UDIENZA DEL 14 GIUGNO 2000

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Manduzio Giudice a latere

Dr. Liguori Giudice a latere

 

PROC. A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

Presidente: procede all’appello. Bene, allora diamo inizio all’udienza. I testi che vogliamo sentire, ho ricevuto la lista testi, immagino che l’abbia ricevuta anche il Pubblico Ministero, quindi possiamo senz’altro iniziare chiamando?

 

Avvocato Santamaria: il teste Gasparini.

 

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - GASPARINI DANILO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Lei ha lavorato al Petrolchimico di Porto Marghera?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quando è stato assunto?

RISPOSTA - Sono stato assunto il 10/1/67.

DOMANDA - In quale reparto lavorava?

RISPOSTA - Al CV6.

DOMANDA - Con quali mansioni?

RISPOSTA - Operatore autoclavista.

DOMANDA - Dopo la sua carriera come si è evoluta?

RISPOSTA - Da quando sono stato assunto fino al 1974, e questa è una data storica perché è nato mio figlio, appunto sono stato autoclavista, poi dal ‘74 per un paio d’anni, mi pare nel ‘76, capoturno, nella zona autoclavi dal 1976-1986, 10 anni credo siano passati, come assistente di turno sempre allo stesso impianto; dal 1986 fino alla chiusura dell’impianto, 1989, sono stato assistente di giornata sempre nello stesso impianto; dal 1989 fino a che io sono andato in pensione come assistente alla sicurezza ambiente al reparto CV24.

DOMANDA - Le domande che le faremo verteranno sul CV6 e sul CV24, ovviamente affronteremo moltissimi temi nel corso di questo esame, cominceremo con il tema delle perdite di CVM riferite al reparto CV24 nel quale lei è entrato il primo gennaio 1990?

RISPOSTA - Sì, o Dio, non so, credo.

DOMANDA - La domanda generale che le facciamo adesso, e dovremmo precisarla ulteriormente con molti riferimenti, trae origine dalla domanda che si è posto il consulente della parte civile, professor Nardelli, a pagina 27 credo della sua relazione, la domanda è: che cosa succede in realtà quando avviene un incidente, tra parentesi rilascio di CVM, che dagli anni ‘90, ’95 veniva chiamato convenzionalmente 25 PPM. La prima domanda che le faccio, ed è una domanda pertinente rispetto al metodo che il professor Nardelli ha ritenuto di dover adottare per rispondere a questa domanda, è se lei ha avuto qualche parte nell’elaborazione della dichiarazione di sicurezza che l’Enichem Anic ha depositato alle autorità competenti in relazione al D.P.R. 185 del 1988?

RISPOSTA - Sì, essendo assistente alla sicurezza feci parte di quella..., diciamo, collaborai alla stesura di quella dichiarazione di sicurezza, sì, credo che sia questo che lei voleva..

DOMANDA - Sì. Si ricorda con quali criteri, con quali metodologie furono elaborate le ipotesi di incidente che sono indicate in quella dichiarazione di sicurezza?

RISPOSTA - Credo di sì, anche perché mi pareva che il riferimento fosse per i grandi rischi derivanti dalla lavorazione dell’industria, non so, una cosa del genere, il D.P.R. doveva dire una cosa del genere, noi siamo partiti, ricordo, mi pare di non sbagliare, facendo una completa check list di tutte le tubazioni dell’impianto, dico completa proprio al 1000 per 1000, abbiamo dovuto cubare, misurare tutte le tubazioni d’impianto per poi prendere un caso, un fatto che potesse dare origine ad un incidente grave secondo quanto diceva il..., poi mi pare che questo era uno dei fatti. Poi è stato considerato quali sono, perché bisogna dire che noi al CV24...

DOMANDA - Poi andremo avanti su questo punto, per accelerare i tempi le dico subito il metodo usato dal professor Nardelli nelle sue relazioni è stato quello di considerare che tutti gli eventi, le anomalie indicate nel registro di controllo degli incidenti del reparto CV24 fossero riconducibili alle ipotesi indicate nella dichiarazione di sicurezza emessi ai sensi del D.P.R. 175 del 1988.

RISPOSTA - Posso rispondere?

 

Avvocato Stella: forse è meglio che andiamo nella sostanza.

 

AVVOCATO STELLA

 

DOMANDA - Nella sua deposizione dell’11 giugno, allora io considererò la deposizione dell’11 giugno del professor Nardelli più la sua relazione, si sovrappongono un po’ e quindi, va beh, magari se lo stesso incidente viene trattato in tutti e due ne parleremo una sola volta. Allora, la prima ipotesi che viene fatta da pagina 59 - lo dico per il Tribunale e per le parti civili e per i colleghi - a pagina 59 della verbalizzazione dell’udienza dell’11 giugno, pagina 59 e seguenti, la prima ipotesi è: rilascio di CVM da tenuta boccaporto su autoclavi di polimerizzazione 16 incidenti nel ‘91 e 25 nel ‘92, quindi questo è proprio il periodo in cui lei era nel CV24?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lavorava lì. A pagina 61 il professor Nardelli dice: "La quantità di CVM che può essere emessa in 10 minuti, cioè nella durata stimata dalla dichiarazione di sicurezza, è di 100 chilogrammi", pagina 62, "tenuto conto della superficie e dell’altezza ci sarebbero stati 18.000 PPM, esempio - adesso io le do una serie di esempi, sono in quei documenti che fanno parte del registro di controllo che è agli atti - esempio 5/1/92".

RISPOSTA - Lo trovo qua?

DOMANDA - 5/1/92, è la prima pagina, "in circa un’ora dalle 18.28 alle 13.36 ci sono 6 allarmi, poi ci sono altri 5 allarmi non registrati e non sono stati registrati perché non hanno avuto il tempo, perché era un disastro, un grosso incidente, è stata una catastrofe", pagina 69, sono le espressioni usate dal professor Nardelli. Cosa può dirci lei che ha vissuto...

 

Avvocato Schiesaro: qual è il documento che sta vedendo?

 

DOMANDA - Registro di controllo.

RISPOSTA - Io sto vedendo il registro del reparto CV24.

 

Presidente: qual è l’udienza?

 

DOMANDA - Udienza 11 giugno, pagina 71, 72 e seguenti. Allora, in sostanza, il professor Nardelli dice: in base alla dichiarazione di sicurezza che avete fatto voi, i super esperti - così vi chiama - dice che la quantità di CVM che può uscire in 10 minuti è di 100 chilogrammi, fa poi il conto e dice: tradotto in PPM è 18.000 PPM. Questo è accaduto - dice il professor Nardelli - il 5/1/92, che nel registro di controllo che è indicato 5/1/92, e finisce questo: tenuto conto del riferimento al parametro di 10 minuti e 100 chilogrammi etc. etc. , lo definisce una catastrofe, pagina 69?

RISPOSTA - Devo rispondere?

DOMANDA - Sì, certo.

RISPOSTA - Ecco, da quando io sono andato al CV24 non ci sono, matematicamente sicuro, questo non c’è ombra di dubbio, non si è mai verificato un incidente che potesse essere paragonato alla dichiarazione di sicurezza, mai e poi mai, non so, io ricordo tante cose ma altre forse no, però ricordo anche che, per dire, che la calligrafia di questo è la mia, per cui scrissi io questi allarmi, e qui io non so posso fare delle precisazioni?

 

Presidente: le faccia, anzi, a maggior ragione visto che lei è l’autore di quella...

RISPOSTA - Questo è un tabulato interno al reparto, è un registro nato per volontà del capo impianto per avere, mi pare di ricordare che sia così, per avere un quadro preciso di quali sono, quali fossero le perdite, io sottolineo perdite, non incidenti, perché mai c’è stato un incidente, anche perché volevo fare un’altra precisazione...

 

Presidente: ecco, precisi, cos’è allora l’incidente...

RISPOSTA - Stavo dicendo proprio che l’incidente relativo a quanto prescrive la dichiarazione di sicurezza è un incidente tale che deve essere messa, deve essere fermato l’impianto, abbandonato l’impianto, prescrive tutta una serie di operazioni, l’informazione al servizio di sicurezza dello stabilimento, l’intervento quindi di questo servizio, forse anche di enti esterni, quindi l’informazione alla popolazione, queste erano le direttive che ricordo...

 

Presidente: queste sono le procedure conseguenti all’incidente?

RISPOSTA - E non c’è mai stato questo tipo di incidente.

 

Presidente: possono essere state non osservate le procedure, ma l’incidente cos’è allora rispetto all’allarme, che fenomeno...

RISPOSTA - L’incidente quando è talmente grande doveva arrivare a queste conseguenze, quanto meno a conseguenze non proprio di fermata ma quasi di un impianto.

 

Presidente: mi faccia un esempio di un possibile incidente.

RISPOSTA - Uno dei possibili incidenti, per quanto ne so io, è proprio quello scritto sul rapporto di sicurezza.

 

Presidente: cioè?

RISPOSTA - Cioè se nella fattispecie si parla del boccaporto dell’autoclave, se questo si fosse... se questa si fosse rotta nella grandezza descritta dalle dichiarazioni di sicurezza, sarebbero state messe in atto tutte queste procedure e quindi, come dicevo prima, la fermata dell’impianto etc. etc.. Ripeto, questo tipo di anomalia, anomalia grandissimamente inferiore a quanto descritto nel rapporto di sicurezza, non ha niente a che vedere con quanto descritto nel rapporto di sicurezza.

 

DOMANDA - Andiamo nel concreto, qui il 5/1/92 è scritto: rottura guarnizione e ci sono poi gli allarmi seguiti da 5 allarmi non segnalati, il punto è: come può quantificare lei quella perdita descrivendo la rilevanza di questa anomalia?

RISPOSTA - Credo di aver capito la domanda, credo, spero. Io non posso chiaramente, sarebbe giusto che avessi in mano e potessi pesare quel CVM che è fuoriuscito da questa perdita, chiaro, pero noi siamo tecnici, eravamo tecnici lavoratori all’interno degli impianti, conoscevamo benissimo il grado di esposizione relativo al CVM e le quantità le quantificavamo direi abbastanza paritarie a quanto registrava il cromatografo. Per fare un allarme da 25 PPM è sufficiente che esca, qui ci sarebbero un sacco di cose da dire, esca una goccia di CVM da un punto, se questa goccia è vicina alla presa del campione del cromatografo sicuramente mi manda a fondo scala. Per cui non si può dare una grandezza..., cioè, è difficile per me dire, però questo in genere erano i casi che succedevano al CV24, non so se io sono stato chiaro con questa risposta.

DOMANDA - No, lei ci deve dire se la valutazione fatta dal consulente di 100.000 PPM, la perdita era grande, piccola?

RISPOSTA - Era una perdita modesta, era una perdita considerata routinaria nella vita di un impianto, non so come esprimermi per far capire ai signori che non aveva niente a che vedere con quanto scritto nel rapporto di sicurezza, questi sono le...

DOMANDA - Lasci perdere la dichiarazione di sicurezza, lei pensi all’entità dell’emissione e come può essere definita questa anomalia?

RISPOSTA - Una normale anomalia impiantistica.

 

Avvocato Santamaria: provi a descrivere cos’è successo quel giorno.

 

Presidente: quale può essere stata, primo, la causa, secondo, le conseguenze?

RISPOSTA - La causa era dovuta sicuramente, cioè, essendo stata una perdita dalla tenuta dal cielo dall’autoclave, quindi presumibilmente dal boccaporto, qua non è scritto boccaporto, è scritto cielo autoclave, non ricordo, però dovrebbe essere stato il boccaporto, sono successi dei casi in cui alla chiusura del boccaporto, fatta per esempio in modo regolare secondo l’operatore, in cui questa chiusura non fosse perfetta, e quindi trafilasse il CVM nella fase della messa in pressione dell’autoclave, e questo veniva riscontrato subito al momento della messa in pressione dell’autoclave. Può essere che questo sia stato il caso. La risposta, chiedo scusa, alla domanda che aveva fatto, come si è intervenuti, ho capito giusto?

 

Presidente: no, bene, questa era la causa, le conseguenze?

RISPOSTA - Le conseguenze sono le conseguenze già, conseguenze relative...

 

Presidente: è una fuoriuscita di CVM, viene misurata, monitorata?

RISPOSTA - Viene misurata dal cromatografo se questo cromatografo la riesce a misurare, chiaramente come in questo caso. Sì, viene misurata dal cromatografo.

 

Presidente: e viene anche registrata?

RISPOSTA - Viene registrata dal cromatografo.

 

Presidente: si vengono a determinare dei fondo scala?

RISPOSTA - In questo caso si sono verificati dei fondo scala.

 

Presidente: quali sono le modalità d’intervento rispetto a questa anomalia?

RISPOSTA - Sicuramente in questa, il personale addestrato in questi termini: ad un accenno, bastava anche molto inferiore a 25 PPM, si doveva andare sul posto a verificare l’entità.., cioè, non quanto l’entità perché lo diceva il cromatografo, ma il punto da cui fuoriusciva questa. Siccome il punto era ben preciso perché il cromatografo diceva da dove era venuta grosso modo quanto meno la perdita, in questo caso queste erano le procedure, l’assistente di turno che si trova, come tutto il personale, al CV24, nella sala controllo, nel suo ufficio, ricevuta la segnalazione usciva con il cercafughe portatile per andare a verificare da dove questo guasto fosse venuto, e da là prendeva le misure relative al caso, che potevano essere quelle che se la guarnizione era... perché è stata messa male la guarnizione del boccaporto, di stringere ulteriormente i bulloni e quindi eliminare la perdita. Non posso, voglio dire, questo era uno degli interventi, il personale ovviamente veniva allontanato se ci dovesse essere presente in quel punto, questo sicuramente, era la prima cosa da fare, e si procedeva quindi alla messa in sicurezza di quell’anomalia, se l’anomalia perdurava nel tempo, non fosse stato possibile, si doveva arrivare anche alla fermata dell’impianto o dell’autoclave o di quella che era la sezione quanto meno interessata. Ovviamente, mi ero dimenticato di dire che, e questo lo sottolineo, in un caso del genere l’assistente di turno quando il cromatografo, generalmente il cromatografo segna dati del genere, non esce così tanto per uscire, si prende i suoi mezzi di protezione e va sul posto, non vorrei che magari dopo mi venga rivolta la domanda di come usciva.

 

DOMANDA - Lei non deve avere timore di..

 

Presidente: quali mezzi di protezione?

RISPOSTA - In questo caso anche l’autorespiratore, altrimenti la maschera per filtro vapori organici, era prevista, era in dotazione a tutto il personale. Ma l’assistente di turno in genere usciva con l’autorespiratore, su casi che magari riteneva che fossero, dal momento erano in fondo scala, quindi usciva protetto dall’autorespiratore. Però questo caso particolare lo ricordo benissimo, era un caso risolto normalmente, non ci sono stati catastrofi, come avevo sentito prima.

 

DOMANDA - Sintetizzando lei esclude che qua sia durata per 10 minuti, che ci sia stata una fuoriuscita di 100 chilogrammi di CVM e ci siano stati 18.000 PPM?

RISPOSTA - Assolutamente.

DOMANDA - Questa è la prima conclusione che si trae dalla sua deposizione. La domanda era: lei ha definito un trafilamento questa perdita, un trafilamento, ecco, l’entità della perdita, ce lo descriva quantitativamente usando gli aggettivi piccolo, grande, medio?

RISPOSTA - Un trafilamento piccolo avviene generalmente su una sezione piccola, ovvero su un rubinetto, che ne so, su un premistoppa, è un trafilamento, una cosa irrisoria, un trafilamento vero e proprio, un trafilamento su una superficie un po’ più grande è chiaro che è leggermente più grande, ma si tratta sempre di una leggera fuoriuscita, cioè, non so come fare un esempio, una pentola a pressione che sfiata la valvola quando questa va in pressione, ecco, c’è questo leggero sfiato ed avviane il trafilamento.

DOMANDA - Quindi rispetto ai 18.000 PPM lei cosa dice?

RISPOSTA - Dico che la, la differenza di quantità?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - In questo caso qua si tratta, non so se si possa arrivare al chilogrammo, o qualche chilogrammo, chilogrammo forse, chi lo sa, non credo chilogrammo.

DOMANDA - Parli di PPM.

RISPOSTA - Queste sono grandezze, potrebbero essere state 100 PPM, 80 PPM, non lo so, ma non estremamente superiori alle 25 descritte dal cromatografo, potrebbero essere state, non so, se vado tanto tanto alto 200 PPM.

 

Avvocato Santamaria: 80, 100 PPM nel punto di emissione?

RISPOSTA - Ecco, molto importante dire che la concentrazione di CVM maggiore è nel punto immediato di emissione del CVM, poco distante da quel punto la concentrazione si dipana, voglio dire, è estremamente inferiore.

 

Avvocato Santamaria: faccia degli esempi, visto che lei ha vissuto in reparto ed è andato con il cercafughe portatile, lei ha misurato le concentrazioni nei punti di emissione, cosa succedeva quando lei spostava il cercafughe anche di mezzo metro rispetto al punto di emissione?

RISPOSTA - In certi casi solo spostandomi di un metro poteva non esserci neanche un PPM di CVM. Cioè, voglio dire, io ci sono andato con il cercafughe, l’ho maneggiato abbastanza, quando si andava alla ricerca, alla verifica, anche ad un controllo così, e si trovava una fuga anche in questi casi, anche di 25 PPM, i 25 PPM dovevi andare vicino al punto di emissione per trovarteli, ma se poi se tu ti allontanavi un attimo, bastava spostarla sopra poteva diventare 3 PPM, ma ad un metro più là non ce n’era più, questo era il senso delle grandezze se vogliamo.

 

DOMANDA - Andiamo avanti. Sempre il professor Nardelli parla della seconda ipotesi, cioè dello sfondamento della guardia idraulica e a pagina 76 dice: le conseguenze del verificarsi di un simile evento sono fuoriuscita di 20,03 chilogrammi al secondo di CVM, esempio il 7/8/91 - lei ce lo dovrebbe avere lì - abbiamo sfondamento guardia idraulica 25 PPM, la carica era anomala - questo è scritto nel foglio che ha lei - non degasata a dovere, quindi conclude il professor Nardelli: non si è fatto il proprio dovere. Un altro esempio è del 28/4, ce li ha lì, li ha trovati?

RISPOSTA - Sì, 28/4/91?

DOMANDA - 7/8/91...

RISPOSTA - Ho trovato 7/8/91, sì, poi diceva?

DOMANDA - 28/4, io qua non ho scritto, credo che sia anche qua ‘91.

RISPOSTA - No, non lo trovo 28/4, io trovo un 28/4..., va beh. No, non c’è scritto guardia idraulica su 28/4 che ho io qua, non so se ho sbagliato.

DOMANDA - Allora, il 7/8 ce l’ha?

RISPOSTA - Il 7/8/91 ce l’ho.

DOMANDA - Allora, cominciamo con questo, poi il 28/4. 7/8/91 c’è scritto sfondamento guardia idraulica, vede, è scritto: la carica era anomala, non degasata a dovere.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ecco, lei cosa ricorda?

 

Avvocato Santamaria: questa guardia idraulica vede che sigla viene riportata nel registro di controllo? Ha un numero D501/A?

RISPOSTA - Sì, la guardia idraulica sì.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - La domanda che io le faccio, visto che il professor Nardelli ha stimato una fuoriuscita di CVM in conseguenza di questo evento pari a 20,03 chilogrammi al secondo, perché questa è la stima contenuta nell’ipotesi della dichiarazione di sicurezza. Ora la dichiarazione di sicurezza parla della guardia idraulica posta a protezione del regolare afflusso degli sfiati a termodistruzione, la probabilità di questo accadimento viene considerata alta - poi le chiederò cosa significa alta - e le conseguenze è un’emissione stipata in 20,03 chilogrammi al secondo. La guardia idraulica di cui si parla qui, cioè la D501/a è la stessa guardia idraulica di cui si parla nella dichiarazione di sicurezza?

RISPOSTA - Assolutamente no.

DOMANDA - Che differenza c’è?

RISPOSTA - Questa guardia idraulica, la guardia idraulica relativa ai serbatoi di stoccaggio dello slurry, ci sono in un impianto 4 serbatoi per lo stoccaggio dello slurry, ovvero vengono scaricate le cariche, ogni volta che il batch viene finito la carica viene terminata, questa carica, questo prodotto, questo slurry, che è acqua, CVM, quello che vogliamo, viene scaricato in questi serbatoi per poi essere passati alle colonne di strippaggio per strippare il CVM. Il riferimento di questo è questa guardia idraulica, quella dei serbatoi di stoccaggio dello slurry.

DOMANDA - Affinché sia chiaro al Tribunale, perché non lo è neanche per noi, la guardia idraulica di cui si parla nella dichiarazione di sicurezza ha una pressione di 14,6 atmosfere, mentre invece la guardia idraulica di cui si parla nel registro di controllo ha una pressione di 840 millimetri H2O cioè di 8 centesimi di atmosfera, e quindi una differenza enorme fra la guardia di cui parliamo noi e la guardia idraulica di cui si parla nella dichiarazione di sicurezza?

RISPOSTA - E’ tutta un’altra cosa, la guardia idraulica questa è situata nel reparto CV24, la guardia idraulica che le dicevo è circa 2 chilometri e mezzo più in là.

DOMANDA - Questo comporta stime di possibili emissioni completamente differenti?

RISPOSTA - Sì, perché la guardia idraulica che lei diceva relativa al rapporto di sicurezza, che è intesa sempre come ordini rischi, teneva conto della possibilità remota che una valvola di sicurezza posta a protezione dell’autoclave si aprisse per anomalie derivanti dal processo, e che quindi questa valvola si aprisse e lasciasse passare tutto il CVM a una pressione, in questo caso la taratura della valvola di sicurezza è di 14,6 chilogrammi, credo che fosse una cosa del genere, sparo un numero, se non erano 14,6 scusatemi, saranno state 14,1, comunque la sostanza era un rischio quindi da considerare, un grande rischio da considerare in quanto le quantità in gioco di CVM che potevano uscire da questa anomalia erano grosse quantità, non lo so, ma non erano comunque relative a questa guardia idraulica.

DOMANDA - Quanto può essere durata l’emissione di CVM a seguito dello sfondamento di questa guardia idraulica?

RISPOSTA - Sicuramente qualche secondo.

DOMANDA - Spieghi perché?

RISPOSTA - Perché i serbatoi sono dotati, queste guardie idrauliche sono dotate di un sistema, cioè, sono guardie idrauliche ad acqua, ovvero la colonna che lei diceva mi pare a 800 millimetri di acqua, è una colonna d’acqua della guardia che se questa viene sfondata, ovvero se la pressione interna del serbatoio a cui la valvola, cui la va a proteggere viene sfondata, fuoriesce l’acqua unitamente a CVM. C’è un sistema automatico di reintegro, e quindi di ripristino che è istantaneo, cioè c’è un pressostato che appena appena sente la differenza, la mancanza di questo livello di queste..., interviene, apre un rubinetto, è automatico, nessuno fa niente in questo caso, non è come prima che l’assistente di turno andava ad intervenire in impianto, qui si arrangia tutto da solo, è qualche secondo, prova ne è, se posso dire, che è stata un’emissione una da 25 PPM, quindi è una cosa brevissima, istantanea.

DOMANDA - Dove sono situate queste guardie idrauliche, sono situate in prossimità dei luoghi dove gli operatori si muovono o no?

RISPOSTA - Gli operatori, dunque, mi pare, sì, i serbatoi sono situati fuori dalla sala controllo, a metà strada tra la sala controllo e la zona autoclavi, l’operatore dalla sala controllo per andare in sala autoclavi deve passare la passerella, praticamente al centro dei serbatoi, due da una parte e due dall’altra, se non vado errato, ma non sbaglio, distanti qualche metro dalla passerella dove l’operatore, l’operatore passa sopra a questi serbatoi. Quindi eventualmente, poi dopo eventualmente la fuoriuscita di CVM non è che andasse ad investire chi passava sopra, perché il CVM era guidato dallo scarico, lo scarico di questa valvola era guidato a terra, non avveniva all’altezza del serbatoio, avveniva lo scarico che andava a scaricare a terra.

DOMANDA - Quindi vuol dire che per i pochissimi secondi di durata di questi episodi non era prevedibile né probabile un’esposizione reale dei lavoratori?

RISPOSTA - Bisogna che uno avesse avuto una scalogna talmente tale, ma no, non era possibile perché non veniva investito, non era possibile, era un passaggio tra l’altro veloce che l’operatore faceva, non ci si fermava mai o quasi mai, salvo in casi di manutenzione, sopra quei serbatoi. Non c’era possibilità che questi venissero investiti.

 

AVVOCATO STELLA

 

DOMANDA - Allora, la guardia idraulica, primo, la guardia idraulica a cui fa riferimento il professor Nardelli sulla base della quale ha fatto i calcoli di 20 chilogrammi al secondo è un’altra guardia idraulica?

RISPOSTA - Sicuramente sì.

DOMANDA - Quella che c’è nel registro di controllo è una guardia idraulica che, la cui perdita è stata definita da lei come?

RISPOSTA - Modesta, cioè, piccola, bassa, poca.

DOMANDA - Quanti secondi?

RISPOSTA - Pochi secondi, l’intervento del pressostato è immeditato, per cui, posso dire nella peggiore delle ipotesi 3 secondi, è istantaneo comunque, è una domanda a cui è difficile dare risposta, è istantaneo.

DOMANDA - Ma in termini di chilogrammi?

RISPOSTA - C’è una fuoriuscita di CVM mista all’acqua, perché esce l’acqua dalla guardia idraulica e si trascina il CVM, però sono quantità irrisorie, sono quantità...

DOMANDA - Quella del 28/4 non la troviamo neanche noi, non so se ha sbagliato il professor Nardelli o se siamo stati poco diligenti noi, comunque la recuperiamo dopo, andiamo avanti, perché in quelle che abbiamo noi non c’è sfondamento di guardia idraulica. Va bene, andiamo alla terza ipotesi che formula il professor Nardelli. Come terza figura di causa di incidente rilevante, pagina 78. Rilascio di CVM per rottura di rubinetti, rottura di tubazioni, rottura di valvole, rottura di guarnizioni di pompe. Allora, rubinetto di boccaporto, 39 casi negli anni 1990, ‘91, a pagina, è sbagliata la pagina, deve essere 67, negli anni ‘90 ‘91 è stata la causa principale degli allarmi, così dice il professor Nardelli. Valori di emissione, a pagina 82, se si rompe il tubicino più piccolo 0,95 chilogrammi al secondo, oppure 3,989 chilogrammi, il più grande, se si rompe il più grande, durata stimata 10 minuti, al minimo ci sarebbero stati 61.700 PPM. Poi fa gli esempi, e fa gli esempi del 14/1/91 - e poi vedremo che nella relazione ne aggiunge altri - 14/1/91 l’ha trovato?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - 18/3/91?

RISPOSTA - Anche 18/3/91 devo vedere?

DOMANDA - 14...

RISPOSTA - Sì, 14/1/91?

DOMANDA - 14/1/91 e 18/3/91 pagina 83 della deposizione Nardelli. Poi qui dice il professor Nardelli: alle 22.15 intervento non efficace e poi controllo, 180 PPM, alle 0.50 del 19/3 - si riferisce all’incidente del 18, 19 marzo - la concentrazione di CVM presente nell’adiacenza dell’autoclave 6 può essere la coda della fuga di CVM iniziata alle ore 22.15, la dose di esposizione sarebbe stata di 2.385 PPM, che da un punto di vista medico significa 6,11 grammi di CVM immessi nei polmoni, pagina 88. Sono stati liberati 330 chilogrammi minimi di CVM secondo l’ipotesi degli esperti della EVC, pagina 9. La stessa EVC Italia ci fornisce la chiave di volta etc. etc. E poi aggiunge: nel periodo ‘90-‘95 nell’intero reparto CV24 si sono verificati 542 incidenti che hanno dato luogo al rilascio di CVM. Allora, concentriamo la nostra attenzione sull’incidente 18 e 19/3.

 

Avvocato Santamaria: una precisazione ancora, perché le ipotesi di perdita fatte dal professor Nardelli si riferiscono sempre alla dichiarazione di sicurezza dove si parla di tubi del diametro di 4 pollici, 6 pollici e 8 pollici e per perdita si considera un’aria di afflusso pari al 10% del diametro della tubazione, sulla base di questi presupposti viene fatta una stima in astratto dai tecnici EVC e il professor Nardelli ritiene che in quei casi che il professor Stella le ha indicato è successa questa cosa, è vero?

RISPOSTA - Io ho capito anche un’altra cosa, ho capito anche delle date che poi...

 

DOMANDA - Risponda a questa domanda.

RISPOSTA - Rispondo a questa domanda che non è vero. Qua si tratta di, dice: rubinetto di testa dell’autoclave 6, non è specificato rottura del rubinetto, e non è mai successo, lo posso dire con assoluta certezza, non è mai successo nel periodo in cui io sono, sempre riferito alla mia presenza al CV24, che si sia rotto il ben che minimo tubetto, tubo, nessun tubo, anche perché c’erano controlli restrittivi per quanto riguarda la corrosione etc., però incidenti dovuti a rotture non ce ne sono mai stati, questa è una perdita dallo stelo del rubinetto, non so se sono chiaro nel dire, non so se la parola stelo, ovvero, dal fulcro del rubinetto, è la testa dello stelo che ha il comando, per effetto forse dell’usura, chissà, apri e chiudi, è trafilato, il discorso che facevo prima, è trafilato del CVM, ma non è una rottura, non è riferibile assolutamente al rapporto di sicurezza.

DOMANDA - Questa è la prima domanda, quindi non c’entra niente con...

RISPOSTA - Assolutamente.

DOMANDA - Questo è un trafilamento anche questo la cui perdita, come la perdita di CVM come viene definita da lei?

RISPOSTA - Trafilamento.

DOMANDA - La perdita?

RISPOSTA - L’entità, lei dice la quantità di CVM che è fuoriuscita?

DOMANDA - Sì, quello è il punto.

RISPOSTA - Grammi di CVM.

DOMANDA - Adesso ci vuole spiegare questa cosa qui delle ore...

RISPOSTA - Ecco, mi scusi, avevo sentito un 18 e un 19, io lo conosco bene, è lo stesso assistente, dalla firma, non mi ricordo chi sia, comunque lo stesso assistente che inizia il turno alle 22 di sera e lo termina alle 6 del mattino, la data prende dalla data di inizio del turno, ovvero il giorno 18, la seconda analisi è sempre dello stesso giorno, è passata la mezzanotte, ma è riferita come giorno lavorativo dell’assistente che ha scritto, le stesse 8 ore di lavoro, non è un giorno diverso, non è che il giorno dopo ci fosse stata la perdita di CVM, assolutamente, dalle 22.15 alle 0.50 è il tempo intercorso della stessa notte.

DOMANDA - Però qui il professor Nardelli dice che 0.50 è una coda di quello delle 22.15.

RISPOSTA - No, perché nelle note scritte dall’assistente è scritto: fatto controllo e trovato, posso leggere? 180 PPM per l’apertura del boccaporto, all’apertura del boccaporto trovato 20 PPM, questa perdita è riferita all’apertura del boccaporto, nel momento in cui è stato aperto il boccaporto evidentemente c’era del CVM che è fuoriuscito.

 

Avvocato Santamaria: anche in questo caso, si sta parlando di concentrazioni di CVM vicine al punto di emissione, anche in questo caso vale quello che diceva lei prima?

RISPOSTA - Senza ombra di dubbio.

 

Avvocato Santamaria: e cioè allontanando il cercafughe anche solo di pochi...

 

Pubblico Ministero: faccio non ancora un’opposizione, però vorrei chiedere che non venissero date le risposte nelle domande, quindi che venissero fatte delle domande un po’ più precise e fermarsi, far rispondere al teste, comunque non è ancora una...

 

Presidente: alla domanda se alla distanza di 1 metro, 2 metri, 3 metri, 5 metri le concentrazioni venivano complessivamente a diminuire sì o no?

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: e in che misura proporzionalmente?

RISPOSTA - Si può dire da distanze, dal punto di emissione alla distanza, la perdita piccolissima a distanza di pochi centimetri bastava spostare la sonda, altrimenti a distanza di un metro, la sonda tra l’altro, mi scusi, è lunga circa un metro e mezzo, un metro e 20, poi c’è il braccio, uno non va così, va con il braccio in avanti, diciamo alla distanza di un metro e mezzo dal punto di emissione grosso poteva non esserci più CVM, quindi essersi già diluita la quantità di CVM, trattandosi di trafilamenti come questo caso.

 

Avvocato Santamaria: quindi la concentrazione misurata vicino al punto di emissione è in qualsiasi modo indicativa della esposizione dei lavoratori nell’ambiente di lavoro?

 

Pubblico Ministero: è un giudizio questo che viene chiesto al teste.

 

Presidente: se la poniamo in termini diversi forse non è un giudizio, nel senso che se la concentrazione sul posto di lavoro era o poteva essere la stessa attraverso questi trafilamenti che lei ci ha descritto della concentrazione che si aveva con il misuratore, con il campionatore nel punto di emissione?

RISPOSTA - No, perché...

 

Presidente: cioè posizione di posto di lavoro e punto di emissione avevano anche dei momenti di coincidenza sì o no?

RISPOSTA - No, raramente, voglio dire, no, fortuitamente probabilmente in questi casi, perché poteva essere che l’operatore in quel momento fosse in quel posto, perché bisogna dire che la struttura dell’impianto relativa al personale, come opera il personale nell’impianto del CV24, è che il CV24 ha una sala controllo ben precisa dove tutto il personale è in sala controllo, il personale che va all’esterno dell’impianto è un operatore, una persona sola, un operatore per ogni turno per ogni linea di autoclavi, sono 2 linee, una aveva 6 autoclavi e l’altra ne aveva altre 6, c’è un operatore definito esterno che va in campo, va alle autoclavi partendo dalla sala controllo. Quindi in rapporto al tempo che questo operatore sta nell’impianto, in rapporto al tempo che sta in sala controllo vorrei dire che è 90 a 10, cioè 10 volte sta fuori e il 90% sta all’interno della sala controllo. E’ molto fortuito l’incontro con queste..., questo volevo dire.

 

Presidente: con queste perdite?

RISPOSTA - Sì, è fortuito.

 

Presidente: comunque vi può essere...

RISPOSTA - Può esserci però, è chiaro.

 

Presidente: e nel caso in cui vi sia che cosa deve fare in questo caso?

RISPOSTA - Se l’operatore si trova..

 

Presidente: l’operatore che è addetto allo svolgimento di queste mansioni.

RISPOSTA - Se l’operatore si trova in quel punto nel momento dell’emissione se si accorge, se si accorge lui è chiaro che se ne va, ma viene informato dalla sala controllo, vengono sempre, in ogni caso che il cromatografo segni presenza di CVM la procedura prevede che chi si accorge, chiunque si accorga dell’avvenuta segnalazione del cromatografo informi subito, tempestivamente l’assistente di turno e il personale di reparto, ovvero attraverso la citofonia del reparto informa che nella zona x c’è il CVM, quindi l’operatore che eventualmente si fosse trovato in quel punto, fortuitamente o no, quanto meno subito se ne andava, e poi venivano prese le precauzioni relative al caso.

 

DOMANDA - Torniamo al 14/1/91, questo è il, questo che ha descritto lei, 18/3/91, 14/1/91, rottura guarnizione è scritto.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Questo, chiamiamola questa anomalia, è collocata dal professor Nardelli tra quella categoria di incidenti previsti dalle dichiarazioni di sicurezza che prevedono una durata di 10 minuti e 61.700 PPM di fuoriuscita. Si basa calcolando lo 0,95 chilogrammi/secondo, a me sembra che sia sul più basso più che i 3,89 chilogrammi/secondo che è il tubicino più grande. Comunque, il 14/1/91 quell’anomalia, primo, è collocabile nella categoria indicata dal professor Nardelli sì o no?

RISPOSTA - Assolutamente no.

DOMANDA - Che anomalia è stata, lei che l’ha vissuta, di quale entità e qual è la quantità stimabile, secondo la sua esperienza di chi ha vissuto quella giornata, della fuoriuscita di CVM?

RISPOSTA - Questa fuoriuscita di CVM è relativa, scrive il tabulato, alla pompa di scarico G24111B, mi pare, questa pompa di scarico è una pompa che scarica lo slurry, ovvero scarica acqua, CVM e prodotto, scarica sostanzialmente il prodotto dall’autoclave nei serbatoi. Non è una linea che trasporta, una pompa, quindi che trasporta CVM, ma trasporta miscela, il CVM già presente nella miscela è molto bassa la concentrazione, perché quell’autoclave prima era stata degasata, quindi è la quantità di CVM presente nello slurry, ora non so quanto fossero... Ecco, quindi una volta che questa guarnizione si è rotta è fuoriuscito slurry unitamente al CVM. La quantità, la domanda che lei mi aveva fatto, è una quantità definita, di CVM parlo, definita irrisoria, perché la concentrazione è bassissima.

 

Avvocato Pulitanò: lo slurry è nell’acqua il prodotto della polimerizzazione, quindi è PVC fondamentalmente?

RISPOSTA - Sì. PVC...

 

Avvocato Pulitanò: con un residuo di CVM.

RISPOSTA - Non ricordo adesso quanto sia stata la concentrazione nello slurry di CVM, non ho presente, posso solo dire che sono concentrazioni basse in quanto, ripeto, l’autoclave viene completamente degasata, tutto il CVM viene degasato, è quello che resta imprigionato nell’acqua, nello slurry, sono concentrazioni bassissime comunque se vogliamo, non ci sono tonnellate di CVM dentro qua, qua si parla di concentrazioni di PPM all’interno dello slurry, non si parla di chilogrammi, non so però quantificare chiaramente perché si tratta di PPM.

 

DOMANDA - Allora passiamo adesso alla relazione Nardelli. Le farò vedere la pagina 19 dove c’è un elenco di anomalie e poi le farò una domanda anche su pagina 17, ma ecco, qua lui elenca, il professor Nardelli elenca una serie di anomalie, il 4/5/90, quella l’abbiamo già vista, sfondamento di guardia idraulica, poi il 17/8/90 manovra errata, prima ancora c’è causa non individuata, va beh, io direi di leggerle una per una queste perché tutte queste anomalie secondo il professor Nardelli, quando si parla di sfondamento della guardia idraulica, quindi si parla di fuga dal boccaporto, quando si parla di mancata tenuta di pompe di scarico, di mancata tenuta di rubinetti etc., perdita di guarnizione, questi sono tutti eventi che sono riconducibili alle previsioni della dichiarazione di sicurezza con tutti i calcoli quindi dei 10 minuti e dei 61 e 80.000 PPM che ha fatto prima, che abbiamo visto prima. Allora io direi di questo elenco isoliamo prima gli eventi che il Professor Nardelli riconduce alle dichiarazioni di sicurezza, e sono: sfondamento della guardia idraulica del 4/5/90, l’abbiamo già visto, poi il 4/1/92 rottura guarnizione autoclave..

RISPOSTA - Dal registro di controllo il 4, scusi, il 4/1/92...

DOMANDA - Mi dice l’avvocato Santamaria che l’abbiamo già vista, chiedo scusa, ma non è..., andiamo avanti, l’11/8/92, questa no non l’abbiamo vista, fuga dal boccaporto autoclave.

RISPOSTA - La trovo qua comunque?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Scusi la mia lentezza, nel ‘91 io non ho date mi pare, non ho numeri dati...

 

Presidente: fatto sempre riferimento alla consulenza Nardelli?

 

DOMANDA - Sì, pagina 19.

 

Avvocato Santamaria: concentriamoci su questo evento, cioè descrivibile come rilascio di CVM da tenuta boccaporto su autoclave. La dichiarazione di sicurezza ipotizza, in questo caso l’ipotesi che viene formulata, una superficie di rilascio per il cedimento di un tratto di guarnizione pari a 1.000 millimetri quadrati, pari a un centimetro quadrato, e qualora, 100 millimetri quadrati, qualora l’evento si verifichi l’emissione viene stimata in 10 minuti e viene ipotizzata una fuoriuscita di 0,168 chilogrammi/secondo di CVM alla quota di 10 metri, con questi parametri il professor Nardelli fa dei calcoli ed arriva alle conseguenze, alle conclusioni che sono indicate nella relazione. L’evento di cui si tratta è riconducibile a questa categoria che le ho descritto?

RISPOSTA - No, assolutamente, non è un cedimento della guarnizione.

 

Avvocato Santamaria: provi a descrivere qualitativamente l’evento indicato nella dichiarazione di sicurezza in termini di gravità e l’evento invece che si è verificato realmente di cui al registro di controllo, un confronto.

 

Presidente: lei ci descriva l’evento così come emerge dalla descrizione che ha.

RISPOSTA - Che è l’11/8 mi pare?

 

DOMANDA - Sì.

 

Presidente: che cos’è accaduto?

RISPOSTA - Prima lo leggo. Questa è un’anomalia elettrica chiaramente, non è contemplata, se avevo capito la domanda, non so, nella dichiarazione di sicurezza. Credo di capire...

 

Presidente: ci dica, adesso lei lo ha già letto, lo rilegga piano, con calma.

RISPOSTA - Si è aperto l’XV114 e l’XV104 con auto - mi sembra che c’è scritto - piena di acqua industriale, il CVM gas..., ah, ho capito, adesso ci sono. Allora, in questo caso è un caso, insomma, l’autoclave in quel momento era stata caricata solamente di acqua non industriale, acqua AI sarebbe acqua, come si chiama, l’acqua di processo in sostanza, per dare inizio alla successiva fase che era il caricamento degli additivi, delle sostanze, quindi veniva chiuso il boccaporto ecco, con il boccaporto aperto poiché questi rubinetti sono i rubinetti relativi alla linea che va sul vuoto di processo, ovvero sulla linea che va agli eiettori del vuoto di processo, una linea collegata a tutte le autoclavi, chiaramente essendosi aperti questi rubinetti per effetto dell’anomalia elettrica, un momento, non è piena di CVM quella linea, quindi si sono aperti ed è trafilato quel CVM che era all’interno di quella tubazione, quel CVM intendo quel residuo di CVM che rimane sempre... anche se questa..., ecco, basta. Allora la campanella posta nella prossimità del boccaporto ha sentito subito, ha registrato subito la concentrazione. Sono, in termini di quantità è praticamente nulla, voglio dire, pochissima, anche qua posso stimarla in grammi, senza ombra di dubbio e senza sbagliare, perché sono, non sono linee piene di CVM, non ci sono quantità all’interno, c’è solo un residuo per intenderci, una tubazione che prima conteneva CVM che poi il suo errore è quella di aprirsi quando va a bonificare l’autoclave, quindi trova delle tracce di CVM all’interno, se le trasporta, se questo rubinetto si apre chiaramente quelle tracce al loro interno fuoriescono. Dicevo prima, credo di averlo detto una volta, che basta un grammo, poca roba perché il cromatografo segni i 25 PPM, questo è uno dei quei casi.

 

DOMANDA - Passiamo adesso allo sfondamento della guardia idraulica del 22/9/92 indicata a pagina 19.

 

Presidente: cos’è avvenuto?

RISPOSTA - E’ avvenuto lo sfondamento della guardia idraulica del serbatoio che si parlava prima, questa volta è l’A, uno dei 4 serbatoi di stoccaggio dello slurry. E’ avvenuto lo sfondamento della guardia idraulica che prima citavamo e che si è ripristinato poi, come ho detto prima, nel tempo istantaneo del pressostato, la motivazione per cui è avvenuto era una causa derivante da un abbattitore di schiume che è posto alla fine del reparto autoclavi. C’è stata una staratura del livello, siccome gli sfiati dei serbatoi di stoccaggio dello slurry sono sfiati che vanno, non ricordo il nome tecnico, comunque andavano recuperati diciamo così, dal gasometro del CV24, nella stessa linea dell’abbattitore a gasometro è collegato questo abbattitore schiuma, c’è una staratura del livello, siccome il livello serve al raggiungimento di questo livello si apre la valvola di fondo di questo abbattitore che scarica il prodotto interno. C’è stata una staratura, c’è stato un ritorno quindi di pressione se vogliamo all’interno del serbatoio in questione che ha fatto traboccare la guardia idraulica, le quantità sono le stesse identiche di prima, cioè, le situazioni, le modalità, se vogliamo, anche le quantità, è quella la quantità che esce, non è che, sono quelle di prima, si è aperta questa guardia idraulica, è fuoriuscita acqua e CVM e si è chiusa istantaneamente per il fatto che è intervenuto il pressostato che ripristinava il livello di questa guardia idraulica.

 

DOMANDA - Quindi la quantità?

RISPOSTA - La quantità...

DOMANDA - Chilogrammi, PPM?

RISPOSTA - La quantità è solo PPM, non sono chilogrammi, poi quanti PPM.., sono PPM in sostanza, sono grammi di CVM che fuoriescono, perché sono misti ad acqua, acqua e CVM, non è CVM, non c’è pressione, sono pressioni irrisorie, dove le quantità sono minime che fuoriescono da questo punto.

DOMANDA - Quantità minime, va bene. Mancata tenuta pompe di scarico dell’1/1/93.

 

Presidente: lei si è letto adesso..., allora la domanda è: che cos’è accaduto quel giorno, qual è stata l’anomalia?

RISPOSTA - I filtri della torbida sono i filtri che sono interposti tra il serbatoio, i serbatoi dello slurry, se non vado errato, credo di non sbagliare più di tanto, che servono a filtrare la torbida, quindi il prodotto che fuoriesce dall’autoclave prima di andare alle colonne di strippaggio, la causa descritta dice che il tutto messo in pressione per sgelamento, siccome era il primo gennaio, era freddo, del 1993, credo, per sgelamento linea a valle del filtro della torbida, ovvero, la linea a valle del filtro per le condizioni climatiche si era brinata, gelata, sono cose che succedono a certe temperature ovviamente, e gli operatori, presumo, adesso non ho ricordi chi fosse, comunque l’operatore addetto alla sbrinatura, perché si andava a sbrinare con vapore la tubazione che era interessata, qui dice che il rubinetto di mandata dalle pompe di scarico non fanno.., ecco, siccome i rubinetti in... in mandata di questi filtri non facevano tenuta, è chiaro che una volta che si era sbrinata quella linea nessuno sapeva che non facevano tenuta perché, non facendo tenuta, essendosi sbrinata, è trafilato il CVM dalla tenuta di quei rubinetti, ovvero dallo stelo di quei rubinetti, questa è la definizione, è fuoriuscito del CVM, quantità. Mi devo ripetere purtroppo, sono quantità minime, sono quantità estremamente minime, sono 25 PPM che... perché le campanelle sono posizionate proprio nelle vicinanze immediate, cioè al centro, se non vado errato, ci sono due filtri, quindi al centro dei due filtri, appena appena si è... dalla linea è fuoriuscito del CVM dalla mancata tenuta di questa.

 

DOMANDA - Andiamo avanti, mancata tenuta rubinetti del 12/7/94, ce l’ha?

RISPOSTA - ‘94 ha detto, ah, la pompa, la pompa G2570/AR è questa che devo controllare, sì.

DOMANDA - Mancata tenuta pompe di scarico.

RISPOSTA - Dovrei dare una interpretazione propria, perché c’ero comunque in reparto, comunque pompa..

 

Pubblico Ministero: formalizzo un’opposizione, perché viene continuamente chiesto di dare interpretazione a una lettura, allora o si trasforma il teste in consulente e lo prendiamo come tale, se no ci spiega come fa ad avere questa specie di sfera di cristallo per cui lui sa dire quanti PPM c’erano se non era presente all’episodio, non era presente e quindi non può aver visto che cosa è successo.

 

Avvocato Santamaria: io mi oppongo all’opposizione per il fatto che stiamo chiedendo ad un teste di raccontare al Tribunale la propria esperienza di lavoro durante non so se 20 o 25 anni, di eventi di questo tipo il teste ne può aver visti molti, quindi è perfettamente in grado di comprendere anche leggendo immediatamente la dicitura, la sigla, di che evento si può essere trattato e che dimensioni può avere avuto, avendo tutti i dati di riferimento. Sono molto sorpreso di questa opposizione.

 

Pubblico Ministero: allora se è tanto sorpreso, visto che il teste dice che, proprio poco fa, prima dell’opposizione, che non era in grado, comunque quello che volevo dire è che quando parla di quantitativi di 25 PPM, c’era un grammo, c’era una situazione di questo tipo, è completamente un’interpretazione, è un riferimento del tutto teorico che non può basarsi su un dato di fatto specifico, perché primo lui non c’era, secondo da una fuoriuscita, da una valvola, da una guardia idraulica può durare mezzo minuto, può durare un minuto, può durare 10 minuti, può durare un’ora, se non c’era e non risulta scritto lui non lo può sapere.

 

Presidente: comunque lui dà una descrizione di quello che è l’avvenimento, l’anomalia, il guasto etc., poi eventualmente è chiaro che nel momento in cui si addentra nelle valutazioni delle entità o delle concentrazioni etc. fa delle ipotesi di esperienza. Però forse è importante che ci descriva quello che è accaduto. A noi basta questo e poi che lei ci faccia capire, come d’altra parte lo ha fatto, che in realtà negli incidenti precedenti non ci trovavamo di fronte a CVM, ma ci trovavamo di fronte invece a acqua di diluizione, o di acqua che era servita per il lavaggio, o acqua che era servita, che era, diciamo, il residuo dello slurry etc., e cioè lui ci ha dato delle descrizioni dell’evento da cui poi ha tratto delle conclusioni dicendo che essendo poca la concentrazione di CVM in queste miscele, chiamiamole così, si è, così, ha dato anche, ha fatto anche una stima, è chiaro, sulla stima possiamo essere d’accordo che, sia perché non conosce esattamente l’accaduto, sia perché non conosce esattamente quanto sia durata comunque la fuoriuscita, però ci dà un’indicazione. A noi serve soprattutto che lei ci descriva l’evento e poi dopo eventualmente, e questo lo può fare credo, perché lì è scritto, e sulla base della sua esperienza, ci può dire quale evento è avvenuto, senza che in questo modo lei travalichi quella che è la sua qualità di teste.

RISPOSTA - Certo. So dare un’interpretazione a questo, era solo una sottolineatura, non è che non sappia dare un’interpretazione di questo.

 

Presidente: a noi ci deve dare una descrizione di quello che lei legge e ci deve dire, perché noi non siamo mai stati dentro a quell’impianto, ci deve dire sulla base di quella che è la registrazione che viene fatta sul foglio qual è stato l’evento, ci deve fotografare l’evento.

RISPOSTA - La fotografia dell’evento è semplicissima, perché nelle pompe, queste sono pompe situate nei serbatoi di stoccaggio, se non vado errato, del CVM 25 70, mi pare, AR, c’è una serie di rubinetti tra i serbatoi, tra le pompe etc., sia in aspirazione, sia in mandata, sia di travaso, sia di sfiato, sia collegate alle valvole di sicurezze etc., e questi rubinetti che servono a travasare il CVM non facevano tenuta, non perché erano scollegati, erano aperti, praticamente è sostanzialmente una delle ipotesi di, uso sempre quel termine, di trafilamento dalla tenuta di questi rubinetti.

 

Presidente: quindi erano praticamente delle fuoriuscite di CVM dai rubinetti che non erano a piena tenuta?

RISPOSTA - Certo.

 

Presidente: perché non erano a piena tenuta quei rubinetti? Che descrizione c’è del guasto?

RISPOSTA - Beh, questi, non è che sia in difficoltà, ma il fatto è solo scritto.., quindi, scusi se la interrompo, la tenuta del rubinetto si intende tenuta di quel rubinetto della sua parte esterna, e quindi dal corpo, dallo stelo del corpo di quel rubinetto, il motivo per cui non fa tenuta è semplice, probabilmente dovuta all’usura ovviamente.

 

Presidente: allora cosa si fa, si cambia il rubinetto?

RISPOSTA - Si interviene in questi casi riparando il danno immediato, ovvero cercando, a volte, quasi sempre, in moltissimi casi ci si riesce, è che si va a stringere la tenuta del rubinetto, i rubinetti sono dotati, nella loro testa, di una piastra che con un’apposita chiave si va stringere, quindi a comprimere lo stelo, e quindi a far sì che non fuoriesca CVM, che faccia tenuta quindi.

 

Presidente: quali sono i tempi di intervento normalmente in questi casi?

RISPOSTA - Alcuni minuti, se il rubinetto è a portata di mano è chiaro che è di qualche minuto, a portata di mano si intende vicino al posto in cui vivo quanto meno, se devo fare 10 metri perché è più lontano perché è chiaro che il tempo..., il tempo tecnico di qualche minuto.

 

Presidente: è soddisfacente, dovete fare altre...

 

DOMANDA - Sì Presidente. Ecco, su questo punto, prima che si vada avanti, io faccio la domanda in questi termini: il signor Gasparini è stato al CV24, conosce il registro di controllo, lo consultava, che cosa...

RISPOSTA - Sì, il registro di controllo io lo consultavo ogni giorno.

DOMANDA - La mia domanda è: lei ha sentito le quantità di chilogrammi ipotizzate dal professor Nardelli per le varie anomalie, ha sentito i PPM indicati dal professor Nardelli e ha detto: non è mai accaduto..., ecco, questo siamo ai suoi ricordi, quindi sono, la domanda nostra è legittima. Poi lei ha aggiunto, parlando delle varie perdite, che la causa delle trafilature è che le perdite erano irrisorie. Ricorda qualche perdita che non fosse stata irrisoria?

RISPOSTA - Sì, posso dire sì, ricordo un fatto che non era irrisorio, ma stiamo molto attenti, perché potrebbe apparire che questo fatto fosse catastrofico, no, non era irrisorio, era di più di irrisorio. Ed è successo durante una, non ricordo l’anno, ma non vado lontano se fosse un anno circa dopo che io ero là, quindi attorno al ‘91, forse ‘92, non ricordo, però ricordo il fatto, che durante, era di agosto, durante una fermata dell’impianto, ad agosto generalmente, a volte ogni anno, ogni anno si fermava una linea e l’anno dopo l’altra linea per fare manutenzione preventiva, non ricordo se quell’anno la manutenzione fosse stata fatta a tutto l’impianto, quindi l’impianto in questo caso era completamente fermo, il personale presente era un numero riferito alla manutenzione, della piccola manutenzione di giornata, gli assistenti di turno ogni turno e forse qualche operatore veniva tenuto, altrimenti tutti erano in ferie, preciso perché so di cosa si tratta, un operatore ha fatto una manovra errata che ha aperto quindi un rubinetto che non doveva aprire, non è che l’abbia lasciato aperto questo rubinetto e se ne sia andato a casa, stava lavorando, ha aperto il rubinetto, e ha fatto una manovra che non doveva fare. Da quel rubinetto, siccome era la linea di caricamento del CVM, nelle bilance il CVM veniva pesato prima di essere caricato in autoclave, lì è uscito più CVM di quello che prima dicevamo. Ecco, quindi questo era, credo sicuramente, il guaio più grosso che io ricordi nella mia vita, nella mia esperienza al CV24. L’operatore, so che l’operatore ha aperto il rubinetto, chiaramente l’ha richiuso questo rubinetto subito ed è uscito CVM in quantità superiori, non tonnellate, è uscito qualche chilogrammo di CVM probabilmente, sicuramente, che ha inquinato la zona in cui questo operatore stava operando. Non era un’anomalia paragonabile ad un grosso incidente, sia ben chiaro, era più grosso degli altri.

 

Avvocato Santamaria: in questo caso il reparto come ha gestito l’evento?

RISPOSTA - Il reparto, presenti in quel posto di lavoro c’era l’assistente alla manutenzione, c’era questo operatore, c’era un altro operatore, era la piccola manutenzione, e poi c’era un addetto di reparto, che è quello che aveva fatto questa benedetta manovra. L’allontanamento immediato, perché il danno era stato riparato subito, in quanto era stato aperto e chiuso il rubinetto, non è che si sia dovuti andare in cerca di qualcosa per porvi rimedio, è chiaro che l’inquinamento c’era in quella zona, l’allontanamento immediato del personale che era in quella zona, quindi non essendoci più personale presente in quel turno, in quel posto di lavoro, erano interessate solo quelle persone in quel momento che si sono allontanate, ed è stato sufficiente questo, perché hanno ripreso il lavoro solo dopo che la concentrazione, cioè il CVM che si era liberato era sparito ovviamente. Non sono stati necessari interventi per eliminare il danno, il danno era stato eliminato subito, era la quantità che era maggiore di quello che prima avevamo detto, probabilmente, sicuramente qualche chilogrammo di CVM.

 

Avvocato Santamaria: l’allontanamento del personale dopo quanto tempo è avvenuto, in che modo è avvenuto?

RISPOSTA - E’ avvenuto in modo immediato.

 

Avvocato Santamaria: chi lo ha ordinato, chi l’ha disposto?

RISPOSTA - Non è servito disporre l’allontanamento in quanto in casi del genere il personale non aspetta l’assistente di turno, che dovrebbe essere quello che dà le disposizioni che dice: allontanati, era un fatto dove era automatico l’allontanamento del personale. Poi insieme sono rimasti in una zona, che è la sala di controllo, in attesa della...

 

Avvocato Santamaria: dopo affronteremo il tema della formazione e dell’addestramento del personale rispetto alle procedure e rispetto alla sicurezza.

 

DOMANDA - Non le faccio domande sulle anomalie segnalate dal professor Nardelli a pagina 19 per gli anni ‘95 perché lei non c’era più, è così?

RISPOSTA - Nel ‘95 non c’ero assolutamente.

DOMANDA - Allora adesso, non è colpa mia Presidente, è il professor Nardelli che continua. Passiamo a pagina 27 e seguenti. Qui del rilascio di CVM nella tenuta del boccaporto noi abbiamo già parlato e quindi salto quel paragrafo E11, passo invece a pagina 29 al paragrafo E12 e mi riferisco alle anomalie del 28/4/1990. Il professor Nardelli dice che, questo è sfondamento della guardia idraulica, se li abbiamo già fatti ditemelo perché io ho fatto un po’ di fatica a mettere in ordine le date e le cose, può darsi che di qualche evento ne abbiamo già parlato e prego a tutti di segnalarlo. Il professor Nardelli ipotizza, secondo i noti calcoli della dichiarazione di sicurezza, una fuoriuscita di 20,3 chilogrammi al secondo di CVM, sfondamento guardia idraulica. Vuole dirci di che cosa si tratta.

RISPOSTA - Mi devo ripetere perché è la C, il serbatoio è il C, è uno dei quattro serbatoi di cui parlavamo, ovvero dello stoccaggio dello slurry, non è la guardia idraulica riferita nel rapporto di sicurezza, questa è la guardia idraulica del serbatoio 25501/C, uno dei 4 serbatoi che fino a poco fa abbiamo parlato, lo sfondamento è avvenuto perché l’autoclave 8 che era in degasaggio in quel momento è stata sfiatata per un brusco innalzamento della pressione, evidentemente questo ha fatto traboccare la guardia idraulica dei serbatoi che prima dicevo ed è avvenuto quello che è avvenuto nelle altre occasioni ovvero lo sfondamento ed il ripristino automatico di questa guardia idraulica, non c’è presenza di personale, se riferito al discorso in questo luogo, in questo posto, non è che il personale sia..., perché non vorrei che dopo..., io dico che non è che il personale in questo posto sia presente, ho detto prima che vi passa sopra per andare alle autoclavi. C’è una fuoriuscita, comunque c’è un inquinamento da CVM però, ed è uno sfondamento che è pari pari a quello che abbiamo descritto prima.

 

Avvocato Santamaria: quindi anche in questo caso una fuoriuscita di pochissimi secondi? Come ha detto già lei prima.

RISPOSTA - Sì, il sistema è sempre quello, non è che cambia il sistema, quindi è di pochi secondi.

 

Avvocato Santamaria: con ripristino automatico?

RISPOSTA - Con ripristino automatico, sì, della guardia idraulica.

 

DOMANDA - A pagina 30 il professor Nardelli parla della perdita da tenuta pompe e individua questa categoria. Tempo di rilascio 10 minuti, conseguenze: perdita minima 0,55 chilogrammi/secondo, perdita massima 3,89 chilogrammi/secondo, la categoria della dichiarazione di sicurezza. Cita come esempio il 31/8/1990, dove c’è scritto: pompa di scarico linea B zona 8, causa rottura della guarnizione di aspirazione pompa. E dice: se la zona 247 fosse stata in ambiente chiuso, dice il professor Nardelli, in 10 minuti di emissioni si sarebbe raggiunta una concentrazione di CVM superiore a 61.700 PPM.

 

Presidente: può leggere quello che è avvenuto, ci vuole descrivere quello che si è verificato?

RISPOSTA - La pompa di scarico della linea B è la pompa che scarica, come dicevo prima, lo slurry alle autoclavi ai serbatoi di stoccaggio, dopo che la carica ha terminato il suo ciclo, dopo che è stata degasata, il prodotto che vi rimane, che si chiama slurry, viene scaricato, passa attraverso questa pompa e va a finire nei serbatoi D501 che prima parlavamo. Si è rotta la guarnizione in aspirazione alla pompa, quindi, non ho capito male se era in riferimento alle dichiarazioni di sicurezza.

 

Presidente: non rientra?

RISPOSTA - No, assolutamente. La dichiarazione di sicurezza, se mi è permesso, è relativa a, come dicevo prima, a gravi incidenti.

 

DOMANDA - Quindi lei esclude i 10 minuti di uscita e i 61.700...

RISPOSTA - Nel modo più assoluto, perché 10 minuti non ci sono perché lo scarico dell’autoclave avviene, ho ricordi che sbaglierò forse, ma nel giro di 6 o 7 minuti l’autoclave viene scaricata. Non è che ci vogliono ore, mesi per scaricare un’autoclave.

 

Presidente: lì si parlava di 10 minuti ad ogni buon conto?

RISPOSTA - La dichiarazione parla di 10 minuti dell’incidente relativo a quello relativo ad un caso grave, quindi alla rottura della guarnizione su una linea piena di CVM, mi pare che parli anche di pressione all’interno della linea nella dichiarazione di sicurezza. Questo non è quello assolutamente, è un’altra cosa, è acqua e slurry, lo scarico dell’autoclave avviene...

 

Presidente: non ci troviamo comunque di fronte a un’autoclave che sia piena di CVM...

RISPOSTA - Assolutamente.

 

Presidente: con quelle pressioni che sono proprie per l’appunto del gas CVM, ci troviamo invece a un’autoclave che ha acqua e slurry?

RISPOSTA - Sì.

 

DOMANDA - La quantità della perdita?

 

Presidente: abbia pazienza, adesso è inutile che gliela facciamo dire, già di per sé la contestazione attiene, per l’appunto, alla dichiarazione di....

 

DOMANDA - L’altro episodio citato dal professor Nardelli a pagina 30 del 18/3/91, questo episodio viene inquadrato in una categoria che ha un tempo di... Già fatto, mi dicono già fatto, scusate allora... Il 17 agosto del ‘90 dice qua il professor Nardelli: per le nostre deduzioni dobbiamo affidarci unicamente al registro di controllo in quanto non sono stati resi disponibili i tabulati. In detto giorno si è sicuramente superato il limite di 72 PPM per la dose globale di CVM... Dice in varie zone, parla della manovra errata e questa qui è l’ultima di questa serie.

RISPOSTA - Mi scusi sto leggendo. La spiegazione di questo caso, sì, ovviamente questo è un errore di manovra riferito ad un rubinetto che intercetta il CVM, cioè, un rubinetto che intercetta il CVM immissione in autoclave. Nello scollegamento di questo rubinetto che con tutta probabilità, non ho memoria precisa del fatto inteso come lavoro, si stava sostituendo. Con molta probabilità, ripeto, perché si tratta di scollegamento del rubinetto e qui hanno eseguito una manovra non corretta ed è fuoriuscito CVM. Preciso però, durante l’esecuzione di queste manovre, che sicuramente la sostituzione, vedo dalla lettera, le linee vengono intercettate, bonificate secondo procedure precise e scritte, secondo procedure di impianto precise, vengono svuotate del contenuto e poi bonificate. Quindi in una manovra normale, ovvero che non vi fossero stati questi errori, non sarebbe successo assolutamente niente, non è che il contenuto su questa linea, su questo rubinetto, fosse..., quello non era in sostanza in pressione, era bonificata, c’erano evidentemente tracce di CVM all’interno e nello scollegamento, nel togliere questo rubinetto è fuoriuscito CVM. La linea era sicuramente vuota da CVM. Quindi già do la sensazione, la quantità presente.

 

Presidente: lei fino adesso ci ha parlato di anomalie che non rientrano in quella classificazione di incidente rilevante che presuppone la dichiarazione di incidente rilevante, allora quali sono le disfunzioni, le anomalie, meglio, diciamo quelli che possono essere i danni che possono determinare, danni o vizi degli impianti, che possono determinare e che magari nella sua esperienza lavorativa se è accaduto possono aver determinato un incidente rilevante e una dichiarazione di incidente rilevante; ce ne sono stati innanzitutto?

RISPOSTA - No.

 

Presidente: ma allora quali sarebbero quelli che potrebbero rientrare nella dichiarazione di incidente rilevante?

RISPOSTA - E’ ampiamente descritto nella dichiarazione, quando si parla di rottura per esempio di un tubo significa che questo tubo si spezzi, ceda, un cedimento della tubazione e quindi si spezzi.

 

Presidente: quindi quelle che possono essere, come lei le ha chiamate, le trafilature dalla valvole, dai rubinetti etc. etc. tutti questi anche se ci fosse nell’autoclave o nelle condutture CVM non determinerebbero incidenti rilevanti?

RISPOSTA - Assolutamente.

 

DOMANDA - Naturalmente queste sono domande che riguardano il nostro periodo, il signor Gasparini ha lavorato già dagli anni ‘60 e non..., le domande nostre sono concentrate dal ‘90, ‘91, ‘92. Qui il professor Nardelli ad un certo punto, diciamo con un tono un po’, così, critico, dice che nel vostro registro di controllo mancano delle pagine. Per esempio pagina 16 dice: risultano mancanti le pagine del registro di controllo relative al periodo dal 22 agosto al 6 settembre, mi sembra una cosa brutta questa, la vuol spiegare?

RISPOSTA - Non ho capito, ho capito, però non ho seguito..., c’è stato un momento in cui sono mancate...

 

DOMANDA - Dal 22 agosto al 6 settembre dello stesso anno...

RISPOSTA - Mancano queste registrazioni?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Io do una spiegazione. Queste registrazioni, dicevo anche prima, sono registrazioni di reparto. Quello che per me sicuramente, per me in quanto in quel periodo ero addetto, facevo per servizio, quello che era molto importante era che vi fossero le registrazioni quanto meno del gascromatografo.

DOMANDA - Ma come spiega lei la mancanza?

RISPOSTA - Può essere che nel periodo in cui lei citava...

 

Avvocato Schiesaro: c’è opposizione anche qui, o lui ci dice: è capitato a me di, e allora ci dice un fatto, altrimenti ci fa un’ipotesi ma è un’altra cosa. Io chiederei che la domanda venisse formulata con riferimento a vicenda specifica capitata a lui.

 

Avvocato Santamaria: lei consultava costantemente il registro di controllo?

RISPOSTA - Sì.

 

Avvocato Santamaria: nel registro di controllo sembra che manchino alcune pagine dal 26 agosto al 5 di settembre di un certo anno; lei se n’era accorto, che ragione può dare a questa mancanza, se c’è una ragione?

RISPOSTA - Non me ne sono accorto, voi mi state dicendo che mancavano delle pagine di quel registro, ma non sono in grado di sapere..., cioè, non ho vissuto, non so se mancassero, io le registrazioni le avevo tutte, posso solo dirvi che se fossero mancate queste registrazioni c’era un motivo solo che potessero essere mancate, ma io ho mai vissuto...

DOMANDA - Qual è il motivo?

RISPOSTA - Il motivo può essere sicuramente...

 

Pubblico Ministero: non lo sa quale può essere il motivo...

 

Presidente: lasciamoglielo dire, anche se fa una ipotesi.

 

RISPOSTA - Non l’ho vissuto ma se dovesse essere stato era perché in quel periodo, essendo il periodo di agosto, come dicevo prima, l’impianto era fermo, quindi non c’era motivo, perché tutto bonificato, che vi fossero presenze di CVM, che ci fosse motivo di trascrivere dati che non c’erano.

DOMANDA - Lei che leggeva tutti i giorni questo registro di controllo, i suoi ricordi, lei ricorda che ci siano stati dei periodi lavorativi in cui non è stato...?

RISPOSTA - No, no, no.

 

Presidente: e lei ricorda che ci siano state delle fermate dell’impianto?

RISPOSTA - Certo, ogni anno veniva fermato l’impianto.

 

Presidente: e normalmente in quali periodi?

RISPOSTA - Agosto, un momento, agosto era secondo un programma di produzione e di stabilimento, di servizio, poteva essere agosto, i primi giorni di agosto come poteva essere a cavallo tra agosto e settembre, comunque sempre nel periodo delle ferie, ovvero agosto.

 

Avvocato Santamaria: nel registro di controllo spesso compare la dicitura fuga non individuata o perdita non individuata, che cosa significa?

RISPOSTA - Significa molto semplicemente che il registratore ha segnalato una presenza di CVM, teniamo presente che l’operatore, qualunque operatore era addestrato all’uso del cercafughe e quindi interveniva anche in assenza, l’assistente di turno che era poi quello, parliamo del turno, che era poi quello che andava alla verifica di questa perdita, il cromatografo lo segnalava, nell’immediato tentativo... scende in campo per verificare dal punto in cui questa perdita c’era, la perdita non si trovava, non c’era, quindi non era stata individuata la causa, cioè, era avvenuto, magari, come ripeto, un trafilamento, poteva essere una piccola anomalia, potevano essere anche 25 PPM, non è detto che potevano essere solo pochi PPM, ma una volta scesi in campo non si trovava l’anomalia, non c’era presenza di CVM. Veniva setacciata tutta la zona relativa all’indicazione data dal cromatografo.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Ma il fatto che non si trovasse significa che la perdita non c’era più...

RISPOSTA - Sì, volevo dire questo, non c’era più.

DOMANDA - La perdita aveva avuto una durata così breve che quando si è scesi in campo non c’era più?

RISPOSTA - Certo che sì, sicuramente.

DOMANDA - perché il cercafughe era in grado di rilevare tutti i punti di possibili perdite della zona?

RISPOSTA - Non è che fosse in grado, è che si indagavano proprio tutti i punti relativi alla zona che il cromatografo segnalava.

DOMANDA - Quindi se non si trovava la perdita voleva dire che la perdita era finita?

RISPOSTA - Sì, quindi l’unica cosa da fare era trascrivere il dato relativo all’emissione, però trascrivere affianco: non essere in grado di capire, di individuare da dove questa perdita venisse.

DOMANDA - Il registro di controllo di cui abbiamo parlato stamattina, non è un documento che fosse obbligatorio per legge, era un documento di cui eravate dotati voi all’interno del reparto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Chi l’aveva istituito?

RISPOSTA - Era stato istituto già, nei miei ricordi, già nel reparto CV6, poi è stato trasferito anche al, cioè, abbiamo preso in contemporanea questo tipo di registrazione che serviva a che cosa? Serviva a essere intanto ad addestrare, serviva a me per discutere queste problematiche con il personale, quindi andare alla ricerca anche di fatti che potessero essere risolti e che potessero non avvenire più, cioè, addestrare il personale a questo. Poi servivano per avere il quadro preciso e i punti precisi e i motivi precisi delle emissioni per poter intervenire, quindi per essere in grado di intervenire subito, almeno il più velocemente possibile, nei punti di emissione. Senza questo registro sarebbe stato un po’ più problematico, perché l’individuazione della perdita era istantanea in questo caso.

DOMANDA - Lei ha svolto le funzioni di rappresentante, di addetto alla sicurezza e all’ecologia al reparto CV24?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Chi ha istituto questa funzione al reparto CV24?

RISPOSTA - E’ stata istituita dall’allora forse, direttore dello stabilimento era l’ingegner Pisani, perché questa figura già esisteva al CV22 e 23, forte di questa esperienza, questo lo ricordo esattamente, perché il mio caporeparto in quell’epoca quando mi aveva proposto..., mi aveva detto: guarda che viste le esperienze che si stanno manifestando al CV22/23 il direttore ha fatto sì, ha insistito perché questa figura venisse presa anche al CV24.

DOMANDA - Può descrivere in breve quali erano i suoi compiti, le sue mansioni, in qualità di addetto alla sicurezza?

RISPOSTA - Addestramento del personale su tutte le problematiche relative alla sicurezza, addestramento del personale all’uso dei mezzi di protezione, quindi collaborare con il Pas, con la protezione ambientale dello stabilimento nelle problematiche generali di stabilimento trasportate poi sempre al personale d’impianto.

DOMANDA - Come avveniva questo addestramento, con quali frequenze, con quali modalità, chi partecipava?

RISPOSTA - L’addestramento del personale era rivolto a tutto il personale presente in impianto, questo voglio dire, lo voglio sottolineare, non solo al personale operativo ma anche al personale degli uffici, perché? Perché in quell’impianto c’erano anche gli uffici relativi al (sextum) manager, e quindi c’era anche una donna per intenderci, che lavorava, al servizio tecnico, quindi nella loro comparte erano addestrati anche loro all’uso, cioè, alle prove simulate di emergenza per esempio, prove simulate di emergenza...

DOMANDA - Andiamo per ordine. C’era un’informazione sulle caratteristiche fisico chimiche, tossicologiche del CVM, sulla pericolosità del prodotto?

RISPOSTA - Certo che sì, c’era la scheda sicurezza prodotto, la quale scheda sicurezza prodotto veniva illustrata a tutto il personale, letta nei suoi contenuti e quindi discussa sulla, discussa la pericolosità di questo prodotto.

DOMANDA - Teneva lei questi corsi?

RISPOSTA - Sì, li facevo alla fine dell’orario di lavoro per quanto riguarda gli assistenti di turno, in quanto essendo pochi come numero si poteva gestire fuori l’orario di lavoro, dopo il turno 6-14, per gli operatori veniva fatta una riunione in sala controllo. Queste riunioni avvenivano sempre.

DOMANDA - Sempre cosa vuol dire?

RISPOSTA - Sempre tutti i giorni, però quelle ufficiali, che venivano anche trascritte, firmate e sottoscritte dal personale, cioè i motivi, il contenuto di queste riunioni poi veniva dichiarato da chi assisteva, chi veniva addestrato doveva firmare un apposito modulo di avvenuta conoscenza di quanto io dicevo in sostanza. Dopo questi dati, raccoglievo tutte queste informazioni e li trasmettevo con una relazione mensile al capogruppo, al servizio sicurezza di stabilimento, al capo impianto e al direttore di stabilimento.

DOMANDA - A queste riunioni partecipavano tutti gli operatori?

RISPOSTA - Indistintamente tutti, ci sono sicuramente le note che io ho lasciato dei documenti con tutte le trascrizioni del personale, con tutte le firme del personale, con tutti gli argomenti che abbiamo trattato.

DOMANDA - Lei prima ha parlato di prove simulate di emergenza, può descriverle un po’ più in dettaglio?

RISPOSTA - Sì, le prove simulate di emergenza ce ne sono di due tipi, quella generale di stabilimento dove per regolamento interno di stabilimento doveva essere fatta almeno una volta ogni 6 mesi, ovvero due volte all’anno. Poi c’erano le prove simulate di emergenza relative agli incidenti previsti, specialmente, anzi, gli incidenti previsti dal rapporto di sicurezza, ovvero io in collaborazione con i responsabili d’impianto si prevedeva l’incidente, si elaborava la fase di emergenza, questo implicava la messa in sicurezza dell’impianto, dopo si addestrava, quindi si addestrava il personale alle manovre da farsi in questa occasione, e tra le altre cose...

DOMANDA - Provi a farci un esempio, a illustrare una situazione. Lei immaginava uno scenario, immaginava un’ipotesi, queste prove simulate avvenivano anche a sorpresa?

RISPOSTA - Mi ha fermato quando stavo dicendo che sono state fatte delle prove a sorpresa, una delle quali la cito perché è quasi un fiore all’occhiello se vogliamo, era una prova relativa, se non vado errato, alla fuoriuscita di CVM per rottura della guarnizione, quella che è citata dal rapporto di sicurezza, se non vado errato era quella, era quella, quindi è stata fatta a sorpresa, sono stati, è stato contattato il servizio di sicurezza di stabilimento, è stato approntato il modello, quindi fatto vedere il modello d’intervento, sono stati anche, come dire, fatti intervenire anche i vigili del fuoco di Mestre, ed è stata simulata quell’emergenza, quel tipo di emergenza prevista dal rapporto di sicurezza. Quindi a sorpresa cosa? A sorpresa, il personale d’impianto non sapeva né il giorno, né l’ora, né i minuti, né di che cosa si trattasse. Un bel giorno sono arrivati là, è arrivata là, per spiegarle, un responsabile del Pas, il quale è andato all’ufficio dell’assistente di turno e ha mostrato il documento relativo all’incidente previsto, quel documento era ben, sapeva bene di cosa si trattava in quanto erano già stati precedentemente tutti quanti gli operatori alla fine del turno addestrati a questi sistemi, a questi interventi, e ha dato inizio alla simulazione di quei fatti, ovvero della rottura del boccaporto, della guarnizione del boccaporto, e da quel momento l’assistente di turno ha iniziato, non sapeva neanche lui che si faceva, ma è come se fosse successo nella realtà, non è stato fermato l’impianto, però è stato simulato anche un ferito, un ferito proprio nella passerella sopra i serbatoi D501, quindi con tutte le complicazioni del caso, con l’autolettiga, con gli infermieri, quindi una simulazione esatta di cosa poteva accadere in situazioni del genere, sono, ripeto, intervenuti i vigili del fuoco di Mestre, alla fine di queste prove di emergenza veniva fatta una relazione scritta sull’andamento, su quali fossero le cause, le eventuali problematiche riscontrate durante questa fase, il grado di preparazione degli addetti alle manovre, di tutti, anche del personale esterno, venivano informati tutti i reparti ovviamente di questo poi.

DOMANDA - Ecco, in questi casi, andiamo avanti, come avveniva la formazione degli operatori all’utilizzo dei mezzi di protezione individuali?

RISPOSTA - Singolarmente, ovvero, ogni operatore veniva addestrato all’uso che poteva essere la maschera con filtro per vapori organici e soprattutto l’autorespiratore, anche perché l’autorespiratore proprio in quegli anni aveva subìto una piccola modifica della maschera in quanto i precedenti autorespiratori erano con maschere a domanda di ossigeno mentre questi erano in pressione, le maschere erano in pressione, quindi c’era stata una trasformazione anche sul modo di indossarla e erano stati addestrati completamente tutti a questo modo di utilizzo degli autorespiratori, delle maschere, di tutti i...

DOMANDA - I vigili del fuoco di Mestre poi riconobbero o meno la bontà della simulazione, la quantità...

RISPOSTA - Io ho letto la relazione che poi venne fatta, c’erano due relazioni, quella fatta dal sottoscritto, che poi inviavo, come detto, al capo impianto, al capogruppo, e quella dei vigili del fuoco che era quella che poi contava, perché alla fin fine il fulcro era l’intervento del personale esterno all’impianto, e nelle annotazioni, lo ricordo benissimo, è stato evidenziato ed anche sottolineato, l’alto, lo ripeto, l’alto grado di preparazione di tutto il personale del reparto CV24 durante quella fase di simulazione, ripeto che non era stata prevista, era una simulazione di emergenza che nessuno conosceva né il tipo, né il momento, quindi assolutamente improvvisa, era scritto, esiste il documento, l’alto grado di preparazione del personale.

DOMANDA - Gli operatori erano addestrati all’uso del cercafughe individuale?

RISPOSTA - Tutti gli operatori, il sottoscritto, è stata proprio una mia volontà e poi approvata dal capo impianto, che tutti conoscessero questo uso; perché? Perché le situazioni in cui il cromatografo dava segnale di..., non si doveva aspettare quella persona che magari poteva essere una e solo una, o due, quelle che erano, ad intervenire e ad andare, doveva essere chiunque si accorgeva di quella anomalia, quindi tutto il personale era stato addestrato all’uso del cercafughe portatile.

DOMANDA - C’erano però degli operatori che avevano questo compito specifico in reparto?

RISPOSTA - Sì, quegli operatori di giornata, io parlavo degli operatori in turno, c’era un operatore di giornata addetto al controllo con il cercafughe. Cosa faceva questo? Nelle sue 8 ore di lavoro doveva ispezionare l’impianto al di là del cromatografo, il cromatografo è una cosa a parte, lui in più doveva fare sorveglianza per verificare eventualmente quei punti che magari il cromatografo non segnalava, quindi era un costante presidio e sorveglianza di fatti anomali. Non so se ho risposto.

 

Presidente: facciamo una pausa, un quarto d’ora di pausa facciamo.

 

DOMANDA - Ho ancora qualche domanda brevissima sul CV24 e sull’argomento che abbiamo iniziato appena prima della sosta. Io vorrei che adesso lei riferisse al Tribunale com’era organizzata nel reparto, ne ha fatto già cenno, la gestione delle situazioni anomale, la gestione degli inconvenienti delle perdite di cui lei ha parlato stamattina, com’era organizzata, quali erano le procedure e quali erano i comportamenti effettivi?

RISPOSTA - Dunque, devo partire quindi, presumo, dal rilevamento di un’emissione relativa al gascromatografo.

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Organizzata come? L’avevo detto un po’ prima, lo ribadisco..

DOMANDA - Facciamo subito una precisazione, cerchiamo di immaginare la situazione reale, abbiamo l’operatore davanti al quadro che legge...

RISPOSTA - Legge che cosa appare nel registratore, la quantità di CVM...

DOMANDA - In quale, a quale punto...

RISPOSTA - Stavo dicendo che quell’operatore che legge, qualunque, potrei dire qualunque accenno, però in termini di misura quando si raggiungevano i 5, 6 PPM, era già, per noi, per gli operatori, per la sensibilità con la quale loro erano anche stati informati su questo, non è che si dovesse aspettare che intervenisse il segnale di allarme, ma a questo accento, se visto subito, l’operatore informava l’assistente di turno, l’assistente di turno verificava questo stato e, come prima si diceva, si usciva, poteva uscire l’assistente di turno, ma qualunque altro operatore in quanto addestrato, alla verifica del punto di emissione segnalato dal cromatografo.

DOMANDA - Usciva con i mezzi di protezione individuali o no?

RISPOSTA - Usciva con il cercafughe e solo in casi rari, io qualche volta sono riuscito anche a vedere, usciva senza maschera di protezione, su casi relativi a pochi PPM, la maschera di protezione ogni operatore ce l’aveva in dotazione e la sensibilità loro era che quando le concentrazioni rilevate dal cromatografo fossero di fondo scala, quindi più, superiori a quello che prima dicevo, qualcuno no, altri sì, uscivano con la maschera. L’assistente di turno parecchie volte, ma per sensibilità, ripeto, più che per la grandezza degli eventi, si metteva anche l’autorespiratore.

DOMANDA - Poi che cosa succedeva? L’assistente usciva e che cosa...

RISPOSTA - Usciva e riscontrava la causa della perdita, qui bisogna distinguere, perché se la causa è dovuta, come in gran parte delle emissioni che abbiamo, a perdite da rubinetti, per intenderci, se era fuori dall’orario giornaliero di lavoro interveniva lui, l’assistente di turno, o l’operatore a fare quella manovra che prima dicevo di ripresa di quel premistoppa per eliminare la perdita, nel caso in cui la perdita persistesse, ma qui, anche qui ci vuole una precisazione, perché persistesse si intende che se dopo aver, essere intervenuti, se la perdita, l’entità della perdita era tale da, cioè, veniva sezionata quella parte, veniva bonificata, veniva sostituito subito magari quel rubinetto interessato, parlando del rubinetto. Se la perdita era riferita alla guardia idraulica non ce n’era bisogno, perché non serviva uscire, mentre per una pompa o una guarnizione valeva lo stesso discorso, l’operatore usciva, la pompa dello slurry, perché parlando di pompe fino adesso abbiamo parlato ovviamente..., i casi erano riferiti alle pompe dello slurry, si interveniva nella stessa maniera, si usciva con il cercafughe, si riscontrava, a volte, l’avevo detto però, non si riusciva, nonostante l’uscita a rintracciare la causa e quindi tutto si fermava là. La gestione quindi era comunque riservata all’assistente di turno, come gestione, durante le ore normali di lavoro, era coadiuvato a volte anche dal sottoscritto.

DOMANDA - Lei poi esaminava e con quale frequenza il tabulato del gascromatografo?

RISPOSTA - Il tabulato veniva letto dal sottoscritto tutti i giorni, lo chiamiamo rotolino del gascromatografo per intenderci.

DOMANDA - Il cromatogramma?

RISPOSTA - Sì, veniva tolto intorno alla mezzanotte di ogni giorno, e lo sfogliavo tutti i giorni. Perché questo? Glielo posso dire?

DOMANDA - Certo.

RISPOSTA - Perché si andava proprio a confrontare e ad analizzare queste cause per prendere le eventuali, se non erano già state fatte, o se non era già stato provveduto, le eventuali contromisure, anche perché serviva poi per raccogliere, io raccoglievo tutti questi dati, mi ero dimenticato di dirlo, facevo anche dei lucidi con le frequenze, le quantità etc. di PPM che si riscontravano, questi poi lì, durante gli addestramenti del personale venivano proiettati, perché eravamo, l’allora direttore ci aveva fornito su mia richiesta di un televisore all’interno della sala riunioni del CV24 di una macchina per la proiezione dei lucidi. A cosa serviva questo? Serviva a proiettare delle cassette relative alla sicurezza su problematiche della sicurezza ovviamente, questi lucidi servivano a ragionare sugli eventi, a ragionare sulle cause tratte da questo...

DOMANDA - Questo con gli operatori, alla presenza degli operatori?

RISPOSTA - Alla presenza degli operatori ma maggiormente, devo dire che è stata fatta poche..., perché non c’era tanta possibilità di recuperare gli operatori fuori, ma per gli assistenti di turno sì, quelli venivano presi tutti, venivano fatti venire anche da casa, quelli che erano in riposo, si organizzava la data di riunione e venivano da casa, ovviamente retribuiti, anche quelli che non erano in turno, quindi tutti gli assistenti partecipavano a questi corsi di formazione in questo caso. Quindi io li leggevo tutti i giorni.

DOMANDA - C’erano delle riunioni, e se sì con quale frequenza, per discutere e valutare l’andamento del cromatogramma del giorno precedente fra lei e qualcun altro?

RISPOSTA - Questo veniva fatto, la mia, avevo una libertà, una autonomia, una libertà di movimento all’interno dell’impianto, mi potevo gestire il mio tempo, nel senso era preferibile da parte mia gestire il mio tempo, perdere il mio tempo, parlare con il personale che perdere il mio tempo magari forse anche a leggermi un pezzo di qualche altra cosa, ma parlare con il personale l’ho fatto alla noia.

DOMANDA - Lei preparava delle relazioni per i suoi superiori?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Su queste tematiche, su questi problemi?

RISPOSTA - Sì, tutto ciò che io facevo lo documentavo, lo inviavo ai miei superiori.

DOMANDA - Con quale cadenza, con quale frequenza?

RISPOSTA - Mensilmente queste relazioni, però c’era una relazione annuale che riassumeva tutto quello che si faceva, quindi in una relazione annuale veniva riassunto e veniva inviata tutta questa documentazione ai miei responsabili.

 

AVVOCATO PULITANO’

 

DOMANDA - C’è ancora qualche domanda sul periodo che la riguarda al CV24. Ecco, un chiarimento, ammesso che lei sia in grado di darmelo, sul rapporto di sicurezza al quale lei ha detto di avere in qualche modo partecipato. Rispetto agli eventi incidentali considerati nel rapporto vengono date, nel rapporto stesso, delle valutazioni di probabilità di realizzazione, bassa, media, alta; lei è in grado di spiegare che cosa significano questi criteri? Sono criteri normativamente fondati con riferimento alla normativa?

RISPOSTA - Sì, sicuramente sì, il discorso per esempio alta, per prendere il caso maggiore, è riferito non ad un fatto che possa avvenire spesse volte, ma nella vita di un impianto, cioè, voglio dire, alta significa nella normale vita di un impianto, ovvero con frequenze...

DOMANDA - Non alte...

RISPOSTA - Alte nel senso di tempi, nella durata di vita dell’impianto, almeno una volta.

DOMANDA - Infatti sono, signor Presidente, delle classificazioni, risulta anche dal decreto del Presidente del consiglio dei Ministri 31 marzo 1989 di applicazione dell’articolo 12 del D.P.R. sugli incidenti rilevanti 17 maggio ‘88 numero 175, dove si definisce bassa probabilità: improbabile durante la vita prevista di funzionamento dell’impianto o deposito separato; media: possibile durante la vita prevista di funzionamento dell’impianto o deposito separato; alta: evento che si può verificare almeno una volta nella vita prevista di funzionamento dell’impianto o deposito separato. Passo a domande relative invece alla situazione. E’ stato fatto riferimento prima ad alcuni episodi che riguardano guardie idrauliche, sfondamento guardia idraulica, le chiedo di precisare qualcosa che mi pare già implicito nelle risposte che lei ha dato. Questi episodi risultanti dalla sua esperienza e dal registro, riguardano occasioni di normale funzionamento della guardia idraulica per lo scopo per il quale la guardia idraulica è prevista, o sono segnati da guasti, rotture, anomalie?

RISPOSTA - Da anomalie. Da anomalie si intende uno scarico per esempio con...

DOMANDA - Anomalie di funzionamento a monte per le quali la guardia idraulica è prevista?

RISPOSTA - Sì, non..., della guardia idraulica no.

DOMANDA - Altro punto, riprendo una risposta che lei ha dato molto velocemente quando si è parlato degli episodi relativi a rubinetti etc., lei ha fatto un riferimento alla questione dei tubi, il rapporto di sicurezza fa riferimento ad alcuni incidenti consistenti in rotture di tubi, grandi o piccoli, lei ha detto i tubi non si rompono, sono previsti dei controlli che fanno sì che i tubi non si rompano. Può dire qualcosa di più su che cosa è previsto per evitare...

RISPOSTA - E’ previsto, sono normative comunque, anche direttive di stabilimento, che prevedono la non distruzione, come mi pare la parola esatta, la non distruzione di questi tubi, quindi venivano fatte delle analisi a queste tubazioni, come si chiama, delle verifiche spessimetriche, dello spessore dei tubi, quindi di ogni tubazione, su ogni tubazione su cui passava il CVM, le tubazioni di CVM erano tutte controllate, venivano controllate a tutte lo spessore del tubo, per cui non distruttivo ovvero se è evidente che le tubazioni presentavano problemi dovuti a spessore queste venivano sostituite.

DOMANDA - Passo ad un altro argomento, quello dell’ingresso in autoclave, se ne è parlato diverse volte in quest’aula. Io le chiedo: nel periodo in cui lei è stato al CV24 si effettuavano ingressi in autoclave per operazione di pulizia? Chi li faceva, quanti erano a farlo e quanto spesso venivano fatti questi interventi? Qual era la situazione, la stessa nei vari anni si è modificata?

RISPOSTA - Per quanto ne so, per quello che ho visto, quando sono andato al CV24 si facevano ancora, avvenivano ancora degli ingressi in cavità, erano ingressi non frequenti, io non ho in mente, non so dire il numero, se faceva parte della domanda, però so che c’era, mi ricordo anche il nome di quando sono andato, c’era un operatore che si chiamava Cecconello addetto alla pulizia delle autoclavi, che poi questo operatore era stato messo al controllo giornaliero con il cercafughe di cui prima parlavo, e ho visto che ci sono stati degli ingressi in cavità per controllo, per pulizia di queste autoclavi, ma sono stati pochissimi quelli che ho potuto vedere io, perché poi ho lasciato l’impianto quando mi pare già fosse in atto la procedura a boccaporto chiuso, come si chiamava, non mi ricordo più, non si apriva più il boccaporto, quindi le cariche, non era più necessario e erano stati allungati i tempi di apertura e quindi di controllo interno e quindi di ingresso in cavità, c’erano stati dei miglioramenti tecnici tali da allungare questi tempi, quindi io ho fatto in tempo a vederne molto pochi.

 

AVVOCATO STELLA

 

DOMANDA - Passeremmo al CV6. Lei è stato al CV24 e quindi del CV24 noi ne parleremo per la sospensione del processo di polimerizzazione, è stato poi, ah, prima è stato al CV6 e con riferimento al CV6 parleremo dell’emulsione, i due grandi temi relativi al PVC. Parto basso, le leggo, ecco, nell’udienza del 12 maggio 2000 il teste Garatto descriveva così la situazione dell’insacco, parto dalla coda, "sembrava l’inferno, era molto bassa, era molto piccola la stanza, molta polvere, loro portavano delle maschere, che erano tra l’altro d’estate molto fastidiose e quindi era difficile da tenere per molto, poi quello che mi ha stupito è che mangiavano di fianco, avevano un tavolino scassato, con due sedie e mangiavano in mezzo a quella polvere. C’era polvere dappertutto". Dal canto suo il teste Parazzolo nell’udienza del 12 maggio, parlando del magazzino CV7, ma siamo sempre sul tema, diceva: "C’era CVM dappertutto, c’era dietro le pedane, andava sugli angoli, si trovava CVM sempre, perché il CVM non è che si liberi al momento dal PVC, ci vogliono mesi e forse qualche anno". Ho introdotto così l’argomento per segnalare alla sua attenzione che a noi interessa sia, interessa soprattutto la polverosità e poi la descrizione del contenuto di CVM nel caso della emulsione. Allora, dettole questo, cioè quello che noi vogliamo sapere da lei, io comincerei subito con la polvere che veniva definita borotalco. Ci parli del borotalco.

 

Avvocato Schiesaro: ci parli del borotalco dove e con riferimento a cosa? Perché il teste che ha citato ha parlato di luoghi molto precisi, voglio sapere, che specificasse se parliamo di quei luoghi, parliamo del CV6 o parliamo di altro. Se vuole precisare, dove vuole sentire la risposta?

 

DOMANDA - Il teste ha lavorato al CV6 e al CV24, la domanda è sulla polverosità, la polvere, e quindi mi sembra alla sospensione, e quindi CV6.

RISPOSTA - Io volevo subito precisare, mi scusi, la domanda l’ho capita, ma potrebbe per cortesia dirmi l’anno di riferimento?

DOMANDA - Dunque non ce l’ho.

 

Presidente: è meglio invece che cerchiamo di definire proprio anche..., individuare i tempi, perché qui abbiamo una permanenza di questo testimone del CV6 dal 1974 al 1989, sbaglio?

RISPOSTA - 1967 al 1989, al CV6.

 

Presidente: io ho messo al CV6 come..., comunque, voglio dire, allora cerchiamo un attimo di contestualizzare anche un po’ queste situazioni, perché è vero che alcuni testi hanno fatto riferimento alla particolare polverosità, però vi hanno fatto riferimento poi anche su sollecitazione mia rispetto alle domande che facevano o il Pubblico Ministero o le parti civili e facevano poi, cercavano di collocare, diciamo, queste situazioni in ambiti temporali più precisi. Qui dal 1967, ecco, la domanda che le porrei è questa: se in quel reparto innanzitutto c’era polverosità, o c’è stata polverosità?

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: lei mi può dire se in quell’arco temporale dal 1967 al 1989, che sono 22 anni, questa polverosità è rimasta eguale, è diminuita...

RISPOSTA - Assolutamente no, non è rimasta uguale.

 

Presidente: allora proprio per questo si giustifica una contestualizzazione. Mi vuole dire allora quali erano innanzitutto le posizioni di lavoro o le mansioni che esponevano maggiormente nell’ambito del CV6 alla polverosità e quali erano le lavorazioni che esponevano a questa polverosità?

RISPOSTA - E’ una domanda ampia se vogliamo..

 

Presidente: intanto cominciamo così.

RISPOSTA - Io devo andare dall’inizio, perché altrimenti faccio dei salti che poi... Ecco, io partirei e parto dall’esperienza che ho avuto entrando in fabbrica, quindi i primi anni, è così che devo fare credo.

 

Presidente: va bene, lei parta dai primi anni.

RISPOSTA - I primi anni erano anni in cui c’era grossa presenza di polverosità, e presumo, ecco perché ho chiesto se mi può dire l’anno, perché l’insacco del prodotto, e quindi la polvere che poi in definitiva era concentrata, se vogliamo, all’insacco, alla parte finale, avveniva in reparto, in reparto su una zona molto ristretta, di volume quindi piccolo, perché era bassa anche come altezza se vogliamo, c’erano 3 linee di produzione a quel tempo, tre linee di produzione, e tutto il prodotto veniva insaccato in questa zona; era polverosa perché? Perché l’insacco non era provvisto a quel tempo di bocche di aspirazione, di cappe di aspirazione, era tutto un insacco su sacchi a bocca aperta, chiamati così, cioè il sacco era aperto totalmente, veniva introdotto su un aggancio manuale, e lì il prodotto scendeva per caduta, dopo aveva aperto una valvola, ed andava a riempire questo sacco. Quasi sempre fuoriusciva del prodotto dal sacco, specie nel momento in cui veniva sganciata, cadeva, e quindi la zona essendo piccola era polverosa, direi molto polverosa.

 

Presidente: quali modifiche ci sono, e se ci sono state delle modifiche nel tempo, e quando?

RISPOSTA - Partendo dal quando intorno agli anni, sarà stato ‘75 credo, gli anni ‘70 ecco, che è stato trasferito questo insacco al silos, che sono stati fatti grossi interventi di bonifica dell’impianto, quindi è stato eliminato l’insacco in reparto ed è stato trasferito in zona..., lontano dal reparto, circa 100, 150 metri lontani dal reparto, con sistemi di insaccamento diversi.

 

Presidente: cioè a dire?

RISPOSTA - A dire che non era più un insacco, erano due linee che venivano insaccate fuori dall’impianto, una linea insaccava su sacco ancora a bocca aperta, e una linea insaccava su sacco a valvola. Con la differenza che la linea che insaccava su sacco a bocca aperta non era uguale a quella che c’era prima in reparto negli anni precedenti, era un tipo di insacco dove avveniva in depressione, ovvero nel sacco, dopo essere stato agganciato scendevano delle candele che risucchiavano l’aria che cadeva insieme al prodotto, quindi il contenuto del sacco erano 25 chili puri che non, mai, non è mai successo che ci fossero stati dei travasamenti o delle cadute rispetto al precedente. Mentre nell’altra insaccatrice, quelli a valvola, nei primi anni, c’erano già delle aspirazioni dal sistema di fuoriuscite della resina all’interno del sacco, però successivamente, quindi più avanti, mi pare verso gli anni ‘80, giù di lì, sono state modificate ulteriormente queste migliorie, diciamo così, con aspirazioni supplementari nel sacco e con la costruzione di una cabina vera e propria di, per esempio, di protezione per l’operatore che era addetto a quell’insacco. La fuoriuscita di resina da questa insaccatrice era dovuta quasi, spesse volte da difetti costruttivi del sacco. Ciò non toglie che però in alcuni casi anche vi fossero delle fuoriuscite dalla bocchetta stessa in fase di apertura, ma quantitativamente molto inferiori al precedente insacco che si faceva in reparto, quindi sostanzialmente erano dovute a rotture più che altro dei sacchi per difetto costruttivo di questi.

 

Presidente: poi queste, sono state sempre le modalità di insacco fino alla fine, fino a quando lei è rimasto nel reparto, oppure vi sono state delle ulteriori modificazioni? Queste sono state le modifiche apportate e queste sono state le modalità di insaccamento?

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: c’erano quindi anche degli aspiratori?

RISPOSTA - Certamente, l’ho detto, sono stati montati, sono stati inseriti degli aspiratori con filtrazione a maniche per filtrazione dell’aria dai sacchi, dal sistema d’insacco, e quindi anche nell’ambiente stesso quindi la polvere che fuoriusciva veniva, anche se fuoriusciva, veniva captata se vogliamo anche da queste cappe.

 

Presidente: sono mai stati fatti anche dei rilevamenti, dei monitoraggi in ordine alla presenza e di polvere e invece anche di polvere e di CVM, di cloruro?

RISPOSTA - Sono state fatte, sicuramente, di polverosità, di polverosità sì, di CVM nella zona di insacco, ora non ho presente, però non..., non c’era presenza di CVM in quella zona, era polvere.

 

Presidente: comunque di polverosità venivano fatte, venivano fatte come, metodicamente, oppure così saltuariamente?

RISPOSTA - Sono state fatte, beh, diciamo metodicamente se vogliamo, potrei usare la parola così, da una certa data, ovvero dagli anni in cui è stato trasferito l’insacco in questa zona, quindi sono state fatte analisi di polverosità nella zona in cui operava il personale d’insacco.

 

Presidente: addetti all’insacco prevalentemente era personale interno o personale esterno?

RISPOSTA - Solo personale esterno.

 

Presidente: quindi le cosiddette cooperative?

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: queste dovevano seguire le medesime procedure che, anzi, erano sotto un controllo dei responsabili dell’Enichem, della Montedison Enichem, oppure erano sotto il controllo dei dirigenti delle cooperative cui appartenevano?

RISPOSTA - Erano sotto il controllo della cooperativa, il controllo, se vogliamo, dell’Enichem, o della Montecatini, o del personale dell’impianto era un controllo d’impianto.

 

Presidente: non è solamente sull’attività lavorativa, sulla durata del lavoro, ma per quanto attiene in particolare ad un controllo che riguarda il rapporto tra il lavoratore e l’impianto, quello?

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: a quello era preposto un tecnico della...

RISPOSTA - Lei parla del personale che insaccava?

 

Presidente: sì.

RISPOSTA - L’uomo fisico che insaccava in quel momento era gestito dalla sua società. Era...

 

Presidente: la gestione dell’impianto e il controllo del funzionamento dell’impianto...

RISPOSTA - Il controllo era nostro.

 

Presidente: del buon funzionamento dell’impianto.

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: continuate pure.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Mi riallaccio alle domande che sta facendo il Presidente. Le cooperative avevano un responsabile, un punto di riferimento?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Come avveniva il rapporto tra il capo, diciamo, della cooperativa, il capo degli insaccatori, e l’azienda? C’era un dialogo, c’era un...

RISPOSTA - Cioè, aspetti, i rapporti di lavoro o, i rapporti di gestione erano tra la società, chiaramente, credo, almeno...

DOMANDA - Cioè lei ha fatto l’assistente, le è mai capitato in qualità di assistente di parlare con il capo?

RISPOSTA - Certo che sì, anzi, negli ultimi anni della mia permanenza al CV6 ero assistente di giornata, quindi avevo proprio, dovevo per forza di cose comunicare e trattare con i capi di questa, di queste cooperative, di questa cooperativa che insaccava. La domanda...

DOMANDA - Ecco, queste comunicazioni che lei aveva con i capi delle cooperative, si parlava o si era parlato nel passato, di questioni inerenti alle caratteristiche del CVM, alla sua pericolosità e cose di questo tipo?

RISPOSTA - Sì, venivano informati della pericolosità del prodotto, della pericolosità del CVM, però loro non avevano a che fare con il CVM.

DOMANDA - Infatti questa è la domanda che le farò fra un attimo. Gli uomini di cooperativa, gli insaccatori, erano muniti di mascherina antipolvere?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Chi forniva questi mezzi protettivi?

RISPOSTA - La loro società, la loro cooperativa.

DOMANDA - Che lei ricordi quando operavano avevano sempre questi mezzi di protezione, le mascherine antipolvere?

RISPOSTA - Non sempre.

DOMANDA - Chi vigilava sul fatto che indossassero o meno le mascherine, c’era questo capo della cooperativa che vigilava sul loro comportamento?

RISPOSTA - Certo che sì, però c’è da dire che non trascuravamo noi queste problematiche, sollecitavamo casi in cui non venivano adempiuti, cioè non venivano utilizzate, proprio per renderli edotti che polvere era e non doveva essere aspirata. Cioè, voglio dire, si diceva: guardate che è bene che usiate questa maschera.

DOMANDA - Lei l’ha fatto questo?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E ha parlato con chi? Si ricorda con qualche persona con cui ha parlato?

RISPOSTA - I nomi no. Erano persone dell’insacco, erano anche i capi della cooperativa, adesso se io avessi..., direi sì, è questo, però non mi ricordo.

DOMANDA - Parliamo delle caratteristiche della particella di polvere in emulsione, della particella di PVC in emulsione. In questa particella, per le caratteristiche del prodotto e della tecnologia di processo, vi era CVM residuo o no, e se sì in quale quantità?

RISPOSTA - Nel prodotto finito?

DOMANDA - Nel prodotto finito...

RISPOSTA - Nella polvere che si andava a insaccare c’era presenza di CVM in quantità inferiore a una parte per milione.

DOMANDA - Cioè, il PVC in emulsione aveva delle caratteristiche tali, per granulometria o altro per cui il CVM trattenuto era pochissimo?

RISPOSTA - Era la sua caratteristica, era la caratteristica del PVC in emulsione.

DOMANDA - Provi a spiegarlo bene.

RISPOSTA - Ci provo. Il PVC in emulsione erano particelle finissime, particelle lisce, io faccio un esempio, sfere, se vogliamo, sfere lisce, che non avevano forature, non trattenevano il CVM, a differenza di altri prodotti, tipo sospensione...

DOMANDA - Era poroso, aveva delle porosità?

RISPOSTA - Sì. Queste erano lisce, quindi la loro caratteristica era tale da non intrappolare a sé il CVM, e quindi il contenuto che poi risultava essere da analisi di laboratorio che tutto il prodotto veniva analizzato sempre, erano inferiori a una parte per milione.

DOMANDA - Cerchiamo di capire che cosa vuol dire in questo caso una parte per milione, vuol dire che una parte per milione di ciascuna particella, cioè, ci poteva essere CVM in quantità non superiori a una parte per milione per ogni particella, questo vuol dire che per respirare un grammo di CVM quale quantità ci sarebbe voluta di polvere di PVC? E’ un calcolo matematico.

RISPOSTA - Una parte per milione è che su un milione, voglio dire...

DOMANDA - Per un grammo di CVM ci vuole una tonnellata di PVC?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Queste erano le caratteristiche del prodotto.

 

Pubblico Ministero: continuiamo a chiedere delle cose e non so come il teste poi risponda, a parte che la risposta la dà l’avvocato, quindi è risolto il problema, comunque non può rispondere...

 

Presidente: è bravo in matematica l’avvocato.

 

Pubblico Ministero: non solo in matematica, anche in medicina, in chimica etc., poi chiederemo anche il titolo di studio...

 

Presidente: va bene, eventualmente poi in sede di controesame, voglio dire, sta dando delle risposte che riguardano una sua esperienza lavorativa, mi pare che anche la risposta che ha dato poco tempo fa, per quanto attiene alle percentuali di CVM esistenti in questo prodotto evidentemente lei da che fonte le sapeva, le conosceva?

RISPOSTA - Dal risultato delle analisi di laboratorio.

 

Presidente: di cui lei poteva prendere visione?

RISPOSTA - Dovevo prendere visione, perché era analizzato in continuo il prodotto, era in continuo. Non poteva essere venduto se non era sotto quella soglia, quindi era la sua caratteristica, veniva così il prodotto.

 

Presidente: quindi erano i referti del laboratorio di analisi.

RISPOSTA - Certo di sì.

 

DOMANDA - Tornando all’argomento con il quale abbiamo iniziato, quindi... dell’insacco si divide in due parti ovviamente, il problema impiantistico, il problema delle caratteristiche della polvere del prodotto. Io vorrei che lei provasse, dovrà fare una descrizione qualitativa o quantitativa per far capire a noi ed anche al Tribunale, a fare una fotografia rapidissima di quella che era..., però vorrei non tanto la descrizione quanto un suo giudizio..., cioè, la descrizione della situazione, la quantità di polvere presente nel reparto prima delle modifiche dei primi anni ‘70 e la quantità di polvere che poteva essere presente nel 1987 a valle di tutte le modifiche.

 

Avvocato Schiesaro: opposizione, se si dà dei numeri di analisi che ha visto, dei certificati possiamo misurare la polvere, altrimenti non possiamo vedere come possiamo riferire un discorso di quantità...

 

DOMANDA - Per la sua esperienza di operatore che ha lavorato al CV6 prima delle modifiche...

 

Presidente: siccome anche alcuni testi delle parti civili, del Pubblico Ministero hanno pur descritto queste situazioni, alcuni hanno descritto che avevano le tute di lavoro che erano imbiancate, che venivano fuori la sera dall’attività lavorativa che erano completamente pieni di polvere etc., voglio dire, queste sono state descrizioni, situazioni che sono state vissute, quindi io credo che le possa descrivere in questi termini, se può descriverli in questi termini, non certo in termini quantitativi, perché non credo che sia in grado di poterlo fare, ma così proprio, di esperienza, perché ha potuto lui stesso vivere all’interno, visto che è stato dal ‘67 fino all’89.

RISPOSTA - C’è sempre la distinzione dei primi anni della mia esperienza che erano situazioni brutte in quanto il personale era proprio sporco, è vero, era sporco, si sporcava tanto perché c’era tanta presenza di resina, non so se vuole chiedermi la quantità che non sarei proprio in grado di dirne quanta ne aveva addosso, era sporco di resina. Gli ultimi anni questo non avveniva, però, vede, io sono terra terra, diciamo così, quando io lavoro mi sporco, se la mia tuta è sporca, è sporca, ma non è che questo voglia dire che la quantità che io ho addosso sia.., mi sommergevo dalla polvere, lavoravo in un ambiente che c’era anche la polvere. E’ chiaro che un insaccatore se si rompeva un sacco, come avevo citato prima, e questo insaccatore magari nel raccogliere il sacco se lo appoggiava addosso, è chiaro che si riempiva di polvere, a quella domanda è difficile una risposta. Diciamo che uno si sporcava una cosa normale, in un ambiente di lavoro in cui si insacca polvere, ma niente di più, parlo degli ultimi anni, dopo le modifiche, insomma, si poteva lavorare. Negli anni precedenti invece c’era tanta polverosità. Mi pare di aver dato una differenza abbastanza sostanziale.

 

Presidente: questo spartiacque lei in che anni lo pone?

RISPOSTA - Io sono stato assunto nel ‘67, lo spartiacque va a metà della mia esistenza, chiamiamola così, in reparto, siccome che io in 22 anni, 10 da una parte e 10 dall’altra. Però i primi 10 sono in discesa, erano i primi proprio anni che erano drammatici, i primi 5 anni, 6 anni, dopo sono stati tutti anni in discesa, dove i miglioramenti tecnologici e di...

 

Presidente: scusi, i primi interventi che ci sono stati di un certo rilievo, proprio dopo che si è venuti a conoscenza della cancerogenicità del CVM, che lei ci dice: era presente in minima parte etc. etc., lasciamo perdere questo che può essere vero, può non essere vero, o può essere rilevante o non può essere rilevante, ma dal momento in cui si è venuto a conoscenza, quindi nel 1974 quanto meno, ecco, della cancerogenicità, quali sono stati gli interventi che sono stati effettuati, e se questi interventi hanno modificato la situazione?

RISPOSTA - Io ero al CV6, in quegli anni gli interventi sono stati quasi radicali, nel senso che si è fatto una vera e propria...

 

Presidente: prima dello spostamento del reparto di insacco?

RISPOSTA - Da prima dello spostamento, che quello è avvenuto in conseguenza alle bonifiche impiantistiche, quindi in conseguenza alle bonifiche di impianto a monte che erano le autoclavi, di conseguenza è stato postato questo insacco. Le modifiche sono state sostanziali in quanto sono cambiate del tutto, perché mentre prima il CVM, parlando della zona autoclavi, la polverosità l’abbiamo detta, il CVM presente in impianto era, c’era una presenza elevata, ecco, e qua già, era una presenza elevata di CVM, dopo le bonifiche impiantistiche questo è andato a porsi nella situazione che fino a poco tempo fa abbiamo parlato per il CV24, le grandezze che io sto dicendo, quindi sono state modifiche estremamente grandi.

 

Presidente: questo a monte, cioè a dire nel momento della produzione, nelle autoclavi, di tutti gli interventi delle autoclavi, io sto parlando dell’insacco. Perché indubbiamente arrivava un prodotto che era molto più povero di CVM all’insacco per le modifiche apportate alle autoclavi...

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: lo strippaggio etc. etc.. Ma nel momento dell’insacco ci sono state delle modificazioni quando ancora, per l’appunto, si faceva l’insacco in quell’ambiente che lei ci ha descritto, piuttosto piccolo, piuttosto polveroso, sì o no?

RISPOSTA - Fino al 1974, l’anno in cui...

 

Presidente: del dopo?

RISPOSTA - Era rimasto tal quale.

 

Presidente: io le parlo del dopo ‘74 se lei si ricorda di qualche intervento?

RISPOSTA - Dopo il ‘74...

 

Presidente: il reparto di insacco.

RISPOSTA - Sono stati gli anni in cui poi è stato trasportato dall’altra parte. Quegli anni, cioè, ‘75, l’anno in cui è stata fatta la modifica impiantistica, l’anno in cui si è saputa di questa..., erano gli anni che vanno dal ‘74 in poi, quindi già dal ‘74 si insaccava ancora in quella zona d’impianto, le migliorie sono avvenute tutte dopo, questi sono stati trasferiti dall’altra parte, dove l’operatore non era più nelle condizioni in cui operava prima, ovvero in quella saletta piccola, in quell’ambiente così.

 

Presidente: lei ricorda quando vi è stato questo spostamento?

RISPOSTA - Di preciso no, la data precisa no, però gli anni erano gli anni, dopo il ‘74, ‘75, ‘76 mi pare.

 

Presidente: comunque è un dato questo conosciuto. Se lei ce lo inseriva nella sua deposizione meglio sarebbe stato. Andiamo avanti, se ci sono ulteriori domande.

 

DOMANDA - Provi a fare uno sforzo di memoria, cerchi di calarsi in quegli anni, cerchi di concentrarsi sulla questione dell’insaccamento, e provi a vedere di cavar fuori dalla sua memoria interventi, operazioni, modificazioni di comportamenti, che danno conto di questo mutamento di situazioni di cui lei ha parlato, parliamo dell’insacco, poi cercheremo di allargare il discorso a tutti gli altri problemi che presentava il CV6. Lei ha parlato dello spostamento dell’insacco in una zona diversa?

RISPOSTA - Lo spostamento d’insacco è pari pari, ha dato origine a una metodologia d’insacco diversa, e già l’avevo citato un po’ prima, quindi da una parte su un tipo di produzione, questo tipo di insacco che avveniva nel sacco in sottovuoto perché venivano calate delle candele all’interno, quindi là c’era un’insaccatrice che avrebbe dovuto funzionare totalmente in automatico, quindi senza neanche presenza dell’operatore, perché doveva essere anche impedanata automaticamente, che poi è stato, non ricordo i motivi, non si è potuto arrivare fino all’impedanamento automatico, però l’insacco di quella linea avveniva in modo tale che non vi fosse, non c’era fuoriuscita di polvere, pochissima polvere proprio per il fatto che era stato montato un separatore di polveri sopra, erano stati inseriti dei ventilatori aspiranti, delle cappe aspiranti sulla bocca d’insacco, e quindi era totalmente diverso il sistema di insacco rispetto a prima. L’avevo detto prima che...

DOMANDA - Sa qual è il problema? Quello che lei dà per scontato per averlo visto e vissuto, per noi è difficile da capire, se non ce...

 

Presidente: c’erano due linee, una automatizzata e una che non era automatizzata? Una che era ancora manuale, dopo il trasferimento?

RISPOSTA - No, manuale, erano due tipi di linee diverse, due tipi di insacco diversi. Automatica in che senso? C’era il prodotto della seconda, per farle capire...

 

Presidente: mi faccia allora capire perché si è distinto tra due linee che tutto sommato fanno un insacco con modalità diverse, allora mi faccia capire quali sono le modalità dell’insacco di ciascuno?

RISPOSTA - La seconda linea dell’essiccamento, quella che produceva un tipo di produzione che si definiva allora, beh, 70 SV per intenderci, dopo il numero delle emissioni non me lo ricordo, però quel tipo di produzione nell’insaccatrice chiamata Cronos, era un’insaccatrice quella che doveva, secondo le previsioni, portare l’insacco automatico, ovvero dopo aver messo il sacco l’operatore non doveva fare altro che controllare che venisse avvolta la pedana. Si è interrotto questo tipo di sacco a metà, era semiautomatica, se vogliamo, l’operatore dopo avere inserito il sacco che schiacciava il pulsante, avveniva automaticamente la pesata però doveva intervenire per la cucitura del sacco, l’operatore quindi cuciva poi, dopo aver magari, se a volte doveva correggere il peso con una sessola, chiamiamola così, quei pochi grammi, mezzo chilo, quello che era, di differenza, se era così preciso, e poi doveva chiudere con una cucitrice il sacco e buttarlo sul nastro che un altro operatore lo prendeva. Dall’altra parte invece questo non avveniva, perché era un insacco automatico, perché il sacco a bocca chiusa, cioè, l’operatore infilava il sacco, dopo avere premuto il pulsante, e dopo che avvenuto l’insacco non doveva correggere il peso, doveva solo chiudere con una mano il sacco. Questa era la differenza sostanziale tra i due tipi di insacco. Le migliorie impiantistiche erano dovute dal fatto che sempre si era provveduto, inizialmente con ventilatori aspiranti e con linee aspiranti di..., sto parlando di quella automatica, nella zona di insacco, poi con una cabina di protezione, poi con altri ventilatori, con altre cappe che andassero a prelevare aria proprio dall’interno, quindi non c’era quasi fuoriuscita di polvere.

 

DOMANDA - Quindi, l’eventuale emissione di polvere a quali fenomeni poteva essere legata? In condizioni normali la polvere c’era?

RISPOSTA - In condizioni normali...

DOMANDA - Sì, è sempre difficile dire c’era o non c’era.

RISPOSTA - Eravamo in un reparto dove si insaccava polveri, quindi se io dico che c’era polvere perché c’era la polvere, nel senso che poteva anche uscire un po’ di polvere dal sacco non dico una bugia, perché quello è vero, però se la domanda è rivolta a dire: c’era polvere nel senso che la zona era..., questo no, c’era quella polvere perché la zona, perché si insaccava polvere, ma in quantità di spifferi, non so se sono stato chiaro.

DOMANDA - Quindi poteva però capitare se si rompeva un sacco?

RISPOSTA - Sì, generalmente nel momento in cui questi sacchi, è successo, partite di sacchi difettose, noi si accantonava e si andava a prelevare al magazzino altre partite di sacchi, come responsabile di impianto, per sopperire a questi inconvenienti. Ed allora in quel momento sì c’era la fuoriuscita di polvere, perché lo scoppio del sacco esplodeva e quindi la polvere andava un po’ dappertutto. Queste erano le situazioni di polverosità, ma polverosità intesa normale era la polverosità di un ambente dove si insacca la polvere, ma niente di più.

DOMANDA - Quindi poteva capitare che dei sacchi fossero difettosi?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E’ successo questo?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Voi come avete reagito di fronte alla conoscenza di questo problema?

RISPOSTA - Subito intervenendo alla ditta fornitrice di sacchi, reclamando...

DOMANDA - Ha fatto lei questo?

RISPOSTA - No, io facevo l’assistente di turno, no, non l’ho fatto, non mi è capitato di farlo perché nel periodo in cui io ero assistente di giornata ormai non succedevano più queste cose, si era già stabilizzata la cosa, era quando ero assistente di turno, quindi non facevo parte, non faceva parte della mia mansione quella di, che io dovevo gestire l’impianto, ma non la parte tecnica.

DOMANDA - Lei sa che ci furono delle rimostranze presso la ditta fornitrice dei sacchi?

RISPOSTA - Sì, questo lo so per certo.

DOMANDA - E ci fu un mutamento dunque? Non furono più forniti quei sacchi?

RISPOSTA - Sì, sono state fatte delle correzioni perché il problema era che i sacchi, non lo so la motivazione a monte, ma arrivavano con la colla, i sacchi erano formati da più strati di carta, carta bucata, forata con microfori per far defluire l’aria, la ditta fornitrice ci forniva partite di sacchi che erano freschi di colla nella loro costruzione, quindi si rompeva questa parte, perché la colla essendo fresca non aveva ancora fatto tenuta tra carta e carta, e quando l’aria entrava nel sacco nella resina, questo, a volte, scoppiava, in una parte succedeva che ne scoppiavano parecchi, poteva succedere che nell’arco di 8 ore 5 o 6 sacchi potessero anche scoppiare, magari anche 10, andando a fare delle.., però appena ci si accorgeva generalmente si accantonava quella pedana, si andava a mettere un’altra pedana con data di costruzione diversa. Perché noi quando richiedevamo i sacchi dal magazzino, questi erano stoccati al magazzino, non eravamo a conoscenza della data di costruzione di quei sacchi, come impianto, a noi arrivavano là e li mettevamo in uso, ci accorgevamo solo quando li usavamo della deficienza di questi sacchi, e poi si correva ai ripari andando a prendere subito un’altra pedana e mettendo in funzione sacchi idonei che poi non scoppiavano più. Ma le rimostranze alla ditta fornitrice sono state fatte non una volta, sicuro, più di una volta, non sono stato io a farle perché non era mio compito allora.

DOMANDA - E questo ha comportato un miglioramento nel tempo?

RISPOSTA - Certo che sì, perché allora la ditta, questo è certo perché la ditta fornitrice si guardava bene poi da fornirci sacchi..., aveva un programma di produzione fatto in modo di fornirci i sacchi vecchi di produzione, quindi c’è stato un miglioramento perché non sono più arrivati sacchi difettosi, non mi ricordo che negli ultimi anni ci fossero state queste deficienze. Ad un certo punto si è manifestata questa cosa, forse per, chissà, la ditta aveva i suoi problemi, che ne so.

DOMANDA - Prima lei ha accennato ad un argomento, vorrei che in sintesi lo riprendesse e concludesse la risposta. Lei prima ha accennato a differenze fra contenuto di CVM residuo nel prodotto PVC in emulsione, quando veniva insaccato, il prodotto da insaccare, rispetto al contenuto di CVM che poteva essere residuo nel PVC in sospensione per le caratteristiche stesse del prodotto. Se può spiegarci in un modo veramente elementare, in modo che sia comprensibile anche a noi, in che cosa consistono queste differenze?

RISPOSTA - Le differenze consistono proprio nella qualità, nella tipologia, l’avevo anche detto, non so se sono stato chiaro, forse no. Ecco, le particelle del prodotto in emulsione sono particelle lisce, particelle che non riescono a trattenere il CVM, le particelle della sospensione sono diverse, sono particelle che potrebbero, possono trattenere il CVM, per la loro conformazione, per la loro tipologia e quindi il CVM dell’emulsione, il dato, ecco perché il dato del CVM in emulsione dal risultato di analisi, che esistono questi risultati di analisi perché venivano fatti ad ogni carica, ad ogni dose di insacco, davano il CVM inferiore a una parte per milione, d’altra parte io non, al CV24, per intenderci nella produzione in sospensione, non avevo tanto a che fare con la qualità del prodotto, avevo a che fare, avevo altre cose da fare, però conosco più o meno so che, mi pare di non sbagliare dicendo che d’altra parte il CVM non era inferiore a una parte per milione, mi pare di ricordare che andassimo alle 3 parti per milione, 2 o 3 parti per milioni.

DOMANDA - C’era anche una differenza di granulometria tra PVC in sospensione e in emulsione?

RISPOSTA - Sostanziale di granulometria, perché quella in emulsione è una polvere finissima, una polvere proprio, neanche un micron di dimensione, dall’altra parte la polvere non è tanto polvere, è quasi assimilabile ad un granello se vogliamo, quindi non è più polvere vera e propria.

DOMANDA - Quindi questo comporta degli effetti quanto alla respirabilità?

RISPOSTA - Da una parte, sicuramente sì, perché da una parte, quella in emulsione veniva respirata polvere proprio, perché quella era volubile, era finissima.

DOMANDA - Senza CVM però?

RISPOSTA - Io ho detto che il contenuto del CVM era inferiore a una parte per milione, parlo di polvere.

DOMANDA - Quella in sospensione invece?

RISPOSTA - Quella in sospensione non era respirabile, era qui mi consenta un esempio, un esempio, mi scusi avvocato, un esempio che è quello di, ho sentito parlare prima di borotalco, non sono in grado di fare tante...

 

Presidente: siamo tornati al borotalco.

RISPOSTA - Io chiedo scusa di questo, però come faccio a dare un esempio se non prendo delle misure...

 

Presidente: guardi che l’hanno già fatto molti questo esempio del borotalco. Per quanto riguarda il PVC in emulsione...

RISPOSTA - Se io prendo in mano una manciata di PVC in emulsione e una manciata di PVC in sospensione e la butto via, la manciata di PVC in emulsione è polvere che va nell’aria, l’altra è cosa che cade, tipo, paragonabile quasi alla sabbia, non è respirabile, la differenza è molto sostanziale.

 

Presidente: quindi la prima, almeno vuole dire questo, che la prima ha meno CVM ma è più inalabile, e la seconda ne ha meno ma non è respirabile.

RISPOSTA - La seconda ne ha di più e non è respirabile.

 

DOMANDA - Lei è stato, anche se la funzione non era formalmente codificata, anche al CV6 lei ha svolto mansioni di assistente alla sicurezza e all’ecologia?

RISPOSTA - Sì, non era proprio, era codificata perché...

DOMANDA - Lei si è mai occupato di formazione, di informazione, formazione ed addestramento del personale del CV6?

RISPOSTA - Sì, nella misura diversa dall’altra parte, perché dall’altra parte era proprio il mio lavoro specifico, qui dovevo trovare, ed è stato trovato ed è stato fatto, il tempo dell’addestramento del personale, però avveniva in modo diverso. Perché? Perché era diretto nel tempo che avevo a disposizione per farlo, è stato fatto sia verbalmente con il metodo questi... parte ma di minore entità in quanto non erano, non era la mia mansione.

DOMANDA - Lei ci dica che cosa faceva, che cosa ha fatto?

RISPOSTA - Per esempio addestrare il personale significava nella stessa misura addestramento ai mezzi protettivi, questo l’ho fatto al CV6 come...

DOMANDA - Da quando, da quale periodo?

RISPOSTA - Da quando sono andato ad occupare il posto di assistente di giornata, l’ho fatto di, diciamo, routinario. Dall’altra parte quando ero assistente di turno lo facevo per forza di cose perché venivano fatte delle prove anche là simulate di emergenza e quindi si andava ad usare i mezzi di protezione, e quindi si parlava nel turno dell’uso, e era l’informazione che io davo al personale su come dovevano essere usati i mezzi di protezione, sulle caratteristiche del prodotto, questo si sapeva già, lo sapevamo tutti ormai, vivevamo insieme, queste erano le... Poi mi occupavo...

DOMANDA - Lei teneva dei corsi...

RISPOSTA - Della scuola aziendale, io mandavo il personale, o sempre, tutto il personale direi, ha girato nella scuola aziendale, corsi di addestramento alla scuola aziendale, quindi tenevo un registro dove facevo girare opportunamente, secondo le turnazioni, il personale alla scuola aziendale, su informazioni in termini di sicurezza ed ambiente.

DOMANDA - All’interno del reparto si svolgevano delle assemblee, delle discussioni?

RISPOSTA - Non erano discussioni così programmate, erano discussioni che avvenivano momento per momento, si discuteva della sicurezza. Potevano sembrare programmate quelle che io facevo, ma non erano programmate, non ho mai programmato una riunione al CV6, ho parlato di sicurezza al CV6 nei momenti disponibili con tutto il personale, questo sicuramente, è indubbio, però non ho mai programmato delle riunioni specifiche di sicurezza al CV6.

DOMANDA - Lei prima ha fatto cenno che al CV24 gli operatori passavano la maggior parte del loro tempo nella sala controllo e invece giravano, c’erano gli assistenti operatori esterni che dovevano girare per il reparto. E al CV6 invece come andavano le cose?

RISPOSTA - Al CV6 le cose andavano, qua ci sono distinzioni perché il CV6 ha vissuto di più, per cui inizialmente non c’era una sala controllo, negli anni miei, dal ‘67 fino a quegli anni ‘74 giù di lì, ‘75, è stata fatta la bonifica impiantistica, quindi da quel momento nella sala autoclavi è stato fatto un box per gli operatori autoclavisti, quindi non erano più attorno, non si girava più attorno all’autoclave ma si lavorava all’interno, prevalentemente all’interno del box, si usciva solo per chiudere il relativo boccaporto e per fare quelle manovre di caricamento dell’autoclave. Dopo è stata installata una sala controllo, al CV6 parlo, una sala controllo dove è stata spostata tutta la strumentazione dell’essiccamento, la gestione del controllo dell’essiccamento, è stata fatta la sala controllo, una sala controllo specifica dove il personale sostava solo in sala controllo, come pure sostava in sala controllo un operatore delle autoclavi, perché 2 delle 8 autoclavi erano gestite tramite processore.

DOMANDA - Gestire dal microprocessore cosa significa?

RISPOSTA - Vuol dire che è stato fatto per me un grande sforzo tecnologico, si era cercato di fare la produzione con il microprocessore, non più con strumentazione tradizionale ma con un microprocessore.

DOMANDA - In quale periodo, si ricorda in quale anno?

RISPOSTA - Negli anni ‘80 circa, ‘78 ‘80.

DOMANDA - Questo che modifiche comportava?

RISPOSTA - Comportava modifiche enormi, perché l’operatore non aveva quasi niente a che fare con l’autoclave, il suo tempo lo dedicava tutto davanti al microprocessore, salvo per sporadicissimi casi di uscita in autoclave. Devo dire che questo comportava anche poi alla fine, se mi è consentito, una riduzione del personale, perché con un microprocessore si potevano gestire due autoclavi, presumo che questo fosse anche..., ma tecnologicamente era avanzatissimo il sistema, il più sicuro, perché il microprocessore non ti lasciava possibilità di errori, in quanto interveniva, cioè sono tutti parametri elettronici che se una cosa, non la fa se è sbagliata, sono tutte domande e risposte che lui si fa e quindi possibilità di errore non ce n’erano, da parte del personale che invece nell’altro caso poteva anche commettere errori di, poteva commettere errori in quanto non era automatico il controllo dell’autoclave. Quindi il microprocessore sicuramente, indubbiamente era una nota di merito, diciamo così.

DOMANDA - Ingresso degli operatori nell’autoclave per la pulizia manuale. Prima, al solito, le chiedo una fotografia della situazione prima delle modifiche e una situazione successiva a valle delle modifiche, 1987?

RISPOSTA - Prima delle modifiche ci sono entrato anch’io in autoclave perché ero operatore, si entrava in autoclave dopo che l’autoclave era stata bonificata con acqua, cioè venivano intercettate le linee dell’autoclave, le linee a contatto con l’autoclave, venivamo messe in check in modo che non ci fosse possibilità d’ingresso del CVM in autoclave. Veniva tolta la valvola di fondo, veniva quindi lasciato libero il fondo e veniva fatto, veniva bonificata con acqua, quindi fatta traboccare l’acqua all’interno dell’autoclave prima di togliere la valvola di fondo, veniva fatta un’analisi interna da parte del personale del servizio di sicurezza di stabilimento che dava, acconsentiva che l’operatore dovesse entrare in condizioni di respirabilità più che altro, perché veniva fatta una prova con delle fialette che davano più che altro la concentrazione di ossigeno all’interno dell’autoclave. Le condizioni, le condizioni erano un po’ critiche, perché all’esterno..., parlo degli anni che vanno dal ‘67 agli anni che ero operatore io, al ‘74, e poi dopo le successive modifiche. La zona era altamente, se vogliamo, inquinata da CVM, perché il reparto era un reparto chiuso, erano 8 autoclavi che per effetto prima del tipo di produzione, di modalità di produzione che prevedevano l’apertura del boccaporto senza strippaggio del prodotto, quindi con contenuto di CVM all’interno dell’autoclave abbastanza alti, poi gli abbattimenti delle schiume che andavano fatte all’interno dell’impianto, l’impianto era chiuso, quindi girava parecchio CVM all’interno dell’impianto; l’operatore che entrava, entrava nella zona dopo che era stata analizzata da parte del personale. Veniva messo un ventilatore aspirante sul fondo dell’autoclave e dopo avere avuto l’okay, ovviamente, non so se devo dilungarmi, si azionavano praticamente tutte quelle procedure... però l’operatore quando entrava, entrava dove l’aria era respirabile in quanto era stata analizzata.

DOMANDA - E’ stato raggiunto, e se sì in quale momento, l’obiettivo di evitare l’ingresso di operatori in autoclave al CV6?

RISPOSTA - Quando o...

DOMANDA - Quando, se è stato raggiunto e quando?

RISPOSTA - E’ stato raggiunto perché nel tempo si è prolungato il periodo d’ingresso in cavità in quanto lo sporcamento dell’autoclave, man mano che la tecnologia avanzava, tecnologia si intende come qualità del prodotto anche, come additivi diversi, come lavaggi diversi, tutta una serie di condizioni che hanno allungato i tempi di ingresso in cavità, alla fine però ci si è accorti, alla fine intendo dire negli anni che vanno, dunque, negli anni ‘77, giù di lì, ‘77 ‘78, non si entrava più in autoclave, proprio non si entrava in cavità in quanto si è scoperto che non valeva la pena, non serviva entrare in cavità in quanto si poteva fare la pulizia dall’esterno. Precedentemente si pensava che le croste che si formavano all’interno dell’autoclave potessero influire sulla qualità del prodotto, dopo è stato verificato che questo non aveva nessuna importanza e si è provveduto a pulire quelle parti, dall’esterno, l’operatore non andava più all’interno dell’autoclave.

DOMANDA - E’ vero che era stata istituita una squadra di due operatori che aveva il compito di continuare la pulizia manuale all’interno dell’autoclave sia pure con frequenza molto minore al passato? Lei ricorda questa circostanza che qualche teste ha rammentato qui in dibattimento? Cioè che anche dopo la fine, dopo il ‘77 ‘78, c’era una squadra addetta a questo scopo?

RISPOSTA - C’era una squadra di piccola manutenzione, ma che non aveva niente a che vedere con l’ingresso in cavità, perché al CV6 l’ingresso in cavità, cioè, la pulizia delle autoclavi veniva effettuata dall’operatore che la conduceva, la squadra era una squadra di piccola manutenzione che provvedeva alla pulizia dell’autoclave ma dall’esterno, ecco, forse ho capito adesso...

DOMANDA - Non dall’interno?

RISPOSTA - No, quando è stato, non si è più entrati in cavità, a provvedere alla pulizia dell’autoclave era questa squadra di piccola manutenzione che provvedeva a togliere tutti, a sezionare l’autoclave, a pulire i branchetti dall’esterno.

DOMANDA - Quindi a partire dal ‘77, secondo la sua esperienza, nessun operatore è dovuto più entrare in autoclave per la pulizia manuale? Dal ‘77 ‘78, poi è evidente che gli anni...

RISPOSTA - Sì, è così.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Volevo innanzitutto chiedere fino a quando ha lavorato al Petrolchimico e in particolare al CV24?

RISPOSTA - Al CV24 ho lavorato fino a che sono andato via, quindi fino al 1994.

DOMANDA - Che titolo di studio ha?

RISPOSTA - La licenza media.

DOMANDA - Ha fatto dei corsi poi successivamente di studio? Dopo la licenza media ha partecipato a corsi...

RISPOSTA - No, esterni? No.

DOMANDA - Lei parlava durante il suo esame in più momenti di un registro di controllo, le volevo chiedere a quale registro lei faceva riferimento? Registro di controllo di che cosa?

RISPOSTA - Registro di controllo del CVM? Questo che abbiamo...

DOMANDA - Un registro di controllo delle fughe, degli allarmi?

RISPOSTA - Delle fughe del CVM.

DOMANDA - Quando è stato istituito questo registro di controllo?

RISPOSTA - E’ stato istituito al CV6, già quando si era al CV6 dall’allora caporeparto del CV6, perito Rossetti, io ero assistente di turno mi pare, o ero già assistente di giornata, non ricordo la data precisa, è stato istituito da questo caporeparto proprio per, lo dicevo prima, per avere un quadro più pronto della situazione delle emissioni del CVM anche per il pronto intervento eventuale di riparazione, di eliminazione di queste emissioni.

DOMANDA - Al CV6 quindi quando sarebbe stato costituito? All’incirca.

RISPOSTA - Ecco, appunto, sono venuto via nell’89, forse ‘85 ‘86, non ricordo.

DOMANDA - Quando lei prima parlava del registro di controllo era il periodo in cui lei lavorava al CV24?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Le risulta quando al CV24 è stato costituito questo registro di controllo?

RISPOSTA - Sì, non mi risulta la data, ma quando io sono andato al CV24 c’era già.

DOMANDA - Lei è andato, diceva prima al suo avvocato, al primo gennaio 1990?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Il primo gennaio del...

 

Avvocato Santamaria: non ha bisogno di avvocato, io non sono il suo avvocato, è un teste.

 

DOMANDA - Chiedo scusa. Al primo gennaio 1990 questo registro non c’era perché adesso le faccio vedere attraverso l’ufficiale giudiziario il registro delle consegne di reparto in cui risulterebbe essere stato istituito successivamente, perché questo registro delle consegne di reparto comincia dal 16 gennaio 1990 ed è scritto: monitoraggio CVM, da subito le segnalazioni di perdite di CVM riportarle sull’apposito nuovo raccoglitore con gli stampati predisposti e poi c’è la nota mercoledì 24 gennaio etc., questo registro parte dal 16 gennaio ‘90 e va fino al 16 febbraio ‘90.

RISPOSTA - Sì, no, un momento, questa è la calligrafia, è la firma del perito Rossetti, monitoraggio CVM da subito le segnalazioni di perdite di CVM riportarle sull’apposito nuovo raccoglitore con gli stampati predisposti. Nuovo perché? Questa è una precisazione che non ho fatto. Esisteva già quando sono andato al CV24, non era questo.

DOMANDA - Io glielo chiedo perché non è stato trovato, non c’era fino al ‘90, dal ‘90 all’indietro non c’erano questi registri di controllo allarmi e fughe.

RISPOSTA - Questo non glielo so dire.

DOMANDA - E’ stato sentito anche il maresciallo della Guardia di Finanza in proposito, ha riferito a chi l’ha chiesto, dove l’ha cercato, in che maniera, precedentemente al 1990 non c’erano registri di controllo di allarmi e fughe.

RISPOSTA - Non posso rispondere.

DOMANDA - Chiedo se sa.

RISPOSTA - No, so per certo, e dovrebbe esistere, se non è stato trovato questo non lo so, però non era questo stampato, era uno stampato dove venivano registrate.., è diverso, perché è nato al CV6, le dico con certezza perché? Spero che possa essere dimostrato. Perché prima di me al CV24 è andato, un po’ prima di me, l’assistente alla manutenzione del reparto CV6 che poi ha fatto la stessa mansione al reparto CV24 e ha portato con se questi registri, cioè, questa tipologia di registro.

DOMANDA - Cosa intende per tipologia, erano fogli volanti o era un registro.

RISPOSTA - Anche questo..

DOMANDA - Questo è un foglio volante.

RISPOSTA - Questo si intende, questo era un foglio volante, ma era un raccoglitore, quindi era un registro. Questo qui è il registro del CVM...

DOMANDA - Il registro delle consegne di reparto è praticamente un quaderno grande con tutti i fogli attaccati e veniva scritto registro delle consegne di reparto, esisteva una cosa analoga per quanto riguarda il controllo delle fughe e degli allarmi?

RISPOSTA - Certo, esisteva.

DOMANDA - Erano fogli volanti o erano...

RISPOSTA - Erano fogli, erano copie queste qua, veniva predisposto un raccoglitore e si aggiungevano questi fogli con la data...

DOMANDA - Quindi erano fogli volanti che venivano inseriti?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Non un quaderno...

RISPOSTA - Questo è il quaderno delle consegne degli assistenti, il caporeparto voleva che le fughe di CVM che erano trascritte su questo registro, chiamiamolo, se mi permette, se mi consente, registro, fossero trascritte perché sul libro delle consegne? Perché il capo impianto leggeva tutti i giorni il libro delle consegne e voleva sapere qual era la situazione, e pretendeva dagli assistenti trascrivere questi dati nel registro delle...

DOMANDA - Lì è scritto un’altra cosa, registro delle consegne è una cosa, dice di costituire questo registro nuovo per allarmi e fughe. Allora, il registro delle consegne di reparto le ho chiesto se era questo quadernone unico con tutti i fogli attaccati, le ho chiesto se esisteva un registro di questo tipo per il controllo degli allarmi e delle fughe, CV6, CV24, o se erano fogli volanti?

RISPOSTA - Erano fogli volanti che componevano un registro.

DOMANDA - Va beh, erano fogli che venivano inseriti in un raccoglitore...

RISPOSTA - Questo è uno stampato....

DOMANDA - A me sarebbero andati bene anche i fogli volanti se fossero stati consegnati e trovati, non sono stati né consegnati e né trovati.

RISPOSTA - Non so se deve rivolgerla a me la domanda, però questo è il registro del CVM del CV24 e questo è stato costruito dal reparto con un computer mi pare che sia, con un computer, esatto, quindi sono fogli, sono copie, è uno stampato che poi facevano le copie, questo stampato non aveva date, aveva solo questa intestazione, mano a mano che si riempiva il foglio si passava all’altro foglio con la data, quindi c’è la successione delle date e si formava il registro. Non so come la posso chiamare, questa è la definizione di registro, che poi siano fogli volanti ma erano contenuti in un raccoglitore..., poi questi non sono mai stati buttati via, sono stati raccolti, quando il raccoglitore era pieno se ne prendeva un altro raccoglitore.

DOMANDA - Dal ‘90 in poi sono stati inseriti in computer questi dati controllo allarmi e fughe, sono stati scritti in quaderni...

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Sempre ha continuato con questi fogli sui raccoglitori?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quanti autorespiratori c’erano al CV24?

RISPOSTA - Mi scusi, ho perso il conto. O 6 o 7 mi pare di ricordare.

DOMANDA - Al CV6 quanti ce n’erano?

RISPOSTA - Al CV6 c’erano 3 autorespiratori, 2 che servivano al turno per le manovre di emergenza, ed uno era negli uffici per il capo impianto, per i giornalieri, se vogliamo, erano 3.

DOMANDA - A proposito degli uffici e della sala quadri in una consulenza che è stata depositata al Tribunale dell’1 giugno 1999 il perito Scatto e l’ingegner Nano Rabitti fanno una segnalazione relativa alla sala controllo mensa uffici del reparto CV24, e segnalano il fatto che all’interno di queste sale quadri ci sono concentrazioni nei giorni che adesso le indico, concentrazioni elevate di CVM, e le dico cosa conclude questa consulenza sul punto, parlano questi fatti hanno messo in luce un aspetto grave, l’inadeguatezza dell’impianto di condizionamento istallato del tipo a riciclo d’aria che risulta privo dei requisiti necessari per la salvaguardia e la salute dei lavoratori, non idoneo per il contesto industriale in cui installato etc., e poi continua così. Le volevo chiedere se a lei risulta quando è stato installato questo sistema di condizionamento e se lei ha potuto verificare durante il periodo in cui ha lavorato al CV24 la presenza di CVM all’interno di queste sale controllo, mensa, uffici?

RISPOSTA - Quando io sono andato al CV24 era già tutto fatto, non l’ho visto costruire, non l’ho visto montare, non ho visto..., era così com’è.

DOMANDA - E’ del 1971 comunque, per sua conoscenza.

RISPOSTA - Quindi è chiaro. Dal momento in cui io ho messo piedi al CV24 non ho ricordi che vi sia stato un PPM in sala controllo.

DOMANDA - Adesso le dico, le date sono per un periodo successivo al suo, mi pare di luglio ‘97, ottobre ‘97, aprile ‘98 e giugno ‘98, e sono episodi tratti, così, durante la loro indagine che è a campione, che hanno effettuato sul periodo che è stato loro sottoposto. Dove si parla di presenza di CVM, ad esempio a luglio del ‘97, misurate già nel ‘97, quindi con lo spettrometro, per quanto riguarda in sala quadri, ad esempio 13 e 47, 7 PPM, 4 PPM, 6 PPM, 13 PPM, 6 PPM etc., e discorsi analoghi vengono fatti per gli altri giorni che le ho indicato. A lei non è mai risultato niente del genere per sala controllo, mensa, uffici del reparto CV24?

RISPOSTA - L’ho detto, no, per gli anni che io sono stato là no.

DOMANDA - Quando lei parlava durante il suo esame, diceva che c’erano 25 PPM, 25 PPM era il fondo scala?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Allora come fa a dire quali erano le quantità presenti di CVM nell’ambiente di lavoro e come fa soprattutto a dire che queste quantità erano minime, come ha detto lei ripetutamente?

RISPOSTA - Ho capito perfettamente la domanda. Io non ho mai detto la quantità, mi pare di ricordare, io ricordo di aver detto comunque, non so se sono stato chiaro in quel momento, che è sufficiente un doccia per far arrivare a 25 PPM la segnalazione del gascromatografo, questa è l’indicazione che ho dato per avere quel dato, per cui può essere una goccia, può essere un mezzo grammo, può essere proprio niente, nel senso pochissimo, come può essere, dopo andiamo, se vuole, a concentrazioni più elevate, però basta niente, pochissimo per portare a 25 PPM.

DOMANDA - Tra l’altro un consulente mi pare della Regione che ha fatto l’esempio di una bottiglia da un litro di CVM aperta in questa sala e dà un’indicazione che viene saturata secondo i livelli che ha indicato, io non li ricordo esattamente, comunque ci ha spiegato molto bene questo esempio. Comunque quando lei poco fa diceva ci sono quantità minime, lo diceva così per dire?

RISPOSTA - No, non è per dire.

DOMANDA - Perché ha detto poteva esserci una goccia, mezzo grammo, un grammo, anche di più...

RISPOSTA - Per far sì che il cromatografo segnasse 25 PPM sì, era sufficiente questo, però non ho detto che quelle erano situazioni sempre, ho detto che erano concentrazioni minime perché subito, comunque sempre sono state risolte e sono state, è stato posto rimedio in tempi molto brevi, brevissimi, quindi erano segnalazioni poi di un dato, cioè, di una lettura, quindi non erano grosse quantità dove si protraeva nel tempo, perché quando erano grosse si protraevano nel tempo, questa presenza del CVM nell’ambiente, quindi non è un dato così sparato, è un dato di fatto.

DOMANDA - Io continuo a non capire, quando arriva a 25 PPM per lei le quantità erano minime, visto che la macchina è stata fatta a posta per non controllare quante erano le quantità sopra i 25 PPM?

RISPOSTA - No, la macchina, mi scusi, la macchina..

DOMANDA - Il fondo scala è a 25 PPM vuol dire che non deve misurare sopra le 25 PPM?

RISPOSTA - No, vuol dire che quello è il suo limite.

DOMANDA - Appunto, stiamo dicendo la stessa cosa, si ferma e non misura se arriva a 30, a 50?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Sempre su questa materia lei diceva prima: per sistemare un rubinetto ci voleva qualche minuto, qualche minuto a partire da quando?

RISPOSTA - Qualche minuto a partire da quando si riscontrava l’anomalia.

DOMANDA - Da quando veniva individuata la perdita, l’anomalia?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E quanto tempo invece prima era necessario per individuare questa anomalia?

RISPOSTA - Il tempo necessario per arrivare sul posto. Il registratore era posto in sala controllo, in sala controllo non c’erano, non c’era CVM, quindi tutto avveniva...

DOMANDA - Ci sono quegli esempi del ‘97 che sono..., comunque.

RISPOSTA - Quindi il tempo di arrivare in campo con il cercafughe, verificare la fuga ed intervenire, si interveniva subito.

DOMANDA - A patto di trovarla?

RISPOSTA - Se non si trovava veniva scritto non individuata.

DOMANDA - Infatti ci sono anche queste annotazioni sui registri che sono state segnalate tra l’altro dal professor Nardelli. Le volevo chiedere ancora una cosa in relazione allo slurry, lei parlava di presenze di pochi PPM nello slurry, può precisare un attimo meglio quanti PPM c’erano nello slurry di CVM?

RISPOSTA - Non ricordo, aspetti, bisogna che faccia mente locale.

DOMANDA - L’ha detto in più punti.

RISPOSTA - Ho capito la domanda perfettamente, però io ho detto che lo slurry era una componente di acqua, prodotto quindi finito, e CVM, la concentrazione di CVM presente nello slurry era di parti per milione ho detto, non era di tonnellate, io ho detto di parti per milione, non ho quantificato.

DOMANDA - Le volevo chiedere, perché in un punto...

RISPOSTA - Bisognerebbe guardare i bollettini di analisi.

DOMANDA - Mi sembrava che avesse detto poche parti per milione, volevo chiedere se è un dato che conferma, era un discorso che le è venuto...

RISPOSTA - No, ci sono, sicuramente ci sono, sicuramente, ci sono bollettini di analisi che possono confermare che erano PPM e non erano tonnellate.

DOMANDA - Un conto è un PPM, un conto sono migliaia di PPM. Allora, per la sua conoscenza questi PPM nello slurry erano migliaia o era 1 o 2 PPM?

RISPOSTA - No, erano, sicuramente erano attorno al migliaio di PPM, più verso il migliaio che verso..., perché dopo lo slurry veniva strippato.

DOMANDA - Purtroppo conosciamo anche noi questa cosa ormai. Quindi siamo a livello di migliaia di PPM. Un’altra cosa le volevo chiedere sul discorso che a un certo punto ha fatto, le volevo chiedere cosa sono gli interblocchi di sicurezza sui rubinetti delle autoclavi?

RISPOSTA - Gli interblocchi sono, è lo strumento che serve per manovrare quel rubinetto senza l’uso, senza l’intervento dell’operatore, è quell’apparecchio che serve a manovrare il rubinetto in automatico per intenderci, cioè a distanza se vogliamo.

DOMANDA - Ma in che occasioni interviene, visto che lei parlava di errori umani? Colloco questa domanda all’interno del capitolo che è stato affrontato da lei sugli errori umani, appunto per questo le chiedo a cosa servivano questi interblocchi di sicurezza?

RISPOSTA - Servivano a far sì che il rubinetto in questione non si aprisse o non venisse aperto senza che ci fossero le condizioni perché questo avvenisse.

DOMANDA - Quindi quando ancora era aperta la valvola di carico o viceversa, di scarico, di degasaggio?

RISPOSTA - Può dirmi a cosa si riferisce di preciso?

DOMANDA - All’interno del capitolo errori umani le volevo chiedere, perché il concetto mi pare che lo abbia accennato anche lei, se l’indicazione di interblocco di sicurezza come di dispositivo che impedisce, ad esempio, parliamo appunto di questo errore umano, che si possa aprire una valvola di degasaggio o di scarico quando è ancora aperta quella di carico o viceversa?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Perché ovviamente in caso di un’errata manovra umana in questo caso ci sarebbe la fuoriuscita di CVM?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei aveva indicato prima, aveva indicato in particolare che quando lavorava al CV24 c’era stato questo errore di manovra il che vuol dire che allora...

RISPOSTA - Ho capito.

DOMANDA - Non c’era l’interblocco?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Glielo chiedo perché è un dato storico importante, lo spiego a tutti perché. Perché quando ha parlato di questi interblocchi di sicurezza il professor Pasquon ha detto che fino, nell’84 sono stati messi questi interblocchi di sicurezza, il professor Foraboschi l’ha spostato di 5 anni, dicendo tra febbraio e giugno ‘89, per esempio, cito il passo della relazione del professor Foraboschi, dice: "Tra febbraio e giugno ‘89 per esempio si è provveduto all’installazione di interblocchi sui rubinetti delle autoclavi e dei separatori al fine di impedire fughe accidentali di CVM dovuti ad errori di manovra". Poi questo intervento con gli interblocchi dice che sono stati realizzati come manutenzione nel 1989. Invece prendo atto che nel 1991 quanto meno questi interblocchi al CV24 in quella situazione non c’erano ancora.

RISPOSTA - Come non c’erano?

DOMANDA - L’ha appena detto lei.

RISPOSTA - No, adesso spiego. Mi fa spiacere che lei sia intervenuto così, perché sembra che io cada dalle nuvole. Quel fatto che io ho accennato...

DOMANDA - Lei ha parlato di errore di persona.

RISPOSTA - Sì. Durante la manutenzione preventiva dell’impianto gli interblocchi ci sono e non devono rimanere là una volta montati, vengono fatti controlli e manutenzioni che sono, si possono assimilare non distruttivi, ovvero a ogni fermata d’impianto per manutenzione preventiva gli interblocchi venivano controllati, tolti dalla loro sede e fatta la loro manutenzione, in quell’esatto giorno non c’era, ecco ho detto non c’era l’interblocco perché era stata fatta la manutenzione dell’interblocco, a tutti gli interblocchi relativi a rubinetti importanti, a tutti, veniva fatta la manutenzione preventiva. Per cui non c’erano.

DOMANDA - Lei si ricorda adesso che proprio quel giorno non c’era?

RISPOSTA - Non c’erano.

DOMANDA - Perché si ricorda che proprio quel giorno non c’erano?

RISPOSTA - Certo che sì.

DOMANDA - Gli chiedo come fa a ricordarsi, c’era scritto...

RISPOSTA - Ero presente.

DOMANDA - Sul documento che le è stato mostrato viene indicata questa cosa?

RISPOSTA - Dovete dirmi qual era. Non credo che sia stato scritto.

DOMANDA - Guardi che l’accenno poi la manutenzione dell’89 non era come un fatto di manutenzione degli interblocchi, era una precisazione che era stata fatta dal professor Foraboschi dicendo che questi interventi per realizzare gli interblocchi erano stati fatti come manutenzione ‘89, questo è il testo della relazione, paragrafi 3, 6, 1, 1B e D della relazione del professor Foraboschi?

RISPOSTA - Ho capito, io le ho solo detto che gli interblocchi c’erano, esistono al CV24...

 

Avvocato Santamaria: lei sta facendo riferimento al CV6, non al CV24, il passo che lei ha letto è del CV6.

 

DOMANDA - Io sto parlando di discorsi se sono stati fatti sugli interblocchi, se c’erano, se non c’erano..

 

Avvocato Santamaria: non può leggere un passo relativo al CV6 e riferirlo al CV24.

RISPOSTA - Io ho parlato di CV24 prima.

 

Presidente: siccome ha lavorato sia al CV6 e al CV24 in epoche diverse, e ha parlato della sua attività lavorativa sia nell’uno che nell’altro reparto, che venga specificato di quale reparto si tratta.

RISPOSTA - Il riferimento che io facevo prima dell’errore di manovra è riferito al reparto CV24.

 

Presidente: quindi deve riferirsi evidentemente ad un periodo che è intercorrente tra il ‘90 e il ‘94?

RISPOSTA - Certo che sì.

 

Presidente: lei ricorda che al CV24 gli interblocchi c’erano e che venivano invece disattivati nel momento della manutenzione?

RISPOSTA - Sì.

 

DOMANDA - Scusi, allora se venivano disattivati al momento della manutenzione, però in quel caso l’attività dell’operatore continuava, l’impianto andava avanti?

RISPOSTA - No, io ho detto, e lo ripeto, non credo, non sbaglio, e ripeto quello che ho detto prima, che quel particolare fatto a cui io mi sono riferito era un momento in cui il reparto era in manutenzione preventiva, cioè fermo, non c’era attività lavorativa produttiva, c’era in corso la manutenzione preventiva di tutte le apparecchiature che erano previste la manutenzione preventiva, una fra queste erano anche gli interblocchi, quell’interblocco era stato tolto per manutenzione, l’operatore per manovre che poi..., la zona, in quella zona ci sono più rubinetti, ha aperto un rubinetto che non doveva aprire, se c’era l’interblocco non lo apriva neanche se voleva quel rubinetto.

DOMANDA - Questo è il riferimento all’episodio di prima di cui ha fatto riferimento. Durante le manutenzioni, quindi siccome era stata rilevata questa fuga funzionava il gascromatografo?

RISPOSTA - Sì, non è mai stato disattivato il gascromatografo.

DOMANDA - Com’è che prima, in riferimento a quelle pagine strappate diceva che probabilmente era stato fermato il CV24, probabilmente risultava...

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Abbiamo detto il consulente...

 

Avvocato Stella: mi ha parlato di pagine strappate.

RISPOSTA - Io non ho detto questo.

 

DOMANDA - Io non ho detto che l’ha detto lei.

 

Presidente: facciamo la contestazione precisa a chi si è riferita questa frase delle pagine strappate... Per il guasto riprendiamo alle 3. Richiamiamo il teste signor Gasparini. Solo che mi pare di avere visto parecchi testi, io credo che se questi sono i ritmi bisognerà forse dirgli di tornare, perché farli rimanere qui, scegliete voi quelli che devono rimanere e quelli che magari devono tornare venerdì. Tenete conto che venerdì finiremo alle 6 per impegni proprio..., quindi, ecco, non chiamatene più di tanti perché... Bene, allora eravamo rimasti alla domanda che le ha fatto il Pubblico Ministero della quale lei si accingeva a rispondere, la ricorda?

RISPOSTA - Se me la...

 

Presidente: il Pubblico Ministero ha fatto riferimento, lui ha fatto riferimento ai fogli mancanti o stappati, non lo so, del registro.

RISPOSTA - Mi pareva di aver risposto a questa domanda.

 

Presidente: no, eravamo ancora così, forse è bene che risponda.

RISPOSTA - Io rispondo dicendo, avevo risposto mi pare che per quanto mi riguarda non sono mai venuto a conoscenza, non avevo materialmente, non ricordo che mancassero, mancasse a me la visione dei fogli, ma se ciò, mi pare di aver detto, era accaduto, era dovuto al fatto che non venivano compilati per eventualmente, per la fermata dell’impianto in quanto manutenzione preventiva, un periodo è il periodo di agosto, agosto-settembre, per cui la motivazione per cui mancavano poteva essere quella.

 

Presidente: questa è la risposta.

 

DOMANDA - Il discorso era relativo alle pagine mancanti relative ad un giorno di agosto che era il 27 del 1991. Volevo chiedere in particolare se quando viene fatta la manutenzione, cioè la fermata, se il sistema di monitoraggio viene sospeso o se continua?

RISPOSTA - No, continua.

DOMANDA - La sua risposta poco fa è incongruente con quanto dice adesso, nel senso che se anche durante le operazioni di manutenzione il monitoraggio continua e vengono tenuti in funzione gli strumenti di controllo, in questo caso questo non era successo?

RISPOSTA - Non è vero, gli strumenti di controllo erano in funzione...

DOMANDA - La pagina del registro di controllo di questa giornata che le è stata indicata e di cui ha parlato anche durante il suo esame non ci sono. Allora lei ha risposto: non ci sono perché probabilmente c’era la fermata, la fermata non si fa un giorno.

RISPOSTA - Io avevo inteso, non so se ho capito male, avevo inteso che era un periodo che andava da una certa data di agosto fino a una certa data di settembre, a cavallo da agosto a settembre.

DOMANDA - No, guardi, così, per la comprensione di tutti abbiamo recuperato il testo della consulenza del professor Nardelli a pagina 18 con un numero manoscritto, è scritto: sul giorno 27 giugno ‘91 fa riferimento, mancando le pagine del registro di controllo relative a quel giorno. Quindi si fa riferimento a questo giorno di agosto ‘91.

RISPOSTA - Non era questa la domanda di prima però.

 

Presidente: adesso una contestazione più specifica, dice Nardelli nell’esame di questo registro non ha trovato la pagina di quella giornata; come può essere giustificato, se può essere giustificato questo?

RISPOSTA - E’ difficile rispondere, perché possono essere mille i motivi per cui manca una pagina a distanza di anni, anche una pagina, anche ricordarsi tutto quanto a memoria non riuscirei sicuramente a capirlo, come posso rispondere?

 

Presidente: comunque la giustificazione non può essere la medesima che...

RISPOSTA - No, se si tratta di un giorno non può essere sicuramente quella di prima.

 

DOMANDA - Allora, questo è un discorso del giorno che è stato precisato, ma anche se si trattasse di più giorni la domanda successiva ed ulteriore era: il sistema di controllo e monitoraggio con il registro etc. venivano comunque tenuti?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi non veniva mai sospeso?

RISPOSTA - Lo ripeto, il registro non essendoci l’impianto in marcia non aveva senso in quanto era bonificato tutto l’impianto, per cui l’assistente che compilava questo registro non aveva motivo per scriverci niente sopra, caso che...

DOMANDA - Infatti, caso mai scrive nulla da rilevare, non risulta niente, ma non è che manca la pagina, questo voglio dire. Che sia un giorno, che siano 2, che siano 5, le pagine ci dovrebbero essere?

RISPOSTA - No, non sono pagine numerate, questo è un registro che non ha, non capisco forse bene la domanda, però questo non è un registro che ha un numero di pagina, è un registro interno, sono dei fogli che noi mettiamo dentro, se non vengono compilati questi fogli non vengono messi dentro. Credo, anzi, sicuramente non troverà dei fogli in bianco dei giorni che lei diceva prima, sicuramente non trova fogli perché non è stata fatta nessuna compilazione, quando si riparte si comincia dalla data che poi viene trascritta in parte.

DOMANDA - Però se gli allarmi vengono rilevati?

RISPOSTA - Allora compare un foglio, allora viene immesso un foglio che per quel giorno sono comparsi degli allarmi.

DOMANDA - Infatti è il caso che è successo questo 27 agosto ‘91. Comunque qualche risposta sul punto l’abbiamo ottenuta. In quale maniera lei ha saputo che il CVM è una sostanza cancerogena?

RISPOSTA - Erano gli anni che andavano, dopo il ‘74, ‘75, ‘76.

DOMANDA - Io non le ho chiesto quando, le ho chiesto in che maniera?

RISPOSTA - Era per me, facevo la domanda a me. Comunque l’ho saputo dalla bocca di tutti, erano cose che si dicevano, si sentivano in fabbrica.

DOMANDA - Da parte di chi, dei suoi colleghi, degli operai?

RISPOSTA - No, è venuta fuori, un po’ mi pare che è venuto fuori da parte sindacale o da parte del personale del sindacato, da parte del personale che si lavorava insieme, era una cosa comune e quindi non ho avuto riferimento preciso di una risposta che me l’ha detto.

DOMANDA - C’è stata un’informazione da parte dell’azienda?

RISPOSTA - In quel periodo non mi risulta.

DOMANDA - Fino al momento in cui lei non ha saputo attraverso i sindacati e i suoi collegi di lavoro di reparto che la sostanza era cancerogena c’erano state delle modifiche all’interno dei reparti in questa ottica?

RISPOSTA - Sì, già avevano avuto inizio le modifiche, le notizie partono nel ‘74 e io l’ho saputo dopo il ‘74, per cui già nel ‘74 erano iniziati i lavori di modifica impiantistica, ma era la nostra linea lavorativa che ci portava poi anche a essere noi stessi, a temere quanto meno un gas, anche se non sapevamo che era cancerogeno, gas era e ci tenevamo da parte nostra un po’ di precauzione per conto nostro, al di là degli interventi poi migliorativi che sono stati fatti.

DOMANDA - Lei dopo che ha saputo queste notizie dai sindacati e dai suoi colleghi di lavoro ha chiesto informazioni a qualcuno all’interno della fabbrica?

RISPOSTA - Dopo che ho saputo che era cancerogeno?

DOMANDA - Sì, dai sindacati, dai suoi colleghi di lavoro?

RISPOSTA - Non più di tanto, se ne parlava. La vita di fabbrica è così, la devo spiegare, nella vita di fabbrica si parla con tutti, quindi le notizie venivano da tutti i lati, precisamente da uno non...

DOMANDA - Lei ha avuto un’informazione ad un certo punto sulle notizie che pubblicamente stavano uscendo, se erano vere, se erano false?

RISPOSTA - Ad un certo punto ho avuto notizia che sono apparse notizie sulla stampa.

DOMANDA - Non sulla stampa, dico da parte dell’azienda?

RISPOSTA - Mi pare che l’azienda, non mi ricordo se quella volta, in quel periodo l’azienda abbia, non mi pare che abbia dato un’informazione ben precisa, come azienda parlo, l’azienda non mi pare che aveva emesso per esempio una circolare in cui diceva: attenzione, no, questo non lo ricordo.

DOMANDA - In quel periodo lei era al CV6, lei diceva che aveva un po’ informato, volevo precisare anche chi aveva informato, ma lei cosa diceva a questi...

RISPOSTA - Stiamo parlando del periodo successivo, perché quando facevo questa specie di, questo addestramento personale, quindi... erano gli anni che andavano dal ‘90 in poi, ‘85 in poi, cioè, da quando si è.., io avevo la mansione di capoturno prima e di assistente poi, da assistente pretendevo, anche perché faceva parte delle mie mansioni, per esempio che venissero rispettate le condizioni di sicurezza dei lavoratori, cioè che usassero nei limiti del possibile i mezzi protettivi etc..

DOMANDA - Per precisare, lei diceva che ha dato queste informazioni a coloro che dipendevano da lei?

RISPOSTA - Sì, quando ero assistente di giornata.

DOMANDA - Quindi all’incirca?

RISPOSTA - ‘89, ‘88.

DOMANDA - Fine anni ‘80, non prima?

RISPOSTA - Che io parlassi di problematiche di sicurezza direttamente con tutto il personale erano quegli anni là, perché prima avevo un solo turno e quindi io parlavo sempre con la solita gente del mio turno.

DOMANDA - Era una sua buona volontà, era lei che riteneva di doverlo fare...

RISPOSTA - Sì, era comune a tutti, era la mia volontà, era una mia esigenza anche, non volontà, ma era un’esigenza di tutti, perché l’interesse di questo argomento era anche da parte del personale stesso, quindi era una chiacchierata continua delle problematiche durante l’orario di lavoro quando facevo l’assistente di turno.

DOMANDA - E quindi poi quando è andato al CV24?

RISPOSTA - Dopo sono stato assistente di giornata e poi al CV24, sì.

DOMANDA - Quindi assistente di giornata all’incirca?

RISPOSTA - ‘89 mi pare.

DOMANDA - Fine anni ‘80 insomma?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - In precedenza non c’era questa attività...

RISPOSTA - No, avevo un turno lavorativo e quindi non era possibile.

DOMANDA - E quindi questo discorso della chiacchierata lei lo riferisce a questo periodo successivo, dell’89 in poi?

RISPOSTA - Dei rapporti diretti con tutti sì, l’avevo anche precisato prima.

DOMANDA - Che dava, faceva queste chiacchierate...

RISPOSTA - Sì, queste informazioni perché...

DOMANDA - Lei per fare queste chiacchierate, dare queste informazioni, aveva avuto delle indicazioni specifiche dall’azienda, o era una sua iniziativa?

RISPOSTA - No, per noi, vede, certe categorie l’azienda per noi può essere anche il capo impianto, e quindi il capo impianto esigeva che fossero date informazioni del genere al personale, che fosse tenuto vivo l’argomento.

DOMANDA - Io vorrei essere un po’ più concreto, le volevo chiedere se a lei in particolare fine anni ‘80...

RISPOSTA - Io non avevo a che fare con l’azienda direttamente, nella mia azienda era il capo impianto in quella mansione.

DOMANDA - Allora la domanda è: quando lei faceva queste chiacchierate, dava queste informazioni e notizie, lo faceva perché lei riteneva di doverlo fare, era il suo dovere, o perché qualcuno le aveva dato l’indicazione di fare questo?

RISPOSTA - Appunto, oltre alla mia volontà, che ne ho tanta, erano anche indicazioni che venivano dal capo impianto.

DOMANDA - Volevo chiedere appunto chi era?

RISPOSTA - In quel periodo era il periodo Rossetti, mi pare di ricordare che negli ultimi anni fosse stato il perito Rossetti.

DOMANDA - Al CV6?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Le volevo chiedere qualcosa in relazione alla zona dell’insaccamento, lei aveva precisato il discorso delle polveri in una certa maniera, io volevo vedere un attimo di precisare alcuni dati. Lei ha già risposto che chi provvedeva all’insaccamento in pratica erano sempre quelli delle cooperative. Dove si svolgeva, dov’è che c’era proprio concretamente tutta questa polvere più o meno che lei ha indicato?

RISPOSTA - Sì, quella tanta polvere era all’insacco degli anni ‘60, ‘65, per dire, era all’interno dell’impianto, cioè nella zona di essiccamento, quella polvere che poi è diminuita nel tempo fino a essere polvere quasi, scusate l’espressione, quasi naturale, era la zona silos.

DOMANDA - Quelli che erano i magazzini di PVC?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Come veniva chiamata questa zona?

RISPOSTA - Zona d’insacco, io non avevo a che fare con i magazzini di PVC, solo..

DOMANDA - Non c’entravano i magazzini di PVC?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Era soltanto...

RISPOSTA - La zona, sui 150 metri distanti dall’impianto era definita zona insacco del reparto CV6.

DOMANDA - In questa zona c’erano i sistemi di controllo ambientali, i gascromatografi?

RISPOSTA - No, non era una zona sorvegliata.

DOMANDA - Qualcuno di voi o lei in particolare ha mai chiesto se questa zona doveva essere controllata o no?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Per quanto riguarda il discorso ancora delle particelle di CVM nei granuli di PVC, i tipi di PVC lei si ricorda quanti erano e se erano tutti uguali o diversi tra loro?

RISPOSTA - Nel CV6 ho ricordi, no, non erano tutti uguali, c’erano 5 tipi di mi pare di produzione, o 6 tipi che fossero, se erano 6, 5, avevano la specifica del CVM inferiore a una parte per milione ed uno ne aveva a 3 parti per milione, non ricordo però il numero delle produzioni, perché sa...

DOMANDA - I vari sicron?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Comunque allora, lei conosce la granulometria?

RISPOSTA - Completamente no, no.

DOMANDA - Glielo chiedo perché queste domande gliele hanno fatte anche prima.

RISPOSTA - La granulometria è una cosa specifica la granulometria è una cosa da laboratorio. Prima non ho parlato, non ho parlato oggi di granulometria, ho parlato di formazione naturale delle particelle del PVC emulsione che sono particelle lisce, non sono porose, e per la loro natura non trattengono CVM, non ho detto altro.

DOMANDA - Questi dati dove li ha recuperati lei, come fa a saperlo?

RISPOSTA - Sono dati derivanti da analisi prima di tutto, da analisi della tecnologia impiantistica, perché, come dire, da trasmissione, da verbalizzazione, da note scritte, da note verbali di cui si parlava in impianto, io leggevo le specifiche, le specifiche le sapevo, sapevo più meno com’era la formazione delle particelle, però è chiaro che non so dare una risposta tecnica di questo argomento.

DOMANDA - Questo volevo sapere. Un’altra cosa che le era stata chiesta prima e gliela ripropongo, volevo chiedere se si ricorda, se è in grado di dire, e in che maniera lo sa, se lo sa, di quale grandezza erano le particelle respirabili?

RISPOSTA - No, mi pare di non averlo detto, non lo so, non sono a conoscenza delle particelle respirabili.

DOMANDA - Si è parlato prima...

RISPOSTA - Io ho parlato di polvere, prima ho fatto un esempio che se ho polvere in mano e la butto nell’aria è polvere che è nell’aria, quindi è facilmente respirabile, se è polvere come tutte le polveri, ma non ho dato grandezze, non ho detto altre cose.

DOMANDA - Infatti mi sarei meravigliato del contrario. I controlli su questa attività che venivano svolti nella zona insaccamento sui lavoratori delle cooperative, da parte di qualcuno dell’azienda Montedison, come venivano effettuati e da chi? Li ha effettuati anche lei?

RISPOSTA - I controlli, mi scusi, sulla polverosità, ho capito giusto?

DOMANDA - C’erano i lavoratori delle cooperative che provvedevano all’insacco, c’era qualcuno di Montedison che andava lì a vedere cosa facevano, come lavoravano?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ci è andato anche lei?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ai lavoratori delle cooperative lei ha mai avuto occasione di parlare della pericolosità delle CVM e indicare cosa fare e cosa non fare?

RISPOSTA - Sì, del CVM sì, perché faceva parte integrale del nostro impianto, quindi abbiamo parlato anche con loro, ma come parlare, non che io fossi, cioè, io li ho informati, personalmente li ho informati.

DOMANDA - Dicendo che cosa?

RISPOSTA - Scusi, volevo aggiungere che personalmente dopo, quando avevo a che fare con i loro capi, li ho informati prima che appunto, ogni rapporto, il rapporto iniziale che avevo con loro, erano messi alla conoscenza dei rischi derivanti dal CVM.

DOMANDA - E cioè cosa diceva?

RISPOSTA - Che è una sostanza pericolosa, a quell’epoca era riconosciuta cancerogena, ma che comunque loro non avevano accesso al reparto in zona sorvegliata.

DOMANDA - Ed allora perché glielo diceva?

RISPOSTA - Perché era logico.

DOMANDA - Lo so che era logico, gli chiedo perché, c’era o non c’era?

RISPOSTA - Perché io davo, spiegavo loro cosa si faceva in impianto, perché le domande che loro facevano più che altro a me: questa polvere cos’è, da cosa deriva, era naturale che venisse fuori la storia poi dopo alla fine.

DOMANDA - Lei ha parlato di questi granelli piccolissimi, quella specie di borotalco, lei ha usato altra terminologia, ma di questa polvere sospesa così, lei diceva che era liscia e che non tratteneva CVM?

RISPOSTA - Non la polvere era liscia, la particella.

DOMANDA - Sì, la particella, sì, certo, la particella era talmente liscia...

RISPOSTA - Sì, è la sua conformazione fisica.

DOMANDA - Allora cosa andava a dire al lavoratore delle cooperative se non era pericoloso perché non aveva CVM?

RISPOSTA - Mi scusi, tutti..

DOMANDA - Cosa diceva?

RISPOSTA - Dicevo che al CV6 si produceva PVC in emulsione, la produzione, la materia usata per - adesso uso parole così - per la produzione del PVC in emulsione era il CVM, CVM che era cancerogeno. Di quello si parlava negli anni in cui io comunicavo specialmente con i loro capi, quindi per forza di cose veniva fuori l’informazione del CVM cancerogeno anche a persone al di fuori dell’impianto.

DOMANDA - Che anni erano questi con cui lei parlava con i capi delle cooperative?

RISPOSTA - Gli anni che vanno dall’89 al ‘94, tutti periodi in cui sono stato assistente di giornata.

DOMANDA - Quindi sia al CV6 che al CV24?

RISPOSTA - Al CV24 non avevo a che fare con cooperative.

DOMANDA - Quindi solo l’89?

RISPOSTA - Sì. No, fino a che sono rimasto al CV6, quindi fino all’89, aspetti che sto facendo un attimo di confusione. Io sono uscito dal CV6 nell’89, sono stato assistente di giornata dall’86, in quei tre anni, mi pare di ricordare, ho fatto la mansione di assistente di giornata, quei tre anni sono i tre anni, quel lasco di tempo di tre anni che io ho potuto comunicare con i capi della cooperativa.

DOMANDA - Quindi solo in quei tre anni lei ha visto dove facevano gli insacchi?

RISPOSTA - No, ho parlato di informazioni. Ma io dove ho visto che insaccavano era il mio mestiere da assistente di turno prima di andare a verificare..., a controllare, a fare il giro, a vedere se tutto funzionava, quindi anche la zona silos che era di pertinenza mia come assistente di turno. Io parlavo prima, ho capito giusto mi pare, di informazioni al personale terzi di CVM, queste informazioni al personale terzi venivano date per forza di cose, perché si parlava anche con la gente che passava per la strada, quindi voglio dire, capirà, si lavorava in fabbrica, era una cosa naturale.

DOMANDA - Quindi lei le informazioni le ha iniziate a dare nell’86 in pratica?

RISPOSTA - Ai loro capi sì, perché avevo a che fare con loro. Al personale invece che vi lavorava si parlava tutti i giorni, adesso non so dirle che data, che giorno, che mese, che anno, però è chiaro che si parlava anche con loro, non è che noi andavamo là e li trattavamo come..., erano, è da mettere in chiaro una cosa, erano persone di impresa ma erano persone che lavoravano all’interno dell’impianto e quindi erano uguali a noi, solo che facevano un mestiere purtroppo per loro diverso, nel senso che...

DOMANDA - Continuo a dire quello che le ho chiesto prima, cioè se lei dice che questo pulviscolo di PVC se non aveva CVM che cosa gli andava a dire, gli diceva che non ce l’aveva?

RISPOSTA - Certo che sì.

DOMANDA - Allora che informazioni era? Se non ce l’aveva il CVM...

RISPOSTA - Non mi spiego. Io ho detto, e lo ribadisco, che il PVC emulsione non ha, ha il CVM inferiore ad uno, che la zona in cui si insacca non è zona sorvegliata, che le informazioni sulla cancerogenicità, su quello che è il CVM, venivano trasmesse a chi anche non operava nel CVM, come i lavoratori dell’impresa, per vie naturali, perché si parlava di quella sostanza, era un argomento del giorno, quindi è naturale che anche loro sapessero, nonostante non erano a contatto, sapessero che la produzione nostra era fatta con il CVM, che quel CVM, dopo che si è saputo, quindi negli anni di mia pertinenza, era anche cancerogeno.

DOMANDA - Quindi le informazioni venivano date anche a chi non avevano a che fare con il CVM?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Per quanto riguarda ancora questo settore le volevo chiedere se le è mai capitato di vedere cappe di aspirazione non funzionanti o che non aspiravano?

RISPOSTA - In un impianto di produzione può anche accadere, però, ecco, devo subito sgombrare il campo e dire no, perché poteva succedere, ma era un discorso momentaneo, era anche possibile che una cappa magari abbia degli inconvenienti, però non era una cosa naturale.

DOMANDA - Lei se lo ricorda qualche episodio del genere?

RISPOSTA - Sicuramente l’avrò anche vissuto.

DOMANDA - Perché c’era un teste di una cooperativa, Facchini Marghera, sentito qui in Tribunale il 10 maggio del 2000, Giacomello Ottavio, che praticamente in relazione a questa attività che svolgeva nel reparto CV6, parlava di nebbia e cose di questo tipo, cioè che non funzionava niente. Allora abbiamo chiesto: cosa vuol dire che non funzionava niente? Il prodotto era talmente voluminoso che non poteva funzionare niente. Domanda: queste cappe di aspirazione dov’erano? Risposta: una era in cima all’insaccamento al Cronos, doveva essere a diretto contatto ma non aspirava.

RISPOSTA - Probabilmente si sarà riferito ad un giorno. Era costantemente controllato il sistema di insacco, può essere accaduto, sicuramente, probabilmente, le ripeto, l’avrò vissuto anch’io, che si fosse intasato il sistema, non avesse aspirato il sistema, ma erano cose che succedevano nell’arco di lavoro, che quindi si interveniva, ma non era un fatto normale, era un fatto casuale, dovuto alla lavorazione, può succedere, ma niente di più.

DOMANDA - E cosa succedeva se qualche cappa...

RISPOSTA - Succedeva che si notava subito che non aspirava nella zona in cui lei era diretto, cioè nella zona in cui lei operava e quindi si andava a liberarla se era intasata.

DOMANDA - Infatti poi lui continuava dicendo su questo punto dove diceva che non aspirava più, poi cadeva il prodotto, doveva aspirare però non funzionava, e poi concludeva dicendo: bisognava a fine turno con la scopa e il badile fare pulizie perché ricadeva tutto giù e non finiva niente nell’aspiratore.

RISPOSTA - Non posso fare affermazioni di questo tipo io perché...

DOMANDA - Il discorso è di Giacomello Ottavio.

RISPOSTA - Questo l’ho capito, però per quello che so io e per quello che io facevo è chiaro che alla fine del turno si faceva pulizia della zona, è una cosa doverosa oltretutto, è chiaro anche che nel momento in cui questa cappa non avesse funzionato qualcosa cadeva per terra e bisognava raccoglierla, però non so qual è il fine della sua domanda, voglio dire, è una cosa naturale. Perché mi trovo a non sapere più cosa dire a quel punto se no. Io dico: se succede che la cappa aspirante non aspira è chiaro che si intasa la zona in cui questa deve aspirare, ed è altrettanto chiaro che in quel momento dell’intasamento è caduto per terra...

DOMANDA - Certo, così come ha detto Giacomello Ottavio, proprio l’operazione era quella che rimaneva tutto lì?

RISPOSTA - Lo confermo.

DOMANDA - Volevo chiedere ancora sempre in relazione a queste zone di insacco, quando lei vedeva sia nel periodo prima dell’86 in cui è diventato assistente di grado superiore, se aveva visto che questi insaccatori, questo personale di cooperative utilizzasse o meno le mascherine, mezzi protettivi delle vie respiratorie?

RISPOSTA - I loro mezzi protettivi era solo la mascherina antipolvere, la usavano e non la usavano. Io potrei dire che veniva usata per la maggior parte di essi, è chiaro che come tutti gli indumenti di lavoro è sempre un problema, però la maggior parte di essi la usavano.

DOMANDA - Lei ha segnalato per iscritto le situazioni a qualcuno?

RISPOSTA - Verbalmente.

DOMANDA - Non le è mai capitato una situazione, per questo prima le chiedevo dei magazzini, qui siamo sul magazzino PVC, un documento del faldone F77 del ‘75, 9 luglio ‘75, in relazione alla rottura sacchi, dicono: il personale di carovana sia operante a quota zero, all’apertura dei sacchi, sia operante sopra l’autosilos allo svuotamento sacchi, non fa sufficiente uso dei mezzi protettivi delle vie respiratorie che invece si renderebbero necessari data la non indifferente concentrazione di polvere di PVC in sospensione nell’aria, e poi viene proposto come provvedimento su questo punto: nel caso non sia possibile l’installazione di un adeguato impianto di recupero delle polveri presenti in sospensione nell’aria si ravvede la necessità di rendere indispensabile l’uso al personale di mezzi personali di protezione così come previsto dall’articolo 21 del D.P.R. 303 del ‘56. Situazioni scritte, segnalazioni scritte lei non le ha mai segnate?

RISPOSTA - No, perché in linea di massima il personale le utilizzava, però richiamavamo il personale, ho avuto modo di richiamare anche il loro capo, richiamare verbalmente ovviamente, sul fatto che dovessero usare le mascherine antipolvere, perché polvere era.

DOMANDA - Un’altra cosa sul discorso delle entrate in autoclavi, io volevo un attimo chiedere di precisare il discorso che faceva relativamente al CV24, diceva fino a quando lei è rimasto più o meno al CV24 c’erano queste entrate in autoclave?

RISPOSTA - Più o meno sì.

DOMANDA - Lei si ricorda quante volte era necessario entrare in queste autoclavi?

RISPOSTA - Poche volte posso dire, il numero non lo conosco, devo dire la verità, ho visto entrare in cavità, potrei affermare che ci volessero a quel tempo oltre 50 scariche prima che un operatore andasse dentro, erano in corso dei lavori anche di tecnologia, cioè, di tecnologia a boccaporto chiuso, quindi di prolungamento dei tempi per l’ingresso in cavità, ho visto entrare personale, non le so quantificare le volte, voglio dire, un paio di volte ho visto andare in autoclave, il signor Cecconello presente.

DOMANDA - Quante autoclavi c’erano al CV24?

RISPOSTA - 12.

DOMANDA - Ogni giorno quante autoclavi bisognava pulire entrandovi dentro?

RISPOSTA - Ogni giorno neanche una, non era una cadenza giornaliera, poteva essere magari settimanale, o di 10 giorni, ma non giornaliera.

DOMANDA - Quindi soltanto una volta ogni 10 giorni?

RISPOSTA - Quando capitava, sì.

DOMANDA - E il CV6?

RISPOSTA - Il CV6 quando si entrava in cavità, le posso affermare con assoluta certezza che nel 1967 la data in cui sono stato assunto, almeno i primi due anni, io personalmente sono entrato in cavità anche due volte la settimana.

DOMANDA - E questo fino a quando?

RISPOSTA - Fino a quando, beh, ho detto i primi due anni, i primi due anni di sicuro.

DOMANDA - Non parliamo degli anni ‘60, volevo dire fino a quando come epoca...

RISPOSTA - Non si è più entrato in cavità intorno agli anni ‘77, ‘78.

DOMANDA - Per che motivo non c’è stato più bisogno di entrare nelle autoclavi?

RISPOSTA - Per il motivo semplice che è stata... tutto sommato, il motivo, beh, tutto sommato non sarebbe servito neanche prima se si vuole guardare bene le cose com’erano, perché il fatto che l’autoclave non venisse pulita non è che fosse stato poi alla fine riscontrato assolutamente necessario, non si è entrato più in cavità perché si è trovato il modo di fare la pulizia dall’esterno.

DOMANDA - In che maniera?

RISPOSTA - Togliendo tutti i branchetti di contatto con l’autoclave.

DOMANDA - Ma c’entravano i lavatori?

RISPOSTA - Intende meccanici?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Beh, no, i lavatori meccanici, sono state fatte delle prove con un lavatore, con una pompa Peroni mi pare. Aspetti, al CV6 lei parla?

DOMANDA - Al CV6.

RISPOSTA - Lavoratori non ce n’erano, sono state fatte delle prove con una pompa ad alta pressione, ma non ci sono stati lavatori al CV6, che io ricordi.

DOMANDA - Perché adesso sto vedendo un documento che è noto a tutti perché è stato esaminato durante le audizioni dei vari testi tra cui Barina, Tedesco, mi pare anche Malaguzzi, che è un documento del novembre ‘76, in relazione al reparto CV6 si dice: situazione d’esercizio al 31/11/76, l’impianto è in esercizio, viene effettuato un lavaggio sulle 8 autoclavi ogni 25 giorni, il lavatore è stato revisionato da manutenzione e riconsegnato all’esercizio il 25/11; quindi c’erano questi lavatori?

RISPOSTA - Era una pompa ad alta pressione, c’era una pompa che, beh, come posso dire di no che non era un lavatore, in fin dei conti era un lavatore, veniva introdotta questa lancia, questa sonda, questo lavatore all’interno dell’autoclave ed attraverso questa pompa Peroni ad alta pressione, si chiamava Peroni se non sbaglio, ad alta pressione veniva spruzzata acqua all’interno e venivano lavate le pareti dell’autoclave.

DOMANDA - Io non vorrei insistere più di tanto, comunque volevo chiedere se lei sa la differenza tra lavatore e la pompa, perché sono due cose diverse, perché sempre, anche su questo documento, ma credo che ormai la circostanza sia nota a tutti nell’aula, una cosa è la pompa e una cosa è il lavatore, e in questo caso particolare, dopo aver fatto questo riferimento al lavatore, revisionato da manutenzione e riconsegnato all’esercizio il 15 novembre ‘76, si parla delle pompe Peroni e si dice: per l’affidabilità del lavatore e della pompa vedasi più sotto al reparto CV14/16, e sotto viene indicato questo discorso che in particolare per il CV14/16, ma per l’affidabilità di questi lavatori e pompe, si dice che sono frequenti gli inconvenienti ai lavatori e alle pompe. Poi c’è tutto un paragrafo che riguarda i lavatori progettati e costruiti dalla Politecnic con vari materiali, le pompe Peroni sono tutta un’altra cosa, e neanche quelle funzionavano, si rompono, sono indicate una marea di disfunzioni.

RISPOSTA - Sì, è vero, lavatore è lo strumento che, si chiama lavatore e viene introdotto all’interno dell’autoclave per fare il lavaggio, la pompa Peroni è quella che manda l’acqua a questo lavatore, sono due cose che lavorano insieme.

DOMANDA - Allora qui si dice, siamo a fine ‘76, si fa questo discorso di inaffidabilità di questi due strumenti che avrebbero dovuto servire al lavaggio nella maniera che indicava lei. Allora, se queste pompe, questi lavatori, sono inaffidabili, non funzionano, se vuole le leggo le due pagine di disfunzioni che presentano, come si procedeva alla pulizia delle autoclavi del CV6?

RISPOSTA - Il lavatore serviva a lavare la superficie dell’autoclave interna, a scrostare, quando non c’era questo lavatore l’operatore usava una lancia manuale, che era la stessa cosa, solo che il lavatore aveva una pressione elevata, e l’operatore aveva una pressione minore, ma il concetto di lavaggio si intende lavaggio delle pareti con acqua.

DOMANDA - Il lavare vuol dire lavare.

RISPOSTA - Lavare con acqua.

DOMANDA - Il problema è il tempo impiegato e l’efficienza di un’attività di lavaggio in una maniera o nell’altra, dall’interno o dall’esterno?

RISPOSTA - Il tempo impiegato chiaramente, diciamo che era superiore quello con il lavatore, perché era sufficiente un lavaggio nel limite del possibile con la lancia...

DOMANDA - Mi riferisco per l’operaio che deve andarci dentro.

RISPOSTA - Non c’è attinenza tra il lavaggio con lancia, non so interpreto male, e il lavaggio interno dell’operatore. Queste sono due cose diverse, non so se ho capito male la domanda.

DOMANDA - Io volevo sapere, appunto, l’operaio fino a quando entrava dentro, in quale maniera e con quali strumenti, perché quando non funzionavano questi lavatori meccanici la pulizia veniva fatta manualmente dall’operaio?

RISPOSTA - No. Insisto nel dire che il lavatore serviva per lavare dopo ogni carica le pareti dell’autoclave, era una prassi, cioè, la conduzione dell’autoclave implicava questo sistema, che alla fine della carica venissero lavate le pareti dell’autoclave, con la lancia manuale si lavava fino ad un certo punto e quindi si sporcavano prima le autoclavi, cioè, rimaneva l’incrostazione, lo sporcamento che non si riusciva a togliere con la lancia, rimaneva, e quindi si era costretti ad andare all’interno, a fare la pulizia interna in tempi più brevi. Il lavatore serviva ad allungare questi tempi di ingresso in cavità, però, ripeto, il lavatore aveva attinenza solo per ridurre i tempi di...

DOMANDA - Certo, e lei dice che fino al ‘77 sono entrati, dopo non sono più entrati, neanche...

RISPOSTA - No, perché non è più servito, voglio dire, la pulizia, l’operatore andava all’interno per togliere le croste che si formavano sui fori, sul cielo delle autoclavi, per sicurezza, per fare in modo che non ci siano incrostazioni che poi magari potessero dare ostruzioni ed anche pericolo, quindi il concetto della pulizia interna era tutto imperniato sulla pulizia dei fori del cielo dell’autoclave, cioè con la testa girata verso l’alto, dove ci sono tutti i fori, ecco, quella era la cosa principale da farsi, la parete era una cosa, così, che poteva anche rimanere là. Era questione di sicurezza. Quindi dopo...

DOMANDA - Si formavano dei blocchi?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ed allora com’è che potevano rimanere là questi blocchi?

RISPOSTA - L’ho appena detto.

DOMANDA - Ha detto che potevano rimanere là.

RISPOSTA - No, nelle parete quello che si riusciva a togliere con la lancia andava bene, ma anche se rimaneva dello sporco nella parete non era un problema di sicurezza, forse ci sarebbe stato un problema di qualità di prodotto, forse, non era neanche quello poi alla fine vero. Il problema per cui si andava dentro era di fare la pulizia sui branchetti sopra il cielo dell’autoclave, quello era il problema, per evitare, poiché non era possibile vedere dall’esterno, perché i branchetti erano sopra il cielo, non si poteva vedere, si andava all’interno per pulirli, per togliere quelle incrostazioni, quello che avrebbe dovuto fare il lavatore essendo un meccanismo che poteva andare anche dentro dove l’operatore non ci arrivava con la lancia. Poi cos’è successo? Scoperto che si potevano togliere i branchetti, scollegare, quindi sezionare tutto il cielo dell’autoclave dall’esterno, quindi far cadere le incrostazioni che nel branchetto erano depositate, non è più servito andare all’interno.

DOMANDA - Quando si formavano quei blocchi alle pareti cosa...

RISPOSTA - Le pareti erano lisce, quindi non è che si formassero blocchi.

DOMANDA - Lei ha detto poco fa, io le chiedo quello che ha detto lei.

RISPOSTA - Perché io preciso, le pareti erano lisce, si formava dello sporco, una patina, una pellicola che non aveva..., poteva, ho detto, poteva anche rimanere lì per il danno che faceva, era probabilmente solo un problema qualitativo, ma ai fini della sicurezza...

DOMANDA - La sicurezza di che cosa e di chi?

RISPOSTA - La sicurezza dell’intasamento anche totale dei branchetti superiori dove c’erano attaccate le valvole di sicurezza, la linea del degasaggio, l’immissione del CVM, se questi non fossero stati puliti, rimosse le incrostazioni, si fossero otturati del tutto, per esempio la linea del degasaggio non so dove si andava a degasare quell’autoclave se questo fosse avvenuto. Quindi lo scopo dell’operatore era quello principalmente di mantenere puliti questi fori. Dopo non c’era motivo di andare dentro se noi siamo riusciti a far cadere quelle croste dall’esterno.

DOMANDA - Scusi, questo lavaggio che facevano sul tetto, cos’è, tipo il boccaporto che viene aperto?

RISPOSTA - Gli operatori che entravano in cavità?

DOMANDA - Glielo chiedo, dov’è questo materiale che si vedono i fori sull’alto?

RISPOSTA - Il cielo dell’autoclave è formato da un boccaporto, sopra l’autoclave c’è un boccaporto, si chiama boccaporto o passo d’uomo, boccaporto, che ha una sezione grosso modo di 50, 60 centimetri di diametro dove si apre e si va... le materie prime, attorno a tutto il cielo dell’autoclave sono predisposti, si chiamano branchetti, sono delle immissioni, quindi tubi, che collegano il boccaporto con le linee di immissione o di degasaggio dei prodotti dall’interno dell’autoclave. Quindi tutti quei tubi, tutti quei buchi, erano buchi che se lo sporco non veniva rimosso poteva otturarsi, ed erano collegate con le linee di produzione, cioè, di immissione del CVM, degasaggio, l’ho appena ripetuto.

DOMANDA - Quindi lo sporco, per quanto dice lei, è soltanto quello lì?

RISPOSTA - Non era soltanto, era quello relativo alla sicurezza, si sporcava anche il fondo dell’autoclave, si sporcavano le pareti, ma non era importante entrare...

DOMANDA - Non si facevano dei blocchi anche di qualche chilo sul fondo?

RISPOSTA - Sì, però..

DOMANDA - Erano blocchi di qualche chilo e andavano levati?

RISPOSTA - Sì, ma quando si buttavano giù i blocchi venivano presi con un’apposita pinza e venivano estratti dal boccaporto, quindi non era un problema. Forse ho perso il filo, però il fondo del boccaporto, anche l’agitatore, perché c’era un agitatore..

DOMANDA - Anche quello aveva problemi di pulizia?

RISPOSTA - No, sì, si sporcava, come si sporcavano le pareti, ma, ecco, anche se l’operatore non sciacquava l’autoclave con la lancia non succedeva niente, non c’era nessun problema, rimaneva lo sporco attaccato alle pareti, ma era una pellicola di PVC che non creava nessun danno, il danno che poteva essere creato per la sicurezza erano le incrostazioni dei branchetti, e solo quelli si andava principalmente a rimuovere all’interno dell’autoclave.

DOMANDA - Quando ripartiva in marcia l’autoclave, di questo piccolo sporco di PVC, come lo indica lei, cosa succedeva?

RISPOSTA - Andava nella, cioè, rimaneva in autoclave e lo si trovava poi nella carica quando si andava a scaricare.

DOMANDA - Si mescolava con la carica?

RISPOSTA - Sì, non lo vedevamo mica, però si mescolava, sì, certo.

DOMANDA - Passo per il momento a un’ultima questione in relazione al discorso che ha fatto nella parte, mi pare, iniziale del suo esame sulla guardia idraulica, sui serbatoi di cui si parlava; le volevo chiedere innanzitutto, si parlava mi pare di ricordare che si determinava una sovrappressione continua per le cause più diverse poi, che avevano una durata di 15 minuti ad un certo punto, si ricorda la situazione di cui parlava prima?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Allora, se nel sistema si determina una sovrappressione continua, facciamo l’esempio di 15 minuti, il sistema automatico ripristina il battente d’acqua nella guardia idraulica, si ricorda la questione?

RISPOSTA - Ne abbiamo parlato 15 minuti, io ho detto che è istantaneo.

DOMANDA - E diceva che veniva bloccato con il discorso del battente d’acqua.

RISPOSTA - La guardia idraulica era ripristinata.

DOMANDA - Appunto, siccome si parla di pressione, le volevo chiedere se sa, non le chiedo esattamente l’atmosfera etc., quanto era la pressione interna del CVM rispetto alla pressione esercitata dal battente di acqua sulla guardia idraulica, perché a me risulta di molto superiore.

RISPOSTA - La guardia idraulica risulta superiore..

DOMANDA - Alla pressione interna del CVM?

RISPOSTA - E’ inferiore a quella della guardia idraulica.

DOMANDA - Rispetto alla pressione esercitata dall’acqua?

RISPOSTA - Certo.

DOMANDA - E’ inferiore la pressione di CVM interna?

RISPOSTA - La pressione interna del serbatoio, non di CVM.

DOMANDA - Glielo chiedo, non so se lei, ma poi lei era già uscito, perché un incidente dell’anno scorso al CV22 dove si era verificata una situazione di questo tipo, pur essendosi ripristinato il battente d’acqua nella guardia idraulica c’erano state fuoriuscite di tonnellate di CVM, per cloroetilene etc.?

RISPOSTA - Non mi risulta.

DOMANDA - Lei nel ‘99 non c’era. Per lei, la domanda era: per lei la pressione interna del CVM...

RISPOSTA - E’ inferiore.

DOMANDA - E’ sicuramente inferiore alla pressione esercitata dal battente di acqua nella guardia idraulica?

RISPOSTA - Sì.

 

Avvocato Stella: forse vi è una domanda di rettifica da fare subito prima che parli l’avvocato Schiesaro.

 

Presidente: una domanda di rettifica?

 

Avvocato Stella: io a proposito..

 

Presidente: o di riesame?

 

Avvocato Stella: di riesame, a proposito del 27 agosto.

 

Presidente: se vuole farla con riferimento però a una domanda, perché altrimenti il riesame lo fa dopo, a una domanda del Pubblico Ministero e a una risposta che lei ritiene che...

 

Avvocato Stella: esattamente.

 

Presidente: va bene, allora, faccia questo riesame.

 

AVVOCATO STELLA

 

DOMANDA - Il Pubblico Ministero ha detto giusto, a pagina 17 della relazione Nardelli si parla del 27 agosto come giorno isolato, però al Pubblico Ministero è forse sfuggita la pagina 16, la pagina precedente, dove si legge esattamente così: lo stato di allarme segnalato il 27 agosto dello stesso anno, nelle stesse due zone, ma stampato solo nei tabulati in quanto risultano mancanti le pagine del registro di controllo EVC relative al periodo dal giorno 22 agosto al giorno 6 settembre. Quindi è evidente che quel giorno 27 agosto rientra in questo periodo di cui parla il professor Nardelli a pagina 16. Allora, le chiedo: lei conferma quello che ha già detto e cioè che si trattano di pagine mancanti perché probabilmente era un periodo di...

RISPOSTA - Sì, lo confermo.

 

Presidente: manutenzione straordinaria.

RISPOSTA - Preventiva.

 

Pubblico Ministero: il gascromatografo era in funzione però?

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: lo ha sempre detto.

 

AVVOCATO SCHIESARO

 

DOMANDA - Io mi soffermerò sui passaggi principali della sua deposizione che hanno avuto per oggetto una serie di vicende che sono state segnalate dal professor Nardelli nella sua consulenza tecnica, e per ripercorrere alcuni aspetti significativi che secondo noi non sono stati sufficientemente approfonditi. Innanzitutto volevo capire bene, lei è andato in pensione nel ‘94, in che mese?

RISPOSTA - Ho cessato, il primo maggio sono, il 31 di aprile ho finito mi pare, ero in prepensionamento, sono andato in prepensionamento.

DOMANDA - Quindi ha cessato l’attività in aprile?

RISPOSTA - Il primo maggio, mi sembra che il primo maggio è stato l’ultimo giorno lavorativo.

DOMANDA - L’altra cosa è quella che io volevo capire bene, se lei avesse collaborato con lo staff tecnico di EVC alla redazione del documento di sicurezza datato dicembre 1993?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Mi può allora, ci può spiegare bene in che cosa sia consistita la collaborazione a quel documento, cioè, di che cosa si è occupato lei.., qual è stato il suo contributo?

RISPOSTA - Il mio contributo è stato di, ho detto prima, è stata fatta una check list di tutto l’impianto, quella l’ho preparata io in collaborazione con gli assistenti di turno, con il capo impianto, con la documentazione che c’era disponibile. Ho collaborato con loro alla definizione e alla messa, alla tipologia dell’intervento, cioè a cosa poteva succedere, per esempio quali erano i punti ritenuti di, come si chiama, incidente rilevante all’interno del CV24.

DOMANDA - Quando dice ho collaborato con loro chi sono loro intanto?

RISPOSTA - Aspetti, abbiamo preparato quel rapporto io, mi pare il dottor Berto, allora era del Sia, cioè del servizio, mi pare del Sia di stabilimento, e dopo, ma è scritto, non ricordo i nomi, comunque il dottor Berto sì, comunque.

DOMANDA - Comunque c’era un gruppo di lavoro che chiedeva informazioni ai vari reparti e lei in quest’ambito ha fornito le informazioni relative al suo reparto, così è stato?

RISPOSTA - Sì, direi che anche quello ho fatto anche, oltre ad avere proprio...

DOMANDA - Quindi non ha fatto i conteggi relativi ai quantitativi di CVM emessi nelle situazioni di crisi di volta in volta?

RISPOSTA - Io no.

DOMANDA - Dall’altro lato volevo sapere se avesse letto la relazione, le relazioni Nardelli e avesse avuto modo di considerarle?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Quindi quando lei oggi ha dato le risposte alle domande che venivano fatte dai difensori degli imputati, queste sue risposte presupponevano la interpretazione della relazione Nardelli che loro hanno dato ma non la sua diretta conoscenza di quella relazione. Cioè, lei quella relazione non l’ha mai vista?

RISPOSTA - No, assolutamente, loro quando mi hanno fatto le domande dicevano, mi pare..

DOMANDA - Nardelli dice questo...

RISPOSTA - Esatto, risulta a lei..

DOMANDA - Quindi tutto il discorso di stamattina è dipeso dal tipo di lettura che le è stata prospettata con le domande?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Perché poteva anche essere che lei avesse letto la relazione Nardelli e si fosse fatto un’idea.

RISPOSTA - No, assolutamente.

DOMANDA - Allora, fatte queste due premesse andiamo a vedere punto per punto le vicende. Se ho capito bene lei dice: ha riconosciuto la sua scrittura nelle annotazioni che le sono state fatte vedere del giorno 5 gennaio ‘92, il primo incidente che era quello del boccaporto dell’autoclave 12 del CV24?

RISPOSTA - Lo devo prendere?

DOMANDA - Meglio che lo tenga sotto mano. Il primo che abbiamo...

RISPOSTA - Quando vedo un foglio con la mia calligrafia..., spero di essere veloce.

DOMANDA - 5 gennaio ‘92 è il primo. Rottura guarnizione autoclave 12. E’ così?

RISPOSTA - Questa qui è la calligrafia mia.

DOMANDA - Quindi lei quel giorno era lì e ha fatto quelle annotazioni?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei commentando questo incidente ci ha spiegato che pur trattandosi di una rottura del boccaporto dell’autoclave, non aveva nulla di simile con la ipotesi che era contenuta nella relazione?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ci ha detto in sostanza che era una rottura di tipo diverso, la fuoriuscita era leggera e che il rilevamento dell’immediatezza, a poca distanza dal punto di fuga, non dava segnali di, a poca distanza dal punto di emissione non veniva più rilevato il CVM, se ho capito bene?

RISPOSTA - Ho fatto un passaggio del genere, però non so se in questo frangente.

DOMANDA - Stavamo commentando qui, quindi da un lato dice: questa non è quella rottura?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Sono due cose diverse?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Poi ha avuto modo di dire: la fuga era modesta tant’è che a poca distanza dal punto di emissione il CVM non viene più rilevato, ne basta poco per far scattare l’allarme ma a poca distanza non viene più rilevato, è così?

RISPOSTA - Bisogna girare attorno a una domanda, ad una risposta secondo me, perché io ho fatto un esempio che alcuni allarmi del cromatografo di 25 PPM che poi qualcuno mi ha, l’avvocato mi aveva ripreso prima che oltre i 25 chissà quanto è, magari di più, possono essere causati da una goccia, questo è un esempio che io avevo detto.

DOMANDA - Sì, però le è stata fatta più volte la domanda: ma a poca distanza si misura...

RISPOSTA - Sì, succede che anche se c’è un rilevamento, posso sparare, a 200 PPM, 100 PPM alla fonte un metro, un metro e mezzo, metri dopo non c’è...

DOMANDA - Ma allora innanzitutto volevo chiederle se lei aveva mai fatto delle curve di taratura delle sonde, dove per curve di taratura delle sonde intendo dire delle misurazioni progressive a distanza dal punto di emissione per calcolare la diminuzione di misura da parte dello strumento. Cioè, sul punto di emissione misuro 100, ad un metro misuro x, a due metri misuro...

RISPOSTA - Delle annotazioni lei dice?

DOMANDA - Ha fatto delle esperienze di questo tipo lei con le sonde?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Cioè per misurare quanto cala a distanza?

RISPOSTA - Non era una cosa matematica.

DOMANDA - Comunque per verificare se c’era una diminuzione allontanandosi?

RISPOSTA - Sì, nei controlli che io stesso facevo, ho fatto nella mia vita in fabbrica, durante questi controlli si manifestava e si è manifestato sempre in ogni caso che alla fonte era un dato, si riscontrava una certa quantità di PPM, spostando...

DOMANDA - Anche di poco?

RISPOSTA - Anche di poco, avevo fatto l’esempio, bastavano anche 20 centimetri per intenderci.

DOMANDA - Il problema è che questo che ci sta dicendo non mi pare sia correttamente sovrapponibile con la situazione di quel giorno, perché quel giorno, quello che ci danno le registrazioni del gascromatografo sono di 6 allarmi, più 5 allarmi probabili non registrati, più 3 preallarmi, più 2 eccezioni, in un arco temporale che va dalle 12.28 alle 14.06?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E la seconda osservazione, dico, quindi un numero notevolissimo di segnali, ma la cosa che più interessa è che tutti questi elementi non si verificano affatto sulla linea, della linea che monitorizza l’autoclave 12 cioè la 246, ma interessano tutte le linee del reparto, 247, 48, 49, 40, 41, 42, 43, 44 e 45. Io richiamo all’attenzione del Tribunale la figura 14 allegata alla consulenza Nardelli la quale ci fa chiaramente vedere come questa situazione di allarme sia generalizzata su tutto il reparto. Quanto è grande il reparto?

RISPOSTA - Non ho la...

DOMANDA - 10 metri?

RISPOSTA - No, di più.

DOMANDA - 15, no, un pochino di più 100?

RISPOSTA - E’ un reparto che, 6 autoclavi da una parte e 6 dall’altra.

DOMANDA - Ragioniamo nell’ordine di centinaia di metri?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Di larghezza?

RISPOSTA - Non lo so. Non posso fare...

DOMANDA - La domanda che le faccio è questa: se è vero tutto quello che ci ha detto fino adesso e cioè che a poca distanza non si misura più niente in presenza di una fuga modesta, com’è possibile che in un reparto di quelle dimensioni per un’ora e mezza ci siano allarmi di questa natura su tutte le linee del reparto?

RISPOSTA - Sì, riferivo questo paragone tra il rapporto di sicurezza e questo tipo di allarme al fatto, facendo notare soprattutto al fatto che in condizioni di anomalie derivanti dal rapporto di sicurezza è necessario e implica la fermata e l’abbandono dell’impianto.

DOMANDA - A me non interessa, le ho fatto una domanda, lei ha detto prima: a poca distanza una fuga modesta non si trova più niente, quindi io le dico: questo giorno...

RISPOSTA - C’era del CVM.

DOMANDA - C’era CVM dappertutto.

RISPOSTA - C’era più CVM.

DOMANDA - Rispetto a cosa più, più di che?

RISPOSTA - Di quello che avevamo detto prima, di una sola linea, di una sola sonda, o dell’avvicinamento della sonda, c’era più CVM.

DOMANDA - In tutto il reparto c’era una condizione di allarme documentata dalle analisi del cromatografo?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E’ vero o no?

RISPOSTA - Questa è la situazione.

DOMANDA - Come fa a dirci che questa situazione che si verifica per una causa che è esattamente quella, la rottura del boccaporto all’autoclave, della guarnizione dell’autoclave 12 descritta come numero 1 nel caso di allarme nel documento di rischio, era assolutamente non paragonabile a quella, quando per gli effetti che ha provocato, documentati da queste cose, abbiamo una presenza di indici di questa natura che sono quelli che le ho prospettato?

RISPOSTA - Ho capito perfettamente, questi sono indici riscontrati dal cromatografo ma sono indici che non, la grandezza dell’evento non era tale da implicare la fermata dell’impianto, erano quantità superiori a quelle che precedentemente, tipo...

DOMANDA - Mi dice come l’ha misurata?

RISPOSTA - Non posso averla misurata.

DOMANDA - Lei non ha fatto la misura con la sonda perché non ci sono le indicazioni.

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Ci sono i punti di allarme che sono generalizzati in tutto il reparto, un numero di allarmi che durano nel tempo per un’ora e mezza, d’accordo?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E mi dice che questa comunque non è una situazione di quel tipo. Allora in base a che cosa mi fa questa valutazione? Perché se lei mi dà un elemento di fatto specifico, io dico: va bene, ho capito perché non è quell’evento previsto dal numero 1 del piano di sicurezza, ma se non ci dà una specificazione, un qualcosa di fatto, di concreto, non capisco in base a quale elemento lei faccia questa deduzione.

 

Avvocato Santamaria: per consentire al teste una risposta riflessiva, almeno pensata, mostriamo al teste l’ipotesi della dichiarazione di sicurezza in tutti i suoi elementi affinché lui possa stabilire se quello che si è verificato quel giorno è o meno coerente con la dichiarazione di sicurezza.

 

DOMANDA - L’avete chiesto voi questo.

 

Avvocato Santamaria: sì, ma lasciamogliela leggere, per esempio, c’è scritto: la superficie equivalente di rilascio per il cedimento di un tratto di guarnizione viene posta uguale a 100 millimetri quadri, quindi gli chieda...

 

DOMANDA - Gliela faccio dopo la domanda. Intanto voglio capire per prima cosa ha visto lui, perché lui ci dice: questo non è equiparabile; che cosa ha visto. Perché se lui dice: perché ho visto che la superficie di rilascio che era di tot allora andiamo a discutere, ma non me l’ha detto, mi dice che...

RISPOSTA - Le ho detto, non posso quantificare in mano quanto CVM è uscito, questo non lo posso fare.

DOMANDA - Allora perché dà quelle indicazioni?

RISPOSTA - In una situazione di impiantistica anche del genere, dicevo prima ed allaccio il discorso, che nonostante siano tante le zone dell’impianto in cui c’è presenza di CVM, la quantità che è fuoriuscita non necessariamente è quella relativa al rapporto di sicurezza.

DOMANDA - Questo è un altro discorso.

RISPOSTA - Siccome la verifica poi della, chiamiamola così, non ho detto chiaramente, rottura o, era una cosa estremamente irrisoria, la verifica dopo, una volta..., della sede della guarnizione era una cosa irrisoria.

DOMANDA - Parliamone un po’ allora, che cosa vuol dire estremamente irrisoria?

RISPOSTA - Era una guarnizione che aveva un segnetto di, un’incisione, non era saltata la guarnizione, non c’erano quindi quantità enormi sicuramente dall’esperienza che noi abbiamo di fuoriuscita in condizioni del genere.

DOMANDA - Un segno millimetrico lei vuole dire?

RISPOSTA - No, un segno invisibile, beh, insomma, millimetrico non sono di millimetri, un segno sulla guarnizione. L’analisi fatta alla guarnizione non aveva le condizioni riportate nella dichiarazione di sicurezza.

DOMANDA - Non c’era una rottura di un centimetro quadrato.

 

Presidente: una sfesa avrebbe detto?

RISPOSTA - No, non l’ho detto. E quindi non sono stato, non c’erano le condizioni per la messa in sicurezza dell’impianto perché quelle erano condizioni pur sì di inquinamento ma non tali da dover...

 

DOMANDA - Questo l’avete accertato quando avete smontato la guarnizione?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Se vengono segnalati tutti gli allarmi il reparto viene o no sgomberato?

RISPOSTA - Certo che sì, la zona, quella è stata sgomberata, questa zona, l’impianto autoclavi, la zona autoclavi.

DOMANDA - Tutte e sei?

RISPOSTA - Sì, è semplice, uno stabile come questo all’interno ci sono 12 autoclavi.

DOMANDA - Risulta da qualcosa lo sgombero, c’è qualche annotazione, lei ha dato disposizioni? Visto che è lei che ha compilato, c’è indicazione...

RISPOSTA - No, io non do disposizioni di questo tipo, c’è l’assistente di turno che dà disposizioni di questo tipo.

DOMANDA - E non vengono annotate nel registro di passaggio delle consegne?

RISPOSTA - Non so.

DOMANDA - Non è lei che compila quello?

RISPOSTA - Io ho compilato questo in base ai risultati del cromatografo, ma la gestione della causa è dell’assistente di turno, non è mia.

DOMANDA - Lei ha scritto causa perdita rottura guarnizione.

RISPOSTA - La causa è quella, ma la gestione dell’evento non è mia. So che il personale si è allontanato da quella zona, sono state prese misure cautelative in quella zona ma non ero io a gestire questo tipo di evento.

 

Presidente: ma allora perché per due ore c’è un’estensione degli allarmi su tutti i punti?

RISPOSTA - Perché, perché il modo secondo me, il modo con cui uno affronta questi problemi dice: c’è e quindi..., il modo con cui affronta i problemi uno che viene nell’impianto dice: c’è ma quello. Noi in impianto abbiamo la grandezza dell’evento, la viviamo, il fatto che..., poi sembra che sia la fine del mondo, per intenderci, in questa zona, questo non è assolutamente vero perché dicevo prima non è tanto la quantità di CVM e mi dà il fondo scala, ma è appunto la localizzazione, basta poco, dicevo prima giustamente, perché la sonda che preleva il campione, non necessariamente devono essere presenti o tonnellate o chilogrammi di CVM per fare il fondo scala, basta poco. Quindi la grandezza, la misura dell’evento è stata estremamente calcolata dal responsabile di turno in quell’evento, per questo che non è assimilabile, oltre dopo l’analisi fatta della guarnizione, non c’erano gli estremi per paragonarla all’evento descritto nel rapporto di sicurezza. Non è assolutamente, dico assolutamente sono grandezze... E’ questo che io, forse non si riesce nel linguaggio mio a far capire, non so se mi spiego, di una perdita del CVM. Potrei dirle per esempio, un preallarme che va, se non sbaglio, da, mi pare da 7,9 a 14,9 PPM. Un preallarme di 15 PPM, signori, uno potrebbe dire è una cosa..., basta niente perché il cromatografo registri 15 PPM, perché la concentrazione che lui aspira su quel campione di aria ovviamente è sufficiente per portare a 15 PPM, non sono tonnellate.

 

Presidente: nessuno dice questo, ma comunque per due ore nel reparto c’è stata una concentrazione di PPM che è fondo scala, che è certamente superiore ai 25.

RISPOSTA - Ho capito, è che il CVM ha un suo modo di agire nell’ambiente, quel CVM che fuoriesce da un determinato punto è chiaro che poi dopo, dicevo, qua lo trovi e non lo trovi... ma quella concentrazione sicuramente era una concentrazione da considerare, se vogliamo, non faccio né pesi e né misure, ma lo spostamento di esso faceva sì che magari sostasse in zone dell’impianto tali da poter determinare queste cose, ma non erano quantità riferibili al rapporto di sicurezza.

 

DOMANDA - Abbiamo capito su cosa si fonda questa valutazione. Il secondo episodio è sfondamento della guardia idraulica, anche questo, io mi riferisco soprattutto a quello del 28 aprile 1990. Lei ci ha spiegato che questa non era la guardia idraulica che è presa in considerazione dal rapporto, e l’abbiamo capito, ha detto che si è trattata di una emissione di pochi secondi e prontamente rimediata, e peraltro io vedo che il 28 aprile del ‘90 ci viene segnalato un allarme in contemporanea in tre zone distinte provocato da questo sfondamento, cioè, ancora una volta non è una rilevazione puntiforme, ma abbiamo in contemporanea, dice a pagina 31 della relazione del professor Nardelli, un triplice allarme su tre zone. Allora anche in questo caso la domanda è la stessa: sarà pur diversa la guardia idraulica, ma ai fini della diffusione del CVM in quel momento provocata nell’ambiente, mi pare che anche in questo caso tre allarmi in tre zone diverse giustifichino un qualcosa di più di quello che lei invece ci dice essere stato una istantanea puntiforme...

RISPOSTA - Potrei vederla per cortesia, perché non mi ricordo.

DOMANDA - I documenti le sono stati dati tutti. Non le è stato dato questo?

RISPOSTA - Mi può ripetere?

DOMANDA - Sto parlando del 28 aprile 1990 intorno alle 21.00 ci vengono segnalati come allarme 25 PPM in contemporanea in tre zone?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Anche in questo caso mi pare che abbiamo un dato numerico con cui fare i conti, cioè, lei ci dice: si è trattata di una cosa di pochi secondi etc., ma di tanto, pochi secondi, o pochi non lo so, ma certamente qualcosa di sufficiente a far scattare l’allarme non sul punto di emissione, ma anche su due punti diversi che non sono certamente attigui, ad un metro da quello?

RISPOSTA - Ho capito. Ho precisato che il ripristino di quello sfondamento di quelle guardie idrauliche, lo ribadisco, è immediato, ho precisato anche, ho detto anche che per il tempo che intercorre per l’immediatezza che io citavo, trattandosi di componente di così CVM misto ad acqua, per cui CVM con pressioni relativamente basse e quantità di CVM all’interno del serbatoio relativamente basse, ecco l’esempio che io, che spero che lei capisca, all’interno di quei serbatoi c’è CVM e slurry, l’avevo anche detto se non sbaglio, che lo slurry proveniente dalle autoclavi, mi pare di aver detto, di aver risposto alla domanda, è verso le 1.000 PPM, quindi era quella la componente in quel serbatoio. Quando l’intervento, l’intercettazione e quindi il ripristino della guardia idraulica non permette più la fuoriuscita del CVM in quella zona, la zona..., io adesso non ho presente la zona 4 dove si trovava, la zona 6 dove si trovava, cioè, non so quale delle tre fosse interessata, non lo so, non me lo domandi perché non me lo ricordo, non so in che punto dell’impianto...

DOMANDA - A me quello che interessa è che sono...

RISPOSTA - Ho capito che a lui interessa questo, ho capito perfettamente, però non sono in grado di dirle se quel CVM era riferito a quella..., cioè, da quello che ho scritto sì, e lo confermo, però, ripeto, non conosco la lontananza di quelle sonde.

DOMANDA - Sì, ma allora il ripristino di questa guardia idraulica pochi secondi o qualche minuto?

RISPOSTA - No, pochi secondi.

DOMANDA - Perché c’è chi mi dice che ci vuole qualche minuto?

RISPOSTA - No, assolutamente, non so chi glielo dice.

DOMANDA - Lei dice che è per pochi secondi?

RISPOSTA - Sì, perché è un sistema automatico di pressostati, per cui è istantaneo l’intervento del ripristino, non ci sono possibilità di scampo, è istantaneo, a meno che non funzioni il sistema, ma questo lo escludiamo per forza di cose, perché il sistema funziona istantaneamente.

DOMANDA - Contro questo fattore tempo gioca quel dato numerico di cui abbiamo parlato prima, perché tre allarmi in successione di 2, 4, 6 minuti, perché i rilevamenti vengono fatti...

RISPOSTA - Sì, ma non sono condizioni assimilabili al rapporto di sicurezza.

DOMANDA - Su questo poi valuterà il Tribunale...

RISPOSTA - Io le ho dato anche le quantità presenti, perché i grandi rischi si riferiscono a quantità di CVM e hanno un nome, queste sono quantità di CVM presenti nei serbatoi di pochi PPM, per cui non fanno parte, non rientrano...

DOMANDA - Questo è chiarissimo.

RISPOSTA - Anche se tutto il CVM andasse fuori non ci sarebbe...

DOMANDA - Questo l’abbiamo capito, io volevo solo segnalarle questo. Terzo punto, parlando delle perdite dalle tenute di pompe, dalla tenuta di valvole o rubinetti e rispondendo alla domanda del signor Presidente lei ha detto con chiarezza che da questi trafilamenti non possono mai derivare situazioni simili a quelle ipotizzate nella denuncia per i rischi, grandi rischi?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - La contestazione è che la denuncia dei grandi rischi, lasciamo perdere grandi o piccoli, quel documento di sicurezza contempla come ipotesi di accidente o di incidente non tutta la rottura del rubinetto cui lei faceva riferimento questa mattina, ma proprio il trafilamento cioè le perdite di tenute dalle pompe e dalle valvole, e fa significativamente una distinzione sul quantitativo che viene emesso proprio perché non è possibile predeterminare l’importanza del trafilamento e quindi dice: in casi del genere si va da un minimo che è 0,55 chilogrammi/secondo di CVM, ad un massimo che è 3.89 chilogrammi/secondo. Quindi perché lei dice che queste ipotesi di trafilamento non sono mai suscettibili di dare conto a situazioni tra quelle ipotizzate dal documento?

RISPOSTA - Non sono trafilamenti quelli che sono descritti nel rapporto di sicurezza, sono rotture di tubazioni oppure perdite, non è scritto trafilamenti, mi ricordo perfettamente che sia scritto perdite da rubinetti e non trafilamenti. Non ricordo poi l’intera definizione di questa...

 

Avvocato Santamaria: glielo rammento io.

 

RISPOSTA - Io volevo far notare questo, ma non perché sto difendendo una causa, ma perché volevo far capire a lei e al Presidente che un trafilamento è una perdita derivante da una mancata tenuta di quel rubinetto, di quella guarnizione, di quella sede, di quella come la vogliamo chiamare, è una mancata tenuta, non è una fuoriuscita di CVM alle pressioni indicate dal rapporto di sicurezza. Mi sono spiegato? Quindi il trafilamento è una cosa, la perdita dovuta a rottura è un’altra.

DOMANDA - Questa è la cosa che lei ci sta riferendo. Resta il fatto che il giorno 18 marzo ‘91, e lei può trovare tra i suoi appunti, perché ne abbiamo trovati prima, 18 marzo ‘91 viene segnalato un allarme alle ore 22.15.

RISPOSTA - Intanto guardo.

DOMANDA - Lei trovi pure il documento e ci ragioniamo su, sempre per rimanere sul significativo quantitativo di questa perdita.

RISPOSTA - Mi ripete la data?

DOMANDA - 18 marzo ‘91, autoclave di rubinetto di testa all’autoclave..., l’ha recuperato?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Allora, in questa situazione ci sono delle annotazioni che stanno a dimostrare, controllato su tutte le autoclavi e trovato solo un rubinetto di testa dell’autoclave 6: 350 PPM. Provato a tirare baderna senza esito, fatto controllo e trovato alle 0.50, 180 PPM.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Allora, in questo caso abbiamo un arco temporale che va dalle 22.15 alle ore 0.50, poco meno di 3 ore, in cui c’è una situazione di, chiamiamolo trafilamento come lei ci dice, dalla quale deriva una emissione di CVM dal rubinetto di testa dall’autoclave che misurata con la sonda da 350 PPM inizialmente; intanto ci vuole dire qual era il fondo scala di quella sonda?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Non ce lo vuole dire?

RISPOSTA - Non glielo posso dire qual è il fondo scala, non è che sia nei suoi confronti una.., però il cercafughe ha dei fondo scala, non ne ha uno, non so quale fosse stato utilizzato, non lo ricordo, mi pare che ci vada fino a, boh, non mi ricordo, fino a 1.000 PPM mi pare di ricordare, però se c’è scritto 350 vuol dire che era segnato 350 qualunque fosse la scala, 350 era e 350 era indipendentemente dalla scala...

DOMANDA - Se il fondo scala fosse di 350....

RISPOSTA - No, arrivava fino a 1.000...

DOMANDA - Aveva più fondi scala a scelta dell’operatore?

RISPOSTA - Sì, aveva 2 o 3...

DOMANDA - E ce n’era uno a 350?

RISPOSTA - Non mi ricordo, mi pare di no.

DOMANDA - Comunque viene rilevato un 350. Dopodiché l’intervento risulta pacificamente senza esito, c’è scritto.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi la fuga continua, il trafilamento continua?

RISPOSTA - Per quante ore? Non ricordo.

DOMANDA - Abbiamo detto ore 22.15 inizia, poi il secondo, l’ulteriore controllo dopo l’intervento viene fatto alle 0.50 e si misura un dimezzamento, 180 PPM.

RISPOSTA - E sono due ore e oltre.

DOMANDA - Quasi 3.

RISPOSTA - Allora io le vorrei girare la domanda, come mai in quelle tre ore il cromatografo non ha registrato più presenza di CVM?

DOMANDA - Questo è un problema che abbiamo affrontato...

RISPOSTA - Io lo dico perché, perché non ce n’era.

DOMANDA - Come spiega questa cosa?

RISPOSTA - Perché poi l’annotazione che è sotto è molto chiara, perché fatto il controllo e trovato alle ore 0.50, 180 PPM per l’apertura del boccaporto, avevo sottolineato che non era più la questione della perdita del rubinetto, ma era dovuta all’apertura del boccaporto. C’è stato un solo caso di 25 PPM dovuto dalla perdita del rubinetto, e basta, per tre ore non c’è stato più CVM, l’annotazione dopo di 13 PPM è un caso a sé stante di 13 PPM che non aveva niente a che fare con il rubinetto.

DOMANDA - Cosa vuol dire tirata a baderna senza esito? Viene misurata con la sonda e sono 350, tira la baderna senza esito e lei mi dice non c’è più CVM? E chi l’ha cavato via quello?

RISPOSTA - Io torno a ripetere come mai non me l’ha registrato il cromatografo? Senza esito perché? Adesso io devo interpretare anche queste domande che lei mi fa chiaramente da quello che è scritto, però senza esito è che non ha ottenuto quello che voleva l’assistente, probabilmente, non lo so, ma non che non ci fosse stato CVM ancora, non ce n’era più.

DOMANDA - Questo si riallaccia anche alla domanda che aveva fatto qualcuno prima, quando si trovava dice: perdita non trovata, la perdita non c’è più o non è stata trovata?

RISPOSTA - Non c’è più perché non si trova più con il cercafughe portatile.

DOMANDA - C’è stata una perdita che poi si è riparata da sola?

RISPOSTA - No, l’ha stretto..

DOMANDA - E’ difficile.

RISPOSTA - E’ difficile da un tecnico impiantistico far capire le cose, magari, io non voglio, per carità di Dio, Dio me ne guardi. Sono cose molto chiare a chi lavora in impianto, quando io faccio l’intervento di tirare la baderna, quello che è, sul rubinetto che perde CVM e tolgo quella perdita, rimane attorno a quel punto lo sporco, rimane l’odore, rimane, come si può dire, ma è una realtà quello che le sto dicendo, della causa della perdita, si impregna, se vogliamo, quella zona, quindi se l’assistente di turno ha stretto e poi è andato subito... magari c’era qualche PPM e magari ha detto senza esito.

DOMANDA - Senza esito, esito modesto, senza esito vuol dire...

RISPOSTA - Avvocato, se lei.., sarebbe giusto chiederlo, io confermo quello che dico perché non c’è stato più nessun allarme, né preallarme, né eccezione in quella zona, quindi per me era sicuro e matematico che il risultato è stato ottenuto.

DOMANDA - L’ultimo caso, quello famoso dell’errore di manovra del 17 agosto del ‘90; anche qui abbiamo una durata - se può prendere il documento - una durata dell’allarme che viene segnalata con 6 puntate a fondo scala per un’ora e 40 in zona 10.

RISPOSTA - Sì, seguo, deve aver pazienza, non è mica colpa mia se faccio confusione con tutte queste carte qua. Era l’errore di manovra mi pare.

DOMANDA - Errore di manovra.

RISPOSTA - Allora mi faccia rileggere l’errore di manovra. So che era il primo...

DOMANDA - Perché lei oggi ci ha detto che sostanzialmente l’impianto era già stato bonificato, di CVM non ce n’era praticamente più o comunque ce n’era poco?

RISPOSTA - Non ho detto questo.

DOMANDA - Allora ce lo vuole precisare meglio?

RISPOSTA - Certo, comunque non l’ho detto così. Quando si molla un bullone di una flangia di 5 bulloni è sempre bene cominciare dall’ultimo, perché l’ultimo è più duro, qua evidentemente sarà sull’ultimo foglio, a meno che qualcuno non mi aiuta. Sì, ecco, sono pronto.

DOMANDA - Allora, se lei vede in questa situazione abbiamo che tra le 10.30 e le 12.10 ci viene dato nella zona 249 una serie di allarmi, ecco, allora, premesso questo ci vuol dire meglio in che senso lei ritiene che questa vicenda non abbia comportato una fuoriuscita molto significativa di CVM?

RISPOSTA - No, io prima avevo detto che era sicuramente, essendo, mancando il blocco su quel rubinetto che prima avevamo fatto tutta una serie di discorsi, l’operatore erroneamente questo rubinetto, ecco, l’ha aperto e chiuso sostanzialmente questo rubinetto, è andato fuori più CVM di quanto quello che parlavamo fino, ecco, gli altri casi di perdita da rubinetti. Non ho quantificato quanto, ho detto che ce n’era di più.

DOMANDA - Però ha fatto il discorso della bonifica.

RISPOSTA - Era accentuata quindi la perdita. L’impianto era fermo per manutenzione preventiva, tutte le linee, tutte le autoclavi, le linee interessate alla manutenzione preventiva erano state, vengono bonificate durante la fermata.

DOMANDA - Intanto, vediamo di capire da dove risulta questa fermata, c’è qualcosa che...

RISPOSTA - Io non ho documentazioni...

DOMANDA - E’ una sua deduzione?

RISPOSTA - No, c’ero. Ero in reparto.

DOMANDA - E’ un suo ricordo?

RISPOSTA - Insomma, è un mio ricordo, quindi c’ero, adesso sta parlando uno che viveva in quel momento. Allora, l’operatore ha aperto e chiuso questo rubinetto, confermo che la quantità di CVM uscita in quella manovra era accentuata, che quindi ci sono state, mi pare, è scritto, 25.12 e 12.5, quindi era accentuata, non era una grave..., era una accentuazione, era uscito del CVM, l’avevo detto prima, quindi la domanda...

DOMANDA - Volevo intanto capire meglio questo discorso della bonifica.

RISPOSTA - Non era la bonifica di quella linea, le linee interessate alla fermata per manutenzione, tutto ciò che è interessato alla fermata per manutenzione viene bonificato, perché? Perché vanno fatte delle riparazioni, delle modifiche, la chiami come vuole, è una manutenzione programmata e preventiva. Quella non era una linea che occorresse fosse stata bonificata, era in manutenzione preventiva il servocomando, quindi l’interblocco, che non ha niente a che vedere con il rubinetto, era stato un errore di manovra in quel rubinetto, cioè non interessava la linea con la manutenzione preventiva.

DOMANDA - La linea era funzionante?

RISPOSTA - Non era funzionante, c’era del CVM dentro, era là con il suo CVM dentro.

DOMANDA - Allora non era in manutenzione preventiva se... l’interblocco.

RISPOSTA - Sì, l’interblocco, esatto.

DOMANDA - Però la linea era ferma?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Esce allora il CVM che c’è dentro?

RISPOSTA - L’operatore chiude il rubinetto e va fuori una certa quantità, questa accentuata quantità di CVM che esce, l’ho detto, è superiore, credo, sicuramente, superiore alle analisi che prima avevamo fatto relative alla trafilazione da rubinetti, lo confermo.

DOMANDA - La domanda è a questo punto: chi prende in mano la situazione e dà una valutazione sulla quantità di CVM visto che misurazioni della fuga lì non ce ne sono, cioè, non c’è il cercafughe che dice qui ci sono 1.000 PPM, esattamente quello che diceva il giorno 5 gennaio del 1990.

RISPOSTA - Sono quantità modeste.

DOMANDA - Qui si sgombra, il 5 gennaio no.

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Come fate a...

RISPOSTA - Io non confondo mai le cose, io sono molto preciso, perché un operatore che si trova sopra, che fa un intervento e si trova sul posto automaticamente, l’ho anche detto, matematicamente, senza bisogno che qualcun altro glielo dica, abbandona il posto, perché comunque l’azione di eliminazione della perdita era già stata compiuta, ovvero la chiusura dal rubinetto, quindi hanno tutti abbandonato quel posto dove c’era l’inquinamento per portarsi in una zona protetta, la sala controllo dove non c’era inquinamento da CVM.

DOMANDA - Non c’è uno che gestisca la crisi, che dia l’ordine di sgombero?

RISPOSTA - Ma perché?

DOMANDA - Deve essere automaticamente il lavoratore...

RISPOSTA - Allora ho capito la sua domanda, perché non sono in contraddizione con lei, è con il sistema e come vengono poste le domande. Perché quando c’è una situazione di emergenza viene gestita dall’assistente di turno, c’è uno che gestisce, questa non è una situazione di emergenza, era una manovra ma si è risolta sul posto, non c’era bisogno che c’era qualcuno che venisse a dire: allontanati.

DOMANDA - C’è stato un auto...

RISPOSTA - Sì, del personale.

DOMANDA - Allora dal punto di vista dei dati di conoscenza di quel momento sia l’episodio del 17 agosto ‘90, sia il primo episodio del gennaio del ‘92 di cui abbiamo parlato all’inizio, 5 gennaio ‘92, quantitativamente gli elementi di conoscenza erano gli stessi, cioè un allarme del gascromatografo in relazione a una situazione di fuga?

RISPOSTA - Un allarme del gascromatografo è in relazione..., non di fuga, di perdita.

DOMANDA - Di fuga.

RISPOSTA - Di perdita, non di fuga.

DOMANDA - Qual è la differenza?

RISPOSTA - Enorme, perché una fuga è una cosa sostanziale, ecco il linguaggio, la fuga è una, quasi una rottura, la perdita è una trafilazione, una fuga è una cosa grande, è definita una cosa medio-grande, consistente se vogliamo, una perdita è una perdita, può essere definita anche irrisoria se vogliamo. C’è una differenza linguistica su questa definizione.

DOMANDA - Può anche essere a me interesserebbe capire quali sono gli strumenti tecnici per rendersi conto della differenza tra fuga e perdita, visto che il PPM sempre 25 misura?

RISPOSTA - Ho capito avvocato, io non lo so, invece io vado ad operare, vado sulla caffettiera di casa, e la caffettiera di casa mi scoppia in mano, non sto ad aspettare, scappo, o se prende fuoco scappo, è quello che hanno fatto giustamente chi già ha vissuto, diciamo così, al momento l’anomalia, quindi è corso subito ai ripari andandosene via e quindi non inalando CVM.

 

AVVOCATO SCATTURIN

 

DOMANDA - Una precisazione innanzitutto, quando il CVM esce in perdita da una valvola, da una flangia, da un rubinetto, esce allo stato gassoso o esce allo stato liquido?

RISPOSTA - Se la perdita è su una tubazione di CVM liquido esce..

DOMANDA - No, io le ho fatto una domanda precisa e lei deve rispondere su questa domanda, cioè quando il CVM esce in perdita da una valvola, da una flangia o da un rubinetto esce allo stato liquido...

RISPOSTA - Ma è diretta la risposta, lei ha detto CVM che esce da un punto, non ha precisato il punto, io ho precisato per lei che se la perdita è da una linea contenente CVM liquido è chiaro che all’atto dell’uscita è liquido e poi diventa gassoso, se il CVM è su alla linea gassosa è gassoso di per sé.

DOMANDA - Allora se esce allo stato liquido diventa subito gassoso?

RISPOSTA - Sì, a contatto...

DOMANDA - Immediatamente, a contatto con l’aria. Allora come fa lei a dire, come fa a dire che a distanza di qualche metro dal punto di fuga la perdita è inavvertibile visto che lo stato gassoso è uno stato obliquo...

RISPOSTA - Perché la perdita...

DOMANDA - Mi spieghi come fa a dire che a qualche metro dal punto di fuga la perdita è inavvertibile, non è nociva per l’ambiente?

RISPOSTA - Perché la perdita è, l’ho anche detto se è stato attento..

DOMANDA - Io sto sempre attento alle sue risposte ed anche alle domande.

RISPOSTA - Rispondo...

DOMANDA - E’ proprio per questo che le faccio questa domanda.

RISPOSTA - Ho capito. E’ evidente perché la perdita è di quantità modestissime per essere, per non essere registrata a distanza di un metro, un metro e mezzo, è una perdita di trafilamento come ho sostenuto fino adesso, ed è chiaro insomma, l’ho sottolineato più volte in questo dibattimento.

DOMANDA - Io adesso le faccio una seconda domanda, cioè lei ha detto che lo sfondamento della guardia idraulica durava qualche secondo perché il pressostato entra immediatamente in funzione, ora secondo lei anche lo sfondamento della guardia idraulica non provoca nessun danno per l’ambiente, non viene inquinato l’ambiente? Risponda a questa domanda.

RISPOSTA - Rispondo a questa domanda, in quel momento è evidente che c’è stata una fuoriuscita di CVM che ha inquinato l’ambiente.

DOMANDA - Adesso nel descrivere gli eventi che allontanavano dalla norma del buon funzionamento dell’impianto lei nel descrivere quanti eventi ha adoperato una serie di definizioni graduate in relazione all’incidenza che questi eventi hanno nell’ambiente di lavoro mi pare, e ha qualificato anomalie, questi eventi, oppure perdite, oppure li ha definiti incidenti, oppure addirittura siamo arrivati alle catastrofi?

RISPOSTA - Non io.

DOMANDA - Non ho detto che è stato lei, comunque questa è la qualificazione, si parla di anomalie, che è un termine grazioso anche anomalia, è un termine che non dice niente secondo me, comunque anomalie o perdite, o incidenti o catastrofi. Lei mi dica: sono valutazioni sue personali queste nel classificare questa serie...

RISPOSTA - No, non sono..

DOMANDA - Allora mi dica da cosa le ricava queste valutazioni?

RISPOSTA - La definizione catastrofe..

DOMANDA - Io non le ho parlato della catastrofe, io le ho soltanto chiesto come fa a qualificare in questo modo gli eventi in anomalie, perdite, incidenti, oppure quell’incidente massimo che è la catastrofe, ma di solito lei ha parlato di pure anomalie; in base a quali criteri lei ha formato questa classificazione?

RISPOSTA - In base al criterio prima di tutto del numero di segnalazioni che il cromatografo dava in quella zona, non ho potuto, ho sempre detto che non posso quantificare esattamente il CVM che fuoriesce, ho parlato tante volte di parti per milione, ho parlato di piccole perdite, la definizione nella classificazione, credo di capire, qui la domanda si riferiva, era tra perdita, che quindi è una trafilazione, che quindi porta a una, ad un riscontro analitico del cromatografo di un certo numero che può essere preallarme, eccezione o allarme, a una, appunto, valore massimo che è catastrofe che vuol dire rovina. Quindi è molto facile, intuibile. E’ logica, c’è una differenza anche visiva, anche da parte di chiunque su questa differenza tra la domanda che lei mi ha fatto. Come si può definire trafilamento e quindi gocciolamento assimilarlo, se vogliamo alla catastrofe? E’ ben quadrabile il discorso catastrofe.

DOMANDA - Comunque da quello che lei mi dice...

RISPOSTA - Non c’è mai stata una catastrofe.

DOMANDA - Non ho detto questo, per cui si può concludere che questa è una sua classificazione personale ricavata logicamente da una valutazione dei vari eventi?

RISPOSTA - Dei fatti.

DOMANDA - Adesso io le chiedo perché lei ha definito preventiva la manutenzione annuale su una linea del CVM.

RISPOSTA - 24.

DOMANDA - 24, scusi. Volevo dire 24 e ho detto 14, questa è la manutenzione annuale che viene fissato.. E poi sempre l’ha definita preventiva questa manutenzione quella che viene fatta nell’anno successivo, su altra linea.

RISPOSTA - Sì, ho capito.

DOMANDA - Per cui si arriva alla conclusione, da quello che lei ha detto, che questa classificazione che lei definisce preventiva in realtà sono delle manutenzioni biennali diciamo, perché una si fa su una linea e l’anno successivo la si fa sull’altra linea. Ora non pensa che sarebbe meglio dire periodica questa classificazione, questa che lei definisce preventiva piuttosto che manutenzione preventiva o programmata, diciamo noi, perché la relazione programmata è sempre la relazione che si fa su un controllo preventivo rispetto al singolo impianto e rispetto alla singola funzione di quell’impianto, non le pare? Io...

RISPOSTA - Io mi esprimo..

DOMANDA - Se lei vuole spiegarsi meglio perché l’ha definita come manutenzione preventiva?

RISPOSTA - Cerco di essere, spero di spiegarmi.

 

Presidente: va bene, si spieghi.

 

RISPOSTA - Si definisce manutenzione preventiva ed è stata sempre definita manutenzione preventiva perché lo scopo è quello di, al di là che ci siano o no anomalie o disfunzioni, o problemi sulla linea, si va a farvi manutenzione per prevenire quelle eventuali disfunzioni, quindi si chiama preventiva, cerco di prevenire un fatto.

 

Presidente: abbiamo capito. Che periodicità hanno?

RISPOSTA - Le periodicità sono generalmente una su una linea e l’anno successivo sull’altra, ma capita che possano essere fatte entrambe nello stesso anno, cioè la fermata totale dell’impianto. Questo è derivato, non da me chiaramente, ma da una, da un coordinamento generale della situazione, ovvero là vanno a fare manutenzioni anche imprese, quindi disponibilità di imprese, disponibilità di stabilimento, non è derivante da condizioni impiantistiche.

 

Presidente: va bene, allora che periodicità ha questa periodicità ordinaria, diciamo, questa manutenzione preventiva su una linea o su un impianto?

RISPOSTA - Le ho detto, una volta all’anno, per il CV24 che sono due linee distinte, una volta su una linea, la linea A, sono due linee, linea A e linea B, e una volta sulla linea B.

 

Presidente: quindi ha ragione l’avvocato quando dice che sono delle manutenzioni preventive biennali, con periodicità biennale?

RISPOSTA - Sì, ho capito, però preventive sono.

 

Presidente: sì, certo, manutenzioni preventive con periodicità biennale?

RISPOSTA - Sì.

 

DOMANDA - Io le ripeto adesso, devo ripetere perché non l’ho ben capita la risposta, una domanda che le è già stata fatta, anche dal Pubblico Ministero. Lei ha parlato delle particelle in emulsione al PVC e ha descritto la singola particella indicandone le caratteristiche?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei ha visto con i suoi occhi questa particella?

RISPOSTA - L’ho vista al microscopio.

DOMANDA - Com’è strumentata la guardia idraulica dei serbatoi della torbida D501 a, B C, D del CV24 dove lei ha lavorato?

RISPOSTA - Com’è strumentata, cioè com’è fatta?

DOMANDA - Strumentata, per adoperare un termine...

RISPOSTA - Com’è strumentata, è un’apparecchiatura posta sulla base superiore del serbatoio che contiene un battente d’acqua, innanzitutto la guardia idraulica è collegata per lo sfiato eventuale, cioè, il serbatoio è collegato per lo sfiato, per il campo di lavoro che ha carico scarico, l’espulsione della superficie di gas nel serbatoio in condizioni normali, in condizioni di lavoro, l’escursione viene mandata al gasometro, cioè la parte, in condizioni normali il gas quando cala il serbatoio, quindi, quando il livello di serbatoio si innalza per lo scarico dell’autoclave, quel gas che è in superficie, la cui pressione è inferiore, l’avevo detto, a quella della guardia idraulica, va a gasometro per una via naturale, per una tubazione collegata al gasometro. La guardia idraulica nel caso in cui questa pressione interna, per cause che abbiamo citato mille volte, dovesse arrivare a essere superiore a quel battente d’acqua che c’è, che è interposto, e che fa parte di questa guardia, la parte naturale va comunque a gasometro, ma quella pressione in eccesso riesce a sfondare, a fare fuoriuscire quell’acqua, quel battente che c’è su questa guardia idraulica. Sfondando quel battente chiaramente fuoriesce del CVM. Quindi questa è la definizione di guardia idraulica.

DOMANDA - Perciò lei ha anche detto perché si fondava la guardia idraulica, e ha precisato...

RISPOSTA - Sì, e ho precisato che è sfondamento di guardia idraulica.

DOMANDA - Le faccio un’ultima domanda per chiederle: lei fa parte del sindacato?

RISPOSTA - No.

 

Presidente: ci sono domande di riesame?

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Sì, qualche domanda ancora, sperando che la stanchezza non giochi un brutto tiro.

 

Presidente: volete che sospendiamo un attimo o avete poche domande da fare?

 

DOMANDA - Io ho poche domande. Torniamo ancora sulla questione che stiamo cercando di dipanare da questa mattina. Lei ha detto una cosa giusta, per noi è difficile capire quello che lei dice, perché noi l’impianto non lo conosciamo, queste macchine non le conosciamo, cerchiamo di fare qualche sforzo, torniamo alla dichiarazione di sicurezza di cui abbiamo parlato a lungo. Rilascio di CVM da tenuta boccaporto su autoclave di polimerizzazione; provi a spiegare al Tribunale che cosa significa superficie equivalente di rilascio per il cedimento di un tratto di guarnizione posto uguale ad un centimetro quadrato, poi provi a dire in relazione a questo dato di grandezza quale poteva essere la superficie di rilascio nei casi che lei ha descritto questa mattina e che si sono effettivamente verificati. Cerchiamo di fare una graduazione con i pochi dati che abbiamo.

RISPOSTA - Ho capito, mi scusi, ma sempre con le grandezze, cioè, non... Io cerco. Cioè, la dichiarazione di sicurezza dice un centimetro quadrato, vuol dire che in quella condizione si è sfondata, è partita, è saltata, è saltato via un pezzo di un centimetro quadrato della guarnizione, ovvero, nella sede di quel boccaporto non c’è più guarnizione, non c’è più, in quel caso non c’è più nulla neanche da fare, perché il CVM, che voglia o no, fuoriesce perché non c’è più guarnizione, ed è anche impossibile porvi rimedio immediato. Nel caso di prima, in casi magari analoghi è una, come dire, una incrinatura, un segno, come per dire se io con una punta, ma molto..., strisciassi la guarnizione. Non manca guarnizione, c’è un trafilamento, quindi non c’è portata di CVM, c’è una fuoriuscita di CVM, non c’è una quantità enorme, c’è un qualcosa che esce che è ben quantificabile, ecco perché a volte, non so se ho reso l’idea, perché altrimenti andiamo avanti fino a domani e dopo non capiamo nessuno più.

DOMANDA - Invece per perdita, che cosa vuol dire per perdita si considera un’area di afflusso pari al 20% del diametro della tubazione?

RISPOSTA - E’ stata presa in considerazione, preso in considerazione il fatto, relativo quindi alle tubazioni, se non ricordo male, non credo di ricordare male, in considerazione che un tubo delle dimensioni descritte nel rapporto si rompa e quindi si apra per una superficie pari a quella descritta.

DOMANDA - Al 20%?

RISPOSTA - Sì, è stato preso in considerazione il 20% che è già una superficie notevole su qualunque diametro, indipendentemente dal diametro è sempre un 20% di esso, quindi è una grossa fetta, perché se lei immagina che un tubo di diametro, per esempio, non mi ricordo, ma penso che anche a 2 pollici, forse ci sarà scritto 2 pollici..

DOMANDA - 4, 6, 8 pollici.

RISPOSTA - Ecco, 4, un tubo di 4 pollici si apra per un’apertura del 20% della sua, del suo diametro, è una notevole perdita, è un buco enorme. E’ stata presa in considerazione quella grandezza minima.

DOMANDA - E invece nei casi di cui abbiamo parlato stamattina che diametro poteva avere?

RISPOSTA - Nessun diametro, non si è mai rotto un tubo, non si è mai verificato all’interno del reparto CV24, che la memoria mia ricordi, ma credo che anche sia storica dell’impianto, che un tubo si sia rotto.

 

AVVOCATO STELLA

 

DOMANDA - Io voglio fare una sola domanda che vuole essere di sintesi e riepilogativa. Lei è un operatore con una memoria come tutti noi, io se mi va male un processo me lo ricordo, anche se ci sono degli esami...

 

Presidente: anche quelli che vanno bene si ricorda immagino.

 

DOMANDA - Sì. Anche come ricordo gli esami che vanno bene, quelli di tutti 30 me li ricordo. Allora, è questa la sintesi che io chiedo alla sua memoria: da quando lei è al CV24 si sono mai verificate situazioni o eventi che siano anche lontanamente paragonabili con quelle ipotizzate dal professor Nardelli? Che sono per il boccaporto: 10 minuti 100 chilogrammi, 18.000 PPM; per i rubinetti: 10 minuti, 0,95, 3,98, 61.700 PPM; per la guardia idraulica: fuoriuscita di 20,03 chilogrammi, ecco, risponda a questa domanda, a sua memoria?

RISPOSTA - No, in due parole però.

DOMANDA - Sì o no?

RISPOSTA - Nella storia dell’impianto credo, e a mia memoria, però tengo a precisarla meglio che dica a mia memoria, ma è estesa alla storia dell’impianto, non si sono mai verificati casi di questo genere.

 

Presidente: allora facciamo una sospensione proprio di 5, 10 minuti per bere un bicchiere d’acqua. Però a questo punto sentiamo un solo teste, liberate gli altri. Può andare lei ha finito. Sentiamo quale teste?

 

Avvocato Santamaria: Fin, Candido Fin.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - FIN CANDIDO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Quando ha iniziato a lavorare al Petrolchimico di Porto Marghera?

RISPOSTA - Il primo marzo ‘61.

DOMANDA - In quale reparto?

RISPOSTA - Al CV11, lavoravo sia al CV11 cracking sia al CV11 distillazione, erano i due impianti con due sale quadri separate.

DOMANDA - Per quanto tempo?

RISPOSTA - Fino al 1972, l’aprile mi pare.

DOMANDA - Dopo a quale reparto è passato?

RISPOSTA - Dopo sono passato al reparto CV22/23.

DOMANDA - Con quale mansione?

RISPOSTA - Quadrista al reparto di ossiclorurazione, successivamente dal ‘73 al ‘74 assistente di turno all’impianto CV22/23.

DOMANDA - Fino a quale data?

RISPOSTA - Fino all’85, mi pare, circa a metà anno, sono passato a fare l’assistente alla sicurezza igiene ambientale al reparto CV22/23.

DOMANDA - Fino a quale data?

RISPOSTA - Fino al marzo ‘93.

DOMANDA - Quando è uscito?

RISPOSTA - Per prepensionamento sì.

DOMANDA - Quindi già dal 1985 aveva le funzioni di assistente e sicurezza...

RISPOSTA - Sì, circa a giugno, mi pare, dell’85 ho iniziato questa attività all’interno del reparto.

DOMANDA - Le domande che noi le faremo vertono sulle sue funzioni e sul reparto CV22/23. Quali erano i suoi compiti in qualità di assistente e sicurezza del CV22/23?

RISPOSTA - Devo premettere che nel nostro reparto questa figura era presente da parecchi anni e via via ha sempre assunto un ruolo più specifico e più definito. Io seguivo, in quegli anni è iniziato un turn over abbastanza importante all’interno dell’impianto, perché la seconda generazione aveva raggiunto i limiti di età di pensionamento per cui stavano arrivando in reparto gruppi di giovani, io li seguivo, li addestravo nella prima fase, davo loro tutte le informazioni, le schede di sicurezza dei prodotti, particolarmente il CVM, dicloroetano, acido cloridrico, etilene, i prodotti che maggiormente erano presenti nel nostro ciclo produttivo. Quindi rimanevano con me una settimana, li rendevo edotti delle informazioni dell’uso dei mezzi protettivi, noi avevamo per casi di emergenza l’autorespiratore, ogni operatore aveva un autorespiratore, le maschere con vapori a gas organici ed acidi, poi avevamo i guanti, la tuta da lavoro, le scarpe di sicurezza, vari tipi di guanti, e l’elmetto protettivo quando si usciva in impianto. Quindi io introducevo a questa prima fase tutti questi giovani assunti, davo queste informazioni e li seguivo personalmente per due settimane circa.

DOMANDA - Questo per i nuovi assunti?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E invece la formazione, l’addestramento?

RISPOSTA - Io seguivo anche la formazione dal punto di vista dell’impianto, quando io lasciavo questi ragazzi con un quadro in qualche modo generico, ma indicativo sui compiti, quando il caporeparto fissava il reparto e la zona dove dovevasi operare, veniva affiancato da un operatore aggiunto, quindi in soprannumero per il periodo di tempo fintantoché veniva considerato maturo per acquisire una posizione in turno da solo, quindi era una fase che poteva durare qualche mese, a seconda delle caratteristiche del soggetto. Noi avevamo anche un manuale operativo che è stato via via aggiornato costantemente, ogni persona veniva edotta del manuale operativo, del suo contenuto, in particolare delle manovre di emergenza simulate che noi facevamo con frequenza, e una serie poi di prove simulate che noi avevamo via via istituito nel tempo, su cui andavamo a informare tutto il personale, queste prove le facevamo con tutto il personale di turno periodicamente, spesso chiamavamo anche il servizio Pas Montedison a collaborare, anzi quasi sempre, perché si chiedeva anche l’intervento dei pompieri di fabbrica e questi interventi li facevamo due o tre volte all’anno, anche quattro, a seconda delle possibilità, sempre in orario dopo il turno dei giornalieri, dalle 18.0 in poi perché ci fosse meno confusione di personale. Quindi questo personale veniva seguito ed era poi mia cura inviarlo alla scuola aziendale per ulteriori corsi di formazione su argomenti specifici che la scuola stessa predisponeva per tutti i nuovi assunti ed anche per il personale che era già in servizio nell’azienda.

DOMANDA - In reparto, in sala quadri c’era una cartellonistica, erano visibili immediatamente...

RISPOSTA - Il manuale operativo era collocato su uno scaffale ben visibile, numerato, dov’erano elencate le parti del manuale operativo, quelle più importanti, erano tutte importanti, ma quelle che si utilizzavano con maggior frequenza. Sul pannello della sala quadri di controllo vi erano delle placche di plastica verdi scritte in rosso dove ciascun operatore... era scritto le operazioni che ciascun operatore doveva fare in caso di emergenza... fermata l’emergenza dell’impianto o un abbandono dell’impianto, quindi tutti gli operatori avevano costantemente sotto visione le manovre che avrebbero dovuto fare in caso si verificasse questo accadimento ipotetico ma comunque che era stato preorganizzato e previsto.

DOMANDA - C’erano altre...

RISPOSTA - Inoltre poi nell’impianto avevamo tutte le valvole che erano o, meglio, le apparecchiature che erano oggetto di intervento da parte dei singoli operatori erano state dipinte di rosso per facilitare la conoscenza, si immaginava che se ci fosse un accadimento di questo genere ci potessero essere elementi di tensione che erano tipici di ciascuna persona, per cui si doveva favorire questo momento di difficoltà attraverso una facilità di individuare le apparecchiature che dovevano, su cui dovevano intervenire ed erano dipinte di rosso.

DOMANDA - In che modo, attraverso quali sistemi lei si sincerava che gli operatori avessero appreso le procedure, i comportamenti adeguati, usassero correttamente i mezzi di protezione individuali...

RISPOSTA - Io seguivo personalmente queste persone, almeno per un anno, periodicamente le chiamavo e le sottoponevo ad un dialogo, ad un confronto, domanda e risposta sulle sue conoscenze, poi facevamo delle prove, indossare la maschera con il filtro, le modalità di indossamento, e soprattutto quella dell’autorespiratore, che era la procedura di maggiore emergenza che era però prevista. L’autorespiratore era praticamente un’apparecchiatura che ti isolava dall’esterno in quanto respiravi il contenuto di aria che era all’interno di due bombole che contenevano aria, aria compressa. Facevamo fare il percorso stabilito, perché ogni operatore aveva un percorso stabilito, doveva fare un certo percorso, poi uscire in un certo modo e trovarsi ad un punto di raccolta, per poi essere eventualmente indirizzato verso un’uscita che avrebbe stabilito l’assistente di turno in ragione anche dei venti che eventualmente spirassero in quella direzione. A proposito, avevamo nel punto più alto dell’impianto una manica a vento in cui era visibilissimo quando uno usciva dalla sala quadri la direzione dei venti. La cosa che volevo dire, mi pare importante rispetto all’esperienza del CV11, che era pure un impianto all’aperto, il CV22/23 è stato costruito su un’area molto vasta, cioè le possibilità di intervento erano molto ampie e di aggiramento di eventuali ipotetiche fughe, potevamo intervenire con molta sicurezza, quindi questa era una caratteristica che quell’impianto aveva in maniera certamente significativa, rispetto al CV11 in cui avevo lavorato molti anni prima. Naturalmente era un impianto a ciclo continuo con processo in pressione, per cui eventuali trafilamenti o perdite noi le individuavamo facilmente.

DOMANDA - Lei preparava e con quale cadenza delle relazioni in cui...

RISPOSTA - Sì, io ogni mese facevo una relazione che sottoponevo alla visione del capogruppo, ed ogni anno poi facevo la relazione generale che andava anche al Pas Montedison e al direttore della sicurezza dell’Enichem, prima di Montedison e poi dall’Enichem.

DOMANDA - Io ho qui per le mani una sua relazione, intitolata relazione annuale antinfortunistica e sicurezza nell’anno 1990 per il gruppo CLR, relatore Candido Fin, poi consegnerò al Tribunale il documento. A pagina 10 si fa riferimento ai controlli comportamentali del personale in impianto, si dice: proseguito nell’anno 1990 il controllo mensile per verificare il comportamento degli operatori in impianto il corretto uso dei mezzi protettivi individuali richiesti dalle zone d’impianto, su 58 lavoratori osservati sono emerse le seguenti risultanze: il 98% indossava i guanti di protezione delle mani, il 52% indossava l’elmetto, il 92% indossava le scarpe di sicurezza. Lei faceva dei controlli mensili?

RISPOSTA - Sì, non proprio mensili ma costanti comunque, erano parte della mia attività. Cioè perché si facevano? Perché c’era un’obbiettiva difficoltà di ciascuno ad usare specialmente quell’elmetto, immaginate un’estate, un giorno come questo, uscivi dall’impianto, il nostro impianto era molto lontano dalla sala quadri, quindi il giro era abbastanza lungo, i controlli erano abbastanza capillari e scrupolosi, era obiettivamente un fastidio, per cui educare il personale all’uso di questa tutela personale ha comportato anche per un buon periodo questo controllo, e lo facevamo con il capogruppo, mi ricordo con l’ingegner Dell’Antone più volte all’improvviso uscivamo per l’impianto, facevamo un giro e verificavamo gli esterni e gli operatori se utilizzavano tutte queste strutture di sicurezza. Le scarpe di sicurezza quasi tutti, l’elmetto è sempre stato, i guanti certamente erano casi, ma erano sempre utilizzati, ma l’elmetto è sempre stato un elemento di maggior difficoltà.

DOMANDA - Erano previsti anche dei seminari sulla sicurezza?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Dove si tenevano?

RISPOSTA - I seminari venivano fatti sia alla scuola aziendale sia in sala quadri. Dal rapporto mensile se risultavano episodi di particolare importanza rivolti all’igiene ambientale, alla sicurezza, con il caporeparto, ma anche con il capogruppo, anche con l’ingegner Pisani presente, l’ingegner Dell’Antone, con il caporeparto De Simone, facevamo delle riunioni in ore particolari, quando il reparto ce lo permetteva, per discutere, approfondire, capire, in modo di poter acquisire una maggior conoscenza e quindi evitare inconvenienti che si potevano benissimo evitare.

DOMANDA - Infatti nella relazione si fa riferimento anche a riunioni informative sui problemi derivanti dalla manipolazione del CVM; di che tipo di riunioni di trattava?

RISPOSTA - Di solito le facevamo in sala quadri, manipolazione perché era un termine che noi usavamo, non è che noi movimentassimo con le mani il CVM, il termine mi è sfuggito, scusi, manipolazione?

DOMANDA - Sì. Articolo 7 D.P.R. 962...

RISPOSTA - Esatto, così lo chiamava il D.P.R., noi lo abbiamo usato come riferimento più preciso, ma era in sostanza il percorso che il CVM faceva lungo l’impianto prima di andare allo stoccaggio, in questo senso manipolazione e se c’erano dei momenti di contatto, qualche volta potevano essere necessari, garantirci e informare gli operatori delle misure di sicurezza che avrebbero dovuto prendere, quindi la maschera in caso necessario, i guanti comunque e la maschera. Tutti gli operatori venivano dotati di una saccoccia che portavano a tracolla, con dentro la maschera con doppio filtro vapori, gas acidi e vapori organici, che dovevano obbligatoriamente portare durante il giro d’ispezione dell’impianto, questo era per tutti gli operatori dell’impianto. Ed anche questo era un controllo che facevamo per garantirci che di fronte a un’emergenza uno potesse trovarsi fuori nella condizione di tutelarsi, anche se nell’impianto avevamo installato cinque autorespiratori nelle cinque zone dell’impianto per cui se ci fosse stato un accadimento imprevisto e improvviso, e l’operatore fosse nell’impianto, poteva tutelarsi in modo totale attraverso l’utilizzo dell’autorespiratore, quindi intervenire nell’apparecchiatura per eliminare eventualmente quella perdita. Ecco, questo era un altro accorgimento di cui l’impianto era dotato, c’erano cinque autorespiratori collocati in cinque sezioni dell’impianto.

DOMANDA - Nella relazione del 1991, la pagina non l’ho trovata invece in quella del ‘90, c’è un capitolo dedicato al monitoraggio CVM. Si dice: nell’anno considerato si è registrata una ulteriore diminuzione delle eccezioni, preallarmi e allarmi, consolidando i già positivi risultati registrati nel ‘90 come evidenziato dal prospetto; c’è un prospetto che mette a confronto il 1990 e il 1991, c’è una prima colonna relativa alle rilevazioni per migliaia, poi eccezioni, preallarmi, allarmi. Il numero di allarmi nel 1990 era stato di 6, qui è scritto, nel ‘91 di 3, numero di preallarmi 5 nel 1990 e 1 nel 1991, sono numeri piccoli, quindi la domanda che io le faccio in relazione ad alcuni aspetti che lei ha già evidenziato del processo produttivo e delle caratteristiche dell’impianto, era o meno probabile che si verificassero periodi di tempo anche prolungati in zone d’impianto in cui la concentrazione di CVM poteva essere zero, zero nei limiti in cui si possa parlare di zero?

RISPOSTA - Diciamo che normalmente CVM non ce n’era nel nostro impianto, di norma non ce n’era, per cui gli accadimenti erano nella misura che prima lei ricordava, ogni anno si faceva un riferimento, un confronto tabellare per vedere se c’era stato un miglioramento o un arretramento rispetto ad un anno precedente, e questo veniva discusso con il personale, perché era parte dell’informazione, della cultura di cui noi facevamo con il personale. Volevo dire di più, c’è stato poi anche un altro fatto che ci pare giusto rilevare in questa sede. Con la venuta dell’Enichem e dell’ingegner Pisani a direttore, faceva anche il capogruppo da cui io per un periodo dipendevo direttamente, è stato istituito ad ogni fermata programmata, noi la facevamo di solito dopo, nelle riunioni con gli assistenti di impresa che venivano a fare gli interventi di manutenzione programmata, per informare e discutere tutte le modalità di comportamento e di pericolo previsti nell’impianto perché uno dei problemi che ci sono sempre stati è che le conoscenze del personale d’impresa non potevano essere quello del personale d’impianto che operava giornalmente a contatto con... per cui poteva sempre esserci chi non era edotto, informato del pericolo in cui poteva incorrere, anche se le zone erano delimitate, le zone del CVM, con delle strisce gialle, però il personale esterno non sempre aveva coscienza di questo. Quindi proprio su richiesta specifica, e era seguita in maniera impegnata dall’ingegner Pisani, facevamo con il caporeparto e con l’assistente di giornata, delle riunioni, non una, delle riunioni con gli assistenti all’impresa per studiare le modalità di comportamento durante le fermate, direi che è stato sicuramente un episodio importante che si è via via, quando io sono uscito, si è sempre più concretizzato, si è sempre più finalizzato, specializzato, ed è diventata una cosa normale, di routine del nostro lavoro.

DOMANDA - Siccome non tutto può sempre andare come si vorrebbe, non tutto può sempre andare nel migliore dei modi, vorrei che lei descrivesse al Tribunale la tipologia e la frequenza delle anomalie che si sono verificate nell’impianto CV22/23 durante il periodo di sua permanenza con riferimento però agli anni successivi al 1987, cioè quali erano i punti critici, quali erano gli eventi che si potevano verificare, qual era la portata, la stima qualitativa quanto meno delle emissioni di CVM in ambiente di lavoro?

RISPOSTA - Noi avevamo una sezione 400 di cracking, lì praticamente non... ma teoricamente il CVM nell’aria era assolutamente pericoloso perché era vicino a una camera di combustione di quattro poi più il quinto forno, quindi siccome era molto infiammabile quindi voi immaginate che l’ambiente doveva essere completamente in assenza di CVM. Avevamo invece una zona di distillazione dei prodotti che uscivano dal cracking, distillazione vuol dire separare due o più prodotti sfruttando il loro diverso punto di ebollizione, il CVM essendo leggero rispetto al dicloroetano veniva distillato di testa, dalle colonne di testa. Quindi vi erano dei pettini di raccolta dove arrivavano questi effluenti in cui vi erano parecchi organi di intercettazioni, valvole o rubinetti, inizialmente delle valvole e poi via via sempre rubinetti. Ecco, queste, in fase di avviamento dell’impianto o di un’apparecchiatura, che andavano quindi manovrate, aperte o chiuse, potevano nella fase di azionamento anche avere dei trafilamenti dalle tenute. Come si interveniva...

DOMANDA - Spieghi al Tribunale, anche se ne abbiamo parlato stamattina, che cosa significa trafilamenti dalla tenuta?

RISPOSTA - Dunque, pure essendo la soglia olfattiva del CVM mi pare dai 200 ai 2.000 PPM io posso garantire che lo sentivamo molto prima, cioè ormai era un, a parte il numero di anni in cui sono stato a contatto ma lo si sentiva molto prima. Quindi poi aveva, quando si faceva un’operazione del genere c’era un’accortezza che era alla base del nostro operare, sempre sopra vento, cioè ogni operazione veniva fatta sopra vento rispetto ai venti di quel momento, era una precauzione che era un po’ una cultura che veniva inculcata a tutti, perché era anche questa una forma di protezione della persona. Quindi se azionando il rubinetto, nel senso di apertura, il corpo di quel rubinetto aveva una tenuta, poteva anche trafilare, voleva dire non gocce, ma si individuava una perdita in gas di CVM, questo se usciva per qualche minuto, essendo molto freddo condensava l’umidità esterna e quindi nel corpo del rubinetto tu vedevi una macchiolina bianca di ghiaccio brinato, quindi era una caratteristica che ci permetteva di anticipare e di verificare le piccole perdite che noi chiamavamo trafilamenti. In quel caso si interveniva riprendendo il pressatreccia o l’organo di tenuta di quella valvola, se ciò non era possibile la mettevamo in programma e la cambiavamo quanto prima. Perché una volta il reparto è in marcia assestato gli organi rimanevano abbastanza costanti, non vi erano movimentazioni, erano manovre molto lontane, poteva accadere quando fermavi una colonna per fare l’intervento o nella fermata programmata quando fermavi tutto, oppure poteva accadere nel nostro impianto, io la chiamo sensibilità sindacale e politica che in quel reparto si è manifestata in molti anni, avremmo avuto parecchie vertenze sindacali e il nostro è un reparto che si fermava, quando c’era uno sciopero programmato veniva fermato. Vorrei dire che queste erano le occasioni in cui potevano verificarsi questi accadimenti, perché in quella occasione andavamo ad operare su organi di intercettazioni in senso di apertura o chiusura sia in fermata sia quando mettevamo in marcia l’impianto. Quella era una delle circostanze ed era frequente perché il nostro impianto nella vita sindacale, avremmo avuto un’attenzione sindacale dei problemi molto importante. Volevo dire questo, ci tengo a dirlo, ancora negli anni ‘60, prima che il CVM era cancerogeno, tutti noi eravamo convinti che né il dicloroetano né il CVM fossero prodotti compatibili con l’organismo, perché chi lo ingerito in qualche occasione ne ha avuto le conseguenze, quindi lo ha conosciuto, e quindi dagli ultimi anni ‘60, ‘68 in poi una delle battaglie che abbiamo fatto per prima era quella di eliminare l’indennità di nocività in cambio di una garanzia dell’azienda di intervenire sulla sicurezza degli impianti e sul personale, questa è stata una tappa fondamentale delle battaglie sindacali all’interno del Petrolchimico. La seconda è stata, e ciò è strano che si possa dire, immaginare che in un reparto come quello, con la cultura sindacale e politica che c’era, qualche operatore potesse uscire a prendere e mangiare il CVM come se fosse una cosa normale. Culturalmente non è comprensibile, storicamente, il momento culturale se vi erano cose di quel tipo veniva fermato l’impianto, se c’era un’operazione considerata a rischio non veniva eseguita, il personale aveva una tale sensibilità che non era possibile fare operazioni di questo tipo. Volevo che questo fosse chiaro, perché questa era la cultura del personale in quel reparto.

DOMANDA - Lei ha fatto parte del sindacato?

RISPOSTA - Io sono sempre stato iscritto alla C.I.S.L., Federchimici C.I.S.L., e per me è un vanto, ho fatto il delegato sindacale nel ‘69, poi l’ho rifatto nell’82 fino all’87.

DOMANDA - Era delegato di reparto?

RISPOSTA - Sì, solo delegato di reparto.

DOMANDA - Lei prima ha parlato di perdite modeste?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Cerchi di spiegare al Tribunale perché lei dice che erano perdite modeste, in base a quali elementi, ovviamente la sua esperienza, ma cerchi di comunicarlo anche a chi non ha avuto, non ha la possibilità di conoscere l’impianto e le macchine di cui lei sta parlando.

RISPOSTA - Quando si dice che al cromatografo ci sono 5 o 6 PPM significa che su un milione di grammi di CVM, di aria, c’erano presenti 5 grammi di CVM, quindi io avrei ingerito respirando un’ora quell’aria 5 grammi di CVM, quindi era una quantità francamente modesta.

DOMANDA - Quando lei...

RISPOSTA - Non so se l’esempio sia riuscito, quando noi parliamo di PPM, parte per milione, sono grammi su un milioni di grammi, quindi circa un metro cubo di CVM, quindi sono entità molto modeste.

DOMANDA - La domanda era questa, parliamo degli eventi incidentali, anche se impropri, delle perdite, di quello che succedeva, lei diceva che erano fenomeni di scarso rilievo?

RISPOSTA - Sì, erano fenomeni non, non dico eccezionali ma abbastanza rari.

DOMANDA - Abbastanza rari ed anche di entità?

RISPOSTA - Anche di entità modesta, nel CVM certamente sì, molto, molto modesta, cioè se c’era un trafilamento liquido si provvedeva all’intervento immediato e laddove non era possibile si andava a fermare l’apparecchiatura o l’impianto o parte dell’impianto. Quindi quando parlo di trafilamenti intendo dire CVM in gas che noi vedevamo uscire dall’organo di tenuta in cui tentavamo l’intervento. C’erano delle pompe, molte pompe anzi, specialmente nella prima parte, ma non negli anni ‘87 a seguire, perché erano tutte dotate di doppio organo di tenuta, eventualmente la perdita andava all’interno del processo e non fuoriusciva, se però c’era un accadimento drammatico che si rompeva l’organo di tenuta poteva uscire CVM liquido, in quel caso il cromatografo lo individuava, andavamo a fermare la pompa, muniti di mezzi di protezione, la si escludeva, la si bonificava e si avviava quella di scorta, perché ogni pompa aveva una pompa gemella, alcuni casi anche due di scorta, in caso che una avesse qualche disfunzione tecnica.

DOMANDA - Lei ha mai sentito parlare del rapporto di sicurezza presentato alle autorità competenti... del reparto CV22/23?

RISPOSTA - Modestamente ho collaborato per la parte che mi poteva competere alla formazione del rapporto di sicurezza del CV22 prima e del CV23 dopo, mi pare anche per l’aggiornamento del CV22, ma non ricordo bene.

DOMANDA - Noi parliamo sempre dal periodo successivo al 1987. Si è mai verificato in reparto un evento non solo assimilabile in un modo preciso alle ipotesi di cui alla dichiarazione di sicurezza, ma anche lontanamente comparabile a quelli enunciati nella dichiarazione di sicurezza?

RISPOSTA - No, io non ricordo di casi che si possono equiparare a quelli individuati nel rapporto di sicurezza che erano i casi estremi di accadimento, quindi erano ipotesi di accadimento praticamente le peggiori che potessero capitare. Ecco, io non ho mai avuto occasione di verificare questo.

DOMANDA - Quindi gli eventi che si sono verificati sono lontanissimi...

RISPOSTA - Sono lontanissimi da quanto indicava il rapporto di sicurezza che mi pare però volesse il D.P.R. di allora individuare con la legge dei grandi rischi i grandi accadimenti, come tu intervenivi e come eri in grado di poter ridurre l’esposizione all’aria. Ecco, voglio dire, un’altra cosa che non mi pare secondaria. La frequenza di fermata e messa in marcia dell’impianto ha comportato paradossalmente anche un grosso vantaggio, una grande cultura e conoscenza da parte degli operatori dell’impianto stesso. Nel ‘72, quando quell’impianto è stato avviato, il personale riunito in assemblea sindacale ha deciso che poteva essere fermato, perché è stato detto: il reparto è nato fermo, quindi può essere fermato, c’è ovviamente un contenzioso su questa convinzione, ma in reparto quando c’era uno sciopero programmato veniva fermato. Poi paradossalmente questo fatto si è concretizzato in una grande esperienza che ha accumunato gli operatori, perché ad ogni fermata conoscevamo anche come si comportava quell’apparecchiatura, quella pompa, quindi c’era una conoscenza concreta dei comportamenti del processo in caso di avviamento e di fermata, e questa era una cultura che pochi reparti avevano.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Fino a quando è stato al CV11?

RISPOSTA - Fino al ‘72 mi pare l’aprile ‘72.

DOMANDA - Da quando?

RISPOSTA - Dal marzo ‘61.

DOMANDA - Come e quando ha saputo che il CVM era un cancerogeno?

RISPOSTA - Ho risposto prima mi pare, non io, io parlo per me, ma la conoscenza che il CVM e il dicloroetano, a parte l’acido cloridrico che è un tossico, non puoi respirarlo, che non erano compatibili con una persona l’abbiamo capito abbastanza presto, non a caso quella vertenza sindacale che ha eliminato l’indennità, mi sfugge il termine, l’indennità di nocività, perché abbiamo pensato al ripristino, agli interventi e alla bonifica degli impianti perché ci è subito parsa la cosa più urgente e importante. Per conoscenza diretta io devo dire per le frequentazioni che avevo nel sindacato dopo i primi anni ‘70 mi pare di aver, ecco, la cosa che ricordo di più era il professor Maltoni, che mi pare di Bologna, che dopo un viaggio in America avesse verificato che c’era la possibilità che fosse un prodotto cancerogeno.

DOMANDA - Lei ha ricevuto informazioni dall’azienda sul fatto che fosse un prodotto cancerogeno?

RISPOSTA - E’ una domanda difficile da rispondere, il fatto che l’abbia saputo vuol dire che se ne parlava, ormai era diventato un problema, ma per noi era già un problema prima perché eravamo avvertiti che comunque si trattava di prodotti non compatibili con la persona, per cui non saprei dire un momento in cui l’azienda ci ha o mi ha comunicato, ma certamente era un problema comune di cui se ne parlava.

DOMANDA - Ho chiesto se lei si ricorda se l’azienda glielo ha comunicato?

RISPOSTA - Cosa intende per azienda? Il caporeparto?

DOMANDA - L’azienda, me lo specifichi lei, dal caporeparto, al responsabile medico, al capogruppo, al direttore di stabilimento?

RISPOSTA - La prima cosa che ricordo è che abbiamo istituito l’obbligo del controllo epidemiologico attraverso una vertenza sindacale che abbiamo effettuato presso l’U.L.S.S. di Venezia e da quel momento abbiamo istituito le visite aziendali di fabbrica presso l’ambulatorio di fabbrica per cui certamente il medico ci ha informato sicuramente dei pericoli a cui andavamo incontro per l’esposizione a CVM, quindi parlo anni ‘74-‘75, sicuramente, perché io mi pare di aver fatto quei controlli nel ‘74 ancora.

DOMANDA - Quindi è stata necessaria la vertenza sindacale per avere questi controlli?

RISPOSTA - Direi di no, cioè direi di no, non lo so.

DOMANDA - Lei ha parlato di vertenza sindacale.

RISPOSTA - E’ la cosa in cui io ricordo che abbiamo parlato di CVM, non è che fosse quella, ricordo che in quel contesto, naturalmente le vertenze non si fanno mai da sole, si fanno con la controparte, quindi è chiaro che l’azienda era stata informata da noi di che cosa parlavamo, la vertenza è tra due soggetti.

DOMANDA - La mia domanda riguardava il fatto se lei aveva ricordo di essere informato dall’azienda, lei ci ha parlato che per avere le visite mediche avete fatto una vertenza sindacale, il che vuol dire che c’è una contrapposizione?

RISPOSTA - E’ difficile che non ricordi contrapposizioni nelle cose, nei punti di vista dell’azienda, io posso dire la mia azienda. Finché ero operatore avevo 10 informazioni, poi l’autoclave ne aveva acquisite 50, ho fatto l’assistente di turno e ne avevo 100, ho fatto l’assistente alla sicurezza e ne avevo 500, credo che la mia coltura professionale e di conoscenza mi ha via via portato a correggere il mio modo di pensare, perché maggiori informazioni avevo e maggiori possibilità avevo di capire, per esempio, che cos’era l’erogazione di una fabbrica come il Petrolchimico di 7.000 dipendenti, cioè io non avrei conosciuto da esterno che cos’è la fabbrica, io ho cominciato a conoscerla negli ultimi anni quando ho fatto questa mansione, proprio per il mio tipo di rapporto che avevo, avevo un rapporto esclusivo con alcune persone e basta. Noi avevamo rapporto con il caporeparto, capogruppo, gli assistenti, gli operatori, difficilmente è immaginabile che un operatore di impianto abbia contatti con altre personalità dell’impresa. Ecco perché ho fatto quel discorso prima. Certamente con il caporeparto se ne è parlato, ma posso dire con certezza che attraverso il servizio di medicina istituito in fabbrica certamente lì si è parlato, anche dal medico di fabbrica, edotti dal periodo del CVM, altrimenti non si sarebbe capito perché ci facevano dei controlli periodici.

DOMANDA - Questo prima o dopo il riferimento al professor Maltoni che lei ha fatto prima?

RISPOSTA - Io posso dire solo questo: prima dell’82, molto prima, da quando è uscito il D.P.R. che recepiva una direttiva della Comunità Europea.

DOMANDA - Ci mancherebbe altro, la mia domanda è un’altra, le ho detto se lei è in grado di ricordarsi se il primo riferimento alla cancerogenicità della sostanza era il professor Maltoni o qualche altro episodio?

RISPOSTA - Io ricordo il professor Maltoni, ma adesso francamente è difficile, ricordo quell’episodio del professor Maltoni, che è un nome che mi è rimasto nella memoria.

 

AVVOCATO SCATTURIN

 

DOMANDA - Lei è stato delegato sindacale di reparto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Vuole precisare le date?

RISPOSTA - L’ho fatto nel ‘69, durante il primo contratto dell’autunno caldo e francamente non mi ricordo più per quanti anni dopo, certamente per gli anni ‘70, anche quando comunque non facevo il delegato ero sempre informato dei problemi sindacali. Poi l’ho rifatto il delegato dall’82 all’87 dal CV22/23, questo lo ricordo meglio.

DOMANDA - Può dirmi allora chi era delegato sindacale di reparto nei reparti CV6 e CV24? Per il CV6 dal ‘76 all’86 e per il CV24 dall’86 all’89?

RISPOSTA - Guardi, potrei, in questo momento mi viene difficile, le dicevo prima...

DOMANDA - Lo sa o non lo sa?

RISPOSTA - Io ricordo un delegato di reparto del CV24 perché andavo come assistente alla sicurezza negli anni ‘90, ed era Viale, uno che ricordo, si chiamava Viale, dopo francamente altri non me ne vengono in mente, ma del CV6 proprio, eravamo molto lontani anche logisticamente per cui non saprei proprio.

 

AVVOCATO GARBISI

 

DOMANDA - Quando verificavate l’esistenza di queste perdite o fughe e si rappresentava la necessità di bloccare l’impianto quanto tempo ci mettevate a bloccare l’impianto?

RISPOSTA - Mi ripeta la domanda.

DOMANDA - Prima lei ha detto che era visibile l’esistenza di una perdita quando vedeva una ghiacciata bianca e se si verificava ovviamente la necessità era anche opportuno bloccare l’impianto.

RISPOSTA - O parte dell’impianto.

DOMANDA - Quanto tempo ci mettevate?

RISPOSTA - L’intervento di ripresa del pressatreccia o della tenuta era questione di 4 o 5... il tempo di dotarsi della strumentazione, chiamare eventualmente l’officina meccanica se l’intervento era più delicato o più complesso, quindi l’intervento poteva essere di 5, 10 minuti, se invece dovevamo intercettare la parte, quindi escluderà, allora... durava molto poco l’esclusione della parte, poi c’era il tempo della bonifica, poteva durare un quarto d’ora, perché la lontananza dalla sala quadri era abbastanza per cui il tempo necessario per portarsi sul luogo del trafilamento.

 

Presidente: bene, può andare, sospendiamo qui allora e riprendiamo venerdì.

 

Avvocato Baccaredda: signor Presidente, scusi, volevo informare le parti che la prossima udienza cercherò di portare il perito Cortello, Cortello Claudio che era uno dei testi di riferimento.

 

Presidente: sì.

 

Avvocato Baccaredda: uno dei testi di riferimento già ammessi.

 

Pubblico Ministero: allora è possibile fare indicativamente il programma della prossima volta? Vengono sentiti quelli del 16 o si continua con quelli del 14?

 

Presidente: io credo, adesso non lo so...

 

Avvocato Stella: si continua e poi si va...

 

Pubblico Ministero: quindi scalano quelli del 16?

 

Avvocato Santamaria: noi continuiamo con i testi di oggi e in più speriamo di sentire per il pomeriggio quelli del 16.

 

Avvocato Cesari: io avrei un teste, che era di riempimento di oggi che slitterebbe il 16, il 16 non può venire, quindi lo porto il 23 o più avanti ancora.

 

RINVIO AL 18 GIUGNO 2000

 

IVDI -  Sede operativa: Casale sul Sile

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