UDIENZA DELL’11 GENNAIO 2000

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Manduzio Giudice a latere

Dr. Liguori Giudice a latere

 

PROC. A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

Presidente: procediamo all'appello.

 

Avvocato Scatturin: soltanto due parole, Presidente, la società dei telefoni ha eliminato i telefoni che ci servivano, evidentemente, forse li ha eliminati perché non rendevano abbastanza, ma dico, in un luogo pubblico, così come questo del Tribunale, io penso che bisognerebbe in qualche maniera intervenire per farli rimettere a posto.

 

Presidente: va bene. Va bene, d'accordo, anche perché questo incentiva poi i telefonini, gli squilli, etc. che disturbano notoriamente, da qualsiasi parte vengano. Allora, va bene, per quanto riguarda la costituzione di Parte Civile ci sono obiezioni etc., per quanto riguarda le richieste che sono state poste dalla Parte Civile e i prossimi congiunti che si sono costituiti in ordine ad ulteriore accertamento, perché siamo in sede di accertamenti medici, non so se la posizione sia stata già esaminata, del suo assistito, meglio, dei prossimi congiunti del suo ex assistito, è stata già esaminata quella posizione? Sì, era stata esaminata, ed allora eventualmente...

 

Pubblico Ministero: se mi è consentito, uno dei 37 casi delle contestazioni suppletive, quindi già esaminate ripetutamente, è ancora...

 

Presidente: io non so se sia stata fatta un'autopsia nel momento in cui vi è stato il decesso.

 

Pubblico Ministero: il decesso è del 30 dicembre, la comunicazione alla Procura è stata del 5 gennaio e quindi non c'è stata autopsia, era già stato sepolto.

 

Presidente: va bene, eventualmente ci potrà essere l'acquisizione delle cartelle cliniche e un ulteriore, quindi...

 

Pubblico Ministero: sì, l'acquisizione l'ho già chiesta, delle cartelle cliniche, arriveranno nei prossimi giorni.

 

Presidente: si tratterà di esaminare quindi documentalmente qual è stata la causa della morte. Va bene.

 

Avvocato Garbin: indicherei quale persona di parte la persona del dottor Vito Totire.

 

Presidente: ma era già indicato, mi pare.

 

Pubblico Ministero: no, non da lei, non dai suoi...

 

Avvocato Garbin: quindi come richiesta formale di consulenza tecnica sui temi che io ho chiesto venga svolta l'indagine, il dottor Totire.

Presidente: va bene, il programma di oggi prevedeva la prosecuzione dei casi che appartenevano ancora al settore di pertinenza Enichem, se non sbaglio, quindi se vogliono accomodarsi. Prego.

 

Avvocato Stella: noi stiamo terminando il deposito delle memorie, purtroppo non è pronta, dottor Casson, la memoria del professor Foraboschi ancora, non è colpa nostra, il professore ha voluto prendersi un periodo di riposo, tra 15 giorni ci ha detto che ce la darà. Invece depositiamo una memoria del professor Dragani con allegata memoria, parere, firmato anche dal professor Dragani, del professor Swennberg in risposta alla memoria di Berrino-Colombati, ed entro le 15.00 depositeremo una memoria del professor Zocchetti in risposta alla deposizione del professor Zapponi, e così questa fase delle memorie dovrebbe essere esaurita. Mi dispiace per il ritardo del professor Foraboschi.

 

Presidente: va bene, d'accordo, allora intanto prendiamo atto dei depositi che vi sono.

 

 

DEPOSIZIONE CONSULENTI 

DR GRANDI MARCO - DR., TOMMASINI MAURIZIO

DR. RONCALLI MASSIMO

 

GRANDI - Per prima cosa dobbiamo discutere di un caso che era rimasto indietro rispetto alla precedente udienza, vale a dire il caso di Pettenò Alberto.

 

PETTENO’ ALBERTO

 

GRANDI - Nato il 25 maggio 1940 a Venezia. Secondo i dati disponibili il Pettenò fu assunto al Petrolchimico il 10/10/67, vi svolse attività di insaccatore fino a febbraio '70 e poi di operatore blender fino al novembre '70 al reparto CV15; quindi fu addetto alla pulizia a linee insaccamento fino al '73 e quindi operatore calandre fino al '90 quando entrò in cassa integrazione. Nell'udienza del 17/11/90, in conformità con la visita condotta il 10/3/99, i consulenti tecnici del Pubblico Ministero confermano tale storia lavorativa, inoltre essi aggiungono che prima di essere assunti al Petrolchimico il Pettenò aveva svolto attività di manovale ferraiolo per 11 anni, dal '55 al '66, di operaio di fonderia per circa 6 mesi e per un altro anno attività di insaccatore presso una cooperativa. Mancano indicazioni sull'esposizione, in ogni caso è da dire che nel periodo Enichem essa è stata di centinaia di volte inferiore al limite massimo delle basse esposizioni, secondo quelle che sono state le indicazioni del professor Martines, e di migliaia di volte inferiore al limite massimo delle medie esposizioni sempre indicate dal professor Martines. Dalle patologie contestate la prima che affrontiamo è quella della bronchite cronica. L'indagine Fulc in un soggetto non fumatore, con RX toracico normale e alla spirometria riduzione della capacità vitale e della vens, concluse per una significativa riduzione dei volumi polmonari e i consulenti del Pubblico Ministero Bai e Berrino formularono diagnosi retrospettiva di bronchite cronica pur in assenza di qualsivoglia documentazione sanitaria successiva all'anno 1975. Così si arriva direttamente alla visita del 10/3/99 recentemente predisposta dal Pubblico Ministero. Invece si fa riferimento a una radiografia toracica negativa, dice il reperto "non sono evidenti segni di lesioni parenchimale a focolaio in atto", ad una spirometria del 27/1/99 conclusasi per "marcata compromissione funzionale respiratoria prevalentemente ostruttiva, parzialmente reversibile dopo bronco dilatatore, con esame clinico obiettivo risultato peraltro normale". La conclusione del dottor Bracci nell'udienza del 17/11/90 a pagina 112 è stata di "broncopatia cronica e di origine lavorativa, priva di particolare evolutività e gravità". Riguardo alle bronchiti croniche è certo non ha portato chiarezza al ragionamento diagnostico la recente formazione del dottor Bai, udienza sempre del novembre scorso, secondo cui delle bronchiti croniche i consulenti tecnici del Pubblico Ministero hanno trattato non in quanto collegate all'esposizione a CVM, bensì ad altri fattori tossici lavorativi, peraltro da essi non indicati né genericamente e neppure caso per caso. Tornando al caso del Pettenò a parere nostro si tratta di una diagnosi non sufficientemente confermata poiché fondata sulle risultanze di un'indagine spirometrica ove la piena collaborazione del paziente è fattore fondamentale per la riuscita dell'indagine medesima, con assenza di sintomi soggettivi e negatività sia dell'esame clinico che del controllo radiografico. Comunque anche qualora si volesse ammettere la presenza di una broncopatia, essa risulta di carattere prevalentemente ostruttivo e quindi probabilmente a componente allergica, di modestissima entità e tale da risultare inalterata per circa 25 anni, dal '75 fino ad oggi; ne consegue pertanto che tale quadro clinico deve considerarsi nella sua genesi ed evoluzione del tutto estraneo al periodo successivo al giugno 1987.

TOMMASINI - Per quanto riguarda l'epatopatia ricordo che c'era stato quel problema di commistione con il fascicolo del Tiozzi, per cui noi non avevamo mai valutato questo caso antecedentemente. Nel caso è presente una denuncia per malattia professionale respinta nel '78 e il dottor Bracci nell'udienza del giorno 17/11 conclude che il soggetto presenta una serie di esami eseguiti recentemente, di cui quelli che ci interessano è una ecografia epatica del maggio '98, quindi penso di confermare la diagnosi di epatopatia cronica. Quindi, dati i rischi a cui è stato esposto, credo che vada confermato il giudizio sull'eziologia lavorativa; le due forme non hanno particolare evolutività e gravità. Nella consulenza tecnica scritta e depositata sono ancora presenti i documenti del Tiozzi, per cui viene fatto menzione a questi nella descrizione del caso, però è anche presente una visita della U.L.S.S. 36 del '99 in cui viene testualmente scritto: "Non viene rilevata epatomegalia, le transaminasi e le Gamma GT sono nella norma, la bilirubina è di poco aumentata e all'ecografia è presente una steatosi epatica" e per quanto riguarda la bilirubina viene fatta una diagnosi di sindrome di Gilbert. Non vengono allegati esami ma vengono solo descritti nella consulenza tecnica. Di fatto anche la nuova consulenza tecnica considera i documenti di Tiozzi, non è allegato alcun esame, i pochi descritti fanno vedere solo un aumento del colesterolo e non permettono una valutazione, quindi non c'è prova di una diagnosi di malattia.

GRANDI - Ora dobbiamo passare a trattare dei casi di nostra pertinenza che sono stati esaminati nelle udienze rispettivamente del 30 novembre e del 3 dicembre del '99.

 

Avvocato Alessandri: scusi, signor Presidente, potrei chiedere ai consulenti tecnici di parlare più lentamente? Perché non proiettando nulla, molte volte i nomi si perdono, o per noi di prendere nota... Grazie.

 

GRANDI - Quindi, dicevo, che i casi trattati nelle udienze del 30 novembre e del 3 dicembre '99 sono stati complessivamente 235. Ora, su questi casi noi abbiamo operato quelle solite suddivisioni che abbiamo fatto anche per l'udienza precedente e in particolare tra questi 235 casi abbiamo raggruppato un primo numero di, un primo gruppo di 94 lavoratori, gruppo A), compresi nelle contestazioni del Pubblico Ministero che tuttavia hanno tutti cessato il loro rapporto di lavoro prima del giugno del 1987. Ecco, questi sono 94 lavoratori, sono numerosi, chiedo al Presidente se devo elencare questi nominativi oppure se do per scontato perché appariranno nella relazione che allegheremo. Quindi questi 94 lavoratori che non tratteremo perché il loro rapporto di lavoro è cessato nel giugno '87. Analogamente non tratteremo un successivo gruppo, gruppo B), in cui sono compresi 32 lavoratori, questi lavoratori non erano compresi nelle contestazioni del Pubblico Ministero e la loro documentazione medica è stata depositata il 30 giugno '99, ma essi hanno in comune con il gruppo A) il fatto di avere cessato pure loro il rapporto di lavoro prima del giugno 1987; quindi si tratta di 32 lavoratori. Poi vi è un successivo gruppo C) di 35 lavoratori, già compresi nelle contestazioni del Pubblico Ministero, ma che risultano allontanati dai reparti di produzione del CVM e PVC prima del giugno 1987; ripeto, gruppo C) 35 lavoratori. Il gruppo D) comprende 12 lavoratori non compresi nelle contestazioni del Pubblico Ministero e la cui documentazione medica è stata depositata il 30 giugno '99, ma essi hanno in comune con i lavoratori del gruppo C) il fatto di essere stati allontanati dai reparti di produzione del CVM PVC prima del giugno '87; quindi anche di questi casi noi non tratteremo. Vi è quindi un gruppo E) composto da 5 lavoratori compresi nelle contestazioni del Pubblico Ministero, il cui rapporto di lavoro è cessato nei mesi immediatamente successivi al giugno 1987; anche di questi casi, di questi 5 casi, non tratteremo. Vi è poi un ulteriore gruppo, il gruppo F), di altri 5 lavoratori, già compresi nelle contestazioni del Pubblico Ministero, che hanno smesso di lavorare o sono stati allontanati nell'anno successivo al giugno '87; questi 5 lavoratori verranno a essere presi in considerazione. Così come verrà a essere preso in considerazione l'unico lavoratore che fa parte del gruppo da noi denominato come G), non compreso nelle contestazioni del Pubblico Ministero e che ha smesso di lavorare o è stato allontanato nell'anno successivo al giugno '87. Vi è poi un gruppo H), composto da un solo lavoratore, Fusaro Antonio, di cui non si hanno informazioni e del quale quindi non si potrà trattare. Poi vi è un ulteriore gruppo, il gruppo I), che comprende un lavoratore, Scandolara Luigi, che è compreso nelle contestazioni del Pubblico Ministero ma mai esposto, e questo risulta dalla udienza del 30/11/99 pagina 146. In definitiva, quindi, rimangono 49 lavoratori, di cui noi ci interesseremo, cui sono da aggiungere i 6 lavoratori facenti parte rispettivamente del gruppo F) e del gruppo G), entrambi i gruppi allontanati nell'anno successivo al giugno '87, e quindi complessivamente tratteremo di 55 casi. Di questi 55 casi, 42 lavoratori sono compresi nelle contestazioni originarie del Pubblico Ministero, 13 lavoratori non sono compresi nelle contestazioni del Pubblico Ministero. Allora, iniziamo l'esposizione dei singoli casi. Il primo caso riguarda Basso Giovanni.

 

BASSO GIOVANNI

 

GRANDI - Nato a Venezia il 29/11/35, dalla scheda della Guardia di Finanza risulta la seguente carriera lavorativa: dal '61 al '71 autoclavista al reparto CV3/6, dal '71 all'82 autoclavista al reparto CV24, dall'82 al '91 addetto al magazzino perossidi reparto CV24. Sostanzialmente simile risulta la storia lavorativa segnalata nella visita condotta in data 19/2/99 per conto del Pubblico Ministero. Non vi sono a riguardo indicazioni sulla esposizione, comunque nel periodo Enichem l'esposizione risulta di centinaia di volte inferiore al limite massimo delle basse esposizioni, secondo quanto detto dal professor Martines, e di migliaia di volte inferiore dal limite massimo delle medie esposizioni da lui stesso indicate.

TOMMASINI - Il signor Basso Giovanni era entrato per una epatopatia cronica e già i consulenti del Pubblico Ministero nella prima revisione che avevano fatto dei casi avevano detto che era migliorato nel tempo. Loro hanno potuto vedere degli esami fino al 1994 che di fatto sono gli ultimi esami tuttora disponibili e questi esami erano del tutto normali, quindi, si era concluso, avevano concluso che il quadro era normalizzato e era migliorato nel tempo e che non vi erano segni di malattia cronica di fegato. Il dottor Bracci, nell'udienza del 3/12/99, ha così concluso: aveva un'epatopatia cronica, riferito alla visita che ha fatto negli anni dei controlli di funzionalità epatica che ha dimostrato la progressiva normalizzazione di questi esami. Il dottor Martines rivede il caso e conclude dicendo: "Danno epatico lieve non più confermato"; di fatto, come ho detto, gli ultimi esami disponibili erano quelli del '94, quindi possiamo concludere che non vi è nessun segno di malattia epatica né passata né attuale e quindi non, la malattia, non vi è diagnosi della malattia contestata.

GRANDI - Il secondo caso riguarda Calzavara Gilberto.

 

CALZAVARA GILBERTO

 

GRANDI - Nato a Mirano il 9/7/37 e deceduto il 27/4/96. Dalla scheda della Guardia di Finanza risulta che fu dal '61 al '72 autoclavista al reparto CV14, dal '72 all'89 quadrista al CV24 e ha cessato di lavorare il 31 maggio 1989. Tra le patologie contestate in primo luogo vi è una bronchite cronica, nella precedente consulenza di parte questa diagnosi, che era stata all'epoca formulata dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero, venne rifiutata in quanto del tutto immotivata. Ora, si deve dare atto che la nostra diagnosi era quella corretta, difatti anche le risultanze dell'esame autoptico condotto in data 27/4/96, per quanto concerne i polmoni ha evidenziato solo una congestione acuta bilaterale, quindi, unicamente ai reperti, da intendersi quale epifenomeno della grave miocardiocoronariopatia responsabile del decesso del Calzavara, miocardio-coronariopatia, peraltro, come ammesso dagli stessi consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 3/12/99, non correlabile al CVM.

TOMMASINI - Allora, a Calzavara era stata anche attribuita una epatopatia cronica che, di fatto, nel primo giudizio che avevamo dato, avevano attribuito le modeste alterazioni degli esami inerenti il fegato a una dislipidemia severa ed ai farmaci che venivano utilizzati per la situazione cardiologica. Per quanto riguarda quanto è stato detto dal dottor Bai durante l'udienza, il dottor Bai conclude dicendo: "Era una bronchite con epatopatia, è morto per arresto cardiocircolatorio in cardiopatia, non è correlabile con il CVM". In questo caso abbiamo l'autopsia che descrive un fegato con stasi subacuta, per cui un evento terminale legato alla lesione cardiologica e una steatosi che è molto ben correlabile con la situazione di malattia metabolica che era stata già evidenziata. Il dottor Martines conclude per un danno epatico lieve e a questo punto, dato anche il riscontro dell'autopsia, è esclusa la malattia che viene contestata.

GRANDI - Il terzo caso riguarda Carraro Giannino.

 

CARRARO GIANNINO

 

GRANDI - Nato a Dolo il 12/7/42, anche questo caso fu già affrontato nella precedente consulenza di parte. Si ribadisce in questa sede che si tratta di un discreto fumatore, 10-20 sigarette al giorno, che prima di essere assunto al Petrolchimico aveva svolto attività di vetraio pulitore per 10 anni. Assunto nel '66, fino al '77 svolse lavoro di autoclavista, quindi dal '77 al '90 attività di capoturno alla sala autoclavi. Infine dal '91 al '94 ha svolto attività di assistente di turno al DL2 per cloroetano in ambiente non esposto; questo è quello che si diceva nella precedente consulenza. Questo sopra risulta confermato dalla scheda della Guardia di Finanza e dalla recente visita predisposta dal Pubblico Ministero e condotta dal professor Mastrangelo in data 25/6/99. La patologia contestata nel capo di imputazione risulta essere una pneumoconiosi. Sempre nella precedente consulenza di parte si contestò tale diagnosi perché del tutto immotivata, segnalando, tra l'altro, che anche l'Inail, nel '77, aveva respinto domanda di invalidità per malattia professionale. Le conclusioni della visita del professor Mastrangelo del 25/6/99 risultano del tutto sovrapponibili alle nostre. Egli scrive: "L'esposizione a polveri di PVC, secondo il soggetto, è prevalentemente occorsa dopo il 1980, pertanto la RX torace del 1975, indagine Fulc, non può essere interpretata come pneumoconiosi da PVC. Durante il ricovero nel 1973 presso l'Istituto di Medicina del Lavoro, in cui la RX torace era negativa e la spirometria nei limiti di norma, il soggetto ha riferito che un fratello convivente dell'età di 26 anni, infermiere presso l'ospedale di Dolo, era stato appena dimesso dall'ospedale sanatoriale di Padova dopo un ricovero durato 6 mesi. In seguito, con tutta probabilità, ha avuto una TBC polmonare, come indica la presenza di esiti fibrocalcifici (apicointercleito ilari) all'emitorace destro nella RX del torace eseguita all'ospedale di Dolo in data 25/1/94; conclusioni: non confermata la pneumoconiosi da PVC". Sullo scopo di queste pienamente condivise conclusioni del professor Mastrangelo, si deve quindi rifiutare quanto detto dai dottori Bai e Berrino nell'udienza del 3/12/99, e cioè che la diagnosi di pneumoconiosi non viene confermata attualmente, quindi evidentemente è una forma reversibile e regredita. Questa è una palese inesattezza, di pneumoconiosi il signor Carraro Giannino non è mai stato malato e l'ha detto anche il professor Mastrangelo; quindi non c'è malattia. Il quarto caso riguarda Castellini Luciano.

 

CASTELLINI LUCIANO

 

GRANDI - Egli è nato a Dolo il 3/7/48; secondo la scheda della Guardia di Finanza le mansioni sue risultano essere state: dal '70 al '71 in addestramento presso il CV11, dal '71 al '93 operatore esterno con accesso al quadro, operaio polivalente al CV22/23, dal '93 a disposizione in attesa di nuova destinazione. Le stesse mansioni sono richiamate nella visita del dottor Bai recentemente attuata in data 16/6/99. La patologia un tempo contestata era quella del fenomeno di Raynaud ed anche nella precedente consulenza di parte il Castellini fu da noi collocato in quel gruppo di lavoratori che avevano sì riferito sintomi soggettivi ascrivibili a fenomeno Raynaud per alcuni anni, dal '75 al '78, tuttavia in assenza di riscontri di natura obiettiva. Nel corso dell'attuale accertamento, la visita del dottor Bai, ripeto, è del 16/6/99, si legge, a proposito dell'anamnesi patologica, di fenomeno di Raynaud, ma l'esame obiettivo condotto dal dottor Bai permane del tutto negativo e lo stesso consulente del Pubblico Ministero non ha ritenuto né opportuno né necessario procedere a una visita angiologica specialistica. Pertanto si deve concludere, in costante assenza di riscontri obiettivi, che non vi è prova che il Castellini abbia mai sofferto di fenomeno di Raynaud da CVM. Il quinto caso riguarda Cecconello Carlo.

 

CECCONELLO CARLO

 

GRANDI - Nato a Chioggia il 31/8/1945; secondo la scheda della Guardia di Finanza egli dall'aprile '82 all'ottobre '82 fu addetto alle pulizie autoclavi al reparto CV14/16, dal '72 al '74 addetto alle pulizie autoclavi al reparto CV24, dal febbraio '74 a luglio '74 esterno reazione reparto CV24 e quindi dal '74 al lavaggio e piccola manutenzione sempre presso il reparto CV24. Secondo la visita del dottor Bracci del 18/2/99 egli fu assunto alla Montedison nel '72 lavorandovi poi complessivamente per 24-25 anni, prima come operatore interno agli autoclavi per 23 anni e mezzo, e l'ultimo anno come magazziniere. E` da richiamare che dopo il 1975 anche il dottor Bracci segnala che era esposto a dosi di CVM inferiori ai 5 PPM. La patologia contestata è un fenomeno di Raynaud; nella precedente consulenza di parte si concluse per una patologia non dimostrata essendo essa sostenuta solo da riferimenti soggettivi. Nel corso dell'attuale accertamento il dottor Bracci, tenuto conto del persistere di sintomi soggettivi alle mani, ha predisposto una valutazione angiologica clinico-strumentale presso la U.L.S.S. 16 di Padova eseguita in data 19/5/99 che ha così concluso: "1) non alterazioni della macro-microcircolazione arteriosa, note di sclerosi parietali; 2) moderata sindrome dello stretto toracico da compressione abestrinseco del fascio vasculo nervoso durante abduzione dell'arto superiore destro a circa 90 gradi". Di conseguenza, la conclusione diagnostica dei consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 3/12/99, questa conclusione diceva: Cecconello Carlo aveva una malattia di Raynaud e la sintomatologia è regredita, non è per nulla condivisibile perché contrasta con i dati di fatto. In realtà il Cecconello mai ha sofferto di fenomeno di Raynaud da CVM; i disturbi dallo stesso lamentati, anche attualmente, sono infatti dovuti a una sindrome dello stretto toracico superiore, vale a dire una compressione del fascio neuromuscolare nel punto di emergenza dalla gabbia toracica, in altri termini è da attribuire a una situazione costituzionale e solo ad essa. Il sesto caso riguarda Corapi Antonio.

 

CORAPI ANTONIO

 

GRANDI - Nato il 20/9/50 a Avoli. Anche questo caso è già stato trattato nella precedente consulenza. La visita attuale condotta dal dottor Bai in data 16/6/99 conferma la storia lavorativa del Corapi. Dal '72 al '79 fu operatore essiccamento, dal '79 al '91 quadrista essiccamento, e dal '91 al '93 addetto di segreteria. E la stessa visita conferma anche la patologia, vale a dire linfoma di Hodgkin diagnosticata a partire dal marzo 1989. La documentazione attuale aggiunge che nel 1989, del tutto recentemente, il Corapi è stato operato di stenosi della carotide di destra. La conclusione del dottor Bai nell'udienza del 30/11/99 è di linfoma correlabile sicuramente con una esposizione a CVM. Già tale affermazione di causalità non è condivisibile perché manca una legge di copertura che leghi il linfoma di Hodgkin con l'esposizione a PVC e CVM, oltretutto, anche nel caso di Corapi, non è stata data dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nessuna prova di causalità individuale; infine, per quanto riguarda più specificatamente il periodo di pertinenza Enichem, il nesso di condizionamento è assolutamente da escludere da un lato in quanto tra il giugno '87 e il marzo '89 - questa è l'epoca di diagnosi del linfoma - il Corapi è più esposto a dosi di CVM e PVC solo in eventuali, sporadiche e comunque sempre molto basse; dall'altro perché - come già detto nella precedente consulenza, il periodo di lag per il tumore dell'apparato emolinfopoietico è superiore ai 2 anni. Il settimo caso riguarda Cuzzolin Fulvio.

 

CUZZOLIN FULVIO

 

GRANDI - Nato a San Donà di Piave l'8/11/37. La storia lavorativa, secondo la scheda della Guardia di Finanza, è la seguente: dal '61 al '72 operatore blender al reparto CV15, dal '72 al '79 quadrista sempre al CV15, dal '79 all'84 caposala preparazione cariche sempre al reparto CV15, dall'84 all'1/11/87 capoturno reparto CV15 e dall'1/11/87 al 31/1/92 addetto magazzino materie prime Sicron 1. Questa carriera lavorativa è confermata nella visita condotta per conto del Pubblico Ministero in data 23/3/99. Pertanto si deve richiamare il fatto che a partire dall'1/11/87 il Cuzzolin risulterebbe non più esposto e vedasi quanto ammesso per Ferrari Guerrino, altro caso trasferito anch'esso al Sicron 1. Non più esposto neanche a quelle eventuali e sporadiche e comunque sempre assai ridotte esposizioni, semmai ipotizzabili nel periodo di solo 4 mesi, dal giugno all'ottobre '87, periodo che riguarda, appunto, l'Enichem.

TOMMASINI - Il signor Cuzzolin è entrato anche per una epatopatia, di fatto il giudizio a cui eravamo giunti riguarda solamente delle Gamma GT appena mosse, poi normalizzate e le modeste alterazioni presenti che potevano essere correlabili con la dislipidemia e con l'assunzione di bevande alcoliche. Il dottor Bracci, nell'udienza del 3/12, conclude dicendo che il soggetto era entrato per una epatomegalia, ha attualmente un danno epatico non grave nel quale si valuta che abbiano giocato un ruolo concausale sia l'abitudine dell'alcool che l'esposizione a vinilcloruro. Il soggetto è un soggetto obeso, alto 175, pesa 84 chili, ha un fegato all'esame obiettivo che è percepito all'arcata costale, per cui normale; gli esami vengono descritti dai consulenti tecnici e non vengono allegati. Per quanto riguarda la valutazione fatta dal dottor Martines, viene definito come danno epatico lieve. Gli ultimi esami disponibili sono del '96, sono parziali, mancano i dati inerenti al virus, in particolare al virus C. Pertanto noi non possiamo che riconcludere che questo era un soggetto diabetico noto, dislipidemico con assunzioni di alcolici variabile e che non vi è alcuna prova della malattia contestata.

GRANDI - Il caso numero 8 riguarda Dal Corso Franco.

 

DAL CORSO FRANCO

 

GRANDI - Nato a Mirano il 17/4/44 e deceduto il 15/1/96. Secondo la scheda della Guardia di Finanza il Dal Corso svolse le seguenti attività: dal '70 al '71 operatore silos resina al PVC, dal '72 all'87 operatore silos granulo PVC e dall'agosto al giugno '88 quadrista alimentazione procedure di magazzino. E` da sottolineare che il periodo riguardante Enichem è, nel caso di specie, assai breve, circa 12 mesi; manca prova dell'esposizione. L'esposizione, peraltro, nel periodo Enichem, è sempre da ritenere di centinaia di volte inferiore al limite massimo delle basse esposizioni secondo le indicazioni del professor Martines e di migliaia inferiore al limite massimo delle medie esposizioni dallo stesso indicato.

 

Avvocato Stella: professor Grandi, questo vale per tutti, se no ripetiamo ogni volta.

 

GRANDI - D'accordo. Dalla documentazione clinica recentemente acquisita risulta un ricovero presso l'ospedale di Noale dal 29/12/95 al 15/1/96, quando il Dal Corso venne a morte per cirrosi epatica scompensata. Tra le patologie contestate, oltre alla cirrosi epatica di cui si interesserà il dottor Tommasini, vi era il fenomeno di Raynaud. Nella precedente consulenza di parte si sostenne che non fu data la prova di una patologia da CVM, in quanto il fenomeno di Raynaud, segnalato in corso dell'indagine Fulc, era caratterizzato solo da sintomi soggettivi senza alcun riscontro obiettivo anche negli anni successivi. Di tale patologia non fa cenno alcuno neppure la cartella clinica relativa all'ultimo ricovero del gennaio 1996. Pertanto si deve concludere, in costante assenza di riscontri obiettivi, ribadendo il giudizio espresso in prima istanza, che, vale a dire, non vi è prova che il Dal Corso Franco abbia mai sofferto di fenomeno di Raynaud da CVM.

TOMMASINI - Per quanto riguarda l'epatopatia era entrato con una diagnosi di cirrosi fatta nel '94. Il nostro giudizio, basato anche su due ricoveri dell'81 e '85 per etilismo acuto, era di epatite cronica, cirrosi da etilismo, severa psoriasi, diabete, uso di farmaci per la psoriasi, i dati sono stati tratti dalla cartella, mentre il dottor Bai nell'udienza del 3/12/99 conclude dicendo: "E’ deceduto per una cirrosi epatica scompensata, quindi ha avuto un aggravamento della sua precedente epatopatia correlabile con l'esposizione a CVM". Per quanto riguarda il giudizio espresso dal dottor Martines, conferma chiaramente la cirrosi ma dice che il ruolo del CVM non è stato rilevante. Noi non possiamo che essere concordi con quanto detto dal professor Martines, cioè che il paziente aveva una cirrosi alcolica e che il ruolo del CVM non vi è stato.

GRANDI - Il caso numero 9 riguarda Dalle Fratte Bruno.

 

DALLE FRATTE BRUNO

 

GRANDI - Nato a Campodarsego l'8/4/35. Le attività svolte dal Dalle Fratte, secondo la scheda della Guardia di Finanza, comprendono: dal '67 al '73 insaccatore pulizia linee CV5/15, dal '73 all'89 operatore blender CV5/15, dall'89 al '90 operatore blender al CV6 e quindi dal '90 al '93 passa in cassa integrazione guadagno. Quanto sopra corrisponde alla storia lavorativa raccolta dal dottor Bai nella visita recente del 16/6/99. Le patologie contestate sono in primo luogo un fenomeno di Raynaud. Nella precedente consulenza di parte si osservò che si trattava di un disturbo solo riferito, privo di qualsivoglia riscontro obiettivo e strumentale ed oltretutto circoscritto al periodo dell'indagine Fulc. Ora, nella visita del 16/6/99 anche la sintomatologia soggettiva è scomparsa e di disturbi alle mani non si fa menzione. Una valutazione angiologica clinico-strumentale agli arti superiori condotta presso la U.L.S.S. 16 di Padova il 2/6/99 ha concluso per non alterazioni della macro-microcircolazione arteriosa. Ciò fa dire al dottor Bai, nell'udienza del 30/11/99 che il Raynaud non è stato confermato. In realtà - e questa è la nostra conclusione - il fenomeno di Raynaud mai è stato confermato, né all'epoca dell'indagine Fulc né ora, pertanto si trova di fronte a una patologia mai provata. Altra patologia contestata è la broncopatia cronica. Nell'udienza del 30/11/99 il dottor Bai fa riferimento anche alla presenza di una broncopatia cronica - è una nuova contestazione - diagnosi che tuttavia non risulta per nulla controllata. I riferimenti anamnestici sono parziali, estremamente vaghi e confusi. La emogassanalisi su cui il dottor Bai poggia la sua diagnosi non è allegata agli atti, io non l'ho trovata, lo stesso dottor Bai non è in grado di datare l'epoca di comparsa del disturbo respiratorio che comunque risulterebbe successivo alla messa in cassa integrazione del 1990. Il soggetto che oltretutto all'epoca dell'indagine Fulc risultava fumatore da ben 20-30 anni di 10-20 sigarette al giorno, la broncopatia cronica menzionata recentemente dal dottor Bai non è altro per noi che una inaccettabile ipotesi diagnostica piva di qualsivoglia riscontro, la cui dipendenza lavorativa, oltretutto, è, per lo stesso dottor Bai, non provata. Egli dice infatti, nell'udienza del 30/11/99, pagina 133: "Lasciamo un punto interrogativo sul rapporto diretto tra causa ed effetto". Il decimo caso riguarda Danesin Adriano.

 

DANESIN ADRIANO

 

GRANDI - Nato a Martellago l'8/5/37, secondo la scheda della Guardia di Finanza il Danesin ha svolto le seguenti attività: dal gennaio '71 al dicembre '71 operatore silos resina, magazzino PVC, dal '72 all'83 operatore silos granulo, magazzino PVC, dal '64 al 31/7/88 operatore polivalente. Quindi dall'1/8/88 è stato messo in cassa integrazione e poi interrotto il rapporto di lavoro nel '91. Nella visita del dottor Bai del 16/6/99 si precisa che prima dell'assunzione presso il Petrolchimico il Danesin aveva svolto per circa 18 anni, dal '53 al '71 attività di verniciatore; anche per questo lavoratore si deve rimarcare il breve periodo di pertinenza Enichem, circa un anno, con esposizioni solo eventuali e comunque sempre assai ridotte.

TOMMASINI - Il signor Danesin è entrato anche per una epatopatia cronica, di questo caso possediamo la biopsia che discuterà il professor Roncalli, di fatto noi avevamo concluso, proprio sulla base dell'autopsia, che era una epatite alcolica, una diagnosi istologica.

RONCALLI - Come ha sottolineato il collega Tommasini, il reperto istologico era assolutamente chiaro, si tratta di un quadro di epatite alcolica in un danno cronico alcolico di gravo lieve; concludiamo quindi con la diagnosi formulata dal consulente professor Rugge che ha parlato in questo caso di steatosi e fibrosi da abuso alcolico.

TOMMASINI - Per quanto riguarda quanto è stato detto all'udienza dal dottor Bai, si concluse dicendo: "Non ha più i segni di epatite cronica, per cui migliorato". Venne fatta una domanda dal Pubblico Ministero, chiedendo: "Guarigione successiva all'allontanamento?", la risposta è stata: "In passato ci risultava di sì. Anche il dottor Martines conclude per una epatopatia da alcool, di fatto tutto quanto è migliorato soprattutto in rapporto alla riduzione di assunzione di bevande alcoliche, mentre non vi è alcun rapporto con l'esposizione.

GRANDI - Il caso numero 11 riguarda De Stefani Mario.

 

DE STEFANI MARIO

 

GRANDI - Nato il 7/8/1937, la sua storia lavorativa, secondo la scheda della Guardia di Finanza, comprende dal '61 al '70 operatore insaccatore granulo resina, operatore blender, auto operatore paste, color, addetto pesature materie prime, quindi dal '70 al '71 operatore calandre bus al reparto CV11; dall'1/10/91 in cassa integrazione. Si tratta di una scheda lavorativa sovrapponibile a quella richiamata nella visita medica dell'8 giugno '99 predisposta dal Pubblico Ministero. La patologia contestata, anzi, le patologie contestate sono fenomeno di Raynaud e malattie di Dupuytren. Per quanto riguarda la tesi di Dupuytren, nella precedente consulenza di parte si rifiutò in modo assoluto un qualsiasi nesso di condizionamento tra essa e il CVM; questa presa di posizione vede ora concordi anche i consulenti tecnici del Pubblico Ministero, i quali nell'udienza del 3/12/99 ammettono: "Il morbo di Dupuytren non è riferibile a una esposizione a cloruro di vinile". Per quanto riguarda poi il fenomeno di Raynaud trova anche in questo caso ragione il nostro precedente giudizio di patologia non controllata mancando qualsivoglia corrispettivo clinico strumentale. Difatti la visita attuale è risultata negativa e pure il controllo angiologico con esame pletismografico...

 

Presidente: sospendiamo 10 minuti. Riprendiamo l'udienza.

 

GRANDI - Eravamo rimasti a metà di De Stefani Mario. Si era detto che anche per quanto concerne il fenomeno di Raynaud trova ragione il nostro precedente giudizio di patologia non comprovata, mancando qualsivoglia corrispettivo clinico strumentale. Difatti la visita attuale è risultata negativa e pure la visita angiologica con esame pletismografico del 25/4/99 non ha messo in evidenza alcuna alterazione della macro-microcircolazione degli arti superiori. Il caso successivo, il numero 12, riguarda Fabris Renato.

 

FABRIS RENATO

 

GRANDI - Nato a Mira il 9/8/42; dalla scheda della Guardia di Finanza risulta la seguente carriera lavorativa: dal '66 al '73 trafilatore, dal '73 al '91 operatore esterno, quindi quadrista al reparto CV24 e dal '91 in cassa integrazione. Essa trova conferma nella visita condotta per conto dal Pubblico Ministero il 25/6/99. La patologia contestata era un fenomeno di Raynaud. Nel corso della recente visita predisposta dal Pubblico Ministero l'operaio ha lamentato il persistere di questo disturbo, è stata perciò disposta una valutazione specialistica angiologica clinico-strumentale presso la U.L.S.S. numero 16 di Padova che in data 14/5/99 ha così concluso: "Non alterazioni organiche della macro-microcircolazione arteriosa, sindrome dello stretto toracico da compressione abestrinseco del fascio vasculo nervoso durante abduzione del lato superiore destro a circa 90 gradi". Sulla scorta di queste risultanze e in particolare dal riscontro di una sindrome dello stretto toracico superiore, anche i consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 3/12/99 hanno ammesso che "questi danni non sono riferibili all'esposizione a cloruro di vinile". Conclusione che pienamente si condivide e che fa cadere l'imputazione contestata. Il caso numero 13 riguarda Fanton Oscarino.

 

FANTON OSCARINO

 

GRANDI - Nato a Camponogara il 2/5/38. Dalla scheda della Guardia di Finanza risulta insaccatore per alcuni mesi al reparto CV5/15 nel '68, quindi dal '69 al '91 addetto preparazioni cariche, operatore blender, operatore impianto CV5/15, dal '91 al '93 operatore impianto AM8. Tale storia lavorativa trova conferma anche nella visita medica predisposta dal Pubblico Ministero e condotta in data 8/3/99, in particolare in questa visita si parla di un'esposizione molto ridotta, inferiore ai 5 PPM, dal '74 al 1991 e di una esposizione nulla dal '91 al '93.

TOMMASINI - Il signor Fanton è entrato per un'epatopatia cronica, noi avevamo potuto vedere esami fino al '92 e di fatto si era concluso che erano presenti delle minime alterazioni enzimatiche tendenti alla normalità in ipertensione arteriosa, diabete ed obesità. Il dottor Bracci, nell'udienza del 3/12, conclude dicendo che esibisce comunque prove di funzionalità epatiche eseguite per proprio conto dal '92 al '97 risultate nella norma. Non vengono acclusi al fascicolo gli esami ma semplicemente il commento di esami nella norma. Il dottor Martines conclude dicendo: "Danno epatico lieve non più confermato". Non possiamo che essere concordi con questo giudizio, cioè che la malattia di fatto non esiste.

GRANDI - Il caso numero 14 riguarda Favaretto Dino.

 

FAVARETTO DINO

 

GRANDI - Nato a Mira il 6/5/42. La storia lavorativa, secondo la scheda della Guardia di Finanza, comprende dal '68 al '90 operatore essiccamento e insaccamento al reparto CV5, dal '90 al '94 operatore carico e scarico ATB e reparto PR16/19. Questa storia lavorativa differisce da quanto richiamato dalla visita medica predisposta dal Pubblico Ministero condotta in data 8/3/99 poiché in questa visita lo si segnala quadrista dal '72 al '94, per tutto questo periodo con un'esposizione al CVM peraltro oltremodo ridotta, inferiore a 5 PPM. La patologia contestata è un fenomeno di Raynaud. Alla visita attuale non sono stati riferiti sintomi tipici del fenomeno di Raynaud, tant'è che non si è ritenuto necessario procedere ad ulteriori accertamenti clinico-strumentali. Ciò è riconosciuto anche dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 3/12/99; pertanto si deve concludere nel senso che non vi è prova che Favaretto abbia mai sofferto di un fenomeno di Raynaud da CVM. Il caso successivo, il numero 15, riguarda il signor Ferro Piergiorgio.

 

FERRO PIERGIORGIO

 

GRANDI - Nato a Venezia il 13/3/37, il quale, secondo la scheda della Guardia di Finanza, ha questa carriera lavorativa: dal '56 al '60 addetto insaccamento PVC reparto CV3, dal '61 al '65 caposala autoclavi al reparto CV14, dal '65 al '71 assistente di turno presso lo stesso reparto, dal '71 all'89 sempre assistente in turno ma al reparto CV24, dal '90 al '91 segretario di reparto. Si tratta di una storia lavorativa sostanzialmente simile a quella richiamata nella recente visita medica predisposta dal Pubblico Ministero e condotta in data 9/3/99, ove peraltro si precisa che fin a partire dal 1996 le mansioni ricoperte dal Ferro lo esponevano a dosi molte basse, inferiori ai 5 PPM. La patologia contestata comprende un fenomeno di Raynaud e una epatomegalia. Per quanto riguarda il fenomeno di Raynaud anche nel corso della visita attuale l'operaio ha lamentato il persistere alle mani di questo disturbo, è stata perciò predisposta una valutazione angiologica clinico-strumentale agli arti superiori eseguita in data 23/4/99 presso la U.L.S.S. 16 di Padova, la quale ha concluso per "non alterazioni di rilievo aerodinamico della macro-microcircolazione arteriosa, (note di sclerosi parietali)". I consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 3/12/99 sostengono che il Raynaud persiste in quanto persiste la sintomatologia soggettiva. Da parte nostra, in considerazione della costante normalità delle indagini strumentali e della riconosciuta irrilevanza delle esposizioni, si deve ribadire, come già detto nella precedente consulenza, che manca la prova di una patologia da CVM.

TOMMASINI - Per quanto riguarda l'epatopatia, già nella prima revisione dei casi i dottori Bai e Berrino l'avevano definita come epatomegalia asintomatica da induzione enzimatica. Noi abbiamo potuto vedere degli esami fino al giugno '91 che di fatto sono gli ultimi esami allegati anche nella revisione del caso e avevamo concluso che erano presenti delle minime alterazioni della Gamma GT in un soggetto obeso. Nell'udienza del 3/12/99 il dottor Bracci conclude dicendo: "Le Gamma GT elevate in passato si sono normalizzate a partire dal '91, quindi è una epatomegalia migliorata dopo la fine dell'esposizione, diciamo, il quadro è diventato normale". Il giudizio del dottor Martines invece è stato quello di "danno epatico lieve non più confermato". Come ho detto, l'aggiornamento risale ai dati che sono già visti al '91 e quindi assolutamente incompleto, peraltro è già evidente l'inconsistenza della diagnosi, non esiste la malattia.

GRANDI - Il caso successivo, il numero 16, riguarda Franceschin Giuseppe.

 

FRANCESCHIN GIUSEPPE

 

GRANDI - Nato il 26/11/57. Dalla scheda lavorativa risulta avere lavorato al Petrolchimico presso una cooperativa di facchinaggio, quella Facchini Marghera, dall'1/3/82 al 31/12/92; la stessa cosa si ricava dalla relazione del dottor Bartolucci del 25/6/99.

TOMMASINI - Il caso era entrato per una epatopatia cronica in etilista su una diagnosi di epatite acuta alcolica fatta in un ricovero del 1989. Noi avevamo di fatto concluso che era una epatite acuta alcolica con marcato miglioramento nel tempo. Il dottor Bracci all'udienza conclude dicendo: "Comunque riferisce che attualmente le prove di funzionalità epatiche sono normali, non lavora più al Petrolchimico ma lavora presso la cooperativa di facchinaggio". Nella consulenza tecnica il dottor Bartolucci conclude dicendo: "Visto quanto emerso dall'anamnesi e dall'obiettività clinica non si è ritenuto necessario procedere all'effettuazione di ulteriori accertamenti". Anche per il dottor Martines non sono più confermate le alterazioni epatiche riscontrate nel corso della malattia acuta alcolica. Pertanto noi confermiamo che c'è stata in passato l'epatite acuta alcolica e che vi è stato un marcato miglioramento avendo ridotto l'assunzione di etanolo. Anche in questo caso non sussiste la patologia contestata.

GRANDI - Il caso numero 17 è relativo a Frison Angelo.

 

FRISON ANGELO

 

GRANDI - Nato il 15/5/46. Dalla scheda della Guardia di Finanza risulta che fu insaccatore al CV5/15 dal '68 al '71 e quindi dal '71 al '93 addetto alla preparazione cariche blender e bus sempre al CV5/15. Nella visita condotta dal dottor Bartolucci in data 25/6/99 viene a essere precisato che l'operaio ha svolto lavoro al CV15 fino al 1989 quando il reparto fu chiuso e da allora è stato trasferito al CV27. Ha sempre lavorato come operaio unico turnista in sala quadri e da due anni è stato spostato alle mansioni di semiturnista addetto al master colore.

TOMMASINI - Anche il signor Frison era entrato per una epatopatia cronica; il primo giudizio da noi dato era quello di "modeste alterazioni degli enzimi completamente normalizzate dal 1987 e forse attribuibili a una dislipidemia e al consumo di bevande alcoliche". Il dottor Bracci nell'udienza del 3/12 conclude dicendo: "Entrato per un'epatopatia riferisce normalità agli esami di laboratorio e non c'è sintomatologia rilevabile riferibile a patologie attribuibili al cloruro di vinile". Nella consulenza tecnica viene ribadito questo concetto dicendo: "Dal '90 periodici controlli della funzionalità epatica sono risultati sempre normali", non è allegato alcun esame, di fatto noi non possiamo che concludere che anche per l'accusa non vi è stata alcuna malattia di fegato.

GRANDI - Il caso successivo, numero 18, riguarda Gallà Servilio.

 

GALAN SERVILIO

 

GRANDI - Nato il 15/3/30, la storia lavorativa, secondo quanto riportato nella scheda della Guardia di Finanza, registra l'assunzione presso la Cooperativa Facchini Tessera dall'1/1/74 al 30/12/88. Inizialmente il caso venne contestato come tumore del laringe pur in carenza di documentazione che specificasse quale fosse il tumore che nel 1990 aveva portato ad un intervento di ipofaringolaringo esofagectomia totale con successiva fistola tracheogastrica e necessità di applicazione di protesi respiratoria. Nel corso della recente udienza del 3/12/99 i consulenti tecnici del Pubblico Ministero hanno precisato che l'intervento fu dovuto ad un tumore dell'esofago, quindi "a patologia non riferibile all'esposizione a cloruro di vinile", esposizione tra l'altro pressoché nulla per il breve periodo di pertinenza Enichem, assommante complessivamente a circa 18 mesi.

Il caso successivo, numero 19, riguarda Griffoni Flavio.

 

GRIFFONI FLAVIO

 

GRANDI - Nato a Mirano il 31/1/43. Egli, secondo la scheda della Guardia di Finanza, ha svolto le seguenti attività: dal '67 al '70 trafilatore, prima al LAB poi al PM, dal '70 al '73 addetto movimentazione sempre al reparto PM, dal '73 all'82 operatore esterno al CV23, dall'82 al '92 quadrista al CV22, dal '92 al '94 assistente di turno al CV22/23. Quanto sopra è confermato dai riferimenti anamnestici contenuti nella visita del dottor Bartolucci del 25/6/99. Questa visita comprende anche un riferimento anamnestico del lavoratore secondo il quale "da 15 anni a questa parte la situazione è molto migliorata".

TOMMASINI - Al signor Griffoni Flavio, entrato per una epatopatia cronica, già nella prima rivalutazione dei consulenti Bai e Berrino era stata evidenziata una normalizzazione degli esami di laboratorio. Il nostro giudizio era stato quello di alterazioni degli esami legati a una dislipidemia, alla presenza di diabete, all'uso di farmaci per ipertensione arteriosa e antinfiammatori per delle tonsilliti ricorrenti e che non vi era nessun elemento per porre una diagnosi di epatopatia cronica e che comunque la situazione si era normalizzata nel tempo. Il dottor Bracci nell'udienza del 3/12/99 conclude dicendo che esibisce degli esami da cui risulta un quadro di steatosi epatica con aumento della Gamma GT; il soggetto è anche diabetico ed ipercolesterolemico e assume alcool. Quindi questo, insieme all'esposizione a CVM, breve, non permette di esprimere un giudizio sull'esposizione. Per il dottor Martines sono presenti invece segni di danno epatico lieve da alcool. Noi non possiamo che confermare la dislipidemia e il diabete e che non è presente la malattia cronica di fegato e non vi è nessuna evidenza di nesso di condizionamento tra esposizione a CVM e l'eventuale malattia.

GRANDI - Il caso numero 20 è relativo a Menozzi Aldo.

 

MENOZZI ALDO

 

GRANDI - Nato a Favaro Veneto il 30/4/34. Per lui la scheda della Guardia di Finanza registra una seguente storia lavorativa, dal '67 all'85 analista laboratorio LAB, dall'86 al '90 operatore tecnico controllo PVC, sempre LAB, dal '90 al '93 analista polivalente al LAB, dal '93 analista laboratorio. La storia lavorativa è ripresa nella relazione del dottor Bracci del 18/2/99 ove si precisa, tra l'altro, che l'esposizione fu "successivamente al 1973 inferiore a 5 PPM, secondo le matrici utilizzate nell'indagine epidemiologica dell'Istituto Superiore della Sanità".

TOMMASINI - Il signor Menozzi Aldo era entrato per un'epatopatia cronica in etilista. Il nostro giudizio si era basato su due ricoveri per intossicazione acuta alcolica e poi tutto normalizzato senza più evidenza di alterazioni degli esami, tanto è vero che avevano concluso che il quadro era migliorato ed era normalizzato nel tempo. Il dottor Bracci, nell'udienza del 3/12/99 conclude dicendo: "Ha attualmente un'ecografia epatica e prove di funzionalità epatiche nella norma. Era un bevitore, ha smesso di bere, non è più esposto, quindi le due condizioni hanno condizionato un miglioramento del quadro epatico". Sono allegati degli esami assolutamente normali e un'ecografia assolutamente normale. Il dottor Martines - immagino sulla base di una cartella clinica dell'86, dove non vi era evidenza, sulla base di esami allegati, di malattie di fegato, ma la diagnosi conclusiva era comunque quella di una cirrosi - lo include nei casi di cirrosi, di fatto la nostra conclusione dice che tutto quanto è normale e non vi è nessun elemento per porre una diagnosi di epatopatia cronica, tanto meno una diagnosi di cirrosi, in passato le alterazioni riscontrate erano dovute all'etilismo acuto; quindi manca la malattia contestata.

GRANDI - Montagner Guido è il caso numero 21.

 

MONTAGNER GUIDO

 

GRANDI - Egli è nato a Treviso il 12/10/30 e ha svolto le seguenti attività: dal '61 al '72 operatore al CV15, dal '72 al '74 operatore bus ed operatore blender al CV15, dal '74 al '91 capoturno ed assistente di turno al CV15. Questa storia lavorativa trova conferma nella visita eseguita dal dottor Totire il 23/6/99.

TOMMASINI - Il signor Montagner era entrato anche lui per una malattia cronica di fegato e già nel primo giudizio da noi dato era quello di modesta induzione della Gamma GT legate al consumo di alcool e non diagnosi di malattia cronica di fegato. Anche in questo caso gli esami erano migliorati e normalizzati nel tempo. Il dottor Bracci, nell'udienza del giorno 3/12, conclude dicendo: "Ha eseguito l'ecografia, il fegato è di dimensioni normali, un po' più riflettente che di norma, le Gamma GT sono appena aumentate, 55 rispetto a 50, quindi si conclude per una epatopatia di grado lieve con questo isolato aumento delle Gamma GT, CVM concausale". Il dottor Martines conclude invece dicendo: "Non segni di danno epatico, steatosi epatica al controllo". Concordo con quanto detto da Martines, non vi sono segni di malattia epatica, peraltro gli esami allegati sono del tutto incompleti.

GRANDI - Il caso successivo è il numero 22, Montesel Giannino.

 

MONTESEL GIANNINO

 

GRANDI - Nato a Mira il 28/2/35. La sua storia lavorativa si riassume così: dal '61 al '70 analista sale celle CS3, dal '70 al '74 campionatore LAB, dal '74 all'89 analista campionatore LAB. Questa storia lavorativa trova conferma nella visita del dottor Totire del 23/6/99. Una delle patologie contestate è il fenomeno di Raynaud. Riguardo ad esso nella precedente consulenza tecnica di parte si sostenne che i disturbi solo soggettivi lamentati dal Montesel all'indagine Fulc, in assenza di qualsivoglia riscontro obiettivo, non consentivano di provare la patologia in questione. Dalla visita Totire del 23/6/99 risulta che il lavoratore non lamenta più sensazioni di freddo alle mani, la valutazione specialistica angiologica clinico-strumentale agli arti superiori condotta in data 17/5/99 presso la U.L.S.S. numero 16 di Padova ha così concluso: "Non alterazioni della macro-microcircolazione arteriosa, portatore di morbo di Dupuytren ed amputazione della seconda e terza falange del secondo dito della mano destra". Pertanto, in considerazione dell'assenza di sintomatologia soggettiva con normalità delle indagini strumentali, si deve confermare che manca sempre la prova di un fenomeno di Raynaud da esposizione a CVM.

TOMMASINI - Anche il signor Montesel era entrato con epatopatia cronica, di fatto erano presenti solo delle minime alterazioni della Gamma GT. Il dottor Bracci conclude dicendo che l'ecografia del fegato dimostra un fegato iperriflettente e un aumento isolato per la Gamma GT, 61, per cui si conclude per un'epatopatia cronica in cui l'esposizione a CVM ha svolto un ruolo causale o concausale di entità modesta. L'aggiornamento degli esami di laboratorio è molto parziale, mancano, ad esempio, tutti i parametri inerenti al colesterolo e a parametri di metabolismo, sono presenti però delle immunoglobuline, delle IGA, che può essere un marcatore indiretto del consumo di bevande alcoliche. Il dottor Martines difatti conclude dicendo: "Steatosi epatica probabilmente da alcool". Non possiamo che essere concordi con questa ipotesi.

GRANDI - Il caso successivo, numero 23, riguarda Naccari Giovanni.

 

NACCARI GIOVANNI

 

GRANDI - Nato a Chioggia l'11/7/35 e deceduto il 19/6/98. Era contestato un tumore della prostata. Nell'udienza del 3/12/99 i consulenti tecnici del Pubblico Ministero confermano il ricorrere di un tumore prostatico diagnosticato nel maggio '92 che ha causato la morte del Naccari aggiungendo che "non c'è correlazione con l'esposizione a CVM". Si concorda con questo giudizio. Il caso successivo, il numero 24, è relativo a Pattarello Renato.

 

PATTARELLO RENATO

 

GRANDI - Nato a Mira il 30/8/36, la cui storia lavorativa, secondo la scheda della Guardia di Finanza, è così riassumibile: dal '70 al '73 essiccatore reparto CV14/16, dal '72 al '92 operatore esterno CV24, dal '92 al '94 in cassa integrazione. Tale storia lavorativa corrisponde a quanto richiamato nella recente visita medica predisposta dal Pubblico Ministero. La patologia contestata è un fenomeno di Raynaud. Nella precedente consulenza di parte, considerata la presenza all'epoca dell'indagine Fulc, solo di disturbi soggettivi, in carenza di qualsivoglia riscontro obiettivo, si sostenne che non vi era prova della patologia in questione. Tale giudizio trova conferma nei più recenti rilievi, assenza di soggettività, obiettività locale negativa, valutazione angiologica clinico-strumentale anch'essa del tutto negativa; rilievi che fanno dire ai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 3/12/99 che il lavoratore non ha attualmente segni di questa malattia. In realtà segni di una malattia da CVM mai sono stati dimostrati. Il caso successivo è il numero 25 ed è relativo al signor Pin Pierluigi.

 

PIN PIERLUIGI

 

GRANDI - Nato a Treviso il 15/2/46. La carriera lavorativa, secondo la scheda della Guardia di Finanza, comprende: dal '68 al '73 analista LAB, dal '73 al '75 operatore al CV10, dal '75 al '77 analista algoforni LAB, quindi dal '77 al '79 analista al CV15 e algoforni. Dall'80 all'89 analista LAB APV, e dall'89 al '93 sempre analista LAB, e dal '93 al '94 infine tecnico controllo. Dal '94 è assistente ricercatore CER. Da sottolineare, relativamente a questa carriera lavorativa, che anche dalla visita del dottor Bracci del 18/2/99 risulta essere stato addetto al laboratorio PVC fino al 1979, quindi passando a "vari laboratori di controllo e ricerca", verosimilmente non più esposto a CVM.

TOMMASINI - Il signor Pin è entrato come cirrosi in epatite virale. Questo caso dispone del preparato istologico di una biopsia eseguita del 1975. La nostra conclusione era invece quella, data una serie di ricoveri per epatite acuta alcolica, di una epatopatia su base alcolica. Il professor Roncalli illustrerà la biopsia.

RONCALLI - Sì, molto sinteticamente, anche in questo caso concordiamo con la diagnosi proposta dal professor Rugge che è incluso questo caso nel gruppo delle steatosi e fibrosi legate ad abuso alcolico.

TOMMASINI - Il dottor Bracci, nell'udienza del 3/12, concluse dicendo che si conferma la diagnosi di cirrosi, l'esposizione a CVM sia stata in realtà dotata di efficienza lesiva concausata eventualmente all'assunzione di alcool. Per il dottor Martines, che giustamente conferma la diagnosi di cirrosi, soprattutto sulla base della documentata ipertensione portale alla gastroscopia e a una riduzione del numero delle piastrine, però conclude che l'esposizione a CVM non è stata rilevante. Noi non possiamo che concludere che è una cirrosi alcolica peggiorata durante l'assunzione dell'alcool e migliorata con l'astensione e quindi non vi è stato ruolo del CVM in questa patologia.

GRANDI - Il caso numero 26 è relativo a Saccarola Mirco.

 

SACCAROLA MIRCO

 

GRANDI - Nato a Mirano il 9/7/48. La sua scheda rileva la seguente carriera lavorativa: dal '68 all'85 addetto LAB, dall'86 tecnico operativo laboratorio CVM TDI LAB. Questa storia lavorativa trova solo parziale conferma nei riferimenti anamnestici del lavoratore raccolti nel corso della visita del marzo 1999 ove risulta che lo stesso dal '68 al '69 fu manovale addetto all'autoclave all'impianto pilota, esposizione 200-400 PPM, dal '69 al '73 fu addetto all'analisi laboratorio CV14 con esposizione sempre tra 200 e 400 PPM, mentre dal '73 al '99 fu addetto analisi laboratorio Petrolchimico 2 con esposizione inferiore a 5 PPM. Nelle patologie contestate un tempo vi era solamente l'epatopatia di cui poi tratterà il collega dottor Tommasini. Nell'udienza del 30/11/99 il dottor Bai ha accennato pure al fatto che sono stati eseguiti recentemente accertamenti in merito ad un mai prima menzionato fenomeno di Raynaud. Il lavoratore lamentò in corso di visita saltuariamente mani fredde e dolori articolari alle dite. Lo stesso dottor Bai comunque conclude dicendo che "non esistono segni del fenomeno di Raynaud" e che "il Saccarola non ha patologie in atto correlabili a CVM". Si deve quindi escludere che Saccarola mai sia stato affetto da fenomeno di Raynaud da CVM.

TOMMASINI - Per quanto riguarda l'epatopatia era stato incluso con una diagnosi di epatopatia cronica in etilista. Noi abbiamo potuto vedere la documentazione fino al '94 che dimostrava esclusivamente una dislipidemia, cioè un importante aumento dei grassi nel sangue e quindi avevamo concluso che erano presenti solo delle minime alterazioni della Gamma GT in dislipidemia e che non era neanche ipotizzabile una malattia epatica. Il dottor Bai conclude, nell'udienza del 30/11, dicendo: "Attualmente non esistono segni di epatopatia e non esistono segni di Raynaud. Non patologie in atto correlabili a CVM". Nella consulenza tecnica depositata viene solo fatta una descrizione degli esami e non viene fornita copia dei medesimi e viene, peraltro, semplicemente detto che persiste questo aumento della Gamma GT e che è presente una importante ipercolesterolemia e un aumento dei trigliceridi. Il dottor Martines conclude che è presente un danno epatico lieve. La nostra conclusione è che i dati sono insufficienti per arrivare ad un giudizio e che non c'è malattia di fegato ma che è presente solo una dislipidemia peraltro già evidenziata e documentata antecedentemente.

GRANDI - Il caso successivo, numero 27, è relativo a Sambo Giorgio.

 

SAMBO GIORGIO

 

GRANDI - Nato a Chioggia il 20/4/46. Secondo quanto richiamato nella precedente consulenza di parte Sambo Giorgio, prima di essere assunto al Petrolchimico, aveva svolto attività di falegname per 15 anni, quindi dal '72 era addetto al carico blender, dal '73 al '74 fu addetto alla preparazione delle cariche, dal '74 all'89 operatore blender e quindi dall'89 al '93 presso EVC. La recente visita del 22/6/99 predisposta dal Pubblico Ministero conferma tale storia lavorativa ed aggiunge anzi che a partire dal 1975 l'esposizione a CVM fu inferiore a 5 PPM. La patologia contestata è una bronchite cronica. Nella precedente consulenza di parte si sostenne che il quadro di broncopneumopatia presente nel lavoratore fin dal 1972 - vale a dire prima di essere assunto al Petrolchimico - è di entità assai modesta e che negli anni successivi non aveva presentato alcun aggravamento funzionale, era eventualmente da correlare alla prolungata esposizione alle polveri di legno. Quanto all'epoca sostenuto trova conferma nella documentazione clinica più recente, difatti la visita del 22/6/99 riferisce di una radiografia del torace eseguita in data 21/4/99 e di una prova delle funzionalità respiratorie condotta in data 19/4/99, entrambe risultate normali. Il che fa concludere anche al dottor Bai, nell'udienza del 30/11/99 che "la diagnosi di bronchite cronica non è confermata" e che "non c'è patologia correlabile all'esposizione a CVM". Il caso numero 28 è relativo a Scarpa Giampaolo.

 

SCARPA GIAMPAOLO

 

GRANDI - Nato a Quarto d'Altino il 6/7/50. Secondo la scheda della Guardia di Finanza egli svolse le seguenti attività: dal '72 all'85 autoclavista al CV6, operatore polimerizzazione sempre al CV6, dall'85 al '91 assistente di turno sempre al CV6, dal '92 al '93 assistente controllo ecologici SIA, dal '93 assistente smaltimenti. Nel corso della visita, priva peraltro di data, recentemente condotta per conto del Pubblico Ministero, si precisa che dal 1983 al 1989 lo Scarpa svolse attività di operatore polivalente al CV6, dall'89 al '91, in seguito alla chiusura del reparto, fu quindi adibito al controllo dei lavori di bonifica. Tra le patologie contestate vi è in primo luogo il fenomeno di Raynaud. Di questo disturbo soggettivo faceva cenno l'indagine Fulc in assenza di qualsivoglia riscontro obiettivo. Per tale motivo nella precedente consulenza di parte si sostenne che non vi era prova di tale patologia solo riferita dall'operaio. Questa valutazione diagnostica trova attualmente conferma nella negatività della visita angiologica condotta in data 17/5/99. Essa conclude difatti per "non alterazioni della macro-microcircolazione arteriosa, deficit palmare ulnare sinistro e radiale destro, ben compensati dal radiale sinistro e rispettivamente ulnare di destra". Trova altresì conferma nella negatività radiografica delle mani condotta in data 28/4/89 che conclude per "non alterazioni ossee strumentali, focolaio in soggetto artrosico e soprattutto trova conferma nel giudizio conclusivo del dottor Bai che nell'udienza del 30/11/99 dice: "Non si conferma l'angiopatia".

TOMMASINI - Per quanto riguarda l'epatopatia devo dire che questo caso presenta anche un preparato istologico sul quale però non si riesce, non è riportata la data di quanto sia stato effettuato, non solo, nel fascicolo che io ho potuto esaminare non ho trovato alcun documento che riportasse l'esecuzione di una biopsia di fegato. Era entrato per epatopatia cronica e avevamo concluso che erano presenti, già i consulenti Bai e Barrino, nella prima revisione, avevano detto che era migliorato nel tempo. Il giudizio conclusivo nostro è che erano presenti fluttuazioni enzimatiche che erano correlabili con una dislipidemia, con la presenza di un diabete, che la funzione del fegato era sempre normale, per un paziente sovrappeso e con un consumo di etanolo variabile nel tempo e che comunque tutte queste alterazioni erano tendenti alla norma. Lascerei descrivere al professor Roncalli la biopsia.

RONCALLI - Si tratta di un reparto tutto sommato molto modesto, prevalentemente caratterizzato da steatosi. Anche questo caso era stato considerato dal consulente del Pubblico Ministero nel gruppo delle steatofibrosi da abuso alcolico, diagnosi sulla quale concordiamo. Il quadro tuttavia potrebbe anche essere imputabile a una forma dismetabolica.

TOMMASINI - Nell'udienza del 30/11 il dottor Bai conclude che sulla base di un riconoscimento dell'Inail dell'80, di cui non ho trovato traccia, peraltro era già presente invece un rifiuto di riconoscimento di indennizzo malattia professionale nel '78, veniva riconosciuta un'epatopatia cronica da CVM dall'Inail. La presenza di un'ecografia, che dimostrava una steatosi e gli enzimi invece sono nella norma e quindi si conferma l'epatopatia; non ci conferma l'angiopatia. L'epatopatia cronica è sicuramente correlabile all'esposizione a CVM. Il dottor Martines conclude per una steatosi epatica. Quindi di fatto anche noi, sulla base della documentazione che abbiamo potuto vedere, concludiamo per una forma di steatosi epatica, non è chiaro quando sia stata fatta questa biopsia e verosimilmente la eziologia, la probabile causa è legata al disturbo metabolico e all'assunzione di bevande alcoliche, mentre non vi è alcuna prova che questo tipo di alterazione possa essere legata all'esposizione a CVM.

GRANDI - Il caso successivo, numero 29, riguarda Silvestri Giuseppe.

 

SILVESTRI GIUSEPPE

 

GRANDI - Nato a Venezia il 10/3/48 la cui storia lavorativa comprende: dal '72 al '74 insaccatore CV15, dal '74 al '91 addetto preparazioni cariche Sali al CV15, dal '91 operatore TD4/5. Questa storia lavorativa è sostanzialmente sovrapponibile a quella descritta nella visita dei professori Bracci e Reggiani del 18/2/99.

TOMMASINI - Il signor Silvestri Bruno era entrato per una epatopatia e i consulenti Bai e Berrino avevano già definito una malattia in peggioramento dal '94. Il nostro giudizio conclusivo era stato quello che vi erano fino al '92 delle fluttuazioni minime tendenti alla norma correlabili con o quanto meno in un soggetto che aveva un abuso di bevande alcoliche e che era obeso; poi vi è stato un rialzo deciso, un peggioramento della situazione degli esami e l'evidenza di un mancato squilibro metabolico, cioè dell'aumento del colesterolo e dei trigliceridi. La conclusione era stata quella di una possibile steatoepatite o eventualmente, non essendo allora disponibili i marcatori virali, che potesse essere una forma su base virale. Il dottor Bracci all'udienza conclude dicendo: "I marker dell'epatite B e C sono nella norma, anche se quelli per l'epatite C erano risultati ai limiti della norma; epatopatia cronica attribuibile al cloruro vinile monomero". Il dottor Martines di fatto conclude anche lui dicendo "danno epatico cronico di origine alcolica, o virale", punto di domanda molto probabilmente perché anche non aveva avuto modo di sapere che i virus erano negativi. Di fatto la documentazione depositata è molto scarna, mancano molti elementi, tra cui l'ecografia, manca l'assetto lipidico, manca il ferro, il valore del ferro, cioè della sideremia e quindi noi non possiamo che concludere che questo soggetto ha una malattia di fegato che è peggiorata sicuramente ben dopo la fine dell'esposizione, cioè '91-'94 in poi, per la quale sarebbero utili ulteriori accertamenti per definire qual è la natura vera della malattia.

GRANDI - Tavella Bruno è il caso numero 30.

 

TAVELLA BRUNO

 

GRANDI - Egli è nato il 14/6/41 e secondo la scheda della Guardia di Finanza ha iniziato l'attività lavorativa presso il Petrolchimico il 15/2/69 come dipendente della Cooperativa Facchini Tessera concludendo il suo lavoro in data 21/12/96. Questa storia lavorativa trova conferma nella visita, di cui peraltro manca la data, che è stata di recente predisposta dal Pubblico Ministero.

TOMMASINI - Il signor Tavella Bruno, com'è stato detto, era un socio di cooperativa entrato per una malattia cronica di fegato. Dal nostro primo giudizio non vi era alcun elemento per la diagnosi, anche perché gli esami dei lavoratori delle cooperative sono veramente molto scarsi, non vi era alcun elemento per porre una diagnosi di malattia cronica di fegato, salvo il fatto che era presente un riconoscimento Inail di un indennizzo del 20% per epatopatia che in seguito era stato ridotto al 6%. All'udienza il dottor Bai, il 30/11, conclude dicendo: "C'è conferma dell'epatopatia cronica e questa può essere messa in correlazione al CVM", ha anche... ma questo non c'entra con il CVM. Nei dati aggiuntivi nella consulenza scritta fatta dal dottor, dottoressa Borghetti, è presente una importante ipercolesterolemia e una importante ipertrigliceridemia già note dall'81 emesse e in terapia. I dati disponibili sono quelli di una funzione epatica che a volte risulta nella norma, ad esempio nel '99, altre volte si vedono dei modesti movimenti delle transaminasi e più marcati movimenti delle Gamma GT e con invece dei marcati movimenti del quadro metabolico. Per il dottor Martines la conclusione è quella di una epatopatia cronica. Secondo noi i dati disponibili sono insufficienti per arrivare a una conclusione, emerge questo dato di squilibrio metabolico ma mancano assolutamente le prove della malattia cronica epatica che viene contestata.

GRANDI - Il caso successivo, il numero 31, è relativo a Timoni Tiberio.

 

TIMONI TIBERIO

 

GRANDI - Nato a Vigonza il 21/6/33. Secondo la scheda della Guardia di Finanza la sua carriera lavorativa comprende le seguenti attività: dal '72 al '73 addetto trasferimento granuli CV5/15, dal '73 all'88 addetto pulizie linee e carico autosilos. In prepensionamento dal 31/7/88. La storia lavorativa richiamata nella visita, peraltro priva di data, recentemente predisposta dal Pubblico Ministero precisa che il Timoni dal '52 al '71 fu montatore di tomaie con utilizzo di collanti, esposto a rischio di inalazioni di vapori di collanti e di polveri di cuoio, dal '71 al '74 fu insaccatore al reparto compound CV15 e dal '74 fu quindi addetto al trasferimento granuli presso lo stesso reparto CV15. E` comunque da segnalare che il periodo di pertinenza Enichem è stato assai breve, circa un anno, poiché il Timoni risulta in prepensionamento dal 31/7/88 ed oltretutto, come ammesso dallo stesso dottor Bai nell'udienza del 30/11/89, "egli non fu esposto a concentrazioni notevoli".

TOMMASINI - Il signor Timoni Tiberio era entrato per una epatopatia cronica in etilista e già i consulenti del Pubblico Ministero Bai e Berrino nella prima revisione avevano detto che tutto quanto si era normalizzato nel tempo. Noi avevamo concluso che erano presenti solo delle minime alterazioni degli esami, soprattutto della Gamma GT, e che queste potevano essere attribuibili al consumo di bevande alcoliche, alla presenza di una ipertensione arteriosa, a farmaci e a un peso elevato del soggetto. Il dottor Bai, nell'udienza del 30/11/89, conclude dicendo: "C'è ittero alle sclere, c'è steatosi, che è una epatomegalia, c'è l'aumento degli enzimi e quindi è confermata l'epatopatia in etilista esposto a CVM, concausa anche se modesta". Gli esami sono conformi, sono esami che fanno vedere un movimento delle transaminasi e un marcato aumento della Gamma GT e un marcato aumento delle IGA, quindi sono conforme a una situazione di abuso alcolico, tanto è vero che il dottor Martines conclude con una diagnosi di danno epatico lieve su base alcolica. Inoltre questo paziente presenta all'esame obiettivo dei segni che sono neurologici che possono essere anche loro imputabili ad un abuso alcolico. Infatti noi concludiamo che è condivisibile il giudizio dato dal dottor Martines, cioè di danno epatico lieve su base alcolica.

GRANDI - Il caso successivo è il 32 e riguarda Tolomio Silvano.

 

TOLOMIO SILVANO

 

GRANDI - Nato a Marcon il 4/4/37. La sua carriera lavorativa, secondo la scheda della Guardia di Finanza, comprende le seguenti attività: dal '61 al '72 operatore trafilatore PM, dal '72 al '76 operatore impianto pilato, sempre PM, dal '77 all'85 analista LAB, dall'85 all'88 tecnico ricercatore LAB, in prepensionamento dal 29/9/88. Si tratta di una carriera lavorativa che è sostanzialmente confermata dai riferimenti anamnestici del lavoratore di cui alla visita, peraltro priva di data, predisposta recentemente dal Pubblico Ministero. In questa visita si precisa che il trasferimento degli anni '71-'72 all'impianto pilota fu motivato dal riscontro di una epatite. Si sottolinea la brevità, circa 15 mesi, del periodo di pertinenza Enichem, dal momento che l'operaio, si ripete, fu prepensionato a partire dal 29/9/88.

TOMMASINI - Questo è un caso entrato per epatopatia cronica che peraltro presenta un riscontro istologico del 1985. Dopo la prima analisi noi avevamo concluso che era presente un'epatite cronica, non erano presenti allora disponibili i marcatori del virus C e avevamo posto come ipotesi una probabile eziologia su base virale oppure autoimmune.

RONCALLI - Il quadro istologico di questo caso è da ricondursi a una epatite cronica di grado moderato con setti completi e dunque che non è ancora esitata, almeno nel 1995, in una cirrosi, coerente con eziologia da virus C. Questa diagnosi è conforme a questo prospettato dal consulente del Pubblico Ministero, professor Rugge, che ha classificato il caso nel gruppo dei consulente cosiddetti pattern di tipo epatitico con attività di grado moderato.

TOMMASINI - Nell'aggiornamento chiaramente è emerso che il soggetto era portatore del virus C e il consulente Bai nell'udienza del 30/11 conclude: "L'epatopatia cronica si è trasformata in cirrosi epatica post-epatitica da ascriversi a virus C, ovviamente per concausa CVM per l'aggravamento". Qua devo sottolineare che il termine utilizzato di post-epatitica in infezione da virus C ancora attiva è un termine non molto corretto, anzi, scorretto, in quanto è una malattia da virus C quando il virus C è presente, non è una malattia post-epatitica, è una malattia correlabile, è una malattia dovuta all'infezione da virus C. Il dottor Martines giustamente conclude dicendo che è una malattia cronica attiva di fegato e noi non possiamo che concludere che è una malattia cronica di fegato con infezione da virus C.

GRANDI - Il caso successivo, il numero 33, riguarda Tusin Romano.

 

TUSIN ROMANO

 

GRANDI - Nato il 18/9/32. E` un socio di cooperativa, assunto presso la Cooperativa Facchini Marghera dal 10711/71 al 30/9/92. Questo caso è già stato discusso nella precedente consulenza tecnica di parte come tumore del polmone. Ora la documentazione sanitaria si arricchisce di una cartella clinica dell'ospedale di Chioggia relativa a ricovero dal 2 al 22/7/97 ove si attesta un intervento di lobectomia inferiore sinistra per un carcinoma spinocellulare poco differenziato. Diagnosi, questa, formulata sulla scorta dell'esame istologico del pezzo operatorio. Si ribadisce il precedente giudizio negativo, in quanto, primo: manca una legge di copertura che consente di esprimere un giudizio di condizionamento fra tumori del polmone e cloruro di vinile; 2) anche se queste legge di copertura vi fosse non è stata fornita prova, perché prova non c'è, che il CVM sia stato condizione sine qua non nella produzione della specifica forma tumorale; 3) è comunque da escludere qualsivoglia nesso di condizionamento con le eventuali, sporadiche e comunque sempre bassissime esposizioni nel periodo successivo al giugno '87, anche tenendo conto del fatto che il periodo di lag per i tumori polmonari, come si disse nella precedente consulenza di parte, non può essere inferiore ai 10-15 anni. Il caso numero 34 riguarda Vecchiato Alessandro.

 

VECCHIATO ALESSANDRO

 

GRANDI - Nato a Venezia il 26/4/47. La sua carriera lavorativa, secondo la scheda della Guardia di Finanza, è così riassumibile: dal '75 all'81 operatore esterno CV10, dall'81 al '90 operatore esterno CV13, quindi dal '91 operatore polivalente con mansioni particolari al CV23. Tale carriera lavorativa trova conferma nella visita condotta dalla professoressa D'Andria nel giugno 1999.

TOMMASINI - Il signor Vecchiato è entrato anche lui per epatopatia cronica e la documentazione che era disponibile antecedentemente era fino al '93 in cui vi era un progressivo miglioramento nella normalizzazione di tutti gli esami, tanto è vero che noi avevamo concluso che vi erano state delle minime alterazioni transitorie degli enzimi tendenti quasi sempre alla normalità e che potevano essere ascrivibili al consumo di bevande alcoliche, alle variazioni di peso e ad un incremento della glicemia. Il dottor Miedico il 30/11/89 conclude, descrivendo un'ecografia, "aumento di ecogenicità della parete della vena porta, poi esame ematourinari con aumento dei valori di glicemia, colesterolo totale, bilirubina", non viene fatta menzione invece agli esami riguardanti il fegato che risultavano assolutamente normali. Per cui la situazione pur... di epatopatia modesta da CVM. Il dottor Martines conclude che non sono presenti segni di danno epatico. Noi non possiamo essere concordi, non è presente alcuna malattia e questa puntualizzazione sull'ipercogenicità della vena porta non trovo quale valore possa avere, che significato possa avere in termini diagnostici.

GRANDI - Il caso numero 35, il successivo, è relativo a Vescovo Emilio.

 

VESCOVO EMILIO

 

GRANDI - Nato il 17/1/35. Egli risulta assunto presso la Cooperativa Aurora dal '59 al '64, quindi presso la Cooperativa Facchini Tessera dal '65 fino al 31/12/94. La storia lavorativa richiamata dalla dottoressa D'Andria che ha visitato il Vescovo nel giugno del '99, è lievemente ma non sostanzialmente diversa, vi si dice infatti che dal '68 al '70 egli svolte attività di falegname presso varie ditte e quindi entrò nella Cooperativa Tessera dal '70 al '94 invece che dal '65 al '94.

TOMMASINI - Il signor Vescovo è entrato con la diagnosi di epatopatia cronica, cirrosi sulla base di un ricovero del 1992. Il giudizio nostro è stato quello che era presente invece un diabete in terapia con scarso compenso, una steatosi epatica, un consumo di bevande alcoliche importante e che la diagnosi del '92 di cirrosi con ascite non era provata essendo presente peraltro una ecografia che escludeva la presenza di ascite, cioè un importante segno della eventuale cirrosi, erano presenti delle piastrine più che normali e l'unico dato che poteva supportare questa diagnosi era la presenza all'endoscopia, cioè all'esame diretto dell'esofago, di modesti segni di ipertensione portale, peraltro mai più controllato in seguito. Il dottor Miedico, il 30/11/99 conclude dicendo: "Diabete relativamente modesto in terapia con ipoglecimizzanti, epatopatia cirrotica significativa, a cui si aggiunge anche concausa un'epatite di tipo B". Su questo punto vorrei sottolineare che non esiste nessun elemento per dire che si aggiunga una epatite di tipo B in questo soggetto, presenta esclusivamente degli anticorpi verso l'infezione da virus B e quindi assolutamente non indicativi di malattia ascrivibile a infezione da virus B. Gli esami che sono allegati sono esami assolutamente normali ed anche l'ecografia eseguita il 7/4/99 dimostra un fegato di dimensioni normali con una struttura omogenea, non viene descritta la milza, ma peraltro le piastrine sono normali. Il dottor Martines conclude, immagino sulla base anche lui di quella endoscopia del '91, che poteva effettivamente riportare a una diagnosi più importante, conclude con una diagnosi di cirrosi, però dice anche che il ruolo del CVM in questo soggetto è stato non rilevante. Per noi non esistono neanche gli elementi per arrivare a una diagnosi, salvo, ancora una volta, quella endoscopia... di ogni malattia cronica di fegato, ma soprattutto non esiste nessuna evidenza che questa possa essere correlabile o ascrivibile al vinilcloruro.

GRANDI - Il caso successivo, numero 36, è quello relativo a Voltolina Giorgio.

 

VOLTOLINA GIORGIO

 

GRANDI - Nato a Venezia il 9/9/39, la cui carriera lavorativa, secondo la scheda della Guardia di Finanza, è la seguente: dal '61 al '71 operatore materie prime CV15, dal '71 al '73 operatore blender CV15, dal '73 al '91 operatore bus CV15, e poi dal '91 al '94 operatore impianto AS12. Nella visita condotta dalla dottoressa D'Andria nel giugno '99 si legge che prima di essere assunto al Petrolchimico dal '54 al '61 egli fu operaio saldatore e tornitore, quindi dal '61 al '91 pesatore e blenderista al reparto CV5/15, infine dal '91 al '94 addetto al controllo centrifughe presso il reparto AS12 del solfato di ammonio.

TOMMASINI - Il signor Voltolina Giorgio, anche lui entrato per una epatopatia cronica, di fatto presentava una dislipidemia severa e gli indici epatici che erano valutati fino al 1994 erano conformi a questo tipo di situazione. In più era un paziente in terapia con farmaci e presentava anche una Got, cioè un'ulteriore patologia da squilibrio metabolico. Il dottor Miedico, nell'udienza del 30/11, conclude dicendo: "Anemia normocitica, per noi si tratta di un'epatite correlabile a CVM, dato che per 33 anni ha lavorato in presenza di ingenti quantità di questa sostanza", non fa alcuna menzione invece alla dislipidemia che viene invece menzionata nella consulenza tecnica della dottoressa D'Andria in cui parla di dislipidemia in terapia con farmaci da alcuni anni e di una pregressa abitudine moderata al consumo di bevande alcoliche. E` un paziente obeso, pesa 105 chili ed è alto un metro e 70... no, scusi, mi sono confuso con la pressione, pesa 84 chili ed è alto un metro e 70. Per il dottor Martines presenta un danno epatico cronico su base alcolica e/o dismetabolica. Noi concordiamo con il dottor Martines, infatti vi sono solo delle alterazioni in severa dislipidemia peraltro nota già dal 1975.

GRANDI - Zaghi Giovanni, caso numero 37.

 

ZAGHI GIOVANNI

 

GRANDI - Nato a Roma il 26/12/42. Dalla scheda della Guardia di Finanza risulta questa carriera lavorativa: dal '71 al '72 addetto al carico blender CV5/15, dal gennaio '73 all'agosto '73 addetto stoccaggio resina CV5/15, dal '73 al '91 operatore blender CV5/15, quindi dal '91 al '93 operatore impianto CV22 e dal '93 addetto servizi generali. Questa storia lavorativa trova conferma nella visita dei professori Bracci e Reggiani del 19/2/99. La patologia contestata è un fenomeno di Raynaud. Nel corso della precedente consulenza tecnica di parte, tenuto conto del ricorrere all'indagine Fulc solo di disturbi soggettivi e non confermati dalle indagini strumentali, si concluse asserendo che mancava la prova di una patologia da CVM. Questo giudizio risulta confermato dall'assenza di sintomi attuali, non disturbi alle mani, dall'assenza di alterazioni della macro-microcircolazione arteriosa degli arti superiori. Faccio riferimento alla visita angiologica e specialistica del 7/5/99. Quest'ultima indagine, per contro, ha rilevato la presenza di una sindrome dello stretto toracico superiore, la quale è in grado, di per sé sola, di rendere ragione dei sintomi soggettivi un tempo riferiti dal soggetto. Pertanto inesatto è il giudizio dei consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 3/12/99 ove dicono che ora il fenomeno di Raynaud non c'è più, in realtà un fenomeno di Raynaud da CVM mai è stato dimostrato.

Il caso numero 38 è relativo a Zancanaro Giovanni.

 

ZANCANARO GIOVANNI

 

GRANDI - Nato ad Adria il 3/3/42, il quale, secondo la scheda della Guardia di Finanza, dal '60 al '74 è stato, ha svolto attività di addetto alle trafile e dal '73 al 30/6/93, quando fu prepensionato, attività di operatore esterno. Analoga storia lavorativa risulta dalla visita della dottoressa D'Andria nel giugno '99. La patologia contestata, anche in questo caso, è un fenomeno di Raynaud. Esso risulta dall'indagine Fulc con associata positività al could-test, tuttavia limitatamente al 1975. Nel 1978 l'Inail rifiutò la domanda di malattia professionale per microangiopatia, per tali motivi nel corso della precedente consulenza di parte si concluse per una patologia circoscritta alla metà degli anni '70, quindi risoltasi. Tale giudizio risulta attualmente confermato e dalla valutazione angiologica clinico-strumentale agli arti superiori condotta in data 18/5/99 presso la U.L.S.S. di Padova, la quale conclude per "non alterazioni della macro-microcircolazione arteriosa" e dalla deposizione del dottor Miedico nell'udienza del 30/11/99 ove di fenomeno di Raynaud non si fa cenno alcuno. Si passa ora a Zanco Giorgio, caso numero 39.

 

ZANCO GIORGIO

 

GRANDI - Nato a Venezia il 14/3/36. Secondo la scheda della Guardia di Finanza la sua attività lavorativa comprende le seguenti attività: dal '60 all'80 operatore insaccamento al CV14, dall'80 all'85 addetto al trasferimento resine esterno essiccamento al CV14/16, dall'85 all'89 operatore insaccamento sempre al CV14/16. Ha cessato di lavorare il 31/12/89. Una storia lavorativa molto simile risulta anche dalla visita eseguita dalla dottoressa D'Andria nel giorno 1999. Le patologie contestate sono un fenomeno di Raynaud e una bronchite cronica, quindi un'epatopatia. Per quanto riguarda il fenomeno di Raynaud questo disturbo risulta dall'indagine Fulc associato a positività al could-test, per tale motivo nel corso della precedente consulenza si parlò di fenomeno di Raynaud associato a segni obiettivi ma limitato alla metà degli anni '70, in carenza, nel periodo successivo, di una conferma dei sintomi. Questo giudizio diagnostico trova conferma e nell'assoluta negatività di sintomi e segni di angiopatia alla recente visita della dottoressa D'Andria del giugno '99 e nella mancata conferma di tale patologia anche nella deposizione del dottor Miedico nell'udienza del 30/11/99, pagine 119 e 120. Per quanto riguarda la bronchite cronica, relativamente a tale patologia nella precedente consulenza tecnica di parte si contestò e si disattese la diagnosi di bronchite cronica all'epoca formulata dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero in relazione sia alla normalità dei controlli radiografici del torace eseguiti nel '79, nell'87, nell'88, sia in relazione alla normalità delle prove di funzionalità respiratorie rispettivamente condotte nel '77, nel '79, nell'85 e nell'86. Ora, questo nostro giudizio negativo risulta condiviso anche dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero e in relazione all'assoluta negatività sintomatologica emersa dalla recente visita D'Andria e dalla mancata conferma della patologia polmonare da parte del dottor Miedico nella sua deposizione nell'udienza del 30/11/99.

TOMMASINI - Zanco Giorgio era stato incluso anche per una epatopatia cronica e già i dottori Bai e Berrino nella prima revisione, sui dati che arrivavano fino al maggio dell'89, avevano concluso che tutto quanto si era normalizzato. Di fatto erano presenti solo delle saltuarie minime alterazioni degli enzimi e non vi era alcun elemento per porre diagnosi di epatopatia cronica. Comunque vi è stato un miglioramento nel tempo fino alla normalizzazione ed era presente una dislipidemia. Il dottor Miedico, nell'udienza del 30/11, dice: "Gli esami fatti eseguire da noi evidenziano un aumento di una delle due transaminasi, la GPT, e della fosfatasi alcalina. L'ecografia dimostra un fegato aumentato, l'ecostruttura normale, iperriflettente e una formazione cistica. Dovranno essere seguite - riferito alla formazione cistica - nel tempo perché possono avere un significato anche importante. Non sono entrato nel merito, parlo solo di una epatopatia cronica correlata con esposizione a CVM, ma sarebbe necessario un approfondimento, comunque dovrà tenere assolutamente sotto controllo questa cisti, potrebbe essere benigna come invece qualcosa che evolve negativamente". A questo proposito bisogna dire che comunque era stata fatta anche una risonanza ed altri esami riguardo alle cisti e che queste cisti erano già presenti nel tempo, che le cisti non rappresentano mai patologia, sono delle alterazioni che si trovano comunemente grosso modo nel 5% della popolazione e non sono nient'altro che delle piccole raccolte liquide nel contesto del fegato e di altri organi e che non hanno mai alcuna pertinenza con patologie evolutive. I dati aggiuntivi di fatto dimostrano che anche la fosfatasi alcalina, che era stata evidenziata come patologica, è assolutamente normale essendo 116 ed essendo la norma, il limite superiore della norma di 258. Come unico esame è presente un'unica transaminasi, la LT, di 52 con una norma di 41. Tutti gli esami sono normali, manca però un approfondimento di quelli che erano stati i dati già emersi, cioè i dati del metabolismo, che non sono stati fatti ripetere. Questo paziente non è stato rivalutato dal dottor Martines ma la nostra conclusione è che comunque non esiste alcuna prova di malattia epatica, che la ciste assolutamente non è una patologia di per sé e che non ha nessun motivo di essere fatto dell'allarmismo quando queste vengono trovate all'ecografia o ad altri esami strumentali.

GRANDI - Si arriva così al caso numero 40 che riguarda Zaninello Silvio.

 

ZANINELLO SILVIO

 

GRANDI - Nato il 5/8/37 e deceduto il 16/3/99. La storia lavorativa di questo operaio è già stata richiamata per esteso nella precedente consulenza tecnica di parte e ad essa si rimanda. Qui si vuole solo confermare che l'attività di autoclavista dello Zaninello fu svolta per un periodo che va dal '61 al '74 quando lo Zaninello sperimentò quelle alte esposizioni cui ha fatto riferimento anche il professor Martines. Successivamente al 1974 vi fu una marcata riduzione delle esposizioni e in particolare un loro crollo assoluto per tutto il periodo di pertinenza Enichem.

TOMMASINI - Per quanto riguarda il signor Zaninello noi abbiamo preso atto della diagnosi di angiosarcoma che era stata fatta in prima istanza mancando un riscontro della diagnosi istologica, era solamente una diagnosi riferita e peraltro mancavano tutti i dati precedenti, per cui non era stato possibile arrivare a una conclusione se non quella di accettare la diagnosi di angiosarcoma. Adesso il dottor Roncalli parlerà invece di quello che è stata la revisione dei preparati istologici.

RONCALLI - Abbiamo voluto trattare il caso del signor Zaninello Silvio in quanto, come già accennato dal dottor Tommasini, questo caso è stato classificato, nella revisione effettuata dal dottor Martines, come caso in cui l'esposizione a cloruro di vinile ha giocato un ruolo concausale e nella ricerca naturalmente di eventuali dati istologici che potessero aiutarci a capire quale fosse la malattia di base che si associava alla neoplasia maligna epatocellulare che ha portato poi a morte il signor Zaninello. Ricordo, lo vedremo anche successivamente, che la diagnosi del professor Rugge è stata di epatocarcinoma in cirrosi. Mi scuso, per portare dei lucidi, avevo anche delle diapositive che sono agli atti, ma forse sono più incisivi come lucidi le immagini che vi voglio dimostrare. Allora, non vi è alcun dubbio che la malattia neoplastica maligna del signor Zaninello è un epatocarcinoma e non mi soffermo sull'evidenza di questo tipo di neoplasia. Quello che importa sottolineare sono gli aspetti del fegato cosiddetto non neoplastico, cioè delle alterazioni istologiche che stavano al di fuori del tumore e quindi nel parenchima cosiddetto epatico extralesionale peritumorale. Innanzitutto possiamo osservare, questa è un'immagine colorata con la tricromia, naturalmente con il lucido non si vede bene, ma il significato di questa immagine è quella che la capsula, che è quella che con un'abile immagine il professor Rugge ha definito come una sorta di domopak, il fegato presentava uno spessore sostanzialmente normale. E’ noto come l'ispessimento della capsula è ritenuto essere, da alcuni, uno dei segni più significativi della cronica esposizione al cloruro di vinile. Un'altra informazione ci dava l'osservazione del parenchima epatico extra-tumorale, ripeto, ed era l’evidenza di un sovvertimento architetturale di tipo micronodulare che configurava il quadro di una cirrosi micronodulare. L'aspetto più importante del quadro istologico, di cui soffriva il signor Zaninello, è dimostrata da questa immagine, che era presente in tutto il fegato, naturalmente di tipo non tumorale, vale a dire una costellazione di figure istologiche che non sto a illustrare in maniera dettagliata, ma che vanno da fenomeni di steatosi alla presenza di citoplasmi gonfi, alla comparsa di aspetti di degenerazione intracitoplasmatica con aggregati flocculari che i patologi conoscono con il nome di corpi di Mallory, alla presenza di un infiltrato, un corteo di accompagnamento di elementi di granulociti polimorfonucleati. Insomma, un quadro che è assolutamente indicativo di quella che è già stata ricordata prima per altri casi e che va sotto il nome di epatite acuta alcolica. E’ questo, ad esempio, è un quadro a più ingrandimento, o che si tratti di un quadro assolutamente di epatite acuta alcolica diffuso a tutto il parenchima epatico, lo dimostra l'evidente somiglianza con questa immagine ripresa da un testo di anatomia patologica per specialisti anatomopatologici in cui si sottolinea la presenza di una epatite alcolica con una serie di figure istologiche che fanno, appunto, da quelle che vi ho elencato in precedenza, assolutamente caratteristiche per un danno da abuso alcolico. Il signor Zaninello è venuto a morte nel 1999 ed ulteriori dati a conferma di questa cronica tossicità alcolica sono stati documentati sull'esame del miocardio del signor Zaninello. Il signor Zaninello soffriva di una miocardiopatia dilatativa che non è stata certo la sua causa di morte, ma che comunque debilitava il suo cuore, e questa miocardiopatia dilatativa, io ho potuto osservare soltanto le immagini istologiche, non sono naturalmente terribilmente belle su questo lucido, ma sono abbastanza significative. Si poteva osservare una fibrosi regolare nell'interstizio del miocardio, ma soprattutto si osservavano delle aree a macchia di leopardo, delle neofibrine muscolari, con aspetti di miocitolisi e di steatosi delle cellule muscolari medesime che sono assolutamente caratteristiche della cosiddetta cardiomiopatia alcolica. Dunque, il signor Zaninello certamente soffriva di una patologia da cronico abuso alcolico che, naturalmente, aveva determinato la sua malattia di base. Un riassunto di quanto finora vi è esposto, la diagnosi del professor Rugge, epatocarcinoma in cirrosi, la diagnosi del dottor Martines, epatocarcinoma in cui l'esposizione a CVM ha avuto un ruolo concausale basata certamente sull'anamnesi dell'esposizione lavorativa, la nostra diagnosi istologica, che al di là dell'epatocarcinoma vuole, appunto, significare la relazione stretta tra la cirrosi epatica e l'abuso alcolico. Si noti che una delle figure che ho già sottolineato messe da alcuni autori in relazione alla cronica esposizione a cloruro di vinile, come la fibrosi capsulare, senz'altro il più importante degli elementi riportati in letteratura, non era presente. E questo mi consente di entrare nel merito di quelli che possono essere i rapporti in anatomia patologica tra un determinato agente eziologico e un determinato fenotipo patologico ad esso correlato. E` noto, per esempio, soprattutto in tempi in cui abbiamo a che fare con la medicina basata sull'evidenza, con la patologia basata sull'evidenza, che è possibile in anatomia patologica mettere in correlazione un determinato, uno specifico agente eziologico con un determinato quadro patologico. Vi faccio qualche esempio: se noi abbiamo un indurimento, un nodulo cutaneo e supponiamo che questo possa essere determinato dall'introduzione di corpo estraneo, soltanto la dimostrazione istologica che esiste una flogosi granulomatosa che circoscrive il corpo estraneo che ha le caratteristiche del corpo estraneo perché è bilirifrangente quando è attraversato da un determinato fascio di luce, possiamo concludere quel tipo di lesione è stata determinata da quel tipo di agente eziologico. Questo tipo di ragionamento è già stato ben illustrato a suo tempo dal professor Rugge e io riporto lo stesso esempio che lui fece, vale a dire la diagnosi di infezione da helicobacter pylori della mucosa gastrica quando si trovi nelle bestie, come le chiamiamo noi, nel contesto della superficie della mucosa gastrica. E gli esempi naturalmente potrebbero continuare; questo è un altro esempio in cui nello striscio cervico vaginale di una signora, il rinvenire queste strutture, queste forme che non sono altro che dei protozoi che si chiamano trichomonas vaginalis, induce a parlare di cervicite da trichomonas vaginalis. Ed ancora, per tornare al fegato, la dimostrazione molto banale della presenza di proteine, le cellule colorate in marrone, della superficie al virus B, induce a correlare, naturalmente a stabilire una correlazione stretta, tra la presenza di infezione virale da virus B e il virus B, appunto, dell'epatite. Questi naturalmente sono i casi più fortunati, in cui è possibile determinare in maniera stringente un rapporto di causa ed effetto tra un agente eziologico e la lesione ad essa correlata. Vi sono casi in cui - e torniamo al caso del signor Zaninello - non è una tessera di per sé che risulta diagnostica di un certo tipo di eziologia o di agente responsabile, ma è una costellazione di lesioni istologiche che configurano un quadro patologico in maniera assolutamente certa. Vale a dire, il patologo deve utilizzare diverse tessere, che se prese separatamente non sarebbero in grado di consentire di arrivare a quella diagnosi, ma che se messe insieme danno un mosaico che è una diagnosi, abbiamo un riferimento spesso anche di natura eziologica. E questo è l'esempio dell'epatite alcolica, in cui la presenza di steatosi, rigonfiamento, di citoplasmi chiari e via dicendo, di per sé, isolatamente presi non sono diagnostici, ma tutti insieme in quella sede, danno il quadro dell'epatite alcolica. Tutto questo, per tornare al cloruro di vinile, e tornare alle cosiddette lesioni istologiche che sono state messe in relazione alle alte dosi di cloruro di vinile da parte di alcuni autori, lavori prevalentemente usciti negli anni 70 'e '80. Queste alterazioni sono: la fibrosi portale, che però è una fibrosi in genere di modesta entità, voglio dire un aumento del tessuto connettivo in quei punti anatomici del fegato che sono gli spazi portali, laddove arriva il sangue, certamente il più importante è stato considerato l'ispessimento spesso imponente, così veniva definito, della capsula, della glissoniana epatica, e infine anche la fibrosi sinusoidale. Vi voglio fare vedere un esempio, sempre tratto da un libro, di cosa sia la capsula epatica, la capsula epatica, appunto, con l'ispessimento connettivale che riveste, che avvolge il fegato, e questa è una capsula normale, così come l'avevano descritta i professori Scheur e Lefkowltz in un loro trattato di epatopatologia. Si tratta quindi di una capsula normale di un fegato in un soggetto adulto. Questa è sostanzialmente la capsula del signor Zaninello e come vedete non presenta alterazioni significative - consentitemi la differenza di ingrandimento - ma sostanzialmente siamo nello stesso ambito. Quindi non possiamo dire che vi sono alterazioni capsulari riconducibili, in questo caso, ad un danno a cloruro di vinile, ma probabilmente non saremmo stati in grado di dire che esisteva un danno di cloruro di vinile anche se noi avessimo trovato nel signor Zaninello una capsula che abbia le dimensioni di questa capsula. Questa è una capsula, è una delle tante capsule ispessite che ritroviamo, in questo caso su un frammento bioptico, vedete lo spessore estremamente marcato, è tutta una fibrosi, ingloba alcuni dotti biliari ed è un reperto che è assolutamente comune in tutte le patologie croniche, delle più svariate eziologie e quindi questo è un reparto che è..., un numero svariato di eziologie e quindi non è certamente un reperto specifico. Lo stesso dicasi se si vuole andare a sottolineare quella che è la fibrosi portale il cui reperto, questo è un caso di fibrosi portale da danno tossico di natura non determinata tratta da libro, in cui, naturalmente, il reparto è assolutamente aspecifico e modesto e possiamo dire del tutto sovrapponibile a questa fibrosi che, così come la fibrosi capsulare di prima, io ho potuto documentare in questo spazio portale la scorsa settimana in un soggetto con una cronica infezione da virus C. Quindi, per concludere, scusatemi di essermi dilungato su questo, ma volevo soltanto significare che in tempi di medicina basata sull'evidenza, le figure istologiche riferite alla cronica esposizione a cloruro di vinile presentano caratteri di scarsa specificità e certamente diverse dalla valenza che possono avere le figure istologiche e che vi ho documentato prima nel caso del signor Zaninello e che inducono ad associare invece con certezza una determinata cirrosi epatica ad un determinato agente eziologico, in questo caso l'alcool.

 

Presidente: facciamo una pausa, volete finire questi altri due casi dei Zoccarato? Va bene? Dopo ce ne sono altri 13 d'altra parte che dovete poi eventualmente considerare. Facciamo una piccola pausa anche per lo stenotipista.

 

GRANDI - Siamo rimasti al caso di Zoccarato Antonio, il caso numero 41.

 

ZOCCARATO ANTONIO

 

GRANDI - Zoccarato Antonio è nato il 9/6/30, risulta socio di cooperativa dal '59 al '90 presso varie cooperative, prima la Cooperativa Aurora, quindi la società La Reduci di Mestre, quindi presso la Cooperativa Facchini di Marghera. Dalla visita eseguita dal professor Mastrangelo in data 25/6/99 risulta che è stato esposto a polveri di PVC e CVM con esposizioni, dopo il 1978, a meno di 5 PPM. Nell'udienza del 3/12/99, a pagina 18, i consulenti tecnici del Pubblico Ministero ritengono di confermare una patologia respiratoria cronica attribuibile all'esposizione di PVC che si è manifestata dal tempo dell'esposizione e si è mantenuta costante fino ad oggi. Essi motivano tale convinzione sulla base della sintomatologia soggettiva. Da numerosi anni soffre di tosse con escreato abituale, con riacutizzazioni ricorrenti, sulla base di una spirometria del 6/3/99, discreta riduzione della superficie respiratoria associata a discreto aumento della distensione alveolare; e infine sulla base dell'obiettività clinica, con riscontro di suono plessicorinforzato e... vascolare aspro. La diagnosi dei consulenti tecnici del Pubblico Ministero non trova conferma nell'indagine radiografica e standard del torace. Gli stessi consulenti tecnici del Pubblico Ministero non hanno ritenuto opportuno predisporre metodiche di indagine non invasive, quali una TAC, più idonee a evidenziare una eventuale fibrosi polmonare delle radiografie standard e, d'altro canto, non così condizionate dalla collaborazione del paziente qual è una spirometria. Si tratta pertanto di una patologia che deve essere ancora dimostrata, così come deve essere ancora dimostrata una sua eventuale dipendenza da CVM, in soggetto oltretutto che - anche secondo il professor Mastrangelo - a partire dal 1978 ha avuto esposizioni ridottissime. Il quarantaduesimo caso riguarda Zoccarato Ernesto.

 

ZOCCARATO ERNESTO

 

GRANDI - E’ nato il 27/5/29. Risulta alla Cooperativa Carovana Caricatori e Scaricatori Marghera dall'1/6/69 al 31/3/89. Nella recente visita condotta dal dottor Totire in data 24/6/99 si segnala il passaggio alla Cooperativa Cofana e quindi al Petrolchimico, 5 anni prima, vale a dire nel 1964 e non nel 1969. Il dottor Totire ha osservato in primo luogo, all'esame obiettivo, una conformazione che lui descrive "un po' troppo convessa" delle unghie. Per tale motivo ha predisposto l'esecuzione di una radiografia delle mani che ha concluso così: "Lieve atrofia calcarea delle ossa, lievi alterazioni di tipo degenerativo dei capi ossei delle mani maggiormente evidenti per le articolazioni del secondo raggio". Sulla base di tali reperti di natura degenerativa artrosica, il dottor Totire prima e i consulenti tecnici del Pubblico Ministero poi, nell'udienza del 3/12/99, pur ammettendo che il quadro non è chiaramente riferibile ad esiti di acrosteolisi, lo ritengono possibile segno di una pregressa intensa esposizione, dimostrando una fantasia diagnostica cui si contrappone la realtà di una costante carenza di sintomi soggettivi, mai l'operaio ha denunciato fenomeno di Raynaud o sintomi correlati, e di una negatività dell'indagine specialistica angiologica degli arti superiori condotte in data 17/5/99, la quale ha concluso per: "Non alterazioni della macro-microcircolazione, non sindrome dello stretto toracico". Si tratta quindi, in questo caso, di una patologia dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero solo immaginata, ma mai provata.

TOMMASINI - Questo caso era anche entrato per una epatopatia cronica basata sul riscontro all'ecografia eseguita in un ricovero del 1992 di un fegato aumentato con struttura addensata. Gli esami di laboratorio di questo soggetto si sono sempre mantenuti nella norma, tanto è vero che noi avevamo concluso che non vi era alcun segno di malattia epatica né attuale né pregressa e che comunque tutto quanto era normalizzato e migliorato nel tempo. All'udienza del 3/12/99 il dottor Bracci conclude dicendo: "All'ecografia il fegato è leggermente aumentato, le prove di funzionalità sono nella norma, ma non arrivano a una conclusione diagnostica". Gli esami allegati nuovi sono semplicemente descritti con la seguente conclusione: "Del tutto nella norma invece gli esami di funzionalità epatica". Quindi manca assolutamente qualsiasi evidenza di una malattia epatica, sia passata che attuale.

GRANDI - Abbiamo concluso così questi 42 casi e dobbiamo ora affrontare i 13 casi di lavoratori non compresi nella contestazione del Pubblico Ministero la cui documentazione medica è stata depositata il 30 giugno del '99. Il primo di questi 13 casi riguarda Bertin Rino.

 

BERTIN RINO

 

GRANDI - Nato a Mira il 10/2/46. Dalla scheda della Guardia di Finanza risulta che il Bertin fu assunto alla Montedison il 20/9/67, addetto di zona fino al 30/9/74, successivamente ha svolto attività di analista operatore tecnico controllo turno CVM TDI. Il dottor Bracci, nell'udienza del 3/12/99, pagina 37, ha aggiunto che il Bertin iniziò a lavorare al Petrolchimico nel '61 come tubista alla dipendenza della ditta Stivanello e che è andato in pensione nel 1988. Sempre nell'udienza del 3/12/99 i consulenti tecnici del Pubblico Ministero dicono che ha eseguito analisi sul CVM fino all'81-'82 e dall'81-'82 ha svolto poi in particolare analisi del TDI; quindi verosimilmente nel periodo Enichem si tratta di lavoratore da non considerare esposto. Tuttavia lo trattiamo per completezza.

TOMMASINI - Il signor Bertin è uno dei casi che presentano biopsia epatica eseguita nel 1976. E` entrato per una epatopatia cronica, il dottor Bracci, nell'udienza del 3/12, dice: "Epatite acuta a 10 anni, persona in buone condizioni di salute, donatore di sangue abituale, quadro di epatopatia cronica non dotato di particolare evolutività". Nella consulenza tecnica vengono riportati gli esami eseguiti e viene detto "Gamma GT spesso lievemente al di sopra della norma sui valori di 55" e non viene fatta menzione a null'altro. Passo la parola al dottor Roncalli per quanto riguarda la revisione istologica, che ripeto, è una biopsia del 1976.

RONCALLI - Si tratta di una epatite, un'epatopatia cronica alcolica di grado lieve, così come anche confermata dal consulente del Pubblico Ministero professor Rugge.

TOMMASINI - Gli esami nel tempo, soprattutto anche in base alla ridotta abitudine al consumo di bevande alcoliche, sono andati normalizzandosi, quindi noi non possiamo che concludere, proprio sulla base istologica, di una pregressa epatite su base alcolica e una forma comunque migliorata nel tempo.

GRANDI - Il caso successivo riguarda Bobbo Giorgio, nato a Mirano il 9/5/37 e deceduto il 5 gennaio...

 

Presidente: scusate, tornando un attimo su Bertin Rino, non era stato diagnosticato anche un morbo di Hodgkin? Se ne è parlato all'udienza del 3 dicembre. Gli è stato diagnosticato nel 1983 un morbo di Hodgkin, quindi una neoplasia del sistema emolinfopoietico insorta dopo 24 anni dall'inizio dell'esposizione che è stata rilevata sia per l'intensità che per la durata. La malattia è in fase di remissione clinica e quindi l'evoluzione favorevole, comunque è una delle malattie che vengono ascritte all'esposizione a cloruro di vinile.

 

Avvocato Manderino: quello è Bianco Luciano, che è stato successivamente...

 

Presidente: allora il computer..., scusate.

 

TOMMASINI - E’ Bianco Luciano.

GRANDI - E’ l'udienza del 3/12/99 pagina 37. Qui parla di Bertin Rino, nato il 10 febbraio '46, riferisce meno di un quarto di litro di vino a pasto, ha iniziato a lavorare nel '61 alle dipendenze della ditta Stivanello come tubista all'interno della Montedison, poi assunto alla Montedison con le stesse mansioni.

 

Presidente: il 10 febbraio '46, ha iniziato a lavorare alle dipendenze della ditta Stivanello, io ce l'ho proprio qua, non c'è dubbio. Andate verso la fine.

 

GRANDI - Alla fine di pagina 37, mi scusi.

 

Presidente: ah, il fatto è questo, adesso vediamo. Che cosa succede? Che nel verbale stenotipico si va di seguito quando invece c'è il nome di Bianco Luciano ed allora è rimasto sempre sotto il nome del precedente, scusate. Abbiamo capito l'inghippo. Adesso faremo... Beh, non l'ho sfruttato bene il computer.

GRANDI - Allora, Bobbo Giorgio.

 

BOBBO GIORGIO

 

GRANDI - Nato a Mirano il 9/5/37, deceduto il 5 gennaio '96. Secondo la scheda della Guardia di Finanza fu quadrista al PA2 e CV11 dal '61 al '71, quindi dal '71 al 29/12/91 quadrista assistente turnista al CV22/23, quindi in cassa integrazione guadagni fino al 30 gennaio ‘92 quando ha interrotto il rapporto di lavoro. Un'analoga storia lavorativa è riferita dal dottor Bai nell'udienza del 3/11/99. La patologia contestata è un carcinoma del pancreas. Il primo ricovero del Bobbo risale all'ottobre-novembre del '94 quando fu operato di una trombosi venosa profonda... a sinistra; ebbe quindi un secondo ricovero nel gennaio-febbraio '95 per recidiva di questa trombosi e nell'occasione si riscontrò una metastasi sovraclaveale sinistra e in fossa orale sinistra che alla biopsia risultò essere un carcinoma di probabile partenza gastrointestinale. Tra maggio e giugno '95 ebbe un terzo ricovero per scompenso diabetico e un carcinoma del pancreas, qui diagnosticato, trattato con chemioterapia. L'ultimo ricovero, dall'1 al 5 gennaio '96 si è concluso con la morte del Bobbo per collasso cardiocircolatorio in adenocarcinoma del pancreas diffusamente metastatizzato tra cui anche i polmoni. Il dottor Bai ipotizza una correlazione con il dicloroetano richiamando una isolata pubblicazione scientifica. A riguardo, molto brevemente, è da dire che non c'è nessuna prova né epidemiologica né particolaristica e l'evidente incertezza del consulente tecnico del Pubblico Ministero lo conferma ampiamente. Il terzo caso riguarda Bottaro Eligio.

 

BOTTARO ELIGIO

 

GRANDI - Nato a Mira l'8/5/33. La sua storia lavorativa risulta essere la seguente, secondo la scheda della Guardia di Finanza, dal '57 al '70 operatore blender, operatore calandre al reparto CV5, dal '70 al '73 addetto mansioni varie ed operatore bus al reparto CV5, dal '73 all'88 operatore calandre, operatore bus al reparto CV5/15, ha interrotto il rapporto di lavoro in data 31/7/98. Analoghe notizie emergono dalla visita dei dottori Bracci e Reggiani del 10/6/99. Da questa stessa visita risulta che il Bottaro fumò da 10 a 20 sigarette al giorno dall'età di 15 anni fino all'età di 47 anni quando entrò a far parte di un coro; nell'aprile '92 fu ricoverato all'ospedale di Dolo ed operato di carcinoma squamoso della corda vocale di destra. L'indagine bioptica in data 29/4/92 confermò trattarsi di un carcinoma squamoso ben differenziato. Il materiale peraltro non consentiva di valutare se e quanto la neoplasia fosse infiltrante. Seguì trattamento radioterapico, nel dicembre '93 ha sofferto di un infarto del miocardio ed attualmente, sempre secondo la visita del 13/6/99 dei dottori Bracci e Reggiani, la voce è ben conservata. Delle neoplasie laringee già si è detto nella precedente consulenza di parte, qui si vuole solo molto brevemente ribadire che non c'è nessuna prova epidemiologica che consenta di attribuire le stesse al CVM, né tanto meno l'Accusa è stata in grado di fornire la prova particolaristica, che vale a dire il cloruro di vinile sia stato condizione sine qua non nella produzione della specifica patologia tumorale, senza contare poi l’irrilevanza di una esposizione limitata per il periodo che riguarda l'Enichem a soli 13 mesi, esposizione, oltretutto, solo eventualmente e comunque sempre a dosi estremamente basse, anche secondo le indicazioni fornite dal professor Martines nella scorsa udienza. Il caso numero 4 riguarda Checchin Bruno.

 

CHECCHIN BRUNO

 

GRANDI - Nato il 5 gennaio 1936 e deceduto il 23/4/95. Dalla scheda della Guardia di Finanza risulta assunto presso la Cooperativa Facchini Tessera dal 9/10/75 al 31/7/92. Dalla documentazione sanitaria allegata agli atti risulta aver fumato fino a dicembre 1991; risulta inoltre che nel 1986 fu sottoposto a laringectomia parziale per carcinoma squamoso cellulare, manca tuttavia la copia della cartella clinica e dell'esame istologico relativo. Si ha quindi notizia di un ricovero all'ospedale di Mestre dal 6/12 al 17/12/91 per carcinoma epidermoide del polmone destro al lobo inferiore. Fu sottoposto a lobectomia inferiore allargata e quindi a radioterapia. L'esame istologico confermò trattarsi di carcinoma epidermoide moderatamente differenziato. Ebbe altro ricovero all'ospedale di Mestre dal 24/6 al 7/7/92 per episodio convulsivo isolato in atrofia cerebrale, potus ed epatopatia tossica alcolica. Tra il febbraio e l'aprile '95 ha avuto inoltre tre ricoveri all'ospedale di Mestre per versamento pericardico e dispnea in neoplasia polmonare conclusisi con il decesso in data 23/4/95. Per completezza diagnostica si dovrebbe procedere all'esame dei vetrini e della neoplasia laringea e della neoplasia polmonare per verificare se la seconda, come appare molto probabile, sia metastasi della prima forma tumorale la quale, è appena il caso di richiamarlo, ebbe a manifestarsi nel 1986, vale a dire ben prima del periodo di pertinenza Enichem. In questo contesto ancora di incertezza diagnostica si vuole solo aggiungere che se da un lato la nostra prova epidemiologica consente di attribuire al CVM né il tumore della laringe né quelli del polmone, l'Accusa, al solito, non è stata in grado di fornire la prova particolaristica che vale a dire che il cloruro di vinile sia stata condizione sine qua non nella produzione della patologia tumorale presentata dal Checchin. Il successivo caso, numero 5, riguarda Donolato Eugenio.

 

DONOLATO EUGENIO

 

GRANDI - Nato il 23/7/46, secondo la scheda della Guardia di Finanza dopo aver svolto attività presso la sede Inps di Padova dal '61 al '65 ed avere lavorato in alcuni calzaturifici dal '65 al '73, egli fu assunto presso la Cooperativa Carico Scarico Porto Industriale dall'1/10/73 al 31/12/96. Analoga storia lavorativa è riferita dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 3/12/99, in essa si precisa che egli fu adibito per 12 anni all'insaccamento del PVC, quindi adibito all'infustaggio di trieline e di materie prime per lavorare attualmente all'FR3.

TOMMASINI - Il signor Donolato entra per una epatopatia cronica non dotata di particolare evolutività, come detto dal dottor Bracci nell'udienza del 3/12/99. Nella storia clinica di questo paziente vi sono due interventi chirurgici, uno nell'82 per gastrectomia per ulcera gastrica e un intervento nel 1996 per colecistectomia e lisi di adesioni..., ovvero un intervento in cui è stato esplorato anche il fegato. Gli esami di questo signore riportano delle modestissime fluttuazioni nel tempo dei valori delle transaminasi che prevalentemente si sono mantenute nella norma. E’ un modico bevitore di circa un litro di vino al giorno e tornando all'intervento del '96 in cui è stato esplorato il fegato, il chirurgo scrive "il fegato destro appare macroscopicamente normale". Inoltre a questo soggetto è stato più volte consigliata un'astensione dall'etanolo, questo soprattutto in riferimento ai valori di ferro e di ferritina elevati. La nostra conclusione è che non vi è alcun elemento per la diagnosi di epatopatia cronica tanto più che il fegato è stato visto direttamente dal chirurgo che lo definisce fegato normale.

GRANDI - Viene quindi il caso di Donolato Giancarlo.

 

DONOLATO GIANCARLO

 

GRANDI - Nato a Campolongo Maggiore il 14/6/52. Egli, secondo la scheda della Guardia di Finanza, dal 5/8/74 al 28/2/90 è stato autoclavista addetto all’essiccamento e polimerizzazione al CV6/8. Dall'1/3/90 al 27/2/91 operatore presso il CER e impianto pilota. La stessa storia lavorativa è riportata nella relazione medica dei dottori Bracci e Reggiani del 3/6/99; nel corso di quest'ultimo accertamento risulta che il lavoratore da due anni e mezzo ha disturbi di dito morto al terzo dito della mano destra che si accentuano nell'acqua fredda. All'esame obiettivo, sempre nella visita Bracci e Reggiani, alla mano destra, al quarto dito, si nota pallore e riduzione della temperatura. Un controllo radiografico poi delle mani, eseguito l'1/7/48, ha concluso per "modico valgismo delle falangi del secondo e terzo dito bilateralmente e non un'alterazione artrosica dei carpi articolari, carpo e metacarpali, del primo dito bilateralmente. In considerazione alla recente insorgenza della sintomatologia e del substrato artrosico bilaterale, i disturbi lamentati dal Donolato Giancarlo alla mano destra non sono da attribuire in nessun modo a una esposizione lavorativa a CVM. Tale conclusione diagnostica è condivisa dai consulenti del Pubblico Ministero nell'udienza del 3/12/99 quando affermano "questo fenomeno di Raynaud sembra insorgere recentemente, sotto c'è un'artrosi delle mani, per cui è difficile attribuirlo all'esposizione lavorativa". Passiamo quindi al caso numero 7, riguarda Gargiulo Guido.

 

GARGIULO GUIDO

 

GRANDI - Nato a Napoli il 30/3/38. Egli, secondo la scheda della Guardia di Finanza, ha svolto le seguenti mansioni: dal '67 all'85 operatore blender ed operatore polimerizzazione MT2, dall'85 all'87 operatore trasferimento compressori essiccamento al CV14, dall'87 all'88 in addestramento per CER impianto pilota e dall'88 al '92 tecnico ricercatore CER impianto pilota. E` da segnalare che nel corso dell'udienza del 3/12/89 i consulenti tecnici del Pubblico Ministero riferiscono che lo stesso lavorò al CV14 fino al 1989.

TOMMASINI - Il signor Gargiulo Guido entra per una cirrosi epatica. Il dottor Bracci, nell'udienza del 3/12/99 conclude dicendo: "Quindi si conclude per una cirrosi epatica, il lavoratore è esposto a CVM direttamente dal 1984 al 1989 con un modesto consumo di alcool senza infezione da epatite B e C e quindi l'esposizione a CVM appare avere avuto un'efficacia causale". Di fatto, l'elemento più portante nella storia clinica è un ricovero del 1994 per cirrosi epatica con ascite e ipersplenismo. La storia di questo paziente è quella di un signore che ha avuto degli esami poco mossi fino al 1991 mentre esami particolarmente alterati nel 1994 e parimenti la sua storia di consumo alcolico è lo specchio dell'andamento degli esami, cioè in particolare un'assunzione di bevande alcoliche modesta recentemente, inferiore o intorno al mezzo litro, mentre nel '94 viene chiaramente segnalato nella cartella clinica durante quel ricovero con particolari alterazioni, che superava il litro al giorno di consumo di bevande alcoliche. Gli esami attuali sono esami normali, come ho detto, ha ridotto drasticamente il consumo di bevande alcoliche, mentre restano le piastrine ridotte, e questo potrebbe avvalorare la diagnosi di una forma che ha avuto una sua acutia nel '94 che poi è andata spegnendosi lasciando un'ipertensione portale. Nella conclusione del ricovero del '94 viene scritto chiaramente astensione alle bevande alcoliche e veniva posta una diagnosi clinica di cirrosi. Quindi anche per noi è probabile la presenza di cirrosi alcolica con episodio di acutia nel '94 che è certamente migliorata nel '99, non siamo in possesso di un dato istologico e della gastroscopia che potrebbero avvalorare questa diagnosi, comunque il soggetto è stato esposto fino all'89, in qualsiasi caso pensionato nel '92 e l'episodio maggiore di malattia epatica è avvenuto nel '94.

GRANDI - Il caso successivo, numero 8, riguarda Guerrin Pietro.

 

GUERRIN PIETRO

 

GRANDI - Nato a Venezia il 25/5/46. Egli, secondo la scheda della Guardia di Finanza, ha svolto le seguenti mansioni: dal '65 al '75 presso varie società, anche Montefibre, addetto impianto pilota LR. Dal '75 all'86 preparatore ai lavori SA5/MTZ e quindi dall'86 al '96 addetto efficienze e controllo di CM al reparto MAN. Le patologie contestate sono due, difatti nell'udienza del 3/12/99 i consulenti tecnici del Pubblico Ministero concludono per: A) una sintomatologia di tipo Raynaud documentata dagli esami fatti a Villa Salus riconducibile quindi all'esposizione a cloruro di vinile; B) un quadro di irritazione cronica delle vie urinarie che può essere messo in rapporto con qualche sostanza, tra cui anche i coloranti presenti anche nella produzione del PVC. Per quanto riguarda la prima patologia, la sintomatologia di tipo Raynaud, i consulenti del Pubblico Ministero segnalano un esame eseguito alla Villa Salus in data 16/6/98 che ha concluso per: "Tracciato compatibile con microangiopatia funzionale". Tuttavia gli stessi consulenti del Pubblico Ministero non citano la successiva valutazione angiologica eseguita per conto del Pubblico Ministero l'anno successivo in data 9/7/99 presso la U.L.S.S. 16 di Padova che ha concluso in questo modo: "Non alterazione della macro-microcircolazione arteriosa, sindrome dello stretto toracico da compressione abestrinseco del fascio vasculo nervoso durante abduzione degli arti superiori a circa 90 gradi, di non attuale rilievo emodinamico". La sintomatologia quindi tipo Raynaud lamentata dal Guerrin è da attribuire alla sindrome dello stretto toracico superiore, come già detto, una compressione del fascio neuromuscolare nel punto di emergenza della gabbia toracica, vale a dire a una situazione costituzionale e solo a questa. Con riferimento poi al quadro urinario è appena il caso di dire che l'ipotesi formulata dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero è priva di qualsivoglia reale significato perché è per nulla controllata; essi, tra l'altro, non precisano che: 1) nei tre campioni citologici esaminati in data 13/9/85 solo uno di questi campioni consentì di osservare elementi squamosi metaplasici con caratteri di displasia lieve; 2) non precisano che un analogo esame di controllo condotto l'anno successivo su altri tre campioni, tra il 24 e il 26/11/96 ha concluso negativamente con il riscontro solo di elementi epitelitransizionali delle basse vie con misti a rari leucociti ad alcune emazie; 3) non segnalano che nel 1988 un'epatomografia evidenziò all'illeo renale di sinistra una formazione anecogena con dilatazione modesta dei calici renali e soprattutto di quelli superiori. Appare quindi del tutto evidente, anche in carenza di indagini ulteriori successive nel 1988, come prospettare il persistere di un imprecisato quadro di irritazione cronica delle vie urinarie, oltretutto su base lavorativa, sia espressione di un non prudente né controllato ragionamento diagnostico dei consulenti tecnici del Pubblico Ministero. Il caso successivo, quello di Lovison Giuseppe, il caso numero 9.

 

LOVISON GIUSEPPE

 

GRANDI - Lovison Giuseppe, nato il 21/3/33 e deceduto il 27/4/99. Dalla scheda della Guardia di Finanza egli risulta assunto presso la Cooperativa Facchini Marghera dall'1/7/66 al 31/3/93. Dalla documentazione sanitaria esibita risulta inoltre un ricovero all'ospedale di Dolo nel dicembre '82 per paresi facciale, epatopatia alcolica, ipertensione arteriosa, diabete mellito e neuropatia agli arti inferiori. In questo ricovero si segnala un'assunzione di due litri di vino al giorno. Vi è un riscontro poi nel 1994 di un blocco di branca destro completo, vi è poi nel 1995 un altro ricovero all'ospedale di Dolo sempre per ipertensione arteriosa e diabete mellito tipo 2, vi è quindi nel 1997 un ricovero per carcinoma squamoso ben differenziato del pene con relativa amputazione. Infine vi è un ricovero all'ospedale di Dolo dall'8/4 al 29/4/99 quando il Lovison decedette. Fu posta in questa sede, clinicamente, la diagnosi di neoplasia polmonare, cirrosi epatica alcolica, variciesofagee, metastasi linfonodali, diabete mellito. La diagnosi venne formulata sulla scorta di radiografie del torace, TAC del collo e addome ed ecografia dell'addome, non fu eseguito esame autoptico. Sulla scorta della documentazione clinica disponibile, la sola disponibile, si ritiene che la causa della morte del Lovison sia da identificare in una progressiva e ingravescente insufficienza multiorgano cui, ovviamente, hanno avuto anche il ruolo la cirrosi epatica e la neoplasia toracica. Per quanto riguarda la cirrosi epatica - di cui poi parlerà anche il professor Tommasini - a me preme solo sottolineare che di epatopatia cronica già si parlava nel ricovero ospedaliero del 1982, ben prima quindi del periodo di pertinenza Enichem. Con riferimento poi alla neoplasia toracica non vi è prova che si tratti di un tumore polmonare primitivo, è anzi probabile che si tratti di un assecondarismo del carcinoma del pene operato due anni prima e la cui correlabilità con il CVM è esclusa pure dai consulenti del Pubblico Ministero. Ma anche se si trattasse di un tumore polmonare primitivo valgono le conclusioni fatte per altri casi analoghi, in primo luogo non è stata data la prova epidemiologica di un nesso di condizionamento tra CVM e tumore polmonare, in seconda istanza non è stata fornita dall'Accusa alcuna prova particolaristica, della dipendenza cioè dal CVM dello specifico tumore che ha colpito il Lovison.

TOMMASINI - Per quanto riguarda il signor Lovison non è chiaro se sia stata anche contestata l'epatopatia cronica come patologia correlata in quanto all'udienza del giorno 3/12 del '99 il dottor Bai dice: "Nel 1982 gli viene diagnosticata un'epatopatia alcolica confermata anche dall'ecografia, quindi sicura, e poi evoluta in cirrosi. Non si sa più nulla". Di fatto questa diagnosi si basa su questo ricovero dell'82 che parla di una cirrosi alcolica e di una ipertensione arteriosa e di un diabete, diabete che ricorre anche nei ricoveri successivi ed è un diabete importante, un diabete scompensato. Viceversa, per quanto riguarda l'ecografia che viene menzionata come portante per sopportare la diagnosi di cirrosi è l'ecografia fatta in fase terminale della malattia del signor Lovison il giorno 13/4/99 in cui è presente un'ascite, che è un segno che può essere sia riconducibile a una malattia cronica di fegato, quale la cirrosi, ma anche altre situazioni, quali ad esempio le metastasi del fegato o un fegato condizionato da una malattia tumorale o dalla presenza di una malattia pancreatica. L'ecostruttura epatica appare disomogenea per la presenza di qualche aspetto nodulare ipoecogeno tutto inferiore al centimetro, per cui un altro segno molto suggestivo della presenza di metastasi epatiche, per cui di una malattia non riconducibile tanto a una pregressa malattia cronica, quanto qualcosa di nuovo insorto come conseguenza della malattia tumorale e viene riportato un altro dato, quello di una milza piccola omogenea, per cui quindi un dato che contrasta con la diagnosi di cirrosi epatica. Peraltro sono presenti degli esami del '97 che dimostrano che erano normali, gli esami per quanto riguardano il fegato, mentre presente sempre nel ricovero ultimo una gastroscopia che dimostra le variciesofagee, questo dato potrebbe invece sopportare la diagnosi fatta di cirrosi alcolica. Non essendoci un'autopsia non è possibile arrivare a una conclusione definitiva, di fatto gli elementi importanti sono quelli di un diabete trascurato e di un potus, oltre alla malattia neoplasica e alla probabile presenza di mestatasi del fegato e forse possiamo accettare la diagnosi di cirrosi alcolica fatta nel lontano 1982.

GRANDI - Il caso successivo riguarda Marchesan Bruno.

 

MARCHESAN BRUNO

 

GRANDI - Nato il 20/3/37 a Sagrado e deceduto il 7/12/98. Dalla scheda della Guardia di Finanza risultano le seguenti attività: dal '61 al '64 addetto alla distillazione, dal '64 al '70 strumentista di impianto, pure dal '70 al '71 primo strumentista d'impianto, dal '71 al '75 caposquadra manutenzione strumenti FO, dal '75 al '76 assistente pronto intervento meccanico, dal '76 all'87 assistente pronto intervento meccanico al CV22/23 DL2 e CS26, e quindi dall'1/3/87 primo assistente gestione isola est 2. Nell'aprile '98, a seguito di ricovero all'ospedale di Venezia per... duodenite e colite spastica fu osservata una formazione cistica all'ottavo segmento epatico. Nel corso di altro ricovero del mese successivo, nel maggio '98, furono invece osservate multiple nodularità epatiche. Nel giugno '98, il mese ancora dopo, fu riscontrata una formazione ipodensa pancreatica parzialmente necrotica. Infine, ha avuto un ricovero all'ospedale di Treviso l'11/11/98 dove è deceduto il 7/12/98 per diagnosi cliniche di carcinoma pancreatico, metastasi epatiche e trombosi venosa profonda agli arti inferiori, non fu eseguita l'autopsia. I consulenti tecnici del Pubblico Ministero, nell'udienza del 3/12/99, sempre secondo un singolo studio, associano questo tipo di tumore all'esposizione a dicloroetano. Anche per questo lavoratore si ribadisce che non c'è nessuna prova né epidemiologica né particolaristica e l'evidente incertezza dei consulenti tecnici del Pubblico Ministero lo conferma ampiamente. Il caso successivo, il numero 11, riguarda Munaretto Lorenzo.

 

MUNARETTO LORENZO

 

GRANDI - Nato a Vigonovo il 9/9/49, la cui storia lavorativa è così riassumibile: dal '74 al '79 insaccatore, carico blender al CV5/15, dal '79 all'83 addetto alla pulizia linee CV5/15, dall'83 al '92 addetto trasferimento granuli al CV5/25, poi dall'1/1/93 al 30/6/93 operatore pulizie linee e piccola manutenzione al Sicron 1, poi fuori organico per addestramento e dall'1/8/93 operatore esterno 2AS2. Una storia lavorativa questa che trova conferma dalla visita condotta dai dottori Bracci e Reggiani in data 10/6/99.

TOMMASINI - Il signor Munaretto Lorenzo entra per un'epatopatia cronica, il dottor Bracci il 3/12/99 descrive l'andamento di una Gamma GT fluttuante nel tempo, segnala una delle due transaminasi nel 1999 di qualche unità superiore alla norma, dice che il virus B e virus C sono negativi e conclude dicendo: "Quindi siamo in presenza di un'epatopatia cronica non dotata di particolare evolutività, ma comunque in modico bevitore per cui all'esposizione a CVM va attribuito un ruolo causale". Come ho detto, come aveva detto anche il consulente tecnico del Pubblico Ministero, sono descritti degli esami che sono prevalentemente normali, salvo la Gamma GT fluttuante, invece è presente dal '91 al '96, quando questi dati sono disponibili, poi non sono stati più ricontrollati, un marcato aumento del colesterolo fino a 300 e dei trigliceridi che superano i 370, cioè valori particolarmente elevati. Non è presente un'ecografia però è presente una visita dei consulenti tecnici che dice: "Fegato all'arco costale di normale consistenza e superficie liscia", cioè un reperto obiettivo assolutamente normale. Di fatto gli ultimi esami sono quelli che vi ho detto riportati e quindi non esiste alcun elemento per arrivare a una diagnosi di malattia cronica di fegato e soprattutto non si può trarre nessun rapporto causale con il CVM. Gli unici elementi che sono emersi dalla storia clinica di questo paziente sono dislipidemia e quindi manca la diagnosi di malattia di fegato.

GRANDI - Il caso numero 12 riguarda Tiozzi Gianfranco.

 

TIOZZI GIANFRANCO

 

GRANDI - Nato a Venezia il 2/9/36 e deceduto il 26/10/93. La storia lavorativa comprende numerosi passaggi, dal '59 al '60 in addestramento, quindi impiegato fino al '62, quindi è in servizio di leva fino al '64, assistente turnista ed assistente all'STG e CVP fino al '68, quindi dal '69 al '77 tecnico di laboratorio polimeri e dal '77 al '92 al CER. E` una storia lavorativa che non si discosta da quella richiamata dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 3/12/99. Da sottolineare il passaggio dall'1/11/69 a tecnico di laboratori polimeri e quindi dall'1/2/77 fino al 31 gennaio '92 al CER. Risulta dalla documentazione esaminata che il Tiozzi fu ricoverato all'ospedale di Padova dall'8 al 23 gennaio '92 per essere sottoposto a un intervento di gastrectomia totale per un’adenocarcinoma moderatamente differenziato della giunzione esofago-cardiale; questa fu una diagnosi istologica eseguita sul pezzo operatorio; risulta poi un ulteriore ricovero nel '93, dall'1 al 10/7/93 all'ospedale di Mestre, per una colica epigastrica da pancreatite in gastrectomia ed ancora un ulteriore ricovero dal 24 al 26/7/93 all'ospedale di Auronzo di Cadore per colica addominale in gastrectomia totale per carcinoma del cardias. La morte, come abbiamo detto, è avvenuta circa 3 mesi più tardi in data 26/10/93. I consulenti tecnici del Pubblico Ministero, nell'udienza del 3/12/99, attribuiscono la causa di morte del Tiozzi al carcinoma del cardias e la collegano all'esposizione al dicloroetano per quell'unica pubblicazione da essi più volte richiamata. E` in primo luogo da dire che è assai probabile che il Tiozzi sia deceduto per le complicazioni del tumore del cardias, ma di ciò non vi è prova certa nella documentazione esaminata. In secondo luogo, anche dando per ammessa che questa sia stata la causa della morte è da dire che anche per questo caso non sussiste alcuna prova né epidemiologica né particolaristica tra dicloroetano e tumore del cardias e l'evidente incertezza dei consulenti del Pubblico Ministero lo conferma ampiamente. Arriviamo quindi all'ultimo caso da noi trattato, quello di Toniolo Sergio.

 

TONIOLO SERGIO

 

GRANDI - Nato a Venezia il 17/12/45. La sua storia lavorativa, secondo la scheda della Guardia di Finanza, comprende un'attività di insaccatore fino al '70, quindi dall'aprile '70 al giugno '70 pulizia essiccatore sostituzione maniche filtranti, dal '70 all'88 autoclavista e quindi dall'88 addetto alla piccola manutenzione. Nella visita Bracci e Reggiani dell'11/6/99 si fa anche riferimento a 8 anni di lavoro, dal '62 al '68 come carpentiere tubista presso altre imprese del Petrolchimico.

TOMMASINI - Anche il signor Toniolo Sergio entra per una epatopatia cronica. Il dottor Bracci, nell'udienza del 3/12/99, descrive le transaminasi normali, dice che è stata determinata una Gamma GT di 51 con valori normali di 50, per cui di una unità superiore alla norma e conclude dicendo: "Quindi è un'epatopatia cronica dotata di scarsa evolutività, documentata soprattutto ecograficamente in soggetto moderato bevitore, con marker per l’epatite B e C negativi, si attribuisce alla pregressa esposizione a CVM". Per quanto riguarda l'esame obiettivo, svolto sempre dai consulenti tecnici Bracci e Reggiani, l'esame obiettivo di diversi organi ed apparati non mette in evidenza dati patologici. L'esame, il riesame delle analisi allegate fanno vedere solo delle sporadiche saltuarie, veramente minime alterazioni delle transaminasi e delle Gamma GT, mentre l’incriminata ecografia dice quanto segue: "Il fegato è di dimensioni lievemente aumentato con parenchima ad ecostruttura diffusamente un po' disomogenea, più riflettente che di norma, a fini echi sparsi senza alterazioni focali, vie biliari e milza nella norma". Le cose che invece non sono state dette nella consulenza tecnica e che invece sono allegate, sono degli esami del '97 e non più ripetuti che dimostrano un marcato aumento dei trigliceridi superiori alla norma ed anche il colesterolo con valori elevati. E` un paziente sovrappeso e quindi la nostra conclusione è che ci sono delle minime ed assai sporadiche alterazioni enzimatiche, forse è presente una steatosi sulla base di quella ecografia, ma comunque non vi è un quadro di malattia cronica di fegato.

 

Presidente: io direi che possiamo sospendere qui intanto la mattinata, riprendiamo alle 15. Il programma successivo delle 15?

 

Pubblico Ministero: ci sarebbe il controesame del professor Rugge e Martines che sono presenti.

 

Presidente: va bene, d'accordo. Riprendiamo allora l'udienza con il controesame dei consulenti del Pubblico Ministero, se si vogliono accomodare.

 

 

DEPOSIZIONE  CONSULENTI

DR. MARTINES - DR. RUGGE

 

Presidente: chi vuole prendere la parola?

 

AVVOCATO ALESSANDRI

 

DOMANDA - Io ho soltanto alcune domande di chiarimento per il dottor Martines. La prima domanda è molto banale. Lei, nell'audizione della vostra scorsa ha proiettato dei lucidi, delle diapositive etc. che non mi risulta siano stati depositati, lo saranno, ci sarà una sua relazione? Perché domande su quella parte evito di farle non avendo il testo delle sue tabelle evidentemente.

MARTINES - La prossima settimana saranno depositati.

DOMANDA - Un'altra cosa, lei ha affermato, a pagina 45 del verbale, che a suo giudizio uno dei casi più significativi, anzi, lei l'ha ritenuta la prova più convincente dell'efficacia del CVM rispetto allo sviluppo del carcinoma epatocellulare è il caso di Simonetto Ennio. Ora, questo caso di Simonetto Ennio è un caso che lei stesso definisce un caso problematico e difficile ed anche il professor Rugge, che ha discusso in dettaglio il caso, ha concluso in termini più prudenti, testualmente a verbale. Le chiedo: un'affermazione così categorica che questa sarebbe la prova più convincente, rispetto ad un caso così difficile e incerto e controverso sul quale vi sono posizioni diversificate, non le sembra che meriti una spiegazione o che non sia proprio una prova così convincente?

MARTINES - Sì, grazie per la domanda perché probabilmente... Io, quello che ho detto è che per quanto riguarda l'insorgenza di epatocarcinoma dopo esposizione a CVM ci sono molti lavori, non tantissimi, ma parecchi, in cui si dimostra, sia sotto il punto di vista sperimentale che dal punto di vista clinico la presenza di epatocarcinomi che insorgono in soggetti esposti a CVM. La prova più convincente per me è quella di quei casi in cui si trovano sul suo fegato sia l'epatocarcinoma che l'angiosarcoma e credo di aver detto anche che ci sono almeno tre lavori, uno dell'Erba, uno di Jones e di un altro che poi dopo le potrò dire, che descrivono questi casi di pazienti in cui... veniva trovato l'angiosarcoma, l'epatocarcinoma e l'epatocarcinoma. L'associazione tra le due patologie è molto improbabile, una è rarissima, l'altra non è così frequente... e forse uno di questi casi l'abbiamo anche noi, probabilmente Simonetto Ennio potrebbe essere uno di questi casi, perché il professor Rugge nella sua revisione istologica vede un'epatocarcinoma sicuro e vede anche un cancro, un nido, diciamo, di cellule saccomatose. Il professore Maltoni, che è stato anche recentemente interpellato, ha scritto che lui vede l'angiosarcoma e vede anche l'epatocarcinoma. Ora, voglio dire, questo, diciamo, a me suggerisce che probabilmente in Simonetto Ennio le due patologie coesistono, se così fosse anche Simonetto Ennio rappresenta una prova convincente di quello che dicevo prima; però in letteratura ci sono già dei casi descritti in cui sono coesistenti l'epatocarcinoma e l'angiosarcoma. Anche sotto il punto di vista sperimentale c'è un lavoro di (Font) in cui anche Maltoni, etc. dimostrano che l'esposizione a CVM fa insorgere in questi ratti sia l'epatocarcinoma che l'angiosarcoma..., cioè una serie di lesioni.

DOMANDA - Non volevo mettere insieme cose tra loro diverse.

MARTINES - Sono uguali.

DOMANDA - Volevo chiedere soltanto una precisione su questo, in quanto lei l'ha definita testualmente come la prova più convincente ed è una prova che mi risulta essere discussa all'interno già del vostro collegio di consulenti, differenti impostazioni quanto meno.

MARTINES - Se le piace dire così va bene.

DOMANDA - Un'altra cosa, lei ha affermato che il CVM - lei ma molti altri colleghi naturalmente - non è un induttore enzimatico del citocromo P450.

MARTINES - No.

DOMANDA - Mentre trattando delle concause lei suggerisce che l'alcool invece produce induzione del citocromo P450 e quindi porta a una maggior produzione, una maggior formazione dei metaboliti del CVM e quindi favorente la tossicità del CVM. Ecco, rispetto al tema delle cirrosi, siccome nella sua esposizione vengono ricondotte...

MARTINES - Come?

DOMANDA - Rispetto al tema delle cirrosi che vengono ricondotte, nella sua esposizione, in relazione del CVM, si dovrebbe concludere, leggendo quello che lei espone, che il CVM influenza anche il metabolismo dell'alcool laddove ci sono compresenti questi due fattori di rischio, secondo lei. In che modo?

MARTINES - No, io quello che ho detto è il contrario, che l'alcool influenza il metabolismo del CVM, nel senso che l'alcool rende più, inducendo il sistema microsoniale, induce l'attivazione del CVM e dei sui metaboliti, il cloroetilene e clorocetaldeide, da una parte, d'altra parte l'alcool, producendo la sua acetaldeide depreda la cellula epatica dal glutatione per cui il cloroetilene e la clorocetaldeide non possono andare a trovarsi i loro metaboliti per disintossicarsi, questo non lo dico io, ma lo dice Liber che è la persona al mondo che più di queste cose ha scritto. Quindi non ho detto che il CVM... Per quanto riguarda la cirrosi epatica, esattamente ho detto io, che il CVM è un potente fibrogenetico, tanto è vero che produce fibrosi epatica, fibrosi sottocapsulare che prima abbiamo sentito parlare. Allora, quello che dicevo io e che ho detto io è esattamente questo, cioè, se un paziente ha un un'epatopatia cronica alcolica o da virus e sta a contatto con un potente fibrogenetico, il CVM potrebbe indurre una cirrosi epatica accelerando i processi fibrogenetici, esattamente l'opposto di quello che attualmente i medici vengono a fare per cercare di diminuire l'incidenza di cirrosi epatica, per esempio nell'epatite cronica, attualmente sono in studio dagli epatologi quali sostanze? Le sostanze antifibrogenetiche per cercare di fare in modo che i pazienti che hanno un'epatite cronica alcolica da alcool o da virus, con questi farmaci possono non sviluppare la cirrosi epatica. Questo ho detto. Così sta scritto penso.

DOMANDA - Alcune cose che riguardano delle differenti impostazioni tra lei ed altri consulenti del Pubblico Ministero rispetto ad alcuni casi. Lei ha concluso, ad esempio, per Marin Renzo, Maso Renzo, Mauceri Gaspare, che ci tratterebbe di soggetti che non presentano chiari segni di danno epatico. In un'udienza del 17 novembre altro consulente del Pubblico Ministero ha invece concluso che si tratterebbero di casi di epatopatia cronica correlata al CVM; è un esempio che le sto facendo di questi tre casi.

MARTINES - Sì, poco fa discutevo con l'altro consulente, con il collega Tommasini, io mi sono sentito molto sollevato perché in realtà abbiamo concordato, leggendo le carte, sul circa 90% delle diagnosi. Io credo che se due medici leggono la stessa cosa e sono concordi per il 90% possono essere soddisfatti l'uno dell'altro perché in qualche maniera si è raggiunta una buona concordanza. E credo che sia la stessa cosa tra i consulenti di una parte e dell'altra, cioè, tutti e due abbiamo a disposizione le stesse carte, se concordiamo per l'80%, 85-90% sulle diagnosi, io credo che sia un buon accordo che in qualche maniera si potrebbe anche cercare di formalizzare sotto un punto di vista statistico. Un accordo significativo, cioè, se abbiamo l'accordo sull'80%, 90% delle diagnosi leggendo solo delle carte, io credo che possiamo essere soddisfatti sia gli uni che gli altri. Quindi questo è successo, non è da stupirsi.

DOMANDA - I casi sono diversi nei quali c'è una diversa conclusione.

MARTINES - Appunto, io concludevo per un non danno epatico, il mio collega concludeva per un danno epatico lieve. Le dico, questo qua fa parte normalmente, credo, di una discordanza, io credo che anche voi avvocati quando leggete le carte, tutti e due non date un giudizio uguale, ma se date un giudizio nel 90% uguale in qualche maniera vi sentite abbastanza tranquilli, magari fosse sempre così. Anche leggendo il giornale succede una cosa del genere. Leggendo una notizia io e una notizia lei e siamo d'accordo sul 90% dei casi, credo che sia un buon indice di concordanza.

DOMANDA - Il problema è che ci sono delle affermazioni talvolta abbastanza perentorie, nel senso... a esempio, inserendo alcuni soggetti come Vanin Ottavio, Montesel Giannino, Nalin Sergio, Scarpa Giuseppe, Voltolina Giorgio, in cui dice: "La documentazione non permette di concludere con certezza per la presenza di sicuri segni di danno epatico", mentre alcuni concludevano per epatite cronica da CVM. Lei dice che un quadro di steatosi epatica questa lesione non è quella descritta tra quelle ascrivibili al CVM e abbiamo altri consulenti del Pubblico Ministero che hanno detto esattamente il contrario, l'epatopatia cronica in cui l'esposizione a CVM ha svolto un ruolo causale. Sono tutte da ricondurre a queste differenti interpretazioni che rientrano nel normale margine di un dissenso leggendo le stesse carte?

MARTINES - Io credo che questo dissenso è attorno al 20% di tutte le carte..., qui si dimentica, qua tutti quanti i consulenti abbiamo letto delle carte e il ruolo del medico non è questo, il ruolo del medico è quello di vedere i pazienti, perché a questo punto tutti potremmo fare i medici per telefono.

DOMANDA - Sono molto contento che lei abbia fatto questa affermazione perché i consulenti della Difesa non hanno mai visto nessun paziente, mentre i consulenti del Pubblico Ministero sì.

MARTINES - Quindi io credo che se si ha una buona percentuale di concordanza intorno al 90% possiamo essere tranquilli, io non credo che sia al di là, su 215 pazienti, il 20% di discordanza sono 43 pazienti, non credo che ci sia stata discordanza su 43 pazienti.

DOMANDA - Faremo i conti anche su questo.

 

Presidente: altre domande non ce ne sono da parte di nessuno? Neanche nei confronti del professor Rugge per quanto riguarda gli esami dei... Bene, è stato raggiunto una concordanza superiore all'80%, quasi totalitaria.

 

DOMANDA - Semplicemente rinviate le contestazioni dei consulenti che verranno, tutti lì.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Le discordanze sono chiaramente determinate dal fatto che il Pubblico Ministero ai suoi consulenti non dà direttive, quindi ognuno valuta come ritiene in coscienza di dover valutare. La domanda che riguarda il professor Rugge fa riferimento ad un discorso che è stato fatto l'altra volta, ma che è uscito poi anche questa mattina e in particolare, non mi ricordo quale consulente di Enichem, parlava di ispessimento capsulare come elemento indicativo di eziologia CVM, e traendo le conseguenze, mi pare del dottor Roncalli, diceva: "L'assenza di ispessimento capsulare dimostra l'assenza di danno da CVM". Ora, sui casi specifici che sono stati affrontati la volta scorsa dal professor Rugge, mi pare in particolare il caso Battaggia, ma anche altri, e ne chiedo precisazione, c'erano dei casi di angiosarcoma in cui l’ispessimento capsulare non c'era, comunque non era rilevabile. Vuole affrontare un attimo questo discorso, anche perché mi pare che siano state dette alcune inesattezze da parte del dottor Roncalli.

RUGGE - Sì, volentieri. Modificherei, attenuando quanto detto a proposito di quanto il professor Roncalli ha detto, nel senso che il mio modo di vedere è il seguente: il professor Roncalli ha citato - e credo correttamente per quanto riguarda la letteratura - il fatto che l’ispessimento del domopak periepatico è citato tra gli elementi associati all'assunzione, comunque somministrazione, al venire a contatto con il tossico, questo non può essere in assoluto rifiutato, il problema è attribuire a questo tipo di sintomo un valore oppure un altro. Quello che personalmente penso è che non mi pare opportuno rifiutare l'ipotesi che una fibrosi della capsula epatica possa essere presente in corso di esposizione al tossico, il problema è valutare quale specificità e quale sensibilità abbia questo tipo di sintomo morfologico nell'essere associabile all'esposizione. Se il professor Roncalli voleva affermare, in assenza di questo tipo di reperto, noi non possiamo parlare di, oppure, solo in presenza di questo tipo di reparto noi possiamo affermare questo, io non mi sento di concordare con queste affermazioni, ma non mi pare però che Roncalli abbia detto questo, tanto è vero che ha parlato di ispessimento capsulare anche in situazioni che nulla avevano a che vedere con un'esposizione a tossico. Ma poiché noi non stiamo facendo una disquisizione sui massimi sistemi della epatologia, ma stiamo parlando dei nostri casi, io dirò che nei nostri casi ricordo con certezza il fatto che una capsula sottile per nulla ispessita si associava a casi di angiosarcoma, quelli che nessuno discute essere in qualche modo, anzi, pesantemente relazionati all'esposizione al tossico. D'altra parte non mi sentirei di dare speculare specificità o peculiare sensibilità a questo sintomo uguale ispessimento capsulare, perché se così fosse, poiché l’ispessimento capsulare spesso è presente nella cirrosi noi dovremmo attribuire all'esposizione a tossico molti casi di ispessimento capsulare in cirrosi e mi pare che qui si stia proprio disquisendo se la cirrosi è relazionata o non è relazionata all'esposizione a tossico. Sicché ad evitare questo tipo di diatriba io penso che stia a me soltanto sottolineare come non mi sento di attribuire a questo tipo di reperto morfologico una significativa specificità e sensibilità nell'associazione tossico-lesioni epatiche.

DOMANDA - Per concludere il punto le volevo sottoporre alcuni dei nomi che sono già stati affrontati da lei, in particolare se vuole illustrare, anche sinteticamente, un attimo meglio il caso di Battaggia, nel senso che mi sembra che qui ci sia non un ispessimento capsulare, ma addirittura un assottigliamento. E` un caso di angiosarcoma non contestato.

RUGGE - Io penso che con l'esclusione, cito un po' a memoria, di Fiorin Fiorenzo, i quali frammenti piccoli, francamente non estremamente rappresentativi, non consentono alcun tipo di considerazione, una capsula non ispessita, potrei affermare sottile, ma diciamo una capsula non patologica era presente in Battaggia, una capsula non patologica era presente anche, se non sbaglio, in Simonetto Ennio, ove in alcune zone pure era presente capsula ispessita, ma non nell'area in cui c'era angiosarcoma. Insomma, l’ispessimento capsulare non si vuole negare essere associato ad esposizione al tossico, è un ispessimento incostante, focale, quindi il reperto del quale è fortemente influenzato dall'area in cui il prelievo si opera, per cui il prelievo può essere operato in area in cui la capsula è ispessita o in cui la capsula non è ispessita. Insomma, un sintomo "clinico morfologico" di bassa specificità e bassa sensibilità. Penso che tutti noi concorderemo su questo tipo di obiettività.

DOMANDA - Un paio di domande per il dottor Martines. Una riguarda il riferimento alle basse dosi di CVM; vorrei che precisasse un attimo meglio al Tribunale se la presenza di basse dosi di CVM ritiene che possa avere avuto un ruolo causale o concausale per evitare rischi di fraintendimenti, tra l'altro, visto che il dottor Dragana, nella memoria di questa mattina, ha frainteso completamente il senso delle sue frasi.

MARTINES - Io avevo detto l'altra volta che ho diviso i pazienti in tre terzili di esposizione, e le ho chiamate: alte, medie e basse, non volevo dare a questo alte medie e basse nessun giudizio di lesività, potevo chiamarlo A, B e C, solo dicevo: i pazienti appartenenti al gruppo A erano quelli che, insomma, appartenevano a... epatocarcinoma, mi sembra abbastanza tranquillo che i pazienti appartenenti al gruppo A di quel terzile, che era oltre 1650 PPM, in quel gruppo il CVM ha avuto un suo ruolo, ma nel dire alto, medio e basso non c'era in qualche maniera insito un giudizio di lesività, ma era semplicemente un modo per dividerle queste esposizioni.

DOMANDA - Quindi il rischio sussiste seppure inferiore? La conclusione del suo discorso.

MARTINES - Per quanto riguarda l'epatocarcinoma io ho trovato un rischio solamente in quelli al gruppo elevato, cioè, il rischio, inferiore non lo so, per altre patologie io non posso dirlo.

DOMANDA - Ma il discorso che fa lei, appunto, per chiarire, lei lo esclude o non lo esclude? Avvocato, dopo farà le sue domande quando le vorrà farle, adesso non può intervenire.

MARTINES - Con i dati che ho non lo posso escludere, ma non posso neanche affermarlo, cioè, io non lo posso escludere, ma non posso affermare che ci sia. Se poi ci sono dei dati, altri dati, allora a questo punto magari si vedrà, ma con i dati che ho non posso né escluderlo né affermare che possa esserci.

DOMANDA - Un'altra domanda riguarda l'associazione tra CVM e le varie malattie indicate nella sua relazione. Le volevo chiedere se l'associazione che è stata da lei indicata potrebbe essere dovuta ad un vizio di selezione.

MARTINES - Questa qua è la domanda che io speravo che mi facessero anche gli avvocati della Difesa perché potevo in qualche maniera cercare di mettere ordine un po' alla relazione che avevo fatto. Cioè, in qualche maniera credo che le rimostranze che qualche consulente della Parte Civile ha fatto è che sul mio modello che io ho usato potrebbe essere in qualche maniera viziato da molti (baies). Io credo che l'alcool e i baies, noi clinici siamo abituati a lavorare con i baies, perché è molto facile fare uno studio sperimentale sui ratti in cui tutto misuro prima, tutto controllo prima, avrei potuto fare..., vedere, per esempio, una coorte di pazienti, chi beve e chi non beve, chi ha male di più e chi ha male di meno, ma credo che nessun comitato etico potrebbe dare l'avvallo per questo tipo di studio. Allora noi dobbiamo, in qualche maniera, utilizzare i dati che abbiamo e cercare di misurare i baies e misurando i baies possiamo interpretate il risultato. Allora, la diapositiva che io avevo fatto vedere quell'altra volta, vorrei proiettarla un attimo, posso proiettarla un attimo? Allora, io ho mostrato questo lucido l'altra volta e questo mi pare che sia più esplicativo in cui si fa vedere come i livelli medi di esposizione a PPM siano molto diversi nelle epatopatie croniche che ho considerato come mio controllo rispetto ai pazienti con cirrosi, epatocarcinomi ed angiosarcomi. C'è un graduale incremento, aumento di livelli di esposizione. Allora, tutti mi dicono: "Come fai a considerare dei controlli degli epatopatici cronici?" lo so benissimo, infatti facendo così, utilizzando dei controlli degli epatopatici cronici io già lo so, e l'ho detto, che mi sono, mi metto nelle condizioni di sottovalutare sia il rischio del consumo di alcool, sia il rischio della prevalenza cronica delle infezioni virali e sia il rischio anche dell'esposizione a CVM, perché ho un gruppo di controllo in cui i livelli medi, sia dell'alcool, dell'esposizione, probabilmente sono più elevati rispetto a quelli che io potrei trovare in un... di controllo vera. Benissimo, questo lo so, quindi so che i rischi in questo, così calcolati sono stati da me sottovalutati. Non c'è solamente questo rischio, l'altro rischio quale potrebbe essere? Il problema è... di controlli, per esempio, mi si potrebbe dire: tu hai trovato dei livelli medi di esposizione a CVM molto basse perché per un caso strano non si sono presentati, non c'erano le cartelle di quelli ad alta esposizione, per cui si sono presentati tutti quelli a bassa esposizione. Ci siamo persi per strada le epatopatie croniche ad alte esposizioni, per cui la tua media lì è falsata perché sono venuti tutti quelli a bassa esposizione. Questo mi sembra poco verosimile, voglio dire, perché uno che lavorava nelle calandre, nelle autoclavi era più sensibilizzato a presentarsi rispetto a quello che lavorava in portineria, però ho cercato in qualche maniera di quantificare, cercare di formalizzare questo dato. Allora, sono andato all'Istituto Superiore di Sanità dove in qualche maniera loro hanno la coorte di partenza. Allora, la loro coorte di partenza, da cui poi dopo sono stati estratti questi pazienti, è di 1658 soggetti, 306 autoclavisti, siamo d'accordo che gli autoclavisti siano quelli più alti esposti, su questo mi pare che nessuno possa avere dubbi, poi c'erano gli insaccatori, che gli insaccatori in qualche maniera sono quelli esposti, mediamente esposti, e poi ci sono gli altri lavoratori. Ora, gli altri lavoratori cosa sono? Tutti quelli che non sono né insaccatori né autoclavisti, cioè, probabilmente la maggior parte quelli a basse esposizioni. Allora i baies da dove può venire fuori? Se io per esempio estraggo, nel mio campione mi ritrovo un eccesso di bassi esposti, cioè di alti lavoratori rispetto agli autoclavisti, io ho un baies di selezione, cioè, ho sovrastimato il rischio, se invece io ho fra gli altri lavoratori un difetto, cioè, un deficit di pazienti, una percentuale più bassa di quella aspettata, ho una sottostima del rischio. Bene, nella coorte da noi esaminata, campione cosiddetto di controllo epatopatie croniche, vediamo che l'11% era autoclavista, il 24,5% erano insaccatori, gli altri lavoratori erano 5,5%. Quindi se vogliamo vedere che tipo di baies ho, ho un baies al contrario, cioè, nel senso che ho probabilmente sottostimato il rischio di un fattore uguale a due. Cioè, 5.5, cioè, 11 diviso 5.5 uguale a 2, cioè fino a due, massimo fino a due. Bene, un altro dato, invece che le mansioni lavorative mi sono fatto dare le esposizioni, sempre dall'Istituto Superiore di Sanità, e vedere in base anche all'esposizione, cioè, era un controllo di quello che abbiamo appena visto adesso. Allora, la solita coorte di 1658 soggetti, 226 soggetti erano stati, durante la loro attività lavorativa, esposti a più di 200 PPM, questi sono gli alti esposti; gli altri lavoratori, quelli erano gli altri lavoratori, qua ci sono sia i medi esposti che i bassi esposti. Quindi facciamo lo stesso discorso di prima, vediamo dove sta l'eccesso, o da una parte o dall'altra, se l'eccesso sta a sinistra io ho un baies di sottostima, se sta a destra di sovrastima. Di sottostima, scusi. Vediamo che i lavoratori, gli altri lavoratori erano esattamente la metà, l'8% rispetto al 16%, quindi ho avuto un baies di sottostima, anche qua, guarda caso, il fattore è di circa 2, cioè, ho probabilmente sottostimato il rischio di un fattore fino a 2. Allora, in qualche maniera questo mi tiene un po' tranquillo, cioè, che i dati che ho dato non erano proprio numeri del lotto, ma numeri che in qualche maniera avevano un loro, sì, così, che in qualche maniera erano controllati. Un altro problema che può venire fuori era un'associazione spuria. Per esempio, l'alcool sappiamo che è un fattore di rischio importante per quanto riguarda la cirrosi e l'epatocarcinoma, potrebbe darsi che i pazienti alcolisti all'inizio della loro attività lavorativa venivano messi a lavorare nelle autoclavi, per un caso, e invece quelli non alcolisti venissero messi a lavorare in altre mansioni lavorative a più basse esposizioni. In questa maniera io mi trovavo, avrei trovato un'associazione spuria, cioè, l'effetto non è dovuto quanto al CVM, ma era dovuto all'alcool. Vi faccio vedere, se avete un attimo di tempo, due minuti, altri due lucidi. Quindi, ripeto, cosa ho fatto? Una cosa molto semplice, ho messo in relazione il consumo di alcool con la quantità di esposizione, quindi se trovo una correlazione positiva significa che i pazienti alcolisti venivano messi a lavorare in mansioni lavorative ad alte esposizioni, quindi quello che trovo potrebbe essere dovuto all'alcool o a CVM, se invece dovessi trovare nessuna relazione, non c'è nessuna relazione, siamo tranquilli, dovrei trovare una correlazione diversa, e ho trovato una correlazione diversa. Cioè, c'è una correlazione inversa tra consumo di alcool ed esposizione a CVM, questo mi fa restare tranquillo per quanto riguarda l'altro problema, l'altro baies, che è quel baies che può essere dovuto all'associazione spuria; sicuramente i dati che vi ho presentato, a me sembra che non sono dovuti a un'associazione spuria tra alcool ed esposizione a CVM. Quella di prima riguardava tutti i pazienti, questa correlazione inversa che è ancora più evidente riguarda pazienti che ha classificato come cirrosi, epatocarcinoma ed angiosarcoma. Dove c'è una correlazione assolutamente inversa, si vede molto bene.

DOMANDA - Quindi, in conclusione, il significato di queste due valutazioni che lei ha espresso in relazione alla sottostima?

MARTINES - Sicuramente questo è uno studio che dal punto di vista cosiddetto epidemiologico, sicuramente tutti i vari professionisti dell'epidemiologia saranno un po' scettici su questo tipo di studio, però dopo avere controllato i baies che ci sono, aver controllato che non ci sono errori di selezione, nel senso che non ci sono errori a favore, nel senso che io sovrastimi, ho controllato che non ci siano associazione spurie, io credo di essere abbastanza tranquillo che quello che ho affermato, cioè che nell'epatocarcinoma e nella cirrosi epatica e nell'angiosarcoma ci fosse una responsabilità almeno concausale del CVM, io sono abbastanza tranquillo, ecco, per angiosarcoma non ci sono dubbi, ma per quanto riguarda l'epatocarcinoma o la cirrosi non credo di avere alcun dubbio, cioè, ho controllato abbastanza per poterne essere almeno, io penso che sia più probabile che no, più probabile sì che no.

DOMANDA - Comunque verrà depositata la relazione, quindi...

 

Presidente: va bene, ci sono chiarimenti?

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Solo uno. Dottor Martines, io non ho ben compreso fino in fondo le tabelle che ha mostrato oggi, cercherò di capirle quando lei le mostrerà. Quello che volevo chiedere io era questo, queste tabelle confermano, se non sbaglio, le conclusioni che lei aveva tratto l'altra volta, dal suo studio. Siccome lei un attimo fa ha parlato di associazione fra angiosarcoma, epatocarcinoma, cirrosi epatiche e CVM, io le chiedo: l'altra volta era stato più chiaro, angiosarcoma, cirrosi epatica, epatocarcinoma ed alte esposizioni a CVM.

MARTINES - Ed alte, sì.

DOMANDA - Era solo questo.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Ma no, io dovrei richiedere ancora tutta la relazione che verrà depositata, non è così, sta facendo un po' di confusione sull'onda dell'emozione dell'audizione. Allora, comunque la relazione, l'esposizione l'ha già fatta e quelle sono le indicazioni.

 

Presidente: comunque, tornare su questo argomento e magari, non lo so, vedere di arrivare a una sua conclusione, io vedo che lei tutto sommato arriva sempre non sulla base, cioè, alle sue conclusioni non sulla base di, diciamo, teorie, ma piuttosto invece sulla base di constatazioni empiriche, mi pare che questo sia il suo..., tenuto conto del tenore delle risposte che ha dato sinora, allora io gli voglio chiedere: ma lei ritiene, sulla base proprio di queste sue constatazioni empiriche, che si possa parlare di una dose di non effetto o di una dose soglia per quanto riguarda... Sui casi che lei ha considerato, non quindi sulla base di quella che è la letteratura in argomento etc., ma sulla base proprio dei casi che lei ha considerato.

MARTINES - L'ho già detto prima, io non riesco a vedere con questo tipo di modello l'effetto alle basse dosi perché dovrei avere una... di controllo non esposto, questo è il problema, non non esposta, non con danno epatico, perché io..

 

Presidente: questo vorrei che lei me lo chiarisse.

MARTINES - Se vi ricordate, l'alcool sembrava, io l'ho detto inizialmente, con il tipo di modello che ho, tenendo come controlli le epatopatie croniche... dell'alcool e il virus ed anche il CVM danno un danno epatico, avendo come controllo questo gruppo, i rischi delle altre patologie sono sottostimati, ma sottostimo anche, io non riesco a quantificare il rischio per le epatopatie croniche quanto è, perché dovrei avere un gruppo di controllo esposto senza epatopatie croniche. Questo è il problema, quindi io non riesco sulle basse soglie, mi dispiace, il Pubblico Ministero mi chiede: sulle basse soglie in questo tipo di... non posso dire assolutamente nulla, cioè, posso dire può darsi, ma avrei bisogno di altri modelli. Probabilmente queste risposte le potrà dare lo studio di Simionato ed altri in Europa in cui hanno studiato prospettivamente questi pazienti e hanno fatto un primo report e credo che già abbiano fatto un secondo report fermandosi al '95. Quel tipo di studio mi potrà dare la risposta se anche le basse dosi possono avere delle capacità lesive sia a livello epatico o a livello di altri organi. Cioè, non si può chiedere di più di quello che...

 

Avvocato Santamaria: però è un dato di fatto che tutti i casi di angiosarcoma che lei ha studiato sono tutti ad alte esposizioni.

MARTINES - Sì.

 

Avvocato Santamaria: quindi questo è dato concreto, oggettivo che lei ha portato...

MARTINES - Però ho trovato degli epatocarcinomi in cui erano, questa risposta, a basse dosi.

 

Avvocato Santamaria: mi faccia qualche caso, cioè, sono tutti casi esposti comunque anche ad alte dosi, tutti i casi anche di epatocarcinoma.

MARTINES - L'80%.

 

Avvocato Santamaria: Mi dica quali sono i casi di epatocarcinoma..., va beh, per lei le basse dosi finiscono a 300 PPM di esposizione. Quindi per gli angiosarcomi siamo certi?

MARTINES - Tutti gli angiosarcomi appartenevano, erano stati esposti a un'esposizione superiore a 1650.

 

DOMANDA - 1650 PPM annui?

MARTINES - Sì.

 

Presidente: altre domande? Saremmo interessati, se lei è a conoscenza, di ripercorrere un attimo questi ultimi risultati di Simionato...

MARTINES - No, io non li conosco, so semplicemente che...

 

Presidente: siccome lei mi diceva che sono del '95.

MARTINES - Ci sono, so che li stanno facendo.

 

DOMANDA - Se vuole ho indicazioni di carattere generale, come per altro sa sicuramente anche la controparte, c'è stata una riunione a Stoccolma in dicembre e i risultati sono praticamente pronti, penso che verranno pubblicati nel giro di 1 o 2 mesi, perché ha chiesto l'industria di avere un termine per verificare, è stato chiesto un approfondimento su una parte dell'accertamento e quindi nel giro di 1 o 2 mesi questi dati aggiornati al '95 della coorte europea credo che saranno disponibili.

MARTINES - Purtroppo perché c'è questo..

 

Presidente: li conosceremo allora, va bene. Ci sono altre domande? Cosa facciamo, finiamo qui oggi?

 

Pubblico Ministero: no, il programma era i consulenti Montedison.

 

Avvocato Alessandri: sì, signor Presidente, noi francamente pensavamo di cominciare domani mattina, se però dobbiamo..., questo era il programma. Se lei crede, se ci dà una mezz'ora di tempo per preparare proiettore, diapositive etc....

 

Presidente: mezz'ora di tempo? Facciamo così, per oggi possiamo anche chiuderla qui visto che il programma era questo, però domani deve essere un po' più serrata anche, secondo me, la presentazione, cioè, bisognerebbe non più ripercorrere, diciamo, l'anamnesi lavorativa quando oramai non ci sono discordanze. Ecco, se ci sono delle precisazioni da fare perché vi sono delle divergenze, allora sì, però io direi che sull'anamnesi lavorativa, semmai si debbono sottolineare le discordanze ed anche per quanto riguarda i casi che sono stati revisionati io direi proprio di limitarci un po' alle revisioni, semmai collegando quelli che sono gli accertamenti ultimi a quelle che erano le conclusioni precedenti, ma non ripercorrendo anche le precedenti..., anche perché le abbiamo già tutte scritte, altrimenti davvero si allunga molto il discorso. Dobbiamo cercare anche di contenere i tempi sinceramente. Poi dopo tanto, siccome depositerete le vostre relazioni, tutto ciò che non è stato detto lo troviamo scritto, però nel dirlo io direi proprio di arrivare ad una sintesi il più possibile stringente insomma.

 

Avvocato Alessandri: capisco che lei si rivolga a me perché sa che...

 

Presidente: mi rivolgo a lei ed ai suoi consulenti che in parte sono presenti anche questa sera.

 

Avvocato Alessandri: io le posso anticipare che se da un lato i casi che noi dovremmo trattare sono necessariamente molto superiori a quelli che sono stati trattati da Enichem per le ragioni evidenti. Noi abbiamo espunto completamente dall'esposizione dei casi - mi perdoni il bisticcio di parole - tutta la parte che riguarda la storia lavorativa dandola per scontata, quindi non ci saranno le schede sulla storia lavorativa, sulle esposizioni etc. salvo i casi in cui ci siano delle emergenze nuove. E neanche l'anamnesi patologica la ripercorriamo dall'inizio perché non avrebbe senso. Riprenderemo soltanto quei punti, proiettandoli molto rapidamente, che sono significativi per collegarsi con i nuovi accertamenti che o sono stati acquisiti o sono stati disposti. Ci sarà la parte invece dell'istologia che è totalmente nuova e quella dovrà essere affrontata con una brevissima premessa e poi nei casi ai quali si riferisce che sono 44-45 circa. Questo è il programma, di estrema sintesi, i primi saranno presumibilmente un po' più lunghi degli altri perché c'è anche la parte istologica.

 

Presidente: ho capito che questo è il programma, però, per carità, la mia preoccupazione è che i casi, tutti i casi che dovete affrontare ci portino via molte molte udienze, al di là di quelle che un po'..., cioè, voi avete fatto un calcolo approssimativo, adesso io non è che voglia qui affrontare la tempistica del processo, perché questo è un processo che oramai..., ma avete fatto un calcolo comunque di quello che è il tempo per ciascuna delle posizioni?

 

Avvocato Alessandri: lei sa quanto è difficile fare calcoli...

 

Presidente: va bene, d'accordo...

 

Avvocato Alessandri: per carità, lo so benissimo..

 

Presidente: medio.

 

Avvocato Alessandri: io credo che un caso per l'altro possa essere intorno ai 10 minuti, non è che si possa fare di meno.

 

Presidente: comunque domani vediamo. Anche oggi io non sono intervenuto, ma avrei voluto intervenire in alcuni casi, perché sinceramente, alcune cose si potevano mettere anche in..., erano già state dette, erano già state scritte, ci sono state delle ripetizioni che potevano essere evitate. Quindi tutto ciò che è ripetitivo va evitato, tutto questo che abbiamo già acquisito va evitato, a quello si fa riferimento. Io capisco che ognuno ha un suo metodo, però, insomma, taluni, talvolta sono anche eccessivamente rapidi e sintetici ed altri..., però nel volere essere completi ripercorrono, diciamo così, le strade già un po' battute. Domani mi regolerò un attimo, sentirò un po' i casi e vedremo se sarà possibile, semmai, accorciare i tempi attraverso una diversa illustrazione dei casi, insomma. Va bene, comunque domani mattina cominciamo...

 

Pubblico Ministero: chiedo scusa, in relazione all'ultima parte del verbale dell'udienza del 15 dicembre volevo dire due cose. Una che come risulta dal verbale stenotipico a pagina 45 l'audizione dei consulenti Montedison doveva cominciare nel pomeriggio, questo è chiaro nel verbale stenotipico, nel pomeriggio di oggi e non domani. La seconda cosa erano le riserve che erano state formulate in relazione al deposito delle relazioni degli ingegneri di Montedison e Enichem. L'avvocato Stella ci ha depositato alcune relazioni questa mattina, il professor Foraboschi ha indicato quali saranno i prossimi termini, nel giro di 10-15 giorni. Volevo chiedere ancora una volta se per il professor Pasquon e Pozzoli possiamo avere una risposta su queste relazioni al fine ovviamente di potere continuare l'esame di quella parte.

 

Avvocato Alessandri: la relazione è in viaggio da Milano a Venezia in questo momento.

 

Pubblico Ministero: di tutti e due, Pasquon e Pozzoli?

 

Avvocato Alessandri: che io sappia sì.

 

Avvocato Scatturin: Medicina Democratica, nella memoria tecnica sugli impianti depositata il 9 di novembre scorso, ci sono degli errori di battitura che io ho corretto con un paio di cartelle che io deposito e che vanno allegate alla memoria.

 

Presidente: va bene. D'accordo, le acquisiamo. A domani mattina, grazie, buonasera.

 

 

RINVIO AL 12 GENNAIO 2000

 

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