche a 13, 15 tenendo conto di casi che in quel momento erano ancora poco noti. Comunque mi sembra molto importante indicare che ben 8 anni è il tempo che intercorrere mediamente dalla segnalazione dell’inquinamento e l’inizio delle bonifiche. Questo tempo è stimato necessario sia per svolgere pratiche di tipo amministrativo-burocratico, sia soprattutto per indagini e studi in sito. Per quello che riguarda l’Italia vediamo che i tempi di bonifica, almeno nel 1990 sono stimati ad essere circa il doppio a quelli degli Stati Uniti. Torniamo a quello che succede negli Stati Uniti per vedere come si ripartiscono questi tempi e per trovare conferme di quello che dichiara il documento precitato. Siamo andati a vedere la lunghissima documentazione che esiste del progetto Superfund e abbiamo estratto alcuni esempi che sembrano significativi, non sono né i migliori né i peggiori per la causa Enichem, sono però interessanti. Quindi presenterei molto rapidamente facendo l’esempio di questa discarica Army Creek di 19 ettari, vediamo che il tempo intercorrente alle indagini inizio di bonifica è di 20 anni e questi 20 anni mostrano come il periodo di indagine sia particolarmente prolungato, evidentemente era un sito estremamente complesso. Poi la bonifica è durata un anno soltanto. Invece la Chsman Creek di 11 ettari è stata scoperta nel 1980 e in 9 anni è stata terminata. Tuttavia vediamo che tra scoperta e indagini intercorrono 2 anni e poi tra indagini ed inizio di bonifica 6 anni. Quindi 8 anni se ne sono andati per pratiche amministrative e studi. La discarica di Barkhamsted New Hanford di 40 ettari, scoperta nell’83 dopo 16 anni è stata terminata. Anche qui osserviamo un periodo molto lungo tra scoperta e indagini, e poi anche di indagini. Hanford area è di 13 chilometri quadri, una cosa incredibile, comunque evidentemente come dimensioni paragonabile a quella che stiamo esaminando, quindi l’abbiamo presa in considerazione per quello. La documentazione dice che 15 anni tra scoperta e fine bonifica, però il periodo di scoperta indagini dura 12 anni. Infine questa della base navale di Puerto Rico abbiamo 13 anni tra scoperta e messa in sicurezza e poi un anno di bonifica. Quindi in sostanza, concludendo questa breve panoramica americana, diciamo che risultano confermate le ipotesi che si potevano dedurre facilmente dal documento del Congressional Budget Office, di una lunghissima durata di questi interventi su grandi aree, ma di una durata di circa 2 terzi dell’intero complesso del periodo intercorso tra scoperta e fine bonifica, 2 terzi sono occupati da indagini, prospezioni... e pratiche di tipo diverso. Per ciò che riguarda l’Italia abbiamo scelto un esempio abbastanza moderno prendendo l’esempio di una società che è l’azienda milanese municipalizzata perché ha usato per la produzione delle grandi città una vasta area alla periferia nord di Milano, estensione di 43 ettari, che è stata segnalata come inquinante già nel 1984. Vediamo che le indagini cominciano nel 1991 e successivamente dopo alterne fasi la provincia di Milano prende in mano le operazioni, richiede la messa in sicurezza, chiede che venga definita la pratica, e finalmente nel settembre del 2000 la pubblicazione del bando di gara per l’affidamento dei lavori di bonifica. Tengo a sottolineare che quest’area è di grande importanza per Milano, c’è l’insediamento del nuovo politecnico, per cui questi 16 anni impiegati appaiono piuttosto lunghi anche in presenza di urgenze da parte, di aspettative da parte della città. Vediamo che il tempo di intercorrenza, la scoperta di inizio di indagini è di 6 anni, 10 anni fra inizio indagini e inizio di bonifica. Per quello che riguarda l’area veneta vediamo che a parte... che non è stata bonificata dopo 22 anni, lì l’isola di Tresse è stata bonificata dopo 31 anni, troviamo che la discarica di 43 ettari è stata su solo 10 ettari bonificata in cinque anni. Per San Biagio è stato eseguito il solo marginamento dopo 31 anni, e per San Giuliano dopo oltre 31 anni una bonifica è stata eseguita solo su 16 ettari. Quindi in sostanza, concludendo questo argomento sulla tempistica delle bonifiche dobbiamo concludere che è vero quello che ha asserito dagli organismi americani, hanno una lunghissima durata di tempi, la cosa si ribadisce anche per le discariche italiane e purtroppo con un prolungamento di questi tempi che effettivamente rende conto di qualche insufficienza che esiste nelle nostre possibilità. Vediamo qual era la situazione che si presentava in Enichem nel 1990 quando ha cominciato a pensare a queste cose, e chiariremo in che cosa consistono queste insufficienze. A parte problemi di carattere geografico e morfologico, cioè la vastità del sito e poi il fatto che l’area aveva subìto numerosissime trasformazioni, troviamo che se andiamo a vedere cosa succede nel 1990, esisteva una fortissima incertezza sulle normative da seguire per potere intraprendere queste bonifiche, mancava in sostanza qualche cosa che agevolasse chi voleva rapidamente intervenire sui siti da bonificare che in qualche modo accorciasse gli iter burocratici. Mancava poi in Italia una buona conoscenza sulle bonifiche perché c’erano pochissimi esempi di bonifiche effettuate. C’era proprio mancanza nei casi italiani di entità almeno paragonabili che potessero servire come punto di riferimento per poter intraprendere dei progetti di bonifica, sicuri, certi di essere portati a buon termine. Per quello che riguarda poi il sito di Porto Marghera dobbiamo ricordare che esistevano, esistono tuttora fattori idrogeologici e fattori inquinologici complessi. Il tutto portava a configurare una notevole complessità di interventi che richiedeva una buona ricognizione isognostica del sito, anche dal punto di vista inquinologico, per sapere come erano disposte queste contaminazioni, e che per forza bisognava intraprendere questa operazione per settori dando anche delle priorità in modo da poter far fronte immediatamente a quelli che dovevano essere gli interventi di emergenza. Teniamo presente che questo tipo di atteggiamento è giustificato anche dal decreto ministeriale 471 del ‘99 che prevede che la realizzazione degli interventi di bonifica e messa in sicurezza permanente deve essere preceduta da una accurata attività di caratterizzazione del sito e dell’area soggetta agli effetti di inquinamento presenti nel sito. Inoltre prevede che qualora dal progetto preliminare risulti che la bonifica o la bonifica in sicurezza presenti particolare complessità a causa della natura degli interventi e dell’estensione dell’area interessata dai medesimi, l’approvazione del progetto preliminare può consentire che il progetto definitivo di bonifica o da bonifica in sicurezza, sia articolato in fasi progettuali distinte. Quindi si consente, attraverso la 471, di procedere ad attuare il progetto per fasi. Ecco, per quello che riguarda la vastità e la storia del sito devo dire che già se ne é parlato nelle precedenti udienze, quindi io non starò a parlarne a lungo. Abbiamo visto che è un’area estremamente vasta dove la qualità delle acque sotterranee risulti influenzata da ritorni e riporti in modo drastico, perché le falde, si è detto, hanno una scarsa capacità di porre in soluzione e trasportare le sostanze in esse contenute. Quindi gli inquinamenti che sono stati, diciamo, prodotti con il riporto dei fanghi industriali dal ‘20 al ‘60 in pratica sono rimasti lì. Mi limito a far vedere questa fotografia in cui si vede chiaramente come in quest’area, che è di fronte all’isola delle Tresse, ci siano all’inizio degli anni.. intorno agli anni ‘70, ci siano ancora delle zone occupate da acque salmastre, acque superficiali che poi verranno riempite con sedimenti in modo da dar luogo a quella che adesso è la zona 59, 60 e 61, di cui abbiamo già parlato in abbondanza. Facciamo vedere come l’isola delle Tresse sia estremamente ridotta rispetto alla sua dimensione attuale, insomma, questa foto mostra chiaramente che questi riporti venivano fatti su una topografia complessa che oggi appare molto difficile da ricostruire. Il fatto che per uno che deve fare un disinquinamento, progettarlo in modo tecnicamente corretto rappresenta una tremenda, un tremendo aggravio perché non riesce a riconoscere quella che era la morfologia del sito prima di essere contaminato. A parte questi fatti ci sono anche difficoltà, che abbiamo visto, essere connesse con la mancanza di precise normative. Anche sulle tecnologie abbiamo detto che all’epoca non c’era molto. Queste carenze ovviamente hanno determinato degli interventi, vediamo molto rapidamente in che modo. Per quello che riguardava le conoscenze tecniche vediamo che il primo testo che tratta in maniera organica il tema del recupero delle acque sotterranee, in italiano, è del 1992. Si chiama "Idrogeologia applicata al disinquinamento", e dello stesso anno è il primo documento ufficiale sul recupero delle aree inquinate che mi è capitato di trovare. Un documento del 1992, dicevo, della Regione Lombardia in cui la Regione, con una presentazione abbastanza informale distribuiva alle ASL indicazioni sulla caratterizzazione dei rischi ambientali e gli standard tecnici per la messa in sicurezza e la bonifica degli impianti delle aree industriali dismesse. Pubblicazione pregevole, ma abbastanza elementare ancora, ed eravamo già nel 1992. Per quello che riguardava le normative, fino al 1993, non c’era in Italia alcuna normativa sulle bonifiche, quindi ci si rifaceva forzatamente a quelle che erano le normative sulla qualità dei suoli che venivano emanate progressivamente dalle Regioni che avevano più sensibilità a questo problema o più bisogno di risolverlo. La Regione Toscana nel 1993, la Regione Piemonte nel 1993 e la Regione Lombardia nel 1995. Queste normative indicavano i limiti oltre i quali i suoli dovevano essere considerati contaminati. Soltanto nel 1997 con il decreto Ronchi si emana una direttiva su come procedere alle bonifiche. Tra il 1993 e il 1997 in Italia si faceva comunemente riferimento alle normative regionali vigenti, qui volevo far vedere una piccola parentesi che riguardava il Veneto, vediamo che nell’atto delle certificazioni del 19 maggio 1999, degli interventi effettuati su discarica 10 ettari, a Venezia, la Provincia di Venezia ha assunto le normative regionali di tutte le Regioni che fino a quel momento avevano promulgato indicazioni. Per la sacca di San Biagio nel 1998 e nel 1999 ci si rapporta alla normativa regionale del Piemonte, e a Milano, sull’area Bovisa, ci si è rifatti alla deliberazione del 1996 della Regione Lombardia. Per cui diciamo che fino al decreto Ronchi si sono adottati questi obiettivi. In effetti questa pratica è continuata almeno fino al 1999 quando è arrivato il decreto ministeriale 471 che ha risolto questi problemi. Sottolineiamo appunto che non è mai esistita per la Regione Veneto una normativa precisa sulla qualità dei suoli, almeno a quanto risulta consultando i tecnici, quindi abbiamo fatto il possibile per trovarla, ma non abbiamo rinvenuto niente. Per quello che riguardava i tempi di intervento, all’epoca del 1993, abbiamo trovato un interessante intervento del dottor Guido Rosti alla Provincia di Milano, il quale in una giornata di studio sul disinquinamento lamenta, ha lamentato in modo molto, diciamo, segnato, molto marcato, che il tempo di intercorrenza fra l’inizio dello studio e la realizzazione di un solo pozzo di bonifica, che è un atto elementare per una bonifica, a causa degli intralci burocratici amministrativi, oltre che tecnici, era di ben 2 anni. Ricordiamo che un pozzo di bonifica, un pozzo solo è in grado di captare una piccola parte della falda, quindi per fare una barriera di pozzi, cosa per cui normalmente è usato, si ritiene che il tempo sia un po’ più prolungato, di quei due anni, non molto di più, ma sicuramente, data l’importanza maggiore dei costi, il procedimento è leggermente più lungo. Quindi c’erano oggettive difficoltà create da questi intralci. Ovviamente, anche per quello che riguarda le difficoltà idrogeologiche e inquinologiche, sussistevano a Porto Marghera delle difficoltà notevoli, soprattutto per quello che riguardava le indagini. Le indagini di prospettazione diagnostiche su un’area così vasta occupano per forza moltissimo tempo. Vedremo poi più in dettaglio questi particolari, mi limito a ricordare che ci sono anche problemi legati alla vicinanza del mare, e infine i fattori inquinologici che sono collegati con la situazione particolare dell’inquinamento di Porto Marghera, dove i nuclei di contaminazione sono separati tra loro e non sono grandissimi, oltre a essere numerosissimi, motivo per il quale c’era difficoltà nel collocare nello spazio, cioè nel trovare dove sono le fonti di contaminazione, e quindi per intervenire su di esse. Infine c’è un’oggettiva difficoltà nel costruire la forma dell’inquinamento una volta che questi inquinanti sono entrati in falda. Esamineremo quindi questi aspetti in modo particolare a cominciare da quelli idrogeologici. Abbiamo già visto che le aree interne al Petrolchimico e le sue pertinenze sono caratterizzate da due acquifere, trascuriamo ovviamente le acque di impregnazione che sono contenute nel riporto che non formano assolutamente nessuna falda, anche se un po’ ingannevolmente nelle relazioni tecniche ogni tanto compare la scritta falda superficiale. In realtà questa falda superficiale non esiste, si tratta di zone di saturazione tra di loro separate. Ci sono due acquiferi uno tra 6 e 15 metri di profondità ed uno tra 25 e 30 metri circa. Questi sono invasi da acque salate, possiedono infatti una salinità molto elevata. Si è visto che il primo acquifero a causa di escavazioni eseguite nel passato si trova a contatto con il riporto in superficie prima del passaggio di queste aree ad Enichem. Questo primo acquifero però, già a monte del Petrolchimico, quindi prima di essere inquinato, diciamo artificialmente, si presenta in cattive condizioni dal punto di vista dello stato qualitativo perché la fase chimica che lo caratterizza è caratterizzata dalla presenza abbondante di ammoniaca, ferro e manganese, quindi sono acque che sono abbastanza disgustose e non sono mai utilizzate da pozzi di acquedotto. Il primo acquifero afferisce alla laguna, quindi al canale di Malamocco, etc., mentre il secondo acquifero risulta ben separato dal primo e comunica direttamente con il mare aperto. Abbiamo detto che la falda del primo acquifero è degradata naturalmente, andiamo a vedere per quale motivo, esaminando un po’ qual è la struttura idrogeologica regionale. Qui prendiamo una sezione geologica che parte dalle Prealpi, vediamo qui il substrato roccioso che si affonda rapidamente a oltre 100 metri di profondità nell’alta pianura veneta, e qui vediamo questa formazione indicata in giallo che è costituita da ghiaie e sabbie molto permeabili con una elevatissima disponibilità idrica. Tuttavia quando già si arriva nella media pianura osserviamo che quasi tutto questo complesso ghiaioso altamente produttivo, è sostituito da questi depositi segnati in grigio che sono argille, quindi poco permeabili o nulla permeabili, di modo che l’acquifero che aveva un elevato spessore in precedenza si frammenta in due acquiferi. Un acquifero di piccolissimo spessore, una decina di metri in superficie che vediamo va verso il mare, ed altri acquiferi a maggiore profondità. Maggiore vuol dire oltre i 100 metri. Nel caso di questa seconda sezione vediamo una struttura geologica identica, salvo la presenza di intercalazione di questi banchi nerastri, segnati in nero qui sopra, che sono rappresentativi di deposizioni di torbe. Sono queste torbe in combinazione con il fatto che queste falde non sono direttamente a contatto con l’atmosfera, quindi sono arricchite da acque non ossigenate che provengono da lontano, a produrre questa fascia che abbiamo detto sgradevole. Nel senso che abbiamo lo sviluppo di ammoniaca, idrogeno solforato, quindi hanno anche un odore non buono; ferro, manganese e addirittura arsenico, perché tutta la bassa, cioè le tre regioni che confinano con il mare, la bassa lombarda, il Veneto e la pianura emiliano romagnola, hanno questo grosso problema di avere nelle acque, che si muovono lentamente in questi acquiferi non ossigenati, una elevata quantità di ammoniaca. Addirittura qui vediamo una cartina dell’Emilia Romagna dove il tenore di ammoniaca supera i 20 milligrammi/litro, andando progressivamente aumentando dall’Appennino fino al mare, e crediamo che la pianura veneta che si trova qui si trovi nelle stesse identiche condizioni. Quindi questi 20 milligrammi/litro ricordo che sono notevolmente superiori al limite consentito per le acque potabili. Conseguenza di questo fatto è che gli acquedotti sono concentrati in questa zona molto distanti dalla costa, ci sono decine di chilometri di distanza, e quindi anche tutte le risorse idriche vengono derivate per gli usi acquedottistici da questa area favorevole. Quando il primo acquifero arriva al Petrolchimico quindi contiene acque degradate per cause naturali. Quando entra nel Petrolchimico vediamo che è caratterizzato dal fatto di trovarsi compreso tra due livelli impermeabili, il caranto qui segnato in arancione e questo livello giallo, che vediamo essere continuo, disposto, regolarmente inclinato verso il mare, un deposito argilloso impermeabile molto spesso, sono 5 o 6 metri, il caranto un po’ meno, e quindi questo livello separa il primo acquifero dal secondo acquifero. Il secondo acquifero, lo vediamo qui segnato in verde, scende verso il mare, questa volta va verso il mare Adriatico mentre il primo va verso i canali interni; questo secondo acquifero poggia anche lui su un substrato di argilla, erano quelle che io avevo indicate segnate in grigio nelle precedenti sezioni, e vediamo il terzo acquifero a grande profondità, al di sotto dei 100 metri. Il terzo acquifero è in una condizione abbastanza felice perché non viene a contatto con le acque marine. Quindi noi vediamo che questo primo acquifero arriva contaminato, degradato, entra nel Petrolchimico, riceve l’inquinamento derivante dai depositi qui segnati in blu che trovano modo di venire a contatto con questo acquifero dalle lacerazioni del caranto che era stato escavato nel passato, e quindi ha consentito questo contatto, ho segnato con un colore diverso l’acqua del primo acquifero in modo da far vedere che è più degradata di quest’altra; questa lama di acque dolci inquinata scende verso il mare e qui riceve un apporto da parte dei canali marini decisamente sgradevole perché entra al di sotto, si incunea al di sotto della lama di acqua dolce, l’acqua marina che essendo più pesante si incunea al di sotto della lama di acqua dolce e si protende nell’entroterra. Il contatto tra l’acqua dolce e l’acqua marina genera, soprattutto a causa del movimento delle maree che produce anche il movimento di questa superficie di separazione acqua dolce e acqua salata, che si chiama interfaccia, produce attraverso questo movimento il mescolamento delle acque dolci inquinate con le acque salate. Quindi noi abbiamo questa configurazione finale: il primo acquifero arriva in questo modo e progressivamente si contamina, prima per colpa del riporto industriale, poi a causa di questa diffusione di acque salate che provengono dall’intrusione salina del mare. Quindi noi troviamo che oltre ad essere inquinata artificialmente è anche inquinata naturalmente, quindi sono acque effettivamente pochissimo utilizzabili. Le acque utilizzabili sono quelle che si trovano ad oltre i 100 metri di profondità. Se andiamo a guardare il secondo acquifero anche il secondo acquifero è interessato dalla presenza di acque salate. Infatti essendo a contatto con il mare queste acque entrano dentro il secondo acquifero e lo riempiono di acque salate. Alla fine noi vediamo che, da una osservazione regionale, che abbiamo delle falde, qui sono indicate le linee isopiezometriche, cioè le linee diciamo che costituiscono, danno idea dell’assetto topografico della superficie della falda, che mostrano una discesa regolare verso il mare, queste linee segnate in blu sono le linee di flusso che sono costantemente dirette verso il mare, si noti questo fatto, non c’è nessuna alterazione nell’andamento di queste linee, e notiamo una separazione nelle tre fasce, fasce di acque buone, disponibili, fasce di acque degradate, fasce di acque salate. Dopo avere esaminato questa struttura regionale che era direi piuttosto difficoltosa da esporre, spero di essere stato abbastanza chiaro, ma è stata anche difficile da ricostruire, andiamo a vedere nel dettaglio come si possono ricostruire gli elementi importanti per il disinquinamento. Per esempio è molto importante conoscere l’andamento dei livelli impermeabili. Come va il tetto di questi livelli impermeabili? Dove posso arrivare con i diaframmi per essere sicuro di non avere passaggi di acqua al di sotto di questi diaframmi? Devo avere un numero di dati tanto maggiore quanto maggiore è l’irregolarità di questi livelli. Qui vediamo una sezione geologica del Petrolchimico, vediamo ad esempio il tetto del caranto quale irregolarità possieda. Questo è il riporto, abbiamo distinto dove sono stati deposti i fanghi, ma vediamo che è anche molto irregolare la base del caranto, abbiamo visto che in alcuni punti è lacerata, in altri punti è molto spessa, in altri punti questo caranto è molto più ridotto. Quindi irregolari sono questi livelli, ma noi dobbiamo con le perforazioni ricostruirli. Questo fa perdere tantissimo tempo e naturalmente impiega, occorre moltissimo tempo per mettere a punto le perforazioni e le prospezioni necessarie per individuare questi fatti. Una volta costruita quella che possiamo definire la litologia, la geologia del sottosuolo è necessario conoscere i cosiddetti parametri idrogeologici che giustificano le modalità di spostamento delle acque sotterranee e dei contaminanti. Ecco, noi abbiamo già avuto un’idea di quello che dice il piano direttore della Regione Veneto il quale sottolinea che la velocità di movimento delle acque sono molto ridotte, e che gli apporti di inquinanti per falde in laguna sono, in sostanze, irrilevante. Però occorre andare un attimino più in profondità e guardare il significato di questa frase. La frase è: recenti indagini idrogeologiche e idrogeochimiche sono state svolte in aree della zona industriale di Marghera e delle aree di San Giuliano. Questi elementi non sembrano dimostrare un apporto inquinante significativo da parte delle acque di falda; peraltro non possono essere generalizzati, a pagina 127. Pagina successiva si dice: questi valori di impermeabilità che vengono identificati in intervallo tra 3 e 66 per 10-5 metri al secondo e 2,18 per 10-6 metri al secondo, comportano un flusso con velocità di 1,16 millimetri al giorno e cioè 40 centimetri, 6 metri all’anno, ovvero portate da 1 a 16 litri per giorno per metro quadrato in sezione di flusso. Faccio rilevare che questi valori di velocità sono bassissimi, 40 centimetri e 6 metri l’anno, come pure bassissime sono le portate in gioco. Abbiamo però una conferma dalle indagini fatte sulla discarica 43 ettari dove si parla di uno scambio di 16, 160 metri cubi anno e di apporti in laguna per metro quadrato di sezione di flusso molto inferiori a quelli del piano direttore. Anziché da 1 a 16 litri al giorno per metro quadro sezioni di flusso, si parla di 0,04 litri al giorno per metro quadro di sezione di flusso, fino a 0,16, quindi portate estremamente ridotte, ancora più ridotte di quelle del piano direttore. Comunque questi dati sono sicuramente in parte basati, dato che vengono tardi, sono venuti negli ultimi anni del ‘90, vengono anche dal confronto con i dati di Acquater, quindi è stata presa sicuramente in considerazione dagli estensori di questa relazione. Un aspetto che non è stato trattato in nessuna di queste relazioni, e che tuttavia occorre rimarcare, è la questione dell’eterogeneità degli acquiferi. Io devo rimarcare perché sto facendo notare come non basti fare una perforazione per avere un valore di permeabilità valido. Io non soltanto devo avere tanti campioni e Acquater effettivamente ha fatto almeno una ottantina di prove per determinare le permeabilità, ma devo anche sapere che cosa significano, cioè bisogna sapere che se io metto una particella d’acqua che mi sta percorrendo un tratto dell’acquifero e si viene a trovare, prima permeabilità rilevanti, ma poi si viene a trovare, attraversare dei settori con permeabilità basse, la velocità che quest’acqua assume alla fine è molto condizionata dalle permeabilità basse. Ecco perché ho sottolineato che la permeabilità dell’acquifero nel suo complesso, che si chiama permeabilità equivalente o permeabilità del sistema, quando gli acquiferi sono eterogenei è molto penalizzata perché risente delle permeabilità più basse in un modo determinante. In effetti, per trovare questa permeabilità equivalente, qui è rappresentata, c’è una formulina che faccio vedere soltanto proprio per mostrarla, in cui, quando questa particella d’acqua percorre i diversi settori, a permeabilità diversa, trova permeabilità K1 e K2. Questa formulina... K1 e K2 sono riportate qui sotto al numeratore. Se una di queste permeabilità fosse nulla mentre le altre fossero altissime, la particella idrica attraverserebbe questa parte, ma si fermerebbe a contatto con il terreno a permeabilità nulla. La permeabilità equivalente sarebbe nulla, difatti il prodotto a numeratore di un numero qualsiasi per zero è zero, indipendentemente dalla lunghezza di questi tratti. Ecco perché trattando terreni eterogenei la permeabilità del sistema, quindi in buona sostanza il tempo che le particelle d’acqua percorrono per arrivare al loro recapito, in questo caso è il mare, si prolunga in presenza di terreni poco permeabili, qualunque sia la lunghezza del tratto in terreni poco permeabili percorso. Infatti la velocità della falda dipende essenzialmente dalla permeabilità. Ci sono diversi sistemi per determinare questa velocità, c’è un metodo analitico che consiste nell’introdurre - scusate ho detto..., - metodi analitici per determinare la velocità. La velocità dipende da una relazione che è permeabilità per cadiente epiezometrica diviso porosità efficace. Quindi introducendo in questa relazione della permeabilità del sistema moltiplicandola per la cadente epiezometrica, cioè la pendenza della falda ricavata dalle carte epiezometriche, dividendola per la porosità efficace, ottengo questa velocità. Parametro fondamentale è la permeabilità. Se adesso io faccio delle prove pratiche con i metodi sperimentali di velocità di flusso, per esempio mettendo dei traccianti nei pozzi e misurando in quanto tempo si propagano ad altri pozzi, posso, misurando la velocità con metodi sperimentali, confrontare le due velocità ottenute, una con il metodo analitico e l’altra con metodo sperimentale, e vedere se i valori di permeabilità che ho inserito in questa formula sono corrispondenti a quelli che mi deriverebbero applicando questa stessa formula alle prove eseguite. Se i valori coincidono posso ritenere che queste permeabilità messe dentro sono giuste. Effettivamente quello che si ottiene dai metodi sperimentali, perché Acquater ha fatto prove di tracciamento, è una rilevante convergenza verso dei valori di velocità di pochi metri/anno che corrispondono a permeabilità comprese tra 10-5 e 10-7 metri al secondo. In effetti sono state fatte molte prove, qui riporto qualche errore di permeabilità del riporto superficiale, quello diciamo inquinante, abbiamo permeabilità all’ordine di 10-8, mentre nel primo acquifero qui sono state rilevate permeabilità che vanno da 10-6 e a 10-7, comunque di queste prove ce ne sono tantissime, ho citato quelle più sperimentalmente corrette. Alla fine, dopo tutta questa serie di prove, si può determinare che sia Geotecnica veneta, sia Acquater, sia diversi riscontri litologici, perché sappiamo che le sabbie hanno permeabilità di questo ordine di grandezza, convergano nel conferire alle permeabilità valori di un intervallo compreso tra 10-5 metri al secondo e 10-7 metri al secondo. Questi valori di permeabilità sono stati da noi utilizzati per capire come funziona il flusso idrico sotterraneo, perché volevamo capire come sono i meccanismi che consentono la trasmissione delle acque e dei contaminanti all’interno degli acquiferi, l’unico modo per poterlo fare era quello di prendere i valori esistenti e di costruire un modello matematico dell’area del Petrolchimico, in questo modo siamo riusciti a ottenere, in un modo non arbitrario, le distanze percosse in 10 anni dalle particelle d’acqua e le portate che affluiscono in laguna, che erano desumibili soltanto in un modo un po’ ipotetico dai soli dati di permeabilità. Comunque i risultati di questo modello confermano che raramente vengono superati i pochi metri/anno di velocità e che le portate si attestano intorno ai 4 litri al secondo. Su questo numero, visto che convergevano tutte le relazioni che mi hanno preceduto, quindi possiamo credere che siano dei valori attendibili. Volevo mostrare però com’è fatto questo modello, qui vediamo che è stato schematizzato il Petrolchimico, vediamo che è stato suddiviso in maglie che hanno 50 metri di lato, ogni maglia è la base superiore di un prisma verticale, un prisma verticale che attraversa tutto il terreno, dalla superficie fino alla base del primo acquifero, a ciascuno di questo prisma verticale, livello per livello, cioè strato per strato, sono stati attribuiti valori di permeabilità che gli competevano, qui vediamo un livello preso a caso, i colori che vediamo sono valori di permeabilità diversi, è stata introdotta anche l’altezza piezometrica ricavata dai dati esistenti, il programma di calcolo è questo mod-flow, è stato prodotto dal servizio geologico degli Stati Uniti alla fine degli anni ‘80, è un programma utilizzatissimo, perché è della massima affidabilità, noi l’abbiamo usato e abbiamo ricavato sia i valori di scambio delle portate tra una cella e l’altra sia i valori delle portate che si leggevano quando le celle arrivavano fino al mare, cioè quando l’acqua arrivava fino al mare. L’uso di questo programma evita di dovere applicare sempre quella formulina della velocità, della permeabilità equivalente che abbiamo visto prima, e consente dei calcoli più veloci e più attendibili. I risultati sono questi, cioè se noi andiamo a prendere il percorso fatto in 10 anni nella prima falda dalle particelle d’acqua vediamo che se questi sono 150 metri a partire dalla 45-48 i tragitti percorsi sono in 10 anni più o meno questi, quindi le particelle d’acqua non si sono spostate moltissimo dalla zona di partenza. Per quanto riguarda invece la velocità dei contaminanti il discorso è un po’ più complicato, anche se la relazione che esprime la velocità di movimento dei contaminanti è molto simile a quella dell’acqua, della velocità di trasporto dell’acqua; teniamo presente che in effetti le due relazioni sono identiche, salvo il fatto che per determinare il trasporto dei contaminanti bisogna introdurre al denominatore della relazione precedente questo valore del fattore di ritardo, e vediamo questo fattore di ritardo in queste diapositive. Qui vediamo i rapporti che ci sono tra le due relazioni, questa riferita alla velocità dell’acqua, questa invece riferita dalla velocità dei contaminanti, R il fattore di ritardo lo troviamo qui al denominatore. La velocità dei contaminanti e la velocità dell’acqua diviso il ritardo. Vediamo questa espressione del ritardo, per accorgerci che è data dalla somma di 1 più un prodotto che è il prodotto di alcuni elementi che sono propri del terreno, densità del terreno diviso porosità del terreno e di due fattori, coefficienti di ripartizione del carbonio organico che è tipico di ciascun contaminante, l’altro fattore invece è la frazione di carbonio organico contenuta del terreno, quindi uno è tipico dell’inquinante e l’altro è tipico del terreno. Il fatto che ci sia qualcosa che riguarda il terreno, come questi parametri, implica che bisogna fare indagini specifiche per determinare sito per sito, con sondaggi, prelievo di campioni questa frazione di carbonio organico. Nel caso di Porto Marghera, per la presenza di torbe e altre sostanze organiche, il sottosuolo presenta il valore della frazione di carbonio organico elevati, ovviamente essendo in ritardo in un certo modo proporzionale - anche se c’è una somma - proporzionale a questo valore della frazione del carbonio organico la velocità dei contaminanti ne è rallentata, quindi quanto aumenta questa frazione di carbonio organico tanto maggiore è questo ritardo. Qui ho riportato alcuni dati sulla frazione di carbonio rilevata da Acquater alle diverse profondità, notiamo che qui siamo in falda, vedete le profondità, frazione di carbonio organico mediamente è dello 0,5 per cento che è piuttosto elevato, lo dice anche il professor Marcomini, nella relazione sulla discarica 43 ettari, adiacente al Petrolchimico, dichiara che il carbonio organico ha importanti effetti nel trasporto dei contaminanti nel suolo e, in particolare, dice che il campione relativo allo strato di barena e bauxite hanno presentato il più alto contenuto di carbonio organico. Questa tabella non si legge, ma comunque è semplicemente per fare vedere che abbiamo per ciascuna famiglia di contaminanti presenti nel sottosuolo di Porto Marghera, fatto un calcolo del fattore di ritardo, introducendo questo valore del carbonio organico. Vediamo rapidamente questi valori, le ammine aromatiche hanno un ritardo compreso tra 1 e 2, quindi non particolarmente elevato, mentre gli altri composti hanno un valore di ritardo molto elevato. Abbiamo i BTEX che vanno da 4,23 a 22,4 questo significa che se l’acqua percorre un certo tragitto impiega un anno, questi BTEX, in particolare l’oxsilene impiegano 22,4 anni. I fenoli, un ritardo compreso tra 2,45 e 78,6; solventi clorurati tra cui il tricloro etilene da 2,19 a 32; clorobenzene da 11,71 a 8500, quindi ritardi molto elevati, e l’IPA infine ritardi ancora più elevati perché parte da quasi 50 e arriva fino a 4000, questo significa che se l’acqua andasse, anche se a noi non pare che vada, a 30 metri all’anno, il pirene farebbe solo un centimetro all’anno. In pratica questo significa che fortunatamente c’è una elevata capacità da parte del terreno di trattenere i contaminanti, anche grazie alla presenza di questa frazione elevata di carbonio organico e comunque qui abbiamo cercato di visualizzare usando il nostro modello il percorso dei contaminanti in 10 anni esemplificandolo con un contaminante che ha un ritardo di 2, vediamo che se questi sono 150 metri le particelle di contaminante rimangono molto vicine alla zona di partenza. Questi dati sono molto obiettivi, vi prego di credere che non ci sono forzature nella determinazione di questi valori. Tutto questo si traduce nel fatto che i contaminanti sono poco mobili, in effetti è già stato fatto vedere dal professor Dal Prà nella sua relazione come non si riesce a rappresentare con curve di livello, più che di livello curve di uguale concentrazione l’andamento dei contaminanti, questo perché i singoli nuclei di inquinanti dispersi nel terreno non sono venuti a saldarsi insieme, quindi da un punto all’altro troviamo concentrazioni in acqua molto diverse. Quindi anche impiegando metodi geostatistici, è una statistica molto raffinata, non si riescono a costruire linee di uguale valore di concentrazione, si ritiene che questo sia da imputarsi con la scarsa velocità della falda e soprattutto dai contaminanti che in essa sono contenuti. Si rileva che l’affermazione contenuta nel piano direttore della Regione Veneto coincidono con le osservazioni che si possono fare sulla base dei dati esistenti. Scarsa mobilità dei contaminati già nel ‘95 era segnalata da Acquater, che ritiene di dover sottoscrivere che durante le prove di emungimento relative alla zona 31, 32 si è notato che con portate di solo 0,14 litro al secondo i pozzi di prova si vuotavano, significa che l’acqua non affluisce facilmente ai pozzi e quindi ha una portata estremamente bassa, e una velocità quindi molto scarsa. C’è proprio una serie di difficoltà da affrontare per chi fa un lavoro di disinquinamento, molto rilevanti legati con la presenza di maree del cuneo salino. L’effetto marea è quello del fatto che la marea ha un’escursione diurna di circa un metro, sale e scende di circa un metro durante il giorno, per due volte. Nella fase ascendente la marea però precede seppure di un’ora soltanto il sollevamento dell’acqua di falda nei piezometri vicino alla riva. Acquater ha fatto delle prove con dei traccianti, ha visto che l’acqua di falda tende di arrivare al mare e quando la marea comincia a sollevarsi ne viene respinta, viene deviata, non di tanto, ma è sicuramente un effetto che rallenta il flusso di contaminanti verso la laguna. Qui vediamo in questa diapositiva che c’è un ritardo di circa un’ora tra il picco della marea, che è questo, e il picco della falda, in un piezometro che dista circa 6 metri dal mare. Quindi questa temporanea inversione rallenta ulteriormente il flusso dei contaminanti. Non ho materialmente idea di quanto sia rallentato, ma in effetti un piccolo rallentamento ci deve essere. Inoltre abbiamo questo fatto che l’intrusione di acqua salata che si incunea sotto l’acqua dolce, proveniente dal continente, produce sicuramente un effetto sull’andamento delle pressioni in profondità, in cui vedremo a sua volta cosa produce questo effetto. Abbiamo inoltre la formazione di una zona di mescolamento, prodotta in gran parte dalle maree, lungo il contatto acque dolci ed acque salate, di cui abbiamo già parlato, e variazione di distribuzione delle pressioni idrostatiche delle acque sotterranee per intrusione del cono salino. Vediamo questa intrusione del cono salino, l’acqua salata entra nel continente in profondità, l’acqua dolce risale lungo questo contatto e nel risalire si formano queste mescolanze ed esiste una zona di transizione in cui la salinità cresce gradualmente fino a questo livello, tra l’acqua dolce e l’acqua salata. Bisogna ritenere non condivisibile l’opinione del professor Nosengo il quale riteneva nella sua relazione irrilevante agli effetti inquinologici la presenza di questa zona di miscelazione. Se infatti l’acqua marina dà un contributo alla falda fatalmente porta a una diluizione dei contaminanti presenti nell’acqua marina e non si può negare la presenza di questa zona di miscelazione perché è un fenomeno fisico, è un fenomeno di diffusione molecolare al contatto tra fluidi facilmente miscibili, perché acqua da una parte e acqua dall’altra, il loro semplice contatto non può che produrre una zona di transizione, una zona di mescolamento, anche soprattutto quando ci siano oscillazioni di maree che mescolano queste acque. Per cui una certa importanza, non so quanta devo dire, una certa importanza nella diluizione delle concentrazioni di acqua inquinata che arriva dal continente, questa zona di transizione la deve avere. Inoltre abbiamo questa deformazione di distribuzione delle pressioni idrostatiche determinate dall’intrusione marina, in effetti le pressioni idrostatiche si distribuiscono a seconda delle densità. Dal momento che l’acqua marina ha una densità diversa dall’acqua dolce, passando dall’acqua dolce all’acqua marina, in profondità, un cambiamento in quelle che sono chiamate le equipotenziali avviene. Allora cosa succede? Succede che i piezometri che prendono solamente nell’acqua dolce hanno un certo livello piezometrico, quelli che prendono solo nell’acqua salata hanno un altro livello piezometrico. Ciò crea una evidente difficoltà di interpretare le carte piezometriche. Ad un certo punto guardando le carte piezometriche - erano state descritte durante le relazioni, per cui anche quelle del professor Nosengo - mi sono accorto che c’era qualcosa che non suonava in un modo perfettamente logico, in particolare veniva fatto vedere che c’era, in questo punto, la carta era molto piccola, ma credo di identificare questo punto, una culminazione, avevamo un livello piezometrico molto alto, quindi pareva che le acque, essendo questo livello piezometrico molto più alto di quelli circostanti, queste acque venissero, si infiltrassero in questo punto e poi andassero verso il continente. Tanto è vero che per qualche momento ho creduto anch’io, con un certo timore, che ci fosse un travaso di contaminazioni dalla zona 45-48 verso il continente. Per questo fatto ci siamo premurati di andare a compiere un’indagine che prendesse tutti i piezometri che prendevano in prima falda, andando a vedere le piezometrie rilevate in questi piezometri che erano circa una cinquantina. Abbiamo fatto questo lavoro prendendo i dati del settembre del 2000, perché li abbiamo rilevati personalmente, i piezometri sono questi segnati in rosso, ci siamo accorti che la situazione in realtà è questa, l’acqua proviene sempre dal continente, come abbiamo visto. Andiamo a vederla in questa figura: l’acqua viene sempre dal continente, non torna indietro per fortuna, viene da questa parte, in questi punti, in questi punti la falda che entra in questa penisola artificiale, delimitata dai canali, quando arriva qui dietro viene drenata dai canali, cioè l’acqua arriva qui e poi scende verso i canali, si raccorda a livello zero del mare, quindi scende da questa parte, arriva di qua e scende da quest’altra e quindi cosa succede? Che lungo il canale abbiamo dei valori di piezometria bassi, lungo l’asse centrale del Petrolchimico rimangono dei valori alti, avendo pochi dati può sembrare che ci siano dei punti di massimo per cui non avendo dati in questo punto potrebbe sembrare che l’acqua torna indietro, in realtà l’acqua entra da questa parte e viene drenata dai canali, nessuna paura l’acqua entra nel Petrolchimico e va a finire verso i canali. Dirò di più che abbiamo fatto anche un bilancio idrico, da cui si deduce facilmente che l’acqua che piove qui sopra, aggiungendo anche eventuali perdite dovute a rotture delle fognature, non so per qualche marchingegno che perde in questa zona qui, mettendo un tot notevolmente cautelativo, il bilancio idrico di quest’area non permette la formazione di una falda, non c’è falda nel riporto perché il bilancio idrico è completamente negativo, evapora molta più acqua di quanto non si infiltri, quindi è impossibile che si possa formare dell’acqua e poi vada ad alimentare il continente, torna un po’ tutto con la logica attraverso questa ricostruzione della piezometria. Andiamo avanti, vediamo quindi che la piezometria è così costruita, mostra che l’acqua dolce entra nella penisola artificiale e poi termina nei canali. Dobbiamo quindi contraddire l’affermazione del professor Nosengo nell’udienza del 4 ottobre 2000: l’acqua non si dirige verso monte. Questo esame della falda superficiale, della prima falda ci ha indotti ad andare ad esaminare quella che è chiamata nella relazione falda superficiale, per capire se c’è qualche cosa che possa confermare il sospetto che esista una falda del riporto. Ebbene ci siamo accertati che non può esistere, uno perché i livelli che i piezometri rilevano sono molto diversi l’uno dagli altri e non solo correlabili; in secondo luogo perché se qui dentro, nei primi metri, esistesse una falda che percorre i rifiuti, questa falda prima o poi emergerebbe, abbiamo visto che qui ci sono delle scarpate piuttosto alte, per cui la prima falda è tutta posta allo scoperto, le onde hanno posto allo scoperto questa scarpata. Qui emergerebbe qualcosa, avremmo delle risorgenze, queste risorgenze non sono mai state trovate, ciò non fa altro che confermare che la quantità di acqua presente in questo riporto è pochissima, non è in grado di formare una vera e propria falda, altrimenti avremmo in qualche modo qualche manifestazione. Ecco, in effetti c’è qualche situazione che qui possiamo appoggiarci, nella relazione relativa alla discarica 43 ettari, si dice che la cosiddetta falda superficiale nella zona nord non è caratterizzata né dal punto di vista chimico né idrogeologico, la sua esistenza sembra essere limitata a porzioni piccole di territorio, solo pochi sondaggi la identificano e, qualora esistenti, non sembrano costruire un apporto significativo in termini di scambio con il canale industriale sud. Per ciò che riguarda invece l’intrusione dell’acqua marina, la vediamo pienamente visibile qui, dove troviamo delle concentrazioni di cloruri, qui siamo in zona 59, 60 e 61 addirittura di 15 grammi/litro. Qui, lungo il canale interrato Bondante superiore, troviamo 13 grammi/litro, 14 grammi/litro, tenori simili a quello del cloruro nell’acqua marina, 17, 20 grammi/litro nell’acqua marina. Quindi qui c’è acqua marina in profondità. I piezometri prendono acqua salata, la cosa non sarebbe giustificata in alcun modo che ammettendo che avviene effettivamente questa intrusione d’acqua marina; l’intrusione è visibile più o meno fino a questo punto, cioè al limite del Petrolchimico, dove il tenore di cloruro scende a 100 milligrammi/litro. Vediamo che dove c’è stato il riporto più recente e più elevato la quantità di sali presenti nella prima falda è più alta. Qui in questa zona e qui, dove c’è appunto l’ex canale Bondante superiore. Devo dire che è possibile anche calcolare lo spessore della lama d’acqua dolce che sovrasta il cuneo di acqua salina utilizzando relazioni semplici. Vediamo che usando questa formula di Glover, si ottiene che questa larghezza x, lungo la quale affiora l’acqua dolce, è di solo 2 metri, ciò giustifica quello che si diceva prima, cioè che è possibile una larga mescolanza dell’acqua marina attraverso zona di transizione con l’acqua dolce. Questa ha uno spessore piccolissimo per cui viene facilmente interessato dall’acqua marina. Tutte queste difficoltà hanno comportato che Acquater e Enichem hanno dovuto compiere ben 820 sondaggi su tutta l’area considerata, 150 sondaggi per chilometro quadrato per acquisire nozioni sufficienti per procedere ai progetti. Oltre 300 di queste perforazioni sono state attrezzate a piezometro. Qui vediamo complessivamente quanto il Petrolchimico sia stato interessato da perforazioni e indagini. Io vorrei ora passare la parola al dottor Alberti che illustrerà questi interventi.

ALBERTI – Dunque, adesso affrontiamo il tema degli interventi compiuti da Enichem nell’area del Petrolchimico e quelle aree che riguardavano i siti nove e i siti contaminati che abbiamo trattato nell’udienza di giovedì. Riprendiamo un attimo questi interventi e i tempi di questi interventi che andavano visti nell’ottica dei punti esposti dal professor Francani, quindi la complessità dell’area di Porto Marghera e dei tempi che abbiamo visto si impiegavano agli inizi degli anni ‘90, a quelli che si impiegano tuttora negli Stati Uniti. Dunque, un adeguato studio della struttura idrogeologica è apparso nella relazione del professor Francani fondamentale per una accurata ed efficace progettazione degli interventi che si dovevano compiere e dal 1991, ricordiamo che è nel novembre 1990 che Enichem diventa proprietaria dei terreni, e quindi è dal 1991 che Enichem - che allora si chiamava Enichem Anic – avvia gli studi nel campo ambientale per la progettazione di bonifica e per effettuare indagini.

 

Avvocato Cesari: avvocato Cesari, difesa Zerbo. Vedo dalla slide che sta proiettando che lei parla di interventi di Enichem dal 1991, le chiedo dottore, prima del 1991 e negli anni immediatamente precedenti e quindi ‘88, ‘89 e ‘90, le risulta che siano state iniziate, avviate attività di indagine di messa in sicurezza di bonifica su siti interni allo stabilimento Enichem o su siti esterni allo stabilimento stesso, che si poteva pensare che ci fossero rifiuti industriali provenienti dallo stabilimento?

 

Pubblico Ministero: credo che l’intervento dell’avvocato Cesari sia determinato dalla frase che è scritta, "dal 1991 Enichem o Anic avvia studi nel campo delle bonifiche e delle indagini ambientali", solo per il verbale stenotipico, se no non risulta, noi lo vediamo, ma nel verbale non risulta.

 

ALBERTI - L’elenco successivo degli studi, riporto quelli dal ‘91 al 2000, ho visto studi fatti in precedenza e so che dall’88 circa ci sono delle indagini, nell’89 nell’area 31, 32, ci sono dei sondaggi svolti dalla Geotecnica veneta, ricordo che erano stati fatti degli interventi dal punto di vista dell’impiantistico, diciamo per evitare... sui fanghi mercuriosi e per i fosfogesti cioè degli impianti che permettessero di non smaltire più questi rifiuti in discarica, c’è uno studio fatto nel 1989 dalla Isotec sul canale Lusore-Brentelle e poi ci sono degli interventi invece che vengono attuati sul Malpaga e Dogaletto, che sono due aree esterne al Petrolchimico e non sono tra le 9 che noi elenchiamo, che però in epoca, appunto ‘88, ’89, in seguito a delle ordinanze sindacali vennero avviati degli studi e dei progetti di messe in sicurezza che poi vedremo che si sono concluse in epoca seguente, tra il ‘92 e il ’93, quindi in epoca Enichem.

 

Avvocato Cesari: a complemento, le risulta che questi interventi di cui ha appena parlato si siano attuati quando l’ingegnere Federico Zerbo era direttore dello stabilimento Petrolchimico?

 

ALBERTI - Sì, perché se non sbaglio l’ingegnere Zerbo, credo sia direttore dall’88, e mi risulta che abbia formato un gruppo diciamo che si occupava di sicurezza ambiente diretto dall’ingegnere Gavagnin che aveva il compito di individuare le problematiche ambientali all’interno dell’area e quindi di avviare queste indagini che potessero portare alla scelta di come proseguire sulle aree del Petrolchimico. Dunque, dicevo che adesso mostrerò - magari sarà un elenco un po’ noioso – però, le indagini che sono state svolte dal 1991 fino ad oggi, al 2000, queste indagini partono da un certo settore del Petrolchimico e mano a mano si allargano, sempre di più, si indaga sempre un’area più vasta e si arriva ad avere una conoscenza sempre più accurata del sistema idrogeologico e dello stato di contaminazione che rappresenta nel Petrolchimico e nelle aree esterne. Nel fare questo la società Acquater, che è la principale società che svolge le indagini sul Petrolchimico, ed anche Enichem seguono un ordine di priorità, partono da quei siti che quando entrano in possesso di Enichem già ponevano dei dubbi sulle problematiche ambientali che potevano avere, per esempio la 31-32 è una delle prime che viene indagata, questa è una frase del decreto ministeriale 471/99, già mostrate dal professor Francani che non vi rileggo, che mostra la possibilità di avere un progetto articolato in fasi progettuali distinte. Allora nel 1991 non esisteva ancora questo decreto ministeriale, però era una logica che veniva già seguita dalle aziende che operavano nel settore ambientale, che per questo modo di procedere è stato appunto riportato nel decreto ministeriale 471/99. La prima indagine è del 1991, viene consegnata nel 1991, in effetti ci sono lettere già tra Acquater e Enichem che risalgono al giugno, maggio del 1991 e appunto sull’area 31-32. Nel marzo ‘92 viene portato a termine l’intervento di messa in sicurezza della discarica Dogaletto, come dicevo prima, è iniziata in epoca precedente, probabilmente avviata dall’ingegnere Zerbo; nel settembre del 1992 viene presentato un ulteriore studio sul canale Lusore-Brentelle, per effettuare la sua messa in sicurezza. Alla fine del ‘92 vengono compiuti gli studi preliminari su aree Campaccio ex Ceneri, vediamo che qui dall’area interna al Petrolchimico si passa a un’area esterna, quindi si inizia ad indagare su aree di zona di allargamento che sono all’interno della zona agricoltura e nel 1993 vengono terminati invece i lavori di sistemazione ambientale della discarica Malpaga sempre esterna e sempre iniziata, come dicevo, in epoca precedente. Febbraio 1993, vengono proposti dei primi progetti preliminari, una relazione molto piccola, proprio molto preliminare, di interventi per l’area di Campaccio ex Ceneri e la zona 32. Nell’aprile si iniziano ad indagare le aree 18, 13 e 3/12, nella relazione della Geotecnica veneta si fanno dei sondaggi, quindi il numero di sondaggi cresce, abbiamo quelli all’interno della 31 e 32 e abbiamo anche i nuovi sondaggi in quest’altra area. Alla fine del ‘93 abbiamo anche un’indagine della zona 33 che è confinante con la zona 32 e viene compiuta dalla Geosondaggi con altri 6 sondaggi. 1993, ancora ottobre dicembre, ad opera della Geosondaggi inizia la prima indagine dal ‘91 al ‘93, quindi sono passati circa 2 anni, 2 anni e mezzo, una caratterizzazione dell’intera area dello stabilimento di Porto Marghera, del Petrolchimico, vediamo in questa mappa della Geosondaggi il Petrolchimico e in rosso i piezometri che vengono realizzati su tutto il Petrolchimico, quindi non si parla più solo dell’area 31-32, ma si inizia a pensare a tutto il Petrolchimico. Nel novembre viene commissionato a Snam progetti uno studio sull’area ex Ceneri, quindi in zona agricoltura che era emersa essere una delle zone problematiche - c’è una scheda numero 14 all’interno del faldone L in cui viene riportata una serie di aree critiche che erano state individuate da parte di Enichem nelle sue aree, e l’ex Ceneri era una di queste che poneva dei problemi - si avvia questo progetto per effettuare il risanamento. ‘94, nel febbraio abbiamo i risultati dei piezometri, realizzati da Geosondaggi, lo abbiamo visto prima nella mappa, è una relazione firmata Bustero e dottor Raccanelli, in cui presi i campioni da questi piezometri sono state fatte analisi e si dice che non emergono problematiche di inquinamento. Dunque, nel febbraio viene fatto il campionamento, nell’aprile vengono consegnati i risultati, la relazione quindi è dell’aprile, nel maggio viene proposto un approfondimento dell’indagine idrogeologica, consigliando l’installazione di nuovi piezometri e il proseguimento delle letture piezometriche, perché in questo documento risulta che si riteneva probabilmente che quei piezometri, erano una decina realizzati dalla Geosondaggi, non erano sufficienti per rappresentare adeguatamente tutta la situazione del Petrolchimico, quindi si cerca un approfondimento e una comprensione sempre migliore della situazione di contaminazione del Petrolchimico, non ci si accontenta di questi 10 piezometri. Nel giugno del ‘94 viene consegnata la relazione elaborata per l’ex Ceneri, quindi per il progetto di messa in sicurezza. Luglio del 1994 viene aperta una commessa per il completamento dell’indagine idrogeologica dello stabilimento, come si diceva prima si chiedeva di estendere il numero di piezometri, questa è una copia della commessa, abbiamo evidenziato in arancione, verde ed azzurro i punti fondamentali, la commessa è del 27/7/94, si dice che il lavoro comporta la perforazione e messa in opera di circa 40 nuovi piezometri e due campagne piezometriche. Il lavoro si prefigge l’obiettivo di ricostruire il quadro idrogeologico dell’area dello stabilimento e determinare l’andamento delle falde acquifere interessanti l’area stessa. Il lavoro si rende necessario per completare, approfondire e verificare le conoscenze acquisite tramite l’indagine effettuata recentemente da Geosondaggi con i dieci piezometri, la ricostruzione più dettagliata e precisa della situazione idrogeologica dello stabilimento è condizione preliminare per ogni altra eventuale iniziativa volta alla protezione delle falde secondo la politica di Enichem in materia di sicurezza, salute ed ambiente. Quindi credo che questo mostri la volontà di approfondire sempre più e comprendere sempre meglio la situazione del Petrolchimico. Nel ‘95 si ha una nuova proposta di caratterizzazione di tutto il Petrolchimico, che poi si conclude nel luglio del ‘95. Viene commissionata invece a marzo un’indagine su una zona di agricoltura tra cui rientra anche la zona Campaccio, che è il punto numero 7 del capo d’imputazione, vediamo sempre più estendersi l’area indagata, vediamo che in totale solo il Petrolchimico sono 5,5 chilometri quadrati e poi c’è tutta la zona di agricoltura. Nel maggio Acquater commissiona un’ulteriore indagine sulla 31-32 per effettuare il progetto definitivo della messa in sicurezza, ricordiamo c’è solo un progetto preliminare del ‘93, e nel luglio viene consegnato il progetto di messa in sicurezza delle isole 31-32. Ci addentriamo un attimino sulle isole 31-32 e il progetto di messa in sicurezza; l’isola 31-32 è interna al Petrolchimico ed è questa, il numero 1 del capo di imputazione e il numero 22 anche l’isola 35 che poi è rientrata nel medesimo progetto di messa in sicurezza, il tipo di intervento definitivamente realizzato nel luglio ‘97, secondo quel progetto era nel ‘95 con alcune modifiche seguenti, prevedeva la cinturazione perimetrale delle isole 31, 32, 35, mediante un diaframma plastico che è un diaframma di cemento e bentonite con all’interno un telo di HDPE quindi impermeabile, che intestato a profondità tra 17 e 21 metri dal piano campagna in uno strato limoso, argilloso di fondo che separa idraulicamente la prima e la seconda falda. In totale è lungo 1850 metri, questo confinamento, superficialmente si fa una sistemazione superficiale per regolarizzare l’area, viene impermeabilizzata in modo che le acque non si possano più infiltrare e quindi alimentare autonomamente la falda e portare eventualmente il contaminante all’esterno, e viene realizzata una trincea drenante che tende ad abbassare i livelli piezometrici, i livelli dell’acqua, all’interno di questo confinamento in modo che le acque vengono richiamate eventualmente verso il suo interno, invece che uscire dall’area, quindi è un catino che semmai drena le acque verso il suo interno. Questa è la stratigrafia che abbiamo riassunto dell’area 31-32, abbiamo il riporto che è costituito da 3, 5 metri, poi abbiamo, dove sono contenuti i contaminanti, abbiamo quel livello, il secondo strato, che è il caranto, che abbiamo visto, dicevo l’altro giorno, è discontinuo qui in alcuni punti, poi abbiamo il terzo stato che è costituito dal primo acquifero, circa di spessore 8 metri, e poi abbiamo un livello argilloso con spessore da 2 a 7 metri con permeabilità bassissime, 10-8, 10-10 metri al secondo, dove, appunto, si va ad intestare il diaframma plastico.. C’è un po’ di confusione nel controesame del professor Nosengo, sembrava che questo diaframma si intestasse all’interno del caranto che era discontinuo, che quindi permettesse alle acque contaminate presenti al riporto di uscire e di andare continuamente a contaminare, no, il diaframma si intesta molto più in profondità in questo strato di argilla che è stato riconosciuto continuo in tutti i sondaggi che sono stati effettuati all’interno del Petrolchimico, cioè tutte le perforazioni che hanno raggiunto questa profondità, all’interno del Petrolchimico, hanno trovato sempre la presenza di questo strato. Anche in questo caso, anche il caranto, ricordate, il professor Nosengo affermava che il caranto è discontinuo in tutte queste isole e parlava di un quinto dell’area del Petrolchimico, questa è una copia della carta, l’argilla sottostante al riporto che è il caranto, e vediamo che qui dice che è assente dove è in giallo e dov’è in arancione è minore di due metri, quindi non è vero che in tutte queste aree non c’è il caranto, è più sottile, e comunque il caranto è presente, quindi il caranto è un problema di discontinuità che vanno individuate e sono stati fatti proprio i sondaggi per individuare la discontinuità del caranto. Questo non per difendere la 31-32, che si potesse fare il confinamento dentro nel caranto o cose del genere, è stato fatto al di sotto perché dava maggiori garanzie di sicurezza, però in altri punti poi il confinamento potrà essere fatto invece in uno strato più superficiale, perché facendo i sondaggi è stato trovato continuo, su tutti questi rappresentati in rosso sono sondaggi e soltanto nell’11% dei sondaggi il caranto è stato trovato discontinuo. Questo è lo schema della messa in sicurezza, questo è il diaframma plastico che dicevo, con il telo di HDPE, un telo di plastica spesso che offre garanzie di tenuta e questa è la stratigrafia che vedevamo prima, quindi vediamo che questo diaframma si intesta all’interno dell’argilla per almeno un metro e mezzo, è scritto qui. E che il caranto quindi non si intesta nel caranto ma al di sotto. Quindi questo costituisce il fondo impermeabile di questa messa in sicurezza, invece il diaframma costituisce l’impermeabilizzazione laterale quindi l’inquinamento non ha la possibilità di uscire da questa messa in sicurezza. Nell’ottobre del ‘95 viene consegnata la relazione contenente il progetto di bonifica di alcune zone di agricoltura tra cui Campaccio; nel novembre viene commissionato ad Acquater una nuova indagine su tutto il Petrolchimico più vasta che porta anche a quella mappa che abbiamo visto in precedenza in cui ci sono 67 sondaggi completati a piezometro, a questo punto arriviamo a un centinaio di piezometri nell’area. Nell’aprile ‘96 abbiamo la consegna dei risultati definitivi delle indagini compiute sul Petrolchimico dal Consorzio Basi, che è appunto quell’indagine, l’ultima che ho citato prima del ‘95, si ha un piano di risanamento ambientale per la zona 59, 60, 61 quindi una nuova area all’interno del Petrolchimico che fino a quel momento non era stata individuata, anche nelle note dell’ingegner Gavagnin, se andiamo a vedere, non viene mai segnalata 59, 60 e 61 come area critica. Nell’indagine che era stata fatta con quei dieci piezometri della Geosondaggi in cui Raccanelli faceva la relazione, in un piezometro che è proprio nell’area 59 non viene trovato tracce di contaminanti, e quindi non era tra le aree che si ritenevano critiche, solo dopo altre indagini è emersa la criticità anche di questa area qua. Nel luglio del ‘96 si fa un’indagine anche sull’isola 35 che era contigua alla 31-32 e che si sospettava potesse porre gli stessi problemi e quindi viene confinata anch’essa insieme alla 31, 32, 35. Nel gennaio vengono avviate le indagini sulle isole 45-48, anch’essa non era mai stata segnalata come area critica. Nel febbraio abbiamo nuove indagini geognostiche della Geotecnica veneta lungo le sponde del Petrolchimico per vedere i rapporti con i canali industriali. Nel marzo ‘97 abbiamo indagini che vengono avviate invece sulle aree Morenzani, nell’aprile abbiamo ancora indagini sulle aree Morenzani, questo elenco serve per rendersi conto di quante indagini si sono fatte. Agosto abbiamo 31, 32 e 35, abbiamo fatto un campo prova per verificare la tenuta del diaframma che è stato costruito nelle aree 31, 32, 35, si approfondisce nell’agosto l’ipotesi dell’intervento che poi sarà anche lì una messa in sicurezza, della 45-48. In settembre si fanno rilievi piezometrici e idrochimici per il collaudo della 31, 32, 35 che ormai è stato completato il confinamento e lo si sta collaudando, e nel settembre abbiamo questa relazione che conferma la bontà della tenuta dei diaframmi plastici che sono stati realizzati, quindi l’intervento sulla 31, 32, 35, a nostro avviso adeguato, proprio per le frasi contenute negli atti di collaudo fatti dalle ditte, "il diaframma è stato eseguito a regola d’arte, la funzionalità delle opere garantisce ogni pericolo di inquinamento delle acque sia superficiali che sotterranee", collaudo del settembre ’97. Poi abbiamo relazione di sintesi finale dello studio geotecnico italiano del ‘97, il sistema di cinturazione messo in opera nel cantiere Enichem di Porto Marghera, risulta, almeno sulla base delle prove effettuate, pienamente in linea con le prescrizioni più severe attualmente applicabili a questo tipo di manufatto, considerando normative, raccomandazioni e indicazioni sia a livello nazionale ed internazionale. Sono state fatte delle prove di emungimento per verificare la tenuta di questo diaframma con dei piezometri all’interno e all’esterno del diaframma, all’interno del diaframma si pompava, si abbassava il livello idrico, si verificava se all’interno il livello dell’acqua si abbassava ancora, invece il livello dei piezometri esterni non veniva influenzato da questo pompaggio all’interno, quindi bisogna dire che non c’era comunicazione idraulica tra ciò che c’era all’interno del confinamento della messa in sicurezza e ciò che c’era all’esterno. Sono state fatte anche delle prove di tracciamento, è stato versato il cloruro di litio, che è un tracciante, e si è verificato che all’esterno non venisse trovato questo cloruro di litio, e lo strato di argilla che c’era alla base abbiamo visto ha un elevato spessore, una permeabilità molto bassa e quindi garantiva la tenuta alla base di questo confinamento. Un altro problema era quello dell’omissione dell’intervento su quest’area. Il tempo impiegato per realizzare la bonifica dell’area è stato di 6 anni e mezzo, cioè da quando Enichem è entrato in possesso dell’area a quando, nel luglio ’97, la messa in sicurezza, non bonifica, è stata realizzata, è stato 6 anni e mezzo. Dunque, le indagini dal ‘91 al ‘97, lo stato di conoscenza su tutto il Petrolchimico e sull’area 31-32 non era sufficiente, quando Enichem entra in possesso dell’area, era ancora sommaria, insufficiente per portare dei progetti, proprio per la complessità della struttura idrogeologica dell’area di Porto Marghera, dall’estensione dell’inquinamento e dalla complessità dell’intervento che si doveva attuare e qui in Italia si avevano pochissimi esempi. Non si doveva neanche intervenire urgentemente, era meglio fare bene le indagini dato che le velocità erano molto basse, c’è anche un’indagine del 1991 in cui si fanno già delle prove di compagine, si vede che la velocità, la permeabilità è scarsissima, è bassa, faticavano ad estrarre 0,04 litri/secondo da questi piezometri, quando in un acquifero che viene normalmente utilizzato, nella pianura lombarda si estraggono anche 50 litri/secondo, quindi si aveva già presente sin da ’91 che le velocità erano molto basse, quindi era meglio indagare bene e fare bene la messa in sicurezza, piuttosto che adottare una messa in sicurezza che magari si sarebbe intestata nel caranto e poi non avrebbe offerto le garanzie di tenuta che erano necessarie. Qui è un elenco di tutte le indagini fatte sull’area, ci sono 33 sondaggi, scavi, 12 piezometri, adesso non sto ad elencarli tutti, poi saranno consegnati con le copie di questi lucidi. Tornando all’elenco precedente, nel ‘97 abbiamo ancora caratterizzazione sull’area Morenzani, novembre ancora area Morenzani, nel dicembre abbiamo una sintesi delle campagne delle acque di falda della zona 59, 60 e 61, nel settembre ‘98 abbiamo esecuzione di sondaggi geognostici, prove geotecniche 45 e 48, abbiamo la bonifica dell’ottobre dell’area Campaccio, in cui vengono asportati i terreni fino alla profondità di 2 metri, 2 metri e mezzo, poi si ha un approfondimento dell’ipotesi di indagine per l’area ancora Morenzani Malcontenta. Passiamo al ‘99, c’è il progetto esecutivo della messa in sicurezza 45-48, viene avviata la messa in sicurezza dell’area 45-48, la messa in sicurezza è del tutto simile a quella dell’area 31-32, si ha uno studio di impatto ambientale per l’impianto TD12 che è un nuovo impianto che deve essere costruito nell’area 59, 60 e 61, quindi per la realizzazione di questo impianto, siccome si doveva perforare il caranto si fanno delle indagini per valutare, comunque lo studio nell’aprile, dicevo, porta la realizzazione di questo TD12 che poneva un problema particolare, lì si doveva fare una relazione di un nuovo impianto e quindi era da studiare come realizzarlo, per evitare di portare l’inquinamento dello strato di riporto, che abbiamo visto ieri, com’era stato realizzato, in profondità. Sempre messa in sicurezza 45-48 settore settentrionale si fa un approfondimento con indagine litostratigrafica; nell’ottobre abbiamo una caratterizzazione idrogeologica qualitativa del sottosuolo dell’area Morenzani; nel novembre abbiamo ancora sull’area Morenzani la Malcontenta C un piano di sicurezza e coordinamento per l’avvio della messa in sicurezza; nel novembre ‘99, Enichem, fatto da Consorzio Basi, abbiamo l’intervento per la messa in sicurezza dell’area Morenzani A, ed è il progetto esecutivo. Nel dicembre ancora abbiamo la caratterizzazione idrogeologica qualitativa dell’area Morenzani B, che poi si è scelto di fare un monitoraggio dell’acqua di falda perché l’inquinamento è molto ridotto in quest’area, quindi si è valutata la non necessità di una messa in sicurezza, in accordo con gli enti pubblici, monitorare per vedere l’evoluzione e per prendere ulteriori decisioni. Ancora abbiamo indagini sul TD12, abbiamo indagini geofisiche nel settore settentrionale, questo viene fatto per valutare adeguatamente dove intestare il diaframma plastico nell’area 45-48 quindi valutare bene di riuscire a intestarlo in quell’argilla che si trova al di sotto della prima falda, e quindi non sbagliare e permettere che uscissero inquinanti. Nel marzo 2000 abbiamo analisi di rischio presso l’area dell’impianto TD12, isola 59, nel marzo 2000 abbiamo valutazioni tra interferenze tra lo stagno e falda superficiale dell’area 45-48. Nell’aprile 2000 ancora il TD12, perché il TD12 sono stati chiesti approfondimenti vari dall’autorità pubbliche, quindi è un nuovo piano integrativo di caratterizzazione dei suoli. Per il TD123 ancora in giugno una relazione tecnica e la caratterizzazione integrativa dei terreni di scavo ai fini della successiva collocazione, e da qui è emerso che il primo metro non poneva problemi per un uso industriale a norma della 471/99, quindi il primo metro poteva essere rimesso all’interno della messa in sicurezza che poi si sta realizzando nell’isola 59, settore TD12. Nel settembre del 2000 è stata avviata la bonifica di questo settore TD12. Abbiamo finito con l’elenco, adesso ovviamente nel 2001 si sta continuando con il portare a termine le messe in sicurezza, per tornare all’idoneità degli interventi di messa in sicurezza permanente. E’ uno strumento previsto dal decreto ministeriale 471/99. All’articolo 6 troviamo: "qualora la fonte inquinante sia costituita da rifiuti stoccati e il progetto preliminare di cui l’articolo 10 dimostri che, nonostante l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili a costi sopportabili, non sia possibile la rimozione dei rifiuti stessi, la Regione può autorizzare interventi di messa in sicurezza permanente". Era il caso di quello che abbiamo visto, della 31-32, della 45-48, perché erano aree molto vaste, vedevamo ieri nelle mappe che ho mostrato. Il Magistrato alle acque nel ‘93, in un suo documento contenuto nel faldone M, pagina 584, fa una scheda in cui abbozza gli interventi possibili sulle varie 17 discariche che erano elencate e tra queste c’è anche una nota che dice che il risanamento di discariche di grandi dimensioni come quelle prese in esame, porta in genere ad utilizzare opere civili per il confinamento e l’impermeabilizzazione che a seconda dei casi vengono attuati da tutta o solamente su una parte dell’area di discarica. In particolare per l’area Morenzani consigliava l’impermeabilizzazione superficiale e la conterminazione perimetrale. Anche per le discariche pubbliche, l’intervento di messa in sicurezza permanente, è stato realizzato, si è scelto questo tipo di intervento, quindi nello stesso modo in cui è stato fatto per l’Enichem e successivamente all’intervento fatto da 31-32 da Enichem, e non posso pensare che l’intervento attuato da Enichem sia comunque servito come esempio poi per le altre discariche. Queste discariche pubbliche, 34 per il San Giuliano, isola delle Tresse, San Biagio, si è fatta questa realizzazione del confinamento, della messa in sicurezza permanente, 43 ettari San Giuliano solo su una porzione non su tutta l’area, su 43 ettari solo 10 ne sono stati messi in sicurezza, su San Giuliano soltanto su 16 ettari di 50. Analizziamo un attimo San Giuliano, prendo solo questo come esempio per tutte, è al numero 9 del capo di imputazione, non è di quelle di proprietà Enichem, è pubblica, l’area è stata oggetto di scarichi tra gli anni ‘50 e ‘70, e questo è riportato anche dal documento della Provincia di Venezia del ‘98, l’area era nota essere un deposito di rifiuti solidi urbani e di materiali gessosi di provenienza industriale fino al 1966, in quanto esiste una convenzione tra Magistrato alle acque e Montecatini Edison, che permette di occupare la zona con materiale gessoso per ricostruire le immondizie che venivano riportate, perché queste zone venivano utilizzate per mettere i rifiuti, gli RSU cittadini e siccome la popolazione si lamentava degli odori che emanavano si utilizzavano poi i gessi per ricoprire il tutto e non disturbare la popolazione, quindi il protocollo 24531 era noto alle autorità pubbliche, quindi l’esistenza di questa discarica. Già nel ‘79 ci sono delle prime indagini chimiche e geognostiche che vengono realizzate sull’area. Nell’84 l’U.S.S.L. 36 notando che l’erosione aveva portato ad emergere terreni contaminati, fusti, consiglia di fare un intervento nell’area. Solo nel ‘96 si ha il primo progetto di messa in sicurezza del parco San Giuliano, riguardante quei 160.000 metri quadri e l’intervento scelto è proprio l’isolamento con il diaframma plastico verticale. Veniva realizzato qua, separando in due catini, in una viene fatta nel caranto, e una viene fatta nell’argilla sottostante la prima falda. Qui non per dire che il caranto non tiene, dalle indagini che hanno fatto il caranto è emerso essere continuo e quindi adeguato per fare la messa in sicurezza, invece nell’area a fianco si è deciso di farlo con un diaframma più in profondità. Ovviamente, siccome ha dei costi fare questo intervento, se uno deve fare uno scavo fino a 3 metri, ovvio credo che un ente pubblico, o il comune o una ditta scelga di fare un intervento che dà le stese garanzie di sicurezza con la spesa minore. E quindi in questo caso si è scelto di fare l’intervento all’interno del caranto, comunque all’interno del Petrolchimico si è scelto di farlo nel livello più profondo che dava maggiori garanzie. Ora rimane tutta la restante parte dell’area da indagare, quindi abbiamo che l’intervento è analogo ma restano ancora tutta la restante parte dell’area di San Giuliano e abbiamo visto i tempi che si sono impiegati per arrivare alla realizzazione di queste opere di bonifica. Se partiamo dal ‘66 dalla convenzione con il Magistrato alle acque sono passati 30 anni, se passiamo dall’84 o dal ‘79 quando ci sono le prime analisi chimiche sono passati all’incirca 20 anni, quindi tempi sicuramente superiori a quelli che ha avuto Enichem nella realizzazione delle sue messe in sicurezza o delle sue bonifiche. Questa parte l’ho conclusa, la parte successiva sono le conclusioni del professor Francani sugli interventi di messa in sicurezza.

 

Presidente: fra un’oretta, ci vediamo alle 3 e mezza. Prego, professor Francani.

 

FRANCANI - L’ultima parte della nostra presentazione riguarda l’esposizione delle difficoltà che si frapponevano all’attuazione di interventi immediati su tutta l’area del Petrolchimico. Normalmente la procedura standard di intervento in questi casi comprende dopo la segnalazione dell’inquinamento la presa di rimedi di emergenza che si prendono dov’è possibile per evitare contaminazione alle cose e alle persone poste vicino a fonti di inquinamento e successivamente una serie di prospezioni geognostiche compiute molto rapidamente con sondaggi che servono per chiarire in che modo questo inquinamento si sta propagando. Dopo questa prima fase di emergenza segue uno studio della fattibilità degli interventi più idonei che si ricava dal modello concettuale ricavato dal sottosuolo ricavato dalle prime prospezioni. Questa analisi di fattibilità degli interventi serve per selezionare la tipologia dei progetti che possono essere adottati per portare al disinquinamento. Questa parte accompagnata dallo studio delle prospezioni geognostiche cosiddette definitive che riguardano l’analisi un po’ più dettagliata di come è fatto il sottosuolo a caratterizzazione dei parametri zoologici, le piezometrie, e tutto quanto, serve per scegliere quello che sarà il progetto fattibile o quello che appare il più idoneo per l’intervento. Successivamente si passa attraverso una serie di approfondimenti, qui ho segnato in modo generico modelli, che in realtà possono essere semplicemente scelte in base all’esperienza di chi attua l’azione progettuale di soluzioni trovate in passato per altri inquinamenti simili può essere anche l’uso di impianti pilota per vedere come funziona il tipo di intervento che si immagina, e in base ai risultati di questi studi e di queste indagini, di questi scenari che vengono configurati in maniera diversa a seconda del problema con cui si ha a che fare, si passa alla scelta definitiva del progetto, alla sua attuazione e dopo la sua attuazione, almeno parziale, analizzare i risultati che si ottengono tramite un monitoraggio, se l’operazione sembra che si svolga nel migliore di modi si finisce altrimenti si ripete la fase di simulazione di funzionamento cercando le soluzioni migliori di quella adottata. Questa procedura standard appare semplicemente da questa esposizione alquanto macchinosa, quello che mi interessa notare è che purtroppo è obbligatoria, infatti se si prescinde da una qualsiasi di queste fasi fatalmente si va incontro a problemi. Interventi affrettati hanno provocato danni molto gravi in ogni parte del mondo, per esempio, il fatto che si sia, in caso di sversamento di idrocarburi, non considerata la presenza di gas e solamente si sia provveduto ad ovviare alle infiltrazioni di oli nel terreno ha prodotto danni agli edifici perché questi gas si sono accumulati negli scantinati e quindi hanno prodotto seri inconvenienti in più di un caso. In un caso del Canada c’è stata l’invasione da parte di idrocarburi sversati in un braccio di fiume e di un lago che erano oasi naturali e protette a causa del fatto che non si era valutata in modo corretto la piezometria e quindi si è ritenuto che l’inquinamento si muovesse in una direzione invece che in un’altra. In casi ancora più gravi, franamento di una parte della discarica, in un caso italiano c’è stata una riattivazione dell’inquinamento perché i dreni all’interno di una cinturazione 31-32 non erano stati accuratamente progettati, per cui l’infiltrazione ha portato ad un traboccamento dell’inquinante che era contenuto in queste aree cinturate. Ma in sostanza i problemi sono infiniti, ogni volta che si ha a che fare con un’operazione di disinquinamento quello che bisogna temere soprattutto è l’avere dimenticato qualche fonte di contaminazione o non averla trovata, per cui si mettono in funzione tutti i rimedi possibili ma uno dei nuclei di contaminazione importante esiste ancora e quindi può dare, continuare a produrre inquinamento, quindi con necessità di tornare indietro. Ecco perché il problema principale è quello di cercare di ovviare nel minor tempo possibile ma con la maggior cura possibile a tutte le possibili sorprese che possono derivare dalle diverse situazioni, ciò comporta ovviamente tempi piuttosto lunghi. Nel caso di Porto Marghera si veniva ad aggiungere questi, non posso dire inconvenienti sono tipici di questo tipo di problema e disinquinamento, il fatto che non si potesse usare la cosiddetta barriera idraulica, cioè un sistema di pozzi che estraesse l’acqua dal sottosuolo e le deviasse a decontaminazione, abbiamo visto che non sono mai state realizzate finora questo tipo di opere e il motivo è semplice, cioè, risiede nel fatto che la portata dei pozzi è minima, circa un decimo di litro al secondo, così che il rimedio degli inconvenienti derivanti dall’inquinamento delle acque, per esempio dalla presenza di queste acque salmastre e inquinate contenute nel primo acquifero è lunghissimo, potendo estrarre solamente un decimo di litro al secondo il disinquinamento risulta non fattibile per il lunghissimo tempo che occorrerebbe a porvi rimedio. Volendo estrarre acque sotterranee dove la falda non è in grado di fornire in maniera sufficiente un recupero delle acque estratte dai pozzi produce l’abbassamento del livello piezometrico in modo irreversibile favorendo questi assestamenti del terreno che in casi di sabbie limose come quelle delle quali siamo in presenza a Porto Marghera è particolarmente grave. Ricordiamo che infine la depressione piezometrica creata con queste barriere idrauliche potrebbe generare l’ingresso di acqua marina aggiungendo indebitamente una fonte di degrado qualitativo alle acque sotterranee. Quindi questi pozzi barriera che sono collocati a valle degli inquinamenti, se gli inquinamenti si muovono in questa maniera sono messi così, sono destinati a creare una depressione piezometrica che assorbe l’inquinamento ed è effettivamente il rimedio ideale, quello che se si fosse potuto fare si sarebbe sicuramente attuato a Porto Marghera, il non averlo potuto produrre ha fatto sì che i ritardi negli interventi siano stati sensibili, non si è potuto quindi agire come comunemente si agisce, creando quindi un notevole sconcerto in chi doveva provvedere all’operazione. Vediamo cosa succede quando si corre il rischio di favorire l’ingresso di acqua marina. Immaginiamo di trovare tra una discarica e il mare, poniamo la barriera a valle della discarica, quindi abbastanza vicino alla costa. Se siamo vicini alla spiaggia il livello piezometrico assume questo andamento curvando sempre più man mano che si arriva al mare e quindi si raccorda con il livello marino, quando si dovesse agire con prelievi da pozzi succederebbe questo, cioè il livello piezometrico iniziale si trasformerebbe in quest’altro livello piezometrico che abbiamo chiamato finale, l’inclinazione della falda assumerebbe questo andamento, inverso al precedente e si richiamerebbe l’acqua marina, da questa parte si richiamerebbe acqua dolce e salmastra. Questo fatto produce un aumento dell’ingresso di acqua marina, ma anche la neutralizzazione del pozzo, in pratica il pozzo non estrarrebbe più l’inquinante, ma verrebbe impiegato solamente per estrarre acqua marina, quindi sarebbe praticamente inutilizzabile. Se si tiene conto del fatto che quest’acqua dev’essere disinquinata, in pratica si continuerà a disinquinare per sempre acqua marina, ecco perché questo tipo di sistemazione, in questi casi, è impossibile. Quando il pozzo è più distante, o la barriera, sono più distanti dal mare, quindi non possiamo richiamare direttamente l’acqua marina, accadeva invece un fenomeno molto simile, abbiamo qui la superficie che abbiamo detto chiamarsi interfaccia che separa l’acqua marina dall’acqua dolce, quando mettiamo in funzione i pozzi produciamo questo effetto, cioè l’interfaccia si avvicina al pozzo e l’acqua marina o acqua salata finisce con l’entrare nel pozzo stesso, la depressione risulta più contenuta, non arriva fino al mare ma il fatto che venga ad abbassarsi il livello piezometrico iniziale produce questa forma nell’andamento della superficie piezometrica. Abbassando qui il livello dell’acqua dolce, l’acqua marina sale e viene a invadere il pozzo. Ecco il perché non sono state praticate queste barriere di pozzi che sono l’intervento ideale in tutti i casi di inquinamento delle falde, perché pongono in sicurezza i terreni più a valle e contemporaneamente disinquinano con costi non elevatissimi. Teniamo presente che la situazione qui è aggravata dal fatto che le portate estraibili dai pozzi sono molto limitate, lo abbiamo visto negli esempi delle prove Acquater, si può calcolare il fatto che la portata massima possibile è questa, anche esagerando moltissimo le permeabilità e gli spessori degli acquiferi, quindi noi vediamo che effettivamente praticare questo sistema diventa veramente un rischio per il mantenimento dell’equilibrio della falda e diventa inutile perché chiamiamo acque salate dal mare. Questo fino adesso non si è potuto fare, quindi devo sottolineare che il disinquinamento delle acque salmastre del sottosuolo di Porto Marghera finora non era possibile, però si sta operando per renderlo possibile. Vediamo anche l’altro aspetto, la subsidenza per abbassamento della falda. Quando noi abbiamo la falda che è contenuta nel terreno le acque tengono lontane tra di loro i granuli di sabbia che compongono il terreno per pressione idrostatica, se tolgo l’acqua i granuli si avvicinano tra di loro, questo avvicinamento produce una diminuzione di volume del terreno, si traduce in un abbassamento del livello del suolo. Questo abbassamento risulta, proprio questo qui l’abbiamo chiamato delta H, risulta proporzionale a questo modulo di compressibilità verticale M che per le sabbie è 5,19 per 10-6, applicando un abbassamento di 4 metri al livello di falda noi otteniamo questo, abbiamo qui messo i 4 metri, sono 400 centimetri, moltiplicati per questo modulo di... verticale abbiamo ottenuto l’abbassamento di 1,8 centimetri del livello del terreno. Se, come è in realtà, noi teniamo presente che 2,5 centimetri rappresentano il limite massimo consigliato di abbassamento del suolo per gli edifici civili, perché mantengano la loro sicurezza, ci rendiamo conto che deprimere eccessivamente la falda produrrebbe sicuramente difficoltà di questo tipo. Pertanto le difficoltà per l’attuazione di progetti ed interventi inizialmente erano tali da rendere impossibile una bonifica globale immediata, le opere eseguite si sono quindi tradotte nella messa in sicurezza di grandi aree con sbarramenti e drenaggi dopo un accurato dimensionamento e l’analisi della loro fattibilità ed efficacia secondo una scelta di priorità che ha privilegiato le situazioni più note e più rischio. Si è scelto quindi l’ipotesi dei diaframmi, qui abbiamo terreni inquinati, poniamo un diaframma profondo in modo che arrivi fino a un substrato impermeabile e quindi impedisca la propagazione di inquinamenti più a valle, poniamo delle trincee drenanti ottimali per impedire che le acque che cadono sulla copertura impermeabile che avremo posto sul terreno si infiltrino all’interno del terreno e quindi producono quel fenomeno di trabocco che avevo descritto prima, invece queste acque entrando in queste trincee possono venire estratte, oppure nel caso in cui sia presente una falda che noi vogliamo estrarre posizioniamo dei pozzi con delle pompe e avviamo a depurazione le acque estratte. Questo è il tipo di intervento che è parso meritevole ed è quindi stato esteso anche alla discarica di San Giuliano. La cosa più importante però è questa: che il modello dei diaframmi con drenaggi è stato adottato anche per la conterminazione del Petrolchimico che secondo me rappresenta la soluzione che sta avviando in porto l’intero problema del disinquinamento, perlomeno della messa in sicurezza, dell’area di Porto Marghera. Questa marginazione comporta infatti la creazione di diaframmi profondi fino a intestarsi nel substrato della prima falda, quella che essendo contaminata porta l’inquinamento verso il mare. Non solo, questi diaframmi hanno il pregio di impedire l’infiltrazione dell’acqua marina all’interno del continente, per cui potrà consentire di posizionare dei pozzi idonei per estrarre le acque salmastre ora inquinate che fino a questo momento non erano estraibili a causa del processo che abbiamo descritto prima di infiltrazione del mare verso il continente, cioè in questo momento un pozzo posizionato in questa posizione estrarrebbe acqua marina, dopo la diaframmatura, che tra l’altro è già stata messa in conto, è già in atto, come inizio almeno di operazioni, non ci sarà più né l’ingresso dell’acqua marina, né la sua uscita, quindi noi potremmo estrarla dal sottosuolo e quindi avviare a depurazione anche queste acque, perché è vero che non possono essere attualmente usate, però pur sempre costituiscono una riserva che deve essere in qualche modo garantita. Qui riporto una frase del Magistrato delle acque che sta provvedendo a questa cinturazione in cui viene dichiarato che la quota raggiunta dall’estremo inferiore del palancolato, è ordinariamente pari a meno 14 sul livello del mare, tale da raggiungere lo strato continuo di natura limoso argillosa e di modestissima permeabilità che costruisce il substrato della prima falda. Quindi direi che in questo, con questo modo, con questo sistema, non eccessivamente costoso, si sono poste le basi per provvedere al rimedio globale dell’area, dell’intera area, e che quindi lascia prevedere una soddisfacente fine degli sforzi finora messi in campo per poter produrre la messa in sicurezza dell’area del Petrolchimico. Non si poteva affrontare tutto subito perché la procedura che abitualmente viene usata nei grandi progetti, suggerita dalla necessità di evitare rallentamenti nelle operazioni per il sopravvenire di imprevisti, è quella di compiere indagini preliminari accurate e di affrontare per settori le aree da bonificare, quindi si è agito secondo una prassi ormai costituita da tempo. L’adozione di tali modalità ha lo scopo di evitare il rifacimento e l’abbandono di opere già realizzate, quando l’efficacia di interventi si riveli con il monitoraggio insufficiente e quindi preferibile in caso di grande complessità procedere per fasi attuative come suggerito anche dalla recente 371. Diciamo che anche questo sistema è stato usato correttamente anche per le discariche pubbliche. Le fasi attuative sono quelle che già il dottor Alberti ha illustrato, si è partiti della sistemazione delle aree ormai riconosciute a rischio, poi si è proceduto nel ‘93 e ‘94 a mettere in campo indagini prospezioni geognostiche e quant’altro era necessario per risolvere i problemi più urgenti, man, mano che poi si venivano a segnalare casi nuovi di inquinamento si procedeva con i sistemi visti in precedenza, fino ad arrivare all’ultima fase quella del 1998, 2000, dove rimanevano ancora poche aree da sistemare per le quali sono stati preparati dei progetti, per esempio per Morenzani è già stato previsto il progetto e stanno cominciando a risistemarlo, ma soprattutto ci si è messo nelle condizioni, avendo eseguito in buona parte i lavori di sistemazione più urgenti, di procedere a un accordo con i Ministeri per la sistemazione finale, con gli enti pubblici per quello che riguardava tutto quanto poteva concernere le procedure burocratiche ed amministrative, fino a concordare con il Magistrato delle acque la marginazione del Petrolchimico che rappresenta sicuramente il punto di partenza per la soluzione finale del problema. Quest’ultima fase, il programma di risanamento, conformemente alla richiesta del Ministro dell’ambiente è stato formalizzato nell’ottobre del ‘98 in un accordo di programma per la chimica, dove il quadro degli interventi previsti prevedeva come obiettivo di costituire a Porto Marghera le condizioni ottimali di coesistenza tra tutela dell’ambiente e sviluppo produttivo. Questo sarebbe raggiunto anche attraverso il risanamento dell’ambiente e mediante azione di bonifica e messa in sicurezza dei siti. Il quadro degli interventi prevede lo smantellamento degli impianti in dismissione, la messa in sicurezza e bonifica dei siti previo accertamento dello stato dei suoli e Enichem ha comunicato a tutti gli enti interessati che intende attivare di propria iniziativa le procedure per gli interventi che si rendono necessari ai fini dell’applicazione della 471. Teniamo presente che questo è uno dei primi accordi che si fanno per sistemazione di grandi aree di questo tipo. Purtroppo sono sorte alcune divergenze in merito alla leadership di questi progetti, sono procedure amministrative burocratiche, del tutto giustificate peraltro, perché le competenze sulle acque sono numerosissime ed è slittata un po’ l’applicazione di questo accordo di programma fino alla stipulazione di un atto integrativo che trovasse il consenso di tutti gli enti interessati, che erano 4 Ministeri, l’industria, l’ambiente, la sanità e i lavori pubblici, enti come la Regione, Comune di Venezia, la Provincia e poi organizzazioni sindacali e le imprese. Finalmente il 15 dicembre 2000 quest’atto è stato siglato, per cui ora si può pensare di poter procedere in modo finalmente esecutivo alla raccolta di tutti gli sforzi compiuti da Enichem con quelli che sono gli obiettivi ministeriali. L’adozione del masterplan prevede di coordinare secondo un programma tempistico determinato sia le tipologie di interventi che si possono ritenere più utili ma che abbiamo già visto che in gran parte sono stati risolti, le modalità dello stoccaggio e lo smaltimento dei reflui da bonificare, la tempistica degli interventi, i criteri per il controllo che questi interventi effettivamente raggiungano il buon fine e poi ci sono questi criteri di omogeneizzazione di questi interventi che significa che quello che si fa in un settore sia compatibile con quello che avviene negli altri settori in modo da non creare problemi ulteriori di incompatibilità tra i diversi tipi di intervento. Quindi possiamo ritenere che si possa passare finalmente alle opere di messa in sicurezza e bonifica per tutta l’area. Si osserva comunque che questa filosofia è in perfetto accordo con quello che Enichem ha fatto finora. Concludiamo esaminando con quello che sono i risultati finalmente raggiunti e sono la messa in sicurezza e la bonifica di alcune aree, la 31, la 32 e la 35, Campaccio, mentre sono in fase di completamento la 45-48, che è stata bloccata da problemi non tecnici, ed anche sono in fase di completamento la cinturazione all’interno della 59 dell’impianto TD12. Sono state sistemate o chiuse Dogaletto, Malpaga e Agricoltura, mentre sono in studio e già progettate direi, interventi per ricettori di rifiuti Agrimont, che poi è stata bonificata, per il parco tecnologico, il canale Lusore-Brentelle, la discarica Morenzani, una delle quali è stata sistemata, e sono in monitoraggio della 59, 60 e 61 per verificare la provenienza delle contaminazioni che si sono riscontrate. Concluderò esaminando i fattori che comprovano, anzi semplicemente elencando i fattori che comprovano la tempestività degli interventi, gli esempi esteri confermano che i tempi per le indagini sono comunque di molti anni, da 12 a 15 per l’intero progetto. Gli esempi italiani fanno vedere che tali medie vengono largamente superate, si ribadisce che il caso di Porto Marghera è eccezionale per la vastità dell’area, che sono 500 ettari escluso lo sviluppo agli interventi, sia per la complessità idrogeologica del settore. Abbiamo visto adesso che la bonifica globale immediata non era possibile, che Enichem ha prodotto messa in sicurezza, sistemazioni e progetti su tutti i siti di cui è stato segnalato inquinamento nell’arco di pochi anni. A questi fatti si accompagnano gli elementi favorevoli rappresentati dalle comprovate scarse mobilità dei contaminanti e la mediocre permeabilità degli acquiferi che riducono le portate ad inquinanti affluenti in laguna e insignificanti le falde come causa di squilibrio ecologico. Esistono buone possibilità che la promessa di Enichem di adeguare la sistemazione dell’area al decreto ministeriale 471 si possano effettivamente realizzare, infatti la sigla dell’accordo di programma dà in questo senso, come pure il recente miglioramento delle tecniche, dal ‘94, tecniche di bonifica voglio dire, dal ‘94 ad oggi sono migliorate in un modo veramente notevole, che il fatto che ci sia in atto la cinturazione dell’area attraverso questi diaframmi questo garantisce che si potranno sistemare le acque contenute all’interno del Petrolchimico, il tutto rende convinti che si possa ottemperare l’impegno dell’accordo realizzando la messa in sicurezza delle aree contaminate. Conclusione, possiamo dire che Enichem non ha scaricato materiale in aree non autorizzate, non ha prodotto alcuna contaminazione del suolo e delle acque e, nonostante le difficili condizioni del sito, ha agito tempestivamente, per quanto abbiamo potuto accertare, sulla base delle indicazioni delle autorità e degli esiti delle proprie ricerche sui settori in cui era stato accertato l’inquinamento. Sono state quindi messe in sicurezza grandi aree impedendo la propagazione dell’inquinamento all’esterno e disinnescando il grande rischio che la situazione su un’area così estesa e così compromessa poteva logicamente delineare.

 

Presidente: bene, grazie professore. Ecco, allora, il Pubblico Ministero, le parti civili hanno eventualmente concordato i controesami?

 

Pubblico Ministero: sì, si potrebbe cominciare con alcuni controesami da subito, nel frattempo eventualmente possono preparare anche il sistema di proiezione per il prossimo controesame. Potremmo cominciare con il dottor Dal Prà.

 

Avvocato Mucciarelli: avevo già anticipato a lei e al signor Pubblico Ministero che il professor Facchetti e il professor Munari hanno un impegno per cui dovrebbero comunque abbandonare l’aula per le 6, non oltre, hanno un aereo alle 19, il Pubblico Ministero mi pare ne terrà conto.

 

Pubblico Ministero: sì, era soltanto per consentire, allora aspettiamo e cominciamo con loro finché sistemano le macchine. Non era molto lungo quello di Dal Prà. Allora aspettiamo che sistemino le macchine e cominciamo subito con Facchetti.

 

Avvocato Stella: potremmo avere un programma?

 

Pubblico Ministero: il programma era che avremmo dovuto cominciare questa mattina il controesame, cominciamo adesso e alla fine della giornata vediamo dove arriviamo.

 

Avvocato Stella: per sapere grosso modo quando verranno i nostri consulenti.

 

Pubblico Ministero: bisogna vedere dove arriviamo stasera intanto.

 

Presidente: dunque, allora, guardate, noi abbiamo circa 2 ore da spendere per i controesami, quindi realisticamente se oggi sono presenti il professor Facchetti e il professor Dal Prà che era stato già richiesto e poi ancora...

 

Pubblico Ministero: e Munari che aveva problema di aereo.

 

Presidente: e il professor Munari, lei ritiene Pubblico Ministero che siano sufficienti per il controesame?

 

Pubblico Ministero: io direi di cominciare con il professor Facchetti e il professor Munari che hanno questo problema.

 

Presidente: allora cominciamo con Facchetti e Munari. Dopo eventualmente vediamo, no, siccome ce ne sono altri consulenti qua presenti mi pare di capire, oltre a questi...

 

Avvocato Mucciarelli: il professor Facchetti e il professor Munari possono tranquillamente tornare il 16.

 

Presidente: rimangono poi ancora il professor Dal Prà e chi altri in queste due ore possono essere sentiti? Perché gli altri forse è inutile trattenerli.

 

Pubblico Ministero: io credo che gli altri possono tornare direttamente il 16, dov’è previsto tra l’altro già il controesame di ciascuno.

 

Presidente: va bene, d’accordo.

 

Pubblico Ministero: solo per comodità possono essere sentiti insieme il professor Facchetti e il professor Munari.

 

 

DEPOSIZIONE DEI CONSULENTI

DR. FACCHETTI SERGIO -  DR. MUNARI STELLIO

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Io volevo chiedere innanzitutto ad entrambi i consulenti, sia al professor Facchetti che al professor Munari, se avevano avuto modo di partecipare agli accertamenti e alle analisi che erano state compiute durante le indagini preliminarmente dai consulenti tecnici nominati dal Pubblico Ministero.

FACCHETTI - No, non ho avuto modo.

MUNARI - No.

DOMANDA - Aveva partecipato qualcuno di voi in qualche maniera, del vostro studio, collaboratori?

FACCHETTI - Da parte nostra no.

DOMANDA - Volevo chiedere al professor Munari le modalità di campionamento che sono state poste in essere durante le indagini, gli studi condotti da Enichem, se aveva avuto modo di vedere quali erano queste modalità?

MUNARI - No, non abbiamo potuto vedere quali erano le modalità, abbiamo avuto soltanto occasione di leggere il testo del rapporto Frignani-Bellucci dove, seppure sommariamente, venivano descritte le modalità di campionamento. C’è da dire che rispetto a quelle che sono le condizioni in cui sono state fatte altre esperienze, essenzialmente la perizia Frignani-Bellucci era stata indirizzata verso la preparazione di carote idonee per il sezionamento, perché a loro interessava vedere più o meno la ripartizione degli strati, in ogni caso era una tecnica che ha dato un certo numero di risultati che erano proporzionali a quelli che erano gli scopi, c’è da dire che il numero di parametri ricercati nella perizia Frignani-Bellucci era relativamente inferiore rispetto ai numeri dei parametri cercati nelle altre perizie.

DOMANDA - Andando un attimo più indietro, agli studi che sono stati compiuti da Acquater, Consorzio Basi dall’89 in poi, vi volevo chiedere se avevate avuto modo di vederli, in particolare con riferimento ai comparti 31 e 32 situati all’interno dello stabilimento Petrolchimico.

FACCHETTI - Personalmente no.

MUNARI - No.

DOMANDA - Volevo chiedere ancora al professor Munari se aveva avuto occasione durante i suoi accertamenti di verificare con riferimento alla zona della laguna di Venezia che viene contestata nel capo di imputazione se ha avuto modo di prendere in considerazione anche le analisi sul biota?

MUNARI - No, perché io mi sono occupato essenzialmente dei sedimenti, dei campionamenti inorganici, per quanto riguarda le analisi sul biota sono state seguite essenzialmente dalla professoressa Nasci.

DOMANDA - Lei ha affermato che molti metalli sono naturalmente presenti nei minerali dai quali sono state erose le argille che poi costituiscono il materiale sedimentario, le volevo chiedere se le risulta che anche l’alluminio sia tra i metalli che costituiscono la matrice mineralogica dei sedimenti lagunari?

MUNARI - Dunque, senza dubbio l’alluminio è uno dei componenti tipici delle argille, perché le argille sono tutte di silicoalluminati, quindi laddove sono presenti argille è presente certamente anche alluminio, è un silicato doppio, l’argilla, silicato di alluminio ed ossido di alluminio.

DOMANDA – E' in grado di indicare anche in che percentuale?

MUNARI - Questo dipende moltissimo da quelli che sono i rapporti e la composizione delle argille, in ogni caso si può andare, se ben ricordo, da una composizione, un gruppo SIO2 un gruppo AL2 o 3 fino a 4 di SIO2 o uno di AL2 o 3 qualcosa di simile, è una composizione abbastanza variabile, teniamo presente che ci sono altre rocce, la bauxite dove il rapporto silicio-alluminio è 10 a favore dell’alluminio e 1 del silicio.

DOMANDA - Ancora una domanda al professor Munari, volevo chiedere sulle acque di scarico, lei diceva, mi pare, che hanno una salinità inferiore a quelle delle laguna e che sono più calde, e quindi tendono a galleggiare sullo specchio del corpo ricettore, è così?

MUNARI - Sì, non c’è dubbio, anche perché i limiti, tranne che non siano ovviamente le acque di scarico, non ci siano delle acque di mare che siano prelevate per i raffreddamenti indiretti, nel qual caso le acque di scarico sono acque di mare che sono usate per i raffreddamenti e quindi hanno più o meno la stessa composizione chimica delle acque di mare.

DOMANDA - Però sono più calde?

MUNARI - Certamente.

DOMANDA - Le volevo chiedere se lei ritiene possibile che le acque dello scarico, in particolare l’SM15, che hanno entrambe queste caratteristiche, cioè più calde e salinità inferiore, possono galleggiare sul canale Malamocco Marghera e invadere le zone dei bassi fondali lagunari antistanti lo scarico?

MUNARI - Dunque, bisognerebbe avere analizzato il problema in dettaglio, perlomeno aver costruito un modello, io non ho assolutamente effettuato una valutazione di questo genere, quindi mi troverei a dare una stima molto diciamo così, ad occhio e quindi non mi sento di dare un giudizio su questa questione.

DOMANDA - Non le chiedo i metri esattamente, certo, le chiedo sulla base dei principi che poco fa lei ha indicato se anche queste acque dello scarico SM15 sono acque che galleggiano su questo canale e quindi di conseguenza vanno nelle zone circostanti i bassi fondali?

MUNARI - Potrei dire questo fatto, certamente la diffusione avviene bidimensionale in funzione, sia sull’asse x che sull’asse y, però, così, esperienze di altre situazioni, io non ho avuto esperienze dirette, esperienze di altre situazioni mi fanno pensare che in fondo la dispersione del pennacchio che si verifica in superficie, ovviamente dipende dalla velocità con la quale avviene, ma è meno grande di quanto uno fosse portato a pensare, per esempio in certi scarichi, io non conosco assolutamente quei locali, ma in acque di mare di centrali termoelettriche il pennacchio...

DOMANDA - No, scusi, adesso parliamo della zona nostra.

MUNARI - Non sono assolutamente in grado di dare una risposta perché non conosco i termini della questione.

DOMANDA - Lei mi pare che abbia parlato, che abbia ammesso anche lei poi, la presenza dell’impronta del cloro nei sedimenti dei canale industriale nord, è così?

MUNARI - Io non mi sono occupato di problemi di clorurati.

DOMANDA - Volevo chiedere se lei ha fatto un'affermazione di questo tipo?

MUNARI - No.

DOMANDA - Perché non l’ha trattata o perché non l’ha considerata?

MUNARI - Perché non l’ho trattata.

DOMANDA - Allora la facciamo al dottor Facchetti questa stessa domanda, sulla presenza del cloro sui sedimenti del canale industriale nord?

FACCHETTI - C’è una molteplicità di soggetti, quindi attribuire a una sorgente una data impronta non è sempre facile, perché ci sono...

DOMANDA - Non sto parlando di sorgenti, sto chiedendo se questa impronta del cloro è stata rilevata nei sedimenti del canale industriale nord, non ho parlato delle origini, delle sorgenti per il momento.

FACCHETTI - Quale impronta?

DOMANDA - Quella del cloro.

FACCHETTI - Ma relativo a quale sorgente, perché si riferisce al CVM?

DOMANDA - In sedimenti del canale industriale nord, sì.

FACCHETTI - Lì c’era un’abbondanza di octoclorofurano, però non è detto che sia soltanto quella sorgente, perché come è stato detto c’è la possibilità di altri contributi, altri impianti ed altri contributi non solo dagli impianti ma anche dalle deposizioni, semplificare è sempre molto pericoloso.

DOMANDA - Lei ha sentito il discorso che è stato fatto esaminando praticamente i campioni prelevati all’interno dei pozzetti dei vari impianti, produzione di dicloroetano, CVM all’interno dello stabilimento Petrolchimico?

FACCHETTI - Sì, ho sentito nelle deposizioni.

DOMANDA - Com’è che può spiegare questa impronta di PCDF presente nel canale industriale nord che è perfettamente sovrapponibile a quella presente in questi campioni che ho appena indicato, e sono tra l’altro, faccio riferimento a tutti gli impianti di produzione di derivati clorurati degli idrocarburi, quindi non solo dicloroetano e CVM ma riguardano trielina e cloro-soda, e sono impronte che sono perfettamente sovrapponibili.

FACCHETTI - Sì, però è stato anche dimostrato, è stata presentata anche una relazione, che altre sorgenti hanno delle impronte simili a queste del CVM.

DOMANDA - In concreto riferibili a che cosa? Perché, scusi, non le parlo di un discorso solo di letteratura, qui c’è un dato un attimo più specifico e più concreto che sono andati a prendere dei campioni all’interno dei pozzetti di questi impianti, è stato fatto il confronto e il paragone e sono risultati perfettamente sovrapponibili, oltre alla letteratura etc., ma anche molto concreto.

FACCHETTI - All’interno degli impianti è una cosa...

DOMANDA - Sugli scarichi, i pozzetti?

FACCHETTI - Ma era rilevato all’interno dello stabilimento, da quanto ho capito non erano, erano rilevati ancora all’interno dello stabilimento, no?

DOMANDA - Sì, certo.

FACCHETTI - Però quello che appare all’esterno dello stabilimento può avere delle altre sorgenti, è quello che le voglio dire, cioè nessuno dice che l’impianto del CVM non ha una certa impronta, quindi l’octaclorodibenzofurano, che predomina, però ci sono all’esterno delle altre sorgenti che hanno delle impronte simili.

DOMANDA - Allora lei dice che è vero che sono perfettamente sovrapponibili però ci possono essere delle altre sorgenti?

FACCHETTI - Sì.

DOMANDA - Allora riferiti a Porto Marghera quali sono quelle altre sorgenti.

FACCHETTI - C’era un contributo degli impianti dell’alluminio, e di clorurazione.

DOMANDA - Quale clorurazione?

FACCHETTI - L’impianto dell’alluminio, e poi c’era anche, se guardiamo il traffico automobilistico delle automobili a benzina senza piombo, hanno delle impronte simili.

DOMANDA - Non mi sembra che siano perfettamente sovrapponibili.

FACCHETTI - Ma c’è un’abbondanza di octaclorodibenzofurano, è questo il fatto, fare una quantitativa è sempre difficile, ti dà delle indicazioni ma non è direttamente correlabile.

DOMANDA - Chiedevo la domanda, tra l’altro tutti e due i consulenti avevo chiesto che fossero sopra... per avere la possibilità sia l’uno che l’altro di rispondere.

 

Avvocato Mucciarelli: questi temi non sono stati trattati nelle relazioni né del professor Munari né del professor Facchetti.

 

FACCHETTI - Sì, io giustamente avrei potuto anche non rispondere.

DOMANDA - Può essere il professor Munari, mi sembra che venisse dato anche un suggerimento, un’indicazione su queste sorgenti, eventualmente verrà... Quello che volevo chiedere comunque era il discorso, al di là delle sorgenti, lo chiederemo a qualcun altro, come si spiega, perché poi questo è un discorso se è possibile spiegare, mica uno è costretto a dare una risposta, che abbiamo una perfetta sovrapposizione tra quel campione, chiamiamolo così, recuperato ed esaminato rispetto a quello che è stato trovato nei sedimenti e al resto che sono una cosa non perfettamente sovrapponibile?

FACCHETTI - Ripeto, come è stato detto, io non ho trattato, volevo chiedere una cosa però, quale punto del campione nei sedimenti è stato trovato, allo scarico? Allo scarico o in laguna?

DOMANDA - Nei pozzetti.

FACCHETTI - Ho capito, ma la parte invece...

DOMANDA - Nel canale industriale nord.

FACCHETTI - Quale punto?

DOMANDA - In quelli che hanno mostrato Raccanelli e Ferrari che sono stati esaminati.

FACCHETTI - Quello non me lo ricordo.

DOMANDA - Vada avanti. Quindi eventualmente questi temi poi li approfondiremo con gli altri. Le volevo chiedere, sempre al professor Facchetti, in relazione alle metodologie di cui ha parlato a lungo, se lui ritiene che le metodologie analitiche, ufficiali, dell’agenzia statunitense EPA, dico i numeri, così per darle le indicazioni, 1613b/94 per la determinazione dei PCDD e PCDF e la metodologia EPA 1668A/99 per la determinazione dei policlorobifenili e EPA 6020A/98 per le determinazioni dei metalli, volevo chiedere se tutte queste metodologie indicate dall’EPA siano per il professor Facchetti affidabili?

FACCHETTI - Sicuramente, come metodologie sono affidabili, ci sono delle metodologie automatizzate più fidate, però c’è da dire una cosa: che un conto è la metodologia e un conto è come viene applicata la metodologia, perché ci vuole tutto un sistema di controllo di qualità anche se le mie osservazioni riguardo alle diossine, e l’avevo fatto vedere il confronto, era l’analisi che era accettabile dal punto di vista sia del laboratorio del dottor Raccanelli, e sia dell’Istituto Superiore della Sanità e del Mario Negri perché erano le uniche determinazioni che avevano applicato dei metodi ufficiali.

DOMANDA - No, infatti glielo chiedo proprio per questo, perché sono le metodiche dei dati utilizzate dai consulenti del Pubblico Ministero.

FACCHETTI - Però, se permette, il seguire una metodica non vuol dire che venga seguita in modo corretto.

DOMANDA - Nel caso corretto cosa è successo?

FACCHETTI - Nel caso delle diossine direi, visti i risultati, sono sufficientemente valide.

DOMANDA - Poi ancora una domanda a lei. Le volevo chiedere se è a conoscenza che in queste metodiche per gli organici di cui l’ultima del dicembre ‘99, il rapporto segnale-rumore richiesto per l’identificazione della sostanza incognita è 2,5, per queste metodiche EPA?

FACCHETTI - Allora, io ho citato due riferimenti bibliografici per l’identificazione, il riconoscimento di una sostanza il rapporto è 3 a 1, segnale-rumore, per la quantificazione deve essere nel caso, minimo 10 a 1 e la nuova normativa, la 1948 che riguarda le diossine sull’emissione degli impianti di inserimento, deve essere 20 a 1, quindi 2,5 non è accettabile dal punto di vista dell'analisi quantitativa.

DOMANDA - Guardi, io glielo chiedo perché questo è il dato che è indicato EPA, che lei diceva poco fa che forniva delle metodologie analitiche affidabili etc. e EPA dava questo dato 2,5 mentre lei nella sua deposizione del 15 novembre parlava di questo rapporto segnale-rumore che doveva essere superiore a 10 o addirittura a 20 per evitare sovrastime.

FACCHETTI - Infatti è la norma europea del 1948.

DOMANDA - Cioè EPA va bene però va meglio la norma europea.

FACCHETTI - Un conto è la metodologia che vuol dire estrazione e purificazione e un conto è poi dopo la quantificazione, non ho detto che uno debba seguirla anche nel riconoscimento sicuro, può seguire tutta la fase per avere un riconoscimento sicuro, deve avere una misura del segnale che sia affidabile e che non sia disturbato dal segnale di fondo, perché posso fare vedere se c’è un rapporto 2,5, se il rumore di fondo ha per esempio qualche millimetro non è quantificabile.

DOMANDA - Siccome ravvisavo questa contraddizione volevo chiedere se appunto le metodologie EPA vanno bene ma su questo punto non va bene?

FACCHETTI - Non va bene, a livello europeo, Comunità Europea non la riconosciamo.

DOMANDA - Poi nel verbale del 13 dicembre, lei, criticando l’uso del contenuto totale dei metalli nei sedimenti, diceva che le tecniche da usare per verificare l’effetto tossico dei sedimenti sono quelle che prevedono la determinazione dei solfuri acidi volatili, AVS, e dei metalli estratti simultaneamente, SEM; mi pare che queste siano ancora in via di sviluppo, queste tecniche presso EPA, è così?

FACCHETTI - No, allora, c’è da dire una cosa: la tecnica di misura, cioè la tecnica di determinazione dei solfuri volatili è una tecnica assodata, la metodologia analitica non è da sviluppare, è il concetto, cioè il concetto EPA, nel documento che hanno presentato al Senato americano, dicono che se c’è la concentrazione di AVS, cioè i solfuri insolubili, e parlo di metalli ambivalenti, piombo, nichel, una serie di metalli, è superiore alla concentrazione molare dei metalli che vengono estratti contemporaneamente dall’acido cloridrico, c’è la preponderanza di solfuri, di conseguenza noi non consideriamo una situazione di tossicità di inquinamento. Se al contrario la concentrazione del SAM è superiore all’AVS, ed è superiore la differenza di un fattore 5 dice che è probabilmente contaminato, se invece è tra 0 e 5 dice che è possibilmente contaminato, perché? E’ logico, perché se sono dei solfuri che sono insolubili, che hanno una costante di solubilità che è 10-50 chiaramente non tornano più in soluzione.

DOMANDA - Le volevo chiedere di essere un attimo più preciso perché il documento dell’EPA, quello del febbraio ‘98, che è quello approvato e che parla di queste tecniche, al capitolo 9, pagina 6, dice: "Attualmente gli studi su solfuri e acidi volatili rappresentano un’area di ricerca metodologica che potrà formalmente essere inclusa nei manuali se e quando siano stati determinati criteri decisionali". Questo mi pare che sia il documento EPA sussistente, lei mi pare che fa riferimento a una proposta, che non si sa dove sia adesso, a che livello sia, allora le volevo chiedere di precisare un attimo di che cosa si tratta e comunque citare o questa fonte o altre fonti in cui siano state indicate come ufficiali, vengono utilizzate queste tecniche. Ecco, viene proiettato nel frattempo questo documento EPA, così intanto per il riferimento dove si può leggere il passo che io ho tradotto informalmente, appunto, che quello è il documento che parla di queste tecniche che dovranno essere, se e quando saranno determinanti... Allora, è quello il documento EPA, è quello che esiste, quali sono queste altre fonti e di che cosa si tratta? Qual è la norma? Se vogliamo chiamarla per sintesi?

FACCHETTI - Norme non ci sono perché sono in fase di sviluppo.

DOMANDA - La differenza è che quello è un documento EPA che esiste, approvato?

FACCHETTI - Sì, presentato al congresso americano.

DOMANDA - Nel febbraio ‘98, questo è il documento che parla di questa tecnica, solfuri e acidi volatili.

FACCHETTI - Adesso dovrei controllare, mi pare che ci sia una versione più recente del 2000. Comunque il concetto è questo: che se ci sono delle specie che sono insolubili, chiaro che la presenza di un metallo è energizzata, cioè un metallo viene energizzato e non è più biodisponibile, quindi viene bloccato a livello di sedimento, o quello che vuole. E loro hanno fatto questa valutazione e hanno detto: va bene, se la concentrazione molare dei solfuri supera quella delle specie che vengono liberate si può considerare un sito non inquinato. Questa è la proposta che l’EPA ha fatto al congresso americano, nel 2000. Se invece c’è una preponderanza...

DOMANDA - Che documento è, un draft questo?

FACCHETTI - No, è il documento che, il rapporto ufficiale che l’EPA ha inviato al Senato.

DOMANDA - Va bene, ce lo produrrà eventualmente. Andiamo avanti allora. Volevo chiedere ancora al professor Facchetti o al professor Munari perché utilizzando dei dati della stessa origine sono state fornite poi delle indicazioni diverse, in particolare, chiedo che nel frattempo vengano proiettati questi dati, ricordo come il professor Facchetti abbia presentato delle figure con gli istogrammi delle concentrazioni e dei sedimenti nei canali Lusore-Brentelle, industriale ovest, industriale sud e Malamocco-Marghera utilizzando i dati presentati dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero?

FACCHETTI - Vero.

DOMANDA - Dati provenienti dagli stessi canali sono stati presentati in altra forma, sotto forma di tabelle dal professor Munari. Allora, per semplicità, credo che i due consulenti si ricordino di queste loro tabelle, indicazioni, per semplicità abbiamo sintetizzato in una tabella unica le mediane presentate dal professor Facchetti dei quattro canali per tutti gli inquinanti studiati, ci sono delle differenze, ad esempio sulle concentrazioni di piombo e PCB e tutti e due hanno utilizzato gli stessi dati di partenza del Pubblico Ministero, come si giustificano queste differenze?

FACCHETTI - Io ho utilizzato esclusivamente i dati del Pubblico Ministero e dei consulenti del Pubblico Ministero, e su questi ho fatto il valore della mediana. I miei dati si basano esclusivamente sui dati delle vostre consulenze.

DOMANDA - Anche quelli del professor Munari, ci sono dei numeri diversi, come mai?

MUNARI - Diciamo, vede, signor Pubblico Ministero, la situazione è questa: se ben ricordo lì c’erano dei dati che venivano fuori da due campioni.

DOMANDA - Ecco, se può ingrandire anche i dati in particolare del piombo e PCB che rilevavano, ci sono differenze piuttosto consistenti, per questo non riusciamo a capire da cosa avevano origine.

MUNARI - Se ben ricordo, adesso dovrei vedere a che numero esatto di analisi facciamo riferimento, se l’analisi per esempio, da un’altra parte se permette cerco i dati.

DOMANDA - Sì, prego.

MUNARI - Potrebbe darsi che i dati vengono fuori semplicemente da una, vengono fuori dal fatto che c’è la perizia Di Domenico, aveva fatto i cosiddetti replicati virtuali, allora in un caso avevamo mescolato i due dati del replicato virtuale e avevamo mediato tra e due valori, in altri casi invece, e non ricordo onestamente, li avevamo tenuti separati, cioè, per esempio, mettiamo un A3 che era stato diviso in due valori, li posso trovare ma possono commentare questa cosa, con lo scarto che si è avuto tra un’analisi e l’altra avevamo fatto la media dei dati. Nell’altro caso era invece tenuto conto di un altro valore, però tutto sommato...

DOMANDA - Avete utilizzato in pratica dei campioni diversi, pur facendo riferimento a quei dati ne avete utilizzati alcuni e altri no?

MUNARI - Sì, uno in un caso era un duplicato virtuale e dell’altro caso era un altro numero, in ogni caso però mi sembra, adesso per quanto riguarda sia piombo che anche PCB, c’è un valore, ma sia piombo che il piombo nei due casi le differenze sono di circa il 10, 15% o 20% e quindi sono di gran lunga dentro gli errori che sono proprio dati dalle stesse analisi fatte.

DOMANDA - Siccome avete tanto criticato la metodologia volevo rilevare che partendo da un dato identico, lo stesso dato, poi arrivate a presentare tabelle diverse, solo per questo.

FACCHETTI - Lei aveva fatto vedere nel mio caso i bar draft.

DOMANDA - Sì, se vuole far rivedere i dati del professor Facchetti.

FACCHETTI - In questo caso basta prendere il valore della media io ho preso, il valore di quello che ho indicato nei bar draft, quindi per ogni contaminante, per ogni punto, per ogni canale è documentata la mediana, quindi lei ha modo di verificarla.

DOMANDA - Su questo punto in sintesi vuol dire che praticamente uno ha utilizzato un certo numero di campioni e uno ne ha utilizzati degli altri partendo dallo stesso dato di origine mettendo in risalto quello che serviva per la figura che veniva poi presentata da ognuno di voi. Passo a un’altra questione, per il professor Facchetti in relazione al protocollo d’intesa 8 aprile 1993 che parla di media analitica dei campioni, pagina 10, punto 4, punto 2. Nelle elaborazioni lei, e anche il professor Munari, avete utilizzato la mediana, non la media analitica, la mediana che è una funzione statistica che elimina i picchi in quanto in questo caso elimina i dati a più alta concentrazione dall’insieme dei valori, perché avete usato la mediana invece che la media analitica come indicava il protocollo d’intesa?

FACCHETTI - Il protocollo d’intesa, bisogna riportarlo tutto, dà anche il numero della frequenza dei campioni da prelevare e dice un campione ogni 50 metri e poi un campione a destra e un campione a sinistra. Quindi per una certa lunghezza del canale i numeri da prendere in considerazione sono numeri piuttosto elevati, adesso le cito un canale, e poi vengo alla risposta alla domanda che lei mi ha fatto. Per esempio, nel canale industriale sud che è lungo 3.600 metri e largo 120 e 300 metri, sulla base del protocollo devono essere prelevati da 140 a 160 campioni, invece i dati presentati dai consulenti del Pubblico Ministero sono soltanto 6. Allora, dovuta la scarsità dei campioni, è impossibile usare la media perché su questo scarso numero di valori il valore richiamato in inglese, (out lears), fuori dalla popolazione, ha un peso eccessivo. Posso far vedere tre lucidi e con la spiegazione anche?

DOMANDA - Certo.

FACCHETTI - Allora, quando abbiamo una scarsità di dati però c’è una popolazione sufficientemente omogenea, come illustrato anche nel bar draft, media e mediana si equivalgono. Quando c’è un dato anomalo, come potrebbe essere il campione preso nel punto dello scarico, quindi che non rappresenta la stessa popolazione del canale, vede che quel valore, l’unico valore isolato, pesa molto perché la media mi dà 152 e la mediana mi dà 69 che è lo stesso valore che c’era con la popolazione omogenea. Allora, l’Unichim che è l’ente federato dell’UNI, che è l’ente di normazione, dice che la mediana che può essere determinata con facilità risponde meno e più lentamente alla presenza di dati anomali perché c’era un dato anomalo, se invece ci fosse stato un numero di campioni come era richiesto dal protocollo, e in quel canale ce ne dovevano essere 140, 160, media e mediana avrebbero avuto la stessa cosa, mentre invece su 6 dati, il dato anomalo pesa enormemente, non si può usare la media ma si deve usare la mediana, infatti se guarda il protocollo di Venezia, il protocollo di Venezia usa media e mediana continuamente. E poi lo dice anche nel capitolo 5 a pagina 9, va sottolineato come l’esiguo numero di campioni relativi all’area industriale renda per certe variabili vana l’interpretazione delle principi statistiche descrittive.

DOMANDA - Non mi pare che dica quello che diceva lei. Lo dice lei che deve essere usata la mediana?

FACCHETTI - Questo è il senso, è l’Unichim che dice alla presenza di dati anomali.

DOMANDA - Scusi, nel canale, in particolare questo canale, che cosa si stava cercando?

FACCHETTI - Ecco, la risposta non spetterebbe a me.

DOMANDA - Io lo chiedo a lei.

FACCHETTI - Adesso glielo dico, nel campionamento deve essere precisato che cosa si cerca, come si fanno i campionamenti e tutto quanto, cosa che noi non abbiamo mai visto, io penso che voi siete andati a fare sei campionamenti e l’avete fatto lungo il canale e poi un punto allo scarico, allora, voi cercavate l’emissione allo scarico o volevate caratterizzare la contaminazione del canale? Questo non è chiaro.

DOMANDA - La ricerca è quella degli inquinanti sversati, è chiaro questo: se mettiamo in un terreno scarico in maniera puntiforme dei rifiuti tossici di varie tipologie e se poi faccio la mediana di tutti i dati, può venire fuori che il terreno non è contaminato, invece se io faccio sei scarichi...

FACCHETTI - Noi bisogna partire...

DOMANDA - La mediana li taglia via?

FACCHETTI - No, noi dobbiamo partire dal punto finale.

DOMANDA - Scusi, il punto finale, il punto finale è quello di sapere se riesco ad individuare se c’è la sostanza sversata nel canale o in bacino.

FACCHETTI - Allora mi deve dividere le due popolazioni, se vogliamo caratterizzare un sito contaminato ci sono tutte...

DOMANDA - La parte amministrativa è una cosa, qui siamo in un’indagine.

 

Presidente: lasciamo rispondere, Pubblico Ministero, perché adesso è inutile interrompere continuamente, stava dando una spiegazione, una cosa è voler andare ad analizzare il dato dello scarico, un’altra cosa è invece voler individuare qual è il dato di una determinata zona complessivamente considerata, mi pare. Ed allora questa era la risposta che tentava di dare già due o tre volte.

 

FACCHETTI - Se la contaminazione è omogenea uno può fare un prelievo casuale, random come dicono gli inglesi, se invece non è omogenea, quindi è stratificata, uno fa la prima random e dopodiché ritorna del punto dove si trova il valore anomalo e fa degli strati, cosa che non è successa. Noi precisiamo che siamo di fronte a due diverse popolazioni di contaminanti, una deve caratterizzare il canale secondo una strategia e deve poi ripetere i campionamenti per caratterizzare la seconda zona, allora i consulenti possono dire: lungo questo canale noi abbiamo un valore medio tot e nell’altra zona interessata dello scarico abbiamo un valore medio di altro valore, ma non possiamo mischiare le due cose, perché sono due famiglie diverse, sono due popolazioni diverse. Allora l’unico modo per operare è quello di prendere la mediana che risente meno del valore anomalo, oppure c’è il test di Dixon o il test di Gluk che mi permettono di rigettare... ma queste non sono state applicate anche perché le esiguità dei dati non lo permettevano.

DOMANDA – Allora, il punto dove si dice che si fa questo riferimento al discorso della mediana normativo qual è, del protocollo di Venezia? Ecco, finché lo trova il professor Munari, qui torniamo al discorso che si tratta di scarichi puntiformi, qui non è, spiego ma credo che sia chiaro anche per lei, una caratterizzazione con finalità di tipo amministrativo, qui la Polizia giudiziaria è andata a verificare dove c’erano stati degli scarichi, degli sversamenti e per individuare che cosa era scaricato non poteva tagliare le punte mi pare.

FACCHETTI – No, è un altro discorso, capisco quello che dice, uno va e prende lo scarico in quel determinato punto, allora deve fare la fotografia degli scarichi, ma non me li mette poi i valori di contaminazione lungo tutto il canale, sono due popolazioni diverse.

DOMANDA - Hanno indicato esattamente tutti i punti?

FACCHETTI - Ho capito che li hanno indicati, ma non sono vicini, solo nel punto dello scarico c’è un valore anomalo, anomalo superiore, mentre negli altri casi ci sono dei valori ben diversi.

DOMANDA - Adesso ci arriviamo ai valori ben diversi, adesso glieli proietto tutti, non si preoccupi. Quando lei commentava le concentrazioni dei sedimenti nei canali Lusore-Brentelle, industriale ovest, industriale sud e Malamocco-Marghera, lei ha usato per confronto la tabella 1 che era riportata nel protocollo d’intesa dell’8 aprile ‘93, articolo 4 comma 6 della legge 360 del ‘91. A questo proposito le volevo chiedere che cosa mi dice sul fatto che il protocollo a pagina 9 parla della determinazione analitica che deve essere effettuata con metodica dell’accertamento del contenuto totale dei metalli e non parla di estrazioni selettive o biodisponibili, quello che lei invece ha contrastato sempre, però c’è questa indicazione.

FACCHETTI - Le posso rispondere in un altro modo e poi vengo alla risposta, anche perché noi siamo in cassazione con il Giudice Postiglioni e stiamo portando avanti questo discorso per fare in modo di aggiornare i metodi e i concetti.

DOMANDA - Non so chi sia il Giudice Postiglioni e non so cosa c’entra questa cosa qua. Al di là di questo volevo chiedere nella sua relazione del contenuto totale...?

FACCHETTI - Le stavo rispondendo: la legislazione italiana prevedeva la concentrazione totale, parlo dell’unico coso, di tutti i contaminanti organici e inorganici, solo recentemente ha introdotto il concetto dei congeneri nel caso delle diossine e dei furani. Poi dopo hanno fatto un passo ulteriore e hanno accertato il cromo 3 e il cromo 6. Adesso stanno introducendo i PCB, i dioxin-like i 12 campioni, quindi c’è un movimento verso il concetto di speciazione, perché è abbastanza intuibile, anche se non è ancora confermato dalla legislazione, che se le specie sono insolubili, se le specie non possono essere biodisponibili, chiaramente uno dà un valore che non è il valore corretto.

DOMANDA - Ripeta ancora una volta quello che diceva poco fa per i EPA, e dopo vediamo meglio questo documento che è solo un draft, che non è assolutamente niente di definitivo, ancora lei dice che non è ancora legislazione, proprio questo, qui abbiamo una norma che esiste, che è vigente e lei parla di una cosa che sarà, allora la mia domanda riguarda il vigente e questo protocollo parla di contenuto totale dei metalli e lei ha fatto esattamente il contrario, volevo capire se è così, volevo capire se lei lo fa in prospettiva futura, per difendere in generale questa, abbiamo questo protocollo per Venezia?

FACCHETTI - Però il protocollo non è detto che rappresenti il criterio più logico.

DOMANDA - Siamo a Venezia e c’è una norma che riguarda Venezia.

FACCHETTI - Signor Pubblico Ministero, se vuole dimostrare che è una specie insolubile è inutile considerarla solubile e dannosa per l’ambiente, come lo stesso per i congeneri, allora perché sono stati accettati i 17 congeneri e non tutti gli altri, perché per i PCB si accettano 12 congeneri e non 200 e i restanti fino ad andare a 209, lo stesso criterio adesso viene.. c’è il cromo è stato accettato, si comincia a prendere in considerazione l’arsenico, solo la frazione inorganica e lo stesso ci sono dei passi per accettare la speciazione, le specie tossiche, solo che la nostra legislazione non sa chi siano le più avanzate.

DOMANDA - Non insisto sulla domanda, perché mi rendo conto, io sono un magistrato e se c’è una norma comunque, che mi vada bene o male, la devo applicare. Comunque il discorso riguarda, al di là del protocollo di Venezia, lei è stato chiarissimo nel rispondermi, riguarda anche il discorso EPA, che quello che citava lei del 2000 è un draft, non citare se è quello, poi settembre 2000 è un draft, non è un documento definitivo, quindi siamo come per i protocolli di Venezia, lei cita di quello che sarà, invece siamo a discutere sulle norme vigenti adesso. Le pongo un’altra domanda relativa alle concentrazioni limite che sono riportate nella tabella 1 del protocollo d’intesa e, come sappiamo e come ha indicato in maniera chiara anche lei, sono su tre colonne, la colonna A, B e C a valore crescente. Le volevo chiedere perché lei ha usato la tabella C, quella con i limiti più alti.

FACCHETTI - Bisogna prendere in considerazione sia la A, la B, e la C.

DOMANDA - Quando lei ha discusso dei valori lei ha preso solo quelli di C.

FACCHETTI - A seconda della concentrazione che risultava, questa non è una qualità di sedimenti, questo è il valore di sedimento che può essere riutilizzato nelle barene a seconda che è la famiglia A, B o C e deve essere confinato o no, non è che questo protocollo dice che quando c’è questa concentrazione il sedimento deve essere rimosso, dato che mancano dei criteri sulla qualità dei sedimenti si è utilizzata l’unica tabella ufficiale che era a disposizione, comunque sono dei livelli che anche il protocollo accetta per il riutilizzo a livello di barene a seconda della A, la B o la C.

DOMANDA - Ricordo rapidamente o semplicemente come la tabella C identifichi i materiali conformi ai quali possono essere utilizzati per gli interventi riguardanti ampliamenti, innalzamenti di isole permanentemente emerse realizzate con confinamento permanente, in discarica praticamente, ecco. Mentre il discorso della tabella A si riferisce a materiali conformi, i quali possono essere utilizzati per gli interventi di ripristino, di morfologie lagunari comportanti, questa è la differenziazione importante, comportanti il contatto diretto o indiretto degli stessi con le acque. Ora qui stiamo parlando di sedimenti superficiali, allora chiediamo: questi sedimenti superficiali non sono sempre comunque a contatto con l’acqua e quindi il riferimento più corretto è quello della tabella A che non quello della discarica della tabella C.

FACCHETTI - Ho capito, ecco perché noi abbiamo fatto la determinazione, abbiamo preso invano la specie insolubile e tutto quanto, questo è tutto il concetto che segue. Allora se si trattasse di fare un dragaggio c’è la destinazione a seconda delle definizioni A, B, C. Qui non abbiamo alcun valore di quantità di sedimenti stabilito dalla nostra legge. Ad un certo punto uno cosa fa? Non può chiedere di rimuovere questi sedimenti, deve cercare di interpretarli, il rilascio del materiale contaminante dà questi sedimenti, ecco che noi, torno indietro, abbiamo preso in considerazione le specie insolubili.

DOMANDA - Quindi lei dice che ha scelto la tabella C, in sintesi, perché per lei questa tabella rappresentava il destino finale di questi sedimenti è così?

FACCHETTI - Non finale.

DOMANDA - Al limite mio, non riesco a capire perché ha scelto la C che riguarda materiali che vanno in discarica, rispetto alla A che a me sembra riguarda dei materiali che comportano, come dice la norma, contatto diretto o indiretto con le acque. Il sedimento se non è in contatto diretto o indiretto con le acque mi sembra quello più lineare come punto di riferimento.

FACCHETTI - C’è Munari che vuole dire qualcosa. Comunque viene impropriamente utilizzato un protocollo allo stato di qualità dei sedimenti, è questa l’incongruenza, andiamo ad utilizzare dei dati di qualità come se fossero dati di qualità dei dati invece che sono riferiti in sostanza al draftaggio e alla destinazione di questi segmenti.

DOMANDA - Va bene, il discorso è riferito appunto perché lei parla di tabella C, comunque il perché di una scelta della C rispetto alla A non l'abbiamo ancora capito.

FACCHETTI - Abbiamo riconosciuto sulla base dei valori vostri, di concentrazione totale, abbiamo visto dove si collocavano, è un po’ diverso, abbiamo classificato secondo A, B, C i valori vostri di concentrazione totale, è qui che non siamo d’accordo.

DOMANDA - Sì, ma questi materiali sono sempre in acqua, non sono mica in discarica adesso?

FACCHETTI - Certo.

DOMANDA - Allora proprio per questo il riferimento è la tabella A, non mi sembra tanto astrusa questa cosa. Comunque chiedo al professor Munari se vuole rispondere e preciso su questa tabella 1 del protocollo che va applicata per determinare la destinazione di un fango proveniente da dragaggio e non fissa limiti per valutare la qualità di sedimenti ai fini di un intervento di bonifica, discorso futuro teorico etc., intanto abbiamo questi sedimenti in acqua. Quello che volevo chiedere è: lei conosce l’esistenza di limiti congrui o più congrui per valutare la qualità dei sedimenti in Italia o all’estero?

MUNARI – Vede, signor Pubblico Ministero, la questione è questa: io credevo di aver spiegato abbastanza chiaramente qual era stata la finalità del documento del protocollo di Venezia, in ogni caso una prima interpretazione, seppure parziale, del protocollo 8 aprile 1993 era stata fatta, ed è il significato di questi dati, era stata fatta una circolare successiva del Ministero dell’ambiente, protocollo 19086/RSM DAC del 10/11/94, successiva al protocollo 84/93, nella quale si dichiarava che era impossibile innalzare i limiti di classe A al protocollo per quelli inquinanti di cui siano sperimentalmente accertati i valori più elevati di quelli fissati dal protocollo, attribuibili esclusivamente ad origine naturale. Su questa base è stato modificato il valore del cromo da 20 milligrammi a 50 milligrammi, perché le carote profonde hanno dimostrato che nei sedimenti profondi della laguna di Venezia entravano valori più alti. Allora questo significa, mi sembra in maniera inequivocabile ed estremamente chiara, che al protocollo di Venezia e ai limiti bisogna dare il significato che il legislatore si poneva, cioè quello di dire che nel caso in cui bisogna fare degli interventi di rimozione di questi sedimenti possono essere reimmessi senza alcun problema anche nell’acqua, lasciati quelli fino alla tabella A eventualmente modificata come suggerito da questa normativa.

DOMANDA - Tabella A.

MUNARI – Oppure, però, diciamo, questo non significa che valori superiori, chiaramente non superiori a C, e che l’eventuale eliminazione dev’essere fatta, la rimozione deve essere fatta solo se per esigenze di navigabilità o di movimentazione questi materiali possano andare in soluzione. Il discorso che noi facciamo è sostanzialmente questo: qualora i sedimenti presenti sono presenti sotto forma insolubile, dal protocollo di Venezia non si deduce assolutamente che debbano essere rimossi se non c’è il rischio di contaminazione dell’ambiente, questo è il succo del discorso e noi riteniamo che sia corretta l’interpretazione di quello che è il contenuto eventuale della concentrazione in sulfuri e quant’è la concentrazione in SEM, cioè di metalli estraibili nel coso, questo è il motivo per cui c’è questa differenza di opinione, secondo noi non c’è dubbio che la lettura del protocollo di Venezia... ricordiamoci come era nato il protocollo di Venezia, era nato sulle indagini condotte dal professor Brambati, alla fine degli anni '70 sulla concentrazione massima di metalli che era accettabile nei terreni lagunari. Tanto è vero che io sono contento che mi sia data questa opportunità, il valore del cromo da 20 milligrammi della tabella A è stato portato a 50 quando hanno visto che il valore era più alto, era una cosa abbastanza elastica, dare a questo un significato di tossicità che il protocollo di Venezia non voleva dare mi sembra perlomeno abbastanza discutibile.

DOMANDA - Il succo del discorso non lo voglio considerare e non mi riguarda, qui abbiamo un protocollo del ‘93, se mi dice che c’è un’interpretazione di questo tipo del ‘94 a me non risulta, la vedremo e ci darà il dato preciso, non mi pare che ci sia un discorso di questo tipo. Comunque la domanda che le avevo fatto era diversa e faceva riferimento specifico alla tabella 1 del protocollo. Lei diceva su questa che va applicata per determinare la destinazione di un fango proveniente da dragaggio e non fissa limiti etc.. Volevo chiedere: lei conosce l’esistenza di limiti congrui o più congrui per valutare la qualità dei sedimenti, o in Italia o all’estero?

MUNARI - Diciamo che in Italia non esistono limiti definitivi per valutare la qualità dei sedimenti, perché all’estero esistono delle raccomandazioni, mi sembra che in Nuova Zelanda ci siano dei dati, o in Australia, dei limiti per quanto riguarda la qualità dei sedimenti e comunque comincia ad esserci un certo tentativo di razionalizzazione di questi dati. Valori limite diciamo discriminanti però ce ne sono abbastanza pochi. Comunque mi riservo, signor Pubblico Ministero, di presentarle i dati relativi ai limiti che ci sono sui sedimenti.

DOMANDA - Glieli presento io adesso, non si preoccupi.

 

Avvocato Schiesaro: se possiamo vedere la circolare del Ministero dell’ambiente?

 

DOMANDA - Il primo di questi limiti è il cosiddetto TEL, limite di effetto soglia, abbiamo messo a fianco all’altro tutti i dati, è il limite di effetto soglia elaborato dal Dipartimento protezione ambientale della Florida e Stati Uniti, che rappresenta il limite di concentrazione degli inquinanti, rappresenta la soglia al di sotto della quale non si hanno effetti deteriori sugli organismi acquatici questo è uno di quelli che lei conosce, professor Munari?

MUNARI – Sì... Se mi permette in valigia credo di avere...

DOMANDA - Chiedevo solo se lo conosceva?

MUNARI - Sì.

DOMANDA - Poi un altro limite è il PEL, limite di effetto probabile elaborato dal Dipartimento protezione ambientale della Florida statunitense, rappresenta il limite di concentrazione degli inquinanti, che può determinare con una certa probabilità un effetto deteriore sugli organismi acquatici, anche questo lo conosce?

MUNARI - Sì.

DOMANDA – Poi terzo ERL, limite di effetto basso, elaborato dall’Amministrazione nazionale per l’oceano e l’atmosfera NOAA statunitense, definiti come le concentrazioni equivalenti al di sopra delle quali possono iniziare a manifestarsi effetti avversi negli stadi di vita e nelle specie più sensibili, anche questo lo conosce?

MUNARI - Sì.

DOMANDA - ERM, limite di effetto medio, elaborato dall’Amministrazione nazionale per l’oceano e l’atmosfera, sempre statunitense, sono definiti come le concentrazioni al di sopra delle quali si osservano o si prevedono effetti negativi nella specie e negli stadi vitali più sensibili. Ecco noi abbiamo preparato delle tabelle che adesso verranno presentate, può rispondere indifferentemente il professor Facchetti o il professor Munari, riportano i valori delle tabelle A, B oltre alla C che è stata utilizzata dai consulenti e abbiamo aggiunto i valori guida utilizzati internazionalmente, questi limiti che le accennavo poco fa, TEL, PEL, ERL, ERM, serviranno per il confronto con i valori dei sedimenti nei canali. Se si riescono a vedere, eventualmente da centrare un attimo i fogli. Allora per il professor Facchetti lei ha confrontato le mediane, comunque le mediane dei canali con la tabella C del protocollo d’intesa, commentando che pochissimi campioni sono fuori limite, se invece - io dico più correttamente - li si confronta con i vari TEL, o la tabella A, credo che quasi tutti i valori sono fuori limite, allora le chiedo un commento di questi confronti e di questi risultati, rispetto alla tabella A, e dei limiti internazionali che sono noti anche a voi, come avete detto anche voi poco fa. Se vuole guardarli, lì ci sono i dati, i valori sono quasi tutti fuori limite, in pratica, può fare un commento su questi dati o no, comunque verrà consegnata questa tabella.

FACCHETTI - Intanto questo non è un documento ufficiale ma è una proposta, perché con lo stesso modo in cui io dicevo, lo stesso vale per uno e per l’altro mi scusi.

DOMANDA - Intanto io ho fatto riferimento... a quale limite parla lei, perché io ho parlato di 4, di questi limiti, TEL, PEL, ERL, ERM, a quale fa riferimento lei? Gli ho dato quattro dati precisi, lei mi dica qual è?

FACCHETTI - Quali dati, Pubblico Ministero?

DOMANDA - Le ho detto i dati, le ho detto l’amministrazione che ha elaborato questi dati, ho indicato che cosa significano, se mi vuole indicare qual è, io non voglio insistere, mica pretendo di fare esami universitari, però è comprensibile, si può anche riservarsi, ho presentato dei dati internazionalmente conosciuti e che mi avete detto che conoscete anche voi, allora mi risponda singolarmente, quello che chiedevo è un commento a questi dati, a questo risultato riportato nella tabella con quasi tutti i valori fuori limite?

FACCHETTI - Faccio il ragionamento di prima, questa è una proposta e questa proposta come lei dice è una proposta nel caso dell’EPA e questa può essere una proposta e può essere contestata.

DOMANDA - La tabella A e la tabella B non sono una proposta.

FACCHETTI - Non capisco.

 

Presidente: cerchiamo di distinguere un attimo quelli che sono i valori limite rappresentati e invece le tabelle A, e le tabelle B, però io vorrei una risposta abbastanza completa, allora visto che è stata fatta la domanda, lasciamo che adesso ci sia una risposta completa, non interrotta. Professore, se ritiene di rispondere, risponda, non è tanto, si può riservare certamente. Benissimo adesso la risposta non è, queste sono proposte come etc., benissimo questo l’ha già detto... Allora le è stato chiesto invece una sua valutazione, un suo giudizio. Ecco, vuole darlo oppure no?

FACCHETTI - Come risposta logica è che il valore più basso è il valore preferibile, perché ammesso che sia questo valore accettabile come valore numerico, ma il concetto è che il valore più basso è quello preferibile. Però bisogna vedere quello che c’era sotto, infatti la Comunità Europea sta lavorando molto, perché studiano la speciazione e se questi fanno riferimento alla concentrazione totale, questo è da rifiutare, perché sono solo le specie biodisponibili, solubili che devono essere accettate. Lei dice: non è ancora a livello di legge, va bene, però...

 

DOMANDA - Non lo dico io lo dice lei, poi su queste cose vedremo.

 

Presidente: certo, lei insiste nel dire che comunque le concentrazioni rilevanti nei sedimenti sono quelle biodisponibili e non quelle totali rilevate. Lei sa se queste concentrazioni sono quelle totali oppure quelle biodisponibili, tenuto conto voglio dire degli organismi che le hanno indicate?

MUNARI - Questa è la Florida e vorrei verificare.

 

Presidente: il Pubblico Ministero è in grado di poterlo dire se si tratta delle concentrazioni totali o delle concentrazioni biodisponibili?

 

DOMANDA - Presidente volevo far riferimento, per spiegare quella tabella che forse non era chiaro, abbiamo ripreso gli stessi dati che sono stati utilizzati, torniamo un attimo sulla tabella e indichiamo questa.

 

Presidente: le tabelle A e B senz’altro si riferiscono alle concentrazioni totali, questo lo sappiamo.

 

DOMANDA - E’ pacifico, l’altro discorso che veniva indicato come bozza, invece non era assolutamente vero, riferito a ERL e ERM, i due criteri che ho indicato prima, non sono delle proposte se può proiettare il discorso in riferimento al NOAA...

 

Presidente: quelli sono documenti che lei produrrà. Risponda anche lei alla domanda, mi scusi, che ho fatto al consulente ed anche a lei, si riferiscono ai valori totali oppure alle concentrazioni biodisponibili?

 

DOMANDA – Presidente, io non ho da rispondere a nessuna domanda.

 

Presidente: mi scusi è anche mancanza di rispetto è un chiarimento che il Tribunale chiede anche a lei.

 

DOMANDA - Chiedo scusa al Tribunale se è stato interpretato male perché volevo cercare di spiegare di che cosa si tratta, comunque mi scuso. Partivo dal riferimento alle tabelle e facendo riferimento a quelli che sono dei valori guida, che sono indicati come guide generali per il National Tetus Trend Program, sono dei valori totali. Allora, illustrando un attimo... Presidente se mi è consentito, e chiedo scusa ancora, se mi è consentito spiegare dove lo ricavo così questo viene fuori. Allora è stata indicata con riferimento al NOAA, adesso viene indicato sulla tabella e sono valori totali.

 

Presidente: se vuole dare una risposta, professore, deve darla non è che deve parlare con me.

FACCHETTI – Mi scusi, il concetto è questo qua, l’arsenico deve essere presa in considerazione solo la frazione inorganica che grosso modo è un 10 per cento, tanto per dire il primo che mi capita. Il cromo dev’essere preso soltanto una specie e non il totale di cromo 3 e cromo 6, anche la legge italiana prevede il cromo 3 e il cromo 6 e così via. Avere il totale, PCB totali non è affatto vero, devono essere presi in considerazione i dioxin-like, i 12 congeneri, la NOAA ne prende in considerazione 23 che sono quelli che possono interessare l’ambiente, ma è un altro discorso, ma sono sempre su 209 e non il totale. A questo momento va introdotto anche il coefficiente di tossicità, l’esaclorobenzene ha un coefficiente di tossicità di 10-4, di 10-5, non si dà il totale, si deve prendere la frazione. E’ tutta questione di impostazione, come è stata accettata a livello di diossine, deve essere accettata a livello di PCB, dev’essere accettato a livello di IPA che è 10-4 anche lui e l’esaclorobenzene 10-4, sono solo delle specie tossiche e non il totale, questa è l’impostazione.

 

Presidente: va bene.

 

DOMANDA - Conclusivamente i confronti che sono stati fatti tra queste tabelle, i vari TEL, ERM etc. che sono valori fuori limite è corretto per lei fare questo confronto tra tutte queste indicazioni?

FACCHETTI – E’ corretto solo nel caso in cui venga preso in considerazione il livello che viene assorbito, assunto a livello di specie, allora in quel momento lì se si considera non la specie presente nell’ambiente, ma la specie che viene assunta, assorbita a livello di organismo allora sì, perché quelli sono studi relativi all’assunzione di una specie di mitili.., adesso non so a cosa si riferivano, una cosa del genere, ma non a livello di ambiente, perché se ci sono delle specie che non sono solubili è come avere un sasso a una composizione chimica, silicati, alluminio a tutto quello che vuole, e il sasso è lì e non è tossico per l’ambiente.

DOMANDA - Una domanda per il professor Munari, il professor Munari per una valutazione più completa della situazione della laguna, ha presentato i dati anche sottoforma di mappe ricavate da circa 30 campioni di sedimenti pubblicati da Frignani-Bellucci, del febbraio ‘99 questo lavoro intorno alla zona industriale, e da quasi 400 campioni del Consorzio Venezia Nuova, un lavoro del luglio ‘99 però riguardava tutta la laguna. I campioni sono stati ripartiti in classi di concentrazione con i limiti A, B, e C della ormai nota tabella 1, ma sono stati evidenziati in questa presentazione solo i pochi campioni i cui valori superavano la tabella C. Se invece andiamo a confrontare i dati con i limiti della tabella A, allora faccio alcuni esempi, risulta che del 30 per cento di arsenico a più del 70 per cento per i PCB e i PCDD e PCDF all’80 per cento del campione del piombo, quindi in queste percentuali dei campioni di Frignani e Bellucci eccedono il limite, e quindi similmente anche il valore del TEL, ERM etc., di cui abbiamo parlato prima. Anche nel caso dei campioni del Consorzio Venezia Nuova, fatti su tutta la laguna, si supera, si va dal 30% al 50% di campioni che superano la tabella A, al 30% sono i campioni di rame, piombo e PCB, 50% quelli di mercurio e arsenico; le percentuali ancora più alte superano il TEL che spesso e a limiti inferiori alla tabella A. Faccio un altro esempio, a fronte di un valore per il mercurio di 0,50 milligrammi per chilogrammo della tabella A, il TEL è fissato a 0,13 milligrammi per chilogrammo - che vediamo anche proiettato - che coincide fra l’altro con il valore naturale per la laguna di Venezia, calcolato già negli anni ‘80 dall’università di Venezia, su delle carote datate. Di fronte a questi dati, a questi confronti fatti anche in percentuale sui superamenti dei limiti, volevo chiedere: questo confronto cambia la valutazione della situazione ambientale della laguna attorno alla zona che ci interessa e che è oggetto di questo procedimento, cioè la zona del Petrolchimico, ed anche in riferimento alla situazione ambientale della laguna nel suo complesso?

MUNARI – Io, signor Pubblico Ministero, vorrei un attimo... la domanda è abbastanza articolata, vorrei un attimo chiarire un certo numero di cose. Allora, quando io ho presentato quei dati io li avevo dedotti dalle tabelle della relazione che era Consorzio Venezia Nuova, mappatura dell’inquinamento dei fondali lagunari allegati a 2 e qualcosa di simile, dov’erano riportati tutti i dati relativi ai campionamenti eseguiti. Cos’è successo? E’ successo che siccome non avevo una chiave di lettura precisa in quel momento del documento, io ho messo dentro questa esposizione tutti i dati che c’erano nella zona. Il mio intendimento, ringrazio il Pubblico Ministero, era quello di dimostrare che la laguna di Venezia, intesa come laguna, era pochissimo inquinata. Per quanto riguardava i canali industriali io ho preso tutti i dati che ho trovato in questa tabella, mi sono accorto, andando a vedere i dati, e il documento del Magistrato alle acque lo precisa molto bene, che il Consorzio Venezia Nuova nei canali industriali aveva fatto soltanto 5 campionamenti, dei quali per l’esattezza 3 erano nella zona dei canali del Petrolchimico, uno era nella zona in alto nel canale ovest, quasi vicino alla Fincantieri, e un quinto campione era quello che era all’altezza del Brentelle, del fiume Brenta, era molto più in basso. Quindi i campioni realmente prelevati dal Consorzio Venezia Nuova erano quelli. Successivamente il Consorzio Venezia Nuova aveva riportato nei documenti finali di sintesi anche i dati relativi ad alcuni campionamenti, fatti eseguire dal signor Pubblico Ministero, e sono riportati, per quanto riguarda i canali, sono quelli riportati nella successiva diapositiva, sono la perizia Di Domenico 2, cioè adesso non ricordo esattamente il numero del procedimento penale, quelli sono i campioni che sono riportati nel documento Consorzio Venezia Nuova. Nel documento Consorzio Venezia Nuova, nell’estratto, ci sono anche riportati altri dati, da loro definiti come dati bibliografici, raccolti in campagne precedenti. Tengo a precisare che il Consorzio Venezia Nuova nell’analisi dei dati, mappature dell’inquinamento dei fondali lagunari, considera come dati da prendere in considerazione soltanto 5 dati nei canali e i 98 dati riferiti alla laguna. Io non sono andato a sindacare, né vado a sindacare per quali motivi il Consorzio Venezia Nuova non ha preso in considerazione questi dati, ritengo abbia dei dubbi sulla modalità di campionamento e sulla modalità di esecuzione perché alcuni sono dati molto vecchi. Quindi questa è la situazione. Nel caso specifico, quindi, i dati sono quelli raccolti, quelli che erano sui canali industriali riferiti alla zona del Petrolchimico erano soltanto quelli. Per quanto riguarda invece i dati di Frignani e Bellucci, cui faceva riferimento il signor Pubblico Ministero, i dati della zona dei canali industriali riguardanti il Petrolchimico sono molto pochi anche quelli, adesso se crede posso tirare fuori i dati delle tabelle, li ho plottati, ma mi sembra che in tutto siano 5 o 6 campioni complessivamente. I dati di Frignani hanno un grave handicap, rispetto agli altri dati, in quanto che la ricerca dei metalli e delle specie chimiche è stata estremamente limitata. Come vedete i dati della perizia Frignani-Bellucci, là non ho una slides molto grossa, sono molto spinti nella zona tra la zona, se vogliamo, del Petrolchimico e la zona antistante la laguna, antistante il centro di Venezia, i dati sono quelli. I dati invece che sono riferiti ai canali industriali sono molto pochi e tra l’altro molto carenti di informazione. In ogni caso io ho tutti i dati analizzati e messi uno ad uno, li posso senz’altro consegnare perché sono quelli che ci sono, quindi questa è la situazione.

DOMANDA - Questa è la premessa alla mia domanda. E la domanda era questa esattamente - prendiamo atto di questi dati limitati forniti da Frignani e Bellucci - la domanda riguardava il fatto che, mentre voi avevate evidenziato solo i pochi campioni i cui valori superavano la tabella C, se vengono confrontati i dati con i limiti della tabella A, risulta che molti di questi campioni in percentuale eccedono il limite, sia in riferimento ai dati pubblicati da Frignani-Bellucci, sia in riferimento ai dati del Consorzio Venezia Nuova. Nel primo caso Frignani-Bellucci, questi campioni li superano in percentuali che vanno da 30 all’80% per PCB e PCDD, ho detto addirittura del 70%, ed anche nel caso del Consorzio si va dal 30 al 50%. Allora, il commento che le volevo chiedere era su questa conclusione, su questa eccedenza in percentuali così elevate.

MUNARI - Il discorso, a mio parere, è molto chiaro, è il significato che bisogna attribuire alla classificazione fatta dal protocollo di Venezia. Se noi andiamo a leggere il testo del protocollo di Venezia noi non possiamo altro che leggere che non c’è nessuna relazione tra il valore di concentrazione nel testo e il rischio di inquinamento, è una valutazione di carattere protettivo che viene fatto di non immettere, per motivi indubbiamente di protezione ambientale, ma non assolutamente documentati, sostanze o materiali inorganici, perché era riferito essenzialmente agli inorganici, che poi sono stati aggiunti quei dati relativi alle cose, che fossero superiori a quelle che erano le concentrazioni naturali presenti nella laguna. Io, per l’amor di Dio, rispetto questa decisione del protocollo di Venezia alla salvaguardia della laguna, però non trovo nessuna correlazione tra questa decisione e il rischio di inquinamento o di tossicità, legata alla presenza di sostanze che hanno una concentrazione leggermente più alta, tanto è vero che lo stesso Ministero ha cambiato qualche limite, per esempio quello del cromo, con sicurezza, è riportato nel documento, ed è disponibile a cambiarne altri, proprio per la mancanza di correlazione tra concentrazione in assoluto e tossicità, che è il discorso che mi sembra abbia cercato di fare il professor Facchetti sulla necessità di raccogliere ulteriori informazioni che permettano di avere una informazione più precisa sulla eventuale pericolosità di questi materiali.

DOMANDA - Va bene, sul grave rischio parleremo con altri consulenti, perché viste le conclusioni dell’ultimo consulente, circa un’ora fa, di Enichem sulle necessità di questi interventi per eliminare questo grave rischio, comunque ne parleremo con altri. Una domanda al professor Facchetti a riguardo dei valori di concentrazione totale degli organici, gli IPA, i PCB e HCB, lei commentava che i valori totali sarebbero da ricalcolare secondo i fattori di tossicità, così come si fa per le diossine, in particolare a pagina 40 diceva: vanno prese in considerazione, come è già stato detto più volte i dioxin-like, e presentava anche per gli IPA, gli esaclorobenzene, dei fattori di conversione, c’era un lucido che era stato presentato dal professor Facchetti, tra l’altro era stato preso pari, pari da un lavoro del dottor Guerzoni, un nostro consulente ad un convegno di Rimini, ma a parte questo, le volevo chiedere se innanzitutto lei conferma questo dato relativo ai valori totali che sarebbero da ricalcolare secondo i fattori di tossicità, così come si fa per le diossine.

FACCHETTI - Sì, certo il concetto lo confermo.

DOMANDA - Volevo chiederle se ritiene completo allora alla luce di questo discorso lo studio dell’Enichem che ha analizzato solo 4 dei 12 PCB dioxine-like?

FACCHETTI - Non spetterebbe a me dare questa risposta.

DOMANDA - Comunque era per dare un riferimento allo studio.

FACCHETTI - Comunque avevano anche presentato la difficoltà di correlare alla sorgente i vari congeneri per tre motivi, uno avevano detto, mi pare che abbiano detto ieri o l’altro ieri, hanno detto che ci sono diverse miscele di PCB che hanno concentrazioni di cloro diverse, poi la difficoltà anche analitica di andarli a individuare, ecco che non sempre tutti vanno a individuare i 12 congeneri, anche il governo svedese ha identificato il 153 che è quello che più o meno tutti quanti lo utilizzano. A parte tutto questo io dico: sì, bisognerebbe presentare i 12 congeneri, però non sempre i laboratori sono in grado di fare queste elaborazioni, perché su 209 se ne riesce a separare un 150, 160.

DOMANDA - Usare i concetti di tossicità equivalente per gli IPA, PCB e HCB, va bene come risultato pacificamente anche se per il momento in udienza ne hanno parlato soltanto il dottor Guerzoni e il dottor Raccanelli per quanto riguarda i soli PCB. Allora, su questo punto presentiamo una tabella un attimo perché abbiamo fatto i nuovi calcoli della tossicità equivalente totale espressa in nanogrammi per chilogrammo per alcuni campioni che sono tratti dalla consulenza del dottor Raccanelli, S1 e S8 come sedimenti, dei canali industriali di cui avevamo tutti i congeneri delle varie famiglie dei contaminanti, il risultato che viene mostrato adesso sullo schermo evidenzia una tossicità che aumenta di oltre 20 volte, rispetto alla tossicità calcolata solo con diossine e furani. Se vuole vedere un attimo questi dati e i risultati così come vengono presentati in quello che viene scritto come allegato numero 4.

FACCHETTI - Il fattore utilizzato per l’esaclorobenzene è 10-4?

DOMANDA - Sì.

FACCHETTI - E’ quello? E gli IPA quali erano, erano questi, questi 5 o 6?

DOMANDA - Sì.

FACCHETTI - Quindi più o meno un valore di 10-4.

DOMANDA - Certo.

FACCHETTI – Sì va bene se ha fatto questo calcolo non ho nulla.. E’ un calcolo più corretto perché allora c’è un raffronto di tossico equivalente che si prendono in considerazione queste varie specie.

DOMANDA - E quindi è corretto questo calcolo?

FACCHETTI - Se non ci sono errori di calcolo sì.

DOMANDA – Va bene. L’ultima per il professor Facchetti, volevo chiedere: trovare nelle vongole dei canali industriali concentrazioni di diossine 90 volte superiori a Sant’Erasmo, HCB 150 volte superiori rispetto a Sant’Erasmo, piombo fino a 16 volte superiore rispetto a Sant’Erasmo, non può contrastare con il discorso che faceva lei sulla non biodisponibilità degli inquinanti? Tra l’altro le ricordo che i campionamenti sia a Sant’Erasmo che nella zona industriale sono stati fatti a più riprese, almeno in 4 trance di indagini diverse, come risulta dalle consulenze del dottor Raccanelli, dottor Ferrari etc., quindi i dati concordano.

FACCHETTI - Sant’Erasmo è quella zona dove c’è il terreno sabbioso, no?

DOMANDA - Quella zona vicino al porto, lontana dalla zona industriale, dalla parte opposta.

FACCHETTI - Preferirei che rispondesse la dottoressa Nasci, a questa domanda perché ha più.. l’ha più presa in considerazione di me... ammesso che questo sia vero, però.

DOMANDA - La domanda riguardava...

FACCHETTI - La fotografia però fatta, presentata ieri, che le concentrazioni nei mitili, a parte una probabile eccezione, sono dei livelli estremamente più bassi rispetto al mare Adriatico... adesso il singolo dovrei vederlo meglio.

DOMANDA - Al di là del numero, questo facciamo finta, diamo per scontato che i numeri coincidano, peraltro la domanda riguardava il discorso della non biodisponibilità degli inquinanti, se in zona industriale abbiamo queste concentrazioni molto superiori, che abbiamo trovato rispetto a Sant’Erasmo, questo non è in contrasto con la teoria sua, presentata da lei, della non biodisponibilità degli inquinanti?

FACCHETTI - No, la ridotta biodisponibilità, no che non è biodisponibile, perché c’è una frazione che è sempre biodisponibile, la ridotta biodisponibilità degli inquinanti in queste zone, nessuno viene a dire che non c’è una biodisponibilità, ma è ridotta però.

DOMANDA - Io ho un’ultima domanda, un’ultimissima domanda che le volevo porre in relazione alle diossine, mi pare che lei diceva erano ubiquitarie, diceva che esistevano anche all’Artico, all’Antartico, ma allora che origine ha questa ubiquità?

FACCHETTI - Io credevo di averlo spiegato, esistono lavori recenti di quest’anno anche che lo spiegano. Prima di tutto c’è una migrazione, le diossine permangono da 10 fino a 100 anni nell’atmosfera, lavori anche dello scorso anno, le diossine erano presenti già alla fine del secolo scorso, le diossine si trovavano e sono aumentate enormemente da quando hanno distrutto il pentaclorofenolo, intorno all’anno 1930, quindi hanno origini diverse e la combustione anche del legname e tante cose... Poi di queste 4 sorgenti che ci sono ci sono delle trasformazioni, anche nell’atmosfera, di altri prodotti che danno luogo alla diossina, per esempio il pentaclorofenolo è una sorgente molto importante che si trasforma in octaesadiossina, quindi con la migrazione e con il trasporto, come si trova anche il piombo, si trova un po’ dappertutto, perché c’è questa diffusione a livello atmosferico di questi inquinanti, e quindi anche le diossine, anche perché poi venivano generate non soltanto negli impianti industriali, o gli inceneritori, ma una volta erano proprio la combustione di legno, tutto quanto, quindi sorgenti ce ne sono parecchi, per di più una diffusione e poi una trasformazione di queste diossine attraverso delle reazioni fotochimiche, una di queste per esempio è la pentaclorofenolo.

DOMANDA - Comunque di origine umana diciamo?

FACCHETTI - Umana non so, anche naturale, un incendio non so quanto umana.

 

AVVOCATO SCHIESARO

 

DOMANDA - Solo un punto da chiarire meglio per il professor Munari, circa questa interpretazione, questa sua lettura del protocollo, anche alla luce della circolare del Ministero dell’ambiente, di questo potere di elevare i valori. Innanzitutto le chiedevo se a lei risultano disposizioni specifiche all’interno del protocollo che stabiliscano il principio che in qualche modo lei ha richiamato, secondo cui questi fanghi dovrebbero essere asportati soltanto in caso di intralcio della navigazione o comunque per esigenze connesse ad aspetti di tipo idraulico; c’è qualche disposizione che esplicitamente dica che i fanghi vanno rimossi solo in questi casi o è una sua lettura complessiva dalla quale lei ritiene di poter trarre questo principio, a memoria poi il documento lo possiamo leggere?

MUNARI - Sì, bisogna che leggiamo con calma il documento. La questione è questa: per esempio, vorrei fare una riflessione più che altro, una delle operazioni che vengono consigliate, che per esempio anche lo stesso Magistrato delle acque di Venezia ha preso in considerazione, è quello di fare più che una rimozione un chepping dei sedimenti, quando ci sono le condizioni per poter fare questa operazione. Quindi cosa vuol dire? Che di per sé il problema fondamentale è evitare che il materiale sedimentato e contaminato possa essere rimesso in circolazione, non c’è nessun’ombra di dubbio che una ricircolazione per effetto di alcune operazioni, per esempio navi, o le stesse, come si chiama, vongolaie con i barchini viene fatta, il problema è stabilire per esempio quanto per questa ricircolazione di questo materiale viene trasportato e quindi può andare, diciamo, a contatto con l’ambiente, in condizioni tali da diventare pericoloso. Cioè, secondo me, il discorso che per esempio tutta la laguna è anossica, quasi completamente, e che in particolare nei canali industriali, che sono dei bacini a soglia, ricordiamoci quel bilancio che ha fatto il Magistrato delle acque, che ha ripreso anche il dottor Colombo, del milione e 100 mila metri cubi che ogni anno sedimentano all’interno dei canali, dimostrano così che funziona da bacino di sedimentazione; bacini di sedimentazione che sono anossici, quindi gli manca la biodisponibilità, mi sembra che sia universalmente riconosciuto anche dal Magistrato delle acque che il maggiore problema è quando c’è il trasporto di questi materiali fuori dalla zona dei bacini dei canali industriali. Allora, ne consegue che un’eventuale.., che siccome i valori di contaminazione fuori dai bacini, dai canali industriali sono estremamente bassi, questo al di là che possa essere da A o da B, questo è un altro discorso, mi sembra che da questo punto di vista se non ci sono motivi di navigabilità o di sicurezza di altro genere, di per sé una concentrazione, certo, non dico che una concentrazione di rifiuto superiore per esempio alla C sia assolutamente tranquilla se non viene protetta, ma di per sé la concentrazione potrebbe non essere così importante ai fini della tossicità, questo è il ragionamento che io faccio se non c’è anche la biodisponibilità.

DOMANDA - Questo è il suo ragionamento, lo capiamo benissimo, la domanda mia però era diretta a chiederle se aveva trovato nel testo del protocollo una indicazione specifica che dicesse questa cosa oppure no, ecco, questo era il punto di partenza, perché eravamo partiti dicendo: io questo documento lo leggo così, allora la prima domanda è dire: c’è una norma, c’è un passaggio, c’è un qualcosa in base al quale le legge così?

MUNARI - Io l’ho letto così, sulla base di quelli che sono stati gli atti preparatori del protocollo, io raccomando che sia fatta una lettura attenta degli atti preparatori del protocollo di Venezia di documenti elaborati in preparazione a questo protocollo per gli studi del professor Brambati e di altri ricercatori sull’argomento.

DOMANDA - Allora, seconda obiezione è che la lettura che lei ci pone, ci propone, che voi ci avete proposto, perché poi mi pare che anche il professor Facchetti sia anche abbastanza d’accordo su questa lettura, sbaglio o dico bene, che condivide questo criterio di lettura del documento?

FACCHETTI - Sì.

DOMANDA - Io credo che ci sia anche da confrontarsi con un dato testuale. Io richiamo la vostra attenzione su questo punto in particolare, la famosa tabella A, quella che dal nostro punto di vista avrebbe dovuto costituire un parametro di riferimento per capire il tipo di inquinamento tollerabile e che sulla base delle osservazioni che ha fatto già il Pubblico Ministero è spiegabile con questo divieto di rimettere il fango nella laguna, la tabella A specifica che si tratta di valori limite per quei materiali che dovrebbero essere riportati a contatto diretto con le acque della laguna, contatto dal quale, appunto, suscettibili di rimettere in ciclo le acque lagunari il materiale stesso; quindi non si fa mai riferimento ad un composto, né tanto meno ai problemi di solubilità del composto, quello che viene posto come obiettivo di tutela è l’insieme del materiale, l’insieme del fango, ed è significativo dal nostro punto di vista che questa lettura, questa espressione, che è contenuta in tabella A, non è poi ripetuta per le altre categorie, la B e la C, e neanche per la D, dove si parla espressamente di cessione di inquinanti, c’è un riferimento specifico agli inquinanti che lasci intendere un riferimento al singolo inquinante. Qui abbiamo una valutazione complessiva del materiale, il materiale che ha valori in tabella A non può essere rimesso in laguna laddove questa rimissione in laguna comporti il rischio di rimettere in ciclo materiale stesso, cioè il sedimento complessivamente considerato. Allora, questo utilizzo della parola materiale e questa diversità di regolamentazione tra la A e le altre categorie, non vi fa sorgere il sospetto che effettivamente questa disposizione contenga un limite che deve essere rispettato per accettare una qualità dei sedimenti che stanno a contatto con le acque della laguna? Poi lasciamo perdere se c’è un rischio o no per la salute, in questo momento diciamo se è o non è un limite di qualità per i sedimenti che stanno a contatto con le acque della laguna.

 

Avvocato Mucciarelli: non voglio mica oppormi a una domanda, anche perché non mi pare una domanda, mi sembra oggetto di una discussione di interpretazione di una norma giuridica.

 

Presidente: ha posto questa questione e quindi possono rispondere.

 

Avvocato Mucciarelli: mi domandavo soltanto a: se era una domanda, b: se era una domanda per un consulente tecnico e sarebbe un problema di interpretazione della norma, però nessun problema, lei risponda pure.

 

Presidente: mi ha parlato così in questi termini di interpretazione anche il consulente insomma, e quindi tutto sommato una contestazione a una prima risposta che contiene la questione che è stata posta poi tutto sommato mi pare che sia ammissibile, se vuole rispondere.

MUNARI - Sì, signor Presidente...

 

Presidente: quali sono le funzioni di questo parametro?

MUNARI - Il parametro A, forse è sfuggito all’avvocato Schiesaro, ma è soltanto alla definizione del valore di fondo, è il non inquinato, il non contaminato, dice il fondo naturale è A, dopodiché si accorge nel tempo, e questo è scritto nelle cose, che oltre i fondi stabiliti da quella prima indagine fatta dal professor Brambati ci sono dei valori più alti e dice: modifichiamolo anche, dopodiché dice: ci sono delle cose per esempio in questa tabella che va presa per lo sforzo che è stato fatto, ma che per esempio non hanno certamente nessun significato dal punto di vista inquinamento, adesso non ricordo quale parametro.

 

Presidente: ho capito.

 

MUNARI - Il nichel da 45 a 50 mi cambia parametro, parti per milligrammi chilo, è veramente un non senso scientifico questo, ricordiamoci com’era nato, sulla base dei campionamenti effettuati e dei valori ritrovati nella laguna dell’alto mare Adriatico, questa è la questione.

DOMANDA - No, lei mi fa un riferimento al nichel e al rapporto tra tabella A e tabella B, perché ha fatto il raffronto tra il nichel della tabella A e della tabella B?

MUNARI - No, questa qua non era...

DOMANDA - Però io avrei una controbiezione subito, perché se andiamo a vedere il valore del nichel in tabella C, siamo a 150, siamo praticamente a tre volte il rischio che c’è per la tabella A e per la tabella B messe vicine, d’altronde tabella A e tabella B sono anche abbastanza simili per quello che concerne il tipo di intervento, perché sono tutti e due interventi in laguna con possibilità di contatto diretto o mediato con le acque lagunari, mentre la C siamo in zona esterna e limitrofa alla laguna in isole permanentemente emerse, dice la C, quindi le esigenze di garanzia sono sicuramente diversificate, però la domanda che le facevo era quella diretta a dirmi se c’era o no questa chiave di lettura per la tabella A, e a questo proposito le faccio presente anche un altro dato, lei prima ha citato il problema del cromo e della possibilità di elevare quel valore da 20 a 50 per la tabella A, bene, però da 20 a 50, 50 è pur sempre la metà di 100, che è il limite contemplato per quel parametro in tabella B, ed è un decimo di 500 che è il limite contemplato per quel parametro in tabella C. Io che non sono un tecnico e che leggo questa successione di valori, io dico che l’esigenza di protezione delle acque lagunari per i fanghi che hanno le caratteristiche di tabella A è doppia rispetto a quella che sono destinati ad occupare zone in tabella B ed è 10 volte superiore ai fanghi che possono essere utilizzati in un’altra parte ancora più lontana ed ancora più esterna alla laguna. Io vedo che comunque anche correggendo i dati in tabella A manteniamo questo sviluppo armonico delle esigenze di garanzia di tutela, allora questo è un ulteriore argomento che va a favore della lettura che noi diamo e che non è proprio quella che ci avete dato voi di queste tabelle. Dal mio punto di vista, lei cosa mi obietta?

MUNARI - Io ritengo a questo punto che abbia perfettamente ragione il professor Mucciarelli che dice io non ho la presunzione di dare un’interpretazione della norma, sono altrettanto convinto che però di per sé la lettura che viene data dalla documentazione relativa al protocollo di Venezia non solo permetta ma autorizza e giustifica la interpretazione che io ho dato del significato di questi dati. Adesso mi dispiace, però ci possiamo leggere le definizioni delle varie tabelle A, B, C, e io non ho dubbio che possono essere lette nella maniera come io ho presentato, in questo momento non ho qua il documento, lo possiamo anche prendere, in ogni caso credo che loro abbiano facilità a ritrovare benissimo la definizione che c’è scritta nel documento.

DOMANDA - Per me è sufficiente.

 

Presidente: altre domande al professor Munari? Prego.

 

AVVOCATO PARTESOTTI

 

DOMANDA - Per il professor Munari, volevo chiederle questo: innanzitutto non le pare una generalizzazione eccessiva quella di cui lei ha fatto, cui lei ha fatto riferimento poco fa che tutta la laguna è in una situazione di anossia?

MUNARI - Di questo discorso se ne è parlato abbastanza, cioè certamente vicino alle bocche di mare, alle bocche non c’è una situazione di anossia, io parlo delle zone interne della laguna, cioè, diciamo, diamo una definizione di questo genere, se noi andiamo a vedere la laguna e se andiamo anche in zone assolutamente non inquinate, ed andiamo a scavare sotto lo straterello di sedimento superficiale, quasi sempre troviamo un colore nero del sedimento che è una testimonianza che sono presenti solfuri e che quindi siamo in condizioni tendenzialmente anossiche, non è certo, l’anossia un fatto totale generalizzato perché fossimo in condizioni completamente anossiche non ci potrebbe essere la vita che invece ritroviamo fortunatamente in laguna.

DOMANDA - E’ una precisazione rispetto a quanto avevo colto almeno per lo stato?

MUNARI - Non avevo nessuna intenzione di dire...

DOMANDA - Comunque io voglio chiederle anche questo: lei è a conoscenza del fatto che almeno 100 chilometri quadrati, quindi non si tratta di sole zone interne della laguna, che almeno 100 chilometri quadrati della laguna si trovano in una situazione media di marea da +30 a -30? Il che significa che abbiamo una notevole ossidazione, mi conferma questo?

MUNARI - Io non sono un esperto della laguna, però credo che quanto lei sostenga, avvocato, sia perfettamente corretto, cioè certamente tra le zone che emergono e le zone che vanno sotto ci sono, si verificano le condizioni per cui ci può essere ossidazione, il grosso problema mi sembra che sia universalmente riconosciuto è vedere quanto del materiale nelle zone, diciamo, che possono diventare ossidate e quanto del materiale contaminato raggiunge queste zone, io non ho assolutamente idea di queste zone, mi sembra che i dati su queste zone che vanno alternativamente sott’acqua siano abbastanza, non preoccupanti, tanto è vero che lo stesso Magistrato delle acque conclude nello studio che io ho citato che non esistono grossi problemi nella zona, così genericamente nella laguna, è scritto in questo documento mappature dell’inquinamento sulla base proprio delle indagini fatte in seconda o terza istanza con l’ultima campagna che se vogliamo è una campagna critica rispetto alle campagne precedenti fatte da altri enti o dagli stessi enti, ma forse condotte con modalità diverse.

DOMANDA - Io prendo atto della sua risposta anche perché questo consente un momento dire, di prendere atto della rettifica rispetto alla situazione anossia e quindi mancanza di biodisponibilità di cui faceva riferimento prima, semplicemente per completezza citerò un documento che poi verrà depositato successivamente, un lavoro di Runca Bensten e altri del ‘93 presentato al Congresso internazionale Med Coast ad Antalia in Turchia in cui c’è una mappatura che fa riferimento a queste estensioni di laguna, come dicevo prima, tra -30 e +30, si tratta comunque di mappe che sono disponibili presso il Consorzio Venezia Nuova. Un’ultimissima domanda. Lei ha detto ad un punto della sua deposizione del 17/11 che la situazione per quanto riguarda gli idrocarburi in tutta la laguna sembra che sia estremamente tranquillizzante, le chiedo, lei è a conoscenza delle analisi sul biota, quelle riferite dalla dottoressa Venier, faccio riferimento al Must, dati ‘93, progetto 20-23, relativamente ai valori di IPA e di HCB a Marghera?

MUNARI – Io, avvocato, non ne sono a conoscenza direttamente di questi dati, direi che la risposta forse da questo punto di vista, per quanto riguarda il biota, la professoressa Nasci lo possa dare con competenza, mentre io non ne ho da questo punto di vista, per quanto riguarda la questione degli idrocarburi è certo che in una zona trafficata da varie sorgenti industriali, civili, navali, una certa quantità di idrocarburi viene certamente dispersa in laguna, la fortuna che si ha è che se gli idrocarburi non hanno, diciamo, grossi problemi di contaminazione particolare la capacità di autodepurazione e le condizioni che ci sono di grande insolazione, di grande produzione, grande vitalità della laguna, permettono di metabolizzare rapidamente gli idrocarburi stessi, se non ci fosse questo fenomeno assisteremo certamente con tanti idrocarburi che sono stati persi nel tempo a una morte totale della laguna, cosa che grazie a Dio non si è verificata, pensiamo agli idrocarburi che vengono persi dai natanti, sono una quantità enorme certamente.

DOMANDA - D’accordo, non stiamo parlando di natanti, ma stiamo parlando di IPA derivanti da altri tipi di produzione. Però lei dice l’inquinamento da idrocarburi può essere antipatico perché molto probabilmente sono quelli che veicolano i clorurati organici nella massa del sedimento. Ora, se gli IPA mostrano una rilevanza di concentrazione a Marghera, e chiedo un suo giudizio in proposito, allora questo non è una dimostrazione che anche gli organi clorurati potrebbero essere causa di danno ambientale?

MUNARI - Diciamo forse non ho colto il senso della sua domanda, voglio dire però che gli IPA sono una contaminazione ubiquitaria certamente di tutta la zona, se vogliamo, urbanizzata della laguna che non ha niente a che fare in parte, quasi certamente anche con l’attività industriale, cioè indipendentemente dall’attività industriale ci sono molti IPA che vengono dispersi in laguna per gli effetti dell’attività antropica.

 

Presidente: ancora domande da parte di qualcuno?

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Mi è parso di capire che per l’accusa la soglia del rischio ambientale, sia retrocessa addirittura al superamento della tabella A del protocollo di Venezia, mi pare di avere letto nei documenti del Consorzio di Venezia Nuova che la stragrande maggioranza, forse l’80 o il 90% dei campioni di sedimenti analizzati superavano nell’intera laguna e nel centro storico di Venezia, superavano la tabella A, addirittura anche la tabella B, le chiedo questo se l’interpretazione dell’accusa avesse un qualche fondamento dovremmo concludere che tutti o quasi i sedimenti del centro storico di Venezia e forse l’intero centro storico di Venezia dovrebbero essere immediatamente asportati ed eventualmente portati in un’isola confinata e senza più contatto con le acque?

FACCHETTI - Mi sembra logico.

 

Presidente: vi ringraziamo, buona sera. Bene, allora riprenderemo i controesami all’udienza prossima che mi pare che sia il 16 febbraio?

 

Avvocato Scatturin: mi scusi, Presidente, sarà sentito anche il controesame dell’epidemiologo della difesa, cioè il professor Zocchetti? Perché il professor Zocchetti è stato sentito...

 

Pubblico Ministero: siamo a Montedison ancora.

 

Avvocato Stella: di Enichem dobbiamo portarne o no?

 

Presidente: allora, cerchiamo di fare un programma. Allora, per la prossima udienza sono sufficienti tutti i consulenti di Montedison sì o no?

 

Pubblico Ministero: i consulenti di Montedison dovrebbero essere sentiti tutti quanti la prossima giornata, io non sono in grado di dire in questo momento se finiranno prima perché io per alcuni consulenti ho abbastanza domande.

 

Presidente: allora noi possiamo nominarli, cioè, allora, oltre a quelli che abbiamo sentito oggi mi pare di vedere che ci sono...

 

Pubblico Ministero: in ordine possono essere il professor Dal Prà, Pasquon, Bellucco, Nasci, che c’era anche oggi, e poi i successivi che devono comunque venire il 16 che mi pare fossero, non mi ricordo, se l’avvocato Mucciarelli mi aiuta.

 

Presidente: Cescon e Lotti.

 

Avvocato Mucciarelli: Cescon e Lotti.

 

Pubblico Ministero: questi sono tutti i consulenti Montedison.

 

Presidente: va bene, allora questi per il giorno 16, allora a seguire anche gli altri.

 

Avvocato Stella: a seguire il 16?

 

Presidente: no a seguire nelle udienze successive e quindi dopo il 20, certo, il 20, potremmo, non lo so, ci sono Colombo e Bellucci per Enichem e via c’è Zocchetti.

 

Pubblico Ministero: se mi è permesso, per quanto riguarda il controesame Bellucci era collegato a quello di Frignani, per non farlo doppio poi Frignani tra l’altro è saltato perché c’era lo sciopero degli avvocati quel giorno, è andato via e torna a fine novembre, quindi la prima di marzo Frignani per forza deve andare e a questo punto anche Bellucci, però nel frattempo si potrebbero sentire su quei 3 casi i consulenti medici e i testi, e finire i testi.

 

Avvocato Stella: il dottor Frignani, credo che ci sia un equivoco, è giù al Polo Sud.

 

Pubblico Ministero: Frignani aveva detto in udienza che tornava a fine febbraio.

 

Avvocato Stella: io lo verificherò questo.

 

Presidente: va bene.

 

Pubblico Ministero: lo abbiamo detto in udienza in sua presenza.

 

Presidente: informatevi va bene, grazie e buona sera.

 

Avvocato Lanfranconi: possiamo depositare l’ultima parte del verbale del professor Lotti con il richiamo alle slide che avevamo già anticipato la volta scorsa?

 

Presidente: certo.

 

RINVIO AL 16 FEBBRAIO 2001

 

IVDI -  Sede operativa: Casale sul Sile

processi on line - processo Petrolchimico Marghera -  vai alla home page