UDIENZA 16 GIUGNO DEL 1999

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Manduzio Giudice a latere

Dr. Liguori Giudice a latere

 

PROC. A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

Presidente: procede all'appello. Mi pare che oggi dobbiamo riprendere con la prosecuzione del controesame del professor La Vecchia.

 

Pubblico Ministero: prima della prosecuzione del controesame, volevo dire qualcosa in relazione alla richiesta formulata dai difensori di Enichem alla scorsa udienza, era stata poi depositata anche una richiesta scritta. Devo dire che, come disposto dal Presidente del Tribunale poi, io avevo comunicato immediatamente già venerdì sera al perito Scatto di depositare in cancelleria del Tribunale i dati richiesti dalla difesa di Enichem. Lunedì mattina il perito Scatto ha consegnato una nota alla cancelleria del Tribunale e per conoscenza a me che segnalava come la parola di accesso al programma Monitor Gas era stata consegnata dalla EVC Italia in busta sigillata con ceralacca ed allegata la consulenza tecnica e documentazione che era stata consegnata al cancelliere del Tribunale all'udienza dell'1 giugno ‘99, quindi credo poi che materialmente la consulenza sia finita a Rialto e i plichi siano rimasti qui. Spero che la questione sia superata per Enichem.

 

Presidente: va bene, d'accordo, si può accomodare, professore.

 

DEPOSIZIONE CONSULENTE 

DR. LA VECCHIA CARLO

 

Presidente: l'avvocato Partesotto stava facendo delle domande.

 

AVVOCATO PARTESOTTI

 

DOMANDA - Proseguirei sulla serie di domande che avevamo posto all'inizio, non so se al Presidente siano state consegnate di nuovo le figure. Noi abbiamo esaminato già le prime due e passerei con il professore a chiedere una sua opinione su questa terza figura che tratta di questo problema, sempre tenendo conto che lei, nella sua audizione, ha dichiarato che siamo qua a discutere praticamente di un deficit di mortalità, non di un eccesso di mortalità. Tenuto conto che, a nostro parere, e chiedo la sua opinione di nuovo, è utile scomporre le varie coorti, andare a individuare nei vari reparti quali sono le esposizioni, ecco che in questo lavoro che è tratto, confermo, dal Data 7 dei dati dei consulenti tecnici del Pubblico Ministero Pirastu e Comba, sono stati analizzati i gruppi e confrontati tre gruppi di riferimento, che sono gli insaccatori, gli addetti al compound e gli addetti alle spese. Ribadisco che si tratta di gruppi con più di 100 addetti ciascuno, quasi 200 le dico, e che quindi ha riferimento per noi significativo, oltre che la linea 1 che voi vedete segnata in nero, che sarebbe il confronto con la popolazione italiana, che a nostro avviso è una popolazione idonea di riferimento in quanto per certi versi anche migliore della popolazione locale. Comunque il riferimento vero e molto significativo è quello nei confronti di una popolazione presumibilmente, per definizione non esposta, quale quella degli addetti alle spese. Come si vede in questa figura, sia per le cause totali, per i tumori totali e per le cause totali abbiamo aumenti significativi nei reparti di compound e dell'insacco. Mentre non si vede la stessa cosa per le malattie cardiovascolari, il che sta a significare, e chiedo se lei è d'accordo, che i gruppi sono simili per abitudine al fumo, per selezione all'assunzione e quindi assolutamente ben confrontabili; che cosa pensa di questo?

RISPOSTA - Io quando sono venuto qua pensavo di dover rispondere a ciò che ho detto io, non di dover rispondere di analisi di cui io francamente non ho gli elementi per capire alcunché, lei mi dà una tabella in cui non c'è un numero, perché io non so quanti siano i soggetti, gli eventi nelle spese, nei compound e nell'insacco, per non parlare della significatività, ma mi rendo conto che è già qualcosa di troppo sofisticato per ciò che lei sta facendo, però se mi avesse dato un numero, dico uno, l'altro giorno abbiamo visto due soggetti nelle spese, e tutto era riferito a due soggetti. Abbiamo già discusso su come due sia una categoria di riferimento priva di ogni significato, però io dovrei esprimere un parere sul nulla, oltretutto su cose che io non ho neanche detto. Quindi io credo che qui dentro ci siano tre errori madornali: il primo è il confronto con i tassi nazionali che ormai ha riempito quest'aula, ma io penso che sia proprio un errore da libri di scuola. Il secondo errore che è ancora più grosso è non ci date un numero e ci chiedete un parere; il terzo è che non stiamo neppure più discutendo del 90 o 95, ma la significatività è completamente scomparsa. Quindi io credo che quella figura sia priva di ogni significato, non statistico, perché non siamo neanche alla statistica di ogni significativo punto. Inoltre non ho alcun elemento per commentare un lavoro che voi avete fatto secondo me molto male da quanto appare lì, però io vorrei rispondere su quanto...

DOMANDA - Io la ringrazio per i suoi giudizi, questo è nulla, forse va bene, ci penserà il Tribunale a valutare se questo che noi presentiamo è nulla. Lei è qua a rispondere di quello che ha detto naturalmente, ma siamo qua in un processo, un processo è un qualche cosa che va avanti, ci sono dei dati su cui noi lavoriamo.

 

Presidente: ma perché non li date? Cioè, i numeri delle persone a raffronto, mi pare che questa sia una esigenza minima, se cioè voi avete delle categorie di confronto.

 

DOMANDA - Allora, Presidente, le do subito i numeri.

 

Presidente: il numero dei dipendenti dei compound, anche il numero delle persone rispetto agli eventi.

 

DOMANDA - Io la ringrazio, Presidente, per la sua richiesta, però io faccio riferimento anche a quanto ha detto il professor La Vecchia nella sua audizione. Il professor La Vecchia dice: "Noi abbiamo avuto i dischetti e i dati del Data 7 Pirastu e Comba e ci ripromettiamo di fare un'analisi", poi quest'analisi non è stata fatta, noi l'abbiamo fatta e adesso le do anche dei numeri più specifici. Questa è una sintesi, evidentemente non pensavamo di dover stare qua a ripetere i dati, i dati ce li abbiamo e abbiamo una decina di pagine di numeri. Comunque 59 sono i morti nel compound, 37 sono i morti nell'insacco. Ecco, questi sono i numeri specifici per quello che riguarda questa figura, mentre 10 per le pese.

RISPOSTA - Per tutte le cause però immagino.

DOMANDA - Per tutte le cause. Ecco, questi sono i numeri.

RISPOSTA - Poi bisognerebbe andare ai tumori, ai cardiovascolari ed ai tumori dei polmoni.

DOMANDA - Un momento solo e le diamo anche questi dati. Totale di tumori nell'insacco 17, totale di tumori nel compound 31, totale tumori popolazione di riferimento 7.

 

Presidente: è possibile avere anche, nell'ambito dei tumori, quale organo, cioè meglio, il tumore quale organo ha colpito nel compound e nell'insacco?

 

DOMANDA - Abbiamo presentato precedentemente...

 

Presidente: Per esaurire qui in questo momento.

 

DOMANDA - Per i tumori polmonari...

 

Presidente: i dati a cui ci riferiamo e per poterci ragionare un po' meglio.

 

DOMANDA - E` una sintesi e non abbiamo preparato una tabella riassuntiva, comunque la possiamo presentare nello spazio dell'udienza, Presidente.

 

Presidente: va bene, comunque questi intanto sono dei dati.

 

DOMANDA - Questa è una sintesi dal rapporto tra osservati ed attesi, i numeri sono questi, le coorti, ripeto, sono state tratte da quelle del Data 7 e hanno ciascuno una sigla di riferimento all'interno di questa Data 7, quindi gli addetti alle spese hanno una sigla, gli addetti al compound hanno un'altra sigla, gli addetti all'insacco hanno un'altra sigla, quindi chiunque poteva fare questo tipo di operazione che noi abbiamo fatto. Ecco, se vuole le riferisco anche la sigla a cui si riferisce, gli addetti alle spese hanno la sigla 801, quelli al compound 402, quelli all'insacco 254, come dalla relazione di Pirastu e Comba. Proseguirei, professore, se non ha altro da dirmi...

 

Presidente: eventualmente lasciamo un attimo di tempo al professore, cioè è vero che voi gli state facendo delle domande che presuppongono che lui prenda conoscenza dei dati, non è possibile rispondere così d'emblée rispetto a dati nuovi, non gli state facendo una domanda rispetto a ciò che lui ha riferito, su questo mi pare che il professor La Vecchia abbia ragione, ma gli state facendo una domanda che attiene pur sempre a dati che qui sono stati presi in considerazione, ma che adesso voi avete in qualche modo aggregato e disaggregato, e quindi si tratta di dati che vanno un attimo visti, valutati, soppesati per dare una risposta, lasciamogli un attimo di tempo, eventualmente passate a un'altra risposta, se siete in grado nel frattempo, lei ha il suo consulente vicino, di dare anche l'altro dato a cui facevo riferimento io prima, e cioè la localizzazione dei tumori degli addetti al compound e degli addetti all'insacco.

 

DOMANDA - Va bene.

 

Presidente: dopodiché abbiamo un quadro di riferimento un po' più completo sul quale possiamo ragionare.

 

RISPOSTA - Quello che sono riuscito a fare in questi 3 giorni, siccome venerdì scorso avevamo considerato il problema della durata di esposizione per gli insaccatori, ed era stato mostrato un istogramma delle colonnine che io ritenevo criticabile, il principale motivo è che, per quanto ho capito, la mansione era definita come la prima mansione all'ingresso nello stabilimento e la durata veniva contata fino alla fine della permanenza nello stabilimento, per cui effettivamente noi avevamo 9 e non 10 insaccatori, perché uno dei casi di tumore del polmone aveva cominciato a fare l'insaccatore dopo, non come prima mansione e il mio timore che quella non fosse la vera durata di insacco, ma fosse una specie di latenza troncata, ossia fosse l'intero periodo dall'inizio di assunzione allo stabilimento fino all'uscita dallo stabilimento, quindi non è una latenza reale fino all'osservazione, fino al 1995, o fino all'evento, ma è una latenza che viene artificialmente troncata all'uscita, piuttosto che una durata. Allora abbiamo cercato di riconsiderare negli insaccatori la relazione tra la durata di esposizione e il tumore ai polmoni, l'altra volta abbiamo visto globalmente la relazione tra durata di esposizione e tumore del polmone e i risultati sono questi: sotto 5 anni, ecco qua, durata, abbiamo tre osservati e quattro attesi nell'RSM 74, da 5 a 9 anni abbiamo tre osservati ed uno dei cinque attesi l'RSM e 204, oltre 10 anni quattro osservati e 3 e 14 attesi l'RSM 127, globalmente sono 10 rispetto a 7 e 97 e 125. Allora il primo messaggio è che sono 10, quindi dove si vanno a classificare è un qualcosa di soggettivo, io qui ho fatto anche un tentativo di distinguere questi oltre 10 anni da 10 e 14, oltre ed uguale 15, vedete che si ha l'impressione che da 10 a 14 sia soltanto un atteso rispetto a tre osservati e quindi l'RSM continui a salire, però oltre 15 anni c'è un osservato e due attesi e scende a 49, quindi questo è un problema di ordine generale che in parte risponde anche ad un quesito iniziale del Pubblico Ministero, ossia se il tagliare ad un certo livello o ad un altro può avere importanza, spesso non ce l'ha, però alcune volte può avere importanza. Però io vorrei che più che guardare questi numeri, comunque sono i numeri di eventi assoluti, voi consideriate inizialmente che in tutto sono 10, quindi in qualsiasi modo si classificano sono pochi nelle varie cellette, ma che comunque non vi è una tendenza lineare al crescere del rischio con il crescere della durata, non è che ci si fermi ad oltre 10 anni, perché qui sembra che salga e poi scende, non è che ci si fermi ad oltre 15 anni, perché qui sale per due volte e poi scende. Quindi non c'è nessun partner di rischio e il trend lineare per andamento non è significativo, e quindi essenzialmente questo è il messaggio una volta che i dati siano analizzati considerando la reale durata di esposizione nell'insacco.

DOMANDA - Allora, professore, a proposito di questo le posso chiedere intanto insaccatori ed essiccatori sono due categorie?

RISPOSTA - No, dovrebbe essere I2CP4.

DOMANDA - Quindi sono insaccatori, la 204? No, a me risulta insacco 254.

RISPOSTA - Sì, 254.

DOMANDA - E la popolazione di riferimento che lei utilizza qua? Cioè qua non la vedo, qual è la popolazione di riferimento?

RISPOSTA - E` quella del Veneto, quella fornita...

DOMANDA - Lei sa che noi abbiamo utilizzato come popolazione di riferimento gli altri operai, oltre che la popolazione di riferimento Italia, perché a nostro parere è significativo valutare una popolazione di riferimento che non sia, diciamo così, che non contenga anche gli esposti, e comunque va bene anche il Veneto, a parte questo la popolazione di riferimento migliore, e l'abbiamo chiesto anche l'altra volta di darci la sua valutazione, è quella degli altri operai non esposti alla stessa sostanza. Questa è un'osservazione. La seconda è che comunque dopo i 5 anni come la letteratura, il Casula per esempio, già qui citato in Medicina del Lavoro, dice dopo 5 anni c'è un aumento dei tumori al polmone negli addetti all'insacco. Quindi mi pare che su questo la sua opinione diverga, me lo conferma, dalla nostra?

RISPOSTA - Io questa storia del comprendere o non comprendere devo ancora capirla, perché l'Italia comprende Porto Marghera, non mi sembra che voi abbiate scelto la Francia come riferimento, il punto è che la coorte di Porto Marghera che include mille lavoratori, credo che la popolazione del Veneto sarà attorno ai 5-6 milioni di abitanti, quindi un qualcosa che è inferiore allo 0,2 per mille della popolazione del Veneto, quindi voi potete immaginare quanto possa incidere il fatto che siano, e d'altra parte lo 0,02 per mille dell'italiana, però potete capire che lo 0,2 per mille non cambia assolutamente nulla, siamo non al secondo decimale ma saremmo al quarto decimale, quindi questo argomento mi sembra realmente...

DOMANDA - Comunque l'abbiamo utilizzata anche noi, professore, la popolazione del Veneto in altri casi, quindi su questo non è che insisto particolarmente, insisto invece nel dire che un confronto con la popolazione non esposta, cioè con gli altri operai, può essere più significativo e il che abbiamo fatto e abbiamo dimostrato che abbiamo una quasi tripla mortalità nei confronti con i non esposti dopo 5 anni, da 5 a 9 anni, è 5 volte di più oltre i 10 anni.

RISPOSTA - Sì, ma questo è il discorso che facevamo all'inizio con il Pubblico Ministero. Allora, il problema è che certo, se voi mettete tutto insieme questo grosso modo diventa 1,7, però di nuovo è come si scelgono le soglie, voi dovete cercare almeno di non andare a scegliere la soglia che fa più comodo a voi, perché se no uno si va a scegliere due anni... io qui guardate che non ho scelto quella che fa più comodo a me, ve ne offro addirittura due, se volete ve ne offro ancora di più, non è quello il problema, qui io cerco di dare il maggior dettaglio possibile dei dati, e comunque...

DOMANDA - Noi abbiamo fatto due confronti: Italia ed operai non esposti.

RISPOSTA - Io non sto parlando dei confronti, sto parlando della scelta delle soglie. Allora, il punto è che nell'analizzare gli andamenti lineari è ragionevole non andare a scegliere ciò che fa più comodo all'una o all'altra parte, ma cercare almeno di vedere più livelli, dopodiché se uno che sale continuamente o scende continuamente in più livelli, è ragionevolmente confidente e sicuro che vi sia un andamento in un certo senso. Ma qui se voi fate 4 livelli, avete 74, 204, 275, 49, se ne fatte tre avete 74, 204, 127, se lo confrontate con l'Italia sono leggermente più alti, ma l'andamento è comunque lo stesso, non capisco veramente come si possa dire che aumenti con la durata. Quanto al confronto interno abbiamo già parlato, il punto è che se voi confrontate una coorte che globalmente ha una mortalità significativamente più bassa di quella veneta per neoplasie del polmone ed andate a scorporare una parte che non ce l'ha più alta di quella veneta, ma ce l'ha vicina a quella veneta e la confrontate con un'altra parte che ce l'ha molto più bassa, dovete poi dirci perché quella parte che sono i non insaccatori hanno una mortalità così più bassa. Questo si spiega soltanto che non è giusto, non è corretto andare a definire i sottogruppi che fanno comodo, perché sostanzialmente qui uno va a prendere all'interno di venti mansioni quella che...

DOMANDA - Io vedo un dato là, sull'ultima colonna totale a destra: 125, a me risulta che nella tabella 2 di Pirastu e Comba il dato è 141, mortalità per tumore del polmone nella coorte Montedison-Enichem, totale tra gli addetti all'insacco.

RISPOSTA - Questo deriva da elaborazione, comunque 125, 141 non cambia molto, questo deriva dalle troncature e dagli arrotondamenti all'interno.

DOMANDA - Ho i miei dubbi, comunque va bene. Possiamo proseguire, Presidente, con le successive? Allora, le chiederei di vedere la tabella, la figura numero 4. Nella figura numero 4 noi abbiamo la mortalità standardizzata per età per patologie epatiche e cardiovascolari, anche qui secondo il metodo che è stato utilizzato è quello di confronto tra la popolazione di riferimento non esposto ai lavoratori spese e gli autoclavisti e una terza categoria di non autoclavisti. Qui vediamo che i tumori al fegato hanno un'altissima incidenza negli autoclavisti, mentre nei lavoratori delle spese praticamente il confronto è quasi a zero. Chiedo se, naturalmente con la limitazione di vedere questa tabella, questa figura in questo momento che cosa mi può dire di questo significativo aumento di mortalità per cirrosi epatica e per tumori nel fegato negli autoclavisti rispetto ai non esposti, tra l'altro qua il trend lineare è significativo per entrambe le patologie, statisticamente significativo.

RISPOSTA - Io qui il trend lineare non lo vedo, perché francamente lineare su cosa?

DOMANDA - Sono i numeri.

RISPOSTA - No, ma il trend vuol dire che stare esposti due anni ha un rischio così, quattro anni così, oppure...

DOMANDA - No, è una cosa diversa rispetto alle categorie, una categoria esposta ad un certo tipo di dose e quindi ha un certo tipo di esposizione, un'altra categoria ha una dose diversa, quindi un'esposizione diversa.

RISPOSTA - Io sono letteralmente sperduto, io sono venuto qui pensando di dover rispondere su quello che ho detto io, lei mi porta un'altra relazione, devo discutere l'altra.

DOMANDA - No, non è un'altra relazione, ripeto, è sempre basata sui dati che lei si era ripromesso di analizzare e di scomporre, e credo che ne abbia la possibilità.

RISPOSTA - Allora mandi il suo consulente, faccia fare la sua relazione, comunque se vuole io le rispondo. Il trend lineare non riesco a vederlo, non so dove sia, se lo vedete voi. Quanto ai tumori del fegato è stato detto per mesi qui che andavano scorporati gli epatocarcinomi dagli angiosarcomi, se li mettiamo ancora insieme è ovvio che il rischio è aumentato, però mentre gli angiosarcomi hanno come causa l'esposizione al cloruro di vinile monomero, gli epatocarcinomi no, e quindi bisogna distinguere questo. Quanto al trend io proprio non lo vedo, quindi non so dove e su cosa sia, in più non ci sono i numeri, più etc. etc., per cui io sono realmente e completamente disorientato.

DOMANDA - Allora, professore, per aiutarla, lei mi chiede di vedere meglio il trend, abbiamo un lucido che le posso mostrare, in cui si vede proprio il trend lineare, abbiamo ancora più significativo con i numeri, sempre in riferimento a questo tipo di scomposizione che abbiamo fatto.

RISPOSTA - Io i numeri continuo a non vederli, e il trend lineare neppure. Cioè, io quando studio a scuola o insegno a scuola il trend lineare lo considero 2 anni, 5 anni, 10 anni, oppure dosi di un farmaco 100 milligrammi, dose 200, dose 400, qui dove sta il trend lineare? Rispetto a che cosa? Io non vedo autoclavisti esposti 2 anni, 5 anni...

DOMANDA - Rispetto ai non esposti, trend lineare rispetto ai non esposti, è un surrogato della dose, l'esposizione, la mansione tiene luogo della dose.

RISPOSTA - Chi l'ha detto? Di solito il trend si fa su una quantità non su un surrogato.

DOMANDA - Appunto, la quantità naturalmente è correlata con la dose, se uno è esposto, un operaio svolge una certa mansione, è esposto ad un certo tipo di sostanza, se non è addetto a una mansione non è esposto, e quindi lei vede che abbiamo questo trend.

RISPOSTA - Ma non ce l'abbiamo, vede che lei dice sì o no, il trend lineare non si fa sui sì o no, si fa sui poco, medio, tanto.

DOMANDA - Esattamente quello che abbiamo fatto.

RISPOSTA - Qui non vedo un numero, lei mi dica a quanto e a che cosa sono stati esposti.

DOMANDA - Sono scritti sotto i numeri, forse non si leggono bene.

RISPOSTA - Io non vedo numeri di esposizione, non vedo numeri di eventi, non vedo nulla, vedo degli zero, zero sette, non si capisce...

DOMANDA - Sono gli SMR.

RISPOSTA - Lei faccia fare una relazione comprensibile, io non capisco niente, mi dispiace.

DOMANDA - La tabella 5, la figura 5, ecco qua, ritorniamo sull'argomento, professore, questa volta credo che possa darmi una risposta più ponderata anche più semplicemente, visto che di questo abbiamo già discusso e già parlato, qui abbiamo la mortalità per tutte le cause negli insaccatori PVC e negli operai spese per durata di lavoro, ecco che qui abbiamo scomposto quindi da 0 a 4 anni, da 5 a 9 anni, da 10 a 14 anni, da 15 a 19 anni e oltre i 20 anni. Qui abbiamo trovato, sempre guardando la popolazione di riferimento, sì, è la stessa tabella anche se ce n'è una a barre ma, Presidente, è la stessa. Quindi vediamo un aumento dopo i 5 anni per durata di lavoro, un aumento di mortalità per tutte le cause assolutamente significative negli operai rispetto agli operai spese, insaccatori PVC.

RISPOSTA - Assolutamente significativo lo dice lei, noi abbiamo discusso per mesi se il 90 era appropriato, noi sostenevamo che fosse il 95, lei...

DOMANDA - Il trend è significativo, è scritto 0,05 per cento.

RISPOSTA - Ma io non posso giudicare, lei ha inventato lo 0 per cento di significatività, abbiamo realmente discusso sul 90 o sul 95, che lei venga qui a discutere sul 90 possiamo riprendere daccapo, però qui non c'è niente, non c'è un numero di nuovo, perché io gli eventi non li vedo.

DOMANDA - I numeri sono sempre gli stessi, e quindi possiamo tranquillamente darglieli.

RISPOSTA - Non è vero che sono sempre gli stessi, se fossero sempre gli stessi sarebbe sempre la stessa figura.

DOMANDA - Sono tutti morti per tutte le cause, negli insaccatori PVC confrontati con gli operai delle spese. Qui abbiamo una scomposizione per durata di lavoro in diverse categorie e abbiamo trovato questo tipo di trend.

RISPOSTA - Veda lei, signor Presidente, io a discutere elaborazioni fatti da altri con pochi elementi sono realmente imbarazzato, vedo delle curve che vanno un po' su e un po' giù, con un punto alto alla fine, non so quanti numeri ci siano alla fine.

DOMANDA - Beh, vanno direttamente su.

RISPOSTA - Ma non è vero perché il quarto punto non va su, l'ultimo punto è quanti eventi ha dentro, qual è l'intervallo di confidenza.

DOMANDA - Il trend è comunque significativo. Va bene, per concludere con l'ultima figura, la figura numero 6, qui abbiamo la mortalità per tutti i tumori negli insaccatori PVC per tutte le cause e per tutti i tumori negli insaccatori PVC e negli operai spese per durata di lavoro, anche qua abbiamo questo significativo, questi significativi trend, è 0,003 e quindi, non so, mi immagino che anche qui non voglia commentare.

RISPOSTA - I trend dipendono dai numeri, io vedo qui di nuovo, questo è un istogramma delle colonnine, però io lo vedo andare su e giù e poi su, qui dipende da quanto è un punto basso...

DOMANDA - I non esposti vanno giù?

RISPOSTA - No, guardi che io penso che gli esposti siano in verde chiaro, poi dipende dai numeri, dai pesi che dà nel suo trend, però...

DOMANDA - Il trend è comunque a crescere, di questo mi può dare atto?

RISPOSTA - Lì dipende come lo fa. No, non è una crescita lineare, però questo si vede lì, non c'è bisogno che lo dica io, dopodiché quale sia l'andamento ognuno dell'altro e quale sia il confronto, quali numeri siano dietro, francamente non lo so.

DOMANDA - Va bene, professore, con questo io concludo e metto a disposizione naturalmente queste figure e la ringrazio.

 

Presidente: allora, vuole fare le domande l'avvocato Scatturin? Per Medicina Democratica.

 

Avvocato Scatturin: Sì, e le altre parti civili da me assistite.

 

AVVOCATO SCATTURIN

 

DOMANDA - Questa è la domanda iniziale che faccio al dottor La Vecchia. Nella sua esposizione dell'11 dicembre ‘98 lei si è limitato a commentare le tabelle riassuntive della consulenza tecnica del Pubblico Ministero e della pubblicazione Istisan affermando che - questa è la pagina 37 del verbale - gli angiosarcomi epatici sono la sola causa di morte in eccesso nella popolazione considerata; lei conferma questo giudizio globale della situazione di rischio del Petrolchimico di Porto Marghera?

RISPOSTA - Io confermo l'affermazione.

DOMANDA - No, la mia domanda è se lei conferma questo giudizio globale della situazione di rischio del Petrolchimico di Marghera?

RISPOSTA - Ritorniamo a discutere quali sono gli eventi, quali sono i rischi, etc. etc. non giochiamo sulle parole, io sto semplicemente parlando di numeri, sui numeri e sugli eventi gli unici aumentati sono gli angiosarcomi, poi se vuole discutere sull'eventualità è un altro quesito, però...

DOMANDA - Io ho fatto una domanda e lei ha dato una risposta. Allora, sentita questa risposta io le chiedo: come commenta il fatto che nella consulenza del Pubblico Ministero tra i lavoratori e il numero delle morti osservate è sistematicamente inferiore al numero atteso?

RISPOSTA - Io ho già detto nella mia presentazione dell'11 dicembre che non spetta alla difesa difendere una diminuzione di rischio, la risposta ovvia è che non c'era un sistematico aumento di mortalità in questi lavoratori, lasciamo perdere che era più basso dell'atteso, io voglio solo portare a casa il concetto che non ce n'erano di più. D'altra parte è questa l'assurdità dal punto di vista epidemiologico di questa situazione, di solito succede che vi sono 100 osservati, 80 attesi, quindi c'è un qualche eccesso, l'accusa dice che i 20 in più sono dovuti all'esposizione, la difesa dice che i 20 in più sono dovuti al caso o ad altro. Qui la difesa dal punto di vista epidemiologico è in una situazione assurda, perché non deve difendere, a parte gli angiosarcomi che non sono un problema epidemiologico, è un problema discutere quando è avvenuta l’esposizione se prima o dopo la conoscenza della cancerogenicità del CVM, però la difesa si trova in questa assurda situazione di difendere una diminuzione di rischio. Allora io ritengo, e voglio soltanto che il Tribunale accetti il concetto che il rischio non sia aumento, sulla riduzione di eventi non devo fare commenti io, perché effettivamente io non devo difendere una diminuzione, se ci fosse un eccesso sarei io a difendere, però ce ne sono meno di quelli attesi, per cui se voi accettate che non ve ne siano di più io sono soddisfatto di questo.

DOMANDA - Allora c'è un'altra domanda che è legata a questa: lei ritiene che sia giusto confrontare un gruppo di persone scelte che si mantengono in buono stato di salute con la popolazione generale, ed allora, ancora, esiste secondo lei l'effetto lavoratore sano?

RISPOSTA - Effettivamente dobbiamo difendere i lavoratori sani. Allora, abbiamo, penso che tutti siano probabilmente annoiati di questa discussione, però cercherò di farla semplice questa volta perché è stata fatta...

DOMANDA - Non siamo annoiati di questo.

RISPOSTA - Il punto che io spero di potere spiegare è che il lavoratore sano non è qualcosa di particolarmente difficile, il lavoratore sano vuol dire che un soggetto ad alto rischio per una malattia per cui esistono dei fattori di rischio molto tempo prima, tende o a non entrare o ad escludersi in qualche modo dal processo produttivo. Questo vuol dire che un iperteso, un diabetico o viene scartato alla visita di assunzione oppure quando gli viene il diabete va in pensione, perché sa che nell'arco di 5, 10 anni o è molto aumentato, allora o viene escluso da chi fa le visite di ammissione e di assunzione oppure quando è assunto sceglie lui di non continuare a lavorare. Per cui chi non ha segni o indicatori che possono portare ad un considerevole rischio di malattia resta a lavorare ed è più sano. Per quanto riguarda il tumore del polmone l'unico fattore di rischio maggiore identificabile a priori è il fumo di sigarette, quindi è ovviamente possibile creare una coorte di lavoratori sani, se lei prende i medici inglesi che hanno smesso di fumare 30 anni o 40 anni fa non muoiono più di tumore ai polmoni, però per sostenere il lavoratore sano lei dovrebbe arguire che i fumatori non venivano assunti a Porto Marghera, il che è semplicemente falso, non va fatta alcuna... L'altra possibilità è che il responsabile del personale, i medici che facevano le selezioni fossero degli stregoni perché nessun altro può capire ed immaginare 30 anni dopo, nel 1960 né oggi, se lei assume dei lavoratori evidentemente non ha, a parte il fumo, nessun fattore di rischio evidente per il tumore ai polmoni. Quindi o lei scarta o lei avrà grosso modo una mortalità, quindi o voi riuscite a sostenere, ma con qualche documento, che in questa coorte venissero eliminati i fumatori o non c'è altro argomento possibile perché non è possibile identificare il lavoratore sano perché non ci sono, come per il cardiovascolare, il fattore di rischio chi ha più rischio e che quindi o se ne va lui o viene escluso in qualche modo perché non sta bene o non potrebbe star bene. Io l'ho messa sul semplice, è stata discussa venti volte.

DOMANDA - Nella realtà del Petrolchimico però non è che si sia verificata questa situazione che lei ha esposto, perché le cose andavano diversamente, cioè diciamo che quando uno si ammalava, un operaio si ammalava e magari passava la visita o andava all'ospedale, quando ritornava non è che andasse in pensione, veniva destinato ad altre mansioni, il che è una cosa molto diversa e magari erano mansioni diverse che comportavano esposizioni ma non nella stessa misura. Questa è la realtà del Petrolchimico che non racconto io ma che è emersa poi da queste udienze del processo, e in particolare dalla trattazione dei 450 casi fatti dai professori Colombo e Lotti. Per cui quello che lei mi ha detto non convince, non risponde alla realtà, diciamo, ai dati che possiamo ricavare da queste esperienze che si sono verificate in questa fabbrica.

RISPOSTA - I 450 includevano anche dei soggetti malati, non tutti erano ammalati ma una parte erano ammalati, ed erano proprio quelli che non si adattano al discorso sul lavoratore sano. Il fenomeno del lavoratore sano che si applica a qualsiasi cosa, anche l'utilizzatore di farmaci a lungo termine spesso sono più sani, chi prende la pillola, chi prende terapie ormonali sostitutive è più sano perché chi ha qualcosa tende a non prendere dei farmaci necessari, non è un processo che lei deve immaginare come coatto, il problema è che se un lavoratore a 45 anni si dice che ha il diabete o scopre che ha il diabete, sceglie lui, non c'è bisogno di fare nulla, sceglie lui di andare in pensione anziché di andare a 60 anni, di andare un po' prima, per cui esce dalla coorte e così via. Questo è il fenomeno, è un fenomeno di selezione dal punto di vista delle visite di assunzione verosimilmente e di autoselezione quando non le malattie ma i segni o i fattori di rischio che possono portare a delle malattie compaiono.

DOMANDA - Va bene, prendo atto di questa sua opinione, e passo a un'altra domanda. Lei ha stigmatizzato la mancanza di dati temporali a proposito degli insaccatori e in particolare ha affermato che il rischio non aumenta con l'aumentare della latenza e la durata di esposizione, testualmente questo lei ha affermato. E` al corrente che nel corso del dibattimento è stato rilevato che nella coorte mancano i decessi fino al 1971?

RISPOSTA - La coorte è stata definita con dei criteri, quindi se è per quello mancano anche i decessi dopo il 1995, che sarebbero importantissimi, perché noi avremmo oggi molti più eventi e un potere maggiore, però la definizione è fatta con i criteri standard che vanno seguiti, poi abbiamo anche discusso più per forma che non per sostanza l'inclusione a posteriori di due neoplasie epatiche, ma al di là di quello quando si definisce un criterio, si fa uno studio di coorti in base a quel criterio, se si cambia il criterio, cioè mancano gli osservati e mancano anche gli attesi. Dal punto di vista formale la coorte, pur con le deficienze minori che oltretutto non sono da imputarsi a chi ha fatto questo studio che ha dato un grosso sforzo, e che abbiamo già discusso con il dottor Casson l'altro giorno, è stata fatta, ed è stata seguita in maniera formalmente corretta, noi divergiamo sostanzialmente sull'interpretazione, ma sullo svolgimento tecnico del lavoro, al di là delle deficienze inerenti a questo tipo di studi non è possibile fare critiche maggiori.

DOMANDA - C'è un'altra domanda che è legata a questa che le ho appena fatto, se è al corrente, anche questo è un dato acquisito al dibattimento, che spesso i lavoratori impiegati nelle imprese di appalto di cui molti erano anche insaccatori, sono stati poi assunti dalla Montedison?

RISPOSTA - Quando sono stati assunti entrano nella coorte. Io adesso...

DOMANDA - Diciamo che prima di quel momento avevano già, io dico, delle esposizioni magari anche rilevanti, di questo non si è tenuto conto nella sua esposizione, ed è un dato che è stato acquisito agli atti del processo ormai?

RISPOSTA - Questo lei lo deve discutere con il medico del lavoro la storia del singolo lavoratore. Gli studi epidemiologici seguono delle regole formali che non si possono accomodare in un modo o nell'altro. Allora, la regola formale dice: chi entra a far parte da quel momento fa parte, finché non succede o l'evento morte o l'uscita o la perdita del follow-up resta, quello che ha fatto prima non conta, però sappiamo quando è entrato, perché molti soggetti potevano aver lavorato anche in altre attività nocive o potenzialmente nocive, questo è un quesito che vale in qualsiasi studio di coorte, molti stabilimenti non partono tutti con lavoratori diciottenni, quindi se lei assume un trentenne quasi sempre un qualcosa ha fatto, però il criterio di base da quando entra lo segue, e questo è un criterio da cui io non posso modificare alcunché perché così si fa l'epidemiologia, se lei vuole discutere la storia lavorativa completa del signor..., deve discutere l'ambiente di lavoro.

DOMANDA - Io rimango sempre nell'ambito della ricerca epidemiologica, che però sia corretta e che tenga conto anche di questi dati.

RISPOSTA - No, mi scusi...

DOMANDA - Finisco, mi riallaccio a quello che ho detto prima, io dico che pur trattandosi di lavoratori, di questi lavoratori delle imprese che erano impiegati nelle imprese di appalto e che poi sono stati assunti dalla Montedison. In questo caso che pur trattandosi di lavoratori con esposizioni pregresse ed anche consistenti figurano come esposti solo dopo l'assunzione alla Montedison. Ora, le sembra sensato che in presenza di queste due gravi fonti di distorsione, almeno secondo noi, ambedue tendenti a livellare il rischio, fare rilevare come incoerenti i risultati sulla latenza e la durata? Perché questa poi è la sua opinione che è stata ribadita e scritta poi nel verbale.

RISPOSTA - Quello che abbiamo visto dalla tabella 2 della relazione dei dottori Comba e Pirastu, quindi non è che sia una mia opinione, sono i numeri forniti dalla pubblica accusa. Io faccio l'epidemiologo e le dico che per fare l'epidemiologo si rispettano alcune regole che non si possono cambiare, il singolo lavoratore va discusso con chi si occupa del singolo lavoratore, e lì è ovviamente importante considerare l'intera storia e così via, però dal punto di vista dell'esposizione in una coorte, la coorte comincia quando si entra in quella coorte, è come se lei dicesse: "Ha fatto un gol prima di cominciare la partita, contiamo anche quello", oppure l'ha fatta nella partita di andata e gli diamo l'abbuono, non vale, il punto è che quando si comincia al punto 0 si comincia e si segue fino alla fine, quello che succede si vede, quello che è esterno dal punto di vista epidemiologico non conta, dopodiché l'epidemiologia le dà un'informazione globale sui grossi numeri, se lei vuole discutere il singolo lavoratore si deve rivolgere ad un altro.

DOMANDA - No, non è questo, comunque io passo a un'altra domanda. Nella scorsa udienza lei ha riferito sull'estensione dello studio di Wong da parte di Munt, come di uno studio che non trova, eccetto il fegato, alcun effetto, o almeno così a noi è parso dalla tabella che ha fatto vedere. Può riferire al Tribunale se è esatto che nell'executive summary gli autori riferiscono un eccesso di tumori del fegato, dell'encefalo e dei tessuti molli e del connettivo tra i lavoratori studiati?

RISPOSTA - Il summary è il summary, poi ci sono tutti i numeri, è un lavoro molto grosso questo, il fegato l'abbiamo visto, ci sono 80 tumori del fegato complessivi rispetto a 22 e 3 attesi di questi 80, 50 sono angiosarcomi provati, uno è un emangioma, e ne restano 29, quei 29 non sono tutti epatocarcinomi comprovati, e anche se lo fossero l'SMR non sarebbe significativo, però è verosimile che qualcun altro sia un angiosarcoma, per cui il fegato è un discorso chiuso. I sarcomi connettivali ai tessuti molli sono la stessa categoria; vi sono, guardiamo... scusi un attimo, sarcomi connettivali ai tessuti molli, 12 osservati e 44 attesi. Però 4 di questi 12 erano angiosarcomi per cui di nuovo, assumendo che gli angiosarcomi siano associati ad esposizione a cloruro di vinile restano 8 osservati rispetto a 4 e 44, questi 8 non sono tutti confermati istologicamente, per cui è possibile che qualcuno anche di questi 8 sia un angiosarcoma. In ogni caso questo SMR di 8 verso 4 e 44 sarebbe 180 non significativo, 78, 355. Io poi non ho memoria di un eccesso di sarcomi connettivali...

DOMANDA - Scusi se la interrompo, io le ho fatto una domanda aut aut, cioè se può confermare o smentire questo che le ho chiesto.

RISPOSTA - Io le sto dando i dati, se vuole l'aut aut, però se lei vuole sentire com'è la situazione io la posso spiegare e mi fa piacere spiegarla al Tribunale, però se lei vuole un sì le dico sì e basta.

DOMANDA - Un'altra domanda che le presento, perché lei sa che in ciascuna coorte di lavoratori vi sono soggetti esposti a sostanze diverse a seconda della mansione. Ora, secondo lei, vi possono essere anche effetti diversi, cioè tipi diversi di tumore in eccesso a seconda della mansione? E` una domanda questa, è una domanda che ricerca la sua opinione.

RISPOSTA - Tipi diversi di tumore a seconda della mansione sia per effetto di reale associazione sia per caso, questo è certo, se lei suddivide dei lavoratori avrà dei tipi diversi, se lei suddivide sulla coorte avrà dei tipi diversi di neoplasie perché fa dei gruppi limitati e quindi i numeri cambieranno.

 

Presidente: cioè, questa domanda può essere posta raccordandola anche a quella fatta prima dall'avvocato Partesotti, in questi termini: lei, professor La Vecchia, ritiene che sia corretto metodologicamente, dal punto di vista ovviamente dell'epidemiologo, confrontare le sottocoorti dei lavoratori con riferimento alle loro mansioni, quindi in particolare addetti al CVM oppure addetti al PVC, in quest'ultimo caso insaccatori, nel primo caso in particolare autoclavisti, per cercare di individuare due categorie ben definite, e una volta individuate queste sottocoorti fare riferimento a quei tumori o a quelle malattie che l'esposizione in un caso al CVM, in particolare, nel secondo caso al PVC in particolare, può determinare. Lei lo ritiene corretto o non corretto, o comunque, a prescindere dalla correttezza o meno, significativo o non significativo questo confronto? Per restringere, io mi rendo conto che andiamo poi di fronte a situazioni che ci danno dei numeri più bassi rispetto a quelli su cui è abituato a lavorare l'epidemiologo, però qui abbiamo dei dati di raffronto che sono più omogenei, andiamo al di fuori di quelle che sono le medie, cioè le medie che comportano, per l'appunto, se vogliamo l'accorpamento di situazioni meno omogenee. Questa è la domanda che io le pongo.

RISPOSTA - Allora, la risposta base è che quando vi è un eccesso si va a cercare dov'è. In questo caso vi è un eccesso di angiosarcomi, si va a cercare dov'è ed è negli autoclavisti, quindi questo da un lato è importante, e dall'altra parte io potrei dirle che non occorreva l'epidemiologia per vederlo. Il problema delle altre analisi di sottogruppi si scontrano oltre che con i piccoli numeri di cui lei ha già fatto cenno e di cui abbiamo visto anche alcuni esempi, si scontrano anche col fatto che non vi è eccesso globale e spesso vi è diminuzione globale. Allora, se lei prende una situazione come quella del tumore al polmone in una coorte di Porto Marghera che senza dubbio non mostra eccesso, comunque accettate almeno che non vi sia eccesso, e lo va a scomporre in tanti pezzetti, ovviamente alcuni avranno un rischio più basso e altri più alto, però non può dimenticare il fatto di base che globalmente non c'è eccesso, perché quando lei si va a trovare col gruppo più alto, dopodiché deve spiegare anche perché gli altri avevano un rischio così basso, e la spiegazione più ovvia è che è un effetto del caso perché lei confronta vari sottogruppi e non ha il diritto, al di là della significatività non sono neanche diversi, se lei fa un test di significatività, al di là della significatività deve stare molto attento a fare analisi di sottogruppi, questo è il concetto base che fa parte delle nozioni di epidemiologia di base. Quindi occhio ai numeri e soprattutto attenzione quando non c'è eccesso, se noi qui avessimo un 150 di SMR sarebbe tutto diverso perché bisognerebbe andare a cercare dove è quel 50 in più, ma noi qui abbiamo 80 di SMR e sappiamo a priori che se andiamo a trovare un 120 o un 140 da una parte, avremo 40 dall'altra, per cui come facciamo a spiegare 40? Perché questi 80 globali oscillano, quindi...

 

DOMANDA - Posso passare a un'altra domanda, Presidente?

 

Presidente: Sì, prego.

 

DOMANDA - Ora per quanto riguarda il tumore del polmone, lo studio di Munt non trova alcun eccesso, e negli operai di Porto Marghera l'eccesso si è manifestato tra coloro che sono stati esposti alle polveri di PVC, cioè gli insaccatori. Può dirci se lo studio di Munt abbia potuto analizzare questa mansione? E` una informazione che le chiedo più che una domanda.

RISPOSTA - Io sto guardando la mortalità per tumore del polmone era 82, erano 303 osservati e 369, 5 attesi, significativamente inferiore all'attesa nello studio di Munt ed era analoga a Porto Marghera, comunque era sotto l'unità, e forse anche meno di 82, quindi i due dati sono completamente sovrapponibili. Gli insaccatori io non li ho qui.

DOMANDA - Io le chiedevo se Munt, per quanto le risulta delle sue conoscenze, certamente, abbia potuto analizzare questa mansione, quella degli insaccatori?

RISPOSTA - Non lo so ora, bisogna guardare.

DOMANDA - E` una domanda, è una informazione che io le chiedo più che una domanda. Comunque lei dice che non può dare una risposta, perché non sa se Munt abbia studiato o analizzato anche questo tipo di mansione, quella degli insaccatori?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Adesso chiudo con queste domande che sono poi formulate dal dottor Crosignani e che io ripeto e cerco di integrare in qualche modo, ed è una domanda di statistica. Lei ha affermato che quando un dato non è significativo sul piano statistico non lo è neanche sul piano biologico, ma poi chiede di esprimere le incertezze delle stime del rischio con intervalli di confidenza al 99 per cento o al 999 per mille. Lei ha al suo attivo, per quanto ci risulta, moltissime pubblicazioni, credo un migliaio di pubblicazioni in campo epidemiologico, può dire al Tribunale in quante di queste sue pubblicazioni lei ha calcolato intervalli di confidenza al 999 per mille?

RISPOSTA - Mi può dire a che pagina ho detto questo?

DOMANDA - A pagina 41, dovrebbe essere...

RISPOSTA - Dove dico del 999? Allora, io come tutti uso il 95 per cento, quando parlavo del 99 o del 999 etc. mi riferivo non all'epidemiologia, e se non è chiaro si può integrare adesso, ma a quello che io capisco, molto poco, di giustizia penale...

DOMANDA - Mi scusi, ho sbagliato pagina, era pagina 35, alla fine. Vuole che rilegga? E quindi dice: "Non sarebbe irragionevole che la difesa chiedesse intervallo di confidenza al 99 per cento o al 999 per mille".

RISPOSTA - Ma questo riflette la mia opinione e anche la mia scarsa competenza di questioni giuridiche. Allora, il punto è che in epidemiologia si usa il 95, io nella parte sopra della pagina ho semplicemente chiesto che si faccia quello che si fa dappertutto, cioè usare il 95 per cento. Invece in Tribunale per esprimere una condanna penale io ritengo, ma questo è un parere che non vale niente, perché è un parere di un non professionista, che la certezza della colpevolezza possa richiedere un margine di errore superiore al 5 per cento, però questo possiamo anche considerarlo un inciso non tecnico, e quindi privo di valore rilevante. Resta il fatto che si usa il 95, e io come tutti uso il 95, chi usava il 95 si sbaglia cinque volte su cento perché dal punto di vista della ricerca epidemiologica viene ritenuto un errore accettabile, non per avere certezza ma per fare differenza, questo è il punto.

DOMANDA - La domanda non era proprio questa, era se può dire al Tribunale in quante di queste sue pubblicazioni ha calcolato intervalli di confidenza al 999 per mille?

RISPOSTA - Scusate, ma io qui non dico che ho fatto, farò d'ora in poi, dico che non sarebbe irragionevole, quindi un'espressione relativamente... che la difesa chiedesse in questo caso per condannare degli imputati una certezza superiore al cento per cento.

DOMANDA - Ma io facevo riferimento alle sue pubblicazioni, se lei nelle sue pubblicazioni ha dichiarato le stesse cose, mi pare di no?

RISPOSTA - Io non faccio accuse penali nelle pubblicazioni, io sto solo dicendo, con un'espressione che vi chiedo scusa se è male interpretata, se comunque è sconfinata dal mio ambito di competenza specifica, facevo notare che anche il 95, che è quello che usano tutti, me compreso, implica il 5 per cento di errore, non so se voi in giustizia accettiate il 5 per cento di errori, questo volevo dire.

DOMANDA - Io devo continuare con queste domande che sono del professor Piergiorgio Duca, e sono domande che cominciano con la non significatività statistica a dimostrazione di non effetto, questo è un gruppo di domande che io le farò adesso. Ora, a proposito di significatività statistica ed evidenza, di non esistenza di rischio per tumore del polmone, nel verbale della sua deposizione dell'11 dicembre, a pagina 46, lei ha affermato: 12 osservati rispetto a 7 e 5 attesi, SMR 160 e 7 non è significativo neanche al 90 per cento. Forse intendeva dire che non è significativo al 10 per cento?

RISPOSTA - Guardi, mi sembra che le pagine 45 e 46 riguardino la consulenza della dottoressa Chellini che è stata ampiamente discussa anche da altri in quest'aula. Io credo che i punti di reale critica alla conoscenza della dottoressa Chellini non sia la statistica, il vero punto di critica è la definizione della coorte, che abbiamo visto include chi c'era, anche con esposizioni minime di qualche giorno e l'uso degli attesi su base nazionale.

DOMANDA - Io dico, citando la mancata significatività statistica, intendeva sostenere che è così dimostrata l'assenza di rischio?

RISPOSTA - Io credo che sia dal punto di vista della ricerca e sia dal punto di vista della giustizia io penso che basti dimostrare la non presenza di rischio, comunque osservare la non presenza di rischio, dimostrare l'assenza è un qualcosa che francamente è molto difficile, io mi accontento in generale che accettiate, guardando i dati, l'osservazione che non vi è eccesso di rischio a parte gli angiosarcomi. Dopodiché dimostrare l'assenza, francamente è chiedere troppo sia alla scienza...

DOMANDA - Mi perdoni, la domanda non è questa, assolutamente. Io chiedevo se la mancata significatività statistica ci autorizza, ci legittima ad affermare che resta così dimostrata l'assenza di rischio, cioè siamo al sicuro, cioè se questo dato che è fornito dalla statistica è sufficiente per lei ad affermare che non c'è rischio; è questa la mia domanda. E` una domanda di buon senso.

RISPOSTA - E` proprio il buonsenso di cui stiamo parlando, perché noi dimostriamo che non osserviamo rischio, quindi non dimostriamo la presenza di rischio, questo è ciò che possiamo fare. Cioè dimostrare l'assenza è un qualcosa che sostanzialmente è al di fuori dello scopo della nostra attività, noi osserviamo quando c'è eccesso e presente rischio, quando non c'è eccesso, come in questo caso, ciò che possiamo fare è dire: "Guardate che non è presente il rischio", non arriviamo a dire: "Guardate, vi garantiamo che non ci sia", basta dire che quello che possiamo fare è nel chiedervi i dati, il constatare che questi dati non mostrano alcun eccesso di rischio. L'inferenza su questi dati esula poi dalla possibilità, perché dimostrare la nullità è impossibile.

DOMANDA - C'è un'altra domanda che è collegata con questa, ed allora noi le facciamo rilevare che in questo caso per l'SMR il limite superiore dell'intervallo di confidenza è 230 al 95 per cento di confidenza, 280 se scegliamo il 99 per cento di confidenza e 350 se infine scegliamo il 999 per mille. Ora come interpreta lei questi risultati?

RISPOSTA - Ma in quali casi?

DOMANDA - Nel campo della epidemiologica.

 

Presidente: rispetto a quali eventi?

 

DOMANDA - I 12 osservati, rispetto ai 7 e 5 attesi.

RISPOSTA - L'intervallo di confidenza si chiama intervallo perché ha un limite inferiore e un limite superiore, e quindi in generale anche gli studenti devono guardarli tutti e due, soprattutto per esprimere un verdetto di colpevolezza bisogna guardare quello basso perché bisogna essere davvero sicuri che quello basso stia dentro, quello alto è un'informazione aggiuntiva. Io però questi 12, io mi ricordo anche la deposizione di un'ora del professor Foà su questo, lo studio della dottoressa Chellini non è la questione di 12, è la questione di una coorte definita in maniera inadeguata di una popolazione di riferimento insostenibile, e quindi di uno studio che ha un valore realmente molto modesto, contrariamente allo studio dei dipendenti Montedison ed Enichem su cui noi dissentiamo ampiamente sull'interpretazione, ma su cui non possiamo, al di là delle piccole cose che riconosciamo possono essere dovute a imprecisioni ed errori su cui abbiamo potuto esprimere delle critiche sostanziali. Questo studio è uno studio sostanzialmente inficiato da errori enormi. Per cui non è la questione del 12, prima del 12 c'è uno studio che non sta in piedi.

DOMANDA - Prendo atto. Allora lei è d'accordo nel concludere che se si vuole essere certi di non commettere errore non possiamo escludere che esista per gli esposti un rischio triplo rispetto a quello della popolazione scelta a riferimento?

RISPOSTA - Noi non possiamo escludere che esista una protezione che... questo è il concetto di intervallo di confidenza. Noi abbiamo un intervallo di confidenza, definito l'intervallo, l'attimo può oscillare. Allora lì interessa quanto è il limite, se è alto o basso.

DOMANDA - C'è chi ha affermato che è scorretto presentare la non evidenza di un effetto come evidenza di un non effetto. Lei condivide questa affermazione? Non so se sono stato chiaro.

RISPOSTA - Spero di sì, spero tanto di averla capita. Io però, forse limitando troppo il mio ambito in tutte le mie discussioni ho soltanto chiesto al Tribunale e a voi di guardare un attimo i dati, ho fatto il minor numero possibile di inferenze su questi dati. Quindi io ritengo che quando non si osserva effetto, quando si osservano stime puntuali, inferiori unità, quando si osservano intervalli di confidenza che ampiamente vanno di sotto l'unità bisogna concludere, senza troppa filosofia, che i dati non dimostrano alcun eccesso, perché non lo mostra non perché... un eccesso di rischio. Io il passo successivo che i dati dimostrano l'assenza di rischio francamente non ritengo che spetti a me farlo, l'assenza assoluta non mi sembra... Qui stiamo discutendo se c'è stato un eccesso e se e stato dovuto a... non se siamo sicuri che non ci sia stato nessun rischio. Qualcosa avvenuto 30 anni fa mi sembra assolutamente al di fuori anche, non solo della scienza ma anche del buon senso.

DOMANDA - Mi scusi, forse mi sono spiegato male. Cioè io dico l'uso di una metodologia, come quella statistica o di una scienza come quella statistica, la quale può arrivare ad affermare che la presenza della non evidenza di un effetto si può considerare come evidenza di una non effetto, per noi è una affermazione che non può essere corretta. Per lei invece è corretta, la condivide questa affermazione?

RISPOSTA - Guardi nel mio mestiere, io le posso dire cosa insegno agli studenti a scuola, dopodiché chiama filosofi della scienza, etc. e le spiega l'inferenza possibile. Io agli studenti di medicina mi limito a dire che ciò che noi possiamo dimostrare è che i dati non mostrano o mostrano eccesso, con una confidenza che di solito definiamo al 95 per cento, in casi specifici, rarissimi, possiamo definire diversamente. Punto. Io in generale non tendo arrivare a dire che dimostriamo tutto, perché noi semplicemente di solito osserviamo ed osservando concludiamo in base a ciò che osserviamo. Estrapoliamo il meno possibile da questo.

DOMANDA - Lei concorda sul fatto che soprattutto in assenza di significatività statistica se si vuole escludere la presenza di rischio occorre guardare all'estremo superiore dell'intervallo di confidenza?

RISPOSTA - No, secondo me bisogna guardare l'intervallo di confidenza nella sua interezza e, se è possibile, farlo al 95 per cento. Comunque si chiama intervallo perché vale tutto, dall'inizio alla fine una volta definite le sue soglie.

DOMANDA - Va bene, poi seguono queste domande sul limite superiore o sul limite inferiore dell'intervallo di confidenza. Ora, a proposito dei limiti dell'intervallo di confidenza a pagina 36, sempre del suo verbale, lei ha sostenuto che non è ragionevole con un SMR ad un certo livello fare riferimento soltanto al limite estremo, che è favorevole ad una o all'altra parte. Non le sembra invece che corra l'obbligo di dovere escludere la presenza di un rischio per l'uomo? In altri termini, non le pare che anche in presenza di un test non significativo diciamo, corra l'obbligo di privilegiare l'estremo superiore proprio a causa della possibile presenza del rischio per l'uomo?

RISPOSTA - Ma noi qui non stiamo discutendo di una possibilità. Questi fatti qui sono avvenuti decenni fa. Quindi non abbiamo la possibilità, abbiamo l'osservazione. Allora quello che noi osserviamo è che eccetto gli angiosarcomi, la mortalità per tutti i tumori maligni, per tumore al polmone, per i tumori importanti è meno dell'attesa. Tutto. Questo ormai l'abbiamo osservato, non possiamo più cambiarlo. Questo va accettato come dato di fatto. A questo punto io non sono alla riga, lei mi può dire la riga in cui dicevo... non vorrei aver commesso qualche...

DOMANDA - Fare riferimento soltanto al limite estremo, che è favorevole ad una o all'altra parte.

RISPOSTA - Allora noi qui innanzitutto abbiamo osservazioni su fatti avvenuti e su eventi avvenuti molto tempo in passato, gli ultimi eventi sono avvenuti nel 1995. Quello che io dico in questa espressione è semplicemente di guardare la stima puntuale e di guardare l'intero intervallo, cioè non soltanto ciò che fa comodo l'uno o all'altro.

DOMANDA - Mi scusi, allora noi le facciamo questa osservazione, questo rilievo sul quale non so se lei possa concordare. Noi invece concordiamo sul fatto che un medico non debba basarsi sulla sola non significatività per escludere la presenza del rischio per il tipo di cultura e di conoscenza che regolano i suoi comportamenti professionali poi. Ora lei pensa la stessa cosa, oppure si discosta da questa opinione che tocca la deontologia poi in realtà anche, in effetti. Ma tutto quello che noi studiamo poi va riversato sulla cura della salute del paziente, per cui non dobbiamo mai dimenticarlo, almeno dal mio punto di vista.

RISPOSTA - Non stiamo decidendo come si curano i pazienti domani, noi qui stiamo osservando fatti avvenuti in passato. Allora, dal punto di vista della regolamentazione, del fissare oggi gli standard di igiene industriale, lei può dire di voler essere il più conservativo possibile e quindi non accetta nessun rischio, che poi non è vero, qualche rischio c'è in tutte le attività umane, ma comunque fissa un rischio bassissimo in modo che il medico non abbia la sua deontologia compromessa da ciò. Però noi non stiamo fissando gli standard di igiene industriale nello stabilimento del Petrolchimico, stiamo osservando ciò che è successo 30, 40 anni fa e le conseguenze di questo. Allora ciò che è successo ce lo dirà, le conseguenze le abbiamo già viste e sono, ripeto, guardatele, alcuni cardioangiosarcomi e nessun eccesso di alcuna altra malattia. Questo noi lo sappiamo, se poi lei mi dice che il medico che attualmente è responsabile dello stabilimento deontologicamente deve affrontare rischio zero o rischio infinitesimo, verrà...

DOMANDA - Mi scusi...

RISPOSTA - Noi non stiamo stabilendo gli standard di igiene industriale, qui stiamo giudicando o tentare di giudicare se ha causato. Noi sappiamo se ha causato o no e sappiamo che non ha causato, solo questo.

DOMANDA - Sì, ma la mia domanda era diversa, mi scusi. La ripeto perché poi in questa maniera si capisce che lei risponde a una domanda diversa, che io non ho fatto. La mia domanda era se lei concorda o non concorda sul fatto che un medico non debba basarsi sulla sola significatività per escludere la presenza del rischio. E poi ho aggiunto, di mio, per il tipo di cultura, di conoscenze che regolano i suoi comportamenti professionali. Anche lei è medico mi pare. E` vero?

RISPOSTA - Certo.

DOMANDA - Anche lei è un medico, perciò nei suoi studi epidemiologici avrà anche portato questa sua cultura di medico dentro le ricerche che ha fatto penso. Ora, questo era il significato della mia domanda e riceveva, e doveva ricevere da lei una risposta che lei non ha dato.

RISPOSTA - Ma adesso qui stiamo parlando un linguaggio diverso. Quello che io sto tentando di dirle da un quarto d'ora circa è che l'epidemiologia è una scienza osservazionale, fatta a posteriori. Osserva ciò che è avvenuto e trae delle conclusioni. Quindi di solito non si occupa oggi di intervenire. L'intervento spetta al politico, spetta al regolamentatore, spetta a chi decide. Noi qui stiamo osservando e traendo delle conclusioni su osservazioni accumulate già in passato. L'altro aspetto su cui stiamo discutendo da circa un quarto d'ora è se io le posso dimostrare il rischio zero, se il medico abbia la responsabilità di dimostrarle il rischio zero... posso osservarle che non c'è rischio e consigliarle di riguardare la tabella 2 ed osservare quello che è successo. E quindi io le posso dimostrare che non c'è rischio, dimostrare che non ci potesse essere è un quesito che esula dalle mie possibilità sia come ricercatore sia come medico.

DOMANDA - Secondo me lei non ha risposto, comunque passo rapidamente ad altre domande. Lei attribuirebbe all'esposizione al fumo di sigaretta un tumore polmonare che non è stato possibile tipizzare dal punto di vista istologico insorto in un medio fumatore, cioè 10-20 sigarette al giorno da 30 anni?

RISPOSTA - Avrà avuto medici esperti, tutto per settimane, lo chieda a loro, io le faccio presente che io sono epidemiologo e guardo i numeri, se lei vuole la storia del signor Andrea Gianni deve chiedere a uno che fa questo di mestiere.

DOMANDA - Su quale particolare tipo di informazione epidemiologica baserebbe il suo giudizio per l'attribuzione dell'insorgenza del tumore da fumo? Le sono venuto incontro in questa maniera sulle osservazioni che lei ha fatto prima.

RISPOSTA - Di nuovo, dal punto di vista epidemiologico si studia la storia del fumo, si guarda se il soggetto ha fumato, ma ciò che hanno fatto i miei colleghi per settimane, per cui le hanno detto caso per caso se fumava o non fumava e poi lei discuterà con loro se aveva ragione o torto, non è che io possa... oltretutto non le ho, non le conosco neanche singolarmente quelle schede, ma francamente io non valuto il caso singolo.

DOMANDA - Lei è d'accordo che più sull'SMR è utile fare riferimento al rischio attribuibile negli esposti inteso come percentuali di malati che si verifica tra tutti gli esposti dovuto all'esposizione?

RISPOSTA - Sono due misure diverse, quindi più... se vuole una risposta semplice è no, il primo compito dell'epidemiologia è stabilire un rischio relativo, quindi un eccesso o la diminuzione di rischio, qui l'eccesso non c'è e quindi il discorso sarebbe già chiuso, il rischio attribuibile implica delle assunzioni di rappresentatività e delle procedure di calcolo relativamente semplici che portano a stimare la proporzione di casi attribuibili, però sono due misure diverse, una ha un valore, e l'altra ha un altro valore, ma senza dubbio la seconda non vale più della prima, buona parte dell'epidemiologia è fatta sulla stima del rischio relativo.

DOMANDA - Sono due domande finali, anche queste sono delle informazioni più che delle domande, se nel corso dei suoi studi epidemiologici si è occupato di fumo di sigarette come fattore di rischio e di consumo di alcool, sempre come fattore di rischio?

RISPOSTA - Sì.

 

Avvocato Partesotti: Presidente, so che c'era il Pubblico Ministero che aveva qualcosa da dire.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - C'era un discorso che volevo chiedere, se possibile, al professor La Vecchia in relazione a, probabilmente sarà stato un lapsus, comunque chiedo conferma, nel momento in cui diceva c'era una sorta di sovrapposizione tra i dati di Munt e i dati di Comba e Pirastu per la parte che riguardava gli addetti all'insacco; a me non pare proprio che sia così, proprio sulla base delle relazioni depositate e discusse. Se vuole le leggo anche il passo.

RISPOSTA - No, io le confermo a priori che è stato un lapsus, perché i dati di aggiornamento di Wong, io li ho anche, ma li ho considerati per... sono una massa di dati abbastanza complessi, e nel rispondere all'avvocato della parte civile io ho semplicemente detto che erano sovrapponibili per l'insieme dei lavoratori per quanto riguarda il tumore del polmone.

DOMANDA - E sono una sottocoorte, una sottocategoria, come vogliamo chiamarla, che ha un suo significato perché riguarda un concetto di omogeneità, di attività lavorativa, questo è il concetto che ha ispirato questi confronti, e in effetti il dato sugli addetti all'insacco per quanto riguarda Marghera, ma anche stabilimento di Ferrara, che sono stati riportati da Comba e Pirastu, parla di queste stime di SMR che sono tutte superiori a 100, si parla ad esempio, per quanto riguarda la coorte dipendenti delle cooperative operanti in regime di appalto, c'è un SMR di 161, per quanto riguarda gli addetti all'insacco della coorte Montedison-Enichem c'è SMR di 141, poi è stato fatto questo ulteriore esame di questa coorte, di questa analisi congiunta e in queste due coorti si è ottenuta una stima dell'SMR per tumore polmonare di 151, quindi questi non sono dati che si sovrappongono a quelli di Munt. E un discorso analogo viene fatto per la coorte di Ferrara dove c'è un incremento significativo sia per i tumori del fegato, un SMR di 444 ed anche dell'apparato respiratorio, un SMR di 169. Comunque preso atto di questa...

RISPOSTA - No, aspetti un attimo, perché il problema di Ferrara, Ravenna, è un problema...

DOMANDA - No, io ho accennato Ferrara.

RISPOSTA - Relativamente nuovo.

DOMANDA - Certamente è nuovo, c'è uno studio che è stato completato alla fine del '98.

RISPOSTA - Che è bene che tutti conoscano perché è uno studio che ha interesse relativamente limitato nel complesso perché i numeri degli osservati sono relativamente piccoli rispetto ai grossi studi americani o europei, 181 osservati e 205 attesi, questo l'insieme di Ferrara... Ravenna per tutte le cause e tumore del polmone sono 25 osservati rispetto a...

DOMANDA - Lei ha una capacità che è sicuramente superiore alla mia, perché le abbiamo fatto una domanda e ne risponde in un'altra maniera. Quello che le chiedevo io era se essenzialmente il discorso della conferma di questo lapsus è su questi dati che ho riferito per la migliore compressione del Tribunale e di tutti che sono nella memoria, che è stata deposita ancora a settembre del '98, questo essenzialmente era il discorso.

RISPOSTA - Io credo che tutti, adesso io lo sto cercando, tutti dobbiamo considerare l'articolo pubblicato su Ferrara, Rosignano e Ravenna, perché la singola coorte è troppo piccola per fare inferenze, globalmente vi ho detto ci sono 25 casi di tumore ai polloni nei tre stabilimenti, per cui se poi andiamo a prenderne uno solo abbiamo veramente un problema di numeri piccoli che vanno a... Il mio punto per quanto l'insieme di Ferrara, Rosignano e Ravenna è il primo che gli eventi sono pochi, e quindi consentono con difficoltà inferente su sottogruppi, e secondo che neanche a Ferrara, Rosignano e Ravenna la mortalità per tumori del polmone è aumentata.

DOMANDA - Per Ferrara abbiamo un SMR per l'apparato respiratorio nel suo complesso di 169, 18 osservati, e all'interno di questo gruppo il tumore della laringe che rileva un incremento significativo, si parla di un SMR di 500.

RISPOSTA - Sì, ma su quanti casi, qual è l'intervallo di confidenza, comunque...

DOMANDA - No, per carità, questi dati infatti, dico, la consulenza verrà depositata, è nell'elenco degli atti che verranno depositati all'udienza di luglio, comunque, ecco, ne aveva già discusso nella relazione depositata a settembre '98.

RISPOSTA - Perché, capisce, lei prende Ferrara ma allora evidentemente Rosignano ce l'ha più bassa, perché se l'insieme dei tre... sono solo 25 casi, quindi su 25 eventi in totale non è che si possa fare moltissimo, ma 25 osservati, 24 attesi, di nuovo, prendere Ferrara è come prendere la sottomansione, è il sottogruppo, però evidentemente l'altro stabilimento o gli altri due stabilimenti avranno SMR 800.

DOMANDA - Comunque, sono dati da vedere perché, ad esempio, Rosignano ha un SMR per quanto riguarda il periodo superiore ai 20 anni 8 osservati e 4 attesi, quindi SMR di 190. Quindi sicuramente sono dati che vanno approfonditi, vanno studiati e vanno discussi, però la mia domanda riguardava questo che mi sembrava fosse un lapsus, ecco, e lei mi aveva detto: "Sì, in effetti c'è stato questo leggero lapsus".

RISPOSTA - Ce ne è stato uno più grosso di cui devo scusarmi la volta scorsa, perché sono andato a riguardarmi le cause dell'angiosarcoma, poi le possiamo consegnare anche un articolo di riferimento, effettivamente l'arsenico non è una causa riconosciuta di epatocarcinoma, per cui, anche questo era più semplice chiederlo al professor Colombo, però se dobbiamo ritornare alla mia mancata risposta, di cui mi scuso, la volta scorsa, la risposta è che il torotrast può causare neoplasie a varie sezioni del fegato, in realtà li causa soprattutto ai dotti e alla colecisti e dotti, ed è un mezzo di contrasto radioattivo con degli isotopi radioattivi e quindi non è inverosimile che causi neoplasie, ma l'arsenico io francamente non l'ho trovato ma quando potrà vedere il professor Colombo potrà discuterne meglio con lui, io francamente non ho trovato l'arsenico come causa di epatocarcinoma.

 

Presidente: se non ci sono altre domande...

 

Avvocato Partesotti: Presidente, semplicemente mi si chiedeva di depositare i numeri relativi alle figure che abbiamo illustrato, di cui abbiamo chiesto conto l'opinione del professore, qui le abbiamo, abbiamo i lavoratori addetti ai vari reparti, spese compound, insacco ed altri, abbiamo i casi di osservati, attesi, per tumore al polmone, tumore all'encefalo, leucemie, linfomi, totale tumori, insomma..

 

Presidente: quindi voi avete adesso la possibilità di indicare i numeri di tutti questi sottogruppi?

 

Avvocato Partesotti: sì, sia per coorte, sottocoorte, per tumore, la mortalità, per singola patologia, quindi abbiamo i tumori ai polmoni, i tumori all'encefalo, leucemie, totale tumore, cardiovascolari, osservati, attesi e SMR.

 

Presidente: ecco, quest'ultimo dato è, l'SMR che avete...

 

Avvocato Partesotti: il rapporto tra osservati ed attesi.

 

Presidente: sì, ho capito, ma voglio dire... ditemi i numeri di partenza e poi eventualmente il dato finale. L'obiezione era che, primo che il numero degli osservati nell'ambito dei sottogruppi era esiguo, e poi l'altra osservazione era che comunque l'andamento complessivo, che talvolta poi era, diciamo così, un po' un andamento irregolare, perché non era di crescita assoluta, vedeva anche delle cadute, soprattutto tra i 5 e 10 anni, anche quello era un andamento che non era significativo per la tesi da voi sostenuta. Quindi, allora, rispetto a queste due obiezioni, se voi date dei dati adesso che possono essere ulteriormente valutati io ritengo che abbiamo qua il professor La Vecchia, può anche esprimere un'opinione un po'...

 

Avvocato Partesotti: allora io posso dare questi numeri, cioè il totale naturalmente sono i 1658 lavoratori, le persone anno sono 35625 in totale, per il tumore al polmone abbiamo due casi, il numero dei lavoratori, sono 202 per le spese, 404 per il compound, 198 per l'insacco, 854 gli altri, cioè un totale di 1658, come dicevo prima. Allora, tumore polmonare: per le spese, osservati 2, attesi 3,45, SMR 0,58. Sempre tumore polmonare: osservati 11, attesi 7,95, SMR 1,38. Per il compound. Tumore ai polmoni per gli addetti all'insacco: osservati 9, attesi 5,25, SMR 1,71, 71 per cento in più di morti, ecco, questo significa l'SMR. Tutti gli altri, sempre per tumore al polmone, 9 osservati, attesi 13,95, per un totale di 31 contro 30,6; tumore encefalo: 0 osservati contro 0,3 attesi per le spese, quindi 0; compound: 2 osservati contro 0,7 attesi, SMR 2,86, 186 per cento in più di rischio. Insacco: 0 attesi, 0,41..., 0 "serrato", chiedo scusa, e 0,41 attesi, SMR 0, il totale è 2 contro 2,71, 0,74 l'SMR. Leucemie e linfomi, addetti alle spese: 0 osservati contro 0,58 attesi, compound: 3 osservati, 1,25 attesi, SMR 2,4. Insacco: 4 osservati contro 0,77 attesi, 5,2, 420 per cento in più di rischio. Passiamo al totale dei tumori quindi, per gli addetti alle spese abbiamo 7 osservati su 9,8 attesi, quindi uno 0,71, e questo conferma quindi l'importanza del riferimento a questa coorte di non esposti. Compound, totali tumori, 31 osservati, 22,3 attesi, SMR 1,39; insacco: 17 osservati su 14,8 attesi, 1,15. Per finire, abbiamo malattie cardiovascolari che sono importanti per quei discorsi che facevamo prima per l'assegnazione all'assunzione e per l'assenza di incidenza del fumo del tabacco nella coorte di Porto Marghera, a differenza di quanto è stato così sommariamente e ripetutamente detto dai consulenti della difesa. Per le malattie cardiovascolari abbiamo per gli addetti alle spese un osservato e 8 attesi, 0,13 di SMR; gli addetti al compound: 7 osservati su 18 attesi, SMR 0,39; gli addetti all'insacco: 10 osservati, 12,8 attesi, 0,78 l'SMR. Ecco, questi sono i dati, li consegno. Chiedo anche naturalmente di poter vedere la tabella che è stata mostrata prima dal professore.

 

Avvocato Scatturin: io deposito due memorie, una del professor Piergorgio Duca e una del dottor Crosignani, come era stato programmato poi.

 

Presidente: d'accordo, ma, voglio dire, io ho fatto ripetere un attimo questi dati per sapere dal professor La Vecchia se ha delle ulteriori osservazioni da fare alla stregua dei dati che sono stati adesso forniti.

RISPOSTA - Non molto, salvo notare che molti di questi dati e molti di quelli che l'avvocato faceva notare, eccessi in percentuali di rischio sono basati su numeri molto piccoli. La raccomandazione, ripeto, è quella di non fare dei trend lineari per variabili qualitative, ossia per mansioni. L'altro punto che è chiaro è che il totale tumori, quindi il numero più grosso, di 31 osservati rispetto ai 22 attesi per il compound include evidentemente gli angiosarcomi. Se noi da questi sottraiamo gli angiosarcomi il numero di osservati probabilmente scende da 31 a 25 rispetto a 22 attesi, per cui... L'altro punto è che io credo, ma qui, di nuovo, bisogna guardare con attenzione i metodi. Io credo di aver capito che la definizione dell'esposizione sia stata fatta in base all'esposizione iniziale e questo implica una qualche scorrettezza metodologica, nel senso che quando si conta la durata di esposizione o la esposizione bisogna contare per ciascun anno quanto il soggetto è stato occupato, e non inserirlo indipendentemente da quello che è successo dopo. Questo mi sembra emergere dal fatto che vi siano 9 e non 10 tumori del polmone in insaccatori con un SMR però molto alto perché di 1,75, perché 5,25 sarebbero attesi sottostimati. Comunque le mie due fondazioni sono: primo, di stare attenti all'analisi sui sottogruppi in assenza di eccessi globali che ho già detto, secondo di stare ancora più attenti in presenza di numeri piccoli, anche agli intervalli di confidenza, sui numeri sotto 5 si non si possono prendere da quelli che si chiamano software di calcolatori, perché di solito i software di calcolatori usano dei metodi approssimati che vanno bene per numerosità convenzionalmente definite sopra 5, per numeri inferiori, quindi quando si hanno 2, quando si hanno 3, bisogna ricorrere ad un test che va fatto ad hoc, si chiama il test exact, perché il test statistico comune ha un'approssimazione sull'entità della numerosità, per cui se dei test, ora non sono stati fatti e quindi non voglio riaprire il discorso, ma se verrà fatto inferenza sulla significatività di numeri piccoli bisogna ricordare anche questo.

 

Avvocato Partesotti: lei però parla di esattezza di dati quando mi ha mescolato nella sua analisi per dirmi che non ci sono eccessi di esposti, non esposti, allora io a questo punto non riesco a capire dove vogliamo parare.

RISPOSTA - Questo era solo un appunto metodologico, il test si chiama esatto perché non è approssimato, è una definizione del test, i dati devono essere analizzati e gestiti nel miglior modo possibile, io non penso di avere considerato gli esposti e non esposti, io penso di aver raccomandato, oltre che considerato io, di aver raccomandato di considerare la globalità della coorte, inizialmente, questo mi sembra sia un qualcosa di importante, uno prima guarda l'insieme dei lavoratori, vede se ci sono stati degli eccessi, dove e quando ci sono stati degli eccessi cerca di capire perché.

Avvocato Partesotti: ma gli eccessi ci sono stati, se lei leggeva con maggiore attenzione forse la relazione Pirastu-Comba negli insaccatori ci sono gli eccessi. Quindi è il caso forse di andare a vedere dove sono questi eccessi e quindi di ricavarne qualcosa di più, non fermarsi solo alla prima impressione.

RISPOSTA - No, la prima impressione guardi che non è un'impressione, la prima impressione è un qualcosa che sia l'epidemiologo, e se potrà farlo, anche lei, deve essere oggetto di attenta riflessione, non è un'impressione, la mia raccomandazione al Tribunale, a chiunque guardi questi dati, prima di tutto guardiamo l'insieme dei dati, quando c'è un accesso capiamo perché l'eccesso, se non c'è eccesso è molto pericoloso andare a spezzettare i dati per trovarlo dove si riesce a trovarlo. Questa è una operazione che non è corretta. Però non è un'impressione, in realtà quello è il primo lavoro di osservazione sostanziale che deve fare un qualsiasi epidemiologo, che voi avete ignorato, voi avete ignorato il fatto che qui non c'è eccesso nei polmoni, siete andati a spezzettarlo nel modo che ritenevate più utile alla vostra parte, fino a trovare il pezzettino che faceva comodo alla vostra parte.

 

Pubblico Ministero: ma si tratta degli stessi lavoratori, della società attività lavorativa, non nella maniera più utile, non è stato fatto a caso, è stata indicata una logica, gli addetti all'insacco, all'essiccamento, è una logica di collegamento della stessa attività lavorativa, non è una cosa casuale. Fanno quel lavoro e sono stati esaminati quelli.

RISPOSTA - Io non ho mica detto che era casuale, ho detto che è sistematica, il che è ancora peggio, nel senso che se fosse casuale avreste fatto rilevare sia gli eccessi che i deficit, avete dimenticato i deficit, perché poi dovete dire perché c'è un SMR probabilmente attorno a 50, a 60 i negli altri, come fate a spiegarlo? E invece... proprio perché non avete fatto le cose a caso ma l'avete fatto andando a cercare soltanto ciò che si sosteneva con una fatica disperata, perché io mi rendo conto che partire da un SMR di 0,8 per arrivare...

 

Avvocato Partesotti: è stato abbastanza semplice avendo statistici a disposizione, come credo che abbia anche lei, è abbastanza semplice, non è stata una grossa fatica. Comunque, approfitto per concludere questa nostra perseveranza forse diabolica, deposito anche una tabella che dimostra una figura, che la mortalità per tutti i tumori negli insaccatori PVC e negli operai spese per anni di fini del lavoro, cioè abbiamo, a seconda del periodo che trascorre dalla cessazione del lavoro, una riduzione di mortalità assolutamente importante solo negli insaccatori, da 0 a 4 anni dopo la cessazione del lavoro, da 5 a 9 anni, dopo la cessazione del lavoro, da 10 a 14 anni dopo la cessazione del lavoro, da 15 a 19 e oltre i 20. Siccome noi perseveriamo nell'errore allora chiedo di poterli depositare e deposito questa...

 

Presidente: va bene, la depositi.

 

RISPOSTA - Il punto è che per fare le cose completamente bisogna fare analisi analoghe anche per gli altri gruppi di lavoratori, quando si scompone, si scompone e si fa vedere tutto, non si fa vedere soltanto il sottogruppo.

 

Presidente: allora se è finito il controesame possiamo congedare il professor La Vecchia.

 

Pubblico Ministero: per la prosecuzione dell'udienza, nel senso che era stato programmato oggi l'inizio dell'audizione dei consulenti tecnici dottor Mara e ingegner Carrara, di Medicina Democratica, e a partire da oggi pomeriggio il controesame Nano-Rabitti-Scatto, siccome ha problemi di aereo sul pomeriggio a una certa ora, se sono d'accordo sia i difensori, sia i consulenti di Medicina Democratica, visto che sono presenti, di cominciare con loro il controesame adesso che ormai sono le 11 e mezza.

 

Presidente: va bene, se non ci sono problemi. Cioè era programmato che il controesame dei professori Nano e Rabitti fosse il pomeriggio, siccome ci sono problemi di aerei si vuole anticiparlo nella mattinata. Avete problemi? No. Allora, chi vuole intervenire? Si accomodi, prego, accomodatevi entrambi anzi, così eventualmente se le domande sono poste a tutti e due potete rispondere sia l'uno che l'altro.

 

DEPOSIZIONE CONSULENTI 

DR. NANO GIUSEPPE - DR. RABITTI PAOLO

 

AVVOCATO ALESSANDRI

 

DOMANDA - Io ho pochissime domande di chiarimento da rivolgere ai consulenti del Pubblico Ministero, anticipando al Tribunale che gran parte dei temi dovranno essere ridiscussi dai nostri consulenti e quindi non posso in questa sede, mi sembrerebbe oltretutto di far perdere tempo al Tribunale, ripercorrere molti passaggi, per cui mi limito soltanto ad alcune domande, ripeto, prevalentemente di chiarimento e di metodo. La domanda, la prima è rivolta indifferentemente all'ingegner Nano e all'ingegner Rabitti, che hanno a più riprese parlato delle commesse di lavoro, commesse di lavoro dal 1970 in avanti. Io, rileggendo i verbali, ho notato che sono state citate alcune commesse, credo non più di una quindicina circa, e volevo chiedere sulla base di quale documentazione complessiva sono stati da voi fatti determinati giudizi e fatte soprattutto le selezioni, vale a dire esposte soltanto queste commesse rispetto ad un campione, rispetto a una globalità, rispetto a che numero di commesse complessive sono state da voi considerate.

NANO - Nell'introdurre questo argomento avevo spiegato la volta scorsa quale fosse stata la nostra difficoltà nel rimettere a posto le carte e avevo tentato di dare il percorso totale che bisognava andare a percorrere per capire quando una commessa era iniziata, quando era finita e soprattutto che esito aveva dato questa commessa. Quindi il nostro grosso lavoro è stato quello di prendere degli scatoloni, dei veri e propri scatoloni, che ci venivano consegnati da Montedison, da Enichem, e rimettere a posto le carte; lo schema logico però adottato per andare a vedere quali fossero gli interventi più significativi, anche questo era stato esposto all'inizio nella mia relazione la volta scorsa. A noi interessava andare a vedere quali erano i punti critici o i punti più critici dal punto di vista dell'emissione in atmosfera, cioè in ambiente di lavoro di cloruro di vinile monomero, se voi ricordate quando io ho fatto vedere lo schema dell'impianto ho fatto vedere quali erano sommariamente gli aspetti critici rispetto alcuni, i filtri aperti, i serbatoi aperti e cose di queste genere. Quindi quelli che io ho esposto qui non corrispondono a tutti quelli che noi abbiamo preso in esame ma corrispondevano sostanzialmente a quali erano i punti più critici, quelli che potevano influire più significativamente dal punto di vista della concentrazione ambientale del cloruro di vinile monomero.

DOMANDA - Allora qual è l'universo della documentazione che avete preso in considerazione per proporre all'attenzione del Tribunale queste commesse che voi avete giudicato significative sia in senso positivo che in senso negativo?

RABITTI - Inizialmente non posso che concordare con quanto detto dall'ingegner Nano, si è un po' in quella condizione nel mettere insieme, ci siamo trovati nella condizione di mettere insieme della documentazione che non era ordinata, poi successivamente abbiamo controllato anche la documentazione depositata e se ricordate io ho anche citato una relazione del '75 che fa riferimento ad un piano di lavoro, ripeto, abbiamo citato una relazione che è del 24 novembre '75 e che fa riferimento ad un piano di lavoro, questa relazione ha allegato tutta la serie degli interventi che erano stati previsti per il miglioramento ambientale nei reparti. Questa relazione però non ha, diciamo, i numeri delle commesse, faccio un esempio, ne leggo una tanto per capire cosa c'è scritto... serbatoi torbida con azoto e collegamento tra di loro degli sfiati dei serbatoi, prima colonna, seconda colonna, il reparto, sono tutti reparti di polimerizzazione, terza colonna in esercizio, quarta colonna importo. Queste, dopo aver costruito nelle nostra relazione già una serie di tabelle relativamente alle commesse che abbiamo trovato, sono andato a controllare anche le commesse depositate, che adesso, credo da Montedison, sono state depositate in ordine di tempo; quindi le commesse che abbiamo trovato, cercato e quelle che abbiamo trovato sono relative ai reparti di polimerizzazione, ai problemi ambientali e sono quelle che sono depositate qua.

NANO - Forse per precisare anche meglio. Siccome sono depositate agli atti del Pubblico Ministero, in prima battuta le carte che noi abbiamo trovato riguardavano 28 tipi di interventi differenti perché, li ho contati adesso, che non sono stati illustrati tutti, se vuole glieli leggo.

DOMANDA - No, credo di conoscerli perché sono già contenuti nelle relazioni prodotte nella fase delle indagini preliminari, la mia domanda era semplicemente quella di sapere quante di queste commesse avete preso in considerazione. Avete parlato di commesse depositate o fornite da Montedison e da Enichem, e queste sono un certo numero, ce ne sono delle altre agli atti; ora io volevo soltanto sapere sulla base di quale materiale documentale avete lavorato.

NANO - Adesso le contiamo.

DOMANDA - Non c'è bisogno di contarle.

NANO - Abbiamo lavorato, in prima battuta su tutte le commesse che siamo riusciti ad estrarre dai famosi scatoloni che avessero almeno uno dei documenti che ho citato la volta precedente, che vuol dire quindi l'autorizzazione divisionale, la richiesta di intervento, la commessa, l'apertura della commessa, la chiusura della commessa o la verifica. E queste inizialmente sono state 28, successivamente le cose che noi abbiamo preso in esame sono, adesso, quelle depositate anche dalle parti.

RABITTI - In questo elenco vi sono 32 commesse, di cui alcune commesse interessano vari reparti, per il primo step di lavori di risanamento, e 23 per il secondo step dei lavoro di risanamento, sono 55. Comunque io l'altra volta avevo detto, credo che questo sia a verbale, che avevamo controllato anche queste commesse dal punto di vista dei tempi e avevo costruito un diagramma dei tempi, noi lo chiamiamo diagramma di "Gant", ma si chiama la temporizzazione che mette in relazione la commessa con la data di inizio e di fine. E questo ci interessava per poter capire se effettivamente questo crollo che le aziende sostengono ci sia stato nella concentrazione del CVM nei reparti, specialmente di polimerizzazione, fosse conseguente ad un effettivo cambiamento e miglioramento degli impianti oppure, come ci sembra più realistico, sia stato anche conseguenza di un cambiamento del sistema di misurazione.

DOMANDA - Non voglio entrare adesso nella discussione degli effetti delle modifiche perché, evidentemente, come ho già anticipato, questo comporta una riconsiderazione globale degli impianti, delle modifiche, degli effetti. Io chiedevo semplicemente sulla base di quali commesse avete presentato al Tribunale questo che può essere considerato, mi sembra, un campione. Cercavo di capire questo, nient'altro che questo.

NANO - Se lei per campione intende quello, quelle che noi abbiamo trovato sono un campione.

DOMANDA - Quindi voi ne avete trovate 55?

NANO - No, noi ne abbiamo trovate 28-29.

RABITTI - No, scusate, ne abbiamo trovate 28 nella prima parte della lavorazione, poi successivamente quando sono state depositate...

 

Presidente: ed ulteriori 55 quando sono stati depositati gli altri atti.

RABITTI - No, 55 in tutto, queste 55 comprendono anche quelle che avevamo... comunque sono quelle che sono elencate in questo elenco fornito che allegheremo, per quanto riguarda gli impianti, gli interventi di miglioramento ambientale; io non so se ci siano stati altri interventi di miglioramento ambientale, sicuramente in questo elenco fornito da Montedison non ci sono scritti, e non risultano neanche dalle commesse depositate.

Presidente: comunque tutto ciò che era in atti voi l'avete preso in esame?

RABITTI - Tutto quello che abbiamo trovato.

 

DOMANDA - Comprese le commesse sequestrate, non depositate dalle parti ma sequestrate?

NANO - Sì, noi abbiamo lavorato principalmente e inizialmente sulle commesse sequestrate, con quella difficoltà che le dicevo.

DOMANDA - Non dubito sulla difficoltà ma lei mi conferma che quindi sono state prese in esame anche quelle sequestrate?

NANO - Sì.

DOMANDA - Sempre una domanda analoga alla precedente, mi riferisco a una affermazione che si trova a pagina 35 circa del verbale, in cui si parla dei campionamenti personali, è lei, ingegner Nano, che ne parla dei campionamenti personali. Ecco, anche qui si dice sempre dalle carte depositate dalle parti abbiamo trovato questi numeri etc., poi segue il commento, non mi interessa in questo momento il commento che attiene ovviamente al problema del monitoraggio etc.. Anche qui la domanda è di tipo metodologico, qual è la base documentale, cioè i bollettini relativi ai campionamenti personali che voi avete considerato?

NANO - I bollettini che noi abbiamo considerato sono quelli che abbiamo trovato nel materiale sequestrato ed in parte anche quelli prodotti successivamente in seguito a richieste nostre fatte alle parti, penso all'Enichem in questo caso o a EVC addirittura, quindi è materiale documentale d'epoca, in parte trovato nelle carte sequestrate e in parte adesso non le so dire quale delle due è sequestrata e quale prodotto successivamente, ma comunque depositato.

DOMANDA - Ecco, siccome c'è un passaggio nel quale sembra che questi bollettini comincino dal 1981, se vuole le trovo il passaggio, non ha importanza. Le chiedo soltanto: lei ricorda che vi siano dei bollettini di analisi anteriore al 1981?

NANO - Sì, li abbiamo trovati successivamente. Ricordo che esistono addirittura dei bollettini di analisi addirittura degli anni Sessanta, li abbiamo trovati successivamente. Ma non ricordo che fossero però dei bollettini di analisi riferiti ad analisi personali. La sua domanda è solo sui personali.

DOMANDA - Ma negli anni Settanta sì?

NANO - Negli anni Settanta adesso a memoria non ricordo, ma sicuramente dovevano esserci anche perché è detto, per esempio, in un articolo pubblicato che adesso vado a cercarlo un attimo, ecco, esiste un articolo del 1978 che è un articolo pubblicato sulla chimica e l'industria, che è l'articolo che io ho trovato, in cui addirittura c'è la foto del sistema di campionamento personale. Quindi...

RABITTI - Io intervengo perché abbiamo trovato proprio nei giorni scorsi un documento relativo a campionamenti personali, è stato depositato da Montedison e controsiglata ‘55. Comunque anche questo allegheremo, nel quale c'è scritto, è stato depositato da Montedison, sta nei faldoni depositati da Montedison e porta la sigla H55, nel quale è un documento indirizzato all'ingegner "Gaito", al dottor Fabbri, ingegner Testoni, ingegner Calverato, dottor Giudice, ingegner Mollame e professor Talamini. Relatore il perito industriale Scaglianti. Leggo due passi che mi sembrano interessanti relativamente alla domanda che è stata posta.

 

Pubblico Ministero: la data del documento?

RABITTI - E` del 14 luglio 1976. "Lo scopo del presente lavoro è la determinazione della quantità media di CVM assorbita dall'operatore di impianto durante il proprio turno di lavoro. E` stato messo a punto un metodo di campionamento analitico, dopo viene rappresentato. L'utilità di questi prelievi, pagina 2, si può evidenziare confrontandoli con la procedura usata finora, dove la concentrazione di inquinante in un posto di lavoro viene accertata facendo la media dei vari punti di prelievo fissi che comprendono l'area sottocontrollo. La pratica di igiene industriale suggerisce invece che le condizioni reali in un posto di lavoro cambiano notevolmente con la posizione, la distanza, la temperatura di una sorgente di inquinamento e soprattutto con la loro variabilità durante il corso della giornata. L'operatore poi non rimane fisso in un certo posto, ma si muove all'interno dell'impianto. Quindi passa attraverso condizioni ambientali di notevole differenza. Sono queste le differenze che non si possono evidenziare con il sistema di prelievo precedente, cioè con il gascromatografo, perché esso fornisce soltanto campioni medi di una certa zona che non rispecchiano nella realtà la vera situazione dell'operatore", che è una conferma di quello che abbiamo sostenuto noi. Ripeto, l'ho detto adesso perché l'abbiamo trovato recentissimamente questo documento.

 

DOMANDA - Ingegner Rabitti, mi riferisco ad un passaggio che si trova a pagina 103 del verbale, dove lei fa riferimento, su domanda del Pubblico Ministero, ad una relazione riguardante l'impianto CV6 del 23 gennaio 1980 e riferisce e sottolinea che la polverosità è di 1 grammo metro cubo, cioè una polverosità particolarmente elevata. Proseguendo, lei dice che questa relazione fa riferimento alla seconda delle due analisi eseguite nel 1979. Sto leggendo testualmente. Ora, io ho qui sott'occhio il documento del 23 gennaio 1980, ed allegato a questo c'è il bollettino con le due analisi che si sono svolte rispettivamente il 18 maggio 1979 e il 25 giugno 1979. Io immagino che a queste lei facesse riferimento, in quanto corrispondono anche i numeri relativi alla classificazione della granulometria ponderale percentuale.

RABITTI - Scusi un attimo che lo sto cercando. Io ho fatto riferimento ad una relazione che allegheremo, che sta allegata ad una commessa, la 4709.03 e che dice: descrizione impianto, leggo testualmente quello che c'è scritto...

DOMANDA - Mi permette di concludere la mia domanda? Se lei vuol trovare il documento, l'abbiamo qui tutti e due sotto gli occhi, è pacifico che stiamo parlando della stessa cosa, captazione polverosità, il titolo è manoscritto. Nella prima pagina vi è effettivamente scritto polverosità in aria uguale circa 1,0 grammo metro cubo, circa metà della pagina. Poi lei fa riferimento, giustamente, ai bollettini analitici allegati. Dico fa riferimento in quanto ne parla nel testo a pagina 103. Ora io la pregherei appunto di considerare i bollettini che sono l'allegato 10 di questa captazione polveri all'insacco e dirmi se si tratta di grammi o di milligrammi.

RABITTI - Ora io non riesco a ritrovare la pagina sul verbale perché probabilmente li abbiamo stampati in maniera diversa. Comunque io li ho stampati da un file, non ho quello efficiale. Però diciamo i bollettini allegati non fanno riferimento, almeno quelli che ho allegato io, non fanno riferimento al CV6. Fanno riferimento uno al CV14 e uno al CV24.

DOMANDA - No, quello che io ho sotto gli occhi fa riferimento al CV6 ed è allegato a quel documento.

RABITTI - Io non ce l'ho il CV6.

DOMANDA - Lei fa riferimento a due analisi eseguite nel 1979 e queste due analisi eseguite nel 1979 sono esattamente le analisi che sono riportate nella prima pagina di quel documento a cui lei fa riferimento?

RABITTI - Non posso escluderlo, io nei documenti che ho, diciamo allegati al mio lavoro che depositeremo ho tre cose. Cioè questa pagina che ha anche lei e che racconta la classificazione granulometrica delle polveri. C'è scritto 1 grammo a metro cubo di concentrazione di polveri, e poi ci sono le classificazioni ponderate percentuali. Cioè tanto maggiore di 30 micron, tanto tra 10 e 30 micron etc.. Poi altri due documenti che ho sono relativi uno al CV14 ed uno al CV24 sempre del 1979, mentre questa relazione è del 23/1/1980 quindi probabilmente fa riferimento ad un'analisi del 1979 per quello che ne posso sapere. Io ho allegato due bollettini, uno del 31/11/1979 relativo al CV14 ed uno del 21/11/1979 relativo al CV24.

 

Presidente: i dati sono espressi in grammi o in milligrammi?

RABITTI - I dati di questo documento sono espressi in grammi, nel senso che questo documento ha solo la concentrazione di polvere nell'aria che è 1 grammo, almeno qui c'è scritto 1 grammo, dopo... Mentre nelle altre due relazioni ci sono i dati espressi in milligrammi. Milligrammi metro cubo.

 

DOMANDA - Comunque confermo, il bollettino allegato che l'abbiamo ricavato noi dagli atti come è a disposizione di tutti, del CV6, 18 maggio 1979 e 28 giugno 1979 parla di polverosità in milligrammi per metro cubo.

RABITTI - Qui c'è scritto 1 grammo metro cubo, comunque lo allegheremo e lo depositiamo.

 

Pubblico Ministero: sono due documenti diversi semplicemente.

 

DOMANDA - No, signor Pubblico Ministero, non sono due documenti diversi.

 

Pubblico Ministero: se legge la data del documento vediamo se sono gli stessi, i documenti di cui ha parlato.

 

Presidente: scusatemi, depositateli e li confrontate, abbiate pazienza. A questo punto mi sembra la cosa più semplice da farsi.

 

DOMANDA - Il fatto che siano due documenti diversi è attestato dal fatto che nella pagina di cui parla l'ingegner Rabitti è indicata la classificazione granulometrica, come ho detto prima, ponderale percentuale, che sono divise nelle varie classi di micron. E queste varie classi di micron sono esattamente tutte coincidenti con i bollettini di analisi che io ho citato in precedenza, e che sono quindi allegati a questi documenti.

 

Pubblico Ministero: ma i bollettini di analisi che sono stati illustrati sono uno del CV14 ed uno del CV24.

 

Presidente: scusate, per uscire da questo impasse credo che l'unica cosa sia di presentare, se ci può presentare e può sottoporre all'esame dell'ingegner Rabitti questo documento in maniera che lo confronti. Veda se ci possono essere stati degli errori.

RABITTI - Sì, questo è lo stesso.

Presidente: è lo stesso. Allora perché ci sono queste due letture?

RABITTI - Non lo so, adesso confronteremo i dati. Il problema è la determinazione percentuale della granulometrica delle polveri. Cioè sapere quanto di polvere, 30 micron, quanto va sotto, quanto stava sotto i 10 etc..

Presidente: questo dal punto di vista della possibilità di assorbimento.

RABITTI - Dopo magari qualcuno potrà obiettare, e credo di avere capito il senso della domanda, che se si trova meno di 1 milligrammo di polvere a metro cubo nell'aria è difficile fare la classificazione granulometrica. Ma questo è un altro discorso. Io ho trovato una classificazione fatta da tecnici della Montedison e l'ho riportata. Punto.

Presidente: va bene, dopo eventualmente fate le vostre considerazioni.

 

Pubblico Ministero: fermo restando che i due bollettini però sono un'altra cosa, sono tre documenti diversi, uno riguarda il 14 CV14 ed uno il CV24.

 

DOMANDA - Signor Pubblico Ministero, io ho già spiegato la mia domanda. I consulenti ritengono di rispondere in un certo modo, è inutile che discutiamo tra di noi a questo punto. L'interpretazione dei documenti la stanno facendo i consulenti tecnici.

 

Pubblico Ministero: un attimo che se li guardano e dopo le risponderanno.

 

Presidente: andiamo avanti, eventualmente facciamo l'intervallo e ve li vedete un po' meglio. Però vorrei una risposta abbastanza precisa su questo aspetto.

 

RABITTI - Io avevo scritto lì 1 grammo, dopo se dall'altra parte c'è scritto 1 milligrammo non lo so. Però sta di fatto che queste analisi sono tutte fatte su fotocopie dove c'è scritto 1 milligrammo. Quindi può darsi che chi ha fatto l'analisi abbia scritto così e si sia andato a riportare 1 grammo nella relazione, perché il vero contenuto era 1 grammo. Che si siano dimenticati di cambiare il sistema di misura che sta nella tabella, dopo le confronteremo, tutte queste tabelle sono prescritte nella prima riga.

NANO - Posso fare un commento? Premesso che evidentemente l'errore di scrittura può sempre esistere, lei basa il fatto che questi due documenti si riferiscono alla stessa analisi sulla base della classificazione granulometrica, se non ho capito male, giusto?

DOMANDA - Non solo, anche perché sono allegati.

NANO - Sta parlando di quest'ultima pagina lei, vero?

DOMANDA - Credo che sia l'ultima pagina.

NANO - Mentre il documento citato da Rabitti i fogli sono numerati da 1 d6 fino 6d6, questo allegato 10 è un foglio diverso e comunque fa riferimento a un dato di prelievo del 25/6/1979, mentre questo rapporto è del 23/1/1980.

DOMANDA - Questo lo so benissimo.

NANO - Quindi voglio dire sono passati 7 mesi da un documento all'altro.

DOMANDA - E` Rabitti che fa riferimento esplicito a due analisi eseguite nel 1979.

NANO - Ma l'ingegner Rabitti fa riferimento alle altre due di cui parlava prima, le analisi riferite nel 1979 relativamente al CV24 e al CV14.

DOMANDA - Corrisponde la granulometria d'altro canto.

NANO - Sì, corrisponde la granulometria ma non corrisponde l'analisi. Dopodiché le dico, può sempre essere...

DOMANDA - Prendo atto di questa sua risposta, non condivido e ne discuteremo.

 

Presidente: va bene, altre domande?

 

DOMANDA - Lei fa riferimento, sempre nella stessa pagina 103, ad altre analisi relative alla polverosità ambientale...

RABITTI - Sto cercando la pagina.

DOMANDA - Fa riferimento ad altre analisi sulla polverosità ambientale nel reparto CV14 e CV24 e rispetto a quest'ultima dice che sono tre analisi. Ne abbiamo riportato solo una, immagino che fosse una proiezione, io non le ho qui sottomano, perché la stessa azienda dice: siccome in queste altre due analisi abbiamo reperito poca polvere i dati non sono molto significativi. Ora, in effetti nel famoso bollettino di analisi, e qui non c'è il problema relativamente all'individuazione, perché c'è anche l’affoliazione conseguente, sequenziale, per alcuni dati la classificazione granulometrica ponderale in effetti non c'è perché evidentemente la polvere era modesta, ma in questo, riallacciandomi al discorso di prima e alla domanda di prima, i dati in assoluto relativi alla polverosità sono espressi in milligrammi o in grammi?

RABITTI - Come le ripeto, queste analisi di classificazione sono fatte su fotocopie della stessa matrice, la prima riga è uguale per tutte, dopo venivano compilate perché la prima riga ha una serie di colonne, ed è un po' complicatina da fare. Comunque dopo quando la depositeremo si vedrà. La polverosità qui è espressa in milligrammi per metro cubo.

DOMANDA - E questi dati nella casellina polverosità milligrammi-metro cubo sono elevati per quanto attiene alle prime due analisi non considerate, oppure no?

RABITTI - Secondo me no, infatti le ho tralasciate.

DOMANDA - Ma lei le ha tralasciate, se non ho capito male, perché non era sufficiente il campione per effettuare correttamente una classificazione granulometrica, ma era sufficiente per accertare la polverosità?

RABITTI - Sì.

DOMANDA - Io ho solo un'ultima domanda che riguarda un'affermazione dell'ingegner Rabitti, ma anche questo è un chiarimento, forse sono io che non ho capito. Lei alle pagine 98 e 99 circa parla delle classificazioni del CVM secondo la DCH del 1975 del contratto collettivo. Adesso io non voglio fare il discorso sulla validità e l'importanza e la rilevanza di questi limiti, mi premeva solo capire il senso di una sua affermazione. Vale a dire, se non intendo male, e mi riferisco a pagina 99, lei ricorda che la DCH individua tre gruppi di sostanze, nel primo gruppo A1A sono comprese le sostanze - cito testualmente - a cui è stato già assegnato il PLV. La seconda parte 1B, in realtà A1B, comprende sostanze il cui utilizzo - correggo la stenotipia - nelle attuali condizioni ambientali non permette di assegnare un PLV. Quindi le sostanze in classificazione A1B non hanno PLV. La terza, A1C, comprende le sostanze per le quali si è in attesa di dati più definitivi per una nuova associazione del PLV. Lei nell'ultima frase dice: "Del gruppo 1C, cioè in quest'ultimo gruppo per il quale non ci sono dati più definitivi per una nuova associazione del PLV, fa parte solo il cloruro di vinile". Lei poco prima dice: "Però - e su questo le chiedo in base a quale argomentazione - questa sostanza, il cloruro di vinile, l'unica ad essere compresa nel gruppo 1C dovrebbe per ora essere ascritta tra le sostanze carcinogene del gruppo 1B". Mi vuole spiegare questo passaggio per cui dovrebbe avere lo stesso trattamento la sostanza che è compresa nel gruppo 1C, cioè per la quale la DCH ritiene di non avere dati definitivi sufficienti per l'assegnazione di un PLV ed inserirla nel gruppo 1B, vale a dire nel gruppo in cui non c'è PLV. Non c'è perché è stato accertato che non ci può essere?

RABITTI - Mi scusi, forse non ho capito bene la domanda, io ho letto testualmente quello che c'è scritto nel bollettino della CGH. Successivamente mi è stata fatta una domanda proprio dal Pubblico Ministero: "Quindi non viene assegnato un PLV?". Ed io ho risposto, a verbale seguente, la parte che ha citato lei: "Per le sostanze elencate in 1B non ci dovrebbe essere né alcun contatto o per via respiratoria o per via cutanea o per via orale, la cui entità deve essere valutata con i metodi più sensibili. Né esposizione e né contatto significa circoscrivere le operazioni nei processi lavorativi garantendosi con i migliori mezzi tecnologici consentiti". Questa è una citazione letterale di quello che c'è scritto nel bollettino della GCH.

DOMANDA - Perfetto, è la pagina 19 intanto, se la GCH... La mia domanda era perché lei ritiene di dover trasferire il CVM dalla classificazione della GCH in gruppo 1C nel gruppo 1B.

RABITTI - Così c'è scritto nel bollettino.

DOMANDA - No, non c'è scritto nel bollettino.

RABITTI - Depositiamo le cose e poi vediamo.

DOMANDA - Nel bollettino si dice: "1B sostanze carcinogene per l'uomo sono sostanze legate ai processi industriali riconosciute potenzialmente carcinogene a cui non è stato assegnato un PLV. 1C: sostanze cancerogene per l'uomo sostanze riconosciute con potenzialità cancerogene in attesa di PLV perché necessitano di ulteriori dati: cloruro di vinile". Mentre nell'altro c'è.... Ecco, chiedevo soltanto perché questa traslazione da un gruppo all'altro.

RABITTI - Io ricordo che c'è scritto così. Comunque adesso depositiamo i rispettivi atti e poi li confronteremo, è inutile che diciamo non ho ragione io o non ha ragione lei.

 

Pubblico Ministero: ma al di là del deposito, il problema di contratti di lavoro era stato fatto riferimento al GCH e ci sono degli anni diversi anche.

 

DOMANDA - Ha parlato del 1975, a questo sto facendo riferimento, il bollettino del 1975 e quello che ha letto l'ingegner Rabitti è testualmente la pagina 19 del 1975 ed è il contratto collettivo.

RABITTI - Adesso a memoria non lo ricordo perfettamente, però è una nota del bollettino della GCH. Comunque ci riserviamo di depositare e poi si vedrà chi ha ragione.

DOMANDA - Per carità, ma non era una questione di memoria, non era un test, era soltanto per capire per quale ragione lei riteneva che una sostanza classificata in 1C fosse da trasferire in 1B.

RABITTI - Ma non lo ritengo io, c'è scritto. Figuriamoci se io mi permetto di scrivere una roba del genere.

DOMANDA - Va bene, allora prendo atto di questo.

 

Presidente: sospendiamo allora per una pausa caffè di un quarto d'ora, 20 minuti.

 

SOSPENSIONE DELL’UDIENZA

 

Presidente: ecco, se ha potuto prendere visione dei documenti e rispondere con maggior precisione alla domanda che le veniva fatta, prego.

RABITTI - Questo è il contratto a cui facevo riferimento, è in originale, poi darò una copia e comunque

Presidente: è il contratto quindi di categoria dei chimici dell'anno?

RISPOSTA - 1976, valevole dal primo aprile '76 al 31 marzo '79, contratto per gli addetti all'industria chimica farmaceutica. Nell'appendice A del bollettino CGH riportato in contratto si dice praticamente la stessa cosa che ho riportato io, che è testuale, perché leggevo in questo momento. La terza, leggo le ultime tre righe per brevità, comprende quelle sostanze per le quali si è in attesa di dati più definitivi per una nuova assegnazione del TLV e quindi potrebbero per ora essere ascritte tra le sostanze carcinogene del gruppo 1B, che è esattamente uguale a quello che ho detto io. Consegno la copia.

 

Presidente: va bene, grazie. Ci sono altre domande? No. Domande da parte di altri?

 

AVVOCATO STELLA

 

DOMANDA - Anche noi ci limiteremo a delle domande di carattere generale, rinviando poi alle consulenze perché non siamo all'altezza di affrontare degli aspetti così tecnici. Ecco, dalla relazione del professor Nano viene fuori un quadro che forse va precisato in relazione alle diverse gestioni. A noi interessa la gestione del periodo post ‘87, ecco, allora io qua ho letto molto attentamente la relazione del professor Nano ed anche quella dell'ingegner Rabitti, abbiamo, diciamo, per fare il punto, un gruppo di CV che viene chiuso prima dell'87, e questo lo dice il professor Nano, vorrei solo una conferma, e parlo del CV1, CV3, CV10, CV11, CV14/16 e quindi tutti i rilievi relativi a questi impianti sono rilievi che non riguardano la gestione post ‘87. Poi c'è un'altra precisazione, perché lei parla dell'impianto pilota, lei, professor Nano, ha parlato dell'impianto pilota senza precisare una data, e cioè che nell'86 l'impianto pilota è stato trasferito a EVC?

NANO - Giusto.

DOMANDA - Conferma?

NANO - Sì.

DOMANDA - Allora ci restano gli altri impianti, CV6, CV24/25 e CV22 e 23, CV5/15, ecco, mi sembra che siano tutti, poi semmai andando avanti... Allora, per quanto riguarda il CV6, qua io ho un quadro, produzione di PVC in emulsione, lei, professor Nano, non fornisce la data di avvio, è stata avviata nel ‘56, ed è stato chiuso non nel ‘90, come ha detto lei, ma nell'89, 12/12/89.

NANO - Sì, il dubbio era nel fatto che quando noi abbiamo parlato con i responsabili Enichem anche loro ci avevano indicato, c'è scritto chiaramente nella relazione depositata al Pubblico Ministero ‘89-’90.

DOMANDA - Comunque è agli atti, la documentazione è pacifica su questo punto, 21/12/89. Ecco, a me interessano i problemi sollevati da lei, sono problemi relativi ai filtri scarico del lattice aperti, a perdite di CVM e gas da tenute di pompe e valvole, a serbatoi stoccaggio lattice a cielo aperto. Lei qui nella sua relazione dice già, in sostanza, che questi problemi sono risolti prima della gestione Enichem, non dice proprio così, cioè prima dell'87, dice: "In un periodo di questo tipo di produzione di PVC in emulsione, il periodo è sicuramente fino agli interventi di chiusura del serbatoio della torbida, chiusura dei filtri di montaggio della doppia tenuta della pompa fino alla metà degli anni 70" e poi a pagina 18 aggiunge: "Dopo il ‘74 e ‘75 sono stati introdotti i filtri chiusi, c'è stata la chiusura dei serbatoi".

NANO - Sì.

DOMANDA - Quindi conferma che questo problema non esisteva più nell'87, nel periodo successivo all'87. Altro problema citato da lei, sempre in relazione al CV6 produzione di PVC in emulsione, è il problema del monomero residuo nel lattice, ricorda?

NANO - Sì, certo.

DOMANDA - Ecco, anche questo è un problema risolto prima della gestione post ‘87 da parte di Enichem. Lei dice: "La quantità - pagina 57 e a pagina 88 - di monomero residuo all'interno delle polveri è variata negli anni, poi man mano non tanto nella produzione in emulsione perché scese a concentrazioni di monomero residuo intorno a 1 o 2 PPM", e poi a pagina 80: "Sono state adottate varie tecniche, cioè quella di andare sottovuoto, di riscaldare il lattice, l'ultima adottata riguarda lo strippaggio", lo strippaggio è importante.

NANO - Certo.

DOMANDA - Quindi conferma che già nell'81, questo lo dico io, si rispetta il limite delle 2000 PPM prevista dall'EPA come contenuto massimo di CVM nel lattice o torbida dopo la fase di strippaggio, le risulta questo?

NANO - Questo non mi risulta. Comunque mi sembra che ci sia nella relazione depositata dal Pubblico Ministero una mia stima che parlava di 1500, però non mi risulta dagli atti, non mi risulta dai certificati analitici.

DOMANDA - Poi sempre per il CV6, produzione di PVC in emulsione, lei solleva il problema del monomero residuo nel lattice in relazione all'esposizione al CVM nelle zone di insacco e preparazione miscele, si ricorda?

NANO - Sì, certo.

DOMANDA - Ecco, lei dice che tale esposizione a CVM nelle zone di insacco e di miscele si sarebbe verificato nel caso in cui le polveri avessero contenuto del CVM, pagina 58. Ora, anche questo, a nostro giudizio, è un problema che non esiste più nella gestione successiva all'87, CVM non c'è più dopo l'87.

NANO - Anche qui non ho un dato analitico, però bisogna distinguere i due tipi di PVC prodotti, quello in emulsione e quello in sospensione.

DOMANDA - Sì, sto parlando di quello in emulsione.

NANO - Certo, esiste un limite al di sotto del quale mi sembra molto difficile andare, che è intorno ad un PPM, cioè un PPM di cloruro di vinile monomero nel polimero comunque lo si trova ancora adesso, cioè oggi si trova da 0,5 a 1.

DOMANDA - Sempre in relazione al CV6 in emulsione, lei solleva il problema del lavaggio autoclavi, pagina 19, e del degasaggio a pressione atmosferica delle autoclavi a pagina 21; ecco, lei dice - pagina 21 - i sistemi automatici sono completi verso la metà degli anni 70, e a pagina 21, a proposito dei 40.000 PPM, dice che questi numeri che ho citato sono numeri relativi all'operatività così come l'ho descritta. Successivamente, tra le modifiche apportate, quella che è stata fatta è che il degasaggio veniva fatto sottovuoto, quindi veniva strippata una maggiore quantità di CVM, negli altri casi parleremo di qualche migliaio.

NANO - Sì, però quel dato, 40.000, è un dato analitico che io ho trovato ed era citato non tanto per il 40.000 quanto, mi sembra, adesso non ho qui... mi sembra che ci sia agli atti, quello che mi interessava era capire a distanza di qualche metro, cioè quindi nella zona in cui probabilmente i lavoratori non erano protetti qual era la concentrazione, perché a 40.000 avrebbero dovuto avere la maschera.

DOMANDA - Ma a me risulta che sicuramente dal ‘77 non era più necessario l'ingresso del personale all'interno dell'autoclave, le risulta questo, grazie all'evoluzione del processo produttivo?

NANO - Dunque, qui il problema risale alle date di chiusura di commessa e alla verifica dei risultati. Cosa su cui noi non abbiamo trovato una data certa. Peraltro, sono depositate nelle perizie fatte al Pubblico Ministero, una serie di documenti in cui si lamentano anomalie, ne ricordo qualcuna a memoria rispetto a questi impianti. Per esempio, un'anomalia banale era quella che siccome l'impianto veniva importato dagli Stati Uniti, chi aveva preso l'impianto non aveva considerato il fatto che il passo del filetto è diverso, e quindi quando si è trovato in Italia ha avuto dei problemi di raccordi e quindi di rotture, ci sono tutta una serie di documenti che parlano di rotture.

DOMANDA - Ma a che periodo risale questo?

NANO - Stiamo sempre parlando a cavallo dell'80.

DOMANDA - CV24/25 produzione di PVC in sospensione, in esercizio avviato nel ‘71. Ecco, lei solleva un problema relativo, anche questo, al lavaggio autoclavi e poi un altro relativo al monomero residuo nella torbida, pagina 21, la pulizia manuale cessa nel momento in cui i sistemi automatici sono completi verso la fine degli anni 70, conferma questo?

NANO - Sì, anche qui ho citato una verifica mi sembra intorno agli anni ‘80-’81.

DOMANDA - E per quanto riguarda il monomero residuo nella torbida, lei a pagina 57 dice: "La quantità di monomero residuo all'interno è variato negli anni. Successivamente con l'introduzione di un'ulteriore modifica, che sono le colonne di strippaggio, noi sappiamo che lo strippaggio ha una importanza radicale, ma sono più recenti e il monomero residuo è inferiore ad un PPM. Allora le colonne di strippaggio sono state avviate nel ‘77". Nel periodo post ‘87 naturalmente questo problema non c'era più, cioè era concentrazione inferiore a 1 PPM?

NANO - Quel dato relativo ad un PPM c'è scritto, e mi sembra l'abbia letto, dice: "Attualmente è un PPM, non posso dare nessuna indicazione su come nessun impianto chimico quando viene, neanche una colonna di strippaggio quando viene montata dai risultati immediatamente", quindi immagino ci sarà stata una evoluzione nel tempo di cui però non ho dati che hanno portato ad un PPM.

DOMANDA - Queste vengono montate nel ‘77?

NANO - Sì, certo.

DOMANDA - Poi io ho qui il CV22 e 23 che è in bianco. Ecco, prima di fare due domande all'ingegner Rabitti, volevo completare con una domanda di carattere generale, e cioè a me interessa che lei precisi, al di là di tutte le discussioni sul gascromatografo, se c'è stato o no l'abbattimento delle concentrazioni, in relazione a tutta una serie di interventi, alcuni dei quali sono citati da lei, e io ne posso fare un elenco che non è esaustivo ma che poi sarà discusso dai consulenti etc., però volevo sentire il suo parere, che sono fondamentali ai fini dell'abbattimento della concentrazione, la polmonazione e il serbatoio torbida con azoto e il collegamento tra di loro degli sfiati di serbatoi, lo scarico avvitatore lattice da autoclave con inserimento di prefrantumatori e multipompe, il degasaggio delle autoclavi con azoto per spurgare il CVM prima dell'apertura del boccaporto, bonifica con l'azoto, lo strippaggio etc., cioè qui si tratta di valutare, è una cosa che cerco di fare da due anni, gli effetti delle modifiche apportate nel corso degli anni, a prescindere dalla loro misurazione, gli effetti, io mi rendo conto che è difficile quantificarlo, però siccome in tutto il mondo c'è stato un crollo delle concentrazioni, ed è stato un crollo conseguente a modifiche simili o uguali a quelle apportate a Porto Marghera, io vorrei che quanto meno per il periodo successivo all'87 lei ha permesso una valutazione, c'è stato questo crollo di concentrazione oppure no?

NANO - La domanda è un po' complessa, quindi la risposta sarà un po' complessa. Intanto lei mi chiede un'opinione.

DOMANDA - Lei ha visto l'impianto, una valutazione.

NANO - Le opinioni sono argomenti da altra sede. Comunque provo a formulare un'ipotesi di questo tipo. Quello che lei dice è innegabile, c'è anche scritto nel resoconto dei verbali che ho letto, e d'altra parte è evidente che è collegata a quella che è stata l'evoluzione dei limiti imposti o consigliati a livello internazionale. Ricordiamo che il limite del TLV ha avuto un crollo improvviso, passando da centinaia di PPM a decine di PPM, poi a PPM, ad un PPM, fino ad arrivare... Bene, quei tipi di interventi che abbiamo noi evidenziato, cioè quelli molto grossi, sono in grado di ridurre le concentrazioni di un ordine di grandezza, che cosa vuol dire? Vuol dire che se prima di quegli interventi, come peraltro abbiamo evidenziato, sia facendo delle stime, sia citando dei dati analitici che abbiamo ritrovato agli atti, era di centinaia di parti per milione, dopo quelle stime, dopo quegli interventi le concentrazioni sono scese sicuramente a decine di PPM, e queste concentrazioni hanno continuato a scendere, ovviamente, come concentrazioni medie. Ci sono però due aspetti fondamentali secondo me da prendere in considerazione; il primo è che dopo il 1975, ‘76, ‘77, noi non abbiamo più dei dati che sono di tipo puntuale e sistematico, cioè prima dell'entrata in funzione del sistema di monitoraggio automatico, noi avevamo, e ci sono agli atti, nei documenti sequestrati, centinaia di schede di analisi puntuale fatte dal servizio, che avevano una loro validità che si può andare a valutare, dopo di quello è entrato in funzione il sistema automatico, noi abbiamo tentato di mettere in evidenza che il sistema automatico di per sé, per come era stato concepito, influiva sulla valutazione espositiva e che quindi esisteva...

DOMANDA - Sì, ma io volevo separare le due cose.

 

Pubblico Ministero: ma scusi, faccia finire, ha detto che ci sono due aspetti.

 

Presidente: finisca pure il suo pensiero.

 

NANO - Quindi esiste questa indeterminazione della valutazione del dato di tipo puntuale. Un altro problema è legato non tanto al sistema di come vengono rilevati i dati, ma di come vengono forniti i dati, e questo è un altro elemento di determinazione. Quindi quello che lei mi chiede, non posso dirle di quanto è sceso, le dico che questi tipi di interventi sicuramente hanno ridotto di almeno un ordine di grandezza il livello espositivo nei reparti, questa è l'unica risposta che lo so dare, volevo però motivargliela, perché altrimenti...

DOMANDA - Ho capito, ma il mio ragionamento era molto semplice, le modifiche sono più o meno quelle in tutto il mondo, in tutto il mondo c'è stato un crollo della concentrazione, è un crollo dove veniva misurato puntualmente e quindi forse siamo in grado anche noi, ed è una impresa che cercheremo di fare, di valutare il crollo dell'esposizione ragionando sugli effetti delle modifiche apportate, e questa mi sembra che sia una cosa corretta, è una impostazione diversa da quella del rilevamento del gascromatografo. Volevo solo fare due domande all'ingegner Rabitti. Penso che siano problemi che interessano tutti, anche il Pubblico Ministero, che come è noto anche il Pubblico Ministero la sua passione civile etc., ben conosciamo tutti, terrà conto sempre anche dell'articolo 358 del Codice di Procedura Penale che dice che bisogna svolgere tutti gli accertamenti su fatti e circostanze a favore delle persone e degli indagati, anche a favore. E quindi, ingegner Rabitti, lei parla, cita detti impianti, CV5/15, produzione di compound a partire dal PVC, non vengono forniti dati sull'avvio e sulla chiusura, non so, ve li posso dire io, non so se siete in grado di confermarlo, il CV5 avvio nel ‘57, il CV15 l'avvio è nel ‘61, chiusura nel febbraio ‘91. Poi l'ingegner Rabitti solleva un problema relativo all'esposizione a polveri, piombo e cadmio, giusto? E il professor Nano, a questo proposito, cita bollettini fino all'85, successivi all'85 non li cita. C'è però da fare una precisazione su questo punto, che durante la gestione Enichem la produzione del CV5/15 è progressivamente diminuita in seguito all'apertura del nuovo impianto Sicron 1 avviato nel 1987, impianto ad alta automazione, potete confermare questo dato?

RABITTI - Non ho motivo per non confermarlo allo stato attuale, ma non credo che sia da confermare.

DOMANDA - Poi lei, ingegner Rabitti, fa ancora dei riferimenti alla polverosità, alta frazione di polveri respirabili, in relazione al CV6 il professor Nano cita un bollettino del ‘69; ecco, noi abbiamo, non ce li ho qui ma mi viene segnato, che i bollettini polverosità a fine anni 80 segnano basse concentrazioni di polveri. Lei è in grado di...

RABITTI - Io posso dire solamente le cose relative ai documenti che ho trovato, cioè non...

 

Presidente: ma c'erano documenti che si riferivano alla polverosità della fine degli anni 80?

RABITTI - Io non li ricordo, ma non posso escluderlo che ci siano.

Presidente: lei non li ha visti nell'argomentazione in atti. Allora, mi scusi, professor Stella, questi dati che adesso lei sta proponendo fanno parte, sono bollettini che sono in atti e che quindi i consulenti hanno potuto prendere in esame oppure sono bollettini di cui voi avete disponibilità come difesa Enichem?

 

DOMANDA - Credo che siano già agli atti.

 

NANO - Ma scusi, fine anni 80 o anni 80?

Presidente: fine anni 80. Se magari fa riferimento ai bollettini più specificamente?

 

DOMANDA - No, non sono in grado, volevo solo segnalare il problema, visto che stiamo...

 

Presidente: siamo un po' nel vago, perché lei lo segnala, ho capito, ma se è una domanda rivolta ai consulenti, hanno bisogno di poter rispondere di un dato molto più preciso, insomma, perché altrimenti non è che si possa addebitare di non aver esaminato documentazione che non si identifica.

 

DOMANDA - No, c'è ed è sicuramente agli atti.

 

Presidente: ho capito, però siamo ancora nel vago.

 

NANO - Nella citazione che lei faceva, però, se non ho capito male, lei diceva l'alta percentuale di frazione respirabile, che è cosa diversa dalla polverosità totale. Allora, il problema è in questi termini, i bollettini, anche quelli diciamo che per quanto riguarda il polimero prodotto con il processo in emulsione, la percentuale di basse polverosità, tanto per capirci, sotto i 10 micron, è molto elevata, è sopra il 50 per cento, ed è evidente, perché il processo in emulsione produce polimeri piccoli, mentre per quanto riguarda il processo in sospensione la percentuale sopra ai 10 micron è intorno al 20-25 per cento.

DOMANDA - Di questo ci può dire quando?

NANO - Sono agli inizi degli anni 80, ‘79-’80.

DOMANDA - Va bene, io passerei la parola all'avvocato Santamaria che farà delle domande sul gascromatografo e sulle rilevazioni.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Ingegner Nano, lei ha detto poco fa che quello che manca sono dati di rilevamento puntuale che possono dare delle misurazioni quantitative di quello che è stato l'effetto delle modifiche, e quindi dell'effettivo crollo dell'esposizione. Io provo a indicarle un percorso di ragionamento che invece di partire dall'inizio, cioè dalla gestione degli impianti, parta dalla fine. Lei sa benissimo che EVC ha rilevato nel 1993 gli stessi impianti gestiti da Enichem dal 1987, lei sa che EVC ha installato in alcuni ambienti di lavoro degli spettrometri di massa monoterminali che non hanno tutti quei limiti che voi ritenete tali, su cui poi discuteremo, che invece avrebbe il gascromatografo pluriterminale. Io le chiedo: voi avete acquisito, e so che lo avete fatto, i dati di concentrazione media rilevati dagli spettrometri di massa monoterminale negli anni 1996, 1997, e 1998. Avete anche acquisito i dati dei campionatori personali, cioè i rilevamenti personali compiuti da EVC negli anni ‘96, ‘97 e ‘98. Io le chiederei di riferire al Tribunale cosa dicono questi risultati, quali sono i valori di concentrazione media rilevati negli ambienti di lavoro da questo strumento di misura che non ha i limiti che invece secondo voi ha il gascromatografo pluriterminale.

NANO - Adesso dovrei andare a vedermi i numeri, e ovviamente non posso citarli a memoria perché non ho questa memoria.

DOMANDA - Se vuole io ho qui nelle mani un documento che adesso potrei anche produrre al Tribunale, se voi non l'avete già acquisito, onestamente io ignoro se questo documento faccia parte del database contenuto nei vostri dischetti che non ho ancora avuto modo di poter esaminare.

NANO - Va bene, adesso li cerco.

DOMANDA - Se mi consente, i numeri li ho io qua.

NANO - Quelli elaborati da noi o quelli elaborati da voi?

DOMANDA - No, quelli consegnati da EVC, quelli non elaborati da noi, sono dati di concentrazione.

 

Pubblico Ministero: ma consegnati da EVC a chi?

 

DOMANDA - A noi, ma ritengo che siano gli stessi dati consegnati ai consulenti del Pubblico Ministero, sono dati consegnati alla U.L.S.S., sono dati che si devono consegnare per legge.

 

Pubblico Ministero: tante cose si devono fare per legge.

 

DOMANDA - Va bene, a me interessano i dati quantitativi in ordine generale, io ho un monitoraggio spettrometro anno 1997, ho l'indicazione di cinque zone, ho per la zona 1 la media annua aritmetica di 0,031, per la zona 2 la media aritmetica è di 0,062, per la zona 3...

NANO - mi scusi, ma devo controllare i numeri. No, il problema è in questi termini: lo spettrometro riesce a misurare una quantità di dati enormi, allora questi dati non possono essere usati tal quali perché non hanno nessun significato in quanto tale, vanno elaborati in medie, se noi vogliamo andare a vedere quali sono le esposizioni puntuali possiamo andare a prenderli tutti, ma immagino che come a noi EVC abbia dato anche a voi i dati su Cd Rom, perché sono una quantità così elevata che non stanno su una memoria normale. Allora io adesso tentavo di vedere se... noi abbiamo fatto delle elaborazioni sulle medie di esposizione in periodi anche brevi, ma in questo momento non li ho qui, non riesco a trovarli, quindi non le so dire. Il problema però che se lei mi viene a dire qual è l'attuale concentrazione misurata dallo spettrometro, certo, l'attuale concentrazione misurata dallo spettrometro è una concentrazione che rispetta quello che è il limite delle 3 PPM sulla media mobile annuale.

DOMANDA - Sono anche molto più basse...

NANO - Sì, se non ricordo male, sulla media mobile annuale arrivano intorno a 1, però sto andando a memoria e quindi preferirei andare a vedere.

DOMANDA - Io ho dati molto molto inferiori.

 

Pubblico Ministero: Presidente, chiedo scusa se intervengo e formulo opposizione in questo senso a questo tipo di domanda, c'è stata, come preannunciato nella fase iniziale, una divisione dei compiti tra i vari consulenti, questo è un tema specifico trattato dal professor Nardelli, nessuna opposizione se la domanda è di carattere generale, e comunque se riguarda ovviamente l'oggetto della relazione che è stata depositata e che è stata anche discussa dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero, le valutazioni puntuali sui singoli casi per il periodo ‘90-’95 per divisione compiti, come accennato, sono state fatte dal professor Nardelli.

 

Avvocato Santamaria: non è accettabile questo tipo di rilievo, Pubblico Ministero, l'ingegner Nano e l'ingegner Rabitti hanno parlato a lungo dei confronti tra il dato del gascromatografo e il dato dello spettrometro, ragion per cui hanno preso visione dei dati misurati dallo spettrometro, se no non avrebbero mai potuto fare quel confronto.

 

Presidente: lasciamo rispondere un attimo, nei limiti.

 

NANO - Noi abbiamo fatto anche delle elaborazioni sulle medie, di cui ne possiamo parlare appena le troviamo, la verità è che quel tipo di confronto a noi era stato commissionato e noi abbiamo fatto per andare a vedere l'effettiva capacità di un sistema gascromatografico di assolvere al suo compito, e questo era l'obiettivo principale, tant'è che dopo aver fatto le medie delle medie, le medie non abbiamo potuto utilizzarle, ma non perché non potevamo utilizzarle, ma perché i due sistemi avevano un clock diverso, quindi non si potevano allineare. Viceversa, la cosa che noi abbiamo potuto fare, e che abbiamo fatto, è quella di andare ad analizzare la capacità di un sistema rispetto all'altro di andare ad identificare le fughe.

DOMANDA - Però la mia domanda era differente.

 

Pubblico Ministero: Appunto, è proprio per questo che c'era opposizione, sono due cose diverse.

 

DOMANDA - Io ho fatto un'altra domanda, io non ho fatto domande sul confronto tra i due sistemi, ma soltanto sulle misure rilevate dallo spettrometro di massa monoterminale dai valori medi annui elaborabili ed elaborati da EVC di cui avete preso conoscenza, soltanto per dare al Tribunale un dato quantitativo su quelle che sono le attuali concentrazioni medie di CVM negli ambienti di lavoro di cui stiamo parlando, non tanto attuali perché i dati risalgono al ‘96, i dati dello spettrometro che è stato installato nel ‘95. Questa domanda ovviamente è legata a un'altra domanda.

NANO - Allora le misure che noi abbiamo elaborato, non tutte le misure, e non quindi rispetto alla domanda che lei ci ha posto, ci dicono che la misura è compresa tra 0,1 e 0,7, questo è il valore elaborato; se questa era la domanda, però questo esulava da quello che era il nostro compito.

DOMANDA - Le risulta che EVC abbia anche eseguito delle analisi su campioni prelevati con i personali, cioè con i dosimetri personali, sempre nel 1997 e nel 1998?

NANO - Non ricordo di averli visti.

 

Presidente: però questi sono degli accertamenti che ha fatto il professor Nardelli, rispetto ai quali tutto sommato io vedo che lui sia la persona più adatta a fornirvi delle risposte perché altrimenti il rischio è questo: che noi facciamo delle affermazioni più che delle domande su dati di cui lei è in possesso e rispetto ai quali i consulenti che non li hanno esaminati non sono in grado di dare delle risposte, è inutile fare delle asserzioni, facciamo delle domande a cui possono rispondere i consulenti. Ed allora, se i consulenti vi hanno detto che tutto sommato questo non è l'accertamento che hanno adempiuto, sono dati che non hanno potuto esaminare perché il compito assegnatogli non era quello, prendiamone atto e eventualmente facciamo le domande a chi invece tutto sommato ha esaminato questi dati, li ha elaborati, etc., e indubbiamente questo il professor Nardelli, tenuto conto di quello che abbiamo sentito nelle scorse udienze.

 

DOMANDA - No, ma il professor Nardelli non ha fatto questi accertamenti, Presidente, ha fatto un accertamento di tipo differente. Tanto è vero che l'ingegner Nano mi ha citato dei dati ora da 0,0, adesso non ricordo...

NANO - Che sono però dati che hanno un valore rispetto al numero dei dati che noi abbiamo elaborato. Volevo spiegarle questo, il perché di quei numeri. Quindi il nostro obiettivo era quello di andare a confrontare due sistemi sul campo, cioè quello del sistema di analisi gascromatografico contro quello non ho nulla in proposito, ma che utilizza un sistema di campionamento pluriterminale che noi giudichiamo non idoneo. Quindi volevamo confrontare questo sistema di campionamento rispetto ad un sistema invece che usa un sistema monoterminale. Per fare questa operazione abbiamo dovuto acquisire dei dati, e di questi dati noi non abbiamo usato la totalità dei dati, ma solo quei dati che erano confrontabili, cioè quindi noi abbiamo preso i dati, abbiamo sovrapposto le aree, e quindi questo è stato il primo lavoro da fare. Secondo: abbiamo tentato, e ho tentato anch'io di dirglielo prima, ma poi non ci sono riuscito, di riallineare i dati. Che cosa vuol dire riallineare i dati? Vuol dire che per poter confrontare dei dati noi abbiamo bisogno, da una parte, di sapere se l'orario segnato dal sistema A corrisponde al sistema B, se non corrisponde dobbiamo sapere di quanto è sfasato, beh su questo noi ci abbiamo provato, il perito Scatto ci ha provato per mesi, alla fine abbiamo deciso che riallineare quei sistemi in cui c'erano tre orologi che segnavano tre tempi diversi era molto difficile. Ed allora questi dati che le ho letto l'avevamo fatto inizialmente per confrontare i valori medi misurati. Successivamente noi abbiamo abbandonato questa strada, e abbiamo invece percorso una strada semplicemente delle eccezioni, allarmi e preallarmi. Quindi quei numeri che le ho dato sono estremamente parziali, non sono rappresentativi di un'esposizione annuale, è chiaro quindi il perché, noi non abbiamo lavorato sul numero EVC tal quale, ma abbiamo lavorato sui numeri confrontabili con quelli rilevati contemporaneamente o nello stesso arco di tempo anche dal sistema pluriterminale, è questo il problema.

 

Avvocato Stella: professor Nano, vorrei spiegare la rilevanza, voi avete fatto una consulenza sull'impiantistica e sul gascromatografo. Allora è evidente che se i dati che vengono registrati con il gas-massa, che viene ritenuto più affidabile e molto più affidabile del gascromatografo, sono dei dati reali, questa è una prova che le concentrazioni sono state veramente abbattute, se non si prova che EVC ha fatto ulteriori modifiche agli impianti. Di qua l'altra domanda: vi risulta che EVC abbia fatto delle modifiche agli impianti, interventi importanti per l'abbattimento delle concentrazioni? Le due domande sono sempre collegate, i dati dello spettrometro di massa, se quei dati ci rivelano la realtà vuol dire che le concentrazioni sono state abbattute, io penso che siamo tutti a cercare la verità.

NANO - Mi scusi la domanda probabilmente così è molto più semplice. Se la domanda è: i dati dello spettrometro sono dati attendibili? Questa è la sua domanda, se lei mi chiede se i dati dello spettrometro sono dati attendibili o più attendibili di quelli del sistema gascromatografico le dico sì, i dati dello spettrometro sono più attendibili, però volevo anche precisare che io non ho nulla contro il gascromatografo o a favore dello spettrometro, ho qualcosa da dire sul sistema di campionamento realizzato prima e col sistema di campionamento realizzato adesso. La stessa cosa potrei dire se invece di usare il sistema spettrometrico venisse usato il sistema gascromatografico, questo dato sarebbe comunque più attendibile perché rilevato in monoterminale. Quindi la domanda è banale.

Avvocato Stella: ma volevo capire: le risulta che EVC abbia fatto delle modifiche importanti per l'abbattimento delle concentrazioni non fatte da Enichem e da Montedison?

NANO - Mi risulta che EVC faccia delle modifiche, quanto queste modifiche siano rilevanti al fine dell'abbattimento non glielo so dire, però mi risulta che facciano modifiche, anche perché siccome EVC ha continui incidenti o incidentini di rilascio anche in ambiente di lavoro di cloruro di vinile monomero, e siccome in seguito a questo ci sono degli accertamenti, in seguito a questo si fanno delle modifiche impiantistiche.

Avvocato Stella: ma io parlavo di interventi diretti ad abbattere la concentrazione, tipo lo strippaggio...

NANO - No, di grossi interventi no.

 

Presidente: nessun altra domanda? Allora intanto vi ringrazio ed arrivederci. Vogliamo proseguire l'udienza, come? Avevamo i consulenti delle difese.

 

Pubblico Ministero: c'è anche il professor Rindone per il controesame, se no possono cominciare i consulenti di Medicina Democratica, come preferisce il Tribunale.

 

Presidente: per me va bene.

 

SOSPENSIONE DELL’UDIENZA

 

Avvocato Scatturin: ci sono i consulenti di Medicina Democratica, l'ingegner Roberto Carrara e il dottor Luigi Mara.

 

DEPOSIZIONE CONSULENTI

CARRARA ROBERTO - MARA LUIGI -

 

Presidente: si vuole intanto presentare, professor Carrara?

 

CARRARA - La ringrazio del professore, ma non sono professore, sono un ingegnere chimico che si occupa professionalmente di problemi di sicurezza e igiene del lavoro, in particolare nell'industria chimica e di problemi di rischio industriale e inquinamento, in particolare atmosferico. Lavoro come professionista per clienti privati e per amministrazioni pubbliche e per la Magistratura.

MARA - Sono Luigi Mara, sono diplomato in chimica industriale e laureato in scienze biologiche. Opero da circa 45 anni in un centro ricerche di chimica dell'ex stabilimento Montedison di Castellanza e, per quanto interessa le cose che verrò a dire, sono responsabile del laboratorio di microscopia elettronica dal 1969. Mi sono interessato di cinetica e di polimerizzazione dei polimeri in emulsione e in sospensione. Mi sono interessato da decenni ai problemi ambientali e di sicurezza sul lavoro, sono autore di diverse pubblicazioni e, da ultimo, di un libro insieme al dottor Tognoni e al professor Palagi, dal titolo: "Da Bopal alla Farmoplan". Ho lavorato a lungo anche con il professor Maccacaro dalla fine degli anni 60, e quindi ho avuto con lui l'esperienza di Seveso, intesa come fatto di disastro industriale con tutte le sue implicazioni da affrontare in termini di analisi, in termini di bonifica ambientale, in termini di politica sanitaria. Più recentemente, alla fine degli anni 80, ho fatto parte della Commissione ministeriale sulla revisione del processo di bonifica della Farmoplan di Massa in rappresentanza dell'Amministrazione provinciale di Massa Carrara. Mi sono interessato anche di Cengio e di altre realtà che al momento non mi pare il caso di richiamare. Per quanto riguarda gli ambienti di lavoro, sempre sul versante dell'impegno civile e sociale mi sono interessato dalla fine degli anni 60 in poi sul monitoraggio ambientale negli ambienti di lavoro e sull'utilizzo dei campionatori personali o dei campionatori fissi, e faccio un piccolo inciso che può essere utile poi nelle cose che cercherò di dire, sul fatto che lo stabilimento di Castellanza all'epoca faceva parte della divisione Dibe, cioè la stessa divisione del Petrolchimico di Porto Marghera. E quindi cosa si faceva a Castellanza per il monitoraggio si può desumere a confronto di quello che si è fatto in altro modo o non si è fatto al Petrolchimico di Porto Marghera. Per quanto concerne le tematiche che andremo ad affrontare il lavoro che oggi presentiamo io e l'ingegner Carrara è un lavoro che è frutto anche della collaborazione dell'ingegner Time che non è presente per impedimenti familiari. E vorrei fare un inciso: questo lavoro fonda le sue radici dal lavoro fatto a suo tempo anche con l'ingegner Carrara insieme al compianto Gabriele Bortolozzo, che era il rappresentante di Medicina Democratica di Venezia e provincia, e che quindi per i motivi noti non è presente qua, ma le cose che andremo a dire traggono origine come informazione e come conoscenza anche da anni di lavoro, dall'inizio degli anni ‘90 fino alla metà degli anni ‘90, condotti anche con lui e con altre persone di Medicina Democratica di Venezia. Il nostro lavoro si articolerà in una mappa del Petrolchimico dal 1951 ad oggi, cercando solo di uscire dalle sigle e quindi daremo un'informazione di tutti gli impianti installati, la sigla, la produzione, l'anno di messa in marcia, la società originaria, la società attuale, l'anno di fermata e gli anni di attività che l'impianto ha avuto o che ha già maturato se l'impianto è ancora in marcia. Successivamente cercheremo di definire il flusso della filiera del cloro e, in particolare, degli impianti di produzione di cloruro di vinile, di dicloroetano, di policloruro di vinile e parleremo anche della produzione di alcuni di questi impianti, come per esempio il dicloroetano e di come la tecnologia, alla quale rinvieremo poi nella relazione, consentiva già da molto tempo di ridurre l'impatto ambientale di queste produzioni, cosa analoga diremo anche per altri impianti. Affronteremo anche la produzione del cloruro di benzile, che singolarmente non è stata ancora affrontata in questo procedimento. Diciamo così, per cercare di non rubare tempo alla Corte e a tutte le parti presenti, io inizierei con la proiezione della prima diapositiva che mostra il sito del Petrolchimico e ovviamente siamo messi male, ma comunque ci sono tutti i cerchiolini che rinviano a delle aree dove sono concentrati gli impianti di produzione di cloruro di vinile, sia quelli chiusi che quelli attivi. Se andiamo a vedere la prossima che dovrebbe essere colorata forse si individuano le aree. Ecco, le aree in rosso sono le aree sia degli impianti chiusi che degli impianti attivi, quelli a destra della diapositiva sono gli impianti grosso modo attivi, la parte in verde o verde e giallo è il sito Montefibre, di cui poi la prossima volta penso parleremo degli impianti pilota e di altre cose. Vediamo la prossima, che è la prima tabella, praticamente presenta gli impianti della filiera del cloro...

 

Avvocato Cesari: non vediamo assolutamente niente.

 

MARA - Posso dire che questi impianti, che hanno un tempo di vita che il minimo è stato di 19 anni, e mi riferisco all'impianto AC2 e al CV/3, ci sono impianti che hanno avuto tempi di vita come TR1, TR2, TS1-2 di 40 anni, ci sono altri impianti in questa tabella che oscillano tra i 34, 28, 38, 37, 40 il CV1 che è stato chiuso alla fine del ‘97, appunto il cloruro di benzile, e l'impianto in marcia che è l'acetilene da metano, l'AC1 che è giù in fondo di quella tabella che è in marcia da 30 anni. La successiva, che è sempre un proseguimento di questa tabella 1, evidenzia per esempio che gli impianti PA2 e PA3, che sono stati chiusi l'anno scorso, di plastificanti, di anidride ftalica, sono stati in marcia per 42 anni, che il DL2 è stato in marcia per 27 anni, che il CS24 è stato in marcia per 28, che il CS23-25 per 28 e così di questo passo. Se andiamo alla prossima, vediamo che c'è... io ho cercato di scomporre, non è sempre possibile, per filiere omogenee, questo è il ciclo dell'acido acetico e degli acetati, se noi vediamo che i due impianti che sono in marcia sono in marcia da 45 anni, e sono esattamente l'acetato di etile, che è andato in marcia nel ‘54, e l'acetato di vinile che è in marcia da 42 anni, il precedente era da 45 anni; l'acetato di polivinile e l'alcool polivinilico è rimasto in marcia per 27 anni, l'ho appurato proprio in questi giorni, sulla diapositiva è in bianco, ma è stato chiuso tra l'84 e l'85. Se andiamo a vedere la prossima, che è riferita al ciclo dei cianuri, dei metacrilati e dell'acrilonitrile, noi vediamo che l'acido cianidrico e i cianuri di sodio-potassio sono in marcia da 40 anni, l'acetoncianidrina è in marcia da 35 anni, ed attualmente penso sia gestito dalla Tokem perché serve poi per la filiera dei metacrilati allo stabilimento di Rho e via di questo passo, e gli altri che sono chiusi sono stati chiusi a 24 anni e l'acrinonitrile che è stato chiuso nel ‘74 dopo 14 anni. Poi se vediamo la prossima, che è il ciclo del caprolattame, nel nylon 6 e dei tereftalati, vediamo che gli impianti in marcia sono esattamente PR15, PR16, 19 sono in marcia da 38 anni, e gli altri sono stati chiusi dopo 16 o 24 anni oppure 14, 9 anni.

 

Avvocato Cesari: quale è la rilevanza ai fini dell'imputazione di queste cose?

MARA - La rilevanza, se posso rispondere, è che noi vogliamo dare un quadro dello stato degli impianti e di come si colloca la filiera del cloro all'interno di questo Petrolchimico che qui abbiamo sempre sentito parlare dell'impianto X, dell'impianto Y, come se fosse un organo separato dal contesto, noi vedremo che ci sono invece fluidi di sostanze tossico-nocive che viaggiano, che vanno da un impianto all'altro, etc., e quindi dà lo stato degli impianti, il grado della tecnologia e tutto ciò che la tecnologia invece poteva dare e non è stato fatto. Questo è un primo discorso. Poi andremo a vedere la filiera del cloruro e del policloruro di vinile in modo più approfondito, andremo a vedere l'anzianità di questi impianti e poi entreremo nel merito, quindi è un'informazione che si va concentrando, parte dalle macroinformazioni. La tabella numero 6 concerne il ciclo degli isocianati e degli impianti vari, anche qui noi abbiamo un follow-in di isocianato che è in marcia da 27 anni, abbiamo un ossido di carbonio che è L1 che è in marcia da 45 anni e abbiamo altri impianti, 41, 37, 29 anni. Andiamo a vedere l'ultima tabella che concerne i cicli produttivi di composti inorganici, per esempio l'ammoniaca AM1-3, AM-4 è in marcia da 45 anni, l'AM-6 e l'AS-2 è in marcia da 44 e 43 anni, l'AS-5 da 43, l'AS-7 da 43, l'AS-9 da 39, poi abbiamo un impianto AS-11 che è 38, abbiamo altri impianti che arrivano a 33 anni di marcia. Se vediamo la figura 1, in questa figura 1 che è un istogramma... poi ci sono dei dati relativi, un consuntivo, per dare uno spaccato del Petrolchimico del 1996, per cui ci sono dei dati produttivi, ci sono dei ricavi, cioè i miliardi di lire, la fonte Enichem, quindi i costi di manutenzione, le reti, le strade, le ferrovie, i pontili, il traffico delle merci all'anno. Se vediamo la successiva, qui abbiamo messo sulle ascisse proprio tutti i CV in senso stretto, dal CV1, CV3, CV6, CV10, 11, 14, 16, 15, 5, 22, 23, 24 e il Sicron, si può ricavare da questo istogramma che l'impianto che ha meno anni è l'impianto Sicron che ha 12 anni, tutto il resto, compreso gli impianti tuttora in marcia, cioè il CV22-23-24, superano i 25 anni o sono a 25 anni. Se vediamo la successiva, spiega un po' il perché abbiamo dato le informazioni precedenti, nel senso che al centro noi vediamo che troviamo i tre cerchiolini in alto che sono i tre costituenti per la produzione del dicloroetano, che appunto si produce presso il CV23 perossiclorurazione, abbiamo l'etilene e l'aria, l'acido cloridrico che viene recuperato da diversi flussi, per esempio dall'impianto TDI, per esempio dall'impianto CS28 dopo termocombustione delle peci clorurati, per esempio dall'impianto di L2 sul quale bisognerà poi fare un chiarimento, nel senso che sono avvenute delle modifiche ed attualmente dovrebbe essere un impianto che dovrebbe produrre dicloroetano per clorurazione diretta dell'etilene con il cloro. Dico bisognerebbe fare un inciso - anzi lo faccio subito - perché chi sta parlando il 21 luglio dell'anno scorso si trovava al Ministero dell'Industria con i Ministri Bersani, Ronchi, con il Ministro dei Lavori Pubblici Costa e un altro Ministro, comunque erano quattro, c'era tutta la delegazione delle aziende di Porto Marghera, a partire dall'amministratore delegato Enichem, dal Sindaco di Venezia, etc. etc., e alla domanda del sottoscritto che aveva posto la questione per iscritto ai Ministri circa il fatto che erano in atto delle modifiche impiantistiche dentro il Petrolchimico non autorizzate per produrre appunto dicloroetano da perclorurazione diretta del cloro con l'etilene, tutti apparentemente sono cascati dal cielo dicendo che non ne sapevano niente, etc. etc. Noi, e quando dico noi intendo dire come Medicina Democratica, abbiamo impugnato tutta una serie di atti amministrativi e segnalo al Tribunale che il Ministero dei Beni Culturali e Ambientali con una propria nota che ci ha notificato nel marzo di quest'anno, ha accolto tutte le nostre istanze contro questi potenziamenti della filiera del cloro, del CVM, del PVC, etc.. Per cui per questo faccio l'inciso di questo DL2, la nostra contestazione era molto semplice e in una certa misura si raccorda con le cose che sto dicendo, ed era che si faceva credere che si trattava di una grande tecnologia innovativa, invece si trattava di impianti vecchi sui quali si stava lavorando con fiamma ossidrica ed altri aspetti impiantistici per ammodernarli e per passare direttamente a potenziare le produzioni di 1 o 2 dicloroetano. Passiamo alla prossima, che concerne l'impianto CV11. L'intento della descrizione di cercare, seppur sinteticamente di calarci nella descrizione delle fasi di processo, ha in radice alcuni argomenti, uno di questi è che in genere, soprattutto quando qui sono venuti i medici del lavoro, o anche altri, non dico a far credere, ma comunque a veicolare il fatto che chi lavora su un impianto dove si produce cloruro di vinile è esposto solo al cloruro di vinile. E quindi nell'illustrazione delle fasi essenziali di questo ciclo noi vedremo che i lavoratori che sono esposti, che erano esposti, perché il CV11 è chiuso alla produzione di questo cloruro di vinile, sono esposti anche a dicloroetano, anche ad acido cloridrico ed anche ad altri agenti inquinanti dell'ambiente di lavoro. In successione - lo anticipo già - affronteremo anche il CV10, che è la produzione del cloruro di vinile, via acetilene, invece che via dicloroetano perché questi due impianti, il CV10 e il CV11, erano un tutt'uno, tant'è che avevano delle sezioni addirittura in comune, per esempio la distillazione per distillare i due prodotti grezzi era la stessa, oppure tutta una serie di linee, di tubazioni per il recupero dell'acido cloridrico che veniva prodotto al CV11 nell'ordine di grandezza di oltre 63.000 tonnellate all'anno, andavano al CV10 per la produzione del cloruro di vinile ed acetilene e acido cloridrico da sintesi. Andiamo subito a vedere quali sono queste fasi. La prima fase - io ho cercato di sintetizzare al massimo per evitare di disperdere e di rubare tempo alla Corte e a tutti i presenti - è la fase dell'essiccamento e dello stoccaggio del dicloroetano. Praticamente in questa fase noi abbiamo che prima di essere alimentato ai forni di cracking, il dicloroetano, per produrre il cloruro di vinile, viene essiccato mediante una distillazione azeotropica in una colonna per chi interessa denominata D7, il contenuto residuo di acqua...

 

PROBLEMI TECNICI DI REGISTRAZIONE, PARTE NON CONTROLLATA

 

- Ripeto, l'1-2 dicloroetano per produrre il cloruro di vinile via trekking e si produce il cloruro di vinile, viene essicata in una colonna denominata D7, il contenuto è inferiore al 30 PPM, che viene alimentato.. casi numero 2, io do anche questi parametri per dare un'idea che si tratta di flussi precisamente, dovrebbe aiutare per quanto è possibile a calarci all'interno di questi impianti, viene evaporato per flash riducendo la pressione a 9 atmosfere, previo un riscaldamento a 300 gradi centigradi, quindi attraversano una zona radiante dove avviene il cracking termine; in questa fase del processo viene iniettato cloro gassoso che favorisce la conversione, la temperatura di processo si aggira sui 450-500 gradi, in questo modo il cloro non solo agisce per aumentare la conversione ma riduce anche il coke. La fase numero 3 consiste nella miscela dei gas che escono dai forni di cracking, serve ad interrompere il processo di cracking che era in atto ai forni prevenendo così la formazione di elevate quantità di... Quindi mi sembra importante questo aspetto per le cose che verremo a dire, la miscela dei gas raffreddati viene inviata in un separatore dove si attua la separazione dalla fase gas alla fase liquida, dal fondo del separatore si preleva il liquido, io ho sottolineato questi aspetti per far vedere che siamo in un impianto dove nominalmente si produce il cloruro di vinile e dove fino ad adesso io ho parlato di dicloroetano, di fasi etc. etc., viene inviato in un serbatoio per distillazione che allontana l'effrazione degli alti e del basso bollenti, sono catrami, peci etc. ed anche qui si tratta di lavorazioni direttamente fatte sul dicloretano, mentre il vapore in uscita dall’E11 dove viene condensata la maggiore quantità di dicloroetano non convertito. Il vapore proveniente da questo conservatore E11 è acido cloridrico e piccole quantità di dicloroetano, vengono condensati a circa 3 atmosfere in condensatori raffreddati a trielina a meno 25 gradi e qui entra in gioco un altro agente inquinante. La fase numero 4 è costituita essenzialmente da una colonna C10 a riempimento dove viene effettuato lo strippaggio dell'acido cloridrico dalla miscela di CVM grezzo, da una colonna D8 di 50 piatti dove si realizza la purificazione del CVM, e questa è una prima operazione direi quasi totalizzante ai fini del CVM come esposizione. Una colonna D126 di 27 piatti dove si completa l'allontanamento dell'acido cloridrico dal CVM purificato. Praticamente questa fase del processo si può così sintetizzare: il CVM grezzo viene alimentato dalla colonna C10, i prodotti di testa in uscita da C10, ovvero CV10, che è appunto la produzione di cloruro di vinile di acetilene e alla colonna di distillazione D3. Il prodotto di fondo di questa colonna C10 viene inviato alla colonna D8 dove il CVM viene purificato; i prodotti di testa, CVM puro con tracce di... per allontanare completamente l'acido cloridrico dal CVM; i prodotti di fondo della D8 sono 1, 2 di dicloretano e se finiamo, c'è l'ultima fase poi, in questa sezione, cioè in questa ultima fase l'1, 2 dicloretano non crackizzato viene separato dai basso ed alto bollenti, la miscela di dicloretano grezzo viene inviata alla colonna D5, i vapori di testa, di cui abbiamo già detto, mentre il liquido di fondo è costituito da dicloroetano più basso ed alto bollenti, viene inviato nella purificazione nelle colonne D2 e D4 disposte insieme. Dalla testa di D6 mentre dal fondo della D2 si estrae il dicloretano e gli altobollenti, cioè le peci e tutte le cose che abbiamo detto, che viene inviato a una colonna di separazione di C11. Dal fondo di C11 si separano le peci e gli altobollenti, tricloroetilene, mentre il dicloretano che esce dalla testa viene inviato ai forni di cracking. Quindi, in parole estremamente sintetiche, noi abbiamo praticamente che nella produzione del cloruro di vinile monomero da dicloretano abbiamo una serie di fasi dove, diciamo, il flusso, il fluido, l'agente è il dicloretano in senso stretto, abbiamo delle fasi dove siamo in presenza di cloruro di vinile ed acido cloridrico e quindi dobbiamo strippare l'acido cloridrico dal CVM, abbiamo prodotti di sintesi che sono il cloruro di vinile e l'acido cloridrico, l'acido cloridrico viene inviato al reparto CV10 per la produzione di cloruro di vinile monomero da sintesi. Abbiamo anche la presenza di cloro gassoso che funge da catalizzatore, questo lo segnalo perché poi quando andremo a individuare alcune delle operazioni denominate dalla stessa azienda come operazioni anomale, vedremo che ci sono dei problemi per eventuali rilasci, etc.. Il reparto CV10 che abbiamo detto che è un tutt'uno dal punto di vista impiantistico con il reparto CV11, utilizza come materie prime l'acetilene che all'epoca veniva fornita dagli impianti AC1 e AC2, che abbiamo appena detto. Le fasi sono estremamente sintetizzate, quelle che vi vengo a illustrare. Abbiamo una prima fase che abbiamo denominato compressione ed essiccazione dell'acetilene, in questa fase l'acetilene viene in anello liquido, lo segnalo perché sono refrigerati con trielina ed essiccati in 4, la fase 2 è praticamente quella della sintesi e qui abbiamo l'acetilene e l'acido cloridrico, vengono inviati a 13 convertitori posti in parallelo nel quale avviene la sintesi del CVM in presenza del catalizzatore, che è cloruro mercurico, che si tratta di un processo con un notevole impatto ambientale dal punto di vista di questo catalizzatore. L'acido cloridrico e l'acetilene mentre dal fondo esce CVM grezzo in fase vapore. La reazione è esotermica, il calore prodotto viene scambiato mediante una fase di condensatore del CVM grezzo, vengono condensati in 7 condensatori a trielina che è a meno 25 gradi centigradi. Il liquido CVM grezzo e l’acido vengono inviati ad un serbatoio di stoccaggio, alla fiaccola previo lavaggio in tre colonne di assorbimento. La fase numero 4, che è praticamente il CVM grezzo che si è ottenuto da questo processo, viene inviato al reparto CV11 l'intreccio tra i due impianti, uno degli impianti, uno dei molteplici intrecci. Adesso, se gentilmente si può vedere la prossima figura, ecco, qui, mi spiace che si veda male, ma comunque si tratta di questo

 

RIPRENDE LA PARTE CONTROLLATA CON LA REGISTRAZIONE

 

..-  praticamente sono i potenziamenti che sono stati realizzati sull'impianto CV11 dal 1958 al 1972. Perché è importante a nostro parere vedere queste cose? Perché noi abbiamo nel ‘58, primo anno di messa in marcia dell'impianto CV11 che si producono 26.350 tonnellate all'anno di cloruro di vinile monomero con interventi che poi segnalerò anche in cosa sono consistiti da un punto di vista impiantistico e tecnologico, abbiamo avuto che nel ‘60 siamo passati a 43.600, poi nel ‘62 a 66.000 e rotti, poi siamo andati nel ‘65 a 75.000, poi siamo andati nel ‘66 a 81.250, nel ‘67 a 87.000 e via via fino ai 110.000 del 1972. Ecco, qui è importante, diciamo così, segnalare alcuni fatti, un primo fatto è che si è trattato di potenziamenti, adesso vi dico gli interventi, dico gli interventi a tutti i presenti, che prescindono totalmente da quello che può essere una considerazione del fattore ambiente, del fattore sicurezza e via di questo passo. Infatti il potenziamento, non so se abbiamo la diapositiva successiva... No, torni indietro per favore, il potenziamento è consistito nel 1960 nell'installazione del quarto e quinto forno di cracking del dicloroetano, quindi si è trattato di un incremento modulare, come si usa dire, avevamo tre forni e ne abbiamo aggiunti altri due. Nel 1961 c'è l'installazione del sesto forno di cracking del DCE, quindi un'altra aggiunta; nel ‘62 c'è l'installazione di un altro forno e di una colonna D8 nella sezione condensazione. Nel ‘65 c'è una modifica dei serpentini dei forni di cracking del dicloretano, quindi si presume un potenziamento per fornire un maggior calore, per ottenere una resa maggiore e quindi una produttività specifica maggiore nell'unità di tempo. Nel 1969 c'è un miglioramento riferito alla depurazione del dicloretano di riciclo, cioè si vede che il dicloretano che veniva recuperato presentava poi dei problemi quando si andava a riutilizzarlo per il cracking successivo. C'è da fare qui un inciso, che se non è puro l'intermedio, quindi il dicloretano che viene alimentato, se c'è presenza di ossigeno o di altre cose, aumenta la frazione poi di altobollenti, di pece, quindi si riduce la resa ed aumenta l’impatto ambientale. Nel ‘70 è stata potenziata la parte di impianto della evaporazione del dicloretano. Un altro aspetto sul quale attiro l'attenzione della Corte e dei presenti è nel 1970, poi vedremo anche come erano gestiti questi impianti, etc.. Nel 1970 noi abbiamo, se lì non si vede, ma poi chiedo a tutti, verranno fornite queste schede e la relazione ovviamente. Nel 1970 la capacità produttiva installata era di 105.000 tonnellate all'anno, quindi questo era il nominale massimo se l'impianto andava al massimo. Noi guardando le carte abbiamo visto che nel maggio ‘70, per esempio, gli impianti CV11 funzionano con punte produttive che vanno ben oltre la capacità installata di 105.000 tonnellate all’anno, infatti in questo mese sono state prodotte 9.700 tonnellate di cloruro di vinile che su base annua corrisponde a 116.400 tonnellate di cloruro di vinile. In altri termini, qui si vuole sottolineare il fatto che impianti, e richiamo l'attenzione dei presenti, sono andati in marcia nel ‘58, quindi con una tecnologia immediatamente postbellica, poi non è che, come si usa dire in gergo, non fossero sfruttati dal punto di vista produttivo, ma direi che erano anche spremuti più del nominale. Possiamo andare alla prossima, per favore? La prossima si vede pochissimo, comunque noi abbiamo cercato di fare una piantina degli impianti CV10 e CV11 per far vedere che praticamente si tratta di un insieme di apparecchiature, colonne etc. che ne fanno un tutt'uno. Vediamo la prossima, per piacere. Ecco, il discorso che ho fatto prima circa i potenziamenti a step in gergo si chiamano sbottigliamenti degli impianti, chi lavora in industria chimica sa: abbiamo sbottigliato, siamo passati da, etc.. A titolo di esempio ho preso l'impianto TDI che non c'entra direttamente con il cloruro di vinile e il policloruro di vinile anche se tuttora fornisce acido cloridrico al CV23, una quota di acido cloridrico per produrre dicloretano o diossiclorurazione. Ed anche qui voi vedete che nel ‘70 si producevano 20.000 tonnellate di toluene di isocianato e negli anni ‘92 siamo arrivati a 110.000 tonnellate. Di più, in quella riunione a cui ho fatto cenno del 21 luglio dell'anno scorso presso il Ministero dell'Industria si parlava, ed anche nel piano qui che è circolato scritto, di arrivare a potenziarlo a 165.000 tonnellate. Ora non è oggetto diretto di questo procedimento e non voglio assolutamente farmi fare degli appunti, però attiro l'attenzione sul fatto che anche qui nel ‘70, una tecnologia del ‘70, 20.000 tonnellate, questo per dire che in una certa misura è la regola, questi potenziamenti su tecnologia vecchia, obsoleta. Adesso, per quanto concerne il discorso dell'impianto CV11 che, diciamo così, io ho parlato che si tratta di una tecnologia vecchia e mi si potrebbe dire: ma chi lo dice etc. etc. Allora, un attimo di pazienza, se noi andiamo a vedere un documento, cioè ho avuto occasione di poter leggere il manuale operativo dell'impianto CV11, alla scheda impianto, e siamo collocati tra il 1974 e il 1976, nel senso che questi manuali sono un po' con aggiunte che seguono nel tempo, poi magari la parte davanti è quella più recente, etc., quindi si desume dal contesto che ci dovremmo trovare in questo arco di tempo. Al punto 7.1 si dice, leggo testualmente: "Realizzare modifiche atte a consentire lo smaltimento dell'acido cloridrico alla ossiclorurazione svincolando quindi il CV11 da un impianto giudicato obsoleto come il CV10". Preciso che questo impianto CV10 dalle tabelle che ho proiettato all'inizio è stato chiuso più di 10 anni dopo. Al punto 7.2: "Le apparecchiature della sezione distillazione hanno risentito della lunga fermata dal 1971 al 1973, per cui si prevedono alti costi di manutenzione per la risistemazione". Al punto 8 il titolo è: "Impianto stato fisico e validità dimensioni. Lo stato fisico dell'impianto ha risentito della lunga fermata della sezione di distillazione con scarsissima manutenzione, l'impianto è risultato abbastanza deteriorato". Queste sono parole testuali. Al punto 9.2, punta di produzione è quella che vi ho già illustrato, al punto 9.3 utilizzazione, grado di possibile utilizzazione 95,5 per cento degli impianti, cioè in un rapporto dove emerge in modo palmare lo stato, diciamo così, assolutamente inadeguato per usare un eufemismo di questo impianto, però si dice che va utilizzato ad un alto livello di utilizzo. Affidabilità e punti critici, al punto 9.4: "L'attuale e scarsa affidabilità della sezione di distillazione consegue alle cause illustrate al punto 8", che era appunto scarsissima manutenzione, tanto per collegare le due cose. Al punto 9.6: "Possibilità di ottimizzazione qualitativa e quantitativa", è scritto: "Modeste possibilità di ottimizzazione prevalentemente nel settore manutentivo"; ci credo bene. Altri eventuali interventi, al punto 9.8, è allo studio la possibilità di svincolare il CV11 dal CV10 con invio dell'acido cloridrico al CV23 che è l'impianto tuttora in marcia. Un attimo di pazienza. Innanzitutto volevo segnalare un fatto che non è ancora emerso nel procedimento, che presso l'impianto CV11, così, analizzando, dedicandoci del tempo insieme al collega Carrara, il foglio H2-A dell'8 agosto 1978, leggendo questo foglio, reparto CV11 ricevimento ferrocisterne, risulta sostanzialmente che in questo reparto c'è una rampa, non solo per lo scarico del CVM che viene prodotto da vendere a terzi, ma anche di una rampa per il carico del CVM grezzo che viene dall'esterno, e dice così: "Il ricevimento merci all'arrivo della ferrocisterna contenente CVM grezzo proveniente dalla divisione DP, io che sono 45 anni che lavoro in una fabbrica Montedison è la divisione dell'industria, di San Giuseppe di Cairo, avviserà il capo piazzale, il quale emetterà tre copie che verranno poste nell'apposita custodia situata sul fianco della ferrocisterna, chi va alle stazioni vede queste custodie, e provvederà a telefonare al responsabile del reparto per avvisarlo dell'arrivo della ferrocisterna. Ricevuto il benestare telefonico, il capo piazzale provvederà per l'inoltro della ferrocisterna alla rampa di scarico CVM del reparto CV11". Mia banale considerazione: nessuna indicazione viene fornita circa lo stato della ferrocisterna, le valvole, tronchetti, eventuali perdite etc.. Adesso, diciamo così, che l'illustrazione che ho fatto dei reparti CV11 e CV10 per fare emergere che gli addetti a questi reparti erano esposti ad un solo agente inquinante, cancerogeno o non cancerogeno, tossico etc., DCE è cancerogeno mutageno come il CVM, ma comunque viene fuori anche dai casi anomali. I casi anomali che sono tabulati, sono stati tabulati dall'azienda, quindi quello che io ho illustrato trova conferma. Per esempio, al foglio 1/1 del 26 aprile ‘77: "Casi anomali, descrizione, per cause varie perdite di flange, tubazioni da valvole si possono verificare delle fughe di acido cloridrico. Conseguenze: la fuoriuscita di acido cloridrico provoca inquinamenti nella zona e nei reparti circostanti". Sempre 26 aprile 1977 foglio 1/2: "Fuga di CVM in zona CV10, descrizione: per cause accidentali, perdite da guarnizioni, tubazioni, valvole, pompe, si può verificare una fuga di CVM. Conseguenze: il cloruro di vinile è un gas altamente infiammabile, il punto di esplosività è compreso tra il 4 per cento e il 22 per cento in volume rispetto all'area, si posso pertanto creare situazioni con pericolo di incendio e nel peggior caso di esplosione". Siamo nel 1977, sulla tossicità del cloruro di vinile non viene detto nulla, cioè la preoccupazione dell'azienda, e lo vedremo anche nei casi successivi, è quello di evitare, chiaramente, un incendio, uno scoppio, perché diventa una cosa veramente disastrosa. Il foglio sempre 1/3 del 26 aprile, qui abbiamo una fuga prevista di cloruro di vinile monomero ed acido cloridrico in zona CV10, quindi impianto dove si fa il CVM da acetilene. "Descrizione: per cause varie si possono verificare fughe di miscela di CVM ed acido cloridrico. Conseguenze: la fuoriuscita del gas può provocare l'inquinamento della zona con pericolo di incendio e di esplosione". Foglio 1/4 sempre del 26 aprile ‘77. Un aspetto che non ho chiarito all'inizio di tutti questi fogli di questi casi anomali, c'è Montedison, DP, poi sicurezza, cioè sono fatte dalla funzione sicurezza, ed interessano, sono sempre intestati, reparti CV10, CV11, BC1, che è appunto dove si fa il cloruro di benzile, S11, perché evidentemente si trovano in una zona molto contigua e quindi sono interessate da fughe di questi impianti. Ritorniamo al foglio 1/4 del 26 aprile ‘77. Qui si dice: "Incendio ad un forno cracking, causa la foratura del serpentino zona CV11/K. Descrizione: la fuoriuscita del prodotto può avvenire con la foratura del serpentino di uno dei forni di cracking, dove si crackizza il dicloretano per produrre il cloruro di vinile monomero nel reparto CV11. Conseguenze: il gas cloruro di vinile monomero e dicloroetano che escono dalle forature si incendiano". Io qui voglio solo ricordare, poi su questi eventi ci torneremo più avanti nella nostra audizione, ma comunque voglio ricordare che il 18 giugno ‘92 sul reparto CV22, che è una specie di gemello del CV11 perché produce CVM da dicloretano, il DCE prende fuoco. Il 18 ottobre 1996, sempre al reparto CV22, c'è appunto un serpentino che si fora in un forno, e secondo la versione ufficiale si tratta di 450 chili di dicloroetano che hanno preso fuoco. Quindi ciò che viene, diciamo così, previsto nel 1977 poi ha trovato anche delle conferme recenti, non solo delle conferme antiche. Poi andiamo al foglio 1/5, sempre 26 aprile ‘77, i reparti sono sempre quelli che ho indicato, il foglio è intestato Montedison S.p.A. ditta Porto Marghera, titoli "Casi anomali. Fuga di CVM, più acido cloridrico in zona cracking, mentre prima avevamo visto che era in un'altra zona, in zona CV10 questa miscela. Descrizione: per la rottura di apparecchiature, tubazioni, valvole o altre cause si possono verificare delle fughe di cloruro di vinile monomero, acido cloridrico, dicloroetano. Conseguenze: inquinamento della zona con pericolo di incendio ed esplosione". 13 aprile 1977 foglio 1/6: "Reparti come sopra, fuga di gas metano ai forni cracking. Descrizione: per varie cause si possono avere delle fughe di gas metano dagli organi di intercettazione, dalle flange e dalle valvole di regolazione pressione; conseguenze: pericolo di incendio e di esplosioni".

 

Presidente: sospendiamo adesso, proseguiamo alle 15.15.

 

SOSPENSIONE DELL’UDIENZA

 

Presidente: allora, vuole riprendere?

 

MARA - Dunque, stavamo esponendo, illustrando le situazioni anomale, i casi anomali, come vengono definiti dalla sicurezza Montedison di Porto Marghera, che interessa nel caso specifico, stiamo proseguendo ai reparti CV10, CV11, BC1 e CS11. Il foglio 1/7 del 13 aprile 1977 tratta il caso della fuga di cloro dall'evaporatore e relative tubazioni in zona cracking. "Descrizione: la fuoriuscita di cloro può verificarsi per cause accidentali e principalmente per la perdita di valvole, guarnizioni e da tubazioni. Conseguenze: il cloro è un gas non infiammabile ma fortemente tossico e può provocare asfissia. Manovre da effettuare: salto, omissis, tutta una serie di cose", poi al punto d) di questa scheda si legge: "Se la perdita è a monte della valvola di ingresso al reparto avvisare il reparto CS/5 e far chiudere la valvola di invio cloro al CV11". Tradotto in estrema sintesi significa che un lavoratore che si trova all'interno di questi reparti, che viene investito da una fuga di cloro, dovrebbe immediatamente comprendere che questa fuga è originata dalla valvola a monte dell'ingresso del cloro in reparto, dopodiché andare a cercare un telefono, telefonare al reparto CS/5, trovare la persona che gli dà retta e che non è impegnata a fare qualche altra operazione sul reparto CS/5 e dirgli: "Guarda, chiudi la valvola di invio cloro che sta al reparto CS/5 che manda il cloro al reparto CV11", che, come abbiamo ricordato stamani, viene utilizzato come catalizzatore nei cracking per aumentare la conversione del dicloroetano a cloruro di vinile monomero. A me pare che questo modo di procedere sia quanto meno carente, per usare un eufemismo. Al foglio 1/8, 26/4/1977, per lo stesso gruppo di reparti, stesso servizio di sicurezza etc., si prevede la fuga di cloruro di vinile monomero in zona CV11, distillazione, nella sezione di distillazione che, come abbiamo visto, è una sezione che interessa sia la produzione del cloruro di vinile monomero grezzo dal CV11 che cloruro di vinile monomero dall'impianto CV10 prodotto per sintesi con acetilene e acido cloridrico. "Descrizione: per cause varie si possono avere perdite di cloruro di vinile monomero dalle colonne, dai serbatoi, in particolare dalle valvole, dalle pompe e dalle guarnizioni. Conseguenze: il CVM ha il punto di infiammabilità a 78,5 gradi centigradi, essendo facilmente infiammabile si possono creare situazioni con pericolo di incendio e di esplosione". Foglio 1/9, 26 aprile 1977: "Fuga di cloruro di vinile monomero più acido cloridrico in zona distillazione CD11/D. Descrizione: per cause varie si possono avere delle fughe di cloruro di vinile ed acido cloridrico, rottura di apparecchiature, guarnizioni, tubazioni, valvole. Conseguenze: la fuoriuscita di gas provoca l'inquinamento della zona con pericolo di incendio e di esplosione". Qui mi sono attardato a citare questi esempi, ovviamente ne potrei fare altri, perché, ripeto, siamo nel 1977, quindi ben a valle di tutte le informazioni sulla tossicità del cloruro di vinile disponibili e ciò nonostante non vengono segnalati problemi riferiti alla tossicità, cioè l'attenzione dell'azienda del servizio di sicurezza è rispetto all'incendio e alla possibile formazione di miscele esplosive con l'aria nel range di esplosività evidentemente 4 per cento e 22 per cento in volume con l'aria. A me pare che sia giusto ricordare che l'articolo 4 del D.P.R. 547 del 1955 e l'articolo 4 del D.P.R. 303 del 1956 reciti, sintetizzo, che il datore deve informare i dipendenti, gli addetti di tutti i rischi ai quali sono esposti e deve anche indicare al dipendente come prevenire questi rischi. Non mi pare che sia il caso... i casi che qui ho illustrato rientrino in questa norma di legge. Per quanto riguarda la prosecuzione dei lavori, dalla nostra esposizione, l'ingegner Carrara adesso illustrerà altre situazioni che interesseranno in anni più recenti i reparti attivi del Petrolchimico e, se non vado errato, il reparto CD22 e CD223. Successivamente affronteremo delle analisi, dei punti di crisi di emissione, ancora proiettando degli schemi delle sezioni di impianto degli impianti CV10, CV11, anche in relazione alla tecnologia esistente nelle diverse epoche e poi, se ce ne sarà il tempo, affronteremo la produzione del dicloroetano e la produzione del cloruro di benzile con le implicazioni evidentemente ambientali etc..

CARRARA - Il primo argomento che vorrei trattare, in qualche misura conseguente a quanto prima detto dal collega Mara, vuole in qualche maniera rispondere a una domanda: ma dal ‘77 in poi è veramente cambiato tutto, o addirittura meglio, da quel fatidico ‘75 in cui con la collocazione dei sistemi di monitoraggio e con l'esecuzione - così afferma Montedison e le altre società - e con l'introduzione di una serie di modifiche impiantistiche importanti, il problema del rischio di esposizione degli addetti sembrerebbe essersi annullato. Avendo noi finora parlato della parte impiantistica relativa alla produzione del monomero, del cloruro di vinile monomero, io volevo solo citare alcuni dati, peraltro tratti dai documenti consegnati e prodotti dalle difese degli ingegneri Pisani, Smai, Pressotto e Burrai nel maggio dell'anno scorso, che riguardano gli interventi di miglioramento dell'impiantistica al fine della riduzione delle emissioni in atmosfera. Ora, l'intenzione, ovviamente, degli avvocati che hanno prodotto i documenti era quella di dimostrare quanti sforzi sono stati profusi in questi impianti per riuscire a portare progressivamente al meglio l'impianto. Gli stessi documenti però servono a noi per dimostrare sia che fino a quella data permanevano quindi delle fonti di inquinamento importanti, e cercheremo di vedere se anche quegli interventi abbiano poi effettivamente prodotto gli esiti che qui vengono dati per scontati. Allora, la prima scheda riguarda un intervento, se voi vedete, ci sono quattro colonne, la prima indica l'origine delle emissioni in ambiente, la seconda l'entità stimata di queste emissioni, la terza, il provvedimento adottato e la commessa relativa e un commento nostro alla EVC. Allora, la prima commessa è relativa al giugno ‘76, completata con verifica dei risultati alla fine del ‘76. Il problema era dovuto ad un fenomeno che è quello delle perdite di CVM dalle baderne delle valvole, poi proietterò uno schema a vostro uso per cercare di illustrarvi cosa questo vuol dire. E` un problema diffuso e riconosciuto, peraltro, quindi non mi dilungo in tutti i documenti. La perdita nella commessa e nella documentazione accompagnatoria non è quantificata, però viene definita come una delle principali fonti di inquinamento atmosferico da CVM essendo la zona oltretutto degli stoccaggi a cui questo provvedimento fa riferimento, quella in cui vengono trovati più frequentemente valori, qui si dice, maggiori di un PPM, ovviamente dire maggiori di un PPM non ci dice nulla su quanto fosse in realtà l'esposizione. Quindi parliamo di un intervento sulla zona dei serbatoi di stoccaggio del CVM. Una ulteriore osservazione riguarda questo, che risulterà più chiaro quando discuteremo proprio dell'impiantistica in generale, tutte le sostanze utilizzate come materie prime o prodotte in tutte le sezioni d'impianto vengono poi stoccate in serbatoi, stoccate è una italianizzazione pessima ma ormai in uso del termine di depositato o contenuto, viene dall'inglese. Quindi ogni volta che c'è un serbatoio di stoccaggio si pongono dei problemi analoghi a questi. Bene, si dice: le perdite, le valvole normali contenute a baderna perdono proprio fisiologicamente non possono che prima o poi perdere, e quindi qui si interviene sostituendo un certo numero di queste valvole, nella fattispecie 26 di queste valvole più da diametro 100 di millimetri, quindi 10 centimetri, e 8 valvole di diametro 150 con rubinetti, e si dice il tipo e la marca. Il nostro commento è questo, primo commento: che la sostituzione integrale di tutte le valvole contenute a baderna su tubazione contenente sostanze tossiche avrebbe dovuto essere eseguita ben prima, cioè era notorio, è da sempre noto il fenomeno delle perdite su queste valvole. L'intervento descritto nella commessa riguarda solo alcune delle valvole riferite alla zona di stoccaggio del CVM, non si rileva alcuna preoccupazione circa le perdite di dicloroetano dai serbatoi di stoccaggio del dicloroetano. E devo dire che non solo non si rileva in questa commessa che potrebbe essere giustamente pertinente solo a quell'intervento, ma non si rileva proprio da nessuna delle documentazioni prodotte ad oggi nessun particolare intervento riguardo questo argomento sul DCE, ribadisco il fatto che anche il dicloroetano è una sostanza cancerogena. Ancora oggi permangono installate valvole contenute a baderna su tubazioni convoglianti CVM e DCE. Ovviamente il problema delle perdite era presente anche negli impianti CV10 e CV11 a quella data. Ora, abbiate pazienza ma voglio illustrare due schemi, due schizzi di valvole; la prima è quella della valvola tradizionale con cosiddetta tenuta a baderna. Per capirci, la tenuta a baderna è una tenuta a premi-stoppa, è simile a quella delle valvole normali che abbiamo anche in casa in cui la tenuta tra l'albero che deve ruotare per aprire e chiudere la valvola e la sede della valvola stessa è costituita da un materiale, diciamo, che può variare da una comune fibra a tenuta di materie plastiche che nell'immagine è indicata, voi vedete l'albero che fa girare la valvola, e la sede della valvola stessa e quella serie di anelli o cordoni di un materiale, non so in questo caso da cosa era costituita, potrebbe essere dalla canapa a gomme che vengono strette man mano stringendo quel bullone che voi vedete alla destra dell'immagine. Cioè più è stretto il bullone e più questa guarnizione viene compressa e quindi fa attrito e tenuta sull'albero. E` ovvio che man mano che si usa questa valvola aprendo e chiudendo e per effetto del liquido o del gas che, in questo caso liquido, che è contenuto e fluisce o viene stoppato dalla valvola stessa, questo fluido man mano può alterare le caratteristiche della tenuta e questa comunque varia nel tempo per effetto della temperatura e di altri fattori. L'intervento qui descritto è quello di sostituire con altri tipi che poi vediamo. Un altro degli interventi possibili, peraltro eseguito anche in questo impianto, è quello in qualche maniera, intervento molto semplice, di raddoppiare la baderna, cioè fare in modo che sullo stelo della valvola si metta un secondo tratto di tenuta analogo al primo. Si può anche operare tra il primo e il secondo immettendo un fluido che metta in pressione. Può essere un fluido, questo è il rubinetto che poi vedremo, può essere un fluido gassoso inerte, può essere un liquido, questo manda in pressione e impedisce comunque che il fluido che si vuole controllare possa fuoriuscire. La sostituzione in questo caso riguarda l'uso di rubinetti. Mi consentirete anche, lo schema è ovviamente generico, non saranno sicuramente i preziosi o i sofisticati rubinetti indicati in questo intervento, ma per capirci vedete ugualmente lo stelo e vedete quel maschio conico che ha un foro centrale. Ecco, quando, come in questo caso, lo stelo è girato in questo modo, in modo pure trasversalmente, in modo perpendicolare la tubazione da cui fluisce il liquido e il foro, in questo caso il sistema tiene, cioè la valvola è chiusa, quando essa si ruota di 90 gradi il flusso è completamente libero. In questo caso vedete che non ci sono sostanzialmente necessità di guarnizioni perché lo stesso stelo tronco-conico tiene sulla sede della valvola. Ovviamente questo stelo può essere ricoperto per via di corrosioni da materiali diversi, ma questo è il concetto. Ora, potrete dire, cioè noi abbiamo già detto che non si sa se questa sostituzione sia integrale o meno, sia stata integralmente fatta su tutte le valvole, non vogliamo dire, certo è che questi rubinetti sono stati introdotti. Efficacia del rubinetto, la domanda che ci si può porre è: è una soluzione definitiva? Cioè il rubinetto è il toccasana che risolve il problema delle perdite? Beh, noi affermiamo che ciò non è, e per spiegare, tenendo conto che non abbiamo tutta la documentazione di Montedison, per spiegare il concetto e vedere come il problema comunque non è risolto, utilizziamo dei dati invece allegati alla relazione di consulenza dei consulenti del Pubblico Ministero ingegneri Nano e Rabitti del giugno 1996 che si riferiscono, è vero, all'impianto CV24, però che si suppone riguardino gli stessi tipi di dispositivi, in particolare con un accenno al problema dei rubinetti. Questa documentazione è di fatto il libretto delle note di commento agli episodi di supero dei valori soglia, dei valori limiti di allarme registrati dal sistema di monitoraggio. Avete ben presente tutti che in quel reparto CV24 c'è un sistema di monitoraggio gascromatografico e continuo che testa i vari luoghi di lavoro e all'allarme segue non solo una registrazione su questo registro, ma anche un intervento che deve accertare le cause dell'evento che ha prodotto il superamento e deve individuare poi gli interventi da attuare. Ora vi chiedo venia di molte cose, però, che verranno peraltro riprese. Parlo solo del problema rubinetti. Siamo al 1990, quindi non più nel 1976 quando ho fatto quell'intervento o dove si suppone o tutti supponevamo che fosse stato risolto il problema, ma siamo nel 1990, e precisamente ad esempio il 30 gennaio 1990 alle ore 7.13. C'è un superamento del valore di allarme credo, la motivazione, la fonte della perdita qui indicata viene detto rubinetto scarico in fogna dell'autoclave 10. Durante lo scarico si è prodotto una perdita di CVM nella fogna dell'autoclave 10. Poi, 20/2/1990 ore 00.12 dai rubinetti di drenaggio pompe G 24.750/ACR c'è una fuoriuscita che ha dato origine anch'essa ad un superamento. Il 21/2, il giorno successivo 1990 alle ore 3.30 rubinetto di degasaggio dell'autoclave 3, perdita. Dopo ancora una decina di minuti c'è lo stesso fenomeno di superamento segnalato e si attribuisce il motivo alla stessa causa. 23 febbraio 1990, rubinetto carico in autoclave 4, perdita, quindi fonte della perdita che anch'essa determinò un superamento, causa della perdita bulloni di fissaggio della piastra allentati. 24/2/1990, giorno successivo, perdita esterna. Vediamo ancora la questione dei rubinetti, 12/3/1990 sempre un rubinetto, perdita dal maschio, intervento ripresi grani del rubinetto. Vi chiedo venia di queste piccole cose, ma di questi casi ce ne sono decisamente parecchi. La conclusione che vi dicevo è evidente. Tenendo presente che questi rubinetti sono disposti un po' ovunque, come dicevo prima, non solo nella zona di stoccaggio ma ovunque nell'impianto, volevo semplicemente affermare che la soluzione del problema non è sicuramente riposta in questo tipo di intervento. Potremmo poi ampliare il discorso, ma che forse accenneremo alla fine circa una domanda: ma è un problema di manutenzione o è un problema di impianto? Cioè, perché le valvole perdono? Perché hanno solo una baderna o perché hanno solo una doppia baderna ma ci sono valvole a soffietto, cioè valvole più complicate come i rubinetti, eppure perdono anche i rubinetti. Allora è dovuto alla carenza di intervento impiantistico, o è dovuto ad un problema gestionale? Lasciamo questa domanda per ora, ovviamente, inevasa perché non possiamo confermarlo. Certo è che nei testi che verranno poi chiamati successivamente, quelli che effettivamente hanno lavorato nell'impianto forse potranno dare una risposta più certa a questa domanda. La seconda scheda, vi faccio grazia di altri motivi di perdite da guarnizione, del boccaporto e quant'altro. Il mio collega mi consiglia invece di fare anche questo esempio. Scusate, ritornate, fate lo schema di un reattore. Sempre in questa, nella stessa fonte citata prima, il 21 gennaio del 1990 c'è un superamento dei limiti di concentrazione di CVM in ambiente e la ragione è il boccaporto dell'autoclave 8, e la causa si dice è la guarnizione del boccaporto messa male. Esatto, quello che qui viene chiamato passo d'uomo è anche il boccaporto, tra parentesi, ma ci torneremo quando si parlerà della polimerizzazione, è il pertugio da cui l'uomo doveva entrare per calarsi dentro nel serbatoio per fare quella famosa operazione di pulizia dell'autoclave, ma su questo chiariremo. Probabilmente i reattori che oggi sono installati nel reparto non hanno questa caratteristica in cui l'agitatore è ad albero sospeso, ma con ogni probabilità hanno un agitatore dal fondo per evitare i problemi di sforzi meccanici che questa soluzione comporta, in particolare per i grandi reattori. Però è abbastanza ragionevole pensare che nei vecchi impianti, dato che si usavano dei reattori di piccola capacità anche gli agitatori fossero di questo tipo, ma non è influente nel nostro caso. Quindi bastava una, ci sono quelle famose tenute, un boccaporto in cui la guarnizione fosse non perfettamente disposta per generare una perdita che produceva un aumento di concentrazione, ovviamente nel reparto polimerizzazione. Vediamo anche l'altra perché questo argomento è stato citato prima e sarà citato dopo, ed è una, ecco, una figura che schematizza molto anch'essa semplicemente la cosiddetta guardia idraulica. Ecco, tra i casi di superamento indicati sempre in quella documentazione ed esattamente, scusate un momento, ecco, il 30 gennaio del 1980 alle ore 14.15 si segnala una rottura della guardia idraulica e le note, sempre sullo stesso riferimento, qui citano: "Avuto aumento repentino della pressione sul collettore di polmonazione causato dal drenaggio troppo violento dal D24118/B". La guardia idraulica ha questa funzione in un impianto, è, devo dire, un dispositivo molto comune ed estremamente semplice. In sostanza, un recipiente che voi dovreste trovare nella figura sulla destra deve essere mantenuto a una certa pressione, di solito ad una pressione modesta. Per evitare che questa pressione cresca mettendo a repentaglio la resistenza del recipiente o della linea o della tubazione, si collega questo recipiente con un dispositivo chiamato guardia idraulica, che normalmente è disposto a terra ma potrebbe essere disposto anche ai piani alti. Questo è un recipiente pieno di un liquido, in questo caso nella nostra ipotesi è acqua, in cui questo tubo pesca e immaginatevi una cannuccia e voi che soffiate in un bicchiere pieno d'acqua, quando riuscite a dare la pressione sufficiente per vincere il battente d'acqua fuoriesce, il vostro fiato nell'immagine in questo caso potrebbe essere monomero, potrebbe essere un'altra sostanza, un gas più o meno pericoloso. Questo fuoriesce in ambiente dalla quella tubazione che voi vedete a forma di pipetta. Un altro aspetto delle guardie idrauliche che può dare delle perplessità è questa, come voi vedete lì, essendo l'aspetto più critico della valvola, il mantenimento di quel battente che determina la pressione a cui il recipiente deve marciare che non deve assolutamente superare, è determinato da quella quota tra la base del tubo e lo scarico, il livello di pressione è quel delta P che voi vedete. In questo caso l'immagine che l'acqua fluisca continuativamente dentro nella guardia idraulica e si scarichi poi in fogna, questo può andar bene ovviamente solo se nel recipiente o nella linea c'è un liquido che un è liquido che non presenta problemi di tossicità. Se vi fosse una sostanza tossica è chiaro che questo sistema non può più andar bene perché io continuerei a scaricare liquido tossico. Ben capite che, ben vedete che essendo collegato un recipiente, immaginatevi un recipiente contenente il dicloroetano, tanto per fare un nome, o il percloroetilene o qualunque sostanza tossica, i vapori di questa sostanza riempiono completamente quel tubo. Se questi vapori originariamente sono a più alta temperatura, nel tubo condensano e quindi voi avete un tubo costantemente lavato di un minimo di liquido e comunque questo liquido poi, a contatto con l'acqua, tende a, questi vapori tendono a liquefarsi, se questa sostanza è più leggera dell'acqua galleggia in superficie, quindi voi immaginatevi che quel velo, quel pelo libero dalla guardia idraulica è formato da uno strato via via crescente della sostanza tossica contenuta. Questa affluirebbe in fogna, se non fluisse in fogna ed ammettiamo si dovesse provvedere ad un riciclo, ad un recupero di quest'acqua e a una sua circolazione continua, scelta saggia in questo caso, comunque questi eventuali vapori tendono man mano a rivaporizzare e ad essere emessi. In sostanza è un sistema, chiamiamolo così, rudimentale ma molto per la sua semplicità molto usato, ma che è sempre stato una delle fonti più tipiche di emissioni diffuse. Ripeto, le emissioni diffuse sono quelle che non verranno mai denunciate da una dichiarazione sulle emissioni atmosferiche, ma che sicuramente a secondo dei luoghi, della molteplicità di queste guardie idrauliche e i luoghi in cui sono installati e della natura del contenuto dei recipienti che tendono a proteggere, può costituire obiettivamente una fonte rilevante di emissione in atmosfera. Ma l'episodio che qui viene richiamato non cita sicuramente il funzionamento normale della guardia idraulica perché parla di rottura della guardia idraulica. Non avendo molta documentazione di riferimento facciamo solo un esempio, ma che rimanga come tale che potrà essere suffragato da dati quando li avremo a disposizione, ma a parlare di rottura della guardia idraulica immaginando questo schema può significare solo una cosa, che il sistema si trova in uno stato di anomalia. Immaginatevi che in quel serbatoio o su questa linea si stia producendo un evento che genera una formazione di vapori straordinariamente intensa. Questi vapori, una reazione anomala oppure potrebbe essere addirittura anche una esplosione, ma non voglio dire che fosse questo il caso, in ogni caso una anomalia, quindi una formazione violenta istantanea, come dice qui, "avuto aumento repentino della pressione sul collettore di polimerizzazione", quindi un’anomalia, questa anomalia produce una grande quantità di gas, questi gas tenderebbero a fuoriuscire dalla guardia idraulica. Ma essendo talmente tanta la portata essa non riesce a fluire, probabilmente trascina con sé vorticosamente il liquido contenuto, intasa anche la tubazione di scarico, crea una contropressione e alla fine questa contropressione può far rompere qualche parte della guardia idraulica. Passiamo comunque alla immagine successiva, alla tabella successiva per esaminare altri casi. Un altro argomento riguarda un altro intervento su una fonte di emissione in ambiente, qui siamo nel giugno del 1976, si parla di uno degli argomenti, un'altra delle prassi lavorative fonte di grande dispersione non solo in atmosfera di liquido, ma soprattutto e specificatamente di esposizione dell'addetto. L'esposizione è questa, ve la leggo: "Reparto CV22, colonne C504 e C501 - le sigle potrebbero dire qualcosa se avessimo uno schema ancorché di massima dell'impianto, ma sono normalmente colonne di distillazione e di raffinazione - scarico di CVM e liquido in atmosfera durante il prelievo manuale di campioni al fondo colonna per il controllo del PH, che comporta l'apertura della valvola di prelievo campioni per spurgare il tubo e per riempire la provetta". Cosa vuol dire? Nel corso della lavorazione si deve periodicamente controllare che il prodotto o prodotto intermedio o prodotto finale, abbia le caratteristiche volute. Per fare questo bisogna prelevare un campione, quindi una porzione di liquido. Nella fattispecie di tratta di CVM che è contenuto nei serbatoi allo stato liquido in pressione. Quindi sul fondo di questi serbatoi c'è una derivazione, un tronchetto di derivazione munito di una valvola che termina in un tubicino. L'operazione di prelievo del campione, quindi in una provetta, prevede che si apra questa valvola, si lasci affluire in ambiente, sul terreno, ovunque, una certa quantità di liquido, quanta? Quanto serve per far sì che il prodotto contenuto in questa derivazione che potrebbe essere alterato e non significativo, se ne va tutto in ambiente. Dopodiché si pone sotto la valvola la provetta, la si riempie, si chiude la valvola e si va. L'entità dell'emissione: nel documento non viene quantificata ma definita notevole. Noi abbiamo potuto stimare questa emissione sulla base della descrizione delle operazioni in alcuni chili, alcuni litri di CVM. Cioè si lascia correre parecchio il CVM, l'operatore lo racconterà suppongo nella testimonianza, come era guarnito nel fare questa operazione. Il provvedimento è stato l'installazione di un analizzatore automatico di PH, visto che questo era il parametro che doveva essere misurato ed esistevano strumenti operanti in continuo per l'analisi, installazione di un analizzatore automatico di PH per ogni colonna, eliminando le operazioni manuali di prelievo campioni. La commessa, ripeto, è del giugno del 1976, il commento è questo: "Che è una delle tante commesse che manca della documentazione sull'ultimazione dei lavori e la verifica dei risultati". Di questo avete, credo, ampiamente parlato o raccontato l'ingegner Nano nel suo esame. Da fonti interne si afferma che gli analizzatori installati hanno presentato problemi di funzionamento che non hanno consentito di eliminare l'operazione di controllo manuale. Cioè si è proseguito per molto tempo e non saprei dire quanti anni, ancora con il prelievo manuale perché quei sensori, quei dispositivi, non riuscivano ad essere affidabili e a rispondere alla necessità. Qui si parla delle colonne 504 e 501, non deve sfuggirvi il fatto che ciascuna delle sezioni di impianto siano essi serbatoi delle materie prima, i serbatoi del prodotto finito, i serbatoi dell'intermedio e alcune sezioni critiche come le colonne richiedono l'analisi, il prelievo dei campioni e l'analisi dei campioni. Quindi questo è solo un esempio per capire che il problema, il fenomeno è decisamente vasto, rilevante, è una parte importante dell'attività dei lavoratori stessi. Mentre in questo caso è stato possibile, ancorché con difficoltà, installare un analizzatore automatico, ci sono molte altre sezioni e molte altre attività di prelievo campioni che tutt'oggi richiedono il prelievo di campioni. L'altro intervento, sempre del reparto CV22, riguarda la colonna di strippaggio C504, sempre quella citata prima, ed è il problema dello sfiato in atmosfera di gas incondensabili contenenti acido cloridrico, dicloroetano e cloruro di vinile monomero. Qui bisognerebbe fare una trattazione sul problema degli sfiati, ma vi accennerò semplicemente citando due casi, due esempi di sfiati, non vogliatemene, io apprezzo molto la resistenza e l'attenzione da parte di tutti, avvocati e Tribunale. Due casi classici di sfiato in atmosfera, uno è il cosiddetto sfiato diciamo di polmonazione. Cosa vuol dire? Che ogni recipiente quando lo si riempie produce una espulsione di un pari volume saturo della sostanza che va, con cui si riempie, una espulsione in ambiente. Se fosse acqua io avrei una espulsione, di un'acqua in una pentola, ho poi l'espulsione in ambiente di aria satura di vapore d'acqua, ma se è CVM io ho l'espulsione di aria satura di CVM, se è dicloroetano saturo dicloroetano, e viceversa. Tanto più la sostanza è volatile e tanto più questa aria satura di polmonazione è carica, ricca, contiene tanti vapori di quella sostanza. Il secondo tipo di sfiati è quello delle apparecchiature di processo. Sostanzialmente, in una reazione chimica in cui si introducono delle materie prime liquide o gassose si producono anche, o vengono trascinati o si liberano delle sostanze cosiddette incondensabili. Queste prima o poi da quell'impianto devono uscire, in una sezione, in un'altra o alla fine dell'impianto ma questi sfiati devono alla fine uscire in ambiente. E in questo caso si parla dello sfiato in atmosfera dei condensabili contenenti provenienti dalla colonna di strippaggio. Nel documento non è quantificata l'emissione, il provvedimento adottato parla della modifica del sistema di regolazione e dei collegamenti al fine di ridurre gli sfiati e/o il contenuto di CVM. La cosa interessante è questa: che un intervento, voi vedete 9 milioni di lire, è vero che eravamo nel 1976 però voglio dire anche allora l'intervento non era consistente, però di fatto questo intervento è stato realizzato per un semplice motivo, che quell'intervento piccolo consentiva sì un minore inquinamento ma in realtà un minore inquinamento dei serbatoi del CVM puro e conseguente minore consumo di vapore per il riprocessamento. Cioè cosa voleva dire? Che questo effetto, questa presenza di sfiati finiva per andare ad inquinare il prodotto e quindi richiedeva che questo prodotto dovesse essere ritrattato e per ritrattare questo prodotto occorreva consumare del vapore, ribollirlo, etc.. Anche in questo caso manca la documentazione sull'ultimazione dei lavori e la verifica del risultato. Anche qui si rileva che mentre, che tutta l'enfasi, tutto l'interesse è quello sul cloruro di vinile monomero. Sulla questione di recuperare il dicloroetano o del destino del dicloroetano non si fa alcun cenno. Anzi, devo dire, e la cosa potrebbe meravigliare chiunque, l'acido cloridrico in questo documento viene considerato inerte. Cioè il flusso privato del cloruro di vinile monomero viene considerato come inerte.

 

Avvocato Alessandri: scusi, Presidente, mi perdoni, siccome da qui io non riesco a leggere pressoché nulla, pregherei il consulente tecnico, l'ingegner Carrara che sicuramente depositerà i suoi lucidi, se almeno quando parla di documento o provvedimento ne desse gli estremi temporali o i numeri, non lo so, in modo di poterlo seguire, altrimenti è uno sforzo vano.

 

CARRARA - Ha ragione, l'avevo citato, l'intervento di prima era una commessa del giugno 1976, questa è una commessa, se vuole anche il numero posso dirglielo, 1559.09 AD del 27/7/1977. Altra immagine, questa è una commessa iniziata da Montedison, la numero 200-955 proposta il 25 novembre del 1985 e autorizzata successivamente da Enichem Polimeri il 2 dicembre 1985. Riguarda ancora il reparto CV22 e riguarda i serbatoi di stoccaggio del dicloroetano puro e greggio. E parla degli sfiati liberi in atmosfera per polmonazione in continuo con azoto. Il discorso lo conoscete, la questione della polmonazione in continuo con azoto richiede una ulteriore specificazione e chiarimento. Il famoso serbatoio di cui abbiamo detto sfiata ogni volta che viene caricato, sfiata i vapori in aria, può essere inertizzato in questo caso con azoto, perché si inertizza? Per due motivi sostanzialmente: il primo è che essendo infiammabile la presenza di aria in questo serbatoio crea il forte rischio di un incendio e di una esplosione. Perché i vapori di DCE in aria sono una miscela cosiddetta esplosiva. Allora si sceglie di inertizzarli. In questo caso erano inertizzati facendo fluire azoto. Voi quindi immaginatevi il nostro serbatoio che ha sul cielo un tubicino da cui fluisce continuamente azoto. E voi direte: che fine fa l'azoto che esce? Immaginatevi che questo azoto che esce viene immesso in atmosfera è saturo di vapori di DCE. Infatti questa situazione viene stimata con una emissione media, considerando i quattro serbatoi, di 14 chili ora. Solo questo piccolo particolare riguarda quattro serbatoi stoccaggio del DCE genera quindi 124.000 chilogrammi anno di DCE immessi in ambiente. Il provvedimento è un intervento per eseguire la polmonazione in discontinuo, l'inertizzazione in discontinuo riducendo il consumo di azoto e la perdita di dicloroetano perché questa costituisce indubbiamente anche una perdita, perdita economica. Viene infatti quantificato che, a fronte del costo stimato di 26 milioni, diventati poi 31 in fase esecutiva, c'era un ritorno economico per i risparmi di DCE buttati in ambiente di 107 milioni anno. La domanda è: perché c'è voluto il 1985 per provvedere ad un intervento che a tutti noi credo oggi paia assolutamente banale, oltre che dovuto, vista l'entità del rilascio? La nostra osservazione è questa: continua pur dopo questo intervento doveroso, anche se non encomiabile quanto meno per il suo ritardo, continua lo scarico comunque durante le movimentazioni di prodotto che costituisce una emissione residua di DCE che è pari a 6250 chili anno. La commessa l'avevo già detto? La ridico. Commessa Montedison 200-955 proposta il 25 novembre 1985 autorizzata da Enichem polimeri il 2 dicembre 1985. Proseguiamo, ne ho ancora solo due e spero di non abusare della vostra pazienza. Sempre reparto CV22 sfiati contenenti acido cloridrico, DCE, dicloroetano, cloruro di vinile monomero ed etilene, dai collettori di fiaccola P701/1 da 1 a 3 dei reparti CV22 e 23 che raccolgono gli sfiati di valvole di sicurezza, sfiati di polmonazione di serbatoi, sfiati di bonifica di apparecchiature varie. I quali sono inviati all'aria a quota 147e 120 metri. Non ho lo schema dello fiaccola. Il concetto tuttavia è questo, quando ci sono impianti come il Petrolchimico una serie di flussi che possono costituire pericolo di ricaduta di nubi esplosive o di sostanze pericolosi, essi si inviano ad un dispositivo che viene chiamato fiaccola. Ancora oggi credo che al Petrolchimico si vedano, formano delle fiamme. Normalmente queste fiaccole servono agli impianti effettivamente petrolchimici per far sì che eventuali sfiati contenenti sostanze combustibili non rechino, ripeto, un danno di caduta di nube esplosiva in ambiente. E quindi sono dotate di una piccola fiammella pilota, è un po' come la fiammella pilota di uno scaldabagno o uno scalda acqua. Quando c'è lo sfiato, cioè quindi quando c'è l'immissione alla fiaccola di una sostanza combustibile, potrebbe essere il metano del nostro scalda acqua, esso brucia, cioè si innesca a partire dalla fiammella pilota. Questo è un dispositivo che ha senso quando l'emissione è un gas combustibile. Quindi si immagina che questa nube di gas venga innescata e bruci, non completamente, e si traduca in sostanze meno pericolose come acqua ed anidride carbonica. Ma certamente quando queste sostanze sono acido cloridrico la fiammella pilota e la fiaccola non servono a nulla, altresì se queste sostanze sono cloruro di vinile monomero, dicloroetano, etc. in realtà questa fiaccola non fa nulla, anzi c'è qualcuno, e in alcuni documenti anche delle industrie questo viene detto, c'è qualcuno che afferma che è bene non brucino perché la loro combustione, come minimo, porta alla produzione di acido cloridrico e, in secondo luogo, potrebbe portare la produzione di ben altre sostanze ancora più pericolose, dal forgene ad eventuali microinquinanti tossici. Tant'è che di questo sono credo tuttora, o furono, o sono persuase anche le industrie, tant'è che queste fiaccole normalmente vengono tenute spente. Per cui si tratta solo, in questo caso, di camini che servono ad espellere in quota le emissioni. Ovviamente, come altri hanno osservato, l'emissione in quota forse garantisce una minore concentrazione di ricaduta al suolo, ma ricaduta al suolo c'è e semplicemente spostano su tutti gli operatori, non solo sugli abitanti del circondario, equanimemente, a secondo di come gira il vento, una certa dose di sostanze inquinanti. Questa emissione viene anch'essa quantificata nel documento ed è costituita da cloruro di vinile monomero pari a 6.000 chili anno, dicloroetano pari a 62.000 chili anno, acido cloridrico pari a 4.000 chili anno, dalla fiaccola B701/1, dalla fiaccola B701/3 vengono emessi 17.000 chili anno di cloruro di vinile monomero, 40.000 chili anno da dicloroetano. Mediamente, sommando le due, abbiamo una emissione di 23.000 chili anno di cloruro di vinile monomero e 102.000 chili di dicloroetano. Cosa si è fatto in questo caso? E siamo ad una commessa numero 1155/09 Montedipe con un "Abi" Enichem del 10 marzo del 1986, si mandano al recupero, quindi alla loro ricrompressione e al recupero nel reparto CV23. Anche in questo caso oculatamente in quanto il costo stimato dell'operazione era in lire 97.000.000 una tantum, e il ritorno economico previsto solo per i recuperi di questi materiali era di 54,5 milioni anno. Anche qui manca la documentazione sull'ultimazione dei lavori e la verifica dei risultati. Due commenti nostri: fra questi lavori è compresa l'installazione di una guardia idraulica a percloroetilene alla base della torcia B 701/1. Allora, vi avevo proiettato il disegno della guardia idraulica. Ora ammettete che il liquido che fa da battente non è l'acqua, ma è percloroetilene, una sostanza clorurata, anch'essa pericolosa. Quindi ogni volta che sfiata da quella guardia idraulica non solo si porta via i vapori contenuti nello sfiato stesso, ma si porta via anche i vapori del cloroetilene che costituisce la guardia idraulica. Non mi sembra questa una soluzione di quelle brillantissime, ma una ragione ci sarà, io non la conosco. Ultima osservazione è che comunque parte degli sfiati continuano a essere scaricati nella famosa fiaccola, mantenendo una emissione di dicloroetano pari a 5.000 chili anno. Ultima immagine: ho sempre detto le commesse? Bene. Ultima commessa, volevo illustrarvi anche una valvola di sicurezza, ma poi... Ultima commessa, sempre citata ed è una commessa la cui richiesta di apertura è di Enichem Agip, divisione cloro del 29 marzo del 1988, riguarda il reparto CV23 e parla degli sfiati da pompa ad anello liquido G211A/S per la messa sottovuoto delle colonne C204 e C303 e dal serbatoio di raccolta delle acque clorurate. Queste contengono CVM credo e vengono emesse in atmosfera a quota 10 metri. Quindi uno sfiato libero in ambiente da un camino di 10 metri. L'entità dell'emissione è questa, la portata media era modesta 15 normal metri cubi/ora, contenenti varie sostanze organiche clorurate tra cui 3 chili ora di dicloroetano pari a 24.000 chili anno. Il provvedimento adottato è quello dell'invio di questi sfiati ad una colonna di lavaggio a soda caustica. E quindi nella sua emissione dal camino dell'emissione E154. Ovviamente questa colonna, che è un lavaggio a soda caustica, non può fare nulla con il dicloroetano. Sicuramente abbatterà l'acido cloridrico ed altri vapori acidi, ma non di certo questi. Anche di questa commessa manca la documentazione di autorizzazione ed ultimazione dei lavori, verifica dei risultati. Un ultimo appunto, riguarda questo elemento, è stato citato in un uno dei documenti che abbiamo visto poco fa, e riguarda un dispositivo che si chiama valvola di sicurezza. Ora la funzione di una valvola di sicurezza in qualche misura è simile a quella della guardia idraulica, cioè tende a proteggere un recipiente che non deve esplodere, non deve cioè subire una pressione superiore a quella che meccanicamente può essere retta. E quindi ha la funzione di rilasciare l'eccesso di vapori che determinano la pressione o l'eccesso di liquido che determina la pressione pericolosa, rilasciarla. Normalmente viene rilasciata in ambiente, il suo funzionamento è molto semplice. In pratica è una valvola che invece di essere manovrata da un volantino è controllata da una molla. Quando la pressione all'interno del recipiente supera la spinta fornita da questa molla, essa si apre e immediatamente dopo che il fenomeno della sovrappressione è cessato questa richiude. Quindi questi sfiati, cioè questi dispositivi vengono collocati pressoché su tutte le apparecchiature e sicuramente è su tutte le apparecchiature che devono lavorare o possono essere occasionalmente soggette ad una pressione. Immaginatevi, per fare un esempio molto semplice, la nostra pentola a pressione domestica. Essa stessa è destinata a lavorare in pressione ed essa in realtà ben tre dispositivi di sicurezza, tre valvole di sicurezza che funzionano in maniera diversa, almeno la mia ne ha tre, ma deve averne necessariamente almeno una. Ed infatti da questa valvola di sicurezza il vapore fuoriesce. Se superasse, spero che non vi accada mai, ma se superasse la pressione critica quella stessa valvola si romperebbe, in certi casi espellendo la valvola stessa e fate attenzione che non vi colpisca perché è un proiettile, oppure rompendo un dispositivo interno. In effetti le nostre pentole a pressione domestiche sono dotate di due tipi di dispositivi, una valvola di sicurezza, che è quella da cui vedete normalmente fuoriuscire il vapore, ed un'altra cosa che si chiama disco di rottura che, per l'appunto, si rompe qualora la prima non dovesse essere sufficiente a rilasciare sufficienti vapori. Quando questi dispositivi funzionano, essi rilasciano quantità importanti di vapori. Addirittura quando funziona un disco di rottura, cioè quando si rompe questa membrana, si ha una fuoriuscita istantanea di diverse centinaia di chili. Tutte queste fuoriuscite non possono essere normalmente trattate da dispositivi di trattenuta di controllo, ma vengono per l'appunto rilasciate in atmosfera da luogo sicuro. Ed anche a questo servono le cosiddette torce per allontanare queste emissioni. Ora voi direte: nella nostra normale prassi, abitudine domestica, non abbiamo mai visto aprirsi un disco di rottura perché operiamo con un sistema di cui controlliamo molto bene tutti i parametri. In un processo chimico questi parametri sono assai di più. Non è solo l'intensità del riscaldamento che gioca un ruolo, ma è anche tutto quell'insieme di reazioni che accadono o possono accadere all'interno del recipiente, che possono dare origine a liberazione di calore improvvisa come un andamento incontrollato. E in questo caso quindi si ha l'emissione. Impianti continui del tipo di quelli del Petrolchimico danno origine ad emissioni da valvola di sicurezza non dico in continuo, ma con grande frequenza e non a caso è disposta una rete proprio di collettamento, di raccolta e di emissione di tutti questi sfiati. Ed è normale, ed è tipico degli impianti di questo genere. Purtroppo, sfortunatamente queste emissioni non contengono né vapor d'acqua, né sostanze inerti. Ma contengono tutte sostanze estremamente pericolose per l'ambiente. Ora vorremmo affrontare il problema delle tecnologie adottate nel Petrolchimico e la loro adeguatezza, oltre che ai loro pericoli intrinseci, pericoli in questo caso di esposizione degli addetti a sostanze pericolose. Come impianto abbiamo scelto l'impianto di produzione del CVM almeno per oggi, sia perché questo impianto è uno dei primi impianti collocato in questo secondo dopoguerra nel Petrolchimico, sia perché sempre per produrre il CVM si sono adottate diverse tecnologie e tutt’oggi questi impianti sono in attività sia in carico mi sembra Enichem che in carico EVC. Cominciamo con un processo, ma anticipiamo, facciamo il quadro: il CVM si può produrre in modi diversi, il primo storicamente è stata la sua sintesi a partire da acetilene ed acido cloridrico. Direi che negli anni Cinquanta in cui anche il CV10 nacque, partì al Petrolchimico la tecnologia prevalente più sviluppata era quella a partire dall'acetilene, anche perché a quei tempi dominava la famosa chimica dell'acetilene. Cioè l'acetilene era la materia prima per numerosissimi filiere prodotte. E quindi su quel processo si sviluppò l'impiantistica industriale. Abbiamo detto per produrre CVM ed acetilene si utilizza l'acetilene prodotto da altri impianti del Petrolchimico e l'acido cloridrico. E` una sintesi, nel senso che le due molecole si sommano per dare origine al cloruro di vinile monomero. E questa è una reazione, come anche le altre, fortemente esotermica e tratta soltanto, e come il CVM infiammabili, potenzialmente esplosive, comunque che sono un gas a temperatura ordinaria. Quindi abbiamo sia l'acetilene che è un gas e il CVM che è un gas. Non affrontiamo qui i problemi strettamente legati alla sicurezza di queste reazioni perché ci sarebbe da aprire un fronte che non vogliamo aprire. Basti dire che l'acetilene è una sostanza con caratteristiche di esplosività fortissime, è instabile essa stessa e tende a decomporsi esplosivamente. Qui abbiamo riportato un piccolo schema, che è il processo realizzato a Porto Marghera, molto, ripeto, semplificato. Questa è la parte di produzione, diciamo di sintesi, un'altra sezione è relativa alla purificazione e quindi alla separazione delle impurezze che da questa reazione accompagnano il cloruro di vinile prodotto. Schematicamente possiamo dire che l'acetilene, lo vedete dal basso a sinistra, viene compresso perché la reazione avviene in pressione, la compressione dell'acetilene genera un riscaldamento come sempre voi sapete accade quando si comprime un gas, questo calore viene eliminato da uno scambiatore, l'acetilene deve essere puro per non, come abbiamo già detto, per non generare sottoprodotti durante la reazione e quindi una delle impurezze più critiche, più dannose è l'umidità, quindi l'acqua, l'umidità contenuta e quindi uno o l'altro dei passaggi è l'essiccamento su colonne di essiccamento dell'acetilene. Dopodiché questo l'acetilene viene unito all'acido cloridrico e viene introdotto in questi reattori detti convertitori dove avviene la reazione. La reazione è esotermica, quindi voi vedete a sinistra c'è uno scambio termico. E` una reazione catalizzata. Cosa vuol dire? Che c'è una sostanza che serve a fare avvenire proprio quella reazione che noi vogliamo, cioè produrre proprio cloruro di vinile monomero. Il catalizzatore in questo caso è una sostanza decisamente anch'essa pericolosa, ed è il cloruro di mercurio. Avete ben presente il problema della contaminazione da mercurio anche in laguna. Bene, anche questo processo è stato sicuramente responsabile di una forte contaminazione della laguna da mercurio, altri processi lo sono, l'acetaldeide, etc., ma questo, cloro soda, ma anche questo. Poi vedremo i quantitativi imponenti di catalizzatori che vengono perduti nel processo di reazione. In quel reattore il catalizzatore è praticamente un sale di cui viene impregnato un supporto, che nella fattispecie è allumina, quindi un forte solido assorbente, poroso. Quindi immaginatevi questo sale che viene fissato su questo supporto, e i prodotti di reazione lo attraversano entrando in contatto con questo catalizzatore, cioè lambendo questo supporto, entra in contatto con il catalizzatore il quale fa avvenire la reazione in sintesi, la somma delle due molecole ad aree cloruro di vinile monomero. Questo catalizzatore può essere, cosiddetto aletto fisso, cioè può essere fissato, fermo, stabile dentro, di solito, dei tubi, immaginate dei tubi riempiti di questi granuli di materiale poroso attraverso i quali passano i reagenti. Oppure può essere cosiddetto letto fluido, cioè immaginatevi questi grani mantenuti in agitazione, in sospensione da un flusso gassoso. In questa reazione che avviene a una certa temperatura, questo catalizzatore man mano viene consumato. Viene consumato in due modi: il primo è che proprio il mercurio viene a sublimare, cioè a perdersi, a trasferirsi nella fase gassosa in uscita al reattore. Quindi viene trascinato allo stato, diciamo, di vapore, oppure si perde perché un po' di questo materiale, di questo catalizzatore formato da supporto e cloruro di mercurio, si sbriciola e quindi viene via in polvere. Vi rendete immediatamente conto che il letto fisso, cioè quel materiale saldamente fissato nei tubi, il trascinamento è molto basso, mentre invece nei processi cosiddetti a letto fluido è ovvio che l'urto delle molecole, etc., il trascinamento sarà decisamente superiore. Dunque viene trascinato e si ha un consumo di catalizzatore. Tanto per capire, le stime fatte negli anni Sessanta della perdita di questo catalizzatore venivano stimate da un rapporto fatto dalla "Stanford Reserting International" in un rapporto proprio sul cloruro di vinile monomero e sulle tecnologie di produzione. Il primo di questi rapporti è del 1965, bene si dice che in questi impianti si perdono circa 1 chilo per ogni mille chilo di CVM prodotto. Facendo i conti quindi 1 chilo per ogni tonnellata di CVM prodotto, si producevano 50.000 tonnellate di CVM nell'impianto CV10 all'anno e quindi vuol dire che noi abbiamo una perdita di 50 tonnellate. Alcuni contestavano questa cifra dicendo che si poteva arrivare, con una particolare cura, ad un decimo di questo. E quindi diciamo invece delle 50 tonnellate arriviamo a 5 tonnellate, 5.000 chili di cloruro di mercurio che se ne andavano ogni anno. Poi diremo delle perdite del CVM a quell'epoca. La reazione che avveniva al CV10 era una reazione doppio stadio. Si faceva un primo stadio nel primo reattore, dopodiché veniva raffreddato, c'è un filtro che tratteneva quindi in parte il catalizzatore. C'era un condensatore che consentiva già di separare il CVM prodotto e i gas non reagiti, cioè le materie prime non reagite passavano in un secondo reattore detto finitore, che di nuovo veniva anch'esso seguito da uno scambiatore, da un filtro, da un condensatore. Il CVM, cioè il cloruro di vinile monomero grezzo, andava poi all'impianto CV11 che era dotato della raffinazione, che separava quindi le impurezze. Le due fasi hanno anche una giustificazione in qualche misura, che è quella di asportare la temperatura, quindi fare avvenire in due fasi significava anche rendere la reazione un po' più sicura per evitare che tutto di un botto, diciamo, si potesse generare un aumento pericoloso di temperatura con scoppio. Ovviamente questo è uno schema semplificato, se vi dovessi proiettare lo schema vero vedreste le migliaia di valvole, i dischi di rottura, le valvole di sicurezza, gli sfiati. Quindi cerchiamo solo di capire i punti critici. Ovviamente da tutti questi componenti flangia, etc. potevano, essendo in pressione, potevano fluire delle perdite. C'è la fase poi di raffinazione che direi possiamo anche non necessariamente presentare. Le criticità le abbiamo già in qualche maniera viste, c'è il problema del catalizzatore, ma c'è un problema in più avendo riguardo agli operatori. Perché voi direte: ma una volta che il catalizzatore non è più capace di far svolgere la reazione, quindi si è esaurito, bisogna sostituirlo. E l'operazione di sostituzione dei catalizzatori era, per esempio, una delle operazioni che esponeva le persone a forte rischio. Immaginiamo un reattore a letto fisso, quindi immaginiamo questa serie di decine o centinaia di tubi che dovevano essere scollegati, scaricati e riempiti. In questa fase, oltre a dovere entrare ovviamente in un reattore che aveva dei suoi residui, le polveri contenenti cloruro di mercurio erano indubbiamente importanti. Un'altra delle operazioni tipiche, ma fra quelle proprio più banali, era la pulizia dei filtri. Abbiamo visto che dopo ogni reattore c'era una sezione filtro, anche questi filtri periodicamente, diciamo con notevole frequenza dovevano essere aperti, puliti perché trattenevano eventuali impurezze che dovessero... prodotti pesanti o di cracking. Da questa sezione un altro degli aspetti che davano origine ad una esposizione degli addetti era questo: i famosi, scusate il termine, i condensatori. I condensatori, come dicevamo, sono dei refrigeranti, servono a far passare, abbassando la temperatura, allo stato liquido quelli che erano allo stato di gas, raffreddando si condensa. Date le caratteristiche del CVM, che è un gas a temperatura ambiente, si doveva portare a temperature particolarmente basse per portarlo a liquido e si usava quindi un refrigerante. Questo refrigerante funzionava come liquido di scambio termico a trielina. Perché si usava trielina voi direte? Ma la trielina era uno dei tanti prodotti del Petrolchimico, probabilmente che costava poco e poteva svolgere efficacemente quel ruolo, però la trielina è una delle sostanze tossiche. E che differenza fa tra trielina ed acqua in uno scambiatore? E` che se c'è una perdita da quello scambiatore dovuta ad esempio a corrosione, si perde trielina e non acqua. E trielina era quindi una delle fonti, delle esposizioni possibili. Si potrebbe parlare a lungo, ma accenneremo solo dopo alla tecnologia. Una piccola solo osservazione che ho colto anche nel lavoro della Stanford, che è direi una delle strutture americane più competenti nell'analisi degli aspetti tecnologico-economici dei processi, tant'è che questi studi da tempo vengono normalmente commissionati da gruppi industriali per avere proprio un'idea molto precisa delle tecnologie che consenta di fare delle scelte anche rispetto all'economicità degli impianti. Ma curiosamente una delle osservazioni che trovo in questi rapporti è questo: questi impianti trattano materiali corrosivi più o meno fortemente corrosivi, eppure le tecnologie e gli impianti in esercizio, dice la Stanford, sono tutti fatti in acciaio al carbonio. L'acciaio al carbonio è l'acciaio normale, da qualcuno detto ferro. Ora è noto che l'acciaio al carbonio non ha particolare resistenza verso gli ambienti corrosivi. Tant'è che solo certe tecnologie attuali e per certi componenti si va addirittura su materiale tipo nichel puro. Ora tra l'acciaio al carbonio e il nichel puro c'è una certa differenza, mi rendo conto. C'è una differenza di costi. L'acciaio al carbonio costa poco e il nichel costa molto. Un impianto di questo tipo si può fare in acciaio al carbonio perché si sudimensionano gli spessori e si dà conto del fatto che progressivamente nel tempo queste tubazioni, pareti, reattori etc. vengono consumati. Ora la EVC, in un suo manualetto del 1995, accennando alle caratteristiche di progettazione ed esecuzione dei suoi impianti, si vanta di usare degli spessori largamente superiori a quelli indicati dalle normali norme di progettazione. Direi che il motivo è un altro: si deve necessariamente fare degli spessori molto maggiori per la sovraspessore di corrosione. Ma questo aspetto ha un altro rilievo, quando è che ci si accorge che lo spessore di una apparecchiatura, di una tubazione è arrivato a livelli critici? Quando si comincia a vedere il trafilamento della sostanza da un buco per cui si ricambia il pezzo, o tramite un insieme di verifiche puntuali lungo spezzoni di impianto significativi? Io sono persuaso, lo spero, ma direi fa ormai parte della prassi attuale quella di fare ispezioni e verifiche periodiche totali o a tratti lungo tutti i componenti critici o significativi dell'impianto. Non sono persuaso che questa prassi sia sempre stata prassi applicata in questi impianti e nel Petrolchimico in particolare. Fonti di emissione da questo piccolo impianto. Ne indiciamo solo tre, ma solo perché sono le tre riportate dallo studio che lo stabilimento fece fare a Tecnico nel 1974. La Tecnico nel fare questo studio rileva tre fonti di emissione e dice, primo: i gas di rigenerazione di quattro essiccatori. Bene, abbiamo detto che l'acetilene deve essere essiccato e viene essiccato in torri riempite di una sostanza che assorbe l'acqua. Ovviamente ad un certo punto viene esausta anche questo elemento assorbitore, quindi deve essere riessiccato per poterlo riutilizzare. In questa fase vengono emesse, oltre all'acqua trattenuta, anche quel tanto di sostanze che vengono assorbite. La Tecnico in questo suo studio parla sì di gas di ingenerazione, però sostanzialmente non indica in esso alcun tipo di componente critica. Parla ovviamente di acetilene, ma nessun altro particolare inquinante. Un altro degli sfiati sono quelli di stoccaggio, provenienti dallo stoccaggio. Anche qui l'acetilene è stoccato di solito in grandi palloni a pressione moderata, questi palloni sono dotati di un sistema di garanzia a guardia idraulica. Quindi da queste guardie idrauliche si può, anzi, normalmente fuoriesce acetilene. Terza fonte individuata è quella degli sfiati delle valvole di sicurezza dei 13 reattori, i reattori hanno degli scompensi, delle variazioni, degli ondeggiamenti di pressione. In queste situazioni quando la pressione oltrepassa il livello, come dicevamo, di sicurezza genera uno scarico, uno sfiato. E questi sfiati venivano invece in questo caso quantificati.

 

Presidente: mi scusi un attimo, in questo caso, cioè nel caso difettoso o comunque difettoso per usura anche, oppure per sbalzi di pressione, aumenti di pressione incontrollati attraverso appunto questi processi chimici, le valvole, le guarnizioni si rompevano etc.. Voglio dire, questi sono accadimenti che in un impianto di questo genere si possono verificare e si sono verificati, etc. e si verificano anche oggi. Ora ci sarà un problema di manutenzione credo e di tempestività nella manutenzione, quindi dalle sostituzioni, però non so se ci sia anche un problema di adeguatezza di questi sistemi. Cioè a dire se ci possono essere degli impianti che possono prescindere, diciamo, da questi momenti in cui il vapore che si viene a creare, la pressione che si viene a creare trova uno sfogo, tanto per intenderci. Cioè io capisco bene che allora tutti questi fatti avvenivano e tutti questi fatti comportavano delle emissioni e queste emissioni avevano delle concentrazioni, delle concentrazioni che poi potevano anche essere per l'appunto di pericolo per l'ambiente, per i lavoratori stessi e per coloro che in particolare lavoravano nelle vicinanze di questi impianti. Però quale poteva essere l'alternativa impiantistica allora rispetto a questa situazione, a questo sistema? Io forse faccio una domanda ingenua guardi, ma...

CARRARA - No, più che altro è una domanda che le costerà un esame di questa soluzione che ora proietteremo, proposta sempre dallo studio della Stanford nell'82, quindi non è la situazione del '65, anche se molte delle indicazioni qui indicate, cioè delle soluzioni qui indicate erano già presenti anche negli anni precedenti. Questo è uno schema di impianto che viene dichiarato sempre con la tecnologia della produzione al cloruro di vinile da acetilene, quindi rimaniamo con quel processo. Quindi l'anno '82, che corrisponde agli anni in cui questa tecnologia sostanzialmente cede il passo rispetto all'altra che viene dall'etilene, perché ormai si è instaurata la chimica dell'etilene, si produceva tutto da etilene. Quindi questo era il livello raggiunto dalla tecnologia e viene chiamato un processo impianto per la produzione di CVM di acetilene con trascurabili emissioni di mercurio e di cloruro di vinile monomero. Questo impianto, a detta di questo studio, consentiva sostanzialmente di eliminare, di avere degli scarichi zero, si dice poi invece, sempre nello stesso, prima di proiettare, nell'82 si dice che gli impianti invece convenzionali, e per impianto convenzionale, così come viene qui citato, si può sicuramente ritenere che lo fosse l'impianto CV10 di allora, le emissioni di CVM e di mercurio erano queste, CVM, se veniva emesso un chilo ogni mille, il mercurio veniva emesso a 0,5 chili ogni mille, quindi sostanzialmente c'era una riduzione modesta rispetto a quello che veniva... che è la situazione rappresentata prima. Voglio essere, scusate, più preciso, il cloruro di vinile dava un'emissione, sempre così dichiarata, mediamente di 0,5 chili ogni mille, quindi o 0,5 tonnellate ogni mille, quindi in questo caso noi su 50.000 tonnellate avremmo di produzione, di produzione complessiva di quell'impianto che era un impianto da 50.000 tonnellate l'anno, avremmo una emissione di 250 tonnellate, se fosse l'1 per mille in questo caso addirittura 5 volte, 5 per mille, 10.000, quindi, 5 ogni 10.000 tonnellate, se fossero 10 volte tanto sono 50 tonnellate all'anno di cloruro di vinile monomero, anzi, 250, scusate, la cifra giusta è 250, nel caso se se si utilizzasse questo criterio. L'emissione invece di, come abbiamo detto, mercurio, rimaneva sostanzialmente simile, cioè passava da uno a mille a 0,5 a mille. La cosa interessante è questa: che nel '75, sempre traendo i dati da questa serie di report, l'EPA americano, l'agenzia contro l'inquinamento atmosferico, anzi, contro l'inquinamento, dava questi valori, cioè discriminava le provenienze del cloruro di vinile monomero da questi impianti a seconda dell'origine delle fonti, qui abbiamo quindi una fotografia al 1975, che diceva che le quantità di monomero perso ammontano a 1 su mille e l'abbiamo già visto, e di questa quantità si generava un'emissione di questo, il 20 per cento avveniva durante l'operazione di carico-scarico, un 5 per cento veniva da sfiati, 0,1 per cento finiva sotto forma di scarichi idrici, quindi nelle acque, e quindi il 74 per cento, quindi tre quarti di questa quantità, veniva da perdite da recipienti, pompe, flange. Ora, io non so dirle se questo fosse dovuto al fatto che la tecnologia era quella, io credo che la tecnologia fatta dall'EPA fosse la fotografia di un modo di concepire gli impianti e di condurre gli impianti vecchio, e quando dico vecchio parlo della mentalità che vedeva il cloruro di vinile monomero come qualcosa che non faceva male, non era un problema immetterlo nell'ambiente, al massimo era un problema economico questa perdita, cioè non veniva considerato come pericoloso, era una mentalità molto diffusa e che non riguardava solo la produzione del cloruro vinile monomero, era una cosa generale. Tant'è che in quegli anni, sempre si riporta in questo documento, l'OSHA, quegli anni vuol dire nell'anno in cui ci si è posto il problema e si è posto il limite di un PPM negli ambienti di lavoro, l'OSHA, che è l'organizzazione americana che si occupa di tutela del lavoro, stimava che queste stesse emissioni avrebbero potuto essere ridotte del 90 per cento, quindi ridotte ad un decimo, con l'investimento, con le migliori tecnologie esistenti. C'è nel report addirittura una stima che parla di cosa avrebbe comportato utilizzare queste tecnologie esistenti, quindi per questa riduzione in termini di aumento di costo impiantistico ed aumenti di costi di gestione che si aggirano attorno al 7-9 per cento sia l'uno che l'altro, quindi fattibili, e devo dire che limitatamente..

Presidente: rispetto a che cosa?

CARRARA - Rispetto ai consulenti che non adottavano queste tecnologie, rispetto alla situazione impiantistica e alla prassi esistente. Come abbiamo visto, è un insieme di tanti interventi. Ma, dicevamo, sempre in quegli anni, e parliamo nell'82, la fotografia di un impianto a ridotto o annullato inquinamento di contaminazione era costituito da questi blocchi; procedendo da sinistra verso destra cominciando dall'alto. Sostanzialmente noi abbiamo... la parte iniziale è la parte che alimenta, diciamo così, catalizzatori, mi interessa solo questo, vediamo questo sistema, questo blocco dell'impianto. Quindi questo è un impianto che è fatto in questo modo, nella fattispecie è un impianto che lavora con il famoso letto fluido, quindi potenzialmente è uno degli impianti che potrebbe avere un maggiore impatto per quanto riguarda il catalizzatore, tant'è che il catalizzatore viene alimentato in continuo ed estratto in continuo da questo reattore. Ma, scusate un attimo, sto facendo un discorso che... Vediamo la parte in alto a sinistra, è un reattore, è un sistema dicevamo a letto fluido, dall'alto viene alimentato in continuo il catalizzatore che viene altrettanto estratto in continuo e poi procede nelle fasi tipiche, questo diciamo che è un sistema classico, nulla di nuovo, era la tecnologia del tipo all'epoca. I problemi vengono poi dopo gli assorbitori, la parte di purificazione etc.. Quello che ha di diverso, che ha di interessante questo impianto, sono le sezioni che in questo lucido sono attorniate dalla riga tratteggiata, quindi non ci interessano né quei sistemi, anche se sono importanti, ma erano anch'essi una tecnologia adottata, se voi vedete, sono tutti sistemi di lavaggio degli sfiati con acqua e soda per eliminare le parti acide etc., vedete che c'è tutta una parte molto importante che continua anche sotto, di trattamento degli sfiati, questo per cercare di recuperare CVM ed abbattere gli sfiati; ma forse a questa tecnologia anche gli altri impianti ci arrivavano, però arrivare ad eliminare le emissioni non è semplice, vuol dire che tutti i recipienti, tutte le linee devono essere convogliate ad un sistema che poi recuperi, non bruci, ma bruci solo ciò che non è recuperabile. Una parte importante è di nuovo sotto, perché procede in questo modo, è anche qua la parte di... c'è una parte di purificazione, c'è tutta questa parte di purificazione, anch'essa è collegata poi a colonne di strippaggio, ecco, se si riesce a far vedere la parte tratteggiata, fino a trattare anche tutti gli sfiati che vengono a colonne di assorbimento, colonne di lavaggio, tutto il possibile residuo fermo lì in questo, per esempio, assorbitore centrale con una serie di trattamenti in successione fino al punto da non dare origine in sostanza ad alcuna emissione. Le altre parti dell'impianto riguardano il catalizzatore, anche il catalizzatore viene trattato in impianto con un impianto apposta per recuperare, quindi tutto il catalizzatore viene trattenuto da filtri, etc. e si recupera integralmente il... Ecco, questo era un impianto a tecnologia.

Presidente: quindi questa tecnologia praticamente ricorre ad un recupero continuo ai fini della depurazione? Della deacidificazione in particolare di tutto ciò che poteva essere in un qualche modo alterato attraverso gli acidi e quindi adesso io ripeto quello che mi ha detto lei, le guarnizioni, le flange, le valvole etc.?

CARRARA - No.

Presidente: mi spieghi meglio allora perché posso sbagliarmi, posso non aver capito, perché sinceramente...

CARRARA - Alla sua domanda potrò rispondere per quanto mi è possibile. Questa riguarda, quanto illustrato riguarda un processo e quindi in linea di principio un impianto ben costruito con materiale idoneo, adatti a resistere, con le pompe giuste che abbiano le tenute che non perdono, quindi un impianto ben progettato e ben gestito, che quindi realizzi quel processo in quel modo, può arrivare ad avere una emissione nulla, così dicono questi signori. La sua domanda invece è un'altra, se anche questo impianto o un altro fosse mal gestito, le perdite dalle tenute, le flange che, la corrosione e quant'altro, potrebbero invece dare origine ad un insieme di fughe, di entità tale da vanificare la bontà di un processo? E` una domanda molto difficile, non voglio dare patenti, perché io non conosco, non io, ci saranno altri che documenteranno lo stato reale delle condizioni di lavoro e della tenuta degli impianti, lo stato reale variato, suppongo, in base alle diverse gestioni e diversi anni. A me premeva dimostrare che un processo, questi si chiamano processi chimici, poteva arrivare ed arrivava, è documentato da conti, stime e conti economici, poteva arrivare ad annullare l'impatto ambientale, le emissioni. Al che, collegandomi con quando aveva premesso invece il collega Mara, ci si può chiedere: quell'impianto che c'era il CV10 di Marghera, è impianto a) che aveva un processo analogo a questo, cioè oltretutto raffinato? Altrettanto e infine ben gestito in modo da arrivare al minimo di? Alcuni appunti, per quanto ne sappiamo noi, possiamo sicuramente dire che quello non era un impianto ad emissione zero perché nella sua struttura non aveva tutti quei pezzi e componenti che, sulla sua gestione abbiamo detto, abbiamo riportato quanto veniva, o sul suo stato se volete, abbiamo riportato quanto veniva scritto in documenti interni a cui possiamo aggiungere il motivo per cui poi quella filiera fu abbandonata ed oggi non c'è più, è che evidentemente, scusate, questa è a mia interpretazione dei fatti, un impianto di quel tipo arrivato a quel punto per essere messo al passo con le esigenze, con le richieste, con le finalità anche ambientali che venivano fissate, avrebbe richiesto uno stravolgimento tale, un investimento tale da non essere più economicamente giustificabile. Quindi sicuramente quell'impianto era un impianto nato con la tecnologia degli anni '50, probabilmente sviluppato, cresciuto o mantenuto con una tecnologia che ha subìto indubbiamente alcuni interventi, abbiamo parlato di valvole, di rubinetti, alcuni interventi che tendevano a ridurne l'impatto però certamente non era quello che qui abbiamo rappresentato.

 

Presidente: sospendiamo adesso per un 10 minuti e riprendiamo poi.

 

SOSPENSIONE DELL’UDIENZA

 

Presidente: prego, riprendiamo.

 

MARA - Volevo attirare l'attenzione rifacendomi un attimo anch'io alla domanda che ha fatto il signor Presidente rispetto, diciamo così, alle soluzioni delle fonti di emissioni, etc.. E` stato già detto circa la tecnologia e ci sono delle soluzioni sicuramente che sono note da decenni, erano note anche allora, per esempio il fatto che una flangia di scoppio, che un'emissione debba essere convogliata e debba essere convogliata in un'apparecchiatura che si chiama in gergo blow-down, cioè un'apparecchiatura in grado, faccio l'esempio della flangia di scoppio per farmi capire, che se salta una flangia di scoppio per un'anomalia di processo, una sovrappressione, una reazione chimica incontrollata etc., questa non debba scaricare in atmosfera, com'è avvenuto a Seveso, com'è avvenuto a Massa Carrara o in altri disastri industriali, ma debba essere convogliata e il sistema di convogliamento per schematizzare può essere concepito come un polmone in grado non solo di ricevere la quantità massima che si può ipotizzare come rischio, ma anche di resistere alle sovrappressioni e alle sollecitazioni meccaniche nel sistema nel suo insieme e questa cosa sicuramente può essere presa in considerazione. Un altro aspetto che voglio, così, sul quale voglio attirare l'attenzione, è il fatto che mentre noi qui stiamo discutendo, per esempio l'ingegner Carrara ha messo in evidenza alcuni dati del rapporto Tecnico, ecco, noi a quella data, anzi, da molto prima, per esempio nel 1965, quando l'OSHA diceva nello Stanford che utilizzando la miglior tecnologia esistente all'epoca, 1965, era possibile eliminare il 90 per cento delle emissioni da questo ciclo CVM da acetilene, ecco, qui a Porto Marghera eravamo già arrivati a 75.000 tonnellate, richiamando la figura di stamani, cioè siamo partiti da 26.000 tonnellate, eravamo già arrivati con la stessa tecnologia modulare, cioè aggiungendo pezzi, e eravamo arrivati a quella cifra. Quindi questo per dire sostanzialmente che ci trovavamo in una situazione, il '71 e il '73 dicevo io stamani, la sezione di distillazione era completamente fuori uso, era corrosa, nei rapporti dell'azienda c'è scritto "per scarsissima manutenzione", si usano testualmente questi termini, e poi vorrei ancora aggiungere che questi impianti che erano già in queste situazioni sono stati chiusi nel 1985, ma fra il 1974 e il rapporto Tecnico, la situazione illustrata sui rapporti aziendali e il 1985 c'è di mezzo, per esempio, il documento sul budget di manutenzione del gruppo Montedison che è del giugno 1987; io non lo sto qui a leggere perché è arcinoto, però sintetizzo dicendo che questo documento sostanzialmente dice delle cose, mi sia consentito, aberranti, cioè sostanzialmente si dice: ognuno di noi ha un'automobile, se subisce un rischio è chiaramente grave per l'individuo, però questa è una società dove le assicurazioni fanno profitti e dove la somma, diciamo così, dei danni pagati è sempre inferiore alla somma dei premi incassati. Con questa visione noi dobbiamo avere l'approccio nella gestione degli impianti, quindi dobbiamo correre un rischio e se avviene un incidente grave su un impianto chiaramente è grave per gli addetti a quell'impianto lì, se vediamo questi impianti nell'ambito della fabbrica ecco che l'incidente diventa più diluito dal punto di vista statistico, se lo vediamo all'interno della divisione, cioè l'insieme di più stabilimenti Montedison ecco che questo dato si perde, e poi si arriva alle conclusioni di questo rapporto dove si dice che il dogma è non manutenere e se non si può farne a meno il manutenere il meno possibile per riuscire ad andare avanti con gli impianti. Si dice anche che questo è un budget '78-'80 come anni che non si vede ragione per cui non debba essere subito attuato già nella seconda metà del 1977. Ecco, questa è la filosofia gestionale, poi evidentemente io per ragioni di tempo non sto a leggere nella nostra relazione, rimanderemo in modo puntuale al documento che allegheremo e via di questo passo, questo per, in qualche misura, integrare le risposte già esaurienti dell'ingegner Carrara. Adesso vorremmo entrare nel merito della produzione del dicloroetano, cioè nell'intermedio che attualmente viene prodotto presso il reparto CV23, questo è un impianto che funziona dall'inizio degli anni '70, ha un'età superiore ai 25 anni ed è l'intermedio che abbiamo già visto stamani descrivendo il processo del CV11, per cui non staremo a fare il processo del CV22, evidentemente, anche se da un punto di vista impiantistico cambierà la potenzialità, altri parametri, ma per problemi di economia di udienza. Diciamo subito che l'1,2 dicloroetano, è già stato detto, è una sostanza tossica, è una sostanza cancerogena classificata secondo la normativa europea come R45, quindi può provocare il cancro, è una sostanza mutagena, è una sostanza neurotossica, epatotossica, quindi ha uno spettro di patologie, causa uno spettro di patologie molto analogo a quello del cloruro di vinile monomero, anche se i meccanismi poi biologici etc. possono differire. A differenza del cloruro di vinile monomero l'1,2 dicloroetano ha una soglia olfattiva più bassa, nel senso che il nostro olfatto lo sente prima e quindi lo rileva da 10 a 100 PPM, dipende dai testi, alcuni parlano anche di 250, 200 parti per milione nell'area. C'è un fatto che per esempio all'olfatto risulta essere un prodotto, una sostanza dall'odore gradevole, da questo punto di vista è insidioso, chiaramente, meno insidioso del cloruro di vinile monomero che all'olfatto, secondo il professor Viola, si percepisce attorno alle 5000 parti per milione, ma chiaramente anche il fatto che non sia una sostanza fortemente irritante ed asfissiante come il cloro, come l'acido cloridrico, in una certa misura tranquillizza gli addetti. Dico questo perché negli anni, a metà degli anni '70, mi scusino tutti i presenti di questo inciso, avevo fatto una specie, c'erano le 150 ore organizzate dal sindacato, a Trissino, mi ricordo nel Veneto, per gli addetti alle industrie chimiche, e lì sostanzialmente ero venuto a contatto sul fatto che degli operai che venivano dalla campagna, anzi erano dei contadini operai più che degli operai contadini, e parlando con loro loro dicevano che bel profumo che c'è, benzolo etc., nel senso che erano stati sradicati dalla loro cultura contadina e non avevano ancora acquisito, non per colpa loro chiaramente, una cultura industriale, perché, sto parlando degli anni '70, ma ho ricordato stamani che il D.P.R. 347 e il 303 sono del 1955 e '56 quindi il datore deve informare, deve prevenire etc. etc.. Un altro aspetto, diciamo così, dell'1,2 dicloroetano è il fatto che chiaramente pesa più dell'aria, pesa più del CVM, pesa circa 3,5 volte più dell'aria, e questo quando ci sono emissioni, è già stato qui ricordato dal professor Rindone e da altri, l'agente tossico tende a ricadere nonostante si trovi anche in forma gassosa. Un altro aspetto di pericolo è che può dare miscele esplosive con l'aria in un range, in un intervallo che va da 6,2 a 15,6 per cento volume, che corrispondono a circa a 62.000, 156.000 parti per milione. I rischi rilevanti per esempio, abbiamo già detto del rischio d'incendio, del rischio di esplosione, però può dare anche reazioni violente, per esempio con alluminio, con ammoniaca, e se riscaldato, quindi il discorso che faceva l'ingegner Carrara prima è che se noi mandiamo questi prodotti in torcia bruciano parzialmente etc. etc., noi possiamo avere nei fumi, fumi altamente tossici, ed avere ancora il cloruro di vinile monomero, sino ad arrivare all'acido cloridrico di cui abbiamo parlato ma anche ai microinquinanti che per dargli un nome, per farli uscire dalla clandestinità, sono microinquinanti che si chiamano policloro di benzodiossine e policloro di benzoflurani. L'1,2 dicloroetano può essere prodotto attraverso due reazioni classiche, una di addizione diretta fra il cloro e l'etilene, e io avevo accennato stamani alla trasformazione del DL2, all'incontro ministeriale dell'anno scorso etc., e l'altra, la reazione di ossiclorurazione che avviene presso il reparto CV23. Non starò a fare tutti i passaggi, ma mi preme attirare l'attenzione della Corte e di tutti i presenti sul fatto che si può ridurre sensibilmente l'impatto ambientale di questo processo che è tuttora in atto a Porto Marghera, con una tecnologia che è nota quanto meno da 20 anni, quanto meno a essere... Prima di entrare nel merito di questo discorso mi preme anche indicare alcune coordinate circa la riduzione di questo impatto ambientale. Per brevità leggo alcune righe della relazione che così rubo meno tempo: "Fra i ricercatori e i tecnici è largamente condivisa l'opinione che anche per l'industria petrolchimica che presenta un certo grado di maturità tecnologica quale sicuramente quella di cui stiamo parlando, si possono comunque conseguire significative innovazioni tecnologiche quando si operi secondo appropriate direttrici come per esempio: 1) l'ottimizzazione dei processi produttivi; 2) la modifica delle materie preliminare prime ed ausiliarie; 3) la modifica e i cambiamenti dei processi produttivi attraverso l'introduzione di tecnologie pulite. Il primo livello comprende tutte quelle azioni relative alla gestione interna e alla razionalizzazione dei processi produttivi senza necessariamente cambiarli o modificarli significativamente. Rappresenta l'intervento meno radicale anche se utile. Il secondo livello consiste nel modificare la natura delle materie prime e di quelle ausiliarie - e poi dirò su questo versante - o mediante sostituzione o mediante l'impiego di sostanze più pure. Il terzo livello, il più impegnativo ed oneroso in termini di innovazione tecnologica, consiste nel modificare radicalmente o cambiare in toto i processi produttivi esistenti in modo da tale minimizzare e ridurre a zero la produzione di inquinamento e quindi anche di scorie e rifiuti di processo. Perseguimento e conseguimento del rischio zero, ovvero dell'esposizione nulla agli agenti tossici e nocivi per l'uomo, la donna e l'ambiente. Ovviamente questo livello di intervento è quello che richiede a monte il maggior sostegno attraverso una appropriata ed efficacia politica della ricerca a ciò finalizzata, in altri termini si tratta di passare dagli attuali sistemi produttivi aperti, cioè emissioni da tutte le parti nell'ambiente, o semiaperti, a sistemi chiusi, insomma, si tratta di prevenire l'inquinamento e di evitare le produzioni di residui cascami e rifiuti industriali con i relativi impatti ambientali. Modificando con appropriati interventi le tecnologie e i relativi processi di fabbricazione si possono quindi ridurre drasticamente anche i rifiuti industriali ed eliminare le sostanze pericolose dai cicli produttivi e di lavorazione. Superfluo dire che questa impostazione, se perseguita, determina valutabili benefici per la salute pubblica e per l'ambiente oltre a consentire i risparmi che da essa derivano e che la rendono più vantaggiosa anche sul piano economico. In questo orizzonte sono possibili molteplici interventi. Ritornando al nostro 1,2 dicloroetano e calando i concetti ora esposti negli impianti del Petrolchimico di Porto Marghera, di seguito si esemplifica la modifica del processo di ossiclorurazione, basato sull'utilizzo dell'aria e quindi dell'ossigeno in essa contenuto, all'utilizzo dell'ossigeno puro come agente ossidante. A riguardo è nota da molto tempo la possibilità di ridurre l'impatto ambientale di alcuni processi di ossidazione, nel nostro caso il processo di ossiclorurazione dell'etilene per produrre l'1,2 dicloroetano. Applicando soluzioni tecnologiche di processo che portino a diminuzioni degli affluenti gassosi, degli scarichi liquidi, dei residui, delle scorie e dei rifiuti di processo, aumentando di converso la resa produttiva del prodotto desiderato, nel caso di specie l'1,2 dicloroetano. Va infatti sottolineato che uno degli esempi più noti di riprogettazione dei processi chimici volta alla riduzione delle emissioni inquinanti, è costituito dalla sostituzione dell'aria, ovvero dell'ossigeno in essa contenuto, con ossigeno puro. Questa modifica di processo è stata realizzata circa 20 anni fa, poi nella relazione ci sono tutti i rinvii bibliografici etc., non solo, c'è una recente pubblicazione della EVC dell'aprile 1998 sulla "Chimica e Industria", nota rivista diffusa nel settore chimico in Italia, dove l'EVC dice che si ripromette anche a Porto Marghera - bontà sua - dopo oltre 20 anni, di adottare questo processo. Va infatti segnalato che la scelta della conversione dei processi d'aria o ossigeno è stata imposta dai vincoli normativi sui valori dell'emissione degli impianti, oltre che dal vantaggio generato da questa scelta in termini di generale miglioramento delle prestazioni come produttività, perché abbiamo detto che aumenta la resa in 1,2 dicloroetano e diminuisce la produzione di scorie, di peci, etc., e la selettività del prodotto ottenuto". Nella tabella 2 che segue, a titolo di esempio, sono indicati i tipici valori di concentrazione dei diversi componenti del vent in tema di... e praticamente sono il flusso...

CARRARA - Si chiama in inglese vent il flusso dei quei famosi incondensabili di quei gas che alla fine da qualche parte dell'impianto devono necessariamente essere espulsi, nella fattispecie è chiaro che se nel processo viene introdotto un flusso che è aria, esso è costituito da 20 per cento di ossigeno e la parte rimanente di azoto, questo azoto non partecipa alla reazione ma fluisce attraverso gli impianti e alla fine deve uscire trascinando evidentemente con sé quelle determinate sostanze che costituiscono l'ultimo dei prodotti contenuti nel recipiente abbandonato. Quindi è chiaro che, come in tutti i processi analoghi di ossidazione in aria o ossidazione con ossigeno, questo vent viene fondamentalmente e drasticamente ridotto perché non c'è più quella massa costituita da un inerte che è l'azoto che ovviamente non partecipa più al processo, quindi il guadagno in termini di emissioni è significativo, guadagno, come si dirà, che riguarda anche lo stesso impianto, diventano impianti più compatti perché i volumi in gioco sono decisamente minori a fronte di un altro rischio, che è quello della necessità di un controllo molto più preciso delle temperature perché il volano termico dovuto a questa massa di inerte chiaramente viene a mancare, ma questo è un aspetto di tecnologia nella progettazione e nella produzione degli impianti.

MARA - Da questa tabella, che naturalmente è un esempio pubblicato in letteratura, si fa riferimento ad un impianto che ha una capacità produttiva di circa 300.000 tonnellate all'anno di dicloroetano e si fa riferimento a una portata minima e massima da 18.000 normal metri cubi/ora, a 28.000 normal metri cubi/ora. Come si può vedere, le emissioni sono notevoli da questo punto di vista, nel senso che si va da 79 a 247 circa chilogrammi/ora di dicloroetano, poi abbiamo cloruro di etile, grosso modo dello stesso ordine di grandezza, abbiamo il cloruro di vinile, abbiamo l'etilene, poi ossido di carbonio e via di questo passo. Quello che è interessante è che, diciamo così, i ricercatori, che sono poi i ricercatori di processo, tecnologi etc., nei loro lavori dicono esplicitamente che passando dal processo che utilizza l'aria come attualmente sul CV23 di Porto Marghera al processo a ossigeno, questo vent, cioè questo carico inquinante, viene ridotto di oltre il 95 per cento, quindi subito fatto vedere la riduzione è drastica che è possibile ottenere. Un altro punto, naturalmente c'è anche un aumento della resa in dicloroetano, la resa in dicloroetano in DCE arriva a 97,2 per cento a fronte di una resa stimata con gli stessi parametri del 93,6. Ora, queste differenze di resa pesano notevolmente in termini di produzioni di prodotti indesiderati, come vengono chiamati eufemisticamente, che poi sono prodotti organici, sono peci clorurati che dal 6,4 per cento che è l'attuale produzione, anche maggiore, che c'è a Porto Marghera, si arriva, viene ridotta al 2,8 per cento, anche la produzione di queste peci. Quindi c'è una riduzione, diciamo così, dell'emissione in atmosfera e c'è una riduzione degli scarti, dei residui, dei rifiuti di processo che, per semplificare, chiamiamo prodotti clorurati autobollenti peci e cose di questo tipo. Ecco, questa è una dimostrazione pratica, tangibile della possibilità di intervento su un impianto, evidentemente si tratta di fare un intervento che ha un certo costo che non è solo l'ottimizzazione e cose di questo tipo che pure importante, pur doverose, perché, per farvi comprendere, stamani, se ho inteso bene, il professor Stella ha posto una domanda all'ingegner Nano e all'ingegner Rabitti dicendo sostanzialmente, volgarizzo per farmi capire, attualmente le analisi, il monitoraggio fatto con lo spettrometro di massa etc. della EVC riceveva, secondo noi, secondo i dati di cui noi disponiamo, che le emissioni nell'ambiente sono contenute, e uso questo termine perché non condivido questo termine, ma lo uso lo stesso per farmi capire. Ora, secondo voi sono stati fatti degli interventi radicali dalla gestione Enichem alla gestione EVC? E se non sono stati fatti interventi radicali vuol dire, di converso, che se le emissioni sono contenute oggi, lo erano anche ieri, visto che non c'erano interventi. Allora voglio qui attirare l'attenzione su un aspetto: che noi possiamo avere due tecnologie, la tecnologia A e la tecnologia A bis, però con due gestioni completamente diverse, cioè può essere quello che dice il professor Stella ma non è sufficiente a chiarire le alte emissioni che c'erano prima o le emissioni diverse che ci sono dopo, perché nella gestione ci entra la manutenzione, ne parleremo più avanti ma, voglio dire, non si tratta solo della manutenzione post, cioè quando l'ingegner Carrara diceva premi stop a baderna, perde la pompa e quindi intervenire post, ma la manutenzione da decenni è una scienza, c'è la manutenzione preventiva, e quindi viene pensato l'impianto, viene gestito l'impianto attraverso interventi per evitare che ci siano emissioni; poi c'è la manutenzione conservativa, poi c'è la manutenzione programmata, per esempio io so che nel CV10 un mio catalizzatore ha un tempo di vita, cioè che è esausto o comunque la resa decade a livelli infelici, allora programmo la fermata dell'impianto per il cambio del catalizzatore; e poi c'è anche la manutenzione straordinaria per quanto avvengono eventi non desiderati, sempre per usare un eufemismo, perché se abbiamo ben chiari questi settori della manutenzione, e abbiamo ben chiaro qual è il concetto di prevenzione dei rischi e dalle nocività, evidentemente ciò che accade non è un incidente, ma è un evento prevedibile e prevenibile soprattutto, oltre che prevedibile è prevenibile l'intervento, compresi quelli che stanno avvenendo in queste ore su questi stessi impianti. Quindi a me interessava, diciamo così, focalizzare questi aspetti.

CARRARA - Se vogliamo possiamo illustrare, anche solo brevemente, questo processo con le schede successive. Ecco, scusate un momento. Vi risparmiamo questa esposizione. No, spero che sia risultato chiaro un aspetto, l'impianto oggi esistente per la produzione di 1,2 dicloroetano è un impianto che utilizza un determinato processo che abbiamo detto chiamarsi ossiclorurazione cloruro, chiamo catalizzatore cloruro di rame ma l'aspetto importante è che è un processo che utilizza aria. Quando abbiamo visto da tempo è nota l'esistenza di un altro processo che riduce drasticamente gli scarti. Un appunto che volevo fare è questo, sicuramente EVC, visto che è EVC che gestisce da tempo questo impianto, è al corrente e conosce perfettamente l'esistenza di questo processo, tant'è che in quel documento che avevo citato, documento EVC che presenta l'EVC di Porto Marghera, viene citato espressamente tra le intenzioni della società stessa, e parliamo del '95, quella di trasformare l'impianto di Porto Marghera con questa nuova tecnologia. Ma aggiungo di più, che la trasformazione è noto essere una trasformazione economicamente non solo sostenibile ma economicamente vantaggiosa, perché dentro quello stesso documento citato dal collega Mara di prima, recente, elaborato proprio da ricercatori della EVC stessa, veniva dimostrato che non solo era possibile riconvertire gli impianti esistenti che utilizzavano aria ad impianti che utilizzavano ossigeno, ma anche questa trasformazione era economicamente vantaggiosa, cioè a fronte dell'investimento necessario per la trasformazione si aveva, per effetto dell'aumento della resa del prodotto etc., un vantaggio economico, quindi un costo di produzione non solo competitivo ma vantaggioso. Non è chiaro onestamente a me perché dal '95 questa dichiarata intenzione della EVC di provvedere alla trasformazione dei propri impianti non abbia avuto poi seguito. Un ultimo appunto che credo sia di qualche interesse, è questo: volevo farvi una rassegna conclusiva delle sostanze che vengono utilizzate in questi processi, ripeto, volti alla produzione del cloruro vinile monomero, attraverso questi diversi processi che sono stati presenti e sono in parte tuttora presenti al Petrolchimico di Porto Marghera, perché tutte queste sostanze sono sostanze a cui gli operatori nello svolgimento delle varie mansioni sono, ricevono, sono sostanze a cui sono esposti. Abbiamo visto tra le materie prime e abbiamo citato l'acetilene, l'acido cloridrico, il cloro e l'ossigeno, catalizzatori abbiamo citato il cloruro di mercurio, in questi altri processi si utilizzano il cloruro di ferro e il cloruro di rame. Tra gli ausiliari additivi si devono citare la soda caustica, ammoniaca, "cutadiene", un autocomposto cancerogeno, la trielina, l'idrazina, l'idrazina viene utilizzata come additivo nell'acqua del circuito di scambio termico, cioè l'acqua utilizzata tenderebbe a corrodere gli impianti per cui per evitare la corrosione si miscela, si aggiunge un additivo chiamato idrazina, ripeto, anch'esso cancerogeno. Come sottoprodotti, significa sottoprodotti che sono contenuti nei reattori e quindi potrebbero fluire insieme ai prodotti veri attraverso le perdite, gli sfiati etc. possiamo citare l'acetaldeide, che anch'essa è un composto cancerogeno, l'1,1 dicloroetano, l'1,1 dicloroetilene, l'1,2 2 dicloroetano, clorurati leggeri e clorurati pesanti, in questa voce clorurati pesanti e clorurati leggeri, ovvero le peci clorurate di cui si citava prima, sono presenti una serie consistente e non dico infinita di sostanze chimiche. Aggiungo che produrremo alcune schede rappresentative della tossicità di ciascuna di queste sostanze insieme a poi quelle che vedremo essere presenti nel ciclo di produzione invece della resina del polimero PVC come materie prime o additivi vari che sono anch'esse una serie importante con alcune sostanze con particolare profilo tossicologico.

MARA - Affrontiamo schematicamente l'illustrazione del processo di produzione del cloruro di benzile che singolarmente non è ancora stato trattato. Cloruro di benzile praticamente ha bisogno di due materie prime di base, uno è il cloro in fase gas, che nel caso specifico arrivava dal reparto CS25, lì c'è uno schema a blocchi che era fatto bene ma la luce non consente, poi ha bisogno di toluolo, e questo toluolo viene fornito sempre dal parco serbatoi, viene portato a mezzo autobotti, almeno veniva portato fino al '97, quando questo impianto era attivo e viene ottenuto presso il reparto CR20/22. Il toluolo ha bisogno di essere - ed andiamo alla prima fase - di essere essiccato, quindi arriva in reparto, viene stoccato in un serbatoio, viene poi essiccato questo toluolo fino ad ottenere un prodotto idoneo per la successiva clorurazione. Nel caso specifico noi abbiamo la fase di clorurazione che è costituita da tre cloruratori che erano indicati nei processi con tre sigle, R112, uso le sigle anche per chi è costretto a scrivere ciò che sto dicendo, che è il primo stadio, e poi R113, R113/2 che è il secondo stadio. Il toluene secco viene alimentato solo nel primo cloruratore, cioè nel primo stadio, cioè nell'R112, mentre il cloro gas viene alimentato in tutti e tre cloruratori, l'R112, R113 e l'R113/1. Al termine di questa reazione, che è una reazione di tipo fotochimico, cioè si utilizzano delle lampade ad alta frequenza, 4.000 armstrong di lunghezza d'onda ed avviene a circa 80 gradi centigradi e alla pressione di 300 millimetri di acqua. La miscela liquida in uscita dal secondo stadio di clorurazione è costituita da circa il 65 per cento di toluene, o toluolo, che dir si voglia, il 33 per cento di cloruro di benzile, il 2 per cento di cloruro di benzile, il sottoprodotto di questo processo è anch'esso l'acido cloridrico che veniva recuperato all'epoca per poi produrre dicloroetano attraverso il processo di ossiclorurazione che abbiamo illustrato prima. L'acido cloridrico viene estratto come gas da ciascuno dei tre cloruratori e inviato al reparto CV23. Anche, voglio qui richiamare il discorso che facevo all'inizio, stamani, anche dalla... di questi singoli impianti viene fuori passo passo questo intreccio continuo fra un impianto e l'altro della filiera del CVM, del cloro, poi vedremo anche quando arriveremo alla polimerizzazione. Previa separazione, dicevo, l'acido cloridrico viene inviato in forma gas al reparto CV23 previa separazione dei vapori di toluene e di cloruro di benzile da esso trascinati e viene separato in condensatori che anche in questo caso sono raffreddati a trielina, i condensatori sono E114 e E150. Il condensato in uscita da E114 viene inviato ai cloruratori, cioè ritorna in capo al ciclo per arricchire, mentre quello in uscita da E150 viene mandato al serbatoio toluolo secco, che è il D106, cioè lo stesso serbatoio che quando mi arriva l'autobotte in reparto, devo essiccare il toluolo tal quale, poi stoccarlo perché il toluolo secco è quello che serve per alimentare i tre cloruratori e fare avvenire la reazione che produce il cloruro di benzile. La terza fase è costituita dalla colonna C120 da 18 piatti con serpentini sul fondo, cioè riscaldanti, si effettua in continuo la distillazione sottovuoto della massa clorurata che esce dai cloruratori che abbiamo già detto che ha una composizione di circa 65 per cento di toluene, 33 di benzile, cloruro di benzile e circa 2 per cento di cloruro di benzale più altre impurezze che poi diremo. In questa colonna si recupera il toluolo non reagito e le impurezze con punto di ebollizione inferiore a quella del cloruro di benzile, il cloruro di benzile bolle a 179 gradi centigradi, quindi ciò che bolle prima viene estratto. Dalla testa si separa il toluolo contenente circa il 2 per cento di cloruro di benzile che è trascinato nel flusso del toluene. Dopo la condensazione dei suoi vapori il toluolo viene inviato nel serbatoio di stoccaggio secco, D106 di cui abbiamo detto poco fa, per essere riutilizzato nella successiva clorurazione. Quindi sostanzialmente da questi cloruratori non esce un cloruro di benzile ad alto titolo, ma esce un cloruro di benzile di circa 33 per cento e evidentemente c'è questa massa di toluene che non viene recuperata, poi viene distillata ed essiccata e mandata nuovamente ai cloruratori. La colonna C120 è tenuta alla pressione di 200 millimetri in residui mediante una pompa da vuoto ad anello liquido; la temperatura di testa di questa colonna è di circa 85 gradi, quella di fondo di 145. L'ultima fase, nella colonna di distillazione sottovuoto a circa 100 millimetri di mercurio, sono le colonne C129/1, C129/2 da 30 piatti con serpentini sul fondo, si effettua in continuo la purificazione del nostro cloruro di benzile grezzo per allontanare le impurezze a più elevato punto di ebollizione, quindi gli autobollenti. Dalla testa viene separato il cloruro di benzile al 99,5 per cento, quindi lo abbiamo portato ad un titolo molto spinto, molto puro, mentre dal fondo si separano i composti altobollenti. Il cloruro di benzile viene stoccato nei serbatoi adibiti al consumo di stabilimento, all'epoca un reparto che consumava una quota rilevante di questa produzione che, per inciso, è di circa 22 tonnellate al giorno quando funzionava l'impianto di cloruro di benzile, di circa una tonnellata di cloruro di benzale e di circa 500-600, a volte anche molto di più, autobollenti peci clorurate, questi sono gli ordini di grandezza. Quando funzionava questo reparto una quota di questo cloruro di benzile andava al reparto PA2/4, di cui diremo la prossima volta, dove si producevano i plastificanti e che poi vengono utilizzati sempre nel ciclo del PVC e per la vendita a terzi. Quindi abbiamo un consumo interno di questo cloruro di benzile e una vendita a terzi con una rampa etc. etc. di cui poi dirà diffusamente l'ingegnere Carrara anche per tutti i problemi, abbiamo fatto dei conti, di impatto ambientale, di emissioni etc.. Mentre gli autobollenti sono stoccati in un apposito serbatoio per essere successivamente inviati alla separazione dei costituenti nella colonna sottovuoto C200. Quindi dalle colonne di distillazione noi abbiamo il cloruro di benzile al 99,5 per cento e lo andiamo a stoccare, abbiamo poi, come si vede lì, comunque una parte che va al consumo interno e una parte che va alle vendite e alle vendite ci va anche il cloruro di benzale, non solo il cloruro di benzile, che è un sottoprodotto di questa produzione, un altro sottoprodotto, lo abbiamo già detto, è l'acido cloridrico che viene inviato al reparto CV23 per la produzione dell'1,2 dicloroetano. Adesso abbiamo una frazione, diciamo di fondo, dopo le colonne di distillazione, dove abbiamo autobollenti, ma in questi autobollenti è contenuto ancora del cloruro di benzile, è contenuto il cloruro di benzale e quindi avviene, diciamo così, una distillazione in questa colonna C200 che viene, come dire, fatta, si ottengono tre frazioni e a seconda delle densità di queste tre frazioni, di questi tre distillati e quindi tre frazioni rispetto alla matrice di partenza, si va a considerare la prima frazione con una densità simile a quella del cloruro di benzile e quindi viene poi rinviato alla purificazione del cloruro di benzile; una seconda frazione che contiene gran parte del cloruro di benzale ma ancora anche autobollenti, e una terza frazione che è quella a più elevato impatto ambientale, che è costituita dalle peci clorurate che sono inviate tramite una bonzetta al reparto CS28 per essere incenerite, e qui faccio solo un inciso per dire che siamo in presenza di matrici altamente clorurate e quindi sicuramente si formano anche microinquinanti e sempre per dare un nome a questi microinquinanti, fra i molti non vanno dimenticate le policloro di benzodiossine e i policloro di benzoflurani. Per quanto concerne i rischi del cloruro di benzile, mi soffermerò un attimo proprio perché viene affrontata questa tematica solo da noi in questo caso. In condizioni normali il cloruro di benzile è un liquido incolore che fuma a contatto con l'aria umida, ha un odore pungente e irritante per gli occhi e le mucose dell'apparato respiratorio, i vapori sono più pesanti dell'aria, viene conservato ed utilizzato allo stato liquido, additivato con stabilizzanti per prevenire la degradazione, poi l'ingegner Carrara farà un accenno a questa stabilizzazione e alla conseguente esposizione degli addetti. Le caratteristiche, diciamo così, di tossicità, per lasciar perdere tutte le caratteristiche chimico-fisiche che rinviamo tutti alla lettura della scheda e alla relazione, è un composto che è classificato come tossico ed è un composto che è classificato dalla CEE di terza categoria, cancerogeno, e dalla Iarch come cancerogeno di categoria 2B, è un R fra le frasi di rischio, è un R40 che può dare possibili effetti irreversibili, quindi quali sono la cancerogenesi, è un prodotto tossico per inalazione, nocivo per ingestione, irritante per le vie respiratorie e per la pelle, è molto pericoloso perché può portare a lesioni oculari estremamente importanti, quindi bisogna avere molta attenzione nella manipolazione di questo prodotto, ha un moderato rischio di incendio se esposto al calore e alla fiamma, idem dicasi per i problemi di esplosività. E` un prodotto genotossico ed è collocato positivamente come genotossico nel programma Usepa del 1988, fra i rischi rilevanti reagisce con acqua o vapore formando fumi tossici e corrosivi, può reagire vigorosamente con materie ossidanti, se riscaldato fino alla decomposizione emette fumi altamente tossici quali acido cloridrico, "forgene" e poi policloro di benzodiossine e policloro di fenzoflorani; nel caso specifico del Petrolchimico il cloruro di benzile era usato principalmente per produrre plastificanti, ad esempio "benzilbutilftalato", alcoolbenzilico ed acido finilacetico etc. inoltre può essere utilizzato per la produzione di benzaldeide ed altre cose che però...

 

Presidente: sorvoliamo perché siamo fuori, abbia pazienza un attimo, io adesso l'ho ascoltata anche per rispetto, ma, insomma, qui noi stiamo parlando di non tutti i prodotti chimici prodotti nell'ambito del Petrolchimico, ma noi stiamo parlando di un prodotto chimico che è quello del CVM, se vuole della trasformazione del CVM in PVC e degli effetti tossici che possono comportare questi due prodotti. Se ci sono altre produzioni, voglio dire, ne prendiamo atto, ma non è che possiamo adesso soffermarci su queste altre produzioni. Passiamo un attimo oltre perché semmai questo avesse un qualche rilievo agli effetti dell'altro capo di imputazione etc. etc. allora va prospettato forse nella sede più appropriata quando entreremo, diciamo così, a parlare di quelle vicende, di quella situazione, ma non adesso ai fini degli effetti tossici sull'uomo. Mi capisce? Ai fini semmai degli effetti tossici nell'ambito dell'ambiente, cioè, meglio, ai fini di quello che può essere stato lo snaturamento dell'ambiente circostante al Petrolchimico, attraverso il deposito di tutte queste scorie, di tutti questi residuati, ma non ne possiamo parlare in questo momento, andiamo oltre, passiamo semmai alla trasformazione del CVM attraverso i plastificanti in PVC.

MARA - Io comprendo quello che lei ha sottolineato, volevo solo accennare al fatto che stamani avevamo presentato quel gruppo di reparti che era il CV10, CV11, cloruro di benzile e il CS11 che lo stesso servizio di sicurezza Montedison prevedono come aree contigue dove ci possono essere sia per gli uni che per gli altri addetti, diciamo così, livelli di contaminazione con gradi versi, etc., questo era un primo aspetto, un secondo aspetto...

Presidente: ma di contaminazione di che cosa?

MARA - Diciamo così, l’aria poteva essere contaminata da acido cloridrico, da acido cloridrico più CVM, da acido cloridrico più CVM più dicloroetano e da questo impianto, diciamo così, come sottoprodotto c'è anche l'acido cloridrico. L'altro punto, però mi rimetto a quanto dice lei, signor Presidente, è il fatto che il cloruro di benzile, se la memoria non mi tradisce, è una sostanza citata nel capo di imputazione come il dicloroetano, però può darsi che...

Presidente: il dicloroetano senz'altro, sì.

 

Pubblico Ministero: Presidente, se mi è consentito intervenire sul punto. E` inserito nel capo di imputazione anche l'impianto BC1, quello che tratta il cloruro di benzile, e quindi queste sostanze sono esplicitate nel capo di imputazione, è corretto anche quanto osserva il Presidente, cioè nel senso che di per sé questa parte di esposizione riguarda il secondo capo di imputazione, il dottor Nano probabilmente, siccome doveva affrontare l'insieme degli impianti di questa aria clorurati, per questo credo avesse fatto l'esposizione, però sicuramente riguarda in maniera più specifica la seconda parte. Questo credo che...

 

Presidente: lei sarà chiamato senz'altro anche per il secondo capo di imputazione, lo riserviamo un attimo. Io forse, siccome noi stiamo seguendo un filo cerchiamo di mantenerlo. Lei ci ha descritto in termini generali quello che è il Petrolchimico, ciò che si produce al Petrolchimico e va bene, finché era in termini in generali mi va bene insomma, però nel momento cui entriamo anche nei particolari etc. forse è esuberante rispetto a quello che sono le esigenze attuali.

 

CARRARA - Noi abbiamo inteso il problema in questo modo: ci sono degli operatori che svolgono la loro attività lavorativa in determinate zone; allora, la domanda che ci siamo posti è questa: a che cosa sono esposti quei lavoratori? Esclusivamente alle sostanze che fuoriescono dalle apparecchiature del loro impianto o da tutto ciò che in quei luoghi può essere presente? E purtroppo nelle diapositive che avevamo presentato prima era bene individuato la contiguità, cioè gli impianti che abbiamo descritto prima e questi impianti sono di fatto lo stesso impianto, per cui l'indicare - va beh, magari con meno dettagli - il processo produttivo, ma indicare che da lì fuoriescono queste sostanze tra cui c'è questa ed altre che hanno particolare tossicità, fuoriescono, si disperdono in ambiente e in questo stesso ambiente operano e lavorano i lavoratori del reparto accanto, significa ipotizzare che questi lavoratori del reparto accanto siano esposti anche a questo.

 

Avvocato Scatturin: scusi se la interrompo, ingegner Carrara, dico, però è un argomento sul quale non possiamo...

 

CARRARA - sì, cercavo solo di giustificare al Presidente il motivo...

 

Presidente: ma io lo capisco questo, solo che rispetto ad un capo di imputazione che fino adesso ci ha delimitato un ambito e cioè malattie o decessi derivanti da tumori per esposizione a CVM, PVC o a dicloroetano, capisco che ci possono anche essere altre sostanze tossiche o addirittura che possono provocare tumori, però andiamo al di fuori di quello che è il nostro quadro di riferimento.

 

MARA - Adesso io non so quanto tempo abbiamo per poter decidere quali tematiche... se la Corte, i presenti non hanno nulla in contrario, io affronterei un problema relativo alla morfologia delle particelle di PVC che poi ci troveremo quando parleremo... oppure non ho problemi a iniziare la polimerizzazione.

 

Presidente: tenga tengo che noi stiamo qui ancora un 20 minuti, 25 minuti, forse il problema delle polveri di PVC che abbiamo già in parte sentito, è un problema che può affrontare questo pomeriggio, poi eventualmente venerdì potrà proseguire sul resto.

 

MARA - Diciamo che questo problema, avendo seguito abbastanza i lavori di questo procedimento, è stato in particolare affrontato dal professor Foà - schematizzo moltissimo per farmi capire - il professor Foà sostanzialmente in antitesi il professor Mastrangelo disse: "Ma se anche le polveri di PVC fossero cancerogene hanno una dimensione superiore a 30 micrometri e pertanto il problema non si pone perché non raggiungono il polmone profondo etc. etc. etc.". A queste asserzioni del professor Foà ha già posto una catena di domande il signor Pubblico Ministero nel controesame dello stesso professor Foà e non sono arrivate, per quello che la mia memoria mi dà, delle risposte alle domande che poneva il signor Pubblico Ministero. Allora, in queste diapositive si presentano la morfologia di alcuni grani, prima si presenta uno schema, abbiamo già detto che la polimerizzazione può avvenire in emulsione e in sospensione, sono le due grosse polimerizzazioni, può avvenire anche in massa, o microsospensione, ma non interessa il ciclo di Porto Marghera. Per quanto riguarda la polimerizzazione in emulsione abbiamo avuto l'impianto CV6 che ha funzionato fino al 1990, 1989, dice il professor Stella, comunque fino alla fine degli anni '80 ed è pacifico che dalla polimerizzazione in emulsione si ottiene una popolazione di particelle le cui classi dimensionali sono inferiori anche al micrometro, mentre nella polimerizzazione in sospensione si ottengono particelle più grosse ma non dell'ordine di grandezza di cui parlava il professor Foà, nel senso che impropriamente, poi vedremo quando affronteremo il problema della polimerizzazione, improvvisamente a volte vengono scambiate le dimensioni dei grani o dei subgradi di queste particelle con le dimensioni delle particelle primarie. Questo comporta chiaramente il fatto che si possono trovare persone che dichiarano che le particelle in sospensione sono dell'ordine superiore a 30 micrometri, come ha affermato qui il professor Foà. C'è da dire un fatto, come ho cercato di esemplificare in quel disegno, noi abbiamo un grano che ha una dimensione di circa 50 micrometri. Abbiamo poi degli agglomerati, questo grano è costituito, immaginiamo proprio come un melograno, tanto per farmi capire, abbiamo un melograno, poi abbiamo gli aggregati che sono i chicchi interni e poi all'interno di questi agglomerati, che sono dell'ordine di circa 5 micrometri, quindi siamo già nelle dimensioni particellari che restano nei nostri polmoni; abbiamo poi le particelle primarie che danno origine agli agglomerati e che hanno un ordine di grandezza di circa un micron. Addirittura poi abbiamo i microdomini, come, diciamo, la nomenclatura, se così possiamo definirla, che si usa in questo settore, si chiamano domini e microdomini che sono di circa 10 manometri. Chiarito questo, è importante sottolineare un aspetto: che questi grani sono anche friabili e che durante la produzione questa polvere di PVC subisce non solo un trasporto pneumatico, quindi anche degli insulti meccanici, ma subisce anche una vagliatura, cioè viene vagliata con vibrovagli, si chiamano appunto così, quindi viene sollecitata, e una delle caratteristiche morfologiche di questi gradi è quella di essere friabili e quindi chiaramente c'è una certa frazione di questi granuli che passa e quindi diventa di dimensioni inferiori. Qui io ho cercato di rappresentarvi un grano dal vero, questo è un grado rilevato con le tecniche della microscopia elettronica che peraltro conosco abbastanza. Se noi vediamo, al di là del fatto che la fotografia appare sfocata, voi vedete che non ci troviamo, per farmi capire, per estremizzare, in presenza di una sfera di vetro perfetta come se fosse una particella di polimetilmetacrilato, ma ci troviamo in presenza proprio di una massa che ha degli anfratti, delle fratture, e poi attiro l'attenzione, ed è un'attenzione deforme del microscopista, sul fatto che sulla superficie di questo grano, se si guarda con attenzione, ci sono delle particelle piccole come collassate, che sono collassate, in basso si vedono etc.. Ora, tutti questi grani subiscono una rottura durante i vari processi di lavorazione e in particolare i processi che prevedono degli insulti meccanici, la vagliatura, il vibrovaglio è classico di questi processi. Andiamo a vedere la prossima. Ecco, questa è la sezione di quel grano, non è a fuoco, ma insomma, le parti nere sono delle caverne, dei vacuoli etc. etc.. Qui così, a seconda di come viene condotta la polimerizzazione, a seconda degli additivi etc. etc., dei parametri di processo, io posso avere, diciamo così, delle particelle più o meno porose e quindi posso avere una morfologia interna molto diversa. La porosità delle particelle non è così che viene fatto a capocchia, cioè qui in genere si parla di PVC, ma noi correttamente dovremmo parlare degli PVC, da quelli rigidi a quelli plastificati, all'interno di queste famiglie della gamma degli PVC e soprattutto conoscere quali sono le loro applicazioni. Allora è evidente che se noi abbiamo una particella che ha un alto grado di porosità, questa particella quando andrà a essere trattata, per esempio con i plastificanti, perché ho bisogno di ottenere un manufatto con caratteristiche plastiche, un PVC plastico, flessibile, allora è chiaro che più è poroso e più assorbirà il mio plastificante e quindi riuscirà ad avere... cioè alla particella verrà conferita una certa proprietà. C'è poi un aspetto che è stato abbozzato a volte in questo procedimento, se non vado errato, è stato sottolineato dall'ingegner Nano, sul fatto che il PVC, policloruro di vinile, non è solubile nel suo monomero, nel cloruro di vinile monomero, ma è viceversa, cioè, e questo è un aspetto subdolo della problematica, il monomero è solubile nel suo polimero, ma non viceversa, cioè il polimero è praticamente insolubile nel suo monomero, cioè è solubile molto poco. Questo aspetto è importante perché quando noi parliamo di monomero residuo nelle particelle di PVC, evidentemente questo monomero viene trattenuto nella particella a seconda anche delle sue caratteristiche morfologiche, perché poi al termine di questa polimerizzazione... Adesso io anticipo sinteticamente alcune cose, c'è l'operazione di degasaggio, questa operazione di degasaggio si allontana il CVM non reagito e poi la torbida, diciamo così, viene pompata in un serbatoio e dopo, a seconda della quantità, del volume dell'autoclave etc., insomma, un certo numero di autoclavate, vengono omogeneizzate, miscelate etc. e vanno ad alimentare una colonna di stripping. Lo stripping, diciamo, è l'ultima fase dove si cerca di estrarre il monomero dalle particelle di polimero. E qui voglio toccare un aspetto che anche stamani è stato, sono state date delle risposte da parte dell'ingegner Nano, io vorrei un momentino integrare queste risposte, nel senso che il polivinilcloruro è un materiale termolabile, oltre che degradare con la luce etc. per cui richiede tutta una serie di stabilizzanti etc.. Lo strippaggio del monomero dalle particelle di polimero avviene a una temperatura di circa 95 gradi, per quanto so io, all'interno qui del Petrolchimico e i tempi di strippaggio evidentemente se io strippo per 10 secondi ho un risultato, a parità di massa, di parametri, di processi, se strippo per 20 secondi ne ho altro e così via, anche lo strippaggio è un compromesso tra il... se lo sottopongo ad uno strippaggio prolungato, quando vado a fare il manufatto... cioè il mio prodotto diventa, secondo i canoni del mercato attuale, un prodotto di scarto, a meno che non lo vado a coprire con un colore intenso etc., ma il colore ha dei costi, se ho bisogno di un colore etc. etc.. Allora cosa si fa? Lo strippaggio anche in questo caso dipende dagli usi che io farò di questo polimero, e allora se questo polimero dovrà, per esempio, essere utilizzato in un settore, personalmente non condivido l'uso - che è il settore alimentare - del policloruro di vinile, all'interno del petrolchimico, il mio processo di strippaggio tenderà ad essere protratto fino ad ottenere un PM residuo, cioè questo è l'ordine di grandezza. Se invece il mio PVC lo devo utilizzare per fare gli infissi, per fare i canali o altre cose, insomma per altre produzioni e altre lavorazioni che non hanno come utilizzo finale contenitori o film etc. per alimenti, allora l'ordine di grandezza al Petrolchimico, che consta a me, è che si tende alle 10 PPM, stamani io ho sentito 0,5 e 1, non stanno così le cose, purtroppo sul mercato le cose stanno anche peggio perché si importano polimeri dall'est etc. in condizioni che nessuno controlla. Ma per restare al nostro procedimento, quindi voi capite che le caratteristiche morfologiche che vengono definite dal tipo di polimerizzazione, dalle caratteristiche che ha questa particella sembrano delle cose astruse avere... dipendono molto dall'utilizzo finale. Per chiudere un po' il cerchio il PVC, secondo i dati dell'istituto dell'imballaggio italiano etc., viene utilizzato, corrisponde circa al 16 per cento di tutte le plastiche utilizzate nell'imballaggio; se andiamo a vedere quelli sono i consumi totali di plastica etc. etc. adesso non ho qui i conti davanti ma poi potrò essere più dettagliato la volta prossima, si può affermare con ragionevolezza, come è stato detto da altri, che presso il Petrolchimico da Porto Marghera circa l'80 per cento della produzione di polimero in sospensione non va al settore alimentare, e quindi circa l'80 per cento del polimero strippato a Porto Marghera tende ad avere un monomero residuo di circa 10 PPM finali. Questo evidentemente comporta tutta una serie di altri problemi di esposizione per i lavoratori che poi lavorano questi polimeri, per esempio i lavoratori del Sicron e via da questo passo. Se c'è ancora qualche minuto vorrei richiamare alcune schede che sono state presentate in quest'aula dagli agenti di P.G. e della Guardia di Finanza relative agli impianti del Petrolchimico di Porto Marghera e alle reazioni principali che ci sono in questi impianti e alle possibili esposizioni dei contaminanti. Io farei una carrellata sintetica, anche se il giudizio globale è che queste schede sono congruenti, per quanto noi abbiamo potuto esaminare i cicli produttivi del Petrolchimico, e cioè se andiamo al reparto CV1 si produceva CVM da acetilene e l'esposizione è chiaramente il CVM e naturalmente tutti i prodotti che abbiamo qui oggi ricordato quando abbiamo parlato dell'impianto CV10; se andiamo a vedere il reparto CV3, era polimerizzazione in sospensione del CVM noi abbiamo anche qui il discorso, poi vedremo più avanti, la prossima volta, del CVM e delle polveri di PVC. Se andiamo a vedere il reparto CV5 e CV15, quando produzione di granuli di PVC di resina Sicron rigidi e plastificati ottenuti dai processi di polimerizzazione in emulsione e in sospensione, emulsione e sospensione valido evidentemente fino al 1990-1989, anche qui abbiamo polveri di PVC, CVM, stabilizzanti, plastificanti, cariche, coloranti, additivi, prodotti di degradazione termica della formulazione polimerica. Se andiamo poi a vedere la collocazione, l'ubicazione di questi impianti CV5 e CV15, gli stessi si trovavano a pochi metri dal reparto CV6 dove si produceva appunto il PVC in emulsione, CV8 e a poche decine di metri il reparto CV10 dove si produceva il CVM da dicloroetano. Gli inquinanti del reparto CV5 sono stati, gli impianti CV5 abbiamo già visto quando sono stati costruiti e chiusi stamani con la scheda, in questi reparti c'è l'esposizione quindi anche a CVM dai reparti CV6 e CV11, nonché DCE dal reparto CV11. Al CV6, polimerizzazione del CVM in emulsione abbiamo anche qui esposizione del CVM, polveri di PVC, avevamo l'insacco etc.; e inoltre abbiamo l'esposizione indiretta, tanto per farmi capire, dovuta alla contiguità dei reparti da CVM e da DCE dal reparto CV11. Se andiamo al reparto CV8, in questo reparto avveniva la preparazione dell'agente PPB che prevedeva le seguenti fasi di lavorazione: preparazione del monoestere 2 etilesilmaleato, preparazione della miscela a base del monoestere 2 etilesilmaleato più acetato di vinile, più anidride maleica, polimerizzazione della miscela di cui al precedente punto b), cioè quello che ho detto, macinazione delle scaglie e quindi anche esposizione alle polveri. Questi addetti erano esposti sicuramente a 2 etilesilmaleato, acetato di vinile, anidride maleica, polveri polimeriche originate presso valentemente nella fase di macinazione degli slugs, altri inquinanti di reparto; come esposizione indiretta avevano il CVM dal reparto CV6 e polveri di formulazioni polimeriche dai reparti CV5 e CV15. Il reparto CV10 lo salto perché ne abbiamo parlato diffusamente, così come per il CV11. Andiamo ai reparti CV14 e CV16, sono due reparti dove avveniva la polimerizzazione in sospensione del cloruro di vinile, in questi reparti noi ci troviamo con esposizione da CVM da polveri di PVC, in questo reparto, lo vedremo la prossima volta, c'era anche una quota abbastanza significativa di prodotto che veniva insaccato etc., catalizzatori e additivi di polimerizzazione; per contiguità al reparto CV11 quindi abbiamo inoltre delle quote, diciamo così, di contaminanti provenienti dal reparto CV11 e DCE per i motivi esposti oggi nell'illustrazione del processo di produzione del CVM dal DCE. Il reparto CV22, cioè l'analogo al CV11, anche qui abbiamo l'esposizione a CVM, DCE, acido cloridrico, percloroetilene, perché ci sono guardie idrauliche ed altre cose, composti organici clorurati, peci clorurate e code di distillazione sia dell'1-2 dicloroetano che del cloruro di vinile grezzo, che viene purificato. Il reparto CV23, produzione di 1-2 dicloroetano, abbiamo visto sinteticamente come si produce per ossiclorurazione, 1-2 dicloroetano a Porto Marghera e quindi abbiamo esposizione a 1,2 dicloroetano, acido cloridrico, etilene, cloruro di rame che è il catalizzatore, allumina, idrocarburi alifatici e aromatici pesanti, peci clorurate. I reparti CV24/25, cioè la produzione di polivinilcloruro in sospensione, anche qui abbiamo esposizioni - sto citando le esposizioni principali, evidentemente - a cloruro di vinile monomero, catalizzatori ed additivi di polimerizzazione, polveri di PVC e inquinanti del reparto. Poi abbiamo, sempre in queste schede presentate dalla Guardia di Finanza, il reparto LS2, centro ricerche e sviluppo, questo centro è ubicato in prossimità del CV24; anche qui abbiamo esposizione a CVM, catalizzatori, additivi di polimerizzazione, polveri di PVC e naturalmente le emissioni indirette che arrivano dal reparto CV24 che sono analoghe. L'ex reparto PA3 è impianto pilota, abbiamo ancora esposizione a CVM, catalizzatore, additivi di polimerizzazioni, polveri di PVC, e poi abbiamo l'esposizione indiretta sia alle polveri di PVC che al CVM dovuta alla sua contiguità con il reparto CV24. Il CV7, ovvero il confezionamento e la movimentazione del PVC in polvere, abbiamo sia le polveri di PVC sia il monomero residuo che viene rilasciato da queste polveri; ne parleremo la prossima volta, ma anticipo già per esempio, tratterò, cercherò almeno di affrontare in modo approfondito i reparti CV14 e CV14 che sono stati un po', diciamo così, meno focalizzati, e in questi reparti addirittura si dava disposizione, perché c'era la contestazione da parte del cliente che comperava il sacco di polimero, quindi si dava la disposizione all'operatore, all'insaccatore, di correggere il peso in più, perché era prevista la perdita di peso dovuta, appunto, al rilascio lento del monomero residuo nel polimero, ma, voglio dire, ne parleremo la prossima volta, l'ho solo accennato perché stavo parlando del reparto CV7. Nel reparto DL1 si producevano dei clorurati e c'è l'esposizione anche a dicloroetano. Nel DL2 si produceva tetracloruro di carbonio, percloroetilene, trielina da cloro e DCE e naturalmente la trielina abbiamo visto a cosa serviva, anche oggi, seppure in parte, ne vedremo anche la prossima volta che è utilizzata in modo massivo. Anche qui abbiamo esposizione a tetracloruro di carbonio, percloroetilene, trielina, dicloroetano. Poi abbiamo altri reparti, per esempio il PM1/2, produzione di fogli in PVC e stampaggio di manufatti in PVC, qui abbiamo CVM dovuto evidentemente al monomero residuo che viene emesso durante le lavorazioni a caldo, il PVC in polvere quando viene lavorato all'inizio in polvere nel blend etc., abbiamo il problema degli stabilizzanti, gli daremo un nome la prossima volta, dei plastificanti, dei coloranti, degli additivi e prodotti di degradazione termica originati dai precisi di trasformazione del polivinilcloruro, appunto, per ottenere questi fogli. Poi abbiamo il laboratorio resine e PVC, il laboratorio PVC ed anche qui abbiamo esposizioni a polveri e a CVM. Poi abbiamo i pontili, i PSO e pontili 2, 3 e 4 che sono lo stoccaggio del CVM. Il CVM viene stoccato in questi serbatoi che sono l'SR103, l'SR104, sono a forma di sfera, entrambi con un volume di circa 1000 metri cubi. L'SR12 del volume di 2000 metri cubi, il CVM movimentato viene anche dall'esterno del Petrolchimico, l'esposizione chiaramente per gli operatori addetti alla movimentazione, oggi per ragione di tempo l'ingegner Carrara non è entrato nei dettagli, però quando si parlava per esempio lo Stanford del '65, si parlava di queste 250 tonnellate che si perdono all'anno su 250.000 tonnellate in un impianto della potenzialità di 250.000 tonnellate, c'era una uscita di 250 tonnellate; poi c'era la distribuzione di queste fonti di emissione e lo ha detto, ma lo richiamo insomma, qui sono veramente dovute alla movimentazione, ci sono, sono previste insomma forti emissioni da questo punto di vista. Poi abbiamo i pontili PSSS, è un nome brutto, pontili 2, 3 e 4, stoccaggio del dicloroetano. Il dicloroetano viene stoccato nel serbatoio SR044 del volume di 10.000 metri cubi e nel serbatoio SR097 del volume di mille metri cubi, evidentemente questi operatori sicuramente sono esposti a 1,2 dicloroetano ed ovviamente il grado, l'esposizione, l'intensità etc. bisognerebbe condurre un'analisi sulle modalità etc. che il tempo non ci consente. Laboratori controlli, analitici, CVM e dicloroetano, mi pare che in una udienza, adesso non mi ricordo chi, ma c'è stata una persona che ha minimizzato questo aspetto delle analisi che in genere si fa nel laboratorio. Io volevo citare un esempio che mi ha preso anche soggettivamente da vicino. All'inizio negli anni '70, lavorando con il professor Maccacaro, abbiamo pubblicato per primi in Italia, quindi non come istituzioni o ministeri etc., il fatto che il clorometilmetiletere e il bisclorometiletere erano due potenti cancerogeni, soprattutto che provocano cancro al polmone, ma non solo al polmone, e il lavoro che abbiamo pubblicato, diciamo così, portava proprio due categorie di addetti, cioè i casi di tumore, che, se non vado errato, erano stati riscontrati in Germania, due categorie, uno che era l'analista, cioè colui che andava, come diceva l'ingegner Carrara, Spillara etc., poi tornava in laboratorio, quindi esposizione puntiformi ma di alta intensità, e l'altro erano i manutentori, anche questi mi pare che il dottor Colosio ha abbastanza sacrificato dal punto di vista della loro collocazione come esposizione. Quindi questo per dire che è estremamente importante questa categoria di addetti per valutare l'esposizione, perché in letteratura e soprattutto chi sta parlando, non so se è un onore, ma comunque lavora ancora in fabbrica, quindi conosce abbastanza l'industria chimica, ci lavoro, ormai sono al quarantacinquesimo anno, perché sono entrato che ne avevo 14, quindi conosco abbastanza bene, conosco abbastanza bene filosofia, gruppi dirigenti Montedison etc. etc.. Quindi, e so come si lavora nei laboratori e so cosa vuol dire campionare, so cosa vuol dire fare un campione a volte di premura, perché deve partire l'autobotte, perché ci sono da fare le pratiche, bisogna far presto, come so cosa vuol dire intervenire di notte su una pompa che perde e quindi il tubista che deve metterci mano sulla linea oppure il meccanico, e quindi bisogna bonificare, sezionare etc. etc.; quindi non l'ho solo letto sui libri. Poi abbiamo la produzione di profilatti plastici, anche da questo punto di vista in qualche misura si richiama all'altro reparto che produceva i fogli di PVC, anche qui abbiamo la produzione di CVM, prodotti di degradazione termica del polimero e via di questo passo.

 

Presidente: beh, ci fermiamo.

 

Avvocato Stella: io deposito i dati EVC di cui abbiamo parlato questa mattina.

Presidente: va bene, grazie.

Avvocato Garbisi: per il verbale, Presidente, l'avvocato Schiesaro mi pregava di dare atto che è stata depositata la consulenza del professor Nardelli.

Presidente: possiamo concludere qui.

 

RINVIO AL 18 GIUGNO 1999

 

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