UDIENZA 13 OTTOBRE DEL 1999

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Manduzio Giudice a latere

Dr. Liguori Giudice a latere

 

 

PROC.  A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

Presidente: iniziamo l'udienza. Mi è stato riferito che ci sarebbe un'esigenza di rientro per la nebbia, cercheremo di sospendere l'udienza nel pomeriggio un po' prima. Allora, se vuole accomodarsi professore.

 

 

DEPOSIZIONE CONSULENTE 

DR. FRANCO FORABOSCHI -

 

FORABOSCHI - Con il suo consenso io andrei avanti per concludere un po' di argomenti, dopodiché interverrebbe il collega Galli per parlare del monitoraggio, dopodiché riprenderei. Io riprenderei intanto con un reparto che non è direttamente di produzione di CVM o di PVC ma è legato, la produzione del compound, il reparto CV5/15 ed anche qui io non vorrei dilungarmi ma vorrei appunto dire che nella relazione ci saranno i soliti confronti tra le cose che si dovevano fare, le cose fatte ed i risultati. Quindi io mi limiterei ancora una volta a dire ci sono le tabelle con queste tre colonne e con riferimento alle diverse commesse che negli anni si sono sviluppate, commesse che in genere sono state già illustrate e può darsi che ci sia qualche commessa recente che è comunque citata e sarà riportata, se non è già agli atti sarà riportata in allegato alla mia relazione. Quindi mi limiterei a questo. E` un reparto che appunto ad un certo momento ha cessato di funzionare ed è stato sostituito, come è già stato detto, anche però appunto gli interventi negli anni sono numerosi in relazione in particolare all'abbattimento della polverosità. Ecco, l'altra tabella che vorrei mostrare, ma anche qui senza dettagliare tutto in quanto molte cose sono già state dette, è una tabella che fa un confronto tra alcune indicazioni che nel '77 risultano da un convegno organizzato dalla Fulc di cui poi furono pubblicati gli atti. Ecco, il 7 e l'8 di luglio del '77 a Roma si tenne il Convegno Nazionale della Federazione Unitaria dei Laboratori Chimici dedicata ai rischi e danni da cloruro di vinile. Furono esposti i risultati degli studi condotti da tre gruppi di lavoro, un gruppo di lavoro riguardava gli impianti di produzione e polimerizzazione del cloruro di vinile ed impianti di produzione e polimerizzazione del cloruro di vinile, pericolosità e linea per gli interventi di risanamento. Il relatore per conto del gruppo di lavoro fu il professor Severino Zanelli. Ci fu poi un altro gruppo di lavoro che portò una relazione, lo stato di salute degli operatori, valutazione epidemiologica, relatore il professor Vito Fuà ed un altro intervento, il monitoraggio biologico del rischio, il relatore il professor Mantoni. Ovviamente qui faccio riferimento alla relazione impiantistica nella quale, relazione impiantistica, si riassumevano in certe tabelle gli interventi necessari. Quello che io ho fatto e che è riassunto in queste tabelle, cioè, le indicazioni su dove dovevano essere fatti interventi dati appunto in questa relazione. Quindi la prima colonna o pompe, valvole, preparazione di cariche e così via. La seconda colonna dà la commessa o le commesse con cui sono stati fatti gli interventi su questi settori indicati nella relazione Fulc, qui c'è il CV6 e il CV24/25. Naturalmente la mia relazione fa riferimento agli impianti che poi sono stati gestiti da Enichem dall'87 in avanti. Quindi vado pure rapidamente avanti con la tabella, autoclavi, pulizia delle autoclavi, valvole di sicurezza, stripping della torbida, filtrazione, deposito torbida e lattice, essiccamento, insacco, discorso sulle emergenze che è stato poi risolto con le procedure di emergenza e con indicazione sui manuali operativi di come intervenire in situazioni anomale, gli scarichi liquidi, gli scarichi gassosi, i controlli ambientali, la polverosità, la sala controllo polimerizzazione, sala controllo essiccamento, interventi sui reattori e sulle colonne, di nuovo pompe e valvole, qui siamo nell'impianto CV22. Quindi nella relazione poi ci sarà tutto, ma non sto qui a ripetere le commesse perché sono state già illustrate. Prima di passare la parola al professor Galli vorrei dire qualcosa in premessa al discorso monitoraggio, poi è un discorso che riprenderò successivamente, ma sono stati acquisiti ufficialmente i dati delle medie mensili misurate nel 1997 e nel 1998 da EVC con il vecchio sistema, cioè, il cromatografo multi-campanella e con il nuovo sistema spettrometria di massa, sistema mono-campanella, ed anche di rilevamenti con campionatori personali. A questo punto sono stati trasmessi ufficialmente da EVC e quindi il documento sarà allegato anche alla mia relazione. Ecco, se vuole mettere i diagrammi, io ho riportato in diagramma i dati mensili delle medie mensili, qui siamo nel 1997, in un diagramma che ha come fondoscala i 3 PPM che è il valore limite tecnico di lunga durata, cioè il limite da rispettare. Ora, se si guarda questo diagramma evidentemente le differenze che pur piccole si intravedono, tra la linea blu che è il vecchio sistema e la linea rossa giù in basso che è il nuovo sistema, ma chiaramente ci si rende conto che stiamo parlando di cose che non hanno alcun peso ai fini di un confronto con un limite che è 3. Quindi il monitoraggio condotto con i due sistemi, se lo confronto come lo vado a confrontare con il limite, non mi dà alcuna differenza. Metta anche l'anno successivo per cortesia. Anche l'anno successivo le linee delle misure sono quelle in basso, il limite è quello in alto. Ora, è criterio generale che quando si esaminano dei dati si debba avere un punto di riferimento, perché se io dico che ho riempito un recipiente con un litro di acqua, so che ho messo un litro d'acqua, però se ho una pentola da 2 litri ho messo metà pentola, se è un lago da un milione di metri cubi, dico che non ho messo niente ed è sempre lo stesso litro di acqua. Cioè, se io non mi pongo dei punti di riferimento, i valori che do non mi dicono niente. Quando io devo dare una risposta di quanta strada ho fatto, se voglio dare una risposta che è significativa, dico: ho fatto metà strada, ho fatto due terzi di strada, dopo metà strada potranno essere 100 metri rispetto ai 200 che dovevo fare, 100 chilometri rispetto ai 200 chilometri. Qui Il nostro punto di riferimento può essere altro che il limite quindi il diagramma io lo devo vedere nel limite. Ora è chiaro che se io amplifico, per cortesia il terzo ed ultimo diagramma prima di passare la parola al professor Galli, è chiaro che se io amplifico, cioè, se io metto il fondoscala il massimo valore misurato, che è minore di 0,08 PPM, come media mensile e con tutti i problemi che poi tratterà il professor Galli e che tratterò anch'io in questa cifra decimale, nel caso questa seconda cifra decimale nel caso del cromatografo. E` chiaro che se io guardo ingrandito vedo delle differenze, vedo che in certi mesi ha dato i risultati maggiori il gascromatografo, in certi mesi ha dato risultati maggiori lo spettrometro di massa, la differenza massima che io riscontro tra le due è quasi 40 volte più piccola del valore limite. Allora io dico, ai fini di verificare se rispetto o non rispetto il valore limite i risultati sono identici, perché siamo all'interno di differenze, la differenza è 0,045 parti per milione in volume e siamo sotto la sensibilità dello strumento cromatografo che ha una sensibilità di 0,1. Quindi andare a parlare di differenze... qui, insomma, bisogna ancora una volta essere chiari, ma anche concreti. Uno specchio è una superficie liscia, se io poi ingrandisco una visione di questa superficie ad un certo momento trovo che la vedo ondulata, la vedo non più liscia, però la mattina quando mi faccio la barba mi guardo allo specchio perché per quel che mi serve è una superficie liscia riflettente e lo fa lo specchio. Se io ho una risoluzione di grandissimi ingrandimenti trovo che lo specchio ha una superficie ruvida. Lo stesso è qui, il dato io lo devo guardare nel diagramma, per cortesia rimetta uno dei precedenti, non lo devo guardare in un diagramma di questo genere, lo devo guardare in un diagramma in cui il fondo scala è il limite. In un diagramma in cui il fondo scala è il limite non ci sono differenze tra i due sistemi di monitoraggio. Dopodiché possiamo discutere di tante cose e discuteremo, tant'è che se il Presidente mi consente passo al professor Galli l'intervento che ci intratterrà a lungo sulle cose, ma ripeto, il sunto del problema è quello.

 

Pubblico Ministero: se è possibile, prima del passaggio al professor Galli una delucidazione, perché il professor Foraboschi ha fatto riferimento ad un documento EVC che ha solo accennato, però che non si sa cosa sia. Ora, sulla problematica di EVC già all'udienza di giugno, che era l'udienza del 18 giugno, c'era stata un'opposizione all'acquisizione dei dati EVC per una serie di motivi ed il Tribunale aveva segnalato che se fossero stati convalidati in qualche maniera o da U.S.L. o da Alfa, appunto dagli Enti pubblici, i dati potrebbero essere inseriti nel processo. E siccome in questo momento non sappiamo di cosa si tratta e che vengono semplicemente inseriti nella relazione volevo un attimo sapere che cosa sono questi atti di EVC, anche perché EVC è parte, come indagata in processi separati da questo, ha tutto l'interesse a fare un certo discorso e quindi chiederei di sapere di cosa si tratta per verificare prima di una produzione sic et simpliciter.

 

FORABOSCHI - Io ho il documento, se mi consente di verificare. Non è più la lettera quella sulla quale lei...

 

Presidente: il documento, se lei lo vuole illustrare è di data 6 luglio 1999, questa è una lettera EVC al professor Stella e che ha per oggetto i dati del monitoraggio ambientale. Dice il testo: "Come da accordi invio i dati di monitoraggio ambientale relativi al reparto CV24 di Porto Marghera per la produzione di PVC per gli anni 1997 e 1998. I dati allegati sono riferiti ad un monitoraggio sia tramite spettrometro che gascromatografo comparabili con le indagini espositive effettuate con sistemi di monitoraggio personale". Qui ci sono i documenti che sono stati poi già indicati, sono a disposizione ad ogni buon conto del Pubblico Ministero, le Parti Civili e di chiunque, se poi vi sono obiezioni...

 

Pubblico Ministero: sono già in grado di fare opposizione per una serie di motivi. Perché non si sa a quale titolo entra un documento di questo tipo in questo processo che è stato costruito nel luglio del 1999 da una parte che è indagata in altro processo e bisognerebbe chiamare, verificare tutti questi dati. Anche perché faccio presente che sia il precedente consulente aveva segnalato, proprio ha detto qui in udienza che questi sistemi non sono comparabili, sia perché il professor Foraboschi che è il consulente non ne ha parlato, quindi non si sa il contenuto, fa semplicemente riferimento ad altro soggetto industriale e altro soggetto di altro processo, e sia perché questi dati che dovrebbero ottenere una conferma in dibattimento non possono essere inseriti così come sono, perché non si sa EVC come entra in questo processo non avendone nessun titolo, né in un senso e né l'altro, è un periodo successivo che è stato tenuto fuori volutamente dal capo di imputazione, fa parte di un'altra indagine che si farà quando si dovrà fare e quindi per questo c'è opposizione all'acquisizione di quei dati. Ci sono delle verifiche e dei controlli che hanno fatto gli organismi pubblici, questi dati sono stati acquisiti come aveva indicato il Tribunale, sono già stati inseriti al fascicolo del dibattimento all'udienza del 28 settembre e quindi possono essere confrontati, ma su questi c'è opposizione.

 

Presidente: adesso non diamoci una importanza eccessiva, mi pare che sia, diciamo così, un dato di raffronto che il consulente ha portato a dimostrazione di un assunto che poi queste differenze tra i dati rilevati dal gascromatografo e lo spettrometro di massa, non sono così rilevanti se riferiti al limite dei 3 PPM. Ecco, è indubbiamente una documentazione che proviene dalla EVC e che non è stata acquisita in questo processo, al momento, e al tempo stesso è una documentazione che si riferisce agli anni 1997 e 1998, posteriori quindi ai capi di imputazione. Peraltro io adesso senza nulla anticipare, rilevo solamente che questa è una valutazione da parte di un consulente sulla base di documenti che sappiamo tutti che sono di data successiva ai fatti, cioè, voglio dire, non c'è nulla di nascosto, per cui queste valutazioni sono fatte sulla base di questi elementi che sono a tutti noti.

 

Pubblico Ministero: non è che ci sia nulla di nascosto, questi dati sono pacifici, come peraltro sono pacifici i dati che EVC sia costituita come parti societarie da Enichem e dal Siai, quindi preso atto di queste situazioni di fatto e di diritto giuridiche il discorso era che fosse evidente di cosa si trattava.

FORABOSCHI - Se posso dire, lei ha colto perfettamente lo spirito, cioè era di dire, noi parleremo a lungo, il professor Galli ed io, del monitoraggio e ne parleremo rapportandoci evidentemente alle cose che sono state dette. Per quanto mi riguarda, e lo sottopongo all'attenzione, il contesto è poi questo, cioè ci stiamo muovendo qua giù in basso, dopodiché con la lente di ingrandimento ingrandiremo e vedremo le differenze, ricordiamoci però che a mio avviso, ad avviso di un consulente di parte, tutto deve essere guardato tenendo presente che il percorso da fare è verso i 3 PPM.

 

Presidente: va bene, comunque se lo vogliamo porre in termini formali, voglio dire, così come è stato posto, vi è un'opposizione all'acquisizione del documento al di là di quelle che sono le valutazioni che ne dà poi il consulente che comunque sono state già acquisite, sono valutazioni fatte sulla base di quel documento, ma insomma, si discute se si debba acquisire o meno, se si possa acquisire o meno il documento, ecco, questo è il problema che è stato posto. Sentiamo le difese.

 

Avvocato Pulitanò: molto brevemente perché la sostanza della questione l'ha già enunciata lei, l'acquisibilità è un fatto processuale. Abbiamo un documento di provenienza certa e individuata, proviene da EVC, contiene dei dati la cui rilevanza ai fini del decidere è di indubbia evidenza, anche essa trattandosi di valutare attraverso un confronto relativo ad un periodo, non importa quale, se il sistema gascromatografo ed il sistema spettrometro di massa conducono a risultati omogenei o a risultati diversi e tali da, secondo l'ipotesi accusatoria, invalidare o mettere in cattiva luce i dati del gascromatografo. Sotto questo aspetto l'elemento indicato dal professor Foraboschi risultante da quel documento consente una certa conclusione, quella che il professor Foraboschi ha enunciato in termini di validità, affidabilità dei dati del gascromatografo. La rilevanza di questo dato è del tutto indipendente dal riferimento ad un periodo piuttosto che ad un altro, perché si tratta di un confronto interno fra due diversi metodi di misurazione. Potremmo aggiungere che probabilmente anche il riferimento a quella data ha un significato, se è vero, come crediamo sia vero, e il professor Foraboschi potrà confermare, che tra il periodo a cui si riferiscono quei dati ed il periodo che interessa il presente processo non vi sono state variazioni significative. Ma questo è del tutto secondario rispetto alla sostanza dell'argomento. Rilevanza del documento su ammissibilità formale, pertinenza per le ragioni già dette ai problemi di cui qui si discute. La conclusione mi sembra scontata.

 

Presidente: ci sono altri interventi? Il Tribunale sull'opposizione del Pubblico Ministero rileva che indubbiamente il documento cui ha fatto riferimento ai fini del confronto tra i due sistemi di monitoraggio il consulente è rilevante e pertinente alla impostazione che ha dato alla illustrazione della sua consulenza e a nulla rileva, fatta questa premessa di pertinenza e rilevanza, che il documento si riferisca ad epoca posteriore, atteso che l'ipotesi da cui muove l'argomentazione del consulente è che comunque non si sia modificato di molto il rapporto tra i due sistemi, meglio, tra i risultati dei due sistemi di monitoraggio e quindi ai fini di un confronto tra i due sistemi di misura si ritiene che il documento possa avere una sua influenza. Ciò posto, il Tribunale terrà conto nella sua valutazione che si tratta di un documento che si riferisce ad epoca successiva ai fatti di cui è processo ed altresì che proviene da una parte che si assume dal Pubblico Ministero essere indagata per fatti che il Tribunale attualmente ignora. In ordine alla genuinità di questi dati di provenienza EVC eventualmente il Pubblico Ministero avrà un onere di confutazione che il Tribunale, nel caso in cui tale contestazione si verificherà, ammetterà ed acquisirà, sia essa documentale sia essa testimoniale.

 

Avvocato Santamaria: mi permetta di fare soltanto un'osservazione, che è questa: i documenti che il Pubblico Ministero ha depositato recentemente su richiesta di questa Difesa riguardano...

 

Presidente: mi scusi, avvocato Santamaria, non vorrei aprire una polemica adesso sui documenti.

 

Avvocato Santamaria: no, no, infatti non apro nessuna polemica, volevo solo riferire che vi è piena corrispondenza fra il contenuto di questo documento e i documenti che il Pubblico Ministero ha acquisito dagli Enti di controllo e che EVC aveva prodotto agli Enti di controllo nel tempo relativi ai propri sistemi di monitoraggio ed ai prodotti di questi sistemi di monitoraggio, cioè i dati concreti. L'altra osservazione è brevissima è che la rilevanza di questo documento non nasce soltanto dalla necessità di operare un confronto tra i due sistemi, ma quello che interessa a questa difesa è il prodotto dell'analisi dei due sistemi, cioè le concentrazioni effettivamente misurate. Il fatto che il professor Foraboschi poi riferirà, non vi siano stati mutamenti sostanziali nella situazione impiantistica e gestionale, rileva perché il prodotto di quei due sistemi di analisi, cioè le bassissime concentrazioni misurate dallo spettrometro di massa installato nel '96 e dal gascromatografo sono lo specchio delle effettive concentrazioni esistenti in ambienti di lavoro anche in epoca precedente. Null'altro, Presidente.

 

Pubblico Ministero: soltanto due parole perché ritenevo necessarie in altro caso, sennonché il difensore di Enichem ha messo a verbale le dichiarazioni, che non sono assolutamente in questa maniera perché già il consulente del Pubblico Ministero ha fornito i dati diversi, risultano indicazioni diverse e se ne discuterà ovviamente, non volevo che passasse così scontato un dato che è risultato...

 

FORABOSCHI - Scusi, Presidente, a giustificazione. Lo spettrometro di massa è stato messo da EVC, quindi se ne vogliamo parlare dobbiamo parlare di periodo successivo a Enichem, ecco la giustificazione mia è di dire che non ho introdotto un qualcosa successivo arbitrariamente, manca l'oggetto. Scusi, era a giustificazione.

 

Presidente: lo sappiamo, grazie, professore, arrivederci.

 

 

DEPOSIZIONE CONSULENTE 

DR. GALLI GIOVANNI -

 

GALLI - Sono laureato in chimica, dopo la laurea ho condotto un training presso l'Università di Harvard negli Stati Uniti, dipartimento di chimica, poi sono ritornato in Italia e ho iniziato la mia carriera accademica presso la facoltà di farmacia dove prima sono stato professore incaricato, poi professore associato, poi professore ordinario della materia di biochimica applicata. Nel 1970 ho conseguito la docenza in farmacologia che era l'ultima occasione. Le mie ricerche si compendiano in 160 circa, circa 160 pubblicazioni per la maggior parte su riviste straniere e si basano molto come strumento tecnico sulle tecniche che qui sono state appena discusse dal professor Foraboschi, cioè sia prima sulla gascromatografia prima e poi sulla spettrometria di massa. Forse anche per questo mio forte interesse sono stato fondatore e poi Presidente della Società Italiana di Spettrometria di massa. Sono anche stato Presidente della Società Italiana di Biochimica Clinica, cioè di laboratori clinici, dove queste, ambedue le tecniche, trovano un'ampia applicazione. Sono stato poi coinvolto molto pesantemente nell'incidente sulla diossina che nel mio istituto sono state condotte tutte le analisi per delineare la zona A e la zona B facendo turni di 24 ore perché in quel momento non si poteva fare, e queste tecniche sono state molto importanti per delineare questi aspetti. Infine, per chiudere, sono membro del Cliad della Lombardia, cioè per il Comitato per l'attenzione all'inquinamento atmosferico.

 

Presidente: se ci dice l'oggetto, indubbiamente lei si interesserà, diciamo, di questi due...

GALLI - Il professor Foraboschi mi ha aperto bene la strada e il mio intervento sarà proprio a riguardo al sistema di monitoraggio. Prenderò in considerazione questi 4 punti, cioè all'inizio discuterò sulle specifiche del sistema di monitoraggio col metodo permanente sequenziale con gascromatografo, poi parlerò delle verifiche effettuate sul sistema di monitoraggio gascromatografico installato presso il Petrolchimico di Porto Marghera, cioè dove sono state effettuate delle prove per verificare le prestazioni di questo sistema. Proseguirò con il confronto sui valori di concentrazione, il CVM ottenuto con il gascromatografo e con lo spettrometro di massa e con qualche accenno sui dispositivi individuali di campionamento, mi riferisco un po' anche ai dati che sono stati oggetto adesso di una discussione e chiuderò facendo alcune considerazioni sulle valutazioni dei due sistemi da parte, che sono state condotte sia verbalmente che in memoria, da parte del consulenti tecnici del Pubblico Ministero. Se passiamo al lucido successivo, qui sarà un po', ho cercato di dare un'immagine un po' generale del sistema che, come si vede, è costituito da una rete di 10 linee, che sono queste linee, di varia lunghezza che sono... la cui estremità va una verso il gascromatografo ed una verso il sistema di campionamento che è costituito da campanelli. In alcune di queste linee prima della campanella è posto un voltametro che poi vedremo un po' l'importanza, non in tutte c'è questo voltametro, ma in alcune zone molto importanti, molto critiche ci sono questi voltametri. I terminali, come abbiamo visto, sono costituiti da queste campanelle, poi abbiamo degli eiettori che hanno la funzione sia di aspirare l'aria da queste campanelle o di aspirare l'aria confluita in tutte queste campanelle e portarle verso il gascromatografo, cioè l'analizzatore che poi effettuerà l'analisi. Per monitorare 10 linee ci sono, c'è un dispositivo che viene chiamato selettore di linee, che ha il compito di selezionare in continuo ciascuna delle 10 linee in modo da analizzarle in sequenza una dopo l'altra. Che quando è stato messo era abbastanza una novità per potere fare questa indagine su tutte le 10 linee. Nel prossimo lucido io ho voluto riportare, anche se forse andrò abbastanza rapidamente, cosa diceva il D.P.R. 962/82 per vedere poi l'aderenza tra quanto richiesto e quanto poi sia avvenuto durante l'installazione, cioè la determinazione del CVM in atmosfera delle zone di lavoro effettuate mediante gascromatografia. Se effettuata con gascromatografia i punti di rilevamento normalmente in numero di 10 per ogni gascromatografo, sono collegati ad un gascromatografo, idoneo a rilevare CVM. Il gascromatografo è dotato di un selettore che consente di analizzare sequenzialmente i campioni provenienti dalle varie linee nel tempo massimo di 20 minuti o in alternativa di ripetere indefinitamente l'analisi su una linea. Pertanto, il tempo di analisi di ogni linea è di 2 minuti ed il periodo massimo di analisi di una stessa linea è di 20 minuti. In effetti il sistema installato sul Petrolchimico vedremo che è aderente a questa richiesta. Prendiamo in analisi alcune delle parti del sistema, prendiamo il cuore di questo sistema che è il gascromatografo. Il gascromatografo ha dei servo-automatismi perché deve gestire in continuo tutta questa serie di analisi. Il primo è quello di iniettare, questa è la terminologia, il campione di aria e verificarne nella colonna, che questa colonna è un tubo riempito di un materiale in grado di separare il CVM da altri gas che potrebbero essere nell'aria campionata, e fare uscire questi gas in tempi diversi. E questo poi ci torniamo tra un momento, questi tempi diversi, cioè ciascun gas presente nell'aria campionata esce in tempi diversi dopo l'analisi. Effettuare delle commutazioni su due colonne cromatografiche localizzate nella camera termostatica, perché ci sono due di questi dispositivi che servono a selezionare i vari gas che entrano per poi individuare il CVM tra questi gas? Per misurare una sostanza il gascromatografo e soprattutto per riconoscere eventualmente il CVM presente tra altri gas, la riconosce attraverso questo... il termine tecnico è tempo di ritenzione, cioè il tempo che intercorre tra l'inizio dell'analisi e l'uscita da questa colonna della sostanza in esame. Questo tempo è specifico per una certa sostanza. Però cosa si può verificare? Quando si preleva un campione d'aria in una zona dove ci sono determinati gas, magari non solo CVM, si può verificare che nell'aria campionata non ci sia solo CVM, però il gascromatografo deve dare la determinazione del CVM. Allora possono esserci dei gas anche che sono un po' più pesanti, per cui o simili al CVM, per cui potrebbero avere delle caratteristiche di tempi di ritenzione uguali. Quindi, allora il sistema deve essere in grado di eliminare questi gas, perché poi l'analisi deve essere in due minuti e quindi... Allora avere queste due colonne ed effettuare questo back-flash fa sì che dalla prima colonna esce il CVM, gli altri gas che potrebbero interferire con la sua misurazione vengono deviati, vengono spurgati via e solo il CVM entra nella seconda colonna. E` un po' complicato, però questo è il sistema per poter determinare in modo specifico il CVM anche quando nell'aria campionata ci sono diversi altri gas in modo che la determinazione sia specifica. Difatti se, ho fatto solo nel prossimo lucido, ho fatto vedere una prova, se posso avere il prossimo lucido per cortesia, ho fatto solo la testimonianza di una prova in cui nell'aria sono stati aggiunti dei gas. Questi gas hanno circa lo stesso tempo di ritenzione del CVM. Se non si togliessero questi gas qua, questi darebbero dei segnali che sono questa forma, si chiamano dei picchi, darebbero dei segnali che però andrebbero ad aggiungersi, a coprire o ad avere un'analisi piuttosto ambigua perché hanno tutti dei tempi di ritenzione molto vicini al CVM. Se si opera, come è stato detto, con queste due colonne, spurgando questi gas, mi può dare la prossima, poi finisco dal punto di vista proprio tecnico. Ecco, allora praticamente l'analisi che viene fuori è completamente pulita, tutti questi segnali vengono eliminati e se c'è del CVM si vede solo il CVM. Quindi questa è la caratteristica di specificità del gascromatografo e del gascromatografo con un dispositivo come è stato previsto, un gascromatografo automatico come è stato previsto. Il segnale che quindi viene dal gascromatografo, che è quella parte, ecco forse si vede un po', quella parte centrale qua è costituita dal gascromatografo, il segnale che è un segnale elettrico viene mandato sia al registratore che all'integratore sotto. Quindi viene mandato in parallelo a due sistemi che possono valutare questo segnale elettrico che è dato dal gascromatografo e viene dato dal CVM che esce dal gascromatografo. Il registratore che è costituito da un rotolo di carta con una penna e dà luogo, e verifica questi segnali quando c'è una concentrazione di CVM, e poi questo segnale elettrico può anche essere convertito in numeri dall'integratore. Quindi il segnale va sia al registratore che all'integratore. Il registratore dà un segnale con una penna, l'integratore lo converte in numeri. Vorrei qui, come diciamo grandi utilizzatori di gascromatografo, ricordare che il segnale a cui noi crediamo di più, però il segnale più vero, quello che viene convertito, è quello che segna la penna perché così non c'è nessun... e secondo me l'aver, io credo com'è stato fatto, l'aver messo il segnale d'allarme dato dal registratore, secondo me, è stata una cosa giusta perché questo è più diretto, non ha altri meccanismi, cioè lì se ad un certo punto la penna, ricordo che la scala di questo registratore, la penna ad un'escursione da 0 a 25 PPM, quindi, voglio dire, da questo punto di vista lo preferisco lì che non sull'integratore. L'integratore segnerà 25 se la penna arriva al fondo scala, però... La prima, grazie. Rapidissimo sul sistema che era in grado di selezionare in sequenza le varie linee, erano dei selettori, valvole pneumatiche che sono in serie, sono due, un selettore A ed un selettore B, su ognuno di questi selettori ci sono 5 linee, le 5 del selettore A attraverso un selettore confluiscono nel collettore B più in basso, nella linea sesta, poi con un automatismo in continuo ogni 2 minuti, attraverso questi tipi di selettori, potevano essere analizzati in sequenza. Quindi nel giro di 20 minuti le 10 linee. Volevo ricordare che, questo è un particolare che abbiamo sentito più volte anche tra i consulenti del Pubblico Ministero, che questo sistema che è automatico in continuo, poteva anche essere governato a mano con, ricordo che il professor Nardelli diceva un bottone davanti, adesso non so se è un bottone o un interruttore, comunque il significato era che se c'era una situazione anomala, anche prevista in fondo dal D.P.R., si poteva fermare questo meccanismo che continuava a selezionare in continuo le varie linee, fermarla su una certa linea perché in quel momento c'era una situazione anomala, una fuga etc., pure abbiamo sentito magari la pulizia di un'autoclave, e per potere monitorare in questo caso ogni 2 minuti, non ogni 20 minuti, monitorare per vedere l'andamento di questa situazione anomala. La prossima, grazie. E` molto importante un'altra parte di questo sistema che sono gli eiettori, questi eiettori ad aria compressa che hanno la funzione da una parte di convogliare il campione aspirato dalle varie campanelle ad una linea all'analizzatore gascromatografo, ma l'altra funzione che è estremamente importante, chi aveva installato questo sistema, ha pensato che le linee che portano alle diverse campanelle possono avere delle lunghezze diverse a secondo delle posizioni, le dieci campanelle più le linee possono essere sistemate in diverse posizioni, quindi i tubicini possono essere non tutti della stessa lunghezza. E questo eiettore quindi ha la funzione di rendere il campione rappresentativo dell'ambiente da cui è prelevato grazie al flussaggio e alle equalizzazioni, cioè alle equilibrazioni a pressione costante immediatamente prima di essere campionato. Ecco, questo è il punto, in modo da compensare le differenti pressioni nella rete di campionamento causate dalle diverse lunghezze della linea che comporta perdite di carico diverso. Cioè se una campanella è un po' più lontana da un altro c'è una perdita di carico ma con questo dispositivo si prevedeva già nell'installazione come è stato ideato a compensare queste perdite di carico, cioè prima che il campione entrasse nell'analisi. Da ultimo, solo una precisazione sulla modalità dell'analisi, cioè qui ci dà l'idea di cosa avviene, allo stato dell'analisi viene attivata l'attivazione del campione, l'equalizzazione del campione quello che abbiamo detto, 10 secondi dopo avviene il campionamento tramite una valvola collegata all'interno della camera termostatica, alla fine del campionamento il selettore di linea cambia linea predisponendo se è il campionamento di quella successiva. Perché era così: mentre una linea veniva analizzata, quella successiva veniva approntata per l'analisi perché si aspirava per due minuti da tutte le campanelle in modo da avere per due minuti una equilibrazione dell'aria della zona, in modo che questo campione fosse pronto per l'analisi successiva. Ho voluto fare una brevissima descrizione del sistema, passerei ora a descrivere alcune verifiche che sono state condotte non da me ma su mio suggerimento nel sistema di monitoraggio con il gascromatografo. Qui nel lucido sono state un po' raccolte le motivazioni di questa valutazione quando sono stato chiamato a fare da consulente, ho voluto un po' verificare alcune cose. La prima è stata quella di valutare l'imprecisione dell'analisi a prescindere dalla rete di campionamento, cioè facendo delle analisi direttamente sul gascromatografo. Cioè volevo vedere se il gascromatografo di per sé, al di là della linea di campionamento, desse dei risultati buoni, verificare cioè le sue prestazioni in termini di imprecisione, accuratezza. Secondo e il terzo punto sono state condotte queste verifiche in modo da cercare di capire l'efficienza del campionamento, cioè in un caso le misure non sono state più direttamente condotte sul gascromatografo ma a valle inserendo sistema di campionamento. Da ultimo per controllare la capacità del sistema di dare una concentrazione media sono state fatte delle prove su due campanelle di una stessa linea. La prossima per favore. Qui è un po' il rituale della prova, cioè miscele campione, sono stati usati degli standard forniti dalla Siad, sono state usate delle sacche da 120 perché queste vengono messe sotto o le campanelle o poi dopo vengono direttamente analizzate sul gascromatografo. La concentrazione di questa, quindi era verificata dagli standard di riferimento e le prove sono state eseguite applicando il sacco, quindi nel caso della rete di rilevamento, in alcuni punti del sistema di monitoraggio comunque ritenuti rappresentativi di tutto il sistema. E qui vedremo che i risultati riporteranno il numero dei campionamenti, la media dei risultati, le deviazioni standard e il coefficiente di variazione, in modo da capire l'accuratezza e l'imprecisione dell'analisi. Nella prima prova, cioè quella in cui si è verificata la prestazione del gascromatografo sono state usate due miscele standard, una 15 ed una 1 PPM in modo da avere risultati su due livelli di concentrazione. Qui adesso si riportano... queste sono state condotte per tre settimane ed attraverso questo tipo di prova si è potuto anche verificare la taratura del gascromatografo. Adesso si vede male, sono state fatte per ciascuna prova 90 campionamenti, si vede un po' male e chiedo scusa. Qua il sacco conteneva 14,7 PPM e si vede un po' poco ma la media di questi 90 campionamenti su 14,7 ha dato un valore di 14,8 e l'imprecisione la vediamo qua sotto è 0,8. Ricordo che l'imprecisione che è il coefficiente di variazione dice che un'analisi è buona quando siamo su valori... adesso normalmente io sono abituato a metodi che vengono definiti corretti se si ha un coefficiente di variazione, quindi un'imprecisione dell'ordine di 10%, qui siamo addirittura sotto l'1. Questo è stato fatto sul CV22 e 23 e poi sul CV24 se va avanti, adesso queste qua le ho riportate, poi sono nella relazione per cui possono essere poi controllate. E sempre con 1 PPM sia su CV22 e 23 che su CV24. Se passiamo ai risultati di questa indagine, se porta avanti, quindi il numero dei campionamenti era sempre molto elevato e qui abbiamo i risultati delle prove fatte direttamente sul gascromatografo. Abbiamo detto che le prove sono state fatte con sacche intorno a 15 e intorno a 1 PPM. I gascromatografi sottoposti alla prova sono quelli del CV22 e 23 e CV24 ed abbiamo visto che essendo stati fatti in un arco di tempo di 2, 3 settimane abbiamo potuto verificare che il gascromatografo mantiene la taratura. Cioè mantenere la taratura vuol dire che quando si campiona un campione d'aria con concentrazione ignota, la concentrazione che dà il gascromatografo è corretta. L'imprecisione, abbiamo calcolato l'imprecisione da queste prove, nella prova A cioè quando la concentrazione intorno a 15 PPM e i valori sono tutti inferiori all'1%. Nella prova B invece è inferiore al 10% che è aspettato perché è più basso il valore e chiaramente l'imprecisione aumenta. Per quanto riguarda anche l'accuratezza che poi si esprime come differenza dal valore atteso, nella prova A i valori sono tutti inferiori all'1% e nella prova B con la minor concentrazione sono inferiori al 5%. Quindi direi che si è ottenuta da queste prove una buona riproducibilità dei risultati e una buona aderenza del dato osservato a quello atteso. La seconda prova è stata condotta più o meno come la prima ma includendo a valle non più solo su gascromatografo ma inserendo dei terminali della linea. La sacca è stata collegata ad un terminale scelto a caso, mentre gli altri terminali della linea in prova sono stati chiusi. In questa condizione il sistema di campionamento è come se funzionasse con una mono-presa, perché il sacco su una, tutte le altre chiuse. La sacca con 14,7 PPM e 15,1 PPM è stata collegata al terminale e sono state eseguite una serie anche qua di analisi in automatico, cioè sono state ripetute molte volte. Qui vediamo, anche se sono scritte un po' in piccolo, le misure condotte, i risultati delle misure condotte sia su CV22, nel reparto CV22 su un terminale del reparto CV22 e su uno del CV24. Allora, come vediamo, gli spostamenti sono stati nel reparto CV22 e 23, qui abbiamo avuto uno spostamento più alto perché è del 20%, mentre una buona accuratezza e una buona precisione l'abbiamo avuta nel CV24. Nel CV22 invece è stata un po' meno soddisfacente. Infine abbiamo voluto verificare il rapporto di diluizione tra due terminali. Si sono scelte due miscele campione di CVM in azoto con concentrazione di 1,27 e 0,94. Cosa abbiamo fatto in questa prova con questi due sacchi? Abbiamo alternativamente messo il sacco su un terminale lasciando aperto solo un altro terminale della stessa linea e tutti gli altri li hanno chiusi. Questo veniva fatto per capire se veramente noi... diciamo la concentrazione media che si otteneva a questo punto mettendo su un terminale una sacca con 1,27, nell'altro terminale aspirazione di aria non contaminata noi dovevamo avere la metà della concentrazione. Questo era un indice sul fatto che tutti i terminali, se andava bene, voleva dire che tutti i terminali di una linea potevano quindi aspirare nello stesso modo e quindi il risultato è fornire una concentrazione media. Se mi dà la prossima, adesso si vede male e mi dispiace, ma è un po' lontano, comunque qui è stata messa una concentrazione di 1,28 PPM, la concentrazione eletta alternativamente quando si metteva la sacca su un terminale e poi su un altro lasciando aperto l'altro, è esattamente la metà perché in un caso 0,63 nell'altro ancora 0,63 per cui forse se passiamo a quella successiva che riassume un po' i risultati di questa analisi possiamo vedere che tali verifiche effettuate sul sistema di monitoraggio con gascromatografo la prova D ha dato che il rapporto di definizione dei due terminali della stessa linea preliminare l'abbiamo fatto su due linee, sia sulla 8 che sulla 7, il risultato ci dice una più che buona corrispondenza tra il valore atteso e quello trovato e confermano che il sistema multi-presa in effetti fornisce valori della zona. Questi risultati sono stati poi acquisiti dal Pubblico Ministero perché sono stati consegnati nel luglio del 1998 presso il mio studio. Bene, noi abbiamo appena sentito il professor Foraboschi che nei suoi ultimi lucidi ha discusso un confronto tra dati acquisiti con sistema installato in seguito da EVC con il gascromatografo. Anch'io mi riferirò a questi dati nei termini come sono stati detti, però volevo fare una piccolissima introduzione sulla differenza tra un gascromatografo e un sistema di spettrometria di massa. La prima considerazione è che la gascromatografia nasce molto prima e la spettrometria di massa, gli albori risalgono intorno agli anni Settantacinque, i primi da laboratorio. Man mano poi l'evoluzione anche qua c'è stata e quindi siamo arrivati a degli strumenti, a degli spettrometri di massa che sono negli anni Ottanta, fine degli anni Ottanta diventano estremamente affidabili anche per quello che riguarda la registrazione dei risultati che vengono dati, cioè tutto quello che riguarda il computer che non ci sono più i registratori a questo punto, ci sono i computer e basta. Allora volevo solo fare due o tre punti per mettere in chiaro un po' come le specifiche e le differenze tra questo tipo di analizzatore. Cioè io lì ho detto che lo spettrometro di massa permette di identificare i composti sulla base di uno spettro di massa che è un insieme di segnali degli ioni che sono però specifici di una sostanza. Cioè lo spettro di massa è un'impronta digitale in qualsiasi stato, come nel CVM, di una proteina, in qualsiasi cosa. Quindi ha una maggiore specificità rispetto al gascromatografo, io avevo detto il gascromatografo ha una specificità del tempo di ritenzione, qui invece oltre al tempo di ritenzione ci sono anche delle caratteristiche chimico-fisiche sulle quali non si può discutere. Quindi è più specifico e poi per l'analisi quantitativa si può come tarare lo spettrometro di massa su questi segnali specifici, impronta digitale della sostanza ed anche qua sulla base di curve di taratura naturalmente si può arrivare alla partitazione sempre facendo delle curve di taratura e cioè iniettando quantità diverse etc.. Cosa porta questo, come del resto l'evoluzione di tutte le tecniche? Porta a una maggior sensibilità, loro hanno sentito più di una volta che il limite di sensibilità del gascromatografo è 0,1, sotto lo 0,1 diceva anche qua il professor Foraboschi non arriva. Qui si arriva 10 volte meno, quindi ha una maggior sensibilità. Tornando al confronto che è stato fatto e mi riferisco ancora ai dati che sono stati discussi testé, prima sempre su quella segnalazione fatta prima, anch'io ho fatto delle valutazioni su questo confronto. Ecco, mi permetto solo di fare qualche precisazione in merito e precisazione che io poi non l'ho visto in questo caso lo spettrometro di massa, ma ho desunto da relazioni fatte dai C.T. del Pubblico Ministero, cioè dagli ingegneri Nano, Rabitti e Scatto, i quali nella loro relazione dicono che è collegato a 64 linee di campionamento delle quali 52 sono localizzate nei punti critici dell'impianto ed ogni punto di transito e di stazionamento del personale e posizionate ad altezza 1. L'analisi, affermano, ha un campo di linearità come abbiamo visto più ampio, cioè tra 0,1 anche se ricordo che può andare più basso come sensibilità e 100 PPM e all'interno di questo intervallo è garantito un errore inferiore al 10%. E` abbastanza affidabile, cioè nella normalità della valutazione. Qua è importante adesso vedere questo aspetto a mio parere perché per questo confronto sono state individuate cinque zone geografiche e queste cinque zone geografiche sono state poi valutate corrispondenti a determinate linee dal gascromatografo, cioè si dovevano individuare delle linee e delle corrispondenze e qui l'abbiamo visto, qui sono riportati, la prima linea dello spettrometro è corrispondente a quella del gascromatografo, la seconda, la quattro, la sette, la otto, la dieci di gascromatografo, insomma qui è stato fatto un paragone a seconda di come sono situate queste in mezzo ad altre del gascromatografo. Queste 5 zone contengono circa 50 prese. La prossima. Qui ho riportato... il professor Foraboschi li ha portati in un certo modo, io li riporto in un altro modo i risultati di questo confronto ma si riferiscono sempre a quei dati e le barre fanno vedere le differenze tra il dato rilevato con il gascromatografo che è il primo, ogni volta lì vediamo gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, il primo dei due è il monitoraggio, si riferisce alla media mensile ottenuta con il gascromatografo nella prima barra e la media mensile con lo spettrometro la seconda barra, quindi vediamo gennaio, febbraio. Ecco, io non ho riportato il grafico come ha fatto il professor Foraboschi che ha fatto vedere giustamente qual è il valore di questi dati contro il 3 PPM, ma si può desumere perché come si vede praticamente l'ampiezza della scala è intorno a 0,1 PPM e questo nel primo delle due figure riportate, 1997. Nella seconda figura in basso sono riportati i mesi da gennaio o luglio del 1998. Come ha fatto vedere prima il professor Foraboschi, sì, ci sono delle variazioni ma cosa sono queste variazioni? Ricordiamo ancora il fondo scala intorno a 0,1 PPM e quindi è molto ben più basso che non il 3 PPM. Però se uno appunto li guarda in un certo ordine di grandezze e anch'io mi scuso se porto dei valori decimali più bassi ma perché poi vedremo si divide magari per zero o dopo vedremo anche questo, comunque si può dire che sono dello stesso ordine di grandezza, sono accertamenti inferiori a 0,1 e se ci sono delle variazioni io veramente queste variazioni sono dell'ordine del centesimo di PPM. Quindi il risultato di questo confronto è che i due sistemi portano a dei dati che sono del tutto equivalenti e comunque estremamente bassi rispetto a... E se ci sono delle differenze anche magari in favore e magari di pochi centesimi nei confronti, cioè magari sono un pochettino di più quelli con lo spettrometro, va ricordato e lo vedremo fra un momento, che i consulenti Nano, Rabitti e Scatto hanno magari delle zone di corrispondenza leggermente diversa, questo potrebbe anche... Ripeto, sono sempre differenze. Per cui nelle mie conclusioni con questo lucido dico che il sistema di monitoraggio permanente e sequenziale con gascromatografo collegato a linee di campionamento multi-presa, è un sistema analitico più avanzato come lo spettrometro di massa collegato a linee di campionamento mono-prese, forniscono valori di concentrazione di CVM sostanzialmente simili e dello stesso ordine di grandezza di quelli rilevati con il monitoraggio personale. E questo anche se è un dato come si diceva prima a posteriori, nulla devo dire è obiettivamente variato da prima, cioè dal sistema di gascromatografo. Quello era già installato e questi sono dati a posteriori. Vorrei fare un rilievo che è questo: non è che potesse essere fatto molto prima questo confronto, perché non è installato da molto. Io ho sentito l'osservazione che ha fatto il Pubblico Ministero, io ricordo di avere visto in una relazione dei C.T. ingegneri Nano e Rabitti un confronto che loro hanno fatto sui dati tra gascromatografo e spettrometro di massa. Li ricordo bene, però questo confronto era stato fatto per circa una settimana massimo 10 giorni, appena dopo che era stato installato il sistema dello spettrometro di massa, quindi appena dopo l'installazione è stato fatto questo ed alcuni rilievi li avevano certamente fatti Nano e Rabitti, però sicuramente in una situazione in cui questo sistema non era ben collaudato, il primo mio rilievo. Il secondo rilievo è ben diverso, è il confronto di un anno e mezzo rispetto ad un confronto, adesso non so se erano 7 o 10 giorni, comunque di un numero di giorni molto limitato fatto a mio parere dopo il collaudo, questo è il mio personale rilievo. Come ultima parte della mia relazione vorrei fare alcune considerazioni sulla valutazioni dei due sistemi fatte da parte dei consulenti del Pubblico Ministero. In particolare volevo soffermarmi sul controllo della portata delle linee di campionamento multi-prese del gascromatografo, su discrepanze tra registrazione e integratore del gascromatografo, sul monitoraggio del CVM, da ottobre 1974 al dicembre 1975 data in cui il sistema gascromatografico era stato introdotto nello stabilimento, sul valore zero nel calcolo, cioè le medie di CVM, qui del resto torneremo, siamo nel merito dei decimali e sul valore di allarme a 25 PPM. Da ultimo volevo commentare sul numero di allarmi con monitoraggio permanente e sequenziale con gascromatografo, o spettrometro di massa, oggetto di rilievi da parte dei consulenti del Pubblico Ministero. Ecco, io qua riporto lo stesso lucido in cui c'è scritto, numero 43, illustrato dal professore Rindone durante la sua deposizione. Lui mostrava un po' il sistema di campionamento, lì si vede una campanella, poi c'è scritto... un altro dispositivo a valle della campanella che aspira, rotametro e poi si vede anche una valvola "ON-OFF" che serviva per escludere determinati circuiti, determinate campanelle, quando si voleva fare il monitoraggio in continuo di una... come abbiamo detto prima, quando si verifica una situazione anomala. Io volevo un momento portare l'attenzione del Presidente sul rotametro, su come funziona questo rotametro. Ancora riporto una figura chi aveva qui illustrato il professor Rindone per schematizzare un po' quella che è una linea multi-presa o multi-campanella. Il professor Rindone, qui devo leggerlo, ha detto: "Se questi stream di aria - cioè ciascuno di questi tubi - vengono tutti convogliati verso il gascromatografo, il quale funziona bene, non è mai stato un problema, cosa succederà?". Ed è qui il punto, che il gascromatografo segnerà in quel pacchetto di aria una concentrazione che è la media di quelle che ci sono nei cinque stream, che l'hanno raggiunto, cioè la concentrazione media. E se si osserva la figura del professore Rindone, si vede la prima campanella, a 5P), come la seconda a 4), la terza a 3), la seconda a 2) e la... come se lui rappresentasse che la campanella con 5P) è quella vicina al punto di fuga. Poi siccome il CVM l'abbiamo sentito diverse volte, è un gas, il gas diffonde e chiaramente si distribuisce, si forma un gradiente di concentrazione, per cui la campanella più lontana ne avrà un po' meno, mentre quella più vicina ne ha di più. Però se il sistema funziona cosa deve leggere? Il professore Rindone mette 3P), che se facciamo la somma di quelle e dividiamo per 5, la risposta è 3. Quindi il professore Rindone dice: "Se tutte hanno la stessa portata - in gergo si dice se tirano bene - la concentrazione che legge il gascromatografo è la concentrazione media", però devono tirare bene, devono essere equilibrate. Del resto il D.P.R. cosa dice? "A seconda dell'estensione di una zona di lavoro, si affronteranno in essa uno o più punti di misurazione. Nel caso in cui vi siano più punti di misurazione, si assumerà in linea di massima come valore rappresentativo per l'intera zona di lavoro, il valore medio relativo ai diversi punti di misurazione", come in effetti rappresenta il professore Rindone. Però il professore Rindone prospetta anche quello che poi può avvenire, cioè che alcune di queste linee in determinate situazioni, polveri, nonostante che ci siano dei filtri, etc., però può anche verificarsi di questo genere. Se due di queste linee sono un po' otturate, chiaramente non leggiamo più 3), ammettendo che la concentrazione... ma leggiamo una concentrazione inferiore. Allora la domanda è: il sistema poteva avere degli strumenti per poter verificare ed ovviare a situazioni di questo genere? Allora dobbiamo ritornare un momento alla questione del rotametro, io ho fatto un disegno. Comunque il rotametro che cosa è? E` un tubicino di vetro posto sopra questa campanella e in questo tubicino di vetro c'è una sferetta. Allora questa sferetta è molto importante, visivamente anche per l'operatore, perché? Se il terminale è chiuso, cioè se in quel momento il terminale non aspira, la sfera si trova alla base, allora che cosa succede? Ogni settimana veniva fatta la taratura, o forse anche ogni giorno, diciamo che spesso veniva fatta la taratura, allora l'operatore, c'è una rotellina, che io non sono riuscito a disegnare di fianco e con questa rotellina si manovra la sferetta che sale a una certa altezza e quando è a una certa altezza è un indice di quanto quella campanella può tirare. Se è a quell'altezza lì, l'operatore passa e vede che più o meno dovrebbe essere a metà, due terzi e cosa succede? Se però il terminale... succede la situazione prospettata dal professore Rindone, cosa succede? Che la sferetta scende, perché aspira meno. Addirittura se le linee si sono otturate di polvere, non so, qualsiasi cosa, la sferetta va giù alla base. Cosa ci dice questo? Ci dice che lì per quello che ho sentito, il personale passava e con l'occhio guardava queste sferette, quindi un modo sicuramente per verificarlo visivamente senza guardare grosse strumentazioni etc., c'era. Quindi, riassumendo, il sistema prevede una taratura dei rotametri, in caso di otturazione la pallina va alla base e in caso di parziale otturazione la pallina scende. Bene, allora io mi aspetto che qualcuno mi dica: "Questo nelle linee con i rotametri, quando si sono questi". Ma abbiamo detto all'inizio che non tutte hanno i rotametri. Allora in quel caso come poteva essere verificato il caso di una caduta di tiraggio, che tirasse meno quella linea senza rotametri, una caduta di carico. Allora va detto che... adesso non riesco far vedere. Comunque qui ci sono, il sistema al di là dei flussimetri e dei rotametri sulle singole campanelle prevedeva anche dei flussimetri a valle delle linee, per cui se la linea con le campanelle senza i rotametri, se in questa linea scendeva il carico, c'era la quantità di aria aspirata, questa veniva segnalata da un flussimetro a valle e quindi anche in questo caso c'era un mezzo per verificare se ci fossero state delle otturazioni. Qui, faccio adesso alcuni commenti su delle prove che sono state eseguite dai periti ingegneri Nano o Rabitti, e queste prove sono sia riportate nella loro relazione conclusiva sia in relazioni precedenti e poi considerazioni fatte diverse volte nelle loro relazioni. Cosa hanno fatto i consulenti tecnici? Hanno messo una sacca su un terminale di una linea e hanno misurato la concentrazione a valle lasciando aperte tutte le altre campanelle. Cioè sacca e tutte le altre campanelle aperte. Noi qui abbiamo un'obiezione di fondo che è questa: questo tipo di sperimentazione, secondo noi, non è proprio aderente alla realtà, perché, come si configura? Avere una fuga, perché lì ho messo una sacca, una fuga che rimane lì, perché tutti gli altri terminali aspirano aria non contaminata, ma il CVM non è un solido, non sta lì, il CVM diffonde. Quindi gli altri terminali non possono avere aria, di principio, aria che non sia meno, come abbiamo visto nella figura, prodotta da Rindone, ma non l'aria pulita. Diciamo questa è l'obiezione concettuale che noi facciamo su questo tipo di sperimentazione. Comunque i periti del Pubblico Ministero prima procedono, in questo caso, campanella per campanella, alla misura delle portate di ciascuna campanella, questo è il 16 agosto quindi non so se la seconda o la terza volta, non ricordo. Comunque quella dell'ultima volta, è il 16 agosto, non so se è l'ultima, comunque il 16 agosto, cosa vedono? Io l'ho riportato, hanno rilevato, sono andati su una linea, la linea 7), mi sembra, una di quelle che stanno sopra le autoclavi e hanno misurato le portate di ogni terminale, quelle linee che hanno i rotametri, una di quelle che abbiamo fatto vedere prima e hanno comunque rilevato delle differenze di portate tra i singoli terminali, con un minimo di 0,25 e un massimo di 0,7, cioè c'era da 0,2 a 0,7 e gli altri erano in mezzo i valori. Quindi tra una e l'altra dicono: quasi il triplo. Quindi diciamo che non era equilibrata la linea, perché altrimenti avrebbe dovuto essere un valore 0, 4, non so, 0,5, per tutti. Poi cosa dicono? Dicono questo: alimentando il singolo terminale, sempre quella sacca e gli altri tutti lasciando aria aspirata non contaminata, alimentando il singolo terminale di una linea con una concentrazione pari a 102, 4 PPM, quindi 102, l'integratore ha segnalato una sola volta l'allarme, tre preallarmi e due eccezioni. Poi fanno con una seconda concentrazione, fanno con una concentrazione 15 e 3 e dicono: "Il gascromatografo ha segnalato sempre una situazione regolare, nessuna eccezione". Ma io mi permetto, è un po' piccola la tabella, di andare a vedere i dati. Nella prima colonna sono i reattori su cui sono poste le campanelle, cioè una campanella sul reattore 7), una all'8), una al 9). Nella seconda colonna è riportata la concentrazione saggiata su quella campanella, che vede che è sempre 102, sono alternate, 102 e 15 perché le prove sono state sia a 102 PPM, come ho detto e poi a 15. La terza colonna riporta invece la concentrazione misurata, cioè quella che è stata poi misurata, quella sperimentale e qui noi vediamo che c'è, se lei riesce ad intravedere, sul numero 7) c'è un 16; 13 sull'8); un 15; un 22; un 9 e 2 e sull'ultima, se lei riesce intravedere c'è un allarme, eccolo lì, dice: "Noi abbiamo dato 102, abbiamo rilevato un allarme, tre preallarmi, etc.". Poi si va alla penultima colonna, loro riportano la concentrazione di attesa e se lei vede, signor Presidente, lei vede che la concentrazione attesa in tutti i terminali che sarebbe 102 diviso il numero dei terminali è 17, nel caso della maggior concentrazione. Allora la prima considerazione che io faccio è questa: ma se ci si aspetta 17 come concentrazione media, perché c'è stupore se non c'è un allarme? Non doveva qui suonare un allarme, giusto perché le linee erano un po' sbilanciate, che in un caso una ha segnato un po' meno, magari 9, come vediamo e una 25, che erano quelle che erano un po' sbilanciate nella portata, ma non per questo dovevano segnare un allarme se questo sistema è stato disegnato per trovare una concentrazione media, prima considerazione. La seconda, che è riportata nelle righe sotto, noi abbiamo voluto però verificare un po' questa prova in termini di quello che veramente ha dato, cioè abbiamo fatto il bilancio di massa. Il bilancio di massa, non è altro che la somma di tutte le concentrazioni, che abbiamo visto prima, 16); 13) e finiva con 25. Se noi facciamo la somma di tutte quelle concentrazioni, arriviamo ad avere per la concentrazione di 102, 4 PPM, il bilancio corrisponde a 101, se faccio la somma di quella misurata. Quindi cosa abbiamo? Abbiamo in fondo che il sistema ci rileva la concentrazione, la somma e quindi ci fa la concentrazione media, che poi basta verificare dividendo il 101 per il numero dei terminali che porta a 16 e 85, si ricorda, signor Presidente, è scritto, che la concentrazione attesa è 17 e qualcosa. La concentrazione media che viene calcolata è 16 e 85. Quindi voglio dire... adesso non mi sono soffermato sulla concentrazione più bassa, ma il discorso. Quindi se ho alimentato con 100, su una situazione di... liberi anche, aspirano aria, non potevo aspettarmi 25, potevo aspettarmi dei valori inferiori, al massimo 17. Poi siccome era sbilanciata, in qualche d'uno è andata di più e qualcuno meno. Però se faccio la concentrazione media, se divido la somma di quelle per il numero delle cose, ottengo il valore aspettato, 3% di differenza, quindi come lei avrà già sentito di altri, 2, 3% fa parte anche dell'ordine di errore di una misura. Posso passare ad un altro punto? Il professor Nardelli, che devo dire che ha fatto veramente un'analisi minuziosa del sistema del gascromatografico su andando veramente a guardare, ma con una minuziosità e poi voglio dire con una passione che io ho molto apprezzato... adesso farò qualche considerazione in via personale, su alcuni degli argomenti che lui ha discusso qua. Lui ha messo in luce delle discrepanze tra registratore ed integratore, ricordo che il segnale del gascromatografo va al registratore e dà un dato con la penna, una riga e poi invece va al registratore che trasforma questo segnale in un numero e il professore Nardelli ha constatato che negli anni '90-'95, almeno come lui ha riferito e ha anche riportato nella sua relazione, io non mi permetto, riporta 33 discrepanze in questi anni. Noi abbiamo voluto vedere un po' il significato, cioè anche per valutare un po' che incidenza possa avere avuto queste mancanze del sistema e abbiamo fatto un conto che lì è riportato, che considerando che nei 6 anni sono state effettuate ben più di un milione di analisi, in effetti che viene fuori da 72, x linea 10 x 10 x 365 giorni, sono intorno al milione e mezzo, ma mettiamo che siano anche meno di un milione, perché quelle sono le teoriche, 33 analisi su più di un milione di analisi, sono circa 1 su 4000. Ed allora abbiamo voluto vedere il significato in termini numerici su quello che poteva essere la concentrazione media. E noi abbiamo visto, che se anche noi aggiungessimo un'analisi con 30 PPM, con il massimo, su ogni 4000 noi avremmo una differenza di... se la media, supponiamo che la media sia 0, 1, come là è riportato, di 0,1-0,8 cioè una differenza addirittura di pochi millesimi di PPM. Quindi voglio dire, anche se ci sono stati indubbiamente, come dovevano esserci, perché fosse il contrario non lo crederei, anche qualche caduta del sistema in questo senso, cioè non credo che da questa analisi, almeno da una mia analisi, possano avere inciso. E vorrei anche dire che siccome anche io forse non con la profondità, come l'ha fatto il professore Nardelli, anch'io sono andato dietro un po' al registro di controllo, l'avrà visto anche il professore, che alle volte è scritto "intervento su registratore" o... sono parti che sicuramente in un numero di analisi così alte, qualche volta il sistema per forza ha qualche buco, come diciamo noi, che però si rileva estremamente irrilevante. Adesso passerei, ancora non molto, ad un argomento che è stato discusso ed è venuto fuori diverse volte, o nelle memorie o nelle discussioni qua in aula, cioè il passaggio tra il sistema manuale di cui ha riferito il professor Belluco, si è addentrato proprio nei preliminari, quello che prevedeva quel pipettone di aria che tirava, al sistema invece gascromatografico automatico sequenziale, multi-campanella. Qui devo citare un momento quello che dicono nelle loro relazioni, il Nato Rabitti e Scatto, che dicono: "Il valore medio nell'arco di un anno, risulta compreso tra 14 e 8 e 29 PPM, quindi l'oscillazione del valore medio misurato era tra 15 e 30", questo si riferisce all'anno 1974. "Nel marzo del '75 il valore di 5 e 27" quindi va da un terzo ad un sesto di quello rilevato precedentemente. "L'interpretazione è che questo dato dipenda dal sistema di monitoraggio in continuo scelto da Montedison", quindi qui c'è un chiaro riferimento. "Abbiamo calcolato il miglioramento o il peggioramento della situazione ambientale, non in termini assoluti, e dopo lo vediamo, ma in termini di incremento rispetto al mese precedente. Siccome erano in atti degli interventi, si può dire che la tendenza era quella del miglioramento, però vediamo che l'incremento del mese di marzo è superiore a tutti gli incrementi precedenti". Quindi esprimono la differenza tra un mese e l'altro, non in base al dato assoluto, ma in base alla differenza con il mese precedente. Allora se noi vediamo lì, chiaramente se il dato è verso il basso vuole dire che è un miglioramento, se invece è verso l'alto un peggioramento. E qui si riferiscono, come loro vedono, da agosto a marzo del 1975 e lì si vede in effetti che è espresso in questo modo, veramente appare che il mese di marzo c'è un grosso salto, cioè un salto di discesa quindi del CVM. Noi abbiamo ripreso gli stessi dati e abbiamo voluto invece esprimerli in un altro modo, nel modo come normalmente noi siamo abituati ad esprimerli. Comunque concentrazione media... senza incremento e decremento. Allora lì sono riportati i dati da ottobre e noi li abbiamo riportati fino ad agosto, il punto numero 10) si riferisce ad agosto, quindi ottobre del 1975, agosto del 1975. E siccome vedevamo che c'era una tendenza a scendere, così come era il dato assoluto, abbiamo provato ad applicare una funzione matematica, quella che noi applichiamo quando si dà un farmaco per vedere come scende... e ci siamo accorti che questa curva esponenziale, aveva una buona aderenza con i picchi. Signor Presidente, voglio dire che quella aderenza viene data da quel valore "R al quadrato" che l'aiuto a leggere 0,95, il massimo è quindi 0,999, cioè praticamente "1" e questo non capita tanto spesso, di vedere una aderenza alla curva esponenziale così. Però cosa abbiamo messo in evidenza con questo? Che ci sono due punti, uno sicuramente, uno e mezzo, ma uno va fuori da questa aderenza e che è il mese di febbraio. Cioè se loro vedono la concentrazione scende: ottobre, novembre, dicembre, gennaio è quasi un po' in equilibrio, febbraio non scende niente, poi marzo scende. Però se loro vedono scende anche ad aprile, maggio, giugno, luglio. Questo valore però ci ha fatto trovare ad esprimere gli stessi dati, senza questi due dati un po' anomali di gennaio e febbraio. Noi vediamo che lì l'aderenza, si vede male chiedo scusa, che l'"R al quadrato" da 0,95 passa a 0,97 e quindi vuol dire che questo è ancora più aderente a quella che era la situazione. Allora, cosa vediamo da tutto questo? Cosa abbiamo tratto? Non è un gioco proprio matematico, se mi permette, Presidente, perché questo è lo studio di una situazione. Noi qua vediamo che veramente c'è una tendenza al miglioramento e che i dati anomali erano quelli un po' di gennaio, ma sicuramente di febbraio. Allora se io esprimo come incremento rispetto al mese precedente, è evidente che allora dico: "Sì, il sistema quando è stato installato mi legge meglio", però io devo vederlo in un contesto prima di tutto più lungo e in una situazione più aderente a quello che è la situazione vera come era in quel momento. Del resto sentivo ieri il professore Foraboschi, ma del resto anche il professor Nano nella sua discussione ha detto: "Sì, ci sono stati dei miglioramenti", l'ho citato un momento fa, però, dico che questo era anche dovuto non tanto solo al sistema di monitoraggio che va però calato in una realtà in cui si stavano facendo delle modifiche degli impianti, io non sono un esperto di questo, ma sentivo che ci sono stati. Quindi non è - e concludo - non è una défaillance del sistema gascromatografico, ma sicuramente è dovuto a una situazione che era sicuramente in miglioramento. Allora, come ho detto prima, un altro punto che voglio prendere come spunto di discussione, è un argomento che è stato anche qui ripreso molte volte, ho cercato di prendere quegli argomenti che sono riportati un po' da diversi consulenti tecnici ed è la storia del valore "zero". Difatti il professor Nardelli, molto puntuale, dice che il programma base del software dell'integratore contiene il comando per ignorare i dati di concentrazione inferiore a 0,1 e di mettere nella memoria del calcolatore il valore "zero" per il risultato dell'analisi gascromatografica. In altre parole questo vuol dire che se devo fare una sommatoria di dati e una media, dove ho minore di 0,1 metto 0. E questo al professor Nardelli, in effetti da un punto di vista matematico, potrebbe anche essere preso quasi come un arbitrio, non lo so, cioè un modo di esprimere i dati che non è del tutto soddisfacente. Allora, abbiamo preso in considerazione questo rilievo del professor Nardelli, puntuale ed anche di altri per la verità, e ci siamo costruiti una ipotesi. Abbiamo detto: "Ma come potrebbe variare poi alla fine la media annuale se al posto di 0 inseriamo 0,1, che è il limite di determinazione del gascromatografo?". Cioè proviamo a inserire il valore 0,1 e vediamo come cambia questo valore. Allora anche qui abbiamo fatto un po' di ipotesi, abbiamo detto 262.000 sono le analisi in un anno, diciamo che attorno al 20% siano quelle che siano inferiori a 0, 1 e siamo stati bassi perché generalmente sono anche di più, ma abbiamo preso un valore del 20% rispetto a tutto. Eppure abbiamo detto: "Proviamo a sostituire il valore 0 con il valore 0,1, però prendiamo due valori di media, uno - supponiamo che la media annuale sia 0, 2 e supponiamo che la media annuale sia 1 - vediamo che cosa cambia". Allora abbiamo fatto questo calcolo, (200.000 x 0,2 + 62.000 x 800 e 0,1), insomma abbiamo fatto questa prova di calcolo per le due concentrazioni e abbiamo visto che se la media è 0,2 ed applichiamo questo artifizio, il valore da 0,15 si sposterebbe a 0,18. Quindi noi abbiamo un valore sul secondo decimale e allo stesso modo si ha un PPM, se la media delle analisi di 200.000 analisi fosse un PPM, il valore da 0,76 anche qua si sposta di solo di due centesimi del decimale. Allora abbiamo voluto vedere che cosa avrebbe cambiato e noi, la nostra conclusione è che anche avendo inserito, se fosse stato inserito lo 0,1 non avrebbe veramente inciso o perlomeno in valore estremamente basso sul valore limite tecnico che è 3 PPM su questo. Il secondo punto sollevato dal professor Nardelli, ed anche questo sollevato da altri - come ho detto prima ho cercato di riassumere un po' - è stato quell'altro, quello del 25 PPM. E` stato forse un po' criticato da molti, questo fatto, ma come? "La legge dice 30 e voi il fondo scala lo tenete a 25!" Quindi il valore sembrerebbe quasi... anche se in fondo il professor Nardelli l'aveva messa anche l'ipotesi, dice: "Ma è stato fatto anche... poteva essere in termini protettivi per il lavoratore". Però comunque noi abbiamo voluto anche in questo caso verificare cosa avrebbe cambiato l'inserimento di 30 PPM. Allora, cosa abbiamo fatto? Abbiamo fatto una prova: al numero delle osservazioni di ciascun anno è stato sommato il numero degli allarmi. Allora se si vede, prendiamo il 1990, almeno dalla documentazione che abbiamo visto, nel 1990 si sono verificati 80 allarmi e il numero di osservazioni di analisi fatte sono 243.410. Allora, se voglio vedere l'incidenza nel valore medio di 80 allarmi cosa faccio? Il numero di osservazioni lo sposto di 80, cioè invece di 410 vado a 490 e moltiplico 80 per 30, cioè il valore di 30 allarmi e lo aggiungo al valore totale in modo poi da ricavarne la media. Se faccio questo conto vedo che anche qua il fatto di aggiungere 80, poi nell'ordine dei vari anni, 63 etc., il risultato, secondo quanto è stato verificato da questi calcoli, cioè porta a delle variazioni del valore della media che siamo ancora sul secondo decimale. Quindi, differenze dell'ordine di centesimi. Allora da questo nostro, così, rilievo io sono più convinto che è stato tenuto a 25 invece di 30 l'allarme, a mio parere, per un effetto più di protezione, di igiene ambientale che non, a mio parere, per cercare di non mettere dentro questi dati, da quanto è minima la differenza. Ho l'ultimo argomento, se mi è concesso, signor Presidente. L'ultimo argomento si riferisce a una valutazione che è stata data sul nuovo sistema di spettrometria di massa dall'ingegner Nano, dall'ingegnere Rabitti e dal signor Scatto, loro hanno fatto, hanno depositato questa relazione, sì, che poi era già in una relazione precedente, che comunque poi è ricompresa nella relazione conclusiva. Loro hanno fatto una indagine e hanno fatto delle comparazioni di questi due sistemi, ma l'hanno fatto non... magari senza, non avevano ancora probabilmente questi dati che sono stati discussi prima di un anno e mezzo, loro hanno fatto delle comparazioni soprattutto riguardanti, da quello che ho rilevato fra i due sistemi, durante delle situazioni anomale. Cioè, probabilmente non avevamo i dati di cui si è discusso prima, quelli di un anno e mezzo, ma sono andati a fare delle verifiche di gascromatografo, spettrometro di massa, durante delle situazioni anomale. Mi scusi se mi sono ripetuto. I consulenti hanno preso in esame diversi di queste situazioni anomale. E riportano, io mi riferisco, personalmente, in questa discussione, a un incidente, alla comparazione delle misure tra gascromatografo e spettrometro rilevati dai due sistemi durante un evento accidentale del 26/6/98, perché mi riferisco ad un incidente del 26/6/98? Perché loro riportano, da essi ritenuto "il più rilevante per estensione dell'inquinamento ambientale e per durata". Quindi ho preso non il più insignificante, ma secondo quello che loro ritenevano più significante. Loro che cosa rilevano? Che il numero degli allarmi del sistema di monitoraggio con gascromatografo è sempre inferiore a quello rilevato degli spettrometri. Cioè dicono e quindi sono molto precisi, mettono in evidenza che sono stati registrati 54 valori maggiori di 7 e 9 PPM, 16) di 15); 23) maggiori di 30 PPM, il gascromatografo ha segnalato solo 12 eccezioni, 4 preallarmi e 5 allarmi. Quindi non so, 54 in totale contro 21, no... 59 più 7 e 9, 16), chiedo scusa più di 15), 23) più di 30) contro 12); 4) e 5). Cioè comunque il gascromatografo su un piano nettamente inferiore di segnalazioni. Allora, per fare questo confronto, naturalmente hanno affrontato ponendo dei criteri, hanno individuato dei criteri, anche qua, per dire, se in questa zona che linea del gascromatografo corrispondono a varie linee dello spettrometro di massa. Come avevo già detto prima, c'è qualche discrepanza rispetto a quello fatto in generale da EVC, che mi sembra più esteso. E loro hanno individuato queste congruenze tra i due sistemi in zone operative, poste alla stessa altezza, in cui sono posizionati sia il campanello dello spettrometro che del gascromatografo, con esclusione di punti di campionamento significativamente distanti a quote diverse. "La comparazione delle misure rilevate dallo spettrometro del gascromotografo nello stesso periodo di tempo e interessato dallo stesso avvenimento accidentale", cioè ha preso l'arco di tempo dell'incidente. Mi permetto di farle vedere, signor Presidente, la tabella rapidamente di questa comparazione, solo uno sguardo. Era per dire che, vede che è divisa in zona operativa, quota, linee dello spettrometro, linee del gascromatografo e l'equivalenza lì è riportata. Per esempio, se vediamo, non lo so: autoclavi linea B), seconda casella, corrisponde alla linea 7) del gascromatografo, corrisponde, la campanella singola numero 19)-20)-21)-22)-23)... cioè alla linea 7) pluri-campanella del gascromatografo corrispondono 7) mono-campanelle, prendo questo esempio, perché non voglio tediarvi. A una del gascromatografo per ogni volta è riportata questa, ad una possono corrispondere 7) più di una volta. E` importante ricordare che i consulenti, sempre nella loro relazione, dicono: "Non è stato possibile effettuare la comparazione tra i valori medi rilevati dal sistema gascrocromatografico ed i corrispondenti valori puntuali misurati dallo spettrometro, a causa dell'incertezza sulle differenze di orario riportato dai sistemi di rilevamento", e l'ha detto anche qua l'ingegner Nano, che era difficile capire se in quel secondo la campanella o mono-campanella o la pluri-campanella del gascromatografo... cioè era difficile in un arco così breve di tempo. Io adesso ho praticamente l'ultimo lucido e ho delle osservazioni su queste osservazioni importanti. Loro dicono: "Un avvenimento, sistema spettrometro mi dà più allarmi, preallarmi, eccezioni, sistema cromatografico mi dà meno allarmi". Allora io devo fare queste considerazioni: a una linea multi-presa collegata al gascromatografo, che quindi fornisce il valore medio della zona monitorata, l'abbiamo detto più volte, corrispondono fino a 7 mono-terminali dello spettrometro "1 a 7". Ad esempio, abbiamo visto quelle di prima. Allora, se misurate nello stesso arco di tempo, quando avviene l'incidente, quando avviene la situazione anomala, trovo atteso il fatto che se in un'ora e mezza abbiamo un sistema multi e diverse campanelle, ma rimarrei sconvolto se non succedesse una cosa di questo genere. Perché se in una certa zona dove ho un multi-terminale, ho dei mono-terminali dello spettrometro e in quel momento c'è una perdita, ad un segnale della linea multi-presa del gascromatografo, se tutto va bene per forza devono corrispondere un maggior numero di segnali più puntuali nello stesso arco di tempo di quando avviene. Un'ultima cosa: nell'analisi dei dati della relazione, abbiamo anche potuto verificare, e poi anche puntuale di quel giorno, perché abbiamo avuto, siccome erano agli atti, la possibilità di verificare puntualmente, minuto per minuto, la scansione di quell'avvenimento sia con lo spettrometro che con il gascromatografo, abbiamo potuto anche segnalare che la linea, cioè 246 del gascromatografo ha segnato, un'eccezione o l'allarme, non ricordo in questo momento e le corrispondenti campanelle dello spettrometro di massa non hanno segnalato. Ma questo non vuol dire che, allora in questo caso lo spettrometro non funziona bene. Cosa ci dice questo confronto? E l'abbiamo sentito un po' anche dal professor Belluco l'altra volta. Che un confronto puntuale così in un arco solo di 90 minuti, di due sistemi che pescano in situazioni diverse, a parte che non possiamo credere che uno debba avere meno segnali, ma ho dato la ragione perché ad uno corrispondono tanti, ma il confronto è estremamente inadeguato a nostro parere. Quando il confronto può essere più adeguato? Non in 90 minuti, o in pochi giorni, il confronto come nelle medie, lei, signor Presidente, avrà sentito da medici le statistiche, devono essere fatte un po' sui grandi numeri, sui grandi periodi e quindi dico, non so, come sarà acquisito quel documento o come saranno questi dati dell'EVC, etc., che anch'io ho preso in visione come ho visto, però questi dati ci dicono per un anno e mezzo, ci dicono veramente un raffronto tra i due sistemi e ci dicono che, in fondo, un sistema che era stato messo su in anni intorno al '75, a metà del '75, che si basava non tanto su computer o roba del genere, ma su segnali a penna etc. e su integratori molto semplici, insomma, ha tenuto e ha dato dei valori che, secondo me, sono da ritenersi affidabili. E qui è come quando in un laboratorio entra una nuova strumentazione che lo studente dice: "Quella di prima non la uso più", ma non per questo i dati che si sono costruiti di ricerca con quello precedente sono da ritenersi non validi.

 

Presidente: facciamo una sospensione di un quarto d'ora circa, fino a mezzogiorno.

 

SOSPENSIONE DELL’UDIENZA

 

Presidente: riprendiamo l'udienza. Si accomodi, professor Foraboschi.

 

DEPOSIZIONE CONSULENTE 

DR. FRANCO FORABOSCHI

 

FORABOSCHI - Riprenderei. Guardando, leggendo la relazione degli ingegneri Nano e Rabitti, quella depositata recentemente, a pagina 6 leggo: "Gli interventi tecnologici più importanti che hanno permesso di ridurre le emissioni: strippaggio sottovuoto delle autoclavi fin sull'orifizio di scarico etc.". Nel controesame l'ingegnere Nano, riferendosi a vari interventi, agli interventi grossi ha detto, e siamo a pagina 76 del verbale dell'udienza del 16/6/99, "Bene, quei tipi di interventi che abbiamo noi evidenziato, cioè, quelli molto grossi, sono in grado di ridurre le concentrazioni di un ordine di grandezza", che cosa vuol dire? Vuol dire che se prima di quegli interventi, come peraltro abbiamo evidenziato, sia facendo delle stime, sia citando dei dati analitici che abbiamo ritrovato agli atti, era di centinaia di parti per milione, dopo quelle stime, dopo quegli interventi, le concentrazioni sono scese sicuramente a decine di PPM e queste concentrazioni hanno continuato a scendere, ovviamente, come concentrazioni medie. Ecco, va beh, dove si è arrivati scendendo credo ce lo dicano quei diagrammi che ho proiettato questa mattina all'inizio dell'udienza. E passiamo all'NR7). E quindi dati che ci portano a valori medi mensili di 0,1 parte per milione che io considero trascurabili rispetto ad un limite di 3 PPM. Nel controesame sempre a pagina 88, il professor Stella ha chiesto all'ingegner Nano se gli risultava che EVC abbia fatto delle modifiche importanti per l'abbattimento delle concentrazioni non fatte da Enichem e da Montedison e l'ingegner Nano ha risposto: "No, di grossi interventi no". Questa ritengo che sia una chiara conferma che la concentrazione di CVM nell'ambiente di lavoro nel periodo di gestione Enichem, era quella che abbiamo visto da queste misure. Per quanto so anch’io posso aggiungermi a quello che ha detto l'ingegner Nano, dicendo che interventi significativi in relazione alla concentrazione, nell'ambiente di lavoro, di CVM, non mi risulta che dall'83 all'87-'89, in cui sono state fatte queste misure, ne siano stati fatti. Ecco, a questo punto il lucido M30 e riprenderei un discorso più di carattere impiantistico. Cioè, le valutazioni di perdite da organi di tenuta per normali difetti di funzionamento, sarà il professor Zamelli che interverrà chiarendo cosa vuol dire "incidente", cosa vuol dire invece "normale anomalia di funzionamento", perché spesso le parole sono state usate in una maniera che nel linguaggio attribuito agli ingegneri chimici non sarebbe corretto. Ecco, dico questo perché ormai i linguaggi sono così specializzati a volte all'interno di ciascun settore che il fatto che non vadano bene in quel settore, non vuol dire che siano sbagliati. L'osservo proprio tanto per dire che il discorso non è rivolto specificamente a delle controparti che per esempio io come ingegnere chimico non avrei usato la parola "incidente" come l'ha usata il professor Galli, ma ripeto, sono modi diversi di considerare le cose, ecco, però bisogna che sia chiaro cosa c'è dietro. Allora, quello di cui sto parlando ora non sono incidenti, cioè il normale funzionamento di valvole, di pompe, comporta che le tenute possano avere delle perdite, anzi, comporta che abbiano delle perdite e quindi ci troviamo in situazioni anomale. Eventualmente per quanto riguarda la concentrazione di CVM nel nostro caso, ma in generale la concentrazione di sostanza nell'ambiente di lavoro, ma che non sono conseguenza di un incidente, sono conseguenza di anomalie di funzionamento che d'altra parte si sa bene ci possono essere perché, se non altro, tutta la teoria dell'affidabilità ci porta a concludere che ci sono dei limiti al funzionamento normale e che portano poi a condizioni tutte anomale. Allora, vorrei fare riferimento alla normativa ancora una volta americana, EPA, che è una normativa recente, anche questa è una normativa che è stata emanata dopo il nuovo atto dell'aria pulita, quindi dopo il '90 e sono gli standard all'emissione di composti organici pericolosi, inquinanti dell'aria, per perdite dalle apparecchiature. Ecco, della vista degli inquinanti organici pericolosi c'è anche il CVM. Poi sempre la EPA ha emanato un protocollo per le perdite, per la stima di queste perdite e quindi a questo vorrei ancora fare riferimento. Il sistema previsto dall'EPA è un sistema per individuare le fughe e intervenire per riparare. Introduce un acronimo che usa poi in tutti questi grossi volumi dedicati a questi argomenti, LDAR, "Defenction" e poi "Intervento di riparazione". Quindi si cerca la fuga e poi si interviene per ripararla. Poi sempre nelle indicazioni che l'EPA dà dice: "In certi casi bisogna attuare un programma di miglioramento della qualità", quindi non basta intervenire per riparare ma la situazione richiede un programma di adeguamento. Ecco, io credo sia importante fissare l'attenzione sui tempi. Il tempo fissato dall'EPA per il completamento di una riparazione una volta che si è determinata una fuga, è 15 giorni dopo l'individuazione della perdita e la riparazione deve essere iniziata entro 5 giorni dall'individuazione. Ecco, sono tutti tempi assolutamente diversi e molto più alti di quelli che in concreto, invece, si verificavano nei reparti che esaminiamo, dopo si cercava la perdita e immediatamente si interveniva per riparare, quindi non si aspettava 5 giorni per intervenire, la riparazione si faceva entro 15 giorni. Poi vedremo anche i manuali operativi, le procedure che cosa dicevano. Ecco, però una procedura che oggi è in vigore negli Stati Uniti e che è stata introdotta dove il nuovo atto dell'aria pulita, mi dà 15 giorni dopo l'individuazione della perdita per intervenire e 5 giorni per iniziare l'intervento. Fornirò ovviamente tutta la documentazione in proposito, non è per dire che dobbiamo fare questo, è per dire che i riferimenti poi sono di questo tipo. Cioè non è che il discorso sia di dire: "No, facciamo troppo bene" "Adeguiamoci alla normativa EPA", no, vediamo se facciamo meglio dell'EPA. La nuova normativa prevedeva che per il primo anno l'individuazione e l'intervento, il primo anno era il '94 poi alla fine, perché è partita nel '90, ma per emanare tutte le norme, prevedeva di individuare e intervenire con frequenza trimestrale per ogni apparato laddove le perdite portavano nell'immediata vicinanza del punto di perdita, dava poi il metodo per misurare questa concentrazione, a concentrazioni dell'inquinante pericoloso pari o superiore a 10.000 PPM, l'1% di volume. Ricordiamoci il nostro allarme che secondo la normativa è 30 parti per milione. Allora nel 1994 l'EPA ci dice questo. Mettiamo il lucido 31. Ecco non è che io voglio mettermi a illustrare punto per punto questo diagramma di flusso, però è per dire: era stabilito un preciso andamento delle cose nel tempo. Ora io cercherò di illustrarlo con parole che spero siano più chiare di quanto non sia quel diagramma di flusso a chi non è abituato a leggere i diagrammi di flusso. C'è una prima fase che è quella che ho appena detto, questa fase di individuazione delle perdite grosse, cioè delle perdite che danno luogo a più di 10.000 parti per milione in prossimità. Questa fase dura un anno e appunto comporta interventi trimestrali. Si passa a una seconda fase di durata di un anno e mezzo in cui l'intervento trimestrale di individuazione delle perdite di intervento deve essere fatto laddove si misura in prossimità dell'organo di tenuta che perde, una concentrazione superiore alle 500 parti per milione in volume. Si passa a una terza fase, in cui si tende a rimediare le cose in maniera più efficace, qual è l'obiettivo? L'obiettivo è quello di mettersi in condizione che solo il 2%, per esempio se ci riferiamo alle valvole, abbia concentrazioni vicine alle 500 parti per milione, per cui in questa fase si prevedono non solo gli interventi di rilevazione della fuga e di riparazione, ma anche gli interventi, appunto, di miglioramento della qualità. Quindi in questa ultima fase, in questa fase 3, l'intervento di controllo e riparazione su una categoria di apparati, quindi valvole, pompe, compressori, quindi per categorie, viene fatto con frequenza annuale negli impianti dove le perdite con concentrazioni uguali o maggiori a 500 parti per milione riguardano meno dello 0,5% degli apparati. Quindi se solo lo 0,5% degli apparati ha perdite con concentrazioni uguali o superiori a 500 PPM il controllo e la riparazione è prevista annuale. Quando invece queste perdite riguardano l'1% degli apparati, la frequenza è prevista semestrale. Quando, appunto, riguardano il 2% allora la frequenza deve essere trimestrale, però, appunto, si deve mettere in atto, in alternativa, deve essere predisposto ad effettuarlo un programma di miglioramento della qualità, che viene indicato con la sigla QIP. Nel protocollo sempre dell'EPA, per la stima delle perdite, vengono forniti una serie di dati che riguardano l'industria di produzione di composti organici sintetici, quindi l'industria in cui si colloca anche la produzione del CVM. E nella vecchia, appunto, visione dell'EPA, vecchia rispetto a questa del '94 che ho appena citato, si tendeva a fare una divisione netta. Se la concentrazione dell'inquinante era superiore, in prossimità della perdita, a 10.000 parti per milioni, si considerava che c'era una perdita, gli si attribuivano valori dell'ordine di 0,067; 0,08 chilogrammi/ora e per sorgente, se era inferiore a 10.000 si considerava che sostanzialmente l'organo dava perdite normali, non doveva essere considerato particolarmente sotto attenzione. Abbiamo visto appunto che dopo il nuovo atto dell'aria pulita, le cose sono cambiate e l'attenzione si è posta anche a concentrazioni più basse. I fattori di emissione EPA per le perdite di apparati che sono riportati in quella tabella, parlano di un metodo "perde non perde", cioè senza gradualità, come invece successivamente è stata introdotta. Una condizione perde e una conduzione, ritengo, che non perde, ed appunto i 10.000 era discriminante per questo. E` stato anche portato avanti dall'EPA, invece un metodo in cui si parla di un fattore di emissione medio, questo fattore di emissione medio è dell'ordine dei 6 grammi per ora e per sorgente. Allora, se guardiamo le soglie di 15 e 30 fissate dalla vigente normativa, ci si accorge che siamo con le centinaia di volte, 600 volte rispetto a 15 e 300 volte, sì, 667 volte con 15 e 333 volte con 30, minori di questo valore di 10.000. Attenzione però che io sto parlando di un 15 o 30 che è misurato come concentrazione media nell'ambiente, comunque che non è una misura fatta in prossimità della perdita o può non essere fatta in prossimità della perdita, ma è questo il punto a cui voglio arrivare. Cioè quando si stabiliscono le soglie di allarme a questo valore di 30 o di 15, si tiene chiaramente presente che l'organo di misura, l'organo che preleva l'aria da poi analizzare, non sarà probabilmente vicino al punto di fuga, vicino al punto di fuga, l'EPA mi dice che io ci misuro 10.000; 500, abbiamo visto ora, insomma questo progresso si parla di 500. Ma perché questo? Perché realisticamente si deve considerare che quando io vado in un qualsiasi reparto dove c'è presenza di CVM, i punti da cui il CVM può essere rilasciato, sono tantissimi. Per cui il numero di campanelle, quando io ne posso mettere, non copriranno mai tutti i possibili punti di fuga, certo, cercherò di metterli in punti significativi, cioè laddove è probabile la fuga e laddove è probabile la presenza delle persone. Quindi le metterò in prossimità per esempio del boccaporto dell'autoclave, non andrò a metterli a 10 metri, tra un'autoclave e l'altra, li metterò lì. Però in un certo senso poi anche se l'ho messo vicino ad un punto di fuga, se poi invece l'aria si muove in quel momento, essendo in uno spazio aperto, in direzione diversa dalla campanella, la campanella non è investita direttamente dal flusso. I valori limite, realisticamente, cioè visti con una visione che tiene conto di quelle che sono invece le concentrazioni che misuro vicino a un punto di fuga, tengono conto che la misura io la faccio a distanza da questo punto di fuga. Quindi quello che io trovo con il cerca-fughe invece no, con il cerca-fughe vado vicino al punto di fuga. Ma anche quello che trovo con il cerca-fughe e vedo registrato nei registri delle perdite, non lo posso considerare come una rappresentazione assoluta, perché una volta la misura è stata fatta più vicino, una volta più lontana. Quando l'EPA dice i valori, dà anche proprio una metodologia di determinazione che chiaramente nel momento in cui devo andare a vedere se c'è una perdita, preferisco essere subito lì a trovare il punto dove là concentrazione è più alta piuttosto che dire: "Ho misurato esattamente la concentrazione che c'è". La risposta che si attende da me che sto cercando la fuga è di dire: "La fuga è a questa tenuta, la fuga è a questa pompa e a questa flangia, è in questo punto qui", interessa ma non come cosa primaria, che abbia detto 300 invece magari se facevo una misura più attenta erano 400, deve essere lì il punto. Anche perché poi, appunto, quello che interessa è la concentrazione delle persone che si muovono in quest'area, la concentrazione media alla quale saranno sottoposti muovendosi in quest'area di lavoro sapendo che però lì c'è la fuga e che quindi avvicinandosi a quel punto vanno verso concentrazioni più alte di quelle che è il sistema di monitoraggio. Ecco, ma questo è un discorso che vale per il sistema multi-campanelle ma vale anche per il sistema mono-campanelle. Io non posso proprio immaginare di avere un sistema in cui ogni punto possibile di fuga ha la sua campanella che mi può segnalare la fuga, sarebbe qualcosa che porterebbe all'ingestibilità del reparto. Ma, ripeto, pensare che da un lato l'EPA mi parla di 1.000, perché io ho dato delle cose recenti, ma quando sono state fissate queste normative, appunto, c'era "il perde e non perde", misuri 10.000 o più c'è una perdita, misuri meno di 10.000 non c'è perdita. Ecco, in questo contesto dire per me è allarme 30 e preallarme 15, vuol dire avere tenuto conto che il punto di misura sarà distante dalla fuga o potrà essere distante dal punto di fuga. Ecco, credo sia importante fin d'ora, poi riprenderei nel pomeriggio parlando anch'io del monitoraggio, ma è importante tenere presente che la ricerca delle fughe non veniva fatta quando suonava il preallarme o l'allarme, veniva fatta quando si vedeva un aumento. Io ho fatto un esame delle segnalazioni su registro di fughe che sono, quindi, che hanno portato ad andare a cercare con il cerca-fughe la fuga, su 1.500, il numero esatto è 1.400 e qualcosa, ma insomma, su circa 1.500 volte che sul registro risulta che sono andati a cercare le fughe, 1.000 volte la concentrazione misurata dal gascromatografo era inferiore a 15 e un terzo era addirittura inferiore a 8... vado a memoria, forse se trova il lucido diamo i valori esatti. Ma il concetto è che da quello che si vede quando il cromatografo segnava 5, si andava a cercare la fuga. Quindi non si aspettava il preallarme, non si aspettava l'allarme, ma si guardava l'anomalia, cioè 5 era alto rispetto a quello che normalmente misurava. Ecco, 5 allora era il segnale di andare a cercare la fuga. Il tutto, ripeto, partendo da concentrazioni sul punto di fuga decisamente più alte di questi valori. I numeri li darò quando siamo a quel punto, ma l'ordine di grandezza è questo, due terzi sono fuori da segnalazioni. Vorrei anche aggiungere che se guardiamo, per esempio, la recente normativa del Regno Unito, le linee guida, appunto, dove si opera con il CVM, e sono quelle che sono proiettate sulla lavagna luminosa, si dice che le azioni... la traduzione: "Le seguenti concentrazioni di cloruro di vinile nell'atmosfera dell'aria di lavoro, dovrebbero essere trattati come livelli di allarme, segnalando la necessità di un intervento di riparazione, 15 parti per milione quando misurate per un periodo di un'ora". Se per un'ora il tuo sistema di monitoraggio misura 15 parti per milione, è bene pensare a riparare. La frase in inglese è con uno should, cioè dovrebbero essere trattati. Spesso si dice, si vede proprio le note, che lo should è una raccomandazione. Devo dire che in queste linee-guida questa nota non c'è, quindi io la prendo come cogente, non come raccomandazione. "20 parti per milione devono essere considerate livelli di allarme per necessità di intervento e di riparazione quando misurate per un periodo di 20 minuti; 30 parti per milione quando misurate per un periodo di 2 minuti", quindi c'è uno sbaglio nella traduzione, ho tradotto 2 minuti in 30 minuti, è una traduzione scorretta. Quindi le 30 parti per milione invece sono proprio la segnalazione della durata. Allora, cosa vuol dire? Che già una singola misura che mi dà valori superiori a 30 parti per milione, è una misura che la devo considerare di allarme e devo considerare che c'è bisogno di riparazione, perché noi sappiamo che la misura dura 2 minuti, quindi vuol dire che per due minuti ho avuto più di 30. Ecco, invece per quanto riguarda le 20 parti per milione, sempre per queste linee guida inglesi, misurate per 20 minuti. Cosa vuol dire? Vuol dire che io devo aspettare... "devo"... Se vedo 20 parti per milione, il cromatografo parte i 10 punti e impiega 20 minuti, ritorna a quel punto ed ancora batte più di 20 parti per milione dico: "Siamo in condizione di allarme occorre riparare". Se invece vedo 15 parti per milione, siccome la necessità di intervenire, secondo le linee guida inglesi, che sono poi le linee guida dell'autorità del Ministero della Sanità, dell'Autorità per la Tutela della Salute e del Lavoro e siccome l'intervallo è un'ora io dovrei vederla, ripetere ogni 20 minuti 4 volte per coprire l'ora perché: inizio 20 minuti, 40 minuti, 60 minuti. I nostri comportamenti sono comportamenti molto più cautelativi, non è che leggo queste cose per dire: "Questo dovremmo fare". Questo in paesi della comunità, in paesi dove quindi abbiamo un controllo anche della comunità che i comportamenti non siano difformi, perché le normative comunitarie consentono di essere più rigidi ma non più permissivi, nei settori ambientali della sicurezza. Ecco, quindi un comportamento di questo genere se non è stato censurato vuol dire che è nell'ambito del comportamento comunitario. Noi, appunto, possiamo dimostrare guardando i libri della... in cui vengono registrati i momenti in cui vanno a cercare le fughe, possiamo dimostrare addirittura che si va a cercare la fuga e quindi successivamente si interviene con le procedure operative esistenti, quando si superano le 5 parti per milione. A dire il vero io ho visto anche delle misure riportate sul registro in corrispondenza al momento in cui si cercava la fuga, misura di 4 parti per milione, una parte per milione; ho avuto però l'impressione che fossero momenti in cui la concentrazione stava calando, cioè che si fosse andati a cercare la fuga sopra i 5, stando a vedere ed intervenire le concentrazioni stanno diminuendo, hanno registrato questi valori minori; mentre invece in tanti altri casi si vede proprio un unico valore 7 e poi la fuga, si verifica questo, si verifica quest'altro, oppure come ci è stato letto, non abbiamo capito cosa c'era, dopodiché i valori sono ritornati normali. Allora, due terzi di casi registrati circa, riguarda concentrazioni inferiori a 15 parti per milione, di questi sono andati a cercare le fughe e non hanno registrato nessun registro. Un terzo circa riguarda valori inferiori a 7,9 PPM che è l'altro valore che viene poi registrato per tener conto delle situazioni in una qualche misura anomale. Ripeto, l'impressione è che si considerasse determinante l'uscita quando i gascromatografi davano valori di 5 PPM. Io credo che questo sia molto importante per capire anche quale può essere il peso del fatto di avere più campanelle e quindi di avere quegli effetti che anche il professor Galli ha illustrato precedentemente, cioè effetti che anche il professor Rindone ha... cioè effetti che campanella che è più vicina alla fuga produca valore più alto, una campanella che è lontana dal punto di fuga misura un valore più basso, però siccome faccio confluire sulla stesse linea le diverse campanelle, la linea sicuramente misurerà un valore minore della campanella che misura il massimo. Però, appunto, non si aspettano i 30 per considerare la situazione di allarme. Vediamo la parte relativa alla diffusione e alla dispersione... già in una relazione presentata in sede di indagini preliminari avevamo fatto una valutazione di quelle che potevano essere delle concentrazioni nell'ambiente di lavoro, e l'avevamo fatta con un modello che è un modello semplice, che non considera la presenza di ostacoli, il professor Nano ha obiettato che calcoli di questo genere si fanno con metodi più raffinati. E` vero, se io potessi determinare veramente la distribuzione di concentrazioni nell'ambiente dovrei usare metodi più raffinati ma lo scopo è un altro, lo scopo è vedere che partendo da un punto di fuga si ha un allargamento e soprattutto un allungamento che va a investire aree abbastanza grandi, e se è una fuga significativa, cioè di quelle fughe che in passato l'EPA avrebbe detto: "C'è la fuga", cioè siamo sopra a 10.000 in qualche momento, non mi ricordo se il professor Mandelli dice: "Perché 15.000 PPM hanno preso come calcolo?", perché 15.000 è più di 10.000 e quindi era una situazione in cui l'EPA considerava necessario l'intervento. Allora, abbiamo preso questo valore, abbiamo preso anche una portata consistente perché un grammo/secondo è una portata alta, decisamente più alta di quelle che per esempio l'EPA considera in presenza di fughe con concentrazioni di questo tipo. E abbiamo applicato questo modello per due condizioni di turbolenza, grossa turbolenza che è la categoria a), una di non turbolenza come la f), cioè quindi di rimescolamento diversi. Devo dire che dopo aver rifatto i calcoli anche in questa relazione, che io ritengo siano estremamente validi, li ho ripetuti con un metodo che ora, recentemente, è stato pubblicato come norma del Comitato Elettrotecnico Italiano, quindi sostanzialmente una norma di buona tecnica ma di quelle che poi diventano norma di legge perché alla fine si sa che c'è quel concetto che nel settore elettrico devi usare norme di buona tecnica, punto e a capo, se adoperi le norme del Comitato Elettrotecnico Italiano queste sono norme di buona tecnica; il che vuol dire poi usare anche altre norme, come le tedesche, non io ti dico che non sono norme di buona tecnica però io come legislazione italiana di dico che se adoperi le norme CEI, queste sono norme di buona tecnica. Quindi ho l'obbligo di usare le norme di buona tecnica, se uso le norme CEI, sono norme di buona tecnica, non vado molto lontano dal vero se dico che siamo nell'ambito di norme di legge. Ecco, queste norme uscite recentemente mi danno dei criteri per calcolare le distanze in cui una concentrazione può essere pericolosa, naturalmente queste non si occupano del pericolo di tossicità, si occupano del pericolo di incendio e di esplosione, vogliono calcolare la zona in cui le apparecchiature elettriche non devono dare riscaldamenti, scintille, in maniera che se si forma una miscela esplosiva non abbia l'innesco. Però, sempre una distribuzione di concentrazione determinano, loro mettono come limite della zona la concentrazione del limite inferiore ad esplosività, quindi fosse CVM metterebbe quel 36.000 PPM che è il limite inferiore, io gli metto 30 e la formula vale lo stesso e ma dà le distanze. E vedo che le norme CEI non vanno dietro metodi sofisticati, di quelli che si adoperano nella ricerca scientifica oppure quando proprio si vuole studiare una situazione specifica e si vuole approfondire quella situazione ma non è possibile utilizzarli come metodi normali di progettazione, come metodi di valutazione per situazioni diverse l'una dall'altra, da un momento all'altro e vanno verso metodi che non sono il programma Whazan ma è nella stessa categoria di modello matematico ecco, il modello matematico è un po' diverso ma siamo nella stessa categoria e i risultati sono del tutto paragonabili. Ecco, c'è indicata la norma che addirittura è del '99, per inciso sono anche queste norme che stanno recependo in Italia la normativa comunitaria nel settore, quindi hanno introdotto una serie di variazioni rispetto alla normativa classica, e proprio il titolo: costruzioni elettriche per atmosfere esplosive per presenza di gas, ecco, poi guida alla classificazione dei luoghi pericolosi, e cosa vuole dire? Ho un punto dove posso avere una fuga, calcolo l'area intorno a questo punto in cui devo mettere apparecchiature appunto che non inneschino incendi. Cambiando il valore della concentrazione limite si può applicare al nostro caso e i risultati sono congruenti a qui. Ecco con questo, ripeto, non voglio dire che l'osservazione del professor Nano fosse sbagliata, è chiaro che con i metodi di fluidodinamica computazionale se io studio una situazione ottengo risultati molto più precisi, molto più adatti, dico che lo scopo mio era quello di dire: "Attenzione che noi abbiamo un affare in cui la concentrazione è superiore a 30", in questa circostanza di fuga molto importante, abbiamo questa situazione per un'estensione che può essere di 70 metri, 100 metri, 120 metri, una larghezza di 10 metri; quindi io sicuramente investo più campanelle in condizioni superiori ai 30 ecco, lo scopo era questo, poi è chiaro che se io trovo un ostacolo questo modello non va più bene, perché dovrò circondare l'ostacolo, avrò effetti di scia dietro l'ostacolo che i modelli di matematica, di fluidodinamica computazionale tengono conto e quindi avrò un accumulo, eventualmente un accumulo di inquinanti proprio dietro l'ostacolo per questi effetti di scia come se fossimo in una barca e se guardiamo dietro vediamo questi vortici, ecco, lì si muove la barca rispetto al fluido, qui si muove il fluido rispetto alla barca ma il risultato è lo stesso. Giustamente dice il professor Nano, ci sono le pareti; sì, è vero, l'allargamento non va a interessare pareti ma se anche andasse ad interessare pareti cosa succede? Praticamente è come se funzionassero da specchio per cui quella concentrazione che andrebbe a diluirsi al di là delle pareti non può andare al di là delle pareti, è come se fosse riflessa all'interno quindi mi aumenta la concentrazione, quindi a maggior ragione varrebbero le considerazioni che ho fatto, quindi ogni modello ha la sua validità nell'ambito delle approssimazioni, non pretendeva e non pretende di darci la distribuzione di concentrazione in quell'ambiente, pretende semplicemente di dire: "Guarda che se c'è una fuga importante non è una campanella sola ad essere interessata, ma sono parecchie campanelle". Ma questo è poi quello che dà la tranquillità di segnalare delle fughe, non solo nel sistema multi-campanelle, anche nel sistema mono-campanelle per il discorso che dicevo prima, perché può darsi benissimo che la fuga sia lontanissima o almeno lontana dalla campanella, e quindi è solo per questo effetto di dispersione che riesco... ecco, io ho fatto valutazioni anche per fughe meno importanti di questa, il modello Whazan siccome è un modello che è stato elaborato per lo studio degli incidenti rilevanti, non prevede portate piccole, la minima portata che prevede è quel grammo/secondo per il quale ho fatto il calcolo io, che rispetto alle perdite di una valvola, rispetto alle perdite di una pompa è molto più grande; allora ho fatto... invece il modello delle norme CEI, consente di andare anche a portate più basse. Ho fatto quindi dei calcoli anche con portate più basse, è chiaro, la zona di influenza diminuisce, i 70 metri possono diventare 20 metri, però ancora una volta si ha interessamento di molte più campanelle, se poi le portate sono così basse da non interessare altro che l'immediata vicinanza del punto di fuga è chiaro che questo va bene perché le persone sono interessate solo quando vanno lì vicino al punto di fuga. Sempre avendo in mente quel punto che non aspettiamo i 15 o i 30 per andare a cercare se c'è una fuga. Sono state fatte delle osservazioni che nei calcoli, che abbiamo fatto nel calcolo, siccome i calcoli sono gli stessi fatti allora, le osservazioni sarebbero fatte anche su questo, che il CVM non poteva essere ad un'atmosfera e a 20 gradi di temperatura quindi pressione ambiente e temperatura ambiente ma doveva essere a 9 bar, 10 bar, quanto sono all'interno dell'autoclave e a 60, 70 gradi quanti sono all'interno dell'autoclave. Hanno sbagliato, ha sbagliato chi l'ha detto e mi sembra di ricordare che sia stato il professor Nardelli. Perché prima di tutto la relazione non diceva da dove la fuga avveniva, la relazione diceva: "Supponiamo che una fuga abbia determinato nell'aria ambiente una concentrazione di 15.000 PPM di CVM e supponiamo che la fuga abbia comportato o comporti un grammo/secondo di CVM che va nell'ambiente". Il modello studiava la diffusione dell'ambiente, quindi partiva già dal CVM miscelato in aria, non diceva da dove veniva e quindi già questo si può dire che ho sbagliato perché nelle autoclavi ci sono queste temperature e queste pressioni, perché nessuno aveva detto che la fuga era da autoclave e non c'era interesse a dire da dove veniva ma a dire qual era la concentrazione nell'aria e qual era la portata. Ma se anche fosse venuto dalle autoclavi ugualmente è sbagliato dire che il CVM avrebbe avuto 8 bar e i 60, 70 gradi, perché essendo già nell'ambiente, quando è nell'ambiente non può avere altro che la pressione ambiente, quindi se guardo la pressione totale e quella atmosferica, se guardo la pressione parziale cioè quella attribuibile moltiplicando la pressione totale per la frazione modale del CVM è decisamente più bassa, cioè bisogna tenere conto che sono l'una il 5% in volume e quindi decisamente più bassa. La temperatura: anche volendo pensare che il gas è uscito a 60 gradi se io miscelo una parte e mezzo di gas a 60 gradi con 98,5 parti di aria a 20 gradi è impossibile avere 60 gradi, si avranno 20 virgola qualche cosa gradi. Ma non è nemmeno così, perché la perdita avviene da un ambiente a pressione 8, 9, 10 bar assoluti, ad un ambiente a pressione atmosferica, e quindi avviene in una condizione in cui la pressione del luogo dove si scarica il gas è inferiore alla cosiddetta pressione critica, cioè alla pressione che si ha in una sezione in cui si ha la velocità del suono. Pressione critica della grandezza di metà della pressione a monte, da qualche parte ho sentito anche quanto è esattamente se si considera il gas come gas perfetto il CVM. Ma cosa succede in queste condizioni? Succede che l'uscita del gas è un'uscita che tecnicamente si dice di tipo "ugello convergente", in cui nella sezione del foro non si raggiungono le condizioni di pressione atmosferica ma si raggiungo al massimo, al minino insomma, la pressione critica cioè diciamo grosso modo 4, 5 bar, con velocità appunto che è quella del suono. La temperatura diminuisce, calcolandola con modelli anche qui semplici siamo sui 30 gradi. Successivamente si ha un'espansione perché il gas si trova poi in un ambiente a pressione atmosferica, si ha una dissipazione di energia, l'energia cinetica, l'energia di pressione vengono dissipate e servono sostanzialmente per la miscelazione, determinano la miscelazione nell'atmosfera, a meno che non si sia in condizioni tali da dar luogo ad un getto, per esempio le norme CEI prevedono anche che possa essere questo getto e danno anche le formule per il getto. Io credo che nelle nostre condizioni, appunto, non si tratti di un getto ma si tratti di dissipare questo. Quindi a questo punto la miscelazione è tra una parte e mezzo di gas a 30 gradi e 98,5 parti di aria a 20 gradi, come si fa ad avere 60 gradi io non lo so, sono opinioni, ma sono opinioni supportate da ragionamenti tecnici. Dico questo perché intendo dire sbagliato, per il resto non è che abbia tanta importanza perché quella è la situazione che abbiamo studiato e quella è la situazione sulla quale ragioniamo. Alcune considerazioni sulle apparecchiature a pressione e sugli organi di sicurezza delle apparecchiature a pressione perché il discorso è venuto varie volte e per vari motivi, quindi dovendo poi riprendere qualche considerazione che è stata fatta voglio avere un quadro in cui collocare la cosa. Ora, in tutti i paesi industrializzati le normative di legge e di buona tecnica prescrivono che gli apparecchi di un impianto industriale, ma non solo di un impianto industriale, in cui si trattato fluido che possono dar luogo ad aumenti di pressione devono essere dotati di sistemi di sicurezza che garantiscano in ogni caso il mantenimento della pressione entro valori di sicurezza per la resistenza dell'apparecchio; questo a meno che l'apparecchio non sia collegato per esempio direttamente con l'atmosfera, allora lo scarica direttamente nell'atmosfera, però dovrebbe poi essere anche collegato in maniera adeguata perché a volte, anche i tecnici se lo dimenticano ma l'incidente di Seveso che è conseguente alla rottura di un disco di rottura appunto, per aumento di pressione, questo reattore era collegato all'atmosfera, non stava funzionando con apparecchiatura a pressione però il collegamento era insufficiente e quando è avvenuta questa reazione anomala ha determinato la rottura del disco di rottura e questo poi è successo perché tutto scaricava in atmosfera senza nessuna cautela. Ecco, dicevo quindi che salvo che l'apparecchio non sia direttamente collegato all'atmosfera o non sia collegato per esempio ad un gasometro deve avere questi organi di sicurezza, ma se poi è collegato al gasometro li deve avere il gasometro gli organi di sicurezza. Quindi non esiste una situazione impiantistica in cui io posso pensare che è tutto in una scatola chiusa senza avere organi che in qualche momento possano scaricare in atmosfera, direttamente o attraverso, come il più delle volte avviene, dei sistemi di convogliamento adeguato, i fluidi in maniera da non determinare situazioni di pericolo, di scoppio delle apparecchiature. Quali sono questi organi di sicurezza? Prima di tutto le valvole di sicurezza e una valvola di sicurezza è un organo che sta chiuso se la pressione all'interno dell'apparecchio supera un certo valore si apre, si apre e lascia scaricare in maniera da riportare la pressione all'interno a valori adeguati. Ad un certo momento scaricando questi fluidi la pressione si abbassa, quando si è abbassata ad un valore che è più basso del valore al quale si era aperta, la valvola si richiude. Per determinare questo, il più delle volte c'è una molla che contrasta l'apertura, cioè quel disegno che ora viene proiettato, che è la sezione da una valvola, c'è una molla che contrasta l'apertura, quando la pressione all'interno dà una forza che supera la forza della molla la valvola si apre; ad un certo momento, appunto, se la pressione all'interno cala si richiude, ripeto però, si richiude a valori di pressione più bassi. Sono cose della normale didattica dell'impiantistica chimica, per cui si studiano tutti i vari sistemi... quest'altra maniera, ovviamente i disegni sono proiettati solo per dire che stiamo parlando di cose di routine, ovviamente il discorso importante è poi sapere cosa succede a valle, una volta che una valvola si è aperta, ma la valvola in sé è cosa di normale routine, ma soprattutto e cosa che in tutto il mondo ha l'obbligo di mettere, richiameremo poi le norme italiane che mi danno quest'obbligo. Un'altra soluzione può essere quella dei dischi di rottura. Il disco di rottura è un disco che quando la pressione supera un certo valore si rompe e lascia sfiatare. Qual è la grossa differenza tra il disco di rottura e la valvola di sicurezza? Che la valvola di sicurezza quando la pressione è calata sotto un certo valore si richiude e non fa scaricare più niente, il disco di rottura, una volta rotto, lascia scaricare finché, appunto, anche la pressione all'interno dell'apparecchiatura non è pari alla pressione atmosferica, quindi in genere fa scaricare più... a volte si accoppiano il disco di rottura e la valvola di sicurezza per utilizzare... ecco, se lo vogliamo vedere proprio come organo, è proprio un vero disco, può essere di materiali pregiati, tipo platino, può essere di grafite, il tutto è collegato... il disco di rottura installato, cioè è messo tra due flange, quindi ecco le flange di cui si sta parlando varie volte, sono quelle cose lì. Questo è un altro dei sistemi che, in funzione delle esigenze, io devo mettere come organo di sicurezza. Poi ci sono le guardie idrauliche, anche queste sono un organo del quale si è parlato parecchio. Qui è proprio semplificata al massimo, un tubo nel quale da una parte siamo collegati con l'apparecchiatura dove c'è il gas a pressione, quindi a sinistra è il collegamento con gas a pressione; perché non esce il gas? Perché c'è un liquido, quello scuro dentro il tubo, naturalmente siccome il gas è a pressione crea un dislivello di liquido che dà la contropressione per fare da tappo. Se la pressione all'interno cresce ad un certo momento mi scaccia il liquido dal tubo e a quel punto non c'è più il tappo di liquido e quindi si scassa nel gas, io ho messo nell'atmosfera, si scaricheranno per poi... Ecco, quando si parla di guardia idraulica rotta o guardia idraulica sfondata si intende la situazione, quella di destra, cioè il liquido è stato scacciato via e non c'è più tenuta. Certo, la lingua italiana non vieta di dire: guarda, idraulica rotta, perché invece si è rotto il tubo, ecco, però io devo dire che la prima rottura di meccanica, di guardia idraulica l'ho sentita, e l'ho sentita qui dall'ingegner Carrara, cioè non è una cosa impossibile, ma di norma va via il liquido, a quel punto la pressione non agisce più e quindi la rottura... la rottura avendo base liquida, ripeto, la lingua italiana però non vieta di intendere rottura la rottura meccanica e non escludo che in qualche caso ci possa essere la rottura automatica, e comunque non esclude in un caso citato in cui si è detto c'è una rottura meccanica. Però di norma, appunto, quando si dice che si è rotta o si è sfondata la guardia idraulica si intende questo. Naturalmente questo è un disegno molto semplificato, ma ancora per dire che è un'apparecchiatura in casa di guardia idraulica ne abbiamo tantissime, perché tutti gli organi che portano a contatto con la fognatura, per impedire il ritorno degli odori verso casa hanno delle guardie idrauliche; quindi stiamo parlando di cose... E` chiaro, dipende poi di volta in volta a cosa serve quella guardia idraulica. Cioè, il mio discorso è dire non possiamo genericamente dire: "Si è rotta la guardia idraulica, quindi è successo una tragedia oppure si è rotta la guardia idraulica e non è successo nulla" perché ce l'ho anche in casa la guardia idraulica e al massimo porta del cattivo odore in casa, com'è capitato a me in un bagno... non si era rotta, ma era evaporata l'acqua, non c'era più la tenuta e quindi... Quindi guardia idraulica in queste condizioni di esercizio e può essere una cosa e può esserne un'altra. Venendo invece, per esempio, questa è la classica guardia idraulica come schema, messa a protezione di un serbatoio, serbatoio in cui si fa la polmonazione con azoto. Un sistema per fare la polmonazione con azoto, avendo la tranquillità che la pressione nel serbatoio non superi certi valori né troppo alti né troppo bassi è mettere una guardia idraulica e qui la funzione di tubo è data, lì dove si vede il dislivello d'acqua, qui è una situazione in cui la pressione all'interno è più bassa della pressione all'esterno. Questa, per esempio, è la guardia idraulica di una torcia, proprio lo schema guardia idraulica di una torcia. Ecco, se andiamo invece ai disegni costruttivi vediamo che questo è il disegno costruttivo di quella guardia idraulica dal serbatoio polmonazione che abbiamo visto prima; quindi sono disegni costruttivi che fanno vedere la guardia idraulica su un impianto non è quello del lavandino di casa... Quindi lo scopo del mio discorso è quello di dire che non posso parlare genericamente di guardia, devo vedere la guardia idraulica qual è e quale può essere la portata e la natura del fluido che viene scaricato una volta che la guardia si è rotta. Ora, su un impianto i dispositivi di sicurezza sono numerosissimi e quindi si differenziano per tipologica, per dimensioni, per collegamenti, i quantitativi di fluido scaricato possono essere molto diversi, i criteri di progettazione, in tutto il mondo, ma in particolare quelli dati dalla normativa italiana, dicono: "Tu fai una serie di valutazione di quali possono essere le circostanze anomale che portano all'intervento dell'organo di sicurezza, apertura della valvola, rottura del disco, rottura della guardia idraulica. Poi dimensiona il sistema per la più grave delle situazioni, quindi quella che ti ha portato a determinare la fuoriuscita maggiore, ecco, tu devi dimensionare l'organo per quello". La normativa dice: "Guarda che tra i vari episodi che ti possono dar luogo all'intervento tu devi sempre considerare la possibilità di un incendio, quindi fai tutte le ipotesi che vuoi ma fai anche l'ipotesi che ci sia un incendio nella zona, l'incendio della zona mi riscalda le apparecchiature e questo determina vaporizzazione dei liquidi, se ci sono dei liquidi, o un aumento di volume dei gas", quindi se il tutto è in un recipiente chiuso mi determinava un aumento di pressione e quindi l'intervento della valvola di sicurezza. Devo dire che in tantissimi casi è quello dell'incendio che porta a dimensionare poi l'organo di sicurezza, in relazione, quindi, alla portata scaricata in presenza di incendio. Perché dico questo? Perché ancora una volta non c'è una portata di scarico che è la portata di scarico di quell'organo di sicurezza, c'è una portata di scarico per cui è stato dimensionato quell'organo di sicurezza, ma poi la portata di scarico effettiva sarà in relazione all'evento anomalo che ha portato all'aumento di pressione. Per quanto riguarda la normativa italiana, abbiamo un decreto del 21 maggio '74 in cui, appunto, è previsto all'articolo 17 che i recipienti fissi contenenti gas compressi, liquefatti o disciolti, o vapori diversi dal vapor d'acqua, devono essere installati in modo tale che durante il normale l'esercizio non vengono superati i limiti di temperatura e di pressione stabiliti nel processo, indipendentemente dall'intervento dei dispositivi di sicurezza di cui al... Però questi recipienti devono essere muniti di un manometro, di una o più valvole di sicurezza o dispositivi a frattura prestabilita a seconda delle disposizioni contenute negli articoli successivi. Quando si va poi a vedere le norme tecniche si vede che ci sono le guardie idrauliche. Qui è importante, a mio avviso, tenere presente che questa normativa, che poi è una normativa che parte da molti anni fa, l'istituzione della NCC è del 1927, ma, insomma, sono norme anche precedenti; quindi c'è una grossa esperienza, una grossa tradizione anche in Italia su questo settore, ma mi pare che poi in tutto il mondo c'è quando si è cominciato a fare le caldaie che facevamo pure a pressione. Questa normativa prevede momenti di controllo ed organi di controllo ben precisi ed è un settore dove gli organi di controllo ci sono e controllano. Prevede il momento della progettazione, che è... il momento della costruzione, il momento dell'installazione, il momento dell'esercizio. In genere, i primi tre momenti sono affidati all'Ispesl, l'Istituto Superiore Prevenzione della Sicurezza del Lavoro, che ha i suoi organi periferici, il controllo in esercizio è affidato invece ai servizi di medicina del lavoro dell'U.S.L., che poi si avvalgono del PMP o dell'Arpav, dipende da Regione a Regione a che punto è l'applicazione di certe normative. Quindi, ripeto, progetto, costruzione, installazione, esercizio, in particolare la taratura delle valvole di sicurezza, la verifica dei dischi di rottura, la verifica delle guardie idrauliche, è oggetto di controllo in fase di installazione ma è oggetto di controllo anche in fase di esercizio. Se si apre una valvola di sicurezza io in un registro devo registrare che c'è stata questa apertura per cui al successivo controllo periodico verrà rivista la taratura; se, per esempio, l'apertura della valvola è stata abbastanza traumatica per la valvola per cui uno deve intervenire sulla taratura della molla deve chiamare l'organo di controllo perché il sistema di taratura è piombato e quindi deve chiamare l'organo di controllo. Ma sono settori in cui la tutela è ampia, ricordo una cassa d'aria all'impianto potabilizzazione d'acqua di Bologna che non si riusciva ad ottenere il permesso di partire perché aveva delle valvole di sicurezza, veniva dalla Francia, l'impianto aveva delle valvole di sicurezza omologate in Francia, ma che non erano state omologate in Italia, fintantoché non è stato fatto tutto quello che si doveva l'impianto non poteva partire, quindi sono delicati ma anche molto seguiti. Per quanto riguarda le guardie idrauliche, per esempio la normativa tecnica dice che i dispositivi di sicurezza a tenuta di liquido, guardie idrauliche, sono ammessi per gli apparecchi avente pressione e progetto non superiore ad un bar relativo e purché previste reintegre automatiche e manuale del liquido di seduta in caso di evaporazione; il liquido tenuto deve essere adatto al fluido al contatto e deve essere protetto dal congelamento, perché uno dei problemi delle guardie è evidentemente il congelamento, perché se si congela l'acqua non fanno più questa funzione. Lo stesso, le verifiche, all'atto della verifica del primo nuovo, intanto il tecnico deve procedere all'identificazione della valvola sulla base di dati riportati nel certificato e rilasciato dal fabbricante, controllo di idoneità della valvola di sicurezza in relazione a condizioni di funzionamento dell'apparecchio previste, controllo della pressione in ferratura delle valvole di sicurezza sulla base della verifica eseguita su valvola montata sul posto d'impiego oppure su un banco prova. Pagine e pagine di norme precise, quindi ad un certo momento io ho avuto l'impressione che in qualche presentazione questi organi erano organi di un pericolo, certamente bisogna poi seguire bene cosa succede una volta che si apre quest'organo di sicurezza. E devo dire che qui c'è un po' una zona d'ombra della normativa, c'è una zona d'ombra della normativa perché chi fa il controllo dell'apparecchiatura a pressione, la sua preoccupazione è che l'apparecchiatura a pressione non scoppi. In genere per sua cultura e per sua mentalità si interessa abbastanza poco di cosa succede dopo del fluido scaricato, quando è successo l'incidente di Seveso era Ministro del Lavoro l'onorevole Anselmi alla quale spiegarono che il problema era che il reattore era stato protetto per cui se uno voleva il giorno dopo poteva riprendere le lavorazioni, cioè le apparecchiature antiscoppio avevano funzionato, perché si erano inquinati 1.800 ettari perché nessuno aveva pensato a cosa succedeva a valle una volta aperto. Ed era nella natura delle cose, perché allora poi c'era l'NCC da una parte, il controllo dell'atmosfera, come... sul giornale mi hanno fatto dire che non c'erano norme nell'80, questo non l'ho detto, però, insomma, ho detto che le norme avevano tutta una serie di lacune. Tina Anselmi pochi giorni dopo queste cose fece dei gruppi di lavoro misti per vedere di mettere insieme chi si occupava della protezione dell'apparecchiatura, chi si occupava di cosa succedeva a valle. Funzionò poco, tant'è che a una prima circolare si dava ampio potere a questi, vado un po' a memoria, grosso modo è così. Dovevano fare tutto poi si rese conto che l'ispettore del lavoro, la NCC, U.S.L., ma l'U.S.L. non c'era, nel '76 non c'era. Insomma, tutti i vari organismi non riuscivano a fare tutte queste cose; la seconda circolare disse: "Vedete se almeno sono in regola con le autorizzazioni", che evidentemente... fare il discorso piuttosto a livelli in basso rispetto al problema che era sorto. Ci furono comportamenti molto diversi da Regione a Regione, per esempio la Regione Emilia Romagna decise che nella richiesta di autorizzazioni per le emissioni atmosferiche si dovevano mettere anche le valvole di sicurezze, i dischi di rottura, le valvole, le guardie idrauliche, cioè si dovevano considerare come punti di emissioni virtuali, cioè normalmente sono chiusi però possono aprirsi, li mette apposta per proteggere l'apparecchiatura, devono funzionare. Ecco, la Regione Emilia Romagna chiedeva questo e quindi verificava cosa succedeva a valle. Il D.P.R. 203 poi ha visto l'atto di indirizzo del Governo alle Regioni che diceva: "Non si applica agli organi di sicurezza", poi passò un anno e ha detto: "Non si applica agli organi di sicurezza purché non ci siano le sostanze della tabella 1", cioè le cancerogene. Però, insomma, è una situazione in cui non c'è proprio l'esperienza - mi è capitato di lavorare in tutta Italia - io l'unica che ho visto concretamente operante in questo settore è stato un certo periodo nella Regione Emilia Romagna che lo considerava come un punto di emissione qualunque e quindi l'ho autorizzata. Però, ripeto, non è il problema della valvola di sicurezza, il problema è cosa succede a valle della valvola di sicurezza. Io - per concludere questo argomento sulle apparecchiature a pressione - vorrei raccontare sostanzialmente una vicenda che si legge su un libretto che ha pubblicato la Regione Emilia Romagna ora, nel '99. L'Assessorato alla Sanità della Regione Emilia Romagna ha fatto un punto sulle anomalie degli apparecchi a pressione verificate dagli organi di controllo che operano nella Regione, non sono diciamo organi regionali, sono organi decentrati, però la Regione ha un comitato di studio su queste cose in cui partecipano personaggi di questi organi, e ha fatto il punto quindi delle anomalie principali e più significative verificate nelle apparecchiature a pressione. E leggendo questo ho visto che in un caso riguardava un serbatoio sferico di cloruro di vinile monomero e - se il Presidente me lo consente - vorrei illustrarlo per vedere come vanno le cose in questo caso. Il serbatoio era costruito nel '74, quindi è un discorso che mi prepara anche a parlare delle cose che hanno detto il dottor Mara e l'ingegner Carrara sul problema dell'invecchiamento degli impianti, quindi '74, omologate nello stesso anno, verifiche periodiche annuali fatte regolarmente senza rivelare problemi, alla verifica decennale fatta nell'84 - che è una verifica completa - invece nascono dei problemi. Comunque, ripeto, queste verifiche annuali regolari, verifica decennale nell'84, una verifica straordinaria nell'87, controlli non distruttivi eseguiti nel '92, verifica decennale nel '97, decennale rispetto alla straordinaria dell'87, quindi aveva accorciato il periodo. Durante la visita interna, perché in queste visite, in questi controlli decennali si fa la visita interna all'apparecchiatura, durante... l'organo di controllo parla di visite interne. Durante la visita interna al serbatoio sono stati rilevati dei difetti, delle sfogliature della lamiera, riferibili non all'invecchiamento ma al difetto iniziale di un unico foglio di lamiera, identificato con punzonature e certificato di... difetto che si ritrova nelle diverse virole - cioè pezzi di lamiera - provenienti da tale foglio. Cioè il controllo che, come dico, parte dalla progettazione passa attraverso la costruzione, è così dettagliato che al momento della costruzione si punzona il foglio di lamiera, dieci anni dopo si è in grado di dire: "Guarda che, sì, c'è questo difetto", me lo ritrovo in questa striscia, in quest'altra, in quest'altra ancora, vengono tutte da quel foglio di lamiera là, cioè non sono fatti successivi, c'era questo, c'era un foglio di lamiera difettoso. L'esame dei difetti ha portato alla decisione che non erano necessari interventi, i difetti non interessavano le saldature, non indebolivano in maniera particolare la resistenza del serbatoio, però è stato imposto un controllo periodico con indagini spessimetriche, cioè erano sistemi che consentono di vedere lo spessore. Allora - concludendo questo discorso - ci sono i colli periodici dei servizi, fatti da persone che hanno una grande esperienza perché quello è il loro mestiere, fanno quindi termini di confronto... a questi, ovviamente, si aggiungono i controlli fatti dall'azienda, e ormai le tecniche di diagnostica industriale, ultrasuoni, liquidi penetranti, radiografia, termografia, analisi delle vibrazioni, sono nella routine dei controlli che le aziende fanno; questi consentono di verificare l'integrità strutturale, l’efficienza funzionale dei componenti, dei sistemi di impianto e consentono di fare una manutenzione al momento in cui tu cominci a vedere se gli spessori si riducono e lì bisogna intervenire, cioè consentono quindi di mantenere l'efficienza dell'impianto eliminandone i fattori importanti di invecchiamento fisico e sono cose concrete, proprio quando uno va a vedere, è capitato recentemente in un stabilimento in Sicilia di andare a vedere certe tubazioni, ho visto che fanno lì dei controlli ogni tre anni, ho visto, per esempio, tutta una serie, un tratto di tubazioni che erano state appena sostituite perché il controllo spessimetrico aveva fatto vedere che in quei punti le tubazioni ormai avevano perso lo spessore di corrosione, cioè quando si fa il calcolo di cose di questo tipo, si trova, l'apparecchiatura o la tubazione per avere un certo spessore, poi si mette in conto che nell'esercizio ci possa essere della corrosione e quindi si aumenta lo spessore in relazione a questo. Ecco, allora, il controllo spessimetrico faceva vedere che questo margine se ne era già andato e le tubazioni sono state sostituite. Cioè, io dico che quello che si poteva dire, quando mi sono laureato io, quando ho studiato io, sull'invecchiamento fisico degli impianti, oggi è completamente fuori dal mercato, perché allora uno, l'impianto lo riparava quando c'era il guasto, in genere le riparazioni erano non sostituzioni. Oggi invece proprio tu hai il concetto di mantenerti l'impianto ad uno stato di non invecchiamento fisico, certo, si può avere un comportamento, se ne può avere un altro, ma ci sono tutti gli strumenti per farlo, c'è la convenienza per farlo e lo si fa. Io dovrei cominciare con il monitoraggio.

 

Presidente: facciamo così, sospendiamo adesso e riprendiamo verso le 3 meno 10 circa, visto che poi sospendiamo l'udienza alle 17.00. Tre meno un quarto circa riprendiamo, alle 17.00 sospendiamo l'udienza perché c'è chi deve trasferirsi a Milano, c'è il problema nebbia etc.. Quindi faremo circa due ore.

 

SOSPENSIONE DELL’UDIENZA

 

Presidente: riprendiamo.

 

FORABOSCHI - Io, siccome avevo un certo ordine di lucidi, qualcuno lo passerò rapidamente perché sono cose che ha già detto meglio di me il professor Galli, però mi risulterebbe un po' complicato dire questo sì e questo no, quindi vado con ordine. Naturalmente la prima era una descrizione della situazione dei gascromatografi che lascio perdere. Ricordo, perché mi sembra significativo, quello che ad un certo momento ho citato ieri da un rapporto del NIOSH, il quale giudicava positivamente un gascromatografo che impiegava 23 minuti per l'intero ciclo di 15 linee anche in relazione alle segnalazioni di allarme. Quindi questo lo saltiamo. Lo stesso il richiamo al D.P.R. 962 dell'82 che prevede i 20 minuti come massimo tempo e prevede questa possibilità di fissare l'attenzione su una sola linea, ecco, i gascromatografi da un certo momento in poi degli impianti che ci interessano avevano la possibilità di mantenere l'attenzione su più linee, quindi in definitiva accelerando il ciclo, invece di 20 minuti il ciclo veniva fatto in minori minuti però non facendo tutte e 10 le linee. Questi sono elementi importanti - come è già stato detto - per la gestione, perché ad un certo momento può essere importante fissare l'attenzione su un solo punto, su una sola serie di punti lasciando perdere in quel momento la misura in zone che non sono interessate da eventi. Abbiamo visto una procedura del 1977 che per l'ingresso in autoclave diceva mettiamo dentro una sonda e poi manualmente fissiamo tutto su quella sonda in maniera che siamo in grado di mantenere l'attenzione su un punto che ci interessa. E’ una mania dell'ingegnere quel discorso molto semplice, che comunque la misura è una media pesata con le portate delle concentrazioni che ogni campanella, nel sistema multi-campanella, ogni campanella pende qui è tradotto con una formula che saltiamo immediatamente. Invece ricordiamo che, come è stato detto, se le portate sono equilibrate, cioè, se tutte le campanelle hanno la stessa portata, il valore che si misura è la concentrazione media dei punti dove sono le campanelle, altrimenti le campanelle che hanno maggiore portata pesano di più come media, al limite sarebbe che se una delle campanelle ha una portata molto più grande dell'altra è come se si avesse un sistema mono-campanella con quella campanella che funziona. Ma, appunto, sono cose che abbiamo già sentito. Ecco, invece io mi permetto di ripetere un'indicazione della direttiva che all'articolo 5 comma 2, la direttiva, quella, la 610 del '78, ci dice che a seconda dell'estensione di una zona di lavoro si appronteranno in essa uno o più punti di misurazione, nel caso in cui vi siano più punti di misurazione si assumerà in linea di massima come valore rappresentativo per l'intera zona di lavoro il valore medio relativo ai diversi punti di misurazione, che è quello che fa un sistema multi-campanella, almeno quando è equilibrato. Invece vorrei ripresentare, perché in qualche momento o l'uno o l'altro è stato presentato, il confronto tra i dati del sistema di monitoraggio continuo e quelli del monitoraggio personale rilevati nel '76, cominciamo dall'impianto CV6. La direttiva, e poi anche la normativa italiana, danno l'indicazione di verificare la validità ai fini della determinazione dell'esposizione ai lavoratori, la validità del posizionamento delle campanelle facendo dei confronti con i misuratori personali. Allora, nel '76 questo, dopo poco che erano state installate, questo fu fatto e naturalmente nel verificare le cose bisogna tener presente che, appunto, il misuratore personale segue il lavoratore in tutti i suoi movimenti, il valore misurato con il sistema continuo di monitoraggio deve fare poi per il calcolo dell'esposizione media del lavoratore, deve fare delle ipotesi su ogni mansione e quanto tempo può passare in una certa zona, quanto tempo può passare in un'altra, quindi non è che il confronto possa essere diretto, non è che si misura la stessa cosa, ecco, si deve rendere conto se i risultati del campionamento personale sono abbastanza congruenti con i risultati che si hanno valutando le cose in base al sistema di monitoraggio. Allora, se guardiamo questi dati noi vediamo, per esempio, che l'esposizione misurata come, stimata, scusi, come esposizione sulle 8 ore di lavoro per mansione in base ai dati rilevati nelle varie aree con il sistema di monitoraggio, va da 0,06 PPM a 1,59 PPM; quindi, diciamo, se vogliamo arrotondare da 0,1 a 1,6, questo come minimo e massimo. Se prendiamo il valore medio, 0,6. Con campionatore personale il minimo è stato 0,07, quindi approssimando ancora 0,1, il massimo è stato 2,9, più alto dell'1,59 ma non enormemente più alto, la media è stata 0,99, cioè, 1 praticamente, più alta dello 0,64. Però, ripeto, non è che sono la stessa misura, perché uno segue il lavoratore, e quindi rappresenta la situazione reale di quel giorno del lavoratore, l'altro misura in certe zone, poi si fanno delle ipotesi su una certa mansione, quanto può stare in una certa area, quanto può stare in un'altra e si fanno le medie, quindi non possiamo comunque aspettarci un'identità di valori, dobbiamo vedere se si sballa come valori. Per cui, se io dovessi dare un giudizio per il 1977, direi che grosse segnalazioni di incongruenza in questo caso non si hanno. Guardando il reparto CV24, ancora una volta è il minimo massimo come valutazione del (PLVDWA), si va da 0,005 a 0,47, cioè a 0,5, una media di 0,2 e se guardiamo le varie misure fatte, operatore linea autoclavi A, linea B, operatore essiccamento, operatore servizi, noi ci troviamo come concentrazioni con campionamento personale, quindi le ultime due colonne di destra, l'intervallo minimo massimo: 0,05-2,80, con una media di 0,68; 0,10, 0,47 con una media 0,35; 0,05 e 0,2 con una media 0,09; 0,32-0,66 con una media 0,46. Certo se io guardo l'operatore linea autoclavi A vedo un 2,80 che è decisamente più grande del 0,47, però ricordiamoci che questo 2,80 non va confrontato con 3 che è la media annua, questa è una media giornaliera, quindi va confrontato con 7, 7,9, quindi siamo ancora distanti. Stesse valutazioni si fanno negli altri casi. C'è un solo caso anomalo, un punto, un campionatore personale che ha dato 29 e qualcosa. Nella tabella del lucido M9 noi non abbiamo, per fare gli intervalli del campionatore non abbiamo messo il dato di 29,5, però naturalmente citiamo che c'è questo dato, però ci sembrava di fornire un'indicazione non corretta dare un intervallo 0,3 e 29,5 quando tutte le misure erano da 0,3 e 2,3, una sola misura 29,5, però questa misura c'è, quindi non è che uno non la voglia considerare. Quindi il giudizio è che sostanzialmente c'è una congruenza tra i dati. Se andiamo al 1997, quindi andiamo ai dati di quella lettera di questa mattina, da valutare in quell'ambito lì, se andiamo a questi dati noi abbiamo per esempio che l'operatore autoclavi, come concentrazione media di CVM da registro, quindi misurata con il sistema di monitoraggio continuo, è 0,04, mentre la concentrazione media sulle 8 ore con campionatore personale è 0,11, 0,1, quindi vediamo valori più alti con il campionatore personale per questo operatore autoclave di quanto non si calcolano, in quanto non sono state messe a registro in base alle misure con il gascromatografo. Ecco, però siamo più alti che è sempre però 0,1, quindi siamo a livelli molto molto minori del limite di 3 e la differenza è una differenza tra 0,4, tra 0,04 e 0,1 è una differenza 0,06, quindi sulla seconda cifra decimale. Se invece andiamo all'assistente in turno troviamo che il valore registrato sulla base delle misure è 0,04, il valore dato da campionatore personale è 0,02, quindi in questo caso è più alto quello che risulta dalla misura del sistema di monitoraggio rispetto a quello che risulta dal campionatore personale, lo stesso vale per l'operatore servizi. Se andiamo al 1998, sempre dati da quella lettera, vediamo che una concentrazione media del registro è sull'ordine di 0,04, per l'operatore autoclavi, contro uno 0,06, sostanzialmente quindi senza differenza, differenza di 2 punti sulla seconda cifra decimale, negli altri casi ancora una volta differenze piccole, l'operatore servizi questa volta ha un valore più alto nel campionatore personale rispetto a quelli calcolati con il sistema di monitoraggio, uno 0,07 contro uno 0,03, quindi ancora una differenza 0,04 sulla seconda cifra decimale. Le conclusioni che io traggo è che non ci sono differenze significative tra i risultati ottenuti con i due metodi, significative sempre non in assoluto ma in rapporto a quello che è il limite da verificare che sulla media annua è 3, sulla media giornaliera è 7. A questo punto venivano quei due diagrammi che ho mostrato questa mattina - li passi velocemente per ricordo - in cui vediamo che le medie mensili non si differenziano per i due sistemi e sono di gran lunga minori del valore limite, e c'è poi il diagramma che facevo vedere che se invece io ingrandisco naturalmente le differenze le trovo ma non trovo differenze sistematiche, dà di più il sistema multi-campanella e di meno il sistema mono-campanella o viceversa, in qualche caso dà di più un multi-campanella, in altri casi dà di più il mono-campanella e tutto nell'ambito della seconda cifra decimale e quindi in un campo assolutamente irrilevante. Ora, il confronto è con il limite di 3 parti per milione in volume, come media annua delle concentrazioni di CVM nell'atmosfera di una zona di lavoro calcolate secondo il metodo che è dato dalla direttiva e metodo che è ripreso dal decreto 662 dell'82, nell'allegato 2 dice: "Considerare solo le concentrazioni di zona misurate nei periodi di attività escludendo dal calcolo dell'anno i periodi di inattività non inferiori a un giorno; escludere i valori di concentrazione anormali alle 30 parti per milioni di cui all'articolo 5", una frase non proprio, questo anormale alle 30 parti per milioni, ma se si va poi sulla direttiva si vede che la direttiva, per esempio, forse è un po' più chiara, si dice di escludere i valori sopra al limite di guardia, di allarme, cioè le 30 parti per milioni. I valori delle concentrazioni rilevati nei periodi di allarme di cui all'articolo 6, dice la direttiva, non sono presi in considerazione nel calcolo della concentrazione media. Dopodiché si possono fare tutte le valutazioni che si vogliono fare di queste concentrazioni, ma non sono valutazioni che devono portare al confronto con valore limite tecnico di lunga durata fissato dalla direttiva e fissato dalla legge perché quello si misura senza tener conto di queste grandezze. Ora, credo sia abbastanza importante anche ricordare che il D.P.R. 962 dell'82 ammette sistemi di misura che si limitano a misurare una parte per milione in volume, perché dice ad un certo punto: "La determinazione del CVM nell'atmosfera delle zone di lavoro è effettuata mediante gascromatografia o altri sistemi di pari affidabilità atti a determinare un terzo della concentrazione del valore limite tecnico di lunga durata", il valore limite tecnico di lunga durata è 3, un terzo è 1. Quindi la richiesta del decreto dell'82 che corrisponde ancora una volta a quanto diceva la direttiva, non è una richiesta di strumenti di misura particolarmente sofisticati, perché chiedere 1, abbiamo visto che il gascromatografo dà 0,1, ci ha detto e ricordato il professor Galli che oggi si va allo 0,001 come precisione, però la legge in questo momento in vigore non ce lo chiede, ancora una volta non dico questo per dire misuriamo 1 PPM invece di 0,1 che possiamo misurare invece di 0,01, è per mettere il contesto in cui le cose si muovevano ed anche, siccome si dice questo vuol dire che chi ha fatto queste norme pensa che la tutela della salute del lavoratore possa essere garantita anche con strumenti che misurano solo questa grandezza. Dopodiché il problema dello 0 e dello 0,1, cioè, quando il gascromatografo dice valore sotto il limite di sensibilità e quindi sotto lo 0,1 cosa metto per fare la media? Le possibilità sono - è stato detto, mi sembra che l'abbia detto anche il professor Nardelli - sono 3, 0, che è la possibilità che è stata presa dallo stabilimento, 0,1 prudenziale, dicendo minore di 0,1, se metto 0,1 sono sicuro di calcolare qualcosa prudenzialmente. Vogliamo stare nel mezzo tra la situazione in cui considero che non ci siano considerazioni, mettiamo 0,05, evidentemente le possibilità sono infinite, sono tutti numeri reali da 0 a 0,1, ma diciamo le possibilità concrete sono tre. Come professore di una materia già come primo titolo "principi", sarei portato a dire: "Mettiamo a 0,1, mettiamoci in condizioni prudenziale". L'ha fatto vedere stamattina il professor Galli che alla fine non sposta niente di significativo il farlo. Comunque, ripeto, sarei portato a dire 0,1 e taglio tutti i risultati portando solo una cifra decimale. Io personalmente, quando devo settare quante cifre portare sui risultati uso criteri di questo tipo, cioè non li voglio nemmeno vedere quelli dopo perché non hanno significato. Andando avanti nello scrivere la relazione ho avuto un momento in cui però ho ripensato alla cosa, poi ho fatto una aggiunta e mi permetto di esporla perché ritengo che valga la pena essere considerata. Cioè io devo dare all'esterno, all'ente di controllo o al lavoratore, a chi si vuole, devo dare notizia di qual è la situazione della concentrazione del CVM al mio reparto. Il fatto di avere un rilevante numero di punti di misura che mi hanno dato valori sotto al misurabile è un fatto significativo. Allora io potrei dire: "Introduco 0,1 per cui il numero che ti do è una media in cui a queste misure sotto la sensibilità ho dato il valore di 0,1, e arresto comunque il dato che ti fornisco alla prima cifra decimale così come è la...", dopodiché ti dico: "Guarda però che ho avuto 5 mila misure sotto il limite di sensibilità dello strumento", perché questo è un fatto molto importante. Ecco, allora posso darlo in maniera sintetica, dimenticandosi un po' le cose di principio e dire: "Gli do questo zero, tengo la seconda cifra decimale, il fatto di essere..." per esempio, come oggi abbiamo visto i dati EVC sono sotto la prima cifra decimale anche per il gascromatografo ma questa condizione, cioè quando ho passato 0, avendo messo 0 i valori di misure di cui noi sappiamo solo che sono minori di 0,1 non sappiamo che sono zero, lo possiamo anche escludere che siano 0, 0 per queste cose non esiste. Però ecco, è un segnale per dire: "Guarda quante misure sono state al limite di sensibilità". Ripeto, è una riflessione che ho fatto in un secondo momento, e mi sembra tutto sommato non del tutto sbagliata, però appunto, se invece si vogliono fare le valutazioni valgono quelle che ha fatto il professor Galli, credo che ho fatto anch'io nella mia relazione e che mi dicono che alla fine io per esempio prendo 0,15 e 0,18 ma se sono coerente devo portare la sola prima cifra verso il decimale e quindi l'approssimazione è 0,2, e 0,2; quindi sulla prima cifra decimale non vedo effetti di questa simulazione di situazione. Ne ho fatte altre, in questo caso qui in cui si ipotizza un livello più alto, mi sembra che del resto sia la stessa che ha fatto il professor Galli, si arriva a 0,76 in un caso e a 0,78 nell'altro, approssimando alla prima cifra 0,8 per tutti e due. Si perde appunto dell'informazione, cioè io ritengo che a questo punto uno dovrebbe dire anche quanti sono stati i punti, la percentuale dei punti in cui la misura è stata inferiore alla sensibilità dello strumento. Un discorso analogo lo ha fatto il professor Galli, lo faccio anch'io nella mia relazione, il tener conto di 30 invece che di 25, la visione più pessimistica, cioè che tutte le misure a 25 erano più pessimistiche ai fini della media, erano misure subito sotto al 30 per cui ne dovevo tener conto nella media, ma ne dovevo tener conto con un valore 30, non si sposta in maniera significativa il risultato. Per cui, ecco, qui io sarei molto più tranquillo rispetto al professor Galli nel dire che il 25 è stato messo per termine prudenziale di avere prima l'allarme, infatti c'era un'ipotesi che addirittura sia stato messo il 25 perché è coerente ad un certo cambiamento di mezzo di protezione individuale previsto dall'OSHA, ecco, questa è un'ipotesi che come ho detto ieri non ho elementi ecco, il fatto che mettere 25 invece di 30 sia stato per essere più tranquilli che l'allarme, insomma alla fine sia in fondo un risultato di quelle cose che sono state citate qui di qualcuno dei Montedison, che ha scritto dicendo: "Mah, forse per il sistema multi-campanelle dovremmo mettere un allarme che è 30 diviso il numero di campanelle", è stata citata, ricorderanno una cosa di questo tipo. Può darsi che il risultato sia stato quello di dire: "Abbassiamo a 25, poi ugualmente quando si arriva a 5 l'uomo va a cercare le fughe senza però che suonino, scatti l'allarme, senza che registriamo questo numero di allarmi nell'ambito di quella numerazione che si fa a fine anno, delle situazioni anormali che viene fatta". E passerei, con questo riterrei di chiudere il mio discorso per le situazioni normali, e appunto lo chiuderei ricordando che in questo momento e per quanto detto stamani non abbiamo motivo di pensare che non fosse così, i numeri poi rilevati a quel tempo ce lo confermano, per le situazioni normali siamo così lontani dal limite che la misurazione è senz'altro confortante, una condizione del tutto accettabile. Situazioni anormali. Se guardiamo come venivano classificate le situazioni, da 0 a 7,9 PPM in volume, le situazioni venivano considerate regolari, tra 8 e 14,9 eccezioni, tra 15 e 24,9 preallarmi, da 25 in su allarmi. Non sono così sicuro che in qualsiasi momento da quanto c'è il gascromatografo ad oggi l'uguale fosse come mi risulta sia oggi e come ho messo io, cioè può essere che laddove io dico uguale a 25 in qualche momento sia stato maggiore di 25, sono sfumature ai fini pratici. Il 7,9 perché? Il 7,9 è perché il valore di limite tecnico di breve durata con periodo di riferimento di 20 minuti, che corrisponde al valore tecnico di lunga durata di 3 PPM, e questo ce lo dice l'allegato 3 tabella 2 del D.P.R. 962 dell'82 e questo in base a considerazioni statistiche. Come mi sembra di avere già detto, lo stesso documento, la stessa norma ci dice che nelle 26.280 misure annue relative ad una singola linea di cromatografo sino a 1.314 volte si può superare questo valore pur rispettando il valore limite tecnico di lunga durata di 3 PPM. Quindi è stato detto: "Finché siamo a 7,9 noi consideriamo le situazioni regolari". Le eccezioni tra 8 e 14,9 perché tra 8 e 14,9? Perché la direttiva e il decreto ci dicono 15 soglia di preallarme. Ecco, ci dicono questo e poi cosa ci dice il D.P.R. 962/1982? qualora in un punto di rilevamento si verifichi un aumento anormale della concentrazione, tale che questa superi il valore di 15 parti per milione, devono essere adottate immediate misure tecniche per l'individuazione delle cause e la loro rimozione. Nel caso in cui l'aumento anormale permanga devono essere indossati immediatamente adeguati mezzi protettivi da parte del personale vicino al punto di rilevamento". Quindi preallarme vuol dire intervenire e individuare le cause di allarme, quindi non i 15 giorni, i vari 5 giorni e poi i 15 della normativa americana, immediatamente, ce lo dice la legge. Ecco, se permane, quindi non al momento in cui si rileva, ed ecco che qui si può leggere dov'è che quelle norme inglesi che davano dei tempi di permanenza siano non in conflitto con la normativa comunitaria, quello che sto leggendo è il decreto italiano e non la normativa, se permane devono essere indossati adeguati mezzi protettivi da parte del personale al punto di rilevamento. 25 è questa soglia inferiore alle 30 fissate dal D.P.R. e dalla normativa, ecco, cosa si deve fare secondo il D.P.R. 962 dell'82 quando scatta l'allarme? Qual ora in un punto di rilevamento si verifichi un aumento della concentrazione, tale che questa superi il valore di 30 parti per milione, devono essere adottate immediatamente oltre alle misure tecniche di cui al secondo comma - cioè quelle che abbiamo visto prima - adeguate misure protettive individuali. Nel caso in cui dopo gli interventi di cui al precedente comma il valore di concentrazione non si riduca, il personale non strettamente necessario per gli interventi tecnici deve essere allontanato". Quindi alla fine dalla lettura della norma si ricava che quello che nel 1982 si dava come obbligo era di cercare la fuga e rimediarvi non appena si aveva la segnalazione delle 15 parti per milione. Se la cosa permaneva il personale che era vicino al punto di fuga doveva indossare mezzi di protezione, se si andava ai 30 a questo punto i mezzi di protezione dovevano essere adeguati ai 30 e non ai 15, e si dovevano fare gli interventi, se dopo fatti gli interventi non si aveva una riduzione della concentrazione doveva rimanere nell'area di lavoro solo il personale necessario per gli interventi di riparazione. Cioè, il personale operativo non doveva essere più presente. L'M23 direi che possiamo saltarlo, ecco poi l'M24. Ecco, noi vediamo che l'elaboratore dei dati, ricordate che in parallelo c'è il registratore dell'elaboratore dati, lo Schimatzu, l'elaboratore dei dati registra e stampa giornalmente e per ogni linea il numero di eccezioni, di preallarmi e di allarmi. Il registratore analogico dei valori di concentrazioni misurati dal gascromatografo segnala otticamente ed acusticamente le situazioni anormali, soglia 15 e soglia 25, quello che stamattina diceva il professor Galli, che dice come esperto che ha lavorato tanto su questi sistemi: "Sono più convinto che l'allarme sia affidato alla parte registratore piuttosto che alla parte elaboratore dati, mi dà più fiducia" ed era così, effettivamente, cioè gli allarmi ottici, la luce rossa che lampeggia, e l'allarme acustico non erano affidati allo Schimatzu, erano affidati al registratore. Io non sono esperto come il professor Galli anzi non ho mai lavorato in prima persona con questi strumenti, però tutto sommato ragionando mi sembra giusto, perché in fondo al registratore arriva il segnale elettivo, non ci sono elementi che devono trasformare il segnale continuo elettrico il segnale digitale, quindi c'è meno elettronica in mezzo e tutto sommato penso che ci sia più tranquillità. Ora, io non voglio rientrare nel discorso di quante volte lo Schimatzu non ha funzionato, eventualmente si rientrerà in altra sede più specifica, ma mi è capitato proprio di vedere recentemente la vicenda dell'installazione, le carte, certe carte in relazione all'installazione dello Schimatzu, e ho visto che prima di avere la taratura, prima di avere l'accordo è passato parecchio tempo, cioè non è uno strumento che uno si aspetta che debba essere affidabile al 100%. A questo punto gli errori dello Schimatzu me li ritrovo come contabilizzazione sbagliata delle eccezioni dei preallarmi e degli allarmi, ma poi abbiamo visto 30 punti su almeno un milione di punti che sarebbe una affidabilità enorme degli strumenti in questo senso, ma insomma, comunque al di là del numero me le ritrovo come eccezioni e preallarmi, allarmi registrati alla fine in numero sbagliato, mentre invece l'allarme e il preallarme mi è segnalato - e quello è importante per gli interventi da fare - mi è segnalato non dallo Schimatzu ma mi è segnalato direttamente dal segnale che va al registratore. Ma non è che anche i registratori non hanno i loro guasti, i lori momenti, ogni strumento ha una sua affidabilità e ha i suoi momenti di crisi. Ecco, allora, ho già citato il fatto che dall'esame del registro degli interventi relativo al periodo '90-'95 che è l'allegato 13 alla relazione tecnica di Nano-Rabitti, quella del 7/6/96 depositata in sede di indagini preliminari, due terzi dei casi registrati, i casi registrati sono circa 1500, un po' meno, circa due terzi sono interventi in cui il dato registrato dal sistema automatico di monitoraggio è inferiore a 15, un terzo inferiore a 7,9, di norma superiore a 5. Quali erano le procedure per l'intervento quando si avevano valori anomali di concentrazione misurati dal gascromatografo? La procedura cloruro di vinile, norme di protezione per i lavoratori: il quadrista informa il responsabile del reparto, quindi il quadrista che vede quella che lui deve considerare situazione anomala e per quanto ho detto prima dovrebbero essere le 5 PPM, avverte il responsabile del reparto; il responsabile a sua volta accerta qual è l'area in cui è stato registrato il valore anormale di concentrazione del CVM, avverte il personale presente in tale area, se la concentrazione è superiore a 15 parti per milione, quindi anche da questa procedura si capisce che la situazione anomala è inferiore a 15, perché dice che se è superiore a 15 dispone che tutto il personale presente indossi almeno una maschera filtro con facciale intero. Quindi tutto il personale presente nell'area dove c'è segnalata questa situazione anomala si mette la maschera se la situazione anomala è superiore a 15. Inizia l'indagine per individuare mediante l'analizzatore portatile di reparto l'eventuale fonte di rilascio del CVM e la causa del rilascio medesimo; individuata la perdita e le cause della stessa dà le disposizioni per la rimozione delle cause medesime e conseguentemente l'eliminazione della perdita; nel caso può disporre interventi per l'eliminazione o il contenimento provvisorio della perdita in attesa della rimozione definitiva delle cause della stessa, quindi anche interventi provvisori in attesa di un intervento più risolutivo. Quando l'aumento anormale di concentrazione non sia eliminabile rapidamente dispone l'allontanamento del personale non impegnato nell'intervento di riparazione; controlla che il personale addetto al riparazione disponga di adeguati mezzi di protezione individuale, e in particolare per interventi di durata non superiori a 30 minuti maschera con filtro a facciale intero o autorespiratore, per interventi di durata superiore a 30 minuti respiratore collegato a bombole varie carrellate. Quindi per interventi superiori ai 30 minuti non c'era prevista la maschera con filtro ma era previsto il respiratore collegato con bombole dell'aria con carrello. La procedura interventi da effettuare in situazioni anomale, era il manuale operativo del reparto CV24, non so se è già agli atti o se lo alleghiamo noi nella nostra relazione. Parla di situazione di preallarme: la persona che rileva il superamento (operatore addetto in caso di analisi manuale, quadrista in caso di strumentazione continua) quindi qui il discorso si allarga anche a zone dove non ci sia il rilevamento dal quadrista, ma che sia una persona che con strumentazione, un operatore addetto all'analisi manuale, quindi non siano quei reparti in cui è obbligatorio avere il misuratore continuo, avverte immediatamente il responsabile dell'impianto che provvederà a sua volta ad avvertire il personale presente nella zona interessata, e ad incaricare gli addetti di accertare le cause della concentrazione anomala. Il personale incaricato, munito di adeguati mezzi protettivi individuali - maschera o facciale completo con filtro per vapori organici, o autorespiratore - deve adoperarsi per individuare la causa dell'anomalia ed avviare gli interventi necessari. Nell'eventualità che l'incremento anomalo non sia eliminabile rapidamente, tutto il personale strettamente necessario deve indossare i mezzi protettivi individuali ed agire con mezzi idonei applicando le cautele del caso, mentre l'altro personale deve allontanarsi dalla zona interessata. Ecco, quindi ancora una volta rimane solo chi deve operare e che quindi è addestrato per cosa deve fare. Ora, tornando alle considerazioni sulle situazioni anomale ma considerazioni non specifiche come queste norme, bisogna dire che i possibili punti da cui si può avere una perdita di CVM sono numerosi, flange, valvole, pompe, tenute sulle autoclavi, e quindi è impossibile che ci sia una sonda del sistema di monitoraggio in corrispondenza di ognuno di tali punti. E poi, come dicevo stamani, in molti casi dipende dalla particolare circostanze di come si sta muovendo l'aria, esce roba fredda e pesante e va verso il basso, esce roba un po' più calda e tende ad andare verso l'alto, quindi pur avendo magari una sonda di monitoraggio vicino può darsi che quella sonda lì possa non essere troppo interessata da questa fuga. Quindi non si può pensare di organizzare un sistema continuo di monitoraggio delle fughe avendo la sentinella davanti ad ogni punto di fuga e che fa una circolazione tale da prendere la cosa da qualunque punto. Ecco, allora ritorna il discorso che facevo stamattina, l'importante è che le sonde siano dislocate, intanto laddove può essere presente un operatore e che quindi segnalino l'insorgere di una situazione anormale nella zona di lavoro dove l'operatore svolge la sua funzione; e l'altro punto importante è che il livello di segnalazione sia un livello di concentrazione molto più basso di quello che si ha nel punto di fuga, in maniera che in questa dispersione del materiale nell'ambiente, dispersione che comporta certamente una diluizione, ugualmente si sia a livelli di concentrazione da segnalare la cosa, se poi non ci sono questi livelli vuol dire che non c'è nessuna preoccupazione per il personale. Il CVM rilasciato dal punto di fuga, evidentemente si miscela con l'aria, la segue nel suo moto, questo moto è più o meno turbolento, dipende da tante circostanze come correnti di convezione naturale, vento che nel reparto arriva, quindi gradienti di temperatura, dipende dagli ostacoli che incontra nel moto, quindi situazioni complesse come dicevamo anche questa stamattina. E in generale si deve pensare che il CVM che esce da questo punto di fuga alla fine va ad interessare più campanelle del sistema. E abbiamo detto che alle 5 PPM in qualche linea di misura, scatta la segnalazione e tutte le cose che abbiamo visto in precedenza. Ritorniamo sul discorso quindi delle perdite, abbiamo visto questa mattina come oggi l'EPA tratti il problema delle perdite da tenute di valvole, pompe, compressori e così via, vediamo i risultati che si possono ottenere con interventi su questi organi, lì c'è una tabella che io credo sia molto significativa: è una tabella ripresa da letteratura tecnica americana, è un articolo di una rivista importante, se non altro la rivista che arriva a tutti i soci dell'associazione americana di ingegneria chimica, quindi a tutti gli ingegneri chimici che sono impegnati professionalmente e che quindi fanno parte dell'associazione arriva questa rivista. Questa rivista ci dà una tabella in cui si dice: "Guarda, pensa ad una pompa centrifuga - e di pompe centrifughe ne abbiamo sull'impianto - se c'è un premistoppa senza sigillante supponiamo di dare un indice di perdita 100", quindi la situazione peggiore la consideriamo 100, se già al premistoppa metto del sigillante 100 mi diventa 10, quindi ecco gli interventi che dicevamo di pronta attuazione. "Se passo dal premistoppa ad una tenuta meccanica singola, uno e due, quindi ancora di dieci si scende, una tenuta in tandem va a 0,15", quindi scende ancora di 10, quindi a questo punto sono quasi sceso di mille rispetto alla situazione iniziale, se ho una tenuta doppia, quelle che hanno tramezza alle due tenute in arrivo d'olio per cui se la tenuta non tiene non esce il CVM ma entra l'olio, e siccome l'olio arriva da un serbatoietto diminuisce il livello del serbatoio e un segnalatore fa un allarme dicendo: guarda che in questo serbatoio sta calando il livello dall'olio, il che vuol dire che la relativa, guarda che una delle tenute servite da questo serbatoietto sta perdendo. Ma sta perdendo non verso l'ambiente, sta perdendo verso l'interno. Quindi l'intervento tecnologico ci porta ad una diminuzione addirittura di 25 mila volte, e questi sono poi gli interventi che in quella lunga serie di commesse si vedevano, sostituzione della tenuta meccanica, poteva essere la tenuta meccanica singola, ed era una riduzione di cento volte, ma assai spesso abbiamo letto tenuta meccanica. Quindi un risultato indubbiamente importante. Un organismo internazionale tecnico che ha un peso notevole nel nostro settore, cioè nel settore dell'ingegneria chimica è l'API, il quale da 50 anni emana norme tecniche, le aggiorna, e spesso sono poi le norme che nei contratti internazionali si seguono per l'impiantistica, perché sono un riferimento saldo, riconosciuto in tutti i Paesi. Ecco, se andiamo per esempio all'API e guardiamo come tratta problemi di questo genere noi vediamo che sempre a fronte di un 1, per esempio con valvole normali a disco, un certo indice di perdita è 1,51-2,10. Questo è il riferimento ad un valore 1 per le valvole a saracinesca che sono le valvole più comuni, ecco, l'API ci dice che se passi a rubinetti a sfera questo 1,51-2,10 scende a 0,027-0,040. Ecco, allora anche questo, al di là appunto del significato che ha per un tecnico, in quello che noi stiamo vedendo dovrebbe dare un senso a quelle commesse in cui diceva: sostituzione delle valvole con rubinetti; sostituzione delle valvole con rubinetti vuol dire cose di questo tipo. Addirittura la società britannica per la salute dei lavoratori è ancora più ottimista, perché dice: a fronte di un indice 1 per la perdita di valvole a saracinesche a disco, le perdite di un rubinetto a sfera sono 0,003 cioè si riducono a 3 millesimi, è ancora più ottimista dell'API. Naturalmente dando queste informazioni è chiaro che sottintendo il fatto che non stiamo parlando di numeri matematici, stiamo parlando di situazioni pratiche in cui c'è sempre un intervallo in cui si può collocare le cose, scelgo il rubinetto, ne faccio una buona manutenzione, scelgo il rubinetto che già costruttivamente non è buono come l'altro e ottengo risultati maggiori, quindi insomma non ci possiamo aspettare in dati di questo tipo di letteratura di trovare che tutti danno un valore e quel valore rimane. Se vado sulla normativa recente '95, il protocollo per la stima delle perdite da apparecchiature, ci dice che le emissioni dalle valvole di processo possono essere eliminate del tutto adottando le valvole a diaframma e le valvole a tenuta però con soffietto, ne avevamo parlato già del soffietto in una delle commesse che ad un certo momento sono comparse sulla lavagna, per le valvole di regolazione. E appunto l'EPA dice: "Hanno un'efficienza teorica di contenimento delle perdite del 100%", cioè le limitano del tutto. Ecco, però bisogna sempre considerare che nell'impiantistica, ma io credo sempre, in tutte le cose pratiche, non c'è mai una situazione che ti dà la sicurezza 100 in un posto e una situazione che ti dà sicurezza zero, e allora per esempio l'EPA dice: "Guardi, l'efficienza è del 100% però stai attento che se si rompe il soffietto non hai organi di tenuta, la perdita è notevole". Cioè mentre in una valvola senza il soffietto io mi sono preoccupato di avere tutte le tenute e cose, nella valvola senza soffietto può darsi che tutto sia affidato al soffietto, come tenuta, e qua finché è integro mi protegge al 100%, se si rompe a quel punto rischio di essere scoperto. Per cui è chiaro che c'è un ambito di scelte del progettista, di chi dovrà gestire l'impianto, che deve prendere delle decisioni in una situazione in cui non c'è proprio tutto bianco e tutto nero, c'è una zona di grigio in cui uno deve tagliare, sulla base della propria esperienza, sulla base della qualificazione del personale che opera, insomma ognuno di noi sa che certa strumentazione sofisticata che va bene se l'impianto lo installo in Italia, in Germania o negli Stati Uniti, se vado a installare questo impianto in altri Paesi è meglio mettere una strumentazione molto meno sofisticata e quindi con prestazioni minori ma che però può essere gestita come per esempio le capacità di trovare pezzi di ricambio che siano in quel Paese, se vado a fare dei collaudi in Algeria, quando succedeva che si guastava qualcosa bisognava aspettare il pezzo dalla Germania, dagli Stati Uniti, dall'Italia con l'aereo, se era un impianto in Lombardia mandavo una persona con la macchina e mi trovava il pezzo subito ecco. Quindi non ci sono scelte assolute, sono sempre scelte da farsi in relazione alle situazioni, e questo per esempio appunto le norme EPA quando dicono che è bene fare questo però accanto ti dicono: "Stai attento che però facendo così poi hai anche questi problemi, vedi tu nella sua situazione qual è la scelta migliore da fare", tenendo conto che poi l'obiettivo è di non avere perdite in questo caso. Parlando di monitoraggio mi è sembrato opportuno dire qualcosa anche per il dicloroetano visto che è una delle sostanze presenti in questi impianti. Per quanto riguarda la tormentata storia delle classificazioni del DCE mi sembra che il professor Pasquon sia stato esauriente, facendo vedere che ci sono stati anche cambiamenti vari, comunque quella è l'evoluzione dei TLV, devo dire proprio che l'ho chiesta e mi è stata data da un ufficio dell'American Conference, il quale ha detto: "Fatevi la storia sia del CVM che del DCE" quindi vediamo 100, 75, poi di nuovo 100, mentre il 100 precedente era una concentrazione massima ammissibile, quello successivo è una concentrazione media sulle 8 ore, poi scende a 50, poi vediamo uno steal di 75, poi una modifica a 10, insomma siamo al 1986 in cui ancora l'American Conference, in cui gli industriali governativi non davano segnalazione di cancerogenicità. Poi danno un A4 che è sempre non cancerogeno per l'uomo, dal '96 in poi abbiamo un TLV-TWA di 10 PPM in questa classificazione A4 non cancerogena. Nel '73 metodo discontinuo, i dati di concentrazione ambientale non sono alti, vediamo dei valori massimi di 30, però vediamo valori minori di 1 anche, vediamo un valore di 32 quindi pensando... dal '62 al '79 era 50, era rispettata. Vediamo una situazione all'85 in cui vediamo che certi valori massimi sono 2 e 9, anche qui vediamo quanto è il TLV, era 15 e 10 come TWA, quindi rispetto di questi valori. A questo punto io per quanto riguarda il monitoraggio avrei finito, comincerei a parlare di alcune osservazioni su quanto hanno detto i consulenti. Comincerei dei consulenti del Pubblico Ministero, in particolare dagli ingegneri Nano e Rabitti. Ovviamente come mi è già capitato di dire gli ingegneri Nano e Rabitti dovevano vedere tutta la situazione e quindi parlano di tutti gli impianti di cui c'era l'interesse, e allora a me preme di dire quali sono gli impianti che vengono considerati nella relazione degli ingegneri Nano e Rabitti e che non essendo stati gestiti da Enichem non mi interessano, e quindi sui quali io non faccio osservazioni. Quindi gli impianti di CV1 che era produzione di CVM da acetilene, costruito nel '51 e chiuso nel '70 non mi interessa; il CV3 produzione di PVC in sospensione costruito nel '51 e chiuso nel '70 non interessa; il CV10, produzione di CVM di acetilene, costruito nel '56 e chiuso nell'88 non interessa; il CV11, produzione di CVM di DCE, '56-'85 non interessa; il CV14-16, produzione in sospensione anche lui chiuso nell'86 non interessa. Ecco, l'impianto pilota è stato chiuso nel '97, ma ho avuto già occasione di dire che la sua gestione è passata direttamente alla EVC senza passare attraverso Enichem. Andiamo avanti. Nella relazione datata giugno '99 a pagina 6, con riferimento alle domande di autorizzazione di continuazione alle emissioni atmosferiche, inoltrate ex art. 12 del 203 si dice: "In tali domande di Enichem non è stato citato l'impianto pilota", ritengo che non è stato citato perché Enichem non aveva questo impianto pilota. Vediamo una serie di problematiche che sono state indicate, segnalate dagli ingegneri Nano e Rabitti nel corso delle loro relazioni e vediamo come stanno le cose per quanto riguarda la situazione... Impianto CV6, produzione di PVC in emulsione gestito da Enichem nel periodo '87-'89, problematiche citate: filtri di scarico del lattice aperti, perdite di CVM, gas da tenuta di valvole, serbatoi di stoccaggio lattice a cielo aperto, tutte problematiche risolte prima della gestione Enichem. Monomero residuo nel lattice, anche queste problematiche risolte prima della gestione Enichem e già nell'81 si rispettava il limite di 2000 PPM in massa previsto dall'EPA e come contenuto massimo di CVM del lattice dopo la fase di strippaggio. Monomero residuo nel lattice e quindi esposizione a CVM nelle zone di essiccamento e insacco e preparazioni miscele, anche queste problematiche vengono risolte prima della gestione Enichem e ovviamente non sono stato a riportare per la centesima volta le commesse relative. CV6 ancora, lavaggio autoclavi e degasaggio a pressione atmosferica dell'autoclave, per il lavaggio autoclavi la problematica è ancora risolta prima della gestione Enichem, per il degasaggio a pressione atmosferica già sicuramente dal '77 non fu più necessario l'ingresso di persone all'interno dell'autoclave, grazie addirittura all'evoluzione del processo evolutivo, quindi in generale sia il lavaggio sia il degasaggio al momento in cui Enichem ha preso la cosa era già da tempo problema risolto. CV24 e 25, produzione del PVC in sospensione Enichem l'ha gestito per tutto il periodo in cui ha gestito questo impianto. Problema del lavaggio autoclavi, la pagina è la pagina della relazione in cui sono segnate queste cose dagli ingegneri Nano e Rabitti. La risoluzione antisporcanti, abbiamo visto, ha avuto necessità di un periodo di studio, di sperimentazione e così via finché ad un certo momento intorno agli anni '90 il problema ha trovato soluzione definitiva, ma avendo via via un progresso di riduzione del numero di apertura necessarie a parità di produzione. Monomero residuo nella torbida, il problema è stato risolto prima della gestione Enichem, le colonne di strippaggio sono state avviate nel '77. Per quanto riguarda il CV 22 e 23 non ci sono rilievi particolari che meritano di essere considerati, per il CV 5 e 15 polveri e piombo ecco, c'è stata una graduale automazione del carico delle materie prime, nell'87 è stato avviato il nuovo impianto SICRON 1 e qui si utilizzano materie prime premiscelate, quindi arriva già la materia prima che contiene gli additivi, gli stabilizzanti, e quindi si evita la manipolazione e il dosaggio; l'impianto è completamente automatico salvo i coloranti. Ho già detto che gradualmente si è spostata poi, dal CV5 al CV15 la lavorazione finché ad un certo momento il CV 5 e 15 è stato chiuso. A pagina 6 della relazione giugno '99 si dice: il trattamento degli sfiati mediante termocombustione è stato realizzato solo nel '93. C'era qualcosa che ho detto stamattina, cioè il fatto che l'ingegnere Nano abbia detto che il grosso degli interventi era già stato fatto, non sono stati fatti interventi nel periodo successivo alla gestione Enichem e alla gestione EVC, ma questo l'ho già riferito questa mattina. Invece appunto c'è il problema del termocombustore, allora riassumo perché già ieri l'ho detto, nella relazione Nano-Rabitti appunto troviamo prima questa osservazione generica e poi dice: delle emissioni convogliate all'incenerimento, la E08, la E13 e la E28 non rispettavano i parametri previsti nel decreto applicativo che avrebbero dovuto essere adeguati entro il '91 mentre qui risulta in funzione dal '96, c'è qualche piccola imprecisione che indicherò nella relazione. Il succo del discorso è invece il problema del combustore termico; intanto il rispetto dei parametri ricordiamoci non esisteva prima di questa normativa, quindi il piano di adeguamento viene fatto proprio perché la normativa dice: "Tu verifica questi nuovi limiti che in questo momento ti do e poi sappimi dire se hai bisogno di un progetto di adeguamento". Non sto ora a ripetere tutta la trafila di questo decreto che non usciva, che è uscito in ritardo, che ha messo in condizioni di fare i piani di adeguamento senza sapere a cosa ci si doveva adeguare, quindi di dovere successivamente modificare i piani di adeguamento e quindi alla fine di dover andare in proroga, e quindi è vero che non è stata rispettata quella normativa ma è stata rispettata quella successiva che spostava questi termini.

 

Presidente: vediamo un attimo, il programma per il giorno 22 è la prosecuzione sua? Il 20, e poi abbiamo da sentire, mi pare che c'è un altro consulente.

 

Avvocato Cesari: il professor Zanelli e il professor Foraboschi termineranno il 20.

 

Presidente: il problema in cosa consiste, il controesame dovrà essere fatto dalle difese rispetto ai consulenti del Pubblico Ministero e delle Parti Civili.

 

Pubblico Ministero: no, è già stato fatto il controesame dei consulenti del Pubblico Ministero e delle Parti Civili.

 

Presidente: quali sono i problemi che riguardano un controesame dei consulenti delle difese? Adesso mi rendo conto per quanto riguarda le relazioni di oggi e a maggior ragione credo del 20, fare il 22 è un po' forse un problema, ma abbiamo fatto anche delle audizioni nelle udienze precedenti.

 

Avvocato Sforzi: chiedo scusa, non è che sia un problema, segnalavo solamente la richiesta da parte dei consulenti di poter interloquire sui temi di cui si sta discutendo, avendo il tempo indispensabile per potere rivedere le trascrizioni di quanto si è detto, per poter essere puntuali in relazione a queste tematiche, e quindi è proprio un problema non dei nostri consulenti ma i tempi sono molto ristretti, perché tra il 20 e il 22 non c'è il tempo materiale di prendere visione della documentazione.

 

Pubblico Ministero: si potrebbe cominciare eventualmente con i consulenti Montedison.

 

Presidente: cominciamo con il professor Pasquon. Comunque guardate, io credo che sia il professor Pasquon sia il professor Belluco, a questi tutto sommato, che hanno già reso le loro dichiarazioni, le loro illustrazioni qualche tempo fa, alle scorse udienze, ritengo che possa essere, che possiate essere in grado di fare il controesame. Poi dopo, se riusciamo a fare appunto l'udienza del 22, a riempirla, c'è uno stacco fino al giorno 9 novembre, quindi il tempo c'è.

 

Avvocato Sforzi: Presidente, se permette, non è certo un'istanza dilatoria, è solo per sfruttare proficuamente questo lasso di tempo.

 

Presidente: guardate, adesso non vorrei che l'udienza del 22 rimanesse vuota, visto che è programmata ed è sottratta ad altre udienze etc., quindi non...

 

Avvocato Alessandri: Presidente, per quanto riguarda il controesame del professor Pasquon e del professor Belluco io non ho nessuna particolare considerazione se non una soltanto, che sottopongo all'attenzione del Tribunale, una è quella che per le ragioni che non dipendono certamente né dal Tribunale né dal Pubblico Ministero, né dai consulenti che sono stati sentiti, noi abbiamo avuto oggi pomeriggio gli allegati alle relazioni di Nano e Rabitti, quindi i nostri consulenti non ne hanno potuto prendere visione, e non abbiamo mai visto i famosi allegati alla futura relazione che doveva essere già stata depositata da Mara e Carrara. Ora, siccome ritengo che alcune delle domande verteranno sui documenti che sono a quelle relazioni allegati o sono stati citati, noi non ne possiamo prendere visione. Quindi se è vero che i consulenti delle Parti Civili le chiedono del tempo per preparare il controesame io, pur manifestando la disponibilità per il 22, faccio presente al Tribunale che anche noi abbiamo queste oggettive difficoltà di valutare il materiale che è stato indicato o citato, perché non ne abbiamo la fisica disponibilità e l'abbiamo soltanto adesso.

 

Presidente: vabbè, insomma, è chiaro che il controesame non sarà fatto sul materiale che non è ancora stato depositato, quello che è stato depositato oggi, ci sono otto giorni a disposizione, non credo che sia materiale poi così..., è stato citato insomma, una settimana di tempo mi pare che... semmai se davvero ci fossero delle difficoltà nel poterne comprende o analizzare il contenuto va bene, allora a quelle domande ci si può riservare di rispondere, io comunque manterrei questo programma.

 

Avvocato Sforzi: mi permetto di rilevare che le esigenze nostre sono più che altro basate sulla necessità di avere a disposizione il verbale dell'udienza che tra il 20 e il 22 non c'è molto tempo.

 

Presidente: infatti io dicevo che il controesame del professor Foraboschi e anche di chi lo seguirà lo farete il giorno 9, mentre invece di quelli che ho già nominato li potrete fare già il giorno 22, mi pare che così possa andare insomma. Prego professore.

 

FORABOSCHI - Allora, riprendendo il discorso dicevo che qui l'osservazione di Nano e Rabitti, che se uno guarda in astratto la normativa è effettivamente troppo questa data del 31 dicembre '91 per il termine per l'adeguamento, poi però la deve leggere tenendo conto di tutte le cose che ho cercato di illustrare nell'udienza di ieri e che ho riportato qui, giusto perché un domani saranno depositate insieme alle osservazioni per facilitare la lettura, ecco. Di fatto hanno osservato il tempo di realizzazione che corrisponde a quanto previsto dal comma 3 dell'art. 3, che in assenza di parere della Regione chi ha inoltrato il progetto d'adeguamento lo deve comunque realizzare nei tempi e nei modi che ha detto. Quindi questo giusto per richiamare alcune cose che sono per altro importanti e che sono state dette ieri. E andiamo al lucido N. 15, nella relazione a pagina 9 trovo i C.T. del Pubblico Ministero che non ignorano i processi di trasporto diffusivo e convettivo, hanno solo affermato che il sistema di rilevamento non era adeguato alla stima delle esposizioni personali, questo è scritto a pagina 9 della relazione Nano-Rabitti. Ora, io credo che quanto detto sulla base dei dati '97-'98 di EVC taglia il discorso per quanto riguarda la stima delle esposizioni personali, è la mia opinione motivava come oggi ho cercato di dire; comunque venendo all'osservazione non c'è dubbio che io non ho il minimo dubbio che l'ingegner Nano conosca adeguatamente i processi di trasporto diffusivo e convettivo, quindi non era certamente un'osservazione per dire che l'ingegner Nano non conosce queste cose, tuttavia io osservavo che questa conoscenza non era applicata o meglio insomma, quello che intendevo osservare era che questa conoscenza non sembrava applicata ad un esame critico delle tante prove fatte dai diversi consulenti del Pubblico Ministero per verificare l'efficacia del sistema a multi-campanella, quando facevano aspirare l'aria con CVM da una campanella, aria senza CVM dalle altre campanelle e quindi rappresentando una situazione irrealistica rispetto a quello che c'è nell'ambiente di lavoro dove appunto per i processi di diffusione e di convezione non posso avere un punto con il CVM e altri punti prossimi, diciamo, dove il CVM è assente, quindi non era un discorso di cosa uno conosce e non conosce, ma di cosa trova applicato in certi documenti presenti. Ora, io francamente dico che andare a fare una prova per vedere che se aspiro CVM da una campanella, aria dalle altre il risultato sarà di trovare un valore di concentrazione più basso rispetto a quello della campanella dove ho messo il sacchetto con il CVM, non importa fare delle prove, basta fare dei calcoli; quindi era in questo senso che invece dico, il discorso di una verifica e di un confronto deve essere fatto tenendo conto delle situazioni reali e di questa quindi diffusione, processo di convezione e di diffusione che nell'ambiente andrò... anzi io ritengo proprio che il sistema multi-campanelle sia particolarmente efficace proprio per la determinazione dell'esposizione personale, perché appunto il lavoratore non è uno stilista che sta lì in un punto, gli metto la campanella vicino, quella campanella misura una concentrazione a cui è esposto il lavoratore, l'operatore si muove, circola nell'aria e quindi un sistema che determini una concentrazione media in quella che l'aria dove l'operatore si può muovere io lo ritengo più efficiente di un sistema in cui devo mettere tante campanelle, poi devo fare delle ipotesi su quanto il lavoratore starà vicino a quella campanella, vicino a quell'altra campanella, cioè io credo che bisogna riflettere sul fatto che i sistemi di monitoraggio, sia in multi-campanella che in mono-campanella non è che mi danno, credo ormai sia ben chiaro, non è che mi danno l'esposizione dell'operatore, io risalgo all'esposizione dell'operatore sulla base dei dati rilevati e facendo delle ipotesi sui tempi di permanenza dell'operatore in una zona o in un'altra, alla fine faccio dei calcoli e dico che l'operatore, avendo misurato queste cose l'operatore autoclavi è stato esposto a tot. A questo punto io mi domando, e la mia risposta è in senso favorevole al multi-campanelle, che un sistema che alla fine mi dia una concentrazione media nell'aria mi faciliti i compiti poi nel valutare i tempi di permanenza del lavoratore, perché mi è più semplice valutare quanto può essere stato nell'area autoclave piuttosto che dire quanto è stato vicino a quella campanella, quanto è stato vicino a quest'altra campanella nel sistema multi-campanelle. Mi rendo conto che quello che sto dicendo non è una verità matematica, è un'opinione che cerco di motivare ecco. Detto questo, cioè che per quanto penso io proprio non sono d'accordo con l'affermazione che il sistema da rilevamento non era adeguato alla stima delle esposizioni personali, comunque appunto al massimo si può discutere se era più o meno adeguato, non c'è che uno è adeguato e l'altro non è adeguato, perché a fronte del fatto, parlo sempre dell'esposizione, quindi del valore medio poi da confrontare con gli effetti... a fronte del fatto di avere misure puntuali e quindi di sapere precisamente cosa c'è in quel punto in quella campanella, cosa che invece non mi da il sistema molti campanelle, io poi dopo mi trovo con il problema di sapere quanto tempo devo attribuire al lavoratore di presenza vicino a quella campanella, che mi mette un'area piuttosto alta poi nel risultato. Ora, parlavo seguendo proprio come hanno seguito i consulenti del Pubblico Ministero, al passato non era adeguato, io non so che questo non era adeguato, questo passato quanto si proietta nel passato. Io credo appunto che se la discussione si può porre per quando le concentrazioni nell'ambiente di lavoro erano dell'ordine delle PPM, il problema non si pone da quando le concentrazioni nell'ambiente di lavoro sono sotto le 0,1 PPM; quindi è un discorso a mio avviso, è una discussione valida, ma per fotografare un'era piuttosto lontana, quasi un "fu". Ho già riferito dell'articolo della direttiva che indica proprio di calcolare le medie. Ora, proseguendo a leggere la pagina 9 della relazione Nano-Rabitti, dice: "Gli stessi C.T. di parte affermano che la previsione delle concentrazioni ambientali mediante modellazione appare assai complessa, tuttavia trovano una simulazione utilizzando un modello matematico per la previsione della dispersione di una emissione gassosa nell'atmosfera esterna libera da ostacoli, modelli di questo tipo non sono in grado di simulare una situazione caratterizzata dalla presenza di numerosi ostacoli e delimitata da apparecchi, casi di questo tipo risultano molto complessi e richiedono programmi di fluidodinamica computazionale, per avere almeno delle indicazioni sulle possibili concentrazioni". Io ripeto che i calcoli allora fatti, oggi ripetuti, hanno il solo scopo di mostrare che quando si ha un rilascio consistente di CVM, la zona interessata dallo stesso con concentrazioni superiori alla soglia di allarme è ampia e interessa sicuramente più campanelle. E ovviamente ancora più ampia è la zona interessata da concentrazioni superiori a 5 PPM perché poi il limite in cui scattava la ricerca delle fughe era appunto di 5 PPM. E allora in queste condizioni il sistema multi-campanelle, per quanto possa avere una campanella prossima al rilascio con una concentrazione maggiore, e poi questa concentrazione maggiore viene in un certo senso diluita da aria prelevata da campanelle più distanti da questo punto, avrà sempre delle concentrazioni medie superiori alla soglia di allarme e a maggior ragione a quella di preallarme, ancora a maggior ragione... 5 PPM. Ecco, se lo scopo dei calcoli invece fosse stato quello di determinare la distribuzione di concentrazione di CVM nell'ambiente, allora sarebbe stato necessario il ricordo a programmi di fluido dinamica computazionale che però sono quei programmi che mi danno una situazione molto più attendibile ma valida in quelle sole circostanze per cui ho fatto il calcolo, se cambia un qualcosa devo rifare il calcolo da capo, ma non era questo..., non volevamo determinare distribuzioni, concentrazioni, ma solo vedere quello che succedeva grossolanamente. Facciamo vedere le figure, quelle con i risultati del calcolo. Ecco, quello che mi risulta da un calcolo, per esempio, io ho detto: "Va beh, esce un grammo/secondo, la concentrazione all'inizio, prima che cominci a disperdersi è 15.000 PPM - ho spiegato stamani perché 15000, perché è superiore al 10.000 che era quel limite dell'EPA per dire ci sono perdite - come varia la concentrazione", ma non ho cercato quali erano i valori della concentrazione, io gli ho detto: "Dimmi la zona dove le concentrazione sono superiori a 30 PPM", quindi io gli ho chiesto poco come risultato, non è che gli ho detto: "Dimmi dov'è 1200, dimmi dov'è 1300", ho detto: "Indicami la zona in cui i valori sono superiori a 30", allora i metri, i metri sotto vento in questo caso arrivano sui 78, questo pennacchio si allarga, nel punto in cui è più largo è sui 30 metri, 30 e 30 60. E` chiaro che a quel punto se ci sono delle pareti lui non può allargarsi 60 metri, e, come dicevo stamani, la parete funziona quasi di sistema riflettente del resto proprio le formule di calcolo delle dispersioni per tener conto del terreno considera sostanzialmente il terreno come se fosse uno specchio rispetto alla sostanza, la riflette. E` chiaro che lungo il percorso troverà degli ostacoli, quegli ostacoli faranno, modificheranno la cosa, ma rimane il fatto che una larga zona è interessata, e questo era lo spirito. Ecco, questa è una situazione in cui si suppone una minore turbolenza nella zona e quindi si va più lontani, si va più lontani perché la turbolenza dell'aria tende a portare aria all'interno della zona dove c'è il CVM e quindi tende a diluirlo. Va beh, passiamo alla 20. E ripeto, per memoria in questo punto, che poi il comitato elettrotecnico italiano quando ha dovuto dare i criteri per calcolare un po' di distanze per le zone di pericolo ha usato modelli rozzi, modelli grezzi come questo dell'Whazan, ma che consentono di ottenere risultati senza aver bisogno di cambiare tutto ogni volta che cambia la situazione. Ecco, vorrei riprendere il discorso del 1975, però, se il Presidente ritiene lo riprendo la volta prossima, perché qui un quarto d'ora, 20 minuti credo di doverci stare su questo argomento, se lei ritiene vado avanti e lo finisco. Allora, è un discorso che ancora una volta si proietta in un periodo di tempo che non interessa Enichem, però è una cosa che poi la ritroviamo come critica per il sistema di monitoraggio e quindi vorrei riprenderlo; io credo che i diagrammi che su questo periodo ha fatto vedere questa mattina il professor Galli per chi, appunto, è abituato a seguire questi discorsi siamo molto indicativi. Cioè, quando io dico che i punti misurati sono questi, vedi se tu riesci a capire che ci sia una curva che possa interpolare questi dati facendo vedere che c'è una successione logica, trovo una curva interpolante con, appunto, un parametro di bontà di 0,92, parlo della prima. Insomma, io dico, certo, come in tutti i discorsi statistici non ci sono certezze, ma io lo leggo come un fatto che c'è un progresso di interventi che mi dà successivamente certe cose, ripeto, una correlazione 0,42 è ottimo, poi il professor Galli ha detto a febbraio-gennaio è successo qualcosa, proviamo a vedere se ignoriamo questo momento in cui è successo qualcosa, la correlazione viene ancora migliore. Ma io mi fermo, da ingegnere, quindi un discorso un po' meno... a fare il professor Galli, mi fermo alla prima curva, e dico che io quella curva non l'avevo fatta, quando il professor Galli che me l'ha fatto vedere, io, ad uno che mi va vedere una curva di questo genere dico che c'è una correlazione di questi dati, in quel momento c'era un progressivo andamento della situazione. I consulenti del Pubblico Ministero lo escludono, lo escludono su una base di ragionamento che dice: "Io vado a vedere le commesse e non vedo niente di importante che si sia concluso in questo periodo". Io non so se sono stato sufficientemente chiaro e sufficientemente convincente per dire: "Guarda che prima degli interventi ci sono tante cose che si fanno e si possono fare, sono state fatti in tutte le parti del mondo, per diminuire la concentrazione". Allora quella obiezione che era motivata dai consulenti del Pubblico Ministero, quindi non è e che, così, a noi non piace, quindi..., io credo che ne tengono conto di questo fatto che, che è un fatto, io ritengo oggettivo e diffuso in tutto il mondo, possono convenire che c'è stato un progresso. Ecco, io proseguo però a vedere la cosa ancora invece con diagrammi che non tentano di interpolare. Cioè, i diagrammi che portano i punti così come sono stati misurati. Ed allora io vedo che, per esempio qui siamo nel reparto CV6, vedo che al marzo il valore della concentrazione è diminuito di 7,2 parti per milione rispetto al febbraio. Sono molte, però io vedo che a novembre è calato di 7,5 parti per milione rispetto ad ottobre, a novembre non c'era il monitoraggio, tra novembre e dicembre è calato di 5,5 parti per milione, è meno di 7,2, ma confrontabile, io vedo che in due mesi in cui non c'era il monitoraggio mi è calato di 13 quasi, quindi perché devo dire che i 7,2 è conseguenza del monitoraggio? Non ne vedo il motivo. La curva è tormentata perché vedo quelle cose che ha avuto, sostanzialmente diceva stamane il professor Galli, vedo che quel gradino in cui tra dicembre e febbraio non vedo progressi, vedo che tra settembre ed ottobre c'è stato addirittura un peggioramento, appunto, non stiamo facendo interventi strutturali, stiamo facendo interventi in condizioni di emergenza. Quindi non mi meraviglia che un intervento ad un certo momento perdi di validità e magari, appunto, un po' di settimane mi hanno stretto i premi troppa con la frequenza che vi dicevo, poi ci siamo dimenticati la cosa e quindi quando vado a fare le misure il mese dopo ritrovo una situazione come prima. Ecco, questo è il CV14. Nel CV14 al momento dell'installazione del gascromatografo vedo calare di 8 PPM, però io tra gennaio e febbraio vedo calare di 11,5, c'è in dicembre e gennaio vedo calare di 7,1, prima invece tra l'agosto e il dicembre mi vedo quasi sempre crescere, una piccola diminuzione tra l'ottobre e il novembre, la spiegazione, a mio avviso è la stessa di prima. Ardiamo al CV16/1. Tra febbraio e marzo cala di 4 PPM, tra gennaio e febbraio era calata di 4,4 PPM, tra dicembre e gennaio era salita, tra novembre e dicembre era calata di 4 PPM. Andiamo al CV16/2. Tra febbraio e marzo, o Dio, ho sbagliato forse i conti, va beh, è calata grosso modo di, io ho scritto 2,7, ho sbagliato, sarà calato sulle, è calata di 4,5, ecco, però io mi trovo tra dicembre e gennaio un calo di 4,4, paragonabile, e tra dicembre e gennaio non c'era il gascromatografo. Va beh, saltiamo pure il 27, il 28 e il 29 ed andiamo al 30. Ecco, questo è l'andamento grosso modo nello stesso periodo della concentrazione di CVM in un reparto misurata negli Stati Uniti dal NIOSH, è diversa la curva come andamento rispetto a quelle che abbiamo visto dei reparti? A mio avviso no, vediamo da... cose tormentate, diminuisce e poi sale, diminuisce in maniera estremamente rapida tra fine '74 e inizio '75, poi torna a crescere, poi oscilla. Questo non c'era né il gascromatografo, né Enichem né un'industria particolare americana, c'era il NIOSH che teneva sotto controllo questo reparto. Ecco, unita alla considerazione, molto più scientifica, fatta questa mattina dal professor Galli, io credo che veramente, raccordandosi con quell'esame degli interventi possibili che non vedo sulle commesse, perché sono quegli interventi di tipo diverso, tenendo conto che poi su certe commesse i risultati non sono solo alla fine della commessa, perché quando io sto sostituendo tutta una serie di valvole, non è che quando ho messo l'ultima valvola vedo il risultato, perché ad un certo momento quando ho sostituito certe valvole in una certa linea, quella linea torna in funzione, la commessa non è ancora chiusa perché va avanti su altre linee, ma quelle valvole sono già sostituite. Quindi anche questo devo tener conto. Io credo che veramente che l'anno a cavallo tra fine '74 e fine '75 sia stato un anno di crollo delle concentrazioni, sia stato un anno..., crollo come vediamo in questo diagramma, anche questo diagramma noi vediamo che nella seconda metà del '74 e inizio del '75 un crollo. Io sugli ingegneri Nani e Rabitti avrei finito, sono stato più breve di quanto pensavo, e chiederei a questo punto di riprendere il 20. Grazie Presidente.

 

Presidente: va benissimo, allora riprendiamo senz'altro il giorno 20.

 

Avvocato Alessandri: per scrupolo, mi diceva il professor Belluco - sempre per il programma che lei diceva per il 22 - che è naturalmente a disposizione, nel pomeriggio, ma penso che sia assolutamente coerente con il programma che lei ha fatto, cioè al mattino ci sarà il professor Pasquon e al pomeriggio il professor Belluco perché ha un impegno avanti il G.I.P. di Venezia come consulente.

 

Presidente: va bene, d'accordo. Buona sera.

 

RINVIO AL 20 OTTOBRE 1999

 

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