UDIENZA DEL 7 GIUGNO 2000

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Manduzio Giudice a latere

Dr. Liguori Giudice a latere

 

PROC.  A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

Presidente: procede all’appello. Allora possiamo dare inizio all’escussione dei testi, è pervenuta alla cancelleria per l’appunto la lista dei testi citati per l’odierna udienza, comunicata anche al Pubblico Ministero.

 

Avvocato Baccaredda: signor Presidente, credo che dovrebbe essere pervenuta...

 

Presidente: c’è anche un’integrazione.

 

Avvocato Baccaredda: ecco, questa integrazione, se sono d’accordo le parti, per una soluzione di continuità con la scorsa udienza, riterrei opportuno..., si tratterebbe di sentire il geometra Bareato proprio in punto, in riferimento alle ultime domande che sono state formulate dal Pubblico Ministero in relazione a due documenti relativi alle spese di manutenzione e in relazione ad altri documenti relativi a spese di manutenzione proprio riferitesi a quegli stessi anni, documenti che si riferiscono a tutto l’anno, ecco.

 

Presidente: va bene, sentiamo allora il geometra Bareato.

 

Avvocato Stella: presidente mi scusi, se mi dà un momento la parola. Volevo fare un po’ il punto, siccome toccherà a noi tra un po’, cercare di delineare un programma. Allora, noi da un punto di vista dei consulenti siamo in questa situazione, i nostri consulenti stanno lavorando sulle memorie depositate dal Pubblico Ministero di Rugge, Martines e prima ancora di Comba, Pirastu, Vineis e l’altro, queste memorie saranno depositate al più presto ma io penso entro la fine di giugno, sarà depositata poi, finalmente, la memoria del professor Foraboschi che ha fatto tutti gli accertamenti che dovevano fare. Noi ci riserviamo poi di chiedere che vengano sentiti questi, questo è il primo profilo. Il secondo profilo riguarda, noi pensiamo che le udienze, se vengono mantenuti i tempi, dovremmo finire il 26 con i testi, i testi saranno in buona parte tecnici dei reparti e però residua un problema. Noi abbiamo citato come teste anche, avevamo messo nella lista testi il dottor Simonato che è citato adesso, ecco, noi, lo citeremo anche noi, per economia processuale per sentirlo come teste nostro, non solo in controesame, e poi c’è il problema del dottor Boffetta. Il dottor Boffetta è il responsabile attuale della unità epidemiologia degli AR, che ha condotto l’ultima ricerca sul CVM e a me sembra, mi è stato detto, che il dottor Casson non penserebbe più di sentirlo, se così fosse noi chiederemo al Tribunale di sentirlo noi come teste nostro. Quanto ai tempi io non lo so, il dottor Simonato forse per economia processuale lo sentiremo noi come teste lo stesso giorno in cui lo sente il dottor Casson, penso che sia la soluzione più... in quanto al dottor Boffetta chiederemo la sua disponibilità e vedremo.

 

Presidente: va bene.

 

Pubblico Ministero: allora, visto che si parla di questioni di tipo procedurale e di documenti. Una cosa che è rimasta indietro rispetto alla scorsa udienza riguardava la formale acquisizione della documentazione che avevo consegnato al Tribunale il 17 maggio del 2000, quindi chiedo innanzitutto che questa documentazione venga acquisita per chiudere questa formalità, se una formalità è. Poi per quanto riguarda il discorso del dottor Simonato e del dottor Boffetta; avevo illustrato in udienza la questione del dottor Simonetta e del dottor Boffetta nel senso che mi è stato segnalato che l’aggiornamento della Corte Europea dovrebbe essere pronto diciamo e pubblicato per fine giugno, inizio luglio e la mia intenzione quindi era di citare il dottor Simonato, c’era questa riserva espressa e mi pare anche accolta, quindi citare il dottor Simonato per una delle ultime udienze di luglio, quindi o il 12 o il 14 luglio. Sul dottor Boffetta, possiamo far venire anche il dottor Boffetta, non c’è nessun problema da parte mia, li ricitiamo tutti e due assieme così parleranno di questo aggiornamento della Corte Europea ed anche il dottor Simonato su altre questioni perché il dottor Simonato è comunque - sarà da risolvere anche questo problema processuale - nella lista del Pubblico Ministero come consulente per la parte ambientale, in quanto ha svolto un’attività di consulente per la ex Procura circondariale, quindi relativamente a quella parte ha svolto questa attività di consulente, per la prima parte è stato indicato e sarà citato come testimone e quindi si porrà questo problema. Per quanto riguarda il discorso delle audizioni dei consulenti segnalata dal professor Stella, voglio dire, ovviamente ci mancherebbe, non c’è nessun problema a deposito di relazioni, consulenze ulteriori fino a quando può essere fatto, mentre per le audizioni c’è un’opposizione di tipo organizzativo perché se tutte le parti, me compreso, dovessimo chiedere un’audizione ogni volta che un nostro consulente produce una relazione, non finiamo veramente più questa istruttoria dibattimentale. Ritengo d’altra parte che se viene depositata una relazione da parte di un consulente del Pubblico Ministero, caso mai può essere chiesta l’audizione dalle altre parti, ma non da parte mia, infatti non l’ho mai chiesta, quando la difesa degli imputati ha chiesto l’audizione per esempio del professor Colombati, il professor Colombati è stato portato e sentito, ma se depositano delle relazioni dei consulenti delle difese, se non ci sono richieste delle controparti credo che non debbano e non possano essere sentiti. E finché non vediamo comunque queste relazioni ovviamente non si può sapere se potrà essere utile o indispensabile di sentire chiarimenti dai consulenti dell’altra parte contrapposta.

 

Presidente: sentite, cerchiamo adesso di risolvere alcune, quelle questioni che erano rimaste per l’appunto in sospeso, cioè il dottor Casson aveva effettivamente depositato della documentazione, avevamo lasciato un termine alle difese di poterne prendere visione perché eventualmente se ritenevano facessero delle osservazioni, vi sono osservazioni o possiamo acquisirla la documentazione che è stata prodotta? Se non vi sono allora osservazioni il Tribunale dispone quindi l’acquisizione della documentazione prodotta dal Pubblico Ministero ed afferente, mi scusi Pubblico Ministero, ma adesso sinceramente mi sfugge quale documentazione si tratta, io so che circa tre o quattro udienze fa...

 

Pubblico Ministero: adesso indico l’udienza, purtroppo cercavo questa mattina anche il verbale stenotipico che invece è rimasto a Rialto e comunque l’udienza è quella indicata il 17 maggio del 2000, indicata in maniera esplicita. E` stata illustrata sinteticamente, per carità.

 

Presidente: va bene, d’accordo. Per quanto riguarda poi l’audizione del dottor Boffetta e del dottor Simionato possiamo o potete, meglio, voi concordare un’udienza in cui citarli entrambi, però io vi suggerirei già di contattarli per vedere anche quale può essere una data che sia per entrambi, diciamo... Adesso io non è che ponga i limiti se anche dovessimo cominciare, tanto per intenderci, la seconda parte, e ci fosse peraltro una indisponibilità dei due a venire entro i termini di audizione dei testi relativi alla prima parte, pazienza, comunque li sentiremo. Io vorrei però che cercassimo di rispettare un po’ questo discrimine che abbiamo, se vogliamo un po’ artificioso, ma comunque che concordemente abbiamo fino adesso condiviso, e quindi di sentirli prima di passare alla seconda parte, ancorché non abbiano ancora pubblicato le loro conclusioni, io credo che comunque le conoscono perfettamente, insomma, quindi siano in grado di venire qua anche ad anticiparle al Tribunale semmai. Quindi io credo che già anche per la fine di giugno potrebbero essere citati, bisogna sondare la loro disponibilità.

 

Pubblico Ministero: se mi è consentito sul punto, dopo che una delle scorse udienze appunto si era parlato del dottor Simonato e del dottor Boffetta, io chiedevo appunto la disponibilità innanzitutto al dottor Simonato di comunicare quando sarebbe potuto venire e mi aveva segnalato appunto le date di pubblicazione etc., il dottor Simonato indicativamente mi ha detto: va bene, allora per metà luglio potrebbe andar bene, 12 o 14, e quindi a questo punto facciamo la prima che indica lei, quindi di farlo venire per il 12.

 

Presidente: guardate, ripeto...

 

Avvocato Stella: Presidente mi scusi, il dottor Boffetta però, che è quello che ha fatto l’indagine, Simonato può riferire, potrebbe riferire...

 

Pubblico Ministero: li citiamo tutti e due.

 

Avvocato Stella: ecco, ma il dottor Boffetta forse può darsi che possa venire anche il 26, il 23, non so, l’udienza del 23.

 

Pubblico Ministero: beh, ma però farli venire in maniera separata può diventare... facciamoli venire alla stessa udienza.

 

Presidente: forse questa indicazione del Pubblico Ministero di farlo venire alla stessa udienza..., vedete un attimo se è possibile, se entrambi possono venire prima fin dal 26, tanto meglio.

 

Pubblico Ministero: no, il 23 mi pare.

 

Presidente: li contatti anche lei professor Stella e veda un po’. Per quanto riguarda poi l’audizione invece dei consulenti che hanno fatto, che hanno depositato memorie, fatto le loro osservazioni, le osservazioni delle osservazioni etc. il Tribunale ritiene di acquisire queste memorie. Ecco, se fossero anche magari su supporto magnetico, il Tribunale gradirebbe tutta la documentazione, guardate, se fosse depositata su supporti magnetici, memorie, allegati etc., il Tribunale ne sarebbe grandemente agevolato. Se si potesse anche rendere retroattiva questa raccomandazione, anche perché immagino che l’abbiate su supporti magnetici, è chiaro.

 

Avvocato Santamaria: quanto ai consulenti c’è una questione però che è fra parentesi, il professor Nardelli fu richiamato una seconda volta a riferire su circostanze integrative, su documenti nuovi, ora su questo esame integrativo la difesa chiede che anche il nostro consulente, professor Foraboschi, possa essere sentito dal Tribunale su quelle stesse circostanze, su quegli stessi documenti, su quella stessa relazione depositata, questa forse è l’unica eccezione che si può consentire alla regola che lei ha stabilito.

 

Presidente: va bene, allora possiamo sentire il professor Foraboschi, soprattutto perché fu effettivamente un punto abbastanza discusso quello relativo alla seconda audizione, ecco, se ci sono quindi delle osservazioni limitate alla seconda audizione, limitate alla seconda audizione, possiamo completare il quadro con il contraddittorio del professor Foraboschi. Allora individueremo un’udienza per quanto riguarda quello.

 

Pubblico Ministero: sempre sul programma, appunto, vorrei precisare anche perché in questo momento è assente l’avvocato dello Stato, ma poteva avvisare il professor Nardelli, se è possibile avere un’indicazione di data per quanto riguarda questa seconda audizione del professor Foraboschi.

 

Presidente: eventualmente sappiatecelo dire venerdì, quanto meno.

 

Pubblico Ministero: ah ce lo dice il 9, l’ultima cosa, quindi da quello che ho capito credo che i testi di Enichem dovrebbero iniziare la loro audizione dal 14, questo è il problema, quindi finire in tre udienze in maniera tale..., per programmare il lavoro della seconda parte. Quindi il 7 luglio dovrebbe cominciare la parte diciamo ambientale, proprio per l’organizzazione.

 

Presidente: sentite, io volevo pregarvi di una cosa, noi entro le 18.30 dobbiamo finire l’udienza per motivi proprio..., ogni giorno, non è solamente per una nostra sopravvivenza fisica, ma è proprio per motivi organizzativi che attengono anche al personale di Cancelleria, al personale ausiliario, c’è proprio... ci sono delle norme contrattuali che stabiliscono la fine dell’attività lavorativa, se non in casi eccezionali di comprovata urgenza, entro le 18.30, quindi noi dobbiamo attenerci, è arrivata un’altra circolare di questo genere. Bene, allora possiamo senz’altro cominciare.

 

Avvocato Stella: allora i nostri testi cominciano il 14, il che vuol dire che il 9 avanti Montedison.

 

Pubblico Ministero: finiscono i testi Montedison.

 

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - BAREATO GIANFRANCO -

 

Presidente: lei prestò già giuramento, diede già le sue generalità, è quindi è già noto diciamo all’ufficio ed è sempre sotto il vincolo del giuramento già prestato. Prego, avvocato.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Partirei dal secondo documento, l’ultimo documento credo che le sia stato mostrato dal Pubblico Ministero alla scorsa udienza, è un documento del 1979 e con riferimento al 79 traccia degli obiettivi al 27/03/79, in particolare lei è stato sentito ovviamente per il discorso del CPV di cui lei si occupava. Nel documento ci sono alcune note e ci sono alcuni dati riguardo a questi obiettivi negativi, cioè di diminuzione negli obiettivi al 27/03/79; lei ha già dato delle spiegazioni su questo documento, io preferirei, prima che lei desse, dicesse se conferma, se deve aggiungere qualche cosa, farle vedere anche un altro documento che si riferisce ai costi di manutenzione di tutto l’anno 1979, è un documento che è intestato, ovviamente vi è anche copia per il Pubblico Ministero, è intestato Tipe DM Man del 7 febbraio ‘80, si legge, ed è intitolato: costi manutenzione 1979, è un documento di due pagine. Innanzitutto io le chiedo se questo documento lei l’ha mai visto, l’ha mai visto questo documento relativo ai costi di manutenzione del ‘79, cioè quello che le presento per la prima volta?

RISPOSTA - Sì, questo è un documento che viene, come si può dire, redatto sulla base di tutti i consuntivi di fine anno, e questo è quello che un dato che arrivava verso la fine di marzo, generalmente, dell’anno successivo a cui si riferisce, e questo era quello che diventava praticamente la consuntivazione finale di tutto l’esercizio.

DOMANDA - Quindi sono dati ufficiali?

RISPOSTA - Sì, questi qui sono certamente quelli sui quali dopo, sono i dati storici diciamo, li chiamavamo noi, a cui facevamo riferimento nei diagrammi e dappertutto.

DOMANDA - E` in grado di dire chi faceva questi documenti?

RISPOSTA - L’ufficio era una sezione della manutenzione centrale, analisi di gestione, mi sembra che il responsabile fosse il ragionier Rossato, non posso dire, non sono sicuro se fosse redatto direttamente da lui o uno dei due collaboratori, mi sembra Culotta che si chiamasse, e un altro Pordon, uno dei tre in sostanza, non so distinguere la calligrafia, ma chi lo ha redatto e raccoglieva i dati sì, era quell’ufficio.

DOMANDA - Adesso può esaminare i dati che la riguardano da più vicino, cioè quelli relativi ai suoi reparti, e in relazione anche a quello che è il documento precedente mostratole dal dottor Casson relativo agli obiettivi però, può spiegarmi come risultano questi dati?

RISPOSTA - Io spero di riuscire a, come si può dire, con questo mio spiegare quelle cose che non sono riuscito a fare capire la volta precedente a causa, diciamo, della immediatezza che mi è stato presentato questo e di difficile riferimento ai tempi in sostanza e le circostanze a cui si riferivano. In sostanza, quello che ho detto, adesso cerco di interpretarlo con razionalità e diremo che in quel momento, quando mi si presentava per la prima volta questo documento, io credo di essere come uno che per la prima volta, cioè, sto affrontando come un esame di stato.

DOMANDA - Tutti capiscono evidentemente la difficoltà di riconoscere un documento di tanto tempo prima, lo capisce credo anche il Tribunale, quindi vorrei che lei proprio andasse sul...

RISPOSTA - Sul contenuto. Allora, nel leggere questo documento io vedo che prima di tutto avevo fatto, il 30/03, un adeguamento delle spese perché, e l’altra volta io non me ne sono accorto di questo, cioè, leggendo le variazioni apportate al 30/03 ho dovuto aumentare di 247 milioni dovuto ai lavori di completamento che si erano iniziati alcuni mesi prima al CV14/16 nell’attrezzare le tubazioni per il lavaggio delle autoclavi con cicloesanone, quindi come si legge da questo documento i 247 milioni andavano a sommarsi diciamo, a spese in più che si sostenevano. Dinanzi a questa diciamo situazione dopo avvenne successivamente, credo che troveremmo anche la data, vengono posti dalla direzione degli obiettivi, 27/03, cioè vediamo che esattamente una settimana esatta dopo, dinanzi ad un incremento di 247 milioni, mi viene fatto riflettere sulla validità di mantenere questa informazione, cioè di andare fuori budget di 247 milioni. A quel punto analizzai i consuntivi di tutti gli impianti e dove potevo garantire, cioè, dove individuavo dei possibili recuperi che non, questi recuperi ovviamente, non andavano certamente a inficiare quella che era l’efficienza della manutenzione. Per cui leggiamo che 14 milioni risparmio sulla riduzione di manutenzione routinaria elettrica, poi 12 sulla riduzione routinaria in assistenza operativa, e queste cose le abbiamo già viste perché la volta scorsa sul CV24 in particolare, e dopo dagli esami ispettivi, cioè le ispezioni che siamo andati a fare sui fondi delle colonne e quindi le corrosioni che si, le cricche che avevamo precedentemente visto analizzate, visto il fenomeno che non continuava con la rapidità con cui noi avremmo pensato inizialmente, abbiamo deciso di rinviare la sostituzione - che è stata fatta successivamente - dei fondi delle colonne, ma in particolar modo questo rinvio era anche garantito, cioè, non garantito, era gioco forza al ritardo di fornitura dei materiali, i materiali con cui andavamo a fare le colonne erano, avevano tempi di attesa talmente lunghi, sto parlando di 8 ed anche 10 mesi, per cui era impensabile che io in quell’esercizio avessi la possibilità di andare a spendere i 52 e i 40 milioni che troviamo nelle ultime due colonne. Quindi il risultato è questo, il conforto di tutto questo dopo lo vediamo al foglio 2, quando vado a verificare la differenza che c’è tra consuntivo e budget, dove si trova che la differenza è stata in positivo, cioè, io quell’anno ho speso di più del budget e non ho speso una lira in meno, ho speso circa 100..., i numeri adesso... circa 120 milioni in più, quindi questi sono dovuti ai fatti così come ve li ho esposti, con molta fatica sono riuscito a ricostruire. Questo è la lettura fatta con calma, con precisione e con molto tempo per pensarci a riuscire, a venirne fuori per dare una risposta.

DOMANDA - Queste riduzioni a cui accennava prima nel documento relativo agli obiettivi, quindi sono state fatte? Queste riduzioni di cui si fa riferimento negli obiettivi e di cui lei ha parlato e ha descritto, sono state fatte in questo budget o no, le risulta?

RISPOSTA - Le rispondo che ero abituato a scrivere le cose di cui ero certo, non delle cose di cui... Pertanto le rispondo che questi numeri già nei primi mesi dell’anno li vedevo consolidati, cioè in particolar modo ai 14 e ai 12 milioni, in sostanza come si vedevano in un recupero di efficienza e un recupero, cioè il primo di efficienza e il secondo di, come si può dire, di meno manutenzione richiesta come assistenza operativa perché? Perché attraverso degli accordi di reparto venivano eseguite delle manutenzioni direttamente dall’esercizio, con conseguenza di una riduzione delle richieste di prestazioni fatte dall’esercizio alla manutenzione; quindi non potevo, non ho mai avuto l’abitudine di svendere una cosa di cui non ero abbastanza quasi certo, questa è la risposta.

DOMANDA - Quindi i dati del secondo documento sono i dati conclusivi, i dati finali che si riferiscono a quello che è effettivamente avvenuto.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Allora adesso volevo tornare invece al documento presentatole dal Pubblico Ministero che anche questo è, non si riferisce a tutto un anno, questo è un documento consuntivo tecnico al 31/05/76 si legge. Questo è il documento che le è stato mostrato nel ‘76, le è stato mostrato con riferimento specifico anche qui evidentemente al PVC, lei ha dato già delle valutazioni, a questo punto io le faccio vedere anche il consuntivo contabile al 31/12/76, quindi il documento completo, è sempre un documento Dimp Man; le chiedo innanzitutto se questo documento lei lo riconosce sempre come proveniente dall’ufficio del dottor Rossato, come aveva riferito prima?

RISPOSTA - Certo, questo appunto è come il precedente, consegnato verso il mese di marzo, sulla conclusione dell’andamento diciamo dei costi di manutenzione.

DOMANDA - Come legge i due documenti, l’uno in riferimento all’altro, 31 maggio ‘76 e 31/12/76?

RISPOSTA - Io vedo che in una fase diciamo dopo 5 mesi di esercizio, avevo un delta tra budget e consuntivo di 120 milioni e se debbo trovare una spiegazione a questi mi sembrava di averla già esposta la volta scorsa, questa non è altro che... e confrontando i primi 5 mesi con l’andamento dei 12 mesi di esercizio, dove si arriva a 438 milioni di minor spese, devono essere in particolar modo riferiti a storni di costi che sono stati fatti dopo che la divisione ha rilasciato le autorizzazioni di investimento per stornare quelle, tutte le spese che abbiamo sostenuto a partire dal 1975 che riguardano le azioni di bonifica, cioè, sostituzioni valvole, sostituzione tenuta dei compressori delle pompe, cioè tutte quelle azioni che abbiamo analizzato, che ho descritto la volta scorsa dove avevamo intrapreso immediatamente, una volta individuate le cause che causavano le fughe di CVM, cioè da dove nascevano le perdite, abbiamo eseguito tutti quei lavori, come vi ho detto in commesse di investimento, e quindi ad un certo momento questi storni hanno alleggerito quello che era il budget di manutenzione in corso. L’unica spiegazione è questa, io vi avevo accennato che sapevo delle commesse, però non avevo... non ho, ho solo una memoria, e quindi non ho la possibilità di andare a vedere queste cose. Quindi tutti i costi di manutenzione che abbiamo sostenuto sono stati, una volta aperti i costi, travasati e molti successivamente anche eseguiti, su Adi di investimento e non sono transitati più nei costi di manutenzione, con, ovviamente, il trend di manutenzione dinanzi ad uno stravolgimento delle macchine, intendendo un cambiamento radicale delle macchine che abbiamo fatto, ha portato a ridurre la manutenzione, questa è la risposta che io posso... ma limitatamente a quell’esercizio, in quanto che avevamo anticipato come manutenzione per riuscire ad intervenire tempestivamente sulle emergenze che avevamo davanti da quando io sono arrivato a quel posto.

DOMANDA - Proprio con riferimento a quello che lei ha detto adesso, noi abbiamo cercato nelle commesse di investimento che sono state depositate al Tribunale e che sono agli atti, documenti che comprovassero questa gestione delle commesse da parte della manutenzione e non dall’ufficio dei lavori, e a questo proposito mostro due documenti che abbiamo trovato relativamente proprio alle commesse relative alla sostituzione valvole, rubinetti e pompe, tenute e pompe. Primo documento è un documento firmato da Pierumberto Favoro, quando ancora era responsabile della funzione di Porto Marghera, 29 aprile ‘75: "Vi inviamo due prospetti da cui riteniamo possiate ricavare tutti gli elementi necessari per emettere le richieste di Adi, relative alla sostituzione delle valvole con rubinetti e delle tenute di pompe, compressori e autoclavi, come d’accordo le spese finora avviate sono state imputate su commessa di manutenzione, ma verranno stornate sui conti di immobilizzo non appena verranno aperti". Questo è un documento che si riferisce alla commessa 1100 già depositata tra le nostre commesse. Poi abbiamo trovato un documento che si riferisce anche credo proprio alla sua firma, questa è la commessa 1102, sostituzione valvole e tenute per risanamento ambiente, cioè note del proponente: "lavori completati come da richiedente ad esclusione di numero 29 valvole che saranno sostituite nella fermata del 07/02/77 addebitate sulla 1507-09", è la commessa, ed è firmato proprio da lei, 24/01/77. Ecco, questi documenti, lei riconosce innanzitutto questo documento?

RISPOSTA - Il primo non l’ho mai visto perché non mi interessava, il secondo è la mia firma e riconosco il contesto perché sono stato, ho scritto questa puntualizzazione semplicemente perché dalla richiesta totale di tutto l’elenco dei lavori a quella data di chiusura questa commessa è stata chiusa e precisavo che 29 valvole, rubinetti, sarebbero stati sostituiti in occasione di una fermata generale d’impianto praticamente, e quindi confermo quanto...

DOMANDA - Quindi sono stati sostituiti effettivamente dalla manutenzione?

RISPOSTA - Certo.

DOMANDA - Io avrei un’ultima domanda preceduta dalla produzione dei consuntivi contabili anche per gli anni di cui non abbiamo parlato fino adesso, relativi agli anni ‘70, cioè noi fino adesso gli abbiamo dato il ‘76 e il ‘79, adesso le mostrerei anche il ‘77, il ‘78 e l’80, questo perché? E tra l’altro questi documenti sono accompagnati, più che altro per anche uso delle parti, da un riassunto redatto da me personalmente sui dati relativi agli anni. Io le chiedo sulla base di questa documentazione qual è una chiave di lettura di questi dati, cioè, a partire dal ‘76 fino al 1980? Sono documenti che riconosce quelli che le ho dato adesso?

RISPOSTA - Sono cose che ho visto, analizzato e vissuto con regolarità durante il mio lavoro.

DOMANDA - Ecco, soffermandosi sui dati del PVC.

RISPOSTA - Ecco, vedendo questi dati si può notare come, secondo me, escluso quell’anno in cui abbiamo fatto gli storni e che c’è una differenza in meno, tutti gli altri siano crescenti e quindi in linea, diciamo, con le esigenze che riuscivamo a vivere nell’impianto per mantenere l’efficienza della manutenzione sotto l’aspetto ambientale e produttivo. La variazione che si constata nell’80 è di 150 milioni in più, nel ‘79 abbiamo visto che è pochissimo di 11 milioni, e abbiamo uno sfioramento anche nel 1980, uno sfioramento di circa 120...

DOMANDA - Mi sembra di più?

RISPOSTA - Un po’ di più, sì, in sostanza, il delta non è..., 120 circa. Quindi questi sono i risultati che si avevano anno per anno dei costi di manutenzione che ho con regolarità, diciamo con quotidianità gestiti.

DOMANDA - Anche i budget hanno un andamento crescente nel tempo?

RISPOSTA - Certamente, l’andamento ha avuto sia per i materiali, sia per l’apporto di manodopera specializzata, più qualificata negli ultimi anni rispetto per esempio dal ‘79 in poi, perché quell’avvento della piccola manutenzione assunta dal reparto ha permesso di meglio qualificare le prestazioni specialistiche della manutenzione.

 

AVVOCATO SCATTURIN

 

DOMANDA - Lei ha parlato di questo progressivo aumentare del costo delle manutenzione, ma si è riferito alle quantità delle manutenzioni oppure ai costi di per sé aumentati delle manutenzioni, cioè agli interventi che si facevano sugli impianti che non costavano più come prima ma costavano di più, diciamo. Cioè, questo aumento dei costi delle manutenzioni, non lo so, dica lei, erano legate alle quantità, all’intensità della manutenzione oppure era legato al costo in sé e per sé della manutenzione che era aumentato?

RISPOSTA - Diciamo che non è una sola cosa, sono due fenomeni che hanno agito in contemporanea, sia l’incremento dei costi dei materiali, sia l’incremento dei costi della manodopera, e sia, diciamo, anche la, come si può dire, un intervento era più - come si può dire - rarefatto a causa della manutenzione preventiva, però quando la si faceva bisognava fare effettivamente tutto quello che ritenevamo opportuno per garantire quel periodo lungo, quindi non è, alla sua domanda io potrei, solo con dati alla mano, dimostrarle quanto incide l’uno..., io sono convinto che entrambe le cose incidono. Cioè l’affidabilità di una macchina la si ottiene solo affinando i componenti che sono a rischio, se aumentiamo questo riusciamo a garantire che quella non ci fa dannare prima della sua scadenza. Il nostro obiettivo è solo stato questo, cioè, i dati che giornalmente noi verificavamo, le prime informazioni che io davo al sistema erano i guasti accidentali e sui quali lì ci dannavamo, cioè, facevamo scattare tutte le nostre azioni e le nostre ricerche per far sì che questo si possa, dinanzi ad un programma di preventiva fatto, non avevamo altra scelta di capire se per caso erano, avevamo sbagliato qualche cosa o analizzare e poi agire per cercare di cambiare, migliorare i materiali che impiegavamo. E` questo quello che è stato fatto progressivamente.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Nelle ore conteggiate per la manodopera venivano conteggiate anche le ore delle pausa pranzo e delle varie pause?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Venivano chiamate diseconomie? Le chiedo se lo sa?

RISPOSTA - Questo non ha senso, le ore contabilizzate sono esclusivamente quelle della presenza del personale, quando uno va in mensa, timbravamo il cartellino e quelle non sono contabilità.

DOMANDA - Le chiedo se lo sa, perché queste ore venivano indicate come diseconomie e poi tra le varie diseconomie da sistemare, le ore delle pause pranzo.

RISPOSTA - No, abbiamo...

DOMANDA - Era semplicissima la domanda.

 

Presidente: va beh, venivano, che lei sappia, venivano o non venivano conteggiate tra le diseconomie?

RISPOSTA - Impossibile che fossero conteggiate le ore..., cioè, per me, mi scusi un attimo, se venivano fatti giornalmente, non fatti, cioè l’addebito delle ore di manutenzione veniva fatto con regolarità ogni giorno per ogni singola persona, se l’intervallo è di un’ora e il tempo di lavoro effettivo era di 8 ore, non riesco a capire cosa..., cioè, per me è naturale che l’ora del pranzo non è conteggiata nelle ore. E` questa la domanda?

 

DOMANDA - Anche per me è naturale, però siccome mi risulta - va beh, consegneremo il documento - che mi venivano conteggiate appunto come diseconomie da sistemare, per questo glielo chiedo, se lei lo sa, se no abbiamo il documento.

 

Presidente: va beh, senta, eventualmente quando avrà il documento potrà fare delle domande in merito. Mi pare che il teste abbia deposto nel senso che non venivano conteggiate tra le diseconomie, se a lei risulta invece da un documento che così si facesse, cioè, ci troveremmo ancora una volta a non avere, diciamo così, un controesame su base documentale, perché richiamare un documento e poi non esibirlo..., che documento è? Almeno cerchiamo di individuarlo questo documento.

 

DOMANDA - Certo, è uno dei faldoni purtroppo... questo verrà trovato tra i faldoni del ‘77 all’80, questo verrà trovato e ve lo consegnerò. Si tratta di conteggi che venivano fatti e comunque la domanda rivolta al teste era se lui sapeva questi dati, ma la domanda poi si inserisce in considerazioni che erano fatte, perché la volta scorsa non si ricordava niente e non sapeva niente, adesso si ricorda altre cose, ma queste sono considerazioni extra, ho chiesto una domanda specifica.

 

Presidente: va bene, può andare. Chi chiamiamo?

 

Avvocato Baccaredda: Paolo Dell’Antone.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - DELL’ANTONE PAOLO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Lei ha lavorato al Petrolchimico?

RISPOSTA - Sì, io ho lavorato al Petrolchimico e sono stato assunto come neolaureato nel ‘71, nel luglio del ‘71. Ho iniziato nel gruppo di cui faceva parte anche la produzione PVC, polivinile, però in un reparto che non aveva niente a che fare con il cloruro di vinile, in un reparto che produceva acetato di polivinile, quello che normalmente viene chiamato Vinavil. Quindi io sono stato assunto nel ‘71, ho lavorato fino alla fine del ‘74 in questo reparto di produzione di acetato di polivinile, poi all’inizio del ‘75 sono andato nel reparto CV6 che produceva cloruro di polivinile in emulsione. Poi sono rimasto lì fino al ‘79, ‘80, poi ho preso diciamo la responsabilità della tecnologia del gruppo e poi ho avuto altre vicissitudini fino ai giorni...

DOMANDA - Lei ha seguito dei corsi di addestramento?

RISPOSTA - Sì, io ho seguito dei corsi di addestramento organizzati dalla Montedison per i laureati neoassunti e sono stato quindi in vari posti, ad Angera, sul Lago Maggiore, Stresa, ho fatto dei corsi comunque anche a Porto Marghera che erano finalizzati appunto a dare un contenuto professionale variegato su vari aspetti, tra cui anche lavorare in gruppo, finalizzato anche alla presa delle decisioni, decision making e poi anche altri aspetti di tipo tecnico, manutenzione...

DOMANDA - Lei ha riferito che all’inizio del ‘75, se non vado errato, viene trasferito al CV6, era lei che ha chiesto di essere trasferito al CV6?

RISPOSTA - No, non ho chiesto io di essere trasferito al CV6, diciamo che le cose sono andate in questi termini: allora quando sono stato assunto sono stato diciamo collocato in questo reparto della produzione dell’emulsione acetovinilica come tecnologo, poi nel corso del ‘72 mi è stato chiesto di ricoprire il posto di caporeparto sempre di quell’impianto, per permettere al caporeparto attuale, Martinello, di andare al CV6 a fare il caporeparto di quell’impianto, e quindi io ho cominciato a fare il caporeparto all’AC12 nel ‘73. Nel corso del ‘73 è stato assunto un ingegnere e mi è stato chiesto, diciamo, adesso faccio un po’ fatica a ricordare esattamente la data, ma dovrebbe essere verso la fine del ‘73, mi è stato detto che sarei stato sostituito da questo nuovo ingegnere assunto e mi è stato chiesto di poter andare al CV6 ad affiancare il Martinello e tutta la serie di lavori che stava affrontando per il problema del monomero. Quindi mi è stato chiesto di andare in quella posizione, io ho detto di sì, e quindi dall’inizio del ‘75 ho iniziato a lavorare al CV6 nella tecnologia appunto per seguire in particolar modo i lavori che erano in corso.

DOMANDA - Quando arriva all’inizio del ‘75, partiamo dai problemi, quali erano i problemi del CV6?

RISPOSTA - I problemi del CV6 erano in quel momento tutti indirizzati a risolvere il problema dell’inquinamento ambientale da cloruro di vinile monomero, quindi quando sono arrivato mi sono trovato subito immerso in una serie di lavori che erano già stati avviati, altri che dovevano essere avviati, quindi c’era un numero elevato anche proprio di progetti in corso e anche di lavoro, c’erano un sacco di imprese che lavoravano lì dentro, un po’ disseminate sui vari progetti. Io mi ricordo che quando sono arrivato c’era già tutto un impianto per il lavaggio delle autoclavi con le pompe ad alte pressioni, c’era il problema delle schiume con gli abbattitori di schiuma appena installati, poi c’erano tutte le storie di sostituzione di rubinetti...

DOMANDA - Erano già stati eseguiti dei lavori completati?

RISPOSTA - Sì, c’erano già stati dei lavori, infatti quando sono, come dicevo, c’erano già questi abbattitori di schiuma installati, poi c’erano questi macinatori sul fondo delle autoclavi, questi mulini Supraton, poi c’era questa pompa ad alta pressione della Peroni, quindi c’erano tutte quante queste iniziative in corso, ricordo che c’erano tutti questi collettori già predisposti lungo il piano delle autoclavi dove poter collegarsi con il lavatore per il lavaggio dell’interno delle autoclavi, c’era appunto un sistema che prevedeva anche delle luci rosse e verdi, che dava appunto alla gente l’informazione se era possibile o meno collegarsi in quel punto per il lavaggio dell’autoclave.

DOMANDA - Nell’ambito di questo problema dello sporcamento delle autoclavi, si ricorda se nel suo periodo furono fatte delle nuove attività di ricerca, di verifica e di che tipo?

RISPOSTA - Sì, di sicuro, diciamo il problema dell’ingresso in autoclave era legato allo sporcamento, questo sporcamento dell’autoclave nell’emulsione del PVC era reso meno pesante che non nella sospensione perché alla fin fine anche se restavano delle croste attaccate alla parete, queste non incidevano sulla qualità dell’emulsione finale. Quindi io tutto sommato quando sono arrivato non c’era, a fine di ogni polimerizzazione, la necessità di lavare approfonditamente, quindi io sono arrivato diciamo in un momento in cui già c’era il lavaggio esterno dell’autoclave dal boccaporto e però c’era comunque il problema di capire come evitare l’attacco del PVC, questo aggraffaggio del PVC sulle pareti dello smalto. Io ho condotto delle prove con diversi tipi di smalto, con diversi tipi di acciaio laccato, quindi con superficie molto levigata, in maniera tale da vedere se c’era la possibilità di scegliere un particolare tipo di smalto, o un particolare tipo di acciaio dove l’attacco, l’aggraffaggio di PVC fosse inferiore rispetto a quello esistente, e questa è stata una ricerca che si è protratta abbastanza, in effetti non aveva dato granché di risultati, alla fin fine. Il problema comunque non era quello dell’aggraffaggio su una superficie liscia, il problema era l’aggraffaggio sugli angoli, sui punti di discontinuità, e quindi i bocchelli verso l’alto, era lì che insomma questo PVC tendeva ad attaccarsi, proprio per la discontinuità della superficie e lì appunto c’era il problema di intervenire per la pulizia, man mano che questi grumi crescevano nel tempo.

DOMANDA - Un lavoratore in questo processo ha detto che un passo avanti fu fatto, per evitare l’entrata in autoclave in questo senso, leggo le sue frasi: "Si cercava di smontare da sopra e buttare giù i blocchi dei tronchetti attaccati alle autoclavi". Ecco, le risulta che fu fatto un intervento in questo senso?

RISPOSTA - Sì, dunque, i passaggi sono stati proprio questi: si lavava dall’esterno con questo... c’era una pompa a media pressione, diciamo, con la quale si riusciva a staccare la maggior parte di questo PVC dalle pareti, dopodiché restavano questi grumi che sempre aumentavano man mano che si procedeva a polimerizzare, e questi, come dicevo, si aggraffavano in alcuni punti in particolare, erano appunto in vicinanza dei tronchetti. Allora all’inizio si cercava con delle aste anche di buttarli giù, poi invece si è pensato di togliere i tronchetti dall’esterno, e quindi si smontavano le tubazioni dall’esterno e quindi si entrava dal bocchello superiore della tubazione e con degli arnesi si cercava di staccarli dall’esterno, quindi con l’operatore esterno all’autoclave. Questo è stato un po’ il passaggio.

DOMANDA - Vuole riferire adesso gli altri interventi di carattere tecnologico dei quali si è occupato nel corso del tempo, se è possibile mantenendo un ordine cronologico?

RISPOSTA - Un ordine cronologico sinceramente non so quanto riuscirò, perché in effetti c’è stato un accavallamento di iniziative in quel momento indirizzate a tanti aspetti della polimerizzazione. Diciamo che il filo conduttore era questo: per condurre la polimerizzazione c’erano degli inconvenienti che ogni tanto producevano una perdita di monomero verso l’esterno, e quindi direttamente o indirettamente e quindi bisognava intervenire su queste fonti di inquinamento. Per esempio, una fonte diretta era la tenuta degli organi di intercettazione, e cioè delle valvole dei rubinetti, quindi man mano con il passare del tempo e quindi di lavoro di questi organi di intercettazione, le valvole dei rubinetti, un po’ alla volta il monomero attraverso la guarnizione che si seccava fuoriusciva nell’ambiente. Allora quindi al di là di aumentare la manutenzione, quindi l’intervento manutentivo su questi organi, era importante sostituire questi rubinetti con altri che dessero maggiori garanzie di durata nel tempo. Allora c’è stata la sostituzione di tutti quei rubinetti tipo tradizionale con la tenuta a baderna, con altri di tipo..., prodotti in America dalla Tuflin che invece avevano una guarnizione studiata apposta per durare nel tempo. Questo per risolvere il problema della tenuta lungo lo stelo dei rubinetti che avevano quindi un movimento di rotazione per la movimentazione dell’organo di tenuta. Invece per le valvole, che quindi avevano un movimento transatorio, dall’alto al basso, lì si è pensato di mettere dei soffietti che rendessero praticamente stagna la corsa dello stelo. E questa è stata un’altra cosa che è stata fatta. Poi c’era il problema della tenuta sulle pompe, le pompe che trasferivano l’emulsione, l’emulsione conteneva ancora del monomero residuo dopo la polimerizzazione, anche quelle avevano delle tenute a baderna che nel tempo lasciavano trafilare il monomero. Quindi invece sono state sostituite con tenute meccaniche singole, poi doppie, con flussaggio interno. E quindi c’è stata tutta un’evoluzione nella scelta definitiva di queste tenute meccaniche. Poi c’era il problema che, all’interno del reparto, della sala dove c’erano queste autoclavi, c’erano anche i dissolutori degli emulsionanti di questi prodotti chimici che venivano usati per la polimerizzazione e venivano usati in continuo, durante tutto il tempo della polimerizzazione. C’erano gli emulsionanti e c’era anche il catalizzatore. Succedeva a volte che a causa dello sporcamento delle valvole, delle pompette alternative di iniezione di questi agenti, il monomero tornasse indietro dall’autoclave verso l’esterno, e fluiva attraverso la stessa tubazione, entrava nella pompa, e poi dalla pompa attraverso gli organi di tenuta entravano all’interno dell’ambiente. Quindi c’era il problema di evitare, appunto, questo ritorno all’indietro, allora sono state sperimentate delle valvole di non ritorno, di diverso tipo perché in effetti non sempre le valvole di ritorno hanno una buona efficienza, quindi bisognava trovare quelle che davano i migliori risultati. Allora anche lì è stata fatta una ricerca assieme alla manutenzione. Poi però si è visto che alla fine la cosa, siccome lo sporcamento era dovuto alle modalità anche di produzione, di preparazione di questi emulsionanti, alla fine la cosa migliore era quella di dotarsi di una soluzione pulita diciamo, che non conteneva sporco all’interno e che quindi dava garanzia. Quindi sono stati sistemati dei serbatoi e quindi è stata eliminata la dissoluzione all’interno di questa sala autoclavi di questi emulsionanti, e da lì quello è stato veramente il miglioramento definitivo, ci ha consentito di trattare un liquido, un fluido pulito e quindi non dava più questi problemi. Questo ovviamente nel corso negli anni, questo è stato, mi sembra di ricordare, intorno agli anni ‘80, ‘79-‘80. Poi c’era tutto il problema del lattice. Il lattice a fine polimerizzazione conteneva del monomero residuo, allora questo monomero residuo doveva essere allontanato. Perché? Perché il suo trasferimento, il suo quindi trattamento successivo di serbatoi, di stoccaggio, e quindi il trasferimento attraverso tubazione nei serbatoi e poi da qui alle linee di essiccamento, avendo nel suo interno dei grumi, quelli che chiamavamo lumps, all’inglese, ostruivano a volte le tubazioni di scarico. Allora l’unico modo per risolvere il problema era quello di andare lì e smontare le tubazioni, e quindi c’era un travaso sul pavimento di questo lattice che conteneva monomero che si liberava nell’ambiente. Quindi doveva essere risolto tutto il problema appunto di come trattare questi lumps, come evitare che provocassero intasamento delle linee e quindi la sperimentazione di questo Supraton che, come dicevo prima, l’ho già trovato, però non era sufficiente il Supraton e allora sono stati montati dei mulini, frantoi, i Favini. Questi mulini, frantoi diciamo che facilitavano il lavoro del Supraton, di questa pompa macinatrice, prefrantumando questi lumps di dimensioni maggiori e quindi consentendo a questo Supraton di effettuare poi il trasferimento senza ulteriori problemi. Quindi praticamente il lumps dalle dimensioni di parecchi centimetri veniva ridotto alle dimensioni di millimetri e quindi poi il trasferimento avveniva senza problemi. Senza problemi, voglio dire comunque che anche poi le tubazioni stesse erano state modificate con curve a largo raggio in maniera tale da evitare che strozzature potessero facilitare la formazione di blocchi, di ostruzioni. E lì c’è stato tutto un lavoro continuo per togliere tutti questi problemi che man mano si presentavano, quindi sperimentando praticamente giorno per giorno quello che doveva essere fatto e man mano adottando delle soluzioni che potessero eliminare il problema.

DOMANDA - C’erano le schiume poi, il problema delle schiume?

RISPOSTA - Appunto, c’era poi il problema della fase gas che anche quella dava dei problemi. Spieghiamo un attimo, alla fine della polimerizzazione bisognava allontanare, bisogna tuttora nei processi esistenti, bisogna allontanare il monomero che non ha reagito. Siccome l’emulsione la si produce caricando in autoclave dell’emulsionante, quando si effettua questo allontanamento del monomero residuo attraverso un processo di liberizzazione e liberazione di questo gas non mettendo in comunicazione l’autoclave con il gasometro che è a bassa pressione, pressione atmosferica, questo gas produce della schiuma con l’emulsionante presente. La schiuma purtroppo non è altro che un insieme dello stesso lattice di PVC. E quindi trascinandosi queste schiume lungo la tubazione e lungo il collettore producevano poi nel tempo l’intasamento dei filtri, l’intasamento delle tubazioni, e quindi anche lì poi bisognava intervenire aprendo, andando lì, pulendo meccanicamente etc. Quindi tutti questi interventi ovviamente esponevano personale al CVM, allora bisognava intervenire evitando la formazione di schiume. Le schiume, diciamo che sono state sperimentate varie soluzioni, ad esempio io ho seguito personalmente la scelta di un abbattitore di schiume che era stato provato con successo in altri tipi di produzione. Allora, c’era questo abbattitore di schiume centrifugo di una società svizzera, e noi abbiamo provato ad installarlo sopra ad uno degli abbattitori di schiume in maniera tale che quando arrivava questa schiuma trovava un piatto che girava ad alta velocità e quindi la schiuma veniva proiettata su una parete, e quindi da qui praticamente rotta e il liquido poi colava all’interno dell’abbattitore. Sembrava una buona soluzione, poi alla fine invece ci si è accorti che comunque la schiuma riusciva comunque a procedere. Quindi la strada migliore è stata quella dell’adozione dell’antischiuma alla fine. Di antischiuma ce n’erano tanti in commercio, bisognava trovare quello più adatto per l’ambiente. Quindi abbiamo fatto la sperimentazione di diversi tipi di antischiuma finché siamo riusciti a trovare non solo il tipo di antischiuma, ma anche la modalità migliore per dosare l’antischiuma. Perché a seconda del momento in cui uno lo aggiunge allora si ottenevano migliori o peggiori risultati. Tanto è vero che poi è stata messa a punto, automatizzata questa manovra di aggiunta di antischiuma in autoclave. Poi c’era il problema di allontanare il più possibile il monomero residuo dal lattice. Il lattice alla fine della polimerizzazione aveva parecchio CVM e quindi quando questo lattice veniva poi allontanato dall’autoclave, nei serbatoi, questo voleva dire che comunque si trascinava una porzione di CVM che in qualche modo andava poi ad inquinare o attraverso le perdite o attraverso comunque la fuoriuscita dai camini. Quindi lì c’è stato il problema di mettere a punto una procedura sull’allontanamento, sul degasaggio, anzi sullo strippaggio del monomero dal lattice. A quel tempo c’era un bel po’ di confusione sull’argomento, perché c’erano alcuni processi che utilizzavano dei, si chiamavano strippatori esterni, c’erano degli scivoli, tante cose, che comunque alla fine producevano qualche guaio perché il lattice del PVC non è un lattice molto stabile, quando lo si va un po’ a maltrattare questo produce un po’ il coagulo, un po’ proprio come il latte, si coagula, addensa, e quindi dopo non se ne può più fare niente. Allora alla fine la soluzione che è stata scelta è quella di effettuare lo strippaggio all’interno dell’autoclave stessa. Quindi riscaldando, mettendo sotto vuoto, quindi lasciando permanere in queste condizioni ad alta temperatura e con un vuoto opportunamente scelto, si lasciava il tempo necessario perché questo CVM si allontanasse dall’emulsione. E a quel tempo il problema era dire: qual è il limite a cui tendiamo poi risolvere, per dire basta all’allontanamento, nel frattempo l’Epa americana ha fissato quel limite famoso delle 2000 PPM per cui abbiamo messo come obiettivo quel raggiungimento del valore inferiore alle 2000 PPM e siamo andati avanti. Quindi raggiungere quel valore. Questa è stata un po’ la storia del degasaggio delle autoclavi. L’adozione di una colonna di strippaggio, come è stata poi scelta nella sospensione, non era possibile proprio per quel fenomeno di coagulo che veniva spesso e volentieri nell’emulsione quando lo si, quando l’emulsione veniva trattata meccanicamente in un certo modo, cioè era un po’ maltrattata, sbattendola. Quindi è stato giocoforza scegliere una modalità che non producesse questo fenomeno del coagulo.

DOMANDA - Lei si ricorda se nel suo periodo ci si occupò anche del problema della sala controllo?

RISPOSTA - Sì, la sala controllo. In effetti, dunque, la strada della sala controllo, cerco di capire bene, adesso le spiego un po’. La sala controllo a quel tempo era, all’inizio, quando sono arrivato, era una serie di quadri disposti di fronte alle autoclavi e l’operatore stava in piedi davanti a questi quadri, ma nello stesso ambiente in cui erano posizionate le autoclavi stesse. Una qualsiasi perdita di monomero nell’ambiente da parte di qualsiasi organo di intercettazione, o comunque un punto di fuga di monomero inquinava anche la sala quadri, cioè in pratica l’area delle autoclavi dove erano posizionati questi quadri. Allora ci si è posto il problema appunto di evitare questo. Allora la strada più semplice era quella di costruire attorno ai quadri una cabina dove fare affluire comunque dell’aria esterna, quindi non prelevata dall’ambiente delle autoclavi ma prelevata all’esterno, quindi non inquinata. Questa è stata la prima cosa. In senso temporale prima sono stati effettuati tutti i lavori per evitare la fuoriuscita, quindi diciamo che prima si sono fatti tutti i lavori agendo sulle cause. Poi una volta non risolti, impostati i lavori sulle cause ci si è soffermati sul fatto di evitare comunque l’esposizione per questi casi, queste anomalie che succedevano comunque. E quindi verso gli anni ‘80 si è costruita, alla fine degli anni ‘70 si è costruita questa cabina di protezione dell’operatore. Quindi l’operatore poteva stare in quell’interno, in quella cabina, anche con un incidente, una qualche anomalia che stava succedendo perché era protetto dall’aria che proveniva dall’esterno, e lì erano posizionati gli autoprotettori, quindi gli operatori che dovevano poi intervenire in caso di anomalia all’esterno indossavano l’autoprotettore e uscivano per risolvere i problemi mentre gli altri operatori, i quadristi potevano essere all’interno. Questa è stata la prima idea di proteggere l’operatore addetto ai quadri. Però poi successivamente si è anche pensato ad una sala quadri ex novo. Allora su un’autoclave è stata iniziata la sperimentazione dell’adozione di un sistema a quei tempi nuovo, che era un sistema computerizzato a controllo distribuito, quello che chiamavamo il DCS. E quindi su un’autoclave attrezzata con opportune operazioni automatizzate, cioè non più manuali per la presenza dell’operatore lì vicino, quindi attuando certe automazioni, è stato adottato questo computer, computerino, che controllava la sequenza delle operazioni e il controllo dei parametri fondamentali, la pressione, la temperatura, il dosaggio di questi agenti chimici in maniera tale che il controllo potesse essere effettuato, il controllo della polimerizzazione potesse essere effettuato lontano, quindi non in vicinanza dell’autoclave ma in una sala, in una stanza anche sufficientemente lontana da evitare qualsiasi contatto con il monomero. Io ho seguito questa sperimentazione all’inizio degli anni ‘80 e poi però mi sono, sono stato spostato di lavoro, quindi mi sono interessato di altre cose, però so che c’era questa sala quadri che si andava costruendo.

DOMANDA - Adesso vorrei spostarmi sull’argomento polverosità, polverosità nella zona di essiccamento, problema della polverosità della zona insacco di reparto e insacco a silos. Lei si ricorda di interventi, di procedure che dal punto di vista tecnologico furono fatti in quegli anni, furono studiati e fatti in quegli anni?

RISPOSTA - Sì, mi ricordo sì perché ho partecipato ad alcune azioni di miglioramento. Intanto bisogna specificare una cosa, l’emulsione di PVC è una polvere impalpabile, è un talco, quindi una piccola perdita di PVC, perdita nel senso che fuoriesce questa polvere dall’impianto di essiccamento, produce un effetto nube elevato ed anche molto evidente, e permane, tra l’altro permane molto nell’ambiente, sospesa nell’aria. Se uno fa il confronto fra l’emulsione e la sospensione e butta una manciata di polvere in aria da una parte la sospensione cade tutta e in breve tempo non c’è più, parlo di secondi, e dall’altra parte invece lanciandola permane questa polvere e molto dispersa. Allora il problema era molto sentito, per quanto i due, c’erano tre linee di essiccamento nell’impianto, una un po’ vecchiotta e due più recenti. Queste due più recenti erano costruite con il sistema di.., erano in sé praticamente sotto vuoto, e quindi erano intrinsecamente sicure dal punto di vista della polverosità. Nel senso che la polvere non poteva fuoriuscire, al limite se c’era una perdita c’era l’aria che entrava nell’impianto perché c’era un ventilatore alla fine che tirava e quindi teneva tutto sotto vuoto, ma di pochi millimetri, molto leggero questo vuoto. Però in effetti diciamo che funzionando tutto bene non c’era polverosità, restava tutto all’interno della linea. Il problema era che non sempre andava tutto bene e quindi c’erano dei momenti in cui c’era polverosità all’esterno, allora bisognava intervenire sulle cause di questa polverosità. Una delle cause della polverosità erano quelle che noi chiamavamo le valanghe. Nella camera di essiccamento si staccavano delle quantità di polvere dalle pareti, franava e fuoriusciva dal fondo e allora c’erano i cumuletti di polvere che poi la gente bisognava che raccogliesse, e quindi era un momento in cui si era esposti alla polvere. Quindi bisognava evitare questa formazione di valanghe. Allora lì si è operato cercando di alimentare, di dosare questo lattice agli atomizzatori in maniera continua, senza che i granelli andassero ad ostruire l’atomizzatore, ricontrollando in continuo l’alimentazione, e qui sono state fatte alcune modifiche anche per aspirare dai serbatoi del lattice un opportuno dosaggio tra il fondo più ricco di granelli, quelli macinati dal Supraton, e invece il lattice a metà serbatoio che era più pulito. E` stato installato anche per prova, per sperimentazione un analizzatore di solidi di contenuto di PVC che dava una mano all’operatore per capire se si stava ostruendo la tubazione, etc. etc.. Sono stati messi gli atomizzatori più grandi nella seconda linea, c’era un atomizzatore piccolino ed allora si è messo quello più grande per evitare che appunto si potesse intasare. Dopo c’erano anche altre fonti, c’era una fonte di perdita di polveri quando si interveniva per cambio maniche, maniche di infiltrazione. Cioè praticamente l’impianto era costituito da una sezione dove veniva essiccato il lattice, quindi c’era questo liquido che veniva iniettato, c’era dell’aria calda che lo asciugava e quindi alla fine c’era una grande nuvola, un nuvolone di aria all’interno dell’impianto, di aria e polvere. E quindi bisognava separare la polvere dall’aria, e c’erano questi filtri costituiti da maniche filtranti, e queste maniche filtranti periodicamente bisognava sostituirle. Queste maniche filtranti erano tutte intrise di polvere, quindi quando si interveniva era un momento di polverosità. Quindi bisognava entrare, bisognava scollegare, bisognava spostare all’esterno questa polvere. Quindi erano tutte quante operazioni che dovevano essere fatte con determinate procedure. Allora, o la procedura, un po’ la ricerca di maniche che potessero durare di più, quindi speciali, particolari, ne abbiamo provate di un sacco di tipi che comunque alla fine hanno dato dei buoni risultati sia in termini di durata sia in termini anche di polverosità ai camini. Poi abbiamo messo i paiolati sui, diciamo sui piani di calpestio dove praticamente si interveniva per fare questo cambio delle maniche, erano fatti con grigliati e quindi una qualsiasi perdita dall’alto si propagava a tutti i piani inferiori producendo polverosità ambientale e quindi mettendo dei paiolati si evitava che appunto ci fosse questa dispersione di polvere ai piani inferiori, si fermava lì e la si raccoglieva. Anche questa è stata un’azione per diminuire la polverosità. Però la polverosità sicuramente più evidente era quella nel punto di insacco. Il punto di insacco era un problema non indifferente. Lì praticamente c’era un uomo, una persona che era adibita ad inserire un sacco nella bocca di scarico dell’emulsione, poi arrivato al peso doveva prendere il sacco, spostarlo, cucirlo. Quindi erano tutte operazioni che lo esponevano alla polvere, ed allora il problema era trovare un altro modo di insacco. Quando sono arrivato io c’era già in atto lo spostamento dell’insacco dalla linea numero 3, che era la più grossa, e che era in impianto, praticamente a ridosso dell’impianto di essiccamento, era stato fatto un investimento per installare un silos, un trasporto pneumatico e quindi un’insaccatrice a pressione, quindi non più a caduta, e quindi non più a bocca larga ma con il manicotto, a circa 150, 200 metri di distanza dall’impianto. Quindi quello era già un primo passetto avanti per migliorare l’esposizione, perché in effetti c’era un ugello fatto apposta in maniera tale che al centro dell’ugello fuoriusciva la polvere, c’era una corona circolare che aspirava aria e quindi diciamo che c’era un processo continuo di caduta da questo ugello dentro il sacco di polvere, aspirava l’aria e quindi un po’ alla volta il sacco si riempiva e non c’era polverosità all’esterno. Tra l’altro l’ugello era anche fatto in maniera tale che c’era una gomma che si gonfiava e quindi faceva tenuta lungo la valvola del sacco. Tutto sommato quello è stato un miglioramento rispetto al passato, però un miglioramento non ancora conclusivo, perché? Perché succedevano degli inconvenienti, perché a volte la valvola del sacco era troppo larga ed allora c’erano i trafilamenti lungo la valvola del sacco; perché a volte il sacco veniva fornito con un incollaggio non sufficiente e quindi durante il carico il sacco poteva rompersi, esplodeva proprio, in quel caso l’operatore che era lì vicino veniva investito da tutta questa polvere. Quindi c’erano dei disservizi che rendevano non soddisfacente questa soluzione. La prima cosa da fare, va bè ne abbiamo provate tante, adesso lasciamo perdere, comunque la cosa risolutiva è stata intanto la costruzione attorno all’operatore di una cabina in maniera tale che, una cabina sotto aspirazione in maniera tale che comunque anche se il sacco si rompeva l’operatore era protetto, quindi non poteva essere investito da questa nuvola di PVC. Invece in un’altra linea, la seconda linea che continuava ad avere l’insacco quello manuale a bocca aperta in impianto, invece è stato installato un ulteriore trasporto pneumatico, un altro silos, ed è stata trovata una nuova insaccatrice di nuove concezioni, della Cronos, la quale sfruttava il principio che una volta riempito il sacco immergeva delle chiamiamole delle candele porose, di ceramica porosa, le quale aspiravano l’aria dall’interno e quindi consentivano alla fine di avere un sacco che era possibile manipolare, spostare, caricare su pedane etc., e questa non aveva bisogno dell’operatore perché c’era una metti insacco automatico e quindi il controllo lo poteva fare a distanza. Il sacco non andava più a pressione per cui non esplodeva, e la polverosità era praticamente ridotta dal fatto che questi setti ceramici in pratica aspiravano l’aria dall’interno.

DOMANDA - Questi interventi a che periodo grosso modo risalgono?

RISPOSTA - Questo è stato l’ultimo lavoro che ho seguito al CV6, uno degli ultimi, diciamo che era intorno all’80, ‘81.

DOMANDA - A proposito di questo io le volevo mostrare un documento che è del 18 agosto 1980, quindi siamo più o meno nel periodo, che viene mandato da Guarlando, CV6, al dottor Carcassoni e a lei per conoscenza, l’oggetto è richiesta analisi di polverosità in zona insacco PVC e emulsione a silos al CV6 e determinazione velocità aria su prese d’aria box insaccatrice e mandata al ventilatore del polverizzatore Kennedy. In sostanza nel documento si dice: le modifiche effettuate in zona insaccamento PVC emulsione da silos 14010 per contenere e ridurre la polverosità sul posto di lavoro relativo all’insaccatrice Natro, hanno comportato l’installazione di un box e interventi di manutenzione sul depolverizzatore a maniche Kennedy. E poi si chiede quindi una indagine, una verifica della polverosità che viene fatta e che è allegata al documento appena successivo. Questi interventi sono quelli che lei ha descritto o aggiungono qualche cosa?

RISPOSTA - No, anzi questa è proprio la riprova di quel box di cui dicevo prima che è stato costruito per proteggere l’insaccatore. Del polverizzatore a maniche Kennedy era quello che serviva per, era un ventilatore che aspirava l’aria quindi teneva continuamente sotto aspirazione questa cabina, e poi però se c’era polvere bisognava separare l’aria dalla polvere. Quindi c’è un depolverizzatore a maniche.

DOMANDA - I risultati che vengono allegati alla verifica fatta credo dal dottor Carcassoni, erano dei risultati che le risultavano raggiunti dopo questi interventi?

RISPOSTA - Beh, direi di sì. I dati mi sembrano abbastanza buoni, sono tutti inferiori ad un milligrammo.

DOMANDA - Lei ha parlato dei problemi in generale che riguardavano sia il problema della polverosità, sia il problema invece del monomero. C’era anche un problema delle maschere? Cioè, c’erano le maschere, venivano indossate?

RISPOSTA - Il problema delle maschere era legato alla protezione degli operatori in presenza di monomero. Quando sono arrivato era già stato procedurato l’obbligo, la norma di indossare le maschere in certe condizioni quando appunto l’operatore era esposto. E quindi c’erano queste maschere, io vedevo che la gente le usava. Io, pur non essendo direttamente coinvolto nella gestione dell’impianto ma vedevo la gente che operava...

DOMANDA - Quando le usava?

RISPOSTA - Appunto, quando doveva intervenire in situazione di presenza di..., qui bisogna aggiungere una cosa, che quasi allo stesso momento in cui sono arrivato io è andato in funzione anche il gascromatografo. Allora, il gascromatografo, e quindi il gascromatografo segnava la concentrazione del monomero nelle varie aree dell’impianto. Erano stati settati due livelli di allarme, se ben ricordo uno era 15 ed uno 25 PPM, e quando segnava il cromatografo diceva c’era presenza di monomero. Quindi se bisognava andare sul posto per cercare di ovviare, allora l’operatore che doveva andare lì si metteva la maschera. Questa era un po’ la procedura, per quello che ho visto io che veniva seguita. Quindi io ho visto un impianto dotato di maschere e di una procedura.

DOMANDA - Lei passa alla funzione delle tecnologie, quindi intendo per tutti gli impianti di PVC alla fine degli anni ‘70?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - A quel punto lì c’erano delle differenze in materia di sicurezza tra i diversi reparti di polimerizzazione?

RISPOSTA - Sicurezza intesa sempre come igiene ambientale?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Allora, diciamo che le differenze erano insite nel diverso processo. In pratica gli impianti avevano problemi diversi, problematiche diverse, però quando sono arrivato io nella sospensione erano già, praticamente era l’80, quindi anche lì erano già state fatte un po’ tutte le azioni per evitare l’inquinamento ambientale. E quindi si era già su livelli di PPM al di sotto dei 3 PPM famosi poi della legge. Quindi io non ho avuto sensazione di vedere ambienti con pericolosità, sempre dal punto di vista di igiene ambientale, diversa. Si era raggiunti una certa tranquillità. Cosa posso dire comunque? Che invece c’erano delle diversità ovvie, evidenti, sul fatto che da una parte le autoclavi non venivano lavate, non c’era questa gran preoccupazione, invece nell’altra dovevano essere pulite bene altrimenti il prodotto non era vendibile.

DOMANDA - Dovevano essere pulite bene dove?

RISPOSTA - Nella sospensione c’era questo problema specifico, particolare, che ha motivato ricerche specifiche per evitare l’attacco, il graffaggio del PVC nei reattori. E quindi lì c’è stato lo sviluppo di una tecnologia completamente nuova e diversa e che era quella, appunto, del sistema di antiaggraffaggio. Quindi la ricerca di una sostanza che, spruzzata sulle pareti del reattore, evitasse che il PVC durante la polimerizzazione andasse ad attaccare allo smalto o all’acciaio dove lo smalto era danneggiato. Quindi c’era tutta questa ricerca di queste cose speciali, formule, brevetti internazionali, che peraltro era una ricerca in cui concorrevano tutti i produttori di PVC sospensione.

DOMANDA - Si è parlato di spazi ristretti, si è parlato in questo processo di spazi ristretti nel CV6, come questi spazi ristretti influivano sul problema dell’igiene del lavoro prima e dopo gli interventi?

RISPOSTA - Allora, vediamo un po’. Allora, gli spazi ristretti intesi nel senso che in un determinato spazio esistono un numero più o meno alto di potenziali punti di fuoriuscita di monomero, effettivamente sul fenomeno poi dell’igiene ambientale è importante. Quindi avere lo stesso numero di autoclavi in un ambiente piccolo, magari anche chiuso, a differenza invece in un ambiente più ampio ed aperto è chiaro che l’effetto poi dell’inquinamento ambientale cambia notevolmente. Cioè nel primo caso, a parità anche di quantità persa nell’ambiente, è chiaro che in un ambiente piccolo e chiuso la concentrazione di monomero diventa subito apprezzabile e magari anche pericolosa, nell’altro verso invece in un ambiente più ampio e magari con aperture la stessa quantità di monomero persa verso l’esterno è chiaro che non genera concentrazioni pericolose. E la differenza la si vedeva è chiaro fra il C24, un impianto nuovo, costruito con un layout e quindi con una disposizione delle apparecchiature pensata negli anni..., diciamo fine anni ‘60 contro invece un layout, una disposizione di apparecchiature pensata negli anni ‘50 addirittura, era chiara, era evidente. Il CV6 era un impianto costruito con l’ottica di avere l’operatore vicino all’apparecchiatura e quindi più apparecchiature erano lì vicine e meno operatori erano necessari per condurre l’impianto. Quindi era proprio una logica completamente diversa. L’impianto CV6 da questo punto di vista era sicuramente in peggiori condizioni, diciamo dal questo punto di vista di questa disposizione delle apparecchiature rispetto al CV24. Era evidente. Poi però il problema fondamentale era incidere sulla frequenza e sull’entità delle perdite e questo voleva dire agire con un’opportuna manutenzione, con una velocità anche di intervento particolare, e ridurre alla fonte quindi le cause ed agire sulle cause che determinavano poi la fuoriuscita. Se uno interviene in questo modo diciamo che alla fine i risultati possono essere anche tali che in un ambiente piccolino ha lo stesso grado di inquinamento ambientale di un ambiente grande e ventilato.

DOMANDA - E questo le risulta che si fosse raggiunto per il CV6?

RISPOSTA - Per me sì, verso la fine degli anni ‘70 io il CV6, cioè, per me, dal mio punto di vista, come tecnologo che quindi doveva studiare il miglioramento dell’impianto, io non mi occupavo più del problema monomero nella sala quadri, negli ambienti delle autoclavi. Il problema era spostato all’essiccamento, alla polverosità, all’insonorizzazione ed altre cose.

DOMANDA - Lei rimane negli anni ‘80 alle tecnologie, lei si ricorda perché venne chiuso il CV6 nel 1989? E` in grado di dirlo?

RISPOSTA - Io nell’89 a dire la verità ero già nel compound, quindi in un ambiente completamente diverso. Seguivo le vicende perché vivevo a Porto Marghera, ma diciamo che la cosa fondamentale è stata la spartizione della chimica a quei tempi. Tutto il PVC era dato ad Enichem e quindi lì si è potuto fare un progetto su base nazionale dove è stato possibile individuare un sito dove produrre tutta l’emulsione necessaria per il mercato italiano. Quindi a quel punto è stato scelto Porto Torres e quindi la soluzione era logicamente quella. Tra l’altro fare un unico impianto concentrato voleva dire anche risparmi di scala, quindi dal punto di vista gestionale avere anche minori costi di esercizio e quindi anche potere avere la possibilità di aumentare il guadagno sul PVC venduto.

DOMANDA - Quando lei era al CV6, quindi nella seconda metà degli anni ‘70, lei si ricorda di essere stato visitato dai medici della Montedison? Veniva visitato?

RISPOSTA - Sì, io ho avuto visite mediche periodiche dal primo anno in cui sono stato assunto, all’AC12 per alcune cose, poi al CV6 per altre cose. Io ho sempre avuto visite mediche periodiche regolari, e poi tra l’altro anche partecipavo volentieri perché mi serviva come situazione personale.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Lei ha fatto cenno ad un certo punto ai controlli con i gascromatografi, volevo chiedere se al reparto CV6 è sempre stato effettuato con regolarità e continuamente questo controllo?

RISPOSTA - Io ho precisato prima che non mi interessavo di gestione, quindi la vedo come tecnologo che operava saltuariamente all’interno dell’impianto di polimerizzazione. Per quello che mi riguarda era un impianto che funzionava regolarmente e aveva, ovviamente, i problemi di interventi manutentivi che erano comunque legati a malfunzionamenti di qualche sua parte. Mi ricordo di interventi ovviamente manutentivi legati appunto, non sono un esperto di gascromatografi, comunque mi ricordo che in tutto questo diagramma in cui il pennino scorreva e segnava i punti delle varie zone a volte questo segno non compariva più ed allora l’assistente di turno, gli stessi operatori segnalavano e davano l’avvio alla richiesta di manutenzione. Dal mio punto di vista era una cosa normale nell’ambito della normale manutenzione e funzionamento del gascromatografo.

DOMANDA - Le volevo chiedere se le è risultato per il periodo in cui lei ha lavorato al CV6 che ci fosse una diminuzione dei controlli a causa della scarsità del personale.

RISPOSTA - Controlli scusi di che tipo?

DOMANDA - Sul gascromatografo, con il gascromatografo scusi.

RISPOSTA - No, io non ho mai sentito...

DOMANDA - Faccio riferimento, non so se si riferisce esattamente al suo periodo, ad una relazione tecnica che per quanto riguarda il CV6, faldone 58, diceva: per questo reparto, causa scarsità di personale il controllo è stato fatto con metodo di estrazione casuale analizzando 4 settimane a partire dal 29 aprile al 31 luglio. Poi indica l’ultimo periodo: è nota una variazione in più delle eccezioni in concomitanza con...

 

Avvocato Baccaredda: qual è, scusi Pubblico Ministero?

 

DOMANDA - Adesso glielo indico perché ne indica anche un altro, per questo dicevo che non so se riguarda il suo periodo e comunque la domanda riguardava anche il suo periodo. Questo documento è relazione tecnica numero 1782, il titolo è: rilevazione ed elaborazioni dati CVM ambientale, gruppi CLR CPV, data di emissione agosto 1982. Le facevo la domanda appunto sulla causa scarsità personale per quanto riguarda il CV6, perché lo stesso un altro documento settembre ‘82 parla ancora di mancanza di personale relativa al CV14/16, è stato recuperato stamattina e consegnerò anche copia del primo documento che si tratta, del secondo non ho ancora fatto copia la farò adesso. Comunque li consegni al teste e al Tribunale. Comunque il secondo non riguardava il suo reparto, il primo riguardava il CV6 essenzialmente; se si erano verificati, se lo sa ovviamente, episodi di questo tipo per il suo periodo che non ho capito esattamente quale sia, mi pare che arrivasse fino all’81 non so se c’entriamo o no fino all’82?

RISPOSTA - No, nell’82 io ero a Terni.

DOMANDA - Comunque fino all’81 c’è una differenza di qualche mese, comunque la domanda è riferita ovviamente al suo periodo.

RISPOSTA - Posso dare un’occhiata?

DOMANDA - Certo, sia il primo che è già in fotocopia, del secondo la fotocopia verrà fatta, comunque è l’originale che c’è nel faldone 58. Leggo tutta la parte a foglio 592 CV6: per questo reparto scattava la scarsità di personale, il controllo è stato con metodo di estrazione casuale, analizzando 4 settimane a partire dal 29 aprile al 31 luglio, si fa notare che l’impianto è stato fermo dal 24 al 30 giugno e che l’ultimo periodo denota una variazione in più delle eccezioni in concomitanza con l’aumento della potenzialità dell’impianto. Poi CV14/16 l’inquinamento è quasi sempre dovuto alla rottura delle guardie idrauliche, delle colonne 201. CV24 come precedente periodo, CV10/11 impianto pilota nulla di particolare. Queste sono le 10 righe di quel documento che riguardano essenzialmente il CV6?

RISPOSTA - No, io sinceramente è la prima volta che lo vedo.

DOMANDA - Certo, se lo sa?

RISPOSTA - No.

 

AVVOCATO SCATTURIN

 

DOMANDA - Se può chiarirmi, forse non ho ben capito, in questa operazione di strippaggio del CVM dal lattice di PVC non si arrivava mai alla eliminazione del CVM, per cui restava nel PVC una parte di CVM? Questo ho capito io, nella misura che lei ha indicato mi pare di 2000 parti per milione?

RISPOSTA - No, poi si è arrivati a...

DOMANDA - O anche superiori, non lo so. Erano state indicate da parte delle fabbriche americane credo, si poteva arrivare a questa dimensione di 2000 parti per milione, ma lei non può dire quali parti restavano nel PVC?

RISPOSTA - Rifacciamo un po’ il ciclo. A fine polimerizzazione, quando il monomero ha reagito per quello che era possibile, questo veniva allontanato mediante degasaggio, degasaggio si intendeva quell’operazione per cui mettendo in comunicazione l’autoclave con il gasometro se ne andava via tutto il monomero e finché non c’è stata nessuna notizia della pericolosità del CVM questo è stato, la procedura di scarico dell’emulsione era fatta in questo modo, a fine degasaggio, quindi quando l’emulsione in autoclave non consentiva più di allontanare il monomero ulteriore verso il gasometro, il degasaggio era ritenuto finito e quindi si scaricava l’autoclave la quale andava poi all’essiccamento. Cosa vuol dire essiccamento? Praticamente tutta l’emulsione, con tutta la sua acqua, veniva alimentata in una torre dove arrivava dell’aria calda, tanta, in maniera tale che questa nuvola, questo nuvolone di lattice polverizzato finemente, era circondato da questa gran massa di aria calda e in questo percorso poi fino alle maniche avveniva l’essiccamento, quindi evaporava l’acqua e ovviamente anche evaporava il cloruro di vinile monomero. Allora, il processo, per com’è, per qual è la tecnologia dell’essiccamento del PVC, durante questo percorso fa sì che tutto il monomero che è all’interno di queste particelle molto sottili di PVC, se ne esca e migri verso l’aria. Quindi alla fine lei ha, proprio senza farci nulla, durante l’essiccamento, cioè durante l’eliminazione dell’acqua pari pari ottiene anche l’eliminazione del monomero, per cui il monomero residuo nell’emulsione è sempre stato a livelli molto molto bassi, proprio perché per il processo in sé, per assurdo, qualsiasi fosse la quantificazione di monomero contenuta comunque in alimentazione alla fine usciva sempre un PVC comunque privo di questo monomero; proprio perché le condizioni erano tali che ce n’era a sufficienza di calore, di condizioni tali da togliere tutto il monomero dalla polvere. Non abbiamo neanche mai fatto cose particolari sull’essiccamento perché l’essiccamento era così, intrinsecamente dava origine quindi all’allontanamento di tutto il monomero per via naturale, per come era già costruito fin dall’inizio.

DOMANDA - Scusi ma la domanda, era diversa la mia domanda, e cioè questa operazione di strippaggio riusciva o non riusciva ad eliminare il monomero dal lattice? Questa è la domanda precisa che io le ho fatto.

RISPOSTA - Come dicevo prima, allora, attraverso questo strippaggio noi allontanavamo molto più il monomero invece di quella che era la situazione precedente, quindi noi con questo strippaggio allontanavamo il monomero fino a raggiungere livelli, adesso io cerco un po’ di sforzarmi a tirar fuori delle cifre, diciamo che sicuramente erano inferiori a quei 2000 PPM dell’Epa cioè quello era il nostro obiettivo. Quindi vuol dire che effettivamente dicendo questo, sto dicendo che restava del monomero nell’emulsione di sicuro, perché tra l’altro non c’era nessun obiettivo di monomero zero nell’emulsione, non era mai stato messo come obiettivo da nessun organismo internazionale; quindi in autoclave restava un’emulsione che comunque aveva un livello inferiore a quello di riferimento, che era quello dell’Epa, poi ci sono stati altri obiettivi, perché poi c’è stata tutta la legislazione riferita al PVC a contatto con gli alimenti, e quindi lì bisognava garantire inferiore ad un PPM, poi le cose sono andate avanti, e quindi si è dato un occhio un po’ più particolare, quindi a dire la verità io non so gli sviluppi, mi riferisco al periodo in cui ero presente in quell’impianto, ma comunque in ogni caso si parlava sempre di monomero nella polvere, cioè nel PVC che poi veniva venduto, e quello era comunque inferiore ad un PPM.

DOMANDA - Se lei vuole spiegare nel dettaglio questa protezione che si era attuata dell’operatore all’interno della sala quadri, che però era una sala quadri non pressurizzata mi pare?

RISPOSTA - Ecco, intesa pressurizzata nel senso moderno probabilmente bisognerebbe fare un’analisi tecnica; pressurizzata vuol dire che veniva prelevata dell’aria dall’esterno in un punto in cui non c’era presenza di monomero, veniva immessa in questo lungo prefabbricato in pannelli che circondava in tutti i quadri a una pressione tale, per cui era l’aria che dall’interno della sala quadri fuoriusciva nell’ambiente delle autoclavi, quindi c’era una trasmissione di aria dall’interno verso l’esterno. Ecco in questo caso io mi sento dire che questo concetto può essere anche assimilato a quello della pressurizzazione, c’era una sovrapressione interna rispetto all’esterna, proprio per garantire che ci sia impossibilità di monomero esterno a migrare verso l’interno, ecco in questo senso possiamo dire che c’era questa...

 

Presidente: va bene, facciamo una pausa.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Solo una domanda brevissima, sulla domanda della parte civile. Dopo lo strippaggio e prima dell’essiccamento si è parlato di un certo quantitativo di monomero, questa era una fase a ciclo chiuso?

RISPOSTA - Sì, lo strippaggio avveniva con recupero del monomero ovviamente.

DOMANDA - Ma dopo, tra lo strippaggio, cioè, questi 2000 PPM...

 

Presidente: erano al momento dell’emulsione ha detto.

RISPOSTA - Era il CVM che restava dopo lo strippaggio, avveniva attraverso l’essiccamento, la fase dell’essiccamento e questo monomero fuoriusciva dall’ambiente per essiccamento.

 

Presidente: alla fine il monomero residuo nel PVC così trattato di quali entità era?

RISPOSTA - Come ho detto prima inferiori a 2000 PPM andavano in aria attraverso i camini.

 

Presidente: e il prodotto poi che era un PVC finito, quanti ancora, se è in grado di quantificarli, sono stati mai misurati, quanti PPM di monomero conteneva ancora?

RISPOSTA - Per mia memoria il prodotto che andava per la maggiore, i 700, era praticamente inferiore ad un PPM, quindi era sempre inferiore a un PPM, poi c’erano dei prodotti un po’ più difficili da essiccare un po’ più grossi, ma arrivavamo a qualche PPM.

 

Presidente: e cioè quali erano questi prodotti più grossi, che erano più difficili a trattare?

RISPOSTA - C’era il 145, c’era il 730, alcuni tipi, ma diciamo che comunque non si supera, io non ho mai visto, non mi ricordo di aver mai visto valori superiori ai 10 PPM, erano sicuramente tutti inferiori a 10 PPM, e molto spesso anche loro erano inferiori ad un PPM.

 

Presidente: e questo a decorrere da quando?

RISPOSTA - A mio avviso io penso che fosse da sempre, proprio per il concetto di prima, che a prescindere dalla quantità iniziale contenuta poi l’essiccamento era tale per cui il monomero si liberava in ogni caso dall’emulsione. Adesso, cosa devo dire, che magari non essendo stato un problema, magari non lo si analizzava, quindi non c’erano analisi, non c’era frequenza di controlli, però dal mio punto di vista devo dire che non avendo fatto niente, il problema era probabilmente di questa entità.

 

Presidente: altre domande? Può andare, grazie. Sospendiamo un quarto d’ora per un caffè. Riprendiamo l’udienza. Allora, chi introduciamo?

 

Avvocato Baccaredda: Calcatelli.

 

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - CALCATELLI ATTILIO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Lei quando è entrato in Montedison al Petrolchimico?

RISPOSTA - Sono stato assunto in Montedison al Petrolchimico di Porto Marghera il 2 gennaio 1970.

DOMANDA - In che reparti ha lavorato e con che qualifiche?

RISPOSTA - Ho cominciato a lavorare al reparto CV14, in quella fase avevo una mansione di apprendistato, perché stavo imparando il processo dell’impianto CV14 ed ovviamente anche l’impianto stesso, e rimasi al CV14 fino alla metà del 1971. Successivamente fui incaricato di recarmi al reparto CV24 che in quel momento era in costruzione, per cui ebbi modo di imparare un pochettino anche tutto l’impianto ancora prima del suo avviamento; avviamento che avvenne nel marzo del 1972 e quindi cominciai a fare questa esperienza. Dapprima lì ebbi l’incarico di seguire un po’ più le manutenzioni, come assistente un po’ alla manutenzione, poi via via mi diedero l’incarico a pieno titolo di assistente di giornata e quindi mi sono anche occupato oltre che della manutenzione della produzione, dei bilanci di materia ed anche del personale. Sono rimasto al CV24 fino al novembre dell’81 e il 15 novembre dell’81 sono stato nominato caporeparto del CV14/16, dove sono rimasto fino purtroppo alla chiusura datata 20 dicembre dell’86; quindi poi con la messa in bonifica e tutto a metà dell’87 il reparto CV14/16 fu poi chiuso.

DOMANDA - Perché purtroppo ha detto?

RISPOSTA - Purtroppo perché chiudere un reparto, vedere un reparto nascere chiaramente è una soddisfazione, vederne anche uno chiudere, con perdite di posti di lavoro e quant’altro sicuramente dal punto di vista anche occupazionale non è il massimo.

DOMANDA - Lei ha fatto dei corsi di addestramento?

RISPOSTA - Antecedentemente alla mia assunzione a Milano come diversi altri ragazzi, periti chimici, diplomati in chimica, gli ultimi tre mesi del ‘69, quindi ottobre, novembre e dicembre del ‘69 partecipai ad un corso indetto da Montedison, ovviamente in qualità di borsista, in una scuola che se non vado errato era in via Aiec a Milano, con me c’erano diversi altri ragazzi, alcuni di noi poi furono destinati allo stabilimento di Porto Marghera.

DOMANDA - Parliamo prima del periodo in cui lei era assistente di giornata al CV24, in che cosa consisteva innanzitutto la sua funzione?

RISPOSTA - In qualità di assistente di giornata io seguivo ovviamente le manutenzioni, per cui ero incaricato di far intervenire la manutenzione secondo le misure di sicurezza che si dovevano adottare, quindi ad esempio che so: togliere corrente da motori elettrici, bonificare apparecchiature prima dell’intervento della manutenzione, se c’erano entrate per esempio in cavità, in serbatoi o in autoclavi, in reattori, poi seguivo la produzione e quindi il buon andamento della produzione secondo le specifiche che c’erano state date e poi seguivo anche i problemi del personale con quello che comporta, quindi le turnazioni, i cambi di turno, le problematiche del personale e poi anche la parte contabile, seguivo un pochino tutte queste cose, in particolare il tutto a partire dal ‘74 credo.

DOMANDA - Nel suo periodo, direi a partire dal ‘74, chi erano i tecnologi che si occupavano degli interventi di modifica?

RISPOSTA - Sotto la responsabilità dell’ingegner Bacchetta, che era il responsabile in toto della tecnologia della parte resine chiamiamola, polimeri resine, c’era, in particolare c’era Da Breda Aldo, che aveva una grossa esperienza proveniente dal CV14, poi Seda Ferdinando e se ne susseguirono ancora degli altri nel corso di quegli anni lì.

DOMANDA - Lei si ricorda in quel periodo dell’assistente alla sicurezza? La figura dell’assistente di sicurezza nominata dal Pas?

RISPOSTA - Sì, la figura dell’assistente di sicurezza se ricordo bene addirittura esisteva anche dai tempi in cui io ero andato a imparare al CV14, l’assistente alla sicurezza esisteva anche lì al CV24 ed era un assistente che era sotto il Pas, del servizio sicurezza dello stabilimento.

DOMANDA - A cosa serviva questa funzione in pratica?

RISPOSTA - La persona incaricata seguiva un po’ tutti gli aspetti di sicurezza, in quel periodo ovviamente il riferimento parlo ante ‘74, il riferimento era un po’ il D.P.R. del ‘55 che regolava un po’ tutte le problematiche inerenti alla sicurezza, quindi questo assistente si occupava di antinfortunistica, quindi prevenzione infortuni, ricordo che seguiva anche l’addestramento in quegli anni del personale per quanto attiene i percorsi di emergenza, vale a dire c’erano dei percorsi di emergenza in caso di evacuazione del reparto, vuoi per problemi insiti al reparto stesso, oppure da problemi causati dall’esterno, e quindi per abbandonare il reparto, non è che si poteva scappare via tutti ed arrivederci, chiudiamo bottega. In realtà c’erano da fare delle manovre, ovviamente gli incaricati gli addetti, gli operatori prescritti e queste manovre ovviamente erano oggetto di periodiche esercitazioni usando autoprotettori e quant’altro. Quindi seguiva questi aspetti, seguiva la sicurezza, seguiva anche, se il sottoscritto chiedeva ad esempio l’ausilio della sicurezza in qualche lavoro manutentivo, in particolare rivolto alle imprese, ecco che dava anche la sua consulenza e veniva a vedere come secondo lui doveva essere eseguito questo lavoro e poi ne seguiva ovviamente le varie fasi, ovviamente per intervenire qualora ci fossero delle trasgressioni.

DOMANDA - Si ricorda il nome di chi era assistente alla sicurezza per l’impianto di cui stiamo parlando?

RISPOSTA - Frizzotti Roberto credo che si chiamasse, geometra Frizzotti Roberto.

DOMANDA - Le risulta che anche sul CVM l’assistente di sicurezza abbia fatto, abbia dato spiegazioni, abbia fatto corsi, abbia tenuto poi lezioni quando c’è stata la direttiva CEE, è entrata in vigore la normativa sul CVM?

RISPOSTA - Allora sicuramente diciamo intorno all’anno ‘83, se non vado errato, alla fine dell’82 entrò in funzione, fu emanato il D.P.R. riguardante il CVM, lì fu anche come dire dal punto di vista burocratico e documentale, furono anche tenute delle lezioni che riguardava proprio la normativa, cioè la normativa imponeva di addestrare il personale e lì sicuramente furono fatti, ma anche prima, a mio ricordo, siccome avevamo come riferimento la direttiva CEE, sicuramente se ne parlava, adesso non ricordo se furono anche in quel periodo formalizzate le lezioni, le adunanze con il personale impiegato. Quindi diciamo via via la questione, a mano a mano che la problematica del CVM fu compresa a pieno, anche da quel punto di vista si intervenne.

DOMANDA - Lei entra nel CV24 nel ‘72, se non vado errato, quando colloca l’inizio degli interventi di risanamento per il problema del CVM, grosso modo ovviamente?

RISPOSTA - Mi sembra di ricordare che potesse essere intorno al febbraio, marzo, aprile del 1974, come primi interventi che riguardassero i miglioramenti ambientali.

DOMANDA - Lei che cosa si ricorda di modifiche di procedure? Proprio in ragione, in questo periodo, in ragione di questa situazione nuova accertata?

RISPOSTA - Modifiche procedurali ce ne furono diverse, in particolare ricordo un po’ la procedura che più riguardava ovviamente l’apertura dei reattori, l’apertura delle autoclavi perché sicuramente lì era uno dei nodi più, come dire, più delicati, dove più ci poteva essere l’inquinamento e l’esposizione del personale; un altro punto delicato era quando l’operatore, cosiddetto addetto alle pulizie interne delle autoclavi entrava nel reattore stesso, quindi in quel periodo lì, alla luce di tutto quanto purtroppo si era scoperto si era cercato di mettere mano un po’ a tutte le procedure, ma in prima istanza a quelle più delicate, a quelle che sicuramente esponevano o aumentavano il rischio di esposizione del personale al CVM stesso.

DOMANDA - A proposito della messa in depressione delle autoclavi, gli aspiratori che realizzavano questa depressione dell’autoclave in corrispondenza all’apertura del boccaporto, avevano una capacità sufficiente a invertire il flusso dell’aria o non erano adeguati in relazione all’apertura del boccaporto? E` un problema di cui si è detto nel processo è per quello che...

RISPOSTA - Anche con l’apertura totale del coperchio del boccaporto stesso, c’era comunque sempre una leggera depressione, per cui entrava continuamente aria dall’esterno e il tutto veniva poi risucchiato dai cosiddetti eiettori a vapore, che erano delle apparecchiature per tenere sotto vuoto, leggero sotto vuoto il reattore stesso; quindi erano sicuramente sufficienti.

DOMANDA - Il problema dello sporcamento delle autoclavi, magari, ecco, sia con riferimento al CV24 sia al CV14 per i periodi in cui lei ha ricoperto le varie funzioni: cosa si faceva in un reparto e cosa si faceva nell’altro per evitare lo sporcamento delle autoclavi?

RISPOSTA - Al reparto CV24 di fatto, fino a quando io sono rimasto lì, ripeto nell’81, c’erano due operatori addetti al lavaggio interno che con modalità consuete che erano anche codificate da una scheda lavori, effettuavano questo lavaggio interno, quindi il lavaggio interno veniva fatto spaccando queste croste che si producevano soprattutto sotto le valvole di sicurezza oppure nelle candele di raffreddamento e anche sul fondo con martello e scalpello diciamo. Al CV14 quando io arrivai alla fine dell’81 viceversa non si entrava più in autoclave perché era stato...

DOMANDA - Ha detto fine dell’81 forse?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Perché ha detto ‘71 mi sembrava.

RISPOSTA - Volevo dire ‘81. Alla fine del 1981, le date a volte... alla fine del 1981 quando io arrivai al CV14 da caporeparto non si faceva più il lavaggio interno, quindi con l’entrata delle persone all’interno delle autoclavi, ma era stato realizzato, io l’ho trovato realizzato là, il cosiddetto lavaggio chimico quindi c’era tutto un sistema, quindi un serbatoio con del cicloesanone, che è un solvente del PVC, del cloruro di polivinile e quindi c’erano delle pompe, dei sistemi di tubazione di mandata verso i reattori delle autoclavi e di ritorno verso questo serbatoio, più un sistema anche di riscaldamento. Così veniva effettuato dall’81, quando l’ho trovato io, così veniva effettuato il lavaggio interno delle autoclavi, quindi con cicloesanone, e quindi non si entrava più in autoclave per fare questi lavaggi interni.

DOMANDA - Con riferimento al CV24, dove lei ha riferito che si entrava, si ricorda se venisse utilizzato il gascromatografo?

RISPOSTA - Prima dell’entrata nella cavità l’operatore ovviamente oltre a tutte le misure di intercettazione del reattore rispetto al resto dell’impianto, e quindi si intercettava il reattore stesso, ovviamente prima dell’entrata in cavità era stato istituito un sistema di mettere una sondina che prelevava da una campanella del sistema di controllo ambientale, diciamo dell’impianto stesso con gascromatografo, si metteva questa sondina per andare a misurare all’interno del reattore stesso la presenza e la quantità eventualmente di CVM residuo, di cloruro vinile monomero residuo che fosse ancora rimasto all’interno del reattore stesso.

DOMANDA - E la sonda rimaneva durante la...

RISPOSTA - La sonda rimaneva durante tutto il periodo del lavaggio interno stesso, cosiddetto lavaggio interno stesso.

DOMANDA - Un caporeparto del CV14/16, che lo è stato fino al ‘75, ha parlato della pulizia manuale che si faceva in quel periodo dentro l’essiccatore, dentro al flash driver, lei arriva nell’81, si fa ancora questa pulizia manuale?

RISPOSTA - Nel 1981 io trovai un po’ una situazione impiantistica di un certo tipo, su 4 linee di produzione noi in realtà già marciavamo con tre linee, non solo, ma le serie di produzioni del PVC, le varie serie, venivano fatte su predeterminate linee, per cui uno dei grossi problemi che sempre esisteva in passato, io ricordo nel 1970 al CV14, era quello un po’ anche dei cambi di produzione, quindi nei cambi di produzione prodotti tra loro incompatibili dovevano essere separati per cui si entrava in queste cavità. Dall’81 non facemmo più queste cose perché c’erano già delle linee di produzione ben definite, e normalmente noi inviammo soltanto dell’acqua di risciacquo in questo essiccatore, quindi senza l’entrata dell’operatore all’interno dell’essiccatore stesso, in modo da dare quella pulitina, quell’asporto di quel po’ di prodotto di resina che eventualmente era rimasto all’interno dell’essiccatore stesso. Non solo, ma io approfittando anche dell’esperienza avuta al CV24 istituimmo proprio come procedura operativa di tenere l’essiccatore vuoto, perché questo l’avevamo sperimentato al CV4, era possibile, non dava sicuramente problemi al prodotto, per cui anche questo riduceva l’accumulo di eventuale prodotto all’interno dell’essiccatore stesso.

DOMANDA - Ritornando un secondo ancora al CV24, come assistente di giornata quali tipi di interventi di risanamento lei visse personalmente e in una maniera, diciamo, di interventi decisivi, di interventi che apparivano di una certa rilevanza?

RISPOSTA - Tra i primi interventi che ricordo sicuramente ci fu il convogliamento dei cosiddetti sfiati dei serbatoi della torbida dove si accumulavano i prodotti di polimerizzazione, questi sfiati furono portati ad un camino oltre il tetto del fabbricato delle autoclavi, credo fossero a una quindicina di metri di quota, naturalmente poi furono tra di loro anche polmonati, e polmonati con azoto per ovviamente evitare che andassero anche in depressione, e questa fu sicuramente una delle cose più importanti secondo me, perché era una delle esposizioni più rilevanti, io ricordo proprio, nel ‘70 al CV14 venivano fuori una specie di soffioni boraciferi, quindi la quantità di CVM era rilevante; altro intervento che posso ritenere importante fu proprio, pare che l’aveva citato prima, il discorso degli eiettori a vapore che quindi mettevano in leggera depressione il reattore all’atto dell’apertura che era un momento anch’esso molto delicato. Poi ricordo l’installazione del gascromatografo e quindi il controllo ambientale. Altro intervento più avanti nel tempo fu la sostituzione delle tenute delle macchine, quindi pompe, compressori, sostituzione di valvole, avevamo valvole con una tenuta che meccanicamente era detta a baderna e invece vennero sostituite da rubinetti a maschio, rubinetti Tuflin con tenute meccaniche. Quindi voglio dire, nell’evoluzione delle cose ci fu tutta una serie di interventi, credo un’altra cosa importante quando anziché mandare su a camino ovviamente gli sfiati dei serbatoi della torbida, questi ultimi furono convogliati a gasometro, per cui in quel caso si ridusse non solo, come dire, eventualmente il contatto con gli operatori ma anche una riduzione dell’inquinamento ambientale in senso più esteso. Poi più avanti ancora, le colonne di strippaggio, quindi via via ci furono tutta una serie di interventi negli anni...

DOMANDA - La sala controllo del CV24 e la sala controllo del CV14/16, sempre per gli specifici periodi, dov’erano poste e che caratteristiche avevano?

RISPOSTA - La sala controllo del CV24 era posta nella parte alta della palazzina degli uffici, era una sala controllo che era climatizzata, devo dire comunque che fino al ‘74 l’aspirazione della parte di climatizzazione era abbastanza vicino ai soffioni boraciferi dei serbatoi della torbida, quindi effettivamente forse non era il posto più indicato, ma se lo si sapeva prima, e quindi era climatizzata. Al CV14, quando io...

DOMANDA - E poi scusi, perché lei ha detto nel ‘74 era, poi è stato fatto qualcosa per ovviare a questo problema?

RISPOSTA - Avevo accennato prima che anche questa situazione fu risolta con l’invio degli sfiati ovviamente prima a camino e poi a gasometro, ma prima di questo erano abbastanza vicini, i serbatoi più vicini erano a 20, 25 metri dal sistema di aspirazione.

DOMANDA - E nel CV14 venne fatto...

RISPOSTA - Il CV14, io nel 1981 poi trovai che nelle sale autoclavi era stata messa una vetrata di protezione pressurizzata e quindi nelle sale autoclavi nella parte sala quadri vera e propria era stata chiusa e pressurizzata, nell’area essiccamento c’era proprio una saletta controllo, chiamiamola così, pressurizzata e climatizzata.

DOMANDA - A proposito della manutenzione nel reparto CV24, le risulta che a fine anni ‘70 ci fu una modifica di ripartizione di competenze tra la manutenzione dell’esercizio e la manutenzione vera e propria?

RISPOSTA - Mi può spiegare meglio la domanda?

DOMANDA - Volevo ovviamente, la manutenzione verso la fine degli anni ‘70, da una serie di documenti risulterebbe avere avuto una nuova branca, la piccola manutenzione, la manutenzione in assistenza operativa, si parla in un documento della manutenzione, volevo sapere se questo trovava riscontro nel CV24 e di che cosa si trattava, assistenza operativa.

RISPOSTA - Credo di aver capito che potrebbe essere stato diciamo, come dire, una organizzazione data dal caporeparto, dal mio caporeparto, che da sempre sosteneva che certe attività marginali, chiamiamole, di basso contenuto dal punto di vista di conoscenza meccanica potessero essere attribuite all’esercizio, ovviamente personale che ripeteva questi interventi. E quindi fu costituita, adesso non ricordo gli anni, ‘77, ‘78, ‘79, una apposita squadretta cosiddetta di piccola manutenzione, mi pare di ricordare di due persone, che eseguiva queste operazioni molto elementari, molto semplici, per cui di basso contenuto dal punto di vista di conoscenza meccanica e quindi c’erano questi interventi che precedentemente erano invece demandati alla manutenzione o di zona, quindi c’è una piccola officina che era vicina al CV24, oppure per altri interventi in officina centrale. Quindi fu istituito, in anni, credo quelli che ho citato, questa squadretta di manutenzione.

DOMANDA - Veniamo definitivamente al CV14/16, lei entra come caporeparto se ho ben capito, ci sono degli interventi negli anni ‘80, dei nuovi interventi, modifiche delle procedure, sempre in funzione di interventi di risanamento, di modifiche di procedure per risanamento degli impianti del CVM?

RISPOSTA - Io ero nella condizione, nella situazione forse abbastanza felice di aver fatto esperienze al CV24 che poi anche dal punto di vista procedurale cercammo di ripercorrere o di provare, perché non sempre tutto quello che va bene da una parte poi va bene nell’altra, però alcune operatività, anche sull’esperienza del CV24 che avevo fatto ovviamente insieme a tutta l’équipe del CV24, cercai di riproporle al CV14. Accennavo prima per esempio alla marcia delle linee di essiccamento all’essiccatore vuoto, questo per esempio comportò una migliore riuscita di setacciatura, ridusse delle difficoltà di setacciatura del prodotto nelle linee di essiccamento. Poi ci furono altri interventi quali, diciamo che quando io arrivai al CV24 si stavano facendo un po’, si andava progredendo con delle automatizzazioni, vale a dire dei comandi dalla sala quadri dei rubinetti servocomandati in modo pneumatico. E quindi si andò avanti su questo, poi noi quelli dell’esercizio, insieme alla tecnologia, proponemmo e furono realizzati ad esempio degli interblocchi tra questi rubinetti in modo tale da cercare di evitare eventuali errori umani, naturalmente c’erano delle incompatibilità, che so, l’apertura del rubinetto del CVM non poteva avvenire se non era chiuso il rubinetto per esempio del vuoto, altrimenti del CVM sarebbe andato all’aria. Quindi ecco, erano stati studiati e realizzati questi interblocchi. Ricordo che un altro intervento che pensammo e risolvemmo, vedemmo insieme alla tecnologia, fu quello del cosiddetto disassamento delle valvole di sicurezza. I reattori erano dotati, e sono dotati di valvole di sicurezza per evitare lo scoppio, una delle problematiche era che lo sporco, le croste si formavano proprio a contatto dei tronchetti dell’autoclave con queste valvole di sicurezza, tant’è che il lavaggio chimico avveniva se non ricordo male ogni 20, 30 cariche, allora studiammo il sistema di spostare la valvola di sicurezza rispetto al cielo del reattore in modo da evitare che polimerizzasse il prodotto lì, ci riuscimmo e portammo il lavaggio chimico dalle 30 alle 60 operazioni, il che ci aiutò...

DOMANDA - Quando dice lavaggio chimico è il lavaggio con cicloesanone?

RISPOSTA - Sì, lavaggio con solvente chimico. Queste sono le cose che più mi ricordo.

DOMANDA - Lei ha già detto quando entrarono, no, abbiamo parlato in realtà del gascromatografo del CV24, ovviamente quando grosso modo entrarono i gascromatografi, questo me l’ha già detto, ne ha già parlato. Si ricorda se venivano utilizzati anche dei sacchi personali, degli strumenti di campionamento personale.

RISPOSTA - Adesso non ricordo esattamente gli anni ma ricordo che almeno in un paio di volte, se non di più di occasioni, ci furono dei controlli, sì, c’erano dei sacchi che erano indossati dagli operatori e che dovevano simulare un po’, tra virgolette l’aria respirata, nel senso che c’erano delle pompette da vuoto che aspiravano in questi sacchi e quindi facevano il loro percorso nelle 8 ore e poi veniva controllato, credo fatta l’analisi del prodotto trovato dentro questi sacchi, adesso non ricordo bene per quante volte però ricordo che fu fatto più di una volta questo controllo.

DOMANDA - Le bocchette del gascromatografo come erano posizionate?

RISPOSTA - Al CV24 ce ne erano 10, il sistema di monitoraggio era su 10 linee di controllo e su ogni linea c’erano delle campanelle, al CV24 a un metro dal boccaporto c’erano installate, c’erano delle tubazioni che correvano sopra il boccaporto per cui era stata ancorata lì la campanella di ogni autoclave. Al CV14 invece le trovai, quelle delle autoclavi, che erano messe di fianco alle colonne, diciamo a delle colonne che sostenevano lo stabile, la stessa sala, quindi erano poste di fianco ed erano messe, mi pare di ricordare a due a due tra un’autoclave e l’altra.

DOMANDA - A questo proposito volevo mostrarle due documenti che si riferiscono proprio al CV14 e al CV16, e alla dislocazione delle prese delle linee del gascromatografo. Il primo documento si riferisce al CV16 che si intitola "Cromatografo per analisi ambiente, distribuzione prese per CV16 uno, due", e lo stesso il secondo documento: "Distribuzione prese per il reparto CV14". Le risulta che le prese, così, vedendole, fossero posizionate in questa maniera che appare nel disegno?

RISPOSTA - Sì, erano in queste posizioni, sì.

DOMANDA - Questo documento, era un documento che dove si trovava materialmente?

RISPOSTA - Questo documento credo di averlo già trovato lì nell’81, era sicuramente lo ricordo, posizionato diciamo nella parte interna della vetrata che, chiamiamolo del box che conteneva il gascromatografo, quindi era visibile dall’esterno perché era dietro questa vetrata, sia su quello del CV14 che in quello del CV16.

DOMANDA - A cosa serviva?

RISPOSTA - Serviva a vedere rapidissimamente se c’era un allarme, quindi in qualche zona c’era un allarme per presenza di CVM e dal tracciato si riusciva a vedere qual era la zona in allarme e dalla zona, qui c’è scritto linea, dalla linea e si riusciva a capire in larga massima qual era la linea coinvolta. Chiaramente questo ci dava già, uno non andava alla cieca ma sapeva che certe prese erano in certe posizioni. Poi bisognava ovviamente monitorare e veder meglio la fonte dell’inquinamento e porvi rimedio, quindi serviva a questo.

DOMANDA - La procedura in caso di allarme e di preallarme com’era applicata? Non mi interessa tanto quello che era scritto nelle procedure, cosa succedeva di fatto?

RISPOSTA - Quando c’era un allarme naturalmente o l’operatore, gli allarmi erano inseriti nelle aree presidiate, una nella sala autoclavi del CV14 e una in quella del CV16, quando c’era un allarme l’operatore doveva subito, immediatamente, avvertire, tramite citofono o telefono, l’assistente di turno che seguiva le autoclavi in modo da innanzitutto coinvolgerlo, dopodiché se in quell’area c’era del personale doveva essere immediatamente allontanato, e poi si andava a verificare, a vedere con il gascromatografo portatile, con il cercafughe si cercava di vedere qual era il punto della fonte dell’inquinamento, poi in base a quello si poteva intervenire. Chiaramente si andava a leggere l’entità dell’analisi in continuo sul gascromatografo e quindi poi si prendevano gli opportuni provvedimenti. Se si poteva ovviare che so, chiudendo un rubinetto che era servocomandato lo si faceva e si vedeva se aveva, se questo aveva sortito effetto, oppure se bisognava intervenire proprio lì per una perdita, per qualcosa, bisognava indossare i mezzi protettivi a disposizione per ovviare e ridurre rapidamente l’inquinamento.

DOMANDA - Nella pratica l’operatore che andava con il cercafughe, se si metteva la maschera e quando se la metteva?

RISPOSTA - Ci si avvicinava alla fonte dell’inquinamento, diciamo che intorno, che so, ai 10/15 PPM bisognava poi indossare la maschera facciale con filtro per vapori organici se l’inquinamento era irrilevante, se fosse stato rilevante bisognava indossare invece gli autoprotettori o gli autorespiratori che avevamo in dotazione per entrare nella zona inquinata.

DOMANDA - Ma questo avveniva in pratica?

RISPOSTA - Nel caso che succedesse questo sì, se l’inquinamento era più lieve a quel punto bisognava, cioè anche la valutazione era un po’ demandata a una figura che è importantissima, quella dell’assistente di turno insomma; quindi cercare di vedere se era il caso e capire l’entità della perdita, dopodiché l’intervento era...

DOMANDA - Perché ci sono stati dei lavoratori che hanno detto, hanno parlato di un non utilizzo delle maschere in questo tipo di procedura, e hanno poi riferito anche che comunque la lavorazione continuava sempre, che si rimaneva nel reparto, rimanevano nelle stesse funzioni. Che cos’è il suo ricordo?

RISPOSTA - Posso fare un esempio, se l’aria inquinata era, che so, la sala autoclavi del CV14, al CV16/2 che distava 140, 150 metri, altrimenti saremmo dovuti tutti essere in mezzo a una nuvola di CVM, non era coinvolta in quell’area si continuava a lavorare, ma certamente bisognava subito sospendere tutte le attività e allontanare il personale coinvolto nell’area che era rilevata dal gascromatografo e quindi poi entrare in quell’area, ripeto con il cercafughe e cercare di vedere l’entità, rendersene conto e poi usare i mezzi protettivi previsti e che erano a disposizione del personale.

DOMANDA - Lei ha detto che dipendeva, l’utilizzo anche della maschera dal tenore della fuga, di che tenore erano mediamente le fughe al CV14/16 quindi quando lei entra nell’81 dopo i lavori di risanamento?

RISPOSTA - Diciamo che normalmente capitavano fughe di non grande rilevanza perché una perdita magari che so da un rubinetto, un qualche errore a volte anche di manovra o altre questioni, diciamo delle fughe c’erano, ma molto ridotte, eravamo sicuramente nel controllo generale intorno alla media della parte per milione o poco più. Quindi voglio dire grandi grandi.... Per questo qualche disservizio una volta ogni tanto, non erano frequenti. Potevano capitare che so una perdita da una guarnizione di un boccaporto magari messa male e a quel punto sicuramente bisognava degasare rapidamente al gasometro e quindi intervenire in quell’aria lì, una volta avvenuto il degasaggio e la bonifica del reattore si poteva riaprire, magari sostituire la guarnizione, adesso sto facendo degli esempi.

DOMANDA - I mezzi di protezione personale dove erano situati?

RISPOSTA - Allora, ognuno di noi era dotato di una maschera facciale completo con filtro per vapori organici, che era poi usato specifico per il CVM, questo come dotazione personale. Poi avevamo autoprotettori e autorespiratori in ogni sala autoclavi sia del CV14 che del CV16, c’era un autoprotettore, e autorespiratori, gli autoprotettori erano d’ossigeno ed autorespiratori ad aria compressa, ce n’era uno anche in zona, ricordo sala quadri dell’essiccamento, che era anche lì una zona diciamo meno esposta, anche lì c’erano, io le ho trovate al CV14 nell’81, non è che li abbia ordinati, visti o fatti. Diciamo che c’è la stessa, se mi è consentito un paragone, la stessa attrezzatura di sicurezza che c’era al CV24.

DOMANDA - Lei e i lavoratori dei suoi reparti dove lei ha lavorato erano sottoposti a visite mediche da parte dell’infermeria medica di fabbrica?

RISPOSTA - Sì, sia al CV24 che al CV14 c’erano delle visite mediche che ricordo con cadenza trimestrale credo, per cui tutti noi venivamo sottoposti ai controlli medici che ovviamente immagino fossero stati prescritti e previsti dalla legge..

DOMANDA - Un lavoratore del suo reparto CV14/16 ha detto che un assistente di reparto era solito tappare le bocchette del gascromatografo. Ora le risulta questo comportamento? Cioè, lei ha mai verificato, per quello che poteva sapere...

RISPOSTA - Mai sentito una cosa del genere, ma oltretutto andava contro lo spirito che avevamo, voglio dire noi tutti eravamo stati coinvolti nelle problematiche del CVM. Il personale, naturalmente, era a conoscenza di queste cose, quindi andare a chiudere una bocchetta tra l’altro non aveva senso, perché c’eravamo noi che operavamo, va beh, da caporeparto comunque avevo la buona abitudine di girare, non stavo neanche solo in ufficio, quindi chi si ricorda di queste cose...

DOMANDA - Si è detto che l’assistente sarebbe stato un tale Artuso, lei conosceva Artuso?

RISPOSTA - Io conosco un Artuso, Artuso Silvano che era un mio... C’era un Artuso se non vado errato anche tra gli operatori, questo era un assistente?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - L’unico assistente, perché Artuso è un cognome abbastanza comune nella zona veneziana, Artuso assistente, Artuso Silvano che era il mio assistente di collegamento.

DOMANDA - Che non le risulta che ci sia...

RISPOSTA - Conoscevo la persona da molto tempo, una posizione così delicata sicuramente se avessi visto che non mi avrebbe dato le garanzie del caso sicuramente avrei richiesto addirittura la sua rimozione, quindi ritengo di escludere categoricamente che la persona né ebbe mai disposizioni, ma che neanche la persona di sua spontanea volontà andasse lì a chiudere delle campanelle dei gascromatografi.

DOMANDA - Da ultimo, facendo riferimento ad una vicenda di cui si è parlata, c’è stata traccia in questo processo, le chiedo se lei ha ricevuto insieme all’ingegner Motta negli anni ‘80 un decreto penale di condanna per mancata autorizzazione su uno sversamento di acqua si ricorda?

RISPOSTA - E` una storia che non faccio difficoltà a ricordare perché mi ha colpito abbastanza. Il giorno 16 di novembre dell’85 sono andato a ritirare in Comune un decreto penale in cui Calcatelli Attilio e Motta Gino per decreto venivano condannati a pagare, adesso dal punto di vista giuridico credo che si dica una sanzione, di 2 milioni ciascuno per avere scaricato in acque pubbliche residui liquidi, se ricordo giusto, del reparto CV14. Allora, era successo, poi, perché rimanemmo meravigliati ambedue, non capivamo perché, da verifiche fatte e poi successivamente a questa conoscenza, il riferimento era lo scarico 2 dove c’era stata una vacanza di autorizzazioni, perché lo scarico esisteva dagli anni ‘70, uno scarico autorizzato peraltro quindi spero bene fosse controllato dove c’è stata questa vacanza di autorizzazione, magari in quel periodo in un’ispezione hanno trovato questo e così ci fu comminata questa...

DOMANDA - Le risulta se fu fatta opposizione a questo decreto?

RISPOSTA - Ovviamente anche su consiglio di chi ci difendeva fu fatta opposizione e poi credo per il Codice di Procedura Penale poi alla fine fu oblata, si dice, se non vado errato, la sanzione stessa. Naturalmente ci furono poi giornali, inquinatori condannati, killer, criminali, tra poco mi mettevano anche il numero delle scarpe oltre al numero di telefono e questo voglio dirlo, approfitto di questo per dirlo, mancava solo che mi mettessero il numero delle scarpe dentro l’articolo.

DOMANDA - Comunque ha già riferito. Ho concluso signor Presidente.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Volevo chiedere un attimo che il teste precisasse preliminarmente il periodo in cui ha lavorato al CV14 e poi al CV24 o prima?

RISPOSTA - Allora, ho preso servizio al CV24, di fatto sono andato al CV24 nella metà del 1971 quando ancora l’impianto era in costruzione, quindi c’erano..

DOMANDA - Fino a quando?

RISPOSTA - Fino al 15, in realtà era la fine di ottobre, ma la nomina al CV14 fu il 15 novembre 1981.

DOMANDA - Poi dal novembre ‘81 al CV14 fino a quando?

RISPOSTA - Fino alla sua chiusura datata dicembre ‘86.

DOMANDA - Le volevo chiedere, a proposito del periodo in cui è stato al CV14 dopo l’81, se si verificavano problemi per quanto riguarda l’inquinamento a causa delle guardie idrauliche?

RISPOSTA - Guardie idrauliche..

DOMANDA - Delle colonne?

RISPOSTA - Guardie idrauliche delle colonne di strippaggio?

DOMANDA - Sì, colonne 201 in particolare.

RISPOSTA - 201 non erano le colonne ma erano i serbatoi della torbida allora.

DOMANDA - Io le chiedo se si verificavano rotture delle guardie idrauliche.

RISPOSTA - Siccome i 201 erano i serbatoi della torbida probabilmente le guardie idrauliche dei serbatoi della torbida. Non lo escludo, poteva anche succedere una sovrappressione, naturalmente se non avesse funzionato bene il sistema di polmonazione, perché il sistema di polmonazione se funzionava bene la sovrappressione veniva scaricata anch’essa al gasometro come lo era per il CV24. Anche al CV14 fu convogliato il tutto al gasometro stesso. Quindi certamente che era in una situazione come dire costruttivamente, meccanicamente delicata perché il tutto era tenuto soltanto da un battente di acqua, quindi una guardia idraulica, non è come una tenuta meccanica, la tenuta idraulica ha poca contrappressione per cui il sistema doveva essere a posto. Avevamo se ricordo bene anche installato, erano già installati anzi, dei pressostati di massima pressione lungo la linea, anche questo il pressostato interveniva nel caso di sovrappressione prima di rottura della guardia idraulica. Adesso in assoluto non mi sento di dire che mai sia successo però c’erano tutte le sicurezze possibili per ridurre al minimo, quindi mi ricordo anche di un pressostato che ovviamente dava l’allarme e poi in sala quadri prima che avvenisse la rottura delle guardie idrauliche.

DOMANDA - Glielo chiedo perché sia prima lei appunto non aveva parlato del problema alle guardie idrauliche, sia perché il documento che è stato consegnato questa mattina al Tribunale in occasione dell’audizione di un altro teste, documento dell’agosto dell’82, nella parte che riguarda il CV14/16 si parla di inquinamento che è quasi sempre dovuto alla rottura delle guardie idrauliche delle colonne 201, quindi questo dà così... Sembra che il problema maggiore fosse questo, perché è quasi sempre dovuto alla rottura delle guardie idrauliche delle colonne 201.

RISPOSTA - I 201 che io conosco sono i serbatoi, le colonne di strippaggio avevano un loro sistema con lo stesso una guardia idraulica. Poteva capitare che a volte il prodotto tracimasse dalla testa ed andasse dal condensatore di testa, però era pur sempre al chiuso, quindi si verificava semmai un intasamento della colonna stessa, se quella è la colonna. Se sono i serbatoi 201 quello che mi ricordo le ho detto prima, quindi sono due apparecchiature diverse.

DOMANDA - Sempre per quanto riguarda il periodo successivo al novembre dell’81, lei ha parlato prima dei controlli con gascromatografo, le volevo chiedere se questi controlli fossero normali, effettuati continuamente, sempre, o se c’erano dei periodi e problemi di produzione?

RISPOSTA - Il gascromatografo fisso? Non abbiamo avuto problemi particolari, tra l’altro erano tenuti sotto controllo, c’era una taratura che se ricordo bene era settimanale a cura del personale del centro ricerche, per cui i gascromatografi venivano controllati, c’è una sostituzione delle bombole che ovviamente alimentavano i gascromatografi quindi interruzioni particolari non le ricordo proprio.

DOMANDA - L’altro documento consegnato questa mattina del 28 settembre ‘82 per la parte che riguarda il CV14/16 parlava invece in questo senso, dice: "Per mancanza di personale si è ricorsi al metodo di estrazione casuale analizzando due settimane a partire dal 9 giugno al 31 luglio" e poi dice da che cosa era causato l’inquinamento, quindi siamo a metà dell’82 dice che siccome manca il personale casualmente estraiamo, così, a sorte due settimane e facciamo i controlli.

RISPOSTA - Mi scusi, non capisco il nesso.

 

Avvocato Baccaredda: Pubblico Ministero però dovrebbe in questo documento precisare da chi è stato redatto e a che scopo è redatto.

 

DOMANDA - Il documento è del faldone 58, è stato consegnato e nella pausa è stata fatta fotocopia dall’originale semplicemente che avevo questa mattina.

 

Avvocato Baccaredda: chi lo fa?

 

DOMANDA - Io ho fatto una domanda diversa, io ho chiesto prima se risultava al teste se ci fossero stati interruzioni nel controllo con il gascromatografo.

 

Avvocato Baccaredda: ma non riguarda..

 

DOMANDA - La domanda era questa. Io ho fatto una domanda, dopo che ho avuto la risposta ho detto che da un documento risulta un dato diverso, sono due cose diverse.

RISPOSTA - A me non risulta anche perché non vedo cosa producesse a livello di gascromatografi la mancanza di personale del reparto o è da riferirsi e non lo so al personale che invece manuteneva...

DOMANDA - Che doveva fare i controlli sul gascromatografo perché questo documento che è un documento della funzione CTQ/ASM...

 

Avvocato Baccaredda: controllo qualità, statistico qualità...

 

DOMANDA - Mi scusi avvocato lei deve fare opposizione, non può intervenire sulle mie domande.

 

Presidente: scusate un attimo, abbiate pazienza. Allora Pubblico Ministero se lei fa le domande e le fa con riferimento ad un documento deve meglio dettagliare il contenuto del documento perché altrimenti il teste non riesce a comprendere bene a quale documento e soprattutto a quali sono i contenuti del documento a cui lei si riferisce nel fare la sua domanda. Lei può fare indubbiamente una domanda partendo da un documento però deve mettere il teste nelle condizioni di poter dare una risposta con riferimento al documento da cui, che le suggerisce quella domanda. Altrimenti, insomma le obiezioni poi sono più che legittime.

 

DOMANDA - Il documento l’ho consegnato stamattina, ne faccio fare un’altra copia perché era stata data al teste di prima e ovviamente..

 

Presidente: per due volte il teste ha avuto delle difficoltà a dare delle risposte proprio perché d’altra parte devo dire che anch’io non riesco a capire molto bene questa domanda.

 

DOMANDA - Facciamo una copia.

 

Presidente: basterebbe che lei desse lettura del documento o che facesse una domanda che riferisse il contenuto del documento.

 

DOMANDA - Sul documento di prima la lettura era di una riga e mezza ed è stata letta, e mi sembrava chiarissimo il riferimento al CV14/16 dove c’era: "L’inquinamento è quasi sempre dovuto alla rottura delle guardie idrauliche delle colonne 201", semplicissima la questione, e quindi ha dato una sua risposta. Sul secondo documento il riferimento è altrettanto di due righe, perché dice: "Per mancanza di personale si è ricorsi al metodo di estrazione casuale analizzando due settimane per un certo periodo dal 9 giugno al 31 luglio dell’82". Il documento riguarda la rilevazione di elaborazioni dati CVM ambientale, come avevo indicato in premessa per vari reparti, io ho letto solo la parte che riguardava il teste quindi la domanda da cui ero partito era se le risultava che ci fossero problemi di controllo con il gascromatografo per mancanza di personale, se nel suo reparto succedeva che non venissero fatti questi controlli perché mancava il personale, o di reparto o... Questa era semplicemente la domanda.

 

Presidente: questo era il documento che prima era stato depositato, legga.

RISPOSTA - Scusi Presidente qua non vedo riferimenti, però c’è scritto "L’inquinamento...".

 

DOMANDA - Quello è il secondo, quello è del settembre dell’82.

RISPOSTA - Non è questo.

DOMANDA - Ce l’ha l’ufficiale giudiziario, questo è il secondo..

RISPOSTA - Mancanza di personale, leggo qui, onestamente mi è difficile capire se è il personale che mancasse dal, diciamo quello che controllava i gascromatografi o il personale che seguiva la statistica, probabilmente potrebbe essere quella. Onestamente però non ricordo un momento particolare in cui non..

DOMANDA - Infatti io le chiedevo un dato di fatto a suo ricordo, ovviamente per quanto è possibile, glielo spiego perché, perché siccome per il reparto CV14/16 c’è questa indicazione di mancanza di personale, e siccome nell’altro documento che appunto le è stato mostrato lo stesso poco fa, si fa un discorso analogo nel CV6 nella stessa epoca, metà ‘82, dice: "Causa scarsità di personale", volevo chiedere se a lei risultava un dato di questo tipo, di fatto?

RISPOSTA - Io non ricordo, posso immaginare leggendo questo che potesse riferirsi o al personale che elaborava i dati o al personale che in quel frangente seguiva i gascromatografi, non ricordo onestamente di disfunzioni del gascromatografo. Quello che magari riesco ad interpretare, ovviamente non si riferisce sicuramente a mancanza di personale di reparto, perché il personale di reparto non poteva assolutamente toccare quelle che erano le tarature del gascromatografo.

 

Presidente: in questo documento che adesso le mostro, tra l’altro, per quanto riguarda proprio il CV14, oltre che dirsi nella premessa che la situazione ambientale è rilevata dai gascromatografi per la presenza di CVM nelle ultime 4 settimane può definirsi soddisfacente per i vari settori operativi, nonostante gli avviamenti e le fermate degli impianti per agitazioni sindacali, e questa è una relazione tecnica del febbraio dell’81?

 

DOMANDA - E` un altro documento ancora che non so perché è stato consegnato.

 

Presidente: si dice comunque che vi è la presenza di allarmi su tutte le linee del CV14.

RISPOSTA - E` un documento del febbraio dell’81?

 

Presidente: sì. Lei sa dire per quale motivo ci fosse questa presenza di questi allarmi...

RISPOSTA - Purtroppo nel febbraio dell’81 io non ero ancora al CV14, quindi non sarei in grado di sapere assolutamente la motivazione.

 

Presidente: e durante la sua presenza, la presenza di allarmi è stata frequente oppure?

RISPOSTA - Durante la mia frequenza abbiamo cercato di migliorare anche queste questioni, ad esempio la conduzione delle colonne di strippaggio, facemmo in modo di ridurre le cosiddette diluizioni delle torbide perché quando le torbide che andavano in colonna di strippaggio, il prodotto per essere strippato e trovava le torbide troppo fredde, avevamo bisogno di mandare tantissimo vapore. Più vapore di quello che era previsto dal progetto, quindi una delle cose su cui martellammo, nel senso che ci fu un coinvolgimento generale di tutto il personale, era quella di migliorare la conduzione delle colonne di strippaggio riducendo la diluizione delle torbide. Quindi chiaramente eravamo già a valori alla fine dell’81 abbastanza bassi, però cercammo comunque di migliorare e sicuramente dai dati, adesso io non ce li ho, non ce li ho più, non saprei dove, via via riuscimmo a ridurre ulteriormente la presenza di CVM all’interno, quindi come allarmi ed anche come medie rispetto agli anni precedenti, quindi c’erano alcune cose che abbiamo cercato via via poi di migliorare.

 

AVVOCATO SFORZI

 

DOMANDA - Lei ricorda, immagino certamente di sì, la prassi o la pratica di pulizia delle autoclavi dall’interno da parte di operatori, di operai nei reparti in cui lei ha lavorato: CV24 e CV14?

RISPOSTA - Sì, la ricordo ed ovviamente faccio riferimento al CV24 perché torno a dire che al CV14 poi c’era il lavaggio clinico e quindi per la pulizia interna non si entrava più in autoclave, CV24 sì, fino all’81.

DOMANDA - La domanda infatti era da un lato quella a cui sta rispondendo, ricorda fino a che epoca, fino a che periodo si praticò questa tecnica?

RISPOSTA - Al CV24 quando io andai via quindi nel novembre dell’81 si stava ancora continuando la pulizia interna con l’inserimento, con l’entrata in cavità degli operatori addetti ai lavaggi. Vuole sapere la procedura?

DOMANDA - No, mi basta la data, fino all’81 ancora si faceva. La seconda precisazione che le chiedo è se ricorda con quale frequenza veniva...?

RISPOSTA - Diciamo che nell’81 poteva venire ogni 15, 20 cariche, c’era, ricordo, comunque un reattore, un’autoclave, l’autoclave 6 dove bisognava entrare più spesso perché purtroppo era successo un disservizio, dei bulloni erano entrati all’interno dell’autoclave quindi asportando alcune parti di vetrificazione, di smaltatura che c’era all’interno, quindi l’autoclave 6 sicuramente aveva una frequenza di entrata abbastanza superiore alle altre.

DOMANDA - In termini di tempo ci può chiarire ogni quanti giorni, più volte al giorno, perché lei ha parlato di cariche?

RISPOSTA - Diciamo che le autoclavi erano 12 al CV24 per cui credo che almeno una pulizia al giorno venisse fatta, da una a due, quindi dipendeva un po’ dalla marcia stessa, dipendeva anche dai prodotti; quindi c’erano dei prodotti che sporcavano di più, altri meno, quindi a seconda di ciò che si produceva poteva anche variare la frequenza dell’entrata in cavità. Diciamo che si lavorava, erano giornalieri quelli che intervenivano, dal lunedì al venerdì, poi c’era anche il sabato e la domenica in cui non si facevano lavaggi interni, quindi da uno a due lavaggi al giorno che io ricordi.

DOMANDA - Mi riferisco a quell’episodio relativo a quel decreto penale di condanna a cui ha fatto riferimento poco fa il difensore, si tratta di un decreto penale di condanna del 1985, del quale ha già detto tutto, non mi pare di aver sentito se ha precisato il tipo di acque o di liquidi il cui sversamento senza autorizzazione costituiva l’oggetto del decreto penale di condanna. Ce lo può ricordare?

RISPOSTA - Le acque erano le cosiddette acque bianche di stabilimento, noi al CV14 inviavamo tutte le acque di processo a una vasca di raccolta, che tra l’altro migliorammo e modificammo ampliandola nell’82 - altro lavoro di cui mi ero dimenticato prima - per rendere il sistema ancora più affidabile, da questa vasca si inviava al CV6 e poi andava alla cosiddetta baricentrica e al trattamento affluenti. Le uniche acque che noi non trattavamo erano solo quelle del lavaggio con lancia o del lavaggio con lavatore perché nel 1984 riuscimmo anche a ripristinare in toto i lavaggi con i lavatori finalmente risolvendo un po’ il problema delle pompe dei lavatori. Quelle acque erano acqua demineralizzata che conteneva soltanto tracce di resina che poteva essere rimasta solo sulle pareti delle autoclavi, perché per il resto c’erano tutte le altre procedure di scarico e di lavaggio linea, che andava tutte alle colonne di strippaggio quindi con trattamento di affluenti. Soltanto all’apertura del boccaporto quest’acqua veniva scaricata a terra ed andava con le acque bianche.

DOMANDA - Era comunque l’acqua proveniente dal lavaggio delle autoclavi vero?

RISPOSTA - Era acqua che proveniva dal risciacquo delle autoclavi dopo bonifica, dopo la prevista bonifica dell’autoclave stessa e che avveniva prima dell’apertura.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - In riferimento a quei documenti che la difesa non ha e che le sono stati mostrati dal Pubblico Ministero e che credo che lei abbia ancora, potrebbe indicare da chi provengono quei documenti?

RISPOSTA - Non li ho sotto mano, ma credo che fosse dal CTQ, dal dottor Capodaglio se non erro.

DOMANDA - La sigla che compare dai documenti è CTQ?

RISPOSTA - Controllo qualità era chiamato.

 

Presidente: era CTQ, sì esatto. CTQ è veramente... dottor Capodaglio.

 

DOMANDA - CTQ/ASM?

 

Pubblico Ministero: CTQ/ASM.

 

DOMANDA - CTQ/ASM cosa vuol dire?

RISPOSTA - Inizialmente questo servizio negli anni ‘70 serviva per il controllo della qualità poi fu attribuito anche la rilevazione, l’interpretazione statistica di tutti i tracciati rilevati dai gascromatografi facendo medie e facendo tutto quello che poi descriveva prima la direttiva CEE del ‘78, perché già ci si era attivati in quel periodo e poi ovviamente al D.P.R. del 1982, quindi era un sistema, il controllo infatti era chiamato statistico matematico, perché c’erano delle persone in grado di poter elaborare, secondo quanto previsto, i dati.

DOMANDA - ASM quindi vuol dire che cosa? Assistenza statistica matematica?

RISPOSTA - Potrebbe significare assistenza statistica matematico, proprio nel senso che le ho detto precedentemente.

DOMANDA - Lei è in grado di rispondere, ...il controllo è stato fatto con metodo di estrazione casuale. Che cosa vuol dire il controllo è stato fatto con metodo di estrazione casuale, analizzando 4 settimane a partire dal 29/4 al 31/7?

RISPOSTA - Purtroppo non sono un matematico e quindi mi resta difficile, saranno dei sistemi di valutazione media di dati, immagino però, onestamente non posso dare un contributo certo.

DOMANDA - Quindi è lavoro sui dati questo qua, si riferisce a un lavoro sui dati?

RISPOSTA - Da quello che appare lì, che posso interpretare io sì.

DOMANDA - Lei nel periodo in cui ha lavorato al CV14/16 ha lavorato anche con Bortolozzo, con il signor Bortolozzo?

RISPOSTA - Sì, ho conosciuto Gabriele Bortolozzo nel giugno - luglio 1982, me lo presentò il mio responsabile dottor Motta, era un assistente che proveniva, assistente di turno, quindi una figura importante, carismatica, che - come figura intendo ovviamente - che proveniva dal reparto CV6, siccome noi avevamo una carenza di un posto di lavoro come qualità di assistente di turno, il dottor Motta mi propose di poter prendere il Bortolozzo Gabriele, io feci questo, lo inserii a pieno titolo tra gli assistenti di turno del CV14/16.

DOMANDA - E com’era il rapporto con il Bortolozzo, il rapporto lavorativo intendo dire?

RISPOSTA - Il rapporto lavorativo era molto corretto, tant’è che lui più di qualche volta, siccome vivevamo anche un momento di cercare di migliorare quelle che erano anche le procedure e quant’altro, avevo già invitato, io ero arrivato da pochi mesi là, perché ci siamo conosciuti nel giugno, io ero arrivato nel novembre al CV14, già feci un’azione di sensibilizzazione per gli assistenti del personale per andare a proporre, andare a fare delle proposte su miglioramenti sia qualitativi che ambientali. Quindi lui a pieno titolo prese questo e ricordo benissimo che mi scrisse anche dei documenti, perché lui era assistente di turno, non è che ci vedevamo tutti i minuti, in cui anche lui fece delle sue proposte e alcune delle sue proposte addirittura le realizzammo, anche se non tutte erano originali, lui proveniva dal CV6 e quindi conosceva molto bene l’emulsione, il processo di emulsione ma meno quello della sospensione che poi non è proprio uguale, è tutta polvere bianca ma non è proprio lo stesso processo. Quindi per quello che lui conosceva, ricordo che propose di inserire i manometri differenziali a mercurio in ogni reattore, in ogni autoclave per controllare meglio il grado di vuoto all’interno e questo lo realizzammo, devo dire ad onor del vero che non solo lui lo propose, però voglio dire alcune, qualche altra cosa sugli interblocchi, visto che si stavano realizzando quelle commesse di automatizzazione di questi rubinetti dal punto di vista di servocomandi, anche lui propose degli interblocchi tra certi rubinetti in modo tale da ridurre, quindi alcune cose le realizzammo, e quindi ci fu un rapporto molto corretto. Poi via via indubbiamente come, in qualità di assistente un po’ si ritirò più in sé stesso e alla fine ovviamente si sentì un po’ meno coinvolto, però io cercai di coinvolgerlo anche affiancandolo ad esempio ad un assistente che, siccome nel CV14 c’erano due assistenti: uno all’essiccamento ed uno alle autoclavi, lo affiancai anche a un assistente che era particolarmente non per carattere portato a coinvolgere e era anche esperto delle autoclavi quindi gli poteva dare una mano in questa parte che lui ovviamente conosceva meno.

 

Presidente: iniziamo con l’escussione del prossimo teste.

 

Avvocato Baccaredda: Talamini.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - TALAMINI GIAMPIETRO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Lei quando ha iniziato a lavorare a Porto Marghera?

RISPOSTA - Nel ‘68.

DOMANDA - Con che funzioni, se ci può descrivere rapidamente il suo curriculum?

RISPOSTA - Ero al centro ricerche, ero responsabile della sezione materie plastiche.

DOMANDA - Poi?

RISPOSTA - Poi nel ‘74 sono diventato responsabile del centro ricerche, di tutto il centro ricerche.

DOMANDA - Fino a quando?

RISPOSTA - Fino a quando è un po’ difficile a dirlo, perché nel frattempo ci sono state tante ristrutturazioni, quindi del centro ricerche com’era quando ho assunto la responsabilità fino agli inizi del ‘77 diciamo, grosso modo.

DOMANDA - Quanti dipendenti aveva grosso modo il centro ricerche quando lei lo ha gestito, dal ‘74 al ‘77?

RISPOSTA - Più di 700, 730, 740 mi sembra.

DOMANDA - E` in grado di dire quanti dipendenti si occupassero grosso modo di CVM e PVC?

RISPOSTA - Direi una settantina di persone.

DOMANDA - Quali erano i laboratori che trattavano il CVM e il PVC nel centro ricerche?

RISPOSTA - A quell’epoca c’erano due laboratori e un impianto pilota, due laboratori, adesso le sigle non me le ricordo, mi sembra che uno si chiamasse SG2 e l’altro LS2 e l’impianto pilota.

DOMANDA - Quindi l’impianto pilota dipese dal centro ricerche dal ‘74 al ‘77?

RISPOSTA - Sì, l’impianto pilota per quanto riguarda il CVM e il PVC dipese fino agli inizi del ‘77, sì, dal ‘74 al ‘77.

DOMANDA - Lei quando ha saputo della pericolosità, della cancerogenicità del CVM e da chi?

RISPOSTA - L’ho saputo nel ‘74, perché mi ricordo che il direttore era il dottor Trapasso, e il dottor Trapasso ha fatto delle riunioni in direzione in cui ci ha informato di questo problema.

DOMANDA - Lei sapeva che erano in corso delle ricerche del professor Maltoni su...

RISPOSTA - Sì, sapevo che Maltoni lavorava sulla tossicità di alcune sostanze, tra cui il CVM; mi ricordo che alcuni tecnici dello stabilimento andavano periodicamente a Bologna ad aiutare Maltoni ad installare le apparecchiature necessarie.

DOMANDA - Le faccio una domanda nell’ambito delle attività di ricerca che il suo centro di ricerca faceva sulla polimerizzazione, sui polimeri, ma in tema di problematiche nell’intervento di risanamento; lei si ricorda se furono fatte sperimentazioni dal centro ricerche sulle colonne a piatti e le colonne a film?

RISPOSTA - Certo, immediatamente quando si è saputo della tossicità, cancerogenicità del CVM si è partiti con delle ricerche per cercare di ridurre il contenuto di CVM degli slurry di polimerizzazione in sospensione, e quindi sono state fatte delle sperimentazioni di laboratorio, in scala in laboratorio di colonne di diverso tipo, colonne a finta dente, a riempimento e a piatti.

DOMANDA - Vorrei mostrare il verbale della riunione si intitola così: verbale della riunione sulla messa a punto di un’apparecchiatura di strippaggio in continuo, degli slurry di PVC operante ad elevate temperature; è un documento che è stato distribuito anche a lei professor Talamini ed è del 29/12/75, è un documento in cui si riferisce della sperimentazione, e poi a fine dell’ultima pagina del documento c’è scritto: il gruppo di lavoro costituito dai presenti alla riunione ritiene conveniente che il lavoro di cui sopra venga proseguito anche nel caso che Montedison acquisti il processo di strippaggio Goodrich, sia per avere esperienze dirette che per poter disporre di eventuali alternative nel caso in cui il processo Goodrich non si presenti completamente idoneo per il trattamento delle resine PVC sospensione e Montedison?

RISPOSTA - Vero sì, che è stata presa questa decisione.

DOMANDA - Che tipo di decisione quindi e se questa decisione ha avuto poi delle influenze?

RISPOSTA - Per avere delle conoscenze di base che permettessero di capire se la tecnologia Goodrich era adeguata o meno allo scopo.

DOMANDA - A questo proposito quando furono installate poi le colonne Goodrich, lo sappiamo noi nel nostro processo già, dopo che furono installate lei si ricorda se furono fatti degli altri studi per, o se erano già stati fatti da prima, studi sul potenziale di corrosione che aveva il polimero prodotto da Montedison?

RISPOSTA - Gli studi sono stati fatti dopo che le colonne erano state installate, io lo so perché nel centro ricerche operava un gruppo di corrosionisti, ed è stato proprio il gruppo di corrosionisti del centro ricerche che ha riscontrato queste corrosioni in corrispondenza a punti in cui il metallo, era acciaio inossidabile, era stato sottoposto a degli stress meccanici, curvature, saldature o cose del genere, ed era una corresione che era definita tecnicamente strescorrosio craking, mi ricordo. E da parte dei corrosionisti sono stati dati dei consigli e adesso non mi ricordo con che materiale sono stati sostituiti questi pezzi in cui...

DOMANDA - Però sono stati seguiti questi consigli, cioè sono stati attuati?

RISPOSTA - Sì, il gruppo di corrosionisti del centro ricerche era a livello molto elevato tecnicamente.

DOMANDA - Lei si ricorda anche se fu fatto uno studio sulle antischiume per l’emulsione?

RISPOSTA - Sì, mi ricordo che abbiamo fatto degli studi sistematici per individuare gli antischiuma più, più attivi diciamo; ovviamente gli antischiuma che si trovavano sul mercato, in commercio, abbiamo fatto delle prove di..., e sono stati individuati quelli più attivi, più efficaci.

DOMANDA - Con riferimento al laboratorio LS2 si ricorda che tipo di sperimentazioni venivano solitamente effettuate?

RISPOSTA - Venivano effettuate sperimentazioni per la messa a punto di formulazioni a base di PVC, formulazioni che nel gergo tecnico vengono chiamati compound.

DOMANDA - Adesso passiamo al fronte, dalla ricerca passiamo al fronte degli interventi che sono stati fatti in questi laboratori e nell’impianto pilota. Lei si ricorda se nel LS2 e se in che periodo fu fatto un intervento complesso riguardante impianti di aspirazione?

RISPOSTA - Sì, venne fatto un grosso impianto di aspirazione.

DOMANDA - In che periodo?

RISPOSTA - Se non mi sbaglio tra il ‘73 e il ‘75, diciamo in quell’arco di tempo lì. Penso che i lavori siano stati completati già nel ‘74, però adesso non vorrei essere impreciso, comunque sicuramente in quel periodo.

DOMANDA - In cosa si sostanziava questo, lo può rapidamente descrivere?

RISPOSTA - Si sostanziava ogni macchina aveva la possibilità di aver sopra, diciamo sopra alla macchina c’era una bocca di aspirazione, c’erano quelle che noi chiamiamo proboscidi, era un tubo flessibile, acciaio flessibile che si poteva proprio allocare proprio sopra dove si poteva pensare che uscissero o polveri o vapori dannosi. E tutte queste bocche di aspirazione veniva, tutto quello che veniva aspirato da queste bocche di aspirazione veniva convogliato ed andava a finire in un abbattitore ad acqua, chiamato scrapel, abbattitore ad acqua dove venivano abbattute tutte queste sostanze. L’acqua con dentro polveri, c’era una tubazione che portava quest’acqua al reparto CV24; al reparto CV24 subiva una flocculazione, andava al flocculatore, per cui tutte le sostanze venivano abbattute nella flocculazione e l’acqua nel natante credo andasse a finire al biologico.

DOMANDA - Si ricorda se avvenne praticamente in contemporaneità con questo intervento un analogo intervento nell’impianto pilota?

RISPOSTA - Nell’impianto pilota ci fu un intervento di tipo diverso.

DOMANDA - Mi riferivo al fatto che si parlasse sempre di un impianto di aspirazione?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Se può descrivere questo tipo di intervento?

RISPOSTA - Impianto di aspirazione nel senso che le autoclavi, si è fatto in modo che le autoclavi potessero essere portate sotto vuoto spinto con eiettori a vapore e tutti gli sfiati delle autoclavi, venivano convogliate ed andavano a camino, ad un camino, e in più in altre apparecchiature tipo centrifuga e le stufe di essiccamento etc., lì era stato anche sistemato, se non ricordo male, delle aspirazioni proprio locali, in loco, delle aspirazioni in loco, circolari, dove c’era la possibilità di fuoriuscita di CVM, ed anche in quello venivano convogliate queste aspirazioni al camino.

DOMANDA - Venendo un po’ più nello specifico all’impianto pilota, lei si ricorda di che dimensioni erano le autoclavi dell’impianto pilota?

RISPOSTA - Le più grosse erano di circa 400 litri proprio di volume; dopo il volume, come si chiamava, il volume utilizzabile, il caricamento era sui 300 litri, le più grosse, dopo c’erano delle autoclavi da una quarantina di litri e poi, se non vado errato, un paio di 20, 30 litri.

DOMANDA - Erano smaltate queste autoclavi?

RISPOSTA - Tutte smaltate, che sappia io tutte smaltate, che mi ricordi, eccetto forse una piccola nella quale si facevamo prove di sporcamento.

DOMANDA - Ossia prove per?

RISPOSTA - Siccome cominciava a farsi strada l’idea di utilizzare anziché le autoclavi smaltate negli impianti ovviamente industriali, anziché autoclavi smaltate autoclavi in acciaio, questo per aumentare lo scambio termico, quindi la possibilità di portare via il calore di reazione, allora nell’impianto pilota avevamo cominciato in questa autoclave di acciaio a fare delle prove mettendo dentro delle sostanze, o trattando prima la superficie dell’autoclave, con sostanze che potessero evitare lo sporcamento della parete. Io dopo non ho più seguito la cosa dal ‘77 in poi, ma credo che la realizzazione di autoclavi in acciaio inossidabile sia stata resa possibile proprio dalla scoperta di questi antisporcanti.

DOMANDA - Le procedure che venivano attuate nell’impianto pilota per tutelare dalle emissioni di CVM?

RISPOSTA - Le procedure erano analoghe a quelle di reparto, cioè l’autoclave si, innanzitutto lo scarico si faceva ad autoclave chiusa, tutto il circuito era chiuso, prima dell’apertura dell’autoclave si procedeva alla bonifica dell’autoclave, introducendo acqua a riempimento dell’autoclave, in modo che venisse spinto fuori tutto l’eventuale gas che c’era dentro, e poi anche più avanti, anche dopo si trattava con vapore, con vapori in modo da eliminare ulteriormente la possibilità di residui di CVM dall’autoclave.

DOMANDA - Lo strippaggio come veniva eseguito?

RISPOSTA - Veniva eseguito in autoclave portando sotto vuoto in pratica, sotto vuoto con questi eiettori a vapore.

DOMANDA - Sono state fatte delle modifiche alle valvole?

RISPOSTA - Che mi ricordi, da quello che ho seguito io, no, perché le valvole non hanno mai dato noia, erano tutte valvole a sfera, se non mi sbaglio del tipo Tuflin.

DOMANDA - Torniamo un momento all’attività di sperimentazione, cioè quella che si svolgeva nei, cioè, lei ha parlato dei due laboratori e dell’impianto pilota: qual era il metodo con il quale si procedeva nella ricerca, anche per questi studi?

RISPOSTA - La ricerca sistematica, cioè, il caso degli studi per la messa a punto della colonna di strippaggio, venivano condotte sperimentazioni a diverse pressioni, a diverse temperature, a diverse velocità di flusso in colonna dello slurry, quindi si raccoglievano dei dati facendo delle analisi continue sugli slurry in uscita, di quanto CVM contenevano ancora e quindi si ottenevano delle tabelle dalle quali si vedeva quali erano le condizioni ottimali per avere la minor quantità di cloruro di vinile possibile nello slurry.

DOMANDA - Nel laboratorio quando si sperimentava e si trattava le sostanze di cui ci occupiamo in questo processo, cioè il CVM e il PVC in che condizioni di sicurezza operavate?

RISPOSTA - Si operava sempre sotto cappa.

DOMANDA - Cosa vuol dire operare sotto cappa?

RISPOSTA - Una cappa è un piccolo locale in cui c’è un’aspirazione continua, nel caso del cloruro di vinile, siccome il cloruro di vinile ha una densità maggiore di quella dell’aria, per facilitare queste eventuali fughe di... l’asportazione di eventuali fughe di CVM l’aspirazione era fatta dal basso, cioè il piano di lavoro in pratica era una specie di griglia, fate conto, la griglia e l’aspirazione era condotta sotto, per cui se c’era una fuga di cloruro di vinile, il cloruro di vinile tendeva ad andare ad appoggiarsi, diciamo, sul piano di lavoro e l’aspirazione sotto lo tirava via più facilmente che se ci fosse stata l’aspirazione dall’alto.

DOMANDA - C’era un contatto negli studi che voi facevate con gli altri centri Montedison? Avevate dei contatti sia con Milano ed eventualmente invece con altri centri di altre località?

RISPOSTA - Con Milano, con la sede di Milano ovviamente, la direzione delle ricerche era a Milano, quindi si avevano contatti continui. Con il centro ricerche di Bollate c’era un dialogo continuo, insomma. Nel caso delle colonne di strippaggio non mi ricordo che per quanto riguarda la sperimentazione di laboratorio ci sia stata una particolare discussione con quelli di Bollate, però i contatti erano continui, quindi sicuramente se c’era qualche problema si pensava che a Bollate potessero essere più in grado di risolvere e si sarebbe discusso con loro.

DOMANDA - Tornando all’impianto pilota, come veniva fatta la pulizia delle autoclavi nell’impianto pilota?

RISPOSTA - La pulizia veniva fatta meccanicamente, diciamo, nel senso che ogni tanto, ogni certo numero di... dipendeva anche dal tipo di polimerizzazione che veniva condotta, nel senso di formulazione di polimerizzazione, etc., che sporcava più o meno, comunque dopo un certo numero di cariche - dipendeva appunto da questo - veniva proprio tolto il coperchio, chiamiamolo così, dell’autoclave, c’erano dei paranchi con i quali si stirava su questo coperchio e l’autoclave poteva bastare... alle volte bastava pulirla con una specie di scopino, diciamo. Faccio presente che erano autoclavi di dimensioni relativamente piccole, quindi affacciandosi all’autoclave, che ovviamente prima di venire aperta veniva bonificata, come ho detto prima, etc., si operava con questi scovolini, chiamiamoli, e si toglieva lo sporco.

DOMANDA - Non era quindi possibile l’ingresso in autoclave.

RISPOSTA - L’ingresso in autoclave, anche se un uomo entrava dentro sarebbe arrivato qua, perché l’altezza dell’autoclave... Accucciarsi diventava un po’ problematico perché l’autoclave non era di larghezza molto... sarà stata, non so, 70 centimetri di diametro.

DOMANDA - Lei si ricorda dei sistemi di monitoraggio del CVM utilizzati nell’impianto pilota, se venivano adottati dei sistemi per misurare le concentrazioni nell’aria di CVM?

RISPOSTA - Io mi ricordo che si determinava la concentrazione di CVM sulle otto ore, sulle otto ore lavorative con il metodo dei pipettoni, lo avevamo chiamato metodo pipettone. In pratica si trattava di questo: il pipettone era un recipiente che all’inizio era pieno d’acqua e si faceva svuotare dall’acqua in modo che entrasse l’aria dell’ambiente nel pipettone. Man mano che usciva l’acqua entrava l’aria nell’ambiente. Si regolava il flusso dell’acqua in uscita in modo che il pipettone si svuotasse completamente o anche in parte, non ha importanza, nelle otto ore, dopodiché l’aria raccolta veniva mandata all’analisi gascromatografica.

DOMANDA - Lei si ricorda quali erano i livelli di esposizione nell’impianto pilota negli anni in cui ha operato?

RISPOSTA - Guardi, dopo gli interventi che ho illustrato prima, cioè di bonifica delle autoclavi, soprattutto scarico, etc., era sempre con autoclavi chiuse, da quello che mi ricordo era su qualche PPM, insomma, sull’ordine del PPM.

DOMANDA - Ci sono alcune analisi agli atti del processo che hanno rilevato qualche valore superiore a quello che lei dice, cioè delle analisi per un certo periodo di tempo, soprattutto si riferiscono non a otto ore, ma si riferiscono magari a quindici minuti, si riferiscono ad un tempo determinato, in cui sono stati sorpassati questi valori, si è arrivati sporadicamente a dei valori di un centinaio di PPM. Sono, però, analisi che - vado a memoria - si riferiscono ad un periodo che non è il suo. Lei si ricorda ogni tanto se venisse rilevata dal pipettone una qualche dose, qualche livello più alto rispetto a quello che lei ha indicato?

RISPOSTA - Mi sembra di capire che queste analisi si riferiscono a quelle che noi chiamavamo analisi istantanee, anche se forse il termine non è proprio... Cioè in occasione di certe operazioni, anche quando, pur dopo la bonifica, etc., si apriva l’autoclave, veniva prelevata l’aria vicino all’apertura dove si effettuava... al boccaporto, insomma, lì veniva effettuata, si prelevava l’aria, ovviamente in questo caso non in otto ore, ma, non so, in dieci, quindici minuti, il tempo che durava l’operazione. Dopo si mandava l’analisi. Può darsi ci sia stata qualche anomalia, adesso non escludo che possa esserci stato qualche...

DOMANDA - Comunque non si riferiscono al suo periodo. Ho concluso.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Lei come responsabile del CER da chi dipendeva?

RISPOSTA - A Porto Marghera dal direttore di stabilimento, in sede dal responsabile di ricerca e sviluppo, mi sembra si chiamasse a quell’epoca.

DOMANDA - Si ricorda chi era nel ‘74-‘77, all’epoca?

RISPOSTA - Per quanto riguarda i polimeri, quindi il PVC, era il dottor Dacli, se non vado errato, per quanto riguarda invece i prodotti chimici il professor Pregaglia.

DOMANDA - Il suo referente a livello centrale era inserito all’interno di che cosa, della divisione, dipendeva dall’amministratore? Da chi dipendeva il suo referente a livello centrale?

RISPOSTA - Dall’amministratore delegato.

DOMANDA - Prima lei accennava ad un incontro, ad una riunione che è stata effettuata nel corso del ‘74 con il direttore dello stabilimento e diceva che in quell’occasione è stato informato dal dottor Trapasso, mi pare, del fatto che il CVM era un cancerogeno. Le volevo chiedere: a quella riunione chi aveva partecipato? Non le chiedo tutti i nomi, ma dico come funzioni quanto meno.

RISPOSTA - Mi sembra tutti i responsabili di funzione dello stabilimento.

DOMANDA - L’informazione riguardava il fatto che era un cancerogeno?

RISPOSTA - Sì, riguardava... Venimmo informati che la ricerca del professor Maltoni si era conclusa e che era risultata questa cancerogenicità.

DOMANDA - Nel momento in cui è stata fatta questa riunione lei si ricorda se già si parlava a livello pubblico su giornali, con riunioni di vario genere, sindacali o scientifiche, del fatto che il CVM era un cancerogeno?

RISPOSTA - Guardi, io di questo proprio onestamente non mi ricordo, però quello che posso dire è che - se la memoria non mi inganna - le ricerche in tutto il mondo, le ricerche sistematiche per ridurre il contenuto di CVM negli...

DOMANDA - No, non le chiedo questo della riduzione...

RISPOSTA - Sono partite nel ‘74.

DOMANDA - Sì, ma non le chiedo questo, a parte che non è vero, ma questo è un altro discorso. Non le ho fatto questa domanda. Le ho chiesto se in questa riunione le informazioni esattamente che vi erano state fornite...

RISPOSTA - Ci era stato detto, se non ricordo male, ci era stato detto che la ricerca del professor Maltoni, che era stata finanziata tra l’altro anche dalla Montedison assieme ad altre società americane ed europee, aveva portato a queste conclusioni, che il cloruro di vinile risultava cancerogeno.

DOMANDA - Poco fa lei diceva che era stato informato sul lavoro, sapeva che il professor Maltoni lavorava sulla tossicità di varie sostanze. Questa sua conoscenza riguardava il periodo precedente questa riunione col dottor Trapasso?

RISPOSTA - Riguardava il periodo in cui la sperimentazione veniva effettuata a Bologna.

DOMANDA - Le ho chiesto se riguardava un periodo precedente.

RISPOSTA - Sì, precedente.

DOMANDA - Le informazioni che lei aveva sugli studi del professor Maltoni e sulla tossicità di alcune sostanze riguardavano anche studi del professor Maltoni sulla tossicità del CVM, nel periodo precedente ovviamente alle riunioni col dottor Trapasso?

RISPOSTA - Sì, si sapeva che il professor Maltoni stava studiando anche la tossicità del CVM.

DOMANDA - Quando lei ha parlato adesso e ha parlato anche prima di questi studi del professor Maltoni sulla tossicità intende riferirsi a qualcosa di più specifico, come anche il problema cancerogeno, o tossico in senso lato?

RISPOSTA - No, tossico in senso lato.

DOMANDA - Quindi solo durante la riunione viene a sapere che era cancerogeno?

RISPOSTA - Sì, era la prima volta in pratica che ho sentito la parola...

DOMANDA - Le volevo chiedere ancora una cosa in relazione al problema delle resine, dello slurry e anche tra l’altro al documento che le è stato mostrato poco fa dalla difesa - questo documento era datato, appunto, 29 dicembre 1975 - partendo dalle indicazioni, dalle notizie che vi fornisce il dottor Trapasso durante quella riunione. A lei come laboratorio di ricerca che indicazioni vengono date? Oltre alla comunicazione cosa viene detto?

RISPOSTA - Mi ha detto di cercare di impostare delle ricerche su tre fronti, in pratica, quello di migliorare la capacità analitica dei gascromatografi, quindi di cercare di aumentare il più possibile la sensibilità...

DOMANDA - Ma c’erano già i gascromatografi in funzione nei reparti?

RISPOSTA - No, nei reparti, che sappia io no. Erano in funzione nel centro ricerche. Al centro ricerche c’era la sezione chimico-fisica che aveva una serie di gascromatografi.

DOMANDA - Da vari anni peraltro, dagli anni ‘60 ancora?

RISPOSTA - Sì, sì, da quando la tecnica gascromatografica è entrata nei laboratori, diciamo. Ovviamente sono stati continuati degli studi per migliorare sempre di più questa gascromatografia, diciamo, questa tecnica gascromatografica. Quindi migliorare nel senso di aumentare la sensibilità per cercare di determinare anche quantità sempre più basse, diciamo, concentrazioni sempre più basse di cloruro di vinile. Questa è la prima cosa. Potenziare dal punto di vista... Infatti sono stati acquistati dei gascromatografi, alcuni dei quali anche portatili, servivano per andare eventualmente a fare... Questa è la prima cosa. Dopo studio di queste colonne di strippaggio per ridurre e quindi partire con ricerca a livello di laboratorio per individuare la tecnologia più opportuna, più efficace; terzo, procedure per ridurre il cloruro di vinile nell’ambiente di lavoro.

DOMANDA - Sulla parte colonne di strippaggio volevo chiedere: i vostri studi e approfondimenti fino a quando sono andati avanti e come si sono conclusi? Perché questa nota del 29 dicembre ‘75 è interlocutoria ancora, no?

RISPOSTA - Sì, beh, interlocutoria e... Sono continuati sicuramente fino a quando io ho seguito la cosa.

DOMANDA - In che senso concretamente, se si ricorda?

RISPOSTA - Con sperimentazioni a livello di laboratorio e contatti con gli ingegneri, ingegneria di processo, per cominciare a individuare quale poteva essere proprio l’impianto industriale, diciamo, la colonna di...

DOMANDA - Lei se ne è andato in pratica nel ‘77, si ricorda anche quando, il mese?

RISPOSTA - Mi sembra aprile.

DOMANDA - Fino a quando nell’aprile circa del ‘77 lei se ne va c’è stato un passaggio di tecnologia, anche di studi, di approfondimenti, di concretizzazione dal CER, dal laboratorio agli impianti di produzione?

RISPOSTA - Per quanto riguarda sempre le colonne di strippaggio?

DOMANDA - Sì, siamo in questo tema.

RISPOSTA - Come dicevo, sono cominciati i contatti con l’ingegneria di processo.

DOMANDA - Di Montedison?

RISPOSTA - Di Montedison. Dopo ad un certo punto credo fosse l’ingegner Bigi per quanto riguarda l’ingegneria che seguiva...

DOMANDA - Bigi, sì, che è deceduto.

RISPOSTA - Sì, è deceduto. L’ingegner Bigi seguiva la cosa. L’ingegner Bigi è venuto a sapere che la Goodrich aveva messo a punto una tecnologia a livello industriale. Allora per accelerare i tempi forse anche noi saremmo arrivati a realizzarla industrialmente, però, sa, in una ricerca lo stadio lento di solito è proprio quello del passaggio di scala, da livello di laboratorio a livello industriale. Quindi per accelerare i tempi si è deciso di acquistare la tecnologia Goodrich.

DOMANDA - Questo lei si ricorda rispetto a quando se ne è andato via se era già successo o quando è successo? Più che come acquisto, come processo di produzione che entra...

RISPOSTA - Già nel ‘76, mi sembra.

DOMANDA - Siccome il 29 dicembre ‘75, appunto, anche la frase che diceva poco fa il difensore, diceva che il gruppo di lavoro costituito da voi ritiene conveniente che il lavoro di cui sopra venga proseguito anche nel caso che Montedison acquisti il processo strippaggio Goodrich; volevo chiedere: lei sa se ci sono stati dei contatti negli Stati Uniti, ci è andato anche lei, ha avuto a che fare...

RISPOSTA - No, io non sono mai andato negli Stati Uniti. Bigi credo di sì, però non so dirle di sicuro.

DOMANDA - Quindi poi quando viene deciso di acquistare la tecnologia Goodrich il vostro lavoro viene a cessare?

RISPOSTA - Forse continuammo un altro po’, adesso non so, sempre per raccogliere informazioni che potessero servire anche proprio... Vede che, per esempio, è venuto fuori il discorso della corrosione, è stata un po’ una sorpresa.

DOMANDA - Le differenze tra il lavoro che stavate facendo voi e la conclusione verso cui puntavate e la tecnologia Goodrich quali erano? Concretamente voi stavate facendo un lavoro di approfondimento, di studio, di vedere se si potevano concretizzare queste colonne di strippaggio e mirate ad un certo obiettivo. La Goodrich si era già arrivata. Che differenza c’era tra le due tecnologie in senso lato, tra quella cui stavate puntando voi e quella Goodrich?

RISPOSTA - Anche noi ci eravamo avventati sulla colonna a piatti.

DOMANDA - Quindi era la stessa cosa?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Solo che Goodrich ci era arrivata prima in pratica.

RISPOSTA - E’ arrivata prima, può darsi che sia perché erano più bravi di noi.

DOMANDA - Sempre tornando a quella riunione fatta col dottor Trapasso, lei non aveva già sentito parlare della vicenda Goodrich, degli operai morti per angiosarcoma del fegato?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Non ancora.

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Ma non ne ha mai sentito parlare, non se lo ricorda?

RISPOSTA - Dopo sì.

DOMANDA - Glielo chiedo per un problema di date, perché questa vicenda Goodrich compare sui giornali a dicembre ‘73 e gennaio ‘74. Quindi se lei dice che la riunione con Trapasso la fa prima siamo nel ‘73.

RISPOSTA - No, la riunione con Trapasso l’abbiamo fatta nel ‘74.

DOMANDA - Lei si ricorda con sicurezza l’anno?

RISPOSTA - Eh...

DOMANDA - Non voglio insistere, volevo solo sapere se...

RISPOSTA - Mi ricordo che era direttore Trapasso e mi sembra che Trapasso sia venuto nel ‘74 a Marghera, se non mi sbaglio.

DOMANDA - E comunque lei viene a sapere di questa vicenda Goodrich, dei morti di angiosarcoma dopo la riunione col dottor Trapasso?

RISPOSTA - Sì, nella riunione col dottor Trapasso.

 

AVVOCATO SCATTURIN

 

DOMANDA - Soltanto un chiarimento per Medicina Democratica. Lei è stato responsabile del centro ricerche fino al ‘77.

RISPOSTA - Di tutto il centro ricerche, comprese le ricerche su PVC e CVM.

DOMANDA - Sì, così ha detto, mi pare.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E ha detto che a questo centro ricerche erano addetti, mi scusi la ripetizione, settecento dipendenti?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ora lei penso si sia riferito ai dipendenti che operavano nei vari reparti, cioè agli operatori, perché è impensabile che un centro ricerche sia...

 

Presidente: settanta si interessavano del problema del CVM e del PVC.

 

DOMANDA - Mi scusi, finisco subito, signor Presidente, è soltanto un chiarimento. Ha dichiarato che c’erano questi settecento dipendenti, evidentemente non erano settecento ricercatori. La domanda è qual era l’organigramma di questo centro delle ricerche, cioè dei ricercatori che ne facevano parte, che lei conosce benissimo, penso, perché era responsabile del centro ricerche e quindi aveva il suo organigramma.

RISPOSTA - Innanzitutto circa 250 addetti erano ai controlli, ai laboratori controlli di produzione, però erano inseriti nel centro ricerche. Quindi restano 450 ricercatori, chiamiamoli così, tra laureati, diplomati e tecnici, tecnici e anche operai, a quell’epoca c’erano anche degli operai che operavano nel centro ricerche. Questi 450 erano divisi in queste sezioni, che ricordi io, c’erano gli intermedi e gli intermedi organici, il responsabile era il dottor Conti. Poi c’erano il clorosoda e i clorurati, il responsabile era il dottor Olindo. C’erano le materie plastiche, che era il più grosso, responsabile era diventato il professor Vidotto. Poi c’erano i servizi, nei servizi c’erano la chimica fisica, le corrosioni - di cui ho parlato prima - e l’impianto pilota. Questa, da quello che mi ricordo, era la struttura nel centro ricerche. Un totale quindi di ricerca 450 circa.

DOMANDA - Ricercatori in senso proprio erano soltanto questi responsabili, perché gli altri erano fornitori di dati in realtà, cioè portavano i dati a chi poteva elaborarli e poi studiarli e poi prendere...

RISPOSTA - No, assolutamente. Guardi che da questi responsabili dipendevano dei laureati, sa, laureati e diplomati, erano tecnici di alto livello, non era mica gente che forniva solo dati. Era gente con la quale si facevano anche riunioni periodiche per esaminare l’avanzamento delle ricerche, etc., quindi non erano assolutamente solo fornitori di dati, proprio in assoluto. La ricerca si conduce in équipe, non si conduce da soli.

 

Presidente: sospendiamo e riprendiamo alle 15.15.

 

Avvocato Accinni: il dottor D’Aquino.

 

Pubblico Ministero: sul dottor D’Aquino e su un’altra persona, il dottor Della Sala, ci sono dei problemi di tipo procedurale in questo senso, nel senso che il dottor D’Aquino viene citato come testimone, indico qual è il capitolo di prova che è stato indicato, potrà riferire in ordine alle consulenze, ossia agli elaborati predisposti su richiesta del Pubblico Ministero nella fase delle indagini preliminari. La premessa è che il dottor D’Aquino, come il dottor Della Sala all’inizio, vedo la lettera d’incarico, che è datata 19 dicembre 1994, quindi proprio nella primissima fase delle indagini, erano stati nominati consulenti tecnici del Pubblico Ministero. Io credo che non possano essere sentiti come testi e in questo senso... Se vuole posso illustrare anche di più, ma, insomma, credo che questo sia sufficiente.

 

Avvocato Accinni: signor Presidente, è un problema che ci siamo posti per la verità, questo, e che crediamo debba avere una diversa soluzione rispetto a quella richiesta dal signor Pubblico Ministero. Se il Tribunale ha tre minuti di pazienza per ascoltarmi riassumo le ragioni in forza delle quali noi riteniamo diversamente inquadrabile e quindi diversa anche la soluzione. Intanto devo osservare che il Pubblico Ministero aveva già anticipato questa sua opposizione all’udienza del 5 giugno ‘98 a seguito della relazione introduttiva di questa difesa. Il Tribunale con ordinanza in pari data, provvedendo sulle richieste di ammissione delle prove formulate dalle parti, nonché anche sulle opposizioni, ha ammesso le prove testimoniali dedotte a prova diretta e contraria. Non di meno sappiamo che il Tribunale potrebbe revocare la propria precedente ordinanza e non ammettere l’odierna audizione. In proposito riteniamo che si debba osservare che l’articolo 197 del Codice di Procedura Penale, che prevede e disciplina l’incompatibilità con l’ufficio di testimone, prevede che non possano essere assunti come testimoni alla lettera a) i coimputati nel medesimo reato e le persone imputate in procedimento connesso a norma dell’articolo 12, certamente non è il nostro caso; alla lettera b) le persone imputate di un reato collegato a quello per cui si procede, nel caso previsto dall’articolo 371 comma 2 lettera b), e anche questo certamente non è il nostro caso; il responsabile civile e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria; quindi infine alla lettera d) coloro che nel medesimo procedimento svolgono o hanno svolto la funzione di Giudice, Pubblico Ministero o loro ausiliario. Invero a noi non pare che nessuna delle ipotesi per le quali vale il divieto sia nel caso di specie sussistente. Vi è infatti da segnalare che anche quanto alla qualità di ausiliario del Pubblico Ministero di cui alla lettera d) della disposizione in oggetto la limitazione alla possibilità di testimoniare è solo per coloro che abbiano svolto, appunto, la funzione di ausiliari del Pubblico Ministero nel procedimento. La siffatta disposizione e quindi limitazione deve essere applicata, come si è pure espressa la Corte di Legittimità, esclusivamente all’attività svolta dalla Polizia Giudiziaria nella redazione degli atti indicati nell’articolo 373 Codice di Procedura e non a quella direttamente compiuta nella funzione di Polizia Giudiziaria. L’eccezione di cui all’articolo 197 lettera b) al principio generale della capacità di testimoniare deve infatti essere interpretata, come anche si esprime la stessa giurisprudenza, restrittivamente limitandola alla sola ipotesi di ausiliario istituzionale del Pubblico Ministero che il Codice distingue nettamente dall’ufficiale di Polizia Giudiziaria autorizzato ad operare come suo assistente in via alternativa ed eccezionale. E` vero che la stessa giurisprudenza della Corte di Cassazione - il riferimento è alla Cassazione Penale Sezione Sesta 5 dicembre ‘95 numero 2675 - ha affermato che agli esperti nominati dall’autorità di Polizia Giudiziaria a norma dell’articolo 348 comma 4 C.P.P., come del resto ai consulenti nominati dal Pubblico Ministero ai sensi dell’articolo 359 stesso Codice, spetta la qualifica di pubblici ufficiali e ciò motivando sul rilievo che i predetti, a differenza dei consulenti dell’imputato che perseguono interessi di parte privata, concorrerebbero oggettivamente all’esercizio della funzione giudiziaria. Tuttavia, anche a voler tacere d’altro, pare esatto affermare che il rilievo e l’affermazione possono essere condivisi almeno e soltanto alla condizione che i consulenti nominati dal Pubblico Ministero restino tali nel processo. Questa infatti è la condizione sulla quale poggia la finalità della citata sentenza e questa è la stessa finalità della norma in oggetto. D’altra parte è sempre la stessa Corte di Cassazione ad aver altresì chiarito - il riferimento è sempre alla Sesta Sezione 12 giugno ‘96 numero 7577 - che la disposizione dell’articolo 197 del Codice di Procedura, che appunto sancisce l’incompatibilità con l’ufficio di testimone per coloro, anche se ufficiali di Polizia giudiziaria, che nel medesimo procedimento abbiano svolto la funzione di ausiliari del P.M. o del Giudice, non contempla un’ipotesi di incompatibilità assoluta a testimoniare, ma impedisce soltanto che quei soggetti possano deporre su fatti e circostanze appresi nella funzione di ausiliari e sempre che tali possano essere qualificati. Ebbene, le stesse ragioni di rilevanza dell’adozione dei testi chiariscono, a parere di questa difesa, non solo l’importanza per il giudizio del Tribunale dell’audizione dei testi Della Sala e D’Aquino, ma anche le ragioni e i motivi tutti in forza dei quali non sussiste, pur alla luce delle richiamate decisioni, alcuna ragione di incompatibilità a testimoniare. Ai dottori Della Sala e D’Aquino infatti il signor Pubblico Ministero aveva richiesto in data 19 dicembre ‘94 di voler accertare, testualmente, entro il 10/01/95 presso la direzione sanitaria dell’ospedale di Mestre e presso il registro dei tumori del Veneto a Padova i casi relativi a malattie dovute alla lavorazione di cloruro di vinile di dipendenti del Petrolchimico di Porto Marghera, anche autorizzando l’accesso alle cartelle cliniche e la loro eventuale acquisizione in copia. In relazione a siffatto quesito i dottori Della Sala e D’Aquino hanno quindi provveduto ad acquisire bibliografia estesa sulle patologie dovute al CVM, consultare l’archivio dell’ospedale di Mestre acquisendo copia delle cartelle cliniche dei soggetti venuti a morte per angiosarcoma epatico, acquisire nominativi di casi di angiosarcoma epatico rilevati dal registro tumori del Veneto, acquisire copia del registro mondiale dei casi di angiosarcoma epatico. La loro conclusione è stata, cito testualmente...

 

Pubblico Ministero: Presidente, chiedo scusa, c’è opposizione perché...

 

Avvocato Accinni: non mi interrompa.

 

Pubblico Ministero: io la interrompo e faccio opposizione perché...

 

Avvocato Accinni: no, lei non mi interrompe a meno che il Presidente...

 

Pubblico Ministero: si tratta di una consulenza tecnica perché si è dimenticato di leggere l’incarico che comincia con: "Si avvisano le signorie vostre che sono state nominate congiuntamente consulenti tecnici", secondo la relazione è consulenza tecnica, non può entrare...

 

Presidente: mi scusi, questo non è che entri nel processo come... E’ illustrazione della richiesta, a sostegno della richiesta questo o, meglio, dell’eccezione o dell’opposizione che lei ha fatto. Quindi, voglio dire, sentiamola tutta e tutta intera. Poi cos’è che entra? Prego.

 

Avvocato Accinni: la conclusione dei consulenti per l’appunto del Pubblico Ministero è stata - la cito testualmente - "la bibliografia riguardante il CVM a partire dal 1996 è costituita da oltre 1.300 citazioni che si rimettono in allegato. Per la ricerca sono state utilizzate le banche dati Poltox e Cancer. Dalla disamina della bibliografia si evince come l’angiosarcoma epatico sia l’unica neoplasia ricollegabile al CVM. Questi dati - così prosegue - vengono confermati dal rapporto dello IARCH intitolato Mortalità e Incidenze dei Tumori risultati dallo studio multicentrico europeo sul lavoratori esposti a CVM, 1989, Lione". Dunque, e tanto più in assenza di una perizia disposta dal Tribunale, siffatti rilievi e conclusioni appaiono non solo rilevanti, ma anche assai importanti al fine dell’accertamento e del giudizio del Tribunale chiamato ad accertare una verità che prima ancora di poter essere giuridica necessita di essere scientifica. Poiché il signor Pubblico Ministero ha ritenuto di non dover ricitare questi suoi consulenti avanti questo Tribunale affermando in sede di udienza preliminare - è il verbale dell’udienza del 7 luglio 1997 - udienza preliminare ove evidentemente siffatta consulenza faceva parte degli atti a disposizione del Giudice, che per quanto lo concerneva le sole valutazioni delle quali si doveva tenere conto erano quelle dei dottori Bai e Berrino e non anche quelle dei dottori Della Sala e D’Aquino, che egli considerava riduttive, e io credo che questo sia giudizio che deve esprimere questo Tribunale oggigiorno, senza sostanzialmente motivare la ragione, pare che al fine dell’accertamento della verità scientifica che sola e come tale può fondare quella giuridica il contributo dato dall’audizione dei dottori Della Sala e D’Aquino, già chiamati ad assolvere a siffatto compito dal signor Pubblico Ministero e poi pure non più citati avanti questo Tribunale, sia rilevante ed importante. Né ad avviso di questa difesa sussistono ragioni di incompatibilità a testimoniare non potendosi qualificare come ausiliari del Pubblico Ministero i suoi consulenti e comunque non potendosi riconoscere e mantenere in capo ad essi la qualità di ufficiali di Polizia Giudiziaria o qualità di pubblici ufficiali con cui cercare di far recuperare agli stessi una sorta di investitura pari, per così dire, a quella di ufficiali di Polizia Giudiziaria e quindi di ausiliari istituzionali del Pubblico Ministero. Ciò tanto più in ragione del fatto che i fatti e le circostanze apprese non sarebbero comunque stati conosciuti nella funzione di ausiliari, come potrebbe essere per esempio per il soggetto che ha verbalizzato l’interrogatorio. Diversamente interpretando si consentirebbe che una scelta del Pubblico Ministero permetta di mantenere fuori dall’oggetto dei libero giudizio del Tribunale degli accertamenti che proprio al fine di adempiere ad un accertamento di verità erano stati richiesti e disposti. Questo è comunque il punto decisivo. Quanto infatti la norma di cui all’articolo 197 lettera d) Codice di Procedura Penale mira a prevenire è che tramite l’assunzione dello status di testimone uno stesso soggetto possa essere distolto dalla funzione giudiziaria principale o ausiliaria ricoperta all’interno del medesimo procedimento. Quanto si vuole prevenire ad impedire è la simultaneità dell’ufficio di testimone con quella per la quale è appunto prevista l’incompatibilità. Il fondamento della esclusione probatoria risiede nel rigoroso rispetto e nella conservazione dei ruoli assunti all’interno del procedimento, non vi è perciò ragione di escludere dall’esercizio di ufficio di testimone soggetti che, come quelli ad oggi già ammessi dal Tribunale, sono soggetti rispetto ai quali l’esercizio della relativa funzione è terminato con la fase processuale dell’indagine preliminare non essendo più stati mantenuti e citati quali consulenti nella fase dibattimentale. Anticipo in ogni caso che, in subordine, qualora il Tribunale ritenesse di dover revocare la precedente ordinanza ammissiva, comunque di non poter consentire l’audizione dei due testi sulle circostanze giudicate - noi insistiamo per le ragioni che ho fino a adesso chiarito - chiederei in qual caso di poter produrre quale documento la consulenza tecnica d’ufficio su patologie in esposti a cloruro di vinile monomero dei dottori D’Aquino e Della Sala completa dei relativi allegati. Grazie.

 

Presidente: vorrei sapere esattamente la circostanza sulla quale lei dovrebbe sentire il dottor D’Aquino.

 

Avvocato Accinni: qual era l’incarico che avevano avuto, che tipo di adempimenti hanno fatto per arrivare a dare delle risposte, quali sono le risposte e quindi le conclusioni che hanno maturato avendo illustrato attraverso i passaggi a cui sono arrivati, attraverso il tipo di documentazione che hanno consultato, quali sono i rilievi, peraltro, avendo il registro dei tumori, dato delle risposte anche in ordine a dei soggetti che nulla hanno avuto a che fare col cloruro vinile monomero, avrei piacere di avere conferma che nel territorio di Mestre, di Venezia e nel Veneto ci sono stati casi di angiosarcoma epatico che potremmo definire come sporadici.

 

Avvocato Garbisi: mi sembra che le indicazioni che ci ha fornito ora il difensore rendano evidente che quella che si chiede ad un soggetto che viene qualificato impropriamente, mi sembra, come teste sia in realtà una consulenza. Io condivido le ragioni del Pubblico Ministero circa l’impossibilità di assumere la testimonianza di questi soggetti, ma certamente se il Tribunale dovesse ritenere che non vi sia una incapacità o una incompatibilità a rendere la testimonianza, non potrebbe che riguardare la circostanza: "Avete fatto una consulenza?", "Sì", si fermano qui perché se ti dicono anche le conclusioni si inserisce tramite una testimonianza una consulenza che è una cosa diversa nel processo. La difesa della Montedison e la difesa dell’Enichem hanno avuto i loro consulenti, hanno i loro consulenti per le valutazioni su questi problemi. Chiedo scusa, la difesa della Montedison li ha indicati. Quindi c’è opposizione della Regione Veneto e del Comune di Venezia per le ragioni che ho esposto.

 

Presidente: ci sono ulteriori interventi?

 

Pubblico Ministero: semplicemente volevo dire che tutte le osservazioni delle difese degli imputati sono successive rispetto a quella che deve essere l’osservazione preliminare, cioè che il testimone deve essere sentito sui fatti. Qui non si vogliono chiedere dei fatti, si vogliono chiedere dei giudizi, delle considerazioni come nel corso dell’esposizione del difensore della difesa è stato precisato. Ora, a queste persone, il dottor D’Aquino come il dottor Della Sala, non possono essere chiesti i fatti, non possono essere chiesti i fatti perché loro hanno fatto un’attività di consulenza, come risulta pacificamente dal fax di incarico datato 19/12/94, tra l’altro rappresentando, e se il Tribunale riterrà potrò anche indicare i motivi per cui non è stato fatto un ulteriore approfondimento col dottor D’Aquino e il dottor Della Sala, il discorso riguarda ovviamente le loro due persone, faccio rilevare come alla data di quel periodo il registro tumori del Veneto fosse ancora del tutto incompleto, come alla data di oggi il registro tumori del Veneto risulti essere aggiornato, mi pare, forse al ‘96, quindi in presenza di dati sicuramente molto inferiori rispetto ai dati sia di bibliografia sia di registri che sono stati acquisiti nel corso del dibattimento. Comunque ritengo preliminare il discorso che il teste può essere solo sentito su fatti, non può dare valutazione, giudizi di alcun genere.

 

Presidente: noi ci ritiriamo un attimo.

 

Pubblico Ministero: Presidente, se vuole consegno la fotocopia del fax di incarico.

 

Presidente: va bene. Il Tribunale sulla richiesta di assunzione in qualità di teste del dottor Maurizio D’Aquino, sentite le parti, ritiene che non sussista tanto una incompatibilità di carattere funzionale in quanto la norma di cui all’articolo 197 lettera d) quando parla di ausiliario si riferisce alla figura specifica dell’assistente del Giudice di cui agli articoli 126 e 373 comma terzo, ma sussiste pur tuttavia una incompatibilità in ordine all’oggetto e cioè al contenuto su cui il teste è stato chiamato a deporre, contenuto che è identico e che si sovrappone a quello su cui lo stesso ha svolto la propria consulenza; respinge pertanto la richiesta.

 

Avvocato Accinni: signor Presidente, pur prendendo atto dell’ordinanza, avendolo però già da prima anticipato come subordine, io rinnovo in ogni caso la richiesta di poter produrre la copia della consulenza a suo tempo fatta.

 

Presidente: su questa richiesta eventualmente ci pronunceremo, sentiamo il Pubblico Ministero e le altre parti.

 

Pubblico Ministero: su questa richiesta c’è opposizione del Pubblico Ministero in quanto una consulenza per dettato normativo specifico - adesso l’articolo non lo ricordo in questo momento - c’è il divieto di acquisizione di qualsiasi relazione di consulenza se non viene sentito il consulente, quindi credo che la posizione risulti normativamente fissata.

 

Presidente: va bene. Allora, il Tribunale ritiene che non sia ammissibile l’acquisizione della consulenza perché presuppone l’audizione del consulente ai sensi dell’articolo 501. Per quanto attiene poi alla ammissione che il Tribunale aveva fatto della testimonianza del dottor D’Aquino, revoca quindi la precedente ordinanza di conseguenza.

 

Avvocato Accinni: a questo punto forse anche per Della Sala perché la situazione...

 

Presidente: va bene, se la situazione è la medesima e adesso ci viene detto che, per l’appunto, è la medesima anche per Della Sala, l’ordinanza è la stessa, le ragioni quindi della revoca della precedente ordinanza sono le medesime.

 

Avvocato Baccaredda: Casagrande Aldo.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - CASAGRANDE ALDO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Lei ha lavorato presso lo stabilimento di Porto Marghera?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - A partire da che anno e con che qualifica?

RISPOSTA - Dal ‘52 all’84.

DOMANDA - Che qualifica ha ricoperto?

RISPOSTA - Sono entrato come operaio e sono uscito come caporeparto.

DOMANDA - Può dire quando ha ricoperto la qualifica di caporeparto?

RISPOSTA - Dal ‘73 all’84 al CV10 e al CV11.

DOMANDA - Lei è stato informato della cancerogenicità del CVM?

RISPOSTA - Successivamente al mio arrivo, al mio ritorno al CV10. Si era cominciato a parlare allora, ‘73, ‘74, ‘75, non ricordo di preciso l’anno.

DOMANDA - Lei ha un ricordo di un’informativa di che tipo, di che carattere? Cioè furono informati i sindacati, furono informati i lavoratori del suo reparto?

RISPOSTA - L’informazione è venuta più dai sindacati che dalla direzione, diciamo. Si è cominciato a parlare di questo professor Maltoni che...

DOMANDA - Però quando lei ebbe questa informativa era un’informativa generale, mi sembra di capire.

RISPOSTA - Dopo si sono mosse le direttive anche da parte della direzione di prendere le misure del caso per ridurre al minimo la possibilità di inquinamento.

DOMANDA - Prima però delle modifiche impiantistiche che caratteristiche aveva il suo reparto?

RISPOSTA - Il mio reparto era un reparto aperto, non avevamo mai una grossa problematica di CVM, non c’erano locali chiusi.

DOMANDA - Il ciclo produttivo del reparto com’era, era un ciclo chiuso?

RISPOSTA - Praticamente si ricevevano l’acetilene e il dicloroetano da altri reparti e si produceva il CVM.

DOMANDA - So che è difficile perché è passato tanto tempo, ma che ricordo ha lei, ha ricordo di interventi di risanamento?

RISPOSTA - Ne abbiamo fatti parecchi.

DOMANDA - Che cosa si ricorda?

RISPOSTA - Mi ricordo sostituzione di tenuta delle pompe, sostituzione addirittura di pompe, pompe da tenuta meccanica a trascinamento magnetico, gli impianti di monitoraggio continuo, 24 ore su 24 di tutto l’impianto con gascromatografo e dopo altre migliorie, adesso non posso ricordarmi tutto.

DOMANDA - Le pompe a trascinamento magnetico, ci può descrivere come erano concepite?

RISPOSTA - Praticamente una pompa senza organi di tenuta, aveva soltanto il bocchello dove entrava l’aspirazione ed il tubo di mandata, il movimento della pompa avveniva tramite un magnete all’esterno del corpo della pompa, che trascinava la girante della pompa. Un po’ come si fa con una calamita e si gioca con il carro sopra: sotto si passa la calamita, sopra si vede il pezzetto di ferro che si sposta, più o meno.

DOMANDA - Un teste in questo processo ha parlato anche di doppie tenute per le pompe.

RISPOSTA - Sono state realizzate le doppie tenute, cioè una tenuta interna, poi un’altra tenuta, nel mezzo c’era un liquido, poteva essere dicloroetano, poteva essere glicerina, a seconda dei casi, che eventualmente questo liquido veniva convogliato alla fiaccola. Perciò, eventuale perdita della prima tenuta, quella verso il prodotto, non uscisse all’aperto.

DOMANDA - Degli interventi venivano informati gli organismi sindacali?

RISPOSTA - Se ne parlava insieme.

DOMANDA - Io vorrei mostrarle un documento che risale al 28 novembre ‘74, è un verbale d’accordo di lei ed altri rappresentanti, la direzione di stabilimento, Alvino Padula, che so che era il responsabile clorurati e piani?

RISPOSTA - Sì, era il capogruppo.

DOMANDA - E con l’esecutivo del consiglio di fabbrica, nella persona di un numero considerevole di persone. Allegato a questo documento è un elenco di un primo step e di un secondo step di una serie di lavori, ci sono anche degli appunti degli stessi appartenenti ritengo al consiglio di fabbrica che commentano i lavori. Io volevo che, di fronte a questa descrizione di lavori, lei mi dicesse cos’è stato fatto, ed eventualmente quand’è stato fatto, dei lavori?

RISPOSTA - Qui, il monitoraggio mediante cromatografo dell’ambiente è stato fatto, adesso qui parlano del febbraio ‘76... più o meno, la data non posso ricordarla, l’abbattimento è stato eseguito anche questo, era in corso nel giugno ‘76, ma...

 

Presidente: il primo era il monitoraggio delle aree di lavoro mediante gascromatografo; il secondo era l’abbattimento degli sfiati delle colonne di assorbimento dell’acido clorotico.

RISPOSTA - Esatto.

 

Presidente: però lo deve leggere per esteso, capito?

RISPOSTA - Chiedo scusa.

 

Presidente: vada avanti.

RISPOSTA - Lavori di sicurezza e di igiene ambientale, questi erano lavori generici per l’eliminazione di perdite, di passaggi magari un po’ angusti, allora si modificava un po’. Modifica affluenti e sfiati di apparecchi e tubazioni mediante gruppo per vuoto e sostituzione di valvole di intercettazione. Qui non capisco cos’è scritto... e con abbattimento. Questo è stato fatto. Praticamente si era adibito un serbatoio di 30 metri cubi, credo di ricordare, con un compressore a vuoto, si faceva il vuoto su questo serbatoio e quando si doveva codificare un’apparecchiatura, tramite una tubazione esistente, si metteva in collegamento a questa apparecchiatura il vuoto e si svuotava la tubazione o l’apparecchio che si voleva vuotare. Questo è stato fatto, ma non mi chieda la data. Modifica dello stoccaggio e trasferimento di prodotti clorurati, passo bolletti, con eliminazione degli sfiati dell’attuale serbatoio. Quello è stato fatto, lo stoccaggio di dicloroetano e non di CVM. Potevano contenere CVM, che prima erano contenuti in un serbatoio aperto, sono stati contenuti in un serbatoio a pressione, con sfiati e fiaccola e montata una rampa di carico regolamentare, cioè con tubo di alimentazione e tubo di sfiato. Esecuzione di una serie degli impianti consistenti in: sostituzione pompa normale con un’altra a... magnetico. Ne ho parlato prima. Modifiche e sostituzione di valvole e rubinetti con tipi a multipla tenuta. Questi sono lavori che si facevano man mano che arrivavano, anche dai tecnici che ci fornivano queste apparecchiature. Modifiche varie alle tubazioni. Acquisti di analizzatori di processo, per evitare lo sfiato all’aria, non so cosa...

 

DOMANDA - Sono stati acquistati degli analizzatori di processo?

RISPOSTA - Sono stati messi, ma sono stati messi in precedenza. Lì era un’operazione che si faceva abbastanza rapidamente per vedere se c’era ancora acido nel prodotto finito. Allora l’operatore andava a sfiatare. Dopo è stato eliminato ed è stato messo un pHmetro per controllare la presenza di acidità. Il controllo dell’umidità veniva fatto solo sull’acetilene. Basta.

DOMANDA - Le risulta che fosse stato messo anche un sistema, installato un sistema pneumatico per lo scarico del catalizzatore esausto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Dai reattori di sintesi del CVM?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - In che periodo, grosso modo?

RISPOSTA - ‘75, ‘76, ‘74, dopo che sono arrivato, dopo il ‘73 sicuramente.

DOMANDA - A proposito del gascromatografo, che ha già detto lei che è stato effettivamente installato...

RISPOSTA - Quello ambiente o quello...

DOMANDA - Di quello ambiente sto parlando, ha detto che quello di ambiente è stato effettivamente installato. Dov’erano installate le bocchette di gascromatografo? E, se nell’installazione, era stato sentito anche lei?

RISPOSTA - Sì, è stato concordato insieme, soprattutto nei punti dove c’era maggior intervento: le tenute delle pompe, in prossimità delle pompe, dove veniva prelevato il campione per analizzare il prodotto, e nei vari punti dell’impianto dove esisteva CVM. Perché non tutto l’impianto aveva CVM.

DOMANDA - Chi aveva concorso nella decisione, era stato sentito lei e poi?

RISPOSTA - Penso che c’era anche Basei, penso che c’era anche... non ricordo.

DOMANDA - Lei si ricorda che tipo di livelli, dopo questi interventi di risanamento, di esposizioni erano segnalati?

RISPOSTA - Se ricordo bene, eravamo 4 stream più o meno, 8 punti di analisi, con più prese ad ogni punto, che ricordo io, era quasi sempre a 0, direi per il 99% del tempo, ogni tanto c’era qualche punta di 3, 5, 8 PPM. Ma 8 PPM era un’esagerazione.

DOMANDA - C’è un documento di Basei, che tra l’altro a lei è già stato fatto vedere nel corso della fase istruttoria quando è stato sentito dal Pubblico Ministero, che denuncia problemi di perdite delle linee del gascromatografo, lungo le varie linee, nei raccordi. Che tipo di problemi c’erano, di questo senso?

RISPOSTA - L’ambiente era un ambiente aperto, soggetto ad atmosfere che... Ed in più nell’ambiente ci poteva essere dell’acido, perciò soggetto a corrosione, soprattutto i raccordi. Ci siamo accorti che c’erano delle infiltrazioni di aria dentro queste prese, è stato modificato, è stato intervenuto. I tubi erano in acciaio ed addirittura li abbiamo rivestiti in plastica. Gli accordi però erano soggetti, perciò il tubo di aspirazione che partiva dalla presa e che andava al gascromatografo era tutto rivestito in plastica, ogni tanto c’era qualche giuntura su questi raccordi a tre pezzi. E lì è stato il tallone di Achille, diciamo, ma si è intervenuti anche là e si è provveduto ad eliminare.

DOMANDA - Lei si ricorda di avere visto altri sistemi per rilevare la presenza del CVM, prima e durante?

RISPOSTA - Avevamo un gascromatografo portatile, con quello, nel dubbio, si andava proprio nel posto a vedere se c’erano delle perdite.

DOMANDA - Era un cercafughe?

RISPOSTA - Un cercafughe.

DOMANDA - Lei e i lavoratori del suo reparto eravate sottoposti a visite mediche dell’infermeria?

RISPOSTA - Sì, regolarmente.

DOMANDA - Si ricorda?

RISPOSTA - Ogni 6 mesi, non insisto, potrebbero essere anche 3, potrebbe essere anche 1 anno. Credo ogni 6 mesi.

DOMANDA - Nel suo reparto c’erano le maschere?

RISPOSTA - Sì, ogni sala quadri aveva la sua serie di armadietti dove ogni operaio aveva la sua maschera, inoltre la sala quadri era dotata di due autoprotettori, nei casi più... che non sono mai stati usati, o quasi.

DOMANDA - Sull’uso dei mezzi di protezione si ricorda se venissero fatti dei corsi di addestramento?

RISPOSTA - Sì. Sull’autoprotettore partecipavo anch’io e l’assistente alla sicurezza, facevamo provare a persona e persona, controllando anche il tempo che impiegava ad indossare questo apparecchio, per le maschere antigas veniva uno dell’ufficio di sicurezza ed illustrava.

DOMANDA - C’era un assistente di sicurezza che era specifico per i reparti di cloruro di vinile?

RISPOSTA - C’era un assistente di sicurezza del mio gruppo, ogni gruppo di reparti aveva il suo.

DOMANDA - Non si ricorda come si chiamasse?

RISPOSTA - Uno, eh... è cambiato parecchie volte, l’ultimo deve essere stato Presotti. Non ricordo.

DOMANDA - Lei veniva sentito per le spese da inserire nel budget di manutenzione del suo reparto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Si ricorda del livello di spese che c’era per la manutenzione nel suo reparto?

RISPOSTA - Piuttosto elevato, avevamo la fermata annuale, per cui l’impianto veniva fermato per 7, 8, 10, 15 giorni, a seconda della necessità e veniva fatta la manutenzione preventiva di tutto, non si aspettava la rottura dell’apparecchio. Veniva fatta la manutenzione preventiva, come la revisione delle macchine.

DOMANDA - Quindi lei, con riferimento al tipo di spese di manutenzione, si ricorda se negli anni ‘76-’77 le stesse venivano accorpate tra CV22 e CV10 e 11? Noi le leggiamo nei valori dei consuntivi come una voce unica globale.

RISPOSTA - No, ognuno aveva il suo budget.

DOMANDA - Ma poi la cifra....

RISPOSTA - Può darsi che il capogruppo, ma io non ero a conoscenza di ciò.

DOMANDA - Comunque la mia domanda è questa: dal ‘76 in avanti lei si ricorda una costanza, un aumento o una diminuzione?

RISPOSTA - Guardi, io partecipavo al budget, ma non in soldi, in ore di lavoro, in impegno, in lavori da farsi.

DOMANDA - Ricorda che tendenza avesse?

RISPOSTA - Salendo per i primi anni, poi ha cominciato a scendere perché le cose andavano meglio.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Volevo chiederle alcune cose in relazione a quel documento che le è stato mostrato adesso dal difensore, in particolare, se lei può tornare sullo schema, così come indicato, all’ultimo foglio, CV10/11, quelle date che sono indicate a fianco sono le date di previsione nella conclusione lavori? Che date sono?

RISPOSTA - Sta parlando del primo step, secondo step?

DOMANDA - Sì, quel documento che le è stato mostrato poco fa.

RISPOSTA - Qua c’è la previsione dei lavori, quello che è scritto a penna è la prima volta che lo vedo anch’io.

DOMANDA - Per quello le chiedo, siccome vedo che sono indicate, e risulta peraltro anche dalla prima facciata, che si tratta di interventi previsti con a margine le scadenze relative, quindi sono le scadenze previste, poi ci sono indicate, in fianco al primo lavoro del gascromatografo, è scritto "in prova"; sul secondo lavoro è scritto "in corso"; sul quarto lavoro, diviso in A e B, c’è scritto "A non fatto, B sostituzione di valvole di intercettazione...".

RISPOSTA - Adesso non so..

DOMANDA - Sul secondo step c’è la data e poi c’è scritto "in costruzione", mi pare che sia scritto rampa. Poi sull’ultimo lavoro c’è scritto "una provata", poi pochi, credo sempre queste sostituzioni, queste modifiche delle valvole rubinetti. Lei è in grado di dire, al di là delle scritte a macchina, cosa sono queste annotazioni manoscritte?

RISPOSTA - Le annotazioni scritte a mano è la prima volta che le vedo anch’io.

DOMANDA - Un’altra cosa le volevo chiedere in riferimento a due dei documenti che erano stati mostrati questa mattina ad altri testimoni, ed in particolare per quanto riguarda il suo reparto, cioè il CV10, le volevo chiedere se si ricorda come funzionavano e con che regolarità i controlli con il gascromatografo?

RISPOSTA - Il gascromatografo ambiente o il gascromatografo di processo?

DOMANDA - Ambiente, quello che controllava la presenza di CVM nell’ambiente di lavoro?

RISPOSTA - Era controllato regolarmente dal laboratorio fisico.

DOMANDA - Le volevo chiedere se le risulta che ci siano stati dei periodi in cui non era stato utilizzato per un motivo o per altri motivi?

RISPOSTA - No, una volta installato ha sempre funzionato.

DOMANDA - Adesso le mostrerà l’ufficiale giudiziario la fotocopia di un documento che è quello di questa mattina, del 28.09.82, dal faldone 58, titolo "Rilevazione elaborazione dati CVM ambientale, gruppi CLR e CPV impianto pilota" e per quanto riguarda il reparto CV10 e 22 è scritto: "Come precedente elaborazione, con qualche eccezione in più anche per questi impianti si è ricorsi all’estrazione casuale dei valori, analizzando quattro settimane a partire dal 27 maggio al 31 di luglio". E lo stesso discorso, più sopra è stato fatto per il CV14/16 parlando di mancanza di personale. Le volevo chiedere se le risulta che questi controlli venivano fatti un po’ ad estrazione casuale, come risulta in quel documento dell’82? Adesso non ricordo se lei nell’82 era ancora in quel reparto, ma mi pare di sì. Vede, sia il CV14/16, e poi anche per il CV10 e CV22 è scritto estrazione casuale di questi.

RISPOSTA - Queste erano prove che facevano gli addetti al cromatografo.

DOMANDA - No, le prove...

RISPOSTA - Aspetti che leggo un secondo.

DOMANDA - Legga tutto con calma.

RISPOSTA - "Per mancanza di personale si è ricorsi al metodo di estrazione casuale, analizzando due settimane a partire dal 09/06 al 31/07. L’inquinamento è stato causato al CV14 perché c’è stata una perdita al rubinetto di fondo autoclave 1; all’organo di tenuta auto 2 e sfiato livello 151/1, pulizia...; al CV16, dal disinnesco pompe CVM per lavori eseguiti al serbatoio 201; al CV24 generalmente valori bassi; al CV10, CV22...".

DOMANDA - Ecco, il CV10 che è il suo reparto.

RISPOSTA - Il CV10 è il mio reparto. "Anche per questi impianti si è ricorsi all’estrazione casuale dei valori, analizzando da quattro settimane a partire dal 27 maggio al 31 luglio".

DOMANDA - Lei si ricorda qualche cosa di questo tipo?

RISPOSTA - Mi sembra di ricordare qualcosa, ma non le assicuro. Sono state escluse delle linee per provarne certe altre, ma non ricordo, normalmente questi lavori venivano fatti dagli addetti al cromatografo, cioè dal laboratorio fisico e dal laboratorio...

DOMANDA - Su questo punto le volevo fare un’ultima domanda: lì si parla di mancanza o carenza di personale, per quanto ne sa lei riguardava il personale del?

RISPOSTA - Pensavo a quelli che controllavano il gascromatografo, noi non avevamo mancanza di personale, eravamo a posto come organico.

DOMANDA - Un altro documento che adesso le verrà mostrato dall’ufficiale giudiziario è quello di questa mattina, è una relazione sempre in materia di rilevazione ed elaborazione dati CVM, febbraio ‘81, data emissione marzo ‘81. Per quanto riguarda il CV10 si parla di perdurare dell’elevato numero delle eccezioni nella linea di condensazione quota zero del CV10. Volevo chiederle di spiegarmi di cosa si tratta e che situazioni si rappresentavano, perché qui, nell’inizio ‘81, si parla di perdurare dell’elevato numero delle eccezioni.

RISPOSTA - Chiedo scusa, "il perdurare dell’elevato numero delle eccezioni nella linea di condensazione quota 0 del CV10"; a quota zero del CV10, a quota zero non c’erano condensatori, che so io.

DOMANDA - Non lo so se c’è il problema, qual è il problema.

RISPOSTA - Il perdurare dell’elevato numero delle eccezioni della linea di condensazione a quota zero del CV10. Non riesco ad individuare il posto.

DOMANDA - Ma c’era una campanella del gascromatografo lì?

RISPOSTA - C’era una campanella perché c’erano le pompe che trasferivano il prodotto condensato da quota 8 a quota 12, che veniva giù dal condensatore, c’era il raccoglitore e le pompe che mandavano via.

DOMANDA - Appunto, quindi che da su scendeva ed arrivava a quota zero.

RISPOSTA - Lì c’erano pompe e sopra le pompe c’era proprio la campanella di aspirazione.

DOMANDA - Lei si ricorda di interventi effettuati per sistemare questo perdurare dei vari...?

RISPOSTA - Lì mi sembra che abbiamo messo la doppia tenuta anche a quelle pompe, mi sembra però. L’abbiamo messa a quasi tutte le pompe per CVM. Non posso ricordarmi l’epoca, erano 100 e passa.

DOMANDA - Se era prima di quell’81 o dopo?

RISPOSTA - Se loro hanno detto che è dell’81, questo sarà stato fatto prima.

DOMANDA - Appunto, e quindi lì perdurano queste numerose eccezioni, per questo io le chiedo, se fanno i lavori prima e poi perdurano queste situazioni...

RISPOSTA - I lavori sono continuati, si cercava sempre di migliorare, i lavori venivano fatti di continuo, non è che siamo partiti nel ‘76 a cambiare le pompe e le abbiamo cambiate tutte in un giorno, ci vuole il suo tempo, come provarle. Ad esempio là c’è scritto sulle pompe a trascinamento magnetico che ne è stata provata una ma poi è stata montata anche l’altra successivamente, visto che non andava bene si monta anche l’altra.

DOMANDA - Guardi che nel documento che le ha mostrato prima la difesa, primo step di lavori, veniva scritto "sostituzione di valvole di intercettazione", appunto manoscritto "poche". Poi sotto, dove c’erano queste modifiche e sostituzioni valvole di rubinetti c’è manoscritto a fianco "pochi".

RISPOSTA - Chi l’ha scritto non lo so, comunque noi abbiamo sostituito quello che abbiamo ritenuto. E, come le torno a ripetere, al CV11 problemi di CVM non ne abbiamo avuti, al CV10, non so, questi valori, non so come le dico i valori del gascromatografo, da quanto ricordo io, perché posso anche sbagliarmi, non ho mai visto superare gli 8 PPM.

DOMANDA - Le volevo chiedere ancora un paio di altre cose rapide. Lei quante volte ha usato l’autoprotettore?

RISPOSTA - Mai.

DOMANDA - Lei ha visto qualcuno usare l’autoprotettore, quante volte?

RISPOSTA - No, penso che sia stato adoperato una volta, parecchi anni fa, prima, ma era il turno di notte, perciò...

DOMANDA - Negli anni ‘60 ancora, una volta?

RISPOSTA - Faccia conto...

DOMANDA - Una volta?

RISPOSTA - Non una volta, adesso...

DOMANDA - Quello che si ricorda?

RISPOSTA - Quella volta li hanno usati perché al mattino quando sono arrivato li ho trovati che sono stati adoperati. Non ero ancora caporeparto, ma era successo un incidente insomma.

DOMANDA - Quindi lei si ricorda di questa volta?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei ha mai usato le maschere?

RISPOSTA - Soprattutto quando c’era la presenza di acido cloridrico.

DOMANDA - Quante volte le è capitato di usarle nell’arco di tutta la sua carriera?

RISPOSTA - Se risaliamo al ‘52, le dico...

DOMANDA - No, no, parliamo del periodo degli ultimi dieci anni, lei è rimasto fino all’84 mi pare?

RISPOSTA - Sì. Direi mai.

DOMANDA - Ha visto degli altri che le usassero, sempre in questi ultimi dieci anni della sua attività, dieci anni prima dell’84?

RISPOSTA - La indossavano regolarmente quando dovevano sostituire la bombola del cloro.

DOMANDA - Dove?

RISPOSTA - Al CV11.

DOMANDA - E quante volte succedeva?

RISPOSTA - Però dopo è stata eliminata anche quella ed il cloro è arrivato direttamente per tubazioni.

DOMANDA - Certo. Quello che volevo chiederle, al di là della sostituzione della valvola del cloro, lei ha mai visto qualcuno con questa maschera?

RISPOSTA - Direi proprio di no.

DOMANDA - Per nessuna operazione di nessun genere?

RISPOSTA - Può darsi che qualche volta...

DOMANDA - Io le chiedo se lei ha visto, non le chiedo può darsi, se si ricorda, ovviamente?

RISPOSTA - Non ricordo.

DOMANDA - Non ricorda di aver visto qualcuno con la maschera?

RISPOSTA - Con la maschera ne ho visti sì.

DOMANDA - Ma nel CV10, non per portare via questa cosa del cloro?

RISPOSTA - No.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Per quale ragione lei non ha mai usato mezzi protettivi individuali? Il Pubblico Ministero le ha fatto delle domande e lei ha risposto no, ma perché?

RISPOSTA - Perché non lo ritenevo necessario.

DOMANDA - Perché non lo riteneva necessario?

RISPOSTA - Perché qualche volta la maschera era un ingombro.

DOMANDA - Ma la maschera a che cosa serviva?

RISPOSTA - Per preservarsi da eventuali fughe di gas, se c’era puzza di gas si metteva la maschera, se non c’era puzza non si metteva.

DOMANDA - C’erano fughe di gas o no?

RISPOSTA - Sicuramente qualche fuga di gas c’è stata.

DOMANDA - Quindi lei non riteneva necessaria la maschera per proteggere la sua salute in quel caso?

RISPOSTA - No. Io la maschera, come ho detto, l’ho indossata, soprattutto per l’acido cloridrico, per vapori pungenti, siccome il CVM non ha un odore pungente, ha un odore dolciastro e poi eravamo stati abituati nel ‘50 che veniva definito un anestetico...

DOMANDA - Ma quando c’è una perdita di CVM si vede o non si vede la perdita?

RISPOSTA - Se è abbastanza notevole, se il CVM è liquido, si vede, si vede perché uscendo si espande, fa freddo, allora condensa l’umidità dell’aria e forma ghiaccio.

DOMANDA - Quindi gli operatori erano in grado di accorgersi quando c’è una perdita?

RISPOSTA - Una perdita di CVM liquido si accorgevano.

DOMANDA - Ne quel caso si valutava l’entità?

RISPOSTA - Si interveniva subito, specialmente dopo il professor Maltoni. Mentre prima, anche dalla tenuta delle valvole ogni tanto si vedeva che una valvola faceva un po’ quella bava bianca, quella era una piccola perdita che condensava l’umidità e quello era il CVM.

DOMANDA - Perché era un impianto che lavorava in pressione il vostro?

RISPOSTA - Sì. Il cloruro di vinile è un gas liquido e a temperatura ambiente è sulle 3 atmosfere, bolle a meno 14.

DOMANDA - E` per questa ragione che quando esce si vede il CVM?

RISPOSTA - No, il CVM...

DOMANDA - Quando si vede la perdita.

RISPOSTA - Si vede la perdita perché il gas compresso, uscendo, passando da 3 atmosfere a 0 atmosfere, si espande e fa freddo.

DOMANDA - Quindi gli operatori erano in grado di accorgersi se c’era una perdita di un certo rilievo?

RISPOSTA - Sì.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - I due documenti che le ha mostrato il Pubblico Ministero ce li ha ancora?

RISPOSTA - Sì, li ho qua. Mi dica quale.

DOMANDA - Può vedere l’intestazione di questi documenti, da chi provengono?

RISPOSTA - Relatore dottor Capodaglio, DASL Montepoligoni.

DOMANDA - Lei sa cosa faceva Capodaglio?

RISPOSTA - Di preciso non lo so più.

DOMANDA - ASM, assistenza statistiche matematiche le dice qualcosa?

RISPOSTA - Sì, so che in un ufficio...

DOMANDA - Si occupava di statistica.

RISPOSTA - Praticamente con Capodaglio eravamo colleghi, siamo stati assunti insieme, da bambini, poi uno è andato per una strada ed uno è andato per l’altra, ci siamo trovati, siamo stati insieme allo stesso reparto, poi lui, non so, è andato in laboratorio, poi me lo sono trovato di nuovo.

DOMANDA - Lei sapeva che si occupava di statistiche dei gascromatografi, di raccogliere i dati statistici dei gascromatografi, lo sapeva?

RISPOSTA - Non ricordo bene, so che c’entrava qualcosa.

DOMANDA - Questo documento è scritto da Capodaglio, è scritto dalla funzione controllo statistiche qualità, ora, quando le viene chiesto dal Pubblico Ministero a chi mancava il personale, mancava all’ufficio statistiche e qualità o mancava ad altri uffici?

RISPOSTA - Questo non posso saperlo, al CV10 non mancava.

DOMANDA - Le leggo un documento che è degli stessi che gli ha letto il Pubblico Ministero, che reca la data ‘82, che dice, sempre di Capodaglio, controllo statistiche e qualità: "A causa di particolari lavori richiesti da... e dato l’esiguo numero di personale costituende il servizio non è stato possibile elaborare totalmente per il periodo gennaio-marzo ‘82 i dati gascromatografi relativi all’inquinamento ambientale per la presenza di CVM nei reparti CPV e CLR". Cioè lui dice perché mancava il personale...

RISPOSTA - Ma lui.

DOMANDA - E poi si dice ancora: "Si è ricorsi ad un generatore di numeri casuali per la scelta delle osservazione", tutto quello che lei ha letto in quei documenti.

RISPOSTA - Va beh...

DOMANDA - Quindi il problema di chi era?

RISPOSTA - Di Capodaglio.

 

Presidente: se non ci sono altre domande può andare.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - MONTEVECCHI GIANFRANCO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Lei quando ha lavorato per la Montedison?

RISPOSTA - Io ho iniziato in Montedison nel marzo del ‘58.

DOMANDA - Quando è andato al Petrolchimico di Venezia?

RISPOSTA - Ho iniziato subito al Petrolchimico.

DOMANDA - Se ci può dare un corso delle sue funzioni, per arrivare poi agli anni ‘70?

RISPOSTA - Sì. Ho iniziato come caporeparto dopo qualche mese al gruppo ammoniaca da acido nitrico, successivamente sono diventato capoproduzione, quindi capogruppo. Alla fine dell’anno ‘73, in dicembre, sono passato alla funzione PAS, protezione ambientale e sicurezza e vi sono rimasto fino al febbraio del ‘76. Dopo un altro breve intervallo in produzione ai reparti acetici e clorurati sono passato alla divisione agricoltura che successivamente si è chiamata Fer Monte Agrimont. Ho lasciato la società nell’87.

DOMANDA - Quindi lei assume la carica di responsabile del PAS di Venezia a dicembre ‘73, è corretto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E cessa nel momento in cui va via dal Petrolchimico?

RISPOSTA - Sono rimasto ancora 4 o 5 mesi al Petrolchimico, in attesa poi di spostarmi presso la divisione fertilizzanti.

DOMANDA - Ricorda in che periodo era stato istituito il PAS di Marghera e con che funzioni?

RISPOSTA - Diciamo che la funzione antinfortunistica è sempre esistita, almeno da quando sono arrivato io, si trattava solamente di infortunistica. Nel ‘73, con l’avviamento di nuovi impianti e con la legge speciale per Venezia, che regolava le emissioni dei reflui liquidi in laguna, la direzione ha deciso di costituire una funzione, protezione ambientale e sicurezza vera e propria, con mansioni e funzioni superiori a quelle che c’erano precedentemente.

DOMANDA - Quante persone dipendevano dal PAS alla fine del ‘73, quando lei diventa responsabile?

RISPOSTA - Diciamo che alla fine del ‘73, esclusi i vigili del fuoco, la funzione antinfortunistica e sicurezza sarà stata formata da meno di dieci persone.

DOMANDA - I vigili del fuoco dipendevano dal PAS?

RISPOSTA - I vigili del fuoco dipendevano dal PAS.

DOMANDA - Quanti erano i vigili del fuoco?

RISPOSTA - Oddio, quando sono arrivato esattamente non me lo ricordo, diciamo che negli anni in cui sono rimasto io è stata rinforzata anche quella funzione e sono arrivati ad una settantina di persone dislocate su due squadre di intervento, prima e seconda squadra.

DOMANDA - Io qua ho l’ordine di servizio che l’ha istituita responsabile del PAS, tra le funzioni si legge quella di svolgere azioni di istruzione e di propaganda infortunistica, condurre indagini sugli infortuni, proporre misure preventive, proporre particolari modalità operative ai fini della sicurezza ed eventualmente modifiche costruttive degli impianti d’intesa con i responsabili dei gruppi di produzioni. Queste funzioni che vengono elencate poi ovviamente nell’analisi dovevano essere svolte con riferimento a tutti gli impianti del Petrolchimico?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E questo anche nel periodo in cui c’è poi la divisione Dimp Dipe?

RISPOSTA - Sì, era un servizio.

DOMANDA - L’organigramma dà un cenno sulle indagini sugli infortuni, vuole riferire al Tribunale che tipo di verifica faceva il PAS?

RISPOSTA - In gran parte dipendeva anche dall’entità dell’infortunio, in ogni caso ogni volta che c’era una segnalazione, che poteva arrivare direttamente dal reparto o dai vigili del fuoco che avevano un centralino apposito, un assistente, il caporeparto o io stesso, ci si recava sul posto e si faceva una prima indagine per vedere innanzitutto cos’era successo, qual era la gravità, se c’erano degli infortunati, se erano da trasportare in ospedale o semplicemente in infermeria, successivamente si svolgeva un’indagine per ricercare le cause ed eventualmente vedere quali potevano essere le precauzioni da adottare per evitare che si ripetesse quello che era successo.

DOMANDA - E il PAS si occupò in concreto anche del problema del CVM?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - In che senso?

RISPOSTA - Diciamo facendo le stesse cose che si facevano per gli altri reparti, evidentemente con una maggiore attenzione. Teniamo conto che c’erano reparti che erano partiti già da molto tempo, sui quali si sapeva praticamente tutto, reparti che erano partiti da pochissimo tempo e... Inoltre per quanto riguarda ad esempio il CVM da un certo momento in poi venne riconosciuta una maggiore gravità per i casi di intossicazione etc. etc., vennero modificati i parametri relativi, il TLV, il MAC per la contrattualistica, di conseguenza in quel periodo si cominciò a prestare a questi reparti un’attenzione diversa e maggiore.

DOMANDA - Si è già parlato in questo processo delle figure degli assistenti di sicurezza, queste figure degli assistenti di sicurezza erano un’emanazione del PAS?

RISPOSTA - Sì, gli assistenti di sicurezza erano un’emanazione del PAS. Se ben ricordo, ai primi del ‘74, la direzione decise di istituire un presidio continuo di una persona per ogni gruppo, o una persona per due gruppi, a seconda della necessità. Queste persone erano, alla fine, tra le 12, 14, 15 persone. Chiaramente queste persone non erano già pronte nel PAS, perché, come ho detto inizialmente, il PAS era molto più ridotto, per cui vennero ricercate nei reparti e anche fra i vigili del fuoco e tra persone che l’avessero loro richiesto o che potevano sembrare idonee ad una funzione di questo genere. Chiaramente ci fu un certo periodo di addestramento, più o meno lungo a seconda dei reparti.

DOMANDA - Si ricorda da chi venne fatto questo addestramento, da chi veniva fatto?

RISPOSTA - L’addestramento fu fatto generalmente, per la maggior parte nel PAS, da quelli che erano già i capireparto, i capifunzione che facevano quel mestiere da molti anni. Furono tenuti anche dei seminari da alcuni responsabili del PAS di sede, dal medico di fabbrica, qualche chiamiamola lesione, qualche lesione dal medico di fabbrica e, se ben ricordo, venne anche qualche persona chiamata dall’esterno.

DOMANDA - A cosa servivano poi gli assistenti alla sicurezza, che funzioni adempivano?

RISPOSTA - Gli assistenti alla sicurezza dovevano passare la maggior parte del loro tempo in reparto, in reparti di produzione. Dovevano essere sempre presenti durante le manutenzione. Erano in staff, in aiuto ai caporeparti. Ricordo che da un certo periodo in poi dovevano tenere anche dei brevi corsi, corsi sotto forma di colloqui, con i capiturno, gli operai, i vari operai dei turni. Il caporeparto o responsabile di produzione poteva rivolgersi a loro per qualunque necessità o richiesta.

DOMANDA - Quindi facevano delle discussioni su temi di sicurezza, riunioni su temi di sicurezza?

RISPOSTA - Sì, in genere anche veniva verbalizzato su un quaderno apposito, venivano verbalizzati gli argomenti di discussione.

DOMANDA - Venivano verbalizzati?

RISPOSTA - Sì, in genere su un quaderno apposito venivano verbalizzati.

DOMANDA - Lei si ricorda per gli impianti di PVC chi era l’assistente di sicurezza?

RISPOSTA - Sì, per il PVC me lo ricordo perché proveniva dai vigili del fuoco ed era una persona particolarmente attiva: Frizzotti, geometra Frizzotti.

DOMANDA - Quindi lui si occupava anche evidentemente di CVM nelle riunioni, nelle discussioni?

RISPOSTA - Sì, penso proprio di sì.

DOMANDA - Lei in che epoca, con che modalità, percepì la notizia della cancerogenicità del CVM? Lei entra a dicembre del ‘73?

RISPOSTA - Sì. A quanto posso ricordare, io fui informato dal dottor Trapasso, insieme all’ingegner Bigi, ai primi del ‘74, ai primissimi del ‘74.

DOMANDA - Nell’ambito di questa notizia di cancerogenicità, lei aveva rapporti con sindacati, con organismi del consiglio di fabbrica, della commissione ambiente?

RISPOSTA - Sì, soprattutto con la commissione ambiente.

DOMANDA - La commissione ambiente è stata informata della cancerogenicità del CVM?

RISPOSTA - Sicuramente sì, perché quando se ne parlava, quando si discuteva, quando c’erano riunioni, più o meno quello che sapevo io lo sapevano anche loro.

DOMANDA - A questo proposito, io le mostro un documento che è relativo ad un periodo successivo ma dà atto di una circostanza di fatto che è del periodo suo. In particolare questo documento è del consiglio di fabbrica, stabilimento Petrolchimico di Marghera, Montedison, commissione ambiente, datato 23/10/79, faldone 46 e c’è scritto: "Nel maggio del ‘74 il consiglio Petrolchimico fu informato dall’azienda che l’ispettorato medico del Ministero del Lavoro aveva prescritto a tutte le aziende interessate alla lavorazione del cloruro di vinile monomero o polimero, CVM o PVC, di effettuare un’indagine epidemiologica sui lavoratori coinvolti per accertare la mortalità e la morbosità dovuta al CVM. Contemporaneamente il consiglio del Petrolchimico di fabbrica fu informato assolutamente del risanamento degli impianti e di rilevazione dei dati ambientali decisi dall’azienda in base ai quali erano già iniziati alcuni lavori".

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Sono dati che comunque lei ha già riferito per altri versi. A proposito del consiglio di fabbrica, è vero che un delegato per ogni reparto era membro dell’esecutivo del consiglio di fabbrica?

RISPOSTA - Oddio, adesso mi fa una domanda... non so se ogni delegato per ogni reparto, comunque quanto meno ogni gruppo era rappresentato nel consiglio di fabbrica da uno o due o più delegati.

DOMANDA - E questa rappresentatività era in funzione anche di un dovere di informativa verso il proprio reparto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - A proposito della commissione ambiente, lei si ricorda se la commissione ambiente era stata creata da Montedison insieme ai sindacati, in accordo con i sindacati, non tanto tempo prima, prima della sua venuta sicuramente ma non tanto tempo prima. Si ricorda questo fatto, si ricorda dell’accordo, ha preso visione di questi atti?

RISPOSTA - Io mi ricordo perché in quegli anni ero capogruppo dell’ammoniaca e dei fertilizzanti, quindi mi ricordo che nel ‘73 era già stata istituita una commissione ambiente che, appunto, si occupava dei problemi ambientali. Ed era un’emanazione del consiglio di fabbrica.

DOMANDA - Lei riesce a ricordarsi negli anni ‘70, nel periodo in cui lei operava, da chi era composta la commissione ambiente, chi c’era dei nomi di persone che c’erano nella commissione ambiente?

RISPOSTA - Dunque, mi ricordo che, per lo meno nel ‘73, le prime persone di un certo spicco erano un paio di laureati, il dottor Tettamanti ed il dottor... va beh, e il perito Francini, Tettamanti, Sanmartin, e perito Francini.

DOMANDA - Lei si ricorda di un impegno di queste persone nell’ambito degli interventi di risanamento? Lei ha detto che aveva delle riunioni con queste persone, ha detto che erano state sostanzialmente informate di tutte le problematiche?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Si ricorda di un impegno della commissione ambiente per le problematiche attinenti al CVM?

RISPOSTA - Sì, per tutti gli impianti, in modo particolare per alcuni impianti, il CVM soprattutto, c’erano riunioni, adesso non ricordo i tempi, il consiglio di fabbrica e la direzione sottoponevano un elenco degli interventi previsti e delle modifiche previste e lo stato di avanzamento. La commissione ambiente era sempre presente. Qualche volta li incontravo prima io, la commissione ambiente, magari andavamo sul posto, vedevamo qualcosa e ne parlavamo, non sempre.

DOMANDA - A proposito dello stato dei lavori di risanamento, le mostro un documento che è datato 20 febbraio ‘75, che è indirizzato dall’ingegner Bigi, credo allora direttore tecnico di Porto Marghera, all’ingegner Montevecchi, all’ingegner Nicolis, all’ingegner Favero; nuovissimo elenco lavori di risanamento dei reparti CPV presentato all’esecutivo di fabbrica in data 20/02/75, e c’è uno stato di lavoro analitico con la previsione di fine lavori per i reparti in questo caso CV6 e CV24. Lei riesce, attraverso questo documento, a ricordarsi? Questa informativa, innanzitutto, è da confermare che veniva data questa informativa, a lei e poi di conseguenza al consiglio di fabbrica?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ogni quanto veniva data questa informativa?

RISPOSTA - E` abbastanza difficile, non ricordo, non so se fosse una cadenza di una vendita al mese o ogni due mesi. Teniamo conto che i lavori di risanamento riguardavano tutti gli impianti dello stabilimento, quali più e quali meno, alcuni con precedenza assoluta, altri con altre precedenze. Di conseguenza, di questi documenti e di questi stati d’avanzamento ce ne sono moltissimi, alcuni dati direttamente dalla direzione a scadenze precise, altri... qui vedo che si parla di due reparti particolari, con tutta probabilità su richiesta del consiglio di fabbrica. Indirizzata a me come protezione ambientale e sicurezza e all’ingegner Bigi, mio capo diretto, all’ingegner Nicolis, che era all’ufficio tecnico e lavori, all’ingegner Favero, che era manutenzione. Cioè in modo che tutti...

DOMANDA - Lei sta scorrendo questo elenco di nuovissimi lavori, si ricorda di questi lavori, se questi lavori furono posti in essere?

RISPOSTA - Non me lo posso ricordare perché il piano di risanamento di tutto lo stabilimento era di 50 centimetri di volumi.

DOMANDA - Con riferimento alle commesse, cioè quindi agli interventi più rilevanti di risanamento ambientale, di tutti gli impianti ovviamente, perché lei si occupava di tutti gli impianti ma a noi interessa del CVM, quindi le commesse più rilevanti, ci sono molti documenti in atti che vengono controfirmati dal PAS locale. Che tipo di azione c’era del PAS, con riferimento a queste commesse, particolarmente rilevanti? Che cosa svolgevate voi, visto che non eravate il soggetto che autorizzava la commessa né il soggetto che proponeva?

RISPOSTA - Per i lavori, le cosiddette ADI, cioè lavori di miglioramento, non di manutenzione ma di miglioramento, che dovevano andare a Milano per l’autorizzazione, oltre alla firma del responsabile del gruppo, venivano controfirmate da altre persone, tra queste passavano sempre anche al PAS. Passavano al PAS non tanto per un esame tecnico, che non sarebbe stato in grado di fare, ma soprattutto per un esame diciamo generale, cioè che il lavoro - chiaramente oltre a essere utile, se era stato proposto - fosse coerente con gli altri lavori e con i problemi dell’antinfortunistica ed anche eventualmente con gli scarichi in laguna. Il nostro compito era evidentemente di mandarli a Milano per l’approvazione.

DOMANDA - Con riferimento sempre alle commesse, già nel suo periodo ci sono numerose commesse, con riferimento all’autorizzazione dell’ufficio di Milano, c’è una trasmissione via telex anticipata rispetto alla comunicazione di apertura commessa. Lei si ricorda di questa prassi che era invalsa già dal suo periodo a Porto Marghera?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Vuole riferire a cosa ci si riferiva?

RISPOSTA - Sì. Dunque, per i lavori più urgenti, ritenuti da farsi il più rapidamente possibile, siccome la richiesta veniva inviata a Milano ed evidentemente a Milano doveva essere vista da determinate persone, dopodiché passare anche attraverso l’amministrazione per relativo stanziamento, su richiesta della direzione di stabilimento Milano anticipava un ordine, un numero, sul quale potevi iniziare subito a fare le spese, soprattutto se si dovevano acquistare apparecchiature o predisporre qualcosa che ci avesse fatto perdere abbastanza tempo. In questo modo si snelliva tutta quanta la procedura.

DOMANDA - Quali erano i rapporti del PAS locale, cioè di Porto Marghera, con l’ufficio del direttore tecnico dei lavori di Marghera?

RISPOSTA - Direi che non è che ci fosse un rapporto istituzionalizzato, direi che però ci si vedeva abbastanza spesso, come con la manutenzione, soprattutto ogni volta che c’erano lavori nuovi da fare o manutenzioni da fare. Erano funzioni tutte che lavoravano per i reparti, quindi quando era necessario. Ed avveniva abbastanza spesso.

DOMANDA - C’erano rapporti del PAS anche con l’ufficio della manutenzione?

RISPOSTA - Sì. Ogni volta che c’era un grosso lavoro di manutenzione, soprattutto sulle manutenzioni preventive, in cui c’era un certo impegno di personale e soprattutto quando c’erano imprese, in genere il caporeparto, l’elenco e la modalità di esecuzione dei lavori, la faceva quando lo riteneva necessario, ma era quasi sempre, con l’assistente del PAS sul posto. Poi ogni volta che c’erano i lavori c’era sempre, oltre a tutto il personale d’esercizio, anche l’assistente del PAS e, se era necessario, una squadra dei vigili del fuoco per le prove di esplosività. Alcuni documenti, addirittura certi permessi, venivano controfirmati dal PAS.

DOMANDA - Quali erano i rapporti, se c’erano, con l’infermeria di Porto Marghera?

RISPOSTA - Con l’infermeria c’erano rapporti continui, ogni volta che c’era un infortunio si passava ovviamente anche dall’infermeria. Con l’infermeria, le notizie potevano andare nei due sensi: o noi, se avevamo bisogno di informazioni, le chiedevamo al medico di fabbrica, all’infermeria o il medico di fabbrica stesso molte volte ci poteva chiedere di fare particolari controlli su certe zone dell’impianto che gli potevano interessare per il suo lavoro.

DOMANDA - Da ultimo, volevo sapere quali erano i rapporti invece tra PAS locale e PAS centrale, PAS di Marghera e PAS di Milano e con chi erano questi rapporti, se c’era una partecipazione del PAS centrale a Marghera?

RISPOSTA - Diciamo che erano, se non quotidiani, diverse volte la settimana. A parte il fatto che ogni volta che c’era un incidente, un infortunio, dovevamo fare subito un telescritto a diverse persone, i primi a essere avvertiti erano il PAS centrale. Il PAS centrale era quello che ci mandava tutte le informazioni che potevano essere anche semplicemente degli estratti dalla stampa estera, venivano spesso a Marghera, una volta alla settimana, una volta ogni quindici giorni. I rapporti nostri erano con l’ingegner Mollan o con il dottor Santammato che era il responsabile. L’ingegner Mollan è quello che poi mi sostituì all’inizio del ‘76.

DOMANDA - Ho concluso, signor Presidente.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Volevo chiedere, innanzitutto, di precisare quando lei è stato responsabile del PAS a Porto Marghera, dalla fine del ‘73 al febbraio del ‘76, da chi dipendeva direttamente?

RISPOSTA - Dall’ingegner Bigi, vice direttore tecnico.

DOMANDA - Dalla linea tecnica?

RISPOSTA - Dalla linea tecnica, sì.

DOMANDA - Il PAS centrale sa da chi dipendeva?

RISPOSTA - Il PAS centrale era una funzione in staff.

DOMANDA - In staff a chi, a che cosa?

RISPOSTA - Non ricordo se alla direzione tecnica o direttamente alla direzione generale.

DOMANDA - Della divisione?

RISPOSTA - Della divisione. Non lo ricordo. Comunque o alla direzione tecnica o alla direzione centrale.

DOMANDA - Poi, quando c’è stata la divisione nel ‘75 di Dimp in Dipe, cos’è successo a livello di PAS a Porto Marghera e a livello centrale?

RISPOSTA - A livello di PAS di Porto Marghera non è successo niente, abbiamo continuato a fare il lavoro che facevamo prima. A livello di PAS centrale, per quello che posso ricordare, furono divise, separate, proprio fu creato un PAS per una divisione e un altro per un’altra divisione.

DOMANDA - Il PAS che riguardava i reparti CVM e PVC di Porto Marghera si ricorda qual era e da chi dipendeva?

RISPOSTA - No, non me lo ricordo, anche perché fu un’operazione che avvenne in certi tempi. Non fu fatta come per lo stabilimento con una certa rapidità.

DOMANDA - Quindi dopo che lei in pratica se n’è andato dal PAS?

RISPOSTA - Non glielo so dire.

DOMANDA - Un’altra cosa le volevo chiedere, relativamente ai seminari di cui lei ha accennato poco fa, gli incontri: per il periodo in cui lei è stato al PAS, lei aveva partecipato a qualcuno di questi seminari, incontri?

RISPOSTA - Sì, a questi incontri sì.

DOMANDA - Si ricorda in particolare se ha partecipato a qualcuno di questi incontri che riguardavano il CVM, PVC?

RISPOSTA - Diciamo che gli incontri che si facevano col PAS in genere erano incontri generici che riguardavano tutto lo stabilimento. Per quanto riguardava il CVM o il PVC erano fatti col PAS locale o col PAS centrale.

DOMANDA - Appunto, le volevo chiedere se lei si ricorda di avere partecipato, o come istruttore o come istruito, a qualche incontro di approfondimento, di studio, a qualche seminario in materia di CVM e PVC?

RISPOSTA - Diciamo che ho partecipato più come istruito che come istruttore.

DOMANDA - E si ricorda quante volte, chi era l’istruttore?

RISPOSTA - L’ingegner Mollan era venuto diverse volte, ricordo anche che è venuto l’ingegner Viviani, che era del PAS centrale di tutta la società. Sono passati molti anni, sono rimasto due anni lì.

DOMANDA - Come allievi, chi vedeva, chi partecipava ai corsi, come persone da istruire?

RISPOSTA - A quelli di un certo livello, sicuramente il capogruppo, il capoproduzione, i capireparto. Invece, per quanto riguarda capiturno o operai, i quali oltretutto erano in turno, l’istruzione in genere veniva fatta dal caporeparto insieme all’assistente della sicurezza. Per quanto riguarda la mia ex funzione.

DOMANDA - Certo, per quanto riguarda la sua conoscenza diretta e personale. Che tipo di istruzioni venivano date in questi due tipi di seminari di informazione?

RISPOSTA - Veniva data un’informazione. Oltre alle solite generiche, di usare maschera e guanti, tutti quanti i presidi di sicurezza, si parlava anche dei singoli prodotti, di quale poteva essere la pericolosità di questi prodotti.

DOMANDA - Come prodotti stiamo parlando del CVM, le chiedevo in particolare se si ricorda come veniva affrontato questo aspetto, se veniva affrontato?

RISPOSTA - Veniva affrontato, perché in genere io ovviamente, non potendo partecipare a tutti, vedevo, ogni tanto mi facevo portare i quaderni sui quali erano segnate le riunioni che venivano tenute e vedevo gli argomenti trattati.

DOMANDA - Lei ne ha ancora qualcuno di questi quaderni?

RISPOSTA - No, no, questi erano quaderni che rimanevano in società, in reparto.

DOMANDA - Si ricorda gli aspetti cosa riguardavano, reparto per reparto, la mansione, la funzione specifica? Perché si può parlare di tante cose, parlando di CVM.

RISPOSTA - Diciamo che riguardavano il reparto, va beh, la manipolazione dei vari prodotti e alcune, su particolari operazioni che venivano eseguite, quali erano le tecniche per fare queste operazioni nel modo migliore.

DOMANDA - Le autorizzazioni ai lavori di cui parlava prima, lei diceva prima che venivano inoltrate a Milano, le richieste di autorizzazione, ma venivano inoltrate sempre o c’erano dei criteri per inoltrarle a Milano?

RISPOSTA - No, diciamo che i lavori che potevano essere fatti in manutenzione venivano autorizzati dalla direzione di stabilimento, mentre invece per i lavori di modifica c’era una discriminante: le piccole modifiche, fino ad un certo valore in milioni, venivano autorizzate dalla direzione di stabilimento, non ricordo i valori, ovviamente. Quelle al di sopra di un certo valore venivano invece autorizzate a Milano.

DOMANDA - Io non voglio forzare la sua memoria, però all’incirca siamo nel ‘74-‘75 ed indicativamente, come importi, è in grado di dare un numero di grandezza, cioè 500.000 lire, 5 milioni, 50 milioni?

RISPOSTA - Era di 4 milioni. Guardi, io dopo sono passato ai fertilizzanti con la stessa funzione di là che aveva l’ingegner Bigi di qua, io ricordo una cifra di 3 milioni. Però non posso dire se era quella che usavamo noi in agricoltura o se era quella che già era in funzione al Petrolchimico.

DOMANDA - Ultima cosa che le volevo chiedere in relazione al documento che le è stato esibito dal difensore poco fa del consiglio di fabbrica che le chiedeva se il consiglio del Petrolchimico era stato informato dall’azienda su questa situazione che l’ispettorato medico del Ministero del Lavoro aveva dato delle prescrizioni all’azienda e lei diceva appunto che conosceva questo dato.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Io le volevo chiedere se lei era venuto a conoscenza anche dell’altro dato di cui parla questo documento, e cioè che in sede contrattuale i confronti con la Montedison erano stati interrotti lasciando irrisolti tutta una serie di argomenti: il pagamento dell’indagine epidemiologica imposta dal Ministero; la definizione degli interventi di risanamento e gli standard di manutenzione; la definizione dei controlli ambientali, che è la sua parte specifica poi. Poi, tra l’altro, adesso è stata interrotta questa trattativa, questi contatti sono stati interrotti anche per quanto riguarda gli aspetti sanitari, come continua il documento ma non le chiedo degli aspetti sanitari perché non la riguardano. Volevo chiedere se lei era a conoscenza anche di questa interruzione di contatti che sono indicati nella lettera?

RISPOSTA - Non mi ricordo, anche perché questi rapporti venivano tenuti espressamente dal servizio del personale. Io penso che il servizio del personale di diverse cose mi abbia informato, di quello che riguardava la mia funzione, però non me lo ricordo, assolutamente.

DOMANDA - Non si ricorda il documento, mi scusi l’ultima domanda: su questo riferimento, che è la seconda facciata verso il fondo, credo che abbia trovato il foglio...

 

Presidente: è successivo, Pubblico Ministero, il documento.

 

DOMANDA - Lo sanno tutti quanti, come gli hanno fatto la domanda, gliela faccio anch’io. Allora, ha trovato il punto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Per la parte di sua diretta competenza, sugli interventi di risanamento, definizione dei controlli ambientali, al di là della consulenza del documento, volevo chiederle sul contenuto se lei è a conoscenza di questi problemi, di queste trattative poi interrotte, lasciando irrisolti questi problemi, com’è scritto qua?

RISPOSTA - Guardi, io di questo non ne sono a conoscenza, evidentemente nel ‘79... Comunque penso che in qualunque confronto con la commissione ambiente ci sono state delle interruzioni e delle successive riprese, cioè non c’è mai stata un’interruzione: abbiamo finito, non se ne parla più. Ecco.

DOMANDA - Comunque, di specifico, lei non è in grado di riferire?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Non ho altre domande.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Nel documento si riferiscono dei fatti. Adesso le chiedo, a questo proposito, se lei è a conoscenza, visto che si è parlato proprio di indagine epidemiologica e di questa informativa data dell’indagine epidemiologica all’azienda, dell’esistenza di questa cosa, si dice anche nel documento: "I consigli di fabbrica e gli stabilimenti interessati e la Fulc nazionale, ovviamente che venivano quindi informati, richiesero all’ispettorato medico di ritirare la prescrizione alle aziende e di sostituirla con un’indagine epidemiologica nazionale organizzata dalla Fulc e dalle Regioni interessate, effettuata tramite enti sanitari pubblici e integrata dall’ingegnere impiantistico". Lei si ricorda di questo atteggiamento, cioè dell’atteggiamento da parte dei consigli di fabbrica e della Fulc nazionale, che chiesero di ritirare all’ispettorato medico la prescrizione alle aziende e di sostituirla con un’indagine epidemiologica nazionale organizzata dalla Fulc e con le strutture della Fulc e della Regione?

RISPOSTA - No, non me lo ricordo.

DOMANDA - Non importa, grazie.

 

Presidente: bene, può andare.

 

Avvocato Baccaredda: signor Presidente, l’ultimo teste che era citato per oggi, l’ingegner Carlo Alberto Marcoaldi ha comunicato all’avvocato Franchini che si trovava in Germania e che potrà presenziare all’udienza del giorno 9, se lei consente io vorrei approfittare per porre delle questioni che avrei posto all’udienza successiva in coda ai testi Montedison, perché già le preannuncio che i testi Montedison dell’udienza del 9 giugno, lo preannuncio quindi anche alle parti, sono l’ingegner Carlo Alberto Marcoaldi, l’ingegner Enzo Bacchetta, l’ingegner Aladino Codifara, il signor Carlo Rubini. Ovviamente, in questo momento non posso fare una rinuncia, non possiamo fare una rinuncia globale ai testi non citati in quanto ci sono dei testi comuni con la difesa Enichem che quindi verranno sentiti nel prosieguo del processo già a partire dal 9, come diranno i legali di Enichem. Però ci tenevo a porre il problema con riferimento a tre testi di riferimento che dalle deposizioni dei testi del Pubblico Ministero e della difesa, questa difesa ritiene che possano essere sentiti e chiede che vengano sentiti come testi di riferimento, ex articolo 195 del Codice di Procedura Penale, in sequenza rispetto a quelli della difesa. I testi sono, e naturalmente dico i riferimenti nel frattempo, con riferimento alla deposizione dell’ingegner Viviani del 15/03/2000, viene indicato come teste di riferimento per più volte, ma soprattutto a pagina 140 della trascrizione, il signor Bernardini, come colui che teneva i contatti con i responsabili della protezione ambientale e sicurezza di fabbriche da Milano; il secondo teste di riferimento è indicato dal teste Carcassoni all’udienza del 15/03/2000 ed è il dottor Vittorio Alongi, della Carlo Erba, che è la società che ha venduto i gascromatografi a Porto Marghera alla Montedison e quindi li ha installati, in riferimento all’udienza del 15/03/2000, a pagina 88 della deposizione. L’ultimo riferimento è l’ingegner Paolini, la deposizione della scorsa udienza del 23/05/2000, pagina 72 del verbale, fa riferimento, con riguardo agli aumenti di spesa per la manutenzione dei reparti CV, al perito Cortello che si occupava della manutenzione e quindi si chiede anche che venga sentito Cortello. Io credo che siano testi comunque che questa difesa ritiene che siano importanti ma che non occupino uno spazio esorbitante, quindi possano essere sentiti nell’immediata successione dei testi dell’Enichem. Questo per quanto riguarda Montedison. C’è un problema per quanto riguarda la difesa Montefibre. La difesa Montefibre ovviamente rinuncia ai testi che sono indicati nelle liste, tra cui l’ingegner Ferradini Franco, ma chiede che possa essere sentito in sostituzione dei testi rinunciati il signor Ennio Vaglini. Si tratta di un assistente di reparto, poi diventato assistente di turno, e quindi caporeparto nello stabilimento di Montefibre nei reparti ovviamente di BD. Anche questo teste evidentemente potrà essere sentito in immediata successione oppure in accordo con la difesa Enichem appena opportuno.

 

Presidente: va bene. Sentiamo allora la difesa Enichem innanzitutto per quanto riguarda il programma del giorno 9. Visto che non potranno essere eventualmente sentiti i testi di riferimento perché non sono stati contattati forse ancora, visto che l’istanza è di oggi e visto che i testi comunque che vengono citati per quell’udienza sono quattro complessivamente, possiamo completare l’udienza con l’escussione di testi Enichem?

 

Avvocato Santamaria: io credevo di dover citare i miei testi a partire dal 14, ora c’è questa istanza, io posso tentare di portare due o tre testi per il giorno 9, faccio il possibile. Non sono in grado adesso di anticipare chi potrebbero essere perché devo informarmi.

 

Presidente: va bene, eventualmente veda di contattarli domani e di farlo sapere al Pubblico Ministero immediatamente. Quindi lei non è in grado di indicarceli, perché non aveva preventivato questo?

 

Avvocato Santamaria: posso dire che probabilmente ci sarà l’ingegner Bortolato, forse, però debbo dire che vi devo informare per avere certezza.

 

Presidente: sentiamo allora il Pubblico Ministero per quanto riguarda, primo, i testi di riferimento, secondo, l’introduzione di questo teste di Montefibre.

 

Pubblico Ministero: per quanto riguarda i testi di riferimento volevo ricordare che avevo chiesto anch’io qualche tempo fa un teste di riferimento, Corò Renzo, quindi c’è anche eventualmente questo teste di riferimento del Pubblico Ministero da sentire a questo punto, anche posso provare per il 9, così almeno ne abbiamo uno in più. Per quanto riguarda gli altri testi di riferimento, i primi tre, Bernardini, Alongi, Cortello, da parte mia non c’è nessuna opposizione, volevo solo far presente, come peraltro è già emerso dalle consulenze dei consulenti del Pubblico Ministero, mi pare Rabitti o Nano, che Alongi Carlo, in relazione agli spettrometri gascromatografi era già stato sentito, è stato acquisito per acquisire documentazione sugli spettrometri da parte nostra. Mi sembrava comunque di doverlo segnalare.

 

Presidente: è stato sentito da parte vostra, non in questo processo, è stato sentito dai consulenti?

 

Pubblico Ministero: sì, non era inserito in lista perché è emersa questa possibilità di avere documentazione su questo materiale successivamente, quindi non è in nessuna lista, è stato sentito per vedere di recuperare documentazione che tra l’altro è già stata consegnata. Quindi è una circostanza che già emerge dagli atti del processo. Comunque, per questi tre non c’è nessun problema per quanto mi riguarda. Per quanto riguarda il testimone Montefibre in sostituzione, per carità, se è un discorso che vale, ormai sembra che anche per i consulenti abbiamo accettato questa linea generale, io non faccio opposizione ed ovviamente il discorso varrà anche quando si riproporrà successivamente per le parti Pubblico Ministero o per le altre parti civili, credo magari per un consulente, uno al posto di un altro, com’è già successo per la prima parte. In questo senso, da parte mia, non c’è opposizione, non so neanche cosa sia, di cosa debba parlare, però in linea di massima non ho problemi.

 

Presidente: immagino che comunque sia voglia essere introdotto sulle stesse circostanze sulle quali dovevano deporre gli altri testi?

 

Avvocato Baccaredda: sì, sicuramente.

 

Presidente: perché ha detto prima in sostituzione.

 

Avvocato Baccaredda: in maniera equipollente. Scusi, signor Presidente, ne approfitto per chiedere al Pubblico Ministero: lei si riferiva per quanto riguarda Alongi non a Vittorio?

 

Pubblico Ministero: io li ho cercati tutti e due, non mi ricordo, sono due fratelli, mi pare?

 

Avvocato Baccaredda: questo è Vittorio Alongi.

 

Pubblico Ministero: io non mi ricordo quale dei due ho sentito, l’altro l’ha sentito il consulente o viceversa...

 

Avvocato Baccaredda: se è stato sentito, se è il caso che il Pubblico Ministero depositi nel suo fascicolo la deposizione, perlomeno la conosciamo.

 

Pubblico Ministero: la sua esposizione era: "Allega documentazione"? Ha detto: "Gliela manderò", qualcosa del genere. Credo che poi i consulenti abbiano già depositato, facendosi riferimento.

 

Presidente: va bene. Allora, visto che tutto sommato vi è l’accordo delle parti, il Tribunale ritiene di, allora, ammettere i testi di riferimento che sono stati indicati e cioè a dire Bernardini, Alongi, Cortello ed altresì di introdurre il teste Vaglini in sostituzione degli altri testi cui la Montefibre dichiara di rinunciare se non vi sono opposizioni per quanto riguarda la rinuncia agli altri testi, perché se vi fosse opposizione, se vi fosse interesse da parte o del Pubblico Ministero o delle altre parti, parti civili?

 

Pubblico Ministero: non c’è opposizione.

 

Avvocato Scatturin: non ci sono opposizioni.

 

Presidente: va bene, d’accordo, allora, noi possiamo revocare la nostra ordinanza di ammissione dei testi cui si rinuncia e, tenuto conto dell’accordo delle parti, allora ammettiamo il teste Vaglini sulle stesse circostanze. Per la prossima udienza allora siamo d’accordo che sentiamo quei quattro indicati dalla difesa Montedison, in più se il Pubblico Ministero riesce anche il teste di riferimento indicato dal Pubblico Ministero Corò Renzo e semmai un teste o due di parte Enichem, che verrà comunicato domani al Pubblico Ministero, così avrà la possibilità di reperire la documentazione di riferimento. Bene, signori, arrivederci a venerdì.

 

RINVIO AL 09 GIUGNO 2000

 

IVD - Spinea - Venezia

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