UDIENZA DEL 9 GIUGNO 2000

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Manduzio Giudice a latere

Dr. Liguori Giudice a latere

 

PROC. A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

Presidente: procede all’appello. Allora oggi avevamo già programmato l’udienza testimoniale, l’istruttoria con l’escussione dei testi che erano rimasti alla scorsa udienza, cioè il teste Marcovaldi...

 

Avvocato Baccaredda: il primo teste è Marcovaldi, ma volevo prima produrre al Tribunale un documento che ho citato ed utilizzato nel controesame del signor Casagrande, si tratta della relazione tecnica dell’ufficio controllo qualità del dottor Capodaglio, documento dell’aprile ‘82 che ho letto in udienza.

 

Presidente: va bene.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE 

MARCOVALDI CARLO ALBERTO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Lei ha lavorato per Montedison e in particolare per lavori inerenti allo stabilimento di Porto Marghera?

RISPOSTA - Sì, ho lavorato per Montedison dalla fine del ‘74 all’inizio del 1980. Ho lavorato per lavori, per l’ufficio di Milano che si chiamava Dimp Lai, che si occupava del... progetti e alcuni dei progetti che ho sviluppato, coordinato, meglio, erano fatti qui a Marghera.

DOMANDA - Da chi era diretto l’ufficio Dimp Lai.

RISPOSTA - Quando sono arrivato alla fine del ‘74 era diretto dell’ingegner Anucci e dalla fine del ‘75 dall’ingegner Bigi.

DOMANDA - Com’era costituito l’ufficio dell’ingegner Bigi e come erano ripartite anche le competenze, i collaboratori?

RISPOSTA - C’era un gruppo di ingegneri che allora mi parevano anziani, ma credo che fossero più giovani di me adesso, e un gruppetto di giovani ingegneri dei quali facevo parte anch’io, 4 o 5, veniva affidato il controllo delle commesse che erano coordinate dalla divisione materie plastiche, ad ognuno veniva assegnata una commessa o una sottocommessa di cui andavano controllati i costi, i tempi e la qualità della realizzazione.

DOMANDA - Lei ebbe degli incarichi specifici dall’ingegner Bigi con riferimento allo stabilimento di Porto Marghera e con riferimento il problema risanamento dal CVM?

RISPOSTA - Sì, all’inizio del ‘76 l’ingegner Bigi mi incaricò di studiare delle carte del processo da strippaggio del CVM dalla torbida del PVC che era un processo di proprietà della Goodrich perché occorreva impiantarlo rapidamente sugli impianti di Porto Marghera; dopo qualche settimana che studiavo questi dati fui mandato a Cleveland per acquisire completamente il know-how di questo processo e immediatamente dopo, appena tornato, a metà di febbraio, cominciammo a fare la progettazione, l’esecuzione e il montaggio delle prime colonne di strippaggio.

DOMANDA - Quando fu fatto lo strippaggio delle prime colonne?

RISPOSTA - Nel marzo, aprile di quell’anno, del ‘76.

DOMANDA - I tempi erano stati concordati con l’ingegner Bigi?

RISPOSTA - L’ingegner Bigi ha messo una grande fretta, faceva delle continue pressioni su di me nella misura in cui ero capace di rispondere a queste persone ma anche su tutti gli altri uffici che collaboravano allo sviluppo della progettazione, sia all’ufficio tecnico di Porto Marghera, che quello di Ferrara con il quale collaboravamo.

DOMANDA - Cosa faceva l’ufficio tecnico di Ferrara in questa progettazione?

RISPOSTA - Ha sviluppato parte dell’ingegneria di dettaglio, la parte della strumentazione e se ricordo bene anche i calcoli statici della struttura su cui dovevano appoggiarsi le colonne.

DOMANDA - Le diede dei tempi Bigi per la realizzazione della commessa?

RISPOSTA - Non ricordo, certamente disse che occorreva farlo nell’arco di pochi mesi diversamente da quanto normalmente si faceva per un progetto normale di grandi dimensioni che richiedeva oltre l’anno di realizzazione tra la progettazione e il montaggio, quello fu in effetti realizzato in tempi brevissimi andando a cercare anche il materiale a disposizione per poterlo fare il più rapidamente possibile.

DOMANDA - Ci furono difficoltà, problemi tecnici per la realizzazione di questa commessa?

RISPOSTA - Non mi ricordo di problemi particolari se non la difficoltà di stare a inseguire tutti gli ordini di approvvigionamento del materiale che servivano per fare l’esecuzione e il montaggio di queste colonne.

DOMANDA - Si ricorda in quale impianto vennero innanzitutto installate?

RISPOSTA - Le prime furono sul CV14/16, ricordo che ne facemmo 4 come primo blocco di colonne montate.

DOMANDA - E poi?

RISPOSTA - E poi vennero estese al CV24 e a Brindisi dove c’era lo stesso problema ed andai anche a Brindisi per occuparmi delle stesse cose.

DOMANDA - Nell’esecuzione dell’opera c’era un problema relativo ai gomiti di fondo?

RISPOSTA - Il materiale che scegliemmo per i gomiti di fondo per averlo più esposto a possibili zone di corrosione era diverso da quello che forse venne usato in generale perché era un acciaio, ora non ricordo le sigle, di caratteristiche probabilmente non sufficienti a una resistenza ad un lungo periodo, ma fu scelto comunque di adottarlo perché l’approvvigionamento dell’altro materiale sarebbe stato di più lunga durata e invece avendo a disposizione quello si scelse di privilegiare i tempi rispetto alla lunga durata del materiale.

DOMANDA - Le mostro un documento in cui compare il suo nome come responsabile di sottocommessa, si tratta della comunicazione di apertura commessa del 26 marzo ‘76 per proprio il CV14, l’oggetto è colonne di strippaggio CVM contenuto nel CPV nella fase dello slurry; lei attraverso questo documento riesce a essere più preciso sul periodo di conclusione dei lavori?

RISPOSTA - Sul periodo dei lavori, sull’inizio certamente sì, questo conferma il mio ricordo, tra l’altro ho verificato che il visto d’ingresso negli Stati Uniti mi venne fatto in fretta e furia per l’appunto attorno al 10 di febbraio, qui vedo le date 5 febbraio e 11 febbraio che corrispondono al momento in cui venni mandato a Cleveland per discutere l’attivazione del processo. Da questo documento non si riesce ad evincere quando...

DOMANDA - Mi scusi, in effetti non le ho dato un altro documento...

RISPOSTA - Io ricordo che mettemmo in marcia le prime colonne in estate, probabilmente giugno o luglio, non lo so, direi intorno a luglio probabilmente le prime colonne furono messe in marcia.

DOMANDA - Le faccio vedere la proposta di chiusura commessa Montedison, c’è una data in alto, 9/8/76 CV14 strippaggio da CVM, in effetti le date corrispondono credo al suo ricordo?

RISPOSTA - Sì, mentre ricordo l’altro documento questo non lo ricordo, però quello del 9 agosto corrisponde più o meno all’idea, ricordo che lavorammo durante il mese di luglio per mettere in marcia le colonne.

DOMANDA - Strippaggio di colonne, lei era a conoscenza, era in contatti con il centro di ricerca di stabilimento di Porto Marghera? Perché ci hanno detto il centro di ricerca che studiava parallelamente il metodo di strippaggio attraverso colonne, che poi ad un certo punto si decise di arrivare ad una soluzione attraverso quello che poi fu la commessa sua e l’invio negli Stati Uniti etc., però c’era un’attività di ricerca nel centro di ricerche dello stabilimento di Marghera parallela, è iniziata ovviamente prima della vostra commessa; non aveva lei rapporti...

RISPOSTA - Io non ne ho ricordo e certamente non utilizzai quella documentazione per sviluppare il processo. Fin dall’inizio mi fu dato soltanto materiale relativo al processo Goodrich.

DOMANDA - Poi lei, può sicuramente non ricordare, è che si decise al centro ricerche di tenere in piedi questi studi anche nel corso della sua commessa in una prospettiva di vedere il funzionamento di queste colonne di tecnologia americana negli impianti di Marghera e quindi allo scopo di essere pronti ad eventuali modifiche, ad eventuali altri studi, a vedere come reagiva; lei era a conoscenza che i tipi di polimeri possono essere diversi, possono avere un grado di acidità diversa?

RISPOSTA - Sì, certo, ogni polimero ha bisogno della sua condizione particolare..., cioè, eravamo al corrente della necessità di ottimizzare poi le condizioni di esercizio dell’impianto in funzione dei gradi del polimero perché reagiva diversamente a diverse condizioni di esercizio.

DOMANDA - Lei andò spesso in quel periodo a Porto Marghera?

RISPOSTA - Sì, piuttosto frequentemente, anche perché si trattava di installare gli impianti all’interno di aree già costruite e quindi bisognava adattare in continuazione il layout alle condizioni ideali con cui stavamo lavorando.

DOMANDA - Quando lei si recò a Porto Marghera si rese conto che c’erano altri lavori in corso di risanamento o non ebbe modo di rendersi conto di questo?

RISPOSTA - C’erano certamente una serie di attività che influenzavano anche la nostra progettazione relativa alle modifiche delle tenute delle pompe, dei compressori per evitare la perdita di CVM dalle tenute, c’erano le doppie tenute flussate che erano montate in quel periodo e che determinarono anche le modalità di costruzione delle pompe che montai io.

DOMANDA - Torniamo un secondo all’ufficio di Bigi del Lai di Milano; lei ci ha detto con che tempi era gestito il lavoro di..., la commessa, lei si era reso conto con che tempi era gestito il lavoro di risanamento degli impianti, quelli di Marghera ci interessano in particolare?

RISPOSTA - Non sono in grado di ricordare, non credo di avere mai saputo se esistessero dei tempi, certamente la parte di progettazione di quello che mi occupavo io seguiva una forte pressione perché le modalità costruttive fossero in linea con quelle che venivano progressivamente adottate credo dalla manutenzione, ma non sono in grado di dare l’indicazione sui tempi.

DOMANDA - Lei ha mai saputo di commesse non ancora autorizzate a Milano e anticipate via telex a Porto Marghera?

RISPOSTA - Il processo realizzativo che veniva adottato in Montedison era piuttosto complesso e quindi lungo per avere il ciclo delle firme completo, quando c’era molta fretta l’ingegner Bigi era capace di anticipare delle decisioni e di far muovere il processo prima che le autorizzazioni definitive del centro, come aveva detto..., fossero ancora arrivate.

DOMANDA - Le mostro qualche esempio che noi abbiamo trovato nella documentazione prodotta al Tribunale, uno che si riferisce proprio a modifiche colonne strippaggio CV14, è un telex del 13/9/77 che viene inviato a Porto Marghera da Milano e si legge: "Apertura sottocommessa, vi comunichiamo che a fronte della RDA 761912, ex commessa 1500/09 abbiamo aperto la sottocommessa per eseguire i lavori di modifiche colonne strippaggio CV14", vengono elencati i lavori, i responsabili, e dice: "Pertanto potete iniziare i lavori addebitando le spese alle suddette sottocommesse di cui riceverete regolare ordine di lavoro".

RISPOSTA - Non mi sorprende, era una cosa che accadeva abbastanza frequentemente in quei momenti di grande agitazione costruttiva sia dei nuovi impianti sia per quelli che si ritenevano necessari per ragioni ecologiche o di sicurezza.

DOMANDA - Quindi lei aveva visto questi telex che partivano...

RISPOSTA - Non ricordo questo, ma certamente non era inusuale che questa cosa avvenisse.

DOMANDA - Le faccio vedere un altro documento, questo si riferisce alla fase successiva della commessa, è un documento che è datato un periodo antecedente, ma è indicato a titolo di esempio, 15/3/76 firmato dall’ingegner Bergonzoni; lei conosceva l’ingegner Bergonzoni?

RISPOSTA - Sì, era uno dei vecchi ingegneri che lavoravano al Lai in quel periodo.

DOMANDA - Oggetto apertura commesse, si dice: "Facendo seguito al nostro telex 2511 del 18/2/74, vi confermiamo che sono stati autorizzati i lavori - quindi siamo al tempo dell’autorizzazione qua - relative alle seguenti vostre richieste per le quali sono state aperte le commesse affianco segnate", vengono elencate le commesse e c’è scritto: "Pertanto vi invitiamo a proseguire i lavori addebitando le spese alle suddette commesse di cui riceverete regolare ordine di lavoro nei prossimi giorni", cioè qui si invita a proseguire dei lavori di cui si inviano soltanto in questo momento le commesse; io volevo chiederle: sulla base di questi documenti lui come riesce a ricostruire l’iter con il quale venivano fatti, iniziati i lavori e autorizzate le commesse?

RISPOSTA - Nel caso di particolari urgenze delle commesse, in questo caso mi sembra di capire dal documento che l’ingegner Bigi non fosse il motore di questo processo, ma fosse il ricevente dell’ordine, a fronte di una richiesta di autorizzazione che avrebbe...

DOMANDA - Mi scusi, sì, è per conoscenza.

RISPOSTA - E’ per conoscenza..., sì, era ancora a Marghera, questo era un periodo in cui c’era l’ingegner Anucci, io non ero ancora in Montedison tra l’altro in quel periodo. Comunque a fronte di una richiesta di autorizzazione urgente anticipando i lunghi tempi di approvazione finale degli investimenti, l’ufficio Lai di Milano poteva utilizzare delle procedere a stralcio, accelerate, che consentivano di effettuare i lavori urgenti approvando poi il costo a lavoro completato, o a lavoro in corso come in questo caso.

DOMANDA - Torniamo un momento al primo documento che le ho dato, cioè la comunicazione di apertura commessa relativa ai lavori da lei svolti. Nel documento che è datato 26 marzo ‘76, nel documento, alla voce riferimenti, c’è scritto: "Adi del 5/2/76 di Porto Marghera, telex Dimp Lai numero 362 dell’11 febbraio ‘76", quindi un mese e mezzo prima della comunicazione dell’apertura commessa. Si è verificato anche per questo suo lavoro la stessa procedura che lei ha descritto?

RISPOSTA - Sì, direi proprio di sì, a memoria l’avrei detto, ma mi sembra che questo documento lo confermi, sì.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Solo una domanda volevo chiedere, se il teste era in grado di riferire la divisione delle competenze per quanto riguarda le autorizzazioni lavori tra lo stabilimento e la sede centrale?

RISPOSTA - Onestamente dopo 25 anni non ne ho memoria precisa, mi pare di ricordare che esistessero dei lavori di valore minore per cui lo stabilimento era in grado di operare direttamente senza chiedere l’autorizzazione in sede centrale, altri invece, superata una certa soglia, richiedevano comunque tutta la procedura burocratica.

DOMANDA - Lei è in grado di ricordare all’incirca quanto era questa soglia? A livello di pochi milioni, di 50 milioni?

RISPOSTA - Presumo che fosse una cifra modesta, perché la centralizzazione del processo era abbastanza forte, le parti fruivano frequentemente da Porto Marghera a Milano.

DOMANDA - Quindi a livello di 3, 4 milioni, 3, 4 o 5 milioni?

RISPOSTA - Non sono in grado di ricordare il numero, anche guardando le piccole dimensioni della commessa che io mi ricordavo come una cosa importante, evidentemente in 25 anni... gioca dei brutti scherzi dal punto di vista della quantità monetaria, non lo ricordo.

DOMANDA - Quindi dice sull’ordine di grandezza basso?

RISPOSTA - Sì, non credo che ci fossero grandi possibilità di spesa autonoma.

 

Presidente: può andare.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - BACCHETTA ENZO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Lei ha lavorato al Petrolchimico di Porto Marghera?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quando e se può dare un quadro delle funzioni che ha ricoperto?

RISPOSTA - Al Petrolchimico di Porto Marghera sono entrato nel luglio del ‘58, dopo un po’ di mesi di apprendistato sono stato assegnato al gruppo di produzione del cloruro di vinile monomero nel quale poco dopo ho assunto l’incarico di caporeparto dei reparti di produzione di sintesi e lì sono rimasto fino ai primi del ‘64 quando sono passato invece al gruppo di produzione di polimerizzazione, di PVC. Nel ‘67 circa, ‘67, ‘68 sono diventato coordinatore del gruppo di servizio tecnico di gruppo che era una istituzione standard nella nostra organizzazione che prevedeva persone che staccate dalla normale routine di produzione venissero dedicate di volta in volta allo studio di miglioramenti, di miglioramenti sia impiantistici che di prodotto, di soluzione anche di eventuali difficoltà tecniche che fossero insorte durante la produzione, era un gruppo di supporto grazie al quale diciamo la nostra società riusciva a mantenersi sempre aggiornata rispetto al progredire, alle richieste che specialmente in quegli anni ci erano venute dal mercato in quanto il PVC era un prodotto allora abbastanza nuovo che trovava sempre applicazione in campi molto diversi, quindi richiedeva una continua attenzione alla messa a punto di prodotti a hoc per le applicazioni che si venivano sviluppando. Lì sono rimasto fino al ‘77, ‘78, non sono venuto via in una data precisa, ma circa quegli anni lì sono stato poi passato all’ingegneria di processo che faceva capo all’ingegner Rinaldi di Mantova anche se sono rimasto come sede di lavoro sempre a Marghera inserito nell’ambito del centro ricerche.

DOMANDA - In questa veste di coordinatore, l’esame verrà svolto principalmente sul periodo in cui lei era coordinatore delle tecnologie. In questa veste di coordinatore delle tecnologie lei da chi dipendeva?

RISPOSTA - La mia dipendenza diciamo formale era dal capogruppo che era prima il dottor Rossini poi l’ingegner Gaiba, ma la dipendenza tecnica era diretta con la direzione tecnica di Milano che era l’ingegner Oddi e il suo braccio destro che era l’ingegner Cella, i quali naturalmente avevano con me e con tutti noi dei contatti diretti, penso che non sia mancata una settimana che non fossero venuti giù o l’uno o l’altro per discutere di tutti i problemi che avevamo in corso di studio.

DOMANDA - E` in grado di collocare il periodo in cui ebbe una consapevolezza della cancerogenicità del CVM?

RISPOSTA - La data precisa...

DOMANDA - Magari con dei fatti, collegarlo a dei fatti quanto meno?

RISPOSTA - Il fatto che ricordo, almeno per quelli che erano accanto a me, che lavoravano con me, il dato che ha scosso più l’ambiente diciamo è stata la notizia dello studio del dottor Maltoni sulla cancerogenicità del CVM. Un altro fatto che veniva dagli Stati Uniti che era noto, ma secondo noi forse con un impatto almeno psicologico inferiore, non so se era per la distanza, il fatto che non fosse un qualcosa, almeno non ci era giunto a noi come una notizia scientifica, era che nella Goodrich, che era il principale produttore di PVC degli Stati Uniti si era verificato un fatto di cancro attribuito con una centra probabilità, o con una certa certezza, non lo so, all’esposizione al CVM.

DOMANDA - Lei era alla testa dell’ufficio tecnologie PVC, riesce a ricollegare in un certo periodo l’inizio degli interventi di risanamento e soprattutto riesce a rapportarli ai risultati di Maltoni o alle notizie Goodrich?

RISPOSTA - Le due cose diciamo a distanza di 20 e passa anni non riesco a, siccome sono abbastanza vicine l’una all’altra non riesco a calcolare se è arrivata prima l’una o prima l’altra. Io però posso dire che questi lavori di risanamento tutto sommato facevano parte di uno dei filoni che erano sempre alla base dei nostri studi del servizio tecnico che era quello che c’è un po’ in tutti gli impianti di produzione, quella di ridurre gli scarti e ridurre le perdite. Quindi quel filone lì era sempre stato tenuto in una certa considerazione e quindi alcune tipologie di interventi facevano già parte di studio, perlomeno di problematiche che erano sul tavolo, non è che fossero state tirate fuori improvvisamente. Naturalmente quando questo problema divenne, diciamo così, impellente, una specie di spada di Damocle, perché sembrava che dovessimo avere gli impianti, non intendo le persone, gli impianti dovessero avere, o si salvavano o si riusciva a modificare questo stato di cose, o sarebbero stati abbandonati, e quindi diciamo l’impegno di tutti fu orientato e fu incrementato notevolmente. E` stato un progressivo incremento di attenzione.

DOMANDA - Le vorrei mostrare un documento che risale al novembre del ‘73, è un promemoria per l’ingegner Gaiba e inviato per conoscenza all’ingegner Bacchetta e ha come oggetto prove di strippaggio su sicron 540 e di spurgo dell’autoclave con vapore a vapore a 5 atmosfere, leggo, al reparto CV14, relatori periti Saccon e Vanin e poi c’è la descrizione della causa, della scopo, la descrizione delle prove e le conclusioni; lei si ritrova in questo tipo di attività e in questo tipo di periodo? Mi ricollego a questo tipo di lavoro tra le attività che vennero svolte per risanare gli impianti.

RISPOSTA - Sì, senz’altro questo molto probabilmente fu una specie di, scusi un attimo che do un’occhiata un po’ più precisa. Ecco, si parla si inseriscono nell’ampio programma, attualmente in atto di un miglioramento dell’igiene ambientale, mi sembra già chiarissimo quello che è scritto qua. Quindi in questo vorrebbe dire che già nel novembre ‘73 queste prove, queste attività che potevano anche essere fatte prima, perché, ripeto, questo strippaggio del monomero, spurgo etc. erano delle, dei sistemi per recuperare anche le perdite, quindi potevano anche essere fatte in precedenza, però qui se leggo bene lo scopo mi sembra che fosse proprio una specie di punto zero, o punto della situazione riguardante questo aspetto che poteva benissimo essere fatto..., non lo posso giurare perché non ricordo questo documento in particolare, questo era molto probabilmente uno dei tanti, anche perché vedo che ha una forma, cioè, non era un documento per l’alta direzione, quindi...

DOMANDA - Lei con riferimento a questo periodo, alle notizie e agli interventi, partecipava a delle riunioni sulla problematica dello stato dei lavori di risanamento degli impianti di PVC?

RISPOSTA - Sì, io ricordo che in quel periodo ho partecipato spesso a delle riunioni ad alto livello, anche con l’ingegner Calvi in particolare, che era, almeno per me, il punto più alto di riferimento della nostra organizzazione, ho partecipato a delle riunioni con Calvi che in precedenza non sarebbero state di compito mio, del mio livello parteciparvi, perché l’ingegner Calvi, in particolare per questa problematica qua, aveva, tendeva a sentire l’opinione, a essere informato direttamente da quelli che operavano sul campo e non tramite le solite trafile di rapporti etc. che erano normali per un’attività di routine.

DOMANDA - Le mostro un verbale di riunione, è allegato 60 credo alla relazione del professor Pasquon, dico per le parti, è un documento del Dipe Pas problematica del CVM, aggiornamento al 21 marzo ‘75 per prosecuzione delle azioni e si riferisce al verbale del 21, dello stesso giorno, relatore dottor Dall’Aglio è datato il documento 24 marzo ‘75, dato della presenza dell’ingegner Calvi, della presenza di tantissime altre persone tra cui anche lei. E` un documento in cui si legge dei risultati ottenuti su due gruppi di impianti, quelli di Porto Marghera e quelli di Brindisi e sull’utilizzo dei gascromatografi e delle rilevazioni dei gascromatografi, poi alla fine del documento si legge: "Direttive dell’amministratore delegato, nella riunione tenuta il 12 marzo corrente mese l’ingegner Grandi ha dato precise direttive che hanno sciolto certe alternative di azione precedentemente considerate, l’ipotesi di lavoro viene fissata su una normativa ad un PPM di MAC per il primo aprile ‘76, anticipazione al massimo della costruzione di nuovi impianti con adeguato dimensionamento degli interventi sui quelli vecchi", e poi "proiezione della situazione CVM verso l’esterno con una campagna di chiarimento affrontandone apertamente dialettica e problematica, assunzione di personale da istruire per i nuovi impianti o per sostituzione per quello diversamente organizzato negli impianti esistenti". Quello che le chiedo: perché non vennero fatti i nuovi impianti? Visto che qui si parlava comunque nell’ambito del risanamento anche dell’idea di fare nuovi impianti?

RISPOSTA - Sì, noi parallelamente ai lavori di risanamento avevamo, abbiamo contribuito insieme a Tecnimont anche alla progettazione di due nuovi impianti, uno per la sospensione ed uno per l’emulsione, finalizzati proprio alla riduzione, però questi impianti nuovi in realtà, non avevamo tecnologie nuove da prevedere per questi impianti, in questi impianti si sarebbero applicati quegli accorgimenti o quelle modifiche che stavamo realizzando e sperimentando nell’impianto vecchio, perché non potevamo progettare un qualche cosa di cui non sapevamo, o anche se si sapeva non avevamo esperienza di funzionamento. Perché intervenire su impianti come quelli di polimerizzazione non era una cosa molto semplice, perché le ricadute su alcune modifiche fatte in un punto potevano essere molto pericolose, l’impianto non dimentichiamo che è sempre stato un impianto che è soggetto a pericoli di esplosione e di incendio, questa è stata una cosa che è sempre stata tenuta in grande considerazione in ogni mossa, in ogni modifica. Per cui fare una modifica bisognava minimo averla sperimentata in modo adeguato, e quindi in pratica sugli impianti..., la progettazione dell’impianto nuovo veniva fatto sulla base che, o su qualche risultato già acquisito nelle modifiche fatte sui vecchi, o sulla base che le modifiche in corso avessero esito positivo. Quindi non c’era niente di nuovo, l’unica cosa che era prevista di nuovo negli impianti era il volume delle autoclavi che poteva essere aumentato e quindi ridotta la numerosità delle apparecchiature, quindi di tutto il valvolame, di tutti gli accessori, e questo dava non tanto una miglioria di normale esercizio, ma dava una minore possibilità di eventuali guasti, perché qualunque valvola, qualunque apparecchio inserito in un impianto è soggetto con il tempo a possibili rotture, a possibili guasti e quindi se se ne riduce il numero ovviamente se ne riduce le probabilità. Quindi l’unica variante tecnologica, diciamo così, vagamente tecnologica che poteva essere realizzata in un impianto nuovo era quello dell’utilizzo di un minor numero di apparecchiature però di un maggior volume.

DOMANDA - Perché non furono fatte?

RISPOSTA - Perché alla fine di tutta la sperimentazione sugli impianti vecchi di tutta questa serie di modifiche risultò che il livello nel monomero nell’ambiente era ottimale, era già arrivato ai valori desiderati, fare un impianto nuovo tutto sommato poteva essere più un rischio che non un vantaggio, almeno questa è la decisione che non ho preso ovviamente io, ma queste sono le spiegazioni che ci sono state..., che ci siamo dati, ci siamo in un certo senso convinti, anche se noi da tecnici si tendeva sempre a fare tutto nuovo, ma il vantaggio che ne sarebbe derivato forse non valeva la spesa da affrontare.

DOMANDA - A proposito degli interventi di risanamento, lei è a conoscenza di congelamenti o addirittura tagli alle spese che si sarebbero verificati proprio nel ‘75?

RISPOSTA - No, io non ricordo assolutamente, anche perché nel ‘75, diciamo, non lo so, ora l’80% il 90% dei lavori era già stato realizzato, quindi non vedo cosa si potesse bloccare o rimandare.

DOMANDA - Le mostro un documento che è allegato alla relazione dei consulenti tecnici del Pubblico Ministero, è l’allegato 68, questo documento è una lettera del 24 novembre ‘75, quindi siamo nel ‘75, da parte della Dimp, dottor Grassi, non è indirizzato a lei, però è indirizzato a Porto Marghera, al direttore di Porto Marghera, l’ingegner Cecchi ed anche all’ingegner Amato di Brindisi, il documento, di cui si è parlato diverse volte, ovviamente non con lei, fa riferimento, dice: "Essendo in corso trattative con diverse ditte estere per l’acquisizione di know-how più aggiornati, vi preghiamo di congelare gli studi e l’esecuzione dei lavori di cui all’elenco allegato, resta inteso che gli obiettivi a suo tempo fissati restano inalterati, ragion per cui variando solo le scelte tecniche per raggiungerli in sede di trattativa sindacale il vecchio elenco lavori mantiene la sua validità". Il documento è fatto - come vedrà lei seguendo le pagine allegate - di tutta una descrizione di interventi, prima sugli impianti PVC, che sono quelli che la riguardano, primo step, numerosissimi interventi che vengono descritti, fino al numero, ho perso il conto del numero, comunque tutta una serie di interventi di primo step, e una serie di interventi di secondo step, di lavori di risanamento ambientale, poi una descrizione di step anche dei lavori di risanamento ambientali da CVM, primo e secondo step, e poi alla fine, l’ultimo documento, l’ultima pagina del documento, fa riferimento proprio ai lavori a cui si riferirebbe questo congelamento; lei conosce questo documento?

RISPOSTA - No. Può anche darsi che mi sia venuto in mano all’epoca ma non...

DOMANDA - Io vorrei con lei vedere i lavori, uno ad uno, ai quali questo documento si riferirebbe con riferimento a questo congelamento in attesa di contatti per know-how di tecnologie straniere, sono indicate all’ultima pagina del documento, ovviamente quelli di PVC. Nel primo step l’unico lavoro oggetto di questo possibile congelamento era il lavoro numero 9, se lei prende nell’elenco del primo step il lavoro numero 9, che risulta essere: sala quadri essiccamento con centralizzazione della strumentazione, CV14/16, c’è una data che viene indicata, tempi di ultimazione dicembre ‘76. Ovviamente quello che io posso chiederle se nell’arco del periodo di tempo in cui, credo di poterle chiedere soltanto questo, se nell’arco del periodo di tempo in cui lei è stato alle tecnologie, si ricorda se questo lavoro fosse stato realizzato o no?

RISPOSTA - Sì, questo è stato realizzato, penso che lo possano dimostrare tutti quelli che ci hanno lavorato. Ecco, ora, sì, se è stato realizzato nel dicembre ‘76, come c’è scritto qui, questo non posso...

DOMANDA - Guardiamo i lavori del secondo step che vengono indicati anche questo oggetto o di congelamento o di ripresentazione con ROI. Cosa vuol dire di ripresentazione con ROI?

RISPOSTA - Dove?

DOMANDA - Nell’ultima pagina sempre, ci sono alcuni lavori che vengono indicati, come questo, come da ripresentare con ROI?

RISPOSTA - Il ROI era il return of investment, cioè erano quelle iniziative che avevano un ritorno economico, ed allora queste iniziative qui naturalmente bisognava anche studiare, preventivare il possibile ritorno economico, naturalmente erano normalmente, a parte queste che erano iniziative volte ad un altro scopo, per cui non si faceva nessun conto di ritorno economico, ma in alcune, dove questo era possibile, ci veniva richiesto che a fronte di una modifica, si presentasse anche il possibile o il probabile ritorno dell’investimento. Normalmente dava una priorità all’investimento dell’azienda.

DOMANDA - Con riferimento al secondo step dei lavori, congelare, c’è un riferimento al lavoro numero 3 che sarebbe: aspirazione perdite accidentali mediante servizio, rete di servizio con bocche di aspirazione fisse e mobili, e sarebbe un lavoro che riguarderebbe i tre impianti e tempi di ultimazione previsti settembre ‘76. Lei si ricorda...

RISPOSTA - Sì, questo sistema qua era stato previsto e poi applicato senz’altro nei punti in cui era prevista la presa di campioni, quindi su quelle posizioni, che poi non erano molte, diciamo nell’impianto, su quelle era stata fatta una cappa in modo che la presa di campione o di monomero o di polimero di slurry in particolare che contenesse ancora del monomero, venisse fatta in modo che il monomero non andasse nell’ambiente.

DOMANDA - Poi lavoro numero 6, sempre con riferimento a questo congelamento, il lavoro numero 6 sarebbe: rete per pressurizzare i locali di sosta per il personale con aria non inquinata e sarebbe riguardante tutti e tre gli impianti, tempi di ultimazione dicembre ‘76. Si ricorda che fu ovviato a questo problema?

RISPOSTA - Sì, io so che quando furono costruite, a parte la sala quadri del CV24 che è nata con l’impianto e quindi aveva la sua presa d’aria, non ricordo più bene dove fosse, ma comunque aveva una presa d’aria perché la sala quadri era condizionata. Quando furono costruite altre sale quadri al CV14/16 e al CV6, naturalmente l’aria per il condizionamento dell’ambiente era presa in posizioni abbastanza lontane, prevalentemente dai camini degli essiccatori che restavano punti di eventuale ancora immissione di monomero nell’ambiente, o di polveri, non solo di monomero.

DOMANDA - Poi, sempre con riferimento a congelare, si fa riferimento all’11, il numero 11 del secondo step è: sala quadri autoclavi con centalizzazione della strumentazione CV6, tempo di ultimazione settembre ‘77. Si ricorda se nel suo periodo, o comunque se c’erano dei lavori...

RISPOSTA - Qui non, dunque, io per fortuna, diciamo per fortuna, sono rimasto sempre a Marghera, ed anche quando, io parlo nel ‘77 sono venuto via, ‘77, ‘78, non è che, ogni tanto passavo a trovare vecchi amici, andavo a vedere come andavano i lavori, non ero più coinvolto direttamente ma andavo a vedere, io questa l’ho vista di sicuro, di averla vista prima del ‘77, ‘78 quando sono andato via, o dopo, questo non glielo posso dire.

DOMANDA - Il 14 poi è un lavoro che viene descritto come: razionalizzazione additivi con spostamento e sostituzione di apparecchi obsoleti sala quadri autoclavi, credo che sia un po’ generico forse per descrivere delle valutazioni, si riferisce al settembre ‘77, CV6?

RISPOSTA - Sì, anche questo so che è stato realizzato, vale il discorso di prima, non saprei dirle se... Io l’ho visto da realizzato, se l’abbia visto prima di andare via, o magari 6 mesi dopo perché sono passato..., non lo so.

DOMANDA - Poi c’è il 22 che è un innalzamento camini essiccatori, CV24, tempi di ultimazione giugno ‘76, si ricorda se vennero innalzati i camini degli essiccatori?

RISPOSTA - Questo non me lo ricordo bene, perché contemporaneamente, se è stato fatto è stato fatto contemporaneamente o subito prima all’inserimento di un lavatore che avrebbe escluso, lavatore di questi sfiati, che avrebbe escluso la necessità di alzarli, quindi...

DOMANDA - Ma c’era questo intervento però che lei si ricordava?

RISPOSTA - Quindi la soluzione del problema di questi sfiati degli essiccatori, anziché alzarli di qualche metro, che indubbiamente favoriva una miglior dispersione, è stata quella di inserirci un lavatore ad acqua che abbatteva tutte le polveri ed abbatteva anche l’eventuale traccia di CVM che fosse presente, queste acque poi andavano depurate etc. etc. e quindi il problema si risolveva così, si era risolto così.

DOMANDA - Ci sono ancora due lavori che vengono elencati da ripresentare con ROI e sono il 5, che sarebbe: centraline e calcolo per elaborazione dei dati raccolti dal gascromatografo onde determinare il TVA per i 3 impianti con scadenze di lavori possibili giugno, dicembre ‘76; si ricorda qualche cosa di questo tipo di attività nel suo periodo?

RISPOSTA - Mi sembra che questa centralina fosse perlomeno stata approvata, però non le so dire con precisione, so che questo TVA veniva fatto da del personale apposito, ora pensando che questa centralina potesse dare un ritorno economico penso che possa essere legato soltanto al fatto che anziché impiegare 2 o 3 persone, perché non erano poche che dipendevano dal dottor Capodaglio, per fare questi calcoli molto probabilmente, penso che oggi un computer potrebbe farlo benissimo...

DOMANDA - L’ultimo lavoro di quelli indicati da ripresentare con ROI è il 20, recupero automatico degli scarti di vagliatura, CV14/16 dicembre ‘76, numero 20 del secondo step?

RISPOSTA - Non mi sembra che fosse un grosso problema.

DOMANDA - Non era un lavoro rilevante comunque?

RISPOSTA - Questo non ho proprio ricordo se fosse stato realizzato, non lo so.

DOMANDA - Ci sono ancora due lavori che vengono indicati congelare, c’è scritto, per camini ed essiccatori, e sono i lavori 13 e 19, sono due lavori che se ben ricordo sono simili, c’è scritto, per il CV6 "innalzamento camini degli essiccatori e degli sfiati delle pompe per vuoto", e per quanto riguarda il 19: "innalzamento camini degli eiettori e degli essiccatori al CV14/16", sono negli altri due impianti. Si ricorda se furono innalzati i camini del CV6 e del CV14?

RISPOSTA - Secondo me, ricordo di sì, anche perché mi sembra di ricordare che ci fosse stato anche un problema di corrosione di queste tubazioni che era stato risolto, o perlomeno era stato tentato di risolvere con una verniciatura con vernice ipossidica.

DOMANDA - Stiamo un attimo ancora su questi tipi di lavoro che erano oggetto di questa lettera e che erano indicati nell’ultimo allegato. Lei immagino che sapesse dove si mettevano le prese dei gascromatografi?

RISPOSTA - Sì, ma quelle furono oggetto..., beh, un po’ tutti i nostri lavori, voglio premettere, forse è una cosa a dirsi dall’inizio, non è che venissero studiati a tavolino, il servizio tecnico di gruppo si avvaleva di persone che avevano maturato un’esperienza di esercizio degli impianti e poi si avvaleva anche dei suggerimenti, della collaborazione di tutti quelli che ci lavoravano, a partire degli operai. Quindi, diciamo...

DOMANDA - La mia domanda era essenzialmente, perché poi è premessa a un’altra domanda, se si ricorda...

RISPOSTA - Anche in questo caso qui la scelta di queste posizioni fu fatta collegialmente.

DOMANDA - Certo, ma che cosa si cercava di toccare, dove si doveva arrivare?

RISPOSTA - I punti di maggiore, i punti in cui c’era una, dove eravamo sicuri che ci fosse una maggior probabilità, per esempio il boccaporto dell’autoclave che veniva aperto era il punto principale di tutto l’impianto. Altri punti che potevano dar luogo ad eventuali perdite sono state individuate con l’aiuto e la collaborazione e le opinioni di tutti, d’altra parte questi punti una volta stabiliti furono cambiati anche abbastanza spesso, quindi non era una cosa..., si trattava di inserire su questa rete una presa o di escluderne un’altra.

DOMANDA - La mia domanda era solo una premessa, la mia domanda è ancora in riferimento a quei lavori oggetto di possibile congelamento della lettera. Quei lavori di cui abbiamo parlato adesso e che lei ha riconosciuto come fatti, di uno non si è ricordato, ecco, questi lavori qua, innalzamento camini, cabine, quelli di cui abbiamo appena adesso parlato, questi lavori qui incidevano sui punti delle prese del gascromatografo, ossia, questi lavori qua perché fossero fatti o non fossero fatti avevano potere di influire sui quei punti delle prese del gascromatografo? Ci pensi, ci pensi bene perché ovviamente sono diversi quei lavori...

RISPOSTA - I camini con le prese del gascromatografo non avevano incidenza, in quanto i camini distribuivano polveri o eventuale monomero nell’ambiente circostante, anzi, ci sono degli studi, delle tabelle che danno addirittura le ricadute degli sfiati che normalmente sono molto vicini alla base del camino hanno i punti di concentrazione più bassa di tutti. Il camino non era tanto qualche cosa, cioè, migliorare la dispersione di un camino non era tanto un fattore che potesse influire su chi lavorava vicino al camino, ma su quelli che stavano lontani dal camino.

DOMANDA - Comunque questi lavori non influivano sulle valutazioni delle bocchette, delle prese del gascromatografo?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Voglio solo farle notare un’ultima cosa di questa stranezza di questo documento, che tra l’altro non è suo. Il documento è datato...

RISPOSTA - Una stranezza la noto anch’io, in cui si dice qui: alcuni in esercizio, quindi come si fa a bloccare un lavoro che nello stesso documento viene segnalato come già in esercizio? E in effetti erano già senz’altro...

DOMANDA - Quelli in esercizio non vengono bloccati. La lettera si riferisce, il senso della lettera, che è riportato anche dai consulenti del Pubblico Ministero, potrebbe essere in riferimento ai lavori di cui abbiamo parlato in cui c’erano delle scadenze particolari. Un’altra però stranezza che noto io è che il documento è datato 24 novembre ‘75 e alcuni lavori vengono indicati come tempi di ultimazione ottobre ‘75, lavori che non risultano essere stati congelati e quindi risultano essere comunque stati realizzati su cui non ci siamo intrattenuti, ma immagino che lei non ha redatto questo documento e quindi non può darmi chiarimenti su una cosa del genere?

RISPOSTA - No. Comunque sembra un dato di fatto inconfutabile, ora io non li ho letti tutti, ma moltissimi di questi sono stati realizzati.

DOMANDA - Mi scusi, con riferimento agli interventi di, sempre di risanamento, con che metodo si procedeva, cioè, come venivano da lei individuati volta per volta i punti sui quali effettuare degli interventi?

RISPOSTA - Insomma, a parte alcuni che erano già noti, come dicevo prima perché erano noti che fossero fonte di perdite, più o meno quantificate, quello magari non tutti erano stati approfonditi, ora vedo che il primo documento che lei mi ha fatto vedere è un classico esempio di tentativo, mi sembra di fare un po’ il punto della situazione, quindi cercare di valutare perché non era facile, la produzione era una produzione discontinua, delle misure fatte su fluidi che non erano omogenei, tipo gli slurry, le torbide, davano origine a delle incertezze che erano dello stesso ordine di grandezza dei valori che noi volevamo andare a cercare come perdite, quindi non era facile. Comunque abbiamo preso a tappeto tutti gli impianti e con l’aiuto di tutti, consultando un po’ tutti abbiamo individuato i punti che ritenevamo, punti noti o punti anche meno noti o probabili, e abbiamo cercato di provare, perché sempre si provava prima, perché l’impatto che poteva avere un cambiamento di procedura o un cambiamento del processo poteva essere molto deleterio, si pensi soltanto alla possibilità di evitare che si perdesse del monomero da flangiature, da rubinetti, da tenute, evitarle tenendoli sotto vuoto voleva dire tirare dentro aria e ossigeno e quindi creare ambienti pericolosi e di possibile esplosione, quindi bisognava lavorare con cautela. Una volta individuati abbiamo cercato la soluzione e l’abbiamo provata, sperimentata e spesse volte anche a lungo, che non avesse neanche impatti deleteri sulla qualità del prodotto, perché se io tiravo fuori invece che un prodotto buono un prodotto da buttare in discarica, la soluzione non era ovviamente accettabile. Una volta fatte le dovute sperimentazioni si presentava questa Adi, questa autorizzazione di investimento, questi studi, queste ricerche venivano fatte partendo appunto, consultando anche, nei casi particolari, chi ci lavorava sopra, chi faceva la manutenzione, chi, come la ricerca poteva studiare anche la possibilità di modifiche agli additivi, anche al processo per poter permettere soluzioni tecniche diverse, si mandava avanti questa Adi facendo una preventivazione che in quel periodo forse fu fatta anche abbastanza approssimativamente pur di accelerare, iniziare questi lavori. Poi mano mano che si andava avanti sono venute disponibili anche le tecniche di controllo, in particolare gascromatografi, che ci davano, in quel momento abbiamo avuto proprio la sensazione netta del livello dell’inquinamento ambientale. A quel punto lì gli ultimi punti che potevano essere stati non dico trascurati, ma perlomeno non individuati inizialmente, venivano individuati con più facilità, anche perché restavano gli unici, e quindi ci siamo limitati a risolvere quei problemi lì.

DOMANDA - Le ricerche e le prove delle ricerche, le sperimentazioni, più significative fatte dal suo ufficio in tema di lavori di risanamento CVM?

RISPOSTA - Non saprei, lo zampino ce lo abbiamo messo su tutti, le più significative, non so, lo strippaggio del monomero, anche se siamo andati poi ad acquistare le colonne Goodrich, che anche quelle sono state acquistate fuori dalla nostra ricerca, dai nostri studi solo per velocizzare la loro installazione, noi siamo rimasti leggermente indietro con i nostri studi, quindi è stato preferito l’acquisto piuttosto che perdere altro tempo...

DOMANDA - Quando dice noi si riferisce anche all’attività del laboratorio delle ricerche?

RISPOSTA - Sì, la ricerca sullo strippaggio partiva dal laboratorio ricerche, e noi poi la si ripeteva su scala industriale, perché naturalmente il passaggio di scala non è sempre una cosa facile, e quindi per forza doveva essere ripetuta, in più bisogna tener conto che doveva essere ripetuta su tutti i vari tipi di prodotto che noi facevamo, non erano pochi, perché il PVC in sospensione non è uno, sono svariati con caratteristiche abbastanza diverse l’uno dall’altro.

DOMANDA - Si ricorda se le ricerche furono continuate anche quando si decise di acquistare le colonne di strippaggio?

RISPOSTA - Sì, diciamo il punto cruciale delle colonne di strippaggio era naturalmente la tipologia di piatto da adottare, era una colonna a piatti, quindi noi avevamo studiato..., la Goodrich aveva proposto un piatto semplicissimo, forato, che poteva dare delle perplessità di funzionamento, allora per un bel po’ di tempo, non saprei dirle quanto, ma perlomeno fino a quando non abbiamo constatato che il piatto forato della Goodrich andava bene noi abbiamo continuato a studiare il nostro tipo di piatto che era decisamente diverso da quello della Goodrich e l’abbiamo fatto nell’ipotesi che eventualmente il piatto della Goodrich non fosse andato bene avremmo sostituito quei piatti con altri, quindi il sistema Goodrich sarebbe andato bene comunque nel suo complesso, si trattava soltanto di sostituire i piatti della colonna. Però dopo i piatti della Goodrich sono andati bene e il nostro piatto è rimasto là.

DOMANDA - Prima delle colonne di strippaggio si erano fatti altri studi o ricerche, prima dello studio sulle colonne, prima della realizzazione delle colonne, si erano fatti altri studi comunque per uno strippaggio in autoclave?

RISPOSTA - Sì, il primo documento che lei mi ha dato qua parla proprio di strippaggio nell’autoclave, parte per recuperare il monomero, parte anche per non buttarlo nell’atmosfera, alla fine della polimerizzazione strippavamo il monomero nell’autoclave, in modo discontinuo, con perdita di tempo, con perdita di produttività dell’autoclave, con pericolo di degrado del prodotto, perché si doveva tenere tante ore, 2 o 3 ore a temperatura elevata e con risultati finali che non erano quelli all’altezza di quelli che si ottenevano con le colonne Goodrich. Comunque questa fase di strippaggio nell’autoclave è stata messa in atto subito, è durata almeno 2 o 3 anni, prima che entrassero le colonne, le colonne non hanno fatto altro che migliorare lo strippaggio e poi liberare l’autoclave da questa perdita di tempo dovuta allo strippaggio.

DOMANDA - A proposito della maggiore conversione possibile del CVM in PVC furono fatti studi sui prodotti?

RISPOSTA - Questo è sempre stato, si può dire, da che ricordo io nel periodo, non c’era nessun concorrente che avesse una resa in PVC come il nostro, questo era dovuto, forse la partenza da un buon know-how, quello Monsanto, e poi al fatto che la politica della Montedison è stata sempre quella di ricercare miglioramenti negli additivi del processo, cosa che normalmente gli altri produttori di PVC non facevano e compravano gli additivi da produttori specializzati, i quali naturalmente non avevano tutta quella conoscenza sufficiente e tutti quegli stimoli forse anche per migliorare gli additivi. Questo dava due grossi vantaggi per noi rispetto agli altri, una conversione molto maggiore, che superava il 92, 93%, contro gli altri che avevano 80, 85%, inoltre questi nuovi additivi erano orientati anche a dare una maggior presenza di costi a fine polimerizzazione, e quindi minori necessità di pulizia di autoclavi. Quando abbiamo tentato di comprare, di prendere, ci hanno presentato più volte know-how di prodotti che andavano molto bene sul mercato, erano richiesti, quindi i nostri commerciali erano molto stimolati a farceli fare, quando abbiamo cercato di comprarli da Scinetzu, da Tecneco, abbiamo sempre visto che le loro rese erano bassissime e a questo punto siamo sempre rimasti scoraggiati, nessuno era in grado di avvallare un ritorno indietro rispetto a questo.

DOMANDA - Lei va via ‘77, ‘78, a fine ‘77 mi sembra di capire, che risultati si erano ottenuti a seguito di questi interventi nei reparti di sospensione e di emulsione?

RISPOSTA - Io ora non le so dare dei valori numerici, ma indubbiamente il TVA era raggiunto, mediamente, restava ancora il problema della pulizia dell’autoclave che non era tale da escludere la possibilità di entrarla a pulire, questo restava sempre, ma certo che la frequenza con la quale si entrava, la quantità di prodotto che restava appiccicato sulle pareti o sul fondo era ridotto, anche la frequenza era ridotta in modo enorme rispetto alla partenza, almeno a quello che ricordavo io in molti anni precedenti.

DOMANDA - Si ricorda che fosse comunque diverso il problema tra emulsione e sospensione a proposito dell’entrata in autoclave?

RISPOSTA - Sì, l’emulsione non richiedeva granché, salvo problemi di lumps, che anche quelli furono con il tempo prima ridotti e poi dopo non so se eliminati completamente, perlomeno resi poi trattabili con filtrazioni, con macinazioni, perché tante volte meglio tentare di ridurre la quantità piuttosto che mettersi come obiettivo di ridurlo completamente con altri rischi.

DOMANDA - Si ricorda che nel CV14/16 venne fatta una sperimentazione e un’utilizzazione del cicloesanone?

RISPOSTA - Sì. Fu utilizzato sulla base dell’esperienza fatta al CV6 che avevamo come standard.

DOMANDA - Io volevo però chiederle, proprio dall’ambito dal punto di vista della sua funzione, qual era la procedura per eseguire i lavori di risanamento, partendo dalle vostre sperimentazioni?

RISPOSTA - Si facevano gli esperimenti che naturalmente erano seguiti, gli esperimenti venivano fatti su reparti produttivi, erano spesso abbastanza prolungati perché si doveva, in genere il processo aveva delle oscillazioni in tutte le caratteristiche del prodotto, e quindi bisognava fare un numero di sperimentazioni sufficienti perché i dati, i singoli dati potessero avere un significato. Dopodiché questi valori venivano giudicati, quando venivano giudicati positivi, o perlomeno positivi al 90%, all’80%, dipende dal problema, con il consenso sempre della direzione tecnica, che ripeto, sempre tutte le settimane seguiva passo passo i nostri esperimenti, veniva presentata, veniva fatta una preventivazione, veniva presentata la richiesta di investimento; è questo che voleva sapere?

DOMANDA - Sì, volevo sapere se c’era anche un intervento anche del Pas in questa procedura?

RISPOSTA - In tutti questi interventi c’erano interventi dei singoli specialisti del reparto, noi facevamo..., quando io dico facevamo un esperimento, sì, noi si faceva la prova, a parte la prova che la faceva il personale di esercizio in pratica, poi tutte le analisi, noi non avevamo delle possibilità di fare analisi in proprio come servizio tecnico, è evidente che le analisi ambientali chiamavamo il Pas, le analisi di igiene ambientale anche lì chiamavamo gli specialisti con la loro attrezzatura e con la loro esperienza, quando c’erano da fare altri interventi di carattere, che riguardavano, non so, singole macchine, si chiamava la manutenzione, quando abbiamo avuto problemi di materiale, anche nella scelta dei materiali etc. si chiamavano gli specialisti in corrosione, che avevamo degli ottimi specialisti in corrosione. Quando si è trattato di rismaltare le autoclavi è stato fatto uno studio con provini di smaltati, con vari smalti inseriti dentro per trovare quello che era lo smalto che andava più bene per il nostro prodotto, perché era inutile rivolgersi a una ditta specializzata in smaltatura, che fa smalti che hanno carattere generale.

DOMANDA - Noi con riferimento alle commesse di investimento, a quelle più significative in tema di lavori di risanamento, abbiamo visto anche il visto nei documenti del Pas locale; lei si ricorda se proprio nella procedura formale di autorizzazione della commessa, che lei ci ha già descritto, interveniva anche in questa funzione il Pas?

RISPOSTA - Sì, questo senz’altro, ora io ricordo che ad un certo punto della mia attività, non le saprei dire se prima del ‘73, dopo il ‘73, mi sembra prima, fu addirittura procedurato che qualunque tipo di lavoro di modifica nell’impianto fosse avvallato dal Pas, perché era successo, non so se nel nostro gruppo non credo, ma forse in altri, che interventi di miglioria per un determinato scopo avessero poi comportato dei peggioramenti, dei guai in altri punti dell’impianto e quindi bisognava avere l’opinione minimo di un esperto.

DOMANDA - Sempre con riferimento alle commesse di investimento, si ricorda se negli anni ‘75, ‘76, anni in cui lei era in funzione, alcune commesse di investimento, i lavori di esecuzione delle commesse vennero eseguiti dalla manutenzione?

RISPOSTA - Sì, senz’altro, perché era una prassi normale, nel senso che l’ufficio tecnico si avvaleva anche lui, come noi, come tutti, nei casi in cui doveva fare degli interventi su apparecchiature, su strumentazioni, su oggetti o macchine particolari, della esperienza della manutenzione che li aveva in esercizio o che ne aveva rilevato gli eventuali guasti e difetti.

DOMANDA - Abbiamo parlato di questi interventi di risanamento, qual era il livello di partecipazione e gli interventi di risanamento delle maestranze, dei lavoratori?

RISPOSTA - L’ho accennato, normalmente partecipavano tutti, molte anche delle idee le recepivamo andando sul posto e sentendo il parere dei capiturno, degli addetti, delle persone anche più partecipi, attive, più attente al proprio lavoro, questa è una cosa che era normale, anche se noi andavamo normalmente, andavamo ad alterare, non dico rompere le scatole, insomma a chiedere un qualche cosa di più agli operatori quando andavamo a fare una prova generica, ricordo invece che quando siamo intervenuti massicciamente nel fare tutte queste prove qui, che sono state veramente molte, la partecipazione del personale operativo è stata altissima.

DOMANDA - Lei ha mai visitato altri impianti di polimerizzazione, ha mai studiato, verificato di persona altri impianti di polimerizzazione nel corso della sua attività per Montedison?

RISPOSTA - Sì, proprio l’ultimo lavoro che ho fatto, per quello che ho detto io ho lasciato gli impianti nel ‘77, ‘78, non una data ben precisa, perché l’ultimo lavoro che ho fatto ho avuto l’incarico di seguire una serie di test run che erano stati concordati tra i maggiori produttori di PVC dell’epoca, con l’esclusione della Solvet, quindi Anic, Sir e Rumianca, tra questi produttori era stato concordato di stabilire la capacità produttiva in Italia facendo dei test run che erano di ben 15 giorni consecutivi per ogni impianto di tutti i produttori. Quindi io sono stato, per ogni impianto di produzione sono stato 15 giorni a Porto Torres, no, 2 volte e 15 giorni a Porto Torres, due volte a Cagliari, due volte a Brindisi, ma a Brindisi già lo conoscevo, due volte a Terni, no, a Terni una volta sola, e due volte a Ravenna, dall’Anic, per 15 giorni.

DOMANDA - Lei ha potuto rendersi conto del livello della tecnologia, mi riferisco alla tecnologia verso la tutela dell’ambiente di questi impianti rispetto a quelli Montedison? C’erano le colonne di strippaggio?

RISPOSTA - No, le colonne di strippaggio all’epoca non c’erano da nessuna parte, naturalmente se ne parlava, credo che solo l’Anic a Ravenna avesse forse già ordinato, non lo so, perlomeno in animo di ordinare queste colonne, per un impianto, perché l’Anic a Ravenna aveva l’impianto in massa dove le colonne di strippaggio non servivano, non c’erano.

DOMANDA - C’erano tra questi impianti degli impianti che avessero il gascromatografo?

RISPOSTA - Anche il gascromatografo all’epoca non ce l’aveva nessuno, solo l’Anic lo stava installando, forse era già in fase di prova quando sono andato io.

DOMANDA - Si ricorda se il gascromatografo installato nell’Anic fosse uno per reparto o ce ne fossero di più per ogni reparto?

RISPOSTA - No, ce n’era uno per reparto, avevano due reparti, uno di sospensione e uno di massa e ce n’era uno per reparto.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Quindi queste visite che lei ha fatto in giro per l’Italia lei è in grado di ricordare un attimo meglio come epoca?

RISPOSTA - Sì, tra il ‘77 e il ‘78.

DOMANDA - Perché nel ‘77 e ‘78 i gascromatografi a Porto Marghera c’erano, quindi probabilmente erano alcuni anni prima allora questa visita? Se c’erano solo presso Anic...

RISPOSTA - A Marghera c’erano, all’Anic o c’erano o stavano facendo le prove, ma negli altri impianti non c’erano.

DOMANDA - Dopo il ‘77, ‘78 lei cosa ha fatto?

RISPOSTA - Io sono passato con l’ingegneria di processo dell’ingegner Rinaldi di Mantova e mi sono occupato di interventi presso il TDI, presso l’acidoncinedrina, presso altri impianti di poliesteri di Ferrara che erano...

DOMANDA - Volevo capire essenzialmente quando era stato presso il laboratorio ricerche?

RISPOSTA - Io avevo l’ufficio, diciamo, presso il laboratorio ricerche, perché questa ingegneria di processo dell’ingegner Rinaldi e il laboratorio ricerche del professor Vidotto dipendevano entrambe dal dottor, no, che poi è diventato anche amministratore delegato, un’amnesia sul nome, comunque il capo era un capo comune, io non volendomi spostare da Marghera come ufficio, avevo l’ufficio..., d’altra parte alcuni lavori, tipo TDI e l’acidoncinedrina erano lavori di Marghera e quindi anche la sede di lavoro era giusto che fosse qua.

DOMANDA - Quindi si è interessato delle ricerche al laboratorio ricerche o no a Marghera, o aveva solo l’ufficio ubicato...

RISPOSTA - Avevo solo l’ufficio, mi interessavo di, in pratica era un po’ lo stesso lavoro che facevo come servizio tecnologico, la ricerca, unitamente all’ingegneria di processo, cioè la ricerca faceva lo studio di base, noi come ingegneria di processo facevamo l’industrializzazione di questo esperimento applicata all’impianto di produzione. Quindi eravamo, lavoravamo a stretto contatto di gomito.

DOMANDA - Perché volevo capire un attimo meglio, quando ad un certo punto le è stata fatta una domanda relativamente alla questione che cosa ha fatto il suo ufficio in materia di miglioramento ambientale, lei diceva, stava pensando non so che cosa ha fatto, e poi ha fatto un accenno alle colonne di strippaggio. Il suo ufficio intende il periodo precedente o successivo al ‘77, ‘78?

RISPOSTA - No, precedente.

DOMANDA - E quindi c’è stato solo questo interessamento per quanto riguarda le colonne di strippaggio?

RISPOSTA - Le colonne di strippaggio furono sperimentate, la colonna, perché era una, fu sperimentata nell’impianto pilota, quindi la giurisdizione diretta era del responsabile della ricerca, ma naturalmente, come ho sottolineato anche prima, e tengo a dirlo, il lavoro che facevamo era un lavoro di gruppo, tutti mettevano la loro esperienza e la loro opinione. Quindi noi andavamo continuamente, io andavo continuamente all’impianto pilota a seguire quello che facevano, collaboravo con loro anche a dire: facciamo questo, facciamo quest’altro, facciamo questa prova, facciamo quest’altra, anche se la responsabilità formale era loro, non era mia.

DOMANDA - Nel documento che le è stato mostrato prima che probabilmente ha ancora lì sul tavolo, quello del 24 marzo ‘75, se lo può riprendere, a pagina 5.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - A pagina 5 si fa un riferimento ad altri impianti che nella prima impostazione del programma è stato previsto di fermare, si fa l’esempio del CV14 sul quale valutare che cosa fare; le volevo chiedere quali erano questi altri impianti che nella prima impostazione del programma è stato previsto di fermare?

RISPOSTA - Il 14/16 e il CV6. Infatti noi abbiamo fatto dei progetti per gli impianti nuovi di questi due impianti, la sostituzione del CV14, CV16 e del CV6, cioè l’impianto di sospensione e l’impianto di emulsione.

DOMANDA - Il motivo poi perché non si è andati oltre a questa decisione, a questo pensiero di fermarli qual è stato?

RISPOSTA - E` stato che i risultati che abbiamo acquisito, buona parte di questi interventi, perché non erano tutti, buona parte di questi interventi hanno portato a livelli di presenza di monomero nell’ambiente di lavoro accettabili al di là di quelle che potevano essere le aspettative. Inoltre, ripeto, nell’impianto nuovo non è che avremmo applicato qualche cosa di diverso e di migliore, avremmo applicato gli stessi accorgimenti, le stesse cose che avevamo sperimentato sui vecchi.

DOMANDA - Questo discorso che lei fa relativo alle valutazioni di presenza di monomero nell’ambiente di lavoro le fa in relazione ai dati che venivano forniti dal gascromatografo?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Volevo passare a un’altra serie di domande in relazione alle notizie che lei aveva avuto sulla cancerogenicità del CVM. Lei praticamente ha accennato a due episodi, a due fatti storici, uno allo studio di Maltoni e l’altro la questione Goodrich, questa segnalazione che c’era stato un cancro in un operaio, in un addetto al CVM nella fabbrica Goodrich negli Stati Uniti. Quando lei viene a sapere di questa notizia relativa alla Goodrich, diceva non è stato dato molto peso sostanzialmente e sinteticamente, cosa vuol dire? La notizia si sapeva già o la cosa sembrava ancora una cosa leggera?

RISPOSTA - Io ora il dettaglio non lo ricordo, intanto la notizia non fu una notizia tipo notizia che appare sul giornale..

DOMANDA - Qualche giornale ne ha parlato però.

RISPOSTA - Sì, ma tutti giornali, tutte riviste specializzate che non tutti leggevano e quindi ognuno veniva a conoscenza di questa notizia in un lasso di tempo abbastanza..., non è che nel giro di 2 o 3 giorni lo sapessero tutti, ci avranno messo un mese, due, un po’ perché la notizia si divulgasse abbastanza da essere, chiamiamo, di dominio pubblico. Non so, l’incidente di una persona, almeno a mio ricordo, ha fatto molto meno scalpore che non le notizie di uno studio che sembrava, che penso sia stato molto più scientifico.

DOMANDA - Per venire al discorso dello studio del professor Maltoni, lei si ricorda come ne è venuto a conoscenza, cioè all’interno dell’azienda, perché ci sono stati convegni pubblici, perché è stato scritto sui giornali, qualcuno glielo ha detto?

RISPOSTA - Sui giornali no, a me è stato detto dalla direzione tecnica di Milano che era, diciamo, le persone che avevano contatti con, intanto con l’altra direzione, poi anche con il mondo scientifico e concorrenza e tutto il resto, quindi noi lo abbiamo saputo da loro, poi come sia stata divulgata la notizia non fu certo tenuta segreta, nessuno ci ha detto: non dite niente a nessuno.

DOMANDA - Lei è in grado di focalizzare i tempi, anche in maniera generica, per carità, tra i due episodi? Cioè, si ricorda se ha saputo prima di questa notizia Goodrich o prima dello studio Maltoni?

RISPOSTA - Non saprei dirglielo di preciso, le cose non sono distanti molto l’uno dall’altra.

DOMANDA - Comunque è lo studio Maltoni che determina, diceva prima, una sorta di preoccupazione, di darsi da fare?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Le volevo chiedere alcune altre cose in relazione a quell’altro documento del ‘75 che le è stato mostrato, meno misterioso, basta leggerlo, rispetto a quanto sembra, perché già nella prima facciata - se lo può riprendere, 24 novembre ‘75 - dopo la prima fase, "essendo in corso trattative con diverse ditte estere per l’acquisizione di know-how aggiornati vi preghiamo di congelare gli studi e l’esecuzione dei lavori di cui all’allegato elenco", la seconda frase chiarisce tutto nel senso che resta inteso che gli obiettivi a suo tempo fissati restano inalterati, ragion per cui variando solo le scelte tecniche per raggiungerli in sede di trattativa sindacale il vecchio elenco lavori mantiene la sua validità". Questo è semplicemente un vecchio elenco valori che mantiene la sua validità per quanto verrà comunicato ai sindacati.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E` così?

RISPOSTA - Sì, infatti i lavori sono stati tutti fatti.

DOMANDA - Questo è un altro discorso, sui singoli lavori veniamo dopo, sembrava che fosse chissà che mistero questo elenco e queste date, è un vecchio elenco sul quale dicono: i lavori vengono congelati, nuove ordinazioni etc., ai sindacati presentiamo questo come valido, questo è stato scritto, è così?

RISPOSTA - Penso di interpretarlo così, mantiene la sua validità, gli obiettivi, quindi penso che questo volesse dire che si doveva soltanto tener conto della possibilità di avere dei miglioramenti con, acquisendo, forse anche una disponibilità maggiore da parte della direzione, di dire: guardate che noi siamo disponibili anche a spendere per know-how esterni se voi non siete in grado di raggiungere certi obiettivi.

DOMANDA - Io lo chiedo perché questo...

RISPOSTA - La leggo ora per la prima volta.

DOMANDA - Siccome le è stato chiesto qualcosa ovviamente devo chiederle anch’io qualcosa, perché poi andando avanti nella sua audizione lei diceva che le maestranze, parlava dei capiturno, qualcuno così che lavorava in fabbrica, veniva informato, venivano chiesti i pareri, ma da questo documento viene fuori proprio un discorso diverso, cioè i sindacati continuano a parlare di questo elenco lavori e però li congeliamo, e non glielo diciamo.

RISPOSTA - Guardi che non era, ammettiamo che noi stiamo facendo un lavoro, tutti sanno che si sta facendo un lavoro, perché si lavora nei reparti dove ci sono anche gli operai, se il giorno dopo non viene più nessuno a lavorare i primi che se ne accorgono sono, qui non va avanti nessuno, è tutto fermo, non credo che sia possibile nascondere questo.

DOMANDA - Il problema è che nel ‘77 gli operai con la piattaforma sindacale continuano a chiedere la chiusura del CV6.

RISPOSTA - Questo non...

DOMANDA - Proprio perché stiamo parlando di CV6...

RISPOSTA - Uno può dire non mi accontento del lavoro che fai, ne voglio un altro.

DOMANDA - Io prendo atto delle indicazioni che lei ha fornito, che era la prima volta che vedeva questo documento sul quale però ha dato delle risposte di un certo tipo, allora su quelle risposte io devo farle qualche domanda, perché ad esempio diceva che dai lavori che risultavano secondo quell’elenco da ripresentare, congelati etc. diceva non c’erano lavori che riguardassero la parte ambientale, la parte sicurezza ambientale per gli operai, gliene leggo alcuni di questi...

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Allora ho capito male.

RISPOSTA - Mi è stato chiesto se l’innalzamento dei camini, la domanda specifica...

DOMANDA - Era prima più generica e...

RISPOSTA - Questi sono tutti lavori che direttamente o indirettamente per l’1% o per 100% influenzano l’impatto ambientale.

DOMANDA - Anche all’interno del reparto?

RISPOSTA - Alcuni anche all’interno, non tutti. Più o meno, io ho detto che se innalza un camino che sputa fuori CVM, si fa per diluirlo meglio e per ridurre l’impatto ambientale soprattutto all’esterno del posto di lavoro, perché alla base del camino la concentrazione dell’effluente è la più bassa, ciò non vuol dire che non c’è, ci sarà una parte anche lì, un contributo lo darà, ma il contributo maggiore lo dà senz’altro alla distanza maggiore, al reparto vicino.

DOMANDA - Perché alcuni di questi lavori, lei qualcuno ricordava, qualcuno non ricordava, sono specifici per l’ambiente di lavoro, per esempio il numero 3 parla di aspirazione perdite accidentali mediante rete di servizio con bocche di aspirazione fisse e mobili e questo è uno dei lavori da congelare, poi: rete per pressurizzare i locali di sosta del personale con aria mal inquinata, lavori lo stesso da congelare, cioè sono dei lavori..., razionalizzazione additivi con spostamento e sostituzione di apparecchi obsoleti in sala quadri e autoclavi sono lo stesso da congelare; questo riguarda anche miglioramento nell’ambiente di lavoro?

RISPOSTA - Questo secondo me è stato fatto poi.

DOMANDA - Infatti il problema è quando, perché siccome questi lavori poi dicono congelarli, io chiedo, siccome lei dice non ho visto l’elenco, però risultano fatti, il problema è quando?

RISPOSTA - Sul quando io nei singoli lavori non sono in grado di ricordarmelo, per dirglielo bisognerebbe...

DOMANDA - Perché lei ha fatto una divisione, diceva da quando sono andato via, poi ho continuato a frequentare la fabbrica, quindi è tornato lì per quante volte, per quanti anni dopo?

RISPOSTA - Sono sempre stato a Marghera.

DOMANDA - Quindi non é in grado di dire se questo lavoro è stato fatto nel ‘77 o 10 anni dopo?

RISPOSTA - No, 10 anni dopo direi di no, un anno dopo, un anno e mezzo, 2, 6 mesi, può darsi, non sono in grado di dirlo, se glielo dico vorrei essere sicuro.

DOMANDA - Per questo dico, per quanto è la sua memoria che quando le faccio queste domande mi pare abbastanza labile, un conto è durante il periodo in cui lavorava, un conto..., poteva essere anche 5 anni. Comunque non insisto.

RISPOSTA - No, a spanne direi 5 anni no, perché 5 anni sono tanti, però l’anno, i due anni, o i 6 mesi, ripeto, non sono in grado di specificarlo.

 

AVVOCATO SCHIESARO

 

DOMANDA - Sempre rimanendo su quel documento di cui ha parlato da ultimo il Pubblico Ministero, e cioè quello del 24 novembre del ‘75, tra gli interventi cosiddetti congelati ce n’era uno indicato al numero 6, se lo vuole vedere, 6 secondo step di lavori, che si riferiva..., ecco, questo qui vedo dall’importo di 300 milioni, che è praticamente il quarto in ordine di grandezza degli interventi, che è un intervento di una certa consistenza?

RISPOSTA - Sì, se ricordo bene...

DOMANDA - Di cosa si trattava?

RISPOSTA - Si trattava, sempre per evitare di risucchiare nell’area che andava a condizionare il locale strumenti di controllo, sempre per evitare di risucchiare aria di ricaduta da questi famosi camini di cui parlavo prima, si trattava di andarla a prendere in una posizione o da una distanza tale che le probabilità di risucchiare eventuali perdite dai camini fossero le minime possibili. Ora non ricordo nel dettaglio com’era, qual era la rete di canalizzazione che volessero realizzare, questa non me la ricordo più.

DOMANDA - Perché in seguito: rete di pressurizzazione di locali di sosta, i locali di sosta, intanto, quali si intendevano?

RISPOSTA - Sala quadri, noi intendevamo sala quadri.

DOMANDA - Quello era l’unico locale di sosta?

RISPOSTA - C’era la mensa e c’erano altri locali.

DOMANDA - Quindi c’erano più locali di sosta?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi c’erano una serie di locali di sosta, sala quadri, mensa ed altri...

RISPOSTA - No, altri non direi.

DOMANDA - Chiedo a lei.

RISPOSTA - No, non ce ne sono altri.

DOMANDA - Gli spogliatoi.

RISPOSTA - No, gli spogliatoi erano tutti centralizzati.

DOMANDA - Allora nel reparto solo sala mensa e sala quadri?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Questi locali avrebbero dovuto essere pressurizzati, cioè, se capisco bene, isolati dal contesto del reparto, corregga se ho capito male, isolati dal contesto del reparto ed alimentati con aria pura, non inquinata.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Allora, primo problema perché necessità di isolarli dal resto del reparto? Perché pressurizzare?

RISPOSTA - Pressurizzare perché nei reparti c’era sempre, e credo ci sia tuttora, la possibilità che ci sia una perdita da una valvola, da un boccaporto, da un qualunque altro elemento dell’impianto, per cui da un momento all’altro può capitare un’emergenza...

DOMANDA - Però l’idea di una pressurizzazione indica, come le chiedevo, una necessità di una separazione permanente del locale dal resto del reparto, quindi se c’è un inquinamento nel reparto l’inquinamento non ci dovrebbe essere, quindi...

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Quindi l’ipotesi normale è che l’evento accidentale paventato non ci sia come evento ricorrente, no?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Allora se questa è l’ipotesi normale di lavoro la domanda che continuo a farle è: perché separare permanentemente il locale addirittura con un sistema autonomo di pressurizzazione?

RISPOSTA - Per renderlo molto più sicuro e indipendente da...

DOMANDA - Di quanto non fosse comunque allora il reparto?

RISPOSTA - Ripeto, ci sono fonti di possibili inquinamento che era bene che fossero tenute possibilmente separate da posti dove...

DOMANDA - Quello che voglio cercare di sapere da lei era se questo che lei chiama possibile inquinamento era nel reparto una costante o era un dato eccezionale ed eventuale legato a una situazione di incidente?

RISPOSTA - Legato a una questione di incidente, normalmente non c’era, allora non ci sarebbe stato il livello di TVA che abbiamo detto.

DOMANDA - E` proprio questa la contraddizione, perché di fronte a una situazione eccezionale l’esigenza di una separazione sistematica, permanente, addirittura con isolamento pressurizzato dall’aria mi pare che venga meno?

RISPOSTA - Questa è sempre stata una cosa che anche prima della sensibilizzazione, diciamo così, del cloruro di vinile monomero, nel locale mensa, per esempio, si poteva fumare, quindi già quello dava la necessità di tenere il locale separato, di tenerlo pressurizzato in modo che indipendentemente da tutto quello che succedeva nell’impianto lì fosse possibile fumare, fosse possibile...

DOMANDA - Però questo non era per la sala quadri.

RISPOSTA - Nella sala quadri non si poteva fumare, era condizionata perché nel reparto c’era un microclima che era senz’altro diverso da quello che si poteva ottenere in una sala quadri, ed allora se si doveva condizionare una sala quadri bisognava essere sicuri di condizionarla con dell’aria possibilmente pura, pulita, non certo andarla ad inquinare.

DOMANDA - Allora abbiamo detto della necessità di separare, di pressurizzare. Vorrei approfondire il tema dell’aria non inquinata che avrebbe dovuto alimentare questi locali di sosta. Da dove doveva essere prelevata, avrebbe dovuto essere prelevata quest’aria non inquinata e che caratteristiche doveva avere rispetto a quella che ritenevate essere aria inquinata? Intanto inquinata da cosa? Il primo problema è capire che cos’era il rischio che si voleva prevenire?

RISPOSTA - Il rischio principale era il cloruro di vinile.

DOMANDA - Il CVM.

RISPOSTA - Questa è una domanda che io non so rispondere, nel senso che non conosco, indubbiamente dovrebbero, dico dovrebbero, perché quello era il sistema che noi usavamo, dovrebbero aver fatto uno studio sulla ricaduta dei camini per l’inquinamento intorno del reparto, aver visto quelli sono le zone in cui, per i venti prevalenti, per tutte le cose che i nostri dell’igiene ambientale sapevano fare bene, qual era il punto vicino o lontano in cui la probabilità di questa concentrazione fosse la minima e da lì avrebbero dovuto prendere l’aria. Questo secondo me doveva essere la procedura da fare, se l’abbiamo fatto nel caso specifico non lo so, non ho visto.

DOMANDA - Quindi aria prelevata dall’esterno, non dal reparto?

RISPOSTA - No, dall’esterno, magari sul tetto del reparto vicino, sul tetto di un’altra..., a 10 metri invece che a 5, non lo so, questi erano i concetti insomma.

DOMANDA - Torniamo all’altro documento invece che lei ha ricevuto per conoscenza e quindi novembre ‘73, questo a firma di Saccon e Vanin. Volevo anche qui un chiarimento tecnico, quando ci dice che i nostri prodotti trattengono in soluzione l’1 e il 5% di CVM, 75 chili circa, che poi si disperde in atmosfera nel modo seguente: una parte se ne va trasportata dalle acque madri, allora quando ci si riferisce a questo "parte che se ne va" ci si riferisce a una parte di CVM che è scaricata nelle acque madri?

RISPOSTA - Sciolto nell’acqua.

DOMANDA - E che con le acque madri viene convogliato nello scarico dello stabilimento?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Allora, le...

RISPOSTA - Il limite di solubilità credo del monomero.

DOMANDA - Circa 100 PPM, ma misurate come, una parte se ne va proveniente dalla centrifugazione, allora ci può chiarire, queste centrifughe, cioè, questo valore riferito a ciascuna centrifuga, riferito al valore complessivo...

RISPOSTA - E` una percentuale e quindi vale per tutti, mediamente era quello il valore.

DOMANDA - I valori calcolati su ciascuna carica, stiamo ragionando dell’1,5%, di una quota dell’1,5% calcolata su ciascuna carica. Allora, la carica viene effettuata nelle autoclavi, quindi su ciascuna autoclave, la centrifugazione quindi è una fase di questo procedimento che va verificata per ciascuna autoclave?

RISPOSTA - La centrifugazione è un processo continuo, le autoclavi vengono scaricate in uno slurry dal quale viene alimentata in continuo la centrifuga, quindi la separazione di carica per carica diventa un po’ più difficile.

DOMANDA - Però... che veniva dalle cariche poi veniva centrifugata?

RISPOSTA - Certo.

DOMANDA - Quindi per avere il valore complessivo del quantitativo di CVM presente in un’acqua madre dovevamo sommare il numero delle cariche per ciascun autoclave e moltiplicarlo per il numero delle autoclavi, dico male?

RISPOSTA - No, oppure la produzione di CVM, là che sono una volta e mezza il prodotto, se lei fa 100 chili di prodotto, ha 150 chili di acqua, dentro 150 chili di acqua ha 100 PPM di cloruro di vinile. Il rapporto acqua...

DOMANDA - Questo 100 PPM, perché io l’avevo calcolato attribuendolo a ciascuna produzione di un’autoclave.

RISPOSTA - E` la stessa cosa.

DOMANDA - Basta che alla fine....

RISPOSTA - Se lei è più comodo vederlo...

DOMANDA - Era per spezzettare, per avere... il procedimento di calcolo che alla fine ci consentisse di convergere su numeri finali. Quindi questo è il quantitativo di ciascuna carica per ciascun autoclave che va in acqua?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Che poi va a un impianto di depurazione?

RISPOSTA - Che andava, perché questi sono i valori iniziali, prima dello strippaggio.

DOMANDA - Sì, d’accordo, quindi prima dello strippaggio andava in impianto e poi veniva... Con lo strippaggio questi valori venivano ridotti?

RISPOSTA - Si sono ridotti decisamente. Ora io i numeri precisi non me li ricordo più, ma credo che ci siano dei documenti che ne parlano.

DOMANDA - Lei poi ha...

RISPOSTA - Una grandezza di 1,5, 4, 2 PPM, come ordine di grandezza.

DOMANDA - Lei, sempre nello stesso documento, lei, cioè, questo documento che le è stato comunicato, si dice che alla fine del carico nell’autoclave si trova ancora il 30% di volume di CVM, circa 14 chili, lei prima ha avuto un passaggio in cui dice: i nostri impianti erano quelli che avevano la migliore resa perché le percentuali di residuo inferiori al 5, 10, mi pareva ci fosse una resa sul 90...

RISPOSTA - 92 o 93.

DOMANDA - Era il 30% che rimaneva...

RISPOSTA - Un momento. Questo 30%, fatta la polimerizzazione c’è sempre stato un degasaggio del monomero non convertito che è questo circa 8% che non è convertito, dopodiché però resta ancora quello che lei ha letto all’inizio, questo 1,5% di monomero complessivamente tra acque madri e prodotto, quando hanno fatto diciamo il punto a questo momento del processo l’autoclave veniva scaricata negli slurry tank, l’autoclave si svuotava e per svuotarsi si riempiva di aria perché il boccaporto era aperto, l’autoclave restava vuota, quindi era piena di aria e di gas, con un 30 di monomero dentro. Perché il monomero...

DOMANDA - Quindi il 30% del volume dell’autoclave?

RISPOSTA - Esattamente, poi se lei fa i conti penso che corrispondono a questi 14 chili.

DOMANDA - Quindi non del prodotto ma del volume.

 

AVVOCATO SCATTURIN

 

DOMANDA - Lei nel riferire su questi lavori di risanamento eseguiti, effettuati sugli impianti ha posto una distinzione tra lavori di risanamento che non avevano ritorno economico e invece lavori di risanamento che avevano un ritorno economico, e questa distinzione poi lei l’ha posta in maniera molto precisa, al punto che per i lavori di risanamento che avevano un ritorno economico si doveva fare anche un preventivo di spesa del costo del lavoro e un preventivo anche del ritorno economico; lei può precisare - questo è un chiarimento che io le chiedo - la, meglio, se può descrivere questa tipologia, questa doppia tipologia di interventi? Se può precisarla meglio?

RISPOSTA - Mi sembra di vedere che, comunque glielo posso dire io, il 90% di questi lavori non ha un ritorno economico, anche se implicitamente se lei riduce gli scarti, perché in pratica...

DOMANDA - La mia domanda è molto precisa, che lei possa descrivere la tipologia dei lavori che non avevano ritorno economico e quelli che invece avevano un ritorno economico, io le chiedo soltanto questo, il chiarimento, la mia domanda è mirata a una risposta...

RISPOSTA - Il 90% di questi lavori che lei, vedo scritti qui, io non li ho letti tutti, ma penso che siano più o meno tutti quelli che abbiamo fatto, non aveva ritorno economico, o meglio, non era richiesto un calcolo del ritorno economico per più o meno giustificare o per avvallare l’investimento. I due casi che mi ha sottoposto l’avvocato prima erano due casi in cui, il dottor Grassi ha ritenuto, leggendo la documentazione, non lo so, che ci fosse, a fronte di quell’investimento anche un ritorno economico ed allora ci ha chiesto: per favore, visto che mi sembra di capire che qui c’è un ritorno economico se potete evidenziarmelo e sarà...

DOMANDA - Ma lei non ha risposto a quello che io le ho chiesto. Io le ho chiesto di descrivermi la tipologia del ritorno economico e la tipologia di quelli interventi che non avevano un ritorno economico; questa è una domanda molto precisa, io voglio conoscere il perché si parlava di questo ritorno economico e qual era questo ritorno economico?

RISPOSTA - Questi interventi qui..

DOMANDA - Siccome lei faceva un preventivo anche del ritorno economico, se lei può descrivermelo con molta esattezza?

RISPOSTA - Un momento, il preventivo era il preventivo di spesa, cioè progettare cosa fare per dire: l’intervento che voglio fare costa tot, e questo bisognava farlo sempre, non si può dire: dammi un miliardo che poi ci penso io a spenderlo, dammi un miliardo per fare questo questo e questo, non sono questi casi, almeno l’80, 90% non sono questi casi, se questo lavoro era fatto per avere un ritorno economico, perché, a parte questi, gli altri lavori che facevamo...

DOMANDA - Io le chiedo...

RISPOSTA - Mi scusi...

DOMANDA - Mi perdoni l’insistenza, io le chiedo qual era questo ritorno economico che lei addirittura poneva come presuntivo, probabile, o addirittura preventivava, perché lei ha detto che si faceva il preventivo del costo dell’intervento e si faceva il preventivo del possibile, del probabile ritorno economico.

RISPOSTA - Ipotizzare, perché non sono sicuro, vorrei avere dei documenti per dirlo, ma ipotizzare il caso che è stato sollevato qua, centraline di calcolo per l’elaborazione dei dati raccolti dal gascromatografo onde determinare il TVA, questo ci è stato chiesto un ritorno economico perché il dottor Capodaglio per determinare questo TVA prendendo i dati dai gascromatografi ci aveva impiegato 3 persone, questo strumento qui avrebbe sostituito le 3 persone. Allora, il conto economico era semplice, l’apparecchio costa 50 milioni, le 3 persone mi costano 50 milioni l’anno, io se non utilizzo queste persone lì io risparmio il costo delle 3 persone a fronte di una spesa di 50 milioni, questo è il classico ritorno economico di un investimento. Non avevo capito, mi scusi.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Il Pubblico Ministero ha accennato ad una situazione di fronte alla domanda delle ricerche, degli studi fatti da voi delle tecnologie ad un qualche imbarazzo, e poi una risposta sulle colonne di strippaggio. Sono state fatte solo le colonne di strippaggio a livello di ricerche e di... dalle tecnologie nell’ambito dei lavori di risanamento in quegli anni in cui lei ha operato?

RISPOSTA - No, normalmente l’80% dei lavori partiva da uno studio anche magari minimo di impianto pilota, di laboratorio, anche fare uno strippaggio in autoclave...

DOMANDA - Non ha capito la mia domanda, le chiedevo se gli interventi, gli studi e le prove da voi fatte per il risanamento del CVM si sostanziarono esclusivamente nei lavori di strippaggio delle colonne o ci furono altri studi ed altri interventi. Lei non si è dilungato fino adesso, ma ci furono altri studi, altre ricerche su altri modi per ridurre le perdite di CVM o faceste solo le colonne di strippaggio?

RISPOSTA - No, gli interventi furono molti, lo studio sulla sostituzione di tutte le valvole, rubinetterie, le tenute dei compressori delle pompe, cioè delle apparecchiature che servivano per abbattere i prodotti in uscita dall’autoclave.

DOMANDA - L’accusa ipotizza che la caduta di esposizione di CVM avvenuta nel 1975, di cui lei in qualche maniera ha dato conto, si sia realizzata per cattiva efficienza dei gascromatografi; nel 1975 quei lavori di cui non abbiamo parlato che vengono elencati nel documento 24 novembre ‘75, e che vengono indicati come in esercizio, cioè tutti i lavori di cui non abbiamo parlato, erano lavori che effettivamente erano stati verificati, erano stati attuati in quell’anno?

RISPOSTA - Bisogna che lo verifichi un po’ più nei dettagli. Qui c’è la rismaltatura delle autoclavi, è un lavoro che è durato un paio d’anni..

DOMANDA - La mia domanda era: c’era una parte di questi lavori che vengono indicati qua, comunque una parte di lavori che si sono eseguiti, si sono realizzati nel 1975?

RISPOSTA - Certo, perché quando sono andato via io ricordo benissimo che il livello della contaminazione di monomero nell’ambiente di lavoro era arrivato a quel livello, che ora io non voglio precisare con un numero, perché non l’ho presente, comunque ad un livello tale che ha determinato di non fare un impianto nuovo, ha determinato che l’obiettivo era praticamente raggiunto.

DOMANDA - I lavori che si sono realizzati nel 1975 erano tali da incidere sulle misurazioni delle prese dei gascromatografi?

RISPOSTA - Non ho capito bene la domanda.

DOMANDA - Le bocchette, le prese dei gascromatografi, il gascromatografo abbiamo detto dove veniva posizionato, io le chiedo se i lavori che si sono realizzati prima e nel corso del ‘75 erano tali da incidere, da modificare i risultati dei gascromatografi? Cioè, i risultati, cioè, da dare delle esposizioni minori, se questi lavori hanno...

RISPOSTA - I gascromatografi sono arrivati durante, se non alla fine, di moltissimi di questi lavori.

DOMANDA - Mi scusi, in questo senso la domanda è impropria, nel senso che i gascromatografi correttamente lei dice entrano in funzione alcuni nel marzo del ‘75, io volevo dire questo: se questi lavori eseguiti nel ‘75 erano tali da diminuire l’esposizione al CVM nell’ambiente di lavoro, che poi fossero misurati da pipettoni...

RISPOSTA - Se noi avessimo potuto misurare, con lo stesso criterio, il livello di CVM nel ‘73 quando siamo partiti avremmo trovato dei valori decisamente più alti, questo è indubbio.

DOMANDA - Lei è al corrente che sono state fatte delle verifiche di funzionalità dei gascromatografi con campionamenti a sacco, personali?

RISPOSTA - Sì, ricordo che è stato fatto, anche se non era un compito mio, perché anche questo era l’ufficio igiene che lo faceva, ma quella è stata una delle verifiche, una conferma della validità del, sia dello strumento, sia del posizionamento dei, delle varie prese, che poi avevano un interesse abbastanza relativo, perché normalmente segnavano un certo valore, che era inferiore a 1 o che so io, appena c’era un valore anomalo, una media anomala anche di poco, si andava a controllare ad uno ad uno tutte le varie prese per scoprire qual era il punto dove era avvenuta l’anomalia e che aveva creato una variazione del valore standard.

DOMANDA - Con riferimento adesso ai lavori da ripresentare o da congelare, in riferimento a quel documento, quelli di cui abbiamo sempre parlato, abbiamo parlato a lungo, è stato interrogato dalla parte civile, questi lavori che tipo di incidenza, quindi quei 5, 6, 7, 8 lavori che abbiamo indicato che tipo di incidenza avevano sui punti dov’erano collocate le prese dei gascromatografi? Cioè, la cabina pressurizzata che incidenza aveva sulle rilevazioni del gascromatografo? L’innalzamento dei camini che rilevamento aveva...

RISPOSTA - La cabina pressurizzata zero, l’innalzamento dei camini, ripeto, essendo le prese dei gascromatografi collocate nell’impianto aveva un impatto modesto, perché l’innalzamento dei camini era finalizzato a ridurre l’impatto ambientale all’esterno del reparto, non all’interno, comunque non posso dire nullo.

DOMANDA - Un’ultima domanda, perché forse non si è capito chiaramente, quando lei ha fatto le verifiche degli altri impianti di polimerizzazione, quando ha verificato che non avevano le colonne di strippaggio, Montedison aveva le colonne di strippaggio?

RISPOSTA - Sì.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - E` corretto dire che al di là delle modifiche tecnologiche degli impianti la caduta delle concentrazioni di CVM negli ambienti di lavoro è stata, soprattutto nei primi tempi, dovuta ad un mutamento radicale delle procedure, dei comportamenti all’interno dell’impianto?

 

Pubblico Ministero: c’è opposizione perché viene chiesto un giudizio.

 

Presidente: va beh, se ci sono state delle modifiche impiantistiche, santo cielo, abbiamo parlato fino adesso di questo, al di là di quello della radicalità o meno se tutte queste modifiche, di cui abbiamo parlato in questo processo fino adesso, di cui stiamo riparlando e ritornando a parlare e a riparlare in maniera ossessiva quasi devo dire, davvero anche in maniera un po’ eccessiva, perché ad un certo punto io credo che un po’ di continenza ed anche un po’ di rispetto poi ci vorrebbe anche, lo dico perché oramai questo processo, su queste tematiche abbiamo sentito domande, controdomande, abbiamo letto documenti, e purtuttavia in maniera ossessiva si ritorna sempre sugli stessi aspetti e sugli stessi punti. Allora, quando viene fatta un’obiezione sul fatto della radicalità o meno, quando, di questo si è parlato nel processo, se cioè tutti questi interventi che si assumono essere stati fatti negli anni immediatamente successivi alla conoscenza della cancerogenicità hanno determinato, hanno inciso in maniera evidente, rilevante, sulla concentrazione di CVM, perché questa è la domanda che le viene fatta, sì o no?

 

DOMANDA - La domanda è del tutto diversa.

 

Presidente: anche con riferimento a tutti gli interventi che gli sono stati letti nel documento di cui si stava parlando e dove peraltro le è stato fatto rilevare che però per quanto riguarda questi interventi vi era un indirizzo ad un congelamento degli studi e dell’esecuzione perché si stava ricercando un know-how esterno. Siccome viene anche messo in discussione che siano stati eseguiti mi vuole spiegare bene se questo congelamento è stato un congelamento di carattere temporaneo o no? E se una volta non individuato un progetto esterno, fatto da altra ditta, dalla Goodrich o chicchessia, la Montedison abbia fatto degli studi propri per poter realizzare comunque queste modifiche che sono qui indicate, entro quale tempo, in tempi, diciamo così, biblici, cioè 5, 6, 10 anni, come le è stato indicato, o in tempi più ristretti, 1, 2, 3 anni? Sono due ore che andiamo avanti... Allora, vuole rispondere.

RISPOSTA - Con riferimento a questo documento io ritengo, non ho letto bene tutto, ma siccome alcuni si dà per scontato che siano dati fatti, e che soltanto quelli che mi ha letto prima l’avvocato siano stati congelati, mi sembra di dire che io non ho avuto notizia e non credo che ci siano stati dei congelamenti, cioè dei lavori arrivati ad un certo punto e fermati per qualsiasi ragione, questo non risulta a me mai avvenuto.

 

Presidente: per certi interventi, non è tanto che ci sia stato un congelamento dei lavori iniziati, ma piuttosto invece che non si siano neppure iniziati o che la progettazione non sia neppure iniziata perché si cercava dei progetti che già erano stati presumibilmente elaborati all’esterno? Le risulta questi che sono stati acquistati...

RISPOSTA - Sono state acquistate soltanto le colonne di strippaggio e una testa spruzzante per pulire le autoclavi.

 

Presidente: tutto il resto è stato fatto in casa?

RISPOSTA - Sì, è chiaro che i rubinetti, abbiamo acquistato rubinetti...

 

Presidente: e in quali tempi sono stati fatti, in quali tempi sono stati eseguiti questi lavori, che a lei risulti?

RISPOSTA - Entro il ‘76, ‘77 che sono andato via io avevamo fatto, io non posso ora dire tutti completamente, ma l’80, il 90% di questi lavori in modo tale che il risultato era quello che abbiamo detto.

 

Presidente: qual è stato questo risultato sull’ambiente di lavoro, sulle concentrazioni di CVM?

RISPOSTA - Che erano inferiori ad un PPM, rilevati con quel sistema, con quelle analisi che noi avevamo fatto o rilevate con il personal...

 

DOMANDA - La mia domanda era differente, io volevo proprio uscire dal tema delle modifiche dagli impianti perché se ne è parlato fin troppo e ne convengo con il Presidente. La mia domanda era differente, cioè, per determinare risultati all’interno dell’ambiente di lavoro possono essere necessari e sono necessarie anche delle modifiche nel comportamento concreto degli operatori, modifiche che possono essere codificate in procedure, ma devono essere attuate, realizzate, cioè deve cambiare il modo di lavorare all’interno dell’ambiente di lavoro; questo c’è stato o no, indipendentemente dalle modifiche tecnologiche, impiantistiche negli ambienti di lavoro del Petrolchimico, a partire dal momento in cui si è avuta la notizia della cancerogenicità del CVM?

RISPOSTA - Il modo di lavoro, no, io non..

DOMANDA - Una maggiore attenzione...

 

Presidente: è troppo raffinata la sua domanda.

 

RISPOSTA - Questo può darsi, perché lei sa benissimo che nei posti di lavoro spesso si prescrive di mettere l’elmetto, si prescrive di fare questo, di mettere la maschera e poi spesso, come del resto anche noi quando guidiamo non sempre ci mettiamo la cintura di sicurezza, non sempre l’operatore lo fa. Indubbiamente sensibilizzati da questo problema molto probabilmente in quel periodo hanno attuato con più scrupolosità quelle prescrizioni che c’erano anche prima. Questo posso forse immaginarlo senz’altro.

 

Presidente: cioè la consapevolezza della nocività ha indotto a comportamenti più attenti?

RISPOSTA - Lo dico non perché l’abbia constatato, ma..

 

Presidente: e ha indotto l’impresa soprattutto, non di quei comportamenti solo dei lavoratori, ma soprattutto l’impresa ha indotto a comportamenti più scrupolosi con la pubblicazione o la trasmissione di protocolli, con istruzioni etc. per cercare di anche educare a nuovi comportamenti attraverso quelle che erano istruzioni, regolamentazioni?

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: mi può fare riferimento a qualcuno di questi documenti?

RISPOSTA - Io non le posso citare i documenti specifici, anche perché queste procedure di esercizio erano compito proprio del responsabile di esercizio e dei capireparto.

 

Presidente: a lei risulta comunque che queste istruzioni, procedure di esercizio etc. siano state emanate subito dopo la conoscenza della cancerogenicità sì o no?

RISPOSTA - Sì, senz’altro, è stato ribadito eventualmente quel concetto che dicevo anche prima, che certe cose non è che non ci fossero, c’erano anche prima, solo che forse prima non erano così enfatizzate, non erano forse così perseguite come invece è stato fatto dopo.

 

Presidente: può andare grazie. Una sospensione di un quarto d’ora. Riprendiamo.

 

Avvocato Baccaredda: sarebbe Aladino Codifava il prossimo teste.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - CODIFAVA ALADINO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Lei ha lavorato con la Montedison?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quando e con che funzioni?

RISPOSTA - Io ho lavorato per la Montedison per 30 anni, generalmente la mansione era quella della produzione, e negli ultimi anni ero vicedirettore della produzione.

DOMANDA - Vice direttore della produzione 2?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E` in grado grosso modo di dire il periodo di tempo in cui è stato vice direttore della produzione 2?

RISPOSTA - Sono stato trasferito al Petrolchimico alla fine del 1973 e sono stato trasferito alla Dimp... alla fine del 1975, complessivamente sono stato al Petrolchimico 2 anni, c’ero già stato però all’inizio del 1950.

DOMANDA - Com’era strutturata, vuole spiegare al Tribunale com’era strutturata la produzione 2, che impianti aveva sotto di sé?

RISPOSTA - Direttore dello stabilimento era il dottor Trapasso Italo, sotto c’erano due vici direttori, il VDP1 e il VDP2 più il vice direttore dei servizi. C’erano poi altre funzioni, il personale, direttore del personale, il direttore sanitario, il centro ricerca.

DOMANDA - Il vice direttore produzione 2 che impianti controllava?

RISPOSTA - 5 gruppi di produzione e precisamente: i clorurati, il clorosoda, l’ammoniaca e derivati, il compound e il polivinile. E in più c’erano i servizi.

DOMANDA - Lei si ricorda quando sorse il problema CVM e la sua rilevanza, il problema cancerogenicità del CVM?

RISPOSTA - Io seppi che la Montedison aveva incaricato il professor Maltoni di studiare la tossicità del prodotto, lo seppi alla fine del 1973 quando andai là. Alla fine del ‘73, se ricordo bene, avevamo come norma interna di chiedere delle modifiche, però che dovevano garantire 50 PPM, se ricordo bene era così, 50 PPM. Poi nel ‘75 io, tutti sapevano che praticamente l’intenzione di Alberto Grandi, che era della Montedison, era quella che in tutti i posti di lavoro fosse un PPM, che fosse rispettato un PPM, non era il MAC, erano le norme interne che si doveva mantenere questo valore qua in tutti i posti di lavoro.

DOMANDA - Si è parlato a lungo di questo processo degli interventi che sono stati fatti negli anni anche in cui lei era vice direttore della produzione 2, furono fatte, si ricorda, delle modifiche delle procedure negli impianti PVC?

RISPOSTA - Ogni modifica che si faceva si procedeva in questa maniera qua: innanzitutto si studiavano tutte le alternative, una volta, si seguiva l’alternativa che aveva maggior probabilità di successo, il proponente vistava la richiesta, che veniva poi vistata dal direttore dello stabilimento, poi passava a Milano, ai tecnologi di Milano che la vistavano e dopo andava dall’ingegner Mozzana per la firma e se ricordo bene a Calvi.

DOMANDA - Questo per quanto riguarda gli interventi tecnologici, interventi tecnologici che sono stati fatti...

RISPOSTA - Mi sono dimenticato una cosa, una volta che si era deciso per una modifica veniva fatta dai tecnologi o dal capogruppo, generalmente capireparto... le norme di esercizio, cioè praticamente le valvole che c’erano da aprire, le valvole che c’erano da chiudere e così, in modo che c’era un foglio di carta o due per le modifiche.

DOMANDA - Adesso di colpo comunque insomma c’è questa notizia che il CVM diventa cancerogeno, da quel momento lì vengono fatti questi interventi e lei adesso ne ha fatto cenno e ci sono queste procedure per gli interventi, ma al di là di questi interventi le procedure che si adottavano prima della conoscenza della pericolosità del CVM e le procedure che si adottavano dopo, erano le stesse, si è cambiato? Ad esempio, mi faccia degli esempi, l’entrata in autoclave, si cambiò e quanto si cambiò?

RISPOSTA - Se io ricordo bene le prime modifiche per il controllo dell’ambiente iniziarono, a quello che ricordo io, nel 1973, posso dire questo perché quando andai là generalmente c’è il passaggio delle consegne, appunto, mi hanno detto che le modifiche che erano proposte garantivano, o si erano impegnati chi lo proponeva a conservare queste 50 PPM. Poi nel ‘74 anche lì c’era un limite interno, insomma, che dovevamo osservare sulle 10 PPM.

DOMANDA - Mi scusi, non ci siamo capiti, devo essere probabilmente più chiaro. Lei sta facendo un discorso generale che si riferisce agli interventi che globalmente intesi hanno portato a degli obiettivi che lei ha già indicato, e questo siamo d’accordo. Adesso le chiedo di parlare non degli interventi, ma delle modifiche delle procedure che si facevano nei reparti, nei singoli reparti, cioè, se le procedure, ad esempio dell’entrata in autoclave del singolo lavoratore, quando diventa cancerogeno e viene data la notizia della cancerogenicità cambia la procedura di entrata in autoclave, cioè io dico tutta la procedura che deve realizzarsi nell’entrata in autoclave me la descriva, mi dica cos’è cambiato, che cos’è successo?

RISPOSTA - Che è stato praticamente risolto il problema è stato quando si è immesso vapore dal basso e si tirava via il vapore con del compressore dall’alto, in quella maniera lì nell’autoclave praticamente restava, non dico, può darsi qualche PPM di CVM, ma dentro l’autoclave c’erano dei ventilatori abbastanza grossi in cui tramite un tubo coniugato immetteva nell’autoclave quest’aria qua, cioè praticamente anche se ci fosse stato qualcosa il vapore praticamente faceva strippare tutto il CVM che c’era, come si chiama, nella parte solida o qualcosa caricava, e poi dopo con l’aria c’era praticamente la garanzia. Era naturale che si sta attenti anche che praticamente l’agitatore fosse bloccato, c’era sempre il responsabile...

DOMANDA - E` proprio questo che io voglio sapere da lei, che cosa dovevano fare i lavoratori prima di entrare in autoclave, durante l’entrata in autoclave, la procedura di entrata in autoclave, non tanto e non solo quello che era stato messo di nuovo, ma come cambiava la procedura?

RISPOSTA - Era così: praticamente il capoturno emetteva un modulo in cui segnava che c’era da andare dentro, si dovevano prendere tutte determinate misure, controllare praticamente determinate valvole, una volta che erano avvenute tutte queste operazioni qua allora il capoturno autorizzava. Siccome erano stati montati nel ‘74, insomma, o ‘74, ma era il ‘74, dei cromatografi, i cromatografi avevano 10 punti, ma nei punti critici c’erano molti tubetti, se ricordo bene di politene da 10 millimetri, andavi a controllare con questo tubetto che non ci fosse monomero dentro, poi il capoturno autorizzava l’ingresso in autoclave, dopo, chiuse tutte le varie operazioni che c’erano da fare. Non so se abbia risposto.

DOMANDA - Quindi c’era una bocchetta del gascromatografo durante l’entrata in autoclave del lavoratore?

RISPOSTA - No, c’era una presa per il cromatografo, oltre questa presa c’erano anche 3 o 4 tubetti da 10 millimetri in cui uno prendeva questo tubetto, lo metteva in autoclave, aspettava quel tempo.., perché non era immediata la risposta, aspettava quel tempo, una volta che era certo che non c’era monomero dentro autorizzava l’ingresso.

DOMANDA - Io sono dalla parte, per orientarla, siccome lei si rivolge al Pubblico Ministero, io sono spostato...

RISPOSTA - Sì, lo so.

 

Pubblico Ministero: non stava guardando me.

 

DOMANDA - Lei sempre in quest’ottica si ricorda che furono fatti dei cambiamenti di posizione dei quadri di comando delle autoclavi?

RISPOSTA - Sì, inizialmente, io non so adesso se nel ‘74, si era pensato di fare delle sale quadri all’esterno da dove c’erano le autoclavi, dopo aver... tutta la... si è dovuto scartare questa soluzione qua perché non era praticamente possibile, ed allora sono state proposte delle modifiche all’estremità delle autoclavi in cui si è chiuso una certa parte in cui c’era il comando delle varie autoclavi, e lì inizialmente, se ricordo bene, si mandava gli strumenti dell’azoto, dopo abbiamo mandato dell’aria compressa per azionare gli strumenti, e quindi nella sala, diciamo saletta, con il comando, insomma c’era un’atmosfera che era sicura.

DOMANDA - Quando prima lei ha parlato della procedura di entrata in autoclave, lei era al corrente che venissero, cioè, venivano rispettate queste procedure?

RISPOSTA - Ci mancherebbe altro che non venissero rispettate.

DOMANDA - Ad esempio l’utilizzo delle maschere e degli autoprotettori quando era necessario venivano utilizzate, c’era un problema di fare rispettare queste...

RISPOSTA - Guardi, l’intenzione e tutti gli sforzi di noi era quello di far sì che si potesse lavorare in un ambiente che garantiva senza autoprotettore, senza maschere in quella maniera lì. D’altra parte le maschere con filtro, gli autoprotettori vanno bene negli stabilimenti quando capita qualcosa in cui uno non sa la concentrazione che può raggiungere l’inquinante, quindi non era tanto importante che ci fosse l’autoprotettore o ci fossero altre cose, l’importante è essere sicuri, mi riferisco sempre al ‘73, anzi, ‘74 e ‘75, perché io non so, precedentemente mi pare, se ricordo bene quello che mi hanno detto, che riempivano l’autoclave di acqua, scaricavano, poi, se ricordo bene, ma non credo di sbagliarmi, si metteva all’estremità degli eiettori per tirare via quello che restava in testa all’autoclave per essere sicuro che non capitava, e poi finalmente, per me, almeno se ricordo abbastanza bene, il problema si è risolto che è stato prima, se ricordo, è stato applicato al CV6, poi al CV24 e poi al CV14/16, quando, dopo aver scaricato lo slurry, la torbida, si immetteva, direttamente dalla sala quadri si immetteva vapore dal basso e si tirava con il compressore dall’alto in modo che praticamente tutto il monomero che c’era nelle croste, al CV6 mi pare che si facessero ogni 50 autoclavate questa pulizia, al CV14/16 era sull’ordine di 20, 25 cariche, poi dopo si andava ad intervenire. Però devo dire anche questo, che un tempo si usava, si facevano, c’era una certa procedura, poi si usava dell’acqua a 10, 12 atmosfere per un certo numero e si puliva in quella maniera lì, mentre dove l’autoclave era smaltata generalmente c’erano poche croste, dove viceversa l’autoclave presentava qualche cosa là si attaccava più volentieri queste croste. Dopodiché, ma credo verso il 1970, ’72, se ricordo bene sono state usate delle pompe ad alta pressione, se ricordo bene attorno a 150 atmosfere, si è iniziato il lavaggio stando all’esterno.

DOMANDA - Erano le Ruczuc?

RISPOSTA - Sì, erano dell’FG, se ricordo bene la ditta che ha portato tutti gli ugelli, che ha portato tutto era l’FG, e lì, quelle pompe lì avevano qualche difficoltà, mi pare che ci fosse qualche cricca che si facesse nelle pompe, e allora ci si è rivolti, si è comprato il know-how della Goodrich per quanto riguarda il lavaggio ed è stato necessario rifare una parte del lavoro perché se ricordo bene andò a 400 atmosfere il pericolo, insomma, era abbastanza, bisognava fare le cose come Dio comanda. E poi quando sono venuto via lì ancora qualche problemino c’era, ma non mi ricordo più adesso il particolare.

DOMANDA - Torniamo alla notizia della cancerogenicità, lei era il capo, cioè, chi dipendeva da lei che si occupava di PVC?

RISPOSTA - C’erano tre capireparto, che erano Corò, Martinello, al CV6, Corò al CV14/16 e poi c’era Tedesco che era il CV24. Il capogruppo era l’ingegner Gaiba.

DOMANDA - Lei si ricorda se venne data un’informativa ai lavoratori e alle maestranze di questi gravissimi problemi?

RISPOSTA - Io sono certo che venne data, non ricordo esattamente che giorno, e che la diede l’ingegner Gaiba il quale, ci avevamo parlato prima, riunì certi gruppetti di operai e gli diede questa notizia qua. Perché ricordo questo? Ricordo questo perché quando una volta, perché quel giorno lì passai per di lì, un operaio mi fermò e mi disse, adesso le parole precise non me le ricordo, "io non sono tanto preoccupato per adesso, io sono preoccupato per quello che è successo per gli anni passati", e in più, e questa è una cosa che ricorderò per tutto il resto della mia vita, disse: "Quanto tempo mi resta da vivere ancora?". Quindi sono certo che è stata fatta questa iniziativa, non è che io abbia controllato tutto, però sono sicuro che l’ingegner Gaiba ha fatto questo.

DOMANDA - Lei si ricorda se c’erano i manuali operativi di reparto?

RISPOSTA - I manuali operativi venivano preparati generalmente all’avviamento degli impianti, li preparavano il caporeparto, il capogruppo e i tecnologi, a meno che non si comprasse il know-how dagli americani o dai tedeschi che loro lo fornivano direttamente e noi limitavamo a tradurre.

DOMANDA - I manuali operativi cosa contenevano?

RISPOSTA - Generalmente contenevano le caratteristiche chimico fisiche dei vari prodotti degli intermedi dell’impianto, contenevano alla fine, allegato alla fine c’era il diagramma di flusso, cioè praticamente che faceva vedere tutte le linee che passavano con le quantità previste, poi c’erano le norme di fermata e di avviamento e in più le norme di emergenza, mi ricordo era così. Così, come ricordo abbastanza bene, ah, i mezzi protettivi, per quanto riguarda i mezzi protettivi, generalmente quando uno veniva assunto passava per il magazzino, andava là, c’era un quadernetto in cui il magazziniere assegnava a ciascuno una maschera, generalmente due tute, gli occhiali, l’elmetto, la maschera però con filtro, gli stivali e in più credo anche che ci fosse un impermeabile, se ricordo abbastanza bene. Ma in più, a questo manuale che veniva fatto, venivano legate o venivano presentate, le operazioni che si dovevano fare, la modifica o quelle modifiche che si..., che non era mica una, sono state fatte tante.

DOMANDA - Le procedure?

RISPOSTA - No, procedure era, beh, io credo che le modifiche saranno state 4 o 5 che ricordi io in quei due anni lì.

DOMANDA - Modifiche che furono fatte in quegli anni?

RISPOSTA - Modifiche che furono fatte, io ricordo nel ‘73, anzi, ho la certezza, che venne fatta la polmonazione dei serbatoi dello slurry, cioè praticamente c’era una guardia idraulica in cui si immetteva azoto, se la pressione dei serbatoi diminuiva immediatamente veniva messo l’azoto, se cresceva veniva sfiatato a 15 metri di altezza.

DOMANDA - Lei si ricorda di una serie di riunioni per fare il punto dei lavori di risanamento? Vi prendeva parte lei a queste riunioni?

RISPOSTA - Generalmente prendevo parte a tutte le riunioni o quasi a tutte, era l’ingegner Bacchetta che era il capo del servizio tecnologico e l’ingegner Gaiba, questi qua sono sempre rimasti costanti, poi saltuariamente ci andavano degli altri, perché c’erano delle riunioni anche con lo stabilimento di Brindisi che anche là c’era il monomero, il problema del monomero.

DOMANDA - Appunto, questo è il motivo, le faccio vedere, in uno di questi documenti di queste riunioni c’è scritto a mano il suo cognome, ingegner Codifava, in riferimento a una riunione, verbale riunione 21/3/75 in cui poi, sì, certamente a questa riunione c’era Bacchetta, c’era Gaiba, ma probabilmente si tratta di un documento che quindi è stato consegnato anche a lei, se si ricorda che quindi era stato partecipe di queste riunioni sullo stato di risanamento?

RISPOSTA - No, io non ho partecipato a questa riunione, io so per certo che quando c’è stata quella riunione, o il giorno prima o il giorno dopo, l’ingegner Oddi da Milano mi ha dato la comunicazione: guarda che l’ingegner Grandi ha deciso che in tutti i posti di lavoro si deve rispettare un PPM di CVM, questo sono sicuro. Poi dopo, questa qua è la firma dell’ingegner Cecchi, l’ingegner Cecchi mi ha mandato una copia di questo. Però io dovrei leggerlo, adesso non me lo ricordo mica.

DOMANDA - Non è il caso. Lei si ricorda che ad un certo punto si fosse ipotizzato anche di fare nuovi impianti di CVM?

RISPOSTA - Sì, ricordo che inizialmente si era previsto di fare degli impianti, cioè, da sostituire i vecchi impianti, ma si interessava di questo Tecnimont di Milano, ma quello che so e che sapevo allora era che dovevano andare in parallelo sia lo studio dei vecchi impianti, sia le modifiche agli impianti vecchi per farli rientrare nella specifica. Se io ricordo bene nel ‘74 e inizio ‘75 il CV24 aveva un PPM, si poteva garantire un PPM, viceversa il CV14/16, CV6 anche, ma anche il CV6 era molto basso, sicuramente c’era, un 10 PPM, questo me lo ricordo sicuramente.

DOMANDA - Lei ha mai sentito parlare di congelamenti, di tagli per determinati lavori di risanamento? Di fermare alcuni lavori, di tagliare le spese per alcuni lavori di risanamento degli impianti?

RISPOSTA - Ritengo che non fosse umanamente possibile, perché se l’ingegner Grandi diceva: voglio un PPM in tutti i posti era sottinteso che i soldi li doveva tirare fuori per fare questo. Comunque per mettere in condizioni normali gli impianti per quanto riguarda le modifiche ci si riferiva al ROI, cioè ritorno sugli investimenti, per quanto riguarda viceversa i lavori di protezione ambientale, era sufficiente metterci, per raggiungere questo, per far questo, che non mi risulta mai che né l’ingegner Mozzana, né, non mi ricordo dell’altro lì, non ha mai posto nessuna difficoltà, precedentemente può anche darsi, ma io mi riferisco al ‘74 e ‘75.

DOMANDA - Certo, stiamo parlando del suo periodo. Nel suo periodo si ricorda di avere visto oltre ai gascromatografi anche i campionatori personali?

RISPOSTA - Sì. Me lo ricordo bene, erano stati ordinati due per Porto Marghera ed anche per Brindisi, se ricordo, in cui praticamente venivano indossati da un operatore il quale praticamente faceva il suo giro normale alla fine, poi questi, diciamo campionatori personali, o TVA personalizzati, venivano, era qua che il servizio sicurezza..., venivano mandati per la lettura, se ricordo bene doveva essere a Padova, ma non so dove, questo non me lo ricordo.

DOMANDA - Andiamo nel concreto, lei si ricorda chi influiva in stabilimento sull’individuazione dei lavori di risanamento, nel cercare di andare a fare, a individuare il lavoro da fare, la procedura da applicare, chi è che influiva maggiormente?

RISPOSTA - Chi influiva maggiormente era il caporeparto, i tecnologi e il capogruppo, queste erano le tre persone, insieme alla ricerca, mi ero dimenticato, la ricerca studiava praticamente... Per esempio, quando sono venuto via io dal ‘75 erano state ordinate, o acquistato il know-how della Goodrich per lo strippaggio del monomero che c’era dentro nella torbida, quello sono sicuro.

DOMANDA - C’erano dei rapporti quindi suoi, riunioni con i responsabili delle ricerche per problemi attinenti al CVM?

RISPOSTA - Era sicuro una volta al mese con il professor Vidotto, su questo non ho nessun dubbio, perché non ho nessun dubbio? Il mio compito era quello di accertare che venisse realizzata la produzione e di vedere se c’erano dei colli di bottiglia nell’impianto per vedere di modificarla, ma quello che era più difficile, difficile, insomma, quello che richiedeva molto tempo era praticamente la giustificazione degli scostamenti che c’erano tra specifici previsti e specifici ottenuti, non che faccia vedere la differenza ma giustificare la differenza quantitativa, anche quello lì non era molto difficile, ma la differenza qualitativa richiedeva un certo esame del problema ed è per questo che ogni mese chiamavo ai primi dei mesi il professor Vidotto a vedere com’è che si poteva, perché il professor Vidotto era al corrente anche per quanto riguarda lo strippaggio del CVM.

DOMANDA - Su quali, lei ovviamente aveva il controllo, cioè era al di sopra di tutti gli impianti che trattavano il polimero, su quali reparti, lei si ricorda che si intervenne ugualmente su tutti gli impianti o addirittura che ci furono maggiori concentrazioni per quanto riguarda alcuni?

RISPOSTA - Guardi se la modifica andava bene su un impianto immediatamente veniva trasportata negli altri impianti, quindi praticamente tutte le modifiche venivano fatte contemporaneamente su più impianti. Mi sono interessato molto di CV6, in cui lì praticamente credo che sia partito lo strippaggio delle croste dell’autoclave con vapore, poi c’era anche un altro problema che era sorto con... che è sempre relativo allo strippaggio di quello lì, che mentre tutti, si diceva un tempo: il polimero non è tossico, il polimero qua, il polimero là, viceversa c’era qualche PPM di CVM dentro e di conseguenza è stato necessario intervenire e trovare la causa ed eliminarla.

DOMANDA - I risultati quando lei esce?

RISPOSTA - I risultati che ricordo bene sono lì all’inizio del 1975 che c’era praticamente un PPM al CV24, da 5 a 10 PPM nel CV14/16 e 6, perché erano stati fatti una serie di lavori non di poco conto in questi reparti qua, praticamente mentre una volta venivano aperti dei filtri al CV6, dopodiché era stata montata una macina in cui tutte queste croste qua venivano macinate e di conseguenza non era necessario apparire. Comunque che ha risolto il problema o che ha portato a buon punto il problema è quando si sono sostituite tutte le valvole sul CVM che sono state sostituite con dei rubinetti con il soffietto, poi sono state cambiate praticamente in tutti gli impianti, ma non so quanto tempo ci è voluto, la tenuta di tutte le pompe, invece che tenute semplice erano tutte tenute doppie, poi la tenuta dell’albero dell’autoclave, anche quello lì è stato modificato, quello lì ha contato, quello lì è stato decisivo, però non ricordo adesso quanto sia diminuito il CVM nell’ambiente.

DOMANDA - La ringrazio, ho concluso.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Volevo chiedere innanzitutto di precisare un attimo se si ricorda quando è arrivato a Porto Marghera per la prima volta per lavorare?

RISPOSTA - Cioè nel 1973 o nel 1954 o ‘55.

DOMANDA - I periodi che ha fatto a Porto Marghera quali sono stati?

RISPOSTA - Il periodo relativo al CVM è stato là, io sono stato trasferito a Porto Marghera alla fine del ‘73 e sono rimasto lì fino alla fine del ‘75, due anni, e inizialmente sono stato a Marghera nel ‘53, ‘54 per avviare l’impianto di acetilene da metano che era stato...

DOMANDA - Comunque il periodo in cui lei ha avuto a che fare con il CVM è dalla fine del ‘73, alla fine del ‘75?

RISPOSTA - No, ho avuto a che fare anche inizialmente perché io producevo l’acetilene, l’acetilene ed acido cloridrico dà cloruro di vinile, e quindi quando si partiva prendevo sempre accordi con l’assistente che c’era nel 1956, che era Cristina, che mi diceva se c’erano difficoltà nella polimerizzazione oppure no. E se ricordo bene le PPM, il MAC, ma credo che fosse una cosa interna, non credo che..., perché parlare del MAC..., credo che bisognava partecipare ad altre cose, era 500 PPM, nessuno pensava. Tutti i libri che io ho letto e comunque la bibbia e lo... quello lì del cloro e tutti i derivati, quello lì del PVC dice che era un prodotto non infiammabile e non tossico, mentre del CVM dice che è un prodotto infiammabile, ma relativamente non tossico.

DOMANDA - Siamo negli anni ‘50?

RISPOSTA - No, nel ‘65.

DOMANDA - Sì, va beh, questi dati li conosciamo. Volevo chiedere quando lei è arrivato alla fine del ‘73 come vice direttore produzione da chi dipendeva a Porto Marghera?

RISPOSTA - Dal dottor Trapasso Italo che era il direttore.

DOMANDA - Il direttore dello stabilimento?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Le volevo fare domande secche. Lei quando prima ha parlato di 50 PPM nel ‘73 le volevo chiedere che c’era questa indicazione da parte dell’allora amministratore delegato ingegner Grandi, lei ha un ricordo preciso sulla data o lo collega ad un fatto questo...

RISPOSTA - No, io sono arrivato lì e siccome le ho detto anche prima che c’era il passaggio delle consegne e nel passaggio delle consegne c’erano le Adi, che erano le autorizzazioni divisionali di investimento, e ad ogni Adi, cioè ad ogni modifica veniva allegata una relazione tecnica che diceva perché si faceva una cosa, cioè, si guardavano tutte le alternative, e mi ricordo che proprio in quello ho trovato 50 PPM e mi sono informato perché 50 PPM e loro mi hanno detto che era una disposizione o quanto meno...

DOMANDA - Era una disposizione di chi?

RISPOSTA - Non mi ricordo.

DOMANDA - Una disposizione del Ministero?

RISPOSTA - No, era una cosa interna. Senz’altro per me decisa anche... perché non credo che...

DOMANDA - Lei è in grado di dire se questi 50 PPM venivano indicati come media di reparto o come MAC, come punta, come limite silling?

RISPOSTA - No, lì il MAC bisogna discuterne poco del MAC, il MAC significa la massima concentrazione tollerabile nell’ambiente...

DOMANDA - Lo sappiamo cos’è il MAC. Se questi 50 PPM riguardavano un discorso di media di reparto o indicato come limite di silling?

RISPOSTA - No, silling è equivalente MAC...

DOMANDA - Lo sappiamo cos’è.

RISPOSTA - Le modifiche che si intraprendevano prevedevano che si raggiungesse MAC 50, come ha detto lei, per me era un limite di 50 PPM, quindi non credo che una modifica passasse se non garantiva un determinato valore, e d’altra parte dopo aver fatto questo i risultati erano nella maggior parte dei casi, se mi ricordo, più favorevoli rispetto a quello che...

DOMANDA - Mi scusi se torno, se è possibile, se no, se non è possibile ne prendo atto, 50 PPM come media o come limite silling? Se lo sa perché, mica è costretto a dare una risposta.

RISPOSTA - Quel lavoro che si faceva doveva stare all’interno dei 50 PPM. A quei tempi là..., ma credo che in tutto il reparto nella maggior parte dei casi stare dentro i 50 PPM.

DOMANDA - Non le rifaccio per la terza volta la domanda, andiamo avanti. C’era un registro fughe?

RISPOSTA - Non me lo ricordo.

DOMANDA - Lei parlava delle entrate in autoclave?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Nel periodo in cui lei è rimasto in Porto Marghera gli operai continuavano ad entrare in autoclave?

RISPOSTA - Sicuramente, cioè si partiva, come le ho detto prima, con quel sistema di lavaggio che c’era acqua ad alta pressione, ma credo che qualche volta saranno entrati per la pulizia, non tanto dell’autoclave, quanto meno degli scarichi e rubinetti che c’erano.

DOMANDA - Lei durante il periodo in cui è stato a Porto Marghera ha mai partecipato a riunioni o ha ricevuto documenti che parlavano di congelamento dei lavori?

RISPOSTA - Credo che è poco probabile.

DOMANDA - Le ho chiesto se ha partecipato a riunioni o ha ricevuto documenti?

RISPOSTA - Io partecipavo a delle riunioni, ma non mi risulta che io sapessi che abbiano bloccato dei lavori, questo nel ‘75 nel modo più netto e sicuro i lavori venivano bloccati.

DOMANDA - E nei documenti non ha visto che parlavano di congelamento dei lavori?

RISPOSTA - Mah, dubito che fosse possibile.

DOMANDA - I documenti ce li abbiamo, non glielo chiedo perché ovviamente le chiedo solo se si ricorda se c’erano le riunioni o se li ha visti.

RISPOSTA - Io ho partecipato a delle riunioni ma non mi risulta che ci siano stati dei blocchi, sarebbe stata una cosa contro il buon senso, che uno dà la disposizione: stai dentro un PPM e... via i mezzi, è impossibile.

DOMANDA - Sono perfettamente d’accordo che è contro il buon senso. C’è un documento che le è stato anche mostrato, 24 marzo ‘75, non glielo contesto perché lei non c’era, però c’era alla riunione il ragionier Mozzana a cui lei ha fatto riferimento?

RISPOSTA - Sì, è vero.

DOMANDA - Nel ‘75 c’erano questi documenti che parlavano..., il documento mostrato al teste precedente, che comunque il Tribunale...

 

Avvocato Baccaredda: non è questo.

 

DOMANDA - Non è questo, è quello del novembre ‘75, chiedo scusa, del novembre ‘75.

RISPOSTA - Mah, non credo.

DOMANDA - Va beh, lei non crede, il documento è datato 24 novembre ‘75, lei può anche non credere...

RISPOSTA - E io c’ero?

DOMANDA - No, lei non c’era, per questo le chiedo, ho detto c’era un documento, le ho chiesto se li ha visti...

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Lei ha parlato dell’ingegner Gaiba e diceva che ha dato informazioni così, ma non ho capito bene chi dava informazioni, come succedeva questa cosa, lei partecipava a questi incontri, riunioni, cosa succedeva?

RISPOSTA - No, succedeva che riuniva a gruppetti gli operai e gli ha detto né più e né meno che il MAC, un MAC, oppure il limite che si pretendeva è di 1 PPM.

DOMANDA - Lei c’era a queste riunioni?

RISPOSTA - Io sono passato proprio davanti lì quando un operaio è uscito e mi ha appunto detto: "Io non sono preoccupato per il presente quanto per il passato", e in più mi ha chiesto: "Quanto tempo mi resterà di vivere?", tanto per essere...

DOMANDA - Non ho altre domande da fare a questo teste.

 

AVVOCATO SCHIESARO

 

DOMANDA - Sempre su questa linea, questi incontri venivano fatti solo per discutere del limite o per dire che erano emersi indicazioni sul fatto che il CVM era un agente cancerogeno?

RISPOSTA - Generalmente...

DOMANDA - Non generalmente, questo incontro, lei mi parla: io ero lì, esce un operaio preoccupato: "Quanto mi resta da vivere?". Se si parlava del limite come ci ha detto certamente non avrà avuto dubbi per la sua vita, perché il discorso di un limite non significa dire che c’è un pericolo di vita. Allora la domanda che ho fatto, lei dice che si parlava del limite 1 PPM, e io le dico: ma si parlava anche della tossicità del CVM o no?

RISPOSTA - Venivano spiegate tutte le pericolosità. D’altra parte era impensabile che non lo facessimo. Se ricordo la legge quando sono stato lì, c’era una legge che dice che bisognava insegnare a tutti gli operai i rischi e dare tutti i mezzi protettivi e quindi anche il rischio, adesso... tossico o non tossico, quindi senz’altro è stato detto i rischi che si correvano. D’altra parte non avrebbe detto quella frase lì se non gli fosse stato detto. Ma poi a parte il fatto, quello che non conterebbe...

DOMANDA - Il problema è che lei ci dice: io sono passato davanti all’ufficio dell’ingegner Gaiba e nel momento in cui uscivano alcuni operai...

RISPOSTA - No, un operaio mi ha fermato.

DOMANDA - Un operaio, lei naturalmente non sa chi era?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - E questo è uscito con questa battuta?

RISPOSTA - Sì, è una battuta un po’ pesante che ricorderò per tutta la vita.

DOMANDA - C’erano documenti sindacali che proponevano il tema dell’informativa sul rischio come un obiettivo che doveva essere conseguito, quindi non era il singolo operaio che si lamentava, evidentemente c’era una situazione più complessa?

RISPOSTA - Io non lo so, io ricordo questo particolare qua. E ricordo che mi ha detto che li aveva informati, quindi...

DOMANDA - Li avevano informati di che cosa?

RISPOSTA - Della pericolosità, per non dire tossicità del prodotto. Anche io quando sono andato là mi hanno detto...

DOMANDA - Di quando parliamo del ‘74, del ‘75, del ‘73?

RISPOSTA - Le assicuro alla fine del ‘74 al ‘75, sicuro prima del ‘75 è stato fatto, ma anche nel ‘74.

DOMANDA - E in precedenza cosa veniva fatto?

RISPOSTA - Cosa veniva fatto?

DOMANDA - Sulle informazioni?

RISPOSTA - Sulle informazioni c’erano i tecnologi del reparto i quali andavano sempre lì e i quali gli dicevano né più e né meno com’era la situazione, non è che nessuno sapesse niente, si sapeva quello che sapevo io, io sapevo determinate cose. Se prima il MAC diciamo che era 500 PPM, nel ‘73 la... dei 50 PPM si fa due più due, vuol dire ne c’è qualche perplessità, ma se non fosse stato questo ero sicuro che la Montedison aveva incaricato il professor Maltoni dottore per lo studio della tossicità del prodotto. Non è che il professor Maltoni mi dicesse: guarda che ho trovato questo, credo che questo limite 50 PPM, delle 10 PPM fosse in funzione della notizia che dava il professor Maltoni.

DOMANDA - Questa è una sua supposizione o c’è stato un qualche elemento di fatto che è preciso e che permette di dire queste cose? Qualche riunione, lei ha partecipato alla discussione...

RISPOSTA - No, adesso non mi ricordo...

DOMANDA - Lei è ingegnere chimico?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Tra le sue mansioni c’è anche quella di capire quali sono le sostanze con cui lavora l’impresa e quali sono le caratteristiche?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Allora la domanda è: c’è stato un momento in cui lei nel suo ruolo professionale è stato coinvolto per discutere del risultato della ricerca Maltoni?

RISPOSTA - Chiedevano anche a me qualsiasi modifica che si faceva...

DOMANDA - Non una modifica, un momento in sui si dice: Maltoni ha prodotto questo, cosa facciamo? C’è stata una riunione, un incontro?

RISPOSTA - C’è stata una riunione anche con Brindisi in cui venne detto a chiare lettere quello che praticamente si era deciso, cioè di stare a 1 PPM in tutti..., ma non è che io sappia...

DOMANDA - Le ho chiesto se è stato mai convocato per discutere del contenuto degli accertamenti di Maltoni?

RISPOSTA - No, io non sono stato convocato.

DOMANDA - Parliamo un attimo di un’altra cosa, mi vuole descrivere quello che lei ha visto quando succedevano fughe, se ci sono state fughe constatate da lei? Cioè, la procedura in presenza di fuga, cosa succedeva?

RISPOSTA - Adesso avendo una certa fuga...

DOMANDA - Lei era in reparto, ha avuto modo di constatare?

RISPOSTA - Io andavo in reparto, come lei può chiedere anche ai quadristi, anche agli operai, né più né meno come il capogruppo e il caporeparto, quindi ero abbastanza bene al corrente, se c’era una fuga l’ordine era quello di usare l’autoprotettore, perché si usava l’autoprotettore? Perché se andavano in un ambiente in cui c’era molto monomero si poteva anche superare il limite, cioè, sotto il 16% di ossigeno nell’ambiente, quindi se avessero avuto la maschera con il filtro, se avessero tenuto altre cose non avrebbe risolto il problema, con l’autoprotettore sì.

DOMANDA - Dove erano questi autoprotettori, dov’erano sistemati, quanti erano nel reparto, ci può spiegare dove erano ubicati?

RISPOSTA - Praticamente nella sala quadri se ricordo bene.

DOMANDA - Quanti erano?

RISPOSTA - Non mi ricordo.

DOMANDA - Quanta gente c’era in reparto?

RISPOSTA - Se ricordo bene al CV14/15 erano una quindicina di persone, al CV8, al CV6 erano se ricordo bene 8 persone, adesso uno più uno meno, quello è sicuro.

DOMANDA - Alla fine erano un 20, 25 persone?

RISPOSTA - Sì, attorno a 25 persone.

DOMANDA - Questo materiale per garantire la respirazione a tutte queste persone dov’era ubicato...

RISPOSTA - Io ricordo bene che le maschere con il filtro erano negli stipetti...

DOMANDA - Ma stavamo parlando dell’altro.

RISPOSTA - Dell’autoprotettore mi pare che fosse disponibile per qualsiasi evenienza che uno lo potesse prendere ed andare via. D’altra parte c’era anche un servizio sicurezza, protezione ambientale e sicurezza che veniva sempre lì a tenerli controllati dal primo fino all’ultimo per vedere se non si erano scaricati; questo me lo ricordo, ma dirle quanti insomma...

DOMANDA - Lei le ha usate queste maschere?

RISPOSTA - Eh, perbacco! Le posso dire che il direttore dottor Trapasso tutte le mattine indossava la tuta e partiva per i reparti con la maschera con il filtro. Ma certamente questo filtro poteva durare mezz’ora, un’ora, non di più se c’era una certa.... Viceversa con l’ossigeno, con la bombola d’ossigeno...

DOMANDA - Trapasso girava sempre con l’autoprotettore?

RISPOSTA - Sicuro, lo può chiedere dal primo fino all’ultimo...

DOMANDA - Quindi Trapasso era tranquillo che c’era una situazione di assenza di rischio?

RISPOSTA - No, non era così.

DOMANDA - Ci sta dicendo che il dirigente usciva ed andava nei reparti sistematicamente con l’autoprotettore?

RISPOSTA - No, l’autoprotettore, diciamo così quello con il filtro, la maschera con filtro.

DOMANDA - E quindi comunque lei ha usato sia l’uno che l’altro?

RISPOSTA - Ma perbacco!

DOMANDA - In quali occasioni?

RISPOSTA - Ma negli impianti ogni tanto capita qualcosa in cui è necessario usare l’autoprotettore per qualsiasi evenienza.

DOMANDA - Lei cosa faceva in quell’occasione lì, da chi era avvisato della necessità di mettere l’autoprotettore?

RISPOSTA - Certamente nel reparto c’erano determinate norme, non è che ciascuno facesse...

DOMANDA - No, le persone, chi le diceva: guarda, c’è da mettere l’autoprotettore? Come lo sapeva lei che bisognava mettere l’autoprotettore?

RISPOSTA - Si sentiva che c’era una perdita, la vedevo con gli occhi, in particolare il monomero se esce da una tubazione lascia tutto il ghiaccio sopra, non ci voleva mica una gran testa per andare a... usare l’autoprotettore.

DOMANDA - Quindi chi si accorgeva della perdita indossava l’autoprotettore o dava l’allarme?

RISPOSTA - Certamente doveva avvertire immediatamente il servizio sicurezza che generalmente il servizio sicurezza avvertiva la direzione.

DOMANDA - E lei da chi veniva a saperlo?

RISPOSTA - Venivo a saperlo o dal caporeparto o dal capoturno che c’era, queste erano le persone.

DOMANDA - Capitava spesso?

RISPOSTA - Non so mica, poteva capitare..., quando sono state sostituite tutte le...

DOMANDA - No, lasciamo perdere, quella sua esperienza, la sua esperienza, siccome ha detto: io l’avevo, l’ho indossato, tutte e due, la maschera...

RISPOSTA - Sì, per forza.

DOMANDA - Allora volevo capire quante volte capitava questa roba, perché ne sta parlando con una certa...

RISPOSTA - In tutto lo stabilimento che mi ricordo in due anni che sono stato là, che mi ricordo io, sarà stato tre, quattro volte cinque.

DOMANDA - Ci ha ricordato due o tre, quattro episodi...

RISPOSTA - Che ricordo io.

 

AVVOCATO FARINEA

 

DOMANDA - Mi pare di capire che quando lei è arrivato al Petrolchimico ancora non eravate al corrente della pericolosità del CVM?

RISPOSTA - Appena arrivato mi è stato detto che i PPM che si doveva prevedere per ogni luogo era sui 50 PPM. E lo si può trovare su tutte le modifiche che sono state fatte sull’impianto.

DOMANDA - Non le sto chiedendo le misure o gli obiettivi da raggiungere. Quando lei è arrivato al Petrolchimico sapeva o no che era pericolosa la sostanza CVM e PVC?

RISPOSTA - Un prodotto che ha 50 PPM non è...

DOMANDA - Può rispondere sì o no per favore?

RISPOSTA - Beh, sì o no, io immaginavo che fosse tossico, per il semplice fatto che se uno mette un limite vuol dire che superare quel limite lì corre qualche rischio.

DOMANDA - Però lei non è stato informato dalla direzione dello stabilimento che era pericoloso?

RISPOSTA - Ma non poteva informare la direzione, perché questo limite di 50 PPM era...

DOMANDA - Non le sto chiedendo del limite, le sto chiedendo della pericolosità della sostanza. Lei era un dipendente?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei è stato informato dei rischi del CVM e del PVC?

RISPOSTA - Sono stato informato alla fine del ‘74 ai primi del ‘75, ma non...

DOMANDA - Da chi, lei da chi è stato informato?

RISPOSTA - La maggior parte delle notizie mi venivano dalla tecnologia di Milano che venivano giù settimanalmente, della tecnologia di Milano assieme al dottor (Acli).

DOMANDA - Lei non ha avuto una informativa cioè lei arriva nel ‘73, immagina per sue conoscenze personali di queste...

RISPOSTA - Mi hanno detto nelle consegne...

DOMANDA - Alla fine del ‘74 viene a saperlo più precisamente ma senza che qualcuno la informi ufficialmente dalla direzione...

RISPOSTA - Quando un capo a Milano mi dice: guarda è così, è come se mi avesse informato, e poi c’era questa... fatto vedere, in cui c’è prevista quella cosa lì, quindi io lo sapevo.

DOMANDA - Sì, ma quando vengono informati gli operai è prima o dopo che lei viene a saperlo?

RISPOSTA - Io lo verrò a sapere senz’altro prima, ma come avrei potuto informare gli operai e parlare con gli operai se non avessi saputo...

DOMANDA - C’è un punto che non ci convince, cioè, un fatto così eclatante, si scopre che è pericolosa questa sostanza a seguito di ricerche commissionate all’azienda, così eclatante che provoca reazioni emotive negli operai che vengono a saperlo...

RISPOSTA - E` vero.

DOMANDA - Non viene mai portato a sua conoscenza ufficiale a lei che è uno dei vice direttori di produzione...

RISPOSTA - Questo documento per me è ufficiale, me l’ha dato il direttore dello stabilimento.

DOMANDA - Le sto dicendo quando è che è stato ufficialmente informato?

RISPOSTA - A me l’ha detto quello che c’era al mio posto precedentemente, guarda che si deve far questo.

DOMANDA - Allora quando lei è arrivato già sapeva l’azienda che era pericoloso?

RISPOSTA - Lo immaginavo, ma non è che avessi un’informativa che a 50 PPM è questo qua, immaginavo che senz’altro era pericoloso, tossico, perché da 500 PPM si era andati a 50 PPM.

DOMANDA - E l’informativa data agli operai invece, quindi risale ad un anno dopo quell’episodio...

RISPOSTA - Sì, credo di sì, credo alla fine del ‘74 ai primi del ‘75, quello fu fatto da parte dell’ingegner Gaiba, se mi ricordo bene, anzi, sono certo.

DOMANDA - E quindi fino da allora voi non avevate dato modalità di comportamento, avvisi?

RISPOSTA - Era continuo questo lavoro qua, non è che si aspettasse che ci cadesse qualcosa in testa.

DOMANDA - Ma se era continuo perché questo operaio resta scioccato e si mette a piangere?

RISPOSTA - Quando gli è stato detto forse...

DOMANDA - Prima vuol dire che non lo sapeva?

RISPOSTA - Insomma non lo so se sapeva, lo sapeva anche lui, perché se andiamo in reparto tutti, il direttore stesso andava là con la maschera con il filtro e lo vedeva, quindi non credo che non pensasse quello lì, poi è vero il CVM era infiammabile e in più era tossico, quindi parlando con tutti, tutti i tecnologi andavano al reparto, andavano a vedere, si riferivano, si parlavano, mi sembra poco probabile che non sapessero niente.

DOMANDA - Si trattava di capire il contenuto delle informazioni che ha avuto da chi le ha avute, cioè, se era era un’informazione che circolava tra gli operai...

RISPOSTA - Le informazioni le ha date l’ingegner Gaiba.

DOMANDA - E quindi solo ala fine del ‘74 inizio del ‘75. Sulle cronologie degli interventi lei disse che ci furono molte riunioni per individuare...

RISPOSTA - Sì, si doveva individuare la causa, generalmente questo era per evitare che ci fossero perdite e recuperare il monomero dove c’era e in più arieggiare tutti i luoghi di lavoro. Questo era quello che sistematicamente si faceva.

DOMANDA - E quindi questi interventi furono programmati nel giro di un anno, nel giro di alcuni mesi?

RISPOSTA - Ma erano anche questi qua...

DOMANDA - O erano occasionali?

RISPOSTA - No, si studiava in particolare... nel ‘74, ’75 si prendeva in esame sezione per sezione dell’impianto e si vedeva cosa si poteva fare per evitare. Le ho detto sono state cambiate tutte le valvole dei rubinetti per quanto riguarda il ciclo del CVM, questo sono sicuro, le pompe sono state cambiate, c’erano dei compressori che probabilmente erano insufficienti, sono stati portati fuori dal reparto, quindi era tutto programmato non è che...

DOMANDA - Ma quindi in due anni furono eseguiti tutti questi interventi?

RISPOSTA - In due anni sono stati eseguiti molti interventi che mi ricordo io, la polmonazione dei serbatoi della torbida, sono stati ordinati tutti i cromatografi, è stato acquistato il know-how dalla Goodrich per quanto riguarda il lavaggio delle autoclavi, sono stati spostati... Ah, poi quell’altro lì, le ho detto inizialmente, se ricordo bene dal ‘75, si è messo, come si chiama, degli eiettori dalla testa dell’autoclave in modo che l’operaio quando andava dentro era sicuro che era stato tirato via tutto il monomero, o quanto meno buona parte. Erano lavori tutti programmati, non è una cosa che si facesse così, uno la mattina si alza...

DOMANDA - No, il problema è appunto questo cioè di capire quando la decisione di intervenire fu presa, perché se ci furono varie riunioni a livello di stabilimento o di divisione di produzione mi pare di capire che si decideva in base all’analisi di volta in volta fatta reparto per reparto?

RISPOSTA - Si facevano le analisi reparto per reparto, questo...

DOMANDA - Con un certo arco temporale?

RISPOSTA - No, continuo.

DOMANDA - Sì, continuo, ma con un certo arco temporale?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi non c’è stato un piano, voglio dire, a monte...

RISPOSTA - No, il piano era ottenere anche..., siccome si facevano tutte le proposte a Milano avevano degli... in cui dicevano praticamente che era indicato quando si poteva fare e quando non si poteva fare.

DOMANDA - Sì, ma la proposta partiva da voi?

RISPOSTA - La proposta è sempre..., salvo, credo, l’acquisto delle torri di strippaggio e salvo l’acquisto delle pompe Goodrich, quelle lì ad alta pressione, questa credo che fosse una decisione presa direttamente dalla sede, tutte le altre erano fatte dal caporeparto e dal capogruppo e dai tecnologi, vistato dal proponente, vistato dal direttore dello stabilimento, e poi inviato a Milano, poi arrivava un’autorizzazione per il lavoro da fare e si procedeva immediatamente. A volte persino per quanto riguarda il lavoro di sicurezza seguiva un telescritto che diceva: tal Adi potete cominciarla a fare.

DOMANDA - La mia domanda aveva in questo senso: quindi non fu collegata direttamente alla scoperta della pericolosità della sostanza, questa serie di..., fu collegata all’analisi che voi facevate reparto per reparto?

RISPOSTA - Sì, ma io...

DOMANDA - La proposta partiva da voi?

RISPOSTA - La proposta partiva da noi e praticamente nel ‘74 e nel ‘75 era dettata dalla tossicità del CVM. Il 90% di tutte le proposte di lavoro erano legate alla tossicità del CVM.

DOMANDA - Non c’era un piano dell’azienda che partiva sistematicamente dall’alto e diceva: voi andate a sostituire secondo queste direttive, come ha fatto per lo strippaggio e quell’altro intervento che richiamava prima, ma erano interventi che partivano dai vostri rilievi sulle situazioni che necessitavano una manutenzione?

RISPOSTA - La manutenzione praticamente interveniva per tutto il cambio di questi rubinetti, di queste pompe, di quello lì, la manutenzione era interessata, ma comunque quando veniva nei reparti era il caporeparto che preparava l’apparecchiatura per poter intervenire. La proposta poteva essere fatta da chiunque lì, anche dai capiturno, non è che i capiturno non facessero qualche proposta anche loro, poi veniva ampliata e studiata dal servizio tecnologico e così.

DOMANDA - E comunque quando lei andò via era l’inizio del ‘75, la fine del ‘75?

RISPOSTA - Fine ‘75.

DOMANDA - C’erano ancora interventi in corso?

RISPOSTA - Ci sono sempre stati.

DOMANDA - Se c’era un programma da svolgere ancora di interventi?

RISPOSTA - Erano stati fatti dei programmi a Milano che poi erano stati dati dallo stabilimento e quindi dei lavori venivano sicuramente fatti. Io mi ricordo delle torri degli strippaggio, non lo so se erano state..., erano quattro torri per il CV14/16 e due, se ricordo bene, per il CV24, ma tutte le prove erano già state fatte nel reparto per vedere a che valore si poteva... Se ricordo bene per quanto riguarda il polimero, quelli che lavoravano il prodotto richiedevano praticamente un polimero che avesse, non vorrei mica sbagliare, mentre lì si parlava di parte per milione lì era parte per bilione, cioè, parti per miliardo, quindi studi ne sono stati fatti. E sono state acquistate quelle dalla Goodrich perché non è che il centro ricerca nostro non fosse sufficiente, che non potesse farlo, ma si sarebbe perso del tempo e di conseguenza sono state ordinate direttamente alla Goodrich. Cioè per anticipare determinati lavori si è acquistato il know-how e può anche darsi che pensassero a maggiore tranquillità.

 

AVVOCATO MANDERINO

 

DOMANDA - Lei ha detto che in quegli anni che è stato, ‘74, ‘75, tra le propose che sono quelle che provenivano da voi, cioè dai capireparto e dai capigruppo, c’era anche quella di arieggiare i luoghi di lavoro?

RISPOSTA - Inizialmente, ma in tutti gli stabilimenti, né più e né meno anche per quanto riguarda i camini, non sono mica delle centrali, si manda nell’aria per distribuire, ma il prodotto esce. C’era anche e si vedeva immediatamente ma anche le donne a casa praticamente cosa fanno la mattina, aprono le finestre per...

DOMANDA - E` proprio su questo che vorrei farle la domanda, cioè, lei - mi scuso perché sono arrivata un po’ in ritardo - lei conosceva la situazione dei lavoratori nei reparti dove si lavorava a finestre chiuse?

RISPOSTA - Io mi ricordo, matematica questo, che il CV14/16 sono state montate delle finestre apribili direttamente né più e né meno come... le serre, viceversa al CV6, se ricordo bene, c’erano delle finestre a bilico, nel senso che si potevano muovere uno per uno.

DOMANDA - Nel laboratorio si ricorda?

RISPOSTA - Le dico questo, è sicuro, se vuole anche quella risposta lì, che... che era, cioè, protezione ambientale, prevenzione infortuni, era sicuramente al corrente di tutte queste cose qua, ma io il laboratorio non so, le posso dire che in aprile del ‘75 avevamo dei cromatografi in cui registravano per Mestre tutta la quantità di CVM che c’era, ed ogni settimana la, come si chiama, "Il Gazzettino" riportava la concentrazione, questo me lo ricordo, ma che nel laboratorio ci fosse, questo non lo so, le ho detto che tutti quando venivano dentro lo stabilimento passavano per i magazzini ed erano in dotazione i mezzi di protezione, questo sono sicuro. Però, mi dispiace, ma non ho la certezza matematica che anche lì al laboratorio. C’erano 5 o 6 gruppi, non era mica una cosa...

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Ingegnere, i sindacati, i rappresentanti dei sindacati, quindi il consiglio di fabbrica, commissione ambiente, erano resi partecipi, erano informati dei problemi del CVM?

RISPOSTA - La commissione ambiente, ma non mi ricordo la persona che c’era dentro lì, era sicuramente interessata dei problemi, l’ispettorato del lavoro, che mi pare che sia venuto una volta in quel periodo dentro lì, era sicuramente, e poi prima di aprire uno stabilimento, qualche reparto, bisognava fare la comunicazione del pericolo che c’era, tutto quello che c’era. Sicuro che la commissione ambiente c’era. Il colloquio, quanto meno le riunioni che c’erano erano cordiali, né più né meno si faceva presente della situazione, ma poi credo che anche in seguito la commissione ambiente sapesse i programmi della Montedison.

DOMANDA - Lei ha detto come i capireparto partecipassero alla individuazione delle modifiche degli interventi e delle procedure, io volevo chiedere qual era invece il livello di partecipazione agli interventi, alle modifiche delle procedure dei lavoratori, dei reparti, ed anche del consiglio di fabbrica della commissione ambiente?

RISPOSTA - Si ascoltava il parere di tutti, poi si faceva questi due o tre fogli di carta in cui venivano riportate le modalità di esecuzione. Quindi non è una cosa che uno potesse parlare e l’altro no, né più né meno la massima collaborazione, io non posso...

DOMANDA - La ringrazio.

 

Presidente: può andare. Allora possiamo sospendere adesso e riprendere alle 15, va bene?

 

Pubblico Ministero: solo indicativamente è possibile sapere quanti testi sono previsti per il pomeriggio? Perché io avevo dato l’indicazione di quel teste che era stato indicato come teste di riferimento, io già per il pomeriggio l’avevo fatto venire, eventualmente bisogna vedere quanti ce ne sono.

 

Presidente: adesso non lo so quanti ne sono arrivati.

 

Avvocato Baccaredda: Montedison aveva convocato soltanto il signor Carlo Rubini, che credo sia arrivato, perché era stato convocato per la mattina, è l’ultimo nostro teste.

 

Presidente: e poi c’erano dei testi di Enichem.

 

Avvocato Santamaria: un teste, che però verrà alle 15.

 

Presidente: poi c’erano i testi di riferimento Bernardini, Alongi e Cordelli..

 

Avvocato Baccaredda: avevamo detto la scorsa volta che proprio per un problema di notifica venivano post posti ai testi che verranno sentiti di...

 

Presidente: allora oggi abbiamo Rubini e il teste Enichem.

 

Pubblico Ministero: Bortolato e poi l’altro teste di riferimento del Pubblico Ministero che è stato trovato perché abitava qui vicino, Corò.

 

Presidente: va bene, allora riprendiamo alle 15. Accomodatevi.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - RUBINI CARLO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO PEDRAZZI

 

DOMANDA - Può illustrare al Tribunale quali funzioni ha ricoperto nel corso degli anni nelle società Montedison, Enoxi Enichimica e Enichem?

RISPOSTA - Io sono stato assunto in Montedison nel 1969 quale addetto al controllo di gestione, nel 1980 sono passato a Anic, sempre mi sono occupato di controllo gestione e pianificazione, nel 1982 sono passato all’Enoxi e mi sono occupato principalmente di pianificazione e in particolare diciamo che ho redatto il piano dell’intera azione degli impianti Montedison in Enoxi e ho definito i principali contratti di interscambio di materie prime fra l’Enoxi e la Montedison.

DOMANDA - Lei è stato citato sui contatti e le trattative intercorse con la Montedison in vista dell’acquisizione degli impianti di produzione del PVC e CVM; lei a quale titolo personalmente fu coinvolto in queste trattative?

RISPOSTA - Io in queste trattative direi che come ho prima detto ho praticamente fatto il piano di integrazione tecnico economico finanziario, impianto per impianto, e in particolare chiaramente ho fatto le valutazioni anche degli impianti di cloruro di vinile, di dicloroetano e del PVC di Porto Marghera.

DOMANDA - Le trattative, appunto, le volevo chiedere di precisare quali impianti riguardavano in particolare per quanto riguarda la vicenda degli impianti di PVC?

RISPOSTA - Nell’oggetto del conferimento proposto da Montedison all’inizio del PVC di Porto Marghera e gli intermedi CVM e dicloroetano non facevano parte del progetto, in quanto per quanto riguarda il PVC la Montedison proponeva di apportare solo gli impianti di Brindisi e di Terni, valutata la valenza strategica di questi asset abbiamo deciso che senza il PVC di Porto Marghera praticamente non poteva avere competitività il business a livello internazionale, allora fu richiesto l’apporto da parte del PVC di Porto Marghera compreso gli intermedi a partire dal dicloroetano. La Montedison oppose resistenza in quanto sosteneva che non voleva togliere, aveva paura di dover gestire due realtà diverse e viste le interdipendenze che ci sono nel Petrolchimico di Porto Marghera la cosa sembrava di difficile risoluzione, il compromesso, perché si trattò di compromesso, prima proposero una commercializzazione del solo PVC, del solo polimero, e dopo la resistenza da parte dell’Enoxi, di Eni e di Enichimica, il compromesso fu raggiunto attraverso il passaggio della proprietà degli impianti all’Enoxi però la gestione di un conto lavorazione, diciamo che praticamente il personale rimaneva per tre anni, se ben ricordo, a Montedison e dopo sarebbe dovuto passare all’Enoxi, o all’Enichimica o all’Enichem, diciamo le entità giuridiche che si sono succedute.

DOMANDA - Le trattative in particolare come si sono svolte, in che modo si sono articolate?

RISPOSTA - Le trattative si sono svolte attraverso la definizione di Ecsol agreement, che chiaramente hanno portato via alcuni mesi di trattativa e su cui si dovevano basare, cioè Ecsol agreement come principi d’accordo, su cui si doveva basare praticamente poi tutta la definizione degli atti direi di dettaglio. Direi che allo scopo furono nominati dei gruppi di lavoro dove per quanto riguardava l’Enoxi erano rappresentati, diciamo, le professionalità per ogni tipo di argomento a partire dagli argomenti commerciali, finanziari economici, tecnici e di altro aspetto, per quanto riguarda l’aspetto tecnico direi che ci si è avvalso anche di collaborazioni esterne con un contratto di consulenza che per la complessità dello stabilimento di Porto Marghera fu contratto con l’ingegner Febo Sellan, oggi purtroppo deceduto.

DOMANDA - Come mai, a che titolo fu coinvolto l’ingegner Sellan?

RISPOSTA - L’ingegner Sellan fu coinvolto soprattutto per gli aspetti che riguardavano l’integrazione dei monomeri del PVC in quanto praticamente il PVC fatto principalmente con acido cloridrico, l’acido cloridrico proveniva da diversi impianti che rimanevano in Montedison e chiaramente la programmazione di questi impianti era molto delicata in vista di eventuali cause di fermata ed allora bisognava capire se era gestibile un assetto direi congiunto. L’ingegner Sellan, per quanto mi riguarda, ebbe la vicedirezione tecnica dello stabilimento di Porto Marghera, per quanto riguarda la produzione, ed era sicuramente competente professionalmente su questi impianti.

DOMANDA - Lei personalmente che ruolo ebbe nel corso della trattativa?

RISPOSTA - Io nel corso della trattativa direi che ebbi, il mio lavoro si svolse principalmente in tre fasi, come ho già preannunciato, la prima fase su quella di definire un piano di integrazione che chiaramente era un bilancio materiale e poi la valorizzazione di questo bilancio materiale che ci potesse portare al valore degli impianti. Per definire questo furono fornite da Montedison delle schede tecniche per quanto riguarda gli aspetti tecnici, e dei dati di mercato per quanto riguarda chiaramente gli aspetti di marketing, dati di mercato come i principali 5 clienti del PVC, mentre per quanto riguarda i dati tecnici, la qualità dei prodotti che si potevano produrre negli impianti di Porto Marghera, le rese, i consumi di produzione, il personale direttamente coinvolto, le spese di manutenzione e gli investimenti eventualmente necessari per migliorare o per rendere competitivi questi impianti, sia in termini tecnologici è c’era una voce particolare per quanto riguardava anche la sicurezza dell’ambiente di lavoro. Questi dati, che furono forniti da Montedison vennero analizzati dai vari gruppi di lavoro dove confermo che erano espresse le miglior professionalità che allora disponevamo, in particolare direi che il dottor Benetta per quanto riguarda la tecnologia del PVC, e il dottor Agostini, purtroppo defunto, purtroppo non c’è più, per quanto riguarda la tecnologia del dicloroetano e dell’ossiclorurazione, rappresentavano, a mio modo di vedere, esperienze non solo a livello italiano ma a livello internazionale. Come ricordo questi dati, in modo particolare per quanto riguarda l’aspetto tecnico, furono controllati, furono eventualmente date delle modifiche o comunque dopo fu possibile fare degli accertamenti in loco, e dopo questa verifica da parte del gruppo di lavoro Enoxi, volevo ricordare il gruppo di lavoro Enoxi era un gruppo di lavoro misto tra..., erano tutti dipendenti Enoxi, però rappresentavano le varie provenienze, Sir, Anic e del personale che Enoxi assunse per rappresentare penso meglio la loro parte. Premetto che non erano presenti se non marginalmente, persone, competenze che arrivavano dall’America, ma questo personale fu assunto in Europa principalmente dalla Daw.

DOMANDA - Noi abbiamo un documento che contiene un’elencazione di questi gruppi di lavoro, dei nominativi che vi hanno partecipato, può dire se questo corrisponde a quanto lei ricorda? Il documento indica, nella prima parte i partecipante Enoxi Oxidental e nella seconda parte ci sono gli omologhi gruppi di lavoro Montedison, con i quali mi pare che siate relazionati?

RISPOSTA - Sì, il documento per quanto mi ricordo risulta autentico, c’è da fare solo una precisazione, diciamo che la trattativa durò circa 9 mesi e furono coinvolte, al di là di queste persone, anche altre persone che qui non sono nominate, come per esempio il sottoscritto in prima persona. Verso...

DOMANDA - Vuole precisare qual era, lei a chi rispondeva e con chi ha lavorato?

RISPOSTA - Io in quel momento facevo parte della direzione della pianificazione e del coordinamento tecnico, rispondevo direttamente all’ingegner Bianchi, Sergio Bianchi, che poi però questo, almeno il mio lavoro fu anche coordinato direttamente dal dottor Italo Trapasso.

DOMANDA - Lei ha detto prima che avete lavorato sulla base anche di schede che vi venivano fornite dalla Montedison, queste schede in particolare riguardavano la situazione degli impianti di PVC e CVM?

RISPOSTA - Sì, diciamo le schede riguardavano tutti gli impianti, c’erano anche quelle evidentemente del PVC e CVM di Porto Marghera che furono, come ho detto prima, sia analizzate sotto l’aspetto tecnico dal dottor Benetta e dal dottor Agostini con la collaborazione dell’ingegner Sellan, che chiaramente era uscito da Montedison penso da un anno e ci ha dato un grosso contributo per capire meglio la situazione.

DOMANDA - Rispetto a quello che è stato il suo ruolo nella definizione del piano e successivamente, lei si è occupato di una valutazione degli impianti e dei conferimenti Montedison?

RISPOSTA - Sì, definito il piano di integrazione, praticamente da quel piano venne fatta la valutazione reddituale degli impianti dove nello schema della valutazione reddituale vengono valutati diciamo gli introiti che sono i ricavi, anno per anno previsti, i costi delle materie prime... anno per anno previsti, le spese per il personale, i costi di manutenzione, e questi sono quelli che si chiamano costi d’esercizio, e poi questo margine veniva integrato con gli eventuali interventi necessari in termini di investimenti, come ho detto, sia per, direi per mantenere in efficienza gli impianti sia per quanto riguarda la parte dell’emolument e dell’igiene ambientale.

DOMANDA - Influiva in questa valutazione anche il costo delle materie prime?

RISPOSTA - In questa valutazione aveva una grossa influenza il costo delle materie prime, infatti direi che i tempi della negoziazione furono soprattutto protratti per la difficoltà di definire con Montedison il transfer price delle materie prime. In particolare mi ricordo perfettamente di essere stato convocato all’Eni, dove erano presenti l’ingegner Cagliari, il dottor Necci, o avvocato Necci, se ben mi ricordo anche il ragionier Mincato, e praticamente io per la mia parte..., ah, anche l’ingegner Sperafico, io per la mia parte ho dovuto dare lo stato di fatto delle negoziazioni dove, se ben ricordo, risultava una diversità di valutazione basate su base anno di circa 30 miliardi all’anno, per darvi un’idea di cosa vuol dire 30 miliardi all’anno in termini di delta costo delle materie prime, voleva dire che la valutazione reddituale poteva variare fino a più o meno 200 miliardi.

DOMANDA - La valutazione degli impianti come fu effettuata e sulla base di quali tipo di informazioni, degli impianti di PVC e CVM?

RISPOSTA - La valutazione degli impianti di PVC e CVM è stata fatta principalmente sulla base principalmente dei dati forniti da Montedison e rivisti criticamente per quanto riguarda le diverse competenze da tecnici Enoxi supportate dal consulente esterno.

DOMANDA - Erano impianti che avevano una loro validità economica da un punto di vista tecnologico?

RISPOSTA - Come ho detto prima noi abbiamo ritenuto che tutto il PVC di Porto Marghera aveva una validità strategica per il business del PVC, se no non avremmo fatto l’accordo, in particolare è chiaro che qui c’era una diversa tipologia di impianti, i più nuovi che sono al CV22, 23, 24 chiaramente risultavano con una redditività più alta, i più, direi vecchi, che sono CV11, il CV14/16 e il CV15, risentivano del layout del tempo. Non mi ricordo che emersero problematiche, altre problematiche particolari. In particolare voglio ricordare che fu un piano di razionalizzazione dove per esempio, va beh, il CV10 non fu preso, come non furono, fu deciso di non prendere gli asset di Terni che erano, risultavano i più obsoleti e praticamente poi direi che fu solo definito un conto lavorazione ma senza l’acquisizione degli asset di Terni e poi nel giro di due anni, soprattutto per problematiche legate ai problemi occupazionali e sindacali praticamente si fece un conto lavorazione di due anni e poi l’impianto fu chiuso. Mi sembra di essermi dimenticato del CV6. Il CV6 anche lui chiaramente non era un impianto nuovo, risentiva del layout del tempo, però direi che rispetto agli altri era un impianto che poteva dare dei prodotti che sul mercato evidenziavano dei delta abbastanza significativi rispetto agli impianti di sospensione.

DOMANDA - Quindi non era un impianto antieconomico all’epoca?

RISPOSTA - No, che mi ricordo io non era antieconomico. Volevo dire anche questo, alcuni impianti furono presi, non penso il PVC e il CVM, furono presi con valore negativo, questo valore negativo degli asset andò a scontare la somma dei valori positivi degli altri impianti, dunque praticamente veniva fatta una somma algebrica, non penso che era il caso del CV6 di Porto Marghera in quanto l’emulsione era ritenuta anche lei un prodotto che poteva, che se mancava poteva indebolire molto il portafoglio del business.

DOMANDA - In che termini fu valutata la situazione ambientale dal punto di vista dell’igiene di lavoro degli impianti di PVC e CVM?

RISPOSTA - Io non ricordo problematiche particolari riguardanti chiaramente l’emissione del CVM e il contenuto di CVM nel polimero, in quanto nel mio passato in Montedison, negli anni ‘70, mi ricordo che dopo l’evidenza della legislazione americana che restringeva di molto i limiti le emissioni e il contenuto del CVM nei polimeri, la Montedison attuò un piano di intervento che per quanto mi risulta portò le emissioni e il contenuto del CVM nel polimero progressivamente ai limiti della legislazione americana. Volevo precisare questo, che per quanto riguarda chiaramente il contenuto di CVM nel polimero, questo era un dato di fatto, perché con un contenuto più alto praticamente il prodotto non poteva essere venduto.

DOMANDA - Per quali ragioni l’Oxidental poi uscì dalla joint venture?

RISPOSTA - Le ragioni di uscita della Oxidental dalla joint venture secondo me vanno un momentino spiegate con la necessità dell’ingresso di un partner straniero all’inizio, quando si costituì l’Enoxi. Nel 1978, ‘77, ci fu la crisi della Sir, era una crisi chiaramente economico finanziaria, in quanto l’espansione della capacità produttiva che fu provocata anche in Italia proprio dalla stessa Sir, comportò un ciclo di mercato molto negativo che pose l’azienda in stato fallimentare. Questo chiaramente provocò un, poteva provocare un grosso impatto occupazionale, soprattutto in Sardegna, allora l’Eni studiò un piano di risanamento, questo qui veniva sempre chiamato piano di risanamento e di razionalizzazione, e questo piano di risanamento chiaramente prevedeva la chiusura di alcuni impianti e penso che in quel momento, anche per affrontare l’opposizione da parte del sindacato, fu pensato strategicamente di coinvolgere un partner straniero e in particolare americano. Il partner, l’Eni apportò tutta la chimica ex Anic e la parte d’interesse della Sir e della ex Rumianca, non mi ricordo esattamente le valutazioni, però gli apporti erano sicuramente di alcune centinaia di miliardi. L’Enoxi, l’Oxidental portò una miniera di carbone.

DOMANDA - In particolare io le avevo chiesto i motivi dell’uscita della...

RISPOSTA - Sì, volevo però spiegarlo, perché se no può essere di non facile comprensione. Portò miniera di carbone a cui venne dato il valore della somma, il valore degli impianti che apportò l’Eni, come dico erano centinaia di miliardi che in termini di oggi sarebbero migliaia di miliardi. Questa miniera risultava non in attività con delle problematiche, sostanzialmente il carbone era troppo profondo, comunque direi che fu accettata dai vertici dell’Eni questa valutazione. Quando chiaramente l’Oxidental ebbe la necessità di scegliere se rimanere a dividere i risultati e gli utili che potevano provenire dal Petrolchimico o la possibilità di uscire monetizzando il valore della miniera che allora fu dato, chiaramente, non lo so, ma penso che decise, sicuramente decise che per lei era migliore cercare di monetizzare il valore della miniera al valore nominale con cui fu apportata e così fu fatto e secondo me su questa base decise di uscire dalla joint venture in quanto, secondo me, il suo coinvolgimento, come ho detto prima, era solo un po’ da spaventapasseri per il sindacato, ma non ho mai avuto la sensazione che fosse interessata direttamente al business e comunque a risolvere i problemi della Chimica italiana.

DOMANDA - In particolare le risulta che ci sono state delle contestazioni da parte dell’Oxidental su aspetti di igiene ambientale degli impianti di PVC e CVM?

RISPOSTA - No, non mi risulta, diciamo che il personale che, diciamo impropriamente veniva chiamato personale Oxidental, ma di fatto era Enoxi, comunque che Oxidental aveva portato dentro la joint venture, era stato subito dall’inizio coinvolto, non mi risulta che fu una problematica di natura ambientale a far scegliere la dismissione della partecipazione.

DOMANDA - Quando lei, solo per chiarezza, credo che lei l’abbia detto, ma quando ha fatto riferimento a impianti come CV6 che avevano un layout superato, lei si riferisce a una valutazione di tipo tecnologico o a una valutazione che comprende anche la situazione ambientale degli impianti?

RISPOSTA - Io parlo di una valutazione di tipo tecnologico, in quanto chiaramente molto probabilmente le autoclavi erano più piccole, comunque c’era un’incidenza del costo del lavoro più alto che non rispetto al CV24, però sono due prodotti diversi. Per quanto riguarda, posso ribadire che per quanto riguarda la situazione ambientale non è emerso niente di particolare rispetto agli altri impianti.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Qual è il suo titolo di studio?

RISPOSTA - Sono diplomato, ho diploma di perito chimico, se vuole le dico anche attualmente.

DOMANDA - No, all’epoca, nell’80, ‘82. Nel momento in cui c’è il suo passaggio da Anic ad Enoxi, lei entra in Enoxi con quali indicazioni e con quali mansioni?

RISPOSTA - Io sono entrato in Enoxi proprio perché, visto il mio trascursus in Montedison potevo dare un contributo migliore alla valutazione degli impianti ed evidenziare quali erano le problematiche dell’integrazione di questi impianti nel ciclo Enoxi. Come ho detto personalmente direi che allora il computer lo utilizzavamo poco, stesi il piano di integrazione nell’ambito della direzione e pianificazione e coordinamento tecnico che era diretto dall’ingegner Bianchi e dopo mi fu data la responsabilità della negoziazione di tutte le materie prime che la Montedison cedeva all’Enoxi, tanto per darle l’ordine di grandezza si parla di 200 miliardi all’anno di transazione.

DOMANDA - Chi è che ha dato questa indicazione a lei come persona di Enoxi, chi è che l’ha scelta e l’ha portata a fare questo lavoro?

RISPOSTA - Io sono arrivato in Enoxi con l’ingegner Bianchi, l’ingegner Bianchi mi propose, dopo aver parlato con il dottor Trapasso, mi propose di passare in Enoxi e sostanzialmente...

DOMANDA - L’ingegner Bianchi che viene indicato in questo documento che le è stato esibito come S. Bianchi marketing proprietà industriale di manufactoring è Sergio Bianchi?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E G. Parrillo indicato nel settore personale Giovanni Parrillo?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei in questo documento ma anche in altri non risulta inserito in nessun gruppo, lei ha partecipato in particolare a qualcuno di questi gruppi o...

RISPOSTA - Io ho partecipato, direi che in questi gruppi molto probabilmente tra l’altro vede che alcune cose sono scritte in inglese, ma dove, direi che il gruppo del marketing, dove chiaramente c’era anche la negoziazione delle materie prime, e questa direi che di fatto l’ho fatta con responsabilità diretta in quanto direi che dopo 3 mesi alcune, direi che non, era difficoltoso ricercare un accordo ed allora il dottor Trapasso mi diede l’incarico direttamente di gestire in prima persona questo gruppo di lavoro. E poi direi che c’era un gruppo di lavoro che chiaramente non era di interfaccia in quanto era il piano Enoxi che lo... per noi e chiaramente qui non è citato.

DOMANDA - Qual era tra questi indicati gruppi di lavoro quello che si occupava della parte tecnica degli impianti?

RISPOSTA - Era quello riferito alla manufactoring.

DOMANDA - Quindi con Sergio Bianchi come primo referente?

RISPOSTA - Sì. Se posso fare una precisazione.

DOMANDA - Prego.

RISPOSTA - Come dico, Sergio Bianchi era primo referente, poi però di fatto, come mi ricordo, fu gestito direi soprattutto in prima persona dall’ingegner Catanzaritti.

DOMANDA - Per la parte Montedison chi è che curava questa parte tecnica, se lei si ricorda?

RISPOSTA - Adesso per quanto riguarda la Montedison io mi ricordo direttamente quali furono i miei interlocutori, per quanto riguarda il marketing, cioè per quanto riguarda la negoziazione sulle materie prime e furono l’ingegner Morione, l’ingegner Fogagnolo, il dottor Togliatti, l’ingegner Riacci, e il dottor Capaccione, direi che rappresentavano, anche per...

DOMANDA - Morione che incarico aveva all’epoca?

RISPOSTA - Se non ricordo male era amministratore delegato della Dimp, ecco, adesso mi scusi se non...

DOMANDA - Prego. Di tutti questi gruppi di lavoro c’era stata un’indicazione specifica per quanto riguarda la parte ambientale? Perché io non vedo indicazioni né in questo né in relazione alla parte specifica ambientale?

RISPOSTA - La parte specifica ambientale io mi ricordo che era all’interno chiaramente del manufactoring, in quanto ritengo che poi anche principalmente, qui non c’è un esperto dell’ambiente secondo me, il problema era tecnologico, e doveva essere visto da quello che viene chiamato, secondo me impropriamente, in americano manufactoring, che vuole dire solo manifattura, ma qui c’è dentro anche la tecnologia. Infatti vorrei dire, Sperafico era un tecnologo, Russo era un tecnologo, è chiaro che qui ho citato Benetta per il PVC e Agostini per i monomeri, per il cloruro di vinile e per il CVM che dipendevano direttamente dall’ingegner Catanzaritti e qui non sono stati messi, qui sono praticamente un po’ le prime linee dell’organizzazione, però di fatto c’erano delle competenze specifiche e in particolare mi ricordo che la scheda che consegnò Montedison aveva anche un aide che riguardava la sicurezza ambientale.

DOMANDA - Quando prima parlava del CV10 diceva che non fu preso, perché non fu preso il CV10?

RISPOSTA - Non fu preso perché, come ho detto, fu anche un piano di razionalizzazione, il CV10 era un impianto che marciava come monomero con acetilene, l’acetilene è un precursore molto più caro dell’etilene ed allora non risultava competitivo.

DOMANDA - Quindi esclusivamente per queste relazioni di competitività di mercato?

RISPOSTA - Sì, di competitività di mercato chiaramente era anche questo un aspetto.

DOMANDA - Certo, per carità.

RISPOSTA - Non mi ricordo di altre problematiche.

DOMANDA - In relazione al personale volevo farle alcune domande, diceva prima lei che per tre anni il personale doveva rimanere, questi dovevano essere gli accordi, a paga Montedison, di Montedison, perché doveva rimanere a Montedison e perché per tre anni?

RISPOSTA - Questo fu un grosso compromesso, nel senso che penso che fu definito un tempo per vedere di omogeneizzare, di poter verificare che non ci fossero delle penalizzazioni sulla gestione unitaria del Petrolchimico di Porto Marghera, è vero era una... di Montedison, ma poi attraverso il conto lavorazione venivano pagati da Enoxi, o Enichimica o Enichem.

DOMANDA - Quindi diciamo formalmente dipendevano da Montedison e venivano pagati da Montedison...

RISPOSTA - Le pagava...

DOMANDA - Le pagava comunque Enoxi.

RISPOSTA - Sì. Come per esempio mi ricordo che gli interventi, gli eventuali investimenti, interventi di natura straordinaria erano direttamente a carico del proprietario dell’asset, cioè dell’Enoxi.

DOMANDA - Questo però è un progetto che non si è concretizzato?

RISPOSTA - Si è concretizzato con la fine del conto lavorazione.

DOMANDA - Che risale?

RISPOSTA - Io mi ricordo tre anni, però può darsi che risale..., dunque, penso ‘85, ‘86, ‘87.

DOMANDA - Beh, sì, poi abbiamo comunque la documentazione. Un’ultima cosa le volevo chiedere, siccome lei ha percorso un po’ dal ‘69 in poi momenti caldi un po’ della Chimica, ha fatto riferimento al periodo di crisi della Sir, volevo chiedere se é in grado di fornire delle indicazioni in relazione a momenti particolarmente critici, comunque di crisi della Chimica in particolare del CVM e PVC dal ‘69 fino a quando lei si è occupato di questa materia?

RISPOSTA - Dunque, grosso modo, adesso, a partire dall’inizio degli anni ‘70 avvenne, non solo in Italia, ma dove l’Italia ebbe un grosso contributo, diciamo un’espansione della capacità produttiva, se vuole parlo del PVC, ma non solo del PVC, parlo anche del polietilene e del polipropilene.

DOMANDA - Atteniamoci al CVM e PVC.

RISPOSTA - Ci fu un’espansione della capacità produttiva che sostanzialmente comportava poi...

DOMANDA - La mia domanda era un po’ più semplice, non volevo rifare la storia etc.. Lei ha citato un esempio ‘77, ‘78 crisi Sir, volevo sapere se lei è in grado di individuare degli altri momenti di questo tipo nel corso degli anni ‘70 e ‘80 per quanto riguarda questo settore, in maniera sintetica?

RISPOSTA - Direi che è abbastanza semplice, nel senso che vado per esclusione, grosso modo dopo il ‘77, ‘78 fu il ‘79 e poi fu l’88, ‘89, dopo 10 anni ci fu ancora una punta massima, gli anni che vanno dall’80 almeno fino al primo quinquennio negli anni ‘80 non furono anni particolarmente buoni per la petrolchimica in generale ed anche per il PVC.

 

AVVOCATO PEDRAZZI

 

DOMANDA - Lei ha parlato prima delle valutazioni degli impianti, condivide quindi il giudizio che gli impianti di PVC e CVM valessero zero o non è questa la sua valutazione?

RISPOSTA - Valessero zero, cioè, secondo me è una battuta, il discorso è che nel ciclo petrolchimico sicuramente comporta anche delle perdite, non possono mica dire che è la realtà che lo dice, però sostanzialmente negli anni buoni questi impianti sicuramente possono, potevano dare reddito e noi pensavamo che potessero dare reddito come penso l’abbiamo dato, a quanto mi risulta, diciamo che la grossa parte degli impianti sia ancora in attività.

DOMANDA - Quale fu la posizione dell’ingegner Bianchi in merito alla valutazione degli impianti?

RISPOSTA - Io dipendevo direttamente dall’ingegner Bianchi il quale chiaramente vedeva i documenti prodotti, direi che era, non mi ricordo che c’erano state delle critiche o nient’altro, lui era a conoscenza del valore, come d’altra parte ne era a conoscenza il dottor Trapasso, cioè, io lavoravo più o meno poi con tutti e due.

 

Presidente: bene, può andare grazie. Allora sentiamo adesso?

 

Avvocato Santamaria: Bortolato, ingegner Bortolato.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - BORTOLATO GIANNI -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - La prego innanzitutto di riferire al Tribunale in sintesi la sua carriera al Petrolchimico di Porto Marghera.

RISPOSTA - Io sono stato assunto a gennaio del 1977 come tecnologo di processo, poi dal 1983, più o meno a giugno, fino a settembre dell’85, ho fatto il caporeparto del reparto CV22, poi sono passato a fare il responsabile di tecnici di processo del gruppo CLR, che comprendeva i reparti CV22/23, CV11, il CV10 per un breve periodo e il PC1, poi dall’87 all’88 il responsabile della tecnologia di processo anche degli impianti di PVC, però questo solo per pochi mesi perché poi a luglio dell’88 ho cambiato società, ho dato le dimissioni.

DOMANDA - Quindi noi questo pomeriggio parleremo dell’impianto CV22 e CV23, cioè un impianto di produzione CVM, non di PVC. La prego di rispondere alle domande che le farò tenendo conto di due aspetti, primo che lei dovrebbe riferire le sue risposte allo stato degli impianti al 1987, la seconda è che quando lei affronterà profili tecnici lei dovrà tenere conto che a questo Tribunale stanno a cuore soltanto questioni inerenti alle condizioni di esposizione dei lavoratori, quindi alle condizioni di eventuale pericolo per i lavoratori, alle cautele eventualmente adottate ed ai problemi risolti, quindi non il profilo tecnico in sé e per sé, ma solo il profilo tecnico in funzione di questi aspetti. Io le chiedo innanzitutto che cosa significa che il processo di produzione di CVM è un processo continuo, diversamente dal processo di produzione di PVC?

RISPOSTA - E` un processo continuo in quanto sia l’alimentazione delle materie prime che i prodotti finiti fuoriescono continuamente, c’è un’alimentazione continua alle materie prime e una produzione continua dei prodotti finiti. Non vi sono quindi interruzioni, a meno che non ci siano problemi particolari all’impianto, non ci sono quindi aperture, ricicli o aperture di apparecchiature come ad esempio nel caso degli impianti di polimerizzazione dove il ciclo è discontinuo, e le aperture vengono fatte solo in occasione delle fermate generali di manutenzione che mediamente erano una volta all’anno e duravano da una settimana, due settimane, in funzione della complessità dei lavori di manutenzione.

DOMANDA - Cosa vuol dire che il ciclo produttivo è un ciclo chiuso?

RISPOSTA - E` un ciclo chiuso in quanto che tutte le sostanze dalle materie prime ai prodotti finiti sono sempre all’interno o di apparecchiature, o di tubi, o di pompe, cioè, in questo senso, sono sempre dentro apparecchi d’impianto.

DOMANDA - In condizione normali di temperatura e di pressione qual è lo stato fisico del CVM all’interno delle apparecchiature?

RISPOSTA - Il CVM, la parte dell’impianto dove c’è lavorazione del CVM doveva essere in pressione per poterlo mantenere liquido in certe condizioni, attraverso dei processi di distillazione, quindi la pressione come minimo andava da 4 o 5 atmosfere fino anche a pressioni più alte.

DOMANDA - Quindi il CVM è in stato liquido normalmente nelle apparecchiature?

RISPOSTA - Era in stato liquido.

DOMANDA - Questo ha rilievo quando fra un po’ affronteremo il tema dei possibili inconvenienti e delle possibili anomalie dell’impianto e della visibilità o meno della perdita. E` corretto dire che il ciclo produttivo era ed è altamente automatizzato?

RISPOSTA - Sì. Tutto il sistema era regolato e comandato da una sala controllo, da tutta una serie di strumentazioni dove i comandi, la stragrande maggioranza dei comandi, il 99% per dire, veniva fatto dalla sala controllo.

DOMANDA - La domanda che le faccio è qual era, quando lei è stato caporeparto, e il tempo anche precedente a queste mansioni, come era organizzato il reparto tenendo sempre a mente che a noi interessano soprattutto le condizioni effettive di esposizione dei lavoratori, quindi organizzazione e lavoro effettivo dove prevalentemente svolgevano le loro attività gli operatori e come di fatto si svolgeva una giornata lavorativa?

RISPOSTA - Nel reparto CV22?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - A parte il personale di giornata, che era il caporeparto e l’assistente di giornata, poi durante il turno vi era un assistente di turno, due quadristi e tre operatori d’impianto, quindi costantemente per 365 giorni all’anno c’erano sempre almeno un assistente, due quadristi e tre operatori d’impianto, poi c’era il personale di giornata, ripeto, assistente di giornata e caporeparto, poteva esserci, in caso di necessità, del personale di manutenzione, sempre aziendale e per certi lavori anche personale di manutenzione e di imprese esterne.

DOMANDA - E` corretto dire che gli operatori trascorrevano la maggior parte, comunque una buona parte del turno lavorativo in sala quadri?

RISPOSTA - Sì, il quadrista proprio 8 ore completamente in sala quadri, gli operatori di impianto, gli esterni, come venivano chiamati comunemente, per la maggior parte del tempo lavoravano in sala quadri, potevano essere delle giornate particolari, tipo le fasi di avviamento, dopo una fermata, o dopo manutenzione, il lavoro era più all’esterno, però di norma la maggior parte del tempo era in sala quadri.

DOMANDA - Però le loro mansioni erano operatori di impianto, operatori di esterno, quindi cosa facevano quando non erano in sala quadri?

RISPOSTA - In condizioni normali loro dovevano fare un giro per la zona dell’impianto, perché erano tre ed ognuno aveva una zona dell’impianto, le zone erano la zona di cracking, di distillazione e degli stoccaggi. Quindi ogni 2 ore mediamente dovevano fare un giro nella loro zona, fare la verifica che l’impianto marciasse in maniera regolare, facendo dei controlli visivi sugli strumenti che indicavano pressioni, temperature, portate, rendersi conto se, potevano esserci anche delle piccole perdite, rendersi conto se c’erano, c’erano tutta una serie di macchine in movimento, quindi se queste macchine avevano dei rumori un po’ diversi dalla normalità per cui poteva esserci la necessità di fare manutenzione e di intervenire. Se riscontravano secondo loro delle anomalie, dovevano avvisare l’assistente di turno.

DOMANDA - Quindi erano dei compiti di controllo preventivo?

RISPOSTA - Esatto, questo era il giro che normalmente dovevano fare mediamente ogni 2 ore e dovevano anche poi riportare nei fogli di marcia alcuni dati che dovevano leggere e scrivere nei fogli di marcia. Poi dovevano fare anche alcuni interventi manuali che consistevano, per esempio una posizione in distillazione dovevano fare alcuni controlli analitici che riguardavano l’umidità, però... nel caso del dicloroetano, dovevano fare, se vi erano delle anomalie o più che anomalie se alcune apparecchiature avevano dei problemi, perché a quel tempo si sporcavano, ecco, faccio un passo indietro, il fatto che l’impianto era a ciclo continuo, moltissime apparecchiature, tipo le pompe erano doppie, ce n’era uno in marcia ed uno di scorta, per cui quando quello in marcia aveva delle anomalie l’operatore esterno doveva fare l’intervento di escludere quello che poteva avere un’anomalia e mettere in marcia quello che era in scorta.

DOMANDA - Gli impianti erano all’aperto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Questo vuol dire che c’era circolazione d’aria e questo impediva l’accumulazione di eventuali perdite, è corretto?

RISPOSTA - E` corretto.

DOMANDA - E` corretto che in condizioni di normale operatività la concentrazione di CVM media negli ambienti di lavoro del reparto CV22 era tendenzialmente pari a zero?

RISPOSTA - Sì, beh, zero non esiste da un punto di vista tecnico, però in condizioni normali la concentrazione del CVM nell’aria, nell’impianto doveva essere tendenzialmente a zero o valori molto molto bassi, estremamente bassi.

DOMANDA - In effetti nell’anno in cui lei è stato caporeparto, fino al 1988, la concentrazione media di CVM nel reparto era pari a 0,10 parti per milione. Non le faccio, non faccio alcun cenno agli anni successivi perché lei non c’era. Questo in condizioni di normale operatività. Ora vorrei che lei descrivesse al Tribunale la tipologia di possibili inconvenienti che si sono effettivamente verificati durante il tempo in cui lei è stato al CV22, ne desse una descrizione qualitativa e provasse, sulla base della sua esperienza e della sua conoscenza, a fare una stima qualitativa di eventuali possibili emissioni sia in termini di concentrazione che in termini di quantità?

RISPOSTA - Adesso io accenno alle possibili perdite di cloruro di vinile monomero, in questo senso, non eventualmente a problemi all’impianto che magari limitavano la produzione, quindi diciamo solo all’aspetto di igiene ambientale. Quindi diciamo che le perdite che ci potevano essere e che ci sono state riguardavano generalmente quantità piccole che venivano soprattutto dai sistemi di tenuta verso l’esterno di alcune apparecchiature che riguardavano principalmente le pompe, i rubinetti, le valvole e le flange di connessione delle tubazioni alle apparecchiature o... quindi diciamo erano soprattutto dei trafilamenti verso l’esterno da questi sistemi di tenuta. Teniamo presente questi sistemi di tenuta con il tempo erano passati da sistemi di tenuta semplice a sistemi di tenuta doppia o addirittura tripla, proprio per cercare in caso di anomalie che le perdite fossero molto piccole. Quindi se parliamo nel periodo che accennava lei, nel 1987, ‘88, gli interventi erano già stati fatti da diversi anni, il miglioramento dei rubinetti e delle pompe, per cui i trafilamenti che c’erano a questi sistemi di tenuta erano piccoli proprio anche per questi interventi. Com’è che ci si accorgeva del fatto di questa perdita? Diciamo ci si accorgeva, erano due i sistemi, uno il sistema del cromatografo ambientale, come veniva chiamato, c’era un sistema di controllo dell’aria in un certo numero fisso di punti dell’impianto, che mandava un segnale in sala controllo, e se si superava un certo valore suonava un allarme per cui il personale andava a verificare. Il secondo sistema, parliamo nel caso di rubinetti delle flange, quando l’operatore, o anche l’assistente, perché anche l’assistente faceva il giro dell’impianto, solo che l’assistente aveva i responsabili di turno e quindi aveva altri impegni, però l’operatore che doveva fare il suo giro, nel caso delle perdite, parlo per l’impianto CV22, si potevano identificare dal fatto che quando c’era una piccola perdita il cloruro di vinile monomero passando dalla pressione dentro l’apparecchio all’esterno, c’è proprio un processo fisico per cui si raffredda molto il punto, l’acciaio, la perdita vicino a quella parte dell’acciaio del rubinetto della flangia, quindi raffreddando questa parte uno vedeva l’umidità dell’aria che condensava, vedeva proprio il liquido o addirittura il ghiaccio si vedeva, quindi anche se è difficile vedere il CVM uno si rendeva conto un po’ da questi aspetti. Nel caso delle pompe invece lì il discorso è preventivo, nel senso che lì c’è una tenuta doppia e fra le due tenute c’è un liquido, di solito un olio, una... in pressione, per cui in caso di perdita, beh, ce ne sono di due tipi a dire il vero, parliamo di questo qui in pressione, in caso di perdita uno vedeva che il livello dell’olio in un barilotto... scendeva, quindi si rendeva conto che la tenuta non faceva più bene il suo lavoro, la prima tenuta, perché la seconda verso l’atmosfera era sempre funzionante, quindi vedeva che l’olio cominciava ad andare dentro nel processo ed allora, beh, è compito dell’operatore di avvisare l’assistente il quale decideva di cambiare la pompa con quella di scorta o al limite se la pompa era unica, però generalmente era sempre doppia, poteva anche fermare una sezione dell’impianto, la decisione spettava comunque all’assistente di turno.

DOMANDA - Per cercare di andare più a fondo su questo problema, cioè sul problema delle entità di questi inconvenienti. Un consulente dell’accusa, che però per sua stessa ammissione non conosce i processi chimici di cui stiamo parlando, ha fatto delle ipotesi, per esempio tratte dalle dichiarazioni...

 

Pubblico Ministero: può fare il nome?

 

DOMANDA - Professor Nardelli.

 

Pubblico Ministero: è consulente dell’avvocatura dello Stato.

 

DOMANDA - Va bene, mi perdoni. Ha fatto delle ipotesi tratte da quelle che sono dichiarazioni di sicurezza che la società aveva trasmesso alle autorità competenti così come previsto dal D.P.R. 175 dell’88. Per esempio, per quanto riguarda fughe da guarnizioni vi era in quella dichiarazione la previsione che la fuga avesse un’ampiezza di un centimetro quadrato, da qui le stime della quantità che poteva essere, di CVM che poteva essere emessa al secondo, le stime di durata dell’episodio e quindi le stime di quantità totale emessa nell’ambiente di lavoro. Ecco, io vorrei che lei illustrasse al Tribunale se queste ipotesi sono in qualche modo assimilabili ai fatti di cui lei invece ha parlato e di cui ha avuto concreta esperienza nella vita di reparto?

RISPOSTA - No, direi che sono due cose diverse. Faccio un attimo una premessa, la dichiarazione o la notifica che sicuramente è stata fatta per quell’impianto è successiva all’anno ‘88, perché la legge è andata in vigore nell’88 e quindi io non c’ero, quindi io non conosco la notifica, quindi quello che posso dire è la mia ipotesi. Sono cose diverse perché, lei mi accennava di un centimetro quadro di sezione, quello lì è un foro enorme, un foro di questo genere, tenendo conto della pressione che c’è a monte, esce una quantità molto alta di CVM, probabilmente dell’ordine di grandezza quasi metà, quasi tutta la produzione dell’impianto sarebbe in grado di uscire, quindi questa è un’ipotesi di un rischio di un incidente rilevante che quando uno deve fare la notifica deve fare un’ipotesi e si mette nelle condizioni peggiori, cioè se dovesse capitare una cosa così vediamo gli effetti, questa è una cosa diversa da quello che io le accennavo prima che erano le perdite che c’erano ogni tanto e che era una cosa di quantità almeno di ordine di grandezza inferiore, forse anche di più.

DOMANDA - E` una domanda ovvia a questo punto, ma le chiedo se è mai successo durante la gestione del reparto di cui lei ha esperienza che si verificassero eventi del tipo di quelli che le ho descritto io, cioè quelli che vengono ipotizzati dal professor Nardelli?

RISPOSTA - No, diciamo che comunemente se dovesse esserci una sezione di un centimetro, nel gergo tecnico si dice che scoppia la guarnizione, uno perde un pezzo di guarnizione che viene sparata fuori, queste cose non sono mai capitate.

DOMANDA - Passiamo ad un altro tema che è quello dell’organizzazione interna della prevenzione di situazioni anomale di questo tipo e poi della gestione quando le situazioni anomale effettivamente si verificavano. Lei prima ha parlato delle mansioni dell’operatore esterno, può tornare su questo punto, sempre rispetto al problema di eventuali perdite? In fondo l’ha già detto, le chiedo solo di ripeterlo.

RISPOSTA - Cioè come si comportava?

DOMANDA - Sì, questi giri periodici ogni due ore avevano lo scopo di cercare di percepire situazioni che potevano dar luogo a perdite che lei ha descritto?

RISPOSTA - Nel giro di controllo non c’era solo questo, ma anche tante altre cose, però una delle cose era anche di verificare questo.

DOMANDA - Quando l’operatore esterno percepiva, come lei ha detto, la condensazione o addirittura il ghiaccio che si formava su una guarnizione, su una tenuta etc., che cosa faceva?

RISPOSTA - Lui prima cosa avvisava l’assistente di turno, c’era un impianto citofonico, per cui in più punti dell’impianto uno poteva telefonare in sala quadri, quindi avvisava in ogni caso l’assistente di turno, l’assistente di turno munito con una maschera a portata di mano andava a vedere e verificare, poi sulla necessità di usare veramente la maschera o no era l’assistente che decideva, in genere, cautelativamente, quando uno era vicino non la usava. Poi in funzione della situazione quali potevano essere le decisioni dell’assistente di turno? In genere erano perdite abbastanza piccole che si potevano rimuovere o serrando i tiranti che tenevano strette le flange, oppure c’era la possibilità di serrare il sistema di tenuta dei rubinetti, quindi in questo caso l’assistente tornava in sala quadri, prendeva le chiavi della misura giusta, faceva questa operazione, direi che nella stragrande maggioranza dei casi era sufficiente, però in certi casi poteva non essere sufficiente, allora in questo caso la decisione poteva essere anche di..., era necessario di fare intervenire la manutenzione per esempio per sostituire il rubinetto, o per sostituire la guarnizione, in questo caso allora bisognava fermare quella sezione dell’impianto, bonificarla e poi far fare questo lavoro al personale di manutenzione. Chiaramente se questo inconveniente capitava durante l’orario giornaliero c’era anche l’assistente di giornata, il caporeparto, quindi questa responsabilità, questa decisione la prendevano loro, però nel turno di notte, sabato e domenica, quando era l’assistente il responsabile, era lui che doveva decidere queste cose, eventualmente se doveva fermare l’impianto poteva anche informare il caporeparto, però non era obbligato a informarlo.

DOMANDA - Poteva invece accadere che la situazione anomala fosse rilevata dal quadro del gascromatografo?

RISPOSTA - Certo. In questo caso allora l’assistente e l’operatore, un momento, in sala quadri suonava un allarme, uno andava a verificare quale punto era quello dove era stato segnalato la presenza di CVM, e quindi l’assistente e l’operatore impianto andavano in quella zona per cercare di individuare questa perdita, che non sempre, se era piccolissima delle volte non si riuscivano neanche a rendersene conto visivamente, allora avevano anche due strumenti, avevano un cromatografo portatile, oppure anche un sistema che viene chiamato esplosimetro perché il CVM è anche un prodotto infiammabile, però con questi strumenti uno andava a verificare, proprio andava ad appoggiare la punta sensibile di questi strumenti proprio vicino a tutte le flange, vicino a tutti i rubinetti, se no uno non riusciva a trovarlo.

DOMANDA - Quanto poteva essere la durata media della situazione anomala? Dal momento della scoperta della situazione al momento della soluzione del problema?

RISPOSTA - Dal momento in cui uno la vedeva, beh, teniamo presente l’impianto è molto esteso, la sala quadri, in alcune zone ci possono anche essere 200, 250 metri, quindi il tempo di andare in quella zona, rendersi conto, tornare in sala quadri, prendere le chiavi, poi l’intervento con le chiavi durava qualche minuto, diciamo tutto l’insieme 10 minuti, un quarto d’ora.

DOMANDA - Facciamo un salto indietro nel tempo questa volta, lei può riferire al Tribunale qualcosa sui meeting che si tenevano a partire degli anni ‘70 con i licenziatari della Goodrich? Lei ha mai partecipato a questi meeting?

RISPOSTA - Sì, io ho partecipato, beh, c’erano i meeting e i minimeeting, questi incontri fra i vari licenziatari io ho partecipato a 4 di questi meeting, uno era stato fatto in Italia, uno in Norvegia e uno negli Stati Uniti, questo veniva fatto tutti gli anni, io ho partecipato a questo, generalmente partecipava sempre almeno una persona dello stabilimento di Marghera.

DOMANDA - Lei ricorda se qualche volta uno di questi meeting si è tenuto proprio a Mestre, a Venezia?

RISPOSTA - Uno di questi si è tenuto a Venezia.

DOMANDA - Negli anni ‘80 o prima?

RISPOSTA - No, negli anni ‘80, diciamo, a memoria, ‘84 , ‘86.

DOMANDA - E i rappresentanti delle altre aziende vennero a visitare?

RISPOSTA - Generalmente questi meeting venivano ospitati una volta da ciascuno dei licenziatari, quindi quel periodo è stato anche il turno dell’impianto di Porto Marghera e quindi sono venuti, diciamo a grandi linee, quelli che avevano partecipato, c’erano di due impianti della Ex tedesca, una della Vofac francese, la Noscito norvegese, gli Olandesi, un altro della tedesca della Axo, uno inglese, poi americani ce n’erano parecchi, forse me ne dimentico qualcuno.

DOMANDA - E quale fu il loro giudizio sulla tecnologia dell’impianto CVM?

RISPOSTA - La tecnologia chiaramente era analoga alla loro, io ricordo che erano stati favorevolmente impressionati dall’impianto perché era un impianto costruito in una zona molto estesa, e quindi quando è stato costruito, quando io sono entrato c’era già, è stato costruito senza risparmio.

DOMANDA - Sono mai stati effettuati controlli ambientali sul dicloroetano?

RISPOSTA - Sul dicloroetano sì, però venivano fatti a spot, veniva del personale di laboratorio, si facevano dei campionamenti periodici dell’aria.

DOMANDA - Lei ricorda se i risultati fossero tali che le concentrazioni rilevate fossero superiori o inferiori al TLV vigente all’epoca?

RISPOSTA - Nel caso del dicloroetano il TLV era più alto del CVM, a memoria mi pare che all’inizio era 50 PPM, poi l’avevano abbassato a 10, i valori numerici non me li ricordo, però mi ricordo che era bassi, molto più bassi di 10. Ecco, teniamo presente che in quel periodo non si sapeva, parlo fino all’88, non si sapeva se il dicloroetano era cancerogeno.

DOMANDA - Non lo sappiamo neanche oggi.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Volevo cominciare a ricostruire un attimo la carriera che aveva fatto al Petrolchimico precisando un attimo meglio i reparti che ha frequentato. Quando ha iniziato a lavorare al Petrolchimico?

RISPOSTA - Io ho iniziato a gennaio del 1977.

DOMANDA - In che reparto?

RISPOSTA - Reparto, diciamo che il tecnologo non aveva proprio un reparto fisso, si interessava di problemi di più impianti, io avevo seguito particolarmente il CV22 e il CV23.

DOMANDA - E rimane al CV22 e 23 fino a quando va via in pratica?

RISPOSTA - In pratica sì, nel periodo in cui ho fatto il caporeparto ero solo al CV22 come caporeparto.

DOMANDA - Il caporeparto in che anni l’ha fatto?

RISPOSTA - ‘84, ‘86.

DOMANDA - Lei è passato anche al CV10 per un certo periodo?

RISPOSTA - Diciamo il CV10 io non ho fatto in tempo a vederlo in marcia oppure erano pochi mesi e lo stavano fermando. Quando ho finito il lavoro, diciamo il caporeparto e sono passato a fare il responsabile tecnologia il CV10 adesso non ricordo se era già fermo o l’hanno fermato subito dopo pochi mesi.

DOMANDA - Quindi lei fino all’86 era caporeparto al CV22?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Poi diventa capotecnologo?

RISPOSTA - Esatto.

DOMANDA - In questo periodo di passaggio, lei passi alcuni mesi al CV10? O si interessa del CV10?

RISPOSTA - Di fatto non mi sono mai interessato del CV10.

DOMANDA - Comunque quando finisce l’attività di caporeparto il CV10 o lo avevano appena chiuso o lo stavano chiudendo?

RISPOSTA - Esatto.

DOMANDA - Le volevo chiedere ancora una cosa in relazione al discorso che lei ha fatto prima sui meeting, questi meeting cui faceva riferimento erano riservati a chi, chi vi partecipava come qualifica, come qualità di persone di Montedison o di Enichem?

RISPOSTA - Diciamo partecipava generalmente personale di produzione a livelli di o capogruppo o il responsabile della tecnologia, qualche volta il caporeparto.

DOMANDA - E non operai?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Non ho altre domande su questo punto. Le volevo chiedere ancora una cosa, diceva che veniva controllato anche il dicloroetano ogni tanto, volevo chiederle qualcosa di più particolare ovviamente per il periodo che riguarda il CV22. Ogni tanto che cosa vuol dire e in che maniera veniva controllato?

RISPOSTA - Adesso vado un po’ a memoria, sicuramente almeno una volta all’anno in più punti del reparto dove c’era la possibilità di avere la presenza di dicloroetano. I campionamenti venivano fatti dal personale di laboratorio e avevano un sistema per prelevare l’aria.

DOMANDA - Qual era, il pipettone?

RISPOSTA - Esattamente. Poi facevano l’analisi e portavano i pipettoni in laboratorio e facevano le loro analisi.

DOMANDA - Questo in che tempi, in che anni? Dal ‘77 all’86 in pratica?

RISPOSTA - Adesso ‘77 sinceramente non mi ricordo, nel periodo in cui ero caporeparto, ‘84, ‘86 e forse qualche anno prima sì. Direi che si facevano anche controlli in occasioni particolari che erano le fermate generali per manutenzione.

DOMANDA - A lei hanno detto perché facevano questi controlli sul dicloroetano?

RISPOSTA - I controlli che si facevano per impianti di dicloroetano aveva un TLV, anche se era 50 PPM quindi aveva un certo valore, uno non poteva essere esposto per più di otto ore a quel certo valore.

DOMANDA - Certo, le chiedevo di sapere che informazioni aveva avuto lei nel suo ruolo e perché veniva controllato, il TLV ovviamente significa, quello che significa lo sappiamo tutti, ma è stata data un’informazione se poteva essere pericoloso, poteva essere tossico, di che tipo, fino a che punto, a lei intanto?

RISPOSTA - Diciamo le informazioni erano quelle, adesso vado a memoria, la scheda di sicurezza, però non era considerato cancerogeno.

DOMANDA - Era considerato tossico?

RISPOSTA - Direi di sì, non so se sulla scheda ci fosse proprio la sigla.

DOMANDA - No, le sto chiedendo quello che sapeva lei?

RISPOSTA - Noi diciamo che veniva considerato tossico appunto perché aveva un suo valore di riferimento.

DOMANDA - E quindi in quanto tossico in questi primi anni ‘80 in cui lei è al CV22 veniva controllato circa una volta all’anno?

RISPOSTA - Direi di sì.

DOMANDA - Lei si ricorda chi faceva questi controlli, come personale, chi erano questi personali, che ufficio e da chi dipendevano?

RISPOSTA - Erano del laboratorio controllo, cioè il responsabile laboratorio controllo, mi pare che fosse il perito Faggion.

DOMANDA - No, le chiedevo come ruolo, lei nell’86, fino all’86 è stato caporeparto del CV22, e la proprietà ad un certo punto è passata formalmente Enichem no?

RISPOSTA - Sì, io di fatto sono sempre stato a Montedison finché tutto il personale non è passato...

DOMANDA - Sì, anche se gli impianti erano di proprietà...

RISPOSTA - Sì, infatti.

DOMANDA - Le persone che venivano a fare questi controlli ambientali che persone erano, di Montedison, di Enichem, sono passati da una parte all’altra?

RISPOSTA - Secondo me erano Montedison.

DOMANDA - Perché dice secondo me?

RISPOSTA - Perché il personale era tutto Montedison, anche quello del laboratorio, sono passati a Enichem nel periodo in cui, anch’io, mi pare..., il periodo non me lo ricordo, ‘87 circa.

DOMANDA - Quando c’erano delle manutenzioni da effettuare al reparto CV22, nel periodo in cui lei era caporeparto, a chi vi rivolgevate a Montedison o a Enichem?

RISPOSTA - A Montedison.

DOMANDA - Anche la manutenzione straordinaria? Ma se ci diceva il teste poco fa, Rubini Carlo, che per la manutenzione straordinaria era sempre e comunque Enichem, se lei lo sa per carità?

RISPOSTA - No, un momento funzionava in questa maniera...

DOMANDA - La Enichem che pagava?

RISPOSTA - Sì, che pagava sì, pagava Enichem.

DOMANDA - Questo le risultava?

RISPOSTA - Sì, pagava Enichem, però tutta la gestione veniva fatta dalla Montedison.

DOMANDA - Quindi gestiva e poi..., perché lo sa che veniva pagato da Enichem? E` un dato notorio?

RISPOSTA - Perché c’erano dei contratti.

DOMANDA - Che conosceva già all’epoca?

RISPOSTA - I contratti non è che io li conoscessi nei dettagli, però questo sì che pagava Enichem.

DOMANDA - Era un dato notorio dell’epoca?

RISPOSTA - Sì.

 

AVVOCATO SCHIESARO

 

DOMANDA - Visto che abbiamo parlato di alcune domande della relazione Nardelli volevo chiederle lei: ha già detto che non ha... Lei innanzitutto finisce di lavorare nell’88?

RISPOSTA - Sì, nel luglio dell’88.

DOMANDA - Si trasferisce da un’altra parte, dove va?

RISPOSTA - Sono passato sempre a una società sempre di Marghera.

DOMANDA - Del gruppo?

RISPOSTA - No, è fuori, non del gruppo dell’Eni, o meglio, è una società, a quel tempo era una società indipendente, era una società per azioni, come socio di minoranza c’era la Montedison.

DOMANDA - Dipende ancora da questa?

RISPOSTA - Sì, io dipendevo da questa però non c’è più né la Montedison né l’Enichem come socio di minoranza, poi ha venduto le azioni.

DOMANDA - Qual è questa società?

RISPOSTA - Si chiama Trevici PM.

DOMANDA - Lei ci ha già detto che essendo andato via nell’88 non ha fatto in tempo a vedere i contenuti delle dichiarazioni delle industrie per la prevenzione dei rischi di incidenti rilevanti.

RISPOSTA - Esatto.

DOMANDA - Quindi lei non ha mai visto i documenti neanche successivamente la documentazione presentata dell’impianto Petrolchimico di Porto Marghera in relazione a questa tipologia di rischio?

RISPOSTA - No, mai.

DOMANDA - Quindi non può sapere e non sa se dentro questa tipologia ci sono le ipotesi di fuga che le sono state domandate prima e ce ne sono altre di diverse?

RISPOSTA - Mi aveva accennato a una perdita...

DOMANDA - La domanda è stata fatta a una perdita di un centimetro quadrato.

RISPOSTA - Esatto.

DOMANDA - Lei ha avuto modo di verificare che questa sia effettivamente una delle ipotesi previste, ce ne sono delle altre?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Quindi quando prima ha detto che le situazioni che lei conosceva erano diverse da quelle ipotizzate in quella sede solo nel presupposto che fosse vera la domanda che le è stata rivolta, cioè che si trattasse di una perdita di un centimetro quadrato?

RISPOSTA - Esatto, voglio dire che il foro da cui trafilavano quelle perdite era molto ma molto più piccolo.

DOMANDA - Naturalmente in altre ipotesi di rottura, tipo rottura del boccaporto, dell’autoclave, altre cose, la situazione era diversa da quella che lei ci ha raccontato in queste situazioni qui oggi?

RISPOSTA - Certo.

DOMANDA - L’evento di una rottura di un boccaporto è sicuramente diverso?

RISPOSTA - Tenga presente che il boccaporto penso si riferiva all’impianto CV24.

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Sì, però io il CV24 non lo conosco.

DOMANDA - Così come immagino che lei non abbia mai visto il contenuto della relazione del professor Nardelli?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Ci ha raccontato del modo della procedura del comportamento in caso di allarme rilevato dal gascromatografo. Partiva un assistente, si avvicinava, andava alla ricerca, magari con indicazione che le derivava dal gascromatografo, per individuare il punto di fuga e faceva poi tutta una serie di valutazioni. La domanda che le faccio è: innanzitutto ma ipotesi di evacuazione del reparto in conseguenza a fughe, lei sa se fossero previste, in che termini fossero previste e se si fossero realizzate e ha avuto modo di constatarle?

RISPOSTA - Sì, erano previste queste possibilità, era prevista proprio la fermata dell’impianto in emergenza, venivano fatte anche delle prove, almeno due volte all’anno, ma poi mi pare che è stata anche aumentata la frequenza, per cui il personale..., si simulava l’abbandono...

DOMANDA - C’erano alcuni casi di simulazione alcune volte?

RISPOSTA - Certo. E il personale doveva fare tutta una serie di...

DOMANDA - Manovre di emergenza.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Evacuazioni collegate a fughe lei ne ha mai viste?

RISPOSTA - No, non mi sono mai capitate.

DOMANDA - L’altra domanda, ci dice che per una riparazione mediamente occorrevano 10 minuti?

RISPOSTA - Se era una riparazione piccola, se no bisognava fermare e fare...

DOMANDA - Certo, però nella media era quello lì?

RISPOSTA - Indicativo ovviamente.

DOMANDA - Abbiamo avuto nei rilevamenti, sia pure ad anni successivi ai suoi, quindi la domanda è se nei suoi anni, ‘88, c’era una situazione che era simile a quella poi registrata nei documenti che abbiamo visto ‘91, ’92, abbiamo avuto dei casi in cui il gascromatografo segnalava sulla stessa linea più allarmi consecutivi, quindi a distanza di 20 minuti, poi 20 e poi 20 faceva 2 o in certi casi anche 3 allarmi, questo significa che in quelle situazioni il problema non era stato risolto nell’arco temporale che lei ci ha prospettato. Lei ha avuto modo di vedere situazioni del genere anche nell’88, cioè di casi che abbiano richiesto un intervento superiore ai 10 minuti per la risoluzione?

RISPOSTA - Sì, voglio dire anche una cosa che quando compariva l’allarme su una certa posizione c’era la possibilità di far fare all’analizzatore analisi sempre su quella stessa posizione, in maniera di seguire nel tempo come andava, questa era la prassi corretta di lavoro da parte dell’assistente. Sul fatto che potesse capitare che queste segnalazioni durassero più di 10 minuti sicuramente è capitato anche perché tante volte non si riusciva a trovare la perdita, cioè, se era molto prima e non era visibile con quel sistema che dicevo prima, che uno vedeva subito dov’era brinato, doveva andare a cercare con lo strumento, doveva cercare su tutte le valvole di quella zona, perché andava proprio con lo strumento vicino al punto e quindi tante volte richiedeva molto tempo, richiedeva proprio per individuarla non tanto per intervenire.

DOMANDA - Abbiamo capito che c’era anche un fattore di individuazione che poteva condizionare il fattore tempo d’intervento.

RISPOSTA - Certo.

DOMANDA - Sempre sulle fughe, c’era un registro delle fughe, lei si ricorda se era stato fatto un registro in cui venivano annotate le fughe o c’erano delle segnalazioni specifiche che consentissero di registrare?

RISPOSTA - No, che io mi ricordi non c’era un registro delle fughe, c’era... le spiego come ci comportavamo. C’era il cromatogramma, alla fine di ogni giorno veniva tolto il pezzo di carta delle 24 ore e veniva controllato dall’assistente di giornata, dal caporeparto ed anche dal capogruppo. Si controllavano 24 ore o il lunedì si controllavano i risultati del venerdì, sabato e domenica, 3 giorni, quindi sicuramente sempre l’assistente di giornata ma anche ripeto io mi ricordo che controllavo sempre, quando c’ero, anche il capogruppo, se c’erano degli allarmi per capire, anche se l’assistente aveva l’obbligo di scrivere nel quaderno di consegne: guarda che c’è stata questa segnalazione e abbiamo fatto questo intervento, però non era il quaderno specifico, era il quaderno dove scriveva tutte le anomalie dell’impianto, poi il controllo veniva fatto sia per vedere se c’erano stati questi allarmi ma anche si doveva guardare perché molte volte c’erano dei picchi piccoli, quindi dei valori piccoli che non avevamo una serie di allarmi...

DOMANDA - E questo era il quaderno delle consegne?

RISPOSTA - Non c’era un registro apposito per scrivere su, io questo non me lo ricordo, non l’ho mai visto, mentre sul quaderno delle consegne...

DOMANDA - C’erano le annotazioni tecniche sul quaderno delle consegne?

RISPOSTA - Esatto.

DOMANDA - Sempre con riferimento agli anni ‘91, e chiedo a lei se aveva verificato gli stessi fenomeni nell’88, ci vengono segnalate nel CV22, ci sono stati segnalati al CV22, numerosissimi casi di situazioni in cui il gascromatografo non coglieva il picco o non riconosceva il segnale, nel senso che scriveva: warning no peak, l’espressione warning no peak, oppure posto non riconosciuto, interi tabulati del CV22 degli anni successivi ai suoi danno queste caratterizzazioni di rilevamento. E` capitato nel suo periodo situazioni, sono capitate situazioni del genere in cui il gascromatografo non registrasse il picco, segnalasse un allarme per la mancata registrazione del picco o addirittura segnalasse il posto non riconosciuto, se si ricorda?

RISPOSTA - Beh, adesso...

DOMANDA - Io parlo di un fenomeno consistente, non della sporadica presenza, perché abbiamo avuto un’analisi dei tabulati che abbiamo trovato dei giorni in cui c’erano proprio giornate intere di warning no peak o di posti non riconosciuti; lei ricorda situazioni analoghe nell’88?

RISPOSTA - Beh, diciamo lei mi sta facendo una domanda un po’ particolare.

DOMANDA - Non è caporeparto?

RISPOSTA - Sì, io le spiego. Io come caporeparto, il cromatografo ambientale, che è la macchina fondamentale, io la utilizzavo come strumento che mi doveva dare certi parametri, non sono un conoscitore approfondito di come funziona la macchina.

DOMANDA - Non sto tenendo conto della macchina, io prima cosa le ho detto storicamente se il fenomeno era già capitato altre volte, cioè che lei ha bisogno di un dato dalla macchina si vede negare il dato perché la macchina le dà una sfilza warning no peak o di posto non riconosciuto?

RISPOSTA - In quel controllo giornaliero che si faceva, oltre a verificare che non ci fossero allarmi o segnalazioni, uno verificava anche che il cromatogramma fosse corretto, se no uno chiamava immediatamente il tecnico...

DOMANDA - Se si ricorda casi del genere?

RISPOSTA - Poteva capitare che ci potessero essere dei periodi in cui la macchina non era in funzione, però se dovessi dire una percentuale...

DOMANDA - Non le chiedo la percentuale, a me interessava storicamente se nella sua memoria era rimasto impresso il dato, ad esempio di una pagina di una giornata piena di warning no peak, cioè di senza misure?

RISPOSTA - No, al limite poteva capitare che il cromatografo non aveva funzionato ed allora uno doveva chiamare subito lo specialista.

DOMANDA - Lei non ricorda casi in cui invece, invece del non funzionamento c’era un funzionamento che dava questa indicazione qua?

RISPOSTA - Io me la ricordo come una macchina affidabile, una macchina che era anche, tra virgolette, controllata a parte ovviamente da me o dal personale di produzione, ma era anche una di quelle macchine che veniva osservata molto dal personale dell’impianto e al limite dai rappresentanti dei lavori. Il personale era molto sensibile quindi se questa macchina non funzionava, se non ero io a farla riparare...

DOMANDA - Vede con la macchina c’è un po’ un equivoco, io non sto parlando di un non funzionamento del gascromatografo, io sto parlando di un funzionamento del gascromatografo che però invece di dare il numero, 1, 2, 3, 5, 10, 15, 30, 25, 25, perché poi non andava sopra, non dà il numero ma dà un’attenzione, un segnale di attenzione warning no peak o un altro segnale posto non riconosciuto?

RISPOSTA - Guardando i cromatogrammi la maggior parte dei valori erano zero, anche se zero, come ho detto prima non esiste, erano valori piccolissimi, quindi non si vedevano.

DOMANDA - Quando c’è zero c’è zero e sotto la soglia di rilevamento dà zero e quindi non c’è problema. Io le chiedevo solo se lei ricordava nella memoria passaggi, pagine o situazioni nelle quali ci fossero espressioni di warning no peak, cioè questa esplicita segnalazione del gascromatografo?

RISPOSTA - No, tra virgolette, io sto pensando nel cromatogramma che c’era, perché lì poi sono stati fatti anche delle modifiche...

DOMANDA - Può darsi che sia stato un fatto conseguente a delle modifiche. Quindi volevo solo sapere se nell’88 c’era quel tipo di problematiche o meno, lei mi dice di no. Però allora ci dice cos’è successo...

RISPOSTA - O meglio lei mi chiede una cosa che non conosco.

 

Avvocato Santamaria: solo un secondo, perché lei dice che il messaggio warning no peak compariva nel cromatogramma, ma non è così, compariva nello Scinetzu, non nel gascromatografo, è molto diverso. Perché l’operatore di reparto aveva il gascromatografo davanti, non l’integratore.

 

DOMANDA - Certo, ma l’integratore era disponibile anche al caporeparto, perché se il caporeparto non controlla l’integratore..., io chiedo se lei controllava anche l’integratore oltre al cromatogramma?

RISPOSTA - Io controllavo il cromatogramma e se vedevo delle anomalie mandavo il tecnico.

DOMANDA - Gli integratori lei li ha visti qualche volta?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E questo particolare del warning no peak non se lo ricorda. Invece ci può dire se c’era..., quando non funzionava proprio il gascromatografo, andava in avaria, come veniva gestita e la questione del rilevamento dell’esposizione da un lato, e la questione dei provvedimenti organizzativi per evitare le fughe o per... Se c’era cioè un aumento della vigilanza per prevenire le fughe visto che abbiamo detto che le fughe venivano rilevate da un lato, sì, con gli allarmi del gascromatografo, ma dall’altro lato anche attraverso l’attività ispettiva. Quando il gascromatografo non funzionava c’era una misura organizzativa che valorizzava, aumentava il controllo ispettive per prevenire le fughe oppure c’era qualche altra cosa che andava in questa direzione?

RISPOSTA - Diciamo che evidentemente se questo era fuori servizio veniva subito segnalato all’assistente e si doveva subito avvisare della messa in funzione. La macchina, da quello che mi ricordo, la molto affidabile e gli interventi se erano necessari si facevano in tempi rapidi.

DOMANDA - Lei rammenta giorni di crisi?

RISPOSTA - Sì, se capitava bisognava avvisare l’operatore d’impianto che quando doveva fare il giro, dovesse stare molto più attento a verificare eventuali perdite rispetto magari a controllare le macchine e poi c’era sempre eventualmente il cromatografo anche se era..., un analizzatore portatile. Però quello lì faceva uno faceva anche controlli mirati.

DOMANDA - Quello l’abbiamo capito la differenza sull’uso del portatile, a me interessava solo capire qual era l’atteggiamento anche organizzativo in caso di blocco del gascromatografo.

 

AVVOCATO FARINEA

 

DOMANDA - In particolare sul modo di rilevazione delle perdite, lei diceva o erano visive dirette oppure attraverso i gascromatografi, non riuscivate ad avere un altro sistema, magari... induttivo, cali di pressione nell’impianto?

RISPOSTA - No, se c’era un calo di pressione doveva essere una perdita enorme.

DOMANDA - Quindi diciamo sostanzialmente la maggior parte, trattandosi di perdite minime o bassa, avveniva tramite un metodo diretto da parte dell’operatore?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi questo doveva avvicinarsi in pratica alla tubazione?

RISPOSTA - Sì, è come vedere una parte che la vedeva bagnata, tra virgolette.

DOMANDA - Alla pressione in cui operava il, quindi poi si disperdeva il gas a che distanza avveniva la dispersione nell’atmosfera al di sotto del metro? Come caporeparto ne ha avuto idea di questo?

RISPOSTA - Calcoli teorici con modelli non mi ricordo che siano stati fatti.

DOMANDA - Non avevate delle disposizioni su questa eventualità cioè la distanza di dispersione significativa?

RISPOSTA - Per il discorso delle perdite non sono a conoscenza.

DOMANDA - Non avevate disposizioni su una distanza da mantenere comunque rispetto al punto perdita da parte dell’operatore, non davate disposizioni in questo senso?

RISPOSTA - Disposizioni non ce n’erano, diciamo quali erano le disposizioni, che sono quelle classiche, che uno doveva stare sempre sopra vento, eventualmente in maniera.., diciamo che anche si disperde abbastanza rapidamente.

DOMANDA - Però lei non ha idea di quanto fosse la distanza di sicurezza per una dispersione significativa o perlomeno al di sotto del limite. Non vi erano indicazioni?

RISPOSTA - Direi di no.

DOMANDA - Né conoscenze, da parte sua per lo meno?

RISPOSTA - Diciamo che se c’era una cosa visibile..., se c’era una perdita un po’ più grossa perché uno vedeva non solo che era bagnato, ma anche il CVM, diciamo, a mezzo metro, un metro non si vedeva più, però non si vedeva che concentrazione c’era.

DOMANDA - Bisognava avvicinarsi quanto meno a mezzo metro, ma lei non aveva idea né dava disposizioni se a quella distanza c’era un rischio di concentrazione?

RISPOSTA - Esatto, il discorso è questo: quando uno vedeva la perdita, si vedeva da diversi metri, e poi doveva andare ad intervenire per serrare i bulloni o il sistema di tenuta, chiaramente lì si doveva mettere la maschera con il filtro.

DOMANDA - Infatti la seconda domanda era proprio questa, c’erano disposizioni su quando bisognava mettere la maschera con il filtro?

RISPOSTA - Nel giro normale dell’impianto non è necessaria la maschera, quindi il personale non la usava, tutto il personale aveva ciascuno la sua maschera personale con il filtro che doveva avere a portata di mano e poi diciamo che decideva l’assistente, l’operatore, però chiaramente lì uno si cautela, se uno dice: mah, presumibilmente il rischio è ad un metro, ma la metto già quando sono a 10 metri.

DOMANDA - Lei è caporeparto, voglio dire, se lei non aveva neppure l’idea di quale fosse la distanza di dispersione...

RISPOSTA - Diciamo da un metro.

DOMANDA - Non c’erano delle misure che si consigliavano quanto meno, non c’erano delle misure che si consigliavano, la distanza di sicurezza?

RISPOSTA - Un numero scritto, che io mi ricordo, nel materiale operativo non c’era.

DOMANDA - Lei ci ha detto che poteva essere anche lunga la ricerca di queste perdite soprattutto nel caso di flange...

RISPOSTA - Sì, però quando uno andava a cercare le perdite aveva la maschera.

DOMANDA - Già per andare a cercare....

RISPOSTA - Sì, lo sapeva che c’era una perdita e andava vicino...

DOMANDA - Mi pare di aver capito che la maschera la indossava quando doveva a stringere?

RISPOSTA - Sì, certo, perché lì... più vicino, ma quando andava con lo strumento portatile, con l’esplosimetro, doveva proprio andare a poggiarsi sopra le flange, sopra i rubinetti, quindi lì doveva avere la maschera, perché lì arrivava fino ad un metro.

DOMANDA - Le sto chiedendo se ce l’avevano, non se dovevano averla. Di fatto lei ha verificato che in queste operazioni, mi pare abbastanza frequenti, anche se di prime perdite, se di fatto c’erano o no in uso queste maschere, cioè venivano usate?

RISPOSTA - Secondo me sicuramente. Quando c’ero io, le usavano, quando ero presente in stabilimento venivano usate. E secondo me l’assistente soprattutto doveva farle usare.

DOMANDA - Non c’era una regola di sicurezza comunque?

RISPOSTA - No. Secondo me in questi casi era automatico.

DOMANDA - Siccome lei è caporeparto, non credo che dovrebbe essere un’opinione, ma una direttiva.

RISPOSTA - E` chiaro che, lei mi dice: nel manuale operativo era scritto, probabilmente era anche scritto, adesso non me lo ricordo.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Ingegnere, lei, se ho ben capito, arriva nel ‘77 come tecnologo ad occuparsi del CV22?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Nel 1977 si rende conto che tutta una serie di interventi di risanamento dell’impianto, interventi, sono stati già effettuati e alcuni sono in corso di esecuzione?

RISPOSTA - Sì, diciamo che quando io sono stato assunto nel ‘77 è stato il mio primo impiego nell’industria e quindi ero affiancato ad altri tecnologi più esperti, più esperti, che avevano più anni di esperienza, e stavano proprio seguendo una serie di lavori in parte già fatti, in parte proprio in quegli anni, di investimenti legati al miglioramento di igiene ambientale.

DOMANDA - Le risulta che nel ‘77, si ricorda, ha ricordo di quali fossero i livelli di esposizione rilevati dai mezzi di rilevazione ambientale? Il ‘77 è l’anno dei gascromatografi se non vado errato per quanto riguarda gli impianti di CV, si ricorda su che ordine andassimo, grosso modo?

RISPOSTA - No, potrei dirle dei numeri sbagliati. Comunque erano sotto le 3 PPM, ma abbondantemente.

 

Presidente: può andare. Grazie.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - CORO’ DINO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: Pubblico Ministero lei ha chiesto la citazione di questo teste con riferimento...

 

Pubblico Ministero: all’audizione del signor Condotta Natale che parlava dell’entrata in autoclave al CV6 e al CV24.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Se innanzitutto vuole signor Corò riferire al Tribunale se lei ha lavorato al CV26 e al CV24 e in che periodo?

RISPOSTA - Al CV6 il 16 maggio del ‘64, sono stato fino, al CV6 all’88; dall’88 al ‘93 che dopo sono andato in pensione sono stato al CV24 e 25

DOMANDA - Che attività ha svolto lei quando era al CV6?

RISPOSTA - Al CV6 sono stato assunto come insaccatore, per un anno, poi sono andato, sono stato richiesto dal caporeparto... sala quadri, a presiedere la conduzione delle autoclavi, ogni otto giorni si faceva il lavaggio dell’autoclave pertanto l’operatore doveva fare cinque cariche, condurre le autoclavi e più fare il lavaggio dell’autoclave stessa.

DOMANDA - Anche lei è stato addetto in particolare al lavaggio delle autoclavi?

RISPOSTA - Sì, come tutti quanti gli operatori che erano al CV6.

DOMANDA - Per il lavaggio dell’autoclave lei che cosa faceva?

RISPOSTA - Veniva degasata l’autoclave per eliminare una parte del CVM, poi si cercava l’entrata del CVM stesso, del vapore e di tutti gli additivi che entravano in autoclave, poi si riempiva di acqua e si degasava in maniera da far uscire il più possibile una parte di CVM, poi si entrava in autoclave con la scala e si puliva dalle croste dello sporco del CVP.

DOMANDA - Quanto durava il lavaggio all’interno delle autoclavi?

RISPOSTA - Tra la preparazione e il lavaggio durava 8 ore.

DOMANDA - Ma lei quando entrava dentro l’autoclave quanto tempo ci rimaneva?

RISPOSTA - Dalle due anche alle tre ore, due volte succedeva anche... dalle 6 della mattina fino alle 6 di sera con un caporeparto che ti teneva salda la corda.

DOMANDA - Questa attività all’interno delle autoclavi del CV6 fino a quando l’ha svolta?

RISPOSTA - Finché sono stato lì e poi sono passato al CV24.

DOMANDA - Quindi fino all’88 all’incirca, ‘88 ‘89?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Nel periodo ‘88, ‘89 quante volte alla settimana lei entrava in un’autoclave?

RISPOSTA - Succedeva una volta ogni otto giorni, una volta ogni 15.

DOMANDA - Quante persone c’erano come lei addette al lavaggio delle autoclavi?

RISPOSTA - Tutti quanti, tutti gli operatori.

DOMANDA - Lei è passato poi al CV24 ed è rimasto fino mi pare al ‘93?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Come funzionava, anche lì c’era questa entrava nelle autoclave?

RISPOSTA - Sì, io sono passato al CV24 addetto ai lavaggi dell’autoclave.

DOMANDA - E entrava, fino al ‘93 è entrato in autoclave?

RISPOSTA - Fino al ‘92 quasi tutti i giorni, un giorno si lavava una un giorno due e delle volte anche tre lavaggi, ed uno fuori che teneva la corda.

DOMANDA - Chi sono quelli che entravano dentro le autoclavi oltre a lei?

RISPOSTA - Al CV24 eravamo in due addetti al lavaggio, io e Cecconello Carlo.

DOMANDA - E chi è vi teneva...

RISPOSTA - Ci davamo il cambio, quello che entrava teneva il collega fuori.

DOMANDA - C’era anche Condotta Natale?

RISPOSTA - A volte.

DOMANDA - Quindi fino a quando è andato via dal CV24 ha continuato ad entrare in autoclave?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Praticamente tutti i giorni?

RISPOSTA - Quasi tutti i giorni, o l’uno o l’altro ci davamo il cambio, c’erano sempre da lavare.

DOMANDA - Sempre da lavare?

RISPOSTA - Uno o due giorni c’era l’autoclave da lavare.

DOMANDA - Lei ha avuto occasione di sentire mentre era addetto al CV6 o al CV24 di sentire gli allarmi che suonavano per fughe di gas?

RISPOSTA - Qualche volta c’erano degli allarmi.

DOMANDA - E quando suonava la sirena dell’allarme cosa succedeva materialmente, lei cosa faceva?

RISPOSTA - Si doveva andare fuori ed allontanarsi.

DOMANDA - Anche se eravate fuori dall’autoclave, se c’erano le operazioni in corso è successo che lei abbia sentito suonare la sirena.

RISPOSTA - Noi addetti al CV24, addetti ai lavaggi, venivamo fuori dall’autoclave e ci allontanavamo, mentre gli altri facevano le operazioni di pronto intervento.

DOMANDA - Cioè stavano lì?

RISPOSTA - Stavano lì...

DOMANDA - Cioè, quelli del reparto stavano lì in reparto?

RISPOSTA - A volte succedeva che dovevano restare, a volte si allontanavano anche loro.

DOMANDA - Quando suonava questo allarme si mettevano le maschere?

RISPOSTA - Sì, la maschera era d’obbligo, sempre a portata di mano, specialmente dall’80 in poi.

DOMANDA - Lei vedeva se le mettevano concretamente o non se le mettevano?

RISPOSTA - C’era quello che se la metteva e c’era quello che se la teneva in mano e si allontanava.

DOMANDA - Quindi dipende dalla persona?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Anche lo stesso che è entrato in autoclave, chi se la metteva e chi non se la metteva?

RISPOSTA - Sì. Al CV24 io sono andato lì per lavare le autoclavi però mi mettevo la maschera quando entravo.

DOMANDA - Però anche lì al CV24 e al CV6 c’era chi se la metteva e chi non se la metteva?

RISPOSTA - Al CV6 allora non c’erano le maschere.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Al CV6, quando lei entrava in autoclave, c’era, entrava anche il signor Condotta?

RISPOSTA - No, mi teneva la corda per assicurarmi che non cadessi.

DOMANDA - Perché il signor Condotta ha detto che comunque dopo il 1980 non si è più entrati in autoclave.

RISPOSTA - Al CV6.

 

Pubblico Ministero: no, non mi pare che dicesse...

 

DOMANDA - Sì, ha detto circa 14 volte che non entrava più dopo l’80.

 

Pubblico Ministero: allora troviamo il punto e leggiamo il punto esattamente.

 

DOMANDA - Pagina 102 del verbale del verbale in cui è stato sentito, le dico subito qual è, del 19 aprile 2000, a precisazione, a richiesta, no, dopo...

 

Pubblico Ministero: pagina 223.

 

DOMANDA - Prima del 1980 sì, il Presidente le aveva chiesto: "Dopo il 1980 ci si andava?" "No", mi sembra che più di cosi Pubblico Ministero...

 

Pubblico Ministero: il verbale di una persona va letto completamente. Ci sono stati degli interventi, domande di vario genere proprio per precisare le date. Il discorso che andando avanti nel verbale, 223 e poi successive, dove dice: Condotta in pratica se ne viene via nel 1988, dice che alcuni anni prima, gli ultimi anni, quindi non fa un discorso dopo il 1980, dice in pratica: alcuni anni prima - 224 - alcuni anni prima rispetto a quando ha fatto il turnista al reparto CV26, e dice sì, quindi la precisazione di questo tipo, ‘88 se ne va via, questo paio d’anni prima...

 

DOMANDA - No, Pubblico Ministero, sto facendo io le domande.

 

Pubblico Ministero: infatti, io le leggevo il verbale, c’è anche 223...

 

Presidente: così non si capisce niente neanche ai fini della verbalizzazione, lei faccia la domanda con riferimento ovviamente a quelle che sono le dichiarazioni che ha reso Condotta. Lei ha letto una risposta con riferimento a una mia domanda, il Pubblico Ministero ritiene che questa non sia stata la risposta, diciamo così, che è sempre stata confermata nel corso della sua audizione, eventualmente il Pubblico Ministero nel caso che la trovasse, diciamo così, trovasse una risposta divergente potrà fare il controesame. Nel frattempo continui avvocato.

 

DOMANDA - Lei dopo il 1980, nel CV6 entrava dentro l’autoclave?

RISPOSTA - No, c’è stato un periodo che veniva lavata da fuori, in quel periodo là, 2 anni, 3 anni, non mi ricordo adesso di preciso...

DOMANDA - Si ricorda, un suo collega ha detto in udienza...

 

Pubblico Ministero: precisiamo chi e quando.

 

DOMANDA - Non sono in grado, comunque non è una contestazione, mi sto riferendo soltanto ad un ricordo. Un suo collega ha detto in udienza..

 

Pubblico Ministero: non si può dire così, un suo collega ha detto in udienza.

 

DOMANDA - Mi lasci finire la domanda. Ha già risposto il teste alla domanda...

 

Presidente: allora faccia la domanda a prescindere dal collega.

 

DOMANDA - Le risulta che tra i metodi per ovviare ad evitare l’entrata in autoclave ci fosse anche lo smontaggio dei tronchetti dell’autoclave che venivano puliti dal di fuori poi?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quando lei andava dentro l’autoclave nel CV24, lei ha riferito che andava nell’autoclave, veniva messa la bocchetta del gascromatografo dentro l’autoclave?

RISPOSTA - Sì, si teneva sempre.

DOMANDA - E nel CV6 veniva messa dentro la bocchetta?

RISPOSTA - Quasi mai.

DOMANDA - Anche in questo particolare il Condotta ha detto che veniva messa dentro la bocchetta del gascromatografo.

RISPOSTA - Si metteva negli ultimi anni quando è venuto fuori il caso del gascromatografo. Si metteva all’inizio prima di andare dentro e basta.

DOMANDA - Ci stiamo riferendo, ovviamente, a quando c’erano i gascromatografi, prima certamente non era possibile metterla. Al CV24 la bocchetta del gascromatografo veniva infilata e rimaneva durante tutto l’accesso?

RISPOSTA - Sì.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - La precisazione, in quelle pagine successive rispetto a 202 citate dal difensore, 202, quelle che erano, sono le pagine 223, e 224 delle precisazioni di Condotta il quale ricorda come se ne è andato all’88 al reparto CV6 e a pagina 224 dice: io sono andato tante volte dentro alle autoclavi perché un giorno adesso ed anche il giorno dopo. Domanda: comunque dice alcuni anni prima rispetto a quando ha fatto il turnista al reparto CV6, e quindi questo discorso di alcuni anni prima...

 

Avvocato Baccaredda: ma a 224 non c’è più la deposizione del teste Condotta.

 

DOMANDA - Come non c’è, Condotta Natale, 19 aprile del ‘94 ci sono le domande del Pubblico Ministero proprio sulle date, a me pare che sia proprio quello di Condotta perché parla del corpetto.

 

Avvocato Baccaredda: 217 secondo me.

 

DOMANDA - Sarà una numerazione diversa. Adesso lo recuperiamo.

 

Presidente: è in grado di poterlo leggere anche il Tribunale eventualmente se ci sono delle divergenze, visto che avete fatto riferimento comunque preciso alle dichiarazioni rese da Condotta al dibattimento.

 

DOMANDA - Allora le domande conclusive sono comunque per capire alla fine, se, lei diceva dopo l’80 per alcuni anni c’è stata, non ho capito che cosa, si faceva da fuori. Poi lei ha ripreso ad entrare?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ha ripreso ad entrare nelle autoclavi fino a quando è andato via dal CV6?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E quante volte nel periodo dall’86, ‘87, quegli ultimi anni entrava dentro l’autoclave?

RISPOSTA - Quel lavoro la maggior parte, gli ultimi 2 o 3 anni... che andassi via dal CV6, che dopo sono andato al CV24, c’erano due addetti allora, avevano messi due addetti da pulire i tronchetti da fuori.

DOMANDA - Comunque andavano queste altre due persone?

 

Presidente: a pulire i tronchetti da fuori. Scusate un attimo, facciamo le domande precise, abbiate pazienza, non quella roba là..., facciamo le domande precise. Con quali modalità avveniva allora?

RISPOSTA - Si smontavano i tronchetti e si puliva con martello e scalpello e si toglievano via le coste che c’erano di PVC, e dopo si rimontava. Se le croste non venivano via, entravano loro due in autoclave per pulire.

 

Presidente: finivano quindi questa pulizia che magari non poteva essere conclusa da fuori.

RISPOSTA - Sì. Dopo il CV6 è stato chiuso e io sono passato al CV24.

 

Presidente: le è stato chiesto quando lei termina di entrare...

RISPOSTA - Dall’84, mettiamo dall’84 fino all’88 che sono andato al CV24.

 

Presidente: quindi lei entra nell’autoclave o la pulisce da fuori?

RISPOSTA - Va pulita da fuori.

 

Presidente: dall’84?

RISPOSTA - Dall’84, ‘85, non mi ricordo la data precisa, fino a quando non sono andato al CV24, dopo al CV24 sono entrato in autoclave, tutti i giorni, quasi tutti i giorni.

 

DOMANDA - Solo per una precisazione, questo verbale del 19 aprile la deposizione del teste Condotta Natale comincia a pagina 195 e l’ultimo della giornata e finisce a pagina 223, quindi esattamente le pagine che ho indicato, comunque ho letto le pagine 223, 224 di quel verbale. Le domande dell’avvocato Baccaredda sono a pagina 217, questo è vero.

 

Presidente: altre domande, altre contestazioni non ce ne sono, può andare, grazie. Allora riprendiamo alla prossima settimana, ovviamente abbiamo detto già che il giorno 13 che era originariamente previsto invece l’abbiamo dedicato ad altro processo e quindi ci rivediamo al giorno 14. Il giorno 14, scusate un attimo, con i testi indicati quali?

 

Avvocato Stella: teste Gasparini Danilo, Fin Candido, Rossetti Renato, Bosio Costante, e poi di rincalzo non so.

 

Pubblico Ministero: tra l’altro, volevo chiedere, i testi di riferimento parte Montedison quando sono previsti, che sono tre?

 

Avvocato Baccaredda: i testi di riferimento Montedison, come avevamo detto la scorsa udienza sono previsti in citazione immediata sequenza a Enichem e quindi verranno citati per il 23 pomeriggio alle ore 15.

 

Pubblico Ministero: perché il professor Stella diceva che probabilmente il 23 giugno è stretto per Enichem.

 

Presidente: abbiamo il 14 ed anche il 16 per Enichem.

 

Avvocato Stella: noi per il 14 aggiungeremo uno di rincalzo, De Nale.

 

Presidente: quindi avete indicato 5 testi. Quanti ancora ve ne rimangono per il giorno 16? Visto che vi va stretto, vorrei sapere.

 

Avvocato Stella: il 16 è piuttosto nutrita, ce ne sono..., non abbiamo ben diviso.

 

Presidente: 4 testi, 5, voi ritenete che tutta l’udienza di 8 ore sia necessaria?

 

Avvocato Santamaria: è prevedibile che sia lungo l’esame di questi testi, quanto meno di 2 o 3 testi indicati, noi contiamo di poter riempire tutta la giornata. Io nelle scorse udienze in riferimento a una risposta che aveva dato il Presidente della cooperativa Egeo avevo chiesto al Tribunale di essere autorizzato a citare colui che aveva scritto la lettera alle cooperative che risultata secondo il Presidente della cooperativa mai ricevuta, io potrei, se il Tribunale mi autorizza e le parti non si oppongono, citare questa persona per il giorno 14.

 

Presidente: va bene.

 

Pubblico Ministero: sulla circostanza, spedita o ricevuta? Perché ricevuta è un conto e spedita è un’altra.

 

Avvocato Santamaria: spedita e concordata, discussa con il Presidente della cooperativa.

 

Presidente: sentiremo dal teste se l’ha ricevuta, quanto meno loro sanno che è stata spedita, adesso non anticipiamo.

 

Avvocato Cesari: il teste Mario De Nale che abbiamo indicato per il 14 non siamo certissimi che sia in sede, caso mai lo sostituiamo con un altro.

 

Presidente: chi è il possibile sostituto?

 

Avvocato Cesari: abbiamo dei problemi di ferie di questi testimoni.

 

Pubblico Ministero: sostituitelo subito con un altro.

 

Avvocato Cesari: anche con quest’altro, i nostri testi sono soltanto 4 signor Presidente...

 

Pubblico Ministero: al di là dei giorni è possibile sapere tutti i testi che intendono sentire, così risolviamo il problema, così li sentono quando vogliono.

 

Presidente: sì, prima avevo chiesto al professor Stella, ma Cesari mi pare più preparato su questo tema.

 

Avvocato Cesari: mica tanto. Abbiamo i tesi: Giuseppe Scaglianti, Renato Magri, Graziano Falciglia, Sandro Pasqualetto, Roberto Alzetta e l’ultimo che è De Nale che abbiamo citato per il 14.

 

Presidente: va bene, d’accordo, allora arrivederci.

 

Pubblico Ministero: questi sono tutti? Ecco, poi..

 

Avvocato Stella: poi ci sono i nostri del 16, per questo che dico l’udienza del 16 sarà concentrata, fino al 16 ci arriviamo, poi ne abbiamo altri per il 23.

 

Presidente: che non coincidono con quelli dell’Avvocato Cesari?

 

Avvocato Stella: no, noi per il 16 pensavamo di far venire i rappresentanti dei sindacati, che sono: Tettamanti, Francini, Zancanaro, Bottaccin, e Filippini.

 

Avvocato Cesari: se il 16 vengono questi i nostri il 23.

 

Avvocato Stella: cerchiamo di farceli stare tutti.

 

Avvocato Cesari: dipende dalla disponibilità di tutti.

 

Presidente: che non ci siano tutti mi pare davvero una circostanza un po’...

 

Avvocato Stella: Presidente, depositiamo domani una lista precisa.

 

Presidente: cercate di graduare abbastanza bene, utilizziamole bene queste udienze, sono anche le ultime prima delle ferie di tutti, quindi vediamo un attimo di utilizzarle bene, anche perché poi ci restano le udienze di luglio, che sono 3, se non sbaglio.

 

Pubblico Ministero: a questo proposito c’è questa situazione, nel senso che il professor Stella diceva in una pausa, come diceva adesso peraltro, che il 23 giugno probabilmente è stretto per Enichem, poi il 7 luglio ci dovrebbe essere il discorso dei testi di riferimento e da quello che ricordo anche il professor Foraboschi, poi il 12 di luglio dovrebbero essersi Simonato e Boffetta su tutta quella discussione IARCH, e rimarrebbero questo paio di udienze libere ancora a luglio, il discorso era di questo tipo per quanto riguarda l’inizio della parte ambientale, io credo che da parte mia portare dei testimoni sulla parte ambientale e poi riprendere a luglio potrebbe essere antieconomico, dispersivo e forse anche poco utile, mentre potrebbero essere utilizzati questi due giorni per trattare il terzo capo di imputazione per il quale ci sono una quindicina di testi che andranno sfoltiti, è un capo che bisogna fare, potrebbe essere utilizzato visto che è autonomo rispetto agli altri.

 

Presidente: va bene, potrebbe essere un’idea questa tutto sommato, non incominciamo la seconda parte, cioè quella che avevamo sempre considerato la seconda parte, mentre invece ci eravamo quasi dimenticati che ne esistesse una terza, potremmo cominciare questa terza che tutto sommato ha una sua autonomia, episodio, un fatto che è accaduto nell’ambito di questa lunga vicenda, ed allora direi che questa potrebbe essere fatta prima di iniziare comunque la parte ambientalistica in luglio. Va bene, la proposta del Pubblico Ministero io ritengo che possa essere condivisibile, se voi non avete nulla in contrario.

 

Avvocato Stella: è perché siamo molto... di lavoro per preparare anche questa parte.

 

Presidente: preparare la parte ambientale forse sarebbe stato anche più impegnativo.

 

Avvocato Stella: io ricordo neanche più di cosa si tratta.

 

Presidente: forse è sfuggito un po’ anche a tutti noi, ma è un episodio abbastanza circoscritto, forse per questo è recuperabile abbastanza, cioè, abbiamo un mese oltretutto da quella..., va bene, non avete obiezioni neppure noi.

 

Avvocato Schiesaro: ci associamo anche noi Presidente, perché occorre unità per la trattazione della parte ambientale.

 

Presidente: allora facciamo così, questo è il programma fino a luglio. Arrivederci a tutti, buonasera.

 

RINVIO AL 14 GIUGNO 2000

 

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