UDIENZA DEL 09 MAGGIO 2000

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Manduzio Giudice a latere

Dr. Liguori Giudice a latere

 

PROC. A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

Presidente: procede all’appello. Diamo inizio all’udienza.

 

Avvocato Zaffalon: Presidente, la scorsa udienza ci sono state delle dichiarazioni di un teste di nome Cecconello Carlo, chiedo quindi in relazione a queste dichiarazioni di produrre la consulenza medico legale del dottor Enzo Favizzi in data 27 gennaio ‘98 su Cecconello Carlo che ha concluso per epatopatia professionale e sindrome di Raynaud alle mani e bronchite cronica, nonché atto di quietanza a firma Cecconello Carlo in data 23 maggio ‘98 nella quale riceve dalle società responsabili civili la somma di lire 60.350.000 a titolo di risarcimento del danno.

 

Avvocato Bettiol: opposizione Presidente, non si capisce la finalità della produzione.

 

Presidente: sentiamola adesso qual è la finalità della produzione. Questa è una delle parti offese che è stato chiamato anche come teste costituito parte civile? Abbiamo sentito il consulente sulla...

 

Avvocato Zaffalon: l’audizione di questo teste, io non ero presente, si tratta di un teste del Pubblico Ministero che è stato esaminato su quanto di pertinenza, nell’ambito di questa dichiarazione, delle sue dichiarazioni ha sostenuto che non sapeva nulla della sua patologia e in sostanza ha fatto capire che non aveva avuto soddisfazione in questa vicenda processuale, quest’uomo era anche, ovviamente, persona offesa ed anche parte civile a suo tempo. La documentazione serve a dimostrare che prima della definizione del risarcimento ci fu una consulenza medico legale di parte nella quale il Cecconello è stato esaminato e ha avuto una valutazione in ordine alle patologie e al nesso di causalità, poi in data successiva di qualche mese la quietanza nella quale il Cecconello ha accettato un risarcimento di una certa consistenza per queste patologie. Questo soltanto in relazione a dichiarazioni sconcertanti rilasciate dal teste in cui dichiarava che non sapeva nulla della patologia e che non aveva avuto soddisfazione nell’ambito di quanto...

 

Presidente: va bene, comunque quello che io vorrei sapere, mi scusi avvocato, ancora una volta, e che non mi riesce chiaro, è se questo Cecconello è stata una delle persone esaminate dai consulenti del Pubblico Ministero e dai consulenti delle difese.

 

Avvocato Zaffalon: penso proprio di sì.

 

Presidente: quindi questa posizione è stata già esaminata. Quando fu esaminata la situazione patologica del Cecconello fu anche depositata a quel tempo questa relazione del medico legale del Cecconello o no?

 

Avvocato Zaffalon: no, perché nel frattempo il Cecconello si era ritirato come parte civile e era stato risarcito. Ma la produzione non riguarda, Presidente, la, come dire, i rapporti con le difese, riguarda soltanto...

 

Presidente: le dichiarazioni che egli ebbe a rendere.

 

Avvocato Zaffalon: dei chiarimenti su dichiarazioni, ripeto, sconcertanti rilasciate dal teste su quanto avvenuto a proposito dei suoi rapporti con il medico legale e con il suo difensore.

 

Presidente: ho capito, va bene, Va bene, volete vederla..., ma scusate un attimo, io voglio semplicemente, io mi rendo perfettamente conto che questo non è un atto acquisibile così com’è stato prodotto, tanto per intenderci, mentre l’atto di quietanza senz’altro sì perché è un documento, la relazione non può essere acquisita, così, da sola, bisognerebbe che venisse il consulente quanto meno a confermarla, visto che questo è un processo che, insomma, ancora ha una sua oralità...

 

Avvocato Zaffalon: Presidente, mi perdoni, forse non ho chiarito, la relazione non viene prodotta allo scopo che venga fatto fede nel contenuto, ma solo per attestare che ci fu una visita medico legale del consulente di parte su Cecconello Carlo, perché mi pare che anche questo fosse stato messo in dubbio dal teste.

 

Presidente: quindi verrebbe presentato come documento attestante che vi fu una visita medico legale, quindi il contenuto di per sé... Sentiamo comunque le difese su questa richiesta.

 

Avvocato Pulitanò: prima di interloquire vorrei capire a nome di chi ha parlato il collega, come difensore di chi il collega di parte civile?

 

Presidente: diamo questa spiegazione.

 

Avvocato Zaffalon: assistevo il Cecconello.

 

Avvocato Pulitanò: Cecconello oggi non è parte civile perché si è ritirato, quindi non può parlare come...

 

Avvocato Zaffalon: io sono parte civile nel processo per altri soggetti e quindi ovviamente ho veste processuale per intervenire, il Cecconello fa delle dichiarazioni in cui afferma certe cose, ritengo che sia necessario ed opportuno chiarire che quelle affermazioni avevano una certa infondatezza e questo riguarda l’attendibilità di un testimone e quindi con tutto quello che segue, io come difensore di una parte civile posso intervenire su ogni elemento che attenga l’attendibilità di un teste.

 

Pubblico Ministero: posso intervenire?

 

Presidente: io non riesco ancora a percepire il motivo per cui, perché sto rileggendo i miei appunti sulla deposizione Cecconello, non riesco a capire esattamente per quale motivo viene depositata questa consulenza, cioè, non riesco davvero a capirne l’utilità, la pertinenza, oltre che l’ammissibilità di questa relazione che è stata già contestata, ma anche la pertinenza della produzione di questa relazione.

 

Avvocato Zaffalon: sono state fatte delle battute piuttosto pesanti in udienza, mi risulta...

 

Presidente: usciamo dal generico e invece cerchiamo di specificare quali sono state le battute che giustificano oggi la produzione di questa consulenza.

 

Avvocato Zaffalon: il teste aveva messo in dubbio di essere stato visitato correttamente dal consulente medico legale, aveva messo in dubbio di essere stato correttamente risarcito, credo che la documentazione di quanto avvenuto, scusi, su queste dichiarazioni del teste le parti presenti in causa e lei stesso Presidente aveva espresso delle opinioni a voce alta, quindi credo che sia il caso di fare emergere che questa persona offesa era stata sottoposta a consulenza medico legale di parte e che era stata risarcita a seguito di trattative con le società Montedison e Enichem.

 

Avvocato Alessandri: chiedo scusa Presidente, io mi oppongo all’acquisizione di questa documentazione primo perché, come ha già richiamato il professor Pulitanò, non vedo a che titolo l’avvocato Zaffalon intervenga oggi come difensore di altre parti civili costituite in relazione a una parte civile che tale non è più essendo uscita dal processo per quella veste molto molto tempo fa a seguito di quella globale transazione che avvenne circa 2 anni fa. Adesso mi pare che questa consulenza medico legale di parte, sottolineo di parte, venga prodotta e ne venga chiesta l’acquisizione quasi per integrare e correggere le dichiarazioni testimoniali rese dal Cecconello, mi sembra assolutamente inammissibile e non plausibile una cosa di questo genere. Aggiungo che per quanto io mi possa ricordare, non ho sottocchio il verbale, nessuno ha mai contestato che ci fosse stata una visita di parte, il problema riguardava, se non ricordo male, il fatto che fosse stato sottoposto a visita da parte dei consulenti del Pubblico Ministero e fosse a conoscenza dell’esito di queste visite che è cosa diversa. Comunque, indipendentemente da questo non vedo né la rilevanza, né l’ammissibilità, né la legittimazione dell’avvocato Zaffalon a produrre questi documenti.

 

Presidente: va bene, voleva il Pubblico Ministero aggiungere..

 

Pubblico Ministero: volevo aggiungere anch’io una parola su questa questione sulla richiesta di acquisizione da parte dell’avvocato Zaffalon sulla quale rimango sconcertato; si tratta di rapporti tra un avvocato e un suo cliente e in questa fase processuale ritengo anch’io che l’avvocato Zaffalon in relazione a Cecconello non abbia alcun titolo per chiedere l’acquisizione della consulenza tecnica; l’acquisizione della quietanza in sé è un documento che può essere fatta anche d’ufficio se c’è una richiesta di un difensore legittimamente presente anche per altri motivi in questo dibattimento e sulla quietanza così com’è stata presentata non ho nessun problema a dare il parere favorevole all’acquisizione da parte del Tribunale, sulla consulenza invece non posso che dare parere contrario.

 

Presidente: il Tribunale, allora, sentite le parti rigetta la richiesta di acquisizione della documentazione cui ha fatto riferimento l’avvocato Zaffalon in quanto che la relazione di per sé non può essere acquisita essendo necessaria semmai l’audizione del consulente che l’ha redatta e comunque non appaiono pertinenti alle questioni che sono trattate nel processo né la relazione prodotta né l’atto di quietanza. Va bene...

 

Avvocato Baccaredda: per una brevissima altra questione, il Pubblico Ministero all’udienza dell’11 aprile ha prodotto della documentazione per rintracciare dei documenti Taicon, della ditta Taicon, di cui questa difesa aveva fatto richiesta in riferimento ad atti della Guardia di Finanza alla deposizione del teste Reggiani, i documenti prodotti dal Pubblico Ministero nell’udienza dell’11 aprile consistono in una risposta al Pubblico Ministero della Guardia di Finanza, sempre in pari data, 11 aprile, in cui si dice che questa documentazione, i fascicoli inerenti la ditta Taicon di San Donà di Piave, sono stati acquisiti e si trovano all’interno dell’aula Bunker all’interno di scatoloni mischiati ad altra documentazione in uno degli armadi adibiti al contenimento della stessa e contrassegnata come faldoni F, ora l’avvocato Bortoluzzi dello studio Franchini ed altri suoi collaboratori hanno ricercato e mi hanno fatto vedere anche che hanno cercato all’interno di questi scatoloni nei faldoni F e non hanno trovato la documentazione della ditta Taicon. Siccome la relazione della Guardia di Finanza è firmata, la risposta della Guardia di Finanza è firmata capitano Alessandro Nencini, chiedo che se oggi è presente questo finanziere, questo capitano, possa dare qualche chiarimento e poi eventualmente al Pubblico Ministero di dare delle informazioni che possono orientarci meglio ad avere la documentazione.

 

Pubblico Ministero: su questa richiesta dell’avvocato posso dire che il capitano Nencini è semplicemente il firmatario della missiva, e dovrebbe essere stato chi ha individuato questi documenti un sottufficiale sempre della compagnia Guardia di Finanza che tra l’altro dovrebbe essere sentito domani, il maresciallo Porcu, quindi dirò al maresciallo che stia a disposizione per indicare esattamente dove sono questi documenti e quali sono. Quella era la risposta che mi era stata data e che avevo semplicemente...

 

Presidente: domani cercheremo di risolvere la questione. Cominciamo con l’audizione dei testi.

 

Pubblico Ministero: Ceolin.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - CEOLIN PRIMO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, Pubblico Ministero.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Lei in che periodo ha lavorato presso il Petrolchimico di Porto Marghera e presso quale reparto?

RISPOSTA - Dunque, dal ‘61 all’88 al CV6.

DOMANDA - Con quali funzioni?

RISPOSTA - Autoclavista.

DOMANDA - Vuole riferire sinteticamente al Tribunale qual è l’attività che lei svolgeva concretamente come autoclavista presso il reparto CV6?

RISPOSTA - L’autoclavista, niente, doveva preparare le cariche insomma.

DOMANDA - Le cariche che cosa significa, preparare una carica?

RISPOSTA - Diciamo... dovevamo caricarla di acqua e reagenti che andavamo a buttare dentro, chiuderla, iniziare la polimerizzazione.

DOMANDA - A polimerizzazione avvenuta che cosa succedeva?

RISPOSTA - Dunque, veniva scaricata..., ultimamente a filtri chiusi e dopo mi sembra pulizia, i lavaggi con manichetta ad acqua ad alta pressione, ed ogni 20 cariche si doveva andare dentro a pulirla.

DOMANDA - Lei nella sua attività di autoclavista ha avuto occasione di provvedere alla pulizia delle autoclavi?

RISPOSTA - Certamente.

DOMANDA - In che periodi lei ha provveduto alla pulizia delle autoclavi e in quale maniera?

RISPOSTA - Dal ‘61 fino all’83, ‘85, adesso di preciso...

DOMANDA - Lei è andato, ha cessato di lavorare presso il Petrolchimico reparto CV6, come risulta dalla scheda che lo riguarda che è stata redatta sulla base dei dati forniti da Enichem, ha finito il 30 aprile 1988, rispetto al periodo della cessazione della sua attività lei ha avuto occasione di entrare in autoclave fino a quanto tempo prima?

RISPOSTA - Un 3 o 4 anni prima.

DOMANDA - Quando entrava nell’autoclave che cosa materialmente succedeva?

RISPOSTA - Bisognava fare la pulitura delle pareti con raschietto in plastica e dopo togliere via i blocchi che si erano formati con mazzetta e scalpello.

DOMANDA - Quando lei entrava dentro l’autoclave, prima di entrare dentro all’autoclave veniva effettuato un controllo sulla presenza del CVM?

RISPOSTA - Inizialmente c’era un esplosimetro che non so quanto efficace fosse...

DOMANDA - Esplosimetro quello che misurava le misure tipo 30000, 20000 PPM?

RISPOSTA - Non credo che misurasse i PPM, ultimamente con i cercafughe misurava i PPM, ma inizialmente no.

DOMANDA - Cos’era questo cercafughe e quando è stato messo per il controllo del CVM all’interno dell’autoclave? Se lei si ricorda.

RISPOSTA - Di preciso no, ma comunque dopo il ‘75 è stato usato il cercafughe, prima no.

DOMANDA - Come funzionava questo sistema con il cercafughe, cosa succedeva in pratica? Veniva messo dentro cosa vuol dire?

RISPOSTA - Diremo una sonda che sul puntale rilevava se c’era il CVM, però il giorno era funzionante, la notte quasi mai perché quasi sempre era sotto carica.

DOMANDA - Di notte non era funzionante che cosa?

RISPOSTA - Il cercafughe, raramente di notte funzionava.

DOMANDA - Cosa succedeva, veniva messo dentro e poi veniva lasciato lì o veniva tirato via?

RISPOSTA - Veniva tirato via subito.

DOMANDA - Veniva fatto un controllo un momento...

RISPOSTA - Momentaneamente.

DOMANDA - Poi veniva tirato via e voi entravate?

RISPOSTA - Sì, anzi, metteva una, su una presa di CVM una sonda, si metteva una gommetta che andasse a prelevare nel fondo, ma momentaneamente, dopo veniva estratta.

DOMANDA - Quindi nel momento in cui questa sonda che andava fino in fondo per verificare che non c’era CVM voi entravate?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Dopo la sonda veniva tirata via?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E voi cominciavate a lavorare con la pulizia?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quante persone entravano in autoclave?

RISPOSTA - Una.

DOMANDA - E quanto tempo durava questa operazione di lavaggio dell’autoclave?

RISPOSTA - Minimo 3 ore.

DOMANDA - Solo per pulirla l’autoclave?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quando eravate dentro venivano fatti dei controlli ancora sulla presenza del CVM?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Ma quando venivano rotte le croste, c’erano delle croste da levare?

RISPOSTA - Certamente.

DOMANDA - Cosa succedeva?

RISPOSTA - Niente, le croste cascavano nel fondo e dopo...

DOMANDA - Ma c’era anche gas?

RISPOSTA - Certamente che sprigionava, senz’altro.

DOMANDA - Voi come andavate giù, e lei in particolare, come andava giù dentro le autoclavi, aveva dei mezzi di protezione?

RISPOSTA - La visiera protettiva e i guanti.

DOMANDA - Aveva delle maschere antigas più o meno...

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Nessuna maschera?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - E questo fino a quando lei è sceso nelle autoclavi negli anni ‘80 non aveva nessuna maschera?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Ogni quante volte succedeva che lei doveva scendere per pulizia dentro l’autoclave?

RISPOSTA - Minimo una volta alla settimana.

DOMANDA - E questo da che cosa veniva determinato il fatto di un minimo e di un massimo?

RISPOSTA - Era programmato che ogni 20 cariche bisognava fare la pulizia, se uno era fortunato una volta, se era sfortunato di più.

DOMANDA - Lei diceva che è andato all’incirca fino ad alcuni anni prima rispetto all’aprile dell’85 dentro le autoclavi, poi cos’è successo quando lei non è più sceso nelle autoclavi, come funzionava il lavaggio delle autoclavi?

RISPOSTA - Dopo è stata formata una squadra per la pulizia delle autoclavi, è stato modificato, diremo, le entrate delle varie soluzioni in autoclave sicché all’80% era pulita dall’esterno, però c’erano dei casi che bisognava entrare.

DOMANDA - Quindi lei dice che il discorso che non entrava più nelle autoclavi era riferito a lei, lei non entrava più nelle autoclavi?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ed è stata fatta una squadra apposita?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Si ricorda i nomi di alcune persone che facevano parte di questa squadra che ha continuato poi ad entrare nelle autoclavi?

RISPOSTA - Sì, c’era Conton Italo e Sergio, adesso non mi viene più a mente, Toniolo Sergio.

DOMANDA - Se ne ricorda di altri nomi? Da quante persone era composta questa squadra?

RISPOSTA - Due persone.

DOMANDA - C’erano più squadre?

RISPOSTA - No, c’era una squadra perché facevano giornalieri, non turnisti, dopo c’è stato l’avvicinamento di altre persone.

DOMANDA - In pratica questa squadra che operazioni faceva?

RISPOSTA - Aveva il compito di pulire questa autoclave con gli scalpelli lunghissimi, di pulirla stando all’esterno, però a volte vista l’impossibilità di pulirla bene gli toccava andare dentro, magari una volta ogni 5 o 6.

DOMANDA - 5 o 6 pulizie. Quello che volevo chiedere: cos’è che ha determinato questo cambiamento, nel senso che fino ad alcuni anni prima rispetto alla sua andata in pensione quando andava lei bisognava entrare ogni volta e poi invece entravano ogni tot pulizie all’interno dell’autoclave, qual è stato il cambiamento?

RISPOSTA - Inizialmente avevano tentato con la famosa pompa Peroni che dopo è stata eliminata per la sicurezza.

DOMANDA - Per che motivo, creava problemi?

RISPOSTA - Secondo me erano innesti rapidi, innesti a baionetta che non erano sicuri una portata di 400 atmosfere.

DOMANDA - Che erano pericolose per gli operai?

RISPOSTA - Certamente.

DOMANDA - Quindi queste pompe Peroni dopo un po’ sono state eliminate?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ed allora con che cosa venivano effettuate queste pulizie?

RISPOSTA - Scalpelli lunghissimi, circa 2 metri, però non è che si puliva alla perfezione, grossolanamente e dopo ogni 5 o 6 cariche bisognava che si andasse dentro, dopo 5 o 6 lavaggi.

DOMANDA - Quando entravano dentro lei ha avuto occasione di vedere se utilizzavano la stessa procedura sua, cioè se veniva messa questa sonda iniziale poi veniva levata, se avevano le maschere, non le avevano?

RISPOSTA - Le maschere no.

DOMANDA - Le maschere non le ha mai viste?

RISPOSTA - Mai usate.

DOMANDA - Un’altra cosa che le volevo chiedere in relazione al periodo complessivo in cui lei è stato al reparto CV6, in particolare, così, quanto meno fino all’88, quando suonava un allarme che cosa facevate?

RISPOSTA - L’allarme del cromatografo?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Si andava a vedere in che punto c’era la perdita.

DOMANDA - Non ho capito, l’allarme di per sé non doveva servire per fare andare via tutti quanti? Come funzionava, suonava l’allarme...

RISPOSTA - Quando suonava il cromatografo si andava a vedere dove c’era la fuga.

DOMANDA - Chi andava?

RISPOSTA - Noi altri insieme al capoturno, sempre la persona più vicina, la persona disponibile andava a vedere, perché il cromatografo oltre che segnare i PPM, segnala su che sonda è stata prelevata.

DOMANDA - La zona diciamo?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Allora andava l’operaio più vicino insieme al capoturno, in che maniera andavano, avevano delle maschere?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Senza nessuna maschera. E come andavano a vedere con che cosa, con che sistema, c’era un sistema ulteriore per verificare dove si era verificata la fuga?

RISPOSTA - Con il cercafughe.

DOMANDA - Gli altri intanto cosa facevano?

RISPOSTA - Continuavano a lavorare.

DOMANDA - E non andavano via assolutamente?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - E poi da anche analisi, tabulati che sono stati fatti, analisi di registri delle fughe, abbiamo rilevato che in più di qualche occasione succedeva "fuga non individuata, fuga non rilevata"; lei si ricorda, queste fughe venivano trovate, non venivano trovate mai, venivano trovate qualche volta? Cosa succedeva se la fuga non veniva trovata o se veniva trovata?

RISPOSTA - Se veniva trovata si risolveva il problema quasi sempre.

DOMANDA - In che maniera?

RISPOSTA - Tante volte c’era una pompa disinnescata, non so, un organo di tenuta che perdeva.

DOMANDA - Problema di valvole, di rubinetti?

RISPOSTA - Anche di rubinetti qualche volta.

DOMANDA - Allora cosa succedeva, chi interveniva sulla valvola, sulla pompa?

RISPOSTA - Se si poteva intervenire noi subito si interveniva, se no si chiamavano i giornalieri, la famosa squadra di lavaggio che era addetta ai lavaggi e alla piccola manutenzione.

DOMANDA - Piccola manutenzione di reparto, con quelli di reparto insomma?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Questi che venivano chiamati poi intervenivano con mezzi di protezione, con maschere?

RISPOSTA - Che abbia visto io no.

DOMANDA - Lei non ha mai visto maschere?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Fino a quando interveniva questa squadra di protezione interna di reparto gli altri cosa facevano, andavano via?

RISPOSTA - No, il lavoro bisognava che continuasse ad andare avanti, non è che si poteva abbandonare.

DOMANDA - E’ mai successo durante tutti gli anni in cui ha lavorato al CV6, di essere andato via lei e i suoi colleghi perché erano state segnalate delle fughe dal gascromatografo?

RISPOSTA - No, dal cromatografo no.

DOMANDA - Segnalate dal gascromatografo con il sistema di allarme, preallarme e poi allarme?

RISPOSTA - No, con il cromatografo non siamo mai andati fuori dal reparto.

DOMANDA - Quindi non siete mai usciti di reparto quando segnalava l’allarme il gascromatografo?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Preallarme e poi allarme?

RISPOSTA - No, quando sono suonate le famose sirene che c’era l’allarme in tutto lo stabilimento si doveva prendere la maschera ed andare via.

DOMANDA - Quante volte è successo durante...

RISPOSTA - Una volta o due.

DOMANDA - Una volta o due in tutta la sua carriera?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Per il resto rimanevate sempre all’interno del reparto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei che ha fatto tutta la sua attività al CV6, quando è che ha saputo che il CVM era una sostanza cancerogena?

RISPOSTA - Dopo il ‘75.

DOMANDA - Cioè, a che cosa lo collega in particolare con questa sua conoscenza?

RISPOSTA - No, dopo è stata fatta una indagine del professor Maltoni, la famosa lettera che si doveva essere allontanati dal reparto, però questo solo a parole, perché nel fatto...

DOMANDA - L’indagine fa riferimento a quello che ha fatto le visite anche a Padova con...

RISPOSTA - Il CTO.

DOMANDA - Con Medicina del Lavoro, con la Fulc, fa riferimento a quell’indagine medica lì del ‘75?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Diceva dopo questa visita praticamente in occasione di queste visite lei ha saputo che era cancerogeno?

RISPOSTA - Tutti quanti, non solo io.

DOMANDA - E poi a quelli che dovevano essere allontanati, era stato comunicato?

RISPOSTA - Nella lettera del responso del professor Maltoni era messo "si consiglia l’allontanamento dal CVM", però non è successo niente.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Chiedo scusa al Tribunale, non credo sia stato ancora depositato il verbale dell’ultima udienza dibattimentale, questo quindi non mi permette di essere sufficientemente preciso, però il mio ricordo è che un teste, forse più di un teste, che lavoravano sul CV6, abbiano riferito che quella sonda che veniva messa prima dell’entrata nell’autoclave della persona che doveva entrare in autoclave, rimanesse durante la esposizione, cioè l’entrata in autoclave del lavoratore, cioè, ha detto un teste che la sonda del gascromatografo rimaneva dentro l’autoclave; a lei non risulta questo?

RISPOSTA - No.

 

Pubblico Ministero: a risposta ottenuta, quindi per non intervenire sul teste, c’era un teste che diceva questo ma ce n’erano degli altri che dicevano che la sonda veniva messa all’inizio e veniva levata.

 

DOMANDA - Io mi riferivo al teste che diceva quello.

 

Pubblico Ministero: io volevo riferire questo, comunque a risposta ottenuta.

 

DOMANDA - Lei sa cos’era il cicloesanone?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Sa di un utilizzo del cicloesanone nel reparto CV6?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Che utilizzo aveva?

RISPOSTA - Era per il lavaggio dei condensatori.

DOMANDA - Non sa altri utilizzi del cicloesanone?

RISPOSTA - No.

 

Presidente: altre domande?

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Lei mi pare che i suoi ricordi non siano precisi...

 

Pubblico Ministero: non sembrano molto precisi, ma scusi, più precisi di così non so.

 

Presidente: lasciamo perdere questi....

 

DOMANDA - Lei ha lavorato al CV6 fino al 1988?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E le sue mansioni erano quelle di autoclavista?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei ha cessato di fare l’autoclavista, cioè di entrare nelle autoclavi quando?

RISPOSTA - L’84.

DOMANDA - Lei giurerebbe su questo ricordo?

RISPOSTA - Proprio giurarlo no, sono passati tantissimi anni.

DOMANDA - Quindi è un ricordo che potrebbe anche essere impreciso il suo?

RISPOSTA - Sì, ma non da sbagliare di tanti anni.

DOMANDA - La mia domanda nasce dal fatto che ho qui fra le mani un documento del 9 novembre del 1977 in cui si fa il punto dei problemi legati al lavaggio dell’autoclave, è un documento depositato, è un allegato alla relazione del professor Foraboschi, si dice relativamente al CV6, lavaggio interno alle autoclavi, "non sussiste il problema perché si entra solo per manutenzione". E` possibile che la squadra di cui lei ha parlato fosse semplicemente la squadra addetta alla manutenzione?

RISPOSTA - A quell’epoca là?

DOMANDA - Questo documento è del 9 novembre 1977.

RISPOSTA - Più tardi, dopo il ‘77, senz’altro.

 

Presidente: perché lei dice dopo il ‘77 senz’altro? A che cosa fa riferimento per poter dire dopo il ‘77 senz’altro?

RISPOSTA - Perché nell’88 non mi pare che sia stato 10 anni senza andare dentro in autoclave, meno di 10 anni, nel ‘77 si entrava dentro.

 

Presidente: per la pulizia, per terminare anche la pulizia dell’autoclave?

RISPOSTA - Sì, per la pulizia si andava dentro.

 

Presidente: prima per la pulizia integrale, poi successivamente per pulire i residui delle incrostazioni? Perché lei ha accennato prima questa situazione che si è andata modificando.

RISPOSTA - Sì, quando è stata formata la squadra giornaliera puliva esternamente, quello che non si riusciva...

 

Presidente: rimanevano le croste che andavano poi...

RISPOSTA - A recuperare.

 

Presidente: e la squadra giornaliera, che non è quindi quella a cui fa riferimento l’avvocato, che è la squadra di manutenzione, era invece la squadra che operava per la pulizia completa, integrale delle autoclavi?

RISPOSTA - Certamente.

 

Presidente: e questa quando è stata istituita lei ha detto?

RISPOSTA - Mi sembra verso l’80.

 

Presidente: poi questa squadra si è occupata anche della manutenzione?

RISPOSTA - Piccola manutenzione.

 

DOMANDA - Quindi secondo lei questa squadra è stata istituita nel 1980?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi vuol dire che dal 1980 lei non entrava più nell’autoclave visto che c’era questa squadra?

RISPOSTA - Sì, ma adesso..., cioè, con precisione, nell’80 non so dirvi, comunque quando è stata istituita la squadra..

DOMANDA - Questa squadra aveva..

 

Pubblico Ministero: bisogna fare finire le risposte.

 

Presidente: però non intervenite, dopo c’è la possibilità di fare il riesame e poi eventualmente sulla domanda, se non è fatta bene, magari intervengo io, ma certamente lasciamo finire il teste quando si fa una domanda etc., però se intervenite tutti non..., non se ne esce. Scusi, continui avvocato Santamaria.

 

DOMANDA - Questa squadra di cui lei la parlato aveva il compito esclusivo di pulire le autoclavi o era una squadra che aveva altri compiti e fra questi vi era anche quello provvedere alla manutenzione, quindi alla pulizia esterna delle autoclavi?

RISPOSTA - Sì, pulizia interna e piccole manutenzioni, queste due persone.

DOMANDA - Quindi provvedevano alla manutenzione, alla piccola manutenzione e alla pulizia esterna?

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: interna.

 

DOMANDA - Interna o esterna?

RISPOSTA - Interna.

DOMANDA - Dal 1980?

RISPOSTA - Interna ma fatta dall’esterno.

DOMANDA - Scusi, per quale ragione allora da un punto di vista organizzativo hanno tolto a lei la mansione di pulizia interna e l’hanno attribuita a una squadra nuova costituita? Qual è lo scopo? Non lo comprendo.

 

Pubblico Ministero: glielo chieda al dirigente, a lui lo chiede?

 

Presidente: scusate un attimo, vi ripeto...

 

DOMANDA - La pulizia interna dall’esterno però?

RISPOSTA - Era fatto per guadagnare tempo.

 

Presidente: la domanda è questa: la pulizia come esattamente avveniva? Entravate dentro l’autoclave?

RISPOSTA - Sì, quando io andavo dentro in autoclave restava fermo il lavoro fuori, inizialmente c’era uno per autoclave, 4 persone 4 autoclavi, dopo hanno messo 3 persone per 4 autoclavi, sicché se una persona andava dentro due persone non potevano tenere 3 autoclavi, formando una squadra gli altri continuavano il suo lavoro. Lo scopo preciso era di guadagnare tempo e guadagnare produzione formando questa squadra.

 

Presidente: e comunque entrava per rifinire la pulizia dell’autoclave, entrava o non entrava?

RISPOSTA - Entrava per rifinirla e il controllo, per controllare le famose valvole di sicurezza, le uscite delle valvole di sicurezza, dove vi erano i famosi dischi di rottura, qui si dovevano controllare ogni volta, sicché volenti o nolenti anche senza lavorare, però si doveva entrare dentro a fare un controllo.

 

DOMANDA - Entravano sempre o occasionalmente, qualche volta?

RISPOSTA - Per fare il controllo sempre, ogni volta succedeva un lavaggio e doveva andare dentro per controllare i dischi di rottura che fossero puliti, non si poteva fare di meno, perché era la sicurezza importante.

DOMANDA - Il caporeparto del CV6, anche il caporeparto di altri reparti hanno descritto nel dettaglio quella che era la procedura in vigore per l’ingresso in autoclave; a lei risulta che l’autoclave prima che l’operatore vi entrasse fosse bonificata?

RISPOSTA - Degasata.

DOMANDA - Vuole spiegare che cosa vuol dire?

RISPOSTA - Veniva raffreddata al massimo, che non era mai fredda, riempita d’acqua e fatta uscire per il punto più alto in modo di spingere in alto il gas e farlo uscire per circa 15, 20 minuti; questo era il degasaggio.

DOMANDA - Per l’ingresso in autoclave erano necessari dei permessi appositi, c’era un permesso per l’ingresso in cavità, non si ricorda questo?

RISPOSTA - Mai, mai successo i permessi, il lavoratore che era dentro l’autoclave entrava lui.

DOMANDA - E non c’era un operatore esterno che controllava l’operazione?

RISPOSTA - Sì, si andava dentro con il corpetto, con un corpetto e una corda e l’operatore esterno controllava che non cadesse dalla scala, che non inciampasse male in poche parole.

DOMANDA - Di quale periodo sta parlando? Lei riesce a fare una distinzione tra quelli che sono i primi periodi in cui lei ha fatto l’autoclavista, cioè gli anni ‘60 e i periodi successivi, la seconda metà degli anni ‘70, gli ultimi anni in cui lei ha fatto l’autoclavista?

 

Presidente: l’avvocato le sta domandando se c’è stato un cambiamento nella sua attività dall’inizio in cui è entrato nel ‘66 fino al momento della sua uscita, nell’88?

RISPOSTA - Certamente.

 

Presidente: ci vuole dire se è cambiata e come è cambiata?

RISPOSTA - Certamente quando è stata istituita questa squadra per i lavaggi interni l’operatore non è più entrato in autoclave e era solo addetto alla produzione e basta, questi signori si appropriavano dell’autoclave per un’ora o due e te la consegnava pronta per la partenza. Sicché noi non andavamo più dentro dopo istituita questa squadra, però se vuole le date precise non deve fare altro che parlare con i signori che erano addetti ai lavaggi e le sanno dire le date precise.

 

DOMANDA - La mia domanda era diversa, lei ha iniziato a lavorare nel 1961 quando nessuno immaginava o sospettava, o comunque nessuno glielo aveva detto, che il CVM fosse cancerogeno, fosse pericoloso, lei ha detto prima che dal ‘75 in poi dopo l’indagine dell’università di Padova avete appreso che il CVM era cancerogeno; a quel punto lei ha notato delle differenze, immagino che fosse anche nell’interesse anche della vostra salute pretenderle, delle modificazioni, maggiore attenzione, procedure diverse per l’ingresso in autoclave e per la tutela della vostra salute?

RISPOSTA - Sono stati cambiati nel senso che hanno messo su il cromatografo e il cercafughe...

DOMANDA - Quindi il cercafughe era la sonda di cui lei parlava prima, che veniva inserita in autoclave per misurare la concentrazione di CVM presente nell’autoclave al momento dell’operazione?

RISPOSTA - Un momento, il cercafughe aveva una sonda portatile lunga un metro che veniva messa dentro al boccaporto e veniva misurata superficialmente. Dentro si buttava una sonda con una manichetta che andava a pescare nel fondo dell’autoclave, prelevava l’aria...

DOMANDA - E misurava la concentrazione?

RISPOSTA - E levata fuori.

DOMANDA - E levata fuori?

RISPOSTA - Sì, al tempo dell’ingresso, dopo non veniva più usata, né cercafughe ne sonde.

DOMANDA - Durante l’esecuzione dell’operazione la sonda non restava in autoclave?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Perché altri testimoni ha detto il contrario, per esempio il teste Cecconello che lavorava al CV24 però ha detto cose differenti, ha detto..

 

Presidente: qua però siamo al CV6 non siamo al CV24, quindi il riferimento al teste Cecconello è improprio perché tutto sommato si riferisce a un’attività svolta in un altro...

RISPOSTA - Anche perché è un altro reparto, altri metodi di lavoro.

 

Presidente: possono avere altri metodi di lavoro, questo è vero. Comunque anche lì c’erano le autoclavi e il teste Cecconello indubbiamente ha fatto riferimento a una diversa modalità di lavoro.

RISPOSTA - Anche perché le autoclavi erano diverse, le nostre si andava dentro con una scala da 3 metri, 3 metri e mezzo, dall’altra si andava dentro con una scala da 7 metri.

 

DOMANDA - Per quanto riguarda le situazioni anomale, cioè le situazioni in cui il gascromatografo segnalava una situazione di CVM superiore a certi livelli, lei è in grado di descrivere con maggiore dettaglio che cosa succedeva, cioè, chi, il quadrista che aveva rilevato la concentrazione anomala di CVM, che cosa faceva in quel momento quando una campanella aveva portato, aveva dato l’informazione che il CVM era salito a 5, 7, 10 PPM; cosa succedeva?

RISPOSTA - Si avvisava subito il capoturno e l’assistente e si andava subito a vedere...

DOMANDA - Si avvisava il responsabile di reparto in quel momento?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Poi cosa succedeva?

RISPOSTA - Niente, si andava a vedere dove c’era la fuga, perché il cromatografo segnala su che area è stato prelevato...

DOMANDA - Quindi si avvertiva il responsabile di reparto, si andava nell’area in cui era stavo registrato il valore anomalo di concentrazione di CVM e veniva avvertito il personale presente in quell’area...

RISPOSTA - No.

DOMANDA - No? Cosa prevedevano le procedure se la concentrazione superava i 15 PPM? Lei ha letto il volume...

 

Presidente: lasciamo perdere, di fatto, non possiamo pretendere che questi operai andassero a leggersi le procedure etc., io credo che comunque si possa chiedere quali erano le procedure che venivano attuate di fatto. Vuole sapere l’avvocato che cosa succedeva se veniva segnalata una concentrazione di CVM superiore a 10, superiore a 15?

RISPOSTA - Si cercava subito di tamponare la fuga, non c’erano altri mezzi, e si continuava a lavorare, perché non potevi, cioè, il lavoro non è che uno... e si ferma il lavoro, l’autoclave cammina, ha una reazione, questa è la procedura, il lavoro deve continuare lo stesso, non si deve abbandonarlo.

 

Presidente: e gli addetti al reparto rimanevano tutti al loro posto?

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: anche in caso di allarme?

RISPOSTA - No, in caso di allarme no.

 

Presidente: cosa accadeva in caso di allarme? Perché prima lei ha dato una risposta...

RISPOSTA - In caso di allarme c’erano due persone predestinate alla fermata del reparto, indossando gli autoprotettori, uno diremmo dentro i box fermava i pulsanti delle varie pompe e l’altro esternamente chiudeva i rubinetti, quando avevano finito tutti quanti via.

 

Pubblico Ministero: Presidente, chiedo scusa, bisogna spiegare che allarme è, perché si intende quelle delle sirene o del gascromatografo?

 

Presidente: certo, lei prima ha parlato di un allarme che veniva dato con il segnale delle sirene e lì c’era praticamente l’evacuazione dello stabilimento o del reparto, e invece adesso io credo che la domanda che le viene rivolta è: quando c’è l’allarme dato dal cromatografo che cosa accadeva?

RISPOSTA - Niente, si cercava la fuga e si cercava di eliminarla il più presto possibile.

 

Presidente: e si restava ai propri posti di lavoro?

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: sempre, è sicuro questo?

RISPOSTA - Sì.

 

DOMANDA - Suonava la sirena, perché anche in quel caso c’è un allarme acustico..

 

Pubblico Ministero: non facciamo confusione.

 

DOMANDA - C’era un allarme acustico quando la concentrazione di CVM superava una certa soglia?

RISPOSTA - Certamente.

DOMANDA - Quindi suonava qualcosa?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - A quel punto cosa succedeva?

RISPOSTA - Si andava a vedere dove c’era la fuga per eliminarla; quella delle sirene era diversa, era per evacuare o lo stabilimento o il reparto, però il suono acustico che era in reparto del cromatografo era ben diverso da quello delle sirene.

 

Avvocato Baccaredda: avrei un’ultima domanda da fare al teste. Lei si ricorda dell’ingegner Dell’Antone?

RISPOSTA - No.

 

Avvocato Baccaredda: non si ricorda che l’ingegner Dell’Antone era un tecnologo del reparto CV6 messo nel ‘75 apposta per studiare gli interventi di risanamento sul CV6?

RISPOSTA - Il nome non mi è nuovo, però adesso non è che...

 

Avvocato Baccaredda: non se lo ricorda, di Guarardo se lo ricorda?

RISPOSTA - Sì.

 

 

AVVOCATO SCHIESARO

 

DOMANDA - Lei ha detto che nella sua carriera ha sentito suonare le sirene di evacuazione dello stabilimento del reparto una o due volte?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Sa dirci che cosa aveva cagionato l’allarme in quell’una o due occasioni? Ha più saputo che cosa era successo?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Non ha avuto notizie, neanche dopo?

RISPOSTA - Adesso non mi ricordo, non è che possa rispondere sì invece che no, quando c’erano quelle sirene si doveva scappare con la maschera, elmetto e guanti, e basta.

DOMANDA - E questo è capitato una o due volte?

RISPOSTA - Sì.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - A lei risulta, perché è un dato che consta dalla relazione - devo fare una piccola premessa se no la domanda non riesco proprio a farla - quella relazione della consulenza tecnica, in un periodo però che forse è diverso dal suo, quindi può darsi che lei mi dica delle cose che riguardano il periodo in cui lei ha operato e non il periodo successivo, a lei risulta che la ricerca delle possibili cause della perdita iniziava molto prima che il sistema di monitoraggio segnalasse le condizioni di preallarme e di allarme, quindi prima che suonassero le sirene, a me risulta che, per esempio, dai registri che ci sono dalle fughe, circa 2 terzi dei casi registrati riguarda situazioni con concentrazioni inferiori a 15 PPM, cioè, quando il cromatografo segnalava una concentrazione di 5, 6, 7 parti per milioni si andava subito a cercare la fuga prima ancora che ci fosse l’allarme. Lei sa di questo? Risulta dai registri compilati dagli operatori, questo risulta nel periodo 1990-1995, nel periodo in cui lei invece ha operato nel reparto ha mai saputo di questa prassi o no?

 

Pubblico Ministero: intervengo perché nel ‘90 il reparto CV6 era comunque stato chiuso dal dicembre ‘89 quindi non c’era niente con il teste.

 

DOMANDA - Sì, ma è una prassi.

 

Pubblico Ministero: che è una prassi lo dice lei, è tutto in discussione, lo ha detto un suo consulente.

 

DOMANDA - La prassi di cercare la fughe quando iniziava?

 

Pubblico Ministero: ma è stato chiuso nell’89.

 

Presidente: comunque questa è una domanda che mi pare pertinente.

 

RISPOSTA - Quando suonava l’allarme si andava a cercare, se non suonava l’allarme....

DOMANDA - Lei era autoclavista, lei sa se i quadristi segnalavano al caporeparto una situazione anomala anche prima che suonasse l’allarme, cioè quando si incominciava ad alzare la concentrazione, 2, 3, 4, 5 PPM?

RISPOSTA - Finché non suonava l’allarme nessuno si muoveva.

DOMANDA - Lei lo sa per scienza sua perché faceva l’autoclavista, lei può giurare che i quadristi non facessero questo?

RISPOSTA - Almeno quelli in turno con me.

 

Presidente: bene, può andare grazie. Chi sentiamo?

 

Pubblico Ministero: Cappelletto.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - CAPPELLETTO VINCENZO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, Pubblico Ministero.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Io volevo chiedere innanzitutto al signor Cappelletto di precisare qual è stata la sua attività lavorativa all’interno dello stabilimento Petrolchimico di Porto Marghera.

RISPOSTA - Sono stato assunto nel ‘57, ho lavorato al laboratorio CV15..., no, sono stato assunto nel ‘57, per tre anni ho lavorato nei sili, al CV1 precisamente, poi sono andato al laboratorio sempre del CPV fino al ‘77, dal ‘77 al ‘92 che sono andato in pensione sono stato al parco serbatoi. Questa è la mia storia lavorativa.

DOMANDA - Il laboratorio si ricorda come era denominato?

RISPOSTA - Laboratorio CPV, laboratorio compound.

DOMANDA - Ha cambiato vari nomi, varie denominazioni?

RISPOSTA - Sì.

 

AVVOCATO MANDERINO

 

DOMANDA - Può dire che cosa si faceva nel laboratorio, che reparto era? Si produceva al laboratorio?

RISPOSTA - No, è un laboratorio di analisi dei prodotti che venivano prodotti, appunto, dal CV14, CV15, CV10, CV6, si analizzava se quei prodotti erano in standard o meno, se erano validi o meno.

DOMANDA - Come veniva fatto il controllo del campione? Tra l’altro, che campioni erano, che tipo di prodotto?

RISPOSTA - Veniva su dal CVM, dalla resina, dal compound.

DOMANDA - Come avveniva il controllo di questo prodotto da parte vostra?

RISPOSTA - Varie analisi, dalle più sofisticate alle più manuali.

DOMANDA - Quali erano quelle manuali?

RISPOSTA - Non lo so, un setaccio, si metteva la resina in un setaccio e si metteva su un agitatore il setaccio e si misurava quanto prodotto passava o meno.

DOMANDA - Nel fare questa operazione che tipo di protezione avevate?

RISPOSTA - Nessuna.

DOMANDA - Avevate guanti?

RISPOSTA - No, per adoperare un setaccio? No, non si aveva.

DOMANDA - Il laboratorio del CV5/15 dove si trovava, dov’era collocato?

RISPOSTA - Sopra al CV15.

DOMANDA - C’era una separazione tra i due reparti?

RISPOSTA - No, c’era la scala che andava su al laboratorio.

DOMANDA - Questa era la separazione tra i due reparti?

RISPOSTA - Certo, era sopra il CV15.

DOMANDA - La mensa nel vostro reparto quando è stata installata e prima quindi di quando venne installata dove mangiavate? Voi eravate turnisti?

RISPOSTA - Io ero turnista fino a che io sono rimasto in quel laboratorio non c’era mensa.

DOMANDA - Cioè fino a che anno?

RISPOSTA - ‘77.

DOMANDA - Prima del ‘77?

RISPOSTA - Si andava in magazzino dove c’erano i vari campioni, i sacchi di prodotto, si sedeva su un sacco e si mangiava così.

DOMANDA - Il magazzino era dentro il laboratorio?

RISPOSTA - Certo.

DOMANDA - Era una stanza all’interno del laboratorio?

RISPOSTA - Era una stanza per mettere i campioni, per conservare vari tipi di prodotti che si analizzavano qualora nel tempo potessero esserci delle contestazioni.

DOMANDA - Aveva finestre questa stanza?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Era senza finestre?

RISPOSTA - Senza completamente finestre.

DOMANDA - Il laboratorio aveva delle finestre?

RISPOSTA - Sì, dovevano rimanere sempre chiuse in quanto la polvere che poteva venire da fuori contaminava i vari prodotti e poteva falsificare le analisi.

DOMANDA - Cioè, avevate proprio un ordine di tenere chiuse le finestre del laboratorio?

RISPOSTA - Quelle finestre non dovevano mai essere aperte, le abbiamo aperte una volta sola per vedere, in quanto si vedeva un riflesso rosso come un incendio - che effettivamente era un incendio - e ci siamo pure presi la carne perché quello che è venuto dentro poteva rovinare le varie analisi, trovare le analisi che non andavano più bene.

DOMANDA - Quando ha saputo della cancerogenicità del CVM e come è venuto a saperlo e da chi?

RISPOSTA - Ufficialmente da un’assemblea sindacale.

DOMANDA - In che anno?

RISPOSTA - ‘73, più o meno quell’anno là, non ricordo molto bene quando è stata fatta quell’assemblea. Ufficiosamente c’erano dicerie che il CVM non era come ce lo avevano raccontato che non faceva niente in quanto non odoroso, ma poteva essere nocivo, poteva essere cancerogeno. Questo ufficiosamente, però non ci si credeva, perché un prodotto che non puzza non può far male si pensava.

DOMANDA - Lei ha parlato di quest’assemblea sindacale che avvenne dentro la fabbrica?

RISPOSTA - E` nell’area della fabbrica, è subito all’esterno della portineria. Area sempre Montedison.

DOMANDA - E in questa assemblea cosa venne detto del CVM? Venne detto che era un prodotto cancerogeno?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Prima di allora lei non aveva mai saputo niente sul fatto che era un prodotto cancerogeno?

RISPOSTA - Da un paio d’anni circolava questa voce, o un volantinaggio, tipo ciclostile, ma nessuno ci credeva, era una diceria, la stessa diceria che prima ci davano come prodotto valido, non nocivo, improvvisamente..., il discorso nocivo, non puzza, non fa male.

DOMANDA - Nel laboratorio venne installato un gascromatografo per accertare qual era la concentrazione del CVM nell’aria?

RISPOSTA - Successivamente, fino a quando io sono rimasto in quel laboratorio non c’erano cromatografi.

DOMANDA - Cioè fino nel 1977 nel laboratorio non c’era un gascromatografo?

RISPOSTA - C’era un gascromatografo ma per analizzare il CVM, per vedere la curva di distillazione del CVM.

DOMANDA - Cioè per analizzare il prodotto...

RISPOSTA - Non la nocività, non la concentrazione di CVM nell’aria.

DOMANDA - Lei ha qualche malattia?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Che malattie ha?

RISPOSTA - Ho una, insomma, ho un cancro sui polmoni e ho un’altra malattia, non mi ricordo più il nome.

DOMANDA - Lei ha...

RISPOSTA - E poi un’altra malattia.

DOMANDA - Lei ha partecipato all’indagine Fulc nel ‘75?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Le venne riscontrata una malattia?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Che malattia era?

RISPOSTA - Un coso al fegato, problemi al fegato.

DOMANDA - Un’epatopatia?

RISPOSTA - Epatopatia.

DOMANDA - Si ricorda se a seguito del riscontro dell’epatopatia venne in qualche maniera stabilito che lei doveva allontanarsi dal reparto o no?

RISPOSTA - Era scritto su quell’indagine che dovevo essere spostato da reparti che potevano avere dei contatti con il CVM.

DOMANDA - E venne spostato?

RISPOSTA - Sì, sono andato al parco serbatoi, appunto, nel ‘77.

DOMANDA - Per che motivo venne spostato?

RISPOSTA - Questo non lo so.

DOMANDA - Secondo lei era collegato al consiglio che veniva dato nella valutazione medica?

RISPOSTA - Non lo posso sapere, non eravamo tenuti a sapere perché ci spostavano.

DOMANDA - Le visite mediche che facevate quando lei era al laboratorio, ogni quanto tempo venivano fatte?

RISPOSTA - Inizialmente ogni anno, poi sempre..., era una cosa, così, informale, ci si andava, non ci si andava.

DOMANDA - Cioè, inizialmente cosa vuol dire, fino a che anno la facevate ogni anno e quando invece diventava una cosa addirittura informale? Lei è uscito dal laboratorio nel ‘77.

RISPOSTA - Fino al ‘65, dal ‘65 in poi ci si andava, non ci si andava. Non è che usciva un ordine del giorno dove che tal persona doveva essere, il caporeparto dava l’indicazione ai vari assistenti che chi voleva andare alla visita medica poteva andare in tal giorno.

DOMANDA - Che tipo di visita medica facevano?

RISPOSTA - Per noi i raggi solo, per quello non ci siamo più andati.

DOMANDA - Volevo sapere qualcosa a proposito del parco serbatoi; io ho sentito dire che lo chiamano il polmone di Montedison, perché?

RISPOSTA - Perché è l’unica area verde che c’è a Montedison.

DOMANDA - Cosa ha detto?

RISPOSTA - E’ tutto aperto, c’è un’infinità di serbatoi collocati in uno spiazzo verde.

DOMANDA - Cosa arriva al parco serbatoi, tutto?

RISPOSTA - Tutto.

DOMANDA - Cosa vuol dire tutto?

RISPOSTA - Tutti i prodotti che arrivano per tubo, per nave, per ferrocisterne, per autobotti e tutto quello che esce, che va ai reparti, che viene spedito.

DOMANDA - Quindi CVM, PVC, dicloroetano?

RISPOSTA - No, CPV no, tutti i liquidi e gassosi, CVM, toluolo, benzolo.

DOMANDA - Lo scarico di questi prodotti al parco serbatoi come avviene?

RISPOSTA - Il carico e scarico, a seconda, o con navi, o con autobotti, o per tubo.

DOMANDA - Lei si ricorda più o meno nel periodo in cui stava al parco serbatoi che quantità di CVM, di dicloroetano passavano giornalmente per il parco serbatoi?

RISPOSTA - No, questo non me lo ricordo, il dicloroetano posso quantificare 20, 25 autobotti al giorno, arrivavano da Mantova, il dicloroetano arrivava da Mantova, 20, 25 autobotti al giorno.

DOMANDA - Quanto contiene un’autobotte?

RISPOSTA - 20 quintali mi sembra.

DOMANDA - Lei ha detto, ha parlato dell’informazione a proposito della cancerogenicità del CVM, dall’azienda avete mai avuto notizie sulla pericolosità di questo prodotto?

RISPOSTA - Dal sindacato, non dall’azienda, dal sindacato, il sindacato in assemblea ci ha informato ufficialmente che il CVM può essere cancerogeno, l’azienda si è adeguata a quella presa di posizione, però non ci ha mai detto: sì, è vero, no, non è vero.

DOMANDA - A proposito dell’ultima questione, quanto ha detto che portavano di peso le autobotti di prodotto?

RISPOSTA - Mi sembra 20 quintali.

DOMANDA - E quante autobotti arrivavano?

RISPOSTA - Da 20 a 25 al giorno.

 

AVVOCATO SCHIESARO

 

DOMANDA - Per capire meglio il tipo di attività che ha svolto questo parco serbatoi, cioè, lei ci ha parlato di scarico da navi, da autobotti, ma lei cosa faceva lì?

RISPOSTA - Ero quello che determinava la quantità di prodotto in entrata e in uscita del parco serbatoi, e il movimento nel parco serbatoi.

DOMANDA - Cioè, non si occupava di operazioni di carico-scarico allora?

RISPOSTA - No, ma il sistema era proprio di fronte, le autobotti, scusi, sostavano proprio davanti alla finestra del mio ufficio, in quanto l’ufficio era adiacente alla pesa.

DOMANDA - Quindi lei era sistemato in un piccolo ufficio di fronte alla pesa?

RISPOSTA - Adiacente alla pesa.

DOMANDA - E di fronte alla cisterna che conteneva?

RISPOSTA - Di fronte c’erano tutte le cisterne, non solo di dicloroetano, tutte le cisterne che ci passavano di fronte.

DOMANDA - L’autobotte arrivava...

RISPOSTA - Cisterne, autobotti.

DOMANDA - Veniva pesato?

RISPOSTA - Certo.

DOMANDA - E lei si occupava di registrare...

RISPOSTA - Certo.

DOMANDA - Della pesa?

RISPOSTA - No, io prendevo atto della quantità che la pesa determinava.

DOMANDA - Registrava il dato della pesa.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E dopodiché avveniva lo scarico?

RISPOSTA - Avveniva lo scarico e poi veniva ripesata, al ritorno veniva ripesata per vedere se aveva scaricato tutto.

DOMANDA - Questo scarico avveniva con dei tubi attaccati alle cisterne o no?

RISPOSTA - Sì, certo.

DOMANDA - In quelle occasioni degli scarichi, quindi tutte le sostanze passavano, quelle che ha elencato lei venivano scaricate allo stesso modo, il toluene, il dicloroetano?

RISPOSTA - Tanti prodotti venivano scaricati in autobotte, tanti prodotti in ferrocisterne, tanti prodotti con le navi.

DOMANDA - Lei aveva, in quel suo posto di lavoro aveva a disposizione dei sistemi per proteggere le vie aeree da eventuali esalazioni, o vapori che provocassero odori?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Non aveva niente?

RISPOSTA - No, neanche alla pesa, nessuno l’aveva.

DOMANDA - Non c’erano questi tipi di protezione?

RISPOSTA - Come si fa a lavorare a una scrivania con un protettore sulla faccia?

DOMANDA - Ma problemi di vapori lei ne aveva percepiti in quel...

RISPOSTA - Certo. Come arrivava un’autobotte, specialmente al ritorno dell’autobotte, quasi tutte le autobotti avevano il boccaporto aperto per aver scaricato, dopo aver scaricato ritornavano alla pesa per vedere se avevano scaricato tutto e avevano il boccaporto aperto, l’odore che era dentro in autobotte entrava benissimo in ufficio, era sempre in ufficio.

DOMANDA - Ciononostante non c’erano sistemi di isolamento, di protezione per voi?

RISPOSTA - Non per noi, per nessuno.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Il CVM veniva trasportato in autobotti?

RISPOSTA - In ferrocisterne e in navi.

DOMANDA - Quindi non in autobotti?

RISPOSTA - Anche in autobotti, c’erano 2 o 3 autobotti speciali che andavano in Jugoslavia.

DOMANDA - Quante volte all’anno?

RISPOSTA - All’anno? 2 o 3 volte alla settimana, non frequenti insomma.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Ad un accenno che aveva fatto il signor Cappelletto poco fa sulle visite mediche, volevo chiedere sulla base di un documento che è prodotto mi pare dalla difesa Montedison, o da un’altra difesa degli imputati, è un documento che riguarda prescrizioni di sicurezza relativi ai prodotti clinici cloruro di vinile, datato ottobre ‘59, quindi siamo ancora agli anni ‘50. Al punto 1.9.3 dove si parla di visite periodiche si dice letteralmente: in base all’articolo 33 e voce 38 dell’allegato del D.P.R. 19 marzo ‘56 numero 303, gli operatori addetti alle lavorazioni del cloruro di vinile devono essere sottoposti a visita di controllo ogni 3 mesi", quindi questo, va beh, il D.P.R. è del ‘56 comunque queste prescrizioni dell’azienda è del ‘59, lei faceva queste visite mediche periodicamente, se le faceva con che periodicità le faceva?

RISPOSTA - Gli operatori che operavano sul CVM erano nello stesso laboratorio, nella stessa stanza che eravamo noi, però noi non adoperavamo sul CVM, noi adoperavamo sulla resina e sui compound, per cui quell’ordine forse, forse, era riferito a quelli che lavoravano proprio al CVM, non alla resina e al compound.

DOMANDA - Io chiedo lei queste visite quando le faceva, quante volte le faceva o quando ha cominciato a farle?

RISPOSTA - Inizialmente anche una volta all’anno, poi visto che facevano i raggi solo non ci siamo più andati, io non ci sono più andato.

DOMANDA - Quindi era una cosa volontaria, non era indicazione dell’azienda?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E quando ha cessato di fare queste visite annuali?

RISPOSTA - ‘65, ‘70, non è una cosa che mi ricordo, non la ritenevamo una cosa importante fare i raggi.

DOMANDA - Quindi ad un certo più non ci è più andato?

RISPOSTA - No.

 

Presidente: può andare, grazie.

 

Pubblico Ministero: Giacomello Gino.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - GIACOMELLO GINO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, Pubblico Ministero.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Anche per Giacomello Gino ci sono da parte mia inizialmente solo alcune domande sulla carriera lavorativa. Se vuole indicare al Tribunale quando ha iniziato a lavorare al Petrolchimico di Porto Marghera e con quali funzioni?

RISPOSTA - Io ho iniziato l’11 febbraio del ‘57 e sono stato un anno alla sezione fertilizzanti, dopodiché sono stato trasferito ai... lavori arrivi e partenze sotto il dottor Tonetto, dopodiché mi hanno trasferito a fine maggio, primi, metà maggio del ‘58 sono stato al CV15 perché il laboratorio del controllo compound era sopra il CV15 ed ero solo, uno per turno diciamo, di là sono rimasto fino al novembre del ‘60 che mi hanno trasferito sopra il reparto del CV15 ed allora il reparto del CV15 era abbastanza grande diciamo e alla parte sinistra quando si entra nel laboratorio c’erano le trafile, erano 5, una pressa, due mescolatori lenti, tutti sotto cappa. Alla parte del lato destro, e questo c’era il banco che divideva il laboratorio, c’era un banco di supporto, su questo banco avevamo due stufe, una a giostra ed una a piatti e non erano sotto cappa, poi, al lato destro, come dicevo, c’era il controllo della resina e veniva controllato circa dai 120, 150 chili al giorno, lo dico perché riempivamo circa 2 fusti e mezzo, qualche volta anche meno, qualche volta anche di più. Dove si facevano i residui non c’era alcuna protezione, c’erano due setacci, si guardava se c’era delle... nel fondo, non è che mancassero le cappe al lato destro dove si controllava la resina, ma erano insufficienti perché erano piccole e strette, per cui si aveva il bagno del controllo dell’HCL, diciamo, dove venivano puliti i viscosimetri sotto cappa.

DOMANDA - Lei fino a quando è rimasto in questo reparto?

RISPOSTA - Sono rimasto sempre, fino al ‘76 che ci siamo trasferiti all’ex laboratorio ricerche. Ma volevo continuare un momento, se mi permette.

DOMANDA - Prego.

RISPOSTA - Per fare una miscela ha bisogno di fare un insieme di autoclavi, per cui noi operavamo sia sull’essiccato ma operavamo anche sull’umido, sull’umido ci veniva portato un recipiente, una vaschetta con circa un chilo, un chilo e mezzo di resina, a secondo della comunicazione che faceva l’assistente in quel momento, la sua richiesta, per cui noi entravamo in contatto con la resina, con l’umido, avevamo una centrifuga con un cestello, e con le mani dovevamo mettere il quantitativo sopra un pezzo di carta da filtro, questa carta da filtro veniva messa su questa stufa a piatti, ed anche questa stufa non era sotto cappa, se voi avete presente il laboratorio del CV15 nel secondo banco, a metà, c’era questa stufa, a 80 gradi evaporava, noi che eravamo là... Però volevo dire un’altra cosa, quando le trafile funzionavano avevamo le cappe di aspirazione in attività, la parte più sottile della resina andava dappertutto, però noi abbiamo archiviato sempre per ogni miscela circa 800 grammi di resina come controcampione per 6 mesi, così per le miscele e per le spedizioni, sicché su questo laboratorio dove operavano circa 60 persone, avevamo la resina giornaliera che ci permetteva di lavorare, in più avevamo anche l’archivio, e avevamo qualche tonnellata di resina. Nel ‘74, nei primi mesi del ‘74, ricordo, ci portarono il cromatografo e il gascromatografo veniva fatto soltanto dagli assistenti in turno, al principio, e le prime volte, le prime volte che operavamo, personalmente io e anche qualche altro collega, i dati erano molto alti, sulle 32.000 parti, o 32.000 PPM, ma qualche volta il... del cromatografo andava a fondo scala, ed allora si ripeteva..., non si potevano neanche ripetere le analisi, si avvisava però, avevamo un registro di arrivo quando arrivava il campione, l’ora, l’ora che davamo il risultato, il turno, era scritto tutto. Poi nel ‘76, il 18 maggio ‘76, sono passato di giornata come assistente di giornata e ci siamo trasferiti nel laboratorio ricerca diciamo, quello sopra un bunker, in questo laboratorio abbiamo fatto, come si dice, i residui anziché lasciarli nei fusti mi sono permesso, parlando con il mio capo di allora, di far sì che andassero giù direttamente per un tubo corrugato da 30 di diametro per una decina di metri di lunghezza, ho fatto una comunicazione interna, sono andato alla San Marco, ho preso due silos pari a 1.200 chili all’uno, erano quelli del CV5/15 che metà li mettevano in dail blend e ho fatto un buco in questa piccola stanza al primo piano del laboratorio e ho tirato su questo tubo corrugato, l’ho applicato a una specie di imbuto dove c’erano i due setacci che parlavo prima e la resina ho visto che si poteva fare questo lavoro, ed allora dopo visto che poteva andare con un’altra commessa, con l’officina, ho cercato di fare le cose come dovevano essere fatte. In bunker invece abbiamo fatto l’archivio ed allora là non c’erano problemi, perché il bunker era abbastanza arieggiato, però era sopra, la gente, il personale, non era a contatto con... Poi avevamo il problema delle stufe...

DOMANDA - Prima di passare ai problemi in particolare, volevo chiedere, solo per completare il quadro iniziale, fino a quando lei ha lavorato nello stabilimento? Dopo le domande specifiche...

RISPOSTA - Fino al primo aprile dell’87.

DOMANDA - L’ultimo reparto dove ha lavorato qual è stato?

RISPOSTA - Sempre nel laboratorio.

 

AVVOCATO MANDERINO

 

DOMANDA - Tornando su quello che lei ha detto poco fa, abbiamo sentito prima il signor Cappelletto, lei lo conosce il signor Cappelletto?

RISPOSTA - Sì, ha lavorato per un periodo insieme con, magari fuori turno, con un altro turno, ma abbiamo lavorato insieme.

DOMANDA - Era analista come lei il signor Cappelletto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ha parlato del laboratorio dove non c’erano finestre, ovvero, c’erano finestre ma restavano sempre chiuse?

RISPOSTA - Se noi aprivamo le finestre le contaminazioni del reparto CV15 entravano da noi e noi non potevamo più lavorare, controllare, perché le contaminazioni di un autosilos, se non va bene, non si può buttare via 25.000 chili, per cui le finestre rimanevano sempre chiuse, ma c’erano le cappe di aspirazione.

DOMANDA - Quindi quando voi controllavate questi prodotti usando anche le stufe all’interno del laboratorio l’aria che si respirava restava all’interno perché le finestre dovevano restare rigorosamente chiuse?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Il controllo che voi facevate sulla resina essiccata cioè la prova granulometrica che veniva fatta, come veniva fatta? Cioè, come usavate le mani? E se avevate protezione?

RISPOSTA - No, non avevamo protezione, avevamo, come si dice, un pennello per togliere via, perché su 20 grammi di resina e inizialmente lavoravamo su 10, questi setacci dal primo all’ultimo dovevano far sì che i conti tornassero, ma non avevamo nessuna protezione, come non avevamo nessuna protezione quando lavoravamo sull’umido.

DOMANDA - Quindi nello stabilire la granulometria del prodotto era a tasto, con le mani la stabilivate?

RISPOSTA - No, c’erano i setacci, c’era un vibratore...

DOMANDA - Ma il setaccio attraverso cui passava era tenuto da voi con le mani nude?

RISPOSTA - No, c’era un morsetto che comprimeva i vari setacci e una volta, andava sempre a tempo, non a caso.

DOMANDA - Nel laboratorio, dove lei ha lavorato, ha lavorato anche il signor Arnini Mario?

RISPOSTA - Certo, eravamo insieme, ma lui proveniva dal laboratorio ex ricerche e poi è venuto in turno insieme con me, sono andato anche al suo funerale.

DOMANDA - Lei si ricorda quando è morto il signor Arnini?

RISPOSTA - Credo sia stato nel ‘71.

DOMANDA - Era analista come lei?

RISPOSTA - Sì, facevamo lo stesso lavoro, perché noi eravamo operativi.

DOMANDA - Il signor Cappelletto prima ha parlato della mensa nel laboratorio, cioè, la mensa nel laboratorio quando è stata istituita?

RISPOSTA - Dopo che i vari delegati che si sono succeduti hanno ottenuto uno spazio da un ufficio.

DOMANDA - Quando è avvenuto questo?

RISPOSTA - Credo nel, credo, penso nel ‘73, ‘74, perché..., giù di lì, prima avevamo questo banco che divideva il laboratorio, a fine banco c’era un tavolo e quando la sera si doveva mangiare si mangiava là, perché la mensa vera e propria non c’era.

DOMANDA - Dove c’era questo banco c’erano anche i prodotti che voi controllavate? Cioè, eravate a contatto su questi prodotti?

RISPOSTA - Ho detto su 450 metri quadri erano 60 persone che operavano, tra giornalieri e turnisti, per cui eravamo là.

DOMANDA - Poi la mensa è stata istituita comunque all’interno del laboratorio?

RISPOSTA - Sempre sui 450 metri quadri.

DOMANDA - Le visite mediche che facevate si ricorda con che periodicità venivano fatte e che tipo di visita erano?

RISPOSTA - Ricordarsi tutto... Comunque io sono andato un paio di volte a farmi i prelievi del sangue e le visite periodiche, quando ci chiamavano, non sempre, non c’era un tempo stabilito che a fine anno dovevamo, quando ci chiamavano andavamo.

DOMANDA - Lei quando ha saputo che il CVM era cancerogeno?

RISPOSTA - Lei pensa che se io l’avessi saputo avrei lavorato..., ho mantenuto una famiglia però mi hanno pagato per quello che avevo fatto, non per la mia salute, nessuno me l’ha mai detto. Per sentito dire dopo nel tempo.

DOMANDA - Dopo nel tempo quando?

RISPOSTA - Ma verso l’84, ‘85.

DOMANDA - Ma da chi?

RISPOSTA - Voci che correvano tra noi, ma il mio capo non mi ha mai detto, anche perché penso che se il mio capo l’avesse saputo non avrebbe vissuto accanto a me, cercava di svignarsela un po’, credo.

DOMANDA - Lei è uscito nell’87 dal laboratorio?

RISPOSTA - Primo aprile ‘87.

DOMANDA - Ha potuto riscontrare negli ultimi anni se c’erano state delle modifiche da parte dell’azienda, a proposito del tipo anche di come voi facevate il controllo del prodotto?

RISPOSTA - Le dirò di più, io nel 1988, ad aprile, sono stato contattato per entrare nello stabilimento, dopo non si è fatto nulla.

DOMANDA - Io le chiedevo se negli ultimi anni...

RISPOSTA - No dottoressa, no.

DOMANDA - Non ci sono stati miglioramenti quindi?

RISPOSTA - Bisognerebbe chiedere a chi ha operato finora.

 

AVVOCATO ALESSANDRI

 

DOMANDA - Lei ha preso parte all’indagine Fulc del 1975?

RISPOSTA - Credo di sì.

DOMANDA - E in quell’occasione non le fu detto per quale ragione era stata avviata questa indagine sui lavoratori di Porto Marghera?

RISPOSTA - No, non mi è stato chiesto questo.

DOMANDA - Non chiesto, ma riferito, detto da qualcuno, neanche dai suoi compagni di lavoro, dai sindacati, dai medici?

RISPOSTA - Quali medici dottore?

DOMANDA - L’indagine Fulc è un’indagine...

RISPOSTA - Lei parlava del medico di fabbrica...

DOMANDA - Io le ho chiesto se lei ha preso parte all’indagine Fulc?

RISPOSTA - Sì, anzi, le dirò di più, siccome io sono emotivo quando vedo la siringa, quella dottoressa che mi ha prelevato il sangue, ho detto, perché avevo capito che qualcuno lo avevano bucato più di una volta, la prego di...

 

Presidente: adesso veniamo alla questione. L’hanno informata o non l’hanno informata perché facevano questa indagine Fulc a tappeto nei confronti di tutti?

RISPOSTA - No.

 

Presidente: tra di voi non si chiedeva neppure, visto che c’era questa straordinarietà nell’intervento, del perché si facesse questa indagine?

RISPOSTA - No, non l’ho mai chiesto.

 

DOMANDA - Prendo atto di questa risposta. Lei ha detto che nel laboratorio lavoravate con le finestre chiuse per evitare che entrassero dei contaminanti e quindi falsassero i risultati delle analisi, però stava anche dicendo che vi erano delle cappe di aspirazione, lo conferma?

RISPOSTA - Le ho detto che le cappe di aspirazione quando eravamo in marcia con le trafile aspiravano, e ho anche detto che nel laboratorio del controllo resina c’erano delle cappe ma erano insufficienti per mettere sotto cappa le stufe, per cui avevamo messo il bagno dell’HCL dove si lavava i viscosimetri etc., ma erano talmente piccole queste cappe che non entravano le stufe.

 

Presidente: può andare, grazie.

 

Pubblico Ministero: Zoccarato.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - ZOCCARATO ERNESTO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, Pubblico Ministero.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Che attività professionale lei ha svolto, che lavoro ha fatto?

RISPOSTA - Io ho fatto sotto cooperativa CFM insaccamento al CPV e al CV6, al CV14.

DOMANDA - Lei si ricorda quando ha cominciato a lavorare per la cooperativa?

RISPOSTA - Adesso non mi ricordo, deve essere stato nel ‘74, adesso non mi ricordo di preciso.

DOMANDA - La cooperativa come si chiamava?

RISPOSTA - CFM.

DOMANDA - Cooperativa Facchini Marghera?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Le volevo chiedere, in questo lavoro alla cooperativa lei poi fino a quando ha continuato a lavorare?

RISPOSTA - Fino all’89.

DOMANDA - Dove svolgeva la sua attività?

RISPOSTA - Di turno di notte, quasi sempre all’insaccamento.

DOMANDA - Si ricorda presso quali reparti?

RISPOSTA - CV6, CV14, CPV, il magazzino grande, non mi ricordo neanche, in tre posti.

DOMANDA - Come funzionava, lei veniva mandato sempre su questi reparti o andava anche su altri reparti?

RISPOSTA - No, sempre su questi reparti pressappoco.

DOMANDA - E quindi in pratica andava indifferentemente al CV6, CV14, al magazzino CPV o ha cambiato per degli anni solo al CV6, per degli anni solo... o indifferentemente l’uno e l’altro reparto?

RISPOSTA - No, conforme... delle volte magari c’era poco, ci andavo magari un anno, due; magari dopo chiudevano, cambiavano e allora andavo da un’altra parte, ma insomma sempre...

DOMANDA - Comunque sempre questi tre reparti?

RISPOSTA - Sì, sempre in questi tre qua, pressappoco.

DOMANDA - E sempre da insaccatore?

RISPOSTA - Sempre insaccatore.

DOMANDA - Vuole spiegare un attimo al Tribunale che cosa, in che cosa consisteva il suo lavoro, cioè, lei in pratica che cosa faceva, quando arrivava al Petrolchimico dove andava...

RISPOSTA - Come se fossi entrato adesso, così, avevamo le due bocchette: gli uomini di qua... c’era il nastro che andava dabbasso...

DOMANDA - Dovrebbe spiegare un attimo meglio; quando arrivava al reparto, insaccatore cosa voleva dire, che doveva mettere il prodotto all’interno dei sacchi, cosa doveva fare?

RISPOSTA - Sì, il prodotto dentro questi sacchi.

DOMANDA - E da dove veniva questo prodotto?

RISPOSTA - Dalle cisterne.

DOMANDA - E veniva poi caricato in che maniera su questi sacchi, cosa c’era, una macchina veniva fatto...?

RISPOSTA - C’era una macchina, con il nastro che correva, che faceva la pedana... perché partiva la pedana e dopo c’erano i carrelli apposta con i quali veniva portato via; noi avevamo solo il compito di insaccare e preparare le pedane, fare le pedane con i sacchi.

DOMANDA - Questo lavoro di insaccamento chi lo faceva, solo qualcuno delle cooperative o c’erano anche i dipendenti di Montedison e poi di Enichem?

RISPOSTA - C’erano i capi che venivano a dirci: "Voi dovete fare così, così, così e così".

DOMANDA - I capi di chi?

RISPOSTA - Sempre della Montedison.

DOMANDA - Che erano presenti e vi indicavano che lavori fare?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Avevate dei mezzi di protezione mentre facevate questo lavoro?

RISPOSTA - Avevano una mascherina piccolina, di quelle che si mettevano davanti, piccoletta, di quelle là.

DOMANDA - Delle mascherine di feltro, di tela, quelle lì, o delle maschere proprio con...?

RISPOSTA - No, no, di quelle piccoline là; ma dopo come riserva c’era qualcuno che se la teneva, ma era da pulire perché c’era io non so quanta polvere attaccata. Tirandolo fuori scoppiava un sacco e si riempiva tutto di polvere: ci toccava scappare, per forza perché era tutto pieno di polvere. Dopo c’erano le pulizie, da fare sotto...

DOMANDA - Dopo veniamo alle pulizie. Quando veniva caricato questo prodotto, questo prodotto arrivava all’interno di che cosa, veniva caricato su camion?

RISPOSTA - Sì, dopo c’erano i giornalieri che caricavano sui camion; noi lo tenevamo là, lo immagazzinavamo e dopo i giornalieri lo caricavano; quando venivano a caricare..

DOMANDA - I giornalieri delle cooperative?

RISPOSTA - Sempre delle cooperative.

DOMANDA - E quindi quando arrivava il prodotto da voi, voi andavate al reparto CV6, al reparto CV14?

RISPOSTA - Sì. Sempre al reparto.

DOMANDA - Ma dove: dentro o fuori questo reparto?

RISPOSTA - Sempre dentro, sempre in un magazzino.

DOMANDA - Su un magazzino di questi reparti?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E il CVM come si presentava, cos’era: una polvere, grani, cos’era?

RISPOSTA - Come quelle del CV6, era come borotalco.

DOMANDA - Era finissimo, come borotalco?

RISPOSTA - Non si puliva neanche dagli abiti. Magari scoppiava o magari si rompeva un sacco, e faceva tutta aria dappertutto, tutta polvere.

DOMANDA - Quando lei arrivava ad esempio in questo punto del CV6 come la trovava questa polvere, era dentro a sacchi, era dentro a bidoni, era dentro una macchina?

RISPOSTA - Sempre sulla bocchetta.

DOMANDA - Quindi lei cosa faceva, metteva i sacchi sotto la bocchetta?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E come, erano sacchi, rimaneva tutto chiuso o cosa succedeva?

RISPOSTA - Rimaneva chiuso, ma ce n’era sempre qualcuno che faceva l’aria forte e scoppiava; e quando scoppiava faceva fumo dappertutto e poi magari certe volte, ma poche volte che il tubo non andava bene, non tirava su, faceva polvere anche quello: tutta polvere dappertutto.

DOMANDA - Era una situazione eccezionale questa o si verifica normalmente che ci fosse tutta questa polvere, borotalco, come diceva lei prima, nell’aria?

RISPOSTA - C’erano degli aspiratori che tiravano, ma c’era sempre la polvere nell’aria, vedevi sempre quella nebbia, sempre quella polvere che girava.

DOMANDA - Poi alla fine della giornata con tutta questa polvere come eravate messi voi alla fine del turno di lavoro?

RISPOSTA - Finito il turno di lavoro, prendevano, andavamo a cambiarci e andavamo a casa.

DOMANDA - Ma eravate tutti riempiti di polvere?

RISPOSTA - E beh, sicuro! Ci toccava fare il bagno.

DOMANDA - Questa situazione qua fino a quando è andata avanti, è andata avanti sempre o è cambiata, perché lei ha cominciato, diceva, negli anni ‘70, così: quando è cessata? Perché lei ha finito nell’89 la sua carriera?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E` stato sempre così o c’è stato un periodo di cambiamento?

RISPOSTA - Poi in ultima venivano fatti i reparti un po’ meglio. Gli ultimi anni c’era più... polvere sempre, perché i sacchi scoppiavano sempre, ma c’ero gli aspiratori apposta, c’era... era messo un poco meglio.

DOMANDA - Vediamo di precisare un attimo questo periodo; lei è andato in pensione nell’89, però ha lavorato fino all’89 in questi reparti o anche in altri reparti?

RISPOSTA - Sempre lavorato o sopra o sotto, ma attorno sempre a quei tre reparti lì.

DOMANDA - Sempre su questi tre reparti di solito. Rispetto al periodo in cui lei va in pensione, le cose sono migliorate quanto tempo prima? Quanti anni all’incirca, non le chiedo il mese, l’anno esatto.

RISPOSTA - Saranno... 5 o 6 anni prima, non mi ricordo proprio di preciso perché...

DOMANDA - In pratica cos’era successo che c’erano stati questi miglioramenti, che cosa avevano messo?

RISPOSTA - Hanno fatto tutti gli impianti nuovi, e dopo non si insaccava più a mano, perché prima insaccavamo a mano: andavamo sotto con la "torna" e dopo perché ci stesse la roba dentro, ci toccava battere con un bastone. Perché ci stesse dentro. E allora ci toccava lasciarli là insaccati, come insaccare... la roba che non ci stava dentro. E dopo pulivamo con la macchina. E invece, quasi in ultima ci avevano fatto le bocchette, si mandava dentro la bocchetta, insomma era meno...

DOMANDA - E quindi c’era meno...?

RISPOSTA - La polvere c’era sempre.

DOMANDA - La polvere c’era sempre però?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E com’è che c’era sempre questa polvere se poi è stato usato questo sistema automatico, un po’ più automatico di mettere dentro la polvere nei sacchi?

RISPOSTA - Siccome era sempre qualche cosa che il sacco scoppiava, oppure non teneva, o che era rotto... rotto: aveva poca colla, insomma scoppiava, o magari il tubo perdeva, che non tirava su, c’era sempre... Una volta ogni tanto c’era questa polvere che saltava, che puzzava: una volta o due alla settimana.

DOMANDA - Quante volte succedeva che si rompeva questo sacco?

RISPOSTA - Il sacco tutti i giorni.

DOMANDA - Tutti i giorni?

RISPOSTA - Tutti i giorni perché o qua o là c’era sempre in un turno quei 4, 5, 6, 10 sacchi che scoppiavano, che si rompevano, che non ci stava... facevano il colera, per conto di quello: tutti i giorni.

DOMANDA - Ma lei che ha lavorato tanti anni in questi reparti CV6, CV14 etc., lei è stato informato che il CVM era una sostanza pericolosa?

RISPOSTA - A me quando hanno detto mettetevi questa mascherina... mi sono... non immaginavo, ma ho detto: "Tanto roba buona no, non è, perché - ho detto - se va nei polmoni, addio!" E...

DOMANDA - Ma gliel’hanno data subito questa mascherina, si ricorda di che materiale: quella di tela, di pezza, di feltro, cos’era?

RISPOSTA - Quelle, quelle piccolette là, che ci mettevamo sulla bocca davanti, fatte così.

DOMANDA - Solo quelle lì davanti?

RISPOSTA - Adesso io non mi ricordo... E’ di undici anni fa.

DOMANDA - Le hanno detto qualcosa di particolare su queste sostanze chimiche, se erano pericolose in modo particolare, se potevano procurare i tumori, cosa di questo tipo?

RISPOSTA - Se mi dicevano dei tumori, una cosa o l’altra, allora non saremmo nemmeno andati, io non andavo neanche. Loro hanno detto della polvere che fa male, ma non dei tumori una cosa e l’altra.

DOMANDA - Questo lei non l’ha mai saputo?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Non glielo ha mai detto nessuno?

RISPOSTA - No, io sapevo che faceva male, ma non che facesse venire il tumore, che facesse morire.

DOMANDA - Faceva male cosa voleva dire allora, cosa le hanno detto?

RISPOSTA - Eh?

DOMANDA - Cosa voleva dire che faceva male, glielo ha detto qualcuno o l’ha pensato lei?

RISPOSTA - L’ho pensato anch’io, ma era lo stesso anche i nostri capi hanno detto: "State attenti, mettetevi la mascherina perché è facile che, con gli anni, dopo venga fuori qualche malora". E allora dopo me lo sono immaginato.

DOMANDA - Questo glielo hanno detto subito quando lei ha cominciato a lavorare?

RISPOSTA - No, no... Dopo, quando sono venute fuori le cose, più avanti.

DOMANDA - Quando ha cominciato a parlare che la sostanza era pericolosa, quando?

RISPOSTA - Adesso non mi ricordo di preciso quanti anni.

DOMANDA - Lei sa che ad un certo punto, adesso le indico io la data, nel ‘75 è stata fatta un’indagine con Medicina del Lavoro dell’università di Padova, con la Fulc, con i sindacati, alla quale hanno partecipato tutti i lavoratori che avevano avuto a che fare con il CVM della Montedison, di Montefibre, poi l’hanno fatta anche in tutta Italia; lei ha partecipato a queste indagini o nessuno...

RISPOSTA - No, io non ho mai fatto feste, io sono sempre stato in turno, io ho sempre lavorato, nessuno mi ha mai detto niente...

DOMANDA - E nessuno le ha mai detto niente?

RISPOSTA - No, di queste cose qua no.

DOMANDA - Ma faceva visite mediche, le facevano fare delle visite?

RISPOSTA - Sì, che mi facevano... So che ho dato anche le carte a un dottore - non so quale dottore che era lì, che mi ha visitato - delle carte che avevo fatto la visita...

DOMANDA - No, non adesso; dico all’epoca, quando lei lavorava, lei faceva visite mediche?

RISPOSTA - Un paio di volte qua a Mestre.

DOMANDA - In tutti gli anni che lei ha lavorato, un paio di volte?

RISPOSTA - Sì, non sono mica andato tante volte.

DOMANDA - Ma nessuno le ha detto che bisognava fare una visita ogni 6 mesi, oppure ogni 3 mesi, non lo so?

RISPOSTA - A me nessuno ha detto niente. Io sono sempre andato a lavorare, sono stato in turno...

DOMANDA - E non le hanno mai fatto fare i controlli nessuno?

RISPOSTA - Sono andato un paio di volte là, a soffiare da loro, i cosi... sono andato un paio di volte e basta ma...

DOMANDA - Ma dove: in ospedale a Mestre?

RISPOSTA - No, qua, in un reparto qua fuori a Marghera, non so...

DOMANDA - Questo quando, ancora negli anni passati?

RISPOSTA - Allora andavo ancora a lavorare, prima dell’89.

 

AVVOCATO POZZAN

 

DOMANDA - Senta, solo una questione, alla fine del turno poi facevate le pulizie, vero?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quanta polvere poi potevate, avevate portato via e portavate via?

RISPOSTA - Era conforme; se le bocchette perdevano o si ostruivano... ne riempivamo abbastanza, due o tre sacchi, se invece era tutto quieto, bastava una scopata, si portava via e via.

DOMANDA - Ma all’incirca quanta?

RISPOSTA - Pressappoco metta 50 chili alla volta, circa 60.

DOMANDA - 50, 60 chili di materiale residuo per terra?

RISPOSTA - Sì.

 

AVVOCATO ALESSANDRI

 

DOMANDA - Dei chiarimenti che non ho capito bene alcune risposte.

 

Presidente: mi dispiace, io non sono intervenuto per quanto riguarda il dialetto, ma...

 

DOMANDA - Prima di tutto volevo un chiarimento, lei nell’insaccamento ovviamente insaccava PVC, non CVM, perché qui si è continuato di CVM, ma...

RISPOSTA - Io ho insaccato resina, anche CV... e qualche volta andavo anche a granuli e dopo facevamo anche soda; andavo qualche volta, anche ultimamente qua, c’erano tanti che magari non lavoravano, sono andato anche a zonzo, in tondo.

DOMANDA - Presumo che abbia detto PVC, presumo.

 

Pubblico Ministero: ha detto granuli, resine.

 

DOMANDA - E quindi PVC.

 

Pubblico Ministero: va beh, ma se parla di polveri al CV6...

 

DOMANDA - Polveri di PVC non di CVM?

 

Presidente: evidentemente.

 

RISPOSTA - Quando sono stato al CV6, più di tutto sono stato al CV6.

DOMANDA - Per quanto riguarda invece il sistema di insaccamento automatico lei l’ha visto installato negli impianti in cui ha lavorato?

RISPOSTA - Dove lavoravo, prendeva.

DOMANDA - Certo. Lei prima mi pare abbia indicato anche delle date rispetto alle quali questo nuovo sistema è stato installato, vuole essere più preciso?

RISPOSTA - Adesso non mi ricordo, perché in principio so che siamo andati con quelli con la bocchetta e dopo si cuciva.

DOMANDA - No, non le chiedo...

 

Presidente: quando l’automatico?

 

DOMANDA - Più o meno.

RISPOSTA - 5 o 6 anni prima che io andassi in pensione.

DOMANDA - Come? Cioè quattro o cinque anni prima che lei andasse in pensione?

RISPOSTA - Beh, io sono andato nell’89...

 

Presidente: e quindi?

RISPOSTA - Sarà stato nell’85... ‘84, adesso non mi ricordo di preciso.

 

DOMANDA - A dire la verità per quello che risulta dalla documentazione acquisita, sembrerebbe molto precedente questa modalità dell’insaccamento automatico.

RISPOSTA - No, perché prima, se è prima hanno automatizzato il CV6 fuori... Quando hanno fatto... Ha detto prima quando ero all’insaccamento con le bocchette: ero dentro nel reparto; dentro prima e dopo l’hanno fatto fuori... che le attaccavo.

 

Presidente: sì, ma le sta domandando quando comunque lei ha cominciato ad operare con l’insaccamento automatico?

RISPOSTA - Di preciso non posso dirlo, perché io non ho tenuto... Sono 11 anni che sono a casa, io non mi ricordo di preciso che anno era.

 

AVVOCATO VASSALLO

 

DOMANDA - Se ho ben capito ci sono stati due momenti dell’insaccamento automatico, prima dentro il reparto e poi fuori il reparto?

RISPOSTA - Sì, perché c’era una squadra; la squadra che era assieme a noi, la ditta erano tutti sopra, allora...

DOMANDA - Come?

RISPOSTA - Eravamo noi la cooperativa che insaccava.

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Allora la ditta, li ha presi su sotto la ditta, delle cooperative, per un poco di tempo hanno cercato loro; dopo hanno detto che quei pochi che erano là, se sono andati sotto la... non erano più capaci di farcela perché sono morti quasi tutti. E allora siamo andati noi un’altra volta, della cooperativa, ad insaccare, ma nel momento dopo siamo andati anche noi... hanno fatto l’automatico fuori...

 

Pubblico Ministero: la ditta era la Montedison?

RISPOSTA - Sì.

 

Pubblico Ministero: cioè nel senso che ad un certo punto quelli della ditta Montedison non andavano più e hanno preso quelli della cooperativa.

RISPOSTA - Sono tutti morti, allora hanno messo loro, no.

 

Pubblico Ministero: il significato che ho capito, mi pare anche l’avvocato Vassallo diceva poco fa, nel senso, diceva, che quelli della ditta ad un certo punto facevano questo lavoro di insaccamento, poi ha detto che poi sono tutti morti e hanno preso quelli delle cooperative, è così?

RISPOSTA - Sì, sì. E ne sono morti diversi; poi non so, compagni che lavoravano con me e sono andati sotto la ditta... per prendere, togliere il coso... li hanno presi sotto la ditta. Dopo sotto la ditta non sono più stati capaci di farcela: chi si è ammalato, chi è rimasto a casa, chi è morto, ci hanno chiamato ancora noi altri ma allora dopo abbiamo cambiato; hanno fatto solo automatico, solo con le bocchette... non quello che si chiudeva e si cuciva. Il... era automatico: era quello che si cuciva, sull’automatico. E c’era quello... Quello che si cuciva era proprio borotalco proprio là; quello invece che buttavano su... era più forte, stava meglio... Erano due reparti sempre vicini: in uno si cuciva e in uno si insaccava in automatico.

 

Presidente: e questo quando è che comincia? Lei non se lo ricorda?

RISPOSTA - Non mi ricordo, non mi ricordo quando hanno aperto l’automatico.

 

Presidente: se non ci sono altre domande può andare. Prego, una domanda dell’avvocato Sforza.

 

AVVOCATO SFORZA

 

DOMANDA - Chiedo scusa, non posso essere sicuro che il teste non abbia già deposto su questa circostanza. Volevo chiedere se, siccome ha parlato di polveri abbondantemente presenti nell’area, se al termine dell’orario di lavoro veniva messa a disposizione una doccia, un bagno?

RISPOSTA - Una doccia e un bagno?

DOMANDA - Nell’orario di lavoro, compreso nell’orario di lavoro, fuori dall’orario di lavoro?

RISPOSTA - Dopo l’orario di lavoro c’era il bagno, no; la nostra cooperativa insomma, andavamo a farci il bagno, lavarsi.

DOMANDA - Erano docce messe a disposizione della committente?

RISPOSTA - La nostra cooperativa credo sia stata.

 

Presidente: dove la facevate la doccia e il bagno?

RISPOSTA - In cooperativa.

 

Presidente: non dentro la Montedison?

RISPOSTA - No, tante volte quelli al CV6 non ci lasciavano neanche andare al gabinetto, quelli della ditta; neanche andare al gabinetto perché tante volte andavano anche... ci trovavano a pisciare fuori; scusate.

DOMANDA - Solo un’altra domanda che riguarda invece i pasti, se ricorda dove si consumavano i pasti, in quale ambiente, in quale situazione?

RISPOSTA - Parla con me?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Non ho capito niente perché, poco...

DOMANDA - Le ho chiesto dove si mangiava?

RISPOSTA - Ah. Dove mangiavamo noi? In un camerino, in una stanzetta, mangiavamo là... al freddo. Tante volte, le prime volte, che sono andato poi sotto la Montedison, mi scaldavo la pignatella con i pezzi di legno, come una volta... le prime volte che andava si può dire.

Presidente: grazie, può andare.

 

Pubblico Ministero: Favarin.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - FAVARIN LUCIANO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: abbiamo la presenza anche dell’avvocato...

 

RISPOSTA - Mi sono portato alcuni appunti.

 

Presidente: va bene, se serviranno li potrà consultare. Prego, Pubblico Ministero.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Le volevo chiedere innanzitutto di dire al Tribunale che attività lei ha svolto all’interno dello stabilimento Petrolchimico di Porto Marghera.

RISPOSTA - Sono stato assunto dopo un corso fatto dalla Montedison come operaio qualificato, conduttore di impianti chimici.

DOMANDA - Dove ha lavorato?

RISPOSTA - Ho lavorato maggiormente al CV15, un po’ di tempo anche al CV5.

DOMANDA - Vuole illustrare al Tribunale che tipo di attività svolgeva e come veniva svolto il lavoro?

 

Presidente: innanzitutto ci dica quando è stato assunto e quando ha iniziato questa attività?

RISPOSTA - Ho iniziato l’attività nel 1961 e poi ho smesso perché ho fatto altre attività, ho fatto un concorso in Ferrovia nel 1968, ho fatto ‘61-’68, gennaio ‘68 in sostanza, si può mettere ‘67, tutto il ‘67. La mia attività iniziale fu nel reparto al secondo piano, si chiamava, lavoravo con una macchina chiamata blender, che era una specie di impastatrice oppure la chiamavano betoniera, il lavoro veniva svolto riempiendo questa macchina con il CPV, il cloruro polivinile. Poi si mettevano alcuni prodotti chimici dentro, coloranti, plastificanti, materie prime che dovevamo prenderle in una sala accanto e si lavorava per circa un’ora, un’ora e 20, un’ora e 30 con questa massa di resina in sostanza.

DOMANDA - Lei ha cominciato a lavorare al bus?

RISPOSTA - Io ho fatto anche un periodo ai bus, sono passato ai bus...

DOMANDA - Cosa significa ai bus...

RISPOSTA - Il bus è una macchina che fa una seconda lavorazione, cioè, la massa preparata prima ai blender viene passata attraverso un contenitore, noi scarichiamo dai blender dentro un contenitore, una tramoggia, tutta la massa preparata con plastificante e coloranti e poi viene passata su questa macchina chiamata bus, sarebbe una vite senza fine che scorre in una camicia in acciaio, la camicia viene riscaldata attraverso il vapore acqueo, acqua calda, in modo che la plastica, in sostanza, poi si amalgama bene e poi viene spinta verso una filiera, sarebbe un cilindro tutto forato, dove viene, spingendo, questa vite senza fine spinge la massa, alla fine di questa filiera c’è un coltello che spezzetta questi fili, questi spaghettini di plastica riducendoli tipo 2 millimetri, 2 o 3 millimetri, da qui vengono aspirati e insaccati, in sostanza viene finita la materia, la materia viene immessa poi nel mercato.

DOMANDA - Una cosa specifica soltanto le volevo chiedere è quella relativa al suo passaggio dal bus al blender. Vuole ricordare al Tribunale per quale motivo, se questo è connesso alle attività di lavoro, ai problemi che presentava il vostro lavoro e alle contestazioni che sono state effettuate?

RISPOSTA - Sì, io avevo, ho contestato a volte il sistema di lavoro che avevamo, tant’è che è un punto quasi di orgoglio diciamo, che ho iniziato a protestare ancora nel 1966 per quanto riguarda l’ambiente di lavoro etc. e mi sono, ho fatto una lettera di protesta inviandola ai miei capi, in sostanza al signor Casaroli, poi c’era il vice direttore Piovanelli e il dottor Rossini, a quel tempo.

DOMANDA - Che avevano che incarichi?

RISPOSTA - Uno era il caporeparto, il signor Casaroli etc.. Al che io mi trovavo..

DOMANDA - E poi Piovanelli cos’era, vice direttore?

RISPOSTA - Il direttore.

DOMANDA - E Rossini?

RISPOSTA - Rossini il direttore, Piovanelli il vice direttore.

DOMANDA - Prego.

RISPOSTA - Mi trovavo in un’altra linea dove si lavora in un’altra maniera ma il risultato è sempre lo stesso, la materia, la massa di resina viene scaricata in questo caso con piccole quantità di circa 70, 80 chili dentro uno strumento che si chiama bemburi, viene surriscaldato e da qui passa questa massa, questa piccola massa viene immessa su due cilindri che girano in sostanza uno contro l’altro, così, la plastica diventa piccola come un foglio e poi viene tagliata anche là attraverso una taglierina, dunque, la macchina è abbastanza lunga, mi trovavo dall’altra parte di questa macchina quando la... di temperatura del bemburi non ha funzionato e mi si è bruciata questa piccola quantità di plastica che raggiungeva, proprio saturava anche l’ambiente dopo con i fumi e con i vapori, disgraziatamente passò di là il signor Casaroli, e niente, dal momento che il giorno prima avevo consegnato questa lettera di proteste etc. mi sono trovato il giorno dopo, mi sono trovato al piano superiore, sono ritornato al vecchio lavoro che avevo insistito per cambiare in quanto un lavoro molto polveroso...

DOMANDA - Che era il blender?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Che dal punto di vista di condizioni igieniche e sicurezza com’era rispetto al bus?

RISPOSTA - Diciamo che l’ambiente, cioè, da una parte c’era la polvere e dall’altra c’erano i vapori. Insomma, siamo sempre in mezzo a delle materie che sono tremendamente..

DOMANDA - Che cosa veniva segnalato con quella nota di cui diceva lei, e se indica anche la data?

RISPOSTA - Io feci questa lettera a Porto Marghera il 9/11/66, la prima nota erano sulle condizioni di lavoro, la seconda condizioni igieniche e di sicurezza, poi sono passato al comportamento dei nostri superiori, che non l’ho neanche messo, neanche descritto, perché...

DOMANDA - A noi interessa il discorso condizioni igieniche e sicurezza e le condizioni di lavoro.

RISPOSTA - E le situazioni anche, avevo messo, per il..., diciamo, perché io insistevo tanto per le condizioni igieniche, ma poi alla fine ho messo anche il riconoscimento finanziario.

 

Presidente: è un teste che sta raccontando di un periodo temporale al di fuori della contestazione.

 

DOMANDA - Per questo avevo premesso che io avevo una domanda sola da rivolgere in relazione a questo documento, perché questo documento ha determinato uno spostamento del signor Favarin in un ambiente peggiore rispetto a quello dove si trovava a seguito di questo documento. Allora volevo che sinteticamente, poi, per carità, non dipende ovviamente da me, che illustrasse il documento e cos’è successo dopo il documento, anche perché segnalava a fine ‘66 una situazione di lavoro che poi invece, come diranno i prossimi testi, è continuata per parecchi anni, questo era il motivo. Sperando in una sintesi.

 

Presidente: va bene, se non ci sono altre domande...

 

DOMANDA - E comunque chiedo che questo documento venga acquisito così come lo ha indicato il signor Favarin.

 

AVVOCATO GARBIN

 

DOMANDA - Signor Favarin, lei ricorda, almeno fino al momento in cui lasciò il Petrolchimico, di aver conosciuto il signor Lino Carraro?

RISPOSTA - Sì, devo dire che io l’ho trovato là che era un po’ prima di me, è entrato alla Montedison e era già, si chiamava a quel tempo caposala, non capoturno, era caposala precisamente ai blender.

DOMANDA - Può specificare?

RISPOSTA - Ai blender come il mio sospetto è proprio che Lino, poverino, il blender non erano deleteri, diciamo, polverosi come, al bus non erano pieni di polvere deleteria come al blender sopra al primo piano, ma però saturavano, tutte queste macchine, una accanto all’altra, saturava l’ambiente di gas, io credo che là, dopo gli anni, com’è successo etc., ho pensato sempre che l’ambiente dei bus fosse più deleterio addirittura dei blender in quanto il CVM lì ritornava gas come la prima lavorazione fatta sulle autoclavi diciamo, ritornava gas perché non c’era aerazione dentro questi impianti, era tutto chiuso, non c’era ventilazione in sostanza, quello è il discorso.

DOMANDA - Può essere più preciso almeno sulle mansioni svolte dal signor Lino Carraro all’epoca?

RISPOSTA - Lino Carraro veniva a controllare la produzione in sostanza, si avvicinava, veniva a controllare le temperature, se le avevamo controllate bene, il prodotto come usciva, insomma, veniva, camminava, era sempre dentro all’impianto che controllava la produzione, come procedeva il lavoro in sostanza.

DOMANDA - Anche se svolgeva un’attività leggermente diversa dalle vostre può confermare se l’ambiente di lavoro era il medesimo anche per Lino Carraro?

RISPOSTA - Sì, la differenza era che lui non faceva il cambio di produzione, cioè, quando passavamo da un colore all’altro, da un nero, per esempio, da una plastica nera passavamo a una plastica bianca, c’erano da fare delle pulizie consistenti in modo che non andasse a contaminare la plastica bianca, là lui era al di fuori, però dopo faceva come noi in sostanza, faceva come noi perché noi al bus facevamo soltanto il controllo delle termocopie, temperature, controllavamo, davamo un po’ più o meno calore secondo la temperatura che doveva arrivare la massa di resina che si doveva compattare, in sostanza, però lui era sempre presente per i pesi, per controllare anche lui in sostanza.

 

AVVOCATO SCHIESARO

 

DOMANDA - Solo un chiarimento, perché su questo documento a cui ha fatto riferimento c’è un punto che attira la mia attenzione e che lui stesso ha qualificato come punto importante, punto G) ce lo vuole leggere?

 

Pubblico Ministero: consegno al Tribunale copia di questo documento a cui ha accennato datato 9/11/66.

 

DOMANDA - Lo riesce a leggere?

RISPOSTA - La continua richiesta di analisi di sangue esiste, allora, dicevo, un alto grado di nocività, perché loro più interessati, per esempio Pellegrini e Favarin, perché non vengono edotti, aggiornati di cosa vanno soggetti?

DOMANDA - Ed allora cosa voleva dire questa roba qua? Siamo nel ‘66?

RISPOSTA - Sì. Noi facevamo una visita, ci facevano una visita, peraltro anche c’era un’infermeria che era attrezzata, facevamo una visita ogni 6 mesi, al che è successo che per un periodo di tempo invece hanno ridotto i tempi almeno per alcuni di noi, quelli più interessati ero io e un mio collega, il signor Pellegrini, e io domandavo i risultati di queste analisi, perché non me le fate vedere? Per tre volte ho chiesto la possibilità di vedere e di sapere perché mi fanno queste analisi, o avete perso, dicevo anch’io in infermeria, o hanno perso qualcosa etc. o perché mi chiedete sempre di fare queste analisi? Questa è stata sempre lettera morta, non sono riuscito a capire.

DOMANDA - Ma lei qui esprime, non so se in termini di dubbio o di affermazione, un’idea di alto grado di nocività; allora come le è venuta questa cosa?

RISPOSTA - La nocività si poteva, si toccava in sostanza, perché noi avevamo una mascherina, i lavoratori dei blender avevano una semplice mascherina con un piccolo filtrino che la tenevamo a volte anche a volte sui cambi di produzione, come dicevo prima, ed anche 8 ore addosso alla faccia, addosso al viso per proteggerci etc., però diciamo che ce la mettevamo nel momento in cui mettevamo le materie dentro a questo contenitore, ma poi l’aria, cioè, la resina molto fine, tipo farina, borotalco etc., era per aria in sostanza, si respirava, nel momento in cui dovevamo scrivere nella nostra cartellina l’andamento della produzione etc. ce la mettevamo in fronte così e là si respirava. Poi c’era un fatto che...

DOMANDA - La nocività del prodotto, il fatto che ci fossero delle polveri in sospensione etc. l’abbiamo ben capito, però qua esprime una valutazione sulla nocività, e chiede conto in sostanza di questa nocività. Allora, in base a che cosa ha fatto questa richiesta da chiarimenti sulla nocività?

RISPOSTA - Perché avevo l’impressione che là si potesse, là eravamo in mezzo ad un ambiente talmente inquinato e nessuno ci dava una mano, nessuno ci proteggeva in sostanza.

DOMANDA - Quindi lei aveva il dubbio di nocività, chiedeva dei chiarimenti per poter capire meglio?

RISPOSTA - Anche perché la polvere a volte era venuta per la mancata manutenzione degli impianti, perché veniva caricata questa resina a volte attraverso un impianto pneumatico, vale a dire un impianto che non si vedeva questa resina, ma spessissime volte ad un certo momento l’impianto non funzionava più e bisognava continuare a produrre, pertanto si doveva adoperare gli insacchi da 25 chili, cioè, noi facevamo queste cariche da 1.000, 1.100, 1.300 chili dentro queste betoniere prendendo un sacco da 25 chili, portandolo sopra a 4 o 5 gradini, svuotandolo dentro a questo blender e poi nel momento dello svuotamento, naturalmente un pulviscolo enorme, fortunatamente c’erano delle cappe che aspiravano, ma non tanto, perché non si cambiavano mai i filtri che erano in soffitta, sopra, poi questo sacco per sgonfiarlo, naturalmente si doveva comprimerlo, altrimenti le cariche da, per esempio da 1.000 chili erano sui 40 sacchi... 40 sacchi, provate a spingerli, veniva fuori una nuvola talmente enorme di resina che poi dovevamo prenderla su quando non c’era nessun aspiratore, con la scopa, lo straccio etc..

DOMANDA - Informazioni mediche sull’esito di questi accertamenti che lei ha sollecitato più volte le ha mai avute in seguito dopo?

RISPOSTA - No, mai avute, io non ho avuto niente per quanto riguarda le informazioni mediche, sono andato dal mio dottore etc., mi sono fatto le visite, non mi hanno trovato niente, fortunatamente, fuori, dopo, ma comunque informazioni direttamente dalla Sicedison, a quell’ora, mai avuto niente, mai detto niente.

 

Presidente: bene, può andare, sospendiamo fino a mezzogiorno circa. Riprendiamo l’udienza, accomodatevi.

 

Pubblico Ministero: De Stefani.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - DE STEFANI MARIO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, Pubblico Ministero.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Volevo chiedere innanzitutto di riferire al Tribunale quando ha iniziato a lavorare al Petrolchimico di Porto Marghera e presso quali reparti?

RISPOSTA - Io ho cominciato il 16 maggio 1961, ho lavorato per 5 anni all’insaccamento.

DOMANDA - A che reparto?

RISPOSTA - Al CV15. Dopo ai blender altri 5 anni.

 

Presidente: mi scusi, lei ha iniziato il 16/5/1961 all’insaccamento, al CV15, poi per quanto tempo?

RISPOSTA - Per 5 anni circa.

 

Presidente: dal 1966 ha lavorato dove?

RISPOSTA - Al blender.

 

DOMANDA - Sempre al CV15.

RISPOSTA - Per altri 5 anni circa.

 

Presidente: poi?

RISPOSTA - 5 o 6 mesi alla pesatura materia prima.

 

DOMANDA - Sempre al CV15?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Poi siamo arrivati al ‘70, dal ‘70 in poi dove ha lavorato e fino a quando?

RISPOSTA - Alle calandre fino a quando sono andato in pensione, fino al primo febbraio ‘92.

DOMANDA - Sempre al reparto CV15?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Le volevo chiedere un attimo di illustrare al Tribunale qual è stata la sua attività con particolare riferimento al 1970?

RISPOSTA - Quel po’ di tempo che ho lavorato al blender era nel ‘70, ho fatto tempo a lavorare, a fare le pulizie, dentro i blender, andare dentro i blender.

DOMANDA - In cosa consisteva intanto il blender?

RISPOSTA - E` un mescolatore che si buttava dentro la resina, materie prime e veniva mescolato, dopo si buttava del plastificante e poi veniva fatta la carica, portarla in temperatura e dopo pronta per...

DOMANDA - Quanto era grande questo contenitore?

RISPOSTA - Circa 2 tonnellate.

DOMANDA - Come grandezza, in metri quanto era.

RISPOSTA - 2 tonnellate di prodotto. Era lungo 3 metri e mezzo, 3 metri per un metro e mezzo di larghezza e dopo il fondo era...

DOMANDA - Il lavoro che lei effettuava invece alle calandre in che cosa consisteva?

RISPOSTA - C’era un bemburi che veniva... materie, dai blender veniva... questa carica, erano dei cilindri che giravano con un peso, mandato in pressione tramite, come si può dire, gelificazione, veniva impestata questa roba, una volta portata in temperatura 170, 180, adesso non mi ricordo, gradi, c’era la fotocellula che mandava giù sulla bena che quando si era aperto e chiuso il chiavistello c’era la bena che partiva, andava su alle calandre, da una parte si attaccava questa plastica, da una parte rimane.

DOMANDA - Lei in pratica cosa faceva, cosa faceva materialmente lei?

RISPOSTA - La procedura seguiva questo funzionamento di lavoro, oltre che quando arrivava nella prima calandra si doveva passare il nastro dalla prima alla seconda calandra, poi dalla seconda calandra andava, un nastro così, dopo dipendeva, per l’acqua, diversi passaggi sull’acqua fredda, ed andava sulla taglierina, e là veniva spezzettata ed andava all’insaccamento, c’era sempre quel famoso discorso che si rompeva sempre il nastro, sia della prima calandra che della seconda calandra, si rompeva sempre e si doveva sempre andare là ad attaccare.

DOMANDA - Lei ha lavorato in pratica fino al ‘91 alle calandre del CV15, nel corso del tempo è cambiata la situazione lavorativa?

RISPOSTA - Come lavoro alle calandre?

DOMANDA - Sì, intanto come lavoro e poi anche come condizioni?

RISPOSTA - Come lavoro non era cambiato niente, la lavorazione è sempre rimasta uguale.

DOMANDA - E per quanto riguarda le vostre condizioni di lavoro?

RISPOSTA - Ultimamente avevano messo un aspiratore che si aspirava la polvere, era sulle coclee, prima mi sono dimenticato, c’erano due coclee che portavano, dai tre blender sopra portava ai bemburi, c’erano due coclee, e avevano messo un aspiratore, e là si aspirava.

DOMANDA - Quanto era grande questo reparto dove hanno messo poi questo aspiratore?

RISPOSTA - Il reparto?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Era grandetto.

DOMANDA - Rispetto a questa sala, cosa poteva essere, 20 metri, 30 metri?

RISPOSTA - Sì, faccia conto quasi ampio quanto qua.

DOMANDA - E c’era un aspiratore per tutta la sala?

RISPOSTA - L’aspiratore era un, diciamo, un po’ più grande di quello che si aspira le macchine, quello che abbiamo in casa, quello che abbiamo per le macchine nostre, era così, l’altro sarà stato così, così alto, un aspiratore.

DOMANDA - E questo diceva ultimamente è stato messo si ricorda all’incirca quando?

RISPOSTA - Sempre negli anni ‘80, questo aspiratore.

DOMANDA - C’era un problema di lavaggio delle macchine?

RISPOSTA - No, nelle calandre no.

DOMANDA - E blender?

RISPOSTA - Sì, gli ultimi anni sì, adesso non mi ricordo che anno fosse stato, ai blender prima si faceva...

DOMANDA - Come funzionava il lavaggio delle macchine del blender?

RISPOSTA - Con un getto come quelli da pompieri, una lancia.

DOMANDA - Una lancia d’acqua. Ma andavate dentro a queste macchine?

RISPOSTA - No, con la lancia dell’acqua no, prima sì.

DOMANDA - Vuole spiegare un attimo meglio in cosa consisteva prima e dopo questo lavaggio delle macchine?

RISPOSTA - Sempre il blender sopra si parla?

DOMANDA - Sì, il blender coclee e poi parliamo delle altre.

RISPOSTA - Si andava dentro con un raschietto per togliere le croste, si scrostava e si mandava giù con la scopa.

DOMANDA - E` una specie di tubo grande?

RISPOSTA - Sul fondo c’è un boccaporto che mandava giù, dove mandava giù tutto il prodotto.

DOMANDA - Quante persone entravano dentro per la pulizia?

RISPOSTA - Una, se c’era disponibilità più d’una, ma di solito una.

DOMANDA - E quante volte succedeva di andare dentro per fare la pulizia con il raschietto e con la scopa?

RISPOSTA - Anche due volte in una settimana, dopo passavano anche 15 giorni, dopo dipende dai prodotti che venivano fatti.

DOMANDA - Il prodotto variava?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Sulla base di che cosa, di cosa si trattava?

RISPOSTA - Del tipo di plastica ed anche il colore.

DOMANDA - Il colore veniva cambiato spesso?

RISPOSTA - Altroché.

DOMANDA - Veniva cambiato tutti i giorni, tutte le settimane?

RISPOSTA - Come le ripeto, veniva cambiato oggi, domani, dopo saltava anche una settimana, non c’era..., dipendeva il programma che aveva.

DOMANDA - E quante macchine c’erano che trattavano autonomamente il prodotto all’interno del CV15?

RISPOSTA - Il reparto era diviso in 6 macchine chiamati bus, due sarebbero le calandre, perché c’era al CV5 anche un’altra calandra, e erano tre allora, 9 erano i bus, perché parliamo anche del CV5. C’erano, 6 e 2, 8, e tre calandre.

DOMANDA - Queste pulizie venivano fatte all’interno fino a quando, con il raschietto e con la scopa?

RISPOSTA - Con il raschietto e dopo con la scopa, dopo si andava dentro con uno straccio e si doveva pulire, quando veniva mescolata c’era un asse...

DOMANDA - E le pale che giravano?

RISPOSTA - Sì, e si andava dentro tra l’asse e si puliva.

DOMANDA - A mano con lo straccio?

RISPOSTA - Sì, dopo una volta ben pulito a mano, grosso modo, se c’erano prodotti, diciamo proprio, un esempio, da nero e si faceva bianco, si doveva ben lavarlo, si buttava dentro del plastificante con degli stracci e si.., allora si chiudeva, si premeva, si faceva girare e si lavava perfettamente, meglio.

DOMANDA - Quello che volevo chiedere, fino a quando lei ha continuato ad andare dentro, comunque gli operai hanno continuato ad andare dentro queste macchine con il raschietto, con la scopa, con lo straccio?

RISPOSTA - Le ripeto, ho lavorato fino a circa ‘70.

DOMANDA - Al blender?

RISPOSTA - Sì, ‘70, ‘71, adesso non mi ricordo di preciso, e ho sempre fatto così, perché io con la lancia non ho lavato mai

DOMANDA - Poi lei è andato alle calandre ma era sempre lì in quell’ambiente?

RISPOSTA - Sì, praticamente ho fatto prima il blender sopra, e sotto le calandre.

DOMANDA - Quindi era sempre lo stesso ambiente, uno sopra ed uno sotto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Fino a quando lei ha visto, si ricorda di aver visto che continuavano ad andar dentro al blender per fare le pulizie nella maniera che ha indicato, che faceva lei fino al ‘70, se si ricorda?

RISPOSTA - Ricordarmi proprio le date precise...

DOMANDA - Lo chiederemo ai prossimi che verranno sul CV15. Sulle calandre, invece sulle calandre come funzionava, che cosa c’era?

RISPOSTA - Era sempre fare la pulizia, come ho detto, si partiva dall’alto, due coclee che portava, prima si puliva..

DOMANDA - Le coclee sono sostanzialmente?

RISPOSTA - Una vite senza fine.

DOMANDA - Dentro ad un cilindro, un grande cilindro?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Dentro dove, a una vasca?

RISPOSTA - Ad una coclea.

DOMANDA - Tipo una vasca.

RISPOSTA - Ma era così larga, alta così e lunga 3 metri, 4.

DOMANDA - E lì come venivano....

RISPOSTA - I primi tempi veniva soffiata, perché non c’era l’aspiratore che aveva detto prima, o con gli stracci si mandava via...

DOMANDA - La polvere?

RISPOSTA - Sì. Dopo veniva fatto l’aspiratore e si aspirava il più grosso.

DOMANDA - Quando facevate queste operazioni, o durante le operazioni di lavoro normale, lei si ricorda se c’erano in funzione dei sistemi di controllo della polvere o del CVM nell’ambiente di lavoro?

RISPOSTA - Quando facevamo le pulizie no.

DOMANDA - E neanche alle calandre?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Non sono mai state...

RISPOSTA - Alle calandre durante la fase di lavorazione, diciamo normale, sì, veniva a fare questi prelievi, ma...

DOMANDA - Ma venivano saltuariamente...

RISPOSTA - Veniva a farlo, era in dotazione del reparto.

DOMANDA - Chi veniva a farlo?

RISPOSTA - I laboratori.

DOMANDA - Venivano lì tutti i giorni?

RISPOSTA - No, adesso di preciso non so, 2 o 3 volte l’anno. Adesso non so di preciso l’idea, sono passati anni.

DOMANDA - 2 o 3 volte all’anno in tutto.

RISPOSTA - Un dischetto, così, era come un microfono così, quando noi facevamo i carichi e loro mettevano questo prelievo.

DOMANDA - Ma il prelievo lo facevano nell’ambiente di lavoro o per controllare il prodotto?

RISPOSTA - Nell’ambiente di lavoro. Vicino a dove si lavorava, si buttavano dentro le materie prime, si buttava in questo blender, si metteva vicino.

DOMANDA - E comunque in tutto questo periodo, anche alle calandre fino al ‘91, controlli di gas, polveri di CVM, non sono mai stati fatti?

RISPOSTA - Sì, i fumi sì, venivano fatti anche alle calandre.

DOMANDA - Cioè che cosa veniva fatto?

RISPOSTA - Sempre questi filtri venivano messi vicino alle cappe delle calandre, venivano messi questi filtri.

DOMANDA - Ma questo due o tre volte all’anno, come per i blender?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Voi avevate durante le operazioni di lavoro normale o durante le operazioni di pulizia dei mezzi di protezione?

RISPOSTA - La maschera, la mascherina.

DOMANDA - Che tipo di macchina era?

RISPOSTA - La mascherina piccola con un filtro così davanti.

DOMANDA - E come funzionava questo filtro con la mascherina? Era un filtro che veniva dato all’inizio, poi veniva restituito?

RISPOSTA - Veniva dato e poi veniva buttato via.

DOMANDA - Di che cos’era il filtro?

RISPOSTA - Di un tessuto.

DOMANDA - Di feltro, una roba così?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Veniva buttato via e veniva messo un altro...

RISPOSTA - E veniva messo quello pulito, c’era una fascetta bianca.

 

AVVOCATO MANDERINO

 

DOMANDA - A proposito della sua attività da calandrista, allora, lei ha detto che quello che arrivava dalla sala blender era la resina, arrivava il prodotto per i calandristi per poter poi farlo passare attraverso i vari meccanismi, coclea, bemburi etc. per poi farlo diventare un nastro di plastica che veniva tagliato, questo era il vostro lavoro?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Per quanto riguarda la bena, la bena possiamo considerarla come un grande secchio che si trovava sotto il bemburi, vero?

RISPOSTA - La bena viene chiamata, come?

DOMANDA - Come un grande secchio che si trovava sotto il bemburi?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Il prodotto che veniva fatto uscire dai cilindri, il nastro di plastica che poi lei ha detto che si rompeva molto spesso, veniva poi raffreddato?

RISPOSTA - Sì, nella seconda calandra.

DOMANDA - Veniva raffreddato dove?

RISPOSTA - Nelle vasche d’acqua.

DOMANDA - Queste vasche d’acqua quanto grandi erano e quanto profonde erano?

RISPOSTA - Saranno state profonde così, e lunghe 4 o 5..

DOMANDA - Ma come avveniva l’operazione di raffreddamento? Cioè, voi, intanto, il nastro come veniva tagliato dal calandrista?

RISPOSTA - Con un coltello.

DOMANDA - E era ovviamente caldo, quando usciva dal cilindro era caldo?

RISPOSTA - Se lo prendeva il coltello così...

DOMANDA - Aveva i guanti nel momento in cui tagliava il nastro?

RISPOSTA - Per fare dalla calandra per metterlo in acqua no, perché se no non si fa a tempo.

DOMANDA - Quindi lo tagliavate a mani nude e lo mettevate nella vasca?

RISPOSTA - Lo tagliavamo così, come lo si tagliava lo si prendeva con la punta del coltello e si buttava in acqua, poi c’era un rullo che lo accompagnava, dopo sotto queste vasche c’erano diversi rulli, che si passava a destra e a sinistra e si portava fino a alla taglierina.

DOMANDA - Vi capitava di dover pulire sotto la buca che si trovava sotto il bemburi, capitava di dover pulire, fare le pulizie una volta che era passato il prodotto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - In cosa consistevano queste pulizie, come avvenivano ed ogni quanto tempo?

RISPOSTA - Perché quando si scaricava questa colata uscivano sempre dei pezzi, quando si rovesciava andava fuori dal piatto diciamo, e dopo alla fine del turno, quando si doveva fermare, si doveva andare dentro e tirare su...

DOMANDA - Questa buca dove facevate le pulizie quanto profonda era?

RISPOSTA - Sarà stata così.

DOMANDA - Cioè quanto, dica quanto, perché sa solo indicando adesso...

RISPOSTA - Un metro e 50, un metro e 40.

DOMANDA - Quindi voi dovevate scendere dentro questa buca per effettuare la pulizia?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - La pulizia come veniva fatta, con che attrezzi veniva fatta la pulizia?

RISPOSTA - Se c’erano pezzi di plastica li prendevamo con le mani, con i guanti, e si buttava fuori, se c’era della polvere si andava dentro con la mascherina e si prendeva con una...

DOMANDA - Una paletta?

RISPOSTA - Su una paletta, diciamo così.

DOMANDA - Che lei sappia l’acqua che si trova all’interno di queste vasche dove avveniva il raffreddamento del nastro è mai stata analizzata? Lei ha mai potuto notare che venisse analizzata quell’acqua che si trovava all’interno della vasca?

RISPOSTA - Questo qua non l’ho mai saputo.

DOMANDA - Una delle operazioni più rischiose per il calandrista posso ritenerla quella relativa al cambio di produzione, cioè quando doveva essere cambiato il colore del prodotto?

RISPOSTA - Sì, ed anche quando si andava a tagliare il nastro sotto queste cappe, perché si andava dentro con mezzo corpo e si doveva andare a tagliare questo nastro, il prodotto fa del fumo, del gas, quello lì non si metteva la maschera per andare a tagliare il nastro e buttarlo, era un attimo.

DOMANDA - Quando vi veniva dato un incarico di dare un determinato colore, supponiamo che nella precedente fase produttiva la plastica doveva essere nera, il prodotto doveva uscire nero, nella successiva doveva uscire bianco; questo cambiamento di colore cosa comportava per voi, cioè, doveva avvenire una sorta di pulizia dell’impianto perché il prodotto uscisse bianco?

RISPOSTA - Sì, adesso non perché fosse venuto con il guanto..., però doveva essere pulito pulito.

DOMANDA - E cosa significa doveva essere pulito pulito? Cioè, come facevate la pulizia dei vari, nelle varie fasi...

RISPOSTA - O con gli stracci o con l’aria.

DOMANDA - Con l’aria cosa, con delle pompe d’aria, con dei tubi...

RISPOSTA - Con delle manichette, si aspirava il più grosso sulle coclee con l’aspiratore, però...

DOMANDA - Ma nell’usare le manichette d’aria c’era polvere che si alzava?

RISPOSTA - C’era sempre polvere che girava.

DOMANDA - Lei ha detto che queste operazioni sono state svolte fino all’anno in cui lei è uscito dal reparto?

RISPOSTA - Dal ‘61.

DOMANDA - Fino al ‘92?

RISPOSTA - Fino al ‘92, 30 anni. Sia all’insaccamento che ai blender, che alle calandre.

DOMANDA - Io ho saputo che ad un certo momento l’azienda vi ha riconosciuto mezz’ora di doccia?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quando è avvenuto questo?

RISPOSTA - Questa è una domanda che...

DOMANDA - Non se lo ricorda?

RISPOSTA - Non mi ricordo il periodo, perché ogni tanto chiedevamo il permesso di andare a fare la doccia, dopo un bel momento ha dato questa mezzora di fare la doccia.

DOMANDA - Più o meno il periodo se lo ricorda?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Anni ‘70, anni ‘80?

RISPOSTA - Mi fa una domanda che proprio non ricordo il periodo.

DOMANDA - La manutenzione nel reparto CV15 che cosa riguardava in particolare, cioè, se il nastro si rompeva molte volte, lei ha detto, c’erano altri pezzi che si rompevano spesso e che avevano bisogno di una manutenzione?

RISPOSTA - Non si rompeva il nastro trasportatore, si rompeva la plastica.

DOMANDA - Sì, ho capito, il nastro di plastica.

RISPOSTA - Il nastro di plastica, non il nastro trasportatore.

DOMANDA - Ho capito, lei è stato chiaro su questo. Ma ci sono altri pezzi che si rompevano durante la fase del calandristra che si rompevano più spesso?

RISPOSTA - Anche il nastro trasportatore, non solo quello di plastica, anche il nostro trasportatore si rompeva.

DOMANDA - La catena della bena si è mai rotta?

RISPOSTA - Altroché, era lì il guaio.

DOMANDA - Cosa vuol dire altroché e qual era il guaio?

RISPOSTA - Quando si rompeva la catena della bena la catena si bloccava, però c’era la colata dentro il bemburi, la produzione dentro il bemburi che se non c’era la bena sotto non si scaricava, ed allora ad un certo punto si doveva scaricare a mano, si doveva liberare dal bemburi.

DOMANDA - La colata doveva essere liberata...

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E scendeva quindi in buca?

RISPOSTA - Direttamente in buca, se si scaricava presto era un discorso, se, non si..., non andava in temperatura, se invece si lasciava di più, più la si lasciava più ad alte temperature andava.

DOMANDA - Ma nel dover togliere manualmente la colata che cadeva nella buca, quante persone entravano nella buca?

RISPOSTA - La buca era anche piccola, in due.

DOMANDA - C’erano pericoli per la respirazione per chi entrava dentro la buca?

RISPOSTA - Sì, perché se la colata rimaneva molto in quel bemburi si riscaldava sempre di più, più si riscaldava più gas mandava fuori.

DOMANDA - C’era la mensa nel vostro reparto?

RISPOSTA - Ma gli ultimi anni.

DOMANDA - Quali sono gli ultimi anni?

RISPOSTA - Sarà stato nel ‘72, ‘73, ma dopo non vorrei proprio..., prima non c’era.

DOMANDA - Prima di allora cosa c’era?

RISPOSTA - Si mangiava sulle pedane del reparto, su qualche sgabello che si faceva le analisi, poi a riscaldare si metteva su qualche tubo di vapore.

DOMANDA - C’era il gascromatografo nel vostro reparto?

RISPOSTA - Il?

DOMANDA - Il gascromatografo c’era nel vostro reparto, cioè quello strumento che serviva ad analizzare quanto CVM concentrato c’era nell’aria, nell’ambiente di lavoro che controllava l’esposizione, sì o no? Lei l’ha mai visto?

RISPOSTA - A me non mi risulta.

DOMANDA - Lei quando è che ha saputo che il CVM era pericoloso, era cancerogeno?

RISPOSTA - Alla fine quasi.

DOMANDA - Alla fine di che, del suo lavoro?

RISPOSTA - No, sì, quasi alla fine.

DOMANDA - Più o meno sa dire il periodo e da chi l’ha saputo?

RISPOSTA - Adesso non mi ricordo proprio il periodo.

DOMANDA - Ma da chi l’ha saputo, dall’azienda?

RISPOSTA - No, da voci.

 

AVVOCATO VASSALLO

 

DOMANDA - Io non ho ben capito un attimo le modalità di pulizia quando dovevate cambiare colore del prodotto, è corretto dire, prima procedevate a mano e poi procedevate muovendo sull’asse quella specie di, con degli stracci, della plastica, del diluente, qualcosa del genere? Può spiegare, perché volevo capire se erano due tempi o due modalità?

RISPOSTA - No, quando si buttava dentro gli stracci questo plastificante per lavare meglio, diciamo l’esempio più pratico, da nero si faceva bianco.

DOMANDA - Ho capito, ma quindi voleva dire, non è che prima, lei doveva fare da nero a bianco, prima andavate dentro a... e poi facevate con gli stracci?

RISPOSTA - Quando era quasi pulito.

DOMANDA - Quindi con la macchina, con gli stracci con la resina dentro...

RISPOSTA - No, stracci e plastificante.

DOMANDA - Era solo una specie di rifinitura del lavoro?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi non era di per se stesso sufficiente a pulire?

RISPOSTA - Quello lì era per la rifinitura perché fosse perfetto.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Lei ha fatto riferimento prima, su una domanda del Pubblico Ministero, al fatto che si facevano dei controlli igienici sulle condizioni di lavoro, lei ha detto che veniva fatto due o tre volte all’anno, lei può riferire al Tribunale il risultato di queste analisi?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - I risultati sono comunque gli allegati C3, C4, C5, C6, della consulenza del professor Foraboschi, i bollettini di analisi sono tutti allegati, danno un valore di concentrazione di CVM sempre inferiori a una parte per milione e i valori di concentrazione della polvere sempre inferiore ai limiti del TLV, sono già agli atti.

 

Presidente: venivano comunicati o comunque avevate la possibilità di conoscere questi risultati relativi alle concentrazioni di CVM nel posto in cui lavoravate? Non so se mi ha compreso. Nel senso che vi veniva data comunicazione di queste concentrazioni?

RISPOSTA - No, noi vedevamo che venivano a fare questi prelievi, ma dopo non veniva...

 

Presidente: chi erano quelli che venivano a fare i prelievi?

RISPOSTA - Saranno stati quelli del laboratorio, un operaio, non so io.

 

Presidente: nel corso delle riunioni sindacali, lei partecipava a delle riunioni sindacali?

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: si discuteva dell’ambiente di lavoro, delle concentrazioni?

RISPOSTA - Adesso non mi ricordo, sono passati tanti anni.

 

Presidente: comunque non veniva data nessuna comunicazione e nessuna pubblicità a queste, ai risultati di questi prelievi?

 

DOMANDA - Questi bollettini d’analisi ovviamente arrivavano alla conoscenza del caporeparto, quel documento destinato al caporeparto?

RISPOSTA - Neanche questo lo so.

 

AVVOCATO ALESSANDRI

 

DOMANDA - Solo una domanda, se lo sa evidentemente, visto che lei è stato nel reparto per molto tempo, lei ha mai sentito parlare dello strippaggio?

RISPOSTA - Del?

 

Presidente: dello strippaggio, sa che cos’è? E` un prelievo di gas, stripping.

 

DOMANDA - Del fatto che veniva tolto il CVM dalla resina.

 

Presidente: veniva estratto il CVM?

RISPOSTA - E` una parola un po’...

 

Presidente: ho capito che è una parola un po’ difficile.

 

DOMANDA - Interveniva qualche modifica che ha eliminato il CVM dalla resina del PVC?

 

Presidente: è un’operazione attraverso la quale veniva prelevato il CVM, il gas, dal PVC, ha capito? In maniera che il PVC quando arrivava per l’appunto alle calandre aveva una concentrazione, se ce l’aveva ancora, molto inferiore di CVM rispetto all’epoca precedente in cui non si faceva lo strippaggio?

RISPOSTA - Questo era...

 

Presidente: questo lei non l’ha mai saputo, non le risulta, ho capito. Ci sono altre domande? Va bene..

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Un’ultima cosa, se quei due o tre prelievi all’anno che venivano effettuati, le volevo chiedere, si ricorda con che cosa venivano a fare questi prelevamenti di aria, penso?

RISPOSTA - Sì, di aria.

DOMANDA - Con che cosa, cosa avevano, una pompetta, una bomboletta, si ricorda?

RISPOSTA - O Dio, proprio di preciso no, so che aveva questo filtro davanti che lo metteva, dopo tutto il resto non è che proprio...

 

Presidente: bene, può andare.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - COI GIANFRANCO-

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, Pubblico Ministero.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Vuole riferire innanzitutto al Tribunale quando ha cominciato a lavorare al Petrolchimico, presso quale reparto?

RISPOSTA - Dunque, ho cominciato in febbraio del 1962, CV5/15.

DOMANDA - Fino a quando ha lavorato al Petrolchimico?

RISPOSTA - Fino a maggio del 1986.

DOMANDA - E` rimasto sempre al CV5/15?

RISPOSTA - Sempre al CV5/15.

DOMANDA - Che incarichi ha svolto?

RISPOSTA - Ho svolto mansioni di blender, di bus, calandre, e qualche volta anche all’insaccamento.

DOMANDA - Quindi un po’ tutte le mansioni del CV5/15?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Cominciando dal blender le volevo chiedere di dire sinteticamente, quando ci ha lavorato e in che cosa consisteva la sua attività di lavoro?

RISPOSTA - Avevo la mansione di preparare delle cariche che venivano così composte da sicron e varie materie prime, dentro un mescolatore dove si portava a delle temperature e poi si faceva scendere su un contenitore dove veniva lavorato ai bus.

DOMANDA - C’erano vari tipi di paste, di sicron, con varia grandezza anche?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Che avevano dei nomi, delle numerazioni diverse?

RISPOSTA - Sì, il sicron aveva i numeri, c’era 540, 530, 730, conforme insomma.

DOMANDA - Al bus poi che cosa veniva fatto?

RISPOSTA - Veniva gelificata, questo blender veniva, gelificato tramite i bus, aveva una vite che comprimeva e veniva gelificato, poi passava per una filiera dove c’erano dei coltelli che veniva fuori PVC insomma.

DOMANDA - Veniva in granuli?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Mentre alle calandre cosa succedeva?

RISPOSTA - Alle calandre è differente, le calandre questo prodotto quando si gelificava veniva fatto al bemburi, c’erano dei rulli ed uno che comprimeva e a una certa temperatura scaricava in una bena, la bena portava alla prima calandra, lì veniva impastato e poi con un nastro trasportatore veniva trattato sulla seconda calandra e da là insomma veniva su un bagno, c’era un bagno di acqua fredda per raffreddare il prodotto, e veniva su una taglierina e veniva fuori il PVC.

DOMANDA - Veniva fuori in pratica dei quadretti, rispetto al bus che faceva dei granuli?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - La fase di insaccamento in che cosa consisteva quando interveniva?

RISPOSTA - Per esempio dal bus veniva aspirato e venivano messe su una tramoggia, da lì l’operatore che era all’insaccamento, c’era una bilancia, si infilava il sacco, una bocchetta che andava dentro al prodotto, si regolava a 25 chili e poi se lo metteva in pedana.

DOMANDA - Ogni quanto tempo e per che motivo bisognava sistemare, pulire le macchine dei blender?

RISPOSTA - O Dio, una carica durava circa 2 ore e mezza, 2 ore e tre quarti, il turno era di 8 ore, si faceva dalle 3, 4 cariche insomma.

DOMANDA - Bisognava pulirle poi queste macchine?

RISPOSTA - Sì, quando c’era un cambio produzione.

DOMANDA - Cioè quando c’era un cambio produzione, cioè che cosa vuol dire?

RISPOSTA - Di colore, un cambio di colore o un cambio di prodotto anche.

DOMANDA - Di grandezza del prodotto?

RISPOSTA - No, se era rigido o plastificato.

DOMANDA - E questo cambio di colore, ad esempio, o cambio di prodotto, ogni quanto tempo succedeva?

RISPOSTA - Conforme a quante cariche c’erano da fare, fissavano un tot di tonnellate e si andava avanti, dopo...

DOMANDA - Certo, non le chiedo per carità è un discorso precisissimo, mi basterebbe un’indicazione, ogni quanti giorni?

RISPOSTA - Conforme.

DOMANDA - Poteva succedere ogni giorno, una volta alla settimana, più volte alla settimana?

RISPOSTA - Poteva succedere anche una volta a settimana, anche due volte a settimana, anche 15 giorni, insomma.

DOMANDA - E quando c’era questo cambio di prodotto ai blender che operazioni dovevano essere fatte, che operazioni faceva lei?

RISPOSTA - Prima di tutto si dovevano aprire gli sportelli, quando era finita l’ultima carica che andava a finire nel contenitore, si aprivano gli sportelli e con una scopa si mandava giù un po’ di prodotto, quello che si riusciva a buttar giù, dopo si chiudeva la serranda e si andava con un raschietto addosso alla parete a mandare giù questa polvere, le incrostazioni che si facevano.

DOMANDA - Questa operazione blender è sempre stata così fino a quando lei è rimasto nell’86 o ci sono stati dei cambiamenti?

RISPOSTA - No, ci sono stati dei cambiamenti, perché i primi anni si doveva anche entrare nel blender, entrare a cavallo di questo mescolatore e pulire bene con gli stracci anche, dopo è cambiato un po’, sì.

DOMANDA - E quando è che non si è più entrati nel blender, se si ricorda?

RISPOSTA - Quando è avvenuto un miglioramento?

DOMANDA - Sì, quando praticamente, non so, se sono diminuite soltanto le entrate o se non ci sono più state ad un certo punto, le volevo chiedere appunto quando c’è stata questa situazione?

RISPOSTA - Non ho capito bene la domanda.

DOMANDA - Quando è che non siete più entrati per le pulizie nel blender?

RISPOSTA - Verso il ‘76, ‘77.

DOMANDA - E poi come venivano fatte le pulizie?

RISPOSTA - Venivano fatte così, allora si aprivano sempre gli sportelli e con una pompa, con una lancia, si operava così, addosso alle pareti, ma prima sempre con i raschietti, stando fuori con..

DOMANDA - Stando sopra in pratica?

RISPOSTA - Cioè, sì, dopo...

DOMANDA - Stando sopra...

RISPOSTA - Si mandava via il più grosso del prodotto che restava, e dopo qualche volta succedeva che si entrava anche dentro.

DOMANDA - Per che motivo?

RISPOSTA - Perché non veniva via, bisognava andare più vicini con i raschietti, magari più sotto possibile, ecco, non ce la faceva con...

DOMANDA - Durante queste operazioni al blender ed anche operazioni normali di lavoro, e durante le operazioni di pulizia, venivano effettuati dei controlli sulla presenza di CVM, sulla quantità di polveri presenti nell’aria?

RISPOSTA - No, neanche sulle materie prime che facevi per preparare la preparazione del blender, non si sapeva niente.

DOMANDA - Lei fino all’86 non ha mai visto controlli, almeno, controlli regolari sul CVM e polveri?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Il suo collega poco fa diceva che 2 o 3 volte all’anno magari veniva qualcuno a fare delle verifiche sull’aria?

RISPOSTA - Sì, venivano con dei piccoli apparecchi, mettevano dei filtri, aspiravano le polveri sotto le cappe dove noi operavamo per tagliare i sacchi, insomma, venivano fatte però..

DOMANDA - Una cosa proprio sporadica, 2 o 3 volte all’anno, una cosa così?

RISPOSTA - Sì, venivano, ma non si sapeva la nocività che c’era.

DOMANDA - Poi i risultati vi venivano comunicati o non sono mai stati...?

RISPOSTA - No, non venivano comunicati, non venivano...

DOMANDA - Al bus invece come funzionava, al bus e alle calandre, il discorso dei cambi di produzione, pulizia macchine...?

RISPOSTA - Il bus era un po’ più facile diremo, perché il bus si apriva così, e dentro c’era la vite e c’era il modo di operare, di pulirlo meglio.

DOMANDA - Sempre manualmente?

RISPOSTA - Sì, sempre manualmente.

DOMANDA - Le calandre?

RISPOSTA - Le calandre era un po’ difficile.

DOMANDA - Per che motivo?

RISPOSTA - E` un po’ difficile perché la calandra insomma si poteva anche bollirla bene, però c’erano le coclee dove portava il prodotto al bemburi, c’erano le coclee. le prime volte si soffiava con l’aria, dopo invece c’era un aspiratore, come un bidone, che aspirava, allora con la gomma andavamo così e si aspirava. E dopo in ultima quando proprio il prodotto non c’era proprio, magari con la manichetta dell’aria si puliva meglio insomma.

DOMANDA - All’insaccamento come funzionava il lavoro?

RISPOSTA - All’insaccamento era un lavoro gravoso, perché avevi sempre il sacco da 25 chili che toccava portarlo quando la pedana cominciava ad alzarsi dovevi buttarlo sopra, come pulizia invece l’insaccamento era abbastanza nocivo, anche quello, perché ci toccava andare dentro sul contenitore, lì sulle pareti c’era polvere, c’erano residui del prodotto insomma, allora si puliva con uno straccio umido con un plastificante che si adoperava per fare le cariche.

DOMANDA - Dentro al contenitore di che cosa, il contenitore che contenitore era?

RISPOSTA - Niente, era come una tramoggia, non aveva niente insomma di pericolosità diremo, solo che c’era polvere.

DOMANDA - Il problema della polvere cui accennava lei adesso, ha accennato anche poco fa, il problema della polvere esistevano in tutte e 4, chiamiamole queste sottosezioni, blender, bus, calandre, insaccamento, era un problema generalizzato o c’era un problema più forte in qualcuna di queste parti, queste sezioni?

RISPOSTA - No, non era, più o meno era tutto un insieme insomma, ecco.

DOMANDA - Cioè, cosa vuol dire: c’era polvere dappertutto?

RISPOSTA - C’era dappertutto polvere.

DOMANDA - Polvere che cosa vuol dire, vuole precisare un po’ meglio?

RISPOSTA - Polvere, perché si adoperavano prodotti polverosi, insomma.

DOMANDA - Sempre, dall’inizio alla fine, fino all’86 c’è sempre stata la presenza di polvere in queste varie sezioni del reparto CV5/15?

RISPOSTA - Sempre, si è agevolato un po’ quando nel ‘72 mi pare, nel ‘73, hanno fatto delle cabine antirumorose ed allora l’operatore finito di fare la carica si ritirava in questa cabina qua, però non è che era sempre fino alla fine carica, doveva intervenire, aprire la carica del vapore, chiudere il vapore, aprire l’acqua fredda, guardare le temperature.

DOMANDA - Erano cabine antirumore queste?

RISPOSTA - Sì, quando aprivi la porta entrava la polvere insomma.

 

AVVOCATO GARBIN

 

DOMANDA - Può essere più preciso e descrivere al Tribunale com’era l’ambiente di lavoro, in particolare se era ventilato, c’erano delle finestre o sistemi di ventilazione?

RISPOSTA - L’ambiente era tutto chiuso, c’era una condotta che ogni tanto aveva delle finestrelle e proveniva l’aria dall’esterno, ma come per il cambio, insomma non c’era niente.

DOMANDA - In particolare lei prima ha parlato di cappe di aspirazione...

RISPOSTA - Sì, le cappe di aspirazione.

DOMANDA - Dove erano poste?

RISPOSTA - Operavano sopra i blender.

DOMANDA - Erano poste sopra una griglia?

RISPOSTA - Sì, dove noi tagliavamo il sacco, però avevamo la mascherina antipolvere, però con la nostra testa eravamo dentro.

DOMANDA - Quindi vi trovavate proprio all’interno, anzi, sotto la cappa di aspirazione?

RISPOSTA - Sì, si operava sotto la cappa d’aspirazione.

DOMANDA - Quindi al momento in cui aspirava la cappa voi vi trovavate?

RISPOSTA - Sì, quando si caricavano gli stabilizzanti, i coloranti, si caricava con più attenzione, si fermava il blender, si levava la griglia e piano piano si metteva dentro, poi si chiudeva e si..., perché erano sacchettini piccoli, si poteva operare così, ma i sacchi grandi ci toccava tagliarli con un coltello e poi ribaltare il sacco in modo che il prodotto andasse dentro.

DOMANDA - Avevate in particolare delle misure di protezione personale, se sì quali?

RISPOSTA - Non ho capito.

DOMANDA - Dei sistemi o comunque delle protezioni personali durante la vostra attività lavorativa, quali tipi di protezione, non so, delle maschere?

RISPOSTA - No, avevamo solo la maschera, la mascherina antipolvere, era una mascherina che si chiudeva qua così con un filtro qui insomma, non c’era niente...

DOMANDA - Di quale sostanza era fatto il filtro?

RISPOSTA - Era un filtro, non saprei neanche.

DOMANDA - Il materiale, com’era costruito, di quale materiale?

RISPOSTA - Non lo saprei neanche descrivere quale materiale, era un filtro, non saprei neanche descriverlo.

DOMANDA - Un’altra domanda, relativamente a quella parte del macchinario denominato bemburi, si sono mai verificate delle fuoriuscite o fuoriusciva del materiale, sotto quale forma in particolare?

RISPOSTA - Sì, poteva succedere quando magari si alzava la temperatura e magari la fotocellula non scattava, quindi il bemburi funzionava sempre, non si apriva il portello, e così il prodotto andava sulla buca, chiamiamola buca, ed allora per tirarlo fuori si doveva entrare dentro e con i guanti, le mani, così, buttarlo fuori, c’era un altro operatore che ci dava una mano, se lo buttava fuori e poi si allontanava dal reparto perché emanava dei gas, degli odori insopportabili.

DOMANDA - Più o meno a quale temperatura fuoriusciva questo materiale?

RISPOSTA - Quando andava così, non è che succedeva spesso, però poteva anche essere 200 gradi.

DOMANDA - Era un’operazione da eseguire nell’immediato, era una operazione che dovevate eseguire subito, immediatamente?

RISPOSTA - Sì, intervenire subito, mettevamo il bemburi in manuale e si interveniva subito.

DOMANDA - Quindi senza attendere il raffreddamento?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Durante le pause dove mangiavate?

RISPOSTA - I primi anni mangiavamo in mezzo alle pedane di resina, si trovava un buco e si mangiava in parte lì, dopo gli anni ‘70 mi pare, hanno costruito una mensa ed allora si andava.

DOMANDA - Anni 70 più o meno quando?

RISPOSTA - ‘72, ‘71, ’72, adesso di preciso non... non lo saprei dire di preciso.

DOMANDA - Voi sapevate della pericolosità delle materie che trattavate o che comunque erano presenti nel reparto?

RISPOSTA - No, noi vedevamo sui sacchi dove c’era l’iscrizione, poi c’era la morte, diciamo, ma non sapevamo quale materia prima, quale danno poteva recarci insomma.

DOMANDA - In particolare quando avete saputo, se riesce a collocarlo temporalmente, della cancerogenicità del materiale che comunque trattavate lì al reparto, del CVM e PVC in sostanza?

RISPOSTA - Non ho capito.

 

Presidente: quando siete venuti a sapere della pericolosità di queste sostanze?

RISPOSTA - Dopo l’inchiesta Fulc che hanno fatto a Medicina del Lavoro.

 

DOMANDA - In quale anno?

RISPOSTA - ‘77, ‘76, ’77.

DOMANDA - Prima di questa data non eravate a conoscenza quindi?

RISPOSTA - Non sapevamo neanche cos’era il CVM, mai sentito.

DOMANDA - Lei durante tutta la sua attività lavorativa ha avuto modo di conoscere il signor Lino Carraro?

RISPOSTA - Sì, era il mio assistente.

DOMANDA - Ci può descrivere, anzi, descriva al Tribunale quali mansioni svolse durante l’attività lavorativa?

RISPOSTA - Anche lui ha cominciato, diciamo, dai blender, poi ha fatto un periodo anche lui alle calandre, dopo è passato capoturno, ma operava sempre nel reparto insomma, a fianco a noi.

DOMANDA - Era sempre con voi e condivideva le medesime operazioni?

RISPOSTA - Quando c’era un intervento da fare si chiamava lui perché era più esperto magari, ma operava sempre insieme a noi.

DOMANDA - Lei ricorda in quale periodo lasciò il Petrolchimico il signor Lino Carraro, più o meno?

RISPOSTA - Che ha lasciato il Petrolchimico?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Nel ‘77 mi sembra.

DOMANDA - Lei ricorda per quali motivi?

RISPOSTA - Erano vari motivi, non sopportava più l’ambiente, stava sempre male, gli faceva male lo stomaco, aveva sempre gli occhi rossi, si metteva sempre il collirio, poi aveva perso anche un po’ di udito, come me insomma, ha preso la decisione di andare via.

DOMANDA - Cosa ricorda in particolare di Lino Carraro, ricorda se fumava?

RISPOSTA - No, non fumava Lino Carraro.

DOMANDA - E beveva?

RISPOSTA - Penso come gli altri insomma, a pasto.

DOMANDA - Quanto vino avevate a disposizione in mensa o quanto meno dopo che fu costruita la mensa, la quantità di vino che avevate a disposizione in mensa?

RISPOSTA - La mensa ci dava un quartino, un quarto mi sembra. Ma delle volte...

 

Presidente: vuole prima precisare i periodi esattamente in cui lei è stato, ha svolto queste diverse mansioni, cioè, lei è entrato nel 1962 ed allora nel reparto CV5/15, prima è stato adibito al blender, vero?

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: lei ricorda fino a quando?

RISPOSTA - Fino al 1972.

 

Presidente: e poi è stato adibito immediatamente alle calandre?

RISPOSTA - No, in quel periodo là ho lavorato al blender e calandre, perché non ero sempre io, mancava una persona al blender..

 

Presidente: quindi ‘71 e ‘72 blender e calandre?

RISPOSTA - E bus.

 

Presidente: poi dal ‘72 all’86, perché lei ha cessato nell’86?

RISPOSTA - Sì, dal ‘72 all’80 sono passato alla sala quadri.

 

Presidente: ‘72-’80 sala quadri?

RISPOSTA - Sì, poi dall’80 all’86 ho fatto il capoturno.

 

Presidente: va bene, grazie, ci sono domande da parte delle difese?

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Lei ha parlato della zona, prima su domanda della parte civile, della zona su cui erano installati i bemburi, lei si ricorda se con riferimento a questa zona venne installato un sistema di aspirazione dei fumi e delle polveri che si liberavano nell’ambiente?

RISPOSTA - Sì, sotto le calandre, sotto le calandre c’erano degli aspiratori che portavano su il vapore che faceva la plastica.

DOMANDA - Era un sistema che aveva la portata di 8000 metri cubi all’ora. Si ricorda in che periodo risale la cosa? A noi risulta nel 1977 e verifica lavori?

RISPOSTA - Non mi ricordo adesso, non ricordo.

DOMANDA - Per quanto riguarda la sala quadri, lei ha detto che ha lavorato nella sala quadri?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - La sala quadri le risulta che fosse stata costruita a nuovo nel 1970?

RISPOSTA - Sì, hanno cominciato i lavori.

DOMANDA - Quando lei, lei però nel ‘72 arriva?

RISPOSTA - Sì, nel ‘72, ‘73.

DOMANDA - Era costruita la sala quadri?

RISPOSTA - Sì, era all’inizio.

DOMANDA - Cosa vuol dire all’inizio?

RISPOSTA - Avevano cominciato a costruirla.

DOMANDA - Ma nel ‘72 avevano cominciato a costruirla?

RISPOSTA - Sì, penso di sì, adesso non ricordo la data proprio precisa.

DOMANDA - Però lei lavora alla sala quadri?

RISPOSTA - No, io lavoravo ancora ai blender.

DOMANDA - Allora non ho capito, perché prima quando il Presidente le ha chiesto mi ero annotato che dal ‘72 lei era alla sala quadri?

RISPOSTA - Nel ‘72 ero passato alla sala quadri, ma siccome alla sala quadri non avevano fatto tutto l’impianto, partivano con una linea alla volta.

DOMANDA - A noi risulta la fine lavori della sala quadri è nell’aprile del ‘71?

RISPOSTA - Non credo.

DOMANDA - Non le risulta a lei?

RISPOSTA - Non mi risulta, non saprei dirle.

 

Presidente: altre domande?

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Volevo chiedere una cosa, che cosa vuol dire che facevano una linea alla volta per la sala quadri?

RISPOSTA - Sarà stato un sistema che hanno preso loro.

DOMANDA - Certo, per carità, chi sceglie decide, non le chiedevo chi aveva scelto e chi aveva deciso, concretamente cosa vuol dire che avevano fatto una sala quadri, un pezzetto, un altro pezzetto, con riferimento a una linea, poi un’altra linea, materialmente cos’è successo?

RISPOSTA - Non capisco.

 

Presidente: questi lavori che hanno fatto in sala quadri innanzitutto come gli hanno fatti, se si ricorda, e quanto tempo sono durati?

RISPOSTA - Non saprei rispondere a questa domanda.

 

Presidente: lei non sa neanche dirmi, non lo so, da quando sono entrato nella sala quadri, cioè nel 1972, hanno proseguito i lavori per mesi, anni?

RISPOSTA - Per mesi, sì, perché si partiva da una linea, si faceva la linea 11, faceva tutto l’automatismo per la linea 11, poi si passava alla linea 12, linea 13.

 

Presidente: e sono andati avanti linea per linea per alcuni mesi?

RISPOSTA - Sì, abbastanza insomma, abbastanza mesi insomma.

 

AVVOCATO ALESSANDRI

 

DOMANDA - La sala quadri era un locale chiuso?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi se non capisco male lei fa riferimento a varie linee che vengono riportate alla sala quadri?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ma quando lei ha cominciato a lavorare alla sala quadri la sala quadri era già esistente come locale chiuso, non è che fosse un pezzo di parete?

RISPOSTA - Io sono entrato in sala quadri.

DOMANDA - Ed era una sala?

RISPOSTA - Sì, era una sala quadri che rilevava tutte le temperature.

DOMANDA - A me interessa sapere se era una sala, era un locale?

RISPOSTA - Sì.

 

Pubblico Ministero: al quale però nel ‘72 non arrivavano ancora tutte le linee.

 

DOMANDA - Non importa, lui nel ‘72 era nella sala quadri.

 

Pubblico Ministero: lo sto chiedendo al teste.

 

Presidente: in questa sala quadri arrivavano tutte le linee già allora o no?

RISPOSTA - No.

 

Presidente: perché erano...

RISPOSTA - Quando è partita la sala quadri è partita con una linea, noi facevamo il caricamento di quella linea...

 

Pubblico Ministero: dalla sala quadri?

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: e le altre linee invece?

RISPOSTA - Si continuava con quel sistema.

 

Presidente: con il sistema vecchio?

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: e si è andati avanti così per, lei ha detto alcuni mesi?

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: va bene, d’accordo, se non ci sono altre domande lo possiamo congedare. Grazie, può andare.

 

Pubblico Ministero: Biasiolo.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - BIASIOLO NICOLA -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, Pubblico Ministero.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Le volevo chiedere innanzitutto di riferire al Tribunale quando ha cominciato a lavorare presso il Petrolchimico di Porto Marghera e presso quale reparto?

RISPOSTA - Sono stato assunto nel novembre del 1963 fino...

DOMANDA - E dove ha lavorato?

RISPOSTA - Al reparto CV5/15.

DOMANDA - Fino a quando?

RISPOSTA - Fino a febbraio del ‘92, perché ho fatto gli ultimi due anni, però li ho fatti in cassa integrazione.

DOMANDA - Quindi fino al ‘90 ha lavorato al CV5/15?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Che mansioni ha ricoperto all’interno di questo reparto?

RISPOSTA - Sono stato assunto come manovale specializzato all’insaccamento.

DOMANDA - Poi?

RISPOSTA - Poi dall’insaccamento ho fatto un tre anni e mezzo, poi sono passato in sala blender, poi dalla sala blender sono andato in sala materie prime dove ho fatto più di tutto quanto.

DOMANDA - Si ricorda quando è andato alla sala materie prime?

RISPOSTA - Penso dopo il ‘70.

DOMANDA - E quanto è rimasto alla sala materie prime?

RISPOSTA - In sala materie prime sono stato per sempre, perché poi sono stato caposala alla sala materie prime, pesatura e coloranti, però nel frattempo che ero ai blender qualche volta mi facevano andare anche ai bus e alle calandre in mancanza di personale, praticamente ho girato un po’ dappertutto, però ai bus e alle calandre andavo saltuariamente quando mancava qualcuno.

DOMANDA - Le volevo fare solo delle domande e poi le chiederà il difensore di parte civile delle altre questioni, sulla sala materie prime, se vuole illustrare un attimo al Tribunale che cos’era questa sala materie prime, che attività si svolgeva?

RISPOSTA - Praticamente la sala materie prime ogni turno doveva fare un programma di preparazione cariche che doveva essere fornita dalla sala blender, avevamo ogni linea il tipo di produzione che faceva la linea, avevamo una formula e noi dovevamo pesare tutte quante le materie prime, materie prime e coloranti.

DOMANDA - Quante linee c’erano?

RISPOSTA - Dunque, dalla linea 11 alla linea 19, 9 linee, 9 linee più due linee, 3 linee al CV5.

DOMANDA - Le indicazioni relative alle materie prime e alle varie linee da un punto di vista produttivo, da chi vi venivano fornite?

RISPOSTA - Dall’ufficio.

DOMANDA - Chi sarebbe, il caporeparto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - In questo, nelle varie attività di lavoro che lei ha svolto all’interno del reparto CV5/15, prima ci parlavano dei suoi colleghi dei problemi di polverosità, volevo chiedere su questo discorso di polverosità qual è stata la sua esperienza, quali erano i punti, se c’erano dei punti con maggiore polverosità?

RISPOSTA - Era un reparto che era molto polveroso e praticamente la sala materie prime era un lavoro tutto quanto di manovalanza praticamente.

DOMANDA - Cioè?

RISPOSTA - Praticamente noi avevamo questa formula con i pesi che dovevamo pesare, praticamente c’erano delle confezioni da 25 chilogrammi, dei fusti da 50 chilogrammi e praticamente dovevamo tagliare il sacco, portarlo al peso giusto secondo quello che chiedeva la formulazione e praticamente eravamo sotto una cappa di aspirazione però eravamo sempre a contatto con la polvere praticamente.

DOMANDA - Avevate dei sistemi di protezione individuale, personale?

RISPOSTA - Quello che avevamo di protezione era guanti, una mascherina antipolvere, un berrettino in testa, scarpe antinfortunistiche e basta.

DOMANDA - In che cosa consisteva questa mascherina antipolvere?

RISPOSTA - Era una mascherina con filtro che era praticamente la protezione per non respirare la polvere.

DOMANDA - Il filtro in che materiale, che cos’era?

RISPOSTA - Era un filtro bianco di stoffa praticamente, una cosa che non permetteva di respirare la polvere.

DOMANDA - Che veniva cambiato ogni tanto?

RISPOSTA - Beh, adesso per esempio, negli anni ‘67-’68 che sono stato ai blender mi davano in dotazione la mascherina con il filtro e praticamente non c’era il ricambio del filtro in quegli anni, ogni tanto noi lo toglievamo via e con la manichetta dell’aria lo soffiavamo.

DOMANDA - Quindi lo facevate voi con l’aspirazione dell’aria?

RISPOSTA - Sì, e dopo lo mettevamo su di nuovo.

DOMANDA - Quando è cambiata, non se è cambiata ad un certo punto questa situazione?

RISPOSTA - La situazione è cambiata dopo gli anni ‘70, allora il filtro, mi davano dei pacchetti di filtri di ricambio, mi davano dei guanti di ricambio quando erano sporchi, perché prima quando erano sporchi ce li lavavamo noi, e poi con l’aria li soffiavamo e li mettevamo su qualche tubo di vapore per asciugarli, perché non c’era il ricambio.

DOMANDA - All’interno della sala delle materie prime, fino a quando lei ha continuato a lavorarci, fino al 1990 in pratica, sono cambiate nelle procedure di lavoro il vostro modo di lavorare, le vostre condizioni?

RISPOSTA - Ai blender è cambiato qualche cosa perché hanno fatto una sala quadri, praticamente resina, i caolini, certe cose venivano dalla sala quadri automatizzate, invece la sala materie prime avevano provato a fare un impianto, una pesatura automatica, però non ha funzionato, perché erano delle materie prime che noi conoscevamo per sigle, erano troppo pesanti, praticamente quando erano sopra la tramoggia non venivano giù, allora praticamente la sala materie prime è sempre stata, la lavorazione era manovale praticamente.

 

AVVOCATO GARBIN

 

DOMANDA - Può descrivere al Tribunale l’ambiente di lavoro in cui operava, in particolare se era, se c’era ventilazione, se c’erano finestre o qualcosa di simile?

RISPOSTA - Le finestre c’erano però non potevamo aprirle perché praticamente il caporeparto non voleva che ci fossero le finestre aperte perché aveva paura che venissero delle contaminazioni per il prodotto, e praticamente all’interno era caldo, era caldo perché quando facevi una manovra, o caricare il blender, qualcosa, sudavi tutto quanto praticamente. Un reparto molto polveroso e poi il caricamento dei blender delle volte veniva automaticamente caricato con una bilancia che correva su dei binari, però c’erano dei prodotti che per esempio non erano nel deposito, nel silo, allora il caricamento veniva fatto manualmente, a sacchi da 25 chilogrammi, veniva caricato il blender, si caricavano i sacchi di blender e si mettevano praticamente i sacchi da parte su questo blender, vuoti, e praticamente c’era tanta contaminazione, tanta polvere.

DOMANDA - C’era un momento della lavorazione che era da voi considerato più pericoloso di altri, o che lo era in effetti?

RISPOSTA - Più pericoloso, più di tutto quanto, era il caricamento dei blender, perché quando caricavi i blender eri con questa mascherina antipolvere sopra alla griglia, la cappa di aspirazione, però il muso, il viso era sempre a contatto con il prodotto praticamente.

DOMANDA - Può descrivere nei particolari, se riesce?

RISPOSTA - Sì, praticamente quando era da caricare il blender si andava a sacchi praticamente, avevi un aiutante o un compagno di lavoro fino agli anni ‘70, dopo gli anni ‘70 invece avevamo degli uomini della cooperativa che ti sporgevano questi sacchi sopra i blender, delle materie prime, e facevi il caricamento dei blender.

DOMANDA - Lei conosce quella parte dell’impianto denominata bemburi, ce lo può descrivere?

RISPOSTA - Il bemburi ho lavorato poco ma comunque posso descriverlo. Praticamente il bemburi venivano giù le colate, praticamente veniva alimentato da una coclea tra i blender che venivano fatte in sala blender e veniva lavorato al bemburi, praticamente veniva fatto un impasto, dopodiché c’era una bena che prendeva questo materiale che quando era arrivato in temperatura il bemburi lo scaricava su questa bena e la bena automaticamente lo portava nelle calandre, nella prima calandra, là veniva mescolato, dopodiché c’era un nastro trasportatore dalla prima calandra alla seconda, dopodiché dalla seconda calandra era il nastro che partiva ed andava a una taglierina che tagliava questo nastro e praticamente veniva trasferito all’insaccamento.

DOMANDA - In particolare ricorda più o meno, ovviamente, la temperatura dell’impasto?

RISPOSTA - Dell’impasto, penso che andasse sui 200 gradi, conforme al prodotto.

DOMANDA - Le è mai capitato di verificare delle fuoriuscite di impasto, di resina dal bemburi?

RISPOSTA - Dal bemburi qualche volta, praticamente o che andava troppo alto di temperatura che non si era attenti o c’era qualche relet che non scattava, praticamente la colata del bemburi veniva o bruciata o liquida praticamente, allora, e delle volte scaricava nella buca dove c’era questa bena e invece di scaricarla su questa bena cadeva a terra ed allora bisognava fermare il ciclo, fermare la bena, metterla in sicurezza, chiamare il capoturno o l’assistente di turno, mi dava un aiutante, andavamo dentro in buca praticamente a prendere questa colata, delle volte la colata era di 60, 70 chilogrammi, allora con un coltello la tagliavamo a pezzi e la porgevamo all’altro compagno di lavoro che la prendeva e la buttava su un fusto, dopodiché veniva portata fuori.

DOMANDA - Avevate delle protezioni manuali?

RISPOSTA - Niente, praticamente la colata quando era giù era oltre i 200 gradi, aveva una evaporazione praticamente, però come protezione di più della mascherina antipolvere noi non avevamo, guanti, mascherina antipolvere e cappellino in testa.

DOMANDA - Le cappe di aspirazione dove si trovavano e come funzionavano, per quanto lei è a conoscenza?

RISPOSTA - Le cappe dei blender?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Le cappe dei blender praticamente era il mescolatore e poi sopra c’era dove si faceva il caricamento dei blender, quando si apriva il coperchio si apriva anche la serranda sopra di questa aspirazione, e poi quando una volta finito di caricare si chiudeva il coperchio e si chiudeva anche la serranda di sopra della cappa, perché se restavano tutte quante aperte le 13 linee praticamente, avevano poca aspirazione, allora, tenendo chiuse quelle che avevano già la carica pronta, restava aperta quella che andavano a caricare ed allora tiravano di più.

DOMANDA - Quando eravate al blender rispetto alla vostra postazione di lavoro, dove si trovavano queste cappe di aspirazione?

RISPOSTA - Sopra i blender, basta, non c’erano altre cappe di aspirazione.

DOMANDA - Ma durante, mi scusi, durante le operazioni di caricamento in particolare dove vi mettevate voi?

RISPOSTA - Durante il caricamento?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Durante il caricamento eravamo con la faccia sopra il blender praticamente, c’era una griglia e praticamente noi caricavamo le materie prime, resine e tutto quanto, sopra a questo grigliato dove andava dentro il blender, ma praticamente la faccia, il muso, era sopra il blender praticamente.

DOMANDA - E la cappa?

RISPOSTA - La cappa tirava, però tirava, passava la polvere davanti a noi praticamente.

DOMANDA - Lei quando ha avuto la percezione, o comunque la conoscenza della pericolosità delle materie che maneggiavate?

RISPOSTA - I primi anni che sono andato al blender io ho saputo la pericolosità di quello che adoperavamo del piombo, perché le visite periodiche che facevamo, prelievo del sangue, fegato, tutte quelle cose là, le uniche cose che noi avevamo paura a quel periodo era il piombo e il fegato, la Gamma GT praticamente, perché nei primi anni, primi del ‘70 c’era tanto personale, qualcuno, più di qualcuno, che veniva allontanato dal reparto perché gli trovava il piombo superiore al limite praticamente, e invece io sono stato fortunato.

DOMANDA - Quindi il motivo ufficiale dell’allontanamento del reparto era la presenza del piombo nel sangue, non altri motivi?

RISPOSTA - Altri motivi non sapevo niente.

DOMANDA - E della cancerogenicità del CVM, del PVC quando ne avete avuto conoscenza e in quale modo?

RISPOSTA - Siamo venuti a conoscenza di questo con le visite mediche della Medicina del Lavoro che è venuto dopo il ‘70 mi sembra, adesso non mi ricordo di preciso le date, che è intervenuta la Medicina del Lavoro che siamo andati a fare i controlli, che anzi io in quel periodo avevo fatto appena la visita periodica in fabbrica e avevo, mi avevano trovato i valori del fegato un po’ alterati, la Medicina del Lavoro quando mi ha fatto il controllo mi ha trovato veramente che ero intossicato un po’ il fegato e mi ha mandato al CTO a Padova a fare un prelievo di sangue. Da quel momento là abbiamo saputo la pericolosità cancerogena, cioè del tumore, altrimenti prima non eravamo informati per niente.

DOMANDA - Dopo questa notizia vi furono delle modifiche agli impianti, in particolare al CV5/15?

RISPOSTA - Praticamente è stato modificato qualche cosa, ed allora mi hanno dato gli uomini della cooperativa come aiuti, allora mi hanno tolto via un po’ di carico di lavoro, hanno fatto delle salette antirumore con un po’ di aria condizionata dentro, praticamente un operatore quando aveva operato, fatto le cariche, poteva invece che stare in sala, poteva andarsi a sedere, per esempio, indietro su queste camerette antiacustiche, era un po’ più fresco. Poi è stato modificato un po’ il lavaggio dei blender, perché prima veniva fatto tutto quanto manualmente, si andava dentro personalmente, dentro ai blender, con dei raschietti, stracci, a lavare le pareti e tutto quanto, dopo di questo invece hanno modificato un po’, perché una volta che il blenderista aveva preparato la carica che andava giù al bemburi allora avevano fatto una pompa ad acqua a pressione con una canna, praticamente si lavava il blender da fuori, dopo averlo lavato avevamo delle lance, delle raschiette a manico lungo che praticamente stando fuori si raschiavano le pareti del blender, le pale del mescolatore il più che si poteva, e poi si buttavano, finito quel lavoro, si buttavano dentro degli stracci e del plastificante, praticamente all’inizio, dopo non volevano più del plastificante e buttavamo dell’acqua e sapone e degli stracci, aprivamo il vapore per scaldare il blender e veniva lavato praticamente così. Una volta lavato si prendeva tutti quanti gli stracci con un gancio, si tiravano fuori. Però qualche volta bisognava andare dentro perché c’erano dei posti dove per esempio il blender non veniva pulito bene, perché c’erano dei posti, dietro le pale, allora si andava dentro e con delle raschiette si pulivano.

DOMANDA - Lei ha conosciuto il signor Lino Carraro?

RISPOSTA - L’ho conosciuto, sì, nel ‘63 quando sono stato assunto.

DOMANDA - Quali mansioni ha svolto?

RISPOSTA - Io nel ‘63 quando sono stato assunto Lino Carraro era già caposala, era caposala ai bus, perché in quel periodo ogni sala aveva un caposala praticamente, io l’ho conosciuto che era già caposala.

DOMANDA - Ricorda quali altri mansioni svolse?

RISPOSTA - Lino Carraro?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Una volta fatta amicizia mi raccontava, perché lui è andato dentro tanto prima di me, praticamente mi raccontava che loro...

DOMANDA - Le sto chiedendo quali mansioni svolse durante tutta l’attività lavorativa per quanto lei è a conoscenza?

RISPOSTA - Carraro prima era ai bus, al CV5, calandre, perché allora non c’era il CV15, perché Lino Carraro è stato assunto quando c’era il CV5 solo, e praticamente faceva le mansioni che facevamo noi, ha fatto il bussista, il blenderista, il pesatore di materie prime, tutto quanto, perché loro lavoravano, mi raccontavano loro, i più vecchi, che loro lavoravano ancora peggio di noi.

DOMANDA - Lei ricorda quando il compagno di lavoro Carraro lasciò il Petrolchimico, quando se ne andò dal Petrolchimico?

RISPOSTA - Mi sembra nel ‘66, ‘67, ‘68, mi sembra, adesso non so di preciso.

DOMANDA - Lei ricorda se ci fu una motivazione specifica?

RISPOSTA - Lino Carraro praticamente quando veniva a lavorare si lamentava sempre, aveva sempre rossore di occhi, che praticamente delle volte si portava via del collirio e si dava delle gocce anche durante il lavoro, non era più capace di fare, si lamentava perché non era più capace di fare i turni, di sopportare le notti, praticamente cercava in tutte le maniere di poter lasciare il reparto, perché fisicamente, praticamente, si lamentava che non era più capace di andare avanti, era troppo stanco. E in più era sordo come una campana praticamente.

DOMANDA - A questo proposito il vostro ambiente di lavoro com’era, sotto questo profilo, era rumoroso?

RISPOSTA - Era molto rumoroso, specialmente in sala setacci, perché quando il prodotto veniva finito a lavora ai bus o ai calandri passava in sala setacci; in sala setacci erano dei vibratori che quando andavi dentro ti toccava metterti le cuffie, ma era rumoroso la sala setacci, le taglierine della linea 17 e 18 e poi tutto quanto il reparto era rumoroso.

DOMANDA - Lei ricorda se il signor Carraro fumava o beveva?

RISPOSTA - Il signor Carraro non ha mai fumato e mai bevuto, bevuto, praticamente il signor Carraro non ha mai mangiato neanche alla mensa, si portava via il mangiare da casa e praticamente una bottiglietta di vino da un quarto e basta, fumare non ha mai fumato.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - A proposito dell’automazione di certe operazioni che si svolgevano manualmente, le risulta che venne fatto, a partire dal ‘72, il caricamento di due tipi di resine di PVC in automatico?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Perché noi abbiamo documentazione, abbiamo raccolto documentazione in cui è partita una commessa nel ‘70 che è stata completata ad aprile ‘71 per il caricamento di due miscele additivi per (micla KSR), le risulta?

RISPOSTA - Quando è stata fatta la sala quadri praticamente.

DOMANDA - Per quanto riguarda l’attività di successivo trasporto, le risulta che venne fatta un’attività di trasporto pneumatico chiuso sia delle resine in sospensione sia delle resine in emulsione?

RISPOSTA - Praticamente lui aveva una bilancia che correva su un binario e praticamente avevamo dei silos con dei vari tipi di resina, allora questa bilancia, secondo la produzione che stavamo facendo, andavamo con la bilancia sotto a questi silos dove c’era scritto il tipo di resina, la prelevavamo, avevo una bilancia che mi segnava il peso che dovevamo prelevare, dopodiché la portavamo sopra il blender, aveva una bocca dove la bilancia andava e scaricavi dentro in blender, però tutte quante le resine non le avevano i silos, c’erano delle produzioni che richiudevano dell’altra resina e praticamente quella che non era in silos la caricavamo manualmente, praticamente veniva su a pedane di 40, 45 sacchi e dovevamo caricarla manualmente, aprirci i sacchi, metterli sopra i blender e poi caricarli.

DOMANDA - A proposito del trasporto, il trasporto le risulta che fosse pneumatico, il trasporto era automatico delle resine, una volta caricate?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Il processo era automatico?

RISPOSTA - Tutto quanto manualmente, sempre comandato dall’operatore.

DOMANDA - Certo, benissimo, sì.

 

Presidente: altre domande non ce ne sono? Può andare, grazie. Sospendiamo qui e riprendiamo alle ore 15.00. Riprendiamo l’udienza.

 

Avvocato Padovani: chiedo scusa, signor Presidente, volevo intervenire brevissimamente, prima che inizi la tornata pomeridiana, sul problema del calendario, mi hanno riferito che lei la scorsa udienza aveva programmato dopo l’esame dei testimoni l’esame degli imputati. Ora su questo punto, per verità, i difensori di riferimento Montedison, diciamo così, sono orientati nel senso che l’esame degli imputati sarebbe preferibile seguisse l’intero svolgimento dell’istruttoria dibattimentale nel suo complesso, credo non so se i colleghi confermeranno che lo stesso avviso sia proprio anche dei difensori di parte Enichem, quindi se si potesse programmare diversamente.

 

Presidente: prendo atto, la mia era stata semplicemente un’indicazione, prendo atto che se non c’è un consenso su questa inversione che poteva avere una sua logica, tenuto conto che avevamo seguito un filone, diciamo, però in effetti le regole processuali in questo caso andrebbero comunque rispettate...

 

Avvocato Padovani: qui non si tratta tanto di un rispetto, è che ciò che può essere scisso per il Tribunale e per i difensori in modo anche utile, nel senso che i due tronconi corrispondono effettivamente a due tematiche differenziate, non è altrettanto bene scindibile rispetto a posizione di soggetti che avendo ricoperto certe funzioni, svolto certe attività in sostanza sono portati a vedere in termini complessivi ed unitari questa attività e queste funzioni, quindi per loro è più logico che il discorso si svolga in termini...

 

Presidente: va bene allora. Bene, allora cercheremo adesso di rivedere quello che era un programma e seguirà quindi allora a questo punto, però, un momento, siete almeno d’accordo di sentire i testi della difesa su questo filone?

 

Avvocato: sì.

 

Presidente: il discorso riguardava solo ed esclusivamente gli imputati.

 

Avvocato Padovani: sì, perché il senso della divisione oramai è acquisito, facevo riferimento al diverso punto degli imputati perché è un punto di vista singolare che riguarda solo loro.

 

Presidente: allora cercheremo dopo, magari o questa sera o domani sera di rivedere un po’ il programma, d’accordo. Intanto andiamo avanti con quello di oggi.

 

Pubblico Ministero: allora era stato citato, era stato indicato Dell’Olivo Germano che è deceduto e io allora chiedo che venga acquisito il certificato di morte e il verbale delle dichiarazioni che aveva reso alla Polizia giudiziaria durante le indagini preliminari il 24 febbraio 1995. Consegno il certificato e il verbale di dichiarazioni.

 

Presidente: va bene. Il Tribunale acquisisce il verbale.

 

Avvocato Baccaredda: scusate, in riferimento al verbale dell’Olivo, io volevo solo rilevare questo, io non ho chiaramente una pienezza della situazione e della conoscenza, però rileva che la persona, il signor Dell’Olivo, è stato sentito a casa di Dell’Olivo perché in condizioni di salute evidentemente gravi, quindi chiedo che il Pubblico Ministero, potrebbe essere una situazione in cui lo stesso doveva essere sentito con incidente probatorio, chiedo di, ovviamente io non so di che cosa è morto Dell’Olivo, quindi chiedo al Pubblico Ministero di rilevare se in quel momento in cui è stato sentito Dell’Olivo poteva essere prevista la situazione di morte.

 

Pubblico Ministero: io, allora, è stato sentito dal corpo Forestale dello Stato il 24 febbraio ‘95 e quindi direi proprio nella fase primissima delle indagini preliminari in cui non c’erano ancora neanche lontanamente in quel momento degli indagati e le conoscenze sia in relazione a quello che veniva prodotto allo stabilimento Petrolchimico che alle vicende, almeno per quanto riguarda il Pubblico Ministero, erano molto, molto lontane, non sapeva all’epoca ancora esattamente di cosa si trattava. Era stato indicato poi in lista testi, io in questo momento non sono in grado di dire di cosa sia deceduto, ho solo il certificato di morte del Comune di Venezia che è datato 21 aprile 2000 e fa riferimento al 29 gennaio 1995.

 

Presidente: stavo guardando per l’appunto se risultava l’atto di salute all’atto dell’audizione.

 

Avvocato Baccaredda: risulta appunto tenutosi nei locali dell’immobile del signor Dell’Olivo Germano l’audizione, perciò...

 

Presidente: si tratta di vedere per quali cause.

 

Pubblico Ministero: non avendolo fatto né i Carabinieri né la Polizia di Stato ma il Corpo Forestale dello Stato, non è raro, non era raro neanche in altri processi, che per comodità anche dei testi l’ispettore della polizia forestale si recasse e infatti facesse anche questi verbali a mano che crea anche un problema tra l’altro in rilettura, non sono in grado di dirlo, perché, ripeto, nel febbraio del ‘95, io non sapevo ancora che cos’erano i vari reparti di CV15 etc., non avevo proprio la minima idea.

 

Avvocato Baccaredda: comunque è deceduto il 29 aprile ‘95, vero?

 

Presidente: guardate, la questione possiamo anche ulteriormente approfondirla, c’è da dire che però da un lato, dalle dichiarazioni, dalle sommarie informazioni che rende, non risulta da quale malattia sia affetto nel momento dell’audizione e dall’altro non risulta neppure per quali cause sia morto, quindi allo stato ci è davvero difficile poter valutare se fin da allora c’era la possibilità da parte del Pubblico Ministero di poter presumere che potesse per le condizioni di salute, diciamo, decedere etc., quindi eventualmente quanto meno approfondiamo le cause di morte ecco, se c’è una certificazione da cui risulta anche la causa di morte, diversamente il verbale è senz’altro acquisibile. Io non lo so poi, Pubblico Ministero, un’altra domanda potrebbe essere questa: alla data del 24 febbraio ‘95 vi era già la iscrizione degli imputati nel registro degli indagati?

 

Pubblico Ministero: no, assolutamente no, era molto al di là ad avvenire, perché il processo è iniziato a fine ‘94, e nel febbraio ‘95 io non sapevo neanche cos’erano questi reparti, ed è avvenuta l’iscrizione almeno un anno dopo. Comunque a memoria posso verificare se Dell’Olivo Germano è stato verificato come possibile, all’esito che ha avuto, e quindi adesso verrà fatta questa verifica.

 

Presidente: ecco, d’accordo, ma se non c’era neanche l’iscrizione nella lista degli indagati, voglio dire, a quale fine l’incidente probatorio, non era neanche proponibile, quindi mi pare che anche questo, va bene, comunque aspettiamo un attimo il certificato di morte poi eventualmente decideremo formalmente sull’acquisizione.

 

Pubblico Ministero: il certificato di morte lo consegno, adesso cerco di verificare perché leggendo il verbale vediamo un attimo che cosa poteva avere...

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - BERTO LUIGI -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, Pubblico Ministero.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Le volevo chiedere innanzitutto di riferire al Tribunale quando è stato assunto al Petrolchimico e quale attività di lavoro ha svolto?

RISPOSTA - Sono stato assunto nel ‘61.

DOMANDA - Presso quali reparti ha lavorato?

RISPOSTA - CV3 e CV24.

DOMANDA - Quando ha cominciato a lavorare al CV24?

RISPOSTA - Nel ‘72.

DOMANDA - E fino a quando?

RISPOSTA - Fino all’86.

DOMANDA - Poi è andato in cassa integrazione qualche mese?

RISPOSTA - Sì, qualche mese proprio.

DOMANDA - Quindi in pratica lei ha lavorato al CV24 dalla fine del ‘71 inizio ‘72 fino all’86?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Vuole riferire al Tribunale qual è stata la sua attività lavorativa, la sua mansione presso il CV24?

RISPOSTA - Sì, io sono stato operatore esterno, ho fatto da lavatore, boccaporti a controllare le pompe, cercare il gas con il cercafughe.

 

Presidente: lei era operatore esterno al CV24, e quindi lei faceva questi lavori, cioè il lavaggio delle?

RISPOSTA - Autoclavi.

 

Presidente: poi?

RISPOSTA - E dopo facevo altri lavori, pompe, controllavo le pompe, facevo i turni, lavori esterni insomma.

 

DOMANDA - Io le volevo rivolgere alcune domande in relazione alla sua attività di autoclavista, in particolare lavaggi di autoclavi. Vuole dire quanti lavaggi di autoclavi venivano effettuati e in che maniera?

RISPOSTA - Prima andava degasato, dopo andava ventilato...

 

Presidente: siccome non tutti capiscono proprio il veneziano, magari il Veneto un po’ stretto, veda anche di dire qualche parola in italiano. Cioè il degasaggio e poi?

RISPOSTA - E dopo andava a scaricare e dopo andavano cecate, messe le...

DOMANDA - Le ceche?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei entrava nelle autoclavi per lavare le autoclavi?

RISPOSTA - Sono entrato anche io, ma non fisso come lavaggio.

DOMANDA - Lei che attività svolgeva in particolare in relazione al lavaggio delle autoclavi?

RISPOSTA - Dovevo tenere la corda, stavo al carico più che altro.

DOMANDA - Stava all’esterno dell’autoclave soprattutto come operatore esterno?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Aiutava chi entrava?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Volevo chiedere, fino al periodo in cui lei è stato a lavorare al CV24, cioè in pratica fino all’86, vedo la data 30 giugno 1986 e poi a luglio è andato in cassa integrazione, fino a quel periodo lei ha continuato ad aiutare dei suoi colleghi che entravano in autoclave?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - In pratica lei cosa faceva, li aiutava in che maniera, in cosa consisteva il suo aiuto?

RISPOSTA - Davo una mano a cecarle, dentro al... fare la guardia, tanti lavori così insomma, ma più che altro ero sempre esterno io.

DOMANDA - Stava sopra al boccaporto...

 

Presidente: lei cioè assisteva chi andava dentro alle autoclavi per lavare?

RISPOSTA - Per lavare e delle volte lavavo anche io se non c’era quell’addetto.

 

DOMANDA - E questo fino a giugno dell’86?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quando iniziava il lavaggio delle autoclavi veniva fatto un controllo sulla presenza del CVM?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - In che maniera veniva fatto un controllo?

RISPOSTA - Controllo con il cercafughe, oppure metteva l’operatore...

DOMANDA - Mettevano tipo una sonda?

RISPOSTA - Dentro e là si vedeva se c’era CVM.

DOMANDA - Chi entrava dentro le autoclavi, ed anche le volte che entrava lei, materialmente cosa faceva?

RISPOSTA - Facevo quella volta che veniva fuori il gas, allora si avvertiva l’operatore interno che venisse fuori.

DOMANDA - Chi andava dentro l’autoclave, ed anche lei che rimaneva da operatore esterno ad aiutare quello che entrava, era fornito di maschera antigas?

RISPOSTA - No, quello esterno no.

DOMANDA - E quello dentro?

RISPOSTA - Quello dentro sì, delle volte sì e delle volte no.

DOMANDA - Cosa vuol dire delle volte sì e delle volte no?

RISPOSTA - Delle volte se le metteva e delle volte se doveva fare poco, non lo so.

DOMANDA - Era lasciata alla libera scelta dell’operaio?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Questo lavaggio all’interno delle autoclavi, mi riferisco un po’ a tutto il periodo, sia negli anni ‘70 sia fino all’86, quanto durava, quanto rimaneva l’operaio dentro l’autoclave del CV24?

RISPOSTA - Un’ora in poi, sempre più di un’ora.

DOMANDA - Più di un’ora?

RISPOSTA - Sì, sì.

DOMANDA - Capitava che rimanesse anche 2 o 3 ore?

RISPOSTA - 2 o 3 ore non credo, un’ora e mezza, 2.

DOMANDA - Questo discorso della maschera era lasciato alla libera scelta?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei se la metteva la maschera?

RISPOSTA - Io come operatore fuori no.

DOMANDA - E quando andava dentro?

RISPOSTA - Poche volte.

DOMANDA - Ogni quante volte veniva lavata l’autoclave?

RISPOSTA - Ogni 20 cariche, 25, 20.

DOMANDA - Ogni 15, 20 cariche?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E in un giorno quante cariche venivano effettuate?

RISPOSTA - Sempre più di una al giorno.

DOMANDA - CV24 quante ne aveva di autoclavi, 12?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E quindi in pratica ogni giorno c’era necessità di entrare in autoclave?

RISPOSTA - Ogni giorno.

DOMANDA - Ma questo discorso vale fino all’86?

RISPOSTA - Fino a quando sono andato via io, dopo hanno detto che hanno fatto delle modifiche.

DOMANDA - Comunque fino all’86 che lei è andato via c’era chi entrava nell’autoclave?

RISPOSTA - Ogni giorno.

DOMANDA - Quando lei sa che c’era ad un certo punto la metà degli anni ‘70 è entrato in funzione il gascromatografo, in particolare al reparto CV24, e ad un certo punto il gascromatografo quando c’era presenza di CVM segnalava preallarme, allarme, quando suonava preallarme e poi allarme che cosa succedeva, gli operai cosa facevano?

RISPOSTA - L’operaio avvertiva l’assistente di queste fughe ed allora si andava in cerca da dove poteva venire.

DOMANDA - Chi andava in cerca?

RISPOSTA - L’operatore esterno.

DOMANDA - Ed andava in cerca in che maniera?

RISPOSTA - Con il cercafughe.

DOMANDA - Ma quando suonava questo allarme venivano messe le maschere?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Si andava in cerca della fuga senza maschere?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E gli altri operai che lavoravano lì sul reparto cosa facevano, andavano via o stavano lì a lavorare?

RISPOSTA - Un po’ più distante che doveva essere su quel punto là si cercava la perdita, ed allora si cercava...

DOMANDA - Quando c’era questo allarme che suonava del gascromatografo andavano via dal reparto?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Ma si mettevano le maschere?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Non si mettevano le maschere?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - E quando veniva trovata la fuga, se veniva trovata, perché delle volte abbiamo visto nel registro fuga non individuata, insomma al di là di questi casi, quando la fuga veniva individuata cosa succedeva?

RISPOSTA - Dovevamo prepararle noi se eravamo capaci, se no venivano quelli della manutenzione.

DOMANDA - Queste fughe normalmente da dove venivano normalmente?

RISPOSTA - Premi stoppa.

DOMANDA - Da valvole?

RISPOSTA - Sì, sempre da valvole insomma, oppure qualche tubo può rompersi.

DOMANDA - E quindi quando succedevano queste rotture cercavate voi del reparto di sistemare?

RISPOSTA - Sempre, sempre del reparto.

DOMANDA - E se non riuscivate a farlo l’aggiustamento chi veniva chiamato?

RISPOSTA - Chiamavano quelli della manutenzione.

DOMANDA - Manutenzione di reparto...

RISPOSTA - Se c’era una rottura grave si fermava, a quel punto là si fermava.

DOMANDA - Durante tutte queste operazioni, in questo periodo in cui veniva segnalata dall’allarme la fuga, l’assistente andava in cerca o mandava qualcuno in cerca della fuga, veniva individuata la fuga, si lavorava per sistemare la fuga o come operai di reparto o chiamando la manutenzione di reparto o la manutenzione esterna, tutti gli operai cosa facevano, si mettevano le maschere?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Andavano via dal reparto?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Rimanevano tutti in reparto?

RISPOSTA - Io non sono mai andato via.

DOMANDA - Una volta sola?

RISPOSTA - Neanche quella, ci sono stato sulla manutenzione, delle perdite e sono andati via, perdite enormi, ma io...

DOMANDA - Lei in tutta la sua attività lavorativa al CV24...

RISPOSTA - Mai capitato.

DOMANDA - Per allarmi non ha mai messo maschere e non è mai andato via dal reparto?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - E non ha neanche mai visto gli altri mettersi le maschere?

RISPOSTA - No.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Lei conosce la distinzione tra preallarme ed allarme?

RISPOSTA - Preallarme è l’avviso.

DOMANDA - Quando la concentrazione di CVM raggiungeva le 15 parti per milioni scattava il cosiddetto preallarme e suonava?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - In quel caso non c’era l’obbligo né di indossare i mezzi di protezione individuali né di evacuare...

RISPOSTA - Mai.

DOMANDA - Non c’era?

RISPOSTA - Non c’era.

DOMANDA - Lei sa dire più o meno con quale frequenza le è capitato di ascoltare il segnale di preallarme piuttosto che il segnale di allarme?

RISPOSTA - Mi avvertiva il quadrista, diceva che ci sono tanti PPM, digli che venga fuori e basta, e se era esterno va a controllare.

DOMANDA - Quindi il quadrista rilevava una concentrazione, quale concentrazione, superiore a che cosa? Mi interessa capire quando nel vostro reparto scattava la necessità di andare a cercare la fuga?

RISPOSTA - Non so a quanti PPM scattasse.

DOMANDA - Lei sa se questa necessità di andare a individuare il punto della fuga scattasse soltanto quando suonava il preallarme o quando anche la concentrazione era un po’ più bassa ma non tale ancora da scattare il preallarme di 3, 4, 5 PPM?

RISPOSTA - Non so a quanti PPM fosse.

DOMANDA - Quindi sia lei che il quadrista rilevava una concentrazione, avvertiva chi?

RISPOSTA - Quello esterno, guarda che c’è una perdita di PPM a tale posto.

DOMANDA - Quindi avvertiva che c’era la perdita di PPM in un certo punto del reparto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - A quel punto cosa succedeva?

RISPOSTA - Che noi andavamo in cerca di trovarlo.

DOMANDA - Andavate a cercare la fuga?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - La trovavate e comunicavate, rilevate la situazione?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi nella grande maggioranza dei casi succedeva questo: c’era un avvertimento che c’era una concentrazione anomala, si individuava il punto, si andava sul punto e si risolveva il problema?

RISPOSTA - Esatto.

DOMANDA - Quindi lei non è in grado invece di dirmi con quale frequenza capitavano eventi più gravi, cioè quando, se scattava proprio l’allarme perché erano state raggiunte le 30 parti per milioni?

RISPOSTA - Scattava quando c’era qualche perdita, quando i blocchi grandi dentro, a volte si rompeva qualche guarnizione si trovava.

DOMANDA - Si trovava la perdita e la si sistemava?

RISPOSTA - Si trovava, un tubo, una linea, è stata trovata anche quella, si vedeva, andavi là.

DOMANDA - E si risolveva il problema. Per quanto riguarda le autoclavi, lei conosce il signor Cecconello?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - L’ha conosciuto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Cecconello era un operatore interno?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Che lei ricordi il signor Cecconello indossava i mezzi di protezione individuali o no quando entrava in autoclave?

RISPOSTA - Poco.

DOMANDA - Il signor Cecconello ha detto di aver sempre indossato i mezzi di protezione individuali perché diceva: "Io tengo alla mia salute".

RISPOSTA - Delle volte se le metteva e delle volte non se le metteva.

DOMANDA - Lei era operatore esterno durante la pulizia delle autoclavi?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - C’era anche un assistente di reparto che controllava la procedura, l’operazione?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Che poi riferiva al caporeparto?

RISPOSTA - Prima di andare dentro veniva a vedere se era a posto, se poteva andare dentro.

DOMANDA - L’assistente di reparto questo?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Cioè verificava la concentrazione di CVM, misurava e dava il permesso?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Di entrare dentro all’autoclave?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi se il CVM continuava a essere inferiore a una parte per milione l’operazione poteva continuare?

 

Pubblico Ministero: c’è opposizione alla domanda su questo discorso del PPM, chiediamo i fatti.

 

DOMANDA - Quindi la sonda era dentro l’autoclave e misurava la concentrazione?

RISPOSTA - Sempre dentro.

DOMANDA - A quale concentrazione di PPM l’operatore è autorizzato ad entrare in autoclave o aveva il permesso di farlo?

RISPOSTA - Quando non c’era quasi niente.

DOMANDA - Se durante l’operazione la concentrazione cominciava a salire...

RISPOSTA - Ed allora...

 

Presidente: che cosa succedeva?

RISPOSTA - Quando lavorando dentro c’era un blocco, qualcosa, veniva fuori il CVM, la sonda dentro che prelevava, allora si avvertiva e veniva fuori l’operatore interno.

 

DOMANDA - E a quel punto cosa succedeva, si bonificava l’autoclave ancora, si controllava ancora...

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Si controllava che la concentrazione fosse nuovamente scesa, dopodiché l’operatore poteva entrare, così, è questa la procedura?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Per quanto riguarda una delle prime domande che le ha fatto il Pubblico Ministero, il numero di volte, il numero di cariche dopo le quali si doveva procedere alla pulizia, secondo lei c’è stato un cambiamento dai primi anni ‘70 fino al 1986, nel senso che prima era più frequente la necessità e dopo è diventato...?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E` così?

RISPOSTA - E` cambiato tanto.

DOMANDA - Quando lei ha parlato di 10 o 15, si riferiva all’inizio?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Dopo c’è stato un cambiamento?

RISPOSTA - Adesso fanno pochi lavaggi o niente, adesso non so proprio di preciso.

 

Pubblico Ministero: adesso ha detto, adesso siamo nel 2000.

 

DOMANDA - Le faccio questa domanda perché la Guardia di Finanza in una relazione ha precisato il numero di volte, il numero di cariche dopo le quali si doveva procedere al lavaggio...

 

Pubblico Ministero: c’è opposizione, non si può contestare la relazione della Guardia di Finanza ad un teste, la relazione non è neanche agli atti del processo.

 

Presidente: facciamo la domanda adesso.

 

DOMANDA - Fosse necessario ogni 10, 12 cariche fino a circa al 1978 e che dopo sia stato sufficiente ogni 30, 40 cariche di autoclave?

RISPOSTA - Sì, perché si martellava lo stesso...

 

Presidente: non riesco a capire neppure io, loro hanno fatto?

RISPOSTA - Hanno fatto degli esperimenti con dei prodotti che si lavava poco, mentre prima si lavava, ogni 10 cariche si lavava.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - A proposito sempre delle autoclavi e del suo lavoro, lei si ricorda che venivano utilizzate per quanto riguarda una parte delle autoclavi dei lavatori ad alta pressione e per l’altra delle lance a pressione?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi in entrambi i casi c’era un sistema di lavaggio al di fuori dell’autoclave anche?

RISPOSTA - Sì, fuori, stando fuori.

DOMANDA - Lei si ricorda se vennero usate delle sostanze chimiche per sciogliere le croste?

RISPOSTA - Con quei lavaggi là automatici...

DOMANDA - No, dicevo, abbiamo parlato delle lance e dei lavatori ad alta pressione, oltre a questi lei si ricorda se furono utilizzate nel suo reparto delle sostanze chimiche per sciogliere le croste?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Si ricorda del cicloesanone?

RISPOSTA - Sì, anche quello mi ricordo.

DOMANDA - Lei si ricorda che le autoclavi erano vetrificate, l’interno delle autoclavi era vetrificato, era smaltato?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Un’ultima cosa, lei si ricorda chi svolgesse, chi si occupasse dei controlli sui gascromatografi, si occupava personale del reparto o altre persone?

RISPOSTA - So che... non so se a controllare andava bene o male, questo non lo posso dire.

DOMANDA - Non ho capito.

RISPOSTA - Non so se andava bene o male, so che c’era il quadrista...

DOMANDA - Lei non si ricorda che il Pas, il responsabile, il laboratorio del Pas, Basei, Carcassori, si occupassero dei controlli?

RISPOSTA - Sì, venivano a controllare.

 

Presidente: altre domande?

 

AVVOCATO POZZAN

 

DOMANDA - Lei sa dirmi che attività svolgesse l’operatore compressorista?

RISPOSTA - Quello dei compressori, cambiare linee, cambiare pompe, lavori esterni insomma, lavare i filtri, degasaggio, tutti lavori, un altro lavoro insomma.

DOMANDA - Non era il suo lavoro comunque?

RISPOSTA - No.

 

Presidente: va bene, può andare, grazie.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - FERRO PIERGIORGIO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: il Tribunale invita le parti perché nel fare le domande cerchino di individuare da un punto di vista temporale le mansioni, le eventuali innovazioni, le eventuali modificazioni che sono intervenute e nell’attività lavorativa e sugli impianti perché solo così noi riusciamo un po’ anche ad avere un quadro di riferimento abbastanza preciso. Vediamo di fare questo sforzo, al contraddittorio più delle volte è emerso, talvolta invece la situazione è rimasta un po’, così, diciamo un po’ compattata su un versante o sull’altra. Prego, Pubblico Ministero.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Vuole riferire innanzitutto al Tribunale quando ha iniziato a lavorare presso il Petrolchimico e presso quale reparto?

RISPOSTA - Ho iniziato il mio lavoro il 20 luglio 1955 presso il reparto CV3, dal reparto CV3 avevo le mansioni di operaio autoclavista e insaccatore, dal ‘55 al ‘58, dal ‘58 al ‘63 sono andato al CV14 con la mansione di capoturno e dal ‘63 al ‘72 sempre al CV14, allora anche CV16, come assistente, dal 1972 all’86 ho fatto l’assistente di turno al reparto CV24 e dal 1986 al 1991 quando poi sono andato in pensione, ho fatto il segretario di reparto, praticamente si faceva la contabilità industriale sui prodotti usati nei reparti.

DOMANDA - Quindi lei è stato al reparto CV24 in pratica dal ‘72 al ‘91?

RISPOSTA - Praticamente sì, perché la segreteria era nello stesso ufficio del CV24.

DOMANDA - E comunque segreteria l’ha fatta gli ultimi due anni, dal gennaio ‘90...

 

Presidente: no, dall’86 al ‘91.

 

DOMANDA - Perché avevo una scheda che era indicata fino al 31/12/89 assistente di turno, poi segretario di reparto dall’1 gennaio ‘90 al 30 luglio ‘91.

RISPOSTA - Guardi, per avere proprio un riferimento giusto è stato quando il passaggio da Montedison a Enichem, avvenne il passaggio da Montedison a Enichem, allora, siccome ci fu anche un po’, rivoluzionarono un po’ l’organico, io ne approfittai per smontare dal turno ed andare a fare il segretario di reparto, pertanto sono sicuro nell’86, nel 1986.

DOMANDA - Io le volevo chiedere qualcosa sull’attività che veniva svolta presso le autoclavi del reparto CV24 e in particolare le volevo chiedere di riferire al Tribunale come si svolgeva questa attività presso le autoclavi sia all’inizio degli anni ‘70 quando lei è arrivato e poi fino al periodo finale in cui lei è rimasto in reparto?

RISPOSTA - Allora, praticamente quando io andai al CV24 la maniera di lavorare era identica a quella del CV14 che avevo appena lasciato, cioè si caricavano le autoclavi a boccaporto aperto, terminata la polimerizzazione si scaricavano a boccaporto aperto e si scaricava anche con il serbatoio a boccaporto aperto, tanto è vero che nel serbatoio c’era un filtro dove l’addetto all’essiccamento doveva controllare che non traboccasse perché questo filtro era stato messo per raccogliere tutte le croste che venivano dalle autoclavi, praticamente era un filtraggio del polimero. Allora, si caricava a boccaporto aperto in serbatoi praticamente a pressione zero, a pressione atmosferica.

DOMANDA - Con quali frequenze venivano effettuati i lavaggi di autoclavi?

RISPOSTA - Dunque, le autoclavi venivano lavate ad ogni carica con una manichetta.

DOMANDA - Questo in che periodo?

RISPOSTA - Sempre durante, fino a che, praticamente sempre, fino all’86, al termine dello scarico si dava una lavata alle autoclavi, solo che nel frattempo dal ‘72 all’86 avvennero diversi cambiamenti, nel ‘72, quando, appunto, iniziammo la produzione del CV24, al termine dello scarico dell’autoclave l’operatore addetto alle autoclavi doveva lavare con manichetta l’autoclave, poi, dopo un...

DOMANDA - C’erano le entrate anche in autoclave?

RISPOSTA - Sì. Le entrate in autoclavi avvenivano dopo un determinato numero di autoclavi, all’inizio dopo una decina di cariche, 20, secondo comunque quanto era sporca l’autoclave, la frequenza media si può calcolare su un 15 cariche all’inizio, allora per l’entrata in autoclave si cercava l’autoclave nei bocchelli, praticamente si isolava l’autoclave delle tubazioni del CVM, dal degasaggio, praticamente da tutte le linee che servivano a caricare l’autoclave, una volta isolate le linee si riempiva d’acqua industriale l’autoclave e poi si scaricava l’autoclave, si facevano togliere i fusibili dall’elettricista di turno o di giornata per evitare, perché si entrava in cavità e c’era l’agitatore, si calava una scala e un operatore che all’inizio era lo stesso operatore che caricava anche le autoclavi, allora, l’operatore addetto al lavaggio dell’autoclave entrava con un corpetto tipo paracadutista, tenuto da una corda da un collega, aveva messo una scala, entrava in autoclave con casco da ciclista e visiera per evitare che durante... perché si doveva entrare con martello, mazzetta e scalpello per togliere eventuali blocchi di polimero che si formavano, ed allora ad evitare che qualche pezzo arrivasse sugli occhi si usava la visiera.

DOMANDA - Aveva anche la maschera antigas quando entrava?

RISPOSTA - No, non aveva la maschera antigas.

DOMANDA - Ma questo discorso che lei fa relativo all’entrata in autoclave fino a quando è andato avanti, è un discorso che riguarda tutto il suo periodo fino all’86 o ci sono stati dei cambiamenti?

RISPOSTA - Quello dell’entrata in autoclave fino all’86 si andava dentro a lavare le autoclavi.

DOMANDA - In questa maniera?

RISPOSTA - In questa maniera. La differenza però era dovuta al fatto che l’operatore che allora entrava in autoclave non era più l’operatore che caricava le autoclavi ma era una squadra, erano due addetti che facevano l’orario giornaliero e si interessavano loro della pulizia delle autoclavi.

DOMANDA - Comunque sempre operai erano, invece di essere l’autoclavista erano gli operatori addetti alla pulizia autoclavi.

RISPOSTA - Negli anni poi furono fatte delle modifiche al CV24, e cioè si caricava allora, sì, il carico avveniva in una maniera un po’ differente, nel senso che l’autoclave si... cosa succedeva, per avere un confronto bisogna vedere come si caricava nel ‘72 e come si caricava dopo le modifiche fatte negli anni successivi alla cancerogenicità, quando si è saputo della cancerogenicità del CVM.

DOMANDA - Quando è che si è saputo di questa cancerogenicità?

RISPOSTA - Io l’ho saputo verso l’inizio, ossia a metà del ‘74 avevo letto una pubblicazione francese di un istituto di Lione mi sembra.

DOMANDA - Dello IARCH?

RISPOSTA - Mi sembra. Siccome io avevo dei parenti a Bologna sono venuto a conoscenza che il professor Maltoni faceva delle ricerche su questo, sul CVM, ed allora...

DOMANDA - Quindi a seguito delle notizie comparse pubblicamente o su riviste o su giornali del professor Maltoni?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Non dall’azienda?

RISPOSTA - No, mi sembra che anche Sapere si era interessato in quegli anni.

DOMANDA - Sì, la rivista Sapere.

RISPOSTA - Ma è una pubblicazione, lessi anche una pubblicazione francese. Allora mi recai dal professor Maltoni ed era all’inizio del ‘75, perché, sì, era freddo, sarà stato gennaio del ‘75.

DOMANDA - Allora quando viene a sapere di questa conoscenza e poi diventa anche un discorso che viene fatto in fabbrica anche a seguito dell’indagine Fulc mi sembra, cosa succede concretamente all’interno della fabbrica?

RISPOSTA - All’interno della fabbrica, dopo l’indagine Fulc, si prendono dei provvedimenti, allora, l’autoclave veniva caricata sempre a boccaporto aperto, però il CVM non era della stessa quantità com’era nel ‘72 perché a termine dello scarico si spurgava l’autoclave. Allora, il carico si faceva sempre a boccaporto aperto, si caricava l’acqua, si caricavano gli additivi e si polimerizzava; gli scarichi nei serbatoi erano stati modificati in questo senso: a monte dei serbatoi furono montati dei filtri, i serbatoi vennero chiusi e polmonati con una guardia idraulica messa nelle adiacenze del reparto, aveva questa guardia idraulica un battente d’acqua, un circa 200 millimetri di battente d’acqua, in modo da evitare che il CVM contenuto nei serbatoi uscisse durante lo stato di quiete del serbatoio, però quando si scaricava logicamente il serbatoio tendeva ad aumentare di pressione ed allora il CVM fuoriusciva dal serbatoio, passava la guardia idraulica ed andava sul tetto del reparto, c’era una tubazione che portava sul tetto del reparto. Queste furono le prime modifiche. C’è da dire poi che al termine della polimerizzazione le autoclavi venivano, sì, il prodotto in autoclave veniva strippato, in che senso? Si riscaldava il prodotto fino a portarlo a una determinata temperatura, sui 65, 70 gradi, adesso non ricordo il termine esatto, si scaldava il prodotto, si strippava tramite dei compressori e si toglieva praticamente una buona parte del CVM che era miscelato al prodotto, e poi al termine dello scarico si spurgava con degli eiettori il rimanente prodotto che potesse rimanere in autoclave, si era fatto, e c’è ancora penso, c’è una tubazione piuttosto alta, arriva sui 30 metri, si tirava il CVM residuo, quel poco che c’era, si tirava il CVM residuo e lo si gettava sempre sopra il tetto dei serbatoi.

DOMANDA - In aria fuori del reparto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - In questo periodo di cambiamenti ci sono stati anche dei cambiamenti come numeri, anche come qualità relativi all’entrata in autoclave, alla pulizia delle autoclavi, se ci sono stati?

RISPOSTA - Diremmo che non ci sono state delle grosse variazioni. Qualcosa in più sì, quando cominciammo i lavaggi con l’acqua ad alta pressione, allora, mi sembra dalla Goodrich, ci vennero forniti dei lavatori ad alta pressione che dovevano essere esercitati sulle 400 atmosfere, con acqua a 400 atmosfere, ma avevano delle pompe che erano, erano le pompe Peroni, che non è che andassero troppo bene, allora noi facevamo i lavaggi a 250 atmosfere, ma la cosa era anche un po’ complicata, il lavatore, intanto ce n’era uno solo...

DOMANDA - Tra l’altro era stato messo solo su metà autoclavi...

RISPOSTA - Sì, l’altro era appoggiato in fondo alla linea B, era stato provato ma era stato messo da parte.

DOMANDA - Quindi sulla linea B si andava sempre con il lavaggio manuale?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Sull’altra linea ha creato problemi questo lavatore automatico? Non so se ha funzionato o non funzionato, lo chiedo a lei, io lo so, ma lo chiedo a lei.

RISPOSTA - Ha funzionato per un certo periodo. Per avere un’idea di come poteva essere il funzionamento, bisognava vederlo marciare. Dunque, c’era un cavalletto fatto da un (genio) che prendeva il lavatore, perché doveva essere tutto automatizzato, e questo cavalletto trasportava il lavatore da un autoclave all’altra, lo infilava dentro l’autoclave e poi veniva bloccato e si cominciava, c’era un timer tipo lavatrice e si lavavano le autoclavi con acqua a 250 atmosfere, solo che il paranco, chiamiamolo paranco, questo trasportatore, aveva continue difficoltà, siccome si doveva lavare ad ogni turno, ad ogni turno l’autoclave al termine dello scarico, si è lavato questo per un po’ di tempo, adesso non ricordo esattamente il tempo, ma non tanto, e poi il lavatore venne dato in consegna a quelli che dovevano, alla squadretta dei due operai che dovevano lavare l’autoclave. Quando questi non avevano autoclavi da lavare lavavano con il lavatore l’autoclave, pertanto durante soltanto l’orario giornaliero, mentre era previsto che il lavatore dovesse essere usato ad ogni carica e durante tutte quante le 24 ore. Le difficoltà di questo lavatore erano due, primo della precarietà, precarietà, era, insomma, una specie di gruppo che trasporta un lavatore da una parte all’altra delle autoclavi, che pesava, sarà pesato diversi quintali, e funzionava solamente ad aria, aveva sempre, aveva perdite da una parte, non si riusciva a farlo andare, insomma, aveva diverse problematiche di questo tipo.

DOMANDA - Quindi in pratica a parte un periodo iniziale non ha mai funzionato?

RISPOSTA - Funzionava alternamente.

DOMANDA - E quando non funzionava come veniva lavata l’autoclave?

RISPOSTA - Contemporaneamente si è pensato di lavare le autoclavi in un’altra maniera, allora si era dotati, si sono dotati gli operatori, quelli addetti al carico delle autoclavi, di lance con acqua a 15 atmosfere, loro avevano due tipi di lancia, una corta, simile a quella dei pompieri, che serviva per lavare la parete dell’autoclave, e un’altra più lunga e ricurva che serviva a lavare tutti i branchetti di carico dell’autoclave, con questo lavaggio fu certamente più efficace del primissimo lavaggio, quello che si faceva con la manichetta a mano, che aveva sì e no 4 o 5 atmosfere di pressione, tanto è vero che poi i lavaggi vennero portati quasi a 50 cariche. Io lasciai poi...

DOMANDA - In che periodo si è arrivati ad un lavaggio ogni 50 cariche?

RISPOSTA - Nel periodo, qualche anno prima o l’anno che cominciò le prove con la nicrosina, penso che sia qualcosa prima dell’86, quando fecero le prime prove con la nicrosina allora, sì, fu verso, penso nell’85 insomma.

DOMANDA - Si è arrivati ad un lavaggio ogni cinquantina di cariche?

RISPOSTA - Sì, praticamente sì.

DOMANDA - E durante questo periodo, quindi fino all’85 ed anche fino a quando lei se ne è andato al giugno ‘86, è andato a fare il segretario di reparto, quelli che provvedevano a questi lavaggi comunque avevano solo la visiera, maschera però non l’hanno mai avuta?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Era un’indicazione che veniva data di mettere le maschere di protezione del gas o no?

RISPOSTA - Il fatto è questo, allora, quando hanno cominciato a inserire i cromatografi, quando è stato inserito il cromatografo si è pensato di fare entrare il personale in autoclave facendo l’analisi continua dell’atmosfera che c’era dentro in autoclave, allora si chiudevano tutte le campanelle che non entravano, se ne prendeva una sola, quella vicina al boccaporto dell’autoclave interessata al lavaggio, si inseriva una manichetta di plastica, un tubicino di plastica come sonda, si metteva in manuale il cromatografo e si inseriva soltanto su quella zona lì. Cosa succedeva? Che l’uomo intanto entrava solo quando non c’era CVM, si metteva l’allarme sulle 5 PPM e quando la persona che era dentro in autoclave, che era dentro in autoclave e che magari togliendo qualche crosta o rompendo qualche blocco faceva sì che fuoriuscisse del CVM, suonava, logicamente suonava l’allarme, ed allora si avvertiva il personale, veniva fuori, si attendeva che il fenomeno sparisse e si continuava. Pertanto io personalmente non ho mai ritenuto di dire: vai con la maschera, mi sembrava che la cosa fosse anche tranquilla insomma.

DOMANDA - A proposito di allarmi le volevo chiedere alcune cose con riferimento alla situazione normale di reparto, non ai casi di lavaggio dell’autoclave; lei sa che esisteva preallarme e poi un allarme?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quando suonava il preallarme e poi suonava l’allarme, non so se lei si ricorda se c’erano queste differenziazioni o meno, comunque che cosa succedeva di fatto?

RISPOSTA - Allora, di fatto succedeva che noi avvertivamo il personale che per esempio, se succedeva in una zona delle autoclavi si avvertiva il personale delle autoclavi di venire in sala controllo ed attendere eventualmente che il fenomeno sparisse, ma se questo continuava io prendevo il cercafughe che si trovava nel nostro ufficio e si faceva il giro per vedere dove poteva esserci la fuga.

DOMANDA - Ma, ecco, questa ricerca della fuga veniva effettuata utilizzando dei sistemi di protezione individuale, non so, maschere, o altri sistemi?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Le altre persone che si trovavano nel reparto nel frattempo cosa facevano?

RISPOSTA - Le altre persone se erano, allora, noi avvertivamo, c’era proprio una prescrizione che diceva: si avvertiva il personale dove avveniva la fuga di allontanarsi dal posto di lavoro, ma generalmente le fughe erano ormai nella zona autoclavi, ce n’era una particolare per esempio, all’inizio ce n’era una proprio, quando ancora non avevamo le colonne Goodrich e c’era questa famosa guardia idraulica che buttava fuori il CVM fuori il tetto del reparto, succedeva che in giornate particolarmente con pressione atmosferica piuttosto bassa oppure che, qualche volta nella zona filtri suonava l’allarme, allora si accorreva e non si trovava niente, poi abbiamo capito che il CVM che era sopra il tetto veniva giù anche. Allora la cosa era un po’ subdola, quando si sentiva un allarme non è che ci si precipitasse subito lì, perché se veniva in zona autoclavi c’erano una decina, anche di più, di campanelle e bisognava andare su ognuna a vedere dov’era. Poi il fenomeno alle volte spariva, però se la cosa persisteva allora sì ci si metteva la maschera e si andava a fondo della cosa, tanto è vero che io mi ero fatto fare, mi avevo fatto ordinare un paio di occhiali da usare con la maschera, perché io adoperare la maschera senza occhiali ero handicappato e allora mi ero anche fatto fare un paio di occhiali da usare dentro la maschera.

DOMANDA - Perché anche un operaio che abbiamo sentito poco fa, Berto, e anche per altri reparti, dicevano che quando suonava l’allarme, sentivano questo suono d’allarme praticamente non succedeva niente, nel senso che la produzione non veniva interrotta, si cercava sì la fuga ma senza mettersi maschere o strumenti di protezioni di questo tipo?

RISPOSTA - Esattamente, si chiamavano le persone in sala controllo, si diceva: vieni via dalla zona che c’è CVM, ma se l’autoclave era in carico si caricava, nel senso che bisognava che l’autoclave fosse chiusa, non è che si mandasse a caricare l’autoclave se c’era una perdita di CVM.

DOMANDA - Quindi nessuno si metteva le maschere neanche con gli allarmi?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Ma ce n’erano maschere?

RISPOSTA - Sì, le avevamo, le avevamo in sala controllo, però bisogna anche tener conto che davanti a una perdita bisogna anche, di 10, 15 PPM, quando ne avevamo avute migliaia di PPM, la cosa era un po’, sì, per esempio, c’era una perdita famosa, per esempio, dalla pompa di scarico, finché non hanno messo le tenute idrauliche, il che è una pompa a premi stoppa, questo parlo ancora subito dopo quando fecero le prime modifiche, lì usciva della resina che aveva del CVM e suonava l’allarme, ma si vedeva perfettamente che quello doveva essere CVM che veniva... difatti si andava lì e si vedeva, si fermava la pompa, si escludeva, si inseriva l’altra e lì era finito, ma con 10 PPM... comunque non si usavano le maschere.

DOMANDA - Ma quando c’erano queste fughe normalmente, parlo soprattutto dell’ultimo periodo in cui lei ha lavorato in reparto, dove si verificavano, da cosa erano causate?

RISPOSTA - Le fughe erano causate alle volte dai maschi dei rubinetti, avevano, allora, erano stati montati dei rubinetti Tufflin al posto delle valvole, e alle volte dall’usura avevano, questi rubinetti avevano una specie di premi stoppa, una tenuta, che avevano tre viti esagonali e con la chiave si andava a chiudere, logicamente se la perdita era rilevante ci si metteva la maschera, però se era poca si andava lì e si chiudeva.

DOMANDA - In questa sostituzione di valvole con rubinetti a quando è che risale?

RISPOSTA - Fu la prima delle modifiche, appunto, come ho detto prima, le prime modifiche furono: chiusura dei boccaporti dei serbatoi e sostituzione delle valvole in acciaio con rubinetti Tufflin, questa fu la prima modifica.

DOMANDA - Subito dopo che si seppe praticamente, quando c’era stata l’indagine Fulc, in quel periodo lì?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Che differenze c’erano, per quanto riguarda la garanzia rispetto alle fughe, tra le valvole e i rubinetti?

RISPOSTA - La valvola ha, si chiama premi treccia, che non è altro che, ha una baderna nell’asta che serve a chiudere o ad aprire il flusso del liquido o del gas, nell’asta ci si mette, c’è una baderna, c’è una treccia di canapa e graffite, che viene chiusa con un premi treccia, generalmente chiuso con due bulloni, questo ad evitare, perché manovrando la valvola si consuma la treccia, ed allora questa non tiene più, perché la tenuta viene fatta da questa treccia di canapa con graffite, allora si chiudono, però alle volte si arriva alla fine che non c’è più, si è consumata la canapa e allora la perdita comincia a essere rilevante, e bisogna, comunque non hanno una garanzia di tenuta al 100%, mentre i rubinetti Tufflin hanno intanto la tenuta che è un cilindro, più che un cilindro è leggermente conico, c’è un cono, di teflon, il quale viene messo su un cilindro, viene montato su un cilindro di acciaio, nella testa dove viene manovrato c’è un disco d’acciaio e davanti al disco c’è un altro disco di teflon che ha, primo è più, primo fa più tenuta e poi reagisce meglio alle usure, insomma, si consuma di meno, però anche questo logicamente consumandosi lascia trafilare sempre o il liquido o il gas, ed allora bisogna chiuderlo, ci sono tre maschi, tre bulloni con la testa a vite esagonale, si chiudono e questo qui tiene ancora per...

DOMANDA - E questo rubinetto era praticamente anche a doppia tenuta rispetto...

RISPOSTA - Esattamente.

DOMANDA - Questi rubinetti che vengono inseriti dopo l’indagine Fulc lei già li conosceva, ce n’erano già?

RISPOSTA - Sì, perché una parte dell’impianto era, aveva montati questi rubinetti.

DOMANDA - Quindi già esistevano sullo stesso impianto al CV24?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - In che parte dell’impianto?

RISPOSTA - Le dirò di più, che oltre al CV24, mentre questi si chiamavano Tufflin, al CV14 c’erano rubinetti Audco, però erano migliori i Tufflin.

DOMANDA - Comunque questi rubinetti che vengono inseriti al posto delle valvole già c’erano fin dall’inizio in alcune parti del CV24?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi erano già noti anche a lei e a tutti quanti gli operatori?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei si ricorda se oltre presso il reparto CV24, lei ha già parlato dei rubinetti Audco, va bene, ma c’erano questi rubinetti a doppia tenuta della Tufflin anche negli altri reparti dov’è passato lei prima del CV24?

RISPOSTA - No, io li ho visti per la prima volta al CV24.

DOMANDA - Si ricorda in particolare che parte erano?

RISPOSTA - Generalmente erano comandati, praticamente c’era un flusso d’aria che veniva, comandava perché erano rubinetti piuttosto grossi, questi qui c’era un collettore unico di CVM per il carico delle autoclavi e ad ogni autoclave aveva uno di questi rubinetti automatici, inoltre, siccome il CV24 è nato come impianto automatizzato, tutte quelle manovre che dovevano essere fatte a distanza erano fatte con rubinetti Tufflin comandati pneumaticamente.

DOMANDA - Questo rubinetto Tufflin era un rubinetto più costoso, era un sistema più costoso?

RISPOSTA - Sì, era molto costoso.

DOMANDA - Un’ultima domanda le volevo fare su un episodio, una cosa molto rapida. Lei si ricorda di un episodio di un operaio caduto in autoclave?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Si ricorda in che epoca è successo e lei dove prestava attività in quel periodo, tanto per individuare il periodo?

RISPOSTA - Io ero capoturno al CV14, penso che questo avvenimento sia avvenuto o nel ‘59 o nel ‘60, in estate comunque o del ‘59 o del ‘60.

DOMANDA - Questo è caduto dentro l’autoclave, autoclave che stava lavorando, che era pieno di CVM?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Come si chiamava questa persona?

RISPOSTA - La persona si chiamava Lionetti Michele.

DOMANDA - Che non ha avuto nessuna patologia poi da CVM?

RISPOSTA - Perché lui lavorò pochissimo al CV14 in quanto l’impianto era appena partito e loro erano i nuovi assunti, allora la procedura prevedeva che al termine dello scarico dell’autoclave si lavasse l’autoclave con una manichetta, intanto c’era un altro operatore nel fondo dell’autoclave, allora uno lavava l’autoclave e l’altro chiudeva la valvola di fondo, cos’è successo? Che logicamente il boccaporto era anche piuttosto basso, non era ad altezza d’uomo, era un po’ più basso, è successo che io stavo controllando un compressore che non andava con un meccanico, mi sono visto questo andare a finire dentro in autoclave, fortunatamente per lui io accorsi subito ad andare a prendere l’autoprotettore, perché sapevo che l’autoclave, difatti deve essere successo che lui ha avuto un giramento, ha perso conoscenza dal CVM che c’era, perché lì non c’era nessuno spurgo, niente, di corsa ad andare a prendere l’autoprotettore, ma infilato dentro non passava dentro il boccaporto, fortuna per lui che in fianco c’era un ventilatore di quello usato dai pompieri che l’avevano usato per fare delle prove e un mio collega ha preso il ventilatore, l’ha messo in marcia e ha buttato la manichetta dell’aria dentro l’autoclave, appena ho sentito a naso che non c’era più CVM mi sono calato, io imbragato un corpetto, mi sono preso un altro corpetto, ho imbragato l’uomo caduto in autoclave e l’abbiamo portato su.

DOMANDA - Ed è stato portato in ospedale?

RISPOSTA - Sì, è stato portato in ospedale e per sapere tutto quanto l’incidente dopo io fui chiamato dal Pretore di Mestre, penso che negli atti di quegli anni, o del ‘59 o del ‘60, c’è tutta quanta la meccanica dell’incidente.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Lei ha riferito di uno dei primi interventi quello di recupero del CVM tramite strippaggio della torbida?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Mi sembra di aver capito bene, uno dei primi interventi che sono stati fatti?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Questo vuol dire che il PVC prodotto che andava negli altri reparti era più pulito dopo questo intervento?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E questo processo le risulta che poi sia stato ulteriormente migliorato con le colonne di strippaggio?

RISPOSTA - Esatto, perché oltretutto faceva perdere un sacco di tempo questo processo e fu nettamente migliorato con le famose colonne Goodrich.

DOMANDA - Lei ricorda a che periodo risalgono le colonne di strippaggio?

RISPOSTA - Che sappia io, sono state le prime a essere montate, penso, non so, direi proprio, guardi, a sparare, praticamente dal ‘75 al ‘79 c’erano già, saranno state montate nel ‘77, basta vedere comunque le commesse.

DOMANDA - Sulle commesse risulta ‘77. A questo punto, cioè dopo le colonne di strippaggio, i livelli di perdite che lei ha descritto prima nei termini molto diversi rispetto a quelli precedenti, si erano già verificati? Lei ha parlato di 10, 15 PPM, perdite di questo tipo, ne ha parlato durante le domande, alle domande del Pubblico Ministero, dopo questi interventi si può parlare di questo tipo di cambiamento?

RISPOSTA - Allora, il CVM calò nettamente come quantità, però quando si andava per esempio a lavare le autoclavi non cambiava niente, se c’erano alle volte dei blocchi che erano piuttosto consistenti allora veniva fuori del CVM, logicamente però quando vennero montate le colonne Goodrich, e ci fu un’altra, sì, la successiva modifica, lì le perdite diminuirono, però ce n’è sempre una, mi sembra che ci sia tuttora, per esempio quando si rompe la guardia idraulica.

DOMANDA - Io le chiedevo proprio perché l’ha detto lei, che ci fu una riduzione drastica delle perdite rispetto, tra gli anni, prima che si scoprisse la cancerogenicità e dopo queste prime modifiche; la mia domanda è se conferma che ci fu questa modifica?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Poi che ce ne siano anche oggi non riguarda questo processo.

RISPOSTA - Perché quando chiusero i serbatoi e montarono le colonne Goodrich, i serbatoi non possono che essere esercitati che in pressione, allora cosa hanno fatto? Hanno messo una guardia idraulica da 200 millimetri di acqua e i serbatoi sono polmonati al gasometro, cosa succede? Specialmente d’inverno, quando si accumula il CVM in un serbatoio vuoto e si va per scaricare, questa guardia idraulica si rompe, si rompeva, si rompeva nel ‘77, si rompeva nell’86, adesso non lo so, ma se c’è si rompe sempre, perché, specialmente nei mesi freddi, essendo i serbatoi polmonati a gasometro, cioè cosa vuol dire, che quando il serbatoio è vuoto, completamente vuoto, per evitare che vada sotto vuoto, viene polmonato, c’è una tubazione che collega al gasometro, ed allora quando si va scaricare su questo serbatoio la prima carica non si sa quanto CVM c’è dentro questo serbatoio perché, fra le altre, siccome il CVM condensa a meno 13 gradi, d’inverno può succedere che ci sia del CVM liquido nel serbatoio, ed allora sono guai, questa si rompe e salta fuori il CVM, pertanto in effetti nel reparto furono eliminati senz’altro le perdite di CVM, ma questa qui è superiore di gran lunga di tutte quante le perdite che sono state eliminate.

DOMANDA - Lei ha parlato di una squadra specializzata nell’entrata nelle autoclavi.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ecco, questo vuol dire che si trattava, a che periodo risale questa squadra specializzata?

RISPOSTA - Dunque, risale penso subito dopo il ‘72, penso nel ‘73, perché nel ‘72 erano in marcia agli inizi dell’anno mi sembra, adesso non lo ricordo perfettamente, però so che dopo un 6 o 7 mesi venne istituita questa squadra.

DOMANDA - Quindi era una squadra specializzata nell’entrata nelle autoclavi?

RISPOSTA - Sì, erano due persone specializzate ad entrare in autoclave, ossia facevano solo quel servizio lì.

 

Presidente: nessun’altra domanda?

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Il periodo in cui lei è stato assegnato alla segreteria di reparto, per quel periodo lei è in grado di fornire delle indicazioni relativamente a quello che succedeva ancora nel reparto CV24? Cioè, lei poteva vedere, verificava, aveva attività, non so, di controllo, non so che cosa?

RISPOSTA - No, io mi interessavo esclusivamente di contabilità industriale, ossia controllavo, facevo i vari conteggi degli specifici dei prodotti.

DOMANDA - Come esempio, sul discorso delle entrate in autoclavi per il periodo fine ‘86-’91 lei è in grado di dire qualche cosa o no?

RISPOSTA - Con certezza no, potrei dire, sì, non cambiò niente dall’86 al ‘91, però so che facevano delle prove con la nicrosina, poi, guardi, sinceramente mi sono pochissimo interessato di quello che succedeva in reparto.

 

Presidente: bene, può andare allora, grazie.

 

Pubblico Ministero: nel frattempo ho recuperato due fogli che riguardano Dell’Olivo Germano, posso dire che si tratta di una delle persone che erano state affrontate tra il gruppo dei 400 nella primissima fase delle indagini preliminari e che era risultato un negativo, c’è un riferimento di approfondimento diagnostico che vedo del dottor Bai e quindi proprio ancora il primo, c’è un’annotazione della segreteria della Procura, indicato "pervenuta con nota della Guardia di Finanza del 16 novembre del ‘95", dove in quel periodo si parla ancora di una situazione di visita, quindi non risultava ancora il discorso della morte, per quanto riguarda le patologie era stato indicato soltanto un discorso di epatopatia di lieve entità e poi si parla di sarcoidosi polmonare in ambito ospedaliero, però è una malattia eziopatogenesi in gran parte ancora non chiarita, è comunque da escludersi, dice, una qualsiasi relazione con esposizione a CVM e più in generale esposizioni a tossici o a polveri provenienti in ambiente di lavoro. Questa relazione di tipo negativo, inserito nei negativi, è nel faldone 98 che era stato ancora alle indagini preliminari già stato depositato e che è noto alle difese. Quindi questa era la situazione, tra l’altro, comunicata al Pubblico Ministero addirittura nel novembre ‘95, quindi neanche il primissimo consulente, poi con ulteriori approfondimenti hanno visto altre cose, ma insomma, neanche il primissimo consulente era in grado di dire niente sulla situazione medica. Quindi a questo punto se vuole il Tribunale io consegno una copia di questo approfondimento diagnostico, comunque chiedo l’acquisizione del verbale e del certificato di morte.

 

Avvocato Baccaredda: signor Presidente, soltanto per rilevare che non rileva qui tanto che fosse ammalato o meno di qualche cosa derivato dal CVM, ma che fosse malato, il fatto che fosse stato sentito in uno stato di malattia, ma anche non derivato da CVM.

 

Presidente: d’accordo, si tratta di vedere se quella malattia poteva far prevedere il decesso da lì a poco tempo.

 

Avvocato Baccaredda: sì, però mi sembra che questi chiarimenti del Pubblico Ministero non risolvano il problema.

 

Pubblico Ministero: io dico soltanto che se con la scheda che arriva a novembre ‘95, addirittura quindi dopo la morte, il medico non segnala assolutamente niente, vuol dire che la situazione se non era prevedibile per un medico...

 

Presidente: cos’è quella malattia polmonare, che non ho capito?

 

Pubblico Ministero: sarcoidosi.

 

Presidente: cos’era un sarcoma?

 

Pubblico Ministero: non lo so, posto in ambiente ospedaliero, non lo so.

 

Presidente: comunque sta di fatto una cosa: pare che lei prima abbia detto questo, che non vi era ancora la iscrizione nel registro degli indagati degli odierni imputati.

 

Pubblico Ministero: nella maniera più assoluta, è passato almeno un anno.

 

Presidente: direi che questo è proprio dirimente perché in quel momento non era possibile evidentemente disporre l’incidente probatorio e quindi il verbale mi pare che, il Tribunale quindi ritiene che sia applicabile l’articolo 512 e che quindi possa essere acquisito agli atti il processo verbale di sommarie informazioni reso dal Dell’Olivo Germano.

 

Pubblico Ministero: che è già stato materialmente consegnato.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - DACOME PIERANGELO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, Pubblico Ministero.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Vuole riferire innanzitutto al Tribunale qual è stata la sua attività lavorativa presso il Petrolchimico di Porto Marghera?

RISPOSTA - Io sono stato assunto all’allora Sicedison nel ‘57 e ho lavorato praticamente, salvo breve periodi, sempre negli impianti di produzione di cloruro vinile monomero, fino all’85. Fino all’85 ho lavorato, al febbraio ‘85, negli impianti CVM, prima al CV10/11, poi contemporaneamente sono stato responsabile sia del CV10/11 sia del CV22/23.

DOMANDA - E` stato caporeparto al CV10/11?

RISPOSTA - Prima ero assistente di turno, poi assistente di giornata, caporeparto e poi sono stato capogruppo di tutto il gruppo di produzione del CVM.

DOMANDA - Volevo precisare un attimo meglio le date, quando è stato caporeparto del CV10/11?

RISPOSTA - CV10/11 direi, ordine di grandezza dal ‘65-’66, fino a circa al ‘69, perché poi dopo nel ‘69 quando è cominciata la costruzione degli impianti CV22 e 23 io praticamente ho lasciato la posizione di caporeparto del CV10/11 assumendo la posizione prima di capoproduzione e poi capogruppo di tutti gli impianti.

DOMANDA - E` stato anche caporeparto del CV22/23?

RISPOSTA - Sì, inizialmente sì.

DOMANDA - Fino a quando, fino all’80?

RISPOSTA - Direi ‘79-’80, sì, mi pare.

DOMANDA - E poi capogruppo di tutti gli impianti di CVM a Porto Marghera?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Le è stato consegnato testé dall’ufficiale giudiziario un documento che è già stato consegnato dalle difese degli imputati, mi pare, in precedenti occasioni di audizioni testimoniali, si tratta di un verbale di riunione CVM Porto Marghera del 19/10/79, le volevo fare delle domande solamente relativamente alla parte che la riguarda e in particolare il terzo foglio di questo documento dove si parla degli investimenti per risanamento ambientale in particolare per il CV10/11 e poi per il CV22/23, chiedendole innanzitutto un riferimento generale a quelli che erano i problemi che si presentavano come caporeparto per un primo reparto CV10/11 e poi per il CV22/23?

RISPOSTA - Posso leggere?

DOMANDA - Sì, è stato consegnato apposta, quello è un riferimento specifico peraltro?

RISPOSTA - Sì, ho letto la pagina 3.

DOMANDA - Per la parte che riguarda il CV10 e il CV11, qui siamo al periodo del ‘79, poi lei diceva nel ‘79-’80 diventa anche il capogruppo di tutti questi impianti del CVM; le volevo chiedere di inquadrare la problematica relativa a questo reparto, CV10 e CV11 che aveva ancora problemi di risanamento, di stoccaggio, problemi di pompe, di giunto magnetico etc., se vuole ricordare lei di cosa si tratta?

RISPOSTA - Il problema è questo, io devo scendere un po’ in aspetti tecnici...

DOMANDA - Sì, ma non si preoccupi, purtroppo ormai ne siamo abituati.

RISPOSTA - Quello è fondamentale, cioè, il fatto di aver provato le pompe a trascinamento magnetico chiaramente senza tenuta chiaramente è stato un tentativo, la ditta HMD, una ditta inglese, che allora era la sola che riusciva a fornire delle pompe che avessero delle caratteristiche particolari per pompare dei gas liquidi, questa prova non ha sortito esiti positivi per una serie di problemi meccanici legati alla pompa.

DOMANDA - Innanzitutto volevo chiedere quali erano i problemi che si presentavano con questa pompa che riguardava un po’ tutto questo reparto CV10/11?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Cosa riguardava?

RISPOSTA - Gli impianti CV10/11 come il CV22/23 in una parte abbastanza consistente dell’impianto si doveva pompare del cloruro di vinile monomero o puro o contenente altre impurezze, quindi si cercava di mettere delle pompe praticamente che avessero una tenuta meccanica molto soddisfacente per evitare perdite all’esterno. La pompa a trascinamento magnetico rappresentava il massimo, solo che queste pompe provate che erano le pompe allora all’apice come qualità però non erano idonee per pompare dei gas liquidi.

DOMANDA - Ed allora siccome si parla di una verifica, di una prova che verrà effettuata, come è stato risolto il problema?

RISPOSTA - E` stato risolto cominciando a montare la doppia tenuta meccanica, doppia tenuta meccanica semplice o in tandem, è una particolarità costruttiva della tenuta meccanica doppia, con un liquido di sbarramento centrale per cui nel caso di rottura dell’organo di tenuta meccanico interno era il fluido di sbarramento che entrava nella pompa e non era il cloruro di vinile che usciva all’esterno.

DOMANDA - E lei si ricorda quando venne risolto questo problema?

RISPOSTA - Io se devo dire una data faccio fatica adesso a fissare una data.

DOMANDA - Per carità, qui siamo...

RISPOSTA - Io dico immediatamente, cioè, noi, ad esempio, con l’impianto CV22 e 23 che è partito nel ‘71, nell’agosto del ‘71, è un impianto che era già nato con alcune pompe nelle posizioni più complicate e più difficili con la doppia tenuta meccanica, quindi le doppie tenute meccaniche negli impianti CVM ed anche per una questione di sicurezza, perché non dimentichiamo che negli impianti CVM ci sono e c’erano i fondi di cracking, quindi con possibilità di incendio e cose di questo genere, è sempre stata una delle cose più importanti, cioè, anche in tempi molto più lontani, quindi la doppia tenuta meccanica ha ovviato sufficientemente bene a questo problema.

DOMANDA - Le chiedevo questo discorso relativo a questo problema di pompe a giunto magnetico, proprio perché lei in riferimento proprio alla tenuta di pompe quando è stato sentito dalla Guardia di Finanza più in generale peraltro, in data 20 settembre 1996, lei parlava di problemi che si era trovato ad affrontare legati alle perdite di CVM dovuta alla cattiva tenuta di pompe e degli organi di intercettazione comunemente denominate valvole. Per questo ero partito da una domanda più generale, se lei è in grado di specificare meglio questa fase se è relativa al CV10/11 o il CV22/23 o a tutti e due gli impianti?

RISPOSTA - Guardi, i problemi di tenuta verso l’esterno per quanto attiene pompe, per quanto riguarda valvole sono evidentemente molto diversi, per le valvole il problema è che oltre che far tenuta da un lato e dall’altro lato a valvola chiusa o a valvola aperta evidentemente, era da far attenzione a cominciare da quegli anni verso, per le perdite verso l’esterno, i famosi rubinetti tipo Tufflin, per dire un nome, che era una delle ditte costruttrici che forniva della rubinetteria con la tenuta in teflon, è nata in quegli anni e in quegli anni si sono montati. Per quanto riguarda il problema delle pompe il problema era molto più complesso, perché agli inizi le pompe erano nate come pompe con tenuta a baderna, quindi con una tenuta che rispetto alla cosiddetta tenuta meccanica era all’età della pietra, ma questo era anni ‘60, anni ‘60 erano così, perché le pompe erano quelle, non c’erano altre pompe. La tenuta meccanica semplice è stato già un grande miglioramento rispetto alla baderna, la doppia tenuta, che poi anche qui ce ne sono di moltissimi tipi, perché c’è la doppia tenuta semplice, bilanciata, in tandem, e tanti altri vari tipi, con liquido di sbarramento intermedio, è quella che ha risolto allora il problema, che ha risolto, che ha fatto fare un grande passo in avanti. Oggi penso sia noto a tutti che si usano le pompe a trascinamento magnetico, le pompe a trascinamento magnetico oggi possono non lavorare con degli NPSH, cioè che... in aspirazione bassissimo con prevalenze alte senza problemi, ma sono passati...

DOMANDA - Io cercavo di vedere se era possibile specificare un attimo il discorso che lei aveva fatto con la Guardia di Finanza, lì dove si parlava di perdite di CVM dovute alla cattiva tenuta di pompe, se lei è in grado di ricordare in che periodi, a che reparti, a che circostanze si riferisce, delle pompe da una parte e degli organi di intercettazione, chiamate valvole, dall’altra?

RISPOSTA - Io mi riferisco evidentemente agli anni prima dell’avviamento del CV22/23 per quanto riguarda il CV10/11, perché il CV10/11 è un impianto che è nato credo nel ‘55, io quando sono arrivato era ancora quasi in corso il completamento degli impianti, quindi in quegli impianti sicuramente il problema delle perdite dalle pompe e delle perdite delle cosiddette valvole era sicuramente, specie in quegli anni, un problema sentito. Il CV22/23, che è un impianto che è stato progettato ritengo nel ‘69-’70, perché è partito appunto nel ‘71, era un impianto già tecnologicamente molto più evoluto rispetto al CV10/11.

DOMANDA - Anche se lei diceva che presentava dei problemi del tutto simili?

RISPOSTA - Sì, presentava anche lui dei problemi simili perché nel frattempo anche al CV10/11 erano state apportate delle modifiche, erano state usate delle valvole, per chiamarle così, in modo comprensibile a tutti, delle valvole diverse rispetto a quelle che erano state montate in origine. In origine si montavano delle valvole comunissime in acciaio e carbonio, poi man mano che sono passati gli anni, ma proprio per questioni di tenuta, si sono usate valvole a sfera, contenuto in teflon, quindi la cosa è andata man mano così, al CV10/11 e al CV22/23 presentava ma in misura assai minore una problematica simile.

DOMANDA - Sempre su quel documento che le è stato consegnato poco fa dell’ottobre ‘79, in relazione al CV22/23, viene scritto, si parla di un nuovo insuccesso della pompa a giunta magnetica dell’HMD e si pensava in questo caso di usare i risultati del CV10/11 con doppia tenuta in tandem per il risanamento della zona stoccaggi in caso fossero positivi, ecco, anche questo reparto CV22/23 si erano posti allora dei problemi di pompe in maniera concreta e di pompe che non tenevano?

RISPOSTA - Sicuramente, però, come le dicevo, in misura nettamente inferiore rispetto al CV10/11.

DOMANDA - Questo insuccesso di questa pompa che è riferito al CV22/23 poi com’è stato affrontato, se è stato affrontato o se è rimasto in attesa?

RISPOSTA - Mettendo una pompa con doppia tenuta meccanica. Il problema era questo, delle pompe a tenuta meccanica semplice come erano nate vorrei dire in due parole cos’è una tenuta meccanica semplice. Una tenuta meccanica semplice è un qualche cosa che non lascia fluire nulla all’esterno fino al momento in cui si rompe, nel momento in cui si rompe esce dall’esterno il prodotto pompato. La doppia tenuta meccanica è un secondo sbarramento per cui se si rompe la prima tenuta meccanica non fuoriesce nulla all’esterno, si deve fermare la pompa, si interviene a fare manutenzione, ma c’è questo grossissimo miglioramento nel senso che viene impedito al prodotto, nel nostro caso il CVM, di venire all’esterno. Allora, il CV22/23 se ben ricordo, era nato con pompe con tenuta meccanica semplice che ogni tanto evidentemente si rompevano, era stata provata la pompa HMD perché allora era all’apice della tecnologia come pompa come 0 perdite all’esterno, ahimè non ha dato esiti positivi e si è messa la pompa con doppia tenuta meccanica.

DOMANDA - Questo è in grado di ricordare quanto tempo all’incirca, per carità, le chiedo rispetto a quel fine ‘79? Lei era ancora capogruppo di tutti gli impianti nel frattempo del CVM?

RISPOSTA - Sì. Io penso che questa cosa qui, dico, più che a memoria ritengo di poter dire che questa cosa, per quanto riguarda il problema delle pompe, sia stato risolto fra la fine degli anni ‘70 e i primissimi anni ‘80 che si sia montata la doppia tenuta dappertutto.

DOMANDA - Le volevo chiedere ancora una cosa in riferimento al CV22/23, presentava degli inconvenienti ulteriori, dei problemi questo reparto?

RISPOSTA - Per quanto riguarda il CVM?

DOMANDA - Per quanto riguarda il dicloroetano.

RISPOSTA - Dipende da che tipo di problemi. L’impianto è partito, come le dicevo, nel ‘71 e quando un impianto di quella complessità parte c’è sempre qualche anno prima di metterlo completamente a punto, io ritengo che a partire dal ‘73-’74 per quanto riguarda problemi di dicloroetano o clorurati in genere, escludendo il CVM, i problemi, cioè, particolari problemi secondo me non ne abbiamo rilevati, chiaramente è un impianto di produzione CVM ed era lì dove c’era la maggiore attenzione.

DOMANDA - Le ho fatto questa domanda perché quando era stato sentito dalla Guardia di Guardia di Finanza il 20 settembre ‘96 lei parlava in relazione a questo impianto di produzione del dicloroetano, parlava di inconveniente dovuto al cattivo funzionamento del catalizzatore.

RISPOSTA - Ecco, allora, ascolti, se io fossi stato con quel signore della Guardia di Finanza potevo stare 27 giorni a raccontare gli inconvenienti. Il catalizzatore sicuramente è stato un inconveniente che è durato 10 anni ma che non c’entra niente con l’igiene ambientale che c’entra invece molto con l’affidabilità dell’impianto, con la produttività dello stesso, il catalizzatore era un catalizzatore che si impaccava, adesso gli impianti li fanno forse con un catalizzatore leggermente diverso che si impacca di meno, ma quello è un problema tipicamente di condizioni di impianto, come quello ce n’erano mille di problemi, però erano problemi tipicamente legati alla tipologia impiantistica e alla produzione che si faceva. Quella era una delle cose importanti che ogni tanto accadeva al reparto CV23.

DOMANDA - Quindi i problemi che creava il reparto CV22/23 erano problemi essenzialmente legati alla produzione e non tanto a problemi di sicurezza ambientale?

RISPOSTA - Direi, se io guardo le cose, dunque, io sono stato, allora si chiamava Sicedison dal ‘57, se io guardo i problemi di igiene ambientale da quegli anni a quando sono andato via io, chiaramente c’è stata una grandissima evoluzione da questo punto di vista, e io devo dire anche una cosa di questo genere, che come c’è stata questa evoluzione nel senso di restringere i limiti sia del CVM che di tutti gli altri clorurati, ugualmente anche gli impianti si è cercato, per quanto noto e per quanto in nostro potere, di migliorare le cose. Io posso dire questo: che il CV22 e 23 ad esempio per quanto riguarda DCE ed altri clorurati, per il momento escludiamo il CVM, in ambiente, non ha mai dato particolari problemi e particolari difficoltà.

DOMANDA - Venivano effettuati dei controlli ambientali sul dicloroetano?

RISPOSTA - Molto meno rispetto al CVM perché i dati di TLV, adesso non mi ricordo i numeri, ma erano decisamente diversi. Venivano fatti, se ben ricordo, con dei pipettoni, con fialette, cose di questo genere.

DOMANDA - E` stato instaurato fino a quando lei è rimasto capogruppo del CVM un gascromatografo o altro metodo di controllo ordinario e continuativo, regolare sul dicloroetano?

RISPOSTA - Dunque, se devo, cioè, ho qualche dubbio, nel senso che mi sembra che quando è stato inserito il gascromatografo per il CVM con le varie prese in giro ci fosse stata anche la possibilità di analizzare il dicloroetano, però non ne ho l’assoluta certezza.

DOMANDA - Quindi c’era la possibilità teorica ma concretamente non è stato fatto?

RISPOSTA - No, non ho detto questo, ho detto che non mi ricordo se era stata prevista anche questa possibilità, perché se n’era parlato, ma non ricordo se in pratica sia stato realizzato.

DOMANDA - Glielo chiedo perché lei dice se n’era parlato, però siccome io non ho trovato questi dati, volevo chiedere se questi controlli erano stati effettuati, se mi diceva sì le chiedevo dov’erano i dati.

RISPOSTA - Io ricordo sicuramente con dei pipettoni in varie posizioni per il dicloroetano, non ricordo se il gascromatografo fosse stato predisposto anche per questo tipo di analisi.

 

Avvocato Cesari: non ho domande, Presidente, ma rispetto alla questione Dell’Olivo, una precisazione, rispetto all’acquisizione di quei verbali di...

 

Presidente: adesso andiamo avanti con l’audizione, ne parliamo dopo. Andiamo avanti il controesame.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Lei ha detto che furono introdotti dei gascromatografi per il rilevamento del CVM o ha lasciato intendere rispetto alla domanda del Pubblico Ministero, che parlava di gascromatografi sul dicloroetano, lei ha detto che ci furono questi impianti?

RISPOSTA - Io ho detto che quando è stato messo il gascromatografo per analizzare in varie posizioni impiantistiche il CVM era stato, cioè, ho una vaga memoria per cui si era detto in quel gascromatografo di inserire anche la possibilità di fare un’analisi anche del dicloroetano.

DOMANDA - Non era questa la domanda, la domanda era se lei conferma che vennero installati i gascromatografi nei reparti per il CVM, nei reparti di cui lei si occupava, cioè il CV10 e CV11 e CV22 e CV23?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei era al corrente dei risultati di questi gascromatografi nel periodo in cui era caporeparto e poi capogruppo?

RISPOSTA - Evidentemente sì.

DOMANDA - Lei prima ha parlato di un miglioramento, di un grosso miglioramento delle condizioni ambientali, questo miglioramento delle condizioni ambientali a quali anni viene fatto risalire per gli impianti di CVM?

RISPOSTA - Io adesso dico una cosa che immagino, specialmente le persone che hanno lavorato in quegli impianti sanno sicuramente, negli anni ‘60 il CVM era considerato come un prodotto alla stregua di molti altri, cioè sicuramente poco pericoloso che aveva solo il grande difetto di essere infiammabile e quindi per dire quando si faceva manutenzione a qualche apparecchio o si doveva prelevare qualche campione dalla pompa, dalla mandata di una pompa, la perdita in atmosfera di CVM era un qualche cosa che era considerato assolutamente normale. A cominciare dai primi anni ‘70, primissimi anni ‘70, quando si è cominciato a recepire la pericolosità del CVM, queste semplici operazioni che ho appena descritto evidentemente non sono più state compiute, cioè sono state date disposizioni per evitare nel modo più assoluto di fare operazioni di questo tipo, per esempio. Evidentemente questo per quanto riguarda i riflessi di igiene ambientare, il contenuto di CVM in ambiente ha dato origine a una riduzione sensibilissima, perché queste operazioni che prima erano comuni poi non lo sono diventate assolutamente più.

DOMANDA - Per quanto riguarda, lei era ad un certo punto anche capogruppo e prima era caporeparto, per quanto riguarda i rapporti con la struttura di Milano, la struttura centrale, sappiamo che i lavori di risanamento venivano fatti con autorizzazioni anche della struttura centrale, ecco, c’erano queste autorizzazioni o furono fatte delle resistenze a determinati lavori di risanamento?

RISPOSTA - Dunque, alcuni interventi pesanti, e per pesanti intendo ad esempio sostituzione di un numero molto elevato di valvole o sostituzione delle famose doppie tenute meccaniche sulle pompe, sono stati autorizzati perché l’importo era consistente con autorizzazione proveniente dalla sede, però io sono uno di quelli che, dico io perché poi dipendeva anche molto da quanto si insisteva nel senso con il servizio manutenzione, siamo riusciti in quegli anni a fare molti piccoli interventi, uno accanto all’altro, per migliorare la situazione ambientale, io da questo punto di vista non ho mai avuto particolari problemi.

DOMANDA - Per quanto riguarda il problema delle valvole i nostri consulenti tecnici, per quanto riguarda il CV22/23, hanno trovato una commessa corposa del ‘76 di modifica delle tenute delle pompe e sostituzione di 26 valvole nella zona di stoccaggio del CVM con altrettanti rubinetti Tufflin a tenuta totale con eliminazione dei possibili rilasci; ecco, lei crede che per quanto riguarda il CV22 quegli interventi a cui lei si riferiva sulle pompe e sulle valvole siano stati fatti in questo periodo o si tratta di una commessa non pertinente?

RISPOSTA - Così, dico, sono passati molti anni, però il grosso degli interventi per quanto riguarda i rubinetti o le valvole, come vogliamo chiamarle, sono stati fatti sicuramente direi prima, direi ordine di grandezza ‘74, ‘75, lei consideri che 26 valvole è un’inezia in un impianto come il CV22/23, cioè nel ciclo CVM del CV22/23, dico un numero che sparacchio a caso, ma ci sono centinaia e centinaia di valvole, quindi parlare di 26 valvole era perché, quella commessa a cui lei si riferisce evidentemente si riferiva ad un lavoro limitato a quella zona.

DOMANDA - Ovviamente noi abbiamo trovato soltanto probabilmente alcune delle commesse e non siamo riusciti ad avere la situazione globale e la ringrazio di questo chiarimento. Lei è stato anche capogruppo dicevamo, e comunque caporeparto, è in grado di ricordarsi come avveniva, se avveniva l’addestramento personale dei dipendenti, dei dipendenti suoi ovviamente?

RISPOSTA - Lei dice addestramento per quanto riguarda...

DOMANDA - Tecnico, se venivano fatti dei corsi, se veniva fatta una preparazione, se c’erano delle...

RISPOSTA - Lei dice per quanto riguarda la conduzione dell’impianto?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Allora qui dobbiamo andare un po’ indietro, fino direi a tutti gli anni ‘60 ed anche i primissimi anni ‘70, cioè, per dire, il CV11, il CV22 e CV23 all’inizio una grossa parte del personale è transitato tutto attraverso la scuola aziendale, adesso la percentuale, ma sicuramente una percentuale elevata, sia al CV11 quando c’è stato l’ampliamento verso la metà degli anni ‘60 sia al CV22 e 23. Poi le dirò verso la fine degli anni ‘70, primi anni ‘80, non c’è stato più un turn over così importante, perché consideri che il CV22/23 è partito, dico numeri a caso, con una cinquantina di dipendenti nuovi, quindi bisognava addestrarli tutti, poi quando era il caso di sostituire qualche dipendente o era un neo assunto e quindi veniva affiancato ad un dipendente già esperto, ma mi pare che in quegli anni poi, ecco, per dei casi singoli non transitassero più per la scuola aziendale. Però capisce, un addestramento di un certo livello se la persona viene affiancata a un dipendente, ad un lavoratore di qualità secondo me è sufficiente.

 

Avvocato Cesari: se permette volevo dire con riferimento all’acquisizione verbale Dell’Olivo, a me risulta per certo che le indagine preliminari e le informazioni di garanzia fossero già state inviate agli indagati tanto che l’ingegner Zerbo che io assisto è stato interrogato il 23 febbraio 1995 un giorno prima del verbale Dell’Olivo, quindi c’è la possibilità se ne fossero esistiti i presupposti, di fare l’incidente probatorio.

 

Pubblico Ministero: intanto bisogna vedere di che fascicolo si tratta.

 

Presidente: un momento, scusate un attimo, vogliamo finire l’escussione di questo teste?

 

Avvocato Cesari: era finito mi sembra.

 

Presidente: no, perché l’avvocato Santamaria aveva chiesto la parola. Lo riprendiamo dopo questo discorso. Avvocato Cesari mi scusi, ma preferisco concludere.

 

Avvocato Cesari: mi scusi lei, non sapevo che Santamaria aveva chiesto...

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Lei sa benissimo che la questione CVM è una questione di portata mondiale, nel senso che quando nel 1974 esplode il caso con la notizia dei morti Goodrich, l’industria di tutto il mondo si mobilita; io volevo chiederle, se lei è in grado di rispondere, se a suo giudizio gli interventi sia sulle procedure che sugli impianti condotti a Porto Marghera siano stati o meno in linea con quanto a sua notizia è accaduto nell’industria di tutto il mondo, industria americana, ma non solo americana, che doveva gestire analoghi problemi a quelli che doveva affrontare Porto Marghera?

RISPOSTA - Lei parla con la persona giusta, perché io ho avuto l’avventura, fino all’84, di andare una volta all’anno, di partecipare ad un meeting con tutti i produttori di CVM, non PVC, che si teneva questo meeting o negli Stati Uniti o in Europa, un anno di qua e un anno di là, dove ci si confrontava anche con questi aspetti. E` evidente che con il passare degli anni, voglio dire, da questo ‘73-’74 in avanti l’importanza dell’igiene ambientale, dell’inquinamento del posto di lavoro da CVM ha assunto sempre maggiore importanza, allora, direi le cose su cui si è basati, io le posso assicurare per gli impianti di CVM, per quanto ho visto io, ho visitato molti impianti in Germania, negli Stati Uniti e in Inghilterra, non voglio dire che noi fossimo meglio degli altri, comunque sicuramente eravamo come gli altri, ma negli impianti CVM, a differenza degli impianti PVC dove i problemi sono nettamente diversi, negli impianti CVM i problemi erano fondamentalmente legati a due cose, quello che abbiamo detto anche prima, cioè le perdite verso l’esterno da rubinetterie in genere, quindi valvole, rubinetti, prelievi campione e cose di questo genere, e le tenute meccaniche delle pompe. Apparentemente sono due cose molto semplici, non è che sia necessario fare chissà quali studi, chissà quali cose, era necessario sostituire tutte queste componenti nelle varie posizioni degli impianti. Gli impianti che ci sono oggi, credo, sono gli impianti di prima con queste due, con le innovazioni, le pompe a trascinamento magnetico che adesso vanno bene, messe in queste posizioni. Io ritengo che le cose si siano, cioè che si sono fatte si sono fatte a cominciare da quegli anni, ma negli impianti di CVM eravamo, e lo ripeto, molto facilitati da questo punto di vista perché gli interventi per esempio di manutenzione, che sono quelli che anche negli impianti di CVM, venivano fatti fare di manutenzione grossa, la manutenzione grossa si faceva una volta all’anno, una settimana, 10 giorni, e la differenza rispetto alla preparazione dell’impianto per la manutenzione fra gli anni ‘60 e gli anni ‘70 era abissale per quanto riguarda tempi di interventi, flussaggi, lavaggi con azoto e cose di questo genere, chiaramente è stato un qualche cosa che è andato man mano migliorando avanti, perché non si è potuto fisicamente fare, secondo me, tutto subito, anche perché le cose si sono, ad esempio, i famosi rubinetti Tufflin erano dei rubinetti, questo lo so per certo, negli anni ‘60 erano dei rubinetti inadatti per materiale, perché era un materiale che non resisteva a strescorosio, cosa che invece poi dopo dagli anni ‘70 sono stati modificati ed è stato possibile utilizzarlo, anche la Audcon, altri che facevano gli stessi rubinetti con le stesse qualità.

DOMANDA - Quindi mi pare di capire che ci fosse uno scambio, una circolazione di informazioni fra i responsabili degli impianti italiani, inglesi, americani, che avevano gli stessi problemi e c’erano riunioni, non so con quale cadenza...

RISPOSTA - Annuali, una volta all’anno una settimana.

DOMANDA - Nel corso delle quali si discuteva dei problemi e delle soluzioni che ciascuno aveva dato?

RISPOSTA - Di tutti i problemi squisitamente tecnici e fra questi problemi c’era anche il problema dell’igiene ambientale, quindi gascromatografi, quindi cose di questo genere, cioè concentrazioni medie in ambiente e cose tutte di questo tipo, rese, rendimenti, perdite.

DOMANDA - E a suo avviso quindi non vi è nulla che Montedison all’epoca non avesse fatto e che invece avrebbe dovuto fare perché altri in quel momento stavano facendo per migliorare le situazioni ambientali?

RISPOSTA - Io ripeto quello che ho detto prima, io ho avuto la fortuna, se così si può dire, di lavorare su degli impianti dove il problema CVM in ambiente era molto meno sentito perché sono all’aperto, perché i problemi erano fondamentalmente due; io dico che, non la mia impressione, la mia certezza è che rispetto agli altri le posso addirittura dire questo, che rispetto alla (Ext), tanto per fare un nome, dove sono stato 4 o 5 volte, eravamo sicuramente migliori, ma sicuramente migliori.

DOMANDA - La Ext, di quale nazionalità è?

RISPOSTA - Tedesca. Io ho visitato 4 impianti, 4 impianti che erano dei cadaveri rispetto ai nostri, però, capito... Mentre dagli americani, gli americani, da questo punto... gli americani, al Goodrich, solo Goodrich, abbiamo sempre visto delle cose fatte molto bene.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - In relazione ad alcune domande che le sono state rivolte sulla scuola aziendale, le volevo chiedere, le informazioni che venivano date agli operai credo anche, a tutti quanti, di che tipo erano, riguardavano solo la loro attività lavorativa o che cosa?

RISPOSTA - Io devo dire che non sono mai stato insegnante alla scuola aziendale, quindi le posso dire quello che a me risulta ma non so se sia tutto, chiaramente la scuola aziendale era, non so se esista tuttora, era una scuola che cominciava dai fondamenti dell’industria chimica, cioè che cos’è una pompa, che cos’è una tubazione, cos’è una valvola, cos’è un compressore, cos’è una colonna di distillazione etc. e dava allora un’ottima formazione ai lavoratori che entravano negli impianti, ritengo che come si parlava di distillazione, compressione, pompe etc. si parlasse anche dei prodotti a cui questi lavoratori erano destinati, però...

DOMANDA - Appunto per questo le volevo chiedere se le risulta che queste scuole, queste informazioni aziendali riguardassero anche in particolare la tossicità, la nocività del CVM e del dicloroetano.

RISPOSTA - Io quello che le posso dire...

DOMANDA - Per la sua esperienza ovviamente.

RISPOSTA - La mia esperienza, io ho sempre visto questi ragazzi che entravano e che erano molto ben preparati, se devo dirle un ricordo personale sull’aspetto del CVM fondamentalmente, quando si è cominciato a dire: occhio che adesso bisogna andare in impianto sempre con la maschera, e c’era stata fornita la maschera facciale al completo, con filtro per vapori organici e poi anche specifico per il CVM, le persone più anziane, più anziane voglio dire quelle che avevano 40 anni, all’inizio erano quasi sorprese da queste cose, dicevano: ma che ci dici che fino a ieri il CVM era considerato un, sì, insomma, ecco, alla stregua di un prodotto non dico innocuo ma molto poco pericoloso, e all’inizio ci sono state delle difficoltà per imporre a tutto il personale di uscire all’esterno degli impianti muniti della maschera per vapori organici, per CVM, perché era difficile cambiare, e si può ed è anche comprensibile, perché chi aveva per esempio 20 anni di esperienza e aveva considerato sempre il CVM come un prodotto chiamiamolo "normale" non è stato facile per tutti assumere questa nuova posizione nei confronti del prodotto.

DOMANDA - Visto che si parla di suoi ricordi personali, lei quando ha saputo che questa sostanza era cancerogena e chi glielo ha detto?

RISPOSTA - Il tutto è cominciato, l’ordine di grandezza, l’anno e il mese non è che lo ricordi bene.

DOMANDA - Anche un collegamento.

RISPOSTA - Io direi ordine di grandezza fine ‘73-’74, questi sono gli anni in cui il professor Maltoni è venuto a Marghera, mi pare una volta, alla scuola aziendale, io tra l’altro in quell’occasione non c’ero, questo, in quegli anni là, nella prima metà degli anni ‘70.

DOMANDA - Quando c’è stato quel caso Goodrich dei morti di angiosarcoma negli Stati Uniti?

RISPOSTA - Sì, faccia conto che la Goodrich è quella che ha fornito gli impianti CV22 e 23, noi il primo meeting che abbiamo fatto con la Goodrich credo sia del ‘73, credo, adesso però sono passati 27 anni.

DOMANDA - Un’altra precisazione che volevo chiedere in relazione al riferimento alle valvole che ha fatto lei, poi ovviamente, questo lo dico per il Tribunale, per i presenti, quando i consulenti mi fanno la memoria sarà mia cura depositarla, in relazione alle valvole Tufflin, lei ha fatto poco fa un riferimento alle valvole Tufflin tipo 300...

RISPOSTA - No, tipo 300 io non l’ho detto, perché non so cosa siano.

DOMANDA - Allora ho capito male io, le volevo chiedere se il suo riferimento era ad un tipo particolare di rubinetti Tufflin o un discorso generale?

RISPOSTA - Faccia conto, i rubinetti Tufflin, che poi i Tufflin sono stati i primi a essere messi perché erano i primi sul mercato, perché poi li ha fatti la Brenner, li ha fatti la Audco, li ha fatti la GHH, li hanno fatti moltissimi, sono dei rubinetti che hanno una particolarità di avere una tripla tenuta, mentre gli Audco vecchi ne avevano una, quindi rotta quella il prodotto andava in atmosfera, i Tufflin erano molto più sofisticati, più seri, erano costosissimi ma avevano queste grosse qualità. Quindi il Tufflin all’inizio, come gli Audco, non era idonei perché la sfera non era di materiale idoneo in quanto soggetta a strescorosio, cioè, in altre parole se non si mette un acciaio inossidabile di una certa qualità poi possono avvenire dei danni nella tenuta per cui è inutile usare materiali molto sofisticati quali il teflon, se invece l’acciaio non è di un certo tipo. A cominciare dai rubinetti che si sono messi su negli anni ‘70, a metà degli anni ‘70, o giù di lì, questi rubinetti hanno dato degli ottimi risultati.

DOMANDA - Nelle loro varie evoluzioni poi?

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: bene, avvocato Cesari, abbiamo capito la questione, noi l’avevamo decisa ritenendo che a quell’epoca non fosse stato ancora iscritto il registro, l’indagine nel registro degli indagati.

 

Pubblico Ministero: io nel frattempo ho fatto fare un accertamento su questo dato e lo voglio comunicare perché in effetti mi ero sbagliato, nel senso che i primi indagati di Enichem risalgono al periodo che ha ricordato l’avvocato.

 

Presidente: allora il problema si sposta un attimo sul fatto della prevedibilità, sulla circostanza della prevedibilità, io sinceramente leggendo questo verbale che poi non mi pare che è di così capitale importanza nell’ambito dell’economia di questo processo, non riesco a individuare una malattia all’epoca in cui fu sentita la persona che potesse, diciamo così, far presumere una prognosi così infausta di lì a poco tempo, ed allora siccome il 512 presuppone che vi sia una prevedibilità dell’evento, io credo che qui questa prevedibilità che debba indurre necessariamente il Pubblico Ministero a una anticipazione del contraddittorio mi pare che non sussista, e quindi il Tribunale, che già aveva preso in esame anche questo secondo aspetto, ritiene di poter confermare la precedente ordinanza sotto questo diverso profilo. 5 minuti di tempo per fare una piccola pausa. Riprendiamo, accomodatevi. Quanti testi ancora ha, Pubblico Ministero?

 

Pubblico Ministero: ci sono tre testi che credo siano abbastanza rapidi che riguardano anche le parti civili, ed uno credo che sia invece un po’ più lungo, quindi cominciamo con i tre rapidi e vediamo a che punto arriviamo.

 

Presidente: perché noi fino alle 18.30 andiamo avanti, siccome proseguiamo domani, poi non possiamo davvero far restare anche il personale oltre le 18.30.

 

Pubblico Ministero: cominciamo con uno che è molto rapido, Zannini.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - ZANNINI LUCIO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, Pubblico Ministero.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Le volevo solo rivolgere alcune domande rapide in relazione al periodo in cui lei ha lavorato al CS28, CS30. Lei può riferire innanzitutto al Tribunale in che periodo ha lavorato al CS28 e 30?

RISPOSTA - Sì, esattamente dal dicembre 1976 al dicembre del 1989.

DOMANDA - Che tipo di attività veniva svolta?

RISPOSTA - L’attività era sullo smaltimento di idrocarburi clorurati a mezzo termodistruzione, idrocarburi clorurati che provenivano dall’interno di lavorazioni della fabbrica ed esterno fabbrica e dalle lavorazioni dei reparti CV22 e 23 dove producevano CVM.

DOMANDA - In che maniera c’entrava la linea SG31 e che cos’è questa linea?

RISPOSTA - La SG31, la linea era interessata per il trattamento acque clorurate che differentemente dallo smaltimento a mezzo termodistruzione venivano separate queste acque clorurate e i residui di clorurati poi mandati allo smaltimento e le acque venivano stratificate, purificate e venivano inviate all’SG31, al trattamento.

DOMANDA - Il suo lavoro in cosa consisteva?

RISPOSTA - Allora, dal 1976 lì sul posto come assistente di turno, quindi si coadiuvava il lavoro di bonifica con gli operatori, questo era il lavoro specifico, diremo che si definisce un lavoro tecnico operativo in pratica.

DOMANDA - Quali erano i prodotti presenti negli idrocarburi che venivano mandati alla termodistruzione?

RISPOSTA - Adesso vado un po’ a memoria, residui di CVM, tetracloro etano, tetracloruro di carbonio, percloroetilene ed altri prodotti che adesso...

DOMANDA - C’era anche il dicloroetano?

RISPOSTA - Anche il dicloroetano, sì.

 

Presidente: domande? Va bene, se non ce ne sono allora si può accomodare, grazie.

 

Pubblico Ministero: Manziega.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - MANZIEGA GIANNI -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, Pubblico Ministero.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Io volevo solo chiedere, poi passare la parola al difensore di parte civile, che attività di lavoro lei ha svolto negli anni ‘70?

RISPOSTA - Dal primo ottobre 1971 fino al 31 luglio del ‘96 ho lavorato come coibentatore sotto un’azienda che si chiama Sital e i primi 3 o 4 anni li ho passati dentro la Montedison e la Montefibre.

DOMANDA - In pratica che attività svolgeva?

RISPOSTA - Il nostro lavoro era di isolazioni termiche ed acustiche agli impianti, alle tubazioni.

DOMANDA - In particolare anche quelli che trattavano CVM e PVC?

RISPOSTA - Certamente, i reparti CV erano quelli che quasi quotidianamente noi frequentavamo.

DOMANDA - Che avevano questi problemi di manutenzione?

RISPOSTA - Sì, per motivi di manutenzione.

DOMANDA - E quindi di coibentazione. Quello che volevo chiedere era, diceva che interveniva quotidianamente, per che periodo, in che arco temporale?

RISPOSTA - E` un po’ problematico stabilire le date precise perché io sono stato dentro la Montedison circa 2 anni e mezzo, però come coibentatori, come impresa d’appalto, arrivavi dentro lo stabilimento, ti destinavano un reparto o l’altro, a seconda delle esigenze, quindi alcuni andavano in reparto, oggi andavi da una parte, domani in un altro reparto, non c’era un posto preciso che ti era affidato, eri a disposizione dell’azienda.

DOMANDA - Quando facevate questi interventi su richiesta dell’azienda avevate dei mezzi di protezione individuale?

RISPOSTA - I mezzi erano davvero minimi, c’era l’elmetto che si adoperava poche volte, a dire la verità, c’era qualche cintura di sicurezza, insufficiente per essere distribuiti a tutti i lavoratori, eravamo anche una quarantina mi pare allora, che però era inadatta al nostro lavoro, per cui per essere più agevolati nel movimento di solito la si teneva in parte, non c’era niente altro, a parte i guanti, anche se si diceva che un buon lavoratore deve sapere lavorare senza i guanti.

DOMANDA - Voi, lei in particolare, siete stati informati delle sostanze chimiche che si trovavano, che venivano lavorate all’interno dei reparti di CVM, PVC, cioè, CVM e dicloroetano?

RISPOSTA - No, assolutamente, finché sono stato io quei 2 anni e mezzo che sono stato dentro la Montedison non sapevo assolutamente nulla né da parte della mia azienda né da parte della Montedison, noi andavamo in qualsiasi reparto senza sapere che tipo di lavorazione si svolgeva nel reparto, che tipo di nocività e che pericolosità ci fosse.

 

AVVOCATO GARBIN

 

DOMANDA - Può riferire al Tribunale se durante il periodo in cui lei fu dipendente della ditta Sital conobbe il signor Bruno Miglioranza?

RISPOSTA - Sì, l’ho conosciuto quando io sono entrato lui già lavorava dentro la Sital, l’ho conosciuto dentro la Montedison.

DOMANDA - Può riferire che tipo di mansioni svolgeva il signor Miglioranza?

RISPOSTA - Io ero manovale e lui era già operaio specializzato, svolgeva le mansioni di tutti gli altri che era di coibentazione e di decoibentazione dei reparti, delle tubazioni, in particolare mi pare era addetto alla copertura delle valvole attraverso i cuscini d’amianto, però non solo quello, so che lavorava anche le coppelle di amianto, anche le coppelle di sughero ed altre cose, non c’era una specificità comunque.

DOMANDA - Può essere più preciso e riferire al Tribunale quando e come interveniva e in che cosa consisteva questo intervento di manutenzione, quando era necessaria?

RISPOSTA - Gli interventi erano di tipo molteplice, più normalmente questo, quando una tubazione si rompeva, quando si interrompeva qualche ciclo c’era bisogno di una qualche fermata, noi dovevamo prima di tutto scoprire le valvole che permettono, che permettevano ai meccanici di staccare le tubazioni, a volte quando le tubazioni non venivano staccate in sito si doveva abbattere la coibentazione, scoprire le valvole e poi abbattere la parte di coibentazione che offriva la disponibilità all’intervento da parte di meccanici o chi fosse insomma. A volte gli interventi erano molto più complessi, quando per esempio c’era la fermata del reparto, allora il lavoro era più grosso perché si trattava di abbattere una grande quantità di materiale.

DOMANDA - Da quello che ho capito, in buona sostanza, qualche intervento di manutenzione avveniva a ciclo continuo, in sostanza lungo le tubature voi dovevate intervenire, quindi rimuovere la coibentazione e quindi intervenire quando ancora la fuoriuscita di gas era presente?

RISPOSTA - Sì, questo era possibile ma oltretutto non eravamo neanche avvisati se l’intervento era fatto mentre l’impianto era in movimento o meno, a volte quando gli interventi erano su manutenzioni grosse venivamo avvisati se c’era la fermata programmata, altre volte non lo sapevi.

DOMANDA - In questo caso cosa succedeva?

RISPOSTA - Si interveniva, non c’era, sapevamo, si diceva fra di noi che quando c’era odore di gas e qualcosa ci si doveva allontanare e scappare via, questa era la logica della protezione, altrimenti un bravo operaio - questo era l’uso comune che si diceva - deve saper sopportare gli odori, il calore e le intemperie.

DOMANDA - Per quanto è a sua conoscenza il CVM è un gas che ha odore?

RISPOSTA - Sono del tutto ignorante sul tipo di lavorazione che si svolgeva, sul tipo di qualità di gas, ho saputo solo molto dopo cos’è il CVM, quando io lavoravo dentro la Montedison non sapevo neanche che c’era gas nocivo che si chiamava appunto... sì, sapevo che il reparto era cloruro di vinile monomero ma non lo conoscevo assolutamente.

DOMANDA - Le propongo questa ipotesi, le può essere capitato di aver lavorato e quindi di essere intervenuto per rimuovere la coibentazione, quindi per la sostituzione in presenza di esalazioni di CVM che lei riteneva in quel momento non pericolose per la sua salute?

RISPOSTA - Certamente è successo una volta un caso in cui i lavoratori del reparto ci hanno detto: allontanatevi che c’è una fuga di gas, e ci siamo allontanati, altre volte è capitato che sentivamo odori strani, ma noi non eravamo a conoscenza che fossero nocivi, per cui in qualche modo si continuava a lavorare comunque.

DOMANDA - Presso quali reparti, forse l’avrà già detto, se lo può ripetere anche per mia memoria, faceva questi interventi di manutenzione?

RISPOSTA - Noi dovevamo intervenire in tutti i reparti della Montedison, quindi poteva capitare un giorno di andare al TR, di andare a (AM) etc. qualsiasi reparto fosse necessitato di manutenzione, mi ricordo benissimo che i CV erano fra quelli che erano più necessitati di essere curati della manutenzione.

DOMANDA - Cosa ricorda in particolare del signor Bruno Miglioranza, si era mai lamentato delle condizioni di lavoro?

RISPOSTA - In modo specifico non ricordo delle lamentele particolari, in generale sapevamo che il nostro tipo di lavoro era piuttosto di basso profilo e ci dovevamo accontentare di quello che offriva il convento, mi pare che a volte ci fosse anche proprio il bisogno di fingere che le cose fossero tranquille e possibili perché c’era la necessità anche di uno stipendio mensile da portare a casa.

DOMANDA - Io ho un po’ la memoria corta, ma credo che l’abbia già detto anche questo, può riferire esattamente in quale periodo avete avuto conoscenza precisa della pericolosità, e in particolare della cancerogenicità del CVM, visto che voi dovevate superare problemi di fuoriuscita di gas?

RISPOSTA - Allora, io fino al ‘75, finché sono rimasto lì dentro la Montedison e la Montefibre, non ero a conoscenza di questo, sapevo che c’erano dei gas nocivi, sapevo che bisognava scappare via, allontanarsi, quando c’era la pericolosità, la fuga. Più tardi sono stato spostato in altre fabbriche di Marghera con altri tipi di nocività. Per quanto riguarda il cloruro di vinile, dico la verità, l’ho saputo quando già ero lontano dalla Montedison da forse 6 o 7 anni, verso gli anni ‘80.

DOMANDA - Quale tipo di cautele avevate in dotazione, misure antinfortunistiche durante questo tipo di interventi?

RISPOSTA - La cosa principale erano i guanti, perché a volte quando si teneva sulle parti calde o fredde che c’era la necessità di proteggersi, per il resto, magari indipendentemente dal CV, si adoperava una mascherina quando si decoibentava, la polverosità era enorme, una mascherina di cartone che copriva il naso e la bocca, ma pochissime volte.

DOMANDA - E gli occhi?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Vi erano mai state fornite?

RISPOSTA - Assolutamente nulla.

DOMANDA - Nemmeno dalla direzione o comunque dall’azienda degli impianti CV?

RISPOSTA - No, dico la verità, che sugli impianti CV quando andavamo è come se andassimo in un altro reparto, cioè per noi non era diverso, il lavoro nostro era questo, portavamo attrezzi utili al nostro tipo di lavoro, di coibentatori e basta. Se si lavorava su un tubo molto alto ci si portava la cintura di sicurezza, non sempre adoperata, perché per il nostro lavoro ti abbassi, ti alzi, ti sposti, e alla fine della giornata sapevi che dovevi fare 4 metri e mezzo, 5 metri di lavoro al giorno e cercavi di arrivare a quello.

 

AVVOCATO MANDERINO

 

DOMANDA - Volevo sapere, a proposito dei reparti CV, se si ricorda quali sono in particolare i reparti CV dove siete intervenuti in quegli anni, quali erano quelli più bisognosi di manutenzione?

RISPOSTA - Direi una cosa inesatta se dicessi un reparto particolare, sono costretto a dire che non potrei ricordare esattamente i reparti e i tipi di manutenzione che abbiamo fatto se non generalmente che sono sicuro che si andava spesse volte nei CV.

 

Presidente: difese domande?

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Mi perdoni, per accedere ai reparti CV era necessario essere muniti di un permesso di lavoro o no?

RISPOSTA - Per accedere ai reparti CV noi ci recavamo in gruppo...

DOMANDA - O in tutti i reparti?

RISPOSTA - Ci si recava in gruppo, 2, 3, 4, 5 persone, 10 anche a volte, dipendeva dal tipo di intervento che...

DOMANDA - C’era un permesso di lavoro o no?

RISPOSTA - Arrivavamo in reparto ed uno di noi, un responsabile del gruppetto si recava presso l’assistente con il permesso per far firmare il permesso, tornava dicendo: ok, si può partire.

DOMANDA - Nel permesso di lavoro c’erano indicate le precauzioni da usare o no?

RISPOSTA - Noi non sapevamo.

DOMANDA - Perché il vostro addetto non ve lo diceva, colui che andava a prendere il permesso di lavoro?

RISPOSTA - Non lo so.

DOMANDA - Avevate un capo delegazione, mi pare di capire, che andava a prendere il permesso di lavoro o no?

RISPOSTA - Avevamo un responsabile del gruppo...

DOMANDA - Il responsabile non..

 

Pubblico Ministero: facciamo finire la risposta, non è possibile che lo interrompa ogni volta, che finisca la risposta.

RISPOSTA - Avevamo una persona che si recava presso l’assistente, faceva firmare la carta, non so se la vedesse o meno, non ci diceva assolutamente nulla, ci diceva c’è: c’è l’ok, potete intervenire, solo questo.

DOMANDA - Quindi il responsabile era uno di voi, uno della cooperativa, della Sital?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Il responsabile aveva il permesso di lavoro per tutti voi e vi diceva cosa c’era scritto nel permesso di lavoro?

RISPOSTA - Assolutamente no.

DOMANDA - Mi sa dire i nomi di questi responsabili?

RISPOSTA - Potrei dire un Lan Domenico, oltretutto analfabeta.

DOMANDA - Faccia una serie di nomi, poi eventualmente li chiameremo e sentiremo cosa...

RISPOSTA - Posso ricordare Lan Domenico, morto di tumore, posso ricordare Vittorio Vecchiato, erano molte persone.

DOMANDA - Lei non ha mai fatto il capo delegazione?

RISPOSTA - Mai fatto.

DOMANDA - Quindi questo signore che andava a prendere i permessi di lavoro non vi diceva nulla, quindi non ha mai visto un permesso di lavoro in cui erano indicate le precauzioni e come ci si doveva comportare nelle zone sorvegliate e così via?

RISPOSTA - No, assolutamente no.

 

Presidente: altre domande? Nel permesso di lavoro, scusi, per curiosità anche del Tribunale, quali erano le prescrizioni?

 

DOMANDA - Erano indicate le precauzioni che si dovevano adottare quando entrava nel singolo reparto, le cautele che dovevano essere osservate, non ho qui con me un permesso di lavoro ma potremmo acquisirlo.

 

Presidente: ma specifiche anche per quanto riguarda la pericolosità del CVM o no?

 

DOMANDA - Sì, a me risulta di sì.

 

Pubblico Ministero: fino al ‘76 neanche le schede di sicurezza Montedison scrivevano che era pericoloso e cancerogeno, quindi se neanche le schede Montedison... le abbiamo prodotte.

 

Avvocato Baccaredda: ce ne è solo una del ‘76, prima non ci sono.

 

Presidente: eventualmente acquisiremo uno di questi permessi di lavoro relativi quanto meno agli anni ‘74-’75, anni in cui oramai si era a conoscenza della tossicità. Bene, se non ci sono altre domande si può accomodare, grazie e arrivederci.

 

Pubblico Ministero: Vianello.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - VIANELLO AMERIGO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, Pubblico Ministero.

 

Avvocato Baccaredda: l’elenco dei 30 e passa testi che ci è stato dato dal Pubblico Ministero non comprende, se non vado errato, questo nome.

 

Pubblico Ministero: io l’unica domanda che volevo fare è sulla carriera, le domande le dovranno fare le parti civili.

 

Avvocato Baccaredda: non importa, Pubblico Ministero, però le parti civili dovevano avvertirci.

 

Pubblico Ministero: per carità, siccome riguardava la stessa situazione mi hanno chiesto: è arrivato il signor Vianello che è qua, può chiamarlo e poi facciamo le domande noi invece di farlo venire fra due giorni? Io semplicemente ho risposto a una cortesia, se vogliamo farlo tornare tra 5 giorni per me è indifferente, non cambia la situazione, è semplicemente questo, io non ho assolutamente niente, dovevo chiedere che lavoro ha fatto e poi passare la parola.

 

Presidente: sentiamo l’esame e poi eventualmente ci riserviamo di chiamarlo per il controesame nel caso che...

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Volevo solo chiedere che attività lavorativa ha svolto al Petrolchimico di Porto Marghera?

RISPOSTA - Io ero assistente di giornata nel parco serbatoio ovest.

DOMANDA - Per che periodo?

RISPOSTA - Ho cominciato nel ‘59 e nel ‘61 al parco serbatoi, dal ‘61 all’84 direttamente al parco serbatoi dove c’erano i gas compressi.

 

AVVOCATO GARBIN

 

DOMANDA - Lei ha riferito di aver lavorato presso il parco serbatoi del Petrolchimico, ebbe modo di conoscere il signor Emilio Bertocco?

RISPOSTA - E` venuto da me praticamente nel ‘63, nel ‘63 circa, ed è rimasto con me fino al ‘79 che ha avuto un incidente, comunque fino all’83 sono andato in pensione...

 

Presidente: quindi dal ‘63 all’83 è sempre rimasto lì al reparto serbatoi?

RISPOSTA - Operatore carico scarico di vari prodotti tra cui cloruro di vinile monomero.

 

DOMANDA - Più precisamente può riferire al Tribunale che tipo di mansioni svolgeva il signor Bertocco?

RISPOSTA - Era operatore... carico scarico dei prodotti che noi avevamo lì, tra cui GPL, CVM, cloruro di etile, fenolo, acetaldeide, ammoniaca, tutti prodotti gassosi ed anche criogenici. Praticamente la mattina quando arrivava e dava delle disposizioni per i carichi vari che potevano avvenire attraverso autobotti, ferrocisterne o anche navi, che ne movimentavamo diverse sia in arrivo che in partenza, andando tanto... per il CVM e avevamo 5 o 6 cisterne al giorno da caricare di CVM, come ne avevamo altre 3, 4, 5 di GPL, 3, 4 di sicron, cloruro di etile, insomma, variano, non erano fisse, però erano variate e c’erano 3 o 4 giornalieri addetti a queste movimentazioni, ognuno non è che facesse quello, facevano tutto, queste operazioni, perché erano operai specializzati, preparati appositamente per operare sui vari prodotti, e a seconda dei casi uno lo mandava al CVM, uno lo mandavano nel gruppo di etile, o se arrivavano direttamente le autobotti si presentavano con l’ordine quella con... si presentavano con l’ordine di carico e loro sapevano come operare anche perché le operazioni di carico molte volte venivano effettuate direttamente sulla bilancia e loro si regolavano.

DOMANDA - Lei può riferire se questo tipo di movimentazione necessitava di particolari misure di sicurezza o comunque se venivano osservate e indicate?

RISPOSTA - Dunque, tanto per movimentare il CVM noi sapevamo sin dall’inizio, che abbiamo cominciato nel ‘62, ‘63, sapevamo che era un prodotto infiammabile e con quello tenevamo le varie disposizioni che erano date dai nostri superiori, usavamo i guanti, maschere, avevamo quelle maschere tipo della guerra, che era impossibile lavorare perché si stava in una posizione particolare il carico...

DOMANDA - Le può descrivere?

RISPOSTA - La cisterna...

DOMANDA - No, la maschera.

RISPOSTA - Dunque, i... e con i filtri, era dotata, diremo che pesava l’idea di Dio, diciamo che erano cose che si adoperavano in tempo di guerra, e si vedeva, era una maschera normale, una maschera antigas che si tirava con le cinghiette per le parti, si usava a quei tempi, a quei tempi là praticamente fino a quando è stato dichiarato o detto che il prodotto era cancerogeno, era pericoloso, era, ripeto, come pericolosità sapevamo che era infiammabile, quello sì, era un gas ed operavamo con una certa sicurezza per quanto riguarda i gas, tanto è vero che usavamo delle attrezzature in bronzo per aprire, chiudere i vari collegamenti, tarare i flessibili e le ferrocisterne, per il CVM, per gli altri prodotti lo stesso, erano più o meno la stessa cosa, perché anche quello era un gas compresso, narcotico e infiammabilissimo; per il GPL non ne parliamo, anche quello lo usiamo tutti quanti nelle macchine che girano; per il fenolo, il fenolo è un prodotto tossico che si scaricava a circa 150 gradi di temperatura, si usava addirittura uno scafandro vero e proprio, con cappuccio, guanti in gomma, stivali, anche perché venivano usati dei vapori per riscaldare le parti che si scaricavano, tutto a ciclo chiuso, si iniettava dell’azoto al di sopra delle cisterne e si effettuava lo scarico, praticamente sembravamo dei palombari. Ecco perché questa gente era un po’ attrezzata con il tempo, a seconda del tipo di prodotto che dovevano operare.

DOMANDA - Le è mai capitato di assistere durante la movimentazione del CVM a delle fughe di gas presso il parco serbatoi?

RISPOSTA - Fughe in che senso, fughe create o...

DOMANDA - Fuoriuscite di gas, perdite di gas?

RISPOSTA - No, perdite di gas potevano avvenire attraverso delle valvole normali che si adoperavano perché non erano valvole di quelle con tenute meccaniche ma erano valvole con tenuta a baderne normali diremo noi che nel caso dovessero perdere noi le stringevamo un po’ e magari quando arrivava al punto che non si poteva restringere si faceva intervenire la manutenzione, però quando una di queste valvole qua, come negli altri gas, noi ce ne accorgevamo se perdeva, perché faceva una certa brinatura attorno ai premi stoppa.

DOMANDA - Prima lei ha riferito della pericolosità del CVM solamente come gas infiammabile, ma per quanto riguarda la sua pericolosità come elemento cancerogeno quando lei personalmente ne ebbe conoscenza?

RISPOSTA - Diciamo che vociferavano voci verso il ‘73, ‘72-’73, in quel periodo là si parlava, anzi, oltre che si parlava, si leggeva su qualche giornale che questo prodotto che veniva fuori era cancerogeno, però le misure di sicurezza che noi avevamo più o meno erano tali, cioè, tali nel senso che si operava prima si operava anche dopo, abbiamo avuto nel periodo del ‘71 che ci è stata inserita una fiaccola alta 70 metri con delle tubazioni varie dove è stato collegato tutto l’impianto di ricevimento della produzione da parte dei reparti CV24, CV5, CV25, CV10, CV11, noi inserivamo tutte le produzioni praticamente in questi serbatoi e successivamente la mandavamo ai reparti di produzione dei polimeri. Noi con l’inserimento delle sfere dell’ammoniaca che... verso il ‘67, ‘68, sono state fatte, è stata fatta, è stata costruita la fiaccola, allora approfittando di questo sono state inserite anche delle valvole di sicurezza in questa tubazione che andava alla fiaccola in caso scattassero prima... in atmosfera, chiusa naturalmente, tarate, perché ogni due anni venivano fatte le prove di collaudo dall’NCC e per sicurezza sono state inserite anche... è stata fatta la fiaccola. Poi successivamente verso il ‘72-’73 sono state inserite varie rampe di sicurezza, le rampe di carico e scarico dove si movimentavano i vari gas, delle tubazioni che si collegavano a queste tubazioni generali che andavano in fiaccola nel caso noi dovessimo sfiatare certi gas, non tutte le cose si potevano fare perché gli impianti erano stati fatti in una determinata maniera, altre erano aggiunte, diremo che erano di sicurezza per non emanare i gas, però quando si faceva il collegamento su una cisterna ferroviaria, di CVM, di cloruro etile, quello che fosse, a GPL, quando si levava via la flangia di chiusura delle valvole della cisterna lì c’è sempre del gas, voglia o non voglia quello esce, non c’è niente da fare. Poi quando si inserivano le nostre tubazioni sulla cisterna e il ritorno al serbatoio, nella parte superiore, finito il carico si fermava tutto, si sfiatava un po’ sulla fiaccola, nella tubazione, praticamente CVM o cloruro etile, o GPL, ne rimaneva sempre, non c’era altro da fare che scollegare, lasciar sfiatare in atmosfera e via. Poi avevamo anche un’altra cosa, soprattutto per quello che riguarda CVM proprio in questo caso, in un certo periodo di tempo abbiamo caricato diverse centinaia di bombole di CVM che andavano bollate per le analisi, e quindi erano bombole da 50 chili, quelle bombole normali come quelle di ossigeno, oppure ce n’erano anche da 500, 600 chili, più grosse, quelle lì si caricavano... lo sfiato nell’atmosfera, non c’era possibilità, perché le valvole di ossigeno... lo sfiatino laterale andava all’atmosfera, però queste cose non c’era altro sistema per fare, quello era. Successivamente, con il tempo, quando è venuto fuori che questo CVM era cancerogeno e via, queste bombole diciamo, non è vero, sono decelerate fino a scomparire, allora si forniva bollati con una cisterna apposita...

DOMANDA - Allora sempre con riferimento al signor Bertocco, quando lasciò il reparto, il parco serbatoi, lei sa dove fu trasferito il signor Bertocco?

RISPOSTA - Prima che venisse da me?

DOMANDA - Dopo, successivamente?

RISPOSTA - Successivamente io ebbi un incidente e rimasi a casa diverso tempo, lui arrivò, parlo del ‘79, poi successivamente da lì passò al magazzino della banchina che era... diciamo che in linea d’aria erano 100 metri di distanza al magazzino attrezzi, materiali vari della banchina, siccome c’erano diverse navi che caricavano e scaricavano, magari gli operai stessi chiedevano degli attrezzi, delle munizioni, dei materiali particolari di cui lui forniva e successivamente poi riportava in magazzino, si faceva un po’ di ordine, mi sembra che siano stati gli ultimi due o tre anni prima che andasse in quiescenza.

DOMANDA - Questo magazzino posso chiamarlo liquidi Dis?

RISPOSTA - Sì, faceva parte della distribuzione, perché sia il parco serbatoi nord che il parco serbatoi sud, banchine liquidi, perché c’erano solo liquidi, facevano capo ad un unico superiore che può essere, poi c’erano i vari capi reparti, che faceva l’assistente nel parco dei serbatoi, c’era un caporeparto per la banchina e un assistente per la banchina, di cui ho fatto anch’io per vari anni anche assistente sia della banchina che del parto serbatoi ovest.

DOMANDA - Lei poco fa ha riferito che si assentò dal lavoro per un incidente?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Infortunio sul lavoro?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Può riferire al Tribunale?

RISPOSTA - Certo. Nello scollegamento di una tubazione di CVM, sopra una delle sfere, è avvenuto un incendio e mi sono bruciato, sono stato 7 mesi in ospedale e sono ritornato a lavoro.

DOMANDA - Capisco che è una cosa un po’ delicata, le conseguenze sue, personali?

RISPOSTA - Le conseguenze personali mie ho un’invalidità del 67%, 65% del corpo, è bruciato, perché il viso è tutto rifatto, poi tutta la parte inferiore, le gambe, però grazie a Dio avendo avuto il fisico diciamo, seppur mingherlino, polmoni, fegato a posto, ho superato quel trauma molto grosso, perché generalmente con delle ustioni al 30-35% se uno non è tanto... va a farsi benedire, scusi l’espressione ma insomma, con il 65% sono qui e ringrazio Dio di essere qui.

 

Presidente: domande?

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Scusi, il parco serbatoi?

RISPOSTA - Ovest.

DOMANDA - Perfetto, era la prima domanda. Era all’aperto?

RISPOSTA - Sì, era un parco all’aperto.

DOMANDA - A lei risulta che a partire dal ‘73 vennero effettuati interventi manutentivi su premi stoppa, valvole e venne attuato un controllo sistematico delle tenute e degli attacchi rapidi?

RISPOSTA - Questo l’ho già detto prima, la questione dell’imbadernamento delle valvole, ce n’erano centinaia, finché potevamo facevamo noi, fino ad un certo limite, anzi diciamo che lo facevo io quasi personalmente, la mia esperienza precedente di venire alla Montedison, e poi quando si vedeva che era un tantino più pericoloso, non c’era più possibilità di operare facevamo intervenire la manutenzione e noi andavamo a bonificare quella che era la tubazione, una valvola e via, in modo che l’operatore della manutenzione potesse intervenire per effettuare il suo lavoro.

 

Presidente: altre domande? Nessun’altra, grazie, può andare.

 

Pubblico Ministero: c’è l’ultimo testimone che potrebbe essere un po’ più lungo.

 

Presidente: va bene, intanto cominciamo e poi vediamo, caso mai lo differiamo a domani.

 

Avvocato Garbin: è stato sentito il teste Vianello, il collega chiedeva la possibilità o comunque lei aveva...

 

Presidente: eventualmente domandassero il controesame siamo qui a disposizione.

 

Avvocato Garbin: giusto, anche perché posso rilevare la mia posizione processuale se i colleghi almeno chiariscono se intendono o meno ancora sentirlo.

 

Avvocato Baccaredda: non ci è possibile chiarire, nel senso che al momento sulla base...

 

Presidente: in una delle prossime udienze nel caso in cui risolvono la riserva, si vedono un po’ gli atti, perché non li hanno a loro disposizione, quindi potranno...

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - TEDESCO ANTONIO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, Pubblico Ministero.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Lei quando ha lavorato presso lo stabilimento Petrolchimico di Marghera?

RISPOSTA - Dal ‘70 al ‘94.

DOMANDA - Con che incarichi?

RISPOSTA - In un primo tempo in laboratorio, praticamente il primo anno di laboratorio, poi come caporeparto del reparto PM, materie plastiche, e dal ‘72 al ‘96 come caporeparto al CV24 e poi dall’86, se mi ricordo bene, al ‘94 come assistente dell’ingegner Pisani.

DOMANDA - Volevo cominciare con alcune domande al reparto PM, cioè al reparto materie plastiche, vuole un attimo indicare al Tribunale dov’era ubicato e cosa trattava questo reparto?

RISPOSTA - Praticamente di fronte alla direzione all’ingresso 4, è un impianto ancora tuttora non esistente, praticamente è stato chiuso nel 1972, la produzione è la produzione di PVC, di polistirolo espanso, polistirolo in foglia, il cosiddetto...

DOMANDA - Che tipo di PVC e con quale procedura?

RISPOSTA - Cioè, praticamente il PVC dal granulo noi passavamo al prodotto semifinito, quel prodotto qui, praticamente la parte più grossa era un film per produrre sacchi industriali.

DOMANDA - Arrivava lì al reparto...

RISPOSTA - Noi lavoravamo, facevamo le bobine, il soffiato e poi veniva mandato alla confezione, alla Pansac e alla Minansacchi, allora c’era solo Minansacchi, tra l’altro.

DOMANDA - Il prodotto PVC in che maniera vi arrivava, in granuli in sacchi?

RISPOSTA - In un primo momento in granuli in sacchi, poi attraverso, con trasporto attraverso dei siletti e nell’ultimo tempo praticamente era stata messa a punto una produzione che by-passava praticamente, si faceva l’estrusione direttamente da drive blender, senza passare attraverso la granulazione.

DOMANDA - Lei parlava di primo tempo ed ultimo tempo?

RISPOSTA - I tempi non...

DOMANDA - Per ultimo tempo che cosa intende?

RISPOSTA - Intendo praticamente gli ultimi anni dal ‘67-’68 al ‘72, al momento che è stato chiuso l’impianto. Poi quell’impianto lì faceva anche tra l’altro film per l’agricoltura, però quelli venivano prodotti da granuli, sempre stati prodotti da granuli, quei film per le serre tanto per capirci.

DOMANDA - Lei è stato caporeparto del CV24 praticamente da quando è iniziata la sua attività?

RISPOSTA - Sì, praticamente sono entrato quando avevano fatto qualche carica.

DOMANDA - Le volevo chiedere se lei ha partecipato anche alla fase di preparazione e di messa in moto?

RISPOSTA - No, perché allora ero caporeparto al PM e praticamente io sono passato al CV24 con la chiusura dell’impianto.

DOMANDA - Con la chiusura del PM è passato al CV24. Lei si ricorda come funzionava, nel periodo iniziale, come andava avanti il sistema delle cariche e dei lavaggi delle autoclavi?

RISPOSTA - Certamente, praticamente per il primo tempo, cioè veniva caricato, come veniva caricato il reattore...

DOMANDA - Tutte le procedure le conosciamo, dicevo sinteticamente le operazioni manuali, poi quando si arrivava all’autoclave, la necessità di lavare le autoclavi, ogni quante cariche veniva effettuato?

RISPOSTA - Praticamente veniva lavata con delle lance a mano, una lancia piccola e una lancia lunga per pulire il reattore dalla carica precedente, in modo da eliminare i residui di resina che contaminavano il prodotto della carica successiva, dopodiché veniva caricata l’acqua con i sospendenti, in automatico con un calcolatore di processo, poi veniva fatto il carico dei catalizzatori a mano da boccaporto aperto, poi veniva chiuso il boccaporto, veniva mandato un certo quantitativo, mille chili di monomero, per fare la prova, la cosiddetta prova di tenuta, per vedere se il boccaporto era chiuso bene in poche parole, dopodiché veniva dato l’ok al carico ottimale della formulazione, poi si aspettava le ore di produzione della carica...

DOMANDA - Quante ore erano all’incirca?

RISPOSTA - In un primo momento eravamo sulle 9 ore, se mi ricordo bene, 8 e mezzo, 9 ore, più o meno quel tempo lì. Dopodiché veniva degasato a gasometro il monomero non polimerizzato, veniva alterato con un compressore da vuoto il monomero dall’autoclave fino a 200 millimetri di depressione, se mi ricordo bene, perché adesso sono passati tanti anni, dopodiché il reattore veniva sfiatato con un tubo che andava sopra il reattore, perché era in... e altrimenti non si sarebbe potuto caricare, ed allora veniva fatto il rotto vuoto, veniva rotto il vuoto e poi si passava, si apriva il reattore, il boccaporto del reattore...

DOMANDA - Quindi il CVM non polimerizzato andava a finire fuori dal reparto?

RISPOSTA - Entrava aria per la verità, perché l’autoclave era sotto vuoto e per poterla scaricare bisognava compensare con dell’aria, veniva aperto, tirava dentro dell’aria in modo da portare la pressione dell’autoclave a zero, perché altrimenti non si poteva né aprire il boccaporto perché sotto vuoto non si apre, una compensazione con aria, invece il monomero purtroppo usciva quando si apriva il boccaporto, in quel momento lì, secondo me, era il momento di massima concentrazione di monomero nell’aria. Perché il reattore era in temperatura, la torbida era in temperatura, con la tensione di vapore dal reattore usciva...

DOMANDA - Quando è cambiata questa procedura? Nel ‘72 parte così, viene impostato così l’impianto?

RISPOSTA - Nel ‘72 parte così, adesso io la data, è stato secondo me tra l’altro la cosa più importante sulla bonifica dell’impianto questa, quando siamo passati a caricare il reattore mettendo i catalizzatori a secco, cosiddetto reattore, aprendo il boccaporto, mettendo dentro i catalizzatori e poi chiudendo il boccaporto e caricando l’autoclave, l’acqua e sospendenti con reattore chiuso. Dunque, ‘74 penso, primi del ‘74, nel momento in cui è stato fatto, poi tra l’altro c’era, se mi ricordo, un’ingiunzione del Ministero, di qualcuno, che ci avevano proposto per problemi di esplosività di bonificare i reattori prima di poterli aprire etc..

DOMANDA - Questo quando glielo aveva indicato il Ministero?

RISPOSTA - Nel ‘73.

DOMANDA - Lei si ricorda questo per cercare di indicare e fissare meglio alcune date, nell’aprile del ‘74, al Ministero del Lavoro, fissa il limite di presenza PPM nell’ambiente e dà questa indicazione, 50 PPM lei si ricorda questo episodio?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Lei si ricorda quando pubblicamente è venuto a sapere del caso Goodrich, cioè di quei morti di angiosarcoma negli Stati Uniti?

RISPOSTA - Anche lì, guardi, non è facile stabilire...

DOMANDA - Io non le chiedo la data, perché la data la conosciamo.

RISPOSTA - Penso fine ‘73.

DOMANDA - Sì, ma non le chiedo la data perché la conosciamo perché è fine ‘73, inizio ‘74, le dico questo episodio per fissare un punto temporale, le volevo chiedere: rispetto a questo episodio questa attività, questo intervento sia del Ministero e questa attività a cui accennava prima dei catalizzatori come si colloca, successivamente, contemporaneamente, precedentemente?

RISPOSTA - Io penso che il carico a secco dei catalizzatori è stato fatto all’inizio del ‘74.

DOMANDA - Quindi dopo che si è saputo...?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Dopo queste notizie del CVM?

RISPOSTA - E` una delle operazioni che è stata fatta per ridurre la contaminazione del CVM nell’aria nei posti di lavoro.

DOMANDA - Lei come ha saputo che il CVM è cancerogeno?

RISPOSTA - Perché ad un certo momento il capogruppo ci ha avvertito.

DOMANDA - Dopo questa storia del caso Goodrich delle notizie di giornale?

RISPOSTA - Sì, prima non si sapeva.

DOMANDA - Oltre a questa...

RISPOSTA - Io non lo sapevo.

DOMANDA - Dopo questa operazione dei catalizzatori che altre operazioni sono state poste in essere?

RISPOSTA - Diverse le operazioni, dal momento che si è saputo praticamente ci siamo buttati subito nel sistema di bonificare e come prima operazione che abbiamo fatto è stata quella di cercare di risolvere i problemi sul posto di lavoro.

DOMANDA - Cioè quelli erano questi problemi sul posto di lavoro?

RISPOSTA - Praticamente un problema grossissimo era quando si apriva il boccaporto ed allora sono stati messi degli aleatori per tenere sotto vuoto il reattore, poter caricare i catalizzatori sotto vuoto in modo che non venisse fuori, l’avevamo spostato sopra il reparto.

DOMANDA - Uno dei problemi di cui lei per il momento non ha accennato però le volevo sottoporre un attimo alcune domande sul problema della pulizia delle autoclavi: queste autoclavi venivano pulite e quando venivano pulite, in che maniera?

RISPOSTA - Alla fine di ogni carica, di ogni batch, cioè il reattore doveva essere pulito con acqua in pressione a 17 chili avevamo delle lance particolari in cui ad un certo momento l’operatore al boccaporto puliva e scaricava residui di resina che poteva essere, che rimanevano dentro nel reattore.

DOMANDA - Sulle modalità, due testi sentiti oggi, Berto e Ferro, riferivano di entrata in autoclave, quanto meno per il periodo di loro competenza hanno riferito fino all’86 quando sono rimasti a lavorare al CV24, nel reparto, le volevo chiedere di spiegare un attimo?

RISPOSTA - Le pulizie al reattore sono due, una è una pulizia dall’esterno che veniva fatta ogni batch, era ai fini della quantità del prodotto. Poi veniva fatta ogni... adesso il numero di cariche, dico 20, 25, non credo... 25, 30, poi non era molto preciso, con l’entrata in cavità che capivamo che quella pulizia dell’autoclave era una pulizia diversa, era interna del reattore.

DOMANDA - E come funzionava questa pulizia diversa quando entrava l’uomo nel reattore?

RISPOSTA - Quando entrava l’uomo in un primo momento, cioè allora il reattore veniva bonificato, veniva riempito d’acqua in un primo momento, veniva riempito d’acqua, vuotata l’acqua, messa in ventilazione con un ventilatore e i primi momenti veniva fatta una prova, veniva fatta una prova cosiddetta per vedere se c’era ossigeno dentro, con un ossigenometro, non si controllava il monomero.

DOMANDA - Si controllava solo se c’era ossigeno...

RISPOSTA - Si controllava solo se ci fosse ossigeno perché l’uomo poteva entrare dentro e rimaneva in ventilazione tutto il tempo che l’uomo rimaneva dentro, erano due le persone, sempre per una questione di sicurezza, uno all’interno imbragato, con un sistema tipo quello dei paracadutisti ed uno all’esterno che lo teneva...

DOMANDA - Questo nella fase iniziale di queste indicazioni che dava sulle modalità, che si controllava la presenza di ossigeno all’interno dell’autoclave, questa attività poi di entrata degli operai nelle fase iniziale ogni quante cariche avveniva?

RISPOSTA - Ogni 20, 25 cariche.

DOMANDA - Allora lei diceva nella fase iniziale, poi cos’è successo e quando sarebbe questo...

RISPOSTA - Poi ad un certo momento quando sono nati i problemi del CVM...

DOMANDA - Cioè che era cancerogeno etc.?

RISPOSTA - Esatto, praticamente, non lo so, inizi del ‘74 penso, grosso modo, praticamente abbiamo cercato di trovare un sistema di bonifica del reattore diverso.

DOMANDA - Ed allora cos’è stato fatto?

RISPOSTA - Ridurre il monomero nel reattore. Ora, si è cominciato a fare delle bonifiche più mirate con acqua calda, riscaldando, tirando a gasometro etc. etc. e comunque poi ventilando il reattore sempre prima dell’entrata, dal momento che si è saputo che il monomero fa male le assicuro che l’uomo in autoclave non entrava se non era stata bonificata, cioè in un primo momento si andava con delle fialette, si cercava il coso, poi è avvenuto il gascromatografo agli inizi del ‘74 e praticamente si buttava dentro una sonda nel reattore e l’operatore non entrava in reattore se il monomero non era ridotto a residui di meno di un PPM.

DOMANDA - Veniva mandato dentro, chiamiamola questa sonda, poi nel corso del ‘74, ma questa sonda cosa faceva?

RISPOSTA - Prelevava il monomero e lo mandava al gascromatografo.

DOMANDA - Ma poi quando entrava questo operaio la sonda rimaneva lì?

RISPOSTA - Rimaneva per tutto il tempo, alcune volte addirittura in un primo momento, poi abbiamo visto che non c’era, se la legava alla tuta per vedere proprio...

DOMANDA - Il lavoratore che cosa faceva lì all’interno, che tipo di operazioni manuali faceva?

RISPOSTA - L’operazione era quella con martello e scalpello di togliere le croste che si formavano sull’agitatore e sulle candele in alto del reattore.

DOMANDA - Aveva dei mezzi di protezione individuale il lavoratore?

RISPOSTA - All’entrata non entrava con mezzi, sì, sicuramente, tutti avevano i mezzi.

DOMANDA - Cioè quali sono?

RISPOSTA - Non lo utilizzava perché la procedura era quella che lui entrava in cavità, poi c’era un allarme alla sala quadri e se superava, adesso non mi chieda, mi sembra 5 PPM, però non sono sicuro, mi sembra 5 PPM, cioè veniva chiamato e doveva uscire, continuava la ventilazione finché andava via.

DOMANDA - Quando entrava non aveva maschere antigas?

RISPOSTA - Aveva maschere a disposizione ma non le utilizzava.

DOMANDA - Non ce l’aveva su?

RISPOSTA - No, entrava con meno di un PPM.

DOMANDA - Comunque non aveva la maschera con sé?

RISPOSTA - La maschera a portata di mano sicura, sempre quella.

DOMANDA - Anche dentro se la portava?

RISPOSTA - Adesso...

DOMANDA - Dentro all’autoclave?

RISPOSTA - Adesso non mi ricordo.

DOMANDA - A portata di mano un conto è dentro all’autoclave o attaccata al muro?

RISPOSTA - Adesso non mi ricordo.

DOMANDA - Questo discorso dell’entrata del lavoratore in autoclave quando poi veniva picchettato con lo scalpello, tra l’altro di legno, mi pare, per non rovinare lo smalto?

RISPOSTA - Sì, di legno, una mazzetta...

DOMANDA - Venivano levate le croste, poi le croste contenevano del CVM?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Cosa succedeva?

RISPOSTA - Le croste venivano tolte, messe in un secchio, portate e messe in un contenitore ad hoc.

DOMANDA - No, dicevo, quando queste croste liberano poi la presenza di CVM...?

RISPOSTA - Ad un certo momento liberavano, mentre lui era dentro e il quantitativo di monomero superava i limiti doveva uscire e aspettare che si ribonificasse l’autoclave attraverso lo spurgo a la ventilazione di aria, cioè c’era il ventilatore che tirava 3.000, 3.500 cubi di aria, per cui...

DOMANDA - Quanto durava questa pulizia dentro l’autoclave?

RISPOSTA - Guardi, cioè, per la messa a punto del reattore ci voleva abbastanza tempo perché c’era tutta la selezione diciamo, tutto il sistema di sicurezza per poter entrare, ma l’entrata in cavità non credo che durasse più di 10 minuti.

DOMANDA - Guardi, a parte il CV6 che lì è un caso particolare, qui ci dicevano non meno di un’ora, questa mattina, proprio chi entrava dentro l’autoclave?

RISPOSTA - Un’ora?

DOMANDA - Un’ora, un’ora e mezza?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Cosa che diceva il Berto in particolare.

RISPOSTA - Ma dove, al CV24?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - A parte che non lo so, Berto non mi ricordo neanche, praticamente c’era Cecconello che era addetto, c’erano due persone fisse.

DOMANDA - Ma sui tempi un po’ tutti ci ha hanno detto...

RISPOSTA - Non lo so.

DOMANDA - Ho detto sui tempi di permanenza in autoclave per la pulizia da parte del lavoratore, tutti quelli a cui sono state fatte domande sul punto per il CV24 hanno parlato di tempi sicuramente superiori all’ora, poi chi più chi meno però sicuramente superiori all’ora. Ora le volevo chiedere, lei parla di 10 minuti perché era scritto nel manuale, perché lo sa, perché pensa, per che motivo dice questo, c’è una notevole differenza, non è il discorso di un’ora, un’ora e un quarto?

RISPOSTA - Un’ora, un’ora e quarto, un’ora e mezza, a parte, io adesso non ho dati, lì si tratta soltanto di andare a vedere, c’era il calcolatore che teneva conto dei tempi esatti di permanenza nel reattore, c’era inizio e fine, adesso io non mi ricordo, ma sicuramente questi dati qui ci sono, io penso, anzi, penso che li avrete.

DOMANDA - Perché lei ha indicato 10 minuti allora?

RISPOSTA - Perché io mi ricordo tempi piuttosto corti, purtroppo la memoria è quella che è.

DOMANDA - Perché quando lei entrava nelle autoclavi?

RISPOSTA - No, c’era il reattore probabilmente... l’autoclave che aveva il reattore vecchio, ecco probabilmente su quello lì i tempi erano più lunghi, ma su quelli nuovi non mi ricordo.

DOMANDA - Il CV24 ne aveva 12 di reattori?

RISPOSTA - Come?

DOMANDA - Il CV24 ne aveva 12 di reattori?

RISPOSTA - Sì, uno dei quali era vecchio, era quello che avevano fatte le prove al CV3, e quello lì era malmesso, ma gli altri che avevano lo smalto pulito, a me sembrano tempi... però se l’hanno detto quelli che entravano, sicuramente sono più... però io onestamente... Io dico questi qui sono dati che non sono confutabili perché si tratta soltanto di andarli a valutare sulla base dei dati... abbiamo fatto per anni, quando entravano in reattore, nel reattore l’operatore veniva calcolato proprio esattamente al minuto il tempo che rimaneva dentro, veniva dato il valore minimo, massimo e medio della concentrazione di monomero che c’era nel reattore, per cui...

DOMANDA - Per ogni autoclave quanti addetti c’erano?

RISPOSTA - Per la reazione c’era un quadrista e un operatore esterno, per ogni fila di reattori e poi una persona che praticamente era il jolly.

DOMANDA - Quindi una fila era composta di 6 reattori..

DOMANDA - E quando si doveva pulire il reattore che cosa succedeva, che le altre autoclavi continuavano?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Uno entrava e l’altro faceva l’operatore esterno?

RISPOSTA - No, gli addetti alla pulizia erano due e non erano quelli addetti alla polimerizzazione. C’erano di giornata che non avevano niente a che fare con gli operatori...

DOMANDA - Questo fin dall’inizio?

RISPOSTA - Fin dall’inizio, diciamo le prime cariche no, perché il primo momento era previsto che le pulizie fossero fatte dalla persona che faceva proprio l’addetto al carico e scarico autoclavi, poi quando sono arrivato io, sono arrivato a maggio del ‘72, è una delle prime cose che ho fatto, per una questione molto semplice, perché i reattori erano smaltati, cioè vetrificati e buttar dentro della gente non professionalmente adeguata, cioè mettere dentro, addestrare per entrare 18 persone, 20 persone, era, secondo me, una pazzia, perché basta un colpo sbagliato e si rovina il reattore con problemi poi di conseguenza di spurgamento. Per cui una delle prime cose che sono state fatte è stata quella di prendere delle persone ed attrezzarle e per quell’operazione lì, poi per sempre, fino a che non sono andato via io è sempre stato così.

DOMANDA - Dopo che è divenuto di pubblico dominio la notizia della pericolosità cancerogena del CVM, anche il reparto di cui lei era capo, il CV24, ha avuto dei problemi di necessità di interventi su valvole, rubinetti, pompe?

RISPOSTA - Sì, pur essendo un reparto nato... l’ultimo che è nato sulla polimerizzazione, è nato con i rubinetti Tufflin, quei rubinetti che poi sono ancora attualmente, che io sappia, in ditta, però non tutto l’impianto questo era, perché, per esempio, le pompe del monomero non avevano doppie tenute, avevano tenute semplici, per cui con perdite.

DOMANDA - Per questo glielo chiedo, siccome le tenute doppie c’erano già prima in Montedison...

RISPOSTA - Non erano installate al CV24, al CV24 sono state installate dopo il ‘74.

DOMANDA - Però erano delle pompe che erano...

RISPOSTA - Pompe con tenute meccaniche.

DOMANDA - Mentre le pompe con tenuta doppia erano già utilizzate in altri reparti?

RISPOSTA - Non lo so.

DOMANDA - Comunque ce n’erano o sul mercato o comunque in Montedison?

RISPOSTA - Nel mercato noi abbiamo preso le (trane), adesso non... che ci fossero state fuori sicuramente perché le abbiamo acquistate, che fossero montate in altri impianti, in altri reparti non glielo so dire, non lo so.

DOMANDA - Quindi c’è stato...

RISPOSTA - Ma penso proprio di no. Non credo che anche altri impianti, sicuramente non il CV6, il CV14, e il CV16, che conosco...

DOMANDA - Quindi queste tenute doppie, triple sono state messe al CV24 solo dopo che si è saputo pubblicamente di questa pericolosità cancerogena?

RISPOSTA - Sì, è una delle operazioni per ridurre l’inquinamento.

DOMANDA - Fino a quando le risulta che gli operai siano entrati nelle autoclavi per la pulizia, fino a che epoca?

RISPOSTA - Nell’86, io ‘86-‘87 ho smesso, ho preso altro incarico anche se avevo l’ufficio lì, fino a quel momento sicuramente, anche se già qualche anno prima avevamo cominciato tutto uno studio per portare l’impianto a lavorare a boccaporto chiuso, cioè a non entrare, a non fare le pulizie dall’esterno etc. etc., all’uso della nicrosina, l’uso del bus, gli antisporcanti. Poi io mi ricordo che abbiamo fatto delle prove con la nicrosina con risultati non molto soddisfacenti mentre sono stati soddisfacenti quando abbiamo utilizzato il prodotto, il bus.

DOMANDA - Che era il bus, ‘80, quella arriva alla fine anni ‘80, ‘90?

RISPOSTA - Esatto, è stato, guardi, grosso modo è stato provato negli anni ‘86-‘87.

DOMANDA - Provato, però poi è entrato?

RISPOSTA - Non c’ero più io, non lo so.

DOMANDA - Quindi fino a quando lei rimane a tutto l’86 nel reparto CV24 c’è questa entrata degli operai nelle autoclavi?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Si ricorda ogni quante cariche era necessaria nell’85-‘86 questa pulizia con entrata?

RISPOSTA - Non è cambiato dall’inizio, questo qui è sempre stato, i miglioramenti sono avvenuti poi con l’uso degli antisporcanti, fino a quando non si sono usati gli antisporcanti...

DOMANDA - Dal ‘70, etc.?

RISPOSTA - Sì, dal ‘70, anche la nicrosina ha dato dei buoni risultati perché invece di entrare ogni 25 si entrava ogni 40, ogni 50 cariche.

DOMANDA - Questi erano i numeri e le necessità di entrare?

RISPOSTA - Sì, però non ha risolto il problema che è stato risolto poi con il bus, di non entrarci più.

DOMANDA - Volevo consegnare un attimo, fare vedere un documento che è già stato consegnato nel corso di precedenti audizioni in particolare del teste Barina, sia al Tribunale sia al teste, che ha agli atti anche il Tribunale, che riguarda in particolare questioni che a lei sono già state sottoposte durante un’audizione con la Guardia di Finanza nella fase delle indagini preliminari, la questione della pulizia delle autoclavi con acqua ad alta pressione, ci ha indicato anche lei come destinatario di questo documento che è datato mi pare novembre del 1976, 20 novembre 1976. In questo documento per quanto riguarda il reparto di sua competenza, cioè il reparto CV24, si fanno delle considerazioni particolari in relazione ai lavatori, lei vuole ricordare al Tribunale quali erano i problemi principali che presentavano i lavatori e le pompe di questo reparto?

RISPOSTA - Sì, i problemi vari, questo qui è il primo passo che è stato fatto, cioè nelle intenzioni quando sono stati provati questi qui, quando sono stati anche acquistati, dovevano risolvere il problema di non entrare in cavità del reattore. In realtà il CV24 si è spostato di pochissimo il problema, cioè quando si riusciva a lavare, quando funzionava, perché lì abbiamo avuti problemi a non finire sulle pompe, non andavano bene, c’erano problemi tecnici che non sono stati risolti né dalla casa costruttrice e poi neanche dal servizio tecnico interno nostro che si è messo a vedere di cercare di risolvere il problema, per cui abbiamo sempre avuto questo problema delle pompe. Ma non era solo quello il problema del CV24; per il CV24 il reattore al boccaporto sono 7 metri, non è un... per cui per entrare a pulire c’era un sistema di introduzione del lavatore che era un bestione lungo 8 metri, pesantissimo, con un sistema idraulico per poterlo inserirlo nel reattore ed entrare molto complicato, il personale proprio non voleva saperne, però glielo abbiamo imposto e lo abbiamo utilizzato, in una linea di reattori.

DOMANDA - Quindi erano previsti 6 reattori su 12?

RISPOSTA - Sì, 6 su 12, anche se l’impianto era già stato predisposto anche per gli altri 6, ma non è stato mandato avanti perché non ci ha risolto il problema, a parte tutti i problemi tecnici etc., ma anche quando funzionava invece di entrare ad ogni 20, 25 si entrava ogni 30 a fare la pulizia, per cui non è che risolvesse il problema, poteva risolvere il problema da un punto di vista della qualità del prodotto, ma non dal punto di vista dell’entrata in cavità, dell’obiettivo che si era posto, insomma.

DOMANDA - Quindi le operazioni continuavano ad essere effettuate con l’entrata degli operai?

RISPOSTA - Sì, è stata sempre, spostava di 4 o 5 cariche, non di più, invece di 20, 25, invece di 30, 35.

DOMANDA - Una cosa particolare che le volevo chiedere sulla parte che riguarda il punto 1.2 del reparto CV24, in riferimento al secondo lavatore, dice che è stata sospesa la costruzione del carrello speciale dato l’alto costo e l’incerta praticità. Ci sono stati anche problemi di costi per le sistemazioni. Questo lo dice il documento, io...?

RISPOSTA - Guardi, questo qui non... non lo so, non lo so se ci sono stati problemi, io le posso assicurare che c’erano problemi tecnici e grossi e molti, questo sì. Questo qui sicuramente non funzionava, era l’unica cosa personale, tecnici e tutti quanti avevano capito che era stato un buco nell’acqua.

DOMANDA - Questo glielo chiedo sul discorso anche dei costi, perché questo documento è del novembre del 1976, c’è poi l’ultimo foglio del documento allegato al documento che le è stato consegnato, che è un telex, che è dell’ottobre del ‘78, quindi circa due anni dopo, in cui si fa riferimento alla necessità che sarebbe stata prospettata in precedenza di aprire una nuova commessa per superare questi problemi, commessa che però non è mai stata aperta. Allora io le volevo chiedere: lei sa di che cosa si tratta e perché questa commessa per risolvere questi problemi non è mai stata aperta poi?

RISPOSTA - No, non lo so, posso pensare però che non sia stata, non sicuramente, secondo me, per il CV24. Io non ho mai chiesto di continuare su quella strada perché era una strada, secondo me, sbagliata.

DOMANDA - Allora come si è arrivati alla soluzione, soltanto con l’introduzione del bus 80?

RISPOSTA - In quel momento lì avevamo conoscenze di impianti che funzionavano con gli antisporcanti.

DOMANDA - Dove erano questi impianti, negli Stati Uniti, in Inghilterra?

RISPOSTA - Penso in Giappone, penso.

DOMANDA - Quindi c’erano già degli impianti?

RISPOSTA - Sì, avevo conoscenza che c’era qualcuno che aveva cercato di risolvere i problemi con gli antisporcanti, per cui ci siamo buttati anche noi in quel campo lì.

DOMANDA - E quindi il discorso dei lavatori è stato abbandonato?

RISPOSTA - Non è stato più utilizzato per problemi di qualità e per altri tipi di problemi che sicuramente non risolveva.

DOMANDA - Le volevo fare alcune altre domande venendo al periodo in cui entrano in funzione i gascromatografi, siamo nel ‘74 all’incirca, e quindi l’epoca...

RISPOSTA - Sembra ‘74, primi ‘74.

DOMANDA - Le campanelle che prelevavano i campioni da esaminare erano state poste, mi corregga se sbaglio, mi pare, però vado un po’ a memoria, circa 70, 80 centimetri sopra le pompe?

RISPOSTA - Erano state messe, cioè, in un primo momento era stato utilizzato nei punti più critici dell’impianto, non c’era ancora una norma, per cui quando è arrivato il gascromatografo abbiamo fatto delle riunioni per vedere, anche con il personale tra l’altro, per sentire un po’ dove erano i punti dove c’era più possibilità di inquinamento, sicuramente sopra i boccaporti, e poi sulle tenute delle pompe, dove c’erano i rubinetti che non erano statici, che si aprivano e chiudevano e che potevano avere delle perdite, per cui era utilizzato più come cercafughe, come possibilità di riscontro di fughe, tanto è vero che era stato anche previsto di una presa supplementare proprio da utilizzare come cerca fughe, allora si andava con il tubo all’interno a cercare dove c’erano le tenute etc. per vedere, vicino, per vedere se c’era qualcosa.

DOMANDA - Questo va bene, quello che le volevo chiedere di specifico era che queste campanelle erano state messe a un’altezza di circa appunto 60, 80 centimetri sopra alle pompe. Le volevo chiedere: perché, chi ha preso questa decisione anche perché come è noto a tutti, il CVM è più pesante dell’aria e tende ad andare in basso, perché viene messo all’altezza di oltre mezzo metro sopra rispetto per esempio alle pompe?

RISPOSTA - Perché...

DOMANDA - Perché va in basso il CVM?

RISPOSTA - Arriva in basso solo quando praticamente una piccola perdita evapora.

DOMANDA - Ma per andare oltre a mezzo metro vuol dire che aveva una bella pressione?

RISPOSTA - Il CVM se lo metti in un bicchiere, i vapori vanno verso l’alto, è pesante ma è pesante soltanto quando è liquido, ma nella fase di ebollizione, che esce dalla pressione hai voglia.

DOMANDA - E queste indicazioni da individuare...?

RISPOSTA - Secondo noi in quel momento li abbiamo messi in quelle posizioni proprio anche, io ho chiesto anche, perché io parlavo molto con il personale, guardate: signori miei, noi le mettiamo, per essere più tranquilli, tanto è vero che quando poi è venuta fuori la legge non sono state spostate da quella posizione perché tutto il personale pensava che quello fosse il punto più delicato, insomma, quando è venuta fuori la legge che si doveva metterle, non so, ad un metro e mezzo, etc., nel CV24...

DOMANDA - Un metro e mezzo da terra?

RISPOSTA - Sì, dalla posizione da dove lavora l’operatore, invece lì non le abbiamo spostate perché il personale, non avevamo problemi e il personale non voleva spostarle, perché pensava che in quella posizione fosse la posizione più critica, gli dava maggiore garanzia.

DOMANDA - Un’altra questione, le volevo chiedere cos’è il coagulo, il discorso di scaricare le autoclavi con il coagulo?

RISPOSTA - Il coagulo è quando una polimerizzazione non va a buon fine può coagulare, cioè la resina nuovamente in polverine, in sospensione nell’acqua, forma dei blocchi e a quel punto lì praticamente la produzione è da scartare, è da buttare.

DOMANDA - E dove veniva buttata?

RISPOSTA - Veniva fatta la bonifica, vedeva strippata in autoclave, riscaldando e tirando quel coso, e poi scaricata dal fondo dell’autoclave, messa su dei sacconi a disposizione, che poi mi sembra che veniva data alle vendite.

DOMANDA - Sì, questo nella fase finale, ma nel momento in cui c’era questo coagulo non veniva buttato lì nel campo fuori del reparto e poi recuperato, non so come, con badili...?

RISPOSTA - No, non buttato, veniva messo in sacconi ed andava in fianco di ogni impianto, non a terra, raccolta su sacconi e poi messa a disposizione al di fuori.

DOMANDA - Non buttata a terra e poi recuperato e riempiti i fusti con questo materiale con dei badili?

RISPOSTA - No, in terra no, tutt’al più vasca di decantazione e poi messa lì nei fusti, perché durante lo scarico sicuramente una parte sfuggiva, riusciva ad andare, ma non in terra, perché c’è cemento con una canaletta di raccolta, tutt’al più dentro lì insomma, io non mi ricordo di aver mai buttato...

DOMANDA - Questo...

RISPOSTA - Oppure di averla buttata, non so, scaricata su teloni e poi raccolta.

DOMANDA - Perché succedeva abbastanza di frequente che ci fossero questi problemi di coagulo da recuperare?

RISPOSTA - In un primo momento abbastanza spesso, non tutti i giorni, ma nell’arco dell’anno qualche coagulo c’è sempre stato.

DOMANDA - In relazione a persone, a operai che erano stati indicati come persone da spostare, lei ha mai saputo dell’esistenza di queste liste fatte o dalla Fulc o da Medicina del Lavoro di Padova o dai medici anche della Montedison con persone anche da spostare?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Non ha mai saputo?

RISPOSTA - Sapevo che c’erano questi problemi, però a me non, io ho chiesto di spostare del personale ma non per motivi di...

DOMANDA - Io le chiedevo se lei sapeva appunto che erano state fatte delle liste, delle indicazioni della Fulc per esempio nel ‘77?

RISPOSTA - No, della Fulc...

DOMANDA - Dopo l’indagine epidemiologica fatta a Medicina del Lavoro di Padova?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Anche delle persone che erano state indicate in fabbrica, appunto anche il dottor Giudice che aveva indicato delle persone che dovevano essere spostate da lavorazioni e da contatti con il CVM in qualsiasi maniera, lei sapeva che c’erano queste indicazioni nominative personali?

RISPOSTA - No, sapevo...

DOMANDA - Comunque chi le trattava queste cose?

RISPOSTA - Io sapevo che c’erano questi discorsi, però non sapevo il personale che doveva essere spostato.

DOMANDA - Chi era che doveva intervenire, di chi era la competenza?

RISPOSTA - Penso del servizio medico, della direzione sicuramente.

DOMANDA - Ma il servizio medico segnalava, al Tribunale abbiamo già consegnato una lista di persone che tra l’altro sono in questo processo che il medico fino alla fine degli anni ‘80 segnalava queste situazioni, chi doveva provvedere allo spostamento, il caporeparto?

RISPOSTA - No sicuro, io ero caporeparto e le assicuro non io, perché se l’avessero detto a me sicuramente mi sarei mosso a galoppo.

DOMANDA - Io per il momento non avrei altre domande.

 

Avvocato Pozzan: Presidente, io avrei una serie di domande su un argomento che non abbiamo ancora affrontato sul reparto PM.

 

Presidente: le chiediamo domani mattina al teste. Domani mattina dovrà ritornare, mi dispiace, guardi, noi sinceramente adesso non siamo più in grado di proseguire, siccome ci sono domande sia dalle parti civili sia anche dai difensori, domani mattina ritornerà, un’altra oretta, abbia pazienza. Sarà il primo. Arrivederci, grazie. Domani mattina allora, a tutti arrivederci.

 

RINVIO AL 10 MAGGIO 2000

 

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