UDIENZA DEL 16 GIUGNO 2000

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Manduzio Giudice a latere

Dr. Liguori Giudice a latere

 

PROC.A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

Presidente: procede all’appello. Bene, allora proseguiamo nell’escussione dei testi che sono già stati indicati, chi chiamiamo oggi?

 

Avvocato Santamaria: chiamiamo il signor Pavone.

 

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - PAVONE STANISLAO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Il 24 settembre del 1984 lei ha inviato una lettera circolare ad alcune funzioni di Montedipe, Montedipe PMCIM, Montedipe MANPAS, VDS, VDT, una lettera che aveva il seguente testo: "Vi comunichiamo che abbiamo inviato l’allegata lettera circolare avente per oggetto norme di comportamento nelle aree sorvegliate in cui può essere presente cloruro di vinile monomero alle sottoelencate imprese", è indicato un elenco di imprese, tra quelle che possono interessare questo processo ci sono la cooperativa Facchini Marghera, la cooperativa Tessera, la cooperativa Corpo Industriale, la cooperativa Egeo. La lettera allegata, cioè la lettera circolare che era stata, secondo quello che era scritto, trasmessa alle imprese, aveva il seguente testo: "Oggetto: attuazione della direttiva CEE numero 78610 relativa alla protezione sanitaria dei lavoratori esposti al CVM. Formuliamo la presente per richiamare la vostra attenzione sulla normativa illustrata nel DPR in oggetto. Riteniamo utile sottolineare che detta normativa si riferisce ai lavori che abbiano svolgimento presso i nostri reparti CV11, 12, 23, 6, 14, 16 e 24SG11, dove si produce, si utilizza o si detiene CVM; in particolare è necessario che il vostro personale operante all’interno delle zone sorvegliate venga dotato dei dispositivi di sicurezza che di volta in volta verranno precisati nell’apposita modulistica secondo le procedure a voi note e da tempo già in vigore. Alleghiamo alla presente per vostra comodità anche una nota nella quale sono riportate le principali norme di comportamento da seguire durante l’esecuzione dei lavori nelle aree interessate. Certi della vostra collaborazione...", etc., etc.. In effetti allegato a questa lettera c’è un foglio dal titolo "Norme di comportamento nelle aree sorvegliate in cui può essere presente cloruro di vinile", c’è una premessa e ci sono due punti A e B articolati in diversi numeri. Il punto A è intitolato "Norme di comportamento", si dice per esempio al punto 2: "E’ fatto obbligo a tutto il personale di tenere sempre a portata di mano le maschere con filtro per gas acido e vapori organici"; al punto 3: "A qualsiasi richiesta del personale in servizio sospendere i lavori in corso"; al punto 4..., etc.. Io poi le consegnerò copia di questo documento affinché lei possa rammentarlo meglio. La ragione per la quale lei è qui questa mattina è che l’allora Presidente della cooperativa Egeo, il signor Montefusco, sentito in questo dibattimento ha negato di aver mai visto la lettera, la lettera circolare e l’allegato foglio con le norme di comportamento. Quindi la domanda che io le faccio innanzitutto, ovviamente dopo averle consegnato questa lettera, è se la lettera fu spedita anche alla cooperativa Egeo oppure no.

RISPOSTA - Sì, ammetto che è stata spedita, oltre ad averla consegnata direttamente ai capicantiere...

DOMANDA - Quindi, prima di tutto, fu spedita.

RISPOSTA - Fu spedita alla sede di ogni impresa. Contemporaneamente per essere tranquilli abbiamo chiamato tutti i capicantiere dello stabilimento e delle imprese che operavano all’interno e abbiamo consegnato a mano copia della lettera. Infatti nella lettera originale, io posso anche documentarvi, c’è l’intestazione della sede della impresa, cioè il titolare dell’impresa, che normalmente non era in stabilimento, proprio per informarlo e copia a mano all’impresa in stabilimento.

DOMANDA - Quindi ci sono state due modalità di trasmissione della lettera, una tramite le poste e l’altra invece con consegna a mano ai rappresentanti di ciascuna delle imprese indicate in indirizzo.

RISPOSTA - Beh, questo era anche un fatto del tutto nuovo perché normalmente noi lo davamo sempre ai capicantiere. Siccome l’argomento era molto importante, la direzione ha preferito che si facesse la doppia consegna: una per posta alla sede dell’impresa e una al capocantiere.

DOMANDA - Il 15 gennaio del 1985 lei ha spedito più o meno alle medesime funzioni di Montedipe indicate alla precedente lettera un’altra circolare, oggetto sempre lettera circolare alle imprese. Si diceva: "Vi comunichiamo che abbiamo inviato...".

 

Pubblico Ministero: faccio opposizione.

 

DOMANDA - Perché?

 

Pubblico Ministero: adesso dico perché. Innanzitutto chiedo che venga invitato il difensore a fare le domande e non a dare per scontate certe situazioni, come il fatto che abbia spedito, non sappiamo ancora che lavoro faceva il signor Pavone. Poi il signor Pavone era chiamato come teste di riferimento esclusivamente in relazione alla lettera 24 settembre ‘84. Essendo teste di riferimento su questo punto soltanto può essere sentito.

 

DOMANDA - Signor Pavone, ha ragione il Pubblico Ministero, io non le ho chiesto preliminarmente che lavoro lei abbia svolto all’interno del Petrolchimico di Porto Marghera, da quale data a quale data.

RISPOSTA - Io sono stato assunto nel 1956 come operaio qualificato e nel ‘57 sono passato a impiegato tecnico di manutenzione. In manutenzione ho svolto parecchie mansioni, da disegnatore a responsabile di materiali di manutenzione. Poi nel ‘77 mi hanno affidato l’incarico di responsabile di collaudi, collaudi tecnici esterni nell’ambito della funzione materiali. Il primo gennaio dell’80 ho assunto la responsabilità dell’ufficio (alpisti), sempre nell’ambito del MAP, dell’ufficio collaudi e degli appalti, questo fino al 1986. All’inizio dell’86 mi hanno dato un altro incarico della gestione dei magazzini insieme agli acquisti di materiali tecnici e ho lasciato gli appalti ad altra persona.

DOMANDA - A questo punto io chiedo al Tribunale se posso porre l’ulteriore domanda relativa ad un altro documento firmato dal signor Pavone; in caso non abbia l’autorizzazione del Tribunale produrrò il documento al Tribunale stesso, ovviamente leggendolo per farne intendere la rilevanza.

 

Presidente: questo documento è collegato alla domanda precedente, sì o no?

 

DOMANDA - Sì, è collegato alla domanda precedente.

 

Presidente: in che senso?

 

DOMANDA - Nel senso che i destinatari sono gli stessi, l’argomento è lo stesso e fa seguito alla lettera di cui si è parlato prima.

 

Presidente: il Tribunale proprio perché c’è questo nesso tra la domanda precedente e questa, si tratta comunque di documenti che sono solamente cronologicamente pervenuti o indirizzati in tempi diversi, ritiene che possa essere ammessa la domanda.

 

DOMANDA - Il 15 gennaio ‘85 lei firma una lettera inviata, come dicevo prima, più o meno alle medesime funzioni di Montedipe, l’oggetto è "Lettera circolare alle imprese", lei scrive: "Vi comunichiamo che abbiamo inviato l’allegata lettera circolare avente per oggetto corsi di formazione ed addestramento alla sicurezza alle sottoelencate imprese", tra queste imprese c’è la cooperativa Facchini Marghera, c’è la cooperativa Industriale, c’è la cooperativa Tessera, non c’è invece la cooperativa Egeo, poi le chiederò la ragione. La lettera circolare trasmessa alle imprese aveva questo testo: "A seguito delle numerose richieste pervenuteci vi informiamo che è nostra intenzione indire a breve termine un corso di formazione e addestramento alla sicurezza per personale di imprese terze operanti presso il nostro stabilimento. A tale proposito giovedì 17 alle ore 14.30 verrà illustrato il programma del corso e stabilito il calendario di svolgimento", etc.. La domanda che le faccio è se questa lettera, corsi di formazione e addestramento alla sicurezza, è stata inviata a tutte le imprese indicate in indirizzo oppure no.

RISPOSTA - Certo, con la stessa modalità della precedente.

DOMANDA - Lei ha notizia se i corsi poi siano stati tenuti o meno?

RISPOSTA - Io ho raccolto dei documenti che provano che le lettere sono state inviate. Che i corsi siano stati eseguiti non lo so, cioè, non lo ricordo, perché riguardava la scuola aziendale. Ad un certo momento non era più mia competenza verificare se i corsi erano stati fatti. Però ho raccolto le adesioni a questo invito di alcune ditte.

DOMANDA - A questo punto chiedo, per prevenire le eventuali opposizioni, poiché il signor Pavone per la funzione che ricopriva in stabilimento si occupava di redigere i contratti con le imprese, quindi anche con le cooperative di interesse di questo processo, io avrei qualche domanda su questo punto, chiedo però se sono autorizzato a formularle oppure no.

 

Pubblico Ministero: io rinnovo la mia opposizione.

 

Presidente: va bene, allora, il Tribunale, poiché ritiene innanzitutto di valutare quali siano le domande, se si tratta di domande che attengono allo stesso tema per cui è stato prodotto il teste, al di là di quella che è la circostanza specifica, ma attengono allo stesso tema, tanto per intenderci, ritiene di altresì ammettere le domande ulteriori, comunque riservandosi di valutarle una per una.

 

DOMANDA - La mia domanda sarà una sola. Io ho in mano uno dei contratti, è il contratto del 1984, stipulato tra Montedipe e la cooperativa Facchini Tessera. Io volevo chiedere se lei rammenta alcune delle clausole del contratto che adesso io le leggerò e soprattutto che riferisca al Tribunale perché, cosa vi era dietro a queste clausole e quali erano i principi a cui vi eravate ispirati. Al punto 4 sulle condizioni particolari si dice: "La direzione dei lavori è di competenza della cooperativa, che nominerà un responsabile di sua fiducia che la rappresenterà nei rapporti con la nostra società". Il punto 5 - ciò ha attinenza con le domande che ho formulato precedentemente - specifica che il responsabile della direzione dei lavori della impresa cooperativa ha l’incarico di curare la corretta organizzazione ed esecuzione dei lavori in conformità con tutte le condizioni pattuite, comunicare, fare osservare al proprio personale le norme di sicurezza e le altre disposizioni vigenti presso lo stabilimento, le eventuali prescrizioni agli itinerari prestabiliti, nonché quelli in materia di visti di entrata e di uscita, il divieto di accesso all’impianto, ai reparti e ai luoghi diversi da quelli in cui devono essere stabilite le prestazioni, fare osservare le norme di cui alle leggi numero 407 del 03/05/55 e numero 8 del 25/01/59 relativi al lavoro di facchinaggio, con particolare riferimento agli articoli 1 e 7, allontanare dallo stabilimento tutto il personale delle cooperative che non dovesse rispettare le norme, le disposizioni e le prescrizioni suddette. Al punto 7 la cooperativa si assume ogni responsabilità in merito all’applicazione delle norme legislative, sindacali e previdenziali vigenti e comunque applicabili in materia di lavori di facchinaggio e ne garantisce la piena osservanza. Il punto 8, e finisco, la cooperativa dichiara di essere edotta dei rischi specifici connessi all’attività dello stabilimento e di disporre di tutti i mezzi di prevenzione necessari ed opportuni anche in relazione alle disposizioni speciali dello stabilimento. A riguardo dichiara di aver preso conoscenza di tutte le disposizioni vigenti all’interno dello stabilimento con particolare riferimento alle norme di sicurezza. La domanda l’avevo formulata in anticipo, all’inizio e in relazione a questo tipo di regolamentazione contrattuale volevo che lei illustrasse al Tribunale quello che rammenta, in relazione soprattutto al tema dei mezzi di prevenzione e del rischio connaturato all’impresa.

RISPOSTA - Esiste una legge che si chiama 1369 per le intermediazioni di manodopera, è generica, riguarda le imprese. Questa legge considera mera prestazione di manodopera qualsiasi appalto che venga assegnato ove l’appaltatore per l’esecuzione dell’opera utilizzi mezzi, risorse, attrezzature, apparecchiature della committente, anche se per questo uso, per questo utilizzo riconosca un compenso di noleggio. Questo la legge lo vieta perché verrebbe meno il rischio di impresa, al quale ogni imprenditore, ogni appaltatore deve sottostare. Questo per le imprese. Per quanto riguarda le cooperative di facchinaggio è un po’ diverso, perché le cooperative di facchinaggio prestano servizio di manodopera, anche se la legge successiva ha consentito ai facchini di utilizzare mezzi meccanici, quali mezzi di trasporto e carrelli elevatori. Infatti la 1369 in un articolo più avanti cita anche il particolare dei facchinaggi. Per quanto riguarda le imprese, nei contratti generici delle imprese richiamavamo la 1369 e si richiamava anche alle norme generali di sicurezza delle imprese alle quali si consegnava il fascicolo. Per le cooperative c’era un richiamo, quello che ha letto l’avvocato, al quale le cooperative sottostavano e hanno firmato per accettazione. Quindi tutti i mezzi protettivi per l’esecuzione del lavoro, tra l’altro i facchini mi risulta che usavano le mascherine antipolvere e la maschera di emergenza perché lavoravano fuori dal ciclo produttivo, quindi loro si dovevano dotare di questi mezzi protettivi.

 

Presidente: ci sono domande di controesame?

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Sì. Volevo chiedere di precisare un attimo meglio che attività svolgeva nell’84-’85.

RISPOSTA - Nell’84-’85 ero responsabile dell’ufficio acquisti, ufficio collaudi e appalti.

DOMANDA - In relazione alla documentazione che le è stata mostrata, in particolare la lettera del 24 settembre ‘84, lei che ruolo ha avuto?

RISPOSTA - Il ruolo, è chiaro che il ruolo mio era quello di redigere quello che la direzione ci indicava; poi avevamo delle posizioni superiori, io avevo una posizione superiore e dopo la posizione superiore c’è la direzione. Le lettere che io stilavo in bozza venivano approvate sia dalla mia posizione superiore che dalla direzione.

DOMANDA - E da chi venivano materialmente preparate?

RISPOSTA - Le preparavo io, poi le sottoponevo alla posizione superiore la quale poi la correggeva o la avvallava e poi l’avvallo definitivo veniva dato dalla direzione.

DOMANDA - Poi quando erano materialmente firmate dalla direzione che sorte avevano?

RISPOSTA - Venivano protocollate, inviate per posta al destinatario e una copia veniva data a mano ai capicantiere che chiamavamo...

DOMANDA - Veniva restituita al suo ufficio dalla direzione?

RISPOSTA - No, la lettera veniva firmata o dalla posizione superiore o dalla direzione. Venivano restituite a me, io le protocollavo, le inviavo per posta, come dicevo prima, e una copia la davo a mano ai responsabili di impresa di cantiere.

DOMANDA - L’operazione in particolare per queste lettere di sistemarle nelle buste e spedirle l’ha fatta lei?

RISPOSTA - No, c’era la segreteria che lo faceva.

DOMANDA - Chi è che lo faceva?

RISPOSTA - Lo faceva il mio segretario.

DOMANDA - Chi era?

RISPOSTA - Nell’84 era una signora, si chiamava Luisa, adesso non mi ricordo il cognome.

DOMANDA - Metteva in busta e poi provvedeva a spedire?

RISPOSTA - Certo.

DOMANDA - Quindi lei sull’operazione materiale non c’entrava.

RISPOSTA - No, certo.

DOMANDA - Lei si ricorda - diceva - che venivano consegnate ai capicantiere. Da chi venivano consegnate e a chi?

RISPOSTA - Siccome i capicantiere venivano a spizzico e boccone perché lavoravano e quindi quando avevano tempo... Noi li abbiamo informati che c’erano queste lettere da consegnare, loro venivano in ufficio, se ero presente io le consegnavo io, se non ero presente io le consegnava il mio superiore.

DOMANDA - E venivano fatte delle ricevute anche di consegna, una sigla?

RISPOSTA - Era abitudine, avevamo un foglio con l’elenco di tutte le imprese e ogni impresa alla quale veniva consegnata la lettera firmava per ricevuta.

DOMANDA - Infatti questo mi risulta. Volevo chiedere per questa lettera se c’era questo foglio con le ricevute.

RISPOSTA - No, questo foglio non è stato trovato, però ho dei riscontri delle lettere di alcune...

DOMANDA - No, stiamo parlando di queste lettere, se su queste lettere, in particolare quella del 24 settembre ‘84, lei ha la ricevuta.

RISPOSTA - No, quelle date ai cantieri no.

DOMANDA - Si ricorda di averla consegnata lei in particolare a qualcuno? Lei personalmente.

RISPOSTA - Mi ricordo di averle consegnate, però...

DOMANDA - No, questa lettera, se lei si ricorda di averla consegnata...

RISPOSTA - Io mi ricordo di averle consegnate...

DOMANDA - A chi?

RISPOSTA - A qualche capocantiere. Adesso non ricordo.

DOMANDA - Ma lei non faceva sempre firmare la ricevuta?

RISPOSTA - Sì, d’accordo, però sono passati degli anni, non mi ricordo.

DOMANDA - Mi sorprende questo suo ricordo preciso su certe cose e su altre cose non ha ricordo preciso.

RISPOSTA - Se lei vuole il nome a chi le ho consegnate, non posso darglielo.

DOMANDA - A me basterebbe la ricevuta.

RISPOSTA - La ricevuta in stabilimento non la trovano.

 

AVVOCATO VASSALLO

 

DOMANDA - Ho sentito che in una delle clausole del contratto... Lei si occupava anche dei contratti di appalto, se ho capito bene.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Vi era una clausola relativa all’allontanamento degli operai delle cooperative che non avessero rispettato le norme di sicurezza. Le risulta che sia mai avvenuto?

RISPOSTA - Non lo so perché questo avveniva in reparto e io non ero in reparto. Caso mai era competenza del caporeparto, se vedeva qualche personale dell’impresa o della cooperativa che entrava magari non autorizzato lo poteva allontanare perfettamente, però io non ero in reparto, io avevo altri compiti.

DOMANDA - Sì, però non si occupava lei dei contratti di appalto?

RISPOSTA - Sì, ma lei mi ha fatto la domanda se mi ricordo se è stato allontanato...

DOMANDA - Se è stata eseguita o meno, se quella clausola ha trovato applicazione o meno. Se trovava applicazione lei doveva saperlo, no?

RISPOSTA - Non me lo ricordo.

DOMANDA - Le risulta che facessero, venissero fatti dei controlli di sicurezza sui comportamenti degli operai delle cooperative?

RISPOSTA - Non ricordo questo.

 

AVVOCATO SCATTURIN

 

DOMANDA - Lei ha parlato di queste lettere che venivano mandate alle imprese ed anche a questa cooperativa Egeo. Ora, queste lettere erano delle raccomandazioni o erano degli ordini, vuol precisare?

RISPOSTA - Erano degli ordini, non raccomandazioni, perché nel foglio di permesso di lavoro che lasciava l’esecutore dei lavori c’era tutto un elenco di prescrizioni di sicurezza che dovevano adottare.

DOMANDA - Lei dice che era un ordine, ma, insomma, c’era il contratto d’appalto e il contratto d’appalto deve essere osservato dall’una e dall’altra parte.

RISPOSTA - Certo.

DOMANDA - Ora, la lettera che lei manda, secondo me, non può considerarsi un ordine che deve essere eseguito, semmai ci sarà un’adempienza da parte dell’impresa appaltatrice e lei ne trarrà le conseguenze, ma l’impresa non è obbligata, diciamo, ad osservare i suoi ordini perché l’impresa è legata al contratto di appalto e lo osserva così come crede di doverlo osservare, non le pare?

RISPOSTA - No.

 

Avvocato Bettiol: opposizione, Presidente, si sta facendo una disquisizione giuridica sul contratto di appalto.

 

DOMANDA - Non faccio una disquisizione giuridica, io ho soltanto chiesto se la lettera che veniva inviata era una raccomandazione o era un ordine.

RISPOSTA - La lettera era un’informazione di carattere generale che poi ha avuto seguito con altre cose, quello che dicevo prima, quando gli si dava il lavoro nelle prescrizioni dell’assistente c’erano tutte le prescrizioni da adottare per la sicurezza. Mi pare che questo sia sufficiente.

DOMANDA - Allora io le faccio un’altra domanda ancora: se quello che lei definisce ordine non veniva osservato quali erano le conseguenze rispetto al contratto d’appalto e ai rapporti che c’erano con la singola impresa, in questo caso l’Egeo, per esempio?

RISPOSTA - Se l’impresa o la cooperativa disattendeva quelle che erano le forme contrattuali, le clausole contrattuali sulla sicurezza, se ci veniva data qualche segnalazione da parte di preposti ai lavori, l’impresa poteva essere anche mandata via.

DOMANDA - No poteva, io le ho chiesto le conseguenze.

 

Presidente: è questa la conseguenza. E’ accaduto questo, si è mai verificato?

RISPOSTA - No.

 

AVVOCATO PARTESOTTI

 

DOMANDA - Una semplice precisazione. Lei è stato chiamato qua in relazione ad una dichiarazione di un Presidente di una cooperativa, la cooperativa Egeo; le è stata sottoposta una lettera e poi una seconda relativa ai corsi di formazione, di cui lei peraltro mi pare abbia detto che non sa se si sono svolti realmente. Volevo solo chiedere, visto che non ho sottomano questa lettera, se mi conferma che tra i destinatari non c’è la cooperativa Egeo.

RISPOSTA - No, non c’è la cooperativa Egeo.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Mi riallaccio alla domanda del Pubblico Ministero. Lei ha cercato, ma non ha trovato la lettera con la ricevuta della cooperativa Egeo in relazione a quella lettera circolare; ha per caso trovato o avuto notizia dell’esistenza di una lettera con ricevuta di un’altra cooperativa?

 

Avvocato Vassallo: la domanda è un po’ suggestiva.

 

DOMANDA - Riformulo la domanda: lei ha trovato lettere con ricevuta da parte di altri destinatari?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quale destinatario?

RISPOSTA - L’impresa Maltauro e ho anche la busta con il timbro postale.

 

Presidente: faceva facchinaggio?

RISPOSTA - No.

 

DOMANDA - No, rispetto alle cooperative.

RISPOSTA - Cooperativa Facchini Marghera.

DOMANDA - Cos’ha trovato dentro la cooperativa Facchini Marghera?

RISPOSTA - La Cooperativa Facchini Marghera al mio successore attuale operante in stabilimento ha consegnato la copia della lettera che ha ricevuto per posta.

DOMANDA - Lei ha qui questa lettera?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - La può consegnare, per cortesia?

 

Presidente: grazie.

 

DOMANDA - La cooperativa Egeo, le risulta che dopo il 1985... Le risulta la data in cui la cooperativa ha cessato di avere rapporti con il Petrolchimico di Porto Marghera?

RISPOSTA - Sì, la cooperativa Egeo, è l’ultimo contratto che è stato fatto, è dell’84, marzo ‘84 e terminava a giugno ‘85, però penso che già ai primi ‘85 non operasse più con noi, ma presso altri cantieri.

DOMANDA - Questo allora spiega perché la cooperativa Egeo non fosse tra i destinatari della lettera relativa ai corsi di informazione e sicurezza.

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: la lettera è a disposizione di tutti.

 

AVVOCATO PULITANO’

 

DOMANDA - Le sono state lette prima alcune clausole del contratto con una particolare cooperativa, Facchini Marghera, mi pare. Quelle clausole sono contenute in tutti i contratti, sono clausole standard?

RISPOSTA - Tutti i contratti hanno quelle clausole.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Per la cooperativa Egeo, che è quella in questione, volevo chiedere se le risultano delle ricevute di qualsiasi genere.

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Nessuna ricevuta?

RISPOSTA - Nessuna ricevuta.

DOMANDA - E per le altre cooperative?

RISPOSTA - L’unica che abbiamo trovato è questa della cooperativa Facchini Marghera, per la quale il Presidente è disponibile anche a testimoniare che ce l’ha data.

DOMANDA - Quindi una soltanto.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - In tutti i vari anni in cui hanno lavorato le cooperative?

RISPOSTA - Sono stati invitati a produrre queste copie, ma evidentemente gli archivi sono stati smarriti dalle cooperative.

DOMANDA - Anche quelli dell’azienda.

RISPOSTA - Anche quelli dell’azienda.

DOMANDA - Comunque la cooperativa Egeo e le altre cooperative, a parte quel singolo caso, non vi risulta assolutamente nessuna ricevuta.

RISPOSTA - No.

 

Presidente: bene, si può accomodare allora.

 

Avvocato Santamaria: sentiamo il signor Rossetti.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - ROSSETTI RENATO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Lei quando ha iniziato a lavorare al Petrolchimico di Porto Marghera?

RISPOSTA - Io sono stato assunto nel gennaio del 1970 e tuttora lavoro là, diciamo. All’inizio sono stato presso il reparto di PVC polimerizzazione in sospensione, era il primo reparto dello stabilimento, che poi è stato chiuso a distanza di un anno o poco più in coincidenza con la nascita del nuovo. Dopodiché sono stato spostato, dopo un anno, al PVC emulsione, al CV6; sono stato presso quel reparto come servizio tecnico fino all’84. Nel 1984 ho assunto l’incarico di caporeparto dello stesso reparto. Sono stato lì per quattro anni, a fine ‘88 sono passato al reparto di PVC sospensione, CV24, sono stato là per altri quattro anni circa. A inizio ‘92 ho cambiato produzione e poi sono andato ai servizi.

DOMANDA - Quindi lei è stato caporeparto sia del CV6 che del CV24?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Dall’85 fino al ‘94. Cominciamo con il CV6, parliamo del reparto insacco. Io vorrei che lei descrivesse al Tribunale la situazione del reparto insacco al 1987 e che facesse un confronto con la situazione precedente alle modifiche, quindi precedente alla prima metà degli anni ‘70. Quindi come avveniva l’insacco, com’era l’ambiente di lavoro nel 1987 e viceversa com’era all’inizio degli anni ‘70.

RISPOSTA - Nel 1987 diciamo che era già una situazione abbastanza... Ci sono state ancora alcune migliorie perché diciamo che non abbiamo smesso mai, ma bisogna spostarci per fare un po’ la storia proprio agli inizi del Settanta, ai primi anni Settanta. Ai primi anni Settanta, diciamo la prima metà circa, l’insacco avveniva all’interno del reparto stesso, c’erano tre linee di insaccamento che si distinguevano oltre che per tecnologia per produzione, per quantità prodotta e quindi anche le bocche di insacco, diciamo così, erano proporzionali. Infatti c’era una tramoggia per la prima linea, due tramogge per la seconda linea, tre tramogge per la terza linea. Come dicevo prima, era all’interno del reparto. Diciamo che era una situazione abbastanza precaria, era piuttosto..., il posto di lavoro, gli insaccatori quindi, era piuttosto angusto, polveroso, non era certo un bell’ambiente. Questa è la prima impressione che ho avuto proprio quando sono andato in quel reparto, non si conoscevano ancora certe problematiche, certe cose, ma sicuramente all’epoca era il posto di lavoro meno ambito e sicuramente con tanti problemi. Poi siamo agli anni ‘73 ‘74, è iniziata una serie di lavori, è stato fatto un grosso investimento che ha coinvolto un po’ tutte le problematiche ambientali, quindi anche della polverosità; si è costruito un sito per l’insacco fuori dal reparto con nuovi mezzi, nuove tecnologie, con silos di stoccaggio a circa 100, 150 metri dal reparto. Diciamo, si è cominciato a lavorare su questi silos con una insaccatrice, una semiautomatica, automatica, una insaccatrice... Quindi tutto il prodotto delle linee di reparto veniva trasferito a quel silos e da qui insaccato. Diciamo che ci sono state delle difficoltà anche qui perché la messa a punto di questo nuovo sistema, che credo sia stato il nuovo sistema, era un nuovo sistema completamente da lavorarci sopra, nato per altri prodotti, le caratteristiche di un altro prodotto che tendeva ad impaccarsi ad una dimensionale molto fina; si è lavorato parecchio su questi silos. Sui fondi mi ricordo che venivano i tecnici della Veslei, tecnici dalla Germania, per ottimizzare proprio la possibilità di tenere fluido il prodotto sul fondo del silos, quindi che avesse una adeguata scorrevolezza per alimentare l’insaccatrice e quindi i sacchi. Diciamo che siamo andati avanti sicuramente, anche se io ho partecipato marginalmente perché io mi occupavo più di formulazioni che non di modifiche impiantistiche a quell’epoca, però l’ho vissuta molto da vicino, si è lavorato molto, c’è stata una fase di intermittenza in cui si insaccava ancora un po’ in reparto, un po’ di qua, un po’ di là, finché siamo riusciti a mettere a punto e si è cominciato l’insacco a questi silos. Ecco, all’epoca le produzioni, le quantità di prodotto che si facevano in reparto era di 2 sicron past 700, sicron past 730, quindi avendo un solo silos a disposizione, una sola linea di insacco, si produceva o dell’uno o dell’altro prodotto, quindi entrambe le linee... Diciamo, è cominciata prima la linea più grossa, poi la seconda linea, andavano a confluire a silos con il trasporto di questa polvere preso dalle tramogge, le stesse tramogge dove prima operavano gli insaccatori, con una valvola dosatrice, con un trasporto, praticamente un tubo, in pressione, quindi un trasporto in pressione pneumatico che portava la roba dal silos e da qui insaccata. Diciamo che qui già la situazione è migliorata perché se non altro era in ambiente più grande, spazioso e così via. Poi c’è stato un altro passo successivo, credo negli anni pre ‘80, si è cominciato a fare un prodotto nuovo, il 70 SV. Diciamo che era poco efficiente, era una produzione a campagne, anche per le richieste di prodotto, per cui si è cominciato a pensare ad una nuova linea di trasporto con una nuova linea di insacco apposita in maniera da fare campagne contemporanee e insaccare contemporaneamente prodotti diversi. Negli anni Ottanta, dove c’è stata un’altra serie di lavori con impegni economici non indifferenti, si è installata una seconda insaccatrice, anche qui con apposito silos, con tutti gli annessi e connessi, l’insaccatrice Cronos, che tecnologicamente era differente, molto differente dalla prima, in quanto mentre la prima insaccatrice era un insacco che di certo avveniva attraverso riempimento di un tubo, di un cilindro solidificato sotto e con un colpo di pressione andava sul sacco, sacco a bocca chiusa, come si suol dire, in quanto c’erano il sacco chiuso, il bocchettone di diametro di 20, 25 centimetri, si infilava in un ugello e a pressione il prodotto scorrevole veniva fuori e riempiva il sacco fino a raggiungere il peso, dopodiché una serie di automatismi chiudevano la serranda di questo ugello. Il sacco quindi era in pressione e conteneva..., pressione ovviamente relativa, non immaginiamo chissà cosa. Quindi l’insacco praticamente era gonfio ed era costituito da strati di carta con dei micropori; l’aria usciva gradualmente dal sacco e veniva espulsa e quindi veniva insaccato. Nella nuova insaccatrice invece il concetto era notevolmente diverso e quindi anche le problematiche di polverosità conseguenti per il tipo di prodotti sicuramente minori. Con i sacchi intanto a bocca aperta; nel riempimento di questi sacchi insieme al prodotto all’interno del sacco scendevano delle sonde di ceramica o qualcosa del genere, microporose, che erano costantemente tenute sottovuoto. Quindi il sacco a fine peso, a riempimento, era già depurato, diciamo, non è il termine giusto, ma esente dall’aria, perché l’aria la si tirava via da dentro il sacco anziché farla uscire fuori. Quindi questo rendeva il sistema molto più tranquillo dal punto di vista della polverosità, non restava che prendere il sacco, porlo su una bilancia per controllare il peso e all’occorrenza rabboccare il sacco, qualche volta capitava, bisognava tarare il sistema perché non faceva i 25 chili esatti. Ovviamente tutto questo, sia la vecchia insaccatrice, che ci ha impegnato molto più tempo per metterla a punto, sia anche sulla nuova, nata già così, era corredata di cappe aspiranti nei punti più critici, leggi il punto di contatto tra il sacco e l’insaccatrice ovvero dove c’era l’ugello, leggi sulla seconda linea dove si appoggiava il sacco, quindi si poteva o si doveva rabboccare qualche volta, corredato di cappe aspiranti con un sistema di ventilatori che teneva in aspirazione tutta la zona circostante ovvero i punti più critici per depolverizzare l’ambiente. Sicuramente ci ha fatto penare molto di più il primo insacco con l’insaccatrice in cellulosa, l’abbiamo corredata man mano di un sacco di accessori fino ad arrivare, sempre in quegli anni là, negli Ottanta, ad ingabbiare l’insaccatrice con un box in plexiglas in maniera che anche le accidentalità meccaniche che si verificavano nelle apparecchiature all’interno della insaccatrice con fuoriuscita di polvere, la polvere fosse contenuta all’interno e salvaguardasse invece l’operatore che rimaneva al di fuori nell’introdurre il sacco, raggiungere il peso e poi scaricarlo sul nastro che lo portava qualche metro più in là dove c’era un secondo insaccatore che lo riprendeva e comprimeva la pedana. Quindi nell’87 diciamo che già la situazione era a regime ed era stata ottimizzata, quindi sicuramente se uno vedeva le due situazioni vedeva almeno visivamente qualcosa di diverso perché dall’altra parte era tutto aperto, quindi anche la polvere non ce n’era, se non per accidentalità. Nella prima sacca invece anche polveri che..., sbuffate di polveri che avvenivano per incidenti di meccanica all’interno dei box, non è che ogni volta si andasse sul box, quindi alla vista magari appariva un ambiente un po’ più sporco. Questo non vuol dire costantemente polveroso, sporco perché all’interno del box rimaneva lì. Io lo paragono al talco o alla farina, quindi si impregnava facilmente e faceva brutto da vedere. Nella seconda parte comunque l’insaccatore era protetto dalle accidentalità. Succedevano, non dico di no, casi o per un difetto del sacco generalmente, perché non era incollato bene o cosa, che si rompeva il manicotto di ingresso della polvere e lì la sbuffata di polvere c’era. Ovviamente questo era fuori dal box e arrivava vicino all’operatore, ma erano delle accidentalità, non era certo una situazione costante.

DOMANDA - Io vorrei chiedere ora quello che lei sa per sua conoscenza diretta circa il contenuto di CVM residuo nel PVC, cioè nel prodotto finito. Anche qui in modo sintetico, se lei riesce a ripercorrere la storia di questo problema fino ai risultati conseguiti nel 1987.

RISPOSTA - Diciamo nel prodotto finito...

DOMANDA - Il prodotto da insaccare.

RISPOSTA - Quindi del CV6 e del PVC emulsione. Non abbiamo avuto mai questo tipo di problema perché il processo stesso di polimerizzazione andava ad essiccare e quindi a produrre polveri talmente fini che per forza di cose il monomero ed eventuali altri emulsionanti venivano espulsi in fase di essiccamento. Tant’è vero che quando abbiamo... Io mi ricordo anche perché collego un po’, siccome ho fatto anche un po’ di sospensione, queste differenze sono per me rilevanti, le ho vissute, diciamo. Mentre di là c’era questo problema, qui all’emulsione non c’era, ma è dovuto essenzialmente alla caratteristica proprio stessa del prodotto finito. Infatti il nostro prodotto in emulsione è un prodotto che una volta essiccato praticamente ritorna quasi alle particelle primarie e quando parliamo di particelle primarie parliamo di particelle di PVC della dimensionale di un micron, poco più o poco meno. Quindi era impossibile che del monomero rimanesse all’interno del PVC essiccato, veniva espulso prima in fase di essiccamento. Mentre non era così per la sospensione, perché la sospensione è un processo diverso dove intanto la polimerizzazione avviene in fase organica e non in fase acquosa e proprio la particella finita, se uno ha la possibilità di vederla anche al microscopio, è un agglomerato di particelle che determina una polverosità, tra l’altro dimensionali che andavano dai 60 ai 250 micron, quindi la differenza è palese. Non solo, la porosità del PVC sospensione determinava anche delle caratteristiche per il prodotto finito perché a seconda della porosità aveva poi nelle lavorazioni successive la possibilità di essere meglio lavorato con altri prodotti oppure no, la penetrazione dei plastificanti e così via, cose che anche per il tipo di applicazione erano completamente diverse, PVC emulsione e PVC sospensione. Mi sono forse un po’ perso. Volevo evidenziare che quando anche per problemi qualitativi o altro siamo andati a controllare analiticamente, la abbiamo inserita anche nei capitolati come caratteristica da valutare per caratterizzare il prodotto finito, abbiamo avuto conferme perché la stragrande maggioranza, direi, non so, senza esagerare il 99% del prodotto, delle miscele prodotte, era con CVM analizzato in laboratorio inferiore al PPM per PVC emulsione. Quindi non abbiamo mai preso in considerazione a livello di insacco, di prodotto finito il problema del CVM residuo proprio perché non ce n’era e non c’era mai stato.

DOMANDA - Si facevano controlli ambientali nella zona insacco per misurare la polverosità e la concentrazione di CVM nell’ambiente di lavoro?

RISPOSTA - Sì, soprattutto la polverosità. Io mi ricordo benissimo anche perché, in precedenza no, ma quando io ho fatto il caporeparto li attivavo io e avevano una frequenza biennale, l’avevamo standardizzata, poi all’occorrenza lo facevamo anche saltuariamente. Non solo la zona di insacco analizzavamo, ma analizzavamo un po’ tutto l’essiccamento, perché nell’essiccamento tutta la complessità delle apparecchiature a volte determinava delle accidentalità, quindi con fuoriuscita di polvere e purtroppo quel tipo di polvere quando usciva faceva un po’ la nuvola e quindi dava... Quindi mi ricordo benissimo di aver fatto almeno in una di queste analisi di monitoraggio, chiamiamole esattamente monitoraggio, oltre che la polvere veniva fatta anche l’analisi di CVM con risultati soddisfacenti sicuramente.

DOMANDA - Quali erano i risultati?

RISPOSTA - Adesso mi è un po’ difficile ricordare i numeri, comunque mi ricordo... Diciamo, sul CVM il riferimento era il PPM ovviamente; la polverosità, non vorrei esagerare, ma il nostro riferimento da non superare erano i 5 milligrammi per metro cubo. In realtà poi trovavamo dieci volte meno unità di milligrammi per metro cubo.

DOMANDA - Per quanto riguarda il CVM la misurazione dava risultati inferiori all’unità di PPM?

RISPOSTA - Sì, perché eravamo anche lì a livello di 0 milligrammi per metro cubo, quindi milligrammi per metro cubo corrisponde un po’ al PPM, non è esattamente volume-volume, peso-peso, ma è peso-volume, quindi sono PPM peso-volume.

DOMANDA - Come avveniva il lavoro nella zona insacco, com’era organizzata la cooperativa e com’era organizzato il controllo che il reparto svolgeva sul lavoro degli insaccatori?

RISPOSTA - Allora, per noi il limite dell’impianto finiva con la bocca d’insacco, dopodiché veniva personale della cooperativa. Noi settimanalmente facevamo un programma di produzione e quindi di necessità di insacco e lo passavamo ad un ufficio, all’ufficio movimento, mi sembra di ricordare si chiamasse allora, con la richiesta delle unità lavorative che ci servivano o delle quantità, poi c’era una netta correlazione, di prodotto da insaccare. Quindi ci veniva fornito questo personale che provvedeva all’insacco vero e proprio. Ovviamente era nostro dovere e compito controllare che le apparecchiature fossero efficienti, spesso su nostri controlli, al limite anche su loro segnalazione se non eravamo presenti, perché non c’era il posto di un nostro operatore fisso sul posto, per intervenire per fare le manutenzioni necessarie a rendere efficienti dal punto di vista insacco, quindi peso, e anche dal punto di vista di accidentalità che determinavano delle situazioni precarie in termini di polverosità.

DOMANDA - E’ mai successo che personale di reparto abbia provveduto a richiamare personale di cooperativa e anche eventualmente i controllori del personale di cooperativa al rispetto della norma che imponeva i mezzi di protezione personali, la mascherina?

RISPOSTA - Sì, ma per il personale d’impresa o i responsabili non ho evidenza, ma sicuramente per il mio personale sono più che sicuro, ma credo che anche qualche volta sia capitato anche a me di sollecitare gli insaccatori a indossare i mezzi protettivi all’occorrenza. Generalmente era quella mascherina in carta-vetro come primo tamponamento agli eventuali spanti, noi li chiamavamo così, di polvere. Quindi sicuramente capitava. Adesso dire spesso è relativo, ma capitava sicuramente, è capitato sicuramente.

DOMANDA - Passo ad un altro tema di cui si è parlato a lungo in questo processo, che è il tema dell’ingresso dell’operatore per la pulizia manuale delle autoclavi al CV6. Io le chiedo quando è cessata questa necessità e perché.

RISPOSTA - Dunque, io credo che quando è cominciata una serie di interventi eravamo negli anni già fine ‘73, ‘74. Ad un certo punto, così, un’idea nostra come servizio tecnico considerata anche con un certo coraggio dal caporeparto di allora, sarà stato il ‘75, gli anni ‘75, ‘76, ma proprio a prendere margini di sicurezza, nel ‘77 sicuramente non si faceva più.

DOMANDA - Perché?

RISPOSTA - Ecco, perché? Questo è un po’ curioso, nel senso che io quando sono arrivato al CV6 addirittura c’erano ancora quattro autoclavi che erano predisposte per fare PVC sospensione e stavano proprio cambiando in quel momento per fare tutto il reparto a PVC emulsione. La tecnologia credo fosse la stessa di derivazione Monsanto e qualitativamente si dava molta importanza ai residui in autoclave, soprattutto per il PVC in sospensione in termini di collaudabilità o altre caratteristiche. Alla fin fine credo che per ignoranza o non so come esprimermi si faceva sia per le sospensioni che per l’emulsione, poi abbiamo cominciato ad un certo punto, quando abbiamo preso di petto certe problematiche, a dire: "Ma è necessario per l’emulsione, a che serve?". Si aveva l’impressione che potesse determinare un maggior numero di agglomerati, la presenza di residui di resina all’interno dell’autoclave, soprattutto croste che magari cadendo dal cielo dell’autoclave andassero a formare agglomerati ancora più grossi. Tant’è vero che mi ricordo abbastanza bene che abbiamo fatto - chiamiamo - delle campagne sperimentali in un certo periodo, anni ‘74, ‘75, per vedere proprio la differenza di produzione, quindi di qualità sulla produzione con o senza lavaggio e non abbiamo trovato differenze significative. A quel momento abbiamo deciso: "Stop, non si entra più in autoclave, si fa il lavaggio dall’esterno con una lancia", 7, 8, 10 chili, non ricordo bene, proprio per portare via quel polverino in emulsione che rimaneva sulle pareti vetrificate delle autoclavi e partire. Il nostro problema in PVC emulsione, quindi al CV6, più che della qualità a quel punto era un problema di croste che si formavano sui vari bocchelli sul cielo dell’autoclave che potevano determinare, oltre che quando cadevano in autoclave formare degli agglomerati più grossi che ci rendevano difficoltoso il lavoro per estrarli con una pinza, con un manico e così via, c’erano anche le valvole di sicurezza, per cui era ai fini della sicurezza che andavamo a controllare e a rimuovere queste croste sul cielo dell’autoclave. Non è mai capitato, ma se doveva capitare che andava su di pressione in un ciclo, in una posizione che andava a degasare attraverso le valvole di sicurezza e trovava delle ostruzioni, ci saremmo trovati in difficoltà. Allora si è cominciato a lavorare per migliorare questa situazione di incrostamento sui bocchelli dell’autoclave, sui vari ingressi dell’autoclave, sul cielo dell’autoclave. Comunque, appunto, non facendo più il lavaggio, li rimuovevamo da fuori dell’autoclave meccanicamente, addirittura mi ricordo che c’era un’asta con uno specchio che l’operatore introduceva in autoclave per verificare la presenza di croste di dimensioni tali da non essere tranquilli, quindi venivano rimosse. Ma questa era la situazione di passaggio. Successivamente anche lì abbiamo speso molte energie e molto tempo e abbiamo via via migliorato la situazione. In che maniera? Intanto anziché avere una miriade, dico una miriade, saranno state 10, 15, non lo so, tubi con i relativi rubinetti che andavano a contatto diretto con l’autoclave attraverso il cielo dell’autoclave, è stato costruito un collettore, un pettine, diciamo di un metro e mezzo, 2 metri di lunghezza, del diametro di 100, 150 millimetri, con delle frangione di testa e di coda e tutti i rubinetti andavano lì. Da lì un unico rubinetto andava direttamente in autoclave. Qui si è migliorata parecchio la situazione, anche per la successiva pulizia bastava sfrangiare, tirare via le due frange di testa e di coda di questo collettore, visivamente uno vedeva e interveniva all’occorrenza. Mentre sulle valvole di sicurezza ci sono stati diversi passaggi che adesso io non sarei in grado magari di determinare le sequenze in ordine di tempo cronologico, ma il primo intervento che fu fatto è quello di sfalsare la valvola che prima era a tubo diretto, poi c’erano la leva e il contrappeso, di sfalsarla in maniera tale che il disco di rottura eventuale, di rottura per far partire nell’eventualità di una pressione anomala, che non venisse intaccato dal PVC e quindi con la possibile e ipotetica difficoltà poi di rompersi e lasciare libero il passaggio all’eventuale gas. Questo fu il primo passaggio. Il passaggio successivo che fu, direi, non vorrei usare termini eclatanti, non miracoloso, ma sicuramente notevolissimo, è stato il fatto di incamiciare queste valvole di sicurezza praticamente costruendo un’intercapedine esterna e facendo ivi circolare acqua, acqua a temperatura ambiente o acqua addirittura rinfrescata, fresca. Abbiamo constatato in questa maniera, che poi abbiamo applicato anche su altri bocchelli e in altre situazioni, che se la zona superficiale rimaneva fredda il polimero lì non si intaccava, non faceva croste. Questo poi ha determinato un salto, diciamo, anche dal punto di vista degli interventi esterni per asportare queste croste che non si formavano più. Alla fine sicuramente negli anni ‘87, cui facevamo riferimento prima, questi erano già fatti acquisiti e la situazione era di estrema tranquillità da quel punto di vista.

DOMANDA - Un altro tema rapidamente. Lei era in reparto quando fu installato il gascromatografo?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Nell’individuazione dei punti dove situare le campanelle ci fu o non ci fu un coinvolgimento del reparto, dei lavoratori e delle conoscenze che i lavoratori avevano acquisito?

RISPOSTA - Io direi per questo aspetto, ma per tutti gli aspetti che hanno riguardato il reparto quando sono nate certe problematiche, il lavoro è stato fatto a mio avviso anche con ottimi risultati, sempre in armonia con i tecnici, uno di questi ero io, quindi..., con il responsabile di reparto, ma soprattutto con i lavoratori che vivevano le situazioni. Tant’è vero che si decise, e fu approvato da tutti, di installare queste campanelle - cosiddette - nelle situazioni più critiche dove l’esperienza diceva che si poteva ipoteticamente presentare la presenza di monomero per cause varie e ad altezza d’uomo, noi le chiamavamo ad altezza d’uomo proprio perché fosse significativa la posizione nei confronti dell’operatore che lavorava in quelle zone. 1,50 credo fosse, quindi quando era al piano terra 1,50, quota 1,50; quando era al primo piano, io mi ricordo la nostra soletta, facevamo riferimento a 4 metri, era a 5,50; poi ne abbiamo installata qualcuna a livelli più alti, ma sempre rispetto all’uomo a livello di 1,50, 1,60.

DOMANDA - Lei ha fatto cenno ai punti critici, questo introduce il tema che adesso voglio affrontare, che è quello delle possibili perdite di CVM nell’ambiente di lavoro. Però prima di iniziare con la descrizione di quello che realmente è successo sia al CV6 che al CV24, io le vorrei mostrare la dichiarazione di sicurezza relativa agli impianti CV24/25, le pagine relative alle ipotesi formulate per questi impianti, che la società aveva depositato ai sensi del D.P.R. 175/88. Io vorrei che lei prendesse visione di questa ipotesi, una per una, e rapidamente desse al Tribunale, lei le conosce già, ma vorrei che le guardasse ora e le leggesse, e desse al Tribunale una rappresentazione sintetica immediata di che tipo di eventi si tratta.

RISPOSTA - Vedo adesso edizione ‘93, io ne ho sentito parlare, ma non ho partecipato. Però conoscendo un po’ le problematiche impianti vediamo un po’.

DOMANDA - Cominci dalla prima, rilascio CVM...

RISPOSTA - Sono descritti qua. Io non so che dire, intanto quando si parla che "la probabilità di accadimento di tale incidente deve essere concentrata alta" cosa vuol dire, che si presenta spesso?

DOMANDA - No, vuol dire che... La legge dice che si tratta di una probabilità che si può verificare almeno una volta...

 

Pubblico Ministero: la domanda dovrebbe farla il difensore, non il teste al difensore.

 

DOMANDA - Prosegua.

RISPOSTA - Intanto questa è la fiaccola, si parla di fiaccola, quindi di un qualcosa che è a 2 chilometri e mezzo dal reparto. Questa anomalia o incidente, come lo si vuole chiamare, sicuramente non è mai capitato, né quando c’ero io responsabile - parliamo al CV24 - né prima. Questa è una guardia idraulica che sta a salvaguardia, ovvero messa prima della torcia perché gli sfiati normali non sfondino la guardia idraulica, ma vada ad un impianto di incenerimento, termodistruzione come lo chiama qui.

DOMANDA - Quali sono le dimensioni di questo evento ipotetico, le dimensioni di questo accadimento qualora dovesse verificarsi?

RISPOSTA - Io non riesco neanche a immaginarlo. Anche se dovesse accadere una cosa del genere, anche una sola valvola di sicurezza, credo che lo sviluppo... Qui probabilmente si fa l’ipotesi di più valvole di sicurezza, di più autoclavi che saltano, è proprio un evento molto molto molto improbabile. A mio avviso una sola valvola di sicurezza, una sola autoclave, i volumi sviluppati dall’impianto alla torcia sono tali che non credo siano in grado di sfondare la guardia idraulica. Ricordiamoci che... Dunque, se non erro, il collettore della fiaccola lunga 2 chilometri e mezzo, metro più, metro meno, partivano dall’impianto con un diametro di un metro e già fuori dall’impianto, a metà strada circa, si riduceva a 700, quindi in grado di contenere il CVM sicuramente di un’autoclave. Quindi questo qui è sicuramente un esempio di più valvole di sicurezza che scattano e che vanno a sfondare addirittura la guardia idraulica e quindi a salire a 160, io ricordavo 160, ma a 166 - mi pare di aver letto qua - metri di altezza. Non so cosa possa venir fuori da là. Chilogrammi, l’ordine di chilogrammi.

DOMANDA - Infatti la stima di fuoriuscita è di 20,03 chilogrammi al secondo.

RISPOSTA - Sì, appunto, sono delle ipotesi fatte. Ecco, io qui non ho partecipato alla dichiarazione di sicurezza, ma la dichiarazione di sicurezza credo che abbia a che fare con le dichiarazioni da presentare alle autorità per i rischi rilevanti e così via. Forse ci si è anche sforzati in quel senso di dare un elemento per dire: "E’ stato considerato tutto". Ma credo proprio che sia la probabilità alta, ma altissima.

DOMANDA - Uno dei consulenti delle parti civili, che però molto onestamente ha riconosciuto di non avere nessuna conoscenza dei processi chimici in oggetto, consultando il registro di controllo degli interventi, dove ha trovato in alcuni passaggi una descrizione dell’evento in termini di sfondamento della guardia idraulica, ha ipotizzato che tutte le volte che ciò è accaduto poteva essere accaduto un evento assimilabile a quello qui descritto. La mia domanda verte sulla esperienza reale vissuta da lei. Cosa vuol dire quando veniva annotato nel registro di controllo sfondamento della guardia idraulica e che rapporto aveva questo evento con quello descritto qui?

RISPOSTA - Il registro di controllo di reparto dove annotavamo le cose rispetto al gascromatografo? Non vuol dire assolutamente niente, perché qui parliamo della fiaccola che sta, come ho detto prima, a 2 chilometri e oltre di distanza; là non c’era sicuramente il monitoraggio, era una zona lontana dal nostro impianto e anche da altri impianti. Quindi è impossibile, è inopportuno sicuramente paragonare questo - che poi l’accadimento, come dicevo prima, è del tutto ipotetico - con una fuoriuscita delle guardie idrauliche, ce n’erano e parecchie, in impianto. Non sono assolutamente confrontabili.

DOMANDA - E’ successo che in reparto vi fosse lo sfondamento di una guardia idraulica?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Cosa succedeva in questi casi?

RISPOSTA - In quei casi, diciamo... Come si sfonda la guardia idraulica intanto? La guardia idraulica non è altro che un recipiente con un battente d’acqua collegata a serbatoi o ad apparecchiature di impianto attraverso un tubo che si immerge per una certa altezza sull’acqua contenuta in questi cosi. Normalmente le guardie idrauliche, se non ricordo male, erano predisposte per un battente di acqua di 400 millimetri, quindi sfondare la guardia idraulica voleva dire che nell’equilibrio delle pressioni, perché le varie apparecchiature erano polmonate e quindi tutte collegate, in uno scarico un po’ più violento o in qualcosa d’altro ci fosse il colpo di pressione tale da sfondare i 400 millimetri di acqua. Diciamo, basta un colpo di pressione di mezzo chilo, se la guardia idraulica è di 400 millimetri può determinare una uscita di acqua ed eventualmente anche di gas, non so, per qualche secondo, perché... Poi il colpo di pressione si ripristina in equilibro e la guardia idraulica stessa viene reintegrata con un sistema a pressostato, dove il pressostato è uno strumento che rileva questa differenza di pressione. Quando supera un certo limite prefissato, che ovviamente è quello della guardia idraulica, apre un rubinetto dove viene reintegrata l’acqua per ripristinare il battente. Quindi un accadimento del genere può voler dire una sbuffata di qualche secondo che può determinare..., a volte neanche rilevabile dal monitoraggio. Diciamo, deve essere un qualcosa di più significativo perché il monitoraggio, la campanella riesca a determinarlo, altrimenti bisogna essere lì magari in quel momento con uno strumento portatile e si possono verificare, misurare lì, bisogna essere lì proprio sopra alla guardia idraulica, non so, qualche centinaio di PPM, poi basta spostarsi leggermente più indietro e neanche lo strumento portatile riesce a determinare. Io ricordo che ci sono stati degli sfondamenti che hanno determinato anche la registrazione del gascromatografo di processo per il monitoraggio, aveva un fondo scala di 25 PPM. Ecco, furono - chiamiamole così - le "anomalie" più grosse che hanno determinato un 25 PPM sul cromatografo. Voglio dire, nella peggiore delle ipotesi di qua un etto o 2 di monomero uscito da quel punto, che poi non è un punto ovviamente dove c’è normalmente, soprattutto sulle guardie idrauliche, presenza di personale, neanche per gli addetti esterni. Non so se...

DOMANDA - Provi a spiegare questo punto.

RISPOSTA - ... ci sia l’idea di come si era organizzata l’attività degli operatori, delle persone. Al CV24 c’era una sala quadri, tra l’altro interfacciata inizialmente con calcolatore che poi, un po’ per tecnologie nuove, è stato ripristinato un altro calcolatore di processo; avveniva tutto nella sala quadri. Quindi c’erano due operatori per la polimerizzazione in sala quadri, uno - se non erro - per l’essiccamento e c’erano due operatori esterni per le autoclavi. Ecco, le autoclavi al CV24 erano disposte su due file, quindi la fila A e fila B, sei e sei, dodici autoclavi. Questi erano addetti alle operazioni, diciamo, a inizio ciclo e a fine ciclo di apertura e chiusura boccaporti, bonifica, lavaggi, etc.. Ma durante la polimerizzazione, diciamo, sicuramente non stazionavano nella sala autoclavi, ma venivano di qua insieme ai colleghi della sala quadri. Quindi io, non so, tento di fare una proporzione delle otto ore lavorative, quante ne passassero all’interno delle autoclavi e quante ne passassero di qua, dire che il 20-30% lo passavano all’esterno della torre il resto lo passavano in sala quadri. Comunque anche questi operatori non, la loro attività esterna non era normalmente, anzi, affatto, in prossimità delle guardie idrauliche ma ben lontano, generalmente salvo guardie idrauliche dei serbatoi dello slurry, cioè prodotto polimerizzato, altre guardie idrauliche in giro per le varie sezioni all’impianto generalmente erano a piano terra, e questi operatori esterni di cui parlo io, anche quando operavano all’esterno operavano al primo piano.

DOMANDA - Almeno una volta nel registro di controllo è segnalato un caso in cui lo sfondamento di guardia idraulica ha provocato una fuoriuscita di CVM che ha interessato credo più campanelle in più zone diverse, è un solo caso, quindi poteva anche capitare un evento che fuoriuscisse dalla normalità che lei ha descritto prima?

RISPOSTA - Sì, poteva capitare. Io mi ricordo di 3 o 4 casi di anomalie non consuete, questo potrebbe essere una di quelle, adesso mi è un po’ difficile ricordare in che occasione, però evidentemente in quell’occasione c’è stata effettivamente una differenza di pressione, magari anche, non so, per una carica o un ciclo anomalo per cui al momento del degasaggio, o del trasferimento, ci sia stata una sacca una sala di monomero o all’interno dell’autoclave o determinata lungo le linee di collegamento tra le autoclavi dei serbatoi che ha determinato un buon salto di pressione, ad eliminare una "buona", direi cattiva, uscita di monomero che è durato qualcosa in più e ha coinvolto non la solita zona attorno alla guardia idraulica, ma ha coinvolto l’area circostante, magari in posizioni dove il ricambio d’aria non era dei più idonei e si era stazionato un po’ più del normale, ma se c’è stato..., io lo ricordo vagamente, sono delle situazioni, direi, non so, saranno capitate 2 o 3 volte, 4 anni circa.

DOMANDA - Sempre per chiarezza, siamo comunque di fronte ad eventi che non hanno nulla a che vedere con quelli ipotizzati in quella dichiarazione...?

RISPOSTA - Assolutamente no, qua è un evento che mi auguro che non è capitato mai e non capiti mai. Non so a che ordine di grandezza siamo...

DOMANDA - Le chiederei adesso di esaminare la seconda ipotesi di incidente rilevante che è rilascio di CVM da tenuta boccaporto sull’autoclave di polimerizzazione. Le chiederei di prendere visione dei presupposti di questa ipotesi e di descrivere di che tipo di evento si tratta e di rispondere poi alla domanda se mai nulla del genere sia accaduto in reparto, e al CV6 e al CV24, perché stiamo parlando di processi che presentano punti critici analoghi?

RISPOSTA - Sicuramente sì, per quanto riguarda il monomero sicuramente sì, per quanto riguarda il processo, di per sé poi sono abbastanza diversi sia come processo, sia come impianti e sia come prodotto finito, però le anomalie impiantistiche sono per certi versi simili.

DOMANDA - Provi a leggere questa ipotesi.

RISPOSTA - Sì, qui si fa il caso di una rottura della guarnizione del boccaporto delle autoclavi in cui praticamente si rompe e fuoriesce una quantità di monomero per un punto periodo. Io una situazione del genere non l’ho mai vissuta né direttamente né indirettamente sicuramente al CV24, però ho un ricordo che possa essere successo qualcosa di simile, di simile nel senso che si è proprio rotta la guarnizione del boccaporto, al CV6, e credo che sia il periodo, non mi ricordo, perché quando io sono andato al CV24 ho fatto qualche mese ad interim, ma di qua avevo un collaboratore validissimo quindi deve essere successo in quel periodo lì che poi me l’hanno ovviamente evidenziato, abbiamo discusso, mi ricordo che poi qui la storia è andata avanti parecchio perché abbiamo contestato il materiale della guarnizione alla ditta fornitrice e abbiamo riscontrato che non era conforme alla specifica, tanto è vero che abbiamo contestato poi, non so chi ha condotto la contestazione, un altro settore materiali, cos’abbia portato, ma sicuramente ha portato al fatto di una sensibilizzazione del materiale in arrivo. Ecco, qua, poi quando me l’hanno raccontata, qua c’è stata, al CV6, la cosiddetta evacuazione del reparto, e credo che sia l’unica volta in cui siano state adottate in pieno le procedure previste anche dai manuali operativi previsti in casi del genere, ma al CV24 proprio non lo ricordo.

DOMANDA - Però nel registro di controllo in data 5/1/92, ora le farò avere il foglio, si parla di rottura guarnizione autoclave 12, e l’episodio viene descritto con dettagli tecnici che lei sarà in grado di spiegare meglio?

RISPOSTA - Autoclave 12, quindi CV24?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - No, io proprio la rottura non la ricordo, a volte si usano termini anche impropri in impianto, quindi non c’è da prendere tutto letteralmente. Io al CV24, guardando un po’ gli orari, guardando un po’ così, mi ricordo un evento, ma non è certo di rottura della guarnizione. Al CV24 probabilmente è questo il caso, perché sono talmente isolati che anche a distanza di tempo uno vagamente se li ricorda. Al CV24 mi ricordo un fatto del genere, che c’è stata una fuoriuscita dal boccaporto in che situazione? Dunque, come dicevamo prima sono le autoclavi del CV24 sono 6 e 6 e fanno mediamente 2 o 3 carichi al giorno, quindi immaginate voi quante volte si apre e si chiude il boccaporto. Il boccaporto cos’è? Credo che sia già stata fatta evidenza su queste autoclavi, questi pentoloni, pentole a pressione, con un coperchio dove vanno caricate le materie prime, e quanto altro serve che si carica dall’esterno, dal boccaporto ed aperto e chiuso a inizio e a fine polimerizzazione. Questo coperchio viene appoggiato sopra la sua sede e tra la sede e il coperchio c’è una guarnizione, una guarnizione in gomma con certe caratteristiche che ha uno spessore di 3 - 5 millimetri e una larghezza di 2 - 3 centimetri, che combacia perfettamente nella sede. Poi c’è una sede di galletti, noi li chiamavamo, che non sono altro che dei morsetti, che stringono la base del boccaporto e fa tutt’uno con l’autoclave e il coperchio che viene stretto con un sistema manuale, con una chiave di un certo tipo. E’ successo una volta, che poi l’abbiamo ricostruito e credo che sia proprio questo il caso, che l’operatore non ha chiuso perfettamente, o aveva fatto il giro, perché c’è anche una modalità accurata per chiudere il boccaporto, perché ci saranno almeno 15 - 25 morsetti da chiudere e uno non deve prendere e chiuderne uno e stringere al massimo, ma deve prima fare un giro di prechiusura e una successiva verifica di chiusura, probabilmente, così, ha chiuso, ma non stretto adeguatamente, e lì c’è stata una fuoriuscita di monomero, tra l’altro quanto? Non credo moltissimo, adesso è tutto relativo, perché dipende un po’ su che numeri ci confrontiamo, però la procedura stessa di carica dell’autoclave prevede, questa operazione prevede per tutti i cicli che dicevo prima, per tutte le autoclavi ogni volta che sa chiude il boccaporto. Una volta caricata l’acqua, gli additivi, le materie prime e quant’altro, a boccaporto chiuso si fa un precarico di un migliaio, chilogrammi di monomero, e si sospende il carico proprio per verificare che non ci siano perdite dal boccaporto, in quella fase l’operatore esterno sta in zona e se si verifica, come in questo, ma questo è stato un caso piuttosto eclatante, casi del genere, ovviamente sospende il carico, deve intervenire con i mezzi protettivi adeguati, quindi sicuramente è andato lì, ha ritirato i morsetti fin tanto che la perdita è scomparsa. Io vedo il ripetersi di 25 allarmi, altri preallarmi, altri allarmi non registrati, non registrati vuol dire che non sono registrati qui ma sono sul cromatografo, probabilmente non è riuscito nel suo tentativo a chiuderlo, tanto che si è degasato, interrotta l’autoclave, degasata ed è partito con un ciclo nuovo e si è andati a danneggiare la guarnizione. Mi ricordo perché? Perché quando abbiamo tirato giù questa guarnizione e visionata, a mio avviso era integra, per qualche altro, siccome c’era una specie di rigatura, no, guardate, lì è fasulla, c’è un difetto, adesso stare qui a capire se era un difetto costruttivo, quindi determinato da quello o l’operatore che non ha chiuso bene i morsetti si fa un po’ fatica, ma sicuramente non era una rottura come riferito in questo caso con la rottura vera e propria e con la fuoriuscita un pezzo di guarnizione che allora avrebbe determinato delle conseguenze più evidenti di queste.

DOMANDA - In questo episodio vi è stata esposizione dei lavoratori al CVM rilasciato?

RISPOSTA - No, in casi di questo tipo, per quanto nell’ambiente monomero ci possa essere in quell’area, soprattutto per casi di questo tipo, questo è eclatante rispetto alla normalità, chi opera lì? Opera l’operatore esterno con la maschera facciale, le maschere per i vapori organici, se non addirittura non abbia usato l’autoprotettore, e generalmente, diciamo, in casi come questo, non è escluso, anzi, sicuramente è così, c’è l’assistente di turno, che è il responsabile a tutti gli effetti del reparto, della condizione in termini di sicurezza e protezione, sia stato lì e abbia fatto o in prima persona o da supporto all’operatore, e sicuramente in un caso del genere operavano una o quelle due persone con i mezzi adeguati e sono stati sicuramente lì anche per non far avvicinare nessuno che casualmente non aveva recepito o magari un esterno stesso, avrebbe impedito l’avvicinarsi a quella zona.

DOMANDA - In quel caso quanto può essere durata la fuoriuscita di CVM dalla guarnizione, non quanto è durato l’episodio, perché bisogna distinguere tra la diffusione successiva del gas e il tempo in cui è durata la fuoriuscita della guarnizione?

RISPOSTA - Infatti guardando qua gli orari e il ripetersi ad uno verrebbe da pensare che qui c’è stata una emissione continua, no, sarà uscita una quantità sicuramente apprezzabile, che poi si è diffusa nell’area circostante proprio in queste zone e ha stazionato in quell’area fin tanto che non ci sono stati ricambi sufficienti di aria. Anche perché l’autoclave 12, anche se fosse stata un’altra, è inserita in un edificio dove ci sono praticamente tre pareti e una parete libera, quindi l’autoclave 12 tra l’altro è una delle ultime, quindi nell’angolo di questo settore, magari ci è voluto un po’ di tempo, ma per le condizioni climatiche di quel periodo lì o di quelle ore lì, che il ricambio non è stato veloce come potrebbe essere in altre aree aperte dell’impianto.

DOMANDA - Questo episodio, l’ha già detto, è o non è assimilabile all’ipotesi della dichiarazione di sicurezza?

RISPOSTA - Ribadisco di no.

DOMANDA - Questo episodio è un caso particolare o si è verificato spesso nella vita del reparto?

RISPOSTA - Io non so, episodi del genere si sono verificati 3 o 4 volte, ma non per la guarnizione, o per qualcos’altro, se è capitato, anche ad altri con conseguenze dello stesso tipo, se sono capitati 4 o 5 episodi durante il periodo che io sono là di 4 anni, non credo che siano degli episodi routinari, sono delle accidentalità, delle anomalie del tutto sporadiche.

DOMANDA - A questo punto le chiedo di esaminare la quarta ipotesi, della dichiarazione di sicurezza che è il rilascio di CVM da tubazioni, e di prendere poi visione della tabella successiva, rottura o perdita da tubazioni con CVM, ipotesi di rilascio e stima delle conseguenze e la domanda è sempre la stessa: se questo tipo di ipotesi che caratteristiche hanno questo tipo di ipotesi e se i fatti realmente verificatesi nella gestione del reparto abbiano qualcosa a che fare con queste ipotesi?

RISPOSTA - No, secondo me anche qui siamo in una ipotesi forzata in sintonia con l’argomento, proprio per esplicitare o fare, ipotizzare degli incidenti che per fortuna non si sono mai verificati in impianto, perché qui sostanzialmente si parla della rottura di una tubazione, non mi è mai capitato né di vivere personalmente ad un episodio del genere, né per sentito dire. Diciamo che ci sono stati problemi ma sui rubinetti di tenuta, come evidenzia qui sopra, ma non certo di rottura di tubazioni, soprattutto grandi come fa l’esempio qui, tali da provocare incendio.

DOMANDA - Io adesso le mostro il foglio del registro di controllo relativo ad un episodio di perdita di rubinetti, che è stato indicato anche dall’accusa, dall’avvocato dello Stato all’ultima udienza, è il fatto verificatosi il 18/3/91 le chiedo soprattutto spiegazione della dicitura, "provato a tirare baderna senza esito".

RISPOSTA - Già il fatto che mi dice tirato baderna non ha a che fare con la rottura di una tubazione. Direi che questo qui è un fatto già più probabile nell’impianto proprio per la miriade di dadi e rubinetti che ci sono e quindi sicuramente questo è uno degli episodi più frequenti che hanno determinato, in questo caso un fondo scala del monitoraggio, in altri casi magari no. Qua non è altro che il rubinetto, il rubinetto che in questo caso è di testa all’autoclave, quindi sicuramente a contatto con un ambiente sotto con presenza di monomero, dove è stato segnalato, è andato in allarme al cromatografo l’assistente, l’operatore o chi per esso, sono intervenuti in quella zona, la zona 8 che è ben determinata, con il cromatografo portatile fino a rilevare una presenza di CVM proprio sul rubinetto di testa dell’autoclave 6, qui parla di 350 PPM, 350 PPM ovviamente rilevati lì sulla valvola stessa, sul rubinetto stesso. Credo, anzi, sicuramente, c’è anche scritto, a quel punto ha cercato di porvi rimedio tirando la piastra che pressa la tenuta con l’apposita chiave, ma disse senza esito, senza esito nel senso che magari il suo obiettivo era quella di fermarla completamente tanto da non essere rilevata neanche con il portatile, solo in quel senso, perché se ci fosse una perdita continua di quantità apprezzabili, il cromatografo avrebbe continuato a segnare, io vedo qui che al primo rilievo, 25 PPM, è stato fatto dal cromatografo alle 22 e 15, dopo, sì, continua qua, sempre c’è una segnalazione, alle 0 e 50, che magari a fine ciclo va a ricontrollare, ma non c’è più, ricordiamoci che il cromatografo anche nel suo monitoraggio fa un giro ogni, sono sezioni di 2 minuti, due minuti l’una almeno ogni 20 minuti, e quindi si passa dalle 22 e 15 alle 0 e 50, quindi sono più di due ore, due ore e mezzo, se ci fosse stata ancora presenza di CVM in quelle quantità il cromatografo le avrebbe sicuramente rilevate.

 

AVVOCATO PULITANO’

 

DOMANDA - Alcune precisazioni da chiederle. Il suo titolo di studio?

RISPOSTA - Perito chimico.

DOMANDA - Vorrei chiederle qualche ulteriore precisazione sulla questione dell’insacco al reparto CV6 e al lavoro delle cooperative. La mia domanda è questa: nel locale dove veniva effettuato l’insacco, mi riferisco al periodo successivo alla sistemazione fuori del reparto di cui lei ha parlato, chi c’era, chi lavorava, soltanto uomini delle cooperative, c’era anche personale dello stabilimento e c’era nel locale di insacco un sovrintendente, un preposto ai lavori e chi era se c’era?

RISPOSTA - Diciamo che operavano con continuità solo la gente della cooperativa, quindi era attiva, questo non vuol dire che non c’era la presenza del personale d’impianto, non altrettanto continuativa ovviamente, però sia l’assistente di turno dell’essiccamento, perché al CV6 avevamo due assistenti di turno, uno per le autoclavi ed uno per l’essiccamento, sia l’operatore esterno dell’essiccamento, era loro compito, soprattutto l’assistente lo faceva perché lo assisteva, l’operatore lo faceva perché gli competeva, dei passaggi su quell’area vuoi per vedere la situazione, che fosse tutto sotto controllo etc., ma vuoi anche per fare il campionamento del prodotto, perché il campionamento del prodotto veniva proprio sull’insacco, sulla bocca d’insacco. Cosa vuol dire campionare il prodotto? Vuol dire che da una partita di sacchi che io numero con un certo numero di lotto di 20 - 30 tonnellate, devo miscelare piccole quantità di prodotto su un sacchetto apposito, quindi le faccio ad intervalli abbastanza regolari, in maniera da avere alla fine un 5 chili, 10 chili di prodotto di campione medio da inviare al laboratorio. Quindi anche non volendo, appunto, anche colui che avesse frequentato poco quell’area, andato poco a controllare non ottemperando a quello che era suo dovere, ma non è il caso nostro, l’avrebbe dovuto comunque fare per il campionamento.

DOMANDA - Andava per cosa?

RISPOSTA - Per vedere lo stato delle macchine, dell’operatività e vedere anche le eventuali problematiche, ed intervenire sulle macchine.

DOMANDA - La mia domanda era: quanto concerne lo svolgimento delle operazioni di insacco da parte del personale delle cooperative, chi sovrintendeva a quelle operazioni? C’era un preposto? Era un uomo delle cooperative o dello stabilimento?

RISPOSTA - No, noi non avevamo nulla a che fare se non il dialogo normale e per l’operatività normale, il colloquio era solo a livello personale con queste persone, la responsabilità, facciamo un caso ipotetico, una persona che non si fosse attenuta alle nostre disposizioni o avesse avuto un atteggiamento poco consono, noi avremmo riferito al caposquadra o ad un suo interlocutore.

DOMANDA - Quindi c’era un caposquadra loro?

RISPOSTA - Credo proprio di sì, anzi, sicuramente, che poi girasse più o meno, perché la cooperativa non lavorava solo presso di noi, lavorava in tanti reparti, sicuramente, anzi, c’era un caposquadra che i suoi uomini, girando per i vari reparti dello stabilimento, almeno una volta a turno li andava a controllare.

DOMANDA - Passo ad un altro argomento già toccato, il famoso registro di controllo relativo alle perdite di CVM di cui le sono stati mostrati anche alcuni fogli. Questo registro chi lo ha istituito e perché?

RISPOSTA - Io chi credo che nessuno è in grado di spiegare la necessità e com’è stato istituito questo registro, chiamiamolo così, perché l’ho fatto io.

DOMANDA - E’ in grado lei allora, se l’ha fatto lei.

RISPOSTA - L’ho istituito io, adesso non mi ricordo se l’ho addirittura predisposto con il computer o mi sono avvalso dei miei collaboratori. L’ho istituito io come un mezzo in più per essere sempre attenti e sensibili alle problematiche del monomero, diciamo, sì, perché ad un certo punto, quando gli impianti erano ottimizzati a livello impiantistico, l’unico problema che io sentivo, ma poi credo che tutti sentissero, era quello di tendere comunque a migliorare, a fare quei magari piccole migliorare per migliorare una situazione, in questo senso, nel senso di tendere a non avere neanche la presenza, al cosiddetto zero, a zero CVM, come fughe. Io questo è una cosa che avevamo già, forse un po’ in maniera diversa, cominciato a fare quando ero ancora al CV6, non avevo una persona che mi faceva un certo lavoro come mansione, ma l’assistente di giornata già lo faceva, e chiedevo questo resoconto, chiamiamolo così, non in questa forma magari sui registri delle consegne. Quando sono andato al CV24 ho chiesto subito ai miei collaboratori e agli assistenti di turno di farmi un’analisi giorno per giorno, turno per turno delle anomalie nei confronti del CVM e soprattutto con dei riscontri con il gascromatografo. Allo scopo di che? Allo scopo di analizzare, capire, perché dico che uno più conosce come si verificano certi eventi e più è in grado di intervenire, di migliorare, di fare. Addirittura io mi ricordo che inizialmente lo avevo chiesto agli assistenti di turno del CV24, che non erano abituati a questo riscontro scritto, anche se poi verbalmente poco facevano e inizialmente ho trovato un po’ di diffidenza perché sostanzialmente per loro era un qualcosa in più rispetto alla routinarietà e rispetto agli impegni che già avevano, rispetto alla trascrizione, al passaggio delle consegne e così via, ma questo è stato effettivamente un primo impatto, dopo sono convinto che anche loro ne hanno apprezzato la bontà e lo hanno adottato proprio per questo scopo. Questo vedo che, questo è datato ‘91, forse non è questo neanche il primo, la prima emissione, inizialmente l’avevamo cominciato come un registro proprio preparato a mano con la penna su quei quadernoni anche da scuola, e dopo un certo momento l’abbiamo preparato a mo’ di modulo, in maniera che uno lo riempisse, emettesse nel raccoglitore e man mano che era pieno giorno per giorno avevo una raccolta completa e fare la discussione su questi argomenti. Io su questi argomenti la cosa che mi faceva arrabbiare di più era quando, ad esempio, arrabbiare di più tra virgolette, quando mi dava causa non trovata. Allora, uno magari non vuol dire niente, ma non sa cosa c’è dietro rispetto a quella causa non trovata, e io pretendevo, con anche, ad un certo punto ho avuto l’opportunità di avere una persona che mi seguisse esclusivamente questi problemi o quelli legati alla sicurezza e al monomero, in termini di addestramento, di valutazione, di attenzione continua, di sensibilizzazione continua e insieme con quella persona e insieme all’assistente di turno, magari se non c’era tempo di farlo la giornata stessa, si faceva il giorno dopo, si voleva comunque fare delle ipotesi, anche se non riportate qua, perché uno faceva l’ipotesi e poi l’ipotesi più probabile, perché anche l’ipotesi fosse da insegnamento.

DOMANDA - Questo registro quindi è un registro non obbligatorio che ha istituito lei?

RISPOSTA - Questo è di mia iniziativa, che è valida per quel contesto, per cui in reparto credo, che lo usino ancora. E’ una cosa che sento come mia che non è certo né una procedura di stabilimento, una disposizione della sicurezza o che altro vogliamo metterci dentro.

DOMANDA - Comunque mi pare di aver capito dalla sua risposta che questo registro è stato tenuto su sua indicazione in tutto il periodo in cui lei è stato caporeparto, sia al CV6 prima che poi al CV4?

RISPOSTA - Sì, perché poi le cose nascono così e vengono man mano migliorate, quindi questo è già l’aspetto finale, sicuramente fino al ‘92, quando io ho lasciato il CV24, questo c’era e veniva attuato, o c’è anche adesso, o hanno trovato qualche altro sistema, non lo so, ma è durato ancora per...

DOMANDA - Non ho qui sotto mano il documento ma si è parlato alla scorsa udienza di una comunicazione del gennaio 1990 nella quale si parla di nuovo registro di controllo, si usa questa espressione nuovo, come lo spiega lei?

RISPOSTA - Nuovo perché mentre prima si faceva su un quadernone, come dicevo prima, adesso è stato fatto questo modulo nuovo, nuovo registro, predisposto per non far perdere tempo all’operatore e all’assistente e di preparare ogni tanto lo schema.

DOMANDA - Quindi è il modulo nuovo?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Che è entrato in uso nel ‘90 evidentemente?

RISPOSTA - Diciamo che io sono andato là nell’88, ‘89, forse, perché poi quella figura che le dicevo prima dell’assistente alla sicurezza di reparto è venuto dopo di me, un annetto dopo, forse con lui, con qualche altro collaboratore ha deciso di farlo nuovo, quindi sicuramente sarà stato fatto là, fine ‘89, ‘90, non sono in grado di dirle la data precisa.

DOMANDA - Di fatto noi abbiamo il registro a modulo a partire dal 1990?

RISPOSTA - Ecco, allora è la constatazione di quello che dico.

DOMANDA - Questi erano fogli staccati o erano in quaderno?

RISPOSTA - Staccati così come li vede, poi c’era un raccoglitore, venivano forati e messi dentro.

DOMANDA - Le faccio ancora una domanda su come dalla sala quadri veniva seguito l’andamento della situazione e gli eventuali superi rispetto al livello normale delle concentrazioni del CVM?

RISPOSTA - Di cromatografo?

DOMANDA - Cosa seguivate quindi? Il nastro del cromatografo?

RISPOSTA - Ah, certo. Allora, diciamo, c’erano due situazioni simili al CV6 e al CV24, c’era il nastro al CV6, per esempio, il nastro del registratori che era all’interno della cabina del gascromatografo stesso, quindi non era a diretta, non era direttamente visibile dall’operatore che lavorava nell’area autoclavi, nell’area autoclavi c’erano invece gli allarmi, le segnalazioni più che gli allarmi, e c’erano le segnalazioni di lampade che si accendevamo, la prima soglia mi sembra intorno ai 6 - 7 PPM, che venivano chiamate eccezioni, poi c’era un’altra segnalazione, questa era acustica oltre che visiva, a 15 PPM, e poi quella del fondo scala che ovviamente era segnalata. Questo però siccome il personale era talmente sensibile alle problematiche del CVM, in particolare, faceva sì che molte persone o l’assistente stesso circolassero intorno al cromatografo quindi al nastro che ne rilevava la presenza di CVM e spesso intervenivano anche al più piccolo segnale prima ancora che ci fossero i segnali in sala quadri.

DOMANDA - Quindi anche senza il raggiungimento di quella soglia delle eccezioni?

RISPOSTA - Anche prima dei 6 e dei 7 PPM che sono le eccezioni, ovviamente non era sempre per forza, perché era legato un po’ alla persona che girava, ma per dire che giravano, perché era un problema sentitissimo da tutti.

DOMANDA - Questo che lei sta dicendo riguarda il CV6, il CV24, entrambi?

RISPOSTA - Diciamo che ormai il problema era supernoto a tutti.

DOMANDA - Certo.

RISPOSTA - Vivevamo tutti lì e quindi era valido un po’ per entrambi i casi.

DOMANDA - L’accesso ai dati registrati dal tabulato o rollino del cromatografo, era la stessa situazione o c’erano diversità?

RISPOSTA - Intanto, era la stessa situazione, a fine turno, in particolare il turno della notte, alla mattina, il rullino, il nastro, veniva tagliato perché poi doveva essere conservato e inviato in un primo momento al Pas dove venivano fatte le elaborazioni, ma ancora prima di fare, di mandarlo al Pas veniva letto dall’assistente di turno, assistente di giornata, dall’assistente alla sicurezza quando eravamo noi, insieme proprio per svolgerlo e guardarlo nelle 24 ore e segnare i casi, spesso e volentieri anche, per esempio qua, per confrontare i dati trascritti qui, se c’erano tutti, se non c’erano, e così via.

DOMANDA - Ma questo è, come dire, un riesame successivo, sia pure immediatamente successivo, a me interessava capire bene durante lo svolgimento del lavoro, mentre il gascromatografo fa le sue registrazioni e le stampa, questo foglio che veniva via via registrato dove stava e chi, se qualcuno e se sì chi e dove, esaminava il nastro o il rollino del cromatografo man mano che si sviluppava?

RISPOSTA - Diciamo che era a portata, come dicevo prima, al CV6 era dietro alla sala quadri, quindi bisognava andare appositamente a verificarlo, non c’era una procedura che definisse la, o che vincolasse un operatore o un assistente a controllare continuamente il cromatografo, lo si faceva, il vincolo era la segnalazione che c’era a sala quadri, era un fatto automatico, il fatto di segnalare visivamente le eccezioni. Il fatto di andare a vedere sul posto materialmente dove si svolgeva man mano il cromatografo non era un fatto procedurizzato, era un fatto sentito dalle persone.

DOMANDA - Ma di fatto si andava, si teneva sotto controllo?

RISPOSTA - Quando dico che spesso e volentieri, lo vediamo anche qua, ci sono delle note, si va a verificare anche al di sotto dai 6 PPM, vuol dire che quello l’ha visto non attraverso la segnalazione dell’autoclave, ma l’ha visto proprio lì.

DOMANDA - Lei ha detto che nel CV6 il nastro del cromatografo era dietro la sala quadri e nel CV24?

RISPOSTA - Mi sembra che ci fosse una situazione di questo tipo, c’era, perché ovviamente c’è il gascromatografo con la cabina etc., e il CV24 è invece riportato in sala quadri.

DOMANDA - Quindi direttamente accessibile?

RISPOSTA - Direttamente visibile dall’operatore che stava lì. E’ la stessa cosa, poi uno se c’è attenzione di guardarlo, se ce l’ha davanti al naso, oppure a 4 passa, se uno non vuole non lo vede neanche se ce l’ha di fronte.

DOMANDA - Lei ha fatto un momento fa riferimento alla questione della verifica della causa delle perdite, dei superi, quelli per cui voi intervenivate, ha parlato anche delle situazioni in cui si diceva: causa non individuata. In genere le individuavate le cause o erano più le volte che non le individuavate?

RISPOSTA - In genere le si individuavano, erano poche le volte che non erano individuate, ed anche tra quelle poche poteva capitare che era in orari di cambio turno, e quindi magari c’era anche da parte dell’assistente poco tempo, quindi lo trascriveva, poi si cercava nei turni successivi e nel ricoinvolgimento di quell’assistente nel rivalutare, rianalizzare, qualche volta si capiva anche a posteriori, si faceva analisi, si conveniva a posteriori quello che era successo, anche se qua non è trascritto, qualche altra volta, pochissime per la verità, non riuscivamo in effetti a individuare con precisione, comunque si pretendeva che si facessero delle ipotesi plausibili. Perché? Perché memorizzare una ipotesi plausibile e attenderla la prima volta che si verificasse per avere conferma.

DOMANDA - Quando la causa non viene individuata questo comporta un problema particolare, in particolare comporta che la perdita, causa non individuata, si prolunga nel tempo?

RISPOSTA - No, è proprio causa non individuata perché è stata una perdita improvvisa e subito ripristinata da sola tanto da non essere individuata. Un caso tipico, un rubinetto. Abbiamo detto che in impianto ci sono tantissimi rubinetti e tanti hanno a che fare o con monomero o con acqua e monomero. Questi rubinetti che si aprono e chiudono non so quante volte, se facciamo in ordine di tempo il giorno a ciclo almeno sette o otto volte, alcuni anche di più, poteva succedere - e l’abbiamo verificato in alcuni casi - che nel momento meccanico dell’apertura ci fosse un momento che spifferasse il pelino di monomero, ma questo appena si metteva nella posizione di tutta apertura o di tutta chiusura non c’è era più, quindi quello era un qualcosa che o eri lì al momento o non la prendevi più. Il nostro atteggiamento era quello di cercare di capire comunque perché se si individuava il rubinetto o si interveniva subito o si demandava alla prima occasione la sostituzione.

DOMANDA - Forse la domanda...

RISPOSTA - Ma anche la guardia idraulica stessa, un piccolo sfondamento della guardia idraulica stessa, se avviene e non c’è nessuno presente lì pronto a rilevarlo, è probabile che vicino ad una sonda di monitoraggio viene segnalato qua sul gascromatografo, ma poi le condizioni sono talmente veloci che si ripristina, uno va in cerca in quella zona e non trova più il monomero.

DOMANDA - Le faccio una domanda forse superflua, ma che serve a definire meglio questo discorso. Quando si verifica l’eccezione o comunque il supero, si arriva a 5, 6, 7 o più, la ricerca, l’individuazione della fonte della perdita e della sua causa veniva fatta sempre?

RISPOSTA - Direi proprio di sì.

DOMANDA - Quindi quando si legge "perdita a causa non individuata" significa che la causa è stata cercata e non trovata?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Cercata come?

RISPOSTA - Con il portatile ovviamente. Tutte queste cause che rileviamo in questo registro, raccoglitore, come lo vogliamo chiamare, per risalire alla fonte o alla causa e quindi quelle note relative, sono tutte fatte con il gascromatografo portatile, per forza di cose. Quando il gascromatografo mi segna una zona, una zona è una linea, una linea può essere cercata dalle tre, le quattro, le cinque campanelle, che possono essere anche abbastanza distanti tra di loro. Il cromatografo mi dice: "Guarda che nell’ambiente in quell’area hai presenza di monomero", ma non è in grato di dirmi: "E’ dalla guardia idraulica, è dal rubinetto tal dei tali, è della tenuta tal dei tali", quindi lo do per scontato, non l’ho neanche menzionato, ma è ovvio che lo si fa con il cromatografo portatile.

DOMANDA - Quindi la mancata individuazione è dovuta al fatto che la perdita...

RISPOSTA - Che è stata talmente temporanea che non sono riuscito a individuarla.

DOMANDA - Allora io le mostro due pagine del famoso registro di controllo relative al giorno 28 aprile ‘90. Mi interessano per un duplice problema: da un lato le indicazioni - e sono le prime del foglio - relative a superi di concentrazione con causa non individuata, sono le prime due registrazioni del giorno; seguono altre registrazioni relative a sfondamento della guardia idraulica di una apparecchiatura indicata qui con la sigla di 25501C. Vorrei che lei commentasse queste annotazioni separatamente, perdita a causa non individuata, sfondamento guardia idraulica.

RISPOSTA - La prima alle ore 2.10, causa non individuata, zona 2 o 9, non capisco, con 7 PPM, nessuna alterazione in corso, guardie idrauliche regolari. Ecco, cosa ha fatto l’assistente? Ha fatto l’analisi, è andato nell’area con il cercafughe e, appunto, non ha individuato niente. Cosa annota? Annota che non c’erano in corso operazioni sui serbatoi, quindi vuol dire che c’erano in corso travasi da autoclavi a serbatoi, travasi del genere, e le guardie idrauliche erano regolari. Questa potrebbe essere stata una perdita causata dal movimento di un rubinetto, quindi le guardie idrauliche sono regolari, il rubinetto in fase di apertura e chiusura può aver determinato questa presenza a 7 PPM di monomero, ma l’assistente, o chi per lui perché c’era anche il supporto o di un operatore esterno o di altri che andavano col cercafughe perché erano tutti addestrati all’uso del cercafughe e del cromatografo portatile, non sono riusciti a individuarlo. E’ un fatto normalissimo.

DOMANDA - Quindi questi episodi causa non individuata sono episodi estremamente circoscritti?

RISPOSTA - Direi.

DOMANDA - Passo allora all’altro, sfondamento della guardia idraulica...

RISPOSTA - Così pure per la seconda il concetto è lo stesso.

DOMANDA - La prima cosa che io vorrei chiederle è se la guardia idraulica di cui qui si parla è la stessa di cui al rapporto di sicurezza, quel foglio che lei aveva letto prima, oppure se è un’altra cosa.

RISPOSTA - Questo qua?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - No, è da escludere senza ombra di dubbio perché questo è un fatto verificatosi in reparto, tant’è vero che ci sono delle zone menzionate, quindi è collegato al cromatografo. Abbiamo detto che la guardia idraulica della torcia non ha monitoraggio ed è a 2 chilometri oltre.

DOMANDA - Questa è la guardia idraulica dell’autoclave 8?

RISPOSTA - No, è una guardia idraulica che ha a che fare con probabilmente il circuito di polmonazione tra i vari serbatoi, compreso il 25501, la sigla deriva un po’ dal serbatoio, adesso non mi ricordo se questo è l’abbattitore di schiume, del circuito di degasaggio e fa riferimento all’autoclave 8 perché l’autoclave 8 - segnala qua - ha avuto un innalzamento di pressione. E’ stata by-passata la valvola di sicurezza ed è scattato. Ovviamente in quel momento c’è stato un cambiamento di pressione che ha determinato lo sfondamento della guardia idraulica di quel circuito.

DOMANDA - La guardia idraulica di cui si parla, questa dell’episodio del 28 aprile, a che pressione è, che lei sappia, se se lo ricorda?

RISPOSTA - Le guardie idrauliche di reparto avevano battente tutte quante intorno ai 400 millimetri di colonna d’acqua. Ce n’era una più grande, generale diciamo, quella lì mi pare che andasse sullo 0,8, 800 millimetri d’acqua.

DOMANDA - E quella del rapporto di sicurezza che ha detto prima? Ha il foglio, la pregherei di verificare.

RISPOSTA - Adesso non vorrei...

DOMANDA - Non lo dica a memoria, recuperi il foglio che le abbiamo consegnato, dovrebbero esserci.

RISPOSTA - Io la figuro così visivamente, perché ovviamente qualche volta ci sono stato, ma è quasi un serbatoio, quindi è sicuramente una valvola grossa con un buon battente d’acqua. Adesso vediamo qui se c’è scritto.

DOMANDA - Dovrebbe esserci almeno.

RISPOSTA - E’ quello della torcia?

DOMANDA - Sì, appunto.

RISPOSTA - Qui fa riferimento all’altezza della fiaccola, non vedo il battente della guardia idraulica.

DOMANDA - Può essere in qualche modo ricostruito dal riferimento a questa pressione dello scatto della valvola?

RISPOSTA - Lo scatto della valvola è in reparto, la pressione di scatto della valvola di sicurezza in reparto sopra l’autoclave e qua siamo, come dicevo prima, a 2 chilometri e mezzo di distanza, dove normalmente arrivano gli sfiati incondensabili del sistema di sottovuoto e di strippaggio a pressioni di qualche millimetro in fondo a quella guardia idraulica. Adesso non sono in grado di sapere la pressione..., possa arrivare là anche lo sfiato continuo, ma sicuramente siamo sull’ordine dei millimetri di colonna d’acqua. La guardia idraulica posta là aveva lo scopo di non far andare il gas da trattare allo sfiato, ma di deviarlo al bruciatore, quindi un metro, io dico un metro, un metro e mezzo di battente d’acqua, credo di non andarci lontano. La pressione normalmente all’interno del collettore di sfiati del degasaggio, senza sfondare la guardia idraulica e invece andare al bruciatore, al termodistruttore, avrà avuto a quella distanza poca pressione, tranquillamente a livello di 100-200 millimetri, 300 millimetri d’acqua, pari comunque a non sfondare il battente della guardia idraulica della torcia, che non ha niente a che vedere con le nostre guardie idrauliche.

DOMANDA - Lei è in grado di quantificare la perdita corrispondente all’episodio del 28 aprile così come descritta...

RISPOSTA - Quella che abbiamo visto?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Quella della guardia idraulica?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Siamo alle solite, nelle peggiori delle condizioni parliamo di grammi, di unità di ettogrammi. Questa qui che è già inferiore prima che avevamo visto dove c’erano ripetuti sulla stessa area più puntate a 25 PPM, quindi ordine di grandezza grammi, etto.

DOMANDA - Ancora a proposito di guardia idraulica volevo chiederle un chiarimento. Lei ha già spiegato il meccanismo, io ho capito questo, lei mi dica se ho capito bene o se deve correggermi, che quando la guardia idraulica scatta scatta perché vi è una pressione superiore a quella rappresentata dalla colonna d’acqua, quindi fuoriesce - diciamo - il supero di pressione, quando si ricostituisce l’equilibro, il che avviene nel giro di pochi secondi, con quel sistema che lei ha indicato prima la guardia idraulica si ricompone, per cui avremmo questa emissione di breve durata necessaria al riequilibrio delle pressioni, per cui l’episodio di chiude in pochissimo tempo, pochissimi secondi, senza bisogno di interventi riparatori, ho capito bene?

RISPOSTA - Sì, ha capito benissimo. Poi bisognerebbe mettersi a fare i calcoli, ci vuole un po’ di dimestichezza, anche di capacità. Parliamo di salti di pressioni di 400 millimetri di colonna d’acqua e la pressione in quelle otto ore arriva a decine o - metti - centinaia di millimetri di differenza per pochissimo tempo in un ambiente di gas, che poi non è detto che sia tutto monomero.

DOMANDA - Un chiarimento terminologico, normalmente qui si parla di sfondamento di guardia idraulica, qualche volta si parla di rottura della guardia idraulica: è la stessa cosa?

RISPOSTA - Assolutamente sì, non esiste la rottura della guardia idraulica, cosa significa? Che la guardia idraulica, l’apparecchio contenitore si rompe? Si rompe l’equilibrio, letteralmente significa rottura dell’equilibrio di pressioni tra acqua e...

DOMANDA - Le sottopongo ancora un episodio che ha interessato una guardia idraulica nel reparto CV24 in data 7 agosto ‘91 per un suo commento.

RISPOSTA - Sì. Questo è uno di quei casi che accennavo prima come possibilità, qua c’era - vedo anche la sigla dell’assistente - una carica anomala, non degasata a dovere. Diciamo, a volte il CV in polimerizzazione non è andato a dovere come doveva andare e quindi la difficoltà nel degasaggio, non si degasa la miscela in maniera omogenea, può rimanere all’interno magari una sacca di.., una sacca significa magari un volume di un litro di monomero, che determina poi, quando viene rimosso e trasferito, un salto di pressione tale da far sfondare la guardia idraulica. Ma attenzione, non è il monomero che è contenuto nello slurry in degasaggio in autoclave, ma è proprio il colpo di pressione che si determina appena si libera, comunque andrebbe al circuito di degasaggio e così via, determina un colpo di pressione di una atmosfera satura che fa sfondare la guardia idraulica. Non è lo stesso monomero che esce. E’ lo sfondamento di una guardia idraulica.

DOMANDA - Quanto può essere durato l’episodio?

RISPOSTA - Siamo alle solite, il tipo di episodi, sono secondi, vorrei dire frazioni di secondi perché il ripristino è immediato delle guardie idrauliche con il sistema dei pressostati. Comunque anche se non ci fosse... Se lo sfondamento è limitato, perché per determinare una puntata a 25 PPM non è certo una gran cosa, si ripristina anche da solo. I pressostati sono per ripristinare il liquido nella guardia idraulica, perché appena io ho il colpo di pressione è il momento del colpo che determina uno scompenso dell’equilibrio e quindi una fuoriuscita, ma poi di ripristina quasi da solo.

DOMANDA - La fuoriuscita di quanto può essere stata?

RISPOSTA - Io su questi fenomeni qui direi sempre pari all’ordine di... I casi più grandi, escluso quello dove abbiamo avuto una serie di puntate, l’ordine dell’ettogrammo, 50 grammi, 50 o 100 grammi.

DOMANDA - Quindi siamo su una scala di dimensioni completamente diverse da quelle considerate nel rapporto di sicurezza?

RISPOSTA - Nel rapporto di sicurezza non guardiamo neanche più, perché quelle sono condizioni ipotizzate proprio volutamente per determinare, per lo scopo a cui si è fatto quel rapporto.

DOMANDA - Mentre qui siamo ad episodi proprio...

RISPOSTA - Qui siamo ad episodi, mi duole dirlo, routinari. Il nostro atteggiamento, il nostro operato era per tendere a zero anche con questi episodi, ma episodi di questo tipo in un impianto come quello, dove ci sono ripetitività di operazioni, rubinetti, pompe in numero talmente elevato perché questo - non dimentichiamoci - è un impianto discontinuo, un autoclave fa due o tre cariche al giorno, per dodici... L’atteggiamento nostro era, appunto, quello che... La norma è tendere a zero, ma questi sono casi normalissimi.

DOMANDA - Ci sono mai stati episodi di perdita per rottura di tubazioni, anche piccole, anche di rubinetti?

RISPOSTA - No. Rotture fisiche di tubazioni o rubinetti mai, non si sono mai presentate, anche perché qualche rubinetto... C’era una sensibilità sui rubinetti perché proprio..., il rubinetto o quello che è il lavoro di più, quindi magari per usura può determinare, etc., etc.. Ma le tubazioni, le tubazioni intanto sono costruite appositamente con classi, con categorie adeguate all’utilizzo che se ne fa, quindi alla tipologia del fluido che ci passa e alle pressioni che sono in gioco. Poi routinariamente, periodicamente durante le fermate o con settori programmati si fa la verifica di queste tubazioni - diciamo - critiche, critiche nel senso che ci passa un certo tipo di prodotto, che può essere corrosivo, possono essere anche altri prodotti, che possono determinare delle usure delle tubazioni stesse; si fa, si faceva e si fa tutt’oggi, un controllo periodico spessimetrico. Spessimetrico vuol dire che con uno strumento si misura periodicamente e viene riportato sui bollettini, ci devono essere i bollettini dove si va a riscontrare se ci sono delle tubazioni che si deteriorano e quindi che sta diminuendo lo spessore. Se si presentano quelle situazioni..., si sono presentate, ma non certo nelle tubazioni dove c’era CVM, ma in altre tubazioni dove c’era slurry o altri elementi corrosivi, o anche l’essiccamento stesso dove non ci sono prodotti gassosi o liquidi, che poi si interviene sostituendoli, ma sicuramente non sulle tubazioni di CVM.

DOMANDA - Le faccio ancora una domanda su un altro argomento relativo ancora al reparto CV24, se lei è in grado di rispondere.

RISPOSTA - E’ passato del tempo, magari...

DOMANDA - Può dire tranquillamente: "Non mi ricordo", anche perché il tempo passa. E’ la questione dell’ingresso in autoclave per la pulizia dell’autoclave. Lei ha parlato prima del CV6 e ha spiegato come l’ingresso fosse cessato nel 1977 circa e quando lei è stato caporeparto non c’era. Com’era la situazione quando lei è passato al CV24 nel CV24? Si entrava in autoclave?

RISPOSTA - Sì, al CV24 a differenza del CV6, come dicevo prima, proprio per le caratteristiche diverse del prodotto e quindi la possibilità di influenzare qualitativamente il prodotto finito con la presenza di residui di PVC in autoclave, là si entrava ancora, però era già iniziata una sperimentazione, uno studio con cosiddetti antisporcanti che avevano determinato - io non l’ho vissuto, ma me l’hanno detto - un decremento sulle frequenze di ingresso in autoclave. Mi dicevano che prima che arrivassi io addirittura c’erano due persone addette proprio per mansione e previste negli organigrammi, due addetti alla pulizia interna delle autoclavi. Quando sono arrivato io o l’avevano tirato via in quel momento o lo stavano tirando via, c’era una sola persona perché già le frequenze erano diminuite. Credo che quello studio, quindi quell’applicazione dell’antisporcante, fosse iniziato da un anno, un anno o due, c’era ancora la messa a punto perché ovviamente la difficoltà era quella di impregnare l’autoclave in tutte le sue superfici, nei volumi, nelle parti più o meno nascoste. E’ continuato ancora per un po’ questo miglioramento, io adesso non vorrei dire numeri troppo lontani dalla realtà, ma credo che quando io sono arrivato si facesse un lavaggio intorno ai trenta cicli di polimerizzazione ogni autoclave. Questo lavoro che era in corso, questa sperimentazione che era in corso è andata avanti, erano già abbastanza soddisfatti; poi ad un certo punto c’è stato un ulteriore miglioramento con l’introduzione di un altro tipo di sporcante. Quando sono arrivato io si usava la nicrosina che era una soluzione... La nicrosina è un componente che non so ben descrivere cosa fosse, si faceva una soluzione. Poi si è usato il bus 80, un prodotto che proveniva..., almeno era stato sperimentato negli impianti Ici di cui l’EVC faceva una joint-venture come ENI e Ici, il bus 80. Abbiamo cominciato ad usare quello, poi lo producevamo anche qua in Italia. Questo ha dato un ulteriore vantaggio, nel senso che era molto più efficace del precedente, tanto da portare in tempi assai brevi il ciclo di intervento di lavaggio interno intorno alle 60 cariche. Qui comunque non è finita la storia dell’ingresso, della necessità di ingresso in autoclave, perché contemporaneamente era iniziata la sperimentazione con tecnologia a boccaporto chiuso, quindi l’effetto combinante degli antisporcanti e dei lavatori fino ad arrivare a..., io mi ricordo questo numero, credo per una linea di autoclavi quando sono venuto via io che alcune autoclavi di quella linea avessero già superato abbondantemente i 150 cicli senza intervenire. Sono andato via che ancora la tecnologia a boccaporto chiuso non era acquisita, si stavano ancora sistemando alcuni aspetti. Credo che poco dopo che io sono andato via, quindi nel ‘92 o fine ‘92, siano riusciti a partire con la tecnologia a boccaporto chiuso, il che vuol dire la non necessità di aprire il boccaporto e la rarità degli interventi in autoclave per la pulizia.

DOMANDA - Mi pare di aver capito dalle sue risposte che c’era un addetto all’ingresso in autoclave.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi non tutti gli autoclavisti entravano.

RISPOSTA - No, c’era, come le dicevo, proprio una mansione, un addetto con quella esclusiva mansione. Tant’è vero che poi, come le dicevo prima, man mano che la frequenza di intervento è diminuita, quell’operatore rischiava di non far niente. In realtà non faceva niente. Lo faceva, lo faceva volentieri ed eravamo anche noi ben contenti di utilizzarlo in quella maniera, continuava a fare dei giri con il cercafughe, andare in cerca puntigliosamente delle perdite o di quei sentori sui rubinetti, sulle valvole, di prevenire ancora quella che poteva essere la segnalazione del cromatografo, aveva un registro, segnalava: "Rubinetto tal dei tali, presenza di..., perdita di...", il giorno successivo o il giorno stesso qualcuno leggeva quel diario e andava ad intervenire sui quei rubinetti o sostituendoli con rubinetti che avevamo di scorta.

DOMANDA - In tutto il periodo in cui lei è stato là la persona addetta al lavaggio autoclavi era sempre la stessa?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Chi era?

RISPOSTA - Cecconello, non ricordo il nome.

 

Presidente: sospendiamo un attimo, così anche diamo un po’ di respiro al teste che dovrà sostenere il controesame e anche noi ci andiamo un po’ a ripulire dello sciovinismo da accademia Enichem. C’è un’accademia Enichem, perché in alcuni casi sembrava che i ragazzi fossero davvero contenti di entrare nell’autoclave, questo mi ha impressionato.

 

RISPOSTA - Sono entrato anch’io in autoclave!

 

Presidente: la butto così come scherzo. Allora riprendiamo. Riprendiamo con il controesame o ci sono ancora domande da fare al teste? Bene, allora il Pubblico Ministero, prego.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Allora, volevo cominciare un attimo col chiederle se lei è stato al CV6 fino a quando è stato chiuso.

RISPOSTA - No, sono uscito un anno prima. Io sono andato via dal CV6 a fine ‘88, primi ‘89, ho fatto due o tre mesi ad interim, diciamo così, dopo è stato assegnato l’incarico ad un altro mio collega.

DOMANDA - Lei è stato caporeparto al CV6 esattamente da quando?

RISPOSTA - Dall’84 all’88.

DOMANDA - Ed era al CV6 da quando?

RISPOSTA - Ero al CV6 come servizio tecnico praticamente dal 1971.

DOMANDA - Al reparto CV6 c’erano dei microscopi?

RISPOSTA - No, non ce n’erano.

DOMANDA - Ce n’erano al CV24?

RISPOSTA - Microscopi, sì, al CV4, se per microscopi intendiamo microscopio portatile, non molti ingrandimenti, non certo un microscopio da ricerca, per guardare la consistenza della granulometria. Al CV6 non c’era perché non era possibile neanche al microscopio valutare la dimensione delle particelle.

DOMANDA - Appunto, allora le volevo chiedere dove aveva visto dei microscopi lei nel periodo del CV6.

RISPOSTA - In laboratorio c’era il microscopio elettronico, attraverso quello strumento ci davano le analisi del germe. Cos’è il germe...

DOMANDA - Non allarghiamo, sappiamo tutti cos’è il germe. Lei aveva visto e usato il microscopio del laboratorio, allora?

RISPOSTA - No, l’ho solo visto.

DOMANDA - Cioè, materialmente?

RISPOSTA - Materialmente io ho visto la stanza dov’era, ho guardato dentro sugli oculari in qualche occasione, così, curiosando.

DOMANDA - Chi aveva preparato il prodotto da vedere?

RISPOSTA - Non lo so, era così tra colleghi, a livello personale. Ho guardato come PVC emulsione, che di norma noi mandavamo là a fare l’analisi, basta.

DOMANDA - Al CV6 i boccaporti delle autoclavi che forma avevano?

RISPOSTA - Circolare o leggermente ovalizzata...

DOMANDA - Lei si ricorda quali erano le autoclavi che avevano i boccaporti circolari e quali avevano i boccaporti ovali?

RISPOSTA - Non con esattezza, comunque sicuramente c’erano le prime tre autoclavi, che credo siano le prime tre che sono state costruite, che erano leggermente diverse, ma in maniera trascurabile, diciamo, sia come dimensioni che come forma.

DOMANDA - Le pompe Peroni che forma avevano quando dovevano servire per i lavaggi?

RISPOSTA - Le pompe Peroni al CV6 sono state..., è stata installata una pompa Peroni per poco tempo, poi sono state abbandonate proprio perché non era il nostro caso di fare una pulizia così accurata, tant’è vero...

DOMANDA - Le ho chiesto un’altra cosa, se si ricorda la forma di queste pompe e dei lavatori, se era circolare o ovale.

RISPOSTA - Le pompe non ricordo esattamente, erano piuttosto ingombranti, erano in fondo alla sala autoclavi. Tutto il complesso della pompa aveva una forma, che io ricordi, vagamente parallelepipeda.

DOMANDA - Era rigida, comunque.

RISPOSTA - Rigida, sì.

DOMANDA - Non era trasformabile da ovale a rotonda?

RISPOSTA - La pompa? Credo proprio di no.

DOMANDA - Quindi poteva essere utilizzata soltanto per le autoclavi o ovali o rotonde?

RISPOSTA - Non c’entra con...

DOMANDA - Le chiedo, poi aggiunge quello che vuole. Lei non ricorda se era ovale o rotonda, comunque le autoclavi all’incirca mezze avevano il boccaporto ovale e all’incirca mezze lo avevano rotondo, è così?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - La metà dei boccaporti delle autoclavi che non era idonea alla forma delle pompe come funzionava per quanto riguarda le pulizie?

RISPOSTA - Stavo solo evidenziando che la pompa è un corpo fisso e quello che andava sull’autoclave, sul boccaporto era qualcosa d’altro, era il lavatore con una struttura che si appoggiava sui boccaporti.

DOMANDA - E funzionava sia per la forma ovale che per la forma rotonda?

RISPOSTA - Ho detto che al CV6 praticamente sono stati fatti solo dei singoli tentativi e io, essendo in servizio tecnico, non l’ho seguito da vicino. Anzi, credo proprio che il servizio tecnico quel problema non l’abbia seguito. E’ stata sola una prova perché era stato provato nei reparti PVC sospensione, ma... Io mi ricordo che sono prove limitatissime e non ricordo le modalità, perché poi di fatto non sono mai andate né in servizio né... continuativo.

DOMANDA - E quindi non sono mai stati in pratica utilizzati per le pulizie?

RISPOSTA - Praticamente non sono mai stati utilizzati per le pulizie.

DOMANDA - Com’è, allora, che venivano fatte queste pulizie?

RISPOSTA - Ecco, le pulizie venivano fatte con una pompa collegata al serbatoio o alla rete dell’acqua e con delle lance, cosiddette lance, che non sono altro che dei tubi con un beccuccio finale più o meno curvo, con un volantino alla testa di questi tubi in maniera tale che l’operatore introducendo questa lancia all’interno delle autoclavi potesse un po’ manovrare o dirigere il getto dell’acqua sulle pareti delle autoclavi cercando e accompagnando il più possibile il movimento per arrivare su tutta la superficie dell’autoclave.

DOMANDA - Quello che non riesco a capire è perché nel ‘77 c’è stato questo cambiamento, diceva lei, non era più necessario entrare nell’autoclave.

RISPOSTA - Sì, esatto.

DOMANDA - Cioè, cos’è cambiato materialmente?

RISPOSTA - Diciamo che sostanzialmente non è cambiato granché. E’ stato sfondato un tabù rispetto ad un retaggio del passato dove la qualità del prodotto si riteneva dovesse essere influenzata dai residui dell’autoclave, ma si è poi dimostrato nei fatti che per l’emulsione, che è assai diversa rispetto alle problematiche che generava la sospensione, non era di fatto necessaria e non aveva alcuna influenza sulla qualità del prodotto finito. Se c’era un’influenza ipotizzata era sulla quantità dei cosiddetti lumps, cioè quegli agglomerati che durante la polimerizzazione si formavano e decantavano sul fondo dell’autoclave con dimensioni più o meno grosse. Ma di fatto nelle prove tecnologiche che abbiamo fatto non c’era una differenza significativa neanche in termini di produzione di lumps.

DOMANDA - A chi è venuta nel ‘77 questa brillante idea di non fare più entrare gli operai in autoclave?

RISPOSTA - Il dubbio, la perplessità è venuta un po’, così, nei confronti di tutti i giorni tra il servizio tecnico e l’allora responsabile dell’impianto. Il responsabile d’impianto, che tutto sommato ha caldeggiato questa idea, diciamo quasi che si è preso anche la responsabilità di quei tabù che a livello di ricerca e di altri siti c’erano; è partito, poi nei fatti...

DOMANDA - Chi era?

RISPOSTA - Martinello.

DOMANDA - Il cui verbale deve ancora essere depositato e che mi pare dica comunque cose diverse, comunque questo si vedrà dal verbale di Martinello. Senta, le volevo far vedere un documento tratto dal faldone F30, viene consegnata attraverso l’ufficiale giudiziario una copia, un manoscritto, anche al Tribunale, del ‘79. Si tratta di una riunione presso... Burri, Milano, presente ovviamente Burri, ci sono anche il Capodaglio ed altre persone, l’ingegner Cella. L’oggetto è: "Esame dati ‘79, Brindisi e Porto Marghera", poi: "Entrata in vigore legge italiana: gennaio ‘81, preventivata". Ci sono alcuni punti tra cui, tra l’altro, il punto 3, ma credo che non la riguardi in quanto impianto pilota di Porto Marghera, dice: "Dare precedenza all’autorizzazione". Sul punto 5 le volevo chiedere qualcosa perché dice: "Interno autoclave: con maschera, come da legge?", poi: "Perché ambiente incontrollato". Nel ‘79 c’era questo manoscritto, appunto trovato in questo faldone F30, che fa questa annotazione in relazione all’interno delle autoclavi. Lei si ricorda se c’era per quanto la riguarda ancora un problema di questo tipo? Perché viene posta questa indicazione, se lo può sapere, "ambiente incontrollato"?

RISPOSTA - Non ho idea di cosa voglia dire ambiente incontrollato.

DOMANDA - Perché viene chiesto "con maschera" con punto di domanda, "come da legge" punto di domanda?

RISPOSTA - Non ho la più pallida idea. Comunque essendo del ‘79 sicuramente non si andava più in autoclave, tranne eccezioni per eventuali manutenzioni. Ma sono dei fatti del tutto accidentali. L’agitatore che va fuori servizio deve essere smontato ed è necessario andare in autoclave. E’ indubbio che in quell’occasione si andava secondo le procedure con i mezzi disposti, vedi maschera e quant’altro.

DOMANDA - Glielo chiedo perché in questo aprile ‘79 viene posta una domanda nel corso di questa riunione centrale a Milano, riguarda Brindisi e Porto Marghera e dice: "Interno autoclave - fa la domanda - con maschera?". Se si entrava con la maschera non c’era bisogno di scriverlo.

RISPOSTA - Non sono in grado di risponderle in questo contesto, come servizio tecnico non ero coinvolto in questo tipo di discorsi, quindi non posso interpretare.

DOMANDA - A lei risulta che entrassero...

RISPOSTA - A me risulta che non entrassero, in autoclave non entravano assolutamente, più al CV6.

DOMANDA - No, ma se al CV6 fino a qua entravano, se entravano...

RISPOSTA - Se entravano con la maschera? Sì, sì, entravano con la maschera. Ho avuto occasione qualche volta di assistere, anzi, direi che in tempi forse un pochino anche più antecedenti, per curiosità sono andato anch’io, ricordo benissimo di aver indossato la maschera.

DOMANDA - Chi era l’operatore che al CV6 lavava dall’esterno con la lancia le autoclavi?

RISPOSTA - Era lo stesso autoclavista, lo stesso operatore che era adibito alla polimerizzazione, quindi a seguire tutte le fasi di carico e scarico di polimerizzazione dell’autoclave, che...

DOMANDA - Chiedo se si ricorda chi era.

RISPOSTA - Diciamo un po’ tutti perché era una posizione ricoperta da molte persone, quindi...

DOMANDA - Invece che entrare rimanevano con la lancia dall’esterno?

RISPOSTA - Esattamente, sia la parte del ciclo di polimerizzazione, ma anche la fase di lavaggio dell’autoclave che era condotta dall’operatore di quel momento, in quel turno e con quella mansione. Diciamo che, ecco, ultimamente mi pare di ricordare che c’erano sei autoclavisti per otto autoclavi.

DOMANDA - Nella zona dove operavano i dipendenti delle cooperative c’era qualche assistente dell’azienda che veniva incaricato di che cosa?

RISPOSTA - Non c’era un assistente fisso nella zona, però c’era l’assistente all’area essiccamento, quindi comprendente anche almeno l’attività, le apparecchiature dell’insacco, che girava per l’impianto e andava sicuramente a controllare l’esatto svolgersi delle attività in quell’area, sia delle persone che delle apparecchiature. Era l’assistente di turno.

DOMANDA - Quindi c’era l’assistente di turno che aveva tra i suoi compiti anche questo di verificare l’attività lavorativa delle cooperative.

RISPOSTA - Dal punto di vista della produzione e della regolarità dell’insacco, dell’impedanamento, e così via, e anche della regolarità del buon funzionamento delle macchine. E non solo aveva l’area insacco, ma tutta la sua area compreso l’insacco.

DOMANDA - Lei ha usato l’espressione prima "per vedere se il comportamento di quelle cooperative era consono", cosa intendeva dire, consono a che cosa?

RISPOSTA - Perché noi pretendevamo che usassero la mascherina antipolvere e quindi, per esempio, se c’erano, come capitava, è capitato anche a me di osservarlo, qualcuno che per difficoltà o perché era a disagio non la usava lo si invitava a mettere la mascherina e ad usare la mascherina.

DOMANDA - Quindi il compito dell’assistente di turno riguardava anche queste forme di verifica?

RISPOSTA - Certo, diciamo che l’assistente di turno, era un po’ suo dovere controllare non solo che le attività si svolgessero in maniera adeguata verso il proprio personale, ma anche il personale esterno che lavorasse all’interno dell’impianto. Questo succedeva non solo all’insacco, ma anche alle imprese che lavoravano sugli impianti, se si notavano delle azioni o delle attività fatte non adoperandosi per quelle che erano le prescrizioni date o in temi di pericolo, per esempio l’intervento di una tubazione senza cintura di sicurezza, era dovere dell’assistente intervenire.

DOMANDA - E questo discorso degli assistenti vale fino a quando lei è rimasto in azienda, fino al ‘92, per tutti quanti gli impianti?

RISPOSTA - Sì, diciamo tuttora valido.

DOMANDA - Lei come ha saputo che il CVM era un cancerogeno e in quale maniera?

RISPOSTA - Io non ho dei ricordi ben precisi, ma sicuramente negli anni..., a fine ‘72, ‘73, attraverso alcuni articoli della stampa, attraverso il sussurrare, fintantoché è diventato di dominio pubblico ad arrivare alla notorietà, diciamo, dell’evento.

DOMANDA - Che incarico aveva lei all’epoca?

RISPOSTA - Ero nel servizio tecnico.

DOMANDA - Lei si ricorda se ha avuto un’informazione dell’azienda a questo proposito?

RISPOSTA - Sicuramente...

DOMANDA - No, proprio in quel periodo iniziale, se erano delle voci tra operai o i primi erano solo degli articoli di stampa o di riviste di vario genere?

RISPOSTA - Io l’informazione da parte dell’azienda l’ho avuta, non ricordo il lasso di tempo tra i primi articoli, ricordo un articolo di fatti del genere che parlava della Goodrich. Ecco, comunque tra queste prime avvisaglie e l’informazione da parte dell’impresa il tempo non lo so definire, ma diciamo a livello di mesi, anche perché poi le informazioni venivano prioritariamente attraverso il capogruppo e attraverso i responsabili diretti degli impianti e poi ai capitecnologi.

DOMANDA - Si ricorda in quel periodo, in particolare nell’aprile del ‘74, che c’è stato un intervento anche del Ministero del Lavoro per fissare il Mac e, se si ricorda, che indicazione è stata data?

RISPOSTA - Io ricordo il Mac, il Mac 500, ma non ricordo...

DOMANDA - Ma questo era prima. Aprile ‘74, se era divenuto 50 PPM.

RISPOSTA - Sì, io mi ricordo di Mac, ho visto anche tabulati, ma adesso non so legare la data o che ci fosse stato un incontro al Ministero del Lavoro o qualcosa d’altro. Ricordo però che i Mac, queste tabelle con i Mac giravano tranquillamente, forse erano anche allegati ai contratti di lavoro.

DOMANDA - Nel ‘74 lei era ancora nel servizio tecnico?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quel Mac indicato 50 PPM cosa voleva dire, per quanto sapeva lei all’epoca?

RISPOSTA - Che nell’ambiente non dovevano esserci oltre i 50 PPM.

DOMANDA - Lei ha avuto modo di vedere anche negli anni successivi in che maniera veniva controllata la presenza del monomero all’interno degli ambienti di lavoro?

RISPOSTA - Direi proprio di sì perché... Non dico che era un lavoro esclusivo, ma un impegno costante proprio come servizio tecnico, quindi abbiamo fatto anche delle prove, delle sperimentazioni, delle modifiche formulative, impiantistiche, procedurali, che hanno determinato nel tempo un miglioramento in termini di presenza di CVM, vuoi nell’ambiente vuoi nei lattici e così via.

DOMANDA - Con che sistemi veniva controllata la presenza del CVM a cavallo, a metà degli anni Settanta?

RISPOSTA - Io mi ricordo i primissimi interventi, venivano fatti con i cosiddetti pipettoni, cioè dei cilindri di vetro pieni di acqua, dove veniva lasciata defluire lentamente l’acqua e di conseguenza entrava l’aria ambiente fino al riempimento del pipettone che veniva poi riportato in laboratorio e qua facevano le analisi nelle varie aree del reparto. Sempre in quegli anni là, quindi metà anni Settanta, sono cominciate questa verifica e anche l’installazione dei cromatografi.

DOMANDA - Quando sono entrati in funzione i gascromatografi si è fatto ancora uso dei pipettoni?

RISPOSTA - Inizialmente sicuramente sì per fare i confronti delle analisi, che non ci fossero discordanze tra un metodo e l’altro, dopodiché verificata la corrispondenza è stato abbandonato.

DOMANDA - Allora i gascromatografi per quanto riguarda i CV6 mi pare di ricordare che siano entrati in funzione verso marzo del ‘75?

RISPOSTA - Non le so dire il mese ma sicuramente siamo là.

DOMANDA - Successivamente non sono più stati usati i pipettoni per confronti o come sistema normale di controllo al CV6?

RISPOSTA - Come sistema normale no, adesso in situazioni particolari o magari per delle analisi all’interno delle autoclavi non lo escludo, ma normalmente no, salvo il primo periodo di sovrapposizione per avere una uniformità di dati con metodi diversi.

DOMANDA - Si ricorda se ci sono stati dei confronti periodici tra il sistema del gascromatografo e il sistema del pipettone?

RISPOSTA - Ripeto, nella fase iniziale sì, non escludo che siano stati fatti magari a distanza di mesi una successiva verifica, dopodiché vista l’affidabilità dei dati del cromatografo non è stato più necessario. Io da una certa data, un anno dopo o due, se vogliamo prenderci le dovute misure, dall’inizio della marcia con il cromatografo, non ho più visto viaggiare pipettoni.

DOMANDA - Adesso le viene consegnata una copia, come al Tribunale, di una tabella di controllo condizioni igienico ambientali reparto CV6 che è del ‘76, effettuazione 8 aprile e 4 giugno ‘76, determinazione CVM in aria, ci sono delle indicazioni delle posizioni controllate, ci sono le date, a parte le indicazioni di aprile che riguardano 20 PPM, 33 PPM etc., ma le volevo chiedere alcune cose in relazione ai controlli di maggio del ‘76. Maggio ‘76, come si può vedere, risultano ottenuti dal controllo 2880 PPM, poi 7 maggio, 1470 PPM in una posizione, e 1150 PPM, in un’altra, 10 maggio ‘76, 240 o 90 PPM, vado saltando, 25 maggio 4200 PPM e 2160 PPM, 28 maggio 5087 PPM, 4 giugno 571 PPM, questi sono i risultati ottenuti con il pipettone, lei ha memoria di questi controlli, di questi risultati, si ricorda se era successo qualcosa di particolare?

RISPOSTA - No, non ho memoria, sono sulle autoclavi o all’interno delle autoclavi?

DOMANDA - C’è indicata la posizione, se guarda, posizione controllata, sono indicati i campioni, la sostanza determinata, la durata del controllo e per questi controlli dei 2800 PPM, 5000 PPM e 500 PPM, non viene indicata la durata e viene indicato il numero del pipettone?

RISPOSTA - Sì, appunto, quando si parla di autoclave 140/3, o 140/5, campione A, campione C, quello che non riesco a definire da questo modulo è se sono campioni, perché sono state fatte anche quelle prove, pipettoni inseriti all’interno dell’autoclave, per vedere il CVM residuo dopo il ciclo di polimerizzazione.

DOMANDA - Il documento è allegato a una nota datata 9 luglio ‘76, le consegno anche questa, la consegno per il Tribunale, è scritto: "determinazione CVM in aria", quindi riguarda le varie posizioni che sono indicate numericamente, quindi non riguarda l’interno delle autoclavi, e comunque, guardi un attimo questo documento, poi eventualmente me lo chiarisca questo punto. Reparto CV6, determinazione CVM in aria, effettuazione 8 aprile 4 giugno ‘76, faldone F30, quindi è CVM in aria?

RISPOSTA - Questo bollettino è allegato a questo...

DOMANDA - Sì, è attaccato lì.

RISPOSTA - Non riesco a ricostruire, dal capogruppo al CR ecologia e quindi...

DOMANDA - Il capogruppo chi era, il capogruppo del CVM nel ‘76?

RISPOSTA - Doveva essere ancora o l’ingegner Gaiba o era già stato sostituito con il dottor Motta, ma forse l’ingegner Gaiba.

DOMANDA - Il dottor Fabbri che cos’era invece, Gaetano Fabbri?

RISPOSTA - Io il dottor Fabbri me lo ricordo come vicedirettore in una certa epoca.

DOMANDA - Torniamo su questo documento, poi le mostrerò un altro documento dove vi è l’indicazione dell’ingegner Gaiba. Torniamo su questo documento perché oltre all’indicazione come oggetto e come titolo, "determinazione CVM in aria", ovviamente ho cercato di capire che cosa era successo a livello di medie mensili, se questo veniva segnalato, non veniva segnalato che cosa? In un documento del faldone F41, adesso ne consegno copia, viene indicata sulla elaborazione dei dati, reparto CV6 valori medi mensili, il mese di maggio è tutto in bianco, come all’inizio di giugno peraltro, quindi questo controllo fatto a un pipettone su maggio con queste cifre elevatissime nelle medie mensili caselle bianche. Proprio nel tentativo di capire, se mi può innanzitutto confermare questo dato e cercare di capire, di spiegare come mai le caselle relative a maggio del ‘76 sono tutte bianche?

RISPOSTA - Non so darle una spiegazione, ma sicuramente eravamo nella fase iniziale di messa a punto.

DOMANDA - Di che cosa?

RISPOSTA - Del cromatografo.

DOMANDA - No, era passato più di un anno.

RISPOSTA - Allora io su queste elaborazioni statistiche in fase iniziale del CSQ ero in tecnologia e noi non siamo mai stati coinvolti a questo livello, siamo stati coinvolti diciamo più sulle modifiche impiantistiche, sulle modifiche procedurali, ma questo non riesco...

DOMANDA - Chiedo che l’ufficiale giudiziario che su questo documento, elaborazione dati CVM, lo consegni al Tribunale e torno al documento, quello che ha il teste, tanto dice che lui non è in grado su questo di dire facendo riferimento ad altri tecnici, quello che ho consegnato al Tribunale. Allora lei ha un ricordo di questa situazione di maggio ‘76? In pratica che cos’è successo? Prima le chiedevano sui rapporti dichiarazione sicurezza, qui abbiamo dal 5 maggio del ‘76, 2280 PPM, a fine maggio siamo a 5087 PPM, al 4 giugno 571 PPM.

RISPOSTA - Questo intanto è il reparto CV6, vale quello che ho già detto, io queste prove o cose non ne ho ricordo perché non le ho seguite né io né i tecnologi, perché queste qui non erano di nostra conoscenza, non sono in grado di dire una cosa che non ricordo anche sforzandomi, perché proprio non sono stato coinvolto se fossi stato coinvolto qualcosa mi ricorderei..

DOMANDA - Lei diceva, quando abbiamo iniziato ad affrontare questo argomento, che il sistema del gascromatografo dava una sua affidabilità e quindi ad un certo punto è stata abbandonata l’idea di fare dei confronti etc., io le contesto questa affermazione innanzitutto sulla base di questo documento che le ho consegnato, che è questo bollettino di analisi del faldone F30 datato 9 luglio ‘76 che fa riferimento a maggio, viene seguito subito dopo in pratica da un documento che è ben noto al Tribunale e a tutte le parti, perché è datato 14 luglio del ‘76, ed è il famoso promemoria del perito Scaglianti che riguardava proprio l’uso dei campionatori personali e il paragone di questi sistemi di campionatori personali. Leggo la conclusione, l’abbiamo letta più volte, peraltro le ricordo semplicemente, il perito Scaglianti il 14 luglio ‘76, subito dopo questi rilevamenti elevatissimi di CVM al CV6, a conclusione di queste note che riguardano l’uso dei campionatori personali dice: "si può affermare la validità del campionatore personale come mezzo di indagine e controllo della persona in modo semplice, con impiego limitato di analisti e apparecchiature si è rivelato utile mezzo di ricerca per un miglioramento ambientale dei reparti e un preciso strumento di controllo per la tutela dei lavoratori. Ora questo documento dice esattamente il contrario di quello che diceva lei poco fa?

RISPOSTA - Io posso essere anche stato abbastanza approssimativo nei tempi, perché sono cose così lontane che non le ho vissute direttamente.

DOMANDA - Questo lo abbiamo capito.

RISPOSTA - E quindi quando dico metà ‘76, primi mesi, potrebbe essere anche il primo anno, era la fase di messa a punto che è durata un certo periodo, io mi posso essere espresso in ordine di mesi, ma può essere qualcosa di più, non ho elaborato, vissuto questa vicenda, quindi me la ricordo indirettamente e posso non essere preciso nei miei tempi, io quando parlo di periodo non parliamo di mesi, parliamo nel periodo ‘75, ‘76, ‘77, c’è stata tutta la messa a punto dei gascromatografi, le modalità non le ho seguite direttamente.

DOMANDA - Allora da questo documento del ‘76 del periodo Scaglianti che fa questo riferimento ai campionatori personali, le volevo chiedere, nei reparti in cui lei è stato, nel CV6 in particolare, questo uso del campionatore personale dopo il ‘76 è stato utilizzato o no?

RISPOSTA - Io mi ricordo che è stato utilizzato perché era evidente quando veniva utilizzato che c’erano le persone con questo aggeggio addosso, se è stato utilizzato o una volta o più volte non ci posso giurare.

DOMANDA - Una volta in tutti gli ulteriori 12 anni che lei è restato lì?

RISPOSTA - Sì, diciamo da un certo periodo in avanti sicuramente no, diciamo, posso essere, dire con tranquillità, ma proprio per non essere poi smentito, dagli anni ‘80 in avanti no.

DOMANDA - Infatti, perché sempre alla ricerca di questi dati, ho un documento che è ancora del ‘77, dove veniva indicato, 23 maggio ‘77, sempre faldone F30, la necessità di queste verifiche, perché dice, alla quarta pagina, ripetizione presso il CV6 del confronto fra dati ottenuti con monito personale e quelli medi di settore, con la variante di una esplorazione sistematica dell’area di settore con il personale, questo le volevo chiedere se lei ricorda se è stato fatto sistematicamente o una volta in questi 10, 12 anni successivi, se ha memoria. Anche perché io a parte questo dato non ne ho trovati altri?

RISPOSTA - Direi sistematicamente mi sento di dire no, ma se sono stati ripetuti anzi anche sistematicità o regolarità può essere.

DOMANDA - E i risultati?

RISPOSTA - E i risultati non li conosco, non li ho mai conosciuti perché, né nel primo confronto né negli eventuali successivi, perché è una materia che non abbiamo seguito come servizio tecnico.

DOMANDA - Volevo cambiare argomento e passare un attimo al discorso sulla dichiarazione di sicurezza. Chi è che aveva partecipato alla preparazione, alla redazione della dichiarazione di sicurezza?

RISPOSTA - Che io sappia la dichiarazione di sicurezza del CV24, che poi è l’unica che io in qualche maniera conosco, è iniziata sicuramente dopo che io ho lasciato e dopo il ‘92, non mi chieda i nominativi, ma certamente sono entrati nel merito i responsabili, i consulenti della sicurezza ambiente, sicuramente c’è stato il contributo dei responsabili dell’impianto a livello di caporeparto, assistenti, assistenti di turno, assistente alla sicurezza stesso, che poi era colui che in campo aveva la situazione, controllava la situazione tutti i giorni quindi poteva dare anche dei contributi a livello di, così, di principio o di riferimenti che poi qualcuno avrebbe valutato ed espresso in dati tecnici o qualche altra cosa.

DOMANDA - Comunque lei non ha mai partecipato in nessuna maniera alla dichiarazione di sicurezza?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Volevo passare un attimo al discorso del registro controllo, delle fughe, degli allarmi. Ecco, diceva che quando lei arriva al CV24, quindi praticamente se fino alla fine ‘88 fa il caporeparto al CV6 nell’89 in pratica arriva?

RISPOSTA - Sì, fine ‘88, ‘89.

DOMANDA - E lei il primo registro di controllo in che maniera lo prepara, cos’era, un quadernone?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei sa che fine ha fatto questo quadernone che fino al ‘90 non è stato trovato niente? Quando lo ha chiesto alla Guardia di Finanza nessuno le ha dato niente?

RISPOSTA - No, mi ha fatto piacere vedere anche questo, perché avevo perso di vista anche questo.

DOMANDA - No, dal ‘90 in poi c’è, nel periodo precedente non è stato trovato niente?

RISPOSTA - Non saprei dirle che fine ha fatto.

DOMANDA - Al CV6 che cosa c’era un altro quadernone di questo tipo?

RISPOSTA - Al CV6 diciamo che avevamo iniziato a scrivere gli appunti nei registri di consegna degli assistenti, e negli ultimi tempi, perché io per qualche mese sono stato in contatto con il CV6 in quanto ero responsabile del CV24 e a... nel CV6, ed è stato fatto un quadernone alla stessa maniera, con le stesse caratteristiche fondamentali di questo modulo, che poi è quello che ho introdotto al CV24.

DOMANDA - Ma dove veniva custodito questo materiale?

RISPOSTA - Nell’ufficio degli assistenti di turno.

DOMANDA - E lo stesso, questo del CV6, non è stato rinvenuto neanche questo?

RISPOSTA - Non lo so.

DOMANDA - Sempre in relazione al CV6 lei accennava al gascromatografo e alla sua ubicazione, lei diceva che era dietro a che cosa?

RISPOSTA - Sì, allora, diciamo che la sala polimerizzazione con le autoclavi era uno stanzone lungo una quarantina di metri, e diciamo, cominciando da un lato c’erano le autoclavi e poi c’erano sempre in senso longitudinale, c’erano le 8 autoclavi...

DOMANDA - Dico dov’era sistemato questo gascromatografo, dietro a che cosa?

RISPOSTA - Dietro, e dietro ai quadri, quindi autoclavi, quadri e dietro c’era la cabina del gascromatografo.

DOMANDA - Quanto era grande, com’era fatta questa cabina, era chiusa, aperta?

RISPOSTA - La cabina era chiusa, c’era addirittura una procedura per l’ingresso, anche perché non tutti potevano entrare, anche perché era pressurizzato, potevano manomettere la strumentazione, erano due box adiacenti, o un box con la separazione in mezzo, proprio per avere la doppia porta ed assicurare la pressurizzazione, pressappoco due metri per tre.

DOMANDA - Non è che chiunque volesse potesse entrare?

RISPOSTA - No, non poteva entrare nessuno e non doveva entrare nessuno se non autorizzato, però potevano tutti guardare il cromatogramma.

DOMANDA - Com’era fatto questo cromatogramma?

RISPOSTA - Niente, è uno strumento di dimensione più o meno di questo foglio, la parte dove si evidenziava il cromatogramma che girava e nell’insieme vedeva 10 o 15 passaggi, e man mano che procedeva nelle analisi vedeva gli ultimi 10, 15 o 20 passaggi. Cosa vuol dire? Credo che sappiate che il cromatografo...

DOMANDA - I passaggi li conosciamo. Gli operatori singoli dell’autoclave, autoclavi erano in grado di vedere, di capire questo?

RISPOSTA - Erano perfettamente in grado di capire, di vedere, non direttamente come spiegavo anche prima, in quanto non era visibile dal quadro, dove normalmente l’operatore all’autoclave operava, ma doveva andare dietro.

DOMANDA - E chiedere?

RISPOSTA - No, e guardare. E le assicuro che lo facevano spesso.

DOMANDA - Guardare ma non toccare.

RISPOSTA - Non si poteva toccare.

DOMANDA - Forse mi era sfuggita, probabilmente la risposta l’ha già data, quando ha parlato di episodi routinari, faceva riferimento agli sfondamenti delle guardie idrauliche?

RISPOSTA - In che contesto?

DOMANDA - Ecco, mi pare, le chiedevo una conferma, perché probabilmente...

RISPOSTA - Nella descrizione precedente...

DOMANDA - Sì, questi erano degli sfondamenti delle guardie idrauliche?

RISPOSTA - Sì, io dicevo e stavo dicendo che gli episodi ripetitivi, routinari nel senso...

DOMANDA - Sì, ha detto normalissimi?

RISPOSTA - Sì, normali, erano relativi a guardie idrauliche, perdite da rubinetti o tenute, che sono i casi tipici più frequenti che hanno determinato presenza di monomero rilevata dal monitoraggio.

DOMANDA - Lei diceva che c’era qualcuno che andava in giro tutto il giorno con il cercafughe, volevo chiedere chi era questo qualcuno e quando andava in giro tutto il giorno, in che anni?

RISPOSTA - Ecco, facciamo la distinzione dei due reparti?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Allora, al CV6 non c’era una persona incaricata ma era il personale stesso, la sensibilità del personale stesso che chi non era impegnato, o almeno un certo numero di persone, diciamo che erano più sensibili degli altri, e ce n’erano sicuramente in ogni turno, si dilettavano, tra virgolette, a fare un giro sull’impianto con il cercafughe, a che scopo? Di andare a trovare quelle fughe che ancora non fossero state, magari non sarebbero mai state rivelate dal cromatografo, ma per esempio un rubinetto che per usura proprio cominciava un po’ ad allentarsi.

DOMANDA - La mia domanda è molto più semplice, le chiedevo al reparto CV6 e CV24 chi era che andava in giro e quando?

RISPOSTA - CV6 in ogni turno non c’era un incaricato ma c’era il personale libero, al CV24 invece...

DOMANDA - Personale libero e allora?

RISPOSTA - Personale libero da impegni del ciclo di polimerizzazione, quindi in genere autoclavisti, che nella fase di polimerizzazione, dove...

DOMANDA - Lo sappiamo cos’è.

RISPOSTA - Va avanti per conto suo, si prendeva il cromatografo.

DOMANDA - Ed andavano in giro. Lei lo sa che andavano sempre in giro?

RISPOSTA - Sì, io lo so, li ho visti.

DOMANDA - Chi erano questi? Lo chiediamo?

RISPOSTA - Se mi fa forse qualche nome...

DOMANDA - Se si ricorda lei qualche nome, non voglio forzarla?

RISPOSTA - Toniolo, è il primo nome che mi viene in mente, o un Tagliapietra Giancarlo, che era un sindacalista, qualche assistente stesso, assistente di turno, ce ne sono tanti

DOMANDA - Al CV24?

RISPOSTA - Al CV24 invece c’era una situazione di questo tipo: già quando sono arrivato io l’incaricato alla pulizia autoclavi aveva dei margini di operatività dovuta alla bassa frequenza rispetto al passato, per cui quando non era lì impegnato faceva questo giro, lo faceva anche qualche volta del personale di giornata che di norma magari faceva la piccola manutenzione o dava supporto al Cecconello, e man mano che la necessità di entrare in autoclave è diminuita fino ad arrivare, almeno quando ho lasciato io, intorno alle 60, 70 cariche per autoclave, lo faceva con costanza il Cecconello e c’era addirittura, cosa che non era stata istituita al CV6, un registro dove riportava con dettaglio dove trovavano questi principi di perdita dal rubinetto, questo, dall’altro, in maniera che la squadretta, perché avevamo una squadretta giornaliera per la piccola manutenzione e per piccoli interventi e per pronti interventi, prendeva nota e ne faceva o manutenzione o addirittura la sostituzione di questi apparecchi , in genere rubinetti.

DOMANDA - Lei è in grado di dire se per delle analisi ambientali attinenti al CV6 era mai stato usato e in che maniera lo spettrometro di massa?

RISPOSTA - Lo spettrometro di massa come processo è uno strumento portatile.

DOMANDA - No, come tipo di strumentazione per verificare ad esempio in materia ambientale, per determinare la presenza di certe sostanze, se veniva utilizzato o in reparto o dal laboratorio lo spettrometro e in che periodo?

RISPOSTA - Non ho proprio ricordo, credo proprio di no.

DOMANDA - Lei sa, scusi, forse dovevo fare una domanda preliminare, sa cos’è lo spettrometro di massa?

RISPOSTA - E’ uno strumento non da poco, che viene utilizzato nei laboratori di ricerca.

DOMANDA - Da poco cosa vuol dire?

RISPOSTA - Piuttosto sofisticato, per cui ci vuole una certa professionalità per utilizzarlo.

DOMANDA - Io le consegno una copia di un documento del 1980, 14 luglio 1980, proprio per il CV6, è una copia, poi ne faremo un’altra. Allora, il documento CV6 datato 14 luglio 1980, bollettino d’analisi, c’è in copia Saccon al Pas, determinazione di acroleine in aria, effettuazione il 2 luglio dell’80, richiedente Saccon, se il sistema delle fiale di carbone attivo, l’analisi effettuata, è scritto sotto, da spettrometria di massa che non ha rilevato la presenza di queste acroleine in misura minima e di altre sostanze, quindi lo spettrometro nell’80 come laboratorio, come Pas sicuramente c’era?

RISPOSTA - Sì, ma non certo in reparto, ed è per una...

DOMANDA - Lei ha detto che fino a pochi anni non c’era neanche al laboratorio, lei ha detto poco fa, giusto così ha detto, io le ho mostrato un documento in cui risulta che dal Pas e nei laboratori lo spettrometro nel 1980 veniva utilizzato?

RISPOSTA - Io ho detto che non ho conoscenza di spettrometro di massa per quanto riguarda l’utilizzo normale al CV6, non escludo che i laboratori ne fossero provvisti.

DOMANDA - Dopo aver visto il documento, perché poco fa ha detto che in laboratorio fino a pochi anni fa non c’era, cos’ha detto.

RISPOSTA - In laboratorio fino a pochi anni fa non c’era, io non ho...

DOMANDA - Allora le ho contestato questo documento del 1980?

RISPOSTA - Io non sono in grado di sapere, sicuramente lo spettrometro di massa negli stabilimenti da qualche parte c’è, non sono in grado di sapere quando, se c’era, né i laboratori, se ho detto qualche altra cosa sono stato mal interpretato.

DOMANDA - No, è stato interpretato molto bene, è stato chiarissimo.

RISPOSTA - Io non sono in grado di sapere se nei laboratori esiste, quindi non posso aver detto c’era o non c’era.

DOMANDA - Le ho fatto la contestazione documentale, proprio perché lei aveva detto un’altra cosa. C’è la contestazione, c’è il documento e io non ho altre domande da rivolgerle.

 

Avvocato Baccaredda: è possibile avere la copia dei documenti prodotti nel controesame dal Pubblico Ministero.

 

DOMANDA - C’è solo una copia, se l’ufficiale giudiziario se lo fa dare dal teste e così la consegna al Tribunale e possono essere fatte anche delle copie.

 

Presidente: volevo vedere se sulla deposizione di Saccon, visto che l’analista è Saccon.

 

DOMANDA - Quello dello spettrometro nella deposizione di Saccon non c’era.

 

Presidente: appunto, non c’era, non c’è nessuna domanda a che cosa si riferiscono quelle misurazioni, quelle analisi..

 

DOMANDA - No, perché lo abbiamo trovato praticamente ieri anche se era nei faldoni.

 

AVVOCATO POZZAN

 

DOMANDA - Volevo tornare un attimino al lavoro di insacco, lei oggi ci ha detto che vi era un unico assistente di turno...

 

Pubblico Ministero: comunque chiedo scusa al Tribunale e all’avvocato Pozzan, siccome nella lista testi c’è il perito Scaglianti eventualmente qualcosa potrà essere chiesto a lui.

 

Presidente: anche lo stesso Saccon potrebbe tornare.

 

DOMANDA - Lei ci ha detto oggi che vi era un unico assistente di turno, che controllava l’impianto di essiccamento e l’impianto di insacco, lo conferma questo?

RISPOSTA - Allora, io ripeto che l’area essiccamento è comprensiva dell’impianto di essiccamento vero e proprio e della sezione di insacco almeno fino alla bocca di insacco, quindi tutte le apparecchiature dell’impianto di insacco fanno parte integrante dell’aria di essiccamento. L’assistente di turno nella sua mansione è quella di controllare tutta la sua area, quindi compresa l’area dell’insacco per quanto concerne, soprattutto all’insacco, per quanto concerne l’efficienza delle apparecchiature d’insacco.

DOMANDA - Quindi lui controllava sia il lavoro insacco sia presso il CV6, sia presso gli altri reparti di insacco?

RISPOSTA - No, assolutamente, solo e esclusivamente al CV6.

DOMANDA - Quindi per quanto riguarda l’impianto F7 chi è che controllava?

RISPOSTA - Noi come magazzino non avevamo nulla a che fare e il nostro impianto finiva, come le dicevo prima, ancora prima dell’insaccatore che veniva nel nostro reparto. Dopodiché c’era un trasferimento del prodotto al magazzino che era altra parrocchia.

DOMANDA - Quindi lei personalmente non andava ad ogni turno a verificare e a controllare l’attività di insaccamento? Personalmente lei?

RISPOSTA - Nel nostro reparto, non posso dire che andassi ogni turno, ma siccome era una sezione dove ci si stava lavorando dietro per ottimizzarla, anche soprattutto l’ultima parte, quando avevamo la nuova insaccatrice, andavo a vedere, non con il compito di magari controllare le apparecchiature, ma vedere come continuava l’attività, come migliorava con gli obiettivi che ci eravamo dati.

DOMANDA - L’assistente di turno quanto rimaneva all’interno del reparto di insaccamento?

RISPOSTA - Tra un minuto, se non c’erano particolari necessità, a molto di più se c’erano degli inconvenienti da sistemare, rimaneva lì finché non li aveva sistemati o quanto meno con il supporto dell’operatore esterno essiccamento dava continuità, quindi non è possibile ipotizzare un tempo medio.

DOMANDA - Quindi se non vi erano inconvenienti?

RISPOSTA - Il tempo di passare, sentire, salutare anche le persone che erano lì eventualmente, fare due chiacchiere e poi si allontanava.

DOMANDA - Quindi praticamente se non vi erano inconvenienti durante tutta la giornata passava una volta?

RISPOSTA - Una volta direi che è poco, perché...

DOMANDA - Una o due?

RISPOSTA - Diciamo anche 3 o 4, perché, a meno che non ci fossero delle giornate particolari, dove ci sono le manutenzione in un dato settore era solo un controllo della valvola di essiccamento, quindi 8 ore, salvo l’inizio turno, la fine del turno, quella visitazione delle consegne, passaggio delle consegne, il suo compito era quello di girare, quindi direi almeno 4, 5, 6 volte.

DOMANDA - Ci può dire in quali momenti della giornata andava?

RISPOSTA - Sicuramente andava a inizio turno non appena preso visione, ricevuto le consegne dall’assistente smontante, era canonico e a buon senso ovvio che facesse un giro dell’impianto, quindi sicuramente a inizio turno. Poi dipendeva dagli impegni che aveva nelle varie aree, poteva passare un’ora, potevano passare 3 ore.

DOMANDA - Alla fine della giornata, quando non si insaccava più ma si svolgevano le pulizie, l’assistente di turno passava, lei ha mai verificato che passasse durante le pulizie? Lei personalmente?

RISPOSTA - Io personalmente...

DOMANDA - Lei personalmente chiedo?

RISPOSTA - Non andavo io personalmente.

DOMANDA - Lei personalmente non ha verificato?

RISPOSTA - Io personalmente non sono andato con regolarità, ma mi è capitato di essere là o di andare là anche per altri motivi e quindi di vedere il momento del cambio turno.

DOMANDA - Ecco, il momento del cambio turno, ha visto verificarsi l’attività di pulizia e come si svolgeva l’attività di pulizia e quanta polvere di PVC vi era nel pavimento?

RISPOSTA - Diciamo che, sì, era una normale pulizia dei piccoli spanti che magari non erano stati raccolti immediatamente, perché di solito quando c’era e ci poteva essere la disfunzione non si lasciava lo sporco o la polvere lì, la si raccoglieva e la si accantonava.

DOMANDA - Piccoli spanti dice?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Molti testimoni hanno riferito che vi era un recupero di 30, 40 chili di polveri di PVC?

RISPOSTA - Ecco, questo...

DOMANDA - Lei lo ritiene un primo spanto questo?

RISPOSTA - No, non lo ritengo un piccolo spanto, ma non è una raccolta di fine turno o la pulizia di fine turno gli eventuali 30 o 40 chili.

DOMANDA - Tutte le volte hanno riferito i testimoni?

RISPOSTA - Allora tutte le volte, va beh, io le poche volte, le volte che ho assistito non ritengo che siano 30, 40 chili ma riempivano a mala pena un contenitore come quello, quindi unità di chili, poi può esserci stato la volta che magari era successo l’incidente, la rottura di un sacco o di qualche altra cosa proprio in prossimità di fine turno potevano essere anche 50 chili.

 

AVVOCATO MANDERINO

 

DOMANDA - Volevo sapere quanto era nel periodo, prima che intervenisse quel grosso investimento ci cui ha parlato degli anni ‘73, ‘74, cioè la creazione del sito fuori reparto per l’insacco, quanto era in quantità il prodotto che veniva insaccato al CV6?

RISPOSTA - Guardi, siamo come quantità, non è che sono poi variate come prodotto insaccato, sono variate le condizioni, le modalità, il sito, ma io ho dei numeri di riferimento che sono 10 per la prima linea, che poi la prima linea...

DOMANDA - 10 cosa?

RISPOSTA - 10 tonnellate giorno, che poi la prima linea non ha marciato con continuità, 25 tonnellate giorno per la seconda linea, e 50, 55, ma con i migliori prodotti, una volta si è cominciato ad arrivare anche a 60 tonnellate giorno, per la terza linea.

DOMANDA - Questo parliamo nel reparto CV6, cioè l’insaccamento quando veniva fatto all’interno del reparto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Poi al di fuori del reparto si insaccava quotidianamente?

RISPOSTA - Inizialmente è stato messo a punto il sistema con i silos fuori limiti di batteria, inizialmente è stato fatto il trasporto per la terza linea, quindi a parte la messa a punto del sistema quando poi avviato sicuramente le 50 o 60 tonnellate giorno che le dicevo prima, erano tutte insaccate già fuori limiti di batteria. Poi è stato fatto a seguire quindi, pochi anni dopo, non molto lontano comunque, un secondo trasporto per la seconda linea ed anche questo andava sul silos fuori dal reparto e quindi avremmo raggiunto le 50, le 70, 75 tonnellate al giorno tutte insaccate di là, e la prima linea praticamente era il periodo che era più ferma che non, anzi, si pensava addirittura di fermarla, invece dopo più avanti negli anni abbiamo sperimentato un nuovo prodotto che siamo andati ad essiccare lì e quindi rimessi in marcia con una certa continuità.

DOMANDA - Mi può descrivere in che senso era l’ambiente nuovo più spazioso rispetto alla zona insacco del reparto CV6?

RISPOSTA - Allora lei deve pensare ad un ambiente in reparto, all’insacco, dove c’erano 6 tramogge totali tra prima, seconda e terza linea, ognuna delle quali avrà occupato, sia la struttura che la bilancia di insacco che tutto il resto uno spazio di 2 metri per una profondità di..., c’è anche l’area retrostante, ma limitatamente alla zona d’insacco, 2 metri per 2 o 3 per 2 ogni tramoggia e ce n’erano, come le dicevo, o 6...

DOMANDA - L’ambiente, l’ambiente quanto era grande, mi basta sapere l’ambiente quanto era grande?

RISPOSTA - Era grande, non so come esprimerlo, come questa area al di sopra del palco, la costruzione successiva, quindi un po’ a scaletta, l’ambiente della terza linea era un po’ più spazioso, l’ambiente della seconda linea e della prima linea erano ambienti piuttosto stretti e soprattutto quello che stonava era l’altezza dell’ambiente che era molto basso, quindi con questo tipo di apparecchiature d’insacco sicuramente un ambiente angusto.

DOMANDA - Volevo sapere sui controlli ambientali nella zona insacco, i controlli sulla polverosità, lei ha detto che analizzavate anche sia la zona insacco sia quella essiccamento e venivano, oltre alla polvere che c’erano, venivano fatti esami che ebbero risultati soddisfacenti?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Sulle analisi che avete fatto lei redigeva dei registri?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - I risultati soddisfacenti quali sarebbero stati e dove venivano indicati questi risultati?

RISPOSTA - Sul bollettino di riscontro, perché poi queste analisi venivano fatte dall’allora Pas e c’era un bollettino dettagliato di riscontro dove i vari campioni erano stati prelevati, le condizioni di marcia e così via, e con il risultato finale in termini di polverosità e quando è stato fatto anche di CVM e addirittura...

DOMANDA - Quindi poi lei faceva delle relazioni a qualcuno su queste indagini?

RISPOSTA - No, quel bollettino era, diciamo, consegnato una volta compilato con i dati d’analisi da parte del Pas, veniva consegnato al capogruppo, generalmente al capogruppo, al capoimpianto, quindi caporeparto, e non so a chi altri, e una copia sicuramente la tenevano loro. La copia che perveniva a me come responsabile, ovviamente la raccoglievo in un raccoglitore dove c’erano i vari bollettini, le varie analisi e in particolare queste per la polverosità, perché facevamo un controllo periodico biennale dove era raccolto un registro dove c’era scritto analisi di polverosità ambientale.

DOMANDA - Di quale materiale erano fatti i sacchi?

RISPOSTA - In carta, ma direi carta è dire poco, nel senso che, per la terza linea, quella più grande, erano sacchi a valvola e erano strati di carta di diverso spessore, comunque a livello di, sotto i millimetri, micron, robe del genere, e erano 5, 6 strati di carta ed uno strato in mezzo di polietilene, forati naturalmente, perché qua c’era il problema di far fuoriuscite in aria che defluiva insieme al prodotto all’interno del sacco al momento dell’insacco stesso.

DOMANDA - A lei risulta...

 

Presidente: mi è arrivato il fax urgente dal Tribunale del Riesame, allora, devo dare una risposta sperando di trovare in Cancelleria il funzionario, abbia pazienza un attimo solo che faccio questa telefonata.

 

Pubblico Ministero: Presidente siccome probabilmente non si conclude, potremmo rinviarlo al pomeriggio, sono le 2.

 

Presidente: adesso arrivo, abbiate pazienza. Scusatemi, riprendiamo e finiamo il controesame dell’avvocato Manderino e dopo sospendiamo un attimo.

 

DOMANDA - Io non è che abbia pochissime domande, credo che 20 minuti mezz’ora sicuramente.

 

Presidente: allora sospendiamo e riprendiamo alle 15.15 circa. Ecco, riprenda pure il suo controesame.

 

DOMANDA - Eravamo arrivati a parlare dei sacchi del materiale di cui erano fatti e lei ha detto erano in carta; le risulta che siano mai avvenute rotture dei sacchi durante il riempimento?

RISPOSTA - Sì, certo, non era un caso, fortunatamente, usuale, ma ci sono state delle rotture, delle rotture determinate in genere per un difetto del sacco stesso, in genere difetto di colla ancora fresca che non aveva fatto ancora il suo dovere, il sacco cosiddetto magari fresco dalla fornitura.

DOMANDA - Comunque lei dice che non erano usuali?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Perché altri lavoratori che hanno lavorato all’interno, al reparto CV6, hanno detto che era regolare, quotidiano che i sacchi si rompessero durante il riempimento del prodotto.

RISPOSTA - E’ un problema...

DOMANDA - A proposito delle domande fatte dalla difesa sui gascromatografi, lei ha detto che il lavoro relativamente al controllo con i gascromatografi avveniva sempre in armonia, soprattutto con i lavoratori, tant’è vero che fu deciso di installare le campanelle nei punti critici, altezza 1 e 50 da terra, quindi ad altezza d’uomo?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ora, a parte, a proposito di questa armonia da lei descritta che in tema proprio di installazione e di controllo, come mai, semmai c’è stata questa armonia, si è rotta subito, visto che già dal ‘75 si chiedeva la chiusura del reparto CV6, e questo sia da parte sindacale sia da parte degli stessi lavoratori, perché il reparto CV6 era considerato estremamente nocivo, lei ricorda di questo, di queste iniziative per la chiusura?

RISPOSTA - No, non mi ricordo assolutamente, non mi risulta neanche che ci sia stata una disarmonia tra i vari addetti, e noi ci sentivamo addetti perché vivevamo a stretto contatto e con la gente e con l’impianto. Poi i discorsi sindacali, non lo so. Per quanto riguarda politiche più o meno sindacali o opinioni sindacali, io ero abbastanza lontano da quell’ambiente, non perché disdegnavo, perché non me ne occupavo, quindi non so cosa succedeva dall’altra parte a livello sindacale.

DOMANDA - Sull’ingresso in autoclave, lei ha fissato alla data ‘77-’78 il periodo ultimo in cui si entrava autoclave per la pulizia?

RISPOSTA - ‘77.

DOMANDA - ‘77, sì. Le nomino alcuni lavoratori che hanno lavorato al reparto CV6 che sicuramente lei conosce perché o ha lavorato prima di essere caporeparto o era già caporeparto. Pezzato Olivo è stato al CV6 dal ‘68 al ‘79, è entrato in autoclave per la pulizia fino al 79, perché poi è stato operato e dal 1980 non ha più potuto andare. Condotta Natale è stato dal ‘61 all’85 al CV6, è entrato in autoclave fino all’85, per la pulizia.

RISPOSTA - Allora posso...

 

Avvocato Baccaredda: sono interpretazioni dell’avvocato.

 

DOMANDA - Sono testimonianze rese dai lavoratori che ho appena elencato, non sono interpretazioni, leggetevi i verbali. Orlandin Giuseppe, dal ‘56 al ‘77 è stato al CV6 e ha pulito autoclavi, è entrato fino alla fine, cioè fino al ‘77 solo perché poi nel ‘77 ha cambiato reparto. Corò Renzo dal ‘64 all’80 al CV6, è entrato fino all’88 per pulire le autoclavi, ha specificato che c’è stata un’unica pausa in cui non è entrato e non si entrava in autoclave soltanto dall’80 all’83. Ceolin Primo..., le sto citando soltanto alcuni dei lavoratori.

RISPOSTA - Sì, me li può citare tutti.

DOMANDA - Mi lasci finire. Ceolin Primo dal ‘61 all’88, ha dichiarato che fino all’80 è entrato in autoclave. Ora a questo punto le sue date sono completamente diverse da quelle di chi in autoclave ci entrava?

RISPOSTA - A questo punto le confermo, salvo il primo che mi può fare venire un dubbio, questo Pezzato Olivo che non ricordo bene, tutti gli altri li ricordo benissimo, se hanno fatto quelle date o hanno capito qualche altra cosa, ma sono qui, affermo e riaffermo con maggiore decisione che non è assolutamente possibile che dopo l’80 addirittura la gente entrasse in autoclave per fare la pulizia periodica, non era più il caso del CV6. Orlandini tra l’altro, mi citava ‘79, è uscito, Orlandini nell’ultimo periodo era o capoturno o assistente di turno, quindi non rientrava neanche nella sua mansione.

DOMANDA - Lei ha detto di aver saputo che il CVM era cancerogeno nel 19..., che anno?

RISPOSTA - Gli anni..., ‘73 diciamo, adesso, inizio ‘72, in quel periodo là, le prime avvisaglie, le prime notizie che si cominciava a parlarne di questo argomento e con, mi sembra anche di ricordare, ma non mi chieda il periodo esatto, un articolo sulla stampa o locale o nazionale, di un caso Goodrich.

DOMANDA - Lei in quel periodo era dove?

RISPOSTA - Al servizio tecnico al CV6.

DOMANDA - Comunque dall’azienda lei non ha avuto informazioni dall’argomento?

RISPOSTA - Io dall’azienda non ho avuto informazioni immediate perché evidentemente ci sono stati anche, suppongo, da parte dell’azienda dei tempi per acquisire la verità, se la sapesse già questo non lo so, ma comunque in tempi ragionevolmente brevi e poi siamo stati anche informati direttamente e indirettamente attraverso la scaletta gerarchica.

DOMANDA - Ora siccome lei è stato caporeparto al CV6 dall’84 all’88, quindi in piena ed assoluta consapevolezza della cancerogenicità del CVM, come caporeparto quale iniziative ha adottato per informare i lavoratori sulla gravità del rischio che correvano, ma soprattutto sugli accorgimenti a partire da quel momento, cioè da quando lei era caporeparto, sugli accorgimenti da adottare nella sicurezza, per la protezione dei lavoratori?

RISPOSTA - Allora, di questo parlo sinceramente e nel senso che ne sono io, l’ho vissuta io, le ho attivate io certe iniziative. Già nell’83 lo stabilimento si è mosso attraverso le funzioni competenti, leggi la funzione Pas, previsione, antinfortunistica, e così via, e ha preparato, predisposto un fascicolo dove sostanzialmente c’era lo stralcio del decreto, del 962, con notizie varie, comportamenti, analisi, necessità sanitarie, di visite e di controlli e così via, tutto quello che riguardava il decreto. E’ stato fatto un fascicoletto e distribuito.

DOMANDA - A chi?

RISPOSTA - A tutti i lavoratori. Io quando ho iniziato la mia attività come responsabile di reparto, che questi fascicoli magari erano già stati distribuiti o comunque erano già state fatte delle riunioni a livello e di stabilimento e di gestori nella sicurezza del Pas che avvenivano negli impianti, per sicurezza e per mia assoluta tranquillità ho ripreso tutti i dipendenti dei reparti e consegnato personalmente il fascicoletto con data di riscontro e addirittura avevo fatto un modulo, così, a penna, dove c’era trascritta la persona, la data della consegna e la firma di chi la riceveva.

DOMANDA - Questo modulo dov’è?

RISPOSTA - Non lo so. Io sono sicuro di averlo fatto.

DOMANDA - Informazione proprio sul tipo di sostanza che lavoravano e come la lavoravano era contenuta in questo fascicoletto?

RISPOSTA - Come la lavoravano credo che lo sapessero meglio di qualunque altro.

DOMANDA - Non sto parlando delle modalità di esecuzione, sto chiedendole rispetto alla sostanza, alla natura della sostanza che era cancerogena.

RISPOSTA - Sì, il fascicoletto e il D.P.R. 962 è stato fatto appositamente per cautelare, per informare, per dare informativa sulla cancerogenicità del prodotto, quindi era ovvio che queste notizie erano trascritte in chiare lettere.

DOMANDA - Lei faceva una sorta di corsi di addestramento dei lavoratori del CV6 a proposito della natura della sostanza?

RISPOSTA - Diciamo che noi in reparto non eravamo attrezzati come la scuola aziendale, per esempio, dove c’è una modulistica, dove ci sono dei riscontri formali, ma incontri di questo tipo, a mio livello, con gli assistenti, gli assistenti con i propri collaboratori, ne venivano fatti frequentissimamente.

DOMANDA - Cosa vuol dire frequentissimamente, che incontri erano, dove avvenivano, in quale orario?

RISPOSTA - Vuol dire che se ne parlava all’interno del turno stesso...

DOMANDA - Con chi?

RISPOSTA - Con l’assistente, i collaboratori e gli addetti, tutto il personale delle autoclavi, non solo, anche dell’essiccamento e tutto il personale di reparto.

DOMANDA - Durante l’orario di lavoro?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi il reparto doveva per forza venire fermato se c’erano questi incontri collettivi?

RISPOSTA - No, l’organizzazione del reparto e l’attività del reparto non è un’attività come un lavoro a catena che uno non può essere distolto dall’operatività che stava effettuando, ci sono delle pause in cui il ciclo va avanti in automatico per conto proprio e basta restare nelle vicinanze e quindi si può parlare di monomero, di calcio e di qualsiasi altro argomento, e questo veniva fatto, non era procedurizzato ma era un problema che tutti sentivano e quindi se ne parlava spesso e volentieri. Poi c’era anche, non istitualizzato, ma c’era l’assistente di giornata che al di fuori di quello che era il turno quando c’era l’opportunità ne parlava, riepilogava e magari trasferiva delle notizie che man mano, o della documentazione che man mano veniva perfezionata anche con il servizio di prevenzione infortuni.

DOMANDA - Questa comunque era un’iniziativa sua?

RISPOSTA - Era un’iniziativa mia, un’iniziativa del reparto che era supportata anche da elementi esterni del servizio prevenzione infortuni.

DOMANDA - Quante maschere c’erano al CV6 quanti erano gli autorespiratori al CV6?

RISPOSTA - Le maschere sicuramente ce n’erano una a testa perché era dotazione del personale e poi al CV6, all’interno del reparto, ce ne erano almeno tante quante bastavano per la presenza del personale in turno, vale a dire alle autoclavi se c’erano, come c’erano, almeno sei e un assistente, ce n’erano in quantità sufficienti per tutti i presenti, notte e giorno.

DOMANDA - Cioè?

RISPOSTA - Sicuramente una decina.

DOMANDA - Gasparini Danilo che abbiamo sentito due giorni fa ha detto che al CV6 gli autorespiratori erano tre?

RISPOSTA - Io ho parlato di maschere.

DOMANDA - Sto parlando di autorespiratori adesso?

RISPOSTA - Allora per le maschere confermo, ce ne erano tre.

DOMANDA - Le maschere quali, perché adesso ha detto che erano tre.

RISPOSTA - No, lei ha capito un’altra cosa, io non ho detto questo, ho parlato prima di maschere e oltre a quelle di dotazione personale c’erano delle cassettine apposite con dentro almeno dieci maschere tante quante da dover comunque coprire le persone presenti in reparto, le ho parlato di maschere.

DOMANDA - Sta parlando di quelle per i vapori organici?

RISPOSTA - Sì, quelle per i vapori organici. Di autorespiratori ce n’erano tre e addirittura uno in più, se non ricordo male, no, non ricordo male, uno in più rispetto alla procedura di emergenza, perché occorre sapere che c’era una procedura di emergenza riportata nei manuali operativi, o addirittura stralciata e messa a disposizione nella sala quadri in maniera che fosse di facile consultazione a tutto il personale, che in caso di necessità di evacuazione del reparto doveva essere messa in pratica questa procedura che prevedeva..

DOMANDA - Io non le ho chiesto la procedura adesso, volevo sapere dove erano collocati gli autorespiratori?

RISPOSTA - Ce n’era uno all’ingresso della sala autoclavi, uno nell’ufficio di assistenti, poi c’è da tener presente che ci sono stati degli spostamenti logistici, e l’altro era fuori, era tra la sala quadri nuova che è avvenuta negli anni ‘80, non so se n’è parlato, la sala nuova pressurizzata che aveva l’obiettivo di essere completata per trattare tutto personale, di fatti il reparto si è fermato prima.

DOMANDA - A proposito degli addetti alla pulizia delle autoclavi al CV24, lei ha detto che ad un certo punto l’addetto era soltanto uno ed ha parlato di Carlo Cecconello?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ha detto anche che lo faceva volentieri questo lavoro di entrare?

RISPOSTA - Chi l’ha detto? L’ho detto io che lo faceva volentieri?

DOMANDA - Sì, perché in genere io sono precisa quando scrivo.

RISPOSTA - Io ho detto un’altra cosa...

DOMANDA - Non importa.

RISPOSTA - Voglio precisare, intende precisare, lei non ha capito e intendo precisare, volentieri faceva... se è sul verbale occorre modificarlo, perché io ho detto che faceva volentieri la ricerca con il cromatografo portatile delle perdite sui rubinetti, non certo andare dentro in autoclave.

DOMANDA - Comunque, senta, ha detto che era l’unico addetto alla pulizia dell’autoclave al CV24?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Perché il signor Cecconello dice che effettivamente lui era anche addetto al cercafughe, andava in giro con il cercafughe e fu un incarico che gli diedero quando fu introdotta la nicrosina, però poi ha aggiunto che "altri incaricati, sempre con il cercafughe portatile, erano quelli che con me erano incaricati a pulire l’autoclave", quindi non corrisponderebbe a quello che lei ha detto, c’erano vari addetti di pulizia al CV24?

RISPOSTA - No, corrisponde, adesso le spiego anche perché. Quando Cecconello evidentemente si riferisce ad altri addetti per la pulizia autoclave, si riferisce ad un suo collega, che poteva anche non essere sempre lo stesso, che gli dava supporto, in che senso? Il Cecconello era sempre tenuto d’occhio da un operatore fuori dall’autoclave dal boccaporto che lo guardava, lo teneva costantemente a portata, a vista, lo controllava a vista, gli teneva, gli sorreggeva la corda dove era anche aggrappato con un corpetto di sicurezza per qualsiasi evenienza malaugurata che non c’è stata.

DOMANDA - Effettivamente ha detto questo Cecconello, solo che è un’altra cosa che io le ho detto. Cecconello ha detto, diversamente da quanto dice lei, che gli addetti alle pulizie alle autoclavi al CV24 erano più di uno, non era soltanto lui, erano anche altri, quindi qua si tratta di una differenza?

RISPOSTA - L’ho detto anch’io, ma prima che arrivassi io al CV24.

DOMANDA - No, no, si parlava proprio quando c’era lei.

RISPOSTA - Io questa mattina ho detto che quando sono arrivato non ricordo bene se era la fase di cambio, che già non c’era più il secondo, o era in quel periodo là, in quei mesi lì che sono arrivato, che da due sono diventati uno, quindi può anche essere che con la mia presenza, ma ci riferiamo a fine ‘88, ci fossero stati per un brevissimo periodo due addetti all’ingresso autoclavi, dopodiché la frequenza era diminuita per l’introduzione della nicrosina, tanto che non era più necessario avere due addetti fissi, allora il secondo che o c’era, o stava andando via, è stato tirato via, ce n’era uno solo che era Cecconello, gli altri erano quelli che gli davano supporto dall’esterno.

DOMANDA - Volevo sapere se è a sua conoscenza la segnalazione che venne fatta, è un documento che è agli atti, del 23 ottobre ‘79, relativamente a 5 insaccatori del CV6 che vennero operati di tumore alle vie respiratorie, uno di questi morì proprio nell’agosto ‘79, lei ricorda questa situazione?

RISPOSTA - No, non ricordo e non ne sono a conoscenza.

 

AVVOCATO SCATTURIN

 

DOMANDA - Lei ha lavorato al reparto CV6?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Per la produzione del PVC in sospensione?

RISPOSTA - Emulsione, non sospensione, emulsione.

DOMANDA - Però ha detto che nella produzione del PVC in sospensione ad un certo momento l’entrata per la pulizia dell’autoclave è stata deciso che non doveva più essere un’entrata di persone ma soltanto un’entrata di mezzi, di strumenti, per cui...

RISPOSTA - Ho parlato, ribadisco, di emulsione.

DOMANDA - Allora, lei ha parlato soltanto dell’emulsione. Allora mi scusi, perché io avevo capito in sospensione.

RISPOSTA - No, ecco, io ho parlato...

DOMANDA - Lei ha parlato anche del fatto che non si entrava più nell’autoclave perché si sono trovate delle tecniche di pulizia dell’autoclave che erano sufficienti, diciamo, e sostituivano la presenza all’interno dell’autoclave dell’uomo che doveva pulirla, lei ha parlato di un’asta con specchio per liberare i bocchelli mi pare?

RISPOSTA - Esattamente.

DOMANDA - Allora ci si limitava a liberare i bocchelli adoperando questa asta con specchio?

RISPOSTA - L’asta con specchio serviva solo per visionarla...

DOMANDA - La domanda mia è questa: era pur sempre però una operazione manuale di pulizia, era un’operazione manuale che si faceva a boccaporto aperto?

RISPOSTA - Dall’esterno dell’autoclave, a boccaporto aperto, evidentemente bonificata e tenuta sotto vuoto.

DOMANDA - Però si faceva manualmente e a boccaporto aperto. L’altra domanda è più che altro una precisazione. Lei ha parlato dello sfondamento della guardia idraulica e ne ha parlato come di un intervento praticamente modesto, mi pare che abbia adoperato ad un certo momento il termine "routinario", anche perché entrava immediatamente in funzione il pressostato?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ora io non so capire perché allora esisteva questa guardia idraulica e questo altro strumento che si chiama pressostato, se questi sfondamenti che avvenivano erano in realtà degli eventi routinari che non producevano grandi effetti; vuole spiegarmi allora per quale ragione è stato introdotto questo strumento della guardia idraulica e del pressostato?

RISPOSTA - Allora, la guardia idraulica è indispensabile perché in un sistema di comunicazione fra serbatoi, collegamento tra serbatoi, dove avvengono delle masse notevoli, si spostano da un serbatoio all’altro, da un’autoclave all’altra, ci sono per forza di cose dei movimenti di pressione, certo non è un equilibrio. Allora, la stragrande maggioranza di questi movimenti era salvaguardata semplicemente da una guardia idraulica, se non ci fosse stata la guardia idraulica ogni movimento di massa liquida che si sarebbe fatto ci sarebbe stata una fuoriuscita. Quindi la guardia idraulica figuriamoci se non era necessaria, era più che necessaria, però magari succedeva, diciamo tra gli eventi, io ho parlato di eventi, ma non voglio essere frainteso, eventi in cui c’erano queste anomalie, una dei casi più frequenti, altri erano quelli dei rubinetti, la rottura della guardia idraulica, quindi questo sbalzo di pressione da questo sistema in equilibrio succedeva, ecco che sulla guardia idraulica intanto era necessarissima perché la stragrande maggioranza dei casi faceva sì che non ci fosse fuoriuscita di CVM, perché ricordiamo che era bonificato in ambiente, tra serbatoi, in ambiente stesso saturo di CVM, e dall’altro caso il pressostato perché spostandosi la massa liquida, l’acqua che faceva da ponte, quindi magari andava fuori quel litro o quei due litri di acqua, se io non la reintegravo avrei avuto un battente non più di 400 millimetri ma di 300 millimetri, che era più facile sfondarla, fino al limite che se non la riempio, mi si svuota e ritorno nelle condizioni come se non ci fosse la guardia idraulica. Quindi il pressostato perché è uno strumento, un apparecchio che rileva la pressione in maniera istantanea e dà un segnale ad un altro rubinetto messo su una linea d’acqua in apertura che reintegrata la perdita di acqua che fuoriusciva con lo sbalzo di pressione.

DOMANDA - Da quello che lei ha detto perciò lo sfondamento della guardia idraulica ed il funzionamento del pressostato segnalavano una situazione di pericolo? RISPOSTA - Io non direi che segnalavano una situazione di pericolo.

DOMANDA - Altrimenti, se non segnalavano niente, bisogna pensare che soltanto lo sfondamento della guardia idraulica e il funzionamento del pressostato restituivano la normalità della situazione, per questo le dico, l’alternativa è soltanto questa, per cui se io le dico che avvertivano di una situazione di pericolo mi pare di fare un ragionamento logico, perché se no si rendono inutili o quasi inutili o sono addirittura degli strumenti i quali servono per restituire la normalità della situazione dell’impianto. Può rispondere, vuole spiegarmi meglio la situazione qual è?

RISPOSTA - Cerco di farlo. Dunque, intanto non era la segnalazione di un pericolo perché il pericolo veniva segnato dalla fuoriuscita stessa e quindi dal rilievo del gascromatografo o del cercafughe che sia, non ha evidenza quello, era appunto un ripristino delle condizioni normali per far sì che questo problema non peggiorasse successivamente fino a, come dicevo prima, se io non reintegro la guardia idraulica pian piano esce tutta l’acqua e mi ritrovo in condizione come se non ci fosse la guardia idraulica, allora sì che avrei avuto, ad ogni trasferimento, ad ogni movimentazione di massa liquida avrei avuto fuoriuscite di CVM. E poi questa strumentazione è una strumentazione adottata per quello scopo, ma su un impianto, su un impianto chimico, ma non credo solo chimico, è la normalità che ci siano degli elementi dove viene rilevato il parametro da controllare e ad ogni deviazione ci sia una azione conseguente per ripristinare le normalità di residui, non solo questo scopo, ma anche le condizioni, le temperature, le pressioni di esercizio, quella che era la polimerizzazione stessa dove la temperatura e la pressione determina le caratteristiche del prodotto. Diciamo, un impianto fatto da tantissimi gruppi di deviazione, questo è un gruppo di deviazione dove c’è un elemento che segnala la deviazione da un parametro che io ho fissato, dove c’è un’anomalia, a dove interviene il meccanismo...

DOMANDA - La mia domanda tende ad una risposta differente, se mi lascia parlare allora io le spiego le ragioni. Io allora le chiedo, cioè, lo sfondamento della guardia idraulica e il funzionamento del pressostato erano sufficienti di per sé, il funzionamento e questo evento dello sfondamento, erano sufficienti di per sé per ripristinare la situazione di normalità dell’impianto o no?

RISPOSTA - Erano sufficienti ed era il compito che dovevano svolgere di ripristinare le condizioni normali di battente della guardia idraulica.

DOMANDA - Non ha risposto alla mia domanda.

RISPOSTA - Non lo so cosa le devo dire.

DOMANDA - Questa situazione era una situazione abnorme diciamo?

RISPOSTA - Non era una situazione abnorme, era una situazione di deviazione di un parametro fissato, in questo caso il battente d’acqua, come in altri casi la temperatura, la pressione.

DOMANDA - Lei dice che non c’era nessun intervento per normalizzare?

RISPOSTA - Era automatico.

DOMANDA - Io le faccio un’altra domanda ancora. Lei ha detto che la rottura di tubazioni lei non le ha mai vissute in questo lungo periodo dove lei ha lavorato al CV6 e al CV24, lei non ne ha mai vissute in prima persona. Ora io le chiedo, le dico insomma, che lei non le ha mai vissute in prima persona ma lei ha anche detto che non le ha mai registrate per sentito dire. Ora, siccome il Petrolchimico non è una metropoli assimilabile alla città di Tokyo, è un po’ strano che lei non abbia né mai vissuto né mai sentito parlare di rottura di tubazioni nel lungo periodo che lei ha fatto presso il Petrolchimico?

RISPOSTA - Io sto parlando esclusivamente del reparto CV4, reparto di polimerizzazione in sospensione del cloruro di vinile monomero, il Petrolchimico è un qualcosa di più, nel Petrolchimico, forse anche nel CV24, tubazioni meno critiche, dove non ci sono prodotti pericolosi, quindi magari una categoria inferiore all’acciaio inossidabile o quello che è, ce ne sono, ma hanno determinato fuoriuscite di acqua, perché tubazioni di acqua fatte in comune acciaio ce ne sono state, anche durante, per esempio tanto per evidenziare qualcosa, nei periodi invernali, quando ci sono stagioni particolarmente fredde, che si forma ghiaccio ci sono rotture di tubazioni, ma sono tubazioni confluibili, tipo acqua o sospendenti o altre cose, di queste rotture, io adesso ne ricordo una in particolare, ma ce ne saranno state anche al CV24. Io stavo parlando e stavamo parlando ed analizzando le tubazioni con presenza di CVM, o comunque altro gas pericoloso che non era il nostro caso perché quella era la nostra bestia nera.

DOMANDA - Un’ultima domanda, lei ha parlato di perdite non individuate e perdite individuate. Ora, pur sempre di perdite si tratta mi pare, il significato di quanto lei ha detto si possa tradurre poi in questi termini che sempre di perdite si tratta?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Sono perdite che non sono state individuate ma che ci sono state?

RISPOSTA - L’importante è che siano sotto controllo in modo da non determinare inquinamenti ambientali estesi e da interessare le persone. Un impianto senza perdite è...

DOMANDA - Grazie, ho finito.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Lei è in grado di riprendere quel documento presentatole dal Pubblico Ministero, il bollettino d’analisi 9 luglio ‘76, è ancora lì per caso?

RISPOSTA - Quello con copia...

 

Presidente: eccolo qua, questo.

 

DOMANDA - Di due pagine è il documento.

 

Presidente: sì.

RISPOSTA - Sì, e lo stesso.

 

DOMANDA - Bollettino di analisi 9 luglio ‘76. Può prendere la seconda pagina?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Nella voce posizione controllata si legge 148, 147, 141, 143, che posizione, lei si ricorda che posizione controllava fosse il 140 e i vari numeri fino a 8 si legge?

RISPOSTA - Questo è, sono le sigle, quindi nome e cognome, dei reattori, delle otto autoclavi che erano al CV6, è per questo che io prima quando ho fatto, ho cercato di dare una spiegazione a questo bollettino ho fatto una domanda, che per magari..., ho l’impressione che queste siano analisi fatte all’interno dei reattori, e non all’esterno o di confronto con il cromatografo dove avevano delle zone ben individuate.

DOMANDA - Adesso ci arriviamo. Le voglio solo mostrare i disegni dell’impianto che lei conosce bene, ma li voglio far vedere anche al Tribunale, che sono allegai alla consulenza tecnica Pasquon... Ci sono i disegni del primo piano e del pian terreno, ha sotto mano il documento, ha visto come vengono rubricate le autoclavi?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Con che numero?

RISPOSTA - 141, 2, 3, corrispondente a quelli che abbiamo visto prima là.

DOMANDA - Senta una cosa, siccome nella tabella si parla di pipettoni, e già è stato detto che..., era possibile fare delle analisi dentro le autoclavi con le sonde dei pipettoni? Si ricorda?

RISPOSTA - Con i pipettoni?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Con i pipettoni di vetro?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Era possibile sì, ho detto che sono state fatte.

DOMANDA - Allora vada alla prima pagina adesso del bollettino di analisi e legga la voce "misure effettuate" cosa c’è scritto sotto "misure effettuate"?

RISPOSTA - Alla prima pagina?

DOMANDA - Alla prima pagina.

RISPOSTA - Ecco qua, misure effettuate la determinazione della concentrazione di CVM in aria nelle varie apparecchiature.

DOMANDA - Cosa vuol dire?

RISPOSTA - Questo vuole dire un po’ quello che ho detto io, nel senso che è stata fatta l’analisi nell’apparecchiatura e non di confronto con le sonde del cromatografo. Però, ripeto, sto interpretando perché non ricordo questa analisi, questo particolare d’analisi.

 

Presidente: nell’apparecchiatura quindi cosa significa?

RISPOSTA - L’apparecchiatura sono pompe, reattori, autoclavi e chi più ne ha più ne metta, in questo caso è segnalata nella posizione controllata in maniera evidente e il nome, la sigla dell’apparecchiatura e queste sono tutte autoclavi, la 141, anche se in ordine..

 

Presidente: quindi all’interno delle autoclavi?

RISPOSTA - Io suppongo di sì.

 

DOMANDA - Prima del degasaggio?

RISPOSTA - Bisognerebbe vedere chi..., no,...

DOMANDA - E’ una domanda?

RISPOSTA - No, sto cercando anche qua, questi numeri che sono qua, potrebbe essere anche prima del degasaggio ancora con lo slurry dentro, perché come dicevo le dicevo per il degasaggio si sono eseguite una serie di modifiche, di posizionamenti anche procedure, quindi sicuramente inizialmente si facevano dei confronti e questi numeri mi darebbero più l’impressione di analisi effettuate prima dello scarico dell’autoclave, a degasaggio effettuato, sicuramente non eravamo nella fase ottimale, anzi, più avanti, dove è stato sdoppiato il collettore, inserito lo strippaggio, sotto vuoto e così via. Quindi all’epoca ci possono anche stare nell’autoclave questi numeri.

 

Presidente: Ma siccome poi si doveva entrare nell’autoclave eventualmente per le pulizie a quell’epoca, allora, si facevano questi rilievi con il pipettone e si facevano anche in previsione di un’entrata in autoclave per la pulizia o erano del tutto indipendenti da questo...

RISPOSTA - Direi, ecco, proprio di sì, io alla data può anche essere che non si entrasse più in autoclave, ma sono assolutamente indipendenti, perché per l’ingresso in cavità anche lì c’era tutta, quando lo si faceva, c’era tutta una procedura che prevedeva anche l’esclusione, la ciecatura dei vari ingressi, la fermata dell’agitatore, la compilazione di un certo modulo vistato dall’assistente di turno, c’era anche la richiesta di analisi da parte del servizio prevenzione infortuni che veniva ad analizzare con delle fiale che segnalavano la minima presenza di CVM e si dava l’ingresso in cavità solo quando tutti questi parametri, analisi ambientale compresa, erano soddisfatti, quindi senza monomero dentro. Poi poteva capitare che all’interno si liberasse qualcosa. Quando l’addetto entrava in cavità sicuramente era stato analizzato anche l’ambiente senza presenza di monomero, con riscontri senza presenza di monomero. Addirittura il modulo approntato per entrare in cavità, che doveva essere firmato anche dall’assistente, non veniva firmato finché non c’era il medesimo che il Pas compilava con la quantità di monomero presente.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Non so se il teste non si ricorda, o si dimentica o fa confusione...

 

Avvocato Santamaria: vorrei finire io.

 

Presidente: faccia allora, se c’è una continuità.

 

DOMANDA - Sì, con la domanda che ha fatto proprio il Presidente. Allora, che riprenda un attimo questo documento, questo dico chiedo se fa confusione o non si ricorda. Lì dove si parla della posizione 140/3/5, lei si ricorda che cosa indica?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Che cosa indica?

RISPOSTA - Indica 140/3 è l’autoclave 140/3.

DOMANDA - Cosa indica, è grande l’autoclave?

RISPOSTA - Se io scrivo la sigla 140/3 ad autoclave ferma ovviamente, perché qui non siamo..

DOMANDA - E’ scritto 140.5, 140.8, allora, lo chiedo a lei se per caso lo ricorda, se no glielo dico io cosa indica?

RISPOSTA - Per me indica l’autoclave.

DOMANDA - Che differenza c’è tra il 140.3, il 140.5, 140.6 e 140.8?

RISPOSTA - Le autoclavi al CV6 sono 8, la prima autoclave si chiama 140.1, la seconda 140.2..

DOMANDA - Nel documento che le riguarda, che le è stato consegnato lo stesso stamattina, quello che riguardava le rilevazioni delle elaborazioni mensili, viene indicato per quanto riguarda autoclavi 140/3 o 5 etc., viene indicata la quota. Allora è un discorso di quota questo qua, da nessuna parte è scritto dentro, è un rilevamento a livello delle quote che sono indicate, non dentro le autoclavi?

RISPOSTA - Qui dove sta scritto.

DOMANDA - Qua non è scritto, si vada a leggere il 140.3 dove vengono indicati nel documento che le è stato dato i controlli sulle autoclavi dove è indicata la quota. L’altro documento forse ce l’ha il Presidente adesso, quando viene fatta poi la media viene indicata quella che è la quota del 140/6, 140/8, quota 1 quota 5, sono indicate le quote.

RISPOSTA - A maggior ragione mi sto convincendo che questa è un’analisi all’interno dell’autoclave perché se era riferita all’esterno doveva sicuramente su questo bollettino essere evidenziata la quota, perché, appunto, le autoclavi erano soggette a monitoraggio sia a quota zero, che abbiamo detto è un metro e mezza circa, e a quota quattro, perché le autoclavi erano strutturate e poggiavano su un piano ed andavano fino a terra. A terra c’era la parte dell’autoclave dove veniva effettuato lo scarico, che poi è stato modificato, migliorato per eliminare certi problemi pre 70, e là era un punto, diciamo tra virgolette, critico, in quanto al momento dello scarico poteva magari esserci un difetto meccanico e determinarsi un previsto, una fuoriuscita di lattice con conseguente rilievo di CVM. Un’altra cosa invece è a quota quattro dove c’era il boccaporto con tutti i rubinetti, il pettine, il condensatore e quant’altro, dove effettivamente avveniva l’operazione di carico dell’autoclave. Quindi ogni autoclave, o ogni tre autoclavi, adesso dovrei tornare alla piantina dove ci sono le linee del monitoraggio, ogni gruppo di autoclavi aveva un rilievo a quota 5,5 convenzionale o 1,5, piano terra o primo piano.

DOMANDA - Le campanelle delle autoclavi risultavano, venivano indicate con quota, quota 1, quota 5, quota....

RISPOSTA - Bisogna fare riferimento alla..

DOMANDA - Sì, già la conosciamo. Quando veniva indicata la quota dell’autoclave vuol dire che il controllo era esterno?

RISPOSTA - Appunto.

DOMANDA - Allora, questo riferimento che viene fatto all’autoclave in questo senso qua non capisco perché dovrebbe essere interno quando ad esempio in alcuni punti risulta uno 0,91 e non mi pare che dentro le autoclavi recuperino 0,91?

RISPOSTA - 0,91% vuol dire 9100 PPM, quindi è più alto, questo numero qua che non i 4200 PPM che abbiamo...

 

Presidente: abbiate pazienza, ricitiamo il teste Saccon che ha fatto tutte queste analisi, quindi il teste Saccon sarà in grado di dirci dove ha fatto le analisi, se all’interno o all’esterno delle autoclavi, per quali motivi le ha fatte e per quali scopi ha fatto queste analisi e, siccome non c’è solo questo documento, ma c’è anche l’altro che si riferisce sempre a Saccon e che è di epoca diversa, io credo che da Saccon potremmo avere i chiarimenti che tutti adesso andiamo cercando da questo teste che peraltro ha dato delle sue risposte e cerchiamo di confrontarle con quelle di chi ha fatto effettivamente queste verifiche e questi accertamenti. Quindi io direi di fermarci qui per quanto riguarda questo aspetto nel controesame o nel riesame, meglio, da parte del Pubblico Ministero. Andiamo avanti con le altre domande. Allora adesso darei la parola all’avvocato Santamaria che stava proseguendo il controesame.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Mi riallaccio alla domanda che ha fatto l’avvocato Manderino di parte civile, relativa tema della formazione e informazione del personale. Io le mostrerei un documento del 13 aprile 1984 e che dice così "si inviano in allegato gli elenchi del personale dei reparti CV6, CV14/16, CV24/25 che ha partecipato alla lezione periodica sul CVM come previsto dalla legge in oggetto. Le presenze sono state 232 suddivise in 30 incontri di cui 10 con il CV6, 12 con il CV14/16 e 8 con il CV24/25, oltre le informazioni sul rischio che il CVM presenta per la salute e le precauzioni...". Quello che mi sta a cuore è soltanto che lei lo guardi perché in allegato ci sono i nomi di tutti gli operatori con le firme con l’attestazione della loro partecipazione a queste lezioni. Lei riconosce gli operatori del CV6 di cui c’è al fianco del nome la sottoscrizione?

RISPOSTA - Il primo foglio sono operatori del CV24, c’è anche scritto, ho letto i nomi e ho visto.

DOMANDA - Al CV6?

RISPOSTA - Sì, i nomi me li ricordo tutti.

DOMANDA - Vuole leggere i nomi che io ho evidenziato in giallo?

RISPOSTA - Cerin Primo, Condotta Natale, Corò Renzo.

DOMANDA - C’è una firma a fianco di questi nomi?

RISPOSTA - Con relativa firma.

DOMANDA - Chiedo semplicemente l’acquisizione del documento al Tribunale.

 

AVVOCATO MANDERINO

 

DOMANDA - Io volevo solo fare un’ultima domanda al teste. Volevo sapere, perché non l’ho sentito, lei è tuttora dipendente al Petrolchimico?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Che mansioni svolge?

RISPOSTA - Adesso sono nell’ambito dei servizi generali, quindi sono un po’ fuori dalle problematiche produttive, non fuori da problematiche di stabilimento.

 

Presidente: va bene.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Un’ultima cosa perché era stato fatto riferimento al caporeparto CV6 Martinello, ed allora chiedo l’acquisizione che era già stata chiesta del verbale delle dichiarazioni rese da Martinello Gianfranco alla Polizia giudiziaria con il documento che c’è allegato e il 21 settembre del ‘96, nonché, visto l’altro caso di decesso, Zaninello Silvio, chiedo l’acquisizione anche del verbale di Zaninello del 10 giugno ‘97 e materialmente le consegno e una volta consegnate volevo chiedere sul discorso di Martinello Gianfranco, in relazione alle entrate nelle autoclavi nel CV26 Martinello diceva: "Posso affermare che dal ‘74 sino al ‘79 non sono stati effettuati lavaggi né manualmente né con i lavatori", diceva che dal ‘74 non si entrava più in autoclave. Lo chiedo a lei?

RISPOSTA - Io mi sono preso cautelativamente un periodo di anni, ho parlato di ‘75-’76, ma proprio per essere tranquillo e supertranquillo sono arrivato anche al ‘77. Martinello afferma che è iniziato anche prima l’ingresso in autoclave.

DOMANDA - Scusi, io gliel’ho letto apposta, io chiedo a lei che discorso fa in riferimento agli anni e rispetto al lavoro che ha fatto per tutta una serie di considerazioni che ovviamente di faranno. Di fronte a questa dichiarazione di Martinello che fa risalire al ‘74, la cessazione dell’entrata in autoclave al CV6, lei che cosa dice?

RISPOSTA - Io dico che probabilmente ha ragione Martinello perché è lui che ha determinato come responsabile di reparto il non ingresso o la necessità di non andare più in autoclave, più che il servizio tecnico. Diciamo, ha trovato anche supporto e uniformità di idee con il servizio tecnico. Se Martinello dice ‘74, io dico che se non è il ‘74 sarà il ‘75, quindi anticipo anch’io i tempi che ho già enunciato.

DOMANDA - Io consegno i due verbali materialmente.

 

Presidente: va bene.

 

RISPOSTA - Posso fare una precisazione?

 

Presidente: lei faccia pure la precisazione che ritiene.

RISPOSTA - Sempre riguardo a questo argomento. Io ho la sensazione, ma credo di poter dire anche più di sensazione, che è stata una delle prime cose che Martinello ha fatto, quindi se Martinello è venuto al CV6 negli anni..., se non erro, forse nel ‘73, che è succeduto al Veratelli, può anche essere vera quella sua affermazione che già dal ‘74 si era sospeso. Io mantengo il mio periodo di riferimento.

 

Presidente: va bene, la ringraziamo allora, però per la prossima udienza, Pubblico Ministero, perché era un teste del Pubblico Ministero, ricita il teste Saccon.

 

Pubblico Ministero: va bene.

 

Presidente: così chiudiamo questo discorso. Può andare, grazie. Sentiamo l’altro teste.

 

Avvocato Baccaredda: Cortello.

 

Presidente: io non so quale sarà la durata, comunque io ho detto che alle sei questa sera sono costretto davvero a chiudere l’udienza. Questo lo dico per non far rimanere gente inutilmente.

 

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - CORTELLO CARLO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO.

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Lei che funzioni ha ricoperto nel Petrolchimico di Porto Marghera e in che tempi?

RISPOSTA - Io sono stato assunto al Petrolchimico di Porto Marghera nel gennaio del 1970. Dopo pochi mesi, verso giugno dello stesso anno, sono andato al nuovo Petrolchimico con la funzione di assistente ai montaggi dei nuovi impianti, in particolare per il montaggio degli impianti CV22 e 23. All’avviamento degli stessi, che è avvenuto in agosto del ‘71, sono rimasto come assistente di manutenzione di zona praticamente fino alla seconda metà del ‘77; dopo ho avuto un breve distacco, un intervallo, sono andato in ingegneria di manutenzione per alcuni mesi fino a metà del ‘78 e sono ritornato CV22/23 con la carica di coordinatore di manutenzione di zona e sono rimasto fino alla fine del 1980. Poi dal gennaio dell’81 fino alla fine del..., fino all’84 ho fatto il capoofficina terzi, meccanico terzi; poi ho fatto dall’84 fino ai primi mesi del ‘92 il capoofficina delle Officine Sociali; dal ‘92, primi mesi del ‘92 fino alla metà del ‘96 responsabile di pianificazione nel servizio manutenzione; dal ‘96 a tuttora sono nell’ufficio tecnico.

DOMANDA - Il periodo che riguarda la sua testimonianza di riferimento è quello in cui lei è stato coordinatore di manutenzione del CV22, ‘78, ‘79, ‘80.

RISPOSTA - Sì, dalla metà del ‘78 fino alla fine dell’80 praticamente.

DOMANDA - Lei in questa funzione concorreva a formare i budget di manutenzione?

RISPOSTA - Sì, il budget di manutenzione veniva formalizzato dal coordinatore - quindi da me - in accordo con il responsabile delle produzioni e in accordo anche con le funzioni di manutenzione, in particolare con l’ingegneria di manutenzione, venivano visti e vagliati gli aspetti e le cose da mettere in preventivo in budget per gli anni successivi.

DOMANDA - Con riferimento a che reparto?

RISPOSTA - Al CV22/23.

DOMANDA - Si ricorda com’erano i consuntivi degli anni in cui era coordinatore? I consuntivi dei bilanci rispetto ai budget, i consuntivi e i budget, ha dei ricordi?

RISPOSTA - Io i numeri adesso non li ricordo esattamente. Io ho un ricordo che è questo qua ogni fine anno, almeno nel periodo che sono rimasto io, dovevo fare dei giustificativi per giustificare le fuoriuscite dal budget in eccesso, cioè per giustificare il fatto che avevamo speso di più del budget. Questo è quello che io effettivamente ricordo di aver fatto.

DOMANDA - Adesso le mostro i consuntivi degli anni ‘78, ‘79 e ‘80, sono consuntivi completi di tutti i reparti e sono stati già prodotti in altra occasione, nell’esame del teste Bareato, al Tribunale.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei riconosce questi documenti?

RISPOSTA - Sì, questi sono i consuntivi contabili che venivano emessi a fine anno dalla funzione analisi gestionale della manutenzione, all’epoca c’era il ragionier Rossato che curava queste cose qua. Questi sono i numeri che c’erano. Per quanto mi riguarda, qui io ho in mano il foglio, ‘78, è il gruppo 12 CLR-E, che erano i clorurati est, dove si vede che c’è una spesa in più rispetto al budget del 4,2%. Questo è il ‘78.

DOMANDA - Il ‘79?

RISPOSTA - Sì, nella seconda pagina, ‘79, c’è sempre clorurati est, la differenza anche qua è in più, +141,3 milioni.

DOMANDA - ‘80?

RISPOSTA - Lo stesso, clorurati est, c’è un +84 milioni, quindi vuol dire che il budget..., si è speso più del budget. Tra l’altro il budget dell’80 - lo vedo qui adesso - è discretamente più elevato del budget del ‘79.

DOMANDA - Senta una cosa, nel corso di questi anni le risulta comunque - ‘78, ‘79, ‘80 - che siano stati effettuati dei tagli a Porto Marghera nella manutenzione del CV22?

RISPOSTA - A me non sono mai state date disposizioni o direttive per eseguire dei tagli nella manutenzione. Le indicazioni erano sempre quelle di fare la manutenzione per salvaguardare la produzione, ma altrettanto per salvaguardare l’ecologia, l’ambiente e la sicurezza. Io non ho mai avuto altre disposizioni.

DOMANDA - Le mostro ancora un documento che è per quanto riguarda il 1979, un documento che riguarda gli obiettivi al 27 marzo ‘79. Anche questo è un documento che ha già avuto il Tribunale dal Pubblico Ministero nella testimonianza del signor Bareato.

RISPOSTA - Sì, qui vedo che c’è una tabellina con degli obiettivi, per quanto mi riguarda dove ci sono i clorurati, CLR-E e CV23, un -55 milioni...

DOMANDA - Come mai il consuntivo ‘79 ha superato le spese?

RISPOSTA - Abbiamo fatto più manutenzione, cioè, voglio dire... Attenzione, questi qua sono degli obiettivi che venivano dati all’epoca, io non mi ricordo se adesso nello specifico questo obiettivo poi sia stato rispettato o meno. Bisogna anche tener conto che i budget venivano formalizzati l’anno in corso per l’anno successivo, cioè a giugno dell’anno per l’anno successivo. In quell’occasione uno faceva delle previsioni. Le previsioni tenevano conto anche..., se c’erano degli aspetti dubbiosi uno si cautelava anche un po’, metteva delle voci di spesa sulle quali magari non era certo poi di spendere; poi prima di eseguire l’intervento con una serie di controlli, di ispezioni, verificava se era proprio necessario fare l’intervento oppure se si poteva rinviarlo, questo era un po’... Però alla fine del ‘79 abbiamo comunque speso di più di quello che avevamo budgettato.

DOMANDA - Per quanto riguarda il suo reparto lei ha ricordo di interventi eseguiti dalla manutenzione di risanamento degli impianti di CVM?

RISPOSTA - Sì, gli interventi che abbiamo fatto noi di risanamento riguardavano un po’ l’aspetto del valvolame con la sostituzione di valvole più adatte, tipo rubinetti della Tuflin o dell’Adco, poi il rifacimento di tubazioni che erano nate in acciaio carbonio con materiali più nobili, acciaio inossidabile o nichel. Poi siamo intervenuti parecchio sulle pompe montando doppie tenute dove non c’erano e cambiando anche i materiali delle tenute dove c’erano le doppie tenute per dare una garanzia maggiore. Per dire, non so, c’erano degli anelli di tenuta in ceramica, si montavano materiali più nobili tipo carburo di tungsteno, che tra l’altro costava cinque o sei volte tanto, e più in generale le condizioni di marcia delle macchine. Per dire un’altra cosa, verso la fine degli anni Ottanta abbiamo montato anche delle pompe a trascinamento magnetico, due sono sicuro, non ricordo se erano due o quattro, erano delle macchine che separavano completamente il fluido di processo dall’ambiente, quindi il processo era proprio segregato all’interno di questa macchina qua.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Quando parla di CLR-E vuol dire clorurati est?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Che cosa si intende per clorurati est?

RISPOSTA - Il reparto CV22 e 23.

DOMANDA - E basta?

RISPOSTA - Erano CV22 e 23, adesso non so se c’era anche il reparto DL2.

DOMANDA - E i clorurati nord quali erano?

RISPOSTA - Le dico quello che mi ricordo, c’erano il CV10, 11, poi io non mi ricordo perché non mi interessavo... Non ricordo se c’erano dentro anche i TR e i TS, non ne sono sicuro.

DOMANDA - Con la sigla - mi pare l’ultimo documento che le è stato mostrato - CPV che cosa si indica?

RISPOSTA - Sono i polimeri, i clorurati e i polimeri: i CV14, 16, 24, 25, CV6.

DOMANDA - E CMP?

RISPOSTA - Compound.

DOMANDA - Come reparti?

RISPOSTA - CV5 e 15, se non ricordo male.

 

Presidente: può andare grazie. Chi sentiamo ora?

 

Avvocato Baccaredda: Francini.

 

Avvocato Scatturin: nel prepararmi a sentire questi testi sindacalisti io devo dirle che sono veramente perplesso perché il sindacato si è costituito parte civile e perciò io devo pensare che sia parte in questo processo come parte a carico. Ad un certo momento questa parte a carico diventa un teste a discarico, perciò... Non è che io voglia fare delle analogie impossibili tra il processo civile e il processo penale, però io devo osservare che nel processo civile si può sentire anche la controparte, ma quando si sente la controparte la si sente soltanto in un interrogatorio libero, che non è neanche coperto, diciamo, dall’obbligo di testimoniare la verità. Cioè, la controparte che viene sentita nel processo civile viene sentita liberamente e liberamente risponde; in questo caso invece diciamo che la parte che era a carico e che diventa una parte a discarico, come in questo caso, è legata all’obbligo di testimoniare la verità. Perciò questo è il mio disagio, profondo disagio. Io volevo esprimerlo, Presidente.

 

Presidente: va bene, d’accordo, prendiamo atto di questo disagio, peraltro le regole del Codice - lei sa - sono diverse. La parte civile una volta che verrà sentita come parte ovviamente allora non ha l’obbligo di dire la verità, non ha l’obbligo di giurare, etc.. Oggi noi stiamo ascoltando e dovremmo escutere un testimone, mi viene detto che è un rappresentante sindacale, prendo atto...

 

Avvocato Scatturin: costituito parte civile, Presidente.

 

Presidente: non è il signore che si è costituito parte civile, sarà l’organizzazione sindacale che è costituita parte civile, che avrà un suo rappresentante, legalmente la rappresenterà in questo processo come parte. Questo è un testimone, voglio dire, è un testimone e non c’è nessuna incompatibilità. Non si allarmi, avvocato. Comunque lei ha espresso il suo disagio.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - FRANCINI ANGELO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Se vuole prima precisare le funzioni e i tempi delle sue funzioni prestate come lavoratore all’interno del Petrolchimico di Porto Marghera?

RISPOSTA - Sono stato assunto nel ‘70 come tecnologo ad aprile, dopo 3 mesi, a luglio, agosto ho cominciato a lavorare nel gruppo, in tecnologia del gruppo PVC iniziando con CV3, nel ‘72 ho cominciato a fare attività sindacale e più o meno in quell’anno sono entrato nel consiglio di fabbrica che si è costituito allora. Nel ‘73 ho cominciato come commissione ambiente, è stata istituita la commissione ambiente e ho iniziato nella commissione ambiente.

DOMANDA - Quando ha cessato di lavorare per la Montedison?

RISPOSTA - Ho cessato di lavorare per, mi sfugge perché c’è il passaggio prima Enichem e poi Enimont, quando sono passato, mi sembra quando sono passato dalla tecnologia del PVC, che eravamo in conto lavorazione, sono passato all’UTL di Enichem, c’era stata una vendita degli impianti, però in questo momento non vorrei fare confusione.

DOMANDA - Comunque lei...

RISPOSTA - All’incirca nell’88.

DOMANDA - Lei è sentito da questa difesa essenzialmente per il periodo degli anni ‘70 e prima parte degli anni ‘80; vorrei che lei indicasse al Tribunale in quali reparti lei ha prestato la sua attività in questo periodo?

RISPOSTA - Al CV3, finché non è stato chiuso nel ‘72, al CV14 e al CV24 quando è stato avviato, che erano impianti di polimerizzazione in sospensione, e poi mi sono occupato anche del CV6 e degli altri impianti del gruppo per alcuni problemi di tipo ecologico, inquinamento, perché mi ero occupato anche, in particolare del PVC mi occupavo di questo.

DOMANDA - Lei è stato anche delegato di reparto?

RISPOSTA - Sì, sono stato delegato di reparto quando sono entrato nel consiglio di fabbrica nel ‘72 e poi più o meno ininterrottamente fino agli anni ‘80 quando mi sono disimpegnato dagli incarichi sindacali perché volevo ritornare a Arezzo, e poi in modo saltuario, che devo pensarci quando è stato.

DOMANDA - Lei ha fatto cenno a due organismi di cui faceva parte, commissione ambiente, consiglio di fabbrica, vorrei che lei dicesse che cosa questi organismi rappresentavano nella Montedison?

RISPOSTA - Il consiglio di fabbrica era l’assemblea, l’insieme dei delegati eletti da gruppi omogenei indipendentemente dall’organizzazione sindacale fino a una certa data, grosso modo è stato così fino a che non sono state fatte le RSU, la commissione ambiente era l’organismo del consiglio di fabbrica specializzato previsto dal contratto per trattare gli aspetti di tipo ambientale.

DOMANDA - Lei ha già detto quando viene costituita la commissione ambiente, lei fa già parte all’atto della costituzione della commissione ambiente?

RISPOSTA - Sì, io ho cominciato con la prima commissione ambiente, la particolarità della commissione ambiente è che il contratto impostava la gestione delle questioni ambientali in termini di contrattazione non di gestione paritetica com’era stato con il contratto precedente, io ho cominciato con questa fase.

DOMANDA - La commissione ambiente si occupava dei lavoratori delle cooperative che lavoravano nel Petrolchimico?

RISPOSTA - Non direttamente perché non era organo di supporto alla contrattazione per loro, ma evidentemente se ne occupava, ci sono documenti nei quali, appunti che facevamo per l’esecutivo si mandavano anche ai delegati delle imprese degli appalti, se c’erano.

DOMANDA - A questo proposito le mostro una breve serie di documenti, sono dei documenti che risultano intestati a diverse cooperative, il primo è il comitato coordinamento carovane e cooperative, Porto Marghera, Venezia, e è del 18/6/95 indirizzato alla spettabile commissione ambiente dello stabilimento Petrolchimico di Porto Marghera, le altre sono di altre cooperative, leggo il testo soltanto di questo documento, il primo, "come da accordi intrapresi a seguito di un incontro tra alcuni membri delegati della vostra commissione ambiente e una nostra commissione di rappresentanti delle cooperative che cooperano all’interno dello stabilimento Petrolchimico, siamo a comunicarvi i nominativi dei lavoratori designati dalle singole a far parte della commissione ambiente cooperatori facchini. E’ inutile sottolineare l’importanza e lo scopo di avere ottenuto questo punto sul nostro accordo provinciale e rileviamo altresì l’importanza di un sempre più stretto collegamento e collaborazione tra le due commissioni perché la lotta per l’ambiente e antinfortunistica è comune", etc.; lei si ricorda di documentazione, di carteggio di questo tipo che le presento in questo momento?

RISPOSTA - Me lo ricordo a rovescio, cioè non di commissione ambiente, di cooperative che scrivono a noi commissione ambiente, credo che sia la prima volta che vedo questo documento, mi ricordo - l’ho qui nei miei documenti - di un documento per, se non sbaglio l’indagine epidemiologica che inviavamo al sindacato e abbiamo inviato anche ai delegati delle cooperative o qualcosa del genere. Ripensandoci ricordo senz’altro di essere intervenuto su incidenti o infortuni dove c’erano interessati o chiamati persone delle cooperative perché evidentemente in questi casi venivamo chiamati noi.

DOMANDA - Lei quando ha saputo della cancerogenicità del cloruro di vinile monomero?

RISPOSTA - Io sono in grado di rispondere con sicurezza per quanto mi riguarda, non so se sono stato uno degli ultimi a saperlo, perché poi nel ‘79 ho scritto degli appunti riassuntivi per tutta la vicenda e riandando a rileggere avevo scritto: "Nel maggio del 1974 il consiglio del Petrolchimico fu informato dall’azienda che..."

DOMANDA - Dovrebbe chiedere di essere autorizzato dal Tribunale a leggere il documento.

 

Presidente: veramente se sono appunti suoi, voglio dire, li può leggere, è un richiamo alla memoria. Prego, continui.

 

RISPOSTA - Certe cose le ho ricordate, le ricordavo vagamente, certe righe sapevo anche a che punto della pagina erano scritti e li ho ritrovati. Qui per esempio ero convinto questa informazione di averla avuta a giugno, vado a leggere e avevo scritto che l’aveva avuta a maggio.

 

Presidente: questi appunti quando è che li ha scritti?

RISPOSTA - Nel ‘79. In sintesi, per far prima, nel maggio del ‘74 al Petrolchimico la notizia della cancerogenicità anche per l’uomo, ma non solo, nemmeno quella per l’animale, era nota pubblicamente, io non lo sapevo, l’informazione mi arrivò in modo informale da uno degli assistenti dell’ufficio del personale che mi disse, sintetizzo, sono stato incaricato di dire a te e a Tettamanti che...

 

DOMANDA - Chi è Tettamanti?

RISPOSTA - Un altro componente della commissione ambiente, e quindi nemmeno a tutta la commissione ambiente. Che il Ministero ha ordinato un’indagine epidemiologica che la Montedison l’ha già richiesta, ordinata, commessa alla clinica del lavoro di Milano, al professor Foa, e mi è stato chiesto di chiedervi il vostro parere prima che combiniate i soliti caos. A quel punto abbiamo, non ricordo se la documentazione mi è stata data in quel momento, abbiamo concordato, io e Tettamanti, di andare a parlare a Milano con il professor Foa prima di parlarne anche con gli altri e di prendere una posizione. Io mi fermerei qui, perché poi ho scoperto tutta una serie di altre cose, che la notizia a Venezia altri la sapevano, che erano usciti degli articoli sul giornale già nell’aprile del... che io non avevo visto, nell’aprile del ‘74 e nel febbraio del ‘74 e non ricordo il mese del ‘71, io in questi appunti ricostruivo tutta questa cronistoria.

DOMANDA - Li vuole consegnare al Tribunale?

RISPOSTA - Questi sono comunque già negli atti, nel fascicolo del...

DOMANDA - Ad ogni buon conto lei ha detto che è andato insieme a Tettamanti a parlare con Foa?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Qual è stato l’esito del colloquio?

RISPOSTA - Intanto sono sicuro di esserci andato, perché Tettamanti qualche anno fa non se lo ricordava parlandone così, perché è stata la prima volta che sono andato a Milano con l’autostrada, io a Venezia qui ci ero da poco, ero da 4 anni che ero a Venezia, e quindi come primo evento me lo ricordo in modo netto. Al professor Foa, per farla breve, in pratica abbiamo detto: questa indagine si può fare e da come ce l’ha spiegata va benissimo che partecipi anche lei all’esecuzione, però non può essere un’azienda, un’indagine commessa dall’azienda, deve essere un’indagine pubblica. A quel punto tornati a Marghera abbiamo raccolto le informazioni, ci siamo accorti che a Roma - questo me lo ricordo - in altre fabbriche già erano partite, io ho scritto ai delegati che conoscevo delle altre fabbriche, mi sono informato, mi hanno mandato la documentazione, ho ancora le lettere, a quel punto... poi abbiamo saputo che a Brindisi, a Terni, la Montedison aveva già commesso in sede locale l’esecuzione di quelle, l’anticipo di quella... Poi anche altre informazioni sulle quali sorvolo.

DOMANDA - Voi a questo punto avete avuto delle notizie e ha riferito quando le avete avute, lei si ricorda se ha provveduto a informare rappresentanze dei lavoratori, lavoratori, a fare un’attività di tipo informativo nei confronti dei lavoratori del Petrolchimico?

RISPOSTA - Non ricordo nessuna attività, ho intravisto dei documenti ma non sono riuscito a risistemarli, prima dell’estate, noi, però sicuramente prima dell’estate, mentre ricordo la documentazione che avevo chiesto alle altre fabbriche che mi hanno mandato, mentre il 2 e 3 settembre a Firenze ci fu il primo convegno pubblico sul problema del CVM al quale partecipava anche il professor Maltoni, al quale partecipai io, a quel punto avevamo già tutta una serie di documentazione che ci era stata mandata da Rosignano, che mi era arrivata per canali strani, testi in inglese compreso la notizia della Goodrich, che io avevo tradotto e che poi ho usato al convegno di Firenze, però queste fasi le ricordo in modo confuso perché non ho ritrovato la documentazione. Ricordo con precisione come siamo ripartiti con il convegno di settembre, perché ci sono stato anch’io, e ricordo come abbiamo riportato la notizia nel convegno di settembre. Il livello informativo è senz’altro banale, mentre è indicativa una certa mania che avevamo nel dare le informazioni. In pratica fu messo un avviso nelle bacheche che era a disposizione in capannone presso il tempo pieno, che è la segreteria dell’esecutivo, i nastri delle 7 ore del convegno di Firenze, che chiunque voleva sentirseli poteva andare ad ascoltarli e dato che le cassette non si sarebbero date per ascoltarle a casa, chi aveva il registratore poteva portarselo e trasferirlo. Questo è firmato da Sanmartin, che è stato...

DOMANDA - Provvedo io a darne copia, che così lei si conserva il documento, provvedo io a darne copia alle parti.

RISPOSTA - "Per comodità di ascolto chi disponesse di un registratore a cassette può portarlo con sé", firmato Sanmartin.

DOMANDA - Vorrei tornare un attimo indietro rispetto a questo periodo, vorrei tornare, o quanto meno cercare con lei di collocare l’inizio dei lavori di risanamento degli impianti di PVC-CVM?

RISPOSTA - L’inizio consapevole rispetto al CVM...

DOMANDA - No, l’inizio dei lavori come CVM. Se vuole io le faccio vedere, come faccio vedere al Tribunale, un verbale di accordo sindacale con l’esecutivo del consiglio di fabbrica che peraltro non la riguarda direttamente, per quanto riguarda il reparto CV6/8, è un accordo dell’1 agosto 1973, quindi circa un anno prima rispetto ai periodi di cui parlavamo. Qui siamo nel periodo in cui non c’è stata ancora la Goodrich e siamo nel periodo delle indagini di Maltoni, 1/8/73 c’è un elenco di lavori che vengono fatti al CV6 nell’ambiente di lavoro, in particolare a titolo di esempio, leggo: "Polmonazione slurry tanks", e c’è scritto: "E’ stato completato lo studio per la riduzione dell’inquinamento ambientale da monomero proveniente dai serbatoi di stoccaggio lattice", i lavori sono stati autorizzati, lavoro ultimato 30/4/74, si parla di inquinamento ambiente da monomero; lei si ricorda se furono fatti quindi dei lavori di risanamento prima delle notizie di Goodrich?

RISPOSTA - Sì, però su questo dovrei anche, se mi è consentito, vorrei premettere su come si facevano le trattative, le richieste di interventi, la contrattazione sugli interventi di risanamento prima di aver saputo che il CVM era cancerogeno. Il problema del risanamento al Petrolchimico nacque da una parte con le questioni ambientali, io ricordo che se non si trovava il sistema per abbattere le polveri dall’acqua di scarico non veniva data la concessione a partire al CV24, lo ricordo benissimo perché fui io a trovare la via per risolvere la questione come tecnologo. L’altro aspetto del risanamento, dell’urgenza del risanamento, furono gli incidenti che si verificarono negli impianti del nuovo Petrolchimico, soprattutto al TDI, al DL2, che fu in assoluto la situazione peggiore di tutta la fabbrica, e agli AS, che era un reparto più vecchio, altri reparti critici, per noi più preoccupanti, erano gli FO e erano gli impianti di cloro che ancora erano in marcia nel vecchio Petrolchimico, dove c’erano situazioni addirittura sul piano tecnico assurde. Il nostro impegno, il mio personale, se lo posso citare, se non mi allargo troppo, io decisi di impegnarmi in commissione ambiente, non ero venuto a Venezia per fare un sindacalista, quando ho sentito un tecnologo giustificare in assemblea un incidente al TDI e dire che non c’era da meravigliarsi se il disco di rottura si era rotto, lo dice... rottura è lì per rompersi, io inorridii pensando: questo lo linciano e invece tutti presero per buona la giustificazione, se c’era il disco di rottura, era prevista la rottura, dentro era noto che c’era il tossico, doveva esserci l’abbattimento, io perito appena arrivato, mi consideravo un manovale, mi sembrava lampante. Situazione di questo tipo poi ne trovammo qualche altra. La nostra preoccupazione, la mia spinta ad entrare nel sindacato ad occuparmi dell’ambiente partì da qui. Il nostro giudizio, il mio giudizio, ma anche quello degli altri, è che erano gli impianti che ho detto prima quelli messi peggio, l’attività fu di coinvolgere i delegati che si chiamavano per gli incidenti per le singole situazioni, a fare un lavoro più sistematico, cominciammo a prendere fogli di carta, quando non riuscivano a procurarci disegni portarci, e buttare giù noi gli schizzi dell’impianto e vedere i punti critici. Questo lavoro ovviamente non era necessario che lo facessi per il CV dove lavoravo, ma questa attività poi che facevamo come commissione ambiente confluiva in delle richieste di risanamento, in degli accordi di reparto, di cui fa parte questo qui. Contemporaneamente però con la serie di incidenti che avevano creato allarme pubblico, aperto trattative all’associazione industriali sul TDI fu il Sindaco di allora che per la prima volta per un mese ordinò la chiusura del TDI anche se non c’era nessun organo tecnico in grado di fare le prescrizioni sugli interventi da fare.

 

Presidente: torniamo al nostro argomento che non è il TDI ma il CVM. Ci parli allora se... un’attività sindacale come delegato, etc. del reparto in cui ha lavorato e che cosa ha fatto in quel reparto.

 

DOMANDA - In quel reparto, in questo momento, appunto, io gli avevo fatto vedere questo accordo e le chiedo se questo accordo, e quindi altri accordi, nel ‘73 furono presi in un programma di investimenti ‘73-’75 per il miglioramento delle condizioni ambientali di sicurezza nel complesso industriale Montedison di Porto Marghera, una serie di interventi che iniziano e vengono stipulati nel ‘73 complessivamente in un documento che le mostro, e quindi coesistono con la nascita della commissione ambiente?

RISPOSTA - Conosco il documento, è il documento che, il (liciandrano 2) quello che ci fu consegnato dall’associazione industriali e riguarda tutto Porto Marghera, poi in fabbrica l’attività però la centrammo reparto per reparto, quello che mi ha dato prima è il risultato di uno di questi accordi.

DOMANDA - Anche questo documento riguarda gli impianti CV6, 14, 16?

RISPOSTA - Sì, tutto Porto Marghera, quindi anche gli impianti... E già in questi, mi sembra anche nel documento, sì, senz’altro nel novembre del ‘73, poi ci sono pervenuti documento dell’azienda, ci sono arrivati in commissione ambiente, dove risultava tutta un’altra serie di lavori; allora, il primo lavoro di risanamento che noi interpretammo come legato all’esplosività e basta, e ci fu presentato in questo modo, fu quello della polmonazione dei serbatoi, poi scoprimmo, e l’ho scoperto anch’io con l’esperienza personale, che invece era stato perché si sapeva già della cancerogenicità, che quel lavoro era stato avviato.

DOMANDA - Passiamo adesso un attimo alla piattaforma sindacale del settembre ‘75, la piattaforma sindacale, uno dei contenuti di questa piattaforma sindacale, è Mac uguale zero, cosa vuol dire, come veniva inteso dal sindacato questo Mac uguale zero?

RISPOSTA - Nei documenti sindacali della fase del risanamento degli impianti che ho ricontrollato ci sono tutte e tre le espressioni, Mac uguale zero, Mac tendente a zero, il cosiddetto Mac zero. Mac zero fu il tentativo di sintetizzare in una frase sola una serie di concetti diversi e questo ha portato a tutta una serie di equivoci. Nacque come, questo equivoco nacque però perché alla prima riunione al congresso di Firenze del ‘74 ci fu proposto da uno degli organizzatori il Mac socialmente accettabile, noi rifiutammo questo concetto e gli contrapponemmo un ragionamento che poi fu, si tentò... di sintetizzare il Mac zero. Qual era il concetto? Il Mac voleva dire accettare un livello di soglia determinabile, valutando che si era già ammalato, sul quale c’era la certezza che al di sotto di quella soglia non si provocavano malattie, non potendo nel caso del tumore avere questa certezza perché era l’indagine epidemiologica che doveva accertare, non aveva senso fare un riferimento. Qual era il sospetto? Che si prendesse un riferimento tecnicamente accettabile e ci si adattasse su quello. Noi valutammo che non era necessario ed opportuno chiedere la fermata degli impianti, anzi, non ci pensammo nemmeno, fermata di impianti per il risanamento, lo avevamo chiesto per gli AS, per il TDI, ma è un altro contesto, perché uno dei motivi è che facendo una valutazione statistica c’è sempre una soglia, ora non vorrei entrare nei dettagli che anche io mi considero un manuale e non padroneggio molto, noi consideravamo che anche per il CVM, e lo considero ancora oggi, ci sia una soglia che non sia determinabile, non vuol dire che non c’è. Nell’incertezza chiedevamo che ci si assestasse sul valore tecnicamente perseguibile con gli strumenti analitici che in quel momento rilevavano solo fino al PPM, qualche mese dopo, qualche anno sarebbero andati più basso, ma questo non ci interessava. Cosa vuol dire zero? Sul piano matematico vuol dire che una cosa non c’è, non esiste, e quindi è zero se l’impianto non c’è. In senso fisico zero vuol dire, bisogna dire: zero virgola e quanti zeri dopo la virgola per dare una grandezza, noi dicemmo 0,9 PPM, dato che non potevamo mica pronunciare 0,9 PPM, un PPM, l’impatto emotivo non era lo stesso, forse qui è stata la nostra fregatura, dicemmo Mac zero, dicendo però questo volevo dire non l’attenzione sul valore ma sulle sorgenti, che se poi c’era la manifestazione del punto dove c’era la perdita si doveva intervenire in tempi rapidi tecnicamente possibili senza angoscia perché ci consideravamo in una situazione di sicurezza, ma non accettare che fosse, che dato che il livello di fondo era accettabile anche quella sorgente era accettabile.

DOMANDA - A questo proposito le mostro un documento del 2 marzo ‘77 del consiglio di fabbrica della Montedison per quanto riguarda il CV24 e 25, che fa allo stato dei lavori prima che siano messe le colonne di stripping e dice che si è da tempo sotto un PPM. In particolare le leggo lo stato dei lavori che si dice essere stato fatto. "Il controllo sulle perdite di CVM è stato realizzato in parte con modifiche tecniche e dei materiali, sostituzione valvole a baderna con rubinetti a maschio a tripla tenuta, tenute a baderna pompe con tenute meccaniche e flussaggio acqua, strippaggio a ciclo chiuso delle acque reflue contenenti CVM da compressori gasometro, immersione in acqua dei premistoppa delle valvole motorizzate, nuove tenute alle pneumatiche di degasaggio e in parte con modifiche organizzative al ciclo dell’autoclave di lavorazione, carico... a secco in autoclave, procedure di spurgo e bonifica apparecchiature con azoto ed acqua, spurgo dell’autoclave durante il lavaggio con lancia, aspirazione aria dal fondo autoclavi con ventilatore centrifugo aspirante durante la pulizia interna, in modo che l’operatore dentro l’autoclave riceva continuamente aria fresca dal boccaporto, procedura di degasaggio a fine carica spinta nel tempo, sotto vuoto e ad alta temperatura secondo il prodotto, controllo periodico con cercafughe delle tenute in genere ogni otto ore". Le risulta che questi interventi, queste modifiche fossero state fatte? Il documento è del consiglio di fabbrica.

RISPOSTA - Io il documento non lo ricordo, probabilmente è stato scritto da un altro componente della commissione ambiente che era dello stesso reparto dov’ero io, però per esempio qui ricordo benissimo un lavoro perché io poi dal CV24 l’ho esteso al CV14, il lavoro tecnicamente è banale, ma sul piano non tanto banale, quello dell’aspirazione dal fondo dell’autoclave durante il lavaggio interno, anche se bonificata, come dice qui, durante la scrostatura potevano esserci delle sacche che emettevano CVM, aspirare dal fondo voleva dire che si impediva che questo CVM residuo, anche in quantità bassa, fosse respirato dall’operatore, che per un’altra nostra impostazione durante il lavoro non usava la maschera. Questi lavori poi, alcuni di questi lavori che sono iniziati prima del ‘74 non sono in quell’accordo che mi ha fatto vedere lei perché conteneva gli accordi maggiori, sono in delle liste di lavori interne perché in quelli che venivano dati all’esecutivo o all’ufficio relazioni pubbliche dell’azienda c’erano compresi quelli maggiori, quelli più spiccioli li ho ritrovati in un elenco interno che avevo ancora nella documentazione.

DOMANDA - Signor Francini, nella piattaforma del ‘75 viene scritto, si chiede la chiusura del CV6.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Poi ci sono gli interventi di risanamento di cui parliamo tra poco e c’è questo documento del ‘77 che abbiamo appena letto che dà questi dati. Perché nella piattaforma del ‘77 si chiede ancora la chiusura del CV6?

RISPOSTA - Allora, non si chiede... in quella del ‘77?

DOMANDA - Sì, mi riferivo a quella del ‘77, non è corretto quello che ho detto?

RISPOSTA - No, io ho presente in questo momento, non vorrei fare confusione, perché ne abbiamo fatte diverse in quel periodo di piattaforme.

DOMANDA - Adesso la ricupero.

RISPOSTA - E’ quella del ‘76, c’è un documento del ‘75 in prima pagina e all’interno è del ‘76. Escludo che ce ne sia stata un’altra del ‘77 dove si chiedeva la chiusura. Dicevo questo perché in quella del ‘76 si chiedeva la chiusura di tutti e tre i reparti vecchi, del CV6, CV14 e del CV5/15, poi dopo invece fu lasciata cadere.

DOMANDA - Con riferimento, c’è un documento, consiglio di fabbrica piattaforma del Petrolchimico Porto Marghera aprile ‘77, adesso glielo do, che con riferimento alla voce di cloruro di vinile monomero tra le varie voci, tra i vari capoversi, dice: per i problemi contingenti emersi dall’indagine, quindi fa riferimento a quella... si richiede fermata del reparto CV6 che risulta più nocivo, e poi interventi immediati che garantiscono in tempi brevi la non esposizione dei lavoratori del CVM agli altri agenti di rischio. Questo volevo capire, c’è tutta una serie di interventi che vengono posti in essere e di cui adesso verremo a parlare che risultano comunque dalle carte; perché c’è ancora questo riferimento nelle carte? Perché troviamo ancora questo riferimento? E da cosa nasce questo riferimento della chiusura del CV6, quello scritto nel settembre del ‘75?

RISPOSTA - Io ho bisogno di introdurre - sarò più breve che posso - un discorso di carattere generale. Il sindacato non è una persona sola, non è nemmeno un’organizzazione disciplinata in modo gerarchico, quando si fanno le piattaforme si scrive dove c’è il consenso e dove a volte si subisce e non si è d’accordo su alcuni... per cui capita che i documenti in fasi diverse siano contraddittori, sul piano sindacale c’è anche chi esagera e ci gioca troppo ed usa la controparte come sponda poi, in particolare sul rifacimento degli impianti c’erano posizioni diverse, c’era chi puntava a rinnovare gli impianti e sapendo della disponibilità dell’azienda che sul CV6, in documenti che ci erano pervenuti, non pubblici, c’era scritto: individuata la necessità di rifare e la convenienza di rifare il CV6, c’era chi puntava ad avere gli impianti nuovi perché più automatizzati e tutto il resto, e c’era chi ci stava accusando di favorire la ristrutturazione, l’eliminazione degli organici attraverso l’accettazione dell’automazione con la scusa di difendere la salute, e queste accuse ci venivano anche da componente dell’ultra sinistra. Qui c’erano posizioni diverse che si trascinavano, io ricordo nettamente la mia, quella che il giudizio finale sulla necessità di rifare l’impianto o di fare il risanamento spinto, o addirittura come dicevamo il rifacimento in loco e il rifacimento in altra sede, era destinato all’azienda che doveva fare la valutazione economica, perché la valutazione finale poteva essere... ovviamente questo quando c’era la certezza sulle soluzioni.

DOMANDA - Vorrei farle vedere un documento che è negli atti del processo che purtroppo non ha una data, che non è sicuramente un documento promanante da lei ma si intitola: piano di risanamento ambientale del CV6, valutazioni del gruppo di studio proposto dall’assemblea di reparto. Le leggo la prima fase di questo documento, c’è scritto: "Premesso che per i lavoratori del CV6 è indispensabile mantenere la linea produttiva, sia che essa si mantenga in un reparto nuovo, che risanando l’attuale, ma che questa realtà non deve in alcun modo arrecare danno alla salute, e che quindi ogni sforzo, ogni ristrutturazione deve andare in questo senso, il gruppo ha espresso un parere complessivamente buono sul piano di risanamento proposto da Montedison". Questo documento risulta un documento proposto dall’assemblea di reparto, volevo capire qual era il meccanismo che permetteva all’assemblea di reparto di entrare in questi piani di risanamento ambientale.

RISPOSTA - I piani di risanamento venivano presentati in un incontro con l’azienda che all’interno della fabbrica era pubblico, potevano partecipare tutti i lavoratori del reparto interessato o anche di altri. Alla fine poi della riunione, dove si recepiva il documento, si facevano le assemblee di reparto e all’interno di queste assemblee, se era il caso, si faceva anche una commissione. Questo documento, se non ho sbagliato a guardarlo perché la documentazione l’ho valutata molto rapidamente, appartiene alla seconda fase del risanamento. Secondo me le fasi del risanamento per i CV sono: la prima, quella...

DOMANDA - Scusi se la interrompo, non parliamo subito della seconda fase, io vorrei capire: siamo partiti dalla piattaforma del ‘75, che è questo strumento di lotta che viene circostanziato in quel documento che tutti abbiamo; qual è lo sbocco di questa iniziativa, cosa succede nello stabilimento dal punto di vista del risanamento?

RISPOSTA - La piattaforma del ‘76 che ha come, nel documento stampato porta in prima pagina un documento del ‘75, è il punto finale della prima fase del risanamento, parlo solo su questa, su questa conclusione della prima parte. A un certo punto ci eravamo resi conto che non potevamo fare le trattative reparto per reparto sulle questioni anche importanti ma tutto sommato limitate, dovevamo affrontare complessivamente il risanamento di Porto Marghera e noi della commissione ambiente del Petrolchimico e del consiglio di fabbrica del Petrolchimico, ce la facemmo impostare la trattativa così, evidentemente non fu una cosa difficile perché anche gli altri sulla situazione che c’era erano convinti. Il primo punto più della piattaforma territoriale fu la riorganizzazione della manutenzione perché fosse finalizzata non a riparare gli impianti quando si rompevano, ma a fare la manutenzione, quindi gli interventi preventivi, anche dal punto di vista dell’ambiente, e non solo sui CV, ma su tutto Porto Marghera. Gli altri punti poi che dovevamo affrontare erano quelli del risanamento, erano quelli..., ora mi sfuggono. Fra i problemi da affrontare del risanamento poi fu scelto, in modo che io non condividevo, che subii, di affrontarli gruppo per gruppo, ma su tutto Porto Marghera, quindi il CVM su tutto Porto Marghera, Petrolchimico, ma anche Montefibre, e quella è la piattaforma del ‘75-’76, dell’agricoltura, Petrolchimico, Dipe e tutto il resto.

DOMANDA - A questo proposito, visto che lei ha parlato di questo accordo sulla manutenzione e sugli interventi di risanamento, io le mostro, e mostro alle parti un documento che è del, credo, gennaio 1976 relativo ad un accordo tra i sindacati, i consigli di fabbrica e la Montedison, è un accordo che riguarda, come ha già detto lei, la manutenzione, l’articolazione decentrata, la manutenzione preventiva e programmata, l’ingegneria di manutenzione, e a proposito di questo io le chiedo: questi impegni del gruppo Montedison furono presi, ma furono anche eseguiti grazie all’apporto dei sindacati?

RISPOSTA - Era una riorganizzazione, quindi non poteva non esserlo, sarebbe stato evidente che..., cosa vuol dire riorganizzazione? Intanto c’era l’assunzione di un consistente numero di lavoratori delle imprese; perché? Perché le imprese erano il polmone, noi invece volevamo la presenza delle persone in impianto per fare anche gli interventi banali ma significativi dal punto di vista ambientale, stringere una baderna è un intervento banalissimo che molti ci accusarono di chiedere perché in quel modo portavamo i lavoratori alla deprofessionalizzazione, però è importante perché da quella baderna esce gas e il gas poteva essere tossico, era capitato a me una cosa così. In più, non solo ci fu l’assunzione, ci fu la riorganizzazione per gruppi omogenei di produzione, anche se erano distanti, per cui, per esempio, nei CV, il CV22, che era nuovo Petrolchimico, veniva messo insieme ai CV del vecchio Petrolchimico, questo per poter spostare i lavoratori a seconda..., in pratica noi cosa chiedevamo? Che ci fossero più persone più disponibili in impianto per intervenire tempestivamente e non lasciare perdite insignificanti per la produzione, ma significative per l’ambiente. L’azienda non ce lo chiese, glielo offrimmo noi, perché sapevamo che ci avrebbe chiesto questo, ci chiese la saturazione delle persone, ed allora offrimmo noi che certi lavori dequalificati potevano essere fatti anche da chi aveva il livello professionale superiore, se erano per l’ambiente, che certi lavori potevano essere fatti anche con la mobilità, perché per la saturazione, che sono da bilanciare fra due zone diverse si poteva bilanciare, su questo fummo attaccati da destra e da sinistra, non entro nel merito per non divagare.

DOMANDA - A proposito sempre di questo documento, in fondo a questo documento e a proposito degli interventi di risanamento, c’è una dichiarazione a verbale in cui si legge: "Quanto qui convenuto rappresenta l’intesa su uno dei punti in discussione in merito alla piattaforma della federazione C.I.S.L., U.I.L., C.G.I.L. di Venezia per il risanamento ambientale. In questo ambito si conviene che Montedison comunicherà con periodicità quadrimestrale ai consigli di fabbrica in relazione agli obiettivi di cui al punto B tutti i lavori di bonifica e/o risanamento, specificandone le scadenze di esecuzione. 2) Montedison, le organizzazioni sindacali e i consigli di fabbrica si indicheranno ai vari livelli per verificare le situazioni impiantistiche in funzione dell’ambiente sotto elencate, e definire ove necessario i tempi e le modalità degli interventi di risanamento e/o riconversione", cioè Dipe, e c’è il ciclo polimeri PVC.

RISPOSTA - E’ quello che dicevo io per i primi due cicli.

DOMANDA - Cosa diceva prima? Ho perso il filo.

RISPOSTA - La piattaforma del ‘76, è del febbraio il documento proprio, perché questa chiusura è del gennaio, quindi prosegue poi con la piattaforma di ciclo, così come quell’agricoltura, è del marzo ‘74, è successivo perché prosegue su questa impostazione.

DOMANDA - Interventi di risanamento, quindi in questi cicli che lei adesso..., si ricorda se vennero, a questo punto sulla base di questo verbale, discussi con le organizzazione sindacali impianto per impianto o globalmente?

RISPOSTA - Allora, ricordo male una chiusura, una vertenza complessiva sul PVC, perché complessivamente c’era l’indagine impiantistica che andava avanti, quella era la presentazione sistematica, però dopo la definizione veniva fatta a livello nazionale con la commissione impiantistica perché c’era l’indagine, quando ho ricordato prima che con Foa..

DOMANDA - Ne parliamo dopo.

RISPOSTA - Fu fatta una iniziativa, una commissione, un gruppo di lavoro diviso in due, una parte sanitaria e una parte impiantistica, per cui per quello dell’agricoltura non ricordo...

DOMANDA - Io adesso mi stavo riferendo, lasciando un attimo da parte l’indagine della Fulc, agli interventi di risanamento, negli atti...

RISPOSTA - Gli interventi di risanamento conseguono... Montedison comunicherà con periodicità, io ho ritrovato una serie di queste comunicazioni sui lavori che...

DOMANDA - Ma erano accordi reparto singolo per reparto singolo o erano accordi invece globali per tutte le misure, se se lo ricorda?

RISPOSTA - Le comunicazioni erano, ne ho trovate due, separate, con la stessa data.

DOMANDA - Noi abbiamo trovato agli atti, se vuole glielo possiamo anche fare vedere, un numero notevolissimo di accordi ognuno per ogni reparto, dai reparti di PVC, dal compound, i singoli, CV22, il CV10/11, cioè c’era un accordo...

RISPOSTA - Sicuramente l’azienda ci presentò in un’unica fase tutti gli impianti, tutti i documenti di risanamento divisi reparto per reparto, noi poi li valutammo in modo separato e li valutammo con l’azienda quando fummo pronti, il risultato fu tutta quella serie di accordi successivi reparto per reparto.

DOMANDA - Gliene faccio vedere infatti uno di questi accordi successivi reparto per reparto, riguarda il reparto CV24/25, ma ci sono di tutti, allegato a questo..., reparto CV24/25 ambiente di lavoro, c’è un elenco - e c’è anche per tutti gli altri reparti - di lavori in cui viene descritto un primo step e un secondo step, poi ci sono delle indicazioni anche manoscritte; lei si ricorda di questi documenti?

RISPOSTA - Di questi documenti me ne ricordo complessivamente, non mi ricordo con..., questo testo, ora così non riesco a valutare se l’abbinamento è giusto come data, perché il secondo foglio è un collage, allora probabilmente è una ricostruzione di, io ho altri documenti sempre di quel periodo, successivo, quindi nel senso che dicevo prima come concretizzazione, però in questo momento non riesco ad avere la certezza, mi ci vorrebbe il tempo di verificare.

DOMANDA - Io ho anche...

RISPOSTA - La tecnica era questa dei collage, che si rintagliavano, si rimettevano insieme, si confrontavano.

DOMANDA - Io ho anche un elenco che ho trovato tra gli atti di lavori cumulativi, cioè relativi a tutti i reparti, in questo caso mi sembra di vedere del PVC, e poi anche del CVM...

RISPOSTA - Dove c’è indicato primo step e secondo step?

DOMANDA - Sì, dove c’è indicato primo step e secondo step per il PVC, e poi successivamente c’è secondo step per, primo step e secondo step per il CVM. Lei prima faceva cenno a una trattativa prima globale e poi reparto per reparto, se i dati le vennero presentati in questa maniera a seguito delle trattative?

RISPOSTA - Sì, riconosco bene questo schema e mi sembra che sono rintagliati e riportati in quest’altro collage in quel lavoro di confronto che facevamo. Però mi ci vuole un po’ di tempo per ricollocare quante serie di documenti ci sono stati dati in questa fase, perché la prima serie di documenti che ci fu data poi ebbe anche un aggiornamento perché ci furono problemi anche di tipo tecnologico, di tecnologia e di messa a punto, molti di questi lavori richiedevano una messa a punto, quello più macroscopico è del lavaggio con acqua ad alta pressione e quello delle pompe Peroni, ed allora ci furono diverse fasi di confronto, che però ebbero un limite preciso, da una parte il proseguimento dell’indagine impiantistica a livello nazionale, e dall’altra la crisi della Chimica che ci fu nel ‘78 che fu un momento di pausa e di blocco per tutta l’attività sindacale, non solo per quella sul risanamento.

DOMANDA - Fermiamoci un secondo a prima della crisi della Chimica e a questi interventi, che poi mi ha detto comunque che continuarono, si ricorda quale fosse il livello di controllo da parte del sindacato sulla gestione di questi lavori di risanamento?

RISPOSTA - Questi lavori venivano seguiti perché lo sapevano dai delegati e da lavatori durante lo svolgimento quando erano già nella fase esecutiva e se c’era da dire qualcosa, anch’io come tecnologo sentivo gli operai, e non come delegato, che erano interessati poi a dover lavorare, perché dovevano anche dare le indicazioni operative, quindi c’era questa condivisione. Poi dopo c’erano le valutazioni con le assemblee, quando veniva richiesta la convocazione, quando era previsto un incontro, finché è stato possibile farle, che facevamo. E tutta questa attività non era solo per i reparti CV, in particolare per il CV6, hanno un taglio diverso fra quelli prima del ‘78 e quelli del ‘79, ‘80...

DOMANDA - Ne parliamo dopo. Preferirei che prima mi dicesse, abbiamo parlato degli interventi, la modifica delle procedure, l’abbiamo letto in quel momento del ‘77 del consiglio di fabbrica, qual era il livello, c’era un livello di partecipazione del sindacato, dei delegati di reparto alla modifica delle procedura in conseguenza della scoperta cancerogenicità del CVM?

RISPOSTA - No, perché fu la prima cosa fatta dall’azienda quando ancora non ci aveva detto che il CVM era cancerogeno.

DOMANDA - Quindi fu fatta immediatamente?

RISPOSTA - Sì, così come furono fatti immediatamente una serie di interventi minori, alcuni li ricordo, se mi viene chiesto ci entro, non vorrei divagare. Mentre per esempio, il lavoro che ho citato prima che mi ricordavo banale tecnicamente di aspirare dal fondo dell’autoclave, anche quello era una modifica di procedura, quella fu fatta successivamente perché già ormai molte cose erano cambiate.

DOMANDA - Veniamo all’indagine epidemiologica. Lei ha partecipato all’indagine epidemiologica della Fulc?

RISPOSTA - Nella prima parte, nella parte di messa a punto finché non cominciarono le visite sanitarie a tutta la parte sanitaria, perché per il caso del CVM e PVC, diversamente che per gli altri reparti, mi occupai più dell’aspetto sanitario che di quello impiantistico, anche se ero lì..., poi ci fu un altro motivo, non ricordo, io ero commissione ambiente e esecutivo, ad un certo punto smisi di essere commissione ambiente e feci solo esecutivo, un altro motivo ancora poi fu che la gestione nazionale prese tempi troppo lunghi e io preferii non seguirla.

DOMANDA - Lei ha detto che si è occupato prevalentemente non dell’aspetto impiantistico quanto dell’aspetto medico, nel documento della Fulc finale, lei si ricorda a chi venne consegnato l’elaborato della Fulc, il documento finale, quello con le richieste di spostamento dei, di un certo numero di lavoratori, forse 200, dei reparti?

RISPOSTA - Io qui ricordo molte cose, se non tutto, il tempo è lungo.

DOMANDA - Bisogna essere succinti ovviamente per ovvi limiti. Io voglio sapere da lei se è in grado di ricostruire in base a quali motivazioni era stato chiesto lo spostamento e perché non avvenne lo spostamento, cioè, che cosa, ci fu un dibattito sullo spostamento dei lavoratori all’interno della Fulc?

RISPOSTA - Il dibattito ci fu, pubblicamente, apertamente nel gruppo di lavoro a Roma, ci fu, e questo risulta dalle relazioni che chi andava a Roma faceva, ne ho ritrovate una o due per tutti gli anni che è durata, e per tutti i passaggi c’è una relazione, l’ho qua, e da questa risulta anche scritta una cosa che ho sentito dire e letto nei giornali non esistita, l’assemblea finale con la consegna a tutti i lavoratori dei loro risultati, dopo che quelli che invece avevano parametri alterati erano stati avvertiti in privato dai medici, ed anche il richiamo per una seconda fase di 200 di questi per impostare una fase basata sull’Inail che fu detta per le malattie professionali, ma non era solo per le malattie professionali. Ma la cosa più clamorosa - che a questo punto io chiedo tolleranza ma devo ricordarla - fu lo scontro che ci fu all’interno della Fulc con i medici di Padova che avevano fatto l’indagine. Il discorso presente anche a Roma era: i criteri con i quali chiedere lo spostamento delle persone che avevano parametri alterati. Nell’indagine complessiva fatta, nella relazione fatta da Padova c’erano gli elenchi delle persone con le quali, per le quali c’era l’indicazione: "non deve essere esposto a CVM", oppure: "Non deve essere esposto nemmeno ad altri epatotossici", e poi c’era l’indicazione di quelli che erano già stati spostati. Nelle relazione che ho trovato ho trovato anche che c’era l’informazione che questi lavoratori venivano comunque visitati, chi contrariamente a me accettava la visita dall’infermeria di fabbrica, venivano informati, venivano visitati, e erano anche loro, anche l’infermeria di fabbrica informati sullo stato di salute e sulle necessità di spostamento. Quando arrivammo nella fase finale e sapevamo in molti il dibattito a Roma, perché chi c’era stato aveva fatto la relazione, io fui informato sempre in modo preventivo dai medici di Padova che avrebbero chiesto un criterio automatico di spostamento, cioè, tutte le persone che hanno parametri alterati da spostare dal posto di lavoro dove erano perché in quel posto si sono ammalati, stop, criterio generale uguale per tutti. Io chiesi di rivedere e di dettagliare nell’ambito anche della discussione che sapevo che c’era stata a Roma, non ci fu la possibilità di concordare, andammo alla riunione riservata della Fulc con le segreterie dove i medici presentarono la loro richiesta, come presentarono il criterio tutti spostati in massa, uno dei segretari della Fulc insorse ad accusare i medici di essere di Padova, dell’autonomia, amici di Toni Negri, ad accusare noi della commissione ambiente che venivamo considerati spostati verso l’estrema sinistra, anche se non extra parlamentari, venimmo accusati di aver accettato ed aver preteso che fossero i medici di Padova..., e questo era vero, perché noi volevamo che fossero le strutture a farlo, indipendentemente da chi c’era non potevamo fare valutazioni politiche su chi c’era, e quindi accusarci di essere stati complici. A quel punto noi presentammo la nostra richiesta che avevamo prima fatto ai medici la presentammo in segreteria, e qui sto... anche i medici, non ci fu un accordo. Noi chiedemmo, e ci impegnavamo a presentare all’azienda la richiesta di spostamento se persona per persona era motivata sul piano sanitario, non poteva essere il discorso generico il posto del lavoro l’ammalato se ne deve andare, perché il posto di lavoro molti li consideravamo risanati, ed anche l’indagine doveva..., la parte impiantistica legata a quella sanitaria doveva, non entro su questa fase, se mi verrà chiesta poi dopo dirò come tentammo di svilupparla, come fu fatta in sede nazionale, come tentammo di fare noi con il fai da te. In conclusione dicemmo che..., perché ci era stato presentato prima in sede privata? Non tanto per paura della reazione politica, ma perché ci fu detto: se voi poi accetterete questo criterio i lavoratori ai quali verrà chiesto di andare lì diranno: io devo andare in un posto dove uno si è già ammalato? E si rifiuteranno. Non è vera un’altra interpretazione che è circolata che questo fu rifiutato e ci fu tutto un trucco perché se no troppa gente doveva spostarsi e la cosa non sarebbe stata gestibile, ma perché fu presentato un criterio automatico che era inaccettabile. Dietro c’era anche un’altra serie di ragionamenti che allunga...

DOMANDA - Qual era il livello di esposizione negli impianti quando si discutevano queste cose?

RISPOSTA - Allora, il livello di esposizione a questo punto riconosciuto tale, però bisognerebbe intendersi su esposizione, vuol dire concentrazione media su 8 ore per 40 anni, era sotto un PPM, e prima ho ricordato il discorso del PPM che avevamo fatto. Per capirlo però, e per spiegare quello che non ho spiegato prima, la nostra posizione sulla soglia e perché un PPM avevano una notevole certezza, non quella assoluta, perché quella assoluta può venire solo con un’indagine epidemiologica, avevamo una notevole certezza che fosse di sicurezza un PPM, perché? Perché la soglia media, anche negli anni ‘70, cioè, non la soglia media, sto confondendo i termini, una delle concentrazioni frequenti nella quale le persone stavano per diverso tempo e che quindi alzava, era di 40.000 PPM, perché? Perché 40.000 PPM è l’equivalente del livello inferiore di esplosività, cioè il 4% è uguale 40.000 PPM la miscela comincia a essere esplosiva, allora era quella che si guardava, e l’esistenza di quelle concentrazioni era quella che ci aveva fatto accettare il discorso che la polmonazione era per prevenire le esposizioni, io ho respirato le 40.000 PPM quando ho iniziato a fare le prime prove sulle croste nel ‘70 che era il primo intervento per cambiare la pulizia interna delle autoclavi quando probabilmente ancora il CVM non c’entrava, era solo ai fini produttivi. Quindi da..., per visualizzare, non so, voglio fare il manovale, 40.000 PPM cosa vuol dire rispetto ad un PPM? Messo per visualizzare in lunghezza sono 40 metri rispetto a millimetro, e se invece di essere un millimetro è 10 millimetri, o 100 millimetri, cioè 10 centimetri, cioè 100 PPM, la differenza è poca; ora tutto un discorso, io voglio fare il manovale che sa la Chimica, non voglio entrare in valutazioni statistiche che ho solo orecchiato, anche se usato, la differenza per me è notevole, e di tutta sicurezza, ci spero, perché 40.000 PPM le ho respirate.

DOMANDA - Noi abbiamo parlato fino adesso del monomero, adesso dovremmo parlare un momento delle polveri e soprattutto quindi di quella che è stata l’iniziativa che il sindacato ha preso di fronte a dei casi di tumore alla laringe verificatosi al CV6, l’iniziativa e quello che si è ottenuto?

RISPOSTA - Per me ci sarebbe ancora un punto importante sul CVM da chiudere, se lo posso introdurre, se no...

DOMANDA - Se ritiene il Tribunale di sentirla su questo aspetto, io non so di che cosa lei...

 

Presidente: neanche di che cosa voglia parlare, quindi non è che il Tribunale possa decidere a priori, non lo so.

 

DOMANDA - Se crede possiamo magari in coda, perché è possibile che ci sia anche tra le nostre richieste.

RISPOSTA - Nel ‘78, quindi quando già era passata la bufera della crisi dell’industria chimica con i blocchi provocati dalle imprese, dai padroncini delle imprese, ripartimmo con la gestione dell’ambiente e il primo caso che si presentò, io in quel momento non ero più in commissione ambiente, ma operai come credo esecutivo e come componente del gruppo per i patronati, che si affiancava alla continuazione della parte sanitaria, venne fuori che al CV6 c’erano stati nell’arco di 2 anni, quindi in un periodo molto breve, 5 casi di tumore alla laringe, allora raccogliemmo tutta una serie di documentazione e si chiese tutta una serie di interventi sanitari sia al Centro di Medicina del Lavoro che all’Inail per l’aspetto sanitario, mentre sul piano impiantistico partì una seconda serie di risanamento e ho ritrovato gli appunti che avevo scritto all’epoca, lamentavo che fosse caduta l’attenzione sui problemi della..., perché ci eravamo ritenuti soddisfatti di aver risolto quello del CVM che sul piano tecnico è molto più semplice rispetto ai problemi di rumore, polverosità e sostanze sporcanti, il discorso e tutto il resto che erano presenti al CV6, e partimmo con una serie di, fu chiesto un programma di risanamento, anche le aziende si ripose di nuovo il discorso del rifacimento del CV6, ritornò la discussione impianto nuovo o impianto vecchio, e è qui che si colloca il documento che mi ha fatto vedere lei prima.

DOMANDA - Furono fatti questi interventi per la polvere, la rumorosità nel CV6?

RISPOSTA - Furono fatti in tempi successivi, molto più dilatati rispetto all’attesa, fu fatta la sala quadri nuova subito, relativamente subito mi pare di ricordare, furono iniziati i lavori di automazione delle autoclavi, il lavoro di insaccamento che era stato spostato in parte fu spostato del tutto, non furono fatti i lavori che avevamo già, che erano già stati dichiarati e detti nella prima fase di risanamento ma che non ebbero una soluzione tecnica, cioè lo strippaggio dell’emulsione prima di mandarlo all’essiccamento, così come veniva fatta con la polimerizzazione, per l’emulsione non è mai stata fatta perché sul piano tecnico non è mai stata messa a punto, non è mai stato trovato il sistema per metterla a punto.

DOMANDA - Lei faceva riferimento ad un suo appunto, ad un suo documento che io mostro anche al Tribunale, che è del 30 ottobre ‘79, è un comunicato alla commissione stampa del consiglio sulla trattativa del 26/10/79 per risanamento del reparto CV6; conferma che questo è un documento da lei proveniente?

RISPOSTA - Anche se è indicato come commissione stampa non ricordo se in quel periodo facevo parte come delegato della commissione stampa non potendo far parte della commissione ambiente, ma sicuramente questo documento l’ho scritto io perché mi interessava che queste cose uscissero, fossero pubblicizzate in questo modo.

DOMANDA - E’ un documento in cui si dà atto degli ottimi risultati ottenuti nell’eliminazione del cloruro di vinile monomero dall’area degli ambienti di lavoro, che dà atto delle difficoltà intervenute nel confronto con l’azienda e dell’attenzione, come ha detto lei, che era calata negli impianti interessati al CVM, dà atto di questi nuovi tumori al CV6, di un’azione per il risanamento e che vengono chiesti questi interventi. Ecco, questa bozza si inquadra alla partenza di questa seconda ondata di interventi?

RISPOSTA - Era già in una fase avanzata di discussione, ora dovrei riverificare le date con gli altri appunti che ho qui. Qui siamo al 26 ottobre del ‘79, è un punto critico per altri motivi di tipo politico che però hanno pesato su questo impianto e c’è una situazione che devo fare. Io successivamente ho scritto altri appunti, non so se sono agli atti perché non gli avevo dato molta diffusione, ho ritrovato però i miei appunti. In uno di questi appunti c’è anche un riferimento a questa assemblea ed è proprio del febbraio dell’80, sono del febbraio-marzo dell’80, quindi pochi mesi dopo. In uno di questi appunti dico in modo volutamente mascherato, perché non doveva essere evidente a chi non conosceva la cosa, su com’era andata la trattativa sul risanamento per le diverse posizioni che c’erano tra di noi e per come questo ci aveva fatto perdere occasione al..., per quel discorso che dicevo prima che il sindacato non è un organismo gerarchico, i problemi che erano venuti fuori dovevano essere occasione di una litigata tra di noi, non poteva essere fatta perché su questo reparto dal novembre c’era un’attenzione che imponeva di stare attenti, nel novembre del ‘79, ho qui l’articolo del giornale, l’ingegner Gaiba subì, capogruppo, un attentato motivato ai casi di tumore che c’erano stati, se non ricordo male, e già più o meno quando scrivevo la lettera, non ricordo qualche settimana dopo, forse no, era stato ammazzato il dottor Gori motivando come responsabile della morte nel ‘79, moralmente, per l’incidente che c’era stato agli FO. Il terrorismo era molto vicino, c’erano già al nostro interno i segni della presenza di osservatori dei terroristi, e io, che avevo già iniziato a preoccuparmi di tutta una serie di cose, esprimevo la..., nonostante questo siamo andati avanti affrontando i problemi sul piano tecnico come siamo stati capaci di fare, da manovali ma non solo.

DOMANDA - Il gascromatografo multiterminale e monoterminale, cioè, le più prese attaccate a una linea, multiterminale, invece una sola presa per ogni linea, il monoterminale; come fu affrontata la problematica dal sindacato e dalla Montedison?

RISPOSTA - La cosa non fu affrontata in modo preventivo, cioè non discutemmo come doveva essere..., perché queste cose avvenivano in una fase dove i lavori erano tanti e sul cromatografo c’era anche la fretta... L’argomento è stato discusso anche a Roma dal gruppo di lavoro con il professor Zanelli, mi pare che si chiami Zanelli, in fabbrica ce lo presentarono che già era impostato, in un primo tempo anch’io fui perplesso, ma poi, sentito il ragionamento, concordava con l’impostazione che davo io. Il cromatografo serviva a stabilire il livello medico, il cosiddetto Mac, lo abbiamo chiamato cosiddetto in certi documenti, il cosiddetto Mac zero, il cosiddetto Mac doveva indicare..., però la stessa media si ottiene con valori o più stretti vicino alla media o molto più ampi, molto più ampi vuol dire punte ed assorbimenti molto più notevoli, ma non solo, una presenza di fondo ci sarà sempre, perché zero assoluto, zero molecole vuol dire l’impianto che non c’è, il cane quando sente la droga sente la molecola, quindi se c’è il CVM una molecola c’è. Allora l’importante diventava, come ho detto prima e come poi ho esposto in modo organico in un convegno, noi dovevamo controllare anche le sorgenti. Una serie di campioni su una sola analisi equivale a quello che si fa in merceologia, ho una partita di grano, prendo campioni in vari punti, poi non faccio varie analisi e faccio la media matematica delle varie analisi, faccio il campione medio e faccio un’analisi sopra. Il collettore con le varie campanelle fa l’analisi del medio che si è miscelato. Quale inconveniente ha? Mentre con il grano controllo, se ci sono problemi di flusso regolati male ho un campione che non è realistico. So che poi sono nati problemi all’interno dei lavoratori, però a quel punto quel livello dovevano gestirselo delegati e lavoratori, perché poteva capitare, intanto perché era preferibile questo sistema? Perché assicurato di avere un valore medio, se c’è erano più campioni se si vedeva una variazione non si sapeva che punta c’era là, e si aveva senz’altro un valore più basso che se fosse stato un’analisi sola, ma a noi quel valore non serviva, però sapevamo che su quella linea c’era una sorgente, con il cercafughe si andava a cercare la sorgente e si interveniva, è evidente che se qualcuno non voleva andare o non voleva mandare, o non voleva intervenire sulla sorgente, qualcuno poteva fregare chiudendo le campanelle e probabilmente problemi per questo tipo sono nati, quelli tecnici furono risolti subito, quelli che mi ricordo io, quelli di regolare...

 

Presidente: ci sono altre domande? Domande di controesame?

 

Pubblico Ministero: ce ne sono parecchie.

 

Presidente: allora le rinviamo al giorno 23 perché sono già le 6 meno 5 e vi lasceremo tutti gli spazi.

 

Pubblico Ministero: una indicazione sul calendario che era stato presentato è possibile averla per sapere chi verrà citato?

 

Avvocato Stella: l’elenco è questo, salvo la riserva su chi chiamare per primo etc., Magri, Rossetto, Tettamanti, Magarotto, Munarin, Caldon, Bosio.

 

Avvocato Baccaredda: la difesa Montedison farebbe venire anche il teste di riferimento Alongi Vittorio.

 

Presidente: però non fate venire in eccesso, non ne fate venire troppi.

 

Avvocato Baccaredda: il problema Di Alongi Vittorio è che poi non potrebbe essere sentito a luglio.

 

Presidente: va bene.

 

RINVIO AL 23 GIUGNO 2000

 

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