UDIENZA DEL 4 OTTOBRE 2000

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Manduzio Giudice a latere

Dr. Liguori Giudice a latere

 

PROC.  A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

Presidente: procede all’appello. Allora diamo inizio all’udienza di oggi. Dobbiamo, mi pare, sentire un consulente della parte civile Ministero dell’Ambiente.

 

 

DEPOSIZIONE DEL CONSULENTE

DR. SANDRO NOSENGO

 

AVVOCATO SCHIESARO

 

Presidente: se vuole presentarsi.

RISPOSTA - Sono professore di geologia applicata, professore associato di geologia applicata all’Università di Genova, come mia esperienza di tipo professionale mi sono interessato nel tempo di tematiche riconnesse all’ambiente ed alle discariche di rifiuti, ho svolto in altri casi le difese di parte civile per la catastrofe di Stava, per l’alluvione di Valtellina del 1987, ho svolto indagini per conto della Magistratura a proposito di tematiche ambientali legate all’inquinamento sia per la Procura di Lucca, per la Procura di Genova ed altri casi di questo genere, mi sono interessato poi anche prevalentemente delle tematiche ambientali connesse alla difesa del suolo.

 

DOMANDA - Allora ha avuto modo di esaminare la documentazione che è stata prodotta in questo processo e soprattutto cosa ci può dire in proposito sotto il profilo geologico degli effetti dell’inquinamento provocato per le discariche e gli scarichi sul suolo di Marghera e sulla laguna di Venezia?

RISPOSTA - Certo. La tematica geologica in un caso di questo genere è molto importante in quanto fa capire qual è l’entità del danno ambientale e i problemi che ne possono nascere. Il caso di Porto Marghera ha una rilevanza straordinaria in assoluto come esempio di convivenza suicida direi fra l’industria chimica e l’ambiente, un ambiente decisamente e densamente antropizzato sia relativamente alla collocazione in un sito che è un coacervo unico di valenze naturalistiche sia storiche e culturali. Prendendo in esame l’aspetto naturalistico, diciamo, geologico, già nelle precedenti udienze, ieri in particolare, è stato presentato l’aspetto geomorfologico e sedimentologico, la genesi della laguna. Con questa immagine si vuole far vedere com’era la condizione dell’area in cui attualmente insiste l’impianto Petrolchimico nei primi anni del secolo passato, o per lo meno, no, a mio parere siamo ancora nel XX secolo, e quindi nei primi anni del ‘900. Sottolineo nella parte sinistra la presenza di coltivazioni che si vedono nettamente per le delimitazioni delle aree coltivate. Proprio in questa zona più o meno cade la radice della grande area Enichem, la radice biponente della grande area Enichem. Una laguna è un tipo di ambiente che possiede alcune peculiarità assai significative proprio al fine di valutarne la vulnerabilità rispetto alle azioni che ne modificano le componenti e la dinamica. Vanno fatte perciò alcune premesse. Tralasciando gli aspetti biologici, pure importantissimi, dal punto di vista fisico una laguna è parte delle cosiddette forme costiere, e in particolare si sviluppa nelle coste basse e su bassi fondali con il contributo degli apporti solidi fluviali delle correnti litorali e del moto ondoso. In sostanza, i materiali solidi, che sono poi sabbie, limi ed argille provenienti dalle terre emerse per il tramite di corsi d’acqua, vengono ridistribuite dal moto ondoso e dalle correnti fino a formare una barra litorale che racchiude un braccio di mare e per loro le stesse foci fluviali. Finché restano praticabili le comunicazioni con il mare aperto si tratta, appunto, di una laguna, secondo la definizione, tra l’altro, della delibera del comitato interministeriale di cui do immediatamente il dato, la delibera 4/2/1977, lavori pubblici, Ministero Lavori Pubblici.

DOMANDA - Dopo avrà modo di consegnarla anche al Tribunale che è un documento normativo importante per le definizioni e per i criteri di valutazioni.

RISPOSTA - Questa delibera contiene i criteri di classificazione delle acque e i criteri di valutazione dei corpi idrici ai fini anche della loro conservazione, oltre che del loro uso. Arriviamo quindi alla formazione della laguna; devo fare un richiamo, la tematica, l’importanza delle lagune è stata riconosciuta a livello internazionale fin dal 1971 con la convenzione di (Ramser), che è uno dei primi esempi di cooperazione internazionale in campo ambientale. Una laguna è una forma effimera, se vogliamo, rispetto ai tempi geologici. Per quanto ci interessa in questa sede configura un sistema idrogeologico superficiale relativamente più statico di altri sistemi come il mare aperto e le aste fluviali, nella fattispecie rispetto al ricambio delle acque. Una zona di tal genere anche rispetto alle acque sotterranee rappresenta l’elemento di transizione fra l’ambiente continentale delle terre emerse e delle acque dolci e l’ambiente marino in cui le acque sono salate. Questa zona di transizione corrisponde al cosiddetto ambiente salmastro. La vulnerabilità di una laguna è accentuata perché il volume d’acqua è relativamente piccolo, la mobilità dell’acqua superficiale sotterranea è ridotta rispetto ad ambiti francamente marini e fluviali, così come relativamente ridotti sono gli scambi idrici e gli effetti di diluizione e più ridotti sono anche altri elementi che configurano un... possono configurare una vivacità di capacità di autodepurazione.

DOMANDA - A proposito sempre di questo concetto di precarietà e vulnerabilità della laguna; abbiamo detto che la laguna resta finché rimane aperto il collegamento con il mare, invece quando il collegamento con il mare dovesse essere chiuso che cosa succede nella laguna?

RISPOSTA - Quando il collegamento con il mare viene chiuso la laguna poco a poco si riempie di materiali solidi che vengono portati dai corsi d’acqua immissari della laguna e si trasforma dapprima in un lago costiero, quindi per volta in una palude, in uno stagno e quindi in terra emersa.

DOMANDA - E quindi scompare?

RISPOSTA - E quindi scompare. Ogni fattore di alterazione in questo tipo di ambiente ha ripercussioni immediate ad esempio sulla qualità delle acque le cui conseguenze si protraggono nel medio e nel lungo termine anche quando l’azione viene a cessare. Gli acquiferi sotterranei sono anch’essi caratterizzati dalla transizione tra le falde di acqua dolce e quelle salmastre contenute negli spazi interstiziali dei terreni ipogei. Le ultime, acque salmastre, avendo maggiore densità soggiacciono alle acque dolci secondo una superficie, che si chiama interfaccia, di spessore variabile comunque immersa verso l’entroterra a formare il cuneo salineo tipico di queste condizioni. La profondità dell’interfaccia e quindi lo spessore di falda di acqua dolce sovrastante quella salata, varia in proporzione alla differenza di densità fra le due e l’altezza di questa, la falda di acqua dolce, rispetto al livello medio marino varia in rapporto all’altezza, e all’altezza di questo rispetto al livello medio marino. Ad esempio, in presenza di una falda freatica di acqua dolce, libera verso l’alto, contenuta in sedimenti di profondità indefinita sovrastante acqua con salinità pari a 1,035, per ogni metro positivo sopra lo zero si avranno circa 30 metri di acqua dolce prima di incontrare la zona salmastra. Il movimento delle acque sotterranee oltre che dalla gravità è determinato dai gradienti idraulici che sono il rapporto tra i dislivelli delle acque di falda e le distanze considerate. Inoltre sono determinati dalla permeabilità dei terreni in cui esse sono contenute, questa proprietà molto importante si esprime con un coefficiente che ha grandezza di una velocità ed è, appunto, la velocità con cui un flusso d’acqua permea attraverso un terreno sotto un determinato gradiente. Tanto per dare un’idea i valori limite grosso modo di permeabilità sono compresi tra un metro al secondo e 10 alla meno 9 metri al secondo, siamo su valori talvolta estremamente piccoli. Nel nostro caso, come si è visto, la situazione nel sottosuolo non è omogenea ma è resa assai variabile dalle alternanze verticali e laterali tra sedimenti a diversa permeabilità che creano, quanto a dinamica delle acque, una complessità notevole. A dire questo vi sono delle alternanze, scendendo verso il basso, alternanze di terreni più permeabili e meno permeabili e questi ultimi, meno permeabili, talora sono discontinui nella loro estensione orizzontale.

DOMANDA - E` quel discorso che si faceva ieri del caranto?

RISPOSTA - Esattamente, il discorso del caranto, vedremo più avanti come ci sono nel caranto delle lacune - da non confondersi con laguna - delle lacune che permettono il contatto diretto tra i materiali che stanno sopra, in questo caso i materiali inquinati che sono in discarica, e le falde, la prima quanto meno falda sottostante, probabilmente anche quelle ancora più profonde. Una delle modificazioni più rilevanti dal punto di vista del danno ambientale è quella posta principalmente a partire dagli anni ‘70 con le colmate realizzate per ricavare nuovi siti per gli impianti petrolchimici e con le discariche in netta contro tendenza rispetto alla salvaguardia dall’interramento. Noi sappiamo che Venezia fin da quando è nata come entità cittadina ha provveduto a curare la laguna e deviare alcuni dei corsi d’acqua, i principali, Brenta e Sile ad esempio, che immettevano, portavano acqua e materiali solidi in laguna che con il tempo avrebbero colmato questo corpo idrico. Il fare delle discariche oggi in tempi recenti va in contro tendenza rispetto a quella intenzione iniziale, per di più...

DOMANDA - Perché va in contro tendenza?

RISPOSTA - Perché accelera il riempimento della laguna, l’interramento della laguna, tra l’altro con materiali non naturali e quindi con materiali contaminati e quindi materiali pericolosi che provocano purtroppo le tante cose che abbiamo visto e abbiamo sentito nelle precedenti udienze. Tra l’altro la laguna veniva utilizzata come, era di per sé, per le sue caratteristiche, un elemento economico - la pesca lo è tuttora, in parte almeno - era un elemento strategico, la difesa della città di Venezia avveniva anche attraverso la ridotta accessibilità per le vie d’acqua, e come porto naturale per il commercio, ancora per la difesa e via dicendo. Un altro allarme quindi oltre all’interramento è quello dovuto all’inquinamento delle acque sotterranee prodotte dagli stessi sversamenti solidi e liquidi contenenti sostanze tossiche in quanto è un inquinamento più subdolo e più difficile da rimediare stante il dinamismo ancora più lento delle falde sotterranee. Quindi un triplice motivo di danno ambientale, l’interramento in sé, l’inquinamento del suolo, l’inquinamento delle acque superficiali e di quelle ipogee. L’interramento, per definizione, è la trasformazione mediante l’apporto di materiali solidi che superano il livello delle acque di una porzione di laguna, che è un ambiente umido, è una zona umida, per sostituirlo con un ambiente subaereo rimaneggiato al fine di destinarlo ad altre utilizzazioni, o più banalmente per stoccarvi dei rifiuti che non si sa dove collocare proprio in quanto inquinati, o per ambedue i motivi. Il ricorso ai rifiuti stessi che vengono prodotti dall’azienda che lavora, qui lavora, discende da motivi di economie sulle spese di trattamento dei rifiuti stessi che sono spese rilevanti, e sui costi di altri tipi di materiali inerti puliti che si volessero utilizzare per realizzare analogo riempimento. Invece dei materiali puliti che costano si utilizzano i propri rifiuti che intanto così si sistemano purtroppo senza trattamento. Se questi materiali contengono sostanze chimiche tossiche il suolo e il sottosuolo risultante sono automaticamente inquinati e l’acqua nella quale essi sono sversate lo è a sua volta. Se vi sono falde idriche sotterranee in comunicazione con la superficie - vedasi ancora i buchi, le lacune che ci sono nel caranto - le sostanze tossiche possono raggiungere le falde sotterranee e inquinarle; questo è inquinamento chimico, chiaramente. Vorrei far vedere la figura numero 2, ecco, ingrandendo la metà più bassa, ecco, questa è una carta più recente analoga alla precedente dove si vede cos’è successo di quella porzione di laguna. L’area Enichem è quella dov’è segnato il pallino, è quell’area fatta a centro circonflesso che raggiunge il canale Malamocco Marghera, Venezia è lì di fronte a qualche chilometro. Ora vorrei dire che, descrivere brevemente qual è la stratigrafia locale, cioè qual è la condizione geologica locale per capire poi successivamente il problema dell’inquinamento di quest’area. La stratigrafia locale, a partire dal piano di campagna che è a qualche metro sopra all’acqua, è costituita da una mescolanza di rifiuti inquinati, contaminati, e di materiale già presenti in loco, in qualche caso pare sia stato addirittura scavato il fondale in modo da ottenere una capacità ancora maggiore per stoccare rifiuti, questo primo orizzonte raggiunge all’incirca, al massimo i 6 metri di profondità, circa, 6 metri, 6 metri e 20 all’incirca, sotto quell’area lì, l’area Enichem. Al di sotto di questo è presente il caranto, caranto che tuttavia ha, non è presente dappertutto, il caranto ha uno spessore che va da zero, appunto, in alcune aree, fino a 6, 10 metri come massimo di profondità. Oltre il caranto è presente il primo acquifero sotterraneo, la prima falda sotterranea, mentre i rifiuti di cui dicevo prima contengono la falda freatica superficiale. Il primo acquifero sotterraneo va dal termine dello strato di caranto, che è intorno ai 6, 10 metri, e raggiunge i 15, 18 metri all’incirca; questo acquifero è costituito da materiali più permeabili, cioè materiali sabbiosi sostanzialmente, al di sotto di questi è presente di nuovo un orizzonte impermeabile o poco impermeabile di qualche metro di spessore e infine oltre i 20, 25 metri è presente un secondo strato acquifero permeabile fino alle profondità che sono state investigate nelle indagini, di cui ora riporterò alcuni dati, svolte o prese in considerazione dalla società Acquater per conto di Enichem. Ho parlato delle falde...

DOMANDA - Quindi fino a 40 metri?

RISPOSTA - No, mi risulta che il massimo di profondità investigata con i sondaggi sia intorno ai 25 metri, non si conosce la profondità ulteriore dei materiali. Naturalmente in questa zona ci sono poi anche falde più profonde ed anche più importanti di queste superficiali come produttività, diciamo, e raggiungono fino i 300, 400 metri di profondità. Le acque contenute in queste falde venivano utilizzate a scopo industriale, a scopo potabile, a scopo irriguo, ma sono state queste, questi pozzi sono stati chiusi negli anni ‘80 per contrastare il fenomeno della subsidenza, che è noto in Venezia, e questo fatto ha avuto dei risultati, infatti la subsidenza si è rallentata notevolmente. Comunque, dicevamo, la falda superficiale, possiamo considerare due situazioni, quella della figura numero 3 che indica l’andamento della falda freatica regionale, diciamo, su un’area vasta, in cui si vede nettamente come l’acqua, la falda superficiale libera freatica, si sposta in direzione sud-est, in direzione della laguna.

DOMANDA - Quindi la freccia nera sarebbe lo spostamento...

RISPOSTA - La freccia nera è la direzione di spostamento, le altre linee sono la cosiddette isofreatiche, cioè le linee ad ugual livello dell’acqua nel terreno, naturalmente questo livello discende a partire da nord-ovest, angolo superiore sinistra, e a scendere verso sud-est. A livello locale questo andamento viene, si modifica a seconda delle situazioni locali, a seconda della permeabilità, a seconda dei prelievi di acqua che ci sono in profondità, a seconda degli eventuali sversamenti di acqua o altri liquidi nel terreno. Per quanto ci riguarda la falda superficiale contenuta nell’area Enichem avrebbe un andamento - secondo i dati e le dichiarazioni di Acquater che ha condotto due studi successivi sull’area - avrebbe un andamento centrifugo, cioè, per quanto riguarda la zona di ponente, per quanto riguarda la zona, quella zona dove c’è quel circoletto, avrebbe la falda superficiale un andamento centrifugo...

DOMANDA - La zona con il circoletto è il Petrolchimico?

RISPOSTA - E` la parte del Petrolchimico corrispondente alle isole 31 e 32. Di lì la falda superficiale si diffonderebbe verso l’esterno nell’area in direzione centrifuga.

DOMANDA - Quindi anche la parte nord, verso la parte abitata?

RISPOSTA - Certamente, verso nord, verso sud, in tutte... la parola centrifuga mi sembra significativa. Nel resto dell’area ci sono, probabilmente la situazione è analoga in quanto la falda all’interno, contenuta all’interno dei rifiuti raggiunge una quota assoluta sul livello del mare di 1,8 metri e quindi produce un gradiente verso i canali, verso la laguna; canale nord, canale sud, canale Malamocco Marghera, verso quindi la laguna. La falda sotterranea, il primo acquifero - ed andiamo alla figura numero 4 - il primo acquifero ha questo andamento un po’ particolare, si vede che qualcosa si dirige verso nord, ma la maggior parte delle direzioni di flusso vanno verso il canale industriale sud ed anche verso quel canale tratteggiato, quel fosso tratteggiato che era il canale di raccordo tra la darsena della Rana, attualmente coperto, e il canale industriale sud. Poiché esiste questo richiamo da parte del, dal canale di raccordo nei confronti delle acque, è da pensare che questo canale sia talmente profondo da andare a raggiungere, a superare il caranto se c’è, ma soprattutto andare a raggiungere il primo acquifero sotterraneo drenandolo. Quindi, i rapporti in materiali inquinanti che provengono dal cumulo dei rifiuti superficiali vanno anch’essi in questa direzione e vanno all’interno del primo acquifero il quale a sua volta finisce, almeno in parte, nel canale industriale sud in quella maniera. La prossima figura evidenzia l’andamento del secondo acquifero, quello profondo, oltre, intorno ai 20 metri, oltre i 20 metri; questo secondo acquifero ha a sua volta un andamento particolare per essere un acquifero sotterraneo in pressione, fra l’altro, è acqua in pressione, una falda semiartesiana, e ha un andamento a sua volta radiale rispetto alla zona considerata, quindi c’è una zona anche, pur essendo in pressione abbiamo una situazione di alto gradiente nella zona centrale che diminuisce verso l’esterno. Questo significa che anche la seconda falda può avere delle influenze da parte di quanto gli sta sopra. A questo punto sembra chiaro che vi sono delle connessioni quanto meno fra la falda superficiale e il primo acquifero sotterraneo. Riporto alcune affermazioni che provengono a quanto ascoltato dalle testimonianze precedenti rese per l’accusa, e cioè: "In alcuni siti i rifiuti industriali sono stati collocati a profondità che superano anche il livello di lima argilloso compatto - il caranto di cui si parlava - il quale avrebbe potuto costituire una barriera alla diffusione verticale dell’inquinamento che viceversa può essere scesa ad interessare la falda freatica e con essa a essersi propagata in altri siti. In alcuni sondaggi lo spessore dei livelli limoso-argillosi risulta molto limitato o totalmente assente, in tal caso i rifiuti si trovano a diretto contatto con i materiali sabbiosi sede dell’acquifero, il primo acquifero sotterraneo. Si evidenziano inoltre possibili fenomeni di comunicazione tra la falda superficiale e l’acquifero sotto il caranto e così via". Vorrei far vedere la...

DOMANDA - Tutte queste sono le affermazioni dell’ispettore Spoladori che lei ha utilizzato...

RISPOSTA - Sì, esattamente, io le ho citate a modo mio per... Questa figura, chiedo scusa perché per un errore mio non siamo riusciti a inserirla nel computer nella forma originale, e quindi stamattina abbiamo provveduto a modificarla, a ridisegnarla malamente per la verità, l’originale è questo, è la figura numero 5.1/5 annessa all’indagine Acquater consorzio basi su tutta l’area Enichem. Queste aree contornate in rosso sono zone di assenza dal caranto...

DOMANDA - E` questo che lei ha introdotto?

RISPOSTA - Sì, queste le ho introdotte io prendendole da quella figura che ho citato, tuttavia consegnerò ed allegherò alla mia memoria copia dell’originale perché queste sono state fatte in maniera un po’ approssimativa. Vedremo dopo che la somma delle superfici di queste aree dichiate da Acquater come zone di assenza del caranto, conduce a una dimensione di un chilometro quadrato, cioè un milione di chilometri quadrati in cui il caranto è assente e dal quale i liquami, gli eluati provenienti dai rifiuti superficiali possono scendere effettivamente nelle falde sottostanti.

DOMANDA - Quindi quei cerchietti rossi, quelle aree disegnate in rosso nella figura che vediamo sono quelli che indicano gli spazi in cui manca anche il caranto?

RISPOSTA - Esattamente. Poi consegnerò la figura originale.

DOMANDA - E danno sommati quella dimensione che ci ha dato adesso?

RISPOSTA - Sommati danno quella dimensione che dicevo di circa un milione di metri quadrati.

DOMANDA - Quindi tutte le aree di discariche in luoghi in cui per un milione di metri quadrati con c’è la produzione del caranto?

RISPOSTA - Esattamente, una di queste coincide con quel canale di raccordo di cui parlavo prima, quello centrale. Adesso citerò nuovamente testualmente...

DOMANDA - Lei si ricorda che ci sono anche dei rifiuti che sono stati trovati immessi in acqua direttamente?

RISPOSTA - E` probabile che questo sia... adesso citerò, sì, è probabile che ci siano dei rifiuti, siano stati immessi in acqua, direttamente in acqua dei rifiuti. Certamente rispetto alla figura 1 che abbiamo visto in precedenza è chiaro che una parte dei rifiuti sono stati effettivamente messi - se vogliamo tornare alla figura 1 - la zona è quella lì un po’ più a destra...

DOMANDA - E l’ispettore questo l’aveva detto in occasione della precedente udienza?

RISPOSTA - Sì, mi sembra di ricordare questo, certo. Adesso ancora testualmente citerò dalle indagini Acquater alcuni elementi...

DOMANDA - Quindi si tratta di elementi che vengono forniti da Acquater a Enichem?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Nel luglio del ‘95?

RISPOSTA - Nel luglio del ‘95 relativamente alle isole 31 e 32 che dalla figura 2 risultano dentro quel cerchietto.

DOMANDA - Allora ce li illustri e ce li commenti.

RISPOSTA - Certamente. Al foglio 686..

DOMANDA - Per il verbale faldone F foglio 381-676?

RISPOSTA - Sì, esattamente. Il foglio 386 del faldone F "dal reperimento di vecchie cartografie - queste, no, quella precedente - risulta che nelle zone indagate erano esistenti nel passato delle fosse naturali che sono state quindi colmate e ricoperte in tempi risalenti a circa 15 anni fa - l’indagine è del luglio ‘95, risaliamo al 1980 - fosse naturali che sono quelle zone, bacini in cui era presente acqua". Foglio 395, sempre faldone F, "dall’analisi delle sezioni geologiche si nota come la distribuzione verticale ed orizzontale delle diverse litologie sia estremamente eterogenea e senza nette predominanze litologiche nelle due dimensioni". Foglio 397, "per cui nell’area si hanno una serie di acquiferi sovrapposti e a luoghi comunicanti". Foglio 397 "nei materiali sottostanti i depositi non naturali fino a 6, 8 metri di profondità i risultati delle prove di permeabilità in sito hanno fornito valori del coefficiente K 10 alla meno 8, 10 alla meno 9 metri al secondo - cioè si tratta di materiali poco permeabili - mentre i depositi sabbiosi, sabbioso-limosi più profondi hanno una permeabilità variabile da 10 alla meno 5 a 10 alla meno 6 metri al secondo, quindi materiali a permeabilità media". Risultano in effetti da una tabella, la tabella 4/1A del foglio 418 sempre faldone F, risultano anche permeabilità maggiori, cioè 10 alla meno 4 metri al secondo. Foglio 398: "La falda superficiale rispetto alle isole 31 e 32 risulta avere deflusso centrifugo", quello che avevo citato in precedenza. Foglio 399: "Area gialla compresa tra i sondaggi P1, P2, P4, P5, P6", non è tanto importante questo dato quanto le parole che seguono: "La disomogeneità... e la mancanza dello stato di argilla sovraconsolidata, caranto, possono rendere incerte le condizioni di impermeabilizzazione del terreno sovrastante l’acquifero"; queste sono dichiarazioni di Acquater per conto di Enichem, area rossa, P3, "si rileva la presenza di sabbia da piano campagna a 15 metri di profondità, per cui l’acquifero risulta non protetto da livelli argillosi superficiali".

DOMANDA - Quindi qui non c’è proprio nulla dal piano di campagna?

RISPOSTA - Non c’è nulla. Avanti, fogli 429 e seguenti: "Risultano da queste analisi chimiche del terreno e valori di concentrazione limiti raramente superiori alla normativa della regione Toscana per un uso industriale del suolo", vedremo più avanti quale significato potremmo dare a questa normativa della regione Toscana che ovviamente con la laguna di Venezia non c’entra nulla ed è presumibilmente meno restrittiva della normativa vigente in laguna. Al foglio 438 sempre del faldone F: "Le acque sotterranee campionate non vengono utilizzate per scopi idropotabili", anche di questo si discuterà più avanti la fondatezza che ovviamente tende, questa affermazione tende ad alleggerire le responsabilità, non è utilizzata per scopi idropotabili in quanto adesso è inquinata, in quanto è stata utilizzata per usi industriali per molti anni, ma potrebbe essere un’acqua, avrebbe potuto essere un’acqua utilizzata per scopi diversi, per il consumo umano diverso dall’uso idropotabile, vedremo più avanti il significato. Foglio 439, "La falda risulta in diretto contatto con la fascia di transizione delle acque salmastre della laguna", fogli 439, da 439 a 482 segnalano metalli pesanti, sostanze inorganiche, sostanze organiche con diversi valori superiori alle concentrazioni limite. Foglio 485: "Da quanto sopra risulta evidente una situazione qualitativa del sito compromessa soprattutto nel settore nord-ovest dell’isola 32". Allegata a questa indagine c’è la cosiddetta indagine Enichem Sia, che nelle conclusioni a foglio 566 dice: "Nella falda dell’intera area si rileva un notevole contenuto di ammoniaca, si rileva una contaminazione diffusa anche da idrocarburi clorurati, esistono zone con particolari contaminazioni". Non vado a cercare i singoli dati perché mi sembra, sono stati già citati da altri in precedenza, mi sembra sufficiente questo. Sempre nell’allegato a questa indagine Acquater...

DOMANDA - Queste erano le conclusioni del servizio Sia che è il servizio dell’Enichem?

RISPOSTA - Esatto, sì. Allegato indagine Geosondaggi del settembre ‘95, la Geosondaggi ha eseguito i sondaggi nell’area e nella relazione dice, a foglio 534 sempre faldone F: "A quanto sopra descritto fanno eccezione le aree corrispondenti ai sondaggi numero tal dei tali in cui l’argilla risulta essere pressoché totalmente assente con possibilità di diretto contatto tra le acque superficiali e l’acquifero sottostante".

DOMANDA - I sondaggi erano 12, 31...?

RISPOSTA - 12, 31, 55, 67, 75.

DOMANDA - Quindi cinque sondaggi in cui non c’era argilla.

RISPOSTA - Al foglio 607: "Particolare attenzione occorre però porre a tre zone in cui risulta assente la copertura argillosa, sondaggio 12, 67, 55, in esse è possibile la contaminazione con agenti esterni in corrispondenza con le verticali del sondaggio 31 e 75 è stata pure rilevata l’assenza di argilla e pertanto sono presenti le stesse problematiche". Infine allegato della relazione tecnico-descrittiva dell’ipotesi progettuale di risanamento, di bonifica dell’area, fogli 625 e 655: "Le soluzioni proposte sono volte al confinamento delle isole 31 e 32 - la soluzione proposta è questa, il confinamento consiste nella creazione di una barriera laterale verticale che racchiuda queste aree - con lo scopo di evitare la contaminazione delle aree del sottosuolo circostanti esterne ad esse per l’evidente motivo della presenza di inquinanti e del rischio della loro diffusione".

DOMANDA - Quindi si tratta di un’ipotesi di bonifica in cui si prevede che i rifiuti rimangano lì e soltanto di costruirci intorno una specie di cassa?

RISPOSTA - Di sarcofago, sì. Questo confinamento è realizzato come un diaframma di cemento bentonite fino alla profondità di circa 20 metri.

DOMANDA - Poi lei ci dirà qualcosa...

RISPOSTA - Dirò qualcosa a questo proposito. Ancora, devo citare sempre da un secondo studio Acquater, studio idrogeologico e qualitativo delle acque sotterranee dell’area, Acquater consorzio basi per conto di Enichem aprile ‘96 e relativo a tutto lo stabilimento Enichem.

DOMANDA - A che faldone si riferisce?

RISPOSTA - Faldone G. Qui citerò le pagine del lavoro non quelle del faldone perché non avevo il dato. Pagine da 5 a 8: "Vengono riconosciuti un acquifero superficiale - come ho detto prima - fino a circa meno 5 metri, falde superficiali, un acquifero primario, prima falda, fino a 15, 16 metri, e un acquifero secondario, seconda falda, oltre tale profondità", come ho già detto all’inizio oggi. "Queste due ultime falde presentano caratteri di semiartesianità", artesianità è la proprietà di queste falde di possedere una pressione che quando sono messe in comunicazione, liberate verso l’alto consente all’acqua di risalire almeno parzialmente verso l’alto. "Sono presenti nei terreni e nelle acque diverse sostanze inquinanti in concentrazioni variabili". Pagina 9, "L’acquifero superficiale e quello primario sono separati da uno strato limo-argilloso ed argillo-limoso anche di notevole spessore localmente assente - è sempre il caranto di prima - tale discontinuità, da verificare comunque attraverso ulteriori indagini di campo, determina un non perfetto isolamento idraulico e pertanto un possibile contatto diretto tra falda superficiale e falda primaria, primo acquifero". Alla pagina 19 viene fatto riferimento alla figura 5.1./5, le aree che risulta, quella che ho fatto vedere con le zone in rosso, è la figura 5.1 /5, da cui risulta appunto che le aree di contatto diretto tra i materiali inquinanti immersi nell’acquifero superficiale e l’acquifero primario sottostante hanno una superficie di circa un milione di metri quadrati. Ripeto che queste sono state disegnate malamente perché l’abbiamo fatto di corsa stamattina, non si poteva fare meglio.

DOMANDA - Quindi qui si parla di materiali inquinanti immersi nella laguna?

RISPOSTA - Immersi nella falda. A pagina 21 si ribadisce infatti che: "Nell’area si hanno una serie di acquiferi sovrapposti di entità e spessore molto variabili e talora comunicanti". Pagina 22: "Localmente comunque le litofaces argillo-limose o limo-argillose risultano assenti". Ancora, pagina 23: "La presenza di depositi a granulometria fine di aspetto spesso lenticolare determina una locale compartimentazione idraulica che a scala maggiore non potrebbe sussistere rendendo intercomunicanti i vari livelli idrici ospitati nei depositi più permeabili". Pagina 23 sempre: "La falda superficiale e la prima falda sono in contatto idraulico". Pagina 26, circa il secondo acquifero: "Mentre esso sarebbe separato dal primo per mezzo di uno strato impermeabile ‘presumibilmente continuo’, viene rilevata in palese contraddizione ‘presenza di inquinanti’ sia pure in concentrazioni meno elevate rispetto alla falda sovrastante".

DOMANDA - E quindi come sarebbero arrivate lì?

RISPOSTA - Esattamente, c’è da domandarsi, sono gli stessi inquinanti, in concentrazioni...

DOMANDA - Dalla falda sopra?

RISPOSTA - Dalla falda sopra. In concentrazioni meno elevate, ma sono presenti nella seconda sottostante. A pagina 33: per le analisi dell’acqua... vengono presi in considerazione i valori limite del DPR 962/73, è relativa alla qualità degli scarichi in laguna - mentre tra l’altro si hanno in falda, ma non viene considerato il DPR 236/88 assai più restrittivo. Si veda anche la tabella a pagina 32 dello stesso lavoro Acquater in cui vengono messi a confronto i valori limite considerati dalla legge 319/76, dal DPR 236/88 e dal DPR 962/73.

DOMANDA - 236/88 in materia di qualità delle acque destinate al consumo umano?

RISPOSTA - Esattamente.

DOMANDA - Il riferimento di cui parlavamo agli inizi allora?

RISPOSTA - Esattamente. Pagine 33 e seguenti: alcuni piezometri tra 5 e 6 metri al piano campagna presentano mercurio, piombo, ammoniaca, nitriti, nitrati, solfati, cloruri e COD, tra le sostanze organiche: solventi, clorurati, aromatici, IPA, non vengono citate le diossine che peraltro invece ieri, non più tardi di ieri, sono state abbondantemente citate proprio nei terreni che contengono la falda superficiale. Alle pagine 35 e seguenti: in alcuni piezometri tra 6 e 15 metri, quindi nel primo acquifero, superano i limiti mercurio, arsenico, zinco, pur essendo i limiti meno restrittivi, ammoniaca, nitrati, nitriti, solfati, cloruri, COD, solventi clorurati ed aromatici, ammine aromatiche, IPA. Pagine 39 e seguenti: nei piezometri a profondità superiore a 15 metri - quindi nella seconda falda - le quantità diminuiscono ma si rilevano ancora: mercurio, zinco, arsenico, ammoniaca, solventi clorurati ed aromatici, ammine aromatiche, IPA. Infine, alla pagina 41 di questo studio, sotto il titolo: "Aree di interesse ed approfondimento", per le quali evidentemente vi sono problemi, si conclude: 1) è possibile che l’inquinamento delle acque in alcune zone da parte di sostanze organiche sia legato alla presenza di riporto eterogeneo sulla cui natura si sa poco o nulla, 2) esistono settori limitati dello stabilimento in cui risulta assente o di spessore limitato lo strato argillo-limoso e/o limo-argilloso... la locale assenza di una separazione idraulica tra il corpo idrico contenuto nel materiale di riporto e i depositi sabbiosi sottostanti può spiegare in parte la presenza di inquinanti nelle acque sotterranee". Queste sono parole testuali.

DOMANDA - Dove per stato argillo-limoso e/o limo-argilloso si intende...

RISPOSTA - Si intende il caranto. Vengono citate ancora tra le aree di maggiore interesse, che poi sono quelle, tutto sommato sono quelle, oltre alle isole 31 e 32 già trattate in precedenza, le isole: 59, 60, 61, l’isola 35, le isole da 45 a 48, il canale coperto, le isole 23, 24, 52, parte delle isole 39, 40, 49 e 50, le isole 5, 6, 7, 9, 10, 11, 12, 19 e 20, le isole 54 e 54A; le isole sono quei riquadri presenti lì.

DOMANDA - Quelle sono tutte le isole.

RISPOSTA - Infine a pagine 42 si parla di programma di controllo e di intervento che si apre sulla prospettiva di redigere un programma di risanamento ambientale per il sito industriale in oggetto. Risanamento ambientale che ovviamente viene richiesto da un sito compromesso. Ancora, per conto di Enichem anche la società di consulenza American Appraisal ha fatto alcune valutazioni, dalle quali prevalentemente sugli impianti, sulla qualità...

DOMANDA - Sta citando dati American Appraisal adesso?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - 1988?

RISPOSTA - 1988. Questi lavori dell’American Appraisal sono contenuti nel faldone B, in particolare nel faldone B e nel faldone D agli atti del processo. Prevalentemente si tratta di un lavoro che riguarda gli impianti e la qualità degli impianti, lo stato di conservazione e via dicendo, però ci sono alcune valutazioni che riguardano i rifiuti che mi sembra significativo sottolineare perché si tratta ancora di un lavoro eseguito per conto di Enichem. Al faldone B foglio 683 i reflui liquidi dell’impianto CS3 vanno al depuratore... vanno all’impianto CS30 e al depuratore biologico Monteco, in entrambi i casi le relative analisi non sono state fornite.

DOMANDA - Però prima c’era un passaggio sulle...

RISPOSTA - Prima ancora: i rifiuti solidi vengono inviati in parte a discarica, non caratterizzata, e in parte vengono stoccati provvisoriamente all’interno dell’insediamento. Andrebbero verificate le autorizzazioni Monteco. Quindi all’88 c’erano questi problemi, questi dubbi sollevati da American Appraisal.

DOMANDA - Quindi c’era un’indicazione di una discarica non caratterizzata?

RISPOSTA - Una discarica non caratterizzata. Al foglio 696 sempre del faldone B nelle considerazioni conclusive sugli effluenti, la frase di American Appraisal dice testualmente: "Tale valutazione potrà essere affinata per quei casi in cui il rispetto delle normative non è sembrato garantito". Alla pagina 697 American Appraisal esprime perplessità relative agli effluenti intermedi. Infine, stesso lavoro in una copia che porta il timbro (drust), che suppongo voglia dire annullato...

DOMANDA - E` una bozza?

RISPOSTA - E` una bozza forse. Al foglio 760 si parla di smaltimento su terreno e mediante letti drenanti, smaltimento di effluenti liquidi, quest’ultima pratica suscita perplessità in quanto non è stata chiarita la destinazione finale dei liquidi di drenaggio. Infine nelle schede allegate a queste stesse, a questo stesso studio, la scheda, in particolare la scheda 126 porta...

DOMANDA - Sempre sul drust qui?

RISPOSTA - Sempre sul drust.

DOMANDA - Era per ricordare al Tribunale che c’era quel problema delle due versioni del documento American Appraisal, quella ufficiale e quella in bozza che era difforme con una serie di indicazioni tecniche tra cui anche quelle che sta citando il nostro consulente.

RISPOSTA - In queste schede tecniche vengono riportate alcune osservazioni sintetiche per l’area di Porto Marghera, occorre classificazione discarica più volte e salvo verifica, anch’essa più volte. Relativamente a Montendison Porto Marghera a foglio 154-155 per dichiarazione della società, cioè dati che American Appraisal aveva esaminato sulla base di dichiarazioni della società e non dati direttamente conosciuti, ed ancora salvo verifica autorizzazione all’export dei rifiuti. Infine al foglio 166 American Appraisal dichiara che l’indagine non ha comportato il controllo della vigenza delle autorizzazioni amministrative per produzioni particolari etc. etc.. Questo solo per sottolineare che gli stessi consulenti di Enichem mostrano in diversi casi perplessità. Adesso vorrei aggiungere alcuni dati idrologici che servono poi a spiegare e forse a concludere quanto dico. Riportato da una pubblicazione del Consorzio Venezia Nuova intitolata: le attività per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna... del 1967 risulta che la superficie del bacino scolante, cioè di quella superficie che direttamente indirizza le acque superficiali, le acque meteoriche in laguna, è di 1.877 chilometri quadrati e che gli afflussi di acqua dolce annui totali sono di circa 900 milioni di metri cubi, corrispondenti - tenendo conto che in un anno ci sono circa 30 milioni di secondi - a 30 milioni cubi secondo. Dico questo dato per poter affrontare le altre unità di misura di cui abbiamo parlato, ad esempio nella permeabilità. Inoltre, dati generali, sempre provincia di Venezia, programma di previsione e prevenzione in materia di protezione civile edito, pubblicato nel ‘99, la piovosità media annua della zona è di circa 700 millimetri. La piovosità si misura in altezza d’acqua, in millimetri, rispetto alla superficie, cioè in un anno si dice sono piovuti 700 millimetri come se tutta la superficie presa in considerazione sia ricoperta da 700 millimetri d’acqua, cumulati ovviamente, nell’arco dell’anno. Inoltre il volume di materiali che costituiscono la colmata Enichem è di circa 20 milioni di metri cubi, considerando uno spessore medio dei materiali sversati, i 5 metri dei materiali sversati, di 4 metri, sversati nell’area, per 5 chilometri quadrati circa che è la superficie di tutta quell’area lì. Quindi abbiamo a che fare con valori di questo ordine di grandezza, 20 milioni di metri cubi. Di questi oltre 4 milioni di metri cubi sono materiali contaminati, vari gradi di contaminazione, tossico-nocivi etc., le concentrazioni che sono state evidenziate.

DOMANDA - Quindi i rifiuti che si dovrebbero portare via per bonificare il sito sono di queste misure, cioè, 4 milioni di metri cubi?

RISPOSTA - Non solo, direi che siccome i 4 milioni di metri cubi sono talora mescolati agli altri 15, 16 e per un totale di 20, si deve pensare, secondo me, che forse si devono portare via i 20 milioni di metri cubi, o per lo meno si devono trattare, bonificare, decontaminare, i 20, per non parlare di quello che sta sotto, lo dirò più avanti. La permeabilità è già stata citata, varia da 10 alla meno 4 a 10 alla meno 9 metri al secondo e visto l’andamento della falda superficiale che abbiamo detto, nonché anche quella, vorrei aggiungere, quella della prima falda sottostante, perché sono in comunicazione, i contributi inquinati insieme agli scarichi superficiali provenienti dagli impianti, o alle perdite superficiali provenienti dagli impianti, raggiungono la laguna dove si accumulano nel tempo. Di questo ha parlato anche qualche consulente nell’udienza della scorsa settimana, Racanelli mi pare. Le acque marine penetrano in laguna con il moto ondoso e con le maree e si inseriscono nella dinamica sia superficiale che sotterranea oscillando intorno a una posizione di equilibrio senza avere influenza significativa specialmente sulle acque sotterranee considerando anche la collocazione interna alla laguna dell’area in esame. Data anche la scarsa permeabilità dei materiali l’onda di marea che si alterna avanti e indietro ogni 6 ore, massimo ogni 12 e minimo nell’intervallo di 6 ore, la penetrazione all’interno di materiale, la scarsa permeabilità è modesta.

DOMANDA - Allora lei non condivide l’opinione di chi pensa, ad esempio, che l’ingressione di acque marine potrebbe servire a diluire o comunque a ridurre l’impatto ambientale di questo inquinamento?

RISPOSTA - No, direi che non la condivido, l’ingressione di acqua marina può avere questo effetto sulle acque dei canali, ma non, a mio parere, sulle acque contenute nella falda superficiale con i rifiuti, per questo motivo, anzi, l’innalzamento del livello delle acque conseguenti alle maree può creare un aumento del carico idraulico che spinge verso il basso, in verticale, i rifiuti, i quali vengono aiutati, probabilmente, a scendere vi è più verso il basso.

DOMANDA - C’è allora anche un’altra questione, lei ne ha accennato anche prima, cioè quello di dire che la qualità delle acque contenute nelle falde, sia superficiali che sotterranee, non andrebbero valutate sotto i parametri della potabilità anche se si tratterebbe comunque di acque salate. Ecco, questa osservazione lei la condivide o ha delle argomentazioni...

RISPOSTA - Direi che le argomentazioni sono molte. Le acque salmastre, circa la potabilità, d’accordo, non sono acque potabili, però esistono altri tipi di utilizzazione nelle quali le acque salmastre possono essere considerate, anche in certe coltivazioni come acque per irrigazione, come acque per usi igienico-sanitarie, acque di lavaggio, come acque per, di vario tipo, anche per certi usi industriali, forse le acque salmastre possono essere in parte... usi produttivi, usi industriali. Ma più importante ancora nelle acque salmastre è la loro funzione di ripristinare o aumentare la disponibilità idrica che si sta depauperando delle acque dolci. Le acque dolci a livello globale, a livello mondiale si stanno riducendo, la risorsa acquea si sta riducendo di molto a causa dell’inquinamento, delle perturbazioni del clima, a causa... per vari motivi, e già attualmente in alcuni casi viene adottata la dissalazione. Il giorno in cui ci fosse necessità di ricorrere a questo tipo di risorse se le acque salmastre sono anche inquinate non sarebbe certamente possibile svolgere una cosa di questo genere.

DOMANDA - C’è anche qualche riferimento normativo su questi standard di qualità delle acque che lei ha preso in considerazione?

RISPOSTA - Sì, ci sono riferimenti normativi...

DOMANDA - Le acque di falda...

RISPOSTA - Sempre nella delibera del comitato ministeriale che ho citato in precedenza, c’è, cito capo 1: utilizzazione idriche in generale, caratteristiche... caratteristiche e raccomandazioni dei prelievi, dice letteralmente: nella determinazione della portata da prelevare deve essere attentamente prevista l’entità dell’abbassamento dei livelli freatici artesiani evitando che esso favorisca il rischiamo ed il conseguente ingresso in falda di acqua aventi caratteristiche qualitative non accettabili non solo ai fini potabili ma anche ai fini di altre utilizzazioni.

DOMANDA - Quindi non solo ai fini della garanzia della potabilità ma anche ai fini di garantire la possibilità di utilizzo di quelle acque di falda per uno dei qualsiasi degli altri usi tipici di quel tipo di acqua che sono pure normativamente...

RISPOSTA - Nel caso di falde acquifere situate in zone costiere - è il nostro caso - è necessario che tale abbassamento sia contenuto in modo da non provocare degli squilibri idrostatici sulla disposizione delle falde etc. etc. e vario contenuto salino.

DOMANDA - E ciò per evitare?

RISPOSTA - E ciò per evitare il rimescolamento e prevenire l’intrusione di acqua salata nell’acqua dolce. Ecco, questo è un piccolo argomento che se ritenete spiegherò, l’intrusione dell’acqua dolce in acqua marina. L’avevo già detto prima, lo ripeto, l’acqua dolce essendo più leggera sta sopra all’acqua marina, se l’acqua dolce viene emunta in quantità significativa l’acqua avanza e quindi rende salmastra, vi è più salmastra l’acqua presente. Ancora, si potrebbe anche obiettare, abbiamo parlato della subsidenza, si potrebbe anche obiettare che in quelle zone le acque sotterranee non devono più venire utilizzate perché altrimenti si potrebbe ripetere il fenomeno della subsidenza di Venezia, della laguna. Questo argomento secondo me va un po’ fuori dal tema perché si invoca un elemento che è estraneo al problema dell’inquinamento, che è un elemento, la subsidenza, che può venire risolta anche in altri modi, e che comunque non esime dal rispettare le norme sulla qualità dell’acqua. Volevo ancora ricordare, a proposito delle comunicazioni fra i rifiuti e l’esterno, quei canali che contornano l’impianto ed eventualmente ancora anche la laguna, che considerando la bassa permeabilità di questi materiali esiste comunque una qualche affluenza di materiale, ricordate che avevo detto che probabilmente l’andamento della falda superficiale è centrifugo, calcolando che sia possibile la fuoriuscita di pochi litri al secondo di sostanze, di acque contenute nella prima falda, inquinate, moltiplicando per 31 milioni di secondi all’anno avremmo quantità nell’ordine di 100.000 metri cubi di acque ogni anno che escono, inquinate, che escono dalla zona sottostante l’impianto e vanno a finire nei canali. Ancora i consulenti del Pubblico Ministero la settimana scorsa hanno parlato di questi possibili effetti della presenza degli inquinanti nei canali e nei sedimenti superficiali dei canali. Ancora, avevamo detto prima che Acquater si richiama alla normativa della regione Toscana per le aree industriali adattandola, i valori considerati limiti di presenza di sostanze nocive negli scarichi, si richiama a questi limiti, che io siano meno restrittivi della normativa vigente nella laguna di Venezia. E quindi si tende a sottolineare l’analogia tra due situazioni, quella della laguna di Venezia e quella Toscana e la sussistenza di attenuanti in qualche modo, questa è una mia conclusione, forse sbagliata. Comunque, bisogna osservare tuttavia che in Toscana non risulta l’esistenza di aree industriali di qualunque dimensione realizzate in aree lagunari, pur essendo presenti in Toscana delle lagune, Orbetello ad esempio. Per di più con metodi simili a questi, cioè con l’assenza totale di cautele, le discariche possono essere fatte con cautele tali da renderle sicure e così via. Una laguna ha delle peculiarità, e Venezia più di altre, che dovevano indurre alla massima cautela in qualunque modificazione ambientale e quindi a rispetto delle norme più restrittive esistenti in qualunque momento storico venissero eseguiti questi lavori, fino alla cessazione dell’attività di sversamento e all’avvio di opere di bonifica non appena si fosse evidenziata una condizione di inadeguatezza e/o di pericolo. L’uso industriale del suolo, che in questo caso però il suolo è una discarica di rifiuti tossici realizzata dentro a una laguna, adesso è diventato un suolo su cui noi realizziamo, noi, sono stati realizzati impianti industriali. Qui c’è una concatenazione di cose che fa saltare tutti questi ragionamenti a mio parere. L’uso industriale del suolo non esime dal rispettare le leggi e l’ambiente anche se l’escamotage lessicale può sembrare accattivante per le implicazioni economiche che richiama, l’uso industriale purtroppo in tutta Italia, in tutto il mondo, per anni ha condizionato il rispetto delle cautele ambientali. Anzi, sembra paradossale accettare maggiori rischi, cioè quindi adottare normative meno restrittive proprio da parte dell’industria che questi rischi massimamente produce invece di pretendere le massime cautele. Circa il non utilizzo per fini idropotabili delle acque sotterranee di cui abbiamo già parlato, deve essere sottolineata, commentata nelle sue possibili conseguenti la cosa, non sarebbe accettabile infatti che qualcuno si avventurasse a portare all’estremo il ragionamento sostenendo che acque non utilizzate per scopi idropotabili, in quanto salmastre, possono tranquillamente essere inquinate perché tanto non servono nulla. Abbiamo già visto che devono essere ipotizzate altre utilizzazioni. A quel punto infatti ogni laguna potrebbe diventare una discarica di rifiuti industriali contaminati, se portiamo all’estremo sempre il ragionamento. L’ambiente salmastro è uno dei più importanti sulla faccia della terra in quanto vi si producono per la maggior parte dei fenomeni biologici e chimico-fisici connessi ai vari cicli del sistema terra e in particolare al ciclo delle acque. Le acque salmastre profonde non rispondono ai criteri di potabilità ma possono essere destinate al consumo umano anche non potabile ed utilizzate per agricoltura o a fini igienico-sanitari. Le acque salmastre superficiali in ogni caso sono uno dei motori della biodiversità ed ospitano associazioni vegetali, fauna terrestre, acquatica, edule che costituisce una risorsa alimentare importante. E` ormai assodato che la risorsa acqua non è totalmente rinnovabile né indefinitamente disponibile a causa dell’inquinamento e delle perturbazioni ciclo... l’ho già detto. Il prossimo futuro ci dirà quali provvedimenti si dovranno adottare per garantirci una disponibilità equilibrata, ad esempio la dissalazione. A questo punto ritengo di poter citare una frase del professor Vincenzo Francani...

DOMANDA - Che lei condivide?

RISPOSTA - Che condivido, il quale professor Francani era responsabile, forse lo è tuttora, del programma del gruppo nazionale per la difesa dalle catastrofi idrogeologiche, disinquinamento degli acquiferi vulnerati, il professor Francani è consulente per la difesa degli imputati, il quale nella premessa alla guida al disinquinamento degli acquiferi, collana... di tecniche e protezione ambientali a cura di Adriano Zavatti, edizione Pitagora 1994, afferma: le condizioni nelle quali le riserve idriche italiane si sono venute a trovare dopo la fase di sviluppo industriale richiede tempestivi interventi di risanamento, mentre purtroppo non esiste un processo organico che indichi norme ed opere necessarie per il recupero delle acque sotterranee inquinate, di conseguenza il degrado qualitativo delle acque sotterranee si estende dando luogo all’aumento dei costi del risanamento. Vi è anche il pericolo che il graduale incremento dei fabbisogni rende indispensabile il recupero della qualità delle acque una volta esaurite le risorse alternative attualmente disponibili a basso costo. Su questo io non posso che essere d’accordo.

DOMANDA - Veniamo alla conclusione, se ci dà alcune indicazioni sui possibili interventi di risanamento, che ha già accennato, ed ai lori costi, che sono sicuramente dei parametri per la quantificazione del danno, e dall’altro lato se ci dà una conclusione, una valutazione conclusiva sulla situazione che lei ha esaminato e ha illustrato al Tribunale.

RISPOSTA - Certo. In un caso come questo gli interventi di risanamento non sono poi molti e spesso devono essere utilizzati insieme, interventi di tipo misto devono essere fatti. Uno l’ho già citato, è il confinamento che ho citato per le isole 31 e 32 che si suppone debba o possa essere ampliato, esteso anche almeno alle altre aree dove manca il caranto, se non addirittura a tutto lo stabilimento, il perimetro dello stabilimento. Comunque il confinamento è possibile ma i risultati sono problematici, andrebbero verificati attentamente nel tempo e se per caso ci fossero delle difficoltà o dei risultati non come quelli voluti si dovrebbe intervenire ulteriormente e non sarebbe facile. Quindi permangono dei rischi. Non vi sono garanzie comunque circa l’infiltrazione verticale, perché il confinamento della base di questo cumulo di materiali inquinanti, inquinati e inquinanti è estremamente difficile se non impossibile.

DOMANDA - Quindi sarebbe solo un confinamento laterale?

RISPOSTA - Sarebbe solo un confinamento laterale, quello già realizzato peraltro nelle isole 31 e 32 da Enichem, secondo il progetto Acquater è di questo tipo, cioè confinamento solo laterale.

DOMANDA - E sotto a perdere?

RISPOSTA - Veramente no, essi sono arrivati fino a quello strato impermeabile presunto continuo intorno ai 20 metri di profondità.

DOMANDA - Però abbiamo detto che non è così.

RISPOSTA - La certezza non ce l’abbiamo.

DOMANDA - Ci sono dei buchi.

RISPOSTA - Poi, un altro metodo è la bonifica in sito mediante estrazione dei liquidi inquinati, depurazione e reimmissione all’interno dell’area del materiale ma anche in questo caso bisogna operare attentamente in modo da evitare che poi questa movimentazione di liquidi non produca una diffusione degli inquinanti in zone che in precedenza non lo erano, comunque è un lavoro costoso, lungo e incerto, per ogni inquinante occorrono trattamenti specifici. Riguarda prevalentemente le acque e solo parzialmente i terreni che verrebbero semplicemente lavati da questa circolazione di acque. Un ultimo sistema che io posso immaginare è l’asportazione di tutto il materiale e la sua sostituzione con materiali puliti. Questo è ancora più difficile e costoso, sarebbe comunque l’unico metodo tecnicamente sicuro, ma è proponibile solo per piccoli volumi, è di difficile esecuzione, che va preceduta comunque dal confinamento di cui prima ho parlato, altera comunque l’ambiente originario, non si riesce a riprodurre l’ambiente originario esattamente, richiede l’apertura di cave di prestito per i materiali solidi puliti, richiede un nuovo impianto di trattamento e di smaltimento esterno e comporta costi enormi, e l’attività richiede molti anni naturalmente.

DOMANDA - Qualche indicazione di costo? Tanto per avere un’idea di massima?

RISPOSTA - Bisogna vedere quale volume bisogna trattare. In questo caso io penso che si debba andare da un minimo del volume corrispondente alla superficie delle aree, che era un milione di metri quadrati, portata a 20 metri, quindi 20 milioni di metri cubi, ad un massimo di 100 milioni di metri cubi se si considera tutta l’area Enichem, fino alla profondità di 20 metri. In conclusione, quindi, arriverò poi a parlare del costo subito, gli elementi presentati e le considerazioni svolte sui dati che io ho tratto dalle relazioni e dai lavori fatti per conto di Enichem, da Acquater, American Appraisal etc., si deduce che lo stato di contaminazione è grave, e a mio parere pressoché irrimediabile, il sottosuolo dello stabilimento Enichem e le acque in esso contenute costituiscono una bomba ecologica che nessuno è in grado di disinnescare o di controllare efficacemente, è impossibile provvedere un risanamento praticabile in un tempo entro il quale la situazione possa ritornare alla normalità. Il danno ambientale è gravissimo, la sua misura va raffrontata, tra l’altro appunto, al costo dell’operazione, se consideriamo quest’ultima che ho indicato, dovendo trattare da un minimo di 20 milioni di metri cubi ad un massimo di 100 milioni di metri cubi, considerando un costo di un milione a metro cubo, che mi sembra realistico, andiamo ai valori che vanno dai 20.000 miliardi ai 100 miliardi, valore che è dell’ordine di grandezza del bilancio di un anno nello Stato, ordine di grandezza naturalmente. Io a questo punto posso ritenermi autorizzato a parlare di disastro ambientale in questo caso proprio per questi motivi. Ho finito.

 

Presidente: grazie, ci sono richieste di precisazioni? Per esempio, non so, se lei da questa documentazione che ha esaminato, mi riferisco a quella di Acquater, ma forse anche altra, ha potuto individuare anche i tempi di collocazione e smaltimento in particolare e di scarico comunque di questi materiali tossico-nocivi?

RISPOSTA - Guardi, lavorare a ciclo continuo, 100 milioni di metri cubi è un’impresa...

 

Presidente: no, non mi ha compreso, io non parlo, diciamo così, di quelle che sono le operazioni di ripristino, parlo invece, ripeto, del materiale che è stato collocato in questi siti, in queste discariche etc., se lei da questa documentazione ha potuto individuare le epoche di collocazione di questi materiali?

RISPOSTA - Guardi, qui si parla dal 1985 almeno, anzi, 1980, perché risale lo studio, dice, risale a 15 anni prima, 1980. Da cose che ho visto non, forse non in Acquater, sembra che questi sversamenti siano cominciati intorno al 1970, fine anni ’60, primi anni ‘70 e poi siano continuati fino alla condizione attuale.

 

Presidente: bene, ci sono delle altre domande? No, bene, grazie, può accomodarsi.

RISPOSTA - Consegno la copia di quella...

 

DOMANDA - Sì, solo la normativa, la delibera, la relazione e gli allegati.

RISPOSTA - Sì.

 

Avvocato Vassallo: Presidente, il professor Perin adesso per il Comune e Regione.

 

Presidente: ecco, se vuole presentare, avvocato, intanto, è la parte civile Comune...

 

Avvocato Vassallo: Comune e Regione.

 

Presidente: Comune e Regione, quindi, che presenta il consulente professor Perin.

 

Avvocato Vassallo: il professor Guido Perin, che è professore incaricato di laboratori di chimica analitica e di ecotossicologia presso il dipartimento di scienze ambientali dell’Università di studi di Ca’ Foscari, adesso precisa meglio il suo curriculum.

 

DEPOSIZIONE DEL CONSULENTE

DR. PERIN GUIDO

 

AVVOCATO VASSALLO

 

DOMANDA - Vuole intanto presentare il suo curriculum?

RISPOSTA - Sì, l’avvocato Vassallo mi ha parzialmente presentato, io mi chiamo Guido Perin, sono professore di ecotossicologia all’Università Ca’ Foscari di Venezia, nel corso di laurea in Scienze Ambientali nella facoltà di Scienze. Diciamo che vengo da una tradizione, io sono un chimico, però vengo dalla scuola di Igiene di Padova dove sono stato assistente ordinario molti anni fa con l’esattezza, dove ho conseguito una licenza di Igiene, specializzazione in Igiene Pubblica. Ho insegnato qua a Venezia chimica della produzione atmosferica delle acque, chimica ambientale all’università di Udine inquinamento e depurazione dell’ambiente, ed attualmente sono titolare dell’insegnamento di ecotossicologia per la laurea in scienze ambientali. Ho più o meno 240 pubblicazioni, alcune di queste, alcuni testi delle dispense per gli studenti di ecotossicologia sono stati pubblicati anche in lingua spagnola e lingua portoghese ed altre in alcune università straniere.

DOMANDA - Può allora parlarci, innanzitutto dirci qual è l’oggetto del suo intervento?

RISPOSTA - L’oggetto del mio intervento è esattamente, credo che il titolo partirà, ecco, diciamo che il mio operatore non ha aperto Powerpoint, quindi adesso che parte... diciamo che chiaramente come ecotossicologo io sono interessato a quello che succede nell’ambiente, in particolare come si spostano gli inquinanti, tutti gli inquinanti, non solamente quelli che sono oggetto di questa specifica relazione, in particolare come vanno a finire, è un po’ il tema dominante di questa nostra discussione, come vanno a finire poi negli animali che sono poi destinati all’alimentazione e quindi all’uomo. Io dico sempre ai mie studenti, c’è un capitolo intero del corso e che mi interessa l’uomo più che la balena bianca al limite, ecco se la balena bianca muore ma l’uomo sopravvive, io sono tendenzialmente per la sopravvivenza dell’uomo, per chiarire un po’ il concetto di partenza nel nostro lavoro. Ora noi abbiamo avuto la documentazione che chiaramente la Corte ha totalmente a disposizione, e su quella abbiamo fatto più che altro un lavoro di elaborazione dei dati in questa ottica: cos’è successo ai derivati delle diossine, espressi come policlorodibenzodiossina, come noi ormai siamo ben a conoscenza, e l’altro colpo che sono i policlorodibenzofurani nell’ambiente lagunare, sia per quanto concerne la parte animali, se vogliamo dire, cioè la parte destinata all’alimentazione, animali della nostra laguna, sia per quanto riguarda i sedimenti della laguna. Se ne è parlato a iosa, io ho avuto la fortuna di iniziare ancora nel ‘72 il gruppo di studio con la chimica dei sedimenti con il povero professor Orio e noi siamo un po’ appassionati di sedimenti perché sono un po’ il corpo vivo di un corpo d’acqua, l’acqua passa e il sedimento lascia una fotografia a lungo termine di quello che è successo sopra e mantiene gli inquinanti e poi come vedremo li rilascia nel tempo. Quindi è un sistema dinamico, vivo, attivo, che è fondamentale per un corpo d’acqua ed è quindi fondamentale capire, conoscere che cosa è successo e quindi è fondamentale conoscere e vedere come si è comportata la diossina nella sua svariata configurazione congenerale e come si sono configurati i furani anch’essi nella loro svariata famiglia di congeneri. Io devo qua a questo punto, la Corte mi consente, parlare un attimo di alcune cose che sono più legate all’ecotossicologia però sono cose di tutti i giorni, perché noi studiamo l’inquinamento in termini ecotossicologico? Andiamo a vedere la prossima diapositiva, non è venuta eccezionalmente ma noi vediamo qua che quando noi immettiamo un certo tipo di inquinante nell’ambiente, questo voleva rappresentare un pesce, è molto schematico, molto molto schematico ma il concetto è che quello che arriva, ed anche le diossine arrivano, nell’ambiente arriva nell’animale, entra, viene distribuito, in parte rimane, in parte va a fermarsi su quello che è l’organo bersaglio, di solito è il fegato, per noi, è il fegato anche per molti mitili o comunque molti molluschi perché chiamato epato-pancreas ma non cambia nulla, cioè un po’ il filtratore che è addetto un po’ alla pulizia, questo tutti noi lo sappiamo perché se ne parla anche giornalisticamente spesso, ma nella realtà è il sito bersaglio - come noi lo chiamiamo - dove si trovano di solito cumulati i nostri inquinanti, e in particolare le diossine che essendo composti con una struttura molto particolare, con questi clori, con questa molecola molto facile ad entrare, entrano, come vedremo, nella cellula animale, ed è un po’ una cosa che somiglia a noi, perché la cellula animale... anche noi siamo animali, mi permetta, Presidente, chiaramente. Quindi l’iter che noi vedremo nella cosiddetta cozza o mitilo, o comunque mollusco, è identico a quello che può succedere a noi, se noi facciamo il bagno e beviamo quell’acqua o in qualche maniera andiamo a contatto sicuramente ci comportiamo come delle cozze, quindi... Però il concetto è questo, il concetto è che noi abbiamo da vedere come si comportano questi composti, allora l’idea era... ma vediamo siccome questo fenomeno risulta fermato nel corso dei tempi, perché inizialmente c’era un po’ un sistema selvaggio, si scaricava, non c’erano particolari controlli, adesso noi sappiamo che non dovrebbe essere scaricato più nulla, vediamo se in realtà, analizzando gli animali, o meglio gli idrati fatti sugli animali e i dati fatti sui sedimenti, possiamo in realtà confermare questo fatto. Allora, noi sappiamo che l’inquinante entra e in pratica viene bioconcentrato nell’animale o accumulato nel sedimento. Ho parlato prima del fattore di bioconcentrazione, ma non è che voglio fare una lezione specifica, ma per dire che è possibile calcolare come questo composto entra nell’animale e motivare proprio la nostra ricerca. Perché se è vero che entra nell’animale è altrettanto vero che ne esce, noi parliamo di un processo di uptake, come si dice in termine specifico, uptake in inglese, però nella realtà è un processo di accumulo, passa questo composto la membrana cellulare, entra nella cellula e lì si ferma, si ferma fino ad un certo punto perché chiaramente viene trasformato, metabolizzato e noi tutti sappiamo che abbiamo bisogno, poi prendendo un farmaco, di assumere certe quantità perché il nostro organismo dopo un po’ ne elimina una certa quantità, fino al punto che per esempio durante la giornata uno prende un antibiotico, se non lo prende nelle 6 ore, dopo 8 ore, 10 ore non c’è più una quantità tale da avere un effetto farmacologico, per avere un effetto per la sua salute, allora noi dobbiamo aggiungere una certa quantità. Questo in realtà è la stessa medesima cosa che capita in un inquinamento perché l’animale assorbe e dopo se trova una condizione ottimale rilascia. Cioè noi abbiamo verificato attraverso le costanti che individuano per esempio una K1 e una K2, ma non voglio tediare la Corte, solo voglio dire che è possibile studiare il fenomeno dell’accumulo e studiare altrettanto il fenomeno del rilascio. Allora, se un certo fenomeno di inquinamento nella laguna di Venezia si è fermato dovrebbe succedere anche per l’animale che non trova più l’ambiente inquinato e quindi quello che ha accumulato lo rilascio, anzi, addirittura questo principio è un principio proprio della legge fisica, della termodinamica, quindi lui deve comunque, e composto, fare lo stesso processo anche nel sedimento, perché anche il sedimento in realtà accumula, poi non troverà concentrazioni elevate fuori da se stesse e rilascerà. Cioè è un processo legato, e mi si parla di potenziale chimico, ma in realtà è un processo naturale, obbligatorio, necessario, non possiamo mutare niente di questo processo, perché è la legge della natura che lo prevede. Allora noi in ecotossicologia chiamiamo K1 questa costante, questo processo che presiede all’accumulo e K2 la costante che presiede al fenomeno contrario, cioè al rilascio. Io credo che tutti noi sappiamo che qua a Venezia proprio i famosi, le famose vongole pescate in genere nella laguna possono essere detossificate, non tanto per i prodotti chimici che è oggetto della nostra discussione, quanto per i batteri. Io mi ricordo molti anni fa con il professor Ventramini quando era aiuto all’istituto Igiene di Padova, siamo andati a fare una campagna proprio prendendo le cozze, a parte che io non sopporto molto le cozze evidentemente perché anche se ce le hanno regalate i pescatori ho avuto qualche problema di digestione, però il problema era che allora non si parlava di ripulirle, ed allora se nella laguna arrivano scarichi, in quel caso fognari, i batteri della fognatura venivano anch’essi filtrati, accumulati e li trovavamo in quantità elevatissima - sono cose che tutti sappiamo - nelle cozze, che poi, tanto poi eventualmente chi le mangia ha dei problemi di intossicazione. Però noi possiamo, una volta che prendiamo queste cozze, metterle in acqua pulitissima, voi sapete che qua a Pellestrina c’è proprio un sistema con acqua utilizzata, messa nelle cozze e con il tempo si rilassano e rilasciano tutta la parte batterica accumulata. La stessa cosa dovrebbero fare gli stessi animali nella laguna, perché se non c’è più un inquinamento non c’è motivo, come non c’è motivo termodinamico, non c’è motivo scientifico perché non facciano questo. E quindi questo era l’obiettivo che ci siamo posti per cercare di capire quello che succede, quello che è successo dal ‘92 al 2000 nella laguna di Venezia, nei sedimenti e negli animali laddove avevamo dei dati obiettivi presentati ed acquisiti dalla Corte agli atti. La prossima. Bene, qua ci sono alcune cose che tutti noi sappiamo e che credo, non voglio far perdere molto tempo alla Corte, che li hanno già ovviamente inseriti nella relazione totalmente, ma è per dire che noi riusciamo già un po’ a predire attraverso la caratteristica strutturale, proprio, caratteristica chimica dei composti anche il loro comportamento nell’ambiente, se possono o no accumularsi, se possono o no entrare nella cellula, se possono essere assorbiti dal sedimento. Questa è una cosa che si fa normalmente in ecotossicologia e noi usiamo dei metodi, usiamo un fattore di bioconcentrazione di cui più o meno abbiamo già visto prima quando si parlava delle due costanti K1 e K2, abbiamo un fattore coefficiente di ripartizione, io non vorrei tediare molto, ma vorrei fermarmi un attimo sul fattore emivita che vedremo adesso un po’ meglio. Questo è nell’uomo, cosa vuol dire fattore di emivita? E’ un’altra delle premesse per una nostra ricerca, vuol dire che il composto che entra, abbiamo già capito che entra e deve anche uscire. Esce quando? Esce quando le condizioni esterne sono favorevoli, perché noi stessi quando prendiamo un farmaco ci preoccupiamo di assumere una dose sufficiente che entri nella cellula perché nella cellula deve agire e deve fare l’effetto farmacologico, anche il tossico entra e dopo esce, se l’acqua esterna è pulita. Ora cosa succede? Succede che noi possiamo calcolare quanto tempo può rimanere, in questo caso nell’uomo, ma la stessa cosa l’abbiamo per gli animali, le abbiamo per le cozze, per i mitili etc., quanto tempo può rimanere quel composto dentro nella cellula. E la Corte può vedere che noi abbiamo variazioni enormi a seconda del congenere considerato, questo è un altro dei punti importanti, perché si parla sempre di diossine, si parla sempre di furani, nella realtà anche i colleghi periti che mi hanno preceduto hanno dimostrato che c’è una tossicità ben diversa. Ma non è solo una tossicità diversa, è anche la capacità di essere legato nella cellula, è la capacità di essere fissato nel sedimento che è diverso. Quindi non possiamo pensare che scarichiamo una bella miscela di congeneri e tutti vanno egualmente ad entrare nella cellula, tutti vanno ad entrare ugualmente nella struttura mineralogica, nel sedimento. No, ci saranno quelli che entrano più rapidamente o che più rapidamente saranno in grado di uscire e lo dimostra, in questo caso qua il tempo di emivita nell’uomo dove addirittura abbiamo uno degli esaclorodibenzodiossina, 19 anni di persistenza nell’uomo. Perché che cosa vuol dire emivita? Emivita, semivita, tutti noi lo sappiamo, vuole dire metà vita. Vuole dire che se noi assumiamo 100 e un composto, qualunque sia l’unità, 100, nel caso dell’esaclorodibenzodiossina dopo 19 anni ne troviamo ancora il 50%, e non è uscito. Questo è interessante, è molto importante perché? Perché per esempio se prendiamo l’octadiclorofurano troviamo che sono 0,2 anni, quindi sono poco più di 2 mesi e dopo 2 mesi praticamente il composto si è ridotto al 50%. Tanto più poi, guardando l’ultima colonna, che se noi ingurgitiamo - sperando di no - questi composti, attraverso qualunque via, i mitili, le cozze, l’acqua, alimenti qualsiasi, bene noi abbiamo l’assunzione totale di quel composto, perché l’ultima colonna mi dice che se ne entrano 100 nel nostro intestino di questi composti al massimo, al minimo, scusate, entrano poi nel nostro corpo 97, scusate 76, ma può arrivare nuovamente intorno a 90, 95, abbiamo una resa, se si può usare il termine è un po’ improprio, una resa di assorbimento fino al 100 per cento, ma in genere dal 90 al 100 per cento, che in termini tossicologici umani è estremamente importante, perché vuole dire che noi assumendolo non lo eliminiamo con le feci, o con i liquidi organici sic et simpliciter come si fa con altri prodotti, cito ad esempio la vitamina C che la gente ne mangia una quantità enorme convinta che faccia bene, oltre ad un certo livello se ne va via tutta, il 100 per cento va via, nel nostro caso no, il composto è così abile da riuscire a penetrare attraverso la membrana ed arrivare ad accumularsi con una resa percentuale chiaramente nei composti più tipici del nostro organismo, i lipidi, ossia il grasso, il grasso dell’animale, ma questo parlavo dell’epato-pancreas, ma il grasso dell’animale uomo è la stessa cosa, con una resa altissima dell’ordine quasi del 100 per cento. Volevo rapidamente, ma direi che forse queste cose qua le hanno già trattate anche altri colleghi, farei presente che noi abbiamo effettivamente delle grandi variazioni nelle classificazioni dei composti tossici, non si vede molto bene questo trasparente, però diciamo che l’abbiamo già detto, l’abbiamo ripetuto alla Corte più volte che noi possiamo assumere la diossina convenzionale, cioè la tetraclorodibenzodiossina, in particolare la 2, 3, 7, 8, che ormai credo che in questa stanza sia riecheggiata un migliaio di volte, come punto di riferimento, come tossicità assoluta. Il punto che noi in tossicologia la classifichiamo come la famosa tossina botulinica che quando uno parla del botulismo, botula, botulina è la cosa più terribile, bene, la diossina è perfettamente in grado di competere a livello tossicologico con la tossina botulinica, e questa è una cosa molto interessante, perché vuole dire che persistenza, accumulo, non si degrada, rimane all’uomo molti anni ed estremamente tossica. Per cui è molto importante capire cos’è successo nel tempo. Anche per quanto concerne le determinazioni noi sappiamo che è diverso a seconda del tipo di composto, a seconda del tipo di congenere il limite anche per gli animali, ci sono animali che sono più in grado di assorbirlo e altri in grado di assorbirne meno, però tutto sommato ci discostiamo molto da tutti i valori già presentati anche dai colleghi che mi hanno preceduto. Qua purtroppo non è che si veda molto, purtroppo, questa è una cosa che non mi piace, però diciamo che adesso volevo fare un attimo una considerazione su come abbiamo lavorato. Certamente tutto questo sarà molto più chiaro nella presentazione anche del documento, però già per avere un’idea, noi abbiamo tentato di unire tutti i dati dal ‘92 al ‘99 in questo caso sui sedimenti, diciamo che il concetto non cambia molto, perché fortunatamente essendo un diagramma colonnare posso spiegarlo molto facilmente, mi si consenta Presidente, prelevo il laser. Noi, come dicevo, abbiamo classificato tutte le stazioni, qua io credo per le parti sarà opportuno leggere accuratamente i documenti che saranno allegati alla... perché in realtà questa zona rappresenta il periodo del ‘92, questa zona rappresenta il ‘94, ‘95, ‘96, questa zona rappresenta il ‘99, per i sedimenti, perché per i sedimenti non abbiamo dati del 2000 al di fuori di quelli presentati dal dottor Racanelli l’ultima volta che però ricordavano i fanghi nei canali. Il sedimento è una cosa viva, se cambia però le caratteristiche non possiamo utilizzare gli stessi dati, perché sarebbe improprio, per esempio a Sant’Erasmo il sedimento è sabbia, quindi prendere quel sedimento e confrontarlo con laddove c’è sostanza organica, grande reattività ambientale, sarebbe una cosa errata. Per questo in questi diagrammi non ci sono i dati né delle fognature Enichem né di Sant’Erasmo, mentre ci sono per gli animali, non delle fognature chiaramente, perché lì sfido chiunque a trovare degli animali vivi, però nel nostro caso - volevo solo cominciare a dare un’occhiata - noi vediamo che c’è sempre una grande quantità dell’octa... la prossima, qua si può vedere, questa lunga colonna rispetto a tutti gli altri rappresenta i dati trovati nel ‘99 in laguna di Venezia nelle stesse zone in cui avevano fatto le indagini precedentemente l’istituto Mario Negri, riportate poi dal professor Marcomin dell’Istituto Superiore di Sanità, e tutta quest’ultima parte rappresenta la perizia affidata al dottor Racanelli. Si vede come ci sono dei valori molto, molto alti, tanto è che dopo li abbiamo corretti un po’ togliendoli per maggiore leggibilità. Però quello che è molto importante, qua noi riportiamo ovviamente la somma di tutti i congeneri che contengono 7 clori, tutti quelli che contengono 6 clori, mentre invece sono separati quelli che contendono 5, 4, e l’octa, che abbiamo visto anche da tutte le relazioni precedenti è un po’ il tracciante di una certa situazione, cioè, l’octa, come in genere tutti i furani, è molto indicatore di una situazione di origine prevalentemente industriale, ma questo lo potremmo vedere successivamente. La prossima. Qua siamo, abbiamo tolto l’octa, e già si comincia a vedere un po’ meglio. La prossima ancora. Ecco, questo noi abbiamo tolto quelli che, mi consenta la Corte, non inquinavano il diagramma, ma poiché erano di stragrande maggioranza, molto più elevati come valori, rovinavano un po’ il diagramma, rovinavano nel senso che non erano leggibili i valori degli altri composti. Allora era un artifizio, ma un artifizio legittimo, che avrei potuto passare tutto con una tecnica logaritmica che avrebbero complicato di più le cose. Qui stiamo vedendo che per le diossine abbiamo sempre una maggior quantità per la fase, per la somma dell’exa, cioè del 6, nel periodo che va dal ‘95-’96 fino al ‘99, mentre prima questo profilo non era così elevato. Possiamo tirare fuori le conclusioni, se il Presidente mi consente, più avanti. Questi invece sono i furani, i furani hanno la stessa impronta, se vogliamo, cioè abbiamo sempre, non voglio chiamarlo maledetto, ma questo octadibenzofurano, octaclorodibenzofurano che dà un po’ problemi dal punto di vista grafico. Come vediamo, togliendo questo octa come di nuovo compare i valori più o meno non contenuti, perché sono valori congrui, però improvvisamente ‘94, ‘95, ‘96 ed ancora di più ‘99 abbiamo dei salti di concentrazione nei sedimenti delle stesse aree studiate, antecedente, nella laguna di Venezia. Questo già fa pensare una cosa che poi mi permetterò di sottolineare nella fase conclusiva. Vediamo un attimo il comportamento, questi sono ancora i policlorodibenzofurani e vedete ancora il ruolo dell’epta e dell’octa. Prossima ancora. Qua siamo ancora molluschi - chiudo scusa, ma abbiamo terminato ieri i lavori con il proiettore, in istituto funzionava - diciamo che concettualmente - a parte le stampe che mi permetterò di consegnare alla Corte - concettualmente si vede comunque un fenomeno, sempre partendo da sinistra verso destra noi abbiamo l’andamento delle campionature effettuate dal, i molluschi sono solo dal ‘94, fino al 2000, questa volta abbiamo 2000 che sono esattamente gli ultimi 4 valori reperiti in zone pulitissime, Sant’Erasmo, per capirci, e vedete che infatti i colori sono molto bassi, fino a valori molto elevati che sono sempre di nuovo la zona industriale. Anche qua il trend, al di fuori dell’octa, è un trend in crescita, cioè il sistema tende a dire: qua non è che stiamo migliorando o siamo alla pari o forse qualcosa è successo, o addirittura peggiorata. Andiamo alla prossima, abbiamo tolto sempre l’octa per motivi grafici, ancora vedete, penso che nessuno si prende abbagli da questi due valori, perché sono esattamente i referenti puliti, Sant’Erasmo, sono zone pulite dove noi non abbiamo inquinamento; poi nell’ultima parte invece scatta, siamo in piena zona industriale, siamo alla Rana, siamo nel canale sud, siamo nell’evoluzione etc., quindi usciamo nella zona tipicamente centrale della laguna di Venezia, sì, dell’area industriale. La stessa cosa vale ovviamente per i policlorodibenzodiossine, chiaramente qua siamo in condizione diversa, d’altro canto i miei colleghi che mi hanno preceduto hanno messo chiaramente in evidenza che quando ci avviciniamo alla zona industriale la parte, la configurazione, le impronte digitali, l’impronta - come è stata chiamata - cambia perché prevalgono i furani, cosiddetti, rispetto alle diossine, ciò non toglie che le diossine ci siano, e infatti non le troviamo e guarda caso troviamo ancora un aumento che però è un aumento questa volta più o meno è comparabile con i valori trovati nel ‘94, con i valori trovati nel ‘96. Ancora una volta si può dire che dal punto di vista della contaminazione, per quanto concerne le diossine, non pensiamo che ci sia una maggiore emissione, qualunque sia la sorgente toluente o inquinante, cosa che invece ci sembra di vedere, di intuire, di capire, interpretando i dati, nei furani. Anche qua, per chi poi vuole esaminare i dati abbiamo preferito, proprio per motivi grafici, chiaramente la scala cambia, i valori sono sempre gli stessi, solo che abbiamo tolto quello che come scala ci dava dei picchi così alti, per cui essendo automaticamente una scala che non potevamo modificare, non potevamo andare oltre, perché se no non era leggibile, abbiamo preferito dividere in tre diversi diagrammi per avere una maggiore leggibilità. Anche qua direi che si ripete quanto abbiamo detto, togliendo l’octa comunque non troviamo una grande variazione tra le prime campionature del ‘94 e le ultime campionature del 2000. Io penso a questo punto di concludere un po’, sono stato un po’ forse rapido, ma resto a disposizione per tutte le domande che la Corte riterrà opportuno fare. Io credo che in laguna di Venezia oggi si possa ancora pensare a una biodisponibilità ed anche a una disponibilità in fase di assorbimento sui sedimenti da parte delle policlorodibenzodiossine e dei policlorodibenzofurani che sono stati l’oggetto e sono l’oggetto di questa parte dell’udienza. Quello che mi preoccupa è che probabilmente esistono ancora evidentemente delle sorgenti puntuali o diffuse, come si comportano, dove sono e perché, è un discorso che potremmo fare ulteriormente, però certamente c’è un movimento dei sedimenti o anche azioni meccaniche, un aumento di pressione, per esempio, qualcosa, che permettono un’uscita progressiva, quella famosa uscita che consente quegli equilibri che chimicamente noi chiamiamo di ripartizione, che poi vanno a (frumare) degli equilibri che consentono l’entrata, proprio in termini addirittura termodinamici, del composto o dei composti nell’animale, nelle cellule animali, qualunque esse siano, e nel sedimento che come ripetevo prima è una struttura viva, vivente, ancorché morta, ma morta nel senso puramente fisico, ma viva nel senso della sua dinamicità, nel senso della sua reattività e questa struttura ancora assorbe composti della classe delle policlorodibenzodiossine e policlorodibenzofurani. Presidente, io avrei finito.

 

Presidente: la ringrazio, professore, ci sono delle richieste di integrazione, di precisazione?

 

Avvocato Vassallo: abbiamo saltato tutta la parte relativa all’origine delle PCDD e PCDF che fanno riferimento evidentemente alla produzione, se non sbaglio, proveniente proprio dalla lavorazione del Petrolchimico, credo che sia chiaro, in ogni caso se le vuole spiegare meglio. Cioè, la provenienza di questi composti, da dove vengono, che sono stati trovati nei molluschi e negli animali da voi esaminati?

RISPOSTA - Certamente io davo un po’ per acquisito quanto è stato ampiamente dibattuto in questa sede, cioè il profilo del cloro, com’è stato riportato, e che è stato ritrovato anche da noi in un lavoro pubblicato adesso in agosto del 2000, è una cosa ormai assodata in termini internazionali dal punto di vista... questo lavoro chiaramente, signor Presidente, verrà allegato alla relazione, per cui non faccio altro che convalidare nel mio piccolo quelli che sono i risultati dei miei colleghi che mi hanno preceduto. Cioè, il profilo, l’impronta digitale dei composti policlorodibenzodiossine e policlorodibenzofurani tendono esattamente a un’emissione industriale, essendo proprio invertita come nell’emissione industriale, la quantità di congeneri dei furani rispetto a quelle delle diossine. Cioè, quelle figure, quei diagrammi ampiamente presentati da Ferrari, da Racanelli, nelle audizioni precedenti, per conto nostro sono non solo condivisibili ma assolutamente confermabili anche a livello degli animali e spiegano anche queste velocità con cui questi composti, io le chiamo velocità, il termine tecnico è cinetiche, ma è una velocità di entrata nel composto, negli organismi o velocità di assorbimento del composto nei sedimenti, proprio spiegano anche le caratteristiche chimiche di questi composti che questo fenomeno si è in realtà realizzato avendo a nostro avviso un’origine tipicamente industriale. Di tutte le lavorazioni che potevano produrre questo tipo di composti - è stato ampiamente dibattuto in questa sede - credo che prevalentemente per lo meno, si possa additare sicuramente alla lavorazione del CVM.

DOMANDA - Lei l’ha già spiegato all’inizio, ma se voleva chiarirlo forse un po’ più ampiamente rispetto a quello che lei invece ha detto; quel principio di Clairens, per cui avrebbe dovuto, se ci fosse stata un’accentuazione delle immissioni di questo materiale tossico avrebbe dovuto trovare una diminuzione in percentuale fissa o quanto meno collegata a determinati parametri, mentre invece li ha trovati in aumento, dal che ha dedotto che sussistono tuttora, anzi, vi sono stati in alcuni casi aumenti dell’immissione. Vuole spiegarlo meglio questo principio? L’aveva spiegato all’inizio forse velocemente.

RISPOSTA - Mi rifaccio un po’ al discorso che abbiamo presentato un po’ rapidamente, mi do atto. Abbiamo presentato perché, ripeto, io sono un igienista prima di tutto, come tossicologo, quindi mi interessava l’uomo, quindi abbiamo parlato dei tempi di semivita per l’uomo. Nella realtà la letteratura che abbiamo disponibile e che chiaramente allegheremo alla documentazione che presenteremo, noi vediamo che per gli animali abbiamo tempi di semivita molto più brevi, abbiamo dell’ordine di qualche anno, 1, 2 anni, è esattamente il motivo per cui abbiamo pensato di verificare questo tipo di concentrazione negli animali. Allora mi richiamo un attimo al discorso che diceva l’avvocato Vassallo, cioè della bioconcentrazione, perché in realtà se io prendo, supponiamo di prendere una vasca di pesci e ci metto proprio dei mitili, o delle cozze, un animale comunque filtratore, se un animale filtra non filtra solo la parte sospesa, ma filtra anche tutta l’acqua, compresa quella limpida, e la parte dei composti tossici viene assorbita, cioè passa dentro nella cellula. Ora l’animale inizialmente non si dà molto conto che sta assorbendo qualcosa che dal suo punto di vista non è sano, il suo metabolismo inizialmente accetta una certa quantità, anche noi accettiamo una certa quantità di tossico, è naturale, anche noi beviamo del vino ed accettiamo una certa quantità di alcool, però oltre un certo livello il nostro organismo comincia a reagire dando segni di insofferenza, così anche l’animale, solo che l’animale ha delle capacità di difesa analoghe alle nostre, noi le chiamiamo capacità immunitarie, di difendersi, di bloccare, di trasformare, di eliminare quel composto pericoloso che entra. Allora, entra diossina, la prima cosa che fa l’animale cerca di inglobarla - chiedo scusa dei termini, ma rendono l’idea - cerca di inglobarla, cerca di trasformarla e renderla innocua. Per esempio, quando dovesse entrare una diossina... metallo, addirittura lo fa precipitare sotto forma di granuli che restano lì, o lo trasformano in un composto solubile che viene eliminato, noi stessi facciamo così, il nostro fegato, in generale il nostro meccanismo di difesa, trasforma il tossico, fino ad un certo livello, in un prodotto eliminabile o comunque innocuo. La cozza, o l’animale che viene dall’acqua fa lo stesso, solo che ad un certo punto si rende conto che sta cominciando a soffrire e cerca di eliminarlo, ma non lo può eliminare perché fuori c’è una concentrazione maggiore e lui è costretto a mantenere la concentrazione, non esiste termodinamicamente, non esiste scientificamente, la possibilità che l’animale a fronte della concentrazione maggiore elimini quel composto; lui continuerà comunque una parte di eliminazione, ma continua a cumularlo, diventa un sistema dinamico. E` come quando ad un certo punto, signor Giudice, io e lei facciamo un patto, lei mi paga la mia prestazione come perito e mi dà 100.000 lire al colpo, ad un certo punto io comincio a restituirgliele, intanto io ho messo via, supponiamo, 3 o 400.000 lire, io ho accumulato 400.000 lire, però ad un certo punto lei mi dà 100.000 lire e gliele ridò, è l’unica cosa che posso fare, restituirle, però sono a livello di saturazione, che è il mio massimo possibile, se no muoio, nel caso dei soldi no, ma nel caso delle cozze e degli animali è quello che succede. Quindi noi abbiamo questo meccanismo che... invece succederebbe il contrario, se lei, signor Giudice, non glielo auguro, ma dovesse aver bisogno dei miei soldi, bene, glieli do io, allora io ad un certo punto io pian piano le do tutti i miei soldi, ecco il processo di Clairens, io mi libero, ma libero perché? Perché lei non ha soldi, ed allora li passo a lei perché lei ne ha bisogno, ma se lei ha soldi e io ho soldi, io sono arrivato ad un certo livello, facciamo uno scambio, le do quelle più belle di 100.000 lire, mi dà quelle più brutte, scambiamo... Questo è il meccanismo, è messo in maniera, così, semplice, ma è il concetto esatto di Clairens e di bioaccumulo.

 

Presidente: allora facciamo una sospensione, la ringrazio, professore, di un 10 minuti, un quarto d’ora circa. Riprendiamo l’udienza.

 

Avvocato Giacomini: per l’Amministrazione provinciale di Venezia la consulenza del dottor Pavanato.

 

DEPOSIZIONE CONSULENTE

DR. PAVANATO ALESSANDRO

 

AVVOCATO GIACOMINI

 

DOMANDA - Se vuole presentarsi e presentare il suo curriculum.

RISPOSTA - Mi chiamo Alessandro Pavanato e sono dirigente del settore politiche ambientali della Provincia di Venezia dal ‘97 e già prima, fin dal 1980, lavoro nel settore ecologia, politiche ambientali della Provincia e quindi mi sono sempre occupato di tutte, di parte delle problematiche ambientali E in particolare anche della zona di Porto Marghera.

 

Presidente: prego, allora.

 

DOMANDA - L’oggetto della consulenza è indicato a pagina 37 del verbale di udienza del 20 settembre ed è anche ricordato nuovamente nella lista che è stata recentemente depositata.

RISPOSTA - Io cercherò di prendere in rassegna un po’ tutte le problematiche ambientali riferite allo stabilimento Enichem di Porto Marghera cominciando un po’ da quella che è l’attività, partendo un po’ da quella che è l’attività istituzionale della Provincia e da quello che ha fatto la Provincia per caratterizzare meglio questo sito, questa situazione. Per quanto riguarda innanzitutto le emissioni in atmosfera le competenze sono state delegate alla Provincia da una legge regionale nel 1995, nel ‘96 poi la Regione ha trasferito tutta la documentazione e competenze relative a questo tipo di insediamenti, la Regione ha trasferito alla Provincia tutta la documentazione ed allora è cominciato l’esame di tutta la documentazione relativa alle emissioni in atmosfera. Per poter meglio valutare è stato progettato, è stato sviluppato un progetto che si chiama progetto Monitor, che ha portato alla realizzazione di un censimento di tutte le fonti di emissioni in atmosfera provenienti da, di tipo industriale, in collaborazione con la Regione Veneto, l’Università di Venezia e con altre Amministrazioni, quindi un coordinamento di diversi soggetti per fornire questo tipo di informazioni. E` stato prodotto a seguito di questo progetto un catasto georeferenziato in cui ad ogni punto di emissione sono state associate le caratteristiche delle emissioni però che consentono di, per ogni punto, di vedere quali sono le sostanze emesse e quali sono le caratteristiche fisiche del punto di emissione. L’attività naturalmente si è sviluppata attraverso un sistema di raccolta dati e di inserimento di questi dati in una banca dati. Sono state fatte delle lavorazioni che hanno permesso di rilevare una serie di informazioni, in particolare sono state riassunte le emissioni totali complessive provenienti dalle varie attività dello stabilimento Enichem. Allora, la premessa necessaria a questo punto è che nel 1988 tutte le aziende con emissioni in atmosfera dovevano chiedere alla Regione, allora competente, l’autorizzazione alla prosecuzione delle emissioni in atmosfera esistenti all’88, dichiarando quindi anche le caratteristiche e le quantità di sostanze emesse. Tutta questa documentazione quando è stata acquisita a seguito della delega nel 1996 dalla Provincia, naturalmente era diventata vecchia, o almeno si è ritenuto necessario richiedere a Enichem un aggiornamento di questi dati per verificare se la situazione attuale, all’epoca, corrispondesse a quella del 1988. In realtà sono state riscontrate delle difformità, nel senso che sia come quantitativi di sostanze emesse, sia come punti di emissione, per una serie di impianti sono state riscontrate delle differenze tra quanto dichiarato nel 1988 e quanto invece dichiarato esistente nell’aggiornamento che è stato chiesto tra il 1997 e il 1998, e questo ha comportato una serie di segnalazioni anche all’autorità giudiziaria sulle quali penso che ci saranno dei procedimenti diversi che non rientrano, che non credo rientrino in questo procedimento. Comunque quello che mi premeva segnalare è che sono state riscontrate queste difformità. Alla fine questo, la banca dati che è stata costruita con questo progetto contiene tutti i dati relativi alle emissioni aggiornati però al 1997, quindi non ci sono più i dati dell’88, che comunque possono essere ricostruiti e ci sono delle differenze, poi allegherò a queste differenze alla perizia che depositerò. Quindi sono state elaborate queste informazioni riferendosi non tanto alle sostanze effettivamente emesse, quanto alle quantità di sostanze dichiarate e contenute nelle dichiarazioni e quindi nelle autorizzazioni che man mano vengono rilasciate, quindi è una quantità ipotetica che potrebbe, in teoria, essere emessa. Qui purtroppo è poco leggibile, comunque basta, cioè, sono riassunte tutte le emissioni esistenti nel ‘97 provenienti dal comparto della chimica suddivise per inquinante e per quantitativo annuo indicato. Naturalmente ci sono, come sono stati indicati, come sono state riportate nelle dichiarazioni. Qui purtroppo si legge poco, però sono quantitativi abbastanza... in ogni caso basta evidenziare che ci sono tantissime sostanze emesse, sono sostanze anche potenzialmente cancerogene, tipo il cloruro di vinile e idrocarburi clorurati e idrocarburi policiclici aromatici, aromatici etc. e che sono comunque, poi i dati saranno messi disponibili. Questi dati sono già più leggibili perché si vedono bene, sono gli stessi dati suddivisi per azienda, quindi dal 3 VCPM, società ambiente, quindi per azienda, per società di emissione. Possiamo leggerli qua, in particolare, per esempio, per la EVC sono 4.700 chili anno di cloro per esempio, 13.000 chili circa di acido cloridrico e 19.000 chili di, chilogrammi anno di...

 

Avvocato Bettiol: non si legge niente.

 

Presidente: infatti è vero, non si legge assolutamente niente, è bene allora che lei le dica proprio, così almeno le sentiamo.

RISPOSTA - Sono 19.000 circa chilogrammi anno di acido cloridrico, tre i chilogrammi anno di alcool etilico, questi probabilmente sono quantitativi molto modesti. Cloro, 4.752 chilogrammi anno, cloruro di vinile 7.732 chilogrammi anno, composti organici volatili, complessivamente, esclusi quelli che sono indicati puntualmente, 19.000 chilogrammi anno; questo non riesco a leggerlo neanche io..

 

Presidente: lei dia i dati più significativi.

RISPOSTA - Ossido di azoto 41.700 chilogrammi anno, e polveri 12.860 chilogrammi anno, questo dalla EVC. Un’altra società del gruppo EVC, che è l’EVC Compounds, emette e 5.550 grammi anno di particelle polveri totali, e 195 chilogrammi anno di piombo, sempre contenuto nelle fogne.

 

Presidente: questi sono i dati che si riferiscono a quale periodo?

RISPOSTA - Questi sono i dati in questo caso nel 1997. Questi dati, scusi, sono aggiornati al ‘99, quelli di prima erano i dati, erano del ‘97.

 

Presidente: mentre invece i dati relativi alle autorizzazioni e quindi erano i dati dichiarati fino al ‘95 mi pare di capire?

RISPOSTA - Nell’88, dall’88 al ‘95.

 

Presidente: dall’88 al ‘95 lei li ha riportati?

RISPOSTA - No, non li ho riportati, ho riportato solo delle, cioè, ho segnalato solo che ci sono delle difformità tra i dati dell’88 e quelli del ‘95.

 

DOMANDA - Verranno comunque allegati, Presidente, alla consulenza.

RISPOSTA - Verranno comunque allegati al documento che consegnerò. Difformità sia come quantitativi di sostanze emesse, sia come numero di punti di emissione. Questa è tutta la parte Enichem, va beh, qua abbiamo per esempio ammoniaca 97.000 chili anno...

 

Presidente: più che dare dati ci dia un quadro che possiamo anche noi in un qualche modo valutare e una precisazione, lei dice difformità, è chiaro che se io do i dati del ‘97 diversi da quelli del, non so, del ‘90, ‘91...

RISPOSTA - Vi leggo quali sono le difformità.

 

Presidente: mi faccia capire innanzitutto il concetto di difformità.

RISPOSTA - Per esempio, tra le dichiarazioni dell’89 e le dichiarazioni del ‘98 per un camino, camino numero 24 del reparto PR16/19 dell’Enichem, sono stati, mentre nell’89 era stata dichiarata una emissione di 20 metri cubi e 10 milligrammi per normal metro cubo come concentrazione di ossido di azoto, quindi per un totale di 0,2 grammi/ora di ossido di azoto, per esempio, nel ‘96 questo quantitativo è passato a 9,6 grammi/ora, in sé non è un quantitativo rilevante, però c’è una differenza...

 

Presidente: sempre riferentesi all’88?

RISPOSTA - No, nell’aggiornamento al ‘98, quindi cosa vuol dire? Che probabilmente nell’88 queste sostanze emesse non erano state dichiarate, non solo, ma dallo stesso camino nel ‘98 si dichiara che vengono emessi anche 102 grammi/ora di ossido di zolfo e 4 chilogrammi/ora di protossido di azoto, dati che non erano, cioè, emissioni che non erano state dichiarate nel 1988.

 

Presidente: mi scusi, allora, quello che lei ritiene è che sia stata un’omessa dichiarazione o una minimizzazione di quelli che erano i dati veri, reali di quell’epoca, o che ci siano state delle modificazioni, o trasformazioni nel processo produttivo?

RISPOSTA - In alcuni casi probabilmente c’è stata una minimizzazione di quello che è stato dichiarato nel 1988, nel senso che certe sostanze inquinanti presenti nelle emissioni non sono state dichiarate, in altri casi non riusciamo a capire se ci sia stata questa minimizzazione o se si sia trattato dell’attivazione di nuovi punti di emissione o se ci siano nuove sostanze che vengono emesse.

 

Presidente: lei è in grado di precisare quali siano allora le minimizzazioni e quindi la non veridicità del dato da quello che invece può essere un dato conseguente a una modificazione del processo produttivo?

RISPOSTA - Volevo far presente che ogni variazione del processo produttivo che comporta una modifica delle emissioni deve essere preventivamente autorizzata, siccome nel frattempo non c’è stata nessuna richiesta e quindi nessuna autorizzazione, è presumibile che non ci siano state variazioni, oppure se ci sono state delle variazioni nel processo produttivo questa variazione comunque, non sono state comunicate, non sono state preventivamente autorizzate e questo comunque comporta una violazione della normativa. Non sempre è possibile stabilire se ci siano state... normalmente nella maggior parte dei casi ritengo che si sia trattato di una non dichiarazione di sostanze emesse nel 1988. Quindi poi, al di là di queste tabelle che sono poco leggibili, questa è la società Enichem sempre, comunque tutti i dati li allegherò poi alla relazione.

 

Avvocato Stella: io volevo sottoporre all’attenzione del Tribunale l’opportunità di sentire il dottor Pavanato, funzionario della Provincia, come testimone a questo punto, perché noi siamo qui a sentire tante cose, non possiamo difenderci in alcun modo in questo momento, lo faremo nel controesame, però io penso che in questo caso, questo proprio è la dimostrazione che vengono rivolte delle accuse che devono essere provate... Io penso che si stia andando fuori dal limite della consulenza.

 

Presidente: in effetti riferisce di dati che sono in possesso dell’ente a cui appartiene e quindi in effetti questi dati dovrebbero essere riferiti forse più che nella veste di consulente, nella veste di testimone, se lei facesse semplicemente delle valutazioni in relazione a questi dati che peraltro però io ho dovuto un attimo intervenire per farle chiarire un po’ l’origine di questi dati ed anche di farle chiarire alcuni concetti che lei riferiva, in effetti forse, rispetto ai dati di per sé, bisognerebbe che lei venisse sentito, una volta meglio valutati questi dati, con riferimento quindi ai dati dichiarati in sede di autorizzazione, con riferimento ai dati invece poi successivamente lei dice modificati ed aggiornati, e con riferimento anche a quelle che possono essere state le omesse richieste di autorizzazione a modifiche, ai processi produttivi, tutte queste sono circostanze rispetto alle quali lei dovrebbe essere sentito, semmai, ripeto, come testimone. Se adesso ha degli elementi invece di valutazione di carattere più generale, allora la possiamo ancora sentire, altrimenti se la sua, diciamo, relazione si dovesse incentrare proprio sui dati in possesso alla Provincia, ritengo più opportuno sentirla come testimone, anche perché altrimenti poi si verrebbe a verificare un’incompatibilità tra il suo ruolo di consulente e quello di testimone. Quindi è giusta l’osservazione che è stata fatta.

 

DOMANDA - Se posso, Presidente, solo così, valuterà poi ovviamente il Tribunale la circostanza...

 

Presidente: voglio dire, vengono da un soggetto qualificato, è un soggetto tutto sommato che appartiene ad un ente pubblico che è destinatario di richieste e di, rispetto a queste richieste, di provvedimenti. Ecco, quindi io ritengo che, insomma, siamo più nell’ambito della testimonianza che non di quella della consulenza in questo caso.

 

DOMANDA - E` vero peraltro, osservo solo brevemente, che qualsiasi consulenza di natura scientifica non può che partire dall’acquisizione di dati, ora l’acquisizione di dati svolta peraltro nell’ambito delle attività istituzionali dell’Amministrazione provinciale è, la loro esposizione in questa sede è prodromica rispetto poi a delle valutazioni che il consulente fornirà, altro non sono queste esposizioni che uno strumento di miglior intelligibilità delle successive valutazioni che lui andrà a fare. In questi termini avviene in questa sede la prospettazione di questi dati, chiederei comunque che allo stato la consulenza proseguisse salvo poi ulteriori determinazioni del Tribunale in corso di prosecuzione.

 

Pubblico Ministero: Presidente, se posso dire nel frattempo una parola sull’eccezione formulata. Ritengo anch’io che la veste processuale sulla base dell’eccezione sollevata propria del dottor Pavanato in questo momento debba essere quella del testimone, anche perché è difficilmente altrimenti incompatibile l’audizione in questo momento come consulente e quella eventualmente e successivamente di testimone, quindi rappresentando il dottor Pavanato dei dati che provengono dall’Amministrazione di provenienza che è costituita parte civile, ritengo che la veste più opportuna sia questa. In ogni caso mi rimetto ovviamente alla decisione del Tribunale.

 

Presidente: ci sono altre osservazioni? Il Tribunale ritiene davvero, al di là di quelle che possono essere le valutazioni di questi dati, se noi partiamo da un dato che non soddisfa, diciamo così, determinate esigenze di verifica, tanto per intenderci, allora facciamo poi delle considerazioni, delle valutazioni che non paiono poi molto utili, mentre invece se il dottor Pavanato, una volta meglio verificate le fonti di questi dati, la loro provenienza, verificato anche il perché di queste che lui ha chiamato difformità, venisse a dirci quali sono i dati che sono oramai in possesso, dopo il trasferimento della documentazione dalla Regione Veneto alla Provincia, forse sarebbe più utile questa conoscenza al Tribunale e a tutti, questo anche ai fini della utilità, perché altrimenti ho l’impressione che se andiamo avanti... Il Tribunale ritiene che, tenuto conto delle circostanze sulle quali è stata presentata la consulenza su cui il dottor Pavanato ha iniziato a riferire, ritiene che il dottor Pavanato, proprio per il ruolo istituzionale che svolge, per la sua appartenenza all’ente destinatario delle informazioni e all’ente che è competente a dimettere le autorizzazioni, venga escusso come teste.

 

Avvocato Stella: volevo ulteriormente far presente, se non ricordo male il dottor Pavanato è stato anche imputato in un procedimento relativo al canale Lusore Brentelle, e quindi questo è un ulteriore problema.

 

Presidente: va beh, adesso però non allarghiamo... Ho capito, va bene, d’accordo, terremo conto di questo, vedremo se c’è un’incompatibilità a testimoniare sotto questo profilo e quindi... sì, questo eventualmente la porrà come questione nel momento in cui venga sentito come testimone, poi noi valuteremo se sussiste davvero questa incompatibilità. Tenuto conto del provvedimento e dell’ordinanza...

 

DOMANDA - Prendiamo atto dell’ordinanza e ne chiediamo sin d’ora, per quanto occorra, l’audizione come teste.

 

Presidente: va bene, e il Tribunale senz’altro ammette l’escussione in qualità di teste del dottor Pavanato. Si accomodi intanto.

 

Avvocato Giacomini: se ritiene e senza voler in alcun modo invertire l’ordine dello svolgimento dei lavori, ma inserire, e quindi proseguire in questa sede, l’audizione del dottor Pavanato in qualità di teste previo giuramento è ovviamente a disposizione, poi valuterà il Tribunale, è solo in adesione alle sue richieste di economia processuale, null’altra la ragione alla base di questa richiesta.

 

Presidente: siccome l’inizio è stato un inizio un po’, come dire, controverso per quanto riguarda... io direi che tenuto conto anche di questi rilievi che io, ma anche la difesa, hanno fatto rispetto ad alcune sue asserzioni, è bene che il dottor Pavanato ne tenga conto in maniera che quando viene ad essere escusso come teste possa riferire con maggior precisione questi dati, perché sono utili in quanto vengano riferiti con precisione, esattezza etc., tenuto conto anche poi, voglio dire, della qualità che viene ad assumere e quindi anche dell’obbligo di verità. Quindi è bene sentirlo in un secondo momento direi.

 

Avvocato Partesotti: successivamente a questo consulente sono previsti i consulenti di Greenpeace dottor Fabrizio Fabbri e dottoressa Ruth Stringer che però avevamo chiamato alle ore 15.00 purtroppo, non prevedendo questa situazione e per quell’ora saranno qui.

 

Presidente: e adesso non c’è nessun altro. Va bene. Comunque d’accordo ci vediamo alle 15.00. Possiamo accomodarci.

 

Avvocato Stella: dovrei fare una richiesta, poi più tardi quando il Tribunale lo riterrà opportuno diremo il nostro programma come ci eravamo impegnati per il controesame. Ma proprio in funzione del controesame per rendere decorosa l’attività difensiva noi abbiamo bisogno di alcune cose, primo che il Pubblico Ministero depositi i lucidi dei suoi consulenti, perché quelli sono fondamentali sia per il controesame sia per la preparazione dei nostri consulenti. Poi, soprattutto, in relazione ad uno dei temi cruciali di questo processo, noi abbiamo sentito stamattina fare delle stime di bonifica con le relative cifre, allora, io chiedo che l’avvocato dello Stato depositi al più presto il progetto di bonifica su cui si basano le stime del suo consulente, progetto di bonifica, io ho partecipato ad elaborazioni di piani di bonifica, sono progetti che costano mesi, se non anni di lavoro, di stuoli di scienziati. Noi per fare un controesame abbiamo bisogno di vedere al più presto questo progetto di bonifica. In secondo luogo chiedo, sempre all’avvocato dello Stato, che data la crucialità del tema, e data l’importanza del tema, siccome l’avvocato dello Stato rappresentata il Ministero dell’Ambiente, e il Ministero dell’Ambiente ha al lavoro commissioni fatte da stuoli di scienziati che si occupano proprio delle bonifiche su tutto il territorio nazionale, chiedo che l’avvocato dello Stato depositi la valutazione data dal Ministero e dalla Presidenza del Consiglio che egli rappresenta in merito alle proposte del suo consulente, grazie.

 

Presidente: va bene, per quanto riguarda i lucidi posso rispondere nel senso che il Pubblico Ministero... ma comunque, chiunque fino a adesso abbia introdotto delle consulenze e queste consulenze ovviamente sono state illustrate attraverso diapositive, lucidi, quello che è, bisognerà che in effetti vengano depositate.

 

Pubblico Ministero: io ho già sollecitato anche per fax e e-mail ai miei consulenti oltre che la redazione conclusiva del testo della loro relazione anche la trasmissione dei lucidi che sono stati presentati, quindi credo che mi verranno portati, io ho detto al più presto, ma credo che entro alla prossima udienza, quindi o all’udienza del 13 o il 17, poi comunque ci sono 20 giorni, i lucidi dovranno comunque, le fotocopie dei lucidi che sono stati presentati saranno messi a disposizione. Purtroppo io più che chiedere non posso fare, ho chiesto anche che mi preparino il testo organico della relazione, però questo non sono in grado di garantirlo per l’udienza del 17. Per i lucidi ritengo di sì perché li ho chiesti già più volte a tutti quanti.

 

Presidente: va bene. Per quanto riguarda poi le richieste che lei ha rivolto all’avvocato dello Stato adesso non è presente, io voglio sperare che ad ogni buon conto la prossima settimana, la prossima udienza, possa dare delle risposte. Bene, allora introduciamo senz’altro...

 

Avvocato Partesotti: per la parte civile Greenpeace com’era in programma sentiremo il dottor Fabrizio Fabbri, naturalista, che si può accomodare, e successivamente introdurremo i successivi consulenti.

 

DEPOSIZIONE DEL CONSULENTE

DR. FABRIZIO FABBRI

 

AVVOCATO PARTESOTTI

 

DOMANDA - Dottor Fabbri, intanto se vuole presentarsi, le sue generalità, la sua professione?

RISPOSTA - Sono nato a Roma il 22/5/62 e laureato nel 1988 all’Università La Sapienza di Roma in scienze naturali, ho collaborato i primi anni con il museo di zoologia di Roma, successivamente ho dal 1990 iniziato a collaborare con l’associazione ambientalista Greenpeace dove ho coperto cariche di responsabile di campagne sull’ecologia marina e dal ‘93 sull’inquinamento industriale. Dal 1998 sono direttore delle campagne per Greenpeace Italia.

DOMANDA - Se vuole spiegare al Tribunale qual è il tema della sua consulenza?

RISPOSTA - Certo. Ecco, diciamo che il nostro intervento è quello di dimostrare la sussistenza dell’ipotesi dell’inquinamento lagunare, Greenpeace ha iniziato a lavorare nel 1989 sulla possibile contaminazione lagunare dalle attività industriali del Petrolchimico di Porto Marghera, in particolare poi dal 1995 abbiamo iniziato a lavorare su specifici microinquinanti di possibile origine industriale, e quindi tratteremo l’informazione raccolta in merito alla presenza dei microinquinanti in oggetto, cioè diossine, furani, esaclorobenzeni e PCB, e di elementi in tracce, in particolare di mercurio su cui abbiamo acquisito dei dati nostri e si cercherà anche di circostanziare perché sin dai primi nostri interventi abbiamo attribuito la responsabilità dell’inquinamento da questi composti alle aziende chimiche, petrolchimiche, che lavoravano e hanno le loro sedi e i loro impianti produttivi in Porto Marghera e in particolar modo quelle del ciclo del cloro, quindi la produzione di cloro e dei suoi derivati. Si valuteranno anche i dati in merito alla contaminazione degli organismi viventi in relazione all’inquinamento di fondo. Si cercherà anche di stabilire se sulla base delle informazioni poi successivamente raccolte sia plausibile l’ipotesi di diminuzione del rilascio degli inquinanti in oggetto, diciamo che questo fa parte di una valutazione su considerazioni che sono state fatte successivamente al nostro intervento, soprattutto quello del 1995 in merito alla presenza di diossine nei sedimenti lagunari e si dovrà quindi circostanziare la fondatezza complessiva delle denunce di Greenpeace circa l’entità e l’importanza dell’inquinamento della laguna. Quindi io passerò diciamo una sequenza cronologica, in alcuni di questi chiaramente dati sono già stati analizzati nel dettaglio dagli autori, per altri faremo delle considerazioni aggiuntive. Nel 1995...

 

Avvocato Pulitanò: signor Presidente, posso intervenire un momento? Mi pare che il consulente riferisca di attività svolte da Greenpeace e si pone quindi di fatto lo stesso problema che ci siamo posti stamattina, non esprime valutazioni ma racconta fatti e attività svolte; è un consulente o un teste? Pongo il problema.

 

DOMANDA - Se mi è permesso, Presidente, mi sembra veramente che qua andiamo oltre quello che dice il Codice, sta illustrando quelli che sono i dati già illustrati peraltro anche quelli di Greenpeace in studi, i dati che Greenpeace ha pubblicato e che sono agli atti sono già stati esaminati da vari consulenti compresi alcuni, cui fate riferimento anche voi nei vostri documenti difensivi, quindi si tratta di una disamina di tutto quello che è stato detto, fatto, scritto in relazione a questi problemi, la contaminazione della laguna. Mi pare proprio che il problema non sussista.

 

Presidente: io credo che per quanto riguarda l’obiezione o l’opposizione che fa l’avvocato, io credo che abbiamo dato già una risposta nelle precedenti ordinanze, non dico quella di questa mattina, quella di questa mattina aveva una sua peculiarità e cioè il consulente, a dire la verità, aveva riferito dati che erano pervenuti alla sua conoscenza qualificata per il ruolo istituzionale che investiva e quindi è cosa diversa rispetto a questi che sono dati già pubblicati o comunque già ampiamente riferiti, come i dati di bibliografia che, voglio dire, non è che debbono avere quel connotato di assoluta non discutibilità, anzi, voglio dire, sono dati discutibili come tali, anche il punto di partenza è senz’altro discutibile, quello relativo ai dati, l’abbiamo detto anche nelle precedenti ordinanze, ma certo è che una consulenza non può prescindere dal partire anche da determinati dati che, ripeto, o sono stati introdotti nel processo attraverso, oltretutto anche perizie effettuate ai sensi dell’articolo 360 o comunque attraverso dati che già sono nei documenti processuali o comunque dati di conoscenza propri, in questo caso, di Greenpeace, che saranno dati di parte e come tali confutabili, ma diverso era, davvero, se adesso riflettiamo un po’ tutti il caso di questa mattina, perché erano dati che venivano e provenivano da un ente pubblico che aveva una competenza specifica propria per quanto riguardava, ripeto, non solo la ricezione di quei dati, ma anche provvedimenti che erano collegati a quei dati, ed allora lì il Tribunale ha ritenuto giusta l’obiezione della difesa e ha ritenuto che piuttosto il funzionario della Provincia dovesse essere escusso in qualità di teste. Ecco, ritiene di dare questa risposta il Tribunale. Prego.

RISPOSTA - Grazie. I primi dati sulla presenza di microinquinanti e in particolare di diossine e furani nei sedimenti lagunari furono pubblicati nel 1995 come risultato di campionamenti effettuati nel 1992 in ambito di un progetto di ricerca che aveva condotto l’Istituto Superiore di Sanità e l’Istituto di Ricerche Mario Negri di Milano, i risultati di questi dati sono stati poi ripresi nel documento diossina ambiente e salute di Marcomin ed altri del 1997 che è stato acquisito agli atti. In entrambi gli studi si evinceva una marcata contaminazione dei sedimenti nella zona industriale e nel centro storico, in particolare, per quello che riguarda la presenza di diossine, furani, esaclorobenzene e policlorobifenili riscontrati nei campioni dei sedimenti lagunari dall’Istituto Superiore di Sanità, ecco, qui abbiamo una tabella sui livelli di diossine e furani, esaclorobenzene e policlorobifenili così come riportati dall’Istituto Superiore di Sanità. Come possiamo vedere le aree, diciamo così, campionate dovevano essere rappresentative di differenti eventuali input di origine antropogenica, quindi abbiamo un primo campione che è stato considerato rappresentativo di un inquinamento industriale, un secondo campione raccolto alla foce del fiume Dese che doveva invece rappresentare un possibile input dall’entroterra, e quindi da anche altri tipi di attività che non fossero attività industriali, o attività industriali che comunque non insistessero direttamente nella laguna...

 

Presidente: per cortesia, ai fini proprio della stenotipia dovrebbe essere così cortese di dire qual è il sito. Allora, la prima a cui lei si riferiva era l’area industriale, il secondo è la foce del Dese.

RISPOSTA - Sì, il terzo campione è stato prelevato in Canal Grande, quindi stazione numero 3 Canal Grande, il quarto in zona Sacca Sessola, il quinto in un’area destinata all’attività di pesca, Chioggia, e infine un campione proveniente dal Mar Adriatico che è stato preso in considerazione come bianco, cioè come punto di paragone per poter comparare i dati acquisiti. La concentrazione delle diossine, del totale delle diossine e dei furani è qui espressa direttamente in termini di tossicità equivalente. Come si può vedere dai dati dell’Istituto Superiore di Sanità emergeva una maggior concentrazione di diossina in Canal Grande, seguita dall’area industriale, per quello che riguardava i PCB si notava una tendenza analoga, mentre per l’esaclorobenzene, il campione prelevato nell’area 1, area rappresentativa dell’inquinamento industriale, presentava dei valori decisamente superiori rispetto a quelli riscontrati altrove. Degli stessi campioni analizzati dall’Istituto Mario Negri per le diossine, quindi le aree di campionamento rimangono le stesse, anche in questo caso si nota una prevalenza di diossine espressa in tossicità equivalente nella zona di Canal Grande e seguita da quella dell’area industriale. Ora è evidente quindi quando noi abbiamo visto questi dati abbiamo, come tutti del resto, vedendo questi dati si può pensare che Canal Grande presentasse un livello di concentrazione più elevato. Allora, innanzitutto abbiamo fatto una prima considerazione, Greenpeace ha sempre considerato il campione del sito 1 dei due studi non rappresentativo della reale contaminazione industriale in quanto troppo lontano dalle possibili fonti di rilascio che almeno come affermato già in quelle ricerche potevano essere ricercate nei processi di produzione di dicloroetano e di cloruro di vinile monomero, cioè, i ricercatori dicevano sostanzialmente: il disegno, i vari tipi di diossine riscontrati soprattutto nell’area industriale, sono compatibili con un’ipotesi di rilascio derivante da questo tipo di produzione. Però quello che non ci convinceva era il sito di campionamento che era stato localizzato a circa metà tra, metà lunghezza del Ponte della Libertà, quindi in una zona ben lontana dagli impianti produttivi sia passati che presenti di dicloroetano e di cloruro di vinile monomero. Per questo Greenpeace ha provveduto ad effettuare un campionamento cercando di individuare un’area che fosse più prossima, più vicina alle possibili fonti di contaminazione, per vedere, per verificare se avvicinandosi alle possibili fonti c’era, come noi ci attendevamo, un arricchimento in questo tipo di analiti. La scelta del sito di fatto che è stata nella zona delle panne, nel punto di confluenza nel canale Brentelle in darsena della Rana, partiva innanzitutto da una prima considerazione, dall’analisi prodotta da Montedipe alla fine degli anni ‘80, emergeva una presenza di composti organoclorurati complessivi, non specificati per differenti tipi, in alcuni sedimenti con concentrazioni che raggiungevano addirittura le centinaia di grammi per chilo, quindi una contaminazione molto elevata, che lasciava supporre ragionevolmente che a valle di questa situazione, di questa situazione di contaminazione, si potessero riscontrare anche la presenza di diossine, per cui abbiamo provveduto con la benna manuale a prelevare un solo campione. I livelli di diossine riscontrate da noi nel 1995, marzo 1995, sono di fatto risultati pari a 753 parti per trilione espressi in tossicità equivalente. Evidentemente quindi era un dato sicuramente discordante in termini quanto meno di dimensioni, di concentrazione rispetto ai dati precedentemente acquisiti. A questo punto io vorrei fare un’altra considerazione sui dati dell’Istituto Superiore di Sanità e del Mario Negri delle analisi del ‘95, perché oltre alla, diciamo così, secondo me non rappresentatività della contaminazione industriale nel punto campionato, c’era un fattore ulteriormente confondente per quello che riguarda la concentrazione nei sedimenti del Canal Grande, per la presenza di materia organica, cioè la differenza di presenza di materia organica nei sedimenti di Canal Grande rispetto ai sedimenti ritenuti rappresentativi dell’inquinamento industriale, era tale da lasciar pensare che di fatto la maggior concentrazione riscontrata in Canal Grande fosse soprattutto dovuta alla maggior presenza di materia organica, tanto è vero che se i dati fossero stati accentuati per percentuale di materia organica le concentrazioni presenti anche nella loro, nel sito da loro definito come contaminato da attività industriale, risultava maggiore. Il profilo dei congeneri, quindi dei differenti tipi di diossina e di furani riscontrato nel campione di Greenpeace mostrava una presenza, una sostituzione, una presenza prevalente di eptaclorodibenzodiossine ed octaclorodibenzodiossine seguite poi dall’octaclorodibenzofurano, questo non era, anche in questo caso, in accordo con i dati precedentemente acquisiti, dove invece la prevalenza era di furani ad alta costituzione, quindi prevalentemente octaclorodibenzofurani. Successivamente, quindi al nostro intervento nel 1995, furono avviate delle indagini e già nel giugno del 1995 il Magistrato alle Acque di Venezia produceva il risultato di analisi effettuate su campioni di acqua a valle di diversi scarichi, dalle cui analisi si dimostrava il superamento dei limiti per immissione di organoclorurati all’uscita dello scarico denominato SM15 punto di scarico che immette in laguna tutto ciò che viene praticamente trattato sia nell’impianto di depurazione biologica e più a monte ancora dagli impianti di trattamento specifici dell’industria. Come possibile fonte di rilascio di organoclorurati nel canale di scarico SM15 va menzionato il fatto che questo canale di scarico raccoglie le acque reflue di produzione, di diverse produzioni che fanno uso di cloro o di composti organoclorurati che sono di proprietà di Enichem e di EVC. E` da notare il fatto che i ricercatori hanno messo in evidenza che il superamento dei limiti è stato accertato nonostante ci sia un processo di diluizione dei reflui industriali a seguito del fatto che nel canale che confluisce poi nell’SM15 finiscono anche ingenti quantitativi di acque di raffreddamento, quindi evidentemente il rimescolamento di acque di processo con acque di raffreddamento porta ad un elevato processo di diluizione, ciononostante sono state messe in evidenza nel superamento dei limiti di legge. Sempre a detta delle conclusioni del Magistrato alle Acque è che gli scarichi del Petrolchimico possono essere tuttora caratterizzati dal superamento dei limiti di legge. E` evidente che quando si parla dei composti organoclorurati c’è anche la possibilità di includere in queste anche le diossine, tanto è vero che successivamente è stata fatta una ricerca delle diossine e dei furani nelle acque reflue andando più vicino alla fonte dei possibili, diciamo, produzioni che potrebbero essere responsabili della produzione di diossine e furani, nel luglio del 1995 sono state campionate acque reflue provenienti da diversi punti di campionamento e sedimenti a monte e a valle del canale Brentelle. E` evidente che questa verifica dei campionamenti dei sedimenti a monte e a valle del canale Brentelle era tesa anche a dimostrare se le tesi sostenute da Greenpeace fossero riproducibili o meno. I valori di diossine e di furani nelle acque reflue che sono inviate all’SM15 sono risultate in concentrazioni 300 volte superiore ai limiti che sono suggeriti dalla Commissione Consultiva Tossicologica Nazionale per le acque reflue di processo. Le maggiori concentrazioni sono state trovate allo scarico SI2 che raccoglie le acque di provenienza dall’impianto CS30 che è un impianto di trattamento delle acque clorurate. Per ciò che concerne invece i valori di diossine e di furani nei sedimenti di canale Brentelle i valori più alti sono stati riscontrati all’interno dell’area industriale, quindi nella zona di passaggio del canale all’interno dell’area industriale, portando, diciamo così, riportando dati di 42,1 parti per trilione espresse in tossicità equivalente. Questo dato di 42 PPT è già più elevato, considerevolmente più elevato rispetto a quelli precedentemente riportati dall’Istituto Superiore di Sanità e Istituto Mario Negri e a questo, in questo periodo, quindi nel luglio ‘95, era il secondo livello più alto dopo quello rilasciato da Greenpeace. Questi valori sono stati riscontrati, i valori riscontrati all’interno dell’area industriale sono risultati cinque volte superiori rispetto ai valori riscontrati nei campioni prelevati a monte dell’ingresso al canale Brentelle nell’area industriale. Questa era un’indicazione, è un’indicazione di come è presumibile pensare che nel passaggio del canale Brentelle attraverso l’area industriale ci sia, si carichi di inquinanti e in particolare di diossine e di furani.

DOMANDA - Quindi se ho capito bene, vorrei approfondire questo punto, cioè ciò che entra nell’area industriale riscontriamo valori 5 volte inferiori a quello che si riscontra all’uscita?

RISPOSTA - No, non è ciò che entra o ciò che esce, stiamo parlando di sedimenti a monte e a valle.

DOMANDA - Quindi sedimenti che sono a monte hanno valore...

RISPOSTA - 5 volte inferiore. Successivamente come verifica di questi dati, l’Enichem stessa ha commissionato delle analisi i cui risultati sono stati pubblicati nel settembre del 1995 e da cui emerge sostanzialmente che innanzitutto c’è una conferma del dato raccolto dal Magistrato alle Acque rispetto ai quantitativi di diossina presenti all’uscita, allo scarico, al punto di scarico SI2, inoltre Enichem ha provveduto anche a fare campionamenti a valle di altri punti di scarico e in particolare ciò che è emerso è che a valle degli impianti produttivi dell’EVC denominati CV22-23 che trattano la produzione di cloruro di vinile monomero e produzione di dicloroetano e sottoprodotti organici clorurati, la concentrazione di diossine e furani risultava da 2 a 300 volte superiore rispetto ai limiti suggeriti dalla Commissione Consultiva Tossicologica Nazionale per le acque reflue di processo, inoltre il superamento dei limiti veniva anche individuato all’uscita dell’SM22 che è il punto di scarico delle acque reflue provenienti dall’impianto di trattamento biologico, sia il dato, diciamo, a valle degli impianti CV22-23 che quelli dell’impianto SM22 non erano stati precedentemente individuati dal Magistrato alle Acque. Nel 1996 vengono pubblicati i dati, i prodotti dei risultati di una ricerca commissionata dal Pubblico Ministero con analisi condotte nel laboratorio MPU di Berlino, queste analisi mostravano che nel canale Brentelle ancora i valori di diossine potevano arrivare a, erano arrivati in alcuni casi a concentrazione fino a 93,3 parti per trilione in tossicità equivalente, quindi un dato notevolmente superiore rispetto a quelle precedentemente riportate, a parte il dato di Greenpeace. Nello stesso lavoro si leggono anche i dati di concentrazioni di diossine e furani in organismi viventi lagunari dove vediamo che i massimi valori, per esempio nei molluschi di 2,70 PPT, nel filetto 1,32 e di 9 nelle interiora di pesce provenienti dalle aree industriali sono decisamente più elevati rispetto ai dati relativi agli organismi prelevati in altre aree della laguna. Secondo i ricercatori che hanno condotto lo studio questi livelli sono stati giudicati alti se comparati con i livelli di fondo del Mar del Nord, quindi abbiamo un livello di 10 PPT nei sedimenti del Mar del Nord a fronte dei 93 verificati, 0,2 nel filetto di pesce a fronte dell’1,32, di 0,2 nei molluschi a fronte di un massimo di 2,70. Successivamente, sempre nel 1996, nel settembre del ‘96, si acquisiscono anche i dati di una analisi commissionata dal Comune di Venezia in merito alla presenza di diossine e furani in organismi viventi della laguna, da dove sostanzialmente emerge una situazione abbastanza omogenea nel senso che non si mettono in evidenza differenze significative tra i valori riscontrati nel centro di Venezia, quelle delle aree di pesca e quelle delle aree industriali. Come vediamo addirittura nel centro di Venezia i molluschi risultano leggermente più elevati rispetto a quelli dell’area industriale, 0,6 PPT nel centro di Venezia, 0,49 PPT nell’area industriale. Ancora, sempre nello stesso mese si producono anche i valori dei sedimenti, delle concentrazioni dei sedimenti lagunari e che mostrano ancora un valore più elevato in canale Brentelle, 33,7 PPT e 63,77 PPT in Naviglio del Brenta. Sempre nel settembre ‘96 le analisi del Comune di Venezia in merito alla presenza di PCDD/F in sedimenti lagunari affidati al laboratorio SGS di Padova mostrano valori dell’area industriale più elevati rispetto agli altri con un totale, un massimo di 53,4 PPT. A questo riguardo però Greenpeace, facemmo notare com’è difficile prendere in esame questi dati dal momento che, come risultava dai verbali di analisi, molto spesso le concentrazioni erano approssimate con il segno inferiore di un certo livello, ora è una pratica che normalmente si usa, quella di riportare i livelli semplicemente indicandoli come inferiore di un certo limite che normalmente però rappresenta il limite di determinazione analitica, quindi è un limite strumentale o metodologico che dovrebbe rimanere però costante, diciamo che se il limite è 1 in tutti i campioni non si dovrebbe poter scendere al di sotto dell’1. In questo caso invece nelle analisi prodotte dall’SGS i valori limite variavano molto, dai 2 ai 14 PPT, quindi diciamo era un’approssimazione troppo elevata per poter rendere questi risultati definitivamente attendibili. Nel settembre del ‘96 l’Istituto Superiore di Sanità trasmette al Ministero della Sanità il risultato delle analisi sulle concentrazioni di alcuni inquinanti di molluschi lagunari, questo veniva effettuato a seguito della richiesta del Ministero della Sanità di capire se le informazioni che venivano distribuite, venivano rilasciate dagli organi di informazione circa l’elevata presenza di contaminanti pericolosi per la salute umana negli organismi lagunari fosse, richiedesse un intervento da parte del Ministro della Sanità per evitare problemi di esposizione. Ancora una volta dalle analisi sul biota lagunare prodotti dall’Istituto Superiore di Sanità, i valori di idrocarburi policiclici aromatici, esaclorobenzene e diossine e furani sono risultati più elevati nei campioni dell’area industriale. Nel dettaglio, i dati dell’Istituto Superiore di Sanità portavano un valore complessivo di diossine e furani nei molluschi lagunari con concentrazioni variabili dallo 0,8.-1,4 parti per trilione. Questi risultavano evidentemente più contaminati rispetto ai campioni più distanti che si presentavano con concentrazioni in un range compreso tra 0,25 e 0,63 parti per trilione, espresse sempre in tossicità equivalente. Questi valori non furono ritenuti preoccupanti per la salute umana da parte dei ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità in quanto anche considerando una sostituzione diciamo così complessiva della dieta quotidiana a base di pesce con tutti organismi di provenienza lagunare questi avrebbero rappresentato solamente una frazione che, a detta dei ricercatori, non era trascurabile, ma pur sempre una frazione, di quella che viene definita la dose giornaliera tollerabile da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ora a questa considerazione noi abbiamo fatto delle osservazioni: innanzitutto il limite considerato come TDI, quindi come limite massimo ammissibile, era di 10 picogrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno, in effetti questa relazione è del settembre del ‘95, noi le considerazioni le abbiamo fatte successivamente quando nel corso degli anni - e poi ne parlerà più dettagliatamente l’altro consulente di parte - tutte le organizzazioni internazionali hanno ritenuto opportuno, sulla base delle informazioni scientifiche acquisite nel frattempo, indicare delle soglie di esposizione più basse, quindi indicando come un, diciamo così, un TDI cautelativo per la salute umana non più 10 picogrammi per chilogrammo di peso corporeo per giorno, ma un picogrammo per chilogrammo di peso corporeo, evidentemente questo ci aumenta di un ordine di grandezza il rischio, tanto è vero che ricalcolando, diciamo così, il rischio di assunzione di diossine e di furani con i livelli riscontrati dall’Istituto Superiore di Sanità se ne deduce che un consumo di circa 30 grammi di molluschi lagunari al giorno sarebbe sufficiente a, diciamo così, a portare il massimo della TDI con i nuovi parametri. Valori, sempre secondo gli ISS abbiamo i valori di idrocarburi policiclici aromatici che sono stati caratteristici di ambienti mediamente contaminati. Secondo i ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità anche il consumo esclusivo di organismi lagunari porterebbe una consistente parte del TDI complessivo ma comunque dentro i limiti, diciamo, consumando esclusivamente organismi lagunari si assumerebbero circa 150 nanogrammi per persona di idrocarburi policiclici aromatici contro un TDI che è compreso tra 160 e 320 nanogrammi per persona, anche in questo caso noi abbiamo fatto delle osservazioni pubbliche, primo considerando il fatto che l’Istituto Superiore di Sanità nel calcolare, nel considerare gli idrocarburi policiclici aromatici ha considerato solamente il benzopirene che degli idrocarburi policiclici aromatici è sicuramente che quello riconosciuto più tossico ma non l’unico tossico e cancerogeno degli IPA. In realtà il benzopirene, come si legge nella relazione dell’Istituto Superiore di Sanità, rappresenta il 7, 11% del totale degli IPA, quindi, diciamo così, c’è già un rischio di sottostima del rischio sanitario da parte di assunzione degli organismi lagunari se non si prendono in considerazione anche gli altri composti. Un’altra considerazione che veniva fatta dai ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità era che, un’altra considerazione che si legge nel rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità è che ci si può imbattere, si possono trovare degli alimenti che presentano benzopireni o altri IPA anche in concentrazioni sensibilmente maggiori di quelle evidenziate dagli accertamenti. Questo era, diciamo così, il razionale sulla base del quale si riteneva una situazione non di pericolo immediato. Anche a nostro avviso questa è una comparazione non del tutto corretta, dal momento che gli alimenti che si presentano con maggiore concentrazioni sono, per loro stessa ammissione, per esempio, carne o pesce alla brace e prodotti affumicati, laddove il porli sulla brace o l’affumicare questi organismi è esattamente la fonte di rilascio di idrocarburi policiclici aromatici, per cui se noi prendessimo un pesce lagunare e lo mettessimo alla brace, quindi partissimo già con un livello che è comparabile con quello dei cibi affumicati, e poi lo affumicassimo, quindi aggiungessimo di fatto altri IPA, noi troveremmo che le conclusioni finali sarebbero ben diverse, cioè avremmo un carico di IPA complessivi ancor maggiore. Quello che noi volevamo sottolineare era che non si poteva comparare un pesce lagunare, o meglio, gli IPA in un pesce lacunare fresco non affumicato né cotto alla brace con un alimento cotto alla brace o affumicato che si è arricchito di idrocarburi policiclici aromatici proprio per queste procedure, e che quindi per una corretta valutazione con pesce alla brace o affumicato, disponibile sul mercato, si dovesse considerare un eguale trattamento anche per gli organismi lagunari. Successivamente, sempre nel 1996, c’è, si acquisisce il parere del dottor Muller sui dati, le concentrazioni di sedimenti, concentrazioni di diossine e di furani nei sedimenti e negli organismi lagunari, dove si legge che in effetti i livelli riscontrati nei molluschi lagunari possono determinare il raggiungimento della dose massima giornaliera per un uomo di 60 chili con il solo consumo di 40 grammi di prodotto e che, ancora, il peso dei diversi congeneri riscontrati nel complessivo delle diossine di questi organismi è compatibile con il rilascio, con la produzione di dicloroetano, cloruro di vinile monomero e processi di combustione che coinvolgano evidentemente cloro. Nell’ottobre ‘96 si acquisiscono anche i dati in merito alla qualità dello scarico SM2 che è uno scarico che confluisce in canale Brentelle dove si trovano le più alte concentrazioni, un’alta concentrazione di composti clororganici alifatici, mercurio e piombo. Le acque del canale SM2 raccolgono anche le altre acque di processo dell’impianto di cloro dell’Enichem che fa uso ancora di una tecnologia di celle a mercurio, quindi c’era, a nostro avviso, la possibilità che la presenza di mercurio potesse essere ricondotta a questo tipo di attività. Nel 1996, ancora nel dicembre, l’Istituto Superiore di Sanità trasmette le conclusioni finali su 20 campioni di biota lagunare, ancora, l’analisi di 20 campioni mostra che le più alte concentrazioni di diossine, idrocarburi policiclici aromatici ed esaclorobenzene si ritrovano attorno all’area industriale, giova però ricordare che nello studio complessivo solamente in realtà un campione è stato prelevato a ridosso dell’area industriale, un altro campione era nella zona intermedia e 18 campioni rimanenti provenivano da aree adibite ad attività di pesca e di molluschicoltura. Successivamente, nel 1997, i consulenti tecnici d’ufficio, Bonamin, Di Domenico, Fanelli e Baldassarri, pubblicavano il rapporto finale sulle analisi relative a campioni di sedimenti provenienti dalla zona delle panne galleggianti al termine di canale Brentelle, quindi, diciamo così, nel punto di confluenza di canale Brentelle in darsena della Rana, che era esattamente la zona che noi avevamo campionato nel 1995. Nelle analisi dei sedimenti in questo punto di campionamento mostrano concentrazioni di PCB fino a 55 PPM, concentrazioni di diossine e furani fino a 1.400 PPT, in carote comprese tra i 30, 60 centimetri e 1.300 tra i 60 e i 90 centimetri, quindi sicuramente questi valori superano tutti gli altri finora riportati in letteratura, quindi anche i dati riportati da Greenpeace che erano di poco superiori a 700. Secondo i ricercatori questa contaminazione è dovuta alla produzione di CVM ed altri organoclorurati che scaricano prevalentemente furani ad alta sostituzione e un’altra fonte che non è stata identificata e che presenta dei profili congeneri specifici simili a quelli indicati dal nostro campione del 1995, ricchi cioè in diossine altamente sostituite. Quindi la conclusione sostanziale è che in effetti questo, andando a rifare i campionamenti esattamente nello stesso punto che noi avevamo nel, che noi avevamo preso in considerazione nel 1995, dava sostanzialmente dei risultati diversi, addirittura superiori. Per quello che riguardava gli altri inquinanti sono stati messi in evidenza concentrazioni fino a 800 PPM di esaclorobenzene, questo poi risulterà particolarmente importante a nostro avviso perché l’esaclorobenzene e i PCB sono stati, a nostro avviso, poco trattati per come, diciamo così, per la loro natura di prodotti indesiderati di scarto di alcune produzioni industriali. Gli IPA sono risultati pari a 50, 80 PPM e l’area industriale complessivamente presenta delle concentrazioni di sedimenti che sono di 2 o 3 ordini di grandezza maggiori...

DOMANDA - Chiedo scusa, a proposito della prima osservazione sui HCB, poi puntualizzerà questo argomento...

RISPOSTA - Diciamo che... sì. Finora la presenza di esaclorobenzene è stata attribuita all’uso di questo composto come pesticida, così come i PCB sono stati presi in considerazione solamente come prodotti commerciali o per il loro impiego nei fluidi dielettrici, quindi sempre come prodotti commerciali, al contrario esistono dati di letteratura che dimostrano come esaclorobenzene e PCB possono essere prodotti di scarto al pari delle diossine di molte lavorazioni che trattano organoclorurati. Io presenterò alla fine alcuni riferimenti, altri verranno ulteriormente dettagliati dal consulente che mi seguirà. Quindi nell’area industriale i sedimenti presentavano concentrazioni di 2 o 3 ordini di grandezza maggiori delle aree non contaminate per DDT, DDE, il maggiore prodotto di degradazione è il DDT, cadmio, piombo, rame e zinco, e di 4 o 5 ordini di grandezza rispetto alle aree non inquinate per IPA, diossine, PCB e mercurio, ed ancora, concentrazioni di 6 ordini di grandezza superiori per l’esaclorobenzene. Le possibili fonti di rilascio ancora di diossine e di furani in uno studio pubblicato, in una ricerca pubblicata nel 1997 da parte di Fattore ed altri, pubblicata nell’Environmental Science Technology, conclude che gli alti livelli di diossine e furani nei sedimenti attorno all’area industriale possono, sono tipici delle produzioni di dicloroetano e di cloruro vinile monomero. Ancora, nel 1988, nel gennaio del 1988 si acquisiscono, si acquisisce il parere...

DOMANDA - ‘98?

RISPOSTA - ‘98, sì. Si acquisisce il parere dei consulenti Tomatis ed altri in relazione al rischio sanitario proveniente dal consumo di organismi lagunari. Non mi soffermo a lungo anche perché hanno testimoniato loro direttamente e la mia sarebbe una ripetizione, comunque diciamo che quello che ne emerse è che la laguna è stata contaminata dagli scarichi industriali nel tempo con metalli pesanti, IPA, diossine e esaclorobenzeni, che gli abitanti della zona consumano effettivamente prodotti ittici lagunari, questa è una caratteristica, è un’informazione non secondaria nel calcolo del rischio ed è stata successivamente confermata da un lavoro presentato al Dioxin ‘99. Gli organismi provenienti dalle aree più inquinate non dovrebbero entrare nel mercato evidentemente, una considerazione particolarmente importante è che le esposizioni prolungate anche a livelli bassi di sostanze cancerogene può portare ad un aumento del rischio di tumori, che lo scarso ricambio dell’acqua nella laguna rende l’inquinamento particolarmente grave. Ecco, prima di andare oltre vorrei qui ricordare che anche nelle conclusioni della perizia tecnica sui rischi alla salute nonostante i ricercatori abbiano giustamente messo in guardia il fatto che un’esposizione prolungata anche a concentrazioni minime può portare ad un rischio di insorgenza tumorale, va però ricordato - ed anche qui il consulente che mi seguirà entrerà maggiormente nei dettagli - l’esaclorobenzene, i policlorobifenili e le diossine hanno capacità di interferire in maniera pesante con il corretto funzionamento dell’organismo vivente indipendentemente dall’insorgenza dei tumori e in particolare, diciamo così, di particolare preoccupazione emersa in più occasioni da parte di agenzie internazionali che si occupano di salute umana, la possibilità di interferenza di questi composti con il sistema ormonale, il sistema riproduttivo e il sistema immunodifensivo umano, anche in questo caso entreremo maggiormente nei dettagli successivamente. Nel dicembre del ‘99 si acquisiscono le analisi commissionate al laboratorio interuniversitario di Venezia da cui emerge che le concentrazioni massime di quasi tutti gli analiti ricercati si sono riscontrate all’uscita dei canali S11 e SM12 che sono integrati nello scarico SM2. La cosa che salta subito agli occhi è il fatto che in realtà i canali SM11 e SM12 sono dei canali che nelle autorizzazioni del Magistrato alle Acque dovrebbero servire solamente, dovrebbero essere attivate solamente in casi di emergenza, in casi di piena, in casi di necessità, così da deviare le acque di processo dallo scarico SM2 allo scarico, dallo scarico SM2 quindi deviarle per motivi di emergenza, appunto. Per le diossine si sono riscontrati a valle dei canali 11 e 12 rispettivamente valori di 488 parti per trilione, quindi un valore già ritrovato e in alcuni casi superato a valle per esempio del canale Brentelle, all’uscita dell’SM12 si riscontrano fino a 2.271 PPT I-TEQ, questo valore è il più alto riportato fino a quel momento. Per il mercurio vale lo stesso discorso con l’arricchimento e una presenza di 38, 39 PPM a valle del punto di scarico SM11, e 230 PPM a valle dello scarico SM12. Questi sono dei valori, 230 PPM di mercurio sono dei valori importanti, molto lontani dal fondo ambientale. Per il piombo si sono riscontrati valori tra i 250 e 370 PPM, i PCB ancora valori molto elevati con 10,9 e 19,6 PPM, quindi anche in questo caso un inquinamento da considerarsi importante. Lo stesso dicasi per l’esaclorobenzene ritrovato in concentrazioni di 4,5 e 246,6 PPM a valle dell’SM12. Anche per gli IPA si sono riscontrati valori 329 e 530 PPM. I livelli di inquinante negli organismi viventi attorno all’area industriale, come riportati sempre nello stesso lavoro, sono pari a 1,4 PPT nel canale industriale ovest, che è, diciamo, una zona prossima a darsena della Rana e quindi dal punto di confluenza del canale Brentelle nell’area lagunare. Queste concentrazioni sono state giudicate da 40 a 80 volte maggiori di quelle delle aree non contaminate. I PCB con 117 PPB si attestano a concentrazioni che sono considerate da 5 a 40 volte il background, nel campione prelevato in darsena della Rana si è potuto provvedere a indicare le concentrazioni di PCB in termini di tossicità equivalente. E qui è importante, a mio avviso, fare un appunto, credo che, noi crediamo che questa interpretazione sia di fatto la più corretta perché è risaputo che oltre le diossine esistono dei composti che si chiamano diossine simili, cioè che una volta assunte dall’organismo agiscono in maniera simile a come agiscono le diossine, pertanto in un calcolo complessivo per il rischio sanitario derivante dall’assunzione di una miscela di inquinanti è opportuno riferire le concentrazioni in termini tutti di tossicità equivalente. Questo è valido per i PCB ed è un ragionamento altrettanto estensibile all’esaclorobenzene, come vedremo successivamente. L’esaclorobenzene, appunto, è stato trovato alle più alte concentrazioni nei molluschi attorno al Petrolchimico con concentrazioni di 15,8 PPB e gli IPA hanno raggiunto 2,3 PPB nello stesso campione. Per quello che riguarda i pesci...

DOMANDA - Mi scusi, precisi meglio allora, i valori sono parti per milione quali?

RISPOSTA - Diciamo che la scala chiaramente dei valori varia a seconda del composto che si prende in considerazione. In questo caso abbiamo per l’esaclorobenzene 15,8 PPB, che significa parte per biliardo, a differenza delle concentrazioni che invece nel caso delle diossine venivano espresse in PPT, parte per trilione. Quindi, dicevamo, la concentrazione di diossine e di furani nei pesci è risultata essere di 1,7 PPT per i filetti e di 9,5 PPT per le interiora. Il PCB nei pesci ha raggiunto dei valori di 533 PPB, quindi siamo in una scala di valori decisamente più alti e addirittura di 9,6 PPM nelle interiora. Gli IPA ancora trovati con valori di 109 PPB nei filetti e 198 nelle interiora. Secondo gli autori le concentrazioni dei composti di diossina simili, quindi, diciamo così, aggiungendo ai valori espressi in tossicità equivalente presenti le diossine anche quelli di PCB fanno sì che la dose massima giornaliera per le diossine possa essere assunta, raggiunta, tramite il consumo di 22 grammi di molluschi o di 10 di filetto. Quindi quantità molto, molto ridotte. Come è possibile ancora fonti di emissione di diossine e di furani...

 

Avvocato Mucciarelli: mi scusi, Presidente, mi perdoni, soltanto un’informazione chiederei, i dati che sono stati citati adesso dal consulente come fonte, solo per la nostra cultura, sono tratti dalla, come dire, consulenza Racanelli, perché alcuni secondo la mia modestissima memoria sembrerebbero quelli, se può darci le indicazioni magari.

 

DOMANDA - L’aveva detto prima.

RISPOSTA - Sì, l’avevo detto prima, mi scusi se non l’ho ripetuto. Sto facendo ancora un esame dei valori riportati dall’ultimo studio commissionato dal Pubblico Ministero del consulente Stefano Racanelli.

 

Avvocato Mucciarelli: quindi tutti questi dati sono...

RISPOSTA - Sì. Il profilo dei diversi congeneri è compatibile con la produzione di cloruro di vinile monomero e di altri composti alifatici ed aromatici a base di cloro. In uno studio presentato, in una ricerca presentata al Dioxin ‘99 da parte di Stefano Della Sala ed altri, emerge come la presenza di diossine, furani e mercurio nell’entroterra, nelle zone campionate dell’entroterra mestrino, siano attribuibili alle attività industriali di Porto Marghera.

 

Presidente: l’entroterra quale sarebbe?

RISPOSTA - Possiamo guardare direttamente...

 

Presidente: cioè sono quelle aree già individuate come anche aree di discarica, oppure sono altre?

RISPOSTA - No, no, sono altre. E` uno studio...

 

Presidente: e allora bisognerebbe un attimo forse delimitare?

RISPOSTA - Diciamo che lo studio è disponibile come per tutte le...

 

DOMANDA - Sì, poi verrà allegato naturalmente.

 

Presidente: sì, ho capito, ma dal momento che però lo stiamo analizzando a meno che sia comprensibile anche nel momento della relazione orale.

RISPOSTA - Certo. Io spero che ci sia peraltro un dettaglio dei punti di campionamento, perché... più nel dettaglio diciamo... Dunque, qui si parla della zona di Porto Marghera di fatto non meglio specificata, c’è un primo campione più distante dalla zona industriale di Porto Marghera ed una zona presa sotto vento, comunque al di sotto della zona di Porto Marghera. Le conclusioni dei ricercatori, chiaramente non sono mie, suggeriscono un fall-out atmosferico derivante dalle fonti presenti in Porto Marghera. Queste, diciamo, sono le conclusioni dei ricercatori. Ripeto, io...

 

Presidente: ricercatori chi?

RISPOSTA - Stefano Della Sala ed altri, un lavoro presentato al Dioxin ‘99, quindi lo scorso anno, intitolato: "Misura dell’impatto della zona industriale di Porto Marghera sulle zone circostanti".

 

Presidente: pubblicato? E` pubblicato?

RISPOSTA - Sì, è pubblicato nei... di Dioxin ‘99. Sempre in, diciamo sull’importanza del fall-out atmosferico c’è anche lo studio che è stato riportato ieri dagli autori direttamente, e quindi non mi soffermerò oltre se non per far rimarcare ancora una volta come l’esaclorobenzene svolge, diciamo così viene trovato in concentrazioni decisamente superiori attorno all’area industriale rispetto alle restanti aree campionate con livelli che sono sei volte quelli delle altre stazioni. L’apporto di CDD e CDF è simile tra la zona industriale e quella del centro storico. Ancora una volta si mette in relazione la presenza di furani e diossina ad alto grado di sostituzione a produzione di CVM ed altri composti organoclorurati da parte delle industrie, e soprattutto il fatto che il rilascio in atmosfera di inquinanti di origine industriale potrebbe interessare anche le altre aree di campionamento. Questo è a nostro avviso di fatto un po’ un dato che si unisce di cui ho parlato prima, cioè che evidentemente il rilascio in atmosfera ha un possibile raggio di ricaduta e quindi di contaminazione di aree che sono ben più distanti di quelle che possono essere interessate dagli affluenti idrici. E` importante a nostro avviso questa considerazione unita alle altre considerazioni che ci derivano dalla letteratura e che mettono in evidenza come ci sia, diciamo così, anche per le acque un passaggio, e i sedimenti, un passaggio tra la zona industriale e le altre aree della laguna, in particolare del centro storico. Ci sono dei fenomeni di torbida riportati in letteratura, di torbida di marea, che mostrano come i sedimenti presenti nell’area industriale tendono progressivamente a spostarsi verso le aree del centro storico. Questa è a nostro avviso un elemento da tenere in considerazione nel momento in cui si vadano a comparare i dati dell’area industriale con quelli del centro storico, e soprattutto quando poi si giunge a conclusione che non c’è di fatto contaminazione. Ecco, bisognerebbe, dato che sin dagli inizi, ad esempio i livelli di esaclorobenzene in Canal Grande risultavano consistenti, bisognerebbe tenere in considerazione oltre che la maggior presenza di sostanze organiche in grado di legare questi composti in maniera più forte, e quindi concentrazioni crescenti, bisognerebbe tenere in considerazione il fatto che c’è la ragionevole ipotesi che le attività industriali possano interessare anche altre aree della laguna, in particolare il centro storico. Diciamo che le nostre conclusioni da tutto quello che è emerso agli atti è che la produzione di composti organoclorurati è ragionevolmente una fonte di rilascio di diossine e furani, che in alcuni casi queste produzioni possono rappresentare, diciamo così, possono essere i maggiori responsabili dell’inquinamento puntiforme, che in canale Brentelle si riscontrano, e soprattutto nel suo punto di confluenza in darsena della Rana, i più alti livelli di diossine e di furani riscontrati nell’area industriale, a questo io vorrei aggiungere un’altra considerazione su questo punto di campionamento e cioè la confluenza di canale Brentelle in darsena della Rana, perché un’altra caratteristica che ci ha portato a scegliere questo punto era la ragionevole ipotesi che essendo questo un punto di confluenza di un canale in un bacino allargato, il fenomeno di deposizione potesse essere più importante. E quindi, diciamo, la presenza, diciamo così, un punto dove ragionevolmente ci si poteva attendere un fenomeno di deposizione e quindi un accumulo preferenziale. Le nostre conclusioni sono appunto che ancora il suo flusso verso darsena della Rana contribuisce alla contaminazione dell’area contaminata a valle; che oltre alla presenza di diossine anche altri inquinanti entrano a far sì che l’area possa essere ragionevolmente dichiarata particolarmente contaminata, e che, appunto, il rilascio di inquinanti nell’area industriale possa interessare anche altre zone della laguna per le deposizioni atmosferiche e per torbide, che la contaminazione ambientale ha determinato un carico di inquinanti negli organismi lagunari, ed anche quelli utilizzati per l’alimentazione umana, e che la presenza di alcuni composti, PCB ed esaclorobenzene, è da ricondursi almeno in parte alle stesse produzioni che sono a nostro avviso responsabili dell’emissione di diossina. E quindi in conclusione, che le tesi sostenute da Greenpeace nel 1995 state corroborate nel corso degli anni dagli approfondimenti analitici.

 

Presidente: va bene, grazie, ci sono richieste di integrazioni, di precisazioni?

 

DOMANDA - No, per quanto ci riguarda può andare bene così, chiamerei quindi il successivo consulente pregando il dottor Fabbri di fermarsi. La dottoressa Russo Stringer.

 

Presidente: cinque minuti solo, però con la preghiera al dottor Fabbri di oramai lasciare la relazione con anche eventualmente i lucidi, le diapositive o i dischetti, quello che è stato utilizzato e che abbiamo visto, perché in effetti se i controesami sono oramai a breve scadenza bisogna che si abbia la documentazione.

 

Avvocato Partesotti: i lucidi sono già pronti, Presidente. Volevo solo dire che abbiamo la traduttrice interprete, la signora Tina Cawthra.

 

Presidente: benissimo, la quale adesso, abbiate pazienza, siccome mi hanno chiamato per una telefonata, devo fare una telefonata e subito dopo, cioè questione di 5 minuti, chiameremo senz’altro la dottoressa facendo giurare l’interprete, ovviamente. L’avvocato Mucciarelli vuole...?

 

Avvocato Mucciarelli: volevo chiedere soltanto due dati, che però se il dottor Fabbri lascia la sua...

 

Presidente: lascia a disposizione già, perché davvero, insomma, le udienze del controesame sono vicine, quindi...

 

Avvocato Mucciarelli: Presidente...

 

Presidente: sono indicate nella relazione, io credo che progressivamente vi abbia fatto anche riferimento, forse così, un po’ nella relazione che è stata abbastanza anche veloce nella sua esposizione, non li abbiamo forse colti tutti i vari passaggi e i vari riferimenti agli studi e comunque ai dati che sono stati raccolti, alla raccolta dei dati, alle varie epoche, alle fonti di racconta, etc. etc. e però nella relazione ci sono?

RISPOSTA - Io quello che ho qua è esattamente la presentazione che ho qui illustrato che ha chiaramente tutti i riferimenti, io se vuole posso preparare una relazione...

 

Avvocato Partesotti: sì, ma la relazione poi sarà consegnata a breve e conterrà tutte le indicazioni che lei...

 

Presidente: no, guardate, non è tanto a breve, intanto che depositi questa, poi se ci sono delle integrazioni da fare le farà nei giorni immediatamente prossimi.

 

Pubblico Ministero: Presidente, in ogni caso per il controesame, che non sarà prima del 7, c’è una pausa dal 17 ottobre al 7 novembre, quindi sono ben venti giorni, non è che sia a tempo breve. Volevo solo dire che ci sono almeno venti giorni, non è che ci sia di là tra venti ore.

 

Avvocato Mucciarelli: no, ma non è questione di venti giorni o venti ore, dico questo, la domanda che volevo fare era: ad un certo punto il dottor Fabbri ha citato una letteratura che riguardava la torbida delle maree, dire letteratura vuol dire tutto e niente. Se c’è in nota io sono contento, basta, non ho altra questione. Il Presidente ha chiesto e per me va benissimo...

 

Presidente: se lei ha un dato di letteratura preciso...

RISPOSTA - Diciamo che tutte queste informazioni che io ho passato oggi sono tutte agli atti, quindi io ho il riferimento anche dei lavori che sono tutti agli atti processuali.

 

Presidente: va bene, cinque minuti, un attimo allora. Scusatemi. Allora, lasciamo il microfono all’interprete perché è lei che dovrà riferire in lingua italiana quello che... lei innanzitutto deve giurare di fedelmente tradurre quanto verrà a dichiarare la consulente al Tribunale. Dia le sue generalità anche lei come interprete.

INTERPRETE - Cristina Cawthra, nata il 3/4/1964.

 

Presidente: se intanto ci vuole dire anche il nome, il cognome, le generalità e anche la qualifica professionale etc. della consulente.

 

DEPOSIZIONE DELLA CONSULENTE

DR. RUTH STRINGER -

 

Presidente: se ci vuole dire allora l’oggetto della sua consulenza?

 

AVVOCATO PARTESOTTI

 

DOMANDA - Anche i suoi titoli per cortesia.

INTERPRETE - Ha una laurea in chimica e biochimica presso l’Università di Londra, è ricercatrice onoraria all’Università di Exeter in lettere, è vicedirettore dell’unità di Greenpeace, dell’autorità scientifica dell’università di Exeter.

DOMANDA - Prego la consulente, di cui alcuni suoi lavori sono già stati citati ieri peraltro dal dottor Guerzoni, di iniziare l’esposizione magari parlando anche al microfono direttamente.

 

Presidente: parlando al microfono direttamente?

 

DOMANDA - Che si possa sentire, perché prima non l’abbiamo sentita.

 

Presidente: non capisco, abbia pazienza, io vorrei sentire l’interprete perché se sento la consulente, visto che è anche un processo in lingua italiana questo... Allora, direi, perché altrimenti si sovrappongono le voci, proprio per una ragione direi pratica, al di là di quello che ho detto prima, è bene che allora se lei ha anche il testo scritto sotto...

INTERPRETE - No, appunti.

 

Presidente: eventualmente io credo che man mano che, come abbiamo fatto anche le altre volte, la consulente parla è bene che lei si prenda degli appunti in maniera che, e sperando che le frasi siano brevi, lei le possa riportare poi in italiano. Facciamo così, proviamo a fare così?

INTERPRETE - Sì. Prima l’argomento?

 

Presidente: sì, certo.

INTERPRETE - Parlerà dell’inquinamento di diossina nella laguna di Venezia. A lei è stato chiesto di rispondere a quattro domande principali a riguardo dell’inquinamento della laguna, la prima domanda è: quanto inquinati sono i sedimenti della laguna di Venezia? La seconda domanda: l’inquinamento è collegato alla produzione di chimici clorurati? La terza domanda: l’inquinamento della laguna si riflette nella contaminazione degli organismi che ci vivono? L’ultima domanda: la catena alimentare è stata contaminata? Per rispondere alla prima domanda vuole mostrare una tabella che dimostra la contaminazione dei sedimenti in vari Paesi nel mondo, in altre c’è l’esempio di un non contaminato sedimento.

 

Presidente: e sarebbe bene dire di un sedimento non contaminato nella Gran Bretagna.

INTERPRETE - Sì, nel Regno Unito. Il secondo invece in Italia proviene dall’area principale laguna, questo in Italia, e rappresenta una contaminazione bassa. Tutti gli altri campioni provengono da zone industrializzate e rappresentano livelli alti di inquinamento.

 

DOMANDA - Può indicare di quali Paesi?

INTERPRETE - Per esempio, i Paesi Bassi, viene dal porto di Rotterdam, era inquinato dall’industria di PVC. Poi la Germania invece è il porto di Amburgo, e questo, l’inquinamento proviene dalla produzione di pesticidi clorurati. Questo campione dell’Italia proviene dalla laguna di Venezia, è uno dei campioni più alti d’inquinamento, e proviene dalla zona industriale di Porto Marghera. I campioni più inquinati dal Regno Unito e la Spagna provengono dall’acqua di scarico di impianti di trattamento dell’industria di PVC. Il campione che proviene dalla Norvegia è contaminato dall’industria metallurgica, e il campione più inquinato che proviene dal Regno Unito proviene da un fiume che è vicino ad una fabbrica che produce composti organoclorurati, quest’ultima fabbrica produceva alcuni composti, gli stessi chimici come Icmesa in Seveso che è famoso ormai in Italia per l’inquinamento di diossina. La seconda domanda che è stata chiesta era se l’inquinamento della laguna è collegato con le posizioni dei composti chimici in laguna e in particolare se era collegato con l’industria del PVC. La comunità scientifica sa da più di 10 anni che l’industria del PVC causa inquinamento da diossina. L’industria stessa sa che è inevitabile la produzione di diossina. Questa citazione proviene dai produttori inglesi ICI e dice: "Le reazioni includono tutti gli ingredienti e le condizioni necessarie per formare PCDD oppure PCDF, cioè aria, ossigeno, un idrocarburo, (etilene, etc.), cloro oppure acido cloridrico, un catalizzatore di rame, una temperatura ideale e un adeguato tempo di residenza. E` difficile vedere come una qualsiasi di queste condizioni potrebbe essere modificata senza seriamente danneggiare la reazione per la quale il processo fu creato", come parte della ricerca delle autorità di Greenpeace hanno analizzato tanti campioni provenendo dall’industria di PVC. Questa tabella dimostra i risultati di diossina provenendo da fabbrica di PVC in tutto il mondo. I primi quattro provengono dagli Stati Uniti, il quinto dalla Turchia, e l’ultimo dalla Spagna. I profili di queste industrie sono abbastanza caratteristici, tutti sono dominati da octofurano, alcuni contengono quasi nient’altro ma altri contengono alta produzione di octofurano ma anche alcuni eptafurani ed anche esaclorofurani. La prossima tabella dimostra dati dalla zona industriale della laguna di Venezia pubblicata da Bellucci e colleghi, e qui si possono rivedere gli stessi profili. Alcuni campioni contengono quasi solamente octofurano, altri hanno anche una bassa quantità di eptafurani ed anche esafurani. Alcuni contengono anche piccole quantità di octaclorodibenzodiossina che è molto comune nei campioni dell’ambiente e provengono da un’altra fonte. Con questi paragoni dei congeneri secondo me questi campioni provenienti dalla laguna sono probabilmente causati dall’industria relativa al PVC. Altri scienziati sono arrivati anche alla stessa conclusione, Fattore e colleghi, che discutevano sui profili delle diossine in zone varie della laguna, stazione 1 e stazione 4. Qui c’è la stazione numero 1, vicino a Porto Marghera, e numero 4 è a sud della città di Venezia, cioè centro storico. Durante la loro discussione dei profili qui dicono: "I campioni relativi alla stazione 1 e alcuni campioni relativi alla stazione numero 4 furono ricondotti alla classe di sedimenti inquinati dalla produzione di PVC". Altri scienziati hanno analizzato le acque di scarico provenienti dalle industrie di Porto Marghera e hanno fatto il confronto con i sedimenti inquinati.

 

Avvocato Mucciarelli: mi scusi, Presidente, ma non leggo, la citazione è Ramacci ed altri? La fonte?

INTERPRETE - Sì, pubblicato su Organohalogen Compounds ‘98. Hanno scritto: "E’ possibile osservare che c’è una forte relazione tra il profilo dei campioni di acqua di scarico, numeri 1 e 2, e la produzione di DCE e VCM e i campionamenti di sedimento 8 e 9". La mia risposta alla seconda domanda se c’è un collegamento tra l’inquinamento della laguna e l’industria relativa al PVC, io credo, almeno in parte, io credo che almeno una parte dell’inquinamento della laguna è a causa dell’industria del PVC. Adesso la terza domanda, si può vedere l’inquinamento della laguna negli organismi che ci vivono? No, chiedo scusa, prima di andare sulla domanda numero 3 voglio dire un’altra cosa, io chiedo scusa alla gente qui che forse non possono leggere questo, non riescono a leggere questa tabella, la uso solo per illustrazione. Questa tabella dimostra, riporta i risultati di tante analisi di acque di scarico delle industrie di PVC in tutta Europa. Tutti i composti chimici in questa lista sono clorurati e indicano che l’industria del PVC rilascia altri composti chimici oltre le diossine, in particolare voglio far notare che l’esaclorobenzene può essere trovato in queste acque. Può lasciare qua il documento dopo, non c’è problema. Adesso allora terza domanda, l’inquinamento degli animali che vivono nella laguna. Questa tabella dimostra il profilo congenero di diversi animali che sono stati analizzati da Zanotto e colleghi pubblicato nella Conferenza Internazionale di Diossina. Tutti questi campioni provengono dalla zona pubblica di pesca. Il blu e il giallo, il campione blu e il giallo sono campioni di pesce; il rosso e il nero sono molluschi e il verde sono i granchi. Nessuno di questi campioni dimostra alti livelli di octadibenzofurano che abbiamo visto prima in Porto Marghera. Gli scienziati hanno usato questi dati per calcolare la quantità di diossina nella dieta nel cibo di Venezia, si parlerà di questo più avanti. Questa tabella dimostra due campioni diversi, sono entrambi molluschi ed entrambi furono presi nella zona industriale di Porto Marghera. Questo campione fu preso da Greenpeace nel canale Brentelle, e il secondo invece fu analizzato recentemente per questo caso ed è un campione preso dalla pesca illegale.

 

DOMANDA - Mi scusi, fa riferimento a quelli che indicano le colonne più alte, tanto per il verbale, questi due campioni sono quelli con la colonna più alta.

INTERPRETE - Sì, sulla destra. Questi due campioni dimostrano i livelli alti di octaclorodibenzofurani che sono collegati con l’industria del PVC. Sono anche più altamente inquinati di quelli che provengono dalla zona pubblica di pesca, ma dato che uno fu preso da un pescatore possiamo essere sicuri che animali come questi vengono mangiati dai residenti di Venezia, abitanti.

 

Avvocato Mucciarelli: scusi, Presidente, mi perdoni per la mia petulanza, questo grafico che ci hanno mostrato adesso si riferisce ai due campioni di cui parla la relazione di Greenpeace che è già agli atti? I due campioni prelevati nel canale Brentelle?

 

DOMANDA - Mi scusi, io intanto devo chiedere un attimo al Presidente che queste interruzioni siano limitate il più possibile...

 

Presidente: ma se sono richieste di precisazioni...

 

DOMANDA - Sì, ma ha appena detto che una è di Greenpeace e un’altra di un pescatore, e quindi sono gli ultimi dati.

 

Avvocato Mucciarelli: ed allora non sono quelli della relazione che era agli atti, era solo questo che chiedevo. Sono ulteriori?

 

Presidente: sono quindi dati che riguardano, non lo so, raccolti autonomamente, oppure hanno dei riferimenti? Questi due campioni, tanto per intenderci.

INTERPRETE - La domanda si tratta sulla colonna più alta, giusto?

 

Presidente: no, le colonne va bene. Ma scusi, lì c’è una blu e una rossa, le colonne più alte fanno riferimento ad un congenere della diossina, che è lì specificato, l’OCDF, e si riferisce quindi ad un dato quantitativo rilevato in due campioni. Uno, se non ho capito male, è un pesce pescato da un pescatore nelle acque industriali. L’altro è invece un altro pesce pescato nel canale Brentelle, non so da chi, non ho capito.

INTERPRETE - Sul primo, il primo canale Brentelle.

 

Presidente: ho capito, uno è nel canale Brentelle e l’altro nel canale industriale.

INTERPRETE - Sì, esatto.

 

Presidente: quando sono stati prelevati questi campioni?

INTERPRETE - 1995 dal dottor Fabrizio Fabbri e furono mandati al laboratorio dell’università di Exeter e loro l’hanno spedito ad un laboratorio indipendente, autonomo, che dopo ha fatto l’analisi della diossina.

 

Presidente: va bene, quindi adesso sappiamo, abbiamo questi riferimenti. Prosegua pure.

INTERPRETE - La mia risposta alla terza domanda: è possibile vedere l’inquinamento della laguna negli animali che ci vivono? Direi di sì, cioè, credo di sì, almeno in certe aree della laguna. Qui ci porta all’ultima domanda: se l’inquinamento ha effetti sulla catena alimentare. Gli scienziati che hanno calcolato la diossina nel cibo di Venezia hanno stimato che per la persona media circa metà della diossina proveniva dai latticini, e l’altra metà invece dai prodotti di mare. Non mi risultano limiti legali per quanto riguarda i limiti per i latticini, ma in molti Paesi, in molti altri Paesi ci sono linee guida per i livelli di diossina nei latticini. Questo è perché sono così importante per la loro introduzione della diossina nella dieta, perciò è utile guardare i limiti che sono stati imposti per la diossina in latticini. Voglio sottolineare che queste sono quasi tutte solo linee guida, e non sono vincolanti legalmente. La concentrazione di diossina nel cibo di mare come trovato da Zanotto e colleghi, era di media mezzo picogrammo per grammo, perciò sembrerebbe più basso di questi limiti qui. Comunque...

 

DOMANDA - Scusi, di quali limiti, limiti qui, a che limiti fa riferimento?

INTERPRETE - I limiti che sono qui sulla tabella.

DOMANDA - Può indicare a voce per cortesia per il verbale?

INTERPRETE - Le linee guida vanno da 0,9...

DOMANDA - Per quale Paese?

INTERPRETE - Per la Germania, che è un obiettivo a lunga scadenza che sperano di raggiungere. Invece in Austria si arriva a 35, la concentrazione media della diossina nei cibi di mare che provengono dalla zona pubblica di pesca è mezzo picogrammo per grammo, per questo sembrano più bassi di queste linee guida. Comunque il cibo di mare viene analizzato sulla base di peso fresco, e questi limiti per il latte, per i latticini, sono basati solo su basi lipidiche. Diciamo che il latte ha un contenuto di grasso di 2%, mi scusi, che i prodotti ittici hanno un contenuto di grasso di 2%, bisogna moltiplicare la concentrazione per 50. Basato su questo, la concentrazione media di diossina in prodotti ittici provenienti dall’area pubblica di pesca è più vicino a 25 picogrammi per grammo. Perciò è molto più alto di tutti questi limiti, queste linee guida a parte quella dell’Austria che è 35. Questa mi sembra una illustrazione utile. Questa tabella dimostra la variazione di concentrazioni della diossina nei prodotti ittici provenienti da diverse aree della laguna di Venezia. La maggior parte dei campioni che provengono dalle aree pubblica di pesca si trovano nei livelli più bassi, ma alcuni dei campioni che provengono dalla zona industriale sono molto più alti. Questo si può vedere meglio se prendiamo la media per ogni zona, per ogni area, e si può vedere che i prodotti ittici dalla zona industriale sono molto più inquinati se si fa il paragone con i prodotti ittici provenienti dalla zona pubblica di pesca. Questo mi porta alla conclusione che l’inquinamento nella zona industriale ha il suo effetto sui prodotti ittici. L’analisi del cibo che proviene da Venezia, hanno trovato che l’assunzione media è sotto le linee guida dell’OMS, comunque non tutti sono persone medie...

 

Presidente: sia cortese, visto che lei ha fatto un grafico che è tutto sommato la traduzione di dati, allora, bisognerebbe che lei ci dicesse da dove provengono questi dati, da dove e quando sono stati prelevati i campioni, effettuate le analisi; oppure se sono dati di letteratura. Cioè, almeno una fonte che sia una propria, oppure dati di letteratura, oppure di altri lavori, bisognerebbe che un riferimento ci fosse perché altrimenti...

INTERPRETE - La maggior parte di questi campioni provengono da Zanotto e i suoi colleghi, dal lavoro di Zanotto. Per il secondo può dare i dati dopo, non si ricorda il nome dell’autore. Questo è il campione che proviene dalla pesca illegale, e questo è il campione che proviene da Greenpeace che sono già stati discussi. Poi questa tabella usa gli stessi dati. Ho semplicemente calcolato le medie. Per tornare alla domanda se ci può essere un impatto per i prodotti ittici Zanotto e i suoi colleghi hanno stimato un’assunzione media di diossina, era sempre nei limiti guida degli OMS, comunque hanno fatto notare che alcune persone che mangiano grandi quantità di prodotti ittici possono essere esposti a livelli molto più alti. Io personalmente, la mia conoscenza della tossicità della diossina mi preoccupa, più ricerche si fanno sulla diossina, più effetti tossici si trovano a livelli sempre più bassi, e questa è una cosa che ho notato da più di 10 anni. Nel passato si è discusso se la diossina era carcinogenica, ma adesso è stata classificata come classe 1, cancerogeno. Ci sono altri effetti, a parte il cancro, che possono succedere già a livelli molto più bassi, questi sono anche effetti sul sistema immunitario, sul sistema riproduttivo maschile, sul sistema riproduttivo femminile, lo sviluppo dei giovani possono essere colpiti facilmente, e c’è una gamma di altri effetti che colpiscono il funzionamento normale del corpo umano. Gli scienziati che lavorano per l’agenzia ambientale, no, agenzia per la protezione dell’ambiente statunitense, facendo parte della loro valutazione riguardo la tossicità di diossina, credono che la gente comune possa subire alcuni effetti della tossicologia della diossina. Adesso la citazione che proviene da De Vito, Farland, Gasiewicz, 1995: "Alcuni membri della popolazione che sono più esposti potrebbero essere a rischio di effetti avversi come la tossicologia di sviluppo, una ridotta capacità di riprodursi a causa di un numero ridotto di sperma, la potenziale permanente morte del feto, una più alta probabilità di endometriosi, una ridotta abilità di difendersi da una sfida immunologica ed altri". In più gli esperti dell’OMS che hanno stabilito la loro linea guida per l’assunzione della diossina credono che alcune persone possono essere afflitte a questi livelli e consigliano che l’assunzione della diossina sia il più basso possibile. Per concludere, concludo che la risposta alla prima domanda è che alcune zone della laguna sono altamente inquinante e che almeno in parte questo inquinamento è a causa dell’industria del PVC, che l’impatto di questo si può vedere nei prodotti ittici e in aree diverse della laguna e ci sono impatti potenziali sulla salute per alcuni soggetti della popolazione, in particolare quelli che sono naturalmente sensibili", quelli che mangiano particolarmente grande quantità di prodotti ittici e quelli che mangiano prodotti ittici raccolti illegalmente dalla zona industriale. Finito.

 

Presidente: grazie a lei. Ci sono richieste di precisazioni? No. Va bene, allora si può accomodare, grazie.

 

Avvocato Partesotti: preciseremo con il deposito anche di questi lucidi tradotti in lingua italiana anche quei due punti che sono stati richiesti.

 

Presidente: ci sono altri interventi previsti per oggi? No, va bene, allora la prossima udienza è quella del 13 ottobre, cos’è esattamente previsto? Scusate.

 

Avvocato Vassallo: il professor Rindone per quanto riguarda Comune e Regione, poi un altro consulente, però in questo momento, ho mandato a chiedere al professor Rindone la durata del suo intervento. Quindi sono due per la mattina e due per il pomeriggio se non ricordo male.

 

Pubblico Ministero: dall’elenco che ho io credo che ci sia l’intervento del professor Rindone, poi il dottor Paolo Drei per il WWF, secondo quello che era l’elenco consegnato al Tribunale, il professor Nosengo anticipato a questa mattina, poi ci doveva essere, mi diceva l’avvocato dello Stato, c’è questa indicazione dell’ingegner Magagni, poi credo che per il pomeriggio non essendoci altre possibilità sia previsto l’intervento di uno di Medicina Democratica. Mi pare poi che ci sia anche o il secondo consulente straniero di Greenpeace o uno che lo sostituisce, però questo credo che venga confermato per i prossimi giorni. Quindi la mattinata dai consulenti che erano stati più o meno indicati dovrebbero essere occupata, probabilmente primo pomeriggio, c’è la possibilità di questo vuoto, però bisognerebbe chiedere a qualche consulente di Medicina Democratica se è in grado di poter cominciare già in quel pomeriggio del 13.

 

Presidente: con la raccomandazione di evitare ripetizioni, perché ognuno deve oramai, proprio per le prossime, in vista delle prossime udienze, cercare di evitare che vi siano delle consulenze che siano sovrapponibili a quelle che già abbiamo sentito. E poi vorrei che davvero venisse fatto un programma che riempisse tutta la giornata, oggi abbiamo perso un’ora dall’una e due, adesso potevamo andare avanti sino alle 6 e mezzo, quindi sono due ore, sono magari due relazioni che avremmo potuto introdurre oggi.

 

Pubblico Ministero: non per dire una cosa che mi riguarda solo in parte, però per i tempi calcolati l’intervento del dottor Pavanato era all’incirca di un paio d’ore, era previsto un riempimento della giornata, poi purtroppo c’è stato l’imprevisto, quindi è saltato, ma sarebbe stata completa.

 

Presidente: la raccomandazione però è per la prossima settimana.

 

Avvocato Vassallo: potremmo sapere anche grosso modo se le difese hanno già stabilito quali C.T. o quanto meno quanto intendano fare, perché anche noi dobbiamo a nostra volta avvisare i nostri consulenti di essere presenti.

 

Avvocato Partesotti: se mi permette due precisazioni in risposta alle richieste delle difese prima, sulla consulenza precedente, chiedevano, intanto se si trattava di Ramacci, il nome che era stato citato, effettivamente si tratta di una pubblicazione di Luca Ramacci, Giorgio Ferrari, Vladimiro Bonamin del ‘98, quanto alle analisi e a quei riferimenti che erano stati richiesti l’altro nome che mancava era un lavoro, erano analisi su campioni riportati dal lavoro di Di Domenico, Baldassarri e Zemecchi ‘97, unitamente a quelli di Zanotto che erano già stati precisati in precedenza.

 

Presidente: adesso volevo prima di tutto sapere tra il 13 e il 17 tutti i consulenti verranno sentiti?

 

Pubblico Ministero: io ritengo nelle previsioni di sì, al massimo al 7 novembre potrà slittare un consulente, ma proprio in prima mattinata, credo che il 7 potrebbe cominciare il controesame.

 

Presidente: benissimo, se le cose stanno così io credo che già sin da ora in effetti le difese possono dire, tenuto conto delle relazioni che già ci sono state dei consulenti, chi sono interessate a controesaminare.

 

Avvocato Stella: noi siamo interessati a controesaminare tutti i consulenti sentiti finora. Per il 7, è difficile calcolare i tempi, ma io penso che i consulenti del Pubblico Ministero che sono 9, io non so se ce la facciamo a controesaminarli tutti, siamo noi e Montedison. Però possiamo vedere magari l’udienza del 17 o anche alla prossima udienza, soprattutto per quelli che vengono da fuori, dottor Casson, mi sembra che... Però, ecco, noi pur nell’ambito delle indicazioni del Tribunale di essere stringati e di fare le domande solo da controesame penso che ci andrà via un po’ di tempo, tutta la giornata sicuramente.

 

Presidente: del giorno 7.

 

Avvocato Stella: sì, per i consulenti del Pubblico Ministero, poi ci sono gli altri, il giorno successivo.

 

Pubblico Ministero: che poi sono il 7 e l’8 novembre i giorni, sono attaccati.

 

Presidente: vedete di far venire tra il 7 e l’8, anche se il 7 non saranno tutti quelli del Pubblico Ministero, ce ne sono anche delle parti civili, comunque tra il 7 e l’8 fate ritornare tutti i consulenti visto che c’è questa richiesta di un controesame di tutti i consulenti.

 

Avvocato Partesotti: una precisazione, Presidente, e la consulente straniera deve essere controinterrogata? Sì, d’accordo, magari fissiamo uno di questi due giorni.

 

Presidente: sì, vedete voi, il 7 o l’8, non cambia molto.

 

Avvocato Mucciarelli: ovviamente, Presidente, con la richiesta del professor Stella di fare venire tutti i consulenti per il controesame, anche noi ci accoderemo e quindi penso che occuperemo anche noi un po’ di tempo per il controesame.

 

Presidente: io sto parlando del controesame delle difese, mica solamente del controesame del professor Stella, io sto parlando del controesame di una parte, tutte le difese, è chiaro. Il 7 e l’8 il controesame è di tutte le difese. Va bene, d’accordo, alla prossima udienza. Buonasera.

 

RINVIO AL 13 OTTOBRE 2000

 

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