UDIENZA DEL 12 MAGGIO 2000

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Manduzio Giudice a latere

Dr. Liguori Giudice a latere

 

PROC.  A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

Presidente: procede all’appello.

 

Pubblico Ministero: per quanto riguarda il programma dei testimoni di oggi, l’ultimo di quelli del Pubblico Ministero del pomeriggio, il dottor Corsi, che viene da Firenze, aveva dei problemi di mezzi e ha chiesto di venire di pomeriggio, per questa mattina ci dovrebbe essere Bertocco Liliana come parente di Bertocco Emilio, poi il maresciallo Porcu e poi rivedendo le posizioni dei vari testimoni, un sindacalista... non sono riuscito a trovarlo, allora tra quelli che erano inseriti nelle liste io avevo fatto venire per questa mattina Filippini Bruno. Poi per quanto riguarda il discorso complessivo dei testimoni ritengo di poterlo fare all’esito delle audizioni dei testi del Pubblico Ministero, dei testi citati per oggi, quindi potremmo cominciare con Bertocco Liliana.

 

Avvocato Baccaredda: solo per rilevare che Filippini Bruno, noi non abbiamo nessuna obiezione che venga sentito dal Pubblico Ministero, solo che non sapevamo che doveva essere sentito.

 

Pubblico Ministero: per carità..

 

Presidente: su quelle circostanze?

 

Pubblico Ministero: Filippini Bruno, sindacalista RSU, ha lavorato all’interno del Petrolchimico fino al 1979, quindi sul CV22/23, intanto su quella parte là, su quel periodo degli anni ‘70, era stato inserito in lista ed ovviamente nella revisione delle liste per poter dire al Tribunale alla fine di questa giornata, almeno per dare l’idea indicativa di quelle che sono le intenzioni del Pubblico Ministero per quanto riguarda i suoi testi, aveva bisogno di sentire un sindacalista su alcune circostanze, un sindacalista non mi è stato possibile trovare perché è stato trasferito a livello centrale, quindi l’attenzione si è indirizzata verso Filippini Bruno, era nella lista, è vero che non era nelle indicazioni delle 30, 40 persone indicate per volta era stato inserito, ma ormai siamo arrivati veramente agli sgoccioli delle audizioni..

 

Presidente: erano tra quelli residuali?

 

Avvocato Baccaredda: se ci possiamo riservare caso mai il controesame..

 

Presidente: va bene, d’accordo, senz’altro.

 

DEPOSIZIONE DELLA TESTE - BERTOCCO LILIANA -

 

LA TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, Pubblico Ministero.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Lei è parente di Bertocco Emilio?

RISPOSTA - Sì, sono la figlia.

DOMANDA - Le domande specifiche sul punto le verranno rivolte dal difensore di parte civile.

 

AVVOCATO GARBIN

 

DOMANDA - Lei è la figlia del signor Bertocco Emilio?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei ricorda dove lavorava suo padre?

RISPOSTA - Alla Montedison.

DOMANDA - Le ha mai parlato, è a conoscenza dove e in quali reparti lavorava?

RISPOSTA - I primi anni so che era al... aspetti che mi sfugge, alla Salvacee e poi verso il 1961 al parco serbatoi SG11, lo ricordo perché mio padre mi diceva SG11, poi non so se fosse rapportato ad un altro tipo di reparto, cioè forse lo stesso che si parla adesso del parco serbatoi.

DOMANDA - E successivamente dove ha lavorato?

RISPOSTA - L’ultimo anno è stato passato... perché praticamente faceva sempre parte della stessa zona, al magazzino, questo però si parla proprio nell’ultimo anno prima poi di uscire definitivamente dall’azienda.

DOMANDA - Lei ricorda fino a che anno ha lavorato in azienda?

RISPOSTA - Dovrebbe essere attorno all’81.

DOMANDA - Le parlava mai dell’ambiente di lavoro suo padre?

RISPOSTA - Non ne parlava, qualche sporadica volta, ma proprio niente di particolare, riteneva... meno si sapeva meglio era, diceva, non lo so perché.

DOMANDA - Ha mai portato a casa gli indumenti di lavoro suo padre?

RISPOSTA - In 30 anni di lavoro non ha mai portato a casa neanche un calzino.

DOMANDA - Il motivo lei lo conosce?

RISPOSTA - Diceva che erano talmente inzuppati di agenti chimici che li lasciava in una lavanderia a Marghera.

DOMANDA - Lei sa se suo padre era preoccupato per le condizioni di lavoro o comunque temeva per la sua salute?

RISPOSTA - Probabilmente in cuor suo sì, me ne sono resa conto poco prima che mancasse.

DOMANDA - Ricorda esattamente, o per quello che ricorda lei, se beveva e fumava in particolare?

RISPOSTA - A fumare non fumava, beveva normalmente un bicchiere o due a pasto, come qualsiasi persona preferisce il vino all’acqua.

DOMANDA - La malattia di suo padre quanto durò?

RISPOSTA - 6 mesi.

 

Presidente: di quale malattia si trattava?

 

DOMANDA - Era un carcinoma al polmone. Eventualmente se può confermare la circostanza la signora Bertocco?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E` deceduto quando suo padre?

RISPOSTA - Il 25/11/1997.

 

Presidente: ci sono domande? Va bene, grazie signora, può andare.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - PORCU LEOPOLDO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, Pubblico Ministero.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - IL maresciallo Porcu tra l’altro dovrebbe essere stato già sentito ed aveva già preparato quelle schede societarie, che sono già state acquisite, e le schede anche personali, dovrà peraltro, anticipo, tornare per la parte ambientale, perché ovviamente alcune questioni che riguardano la parte ambientale verranno trattate successivamente. In questo momento le volevo chiedere alcune cose specifiche relativamente alla parte che in questo momento ci riguarda, cioè il discorso della lavorazione del CVM e del PVC, e in particolare un tema, che è venuto fuori anche nelle ultime udienze con una certa frequenza, ed è quello che concerne l’uso della nicrosina o del Bus 80. Io volevo chiedere a questo proposito sull’uso di queste sostanze che accertamenti ha effettuato, in quale maniera e quale ne è stato l’esito?

RISPOSTA - Allora, per quanto riguarda questi due additivi, che venivano usati nella produzione del PVC, è stato richiesto sia a Enichem che a EVC di fornire i dati relativi all’uso di queste sostanze, per quanto riguarda la nicrosina Enichem ha risposto che è stato usato come prova in due campagne diverse effettuate nel reparto CV6 negli anni dall’84 fino all’89, con continuità è stato usato solo negli anni 1985 e 1989, in seguito è stato usato in maniera continuativa nel reparto CV24 e nell’85 ci sono dei documenti, che poi forniamo, posso fornire adesso signor Presidente?

 

Presidente: sì.

 

RISPOSTA - Risulta che sono state fatte delle prove con questo antisporcante, lo chiamano, nicrosina, nelle autoclavi del reparto CV24; in seguito è risultato che né nell’86, né nell’87, sia stato utilizzato, mentre nell’88 sono state effettuate delle prove. Per quanto riguarda l’anno ‘89 si ha un consumo di nicrosina pari a 181 chili, quindi nell’89 risulta che viene usato in maniera continuativa.

DOMANDA - Mi scusi un attimo, vorrei che fosse più dettagliato punto per punto, ricomincio con il discorso del reparto CV6, l’additivo nicrosina quando è stato utilizzato, in quali anni e per quale motivo?

RISPOSTA - Per la prima volta è stato utilizzato nell’84, è stato sperimentato in due o tre campagne, fino all’89, che è l’anno di fermata definitiva, da quanto riferito, dell’impianto CV6.

DOMANDA - Quindi solo in campagne sperimentali, diciamo?

RISPOSTA - Sì, difatti noi abbiamo acquisite anche le fatture presso la Basf di Cesano Maderno, che forniva appunto questo additivo, e dalle fatture risulta che non erano stati forniti grossi quantitativi.

DOMANDA - Per quanto riguarda invece la nicrosina nel reparto CV24?

RISPOSTA - Per quanto riguarda il CV24 invece risulta che sono state effettuate delle prove anche al CV24 per quanto riguarda l’anno ‘85 e in seguito nell’89, però è stato usato solo su 10 delle 12 autoclavi.

DOMANDA - Da che cosa risultano questi dati?

RISPOSTA - Da documenti forniti da informazioni fornite da Enichem.

DOMANDA - Vuole precisare che documenti sono?

RISPOSTA - Una lettera... un attimo che cerco, è la nota 106 del 1996, del 14/11/1996.

DOMANDA - Per l’anno 1985 cosa risulta?

RISPOSTA - Per l’anno ‘85 risulta che hanno allegato dei documenti della Montedipe Spa, è stato redatto questo documento nel 1986 nel quale viene precisato che in 10 delle 12 autoclavi del reparto CV24 avevano utilizzato appunto questo additivo. C’è una frase che avevo messo anche in relazione, che è indicata in questa lettera, che dice: "Continuano con esito soddisfacente le prove di antisporcamento con nicrosina".

DOMANDA - Poi per l’anno 1986?

RISPOSTA - Non è stato fornito nessun consuntivo e nemmeno per l’anno 1987, quindi non è risultato che abbiano utilizzato questo additivo.

DOMANDA - Nel 1987 non risulta il consuntivo in relazione a che cosa in particolare?

RISPOSTA - All’utilizzo della nicrosina.

DOMANDA - Sì, ma quali documenti, a consumi ed anche di materie?

RISPOSTA - Sì, consumi di materie... un attimo, perché abbiamo fatto appunto un consuntivo dei consumi e per l’anno ‘87 e ‘88 non risulta che sia stato utilizzato.

DOMANDA - Per l’86 e l’87?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Per l’86 e l’87 non è stato utilizzato, non risulta dai materiali consumati. Per quanto riguarda l’anno 1988 cosa risulta?

RISPOSTA - In un consuntivo fornito da Enichem Anic è riportato che stanno completando i lavori per il trattamento delle autoclavi con questo antisporcante e sono in corso delle prove con quantità minori. Anche in questo consuntivo non appare tra le materie prime e ausiliarie impiegate per la produzione di PVC.

DOMANDA - Quindi neanche nell’88 c’è il discorso nicrosina?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Poi 1989?

RISPOSTA - Il consuntivo redatto da Enichem Anic nel dicembre ‘89 per il reparto CV24 hanno riportato che era stato attivato un trattamento con antisporcante su 10 delle 12 autoclavi, nel consuntivo risulta un consumo fra le materie prime pari a 181 chili di nicrosina.

DOMANDA - Nel 1989?

RISPOSTA - E’ iniziato il trattamento con antisporcante, ma il periodo non ci risulta preciso.

DOMANDA - Avete trovato anche delle fatture a questo proposito?

RISPOSTA - Sì, le abbiamo acquisite presso la Basf di Cesano Maderno.

DOMANDA - In relazione a queste forniture di nicrosina per l’89?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Mentre per gli anni precedenti non risultava questa documentazione?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ed anche questa documentazione viene consegnata dal maresciallo. Per quanto riguarda il discorso relativo ancora al Bus 80?

RISPOSTA - Ho trovato un’analoga richiesta anche alla EVC. L’EVC non si capisce, dispone per l’anno 1986, parla anche lei di nicrosina, ha fornito anche altri documenti, tra l’altro una commessa, la numero 70/11 la quale inizia nell’86 e termina nell’89, ed anche la commessa 71/09, che dice che, fatto questo studio, aperta questa commessa per adottare la tecnologia cosiddetta a ciclo chiuso per poter permettere di autopulirsi alle autoclavi.

DOMANDA - Quindi con questa commessa siamo a che epoca?

RISPOSTA - L’86 inizia e va a finire fino all’89.

DOMANDA - Questa commessa numero 71/09 di quando è?

RISPOSTA - Questa è dell’88, viene autorizzata nell’88.

DOMANDA - Quando?

RISPOSTA - Il periodo non ce lo abbiamo preciso.

DOMANDA - Era la fine del 1988?

RISPOSTA - Per quanto ci risulta sì.

DOMANDA - E quindi in questo momento cosa veniva utilizzato?

RISPOSTA - Veniva utilizzata la nicrosina.

DOMANDA - La nicrosina ancora?

RISPOSTA - L’investimento si conclude nel ‘91 per quanto riguarda le commesse, anzi, la commessa tecnicamente è chiusa nel maggio ‘92, però nel ‘90 al termine dei lavori di investimento della commessa 70/11 invece di utilizzare la nicrosina viene scelto, come previsto nel progetto originale, hanno scritto, viene deciso di utilizzare il Bus 80.

DOMANDA - E quindi in relazione a questi usi di sostanze antisporcanti la sintesi delle attività, che avete fatto utilizzando questa documentazione di provenienza aziendale e l’esame anche delle fatture di acquisto, qual è la sintesi?

RISPOSTA - La sintesi è che dall’89 viene utilizzato con continuità.

DOMANDA - Che cosa?

RISPOSTA - La nicrosina fino all’89, dall’89 in poi, dal ‘90 anzi, viene utilizzato il Bus 80.

DOMANDA - Dai consuntivi forniti per l’anno 1990 da EVC cosa risulta?

RISPOSTA - Un attimo perché non ce l’ho allegato qui. Si riferisce al grafico?

DOMANDA - No, mi riferisco alla parte finale e alla conclusione dei vostri accertamenti, in relazione al periodo e alle attività ed ai due tipi di antisporcanti, nicrosina e Bus 80. Tra i documenti verificati dalle fatturazioni, dai dati che avete visto, volevo chiedere se veniva utilizzato in maniera continuativa l’antisporcante e quale e per quali reparti?

RISPOSTA - Appunto, nel CV24 che è l’unico reparto che attualmente produce PVC, dal 1990 tra i consuntivi di EVC come materia prima appare il Bus 80 per quantitativi considerevoli in quanto ci ha fornito anche dei tabulati EVC.

DOMANDA - Quindi è possibile dire che il Bus 80 è stato utilizzato come antisporcante nel corso del 1990 in maniera continuativa e regolare per la prima volta?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - In precedenza cosa veniva utilizzato?

RISPOSTA - Nell’89 la nicrosina... in maniera continuativa, in precedenza per effettuare delle prove.

DOMANDA - Dai consuntivi che sono stati forniti per quanto riguarda queste produzioni che cosa risulta? C’è anche un grafico allegato?

RISPOSTA - In base alle fatture che ci sono state fornite abbiamo accertato che c’è stata una fornitura di 100 chilogrammi nel gennaio ‘87, una fornitura di 100 chilogrammi nel gennaio ‘88, mentre nell’89 quando veniva utilizzata in maniera continuativa c’è una fornitura nel mese di marzo di circa 500 chili, questo per quanto riguarda la nicrosina, per quanto riguarda il Bus 80 non abbiamo fatto il grafico.

DOMANDA - La documentazione che vi è stata fornita e che avete poi approfondito riguarda soltanto il reparto CV6 e CV24?

RISPOSTA - Sì, per gli altri reparti non è stato utilizzato.

DOMANDA - Voi l’avete chiesto per tutti i reparti?

RISPOSTA - Sì, la richiesta era generica, abbiamo chiesto in che reparti e in che modo veniva utilizzato, ci è stato fornito solo per quanto riguarda il CV6 e il CV24.

DOMANDA - L’ultima domanda per quanto riguarda il CV6, vi risulta l’utilizzo del Bus 80?

RISPOSTA - Non se ne parla.

DOMANDA - Quindi solo il discorso della nicrosina?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Un’altra questione le volevo chiedere, e per semplicità non le chiederò di leggere i numeri, anche perché sono dati di origine aziendale e comunque sono note alle parti, volevo chiedere di riferire al Tribunale quali erano i livelli occupazionali dal ‘70 in poi per quanto riguarda i reparti CV, e verranno forniti i grafici che sono per altro noti a tutti quanti.

RISPOSTA - Per quanto riguarda la richiesta sui livelli occupazionale dei reparti CVM e PVC fatta a Enichem, parte dal ‘70 e arriva fino all’87, per quanto riguarda la parte Montedison diciamo, in seguito hanno fornito un altro grafico sul quale si parla della società Enichem Base e Enichem Anic, e in seguito di Enichem.

DOMANDA - I dati sono stati forniti da Enichem?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Allora non le chiedo tutti i numeri, le chiedo soltanto di indicare dal 1970, a livello occupazionale..

RISPOSTA - Come totale di operai impiegati abbiamo 575 persone.

DOMANDA - Il massimo di operai impiegati a che anno arriva?

RISPOSTA - Nel 1974 con 759 e man mano si va giù fino all’87: 408, poi c’è un problema per quanto riguarda l’87 e l’89 perché vengono inclusi anche il reparto BC1 e il P2A4 e infine l’organico al 31/07/1993 è di 160 persone.

DOMANDA - Un altro discorso le volevo fare relativamente all’impianto pilota..

RISPOSTA - Anche per l’impianto pilota è stato richiesto..

DOMANDA - Di fornire i dati relativi all’occupazione nell’impianto pilota nelle varie denominazioni che ha subìto nel tempo a partire dal 1970, e quindi per dare un’idea di quante persone c’erano occupate le volevo chiedere quante persone erano occupate nel 1970.

RISPOSTA - C’è da fare una precisazione, i dati forniti comprendono, siccome non era possibile... hanno incluso anche il personale impiegato nei laboratori di ricerca, diciamo di reparto.

DOMANDA - Come risulta dal grafico?

RISPOSTA - Sì. Allora nel ‘70 erano 93 persone.

DOMANDA - Poi, all’86?

RISPOSTA - All’86, che è l’ultimo dato che forniscono, arriviamo a 74.

DOMANDA - Sono sempre dati forniti da Enichem?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Anche di questi tabulati chiedo che venga disposta l’acquisizione. Un’altra cosa per quanto riguarda i livelli produttivi dei vari reparti, se avete effettuato l’accertamento, chi vi ha fornito i dati e per quali reparti?

RISPOSTA - Anche per i livelli produttivi abbiamo chiesto di fornire i dati relativi ai reparti CV6, CV14/16, CV11, BC1, CV22/24, dal 1980 in poi.

DOMANDA - Quindi sono dei numeri, per carità, credo non sia necessario vengano letti anche perché direbbero poco, ma comunque chiedo che vengano acquisiti, se necessario eventualmente poi possono essere letti. Alcune altre questioni rapide volevo chiedere, relativamente al discorso relativo ai registri di controllo delle fughe, voi avete effettuato delle richieste o degli accertamenti per verificare se c’erano questi registri di controllo delle fughe?

RISPOSTA - Sì, li abbiamo richiesti direttamente a EVC, la quale ci ha risposto, in base a dichiarazioni rese a Sit, cioè come registro fuga e registro allarmi prima del ‘90 non hanno trovato traccia, hanno eseguito delle ricerche e non sono stati trovati; in particolare l’allora direttore ha riferito che il signor Rossetti ha istituito nel ‘90 questo registro, ci siamo fatti una copia, non era obbligatorio ma è stato sostituito così per avere in mano dei consuntivi degli allarmi e delle fughe, per quanto riguarda gli altri precedenti hanno detto che risultavano dai tabulati del gascromatografo.

DOMANDA - Comunque dei registri specifici non erano mai stati istituiti e quindi non c’erano?

RISPOSTA - No, non c’erano.

DOMANDA - Un’altra cosa relativa alle visite periodiche che venivano effettuate sui dipendenti che trattavano CVM e PVC, da quanto è emerso durante questo dibattimento il dottor Giudice diceva che la documentazione anche per il periodo successivo all’86 fino al ‘91 era rimasta in azienda, il dottor Cancanelli attuale medico anche di questi reparti dice che la documentazione era in possesso del dottor Giudice, io volevo semplicemente chiederle se voi avete chiesto questa documentazione anche per il periodo ‘86-‘91 e l’esito di questa vostra ricerca.

RISPOSTA - Allora, diciamo che presso l’infermeria sono state fatte due perquisizioni, in vari punti ed anche negli archivi separati dall’infermeria... erano usciti fuori questi documenti fino all’85, dell’86 e del ‘91 non sono mai stati trovati, abbiamo chiesto al dottor Cancanelli il quale ha dichiarato che ha effettuato lui stesso delle ricerche presso i propri archivi, ma non è riuscito a reperirli.

DOMANDA - Un’ultima questione le volevo chiedere, voi avete effettuato anche un accertamento relativo ad una serie di azioni violente o attentati posti in essere all’epoca del terrorismo a Porto Marghera nel periodo fine anni ‘70 e inizio anni ‘80?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Volevo chiedere presso chi avete effettuato questa ricerca e in sintesi quale era l’esito e chiedo l’acquisizione di questa documentazione, per altro già nota alle parti processuali.

RISPOSTA - Abbiamo effettuato gli accertamenti presso la Digos della Questura di Venezia, diciamo che abbiamo steso un riassunto dei vari fatti criminosi che sono stati posti in essere, se vuole glieli elenco.

DOMANDA - Basta che mi dica il primo attentato, azione violenta..

RISPOSTA - Il primo risale al 29 marzo ‘79, che è un attentato dinamitardo all’ingegner Cecchi Giorgio.

DOMANDA - Il secondo?

RISPOSTA - Nel novembre ‘79 all’ingegner Sauro Gaiba che era il capo gruppo dei reparti CV all’epoca.

DOMANDA - Poi continua con altri episodi del 1980 in cui sono inclusi ovviamente anche episodi che riguardano l’ingegner Tagliercio e l’ingegner Gori, chiedo che venga acquisita questa documentazione per completezza. Non ho, per il momento, altre domande.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Lei ha trattato tre argomenti, uno è la questione relativa agli antisporcanti, uno relativo ai livelli occupazionali e questa terza questione relativa agli attentati. Per quanto riguarda gli antisporcanti, lei ha detto: "L’additivo della nicrosina è stato utilizzato presso il reparto CV6".

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei sa spiegare meglio, sa dire al Tribunale in che modo e per quali apparecchiature veniva usato al reparto CV6 l’additivo nicrosina?

RISPOSTA - So che veniva usato nelle autoclavi appunto per evitare che..

DOMANDA - Chi le ha detto queste cose? Cioè secondo lei al CV6 si usava la nicrosina per la pulizia interna delle autoclavi, nel periodo dall’85 in poi, ha detto questo lei?

RISPOSTA - No, un attimo, allora per quanto riguarda, a parte che non sono ingegnere, io lo dico perché ci ha fornito i dati anche EVC, nei documenti di EVC si parla di adozione di tecnologia a ciclo chiuso. Ora, riferire su come veniva usato non lo so.

DOMANDA - Perché l’additivo nicrosina veniva utilizzato soltanto per alcuni condensatori al reparto CV6 e non per la pulizia interna delle autoclavi, questo è emerso già da alcune deposizioni. Comunque lei non sa rispondere a questa domanda.

RISPOSTA - Esatto.

DOMANDA - Poi lei ha fatto riferimento prima a... ricevute da Enichem per l’anno ‘89?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei ha detto: "Attivato il trattamento con antisporcante su 10 delle 12 autoclavi" e ha fatto riferimento ad una quantità, 181 chilogrammi.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Con questa quantità lei intende dire, cioè lei ha desunto che 181 chilogrammi fosse la quantità di antisporcante utilizzato nel 1989?

RISPOSTA - No, io intendo che appare nel consuntivo fra le materie prime utilizzate.

DOMANDA - Quindi lei ha saputo forse che la nicrosina è soltanto un additivo dell’antisporcante, che l’antisporcante è una soluzione e che la nicrosina è presente soltanto all’1% e che quindi 181 chilogrammi equivalgono a circa 17.000 chilogrammi di antisporcante utilizzati nel 1989?

RISPOSTA - Non le so rispondere a questo.

DOMANDA - Poi invece debbo dire che forse sarà il caso di migliorare gli accertamenti da parte nostra, perché nella relazione del professor Foraboschi risulta per quanto riguarda le forniture di nicrosina da parte della Basf S.p.a. di Cesano Maderno, e gli ordini si riferiscono sempre alla nicrosina... quindi additivo utilizzato per l’antisporcante, nel 1987 il quantitativo ordinato alla Basf è di circa 100 chilogrammi che equivale a circa 10.000 chilogrammi di antisporcante; la stessa cosa nell’88, nell’89 500 chilogrammi, è corretto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Allora forse ho capito male, lei ha parlato nell’87 che non vi erano notizie di forniture di nicrosina?

RISPOSTA - Nell’87 sono 100 chili, nell’88 100 e nell’89 500.

DOMANDA - Forse ho capito male io, mi pareva che non fossero queste le notizie. Altro argomento, sui livelli occupazionali: lei ha fatto un confronto fra i livelli occupazionali a luglio ‘93, cioè i dati forniti da EVC, quando il personale è passato a EVC, è corretto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E i dati invece precedenti. Ecco, ma questi due dati sono omogenei? Voglio dire al luglio del 1993 le risulta che fossero stati chiusi dei reparti e che dunque il personale di quei reparti che invece veniva calcolato precedentemente o non c’era più o invece era passato ad altri reparti differenti, per cui sono dati non confrontabili?

RISPOSTA - Beh, gli ultimi non sono confrontabili, ma difatti ho specificato che riguardano delle schede diverse fornite da Enichem, infatti la prima riguarda dall’anno ‘70 all’87, se volete li elenco.

DOMANDA - Mi interessava puntualizzare..

RISPOSTA - Sono stati chiusi dei reparti.

DOMANDA - Quindi non sono omogenei i dati di riferimento.

RISPOSTA - Anche per quanto riguarda i livelli di produzione logicamente sono diversi perché certi reparti sono stati chiusi.

 

Pubblico Ministero: ecco, non è stata presentata la scheda in video, forse sarebbe stato opportuno produrla, d’altra parte era una scheda agli atti; nella scheda sono indicati, ovviamente la scheda è stata fornita da Enichem, i livelli occupazionali anno per anno, reparto per reparto, siccome sono un centinaio di numeri che credo che leggerli così non dice niente, che venivano solo sottoposti come dati numerici complessivi e poi ovviamente potranno essere visti, commentati e contestati anche. Comunque il discorso dell’origine delle schede è quello di Enichem per la parte finale EVC.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Lei fa parte della seconda compagnia della Guardia di Finanza?

RISPOSTA - C’è una lunga storia della seconda compagnia.

 

Presidente: è proprio necessaria questa..

 

DOMANDA - Il problema è questo, che il Pubblico Ministero aveva detto che lei, maresciallo, poteva essere disponibile a dare dei chiarimenti in merito a delle indagini che lo stesso Pubblico Ministero aveva delegato alla seconda compagnia della Guardia di Finanza, per questo non è importante, in relazione alla ditta Taicon di San Donà di Piave, diceva: "Pregasi accertare se la ditta Taicon di San Donà di Piave si sia occupata nel corso degli anni ‘70 di ristrutturazioni e fabbricazioni di reattori per CVM, in caso positivo verranno approfonditi gli accertamenti sia con testi sia documentalmente, al fine di precisare il periodo delle richieste, i tipi di intervento effettuati, su richiesta di chi e con pagamento da parte di chi". A questa richiesta del 20/3/96 del Pubblico Ministero c’è una risposta del capitano Cesare Decio e si dice: "Come disposto dalla Procura si trasmettono in allegato alla presente due fascicoli acquisiti presso la S.p.a. Taicon di San Donà di Piave, riguardanti forniture e riparazioni di autoclave per produzione di PVC eseguite per conto della Montedison ed altre società del gruppo", siccome noi non abbiamo trovato..

 

Pubblico Ministero: mi scusi un attimo, solo per chiarezza, a chi è stata indirizzata questa lettera del capitano Decio?

 

DOMANDA - E’ stata indirizzata direttamente all’ingegner Nano e Rabitti, e per conoscenza al dottor Casson.

 

Pubblico Ministero: quindi è il consulente, sì.

 

DOMANDA - Sì. Volevo sapere se lei è a conoscenza di questa acquisizione..

RISPOSTA - C’è il verbale di operazioni compiute?

DOMANDA - Io non ho il verbale di operazioni compiute.

RISPOSTA - Sono andato personalmente.

DOMANDA - Quindi ci può dare dei chiarimenti, con chi ha parlato?

RISPOSTA - Sono passati un po’ di anni, non me lo ricordo.

DOMANDA - Non è in grado di identificare il legale rappresentante?

RISPOSTA - Non mi ricordo, c’è nel verbale, è scritto sul verbale.

DOMANDA - Il problema è che non abbiamo la documentazione che è stata acquisita, quindi non solo il verbale, ma anche...

RISPOSTA - La documentazione è stata reperita, siccome qualche anno fa è stato richiesto di depositare tutta la documentazione che era in nostro possesso, che erano diversi scatoloni, che sono, è la documentazione contrassegnata nei faldoni F), che sono sparsi in più armadi. Siccome sono stati depositati frettolosamente, è venuto anche del personale di Montedison a visionarla, sempre con un vostro legale, un legale di Montedison, a visionare presso i nostri uffici, in seguito con la segretaria di allora del dottor Termini abbiamo depositato, risulta da un verbale di deposito, abbiamo depositato tutta la documentazione qui in aula bunker, non è stato fatto un elenco dettagliato di quella documentazione, difatti se si guardano i dati sono dei cartellini che ci siamo premurati noi di farli per il Tribunale. Diciamo che la documentazione lì, dentro i faldoni, se uno legge solo i cartellini non trova, cioè può trovare dei documenti in più lì dentro, sono degli scatoloni, diciamo che è stata messa alla rinfusa nei faldoni e i documenti Taicon sono lì.

DOMANDA - Siccome la verifica è stata fatta da alcuni nostri avvocati sulla base di queste indicazioni, proprio faldone F) e scatoloni, e non sono stati trovati, lei eventualmente è disponibile a dare indicazioni più precise?

RISPOSTA - Li ho già tirati fuori.

DOMANDA - Grazie, allora verificheremo, grazie.

 

Presidente: bene, grazie, può andare.

 

Pubblico Ministero: per quanto riguarda i miei testi c’era il dottor Corsi come accennavo che veniva oggi, per quanto riguarda l’altro teste, Filippini, aveva problemi di aereo e quindi mi diceva che non riusciva a essere sentito, e quindi eventualmente lo sentiremo in altre occasioni. Io a questo punto passerei la parola ai testi delle parti civili con la limitazione appunto del dottor Corsi quando arriverà.

 

Presidente: va bene, allora sentiamo i testi delle parti civili, chi introduciamo?

 

Avvocato Grillo: il signor Garatto Mario.

 

Pubblico Ministero: la documentazione che aveva commentato il maresciallo Porcu è stata consegnata ed acquisita?

 

Presidente: sì, è stata acquisita.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - GARATTO MARIO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, Pubblico Ministero.

 

AVVOCATO GRILLO

 

DOMANDA - Quando ha iniziato a lavorare presso il Petrolchimico?

RISPOSTA - Io sono arrivato al Petrolchimico nel ‘75 per verificare la quantità... il lavoro che mi avevano assegnato era di verificare la quantità di CVM che c’era nel PVC stoccato nei magazzini, questo per alcuni mesi, perché c’era scarsità di personale, c’era questo problema. Poi dal ‘78 al ‘96 ho lavorato al Pas per fare il controllo dei gascromatografi montati nei CV, in particolare in tutta la fabbrica.

DOMANDA - Quindi lei ha cessato di lavorare nel ‘96?

RISPOSTA - Il 30 novembre ‘96.

DOMANDA - Quindi diceva nel ‘75 è arrivato nel Petrolchimico nel reparto e con quali mansioni, se può precisarlo al Tribunale?

RISPOSTA - Questo laboratorio si chiamava laboratorio centrale, venivano portati dei campioni, che venivano prelevati dal magazzino, e io dovevo fare, attraverso un’analisi gascromatografica, la quantità di CVM ancora residua in questo PVC.

DOMANDA - Quindi cosa conteneva questo magazzino?

RISPOSTA - Il deposito, praticamente tutto il PVC prodotto veniva immagazzinato e stoccato perché poi veniva venduto, sacchi, pedana di sacchi.

DOMANDA - Che tipo di risultati avete ottenuto attraverso queste analisi dal ‘75 fino al ‘78?

RISPOSTA - Non è durata tre anni questa ricerca, è durata alcuni mesi, questo dipendeva molto dal tempo che il prodotto era rimasto stoccato in magazzino, per cui più il prodotto rimaneva in magazzino e meno era la qualità di CVM che si trovava nel PVC, ricordarmi i dati mi diventa difficile, comunque c’erano delle tracce, dipendeva molto, nel giro di 6 mesi il CVM spariva dal PVC, se il prodotto era fresco.

DOMANDA - E che tipo di accorgimenti vennero presi da parte della dirigenza?

RISPOSTA - Che ricordi io, solo che doveva passare più tempo il PVC in deposito in magazzino.

DOMANDA - Quindi maggiore era il tempo di latenza del PVC nel magazzino minore era la concentrazione di CVM?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi lei ha avuto anche modo di verificare e visionare il reparto dell’insacco del PVC?

RISPOSTA - Sì, mi è capitato un paio di volte visto che ero vicino di passare in questa stanza praticamente dove c’erano queste tramogge e questi operai che insaccavano il PVC in polvere, era resina praticamente, non in granuli, i granuli non avevano grossi problemi, la polvere... era un ambiente molto polveroso.

DOMANDA - Quindi può anche descrivere al Tribunale la dimensione di questi granuli, paragonandoli, non so, a qualcos’altro?

RISPOSTA - Il granulo è un chicco di riso, è un qualcosa di solido, che non ha molta polverosità, mentre quando facevano l’insacco della resina la resina usciva da questa tramoggia, loro dovevano quantificare il peso, mettere il sacco su una bilancia, con una paletta dovevano togliere la quantità eccessiva, fare i 25, 50 chili quando era in sacco e chiuderlo con una cucitrice, e mangiavano lì di fianco.

DOMANDA - E` corretto paragonarla al borotalco?

RISPOSTA - Sì, una cosa simile, molto volatile.

DOMANDA - Può descrivere le condizioni nell’ambiente di lavoro nel reparto dell’insacco, sia come dimensioni, com’era l’aria, se era più o meno respirabile?

RISPOSTA - Sembrava l’inferno, era molto basso, molto piccola la stanza, molta polvere, loro portavano delle maschere, che erano tra l’altro d’estate molto fastidiose, perché stringevano molto la faccia e faceva le vesciche, quindi era difficile da tenere per molte ore, poi quello che mi ha stupito è che mangiavano di fianco, avevano un tavolino scassato, con due sedie, e mangiavano in mezzo a quella polvere. C’era polvere dappertutto.

DOMANDA - Non c’era quindi la mensa per gli insaccatori?

RISPOSTA - No, mangiavano dentro, almeno, si portavano qualcosa da casa, erano in turno, non potevano utilizzare le mense degli impianti della Montedison, perché era in cooperativa questi operai.

DOMANDA - Può dirci se c’erano delle finestre?

RISPOSTA - C’era una porta, un portone che era chiuso naturalmente, questa stanza era molto bassa anche, un ambiente molto brutto, molto scuro, un posto immondo, non ho mai visto un posto così brutto.

DOMANDA - Nel reparto dell’insacco che lei sappia vi erano dei dipendenti della Montedison?

RISPOSTA - All’inizio sì probabilmente, io non li ho visti, però poi ci saranno stati dei problemi probabilmente dei problemi da parte dei dipendenti, che si rifiutavano di lavorare in quelle condizioni e hanno sostituito i dipendenti della Montedison con dipendenti delle cooperative, probabilmente erano più disponibili a lavorare in quelle condizioni.

DOMANDA - Quindi lei ha detto che dal ‘78 fino al ‘96 ha lavorato presso il Bus, se non ricordo male?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Può descrivere innanzitutto che cos’era il Bus, che tipo di mansioni, quali erano i compiti, le competenze?

RISPOSTA - Noi eravamo una parte del Pas e il nostro compito era quello di controllare il funzionamento ed eventualmente fare manutenzione ai gascromatografi di tutto lo stabilimento, gascromatografi, controllo dell’ambiente, dopo anche del processo, ma all’inizio solo dell’ambiente, cioè erano collegati agli scarichi sia in aria sia in acqua.

DOMANDA - Quindi avevate delle competenze specifiche sulla verifica della funzionalità dei gascromatografi?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Questo avveniva in tutti i reparti ove si lavorava il CVM?

RISPOSTA - In tutti i reparti fuorché l’impianto pilota, che è stato montato alcuni anni più tardi, in tutti gli altri reparti c’erano, non al CV15, perché non c’era la presenza di CVM gas o non c’era la possibilità che ci fosse, perché c’erano lavorazioni diverse, in tutto il CV11, CV14, CV16, CV24 e CV22.

DOMANDA - Che tipo di problemi ha riscontrato nel funzionamento del gascromatografo a partire dal ‘78?

RISPOSTA - Il vero problema era progettuale, nel senso che secondo me è stato fatto un errore nella progettazione per i prelievi dei campioni. Questo gascromatografo è composto da 10 linee, ogni linea aveva più prese, potevano essere due o tre, ma potevano essere anche dieci o dodici, il problema di questo campionamento è che veniva fatto sotto vuoto, cioè per aspirazione con eiettore, avendo tutte le prese aperte in una linea, che avesse per ipotesi otto e nove prese, succedeva che la prima linea essendo la sezione del tubo costante dall’inizio alla fine, la prima presa portava via l’80% del flusso, la seconda un 15%, la terza un 5%, dalla quarta in avanti non tirano niente.

DOMANDA - Quindi non c’era una garanzia di avere omogeneicità di risultati?

RISPOSTA - Non c’erano dati, da quel punto di vista non era possibile avere dei dati omogenei, perché non c’era questa sicurezza nel campionamento.

DOMANDA - Furono apportati degli accorgimenti?

RISPOSTA - Negli anni successivi sono stati messi, solo nel piano di lavoro, dove sono le entrate delle autoclavi, i boccaporti delle autoclavi, sono stati montati dei rotametri nelle linee che dovevano regolare il flusso dell’aria, solo però in queste due linee, una dipendeva dagli impianti, per cui il personale avrebbe dovuto autogestirsi e gestire questo flusso in base al momento, per cui si apriva o si chiudeva in base a questo rotametro, al segnale che dava questo rotametro.

DOMANDA - Quindi voi in quanto responsabili del Pas, avevate avuto istruzioni di istruire a vostra volta il personale su come e in che termini intervenire su questi accorgimenti?

RISPOSTA - Io non avevo compiti di studio del personale, io parlavo al limite con l’assistente e spiegavo quale erano, ma erano cose molto semplici, non c’erano grosse operazioni da fare, chiunque avrebbe visto che... c’era un segno in cui dovevano mantenere questo livello e bastava toccare una piccola levetta perché avessero la possibilità di regolarsi il flusso, non c’erano grosse operazioni. Erano evidenti perché erano tutti lì, poi se lo facevano o meno questo dipendeva, io quando vedevo cercavo anche di..., però non potevo essere sempre là naturalmente, c’erano anche dei rischi, effettivamente qualcuno non tirasse perché fosse chiuso. Diciamo che ci doveva essere anche una collaborazione da parte del personale.

DOMANDA - Quindi con l’inserimento del rotametro si cercava di garantire una certa omogeneicità dei risultati soprattutto nei posti a rischio?

RISPOSTA - Dove c’era più possibilità... dove il personale praticamente operava di più, dove il personale era più presente.

DOMANDA - E cosa avveniva nel caso in cui ci fosse stata una fuga in un posto lontano ove non c’era questo rotametro e quindi in buona sostanza non c’era questa garanzia di accertamento della fuga?

RISPOSTA - Se l’aria portava la fuga da parte delle prese che tiravano allora poteva essere, però a volte si confondevano le storie perché nel frattempo poteva succedere che la perdita era in un posto e la segnalazione avveniva in un’altra linea, che era magari abbastanza vicina, ma non quella... per cui anche la ricerca della perdita poteva comportare dei disguidi perché uno presume che sia in una certa zona, in realtà si sposta perché non c’erano queste certezze, anche perché il concetto della presa non era concepita come una ricerca della fuga, bensì come media giornaliera nell’aria, per cui a loro interessava soprattutto che nell’arco della giornata ci fosse una certa quantità di CVM, che poi questa fosse concentrata in una mezz’ora e poi nell’arco della giornata non ci fossero più l’importante era che nella media tutto rientrasse all’interno della media della legge.

DOMANDA - Che lei sappia, perché è arrivato al Pas nel ‘78, quando sono stati installati i gascromatografi?

RISPOSTA - Nel ‘75.

DOMANDA - Quindi durante le vostre operazioni di verifica della funzionalità dei gascromatografi nei reparti del CVM, lei ha mai assistito a delle operazioni di pulizia delle autoclavi?

RISPOSTA - Sì, capitava che stavano operando, anche perché mi impedivano di fare le operazioni nel gascromatografo perché serviva a loro per poter verificare la quantità di CVM, che era eventualmente presente.

DOMANDA - Non faceva altro che assistere all’operazione?

RISPOSTA - A volte capitava che mi fermavo a guardare il loro lavoro, fintanto che non terminavano, se stavano finendo, se no me ne andavo, capitava che li vedevo operare.

DOMANDA - In che modo veniva fatta? Manualmente, attraverso l’utilizzo di mezzi meccanici?

RISPOSTA - Loro avrebbero dovuto chiudere tutte le prese di questa linea interessata all’autoclave.

DOMANDA - Sta parlando del gascromatografo?

RISPOSTA - Sì, inserire una presa volante all’interno dell’autoclave ed aspettare alcune analisi, mettere il gascromatografo in manuale sulla stessa linea ed aspettare alcune analisi per vedere se c’era presenza o meno di CVM all’interno dell’autoclave, dopodiché entravano nel boccaporto con la mazza e lo scalpello, con una cinghia di sicurezza, e cominciavano a togliere le croste all’interno dell’autoclave.

DOMANDA - E questo tipo di intervento manuale fatto per la pulizia delle autoclavi è sempre stato fatto o possiamo cercare di spiegare temporalmente fino a quando, se le operazioni erano sempre simili nell’arco del tempo in cui lei ha lavorato al Pas?

RISPOSTA - All’inizio loro dovevano farlo regolarmente, c’era un programma, loro sapevano che ogni 10 cariche veniva pulita l’autoclave, per cui era un programma fisso, poi hanno cominciato ad utilizzare prodotti solventi chimici come il cicloesanone per diluire queste croste, invece di farla ogni 10 cariche lo facevano ogni 20. All’inizio entravano regolarmente, c’era del personale in turno che faceva questo, poi ricordo che negli anni, dopo gli anni ‘82, ‘83, dopo che si è cominciato ad usare il cicloesano queste entrate in autoclavi erano molto meno frequenti.

DOMANDA - Reparto per reparto, visto che lei ha avuto una possibilità di visionare a 160 gradi questi reparti. Il CV14 ad esempio fino a quando lei ha potuto verificare che la pulizia delle autoclavi venisse fatta manualmente o con l’intervento di un operatore?

RISPOSTA - Diciamo i primi anni ‘80, di sicuro fino agli anni ‘80 c’era l’operatore, non so con che frequenza entrava, poi comunque dovevano verificare anche, fino agli ultimi anni, dovevano comunque entrare, ogni tanto, per verificare la situazione dell’autoclave, era solo una questione di quantità, prima ci andavano ogni giorno..

DOMANDA - Prima fino a quando?

RISPOSTA - Appena hanno cominciato ad usare il cicloesano, fino all’inizio degli anni ‘80.

DOMANDA - Il cicloesanone veniva utilizzato in tutti i reparti o in qualcuno in particolare?

RISPOSTA - Sì, nel CV14/16 ricordo che lo usavano, perché si sentiva una puzza di cicloesanone tremenda all’esterno, per cui si capiva che stavano usando del cicloesano, perché veniva scaricato questo cicloesano dall’autoclave, una volta utilizzato questo veniva scaricato, era tremendo come odore.

DOMANDA - E per quanto riguarda il CV24?

RISPOSTA - Il CV24 era un impianto più moderno, per cui ho visto che utilizzavano... forse le autoclavi erano migliori, la vetrificazione era stata fatta meglio e venivano utilizzate meglio e c’era probabilmente anche meno lavoro, c’erano due persone e queste mi ricordo che erano molto attente, curavano molto la loro sicurezza, volevano sempre sapere i dettagli della situazione dei cromatografi. Volevano essere sicuri che la situazione fosse sotto controllo.

DOMANDA - In ultimo al CV6?

RISPOSTA - Il CV6 aveva una lavorazione diversa, perché facevano resina, non facevano granuli, avevano l’essiccamento, per cui aveva una lavorazione leggermente diversa, il CV6 non mi ricordo esattamente se facevano la stessa quantità di operazioni che facevano nel CV14/16.

DOMANDA - Comunque veniva fatta manualmente anche in quel caso?

RISPOSTA - Non sono sicuro del CV6, questo purtroppo non ho presente, perché al CV14/16 conoscevo anche il personale, che faceva questo lavoro, al CV6 non ne sono certo, non mi ricordo esattamente della situazione.

DOMANDA - Durante queste operazioni di pulitura delle autoclavi l’operatore che entrava all’interno dell’autoclave oltre all’imbracatura di sicurezza cos’altro indossava?

RISPOSTA - L’elmetto, guanti, scarpe di sicurezza, non la maschera comunque.

DOMANDA - Non aveva visto nessuno entrare con la maschera?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Non aveva neanche la disponibilità di questa addosso?

RISPOSTA - Le maschere c’erano nell’impianto, c’era una parete, c’era un contenitore dove c’erano le maschere, per cui ognuno poteva al limite utilizzarle, non c’era nessuno che ti impediva di usare le maschere, in caso di necessità, diciamo che normalmente loro una volta verificato che all’interno dell’autoclave ci fosse meno di 1 o 2 PPM, quando per loro erano abbastanza tranquilli, entravano.

DOMANDA - Non ha mai visto quindi un operatore entrare con una maschera attaccata alla cinghia in modo che potesse averne la disponibilità in caso ci fosse un’elevata concentrazione di CVM?

RISPOSTA - Diciamo che normalmente quando toglievano le croste e ci fosse stata presenza di CVM uscivano, più che mettersi la maschera uscivano, questo naturalmente alla fine, aspettavano che le condizioni tornassero normali.

DOMANDA - Stava alla discrezione dell’operatore se o meno munirsi della maschera?

RISPOSTA - Non c’era nessuno che ti obbligava a metterti la maschera, non c’era un responsabile che veniva a guardare se avevi o meno la maschera.

DOMANDA - Nei vari reparti, nel caso ci fosse stata una fuga di gas, volevo sapere se o meno la lavorazione veniva interrotta?

RISPOSTA - No, non veniva mai interrotta la lavorazione, mi chiamavano, mi dicevano: "Si è verificata la situazione gascromatografo", per essere certi che i dati fossero reali, da qui naturalmente ci voleva del tempo perché io dovevo arrivare, facevo le varie prove, una volta che appuravo che il gascromatografo era a posto cominciavano a cercare la perdita, allora era compito dell’assistente di turno avere un gascromatografo portatile e cercava, in base ai dati che gli dava il cromatografo, cercava nella zona e vedere dove effettivamente c’era la perdita, e allora intervenivano ed eventualmente bloccavano la pompa, ma non la lavorazione.

DOMANDA - Mi tolga la curiosità, quindi lei veniva convocato da parte del responsabile del reparto. Che tempi passavano nel momento in cui lei accedeva al reparto per verificare se i dati riscontrati dal gascromatografo erano o meno attendibili e tutte queste sue operazioni?

RISPOSTA - Diciamo che poteva passare anche mezz’ora, ma poi succedeva, questi fatti potevano succedere anche di notte voglio dire, per cui io non c’ero. Se c’ero, se c’era la possibilità di verificare la prima cosa che facevano, questa era appunto una prassi in tutti, non solo per il CV, ma in tutti gli impianti, era una maniera anche di prendere tempo, per me era chiaro, l’assistente a volte non sapeva esattamente che pesci pigliare, per cui anche lui aveva bisogno di avere delle certezze, di conseguenza la prima cosa da fare era prendere tempo e avere la possibilità nel frattempo di trovare delle soluzioni, mezz’ora a disposizione praticamente.

DOMANDA - Quindi lei dopo questa mezz’ora arrivava nel reparto e ha mai verificato, ha mai visto se gli operai erano stati allontanati dal reparto?

RISPOSTA - No, qualcuno veniva a verificare davanti alla cabina del gascromatografo, veniva a controllare se c’era questa, cioè c’era un andirivieni di operai che venivano a vedere, allora c’è, non c’è, praticamente era una richiesta continua di sicurezza, di avere dei dati, dei numeri. E poi quando io avevo la certezza dicevo: "Guarda che la perdita l’avete nella zona tot, andate a vedere, trovatela".

DOMANDA - Com’è che è venuto a sapere sulla cancerogenicità del CVM lei?

RISPOSTA - Ufficialmente diciamo che ne parlavamo, io poi sono stato anche a Bologna da Maltoni a fare il controllo dei gascromatografi che controllavano quando ho fatto la ricerca sul tumore..

DOMANDA - Questo quando, da Maltoni?

RISPOSTA - Nei primi anni ‘80.

DOMANDA - E lei come conoscenza..

RISPOSTA - Non del CVM, loro facevano anche ricerche finanziate dalla Montedison anche su prodotti diversi, quando sono andato io c’era una ricerca sulla trielina, sulla cancerogenicità della trielina.

DOMANDA - E sulla cancerogenicità del CVM, questa notizia quand’è che..

RISPOSTA - Subito quando sono arrivato mi hanno detto che c’era questo problema e che volevano appunto verificare, avere delle certezze sul CVM.

DOMANDA - Nel ‘75?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ma chi glielo ha detto?

RISPOSTA - No, nessuno, quando inizi a lavorare il collega, non c’era un comunicato ufficiale, mi hanno detto: "Attenzione che questo prodotto potrebbe essere...", infatti mi ricordo che c’era un mio collega che è stato chiamato anche lui per venire a fare, non voleva venirci perché aveva già problemi di fegato, e aveva portato tutta la documentazione per poter dimostrare che lui non poteva lavorare in quel posto.

DOMANDA - In quel caso quindi l’hanno spostato in altri reparti?

RISPOSTA - Mi sembra sia tornato da dove era venuto.

RISPOSTA - Lei conosce l’impianto pilota Lab?

RISPOSTA - Sì, c’era un gascromatografo per cui io ogni giorno ci andavo.

DOMANDA - Può descriverlo al Tribunale che tipo di impianto era, che produzione era, che lavorazione?

RISPOSTA - Si facevano le prove di nuovi prodotti, probabilmente di PVC, era un piccolo impianto che aveva quantità di CVM ridotte rispetto all’impianto normale e veniva lavorato il CVM, invece l’autoclave di avere una capacità di 1000 aveva una capacità di 10, era un piccolo impianto in cui si lavorava il CVM.

DOMANDA - Ma la sperimentazione era in relazione alla produzione e al prodotto finale o anche per verificare e tutelare l’ambiente facendo degli interventi, valutando anche che tipo di interventi fare poi su grande scala?

RISPOSTA - Non credo che avessero questa finalità, la finalità era quella di produrre PVC migliore, con caratteristiche migliori.

DOMANDA - E quindi lei ha detto prima che in questo impianto c’era un gascromatografo?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Che lei sappia verso che anni è stato installato?

RISPOSTA - Verso la metà degli anni ‘80 probabilmente, ‘84, ‘85.

DOMANDA - Prima non c’era?

RISPOSTA - No, l’ho montato io.

DOMANDA - Quindi nel ‘77 per esempio il gascromatografo in questo reparto non c’era?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Lei veniva sottoposto a delle visite mediche periodiche da parte della direzione sanitaria della Montedison?

RISPOSTA - Ogni sei mesi.

DOMANDA - Che tipo di visite faceva?

RISPOSTA - Analisi del sangue, delle urine, quello sempre, e poi periodicamente l’audiometria, l’elettrocardiogramma, la spirometria e se c’erano dei problemi c’erano anche degli specialisti a disposizione.

DOMANDA - A lei che patologia è stata riscontrata?

RISPOSTA - Io ho una funzionalità epatica scarsa, mi hanno riscontrato un angioma al fegato di 2 centimetri che qualche anno fa non c’era, poi c’è chi mi dice che potevo averlo dalla nascita, prima quando facevo l’ecografia non c’era poi è comparso di un centimetro, adesso è di 2 centimetri.

DOMANDA - Lei ha fumato, fuma?

RISPOSTA - Mai fumato.

DOMANDA - Beve?

RISPOSTA - Bevevo fino a 2 bicchieri di vino al giorno fino al ‘94, poi quando questa funzionalità epatica è andata alle stelle allora ho dovuto smettere.

DOMANDA - Più o meno verso che periodo?

RISPOSTA - Dal ‘94 non bevo più.

DOMANDA - Mentre prima due bicchieri di vino al giorno, superalcolici?

RISPOSTA - Mai bevuti.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Con riferimento al periodo, lei era nel CV7 in quel primo periodo di due anni?

RISPOSTA - Io sono arrivato nel ‘75 dalla Montefibre, sono stato chiamato appunto c’era questo problema del CVM e non avevano personale a sufficienza; per poter utilizzare i gascromatografi 24 ore al giorno, e loro erano pochi, ci hanno chiamato, io ero già in un laboratorio della Montefibre, ci hanno chiamato per poter fare queste analisi sia il sabato e la domenica che il pomeriggio e di notte.

DOMANDA - Ma prima di fare le analisi, di occuparsi delle analisi dei gascromatografi, mi era sembrato di capire che all’interno del Petrolchimico lei svolgesse un’altra funzione, non si occupava, all’inizio della sua testimonianza mi era sembrato di capire, quindi all’inizio della sua entrata in Montedison, nello stabilimento di Montedison nel ‘75 svolgesse un’altra funzione, forse ho capito male.

RISPOSTA - No, io sono arrivato nel maggio del ‘75 su richiesta della Montedison per poter fare queste analisi sul PVC depositato in magazzino, questo lo abbiamo fatto per tutta l’estate, fino ad ottobre, poi esaurito questo compito probabilmente avevano una serie di dati a sufficienza, sono stato trasferito in un impianto all’interno della Montedison che si chiama M7, e lì sono stato fino al ‘78, dall’ottobre ‘78 fino al 30 novembre ‘96 sono stato al Pas.

DOMANDA - Lei sapeva chi era il capogruppo responsabile del servizio di distribuzione del magazzino?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Non conosceva l’ingegner Francesco Calderazzo?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Lei poi passa, l’ha detto chiaramente, al servizio del Pas, che si occupa dei controlli.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei quindi lavorava con il signor Basei?

RISPOSTA - Era il mio responsabile.

DOMANDA - Il signor Basei ci ha riferito, anche lei ne ha parlato, di un sistema di controllo distinto, in frequenza, alcuni controlli venivano fatti in sequenza giornaliera, alcuni settimanali, altri mensili, corrisponde a verità?

RISPOSTA - C’era una tabella, in cui periodicamente dovevo fare questi controlli.

DOMANDA - Quindi diversi tipi di controlli a seconda delle scadenze?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Si ricorda che tipi di controlli si facevano giornalmente, che tipi settimanalmente, che tipi mensilmente? Io purtroppo qua non ho la circolare che si riferisce a questo tipo di controlli.

RISPOSTA - Giornalmente io dovevo passare tutti i giorni, e mi ricordo verificare in maniera critica il cromatogramma, cioè io vedevo una parte del cromatogramma e dovevo intuire, capire se potevano esserci delle disfunzioni. Dovevo controllare che i flussi del campione fossero regolari, che gli eiettori fossero puliti, che ci fosse flusso su tutte le linee, questa era una cosa da fare tutti i giorni. Settimanalmente dovevo fare una taratura dello strumento, questo dovevo farlo ogni settimana, e poi due volte all’anno c’era una prova da fare con dei sacchi tarati, si riempivano dei sacchi con CVM da una bombola tarata, una quantità nota e dovevo provare su tutte le linee se l’efficienza delle linee, per esempio poteva succedere che qualche linea veniva ostruita dalla polvere o altre situazioni, dovevo verificare che queste linee fossero efficienti, questo due volte all’anno.

DOMANDA - Lei si ricorda anche di alcuni correttivi che vennero fatti alle linee, alla lunghezza, al numero, si ricorda di operazioni di questo tipo decise dal suo responsabile oppure decise da voi?

RISPOSTA - No, non credo, non mi ricordo se c’era ancora Basei, comunque ad un certo punto io mi rendevo conto che c’era questo grosso handicap, la situazione così com’era non era affidabile, per cui hanno pensato i responsabili di razionalizzare, ma questo è avvenuto ben dopo l’85 cioè molto più tardi rispetto, e loro allora le linee che per esempio avevano 12 prese le hanno ridotte a 8, a 7, ne sono rimaste sempre comunque tante, però sicuramente una razionalizzazione delle linee è stata fatta.

DOMANDA - Perché il signor Basei ci aveva riferito di interventi che erano stati fatti, non so di che portata certamente, però che erano stati fatti con attenzione anche al tipo di attività, oltre che con controlli, con interventi anche relativi al suo periodo, al periodo del signor Basei. Lei lo esclude questo? Cioè lei ha detto che il signor Basei è andato via, ma nel periodo di Basei, Basei si è riferito ad interventi anche..

RISPOSTA - Basei per esempio ha fatto il lavoro dei rotametri, da che ricordo io. I rotametri sono stati montati quando c’era ancora Basei, per cui quando nelle linee del piano lavoro sono stati montati, era stato Basei che aveva fatto questa proposta.

DOMANDA - Lei ha detto che i gascromatografi entrarono in funzione, lei probabilmente non se ne occupava ancora, nel ‘75, a noi corrisponde che però il CV24 sia entrato in funzione nel ‘74.

RISPOSTA - Può anche darsi, può darsi.

DOMANDA - Con riferimento alla procedura nel caso di allarme, quando lei ha riferito di essere chiamato mezz’ora dopo per dare delle conferme, per dare delle verifiche, sono stati sentiti i vari dipendenti, che hanno descritto le procedure, ne hanno descritto tutto un sistema di attivazione che avveniva prima indipendentemente da lei?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei è a conoscenza di questo sistema?

RISPOSTA - Loro potevano gestirsi benissimo il gascromatografo, a volte ci chiamavano perché volevano le certezze che la macchina non desse i numeri, poteva anche succedere, è successo che la macchina è andata in tilt, per cui c’erano delle situazioni per esempio in cui c’era presenza di CVM e la macchina non lo segnava, in quel caso, si era spenta la fiamma del gascromatografo, mancava l’idrogeno e chiaramente la perdita è stata rilevata solo a naso, era talmente forte che la sentivano a naso, poteva succedere che anche la macchina avesse dei problemi, erano macchine, non erano chiaramente.. si rompevano, era normale insomma, come tutte le macchine, poi erano state progettate negli anni ‘70 per cui era tutto un marchingegno, un meccanismo, motorini, switch, relè, c’erano delle funzioni che dovevano fare e qualche volta capitava che non le facessero.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Possiamo dire che lei veniva chiamato quando il reparto non riusciva da solo a risolvere il problema? Normalmente il reparto era in grado di uscire con l’assistente, cercare la fuga e sistemare la situazione, quando questo non capitava per qualche ragione, lei veniva chiamato?

RISPOSTA - Probabilmente poteva anche dipendere dall’assistente, perché dipendeva dal momento, dall’assistente che c’era, c’erano assistenti che erano molto più attivi, prendevano la loro responsabilità, perché entravano, mettevano la macchina in manuale, entravano, uscivano, altri che invece volevano avere più certezza, per cui si affidavano, preferivano chiamare, poi si muovevano, tutto dipendeva molto da loro, quando mi chiamavano andavo.

 

AVVOCATO BONDI

 

DOMANDA - Volevo alcune precisazioni, lei è stato assunto in Montedison, trasferito da Montefibre, nel novembre ‘75.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - In precedenza ha lavorato per Montefibre, ha detto, mi può specificare i tipi di impianti presso i quali ha lavorato?

RISPOSTA - Il primo lavoro che ho fatto è stato in un laboratorio fisico, si controllava la qualità della fibra della A3..

DOMANDA - ASG?

RISPOSTA - Sì. Poi ho lavorato all’AM9, all’AT9, all’AT11 nel taglio della fibra, e dal ‘72 in un laboratorio del controllo del colore, della fibra sintetica.

DOMANDA - I laboratori AT sono laboratori che trattano fibra acrilica?

RISPOSTA - Sì.

 

AVVOCATO GRILLO

 

DOMANDA - Lei prima ha detto che molte volte si rilevava la presenza di una fuga di CVM a naso, si sentiva l’odore e molte volte non veniva riscontrato nel gascromatografo, quindi lei mi conferma che, alla fine, maggiore era la concentrazione di CVM e quindi c’era anche la possibilità di sentire l’odore?

RISPOSTA - Sì, il CVM si vede soprattutto, perché quando c’è una quantità molto forte di CVM, sì, diciamo che si vede, si vede, se c’è una perdita di CVM si vede ad occhio nudo, è come vedere il calore dell’asfalto quando è estate.

DOMANDA - O come i vapori della benzina?

RISPOSTA - E’ una cosa talmente evidente che non si può non vedere.

 

Presidente: bene, può andare.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - VIZZA BRUNO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, Avvocato Grillo.

 

AVVOCATO GRILLO

 

DOMANDA - Quando ha iniziato a lavorare presso il Petrolchimico?

RISPOSTA - Nel ‘55.

DOMANDA - Presso quale reparto?

RISPOSTA - Inizialmente presso il CV5.

DOMANDA - Poi?

RISPOSTA - CV3, CV6, CV24.

DOMANDA - Allora, CV5, assunto nel ‘55, per quanto tempo ha lavorato al CV5?

RISPOSTA - 3 o 4 mesi.

DOMANDA - Invece al CV3?

RISPOSTA - Lo stesso, 4 o 5 mesi.

DOMANDA - Quindi arriviamo al ‘56 più o meno?

RISPOSTA - Sì, perché dovevo andare al CV6 io.

DOMANDA - Poi al CV6?

RISPOSTA - Ho lavorato dal ‘56 fino al ‘71, ‘72.

DOMANDA - E invece al CV24?

RISPOSTA - Al CV24 dal ‘71, ‘72 all’81.

DOMANDA - Prendiamo in considerazione in particolare l’attività da lei svolta nel reparto CV6 e soprattutto al CV24. Io volevo sapere innanzitutto se lei ha partecipato o meno all’indagine Fulc?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quali sono stati i risultati di questa indagine?

RISPOSTA - Fenomeno di Raynaud.

DOMANDA - Insieme agli accertamenti risultati fatti da questa indagine era stato consigliato o meno l’allontanamento?

RISPOSTA - Era stato consigliato di evitare l’esposizione a CVM.

DOMANDA - E lei?

RISPOSTA - Sono rimasto là.

DOMANDA - E’ rimasto lì?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi lei nonostante questo è rimasto lì a lavorare fino all’81?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Presso il reparto CV24?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Cambiamo argomento. Durante la lavorazione presso questi reparti, mi scusi, innanzitutto che tipo di mansione aveva al CV24 lei?

RISPOSTA - Assistente in turno.

DOMANDA - In cosa consisteva?

RISPOSTA - Assistere il reparto nei turni. Cioè, il reparto funziona dalle 8 di mattina alle 17 con il caporeparto e l’assistente di giornata, le altre ore è governato e portato avanti dall’assistente in turno, l’assistente in turno fa 8 ore, 6-14, 14-22 e 22-6.

DOMANDA - Questo al CV24?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Al CV24 lei ha iniziato nel ‘71, dal ‘72, c’erano gascromatografi nel CV24?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Sono stati installati successivamente?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Indicativamente verso che anno?

RISPOSTA - Di preciso non ricordo, mi sembra nel ‘74, ‘75.

DOMANDA - Hanno funzionato subito, garantivano subito un certo affidamento o no?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Cioè, può spiegare al Tribunale che tipo di problematiche sono state evidenziate?

RISPOSTA - Probabilmente dipendeva dalle tarature, c’è stato un periodo di tempo che dovevano essere controllati abbastanza spesso perché saltavano, davano dati minimi o massimi.

DOMANDA - Se può essere più preciso, perché, nel senso... lei mi parla, mi dice adesso che ha verificato che all’inizio non garantivano funzionalità, ma la funzionalità dovuta a cosa, come ha riscontrato questi problemi?

RISPOSTA - C’era un ufficio apposta per il controllo dei gascromatografi, dove loro ci dicevano: "Attenzione, si dovrebbe lavorare a 30 PPM, 20 PPM, 50 PPM", e invece a volte avevi delle punte maggiori e magari non c’erano perdite di CVM, o inferiori.

DOMANDA - Quando è venuto a conoscenza della cancerogenicità del CVM?

RISPOSTA - Quando sono venuto a conoscenza?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Deve essere stato nel ‘73, ‘74.

DOMANDA - A seguito di questa notizia, questa notizia l’ha saputa come, in che termini?

RISPOSTA - Attraverso voci che circolavano.

DOMANDA - Non certo attraverso la dirigenza?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Dal quindi ‘73, ‘74, quando è venuto a conoscenza di questa dannosità del CVM, ha verificato se nel reparto CV24 fossero stati fatti da parte della dirigenza degli interventi di miglioria volti a tutelare l’ambiente di lavoro del reparto?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Nessun tipo?

RISPOSTA - No. Come era partito l’impianto è rimasto praticamente... Non so, adesso forse avranno fatto qualcosa di diverso.

DOMANDA - Ci riferiamo al periodo in cui lei lavorava in questo reparto?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Nessun tipo di miglioria. Ad esempio, la pulizia dell’autoclave veniva fatta manualmente attraverso l’accesso di un operatore dentro l’autoclave?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Sempre, fino a che lei non ha cessato l’attività lavorativa?

RISPOSTA - Sì, ultimamente avevano... stavano sperimentando un lavaggio ad alta pressione con acqua.

DOMANDA - Che tipo di garanzia dava, diminuiva l’accesso dell’operatore all’interno dell’autoclave?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E quindi erano ridotte questo tipo di operazioni che possiamo definire a rischio?

RISPOSTA - Sì, ridotte sì, senz’altro.

DOMANDA - Può descrivere al Tribunale la procedura per la pulizia dell’autoclave, ogni quante cariche si rendeva necessaria, come iniziava e come finiva e via dicendo?

RISPOSTA - Allora, le cariche venivano stabilite in base alla sporcizia dell’autoclave, potevano andare avanti 10 cariche, 8 cariche, 12 cariche, una volta visto dopo 10 cariche che si sporcava abbastanza si diceva, ogni 10 cariche, il controllo all’interno dell’autoclave. Il controllo all’interno dell’autoclave è determinato da riempimento d’acqua nell’autoclave, seccatura totale di tutte le tubazioni, in entrata ed una in uscita, messa una frangia ceca sotto i rubinetti di tenuta, si scarica l’autoclave, si mette dentro la scala, l’uomo si mette un corpetto, si mette un casco, guanti, entra dentro, prima di entrare dentro si metteva dentro la sonda di una campanella di un gascromatografo per rilevare eventualmente durante la pulizia dell’autoclave se c’era qualche aumento di CVM gas. L’uomo entrava dentro protetto da una corda, che veniva controllata da un altro operatore all’esterno, e faceva la pulizia all’interno dell’autoclave, questo era il lavaggio di un’autoclave.

DOMANDA - La sonda veniva tolta nel momento in cui accedeva l’operatore o rimaneva all’interno dell’autoclave?

RISPOSTA - Rimaneva dentro.

DOMANDA - Che tipo di attrezzatura aveva l’operatore quando entrava dentro l’autoclave?

RISPOSTA - Scarpe regolamentari, guanti, casco, e poi si portava dentro eventualmente dei cugni in legno e un martello antideflagrante.

DOMANDA - Non avevano con sé nessun tipo di maschera, mascherina?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Nemmeno nella loro disponibilità attaccata al cinturone?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Lei durante la sua attività lavorativa veniva mai sottoposto a delle visite mediche periodiche?

RISPOSTA - Sì, ogni 6 mesi facevamo la visita periodica.

DOMANDA - Che tipo di visita?

RISPOSTA - Ci facevano le analisi del sangue e dopo, vuole che gliela legga, ce l’ho qui dentro?

DOMANDA - Cosa mi deve leggere?

RISPOSTA - Le visite che si facevano.

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Allora, transaminasi, GOT, GPT, fosfastasi alcalina, Gamma GT, bilirubinemia totale e normale, proteinemia totale e albulinemie, alfa, globine, alfa 2, beta, gamma, esame urine, sedimento, piastrine, anemia, leucopenia, fenomeno di Raynaud, epatomegalia, milza, escreato findus, fragilità vascolare, radiografia del torace, mano.

DOMANDA - Queste visite venivano richieste in che anno?

RISPOSTA - 1975 questa è stata fatta. Conclusioni diagnostiche presenza di fenomeno Raynaud riferibile all’esposizione al cloruro di vinile, segni di microangiopatia periferica, radiografia del torace, accentuazione della trama brancovasale, opportuno evitare l’esposizione al cloruro di vinile.

DOMANDA - Lei in questo momento mi sta leggendo quindi gli esami cui lei è stato sottoposto durante l’indagine Fulc?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Non sono mica gli accertamenti medici che faceva attraverso il servizio sanitario della Montedison?

RISPOSTA - Beh, non so se questi erano quelli della Montedison o questi erano a parte.

DOMANDA - Lei mi ha letto adesso il risultato dell’indagine, che tra l’altro lei poco fa mi aveva detto, che consigliava l’allontanamento dal reparto. Per quanto riguarda invece le visite periodiche ogni 6 mesi cui lei era sottoposto, che tipo di visite faceva?

RISPOSTA - Sangue, e dopo non so...

DOMANDA - Sangue, urine...

RISPOSTA - Una visita fiscale diciamo.

DOMANDA - Quando lei lavorava nel reparto ha mai, è mai stato presente durante una fuga di gas?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Che tipo di operazioni e procedure venivano poste in essere?

RISPOSTA - Dipende, dipende dalla fuga di gas. A parte le piccole perdite, non so, sugli organi di tenuta, sulle flange e via, ma quando siamo partiti con il CV24, circa un anno era in marcia, per uno sbaglio fatto sull’impianto è stato degasato un serbatoio di stoccaggio di CVM e mandato in gasometro, CVM liquido, e quindi là ne è venuto fuori un bel pezzo. E’ capitato di sera, sono intervenuto sul posto, il gasometro è molto lontano dall’impianto, costeggia la strada quasi, ho avvertito i pompieri, personale di impianto, direzione, fermare la strada, perché il CVM che veniva fuori dallo sfiato del gasometro era molto alto, quindi molto pericoloso, malgrado ci fossero due compressori che aspiravano dal gasometro la campana stava per saltare in aria. Questa è stata una perdita abbastanza grossa che è capitata nell’impianto che era nuovo, appena partito.

DOMANDA - E la produzione è stata interrotta?

RISPOSTA - La produzione quando capita gli incidenti non si può bloccare, la produzione deve andare avanti, le autoclavi sono in reazione, quindi non è che succede un incidente si scappa via e le autoclavi rimangono là, bisogna intervenire riparare il guasto, sistemare il guasto, nei limiti più brevi possibili, la produzione va avanti, la strumentazione va avanti.

DOMANDA - Ma gli operai venivano allontanati, in questa occasione ad esempio, gli operai sono stati allontanati dal reparto o no?

RISPOSTA - In quell’occasione del gasometro?

DOMANDA - In quest’occasione dell’incidente che lei ha parlato?

RISPOSTA - No, come ripeto il gasometro è molto distante dall’impianto, e là sotto il gasometro ho lavorato io e un compressorista. L’importante era controllare che i compressori funzionassero, controllare la campana che ad un dato momento non saltasse per aria, il personale era al suo posto, stava lavorando sugli impianti.

DOMANDA - Lei in quel momento aveva delle maschere, protezioni specifiche?

RISPOSTA - No, perché l’incidente era troppo grosso, bisognava correre, dall’impianto al gasometro saranno 400 metri, quindi con l’autoprotettore è difficile correre, senza autoprotettore, l’autoprotettore lo metti se capita in zona autoclavi, a parte che il CV24 è abbastanza aperto rispetto al CV6, per esempio, perché a me è capitato al CV6 un incidente grossissimo, che Porto Marghera poteva saltare per aria, per fortuna è andato tutto bene. Però di queste situazioni qua secondo me potrebbero capitare ancora, quindi bisogna stare molto attenti.

DOMANDA - Avevate una sorta di procedura da seguire in queste circostanze e che dovevate rispettare?

RISPOSTA - Una procedura in che senso, di emergenza?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - L’emergenza te la fai te, tu sei responsabile dell’impianto, se succede di notte sei te solo, non c’è nessuno, quindi tu devi regolarti in maniera tale da salvaguardare l’impianto, metterlo in condizioni di sicurezza e devi decidere te al momento, non c’è una procedura che dice si rompe una tenuta bisogna fare così; si rompe una tenuta, se c’è il gascromatografo che segnala, devi metterti l’autoprotettore ed andare sul posto, devi chiamare l’operatore in zona, avvertirlo anche lui che si metta l’autoprotettore e andare là, bisogna cominciare a bloccare valvole, sfrangiare, chiudere, cambiare, bisogna lavorare. Al limite se sono lavori grossi bisogna chiedere l’intervento della manutenzione.

 

AVVOCATO MANDERINO

 

DOMANDA - A proposito della manutenzione, al CV6 e al CV24 la manutenzione da chi veniva fatta?

RISPOSTA - C’è una squadra per tutto il gruppo diciamo, che noi quando avevamo bisogno di manutenzione chiamavamo questa squadra. Inoltre però nell’impianto può esserci anche un meccanico, può esserci un operaio meccanico che fa i piccoli lavori di intervento, che li fa insieme all’assistente di giornata e coordina certi piccoli interventi. Se gli interventi capitano di notte, in festività, si chiama la squadra addetta allo stabilimento, c’è una squadra di meccanici, pronto intervento, che vengono in reparto a sistemarti i tuoi problemi, sia meccanici che elettrici e fisici. Sono tre squadre a disposizione praticamente per gli impianti a ciclo continuo.

DOMANDA - Quindi nella manutenzione ordinaria poteva accadere che veniva svolta da addetti all’impianto più che da operai specializzati?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi anche da persone che non erano specializzate nella tenuta della manutenzione?

RISPOSTA - Diciamo, se è da smontare una valvola o cambiare una valvola, cambiare una guarnizione, un operaio è capace di farlo.

DOMANDA - Che tipo da manutenzione era necessaria al CV6 in particolare?

RISPOSTA - Al CV6 è un impianto vecchio, manutenzione, valvole sounder, in linea di massima sounder di fondo, il CV6 ha avuto per molti anni problemi di produzione, non riusciva a c’entrare la produzione, il sicron paste è un prodotto particolare, siamo andati avanti diversi anni non si riusciva a fare un prodotto valido, cioè si faceva una carica buona e due cattive. Quindi c’era molto intervento sulle sounder di fondo, perché queste cariche balorde, anomale, formavano, le chiamavamo lumps, una specie di sassi che si fermavano sul fondo, e quindi andavano a rovinare la membrana della valvola sounder, ha una membrana in gomma all’interno e quella si rovinava, e quella bisognava cambiarla spesso. In linea di massima quella veniva cambiata dal meccanico di reparto, se succedeva di notte chiamavamo il meccanico di turno. Delle volte se era un’emergenza e la manutenzione era impegnata in un altro reparto in emergenza, è una cosa che potevamo fare anche noi. Piccoli interventi di manutenzione si potevano fare tranquillamente, non ci sono problemi.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Lei ha parlato prima del CV6 e poi del CV24, io mi interesserei in questo momento, visto che il periodo che ci riguarda è di più quello del CV24; lei vede questo impianto dall’inizio?

RISPOSTA - Sì, dalla partenza, lo abbiamo messo in marcia noi.

DOMANDA - Quindi lei sapeva che le autoclavi erano vetrificate, smaltate all’interno?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei ha parlato dei sistemi di monitoraggio del gascromatografo, lei sapeva che, e ha detto ovviamente i periodi in cui sono entrati in funzione queste macchine, lei sapeva, è al corrente che prima dei gascromatografi c’erano altri sistemi di campionamento e poi ce n’erano alcuni anche paralleli ai gascromatografi?

RISPOSTA - Cioè?

DOMANDA - Mi riferisco ai pipettoni prima dei gascromatografi, e mi riferisco ai cercafughe contemporaneamente ai gascromatografi, e ai campionatori personali, noi abbiamo documentazione di controlli numerosi fatti negli anni ‘75 e ‘76 tra gascromatografi e campionatori personali. Lei si ricorda di questi sistemi?

RISPOSTA - No, nel reparto non si usavano, se andavano a fare un controllo lo faceva la manutenzione fisica, era loro che ad un dato momento usavano i pipettoni, noi come personale di impianto no.

DOMANDA - Lei non se ne occupava di queste cose?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Siccome ne aveva parlato allora... Lei poi dice che gli interventi di miglioria rispetto all’impianto, ho inteso costituito nel ‘72, non ci furono?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ma scusi, lei non si ricorda di tutti gli interventi che sono stati fatti sulle valvole delle colonne di strippaggio, prima dello strippaggio della torbida, di questi lavori, si ricorda o non si ricorda?

RISPOSTA - Migliorie in che senso?

DOMANDA - Interventi, interventi di risanamento dell’ambiente, cambiamenti, modifiche su tutte le valvole, sulle tenute, il sistema di strippaggio del CVM da PVC, con addirittura ad un certo punto le colonne di stripping tenute con tecnologie Goodrich, non si ricorda?

RISPOSTA - Premetta una cosa, nel ‘78 io ho fatto un infarto, probabilmente per colpa anche del CVM, sono stato fuori un paio di mesi, poi sono rientrato, mi hanno tolto via di turno e ho fatto il giornaliero, ho fatto il giornaliero fino all’81, nell’81 mi hanno messo in cassa integrazione, quindi certe migliorie fatte al CV24 forse non le ho neanche viste, qualcosa è stato fatto, sarà stata cambiata qualche valvola, ma non è che abbia portato questi gran vantaggi. Il CV24 è un impianto abbastanza valido, è un impianto che è partito abbastanza bene, moderno, sì, è stata fatta, anche come il discorso dell’abbattimento fumi, anche quello è stato fatto che prima non c’era, è stato fatto qualcosa, non grandi cose, questo è il discorso. Comunque, come ripeto, mi hanno messo in cassa integrazione, poi ho scritto una lettera al Presidente della Montedison, al dottor Schimberni, e gli ho spiegato io sono entrato nel ‘55, ho lavorato nella mia vita giovane, ho dato parte della mia salute alla Montedison, Montedipe, Montepolimeri e per premio mi hanno messo in cassa integrazione. Ho scritto una bella lettera al Presidente, a diversi giornali d’Italia, che neanche uno l’ha pubblicata, comunque dopo un paio di mesi mi hanno mandato a chiamare e sono andato a lavorare in magazzino, responsabile della segretaria al magazzino, hanno capito che avevano fatto un bel sbaglio con me. Ritornando al discorso del CV24, sì, è stata fatta qualche miglioria, qualche cosa, finché ero là, qualcosina è stata fatta.

 

AVVOCATO ALESSANDRI

 

DOMANDA - A noi risultava dalle schede della Guardia di Finanza ed anche dall’anamnesi lavorativa raccolta dal dottor Miedico che dall’81 all’85 lei sia stato impiegato amministrativo, è corretto?

 

Presidente: ha detto dall’81, al rientro della cassa di integrazione...

 

DOMANDA - Non c’è il riferimento alla cassa integrazione.

 

Presidente: c’è stato un periodo di cassa integrazione e poi ha svolto le mansioni...

RISPOSTA - Mi hanno richiamato perché io ho scritto a Schimberni spiegando la mia situazione e hanno capito che avevano sbagliato con me, mi hanno mandato fuori dal CVM, magazzino.

 

DOMANDA - Solo un chiarimento, quella cartella che ha letto prima, le analisi del sangue, delle urine, che siano Fulc che siano dell’azienda poco ci interessa, lei ne ha diverse, ne ha alcune?

RISPOSTA - Ne ho delle altre.

DOMANDA - Quindi gliele davano o lei le chiedeva?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Erano a disposizione dei lavoratori?

RISPOSTA - No, loro decidevano, adesso non so se quelle altre che ho a casa fanno sempre parte della Fulc o della Montedison, perché noi non è che andassimo a guardare se era la Fulc o la Montedison, a noi interessava quando andavamo a fare la visita che ci dicessero non hai niente, stai tranquillo, non andavo a vedere chi era che faceva questo discorso qua.

DOMANDA - Lei ha chiesto queste cartelle Fulc...

RISPOSTA - Io non ho mai chiesto niente, se ce le ho vuol dire che me le hanno date.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Che cartelle sono, sono cartelle Fulc, può vedere un attimo se ce le ha qua?

 

Presidente: quelle che ha qui sono quelle relative all’indagine Fulc evidentemente...

RISPOSTA - Siccome le presentano con il computer.

 

DOMANDA - Questo schema che vedo mi pare che sia quello dell’indagine Fulc?

RISPOSTA - E’ scritto qua, indagine cloruro di vinile promossa dalla Fulc. A casa ne ho delle altre, adesso guarderò, o se è scritto niente, perché penso che la Montedison non scriva niente.

 

Presidente: la domanda che è stata fatta è questa: cioè, dopo quella indagine Fulc lei è stato sottoposto ad altre visite mediche e ad altre analisi del sangue, delle urine etc. etc.?

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: le hanno dato i risultati di quelle analisi?

RISPOSTA - Sì, ne ho qualcuna a casa, non so se spostata a questa o se in precedenza a questa, ne ho di altri fogli di carta a casa e quindi guarderò adesso, poi eventualmente se ne ha bisogno...

 

Presidente: grazie, può andare.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - DABBALA’ SILVANO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato Grillo.

 

AVVOCATO GRILLO

 

DOMANDA - Quando è stato assunto presso il Petrolchimico lei?

RISPOSTA - Sono stato assunto nel... io ho passato diverse imprese, prima ero con la Franco Tosi che stava costruendo la caldaia termoelettrica per dare vapore, per dare coso a tutti gli impianti del CV, poi dalla Franco Tosi sono stato assunto dalla Montedison, ex Edison, sono stato, diciamo così, assunto all’officina meccanica SA5 M.

DOMANDA - Scusi, assunto in che anno?

RISPOSTA - Nel ‘56, ‘56-‘57.

DOMANDA - Ed è stato dipendente della Montedison?

RISPOSTA - Fino al ‘71-‘72.

DOMANDA - Quali erano le sue mansioni?

RISPOSTA - Prima ero in officina, poi sono stato trasferito per esigenze di lavoro al reparto dei CV in officina meccanica come manutentore delle valvole di fondo dei vari reparti, CV6, CV14, CV3 e CV16.

DOMANDA - Quindi svolgeva attività di manutenzione...

RISPOSTA - Manutenzione come meccanico di turno, facevo i turni.

DOMANDA - Di che tipo di manutenzione si occupava lei?

RISPOSTA - Noi eravamo adibiti per le valvole di fondo e per i vari interventi di emergenza che semplificavano nell’ambito dei reparti, lavoro svolto da una persona sola che tramite telefono i reparti chiamavano e dovevamo, diciamo così, intervenire per manutentare le valvole di fondo, compressori e via discorrendo.

DOMANDA - Lei quindi ha cessato la sua attività di manutentore...

RISPOSTA - Nel ‘72.

DOMANDA - Poco prima di lasciare gli impianti ha verificato se da parte della dirigenza della Montedison vi fosse intenzione di fare delle attività di manutenzione straordinaria volte a tutelare l’ambiente di lavoro?

RISPOSTA - Assolutamente no, perché l’interesse della Montedison era quello di produrre il prodotto e di fare il nostro lavoro a cui siamo stati adibiti. Per ciò da parte della direzione non c’era in cantiere nessuna voglia, chiamiamola così, per trovare dei sistemi, qualsiasi altro, e levare via la nocività, perché si parlava di nocività anche in quei reparti, nei reparti dove si lavorava, assolutamente.

DOMANDA - Tipo, non so, sperimentazioni sull’installazione di gascromatografi?

RISPOSTA - Ecco, nel ‘71 mi sembra io ho parlato con il mio capoturno che era Bruni, ora è deceduto, si ventilava l’ipotesi che la Montedison sui laboratori LR ci fosse un sistema, sistema che io credo che era, adesso la dicitura non mi viene tanto, sistema che stavano elaborando e che era in prova al laboratorio di ricerche, perché vicino al CV c’era un laboratorio LR dove si metteva a punto delle apparecchiature per trovare tracce o perdite di questo CVM nei vari reparti. Ed era possibile che dietro nostro sollecito, perché eravamo noi in prima linea per queste valvole di fondo, per queste perdite e via discorrendo, e si ventilava l’ipotesi di installare questo gascromatografo che era in sperimentazione al LR, cioè laboratorio ricerche. Poi io ho lasciato il lavoro e non me ne sono più occupato di questa cosa. Però si ventilava la possibilità di installare questa apparecchiatura per vedere queste fughe di CVM sui vari reparti.

DOMANDA - Se può precisare bene il periodo?

RISPOSTA - Mi sembra che sia stato nel ‘71.

DOMANDA - E in quel periodo si parlava già...

RISPOSTA - Si parlava di questa apparecchiatura, perché noi ci lagnavamo, perché c’erano, andavamo sotto le autoclavi, delle volte dalla fuoriuscita di questo CVM perdevamo anche i sensi, io più di qualche volta sono stato ricoverato in astanteria in ospedale, cioè, in astanteria dell’infermeria della Montedison per essere curato, inalavano dell’ossigeno in modo da poter... più di qualche volta è successo. Poi una volta che andata via questo malessere andavamo sul nostro reparto e continuavamo il nostro lavoro.

DOMANDA - Che lei sappia quando nel ‘71 lei ha lasciato il Petrolchimico si sapeva già, c’erano delle voci sulla dannosità del CVM?

RISPOSTA - Sì, c’erano già le voci perché Bruni me l’aveva detto, non starti a preoccupare che fra qualche mese, qualche anno verrà installata questa apparecchiatura e voi sarete più tranquilli, ma io nel frattempo avevo preso la decisione di andarmene. Anche perché con l’ingegnere dell’officina meccanica Zanini avevo richiesto di essere trasferito perché non ce la facevo più in quei reparti perché ormai ero talmente debilitato e via discorrendo che ho preferito dare le dimissioni e me ne sono andato.

DOMANDA - Lei quindi, mi permetto di insistere, nel ‘71-‘72 mai nessuno aveva detto, le aveva detto, riferito, che il CVM era dannoso e che pertanto bisognava apporre delle modifiche volte a tutelare l’ambiente di lavoro?

RISPOSTA - No, assolutamente no, nessuno ci aveva avvisato che il CVM era velenoso e che se inalato poteva provocare cose, eravamo tenuti all’oscuro noi, cioè, noi facevamo il nostro lavoro e basta. Anche perché non andavamo a sindacare verso i capi, verso il personale come ingegneri dell’officina, perché per noi era un salasso di rimproveri, di cose, ci tenevano, diciamo così, noi dovevamo fare il nostro lavoro eravamo adibiti a quel tipo di lavoro e certe cose non potevamo... se c’era qualcosa che si poteva sapere si poteva sapere tramite vie traverse o tramite contatti tra il personale che comandava come questo signor Bruni, che era il mio capo, e Zaccarelli, che era responsabile dell’officina meccanica dei CV.

DOMANDA - Un’ultima domanda, solo per conoscenza, lei ha detto poco fa ha avuto degli incidenti, degli infortuni, a seguito di fughe anche?

RISPOSTA - Sì, perché noi ci chiamavano in vari reparti, dovevamo controllare queste valvole di fondo, dovevamo, diciamo così, fare manutenzione, levare via queste valvole di fondo, portarle in officina, mettere il tornio, cambiare le guarnizione di teflon e poi rimontarle.

DOMANDA - Il vostro intervento quali manutentori avveniva nel momento in cui la valvola si era già rotta o era anche un’attività di manutenzione preventiva?

RISPOSTA - No, perché le valvole di fondo ogni caricamento, ogni lavoro più o meno venivano smontate e se la guarnizione di teflon era tenuta perfetta allora si montavano, si puliva l’autoclave e poi si montava, altrimenti se c’era qualche imperfezione sulla guarnizione di tenuta, si dovevano prendere e fare manutenzione, che sia a tenuta perfetta l’autoclave, perché si sa che l’autoclave aveva una pressione non indifferente all’interno dove si coagulavano diversi prodotti.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Lei si ricorda quando è andato via esattamente da Montedison?

RISPOSTA - Nel ‘92.

DOMANDA - No, nella sua deposizione, cioè, durante le domande del Pubblico Ministero lei ha dichiarato prima nel ‘71-‘72?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Il problema è che lei mi risulta che dal ‘70 all’80 ha lavorato come operaio presso la direzione di artiglieria di Mestre, è vero?

RISPOSTA - No, nel ‘71 sono andato via io.

DOMANDA - Vede, queste risultanze mi risultano dalle sue dichiarazioni, cioè, lei ha detto il 30 dicembre del ‘94 alla Polizia di Stato: "Dal 1956 al 1970 ho lavorato presso lo stabilimento dalla società Edison come addetto alla manutenzione degli impianti di produzione CVM cloruro di vinile monomero". E poi alla fine della sua deposizione ha detto: "Preciso che dal 1970 al 1980 ho lavorato come operaio presso la direzione di artiglieria di Mestre", sono le sue dichiarazioni del 30/12/94 alla Polizia giudiziaria di Venezia.

RISPOSTA - Penso, è passato tanto tempo, siccome io prima di dare le dimissioni alla Montedison, perché prima lavoravo alla San Marco, poi dalla San Marco sono andato come manutentore e via discorrendo, alla Montedison mi sembra che sia andato via nel ‘70, ‘71.

 

Presidente: va bene.

 

RISPOSTA - Però il fatto che io venivo a sapere, cioè, che eravamo manutentori del CV, non cambia una virgola, nel senso che io ho lavorato parecchio come manutentore ai vari reparti della Montedison.

 

Presidente: quindi lei ha cessato la sua attività nel ‘70, ‘71 presso la Montedison?

RISPOSTA - Sì, poi avevo dei rapporti...

 

Presidente: ha avuto compagni di lavoro certo.

RISPOSTA - Esatto, ci tenevamo sempre, perché si è lavorato..

 

Presidente: va bene, grazie, può andare. Chi sentiamo?

 

Avvocato Grillo: il signor Perazzolo Natalino.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - PERAZZOLO NATALINO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO MARIN

 

DOMANDA - Vuole dire innanzitutto al Tribunale in quale reparto dello stabilimento Petrolchimico di Porto Marghera ha lavorato, in quale periodo e con quali mansioni?

RISPOSTA - Ho cominciato a lavorare al CV6 nel 1956, il 23 gennaio, sono rimasto al CV6 fino al 1985, in giugno pressappoco. La prima mansione che ho avuto è stata quella di fare l’insaccatore, poi operatore delle autoclavi, operatore all’essiccamento, capoturno, assistente di turno, assistente di giornata, dal ‘72 in poi di collegamento fra manutenzione e produzione.

DOMANDA - Il reparto CV6 dove si trovava rispetto agli altri reparti dello stabilimento?

RISPOSTA - Dunque, ad est...

DOMANDA - In due parole.

RISPOSTA - Ad est c’era il CS7, circa a 70 metri verso est, ad ovest c’era il CV5/15, a sud c’era il lavaggio delle autobotti e una vasca che raccoglieva le acque reflue da depurare, però dopo il lavaggio delle autobotti è stato spostato perché era pericoloso perché dalla vasca usciva parecchio CVM, poi verso nord c’era il magazzino PVC, CV7, e CV8.

DOMANDA - Fra queste zone vi era comunicazione diretta o erano fra loro separate?

RISPOSTA - No, il CV5 e il CV6 erano lo stesso muro, fra il CV6 e CV7 erano attaccati, il CV7 e CV8 anche, l’unico reparto che era lontano dal CV6 era il CS7 mi pare e la vasca delle acque reflue, di lavaggio delle autobotti.

DOMANDA - Tornando al CV6 vuole precisare che cosa si produceva in quel reparto e quanti operai vi lavoravano per turno o come giornalieri?

RISPOSTA - Si produceva PVC da CVM in emulsione, che era una granulometria molto fine rispetto, per esempio, alla sospensione. Gli operai lavoravano circa un centinaio in turno e poi c’erano per lo più i capi che erano giornalieri, tre del servizio tecnico, un caporeparto, un vice caporeparto che faceva quasi sempre soltanto amministrazione, poi c’ero io e un altro.

DOMANDA - Passando a parlare delle misure di protezione personale nello svolgimento dell’attività lavorativa, ve ne erano di predisposte da parte dell’azienda, se sì in che epoca, se sì quale? Avevate una dotazione per ciascun lavoratore, operaio di strumenti personali di sicurezza?

RISPOSTA - Sì, certo, c’era una maschera con filtro adeguato per CVM, poi c’erano autoprotettori che si dovevano indossare in caso di uscite grosse di CVM che bisognava intervenire e non si poteva farlo altrimenti se non con l’autoprotettore.

DOMANDA - Vuole precisare meglio quali erano le prescrizioni che avevate per l’uso di queste maschere di cui lei ci ha parlato?

RISPOSTA - Bisognava tenerla per un certo periodo la portavamo su e giù dallo spogliatoio al reparto la maschera, quella personale.

DOMANDA - Ma la portavate su e giù indossata?

RISPOSTA - No, io non l’ho mai indossata, l’autoprotettore neanche, lo si faceva soltanto ogni 6 mesi quando venivano i pompieri per fare una prova di emergenza, altrimenti personalmente non l’ho indossata mai, né maschera né autoprotettore.

DOMANDA - Sempre per rimanere nell’ambito delle misure di protezione, all’interno del suo reparto ci può descrivere quali sistemi di sicurezza erano stati predisposti, in che epoca?

RISPOSTA - Sistemi di sicurezza, il mio reparto è nato con sistema antideflagrante, perché c’era pericolo di esplosività, il CVM miscelato all’aria esplode, però ci vuole una quantità da 36.000 a 336.000 PPM per fare miscela esplosiva, però era antideflagrante. Anche per esempio le chiavi che usavamo erano in bronzo per non creare scintille, le scarpe dovevano avere la suola in gomma per non creare scintille, perché il pavimento per la metà, a quota 4 metri, la sala autoclavi dove l’operatore svolgeva per lo più le operazioni per il 95% era in grigliato in ferro, perciò era possibile, con altro tipo di scarpa, fare scintille e quindi creare esplosioni. Quindi bisognava usare scarpe con suole di gomma. I motori elettrici erano tutti antideflagranti, le pulsantiere erano chiuse e inscatolate perché non venisse la scintilla verso l’esterno.

DOMANDA - Come misure di sicurezza, rispetto alla possibilità di venire a contatto con le sostanze in produzione, se vuole precisare quel campo?

RISPOSTA - C’era un cromatografo che magari ti diceva, ma serviva a poco perché il cromatografo aveva, per esempio, dava un’analisi sullo stesso posto ogni 20 minuti, perciò se adesso mi fa un’analisi, e mi dice vicino all’autoclave 1 non c’è niente, poi passa all’autoclave 2 etc., però fintanto che va avanti e deve ritornare sulla prima sonda passano 20 minuti, in 20 minuti possono passare tonnellate di CVM, ma il cromatografo non lo vede, non lo sente.

DOMANDA - Quando sono stati installati i gascromatografi nel CV6?

RISPOSTA - Nel ‘75, pressappoco, perché le date adesso comincio a diventare vecchio. Nel ‘75, però è stato installato soltanto in sala autoclavi, ma all’insaccamento, all’essiccamento non c’era poco CVM, cioè, come quantità ce n’era poca, perché per esempio potevano essere 10, 20, 30 PPM di base, però non c’era niente, non c’era un cromatografo che mi diceva guarda che c’è il CVM, soltanto in sala autoclavi, non ho mai capito perché. Forse perché c’erano i filtri aperti all’inizio, perché quando si apriva l’autoclave, il boccaporto usciva il CVM, si vedeva, si vedeva questa cascata di CVM, perché il CVM si dice che è incolore, però se abbiamo una quantità di CVM gas che è vicina, al cento per cento, cioè non miscelato all’aria, si vede. E quindi non so, forse faceva paura, ma la piccola quantità, quella che non si vede assolutamente, era quella che la mangiavi 8 ore su 8 ore, e forse anche di più, perché, per dire, mi raccontava un insaccatore, che è rimasto alcuni anni all’insaccamento, poi è passato all’essiccamento, che quando rimaneva in ferie, nel periodo che faceva l’insaccatore, siccome la polvere era bianca, come borotalco, per i primi 4 o 5 giorni quando si soffiava il naso, quando sputava, quando tossiva, la saliva era bianca, c’era resina dentro, ma la resina conteneva circa un 2 o 3 per cento di CVM, quindi quello si portava a casa il lavoro praticamente. E quindi respirava CVM anche quando era a casa, perché da quella polvere che si attaccava ai polmoni usciva continuamente CVM.

DOMANDA - Oltre ai gascromatografi installati solo nelle sale autoclavi e non nei reparti insacco ed essiccamento, vi erano altri sistemi di sicurezza, di rilevazioni di fughe?

RISPOSTA - C’era a disposizione che quando il sistema, quando suonava l’allarme, che suonava a 30 PPM, in sala autoclavi bisognava abbandonare il reparto se non si riusciva ad eliminare immediatamente la fonte di contaminazione. Però non abbiamo mai abbandonato il reparto perché abbiamo sempre trovato subito il sistema di eliminare la perdita e mai nessuno ha abbandonato il reparto.

DOMANDA - Nel periodo in cui lei ha lavorato al CV6 questi allarmi con che frequenza si verificavano, per quanto lei ricorda?

RISPOSTA - C’è stato un periodo di un anno e mezzo forse, che suonava l’allarme 5 o 6 volte durante il turno, però...

DOMANDA - Che anni erano?

RISPOSTA - Subito dopo installato il gascromatografo, cioè ‘75, ‘76, anche un po’ del ‘77. Però siccome l’essiccamento buttava fuori un sacco di CVM dai ventilatori principali e finali, perché bisogna sapere che la grossa fetta di CVM che andava all’aria non andava dalla sala autoclavi, ma andava dall’essiccamento, perché per produrre 85 tonnellate di PVC bisognava usarne, stando ai conteggi, stando allo specifico etc., bisognava usare 100 tonnellate di CVM, quindi c’erano 15 tonnellate in più di CVM che mancavano.

DOMANDA - E di queste 15 tonnellate che fine facevano?

RISPOSTA - Di queste 15 tonnellate 5 venivano recuperate con il degasaggio, ma le altre 10 andavano all’aria. Siccome le porte, finestre della sala autoclave erano quasi sempre aperte, per il primo anno e mezzo, dopo che è stato installato il gascromatografo, a volte poteva capitare che il CVM dall’essiccamento entrasse dalle finestre, quindi andava alle sonde e suonava l’allarme. Noi ci cercava, ma dopo abbiamo capito, bisognava chiudere completamente il reparto e metterlo sotto come una campana di vetro, e così abbiamo fatto, ed allora l’allarme suonava poco. Poi si è visto che c’erano valvole che non erano adeguate e le abbiamo cambiate con rubinetti durco e facevano tenuta, e allora l’allarme era quasi a zero. Però la sala autoclavi a quota 4 metri non era inquinata, perché il CVM pesa più del doppio dell’aria, quando usciva un po’ di CVM se ne andava al piano terra, quello che stava lavorando al piano terra se lo beccava tutto, ma quello che lavorava a 4 metri di quota quasi niente, perché anche per scaricare, quando si scaricava con il filtro aperto, il filtro era all’altezza del ginocchio della persona che lavorava e doveva mescolare continuamente perché piccole lance che erano di granelli di PVC andavano ad intasare la rete, bisognava con un manico di legno, un manico di scopa continuamente tener libera la rete del filtro, altrimenti traboccava perché intasava. Il CVM appena arrivato al bordo del filtro andava perpendicolarmente verso giù, per esempio, per dare un’idea, se uno non ha mai visto il CVM, però avrà visto nevicare in assenza di vento, la velocità di discesa del CVM è come la neve quando non c’è vento, pressappoco la stessa velocità. Quindi il CVM usciva dai filtri ed andava verso il basso, noi che stavamo in piedi vicino al filtro non sentivamo assolutamente il CVM.

DOMANDA - Lei prima ha dato un’indicazione anche precisa con dei numeri rispetto allo scarto tra la materia prima utilizzata per la produzione e il prodotto finito, vuole precisare questi calcoli da chi erano fatti, come le risultano?

RISPOSTA - Ogni tanto si faceva lo specifico, lo specifico vuol dire usare una certa quantità di CVM, produrre una certa quantità di PVC, essiccarlo e vedere quanta era la resa. Però si faceva, io mi ricordo di averlo fatto una volta sola, e da quella volta, io ero addetto anche al controllo di CVM al degasaggio, ed era pari al 5% il CVM recuperato dal degasaggio. Però ogni mattina noi si faceva la chiusura della giornata, però potevano essere anche discrepanze, perché un giorno poteva esserci un’autoclave ferma, un altro giorno una linea di manutenzione di essiccamento, però a fine mese l’errore che poteva essere tra un giorno rispetto a un altro, a fine mese quando si faceva la chiusura del mese l’errore era quasi nullo, perché si faceva tutta la produzione di PVC del mese, tutto il CVM consumato nel mese, tutte le materie prime consumate etc., e da questo si vedeva che, come detto prima, per produrre 85 di PVC ce ne volevano 100 di CVM, e da questi 15 bisogna togliere anche le 5 tonnellate, il 5% perché venivano recuperate con il degasaggio.

DOMANDA - L’altro 10%?

RISPOSTA - L’altro 10%, una parte andava all’aria dai camini dei ventilatori principali dell’essiccamento, perché come il PVC veniva spruzzato nelle sale, nelle camere di essiccamento, veniva spruzzato con un atomizzatore che girava a circa 22.000 giri al minuto, e quindi veniva nebulizzato, si formavano delle goccioline piccolissime, però andava all’impatto con l’aria che era a circa 150, 160 gradi, l’aria evaporava immediatamente insieme al CVM, e quindi andava fuori dai camini dei ventilatori principali. Però queste goccioline di PVC che si formavano in sala essiccamento erano di varie dimensioni, perché dipendeva dalla gocciolina dell’acqua che lasciava agglomerati, pur piccolissimi, di PVC, quindi bisognava omogeneizzare il tutto. Allora questo PVC veniva trasportato pneumaticamente a dei mulini a martelli, che facevano un rumore del diavolo come un reattore, per cui siamo quasi tutti sordi noi del CV6, e veniva omogeneizzato, come si rompeva questa particella altro CVM usciva dai camini dei separatori finali. Però questi ventilatori che aspiravano dai mulini avevano il tubo di scarico dell’aria, che c’era aria e CVM, che aveva un cappello, un cono, tipo cappello dei cinesi di paglia, sull’uscita dell’aria, e dava la spinta verso il basso dell’aria e qualche volta noi anche d’inverno ci piaceva stare là per scaldarci un po’ perché l’aria era calda, ma c’era anche il CVM, ma non faceva male perché dicevano che lo usavano...

DOMANDA - Gascromatografi, abbiamo imparato in questo processo che c’era un sistema di campanelle di rilevamento, ne ha parlato prima anche lei, che il giro era ogni 20 minuti, dove erano collocate?

RISPOSTA - Erano collocate a quota 5 metri, prima ce n’erano anche..

DOMANDA - Circa 5 metri da cosa?

RISPOSTA - Da terra, dal piano terra, ad un metro e mezzo dal grigliato, dal primo piano dove l’operatore faceva circa il 95% delle operazioni. Le campanelle c’erano anche a terra, una ce n’era fra due serbatoi dell’essicamento, 167 1 e 2, ma poi sono state chiuse perché non si poteva controllare la sala autoclavi. Una volta che sono state chiuse le porte e le finestre, come ho detto prima, per mettere l’impianto come sotto una cappa di vetro, sono state tenute aperte soltanto quelle sonde che erano in prossimità delle autoclavi, una decina, 10 erano in tutto, perché c’erano anche il serbatoio del germe e un solutore in fondo, e quindi soltanto in sala autoclavi a quota 5 metri e mezzo da terra e un metro e mezzo dal grigliato, quindi il CVM è così veloce. Faccio un esempio, nel ‘60 è successo un guaio al CS, un operatore è andato dentro un serbatoio però si è sentito male, si è accasciato a terra, un altro che stava fuori aveva visto ed è entrato per dargli una mano, ma è rimasto dentro anche lui, così mi hanno raccontato, perché io non ero al CS, avevano sbagliato anziché mandare dentro aria dalla manichetta dell’aria avevano mandato dentro azoto, quindi dovrebbero aver fatto la morte del topo. Da quella volta la direzione ha dato ordine che prima di entrare in cavità, sia serbatoio che autoclave, come in altre, c’erano anche delle tubazioni da un metro e mezzo di diametro, bisognava avere l’autorizzazione dei vigili del fuoco. Quando noi preparavamo l’autoclave per entrare in autoclave, una volta pronta si chiamavano, si telefonava ai vigili del fuoco, siamo pronti per entrare in autoclave, allora venivano con lo strumento, controllavano. Una di queste volte venne il pompiere, controlla dal boccaporto, aveva un sondino lungo un metro, okay, tutto a posto, però dice il pompiere, butta dentro la manichetta dell’aria, e buttare dentro la manichetta dell’aria uscì una nube di CVM, perché evidentemente si era fermato sul fondo.

DOMANDA - Lei sta dicendo che il CVM va verso il fondo?

RISPOSTA - Sì, immediatamente, non c’è niente da fare, è uscita una nube di 40.000 PPM di CVM, attenzione che siamo in zona di esplosività.

DOMANDA - Si ricorda quando è successo questo episodio che sta raccontando?

RISPOSTA - Subito dopo che è... ‘63, ‘64, ma volevo solo dire che il CVM precipita immediatamente a terra, però sul giro di 5 o 10 secondi al massimo non c’era più CVM né in autoclave né all’esterno, ma era andato tutto al piano terra, e quelli che erano al piano terra se lo sono attaccati loro, oppure se non c’era nessuno è uscito dalle porte dei cunicoli ed è andato in mare ad andare da mangiare alle balene.

DOMANDA - Lei ha detto che queste campanelle erano a 5 metri e 50 da terra?

RISPOSTA - Sì, da quota zero era a 5 metri e 50, e un metro e 50 da quota 4.

DOMANDA - E che ad un certo punto una parte di queste campanelle sono state chiuse, vuole spiegare meglio quando è successo?

RISPOSTA - Un anno e mezzo circa dopo che è stato messo il cromatografo, siccome non si riusciva a trovare da dove usciva questo CVM, abbiamo capito che veniva dall’esterno, allora abbiamo chiuso il reparto, abbiamo chiuso il reparto, ma abbiamo dovuto anche chiudere le sonde che stavano all’esterno per poter controllare bene da dove venivano queste perdite di CVM in sala autoclavi, quindi erano rimaste soltanto le sonde della sala autoclavi, funzionanti. Perché per esempio, durante la polimerizzazione, l’emulsione, che è tutta diversa dagli altri tipi di polimerizzazione, c’era uno sfiato che doveva sfiatare continuamente CVM, per lasciare libero il condensatore, perché l’emulsione funziona, se volete ve lo spiego, ma doveva lasciare libero il condensatore che serviva come raffreddamento, da gas inerti; siccome il CVM pesa di più dell’aria, anche i gas inerti come anidride carbonica, azoto, erano più leggeri del CVM gas, e quindi andavano ad occupare il condensatore che stava sul cielo dell’autoclave in verticale. Allora se il CVM gas doveva entrare non poteva farlo perché era occupato da gas inerti, allora c’era un tubicino sulla testa del condensatore che si chiamava ventiler, ma era uno sfiato, bisognava tenerlo aperto sempre per dare la possibilità al gas CVM di salire sul condensatore e quindi l’acqua che circolava all’interno poteva portare via le calorie e raffreddare, perché la reazione non si poteva controllare. Questo tubicino sfiatava sul tetto dell’autoclave, ma in un primo momento sfiatava gas inerti e non c’era uno strumento che dicesse... questi sono che noi la mettevamo a valle del rubinetto che aprivamo per sfiatare il gas inerte, finché il tubicino era giallo voleva dire che i gas erano gas inerti. Quando cominciava a raffreddare voleva dire che cominciava a passare il CVM e raffreddava talmente tanto che il tubicino brinava, si congelava, brinava tutta l’umidità dell’aria ed allora ho sentito dire che molti mettevano l’anguria, il vino, l’acqua a raffreddare nel CVM, non è vero niente, la mettevano a raffreddare su queste linee che magari erano, o qualche volta c’era qualche linea in degasaggio o perché un contatore del CVM si era rotto, bisognava bonificare un tratto in linea, mandarlo al gasometro, come si bonificava, come si apriva, si sfiatava questo CVM la tubazione sbrinava all’esterno.

DOMANDA - Per tornare ai gascromatografi, altrimenti non riusciamo neanche a seguire, eravamo partiti da quello e vorrei tornare a quello, l’impianto del gascromatografo, per quello che lei ricorda, ha funzionato regolarmente, al di là delle chiusure o c’erano dei problemi di funzionamento?

RISPOSTA - Come macchina funzionava, ma non serviva allo scopo che avevamo bisogno noi. Perché, per esempio, noi avevamo bisogno, per sapere quanto CVM mangiavamo nelle 8 ore, ci voleva magari un cromatografo a carbone attivo in modo da poter controllare, come usano, che è un affarino piccolo così, come usano quelli che fanno i raggi X, che hanno un affarino piccolo così, si chiama cromatografo a carbone attivo, questo sarebbe stato nessuno per noi, ma quel cromatografo non serviva a niente. Per esempio, quando andava a fondo scala, che erano 30 PPM, fondo scala cosa voleva dire, che la penna si fermava a fine corsa, 30 PPM stop. Ma quanto sarà stata quella fuga di gas 300, 3000?

DOMANDA - Quindi lei sta dicendo che quando la penna del gascromatografo arrivava al fondo scala che era bloccato sui 30 era impossibile poi precisare la fuga di quale entità...

RISPOSTA - Non si quantificava, quando arrivava a fondo scala basta, non sapevi quanto sarebbe stato.

DOMANDA - E a quel punto cosa facevate, uscivate dal reparto?

RISPOSTA - No, ho detto prima che c’era una disposizione di uscire dal reparto, però la disposizione diceva se tu non riesci ad eliminare la perdita immediatamente devi uscire. Ma noi eravamo troppo esperti, perché 8 ore al giorno in reparto conoscevi tutto, sapevi da cosa poteva essere la perdita, sapevi già, abbiamo sempre eliminato immediatamente.

DOMANDA - Che tempi c’erano per eliminare questa perdita?

RISPOSTA - Qualche 10 secondi.

DOMANDA - E del cercafughe cosa ci può dire, quando è che veniva utilizzato?

RISPOSTA - Beh, il cercafughe era utile per cercare le fughe, si andava in giro, quando suonava l’allarme, allora se suonava la sonda 5, si sapeva che la sonda 5 era in prossimità dell’autoclave 5, allora si prendeva il cercafughe e si andava a vedere quale fosse il rubinetto che perdeva, perché si sapeva che magari c’è il premistoppa..

DOMANDA - Stiamo parlando di che anni?

RISPOSTA - Dopo che è stato montato il gascromatografo, dal ‘75 in poi. Quindi il cercafughe serviva per quello, serviva per andare in giro, io l’ho usato, andavo dappertutto.

DOMANDA - C’era sempre qualcuno che girava con il cercafughe?

RISPOSTA - Non sempre, alla mattina.

DOMANDA - Quand’è che entrava in funzione il cercafughe?

RISPOSTA - Quando suonava l’allarme era necessario, però la mattina io per un paio d’anni come arrivavo alle 8 lo indossavo e facevo il giro per il reparto.

DOMANDA - E mentre utilizzava il cercafughe indossava maschere di protezione?

RISPOSTA - No, perché sapevamo che anche se c’era una perdita, quando la campanella numero x suonava, dà l’allarme, sapevamo che la campanella era a un metro, un metro e mezzo dal grigliato, ma il CVM andava verso terra, non andava in orizzontale o in verticale, andava giù. Con il cercafughe, prima di tutto il cercafughe aveva un manicotto e una specie di tubicino che lo tenevi ad un metro e mezzo dalla mano, tendevi il braccio e quindi andavi ad un metro e mezzo lontano dal corpo, quindi se suonava stavi dietro, non andavi mai. Però capitavo per esempio in giro, nella vasca che raccoglieva le vasche reflue, qualche volta mi si è spenta la fiammella di gascromatografo perché sono entrato dove non c’era ossigeno sufficiente, passavo veloce, ma succedeva anche...

DOMANDA - Lo stato di manutenzione dell’impianto CV6, la manutenzione ordinaria, ogni quanto veniva svolta, chi la svolgeva?

RISPOSTA - All’inizio la svolgeva la manutenzione della Montedison, poi invece sono entrate delle imprese dall’esterno.

DOMANDA - A partire da che anni?

RISPOSTA - E` un po’ difficile, io penso le imprese siano entrate dopo il ‘72, ‘73, pressappoco, non prima.

DOMANDA - Ogni quanto veniva fatta?

RISPOSTA - La manutenzione preventiva quasi sempre la si faceva cadere nel periodo estivo, quando gli operatori erano in ferie, quando c’era poco personale, allora si metteva in manutenzione, quasi sempre nel periodo estivo insomma, difficilmente nel periodo invernale, perché si lavorava meglio, perché l’acqua di raffreddamento della camicia del condensatore era più fredda e si lavorava meglio.

DOMANDA - Nel reparto del CV6 c’era una mensa?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Era all’interno del reparto?

RISPOSTA - Sì, si può dire era all’interno, era collegata al magazzino del CV7, che...

DOMANDA - Quando è stata installata?

RISPOSTA - Cosa, la sala mensa?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Penso, le date, è un po’ difficile ricordare le date, credo intorno, dopo che abbiamo fatto casino, nel ‘68, ‘69.

DOMANDA - Prima lei diceva che era vicino al magazzino CV7, cosa c’era vicino al magazzino CV7?

RISPOSTA - Il magazzino CV7 era pieno di sacchi di PVC, sia di emulsione che di sospensione, però la base che si trovava con il cercafughe come minimo erano 10 PPM di CVM, non sempre perché c’erano due portoni grandi da dove entravano i camion per caricare le pedane che erano quasi sempre aperte, e quindi c’era abbastanza corrente d’aria. Però se uno andava dietro le pedane, andava sugli angoli, trovava CVM sempre, perché il CVM non è che si libera in un momento dal PVC, ci vogliono mesi e forse qualche anno.

DOMANDA - Durante l’orario di lavoro si poteva fumare, lei fumava?

RISPOSTA - Sì, fumavo, ma non si poteva fumare in reparto, bisognava andare in sala fumo.

DOMANDA - Quali erano le prescrizioni?

RISPOSTA - Bisognava avere l’autorizzazione, non si poteva abbandonare l’autoclave o l’impianto di essiccamento o il posto di lavoro senza essere autorizzati, l’autorizzazione era rappresentata da una targhetta in plastica che era scritto autorizzazione al fumo.

DOMANDA - E durante un turno di 8 ore di lavoro quante volte capitava ad un lavoratore di potersi allontanare autorizzato per fumare?

RISPOSTA - Dipendeva dall’abitudine di fumare che aveva uno e del tempo che aveva, io andavo un paio di volte a fumare sulle 8 ore, c’era chi non fumava, c’era chi fumava una volta sola, e c’era chi fumava anche 3 o 4 volte.

DOMANDA - Riguardo alla pericolosità del CVM PVC e dicloroetano lei ne è venuto a conoscenza durante la sua attività di lavoro al Petrolchimico?

RISPOSTA - Ho cominciato a sentire dal ‘73 o ‘74...

DOMANDA - Da parte di chi, quale era la fonte dell’informazione?

RISPOSTA - Chiacchiere.

DOMANDA - Quindi non fonte aziendale?

RISPOSTA - Ma che, non ha mai detto niente.

DOMANDA - Da parte dell’azienda successivamente ha avuto informazioni, prescrizioni?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Sono stati fatti corsi di formazione, preparazione su questo argomento?

RISPOSTA - No, nel ‘75 siamo andati a Padova per fare certi esami.

DOMANDA - Sta parlando dell’indagine Fulc?

RISPOSTA - Sì, molti di noi dovevano abbandonare, dovevano lasciare il reparto, non potevano più stare perché avevano una patologia tale da non poter più rimanere in lavorazione del CVM.

DOMANDA - E nel suo caso ci fu questa indicazione?

RISPOSTA - Non me l’hanno mai detto, l’ho saputo dopo che dovevo anche io, siccome avevo il morbo di Raynaud, nessuno mi ha detto che dovevo andare via e come me anche altri.

DOMANDA - Doveva anche lei cosa?

RISPOSTA - Abbandonare il CV6 ed essere spostato.

DOMANDA - E non è successo?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Quando si diffusero queste chiacchiere sulla pericolosità dei prodotti che producevate, ha osservato se vennero disposte misure di sicurezza da parte dell’azienda?

RISPOSTA - Quando abbiamo cominciato a risanare l’impianto, ma abbiamo cominciato a risanare soltanto la sala autoclavi che secondo me si trattava della pagliuzza e non della trave della pericolosità del danno del CVM.

DOMANDA - E perché?

RISPOSTA - Perché, come ho detto prima, se c’era uscita di CVM dalla sala autoclavi era un’uscita da un filtro, dall’autoclave, da una flangia e quindi era CVM, si può dire puro, lo si vedeva. Mentre il CVM che si trovava all’essiccamento era poco, ma era sempre costante, e non si vedeva, perciò non ci si faceva neanche caso; è come dire se io avessi una vespa davanti la vedo, la sento mi difendo, o scappo o cerco di abbatterla, questo è il caso di una autoclave. Ma se è un virus, come il caso dell’essicamento e dell’essicamento, il virus me lo prendo e me ne accorgo soltanto quando mi viene la febbre. Perciò, per esempio, in prima e seconda linea dell’essiccamento, in sala quadri c’era un serbatoio che conteneva 2000 litri di PVC ed era alimentato ogni due ore quel serbatoio, perché serviva per alimentare la prima linea di essiccamento che aveva un sistema di spruzzamento del lattice non con l’atomizzatore come la seconda e la terza linea, ma aveva uno spruzzo che aveva un foro di un millimetro circa, un millimetro e mezzo, perciò il lattice doveva essere pulitissimo da piccoli grani etc.. Quindi lo si trasferiva in quel serbatoio che era nella sala quadri della prima e seconda linea e poi alimentava la prima linea. Quel serbatoio fino ad un certo punto aveva il boccaporto aperto per potere sfiatare e da quel boccaporto usciva CVM di continuo. Qualche volta ci dimenticavamo di chiudere la pompa perché distratti da altro lavoro, intasamenti etc. e traboccava anche il lattice, la manichetta si lavava etc.. Però d’inverno quando quella sala quadri della prima e seconda linea era chiusa, perché faceva freddo, chiudevamo le porte, quel CVM rimaneva dentro, era una camera a gas, non una camera quadri.

DOMANDA - Dopo l’indagine epidemiologica cui ha partecipato anche lei nel ‘75 vi fu maggiore attenzione come visite mediche, esami da parte dell’azienda?

RISPOSTA - Mah, a me personalmente non ho visto niente, le visite che facevo prima le facevo anche dopo.

DOMANDA - Con che frequenza?

RISPOSTA - 6 mesi e poi è stato portato anche a 3 mesi in qualche caso.

DOMANDA - Nel periodo in cui lei ha lavorato al CV6 si sono verificate fughe di gas significative, non quelle ordinarie di cui ci ha parlato prima?

RISPOSTA - Nel periodo in cui ho lavorato al CV6?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Sì è capitato personalmente a me, una notte si è rotto il supporto dell’albero dell’agitatore.

DOMANDA - L’anno?

RISPOSTA - Eh, quando...

DOMANDA - Se si ricorda.

RISPOSTA - Non mi ricordo, comunque cosa vuol dire, le pale dell’agitatore sono vicine al fondo dell’autoclave, c’è l’albero che va a finire fino al cielo, circa 4 metri più in su, questo albero vengono sostenute da un supporto, questo supporto c’è anche un organo di tenuta a pressione di glicerina, c’era una pompetta, una vasca della glicerina a parte, e questa pompetta mandava la pressione della glicerina in questo organo di tenuta, a una pressione superiore a quella di servizio dell’autoclave, l’autoclave marciava a circa 7,1, 7,2 atmosfere e la pompa della glicerina la tenevamo a circa 8. In qualche caso quando era in fase finale andava su la pressione andavamo ad aumentare anche la pressione della pompa di glicerina degli organi di tenuta. Comunque una notte si è rotto il supporto dell’agitatore..

DOMANDA - Quella volta fu sgomberato il reparto?

RISPOSTA - Allora finisco di dirle, l’albero dell’agitatore dovrebbe lavorare in perpendicolare, a un certo momento lavorava come un pendolo, girava interno, per poco, c’era un riduttore sull’albero, non andava a sbattere sul motore, lo sfiorava, ogni giro lo sfiorava di tanto così, poteva succedere un guaio enorme. Ho trattenuto il fiato, sono andato a spegnere il motore dell’agitatore, e così si è fermato, non ha più girato l’albero. Poi sono uscito dalla nube di CVM, ho ripreso fiato, sono ritornato addosso all’autoclave e ho aperto il by-pass delle valvole di sicurezza e l’ho sfiatato tutto in fiaccola, ma lo sfiato di CVM e PVC arrivava fino al soffitto, sembrava un geyser.

DOMANDA - Quindi lei sta dicendo che quella volta non fu sgomberato il reparto e che lei risolse tutto senza maschera?

RISPOSTA - Una volta aperta la fiaccola è stato tutto tranquillo, perché il CVM non ce n’era più a quota 4 perché quello è andato tutto giù.

DOMANDA - Senza raccontarle nei dettagli, ci sono state altre fughe di gas?

RISPOSTA - No, significative no, significative non me ne ricordo. Poi bisogna anche vedere...

DOMANDA - E l’azienda, quando ci fu in quella fuga l’azienda intervenne in qualche modo?

RISPOSTA - Sono i venuti i meccanici, hanno riparato il supporto e siamo ripartiti.

DOMANDA - Non furono modificate le procedura di sicurezza?

RISPOSTA - No, le autoclavi, c’era la sala autoclavi era anche costruita in previsione che qualcosa sparasse verso l’alto, perché in corrispondenza dell’agitatore, dell’autoclave, di ogni autoclave non c’era un soffitto in muratura, ma c’era soltanto, c’era la larghezza di un metro e mezzo per tutta la lunghezza del tetto, c’era soltanto dell’ondulux in vetroresina, quindi presumibilmente, questo lo presumo io, forse gli americani che ci hanno fatto il progetto, perché gli americani che ci hanno venduto quelli della Monsanto, ci hanno venduto il brevetto dell’emulsione, era una patacca che non funzionava proprio niente, l’abbiamo messa a posto noi veneti.

DOMANDA - Per quanto riguarda le autoclavi può spiegare in sintesi, in poche e semplici parole come avveniva il caricamento e la pulizia delle autoclavi nell’arco di tempo in cui lei ha lavorato lì, se ci sono state prescrizioni diverse, se avete cambiato sistemi?

RISPOSTA - Il caricamento è una cosa, la pulizia è un’altra. Il caricamento si trattava di sciacquare con una manichetta le pareti dell’autoclave, l’autoclave mi ricordo che avevano le pareti vetrificate per non dare la minima possibilità al PVC di attaccarsi, altrimenti riducevamo il potere di disperdere il calore da parte della camicia. Quindi una volta fatta questa operazione di pulizia dell’autoclave si caricava l’acqua demineralizzata in quantità di circa 5000 litri, il rapporto CVM acqua era di 1 a 1, poi si caricavano gli additivi, bisolfito, circa 5 chili, bicarbonato altrettanti, e...

DOMANDA - E mentre facevate queste operazioni il boccaporto dell’autoclave com’era?

RISPOSTA - Era aperto, però c’era l’eiettore aperto che tirava l’aria attraverso il boccaporto e quindi se c’era anche del CVM non veniva in sala autoclavi, ma andava via attraverso l’eiettore, ma andava sul tetto del reparto perché l’eiettore scaricava il vapore sul tetto del reparto, ma dal tetto del reparto il CVM dopo un attimo era giù in terra.

DOMANDA - E quindi ritornava dentro in reparto?

RISPOSTA - Sì. Allora, una volta caricava acqua ed additivi si chiudeva il boccaporto, si faceva uno spurgo di azoto per togliere l’ossigeno, perché l’ossigeno era un inibitore, e si caricava il CVM, se ne caricava però una parte, un 20% del totale, e poi..

DOMANDA - Le operazioni di pulizia delle autoclavi può precisare in particolare per quanto riguarda la pulitura manuale?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Cioè con l’entrata in autoclave come avveniva e in che epoca?

RISPOSTA - In che epoca, penso fino al ‘74, l’epoca, abbiamo sempre lavato le autoclavi andando dentro. Bisognava escludere l’autoclave da tutte le linee alle quali era collegata, si mettevano ceche etc., ed anche la valvola di fondo, l’autoclave era isolata da tutte le valvole, valvole di sicurezza, by-pass dell’acqua e CVM, bisognava togliere i fusibili al motore dell’agitatore...

DOMANDA - Lei è mai entrato nell’autoclave per la pulizia?

RISPOSTA - Ho pensato un po’, pressappoco avrò fatto una settantina di lavaggi quando ero operatore, 70 lavaggi circa.

DOMANDA - In che arco di tempo?

RISPOSTA - Mi domanda sempre il tempo..

DOMANDA - E` un argomento che interessa questo processo.

RISPOSTA - Diciamo tra il ‘57..

DOMANDA - Quante volte alla settimana, quante volte al mese entrava?

RISPOSTA - Diciamo un paio di volte al mese, anche 3 volte al mese entravo in autoclave, poi c’era un’autoclave disgraziata che non era vetrificata dentro, ma era in acciaio ossidabile e quella bisognava lavarla tutti i giorni, ogni carica, non tutti i giorni, fatta una carica bisognava entrare.

DOMANDA - E quindi quante cariche in un giorno?

RISPOSTA - Faceva un paio di lavaggi al giorno quell’autoclave.

DOMANDA - Perciò chi era addetto alla pulizia di quell’autoclave...

RISPOSTA - Il lavaggio vero e proprio, cioè quello dell’entrata in autoclave durava dalle 2 e mezza, 3 ore, 4 ore, dipendeva da quanto sporca era l’autoclave, non era una cosa, un tempo costante, dipendeva da quanto era sporca l’autoclave. Però per fare il lavaggio bisognava preparare l’autoclave, finito il lavaggio bisognava ripristinarla, e questo noi lo consideriamo tutto tempo di lavaggio, e durava circa 8 ore più o meno.

DOMANDA - Chi era addetto perciò a quella particolare autoclave che doveva essere pulita con frequenza ogni carica, entrava quindi ogni turno di lavoro, ogni giorno?

RISPOSTA - No, comunque guardi che quelli che hanno lavato le autoclavi stanno meglio di noi, perché io ne conosco che hanno lavato le autoclavi al CV14 per 9 anni e non si sono costituiti parte civile perché non hanno nessuna patologia, alle autoclavi si stava meglio che in tutti gli altri reparti, state tranquilli, perché c’era l’aria che entrava in autoclave, se anche usciva un po’ di CVM dalla crosta usciva subito. Siccome quello che entrava in autoclave portava un corpetto salvagente, di cuoio, attaccato a una fune...

DOMANDA - Aveva la maschera oltre al corpetto questo?

RISPOSTA - Ma neanche da carnevale, non aveva niente. Fuori al boccaporto c’era una persona che teneva la corda, eventualmente questo, fosse capitato qualche guaio c’era sempre uno che faceva la guardia e lo teneva a guinzaglio. Io penso che quello che stava al boccaporto che si beccava tutta l’aria che usciva dall’autoclave quello si mangiava forse più CVM di quello che stava lavando l’autoclave.

DOMANDA - E quello che stava all’ingresso del boccaporto aveva maschere?

RISPOSTA - No, mai, gliel’ho detto prima, nessuno mai le ha usate. Comunque il lavoro più pesante, per me, per lavare l’autoclave era la temperatura alta, che qualche volta bisognava lavorare in mutande.

DOMANDA - A quanto arrivava la temperatura?

RISPOSTA - A 40 grandi normalmente, l’umidità era intorno all’80, 85, anche 90%, perciò eravamo tutti bagnati. Ma la cosa peggiore era che si doveva, siccome i tronchetti da pulire erano tutti sul cielo dell’autoclave bisognava lavorare su una scaletta di legno, a me personalmente quelle due cose, la temperatura e il lavorare su una scaletta in legno su un piolo come un pollo per 4 o 5 ore, quello mi stancava enormemente.

DOMANDA - Dopo il ‘74 è continuata l’entrata del lavoratore nell’autoclave?

RISPOSTA - Non so se ‘74 o ‘75 è stato montato un lavatore ad alta pressione che andava sulle 300 atmosfere che si piazzava sul boccaporto, ruotava all’interno e si lavava l’autoclave con acqua ad alta pressione.

DOMANDA - E questo lavatore consentiva anche di togliere le croste?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - E per quelle come si faceva?

RISPOSTA - Venivano i meccanici di un’impresa, smontavano i tronchetti dall’esterno, facevano pulizia, non si è entrati più all’interno dell’autoclave praticamente, ma non è questo il problema secondo me, i problemi sono dall’altra parte.

DOMANDA - E per la pulizia del cosiddetto cielo dell’autoclave?

RISPOSTA - Con il lavatore si faceva, il lavatore riusciva non in tutto, comunque il cielo dell’autoclave non era interessato molto per la pulizia, perché sul cielo dell’autoclave non c’era acqua nella camicia, a noi interessava tenere pulito la superficie dove era a contatto con l’acqua della camicia per avere un buon scambio termico, ma il cielo dell’autoclave non aveva niente.

 

Presidente: sospendiamo l’ansia di sapere da un lato e questo discorso che oramai dura da circa un’ora, invitando però anche le parti civili a fare delle domande che non riguardino tutto quello che si è già sentito ampiamente. Sì, si possono sentire circostanze etc., però, voglio dire, qui abbiamo risentito la storia di tutti i reparti, devo dire che oramai di queste storie ne abbiamo sentite moltissime, alcuni fatti sono mi pare oramai abbastanza, come dire, completamente acquisiti pur nelle diverse prospettazioni etc., se noi per ogni teste dobbiamo sentire, risentire tutto credo che, non so, non serva al processo. Questo dico, valutate un attimo voi, c’è anche un criterio che non è solamente di pertinenza, perché io non lo contesto, cioè, tutte le domande che sono state poste erano indubbiamente pertinenti, ma c’è anche un criterio di continenza, cioè, voglio dire, quando determinati fatti sono già stati ampiamente sviluppati nell’ambito dell’istruttoria dibattimentale, soffermarsi e insistere sugli stessi mi pare che sia anche forse superfluo. Sospendiamo comunque per un quarto d’ora. Bene, si accomodi pure, riprendiamo.

 

AVVOCATO MANDERINO

 

DOMANDA - Lei è entrato nel reparto CV6 quando il reparto è stato avviato nel ‘56?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Con lei sono entrati altri lavoratori che hanno svolto l’attività di autoclavisti, compresa l’attività di pulizia dentro l’autoclave, cioè, chi erano i suoi compagni di lavoro?

RISPOSTA - Bortolozzo Gabriele, che abbiamo cominciato a lavorare lo stesso giorno, Battaggio Giorgio e Pistolato Primo.

DOMANDA - Anche Luigi Costantini?

RISPOSTA - Poi c’era Vizza Bruno e Puggiotto Giorgio.

DOMANDA - Anche Luigi Costantini?

RISPOSTA - Sì, c’era perché lavorava sotto l’impresa, poi è passato al CV6.

DOMANDA - Di queste persone che ha nominato, a parte il signor Vizza che abbiamo sentito poco fa e il signor Bortolozzo, gli altri lavoratori sono ancora in vita, che lei sappia?

RISPOSTA - Se sono in vita io, non lo so.

DOMANDA - Glielo dico io, Luigi Costantini è morto di tumore al fegato, Pistolato Primo, Battaggio Giorgio e Giorgio Puggiotto sono morti di angiosarcoma al fegato, questi signori lavoravano con lei anche nell’autoclave, vero?

RISPOSTA - Sì, però Costantini ha lavorato sempre all’essiccamento.

 

AVVOCATO GRILLO

 

DOMANDA - Volevo chiedere al signor Perazzolo se conosce quale era la mansione di compressorista?

RISPOSTA - No, da noi non c’erano persone addette ai compressori, era roba da CV10, 11, dove si produceva CVM.

 

Presidente: altre domande? Le difese? Nessuna domanda? Va bene, può andare signor Perazzolo.

 

Avvocato Marin: Pasqualetto Assunta.

 

 

DEPOSIZIONE DELLA TESTE - PASQUALETTO ASSUNTA -

 

LA TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO MARIN

 

DOMANDA - Lei è la vedova di un ex operaio del Petrolchimico di Porto Marghera?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Come si chiamava suo marito?

RISPOSTA - Cabalin Liberale.

DOMANDA - Le devo fare solo poche domande su suo marito. Lei può dire al Tribunale se suo marito fumava?

RISPOSTA - Mio marito non fumava.

DOMANDA - E non ha mai fumato o non ha fumato solo nell’ultimo periodo di vita?

RISPOSTA - In ultima mai, se era in qualche occasione quando andavano, non so, a un pranzo, fuori con qualcuno, così, gli offriva una sigaretta.

DOMANDA - Quindi una sigaretta ogni tanto?

RISPOSTA - Sì, ogni tanto, ma neanche tutta, un po’ e dopo la gettava.

DOMANDA - Beveva vino suo marito?

RISPOSTA - Non era un fumatore avvocato.

DOMANDA - No, forse non ha sentito bene, beveva vino?

RISPOSTA - Un bicchiere mangiando.

DOMANDA - Quindi un bicchiere a pasto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Di che cosa è morto suo marito?

RISPOSTA - All’ospedale di Padova mi hanno detto che era pieno di acidi, pieno di acidi che non poteva fare la causa a Montedison, con questo è il cinquantesimo.

DOMANDA - La malattia, questa è la causa che le hanno detto all’ospedale di Dolo, ma la malattia?

RISPOSTA - Un tumore, pieno di acidi, invaso pieno di acidi, un tumore allo stomaco.

DOMANDA - Lei si occupava di pulire gli abiti da lavoro di suo marito?

RISPOSTA - Certo, ma sempre da soli li lavavo, perché sapevano un odore...

DOMANDA - In che condizioni erano questi abiti quando glieli portava a casa?

RISPOSTA - Tutti pieni di buchi e pieni di polvere grigiastra.

DOMANDA - La polvere quindi era di colore grigiastro?

RISPOSTA - Grigiastro sembrava.

 

Presidente: ci sono domande? Può andare signora.

 

Avvocato Grillo: Presidente, mi scusi, nel programma di oggi, avevamo distribuito un po’ le audizioni nell’arco della mattinata e nell’arco del pomeriggio, dei prossimi congiunti da noi assistite avevano dei problemi, chi di lavoro, chi anche doveva badare ai nipoti e quindi non poteva garantire la presenza nella mattinata, e quindi a parte la signora appena sentita per le altre posizioni sono fissate per il pomeriggio, per quanto riguarda le nostre posizioni, è l’elenco consegnato ancora nell’udienza scorsa.

 

Presidente: Pubblico Ministero lei non ha testi stamattina?

 

Pubblico Ministero: io li ho finiti, c’è solo il dottor Corsi che viene da Firenze che per problemi di treno arriva alle 3 e mezza, 3 e 20, che comunque non sarà molto lungo il dottor Corsi.

 

Avvocato Grillo: dispiace anche alle parti civili ma c’erano degli oggettivi problemi dei singoli testi a presenziare nella mattinata. I testi, mi permette un attimo...

 

Presidente: praticamente ne sono venuti 4 questa mattina.

 

Avvocato Grillo: per quanto riguarda i testi che vengono al pomeriggio dopo le ore 15 sono di brevissima durata come audizione proprio perché vengono chieste solo brevissime circostanze in relazione a fumo...

 

Presidente: va bene, d’accordo, ci tocca sospendere, però riprendiamo, sperando che arrivi qualcuno alle 2 e un quarto, sperando che arrivi qualcuno. Cioè, li avete citati per le 15...

 

Avvocato Grillo: io ho detto di venire, di norma si riprendeva alle ore 15, chi poteva prima di venire prima, ma a essere sincero alcuni ad esempio per problemi di lavoro finivano alle ore 15 e quindi ho detto loro direttamente dal lavoro di recarsi presso l’aula bunker.

 

Presidente: e il suo teste verrà, Pubblico Ministero, prima delle 15?

 

Pubblico Ministero: no, dice il treno arriva alle 3 e 20, 3 e 20, 3 e 15.

 

Presidente: allora ci rivediamo alle 15. Se volete accomodarvi.

 

DEPOSIZIONE DELLA TESTE - ROS GRAZIELLA -

 

LA TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO GRILLO

 

DOMANDA - Suo marito può dire come si chiamava?

RISPOSTA - Mainardi Paolo.

DOMANDA - Ha svolto l’attività presso il Petrolchimico di Porto Marghera?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Che lei sappia in quali reparti?

RISPOSTA - Non mi ricordo.

DOMANDA - Suo marito fumava e se sì quante sigarette al giorno circa, se ricorda?

RISPOSTA - 15, di un pacchetto ce n’erano 20, 5 in meno.

DOMANDA - Beveva durante i pasti?

RISPOSTA - Sì, da uno a due bicchieri.

DOMANDA - Per caso beveva anche superalcolici?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Mai bevuti?

RISPOSTA - Oddio, a casa no, a casa da me no.

DOMANDA - Di solito era lei che lavava la tuta di lavoro di suo marito?

RISPOSTA - Per un periodo all’inizio sì.

DOMANDA - Con che frequenza, settimanale, mensile?

RISPOSTA - Adesso non glielo posso dire perché sono 20 anni, ma ogni 15 giorni la tuta veniva a casa.

DOMANDA - La tuta veniva a casa per essere lavata?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Sempre se lo ricorda di cosa era sporca?

RISPOSTA - Era bianca, da blu.

DOMANDA - Bianca, cioè, tipo di calce?

RISPOSTA - Bianca di polvere.

DOMANDA - Polvere bianca?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Suo marito di che cosa è deceduto?

RISPOSTA - Tumore all’ilo polmonare.

 

Presidente: ci sono domande? Può andare.

 

DEPOSIZIONE DELLA TESTE - ZAMPIERI MIRANDA -

 

LA TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO MARIN

 

DOMANDA - Lei è figlia di un ex dipendente dello stabilimento Petrolchimico di Porto Marghera?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Può dire come si chiama suo padre?

RISPOSTA - Zampieri Giovanni.

DOMANDA - Le risulta di cosa sia deceduto?

RISPOSTA - Per tumore al polmone.

DOMANDA - Lei ricorda in quali reparti lavorasse suo padre?

RISPOSTA - Oddio...

DOMANDA - Non se lo ricorda?

RISPOSTA - No, non me lo ricordo in questo momento.

DOMANDA - Suo padre fumava?

RISPOSTA - No, non ha mai fumato in vita sua.

DOMANDA - E beveva?

RISPOSTA - Mai bevuto.

DOMANDA - Neanche a pasto?

RISPOSTA - A pasto un bicchiere, non di più comunque.

DOMANDA - Alcolici o fuori pasto?

RISPOSTA - Mai.

DOMANDA - Lei si ricorda se suo padre portava a casa gli indumenti di lavoro per la pulizia?

RISPOSTA - Questo non lo so, penso di sì, senz’altro, aveva delle tute di lavoro.

DOMANDA - Se ne occupava lei?

RISPOSTA - No, mia madre.

 

Presidente: ci sono domande? No, può andare.

 

DEPOSIZIONE DELLA TESTE - MORANZIOL LILIANA -

 

LA TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO MARIN

 

DOMANDA - Vuol dire al Tribunale lei è la vedova di chi?

RISPOSTA - Vianello Sergio.

DOMANDA - E suo marito lavorava, ha lavorato allo stabilimento Petrolchimico di Porto Marghera?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei sa dire in che reparti?

RISPOSTA - Di reparti ne ha passati diversi, però era anche al CVM.

DOMANDA - Era addetto alla manutenzione, sa dire che mansioni di lavoro?

RISPOSTA - Un insaccaggio, insaccaggio, aveva diverse cose da fare.

DOMANDA - Suo marito è morto per quale malattia?

RISPOSTA - Cirrosi epatica al fegato.

DOMANDA - Beveva suo marito?

RISPOSTA - No, assolutamente.

DOMANDA - Neanche a pasto?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Era astemio?

RISPOSTA - Astemio, neanche roba gasata non beveva mio marito.

DOMANDA - E fumava?

RISPOSTA - No, mai fumato.

DOMANDA - Lei si occupava della pulizia degli indumenti di lavoro, delle tute di lavoro di suo marito?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Gliele portava a casa quindi?

RISPOSTA - Sì, portava a casa per lavarle.

DOMANDA - Come si presentavano?

RISPOSTA - Piene di polvere, dovevo sbatterle fuori prima di buttarle in lavatrice, facevo la macchina a parte perché erano proprio indecenti.

DOMANDA - Questa polvere di che colore era?

RISPOSTA - Bianca mi sembra, erano tutti inzuppati di sudore, di tutto.

 

Presidente: domande ulteriori? Può andare grazie.

 

DEPOSIZIONE DELLA TESTE - MORETTI GIUSEPPINA -

 

LA TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO GRILLO

 

DOMANDA - Lei era la moglie di?

RISPOSTA - Gattolin Mario.

DOMANDA - Suo marito ha prestato attività presso il Petrolchimico?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Suo marito fumava?

RISPOSTA - 10 sigarette al giorno.

DOMANDA - E che lei si ricordi suo marito durante i pasti beveva?

RISPOSTA - Un bicchiere, come normale.

DOMANDA - Un bicchiere a pasto. Era lei che si curava di lavare la tuta di lavoro di suo marito?

RISPOSTA - Sì, era sempre bella pulita, bianca.

DOMANDA - Bella pulita quando veniva lavata?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Con che frequenza settimanale lavava la tuta?

RISPOSTA - Mettevo da parte a se..

DOMANDA - No, una volta alla settimana, ogni due?

RISPOSTA - Delle volte conforme com’era sporca, delle volte 2, delle volte 1, dipende dai giorni che lavorava sulla polvere.

DOMANDA - Di norma questa tuta era sporca di cosa?

RISPOSTA - Era sempre di bianco, di polvere, so che stava sull’amianto.

DOMANDA - Polvere bianca?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Suo marito di cosa è morto?

RISPOSTA - Tumore al polmone.

DOMANDA - E fumava al massimo 10 sigarette al giorno?

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: va bene, può andare.

 

DEPOSIZIONE DELLA TESTE - VEGGO MARIA LUISA -

 

LA TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO GRILLO

 

DOMANDA - Lei è la moglie di?

RISPOSTA - Fornaron Bruno.

DOMANDA - Suo marito ha lavorato al Petrolchimico?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei si ricorda in quale reparto?

RISPOSTA - No, sui reparti non lo so quali.

DOMANDA - Suo marito di norma fumava?

RISPOSTA - 8, 10 sigarette al giorno.

DOMANDA - Beveva?

RISPOSTA - A pasto due bicchieri di vino.

DOMANDA - Di solito ogni tanto beveva qualche superalcolico?

RISPOSTA - Beveva il caffè a mezzogiorno appena finito di mangiare, si metteva appena appena un filo di grappa.

DOMANDA - Era lei che di solito lavava la tuta da lavoro di suo marito?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Con che frequenza, una volta a settimana, ogni due?

RISPOSTA - Una volta a settimana.

DOMANDA - Di solito era sporca di cosa la tuta?

RISPOSTA - La portava a casa era bianca, sapeva di tanti odori, da acido, da roba...

DOMANDA - Sì, ma, non so, bianco cos’era, polvere?

RISPOSTA - Polvere, polvere bianca.

DOMANDA - Di cosa è morto suo marito?

RISPOSTA - Di un tumore.

DOMANDA - Non sa che tipo, non si ricorda?

RISPOSTA - No.

 

Presidente: ci sono domande? No, può andare.

 

DEPOSIZIONE DELLA TESTE - BARBIERO ANGELINA -

 

LA TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO MARIN

 

DOMANDA - Lei è vedova di un ex operaio dello stabilimento Petrolchimico di Marghera?

RISPOSTA - Non ho capito.

DOMANDA - Può dire al Tribunale il nome di suo marito?

 

Presidente: provo ad interrogarla io? Vede le mie labbra, sì, le vede.

 

PRESIDENTE

 

DOMANDA - Suo marito come si chiamava?

RISPOSTA - Marigo Vincenzo.

DOMANDA - Lei si ricorda presso quale reparto lavorava suo marito al Petrolchimico?

RISPOSTA - Reparti non mi ricordo, però c’è scritto sulle carte, perché sono 23 anni che manca, non posso proprio ricordarmi.

DOMANDA - Lei ricorda anche di che cosa è morto suo marito?

RISPOSTA - Sì, è morto il 29 maggio del ‘77.

DOMANDA - Di quale malattia?

RISPOSTA - La malattia dell’acido, perché gli veniva fuori tutto l’acido, anche in cassa da morto, tutto bagnato era, perché non ero tanto esperta io, ma se lei...

DOMANDA - Va bene, senta signora, era una malattia ai polmoni o al fegato?

RISPOSTA - Ai polmoni, lo hanno operato a Padova.

DOMANDA - Fumava suo marito?

RISPOSTA - Poco, perché a casa fumava una sigaretta, però fuori non posso sapere se fumava tanto, fumava poco, è stato anche tanti anni senza fumare, perché si sentiva bruciori di stomaco, ed allora il dottore di casa gli aveva detto che non poteva fumare perché con questo acido, con queste cose, può darsi che sia stato...

DOMANDA - Suo marito portava a casa le tute del lavoro da lavare?

RISPOSTA - Sì, gli davano loro le tute, le passavano, ma non bastavano, perché con l’acido faceva i buchi, tutto io con la macchina le preparavo, le aggiustavo, perché se no ce ne voleva una al giorno, perché quando si bruciava si scottava la carne, perché un giorno si è appoggiato così, andavano un goccio di acido però camminava. E le tute tutti i buchi così, tutte bucate, quando le lavavo non potevo neanche metterle in lavatrice, non si poteva, perché avevo paura per l’altra roba, e mi attaccavo tutte le mani io, sono andata a...

 

Presidente: grazie signora, può andare.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - TOSI ROBERTO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO GRILLO

 

DOMANDA - Lei è il figlio di Tosi, può dire il nome di suo papà?

RISPOSTA - Tosi Benedetto.

DOMANDA - Suo papà ha prestato l’attività lavorativa presso il Petrolchimico?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Si ricorda presso quale reparto?

RISPOSTA - So che lui ha lavorato fino, gli mancavano 6 mesi ad andare in pensione, ed è deceduto 6 mesi prima di andare in pensione, so che ha lavorato in più reparti del Petrolchimico.

DOMANDA - Che lei si ricordi da che anno a che anno?

RISPOSTA - Io so che è stato assunto all’incirca nel ‘58-‘59, da quello che ho ricostruito dalle date dell’ufficio personale, fino all’84 data in cui è deceduto.

DOMANDA - Suo papà fumava?

RISPOSTA - Mio padre so che aveva smesso 8 anni prima del decesso, circa fumava, ricordo, 20 sigarette al giorno.

DOMANDA - Beveva?

RISPOSTA - Beveva, mah, io vedevo, come normalmente una persona beve, credo 1 o 2 bicchieri a cena, ricordo, io ricordo a cena, non so in mensa quale fosse la disponibilità di bibite. E per quanto concerne l’aspetto di superalcolici ne faceva uso saltuario, come ogni persona normalmente.

DOMANDA - Lei che professione fa?

RISPOSTA - Io sono caposala, infermiere professionale caposala.

DOMANDA - Le volevo chiedere se ricorda se suo papà aveva partecipato o meno all’indagine Fulc?

RISPOSTA - Non so cosa intende per Fulc.

 

Presidente: grazie, può andare.

 

DEPOSIZIONE DELLA TESTE - BORTOLOZZO BEATRICE -

 

LA TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO GRILLO

 

DOMANDA - Può dire il nome di suo papà?

RISPOSTA - Gabriele Bortolozzo.

DOMANDA - Che lei sappia suo papà ha lavorato presso il Petrolchimico?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Presso quale reparto che lei ricordi?

RISPOSTA - Ha iniziato a lavorare al CV6.

DOMANDA - Mansioni, se ricorda, sempre le mansioni o se le sono state riferite?

RISPOSTA - Ha iniziato al CV6 come insaccatore.

DOMANDA - La sua attività lavorativa l’ha sempre prestata presso il CV6?

RISPOSTA - No, anche in altri reparti, adesso non ricordo precisamente il reparto, comunque sono tutti dati scritti che il papà ha lasciato, scritti da lui e riportati da lui.

DOMANDA - Quindi lei è in grado di ricostruire la carriera lavorativa di suo papà attraverso anche degli scritti?

RISPOSTA - Papà era una persona molto precisa, ordinata e meticolosa, ci ha lasciato una grandissima quantità di documenti nei suoi archivi a casa sua e ci ha anche lasciato scritto in un documento che è anche una specie di eredità morale che ci ha lasciato, ci ha chiesto di continuare la sua lotta utilizzando tutti questi documenti che lui aveva con molta cura e precisione raccolto e conservato.

DOMANDA - Tutte queste informazioni lei dove le ha ricavate in una lettera che ha scritto suo papà?

RISPOSTA - Una lettera che ha scritto mio papà a me e a mio fratello quasi un anno prima del suo decesso.

DOMANDA - E precisava che questi documenti si trovavano dove?

RISPOSTA - Questi documenti si trovavano nel suo appartamento e ci diceva dove, negli scaffali, nel computer, nei cassetti del suo appartamento.

DOMANDA - Quindi lei ha avuto modo di fare una verifica presso l’appartamento di suo papà e ha scoperto, trovato dei documenti, degli appunti?

RISPOSTA - Noi abbiamo visionato tutti i suoi appunti, io e mio fratello, e abbiamo scoperto moltissimi documenti nei quali lui racconta gli attacchi dei quali è stato vittima al Petrolchimico, i problemi che ha avuto, nomi e cognomi, date, esposti che ha fatto, e quindi tutta la sua vicenda lavorativa.

DOMANDA - La vicenda lavorativa ed anche quindi come si era impegnato, tutte le battaglie da lui fatte per migliorare l’ambiente di lavoro?

RISPOSTA - Per migliorare l’ambiente di lavoro e perché voleva soprattutto, quello che ci spiega nella lettera che ci ha spedito, ottenere giustizia per sé e per i suoi colleghi. Perché lui diceva sempre: "Ho lavorato in un ambiente disumano e - parole sue - schifoso".

DOMANDA - Di questa documentazione che lei è riuscito a reperire presso l’abitazione del suo papà, e appunto, come diceva prima, ricostruisce anche tutte queste sue battaglie, può eventualmente, ne ha una copia, può eventualmente anche illustrare al Tribunale punto per punto che cosa magari ha scritto il suo papà?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Presidente, se lei mi autorizza porgerei al teste ed anche a lei.

RISPOSTA - Questo è un esempio di documenti che lui ha lasciato nel suo appartamento, questa è la sua cronistoria lavorativa al Petrolchimico di Porto Marghera, nel quale spiega quando è entrato, le mansioni che ha svolto durante gli anni al Petrolchimico, problemi che ha avuto, indicando persone le quali si era rivolto che non hanno ascoltato o comunque non hanno risolto i problemi lavorativi, e comunque persone che l’hanno attaccato anche direttamente. E poi un altro documento è un...

DOMANDA - Mi scusi, mi soffermerai su questo primo documento, che lei ricordi c’è qualche particolare da porre all’attenzione del Tribunale?

RISPOSTA - Ad esempio...

DOMANDA - Che lei ricordi, ovviamente?

RISPOSTA - Posso leggere alcune parti?

DOMANDA - Chieda al Tribunale.

 

Presidente: ci riassuma queste che sono le parti che lei magari, vedo qui, forse il documento che le è stato richiamato è quello relativo ai controlli medici?

RISPOSTA - In reparto si lavorava costantemente in mezzo a nuvole di gas CVM, inconsapevolmente tenuti all’oscuro della sua cancerogenicità, ogni incontro di critica e accusa nei confronti del responsabile dottor Salvatore Giudice. L’infermeria di fabbrica a mio parere non svolgeva alcuna funzione informativa, non controllava i malsani luoghi di lavoro, si disinteressava della salvaguardia della salute dei lavoratori. Dal 1975 mi rifiuto di sottostare alle visite mediche routinarie... di fabbrica, le considero inutili. I medici erano abituati a visitare, constatare la malattia e inviare al domicilio in attesa della morte gli operai. Continuo a rifiutare l’indennità di fabbrica anche dopo la modifica della legge, 1982, che obbliga i lavoratori addetti alle lavorazioni pericolose e nocive a sottostare alle visite mediche, informando della mia decisione la direzione aziendale e il CDF dichiarando di essere disposto però a farmi visitare dalla struttura pubblica. Nel 1982 vengo allontanato dal CV6 dal caporeparto Antonio Barina, capogruppo Motta dottor Gino con un accordo sotto banco con il consiglio di fabbrica a causa del mio impegno contro la nocività, l’interesse sui problemi ambientali di reparto, per una vita più salubre in fabbrica. Poi nel giugno 1982, dopo oltre 26 anni di addetto al CV6 costantemente come turnista, sotto la minaccia di venir messo in cassa integrazione vengo costretto a passare al CV14/16. Constatando la grave situazione ambientale del reparto metto al corrente sia il responsabile dell’impianto Attilio Calcatelli, sia la commissione ambientale e il CDF nelle persone di Tiengo, Marcato e Tettamanti nel 1983 intravedendo continue violazioni di legge in fatto di inquinamento dell’impianto CV14/16 polimerizzazione e sospensione, presento un esposto alla Pretura di Mestre per cui vengo immediatamente allontanato dal reparto. Gennaio 1984 questo. Il caporeparto era Attilio Calcatelli, il capogruppo Gino Motta. Nel 1984 vengo passato d’autorità al CV7, subisco continui cambi di mansioni in lavori dequalificanti nonostante io appartenga al sesto livello attuando nei miei confronti una continua pressione del tipo terrorismo psicologico allo scopo di costringermi a dare le dimissioni dalla Montedison. Nel novembre dell’85 la Pretura di Mestre emette un decreto penale nei confronti di Attilio Calcatelli e Gino Motta in conseguenza dell’esposto che avevo presentato sul CV14/16. Subito scatta l’11/11/85 la minaccia di cassa integrazione, immediata punizione, messo fuori organico a disposizione in attesa di una collocazione all’interno della fabbrica. Queste sono citazioni comunicate verbalmente. Il caporeparto CV7 era Costante Bosio, capogruppo Epifani dott. Alessandro. In pratica pur essendo presente in fabbrica nel normale orario di lavoro e regolarmente stipendiato vengo isolato in un bugigattolo del magazzino PVC, grande come un campo di calcio in mezzo ad altissime e polverose cataste di sacchi di resina PVC. Vengo tolto dall’organico del CV7, non devo appartenere ad alcun reparto invitato a non svolgere mansioni lavorative. Tutto ciò senza alcuna motivata giustificazione ufficiale, cioè senza alcuna comunicazione scritta. E poi andiamo avanti.

 

Presidente: ma ci sono più, diciamo, qui, testimonianze che riguardano la conflittualità che ad un certo punto si è avuta tra suo padre ed anche, vedo, le organizzazioni, o comunque i consigli di fabbrica.

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: quindi un attimo lo saltiamo questo. Ecco, nell’ultimo capoverso, "nel frattempo svolgo numerose azioni di denuncia e protesta tra le quali innesco la campagna contro lo scarico dei fanghi"?

RISPOSTA - Vuole che continui io?

 

Presidente: sì.

RISPOSTA - Inizio la campagna contro lo scarico dei fanghi industriali di Porto Marghera in Adriatico, presento il primo in Italia esposto contro l’invio all’estero Spagna, Germania, Romania dei fusti tossici nocivi. Cerco con denunce, mettendo al corrente ferrovieri di Democrazia Proletaria e informando la stampa di far fermare la spedizione in Nigeria dei fusti tossici nocivi in partenza dal Petrolchimico la cui autorizzazione è avvenuta con un accordo con il CDF, ma inutilmente. Saranno le proteste del governo della Nigeria a farci tornare i famosi fusti e con i sindacalisti del Petrolchimico a sbandierare impegno ecologico ed ambientalista. Nel 1987 sono stato messo in cassa integrazione concordata. Nell’agosto del 1990 sono stato collocato in pensione. Questo è uno.

 

DOMANDA - Rifacendomi proprio a quanto lei ha appena letto, volevo chiedere se lei ricordava come viveva suo papà tutta questa situazione in cui lui era in prima linea nella contestazione e però verificava che da parte della dirigenza o all’interno del Petrolchimico invece vi fosse una sorta di politica per cercare di sminuire, e quindi anche far tacere tutte queste notizie?

RISPOSTA - E` terribile come può vivere una persona una situazione del genere. Certo lui ha sempre comunque detto che viveva in un ambiente schifoso, non potresti mai immaginarti quello che mi hanno fatto passare e come si lavora in quella fabbrica. Certo che lui non ci ha raccontato personalmente dei dettagli dei suoi problemi, delle sue lotte, perché ci voleva proteggere da una realtà che era terribile. Però queste cose ce le ha lasciate in un testamento e con la sua morale, con tantissimi plichi di documenti, di appunti, raccoglitori, che si trovano nel suo appartamento che noi abbiamo raccolto e conservato.

DOMANDA - Ritorniamo appunto a questa documentazione da lei reperita nell’appartamento. Ha reperito qualche altro documento rilevante soprattutto in relazione alla sua lotta per la tutela dei lavoratori, e nello specifico se ha trovato qualche lettera sottoscritta da altri colleghi in relazione proprio, può essere una denuncia proprio dello stato dei luoghi di lavoro?

RISPOSTA - Sì, c’è una lettera spedita nel gennaio e febbraio 1975 al consiglio di fabbrica Petrolchimico Montedison di Porto Marghera e alle organizzazioni sindacali CGL, CISL e UIL, alla commissione ambiente Petrolchimico in cui, posso leggere: "I sottoscritti lavoratori in organico ai reparti CV6, CV10/11, CV14/16, CV5/15, CV24 sono venuti a conoscenza delle gravi ripercussioni che la lavorazione del CPV ha avuto sulla loro salute attraverso le relazioni del professor Maltoni, del rapporto tecnico interno numero 74005 del centro internazionale di ricerca sul cancro, IARCH, a cura del centro ricerche e documenti, sui rischi e danni da lavoro etc. etc.. Alle notizie della chiusura dei cicli di produzione in America e in Germania occidentale, nel denunciare la completa responsabilità dell’azienda che, oltre a non aver preso adeguati provvedimenti ha preferito mantenere sempre un colpevole silenzio su tutta questa deprecabile realtà, chiediamo alle organizzazioni sindacali di portare avanti le seguenti proposte etc.". Questo documento è sottoscritto da moltissimi lavoratori, qui ci sono 4 pagine...

DOMANDA - 4 pagine di...

RISPOSTA - Di firme.

DOMANDA - Può dire quante?

RISPOSTA - Non le ho contate.

DOMANDA - Sono più di 200. Ha detto la data mi scusi?

RISPOSTA - Sì, gennaio, febbraio 1985.

DOMANDA - Suo papà di che tipo di patologia soffriva prima della morte?

RISPOSTA - Morbo di Raynaud.

DOMANDA - Ha sempre manifestato questo tipo di problemi e si lamentava con voi di questo tipo di problemi?

RISPOSTA - Ha sempre avuto questo tipo di problema, se ne lamentava sì, ha sempre avuto molto freddo alle mani d’inverno, d’autunno, quando faceva freddo. Si vedeva sempre stringere ed aprire le mani, soffiare dentro i guanti, rimetterseli, toglierli, soffiare, rimettersi i guanti. Quando accompagnava mio fratello alle partite di calcio aveva sempre dei guantoni tipo guantoni da sci. Quando accompagnava me alle partite di basket aveva uno scaldino per scaldarsi le mani all’esterno, quando giocavamo all’esterno. E comunque da sempre ha avuto questo problema, mani bianche molto fredde.

DOMANDA - Ci può raccontare brevemente di un episodio spiacevole subìto dal suo papà quando mi pare abitavate in una laterale del Terraglio, vicino a Villa Salus?

RISPOSTA - Si riferisce all’incidente?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Un incidente che ha avuto papà nel 1968, l’anno in cui sono nata ha avuto un incidente tornando dal lavoro la mattina presto, verso le 7, è andato a cercare dei funghi su un albero ed è stato colpito da un cacciatore che pensava di aver intravisto una preda.

DOMANDA - In che anno questo?

RISPOSTA - Nel 1968.

DOMANDA - E per quanto riguarda invece di problemi di freddo alle mani ed ai piedi?

RISPOSTA - Risalgono a molto tempo prima, in effetti papà quando era ancora fidanzato, parliamo del ‘59, ‘61, tornando dal turno di lavoro andava a trovare la mamma quando erano fidanzati, e lui sempre per il freddo tornava con le articolazioni completamente bianche, circolazione bloccata e doveva mettere i piedi nel forno e le mani sopra queste vaschette di acqua calda delle stufe di una volta.

DOMANDA - Le chiedevo questa circostanza per quanto riguarda questo incidente perché è stato affermato in questo Tribunale, in quest’aula, che la patologia sofferta dal suo papà era dovuta anche, o soprattutto a questa presenza di pallini di piombo nelle mani e che quindi in buona sostanza era un elemento da considerarsi correlabile alla patologia sofferta dal suo papà.

RISPOSTA - Questo non giustifica il fatto che comunque i sintomi erano antecedenti a questo avvenimento, e che comunque oltre ad avere, a soffrire di questa patologia alle mani ne soffriva anche ai piedi.

DOMANDA - E tutto questo comunque prima di questo incidente con i pallini?

RISPOSTA - Esatto.

 

AVVOCATO MANDERINO

 

DOMANDA - Volevo chiederle se suo padre vi raccontava a casa dei rapporti che aveva con gli altri colleghi di lavoro in fabbrica quando appuntava gli incidenti che erano accaduti e le situazioni che gli venivano descritte dai suoi colleghi?

RISPOSTA - Papà ha sempre raccontato molto poco di queste cose proprio perché lui viveva in una situazione di pressione psicologica notevole. Quindi a casa cercava di lasciarsi alle spalle questi problemi e proprio per questo ci ha protetti a suo modo. Quello che ci diceva era appunto, senza entrare nel dettaglio, che viveva una situazione molto pesante, schifosa, questa è la parola che lui usava quando descriveva l’ambiente lavorativo dal punto di vista della sicurezza, norme di sicurezza, impianti, etc. Schifoso.

 

Presidente: ci sono altre domande? Può andare signora.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - MARIN RENZO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO GRILLO

 

DOMANDA - Quando ha iniziato a lavorare presso il Petrolchimico?

RISPOSTA - Ho iniziato il 29/11/1970.

DOMANDA - Presso quale reparto?

RISPOSTA - CV8.

DOMANDA - E’ rimasto sempre al CV8?

RISPOSTA - No, sono stato al CV8 fino al 29/5/1973.

DOMANDA - E poi?

RISPOSTA - Poi sono andato al CV6.

DOMANDA - Fino a?

RISPOSTA - Fino al 9/5/1975.

DOMANDA - E successivamente?

RISPOSTA - Successivamente sono andato all’AC16 fino all’11/3/1982.

DOMANDA - Quindi lei inizialmente è arrivato, cerchiamo di chiarire bene anche per il Tribunale l’attività che ha svolto nei vari reparti di lavorazione del CVM, se può gentilmente precisarlo?

RISPOSTA - Al CVM sono stato addetto come autoclavista.

DOMANDA - In quale reparto?

RISPOSTA - Al CV6. Al CV6 ero come autoclavista, mentre al CV8 prima assunto ero assunto come operaio generico.

DOMANDA - Per quanto riguarda la sua attività di autoclavista al CV6 può gentilmente precisare quali erano le sue mansioni specifiche?

RISPOSTA - La mia mansione specifica era quella del ciclo dell’autoclave che comprendeva la preparazione delle materie prime che veniva immesso nell’autoclave, il controllo di tutta la polimerizzazione del CVM che si polimerizzava all’interno dell’autoclave e alla fine lo scarico, il lavaggio dell’autoclave e il riempimento di nuovo. Nelle fasi intermedie c’era la pulizia dell’autoclave qualora avevano fatto alcune, adesso non ricordo esattamente, alcuni cicli di lavorazione veniva pulita. Quando succedeva entravi all’interno dell’autoclave.

DOMANDA - Può descrivere al Tribunale come avveniva l’operazione di scaricamento dell’autoclave ed anche l’operazione di pulitura del filtro?

RISPOSTA - Allora, la polimerizzazione veniva con il caricamento dell’acqua fino a un livello previsto, successivamente veniva immesso un catalizzatore, qualora la reazione veniva innescata si immetteva il CVM. A fine polimerizzazione si lasciava una pressione di circa di 0,5 di CVM all’interno dell’autoclave e così si andava ad aprire il fondo dell’autoclave e questo fondo era comunicante con un filtro, perché non tutte le cariche avvenivano con il lattice perfettamente. Quindi si, in gergo tecnico si coagulava, quindi si poteva fare densità come anche granuli piccoli o grandi. Quindi non dovevano andare questi granuli nel serbatoio principale dove veniva scaricato. Quindi questo filtro doveva separare il lattice dai granuli. Con la pressione dell’autoclave si veniva a riempire questo filtro gradatamente in modo, dovevamo stare sopra a questo filtro in attesa che non si riempivano i fori e quindi andavamo lì a grattare con una stecca questo filtro in modo che non si riempissero solo le pareti, ma si riempisse tutto e quindi si doveva fare fino allo svuotamento dell’autoclave.

DOMANDA - Che distanza c’era tra l’operatore e il filtro che si cercava di pulire?

RISPOSTA - Sopra il filtro eri con, c’era uno sgabello di 40, 50 centimetri, quindi eri sopra completamente perché dovevi vedere dentro, non c’era una luce che illuminava. Dovevi essere al di sopra e quindi vedere all’interno.

DOMANDA - Bisognava sporgersi?

RISPOSTA - Sporgersi all’interno del filtro, quindi al di sopra del bocchello che ci permetteva di guardare all’interno del contenitore del filtro.

DOMANDA - Ma questa era una procedura richiesta che veniva sempre fatta e che l’impianto richiedeva, oppure era su iniziativa personale dell’operatore?

RISPOSTA - Là non si faceva nessuna iniziativa personale, faceva parte del ciclo normale, non doveva andare nel serbatoio granulari. Quindi tutto il prodotto che veniva fuori in qualsiasi autoclave doveva passare attraverso questo filtro, e questo filtro separava il lattice dal granulare. Una volta che eventualmente si riempiva il filtro di granulare, si sospendeva, si scaricava il granulare e si riprendeva a passare questo qui, doveva filtrare il lattice dal granulare che si formava nella polimerizzazione.

DOMANDA - Che lei ricordi quando è stato installato il gascromatografo presso il suo reparto?

RISPOSTA - Una data precisa non la saprei dire, ma penso che circa nel ‘74. Dovrebbe essere stato in quell’anno lì.

DOMANDA - Questi hanno sempre funzionato, garantivano sempre una certezza di risultati?

RISPOSTA - Prima del gascromatografo fisso, che mi ricordo benissimo, c’era un cromatografo che era arrivato dall’America, che si parlava così, che era un portatile. Questo cromatografo portatile che aveva un prelievo fisso, si diceva che doveva essere un cercafughe in un certo senso. Però questo cercafughe, questo analizzatore portatile era sempre in tilt e dovevano andare sempre a controllarlo perché questo aveva un fondo scala di 100 PPM. Da quello che si parlava questo cromatografo faceva CVM, ma faceva anche altri gas.

DOMANDA - Può ripetere, si ricorda bene il fondo scala di questo gascromatografo?

RISPOSTA - Il gascromatografo installato, quello fisso...

DOMANDA - No quello fisso, stiamo parlando di quello portatile?

RISPOSTA - Quello portatile aveva un rilevatore sulla pistola che aveva sua, aveva un 100 PPM.

DOMANDA - Ha mai raggiunto questo fondo scala questo gascromatografo?

RISPOSTA - Questo gascromatografo è iniziato perché doveva essere un cercafughe, invece nella realtà quando veniva in reparto era sempre a fondo scala. La cosa si diceva che non sapevamo se riuscivamo noi ad non usarlo, o, come dicevano tanti, era sempre a fondo scala perché all’interno dell’ambiente c’era una quantità che era superiore ai 100 PPM. Quindi era sempre, quindi domandavano alla casa per tararlo, per controllare, perché questo cromatografo era sempre a fondo scala.

DOMANDA - Lei al CV6 ha svolto anche mansioni dell’operatore che entrava dentro l’autoclave per effettuare la pulizia?

RISPOSTA - Sì, faceva parte delle operazioni di routine normale.

DOMANDA - Lei ha mai fatto l’operatore?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ha mai avuto degli inconvenienti, degli incidenti?

RISPOSTA - Inconvenienti ne ho avuti, per mio malgrado, anche troppi, per mia disgrazia. Comunque erano quelli che quando entravi, all’inizio non c’era, intanto, non c’era il controllo del gas, ma c’era solo il controllo con la macchinetta della quantità di ossigeno all’interno. Questo veniva misurato all’inizio e poi basta, questa era la prassi. Prima di entrare dopo aver riempito l’autoclave dell’acqua, si faceva degasare, si controllava con questa macchinetta la quantità di ossigeno. Quando sono arrivati i cromatografi fissi della Carlo Erba, si metteva all’interno dell’autoclave, si metteva dentro una sonda che veniva a prelevare le quantità di CVM, quella faceva il CVM, la quantità. Questa prassi è venuta dopo quando sono arrivati questi cromatografi fissi.

DOMANDA - Io mi riferivo anche in particolare a qualche episodio, qualche infortunio da lei subìto nello svolgere le operazioni di pulitura delle autoclavi?

RISPOSTA - Il problema della pulizia delle autoclavi è sempre stato un problema molto drammatico per tutti noi. In un certo senso si entrava e c’era l’obbligo, in un certo senso, che ci fosse una persona, perché sapevamo che più di tanto non si poteva stare all’interno di queste autoclavi. La temperatura era altissima...

DOMANDA - Scusi, una persona...

RISPOSTA - Al bocchello di entrata.

DOMANDA - Queste operazioni sono conosciute al Tribunale, io mi riferivo e chiedevo se a lei in particolare era mai accaduto un infortunio, un incidente mentre entrava dentro l’autoclave a fare la pulizia?

RISPOSTA - Io ho avuto un incidente che mi ha segnato un po’ tutta la vita, un incidente nel 1974, diciamo un accumulo di incidenti perché non era stato un incidente unico. E` stato un accumulo di incidenti perché sono arrivato alla saturazione della persona. Nel senso perché le cause di saturazione sono state che nel 1974 sono arrivato veramente ai limiti, mi ha saturato completamente, nel senso il sistema nervoso, avevo la gola sempre gonfia, vomitavo, quando entravo nel reparto sentivo una quantità maggiore...

DOMANDA - Quindi è stato ricoverato in ospedale, ha fatto degli accertamenti?

RISPOSTA - Due mesi sono stato a casa, non all’ospedale, io sono stato all’infermeria ho chiesto...

DOMANDA - Infermeria dove?

RISPOSTA - Infermeria di fabbrica perché non ce la facevo più e ho chiesto all’infermeria di fabbrica. Là il medico momentaneamente che era appena arrivato nuovo, mi ha detto: "Guarda io non posso fare più di tanto, più di scriverti sul libretto sanitario scriverti che cerchino di allontanarti, quindi si consiglia l’allontanamento dal reparto", perché mi è successo un episodio che è stato drammatico, io ho detto non vado più al lavoro, perché mi hanno trovato che io andavo a casa camminando ancora con la tuta in mano. Ero arrivato ad una saturazione massima, ad una confusione mentale ed anche fisica.

DOMANDA - Quindi lei è dovuto assentarsi dal lavoro per due mesi?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Nel momento in cui ha fatto ritorno in fabbrica ha di nuovo fatto l’operatore che entrava dentro l’autoclave per fare la pulizia, le è stato chiesto di fare questo tipo di attività? Può spiegare al Tribunale?

RISPOSTA - Ritornando ad operare normale io dopo quell’esperienza ero arrivato che non riuscivo più a sopportare l’ambiente. Sono andato di nuovo anche dal medico e glielo ho detto, e ha detto che lui più di tanto non sapeva cosa fare. E quindi ho cominciato quando dovevo entrare nell’autoclave a rifiutarmi, a rifiutarmi perché? Perché riempivo l’autoclave dell’acqua per degasare normalmente come si faceva da prassi, quando finito il degaso, nel senso si scaricava l’acqua, si metteva la sonda che era arrivata dei cromatografi. Cosa succedeva? Quando io mettevo la sonda alla prima aspirata della sonda, la prima analisi, era abbastanza bassa come era previsto, circa mi sembra 100, 150 PPM, eravamo molto più bassi. Alla seconda aspirazione era già andato su, alla terza aspirazione era già andata fuori campo, alla terza etc., era sempre a fondo scala.

DOMANDA - Sta parlando del gascromatografo portatile o fisso?

RISPOSTA - Quello fisso, quello che avevamo una sonda che andavamo a metterla all’interno dell’autoclave. Quindi dopo 10 minuti, un quarto d’ora che aveva fatto 3 o 4 aspirazioni il cromatografo andava a fondo scala.

DOMANDA - Che fondo scala aveva questo?

RISPOSTA - All’inizio aveva un 500 PPM.

DOMANDA - Appena installato?

RISPOSTA - Appena installato. Successivamente sono state fatte molte correzioni, sono state fatte tante modifiche, era un periodo molto molto intenso di, perché si facevano anche molti scioperi e si facevano molte manifestazioni perché le cose andavano sempre peggiorando. In quel periodo là c’era molta gente che prendeva coscienza che non poteva andare avanti in quella situazione.

DOMANDA - Quindi questo gascromatografo fisso, quello installato nel ‘73, ‘74 lei mi pare abbia detto questo giusto?

RISPOSTA - Sì, mi sembra in quegli anni là.

DOMANDA - Nel ‘74 è stato installato quello fisso, inizialmente quindi aveva un fondo scala di 500 PPM?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E che lei abbia avuto modo di verificare quanti PPM erano presenti nell’ambiente di lavoro quando, all’inizio, che riscontri aveva del gascromatografo?

RISPOSTA - Dipendeva sempre dalle problematiche dell’impianto, perché sinceramente...

DOMANDA - Sì, può fare, 20, 50, può dirlo lei al Tribunale?

RISPOSTA - Io direi che eravamo sotto quella soglia che loro prevedevano in quel momento.

DOMANDA - Che era?

RISPOSTA - Che era sui 150 PPM, che io sapevo che potevamo anche andare all’interno dell’autoclave.

DOMANDA - Quindi lei ha avuto a che fare in una situazione in cui c’era una forte quantità di CVM all’interno dell’autoclave e magari dica anche al Tribunale quanta, e ha dovuto egualmente entrare dentro l’autoclave ad effettuare la pulizia?

RISPOSTA - Sì, l’unica cosa che sono riuscito ad evitare è stata quando avevo questa sonda che la mettevo all’interno dell’autoclave e che andava a fondo scala, quindi lì anche dopo le pressioni all’interno o cosa passavano anche 8 ore a degasare l’autoclave e quindi non poteva più di tanto perché il cromatografo andava a fondo scala.

DOMANDA - Quanti PPM c’erano?

RISPOSTA - Il fondo scala di quel periodo là era di 500 PPM, quello che si vedeva sulla striscia esterna, che dopo la taratura, non la taratura, che fossero stati reali non reali, quel macchinario andava a fondo scala. Quindi anche se avevo le pressioni all’interno dei vari addetti mi rifiutavo di entrare all’interno.

DOMANDA - Questo fatto che lei si è voluto rifiutare all’entrare nuovamente nell’autoclave è avvenuto dopo l’incidente nel ‘74?

RISPOSTA - Dopo l’incidente perché non ce la facevo più ad andare avanti, e quindi in un certo senso ho costretto la direzione del reparto a prendere atto che questa situazione doveva cambiare in un certo senso, e mi hanno mandato all’ufficio personale per cambiare, dopo ho cambiato reparto.

DOMANDA - Ha avuto mai delle sanzioni da parte del capoturno, caporeparto?

RISPOSTA - Delle pressioni all’interno del reparto ce n’erano tutti i giorni e tutti i momenti, fatto sta che quel periodo è stato molto, ma molto traumatico, ma non solo per me stesso, ma penso un po’ per tutti quanti perché eravamo tutti con la tensione molto alta. Perché se si pensa a quanti scioperi si facevano, scioperi in bianco, andavamo tutti all’interno del caporeparto perché volevamo certe cose, volevamo certe... però le soluzioni sono andate molto a rilento, dopo si è cambiato qualcosa ma io non ero più all’interno di quell’ambiente. Per dire una frase che tutti un po’ si rendano conto, il gas CVM si poteva, quando andavamo al di sotto dell’autoclave, al piano terra, quando c’era il giorno di sole come oggi, si vedeva, come vedere d’estate quando fuori in macchina vedi la fluttuazione.

DOMANDA - Come anche i gas della benzina?

RISPOSTA - Ecco, come fossero dei vapori di benzina, così, i serbatoi dove si andava a scaricare questo lattice non erano polmonati, nel senso che il gas andava via, si buttava questo lattice, tutti i gas venivano fuori dall’estremo sopra, dove era aperto, venivano fuori, scendevano giù, come si sa che il CVM è molto più pesante dell’aria e quindi stava a uno strato. Questo ci tenevo a dirlo perché è una cosa abbastanza...

DOMANDA - Lei durante le sue attività lavorative presso il CV6 ha mai verificato delle fughe di gas che possiamo ritenere rilevanti, durante il suo turno è mai successa una fuga di gas rilevante?

RISPOSTA - Incidenti ne sono successi, normale amministrazione, come si dice, all’inizio le cose, una delle cose che all’inizio, dopo non succedeva perché sono state cambiate alcune cose, è che si degasava, nel senso l’ultimo finale, non c’erano dei gruppi a vuoto che aspiravano all’interno dell’autoclave, tutta la pressione veniva scaricata all’interno del capannone dove c’erano le autoclavi. Quindi veniva scaricato un po’ tutto che dopo andava all’esterno, andava fuori del capannone, quindi veniva degasata una parte dell’autoclave veniva degasata all’interno.

DOMANDA - Stiamo parlando anche di situazione di emergenza in cui c’era la rottura di qualche valvola?

RISPOSTA - Perdite di valvola, penso che sia, chi ha vissuto quegli anni in quell’ambiente sa cosa poteva essere..

DOMANDA - Ci sono mai state delle situazioni di allarme?

RISPOSTA - L’allarme, come si può dire l’allarme quando le cose erano normali e si vedevano le cose normali, la quantità di gas, era normale per tutti.

DOMANDA - Lei fuma?

RISPOSTA - No, io non ho mai fumato.

DOMANDA - Lei beve?

RISPOSTA - Io ho bevuto fino ad un bicchiere di vino, al massimo una volta bevevo due bicchieri di vino, adesso da alcuni mesi per molti problemi ho dovuto smettere anche quello.

DOMANDA - Prima che media, quanti bicchieri?

RISPOSTA - Al massimo bevevo due bicchieri, al massimo due bicchieri di vino al pasto.

DOMANDA - Beveva superalcolici anche?

RISPOSTA - Casualmente bevevo superalcolici, nel senso succedeva raramente che si beveva superalcolici.

DOMANDA - Che patologie le sono state riscontrate a lei?

RISPOSTA - A me è stata riscontrata una epatopatia biliare e questa io nel mio fianco destro ho un po’ una sporgenza che mi porto sempre dietro e questa ogni tanto mi lascia le notti in bianco, questa è una delle cose che mi porterò forse fino, che starò qui nella mia vita.

 

AVVOCATO SCHIESARO

 

DOMANDA - Solo una precisazione, lei ha mai visto maschere antigas nel suo reparto a disposizione per eventuali emergenze?

RISPOSTA - No, non si sono mai usate, al di fuori che non esistevano, non sono mai state usate e non esistevano, non erano previste in quel reparto.

DOMANDA - E neanche in caso di incidente ha visto intervenire squadre con maschere antigas?

RISPOSTA - No, non ho mai visto, anche perché non si aveva ancora la mentalità della gravità di quello che si stava subendo.

DOMANDA - Lei ha parlato degli allarmi dicendoci che sostanzialmente non c’era allarme perché era una condizione permanente, ma c’era un rilevatore sonoro del gascromatografo che avvisava del superamento di certe soglie di rischio, di pericolo?

RISPOSTA - Questo molto probabilmente è stato messo dopo che io sono uscito dal reparto, perché questi gascromatografi sono stati messi, dopo levati via, dopo rimessi, perché non funzionavano, non so se sono stati messi dopo questi sonori o cosa.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Lei è uscito quando dal CV6?

RISPOSTA - Dal CV6 sono venuto via il 9/5/75.

DOMANDA - Lei conosceva il signor Condotta, lavorava con lei il signor Condotta?

RISPOSTA - Adesso non mi ricordo bene, mi sembra di sì, ma non vorrei.

DOMANDA - Al CV6, ci ha detto che lavorava al CV6.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E il signor Perazzolo?

RISPOSTA - Sì, era un assistente in quel periodo, mi sembra.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - CORSI GIORGIO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, Pubblico Ministero.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Volevo chiedere innanzitutto di riferire al Tribunale quali sono i suoi titoli di studio?

RISPOSTA - Sono laureato in legge e in scienze economiche finanziarie.

DOMANDA - Lei quando è stato assunto all’Eni, che tipo di attività ha svolto e fino a quando?

RISPOSTA - All’Eni sono stato assunto nel ‘63 come direttore finanziario dell’Eni, provenendo dall’attività bancaria dove dirigevo sempre il settore finanziario al gruppo Monte dei Paschi di Siena di Firenze.

DOMANDA - Fino a quando ha lavorato all’Eni?

RISPOSTA - All’Eni ho lavorato fino al ‘69-‘70, quando poi sono andato in Montedison.

DOMANDA - E’ andato in Montedison con che incarico e ci sa dire su chiamata di chi?

RISPOSTA - Sono andato in Montedison come consigliere con le deleghe per la finanza e l’assicurazione.

DOMANDA - Lei ad un certo punto è stato nominato anche amministratore?

RISPOSTA - Sì, in qualità di consigliere con delega, ero anche amministratore.

DOMANDA - Si ricorda quando e chi era Presidente del consiglio di amministrazione?

RISPOSTA - Il Presidente del consiglio di amministrazione quando sono arrivato io, c’era il vecchio Presidente che non ricordo come si chiama, poi venne il dottor Cefis.

DOMANDA - La delega alle finanze e all’assicurazione l’ha ricevuta?

RISPOSTA - Dal consiglio di amministrazione.

DOMANDA - Lei con questa delega da chi dipendeva direttamente?

RISPOSTA - Dal consiglio di amministrazione.

DOMANDA - Fino a quando è rimasto come amministratore delegato?

RISPOSTA - Sono rimasto fino al ‘76, fine ‘76 primi ‘77.

DOMANDA - Primi ‘77?

RISPOSTA - Sì, io sono uscito mi pare nel febbraio del ‘77 dalla Montedison.

DOMANDA - Le volevo chiedere un attimo di precisare questa sua dipendenza, non so se si può dire, funzionale, perché la volta scorsa nel ‘96 diceva in quanto tale, cioè con questa delega a finanza ed assicurazione, dipendevo direttamente dal Presidente del consiglio di amministratore Eugeneo Cefis, è diverso da quello che diceva poco fa?

RISPOSTA - No, è la stessa cosa, perché decideva il consiglio di amministrazione.

DOMANDA - Lei si è sempre occupato di attività finanziaria ed assicurativa?

RISPOSTA - Sempre.

DOMANDA - I suoi rapporti diretti con chi erano?

RISPOSTA - I miei rapporti diretti erano nel comitato esecutivo e il consiglio di amministrazione.

DOMANDA - Lei vuole precisare quale era la sua attività ogni anno per quanto riguarda i programmi?

RISPOSTA - Posso spiegare un po’ l’organizzazione di una holding di un grande gruppo come funziona. Da una parte ci sono i tecnici che sono responsabili della produzione e da una parte ci sono quelli che chiamano attività del tesoriere che si occupano del reperimento dei mezzi finanziari per portare avanti i programmi di investimento. La mia attività era di questa sezione, di questo settore, cioè, si evidenziavano in un budget, tutte le necessità finanziarie annuali di tutte le società finanziarie che servivano per gli investimenti, per le attrezzature e così via, nuovi investimenti, una parte di queste necessità finanziarie venivano coperte dall’autofinanziamento, cioè da quello che era il prodotto netto delle attività operative e l’altra parte era quella che viene reperita sul mercato. La mia attività era quella di reperimento di risorse finanziarie sul mercato nazionale ed internazionale. Questo reperimento avveniva sia con operazioni dirette con le banche, che poi si espletavano nell’indebitamento bancario a breve, medio e lungo termine, o attraverso prestiti internazionali o nazionali che erano emissione di obbligazioni che venivano collocate sul mercato a lungo periodo, 10 anni, 15 anni. Questa era la mia attività specifica in senso generale. Poi naturalmente io dovevo seguire i rapporti con le banche direi quotidianamente, perché c’è una società che andava fuori linee di credito, quell’altra che invece aveva maggiori risorse, allora dovevo smistare queste necessità finanziarie nell’ambito della holding, cioè nell’ambito del gruppo; io non conoscevo esattamente le necessità finanziarie delle singole società, conoscevo il quadro generale della holding che doveva sopperire alle necessità finanziarie delle società.

DOMANDA - I programmi di sviluppo e di investimento delle singole società da chi venivano predisposti e come funzionava il processo?

RISPOSTA - Funzionava in questo modo, come le dicevo prima, da una parte c’erano i responsabili della produzione, intendendosi produzione tutto ciò che era connesso alla realizzazione di investimenti che davano luogo alla produzione di certi prodotti, e questi erano i tecnici che erano in grado di fare queste cose, perché loro conoscevano come si facevano, quali erano i migliori investimenti e come si realizzavano, e prevedevano anche le possibilità di redditività di questi investimenti. A me risaliva attraverso tutte le società e i capogruppo di settore in Montedison, perché c’erano diversi settori, dal tessile al petrolchimico, mi risalivano attraverso questa cernita di fabbisogni e che venivano consolidati in un budget che io seguivo quadrimestralmente, non è che prendevo tutte le risorse all’inizio dell’anno per tutto l’anno, veniva diviso in tre quadrimestri e quadrimestralmente io controllavo se avevamo nelle scadenze di quelle necessità quadrimestrali o no. Comunque l’attività produttiva dipendeva dai responsabili tecnici, perché erano loro che erano in grado di sopperire alla parte tecnica.

DOMANDA - Lei per responsabili tecnici cosa intende, i responsabili di società, divisioni, che cosa?

RISPOSTA - Sì, diciamo quelli che tecnicamente sapevano fare gli investimenti, sia nell’ambito societario che nell’ambito delle divisioni. Nell’ambito divisioni magari erano supervisori di questi responsabili tecnici di società.

DOMANDA - Lei aveva rapporti diretti con i responsabili delle società e con il responsabile delle divisioni?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Perché sono stati denominati in maniera diversa nel tempo.

RISPOSTA - No, io a dire la verità non sono mai entrato in uno stabilimento perché non capirei niente, sarei un profano, non è il mio linguaggio.

DOMANDA - Al di là di questo le rivolgevo alcune domande a questo proposito perché, adesso le spiego perché, perché come già le era stato illustrato durante l’indagine preliminare c’era stata una dichiarazione dell’ingegner Alberto Grandi che era amministratore...

RISPOSTA - Tecnico.

DOMANDA - Delegato, lei lo chiama tecnico. A suo proposito diceva: "Ritengo di aver parlato sicuramente e doverosamente sia con il Presidente del consiglio di amministrazione dottor Cefis che con l’altro amministratore delegato dottor Corsi in relazione a tutti i vari problemi che sorgevano, e quindi anche in relazione ai problemi ambientali e sanitari. Tra l’altro questi ultimi problemi, cioè ambientali e sanitari, questi ultimi problemi avevano anche una ricaduta sugli investimenti e quindi era necessario parlarne sia con il Presidente del consiglio di amministrazione che con il dottor Corsi delegato alle finanze ed ovviamente se ne parlava nel consiglio di amministrazione dove si approvavano gli investimenti". Ecco, questo era il motivo per cui le chiedevo di rispondere nello specifico ai contenuti di quello che lei andava ad approvare come amministratore delegato alle finanze.

RISPOSTA - Diciamo per quanto attiene il primo punto che lui parlava direttamente con il Presidente e con me, non è così, io se avessi dovuto parlare di rapporti con i singoli tecnici che avevano delle ricadute ambientali non avrei capito niente, perché non sono in grado di capire tecnicamente queste cose. E quindi non vedo perché mi dovesse parlare, io comunque lo escludo.

DOMANDA - Una questione ancora su problemi specifici, volevo chiedere se lei in questi anni dal ‘71 al ‘77 ha mai sentito parlare, ovviamente all’interno di Montedison da parte di qualcuno in particolare dall’ingegner Grandi e il dottor Cefis, di problemi connessi alla lavorazione del cloruro di vinile monomero del PVC o di altri prodotti chimici?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Nessuno le ha mai parlato di problemi connessi a queste lavorazioni?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Lei praticamente doveva provvedere solo alla copertura finanziaria?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Sempre per il periodo di suo riferimento, nel corso, le volevo chiedere appunto chi aveva competenze eventualmente se lei entrava in queste decisioni, nel corso del 1974 sono state emesse una serie di fatture risultano a favore della società Itet, che ha emesso delle fatture, società Itet che era editrice del quotidiano della "Gazzetta del Popolo" per prestazioni pubblicitarie per un miliardo e 800 milioni più Iva, e chi sono queste fatture Itet che ovviamente sono state depositate. La somma rivalutata alla fine del 1998 risulta di circa 16 miliardi più Iva. Le volevo chiedere per fatturazioni, per somme così consistenti che uscivano all’epoca, lei veniva interessato, veniva informato, veniva richiesto di interventi o chi decideva questo tipo di attività?

RISPOSTA - Questo siccome spesso entrano nei costi generali, io non mi occupavo di costi, io mi occupavo purtroppo di doverli coprire questi costi, cioè di dove trovare i soldi per pagare questi costi, quindi era l’altro aspetto che a me non risultava, non mi occupavo di questo settore.

DOMANDA - Cioè tutte le voci, anche quelle di costo non passavano mai al suo esame, non venivano mai consultate in sua materia?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - E quindi chi è che decideva costi?

RISPOSTA - Nell’ambito probabilmente della produzione ci saranno stati costi da sopportare, per tante esigenze di marketing o non marketing, poi c’erano i costi generali del personale, i trasporti, i viaggi, cioè entravano nella voce generale costi diversi.

DOMANDA - Entravano nella voce generale costi diversi, ma lei non era...?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Siccome si tratta di cifre che hanno un certo peso, all’interno del consiglio di amministrazione come si svolgevano gli accertamenti, non so se venivano fatte discussioni, valutazioni a questo proposito, i costi in particolare?

RISPOSTA - Io quello che so è che, come le ho detto, si faceva un budget annuale diviso per quadrimestri dove ogni anno c’erano i costi per investimenti, i costi generali di cui stiamo parlando, che facevano una certa somma. Questa somma in parte era coperta dai risultati di esercizio e in parte doveva essere coperta dall’indebitamento italiano ed internazionale. Quindi il dettaglio dei costi non veniva mai, perché faceva parte del globale degli investimenti in cui erano inclusi costi di costruzione, costi di marketing, costi di personale e tutto così era.

DOMANDA - Quindi il consiglio di amministrazione su costi di vario genere, anche di questo tipo, praticamente sul contenuto, sulla motivazione non sapeva mai nulla?

RISPOSTA - No, perché questi venivano già, secondo me, io poi non è che ho fatto questo, non sono in grado poi di essere preciso, questi qui venivano dibattuti nell’ambito delle singole divisioni, perché le divisioni erano quelle che raccoglievano tutti i dati necessari per poterli poi trasferire alla holding che facevano parte di questo budget di previsione.

DOMANDA - Questo discorso in generale è vero, però faccio riferimento in particolare in questo caso...?

RISPOSTA - Non conosco questo, come non conoscerei altri, perché non se ne é mai parlato.

DOMANDA - E’ in grado di ricordarsi all’epoca, cioè faccio riferimento all’epoca come anni ‘74 e ‘75 perché c’è questa spesa di prestazione pubblicitaria di cui le facevo cenno di, all’epoca, un miliardo e 800 milioni, il bilancio Montedison all’epoca si può dire a quanto poteva aumentare, per avere un po’ la proporzione e il senso anche?

RISPOSTA - Non sono in grado.

DOMANDA - Non si ricorda?

RISPOSTA - No, mi capisce, come faccio a ricordarmi.

 

AVVOCATO SCHIESARO

 

DOMANDA - Solo una domanda per conoscere se in questa funzione di approvvigionamento di risorse economiche lei si occupava anche del capitolo finanziamento contributi da parte dello Stato?

RISPOSTA - Non mi occupavo di questo.

DOMANDA - Queste erano comunque entrate?

RISPOSTA - Io mi occupavo delle differenze fra costi ed entrate, la ripartizione da una parte c’erano le uscite, chiamiamole così, da una parte le entrate che erano quelle alle quali lei fa riferimento in parte. La differenza tra entrate ed uscite dava un certo, di cui parte era coperto con altro finanziamento e parte con reperimento di risorse finanziarie, capisce.

 

Presidente: domande? Nessuna può andare. Abbiamo altri testi?

 

Pubblico Ministero: mi pare che non ci siano altri testi, e se non ci sono altri testi io volevo fare un’altra precisazione.

 

Presidente: volevo precisare, Marin Marco, Giubilato Antonio, Quaglio Nino, Battistel Vittorio, Bertodo Ester, Tonus Giselda, Lucchin Maria, tutti questi..

 

Avvocato Grillo: non vengono sentiti.

 

Pubblico Ministero: volevo fare una precisazione in relazione alla documentazione che è stata consegnata questa mattina dal maresciallo Porcu della Guardia di Finanzia concernente il Bus 80 e la nicrosina, mi ha consegnato una parte di questa documentazione, mi preme precisare che, a dire il vero, questa documentazione era già stata acquisita globalmente nella fase iniziale dal Tribunale e indico anche il faldone di cui si tratta; si tratta del faldone numero 3 e praticamente era stata acquisita con quel faldone la documentazione che riguardava sia la corrispondenza Eni Ministero delle Partecipazione Statali, e c’era una lettera di trasmissione 5/11/96 della Guardia di Finanza, e sia questa documentazione relativa agli accertamenti nicrosina e Bus 80 di cui è una missiva di trasmissione del comando Guardia di Finanza di Venezia del 6 febbraio ‘97. Quindi in questo faldone 3 la documentazione globalmente già era stata acquisita, quindi le indicazioni che sono state fornite e che io ritenevo di dover fare a mia volta al Tribunale.

 

Presidente: io adesso vorrei invece ulteriormente avere delle spiegazioni anche per un eventuale aggiornamento dei testi che dovranno o dovrebbero venire il giorno 16, perché stamattina io ho ricevuto una telefonata da parte dell’avvocato Boscolo Rizzo, la quale mi ha fatto presente che molto difficilmente potranno venire quel giorno i testi Realacci, Ingrao, anche Cacciari Paolo, Malcone. Ora se leviamo questi testi all’udienza del 16/5 ne rimangono altri 3, io non so, c’è un certo Castellini Luciano e poi Zoccarato.

 

Pubblico Ministero: Zoccarato tra l’altro mi pare che sia stato sentito. Adesso non so se devono porre altre domande.

 

Presidente: e nessun altro. Allora, o noi integriamo l’udienza del giorno 16 con testi già indicati per il giorno 17 oppure, non lo so forse vale la pena saltare l’udienza, sinceramente venire qui per starci un’ora... Cioè, anche questo però, vedete, noi ci stiamo sottraendo udienze per questo processo, udienze che sono state programmate da lunghissimo tempo devo dire, avete un calendario che risale a mesi fa, e noi abbiamo programmato anche il nostro lavoro, chiamiamolo ordinario, proprio tenendo conto di quello che erano gli impegni del processo Enichem. Allora, io, non è che io voglia censurare, ma insomma, santo cielo, è mai possibile che nel momento in cui si arriva all’audizione dei testi delle parti civili ci sia questo, diciamo, questa situazione, davvero, per me è imbarazzante, perché, non mi si può dire non siamo una parte unica, certo che non siete una parte unica, ma ciascuno avrà i propri impegni e quindi, santo cielo, se li deve assumere fino in fondo. Non mi può dire all’ultimo momento lo sto rintracciando, ma non c’è, perché oggi siamo al giorno 12 e non si può cercare un teste, oltretutto che magari ha degli impegni, impegni politici, impegni di carattere professionale etc. dicendo che non lo trova. Certo, un teste va preavvisato, preavvertito molto tempo prima, soprattutto se ha questi impegni. Ma comunque, uscendo da questa situazione, ripeto, che è abbastanza imbarazzante e spiacevole, io voglio sapere che cosa facciamo il giorno 16, cioè, sentiamo i testi che sono già fissati per il giorno 17? Non c’è nessuna risposta, va bene. Guardate, nessuno è obbligato, voglio dire, poi se chiedete un ordine di accompagnamento, non lo so, il Tribunale lo può anche fare, altrimenti... No, il Tribunale il giorno 16 se non c’è oggi, adesso, una garanzia che i testi indicati per il giorno 16 e parte anche dei testi indicati per il giorno 17 vengono, il Tribunale non si presenta il giorno 16, chiaro?

 

Pubblico Ministero: posso fornire un’indicazione per quanto può essere a mia conoscenza in relazione ai testi che il Tribunale aveva indicato..

 

Presidente: no, il Tribunale..

 

Pubblico Ministero: no, chiedo scusa, voglio precisare, che erano stati indicati al Tribunale per l’udienza del 7 giugno e 9 giugno e che poi il Tribunale aveva invitato a portare il 17 di maggio, diversi di questi testi o sono stati sentiti, alcuni sono consulenti tecnici, o riguardano la parte ambientale, quindi tutto quel numero, credo che ne siano indicati oltre 20, la gran parte non verranno neanche sentiti, quindi sono molti di meno. Perché ad esempio posso indicare alcuni che mi sono noti perché sono miei consulenti tecnici, il dottor Ferrari è consulente tecnico della parte ambientale, il discorso Carnevale Berrino ne abbiamo già..

 

Presidente: di questo me ne sono reso perfettamente conto. Nel momento in cui voi indicate i testi che devono venire alle udienze li indicate con un criterio, sapendo cioè che innanzitutto possono essere sentiti come testi, che verranno in questo troncone o li indicate così tanto per fare numero? Non parlo con lei Pubblico Ministero, parlo con le parti civili, lei adesso ha interferito in un discorso che era con le parti civili, ma io voglio sapere perché li indicate per queste udienze quando sapete che tutto sommato o sono già stati sentiti, o semmai alcuni sono incompatibili chiaramente, perché sono stati consulenti tecnici, o addirittura intendete eventualmente sentirli per la seconda parte, quella ambientalistica. Cioè, questo non è un programma, questo è veramente, insomma.. noi il giorno 16 e il giorno 17 allora che cosa facciamo? Questa è la mia domanda.

 

Avvocato Dall’Asen: per quello che posso dirle, io so per certo che i testi indicati da medicina democratica ci saranno il 17, non posso garantirle che possono venire il 16. Il 17 tutti i testi indicati da noi ci saranno, eccetto i casi eventuali di incompatibilità.

 

Avvocato Battain: fare un’udienza per sentire Castellini è ridicolo, perché durerà un quarto d’ora, 20 minuti.

 

Presidente: perché mi avete programmato un’udienza il giorno 16 per sentire Castellini sapendo che gli altri non sarebbero venuti?

 

Avvocato Battain: non lo so, Presidente, io non c’ero quando è stata programmata.

 

Presidente: comunque questo è un programma che mi è stato presentato..

 

Avvocato Battain: mi dice l’avvocato Marin che le parti civili qui presenti, salvo Castellini che è stato indicato, non da me, anche se è stato indicato da Pozzan per il 16, per il 16 non avevano indicato nessun teste, e quindi non vogliono sottrarsi alle responsabilità collettive delle parti civili, però devono precisare.. se poi Ingrao e compagnia cantante non riesco a venire, il massimo che posso fare, poco, Paolo Cacciari tirargli le orecchie, non lo so.

 

Presidente: va bene, comunque guardate, noi nonostante gli impegni che abbiamo dovuto, tra l’altro, lasciamo perdere... ognuno ha dovuto rinunciare davvero a degli impegni perché.. comunque, il giorno 16 l’udienza non si tiene, si tiene l’udienza il giorno 17, accorpando anche quelli del giorno 16, il giorno 17 è l’ultima udienza per i testi delle parti civili, con l’eccezione, perché l’ho fatta l’altra volta, dei tre, dico 3 testi che dovrebbero venire dalla Svezia. Si prosegue quindi nelle udienze successive con l’audizione dei testi delle difese.

 

Avvocato Dall’Asen: oltre ai tre testi ci sarebbe anche il teste ministro svedese.

 

Presidente: i testi svedesi.

 

Avvocato Pulitanò: alla scorsa udienza il collega Santamaria aveva posto il problema relativo a due testimoni inseriti nelle liste del signor Pubblico Ministero e che non sono stati riproposti dal Pubblico Ministero in questa fase e aveva anticipato, a nome degli altri difensori, almeno del gruppo Enichem, che noi a quei testimoni non rinunciamo. Pongo il problema del quando e come..

 

Pubblico Ministero: aspettavo una conferma oggi e per questo probabilmente se ne sarebbe parlato la prossima volta. In relazione in particolare al dottor Simonato e al dottor Boffetta, tra con il problema che il dottor Simonato che è indicato anche come consulente tecnico nella lista del Pubblico Ministero per la parte ambientale per il lavoro che ha svolto in relazione ad un accertamento tecnico disposto dall’allora Procura circondariale di Venezia. Comunque a parte questi problemi che dovranno comunque essere affrontati, il discorso del dottor Simonato e del dottor Boffetta riguarda la Corte Europea e i lavori che sono stati effettuati da un punto di vista epidemiologico sulla Corte Europea dei lavoratori del CVM e PVC. L’aggiornamento, materialmente come si diceva altre volte si è concluso, e sono in fase praticamente di sistemazione delle osservazioni tecniche. Io aspettavo, mi dicevano che oggi pomeriggio mi comunicavano la data presumibile, certa, che dovrebbe essere di qua ad un mese, di qua un tempo di questo tipo. Quindi io non rinuncio assolutamente, non ho mai detto che rinuncio, anzi, mi interessa che vengano sentiti o tutti due o uno dei due, perché questo è poi il tema che dovrà essere affrontato. Quindi la prima cosa che potrò affrontare quando ci rivediamo alla prossima udienza questo problema relativo al dottor Simonato e al dottor Boffetta ed altre cosette da sistemare, tipo dei verbali se non sono stati consegnati ed altra documentazione. Questo potrò rispondere con sicurezza.

 

Presidente: io credo che qui ci possa essere una disponibilità da parte di tutti di sentirli, anche nel caso in cui ci fosse necessità per ultimare questo lavoro, di sentirli anche in coda ai testi delle difese, semmai. C’è questa disponibilità sì o no?

 

Avvocato Pulitanò: per quanto ci consta sì.

 

Avvocato Alessandri: non c’è nessuna opposizione, tanto l’ordine l’abbiamo variato molte volte. Io volevo approfittare solo per chiedere al Pubblico Ministero che aveva accennato l’ultima volta che aveva un problema che avrebbe enunciato relativamente ai testi, mi pare al termine della scorsa udienza, e che poi per ragioni di tempo non ha posto perché erano le 7 di sera e lei Presidente giustamente ha detto che era troppo tardi per qualunque cosa. Volevo sapere se, visto che abbiamo finito un po’ prima del solito, e soprattutto se in vista di un programma, visto che si sono accorciati i tempi, se lo vuole annunciare.

 

Pubblico Ministero: non è solo questo perché appunto erano alcuni problemi particolari, ad esempio, questo era il discorso su Simonato e il dottor Boffetta che doveva essere affrontato. Poi c’è un problema che riguarda un teste che è il dottor Favero Pier Umberto che è la persona che come responsabile di manutenzione aveva redatto materialmente quel budget di manutenzione triennale di fine anni ‘70, sul quale era stato sentito per altro anche il dottor Gianeselle. Si era detto all’epoca verrà sicuramente sentito il redattore di questo budget di manutenzione, il problema è che il dottor Favero ha il mesotelioma con una questione molto grave, mi dicevano che ha problemi, ovviamente non le sto ad elencare, ho già il certificato medico di qualche tempo fa. Io credo che sarebbe utile quanto meno, per carità, mi rendo conto della situazione un’altra volta, o sentirlo o acquisire il verbale, e quindi c’è questa situazione molto grave dal punto di vista personale, che dovrebbe essere affrontata. Un’altra questione, visto che parliamo di tutte queste questioni, riguarda quell’elenco dei testi per Venezia che erano stati inseriti nella lista degli indagati a Brindisi. Ora con una mia disponibilità, lì in totale erano 12 persone tra l’una e l’altra che erano state inserite nella lista di Brindisi, su queste persone c’era stata una riserva del Tribunale anche eventualmente per la decisione anche in attesa di modifiche normative o comunque valutazioni più approfondite, io a questo punto posso dire un’altra cosa, con impegno a rivedere tutti i fascicoli, sono 12 però sicuramente a qualcuno posso rinunciare così. Alcuni riguardano anche la parte ambientale, quindi c’è sicuramente tempo per deciderlo anche più avanti, quindi c’è questo problema qua.

 

Presidente: in quali circostanze erano stati citati?

 

Pubblico Ministero: in generale sul discorso CVM e alcuni anche parte ambientale. Io mi ricordo in particolare un teste come Riva Lorenzo che era venuto qua, con lui si era posto il problema che riguardava la posizione degli accertamenti di American Appraisal e le posizioni di alcuni imputati in questo processo, lui non aveva niente a che fare con le vicende di Brindisi con questa storia che riguardava American Appraisal. E’ uno di cui vado a memoria, però siccome sono 12 persone, dovrei recuperare i singoli casi e fare un appunto persona per persona e dire quali c’è necessità di sentirli.

 

Presidente: a Brindisi sono indicati per quali reati?

 

Pubblico Ministero: io ho dovuto sollecitare due volte la Procura di Brindisi per avere una risposta, perché io chiedevo le posizioni di questi indagati, di queste circa 10, 12 persone, lo stato del procedimento di Brindisi e in particolare la presumibile data sia della scadenza termini che della conclusione delle indagini preliminari. Dal documento che era stato depositato già dalla difesa di alcuni imputati di questo processo, che era una richiesta di proroga del termine per le indagini preliminari, c’era una un’indicazione molto generica visto anche l’atto, perché venivano indicati gli articoli 589 e 590 e 437 e 449 Codice Penale in relazione allo stabilimento di Brindisi, non erano indicate le date, non erano indicate in particolare le funzioni e ruoli, visto appunto l’atto del tutto preliminare. Alla fine insistendo nel cercare di ottenere qualche risposta alla Procura di Brindisi ho ricevuto una comunicazione da cui risulta che il Pubblico Ministero che aveva in carico questo fascicolo era il dottor Piacente, era stato trasferito per ragioni d’ufficio a Bruxelles, comunque all’estero, quindi non se ne curava più. Il Pubblico Ministero subentrante diceva che non conosceva praticamente questo fascicolo, comunque la proroga del termine era già ad aprile di quest’anno ampiamente scaduta da mesi e che a causa della complessità della stessa non era in grado di dare una risposta neanche sulla durata e sulla possibile conclusione di queste indagini. Per cui siamo veramente in una situazione per quanto riguarda le notizie da Brindisi di grossa impasse. Quindi dovrebbe essere riproposta però nel dettaglio al Tribunale persona per persona..

 

Presidente: quale collegamento ci sarebbe tra i reati contestati a Brindisi e i reati che sono contestati qui agli imputati in questo processo?

 

Pubblico Ministero: io per alcuni, e in particolare..

 

Presidente: al di là che si tratta degli stessi reati dal punto di vista..

 

Pubblico Ministero: faccio riferimento al caso che conosco perché era stato portato qui all’esame di questo Tribunale, quello del ragionier Riva, responsabile di finanza.

 

Presidente: che collegamenti ci sono?

 

Pubblico Ministero: io cito questo, questo di per sé non ha nessun collegamento perché con Brindisi non aveva mai avuto nulla a che fare, doveva essere sentito su vicende che riguardavano gli anni finali ‘80, ‘90 sulla questione American Appraisal, quindi qui proprio collegamento in questo caso specifico non ne vedo nessuno. Per qualcun altro qualche collegamento ci può essere stato, però dovrei rivedere i fascicoli personali e dare un’illustrazione persona per persona. Però, ad esempio, sicuramente per alcune altre che riguardava sempre la questione American Appraisal sicuramente non c’entra niente con Brindisi, quindi credo che la questione a questo punto debba essere affrontata o subito o quando verranno trattate le questioni ambientali, però questa è un’altra questione.

 

Presidente: il problema è che se non c’è un fatto specifico addebitato a Brindisi, ma c’è semplicemente l’enunciazione del titolo di reato, tanto per intenderci, noi siamo nel generico massimo per cui non lo so come si possa..

 

Pubblico Ministero: appunto Presidente io dicevo che da questa richiesta di proroga di Brindisi non c’è neanche l’indicazione del periodo storico, io posso consegnare la lettera che è datata 17 aprile 2000, in pratica mi dice che vista la complessità non è in grado di dare una risposta, non sa neanche lui cosa succederà, perché è pendente la consulenza tecnica, non sa quando verrà depositata. Se vuole io consegno fotocopia di questa missiva, chiederò all’ufficiale giudiziario che gentilmente ne faccia copia.

 

Presidente: abbiamo questa situazione, cosa facciamo? La volta scorsa il Tribunale aveva suggerito, ma evidentemente troppo ottimisticamente, di attendere quanto meno che ci fosse una legge che regolamentasse il decreto, meglio, la conversione del decreto sul 111, ma evidentemente eravamo degli ottimisti. Anche perché leggendo il testo che era stato approvato al Senato si poteva arguire che questi criteri di connessione, di collegamento etc. etc. fossero in gran parte, diciamo così, eliminati. Sicché queste persone al limite senz’altro, secondo quella regolamentazione del Senato si sarebbero potute sentire in qualità di teste. Poi questa normativa non c’è, se volete comunque magari non lo so, spiegarci meglio che cos’è accaduto a Brindisi in maniera da poter comprendere se ci può essere un criterio di collegamento tra questi fatti di cui noi ci stiamo occupando e i fatti che vengono addebitati a questi signori che noi dovremmo sentire o ai sensi dell’articolo 210 o in qualità di testi, sentiamo.

 

Avvocato Alessandri: purtroppo anche per noi è difficile dire che cosa succede a Brindisi, perché noi sappiamo molto poco sulla base di un avviso, una richiesta di proroga delle indagini preliminari. Sappiamo che i reati sono gli stessi, sappiamo che riguardano ovviamente gli impianti di CVM e PVC.

 

Presidente: di Brindisi?

 

Avvocato Alessandri: di Brindisi. Che è stato nominato consulente tecnico il professor Maltoni, quindi c’è evidentemente una stretta colleganza tra le vicende. Più di questo io personalmente non sono in grado di dire. Da parte mia, parlo naturalmente a titolo personale, per quelli che assisto, non ho nessuna obiezione od opposizione al fatto di rinviare questo problema e di sentire questi testi eventualmente, sia pure nella scrematura che ne vorrà fare il Pubblico Ministero e sulla base delle valutazioni che faranno anche le altre parti, anche in coda. Nel senso che sentire dei testi su American Appraisal adesso o sentirli dopo mi pare che non cambi assolutamente niente per la valutazione del Tribunale. Sentire dei testi eventualmente dopo che anche riguardi la parte del primo capo di imputazione sarà un’aggiunta, ma non credo che sconvolga nulla, forse lo faremo tutti in un quadro di maggior certezza fra qualche mese, oppure prenderemo atto di una perdurante incertezza ed ognuno prenderà le sue... In questo momento da parte mia e credo che anche da parte dei collegi di Montedison non ci sono maggiori elementi di certezza.

 

Presidente: quindi allora io direi che forse la soluzione migliore è quella di soprassedere e di sentirli in coda, quando abbiamo degli elementi un po’ più specifici e concreti in base ai quali poter decidere. Va bene, allora però a questo punto..

 

Avvocato Baccaredda: c’è un altro problema che riguarda proprio il successivo incombente a cui lei si riferiva, cioè i testi della difesa.

 

Presidente: esattamente di quello volevo parlare.

 

Avvocato Baccaredda: ci sono dei testi comuni tra Pubblico Ministero e difesa, me ne viene in mente uno adesso, che il Pubblico Ministero non ha sentito. Quindi ovviamente il Pubblico Ministero, adesso prescindendo dal capitolo Brindisi, prescindendo dal capitolo Favero dovrebbe dire a quali testi rinuncia, perché in questo senso noi prenderemo atto di questa rinuncia e sentire eventualmente i nostri testi a difesa come testi di difesa e il Pubblico Ministero farà il controesame. In secondo luogo, mi permetto già che c’è rinnovo per il discorso dei testi a difesa, c’è il problema da parte nostra necessaria citazione degli stessi e quindi se si potesse dire che, non lo so, la prima udienza di giugno iniziano i testi a difesa noi ci prepariamo per questo e daremo un programma nelle udienze successive. Non saranno, preannuncio già che non saranno tanti i testi della difesa.

 

Presidente: adesso, al di là del problema che lei ha sollevato per quanto riguarda i testi in comune e quindi se il Pubblico Ministero vi rinuncia allora in questo caso potrà fare il controesame va beh, adesso deciderà il Pubblico Ministero.

 

Pubblico Ministero: se vuole posso dire nel senso che formalmente alla prossima udienza risponderò a queste cose.

 

Presidente: il giorno 17.

 

Pubblico Ministero: prima di cominciare l’udienza, credo che il mio pensiero sia in dubbio su un paio di persone al massimo, tutte le altre le considero... quindi potrò formalizzare il mio pensiero.

 

Presidente: per quanto riguarda l’udienza del 22 e 23?

 

Pubblico Ministero: c’è 16, 17 e 23.

 

Presidente: allora per l’udienza del 23 la difesa è in grado di portare quei testi?

 

Avvocato Baccaredda: noi direi, signor Presidente, visto che occuperemo, come difesa Montedison, lo spazio di un’udienza, preferiremmo se fosse possibile occupare interamente quella del 7, però se lei ci dice di anticipare è ovvio che spezzeremo in due le udienze.

 

Presidente: lei ha compreso che già perdiamo un’udienza e perderne un’altra proprio..

 

Avvocato Baccaredda: visto che però sono previsti già i testi di parte civile lei dice di orientarsi per un orario pomeridiano per queste difese?

 

Presidente: i testi di parte civile sinceramente adesso io non lo so che siano quelli svedesi, non credo che al di là del fatto che vengono da così lontano, possono... Io, guardi, no, allora, semmai il problema del 23 è un altro, che noi abbiamo un ricorso per una misura di prevenzione che dobbiamo assolutamente fare qui per motivi proprio di sicurezza, ed allora quello ci porterà via un’ora e mezza circa, quindi cominceremo l’udienza, lo diciamo fin d’ora, verso le 10 e mezza. Quindi i testi svedesi, ammesso che vengano poi, tra l’altro, io direi che dalle 11 e mezza possiamo senz’altro cominciare con i testi della difesa, e quindi alcuni senz’altro citarli per la mattinata e poi altri per il pomeriggio. Cercate di valutare quella che può essere la presumibile durata di queste audizioni, dopodiché noi andiamo senz’altro ai giorni previsti in giugno e quindi il giorno 7 e il giorno 9 abbiamo altre due udienze, forse il giorno 7 sarà dedicata al proseguo dei testi Montedison, chiamiamo così, e il giorno 9 testi Enichem? Sì? Sì. Sarà sufficiente o no?

 

Avvocato Baccaredda: i testi Montedison, non prendono tutta la seconda giornata d’udienza.

 

Presidente: quindi non tutto il giorno 7 tanto per intenderci.

 

Avvocato Alessandri: è molto difficile fare previsioni.

 

Presidente: per i testi Enichem ci sono interlocutori qui?

 

Avvocato Pulitanò: credo che un giorno sia poco.

 

Presidente: preparatevi per eventualmente citarne anche per il giorno 7 nel caso in cui noi vediamo magari il giorno, ripeto, il giorno 23 può darsi che anche tra il giorno 23 e mi diceva il giorno 9 potremmo occupare solo la mattinata, potrebbe, vedremo, quindi già dal 9 pomeriggio potrebbero essere..., sì, 7, scusatemi, pomeriggio.

 

Avvocato Pulitanò: ci coordineremo tra di noi.

 

Presidente: il 7 pomeriggio già si potrebbe cominciare con i testi Enichem, e poi il prosieguo il giorno 9. Ritenete che finiamo il giorno 9 con i testi Enichem? Perché poi avremo il giorno 14 e il 16, no, il 13 no, il 13 di giugno? No, abbiamo, il 13 di giugno forse era, c’è stata una variazione, non è stata comunicata? L’udienza del 13, in realtà, ma già parecchio tempo fa, ho capito, pensavo di avervela comunicata, perché addirittura risale a gennaio, ecco, no, al 10 di marzo risale, siccome ci sono anche qui degli imputati che hanno impegni parlamentari, diciamo così, abbiamo dovuto prendere questo giorno perché era un prendere o lasciare, e quindi ho dovuto fissare questo giorno. Bene, allora aggiornato così un po’ a spanne questo programma, e quindi tolto il giorno 13 senz’altro, il 13 di giugno, e tolto ahimè il giorno 16 di maggio, noi ci vedremo il giorno 17 con il programma che abbiamo già concordato.

 

Avvocato Alessandri: siccome ci sono mi pare ancora alcune incertezze che riguardano i testi delle parti civili e alcuni difensori delle parte civili in questo momento non sono presenti, posso chiedere che almeno all’inizio del 17 venga fatto un calendario più preciso relativamente ai testi che sentiranno? In estrema sintesi se il 23 di maggio sarà occupato in parte, in tutto, questo perché per noi è fondamentale per poterci..

 

Presidente: in parte saranno solamente i tre testi svedesi. Io non ne conosco altri.

 

Avvocato Cesari: Presidente, sempre in via orientativa, allora se il 14 giugno, che è udienza immediatamente successiva a quella abolita del 13, si finissero i testimoni delle difese, si comincia con il capo B) dell’imputazione o ci sono gli interrogatori degli imputati?

 

Presidente: no, abbiamo detto di no, li facciamo tutti in fondo, ci fu l’intervento del professor Padovani in questo senso.

 

Avvocato Cesari: allora si comincia con il capo di imputazione B).

 

Presidente: certamente, il processo continua. Guardate, non riusciamo neanche ad organizzare il giorno 17, andare così avanti ho l’impressione che...

 

Avvocato Cesari: avevo detto come previsione di massima.

 

Presidente: ciascuno deve pensare, il Pubblico Ministero in questo caso che deve poi eventualmente, che ha la prosecuzione del processo con il capo B), certamente. Va beh, comunque il giorno 17 cercheremo di discuterne ulteriormente. Non il giorno 16 ma il giorno 17 alle ore, diciamo per quanto riguarda le parti, alle ore 9, il problema del ricorso, della istanza di prevenzione è invece del 23. Quindi alle 9, il 17 alle ore 9.

 

RINVIO AL 17 MAGGIO 2000

 

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