UDIENZA DEL 7 NOVEMBRE 2000

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Manduzio Giudice a latere

Dr. Liguori Giudice a latere

 

 

PROC. A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

Presidente: procede all’appello. Allora possiamo senz’altro dare inizio all’udienza. Sono quindi a disposizione, oggi si doveva dare inizio, se non sbaglio, al controesame.

 

Pubblico Ministero: sì, il programma era in questo senso, cioè sono presenti le persone che sono state sentite per la parte ambientale chiamate dal Pubblico Ministero, quindi a cominciare dall’ispettore Spoladori, poi tutti gli altri consulenti, fatta eccezione, come già preannunciato, del professor Vineis, e poi alcuni consulenti anche della parte civile Avvocatura dello Stato e di Greenpeace, so che volevano dire qualcosa.

 

Avvocato Schiesaro: io dovevo innanzitutto depositare quella copia leggibile della missiva del Capo di Gabinetto del Ministero dell’Ambiente che avevo depositato in copia ricevuta via fax, ed è la prima cosa. Poi la seconda domanda che volevo fare al Collegio era quella di sentire se tutti i miei tre consulenti dovevano essere sentiti in giornata odierna, cioè se le parti avevano intenzione di presentare domande a tutti e tre i miei consulenti o se c’era qualcuno di questi che non interessava e così io potevo anche liberarlo subito, quindi io ho Bonardi, Nosengo e Cocheo. Cocheo so già che ci sono delle domande da parte del Pubblico Ministero, quindi è ovvio che resterà, ma per Bonardi e Nosengo, che sono presenti in questo momento, chiederei fin da adesso di sapere se ci sono domande per loro, ed allora li teniamo, altrimenti visto che vengono anche da fuori...

 

Presidente: va bene, allora innanzitutto sentiamo una risposta per quanto riguarda la domanda che pone ai difensori degli imputati l’avvocato dello Stato, cioè devono rimanere tutti qui i suoi consulenti, Bonardi e Nosengo in particolare?

 

Avvocato Schiesaro: sì.

 

Presidente: se è sì rimangano.

 

Avvocato Stella: Presidente, oggi il problema è abbastanza serio, perché io non so se riusciremo a fare il controesame ai consulenti dell’Avvocatura dello Stato, ad ogni buon conto questo è un problema che dovremmo affrontare insieme, io penso. Ad ogni buon conto noi pensiamo di rinunciare, ci dispiace, ma rinunciamo, possiamo rinunciare a Bonardi, certamente a Nosengo no.

 

Avvocato Mucciarelli: anche per noi, Presidente, abbiamo delle domande per Nosengo, credo che possiamo rinunciare al controesame di Bonardi ed anche Cocheo.

 

Presidente: allora possiamo congedare Bonardi? Mi pare di sì, questa è quindi una risposta alla sua domanda.

 

Avvocato Partesotti: devo fare alcune errata corrige relative all’audizione della consulente Paola Venier e allo scopo, sono cose minime, deposito un floppy disk con indicate in rosso le correzioni al verbale dell’udienza del 17 ottobre.

 

Pubblico Ministero: va bene. A proposito di errata corrige segnalo soltanto due errori relativi ai nomi che riguardano due consulenti del Pubblico Ministero che uno è indicato spesso come dottor Cesana con la C e invece il nome corretto è dottor Sesana e il secondo è il dottor Micheletti con la I finale e non dottor Micheletto, questo solo per la precisione. Possiamo cominciare, siccome c’erano delle riserve formulate dall’ispettore Spoladori a seguito di altre richieste promosse dell’avvocato Cesari, quindi potremmo cominciare con l’ispettore Spoladori e poi andar di seguito con gli altri consulenti.

 

Avvocato Stella: Presidente, volevo dire io una cosa, intanto noi ci eravamo impegnati a dire chi comincerà dei consulenti, ci siamo messi d’accordo e comincerà Montedison mentre noi andremo più in là. La seconda cosa che volevo dire è che un noto teste importante è il dottor Frignani del CNR, quello che ha eseguito la datazione dei sedimenti, mi manda una lettera in cui dice che dal gennaio al marzo 2001 sarà in Antartide, in Vietnam e in un altro posto. Allora dovremmo cercare di sentirlo subito dopo i nostri consulenti cercando di stringere, perché è importante. Comunque...

 

Presidente: entro dicembre lo sentiremo senz’altro, in un modo o nell’altro.

 

Avvocato Stella: poi per oggi, Presidente, io... il problema reale è di cercare di... è il problema del tempo, per rispettare i tempi, e assicuro al Tribunale che faremo molta fatica, pensavamo di cominciare non con l’ispettore Spodalori ma con il dottor Ferrari, perché la formulazione delle domande di controesame del dottor Ferrari ci consentirà un inquadramento che servirà poi per tutto il resto. Quindi se il Pubblico Ministero non ha niente in contrario noi...

 

Pubblico Ministero: guardi allora ci sono alcune posizioni di consulenti che credo, siccome vengono anche da fuori, li avevo fatti venire per primi, tipo il dottor Micheletti, il dottor Sesana, il dottor Fanelli, per i quali si potrebbe cominciare, visto che gli atti e l’attività svolta da loro è nota alle difese da lungo tempo, e c’erano...

 

Avvocato Stella: ma questo non è il problema, dottor Casson.

 

Pubblico Ministero: no, ho capito ma scusi, allora, c’era un discorso di questo tipo: io mi ero riservato la volta scorsa, ho detto in udienza, di fare delle domande ad esempio a certi consulenti, delle altre parti civili volevano fare delle domande ai miei consulenti, quindi, Presidente...

 

Presidente: però siamo già passati alla fase del controesame, eventualmente alla fine residualmente nel riesame, che è possibile anche nei confronti dei consulenti, potranno essere poste queste domande, però io vorrei che a quelle che sono le esigenze personali si desse priorità invece a quelle che sono le esigenze un po’ di metodo e quindi, voglio dire, se chi adesso ha la parola, e cioè deve fare il controesame, ritiene, da un punto di vista proprio di metodo, per un miglior inquadramento, diciamo così, di dare la priorità ad un consulente piuttosto che a un altro, che ovviamente oggi sia stato chiamato, io credo che bisogna soddisfare questa...

 

Pubblico Ministero: sì, Presidente, allora io dico che ho problemi a continuare, così come credo anche le altre parti civili, a fare delle domande successivamente, se questo è l’accordo per me non c’è problema farle alla fine piuttosto che adesso, prima uno piuttosto che all’altro. Volevo solo dire, com’era stato riconosciuto la volta scorsa, che non mi venga confiscata la possibilità di fare domande, semplicemente questo, ecco.

 

Presidente: no, nessuna confisca, non è mai avvenuto questo.

 

Pubblico Ministero: no, ma infatti, allora non c’è nessun problema da parte mia.

 

Presidente: allora introduciamo il consulente dottor Ferrari.

 

DEPOSIZIONE CONSULENTE

DR. FERRARI GIORGIO

 

Presidente: lei si è già qualificato, si è già presentato, adesso dovrà rispondere alle domande delle difese degli imputati. Lei ha la documentazione che nel momento in cui è venuto qui ad esporre, a illustrare la consulenza aveva?

RISPOSTA - Mi sono fatto una traccia.

 

Presidente: sperando che sia sufficiente. Chi vuole prendere la parola?

 

Avvocato Stella: noi.

 

AVVOCATO STELLA

 

DOMANDA - Buongiorno, dottor Ferrari, lei è il responsabile della sezione antinquinamento del Magistrato delle Acque, è così?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi io ritengo molto importante il controesame che le faremo. Lei sostiene grosso modo questa tesi: inquinamento gravissimo al canale industriale nord e al canale Brentella, inquinamento - sono parole sue - che si è diffuso in tutta la laguna, sostiene poi l’inquinamento gravissimo del Lusore-Brentelle e conclude dicendo che il responsabile dell’inquinamento dei bassi fondali è l’SM15 e il fiume d’acqua calda che esce dall’SM15; questa è in sostanza la... se non l’ho enunciata bene mi corregga.

RISPOSTA - Diciamo che l’inquinamento non si estende in tutta la laguna, si estende nella parte di laguna prossima alla zona industriale.

DOMANDA - Questo sarà oggetto delle domande di controesame. Ma tanto per cominciare, dottor Ferrari...

 

Presidente: le fonti.

 

DOMANDA - No, lei evidentemente si è dimenticato di parlare del rapporto sullo stato di compromissione delle sponde e dei fondali dei canali di Porto Marghera del Magistrato delle Acque del novembre ’99, accordo della chimica a Porto Marghera DPCM 12/12/99. La coincidenza vuole che non ne abbiano parlato nessun altro dei consulenti, quindi io le chiederei, per cominciare, di illustrare, sulla base dei lucidi che le darò, la situazione del grave inquinamento del canale industriale nord, di cui lei ha parlato, del canale Brentella ed anche del canale Brentelle. D’ora in poi, Presidente, dobbiamo capirci bene, c’è il canale Brentella e il canale Brentelle, che non vanno confusi.

 

Avvocato Santamaria: sempre per maggior chiarimento, voi tutti i consulenti avete parlato di zona industriale. Innanzitutto, vogliamo distinguere fra la prima zona industriale e la seconda zona industriale? Quindi vorrei che lei, da adesso in poi nelle risposte che darà al professor Stella, chiarisse con precisione quando si parla di prima zona industriale, quando sono iniziati gli insediamenti produttivi nella prima zona industriale e quando invece parliamo di seconda zona industriale dov’è insediato il Petrolchimico.

 

DOMANDA - Io purtroppo non sono organizzato con le lavagne, mi dicono che sta arrivando adesso, però facciamo a meno. Io le consegno questi lucidi che sono l’allegato 2 di questo rapporto del Magistrato delle Acque e al Tribunale consegno l’unica copia originale che ho, così potrà, se crede il Tribunale, fare delle domande all’allegato 2. L’allegato 2, Presidente.

 

Presidente: sì, cioè la cartografia della classificazione dei sedimenti di Porto Marghera secondo il protocollo del 7 aprile ‘93, così è intitolato l’allegato.

 

DOMANDA - Sì. Ecco, lei ha i lucidi, vuole i rapporti, mi è arrivata un’altra copia originale.

RISPOSTA - Io personalmente quel rapporto non l’ho mai visto, quindi è la prima volta che vedo questi dati, per cui non so a che titolo li devo commentare.

DOMANDA - E` del Magistrato delle Acque?

RISPOSTA – Sì, però non ho...

 

Pubblico Ministero: chiedo scusa, il dottor Ferrari è stato chiamato qui come consulente tecnico, ha presentato dei dati, ha fornito una relazione, su quello deve rispondere; se ci sono dei dati nuovi, delle relazioni nuove, che ovviamente ci saranno o perché non può sapere, leggere e conoscere tutto, queste possono essere depositate, il dottor Ferrari le leggerà e lei potrà rispondere, non c’è nessuna opposizione sulla risposta però ci sono dei dati nuovi che gli venga dato il tempo di leggerli.

 

Presidente: il controesame comunque va fatto sulla base anche di quelli che sono stati i documenti che ha potuto esaminare il consulente e sui quali ha fondato la sua relazione, effettivamente documentazione che lui non ha presentato e che sulla base della quale gli vengono poste adesso, o si vogliono porre, delle domande o dei chiarimenti, mi pare che fuoriesca un po’ da un controesame in senso stretto.

 

Avvocato Santamaria: signor Presidente, le cose non stanno proprio così perché il documento che viene esibito adesso, e poi anch’io farò domande per capire se davvero il dottor Ferrari non conosce questo documento perché mi sembra strano, non è altro che una ricognizione generale di quelli che sono stati tutti i campionamenti eseguiti nella zona industriale fra cui ci sono, e sono la parte preponderante, i campionamenti di cui si è parlato nel corso dell’esame dei consulenti. L’unica cosa è che c’è una mappa della laguna dove vengono caratterizzati questi campionamenti dal punto di vista della rilevanza, della importanza, alla luce dei criteri enunciati da tutti i consulenti del Pubblico Ministero di questo mitologico protocollo del 1993 di cui parleremo ancora a lungo. Quindi non c’è proprio niente di nuovo rispetto a tutto quello che è stato già detto e rappresentato in udienza, è soltanto una rappresentazione sintetica, sostanza per sostanza della mappatura e della intensità della contaminazione della prima e della seconda zona industriale, con riferimento soprattutto alla profondità dei carotaggi e quindi alla datazione, circostanza, questa, su cui tutti i consulenti dell’accusa hanno taciuto.

 

Pubblico Ministero: Presidente, io ribadisco il mio intervento se il dottor Ferrari, come ha detto, dice che il documento per lui è nuovo gli deve essere dato il tempo di leggerlo e poi ovviamente non c’è nessun problema da parte di nessuno, tanto meno da parte del dottor Ferrari, a rispondere sul documento dopo che l’avrà letto.

 

Presidente: lei, mi scusi, dottor Ferrari, ha mai visto questo documento?

RISPOSTA - No, è la prima volta che lo vedo, anche se può sembrare strano, ma nella mia attività di Magistrato alle Acque io mi occupo di aspetti meramente legati agli scarichi dei reflui, queste attività vengono svolte dal concessionario Consorzio Venezia Nuova e io normalmente non vengo coinvolto in questo tipo di attività né a livello di impostazione né poi a livello di valutazione di questi studi e di questi risultati. Quindi mi è del tutto sconosciuto.

 

Presidente: in questo rapporto sullo stato di compromissione delle sponde e dei fondali dei canali di Porto Marghera che è datato novembre ‘99, ma che si rifa’ all’accordo sulla chimica a Porto Marghera è un rapporto congiunto del Magistrato alle Acque di Venezia e dell’autorità portuale di Venezia. Lei dice che il Magistrato alle Acque in realtà non è stato coinvolto e sarebbe stato coinvolto il Consorzio Venezia Nuova in questa attività?

RISPOSTA - Diciamo queste attività...

 

Presidente: di questa attività di...

RISPOSTA - Queste attività di prelievo e di analisi vengono svolte attraverso il concessionario, quindi l’istituzione direttamente non ne prende parte.

 

Avvocato Santamaria: infatti mi riservavo di fare questa domanda, a me sembra strano che il dottor Ferrari non conosca il documento per questa ragione.

 

Pubblico Ministero: Presidente, è la seconda volta...

 

Presidente: abbia pazienza, Pubblico Ministero, chiariamo, perché le sembra strano?

 

Avvocato Santamaria: perché io ho per le mani un documento, un articolo di letteratura firmato da Marcomini, Della Sala, Ferrari, Giacometti, Guerzoni, Raccanelli e Zonta che si intitola "Budget preliminare delle quantità di diossine e di furani nella laguna di Venezia", questo documento, firmato appunto dal dottor Ferrari, fa riferimento a pagina 484 al documento di cui stiamo parlando adesso, questo articolo è firmato anche dal dottor Ferrari.

 

Presidente: è in grado di dare una risposta?

RISPOSTA - Questa è una pubblicazione scientifica che è stata proposta all’ultimo Dioxin dove il contributo conoscitivo dello sviluppo del lavoro non ha minimamente riguardato questo lavoro.

 

Pubblico Ministero: basta farglielo leggere, non vedo la difficoltà.

 

Presidente: non è che vi sia un rifiuto, credo, del dottor Ferrari a dare delle risposte, solo che evidentemente il dottor Ferrari oggi o comunque immediatamente non è in grado di dare delle risposte su questo documento. Tenuto conto che è un documento che non è stato né redatto da lui personalmente né dall’ente di cui è dipendente, Magistrato alle Acque, bensì dal concessionario Consorzio Venezia Nuova, questa è stata la risposta.

 

DOMANDA - Prendiamo atto anche se qui è scritto Magistrato alle Acque...

 

Pubblico Ministero: sì ma, Presidente...

 

Presidente: abbiamo già... non è detto che il Magistrato alle Acque faccia le cose sempre in proprio, si avvale in effetti sia per gli studi sia soprattutto dal punto di vista operativo del Consorzio Venezia Nuova, questo è abbastanza risaputo insomma.

 

DOMANDA - Presidente, va benissimo, intanto noi produciamo quel documento, forse è meglio questo che questa copia che non ha tutte le...

 

Presidente: bene, se vogliamo andare oltre.

 

DOMANDA - Io vado oltre, però mi si consenta di dire il tipo di indagini che risulta fatto dal Magistrato delle Acque. Allora, si dice in quel rapporto che nel 1998 sono stati raccolti 39 campioni di sedimento in 9 zone lungo tutto il canale industriale nord e la consezione di 50 centimetri dalla superficie sino a 3 metri di profondità, le analisi sono state eseguite dal laboratorio FGS, esito: la contaminazione non è localizzata alla zona di testa del canale - questa era una frase sua, dottor Ferrari, zona di testa del canale - inoltre nei primi 50 centimetri dei sedimenti si possono trovare valori da 900 a 5.807 picogrammi/grammo di diossina e fino a oltre 2,5 metri di profondità, quindi a 3 metri in sostanza, si riscontrano valori da 1.028 a 6.158 picogrammi/grammo di diossina e tutti i campioni presentano la stessa impronta classica dell’area 60 di cui ha parlato il consulente... a tutte le profondità. Ecco la domanda sul canale industriale nord: dal momento che i sedimenti di questo canale sono contaminati sia in superficie che in profondità e per tutta la lunghezza da migliaia di picogrammi/grammo di diossina, le chiedo: siccome lei ha, è stato lei a dire che l’inquinamento si è diffuso in tutta la laguna, sono parole testuali sue, della sua deposizione, se i dragaggi possono essere stati anche in passato una fonte di diffusione di diossina con l’impronta caratteristica di quest’area, l’area 60; le ricordo che il professor Bonamin ha affermato: non oserei pensare dragare. Può rispondere a questa domanda sui dragaggi.

 

Presidente: innanzitutto lei è a conoscenza che siano avvenuti dei dragaggi?

RISPOSTA - Lo posso immaginare, però non ho nessuna...

 

Presidente: in che anni, lei ricorda?

RISPOSTA - No.

 

Presidente: comunque può immaginare che siano avvenuti questi, perché lo può immaginare?

RISPOSTA - Non lo so, presumibilmente a causa della necessità di dover assicurare il transito delle navi, quindi probabilmente nel passato può essere stato necessario intervenire con attività di dragaggio, però io non ne ho né memoria né cognizione...

 

Presidente: quindi lei non è a conoscenza di quando siano avvenuti e su quali canali siano intervenuti questi dragaggi, va bene.

 

DOMANDA - Lo sanno tutti, c’è stato anche un processo, fino all’87 sono stati fatti dragaggi ma non solo, sono stati eseguiti dragaggi dal ‘97 in poi, e noi forniremo i dati su questi dragaggi, lo dico perché i dragaggi sono un argomento cruciale per la difesa e quindi dovremmo soffermarci su questo. Va bene, andiamo avanti. Per il canale Brentella, abbiamo visto il canale industriale nord, vediamo il canale Brentella cosa dice questo rapporto. Nel fondo del canale, ovvero nella porzione più a nord, una contaminazione alta in superficie - questo lo dice lei – 16, 20 centimetri. Qui lei fa riferimento all’indagine del dottor Frignani chiaramente, tra parentesi, non è l’Enichem che dice queste cose, è il dottor Frignani del CNR che ha partecipato anche al Progetto 2023 e che sarà sentito appunto... Questo rapporto riporta che sono state analizzate ben 26 sezioni, carote di sedimento, provenienti da almeno 5 punti di prelievo e le sezioni sono arrivate ad una profondità di 3,5 metri. Tutte le carote a tutte le profondità sono state trovate diossine sempre con l’impronta dell’area 60 che lei chiama del cloro, la massima concentrazione di diossina è riscontrata nella sezione di 10772, una sezione di 50 centimetri, badi bene, tra i 2 e i 2,5 metri di profondità dove si raggiunge una concentrazione di 28.295 picogrammi/grammo, sempre associate ad alte concentrazioni di metalli ad eccezione del mercurio. Ora io le chiedo, noi sappiamo, credo che il canale Brentella non sia stato dragato, cioè i materiali inquinanti sono rimasti lì, a differenza del canale industriale nord, ma le chiedo: secondo lei le numerose industrie presenti soprattutto nel passato nella prima zona industriale oggi ritenute fonti potenziali di emissione di diossina non hanno lasciato nessuna traccia, neppure nei sedimenti profondi, neppure a 3 metri, neppure a 2 metri? Lei sa dirci quali erano le industrie che producevano attorno al canale Brentella e al canale industriale nord? Io qui ho un documento del 1970 di Cataldi dal titolo: "Le industrie che inquinano Venezia", sono 40 industrie - io lo posso dare, poi lo produrremo al Tribunale - ecco queste industrie, e l’elenco che fa lì sono 40 industrie, ma non è un elenco esaustivo, può guardare alla fine che ci sono le tabelle, producevano in quella zona industriale attorno al canale industriale nord e al canale Brentella. Allora, lei cosa pensa? Visto che la diossina è stata trovata a 3 metri di profondità, non occorre essere degli esperti di datazione per capire che qui sono passati decenni, decenni e decenni, e quindi bisogna per forza risalire alle industrie che scaricavano in anni trascorsi, allora se magari aiutandosi con l’elenco che gli ho dato io, lei ci sa dire qualcosa su queste industrie che scaricavano nei due canali?

RISPOSTA - Diciamo le industrie, alcune delle quali sono ancora in attività, quindi nel canale industriale nord c’è un’attività legata alla siderurgia che è sicuramente più pesante negli anni passati rispetto all’attuale, nel lato opposto c’è la cantieristica, quindi le attività navali, poi, diciamo, scendendo verso la laguna essenzialmente c’era l’attività dei fertilizzanti complessi che oggi è chiusa, c’è ancora un’attività legata alla produzione di metalli, dei metalli non ferrosi che sicuramente nel passato era molto più intensa; c’era l’attività della produzione del carbon coke, ed essenzialmente poi nel tratto del canale Brentella c’erano attività di industrie petrolifere essenzialmente legate al deposito e allo stoccaggio, alcune delle quali tuttora sono presenti. Relativamente alla presenza di diossina faccio rilevare che essenzialmente l’intera mia trattazione ha posto l’accento più che sul valore analitico, peraltro evidenziato in maniera pesante in alcuni punti, soprattutto nel canale Brentella, sull’aspetto legato ai profili, essenzialmente senza la mia trattazione ha voluto porre in evidenza come per quanto riguarda la diossina è possibile attribuire l’origine della contaminazione più che al valore analitico, oltre che al valore analitico, anche e soprattutto a quello che è il rapporto tra i diversi componenti che, diciamo, costituiscono questa famiglia.

 

Avvocato Santamaria: dottor Ferrari, mi scusi però la domanda del professor Stella aveva anche un altro oggetto. Lei che spiegazione dà al Tribunale in questo momento del fatto che quella particolare distribuzione dei profili dei congeneri si trova anche a 3 metri di profondità? 3 metri di profondità, e siamo vicino al caranto o quasi, significa che evidentemente stiamo parlando della storia della prima zona industriale, delle deposizione degli scarichi di industrie che debbono aver scaricato decine e decine di anni fa, altrimenti lei deve dare al Tribunale una spiegazione attendibile di questa profondità?

RISPOSTA - Può significare anche un’altra cosa: che questi materiali non si sono depositati per deposizione naturale legata al movimento delle particelle di sedimento in laguna ma che siano state lì gettate massivamente attraverso immissioni legate a smaltimenti di rifiuti di vario genere.

 

Avvocato Santamaria: in quali anni scusi? 3 metri di profondità.

RISPOSTA - Se ho 4 autobotti da 25 tonnellate l’uno scaricano questo materiale, questo materiale costituisce già uno spessore rilevante.

 

Avvocato Santamaria: in tutto il canale nord e in tutto il canale Brentella? Lei davvero sta dicendo al Tribunale che ritiene credibile questo tipo di argomento?

RISPOSTA - sicuramente sì. Tenga conto che nel canale nord durante, diciamo, l’attività di smaltimento dei rifiuti industriali che evidentemente veniva fatta anche attraverso il trasporto in mare di questi rifiuti, attraverso bettoline, è sicuramente si è svolta anche all’interno dei canali industriali, soprattutto nelle condizioni in cui le bettoline non potevano uscire per vari motivi, per cui non c’è da escludere che le bettoline possono aver anche interessato anche i canali industriali in termini di smaltimento di questo tipo.

 

Avvocato Santamaria: dottor Ferrari, io le faccio una domanda di ordine generale, io spero che lei possa rispondere, anche per quanto riguarda le sue conoscenze legate alla sua funzione istituzionale. E` stato fatto per la laguna di Venezia un inventario, cioè un catalogo di tutte le possibili fonti di emissione di diossina? Un inventario calato nel tempo, che cioè a partire dall’avvio della prima zona industriale con tutte le decine e centinaia di insediamenti ivi ubicati abbia studiato nel tempo i singoli processi produttivi, i singoli possibili fattori di emissione di diossina impronte comprese nella prima e nella seconda zona industriale? E` stato fatto questo lavoro?

RISPOSTA - No, questo lavoro non è stato fatto e non è attualmente disponibile, sicuramente però esiste a livello di letteratura internazionale una serie di evidenze che attestano come il profilo, i profili caratteristici riscontrabili nell’area industriale siano riconducibili ad un’unica fonte.

 

Avvocato Santamaria: a un’unica fonte allora io adesso, questa è materia strettamente tecnica che affronteremo anche con altri consulenti, lei conosce della letteratura l’impronta dei congeneri della diossina di impianti di sinterizzazione?

RISPOSTA - No.

 

Avvocato Santamaria: glielo mostro allora. Le sembra che questa impronta possa essere in qualche modo simile alle impronte che lei ha trovato o che sono state trovate nel canale nord e nel canale Brentella?

RISPOSTA - Mah, sa, a me sembra che questa impronta abbia dei limiti nel senso che vorrei vedere quali sono i livelli analitici a cui si fa riferimento.

 

Avvocato Santamaria: certo...

RISPOSTA - Oltre a questo, non mi risulta che impianti di sinterizzazione ci siano...

 

Avvocato Santamaria: lei è male informato, perché ci sono stati, ci sono stati e hanno cessato di produrre negli anni ‘70.

 

Presidente: scusate un attimo per spiegare al Tribunale: gli impianti di sinterizzazione cosa sono?

 

Avvocato Santamaria: sono impianti di produzione di metalli ferrosi o non ferrosi durante il cambiamento, saranno i consulenti a dare spiegazione più attendibile, sono attività produttive che negli inventari che il mondo intero sta elaborando per quanto riguarda le fonti di misura di diossina, sia negli Stati Uniti, ma anche in Europa ed anche in Italia, sono considerati importanti produttori di diossina. Ora l’impronta che io ho mostrato al dottor Ferrari è l’impronta rinvenuta in letteratura della distribuzione dei congeneri della diossina che escono da questo tipo di impianti. Questo impianto era ubicato nella prima zona industriale e scaricava nel canale nord, poi ovviamente i particolari e i dettagli...

 

Pubblico Ministero: può essere indicato meglio..

 

Presidente: la produzione è iniziata quando e quando è cessata.

 

Avvocato Santamaria: a quanto mi risulta la produzione è iniziata negli anni ‘50 ed è cessata nei primi anni ‘70 ed è una produzione molto consistente di migliaia di tonnellate.

 

Presidente: la ragione sociale della società, dell’azienda?

 

Avvocato Santamaria: mi riservo di... so che apparteneva o è appartenuta al gruppo Montecatini, ma non...

 

Pubblico Ministero: come si chiama il reparto?

 

Avvocato Santamaria: queste informazioni verranno date dai miei consulenti...

 

Presidente: non può contestare un dato se non...

 

Presidente: va bene, comunque... ha fatto vedere un’impronta di sinterizzazione che si assume come simile all’impronta propria della produzione del dicloroetano e del cloruro di vinile, degli altri composti clorurati cui aveva fatto riferimento nella sua audizione il dottor Ferrari, è così, dottor Ferrari? Lei in particolare mi pare si fosse soffermato su questa caratteristica impronta, tutto il discorso infatti si era incentrato sulla evidenza di questa impronta. Bene, si dice adesso che invece impronte, se non uguali comunque simili, possono darle anche delle diverse produzioni che non siano quelle dei clorurati...

 

Avvocato Santamaria: mi perdoni, Presidente, qui ho un altro tipo di impronta, sempre assimilabile a quella di cui stiamo parlando, e la fonte è il TNO, febbraio 1994, è l’ente di stato olandese di protezione ambientale, sono emissioni dalla combustione di legname, anche qui mi risulta che ci siano state nel tempo molte industrie che abbiamo lavorato il legno nella prima zona industriale, vorrei far vedere al dottor Ferrari anche queste impronte.

 

Pubblico Ministero: Presidente, faccio opposizione perché le parole dell’avvocato Santamaria non costituiscono prova utilizzabile al processo, se dice: mi risulta, deve provare da cosa risulta, a me non risulta in nessuna maniera, quando ci indicherà chi era la società, che impianto era e come si chiamava, che produzioni faceva, i quantitativi e in che anni...

 

Avvocato Santamaria: in questa fase processuale mi basta esibire impronte relative a produzioni diverse...

 

Pubblico Ministero: allora deve indicare di che impronte si tratta, da dove l’ha tratto.

 

Presidente: l’osservazione del Pubblico del Pubblico Ministero mi pare corretta, cioè la fonte quanto meno di letteratura la deve indicare e dovrebbe essere indicato, anche a mio parere, un altro elemento che mi pare essenziale, e cioè diciamo una indicazione dei dati di analisi per quanto riguarda le quantità, perché altrimenti queste impronte possono essere, così, molto vaghe, cioè non, non è che abbiano, diciamo così, una loro connotazione precisa se non vengono corredate anche dai dati di analisi, perché i dati di riferimento non possono che essere i dati quantitativi di analisi, altrimenti non ci siamo, sono semplicemente delle figure e basta. Questa è la mia impressione, io non sono un consulente, ma se dovessi fare un controllo, come è doveroso farlo d’altra parte, rispetto a una figura che mi viene detta come una impronta, io voglio anche i dati di analisi.

 

Avvocato Santamaria: certo, infatti la fonte di questa mia documentazione risulta dalla intestazione del foglio che ho consegnato al dottor Ferrari, cioè si tratta di due fonti principali, uno è l’inventario delle fonti di diossina elaborato dall’EPA ed aggiornato al settembre del 2000, cioè l’EPA ha studiato analiticamente queste tipologie di produzione, ha attribuito a ciascuna di queste tipologie di produzione dei fattori di emissione, cioè delle concentrazioni di diossina per quantità di prodotto, ha calcolato le quantità di prodotto annuali, e così ha stimato le quantità di emissioni di diossina in atmosfera, in aria e in acqua per ciascuna tipologia, dopodiché ha fatto delle analisi relative ai reflui o alle emissioni da camino, o ai rifiuti depositati sulla terra per analizzare la tipologia della distribuzione dei congeneri della diossina relativa a tutte queste tipologie di produzioni. Quindi il documento che io esibisco al dottor Ferrari, che è chiaro che in questa sede debbo esibire in modo sintetico, sono i risultati delle analisi effettuate da questi enti che hanno fatto questi inventari, cioè questi cataloghi, sulle produzioni, sugli impianti produttivi, quindi sugli impianti di sinterizzazione, sugli impianti di produzione di alluminio, sugli impianti di cokeria, di metallurgia, sui gas di scarico delle automobili, è chiaro che una trattazione completa ed esauriente la dovremmo fare quando i nostri consulenti porteranno queste evidenze scientifiche che derivano dagli inventari americani, europei, italiani etc., al momento a me stava a cuore soltanto verificare che mentre è un dato pacifico che gli scarichi del Petrolchimico non hanno mai scaricato in quei canali di cui stiamo parlando, perché parliamo della prima zona industriale, vi sono state invece tipologie di produzioni negli anni ai quali l’EPA ovviamente oggi, perché le conoscenze sono di oggi, ha correlato particolari impronte per quanto riguarda le emissioni di diossina, alcune di queste produzioni erano presenti nella prima zona industriale e le notizie storiche che abbiamo consentono anche di stabilire i quantitativi prodotti annualmente, quindi i quantitativi di diossina emessi, visto che le impronte sono di quel tipo e a nostro avviso si correlano molto bene con le impronte trovate nel canale nord e nel canale Brentella, a nostro avviso è ragionevole prendere in considerazione l’ipotesi che le industrie che lì scaricavano possono avere scaricato diossina con quella impronta.

 

Presidente: allora una ulteriore esigenza prospettata dal Pubblico Ministero ma che ritengo che il Tribunale possa fare propria è questa: di indicare anche semmai la ragione sociale delle imprese che hanno effettuato queste produzioni nel tempo. Allora, abbiamo fatto riferimento per l’appunto alla sinterizzazione, adesso abbiamo fatto riferimento invece alla, mi pare, combustione di legnami per la produzione di?

 

Avvocato Santamaria: lavorazione del legno.

RISPOSTA - Qui si parla espressamente di emissioni derivanti dalla combustione di legname.

 

Avvocato Santamaria: io ho anche un’impronta...

 

Presidente: questa produzione sarebbe durata da a?

 

Avvocato Santamaria: è un arco temporale che comunque si è esaurito prima degli anni ‘80. Questo a me risulta.

 

Presidente: da parte di una società di cui ancora non si conosce...

 

Avvocato Santamaria: non ho dei dati certi da dare adesso al Tribunale, anche perché è molto difficile acquisirle, il dottor Ferrari, visto che ha disponibile gli archivi del Magistrato alle Acque, quindi tutti i censimenti sulle industrie presenti nella zona, potrebbe essere di grande aiuto alla luce di queste impronte, diverse e nuove, nell’approfondire e di migliorare il livello delle conoscenze, anche perché, come dicevo, un inventario delle fonti di diossina che il mondo intero sta facendo, a Venezia non è stato fatto ma è stato auspicato come necessario, firmato non dal dottor Ferrari ma da Bonamin, Raccanelli ed altri consulenti, che dunque sanno benissimo che non è possibile attribuire la diossina ad una sola produzione, lontana poi, ma che ci sono molte altre produzioni che hanno anche impronte simili a questa. Un’altra impronta, per esempio, è quella di emissioni di gas di scarico...

 

Pubblico Ministero: prima di passare ad altre emissioni mi riporto a quanto dicevo poco prima, che va bene l’indicazione della società, il tipo di produzione, è un discorso importante anche il quantitativo di produzione e le emissioni, perché altrimenti non si può ragionare in termini...

 

Presidente: va bene, adesso non si ha ancora una conoscenza, comunque vengono prospettate queste ulteriori produzioni, eventualmente il dottor Raccanelli potrà approfondire meglio, se ha gli elementi per poterlo fare, anche sulla base della documentazione che è presente presso il Magistrato alle Acque, di dare risposte anche sulle produzioni, sulle quantità forse se non c’è stata mai nessuna rilevazione no, ma sulle produzioni e sulle società e sul periodo di produttività di queste società etc., di queste aziende nell’ambito... Va bene, allora ulteriori produzioni allora abbiamo sentito. Ovviamente la risposta non potrà essere immediata insomma, mi pare... Lei comunque le prospetti e poi sentiremo la prossima udienza il dottor Ferrari.

 

Avvocato Santamaria: io ho qui presente il profilo della diossina da emissioni di gas di scarico in un tunnel stradale, credo che si tratti di automobili, anche qui si vede la netta preponderanza di OCDF, rispetto alle PCDF, agli altri congeneri, quindi novembre questa è un’impronta assimilabile a quella rinvenuta. Volevo precisare, signor Presidente, che il mio intento in questo momento era molto più limitato, non voglio attribuire responsabilità o altro, visto che finora è stato detto in questo processo che l’impronta trovata nel canale nord e Brentella è ascrivibile soltanto ad un tipo di produzione, mi interessa dire che così non è, perché questo risulta dalla letteratura internazionale.

 

DOMANDA - Andiamo avanti, lei nel tracciare il quadro ha parlato del canale Lusore-Brentelle che dà sulla darsena della Rana, dicendo a pagina 78: fino agli inizi degli anni ‘70 la produzione dei clorurati avviene nel vecchio petrolchimico, i cui scarichi versavano direttamente nel canale Lusore-Brentelle senza alcun tipo di trattamento, io ricordo solo... non è neanche il caso di chiedere se conferma questo perché poi volevo andare avanti, perché il suo quadro, il quadro che lei traccia dell’inquinamento della laguna diossina, da contaminazione di diossina, e quindi anche da metalli, da IPA, etc., è incompleto. Dottor Ferrari, lei conosce bene l’isola delle Trezze? Sa del rapporto del Magistrato delle Acque nel 1993 sull’isola delle Trezze?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Sa dov’è l’isola delle Trezze?

RISPOSTA - Sì, certo che so dov’è, relativamente al rapporto valgono le medesime considerazioni che ho fatto sull’altro...

DOMANDA - Rispetto all’SM15 dov’è l’isola delle Trezze?

RISPOSTA - E` più o meno di fronte allo scarico 15.

DOMANDA – Di fronte allo scarico SM15. Le leggo ciò che dice il Magistrato delle Acque in questa relazione che peraltro io ho già prodotto, no, allora la produciamo, "Nell’isola sono stati collocati nel ‘93 rifiuti solidi urbani, dalla letteratura e da esperienze precedenti è nota la presenza all’interno del percolato di sostanze aggressive quali: cloruri e solfati, in percentuale che può arrivare fino a 2.000 milligrammi/litro", pagina 19; "attualmente le sponde esposte canali navigabili sono degradate e in fase di avanzata erosione, l’erosione ha causato nel giro di soli 10 anni un arretramento delle sponde di quasi 50 metri, è prioritario fermare il processo erosivo che comporta dispersione diretta in laguna di materiali inquinanti ed è prioritario fermare lungo il perimetro dell’isola la percolazione in laguna delle sostanze inquinanti". Questo il Magistrato delle Acque nel ‘93. Successivamente, come lei saprà, è stato effettuato proprio nell’isola delle Trezze il deposito dei materiali scavati nel canale industriale nord, lì i terreni contaminati del canale industriale nord sono finiti nell’isola delle Trezze; ecco...

RISPOSTA - Ma quando?

DOMANDA - Dopo il ‘93.

RISPOSTA - Quindi una volta che l’isola era già stata perimetrata e conterminata.

DOMANDA - I fanghi dragati del canale industriale nord sì, ma adesso le farò una domanda. Nel 1997, circa 60.000 tonnellate di fanghi dal canale industriale nord sono stati portati passando per il canale Malamocco Marghera davanti all’SM15. Ecco, la domanda è: sono parecchie, il canale Malamocco con Marghera è stato dragato che le risulti?

RISPOSTA - Credo di sì, però non so dare riferimenti temporali.

DOMANDA - Non sa fino a quando. Ecco, le risulta che siano stati fatti dei controlli da parte del Magistrato delle Acque sulla situazione dell’isola delle Trezze dopo il deposito dei fanghi delle 60.000 tonnellate provenienti dal canale industriale nord?

RISPOSTA - Controlli di che tipo?

DOMANDA - Controlli sull’inquinamento e la contaminazione delle acque?

RISPOSTA - Delle acque della zona circostante?

DOMANDA - Certo.

RISPOSTA - Non ne sono, personalmente non ne sono a conoscenza.

DOMANDA - Sa perché le faccio la domanda? Perché, come lei ha detto, l’isola delle Trezze si trova di fronte al canale SM15.

RISPOSTA - Allo scarico.

DOMANDA - Allo scarico, sì.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Lei ha chiesto prima in quali anni era l’isola delle Trezze, a parte che la rilevanza della domanda si inquadra su questo tema, lei ha fatto riferimento al fiume dell’SM15 che va a inquinare i bassi fondali.

RISPOSTA - Non ho detto che è un fiume mi pare.

DOMANDA - Che va verso sud, inquina i bassi fondali, ma a parte questo, poi ne parleremo a lungo, la domanda ha più profili di rilevanza, uno è ovviamente questa: l’isola delle Trezze è davanti all’SM15, i bassi fondali sono dall’altra parte dell’isola delle Trezze, lei ha parlato di alcuni campioni di sedimento analizzati nella prossimità dell’isola delle Trezze o abbastanza vicino all’isola delle Trezze, dalla parte esterna rispetto al Petrolchimico, quindi a noi pareva che stante la storia dell’isola delle Trezze, leggo il rapporto della Provincia da cui risulta che la zona oggi occupata l’isola delle Trezze è stata adibita a discarica di residui della produzione industriale, attenzione vi sono stati prevalentemente scaricati fanghi rossi provenienti dalle lavorazioni dell’alluminio, quindi lavorazioni della prima zona industriale, a nostro avviso pareva molto più credibile la spiegazione che per quanto è vero riguarda i punti campionati nella prossimità dell’isola delle Trezze e visti i grandi problemi di contaminazione che quell’isola ha avuto, quella contaminazione fosse ascrivibile all’uscita dei rifiuti dall’isola delle Trezze, mi pare un’ipotesi sensata o un’ipotesi alla quale lei non dà nessun credito perché comunque bisogna scrivere la responsabilità all’SM15?

RISPOSTA - Diciamo che il profilo che è stato riscontrato in quella zona di cui io ho parlato, la zona dei bassi fondali prossima all’SM15 è lo stesso profilo che si trova anche all’interno del canale di scarico SM15, poi anche all’interno di quelle che sono le attività e i vari serbatoi legati alla produzione del dicloroetano, cloruro di vinile. Per quanto riguarda l’isola delle Trezze si sa benissimo qual è la sua origine, mi pare che manchino dei dati, almeno io non li conosco, successivamente probanti che dicano che quello stesso profilo lo si può trovare all’interno e qualora lo si potesse trovare una delle ipotesi abbastanza ragionevoli secondo me è che anche quell’area lì sia servita per poter dismettere lì dei rifiuti provenienti dall’attività sempre legata alla produzione dei clorurati.

DOMANDA - Ma lei ha fatto il quadro generale, stiamo cercando di ricostruire, anche lei conviene sul fatto che i più elevati livelli di contaminazione, non solo di diossina, ma per tutti i metalli, per tutte le sostanze sono stati rinvenuti nei sedimenti della prima zona industriale, dopodiché lei ha detto: questa contaminazione si è diffusa da tutte le parti. Mi vuole spiegare perché quella che lei chiama contaminazione dei bassi fondali non dovrebbe essere ascrivibile anch’essa alla diffusione relativa alla contaminazione del canale nord, del canale Brentelle, cioè della prima zona industriale visto che l’impronta è la stessa?

RISPOSTA - Perché l’associazione tra i profili rilevati in prossimità dello scarico 15 e quelli rilevati nella zona dei bassi fondali in prossimità di questo scarico, è molto più stringente rispetto all’analisi degli altri profili dei bassi fondali, scusi il gioco di parole, diciamo, che i profili dei bassi fondali che più si assomigliano a quella che è l’impronta dominante nei fondali dei canali industriali e che poi è correlabile a quell’impronta del cloro, diciamo dei clorurati che si trova all’interno dello stabilimento Petrolchimico, è molto più evidente nelle zone dei bassi fondali in prossimità dello scarico 15.

DOMANDA - Questa interpretazione di bassi fondali risulta anche a lei essere interessata da fenomeni di notevole erosione del sedimento?

RISPOSTA - Beh, quello che si dice è che c’è un’erosione generalizzata.

DOMANDA - Come concilia l’ipotesi di una deposizione di sedimento proveniente dall’SM15 in un sedimento che invece è in fase di accentuata erosione con tassi di erosione di 1 o 2 centimetri all’anno soprattutto con la stazione di Fusina. Questo fa pensare ad un buon senso che la contaminazione che si trova, anche in superficie nei bassi fondali, non possa essere ascritta a tempi recenti visto che c’è un’erosione che fa perdere sedimento e che il sedimento via via e non si deposita?

RISPOSTA - I fenomeni di erosione sono fenomeni che sono anche localizzati in modo specifico in certe zone piuttosto che in altre, quindi in termini molto ristretti, in termini di area in una zona dove ci può essere erosione può essere prossima una zona in cui questa erosione è meno accentuata, meno evidente. Per cui credo che manchino delle chiare evidenze di dove questa erosione effettivamente si concentri.

 

AVVOCATO STELLA

 

DOMANDA - Ci penseremo noi a mostrare le evidenze. Io volevo soltanto, perché se no mi si rompe lo schema che è importante... Abbiamo parlato dei canali nord e Brentelle, abbiamo parlato dell’isola delle Trezze, completiamo il quadro: lei sa se sono stati eseguiti dei controlli sullo scarico di Fusina? Può dire intanto cos’è lo scarico di Fusina se lo sa?

RISPOSTA - Lei parla dello scarico dell’impianto di depurazione?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Controlli sullo scarico di Fusina, personalmente ne abbiamo fatti e allo scarico abbiamo sempre rilevato concentrazioni prossime alla non rilevabilità per quanto riguarda l’analisi delle diossine, per esempio.

DOMANDA - Ma...

RISPOSTA - O addirittura non rilevabili, questo lo cito a memoria.

DOMANDA - Lei sa dire quando sono stati fatti questi controlli?

RISPOSTA - Sono stati fatti...

DOMANDA - Perché sa anche per il Petrolchimico, il Magistrato delle Acque fino al ‘95 non aveva trovato diossina, poi lo vedremo.

RISPOSTA - Non l’aveva neanche mai cercata.

DOMANDA - Sì, ma poi è una domanda che le farò questa, comunque, lei sa a quando risalgono questi controlli dello scarico di Fusina e poi non è il problema solo delle diossine, ma è il problema di tutti i metalli, delle IPA, etc., etc.. Lei sa, è in grado di darci delle informazioni sullo scarico di Fusina?

RISPOSTA - Sì, noi facciamo con una abbastanza regolare frequenza...

DOMANDA - Le spiego il perché, dottor Ferrari, vede, il dottor Sfriso nell’indagine svolta nell’ambito del Programma 2023 dice che quest’area mostra di essere soggetta ad un’erosione 3,5 centimetri, anno superiore a quella rilevata in altre stazioni, e nel piano direttore, che noi abbiamo già prodotto al Tribunale, pagina 126 e 127, si dice: dove le sponde non sono protette e dove la protezione è danneggiata i materiali inquinanti vengono sistematicamente erosi entrando in soluzione nelle acque lagunari e disperdendosi sul fondo dei canali stessi. Quindi la mia domanda è duplice: controlli sullo scarico se c’è una situazione di erosione oppure no, come disse il dottor Sfriso.

RISPOSTA - Controlli sullo scarico sono stati fatti e a mia memoria, parliamo dello scarico di Fusina, a mia memoria...

DOMANDA - Perché lo scarico di Fusina è proprio vicino allo stabilimento...

RISPOSTA - A mia memoria dal ‘95 in poi non c’è mai stato un fenomeno di superamento dei limiti allo scarico per quanto riguarda l’impianto. Riallacciandomi al discorso legato all’erosione e al fatto che questo in qualche modo possa mettere in discussione l’ipotesi che i bassi fondali di fronte allo scarico 15 non siano interessati dagli affluenti dello scarico 15, non vedo questo cosa comporta, perché se c’è un’erosione vuol anche dire che comunque si mettono via via a nudo dei segmenti che possono essere di strati sempre più profondi e che comunque, diciamo, lo scarico 15 esiste lì da almeno mi pare metà degli anni ‘75.

DOMANDA - Cosa vuol dire questo?

RISPOSTA - Vuol dire che comunque c’è stata la possibilità da parte dello scarico 15 comunque di mettere, di depositare...

DOMANDA - Il nostro...

 

Pubblico Ministero: bisogna lasciar leggere, è già la seconda volta, prima stava dicendo quindi ed è stato interrotto, adesso sta concludendo e va lasciato concludere, e dopo può intervenire, è la seconda volta in due minuti.

 

Presidente: concluda. Lo scarico di Fusina dice lei esiste dal 1975?

RISPOSTA - No, lo scarico di Fusina esiste dal 1983 credo, lo scarico dell’impianto di depurazione. Dal ‘95 viene controllato regolarmente e non ha mai evidenziato superamento dei limiti allo scarico.

 

Presidente: nel periodo precedente ci sono stati dei controlli?

RISPOSTA - Nel periodo precedente ci sono stati controlli, diciamo, per quanto riguarda la diossina comunque l’abbiamo cominciata a controllare dal ‘95 in poi sempre rilevando valori prossimi o inferiori al limite di rilevabilità,

 

Presidente: precedentemente invece questi controlli non furono effettuati?

RISPOSTA - Non furono effettuati come non furono effettuati neanche presso Enichem.

 

Presidente: che cosa voleva aggiungere ulteriormente per quanto riguarda le erosioni?

RISPOSTA - Volevo dire che essendo lo scarico SM15 esistente da metà degli anni ‘75 circa avrebbe potuto comunque interessare quelle zone dei bassi fondali antistanti allo scarico stesso in maniera pesante, per cui se anche, ammettiamo che adesso lì ci sia un’erosione, vengono continuamente messe in luce delle zone superficiali che comunque sono state già contaminate in tempi pregressi.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Sempre per quanto riguarda i problemi di erosione dei sedimenti, quindi di datazione, io non so se lei conosce, lo spero, un lavoro firmato da Marcomini, Bonamin, Degetto e Giacometti che ha cercato di costruire lo sviluppo storico della contaminazione della diossina nella laguna di Venezia, un lavoro interessante perché ha individuato tre diversi siti, sito A, B, C; il sito A sito nella prima zona industriale, il sito B sito nella seconda zona industriale e il terzo nel centro storico di Venezia. Quello che le volevo dire riguardo a questo studio è che si dice che i sedimenti A e B sono interessati da un tale fenomeno tale di erosione che il top del sedimento, cioè la parte superiore del sedimento, può essere datata soltanto al 1987 o prima ancora, cioè dalla rappresentazione attuale di quello che si trova nel sedimento superficiale riguarda la contaminazione - dicono loro - che non può essere se non anteriore a circa 10 anni perché sono sedimenti interessati da rilevanti fenomeni di erosione. Risulta anche a lei questo fatto, che dunque quando noi parliamo di sedimento recente, di primi centimetri, etc. dovendo tener conto di questi fenomeni di erosione dobbiamo anche tener conto che stiamo parlando di una contaminazione che risale almeno a 10 o 15 anni fa?

RISPOSTA - Non conosco questo studio, quindi non... al momento non sono in grado di...

 

Avvocato Stella: allora proseguiamo. Vede, dottor Ferrari, il nostro intento era di dar conto al Tribunale della situazione reale dello stato delle conoscenze sull’inquinamento della laguna, perché poi lo vedremo dopo e vedremo anche che per esempio la prima relazione Baldassari, Di Manchi e Di Domenico del novembre ‘96 riguarda tutta la laguna e in particolare comprende sia il canale industriale nord e il canale Brentella, non si capisce poi perché la relazione successiva del ‘97, sempre del professor Baldassari, glielo chiederemo, si concentri esclusivamente sul Petrolchimico. Ecco, quindi il nostro intento era di dare al Tribunale uno sguardo generale.

 

DOMANDA - Sempre a proposito dello scarico del depuratore consortile di Fusina lei - mi pare che sia un suo lavoro del ‘99 - ha scritto che il depuratore consortile di Fusina è la sorgente di maggior inquinamento di tutta Porto Marghera, è corretto questo?

RISPOSTA - In termini di quelli che sono stati i parametri analizzati.

DOMANDA - Per quanto riguarda l’arsenico lei ricorda qual è il contributo di arsenico che proviene dallo scarico e dal depuratore di Fusina rispetto al totale?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Dal suo documento emerge che è superiore all’80% del totale, di tutti gli scarichi e ciò vale anche per altri parametri, come per esempio il piombo...

RISPOSTA - Comunque questa è una valutazione relativa alle emissioni misurate nel 1999.

 

AVVOCATO STELLA

 

DOMANDA - Proseguiamo perché abbiamo visto dragaggi del canale industriale nord, del canale Brentella, abbiamo visto l’isola delle Trezze, l’erosione, il canale, lo scarico Fusina. Adesso volevo completare il quadro: dal piano direttore, pagina 355 e 356 la ricaduta negativa della raccolta delle vongole eseguita in maniera non controllata con turbosoffianti, rastrelli ed altro, è rappresentata soprattutto dall’impatto che essa determina, essa infatti mobilizza enormi quantità di sedimenti lagunari favorendone l’erosione dei fondali. Ecco, io le volevo chiedere: lei ha delle conoscenze sulla situazione dei barchini con turbosoffianti che ogni notte a Venezia vanno su e giù per pescare le vongole veraci e con i turbosoffianti scavano ed erodono i fondali?

RISPOSTA - Sì, certo.

DOMANDA - Ce lo può dire?

RISPOSTA - Non ho conoscenze maggiori di quelle che abbiamo tutti, quindi si sa benissimo che lì viene svolta in quella zona un’attività illegale di pesca attraverso metodi che sicuramente provocano un rimescolamento del fondale.

DOMANDA - Ci può spiegare questi metodi?

RISPOSTA - A quanto mi risulta non è che essenzialmente usino turbosoffianti, che peraltro loro arano il fondale con eliche dei motori o qualcosa del genere, però non essendo un addetto ai lavori della pesca non è che lo sappia nel dettaglio.

DOMANDA - Va bene, andiamo avanti. Sempre tornando all’SM15, ai bassi fondali, dove sono esattamente questi bassi fondali di cui ha parlato lei?

RISPOSTA - Per bassi fondali direi che si parla di ciò che non è canale navigabile.

DOMANDA - Ma in che zona?

RISPOSTA - Nella zona che costeggia sul lato destro guardando nord il canale Malamocco Marghera.

DOMANDA - Mi sembra che lei abbia parlato di tre campioni a fianco e sotto l’isola delle Trezze, i due campioni lungo il canale Malamocco Marghera, nella zona senza protezione verso la laguna, è così?

RISPOSTA - Mi pare di sì.

DOMANDA - E` stata fatta una datazione dei sedimenti dei bassi fondali?

RISPOSTA - Al di là di quelli che sono quei lavori che ha citato mi pare di no, o comunque non ne sono a conoscenza.

DOMANDA - Lei conosce, si tratta di una pubblicazione del professor Marcomini ed altri, che dimostrano una presenza dell’impronta che lei definisce tipica, anche a San Giuliano? E conosce i risultati degli studi di Frignani San Giuliano nel Progetto 2023 che ha confermato che nei sedimenti di San Giuliano c’è la presenza della stessa impronta?

RISPOSTA - No, non ne sono a conoscenza.

DOMANDA - Lei ci sa dire quanti sono gli scarichi industriali presenti oggi a Porto Marghera?

RISPOSTA - Dunque bisogna distinguere tra scarichi permanentemente attivi e scarichi di natura occasionale. Gli scarichi permanentemente attivi sono una ventina, complessivamente sono circa, almeno a riguardo di quello che è il censimento che è stato fatto recentemente dal Magistrato alle Acque, 150.

DOMANDA - Però proprio in questa relazione del Magistrato delle Acque, caratteristiche degli scarichi idrici, dati relativi al ‘99, ma già dati al 2000, è questa a cui si riferiva lei, si dice che sono stati ricercati solo nei principali scarichi del Petrolchimico SM15, SM2, SM22, nello scarico delle raffinerie di altri petroli e nello scarico dell’impianto di depurazione (Asfid) che non so cosa sia.

RISPOSTA - Fusina.

DOMANDA - Perché non negli altri?

RISPOSTA - Perché il Magistrato alle Acque non è oggi attrezzato per fare autonomamente analisi della diossina, quindi queste analisi sono analisi che sono state fatte nel corso di attività legate a procedimenti, indagini giudiziarie degli anni precedenti.

DOMANDA - Questa relazione sempre, a pagina 15 dice: "L’esiguità dei dati analitici non consente al momento di formulare stime attendibili per questi contaminanti"; lei concorda con questa definizione?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ha detto sì.

RISPOSTA - Sì.

 

Pubblico Ministero: dice non consente al momento.

 

DOMANDA - Sì.

 

Presidente: va bene.

 

DOMANDA - Andiamo avanti. Lei concorda, se vogliamo fatta eccezione per la diossina, ma con l’affermazione contenuta nella relazione di sintesi del Magistrato delle Acque nel ‘93 secondo la quale la contaminazione della laguna è avvenuta per gli scarichi del passato, parlo degli anni dal ‘50 al ‘70, e che oggi il contributo dell’industria è non significativo?

RISPOSTA - Beh, sicuramente concordo sul fatto che la contaminazione maggiore è avvenuta nel passato, sul fatto che non sia significativo non concordo, o quanto meno, secondo me, richiede ulteriori approfondimenti proprio in ragione dell’esiguità di dati relativi a certi parametri.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - All’inizio del controesame ha fatto riferimento ad un articolo chiamato anche da lei relativo alle stime sulle quantità di diossina presenti nei canali industriali, da questo articolo risulta che nei canali industriali le quantità di diossina presenti varierebbero da 800 a 1.212 grammi ITE, circa un chilogrammo, mille grammi medi. Ora, dal rapporto, che immagino che lei conosca, dell’ANPA che è allegato al decreto ministeriale che ha fissato nel ‘99 i nuovi limiti agli scarichi per Venezia, si legge quanto al Petrolchimico, che gli accertamenti del Magistrato alle Acque evidenzierebbero che le diossine è un carico inquinante e modesto dell’ordine di una decina di milligrammi all’anno. Io vorrei che lei tentasse di calcolare i numeri di secoli che lo scarico SM15 del Petrolchimico impiegherebbe per depositare in laguna quantità come quelle stimate e depositate nel passato che sono dell’ordine di migliaia di grammi. E` evidente che la domanda si riallaccia a quella che abbiamo fatto all’inizio circa la necessità, io credo, di un inventario storico delle fonti di diossina e di una ricerca completa di tutta la letteratura esistente sulle impronte che sta aumentando di giorno in giorno, però volevo che lei evidenziasse, se lo conosce, ma questo è oggetto di un’altra domanda, se lei conosce le ultimissime stime dell’EPA per quanto riguarda i fattori di emissione di diossina dalle produzioni di CVM e PVC?

RISPOSTA - I dati sui secoli sicuramente il conto l’ha fatto meglio lei, io vorrei però precisare questo, non sono a conoscenza di queste informazioni però secondo me non è assolutamente corretto riferire a valori misurati, valori di concentrazione relativi all’emissione di scarichi negli ultimi anni tralasciando invece quello che può essere successo negli anni precedenti, cioè negli anni che intercorrono dall’attivazione dello scarico SM15, e qui parliamo circa del 1975, fino a quando per la prima volta il Magistrato alle Acque, comunque diciamo la comunità, sempre la stessa Enichem, si sia accorta che dallo scarico SM15 usciva diossina, quindi stiamo cercando di confrontare una situazione legata agli ultimi due anni, cercando di sostenere che la stessa situazione è rappresentativa di quello che è successo nel ventennio precedente.

DOMANDA - Se lei conoscesse, d’altra parte sono stati emessi recentissimamente, i fattori di emissione calcolati per le produzioni di dicloroetano, CVM e PVC, cioè i quantitativi di possibile emissione di diossina, poi io depositerò tutti questi... lei vedrà che le fonti in letteratura sono ormai tutte orientate nel concludere che, quanto meno gli ultimi 10, 15 anni, la produzione di CVM, PVC e dicloroetano è una fonte letteralmente trascurabile di emissione di diossina nell’ambiente. Le faccio un esempio: lei avrà sicuramente letto l’articolo di Carrol pubblicato su... non mi ricordo su quale rivista, comunque citato da tutti i consulenti dell’accusa per quanto riguarda le impronte voi avete usato quell’articolo, non avete invece riferito al Tribunale che in quell’articolo si dice che da tutti i campioni, le stime effettuate sulle produzioni a partire dal ‘94, ‘95, quindi su quel tipo di impianti che abbiamo anche a Porto Marghera, le emissioni di diossina se non sono di 10 milligrammi, sono di poco superiori o inferiori di molto o di tanto. Voglio dire, che sia... e il Carrol dice che le emissioni di diossina da quel tipo di impianto contano per meno dello 0,1% di tutte le emissioni esistenti nell’ambiente, e fra le emissioni esistenti nell’ambiente se aveste fatto l’inventario, come noi cercheremo di fare con i nostri poveri mezzi, vedrà che fra le fonti catalogate dell’EPA, anche in Europa, ed anche in Italia, sono quasi tutte presenti nella zona industriale. Cioè lei ritiene di poter dire che i fattori di emissione comportano a concludere che l’emissione di diossina negli impianti di produzione di CVM conta ed è trascurabile, conta per meno dell’1% ed è trascurabile?

 

Pubblico Ministero: chiedo scusa solo sulla premessa, poi la risposta è ovviamente del dottor Ferrari, sulla premessa diceva che i consulenti del Pubblico Ministero non hanno riferito di emissioni nell’ambiente, l’avvocato Santamaria si dimentica l’intervento del dottor Guerzoni sullo specifico molto approfondito e molto preciso.

 

DOMANDA - Lo vedremo dopo, lei si ricorda che non mi associai all’opposizione dell’avvocato Cesari e avevo ragione per farlo. Andiamo...

 

Presidente: prego, se vuole dare una risposta.

RISPOSTA - Io non sono in grado di stabilire che cosa è trascurabile e che cosa non lo è, il senso della mia deposizione era solo quello di stabilire un’associazione tra le contaminazioni ambientali e quella che ho ritenuto essere la fonte di questa contaminazione. Il trascurabile secondo me è un concetto molto relativo, perché ciò che era trascurabile 30 anni fa evidentemente in termini soprattutto di ambiente e di salute non lo è più oggi, quindi è difficile...

DOMANDA - Andiamo sempre più nel dettaglio, andiamo alla sostanza. Lei ha riferito a questo Tribunale dell’accertamento del giugno 1995 quando sullo scarico interno del Petrolchimico SI2, furono rintracciate una concentrazione di diossina pari a 150 picogrammi/litro. Lei può riferire al Tribunale qual era la portata dello scarico interno SI2 in metri cubi ora al momento del campionamento?

RISPOSTA - Mi pare che fosse dell’ordine di 50 metri cubi.

DOMANDA - 40 metri cubi?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E quindi quale poteva essere il flusso di massa di PCDD E PCDF in quel momento?

RISPOSTA - Bisogna fare i conti.

DOMANDA - Siamo sui 5 o 6 microgrammi all’ora. Ecco perché sia chiaro perché qui stiamo parlando di entità numeriche e di unità di misura che sfuggono alle capacità dei nostri sensi, perché i picogrammi sono miliardesimo di grammi, qualcosa che non possiamo né pesare né pensare.

RISPOSTA - E comunque gli strumenti di oggi riescono a leggere.

DOMANDA - 150 picogrammi che significato possono avere? Io verrei solo ricordare una cosa al Tribunale, lei lo sapeva, e noi abbiamo depositato il documento, che l’EPA nel 1995 per quanto riguarda le acque potabili della città di Los Angeles aveva fissato un limite di concentrazione di 30 picogrammi/litro di PCDD, lo sapeva?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Quindi un limite inferiore è vero ma non di tanto, al limite massimo trovato nell’SI2 nella campagna di prelievi del ‘95, 150 miliardesimi di grammo. Lei si ricorderà benissimo, perché risulta... millimiliardesimi di grammo. Lei si ricorderà benissimo che quell’acqua di quel giorno, quando avete fatto il campione, non era destinata ad andare direttamente in laguna, risulta dai verbali di prelievo, se lo rammenta, era destinata ad andare al biologico, era corretto?

RISPOSTA - Sì, però fino a qualche ora prima andava in laguna.

DOMANDA - Però fino a qualche ora non si sa se fosse presente, allora per spiegare al Tribunale la prassi dell’Enichem autorizzata, perché mi pare che nell’autorizzazione relativa all’SI2, che è un’autorizzazione ai sensi del 133 del ‘92 si consentiva all’Enichem di scaricare i reflui dell’SI2 o direttamente sull’SM15 in laguna oppure passare al biologico e la prassi era di passare al biologico quando erano presenti nell’acqua dei solidi sospesi che potevano contenere, non si pensava alla diossina, potevano contenere sostanze contaminanti che dovevano passare al biologico, per cui il campione di quel giorno, cioè dell’aprile ‘95, quel picco di 150 picogrammi/litro si aveva in presenza di solidi sospesi che lei destinava a biologico, per cui io credo che forse possa convenire con me, che quel picco diciamo che costituisce la stima massima o la stima peggiore estrapolabile al passato di quello che poteva essere l’emissione in laguna di microcontaminanti, cioè di diossina, credo che su questo potremmo essere d’accordo o no?

RISPOSTA - Direi che manca qualsiasi verifica su questo, può anche benissimo darsi che tre ore prima l’impianto fosse fuori servizio e scaricasse ben di più, i siti produttivi subiscono sempre delle fluttuazioni, quindi è difficile immaginare di che assetto di marcia fosse rappresentativo il valore di diossina che poi è stato rilevato. Non me la sento di sottoscrivere che quei 150 picogrammi/litro fosse il top, fosse un valore medio o fosse un valore inferiore, era sicuramente un valore misurabile, e un valore che è stato poi confrontato con i valori tabulati di una delibera dell’Istituto Superiore della Sanità.

DOMANDA - A questo punto volevo arrivare, volevo chiederle se può riferire al Tribunale qual è la norma giuridica che un campione d’acqua nel quale si trovano 150 picogrammi/litro avrebbe violato al momento in cui avete fatto il campione?

RISPOSTA - Più che una norma giuridica era una delibera tecnica dell’Istituto Superiore di Sanità che, appunto, suggeriva dei valori limite di emissione di diossina per diverse tipologie di scarico.

DOMANDA - Lei ha letto questo documento della commissione consultiva tossicologica nazionale?

RISPOSTA - Non nella sua interezza, ma mi pare di averne preso atto per quanto riguarda le parti tabellari.

DOMANDA - Quindi lei non sa, o forse non se lo ricorda, che questo parere, perché era un parere della commissione consultiva tossicologica del 2 febbraio 1988 si riferiva ad una situazione molto particolare?

RISPOSTA - Sì...

DOMANDA - Risponda alla mia domanda, a quale situazione si riferiva?

RISPOSTA - Mi pare che si riferisse ai riversamenti di oli di condensatori.

DOMANDA - Si riferiva alla situazione di un inceneritore in Toscana, a San Donnino. Lei lo sa che la stessa commissione tossicologica aveva detto che visto che si tratta di una situazione particolare l’impiego dei limiti e dei criteri suggeriti in situazioni non confrontabili con quella valutata in questa sede potrebbe non essere lecito? Lo sapeva che la commissione tossicologica aveva detto questo? E mi perdoni, io credo che lo scarico SI2 non sia confrontabile a una situazione di un inceneritore trovato a San Donnino in provincia di Firenze.

 

Pubblico Ministero: può essere anche peggio.

 

DOMANDA - Non è peggio, si legga le stime dell’EPA, tutti sanno che gli inceneritori di rifiuti urbani ospedalieri sono le principali fonti di emissione di diossina nell’ambiente, il dottor Ferrari me lo può confermare, non è così? I fattori di emissione sono almeno 2 o 300 volte più alti dell’industria chimica di cui parla il dottor Casson sarà bene che lo veda e si informi.

 

Pubblico Ministero: adesso bisogna vedere di che accertamenti si tratta e quando sono stati effettuati, quindi non bisogna dare per scontato nulla, bisogna discutere queste cose, non darle per pacifiche, o quello che dà per pacifico lei.

 

DOMANDA - Quindi lei non sapeva che questo documento, diceva, attenzione a non estendere questi limiti che erano rimasti a livello del parere, della proposta, cioè la commissione tossicologica, o meglio... non li aveva mai adottati come limiti...

RISPOSTA - Credo che nessuno possa sostenere che quella era una norma, però di fatto veniva poi esteso l’aspetto specifico proponendo una tabella in cui addirittura venivano individuati i limiti non solo per gli scarichi industriali ma anche per gli scarichi civili, quindi sicuramente nell’intento della commissione c’era anche quella di dare un’indicazione di carattere...

DOMANDA - Quando lei ha conosciuto questo documento?

 

Pubblico Ministero: lo lasci concludere, stava finendo.

 

RISPOSTA - Sicuramente l’intento doveva essere quello di dare un’indicazione di carattere generale, se è vero che venivano regolamentati anche gli scarichi civili, mi pare no.

DOMANDA – Sì, ma le ho letto questa frase, si dice attenzione a non estendere questi limiti che comunque sono un parere, non recepito da nessun ente istituzionale a situazioni simili.

RISPOSTA - Comunque era l’unico riferimento all’epoca.

DOMANDA - Quando ha conosciuto questo documento?

RISPOSTA - In occasione del prelievo fatto presso lo scarico...

DOMANDA - Cioè lei prima non aveva notizia di questo documento?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Lei sa se al Magistrato alle Acque fosse pervenuto questo documento?

RISPOSTA - Non credo.

DOMANDA - Perché il documento che io ho in mano reca il timbro del Magistrato alle Acque, io non so datare il momento in cui sarebbe pervenuto questo documento, ma mi pare certo che il Magistrato alle Acque ne avesse conoscenza già prima del ‘95, io devo supporre che il dottor Alfredo Caielli firma con timbro...

RISPOSTA - Le posso assicurare che questo documento è stato acquisito, ne abbiamo preso conoscenza proprio in occasione di dover valutare i valori riscontrati nell’ambito di quello scarico attraverso contatti avuti direttamente con l’Istituto Superiore di Sanità.

DOMANDA - Quindi non era noto?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Non era noto a voi, a lei diciamo, che aveva il compito istituzionale di garantire...

RISPOSTA - No.

 

AVVOCATO STELLA

 

DOMANDA - Noi avremmo molte altre domande, però io le faccio l’ultima per quanto riguarda i nostri assistiti. Lei a pagina 67 parla, io ritorno al quadro sempre, delle principali fonti di diossina e dice: scarichi di reflui civili e industriali, immissione in bacino scolante, e il massiccio non controllato oggetto di rifiuti all’interno della laguna successo nel passato.

RISPOSTA - Parliamo di pagina 67 di cosa?

DOMANDA - Del verbale d’udienza.

 

Pubblico Ministero: io ho un verbale.

 

Presidente: perché comincia 84, io non riuscivo a seguire, forse è la relazione depositata?

 

Pubblico Ministero: no, non è stata depositata alcuna relazione.

 

Presidente: va bene, comunque faccia la domanda e poi dopo ci orienteremo.

 

DOMANDA - Solo per completare il quadro, può dirci: ha conoscenza delle contaminazioni provenienti dal bacino scolante, in particolare dai fiumi?

RISPOSTA - No, ho conoscenza in termini, sì, l’ho anche esposto nella relazione, sono quelle misure di diossina fatte alle foci dei fiumi.

DOMANDA - Io sto parlando della contaminazione in generale. Non c’è la contaminazione da arsenico proveniente dai fiumi?

RISPOSTA - No.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Allora, mi pare che lei abbia appurato che nel ‘95 di norme che fissassero limiti agli scarichi di concentrazione o di massa per diossina, IPA o PCB non ve n’erano, non erano contenute nel DPR 962/73 cioè nella legge che doveva proteggere Venezia, non erano contenute nella legge Merli, non erano contenute neppure nel DPR relativo alle sostanze pericolose, cioè al 133 del ‘92 che pure aveva indicato queste sostanze ma non aveva fissato valore limite; non erano contenute neppure nel piano di risanamento delle acque addirittura successivo al ’95, lei sa che l’IRST aveva preparato un piano di risanamento delle acque e non era stato in grado di fissare i limiti di concentrazione per le diossine, IPA e PCB, addirittura ancora oggi la legge, il testo unico di tutela delle acque, cioè il 152 del ‘99 non fissa limiti di concentrazione per le diossine, si può dire che sia vigente a Venezia una legge speciale oggi, che non si applica a nessun’altra situazione e che è uscita nel 1999, è corretto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei può riferire al Tribunale come sono stati configurati questi limiti nel 1999 agli scarichi?

RISPOSTA - Adesso...

DOMANDA - A parte, mi perdoni, che lei sa benissimo che il DPR 962 del ‘73 ed anche tutti gli altri testi legislativi cui ho fatto riferimento scrivevano espressamente che poi sarebbe stato compito del Governo aggiornare via via le tabelle in relazione alle nuove conoscenze, etc., quindi questa situazione di non conoscenza riflessa nella situazione normativa è l’effetto anche di questi mancati aggiornamenti. Mi può dire come sono configurati i limiti posti oggi?

RISPOSTA - I limiti posti oggi che dovranno entrare in vigore alla fine del 2001 relativamente alle diossine prevedono innanzitutto che tutti i controlli vengano fatti allo sbocco dell’impianto di produzione, quindi non più, diciamo, allo scarico terminale come vengono fatti adesso dopo che i flussi dei processi produttivi si mescolano e vengono diluiti molte volte con acque di raffreddamento. I limiti per la diossina vengono differenziati, a seconda che lo scarico poi, il refluo abbia come destinazione finale la laguna di Venezia oppure che venga fatto confluire ad un impianto di trattamento centralizzato che dovrà essere poi adeguatamente potenziato per poter trattare i microinquinanti.

DOMANDA - E` vero che non è corretto quello che alcuni consulenti hanno detto che esiste un divieto assoluto di scarico per la diossina oggi vigente in laguna? Perché la legge dice divieto assoluto di scarico salvo i residui derivanti dall’applicazione della miglior tecnologia disponibile?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi quei limiti sono fissati sulla migliore tecnologia disponibile. Mi sa dire quali sono i limiti di concentrazione in termini di picogrammi/litro fissati in prima battuta dal decreto ministeriale del luglio ‘99 applicando la miglior tecnologia oggi disponibile?

RISPOSTA - Guardi, mi aiuti lei perché...

DOMANDA - Sono 50 picogrammi/litro?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Cioè la legge dice oggi che oggi al 1999 la miglior tecnologia disponibile consentirebbe di... è così?

RISPOSTA - Beh, ce l’ha per caso a sua disposizione?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Posso verificarlo?

 

Pubblico Ministero: mi pare che ci siano due tabelle.

 

RISPOSTA - No, infatti il limite di 50 picogrammi/litro è il limite che si applica qualora lo scarico proveniente dall’impianto di produzione confluisca all’impianto di depurazione, viceversa qualora lo scarico abbia come recapito direttamente la laguna il limite dovrà essere di 0,5 picogrammi/litro, che è esattamente quello che è stato poi stabilito dalla famosa commissione consultiva....

DOMANDA - 0,5...

 

Pubblico Ministero: scusi, avvocato, sono due tabelle diverse, non può dare una premessa sbagliata, sono due tabelle diverse.

 

DOMANDA - Ma 0,5 picogrammi/litro si dice: applicando misure supplementari che sono quelle previste dalla direttiva del ‘96 sull’inquinamento integrato che non è stata ancora recepita in Italia, è la verità?

RISPOSTA - No, il limite della tabella 4 è il limite che si dovrà rispettare per tutti gli scarichi che abbiano come recapito diretto la laguna, per cui è implicito che chi vorrà continuare a scaricare con questi limiti dovrà adottare misure supplementari che magari oggi ancora non sono state ancora individuate però... entro il 2001.

DOMANDA - Entro il 2001. Ho da farle ancora alcune domande sulle questioni relative alla tossicità della diossina che lei ha affrontato in un modo rapido, un po’ come tutti i consulenti. Sui fattori TEQ da cui tutti avete parlato, cioè sui fattori di tossicità equivalente può riferire al Tribunale a quale tipo di effetti tossicologici si riferiscono questi fattori e se in particolare si riferiscono anche agli effetti cancerogeni? Se non sa rispondere perché questo esula dalle sue competenze me lo dica.

RISPOSTA - Sì, preferirei che ne parlassero persone più esperte.

DOMANDA - Va bene, non ho altre domande.

 

AVVOCATO PULITANO’

 

DOMANDA - Pochissime domande sul modo di funzionamento del suo ufficio in relazione ai problemi di cui qua ci occupiamo. Lei è responsabile antinquinamento del Magistrato alle Acque?

RISPOSTA - Responsabile della sezione antinquinamento.

DOMANDA - Allora un rapporto sullo stato di compromissione delle sponde e dei fondali dei canali di Porto Marghera rientra per materia nell’ambito di cui deve interessarsi la sua sezione?

RISPOSTA - No, la mia sezione si occupa essenzialmente della parte tecnico-amministrativa relativa alle autorizzazioni allo scarico dei reflui, per cui essenzialmente rilascio delle autorizzazioni previ accertamenti sulla conformità e sul rispetto degli scarichi rispetto alle norme, quindi non sono direttamente coinvolto in tutte le attività di studio e di indagine che vengono, come ho già detto prima, sviluppate attraverso il Consorzio Venezia Nuova.

DOMANDA - Che risulta da questo rapporto 1999. Volevo chiederle un chiarimento. Si legge nell’introduzione che questo rapporto contiene dati messi in Comune dal Magistrato alle Acque di Venezia e dall’autorità portuale di Venezia a seguito dell’approvazione con DPCM del 12/2/99 dell’accordo di programma sulla chimica a Porto Marghera del 21 ottobre ‘99, qui c’è qualcosa che non va nelle date, che prevede al punto 3.1A che il Magistrato alle Acque di Venezia e l’autorità portuale di Venezia provvedono alle preliminari e necessarie opere di conterminazione dei siti integrandole con le opere di banchinamento ed ancora alla bonifica del canale industriale immediatamente collegati e che gli stessi compiano entro il 31/12/99 accertamenti sistematici sullo stato di compromissione dei fondali. Risulta che i dati sono stati elaborati dal Consorzio Venezia Nuova, concessionario del Magistrato alle Acque. Io le chiedo: la decisione di provvedere a tutto questo da chi parte? Cioè chi prende l’iniziativa di un lavoro come questo?

RISPOSTA - Diciamo il Magistrato alle Acque ha un organo tecnico interno che si chiama comitato tecnico di magistratura che si riunisce mensilmente per la valutazione dei progetti e la loro approvazione, io non ne faccio parte e quindi non so riferire in merito.

DOMANDA - Comunque si può dire che il Consorzio Venezia Nuova elabora il rapporto sulla base di un input del Magistrato alle Acque?

RISPOSTA - Sicuramente sì.

DOMANDA - E sicuramente il rapporto ritorna al Magistrato delle Acque che lei mi dice non è il suo?

RISPOSTA - Che non è il mio.

DOMANDA - Dove potrebbe essere andato a finire, in quale ufficio ritorna al Magistrato alle Acque? Le faccio la domanda perché il rapporto dice che i dati sono stati raggruppati e rielaborati organicamente in modo tale da configurare un insieme di informazioni utili come base di riferimento per valutare lo stato di fatto e le iniziative da intraprendere nei canali o lungo le sponde di Porto Marghera, si trattava quindi di qualcosa che attiene ad un problema operativo che interessa il Magistrato delle Acque. Cosa succede dopo che un documento di questo genere viene elaborato, chi è il destinatario?

RISPOSTA - Io rispondo per quello che posso immaginare a buon senso. Presumo che questo rapporto poi dovrà servire da base per assumere delle iniziative progettuali che poi dovrebbero portare al banchinamento, quindi alla redazione di un progetto e all’esecuzione di un’opera.

DOMANDA - Lei sa qualcosa su iniziative da intraprendere ed eventualmente intraprese con riferimento...

RISPOSTA - Credo che una parte dei banchinamenti siano stati fatti intorno al Petrolchimico, mi risulta. Non so se ho risposto alla domanda.

DOMANDA - Le chiedevo un quadro generale, qui si parla di un problema di bonifica dei canali della zona industriale, io vorrei capire qual è la parte, se lei si interessa del problema?...

RISPOSTA - No, io non ho preso parte in questo.

DOMANDA - Se lei non si interessa prendo atto che non sa dare informazioni. Grazie.

 

Presidente: ulteriori domande dei difensori?

 

AVVOCATO MUCCIARELLI

 

DOMANDA - Alcune delle domande sono già state fatte dai colleghi, quindi il mio controesame sarà poche spigolature qua e là. Vorrei chiederle questo in prima battuta: sui sedimenti, oltre all’analisi chimica, sono state compiute, sono state effettuate altre analisi?

RISPOSTA - Beh non... tra i dati che ho potuto esaminare io mi pare che non ci fossero altre analisi se non forse qualche analisi legata all’aspetto chimico-fisico, quindi granulometria, comunque diciamo normalmente so che la caratterizzazione dei sedimenti comporta sia la parte di analisi chimica che aspetti legati un po’ alla parte mineralogica, quindi la granulometria è un aspetto sicuramente importante.

DOMANDA - Questo sicuramente e indubbiamente vero, nel caso di specie di quelle che occupano il nostro processo, quindi lei mi diceva non sono in grado di escluderlo, mi pare di ricordare, eventualmente le troveremmo sicuramente in tutti gli allegati alle varie consulenze. Le ho fatto questa domanda perché sicuramente per nostre disattenzioni non le abbiamo trovato.

RISPOSTA - Le ripeto, per quello che mi pare di ricordare ho solo visto dati chimici, ho solo esaminato dati chimici.

DOMANDA - Perché siccome lei giustamente ha detto sono importanti anche le analisi chimico-fisiche, quindi granulometria ed altro le avevo fatto questa domanda. Quindi anche a lei come a noi pare questo ricordo che ci siano solo analisi chimiche?

RISPOSTA - Ma non escludo con questo che nella mole di dati che, soprattutto negli ultimi periodi, sono stati... analisi fatte sui sedimenti probabilmente l’indagine è stata estesa ad altre caratteristiche del sedimento.

DOMANDA – Guardi, dottore, non v’è la polemica, era proprio perché non l’abbiamo trovata.

 

Presidente: proseguiamo, andiamo avanti perché altrimenti non...

 

DOMANDA – Certo, Presidente. Potrebbe indicarmi quali sono i fattori chimico-fisici principali quanto meno che presiedono al rilascio di contaminanti inorganici e/o organici presenti nei sedimenti, riferendomi quindi il rilascio nella fase acquosa?

RISPOSTA - La domanda credo che sia un po’ generica, nel senso sicuramente la granulometria è importante nel determinare la capacità di fissazione da parte del sedimento dei contaminanti, quindi quanto più fine è il sedimento tanto più questo ha la capacità di tenere, diciamo, in qualche misura legate le specie contaminanti. Per quanto riguarda viceversa, mi pare che sia la sua domanda, che cosa può influire sulla capacità di rilascio, possono intervenire molti fattori dei quali probabilmente ancora molti non sono noti, quindi sicuramente un sedimento contaminato da elevata fazione organica anch’esso ha la capacità di tenere più legate delle specie contaminanti, fenomeni propriamente di anossia localizzati nelle acque possono in qualche misura anche questi incidere sulla capacità del sedimento di rilasciare specie contaminanti che aveva assorbito variazioni, così, del pH del sedimento anch’esso dovuto magari a fenomeni di anossia e quindi di fermentazione di certe specie organiche con abbassamento del pH e anch’esse possono favorire il rilascio di specie contaminate. Direi che è difficile essere più preciso per me.

DOMANDA - Mi sembra che il tema sia già stato affrontato, ma le chiederei qualche precisazione, proprio puntuale. In che data o da quale data sono stati introdotti tra i parametri considerati ai fini degli scarichi idrici in laguna i riferimenti a diossina e furani?

RISPOSTA - Scusi, ho perso la prima parte.

DOMANDA - Rispetto al problema del rispetto dei limiti, da che data sono stati introdotti i parametri relativi a diossine e furani per quello che riguarda gli scarichi in laguna?

RISPOSTA - Con il recente decreto del luglio ‘99, 30 luglio ‘99, se non sbaglio.

DOMANDA - Nelle precedenti autorizzazioni ovviamente non fu mai fatto nessun riferimento a diossine e furani, per quello che ovviamente riguarda il Petrolchimico?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Sono stati prescritti limiti di rispetto in relazione a diossine e furani, esaclorobenzene, policlorobifenili e idrocarburi policiclici aromatici specifici in autorizzazioni?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Ultima domanda, tema che è già stato trattato all’inizio del suo controesame, per me soltanto una piccolissima specificazione. A proposito del canale industriale nord, del canale Brentella, lei ha fatto riferimento nella sua deposizione del 27 di settembre a smaltimenti puntuali di peci clorurate effettuate con autobotti, è un dato abbastanza preciso, peci clorurate ed autobotti; ha qualche evidenza, ha qualche riferimento di questa circostanza?

RISPOSTA - Beh, diciamo non ci sono evidentemente dei riferimenti precisi né ci possono essere se non probabilmente portati solo da persone che hanno la memoria vissuta di certe cose. Diciamo che si tratta per analogia con ciò che è stato trovato in altre zone dell’area industriale e in terraferma, quindi discariche in terraferma prossime alla laguna sono state trovate peci clorurate che evidentemente, notoriamente ricche di diossina, che possono essere finite lì solo attraverso il trasporto, attraverso un mezzo di quel tipo, per cui per analogia, considerate le elavatissime concentrazioni localizzate in certi punti è abbastanza logico ritenere che lo stesso mezzo possa essere servito per portare lì quei contaminanti.

DOMANDA - Grazie, non ho altre domande.

 

Presidente: va bene, allora facciamo una sospensione di un quarto d’ora. Riprendiamo l’udienza. Chi vogliamo introdurre per il controesame adesso?

 

Avvocato Stella: io penserei al dottor Raccanelli a ruota e saremmo più brevi con le domande naturalmente.

 

DEPOSIZIONE CONSULENTE

DR. RACCANELLI STEFANO

 

AVVOCATO STELLA

 

DOMANDA - Lei ha partecipato alla ricerca del CNR vero?

RISPOSTA - Di quale parla ricerca di CNR?

DOMANDA - Quella del...?

RISPOSTA - Lo studio commissionato dall’Enichem?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Io ero dipendente dell’Enichem in quel periodo, mi sono occupato della parte analitica.

DOMANDA - Infatti il suo nome c’è anche in una pubblicazione insieme a quella del dottor Frignani.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei sa chi ha dato il suggerimento al dottor Frignani, sa il dottor Frignani è di Bologna, di andare a indagare il canale industriale nord e il canale Brentella? Perché...

RISPOSTA - Il dottor Frignani è di Bologna ma lavora da anni nella laguna, se può guardare le sue pubblicazioni vedrà che da anni il dottor Frignani lavora nella laguna, quindi anche se è di Bologna è una persona che è stata coinvolta, come lei ha ricordato, anche nel progetto...

DOMANDA - Quindi è stato il professor Frignani che ha pensato di andare a...?

RISPOSTA - Io non ho steso le linee del progetto, la mia attività in quel periodo era di tipo, ero responsabile del laboratorio, era un’attività di tipo analitico, infatti il mio rapporto con Enichem è cessato prima che quel rapporto venisse steso e in ogni caso io non ne ho mai avuto copia, nonostante fossi una persona coinvolta dal dottor Frignani perché l’Enichem l’ha impedito, questo almeno è quello che mi ha riferito il dottor Frignani.

DOMANDA - Qualche domanda facile, facile.

RISPOSTA - Vediamo se so risponderle.

DOMANDA - Lei qui sull’impronta si trova in disaccordo con il dottor Ferrari, perché il dottor Ferrari dice: è un’impronta digitale, e lei dice: state bene attenti, non è un’impronta che dice è lui il colpevole, anzi precisa lei che uno studio sull’impronta non si può fare.

RISPOSTA - Io avevo detto che...

DOMANDA - E` testuale.

RISPOSTA - Che ci si aspettasse che fosse come l’impronta digitale di un uomo, e che quindi lo studio dell’impronta poteva dare delle indicazioni sulla provenienza di una data contaminazione, questo avevo precisato.

DOMANDA - Adesso le dirò anche la pagina, ha affermato che uno studio sull’impronta non si può fare, qui non c’è un’impronta digitale che consente di dire: lui è il colpevole, pagina 93.

 

Presidente: le pagine che evidentemente non corrispondono a quelle del verbale utilizzato.

 

RISPOSTA - Io ho fatto uno studio dell’impronta, poi se avessi detto...

DOMANDA - Lei ha detto: lo studio dell’impronta non si può fare, non è colpa mia.

 

Presidente: dopo sentiamo rispetto a questa contestazione qual è la sua risposta.

RISPOSTA - Adesso purtroppo non ho sotto mano il verbale, comunque ho cominciato con l’illustrare alla Corte che l’impronta... non stavo parlando di un’impronta digitale, perché era la prima volta che veniva introdotto questo concetto e non volevo che si confondesse con quella che usualmente è ritenuta l’impronta del colpevole, ho detto che lo studio delle impronte e la successiva analisi statistica che avrei applicato avrebbe dato una indicazione sulla probabile provenienza della contaminazione.

DOMANDA - E infatti lei poi fa l’analisi statistica e individua l’impronta media, ma su questo non le faremo domande perché questa è una parte che sarà sviluppata dai nostri consulenti, non vogliamo... Invece lei avendo lavorato gomito a gomito con il dottor Frignani, sa che il dottor Frignani ha fatto una datazione dei sedimenti?

RISPOSTA - Certamente.

DOMANDA - Ce la può riferire?

RISPOSTA - No, perché non sono mai venuto a conoscenza di questo studio, glielo ho detto prima, l’Enichem non ha dato la possibilità al dottor Frignani di passarmi questo studio, lo studio l’ho potuto solo visionare dopo che è stato messo agli atti, e quindi io non ho avuto la possibilità di prendere parte allo studio commissionato dall’Enichem al CNR, le ho già detto che mi sono occupato della parte analitica, non ho preso parte all’elaborazione dei dati.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Dottor Raccanelli, può riferire al Tribunale quali sono le metodiche più affidabili per eseguire la datazione di un sedimento?

RISPOSTA - Generalmente vengono seguiti gli isotopi traccianti del piombo 210, 137, visto che c’è stata una bella spolveratina da parte della centrale di Chernobyl e non so quali altri...

DOMANDA - Cerchi di spiegare al Tribunale perché il Tribunale non sa cose che noi invece visto che studiamo da anni...

RISPOSTA - Io non sono né un geologo né uno studioso della radiodatazione e né ho partecipato allo studio, è la seconda volta che lo premetto. Per quanto mi riguarda...

DOMANDA - Però lei ha partecipato allo studio?

RISPOSTA - Io ho fatto la parte analitica e poi sono uscito dall’Enichem prima che lo studio venisse...

DOMANDA - E’ in grado di rispondere alla domanda che le ho fatto o no?

RISPOSTA - Ho detto che vengono usati come tracciati degli isotopi radioattivi che hanno un tempo di decadimento e che sono immessi generalmente antropologicamente nell’ambiente, ci sono dei picchi diciamo, attribuibili alle esplosioni termonucleari che venivano fatte all’aria e c’è un picco attribuibile all’incidente di Chernobyl quando c’è stata una ricaduta del cesio 137.

DOMANDA - Questo vuol dire che si fa una carota di un sedimento dopodiché lo si analizza, se si trova ad un certo strato di profondità un picco del cesio 137, cioè corrispondente alla emissione da Chernobyl, si può ritenere che quella profondità equivalga all’anno della deposizione?

RISPOSTA - Questo è fattibile se la carota non è turbata, non è né bioturbata né turbata meccanicamente, cioè se siamo in un ambiente in cui avviene una sedimentazione completamente lenta e tranquilla.

DOMANDA - Lei sa se una carota, mi pare che fosse la C11 prelevata nel canale Lusore-Brentelle, ha dato risultati molto affidabili perché è stato trovato questo picco del cesio 137?

 

Pubblico Ministero: chiedo scusa la carota C11 di che cosa?

RISPOSTA - Dello studio a cui non ho partecipato.

 

Pubblico Ministero: non è possibile chiedere una cosa che non fa parte della relazione del consulente tecnico dottor Raccanelli e per di più non ha fatto questo...

 

Presidente: ha già premesso 3 volte che non ha partecipato a questo studio, che non è un geologo e che non conosce comunque i risultati di questo...

 

DOMANDA - I risultati mi pare che li abbia conosciuti?

RISPOSTA - Io ho utilizzato i risultati della concentrazione di diossine dello strato superficiale, perché nella mia relazione, nella mia esposizione ho trattato solo strato superficiale dei sedimenti per valutare la contaminazione al momento attuale.

DOMANDA - Lei non ha partecipato alla parte finale dello studio, questo me ne rendo conto, lei però ha pubblicato dei lavori scientifici insieme al dottor Frignani che esponevano i risultati parziali di questo studio?

RISPOSTA - Lei sa che un lavoro...

DOMANDA - Quindi vuol dire che fino ad un certo momento almeno di un certo rilievo lei ha partecipato a questo studio?

RISPOSTA - Ho partecipato con il mio contributo analitico, generalmente i lavori scientifici sono fatti da un pool di persone, non essendo una persona tuttologa, che si avvalgono l’un l’altro della collaborazione reciproca. La mia collaborazione è stata fornire a una striscia di sedimento che veniva recapitata o refrigerata o tale e quale, una concentrazione di policlorodibenzodiossine, dove fosse stata prelevata quella carota potevo averne un’idea, perché sapevo dove erano andate a fare... ma non faceva parte del mio lavoro. Sono contento che ciò la diverta.

DOMANDA - Visto che lei non è un tuttologo, come nessuno di noi lo è, e immagino che lei non sia un tossicologo?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - E come mai lei nella sua relazione si è avventurato a parlare di dosi giornaliere accettabili, di piatti di spaghetti, quindi di effetti tossici o altro, visto che non è il suo mestiere questo?

RISPOSTA - Perché io ho utilizzato un limite proposto da delle persone competenti, che è l’Organizzazione Mondiale della Sanità che suggerisce come dose giornaliera accettabile di tetraclorodibenzodiossine espressa in tossicità equivalenti tra 1 e 4 picogrammi.

DOMANDA - Se lei ha parlato di questo vuol dire che lei conosce bene il senso e il significato dei concetti che ha usato nella sua relazione, è vero? Quindi lei conosce bene il significato del concetto di TEQ, io posso controesaminarla su queste cose o no?

RISPOSTA - Io conosco il concetto di TEQ per arrivare all’espressione di un risultato di 17 congeneri come se fossero paragonabili al 2, 3, 7, 8 tetracloro.

DOMANDA - Qual è la base scientifica dell’affermazione che lei ha fatto in questo momento, come se fossero paragonabili, a quali effetti tossicologici si riferisce il TEQ?

RISPOSTA - Intanto tutti i congeneri della diossina, i 16 congeneri, tolta la tetra, sono classificati B2 dall’International Research Agency for Cancer...

DOMANDA - Non è vero, lei si informi meglio.

RISPOSTA - I 17 congeneri...

DOMANDA - Ha sbagliato, lo IARC nel 1997 ha classificato in classe 1 l’ATCD e in gruppo 3 tutti gli altri congeneri della diossina. Questo vuol dire che lei ha parlato in tutta la seconda parte...

RISPOSTA - Abbiamo parlato di fattori di equivalenza dati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità...

DOMANDA - Lei ha parlato dello IARC in questo momento, mi perdoni, dottor Raccanelli.

RISPOSTA - Avrò sbagliato a classificare i congeneri secondo lo IARC però non ho sbagliato ad usare i fattori di tossicità.

DOMANDA - Ma lei non conosce il senso di questi fattori.

RISPOSTA - Il senso dei fattori è ottenere...

DOMANDA - Si applica anche agli effetti cancerogeni il fattore di tossicità equivalente?

RISPOSTA - Si esprime...

DOMANDA - Mi risponda, per cortesia.

 

Pubblico Ministero: Presidente, però se si fa la domanda bisogna che il consulente venga lasciato rispondere, io capisco l’incalzare però quando inizia una risposta.

 

Presidente: va bene ma la risposta bisogna che finisca, non si può continuamente bloccare due parole della risposta.

 

DOMANDA - Va bene, comunque vedrà che la risposta adesso avrà il tempo di darla. Prego.

RISPOSTA - L’1,4 picogrammi al giorno suggeriti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sono riferiti a una quantità calcolata con i fattori di tossicità che l’Organizzazione Mondiale della Sanità stessa ha proposto a Ginevra il 25 maggio e in cui ha scritto, non mi ricordo in che punto, ma è ritrovabile su Internet, che vanno considerati anche i policlorobifenili.

DOMANDA - La mia domanda è: questi fattori di tossicità equivalente di cui lei ha parlato adesso si riferiscono anche agli effetti cancerogeni o no?

RISPOSTA - Io non ho parlato di effetti cancerogeni, non è stato oggetto, io ho parlato di dose giornaliera accettabile.

DOMANDA - Quali effetti sulla salute umana?

RISPOSTA - Questo può domandarlo all’Organizzazione...

 

Pubblico Ministero: Presidente, chiedo scusa, la parte tossicologica sugli effetti è stata trattata da altri due consulenti, non possiamo mescolare consulenze e domande, il professor Vineis su questa parte è venuto a riferire al Tribunale e ovviamente tornerà a riferire, poi probabilmente al dottor Vineis faranno le domande che dovranno fare al dottor Raccanelli. Non si può fare un esame universitario su materie peraltro diverse da quelle che ha trattato il consulente. Perché se al professor Vineis chiederà queste domande che riguardano il dottor Raccanelli vedrà che il professor Vineis neanche lui saprà rispondere...

 

DOMANDA - Io ho iniziato il mio controesame sul problema della datazione chiedendo le metodiche, allora il dottor Raccanelli ha detto di aver lavorato ad uno studio, invece risulta pubblicamente che lui ha firmato i lavori scientifici relativi a questo studio, e mi sono fermato perché il Presidente aveva detto di non andare avanti. Dopodiché siccome una parte intera di relazione del dottor Raccanelli era relativa a qualcosa che ha a che fare con la tossicologia, perché parlare di quanta quantità di spaghetti alle vongole si può mangiare ogni giorno per non avere effetti avversi suppone che chi dice queste cose debba avere una preparazione tossicologica per farle, ho fatto domande per capire se c’era questa preparazione e se il consulente conosceva il senso dei concetti che ha usato. Ora mi ha chiarito che non li conosce, non ho da fare altre domande su questo punto.

 

Pubblico Ministero: lui ha fatto riferimento all’Organizzazione Mondiale della Sanità, ai dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha fatto dei calcoli sulla base degli accertamenti precedenti che erano stati fatti e ha riferito i dati al Tribunale, sulla parte tossicologica, diossine, pericolosità, rischio, sono intervenuti altri consulenti.

 

AVVOCATO STELLA

 

DOMANDA - Avrei io da aggiungere una cosa su questo punto, perché il dottor Raccanelli ha parlato a lungo di questo e ha dato un dato che ha fatto impressione, non c’è niente da fare, ha parlato di 26 grammi di dose giornaliera ammissibile che è un piattino di... ha fatto anche il gesto, ed allora noi qualche domanda qui la dobbiamo pur fare, perché se no non...

 

Presidente: fatela.

 

DOMANDA - Le faccio domande molto elementari, se lei ha parlato di queste cose deve dire almeno le cose fondamentali, ed allora, per esempio: lei sa che per l’Organizzazione Mondiale della Sanità i limiti da 1 a 4 oggi, da 1 a 10 fino al ‘98, sa che questi limiti sono calcolati per individuare la dose giornaliera di assunzione per tutta la vita, calcolata ogni giorno per tutta la vita, come l’ha detto lei, dottor Raccanelli, come l’ha detto lei sembrava che assumere un giorno 26 grammi, 30 grammi di vongole o quant’altro, fosse micidiale, allora, siccome poi lei ha...

RISPOSTA - Io ho parlato di dose giornaliera accettabile, quindi giornaliera vuol dire tutti i giorni.

DOMANDA - No, lei non ha precisato che si trattava per tutta la vita, i calcoli vengono fatti su 70 anni, cioè bisogna che ci si riferisca ad un consumo di una certa dose per 70 anni, e non è la stessa cosa.

RISPOSTA - Però io ho avuto l’onestà di dire che questi 1.4 picogrammi riguardano tutto il paniere alimentare, e che il pesce è solo una piccola parte del paniere alimentare, quei 26 grammi bastavano da soli a soddisfare la contaminazione giornaliera del pane alimentare.

DOMANDA - Adesso noi produrremo al Tribunale i documenti, ma lei sa che oggi è 1.4 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ma che per una pubblicazione del ‘99 della Commissione Europea risulta che nella gran parte dei Paesi europei, compresa l’Italia, si applica l’1.10?

RISPOSTA - In Italia neanche si fanno le analisi sugli alimenti se è per questo.

DOMANDA - Ho capito, in Italia c’è anche l’abusivismo in Sicilia, cosa vuole che le dica, ma questa è la situazione. In molti Paesi dell’Europa si applica 1.10.

RISPOSTA - Comunque io avevo premesso che dei due dati avrei usato il minore anche perché l’Organizzazione della Sanità dice testualmente: "Below one is the...".

DOMANDA - Ma lo so, l’indicazione di tendenza dell’OMS dicono però che il TDI fino a 4 picogrammi è oggi accettabile, anche se l’obiettivo è un picogrammo, sta di fatto che le nazioni europee considerano anche 10 TDI accettabili. Allora, mi può fare questo conto: quante vongole con una concentrazione massima di 2,7 picogrammi dovrebbero essere assunte per non superare l’attuale valore di TDI di 4 da parte di un adulto di 70 chilogrammi?

RISPOSTA - 104 grammi.

DOMANDA - Io avevo calcolato 103... peso netto?

RISPOSTA - Di peso edibile.

DOMANDA - Che corrisponde a quanto di...? Corrisponde secondo i miei calcoli a 1,03 chilogrammi al giorno di vongole.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Allora, questo è per tutta la vita, perché altrimenti...

RISPOSTA - Sì, sono molto poco caloriche le vongole, non credo che con 1,026 chilogrammi riesca a sfamarsi in un giorno, bisogna aggiungere anche il resto.

 

Avvocato Santamaria: queste parole rientrano nelle sue competenze specifiche, lei ha conoscenza di tossicologia alimentare?

RISPOSTA - No, io ho competenza dei livelli medi di contaminazione degli alimenti.

 

DOMANDA - La domanda è: secondo lei esiste in laguna una parte di popolazione che assume per tutta la vita e non per brevi periodi una media di un chilogrammo di vongole al giorno?

RISPOSTA - Non lo so, penso di no, però non lo so.

DOMANDA - Però mi può dire che probabilità...

RISPOSTA - Però lei ha detto che ci sono i barchini che continuano a pescare nella zona industriale, l’ha detto lei prima, quindi quelle vongole in qualche parte vanno.

DOMANDA - No io a lei non l’ho detto.

RISPOSTA - C’ero anch’io in aula.

 

Presidente: comunque è una contestazione che è stata fatta al precedente consulente, è entrata nel processo e quindi la risposta recepisce un dato che è emerso.

 

DOMANDA - Ma la mia domanda era: allora, lei dice è per il no, allora calcoliamo, ha detto non lo so. La probabilità statistica che un individuo ha di assumere per tutta la vita giorno per giorno per 70 anni vongole pescate in canali industriali e in particolare vongole con il valore massimo di 2,7 picogrammi/grammo? Sa calcolare...

RISPOSTA - Penso che ci vogliono delle altre basi per fare...

 

Presidente: va bene, abbiamo capito comunque.

RISPOSTA - Sicuramente se vuole la mia impressione è molto più pericoloso andare in autostrada a Milano, se è questo quello a cui vuole arrivare.

 

Presidente: cerchiamo di riportarci a una forma dialogica un po’ più contenuta, perché altrimenti non serve neppure...

 

DOMANDA - Andiamo alle domande facili. Lei a pagina 90 dice: quelle - le sostanze contaminanti - vengono attualmente smaltite con gli appositi sistemi ma una volta venivano caricate in autobotti presso la colonna dell’impianto stoccaggio peci del CV11, pagina 90 della mia versione. Le chiedo: il CV11 è stato gestito da Enichem?

RISPOSTA - Non lo so, penso che comunque ormai siano agli atti queste cose, non so da chi è stato gestito, so che è un impianto vecchio della prima parte del Petrolchimico, di sicuro a suo tempo sarà stato di Montedison, non so, diciamo, i passaggi proprietari quando sono avvenuti, non lo so assolutamente questo.

 

Presidente: va bene.

 

DOMANDA - Le risulta che con la gestione Enichem le peci rientrano tra quelle non più smaltibili con autobotti ma che attualmente vengano smaltite con gli appositi sistemi?

RISPOSTA - Attualmente si riferiva agli ultimi anni ovviamente, in cui le peci clorurate sono state mandate, per quanto ne so io, a termocombustione, era stato fatto uno stoccaggio apposta per mandarle a termocombustione. C’è da ricordare una cosa: quando io sono stato assunto, parliamo fine anni ‘88, non so quantificare per quanto tempo, ma fino al ‘91-‘92 alcuni di questi rifiuti erano le peci clorurate proprio perché erano stoccate all’aperto, senza nessun controllo in dei fusti che si sono poi completamente degradati, è stato necessario rinfustarle in appositi contenitori in polietilene, è stato da quel momento che io sono sicuro che la gestione delle peci veniva fatta in maniera corretta, perché è stato costruito, è stato adattato il capannone CY11 e poi sono state mandate a trattamento, negli anni prima io non so...

DOMANDA - Comunque lei non ha ricordo di autobotti di Enichem?

 

Presidente: qua non siamo più nell’ambito di un controesame di un consulente, ma siamo nell’ambito di una testimonianza. Il fatto che fosse stato anche dipendente dell’Enichem fuoriesce adesso dal controesame.

 

DOMANDA - Benissimo. Lei ha scritto anche una relazione nel ‘99, dicembre del ‘99, è vero?

RISPOSTA - E` nella consulenza? Per sapere.

DOMANDA - Adesso gliela mostro.

RISPOSTA - Se è quella che è stata depositata il 30 dicembre ‘99...

 

Pubblico Ministero: basta che venga indicata con il numero che il fatto storico riguarda.

 

DOMANDA - Le dico solo perché lei confermi o non confermi quello che... Siccome non ha ripreso la cosa...

 

Pubblico Ministero: per il verbale che venga indicato di cosa si tratta?

RISPOSTA - E` la perizia tecnica del 30 dicembre...

 

Pubblico Ministero: ma il numero, c’è un numero. Va beh, se lo diamo al dottor Raccanelli forse la individua. La guardi e dica di cosa si tratta.

RISPOSTA - E` la mia relazione di perizia tecnica del procedimento 4509 del ‘99.

 

Pubblico Ministero: ricordo che era un fascicolo autonomo per il quale lei ha già parlato durante la sua relazione a fine settembre di quest’anno.

RISPOSTA - Sì.

 

DOMANDA - Ecco, le frasi che le chiedevo di confermare, io ho scritto pagina 18 e 19: sono canali industriali, a quali canali industriali poi si riferisce me lo dirà, da cui sono stati prelevati sedimenti sono tuttora attivi, i campioni risultano muniti di sedimento che si deposita con le maree, canale Malamocco Marghera e canale industriale si intersecano e devono essere periodicamente dragati con il rimescolamento di quello pregresso e contaminato. E subito dopo dice: diversamente i campioni superficiali prelevati all’interno del canale zona Brentella attraverso il quale non vi è navigazione sono sedimenti accumulatesi durante l’elaborazione del vecchio Petrolchimico, ubicato principalmente nella zona tra la Statale e il canale. E poi a pagina 19, riferendosi sempre al Lusore-Brentelle dice: i composti quantificati in tali sedimenti rispecchiano i prodotti e i residui di processo della lavorazione del vecchio Petrolchimico. Le chiedevo solo se conferma queste dichiarazioni?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Un po’ di pazienza, perché anche noi, Presidente, siamo provati da questa... Ecco, a pagina 20 della sua relazione, di quella, lei dice: non risultano correlazioni sistematiche tra i metalli presenti nel sedimento e quelli dei bivalvi nello stesso punto di prelievo. Allora, le chiedo se queste correlazioni non esistono per i metalli, esistono per le diossine?

RISPOSTA - Allora, lo scopo della frase era valutare se si poteva riscontrare una correlazione tra la concentrazione di metallo nel mollusco e la concentrazione di metallo nel sedimento, cioè vedere se in punti in cui la concentrazione del metallo era più elevata corrispondentemente era più elevata nel mollusco. Preciso che non si è riusciti a trovare i molluschi in tutti i posti in cui è stato campionato il sedimento, quindi intorno ai sedimenti più... nei sedimenti più contaminati sono stati prelevati molluschi solo nel punto 1, 4 e 6, che sono uno la darsena della Rana, il 4 di fronte allo scarico 15 e 6 nel bacino di evoluzione sud. Quello che risultava è che c’era una concentrazione di metalli sicuramente di gran lunga superiore al campione preso con riferimento, e mi pare di aver citato di quanti ordini eventualmente di grandezza di più ed anche per quali molluschi veniva superato il limite di legge per esempio per il piombo.

DOMANDA - Ma la correlazione c’è o no?

RISPOSTA - Non c’è una correlazione diretta in questi tre campioni, tre campioni di numero, tra la concentrazione dei metalli nel sedimento e la concentrazione nel... si vede però che i molluschi sono più contaminati.

DOMANDA - Io ho ancora qualche domanda, torno alla sua deposizione. Lei dice che i PCB, che nel canale Brentella superano la soglia C, sono collegati all’uso di trasformatori e che "probabilmente in tempi passati la rottura ed eventuali spanti non venivano conterminati"; quindi era da questi spanti che deriva il sedimento. Cosa vuol dire in tempi passati, può essere più preciso?

RISPOSTA - Più preciso sicuramente no, so che al momento attuale sicuramente anche nel Petrolchimico, poi da quando sono entrati in funzione impianti di trattamento, gli oli contaminati da PCB vengono smaltiti in una maniera, prima, è stato assodato mi pare in tutte le udienze, che i rifiuti venivano tranquillamente messi nel primo buco a disposizione, immaginiamoci poi l’olio di PCB che è più pesante dell’acqua e quindi basta lasciarlo andare dove vuole. Ho detto probabilmente per questo, non ne ho testimonianza, non mi pare che come ci sia una testimonianza visiva a tutti della montagna di peci clorurate che non sono sicuramente andate fuori dal Petrolchimico e non parliamo di picogrammi, parliamo di un milione di metri cubi davanti al Dogaletto, allo stesso modo sono state sversate le ceneri di pirite e sarà stato versato anche l’olio del PCB visto che non c’erano né...

DOMANDA - Però non è in grado di precisare i tempi?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Anche del piombo lei dice che veniva usato come stabilizzante nella produzione di PVC, quando veniva usato?

RISPOSTA - Sicuramente fino agli anni ‘70 è stato usato, non so dirle fino a quando di preciso, ma basta, penso avere... voi siete sicuramente consoni che il piombo (perstalato) e bibasico è stato usato come stabilizzante nel PVC ed è un composto anche molto solubile.

DOMANDA - Quindi se ho ben capito ha detto fino agli anni ‘70?

 

Pubblico Ministero: l’ha già detto l’ingegner Carraro, il dottor Mara, l’ingegnere Vineis, tutti l’hanno detto gli ingegneri che sono intervenuti sugli impianti, sulle date l’apertura degli impianti, la chiusura degli impianti, cosa hanno prodotto, siamo andati avanti decine di udienze su questi dati storici.

 

DOMANDA - Non sul piombo, io non mi ricordo.

 

Pubblico Ministero: sul CV10, CV11, sull’uso del piombo il dottor Mara ne ha parlato ampiamente e abbondantemente in relazione.

 

DOMANDA - Si vede che non ho studiato tutto.

 

Pubblico Ministero: e non so cosa fare purtroppo.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Forse prima non è stato tutto ben chiaro. Lei insieme a Bellucci, Frignani e Carraro ha pubblicato un lavoro nel 2000 credo sulle concentrazioni di policlorodibenzodiossine e dibenzofurani nei sedimenti superficiali della laguna di Venezia. Allora per quanto riguarda le fonti nel riassunto è scritto: tre differenti congeneri, tre differenti profili di congeneri di PCDD e... sono stati identificati, uno è soprattutto caratterizzato da octaclorodibenzodiossine e viene dalla combustione, il secondo è caratterizzato dalla quasi esclusiva presenza di octaclorodibenzofurani OCDF, che è quella trovata nel canale Lusore-Brentelle in profondità e può essere associato allo stripping del CVM, e la terza contiene significative quantità di differenti congeneri ed era probabilmente originata da differenti produzioni entro la prima zona industriale. Ora, siccome questo lavoro è evidente che contraddice radicalmente quello che lei ha sostenuto in questa sede, io mi limito a produrre il lavoro al Tribunale che reca indubbiamente anche la sua firma.

RISPOSTA - Allora, io posso rispondere?

 

Presidente: certo, se vuol dare una spiegazione rispetto a questa contraddizione che si individua tra il suo lavoro e quanto lei ha riferito.

RISPOSTA - I dati sono gli stessi dello studio CNR fatto per l’Enichem, come ho detto, la mia parte è stata limitata all’analisi, il lavoro è stato pubblicato nel 2000 perché i referti li hanno bloccati per parecchio tempo, mentre era stato presentato la prima volta nel ‘98, l’avvocato ha sottolineato la pubblicazione del lavoro, il lavoro è stato fatto precedentemente e tra le altre cose quando io non ero alla luce, e ne sono venuto, di tutta un’altra serie di dati, di impronte che ho utilizzato che sono quelle presenti, prelevate dall’Arpav all’interno dei pozzetti fognari dello stabilimento Petrolchimico, quindi io alla luce non di profili di letteratura che tanto si sono utilizzati, ma alla luce di campioni reali provenienti dalla produzione del Petrolchimico ho verificato che le impronte riguardanti quelle che vengono chiamate impronte del cloro, non sono sempre dello stesso tipo ma variano in un certo range che fitta però con tutti i campioni dei sedimenti superficiali. Penso di aver risposto.

DOMANDA - Senza che, comunque possiamo dire che in una certa fase, fino ad un certo momento lei condivideva un certo tipo di atteggiamento, un certo tipo di orientamento e di impostazione che è quella consacrata in quel riassunto di quel lavoro pubblicato in sede scientifica con il suo nome, quando lei poi ha cessato di essere dipendente Enichem, ha assunto differenti funzioni ed è diventato consulente del Pubblico Ministero, ha cambiato idea.

RISPOSTA - Non è esattamente...

 

Pubblico Ministero: non si possono dire queste cose perché ha già risposto, ha...

 

Presidente: mi scusi, Pubblico Ministero, lasci rispondere, rispetto a questa che è una contestazione che ha una sua provocazione al suo interno, al consulente.

RISPOSTA - Io avevo già risposto all’inizio all’avvocato Santamaria e tenta di riproporla ciclicamente. Ho detto: di questi dati sono l’esecutore analitico, non ho più partecipato allo studio, la pubblicazione era stata inviata in un primo tempo nel ‘98 ed è stata accertata nel 2000, nel 2000 tra le altre cose sono venuti fuori dei dati per cui non perché io non ho più lavorato all’Enichem, ma perché sono venuti fuori dei nuovi dati reali, ho potuto verificare che le impronte sono tutte dello stesso tipo, ed avevo anche spiegato che non essendo tuttologo in un lavoro scientifico si hanno differenze... il mio aspetto in questo lavoro era limitato alla parte analitica, e se volete mettetemi a confronto con il dottor Bellucci che è il primo nome di questo lavoro.

 

Avvocato Stella: Presidente, noi abbiamo finito, produrremmo la traduzione naturalmente di tutti quei lavori che adesso non siamo riusciti ancora a far tradurre.

 

Presidente: sarà necessario.

 

AVVOCATO PULITANO’

 

DOMANDA - Un paio di domande. Dottor Raccanelli, una prima domanda riguarda ancora il problema della datazione. Nel verbale dell’udienza in cui lei è stato sentito, leggo a pagina 85 della mia numerazione, questa sua valutazione: non è possibile confrontare esattamente il sedimento del ‘99 con il sedimento del ‘92, cioè le date di riferimento dei prelievi, per una serie di fattori che lei elenca, rimescolamenti per passaggi di navi, scavi, bloccati solo nel ‘95, lei ricorda, correnti e maree. A pagina 89 lei ribadisce che la sua valutazione, espressa nella sua consulenza, non va a studiare cronologicamente cos’è successo nel passato, frase che io riporto fra virgolette.

RISPOSTA - Il sedimento.

DOMANDA - Che cos’è successo nel passato nel sedimento, certo, mi pare di capire che la sua valutazione non è andata a studiare cronologicamente che cosa è successo nel passato nei sedimenti perché i dati tratti da quei campioni cui lei si riferisce rimescolati in quel modo non si prestavano come base per una valutazione per uno studio di tipo cronologico, mi pare anche di capire, da quanto lei ha detto poc’anzi, rispondendo a domande del collega Santamaria, che la cosa sarebbe diversa in relazione a carotaggi ben effettuati in cui si potesse fare riferimento sulle famose datazioni per il piombo, il cesio e gli isotopi, etc.. Ho capito bene?

RISPOSTA - Non è corretto, io mi sono riferito sempre ai sedimenti superficiali perché volevamo ottenere una fotografia dello stato attuale dei sedimenti, non delle vecchie sacche nascoste a tre metri, che corrispondono a 150 anni circa, non 20, 30 anni, quindi non vecchie sacche di rifiuto ma una situazione del sedimento superficiale che poteva ancora oggi venire facilmente movimentato non da operazioni di dragaggio ma da operazioni di navigazione normale e passare all’ittofauna, in questo senso io ho voluto fare questa scelta. Quindi una fotografia dell’esistente, non un filmato del tempo, va bene. Seconda domanda di chiarimento su tutt’altro argomento, non le faccio domande sulla tossicità equivalente, è cosa che lei dice non sono nella sua competenza, volevo un chiarimento cronologico. Lei aveva ricordato, pagina 101 del verbale, che ad un certo punto i PCB sono stati conglobati alla tossicità delle diossine, secondo la sua espressione, ma ci intendiamo, ha fatto riferimento a una delibera dell’Organizzazione Mondiale della Sanità della quale ha detto il mese, ma l’è sfuggito di dire anche l’anno.

RISPOSTA - 1998, 25 maggio.

DOMANDA - 1998, in precedenza i PCB non erano conglobati...?

RISPOSTA - C’erano degli studi...

DOMANDA - Non dall’Organizzazione?

RISPOSTA - No, c’erano degli studi in atto promossi anche dall’Organizzazione Mondiale.

DOMANDA - Lei ha ricordato il limite attuale proposto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per le diossine da 1 a 4 picogrammi in tossicità equivalente per chilogrammo di peso corporeo, ha poi fatto calcoli assumendo come riferimento il limite di un picogrammo, è un’esercitazione...

RISPOSTA - L’avevo premesso, non l’ho tenuto nascosto, ho detto che siccome l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel ‘98 ha detto: per adesso prendiamo 4 ma il nostro goal è 1, siccome noi stiamo andando verso il futuro ho adottato 1.

DOMANDA - Però per valutare il passato avrebbe potuto anche usare 4 restando nei termini di quanto...

RISPOSTA - Comunque basta moltiplicare le dosi per 4.

DOMANDA - Quando è stato introdotto questo limite, 1 a 4?

RISPOSTA - L’hanno proposto durante questa conferenza del 25 maggio del ‘98.

DOMANDA - In precedenza qual era il limite?

RISPOSTA - Penso che viaggiasse intorno a 10, comunque il Giappone, che era il problema... stava già cercando una riduzione.

 

AVVOCATO MUCCIARELLI

 

DOMANDA - Domanda generale: le risulta che siano state fatte altre analisi sui sedimenti oltre quelle chimiche?

RISPOSTA - In che contesto, mi scusi?

DOMANDA - Nel contesto della sua relazione, di altre relazioni?

RISPOSTA - No, in questi sedimenti sono solo state fatte analisi chimiche, per quanto ne so nello studio del CNR sono stati fatti anche altri tipi di analisi.

DOMANDA - Grazie infinite. Un flash credo di chiarimento, a me sembra chiaro ma comunque, nella trattazione relativa alla dose giornaliera ammessa questa trattazione è stata estesa a tutti i campioni, a una loro media, o si è limitata ai campioni con più elevata contaminazione?

RISPOSTA - Avevo fatto vedere la dose per il campione con la concentrazione massima, avevo fatto vedere subito, nella riga sotto, se vi ricordate, c’era la dose con la concentrazione media dei campioni, c’era riportato per confronto, in basso a destra, la dose con la concentrazione minima nel campione prelevato nella secca di Sant’Erasmo e con la concentrazione media dei due campionamenti; quindi quando ho fatto... ho esposto questo insomma.

DOMANDA - Va benissimo. E` un richiamo normativo, decreto legislativo 27 gennaio ‘92 quello che riguarda la qualità delle acque destinate alla molluschicoltura. Le risulta che in questo decreto legislativo siano riportati limiti di concentrazione per IPA, PCB, PCDD e PCDF?

RISPOSTA - Non mi pare che risultino, però se fossi sotto giuramento glielo direi...

DOMANDA - Grazie comunque. Può darmi qualche spiegazione, molto sintetica, per quale motivo è stato scelto come sito di riferimento, quindi se non intendo male io, come valore di fondo, il sito di Sant’Erasmo?

RISPOSTA - Per due motivi, si poteva anche prendere come sito di riferimento un posto completamente incontaminato, ma non mi pareva valido rispetto a una laguna che viene vissuta, Sant’Erasmo è stato scelto come sito di riferimento sia perché c’era di sicuro il campione di vongole veraci che poi va a finire per confronto nel piatto del costante consumatore e c’è anche un’attività antropica che è data dal passaggio di navi, dal passaggio di barchini, e quindi lo faceva un sito reale e non un campione preso nel ghiaccio dell’Antartide.

DOMANDA - A lei risulta che i microinquinanti si concentrano essenzialmente sul particolato fine?

RISPOSTA - Diciamo che la concentrazione diventa maggiore sul particolato fine, perché la superficie specifica del particolato è diciamo maggiore, quindi essendo i microinquinanti, adesso bisognerebbe fare un discorso, fra quelli che ho citato ce ne sono di più o meno solubili, però essendo poco solubili tendono ad associarsi al particolato.

DOMANDA - Le faccio una specie di affermazione, spero che lei possa condividere, e cioè che i microinquinanti presenti nel sedimento sono associati, più che altro mi pare che lei in qualche misura l’abbia detto, alle granulometrie più fini. Queste granulometrie più fini abbondano nei canali industriali e nelle parti più interne della laguna, ma sono a livelli molto bassi nelle bocche di porto dove lo scambio energetico, nell’interfaccia acqua-sedimento è molto più elevato; questa situazione può essere stata anche uno degli elementi che hanno determinato la scelta del sito di Sant’Erasmo come punto di confronto?

RISPOSTA - Assolutamente no, adesso le do due indicazioni. Intanto il campione non è stato preso direttamente sulla bocca di porto dove le correnti fanno sì che il particellato fine venga rimosso, ma è stato preso in una zona più tranquilla che è la spiaggia interna di Sant’Erasmo. Secondo ammettiamo anche che qui ci siano un particellato fine, stiamo parlando di una differenza, cito a memoria le diossine, tra 2.200 nanogrammi chilo, e zero virgola qualcosa, perché la presenza del particellato fine di sicuro non mi giustifica un fattore 10 a 3, sicuramente ha una influenza, se volessimo ricalibrare i dati, non sarebbe più 11.000 volte, diventerebbe 5.000 d’altronde e non potevo scegliere un punto da considerare zero che fosse vicino alla zona industriale.

DOMANDA - Io vado un po’ così, anche perché con le domande che hanno fatto i colleghi devo saltarne alcune perché sono già stati temi trattati e non mi pare sia cosa da ripercorrere. Lei ha determinato, se non ricordo male, l’errore globale della misura nell’ordine del 30, 40%?

RISPOSTA - Sommando le tre variabili che ho citato.

DOMANDA - Sì. E proprio questo volevo dirle, quali sono i criteri che hanno, le ragioni per le quali lei ha determinato questa cifra, questa percentuale del 30, 40%? Com’è arrivato a questa indicazione?

RISPOSTA - E` una stima che ho fatto tenendo conto che tra un laboratorio e l’altro ci possa essere una variabilità del 10, 15% che fra il campionamento spaziale, anche se è stato cercato nello stesso punto, un altro valore simile, e infine il rimescolamento, non penso che sia possibile, infatti ho detto stimata, non penso che sia possibile determinare con precisione quale può essere la variabilità tra un campione prelevato nel ‘92 ed uno nel ‘99 non avendo a disposizione il controcampione, il punto esatto comunque non sarebbe lo stesso. Mi sono permesso di introdurre questo per spiegare che quando si vedono due numeri 1 e 7 e 1 e 10 i numeri non sono differenti dal mio punto di vista.

DOMANDA - Parliamo un attimo del problema dei congeneri e dintorni. Vorrei chiederle come ha determinato i rapporti isotopici per i vari congeneri della diossina, se l’ha fatto?

RISPOSTA - Come i rapporti isotopici?

DOMANDA - Sì, per i vari congeneri della diossina.

RISPOSTA - No, guardi noi facciamo una marcatura del campione con degli standard marcati sul carbonio 13, io ho parlato di abbondanze relative, cioè i congeneri marcati ci sono serviti per ottenere l’analisi, cioè vengono messe le stesse 17 sostanze che vengono analizzate all’interno del campione prima dell’analisi in modo da vedere la bontà dell’analisi, o il recupero degli analiti, però dopo noi abbiamo preso i 17 congeneri e li abbiamo trasformati in gruppi di omologhi, la somma di questi è stata rapporta a mille, quindi sono delle abbondanze relative, cioè la tetradiossina, la penta, l’epta e l’octa da sola, due penta furani insieme e la somma quindi dei congeneri 2, 3, 7, 8 sostituiti.

DOMANDA - E il margine di errore è stato determinato nel calcolare questi rapporti tra congeneri?

RISPOSTA - No, forse non mi spiego bene io o forse non ho capito la domanda. L’espressione dell’abbondanza relativa è un trasformazione aritmetica che non ha errore, mentre la variabilità del dato analitico grezzo è intrinseca del metodo e siamo intorno a una variabilità stimata da prove ripetute di laboratorio del 10, 15%, è la stessa che ho usato quando le ho detto prima perché ero arrivato a quella stima del 30, 40% globale.

DOMANDA - Senta, sperando che la citazione della pagina sia giusta, comunque all’interno di pagina 138, diciamo così, lei ha detto che per la sua analisi delle componenti principali sull’impronta delle diossine ha eliminato - e questo l’avrei tra virgolette - i dati con concentrazioni troppo basse.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Posso chiederle se questa cernita, diciamo così, è stata fatta usando metodi automatici o altri criteri?

RISPOSTA - Ci sono due cose da dire, l’analisi delle componenti principali prevede come metodo che possono da un insieme venire eliminati alcuni dati, io non ho eliminato dati da questa analisi delle componenti principali, anzi, li ho inseriti, però non ho inserito quella a bassa concentrazione per questo motivo: nei campioni a bassa concentrazione si ritrovano solo i congeneri presenti in maggior abbondanza relativa, ovvero l’octadiossina, cosa succede: siccome l’analisi delle componenti principali utilizza tutti i congeneri come variabili e li trasforma, non è indicato mettere dei campioni, quelli a bassa concentrazione, a cui mancano valori, o stabilire un valore arbitrario pari al limite di sensibilità. Invece di fare un arbitrio e dire: io metto questo valore pari al limite di sensibilità, ho preferito non inserire questi dati a bassa concentrazione. E comunque non erano dati della zona industriale, ma si trattava di dati esterni del mare aperto delle altre perizie.

DOMANDA - Avrei ancora due domande molto rapide se lei ha ancora un attimo di pazienza. I valori di tossicità equivalenti per i sedimenti e il biota sono stati calcolati da lei utilizzando i fattori NATO o quelli proposti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, a me sembrerebbe avere capito i valori NATO, però...

RISPOSTA - I valori NATO per i sedimenti, ho usato i valori NATO anche per certi campioni di biota desunti da altri... di cui non avevo la possibilità di attingere i dati di policlorobifenili, quando ho fatto i ragionamenti riguardanti la dose giornaliera ho utilizzato i fattori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità comprensivi anche di quelli dei policlorobifenili.

DOMANDA - Avrei un’ultimiss+ima domanda che è quasi una conferma di una cosa letta peraltro su un articolo pubblicato il 28 agosto di quest’anno sul Chemical Engineering News, questo articolo riporterebbe una sua affermazione, non l’ho qui l’articolo fisicamente ma glielo posso fare avere, secondo questa rivista lei avrebbe detto che i risultati attualmente disponibili utilizzando le cozze come indicatori mostrano che il livello medio di contaminazione da diossine di questi molluschi provenienti dalla laguna di Venezia è comparabile con quello riscontrato in altre parti del mondo?

RISPOSTA - Non erano cozze, comunque mi riferivo al resto della laguna, non sicuramente... come ho tenuto a precisare anche qui in chiusura ho detto: non pensiamo che tutta la laguna sia come la zona industriale.

DOMANDA - Vongole quindi?

RISPOSTA - Vongole, io penso...

DOMANDA - La parola inglese è mussel...

RISPOSTA - Che sta per cozze, però lì c’è stato un misunderstand con...

DOMANDA – Non ho altre domande.

 

AVVOCATO SCHIESARO

 

DOMANDA - Un chiarimento, perché alla domanda dell’avvocato Mucciarelli ha detto che lei non si ricordava la normativa sui molluschi se prevedesse o meno certe sostanze come parametro di riferimento, ha detto: io non potrei giurare, allora se posso essere d’aiuto alla memoria - e le chiedo una conferma a questo punto - le risulta che l’allegato A di quella normativa citata dall’avvocato Mucciarelli, e mi riferisco cioè al decreto legislativo 30 dicembre 1992 numero 530 quando determina i requisiti igienico-sanitari dei molluschi bivalvi e vivi destinati al consumo umano diretto al punto D specifica che questi molluschi non devono contenere sostanze tossiche o nocive di origine naturale o immesse nell’ambiente quali quelle elencate dell’allegato A del decreto legislativo 131 del ‘92 in quantità tali che l’assunzione di alimenti calcolata superi la dose giornaliera ammissibile DGA per l’uomo o tale da alterare il gusto dei molluschi?

RISPOSTA - Questo si riferisce ai molluschi, se non ho capito male la domanda dell’avvocato mi ha detto: se mi risultava che c’erano dei limiti per la concentrazione nell’acqua dedicata all’allevamento dei molluschi, io avevo capito così la domanda.

 

Avvocato Mucciarelli: lei ha capito perfettamente, scusa Schiesaro, non è per polemica, io ho citato un’altra normativa, il decreto legislativo 27 gennaio ‘92 che riguarda le acque destinate alla molluschicoltura, quella, nella mia pur nota ignoranza giuridica, è un’altra cosa, riguarda il mollusco, questa è l’acqua per la molluschicoltura.

 

DOMANDA - La domanda che io faccio è: se in quel riferimento alle dosi massime su cui è stato poi controesaminato oggi dall’avvocato Stella, tutto quel discorso sull’utilizzo dei valori indicati in letteratura sulle dosi giornaliere ammissibili, se lei ha fatto questo utilizzo di quei parametri, di quelle misure delle dosi massime ammissibili anche al fine di verificare se sussistessero questi requisiti di cui sto parlando io adesso?

RISPOSTA - Non ho fatto riferimento al decreto del ‘92 perché ho utilizzato quello del ‘98 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che mi pareva più recente, comunque sicuramente può essere fatto questo tipo di confronto, perché qui parlano di polpa di mollusco edibile...

DOMANDA - Quindi lei ha preso i parametri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e li ha utilizzati in questo senso?

RISPOSTA - Per valutare la dose giornaliera ammissibile.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Un’ultima domanda a proposito di quest’ultima domanda fatta dall’avvocato dello Stato. Le risulta che l’Istituto Superiore di Sanità abbia modificato le proprie linee guida che stabiliscono in 10 picogrammi/die la dose, diciamo il limite che non si deve superare etc. etc.? Cioè che (l’Istisan) abbia adottato le linee guida dell’OMS o no?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Perché infatti è ancora 10.

RISPOSTA - Abbiamo dei ritardi noi in Italia.

 

AVVOCATO PARTESOTTI

 

DOMANDA - Volevo chiedere, lei ha avuto modo di acquisire i campioni già esaminati dalla dottoressa Venier nella sua consulenza relativa ai danni genetici nel DNA dei mitili e se sì ha qualche risultato in proposito da esporci?

RISPOSTA - Sì, i risultati non sono ancora definitivi ma ho già un’idea, sono 5 campioni che sono stati presentati dalla dottoressa Venier, questa volta di cozze. I due campioni della zona industriale, ci sono due campioni della zona industriale, uno della città di Chioggia, uno di riferimento vicino a Treporti, questa volta dove probabilmente il sedimento sarà più fino ma in ogni caso i mitili vivono nella parte superficiale dell’acqua, confermano una tossicità ancora più elevata di quella delle vongole, arriviamo a una tossicità globale fino a quasi 5, mi pare, sommando diossine e PCB, picogrammi per grammo di materia edibile, contro lo 0,5 del campione di riferimento. E’ visibile ancora in questo campo il rapporto octaclorofurano e octaclorodiossina ben marcato e differente nei campioni provenienti dalla zona industriale. Comunque sono dati in corso di revisione.

DOMANDA - Che eventualmente produrrà, grazie.

 

Presidente: ulteriori domande? No, va bene, si può accomodare. Chi vogliamo sentire adesso?

 

Avvocato Stella: l’ispettore Spoladori sentiamo.

 

Presidente: va bene.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - SPOLADORI -

 

Presidente: lei è stato sentito all’udienza del 20 settembre. Prego, avvocato.

 

AVVOCATO STELLA

 

DOMANDA - Comincio con domande molto terra terra. A pagina 80 della sua deposizione lei dice che Enichem da quel momento ha iniziato a collaborare con il sottoscritto consegnandoci spontaneamente diversi studi, lo studio Acquater ‘85, studio Acquater ‘89 e ‘91, quel momento che anno è, ‘96?

RISPOSTA - Rifaccia la domanda perché...

DOMANDA - Da quel momento Enichem ha cominciato a collaborare?

RISPOSTA - No, Enichem ha cominciato a collaborare quando noi siamo entrati nel Petrolchimico e abbiamo iniziato a fare i sondaggi, da quel momento Enichem ha collaborato in tutti i modi.

DOMANDA - In che anno siamo?

RISPOSTA - Fine ‘94, quando abbiamo iniziato le prime carotature.

 

Pubblico Ministero: è stata una collaborazione spintanea.

 

DOMANDA - Nel ‘94?

RISPOSTA - Quando abbiamo iniziato le carotature. Le posso dire le data...

DOMANDA - Va bene. La domanda successiva va bene lo stesso, perché...

RISPOSTA - Il 28/3/95 è la data di inizio operazioni.

DOMANDA - A pagina 67 lei richiama l’annotazione di Polizia giudiziaria del 28/10/96 "la quale dice che non ha presentato alcuna denuncia per ricettacoli abusivi interni al Petrolchimico - Enichem - né tanto meno aveva documentazione e studi afferenti a zone inquinate del Petrolchimico", siamo questa volta nel ‘96.

RISPOSTA - Mi può dire la data dell’annotazione?

DOMANDA - E` del 28/10/96 ma non è... la domanda è questa...

RISPOSTA - Io ho fatto una richiesta...

DOMANDA - Non le ho fatto ancora la domanda, siccome poi il Pubblico Ministero ha interpretato questa situazione dicendo che Enichem ha dichiarato che non ha niente, ecco, io volevo dirle: questo fatto ha una spiegazione molto semplice e molto banale, nella richiesta del Corpo Forestale dello Stato, che si fa a Enichem del 17/1/95, si chiede, richiesta documentazione, denuncia discariche abusive attuate antecedentemente al DPR 915 del ‘82 e dichiarate agli organi preposti; Enichem cosa risponde? Allora, risponde che non esiste documentazione relativa a discariche abusive attuate prima del DPR 915 e dichiarate agli organi preposti, cioè è una risposta puntuale rispetto alla domanda, cioè non si può ricavare da questa risposta che Enichem negasse l’ovvio e cioè che c’erano delle discariche abusive, semplicemente si è limitata a rispondere alla domanda se c’erano denunciate anteriormente e dichiarate agli organi preposti, perché la domanda era così. D’altra parte, ispettore, questo sarebbe in contrasto, se fosse così, com’è stata interpretata questa dichiarazione, sarebbe in contrasto con la disponibilità di Enichem a consegnare tutto manifestata, mi dice lei, già prima?

RISPOSTA - Avendo manifestato l’Enichem la volontà di collaborare non vedo perché in quel periodo per evitare al sottoscritto e al comando stazione di effettuare un sondaggio bastava che l’Enichem dicesse: guardate che in queste aree ci sono queste discariche, era già a conoscenza, io evitavo di fare tutto quel lavoro.

DOMANDA - Le aveva dato già tutte le Acquater?

RISPOSTA - No, non mi avevano dato gli studi, mancavano quelli, e poi su quelli ho dovuto intervenire ed entrare in Enichem a fare i sondaggi, se no avrei...

DOMANDA - Non ha detto che le erano stati dati...

RISPOSTA - Allora, mi sono stati dati al momento che ho iniziato le operazioni di sondaggio all’interno del Petrolchimico, quando io mi sono presentato all’Enichem ho detto: da domani iniziamo i sondaggi all’interno...

DOMANDA - Prima ha detto ‘94.

RISPOSTA - No, prima le ho detto la data precisa, è il 28/3/1995, giorno in cui abbiamo iniziato i sondaggi nelle zone 31 e 32.

DOMANDA - Questa risposta qui è del ‘96, quindi è un po’ strano che Enichem da un lato dica: ti do tutto, e dall’altro dia una risposta che... La verità è che ha dato una risposta testuale a una domanda testuale, per questo le ho letto le due dichiarazioni. Va bene, comunque questa è una domanda assolutamente minore. Lei poi nella sua deposizione ha illustrato tutta la sua attività che inizia a fine ‘94, se non ho capito male, giusto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Illustra la situazione delle discariche, parla degli scarichi, degli inquinamenti dei canali, dei dragaggi e via discorrendo. Senta, ecco, qui io voglio evitare di addentrarmi nelle tante cose che forse sarà meglio far svolgere ai nostri consulenti, comunque lei ha fatto un elenco di discariche, io ne ho contate 19 tra discariche esterne e discariche interne allo stabilimento; ecco, se vuole gliele leggo, ispettore.

RISPOSTA - Se vuole le possiamo...

DOMANDA - No, sono 10 interne e poi le esterne. Ecco, io volevo andare un po’ al... di queste 19, quindi 5 discariche su 19 sono indicate nel capo di imputazione allegato B con riferimento all’imputazione di omesso impedimento dell’evento perché Enichem avrebbe ritardato, le 5 discariche, poi c’è la sesta che è il Lusore-Brentelle, che però impropriamente viene considerata una discarica, tutto sta a intendersi nelle parole, sono l’isola 31 e 32, l’isola 61, la Campazzo, l’Agrimont ex Ceneri, Enichem Agricoltura e poi appunto Lusore-Brentelle, mi può confermare questo qui?

RISPOSTA - Sì, sono le discariche interne allo stabilimento.

DOMANDA - Ecco, le ricordo che su domanda del Presidente lei ha detto: lei dovrebbe dire fino a quando le risulta che questi materiali siano stati immessi nelle discariche, e lei diceva: non posso rispondere in quanto le fonti non riportavano alcuni dati; allora, lei, poi le dico magari le pagine soltanto senza entrare nel merito, dà delle indicazioni in realtà per molte discariche, però lei dice: preferisco non rispondere perché non ho alcuni dati. Oggi è in grado di rispondere?

RISPOSTA - Sì, in parte sì.

DOMANDA - Risponda.

RISPOSTA - Posso citare partendo dalla discarica Lusore-Brentella, la data è, inizia lo smaltimento intorno agli anni ‘51-’55, ovverosia con l’avvio degli impianti e successivamente le fasi di smaltimento si concludono intorno agli anni 1980, questo deriva dal fatto che quest’anno, il 30/8/2000, abbiamo sentito Iubicic che è responsabile dell’EniChem il quale ha riferito come persona informata sui fatti che l’Enichem, o Montedison all’epoca, aveva intercettato tutti gli scarichi dal canale Lusore-Brentella e li aveva portati all’SM15, ovverosia attraverso anche l’impianto di depurazione SG31.

 

Avvocato Baccaredda: scusi, signor Presidente, solo per portare a conoscenza anche il Tribunale che il teste Iubicic mi risulta che sia teste della difesa degli imputati e che non sia teste di accusa né della parte civile né del Pubblico Ministero, e che quindi non poteva essere sentito ai sensi del Codice di Procedura Penale dal consulente del Pubblico Ministero né dal Pubblico Ministero, e che quindi non può essere utilizzata nemmeno la sua dichiarazione.

 

Presidente: si tratta di vedere quando l’hanno sentito, se l’hanno sentito prima del deposito delle liste, o adesso. In realtà non potrebbe essere sentito.

 

Pubblico Ministero: su questo teste Iubicic...

 

Presidente: se verrà sentito il teste Iubicic...

 

Pubblico Ministero: prendo atto della circostanza che non mi era nota e devo chiedere scusa se è sfuggita. Non l’ho sentito io, è stato sentito dalla Polizia giudiziaria che cercava di individuare un attimo questi tempi e questi termini, quindi non ho problema sul discorso della inutilizzabilità, se risulta nelle liste testi dell’imputato prendo atto anch’io di questa situazione.

 

Presidente: va bene, senz’altro il Tribunale prende atto, se è stato sentito dopo il deposito delle liste senz’altro...

 

Pubblico Ministero: credo che sia stato sentito...

 

Presidente: o meglio, tenuto conto che veramente quella norma è stata introdotta, adesso non ricordo esattamente la data, ma credo nel gennaio-febbraio di quest’anno, se è sentito dopo...

 

Pubblico Ministero: credo che sia stato sentito nel periodo in cui l’ispettore Spoladori stava preparando la relazione per rispondere al Tribunale, quindi ai fini della relazione.

 

Presidente: senz’altro ogni riferimento al teste Iubicic è inutilizzabile, peraltro ci sembrava che la domanda fatta dall’avvocato Stella tendesse proprio a conoscere... certo, se le fonti sono un teste che non poteva essere sentito le risposte non possono essere date o comunque sarebbero inutilizzabili. Prendiamo atto dell’opposizione e quindi ci regoliamo in questo senso. Se le fonti dovessero essere diverse da quelle di Iubicic allora, e se lei potesse dare delle risposte a prescindere dall’audizione del Iubicic...

RISPOSTA - Agli atti mi sembra che ci siano comunque delle deposizioni...

 

Presidente: altrimenti sentiremo da Iubicic.

RISPOSTA - Che dichiarano appunto che la Montedison, l’Enichem, abbia fatto questi interventi per convogliare tutti i reflui all’SG31 in quel periodo lì insomma, io per essere più preciso avevo sentito questo soggetto proprio perché sapevo che era a conoscenza di determinati fatti. Invece per quanto riguarda i comparti 31 e 32 la data di inizio dello scarico dei rifiuti la si può dedurre dai rilievi aerofotogrammetrici e da noi sequestrati ed acquisiti e si può datare intorno al 1976. Detto scarico ebbe fine, sempre da queste foto, intorno al 1982. Poi invece per quanto riguarda la discarica Ecormed anche qui ci sono...

 

DOMANDA - Non riguarda noi.

RISPOSTA - Lei mi ha chiesto le date, io sto cercando...

 

Presidente: le dica, oramai che ci siamo, così concludiamo questo discorso sulla discarica.

RISPOSTA - Poi dopo la discarica Ecormed, che è sempre confinante con le zone 31 e 32, anche questa qui è stata datata sempre inizio ’76, fine ’82, sempre con le foto aeree, in comparti 59 e 61 cui è stata fatta, è stata ricavata la data in virtù del tipo di inquinanti presenti, ovverosia i solventi clorurati e impianto CVM, TR dicloroetano, TS trielina, impianti avviati intorno agli anni ‘51-’54, ammine aromatiche, impianto TDI, avviate intorno all’anno ‘72 e operazioni smaltimento terminate, qui io dico presumibilmente intorno all’anno ‘79 e ‘80 con la messa in funzione dell’inceneritore del TDI. Per quanto riguarda la discarica Ausimont anche qui tra gli anni ‘65 e ‘75 Montedison ha portato rifiuti provenienti dalla produzione dell’acetilene e dell’acido fluoridrico, comunque dall’86 in poi è stata utilizzata anche come discarica autorizzata per gessi solidi. Poi per tutte le altre discariche interne a Enichem Agrimont, Campazzo Montefibre, comparto 12, 13, comparto 8, e isole 45 e 48 vale lo stesso proprio finora adottato, ovvero lo sversamento è avvenuto dal momento dell’avvio degli impianti in riferimento al tipo del residuo prodotto e terminati con la chiusura dell’impianto stesso con l’avvio degli appositi inceneritori, questo lo si evince in particolare da una nota dell’ingegner Gavagnin presentata al dottor Casson al 22/11/92.

DOMANDA - Le date, ispettore?

RISPOSTA - Adesso gliele leggo.

 

Pubblico Ministero: ‘96 dovrebbe essere, non credo ‘92, il ‘92 facevo altre cose.

 

RISPOSTA - 22/11/96. La produzione di massa di rifiuti solidi e semisolidi si originavano da acido ftalico e chiuso nel 1980-’82, e prima dell’installazione nel forno (John Kings) del ‘75 e quindi voglio dire che qui questo rifiuto prima dell’avvio del forno ovviamente è stato innalzato nel territorio, però dopo il ‘75 si può presumere che vi sia stato uno smaltimento corretto. Per quanto riguarda i clorurati la messa a regime del reparto SG28 forno avvenuta nel 1972-’74 anche qui è prima, le modalità di smaltimento sicuramente erano l’innalzamento del territorio. Cloruro di vinile monomero, lo stesso discorso vale per il forno istituito nel 1990 ed anche per la produzione del toluendisocianato, del TDI, fino alla modifica del forno Paybody avvenuto intorno al 1990. Per tutte quante le linee di acetici e fino all’installazione del forno a letto fluido Oliver del 1977, quindi prima, gli smaltimenti, si presume che gli smaltimenti siano avvenuti nel territorio, ossia all’interno e all’esterno del Petrolchimico, dall’avvio degli impianti che si può partire dal 1952-’54 e terminati comunque o con la chiusura degli impianti o comunque con l’avvio degli appositi inceneritori adibiti allo smaltimento. Cioè i tre inceneritori che preciso, erano il (John Kings), poi dopo il CS28, il Paybody e l’Oliver.

DOMANDA - Le date ce le può dire? Scusi, noi abbiamo bisogno di sapere...

RISPOSTA - Le date, lo smaltimento nel territorio lei dice?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Prima dell’avvio degli impianti di incenerimento. Allora per i clorurati sicuramente fino al ‘74, per la produzione del toluendisocianato fino al 1990, per le linee degli acetici fino al 1977, quindi le discariche che hanno la presenza di questi, di queste sostanze, di questi residui si possono datare, cioè è ovvio che lo stato di flagranza quando abbiamo fatto le operazioni non esisteva già più, quindi abbiamo dovuto fare una ricostruzione per avere comunque una traccia in virtù del rifiuto prodotto e rifiuto rinvenuto nelle varie discariche.

DOMANDA - Quindi è una deduzione che lei ha fatto?

RISPOSTA - Sì, è un elemento, cioè l’unico elemento che abbiamo. Io posso dire solo questo, c’è un arbitrato tra Enichem e Montedison, dove Enichem in una nota diceva che presentava testi in riferimento allo smaltimento esterno, io ho provato a sentire le persone interne al Petrolchimico, ma c’è stata l’omertà più assoluta, non sono riuscito ad assumere nessuna notizia utile.

DOMANDA - Semmai ci torniamo, ma vada pure avanti.

RISPOSTA - Questo concetto vale sia per le discariche interne che per quelle esterne, finché è stato avviato gli appositi impianti di smaltimento, o comunque quando il loro parziale smaltimento è iniziato a norma di legge intorno a metà degli anni ‘80 con la predisposizione dei relativi formulari, registri, tenuta dei registri che evidenziavano attività di smaltimento vera e propria con il loro smaltimento presso impianti di Ferrara, presso Paesi esteri, Romania, Francia.

DOMANDA - Io, solo per comodità, mi limito a citare le pagine, così anche risultano a verbale ed anche per il Tribunale, lei dà delle date, cito solo le pagine se no perdiamo troppo tempo, e sono pagina 60, 61, 62, 63, poi 73, pagina 90, 98, 99, 100, 101, 103, 107, questo anche per lei, così se li riguarda. Ecco, c’erano tra queste che lei ha indicato delle discariche autorizzate?

RISPOSTA - Sì, in parte sì. Adesso io posso andare alla ricerca, ci sono alcune autorizzate, alcune discariche autorizzate ma in precedenza vi erano stati dei conferimenti abusivi, cioè sopra a questi conferimenti si è proprio autorizzato, proprio l’autorità preposta ha autorizzato a...

DOMANDA - La Provincia?

RISPOSTA - Sì, ad esempio l’Ausimont è una delle discariche che prima, tra gli anni ‘55 e ‘75 ha sversato i propri rifiuti e poi al di sopra di questi rifiuti è stata autorizzata una discarica per i gessi.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Facciamo un piccolo passo indietro, lei prima ha parlato del Paybody mi pare?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ha detto 1990?

RISPOSTA - Sì, la sua modifica.

DOMANDA - L’impianto quando è stato installato?

RISPOSTA - Nel ‘77.

DOMANDA - Questo vuol dire dopo è stato semplicemente adeguato nel ‘90, ma esisteva già nel ‘77?

RISPOSTA - Sì, io non conosco il funzionamento in quel periodo là perché so che ci sono stati dei problemi fino al 1990 per il funzionamento.

 

AVVOCATO STELLA

 

DOMANDA - Adesso entriamo in un tema che riguarda più direttamente il capo di imputazione. Allora noi siamo, Enichem, il dottor Smai, l’ingegner Pisani e il dottor Patron, che assistiamo per la parte dell’inquinamento, allora vediamo le posizioni: cominciamo con il dire - bisogna parlare anche degli imputati ogni tanto - cominciamo con il dire che il dottor Smai è direttore - attenzione, qui c’è una distinzione fondamentale tra direttore dell’insediamento CVM e PVC e direttore dello stabilimento - Smai e il suo successore Pisani, nell’88 fino al ‘90 sono direttori dell’insediamento CVM, nulla a che fare con le discariche, perché queste si trovavano in terreni di proprietà di società Montedison, adesso non mi ricordo se era Montedipe, poi lo preciseremo, documenteremo tutto, questa è molto importante questa distinzione. Poi c’è il conferimento di queste discariche, diciamo, con il conferimento delle discariche Montedison in Enimont a giugno ‘89, mi sembra giugno se non sbaglio, sotto la gestione Enimont le discariche, la proprietà dei terreni delle discariche continua a essere delle società Montedison, ed arriviamo così fino all’autunno, seconda metà del 1990 quando queste società, Montedison conferita in Enimont, si fondono con Enichem, questa è la storia. Allora, diciamo che fino al ‘90 l’ingegner Pisani, direttore dell’insediamento, e non c’entrava nulla con le discariche, l’ingegner Pisani diventa direttore dello stabilimento nel ‘93 e ci resta fino a fine ‘95-’96, poi documentiamo tutto questo; nel ‘93 diventa amministratore delegato di Enichem il dottor Patron. Allora, io le chiedo, mi limito a chiedere per il dottor Patron e per l’ingegner Pisani non per altri assistiti da altri avvocati che penseranno poi a fare le loro domande, le dico: noi qui avevamo presentato, forse lei la conosce questa nota, dove riassumiamo tutte le iniziative prese dall’ingegner Pisani, naturalmente d’accordo con il dottor Patron, dal ‘93 che sono sfociate poi nella messa in sicurezza dell’isola 31 e 32, ma anche in un esame del territorio dello stabilimento di carattere generale, e sono: l’indagine idrogeologica e geonostica della società Geosondaggi dell’ottobre-novembre ‘93, poi della caratterizzazione analitica del suolo e della falda in zona PA1/3 effettuata da (SIA) a fine ‘93, febbraio ‘94 indagine diagnostica relazione idrogeologica commissionata dalla società Geosondaggi, non illustro il contenuto perché perderei troppo tempo; aprile ‘94, indagine analitica delle acque di falda dei piezometri installati all’interno dello stabilimento Petrolchimico Enichem di Porto Marghera a cura di Butreo e Raccanelli; maggio ‘94, allora, una proposta di installare ulteriori piezometri, perché la situazione poi l’avete vista tutti, non solo per queste, ma anche per le altre discariche esterne, anche per le discariche pubbliche, è molto complessa e bisogna stare molto attenti a non provocare danni proprio attraverso iniziative improvvide. Allora, ulteriore installazione di piezometri in data 24 maggio 1994; nel luglio ‘95 progetto di Acquater su intervento di messa in sicurezza isole 31 e 32; poi se mai c’è bisogno ci dilungheremo. Agosto ‘95 il progetto intervento di messa in sicurezza isole 31 e 32 vengono presentate all’amministrazione provinciale la quale concede l’autorizzazione in data 31 gennaio ‘96. Allora la domanda è questa: di fronte a tutte queste iniziative che tendono da un lato a capire che cosa si può fare in quella situazione su tutto il territorio di Enichem, e che dall’altro approdano alla messa in sicurezza dell’area probabilmente più compromessa, certamente più compromessa, le isole 31 e 32, siccome è stato lei a ipotizzare un’ipotesi all’inizio, un ritardo, ecco, senza però distinguere, fare distinzioni, le sembra che questa, io lo so che non è una domanda da fare ad un consulente, però ci sono...

 

Presidente: è un teste.

 

Pubblico Ministero: è un teste di Polizia giudiziaria.

 

DOMANDA - Ma tecnicamente si può dire che potevano fare prima?

 

Presidente: ad un teste proprio davvero... ad un consulente forse, ma il teste ha verificato una situazione di fatto, l’ha esposta, adesso andargli a chiedere se si poteva fare prima mi sembra davvero un po’ azzardato.

 

DOMANDA - E` colpa mia che pensavo che l’ispettore Spoladori fosse un consulente.

 

Presidente: l’ispettore proprio ha illustrato gli accertamenti che ha fatto e quindi la successione nel tempo, diciamo così, che oggi poi ha, così, risintetizzato con alcune indicazioni anche più precise per quanto riguarda i tempi di inizio e di cessazione, ma non credo che sia in grado di dare una risposta a questa domanda.

 

RISPOSTA - Posso precisare solo che non è compito mio fare i capi di imputazione, uno; due, per me un reato, ho ipotizzato, perché comunque la Polizia giudiziaria ipotizza, non può far nulla di più.

 

Presidente: va beh, guardi, non è necessario...

 

DOMANDA - Poi lei va avanti, parla degli scarichi e parla dei dragaggi, visto che ne parla una domandina anche a lei sui dragaggi, perché lei parla dei dragaggi autorizzati nell’85 e ‘86 e dei fanghi dragati dal canale industriale ovest, darsena della Rana dell’inquinamento diffuso da questi dragaggi, e della gravità della diffusione, e lei cita qua la perizia Zucchetta che parla di 100.000 metri quadri di quantità, metri cubi; lei conosce altri dragaggi, in particolare, siccome lei non ne ha parlato, del canale industriale nord e Brentella?

RISPOSTA - No, io mi sono limitato solo agli accertamenti sui canali prospicienti al Petrolchimico.

DOMANDA - Lei cita quelli dell’85 e ‘86 che sperò lei cita il canale industriale ovest, ma riguardavano anche il canale industriale nord?

RISPOSTA - Sì, non era nella mia indagine effettuare un’attività specifica sul canale industriale nord, io mi sono limitato di accertare eventuali, cioè, rapporti, soprattutto la mia era un’acquisizione di dati di rapporti analitici dei canali prospicienti al Petrolchimico.

DOMANDA - Sempre a proposito... Senta, questo forse lo può dire, può elencare quali sono state le indagini, gli interventi che Enichem ha compiuto tra il ‘90 e il ‘95, ne ha conoscenza lei? Oltre a quelle che ho indicato io?

RISPOSTA - Io so di interventi interni al Petrolchimico, cioè l’area 31 e 32, poi lei non ha citato l’area 35, comunque anche l’area 35 fa parte di una messa in sicurezza globale di tutte le aree, so che è stato presentato un progetto non solo per l’area 60, anche per l’area 61 e 59 ed altro non so.

DOMANDA - Lei a pagina 117 parla dell’SM15 dicendo, parlando di un controllo effettuato dal Magistrato delle Acque in data 13/12/94, lei sa già che per il Magistrato delle Acque, secondo un rapporto inviato nel ‘94 ancora al Pretore di Mestre, l’SM15 era perfettamente in regola, abbiamo questo controllo del 13/12/94; allora, la domanda è questa: le risulta che il Magistrato delle Acque abbia rilevato nelle acque dell’SM15 delle diossine? Lei l’ha rilevato?

RISPOSTA - Non era nella mia specifica attività di indagine, io ho solo verificato se vi erano state denunce o controlli in riferimento all’SM15, io da un’accurata attività sono risalito che in quel periodo, nel mentre facevamo i controlli interni al Petrolchimico, il Magistrato alle Acque aveva notiziato l’autorità giudiziaria un superamento per solventi organici aromatici dell’SM15, questa è stata...

DOMANDA - Da tutte le sue ricerche, bisogna anche cercare di condensare un po’ il senso delle domande che faremo ai consulenti, perché poi non la facciamo più. Le risulta che la seconda zona industriale è stata costruita sui rifiuti della prima?

RISPOSTA - Abbiamo rinvenuto delle aree che erano comunque inquinate, l’area 59, 60 e 61 sono inquinate, quella lì... è una delle zone più inquinate nel senso proprio come sito, dopo il comparto 31, 32, 35, 45, 48 ci sono i comparti 50, 59 e 61 tra più, da un nostro, da analisi fatte dai consulenti tecnici, no, questo caso dal PMIP di Brescia e di Venezia, in quell’area lì abbiamo rinvenuto rifiuti tossici e nocivi.

DOMANDA - Adesso l’avvocato Santamaria le farà un precisazione. Volevo farle un’ultima domanda. Lei sa da dove arrivava l’approvvigionamento di acqua potabile per le abitazioni delle aree circostanti di Mestre e di Venezia?

RISPOSTA - Penso in parte dall’acquedotto, in parte anche...

DOMANDA - Dall’acquedotto, il quale attinge a quale profondità...

 

Pubblico Ministero: in parte dall’acquedotto e in parte?

RISPOSTA - Penso da pozzi.

 

Presidente: penso, qua bisogna dire delle cose precise.

RISPOSTA - Non so rispondere, io mi sono informato da dove attinge l’acqua l’Enichem per l’uso industriale, dell’uso potabile non...

 

Presidente: chiederete all’Aspiv. L’Aspiv è l’acquedotto municipale. Sospendiamo qui e riprendiamo semmai il controesame tra un’oretta e un quarto, alle 3.15. Accomodatevi prego. Va bene, allora se si vuole dare prosecuzione al controesame... Avvocato Santamaria.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Volevo affrontare rapidamente un tema che lei ha toccato nella sua relazione che è quello della pesca abusiva, della pesca di frodo di vongole nella zona coperta dal divieto di pesca che poi non coincide con la zona industriale perché interessa anche altre zone. Risulta anche lei, la conoscenza che lei ha da un lato delle tecniche utilizzate per la pesca ai mitili e dall’altro dalle caratteristiche dei canali industriali soprattutto sotto il profilo della profondità dei fondali, della navigabilità e dell’effettiva navigazione, che la pesca abusiva di mitili nella zona industriale può avvenire solo in aree in fondo ristrette, direi anche, se non ho compreso male dai lucidi che lei ha proiettato, quasi esclusivamente credo sulle zone basse delle sponde del canale sud, è corretto questo?

RISPOSTA - Sì, in parte è corretto, l’attività possiamo dire delittuosa della pesca abusiva si consuma nel canale industriale sud, comunque non si può parlare di episodi sporadici nemmeno negli altri canali perché anche il canale Malamocco Marghera è interessato ed anche il canale ovest.

DOMANDA - Ecco, quello che a me sembra strano, viene in mente il canale Malamocco Marghera, che è un canale navigabile, quindi profondo, interessato continuamente da movimenti di grandi imbarcazioni, le risulta davvero plausibile che ci sia una diffusa pratica di pesca abusiva su quel canale?

RISPOSTA - Di notte posso affermare di sì.

DOMANDA - Visto che i fondali sono di 8, 9, 10 metri di battente, che la pesca delle vongole avviene su un fondale basso, com’è possibile che avvenga la pesca in quei fondali così profondi?

RISPOSTA - Fino a poco tempo fa, anche tutt’oggi, viene usato dai pescatori abusivi la turbosoffiante, poi c’è anche il rastrello che va a determinate profondità, è ovvio che è più agevole per questi soggetti effettuare la pesca sicuramente nel canale sud, però negli altri canali ovviamente ci sono le condizioni, soprattutto perché c’è la presenza di acqua calda, si ha la presenza di questi molluschi bivalvi e di conseguenza anche se la pesca è più difficoltosa la applicano lo stesso.

DOMANDA - Quindi siamo d’accordo, prevalentemente la pesca abusiva può avvenire...

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Che lei sappia il Petrolchimico, e più precisamente Enichem, ha avuto o ha scarichi attivi sul canale sud di acque di processo, cioè di acque inquinate? La lascio rispondere, ma lo scarico che dà sul canale sud è uno scarico di acque di raffreddamento e di acque meteoriche, non di acque di processo inquinate, è corretto?

RISPOSTA - In questo frangente non posso rispondere, so che c’è, abbiamo fatto dei prelievi nell’SM8 mi sembra, però dire se c’è un funzionamento, se c’è uno scarico attivo non sono in grado di rispondere.

DOMANDA - Lei invece conosce a grandi linee almeno la storia del canale sud? Cioè quando e come è stato scavato il canale sud?

RISPOSTA - No, io sono a conoscenza della perizia Zucchetta...

DOMANDA - Lei sa che il canale sud quando fu bonificata la seconda zona industriale per creare, appunto, gli insediamenti che sono nati sulla seconda zona industriale, fu bonificata l’area e che furono utilizzati come riporto per imbonire le barene anche notevoli quantitativi di rifiuti provenienti dalla prima zona industriale, cioè dalle elaborazioni che erano già in essere nella prima zona industriale? Questo particolare è stato detto con molta chiarezza in dibattimento dal consulente Bonardi, adesso io passo, magari la può aiutare, il passo della sua relazione era questo: recentemente ho cercato di prelevare delle carote lungo il canale, il canale industriale sud, e mi è stato impossibile ottenere dei sedimenti sulle sponde del canale, perché questo? Perché sulle sponde era rimasto il lastrone del caranto ma il lastrone era completamente pulito, i sedimenti erosi, i sedimenti che derivano dalle barene erose e rimessi in sospensione erano stati risucchiati in centro, comporta che i sedimenti di materiale di riporto che sono inquinati, sono rimessi in circolazione, quindi messi in circolazione sulla zona soprattutto nella zona dell’area industriale, ma anche all’interno della laguna di Venezia, dice Bonardi; lei sa qualcosa circa questi materiali di riporto, che poi sono i fanghi rossi e i fanghi neri che probabilmente lei ha trovato anche nel terreno del Petrolchimico?

RISPOSTA - Sì, in alcune carote abbiamo trovato sicuramente sostanze di color rosso, invece per quanto riguarda...

DOMANDA - Quindi la sostanza di color rosso e color nero, perché io le leggo invece rapidamente un piano del passo direttore 2000 della Regione Veneto che dice con molta chiarezza che quando furono scavati i canali per creare la zona industriale, cioè la seconda zona industriale, questi lavori determinarono la rottura del caranto e che furono utilizzati materiali provenienti dalle lavorazioni per esempio dell’alluminio, cioè materiali... l’alluminio si lavorava nella prima zona industriale in grandi quantità e che quindi il canale fu scavato su un corpo pieno di rifiuto, lei conosce questa circostanza?

RISPOSTA - No, io so che comunque le casse di colmata tra queste sono parte anche... il nuovo insediamento produttivo sono sicuramente in parte state riempite da fanghi provenienti dal canale, però nella circostanza, cioè in letteratura storica sicuramente si rinviene questo dato che lei mi cita, sicuramente.

DOMANDA - Infatti, adesso mi permetto di fare un’altra citazione...

 

Pubblico Ministero: vorremmo sentire il controesame di un teste, non quello che ha da dire l’avvocato Santamaria.

 

DOMANDA - Perché? Io ho fatto una domanda relativa al canale industriale...

 

Pubblico Ministero: appunto, faccia le domande, non le citazioni, se le commenta, e poi chiede: è d’accordo o non è d’accordo.

 

DOMANDA - La domanda è questa: le risulta che le aree industriali di Porto Marghera sono state realizzate innalzando e consolidando il terreno naturale barenoso fino a quota più 2 metri, 2 metri e mezzo sia mediante l’impiego di materiale dragante, sia utilizzando rifiuti o residui di lavorazioni industriali?

RISPOSTA - Sì, sia fanghi provenienti dai canali sia la maggior parte residui provenienti anche dal Petrolchimico.

DOMANDA - Quindi c’è stata un’originaria deposizione di una enorme quantità di rifiuti usata come terreno di riporto per costruire la base della seconda zona industriale, questo le risulta?

RISPOSTA - Sì, mi risulta in parte, non posso smentirlo ovviamente, però mi risulta dalla letteratura che ho letto io, che comunque la gran parte di residui prodotti dagli impianti venivano innalzati all’interno dell’area del Petrolchimico finché si è raggiunta la massima espansione interna e dopodiché si è iniziato a smaltire nell’area esterna, e quindi ovviamente...

DOMANDA - Io parlavo di un’epoca precedente ancora l’avvio delle produzioni, poi tutto questo è continuato fino ad un certo periodo, ma l’epoca iniziale, prima dell’avvio delle produzioni, fa sì che la zona sulla quale viene poi costruito materialmente il Petrolchimico, che prima era la zona paludosa, dove c’erano le zanzare e la malaria, è stata bonificata usando non solo terra di riporto dragata dai canali, ma anche quantità di rifiuti che provenivano dalle lavorazioni dell’alluminio, dalle industrie metallurgiche, dalle cokerie, che erano già attive dagli anni ‘20 nella prima zona industriale?

RISPOSTA - La prima zona industriale è stata costruita, cioè era già stata bonificata prima dell’insediamento produttivo per attività agricola, poi successivamente è stato costruito il vecchio Petrolchimico e successivamente si è espanso con il nuovo Petrolchimico, utilizzando rifiuti industriali ed anche fanghi da canali, questa è in letteratura storica.

 

AVVOCATO BETTIOL

 

DOMANDA - Presentiamo gli imputati, insieme all’avvocato Cesari difendiamo l’ingegner Zerbo che è una posizione particolare in quanto è Montedipe, Montedison e Enichem, cioè dall’88 al ‘90 Montedison e ‘90 in poi, fino al ‘93, Enichem. In riferimento, quindi come direttore dello stabilimento per quanto riguarda questo tema è interessato ad un periodo abbastanza esteso nel tempo. Ecco, io volevo una precisazione dal teste, cioè in riferimento a delle discariche innanzitutto, la discarica di Dogaletto, lei ne è a conoscenza, sa se è stata risanata o messa in sicurezza, come si dice, e in che modo e quando?

RISPOSTA - Allora, è stato utilizzata negli anni ‘65 a metà degli anni ‘70 per scaricare i rifiuti Montedison, nella discarica sono stati rinvenuti residui della produzione dell’acido ftalico, residui organici clorurati, ceneri di pirite ed altri provenienti dall’industria chimica, un intervento di permeabilizzazione superficiale è stato realizzato mediante apporto di terreno vegetale da argilla, le dimensioni dell’area... è stato fatto un intervento di messa in sicurezza, la data non ce l’ho, comunque è stato fatto un intervento di messa, di permeabilizzazione superficiale.

DOMANDA - Le risulta che fu approvato questo intervento di messa in sicurezza?

RISPOSTA - Non l’ho trovato, in quelle fonti... sull’inquadramento degli scarichi abusivi è del luglio ‘93, sul censimento degli scarichi non autorizzati in provincia di Venezia nel maggio ‘98 non mi risulta...

DOMANDA - Cioè a noi risulterebbe approvato questo intervento con decreto dell’amministrazione provinciale di Venezia numero 19083 del 23 novembre ‘89; è possibile?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Questo le risulta?

RISPOSTA - Sì, probabilmente non l’ho riportato, comunque adesso... so che l’intervento è comunque stato autorizzato dalla Provincia.

DOMANDA - Un’altra discarica che ci interessa è nella zona di Malpaga, lei ne è a conoscenza e sa quali interventi sono stati fatti su questa discarica proprio nel periodo che ci interessa?

RISPOSTA - L’area è stata posta, allora, è comunque in comune di Mira, giusto, quella che stiamo parlando noi?

DOMANDA - Esatto, sì.

DOMANDA - Allora tra gli anni ‘70 e ‘80 è stata utilizzata per lo smaltimento dei rifiuti industriali, qui non meglio specificati perché non ho avuto alcun dato di riferimento, nel 1980 l’area venne sistemata portandovi del terreno vegetale e successivamente a seguito miglioria agricola vennero alla luce altri rifiuti, comunque nel 1980 l’area venne sistemata apportandovi del terreno vegetale.

DOMANDA - A lei risulta che fu approvato tutto il progetto di sistemazione dall’amministrazione provinciale?

RISPOSTA - No, in questo caso non mi risulta, anche perché la sistemazione, da come ho potuto leggere, è una sistemazione molto approssimativa, non penso sia stata...

DOMANDA - A noi risulterebbe per la verità che ci fu un’approvazione in data 29 giugno ‘90, decreto numero 8872, non ne è a conoscenza?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Caso mai questa la produrremo. Per quanto riguarda i rifiuti clorurati lei è a conoscenza di interventi che sono stati posti in essere?

RISPOSTA - In che senso?

DOMANDA - Se fu operato un reinfustamento di rifiuti clorurati in fusti di polietilene a tenuta ermetica omologati ONU, fu ristrutturato il magazzino CY1 per renderlo idoneo allo stoccaggio.

RISPOSTA - L’ha citato stamattina anche il dottor Raccanelli.

DOMANDA - Lei ne è a conoscenza comunque, conferma questo dato?

RISPOSTA - Sì, confermo il dato che questi fusti erano all’interno del Petrolchimico, l’area non la conosco, che poi si sono deteriorati e successivamente sono stati rinfustati e sistemati nell’apposito capannone.

DOMANDA - Lei sa il periodo?

RISPOSTA - Non lo conosco.

DOMANDA - Può essere attorno al ‘90-’93?

RISPOSTA - Può essere, so che sono stati rinfustati.

DOMANDA - C’è un altro problema che riguarda i rifiuti con mercurio, le risulta che fu fatto un investimento diretto ad un processo di arrostimento dei fanghi con relativa distillazione del mercurio?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - A noi risulta che questo intervento fu collaudato in data 5 novembre ‘92 dal professor De Favari, forse lei di questi processi non se ne è occupato nella sua indagine?

RISPOSTA - Non me ne sono occupato.

DOMANDA - Lei è al corrente per quanto riguarda espressamente le discariche, non eventuali processi di reinfustamento e smaltimento rifiuti?

RISPOSTA - Io ho acquisito della documentazione dell’Enichem, soprattutto i registri di carico e scarico dall’entrata in vigore del DPR 915, lì ho analizzato un po’ l’attività di smaltimento che agli atti mi risulta regolare insomma, per quanto riguarda i processi di come vengono gli smaltimenti, li ho citati prima, avvengono attraverso la termocombustione in parte, in parte avviati in altri impianti esterni.

DOMANDA - Quindi per quanto è a sua conoscenza esistono processi di smaltimento dei rifiuti poi attraverso il processo di combustione o all’avviamento...

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Non le risulta che ciò si svolga regolarmente?

RISPOSTA - Allo stato attuale no, ho trovato delle irregolarità due anni fa per quanto riguarda lo stoccaggio, anche l’anno scorso ho trovato delle irregolarità per quanto riguarda gli stoccaggi...

DOMANDA - Ma ‘88-’93 non le risulta?

RISPOSTA - Non lavoravo qui, quindi non ho fatto controlli.

 

AVVOCATO CESARI

 

DOMANDA - A lei risulta che è stato realizzato sempre all’interno del Petrolchimico negli anni ‘88 al ‘93 un impianto per la riconcentrazione dell’acido solforico che avrebbe ottenuto come risultato quello di eliminare i fosfogessi?

RISPOSTA - No, se mi dà magari il nome tecnico dell’impianto potrei anche...

DOMANDA - L’impianto si chiama S5 del Petrolchimico, ma lo conosco io come riconcentrazione dell’acido solforico?

RISPOSTA - No, non lo conosco.

DOMANDA - Sa mica se questi fosfogessi in precedenza alla realizzazione di questo impianto, che poi noi documenteremo la realizzazione ovviamente, fossero stati scaricati e dove?

RISPOSTA - No, risulta dalla documentazione che io ho acquisito, nelle discariche interne ed esterne alcune di esse contengono questi gessi, anche alcune discariche interne.

DOMANDA - Risalgono però ad epoche precedenti ovviamente?

RISPOSTA - Sì.

 

AVVOCATO MUCCIARELLI

 

DOMANDA - Alcune domande che riguardano, diciamo così, prelievi. Può dirmi come venivano prelevate le vongole, mitili e pesci, quelli di cui poi abbiamo sentito parlare?

RISPOSTA - Sì, allora, venivano repertate tramite sommozzatori di ditta specializzata, venivano portati in superficie o tolti direttamente dalle briccole, venivano richiuse da me personalmente con sigilli di Stato in sacchetti per uso alimentare, poi dopo portati subito in laboratorio, indipendentemente dal tipo di delega, o al Magistrato alle Acque o a laboratori privati.

DOMANDA - Per quello che riguarda il campionamento degli pesci, lei ha dichiarato che sono stati campionati manualmente, come, quindi, furono più in dettaglio campionati?

RISPOSTA - Lei parla di pesci non di mitili?

DOMANDA - Anche di pesci.

RISPOSTA - I pesci, per quello che ricordo io, ho fatto diversi campionamenti, in alcuni punti si è proceduto attraverso la pesca tramite rete, in altri punti proprio manualmente, perché ad esempio nel canale Lusore-Brentella il quantitativo di pesce è talmente elevato che basta arrivare lì quando c’è poca o troppa salinità, il pesce si stordisce e si può prendere insomma.

DOMANDA - Le risulta che le specie marine, anche le specie lagunari, accumulano gli inquinanti in maniera differente l’una dall’altra?

RISPOSTA - Questa domanda è una domanda tecnica che io non so rispondere.

DOMANDA - Grazie. Nel campionamento del 29-30 luglio ‘96 gli organismi sono stati classificati, quelli che poi sono stati sottoposti ad analisi, in modo, in questo modo: molluschi bivalvi, cipriniformi, cefali, successivamente, nel novembre del ‘96, immagino gli stessi individui, quelli raccolti nel luglio, sono stati individuati con una caratterizzazione molto specifica, faccio degli esempi: (tapes decussatus, carassius, carassus) etc., questa successiva indicazione è stata fatta da lei, è stata fatta...

RISPOSTA - Sì, ho preso addirittura qui ho proprio i volumi specifici dove ho catalogato le relative specie, nel momento del prelievo non ho dato molta importanza all’individuazione delle specie anche perché sinceramente devo dire che erano talmente malformi che era abbastanza difficile dare una classificazione, l’importante era acquisire il campione, che non venisse assolutamente inquinato da fattori esterni e inserirlo nell’apposito contenitore, dopodiché io sapevo che in sede di incidente probatorio tra le parti quando abbiamo aperto i campioni per preparare, soprattutto per quanto riguarda l’indagine, le analisi le abbiamo portate al Magistrato alle Acque, lì davanti alle parti abbiamo aperto proprio questi sacchetti e abbiamo, perlomeno cercare di individuare in maniera dettagliata la specie.

DOMANDA - Una serie di domande su un’altra questione, sempre però all’intorno di questo problema. Per dare una stima delle quantità di vongole pescate abusivamente nella zona industriale lei ha fatto riferimento al numero dei verbali redatti dal ‘94 ad oggi per questa infrazione, se non ricordo male lei ha detto che sono 135 questi verbali?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Abbiamo un dato, meglio, conosce un dato numerico circa i verbali redatti più o meno nello stesso periodo per pesca abusiva in altre zone precluse della laguna?

RISPOSTA - No, io ho dati solo per quanto riguarda il relativo verbale di sequestro dove all’interno di essi vi è apportato il quantitativo, ovviamente oltre alla mia attività di Polizia giudiziaria sono state collegate altre attività di P.G. condotte da altri organi di polizia i quali non mettevano in maniera dettagliata il quantitativo sequestrato, tanto di più lo buttava in acqua senza anche dare proprio delle specifiche sul quantitativo, quindi io mi sono limitato a riportare solo i quantitativi espressamente descritti nei relativi verbali di sequestro, non potevo fare altro.

DOMANDA - Mi perdoni, probabilmente ho formulato male io la domanda, mi interessava sapere se i 135 verbali riguardano, è un problema di zone, cioè se i 135 riguardano soltanto la zona dove c’è il divieto di pesca afferente alla zona industriale o sono 135 verbali che riguardano...

RISPOSTA - Io ho preso in esame, come ho detto anche prima, solo i canali prospicienti al Petrolchimico, canale sud, canale Malamocco Marghera e canale ovest, qui ho cercato di acquisire tutti gli elementi sulla pesca abusiva, al di fuori di questi canali non ho preso in esame nulla, anche se effettivamente qualche dato l’avevo però, non... la delega che avevo io era specifica per quanto riguarda i tre canali prospicienti al Petrolchimico.

DOMANDA - Lei ha fatto per caso un calcolo, anche molto, come dire, approssimativo dell’estensione dei fondali produttivi ai fini della mitilicoltura della zona industriale?

RISPOSTA - No, cioè calcoli proprio specifici no, io ho sentito delle persone, anche dei pescatori stessi fermati, i quali proprio confermavano che all’interno di questi canali, soprattutto il canale sud, vi era una grossa consistenza di questi esemplari bentonici, che di conseguenza loro erano abbastanza arrabbiati perché noi facevamo questa attività repressiva, però loro dicevano che lì li trovano e da altre parti non li trovano, queste sono fonti dei soggetti denunciati.

DOMANDA - Quindi una quantità anche stimata delle vongole provenienti dalle zone precluse della zona industriale e dalle zone precluse della laguna diverse delle zone industriali, può essere fatto soltanto attraverso delle stime, non abbiamo un dato...

RISPOSTA - Sì, bisogna fare proprio un, io penso un’indagine specifica.

DOMANDA - O delle stime calcolando la quantità...

RISPOSTA - Io so solo che, io posso citare questo dato: i controlli fatti in aree esterne al canale industriale e abbiamo fermato anche persone che non avevano nulla, tutti quelli che abbiamo fermato all’interno del canale industriale avevano comunque dei quantitativi di pesce e di molluschi bivalvi.

DOMANDA - Ancora un po’ di domande, deve avere pazienza.

RISPOSTA - Sì, non c’è problema.

DOMANDA - La scelta del periodo del campionamento, del periodo in cui avete fatto il campionamento, il periodo temporale, è stata casuale o è stata determinata da qualche criterio, secondo qualche scelta?

RISPOSTA - No, l’attività di campionamento è stata fatta specificatamente su delega del Magistrato delegante, nel momento che arrivava la delega il giorno successivo o qualche giorno dopo, essendoci organizzati si partiva e si facevano i campionamenti.

DOMANDA - Sempre in questo senso, la scelta del luogo e del numero dei campionamenti, una volta che avevate ricevuto la delega dal signor Pubblico Ministero, era anche questa casuale, a scelta vostra, o determinata da un qualche criterio?

RISPOSTA - Quella è una scelta che ho determinato io in base, cioè io cercavo di campionare, di prelevare sia i sedimenti sia i mitili comunque nelle prospicienze del Petrolchimico e in particolare vicino agli scarichi.

 

Pubblico Ministero: se mi consente una precisazione, questo vale per i campionamenti fatti fino al ‘96, mi pare, ‘97, all’interno delle indagini preliminari, poi ci sono tre, chiamiamoli complessivamente campionamenti che sono successivi e autonomi, perché riguardano indagini ad esempio del comando navale della Guardia di Finanza, sono tre cose diverse.

 

DOMANDA - Chiedevo quelle che ha fatto...

 

Pubblico Ministero: quelle del ‘96.

 

DOMANDA - Quelle che ha fatto lui, certamente. Passiamo ad un’altra questione che riguarda altro tipo di campionamento ed altri oggetti di campionamento, le acque di falda. Potrebbe descrivermi la metodologia di campionamento attraverso i piezometri?

RISPOSTA - Allora, nessuna attività di campionamento di acque è stata da noi condotta, noi abbiamo preso solo spunto dallo studio Acquater del 1995 e quelli precedenti consegnati da Enichem, e su quelle abbiamo fatto un confronto, ovviamente noi avevamo questi dati, io ho solo fatto, ho messo la normativa in confronto e ho detto, cioè questi campioni sono fuori dal limite o sono dentro nel limite, questa è stata l’attività di noi condotta.

DOMANDA - Per quello che riguarda invece il campionamento dei sedimenti, ed ovviamente la loro conservazione, può dirmi che metodologia è stata seguita per il campionamento dei sedimenti?

RISPOSTA - Sì, allora, all’epoca vigeva i metodi IRST, però ovviamente per il tipo di campionamento che andavamo a fare non si poteva assolutamente utilizzare perché ovviamente una carota si sa che è una piccola parte di tutto il rifiuto che poteva essere presente nell’area, però ovviamente abbiamo cercato di sezionare la carota togliendo dalla stessa il quantitativo di rifiuto che poi successivamente, che era anche una cosa che io non facevo molto volentieri, perché ovviamente si andava a disperdere nell’area magari sostanze volatili, comunque per correttezza facevo la miscelazione completa, un impasto di tutta questa sezione di carota e poi veniva divisa per aliquote e queste venivano consegnate poi al laboratorio di analisi.

DOMANDA - Nel caso di prelievo di campioni, gli operatori avevano una vista diretta del punto di prelievo? Parlo ovviamente del campione sott’acqua dei sedimenti?

RISPOSTA - Le spiego la metodologia, si dava il barattolo di vetro per uso sempre alimentare, si cercava di tenerlo con il bocchettone a contatto diretto con l’acqua perché rimanesse dentro l’area, poi andava giù direttamente sul fondo, con forza schiacciava il barattolo nel sedimento e poi dopo chiudeva il barattolo e portava in superficie, questo poi veniva chiuso sempre in sacchetti per uso alimentare e sigillato.

DOMANDA - Quindi veniva qualche volta però anche usato un carotiere o era soltanto...

RISPOSTA - Sì, anche un carotiere, o con barattoli o tramite sommozzatori, oppure, in alcuni casi abbiamo usato una carota in plexiglas.

DOMANDA - Sempre con questo sistema si procedeva per formare quello che viene chiamato il campione, cioè il replicato virtuale?

RISPOSTA - Sì, noi addirittura mettevamo anche, quando utilizzavamo il carotatore, mettevamo anche proprio la lunghezza della carota stessa che poi veniva inserita in un sacchetto il quale veniva comunque miscelato all’interno di questo sacchetto e poi dopo si facevano le 4 aliquote.

DOMANDA - Ultima domanda su questo settore qui, campionamenti di sedimenti. Quando per raccogliere un campione venivano mescolati più prelievi quale criterio veniva adoperato, quale sistema veniva adoperato per fare questa miscela, mi passi il termine, forse non preciso?

RISPOSTA - Quello che si cercava di fare era comunque un campione omogeneo, la legge prevedeva quello, noi cercavamo in tutti i casi, se noi facevamo una carota in un punto e poi dopo magari 20 centimetri dopo ne facevamo un altro, veniva il tutto miscelato insieme che formavano un unico campione il quale poi veniva suddiviso in aliquota.

DOMANDA - Posso chiederle come avveniva questa miscelazione?

RISPOSTA - La carota veniva prelevata, poi veniva spinta fuori dal carotatore e inserita in un sacchetto di plastica, poi si faceva l’altra carotatura, veniva lo stesso spinta fuori, inserita nel sacchetto per uso alimentare e all’interno di questa veniva miscelata e poi si faceva praticamente il campione, quando si raggiungeva comunque una massa sufficiente per poter fare un’analisi.

DOMANDA - Certo. Le farei qualche domanda su alcune delle discariche, lei ne ha già parlato, per alcune ho bisogno di fare le domande proprio di chiarimento perché ho dei problemi di corrispondenza tra le indicazioni dell’allegato B del capo di imputazione e questo. La discarica 31 e 32, cosiddetto eliporto, corrisponde a quella di cui al punto 1 dell’allegato B della contestazione?

RISPOSTA - Lei sta parlando del capo di imputazione?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Io non conosco il capo di imputazione.

DOMANDA - L’allegato B... ah, non lo conosce?

RISPOSTA - No, io so che la discarica isole 31 e 32 per me è la, è il punto 1 della cartografia che ho allegato alla relativa annotazione di P.G. consegnata al Pubblico Ministero.

DOMANDA - Nessun problema, allora evitiamo tutte queste domande. Parlando sempre della 31 e 32 se non riassumo male il suo discorso dell’altro giorno, lei ha definito il catanga, che faceva parte di quest’area, come l’area maggiormente interessata dallo sversamento di rifiuti, lei ci ha anche detto che il campione A32A è quello che mostra le maggiori concentrazioni, questo campione è stato analizzato sia dal PMIP di Mestre che da quello di Brescia, io vorrei chiederle se può riferirmi i risultati delle analisi di questi, di questo campione, dell’A32A del PMIP di Mestre e di quello di Brescia, con riguardo all’arsenico, al cadmio, al mercurio e alla trielina?

RISPOSTA - Devo tirarlo fuori perché non...

DOMANDA - Se posso aiutarla, dovrebbe essere foglio 93 e foglio 164, 93 è Brescia e 164 è Mestre, sempre degli allegati al rapporto 4/12/95.

RISPOSTA - Se mi ripete, il sondaggio è il numero?

DOMANDA - A32A, e il campione...

RISPOSTA - Da un metro a 2 metri e il campione B da 8 a 9 metri, giusto?

DOMANDA - Sì. Mi interessava per esempio il valore dell’arsenico trovato in questo campione dal presidio multizonale di, il PMIP insomma di Brescia, e da quello di Mestre.

RISPOSTA - Allora, partiamo con il?

DOMANDA - Arsenico.

RISPOSTA - Allora, A32B.

DOMANDA - A32A.

RISPOSTA - Io non ho... ho un istogramma...

DOMANDA - Se crede, posso leggerli io.

RISPOSTA - No, forse ce l’ho, eccolo qua. Allora, l’arsenico per quanto riguarda il certificato d’analisi di Brescia, mi dà 3, invece per quanto riguarda l’arsenico per il laboratorio di chimica di Venezia mi dà 16,6.

DOMANDA - Se mi dice cortesemente anche il cadmio.

RISPOSTA - Il cadmio 27 per Brescia ed 0,2 per Venezia.

DOMANDA - Se cortesemente legge anche il mercurio e la trielina.

RISPOSTA - Mercurio per Brescia 35 e per Venezia 2.2. La trielina invece per Brescia è 1224 e 650 per Venezia.

DOMANDA - Io vorrei evitare di far perdere tempo al Tribunale e a tutti, situazioni assolutamente analoghe e con valori con questi scarti si hanno per i campioni A32B, A33B, A42B, A43C, A44A, A44B, sempre in relazione agli stessi parametri, lei può darmi una sua opinione, una sua spiegazione? Perché sono il medesimo campione analizzato in due laboratori di analisi diversi, sono la gran massa dei campioni.

RISPOSTA - Qui bisognerebbe spiegare un po’ com’è avvenuto la metodologia analitica, cioè io questo non sono in grado di riferire circa le modalità analitiche, è ovvio che anche a me sembra abbastanza anomalo questo dato.

DOMANDA - Sono i medesimi campioni, cioè sono quei campioni fatti con quelle modalità di prelievo...

RISPOSTA - A32A, sono 4 vasetti della stessa carotatura.

DOMANDA - La ringrazio. Posso fare una domanda a questo punto per la discarica Ecormed. Ci ha riferito che il terreno è stato ceduto da Montedison a Ecormed nel 1989, le chiedo molto banalmente se è in grado di confermare questa data, perché a me risulterebbe dall’atto di compravendita che è di due anni e mezzo anteriore la cessione...

RISPOSTA - Nel ‘91 dice?

DOMANDA - No, lei ha detto che la cessione è avvenuta da Montedison a Ecormed nell’89, io avrei un atto di compravendita in cui questa operazione, la cessione del terreno, è datata di anni e qualche cosa prima, perché è dell’87.

RISPOSTA - Sì, il dato assunto sul rapporto, sono dati di un’indagine penale quindi saranno più attendibili i suoi sicuramente.

DOMANDA - Discarica isole 59 e 61, nella sua deposizione ed anche soprattutto nella slide che lei ha mostrato... documenti ulteriori, si riferisce che non è nota la quantità di materiale scaricato - parlo della discarica isole 59 e 61 - per via dei pochi sondaggi che sono stati fatti, è corretta la mia interpretazione su questo punto?

RISPOSTA - Sì, cioè non si è potuto, il nostro obiettivo era quello di, ovviamente siccome nessuno collaborava nel dirci dove erano i rifiuti, ovviamente le risorse a disposizione erano talmente limitate che io dovevo cercare in qualsiasi modo di risparmiare l’attività investigativa nel senso di effettuare delle carote solo nei punti dove ero più sicuro che ci fosse rifiuto, perché se io andavo a carotare e non trovavo nulla, ovviamente era un carotaggio che purtroppo andava perso per quanto riguarda le mie consistenze economiche messe a disposizione, quindi ovviamente quando noi in un’area accertavamo che c’era la presenza di rifiuto per noi era già sufficiente, è ovvio che per fare una stima bisognava ovviamente scavare, bisognava fare tutto un altro tipo di indagine, l’abbiamo fatto più dettagliatamente nei comparti 31 e 32, quello sì.

DOMANDA - Le ho fatto questa domanda, mi rendo ben conto che lei giustamente sceglieva dal suo punto di vista di andare a fare la carota e a prelevare nel luogo dove magari visibilmente vedeva che c’era qualche cosa che non andava, le ho fatto la domanda però perché sempre in quel allegato del capo di imputazione, che però lei non conosce, quindi in realtà mi spiace di far...

RISPOSTA - Avevo ben altre problematiche da risolvere in questi periodi.

DOMANDA - Siccome si fa una valutazione in termini quantitativi, si dice 1.340 metri cubi, mi domandavo evidentemente non è sua la fonte insomma?

RISPOSTA - No, probabilmente, cioè lei dice nel comparto?

DOMANDA - No.

RISPOSTA - Queste discariche situate in tre zone all’interno del Petrolchimico, 59, 60 e 61 confinanti con il Malamocco Marghera occupa una superficie pari a 270 metri quadri; allora questi dati si riferiscono a indagine geologica e studio geologico qualitativo delle acque sotterranee aprile ‘96 consorzio Baisi dell’Acquater, cioè se io in alcuni punti da me sondati metto i quantitativi e metto la superficie è perché li ho acquisiti tramite studi che io ho sequestrato, ho acquisito nelle mie attività di Polizia giudiziaria.

DOMANDA - Va benissimo, soltanto che anche a me risultava quel dato della superficie, cioè 270 metri quadri, siccome nel capo di imputazione c’è scritto 1340 metri cubi, che è un volume, mi domandavo se era una sua fonte questa.

RISPOSTA - No, le spiego il perché, è ovvio che noi abbiamo fatto questa attività di indagine nel 1995, ovviamente poi dopo abbiamo acquisito questi studi ed allora in varie annotazioni di P.G. si è anche variato il dato, cioè si è riportato al Pubblico Ministero delegante alcuni dati aggiornati come gli scavi, come tanti altri aspetti. E` per essere più precisi.

DOMANDA - Certo, nessun problema. Sempre in relazione a, credo, materiali provenienti da questa discarica, cioè dalla 59 e 61, io credo che siano quelle che lei ha denominato come campioni con la lettera dell’alfabeto C?

RISPOSTA - Sì, è la zona operativa denominata C, e soprattutto quel punto dove è denominato zona C C10.

DOMANDA - Io dovrei rifarle la solita domanda di prima, arrivo con i foglietti. Questo dovrebbe essere il campione C1/4.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - C1/4 è il campione che lei ha prelevato e ha diviso in frazioni e ha mandato, come ci ha spiegato prima, al laboratorio di Brescia del PMIP e a quello di Mestre. Io le chiederei cortesemente se può leggere i valori che riguardano l’arsenico, il cadmio, il mercurio e la trielina.

RISPOSTA - Per quanto riguarda l’arsenico, per quanto riguarda Venezia, abbiamo 19.9, Brescia invece è 3, per quanto riguarda il cadmio Venezia 6.4, e Brescia 3. Per quanto riguarda il mercurio 0,1 per Venezia e 0,1 per Brescia.

DOMANDA - E` inferiore a 0,1.

RISPOSTA - Sì, d’accordo, sì, chiedo scusa. Invece per quanto riguarda la trielina abbiamo Venezia 0,01 e Brescia non rilevabile.

DOMANDA - Per evitare la solita perdita di tempo la stessa identica situazione si verifica con il campione C5/2, C7/2, C8/1, C10/1A, C10/1B, anche qui la domanda è retorica a questo punto, visto quello che lei ci ha risposto prima, qual è, se vi è una spiegazione di questo strano fenomeno. Faccio rilevare, anche se sono un povero laureato in giurisprudenza, non è che confrontandoli con quelli di, dell’altro campione notiamo che le differenze, gli scostamenti sono nel senso che per esempio sempre Brescia è più basso per l’arsenico e sempre Mestre-Venezia è più alto per l’arsenico, no, hanno un andamento completamente ondivago. Due domande sulla discarica Ausimont. Ah, no chiedo scusa, rinuncio alla domanda sulla discarica Ausimont perché lei ci ha già dato una risposta alle domande prima. Discarica Montefibre, qui io proprio non sono riuscito a intendere come sia collocata, nel senso, lei ha citato due zone distinte della discarica Montefibre, una zona detta comparto ottavo e una zona comparto undicesimo e dodicesimo; sono la medesima discarica, sono due discariche autonome?

RISPOSTA - Sono due siti completamente distinti, la discarica Montefibre comparto dodicesimo, undicesimo e dodicesimo è una discarica che noi abbiamo scoperto a seguito acquisizione e sequestro di documentazione, in particolare dello studio effettuato dalla (Damens and Gurl International) il 14/10/96, invece per quanto riguarda la discarica Montefibre comparto ottavo, lì a seguito di un esposto anonimo dove ci riferiva che vi erano oltre 1.200 fusti in metallo sepolti, siamo subito partiti e abbiamo fatto prima un’indagine con il georadar per vedere se effettivamente c’erano dei fusti, poi successivamente abbiamo fatto a quel punto lì dei sondaggi, abbiamo rinvenuto anche in questa area, appunto, i rifiuti che è stata denominata comparto 8, e qui proprio abbiamo fatto anche uno studio sul quantitativo dei rifiuti depositati nell’area. Quindi sono due siti completamente distinti.

DOMANDA - La ringrazio. Parliamo dell’isola 53, scusi se... 35, scusi.

RISPOSTA - Anche questa qui è una discarica, cioè diciamo è più un sito...

DOMANDA - Mi perdoni, ispettore, le volevo fare un domanda molto più ristretta sulla discarica 35, se lo desidera, se il Tribunale vuol sentire, per carità, ma io volevo soltanto chiederle questo: parlando, nella udienza in cui lei è stato sentito, di questa discarica, di questo sito, lei ci ha detto - corrisponde alla pagina 97 del verbale di quel giorno - che risultano presenti residui di aspetto similare a quelli individuati nelle zone 31 e 32; posso chiederle su che cosa si basa questa somiglianza?

RISPOSTA - Sull’aspetto esclusivamente visivo.

DOMANDA - La ringrazio. Lusore-Brentelle, lei riferisce, a proposito della discarica canale Lusore-Brentelle, la presenza di sostanze, in particolare mercurio e idrocarburi, riferisce le sostanze agli sversamenti degli anni ‘70; può essere, nei limiti del possibile, un po’ più preciso su questo punto?

RISPOSTA - No, io qui posso dire, le posso citare alcune date dell’avvio degli impianti, soprattutto quelle del cloro-soda e del cloruro vinile monomero, che sono gli autori fondamentali dell’apporto di quei residui in quel canale, e poi dopo la datazione di chiusura perché, appunto, c’è stato un intervento di sistemazione delle condutture, cioè sono stati intercettati i relativi scarichi e portati nell’SG31, cioè nell’impianto di depurazione, quindi dall’80 si presume che non siano più avvenuti scarichi in quel canale, seppur attualmente ci sono alcuni scarichi che io non conosco, comunque per quanto riguarda il cloruro vinile monomero, il CVM e il cloro-soda sono stati proprio captati e portati in impianto di depurazione dal 1980.

DOMANDA - La ringrazio. La discarica Sordon. Saprebbe dirmi chi è il proprietario di quell’area?

RISPOSTA - No. Io le posso citare solo il tipo di residuo depositato, comunque l’insediamento è denominato insediamento (Caffaro), quello che io so. Diciamo che l’indagine è stata fatta in riferimento al tipo di rifiuto rinvenuto e collegato al tipo di impianto che poteva produrlo.

DOMANDA - No, le domandavo questo perché risulterebbe a me che la zona si chiama discarica Sordon perché lì c’era un’industria chimica che si chiamava Sordon.

RISPOSTA - Sì, so che il dottor Pavanato della Provincia ha in dettaglio spiegato la proprietà di quest’area che io non ricordo, io le dico solo che la mia analisi è stata fatta sul rifiuto rinvenuto e sulla provenienza dello stesso.

DOMANDA - Senta, posso fare una domanda che non so se è tanto corretta fatta ad un teste, ma insomma, ci proviamo, semmai il Pubblico Ministero si opporrà. Se io le dico che cosa produceva la ditta Sordon, perché mi pare di capire che lei dice: posso dirvi che cosa sono i rifiuti e riferire qualche cosa, la ditta Sordon - non è che lo dico io, l’ho ricavato dal censimento della provincia di Venezia, quello del ‘98 - produceva acido solforico da pirite, fertilizzanti e catalizzatori. La ditta Sordon quindi produceva questa mercanzia qua, i rifiuti che lei ha trovato in questa discarica sono, non le chiedo altro, compatibili con questo tipo di produzione, cioè, c’entrano qualche cosa?

RISPOSTA - In parte potrebbero anche c’entrare, ovviamente noi abbiamo trovato anche idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti, soprattutto mercurio.

DOMANDA - Ripeto, produceva acido solforico da pirite.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - La discarica Campagna Lupia. Anche qui, la proprietà della discarica negli anni ‘70 lei sa di chi fosse?

RISPOSTA - Mi può dire la denominazione della discarica?

DOMANDA – Campagna Lupia, lei l’ha chiamata discarica ex Rasego Lughetto, punto 16.

RISPOSTA - Perfetto.

DOMANDA - Prima della Ornella S.n.c. di chi era?

RISPOSTA - No sul...

DOMANDA - Sulla precedente proprietà.

RISPOSTA - No.

DOMANDA - L’ex Rasego non le dice nulla?

RISPOSTA - Ho sentito lo stesso Pavanato che parlava che era una ditta collegata alla Montedison però non le so dire altro.

DOMANDA - A me risulterebbe per la verità collegata alla Sordon, era la stessa azienda della Sordon, e faceva le medesime cose. Bene, senta, le risulta - e con questo credo di aver finito, se non mi istigano a fare domande, ma non ne ho più voglia, e poi sono dati che possiamo ricavare da documenti - mi interessava invece questo: se lei ha effettuato o le risulta che siano stati effettuati campionamenti sulle acque dei pozzi esterni, i pozzi esterni al Petrolchimico?

RISPOSTA - Sì, li abbiamo fatto noi, adesso non ricordo quanti, potrei tirare fuori l’annotazione di P.G. per essere più preciso. Mi scusi, ma siccome è scritto molto, trovare l’annotazione di P.G.... però le confermo, ho fatto io i campionamenti su alcuni pozzi artesiani a monte del Petrolchimico.

DOMANDA - Che cosa ha trovato?

RISPOSTA - Nulla di rilevante, solo, mi sembra, su un campione è stato trovato del DDT.

DOMANDA - Pesticidi?

RISPOSTA - Sì.

 

Avvocato Cesari: signor Presidente, solo per comodità del Tribunale, volevo ricordare che i documenti di cui ha parlato il professor Bettiol e pure ho parlato io nel corso del controinterrogatorio, sono stati prodotti sin dall’11 maggio del ‘98, una delle prime udienze, tutti documenti allegati a questa memoria dell’11 maggio ‘98. Capisco che il Tribunale possa avere difficoltà a recuperarla nel mare di carte che ormai si è sedimentato in questo processo, cercherò di procurarmene una copia della memoria dei documenti, la prossima udienza la deposito.

 

AVVOCATO SCATTURIN

 

DOMANDA - L’avvocato Santamaria prima le ha chiesto se la zona, se la seconda zona industriale sia stata bonificata con materiali inquinanti prelevati dalla prima zona, ora non le pare che questo termine bonificare, che poi significa risanare anche, sia stato usato in maniera impropria, questi materiali sono stati usati per sistemare il territorio? Questo le chiedo, sistemare e non per bonificare?

RISPOSTA - Io ero in difficoltà perché se si parla di imbonimento allora posso anche rispondere, di bonifica è ovvio che io ero in difficoltà nel rispondere.

 

Presidente: benissimo il chiarimento è stato dato.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Alcune domande qua e là perché diversi punti sono stati già toccati durante il controesame e quindi volevo chiederle innanzitutto a proposito del canale Lusore-Brentella se l’area è stata posta in sicurezza o che cosa le risulta a questo proposito?

RISPOSTA - Allo stato attuale nessun intervento è stato fatto, la Montedipe so che ha presentato due progetti uno nel ‘90 ed uno nel ‘92 su richiesta della Regione...

DOMANDA - Nel ‘92 era già Enichem Anic.

RISPOSTA - Sì. Poi successivamente Enichem presentava un nuovo progetto di bonifica a seguito provvedimento del 27 luglio ‘97 della Provincia di Venezia e ordinanza sindacale del Comune di Venezia.

DOMANDA - Che provvedimento era questo?

RISPOSTA - Un provvedimento di presentare comunque degli studi e infine ad un nuovo progetto di bonifica che prevedeva l’asporto di questi fanghi inquinati nel canale Lusore-Brentella, l’Enichem ha presentato ricorso alle relative autorità preposte e comunque l’Enichem dalla documentazione che io ho acquisito...

DOMANDA - Ha fatto ricorso le risulta per quale motivo?

RISPOSTA - Ha impugnato sia l’ordinanza sindacale che il provvedimento provinciale, perché non vuole accollarsi le spese per la bonifica, l’Enichem sostiene che è sua intenzione di dare un apporto tramite studi specifici per quanto riguarda la fattibilità della bonifica, ma per i costi che si aggirano intorno ai 40 miliardi, dalla documentazione su uno studio della Provincia di Venezia, non intende accollarsi le spese.

DOMANDA - E a tutt’oggi, in conclusione, su questo canale non c’è nessuna attività di bonifica o messa in sicurezza?

RISPOSTA - No, allo stato attuale il canale com’era...

DOMANDA - Com’era prima. Un’altra questione relativa alla discarica Ecormed, le volevo chiedere se le risulta se è stata bonificata in qualche maniera?

RISPOSTA - Nessuna bonifica è stata tuttora posta in essere.

DOMANDA - Sulla discarica di San Giuliano lei ha già parlato, poi se ne è parlato... ha presentato anche le schede relativamente ai prodotti che si trovavano all’interno, l’acido ftalico, fondami di distillazione, catalizzatori esausti, code e altobollenti clorurati, le volevo chiedere solo se le risulta che ci sia un’attività di messa in sicurezza e ad opera di chi?

RISPOSTA - Sì, a San Giuliano sta operando il Comune con i propri mezzi finanziari alla messa in sicurezza dell’area.

DOMANDA - Analoga domanda per quanto riguarda la discarica Pili, lo stesso lei ha già parlato del materiale che conteneva e che contiene, e cioè ci sono interventi di bonifica in atto, ad opera di chi e a spese di chi?

RISPOSTA - No, anche in questo caso non c’è nessun intervento di bonifica, seppur l’area è stata completamente recintata in quanto vi è una fonte di radiazione superiore 10 volte al valore naturale, so che vi è in atto uno studio da parte del Consorzio Venezia Nuova, però nessun intervento è stato posto in essere.

DOMANDA - Quindi solo a livello di studia ancora?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - La discarica che viene indicata come 43 ettari, c’è un’attività su questa discarica di messa in sicurezza totale o parziale e ad opera di chi?

RISPOSTA - Quest’area è stata mi sembra comperata dal Comune il quale sta provvedendo a una bonifica parziale di 10 ettari su 43 ettari inquinati.

DOMANDA - Un’ultima questione riguarderebbe alcune domande relativamente al cosiddetto arbitrato Enichem-Montedison cui si è fatto cenno ripetutamente sia durante l’esame che durante il controesame. Le volevo chiedere di specificare un attimo meglio, su questo punto c’era stata anche una riserva da parte sua, quali sono le discariche che vengono in contestazione in questo arbitrato e quali sono i punti specifici per la parte che l’hanno interessata?

RISPOSTA - Sì, allora, ovviamente se io ho contestato alcune discariche all’interno delle mie annotazioni di P.G. è proprio dovuto al fatto anche perché sono proprio venuto a conoscenza, poi dopo a seguito di acquisizione, di un arbitrato Enichem-Montedison fatto - vediamo se riesco a essere preciso - allora, ho acquisito dei fascicoli di una vertenza arbitrale sorta tra Enichem e Montedison nel settembre del 92, in particolare i fascicoli allegati alla memoria 31/3/93 di Enichem, soprattutto posso citare i singoli fascicoli, il fascicolo 26 dove Enichem contesta alla Montedison la realizzazione di 4 aree, 4 discariche interne al Petrolchimico denominate rispettivamente zona 32, discarica ex Ceneri, zona Campazzo, discarica Montefibre, nelle quali erano stati depositati e interrati nel tempo rifiuti provenienti dagli impianti dello stabilimento.

DOMANDA - Poi questa che fascicolo era?

RISPOSTA - Questo qui era il fascicolo 26 scheda 14.6 titoli A, B e C, poi sulle altre pagine vengono descritte dettagliatamente le aree che prima ho citato con relativi, con relativa superficie e relativi quantitativi dei rifiuti.

DOMANDA - Facciamo un rinvio ai numeri, volevo soltanto che venissero indicati i tempi di progettazione....

RISPOSTA - Tutto...

DOMANDA - Poi i documenti verranno letti...

RISPOSTA - Quello che io ho letto in particolare, che avevo sottolineato, è che Montedison aveva omesso di fornire ad American Appraisal qualsiasi indicazione relativamente a quanto riportato nel punto 1, ovverosia queste discariche; invece per quanto riguarda le aree esterne, cioè le discariche esterne che io ho contestato, si trovano nel fascicolo 33 scheda numero 14.5.

DOMANDA - E quali sono?

RISPOSTA - Anche qui intorno a Porto Marghera nelle località: Dogaletto, Lugo, Lughetto, Malpaga, Sabbioni, Oriago, Marghera, Marocco, Lobegano, San Giuliano, Fusina, Malcontenta, esistono diverse discariche non autorizzate esistenti di terreni di terzi realizzate, gestite nel periodo 1960-1980 da Montedison che vi ha depositato i rifiuti provenienti dalla produzione dello stabilimento di Porto Marghera, ed anche qui in questo caso, nelle schede successive, vengono, appunto, descritte.

DOMANDA - Poi vengono descritte ed anche qui non le chiedo i numeri, poi c’è un fascicolo 34.

RISPOSTA - Fascicolo 34 e qui è la discarica Ecormed. Anche qui l’Enichem dice che anteriormente al 30/6/79 Montedison ha realizzato e gestito in area limitrofa allo stabilimento di Porto Marghera una discarica abusiva di rifiuti provenienti dalle produzioni effettuate nello stabilimento stesso. Ma quello che io qui volevo evidenziare, no, forse è quello successivo...

DOMANDA - Poi il fascicolo 35.

RISPOSTA - Sì, il fascicolo 35 che riguarda il canale Lusore-Brentella, anche qui in data anteriore al 30/6/79 lo stabilimento di Porto Marghera, le acque reflue provenienti dall’attività produttiva e ivi esercitate sino al ‘76-’77, anni in cui entrarono in funzione gli impianti di depurazione vennero per più anni scaricati con il loro carico di mercurio e idrocarburi clorurati, e qui in particolare io leggendo questa nota avevo letto, come in altre note precedenti, che l’Enichem dichiarava le circostanze di cui ai capi precedenti sono ben note, a parte Montedison, tuttavia nel caso in cui taluna della circostanze indicate ai punti da 1 a 5 sia contestata da controparte si chiede che su quelle contestate sia ammessa prova per testi con riserva di indicare i nominativi. Io questi testi li ho cercati da 4 anni e l’omertà è stata assoluta, io non ho mai saputo nulla di tutto questo.

DOMANDA - E quindi tutte queste, questi siti che lei ha letto adesso rispondendo alle ultime mie domande, sono i siti che vengono contestati nella memoria del marzo ‘93 di Enichem-Montedison?

RISPOSTA - Sì.

 

AVVOCATO CESARI

 

DOMANDA - Se risulta all’ispettore chi sia il proprietario del canale, dell’alveo del canale Lusore-Brentelle?

RISPOSTA - Il demanio.

DOMANDA - Se conferma che gli scarichi sono terminati nell’87?

RISPOSTA - No, io prima ho detto che per essere proprio puntuale, poi dopo mi è stato contestato da parte del Giudice, giustamente, che avendo io acquisito elementi di prova da un soggetto non idoneo, quindi.. però dalla documentazione storica, anche da altri consulenti tecnici che ho sentito qui in queste ultime udienze, si può datare intorno al 1980, cioè nell’anno in cui effettivamente ci sono state le captazioni degli scarichi, soprattutto del cloruro di vinile monomero e del cloro-soda e portati nel relativo impianto SG31.

 

AVVOCATO STELLA

 

DOMANDA - Solo una mezza domanda, perché forse non si è capito. La ragione per la quale Enichem ha impugnato il provvedimento sindacale del Sindaco, etc., c’è il problema del costo, ma la ragione di fondo è che si tratta di un sito di proprietà demaniale, questa è la domanda dell’avvocato Cesari, cioè la ragione del ricorso è questa.

RISPOSTA - No, ma io non...

DOMANDA - Volevo che fosse chiara la ragione del ricorso, non è perché Enichem si tira indietro di fronte al costo, ma perché il problema è di stabilire in virtù di quali ragioni Enichem si debba accollare il costo del Lusore-Brentelle visto che la proprietà è demaniale.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Risulta anche a lei che a partire dal 1996, poi ancora con l’accordo di programma della chimica, competa al Magistrato delle Acque e all’autorità portuale il dovere di bonificare i canali industriali e quindi anche il canale Lusore-Brentelle?

RISPOSTA - Sì, confermo.

 

Avvocato Schiesaro: c’è ovviamente opposizione da parte nostra perché in ordine all’esistenza di doveri di bonifica... scusate un momento, in ordine al giudizio dell’esistenza di norme giuridiche che prevedano il dovere di bonifica, intanto non è certo...

RISPOSTA - Allora non ha capito la mia risposta, ho detto che spetta sì ad un ente proposto, però le spese devono essere accollate a chi ha commesso il fatto. Quello intendevo dire.

 

Avvocato Schiesaro: io volevo fare opposizione prima della risposta che tendesse a dire che non è ammissibile una domanda sugli obblighi giuridici della pubblica amministrazione al testimone, dal momento che tutti possiamo leggere le norme e che possiamo benissimo capire quali sono...

 

Avvocato Bettiol: teste qualificato, Polizia giudiziaria, quindi ha tutto il diritto e il dovere di risposta.

 

Avvocato Schiesaro: la Polizia giudiziaria risponde sulle domande tecniche che riguardano gli atti compiuti, poi se parliamo di..

 

Presidente: va bene, siamo perfettamente d’accordo, non credo che ci siano discussioni in proposito, bene, d’accordo, può andare allora.

 

Avvocato Berasi: signor Presidente, volevo fare soltanto una domanda.

 

Presidente: certo.

 

AVVOCATO BERASI

 

DOMANDA - Lei ci ha fatto indicazione a una memoria di Enichem che contestava la presenza di discariche risalenti a data anteriore all’89 non denunciate da Montedison; successivamente, sulla base dei dati acquisiti da lei e delle memorie che eventualmente Montedison ha depositato, vi erano delle contestazioni da controparte Montedison, sull’esistenza di queste discariche, sulla loro entità e sulla loro attribuibilità?

RISPOSTA - Io ho letto alcuni atti, però non sono in grado di riferire, so che comunque la Montedison ovviamente avrà fatto le sue determinazioni in merito.

DOMANDA - Non sappiamo esattamente...

RISPOSTA - Io non ho acquisito documentazione.

 

Presidente: bene, può accomodarsi. Facciamo 5 minuti...

 

Avvocato Stella: prima, Presidente, abbiamo un problema che forse è meglio risolvere adesso. L’avvocato dello Stato mi fa presente, come aveva già detto, che domani non ci sarà, so che quindi chiederebbe che i suoi consulenti venissero sentiti oggi, noi non abbiamo nulla in contrario, il problema è il Pubblico Ministero.

 

Presidente: c’è un problema?

 

Pubblico Ministero: il problema non è ovviamente mio, il problema è delle esigenze dei consulenti citati per oggi e sono i professionisti che mi hanno fatto presente alcuni che domani non potevano venire, quindi è semplicemente questo il problema, quindi bisogna vedere anche i consulenti dell’Avvocatura dello Stato se portano via due ore è un conto, o sapere, ad esempio i consulenti del Pubblico Ministero che vengono da fuori, ad esempio ci sono: dottor Turrio Baldassari, dottor Micheletti, dottor Sesana, ingegner Zapponi, e ingegner Rabitti, e il dottor Fanelli e il dottor Guerzoni.

 

Presidente: non è che li possiamo sentire tutti oggi questi.

 

Pubblico Ministero: infatti, qualcuno in particolare mi ha segnalato problemi di impossibilità per domani, adesso lo richiederò nella pausa in questi 5 minuti.

 

Presidente: vedete un attimo se è possibile, anche tenuto conto di quelle che sono le domande di controesame che devono fare i difensori, sentire quelli che per domani hanno una impossibilità di venire, parlo di quelli del Pubblico Ministero ovviamente, così da poter inserire i due della parte civile Avvocatura dello Stato che domani è assente.

 

Pubblico Ministero: sì, certo, sarebbe forse utile se ovviamente...

 

Presidente: altrimenti quelli dell’Avvocatura dello Stato li sentiremo la prossima settimana.

 

Pubblico Ministero: quell’altra ancora credo che andranno, non è che domani finiamo tutti quanti, sono già le 4.40, non è che domani...

 

Presidente: va bene, ma adesso vedete un attimo... ma io poi vorrei pregare nel controesame di concentrare abbastanza questo controesame e di fare delle domande che siano davvero rilevanti e pertinenti rispetto alla relazione, all’audizione, a ciò che hanno esposto, ho sentito oggi delle domande un po’ eccentriche rispetto, diciamo così, al contenuto dell’esposizione che hanno fatto questi consulenti, quindi cerco di... cercate di, questo è il mio suggerimento, di fare delle domande che siano davvero pertinenti ed oltretutto anche rilevanti rispetto ad un controesame. Quindi sono sicuro, adesso nelle due ore che ci restano riusciremo, a fare abbastanza, a sentire almeno in controesame 4 persone.

 

Pubblico Ministero: se ovviamente, sempre con riserva, nell’ottica della richiesta ci può essere indicato quali sono i consulenti più rapidi, anche di quelli del Pubblico Ministero...

 

Presidente: parlate adesso in questi 5 minuti. Riprendiamo. L’avvocato Mucciarelli aveva precisato che i dati a cui aveva fatto riferimento per quanto attiene alle analisi che erano state effettuate li aveva rilevati dallo stesso rapporto dell’ispettore, rapporto 4/12/95 dell’ispettore Spoladori, e il Pubblico Ministero prende atto che i dati effettivamente erano stati recepiti da tale rapporto e anzi non solo ne prende atto ma ne dà atto anche.

 

Pubblico Ministero: e che non riguardavano i dati poi delle consulenze tecniche.

 

Presidente: sì, riguardavano esattamente il rapporto dell’ispettore Spoladori ma non invece i dati riportati nelle altre consulenze del Pubblico Ministero. Bene, allora, sentiamo adesso quali sono gli accordi raggiunti per quanto riguarda l’audizione, il controesame dei consulenti.

 

Avvocato Schiesaro: i nostri consulenti, io domani ho un processo a Belluno, a ritorno da Belluno, nel pomeriggio, riuscirei a far sentire loro due, se il Tribunale fosse disponibile ovviamente, quindi io proporrei di spostare i miei due consulenti nel pomeriggio di domani, quindi il tempo di arrivare da Belluno...

 

Presidente: allora proseguiamo con quelli del Pubblico Ministero.

 

Pubblico Ministero: possiamo proseguire con i consulenti, se va bene all’avvocato Stella, dei primi intervenuti, cioè il dottor Turrio Baldassarri, il dottor Fanelli, il dottor Bonamin.

 

Avvocato Garbisi: mi inserisco, Presidente, sul problema del programma di lavoro di domani. Il professor Rindone, mi è stato anticipato dalla difesa Enichem che alcune domande dovrebbero essere fatte, chiederebbe la cortesia di essere sentito al pomeriggio, anche alle 15 insomma, alla ripresa, credo che sia un controesame breve...

 

Presidente: però non vorrei che rimanesse scoperta la mattina.

 

Avvocato Scatturin: i consulenti di Medicina Democratica, così si pensava, dovrebbero essere sentiti nel pomeriggio.

 

Presidente: no, non possono essere sentiti tutti nel pomeriggio.

 

Avvocato Scatturin: per carità, Presidente, io prendo atto, adesso cerco di orientarmi.

 

Avvocato Partesotti: posso aiutare, abbiamo due consulenti, la dottoressa Venier può essere sentita domattina, il dottor Fabbri dovrebbe arrivare in mattinata, quindi potrebbe...

 

Presidente: sì, ma anche quelli di Medicina Democratica saranno senz’altro sentiti nella mattinata, perché ho sentito che quelli della Regione o del Comune, non ho ben capito...

 

Avvocato Garbisi: Rindone ha un problema la mattina, chiedeva...

 

Presidente: ma per il pomeriggio che abbiamo già abbastanza.

 

Avvocato Scatturin: noi siamo sempre stati disponibili, adesso io cerco di accertarmi che...

 

Presidente: sì, però l’esposizione del consulenti suoi, cioè i consulenti della parte che lei rappresenta, è stata molto lunga, io posso presumere che anche il controesame lo possa essere, capisce? Questo è il fatto. E quindi ricondurre il loro controesame al pomeriggio quando già vi sono i due, meglio, ce ne sono tre delle parti civili, Avvocatura dello Stato ed anche Regione, ho l’impressione che non ce la faremo, e la mattina magari potrebbe restare sguarnita, anche perché poi la parte della giornata più produttiva senz’altro è la mattina, perché abbiamo a disposizione più tempo, quindi vi inviterei... Allora, sentiamo, vuole introdurre?

 

Pubblico Ministero: se possono accomodarsi tutti e tre, perché hanno trattato la stessa consulenza in tre parti diverse, il dottor Turrio Baldassarri, il dottor Bonamin, il dottor Fanelli.

 

Presidente: vorrei precisare meglio quello che avevo detto prima per quanto riguarda il controesame, non è che nel controesame si debba introdurre la tesi propria, ma contestare la tesi altrui, poi avrete i vostri consulenti, no? Ecco, che non è la stessa cosa. Allora, questo era un po’ il connotato che avevo rilevato...

 

 

DEPOSIZIONE CONSULENTI

DR. BONAMIN MAURIZIO - DR. BALDASSARI LUIGI T.

DR. FANELLI ROBERTO

 

AVVOCATO STELLA

 

DOMANDA - Giudichi il Tribunale se la tesi è mia o se la tesi è loro...

 

Presidente: adesso non polemizziamo su questo.

 

DOMANDA - No, perché è difficile veramente...

 

Presidente: non facciamo neanche i permalosi...

 

DOMANDA - No, assolutamente, Presidente, è solo che il nostro compito è un punto difficile.

 

Presidente: me ne rendo conto, ma comunque cercate di cogliere lo spirito dell’osservazione, che non è...

 

DOMANDA - Una prima domanda che vorrei fare al dottor Baldassari, io credo che sia pertinente perché riguarda le indagini compiute dall’altro consulente dottor Sesana sui laboratorio di Parabiago e di Berlino, il professor Baldassarri assieme al dottor (Zemachi) e l’altro, chi era, hanno fatto delle considerazioni che, con le quali giudicano inaffidabili i risultati delle indagini svolte presso il laboratorio di Parabiago e Berlino; io volevo sapere se il professor Baldassarri conferma queste sue considerazioni, considerazioni preliminari.

BALDASSARI - Una precisazione, il mio cognome è Turrio Baldassarri, riguardo alle...

DOMANDA - Gliela mostro, la vuole?

TURRIO BALDASSARRI - Sì, perché... Rileggo perché non ho perfettamente... io ricordavo che si facevano degli appunti sul sistema di classificazione dei campioni, ma non sulle analisi in particolare, anche perché...

DOMANDA - E` alla fine il giudizio.

TURRIO BALDASSARRI - No, non viene posta in dubbio esplicitamente l’affidabilità delle analisi, quello che viene notato è che manca il materiale per valutarla, cioè non ci sono delle informazioni a corredo che aiutino chi legge il certificato che era, mi ricordo, molto stringato, ad acquisire, ad avere informazioni proprio su elementi di affidabilità, questo non significa necessariamente che l’analisi non sia affidabile, solo che non è descritto.

DOMANDA - Sì, la distinzione è sottile, in sostanza voi avete espresso delle riserve sulle indagini compiute, cioè sia a Parabiago che a Berlino?

TURRIO BALDASSARRI - No, abbiamo messo in evidenza che mancavano alcune informazioni accessorie, non necessariamente messo in dubbio l’affidabilità delle analisi, sono, non è una distinzione solo formale, è che io, se mi arriva un bollettino di analisi e non ho altri elementi, se non ci sono elementi a corredo non posso a priori valutare l’affidabilità delle analisi.

DOMANDA - Quindi mancavano gli elementi a corredo?

TURRIO BALDASSARRI - Ne mancavano alcuni.

DOMANDA - Comunque io la riproduco al Tribunale perché così ognuno riuscirà a leggere quello che c’è scritto. Io adesso vorrei farle, valuti lei, Presidente, il professor Baldassarri insieme al dottor Zemachi e Di Domenico aveva fatto sia in rapporto poi dell’Istituto Superiore di Sanità sia la relazione mi sembra del novembre ‘96 predisposta su incarico della Procura circondariale, è così?

TURRIO BALDASSARRI - Sì.

DOMANDA - Allora, io volevo solo chiedere se conferma il professor Baldassarri queste due conclusioni: allora, in questa consulenza, novembre ‘96, ha scritto che tutte le concentrazioni di diossine rinvenute nel biota lagunare sono di fatto propriamente confrontabili con i livelli frequentemente riscontrate in zone sotto l’influenza di un impatto antropico diretto da moderato o trascurabile; conferma lei questo?

TURRIO BALDASSARRI - Sì, questo credo che sia il rapporto per il Ministero della Sanità, l’allegato 3 della...

DOMANDA - Sì, io ho segnato la relazione...

TURRIO BALDASSARRI - E` l’allegato 3 al rapporto per il Ministero della Sanità. Sì, ovviamente confermo quello che c’è...

DOMANDA - Poi sempre nello stesso rapporto o relazione c’è l’affermazione secondo la quale "pur notando che nella zona sotto maggiore impatto antropico il biota sembra effettivamente mostrare una tendenza verso un più alto livello di contaminazione che concerne almeno alcuni microinquinanti, si può concludere che i dati finora disponibili delineano una condizione dal punto di vista del rischio per l’uomo che non sembra indicare situazione di particolare preoccupazione o allarme", questa è la frase.

TURRIO BALDASSARRI - Sì, quello che comunque veniva... in questo rapporto per il Ministero della Sanità non veniva svolta una vera e propria stima di rischio, ma delle considerazioni basate sul confronto con i livelli ambientali di campioni di specie similari, quindi erano principalmente mitili e vongole così come riportati dalla letteratura scientifica, quindi di fatto per quello che riguarda, e questa era un’indagine che riguardava principalmente la, riguardava principalmente molluschi, insomma, prodotti di allevamenti, allevamenti che in genere sono in posizioni non influenzate o lontane da fonti di inquinamento. Quindi l’ottica di questo studio era quello di comparare il livello di contaminazione di questi organismi, di questi organismi allevati in zone generalmente lontane dall’impatto antropico diretto e di paragonarli con i livelli di materiale analogo sempre destinato al consumo umano; quindi non era un’ottica basata su una stima, sulla stima del rischio per l’uomo ma su livelli ambientali comparativi.

DOMANDA - Sì, comunque lei quel giudizio conferma di averlo dato, ovviamente.

TURRIO BALDASSARRI - Sì, però in quello studio erano valutati principalmente campioni provenienti da allevamenti, quindi da zone lontane dall’impatto antropico diretto.

DOMANDA - Anche se mi sembra che il Ministero della Sanità volesse sapere proprio se c’era rischio per la salute o no?

TURRIO BALDASSARRI - Il Ministero della Sanità voleva ovviamente avere notizie visto che in quel periodo la, il problema dell’inquinamento della laguna di Venezia era, diciamo, un po’ al centro dell’attenzione anche dell’opinione pubblica e quindi ha ritenuto di chiederci di svolgere questo studio.

DOMANDA - Veniamo adesso alla relazione (PA), spero veramente che non sia sbagliato questa volta il riferimento, questo riguarda proprio i temi che stiamo trattando e che abbiamo trattato. A pagina 40, con riferimento all’area 60, canale industriale nord...

TURRIO BALDASSARRI - Del giugno del ‘96?

DOMANDA - Sì.

TURRIO BALDASSARRI - Pagina 40 mi dice?

DOMANDA - Sì, lei parlava dell’area 60, canale industriale nord e dice: quest’ultima zona è difatti in assoluto la più contaminata di tutta la laguna, in fondo alla stessa pagine dice: mentre l’area 130, mare Adriatico, ha un profilo simile a quello ottenuto per la su ricordata area 60; quindi in sostanza lei dice che il profilo rilevato nel mare Adriatico, area 130, è uguale a quello, sovrapponibile insomma.

TURRIO BALDASSARRI - Sì, in questo studio l’area 130, questo viene affermato nella, e questo viene affermato nel testo di questa consulenza, l’area 130 ha fornito un valore, dei valori di contaminazione e dei profili di contaminazione che sono da considerarsi anomali per un materiale in mare aperto, di fatto viene avanzata l’ipotesi qui in questo studio che in qualche maniera quel materiale provenga proprio da possibili spostamenti, dragaggi...

DOMANDA - Dica meglio, dottor Baldassari, perché poi voi ricordate, chiaramente fate proprio l’ipotesi dei dragaggi.

TURRIO BALDASSARRI - Sì.

DOMANDA - La vuole illustrare questa ipotesi com’è scritta lì, così mi evita di fare la domanda.

TURRIO BALDASSARRI - Devo ritrovare i passi. Adesso faccio un po’ fatica a trovarla, comunque la sostanza era questa, ricordo benissimo, questo sedimento proveniente dal mare aperto aveva dei profili e dei livelli di contaminazione tali da rendere assolutamente plausibile un’ipotesi, quale quella che noi abbiamo formulato, che sia materiale di riporto.

DOMANDA - Attraverso dragaggi.

TURRIO BALDASSARRI - Ovviamente quella del dragaggio è un’ipotesi che abbiamo formulato insieme ad altre.

DOMANDA - Voi tre.

TURRIO BALDASSARRI - E` un’ipotesi ovviamente, però è difficile spiegare lì quel livello di contaminazione, di fatto, se posso aggiungere una nota personale, siccome io ero sulla barca quando abbiamo fatto i campionamenti, ricordo che il campionamento dell’area 130 fu particolarmente difficoltoso perché la carotatura che mandavamo giù tornava su sempre vuoto ed è tornato su pieno una sola volta, perché si svuotava, si svuotava perché era sabbia di mare, grossolana, che quindi non restava dentro, quindi di fatto abbiamo continuato finché non abbiamo trovato un punto in cui qualcosa è venuto su, ed è venuto su perché, com’è stato detto anche stamattina, i fanghi hanno anche una granulometria più fine che fa, cementa un po’ la sabbia e fa in modo che noi abbiamo potuto fare il prelievo. Quindi non è proprio del tutto casuale che l’abbiamo trovata.

DOMANDA - Professor Turrio, vediamo se riesco a farmi perdonare, questa volta facciamo prima, le leggo io il passo, pagina 41 della PA, la sensibile presenza di metalli nei sedimenti campionati nell’area 1, che è quella del canale industriale nord...

TURRIO BALDASSARRI - L’area 1 intende tutta l’area industriale che in questo studio è rappresentato da 4 o 5 campioni diversi.

DOMANDA - Ce li può dire? Non i campioni, le analisi.

TURRIO BALDASSARRI - Dovrei andare a rivedere, comunque erano, c’era il canale nord, lo ricordo perché quello era il più inquinato, quello con i livelli più alti.

DOMANDA - Va beh, comunque la domanda posso fargliela lo stesso. Deriva in massima parte, la presenza di metalli, deriva in massa parte dalle attività industriali pertinenti che hanno luogo nella zona tra cui: A), la produzione e la lavorazione dei metalli non ferrosi quali rame e zinco, quest’ultimo fonte di inquinamento da cadmio; B), un impianto per la produzione di cloro e cloro e idrossido di sodio che utilizza elettrodi di mercurio metallico; il traffico mercantile leggero e pesante e il traffico autoveicolare nella vicina zona di Mestre; D), gli impianti di produzione di energia, e poche righe più sotto ancora: altra sorgente importante di contaminazione dei metalli è l’incenerimento dei rifiuti solidi urbani, a Venezia, com’è noto, era in funzione un inceneritore di RSU, residui solidi urbani, fino a metà degli anni ‘80. E sempre nella relazione a pagina 48 lei dice: tra le industrie presenti a Porto Marghera meritano menzione particolare sia per la specificità che per l’eterogeneità delle lavorazioni le raffinerie di petrolio, le produzioni di metalli non ferrosi di prima e seconda fusione, le produzioni di prodotti chimici organici e inorganici, la produzione di carbon coke, la produzione di energia elettrica, i cantieri navali, l’impianto consortile di depurazione delle acque. Ecco, questa è una bella rassegna, anche se parziale, come industrie che producono contaminazione, ecco, sa dire se tra queste industrie con questi processi di combustione ve ne sono che possono emettere diossine nell’ambiente?

TURRIO BALDASSARRI - Allora, ovviamente l’incenerimento dei rifiuti solidi urbani per quanto riguarda l’aria ed eventuale ricadute poi in mare. Alcune produzioni di metalli non ferrosi, produzione di prodotti chimici organici sicuramente, in qualche misura anche la produzione di energia elettrica, sì, comunque questa, voglio dire, questo studio era stato commissionato, diciamo, rispondeva a dei quesiti di carattere generale, cioè non, i quesiti posti dal Procuratore erano di carattere generale e - eccoli qua - dovevamo descrivere le campionature etc. etc., stabiliscano l’origine, in quanto possibile, l’immediata provenienza degli agenti inquinanti rilevati evidenziando gli eventuali apporti tra gli uni e gli altri e i correttivi effettuati nel complesso nell’ambiente lagunare in particolari zone... sì, quindi era un’indagine di carattere generale per, da un lato appurare lo stato di contaminazione della laguna, dall’altra di fare delle ipotesi sulle possibili provenienze dell’inquinamento, quindi diciamo che era uno studio complesso ma preliminare.

DOMANDA - Io non capisco il preliminare, lei qua fa un elenco di industrie rispondendo ad un quesito preciso del dottor Fortuna, così è...

TURRIO BALDASSARRI - Sì.

DOMANDA - Quindi il problema... è un problema, del resto nella vostra indagine successiva, nella relazione del ‘97 invece non fate più queste ricerche, cioè le ricerche sul canale industriale nord, sulle industrie etc., non le fate più.

TURRIO BALDASSARRI - Perché lì c’erano dei quesiti che erano più specifici, nel senso che il Procuratore chiedeva, dunque, chiedeva di, allora, il collegio dei consulenti determini innanzitutto il più esattamente possibile le quantità dei materiali inquinanti o tossici, tra cui almeno i seguenti indicatori di inquinamento: PCB, cadmio, PCDD, PCDF, IPA, HCB, DDT, rame, mercurio, piombo e zinco, presenti nei reperti prelevati dalle operazioni ispettive iniziate il 23 ottobre ‘95 a cura della Polizia giudiziaria all’uopo delegata da questo ufficio distinguendo tra sedimenti lagunari e gli organismi bentonici nelle varie zone ed ove si applica ai diversi livelli di profondità nonché curando di stabilire, per quanto possibile, l’origine anche temporale dei predetti materiali tenendo comunque sempre presente in senso positivo o negativo lo stabilimento Petrolchimico Enichem di Porto Marghera già gestito da altre società; quindi era, diciamo, un quesito più indirizzato, questo era un procedimento infatti.

DOMANDA - Anche l’altro era un procedimento.

TURRIO BALDASSARRI - Sì, però non c’era una... mentre questo è un procedimento nei confronti di Pisani Lucio + 3, quindi era già individuata evidentemente un’ipotesi.

DOMANDA - Quindi in sostanza voi con la prima indagine avete guardato in generale, avete guardato le industrie, avete guardato l’inquinamento della laguna proveniente anche dal canale industriale nord e dal canale Brentella, tra parentesi, lei ricorda i dati di concentrazione proprio da voi rilevati sul canale industriale nord di diossina?

TURRIO BALDASSARRI - Sono quelli che ho mostrato durante l’esposizione, mi pare che fossero 570 picogrammi per grammo.

DOMANDA - Ecco, nella seconda relazione invece puntate sullo stabilimento, questa è la sostanza?

TURRIO BALDASSARRI - Com’era indicato nel mandato.

DOMANDA - Volevo fare appunto questa precisazione.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Qui nel dibattimento fino ad oggi abbiamo parlato di impronte di distribuzione dei profili etc., io vorrei sapere se lei concorda con quello che io le dico adesso, che cioè quando si parla di impronta del cloro ci si può riferire a una pluralità di processi produttivi all’interno dei quali in qualche modo può intervenire il cloro, quindi non certo esclusivamente produzioni di CVM, PVC, o dicloroetano, le faccio degli esempi, ci sono delle produzioni di magnesio, di alluminio, secondario, di sinterizzazione, nelle quali entra il cloro e che - non so se lei lo sa, e se lo sa spero che lo possa riferire al Tribunale - che in letteratura mostrano distribuzioni dei congeneri simili a quelle perché c’è il cloro nella produzione; lei concorda con me che cioè si deve parlare di un’impronta generica del cloro con riferimento all’intervento che il cloro ha nella produzione o no?

TURRIO BALDASSARRI - Dunque, quando si parla di, concordo con lei nel fatto che quando si parla di impronta del cloro in letteratura viene inteso un determinato, una determinata distribuzione che dà una prevalenza dei congeneri 2, 3, 7, 8 sostituiti rispetto ai congeneri non sostituiti che dà anche una prevalenza del furano, dei furani sulle diossine e che esistono diversi tipi di lavorazione in cui il cloro è usato, però generalmente in maniera massiccia, che danno questo tipo di profilo, questi tipi di profili, che possiamo interpretare come una classe non un singolo profilo uguale per tutte le lavorazioni, però, ecco, sono tutti procedimenti in cui il cloro viene usato in maniera massiccia come materia prima o come reagente, non tanto come sostanza che interviene in impurezze, che possono dar luogo ad un profilo, perché un conto, cioè i due aspetti vanno sempre tenuti in considerazione insieme, un conto è un profilo specifico che però ha un basso livello di contaminazione produce un inquinamento diffuso ma basso, un conto è lo stesso profilo di contaminazione che però produce livelli alti di contaminazione, ovviamente sono due cose diverse, generalmente quelle in cui c’è un impiego massiccio del cloro danno un livello anche alto di contaminazione.

DOMANDA - Lei prima ha fatto un riferimento, mi pare di capire che quindi lei conosca la letteratura relativa agli inventari delle fonti di emissione di diossina negli ambienti, lei sa che...

TURRIO BALDASSARRI - Io so cosa sono gli inventari, conosco parte dei procedimenti attraverso cui si arriva a definire inventari e fattori di emissione, non sono uno specialista del settore inventari.

DOMANDA - Non so se lei conosce una prima stima delle emissioni di diossine e furani in Italia fatta dall’Enea, dal dottor Riccardo De Laurentis, con dei fattori di emissione relativa alle principali fonti, le principali fonti indicate sono: le centrali elettriche pubbliche, gli impianti di combustione del terziario in agricoltura, combustione dell’industria come carbone, lignite, olio combustibile, legna, coke, GPL, nafta, cherosene, gasolio, (petcoke), cemento, impianti di sinterizzazione acciaio, piombo secondario, rame secondario, alluminio secondario, uso di solventi, trasporti stradali; ecco, in questo inventario, che è il primo inventario fatto in Italia, non viene neanche menzionata l’industria che produce CVM, PVC e dicloroetano.

TURRIO BALDASSARRI - Quell’inventario, io ho partecipato anche per un breve periodo a una parte di una commissione che lavorava a produrre o a raccogliere dati per la produzione di questo inventario, ha un problema fondamentale, non si può fare un inventario delle emissioni di diossine in Italia quando non ci sono dati sulle diossine, di fatto quello è fatto principalmente sulla base di dati rilevati dalla letteratura già come elaborati per inventari fatti in altre nazioni.

DOMANDA - Mi pare che lei abbia partecipato a un’indagine metodologica, lei ha redatto una relazione metodologica per stabilire i criteri per formulare un inventario delle diossine, se non sbaglio, insieme a Fanelli, credo, Raccanelli, e ad altri che adesso non ricordo, e avete fatto un espresso riferimento alla laguna di Venezia, avete detto quanto sarebbe utile disporre di un inventario delle fonti di emissione di diossine e di furani proprio nella laguna di Venezia, nella zona industriale, segno che ne sentite l’esigenza come scienziati.

TURRIO BALDASSARRI - Sì, però, ecco, quello che voglio dire è che se non ci sono misure specifiche di diossine in Italia, se non si sa cosa viene fuori... faccio degli esempi, se non si sa perché non sono state fatte o rese note le misure delle emissioni delle centrali elettriche, non sono state fatte per lunghi periodi misure alle principali fonti di emissione, per compilare un inventario italiano ci si basa poi su dati di letteratura, principalmente stranieri, che magari hanno, non sono facilmente adattabili.

DOMANDA - Quindi noi possiamo dire che in Italia siamo ancora agli inizi nella elaborazione di una mappa, di un catalogo rigoroso per quanto riguarda le fonti molteplici antropogeniche e non antropogeniche di emissioni di diossine e furani negli ambienti e che questo accertamento è stato da voi ritenuto tanto più urgente per la laguna di Venezia perché sapete che non è mai stato fatto?

TURRIO BALDASSARRI - Direi che in Italia sicuramente mancano molti dati, questo lo confermo, sul fatto che noi ne abbiamo sentito l’esigenza, diciamo, le consulenze le abbiamo fornite qui per la Procura circondariale, sono una ragione in sé, adesso non possiamo andare a vedere quali sono le nostre motivazioni nell’aver fatto questo lavoro, l’abbiamo fatto perché ce l’hanno chiesto.

FANELLI - Posso aggiungere? Siccome ho partecipato a questo gruppo di lavoro, bisogna fare due precisioni, questo, se ben ricordo, è una valutazione delle emissioni di diossine sul territorio italiano ma per le emissioni atmosferiche, in atmosfera, quindi invece di dati su emissioni di altro tipo, come scarichi idrici, cose del genere, siamo ancora più indietro. Secondariamente bisogna stare attenti quando si fanno queste valutazioni a non trasferire quella che è una valutazione globale sul territorio nazionale come importanza con delle situazioni invece locali che possono far diventare una sorgente che lì non è riportata perché è lo 0,1% del totale sul territorio italiano, ma lo 0,1% di quel totale su scala locale invece può essere molto importante.

DOMANDA - Lei sa benissimo che la zona industriale di Porto Marghera...

FANELLI - Non mi riferisco a Porto Marghera, era in generale.

DOMANDA - Noi abbiamo a che fare con una zona industriale in cui ci sono state centrali elettriche, inceneritori di rifiuti urbani, ospedalieri, impianti di sinterizzazione, sono presenti pressoché tutte le fonti indicate in letteratura.

 

Pubblico Ministero: compresa Enichem e Montedison.

 

DOMANDA - Certo, spetterà a lei provare qual è l’apporto dato da Enichem in questo senso. Dottor Bonamin, mi perdoni, le volevo fare una domanda riferita ad uno studio pubblicato nel 1999 firmato da lei, insieme a Marcolini, Degetto e Giacometti, relativo proprio al tentativo di ricostruire lo sviluppo storico della contaminazione di diossina nella laguna di Venezia; lei aveva, erano stati differenziati in questo lavoro tre aree, l’area A, B e C, rappresentative della prima zona industriale, della seconda zona industriale e del centro storico. Lei mi conferma quello che io leggo nella terza pagina del lavoro che per quanto riguarda i sedimenti delle zone A e B, la parte di sedimento superficiale voi l’avete datata da prima del 1987 perché avete osservato significative erosioni avvenute nell’ultima decade, il senso della mia domanda è questo: questo significa che a vostro avviso gli strati superficiali dei sedimenti sono rappresentativi di un periodo di contaminazione antecedente al 1987, almeno da quello che risulta da questo studio, è così?

BONAMIN - No, nel campo delle pubblicazioni scientifiche di questo di tipo è abbastanza d’uso comune citare autori che hanno avuto nell’ambito di questo studio degli apporti anche parziali, io in questo studio ho partecipato esclusivamente effettuando una serie di determinazioni analitiche, anche perché il mio mestiere è fare il chimico analitico.

DOMANDA - Quindi lei non sa nulla di questo studio?

BONAMIN - Ho copia di quello studio ma non ho partecipato alle valutazioni che hanno portato a quelle conclusioni, sono stato citato nello studio in quanto esecutore delle analisi chimiche, è abbastanza... in questo settore citare tutti gli autori che hanno collaborato anche a parte di questo studio. Per cui non sono in grado di rispondere.

 

 

AVVOCATO STELLA

 

DOMANDA – Sempre, professor Turrio, due domande, lei sa se nelle acque degli scarichi del Petrolchimico a monte, a valle, di traverso, sono state trovate tracce di TGDD?

TURRIO BALDASSARRI - No, io non solo al corrette di analisi, avendo seguito anche stamattina ovviamente ho visto riportate, a volte ho visto riportato sui giornali, però io personalmente non sono al corrente di analisi effettuate su acque.

DOMANDA - Quindi lei non è al corrente delle analisi... scarichi o non è al corrente che c’è o non c’è la TGDD?

TURRIO BALDASSARRI - Ho informazioni sul fatto che sono state fatte delle analisi perché durante il periodo in cui mi occupavo di questi lavori, è stato riportato sul giornale, l’ho sentito dire stamattina...

DOMANDA - Ma non che c’era la TGDD?

TURRIO BALDASSARRI - So che sono state fatte le analisi, e lo so per via indiretta, ma non conosco le analisi, quindi non conosco i risultati.

DOMANDA - Comunque questa la dovrebbe, dovrebbe saperlo perché l’ha scritto lei, nella relazione - ero ingenuo ancora - scrivevo Di Domenico Baldassarri, invece Di Domenico Turrio, cioè che per i PCB i livelli riscontrati nel pescato lagunare sono confrontabili con i livelli riscontrati in aree marine di tipo oceanico; conferma questo?

TURRIO BALDASSARRI - Sì.

DOMANDA - Allora possiamo vedere... passiamo agli altri. Ecco, al professor Fanelli, lei si occupa di IPA ed esaclorobenzene si è occupato nella sua relazione.

FANELLI - Sì.

DOMANDA - E` una specializzazione recente.

FANELLI - No, ho eseguito questa analisi, poi per presentare questi dati ci siamo divisi i compiti, è una cosa funzionale.

DOMANDA - E` vero - una domanda banale, me la perdoni, ma gliela faccio lo stesso - che nella maggior parte dei prodotti di largo consumo si possono trovare concentrazioni anche notevolmente superiori a quello del pescato lagunare?

FANELLI - Di che cosa?

DOMANDA - Di IPA.

FANELLI - Dunque, di IPA, dipende, la fonte principale di IPA per l’essere umano è attraverso l’alimentazione, se uno mangia una pizza cotta in un forno a legna sicuramente ottiene più IPA che da un pesce o da un mollusco.

DOMANDA - Conferma lei che l’esaclorobenzene è ubiquitario e che esso si trova nello strato profondo in quantità fino a 800.000 nanogrammi/grammo? Questo non mi ricordo di che... di esaclorobenzene, sì. Che spiegazione può essere data a questa circostanza? 800.000 nanogrammi/grammo.

FANELLI - Qualcuno ce l’ha messo, non è certo... non è un inquinamento, non è venuto da lontano, perché l’inquinamento ubiquitario in generale è dovuto al trasporto attraverso correnti aeree di sostanze che possono viaggiare nel globo, quindi in qualsiasi parte della terra lei trova delle piccole concentrazioni di esaclorobenzene ben distanti da 800.000 nanogrammi per grammo, questa è una...

DOMANDA - Ma qui lei ha formulato delle ipotesi su questa quantità? Sono tanti 800.000...

FANELLI - Sono moltissime.

DOMANDA - Nello strato profondo.

FANELLI - Diciamo che begli strati profondi sono stati trovati anche gli altri contaminanti clorurati in maggiori quantità, ipotesi non avevo elementi, poi non era compito nostro questo.

DOMANDA - Senta professore, lei ha definito gli IPA come una classe di composti cancerogeni a cui tutta la popolazione generale è esposta, poiché a noi non risulta che siano documentati effetti cancerogeni degli IPA sulla popolazione generale, a lei risultano invece documentati?

FANELLI - No, perché diciamo che in pratica è impossibile perché non esistono, esistono per esempio degli studi epidemiologici su delle popolazioni di lavoratori fortemente esposti a miscele di IPA, ma la popolazione generale è difficile stabilire esposizioni particolari, a mia conoscenza non esistono.

 

Presidente: quali sono le lavorazioni a cui sono fortemente esposti?

FANELLI - Classico sono cokerie, cioè dove si lavora carbone, poi classico era il tumore degli spazzacamini, questo ancora nei primi del ‘900, c’erano queste miscele molto, esposizioni molto intense.

 

Presidente: ecco, queste sono lavorazioni però che in parte non esistono più, anche le cokerie, diciamo così, esistono solo forse in certi luoghi, Paesi dell’est ed altro, lavorazioni invece evolute le risultano?

FANELLI - Ci sono ancora alcune cokerie in cui ci sono dei livelli ambientali di IPA abbastanza elevati, questo però nella documentazione dell’esposizione... a mia conoscenza non ci sono degli effetti sulla salute documentati, però ci sono ancora esposizioni superiori a quella della popolazione generale.

 

DOMANDA - Professore, ci sono degli IPA classificati nel gruppo 1 dalla IARC?

FANELLI - Le anticipo questo, che non è la mia specialità, mi sembra che nel gruppo 1 siano classificati come miscela, cioè sicuramente cancerogene nell’uomo per via di quelle esposizioni che erano documentate, i singoli invece mi sembrano che abbiano una classificazione inferiore.

DOMANDA - A noi non risulta, comunque prendo atto della sua dichiarazione. A noi non risulta questo, comunque verificheremo. Lei è autore di una o più pubblicazioni fatte assieme al dottor Fattore che è il primo...

FANELLI - E` una dottoressa.

DOMANDA - Che anche lei fa parte del Mario Negri, siccome poi questo dottor Fattore è stato molto citato sia dal dottor Fabbri che dalla dottoressa Stringer, credo che sia dottoressa Stringer, in un lavoro pubblicato su Water del 1997 sono riportate le concentrazioni di IPA e PCB in sedimenti di campionamento, allora, da questo lavoro risulta che alla foce del fiume Dese e nella zona industriale di Porto Marghera le concentrazioni di IPA e PCB sono praticamente sovrapponibili, mentre i sedimenti della città di Venezia sono 272 volte più contaminati da IPA e 30 volte più contaminati da PCB; ecco, le chiedo: lei conferma che IPA e PCB potrebbero essere qui giustificati dagli scarichi dei motori a combustione oltre che da dispersione di oli combustibili o ha un’altra spiegazione? Sono cifre impressionanti queste.

FANELLI - Adesso ne discutiamo, ma la citazione, il lavoro esattamente a cui fa riferimento qual è? Perché ce ne sono diversi.

DOMANDA - Io ho messo solo Water del 1997.

FANELLI - Water non mi risulta.

DOMANDA - Water Pollution.

FANELLI - Comunque diciamo che in quella e in altre pubblicazioni, ma poi non solo da noi, ma anche da altri istituti che avevano partecipato a quei tempi a quelle ricerche, sono stati trovati alti valori di questi inquinanti chimici proprio nella città di Venezia, nei sedimenti della città di Venezia, ora l’ipotesi ragionevole che noi avevamo fatto che non mi sembra che possa essere cambiata è che lì la principale fonte potesse essere dovuta alla combustione di idrocarburi per il traffico navale.

DOMANDA - Comunque lei conferma quei dati che le ho letto?

FANELLI - Quel lavoro lì in particolare...

DOMANDA - Non il lavoro, i dati.

FANELLI - I dati...

DOMANDA - A Venezia sono 272 volte più contaminati i sedimenti da IPA e 30 volte più contaminati da PCB; conferma questo?

FANELLI - Se l’ho scritto lo confermo.

 

Pubblico Ministero: in più rispetto a cosa?

 

DOMANDA - Rispetto al fiume Dese e alla zona industriale.

 

Presidente: alle concentrazioni rispetto alla foce del fiume Dese e poi?

 

DOMANDA - E poi alla zona industriale di Porto Marghera.

 

Pubblico Ministero: questo è proprio un dato che non esiste.

 

FANELLI - Questo non lo confermo.

 

Presidente: esiste o non esiste questo? E` stato affermato oppure no?

 

DOMANDA - Adesso le faccio vedere il lavoro, professore, così...

 

Presidente: mi scusi, che senso ha questa affermazione, non riesco a capirla, cioè lei ha fatto questo lavoro, dice che ci sono delle concentrazioni nella città di Venezia e sono nettamente, o comunque che sono elevate e che sono comparabili con quelle che si rilevano alla foce del fiume Dese, innanzitutto le chiedo: perché ha preso come dato di comparazione, se lei l’ha preso, la foce del fiume Dese?

FANELLI - Questo fa riferimento ad uno studio che era stato supportato dal Ministero Università della ricerca scientifica, uno studio collettivo a cui hanno partecipato moltissimi gruppi di ricerca sia di Venezia, Istituto Superiore di Sanità ed altre, allora era stato deciso di prendere, se mi ricordo bene, 6 locazioni del laguna, fiume Dese, Venezia città, un’area industriale, poi c’era una locazione in mare aperto, e ce n’era un’altra...

 

Presidente: forse Chioggia, non so.

FANELLI - Diciamo che nel nostro lavoro ognuno misurava quello che era in grado di misurare e poi si doveva mostrare delle conclusioni. Quindi per ogni parametro e che è stato misurato è stata fatta una comparazione tra i 6 punti che erano stati monitorati, da lì sono venute fuori alcune cose, per esempio per gli IPA è venuto fuori che c’erano alte concentrazioni, molto elevate, sia nella città di Venezia, esattamente Canal Grande, sia nella zona industriale, questo era...

 

Presidente: ma allo stesso livello o a livelli diversi?

FANELLI - A livelli comparabili, tra l’altro mi sembra che anche queste perizie in cui gli IPA sono stati di nuovo misurati con più punti confermano questo tipo di cosa, quindi anche nelle conclusioni della perizia c’è questo tipo di comparazione.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Abbiamo trovato il lavoro per fortuna, è un lavoro del ‘97, lei ha una stazione di campionamento, stazione 1 Porto Marghera, distretto industriale di Marghera, dopodiché in tabella 3, quando lei distingue qui 1S fra i valori di idrocarburi policiclici aromatici e i PCB, si vedono questi lavori in confronto alla stazione 3S, per esempio, che non è la stazione 1, che non è la zona industriale.

 

Presidente: mi scusi però, si accomodi qui a rispondere adesso, prendendo in esame quel lavoro a cui si è fatto riferimento nella domanda. Ci spieghi anche qual era l’obiettivo di questo lavoro, perché poi..

FANELLI - L’obiettivo era quello di dare una valutazione complessiva di quali potevano essere i problemi della laguna di Venezia in termini di inquinamento generale, poi ogni gruppo di ricerca, c’erano anche dei gruppi che avevano fatto ricerche sullo stato di salute degli organismi viventi nella laguna, quindi era una cosa ad ampio raggio, noi ci siamo occupati di quello che sapevamo fare. Adesso per quello che riguarda questo lavoro... Dunque, in effetti quel punto che era stato prelevato allora non era equivalente a quello che noi adesso indichiamo come area industriale vera e propria, era un punto un po’ al di fuori, quella che noi indichiamo come area mista, quindi diciamo che...

 

DOMANDA - O l’area che risente della zona industriale...

 

Presidente: lo può individuare meglio questo punto tanto perché noi si abbia una cognizione più precisa di dove si trovi, dov’è localizzato? Il punto 1 è San Giuliano praticamente, mi pare di capire che, così, vedendo la pianta sia più o meno la gronda verso San Giuliano o verso ancora di più l’aeroporto, Campalto, ecco, verso l’aeroporto.

 

Pubblico Ministero: come l’avvocato Mucciarelli anch’io vorrei poi sapere qualche cosa, visto che confabulano al banco di Enichem.

 

DOMANDA - Il punto è verso l’isola delle Trezze, non è a Campalto.

 

Pubblico Ministero: credo, vedendo... l’isola delle Trezze, di qua, rispetto al Ponte della Libertà.

 

Presidente: lo dica lei e veda un attimo di localizzarlo, io l’ho visto...

TURRIO BALDASSARRI - Dunque, traggo questa informazione dal primo studio che abbiamo fatto per la Procura circondariale perché era uno studio, è uno studio che abbiamo condotto in un gruppo di ricerca, come ha detto il dottor Fanelli, in cui partecipavamo anche noi, e ritengo che, visto i siti di campionamento qui indicati siano esattamente gli stessi, perché fu una campagna unica di campionamento, poi vennero divisi i campioni tra i vari laboratori partecipanti, e il punto che viene classificato industriale è una zona prospiciente alla, tra il canale nord e il canale sud, a una certa...

 

Pubblico Ministero: l’isola delle Tresse, quell’isoletta lì, si chiama Tresse o Trezze.

TURRIO BALDASSARRI - A una certa distanza dalla costa, più vicina alla zona industriale che non alla città di Venezia, però è una zona che nei lavori successivi abbiamo indicato come quelle soggette a influenze miste.

 

Presidente: va bene. Andiamo avanti.

 

DOMANDA - Lei ha parlato prima degli IPA, le abbiamo fatto una domanda relativa alle classificazioni IARC dell’IPA, ora le faccio una domanda invece sulla classificazione IARC della diossina. E` vero o non è vero che la TCDD è classificata in gruppo 1 dal 1997?

FANELLI - Sì.

DOMANDA - Come sono classificati invece tutti gli altri congeneri della diossina dallo IARC?

FANELLI - E` un esame?

DOMANDA - No, è una domanda, è mio dovere...

 

Pubblico Ministero: produrremo documentazione IARC...

 

FANELLI - Penso che il dottor Zapponi la potrà illuminare molto meglio di quanto posso fare io.

DOMANDA - Va bene.

FANELLI - Anche perché abbiamo questione di tempo, quindi...

DOMANDA - Va bene.

 

Presidente: il controesame però deve avvenire, davvero, io ribadisco, sui contenuti delle loro relazioni, molte volte veramente sono domande che non rientrano neanche nelle competenze specifiche dei consulenti, ora siccome abbiamo scelto i consulenti anche sulla base delle loro competenze, dei loro accertamenti che hanno effettuato o, diciamo, in studi o proprio finalizzati a questo processo, è su questi contenuti che deve essere il controesame, altrimenti poi abbiamo delle risposte come queste.

 

DOMANDA - Tutti i consulenti o quasi hanno parlato per esempio di aspetti tossicologici relativi alle diossine, ne ha parlato il dottor Raccanelli, ne hanno parlato il dottor Sesana e Micheletti, tutti hanno fattori TEQ equivalenti, tutti hanno parlato della classificazione IARC, il fatto che tutti quasi non siano poi in grado di rispondere quando viene posta la domanda è un altro tipo di problema, però tutti hanno riferito queste cose come se sapessero di cosa stessero parlando, è questo il problema, io non so bene a chi fare queste domande, ho provato tante volte oggi.

 

Pubblico Ministero: basta produrre la tabella di IARC e ha risolto il problema.

 

DOMANDA - Ma perché i consulenti non lo sanno?

 

Pubblico Ministero: intanto non lo sanno non lo può dire, lei produce la tabella di IARC, produce la tabella EPA, risultano tutti i dati.

 

Presidente: non è che noi possiamo basarci... allora altrimenti veramente potremmo semplicemente basarci sulle tabelle. La ragione per cui hanno fatto riferimento, diciamo così, alle classificazioni IARC etc. indubbiamente dovrebbero esporle. Lei ha fatto riferimento, dottor Fanelli, a...

 

DOMANDA - Ha parlato di IPA, la domanda sulla classificazione... perdoni, Presidente.

 

Presidente: sto io facendo la domanda. Lei ha fatto riferimento alle classificazioni IARC nella sua relazione?

FANELLI - Assolutamente.

 

Presidente: già farla al dottor Fanelli mi pare che siamo fuori tema.

FANELLI - Devo aggiungere che io saprei rispondere a questa domanda ma ritengo che non sia giusto perché ci sono altri consulenti che sono specialisti esattamente di questo tipo di questioni e penso che se c’è questa curiosità vada...

 

Presidente: non è una curiosità. Se lei sa rispondere risponda, anche se proprio non rientra nelle sue competenze specifiche.

FANELLI - No...

 

Presidente: non ritiene di farlo.

 

Pubblico Ministero: Presidente, chiedo scusa, se mi è consentito chiarire un attimo la questione, quando avevo introdotto i consulenti avevo specificato che anche cogliendo l’invito rivolto dal Tribunale a tutte le parti c’era stata la suddivisione dei compiti che è stata affidata e sono state illustrate le attività svolte dal dottor Fanelli, dal dottor Turrio Baldassarri, dal dottor Bonamin, per la parte di loro competenza, la parte specifica relativamente a PCDD, a rischio, è stata trattata dall’ingegner Zapponi e poi dal professor Vineis, quindi volutamente è stata fatta una scelta per non far ripetere a tutti quanti le medesime circostanze, in particolare il dottor Fanelli aveva parlato di IPA, di organoclorurati, ha fatto riferimento alle attività concretamente svolte, a quello che era emerso nel corso delle loro attività e della sua attività; non sono state fatte da parte sua valutazioni di rischio, valutazioni di tipo tossicologico. Lo farà l’ingegner Zapponi o il professor Vineis, questo.

 

AVVOCATO MUCCIARELLI

 

DOMANDA - Professor Turrio Baldassarri, volevo chiederle questo. Lei mi pare dal suo lavoro che abbia fatto una considerazione generale di questo genere, veda se la riassumo esattamente: sostanzialmente ha affermato che negli organismi è difficile risalire alla fonte dell’inquinamento sulla base del profilo delle sostanze inquinanti e che pertanto è meglio confrontare le concentrazioni con organismi provenienti da aree diverse per poter fare una valutazione. Ho inteso male? Scusi la sintesi.

TURRIO BALDASSARRI - Sì, più o meno è quello che ho dichiarato qui.

DOMANDA - A questo punto vorrei domandarle questo: lei ha fatto un confronto anche con altre aree non lagunari, ma con medesimo tipo di antropizzazione?

TURRIO BALDASSARRI - No, queste considerazioni le ho svolte sulla base di quanto è riportato in letteratura, di quanto noto, cioè i diversi congeneri delle diossine hanno, per esempio, una solubilità diversa in acqua e quindi sono diversamente disponibili, hanno un metabolismo diverso. Quindi di fatto per una serie di fattori, appunto, sia di trasferimento che di metabolismo le diverse specie hanno metabolismi diversi. Si trovano in letteratura considerazioni sul fatto che il trasferimento di un profilo di contaminazione ambientale ha uno specifico organi... deve essere studiato caso per caso.

DOMANDA - Quindi questo rende difficile una comparazione. E quando lei parla a pagina 56 del verbale di una serie di fattori di trasferimento dal sedimento all’organismo si riferisce in particolare a questi fattori, cioè alla biodisponibilità ed altro?

TURRIO BALDASSARRI - Mi riferisco a questi fattori, cioè la solubilità, il metabolismo dell’organismo è una serie di fattori che non sto a enumerare, non li conosco nemmeno tutti, però riporto quanto emerge dalla letteratura scientifica.

DOMANDA - Sui sedimenti sono state compiute altre analisi oltre a quella chimica?

TURRIO BALDASSARRI - Che cosa intende per altre analisi? Cioè, quelle che noi abbiamo seguito sono quelle che abbiamo riportato in consulenza. Altre analisi, no, non mi risulta.

DOMANDA - Sul medesimo campione sono state ripetute le misure, le analisi o è stata fatta un’analisi e basta?

URRIO BALDASSARRI - Dunque, parliamo delle analisi relative alla perizia consegnata nel ‘97?

DOMANDA - Sì.

TURRIO BALDASSARRI - Questo era uno studio abbastanza complesso in cui sono state effettuate delle analisi da tutti e tre i laboratori su materiali certificati e su alcune delle matrici esaminate, tre se non ricordo male. Quindi queste sono state esaminate da tutti e tre i laboratori per stabilire qual era la variabilità analitica imputabile alle differenze dei metodi e di accuratezza dei vari laboratori. Tutti i campioni esaminati disponevano di quello che abbiamo chiamato un replicato virtuale, cioè di un campione prelevato in condizioni... Nell’intenzione doveva essere esattamente lo stesso luogo, poi di fatto si è visto che non era così, quindi c’era una variabilità proprio campionaria che è risultata essere piuttosto marcata in alcuni casi.

DOMANDA - La ringrazio, credo di non avere altre domande per lei, professore. Se posso, avrei una domanda per il professor Fanelli, anzi, forse le domande sono due, non me ne voglia. Una l’ha già sentita, gliela ripeta: oltre all’analisi chimica le risultano essere state compiute altre analisi sui sedimenti?

FANELLI - Altre analisi, no, cioè, non sono a mia conoscenza altri tipi di analisi.

DOMANDA - Grazie. L’altra domanda è questa: sa dirmi a quando risalgono in letteratura gli studi sulla presenza di diossina negli effluenti della produzione di cloruro di etilene? Orientativamente naturalmente, professore.

FANELLI - No, l’anno non glielo so dire.

DOMANDA - Nei fanghi provenienti dagli elettrodi di grafite?

FANELLI - Tutti questi tipi di informazioni si sono reperiti durante gli anni ‘80, questo è quello che so in generale.

DOMANDA - Anche ovviamente sempre per la presenza delle diossine negli effluenti rivenienti dal processo di ossiclorurazione, sempre anni ‘80?

FANELLI - Forse quello più tardi, cioè noi non è che noi abbiamo una banca dati, nel momento in cui dobbiamo scrivere un lavoro e fare riferimento al lavoro di altri ricerchiamo quello che c’è presente nella letteratura.

DOMANDA - Appunto per quello, perché... Mi rendo conto, sono le sei e mezza, è stanco e probabilmente le è sfuggito un lavoro da lei firmato, "Modelli sorgenti delle paradibenzodiossine, policlorurati", etc. etc., in cui si fanno i riferimenti. Ho qui il lavoro. Allora, per quello che riguarda gli effluenti della produzione cloruro di etilene è il 1996.

FANELLI - E` un lavoro, è un lavoro citato quello. Il lavoro che noi abbiamo citato non esaurisce in generale, ha capito?

DOMANDA - Mi perdoni, dal suo lavoro che ho qua, non è questione di contestazione, non ho voglia di mettermi a discutere adesso perché basterà poi leggerlo, si identifica proprio in questo lavoro del 1996 citato in nota quello che per primo dà questo tipo di informazione, un lavoro del 1991 è invece quello che riguarda i fanghi provenienti dagli elettrodi di e grafite e nel 1989 è collocato il lavoro, sempre secondo questo scritto cui lei ha attribuito, cioè Fattore, Benefenati, Mariani e Fanelli, l’anno del lavoro concernente il primo studio significativo in cui si parla della presenza di diossina negli effluenti e del processo di ossiclorurazione. Io non ho altre domande, grazie.

FANELLI - Vorrei aggiungere qualche cosa. Quando si scrive un lavoro scientifico uno sceglie dalla letteratura il lavoro che contiene i dati che sono utili a provare la tesi. Per il nostro lavoro servivano dei dati che riportassero delle analisi fatte sugli effluenti o sugli scarichi, analisi eseguite con la metodologia moderna. Tutti gli altri lavori che eventualmente erano presenti, fatti precedentemente, potevano non rispondere a questo tipo di criteri di qualità. Con ciò non dico che ci siano, però noi seppure ci fossero stati non li avremmo presi in considerazione.

DOMANDA - No, constato, adesso non è che voglio mettermi a discutere su come si fa la biografia di un lavoro scientifico, non sta certo a me; però leggendo questo lavoro questi proprio vengono indicati come quelli che per primi danno questo tipo di informazione. Se ve ne sono degli altri li troveremo.

FANELLI - Quel lavoro specifico nostro esaminava tutti i profili delle emissioni, profili riportati in una certa maniera e quindi, ripeto, in maniera moderna, perché servivano a costruire un data base per riconoscere quello che noi avevamo trovato nella laguna di Venezia. Gli altri lavori, ci sono centinaia e centinaia di lavori che indicano delle fonti di emissione in certe particolari industrie, però noi non potevamo prenderli in considerazione per via di quello che le ho detto, cioè non erano dati utilizzabili da noi. Io non so qual è la... Se lei vuole sapere se c’era conoscenza del fatto che certe industrie emettessero queste sostanze nei loro effluenti, e questo che lei va...

DOMANDA - No, io le ho fatto la domanda, lei prima mi ha risposto che era all’incirca intorno all’inizio degli anni ‘80.

FANELLI - Ho detto durante gli anni ‘80, non all’inizio, e comunque col beneficio del dubbio.

DOMANDA - La ringrazio.

 

AVVOCATO PARTESOTTI

 

DOMANDA - Lei ha detto che quando si mangia una pizza si produce diossina. Se si brucia la pizza nel forno a legna forse.

FANELLI - Erano gli IPA. Gli IPA si producono durante la combustione del legno in maniera abbondante, c’è chi li ha anche misurati nelle pizze e sembra che ci sia un progetto di direttiva europea per eliminare la cottura del forno a legna.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Terrei a segnalare che, come per tutti i consulenti, ovviamente anche per i consulenti di questa sera verrà presentata la relazione e in particolare alle riserve che sono state formulate ad alcune domande sia dalla difesa Enichem che dalla difesa Montedison verranno fornite delle risposte in relazione in particolare ai lavori, agli studi e alle domande di tipo nozionistico che qualche volta sono state fatte. Comunque verrà data una risposta in memoria. Due cose soltanto volevo chiedere ai consulenti, chi vuole rispondere di loro, la prima cosa mi pare fosse stata trattata all’inizio dal dottor Turrio Baldassarri, di precisare il discorso che era stato fatto all’inizio su quella presunta o sostenuta da parte Enichem inaffidabilità dei dati e degli accertamenti effettuati a Parabiago e Berlino. Il discorso è relativo al fatto che non era stata specificata la metodologia, è questo in sintesi?

TURRIO BALDASSARRI - Sì.

DOMANDA - Se vuole un attimo dire due parole perché forse non era completato questo dato...

TURRIO BALDASSARRI - Dunque, qua nel periodo evidenziato dall’avvocato si diceva: "Analogamente mancano elementi obiettivi per valutare l’affidabilità dei referti analitici in quanto i medesimi non sono accompagnati da adeguate informazioni che ne caratterizzino la qualità, quali una descrizione dettagliata della procedura analitica impiegata, i protocolli di GLP - cioè good laboratory practice, cioè buone pratiche di laboratorio - e di QA-QC - quality assurance, qualità controllo, cioè assicurazione e controllo della qualità - adottati, l’efficienza e il recupero degli standard interni, etc.". Erano, quindi, dei rilievi sul fatto che mancavano delle informazioni accessorie.

DOMANDA - Che non erano state esplicitate le informazioni. Successivamente, poi anche - credo - durante questa udienza, lei ha sentito che la metodologia è stata riferita dal dottor Sesana in particolare; le chiedo se lei ha sentito queste precisazioni, se ha letto anche gli atti successivi che sono stati prodotti e se le indicazioni che sono state fornite sono ritenute idonee da parte sua a colmare quella presunta lacuna o...

TURRIO BALDASSARRI - Devo dire che non ho sentito, anche se - credo - ero presente quel giorno, però non ho sentito l’aspetto che riferiva la qualità delle analisi né l’ho letto nella deposizione, ma mi riservo di farlo.

DOMANDA - Allora sarà anche mia cura farle avere sia la relazione che gli approfondimenti del verbale del dottor Sesana in maniera tale che lei poi quando farà la relazione scritta possa anche precisare questo punto. Un’altra circostanza che volevo rapidamente segnalare riguarda il fatto che i due poi, perché due erano gli incarichi che vi erano stati affidati dalla ex Procura circondariale di Venezia, fanno riferimenti a dati precedenti al ‘96, accertamenti precedenti al ‘96?

TURRIO BALDASSARRI - I campionamenti sono stati effettuati nel ‘95.

DOMANDA - Quindi tutte le vostre conclusioni sono, diciamo, datate a quei campionamenti?

TURRIO BALDASSARRI - A quei campionamenti, certo.

DOMANDA - Precisato anche questo, le volevo chiedere se è venuto a conoscenza dei dati del dottor Ferrari e del dottor Raccanelli e dell’ispettore Spoladori così come esposti o così come anche esplicitati nelle relazioni e se questo ha aumentato il bagaglio di conoscenza rispetto ai dati che voi avevate raccolto con i campionamenti del ‘96.

TURRIO BALDASSARRI - Non credo di avere un’idea sistematica di tutti i dati raccolti successivamente. Ho visto alcuni dei dati delle consulenze del dottor Raccanelli. In una certa misura, sì, ho...

DOMANDA - Non tutti?

TURRIO BALDASSARRI - Non tutti.

DOMANDA - Allora anche in questo caso sarà mia cura farle avere tutti i dati per vedere di completare anche il giudizio complessivo finale. Ultima circostanza era che mi pare che quel discorso che era stato accennato del dottor Fanelli che c’erano IPA nel centro storico di Venezia 270 volte in più rispetto alla zona industriale non risulta assolutamente, è così no?

FANELLI - No, quella è una questione di definizione, quella che è la vera zona industriale e che è stata monitorata in queste ultime perizie non è la stessa zona...

DOMANDA - E’ un’altra cosa.

FANELLI - E’ un’altra cosa.

DOMANDA - Chiarito anche questo, non ho altre domande.

 

Presidente: bene, allora ci rivediamo domani mattina per la prosecuzione dei controesami degli altri consulenti del Pubblico Ministero e delle parti civili. Speriamo di chiudere domani.

 

RINVIO ALL' 8 NOVEMBRE 2000

 

IVD - Spinea - Venezia

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