UDIENZA DEL 7 LUGLIO 2000

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Manduzio Giudice a latere

Dr. Liguori Giudice a latere

 

PROC.  A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

Presidente: procede all'appello. Allora, proseguiamo nell'escussione dei testi secondo il programma.

 

Avvocato Stella: posso fare una precisazione sul programma? Noi abbiamo potato il cespuglio di rovi, quindi i nostri testi da sentire sarebbero per il professor Bettiol e l'avvocato Cesari Farcidia e De Nale, per noi Bosio e Caldon. Agli altri abbiamo rinunciato tutti. Caldon non è nell'elenco originario, però noi chiediamo che venga accettata la sua audizione in sostituzione di tutti gli altri, abbiamo rinunciato a più di sei. Noi avevamo citato l'ingegner Sartori, che era irreperibile, per il CV5/15. Siccome per il CV5/15 non si è sentito nessun teste chiediamo che venga ammesso. E poi volevo sollevare un problema in relazione ai documenti depositati dal Pubblico Ministero. Noi risponderemo per iscritto a tutte le memorie che il Pubblico Ministero ha fatto fare ai suoi consulenti. C'è però un problema residuo che io penso debba essere e che le difese abbiano il dovere di sollevare. E' il problema relativo ai documenti sul caso Cocs. Il caso Cocs, beh, non devo stare qui a illustrarlo, si tratta di un processo civile di un dipendente assunto da un'azienda americana nel '76, il quale ha lavorato presso questa ditta - il dipendente - per quattro anni e mezzo e nell'86 gli è comparso, se non erro con le date, un angiosarcoma. Il processo civile si è concluso con una transazione, il Pubblico Ministero ha depositato questi atti che io posso dare al Tribunale. Noi chiederemmo intanto di capire la tesi che vuole sostenere il Pubblico Ministero, ma soprattutto chiediamo al Tribunale che su questo caso che ha delle caratteristiche particolarissime, non solo la latenza brevissima, ma anche il problema dell'esposizione, venisse sentito un nostro consulente perché io penso che su questo caso, che è un caso nuovo, è un fatto nuovo nel processo, non ci si possa limitare a delle memorie scritte, ma vada rispettata l'oralità. Quindi io chiedo che possa essere sentito il professor Zucchetti l'11, tanto il tempo ce l'abbiamo perché i testi sono ridotti proprio all'osso.

 

Presidente: il Tribunale si riserva di decidere un attimo adesso anche vedendo un po' anche questa documentazione. Prima sentiamo anche un po' quali sono...

 

Pubblico Ministero: innanzitutto sulla richiesta di sentire un'altra persona tra quelle fuori lista formalizzo la mia opposizione perché era stata consentita l'audizione di una persona su Montefibre a richiesta della difesa Montedison-Montefibre, così, era stata presentata come rinuncia a una serie di testi su Montefibre come caso per così dire unico. C'era stato il consenso del Pubblico Ministero e di tutte le parti civili. Il caso di Caldon è un caso un po' diverso perché non erano stati citati altri testi su questo reparto e c'è opposizione perché dal punto di vista del Pubblico Ministero c'era stato il pensiero di citare altre persone, ben più di una, devo riconoscere, in relazione ad alcune situazioni, ad alcuni elementi di prova. Me ne sono fatto scrupolo e non li ho indicati semplicemente perché erano fuori lista. Per cui un caso di una persona può anche passare; per quanto mi riguarda in questo caso formulo opposizione perché se no dovrei riproporre anche le persone per cui mi sono fatto scrupolo a suo tempo di non avanzare una richiesta di questo tipo al Tribunale. Per quanto riguarda invece il discorso del caso Cocs, si tratta di documentazione che era stata preannunciata - ricorderà sicuramente il Tribunale - già nel corso dell'anno scorso come di un caso di angiosarcoma a basse dosi verificatosi dopo il '76, quindi in sé ha una sua rilevanza. Il discorso degli angiosarcomi a basse dosi è un problema che è stato affrontato più volte nel corso di questo dibattimento anche in relazione alla documentazione acquisita dal Pubblico Ministero nel corso di rogatorie internazionali in Gran Bretagna, documentazione che parimenti è stata depositata e che riguardava, come ricordo, la vicenda del dottor Bennet che un consulente di Enichem aveva definito deceduto e invece era stato pure sentito in Inghilterra dal Pubblico Ministero. Anche in quel caso - siamo ancora nell'87 - il dottor Bennet parlava di parecchi casi di angiosarcomi a basse dosi, quindi il tema mi sembra molto chiaro e mi sembra che abbia anche una sua rilevanza. In questo caso su questa documentazione relativa al caso Cocs, documentazione della quale il Tribunale - dopo un ampio termine concesso alla difesa per la visione dei documenti - ha già disposto l'acquisizione, quindi fa parte degli atti processuali... Si tratta a parere del Pubblico Ministero non di un nuovo fatto, ma di un nuovo elemento di prova che dovrà essere valutato ovviamente assieme a tutti gli altri e sul quale potranno essere fatte tutte le considerazioni con memorie, etc.. Se si riapre la possibilità di sentire l'ingegner Zucchetti credo che debba essere riaperta la possibilità per tutte le parti di sentire i consulenti. Ho delle perplessità su un meccanismo di questo tipo, ovviamente se viene una memoria non c'è nessun problema ad accogliere e a rispondere con un'altra memoria, però se riapriamo con un caso dobbiamo risentire tutti i consulenti, non credo sia il momento né che sia opportuno riaprire la strada a tutti i consulenti su questo punto.

 

Avvocato Alessandri: anche per quanto attiene alla difesa Montedison vi era l'intenzione di chiedere al Tribunale alcuni atti istruttori ulteriori relativi a questo capo di imputazione, proprio si aspettava che si concludesse per poter vedere quali erano i punti che ad avviso di questa difesa meritassero un sia pur molto breve, perché mi rendo conto delle ragioni di tempo, approfondimento di alcuni temi. Certamente uno dei temi non poteva non essere anche il caso Cocs, almeno una valutazione che non è stata fatta fin qui da nessuno. Io chiederei però al Tribunale, almeno per quanto mi riguarda e ci riguarda, di poter affrontare questo tema e almeno di prendere in considerazione le richieste che in questo senso potranno essere formulate dalla difesa Montedison almeno il giorno 12, cioè non dico l'ultimo giorno prima di andare in ferie, per così dire, ma almeno quando si dovrebbe concludere quella che era la programmata istruttoria dibattimentale in modo che tutti si possa avere un quadro completo di quello che è stato rappresentato al Tribunale e quindi vedere se eventualmente ci sono ancora dei punti che il Tribunale poi valuterà se meritevoli o meno di essere approfonditi o con memorie o, come io credo sia indispensabile almeno su alcuni punti molto specifici e delimitati, con l'intervento dei consulenti. Chiederei quindi che il Tribunale attendesse almeno per quanto mi riguarda naturalmente - questa è una richiesta che faccio a titolo assolutamente personale - il giorno 12 per poter darci il tempo di formulare queste istanze avendo il quadro completo.

 

Avvocato Baccaredda: signor Presidente, vorrei associarmi alla richiesta del professor Stella di audizione del teste Caldon facendo presente che anche la difesa Montedison non ha fatto sentire, perché non reperiti, due testi sul PVC compound, che sono Sartori e Testori, e rinuncia evidentemente anche Montedison a questi due testi a condizione evidentemente che ne venga sentito uno che possa riferire di quello che era il reparto CV5/15. Poi ricordo per quanto riguarda il teste Montefibre, che sarebbe Vaglini, che verrà citato per l'udienza dell'11.

 

Presidente: va bene.

 

Avvocato Battain: vorrei che fosse dato atto della mia presenza anche in sostituzione dei colleghi Pozzan, Farinea, Salzer e Marin.

 

Presidente: ha niente da dire in proposito? No.

 

Avvocato Battain: mi associo a quanto ha detto il Pubblico Ministero.

 

Presidente: va bene. Ci sono ulteriori osservazioni da parte dei difensori delle parti civili?

 

Avvocato Schiesaro: anche noi come parte civile avevamo delle perplessità sulla possibilità di riaprire un confronto orale tra tutti i consulenti tecnici su un aspetto probatorio che ha già fatto ingresso nel procedimento quando erano in corso, almeno a ricordo mio, ancora alcune attività di consulenti tecnici medici, mi riferisco, ad esempio, agli approfondimenti sulle singole malattie, alla rilettura che abbiamo fatto della casistica individuale alla luce dell'attività integrativa che è stata svolta dal Pubblico Ministero. Quindi, insomma, c'era stato il momento temporale eventualmente per toccare questi temi, non è stato fatto e nulla impedisce che lo si possa fare con delle memorie, con uno scambio di memorie.

 

Avvocato Scatturin: anche noi pensiamo che la questione possa essere risolta con deposito di memorie, senza dover riaprire la discussione tra i consulenti tecnici.

 

Presidente: il Tribunale ritiene di accedere alla richiesta di sostituzione dei testi cui si è rinunciato con il teste Caldon proprio sulla situazione presso il reparto CV5 e CV15, in quanto che non viene a ledere né alcun principio di contraddittorio e anzi soddisfa un'esigenza di economia processuale perché il teste viene introdotto in sostituzione di altri testi a cui si è rinunciato da parte delle difese. Il secondo aspetto, che è quello di audizione del consulente Zocchetti in ordine alla documentazione prodotta dal Pubblico Ministero sul caso Cocs, il Tribunale ritiene di poter valutare meglio una situazione più complessiva, così aderendo anche un po' a quella che è la linea prospettata dall'avvocato Alessandri, all'esito di questa prima parte dell'istruttoria dibattimentale, quindi nell'udienza preferiale, che possa essere il 12 o il 14 si vedrà. Perché anche il Tribunale, diciamo così, a prescindere da quelle che possono essere le richieste delle parti, può avere delle esigenze di approfondimento su alcuni temi proprio rispetto a questa prima parte d'istruttoria e credo che lo possa fare, per l'appunto, o invitando le parti ai sensi del 506 oppure anche disponendo ex ufficio ai sensi del 507. Detto questo possiamo dare senz'altro inizio all'istruttoria. Prego.

 

Pubblico Ministero: c'era, mi pare, il controesame del dottor Magarotto. Finché magari viene chiamato dall'ufficiale giudiziario io volevo consegnare una nota del dottor Franco Bernabè. Ricordo la vicenda: durante la sua audizione del 4 aprile di quest'anno il dottor Bernabè si era riservato di effettuare un approfondimento su dei nomi e su delle date che erano state richieste dal Pubblico Ministero. Successivamente, richiesto di fornire queste precisazioni, il dottor Bernabè mandava il 26 maggio del 2000 al Pubblico Ministero una nota in cui diceva che Eni faceva delle difficoltà a dare questa documentazione e ormai il dottor Bernabè era già uscito da Eni, quindi non era in grado di procurarsela. L'avvocato di Eni, avvocato Paolo Severino, parimenti aveva mandato una nota al Pubblico Ministero dicendo che era documentazione invece riferibile a Enichem, persona giuridica distinta dall'Eni, quindi lei non era in grado di intervenire. Venivano invitati dal Pubblico Ministero il 7 giugno 2000 con fax sia il responsabile legale di Eni sia il dottor Franco Bernabè di sciogliere questa riserva di comunicare questi dati e, devo dire, grazie anche all'intercessione - possiamo così definirla - del professor Stella giungeva ad un certo punto una nota dell'amministratore delegato di Eni, datata 16 giugno 2000, in cui veniva data una risposta a quelle riserve formulate dal dottor Bernabè. Con suo fax del 26 giugno 2000 il dottor Bernabè sostanzialmente confermava queste note dell'amministratore delegato di Eni. Quindi consegnerei questi fax e queste risposte cui ho fatto cenno al Tribunale a scioglimento di quella riserva.

 

Presidente: va bene, d'accordo.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - MAGAROTTO GIANCARLO -

 

Presidente: il teste ha già prestato giuramento, siamo in sede di controesame. La parola è al Pubblico Ministero.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Volevo partire dall'inizio delle sue dichiarazioni della volta scorsa, lei faceva riferimento in particolare nella fase iniziale a quella delega che aveva ricevuto dalla Procura della Repubblica nell'agosto del 1994. Le volevo chiedere se si ricordava in maniera specifica di quella delega e da che cosa era determinata.

RISPOSTA - Avevo detto la volta scorsa che la delega era stata determinata a seguito di una mia telefonata in cui le illustravo che era mia intenzione fare una verifica sullo stato attuale degli impianti del Petrolchimico, della produzione di CVM e di PVC, in relazione ad alcuni articoli di stampa che erano apparsi in quel periodo e a seguito di una serie di sollecitazioni che mi erano state rivolte in particolare dal signor Bortolozzo.

DOMANDA - La delega è quella datata 29 agosto '94?

RISPOSTA - Credo di sì.

DOMANDA - Se l'ufficiale giudiziario...

RISPOSTA - Credo di sì, comunque la delega diceva che veniva chiesto al servizio di effettuare delle verifiche a seguito degli articoli comparsi sulla stampa e si allegava una fotocopia della Nuova Venezia.

DOMANDA - Solo per precisare le date, questo articolo della Nuova Venezia se era quello del 26 agosto '94.

RISPOSTA - Penso di sì.

DOMANDA - Consegno questa delega al teste e poi anche al Tribunale. Prima lei diceva che aveva ricevuto delle notizie precedenti rispetto a questo articolo del 26 agosto del '94 e in particolare notizia anche del signor Bortolozzo. Prima di questa delega formale da parte della Procura dell'agosto '94 lei si ricorda aver effettuato delle verifiche e dei controlli, lei come persona o come servizio, e in che occasioni?

RISPOSTA - No, dovrei fare delle verifiche negli archivi e chiedere al personale che lavora con me per poter dare una risposta certa.

DOMANDA - Noi abbiamo chiesto peraltro al dottor Iagher e alla dottoressa che è venuta e loro dicevano che prima non si erano mai verificate..., non c'erano mai state verifiche o controlli. Siccome lei era responsabile del servizio all'epoca le chiedo se prima ricorda che ci siano state verifiche e controlli, prima di questo agosto '94.

RISPOSTA - Guardi, io a memoria in questo momento non ricordo che ci siano state nell'ultimo periodo quanto meno delle verifiche, dei controlli specifici all'interno di quei reparti. Certo che erano reparti che nel corso del tempo erano stati oggetto di sopralluoghi ripetuti.

DOMANDA - Ultimo periodo, cosa intende per ultimo periodo? Diceva che nell'ultimo periodo non sono stati fatti verifiche e controlli.

RISPOSTA - Per ultimo periodo... Perlomeno quello in cui, così, avevo responsabilità del servizio, quindi diciamo dagli anni Novanta fino a quella data lì, fino al '94.

DOMANDA - Lei è arrivato nell'84 al servizio?

RISPOSTA - Io sono arrivato prima anche, sono stato assunto nel 1980.

DOMANDA - Dall'80 in poi si ricorda di essere andato o qualcuno dei suoi collaboratori che sia andato...

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Per vedere gli impianti di CV?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Con che esito?

RISPOSTA - Con l'esito che non furono rilevate delle anomalie tali a determinare delle azioni particolari, questo per quello che so io.

DOMANDA - Di queste visite c'è traccia scritta? Perché lei si ricorderà che ripetutamente è stata richiesta questa documentazione, ma il servizio non ha mai dato nessun documento perché non ha trovato nessun documento di verifiche e controlli effettuati, anni Ottanta e Novanta fino al '94.

RISPOSTA - Io posso confermare quello che credo sia stato detto anche da altri, ossia che riguardo a dei documenti specifici che lei anche mi chiese direttamente, che riguardavano la verifica sull'attuazione di miglioramenti o comunque di prescrizioni che il servizio diede negli anni Ottanta, mi pare che fossero anni Ottanta, in relazione alla messa in funzione di un nuovo impianto di cracking del dicloroetano, se non vado errato; in quell'occasione chi fece le verifiche, se non baglio furono l'ingegner Iagher e la dottoressa Greggio, decisero che fosse opportuno che fosse migliorato, aumentato il sistema di monitoraggio di quell'impianto.

DOMANDA - Siamo nel '96?

RISPOSTA - No, no, questa cosa è sicuramente molto precedente. E` quella questione per cui lei mi chiese di verificare negli archivi se c'era la carta di risposta...

DOMANDA - Non solo su questo, su tutti i controlli e le verifiche effettuate le ho chiesto.

RISPOSTA - Bisogna che andiamo con ordine perché le verifiche effettuate dal servizio, che io ricordi, sono state molte. Alcune negli anni Ottanta non sono probabilmente documentate in modo formale e in modo documentale perché, così, l'abitudine di quegli anni non era così rigorosa dal punto di vista della tenuta formale di atti di sopralluogo come lo è stata nel prosieguo del tempo, in particolare negli anni Novanta, questo per una serie di questioni legate fondamentalmente all'assetto organizzativo del servizio e anche alle procedure di lavoro che in quegli anni erano delle procedure di lavoro più finalizzate, così, all'ottenimento dei risultati che non al documentare come i risultati venivano acquisiti, questa era una... Su questa questione, dottor Casson, io posso rispondere con certezza e nella piena responsabilità per il periodo in cui ho fatto le cose o sono stato responsabile anche del lavoro degli altri. Per cui quello che fu fatto negli anni Ottanta io mi ricordo di aver fatto personalmente due o tre, adesso precisamente non ricordo, due o tre sopralluoghi, di cui però non ho tenuto io stesso una memoria formale.

DOMANDA - Io le chiedevo semplicemente...

RISPOSTA - Sempre sopralluogo finalizzato ad una verifica di tipo ispettivo che andava documentata, perché se c'era motivo ovviamente sarebbe stato fatto. Evidentemente in quel momento, quando io feci due o tre sopralluoghi in quegli impianti, siccome non evidenziavo delle situazioni particolari degne di essere segnalate sotto il profilo documentale perché davano seguito a provvedimenti di natura formale, questo io non feci personalmente.

DOMANDA - Io le facevo semplicemente la domanda rivolta al suo servizio più volte anche durante le indagini preliminari perché, siccome non era stata trovata documentazione di questi accessi prima del '94, controlli, verifiche, è stato chiesto al suo servizio se ce n'era ed è stato risposto che non ce n'era. Così mi pare sia la risposta, no?

RISPOSTA - Sì, io le confermo che questa è stata la risposta.

DOMANDA - Le attività che vengono svolte dal servizio, quand'anche dovessero avere un risultato negativo, non devono essere rapportate in segnalazioni, relazioni, atti interni di qualsiasi genere?

RISPOSTA - Questo da quando c'è stata una procedura che prevede questo, che ho fatto io negli anni Novanta, adesso non mi ricordo neanche la data precisa, comunque diciamo che negli anni Novanta questa è divenuta una procedura ordinaria del servizio, per cui in ogni caso anche se il sopralluogo ha esito negativo viene documentato.

DOMANDA - Questo vuol dire che il primo intervento degli anni Novanta che lei come persona e come servizio ha effettuato all'interno del Petrolchimico nei reparti CV è a seguito della delega del Pubblico Ministero?

RISPOSTA - Formalmente sì.

DOMANDA - E praticamente?

RISPOSTA - Con atti formali sì, praticamente le ho già detto che...

DOMANDA - Negli anni Novanta stiamo parlando adesso.

RISPOSTA - Negli anni Novanta è stato sicuramente il primo.

DOMANDA - Quando lei parlava di questo intervento che ha effettuato nel '94, settembre '94...

RISPOSTA - Scusi, è stato il primo sicuramente effettuato personalmente da me, perché io questo, ecco... Credo che neanche gli altri l'abbiano fatto, però magari verificando negli archivi...

DOMANDA - Infatti i suoi due colleghi o dipendenti che sono stati sentiti l'altra volta facevano un discorso proprio di questo tipo, che verifiche e controlli non risultava neanche a loro che fossero stati fatti. Quello che volevo chiedere ancora era relativo all'intervento effettuato nel settembre del '94 presso i reparti CV a seguito della delega del Pubblico Ministero. Ha parlato di sopralluogo visivo e di ricezione documentazione dell'azienda. Si trattava esclusivamente di documentazione mandata dall'azienda di sua spontanea volontà?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Voi avete verificato il contenuto di questa documentazione?

RISPOSTA - In quel momento no.

DOMANDA - Anche per quanto riguarda la documentazione relativa all'esposizione, ai controlli con il gascromatografo, ai controlli di vario genere sull'esposizione dei lavoratori, vi siete limitati a ricevere e a prendere atto dei dati aziendali?

RISPOSTA - In quel momento abbiamo preso atto dei dati aziendali, l'unico rilievo che fu fatto in quell'occasione all'azienda riguardava la taratura del gascromatografo, nel senso che noi nel nostro sopralluogo avevamo evidenziato che il momento in cui veniva effettuata la taratura dello strumento non era definito in modo preciso. Mi sembra che, se non mi sbaglio, l'azienda definiva una taratura con una periodicità definita, non mi ricordo se settimanale o mensile, comunque l'azienda stabiliva, ma non avevamo trovato una precisa registrazione di questo né era definita una data particolare. Allora chiedemmo che fosse formalizzato questo aspetto per permettere un eventuale nostro successivo controllo al momento in cui veniva fatta la taratura proprio per verificare questo aspetto che ci era sembrato in quell'occasione, così, di particolare rilievo.

DOMANDA - E` sicuro che si tratti dell'intervento del '94 e non degli interventi successivi di fine '96, '97?

RISPOSTA - No, gli interventi successivi del '96 e del '97, che durarono per l'appunto un anno, furono interventi molto più analitici, molto più approfonditi, basati su molti sopralluoghi, basati con il supporto di personale specializzato della sezione chimica del PMP, che portarono ad un esito diverso da quello del '94 tra l'altro, nel senso che nel '94 ci limitammo, come avevo detto la volta precedente, ad una valutazione di tipo visivo sulla base della documentazione che l'azienda ci aveva fornito; nel '96 invece eseguimmo un'analisi molto dettagliata e molto approfondita che portò ad evidenziare anche alcuni limiti del sistema in essere gascromatografico.

DOMANDA - Non le rivolgo domande sul punto perché la documentazione è già stata acquisita dal Tribunale all'udienza del 28 settembre 1999, quindi lì ci sono tutte le note, non le faccio domande su quei documenti. Le volevo chiedere ancora una cosa: ad un certo punto della scorsa udienza si parlava di un documento, in particolare di una nota di sintesi al punto 8 allegata alla sua relazione-rapporto del settembre del '94; non è emerso in maniera chiara di chi era questo documento. Questo documento, anche questo, vi era stato mandato dall'azienda?

RISPOSTA - Mi può dire, per cortesia...

DOMANDA - Il primo punto. Se lei ha la documentazione che aveva anche l'altra volta, lei vede la sua relazione al Pubblico Ministero, è datata 28 settembre 1994. Alla lettera F), dove si parla di descrizione ed elencazione delle attività svolte per l'informazione e formazione del personale operante negli impianti di CVM, sono riportati al punto 8, si fa riferimento a degli allegati. Ecco, volevo chiedere...

RISPOSTA - Sono documenti aziendali.

DOMANDA - Infatti lei poi diceva: "Questo discorso, questo ce l'ha detto l'azienda", ma voi non avete verificato se era vero.

RISPOSTA - No, non abbiamo verificato.

DOMANDA - Un altro punto che le volevo chiedere riguarda quello relativo all'autorizzazione che era stata richiesta al servizio per diminuire la frequenza delle visite mediche. E' un provvedimento, lei ricordava, che ebbe una storia lunga perché è durato in pratica sei anni, cioè dell'84 al '90, e riguardavano in particolare a questa richiesta e questa autorizzazione i reparti CV22/23, i reparti CV6, CV14, CV24 e quello del cloruro di benzile. Volevo un attimo sapere perché sei anni e nel corso di questi sei anni che cosa è stato fatto in relazione a questi reparti?

RISPOSTA - Scusi che prendo anche gli appunti che ho fatto a questo proposito. Ripeto, la cosa essenziale riguardo alla dilazione della visita medica è la verifica di una situazione di notevole miglioramento igienistico delle condizioni ambientali. La dilazione della visita viene data - a termini proprio dell'articolo 35 - su questa base, quindi si trattava di stabilire se i livelli di esposizione di quel momento erano notevolmente migliori. Ripeto che a mio avviso questo va interpretato ovviamente in un ambito comparativo perché la situazione comparativa dell'igiene del lavoro in tutti gli ambienti, in particolare forse in questi, è una situazione che evolve nel tempo, non è mai statica e quindi ciò che... La situazione di una certa data non è la stessa della data successiva, in termini migliorativi e peggiorativi, poi questo si va a verificare, in genere per fortuna in termini..., abbiamo a che fare con situazioni che vanno a migliorare. Nel caso specifico che il miglioramento ambientale sia stato raggiunto credo che sia un dato veramente inconfutabile, ovviamente se io confronto quello che..., il momento in cui è stata attuata, è stata resa operativa la misura preventiva della sorveglianza sanitaria per questi lavoratori, quindi all'inizio dell'attività di costoro gli impianti di produzione di CVM e di PVC, e nel momento in cui la dilazione è stata data. Credo che su questo ci sia stato modo infinite volte di parlare. Quindi le concentrazioni ambientali degli anni Cinquanta e degli anni Sessanta erano anche superiori i 1000 PPM. La situazione che io ho verificato sulla base dei dati aziendali in quel momento era di 0, PPM, quindi io da questo punto di vista credo che non ci sia più nulla da aggiungere. Lo avevo detto l'altra volta e lo ripeto anche ora, la sofferenza, la lunga meditazione che noi abbiamo dato per concedere questa autorizzazione fu perché volevamo avere anche delle certezze che non avevamo all'inizio degli anni Ottanta sullo stato di salute della popolazione lavorativa. Queste certezze di un miglioramento dello stato di salute della popolazione lavorativa ci sono venute da una serie di elementi, il primo è che il sistema sanitario aziendale ci produsse una serie di documentazioni che ritenemmo idonee a documentare che la sorveglianza sanitaria che veniva effettuata dalla struttura aziendale era adeguata e non solo che era adeguata dal punto di vista del protocollo, ma che metteva anche in evidenza dei livelli di alterazione che non ci sembravano che si discostassero da quelle che erano le percentuali di alterazione che più o meno si ritrovano nelle popolazioni lavorative di quelli anni. Primo punto. Secondo punto: la verifica di quante malattie professionali si erano verificate tra i lavoratori di quei reparti. Anche qui noi avevamo una storia che era quella degli anni Settanta e inizio anni Ottanta, dove il numero di denunce quanto meno di malattie professionali per questi lavoratori era un numero molto elevato. Mi ricordo che negli anni Settanta, così, era una informazione che circolava con insistenza, furono fatte centinaia di denunce di malattie professionali anche a seguito dell'indagine promossa dalla Fulc nel '75; lo stesso vale per quella documentazione che la ditta medesima ci fornì e che, se non sbaglio, è stata anche allegata alla relazione che il dottor Munarin ha presentato a fine anni Ottanta, dove - anche lì - si vede come l'andamento delle malattie professionali ha subìto nel corso degli anni un decremento molto marcato, tanto che negli anni in cui la dilazione fu fatta queste malattie erano..., si contavano - credo - su una mano e si trattava, se non mi sbaglio, soltanto poi di ipoacusie. Avevamo anche chiesto all'azienda di produrci non solo dei valori medi sulle alterazioni riscontrate, sugli indici che venivano esaminati, tipo, non so, qual è il valore medio di un certo enzima di funzionalità epatica, ma anche di conoscere la variabilità di questi valori e il numero percentuale di persone, di soggetti che erano al di fuori del range di normalità. Questo per avere con certezza un dato non solo di tendenza centrale, ma anche un dato sulla dispersione, quindi in qualche modo cercare di capire se c'erano degli effetti di coda di un qualche significato. Anche questa valutazione portò ad un esito, così, non negativo, diciamo, che ci ha permesso di verificare che quindi la situazione dal punto di vista igienistico era buona, che la situazione era notevolmente migliore, che il numero di malattie professionali e gli indici sanitari esaminati con un protocollo che era idoneo rientravano all'interno di una situazione che si era nel tempo notevolmente migliorata. Questo ovviamente ha un significato in particolare per gli effetti acuti legati alla tossicologia del CVM, non ha sicuramente un valore per gli effetti a lungo termine, non era... Quindi la dilazione della visita non era certamente - questo voglio sottolineare - così utile ad una verifica di patologie a lungo termine.

DOMANDA - Quindi anche in questo caso i dati che avete ricevuto dall'84 al '90 sono dati che sono stati forniti esclusivamente dall'azienda?

RISPOSTA - Sì. Tranne quel gruppetto che abbiamo visto noi, che poi erano ex esposti non dipendenti.

DOMANDA - Però visti nell'89, '90?

RISPOSTA - Nell'89, '90, certo.

DOMANDA - Che erano una settantina di persone.

RISPOSTA - 71, sì. 79.

DOMANDA - Lei la volta scorsa faceva riferimento ad informazioni che le erano state date in particolare dal dottor Giudice, parlava di alterazioni che non sono state indicate, in quel momento forse le è sfuggito di precisare di quali alterazioni si trattava. Parlava del dottor Giudice che aveva fornito dati relativi ad alterazioni per il 10% delle persone. Il dottor Giudice queste informazioni come gliele ha date, verbalmente, per iscritto?

RISPOSTA - Per iscritto.

DOMANDA - Del 10%?

RISPOSTA - C'erano solo... Io ero andato, abbiamo parlato diverse volte di queste cose con il dottor Giudice, poi lui me le fornì anche per iscritto e, se non sbaglio, le ho qui, le ho queste.

DOMANDA - Se le può consegnare all'ufficiale giudiziario, così magari facciamo una copia.

RISPOSTA - Tra le varie carte devo trovare quelle giuste. Uno è questo, ecco, questo forse non ha importanza... L'ultima cosa che mi ero dimenticato, noi avevamo avuto in quel periodo anche i dati dello studio di coorte, che anche quello fu un elemento non secondario.

DOMANDA - Continuo nel frattempo con altre domande relative all'indagine del 1989, quella che è stata fatta - mi pare - in collaborazione col dottor Munarin, di cui dei particolari ci ha parlato il dottor Muranin la volta scorsa. In questo caso si trattava di 71 operai, diceva. Questi erano dati che voi avevate raccolto come, con l'azienda, col consiglio di fabbrica, con i sindacati, si ricorda?

RISPOSTA - Io penso che il dottor Munarin, che era la persona che poi ha direttamente seguito queste indagini, abbia detto, quindi io posso fare solo un ragionamento, fornire una memoria di tipo generale. Io ricordo che rappresentanti del consiglio di fabbrica ci avevano scritto, oltre che chiesto verbalmente, di poter usufruire di un servizio di assistenza da parte dell'Unità Sanitaria Locale per quelle persone che erano uscite dall'attività produttiva, ma che avevano subìto negli anni passati delle esposizioni notevoli di CVM. Quindi loro chiedevano che costoro potessero godere, per così dire, di un'assistenza sanitaria che era data per legge agli attuali esposti...

DOMANDA - Le mie domande sono più secche, non voglio rifare la storia. Volevo solo chiedere se si ricorda se è stata fatta con il consiglio di fabbrica o con l'azienda questa indagine.

RISPOSTA - Questa fu fatta con il consiglio di fabbrica.

DOMANDA - Le volevo chiedere se sono state affrontate nell'ambito di queste indagini o di altre indagini le abitudini al fumo di questo tipo di lavoratori e al consumo di alcolici; in particolare se le risulta per i dati a sua conoscenza e per le analisi che sono state effettuate che i lavoratori di questo settore della chimica di Porto Marghera avessero abitudini al fumo e al consumo di alcolici superiori rispetto a quella che era la media della zona di suo interesse.

RISPOSTA - Adesso io questo, guardi, su quell'indagine specifica non ricordo. Posso però dire in generale, anche avendo memoria di altre situazioni che avevamo in qualche misura analizzato, che lo stile di vita sotto questo profilo, quello dell'abitudine al fumo e al consumo di alcolici, nella popolazione dei lavoratori dell'Enichem era una abitudine intorno a valori medi e, non vorrei esagerare, ma mi sembrava che anche fosse una popolazione particolarmente..., che sicuramente non esagerava o comunque, più che non esagerava, non aveva abitudini di consumi eccessivi.

DOMANDA - Né di alcool né di fumo?

RISPOSTA - Mediamente no, questo per una serie di motivi di vario tipo. Questa era una considerazione che avevamo fatto avendo visto diverse popolazioni lavorative e ritenendo che gli stili di vita fossero elementi importanti nella valutazione dello stato di salute, che era l'obiettivo primario del nostro intervento, e non potendo questo in alcune situazioni essere decontestualizzato dall'aspetto meramente lavorativo.

DOMANDA - Io glielo chiedo anche perché nello studio che poi è stato fatto, pubblicato nella rivista Ambiente di Lavoro e Salute, Marsilio Editori, quello dell'89, '90 che lei ha firmato assieme al dottor Clini, Bertazzi e Reggiani, veniva fuori questo dato, cioè di un consumo alcolico e abuso di fumo nella media se non inferiore per quanto riguarda gli operai di questo settore della chimica, è così?

RISPOSTA - E` così.

DOMANDA - Passo ad un'altra domanda, le volevo chiedere un dato. Sempre quell'indagine - chiamiamola - del dottor Munarin, per capirci, se era emersa una categoria particolare di lavoratori che presentavano delle preoccupazioni rispetto a degli altri.

RISPOSTA - Questo non me lo ricordo. L'indagine del dottor Munarin non la ricordo.

DOMANDA - A pagina 20 di quella relazione si evidenziava la situazione degli autoclavisti che presentavano una percentuale maggiore di alterazioni alle prove di funzionalità epatica.

RISPOSTA - Questa è una cosa ragionevolmente attendibile.

DOMANDA - Le conclusioni di quella relazione del dottor Munarin dicevano: "Le alterazioni degli indici di funzionalità epatica presenti nel 23% degli esaminati si distribuiscono all'interno delle varie mansioni considerate in modo vario, tali da rendere assai azzardata qualunque ipotesi di correlazione tra tali alterazioni e una specifica mansione". Qui si parla di una percentuale del 23%. Lei nella sua esperienza di medico del lavoro e di responsabile del servizio Spisal è in grado di dire perché questa percentuale del poco superiore al 20% non vi preoccupava? Era una media ordinaria?

RISPOSTA - Questa non è una domanda a cui è facile rispondere, dottor Casson, per alcuni motivi. Primo: se una risposta di tipo - chiamiamola - scientifica, e di certezza quindi, quando dico scientifica intendo dire una risposta anche di certezza, credo non ci possa essere per il semplice motivo che il campione esaminato era un campione troppo piccolo numericamente, ma al di là del piccolo numericamente, poi non era stato estratto dalla popolazione generale con dei criteri di tipo statistico per cui il campionamento si potesse dire un campionamento casuale e quindi come tale era rappresentativo per numero e per modo di selezione. Quello fu un campione che tramite una richiesta del sindacato che noi accogliemmo, queste persone vennero a farsi le visite. Quindi il criterio di selezione non era un criterio di selezione tipo random. Questo è il primo elemento che delimita una possibilità di generalizzare quel tipo di conclusioni. L'altra questione riguarda il fatto che gli accertamenti che noi abbiamo fatto e su cui il dottor Munarin poi ha fatto le sue valutazioni sono alterazioni di indici, nel caso particolare stiamo parlando degli indici di funzionalità epatica. Nella mia esperienza le alterazioni su indici di funzionalità epatica in questo caso, in altri casi potrebbero essere indici di funzionalità respiratoria o quant'altro, presentano una variabilità che è spesso molto ampia in relazione al fatto che parliamo del biologico e quindi... Parliamo di indici, appunto. Sarebbe diverso se noi parlassimo di un accadimento, di un evento, di un indice la cui forza è molto più importante. La differenza fondamentale è tra quelle che sono le rilevazioni di un'indagine di mortalità dove si va a verificare l'evento morte, che è un evento hard dal punto di vista degli eventi sanitari, rispetto a valutazioni che vengono fatte quando si va ad esaminare un evento soft, quale è la variazione di un indice della funzionalità epatica. Dico questo perché nella mia esperienza la variazione delle percentuali in rapporto alla variazione di indici di funzionalità di vari apparati e organi è un elemento che va preso con le pinze, soprattutto nella percentuale complessiva dei valori di media. In quei casi ha in genere senso la possibilità di evidenziare alterazioni associate ad altri parametri di tipo obiettivo o di altro tipo, ricoveri ospedalieri e quant'altro, allora lì la questione assume un peso indubbiamente di maggior rilievo e di maggior importanza.

DOMANDA - Le facevo questa domanda perché anche la volta scorsa, ma anche poco fa, lei parlava del dottor Giudice che le ha fornito questi dati in relazione all'alterazione della funzionalità epatica nell'ambito di una percentuale del 10%; il dottor Munarin parlava di questa percentuale pur con tutti i limiti cui lei ha accennato del 20, 23%, quindi rientra nella media questa percentuale per lei?

RISPOSTA - Sì, direi che è una percentuale che rientra nella media.

DOMANDA - Le volevo chiedere se lei ha effettuato di recente, successivamente naturalmente all'89, '90, un'analisi su altri ex esposti al CVM e che cosa è emerso per quanto riguarda la percentuale delle alterazioni del fegato.

RISPOSTA - Noi abbiamo verificato molto recentemente - l'anno scorso - 171 persone, se non sbaglio, che si sono presentate al servizio per essere sottoposte ad una serie di accertamenti sanitari che hanno rappresentato un'esperienza pilota rispetto ad una indagine molto più approfondita e di più ampio respiro che era stata presentata come un progetto sperimentale tramite la Regione al Ministero della Sanità e approvata da questo. Questo progetto partirà in modo formale e compiuto quest'anno. Noi nel '99, proprio in risposta a questa richiesta che ci proveniva dalle associazioni di rappresentanza degli ex esposti, abbiamo fornito - come Unità Sanitaria Locale numero 12 per le zone di Mestre e Venezia e i colleghi dell'Unità Sanitaria numero 13 per le zone di Mirano e Dolo - questa assistenza ad un gruppo di ex esposti. Anche in questo caso si tratta di un campione ovviamente, quindi anche questo...

DOMANDA - Quindi erano 171 persone.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Io solo due cose molto rapide le volevo chiedere. Se è esatto che su questi 171 ex esposti sono risultate alterazioni della funzionalità epatica per 101 di questi.

RISPOSTA - Comunque io ho anche una prima relazione, non è una relazione finale questa perché la cosa è finita da poco tempo e quindi non c'è stato il tempo...

DOMANDA - Quando sarà finita l'acquisiremo, le volevo chiedere dei dati oggettivi, se su 101 su 171 è risultata questa alterazione a carico del fegato.

RISPOSTA - Mi faccia controllare.

DOMANDA - Sì, prego.

RISPOSTA - Le alterazioni, aspetti, vediamo forse nelle conclusioni... Quindi nel 59% dei casi, dunque, se erano 171, il 59% cos'è? Sul centinaio, sì, ecco. Presentavano delle alterazioni epatiche.

DOMANDA - Quindi siamo all'incirca sul 60%. Non ho per il momento altre domande, farò una verifica di questa documentazione che ha consegnato all'ufficiale giudiziario, poi casomai eventualmente chiederò qualcosa d'altro.

 

AVVOCATO SCHIESARO

 

DOMANDA - Qualche chiarimento cominciando dal percorso professionale perché leggo dal verbale che lei dice di aver iniziato a lavorare nel '77 '78 come consulente, poi di essere stato assunto nell'Amministrazione provinciale di Venezia e non si capisce bene quando passa all'U.L.S.S..

RISPOSTA - Passo all'U.L.S.S. dopo pochi mesi, adesso la data io non la ricordo.

DOMANDA - L'anno, insomma.

RISPOSTA - Credo sempre nell'80, perché l'Amministrazione provinciale... Le funzioni dell'Amministrazione provinciale in ambito sanitario passarono all'Unità Sanitaria Locale in quell'anno lì a seguito della riforma sanitaria.

DOMANDA - Quindi possiamo dire che dal 1980 lei ha seguito il percorso professionale dentro le strutture del servizio sanitario regionale in ambito specialistico dei servizi di prevenzione, dell'igiene e della sicurezza in materia di lavoro.

RISPOSTA - Esatto.

DOMANDA - I cosiddetti Spisal.

RISPOSTA - Sì, allora era Centro di Medicina del Lavoro, oggi Servizio di Prevenzione... E' cambiato molto da allora.

DOMANDA - Quando l'avvocato Santamaria le ha fatto la domanda sulle funzioni di questi servizi lei ha ricordato che tra i compiti istituzionali ci sono compiti di controllo nell'ambiente di lavoro e di vigilanza utilizzando anche le funzioni di Polizia Giudiziaria. Vorrei chiedere se può illustrare al Tribunale se nell'ambito..., intanto per la parte di sua competenza, quindi a partire dal 1992 ed eventualmente anche prima per quanto le risulti, ci fosse una attività di programmazione del servizio suo, del servizio da lei diretto o al quale lei era impiegato, che veniva predisposta dal responsabile allo scopo di andare alla ricerca di notizie di reato, cioè di fatti che potessero avere una rilevanza penale; se veniva fatta un'attività di programmazione ed eventualmente in base a quali criteri questa attività, se veniva programmata, veniva articolata, con questa finalità.

RISPOSTA - Io posso rispondere per la parte per cui ho responsabilità di servizio. Da quando ho responsabilità del servizio questa attività è stata nel tempo messa a regime in una pianificazione, quindi anche attraverso dei programmi di lavoro... In cosa consiste? Nella misura in cui c'è autonomia di scelta diretta da parte del servizio di che cosa fare. Dico questo perché questo è anche un altro punto importante, nel senso che ovviamente sulla base delle risorse a disposizione noi abbiamo da dover rispondere a delle richieste che noi chiamiamo, così, ad una domanda dovuta, dare delle risposte dovute che sono quelle nei confronti dell'Autorità Giudiziaria innanzitutto e che riguardano per lo più indagini per infortuni o per malattie professionali o per esposti che ci vengono girati direttamente dall'Autorità Giudiziaria. Poi abbiamo una serie di attività sempre legate ad esposti che arrivano direttamente, segnalazioni di vario tipo che arrivano al servizio. Poi abbiamo anche delle attività dovute che riguardano pareri, in genere di tipo istruttorio, per autorizzazioni in genere legate a nuovi insediamenti produttivi, pareri che noi facciamo tramite un altro servizio della U.L.S.S. che è il servizio di sanità pubblica per il Sindaco. Direi che questa è, diciamo, la parte di attività quindi dovuta, nella quale noi non siamo in grado di programmare, nel senso che dobbiamo rispondere... Questa è una parte che ha assorbito nel tempo risorse notevoli. Quindi nel rimanente tempo a disposizione si può svolgere un'attività di vigilanza su iniziativa autonoma. Questa attività di vigilanza su iniziativa autonoma viene sviluppata in quei settori produttivi nei quali noi riteniamo sulla base fondamentalmente di due criteri: un criterio di tipo epidemiologico e un criterio di rappresentatività nel nostro territorio di cicli produttivi particolari, di svolgere un'attività di vigilanza. Quindi nel caso specifico la nostra attività di vigilanza, parlo quindi del periodo più recente, quello in cui responsabilità diretta ho avuto, si sono rivolte nel settore della metalmeccanica, nel settore portuale della navalmeccanica; stiamo anche sviluppando una notevole attività nel settore della chimica. C'è poi... Mi scusi, anche nel settore dell'edilizia. I comparti produttivi nei quali il servizio ha programmato il proprio lavoro e anche recentemente ha configurato dei gruppi di lavoro a cui è affidato direttamente proprio lo svolgimento delle attività di vigilanza sul territorio sono in questi...

DOMANDA - Allora, lei ha parlato dei criteri seguiti dal '92, data in cui lei ha la responsabilità, però lei lavorava come aiuto prima lì. Ci può dire se nel periodo precedente ci fossero gli stessi criteri, criteri diversi ed eventualmente in che cosa consistessero?

RISPOSTA - Sì, criteri... Credo che a questa domanda risponderebbe meglio chi aveva la responsabilità in quel periodo. Per quello che posso dire io bisogna considerare che il servizio quando nas... Cioè, bisogna considerare la storia del servizio e contestualizzare...

DOMANDA - Parliamo del '90, senza andare al '78.

RISPOSTA - Il '90 era l'anno di transizione tra una modalità di lavoro che si era sviluppata negli anni Ottanta e una nuova modalità di lavoro, che è quella di cui ho appena parlato, che cominciò a svilupparsi proprio in quel momento lì.

DOMANDA - Perché dice l'anno di transizione, cosa è successo?

RISPOSTA - Un anno di transizione perché in precedenza l'attività del servizio negli anni Ottanta era un'attività che era finalizzata a fornire dei supporti, a volte a inizio anni Ottanta in particolare addirittura quasi in sostituzione di alcune funzioni aziendali, così com'era previsto nello spirito della 833, sia chiaro questo. Quindi il servizio all'inizio e in particolare negli anni Ottanta, perché quella era la richiesta sociale e non solo sociale... Ricordo, ad esempio, un incontro con un Pretore di quelli anni con la direzione della mia Unità Sanitaria Locale, in si chiedeva al servizio di effettuare direttamente le visite mediche praticamente per tutti i lavoratori della U.L.S.S. perché era lo spirito della riforma sanitaria, che era quello che prevedeva l'articolo 20 o 21, adesso non ricordo, che il servizio pubblico quale elemento di garanzia anche si potesse sostituire addirittura con proprie strutture all'interno delle...

DOMANDA - Cosa cambia nel '90?

RISPOSTA - Cambia che da una funzione, che era una funzione di lavoro in qualche modo in collaborazione, scelti alcuni temi che venivano ritenuti importanti dalle parti, dalle organizzazioni sindacali in genere e che venivano accolti attraverso negoziazioni all'interno delle aziende e anche da parte delle direzioni aziendali, noi in quei casi davamo il nostro supporto ad arrivare alla definizione e al raggiungimento di obiettivi di prevenzione e di salute. Questo fu un lavoro su cui ci siamo molto impegnati negli anni Ottanta.

DOMANDA - Vorrei capire che cosa cambia e qual è il dato che fa la svolta. Che cosa succede all'inizio degli anni Novanta?

RISPOSTA - Cambia che alla fine degli anni Ottanta alcune persone acquisiscono la qualifica di ufficiali di Polizia Giudiziaria, anno '87, i primi furono due o tre persone, se non sbaglio, ebbero la qualifica nel 1987. Poi via via questa funzione viene sviluppata in termini di capacità operativa, viene sviluppata in termini di rapporto con l'Autorità Giudiziaria, viene sviluppata in termini di cultura di che cos'è un'attività di controllo e di vigilanza e quindi via via il numero di persone che a questa viene demandato e, ripeto, alle capacità del servizio a svolgere questo tipo di attività, si sono nel tempo accresciute. Questa è la grande diversità tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta.

DOMANDA - Possiamo dire che a questo processo concorre in qualche misura anche l'entrata in vigore del nuovo Codice di Procedura Penale?

RISPOSTA - Sicuramente.

DOMANDA - Per sintetizzare questo punto, abbiamo capito sostanzialmente che l'attività del servizio cui lei è stato addetto a partire dagli anni Ottanta con diverse qualifiche si contraddistingue secondo due periodi temporali distinti: un primo periodo quello degli anni Ottanta in cui prevale quella logica di cui era portatrice la riforma sanitaria, la legge di riforma sanitaria che assegnava dei compiti - chiamiamoli - promozionali al servizio in termini di tutela della salute e di prevenzione delle malattie al servizio dell'igiene del lavoro; questa fase poi viene seguita da una seconda fase, quella che inizia sostanzialmente sulla fine degli anni Ottanta e con gli inizi degli anni Novanta in coincidenza con l'entrata in vigore del nuovo Codice di Procedura Penale, in cui viene valorizzato diversamente un ruolo di controllo anche attraverso le funzioni di Polizia Giudiziaria da parte di addetti al servizio, è così?

RISPOSTA - E` così.

DOMANDA - Allora tutto questo discorso per capire sostanzialmente quello che... La domanda che era stata fatta più volte, il senso della domanda, che poi non mi pare abbia trovato una risposta puntuale, vorrei averla da lei in questa occasione, fatta più volte dall'avvocato Santamaria; cioè, posto che ha detto anche oggi che prima di quell'intervento, di quella richiesta del dottor Casson non aveva avuto modo di organizzare un servizio completo di intervento sullo stabilimento del Petrolchimico con una serie di verifiche atte a verificare l'adeguatezza degli impianti e delle misure di prevenzione delle malattie, allora, quelle conclusioni contenute in quella lettera sono il risultato di quell'intervento che le era stato sollecitato dal dottor Casson o, come chiedeva l'avvocato Santamaria, il risultato di anni di interventi parziali precedentemente? Perché da quello che io leggo, la risposta a verbale non c'è, vorrei averla qui da lei in modo chiaro sul punto.

RISPOSTA - A me pare di aver già fornito una risposta, comunque è ovvio che...

DOMANDA - Perché ci sono state delle interruzioni e poi il discorso è cambiato.

RISPOSTA - Allora ripeto. E' ovvio che nella memoria in qualche modo delle persone che lavorano nel servizio, le persone che fecero con me il sopralluogo nel '94 avevano una storia anche loro alle spalle non di poco periodo, sicuramente contavano anche quelle che potevano essere delle considerazioni, delle valutazioni, dei giudizi che si erano in qualche modo formati nel tempo, questo mi pare ovvio, e anche le conoscenze che erano derivate dagli anni Ottanta, non vi è dubbio. La verifica fu fatta nei termini in cui ho detto e, ripeto, fu una verifica che in quella fase, come spesso si fa, è una verifica che..., è una verifica, appunto, sul sopralluogo, che è una verifica sulla documentazione che noi chiediamo alla ditta perché per il fatto di esserci e per il fatto che in una sostanza corrisponda, si possa vedere, è già un primo elemento di valutazione anche in un'indagine di Polizia Giudiziaria che, se vuole che le dica, poteva e poi è stata per certi versi ampliata e sviluppata...

DOMANDA - No, a me interessa solo capire se quella lettera che è stata commentata punto per punto, finale, punto A, punto B, punto C, fosse o meno il risultato di quell'attività investigativa di controllo che vi era stata delegata...

RISPOSTA - Certo.

DOMANDA - Andiamo avanti sul punto e cerchiamo anche di capire meglio come si arriva a quell'attività di controllo investigativo. Leggendo la risposta che lei ha dato in quell'occasione dice: "Nell'estate di quell'anno erano comparse sul giornale - ero stato interpellato da un giornalista - notizie che segnalavano il problema di un eccesso di patologie neoplastiche nella popolazione del Petrolchimico. Poiché queste notizie diventavano abbastanza frequenti nella cronaca, anche in precedenza il Bortolozzo mi aveva fatto presente alcune sue preoccupazioni al riguardo, anche facendomi vedere un documento, decisi di provvedere ad una verifica". Quindi qui pare di capire che c'è una iniziativa sua a fronte di una serie di notizie qualificate come esposti o non qualificate notizie giornalistiche su un rischio di patologie neoplastiche al CVM. "Prima di fare questa iniziativa, che era autonoma, chiesi al dottor Casson se riteneva di incaricarmi anche in sua delega". Qui vorrei capire meglio perché se c'è una sua decisione di occuparsi, come istituzionalmente competeva al servizio e come rientrava fra quelle che erano le funzioni operative di quel servizio, di una serie di verifiche, vorrei capire meglio a cosa servisse la delega del Pubblico Ministero, perché abbiamo detto prima che c'è un'attività prevalente del servizio nel dare risposte che lei ha chiamato dovute alle segnalazioni, agli esposti, alle denunce, quindi doveva essere anche questa - da come ce l'ha spiegata - un'attività routinaria di accertamento sulla base di quelle che erano delle segnalazioni. Perché invece in questo caso chiede una specifica delega al Pubblico Ministero?

 

Avvocato Bettiol: scusi, Presidente, però c'è un problema di pertinenza, sono domande che non ci disturbano, però ci fanno perdere solo tempo.

 

DOMANDA - Posso anche chiarire i termini della pertinenza.

 

Presidente: va bene, ma è chiaro. Vada avanti, prego.

 

DOMANDA - Io ho fatto la domanda.

RISPOSTA - Allora, ripeto quello che ho già detto perché non so se non ci siamo capiti. A seguito degli articoli che erano comparsi sulla stampa, a seguito di una telefonata che mi fece un giornalista al mio ritorno dalle ferie, a seguito del fatto che il signor Bortolozzo mi venne a porre una serie di domande sulla questione, per me ritornarono all'attualità in quel momento una serie di situazioni, di questioni, che ci erano peraltro note perché le avevamo prese in considerazione a varie riprese nel passato. L'ultima verifica fu fatta proprio in occasione di quella dilazione di visite mediche e con lo studio dell'Istituto Superiore di Sanità. Quindi ritenni che fosse opportuno, proprio in veste di rispondere a delle segnalazioni, esposti, diciamo, che mi provenivano, di dover intervenire sulla questione. Siccome mi era stato detto..., non ricordo se era perché era scritto sugli articoli del giornale o se me l'aveva detto il signor Bortolozzo, che della questione si stava occupando anche un Pubblico Ministero, il dottor Casson, io in questo senso chiesi al dottor Casson se io andavo autonomamente o se invece dovevo riferire anche a lui, dovevo essere delegato da lui. In questo senso. Questi sono stati il contesto, le modalità, i motivi per cui io ho telefonato al dottor Casson.

DOMANDA - Quindi c'era una qualche sua - potremmo dire - necessità di avere un contesto formale il più delineato e rigoroso possibile, un incarico anche del Pubblico Ministero? Perché l'incarico del Pubblico Ministero a quel punto chiaramente è un'attività di tipo investigativo, cioè, non può che essere quella dopo.

RISPOSTA - Certo che era stato in questo senso.

DOMANDA - Una necessità di un contesto, di un contorno rigoroso. Allora, lei opera sulla base di un incarico che effettivamente ebbe, una delega che mi pare di aver visto anche oggi, è stata prodotta. Ha avuto questo incarico?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei ci dice: "Furono fatti un sopralluogo visivo e un'analisi documentale". Ora, sul sopralluogo visivo non c'è nessun problema, il sopralluogo è un atto tipico di Polizia Giudiziaria. Le è stato chiesto se ci fosse una documentazione di che cosa avete fatto in quel sopralluogo e mi pare di aver capito che non è stato redatto un verbale di sopralluogo in quell'occasione.

RISPOSTA - Guardi, in quell'occasione è stato redatto quello che è stato più volte oggetto di mia testimonianza in quest'aula, ossia è stata fatta una sintesi di quello che avevamo visto e delle valutazioni che avevamo fatto sulla documentazione che la ditta ci ha fornito a seguito di nostra richiesta. Questo è stato quello che è stato fatto in quell'occasione. Dopodiché si poteva e si sarebbe potuto fare di più se ci fosse stato un prosieguo di indagine, nel senso che secondo noi quella situazione poteva in qualche modo dal punto di vista sostanziale, diciamo, chiudersi a quel livello o andare avanti con approfondimenti che avrebbero richiesto - come peraltro quando li abbiamo fatti hanno richiesto - l'impiego di risorse e di tempi di un certo tipo. Bastava mettersi d'accordo su questo punto. Lei sta andando avanti con tutto un discorso che non ho capito dove vuole andare...

DOMANDA - Lei non ha il problema di capire dove devo andare io perché io devo andare in una direzione che interessa a me e ai miei clienti e che devo prospettare al Tribunale. Lei ci dà delle risposte, se è in grado di darle, e...

RISPOSTA - Certo, sono qua per questo.

DOMANDA - ...e vediamo di capire bene come sono andate le cose. Non ci è stato fatto un verbale perché quello che è stato fatto è la relazione conclusiva. Ma qui la domanda viene per forza spontanea: se abbiamo detto un minuto fa che la richiesta che lei ha formulato al Pubblico Ministero, pur in una situazione in cui aveva già deciso di intervenire autonomamente, esercitando quindi poteri autonomi, amministrativi e persino di Polizia Giudiziaria in via autonoma; se quella richiesta di delega del Pubblico Ministero era motivata da questa esigenza di un maggior rigore formale e di un contesto chiaro dal punto di vista investigativo, io non riesco ad avere chiaro a questo punto il motivo per cui tutta l'attività che viene svolta all'interno dello stabilimento invece di essere rigorosamente documentata, anche per capire in che termini poi viene formulato quel giudizio finale, perché quel giudizio finale così come è formulato lei vede bene che si può prestare a mille interpretazioni... Gli avvocati della difesa ne hanno date alcune, noi ne stiamo dando delle altre, il problema è di capire su quali fatti si basino quelle valutazioni, perché questo è il punto fondamentale. Per capire su quali fatti si basano quelle valutazioni dovremmo ricostruire precisamente il contenuto e le modalità dell'attività ispettiva che è stata compiuta in occasione di quello che voi dite sopralluogo visivo. Tempi, persone, modalità dell'attività di ispezione. Che cosa si è visto, in che termini avete registrato, che cosa avete chiesto, quali informazioni vi sono state fornite e da chi; senza questo contorno resta solo il giudizio finale. Allora, possiamo tentare, lasciando da parte ogni questione sulla necessità del verbale che in questo caso non ci interessa, possiamo tentare con la sua testimonianza, se lei ha partecipato al sopralluogo visivo, di essere il più dettagliati possibile per illustrare al Tribunale quali sono le circostanze di fatto che avete esaminato nel corso del sopralluogo e che poi avete utilizzato per formulare la valutazione, in questo momento mi interessa il punto A. Perché il punto A? Il punto A è quello in cui dite che c'è una conformità, le procedure di controllo ambientale dell'azienda negli impianti di produzione e stoccaggio sono rispondenti alla legge. Questa è la cosa che mi interessa. Allora volevo capire bene come siete arrivati, cioè che cosa avete visto in concreto e in tutti gli elementi di valutazione che avete utilizzato.

RISPOSTA - Allora, il sopralluogo fu fatto da tre persone: il sottoscritto, il dottor Teresio Marchia e il dottor Giorgio Rù. Il dottor Marchia è un medico, il dottor Rù è un chimico. Quindi il gruppo che fece il sopralluogo era un gruppo scelto per poter seguire il sopralluogo e poi anche verificare gli atti e quant'altro avessimo avuto a disposizione del servizio in modo collegiale e in modo multiprofessionale. Il sopralluogo durò una giornata, fu fatto alla presenza di tecnici di stabilimento, francamente non ricordo in questo momento i nomi, può darsi che negli appunti che io in genere faccio questo l'abbia annotato. In genere quando si fanno questi sopralluoghi...

DOMANDA - Quindi c'erano degli appunti, delle annotazioni?

RISPOSTA - Voglio dire, di lavoro. Io in genere le faccio. Guardi, non so in questo momento, sono passati anche un po' di anni, può darsi, andrò in cerca, eventualmente glieli farò avere, se li trovo, perché poi gli appunti di lavoro quando si fanno atti formali spesso vengono anche buttati via. Avrei la scrivania e il servizio...

DOMANDA - Non è importante questo, se c'è una traccia scritta...

RISPOSTA - Se gli ho detto prima che non fu... Scusi un attimo, io le ho detto prima che di scritto abbiamo redatto quel rapporto, quindi quello è quello che c'è di scritto, dopo se ci sono degli appunti che io scrissi a quell'epoca...

 

Presidente: se li ritroverà li porterà al Tribunale. Ma adesso se si ricorda di questa ispezione, quali furono esattamente... Ecco.

RISPOSTA - I termini della ricostruzione di quei fatti furono questi: noi ci recammo presso gli impianti, eseguimmo una visita degli impianti, il parco serbatoi non fu visto, ma furono visti i due impianti di produzione, quello di CVM e quello della produzione di PVC, non fu neanche vista la zona insaccaggio in quell'occasione. Quindi il sopralluogo fu fatto con i tecnici della sicurezza dell'azienda, fu fatto sempre portandoci appresso le borsette con i mezzi di protezione individuali come si usa in quegli impianti, fu fatto facendo delle domande cammin facendo a qualche persona, a qualche lavoratore che si incontrava e con il quale si voleva avere informazioni oltre a quelle che ci venivano fornite direttamente dal personale di direzione della ditta; fu fatto vetrificando che nei punti più importanti dell'impianto, e io ho ricordo preciso perché quando si fa una visita in quell'impianto poi lo si va sicuramente a vedere, nell'area di polimerizzazione dove ci sono le autoclavi ci fossero le campanelle per il prelievo del CVM e che queste fossero ubicate ad altezza d'uomo. Ovviamente non vedemmo tutte le campanelle degli impianti, non esplorammo le linee nel loro percorso completo, ma ci limitammo ad una verifica visiva della presenza delle campanelle e delle linee. Arrivammo anche a verificare la sala quadri e l'area dove veniva tenuto il gascromatografo, dove c'erano delle stampate sui dati del monitoraggio ambientale. Lì chiedemmo - il discorso che ho fatto prima - che la taratura venisse effettuata formalmente in un certo periodo preciso per poterla eventualmente andare a verificare anche noi. Poi ci recammo, se non sbaglio, nella palazzina o comunque, insomma, in un ambiente d'ufficio, dove discutemmo di quello che si era visto, di quella che era la situazione e dove già facemmo presente che avremmo richiesto della documentazione. A seguito la documentazione fu inviata una prima volta, se non sbaglio facemmo una richiesta di integrazione per alcune questioni. Quindi il sopralluogo e anche la relazione che noi abbiamo fatto a cos'erano finalizzati? Questo era anche il significato complessivo di quella verifica, che poi è un po' anche nella prassi del servizio, in particolare quando si tratti di impianti di produzione particolarmente complessi in cui la verifica si può fare in un giorno e si può fare in un anno e forse anche un anno non basta. Quella fu una verifica di un giorno di sopralluogo e di lavoro a tavolino di più di un giorno, che portò a questa conclusione: complessivamente rispetto a quelli che sono gli obblighi che la legge 962 definisce l'azienda nella sostanza è adempiente o non è adempiente? Questo era quello che noi volevamo andare a verificare, con particolare attenzione ovviamente a sapere se il sistema negli aspetti poi più delicati, che erano quelli del monitoraggio e della sorveglianza sanitaria, ad un impatto di quel tipo, che comunque non era un impatto di tipo superficiale, fosse o meno adeguato. Con questa modalità di sopralluogo e con questo obiettivo io ritengo che le valutazioni che abbiamo fatto allora furono valutazioni appropriate, furono valutazioni che potevano essere soggette ad approfondimenti, certo.

 

DOMANDA - Nell'ambito delle cose che ci ha detto, attività ricostruttiva del sopralluogo, lei ha detto sostanzialmente che per quel che riguarda il sistema di monitoraggio l'unica vostra osservazione fatta in quel momento fu quella riguardante la taratura del monitoraggio.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - La domanda che le voglio fare era per conoscere quali elementi tecnici in quel momento avevate per ricostruire il funzionamento del sistema di monitoraggio, in tutti gli aspetti. Perché quando lei mi dice: "C'era il sistema di monitoraggio, erano presenti le campanelle del rilevamento, erano ubicate nei punti più significativi, il gascromatografo rilevava i dati", lei ci dice che ci sono alcuni elementi che vengono presi in considerazione, quelli più evidenti e quelli più immediatamente riscontrabili, ci sono delle misure, ci sono dei punti di misura, c'è un sistema diffuso di rilevamento e questo è quello che vedete. La mia domanda era se per fare quelle valutazioni avete avuto modo di conoscere anche i meccanismi di funzionamento del gascromatografo in primis e, in secondo luogo, se avete avuto modo di controllare l'effettività di quelli che erano i meccanismi di funzionamento. Due problemi: primo, come funziona tecnicamente la macchina, che cosa registra, quanto registra, come registra, che cosa non registra, se non registra; e poi in concreto vedere, controllare i tabulati.

RISPOSTA - La risposta a questo non venne in quell'occasione, ma venne nel '96.

 

AVVOCATO SCATTURIN

 

DOMANDA - Sono due domande, molto in sintesi. La prima è su come è stato definito il lavoro che lei ha fatto. Lei parla di un lavoro che è una serie di verifiche di tipo ispettivo, così si è espresso, mi pare, e poi di una serie di procedure seguite sulla base di particolari istruzioni. Lei si esprime in questo modo. Ora, c'è una legge che è una legge regionale ed è una legge che lei conosce benissimo e che risale all'82, è la legge 30 novembre '82 numero 54, dove queste mansioni che sono affidate a chi deve fare queste ispezioni, che lei definisce tipo di ispezioni, sono molto precise, io rileggo il testo legislativo perché è importante per la domanda che dopo io le farò. Dice che la metodologia operativa del servizio si articola attraverso l'indagine ambientale nel reparto della fabbrica, nel luogo di lavoro dell'azienda artigiana e negli altri ambienti di lavoro, condotta avvalendosi delle conoscenze e delle esperienze acquisite dai lavoratori - così dice la legge - con la partecipazione degli stessi, delle loro organizzazioni e dei datori di lavoro. L'indagine è preceduta da una fase informativa sull'ambiente e sulle condizioni di lavoro cui concorrono i registri dei dati ambientali e dei dati biostatistici. Poi continua, non leggo tutto ovviamente: "Sono istituiti anche sette presidi multizonali di prevenzione, ciascuno al servizio di più Unità Sanitarie Locali, come risulta dall'allegato", etc.. Ancora, all'articolo 17 si parla di sezione per il presidio multizonale di prevenzione, sezione chimico-ambientale, la quale tratta i problemi chimici relativi all'aria, all'acqua, al suolo, all'igiene industriale, agli alimenti e così via. Ora, io dico, da questa lettura di metodologie che devono essere osservate in maniera perentoria - questa è una legge, una legge regionale che lei conosce bene, e lei faceva parte di questa struttura - da questa lettura io ricavo che si deve controllare, verificare, verbalizzare, denunciare, archiviare sulla base di cognizioni dirette e non acquisite per sentito dire. La domanda è questa: come giustifica lei questo modo di procedere, il vostro modo di procedere sul pressappoco, mi scusi, non per polemica lo dico, e questo modo invece perentorio, preciso, dettagliato stabilito dalla legge?

RISPOSTA - Peccato che la legge non dica le risorse che devono essere messe a disposizione per fare il lavoro in quel modo.

DOMANDA - La seconda domanda è che l'istituzione degli ufficiali di Polizia Giudiziaria all'interno dell'U.L.S.S. per sua memoria io devo dirle che risale alla legge regionale che ho appena letto, la quale all'articolo 9 dice che entro tre mesi dall'entrata in vigore di questa legge le Unità Sanitarie Locali inviano al Presidente della Giunta regionale l'elenco degli addetti al servizio, nonché ai presidi multizonali di prevenzione che svolgono attività ispettiva - come la sua, mi pare - ai fini della proposta al Prefetto per l'assunzione da parte dei predetti della qualifica di ufficiale di Polizia Giudiziaria. Ora, la norma risale all'82, la legge regionale è dell'82, che ho letto prima. Lei prima faceva cenno ad una data molto posteriore sull'istituzione di questi uffici di Polizia Giudiziaria.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E' una contestazione che io le faccio.

RISPOSTA - La deva fare alla mia amministrazione eventualmente. Io posso dirle questo, che nell'87 furono, se non vado errato, nominate alcune persone con la qualifica di ufficiali di Polizia Giudiziaria, molto poche come avevo detto prima, mi pare tre, che poi furono portate forse a cinque o a sei. Quando io assunsi la responsabilità del servizio, in tempi anche abbastanza brevi, chiesi un aumento dell'attribuzione di questa qualifica per la maggior parte degli operatori, per cui io posso dire che oggi tutti gli operatori tecnici, tutti gli operatori medici hanno la qualifica - e gli altri laureati - di ufficiali di Polizia Giudiziaria.

 

Presidente: ci sono domande ulteriori? Eravamo in sede di controesame.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Alcune rapide domande in relazione ai problemi che ha sollevato l'avvocato dello Stato, concretamente, poi rinvio alla documentazione. Per quanto riguarda il controllo sui sistemi di monitoraggio con spettrometro e gascromatografo, sono quelli poi sintetizzati nelle vostre relazioni nel '97?

RISPOSTA - Penso di sì.

DOMANDA - In particolare c'è una relazione, ma sono più le relazioni dal febbraio '97 in poi che parlano di questi dati e lei in una sua nota del 29 maggio '97 parlava di questo sistema. Se la ricorda o vuole che la ricordo io?

RISPOSTA - Penso di ricordarla perché mi costò un notevole impegno. Si trattava di questo, la verifica del sistema...

DOMANDA - No, non le chiedo, se no veramente non finiamo più, perché poi la documentazione ce l'ha già il Tribunale... Per sintesi la valutazione che avete effettuato sul sistema di monitoraggio con spettrometro rispetto al gascromatografo. La missiva 29 maggio '97 diceva: "Nel corso delle indagini i tecnici del PMP - del vostro PMP - hanno rilevato che il sistema di monitoraggio con spettrometro di massa è più preciso ed affidabile del preesistente sistema con gascromatografo", è così?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - "Infatti i valori di concentrazione del CVM rilevati da alcune linee del sistema di monitoraggio con gascromatografo possono fornire una misura non affidabile, in particolare per quanto concerne i valori delle anomalie del VLTBD".

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Altre precisazioni verranno trovate sui documenti, non le chiedo. Chiedo alcune altre cose abbastanza rapidamente in relazione ad un incidente verificatosi nel '96 al reparto CV22, in particolare al forno B401/A del reparto C22 di Porto Marghera, 18 ottobre '96. Le volevo chiedere se...

 

Avvocato Santamaria: c'è opposizione alla domanda, è fuori dal periodo oggetto...

 

DOMANDA - Non è fuori oggetto di contestazione perché le conseguenze in materia ambientale, sia per quanto riguarda il primo sia per quanto riguarda il secondo capo di imputazione, vanno fino alla data di oggi. Comunque siamo ancora nel '96.

 

Avvocato Santamaria: è fuori dal periodo...

 

Presidente: però la data effettivamente è quella del '95.

 

DOMANDA - Presidente, allora spiego il perché. Si tratta di un evento, uno che è stato trovato, ma ce ne sono altri, comunque... Siccome sono stati portati dei testi a dire che tubi non se ne sono mai rotti, ecco, ci pare un esempio di un tubo al CV22 che si è rotto. Si sta parlando di fatti che sono successi, se hanno verificato che fuga c'è stata e che tubo era.

 

Presidente: siamo fuori del periodo di contestazione, adesso sinceramente è stata fatta un'opposizione e devo prendere una posizione formale. La domanda...

 

Avvocato Vassallo: Presidente, anche se è al di fuori del capo di imputazione, però se è attinente a dei comportamenti tenuti dall'azienda è anche ugualmente rilevante. Dopo aver commesso un certo fatto è importante...

 

Presidente: un banalissimo esempio, lei potrebbe chiedere che cosa ha fatto, faccia conto un furto, che cosa ha fatto, non lo so, un anno dopo.

 

Avvocato Vassallo: dipende, posso chiedere se...

 

DOMANDA - Spiego perché il significato...

 

Presidente: comunque, sentite...

 

DOMANDA - Si tratta - e spiego perché ho fatto questa domanda - del cedimento di un tubo provocato da corrosione acida esterna, così diceva la relazione tra l'altro dell'azienda. Questa corrosione...

 

Avvocato Santamaria: è anche un'azienda diversa, è EVC.

 

DOMANDA - Si parla di corrosione determinata da problemi di lungo tempo, è un problema di manutenzione, ha sempre detto che è perfetta, ha sempre detto che verificavano sempre, che erano manutenuti. Qui si tratta di un episodio molto grave, addirittura di cedimento del tubo, della tubazione che si rompe. Qui sono venuti a dire che non si sono mai verificate nella storia di quei reparti rotture di tubi. Noi abbiamo...

 

Avvocato Santamaria: la domanda è stata riferita al progetto d'accusa.

 

DOMANDA - Non abbiamo mai parlato di rotture di tubi perché per noi non era necessario arrivare alla rottura del tubo per sostenere la pericolosità del tema. In questo caso c'è stata addirittura la rottura del tubo per corrosione e ovviamente corrosione significa manutenzione non fatta per anni e anni, questo è il problema. Comunque, Presidente, io mi rimetto ovviamente alla decisione del Tribunale.

 

Avvocato Alessandri: evidentemente il periodo non mi riguarda, però è una questione a questo punto di principio. Il fatto che si facciano delle domande relative a fatti avvenuti posteriormente al termine indicato nell'attuale capo di imputazione e in realtà aziendali che sono al di fuori di questo mi sembra che sia francamente estendere l'ambito dell'istruttoria dibattimentale al di là di quanto è consentito, perché altrimenti avremmo anche noi ragione di portare prove contrarie a quello che viene asserito relativamente ad anni successivi. Francamente mi sembra che questo sia fuori di ogni ragionevolezza.

 

Avvocato Vassallo: se in un incidente sul lavoro... Quante volte lei avrà sentito fare la domanda dopo l'incidente se l'azienda aveva posto rimedio a quei dati difetti, è una domanda successiva ai comportamenti successivi alla data dell'evento. Quindi mi sembra che la richiesta sia assolutamente infondata.

 

DOMANDA - Presidente, faccio riferimento per quanto riguarda comunque il capo di imputazione che, ad esempio, l'imputato Misani, il suo periodo di competenza è dall'1 giugno '93 al '96. In questo episodio sarebbe incluso.

 

Presidente: va bene, comunque se si tratta di... Bisognerà che a questa sua domanda su questo fatto specifico poi possa corrispondere un diritto da parte delle difese di controdedurre. Possiamo ritenere che comunque rientri nel capo di imputazione anche quanto al periodo perché lei ci ha detto che si tratta di una rottura per corrosione che è conseguente ad un difetto di manutenzione, che quindi lei ipotizza come avvenuto per una condotta che si è verificata già in epoca precedente, quindi nell'ambito del capo di imputazione. Sotto questo profilo il Tribunale ammette la domanda. C'è da dire che peraltro ammette anche la difesa su questo fatto specifico, ovviamente a controdedurre.

 

DOMANDA - Presidente, solo per rispondere all'osservazione della difesa.

 

Avvocato Santamaria: noi nulla sappiamo di questo episodio.

 

Presidente: adesso sentiamo che cosa è accaduto, può darsi che il Tribunale... Non sappiamo esattamente che cosa è avvenuto, come è avvenuto, in che ambito e in che contesto è avvenuto. Lasciateci un attimo sentire, noi non lo sappiamo, voi lo sapete, noi no. Adesso, una volta che avremo sentito, valuteremo se si tratta di circostanze rilevanti riferibili alla gestione Enichem piuttosto che EVC e roba di questo genere. Prego.

 

DOMANDA - In ogni caso rappresento che l'imputato Pisani Lucio, numero 20 del decreto che disponeva il giudizio, è indicato per il periodo di sua competenza come direttore dello stabilimento Petrolchimico di Porto Marghera dall'1 giugno '93 al '96, quindi comunque... Si legga il decreto.

 

Avvocato Santamaria: dal primo giugno '93...

 

DOMANDA - La contestazione è questa, lo stabilimento Petrolchimico dall'1 giugno '93 al '96, se è sbagliato lo dirà il Tribunale alla fine. Questa è la contestazione.

 

Presidente: va bene. Ripeto, avete la possibilità di controdedurre anche per quanto riguarda i tempi.

 

Avvocato Santamaria: solo una precisazione. Dal 1993 al 1995 gli impianti di CVM non erano più sotto la gestione Enichem, quindi non potevano essere sotto la gestione Pisani, che è stato sempre dipendente Enichem, non EVC. Il Pubblico Ministero può dire quello che vuole, ma la realtà è questa e lui la conosce benissimo.

 

DOMANDA - Il Pubblico Ministero fa le contestazioni, il Tribunale dirà se sono giuste o sbagliate. La contestazione è fino al '96.

 

Avvocato Santamaria: ma dal '95 gli impianti sono passati ad altra società.

 

DOMANDA - Allora alla fine del processo verrà detto questo.

 

Presidente: scusate un attimo, abbiate pazienza, il Tribunale ha ammesso la domanda sotto questo profilo, che pur essendo un fatto successivo alla contestazione può comunque avere i suoi antecedenti "difetti", "difetto" di manutenzione in epoca precedente e quindi nell'epoca in cui gli impianti erano sotto la gestione Enichem. Vediamo, comunque sotto questo profilo la domanda è pertinente, vediamo poi se i fatti che adesso ci vengono raccontati possono avere un qualche rilievo. Andiamo avanti.

 

DOMANDA - Potrebbe essere molto più rapida la risposta perché la domanda era se si ricordava di questo incendio avvenuto al forno B401/A del 18 ottobre '96.

RISPOSTA - Dell'incendio mi ricordo perché fu un evento significativo, però se mi chiede di più avrei delle difficoltà. Mi risulta comunque che ci sia..., il personale che è andato abbia fatto un rapporto preciso su...

DOMANDA - Lei ce l'ha sottomano?

RISPOSTA - No, non ce l'ho sottomano.

DOMANDA - Comunque la domanda era semplice. Glielo faccio consegnare dall'ufficiale giudiziario, se lo può rivedere.

 

Presidente: lei ha fatto una verifica su questo fatto, sì o no?

RISPOSTA - Mi pare proprio di sì. Aspetti un attimo, quell'evento è del?

 

DOMANDA - 18 ottobre '96 al reparto CV22, si è bloccata la pompa di alimentazione del dicloroetano.

RISPOSTA - E' quella che aveva l'elica sotto? E' inutile che stia qui a ricordare, so che è stato inviato un primo rapporto subito sul fatto, l'indagine è tuttora in corso, il che significa che sicuramente è un rapporto finale... Questa è una memoria vecchia, quella che ho in mano, quindi sicuramente un rapporto finale dettagliato e completo sull'evento c'è agli atti del servizio e probabilmente anche della Procura.

DOMANDA - Volevo chiedere solo due cose sugli accertamenti fatti dal servizio, se è stato confermato che questa rottura della tubazione ha provocato uno squarcio di 100 per 25 millimetri e se è risultato quante sostanze sono fuoriuscite in quell'occasione. L'ufficiale giudiziario le consegna quella relazione.

 

Presidente: è a sua firma la relazione?

 

DOMANDA - La trasmissione sì, poi materialmente no. La relazione tra l'altro, adesso lo vedrà...

RISPOSTA - Io devo guardarmela perché non sono mica cose facili queste. Presidente, qui stiamo parlando di impianti complessi, non è che se mi chiede...

 

Presidente: è andato lei sul posto, ha fatto lei un'ispezione?

RISPOSTA - Io...

 

Presidente: lei assieme ovviamente ai suoi collaboratori.

RISPOSTA - Io, se sono andato, sono andato nell'immediatezza di questa cosa, però poi l'indagine non l'ho fatta io, l'hanno fatta altri. Eccoli qui, ci sono, l'hanno fatta Toniato Lucio e Carraro Elvio, che sono un ingegnere che attualmente lavora all'ARPAV e invece Carraro Elvio è un mio perito. Quindi dovrei sentire loro per essere preciso, se no bisogna che io legga. Quello che è scritto ovviamente lo confermo, perché non credo che sia...

 

DOMANDA - Lo veda un attimo.

RISPOSTA - Va bene. La rottura ha provocato uno squarcio di 100 per 25 millimetri. Il cedimento della tubazione è stato presumibilmente provocato da corrosione acida esterna, tra cui sicuramente acido solforico. La corrosione di tipo diffusivo era molto avanzata sulla prima barra di ingresso DCE e molto meno sulla seconda, quasi nulla sulle altre. Lo stesso tipo di corrosione è stato riscontrato anche sugli altri forni.

DOMANDA - Sugli altri forni?

RISPOSTA - Sì, B401/B C e D, anche se in maniera meno accentuata. L'ermeticità della zona sopraconnettiva sprovvista di portelli di ispezione impediva il controllo dello stato dei tubi. Osservazioni sulla strumentazione, su vari automatismi, azioni migliorative immediate... Adesso ricordo, così, di essere stato informato e di essere anche andato a vedere la zona dopo l'evento, comunque la questione fu seguita proprio dall'ingegner Toniato e dal perito Carraro, che fecero questa prima..., mi pare, questa è la prima relazione, poi invece ne fecero una successiva in cui indicavano in modo dettagliato le misure di prevenzione che dovevano essere adottate.

 

Presidente: questo noi vorremmo sapere, quali direttive avete dato, avete impartito a seguito di questo evento.

RISPOSTA - Bisognerebbe avere quel foglio, che non è questo, mi sembra sia un altro che io, però, non ho qui con me. Posso farlo avere.

 

Presidente: comunque prescrizioni sono state fatte, sono state impartite?

RISPOSTA - Devo verificare, ma il mio ricordo è che furono impartite.

 

Presidente: e fu trasmesso anche un rapporto all'Autorità Giudiziaria sull'evento?

RISPOSTA - Penso di sì, sicuramente sì, questo è un rapporto all'Autorità Giudiziaria.

 

Presidente: l'Autorità Giudiziaria, Pubblico Ministero, poi che seguito ha dato?

 

DOMANDA - Presidente, io ho quel rapporto, eventualmente ci faremo mandare l'altro, vedremo un attimo.

 

Presidente: adesso però qua abbiamo introdotto un evento.

 

DOMANDA - Credo che fosse... Se guarda un attimo...

RISPOSTA - Ecco qua, c'è, a conclusione dell'indagine si prevedono con il riavvio dell'impianto la messa in atto di interventi quali l'estraibilità dei pannelli di ispezione, perché non si riusciva...

DOMANDA - Perché c'era un problema che non era possibile intervenire e verificare, fare le ispezioni.

RISPOSTA - Esatto. Sostituzione della zona convettiva estraibile, innalzamento della temperatura minima a 85 gradi, verifica della prova idraulica da quattro a due anni, progetto...

DOMANDA - Ogni quattro anni era prevista questa verifica, in alcuni punti non si poteva neanche fare.

RISPOSTA - Progetto per il blocco della pompa di alimentazione del DCE in caso di abbassamento della pressione e installazione sul camino di sonde per il monitoraggio di acido cloridrico e dicloroetano. Questi furono i miglioramenti introdotti.

 

Presidente: la causa?

RISPOSTA - L'attacco dell'acido solforico sul metallo, che ne determinò un indebolimento e una rottura, dall'esterno.

 

Presidente: questo cosa significava? Da dove colava questo acido cloridrico dall'esterno?

RISPOSTA - Bisognerebbe chiederlo a chi ci è andato. Questi impianti sono molto complessi, Presidente, io sono un medico del lavoro e quindi... Più di tanto...

 

Presidente: l'ingegner Toniato può dire su questa circostanza.

 

DOMANDA - Io consegnerò copia delle relazioni e delle prescrizioni, dove in dettaglio è scritto. Io non ho altre richieste sul punto da fare. Una domanda sul dicloroetano, se le risulta quando è stato introdotto al Petrolchimico il controllo ambientale relativo al dicloroetano, controllo continuo.

RISPOSTA - E' stato introdotto recentemente a seguito dell'entrata in vigore della 626 e in particolare, quindi, quando abbiamo riverificato il nuovo sistema con lo spettrometro di massa. Allora oltre al CVM furono monitorati sia il dicloroetano che un'altra sostanza, adesso mi sfugge il nome preciso, comunque fa parte del ciclo.

DOMANDA - Quindi il controllo del dicloroetano dopo il '95 in pratica.

RISPOSTA - Con il sistema in continuo sì.

DOMANDA - Un'ultima questione, e la spiego parimenti per superare eventuali opposizioni, riguarda la questione del sistema di monitoraggio con spettrometro di massa rispetto al sistema di monitoraggio con gascromatografo di cui hanno parlato anche i consulenti del Pubblico Ministero e anche delle altre parti. Fanno riferimento ad un episodio che si è verificato il 25 gennaio del 1999. Io volevo solo chiedere al dottor Magarotto se si ricorda quanti allarmi, preallarmi ed eccezioni sono stati segnalati in quell'occasione, se si ricorda, se no le consegno la relazione che è stata fatta, in quell'occasione, del sistema...

RISPOSTA - Non me lo ricordo di sicuro.

DOMANDA - Se l'ufficiale giudiziario è così gentile da consegnare questa nota che è firmata dottor Magarotto, 25 gennaio del '99.

RISPOSTA - Adesso io qua ho una tabellina di sintesi.

DOMANDA - Per non allargare eccessivamente, quanta emissione c'è stata di sostanza, quanto ha misurato lo spettrometro e quanto ha misurato il gascromatografo?

RISPOSTA - Adesso io dico la sintesi perché io ho qui le tabelline dove mi sono stati riassunti tutti gli epi... In sintesi, l'episodio del 25 gennaio del '99, fuoriuscita di CVM in ambiente di lavoro a seguito della foratura di una delle quattro candele poste all'interno dell'autoclave numero 2. La quantità: 50 chilogrammi con punte in zona autoclave 2 pari a 5.140 PPM.

DOMANDA - Allora con quella fuga lo spettrometro, pur avendo il fondo scala, aveva misurato 5.148 PPM?

RISPOSTA - Lo spettrometro non mi risulta che possa arrivare a misurare questi valori.

DOMANDA - Allora come è stato misurato questo 5.148 PPM?

RISPOSTA - Se non mi sbaglio, adesso bisognerebbe vedere la relazione, ma comunque questo ritengo sia stato misurato dal gascromatografo.

DOMANDA - Controlli dove è scritto entità. Poi, sul sistema di monitoraggio quante sono state le eccezioni, quanti sono stati i preallarmi e quanti sono stati gli allarmi dei due sistemi?

RISPOSTA - Il sistema di monitoraggio con spettrometro di massa ha segnalato dodici eccezioni, vuol dire sicuramente un 7,9 PPM, sei preallarmi, quindi 15 PPM, e trentotto allarmi da 30 PPM. Il sistema di monitoraggio con gascromatografo ha segnalato solo una eccezione, due preallarmi e sei allarmi.

DOMANDA - Quindi uno rispetto a dodici, due rispetto a sei e sei allarmi rispetto a trentotto. Io non ho altre domande e sul punto chiedo l'acquisizione anche di questo documento in copia.

 

Presidente: sentiamo le domande allora della difesa.

 

AVVOCATO STELLA

 

DOMANDA - E' agli atti la prova che l'ingegner Pisani è stato direttore dello stabilimento, quindi con gli impianti di CVM e PVC fino al 30 giugno 1993; dopo gli impianti sono passati a EVC. Allora, vista la razza dell'ammissibilità delle domande che le sono state fatte, le chiedo: secondo la sua esperienza o secondo quello che le è stato detto dai tecnici questo fenomeno, questo evento del 18 ottobre '96, cioè la corrosione del tubo, può essere ricondotto ad un difetto di manutenzione risalente al periodo anteriore al 30 giugno '93?

RISPOSTA - Guardi...

 

Presidente: l'avete introdotto voi, in qualche modo noi l'abbiamo ammesso sul presupposto che potesse risalire ad epoca precedente al '95 questo avvenimento che era del '96. Adesso quindi, voglio dire, è chiaro che è una domanda che è sulla base dell'esperienza, etc., ma forse sarebbe meglio a questo punto introdurre l'ingegner Toniato e chiedere all'ingegner Toniato, punto e basta.

 

Avvocato Partesotti: prima che risponda il teste, io non volevo interrompere, ma avevo una domanda da porre non relativamente a questo episodio, ma è una domanda...

 

Presidente: adesso andiamo avanti a questa domanda perché ormai ci stiamo in mezzo, quindi prego, risponda intanto lei.

 

RISPOSTA - La risposta la possono dare precisamente e in modo anche certo, perché è inutile che io dica... Il servizio in cui opero è un servizio multiprofessionale, non è multiprofessionale per caso perché ci sono alcune questioni che le fanno gli ingegneri e i tecnici. Io non sono assolutamente in grado personalmente di fare delle verifiche su impianti, tecnicamente su impianti di questa natura.

 

Presidente: d'accordo, grazie.

 

DOMANDA - Quindi lei non è neanche in grado di descriverci il perché dell'acido solforico che colava?

RISPOSTA - No.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - L'ingegner Pisani è stato direttore di stabilimento con competenza sugli impianti CVM e PVC soltanto dall'89 al '90, è ridiventato direttore di stabilimento nel '93, quando però non c'erano più gli impianti di CVM e il PVC che erano passati ad un'altra gestione, quindi la sua astratta posizione di responsabilità nel periodo '93-'95 non può riguardare gli impianti CVM e PVC, ma eventualmente le accuse legate all'inquinamento, perché ha gestito gli impianti soltanto nell'89, '90 come direttore di stabilimento.

 

Presidente: e quindi in quel periodo dal '93 al '95 erano già nella gestione di EVC.

 

DOMANDA - Sì.

 

AVVOCATO PARTESOTTI

 

DOMANDA - Lei ricorda se nel '94 ha ricevuto una lettera per una richiesta di dati e l'informazione da parte di Greenpeace?

RISPOSTA - Non me lo ricordo.

DOMANDA - Allora magari le sottopongo, come sottoporrò anche al Tribunale, questo documento del 12 luglio '94, è una lettera a cui lei ha risposto formalmente.

RISPOSTA - Allora l'ho ricevuta.

DOMANDA - Adesso gliela ricordo perché magari mi può dare qualche risposta. Il 12 luglio '94 Greenpeace nella persona del dottor Dal Fabbri le chiese: "Egregio direttore, nell'ambito della campagna sull'inquinamento di origine industriale di cui mi occupo sono in fase di raccolta di dati relativi all'incidenza tumorale nelle aree a maggior densità di insediamenti industriali. Oltre alle informazioni riguardanti la popolazione residente nei pressi degli insediamenti sto cercando di raccogliere anche dati riguardanti il rischio professionale. A tal riguardo le sarei estremamente grato se potesse fornirmi i dati in vostro possesso relativi alle denunce inoltrate negli ultimi cinque anni dalla relazione del Petrolchimico di Porto Marghera". Questo documento è agli atti, ma comunque poi lo deposito. "Le informazioni di cui ha maggior bisogno sono relative al tipo di patologia di cui viene richiesto il riconoscimento, alla percentuale di domande accolte, i reparti di appartenenza dei lavoratori, i dati generali riguardanti il richiedente: sesso, età, patologie associate, mansioni lavorative. Qualora i vostri dati fossero organizzati in maniera differente sarà mia cura estrapolare i dati che mi sono maggiormente utili. Certo di poter contare sulla sua collaborazione, porgo distinti saluti". Lei adesso facendo mente locale si ricorda qualche cosa circa la sua risposta?

RISPOSTA - Penso che la risposta fu negativa, ma non mi ricordo i termini precisi. Molto probabilmente era legata al fatto che una richiesta di quel genere avrebbe richiesto una mole di lavoro anche che, viste le risorse a disposizione e vista una serie di urgenze di vario tipo, mi sarebbe stato impossibile fornire una risposta a quanto richiesto. Io credo di aver risposto in questi termini.

DOMANDA - Adesso gliela faccio vedere, ma non è questa la questione. Lei risponde in data 28/7/94 su carta intestata del servizio: "In riferimento alla vostra lettera del 12/7 le comunico che i dati richiesti relativi alla denuncia per patologie professionali dei lavoratori del Petrolchimico di Porto Marghera non sono in possesso di questo servizio, se non in misura parziale. Ritengo che le informazioni di vostro interesse siano reperibili presso la sede Inail di Venezia". Io le volevo chiedere in relazione a questa risposta, adesso magari...

 

Presidente: comunque l'ha letta.

 

DOMANDA - Lei mi pare abbia detto che avevate come servizio anche tutta una serie di denunce, di esposti da parte di lavoratori, da parte anche del signor Bortolozzo, quindi eravate a conoscenza, avevate i dati relativi a queste questioni. In quei giorni, in quel periodo esattamente lei come mai ha deciso di dare questa risposta e di non fornire i dati di cui mi pare che prima abbia detto era in possesso?

RISPOSTA - Qui siamo nel... La richiesta è del '94. I dati di cui io ero in possesso in quel periodo erano - peraltro per tutti i motivi che sono stati anche qui ricordati - oggetto in gran parte di una serie di valutazioni che noi stavamo facendo, le cui conclusioni poi sono state fornite all'Autorità Giudiziaria, quindi c'era anche questo aspetto che io nella risposta non ho citato, ma mi sembra non trascurabile anche questo. L'altra questione è quella che effettivamente la richiesta sui dati che riguardano le malattie professionali, l'istituto che è ufficialmente il detentore di tale informazione e che è quello che definisce poi l'attribuibilità della patologia professionale, la definisce dal punto di vista anche medico legale, è a lui che in via diretta vanno rivolte queste domande. I dati di cui noi eravamo a disposizione e siamo a disposizione sono dati che ci permettono da un lato di monitorare il fenomeno per quello che noi veniamo a conoscenza, che non è detto che sia la totalità del fenomeno, e che servono per essere poi utilizzati a fini d'indagini delle cui conclusioni informiamo l'Autorità Giudiziaria nei casi in cui ci siano rilievi di natura penale.

DOMANDA - Non ho altro da chiedere, deposito i documenti.

 

AVVOCATO PULITANO'

 

DOMANDA - Una sola domanda. Lei ha fatto riferimento alla sua iniziativa del 1994 di avviare l'indagine chiedendo anche l'investitura da parte della Procura della Repubblica e ha fatto riferimento ad una campagna di stampa di quel periodo e agli esposti del signor Bortolozzo. La mia domanda è questa: nel periodo precedente in cui lei ha ricoperto il suo ruolo nel servizio, mi riferisco agli anni Ottanta e all'inizio degli anni Novanta, il servizio aveva ricevuto dall'interno, da parte dei lavoratori del Petrolchimico o di loro rappresentanze formali o informali, delle segnalazioni o doglianze o richieste di intervento relative a problemi di salubrità degli impianti di CVM e PVC?

RISPOSTA - A memoria direi di no, negli anni... Diciamo che dalla seconda metà degli anni Ottanta la situazione, tranne casi specifici, di cui non ho una memoria precisa, oppure quelli che mi vengono in mente sono del tutto..., non riguardano il problema degli impianti di CVM e PVC, non ho memorie di richieste di verifiche.

DOMANDA - Posso chiedere allora una precisazione? Se vi fossero state doglianze, segnalazioni di situazioni preoccupanti o richieste di intervento vi sareste mossi?

RISPOSTA - Sì, sicuramente era nostra abitudine.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Nel 1997, 1998 EVC ha disposto per un periodo di tempo prolungato un confronto fra sistemi di monitoraggio con il gascromatografo, lo spettrometro di massa e i campionatori personali. Io adesso le faccio vedere un documento, io non so se lei abbia avuto modo di vedere questo documento, che è riassuntivo dei dati, glielo presento, c'è una copia anche per il Tribunale. Volevo che lei leggendo questo documento riferisse al Tribunale, al di là di quello che lei ha già detto circa problemi legati a situazioni anomale, se i dati di concentrazione misurati con il campionatore personale, con lo spettrometro di massa e con il gascromatografo, di che livello erano e quanto erano comparabili.

 

Pubblico Ministero: prima bisognerebbe sapere di che documento si tratta e che origine ha.

 

DOMANDA - E' un documento EVC.

 

Pubblico Ministero: documento EVC, di che data?

 

DOMANDA - 6 luglio '99. Lei vede che a pagina 2 viene stabilito il criterio per fare il controllo, vengono divise le dieci zone controllate dal gascromatografo, vengono stabilite le zone relative allo spettrometro che possono corrispondere alle zone oggetto di misura del gascromatografo e poi ci sono due pagine relative ai dati di misurazione con i campionatori personali.

RISPOSTA - Adesso io preferirei non entrare direttamente nel merito di questo documento perché non lo conosco, perché queste cose non sono così semplici da verificarsi. Posso, però, dire una cosa perché è una verifica che ho fatto personalmente proprio perché le valutazioni fatte nel '94, che - lo ripeto - furono fatte sulla base di una verifica di tipo visivo e documentale sui documenti dell'azienda, poi, appunto, per quanto riguarda questo aspetto della verifica del sistema di monitoraggio ambientale nel '96 fino al '97 avemmo occasione di verificarle in modo molto approfondito, dettagliato e con supporti anche di tipo strumentale con i colleghi della sezione chimica dell'ex PMP. Quindi erano anche miei interesse e curiosità capire nella sostanza, al di là poi di verifiche di tipo comparativo molto precise e puntuali, se complessivamente la situazione ambientale di esposizione delle persone era o meno accettabile. Quindi anch'io ho fatto, diciamo, non con questo documento, ma con altri... Ad esempio, io mi sono fatto dare da EVC i dati del sistema di nuovo monitoraggio ambientale, non solo quelli che vengono portati dai registri degli esposti. Questa prima verifica, allora, registro degli esposti in cui i livelli di esposizione sono misurati con il sistema dello spettrometro, rispetto a quelli misurati con il sistema del gascromatografo è sempre..., le esposizioni sono sempre comprese all'interno di zero virgola, adesso non sto qui a dire quanta differenza c'è perché è uno studio che sto facendo, ma ancora non ho concluso. Questo francamente era quello che io mi aspettavo, che mediamente l'esposizione ambientale, pur variando il sistema e pur essendo il sistema con lo spettrometro molto più efficiente, molto più..., che copre in modo più completo le diverse posizioni sia di lavoro, ma non solo di lavoro, anche dei punti dove si possono verificare con maggior frequenza delle criticità nell'impianto... Ecco, l'altra questione importante, che era quella in cui avevano trovato il difetto maggiore del vecchio sistema, ossia quella del rilievo dei limiti di esposizione di breve durata, dove c'è una fuga puntuale in un certo punto, ecco, lì volevamo vedere se i livelli di superamento dei famosi livelli di attenzione, di allarme, di quant'altro fossero nel complesso della situazione..., se ci fossero delle variazioni significative. Quindi ho ricevuto recentemente questo tipo di informazione e devo dire che, pur essendo passati da 100 e rotti mila campionamenti/anno, che erano con il sistema del gascromatografo, a più di un milione, un milione e mezzo circa con il sistema dello spettrometro, il numero di superamenti dei livelli di attenzione, preallarme ed allarme sono sicuramente più numerosi con lo spettrometro, percentualmente però la situazione non cambia. Quindi voglio dire che dal punto di vista di quello che è il rispetto del limite di legge, i famosi 3 PPM per la lunga durata e invece il superamento in percentuale non superiore a 5% del livello di attenzione, diciamo che il sistema nuovo conforta nel senso che complessivamente - una visione generale, diciamo - le cose non variano. Quindi l'unico elemento di preoccupazione che secondo me deriva da tutta questa vicenda anche dal punto di vista comparativo, per quella che è la mia valutazione, è che con il vecchio sistema, col discorso del pettine, potevamo avere dei superamenti del livello di attenzione o degli altri livelli che non erano adeguatamente rilevati, come per altro mi pare dimostri quell'episodio di cui prima il dottor Casson ha fornito documentazione. Quindi diciamo che nel complesso mi pare che abbiamo sicuramente migliorato con il nuovo sistema la gestione del monitoraggio, abbiamo dati più affidabili, abbiamo dati in più, così, che individuano in modo più completo tutte le zone, comprese le zone di lavoro e anche le zone critiche, ma nella sostanza i livelli di esposizione complessivi perlomeno...

 

Presidente: va bene, abbiamo capito. Altre domande?

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Su quest'ultimo punto una domanda. Questo accertamento cui lei fa riferimento è del '99?

RISPOSTA - Sì, io ho chiesto...

DOMANDA - Le chiedo solo le date, non voglio fare il discorso. E' del '99?

RISPOSTA - E' da quando è partito il nuovo sistema, dal '98. I dati dello spettrometro li ho dal '98 e '99.

DOMANDA - Quindi tutte le annotazioni, le considerazioni, le precisazioni che lei ha fatto nei documenti che ha già il Tribunale dal '99 dell'anno 1997 rimangono fermi?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Fino al '97 rimane quel discorso, poi nel '98 hanno cominciato altri accertamenti.

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: va bene, può andare, grazie. Riprendiamo l'udienza. Chi introduciamo?

 

Avvocato Stella: il professor Foraboschi.

 

Avvocato Vassallo: mi sostituisce l'avvocato Bellodi.

 

DEPOSIZIONE DEL CONSULENTE

DR. FORABOSCHI FRANCO

 

Presidente: sentiamo il professor Foraboschi su un'integrazione della sua consulenza. Prego, avvocato.

 

AVVOCATO STELLA

 

DOMANDA - La domanda è: quali sono le riflessioni che lei può fare sulla consulenza del professor Nardelli, l'ultima consulenza, quella relativa ai warning no peak?

RISPOSTA - Io ho esaminato l'ultima relazione, la seconda relazione del professor Nardelli; al tempo stesso mi sono preso l'impegno di fare un'analisi statistica sui dati che avevo preso, quindi inizierei proprio con questa analisi statistica dei dati, dopodiché prenderei più puntualmente le cose che il professor Nardelli ha detto e scritto. Io ho esaminato i tabulati dello Shimadzu, cioè dell'integratore, relativi agli anni 1991, '92 e '93 nei reparti CV22, CV24 e quello che riporto come dati è il numero di giorni in cui sono disponibili e leggibili i rapporti finali di sintesi dei tabulati dell'integratore, il numero delle osservazioni possibili nei giorni in cui sono disponibili questi dati, il numero delle osservazioni che effettivamente sono state fatte, il numero di segnalazioni e di valori di concentrazione del CVM superiori a 7,9 parti per milione e quindi comprendenti anche i preallarmi e gli allarmi, il numero di allarmi, il numero di messaggi warning no peak, il numero di messaggi "posto non riconosciuto". Quindi le tabelle che ora mostrerò sono relative a questi elementi. Mi scuso, devo entrare nei dettagli, ma il professor Nardelli è stato molto puntuale e io ho il dovere di cercare di esserlo altrettanto. Nel reparto CV24 i tabulati disponibili che io ho avuto disponibili e con, appunto, elementi illeggibili, perché qualcuno c'era disponibile, ma la stampa era tale da non rendere leggibili i dati, sono per 324 giorni nel '91, 360 giorni nel '92, 335 nel '93, quindi rispetto ai 365 giorni dell'anno l'88,8% del '91, il 98,6 nel '92 e il 97,3 nel '93. Il numero di osservazioni possibili in questi giorni in cui disponiamo dei tabulati erano sull'ordine dalle 233.000 nel '91 alle 259.000 nel '92, alle 256.000 nel '93. Il numero di osservazioni effettive, cioè quelle per le quali nel tabulato sono riportati i dati, sono meno delle osservazioni possibili e percentualmente sono nel '91 il 95,4%, nel '92 il 97,9%, nel '93 il 95,8%. Sempre per il CV24 le segnalazioni di concentrazioni superiori a 7,9 PPM sono 219 nel '91, 183 nel '92, 188 nel '93, che corrispondono ad 0,10%, a 0,07%, 0,08% rispetto alle osservazioni che effettivamente sono state fatte. Il numero di allarmi è stato 73 nel '91, 40 nel '92, 54 nel '93 e corrispondono a tre su 10.000 e due su 10.000, 3 su 10.000 nel '91, due su 10.000 nel '92, due su 10.000 nel '93. Sempre per il CV24 i messaggi warning no peak sono stati diciannove nel '91, tre nel '92, uno nel '93, quindi corrispondono a percentuali bassissime, 0,008, 0,001 e così via. I messaggi "posto non riconosciuto" sono stati 829 nel '91, 450 nel '92, 527 nel '93, corrispondenti a percentuali di osservazioni di 0,37, 0,18, 0,22, poi cercherò di commentare un po' questi dati, ma prima preferisco fornire i dati. Passando invece al reparto CV22 i giorni per i quali i tabulati erano disponibili sono 322 nel '91, 330 nel '92, 342 nel '93. In percentuale l'88,2, il 90,4, il 93,7 dei 365 giorni dell'anno. In realtà poi la normativa dice che si devono considerare solo i giorni in cui effettivamente c'è lavorazione, comunque rispetto ai 365 giorni le percentuali sono queste. Le osservazioni possibili sono sull'ordine delle 162.000, 166, 172, minori quindi di quelle del CV24. Questo deriva dal fatto che nel CV24 dieci linee, tutte dimostrano la concentrazione del CVM, nel CV22 solo sette misurano la concentrazione del CVM e quindi il numero di osservazioni possibile è minore perché il numero di linee disponibili per il CVM è minore. Le osservazioni effettive sono state minori ovviamente delle possibili, percentualmente sono state nel '91 il 97,5%, nel '92 il 99%, nel '93 il 98%. Le segnalazioni di concentrazioni superiori a 7,9 parti per milione, quindi le eccezioni, comprendendo preallarmi e allarmi, sono state 12 nel '91, 83 nel '92, 125 nel '93. La percentuale rispetto al numero di osservazioni è bassa: 0,008% nel '91, 0,05% nel '92, 0,07% nel '93. Il numero di allarmi nel '91 è stato zero, nel '92 30, nel '93 49; le percentuali: 0,02, 0,03, cioè 2 su 10.000, 3 su 10.000 casi. Per i messaggi warning no peak siamo a numeri decisamente maggiori rispetto al CV24 e vedremo che c'è la motivazione: 3.775 nel '91, 2.653 nel '92, 423 nel '93, corrispondenti rispettivamente al 2,4%, 1,6%, 0,3%. I messaggi di posto non riconosciuto sono 1.599 nel '91, corrispondenti all'1% delle misure, 514 nel '92, corrispondenti allo 0,32% delle misure, 1.029 nel '93 corrispondenti allo 0,61% delle misure. Quindi noi ci troviamo con percentuali di misure effettive rispetto a quelle possibili molto alte dal 95 al 98% per il CV24, dal 98 al 99% per il CV22. Ecco, questa percentuale - ripeto - è fatta rispetto ai giorni per i quali io dispongo dei tabulati. Se vogliamo fare anche la percentuale però rispetto ai 365 giorni dell'anno e quindi considerando le misure di cui io dispongo riferendole all'intero anno, quindi senza tener conto che nell'intero anno ci saranno periodi in cui non essendosi svolte lavorazioni ai sensi del D.P.R. 962 dell'82, in particolare l'articolo 2, non se ne dovrebbe tenere conto, ci sono poi dei tabulati che non sono al momento leggibili per problemi di stampa, ma che sono stati dati, rilevati. Pur prescindendo da questo, viene fuori che le misure di cui io dispongo rispetto a quelle che sarebbero effettuabili in 365 giorni sono l'85% nel '91, il 97% nel '92, il 93% nel '93 CV24; per il CV22 sono l'86% nel '91, il 90% nel '92 e il 92% nel '93. Ecco, questi valori sono alti, ma per avere un punto di riferimento io ho preso il decreto ministeriale 21/12/95, disciplina dei metodi di controllo delle emissioni in atmosfera degli impianti industriali, il quale stabilisce nell'allegato 4 che le medie orarie sono valide se la disponibilità dei dati su cui la media si basa non è inferiore al 70% di quelli acquisibili nell'arco di un'ora. Le medie mensili sono valide se la disponibilità delle medie orarie nel mese non è inferiore all'80% di quelle acquisibili nell'arco di un mese. Non dà alcuna indicazione per le medie annuali, però, insomma, vediamo che noi siamo nettamente superiori come percentuale, pur avendola fatta - ripeto - in astratto rispetto ai 365 giorni, ogni momento di questi 365, siamo a valori decisamente superiori a queste percentuali che la normativa per un caso diverso, ma del tutto analogo, considera sufficienti per dare consistenza alla media. Vediamo un momento il discorso del numero di segnalazioni, cioè di concentrazioni di CVM superiori a 7,9 parti per milione, e quelle di allarmi, cioè di concentrazioni di CVM superiori a 25 parti per milione, perché ricordo che il sistema non considera allarme superiore a 30 parti per milione, ma superiore a 25 parti per milione. Noi abbiamo per il CV24 delle segnalazioni che nei tre anni vanno da 183 a 219, questo vuol dire che vanno da un 7 su 10.000 misure, il valore più basso, 183, ad uno su 1.000 misure, quindi le segnalazioni di superamento del valore 7,9 al massimo sono una su mille. Per quanto riguarda gli allarmi vanno sempre quelli per il CV24 da 40 a 73 e quindi siamo sull'ordine del due o due su 10.000 osservazioni, cioè ogni 10.000 osservazioni due o tre erano segnalazioni di allarme. Nel CV22 le segnalazioni sono andate da 12 a 125 in un anno, che corrispondono a otto segnalazioni su 100.000 osservazioni, o al massimo sette segnalazioni su 10.000 osservazioni. Per quanto riguarda gli allarmi nel CV22 vanno da 0 a 49 e al massimo quindi sono tre su 10.000 osservazioni. Ora, per dare un giudizio su questi numeri che già di per sé a mio avviso si presentano piccoli sia in assoluto che in percentuale, ma abbiamo un riferimento preciso nell'allegato 3 del D.P.R. 962 dell'82. Il D.P.R. citato indica in 7,9 parti per milione il valore limite tecnico di breve durata che corrisponde al valore limite tecnico di lunga durata di 3 parti per milione, che è riferito ad un anno, mentre il valore limite tecnico di breve durata è riferito alla singola misura, quando come nel caso in esame il sistema di monitoraggio effettua le misure su ciascuna linea ogni venti minuti primi. Quindi se le misure sono effettuate su ogni linea ogni venti minuti primi il valore di breve durata, cioè quello che determino con la singola misura corrispondente al valore limite tecnico di lunga durata media in un anno di 3 è 7,9. Lo stesso D.P.R., lo stesso allegato 3 al D.P.R. 962 dell'82, indica che il valore limite tecnico di lunga durata di 3 parti per milione in volume risulta rispettato se i superamenti del valore di limite tecnico di breve durata di 7,9 non superano in numero il 5% dei valori misurati in un anno. Tenendo conto di questo e andando a vedere le segnalazioni, quindi i superamenti di questo valore di 7,9 che sono riportati sui tabulati, noi vediamo che andiamo da 50 volte inferiore al numero permesso fino a 625 volte inferiore, 50 volte inferiore nel reparto CV24 nel '91, 625 volte inferiore nel reparto CV22 nel '91, poi 71 volte inferiore nel CV24 nel '92, 62 volte inferiore nel reparto CV24 nel '93, 67 volte inferiore nel reparto CV22 nel '93, 100 volte inferiore nel reparto CV22 nel '92. Quindi quel giudizio che a mio avviso si poteva dare già in assoluto in percentuale di numero piccolo di segnalazioni è dimostrato ampiamente, a mio giudizio, col confronto con l'indicazione della normativa. Il messaggio warning no peak - e su questo discorso ritornerò tra un momento - è di norma indice di una situazione ottimale in cui il CVM è del tutto assente, così che non risulta rilevabile nemmeno un piccolissimo picco indice della presenza in tracce, seppure non quantificabili, di CVM. I casi sono assai pochi nel reparto CV24, i warning no peak sono stati da 1 a 19, il che vuol dire da 4 su un milione fino a 8,5 su 100.000 osservazioni, quindi molto pochi. Sono stati invece di più nel CV22, da 423 a 3.775, che corrispondono dallo 0,3 al 2,4% delle osservazioni effettive. Qui però c'è una spiegazione tecnica ben precisa, perché il CV22 è un impianto continuo e sostanzialmente l'impianto è come se fosse un grosso tubo in cui entrano le materie prime ed escono i prodotti, le materie di scarto, etc., ma non ha momenti di operazioni discontinue, se non quando si ferma l'impianto, lo si bonifica e si fanno le manutenzioni. Il CV24 è un impianto di polimerizzazione con reattori discontinui che quindi richiedono aperture, richiedono operazioni, insomma, che rendono più probabile la presenza, seppure in tracce, del CVM nell'ambiente di lavoro. Forse, signor Presidente, ricorderà che quando ho parlato degli adeguamenti che nel mondo si facevano intorno agli anni '74, '75 e successivi per tener conto dei mutati limiti ammissibili in ambiente di lavoro per il CVM, la constatazione anche dell'OSHA, la constatazione del NIOSH, cioè delle agenzie americane, era che negli impianti di produzione del cloruro di vinile il rispetto dei limiti era più semplice che non negli impianti di polimerizzazione proprio per la loro natura di impianti continui, quindi fatti per avere delle ottime tenute. Qui noi ne vediamo la fotografia nel comportamento dell'impianto CV22, in cui il messaggio warning no peak è più frequente che non nel CV24. Finendo questo esame statistico, diciamo, di questi dati, il messaggio "posto non riconosciuto". Il messaggio "posto non riconosciuto" va da 450 a 829 in un anno nel CV24, questo corrisponde dallo 0,2 allo 0,37% delle osservazioni effettive. Nel CV22 "posto non riconosciuto" da 514 a 1.599 in un anno, quindi pari dallo 0,32 all'1% delle osservazioni effettive. Questo è il quadro di quello che si legge sul registratore, sull'integratore, diciamo, sul tabulato dell'integratore dello Schimadzu in questi tre anni. A questo punto io, se mi è consentito, passerei a riprendere il discorso sul messaggio warning no peak con riferimento in maniera più puntuale alla seconda relazione del professor Nardelli. Ora, è un messaggio previsto dall'integratore, cioè è previsto dallo Schimadzu, non è legato alla particolare applicazione dello Schimadzu, per cui è un messaggio che non è legato al programma in Basic per la gestione dei dati specifici, è un qualcosa che l'integratore dà qualunque sia l'applicazione, è un qualcosa sul quale l'utilizzatore non può fare nulla, se lo vede stampare questo messaggio perché lo manda l'integratore. Il significato è chiaro: "Attenzione, dove dovrebbe essere il picco relativo alla sostanza da analizzare non si rileva alcun picco". Se non c'è un picco, quindi il cromatografo non ha rilevato un picco, vuol dire che la sostanza è assente. Quindi il programma generale dell'integratore quando non vede questo picco lancia questo messaggio, warning no peak, che viene stampato sul tabulato. Al tempo stesso sempre l'integratore, quindi non il programma specifico, pone uguale a 1 una certa variabile che si chiama Calerr, ma, insomma, diciamo, una certa variabile dell'integratore viene posta uguale a 1. Ecco, a questo punto comincia a intervenire il programma specifico fatto per l'applicazione e quindi il programma in base fatto per l'applicazione dello Schimadzu al reparto CV22 e al reparto CV24. C'è una istruzione, la 440, che ci dice che se questa variabile è uguale a 1, allora devi porre uguale a zero la concentrazione del CVM, questo ai fini dei calcoli della media. Quindi mentre nel tabulato io leggo non dei valori numerici, leggo la scritta warning no peak, l'elaborazione dei dati prende questo segnale come concentrazione zero e quindi introduce un valore zero nell'effettuazione della concentrazione media delle osservazioni. Ora, ripeto, la differente configurazione impiantistica gestionale degli impianti CV22 e CV24 porta ad accentuare l'attenzione sulla segnalazione warning no peak nel reparto CV22, dove il numero è abbastanza grande di questi dati, mentre sul CV24 abbiamo visto che il numero di segnalazioni warning no peak è piuttosto piccolo. Ora, un discorso analogo a questo del warning no peak si può fare anche per i valori di concentrazione inferiori al limite di rilevabilità, cioè, nel reparto CV22 è più frequente che la concentrazione misurata sia inferiore al valore limite di rilevabilità, lo 0,1, che non nel CV24. Comunque, sia per il CV22 che per il CV24 il programma di gestione dei dati dell'integratore prevede che quando la concentrazione misurata è inferiore a 0,1 venga posto un valore zero della concentrazione, ancora una volta per il calcolo della concentrazione media, ma non si stampa nulla sul tabulato, quindi la riga viene saltata, quindi sul tabulato io non vedo il valore zero o il valore 0,1, sul tabulato è saltata la linea. Cioè, l'istruzione del 455, che insieme alle istruzioni 470 e 550 del programma Basic..., ovviamente è un discorso che per avere una precisione di riferimento non è che ovviamente questo caso..., però sono le istruzioni che dicono: se la concentrazione è minore di 0,1 allora tu ponila uguale a zero e, l'altra, se la concentrazione è minore di 0,1 salta la stampa, non stampare questo per non fare dei tabulati in cui mettano tanti 0, 0, 0... Una scelta come un'altra, questa è la scelta che è stata fatta. Quindi il salto del rigo corrisponde o può corrispondere al fatto che la concentrazione è zero. Ora, l'assegnazione del valore zero alla concentrazione in corrispondenza del messaggio warning no peak avviene dopo che il programma di elaborazione dati, cioè quello specifico per l'applicazione, non quello quindi di base dell'integratore, dopo - dicevo - che questo programma ha riconosciuto la linea, cioè ha riconosciuto la zona a cui riferire il valore, quindi prima riconosce la zona, poi gli attribuisce il valore. Lo si vede anche qui esaminando l'istruzione 430, che precede la 440, dove si assume il valore 0, e poi vedendo, insomma, la struttura del programma. Quindi quando il programma assegna un valore zero alla concentrazione in corrispondenza di "posto non riconosciuto" sa a quale area attribuirlo, quindi nella media sa dove andarlo a mettere. Questo è particolarmente importante per il CV22 perché per il CV22 ho già detto che delle dieci linee solo sette analizzano il cloruro, il CVM, mentre le altre tre analizzano il tetracloruro di carbonio. Il cromatografo riconosce le linee e quando gli arriva una linea del tetracloruro di carbonio dirotta la sostanza prelevata, l'aria prelevata, alla colonna cromatografica che analizza il tetracloruro di carbonio; quando invece la linea riconosciuta è quella del CVM la manda alla colonna del CVM. Però siccome il messaggio "posto non riconosciuto", come ho detto, non dipende dal programma indicativo particolare, ma dipende dalla struttura del registratore, dell'integratore, dello Schimadzu, anche se il "posto non riconosciuto" deriva da una misura sul tetracloruro di carbonio viene stampato il warning no peak, quindi nella lettura dei tabulati del CV22 quel numero di warning no peak che io ho indicato potrebbe riferirsi in parte - e forse in parte si riferiva anche - al tetracloruro di carbonio. Non c'è, però, problema sul calcolo. Siccome prima di attribuire il valore zero viene riconosciuto il posto, il programma se riconosce come posto, la linea diciamo, quella del tetracloruro di carbonio scatta il dato, ci sono proprio istruzioni precise che dicono: "A questo punto salta, non dai la segnalazione zero". Quindi, ripeto perché può darsi che non sia stato chiaro, anzi, sicuramente non sono stato chiaro, mentre sul tabulato io mi trovo delle segnalazioni warning no peak che possono riferirsi anche ad una sostanza diversa dal CVM, in particolare il tetracloruro di carbonio, nel calcolo delle medie no, perché il valore zero viene attribuito solo dopo aver riconosciuto il posto. Naturalmente il programma del CV22 scarta le linee che non sono... Ecco, questo qui io credo forse, insomma, leggendo la relazione del professor Nardelli non mi sono trovato, ecco, su questo punto. Allora certe domande che pone nella relazione il professor Nardelli, per esempio ad un certo punto scrive: "Nei restanti 153 casi della stessa giornata il CVM era forse presente in modo rilevabile anche nelle zone dove si distillava tetracloruro di carbonio", mi sembra che possa non sussistere perché il programma distingue chiaramente tra le linee del tetracloruro di carbonio e quelle del CVM. Quindi spero che quello che ho detto costituisca anche per il professor Nardelli una risposta a questa sua domanda. Nella seconda relazione del professor Nardelli viene riportato come allegato 2 il tabulato dell'integratore relativo al monitoraggio del reparto CV22 nel giorno 23/7/93 segnalando che nella zona 229 si sono verificati 14 allarmi, 2 preallarmi e 4 eccezioni intese come valori di concentrazioni comprese tra 7,9 e 14,9. Perfetto anche nei tabulati che io poi allegherò alla mia relazione relativa all'analisi dei tabulati del CV22, risultano venti situazioni con valore di concentrazione di CVM superiore a 7,9 parti per milione e quindi comprendente anche gli allarmi e 14 allarmi, quindi si ha una perfetta corrispondenza. Però guardando questi tabulati che il professor Nardelli ha allegato, cercando di ingrandirli per renderli un po' più leggibili perché purtroppo è un tabulato di difficile lettura... E questo è anche uno dei motivi per cui fare queste analisi credo sia stato pesante, per noi di sicuro, per il professor Nardelli credo pesante anche per lui perché proprio spesso ci si scontra con difficoltà anche di lettura. Ma andando a vedere questo tabulato cosa si trova? Intanto che la cadenza delle linee corrisponde perfettamente nella giornata, cioè, ci sono molte linee saltate, ma sicuramente sono saltate perché il valore era inferiore a 0,1 e quindi, come ho detto prima, il programma dice: "Non stampare", perché i tempi corrispondono perfettamente. Per esempio, la linea 224, ci sono tra le 00.18 e le 06.58 quattro misure e cadono esattamente alle 00.18, alle 04.38, alle 06.18, alle 06.58, cioè con la cadenza di venti minuti che devono avere. Quindi, diciamo, il quadro è di quelli in cui non ci sono elementi per dire: "E' mancata la cadenza di esame delle linee". Quando andiamo a vedere, per esempio, questo periodo dalle 00.18 alle 06.18 si trovano solo queste quattro misure, mentre le misure fatte sono 140. Vuol dire che le rimanenti 136 misure hanno dato valori inferiori al numero di rilevabilità. In questo periodo c'è un messaggio warning no peak che in astratto potrebbe riferirsi anche non al CVM, quindi non avere a che fare con questi valori, ma è abbastanza credibile, anzi, per me è del tutto credibile che in un periodo in cui ci sono 136 misure che danno valori inferiori al limite di mille varietà ce ne possa essere una nella quale proprio non si vede nemmeno un accenno di peak, quindi si segna warning no peak. Cioè, siamo in una situazione di valori bassissimi di concentrazione. Ecco, tra questi valori bassissimi ce n'è uno più basso del bassissimo, se mi è concesso dire, che segnala un warnig no peak. Più o meno la cosa la si vede in tutta la giornata, perché su 504 misure che sono state fatte solo un centinaio dà dei valori, cioè 400 misure hanno portato a valori della concentrazione del CVM inferiori al limite di rilevabilità. Quindi anche il secondo messaggio di warning no peak che si colloca tra le ore 18.00 e le ore 19.00 si colloca in un momento in cui globalmente si aveva questa situazione di concentrazioni molto basse. Però c'è - ed è quello che ha segnalato anche il professor Nardelli - l'area 229, dove invece si sono verificate tutte queste segnalazioni, queste venti segnalazioni, di cui una buona parte - 14 - di allarme. Allora, se riassumo bene quello che il professore Nardelli ha scritto, dice: "Non mi sembra possibile che a fronte di una zona dove ci sono 14 allarmi in altra zona sia assente il CVM". Però il reparto è un reparto che ha un'area di circa 7 ettari, quindi le zone sono molto diverse l'una dall'altra. Nella zona 229 ci sono, per esempio, quattro prese e queste prese dalle più vicine, che sono per esempio quelle della 224, distano dai 70 ai 100 metri, distano 200 metri dalle prese della zona 226. Ora, una perdita di CVM intanto si fa sentire sotto vento rispetto al punto di perdita, quindi il problema potrebbe essere già risolto dicendo: "Sì, è vero, ma il vento andava da 224 o da 226 verso il 229, quindi la fuga o la perdita del CVM non si poteva fare sentire sul 224 e sul 229" e questo è senz'altro un punto da considerare. Poi dipende dalla velocità e dalla turbolenza dell'aria, ma soprattutto dipende dal quantitativo. Io a suo tempo ho fatto un esempio in cui mettendo una perdita grande si vedeva che si poteva andare piuttosto lontani, sempre sotto vento però, con la concentrazione; poi ho fatto vedere anche che se la perdita è minore le distanze diventano minori e spesso si hanno delle perdite che localmente ti danno una grande concentrazione perché, insomma, è una perdita di CVM, quindi a rigore prima di diluirsi dell'aria dovrei trovare il 100% di CVM, ma sono così piccole che la loro diluizione nell'aria è immediata e appena mi allontano un po' dal punto di perdita queste perdite non le vedo. Ecco, quindi la situazione è del tutto compatibile. Ecco, però c'è poi una dimostrazione, io sono andato a vedere il diagramma del cromatografo, in particolare qui abbiamo - mi sembra - l'intervallo di tempo tra le 21.30 e le 22.28, ecco, in questo periodo per l'area 229 ci sono due situazioni di allarme, una da 21.48 e un'altra da 22.08, una situazione di eccezione alle ore 22.28, per le altre aree non si vedono picchi di altezza significativa. Questo è a monte dello Schimadzu, questa è la registrazione del cromatografo, cioè, se io leggo il cromatografo praticamente per quelle aree gli attribuisco zero perché non vedo peak. Al tempo stesso invece per l'area 229 vedo che sono in situazione di allarme e in situazione d'eccezione. Quindi in conclusione sull'esame di questa situazione, l'ho esaminata perché rappresentava la relazione del professor Nardelli e perché mi sembra particolarmente significativa, la situazione è eccezionale, basta vedere che in un giorno e in una zona si sono verificati il 29% degli allarmi e il 16% delle segnalazioni registrate nell'intero 1993 nel reparto CV22, quindi in una sola zona in un solo giorno 29% di allarmi, 16% di eccezioni dell'intero anno, quindi indubbiamente situazione che aveva qualcosa di importante, importante nei limiti che stiamo dicendo. Però il cromatografo mi dice che è giusto quello che ha registrato lo Schimadzu, che in altre zone il CVM non c'era, era sotto i limiti di rilevabilità, e in altri casi addirittura non c'era, sotto il limite di rilevabilità, cioè a livello da dare questo messaggio di warning no peak. Quindi mi sembra abbastanza significativo per dimostrare anche proprio con un confronto diretto in una situazione eccezionale tra cromatografo e tabulato che il tabulato poi quando dice warning no peak dice una cosa che non leggerei sul... direttamente sul cromatografo. Allora anche quando per una situazione del 5 ottobre '95 io mi sono fermato ad esaminare il '93, ma il professor Nardelli dice che ritiene molto improbabile che il CVM risulta assente del tutto in una sezione di distillazione di CVM, non mi sembra che ci sia nessun elemento per poter supportare questa affermazione, perché la zona di distillazione di CVM è una di quelle zone dove si lavora in apparato chiuso, continuo. Quindi non trovo nessuna meraviglia che ad un certo momento ci possano essere dei messaggi warning no peak. Mi sembra ci sia un tabulato relativo all'allegato 8 del professor Nardelli, per la zona 221. In questa zona, esattamente per leggere quello che ha scritto il professor Nardelli dice "il tabulato del reparto CV22 del 5 ottobre del '95, allegato 8, il warning no peak registrato tra le ore 0.19, zona 222...", la prima ora si riferisce alla zona 220, la seconda ora alla zona 222, quindi il warning no peak si colloca nella zona 221. Veniva invece a coincidere con il completamento del monitoraggio in una zona dove era molto improbabile che il CVM risultasse del tutto assente, la zona 221. Se noi guardiamo il cromatogramma vediamo che ci sono prevalentemente valori misurati inferiori ad 0,1 una parte per milione e due situazioni in cui c'è il warning no peak, che in un quadro di valori minori di 221, nessuna riga porta valori superiori a 0,1, quindi tutte le misure sono inferiori 0,1, che ci siano anche 2 warning no peak è coerente con la situazione. Comunque nel CV24 il warning no peak riguarda 9 misure su 100.000 nel '91, 1 misura su 100.000 nel '92, 4 misure su 1 milione nel '93, nel reparto CV22 invece abbiamo 2 misure su cento nel '91 e nel '92, 2 misure su mille nel '93. Quindi a mio giudizio la discussione su questo punto è un ingrandimento di un problema che di per sé tecnicamente ha un peso proprio assolutamente trascurabile. Qui io vorrei dire che poi dovremmo tener presente che la gestione del reparto, come più volte è risultato dagli interventi del professor Nardelli, mio e di altri, la gestione del reparto non è che si basasse sui dati dell'integratore, si basava sui dati del registratore, per cui qualunque messaggio anche in astratto fosse errato sul registratore, quello potevi eventualmente influire sull'effettuazione delle medie annuali, ma non influenzava assolutamente la gestione del reparto, perché gli allarmi in reparto e i preallarmi derivavano dal cromatografo, non dall'integratore. La visione che gli operatori avevano era una visione dei dati del cromatografo, tant'è che poi cercherò di dire qualcosa, è proprio la discussione che c'è stata su quello che veniva registrato nel quaderno relativo agli interventi, il quaderno di controllo, e quello che invece misurava l'integratore, proprio perché gli interventi erano fatti sulla base di quello che l'operatore leggeva sul cromatografo. Quindi una discussione che necessariamente è stata molto dettagliata anche da parte mia, perché dettagliato era l'esame che mi ha fatto il professor Nardelli sui problemi dell'integratore, è una discussione che comunque non attiene la gestione del reparto, perché la gestione del reparto era fatta su quello che si leggeva all'integratore, scusate, al cromatografo, sugli allarmi che derivavano sul cromatografo. Passerei ad un altro punto, posto non riconosciuto, mi rendo conto, sono cose di dettaglio che... ma di questo devo parlare. Allora, il messaggio posto non riconosciuto abbiamo detto che nel reparto CV24, 4 misure su mille nel '91, 2 misure su mille nel '92 e nel '93 davano posto non riconosciuto. Nel CV22 1 misura su 100 nel '91, 3 misure su mille nel '92, 17 misure su mille nel '93. Il messaggio viene scritto quando l'elaborazione del segnale trasmesso dal cromatografo all'integratore porta un numero intero esterno all'intervallo 1-10, 1-10 o 1-7, quindi non riferibile ad una delle 10 linee che fanno capo a ciascun cromatografo, no, 1-10 scusate, in tutti e due i casi, poi se le linee, la linea riconosciuta è una linea del tetracloruro di carbonio, viene scartato il dato, però non viene messo il messaggio del posto non riconosciuto perché il posto è riconosciuto. Quindi dicevo, qua quando va fuori da questo campo da 1 a 10, ed è l'istruzione 430 del programma Basic, sia del CV22 che del CV24. Ora, nel cromatografo il riconoscimento delle diverse linee avviene attraverso un segnale elettrico di livello crescente dalla prima alla decima linea, questo dà luogo sul diagramma di questo strumento ad una barra di altezza crescente, sempre dalla prima alla decima linea, e questa barra precede il picco relativo alla concentrazione di CVM della linea individuata, sono le istruzioni 400 e 410 del programma in Basic. Ora, il sistema automatico di rilevamento del CVM si avvale di un campionatore multicorrente, cioè di un dispositivo di commutazione della linea di aspirazione dell'aria collegata al gascromatografo, e la scansione sono poi due da 5 linee, porta a scandire le 10 linee. Le linee sono sempre state 10, c'è stato un discorso su un'aggiunta di un terzo elemento da 5, ma è stato chiarito già che questo è stato fatto non sui 2 cromatografi di reparto che misurano la concentrazione, che fanno il monitoraggio del CVM in ambiente di lavoro, ma fu fatta sul cromatografo che doveva servire per le 12 autoclavi per le bonifiche, quindi furono portate a 12 le linee per averne una per autoclave da bonificare. L'operazione ebbe scarso successo per cui il cromatografo fu usato in manuale e dopo fu destinato ad altri usi, ma questo abbiamo già avuto occasione di dirlo. Tornando alle strisce dei cromatografi di monitoraggio del CVM, la rotazione dei selettori è effettuata passo passo da un selettore pneumatico, comandato da un'elettrovalvola, sull'albero di comando dei selettori è copiato meccanicamente il trasmettitore di posizione che è costituito da un commutatore a lamina strisciante che è collegato poi a dei relais che chiudono i contatti di un partitore di segnale elettrico analogico che invia il segnale di riconoscimento della linea in termini di tensione elettrica sia al registratore sia all'integratore, quindi questo contatto strisciante che porta a dei relais, questi relais danno una segnalazione in tensione il cui valore di tensione dipende dalla linea, e questa segnalazione va sia al registratore del cromatografo, sia all'integratore. Ora basta che ci sia un malfunzionamento nella catena di trasmissione del segnale elettrico, per esempio un cattivo contatto di questo commutatore a lamina strisciante, oppure un difetto dei relais, che determina un disturbo del livello di tensione trasmesso come segnale di identificazione della linea e quindi alla fine arriva un valore che porta ad un valore fuori dall'intervallo 1-10 che dà luogo al messaggio di posto non riconosciuto. Questo messaggio però riguarda solo l'integratore, ancora una volta mentre sull'integratore non è leggibile il valore di concentrazione, ma solo questo messaggio posto non riconosciuto, sul cromatogramma si legge sia il valore della concentrazione sia si vede dalla posizione a quale area si riferisce. Il professor Nardelli si pone un'altra domanda nella sua relazione, leggo dalla relazione, così sono più preciso. Una domanda a questo punto è lecita: era possibile nei 20 minuti riservati ad un ciclo di analisi monitorare sempre per 2 minuti linee differenti dalle 10 che sono state assegnate alle 10 zone del reparto CV24? La risposta ovvia parrebbe no, non era possibile monitorare zone che non esistevano. Noi rispondiamo diversamente, sì, era certamente possibile, bastava nell'istruzione 400 del programma Basic dimensionare opportunamente il parametro variabile Level in modo tale da forzare il numero d'ordine A ad assumere un valore convenzionale maggiore di dieci, da utilizzare nella successiva istruzione 430 per dirottare su zone non esistenti, quindi non riconoscibili, un monitoraggio, 2 minuti di tempi di analisi, privo di risultato analitico. Poi c'è da osservare che la variabile Level è di sola lettura e quindi non può essere modificata. Ricordo in allegato la pagina del manuale dello Schimadzu che dice che la variabile Level è di sola lettura. Per inciso è stata fatta anche una prova sperimentale per vedere se si poteva variare, variandola dice errore nell'istruzione in cui ha dato la variazione. Quindi la risposta è una risposta tecnica su questa modalità specifica, forse che non è possibile proprio per la natura di questa variabile all'interno del programma proprio, non il programma di applicazione, ma della struttura dello Schimadzu, però io dico che se anche non fosse così, se fosse possibile fare cose di questo genere, io con la mia esperienza, insomma, è un po' di anni che frequento l'industria chimica e in generale l'industria, io non riesco ad immaginare come si possa pensare che personale addetto alla conduzione di un impianto possa pilotare con cose di questo genere nei tempi e nelle concrete condizioni operative una manovra come questa ipotizzata dal professor Nardelli. Prescindendo quindi dal fatto che la variabile Level è di sola lettura. Poi io mi domando anche come si possa pensare ad una disponibilità del personale medesimo a condurre queste operazioni e quanto le stesse potessero rimanere riservate. Ho già osservato che su un posto in turno ruotano 6 persone, quindi, insomma, sono cose, io non arrivo, e qui forse non dovremmo nemmeno farli discorsi di questo genere, sono opinioni però basate anche sull'esperienza e basate su questo dato di fatto che una persona in turno vuol dire 6 persone che operano sul posto, tenendo conto del fine settimana, delle ferie, delle malattie etc., dalle 5 alle 6, ma credo che sia più 6 che 5. Ancora una volta poi la manovra riguarderebbe l'integratore, e la gestione in sicurezza dell'impianto proseguirebbe normalmente in base alle concentrazioni di CVM fornite dal cromatografo e dai segnali di allarme e preallarme dati dal cromatografo. Quindi non ci sarebbe nessuna conseguenza di una manovra di questo genere sulla gestione del reparto. E passerei ai salti di sequenza. Leggendo i tabulati dell'integratore si notano dei salti di sequenza nella lettura delle linee di campionamento. Le cause possono essere varie, segnale elettrico di identificazione di linea difettoso che porta ad un valore del numero intero A, che dovrebbe essere 1, 2, 3, fino a 10, porta ad un numero intero, quindi leggibile dal registratore, dall'integratore, ma diverso di fatto da quello che invece identifica la misura di linea, per cui l'indicatore mi stampa nel tabulato una linea con i suoi valori ma il numero di linea è sbagliato, perché gli è arrivato un messaggio elettrico che era all'interno dell'intervallo 1-10 ma era sbagliato. Oppure ci può essere un'interruzione della sequenza automatica al fine di effettuare la taratura del cromatografo, di utilizzare il cromatografo per il monitoraggio di un'autoclave in fase di bonifica, per mantenere la tensione su una o più linee, mi è già capitato di dire che in certe situazioni può essere opportuno non far fare l'intera sequenza per cui ritorno a vedere una linea dopo venti minuti, ma vedere una o più linee sulle quali ho situazioni critiche vederle con una frequenza maggiore e quindi interrompere la sequenza e limitarla alle linee sulle quali si ha interesse. Il professor Nardelli nella sua relazione dice che esaminando 200 tabulati ha riscontrato, poi li mette anche in evidenza, 200 casi in cui si ha la sostituzione della sequenza temporale delle zone da analizzare, di una zona prevista e una zona non prevista, seguita dal ripristino della sequenza originale. Quindi se parliamo con numero da 1 a 10, in realtà sono i numeri delle aree, ma i numeri da 1 a 10 vedo, 1, 2, 3, poi magari vedo 2, poi vedo 4, 5, 6 e 7, quindi c'è un salto di sequenza, ma poi questa sequenza viene ripresa, e questi sono 306 casi. In 118 casi in cui si ha la sostituzione susseguente ad una pausa di durata varia, di una sequenza originaria con una sequenza non prevista. Nei casi in cui la durata della pausa risultava non multipla dell'unità temporale di analisi, due minuti esatti, quindi multipla di due minuti, trattasi evidentemente di una sequenza anomala susseguente ad una pausa forzata dall'operatore della console, che abbiamo visto essere possibile. Allora, intanto su 200 tabulati le sequenze di misura presenti sono 14.400, quindi i casi, sommando sia i 306 più i 118 sono un 3% delle sequenze, però mentre chiaramente i casi in cui, diciamo, c'è una linea con un'indicazione non corretta, poi la sequenza riprende, mentre c'è sicuramente un qualche disguido, quasi sicuramente un errore elettrico, negli altri casi può darsi che i valori siano quelli corretti perché ci sono state pause, per esempio, appunto, per tarare il cromatografo, per fare riparazioni o per fare bonifiche di autoclavi. Comunque il tutto è il 3% delle sequenze. Se la percentuale la si dà in rapporto alle singole misure, tenendo presente che ognuno di questi casi potrà coinvolgere più linee, mettendo mediamente 2 linee, tenendo conto che poi una serie di questi casi è regolare, nel senso che c'è stata un'interruzione e dopo la sequenza è ripresa come doveva riprendere, al momento in cui l'interruzione è stata eliminata, siamo sullo 0,6% dei casi. Quindi ancora una volta a giudizio del sottoscritto non si ha una situazione tecnica che meriti un'attenzione forte, il valore delle concentrazioni di CVM resta ancora leggibile sul cromatogramma e quindi tutte le indicazioni necessarie per la gestione in sicurezza dell'impianto, compresi i preallarmi ed allarmi, sono salvate indipendentemente da questo non riconoscimento di linea che troviamo, scusate, di sequenza interrotta che troviamo sul registratore. E comunque poi questi dati vanno a far parte dei dati tabulati dall'integratore, seppure in qualche caso, anzi, in vari casi, avranno un'attribuzione ad un'area sbagliata, però il dato viene considerato. Anche qui credo che solo facendo qualche esempio si può chiarire meglio la situazione. Allora, io prenderei l'esempio relativo al giorno 24/7/93 che è nell'allegato 2 della relazione del professor Nardelli, che è tra quelli, insomma, segnalati dal professor Nardelli, ne segnala tanti, uno di questi è questo. Noi vediamo una sequenza in cui alle 4.23 è dato il valore della linea, della zona 247, alle 4.25 è di nuovo dato il valore della zona 247, successivamente c'è un posto non riconosciuto, poi alle 4.29 parte la 240, alle 4.31 la 241, poi alle 4.33 si trova la 340, poi alle 4.35 la 243, alle 4.37 la 244. Allora, i tempi sono rispettati, la cadenza di 2 minuti è rispettata. Direi che è evidente che la zona 247 segnalata alle 4.25 è in realtà la zona 248, quindi c'è un errore di lettura, che ci sia qualcosa che non va sul selettore di linea è dimostrato dal fatto che c'è poi successivamente un posto non riconosciuto, addirittura arriva un segnale elettrico che non, che porta fuori dall'intervallo di riconoscimento della linea. Lo stesso qualche minuto dopo, alle 4.33 quando segnala la zona 240 questa è una zona 242, quindi un altro errore di lettura. Allora, andiamo a vedere il cromatogramma relativo a questo periodo. Noi vediamo che la barra di identificazione della linea 9 corrispondente alla zona 248 ha uno spessore ridotto in misura anomala, qui una specie di baffo, negli altri casi è una barra. Quindi il segnale elettrico difettoso c'era, lo si vede anche sul cromatogramma, quindi quello che è successo di riconoscimento sbagliato è anche visibile sul cromatogramma. La barra di identificazione della linea 10 che corrisponde alla zona 249 manca del tutto, e per la zona 249 c'era stato detto posto non riconosciuto, manca addirittura la barra, non è arrivato proprio il segnale elettrico. La barra di identificazione della linea 3, che corrisponde alla zona del 242, ha ancora uno spessore ridotto in misura anomala. Quindi non c'è nessuna manipolazione dell'operatore, c'è un difetto di contatto elettrico e certamente se uno pensa ad un contatto elettrico strisciante non può non..., non può meravigliarsi se ogni tanto dà qualche errore. Quindi questo è un caso. Vediamo un altro caso, ancora...

 

Avvocato Schiesaro: se può essere preciso sui dati, questo ultimo esempio che ha fatto a cosa si riferiva?

RISPOSTA - E` il 14/8/91.

 

Avvocato Schiesaro: perché prima ha detto 24 luglio '93 e non ci trovavamo.

RISPOSTA - No, scusi, ho letto male.

 

Avvocato Schiesaro: quindi non è '93, ma è '91?

RISPOSTA - Questo è 14/8/91, scusi che guardo.

 

Avvocato Schiesaro: e avevo un riferimento di allegato alla memoria anche?

RISPOSTA - Sì, in quella tabella in cui il professor Nardelli porta i vari casi, la tabella 1 direi. L'ho detto prima, il numero dei casi l'ho segnalato prima, è uno dei casi, tanto per vedere. Stavo guardando, chiedo scusa, no, quella del 24/7/93 era quella che ho esaminato precedentemente per vedere i warning no peak, in quella lì la citavo anche qui per dire: lì si vedeva che pur mancando tante linee perché la concentrazione era inferiore a 0,1, tuttavia la sequenza era perfettamente rispettata. Chiedo scusa, sì, avevo dato una data sbagliata. Quindi 14/8/91. Ora io guarderei sempre tra i casi il 24/7/91 e qui noi vediamo alle 11.33 la zona 249, poi abbiamo un posto non riconosciuto, poi alle 11.37 la zona 241, poi alle 11.39 la zona 249, poi una pausa, poi vediamo alle 14.32 la zona 234, alle 14.34 la zona 245. La pausa è di 173 minuti, e quindi non è multipla di 2 minuti e quindi siamo in uno di quei casi in cui il professor Nardelli dice deve essere pure capitato qualcosa perché non può essere che la pausa sia dovuta al fatto che essendo valori inferiori a 0,1, le linee non vengono scritte, se fosse questo io dovrei trovarmi una regolarità quantomeno multipla dei due minuti. Quindi è successo qualcosa di diverso. Ora, prendiamo il cromatogramma, al cromatogramma noi vediamo che alle ore 12.00 la scansione delle linee è stata fermata e l'annotazione è: "A causa di inquinamento della colonna del gascromatografo e viene ripreso alle ore 14.30 a problema risolto". Quindi effettivamente la pausa è dovuta ad un intervento che ha interrotto il rilevamento, la causa deriva da una situazione in cui la colonna del cromatografo risultava inquinata. Ho visto dai verbali che di cose di questo tipo ne hanno parlato, o ne ha parlato almeno uno dei testi sentiti, io però non sono in grado ovviamente oggi di dire cosa era successo quel giorno, era solo per far vedere un caso in cui siamo nella situazione in cui l'interruzione è un'interruzione manovrata, la causa, l'impossibilità di fare misure con il gascromatografo. Mi risulta, per quanto ne so io, per quanto mi è stato detto, che la maniera più rapida per rimettere in funzione il cromatografo era di lasciarlo pulire facendo passare il gas in maniera che strippava via tutti questi prodotti che avevano inquinato la colonna per poi riprendere regolarmente. Alle 14.30 il problema era risolto. Ora io ho fatto solo due esempi, credo che disponendo dei cromatogrammi si potrebbero esaminare tutti i casi, ma diventa una cosa che, ripeto, io trovo anche proporzionata al problema, cioè al senso che alla fine io mi sto occupando non di quello su cui si basa la gestione dell'impianto, ma su quello sulla base del quale io faccio delle medie, delle medie che per il periodo che interessa Enichem sono così basse rispetto al limite che qualunque correzione si possa apportare per cose di questo tipo il problema assolutamente rimane di un rispetto del limite dei tre..., ma amplissimo. Quindi personalmente, un'opinione però che tento di giustificare tecnicamente, personalmente non lo ritengo un problema che abbia rilevanza, avrebbe rilevanza a mio avviso se mi mettesse in condizioni in cui non sono in grado di vedere di essere in una situazione di dover intervenire e proseguo a lavorare normalmente come se non fosse successo nulla e invece è successo qualcosa. No, il cromatografo anche se si era in una situazione in cui le linee venivano sbagliate dal registratore, chi guarda il cromatografo vedeva i valori e sapeva attribuirli alla zona. Quando il cromatografo non funzionava, noi sappiamo però che a quel punto, perlomeno, mi sembra che sia risultato anche non solo da quello che ho detto io, ma anche cosa sia stato detto da testi, che si girava con cercafughe in quei momenti, ed anche in generale nel reparto CV24 da un certo momento in poi il giro con il cercafughe era comunque fatto indipendentemente dal cromatografo, ma naturalmente a maggior ragione quando il cromatografo non funzionava, perché a quel punto veramente si rischiava di fare il volo cieco, ma cieco davvero. Passerei al registro degli interventi nel reparto CV24. Loro ricorderanno che il registro è un'iniziativa del personale d'impianto che lo utilizzava per seguire la vita dell'impianto, fornire elementi utili per mirare gli interventi di manutenzione e per avere informazioni utili per la gestione. In questo registro c'era una prima colonna con data, ora e firma, data ed ora dell'evento e firma di chi l'aveva rilevato. Una seconda colonna che diceva dove era la fonte della perdita, una terza colonna la causa della perdita, un'ulteriore colonna la zona, un'ulteriore colonna i valori raggiunti in parti per milione, e poi le annotazioni. Allora, qualche dato statistico prima di tutto. Riguarda il reparto CV24 ricordo, quindi questo registro c'era nel CV24 e non c'era nel CV22. Le annotazioni sono state 280 nel '90, di cui 65 relative a situazioni di allarme, cioè di concentrazione superiore a 25 parti per milione, 301 nel '91 di cui 70 relative a situazioni di allarme, concentrazioni di CVM pari o superiori a 25, 227 nel '92, di cui 41 relative a situazioni d'allarme, 237 nel '93 di cui 46 relative a situazioni di allarme. Il numero di allarmi è coerente con quello che ho rilevato dai tabulati che ho riportato nella tabella 1, dell'integratore, quindi c'è coerenza degli interventi e sul numero di allarmi che si rileva dai tabulati. Andiamo a vedere però gli altri casi che cosa erano. Per esempio, nel '90, 79 casi di intervento erano con concentrazioni inferiori ad 8 parti per milione, il valore minimo 4,5, quindi 79 degli interventi sono stati fatti quando la concentrazione data dal cromatografo era tra 4,5 e 8, in 91 casi la concentrazione era compresa tra 8 e 14,9, 45 casi con concentrazione compresa tra 15 e 24,9, gli altri erano gli allarmi di cui ho detto un momento fa. Nel '91 la situazione è grosso modo la stessa, nel '92 abbiamo 70 casi con concentrazioni inferiori a 8 parti per milione, il valore minimo è 2 parti per milione, 73 casi con concentrazioni comprese tra 8 e 14,9, 37 casi con concentrazioni tra 15 e 24,9. Nel '93, 72 casi sono con concentrazioni comprese tra 8 e 3,5, 72 tra 8 e 14,9, 40 tra 15 e 24,9. Ecco, da questa tabella si ottiene una conferma di una mia affermazione che l'intervento degli addetti avveniva non appena si leggeva sul cromatografo una concentrazione superiore alla norma. Cioè, non si aspettava nemmeno il livello di attenzione, cioè le 8, si interveniva già prima, siccome i valori erano di norma sotto all'1%, 0 e qualcosa, appena si vedevano valori dell'ordine, scusi, sotto la parte per milione, appena si vedevano valori sul cromatografo superiore alla parte per milione si interveniva e si vedono anche con 2 soli parte per milione in volume misurate. Confrontando le concentrazioni segnate sul registro con quelle riportate sul tabulato dell'integratore, si vede che, come ha segnalato, senz'altro, fino dalla sua prima relazione il professor Nardelli, si vede un certo numero di casi in cui le concentrazioni registrate, segnate sul registro dagli addetti, sono superiori alle concentrazioni che si leggono invece sul tabulato dell'integratore. Allora, facendo riferimento ai casi in cui la differenza tra il valore riportato dagli operatori sul registro e quello riportato, e quello che si legge sul tabulato dell'integratore è maggiore del 10%, dall'esame che io ho fatto risultano l'8% dei casi nel '90, il 18% nel '91, il 9% nel '92, il 9% nel '93. Ora la domanda che uno si deve porre è se sono più attendibili i valori che un operatore riporta sul registro o i valori che riporta il tabulato dell'integratore? Ricordiamoci che l'operatore deve fare un diagramma, quindi da un dato analogico, ricavare un dato numerico, quindi vedendo la punta del picco sul diagramma deve ricavare il valore numerico, deve ricavarne un'ora, deve identificare la zona, quindi sono possibili errori di lettura del picco, errori di data, errori di ora, errori di identificazione dell'area, perché se io voglio vedere cosa legge il tabulato devo avere una corrispondenza di zona, ora e data. Allora, anche qui andando a vedere qualche caso. Il 28/9/90 il registro riporta alle ore 19.30 una concentrazione di 17 parti per milione per la linea 9 che non trova riscontro sul tabulato dell'indicatore, il quale invece riporta un valore di 16,26, quindi rispetto all'errore che io faccio leggendo ad occhio un tabulato, 16,26 e 17 sono lo stesso numero, lo riporta per le ore 19.31 per la linea 9. Ora se si fa una linea alle 19.31 non è possibile che sia stata fatta una misura alle ore 19.30, intanto c'è un errore di ora possibilissimo nella lettura di un diagramma, lasciando il diagramma dov'è, a quadro, non stendo sul tavolo il diagramma, prendo un righello, faccio tutte le misure, guardo a diagramma la cosa. E quindi c'è stato, io ritengo sicuramente anche un errore di linea, per cui uno avrebbe dovuto scrivere ore 19.31 linea 7, perché è impossibile, visto che alle 19.31 si registrava la linea 7, che alle 19.30, quindi con una cadenza di un minuto, si registrasse la linea 9. Quindi qui io vedo, se faccio il confronto, come ho fatto, per dare quelle percentuali prima, tra quello che scrive il registro e quello che leggo sul tabulato, io dico: il registro legge di più perché il tabulato non mi legge questo valore. Ecco, se io guardo le cose dico: sul registro è stata sbagliata ora, che è un minuto dopo, e linea. Il 30/9/90 il registro riporta alle ore 2.45 una concentrazione di 25 parti per milione, quindi allarme per la linea 7. Il tabulato dell'integratore non mi dà questo allarme, però alle 2.45 mi dà un allarme, cioè 25, sulla linea 4. Presumo che chi ha scritto linea 7 in quel momento ha scritto 7 ma doveva scrivere 4, perché se alle 2.45 si leggeva sulla linea 4, 25, non è possibile alle 2.45 leggere 25 sulla linea 7, perché due misure in contemporanea non si facevano. L'8/7/91 il registro riporta alla ore 3.47 una concentrazione di 25 PPM per la linea 8, che non trova riscontro sul tabulato dell'integratore, invece il tabulato dell'integratore riporta il valore di 25 alle ore 3.47, sempre per la linea 8, ma nel 9/7/91. Io penso che l'operatore che è entrato a lavorare l'8/7 quando ha scritto la data non si è ricordato che nel frattempo era passata la mezzanotte e doveva scrivere il 9, perché mi sembra un caso, tutto è possibile, ma mi sembra un caso molto poco probabile che alla stessa ora, sulla stessa linea, il giorno 9 ci sia un allarme e non ci sia tutto il giorno 8 alla stessa ora. Chiaramente, come credo possa capitare a tutti noi, all'una di notte non mi ricordo che è già passata l'ora, ed è già passato il giorno. L'11/1/92 il registro riporta alle 9.20 una concentrazione di 17 parti per milione per la linea 8, questa non trova riscontro sul tabulato dell'integratore il quale, invece, indica per la linea 8, alle ore 9.29 un valore di 14,74. Intanto se la misura della linea 8 è fatta alle 9.29 non poteva essere fatta alle 9.20, dopodiché in questo caso siamo riusciti a trovare anche la registrazione del cromatogramma e vediamo che il cromatogramma ci dice che la linea 8 alle ore 9.29 aveva questo valore intorno a 15, e quindi il cromatogramma dà ragione all'integratore. Il 4/8/92 il registro riporta alle ore 7.45 una concentrazione di 10,5 per la linea 4, il tabulato riporta il valore di 9 alle 7.44 per la linea 4, andando a vedere sul cromatografo il cromatografo dà ragione al tabulato, e così il 12/1/93, il 24/2/93, in definitiva io credo che si debba dare più fiducia, per quanto concerne i valori della concentrazione del CVM, al tabulato dell'integratore che non alle registrazioni fatte dagli operatori. Ricordiamoci che il compito degli operatori non era quello di registrare i dati di monitoraggio del CVM nel reparto, il loro compito su quel registro era di dare conto che era stato necessario intervenire e si era intervenuti perché c'erano dei valori che venivano considerati meritevoli di attenzione in quanto superiori a quelli che normalmente si aveva. Ecco, ora se io tengo conto che le prescrizioni del D.P.R. 962 rispetto, le ho già richiamate prima, ai superamenti ammessi per il valore di 7,9 parti per milione come misura singola fatta ogni 20 minuti, tengo conto che questi nel reparto CV24 dove ci sono 10 linee possono essere fino a 13.140, cioè io posso avere 13.140 superamenti nel 7,9 e statisticamente la norma del D.P.R. 962 dice: tu rispetti ancora il valore limite di lunga durata di 3 parti per milione. Se vado a vedere gli interventi registrati questa volta sul registro con valori del CVM superiore a 7,9 parte per milione, nel 1990 sono stati 201, che rispetto ai 13.000 sono l'1,5% dei superamenti ammessi, questo nel '90, nel '91 sono stati l'1,7%, nel '92 sono stati l'1,1%, nel '93 l'1,2%. Quindi mi sembra che questi interventi per superamenti per valore di attenzione di 7,9, o se vogliamo meglio per il valore limite tecnico di breve durata di 7,9, sono una parte piccolissima di quelli ammessi dalla normativa pur nel rispetto del limite, valore limite, tempo di lunga durata di 3 parti per milione. Una cosa marginale, il professor Nardelli non ha trovato le pagine relative al periodo 22/8-6/9/91 del registro di controllo, io sono stato più fortunato, i miei collaboratori sono stati più fortunati, le hanno trovate, erano agli atti, e se il professor Nardelli vuole gliene fornisco copia. Ma in questa ricerca, in questa massa di roba è solo questione di fortuna aver trovato o non l'aver trovato. Io avrei una serie di osservazioni relative a problemi che dovrebbero essere relativamente più brevi, quindi se il Presidente...

 

Presidente: lei ritiene di esaurirli in una decina di minuti, un quarto d'ora.

 

Avvocato Pulitanò: forse è meglio sospendere lo stesso, riprendiamo più freschi, perché non sono argomenti...

 

Presidente: va bene, per carità, prendo atto, in effetti non possiamo liberarlo perché poi ci sarà un controesame, prendo atto un po' di una stanchezza....

 

RISPOSTA - Chiedo scusa, lo sapevo, ma non sapevo come fare altrimenti.

 

Presidente: riprendiamo alle ore 15.00 circa. Professor Foraboschi, se vuole tornare.

 

Pubblico Ministero: nel frattempo io consegno i documenti che sono stati esaminati durante l'audizione del dottor Magarotto stamattina, e Bernabè tramite ufficiale giudiziario.

 

AVVOCATO PULITANO'

 

DOMANDA - Per avvio della ripresa del discorso del professor Foraboschi vorrei che facesse qualche piccolo chiarimento sulle cose, su alcuni punti delle cose che ha già detto, perché per noi non tecnici sono talvolta non di immediata comprensione. Ad un certo punto lei ha fatto riferimento ad una variabile Level indicata come variabile di sola lettura e che quindi non può essere modificata. Io ho capito solo a livello intuitivo il concetto, vorrei che lo chiarisse un po' meglio richiamando anche il contesto a cui l'affermazione si riferisce?

RISPOSTA - Sì, appunto, più volte mi sembra di aver detto che ci sono delle cose che sono prerogativa dell'integratore, dello Schimadzu - lo Schimadzu è fatto così, funziona in quella maniera - e altre cose che invece possono essere pilotate attraverso il programma specifico di elaborazione dei dati. La variabile Level è una variabile che entra nel programma specifico, cioè viene utilizzata dal programma specifico di elaborazione dati, e quindi viene letta, il suo valore viene letto. Però è una variabile di sola lettura, cioè il programma specifico non la può modificare, la può solo leggere e utilizzare poi per le elaborazioni successive. Quindi io non posso intervenire variando il valore del Level rispetto a quello che l'integratore dà. Non so se sono riuscito a spiegare il concetto. Questo però lo si vede solo leggendo il manuale dell'integratore, perché uno la vede nel programma e la può considerare una variabile normale di programma, invece è una variabile che entra nel programma, ma arrivando dall'integratore.

DOMANDA - Questo significa che taluno per motivi più o meno assurdi e improbabili si proponesse di modificare questa variabile non ci riuscirebbe?

RISPOSTA - No, abbiamo fatto una prova sperimentale, la risposta è stata: errore nella riga dove uno gli dice "assumi valore tot".

DOMANDA - Un altro chiarimento sulla parte in cui si inseriva quel discorso, che è la parte relativa al segnale "punto non riconosciuto". Quel discorso del punto non riconosciuto, se ho inteso bene, si riferisce esclusivamente all'integratore?

RISPOSTA - Sì, è un segnale che viene messo sul tabulato dell'integratore, cioè "posto non riconosciuto" dice: "Io ho guardato il valore che mi dà la linea e mi dovrebbe dare un numero intero tra 1 e 10, mi trovo un valore che è o superiore a 10 o minore di 1, io non lo riconosco" e qui scrivo "posto non riconosciuto". Però se io vado sul cromatogramma vedrò magari un segnale... Cioè, il segnale elettrico così come era difettoso verso l'integratore è difettoso anche rispetto al cromatogramma, per cui come abbiamo fatto vedere ad un certo momento la linea invece di essere un rettangolo è una specie di baffo, però la linea la vedo e soprattutto vedo il valore.

DOMANDA - Quindi questa imperfezione, se ho capito bene, è una imperfezione del segnale che trasmette il messaggio all'integratore, ma per quanto riguarda il dato registrato e anche la sua precisa attribuzione al luogo, tutto fila perfettamente?

RISPOSTA - Il dato registrato proprio non è influenzato, quindi è il luogo. Ecco, il luogo, mentre sul tabulato mi scrive "posto non riconosciuto", sul cromatogramma eventualmente vedo un segnale non netto oppure addirittura non c'è il rettangolo, ma che la posizione sia lì e che il valore sia quello lo vedo immediatamente, per cui non ho dubbi di attribuire valore e posizione leggendo sul cromatogramma.

DOMANDA - Quindi qui mi permetto di sviluppare il discorso che lei ha già fatto, abbiamo su tutti i punti qui considerati una registrazione completa del cromatografo, per cui anche la sola ipotesi che taluno avesse pensato con quel sistema di cancellare qualche dato è una ipotesi priva di qualsiasi logica?

RISPOSTA - Sì, a mio avviso sì, proprio non vedo... Sarebbe stata del tutto ininfluente per la gestione, facilmente verificabile, che è stata fatta e poi cambiare un punto su una massa o pochi punti su una massa, ripeto, che deve servire solo per fare una media, se io avessi una media che mi dà 2,9 quando il limite è 3 potrei capire che uno possa sperare di avere qualche risultato facendo qualche trucchetto, ma quando io ho una media che mi dà 0,1, 0,3 rispetto a 3 qualsiasi cosetta, insomma, la trovo inutile prima di tutto e assurda.

DOMANDA - Ancora un chiarimento sulla parte da lei dedicata all'argomento salti di sequenza, dove ha fatto riferimento a possibili difettosità di contatti elettrici. Io ho capito in questo, che difetti di contatti elettrici potrebbero dare luogo ad errori di lettura nell'integratore, ma non hanno niente a che fare con l'esattezza sostanziale dei dati.

RISPOSTA - No, la misura della concentrazione no, perché non dipende da questo, quindi non hanno nessuna influenza sulla misura della concentrazione. Cioè, il picco che mi fa, se lo fa - se lo fa nel senso se c'è la sostanza per fare il picco - il picco che mi fa sul cromatogramma non risente di questo errore elettrico. L'errore elettrico si risente nel segnale elettrico che va sia al cromatografo sia all'integratore. Il risultato è quello che ho detto prima, cioè ancora in questo caso può darsi che invece di vedermi una barra... Scusi, ingegnere, lei riesce a trovare una barra che fa vedere com'è e quella invece che fa vedere... Invece di vedermi una bella barra mi vedo, appunto, un baffo. Mi vedo segnali di quel tipo. Però che quella sia una certa linea non ho dubbi per la sequenza che c'è lì. Il valore del picco, quello non è toccato assolutamente dal meccanismo elettrico. Ecco, se fa vedere uno dove invece la barra..., come dovrebbe essere.

DOMANDA - Quindi anche qui mi pare che i problemi che emergono siano facilmente riconoscibile e si arriva senza grossi problemi ad una lettura corretta e completa.

RISPOSTA - Sì. Io vedo queste barre crescenti, ogni crescita è la linea successiva.

DOMANDA - Io confesso da qui di non vedere niente.

RISPOSTA - Non è che veda molto anch'io.

DOMANDA - Ultimo punto, il discorso sui registri di controllo dell'integratore. Lei stamattina a chiusura, quando eravamo tutti stanchi, abbiamo però capito bene che sui punti in cui è stato rilevato un qualche scarto fra dati riportati nei registri di controllo e dati riportati nell'integratore era di immediata evidenza l'errore materiale di lettura dei dati dell'integratore da parte di chi ha stilato il registro di controllo con conseguente affidamento nei dati dell'integratore. La mia domanda è questa: i dati di sfasatura che lei ha qui riportato sono pochi, poche unità. Per il resto, per quanto ha potuto vedere, vi è coincidenza tra i dati del registro e quelli dell'integratore? Ovvero, i dati del registro corrispondono fedelmente?

RISPOSTA - Io ho detto che l'8% dei casi nel '90, il 18% nel '91, il 9% del '92, il 9% del '93, guardando semplicemente il dato così com'è riportato sul registro, il dato che trovo corrispondente - se lo trovo o, se non lo trovo, il dato che potrebbe essere sul tabulato dell'integratore - in tutti questi casi il dato registrato è maggiore. Ecco, poi sono andato a vedere una serie di casi, ma non è che ho fatto un esame a tappeto di tutti i casi, perché il numero a mio avviso ancora una volta è piuttosto modesto. Dopodiché sono andato a vedere: "Ma questi che registravano quanto erano attendibili?" e su una..., non mi ricordo quanti casi ho guardato, uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette..., sette casi, presi così, ho visto che aveva ragione il tabulato rispetto a quello che avevano registrato. Ecco, io non ho guardato tutto il 18% dei casi del '91, tutto il 9%... Ho semplicemente detto: "I casi alla fine non sono molti. Se io devo pensare proprio così, logicamente, do più ragione ad un sistema automatico di valutazione dei dati che ad un signore che lì ha un quadro elettrico, ha un quadro, deve prendere un valore, leggerlo, registrarlo, nel frattempo dare la segnalazione a chi deve andare a fare qualcosa", ho portato una serie di esempi che fanno vedere che questo è possibile. Credo che veramente il numero di casi in cui c'è divergenza - e che la divergenza derivi da difetti dell'integratore - siano veramente trascurabili. Non ho fatto un esame a tappeto perché francamente ritengo che il problema sia ancora una volta di quei problemi che non hanno assolutamente peso quando penso che il numero degli interventi comunque è l'1,5, l'1,7, l'1,1, l'1,2% rispetto a quelli che dovevano essere i superamenti del limite di attenzione. Siamo a livelli così bassi che mi sono solo permesso di segnalare: "Attenzione, non possiamo dire che quello che è registrato è il vero, quello che è il tabulato è lo sbagliato, è più probabile che sia l'opposto" e ho presentato alcuni casi in cui dimostravo questo. Per il resto, però, avevo premesso che i numeri sono tali che a mio avviso uno potrebbe anche evitare l'analisi e dire: "Mi basta sapere che rispetto a 13.000 casi che potevo avere di superamento ne ho avuti 100".

DOMANDA - Questa sua risposta mi induce ad un'ultima domanda, anche quindi chiarimento di esplicitazione. Su questo ultimo punto che ha toccato, come su tutti gli altri, lei ha rilevato la piccolissima entità percentuale, in valori percentuali assoluti, dei problemi qui toccati, per cui dalla sua complessiva esposizione di stamattina io ho tratto l'impressione di un lavoro di chiarimento estremamente preciso e fondato sui dati obiettivi relativo a piccolissimi scarti materiali su un mare di dati dentro il quale comunque questi punti su cui ci siamo tanto soffermati e affaticati sono in definiva punti nel loro complesso di assoluta irrilevanza.

RISPOSTA - Sì, io per dire le cose, se non avessi dovuto considerare l'esame analitico attento e puntuale della relazione del professor Nardelli, come atteggiamento da ingegnere di fronte ai dati dell'1% rispetto all'ammissibile mi sarei già fermato dicendo: "Per quanto mi riguarda ne so già abbastanza". Di fronte però ad un'analisi puntuale ho cercato di fare un'analisi puntuale anch'io, però non ho ritenuto di dover fare un'analisi esaustiva andando a cercare tutti i cromatogrammi per confrontare i cromatogrammi con i tabulati, ho semplicemente detto: "Guarda, io penso che ci possano essere questi errori nella registrazione. Ti faccio vedere alcuni casi in cui questo si verifica, dopodiché ritorno al punto di partenza", stiamo parlando di un numero modesto di casi che riguardano poi, appunto, un integratore che mi serve a fare delle medie per verificare il rispetto del valore limite tecnico di lunga durata, rispetto che negli anni in cui noi come Enichem siamo interessati è di gran lunga rispettato, per cui alla fine anche se ci dovesse essere qualche imperfezione, qualche errore, non sposta assolutamente il giudizio. Io forse a questo punto credo di aver annoiato tutti ripetendo tante volte: ricordiamoci che la gestione è fatta col cromatografo. E ricordiamoci che c'è anche nel CV24 il cercafughe che gira anche nei momenti normali per vedere se ci sono situazione non dico di allarme e di preallarme, situazioni che già indicano un valore un po' più alto di quello normale.

DOMANDA - La ringrazio di questi chiarimenti. Le chiederei di andare avanti con l'illustrazione degli altri punti.

RISPOSTA - Ecco, il professor Nardelli ha segnalato il messaggio Basic program and following not backed up. Nella tabella 1, nella seconda relazione, a pagina 4, il professor Nardelli da questo messaggio trae la conclusione: "Manca il listato del programma Basic". Ancora una volta chi può dare la spiegazione di questo è il manuale dello strumento evidentemente, perché la frase potrebbe benissimo essere una frase..., dice che non è stato messo il programma in Basic. Qual è la situazione? Il listato del programma Basic occupa uno spazio di memoria superiore a quella che il sistema ha quando si spegne, quindi quando o viene spento o si spegne per qualche motivo l'integratore non può memorizzare il programma in Basic. Per cui al momento in cui riparte bisogna rimetterlo dentro con un dischetto, quindi non lo riprende automaticamente, ma quando io riaccendo l'integratore devo caricare il programma col dischetto. Questo è perché il programma ha 3.676 byte, l'integratore ha 4.000 byte, ma 700 sono impegnati per memorizzare i parametri di identificazione dei picchi, quindi gliene rimangono solo 3.300, che non bastano. Quindi dà una preferenza a memorizzare i picchi perché quello è un evento che io non posso ripetere, se li perdo li perdo, quindi memorizza i picchi, il programma glieli devo rimettere dentro. Al momento in cui metto dentro il programma lancia questo messaggio, che appunto non era stato salvato il programma Basic. Quindi questo per spiegare come il manuale dell'integratore spiega questo messaggio. Poi c'era un altro messaggio sul quale il professor Nardelli ha fissato la nostra attenzione, il messaggio warning level out of range, quindi livello di guardia fuori dell'intervallo. In particolare nella tabella 1 della seconda relazione il professor Nardelli segnala 197 di questi messaggi, 196 si riferiscono ad uno stesso giorno, il giorno è il 30/5/91, quindi praticamente sono relativi ad un episodio. Sono andato a vedere questo episodio, è un episodio che c'era anche il giorno prima, cioè c'è stato un episodio che è durato un giorno o due, uno di questi giorni è questo, appunto, che il professor Nardelli ci ha segnalato. Questo messaggio è relativo ad un fatto che cerco di spiegare. Il cromatografo ha di per sé un sistema di azzeramento, chiamiamolo così, cioè di portare certo il riferimento di zero rispetto al quale poi si misura il picco e quindi la concentrazione. Perché ce l'ha? Perché il cromatografo potrebbe funzionare da solo, senza l'integratore, quindi deve pensare da solo a sistemarsi lo zero rispetto alle derive, ai disturbi o ai rumori che ci possono essere sul fondo. Questo segnale quindi già azzerato per quanto riguarda il cromatografo entra dentro all'integratore. L'integratore ha - chiamiamola - una finestra per lo zero che va da -1 a 5 millivolt. Se il segnale che gli arriva è dentro questo intervallo tutto bene, se è fuori da questo intervallo dà quel messaggio che abbiamo detto, cioè dice: "Guarda, attenzione, mi sta arrivando dal cromatografo un segnale fuori da questa mia finestra -1/5 millivolt". Per capire questa finestra bisogna tener presente che l'ampiezza del segnale va da 0 a 1.024 millivolt, quindi i 5 millivolt sono un 5 per mille del fondo scala, quindi uno 0,5% del fondo scala. Fatto questo segnale, però, il registratore registra il dato che gli arriva, quindi non è che quando c'è questo segnale, cioè warning level out of range - quindi guardati che il livello è fuori dal range - non è che quando c'è questo segnale non viene registrato sul tabulato dell'integratore il dato. Viene registrato, questo dato sarà affetto da un errore in quanto, appunto, l'allineamento del cromatografo ha portato fuori dalla finestra di azzeramento del registratore. Ho esaminato anche qui a campione qualche caso, la tabella che l'ingegner Peroni proietta. Qui siamo come giorno, dunque... Il 30/5/91, cioè proprio il giorno che ha segnalato il professor Nardelli.

DOMANDA - Sui 197 messaggi warning level out of range 196 riguardano tutti quel giorno?

RISPOSTA - Quel giorno, sì.

DOMANDA - Quindi in pratica ci sarebbe questa giornata più un messaggio isolato?

RISPOSTA - Sì, in quelli che ha esaminato il professor Nardelli. Ricordo che il professor Nardelli ha esaminato solo un campione, non è un messaggio che si trova frequentemente, però anche laddove lo si trova non si è perso il dato. L'esame che io ho fatto dalle ore 05.57 alle ore 06.46 del giorno, cioè, che esame ho fatto? Ho preso i tabulati e siamo riusciti a trovare anche qui un pezzo di cromatogramma. Vediamo che sostanzialmente i dati registrati dall'integratore sono i dati che si leggono sul cromatogramma. C'è un solo caso in cui alle 06.17 l'integratore mi segna 0,44 PPM, sul cromatogramma praticamente non si vede il segnale, quindi si deve pensare che siamo sotto allo 0,1. C'è un caso in cui l'integratore segna più del cromatogramma. In linea teorica l'errore può essere in più o in meno. Parlando con gli operatori mi dicevano che è più probabile una deriva positiva, per cui è più probabile che si legga qualcosa di più che qualcosa di meno, però in linea teorica la deriva può essere in tutte e due le direzioni, quindi... Però si tratta sempre di piccole cose e normalmente il dato letto sull'integratore, il dato registrato, tabulato dall'integratore è lo stesso dato che si legge sul cromatogramma: 0,12, sul cromatogramma circa 0,1; 2,35, sul cromatogramma circa 2,4, niente e sul cromatogramma minore di 0,1, quindi è giusto che non ci sia niente. Quindi questo, diciamo, è il discorso relativo a questo messaggio. Concludendo anche su questo punto, non incide sul cromatogramma, è un problema sempre eventualmente della tabulazione dell'integratore. Comunque, a meno che non si distacchi l'integratore per cercare di vedere, riparare, correggere questo zero, se la linea rimane attaccata dopo il messaggio c'è la registrazione del dato. Altro punto. Sempre nella seconda relazione del professor Nardelli viene segnalata la presenza in uno schema del sistema di monitoraggio che è riportato nella relazione che nel 1996 l'Istituto Mario Negri fece per commissione di EVC, c'è in questo schema un'unità denominata sequential injection panel. Il professor Nardelli dice: "Rappresentava quindi un'ulteriore modifica al sistema originario di controllo, una modifica che poteva permettere rimanendo in modalità automatica di operare la scelta di una qualsiasi nuova sequenza o di ripristinare la sequenza iniziale". Nell'udienza del 3 marzo 2000 il signor Lettig del servizio manutenzione centrale e elettrostrumentale di Enichem ad una domanda dell'avvocato dello Stato ha risposto: "A meno che non si intenda qualcosa d'altro, io non ci vedo nessuna corrispondenza con il CV24", questo allo schema, questo riportato nella relazione, quindi il professor Nardelli l'ha citato riportandolo dalla relazione dell'Istituto Mario Negri. Anche il signor Perin dello stesso servizio non riconobbe in quella udienza l'unità in questione. Scartabellando anche lì un po' in archivio abbiamo trovato che un'unità come questa risulta indicata in un vecchio disegno Montedison, disegno SF32555, gascromatografo ambiente, quadro controllo pannelli laterali sinistri, è relativo al cromatografo del reparto CV11. Il disegno è del 13/1/75, le revisioni del disegno sono del 6/6/75 e del 21/11/80. In questo disegno effettivamente c'è questa unità. Io non so quale fosse la funzione di questa unità nel servizio di monitoraggio del reparto CV11, non sono riuscito a ricostruirla. Non mi risulta che nel periodo di gestione Enichem un'unità utilizzabile come ha indicato il professor Nardelli fosse installata sui cromatografi dei reparti CV22 e CV24, così come non risultava a Lettig e Perin, che sono stati sentiti. Di più su questa unità io non sono riuscito a trovare. Ho trovato questo vecchio disegno. Un'ipotesi - ma la faccio con il valore che ha un'ipotesi - è che spesso si fanno dei colage, si prende da un disegno, si mettono le cose nuove e non si verifica se si è presa una cosa giusta, che quindi qualcuno abbia preso lo schema del cromatografo del CV11, ci abbia attaccato delle altre cose, però vale quello che vale. A questo punto io l'esame che volevo fare da un lato quello che mi ero impegnato di analisi statistica sui tabulati, da un altro di esame dell'ultima relazione del professor Nardelli l'ho terminato, a conclusione io arrivo a una conclusione che a mio giudizio, in base a tutti i dati forniti, si arriva a vedere che il sistema di monitoraggio nei reparti CV22 e CV24 nei periodi che abbiamo analizzato funzionano regolarmente, danno tutte le informazioni che sono necessarie da un lato per la gestione del reparto, da un altro lato per l'effettuazione delle medie per confrontare la situazione nei reparti con il limite, valore limite tecnico di lunga durata di 3 parti per milione. Il disaccordo quindi che risulta da questa mia conclusione rispetto alle conclusioni che ha dato il professor Nardelli credo che derivino da vari fatti. Mi sembra però di dover segnalare che io ritengo che non ci possano essere dubbi che i messaggi warning no peak sono messaggi di zero, quindi non è che manca l'informazione, c'è l'informazione, l'informazione è concentrazione zero per quanto misurabile, perché lo zero ha sempre un valore in relazione a quanto misurabile. Lo stesso warning level out of range sono segnalazioni che ugualmente portano però una misura che può essere affetta da un piccolo errore, ma che è pur sempre la misura della concentrazione, poi le interruzioni di sequenza in certi casi sono interruzioni che derivano da fatti ben precisi, come abbiamo visto in un esempio, per problemi sul cromatografo, in altri fatti sono errori elettrici, che comunque escludono ancora una volta niente per quanto riguarda la lettura dal gascromatografo e per quanto riguarda i casi proprio non di posto non riconosciuto, ma di errore di sequenza, il dato è comunque registrato, sia pure attribuito ad una linea che può essere sbagliata, è comunque registrato dall'integratore ed utilizzato nell'ambito delle medie. Io quindi ritengo che ci siano tutti gli elementi per avere la garanzia oggi che i dati sulla quale si è basata la gestione dei reparti e il giudizio sulla situazione dei reparti siano del tutto attendibili. D'altra parte io chiedo scusa al Presidente e alla corte se riproietto due diagrammi già proiettati, ma era per ricordare visivamente quali sono le misure e qual è il limite. Ora, nell'ambito di quelle linee vicinissime allo zero rispetto al limite di 3, che possa avere attribuito per esempio un valore a un'area piuttosto che ad un'altra non mi sposta assolutamente nulla sul giudizio della situazione. Questa è l'opinione che credo di avere dimostrato con i dati che ho portato, ma naturalmente è...

 

Presidente: bene, grazie, allora sentiamo...

 

AVVOCATO SCHIESARO

 

DOMANDA - Un po' di domande e di chiarimenti, cose molto semplici anche perché molte cose sono state dette. Io partirei dalla fine proprio per essere più chiaro ed avere quell'immediatezza nella successione degli argomenti che spesso facilita anche la comprensione. Innanzitutto questa proiezione qua, io penso che sarà d'accordo con me almeno su un punto, che lei ha perfettamente ragione quando dice: ragioniamo, stiamo parlando dei minimis, cioè di aspetti trascurabili tenuto conto dalla distanza dal limite, e però lei deve dare ragione a noi quando diciamo che tutto è vero se quel limite fosse il risultato di una corretta misura, e cioè di una misura effettiva della presenza del CVM, se noi poniamo un punto interrogativo, e lo vedremo in un altro momento, sulla bontà della misura del 25 PPM come misura considerabile per la quantificazione di quel monitoraggio, lei dovrà ammettere allora che questo discorso dei minimis assume un altro valore, è d'accordo su questa mia affermazione?

RISPOSTA - No, e le spiego perché. Proprio ho portato questo diagramma perché mi fa vedere che i risultati delle misure fatte con il 25, con il sistema multicampanelle, con il cromatografo, cadono su una linea non distinguibile nella scala in cui noi dobbiamo guardarla, cioè nella scala che ha come fondo scala il limite, da misure fatte con un sistema completamente diverso, monocampanella, massa, e quindi, appunto, il fatto che le differenze del 25 rispetto al 30, del sistema multicampanelle rispetto al sistema pluricampanelle, quando le vado a vedere non ci sono. Ci sono solo se ingrandisco arbitrariamente il risultato.

DOMANDA - Io non sto affatto parlando del multicampanella, del monocampanella, sto solo dicendo che se invece di 25 avessimo 25.000, o comunque avessimo un numero di mille volte superiore staremmo ancora discutendo dei minimis o no? Poi lasci che sia cura nostra dire se è 25, se è 25.000, però mi dia una risposta da scienziato. Se la misura è una misura di gran lunga superiore a quel 25 è ancora un ragionamento di minimis o no?

RISPOSTA - Sì, perché quando la misura è sopra 25 io non ho personale senza maschera o senza autorespiratore, e questa è la base della normativa, se poi vogliamo cambiare la normativa, vogliamo ignorare questo fatto si possono fare tutti i ragionamenti, che vicino ad un punto di perdita si possa avere 10.000 o 20.000 PPM l'ho scritto, mi dia la fiducia di ritenere che sia una cosa che credo possibile non solo, ma che credo del tutto rilevante ai fini del valutare la situazione che è una situazione che la norma ha esaminato molto bene, perché quando ha detto oltre i 30 tu non fai la media è perché ha considerato...

DOMANDA - Se ci consente distinguiamo gli aspetti dai numeri dagli aspetti delle vicende di gestione dello stabilimento e di organizzazione dell'attività lavorativa, stiamo parlando di medie, stiamo parlando di calcolo delle medie, stiamo parlando di scarti rispetto a valori consentiti, allora, su questo matematicamente, statisticamente io le ho fatto questa domanda: se invece di avere misure di quella entità, che sono state quelle prese in considerazione per calcolare i livelli di esposizione, ne avessimo avute altre, e non mi interessa adesso occuparmi di quali e quante, altre di gran lunga superiori, non mi interessa perché l'ho fatto fino a questo momento, lo farò e argomenterò abbondantemente quando sarà ora, da un punto...

 

Avvocato Pulitanò: posso chiedere un chiarimento sulla domanda?

 

Presidente: lo lasciamo finire e poi vediamo gli interventi.

 

DOMANDA - Io torno a ripetere: se l'avessimo di gran lunga superiori il calcolo delle medie sarebbe o non sarebbe diverso? Questa è la questione, e siccome lei è anche matematico io credo, e sono partito da questo, che dovrebbe dirmi "ha ragione", se poi lei mi dice che la norma non contempla, mi sta spostando il discorso.

RISPOSTA - No, non sto spostando il discorso, perché lei fa delle medie per confrontarle con dei limiti, quando c'è un certo limite le medie vanno fatte per come è stato costruito quel limite, quel limite è stato costruito che oltre a 25, anzi, oltre a 30 per essere giusti, perché non esistono medie o misure che possono essere utilizzate se non sono fatte conformemente al limite rispetto al quale si confrontano. Questa è una cosa, se vuole per curiosità le faccio vedere, ci sono anche 4 dispense che do ai miei studenti, dico che l'errore più grosso che si può fare è confrontare il risultato senza tenere conto che il risultato sia fatto con la metodologia che era prevista per il limite che è fissato. Devo dire che il Parlamento italiano si è dimenticato di questo, è pur avendo deciso di.., avendo votato di non cambiare le tabelle della Merlin ha poi detto che si potevano fare i campioni istantanei, il che voleva dire di fatto cambiare...

DOMANDA - Abbiamo capito, questa sua precisazione è una precisazione molto chiara, dice "tutti i miei ragionamenti sono condizionati dal significato normativo della disciplina che determina quelle misurazioni, che secondo me significa questo" è vero?

RISPOSTA - Che deve essere fatta in quella maniera.

DOMANDA - Che secondo lei deve essere fatta in quella maniera?

RISPOSTA - No, secondo quello che è scritto.

DOMANDA - Ci vorrà concedere il beneficio dell'argomentazione giuridica.

RISPOSTA - Se lei dice secondo lei..

DOMANDA - Lei ci ha prospettato, stia sicuri che io ne prospetterò una diversa.

 

Avvocato Santamaria: lo faccia ora.

 

DOMANDA - Non ho nessun obbligo..., se non ci siete arrivati lo scoprirete alla fine.

 

Avvocato Santamaria: non è un gioco a sorpresa.

 

Presidente: sentiamo qual è la tesi.

 

DOMANDA - La tesi era semplicemente la partenza, perché siccome tutto il discorso era detto discutiamo dei minimis, io ho detto, scusi un momento se avessimo dei valori...

 

Presidente: se non discutiamo dei minimis allora discutiamo da ipotesi che partono da presupposti metodologici completamente...

 

DOMANDA - Esatto e li...

 

Presidente: vediamo la tesi che parte dai suoi presupposti.

 

DOMANDA - Ovviamente l'abbiamo già illustrata con i discorsi che ha fatto il nostro consulente tecnico e su quella base svilupperemo tutte le considerazioni giuridiche per dare al tempo debito. Invece qui parliamo di fatti.

 

Presidente: adesso faccia le domande al consulente però.

 

DOMANDA - Era la premessa per capire la ragione profonda del dissidio. I fatti partono dall'ultima considerazione che ha fatto, warning no peak equivale a zero. Allora io gli consegno, e consegno al Tribunale, ancora una volta, sono sempre le stesse carte, ma le riprendiamo in esame, perché sono emblematiche, sono significative di qualcosa che secondo noi ha un'altra lettura, gli consegno le indicazioni che troviamo nel registro a proposito del giorno 7 giugno '91 che è il giorno in cui si è verificato uno sfondamento della guardia idraulica nel reparto CV24, intorno alle ore, dalle 6.50 alle 7.00 circa, guardia idraulica D501/A, viene dato atto nell'annotazione che viene scaricata la carica all'autoclave zona 8, l'operatore segna 25 PPM ed annota "la carica era anomala, non degasata a dovere". Abbiamo dunque un caso in cui c'è lo sfondamento della guardia idraulica, che lei tra l'altro ha anche trattato nella sua deposizione il giorno 20/10/99, quando ci ha detto che questa guardia idraulica era diversa da quella presa in considerazione dalla dichiarazione di sicurezza, e che quindi non era il quantitativo di 20,03 chili al secondo quello che era uscito, ma era un quantitativo diverso, probabilmente più basso, perché la quantità di CVM che era presente in quel momento nel serbatoio della torbida, se non ho capito male, era diversa dalla quantità che invece normalmente è presente di CVM nell'autoclave?

RISPOSTA - No, erano proprio punti diversi, sono proprio fenomeni completamente diversi che traggono origine da cause completamente diverse, questa era quella trattenuta da non avere bonificato fino in fondo la carica e quindi di averla portata ai serbatoi ancora con del CVM e quindi ha sfondato la guardia idraulica dei serbatoi che è una cosa diversa dalla guardia idraulica che invece portava mi sembra al CV28, sono cose completamente diverse.

DOMANDA - Ma comunque da questo sfondamento di guardia idraulica è evidente che esce CVM?

RISPOSTA - Sì, uscirà CVM dove esce, sarà sopra il serbatoio, mi sembra di ricordare che fosse sopra il serbatoio della torbida.

DOMANDA - Ed è proprio questo che interessa, perché se lei gira la pagina, alla pagina successiva, abbiamo l'elenco delle rilevazioni fatte dal tabulato, e lei può notare come le misure, questo è uno dei famosi salti di sequenza che avevano insospettito il professor Nardelli.

RISPOSTA - Scusi, dove lo trovo questo?

DOMANDA - A pagina dopo, era aperta sulla pagina del registro, la figura 5/A, la figura 5/B lei trova l'elenco delle misure di quel giorno.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - 7/8/91. Lei può vedere dalle 6.22 linea 243 regolare etc., arriviamo alle 6.44 alla linea 244, dopodiché abbiamo la linea sopra la zona 8, che è la linea 247, non viene monitorato alle ore 6.50 che è esattamente l'ora in cui nel registro risulta annotato l'inconveniente, ore 6.50 zona 8, 25 PPM. Ha notato questo punto, questo passaggio?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi abbiamo un silenzio sulla linea 247, quella che va a monitorare la zona 8. Al momento in cui l'operatore comunque individua un allarme di 25 PPM, poi la sequenza continua con il 248, 249, reinizia con il 240 e, attenzione, 240 è la stazione prima del 241, la linea 241 è proprio quella che è sopra la zona 2 sopra il serbatoio della torbida, la linea 240 alle ore 6.56, cioè 6 minuti dopo aver segnalato un allarme ci dà, non la linea interessata, ma la linea immediatamente precedente, 7.26. Dopodiché al momento di monitorare la linea 241 lei cosa legge lì?

RISPOSTA - Warning no peak, in precedenza c'era 0,15, la 241 c'era 0,15, non eravamo lontani dal non rilevare.

DOMANDA - Il precedente che lei legge è del 6.28, 20 minuti prima dell'allarme, l'allarme si è verificato, l'abbiamo detto, alle 6.50, quindi prima dell'allarme non ha senso andare a vedere i dati, andiamo a vedere quelli successivi, quello alle 6.50 ci viene tolto dall'anomala lettura, inconveniente elettrico e ce lo porta via, quello del 241, che sarebbe il dato della linea che sta sul serbatoio della torbida, non ci viene dato perché viene dato al suo posto warning no peak, la sequenza viene interrotta per tutti i minuti interessati che vanno a cavallo dalle 6.58 fino alle 7.04 e riprende regolare sulla 244, 45 e va avanti, anche qui facendo dei salti, perché la 46 non si trova etc.. E comunque con indicazioni di numeri, abbiamo 0,23, 1,47. Allora la domanda che le faccio io, al di là della suggestione che può venire dalla lettura di questa successione di questi dati messi e non messi, abbiamo detto che se c'è sfondamento della guardia idraulica e se c'è in presenza del serbatoio della torbida lei ha detto prima che in quel luogo c'è fuoriuscita di CVM, d'accordo?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Come fa a dire che quel warning no peak che si colloca esattamente sopra i serbatoi al momento di monitorare la linea che sta sopra i serbatoi della torbida nel momento in cui risulta documentalmente provato che quel serbatoio è interessato da una perdita di CVM provocata da sfondamento dalla guardia, come fa a dire che quello...

RISPOSTA - Bisogna vedere a che altezza è la campanella rispetto al punto di fuga, io vedo che tutti i 241 anche successivamente hanno valori bassissimi, perché il 241 successivo vedo uno 0,13, quindi siamo...

DOMANDA - Ma alle 7.18, parliamo sempre di 20 minuti dopo e 20 minuti prima, l'allarme in quel momento.

RISPOSTA - Se lei ha, io non ce l'ho qui, se lei ha il punto dove è fuoriuscito, dove sono le campanelle, come tirava il vento le posso dire, no, era investita dal vento effettivamente warning no peak, può essere che la campanella fosse più bassa, sopra vento rispetto alla fuga e la campanella non legge nulla.

DOMANDA - Tutto può essere 2 minuti prima 7.28 e guardi che l'operatore...

RISPOSTA - Io ora avrei bisogno di vedere tutta la posizione della campanella, cosa che non ho, perché può darsi che invece proprio quella che segna 7 sia nella direzione che gli porta l'uscita da questa guardia idraulica, non si può ragionare sulle tabelle, come prima il 229 segna l'allarme, ma andiamo a vedere, stiamo parlando di un reparto di 6 ettari. Per rendere concreto questo discorso bisogna andare a vedere la posizione da cui poteva uscire il CVM, la posizione delle campanelle, cercare, quello sarà ben difficile sapere, qual era la direzione in cui si muoveva l'aria, perché sopra i serbatoi, naturalmente siamo all'aperto, io non posso risponderle sulla base semplicemente di una visione di un tabulato, perché la visione del tabulato io la vedo coerente, subito dopo vedo che prosegue ad avere valori bassi, posso immaginare che ad un certo momento avesse valori bassissimi.

DOMANDA - Ma il CV24 non è tutto all'aperto?

RISPOSTA - Ma i serbatoi, questi qui, sono all'aperto. Bisogna, cioè, se non si vedono, le ripeto avvocato, possiamo seguitare qui a parlare di tabulati, ma i tabulati vanno messo accanto uno possibilmente ai cromatogrammi per vedere quello che effettivamente si leggeva sul cromatogramma, e due vanno poi correlati alla posizione fisica delle cose, io di più non sono in grado di rispondere, terrò conto della cosa per la mia relazione comunque.

DOMANDA - Dice che andrebbero messi a contatto con i cromatogrammi, gliene consegno uno, preso a caso dallo scatolone. Se ci dice, visto che lei oggi ci ha parlato dell'incidente del 24/7/91 e ci ha detto che c'è una pausa effettiva di 171 minuti, però se si va a vedere il cromatogramma relativo alle ore 12.00 c'è uno stop a causa dell'inquinamento della colonna del gascromatografo, allora questo è uno dei cromatogrammi che abbiamo trovato di là, e vorrei che lei ci dicesse se riesce a datarlo quel cromatogramma?

RISPOSTA - No, io questo non riesco a datarlo e devo dire che per quanto mi riguarda le datazioni le ho sempre fatte fare sulla base dei dati che avevano in stabilimento.

DOMANDA - Cominciamo con il dire che c'è un problema di datare i cromatogrammi che noi troviamo di là. E l'altro problema che c'è è che i cromatogrammi degli anni in questione, '91, '92 e '93, noi non li abbiamo proprio trovati di là, quindi quando lei ci dice oggi che noi abbiamo usato cromatogrammi per relationem in relazione a questi che le sto facendo vedere, che sono cromatogrammi del '96, sono avvolti in tabulati del '96, quindi ragionevolmente pensiamo che si riferiscano al '96, ma il '91, il '92, ed il '93 non abbiamo trovato un cromatogramma. Visto che lei ci dice che il giorno 24 luglio del '91 nel cromatogramma c'è alle ore 12.00 un'indicazione di stop, sarebbe interesse di tutti vedere questo cromatogramma e constatare de visu i criteri in base ai quali è stato associato a quel giorno.

 

Avvocato Santamaria: la domanda qual è?

 

DOMANDA - Ci faccia vedere il cromatogramma.

 

Avvocato Santamaria: e da dove lo tira fuori, dalla tasca?

 

Presidente: qual è la domanda?

 

DOMANDA - La domanda è se ci fa vedere il cromatogramma del giorno in cui dice di aver letto lo stop.

 

Presidente: la domanda è se lei ha potuto prendere visione o no di questo cromatogramma?

RISPOSTA - Sì, il cromatogramma mi è stato fornito in stabilimento, abbiamo in genere cercato di vedere che i dati che si leggevano fossero coerenti ed in quel caso per esempio risultavano, però la datazione, le ore e il cromatogramma ci sono stati forniti in stabilimento.

 

DOMANDA - Comunque su questo Presidente io chiederei che formalmente questo documento fosse acquisito, perché dal nostro punto di vista là non c'è, può darsi che sia un documento della parte, però lo vorremmo vedere.

RISPOSTA - Ripeto, sono cromatogrammi che ho avuto dallo stabilimento con scritto data a mano e le ore, su questo non c'è dubbio. Non ne trova, ecco.

 

Presidente: e quindi senz'altro per poter cercare di dare una risposta e dare la possibilità al consulente, o meglio, anche al difensore di parte civile di prendere visione di questo cromatogramma di cui lei stesso ci ha parlato, disponiamo senz'altro l'acquisizione di questo documento. E se dovessero esserci altri documenti di quelle date che sono stati presi in considerazione anche dal consulente di parte professor Nardelli, allora in questo caso se ne dispone anche di quelli l'acquisizione. Ripeto, per cercare di venire fuori un po' da questi...

RISPOSTA - Comunque, signor Presidente, nella bozza di relazione ovviamente io negli allegati, diagramma del cromatografo del CV24, era già previsto che nella mia relazione ci fossero in allegato queste cose. Confermo, lei troverà solo delle annotazioni scritte a mano, non sono scritte da me. Era già previsto.

 

Presidente: a prescindere che lei lo alleghi o meno alla sua consulenza è giusto che sia a disposizione delle parti fin dalle prossime udienze, questo è un invito che va rivolto ovviamente alla parte Enichem interessata.

 

DOMANDA - Comunque lei la data l'ha presa per acquisita?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ulteriore contestazione. Lei ci ha parlato dell'episodio del 23 luglio del '93 dicendo che il caso del 23 luglio '93 al CV22 è sicuramente un caso eccezionale perché da solo rappresenta una propria percentuale di allarme etc., e tuttavia va interpretato in termini meno allarmanti di quello che potrebbe apparire dai dati perché in fin dei conti si trattava di una diffusione limitata del CVM a seconda delle zone perché non abbiamo prove che lo stesso fosse in altre parti di quel reparto. Ma allora vediamo un caso in cui questa condizione non si è verificata, perché è importante confrontarsi con i casi anche diversi da quelli in cui dice: è eccezionale però è limitato. Il 4 gennaio '92, e lei trova sempre lì, anche il Tribunale trova la pagina riassuntiva del registro e successivamente trova la pagina del tabulato relativo, abbiamo il famoso caso della famosa rottura della guarnizione del boccaporto che ha fatto provocare una serie di allarmi, 5 allarmi, 7 preallarmi, un numero di eccezioni etc., che sono quelle documentate puntualmente su tutte le linee, e quindi per tutta l'ampiezza del reparto, in un'occasione del genere. Allora, questo caso è ugualmente eccezionale come l'altro che ha preso in considerazione nel CV22, è più significativo, può fare per questo caso le stesse riserve che ha fatto per quello del CV22?

RISPOSTA - L'eccezionale nel CV22 era perché la percentuale di allarmi e di situazioni eccezionali è una frazione molto grossa di quella che in un anno si è verificata su tutto il reparto. Allora, che in un giorno in una sola area si verifichino percentuali così grosse è eccezionale perché se no non potrebbe essere la media quella che è stata nell'anno, l'eccezionalità era questa, per il resto ho detto che il reparto è molto grande, le distanze sono grandi, si va dai 70 ai 100 metri, dalle campanelle della zona 229 rispetto a quelle della zona 224, il vento non si sa come tirava basta che il vento tirasse dal 224 verso il 229 per cui io posso avere avuto nel 229 tutti quanti allarmi senza averne traccia nel 224 e per la distanza e per la... quindi l'eccezionalità è in questo senso di numero di allarmi e di numero di segnalazioni in uno stesso giorno, in una stessa area.

DOMANDA - Mi pare che anche qui non si scherzi mica, abbiamo allarmi sul 7, 3, 6, 8, 7 e 4, nell'arco di tempo che va dalle 12.28 alle 13.44, e poi dalle 12.30 alle 13.36 una serie di preallarmi ed eccezioni. Voglio dire, anche questo da questo punto di vista a quelle caratteristiche a cui lei faceva riferimento, perché anche questo è un reparto in ambiente chiuso con circa 2000 metri cubi.

RISPOSTA - In un ambiente semichiuso, è tutto aperto davanti e ha tutti i finestroni, quindi non è chiuso, è coperto.

DOMANDA - La domanda è: com'è possibile che di fronte, noi abbiamo stimato che se la perdita della rottura del boccaporto fosse stata di 0,168 chilogrammi al secondo, lei ricorda che c'era stata quella grossa discussione che dipende dalla dimensione della perdita, la perdita di un centimetro quadrato, la rottura di un centimetro quadrato che è quella considerata nella dichiarazione di rischio, produce quella fuoriuscita di CVM, se la perdita fosse inferiore la fuoriuscita sarebbe sicuramente più bassa.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E fu detto, da parte di alcuni testimoni, che in quel caso la perdita era trascurabile, una fessura molto piccola e quindi non poteva essere certo questa l'unità di riferimento per stimare il CVM uscito. Allora al consulente, a lei io chiedo questa valutazione: se davvero fosse stata una perdita più bassa ci sarebbe da fare i conti con i criteri per i tempi di diffusione nel reparto. Lei vede che nell'arco di pochi minuti e per un arco temporale notevole abbiamo l'interessamento di praticamente tutte le linee, 3, 4, 6, 7, a 25. Allora, per portare in situazione di allarme punti del reparto che distano tra loro decine di metri e in un ambiente semichiuso di circa 2.000 metri cubi, quanto CVM deve essere rilasciato?

RISPOSTA - Basta che i punti siano sul pennacchio, perché io ricordo che le valutazioni che sono state fatte sulla cubatora, quelle sono cose che starebbero in piedi se dentro il reparto ci fosse una miscelazione completa di quello che esce, quello che esce invece non si miscela, va sotto vento con un pennacchio, io ho fatto vedere un modello dicendo: attenzione, non vuole rappresentare la situazione perché la situazione ha gli ostacoli, ha tutto, però uno deve pensare che da un certo punto esce della roba e questa si allarga più o meno a seconda delle condizioni di turbolenza atmosferica, se investe delle campanelle, queste campanelle prendono concentrazioni elevate, il che non vuole dire che a destra, in alto in basso o a sinistra le concentrazioni siano basse. E` lo stesso effetto del pennacchio che esce da un camino, che non si miscela con tutta l'atmosfera, si miscelerà dopo chilometri. Quindi valutare i quantitativi dicendo che c'è un volume di 2.000 metri cubi, è assolutamente fuori dalla modellistica che si deve usare che è una modellistica appunto non di fase perfettamente miscelata, per cui i chili di CVM che escono si miscelano nei 2.000 metri cubi e mi danno una concentrazione che è la massa riversata divisa in volume. Io ho una corrente che in certe condizioni di più, in certe condizioni si allarga di meno, quando si allarga di meno mantiene concentrazioni elevate.

DOMANDA - Ho capito che lei fa il discorso del pennacchio, quindi se fossero state tutte in linea sulla linea del pennacchio sarebbe bastata una piccola quantità?

RISPOSTA - Non è per dire che è avvenuto questo, è per dire che non si può ragionare su 2.000 metri cubi.

DOMANDA - L'ultima domanda. Il posto non riconosciuto, lei dice: attenzione questa è un'annotazione che viene fatta nell'integratore, ma nel cromatogramma è ben presente la misura ed il punto in cui viene calcolata, ha detto così prima?

RISPOSTA - Forse non sono stato chiaro, perché ho detto: è identificabile qual è il posto, magari poi dico manca il segnale, ma guardando la sequenza io capisco di quale linea si parla, ma magari come ho fatto vedere in un caso mancava del tutto il segnale.

DOMANDA - Ma la mia domanda è: ma la media la fanno sulla base delle indicazioni dell'integratore o sulla base dei calcoli fatti a mano con il cromatografo?

RISPOSTA - Io credo che su questo di essere, spero perché è un punto che ho detto più volte, la media è fatta dall'integratore e mi preoccuperei se rispettasse 2,9, mi preoccuperei di una serie di cose perché da 2,9 a 3 la strada è breve, ma siccome sono ad 0,1, 0,15 e 0,20, la media è fatta dell'integratore.

DOMANDA - Quindi se nell'integratore c'è posto non riconosciuto quello viene indicato come zero che fa media?

RISPOSTA - No, non è così, perché mi sembra di averlo detto, posso fornire le istruzioni relative, no perché va a fare media solo quando il posto è stato riconosciuto, cioè per potere un valore andare a far media il posto deve essere riconosciuto, se no c'è l'istruzione che dice salta. Se vuole ripeto quali sono le istruzioni, devo solo cercarle.

DOMANDA - Mi dispiace smentirla subito, ma vede io per caso ho proprio sotto mano il dato del CV22 15 gennaio '91, 72 osservazioni fatte, tutte e 72 su tutte le linee, è zero dappertutto, partiamo proprio con un posto non riconosciuto.

RISPOSTA - L'istruzione non è così, è che come lei sa i numeri sono anche più di 72 come, i numeri di misure effettuate sono 72 teoricamente, spesso sono di più per gli sprizzi di tempo che ci sono, comunque se lei guarda...

DOMANDA - Comunque tutte le linee hanno i valori di misura, 72 sono zeri dappertutto, c'è il warning no peak ed il posto non riconosciuto.

RISPOSTA - Sarà stata fatta..., una di queste linee come in altri casi, saranno più di 72 perché l'istruzione non c'è dubbio che, ora le dico in maniera che può essere verificata, vediamo...

DOMANDA - Per il verbale io ho esibito al consulente il documento numero 1 allegato mi pare alla seconda memoria del professor Nardelli, è il giorno 14, dalle ore 0.00 del 14 alle ore 0.00 del 15, 14 gennaio del '91 mi pare, CV22, posto non riconosciuto e warning no peak.

RISPOSTA - Ha detto?

DOMANDA - Gennaio '91.

RISPOSTA - Gennaio '91, CV22

DOMANDA - E` il documento 1 allegato alla seconda consulenza Nardelli, in tutte le linee abbiamo 72 osservazioni e sono tutte zero.

RISPOSTA - Scusi mi ripete la data avvocato?

DOMANDA - Io la leggo dal documento, data: è del 15 gennaio '91 ma si riferisce alle rilevazioni che vanno dalle ore 0.00 del 14 gennaio alle ore 0.00 del 15 gennaio, quindi è tutto il 14 gennaio?

RISPOSTA - Il 14 ho due messaggi di warning no peak, un messaggio di posto non riconosciuto, ho 504 misure.

DOMANDA - Sì, 72 per 7.

RISPOSTA - Ecco, per esempio non so il 16/7/91 ho 105 misure, il numero delle misure non è proprio sempre esattamente 72 per... qualche volta è meno, qualche volta di più, dipende proprio da delle frazioni di tempo che si vanno a sommare, però volevo dire qual è l'istruzione giusto perché rimanga un messaggio posto non riconosciuto, ecco. Ora non riesco a...

DOMANDA - Ultima domanda, un chiarimento, siccome non l'ho sentita parlare di tutta l'analisi che ha fatto il professor Nardelli della soglia minima portandola a 1,5, cioè a 0,15, volevo capire se lei questo argomento o se c'era qualcosa da dire in proposito?

RISPOSTA - Non ho nulla da dire nel senso che ho verificato che effettivamente nel periodo indicato dal professor Nardelli anch'io non ho trovato valori sotto 0,15. Questo l'ho verificato. Ho raccolto informazioni dagli operatori, nessuno ha in mente un programma che abbia cambiato la soglia, oggi la soglia è 0,10, nessuno ricorda un momento in cui la soglia l'abbia passata a 0,15 devo dire che effettivamente anch'io, non personalmente, ma insomma ho fatto fare la verifica e in quel periodo si trova il minimo valore 0,15. A mio avviso rimane sempre il discorso di base che tutte queste cose non spostano le medie di grandezze significative, nello stabilimento proprio nessuno... sono state chiamate più persone per vedere se si ricordavano, avevano qualche momento, per qualche motivo, nessuno si ricorda questo, i programmi che abbiamo trovato sono quelli che abbiamo depositato e sono l'istruzione sullo 0,1, quindi mi rimane il dubbio.

 

Presidente: altre domande da parte di qualcuno, le parti civili? No. Va bene allora può andare professore grazie.

 

AVVOCATO PULITANO`

 

DOMANDA - Le chiederei un chiarimento sulle domande iniziali dell'avvocato Schiesaro il quale mi pare che ha presentato un ragionamento di questo genere, ma lei mi dice che le variazioni in cui stiamo qui parlando, fra i dati registrati dal cromatografo e quelli che potrebbero venire fuori sulla base di certe osservazioni, ma in realtà si tratterebbe di piccole variazioni, pochissimo al di sopra della linea di fondo, siamo vicini allo zero, si tratta di frazioni di punta mentre il valore soglia è molto più elevato, è molto più elevato. Ha aggiunto l'avvocato Schiesaro, ma le cose sarebbero allo stesso modo se per caso non fossimo a quel livello così vicino allo zero e fossimo invece a livelli molto più elevati per altre ragioni? Così ho inteso le domande dell'avvocato Schiesaro, allora vorrei un chiarimento che mi sembra peraltro elementare dal punto di vista logico. A qualsiasi livello noi fossimo, anche ipotizzando che ci fosse qualcosa di sbagliato, gli scarti quantitativi di cui abbiamo parlato, ipotizzandoli sulla base delle considerazioni fatte dal professor Nardelli sarebbero comunque scarti in sé del tutto insignificanti, per cui il problema sollevato dall'avvocato Schiesaro in definitiva è un'altra cosa del tutto diversa, di quello che abbiamo parlato oggi.

RISPOSTA - Sì, mi sembra proprio di sì, ripeto, se io invece di prendere una certa norma ne prendo un'altra cambiano anche i limiti.

DOMANDA - Ecco questo è l'altro problema introdotto dall'avvocato Schiesaro e riguarda il limite normativo a cui lei si è richiamato, ed ha dato una risposta che io condivido in pieno.

RISPOSTA - Sì, comunque lei dice, ma i 25.000 sono una conseguenza del posto non riconosciuto del...

DOMANDA - Ed è chiaro, io ho inteso che anche l'avvocato Schiesaro riconosce che quando lei parla di 25.000 invece di 25 fa riferimento ad altri suoi ipotetici ragionamenti che nulla hanno a che fare con le cose dette da Nardelli, a cui lei ha risposto, e quindi la sua risposta alle osservazioni di Nardelli riguarda comunque piccolissime frazioni di punto?

RISPOSTA - Sì, siamo su un altro tipo di discorso, cioè proprio su discorso puntuale del funzionamento.

DOMANDA - Quindi rimarrebbero comunque piccolissime variazioni indipendentemente dall'altro problema su cui invece vorrei da lei un chiarimento rispetto a quella affermazione perfettamente condivisibile che ha fatto, dice l'avvocato Schiesaro, lei si è riferito a un'indicazione normativa che riguarda il limite di 25 o meglio 30. La mia impressione è che l'avvocato Schiesaro, o chi per esso, potrebbe strumentalizzare questa affermazione sostenendo che il riferimento al limite normativo rende il discorso che lei ha fatto, come dire, astratto dalla realtà dei fatti di una esposizione che in concreto sarebbe stata superiore a quella della media calcolata con riferimento al limite normativo. Allora io le chiederei di aggiungere, ripetendo cose già dette a suo tempo, che quel limite normativo ha una sua evidente spiegazione che non significa affatto alterazione dell'esposizione effettiva dei lavori rispetto all'effettiva concentrazione là dove i lavori c'erano?

 

Avvocato Baccaredda: del limite normativo penso che avremo occasione di discutere abbondantemente, indipendentemente delle autorevoli opinioni che ha questo consulente e chi possa discutere sul punto. Avremo tutti la nostra da dire.

 

RISPOSTA - Io vorrei dare una risposta, se il Presidente mi consente. Ricordo che una delle discussioni che anche qui è stata fatta, alla quale ho partecipato anch'io, era il discorso campionatore personale, monitoraggio ambientale ed è stato detto che in Europa soprattutto, ma in certi versi ed anche in certi momenti negli Stati Uniti si è detto: in astratto il campionatore personale potrebbe essere la cosa preferibile, in concreto però bisogna avere il monitoraggio continuo rapportando poi dal monitoraggio di zona alla dose personale tenendo conto dei tempi di permanenza delle persone nel posto. Ora supponiamo che io avessi il campionatore personale, che cosa mi misura il campionatore personale? Mi misura i 25.000? No perché quella persona lì non sarà lì con il suo campionatore personale, perché a quel momento quella persona è fuori dal reparto. Ai 25.000 ci sarà una persona con l'autorespiratore e quindi diciamo nella mia simulazione con il sistema di monitoraggio ambientale, ma con la quale io voglio poi arrivare ad individuare il più possibile le dosi personali, lo faccio associando il valore misurato nel posto con i tempi di permanenza nel posto. Se io voglio essere il più vicino possibile, io devo tenere presente che il signore che avevo dotato con un campionatore personale non sarebbe a respirare le 25.000, sarebbe in sala quadri, sarebbe all'aperto, sarebbe in zone dove non c'è inquinamento. La logica con la quale, la logica tecnica, poi non voglio... a mio avviso è riportata dalla normativa, ma la logica tecnica è che sopra a 25, anzi sopra a 30 dice la legge, nel nostro caso spostato a sopra 25, non lo porto nella media perché la persona non è lì, se io facessi due misure con il campionatore personale la persona non misurerebbe questa roba. Spero di essere stato..., di avere risposto alla domanda.

DOMANDA - Io credo di aver qui capito questo: che quel limite normativo di 30 indicato nella normativa vigente vincolante ha una fondamento tecnico ben preciso che serve a indicare una esposizione realistica dei laboratori, mentre la pretesa dell'avvocato Schiesaro di indicare...

 

Avvocato Schiesaro: no, la pretesa, per cortesia, io ho detto semplicemente che abbiamo delle opinioni diverse sul significato delle norme, nessuna pretesa.

 

Avvocato Santamaria: ma perché non ce la dice questa pretesa una volta per tutte?

 

Avvocato Schiesaro: quando sarà il momento.

 

DOMANDA - Allora rettifico l'espressione, prendo atto che l'avvocato Schiesaro non vuole che si parli di sue pretese, allora dirò la sua ipotesi astratta o esercitazione matematica che parlerà di 25.000 al posto di 25, appunto è un'ipotesi astratta, non ha niente a che fare con una realista visione della situazione. Ho detto questo per adattare...

RISPOSTA - Ammettiamo che noi vogliamo rappresentare il più possibile quello che misurerebbe un campionatore personale forse può essere una spiegazione che chiarisce qual è...

 

Presidente: lei ha dato una risposta, se fosse 25.000 non ci sarebbe l'operatore, non ci sarebbe l'operaio, insomma, non ci sarebbe l'intervento, al di sopra dei 25 c'è l'allarme e quindi c'è l'evacuazione del reparto. Ho capito. E questa è stata la sua risposta alla domanda dell'avvocato...

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: alla pretesa dell'avvocato...

RISPOSTA - Sì.

 

DOMANDA - Fermo restando questo chiarimento finale che anche quella di 25000 con l'operaio con il respiratore è anch'essa una ipotesi fino a che non abbiamo fotografato quella situazione?

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: va bene, può andare. C'erano ancora tre testi che attendevano, a me pare che per questa sera non riusciremo certamente forse ad ascoltarli; volete liberare qualcuno o ritenete che fino alle 6 e mezzo possiamo sentirli tutti e tre?

 

Avvocato Bettiol: dovremmo sentire il teste Falcilia di sicuro.

 

Presidente: va bene, intanto introduciamo questo teste, ma per non farli attendere inutilmente...

 

Avvocato Baccaredda: c'era un problema anche per il teste Bernardini.

 

Presidente: e sono due. Io non so, non posso sapere...

 

Avvocato Baccaredda: il teste Bernardini sarà breve, è un teste di riferimento.

 

Avvocato Cesari: non sarà lungo neanche il teste Falcilia.

 

Presidente: va bene, se ritenete che in un'ora e mezza, un'ora e tre quarti possiamo sentirli tutti e tre va bene.

 

Avvocato Pulitanò: abbiamo visto adesso i documenti che ha prodotto il signor Pubblico Ministero relativi alle deposizioni di stamattina e in particolare a quella del dottor Magarotto, mi riferisco ai documenti relativi a quell'evento del 1996 che noi abbiamo sostenuto essere fuori dall'orizzonte processuale che poi è stato introdotto come domanda del Pubblico Ministero sulla base di una prospettazione ipotetica del Pubblico Ministero stesso. Da questi documenti si evince una corrispondenza, o meglio, ho tratto conferma dell'esistenza di una corrispondenza del dottor Magarotto con la Procura della Repubblica di Venezia in persona del dottor Felice Casson, destinatario di una missiva in data 22/4/97, questo mi fa pensare che sia esistito nell'ufficio della Procura della Repubblica del dottor Casson un fascicolo relativo a questo evento del 18 ottobre 1996, l'unica cosa sulla quale posso essere certo è che se un fascicolo vi è stato esso non riguarda nessuno dei nostri assistiti perché ne avremmo avuta notizia. L'argomento lo riteniamo assolutamente irrilevante, ma visto che è stato introdotto dal Pubblico Ministero sarebbe interessante che il Pubblico Ministero, nei limiti del segreto relativo ad altre ipotetiche persone interessante, ci chiarisca se è vero che è esistito un fascicolo, com'è stato rubricato, salvo il riferimento a nomi che non riguardano questo processo, e se e come la sua eventuale indagine è stata conclusa. Visto che l'argomento è stato introdotto da lui saremmo molto interessati a sapere, così, per poter chiudere questa singolare parentesi.

 

Pubblico Ministero: com'è noto io ho decine di fascicoli che riguardano il Petrolchimico di Porto Marghera, non me ne ricordo il numero è non me ne ricordo lo stato, posso solo dire che quando si verificano degli eventi, U.L.S.S., Vigili del Fuoco, Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, mandano le segnalazioni al mio ufficio e vengono aperti sempre dei fascicoli, da quell'anno in qua ce ne sono credo più di 100 e non mi ricordo di questi 100 né il numero né lo stato, questo è uno di quelli. Se volete chiedere alla segretaria la pendenza io non sono in grado di ricordarmelo.

 

Presidente: andiamo avanti.

 

Avvocato Baccaredda: Bernardini.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - BERNARDINI ARRIGO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Quando è stato assunto da Montedison e con che funzione?

RISPOSTA - Sono stato assunto in Montedison nel 1962 e ho frequentato dei corsi di formazione professionale a Milano, poi come Montecatini allora, poi sono stato trasferito, ho cominciato a lavorare in turno presso gli stabilimenti di produzione di Ferrara, settore azoto, poi l'istituto ricerche di Ferrara, da lì sono passata all'Acna di Cesano Maderno dove si produce coloranti ed affini, nel '65, e lì sono stato fino al '74; nel '74 sono passato a Milano presso Montedipe tramite una ricerca interna di personale della società, e mi sono occupato, cioè, ho cominciato ad occuparmi allora di condizione ambientale e sicurezza, un ramo che mi piaceva, sentivo che era un'attività utile per tutti.

DOMANDA - Le mostro un documento che si riferisce alla sua posizione lavorativa, vorrei sapere se riconosce questo documento e quindi se, di che parte lei, di che competenza, che competenza specifica aveva?

 

Pubblico Ministero: Presidente, chiedo scusa, in via preliminare volevo chiedere, siccome è un teste di riferimento, che venisse precisato qual è il riferimento, perché...

 

DOMANDA - Il riferimento, sì, il riferimento è la testimonianza di Cimarosti, la deposizione di Cimarosti nella misura in cui il dottor Cimarosti per la competenza igiene del lavoro, per il Pas, ha fatto riferimento alla competenza professionale del signor Bernardini anche in riferimento ad alcune missive, alcune lettere del suo ufficio, dell'ufficio del dottor Cimarosti del Pas. Lei che competenza specifica aveva nel Pas?

RISPOSTA - Qui è rappresentata la mia scheda di valutazione personale dove indicava, dove la società, la Montepolimeri Dimp, Pas vuol dire divisione Montepolimeri, protezione ambientale e sicurezza, io svolgevo attività relative all'ambiente di lavoro. Il primo anno facevo la funzione di attività a intering, nel '75 ero responsabile in quella funzione, assistevo, com'è scritto qua, alla posizione del mio superiore....

DOMANDA - Che tipo di attività svolgeva il servizio igiene ambiente di lavoro del Pas?

RISPOSTA - L'ambiente di lavoro del Pas svolgeva le attività di regolamentazione di tutte le aree di lavoro della società Montepolimeri nelle unità periferiche produttive.

DOMANDA - Non si chiamava ancora Montepolimeri, ma questo ha poca importanza, allora si parlava di Dipe e poi di Dimp a seguito della divisione?

RISPOSTA - Sì, pardon, divisione materie plastiche.

DOMANDA - Le competenze specifiche che cosa, cioè, adesso questo processo è a Porto Marghera, io voglio capire qual era la funzione del servizio igiene del lavoro del Pas con riferimento alle problematiche dello stabilimento di Porto Marghera e degli altri stabilimenti?

RISPOSTA - Certo. I controlli ambientali di tutti i reparti, luoghi di lavoro di stabilimento, venivano effettuati per verificare se erano, rispettavano, i valori ambientali di riferimento dettati dalle leggi vigenti, nel caso specifico di quei tempi eravamo dotati di tabelle di riferimento che erano quelle degli igienisti industriali americani, l'ACGH, dove per tutti i rischi chimici e fisici dell'ambiente di lavoro, erano testati e quindi avevano dei valori limiti di riferimento, TVA, TLV (stelp), tutti questi termini che sono specifici per farne la valutazione.

DOMANDA - Lei ha fatto dei corsi di addestramento prima di essere inserito nella funzione di cui ha detto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Può riferire brevemente che corsi ha fatto?

RISPOSTA - Io quando sono arrivato in Montedipe, come ho detto prima, ho fatto un anno di preparazione, di corsi, ho fatto due mesi presso l'istituto Donegani di Novara, e lì abbiamo approfondito molti incontri abbiamo fatto per quanto riguarda la parte dell'inquinamento acqua ed aria, poi ho fatto 15 giorni a Castellanza, dove mi sono occupato delle problematiche sulle tecnologie dei materiali plastici, e poi ho fatto altrettanto, un altro periodo presso l'istituto ricerche di Marghera nel laboratorio di igiene industriale. In questo laboratorio ho avuto la possibilità di effettuare come prove, come esercitazione, delle analisi di campioni d'aria.

DOMANDA - Con chi lavorava e in che periodo, cioè, con chi è andato a Porto Marghera?

RISPOSTA - Devo dire i nomi, il responsabile del laboratorio?

DOMANDA - Lo dica.

RISPOSTA - C'era il dottor Carcassoni, poi c'era Basei.

DOMANDA - Quando si è recato a Porto Marghera?

RISPOSTA - Sempre nel '74, fine anno del '74.

DOMANDA - Lei ha visto i gascromatografi?

RISPOSTA - Sì, li ho visti, io ho visto i gascromatografi che erano in laboratorio e ho visto i gascromatografi che erano presso gli impianti di processo.

DOMANDA - Si ricorda quali impianti di processo, quelli gascromatografi di processo?

RISPOSTA - Sì, ne ho visti alcuni, adesso non ricordo esattamente, mi pare il CV6, il CV24 mi pare, nell'area dove c'era la polimerizzazione del CVM.

DOMANDA - Le mostro un altro documento che è uno schema di programma di addestramento del dottor Guido Dall'Aglio nel campo dell'igiene ambientale e industriale, è un, volevo chiederle se questo programma è un programma che si riferiva a lei o anche a lei, alla sua attività di addestramento?

RISPOSTA - Sì, me lo ricordo questo. Diciamo che una parte l'ho fatta io, perché io a quei tempi affiancavo il dottor Dall'Aglio, come si vede qua, che era nel Pas di Montedipe centrale, era il responsabile dell'ambiente di lavoro, igiene industriale ambiente di lavoro, e io dovevo sostituirlo nel tempo, poi dopo c'è stata la suddivisione delle due divisioni, quindi io sono passato nell'area Dimp e il dottor Dall'Aglio è rimasto nell'area Dipe. Io ho frequentato di questo programma formativo il corso d'inglese presso...

DOMANDA - Le volevo chiedere...

RISPOSTA - Sono andato in America, ecco.

DOMANDA - C'è scritto tra parentesi NIOSH, lei ha avuto dei contratti con il NIOSH?

RISPOSTA - Sì, NIOSH doveva essere incontrato in America, invece sono venuti gli americani in Italia, ha fatto un simposio di una settimana, parlando dell'ambiente di lavoro dove abbiamo avuto molte informazioni e documentazione molto utile di un incontro di una settimana.

DOMANDA - Andiamo in concreto adesso, con riferimento al problema che riguarda questo processo, CVM e agli interventi di risanamento che furono effettuati nello stabilimento di Porto Marghera; vorrei che lei ci descrivesse il compito, se aveva un compito, del Pas igiene del lavoro, cioè del servizio che lei dirigeva a Milano, la funzione?

RISPOSTA - Scusi, compito in che senso?

DOMANDA - Nell'ambito della procedura relativa agli interventi di risanamento dell'ambiente di lavoro dal CVM a Porto Marghera, il servizio di cui lei si occupava, igiene del lavoro, aveva un qualche ruolo e se può descrivere questo ruolo?

RISPOSTA - Io posso dire che in tutti quanti gli interventi di miglioramento ambientale la mia funzione si interessava, anzi, a volte era anche promotrice. Nel caso specifico del CVM ci siamo prodigati proprio per poter ridurre al massimo l'esposizione dell'uomo durante la sua attività lavorativa, i lavori che sono stati fatti sono stati fatti in vari anni, cominciando dai più impellenti, dai più significativi e via via.

DOMANDA - Le mostro un articolo, sistemi di rilevamento del cloruro di vinile in aria negli ambienti di lavoro, che è già stato prodotto in altre occasioni al Tribunale, nella quale lei risulta uno degli estensori, una domanda però, breve, si parla ovviamente del gascromatografo, e a pagina 99, leggo, si legge: "Il tempo richiesto dal sistema per aspirare un campione a scopo di lavaggio, prelevare il campione vero e proprio ed effettuare l'analisi è di 2 minuti, in ciascuna zona dell'impianto viene quindi analizzata la concentrazione istantanea ogni 20 minuti"; quando ci si riferisce ad un sistema che dà questa analisi di ciascuna zona dell'impianto ci si riferisce ad un sistema multiterminale o ad un sistema monoterminale?

RISPOSTA - In questo caso si riferisce a una zona di lavoro, quindi multiterminale.

DOMANDA - A che cosa serviva il multiterminale nel momento in cui lei si è occupato di queste cose?

RISPOSTA - Ecco, io vorrei, non so, il multiterminale è chiaro...

DOMANDA - E` chiaro, è chiaro a tutti ormai.

RISPOSTA - Vede un punto di rilevamento del gascromatografo dove ha 10 linee di prelievo, queste avevano più terminali in aspirazione. Questo sistema doveva essere tale da rappresentare in maniera precisa la reale contaminazione dell'uomo per via respiratoria. Non so se mi sono spiegato bene. Cioè, il lavoratore, l'operatore nelle 8 ore di lavoro svolge una mansione, questa mansione è la sommatoria di più posti di lavoro, o posizioni di lavoro. Un terminale, i terminali, i più terminali, erano posizionati nei posti, nelle postazioni di lavoro dove l'operatore sostava per periodi di tempo variabili. La sua, il contatto con gli eventuali inquinanti ambientali lo respirava dal naso, quindi vediamo che le postazioni e le sonde vengono messe in posizioni varie, a distanza da un certo apparecchio, a una certa altezza dal suolo, a una certa distanza...

DOMANDA - Proprio con riferimento a quei concetti che sta adesso esponendo, lei si ricorda se furono fatti, si cercarono di personalizzare i risultati del gascromatografo a seconda delle specifiche mansioni che ogni lavoratore aveva, distinguendo le mansioni del caporeparto, del quadrista, ad esempio, dell'addetto all'essiccamento, ecco, se si ricorda che fu fatto qualche cosa in questo senso e che cosa?

RISPOSTA - Ma era d'obbligo assegnare e individuare correttamente le mansioni, e queste mansioni derivano da tutte le postazioni di lavoro che sono previste per un'attività, quindi il quadrista se fa..., faccio un esempio, il quadrista se fa le sue 8 ore di lavoro in sala quadri, se la sala quadri è analizzata, lui avrà il valore della sala quadri. Un'altra attività che può essere quella del caporeparto, il caporeparto non sta fermo nelle 8 ore di lavoro, svolge la sua attività girando per il reparto e sostando in maniera variabile nelle varie postazioni, perché controlla il suo reparto. Quindi questi concetti, proprio dettati dalla direttiva CEE, e dalla legge, ed anche prima ancora da noi addetti alla prevenzione ambientale, l'avevamo già attuata, diciamo anche collaudata.

DOMANDA - Nella pubblicazione sua che si riferisce al suo lavoro sul gascromatografo, si dice dell'opportunità di verificare l'attendibilità del multiterminale con i sistemi dei campionatori personali; lei si ricorda se sono state effettuate queste verifiche e soprattutto l'esito che davano queste verifiche?

RISPOSTA - Era sine qua non, cioè, ci troviamo di fronte ad un controllo ambientale dalla macchina e la macchina deve essere rappresentativa in maniera fedele alla reale esposizione dell'uomo, quindi si è, il controllo di questo strumento doveva essere fatto in maniera periodica, adesso non so ogni quanto, per vedere se il campionatore personale che è nient'altro che un sacco...

DOMANDA - Questo lo sa già il Tribunale, quello che le chiedo i risultati, i risultati di questi confronti?

RISPOSTA - Per la maggior parte erano corrispondenti, quando non erano corrispondenti venivano corretti, corretti intervenendo sulle sonde di aspirazione.

DOMANDA - In che maniera?

RISPOSTA - Lì le sonde erano poste nei sistemi che regolavano il flusso di aspirazione, erano dei rotametri che strozzando o aprendo una valvola davano un equilibrio di flusso di aria aspirata in modo da essere sufficientemente rappresentativa, e si aspirava sempre fin quando non si arrivava al valore che era dettato dal campionatore personale.

DOMANDA - Il teste Cimarosti ha fatto riferimento anche alla sua elaborazione in relazione a una comunicazione interna del 1982 in cui tra l'altro si dice di escludere alcune aree, le aree di insacco, di stoccaggio del PVC, dalla sorveglianza, le faccio anche vedere il documento per completezza, ma su questo punto specifico se si ricorda, se ha ricordo della ragione che ha portato a questa esclusione nel 1982 e che conseguenze c'erano?

RISPOSTA - Sono passati tanti anni, quindi..., però posso pensare che il discorso dell'essiccamento, l'insacco, questo qui, questo stoccaggio e distribuzione PVC, è il terzo capoverso del punto 1, escludere le aree di essiccamento insacco e stoccaggio e distribuzione PVC perché il polimero a quel punto era stato già privato del CVM monomero incorporato, ricordiamo le colonne di strippaggio, ricordiamo i sistemi di strippaggio, di convogliamento sfiati, quindi il prodotto era esente da questo, il polimero era esente dal monomero, e poi anche, mi ricordo, che i valori che uscivano da quelle aree erano inferiori a una parte per milione come rilevazione ambientale.

DOMANDA - Nelle zone di essiccamento noi sappiamo che c'erano le linee del gascromatografo, nelle zone di insacco e di stoccaggio del PVC lei si ricorda se fosse fatto nessun controllo, nessun tipo di controllo?

RISPOSTA - No, veniva fatto il controllo.

DOMANDA - Che tipo di controllo?

RISPOSTA - Il controllo ambientale per la determinazione del CVM, comunque.

DOMANDA - Ma con che strumenti?

RISPOSTA - Con strumenti portatili gascromatografici, pipettata l'aria, pompata l'aria, il sistema di prelievo dell'aria era variabile, però mi ricordo che il sistema d'analisi doveva essere sempre il gascromatografo, in quel caso, in quei tempi, a ionizzazione di fiamma.

DOMANDA - Un teste, professor Saia, ha detto che l'associazione igienisti industriali nel '75 si pose il limite di concentrazione di CVM a 5 PPM, io le chiedo se le risulta questo, se se lo ricorda, non se lo ricorda, e chi era il Presidente dell'associazione igienisti industriali?

RISPOSTA - Ha detto nel?

DOMANDA - '75 si è riferito.

RISPOSTA - Mi pare che nel '75 il Presidente fosse il dottor Sordelli.

DOMANDA - Chi era il dottor Sordelli?

RISPOSTA - Il dottor Sordelli era, per la parte di igiene ambientale, era il mio corrispondente nel cosiddetto Prast, che era il Past centrale della Montedison. Io ero anche iscritto a quell'associazione, anzi, sono stato per tutti gli anni che ho svolto questa attività, anche perché mi dava la possibilità di fare degli incontri, delle informazioni utili per il mio lavoro.

DOMANDA - Lei con chi aveva contatti a Porto Marghera per la sua attività di igiene del lavoro, con quali uffici e con quali persone?

RISPOSTA - Sempre con la funzione Pas igiene industriale di Marghera, in particolar modo il dottor Carcassoni in quei tempi, principalmente, il dottor Basei, miei amici, che venivo a trovare, si andava a vedere i luoghi di lavoro nonché i dati che avevano loro riscontrato nei periodi..., oppure quelli che mi mandavano in sede comunicati.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Volevo chiedere innanzitutto che anni erano quelli in cui ha fatto il corso prima a Novara all'istituto Donegani e poi a Castellanza etc.?

RISPOSTA - '74, '74 e prima metà del '75.

DOMANDA - Che ruolo e che funzione aveva nel '74?

RISPOSTA - Io ero in formazione, ero nel periodo di preparazione. Allora c'era, il mio capo era il dottor Santamato, il dottor Vito Santamato, ha detto: adesso ti preparo, dopo quando è ora...

DOMANDA - Assunto con quale ruolo e funzione?

RISPOSTA - A quel tempo ero assistente, assistente di giornata.

DOMANDA - Assistente di giornata presso che cosa?

RISPOSTA - Presso il Pas, Montedipe Pas.

DOMANDA - Centrale di Milano?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Questi corsi di addestramento di cui parlava lei poco fa del '74 a chi erano rivolti, chi vi partecipava?

RISPOSTA - Questo gruppo, eravamo un gruppo di persone che, come ho detto prima, nella ricerca interna di personale era come un bando di concorso che faceva Montedipe, doveva integrare tutti i Pas di sede, di stabilimento, di figure preparate da corsi e da informazioni.

DOMANDA - Cioè era, come diceva, un bando di concorso interno, chi vuole passare di grado deve partecipare a questi corsi?

RISPOSTA - Passare di grado di...

DOMANDA - Cambiare attività?

RISPOSTA - Da un'attività di ricerca e di produzione a un'attività che era la sicurezza.

DOMANDA - Una domanda relativamente all'arrivo del NIOSH in Italia quella settimana, lei si ricorda quando era quando è venuto il NIOSH in Italia?

RISPOSTA - '75.

DOMANDA - Lei lavorava ancora a Milano?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Diceva che sono stati molto utili a voi, per che cosa, in che senso vi sono stati molto utili?

RISPOSTA - Diciamo che abbiamo discusso di, erano molto sviluppati loro nel settore dei rischi fisici, allora parlavano dei limiti sul rumore, sul microclima, infatti credo che una giornata intera l'abbiamo sviluppata sul microclima che è un rischio fisico ambientale. Poi abbiamo parlato anche di prodotti e di sostanze, di rischi chimici, in particolar modo vedendo le tabelle dell'ACGH che noi eravamo in possesso, quante sostanze erano in essere di ricerca e quante dovevano entrare ancora nelle ricerche.

DOMANDA - Vi hanno fornito anche documentazione, molta documentazione?

RISPOSTA - Ho un libro io, se volete lo posso anche portare, ho un libro di igiene industriale.

DOMANDA - Che vi hanno consegnato, vi hanno portato così?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E questo incontro, corso, chi l'aveva organizzato?

RISPOSTA - La Montedison.

DOMANDA - Quindi a fini istruttivi?

RISPOSTA - Sì, infatti eravamo tutti i Pas di sede e i rappresentanti dei Pas periferici, i responsabili dei Pas periferici.

DOMANDA - Queste erano delle nozioni in materie specifiche di CVM o riguardavano in generale...

RISPOSTA - In generale, diciamo che i rischi chimici li toccavano un po' tutti, i più significativi, adesso non mi chieda quali erano i prodotti che abbiamo trattato, ma si parlava di metodologia ed anche di analisi, il discorso delle fialette Dragher.

DOMANDA - Per molti e per lei in particolare erano delle nozioni nuove?

RISPOSTA - Diciamo che eravamo informati da tanta letteratura straniera americana, del corso sempre di inglese, anche se mi chiede adesso non sono neanche capace di dire buonanotte, comunque allora ci aiutava la formazione del corso in inglese ad attingere le notizie delle riviste che ci arrivavano.

DOMANDA - Quindi comunque quanto meno sul livello c'era una frequentazione, una lettura di questa documentazione scientifica internazionale. Le volevo chiedere ancora un'altra cosa relativamente a quel documento del marzo '82 in relazione alle zone di lavoro sorvegliate, credo che sia quello che le è stato presentato.

RISPOSTA - Marzo '82, sì.

DOMANDA - Questa decisione di escludere le aree di essiccamento, insacco, stoccaggio, distribuzione PVC, escludere il laboratorio di ricerca e di controllo ad eccezione degli impianti pilota dalle zone di lavoro sorvegliate, fu una decisione presa da chi?

RISPOSTA - Generalmente tutte queste decisioni si prendevano in incontri con le disciplinari, cioè, prima ho detto che in quell'area doveva assolutamente non esserci il CVM per i lavori fatti di bonifica del polimero, poi la direttiva CEE diceva...

DOMANDA - No, guardi, è molto più semplice la domanda, le volevo chiedere se lei si ricorda di chi è stata questa decisione perché quando il dottor Cimarosti è stato sentito il 15 marzo 2000 in quest'aula, a proposito di questa relazione al di là dell'anno diceva, l'ha concepita Bernardini, chiedo se si ricorda, se lei ha avuto indicazione dal suo superiore?

RISPOSTA - Potrebbe essere, perché diciamo che la direttiva CEE, che è del '78, dava come prioritario, e di particolare attenzione, l'area di polimerizzazione, dove obbligava il sistema di controllo periodico e sequenziale. Altre aree che erano attorno...

DOMANDA - La direttiva la conosciamo, la domanda voleva sapere, se è possibile, se lei se lo ricorda, se è stata una decisione sua o si è discusso di direzione, dell'azienda a livello centrale o in che livello, solo quello.

RISPOSTA - E` stata decisa collegialmente.

DOMANDA - A livello di direzione di Montepolimeri?

RISPOSTA - Certo, perché era una scelta molto importante questa.

 

Presidente: può andare.

 

Avvocato Cesari: il teste Falcilia è il successivo, poi ce né un altro che forse sarebbe il caso di congedare e rinviare al giorno 11, perché può essere lungo con il teste Falcilia, ci metteremo una mezz'ora, arriviamo alle 6 e quanto...

 

Presidente: come volete, allora congediamo l'altro teste, lo inviti a tornare il giorno 11 alle ore 9.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - FALCILIA GRAZIANO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO CESARI

 

DOMANDA - Io adesso le rivolgerò alcune domande su fatti e circostanze che lei ritengo abbia vissuto come dipendente Enichem, lei è dipendente Enichem?

RISPOSTA - Attualmente sì.

DOMANDA - Prima di chi era dipendente?

RISPOSTA - Ero dipendente Montedison da quando sono stato assunto, successivamente sono passato come dipendente Enichem, non mi ricordo l'anno, intorno all'anno 1990.

DOMANDA - Lei sa che in Enichem lo stabilimento Petrolchimico esiste un parco serbatoi, lei ha avuto a che fare con questo parco serbatoi?

RISPOSTA - Sì, ci sono diversi parchi serbatoi, se si riferisce al parco serbatoio ovest?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Sono stato caporeparto per diversi anni.

DOMANDA - Vuole descrivere quale era l'attività di questo parco serbatoi, come si svolgeva, che cosa riceveva, che cosa spediva?

RISPOSTA - Il parco serbatoi ovest è un impianto di stoccaggio essenzialmente, che riceve prodotti dai reparti e li stocca per poi inviarli ad altri reparti o alle spedizioni che vengono eseguite dallo stabilimento verso l'esterno. Quindi noi stocchiamo ammoniaca, a pressione, ammoniaca crialgenica, adesso... comunque, visto che io sono tanti anni che non sono più caporeparto, stocchiamo CVM, riceviamo CVM dal CV22 e 23 ed alimentiamo i reparti che fanno il polimero, CV24 attualmente, e in passato c'erano altri reparti di produzione del polimero, CV6, 14 e 16. Dopo abbiamo GPL, abbiamo fenolo, abbiamo altri prodotti liquidi, acido acelico, sicol, abbiamo una parte di liquidi e una parte di gas...

DOMANDA - Questo, mi riferisco in particolare al CVM. Come arriva al parco serbatoi ed attraverso quali tubazioni o autocisterne, come arriva allo stoccaggio di CVM?

RISPOSTA - C'è un reparto di produzione di CVM che congiunge il deposito con una tubazione in acciaio a carbonio, il prodotto viene ricevuto su due sfere da 1.000 metri cubi, analizzato e travasato un'altra sfera da 3.000 metri cubi per essere inviati al reparto di produzione del polimero. Il personale normalmente fa le operazioni di ricevimento, cioè allinea il serbatoio con la produzione, mentre l'altra sfera è sempre in linea con il reparto di consumo di CVM per l'alimentazione per i reparti di produzione del polimero. Cioè effettua un'operazione, due al giorno, non è che effettua operazioni continue. Riguardo al CVM il personale rispetto alla movimentazione di tutto il deposito presenta una operatività abbastanza modesta, non è che il personale è molto impegnato in questa attività, perché avendo molti altri prodotti l'attività che riguarda il CVM è un'attività abbastanza modesta, diciamo 10, 15%.

DOMANDA - L'ambiente del parco serbatoi è al chiuso, in locali chiusi o è all'aperto?

RISPOSTA - Il reparto è completamente all'aperto, cioè sia le sfere, sia le tubazioni, sia le pompe che ci sono per la movimentazione, sono completamente all'aperto, sono quindi arieggiate al massimo possibile per evitare ristagni di gas, la legge prevede anche per i GPL in genere che ci sia un'areazione il più possibile.

DOMANDA - In questi circuiti di trasferimento del CVM dalle sfere ai reparti, si può parlare di tubazioni a ciclo chiuso?

RISPOSTA - Allora, quando noi, allora, il prodotto che arriva dal reparto va in sfera e nella sfera il contenitore è largamente, diciamo, adatto a ricevere quel prodotto in quanto la pressione del CVM è circa 2 o 3 atmosfere e la sfera resiste normalmente a 8, 7, 8 atmosfere, per cui anche ricevendo il prodotto dentro la sfera non si verifica nessun aumento significativo di pressione. Quando invece si movimenta il prodotto per il carico e lo scarico del prodotto con navi cisterna o con autobotti allora viene attivato il circuito chiuso, che significa il carico del liquido e il ritorno dei vapori dentro al contenitore da dove viene estratto il liquido, quindi il prodotto, diciamo, con questo ciclo chiuso si attiva nelle migliori condizioni di movimentazione atte ad evitare qualsiasi..., e quindi qualsiasi fuoriuscita del prodotto gassoso in atmosfera.

DOMANDA - Il personale del parco serbatoi che dipendeva da lei è stato istruito in modo specifico per quello che riguarda la manipolazione e i rischi specifici del CVM?

RISPOSTA - La parte riguardante il deposito di CVM consistente in due sfere in una sala... essenzialmente, e intanto completamente, diciamo, cioè, ci sono delle catenelle di recinzione in modo che qualsiasi persona che entra sa che quando entra lì dentro entra in una zona con possibile presenza di CVM, e ci sono dei cartelli che dicono: possibile presenza di CVM. In più su questi serbatoi ci sono dei cartelli dove c'è scritto: CVM, con tutte le caratteristiche di tossicità del prodotto e in più con tutti i mezzi protettivi che devono essere usati quando si entra nell'area con possibile presenza di CVM. Questo nell'area di stoccaggio, dopo naturalmente ci sono i manuali operativi che per, dedicati specificamente per il prodotto CVM, è stato fatto a suo tempo un manuale operativo dedicato al CVM con descritto il prodotto, descritte le attrezzature, descritte le movimentazioni, tutti i mezzi protettivi che devono essere usati, tutte le operazioni che devono essere effettuate, come devono essere effettuate, in maniera puntuale e specifica, in modo che l'operatore sa perfettamente cosa deve fare. In più, riguardo al CVM, siccome è stato nel passato un prodotto oggetto della massima attenzione da parte e dei proposti e dalla direzione, da parte di tutti, avevamo oltre al manuale operativo dedicato al CVM, avevamo dei manualetti ad esclusivo uso CVM, che ricalcava pari pari il decreto Pertini con tutte le indicazioni come doveva comportarsi il personale che operava con questo prodotto. Questo manualetto è stato dato a tutti gli operatori in più di un'occasione e in più veniva dato anche alle imprese che operavano saltuariamente dentro il deposito.

DOMANDA - Può confermare che i manuali operativi a cui ha fatto riferimento un momento fa, sono quelli che questa mia collaboratrice di lusso adesso...

RISPOSTA - Questi sono manuali operativi per alcune operazioni di movimentazione CVM, il manuale operativo di cui parlo io è un altro manuale operativo che è simile a questo, qui la firma è di un mio collega e comunque il manuale operativo non del mio reparto, della banchina... Invece questo qua di cui parliamo, le norme di protezione dei lavoratori, qui fa riferimento al mio reparto, parco serbatoi ovest, dove c'è il nominativo di tutti gli operatori che operavano nel reparto e dove praticamente loro hanno firmato per presa visione, non per presa visione, per preso possesso di queste norme che abbiamo letto insieme, che abbiamo illustrato, che loro dopo hanno portato anche a casa per leggere ulteriormente, per prendere atto. E questo è il manualetto che l'azienda aveva preparato allo scopo specifico per i lavoratori e che io ho consegnato a fronte di queste ricevute che il personale ha dato quando io ho consegnato questi manualetti. Voglio solo dire, questo manuale non è il manuale del mio reparto, ma quello della banchina.

DOMANDA - Il lavoro al parco serbatoi si svolgeva con orario di turno o giornaliero?

RISPOSTA - Qui è bene forse specificare una cosa. Il lavoro si svolge su 24 ore, il personale che opera su CVM opera, la zona CVM che non ha solo CVM, ha GPL, fenolo, sicol, quindi il CVM in un turno di lavoro di 8 ore opera da 1 a 2 ore, questo personale dopo che opera nel reparto il giorno successivo fa il quadrista, quindi non opera sul CVM, il giorno successivo ancora fa l'operatore ammoniaca, quindi su 3 giorni lavorativi opera all'incirca 1 o 2 ore su tre giorni. Quindi nel giro di un anno un operatore del reparto parco serbatoi ovest lavora sul CVM circa 100, 150 ore in quell'area soggetta alla possibile presenza di CVM.

DOMANDA - C'è sempre un capoturno, un assistente?

RISPOSTA - Ci sono tre operatori, uno fa il quadrista, uno fa l'operatore esterno ammoniaca, ed uno fa l'operatore esterno in zona liquidi GPL e CVM, e un assistente di turno che controlla le operazioni e i tre operatori, siccome sono operatore unico, girano, ogni tre giorni vanno anche al CVM, quindi l'esposizione è molto molto modesta nella zona CVM.

DOMANDA - Cambiamo per il momento argomento. Venivano fatte delle analisi ambientali nel reparto quando c'era lei?

RISPOSTA - Sì, venivano fatte, c'era un piano analitico predisposto dal Pas e che veniva, i campionamenti venivano fatti direttamente da specialisti del Pas ed erano campionamenti non programmati completamente, cioè vengono fatti a caso, secondo una regola ben precisa data da un piano fatto dal Pas in base a delle norme tecniche già di casualità..., in reparto c'erano 28 punti individuati in tutta la zona del reparto, ed ogni decade facevano 5, 6, 7 controlli, ogni 10 giorni, di questi pipettoni che dovevano essere analizzati in laboratorio. Questa era l'analisi predisposta dallo stabilimento. In più nel reparto, il reparto aveva un analizzatore portatile, un cromatografo, per rilevare due volte alla settimana eventuali presenze di cloruro di vinile.

DOMANDA - Ma prima di queste analisi che le faceva il Pas, mi sembra casuali... prelevate da punti determinati, mi sembra...

RISPOSTA - Ne facevano 4 o 5 in una settimana, ed erano sempre punti diversi, non erano gli stessi punti.

DOMANDA - Prima di queste analisi fatte dal Pas il personale di reparto le risulta che le facesse anche lui? Prima della legge Pertini, come l'ha chiamata lei, si facevano analisi ambientali in reparto?

RISPOSTA - Quando sono arrivato io per il personale era già disponibile un analizzatore cromatografico e riportava su un foglio eventuali presenza di..., e le segnalava sulle consegne.

DOMANDA - Le risulta che ci fosse una presenza di CVM superiore ai limiti di soglia?

RISPOSTA - Nell'82 la soglia stabilita è stata di 3 PPM media nell'anno, prima non era questo il dato, adesso non ricordo qual era il dato prima dell'83, perché il decreto Pertini è stato emanato nell'82 ed è entrato in vigore nell'83. Nell'82, '83 abbiamo predisposto questo piano analitico ben preciso, date disposizioni al personale in maniera specifica, in maniera precisa, in modo che ci fosse tutto un risultato di quello che veniva fuori, quindi il personale era stato riaddestrato, gli strumenti tarati, prima però si facevano delle analisi, però ricordo che non erano così puntuali come dopo l'83 che era tutto un...

DOMANDA - Ma i risultati di queste analisi di CVM in ambiente sono quelle che lei può controllare in quei due bollettini di analisi che le ho dato a campione e che comunque consegno in numero molto più rilevante al Tribunale, erano già stati depositati con una memoria nel '98.

RISPOSTA - Queste sono le analisi che venivano fatte dal Pas che venivano a prendersi il campione dovevano portarlo in laboratorio, analizzare, dovevano costituire i bollettini, se c'era qualche anomalia al limite facevano qualche telefonata, però io queste telefonate non le ricevevo praticamente mai, cioè non ricordo telefonate di...

DOMANDA - Le risulta che ci siano mai state fughe o incidenti rilevanti relativi al CVM al parco serbatoio durante la sua permanenza?

RISPOSTA - Diciamo che dopo tutto questo programma analitico, così, eccezionalità nel CVM non mi risulta.

DOMANDA - Lei fino a quando è stato al parto serbatoi?

RISPOSTA - Al parco serbatoi ovest sono stato fino a fine di agosto dell'89.

DOMANDA - Da chi è stato sostituito?

RISPOSTA - Dal perito Pasqualetto.

DOMANDA - Che verrà sentito casomai la prossima udienza signor Presidente. Il personale del suo reparto faceva una qualche attività di formazione sia sulle metodologie operative, volta che ce ne fossero di nuove, sia a proposito di sicurezza?

RISPOSTA - Intanto il mio personale era sempre, tutto il personale in possesso di patentino gas tossici, perché noi avevamo l'ammoniaca che è considerata per legge un gas tossico, quindi obbligatoriamente per legge noi facevamo corsi di formazione per tutti i prodotti, e per l'ammoniaca addirittura si pretendeva un patentino specifico rilasciato dall'autorità, adesso il patentino lo rilascia la Regione, una volta c'era il medico provinciale, altre autorità, Questura etc.. Quindi tutto il personale era completamente addestrato, non solo per il CVM, ma per tutti gli altri prodotti, perché, ripeto, anche l'ammoniaca era considerato un prodotto della stessa stregua, pericoloso come il CVM. Utilizzare le maschere giornalmente, gli autoprotettori saltuariamente, comunque venivano utilizzati specialmente quando si facevano le prove, che erano almeno semestrali, per le prove di emergenza. In reparto c'erano scafandri completi in caso di guasto, tute complete, c'era tutto quello che era possibile immaginare in quel periodo per la sicurezza del personale, e la gente le utilizzava regolarmente, le maschere praticamente le portava tutte le volte che usciva per andare in reparto, gli autoprotettori li utilizzava durante le prove di emergenza, venivano fatte delle prove, si registravano i tempi, sempre utilizzando l'autoprotettore.

DOMANDA - Il suo personale faceva anche dei corsi presso la scuola aziendale?

RISPOSTA - L'azienda predisponeva dei corsi a cui noi mandavamo, a secondo della disponibilità che c'era, alcune persone..., perché il reparto naturalmente essendoci solo tre persone non è che si poteva mandare la gente tutti i giorni, si predisponeva i turni per poterli mandare alla scuola aziendale a fare le 16 ore, secondo quello che l'azienda predisponeva come piano aggiuntivo a quello che era l'addestramento che si faceva in reparto.

DOMANDA - Lei sa ricordare il nominativo di chi organizzava questi corsi che dirigeva la scuola aziendale, e chi erano i docenti, gli insegnanti?

RISPOSTA - La scuola aziendale il periodo penso che riferiamo dopo questo discorso Pertini etc. a fine anni '80, c'era il signor Cenedese, che chiamava in reparto: ci sono questi corsi, attivatevi a mandare la gente. Dopo però in reparto, tutte le operazioni che facevamo in reparto venivano seguite anche dal Pas, e noi avevamo il signor Ferraccin, che almeno dall'85, '86 ci seguiva costantemente e nei lavori, e nelle prove di emergenza, diciamo che era quello che sorvegliava più di tutti un po' la nostra zona, era l'addetto alla logistica per il controllo delle attività dal punto di vista sicurezza, quindi o lo chiamavamo noi per delle consulenze specifiche se si facevano alcuni lavori ritenuti più delicati, o lui stesso veniva a verificare che tutto il reparto venisse, sia gli operatori, che durante i lavori venissero fatte secondo le regole previste dallo stabilimento, o dai permessi di lavoro che venivano attivati dal caporeparto, o dall'assistente di giornata o al limite con il benestare e le prescrizioni del servizio di sicurezza.

DOMANDA - Nel CVM qualsiasi lavoro fatto, diciamo, un pochettino, non ordinario, noi chiamavamo sempre la squadra protezione..., i pompieri, per essere chiaro, che ci fosse sempre una squadra pronta per intervenire, perché davamo la massima importanza a qualsiasi rischio che poteva succedere, quindi volevamo sempre dietro la sicurezza che ci fosse qualcuno.

DOMANDA - Un'ultima domanda, almeno da parte mia, le risulta che queste riunioni di sicurezza ed anche questi corsi per questa scuola aziendale, oltre che interessare il suo reparto erano seguiti e frequentati un po' da tutti i reparti dello stabilimento?

RISPOSTA - Diciamo che quando si facevano questi corsi si facevano a livello di stabilimento, non era un'esigenza del mio reparto, era un'esigenza di tutta la fabbrica. In più certe volte, per esempio mi ricordo alcuni casi tra cui, non so, eravamo stati sensibilizzati noi con della segnaletica particolare contro gli infortuni sui lavori, c'erano dei manifesti da mettere in sala controllo, quindi noi addestravamo al personale del reparto un po' il significato di questa cartellonistica che veniva messa in reparto e che erano forniti dall'azienda, quindi c'era continuamente questa sensibilizzazione del personale, sia dell'azienda verso di noi sia noi verso i lavoratori, quindi tutti i giorni si parlava di sicurezza in reparto o per un motivo o per l'altro il tema della sicurezza nei nostri reparti era un tema giornaliero, qualsiasi operazione era affrontata in tema di sicurezza.

 

AVVOCATO BETTIOL

 

DOMANDA - C'erano controlli esterni sul reparto, cioè personale non del reparto che veniva a verificare, controllare?

RISPOSTA - Per le attrezzature c'è un servizio di ispezione che controllava gli apparecchi secondo uno scadenzario di legge, quindi i serbatoi a pressione avevano uno scadenzario e quindi dovevano essere controllati periodicamente secondo un certo scadenzario ufficiale, invece poi c'era un ufficio collaudi ed ispezione che controllava le parti non soggette a controlli ufficiali, quindi gli spessori sulle linee, se le linee erano idonee, se c'erano corrosioni o meno, poi c'era questo servizio, il Pas, questa persona, il geometra Ferraccin, che veniva in reparto invece per controllare il comportamento del reparto, degli operatori e anche di come facevamo noi operare il personale, c'era l'assistente di turno, l'assistente di giornata, il caporeparto, che controllavano, in più ogni tanto veniva lui, andava a verificare sia i permessi che noi rilasciavamo alle imprese e che le imprese lavorassero secondo le norme indicate, le prescrizioni indicate, e i permessi, sia veniva oltretutto a darci dei consigli, a verificare se il personale aveva l'elmetto, la maschera, tutte queste cose qui che erano prescritte normalmente durante le operazioni, come erano previste sui manuali operativi.

DOMANDA - Risultano anche altre supervisioni, questi controlli...

RISPOSTA - Diciamo che c'erano, i miei superiori venivano frequentemente, perché io in questo reparto passavo tutte le mattine e dopo c'era il mio superiore che almeno due volte alla settimana veniva anche lui, dopo c'era il mio capogruppo che veniva anche lui che almeno una volta al mese si faceva vedere, dopo il direttore e il vice direttore saltuariamente, il direttore una volta all'anno si vedeva, due volte qualche volta, però ripeto era più i miei superiori che arrivavano che non, il direttore arrivava sì, però una volta all'anno così.

DOMANDA - Scusi, un'altra domanda vorrei che fosse... Quel documento 20 luglio 1983, cloruro di vinile, lei ricorda quando fu distribuito e se fu solo distribuito al suo reparto, fu diffuso...

RISPOSTA - Era a disposizione della direzione, cioè la sicurezza di fabbrica, il Pas, aveva mandato una comunicazione al mio capo che mi aveva trasmesso, che praticamente dovevamo dare al personale il manualetto cloruro di vinile e consegnarlo con ricevuta di firma, quindi noi abbiamo restituito la firma dando il manualetto, qui ho la firma di tutti gli operatori.

DOMANDA - Che lei sappia è stato fatto anche in altri reparti?

RISPOSTA - Era stato fatto per tutto lo stabilimento, era stato fatto per il parco serbatoi ovest, il parco serbatoi ovest come CVM era una fettina, era poco significativo, se era stato fatto per noi sicuramente era stato fatto sui reparti dove il CVM era un prodotto leader?

 

Presidente: domande?

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Lei dopo l'agosto dell'89 è andato in pensione o è andato in qualche altro reparto?

 

Presidente: tuttora è dipendente all'Enichem.

 

DOMANDA - In che reparto poi è andato?

RISPOSTA - Io ho fatto per un paio d'anni tecnologia, dopo ho seguito il pay plan Porto Marghera... a Ravenna, perché c'è stato il periodo in cui c'è stato un investimento di rilevante attività per la costruzione di tubazioni interrate da Ferrara verso Ravenna, e dopo dal '94 sono passato in organico di sede alle dipendenze del responsabile di logistica di stabilimento e faccio praticamente delle attività di logistica però su tutti i siti dell'Enichem.

DOMANDA - Quando ha iniziato a lavorare nel parco serbatoi ovest?

RISPOSTA - Nel '77.

DOMANDA - Quanti parchi serbatoi ci sono all'interno del Petrolchimico?

RISPOSTA - Dunque allora io all'interno della logistica, una volta si chiamava distribuzione liquidi, io ho fatto parte della distribuzione, dopo distribuzione liquidi è la parte..., e sotto la distribuzione liquidi c'erano i gas complessi e pay plan che comprendeva il parco serbatoi ovest, questo dal '77 all'82. Dopo dall'82 all'89 ho fatto il caporeparto dei parchi serbatoi che erano il parco serbatoi ovest, il CR4, che era un reparto simile al parco serbatoi ovest dove si gestisce propilene, frazione C4, etilene, e parco serbatoi sud che è una zona che gestisce tutti i prodotti liquidi della fabbrica.

DOMANDA - Qual era il parco serbatoi che gestiva il CVM e PVC?

RISPOSTA - Era il parco serbatoio ovest.

DOMANDA - Rispetto ai reparti dov'era ubicato? Rispetto ai reparti del CV?

RISPOSTA - Il CV22 e 23 è a circa 2 chilometri lato sud del parco, quindi nel nuovo Petrolchimico, il parco serbatoi ovest fa parte del vecchio Petrolchimico, dopo i reparti CV24, che è quello che è rimasto oggi, è ad ovest, circa un chilometro e mezzo dal reparto.

DOMANDA - E gli altri CV, c'era il CV6...

RISPOSTA - Il CV6 era dislocato nella zona del vecchio Petrolchimico, diciamo a distanza di circa 1.000 metri, poi c'era un altro CV vicino alla portineria.

DOMANDA - 5, 15?

RISPOSTA - Diciamo che alcuni erano stati..., c'era il CV24, CV6, CV15/16, sì, era vicino alla portineria ingresso principale, questi non erano gestiti da me perché erano reparti di produzione.

DOMANDA - Volevo chiedere ancora una cosa in relazione a questa documentazione che è stata consegnata al personale, visto che lei era stato tanto scrupoloso da far firmare questa ricezione.

RISPOSTA - C'era proprio una disposizione per firmare.

DOMANDA - Lei parlava anche delle imprese esterne e delle cooperative, come mai non ci sono le ricevute anche delle cooperative, del personale esterno?

RISPOSTA - Perché la disposizione parlava di dare a queste persone, di rendere edotti il personale d'impresa tramite una scheda che qui non vedo, però c'è una scheda anche per le imprese.

DOMANDA - Appunto.

RISPOSTA - Eccola qua, norme di comportamento delle aree sorvegliate in cui può essere presente..., questa era una scheda che veniva data all'impresa quando entrava in quella zona.

DOMANDA - Come mai agli operai dipendenti dell'azienda sono state fatte firmare queste ricevute, mentre non risultano ricevute da parte delle imprese, del personale delle imprese?

RISPOSTA - La nostra disposizione era di darla al personale e di farla firmare, però non era quella di ricevere la firma da parte del personale d'impresa.

DOMANDA - Lei si ricorda di aver consegnato a qualche persona in particolare delle imprese terze, cooperative, qualcosa di queste schede?

RISPOSTA - All'inizio a tutte le imprese che operavano in quella zona sicuramente venivano date.

DOMANDA - Ma all'inizio quando?

RISPOSTA - Nell'83.

DOMANDA - Dall'83?

RISPOSTA - Sì, dall'83.

DOMANDA - Quindi all'inizio non può essere '77?.

RISPOSTA - No, dall'inizio che la direzione dello stabilimento ha dato queste disposizioni, ci ha fornito di queste schede, di questi manualetti, questi sono stati forniti nell'83, noi nell'83 abbiamo consegnato al personale e al personale dell'impresa quanto la direzione ci aveva comunicato di fare.

DOMANDA - Senza far firmare per ricevuta?

RISPOSTA - Sulle imprese c'era, se ben ricordo, una disposizione di dare saltuariamente al personale, all'inizio l'abbiamo dato a tutte le imprese che venivano, però non è che nel permesso di lavoro veniva sempre dato questo, perché erano imprese sempre ripetitive che lavoravano nello stabilimento e erano oltretutto, che io sappia, e penso sicuramente, tutto il personale d'impresa veniva addestrato anche loro come personale di reparto da personale Pas di stabilimento. Ci sono stati dei corsi d'impresa...

DOMANDA - La domanda era molto più semplice, alle imprese non facevate firmare la ricevuta?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Prima di questo 1983 avete consegnato normativa, opuscoli di questo tipo al personale?

RISPOSTA - Prima dell'83 esisteva manualetto azzurro, se non sbaglio come colore, dove c'era scritto CVM, e non solo sul CVM, sul cloro, sulla soda, c'erano parecchi...

DOMANDA - Non era questo manualetto?

RISPOSTA - No, questo è stato stilato dall'azienda, dal Pas, consegnato nell'83 in tutti i reparti e con una precisa disposizione di darlo al personale, quindi non era in mio possesso prima dell'83 questo...

DOMANDA - Io le ho chiesto prima dell'83?

RISPOSTA - Si faceva formazione, c'era una scheda di sicurezza del prodotto, la scheda di sicurezza era nel reparto e faceva parte nel manuale operativo, nel manuale operativo c'era una scheda operativa, in più c'era un opuscoletto CVM però non dettagliato con questo scopo preciso, illustrando le caratteristiche chimico fisiche, illustrando i pericoli del prodotto, la tossicità, ripeto, c'era il manualetto specifico per prodotto che noi avevamo praticamente in sala quadri e illustravamo al personale di reparto, però non era come questo manualetto proprio dedicato al CVM anche come protezione per tutte le operazioni che vengono fatte in reparto.

DOMANDA - Era questa scheda di sicurezza che era nel manuale.

RISPOSTA - Oltre alla scheda...

DOMANDA - C'era anche questo manualetto?

RISPOSTA - C'era questo manualetto che diceva tutto...

DOMANDA - Era in sala quadri?

RISPOSTA - Sì, era in sala quadri. Però dopo naturalmente questo qui ha superato tutto.

DOMANDA - Un'altra questione, lei diceva prima che il tema giornaliero era quello della sicurezza?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Perché era il problema giornaliero quello della sicurezza?

RISPOSTA - Perché diciamo che nei nostri reparti di stoccaggio il 50 per cento del tempo il personale è in sala quadri, almeno negli stoccaggi non si fanno operazioni continue, si fa un'operazione, si va 10 minuti in una zona, quindi si ha tutto il tempo di parlare di tutto quello che il reparto.., le problematiche di reparto.

DOMANDA - Volevo chiedere quali erano i problemi di sicurezza giornalieri?

RISPOSTA - I problemi di sicurezza non inteso, diciamo come si fanno certe operazioni.

DOMANDA - Ha detto lei, il tema giornaliero era la sicurezza, io le chiedo quali erano?

RISPOSTA - L'utilizzo dei mezzi di protezione per qualsiasi operazione, se succedeva un infortunio, la sede, ripeto, dagli anni '80 di sicuro mi ricordo, c'era addirittura il caporeparto, se qualcuno si rompeva l'unghia del piede doveva andare a giustificare quello che succedeva alla direzione, allora quando andavamo lì dai ragazzi: guardate che qui quando si fanno questi lavori qui non si deve fare male nessuno, bisogna stare attenti, perché se no dobbiamo andare a rispondere anche di cose modestissime, figuriamoci se succede qualche incidente.

DOMANDA - Io le chiedevo se lei si ricordava concretamente quali erano questi problemi?

RISPOSTA - Erano problemi di sicurezza legata alla movimentazione, non a fatti accaduti, ma quello che era il comportamento del personale verso l'approccio del lavoro, quello che doveva fare il personale quando operava, quindi era un continuo discorso..., dice: abbiamo fatto questo lavoro, dobbiamo farlo comunque in questa maniera per evitare che ci sono...

 

Avvocato Cesari: può dire quanti prodotti...

 

DOMANDA - Scusi avvocato, dopo può fare la domanda anche lei. Ma non c'entra niente con la domanda che ho fatto io, dopo farà la sua domanda. Se parla tutti i giorni di sicurezza volevo concretamente sapere quanti erano tutti i giorni questi problemi di sicurezza, almeno che non sia una frase così detta...

RISPOSTA - Quando si entra in un ambiente come il nostro che si ha tempo disponibile per parlare con il personale, si parla di tutte le movimentazioni e di tutti i possibili rischi che ci possono essere nel reparto, tutte le problematiche legate alla movimentazione dei prodotti, l'utilizzo dei mezzi protettivi, come si fanno le operazioni, si discute di come..., magari si leggono le consegne dell'assistente smontante e in qualche maniera si commenta se c'è stato qualche, no, problemi non ce n'erano perché è molto ripetitivo, però, ripeto, il carico della nave, perché ci si è impiegato due ore anziché quattro ore, si discuteva un po' tutta quella che era la movimentazione naturalmente sempre con lo scopo se c'era stato qualche problema in qualche maniera da puntualizzare meglio, si puntualizzava con tutti gli operatori.

DOMANDA - Va bene non ho altre domande.

 

Presidente: Avvocato Manderino.

 

AVVOCATO MANDERINO

 

DOMANDA - Intanto come caporeparto lei al parco serbatoi ovest in che anno, era il '77 che era diventato caporeparto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E nell'89 è uscito, quindi ha fatto 12 anni di caporeparto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Volevo chiederle questo: il trasporto di questi prodotti che erano in forma liquida o gassosa, anzi a proposito, anche il dicloroetano veniva stoccato?

RISPOSTA - Dal '77 all'82 non gestivo il dicloroetano, in quanto...

DOMANDA - Ma il dicloroetano passava per il parco serbatoi?

RISPOSTA - Ma non ovest, il sud, allora io ero caporeparto ai serbatoi ovest per 12 anni, per il sud sono stato per molti meno anni, dall'83 all'89.

DOMANDA - Caporeparto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Allora parlando di quello ovest...

RISPOSTA - L'ovest diciamo...

DOMANDA - Ho capito, le sto chiedendo adesso a proposito dell'ovest. Il trasporto del prodotto CVM che ci interessa avveniva in vari modi, attraverso vari mezzi, cioè trasporto con cisterna, autobotti, tubazioni. Quando avveniva per esempio con le cisterne, come avveniva lo scarico del prodotto? Cioè le cisterne che venivano svuotate rimanevano con il boccaporto aperto? Poi si passava alla pesa, vero?

RISPOSTA - Allora, ci sono nei manuali operativi tutta la descrizione precisa, puntuale di come...

RISPOSTA - Io le chiedo che cosa avveniva concretamente a parte il manuale operativo?

RISPOSTA - Le sto dicendo..., prima bisognava controllare il mezzo, controllare i documenti e poi attivare le attrezzature.

DOMANDA - Attivare?

RISPOSTA - Le attrezzature per lo scarico. Quindi il collegamento dell'autobotte avveniva tramite un braccio rigido, cioè un braccio di carico, che veniva collegato alla ferrocisterna, alla flangia della ferrocisterna, il CVM essendo un prodotto liquido a pressione non si poteva aprire il boccaporto, il passo d'uomo in quanto il prodotto sarebbe uscito almeno per il 30, 40% all'esterno, allora si faceva tutto a circuito chiuso, si collegava sia la fase liquida della ferrocisterna con il braccio di scarico collegato alla pompa, la pompa inviava il prodotto alla sfera, dalla sfera riportavano i vapori alla ferrocisterna in modo che veniva attivato il famoso ciclo chiuso che è quello di bilanciare la ferrocisterna con la sfera; una volta che il prodotto liquido era cessato, il trasferimento era finito, oltretutto avevamo la pesa per controllare che la ferrocisterna fosse scarica, chiudevamo, facevamo lo scaricamento dopo aver soffiato con azoto il tratto interessato e mettevamo le flange sul braccio e sulla ferrocisterna.

DOMANDA - Con le autobotti come avveniva il...

RISPOSTA - Preciso, identico, ma facevamo solo carico all'autobotte.

DOMANDA - Passava attraverso la pesa l'autobotte?

RISPOSTA - L'autobotte aveva il contatore per il carico, perché si faceva solo carico e non scarico.

DOMANDA - E il boccaporto quindi restava chiuso?

RISPOSTA - Il boccaporto di GPL sul CVM che è riparato ad un GPL è sempre completamente chiuso, viene aperto solo per visita interna ogni 10 anni credo.

DOMANDA - Le chiedo questo perché uno dei lavoratori che ha lavorato al parco serbatoi, probabilmente l'ha conosciuto che è il signor Cappelletto Vincenzo...

RISPOSTA - Non ha mai lavorato al parco serbatoio ovest, Cappelletto Vincenzo lo conosco come impiegato...

DOMANDA - Sì, stavo dicendo che era addetto all'ufficio presso il parco serbatoi, l'ufficio era proprio di fronte alla pesa, è giusto?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Questo ha dichiarato il signor Cappelletto.

RISPOSTA - Il signor Cappelletto ha lavorato al parco serbatoi come impiegato e stava su una pesa di prodotti liquidi dove si pesavano prodotti non CVM, il CVM veniva pesato al parco serbatoi ovest, invece lì si pesavano altri prodotti liquidi.

DOMANDA - Allora vedremo di capire se ha ragione il signor Cappelletto o ha ragione lei a proposito delle mansioni che faceva il signor Cappelletto.

RISPOSTA - Cappelletto non ha mai lavorato al reparto ovest.

DOMANDA - Quante autobotti di CVM, nel periodo in cui è stato caporeparto, entravano al parco serbatoi al giorno, e quanto era di quantità? Parlo sempre di CVM naturalmente.

RISPOSTA - Allora, autobotti parliamo. Le autobotti, a prescindere che io ero caporeparto del parco serbatoi ovest limitatamente allo stoccaggio, dall'83 in poi, la movimentazione veniva fatta dentro il reparto ma era di competenza della movimentazione, quindi non ero io il competente responsabile della movimentazione delle autobotti, almeno dopo l'83. Prima dell'83 era appena stata attivata la rampa e se ne faceva circa una al giorno, un carico di un'autobotte al giorno, se ricordo bene, però, ripeto, siccome dopo l'attività è passata ad un altro collega, quindi..

DOMANDA - Mentre sa niente delle cisterne, quanto?

RISPOSTA - Le cisterne erano più saltuarie, diciamo che c'è stato un periodo che se ne faceva qualcosa in più e ci sono stati...

DOMANDA - Il numero, lei si ricorda il numero?

RISPOSTA - Diciamo come carico, o come scarico? Perché le...

DOMANDA - Come carico?

RISPOSTA - Come carico nel periodo che ho fatto io, che ho gestito io la rampa era molto modesto, perché credo che questa attività sia stata dopo gli anni '90, c'è stata una ripresa di carico a ferrocisterna.

DOMANDA - Io sto parlando di quei 12 anni in cui è stato caporeparto, può quantificare quante al giorno venivano caricate?

RISPOSTA - Ripeto, io ho seguito le rampe dal '77 all'82, perché dopo l'82 non è stata più competenza del sottoscritto. In quel periodo non c'era una grossa movimentazione di ferrocisterna, sta di fatto che c'era addirittura un semiturno nel passato che è stato eliminato per mancanza di attività.

DOMANDA - Anche qua c'è un altro lavoratore, questo è il signor Vianello Amerigo, che ha lavorato fino al 1984, anzi, era anche assistente di giornata al parco serbatoi, il quale ha dichiarato che ogni giorno si caricavano di CVM 5 o 6 cisterne.

RISPOSTA - Il signor Vianello ha lavorato al parco serbatoi ovest, se ben ricordo, fino al '77.

DOMANDA - Il signor Vianello ha dichiarato di essere stato assistente di giornata fino al 1984 anno in cui è uscito al parco serbatoi.

RISPOSTA - Purtroppo forse si sbaglia.

DOMANDA - Probabilmente si sbaglia ancora una volta lui. Lei quando ha saputo che il CVM era cancerogeno?

RISPOSTA - La cancerogenicità del prodotto era un po' in discussione intorno agli anni '75, '76, '74, non so bene, perché io ho sentito che c'è stata un'indagine sul CVM intorno a quel periodo là. Dopo successivamente con il decreto Pertini c'è stata la certezza della cancerogenicità, però prima, che fosse prodotto tossico nocivo senz'altro, però che venisse indicato come cancerogeno credo che sia nato con la problematica dell'82, '83.

DOMANDA - Quindi lei lo ha saputo attraverso che cosa che era cancerogeno?

RISPOSTA - Attraverso le schede di sicurezza, attraverso il decreto..

DOMANDA - Nell'82?

RISPOSTA - Diciamo che prima era un sospetto cancerogeno, però non accertato cancerogeno, perché c'era stata tutta una certa problematica di fabbrica, che io non ho seguito, perché non ero responsabile di quel reparto, che sapevo che alcuni operatori, anzi, quasi tutti gli operatori che avevano lavorato al CVM erano stati sottoposti a degli accertamenti per queste problematiche del CVM.

DOMANDA - Ha parlato degli autoprotettori prima, mi può dire quanti autoprotettori c'erano a disposizione al parco serbatoi?

RISPOSTA - Adesso non ricordo bene, dovrei vedere la mappa, almeno 2 o 3 autoprotettori c'erano comunque.

DOMANDA - Quanti addetti c'erano al parco serbatoi?

RISPOSTA - Al parco serbatoi ci sono, dall'82 in poi ci sono un assistente di turno e tre operatori, un quadrista, uno per l'ammoniaca ed uno per il resto. Ecco, però, ripeto, il numero degli autoprotettori non me lo ricordo, sarebbe un po'..., può darsi che c'erano anche di più, adesso non, non prenda 2 o 3 come dato certo, perché in questo momento non mi ricordo di preciso, può darsi pure che ce n'erano di più.

 

Presidente: ci sono altre domande? Nessuna, può andare grazie. Allora l'udienza è aggiornata a martedì prossimo, arrivederci a tutti.

 

Avvocato Pulitanò: interessa il calendario della prossima?

 

Presidente: se vuole darcelo?

 

Avvocato Pulitanò: per quanto riguarda noi i testi sarebbero: Vaglini, Caldon, Bosio, De Nale, Pasqualetto, compresi quelli dell'avvocato Cesari. Ricordo, per quanto possa servire, che è sempre in sospeso il teste Saccon che avrebbe dovuto essere citato dal Pubblico Ministero, saremmo interessati a sapere se per martedì o per altra data.

 

Pubblico Ministero: poco fa abbiamo chiamato i Carabinieri che non lo trovano, era in ferie e sarà ancora in ferie. Comunque non so se rimangono altri testi, per i quali non ho sentito mi pare delle rinunzie formali, perché devono essere sottoposte anche all'esame del Pubblico Ministero e delle parti civili le rinunzie, se ci sono.

 

Presidente: non so, qui c'erano..., allora per martedì ci sono questi testi, poi per mercoledì..., perché abbiamo altre due udienze.

 

Pubblico Ministero: per il 12 ci sono il dottor Boffetta e il dottor Simonato, che mi hanno dato conferma proprio in questi giorni che vengono, hanno chiesto loro e noi gli abbiamo dato conferma.

 

Presidente: poi venerdì?

 

Pubblico Ministero: io non so se, dico, non ho sentito rinunzie formali agli altri testi, da verificare se poi c'è anche il consenso delle altre parti processuali, dopodiché si può fare il programma, io ho detto che per quanto mi riguarda c'è la disponibilità ad affrontare il terzo capo di imputazione, e lo ripeto, però dovendo avvisare tutte queste persone sarebbe opportuno saperlo.

 

Presidente: visto che siamo qui diciamolo, se altri testi, oltre a questi, per martedì, tanto per intenderci, ditecelo, se non ce ne sono altri..., abbiamo martedì quei testi che ci avete indicato, mercoledì abbiamo i testi che adesso ci ha detto il Pubblico Ministero, venerdì?

 

Avvocato Cesari: sugli altri testi per quello che riguarda, l'unico che io ricordo ed è indicato mi sembra Scaglianti al quale Bettiol e io rinunciamo.

 

Presidente: questo significa che venerdì possiamo utilizzandola iniziando l'istruttoria...

 

Avvocato Baccaredda: per quanto riguarda il teste Alongi che era stato indicato come teste riferimento della difesa Montedison, mi ha fatto pervenire un fax in cui dice di essere non disponibile a venire perché è all'estero nel mese di luglio, non rinunciamo al teste, ovviamente si tratterà di ricitarlo se il Tribunale è d'accordo.

 

Presidente: sentite, resta il problema di venerdì, allora cominciamo il terzo capo di imputazione.

 

Pubblico Ministero: va bene per quanto riguarda il capo di imputazione, quindi per tutti gli altri testi prendo atto che c'è una rinuncia e non ho problemi. Sul teste Scaglianti, visto che era stato ammesso dal Tribunale, alla rinuncia c'è l'opposizione da parte del Pubblico Ministero, su un documento che è già stato, in relazione ad un documento che è già stato acquisito agli atti e che riguarda un insieme di circostanze relative ai campionatori, ai campionatori personali, firmato proprio da Scaglianti, sul quale documento abbiamo chiesto notizie, mi pare anche a Cimarosti, a Capodaglio etc., però hanno fatto riferimento sempre al firmatario di questa relazione che è del luglio '76. Faccio peraltro presente che, beh, per uno degli Alongi, non so quale sia quello citato da Montedison, a suo tempo era già stato sentito, Scaglianti in un altro processo era stato sentito da questo Pubblico Ministero, e c'è comunque..., io non l'avevo citato come teste e l'avevo sentito successivamente al processo, in un processo stralcio, in questa situazione di rinuncia io devo esprimere opposizione alla rinuncia.

 

Avvocato Baccaredda: con riferimento alla non rinuncia da parte di Montedison del teste Vittorio Alongi questa difesa chiede che il Pubblico Ministero depositi nel suo fascicolo eventualmente la deposizione del teste Alongi prima della sua audizione.

 

Pubblico Ministero: come dicevo l'altra volta era stato segnalato, si trattava di Alongi Carlo, Vittorio, Alfredo, se mi dice il nome.

 

Avvocato Baccaredda: questo è Vittorio.

 

Avvocato Bettiol: i testi non sono di proprietà di nessuno, quindi giustamente il Pubblico Ministero se vuole sentire il teste non c'è nessuna opposizione da parte nostra, ovviamente per noi le circostanze che dovevamo conoscere sono già acquisite al processo, sarà il Pubblico Ministero che si citerà il teste.

 

Pubblico Ministero: va bene.

 

Presidente: allora lo citi il Pubblico Ministero.

 

Avvocato Cesari: temo che sia in ferie Scaglianti, se lo trova il Pubblico Ministero siamo qua.

 

Pubblico Ministero: vedremo, proveremo.

 

Avvocato Santamaria: per i testi Bottaccin, Zancanaro, Filippini, noi ci pronunceremo martedì se vi è rinuncia formale, potremmo dirlo martedì, non oggi, quindi non c'è alcuna rinuncia espressa ad oggi.

 

Pubblico Ministero: il problema era quello dell'organizzazione del lavoro, perché se il 14 devo citare una decina di persone io non ho problemi a citarle, però farle venire anche da Milano...

 

Presidente: un decina mi pare eccessiva.

 

Pubblico Ministero: ce ne sono di più in lista, sono anche circostanze più rapide, non sono particolarmente complesse, quindi ne potrei citare di meno. Però questo è il problema.

 

Presidente: rimane questa riserva, adesso ancorché non vi sia una rinuncia per tutti etc. ne rimangono comunque 3, e lei comunque per venerdì ne rimangono almeno 5 o 6 di testi, così cominciamo anche questo benedetto terzo capo di imputazione.

 

RINVIO ALL'11 LUGLIO 2000

 

IVD - Spinea - Venezia

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