UDIENZA DEL 16 MARZO 2001

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Manduzio Giudice a latere

Dr. Liguori Giudice a latere

 

PROC.  A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

Presidente: procede all’appello. Va bene, allora come iniziamo l’udienza?

 

Avvocato Beccaredda: signor Presidente, scusi, questo è in riferimento alle prossime udienze. Montedison depositerà la lista dei nomi dei testimoni che intende fare sentire sulla parte dell’ambiente la settimana prossima, per eseguire le citazioni chiedo al Tribunale se i testimoni possono essere sentiti nella giornata del 28 di marzo mi sembra di capire.

 

Presidente: adesso vediamo subito. Allora, vediamo il programma era questo che oggi si sentivano i testimoni della Provincia, del Comune…

 

Pubblico Ministero: se può essere utile, anche proprio per la programmazione, io volevo indicare quello che almeno inizialmente sarebbe il programma di oggi, nel senso che ci sarebbero, così eliminiamo il discorso testi del Pubblico Ministero, quei due testi residui, anche perché uno di questi viene da fuori, è venuto più volte, poi c’è il dottor Miedico, consulente di Medicina Democratica, anche lui è venuto più volte, poi ci sono una serie di testimoni delle Parti Civili, nel pomeriggio so che ci sono anche i testimoni della Regione e di Medicina Democratica..

 

Presidente: e abbiamo anche i...

 

Pubblico Ministero: poi ci sono il professor Lotti e il professor Colombo nel pomeriggio.

 

Presidente: il pomeriggio del 27 è riservata ai testimoni di Greenpeace, ancora forse un testimone del Pubblico Ministero, poi ai testi della Parte Civile. Avvocato Manderino, poi abbiamo nel pomeriggio il controesame del professor Leon e poi vi sarebbero le dichiarazioni spontanee degli imputati EniChem, il 27.

 

Avvocato Stella: scusi, Presidente, ma forse non ce la facciamo il 27 con le dichiarazioni spontanee, ce ne sarà una parte immagino. E il 27 poi ci sono i consulenti medici nostri, il mattino.

 

Avvocato Zaffalon: io ho alcuni testi di modesto impegno ma volevo segnalare, e quindi chiedere anche la cortesia dei colleghi, se si potevano dare... se si poteva dare un po’ di precedenza in quanto ci sono due vedove ultra ottantenni, una delle quali ha anche problemi..

 

Presidente: questo era per questa mattina, d’accordo, adesso..., stavamo facendo il programma dei giorni prossimi, per questa mattina dopo lo faremo, intervenite sempre, così, al di fuori di quelli che sono i momenti un po’, etc., è mai possibile?

 

Avvocato Zaffalon: il Pubblico Ministero mi pare che avesse parlato di questa mattina.

 

Presidente: ho capito, ma dopo stavo parlando delle udienze del 27 e successive.

 

Avvocato Zaffalon: chiedo scusa, Presidente, se l’ho disturbata.

 

Presidente: per quanto riguarda l’udienza del 27 abbiamo i testimoni di Greenpeace, i testi dell’Avvocato Manderino, i consulenti tecnici medico-legali di EniChem, il controesame del professor Leon e le prime dichiarazioni spontanee degli imputati EniChem. Per quanto riguarda poi...

 

Avvocato Garbisi: il 27, visto che sta facendo il programma, mi permetterei di segnalarle che dovrebbero intervenire il dottor Chiozzotto e l’ingegner Casarin, il primo per il Comune di Venezia ed il secondo per la Regione del Veneto, i quali hanno avuto un intervento chirurgico molto delicato la settimana scorsa e quindi non sono potuti venire..

 

Presidente: Chiozzotto è venuto ieri.

 

Avvocato Garbisi: no, abbiamo sentito Scattolin, Acetto ed altri testimoni, purtroppo è in condizioni un po’ precarie, però visto che l’ultimo giorno disponibile è il 27, non porterà via molto tempo.

 

Presidente: allora anche i due testi della Parte Civile, Chiozzotto e Casarin. Va bene, poi il giorno 28 allora continueranno le dichiarazioni spontanee degli imputati EniChem e poi abbiamo i testi Montedison e EniChem.

 

Avvocato Beccaredda: quindi i testimoni li possiamo citare per..

 

Presidente: il giorno 28, per dare una risposta a lei che era intervenuto, adesso facendo una nuova ricognizione del programma delle udienze, dopodiché dovrebbe rimanere fuori, ovviamente prima di chiudere l’istruttoria dibattimentale, le audizioni dei consulenti che hanno effettuato le analisi sui reperti, sul biota, diciamo così, e quella dovremmo individuare un’udienza o ad aprile o ai primi di maggio, aprile ovviamente potrebbe essere, dunque, tenuto dei 35 giorni richiesti..

 

Pubblico Ministero: se vuole fornisco notizie di ieri pomeriggio sui tempi di Berlino. So che si sono trovati sia mercoledì pomeriggio, sia ieri, giovedì, e dovevano fissare un nuovo incontro per, adesso non so materialmente quali operazioni, ai primi di aprile, un consulente, mi pare di Montedison, ma non sono sicuro, invece del 2 si andrebbe al 4 o 5 aprile, non so cosa abbiano stabilito come prossima data, io ho solo dato indicazione di rispettare le 5 settimane che erano scritte nel fax, 5 settimane a partire dal momento dell’apertura dei campioni, quindi questi sono i tempi, se vengono rispettati questi ti credo che concluderanno queste operazioni subito dopo Pasqua, cioè i 35 giorni sarebbero il 17 o il 18 aprile. Salvo imprevisti.

 

Presidente: d’accordo. Proprio per cercare di vedere un po’ quale potrebbe essere la collocazione di questa audizione, o individuiamo un’udienza al di fuori di quelle che sono già state stabilite, perché non c’entrerebbe, e cioè al 24 di aprile, ad esempio, oppure possiamo individuarla l’8 di maggio, anche a lei chiedo Pubblico Ministero, l’8 maggio era già prevista come udienza EniChem. Poi dopo bisognerà che la fissiamo davvero questa udienza, cioè o nell’8 o nel 9, perché io devo utilizzare queste udienze che mi rimangono per altri processi che sto già collocando in queste udienze di EniChem che non si faranno, perché così facendo praticamente poi la requisitoria del Pubblico Ministero inizierà il 22, noi di questo, dell’8, 9, 11 e 15 che avevamo programmato ne faremo una sola, quindi individueremo se sarà l’8 o il 9, ma dovrebbe essere una di queste due, quindi le altre non si faranno, si chiuderà l’istruttoria dibattimentale, salvo che, non lo so, speriamo di no, e quindi poi si dovrebbe cominciare. Ecco, con questo se questo programma regge significa che il 28 finiamo l’istruttoria orale, per quanto riguarda i testi e le dichiarazioni spontanee, o tutto al più, se non riusciamo il 28, il 30 mattina, il che significa che anche l’udienza del 3 e del 4 di aprile salterebbero, questo lo dico anche perché un po’ possiate utilizzare al meglio anche questo tempo, insomma. Bene, detto questo senz’altro diamo inizio all’udienza di oggi e ne facciamo un programma in modo che la gente ne abbia anche contezza, sappia quando verrà sentita etc.. C’era questa esigenza prospettata dall’Avvocato Zaffalon, di sentire le persone anziane, che mi pare una giusta esigenza, poi ci sono quelle prospettate dal Pubblico Ministero di persone che vengono da luoghi lontani, anche questa è una giusta esigenza, certamente questi li facciamo nella mattinata, quindi vedete un po’ voi. Il dottor Miedico che era già venuto anche la volta scorsa senz’altro lo sentiamo in mattinata.

 

Pubblico Ministero: possiamo cominciare con l’audizione dei testi dell’Avvocato Zaffalon.

 

Avvocato Battain: io dovrò sentire un consulente tecnico che non porta via più di 10 minuti.

 

Presidente: ho capito, ha sentito? Ci sono anche altre esigenze, a prescindere dai 5 minuti, sentiamo, molto brevemente, ci mettiamo poco a sentire tutti. Allora, chi sentiamo?

 

Pubblico Ministero: secondo queste esigenze segnalate dall’Avvocato Zaffalon possiamo cominciare con le due signore anziane e poi passare ai due testi del Pubblico Ministero.

 

Avvocato Stella: Presidente, scusi, una precisazione che forse è utile anche per l’Accusa, il deposito delle memorie che non è ancora stato fatto avverrà in quest’ultimo scorcio e poi tra il 28 e l’8 maggio, come procediamo? Si procede dando avviso alle altre Parti? Non lo so.

 

Avvocato Scatturin: scusi Avvocato, di quale memoria parla lei?

 

Avvocato Stella: del consulente, memorie dei consulenti perché anche l’Accusa ne avrà diverse.

 

Presidente: quindi le relazioni dei consulenti che sono già stati sentiti, d’accordo. Va bene, prego, chi sentiamo?

 

Avvocato Zaffalon: Esposito Annita.

 

DEPOSIZIONE DELLA TESTE - ESPOSITO ANNITA -

 

LA TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO.

 

Presidente: prego, Avvocato.

 

AVVOCATO ZAFFALON

 

DOMANDA - Vuol dire il nome di suo marito?

RISPOSTA - E’ Sgorlon Gino.

DOMANDA - Si ricorda la data in cui si è sposata, la data in cui è deceduto?

RISPOSTA - La data che mi sono sposata era il 2 giugno del 1948.

DOMANDA - E il decesso?

RISPOSTA - E’ morto il 5 maggio del 1977.

DOMANDA - Si ricorda che usi aveva suo marito per quanto riguarda il fumo?

RISPOSTA - Io so che mio marito comprava un pacchetto di sigarette tutte le sere, di quel pacchetto là ne fumavo qualcuna anch’io.

DOMANDA - Quindi un pacchetto al giorno a parte quelle che venivano utilizzate anche da lei?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Per quanto riguarda il bere?

RISPOSTA - Non beveva mio marito, beveva un bicchiere di vino a pasto ma anche con l’acqua.

DOMANDA - Rispetto al decesso ricorda quanto tempo prima ha cominciato ad ammalarsi?

RISPOSTA - Mio marito si è ammalato subito, l’hanno portato in ospedale a Padova, da Padova a Mestre e sarà stato il 29, non mi ricordo il giorno preciso, ma penso sia stato il 29 giugno.

DOMANDA - Di che anno?

RISPOSTA - Del 1976.

DOMANDA - Cioè, rispetto al decesso del ‘77...

RISPOSTA - Sì, il 5 maggio del ‘77 è morto.

DOMANDA - Quindi circa un anno prima ha cominciato a sentirsi male?

RISPOSTA - Sì, a sentirsi malato proprio, perché fino all’ultimo giorno ha lavorato.

DOMANDA - E per quanto riguarda questo periodo, questo anno di cui lei parla è stato sempre male o ha avuto dei momenti, dei periodi che stava bene?

RISPOSTA - No, è stato sempre male, perché ha fatto dentro e fuori dall’ospedale due volte, e poi lo portavano con la macchina a fare le terapie.

DOMANDA - C’era sofferenza continua?

RISPOSTA - Sì, continua, non si è più ripreso.

 

Presidente: domande? Può andare, grazie.

 

Avvocato Zaffalon: Canazza Iole.

 

DEPOSIZIONE DELLA TESTE - CANAZZA IOLE -

 

LA TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO.

 

Presidente: prego, Avvocato.

 

AVVOCATO ZAFFALON

 

DOMANDA - Vuole dire il nome di suo marito?

RISPOSTA - Fusaro Vittorio.

DOMANDA - Ci può dire quando, si ricorda quando si è sposata con lui?

RISPOSTA - Il 19 novembre del ‘62.

DOMANDA - La data del decesso?

RISPOSTA - Il 7 luglio ‘99.

DOMANDA - Rispetto alla data in cui lei si è sposata suo marito lavorava già presso la Montedison?

RISPOSTA - Sì, dal ‘54, perché l’ho conosciuto allora.

DOMANDA - Rispetto sempre al momento del matrimonio ricorda che tipo di mansioni faceva, sa dirci qualche cosa sulle mansioni che faceva nel suo lavoro?

RISPOSTA - So che lavorava su questo CV..., adesso non ricordo bene, ad ogni modo so che diceva che andava su queste autoclavi che io non so neanche cosa sono e che ha lavorato parecchio.

DOMANDA - Lei sa, cioè, suo marito le diceva che lavorava nelle autoclavi?

RISPOSTA - Sì, altro che.

DOMANDA - Rispetto alla data del matrimonio che lei ci ha detto che è del ‘62, ricorda più o meno per quanto tempo ancora suo marito le ha detto che ha lavorato nelle autoclavi, un anno, tre anni, dieci anni?

RISPOSTA - Ha lavorato fino al ‘70, ma non è che posso dire una cifra esatta adesso.

DOMANDA - Questo per quanto riguarda il lavoro?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Per quanto attiene invece alle abitudini, ci sa dire qualche cosa circa il fumo ed il bere?

RISPOSTA - Beh, io posso dirle che era una persona morigerata, che a casa, non so se intende dire se beveva, se fumava o roba del genere.

DOMANDA - Sì, quanto beveva?

RISPOSTA - Avrà bevuto un quarto di vino su un giorno, perché prima beveva un bicchiere, poi acqua e fino a mezzogiorno ed acqua e vino alla sera.

DOMANDA - Allora a pasto, un bicchiere, un bicchiere e mezzo?

RISPOSTA - Un bicchiere e mezzo, ma il secondo allungato con acqua.

DOMANDA - Per quanto riguarda il fumo?

RISPOSTA - Non so, 8 o 9 sigarette, non di più.

DOMANDA - Al giorno?

RISPOSTA - Al giorno, anche meno, perché a casa non è che poteva fumare molto perché mi dava fastidio.

DOMANDA - Per quanto attiene la malattia, rispetto alla data del decesso da quanto tempo prima ha cominciato ad ammalarsi?

RISPOSTA - Ha cominciato ad ammalarsi, è tutto un susseguirsi, da due anni prima da come lo vedevo io.

DOMANDA - Si è trattato di un periodo con alternanze che stava anche bene o era sempre sofferente?

RISPOSTA - Non è stato più bene da allora, in due anni non è stato più bene.

DOMANDA - Era sempre sofferente?

RISPOSTA - Sempre sofferente, non mi mangiava più, andava a letto, tutto così.

 

Presidente: domande? Grazie signora, può andare.

 

Pubblico Ministero: il dottor Cerani.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - CERANI OTTORINO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO.

 

Presidente: prego, Pubblico Ministero.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Allora, volevo precisare che si tratta di una delle persone che erano state citate dal Pubblico Ministero come testimoni, sono nella lista testi iniziale, successivamente era stato indagato dalla Procura della Repubblica di Brindisi, e come risulta dalla risulta della nota che ho prodotto al Tribunale della Procura di Brindisi del 20 ottobre 2000, l’ingegner Cerani Ottorino è indagato presso quell’ufficio giudiziario in quanto direttore dello stabilimento Petrolchimico di Brindisi dal 14 giugno ‘76 al 4 settembre ‘78, quindi c’era stata questa richiesta del Pubblico Ministero di continuare a considerarlo come teste per periodi diversi rispetto a quella che era la sua attività presso Brindisi come direttore dello stabilimento di Brindisi ed il Tribunale si era pronunciato in questo senso. Le mie domande andranno proprio in questo senso, nel senso di non parlare assolutamente della questione di Brindisi ma di partire innanzitutto da quella che è stata la sua carriera prima di andare a Brindisi e poi alcune domande specifiche sul periodo successivo per la parte che non riguarda Brindisi. Allora volevo chiederle innanzitutto di dire al Tribunale che titolo di studio ha e quando è stato assunto nella società Edison o Montedison.

 

Presidente: voglio solo fare una precisazione ai fini proprio della ordinanza che allora emise il Tribunale ritenendo ammissibile la testimonianza, che la testimonianza è ammissibile tanto in quanto si riferisca alle circostanze di cui al capo secondo di imputazione.

 

DOMANDA - Sì, è pacifico.

 

Presidente: siccome lei ha detto per quanto riguardava invece i diversi periodi, il Tribunale ha emesso una ordinanza di tenore diverso, questo per la precisione.

 

DOMANDA - Infatti per la precisione io chiedevo di dire quando è stato assunto per impostare la carriera e poi di andare alla parte ambientale, solo per sapere chi è.

RISPOSTA - Mi sono laureato in Ingegneria Chimica nel dicembre del 1953 al Politecnico di Milano e dopo un primo periodo, dal ‘54 al ‘58 in cui ho lavorato presso l’industria che fabbricava apparecchiature per l’industria chimica, nel ‘58 sono stato assunto dalla Edison Chimica e distaccato presso l’Acelene, che era una società a partecipazione mista, Edison e (Union Carbide), per la produzione di polietilene a Priolo. Successivamente, quando l’Acelene, cioè la Union Carbide è uscita dalla società, l’Acelene è stata incorporata nella Sincat e quindi io sono passato in Sincat e diciamo che io mi occupavo a quel tempo di programmazione della produzione, mentre invece nei primi tempi in cui ero in Acelene mi occupavo di progettazione impianti ed anche assistenza al montaggio. Quindi passato poi alla Sincat sempre come programmazione della produzione, questo fino al 1970, anno in cui anche la Sincat è stata assorbita, è sparita come tale, è stata assorbita dalla Montedison e quindi sono passato nella parte pianificazione della divisione petrolchimica dove ho lavorato per qualche anno, lì sono state varie vicende, quindi passaggi, cambi di direttori generali, etc., etc., fino a che nel 1974, allorché io ero in pianificazione in una delle due vice direzioni, cioè in particolare della vice direzione materie plastiche, l’altra vice direzione era quella relativa ai prodotti chimici e petroliferi, quindi lavoravo con il dottor (Whuefring), in quale nell’agosto, credo, del ‘74 ebbe un ictus e quindi non poté più continuare la sua attività ed a quel punto il direttore generale della Dipe che a quel tempo era l’ingegner Darminio Monforte, chiamò in sostituzione del dottor (Whuefring), il dottor Trapasso, che a quel tempo era direttore dello stabilimento di Porto Marghera. Quindi io rimasi in quella posizione, quindi fu allora che io conobbi il dottor Trapasso.

DOMANDA - Sull’ufficio pianificazione, solo una cosa volevo chiedere, da chi lei dipendeva?

RISPOSTA - Dunque, allorché non c’erano... allorché la pianificazione era unica, cioè ai tempi del Darminio, diciamo che il responsabile della pianificazione era l’ingegner Pace, se non vado errato, o il dottor Pace il quale aveva come collaboratore l’ingegner Marzollo e io..

DOMANDA - Si ricorda anche i nomi, era il dottor Dino Marzollo?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Si occupava di tutta la parte relativa agli investimenti della Dipe?

RISPOSTA - Non di tutti, perché era divisa per settori, quindi io alle dipendenze, diciamo, dell’ingegner Marzollo mi occupavo di un settore.

DOMANDA - Ecco, allora solo per completare la sua carriera e per poi precisare alcune domande per la parte ambientale, le volevo chiedere: lei poi è stato nominato direttore dello stabilimento di Brindisi, dicevamo, nel giugno del ‘76?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E’ rimasto a Brindisi per poco più di due anni, fino ad ottobre del ‘78, dopo il settembre ‘78 dove è andato a lavorare?

RISPOSTA - Dunque, nel dicembre ‘78, poiché quando era in pianificazione con l’ingegner Marzollo, a quel punto c’era una società di trasformazione materie plastiche che non era tecnologicamente molto avanzata, per cui si chiedeva l’apporto di qualcuno che avesse la tecnologia, quindi erano state contattate alcune società, non so, la Vavin, (Olandes), fra le altre anche la (Sechisui Chemical) giapponese, di Osaka. Quindi io avevo condotto, non è che fossi io direttamente responsabile, comunque ero uno degli attori in questi contatti che era il commendator Menchini, che diciamo, conduceva la trattativa, però lui non parlava inglese tra l’altro, allora io gli facevo oltretutto da aiuto. Diciamo che era stata poi costituita questa joint-venture tra Montedison, che era l’azionista di questa Chimica Lucana si chiamava, e quindi è entrata questa Sechisui in partecipazione, quindi il nome della società è cambiato in Montedison Eslon, Eslon era un marchio della Sechisui. Poi una volta costituita questa joint-venture io ho continuato con il mio lavoro di pianificazione per altre cose. Poi è successo che nel ‘78 i giapponesi si erano resi conto che c’era qualcosa che non andava nella parte, nei bilanci che venivano a loro presentati da parte della società, e quindi aveva minacciato di andarsene, avevano poi, va beh, naturalmente qualcuno aveva detto a loro: no, non andartene etc., e loro hanno chiesto che per rimanere venissi chiamato io come responsabile di questa società che aveva due stabilimenti e quindi a quel punto io sono stato nominato dapprima Presidente, in quanto esisteva ancora il Presidente amministratore delegato, e dopo qualche tempo quello è stato, non dico rimosso, ma più o meno, poi ha lasciato la società, quindi io ero Presidente e amministratore delegato di questa società.

DOMANDA - Lei quando ha lasciato la società Montedison e che per motivo?

RISPOSTA - Quando ho lasciato la Montedison come tale?

DOMANDA - Formalmente.

RISPOSTA - L’ho lasciata alla fine di marzo del 1987 ed il motivo è che a quel tempo c’era una riduzione di personale a tutti i livelli e quindi tutte le persone che avevano una certa età, io a quel tempo avevo 58 anni, quindi sono stato chiamato dal servizio del personale il quale mi ha detto: qua noi dobbiamo fare a meno di te, quindi..., va bene, ok, se questa è la decisione..., e quindi praticamente... Anche perché diciamo io avevo già maturato a quel tempo i 35 anni di contribuzione, quindi in realtà diciamo che io avevo già titolo per andare in pensione.

DOMANDA - E quindi lei formalmente è andato in pensione nel marzo dell’87?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ha continuato ad avere rapporti di che genere con la Montedison o EniChem?

RISPOSTA - Diciamo che era consuetudine a quel tempo che le persone che venivano mandate in quiescenza, che venisse loro dato un periodo di consulenza, a quel tempo era il dottor Porta che era amministratore delegato di Montedison, quindi io ebbi questo periodo di consulenza della durata di un anno, quindi sarebbe scaduto a marzo dell’anno successivo.

DOMANDA - Che tipo di attività ha svolto in questo periodo di consulenza esterna?

RISPOSTA - Io ho continuato in un lavoro di, dunque, diciamo che c’era un’altra persona, che se non vado errato era stato in precedenza direttore di Montedipe, il quale ad un certo punto era stato...

DOMANDA - Si ricorda chi era?

RISPOSTA - L’ingegner Fogagnolo.

DOMANDA - Che è deceduto però?

RISPOSTA - Sì. Il quale aveva avuto l’incarico in... che era la sede di Montedison, aveva avuto l’incarico di vedere nel mondo come venivano trattati i problemi di produzione, cioè, questo nei vari campi e quindi non solo nella petrolchimica ma anche, non so, prodotti per agricoltura, farmaceutici, cioè nei principali settori in cui operava Montedison, e stante i miei precedenti per cui avevo avuto contatti io con il mondo esterno, appunto lui mi aveva chiesto di collaborare, l’aveva chiesto ai miei capi chiaramente, perché a quel tempo quando io ho iniziato io dipendevo dal dottor Diaz in direzione estero, che poi è stata sciolta.

DOMANDA - In particolare lei che incarico ha avuto quando ha fatto il consulente esterno per Montedison?

RISPOSTA - Io pur essendo andato in quiescenza ho continuato per alcuni mesi a girare il mondo con l’ingegner Fogagnolo, quindi Stati Uniti, Giappone, Corea etc., per contattare queste società, mostrare quello che veniva fatto in Montedison, quindi era stata mandata in precedenza della documentazione, e ricevere da loro la documentazione loro, naturalmente colloquiare anche con loro, con i tecnici, quindi venivano, a seconda dell’argomento di cui si parlava, venivano da Milano, o diciamo dall’Italia, dei tecnici dei vari stabilimenti relativi alle produzioni, alle attività di cui si parlava. Questo è durato, diciamo, fino a grosso modo a giugno, luglio.

DOMANDA - Per quanto ne sa lei questi contatti con l’estero, questi dirigenti mandati all’estero, in Giappone, Corea, Stati Uniti, etc., erano una novità del suo periodo o era un’attività che veniva svolta, da quanto ne sa lei e da quando è entrato in Montedison, era una cosa che si era sempre fatta da parte di Montedison?

RISPOSTA - A me non risulta che fosse sempre stata fatta, per lo meno non in questa forma, l’ingegner Fogagnolo aveva avuto un incarico specifico proprio relativo al fatto di contattare varie società significative nei vari settori di attività chimica, chimica o farmaceutica del gruppo, per, così, scambiare queste informazioni.

DOMANDA - Per la parte produttiva diciamo?

RISPOSTA - Sempre per la parte produttiva.

DOMANDA - Dopo questi mesi questa sua consulenza com’è continuata, con che incarichi?

RISPOSTA - E’ continuata in questo modo: dunque, a quel tempo il Presidente della Montedison, che era il dottor Schimberni, se non vado errato, aveva in animo di effettuare un aumento di capitale, se non vado errato, di mille miliardi per... non so dire quali erano i motivi per cui voleva fare..., comunque diciamo che per far questo naturalmente si era, si appoggiava a società di consulenza finanziaria negli Stati Uniti che avevano conoscenza e dimestichezza con la borsa di New York, per cui era coinvolta anche una grossa società di legali a New York, per cui a me era stato chiesto a quel tempo di, cioè, visto il fatto che io, insomma, ero un veterano di Montedison, in quanto ero in Montedison, diciamo, Montedison, Edison, che poi è diventata Montedison, dal ‘58, quindi conoscevo abbastanza bene, insomma, a grandi linee, io non sono uno specialista ma sono sempre stato uno che generalizza, per cui non ero profondo nelle varie cose ma avevo una visione diciamo abbastanza ampia di tutto il gruppo. Quindi mi era stato chiesto di appoggiare i responsabili della parte finanziaria che avevano questi contatti all’esterno per la parte, conoscenza delle produzioni ecco, che erano in atti nel gruppo Montedison.

DOMANDA - Tra questi contatti con l’esterno con altre società lei è stato incaricato o delegato di seguire anche i contatti con EniChem? In particolare da chi e con quali specifici motivi?

RISPOSTA - Io non sono stato incaricato di seguire i contatti con EniChem, diciamo che dopo lo scioglimento della direzione estera di Montedison, che era il responsabile il dottor Diaz, e quindi erano state sbandate tutte le persone, io ero stato mandato in una funzione il cui nome era pianificazione strategica che era alle dipendenze del dottor Porta.

DOMANDA - Che era all’epoca che cosa, che incarico aveva?

RISPOSTA - Era l’amministratore delegato di Montedison. Quindi io ero stato inserito in questa struttura..

DOMANDA - Scusi, prima di arrivare al periodo di amministratore delegato del dottor Porta, adesso non vorrei sbagliare anch’io con le date, solo per la memoria volevo ricordare che quando lei era stato sentito durante le indagini preliminari il 13 novembre ‘96, lei aveva detto nella fase relativa al 1987: come consulente esterno curai alle dipendenze dell’ufficio dell’amministratore delegato i contatti con l’EniChem. Quindi già allora c’era una forma di collaborazione nel settore della petrolchimica. Vuole precisare un attimo?

RISPOSTA - No, dunque, diciamo nel senso che non è che io avessi contatti direttamente con il dottor Porta, in quanto io ero inserito in questa struttura di pianificazione strategica, arrivato fra l’altro dall’esterno da un’altra funzione, che era la direzione estero, questa pianificazione strategica era già strutturata, quindi aveva ormai da alcuni anni..

DOMANDA - Rispetto al 1987, alcuni anni all’indietro rispetto al 1987?

RISPOSTA - Sì, certamente. Quindi io facevo riferimento al dottor Basile, in un primo tempo, successivamente quando Basile è stato passato ad un altro incarico, io facevo riferimento al dottor Ballada.

DOMANDA - I contatti tra Montedison e EniChem da chi venivano curati direttamente?

RISPOSTA - Io ricordo che il dottor Ballada ad esempio aveva contatti con EniChem.

DOMANDA - Lei diceva la volta scorsa: i contatti con l’EniChem venivano curati direttamente dal dottor Porta.

RISPOSTA - Chiaramente a certi livelli, il dottor Ballada avrà avuto contatti a livelli bassi, poi invece a livello più alto sarà stato il dottor Porta che aveva contatti con persone a suo livello, ritengo.

DOMANDA - Cosa succede quando diviene amministratore delegato Di Montedison il dottor Gardini nell’ottobre dell’87?

RISPOSTA - Io ero reduce proprio da New York, ero stato là non so se due settimane o quattro settimane, quindi praticamente c’è stato il fallimento di quell’aumento di capitale di mille miliardi che il dottor Schimberni voleva, quindi è arrivato il dottor Gardini ed ha cominciato a muovere un po’ tutte le pedine, quindi..

DOMANDA - In che senso?

RISPOSTA - Nel senso che ha chiamato, adesso non ricordo esattamente se a fine ‘87 o inizio ‘88, non lo so, comunque aveva chiamato con sé a Milano Mister (Giaco) che era il Presidente della Himont americana, cioè negli Stati Uniti.

DOMANDA - Che era collegata a Montedison in che maniera?

RISPOSTA - Una volta era una joint-venture con la Hercules, che era una società americana, quindi la H è rimasta, quindi H e Mont, Himont.

DOMANDA - Prego, le chiedevo quando è arrivato cos’è cambiato anche nel senso come operazioni, come attività, come intenzioni palesate e poi come persone?

RISPOSTA - Diciamo che l’idea era quella di costituire una società congiunta con l’EniChem, in cui entrambe le parti avrebbero conferito parte dei loro impianti.

DOMANDA - Tra Montedison e EniChem?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Allora chi è arrivato, diceva prima, oltre al dottor Giaco?

RISPOSTA - Il dottor Giaco il quale si è portato a presso il dottor Trapasso che dopo un periodo, perché, cioè Trapasso ad un certo punto, nel ‘78, quando io sono entrato da Brindisi, a quel tempo aveva lasciato Montedison ed era passato in ENI, poi ad un certo punto ha lasciato l’Eni ed è andato nella Stati Uniti in Himont, e là era vice Presidente, uno dei vice Presidenti, era uno dei vice Presidenti, allora questo signor Alexander Giaco si era portato a presso il dottor Trapasso a Milano.

DOMANDA - Poi cos’è successo?

RISPOSTA - E’ successo che, per quello che mi risulta, al dottor Trapasso era stato affidato l’incarico di preparare, congiuntamente ad EniChem, un business plan, un piano di business, che considerasse la validità della costituzione di una società congiunta tra Montedison ed EniChem.

DOMANDA - Lei ha collaborato con il dottor Trapasso in questa fase?

RISPOSTA - Quando il dottor Trapasso era arrivato, praticamente era totalmente isolato, nel senso che quasi quasi in un certo senso tutta la struttura preesistente era bloccata, perché è arrivato come una specie di commissario, e vedendo, perché eravamo sullo stesso piano, io avevo l’ufficio nello stesso piano dove a lui era stato assegnato l’ufficio, mi era stato chiesto se collaboravo con lui dovuto al fatto... intanto chiaramente mi aveva conosciuto, poi diciamo che delle varie persone che esistevano in quel momento c’era anche da dire il dottor Ballada che era stato suo collaboratore, però forse io ero quello che maggiormente ero introdotto negli uffici di Foro Bonaparte, nel senso che io sapevo muovermi, quindi se lui aveva una necessità, non so, di avere dei dati da una funzione o dall’una o dall’altra, lui me lo chiedeva ed io mi davo da fare per procurare l’informazione di cui aveva bisogno.

DOMANDA - Allora cosa è stato fatto concretamente in vista di questa, di questo conferimento di impianti, creazione di nuova società, che cosa?

RISPOSTA - E’ stato fatto..

DOMANDA - Quindi di Enimont, tanto per essere chiari.

RISPOSTA - E’ stato fatto che, diciamo, da una parte il dottor Trapasso si occupava della preparazione di questo business plan che considerava i vari impianti dall’una e dall’altra parte da conferire, però parallelamente c’era la parte finanziaria che non dipendeva da lui, perché era il dottor Cragnotti che era responsabile della parte finanziaria con la sua struttura. E quindi c’erano delle persone che tenevano i contatti con la società di consulenza finanziaria che era stata incaricata da Montedison, e un’altra società era stata incaricata da EniChem.

DOMANDA - Lei, su questo ruolo che ha peraltro già indicato del dottor Trapasso, il 13 novembre ‘96 l’aveva definito il dottor Trapasso come "una specie di battitore libero", cosa vuole dire, ed a chi faceva capo il dottor Trapasso come battitore libero?

RISPOSTA - Il dottor Trapasso faceva capo a mister Giaco, e nel senso che all’inizio quando lui è arrivato io non ricordo che lui avesse ancora un incarico formale, nel senso che gli fosse stato dato un incarico proprio, non so, vice Presidente o che, successivamente sì.

DOMANDA - Poi ha avuto anche formalmente un ruolo, mi pare, il dottor Trapasso?

RISPOSTA - Certo, ad un certo punto poi aveva l’incarico di, se non vado errato, di vice Presidente delle politiche industriali, qualcosa del genere.

DOMANDA - Ad un certo punto è stato affidato un incarico anche alla società American Appraisal Italia S.r.l., lei ricorda che incarico è stato dato, qual era la funzionalità e chi l’ha seguita in particolare per la parte tecnica?

RISPOSTA - Il motivo per cui è stato dato questo non glielo so dire, diciamo che io ad un certo punto ho ricevuto una telefonata dal dottor Trapasso, che risultava essere in quei giorni negli Stati Uniti, il quale mi ha telefonato dicendo "prenda contatti con l’American Appraisal in quanto è necessario dare questo incarico di valutazione del...", poi era un discorso congiunto, non è che solo..

DOMANDA - Valutazione di che cosa?

RISPOSTA - Della valutazione degli impianti che venivano apportati dall’una e dall’altra delle società.

DOMANDA - Che aspetti riguardava questa valutazione?

RISPOSTA - Diciamo che la valutazione riguardava gli aspetti produttivi e gli aspetti ecologici diciamo.

DOMANDA - Lei è in grado di dire chi ha seguito per Montedison la parte che concerne questa indagine?

RISPOSTA - Dunque, il dottor Trapasso aveva dato l’incarico, diciamo, per questo tipo di attività, l’aveva dato all’ingegner Amato che a quel tempo era il direttore generale di Montedipe.

DOMANDA - Che è attualmente deceduto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E per EniChem chi seguiva gli analoghi aspetti?

RISPOSTA - Dunque, io non è che sia addentro in EniChem...

DOMANDA - Per carità, quella volta l’aveva detto, se no glielo ricordo io.

RISPOSTA - Ritengo che fosse l’ingegner Sergio Bianchi, però non è che ne sia certo, perché non è che avessi molta dimestichezza..

DOMANDA - Il 30 novembre ‘96 diceva: per EniChem seguiva gli aspetti tecnici di tale indagine l’ingegner Sergio Bianchi.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Invece a livello di vertice i contatti con Montedison, EniChem ed ENI da chi venivano curati?

RISPOSTA - C’erano sempre due aspetti, c’era un aspetto di carattere finanziario ed un aspetto di carattere produttivo, impianti etc., quindi i due responsabili al di sotto di mister Giaco, era da una parte il dottor Cragnotti con la sua struttura...

DOMANDA - No, parlo sopra, a livello di vertice.

RISPOSTA - Al di sopra?

DOMANDA - Sì, contatti con EniChem e ENI, se si ricorda.

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Il 13 novembre ‘96 lei aveva detto: a livello di vertice della Montedison i contatti con l’EniChem e con l’Eni, venivano curati soprattutto dall’amministratore delegato dottor Gardini e dal dottor Trapasso.

RISPOSTA - Beh, diciamo che il dottor Trapasso per la parte di sua competenza curava i contatti, cioè, io ricordo che c’è una persona che frequentemente... parliamo della preparazione del business plan, diciamo che c’era una persona che frequentemente veniva, ed era una persona EniChem, ed era non so se dottor o ingegner Luciano, il quale frequentemente veniva negli uffici per vedere l’evolversi, l’elaborazione di questo business plan.

DOMANDA - Lei è in grado di dire chi fossero i referenti del dottor Gardini e del dottor Trapasso all’interno dell’Eni e dell’EniChem?

RISPOSTA - No, non so dirglielo.

DOMANDA - Per quanto riguarda le indagini di American Appraisal, lei sa che alla fine vennero preparati due rapporti?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Che riguardavano che aspetti?

RISPOSTA - Uno riguardava gli aspetti produttivi e, diciamo per inciso, non è che... le parti, le attività conferite riguardavano impianti messi in stabilimenti di dimensioni maggiori, e poi anche magari, non so, consociate, piccole società etc., il lavoro di American Appraisal in effetti era concentrato su quelle che erano le attività, gli impianti più significativi dei grossi stabilimenti.

DOMANDA - Aspetto produttivo ed aspetto ecologico?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei si ricorderà, o comunque eventualmente glielo preciserò, che durante le indagini preliminari, quel verbale del 13 novembre ‘96, le era stata mostrata la bozza del rapporto American Appraisal in materia di sicurezza ambientale, il draft, lei si ricorda che rispetto alla pagina 33, sia della bozza che del finale, c’erano delle modifiche ed erano state eliminate delle considerazioni in materia di scarichi all’interno degli stabilimenti, tra l’altro in materia di responsabilità anche penali. Questo è un discorso che il Tribunale e tutti quanti in quest’aula già conosciamo ed a lei volevo chiedere soltanto se è in grado di dire come mai ci sono queste modifiche tra questo draft e le conclusioni, e se è in grado di dire chi ha dato queste e per quale motivo?

RISPOSTA - Il fatto che ci fossero delle modifiche me l’ha fatto, se non vado errato, rilevare lei.

DOMANDA - Sì, è allegato infatti al suo verbale, comunque il Tribunale le pagine 33 già le conosce.

RISPOSTA - Mi ha fatto leggere l’una e l’altra e infatti c’erano delle modifiche tra l’una e l’altra, lei cosa mi chiedeva?

DOMANDA - Le volevo chiedere se lei è in grado di dire chi ha determinato, chi ha voluto, chi ha apportato queste modifiche, e se lo sa chi è stato comunque per quale motivo?

RISPOSTA - Questo non glielo so dire.

DOMANDA - Non sa né chi è stato né per che motivo?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Lei non si era mai reso conto all’epoca che c’erano state queste modifiche tra il draft e la bozza?

RISPOSTA - No, perché non era mio compito, mia responsabilità vedere queste cose qua, c’era un direttore generale di Montedipe, che era l’ingegner Amato, il quale aveva tutta una struttura, ed in sede, anche per la parte igiene ambientale etc., struttura che poi si diramava in tutti gli stabilimenti, anche perché lui aveva il potere anche di, non solo in Montedipe, ma ci fossero stati anche altri stabilimenti, lui aveva modo..

DOMANDA - No, certo, per carità, quindi era un discorso di livello più alto rispetto al suo?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Un’altra cosa. Lei sa, perché sempre quella volta gliela avevo fatta vedere, la lettera di American Appraisal datata 3 novembre ‘88, indirizzata ad Montedison e EniChem, che era stata poi sequestrata presso le varie aziende in questione. Queste conclusioni le erano state rammostrate, le conclusioni di questa lettera del 3 novembre ‘88 contrastavano poi con le considerazioni conclusive del rapporto finale di American Appraisal, siamo nella pagina 31, nota anche questa al Tribunale e a tutti in quest’aula. In relazione riportava "situazioni ritenute anomale e alla proposta di interventi opportuni ancora da effettuare in materia di problemi di natura ambientale". Volevo chiedere, va beh, già quella volta ha risposto, ma comunque le devo ripetere in quest’aula la domanda, è in grado di dire perché ci sono state queste diversità e chi ha chiesto questa modifica di questa lettera del 3 novembre ‘88?

RISPOSTA - Lei mi aveva mostrato la lettera, io ricordo poi che a quel tempo poi ero venuto in possesso di questa lettera, però non le so dire né chi abbia chiesto la preparazione di questa lettera, né per quale motivo l’abbia chiesto.

DOMANDA - Anche questa volta era un livello superiore al suo?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Un’ultima questione le volevo chiedere: lei è a conoscenza dei contrasti, anche forti, non so, o meno forti, o inesistenti, che ci sono stati tra ENI e Montedison ad un certo punto a proposito di Enimont e per che motivo se ci sono stati?

RISPOSTA - Diciamo che c’erano parecchie contestazioni magari sui valori, non lo so, comunque una di queste era relativa alla parte ecologica, so che la cosa è andata avanti per parecchio tempo sulla parte ecologica.

DOMANDA - Questa parte ecologica, lei quella volta parlava di forti contrasti, lei è in grado di riferire attualmente al Tribunale chi si è interessato di questa parte ecologica per Montedison?

RISPOSTA - In Foro Bonaparte, nella struttura del dottor Trapasso, diciamo, era l’ingegner Amato il quale aveva come collaboratore il dottor Fabbri.

DOMANDA - Era stato un attimo più preciso la volta scorsa nel senso che diceva: per questo aspetto ecologico per il quale si era interessato in particolare il dottor Gaetano Fabbri, sia all’epoca delle valutazioni di American Appraisal, sia successivamente, è così?

RISPOSTA - Sì, diciamo che il dottor Fabbri era già un collaboratore dell’ingegner Amato in quanto... cioè il dottor Fabbri era in Montedipe ed era un collaboratore dell’ingegner Amato, penso proprio anche, fra le altre cose, anche per quel settore, il settore ecologico, non ne ho la certezza ma credo che fosse così.

DOMANDA - Quindi lei per quanto è a sua conoscenza conferma anche quella dichiarazione del ‘96, quest’ultima sul dottor Fabbri?

RISPOSTA - Sì, diciamo che il dottor Fabbri non è che dipendesse direttamente, lui aveva un capo che era l’ingegner Amato.

DOMANDA - Certo. Io non ho altre domande.

 

Presidente: domande? Va bene, può andare grazie.

 

Pubblico Ministero: possiamo sentire l’ingegner Gavagnin.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - GAVAGNIN GIANPIETRO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO.

 

Presidente: prego, Pubblico Ministero.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Vuole riferire innanzitutto al Tribunale quando si è laureato ed in che cosa?

RISPOSTA - Io mi sono laureato nell’anno 1970 in Ingegneria Chimica.

DOMANDA - Lei quando è stato assunto da società del gruppo Montedison e con quali incarichi?

RISPOSTA - Io sono stato assunto dalla Montedison in Tecnimont a Milano nel 1973 ed ho cominciato ovviamente l’iter da giovane ingegnere come addetto al PRAS, che era la Produzione Ambientale Sicurezza della Tecnimont, società di ingegneria della Montedison. Ho lavorato a Milano per circa tre anni e mezzo fin a quando nella primavera del ‘76 solo stato trasferito a Marghera dove mi sono occupato per circa un anno come addetto dell’ingegneria di manutenzione, e poi in vista dell’avvio del nuovo impianto biologico sono passato al PAS, Protezione Ambientale Sicurezza, come tecnologo dei nuovi impianti di trattamento dei reflui.

DOMANDA - Questo impianto è l’SG31?

RISPOSTA - Sì. Poi continuando l’excursus, nel 1987 ho cominciato ad occuparmi delle bonifiche dei siti contaminati dell’area, diciamo i più noti sono Dogaletto e Malpaga, e poi mi pare nell’88 sono stato formalizzato in questo incarico come responsabile delle bonifiche, e da quel momento fino al ‘90 ho seguito bonifiche di siti contaminati sia in Marghera che in altre località d’Italia per conto di Montedipe. Nel ‘91 con il passaggio proprietario ad EniChem ho continuato sempre a lavorare nel settore, dipendendo da Milano, dalla direzione ambiente, mi sono occupato essenzialmente di Mantova e della chiusura delle bonifiche che avevo in corso in varie località, fin quando nel maggio del ‘93 ho dato le dimissioni ed ho cominciato la libera professione, sempre occupandomi di problematiche ambientali e segnatamente di bonifiche di siti contaminati.

DOMANDA - Quando lei nel ‘76 è stato trasferito a Marghera presso la Montedison, si ricorda chi era il direttore dello stabilimento?

RISPOSTA - Oddio, mi pare che allora fosse l’ingegner Cecchi.

DOMANDA - Che è deceduto adesso?

RISPOSTA - Questo non lo so.

DOMANDA - All’impianto di depurazione in pratica lei ha lavorato come tecnologo fino all’88?

RISPOSTA - In pratica ho lavorato come tecnologo fino all’87 quando ho cominciato ad occuparmi delle bonifiche.

DOMANDA - Cosa si trattavano in questo impianto?

RISPOSTA - Nell’impianto si componeva essenzialmente di 4 sezioni, una che era di accumulo polmonazione, una di chimico-fisico, nel quale attraverso un trattamento chimico-fisico con aggiunta di reattivi venivano rimossi e precipitati solidi sospesi ed i metalli e parte degli oli, un impianto di trattamento biologico di nitrificazione e denitrificazione, cioè rimozione del substrato carbonaceo e dell’azoto, ed una parte di incenerimento dei fanghi prodotti dall’impianto ed anche da altri reflui liquidi e semi-solidi prodotti prima all’interno del Petrolchimico. In un secondo momento è stata ottenuta l’autorizzazione da parte dell’ente di controllo, che era la Provincia, ad accogliere anche reflui provenienti da attività terze per cui si sono fatti anche smaltimenti in conto terzi.

DOMANDA - Le volevo chiedere, poi scenderemo in alcuni punti anche nei particolari, quando nel 1987 viene incaricato di occuparsi delle bonifiche di alcuni siti contaminati in giro per l’Italia, ed un paio mi pare anche a Marghera, questa materia di stoccaggio di rifiuti come veniva trattata materialmente? C’era una struttura, c’era qualche incaricato oppure al momento non c’era ancora una struttura o sensibilità, non so che cosa, per questo settore?

RISPOSTA - Diciamo che il settore gestione dei rifiuti storicamente, quindi in epoca precedente all’87, era di competenza di un servizio dello stabilimento chiamato SGS, servizi generale stabilimento aree comuni, il quale provvedeva alla raccolta, al collettamento ed allo smaltimento dei vari rifiuti liquidi e dei vari soprattutto rifiuti solidi che venivano prodotti dalle varie attività produttive nella loro articolazione. Poi nell’82 mi pare, ‘81 o ‘82, comunque quasi sicuramente in concomitanza o per l’entrata in vigore del DPR 915/82, questo servizio è stato passato sotto il PAS in modo di avere anche una maggiore razionalizzazione del problema. E quindi dall’82, ‘81-‘82 in poi è stata competenza del PAS e quindi dipendente gerarchicamente dal responsabile diretto di settore e poi dal responsabile del PAS e poi dalla direzione di stabilimento.

DOMANDA - Le volevo chiedere una cosa più precisa proprio su questo discorso di modifica e quindi di comportamento in materia ambientale, perché il 20 novembre del ‘96, quando è stato sentito dal Pubblico Ministero lei era stato un attimino più preciso, nel senso che aveva detto "devo dire che fino al 1988 non c’era stata molta sensibilità in materia ambientale, in particolare in tema di rifiuti solidi, mi ricordo fin dagli anni ‘70 lo stabilimento Petrolchimico di Porto Marghera, il consiglio di fabbrica ed i sindacati insistentemente chiedevano la chiusura di certi reparti a rischio ambientale e risanamento degli impianti stessi". Io volevo focalizzare il suo ricordo su questa situazione, se in è grado di precisarla meglio, e poi, la sua situazione del DPR 915 dell’82 lo conosciamo tutti, il regolamento di attuazione dell’84, quindi poi questo adattamento com’è andato negli anni fino all’87 o ‘88?

RISPOSTA - Per rispondere in specifico, il momento a cui mi riferivo in quella deposizione è stato quello dell’avvio del nuovo Petrolchimico, che è degli anni ‘70-’72 con i nuovi impianti sorti allora, nuovi impianti nei quali in quel momento una svolta determinante nella gestione degli impianti è stata determinata dal movimento sindacale che ha imposto il criterio di risanamento e il riavvio degli impianti e non fermata, punto e basta. E’ chiaro che il problema rifiuti industriali ha avuto un’evoluzione ed un’articolazione nel corso degli anni che si sono succeduti. Mentre una volta c’era scarsissima sensibilità ed anche poche conoscenze delle problematiche ambientali ed oggettivamente si era in carenza di una legislazione precisa di riferimento, con il tempo una serie di cognizioni tecniche, una maggiore sensibilità sia degli operai, del sindacato, dei quadri, sia l’evoluzione legislativa, ha portato a cominciare a domandarsi cosa si faceva e di che cosa si trattava, per cui, come ho detto prima, è secondo me un fatto emblematico il passaggio delle competenze dalla gestione area comune alla gestione PAS, è chiaro che la gestione PAS doveva essere per sua natura più attenta a questi problemi che non una struttura la quale se ne occupava insieme a tantissime altre cose che erano le tettoie, le biciclette, etc. etc.. Per cui è chiaro che c’è stata un’evoluzione nel tempo, questa evoluzione poi ha portato negli anni ‘87 poi ad affrontare il problema delle bonifiche e cosa, peraltro, sollecitata anche dagli enti esterni i quali loro stessi si erano resi conto dei problemi che nascevano dal Petrolchimico e dalle altre circostanti il Petrolchimico. Mi pare che la circolare della Regione Veneto che delega le competenze sulle bonifiche sia del novembre dell’86.

DOMANDA - Quali erano questi problemi legati alle bonifiche che stavano venendo fuori nell’87-’88 concretamente?

RISPOSTA - Diciamo che la prima bonifica è stata quella del Dogaletto dove c’è il comune di Mira che attraverso ordinanza intima alla proprietà, che era l’Azienda Agricola Alba, di mettere... oggi potremmo dire di mettere in sicurezza, diciamo allora di intervenire su quel sito, che era un sito di circa 10 ettari ed alto 10 metri, costruito nel tempo, fino a metà anni ‘70, fine anni ‘70, costruito con tutta una serie di materiali provenienti dall’interno del Petrolchimico e specificatamente accumulati in quella zona. Questi materiali erano terreni di scavo - poi faccio una precisazione sul concetto di terreni di scavo - erano terreni di scavo, residui industriali, erano gessi derivanti dalla produzione dell’acido fluoridrico essenzialmente, mescolati con clorurati, mescolati con catalizzatori, diciamo un po’ tutti i residui solidi dello stabilimento. D’altra parte quando poi noi siamo intervenuti con il piano di monitoraggio questi composti li abbiamo riscontrati e sono nei dati progettuali approvati dalla Provincia del progetto di messa in sicurezza allora presentato e poi attuato.

DOMANDA - Quando è arrivata questa ordinanza del Comune di Mira, mi accennava prima, mi pare imponesse all’Azienda Agricola Alba di procedere alla bonifica della zona?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Che era proprietaria del terreno?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Se vuole dire, lei che cosa ha fatto, è stato convocato da qualcuno, da chi, che disposizioni le hanno dato?

RISPOSTA - Beh, a me hanno dato le disposizioni prima di guardare... cioè teniamo presente che allora la proprietà Montedison era di Gardini, quindi era della famiglia Ferruzzi, questo è un particolare secondo me fondamentale.

DOMANDA - Anche perché l’Azienda Agricola Alba è di proprietà Ferruzzi?

RISPOSTA - Sì. Io sono stato incaricato di fare una ricognizione della situazione, ho esaminato i dati fino a quel momento acquisiti in maniera non sistematica, ho fatto una nota tecnica, sono andato a Milano, l’ho portata, mi ricordo benissimo, all’Avvocato Pasini, il quale una volta esaminato la nota tecnica ha detto "si proceda". Io ho avuto il mandato dalla direzione di Milano con il consenso della direzione di stabilimento di mettere in atto la prima campagna di monitoraggio, cioè di carotaggi, prelievi, analisi, piezometri, prelievi delle acque, quelli che poi hanno portato alla caratterizzazione del sito e all’avvio del processo di bonifica e messa in sicurezza.

DOMANDA - Lei dopo che è stato chiamato dal suo direttore di stabilimento dell’epoca, diceva che è andato a Milano e ha parlato con l’Avvocato Pasini, che ha dato queste disposizioni, ma l’Avvocato Pasini a Milano che ruolo aveva e chi rappresentava?

RISPOSTA - Lui era responsabile della funzione legale di sede della Montedipe.

DOMANDA - Della sede centrale?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei ha parlato con qualcun altro oltre che con il responsabile...

RISPOSTA - Certo, io ho parlato con il dottor Di Giorgi che era il mio referente diretto e con il dottor Matiussi che era il Presidente della società.

DOMANDA - Questa discarica di Dogaletto in quanti anni è stata messa in sicurezza da quando c’è stata l’ordinanza del Comune di Mira?

RISPOSTA - Se non erro la data di collaudo..

DOMANDA - All’incirca?

RISPOSTA - Dovrebbe essere del ‘91.

DOMANDA - Comunque circa tre anni?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Un’altra cosa le volevo chiedere passando ad un’altra discarica, la discarica Malpaga, che cos’è successo con la discarica Malpaga e dove si trova?

RISPOSTA - Allora, diciamo prima l’ubicazione geografica che è più semplice, è sulla sinistra dell’autostrada vicino al cavalcavia della provinciale Marghera-Martellago, è in località Malpaga e si vede o si vedeva passando per l’autostrada.

DOMANDA - Che comunque è Comune di Mira?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quando è emerso qualche cosa e per che motivo?

RISPOSTA - Allora, il problema è nato allora perché il proprietario dell’area si lamentava in quanto lui a sua volta aveva comprato l’area dall’impresa o dal trasportatore Masiero che era il proprietario della cava e che era uno dei trasportatori usati per portare fuori i rifiuti.

DOMANDA - Dallo stabilimento Montedison?

RISPOSTA - Sì, ovviamente. Si lamentava perché non, in pratica seminava il frumento, il mais e la soia e non gli nasceva niente. Allora mi pare sia andato in Provincia per dire "io so che qui c’è una discarica", ed i tecnici della Provincia l’hanno indirizzato alla Montedison dicendo "probabilmente questa è una cosa di origine Montedison, vai da Montedison". So che è venuto da me, ha parlato con me..

DOMANDA - Questo è un contadino che si chiama Ugo Toffano?

RISPOSTA - Non è un contadino, si chiama Ugo Toffano, ma lui di attività faceva l’albergatore, aveva l’albergo La Rescossa lì vicino. Quindi prima di prendere qualsiasi decisione, sempre d’intesa con i tecnici della Provincia, abbiamo fatto, come la chiamo io, una indagine ricognitiva per vedere cosa c’era.

DOMANDA - Mi pare che anche questo signor Toffano ha ricevuto un’ordinanza dal Sindaco di Mira?

RISPOSTA - Questo non me lo ricordo.

DOMANDA - Questo, solo per la precisione, lei quando è stato sentito la volta successiva rispetto al 20 novembre ‘96, e cioè il 29 novembre del ‘96, aveva detto che Toffano, va beh, dopo aver rilevato con la Provincia che c’era presenza di questi rifiuti industriali, dice lei "venne informato il Sindaco di Mira che emise un’ordinanza nei confronti del Toffano per la bonifica dell’area, il Toffano venne nel mio ufficio dicendo che i rifiuti erano Montedison e che la Montedison doveva provvedere alla sistemazione".

RISPOSTA - Sì, confermo.

DOMANDA - Chiedo per la precisazione.

RISPOSTA - Più il tempo passa più le cose...

DOMANDA - Siamo che arriva nel suo ufficio e cosa allora succede?

RISPOSTA - Succede che prima di dire "sì, la responsabilità è di Montedison" d’accordo con i tecnici della Provincia siamo andati a fare un’indagine ricognitiva. Con l’escavatore abbiamo fatto tre o quattro trincee delle quali sono emersi dei fusti, alcuni dei quali contenevano tutte le bolle varie emesse dagli uffici con carta intestata a Montecatini Edison e successive, quindi era chiaro che il materiale non poteva che provenire dall’ambito del Petrolchimico.

DOMANDA - Quante migliaia di fusti c’erano?

RISPOSTA - Mi sembra che fossero quattro o cinquemila, comunque ce ne erano tantissimi tant’è vero che nella zona dei fusti, che poi erano fusti tipici di (taleftatali), li abbiamo individuati in maniera univoca per via dei catalizzatori di accompagnamento, abbiamo fatto una cinturazione specifica per isolare i fusti dal resto del terreno che era blandamente contaminato. Era chiaro che il nocciolo della contaminazione era dovuto alla presenza di questa deposizione dei fusti nel buco della ex cava.

DOMANDA - Anche in questo caso cos’è successo, è intervenuta la sede centrale, ha detto qualche cosa?

RISPOSTA - Anche in questo caso è stata prontamente informata la sede centrale, dopo una sede di riunioni in questo caso con l’Avvocato Gangevi, mi ricordo, sempre di Montedipe..

DOMANDA - Di Milano.

RISPOSTA - Di Milano, certo. Io ho avuto il mandato di procedere e di dare atto a tutte le procedure per fare prima il progetto di bonifica e poi di fare la bonifica.

DOMANDA - Quanto tempo...

RISPOSTA - Si è chiusa nel ‘92 mi pare.

DOMANDA - Anche qui circa tre anni?

RISPOSTA - Questo me lo ricordo benissimo perché io dopo ho dato le dimissioni quando tutte le mie bonifiche erano chiuse e formalizzate.

DOMANDA - Per la zona di Porto Marghera ci sono state queste due bonifiche o messe in sicurezza...

RISPOSTA - E poi due iniziative non condotte a termine.

DOMANDA - Appunto, per Marghera queste condotte a termine e poi avete lavorato anche in varie parti di Italia?

RISPOSTA - Sì, soprattutto, a Cesano Maderno, poi a Brindisi, Villa d’Ossola, Cairo Montenotte.

DOMANDA - Quali sono invece le altre due situazioni non condotte a termine e per quale motivo?

RISPOSTA - Allora, quando noi abbiamo cominciato a renderci conto che esistevano delle problematiche concrete di questo genere che andavano affrontate e risolte, è chiaro che da un lato la nostra attenzione ha cominciato a guardare anche dentro al Petrolchimico, perché è chiaro che non esistevano solo i siti esterni ma esisteva anche il sito di origine, la matrice del resto, ed i due punti critici che sono stati individuati, l’uno conosciuto, l’altro, diciamo, sotto la spinta di un evento esterno, sono stati il canale Brentella e la zona 32, ex Catanga. Allora, il canale Brentella nasce da un evento esterno, che sono i fondi Fio, che mi sembra siano sempre dell’anno ‘98 mi sembra, i fondi Fio stanziati per..., ‘88 scusi, si fa fatica..

DOMANDA - Ormai sono passati....

RISPOSTA - ‘88, certo. Stanziati per la pulizia dei vari canali di bonifica e quindi il Dese-Sile, il Sinistro Medio Brenta etc.. Io mi ricordo, me lo ricordo per due motivi concomitanti, perché allora io ero in Commissione tecnica provinciale ambiente, si era parlato in una riunione della Commissione dello scavo dei canali, e quindi delle precauzioni, delle analisi da far fare sui fanghi scavati, sul dove collocarli e dove non collocarli, dall’altra perché un giorno si sono presentati ai cancelli dello stabilimento i tecnici dell’impresa Zollet, che era quella che aveva avuto l’incarico dalla Regione per fare il progetto di escavo del canale, del canale Sinistro Medio Brenta, per entrare in Petrolchimico per procedere allo scavo, chiamiamolo tradizionale anche di quel tratto di canale che è circa un chilometro che corre intorno al Petrolchimico. Diciamo, già sensibilizzati dai problemi, già resisi conto che i siti industriali avevano dei problemi concreti, la prima cosa che noi abbiamo detto, abbiamo detto: "signori, aspettiamo un momento perché se pensiamo di scavare all’interno del canale chissà cosa c’è dentro, questi fanghi qua vanno in giro dappertutto, che non ci sembra la cosa più logica dal punto di vista ambientale ed anche legale". Per cui d’accordo con la Provincia e d’accordo con lo studio Zollet, si sono sospese le attività di scavo alla bocca del canale e abbiamo cominciato un’azione di monitoraggio e di mappatura del sedime del canale nel quale è emerso che nel canale con deposizioni tipiche a macchia di leopardo, c’erano dentro composti organoclorurati e mercurio. Chiaramente i composti organoclorurati ed il mercurio venivano dai vecchi impianti dismessi del vecchio clorosoda e i vecchi impianti CVM, i quali avevano come recapito finale delle fognature appunto il canale Brentelle, e quindi ci si spiega perfettamente la presenza di mercurio da un lato e la presenza di clorurati dall’altro.

DOMANDA - Volevo aprire un attimo una finestra su questi scarichi. Lei anche durante le indagini preliminari aveva consegnato, oltre al suo curriculum, una nota anche sulle situazioni di alcune zone, ed in particolare sulle zone 31, 32 e 35, e poi la zona C, la zona C10 ed una nota anche sulla situazione del canale Lusore-Brentelle. Volevo un attimo chiedere di precisare dove scaricavano, dove si trovavano questi vecchi impianti CV, dove andavano a scaricare e poi veniamo anche un po’ a quelli un po’ più recenti?

RISPOSTA - Allora, le situazioni sono un po’ differenti secondo me, perché tutti i vecchi impianti del... cioè gli impianti del vecchio Petrolchimico, quindi gli impianti sia il clorosoda che la CS1-3, quelli con le cifre basse, tanto per intendersi, che gli impianti del CVM, sempre quelli con le sigle basse, una volta scaricavano in fognatura per una certa parte di reflui, cioè i reflui liquidi di processo, i quali poi andavano inevitabilmente a confluire in un unico corpo idrico recipiente che era il canale Brentelle il quale a sua volta andava a finire della Darsena della Rana.

DOMANDA - Questo discorso riguarda oltre al clorosoda, CS3 e CS5 che scaricavano, diceva appunto lei, mercurio, i vecchi impianti, volevo chiedere il CV6 dove si trovava e dove scaricava?

RISPOSTA - Oddio, adesso il CV6..

DOMANDA - Se si ricorda.

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Lei il 29 novembre ‘96 diceva: "il CV6 si trovava dall’altra sponda del canale Brentelle, nella zona 42"?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Mentre sul CV24 e 25 dove si trovavano, si ricorda, e dove scaricavano rispetto agli altri?

RISPOSTA - Guardi, adesso..

DOMANDA - Lei disse: "Si trovavano nella zona 36 e scaricavano anch’essi nel canale Brentelle".

RISPOSTA - Io so che tutti i vecchi impianti..

DOMANDA - Però 24 e 25 non sono vecchi, o li considera anche lei...

 

Presidente: cerchiamo di essere precisi, dica le date di dismissione di questi impianti.

RISPOSTA - Non sono in grado di dirgliele.

 

Presidente: approssimativamente, lei ha parlato dell’impianto del clorosoda, del CS1-3, etc., ci dica quando sono cessati?

RISPOSTA - Il CS1-3 è cessato intorno agli anni ‘70, perché dall’anno ‘72 nasce il nuovo clorosoda che è nel nuovo Petrolchimico, cioè la grande discriminante sono gli anni ‘70 per gli impianti del vecchio Petrolchimico, vengono progressivamente chiusi e dismessi quelli del vecchio Petrolchimico e man mano che vengono costruiti, anni ‘72, ‘73 e ‘74, vengono costruiti gli impianti nel nuovo Petrolchimico e quindi portano alla chiusura di quelli prima.

 

Presidente: quindi primi anni ‘70. Lei ha parlato del canale Brentelle, il monitoraggio e la mappatura, avviene sul canale Brentella o Brentelle?

RISPOSTA - Sul canale Lusore-Brentelle.

 

DOMANDA - Parliamo allora del Lusore-Brentelle, che cosa è stato fatto sul Lusore-Brentelle?

RISPOSTA - Allora, dopo..

DOMANDA - Che problemi ci sono stati?

RISPOSTA - Dopo aver fatto la mappatura e quindi aver riscontrato la presenza contestuale dei clorurati e del mercurio, è sorto il problema di come rimuovere questi rifiuti dal fondo del canale senza creare inquinamenti indotti molto più pericolosi, il primo problema è stato quello: se noi andiamo a fare un dragaggio del canale tout court, tiriamo su tutto il sedime dal fondo del canale per cui ce lo troviamo tutto in Darsena della Rana. Per cui si è studiato un procedimento attraverso pompe di tipo pneuma, me lo ricordo ancora, quindi con caratteristiche speciali, le quali non dovevano provocare turbolenze, dovevano aspirare il fondo del canale, poi attraverso un sistema di compressione e di purificazione dell’area di scarico da pompe stesse, evitare di mandare clorurati nell’atmosfera. Perché il grosso problema era quello. Poi ci si è posto il problema di come trattare questi materiali. La simultaneità del mercurio e dei clorurati ci ha messo in grossa difficoltà. E’ chiaro che non potevamo pensare di andare a sistemi di termodistruzione, i quali avrebbero portato alla diffusione del mercurio volatile dappertutto, è chiaro che sistemi di inertizzazione da soli non erano sufficienti perché ci avrebbero bloccato il mercurio ma per i clorurati il problema rimaneva inalterato. Allora abbiamo avviato in quel periodo uno studio con una società italiana che era l’Insoltec, collegata ad uno studio di Brema, collegata con l’Università di Brema, per trovare un processo il quale potesse in qualche maniera risolvere i due problemi. So che dopo vari tentativi non riusciti si era individuato il processo in un sistema di lavaggio con gasolio e centrifugazione delle torbide del fango in modo...

DOMANDA - Un lavaggio a freddo?

RISPOSTA - Certo, un lavaggio a freddo. In modo che rimanesse il solo mercurio il quale poi veniva neutralizzato, veniva inertizzato e quindi poteva essere avviato a discarica di seconda categoria, tipo C. Qui siamo verso la fine del ‘90, anche perché sul Brentelle abbiamo fatto due campagne di analisi, perché fatta la prima abbiamo ritenuto di farne una seconda, e siamo riusciti ad elaborare un process, io credo a mio avviso credibile, che poi è stato trasmesso ufficialmente alla Regione e alla Provincia con un documento ufficiale che è agli atti della Regione e della Provincia.

DOMANDA - E poi cos’è successo?

RISPOSTA - E poi è successo che la società è stata acquisita da EniChem, mi è arrivata una lettera, mi ricordo anche che nel marzo del ‘91 l’allora assessore provinciale ingegner Bianchi ha scritto una lettera di sollecito alla società, quindi al Petrolchimico chiedendo di procedere con quanto inoltrato ancora nel giugno o nel settembre dell’anno precedente, io ho ovviamente girato la lettera a Milano, perché le decisioni venivano prese nella sede milanese, in risposta mi è giunta una lettera dall’ingegner Caltabiano, allora responsabile del PAS di EniChem-Anic, nella quale in pratica venivo sollevato dall’incarico, mi veniva detto di non occuparmi più di problemi che non erano di mia competenza.

DOMANDA - Per la miglior comprensione del Tribunale e di tutti, queste due lettere sono già state consegnate al Tribunale perché se ne è parlato nell’udienza in cui sono stati sentiti l’ingegner Caltabiano e l’assessore Bianchi, e si tratta in particolare, è già agli atti, della lettera 22 marzo ‘91 a firma Gavagnin, come già su carta intestata Enimont-Anic, indirizzata appunto a varie persone, tra cui l’ingegner Raffaelli, Ceriani, Caltabiano e ingegner Zerbo che era direttore dello stabilimento di Porto Marghera, nella quale si indicava nella parte finale, dice: "Giova ricordare che tale processo è in grado di trattare i fanghi e le terre a basso tenore di clorurati e talmente stoccati in fusti all’interno dello stabilimento il cui smaltimento è problematico e notevolmente oneroso", sopra si parlava dei sedimenti di fondo di canale, quindi erano due gli aspetti: fondi canali ed anche i clorurati in fusti.

RISPOSTA - Diciamo che il procedimento è nato per il Brentella, è chiaro che..

DOMANDA - Per non fare confusione, il Brentelle?

RISPOSTA - Sì, Lusore-Brentelle.

DOMANDA - Quindi il Lusore-Brentelle, parliamo di questo canale e dei fusti stoccati all’interno di questo stabilimento, di cui a questa lettera poi.

RISPOSTA - Allora, ribadendo che è il Lusore-Brentelle, se dico Brentella è solo un fatto di lapsus, allora è chiaro che il procedimento è nato e finalizzato per la pulizia dei fanghi di fondo canale, è chiaro anche che essendo, vivendo in una realtà industriale come il Petrolchimico, uno non vive in una scatola di vetro chiusa e senza comunicazione, si sapeva benissimo, ed io lo sapevo proprio per la mia funzione anche, che c’era il problema di tutte le terre dei fanghi clorurati e dei fondami di (colome) di distillazioni accumulate per anni, perenni potrei dire, da tempi storici, che dovevano anche questi trovare una loro collocazione. E’ chiaro che quel procedimento a mio modo di vedere poteva essere una utile risposta anche in termini economici, competitivi rispetto ad altre cose, tipo il portarli all’estero etc., etc., anche per questi materiali, essendo materiali sostanzialmente affini. Quindi la lettera aveva il significato di dire "questo abbiamo le sollecitazioni dell’ente pubblico a procedere, teniamo presente però che questo procedimento può essere utile anche per le altre robe".

DOMANDA - La lettera successiva, quella cui accennava lei, quella del dottor Caltabiano in risposta, è già acquisita dall’attività, è datata 28 marzo ‘91 ed è indirizzata al direttore di stabilimento ingegner Zermi, poi ingegner Paoli, ingegner Gavagnin, Raffaelli, ed altri per conoscenza. Nel testo della lettera si parla - credo per lapsus - di bonifica del canale Brentella, ma lei mi conferma che è il Lusore-Brentelle?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ed è questa la lettera in cui lei praticamente sollevato da questo incarico?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Cosa succede quando lei dopo riceve questa lettera, se ne occupa ancora, lascia stare?

RISPOSTA - Da quando io ho ricevuto quella lettera in pratica sono poi stato trasferito a Milano in direzione ambiente e delle cose che di Marghera non ne ho più avuto né modo né possibilità di occuparmi, salvo la conclusione dei lavori su Malpaga della quale ero direttore lavori, quindi anche con una figura giuridica precisa e determinata verso le pubbliche autorità, e quindi di Marghera io non mi sono più occupato. Poi mi sono occupato nel ‘91 dei problemi di Mantova, dei problemi di Cesano Maderno, ed andiamo fino al ‘93 nel momento nel quale io do le dimissioni. C’è un altro sito che aveva accennato che è la zona 32.

DOMANDA - Sì, avevo parlato infatti prima della zona, adesso lo recupero un attimo, era 31, 32, 35, il 32 però è quello che ci interessa anche di più. Se vuole un attimo precisare su queste zone di cosa si tratta e qual è stata l’attività?

RISPOSTA - La zona 32 era quella che in gergo di fabbrica era chiamata il Catanga.

DOMANDA - Di cui abbiamo già parlato anche con altre persone ma c’era qualcosa da precisare da parte sua?

RISPOSTA - Il Catanga era il luogo storicamente di deposizione di tutti i reflui, oltre che, diciamo, materiali di imbonimento anche di tutti i reflui liquidi che non potevano essere comunque trattati, per esempio nell’impianto biologico in quanto non compatibili con il biologico. Di fatti il Catanga io me lo ricordo ancora, appena arrivato in fabbrica, come un vasto stagno con nel fondo le colonne, le torbide di reazione degli impianti. Il Catanga è stato poi progressivamente imbonito, sia con materiali vari di risulta e di scavo che con ceneri di carbone provenienti dall’ENEL.

 

Presidente: ci dica un attimo, innanzitutto i reflui di cui ha lei parlato, i reflui liberi, diciamo così, fino a quando sono stati scaricati?

RISPOSTA - Il Catanga sicuramente è stato in funzione fino all’inizio degli anni ‘80.

 

Presidente: poi gli imbonimenti di cui sta parlando?

RISPOSTA - Sono avvenuti con materiali vari di scavo e di risulta di demolizioni e poi in larga misura con ceneri provenienti dalla centrale dell’ENEL.

 

Presidente: il periodo?

RISPOSTA - Il successivo, ‘83, ‘84, ‘85. E’ chiaro che a mio modo di vedere, nella mia funzione, io avevo individuato quello come l’area più critica all’interno dello stabilimento e avevamo cominciato ad avviare dei sondaggi e delle analisi chimiche, anche queste mandate ufficialmente alla Provincia di Venezia, perché il mio costume era di stare sempre a strettissimo collegamento con l’ente di controllo, e lo è tuttora, quindi nel nostro scadenziario era quello di intervenire nella zona del Catanga per fare una cinturazione del sito, visti i risultati delle indagini anche idrogeologiche, mi ricordo che allora avevo ipotizzato di mettere un sistema di emungimento che poi potesse aspirare quest’acqua in modo di tenere sempre la falda in leggera depressione e che mandasse quest’acqua al forno PBody che era quello che bruciava le acque amminiche, però poi anche questo si è interrotto bruscamente nel ‘91.

DOMANDA - Perché c’erano problemi di autorizzazione, che problemi c’erano?

RISPOSTA - No, non c’erano problemi di autorizzazione. Mentre sul Brentella lo stato di avanzamento dell’arte era stato maggiore, più approfondito, qui eravamo agli inizi...

DOMANDA - E hanno detto "basta, non interessatevi più", questo è?

RISPOSTA - Quella lettera dell’ingegner Caltabiano penso io estremamente esemplificativa.

DOMANDA - Sempre in questo periodo ‘90-’91 volevo farle alcune domande cambiando leggermente argomento. Lei ha conosciuto l’ingegner Piero Trotta?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - In che epoca e chi era l’ingegner Piero Trotta, che peraltro è deceduto adesso?

RISPOSTA - Io ho conosciuto l’ingegner Trotta in quell’epoca.

DOMANDA - Cioè?

RISPOSTA - Diciamo ‘91.

DOMANDA - Non l’aveva già conosciuto ai tempi della Montedison, in maniera superficiale?

RISPOSTA - No, perché l’ingegner Trotta veniva dall’agricoltura, lui era stato anche direttore dell’impianto di massa dei fitofarmaci e all’interno del nostro sistema c’era una... non dico una barriera, ma un diaframma abbastanza consistente tra quelli che erano della petrolchimica e quelli che erano dell’agricoltura.

DOMANDA - Solo per la precisione, quando lei era stato sentito il 29 novembre ‘96 diceva sull’ingegner Piero Trotta: "Ho conosciuto l’ingegner Piero Trotta già ai tempi della Montedison nel corso degli anni ‘70, seppur in maniera superficiale, ho cominciato a lavorare insieme all’ingegner Trotta agli inizio del ‘91, nell’epoca in cui EniChem stava preparando le contestazioni", allora se è possibile focalizzare un attimo il ricordo e poi continuiamo sull’ingegner Trotta.

RISPOSTA - Sì, probabilmente..

DOMANDA - L’avrà visto.

RISPOSTA - In maniera superficiale come si incontra una persona ad una riunione e te la presentano, ma non ci sono state frequentazioni.

DOMANDA - Non ci sono problemi, era solo per precisare che quella volta aveva detto questo. Allora comincia a lavorare insieme con l’ingegner Trotta all’inizio del ‘91, diceva, per che motivo?

RISPOSTA - Nel ‘91 abbiamo lavorato insieme, quando EniChem ha voluto fare un audit ambientale sui siti ambientali di proprietà ex Montedison, con l’ingegner Trotta abbiamo visto Marghera, abbiamo visto in maniera dettagliata Brindisi, abbiamo visto Priolo e mi pare, però questo non posso giurare, abbiamo visto Cairo Montenotte.

DOMANDA - Vuole precisare un attimo meglio che cosa voleva fare EniChem nei confronti di Montedison?

RISPOSTA - L’obiettivo, però questo dico a mio avviso, era quello di raccogliere tutti i dati utili e necessari per poter quantificare il danno ambientale discendente dalle attività passate in Montedison per avviare un contenzioso di risarcimento economico.

DOMANDA - Quando lei inizia a lavorare con l’ingegner Trotta a questo fine, lei si ricorda da chi dipendeva l’ingegner Trotta e che cosa le ha detto su questo incarico?

RISPOSTA - L’ingegner Trotta dipendeva dall’ingegner Raffaelli.

DOMANDA - Perché la volta scorsa diceva: "Dipendeva dall’allora direttore dell’ambiente, ingegner Presotto".

RISPOSTA - Sì, perché prima c’era Presotto e poi è arrivato Raffaelli.

DOMANDA - Che incarico aveva ricevuto?

RISPOSTA - Aveva ricevuto un incarico di fare questo audit.

DOMANDA - Di girare per tutti gli stabilimenti ex Montedison per confrontare questi dati?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei ha già detto per quali stabilimenti avete girato, alla fine di questo giro che cosa è stato fatto, cosa è stato raccolto?

RISPOSTA - Si sono raccolti i dati acquisiti ed è stato fatto un rapporto che poi è stato consegnato alla direzione ambiente.

DOMANDA - Lei si ricorda per Porto Marghera quanto materiale è stato racconto ed a chi è stato consegnato?

RISPOSTA - Oddio, so che..

DOMANDA - Per carità, mi rendo conto del tempo che passa, eventualmente lo precisiamo.

RISPOSTA - Materiale ne abbiamo raccolto parecchio e abbiamo lavorato parecchio su Marghera, anche perché era un sito sul quale io avevo delle conoscenze dirette, sicuramente è stato mandato alla catena gerarchica di EniChem, sicuramente in direzione ambiente Raffaelli, questo lo ricordo benissimo.

DOMANDA - Lei ha detto la volta scorsa: "mi ricordo che per Porto Marghera c’erano tre faldoni di documenti che vennero consegnati all’Avvocato Pasini dell’ufficio legale di EniChem", si ricorda?

RISPOSTA - Guardi, questo..

DOMANDA - Non c’è problema. Sempre durante quel verbale del 29 novembre ‘96 le erano stati rammostrati 4 fogli che praticamente riguardavano la situazione di Porto Marghera, si tratta di una scheda numero 14, non so se la ricorda, chiedo ovviamente l’acquisizione di tutti i documenti che cito, da parte del Tribunale, se si ricorda questa situazione che cosa riguarda, cosa riguarda questa scheda?

RISPOSTA - Su Porto Marghera di schede ne sono state fatte tante.

DOMANDA - Adesso vediamo di recuperare le copie. Se ne è parlato anche durante l’audizione dell’Avvocato Arcidiacono ormai diverso tempo fa in quest’aula. Va beh, le stacco da quelle che ho io, le consegno, poi eventualmente farò le copie, questa è la scheda 14 di Porto Marghera, le chiedo se si tratta degli accertamenti che avete fatto voi, se una sintesi, chi l’ha fatta etc.. Questa sembra essere una sintesi, una scheda, si ricorda se lei l’ha vista o se l’ha fatta lei?

RISPOSTA - Questa è sicuramente una sintesi, su questa sintesi sicuramente c’è stato il contributo, perché..

DOMANDA - Il contributo di chi?

RISPOSTA - Da parte mia, è chiaro. Chi l’abbia poi redatta materialmente questo non me lo ricordo, però sicuramente questa nasce dal lavoro fatto con Trotta.

DOMANDA - Erano molto più voluminosi questi accertamenti su Porto Marghera?

RISPOSTA - Certo, io mi ricordo che sugli aspetti idrogeologici c’era una relazione così grossa, quindi questa è una sintesi, che però sostanzialmente..

DOMANDA - Quindi se può leggere quella sintesi di cui consegnerò copia al Tribunale, se è stata redatta utilizzando i dati recuperati da lei e dall’ingegner Trotta?

RISPOSTA - Su questo non c’è dubbio, perché basta guardare, come dicevo, il discorso della idrologia e geologia del suolo, il rapporto con le istituzioni, i rifiuti solidi e liquidi, per cui sicuramente questo è un sunto del...

DOMANDA - Su questa sintesi, peraltro nota a tutte le parti, volevo chiedere soltanto un paio di cose, nel senso che in relazione allo scarico 2 - se riesce a recuperare il punto - volevo chiedere se precisa l’epoca in cui questo scarico 2 continuava a versare nel canale Brentelle ed anche lo scarico 15?

RISPOSTA - Lo scarico 2 continuava a versare nel canale Brentelle in quanto in teoria erano acque di raffreddamento.

DOMANDA - Cosa vuol dire in teoria?

RISPOSTA - Che poi lei sa benissimo che le acque di raffreddamento dovrebbero essere solo le acque usate nei cicli produttivi per raffreddare, come acque di scambio negli scambiatori di calore, poiché gli scambiatori di calore non sempre tengono perfettamente, non sempre, cioè, tutte le apparecchiature sono soggette ad usure, a danni, ad inconvenienti tipici di qualunque materiale che si consuma, che si usura, è chiaro che nelle acque di raffreddamento tante volte vanno a finire anche liquidi e fluidi di processo.

DOMANDA - Questo ancora nel ‘91?

RISPOSTA - E questo ancora nel ‘91.

DOMANDA - Questo sia per lo scarico 2 che per lo scarico 15, glielo chiedo, perché in un punto, se lo trova, perché purtroppo la copia l’ho consegnata a lei, se trova il punto in cui parlano delle concentrazioni di nitrati e clorurati che confluivano allo scarico 15 e che erano superiori ai limiti previsti dal DPR 962 del ‘73. Se mi legge la parte, perché non ce l’ho sotto mano, e me la commenta un attimo.

RISPOSTA - "Le acque di raffreddamento rappresentano l’85% del totale e vengono sversate principalmente attraverso gli scarichi 2, 9, 15 e 151. Lo scarico 2 versa nel canale Brentelle e raccoglie le acque della zona nord del vecchio Petrolchimico, si sono verificati scarichi accidentali che hanno determinato valori elevati di ammoniaca, nitrati, solidi sospesi ed una moria di pesci per avvelenamento da cianuri - questo che lo ricordo benissimo adesso - sono previsti interventi e monitoraggi per ridurre i rischi con costi di circa..." pare fossero 8 o 9 miliardi, "lo scarico 9 raccoglie le acque provenienti dai reparti di produzione di acido solforico, solfato ammonico e nitrito sodico, sono previsti interventi per ridurre lo scarico di metalli pesanti, nitriti ed ammoniaca per circa 3 miliardi. Lo scarico 15 si trova allo sbocco di un canale lagunare di una canaletta in cemento armato e raccoglie le acque della zona sud, nuovo Petrolchimico. In tale canaletta confluiscono le acque di raffreddamento del cracking e degli impianti di PVC, le acque nitriche provenienti dalla produzione del toluene isocianato e le acque degli impianti di trattamento biologico, demercurizzazione e strippaggio clorurati. Considerando i singoli scarichi che confluiscono al 15 la concentrazione di nitrati e clorurati risulta essere superiore ai limiti del DPR 962 del ‘73, sono previsti interventi per il recupero dei nitrati e delle acque acide del TDI, circa 6 miliardi di lire, e la razionalizzazione del circuito acque clorurate, circa 2 miliardi".

DOMANDA - Questa nota fotografa la situazione nel 1991. Dopo che nei ha redatto e consegnato questa nota, mi diceva...

RISPOSTA - Questa nota è stata fatta da qualcuno riassumendo le risultanze della nostra... nel nostro audit ambientale.

DOMANDA - Così, per il ricordo di tutti, questa nota poi era stata consegnata al Pubblico Ministero dall’Avvocato Arcidiacono e consegnata al Tribunale durante l’audizione all’epoca dell’Avvocato Arcidiacono. Dopo questa epoca qui, ‘91, lei di quegli accertamenti e delle proposte fatte ha saputo qualche cosa?

RISPOSTA - No, perché come io ho sempre detto nel ‘91 esco praticamente da Marghera ed a maggio ‘93 esco dall’azienda.

DOMANDA - Quindi da quegli incarichi che aveva in materia è stato esautorato, concretamente?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Passo ad alcune altre questioni. Volevo tornare per un attimo alla zona 32, quella denominata Catanga, dove diceva che fino a questi anni ‘80 c’erano questi scarichi. Le volevo chiedere di precisare se le risultava che venissero anche scaricate autobotti, bonzette, cosa sono queste bonzette, chi determinava lo scarico in quella zona e nelle altre zone interne?

RISPOSTA - Allora, nel nostro gergo le bonzette erano dei contenitori su ruote di piccola volumetria, al massimo 4 metri cubi, storicamente anche questo, questa attività era affidata a due persone, uno si chiamava Moro, l’altro non mi ricordo più..

DOMANDA - Quindi persone solo dipendenti Montedison?

RISPOSTA - No, erano due padroncini chiamiamoli. I quali avevano questi due automezzi i quali facevano questo servizio di autoespurgo interno con tutte le varie connessioni.

DOMANDA - Mettevano in questa zona 32, scaricavano, mi pare di aver capito, clorurati ed acque amminiche anche?

RISPOSTA - Sicuramente hanno scaricato tutte le acque amminiche fin quando è entrato il forno PBody, che è stato messo a regime.

DOMANDA - Che è entrato in funzione?

RISPOSTA - All’inizio degli anni ‘80, e nel periodo in cui aveva mal di pancia.

DOMANDA - Cosa vuol dire?

RISPOSTA - Che mettere a regime un forno che brucia effluenti liquidi di un certo tipo non è una cosa semplice, per cui aveva dei frequenti disservizi.

DOMANDA - Cosa vuol dire frequenti, capitava tutti i giorni?

RISPOSTA - Tutti i giorni no, ma due volte all’anno capitava che veniva giù tutto il refrattario per cui per rifarlo ci vuole un certo lasso di tempo.

DOMANDA - Quando creava questi problemi cosa succedeva ai reparti ed agli impianti produttivi?

RISPOSTA - I reparti cercavano di non arrestare la marca.

DOMANDA - Continuavano a lavorare?

RISPOSTA - E quindi si cercava..

DOMANDA - Siccome poi nel verbale il cenno di assenso non si vede, se può dire...

RISPOSTA - Sì, certo. E quindi si cercava di non arrestare la produzione e quindi è chiaro che i reflui venivano smaltiti in quale altra maniera.

DOMANDA - E cioè?

RISPOSTA - In questo caso utilizzando il Catanga, utilizzando la zona del Moranzani, che è stato un altro luogo notorio di deposizione, di spurgo di materiali, d’altra parte quando noi abbiamo fatto le indagini sul terreno della zona 32 abbiamo trovato la contaminazione da ammine aromatiche.

DOMANDA - Adesso mi viene un dubbio pensando agli impianti di trattamento delle acque andati in marcia, mi pare che uno fosse entrato in marcia, poi bisogna vedere anche che marcia, se funzionava o meno, nel ‘72-’73, e non dovevano andare lì questi clorurati?

RISPOSTA - Allora, il vecchio impianto biologico...

DOMANDA - Ecco, il biologico, quando è entrato in marcia?

RISPOSTA - Il vecchio impianto biologico è entrato in marcia nel ‘72-’73, era un impianto che trattava le acque reflue biologicamente trattabili, cioè le acque reflue che non contenessero sostanze tossiche e tali per cui la flora batterica tipica dell’impianto di depurazione non avesse fenomeni di avvelenamento o di moria, è chiaro che per esempio le acque amminiche sono acque che sono biologicamente non compatibili.

DOMANDA - Allora, appunto per questo le chiedo, cosa succedeva?

RISPOSTA - Succedeva che fin quando non hanno costruito il PBody, cioè il forno idoneo e dedicato per bruciare queste acque, queste venivano scaricate attraverso autocisterne e bonzette.

DOMANDA - Questo impianto biologico, che aveva dei limiti...

RISPOSTA - Fisiologici.

DOMANDA - Di portata...

RISPOSTA - No, fisiologici questo.

DOMANDA - Era sufficiente anche quantitativamente?

RISPOSTA - Diciamo che progressivamente con l’installazione del nuovo Petrolchimico non era sufficiente, tant’è vero che è stato fatto l’impianto nuovo, l’SG31, quello che conoscete voi, con i vasconi grandi, con i serbatoi di accumulo, con i forni lunghi di incenerimento dei fanghi e quant’altro. Il nuovo impianto entra in marcia nel ‘76-’77, praticamente quando io poi sono andato giù all’SG31 come tecnologo.

DOMANDA - Anche questo nuovo impianto aveva quelli che lei ha definito il mal di pancia?

RISPOSTA - Tutti gli impianti biologici sono come noi, tutti hanno i loro mal di pancia, limiti hanno i loro limiti oggettivi che sono vincolati essenzialmente dal non poter ricevere sostanze tossiche o inibitrici in qualche maniera della vita dell’attività batteriche che poi porta alla degradazione della sostanza organica.

DOMANDA - Passo un attimo al servizio di gestione dei rifiuti. Le volevo chiedere: si ricorda chi era, lei ha parlato prima SGS, cioè dei servizi generali di stabilimento, chi era il responsabile di questi servizi e se dipendeva, non so, da Milano, dal direttore dello stabilimento? Si ricorda chi era intanto?

RISPOSTA - Questo è difficile non ricordarlo, perché storicamente il responsabile di SGS era il geometra De Fanis.

DOMANDA - Si ricorda il nome?

RISPOSTA - Edoardo De Fanis, il quale è stato responsabile del settore prima come SGS aree comuni e poi per un paio d’anni come PAS, fino all’83, questo lo ricordo bene, perché nell’83 diventa responsabile del servizio il perito Ceolin.

DOMANDA - E De Fanis cos’era, geometra?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Poi entra un perito Ceolin?

RISPOSTA - Sì, che me lo ricordo bene perché era un mio collaboratore.

DOMANDA - Si ricorda il nome?

RISPOSTA - Giannantonio.

DOMANDA - Fino a quando rimane?

RISPOSTA - Fino all’88 quando ritorna con me a fare le bonifiche.

DOMANDA - E poi?

RISPOSTA - Poi diventano responsabili del reparto in successione il signor Perini ed il perito Succol, sotto la responsabilità del perito Bustreo.

DOMANDA - Una questione, un po’ l’abbiamo accennata, però se fosse possibile precisarla, chi è che decideva dove andava "smaltito" il materiale di rifiuto che doveva finire o all’interno o all’esterno dello stabilimento, in cave, ex cave etc.?

RISPOSTA - Diciamo che sicuramente fino all’83 la gestione veniva affidata in toto al geometra De Fanis.

DOMANDA - E quindi poi le dipendenze che aveva le abbiamo già ricordate. Volevo mostrarle un attimo un documento che è stato acquisito dal Tribunale, è stato già discusso di questo in occasione dell’audizione del perito Da Come, è una situazione al ‘74, situazione solidi e liquidi di rifiuto aggiornata all’1 marzo ‘74 per i quali, viene scritto sopra, non esiste attualmente un valido sistema per la loro eliminazione, e poi c’è un promemoria della direzione che è già stato acquisito lo stesso dal Tribunale sulla stessa epoca che riguarda questa situazione, su cosa fare e cosa non fare. Lei se può vederlo un attimo, scorrere, come vuole, e quindi dare dei punti di riferimento in relazione in particolare ai reparti DL2 reparto CV22/23, reparto SI/SG31, poi ci sono i vari TD1, TD3, TD5, TDI, S10, questa situazione così rappresentata lei si ricorda se corrisponde alla situazione che lei ha visto e fino a quando poi è andata avanti questa situazione per questi rifiuti per i quali veniva detto che non esiste un valido sistema per la loro eliminazione, nel ‘74, e fino qua è continuata questa situazione?

RISPOSTA - Questo è un rapporto SAP, che sono servizi ausiliari produzione; questi sono i rapporti che venivano fatti periodicamente ogni anno, ogni anno e mezzo, per l’aggiornamento dello stato dell’arte. Sicuramente la situazione enunciata in questo rapporto è una situazione veritiera, è sicuramente la situazione avuta nel corso degli anni almeno fino ‘77-’78, un’implementazione.

DOMANDA - Per che motivo?

RISPOSTA - Perché il momento in cui comincia a non esserci più un aumento dei materiali, ma cominciano a esserci giacenze, si data dall’entrata in funzione del forno CS28 che bruciava le peci clorurate diciamo liquide e fluidi a caldo, l’impianto CS30 che è di un paio d’anni dopo, che è l’impianto di distillazione delle acque clorurate.

 

Presidente: verso la fine, a pagina 5, a nota 1, si dice "si segnala che in zona 62 sull’argine del canale Malamocco all’interno della recinzione recentemente installata, sono depositati da tempo circa 140 fusti contenenti prodotti dalle caratteristiche sconosciute"...

 

DOMANDA - Presidente, chiedo scusa, sta leggendo la scheda 14 o l’altro documento?

 

Presidente: quella del SAP, situazione solidi e liquidi rifiuto, è la pagina 5 in fondo.

 

DOMANDA - Io consegno anche la scheda 14 al Tribunale.

 

Presidente: se potessimo sapere se poi è stata, siccome si sono fatti, si sono prelevati campioni e si sono effettuate analisi, che cosa contenevano questi fusti?

RISPOSTA - Sinceramente questo io non sono in grado di dirlo, anche perché la situazione fusti coinvolgeva parecchie migliaia o qualche decina di migliaia di fusti che erano sparsi un po’ in maniera ubiquitaria, quindi la memoria su questi 140 fusti non mi può aiutare, io so che ad un certo punto, e quando poi è stato attivato soprattutto lo stoccaggio del CY1-1 si sono raccolti fusti da tutte le parti dello stabilimento, però secondo me queste risposte qua gliele danno più precisamente... possono darle le persone che io ho citato, sono quelle che hanno fatto la supervisione materiale con i responsabili diretti delle movimentazioni fusti e del ricondizionamento dei fusti.

 

Presidente: comunque gran parte delle sostanze contenute in questi fusti poi sono state trattate dagli inceneritori?

RISPOSTA - No, forse prima alla domanda del dottor Casson non sono stato molto preciso. Dobbiamo distinguere due fasi, una che è quella dell’aumento progressivo dei materiali prodotti in quanto non c’erano impianti di smaltimento dedicati, poi la fase nella quale praticamente non si producono più grandi quantità di residui, ma nella quale anche quelli prodotti rimangono in giro, per cui diciamo che gli anni ‘80 sono essenzialmente il periodo nel quale i materiali prodotti rimangono in giro e verso la fine degli ‘80 si cominciano a smaltire, questo è un po’ il quadro.

 

DOMANDA - Solo un’ultima, su questo discorso, sulla domanda che le ha fatto il Presidente, mi pare di avere individuato il punto, la nota numero 1, questi 140 fusti, questi qui, presenza di fusti segnalata da cartelli con la scritta "pericolo di morte".

RISPOSTA - Erano clorurati questi sicuramente.

DOMANDA - Quello che volevo chiedere era: sono in grado di riferire su questi fusti con pericolo di morte i laboratori o le persone che gestivano, De Fanis, etc.?

RISPOSTA - Secondo me sono in grado di riferire le persone che gestivano...

DOMANDA - Va bene, grazie.

 

AVVOCATO ZABEO

 

DOMANDA - Una precisazione in riferimento alla discarica Dogaletto in Comune di Mira. Risulta che su questa discarica nel censimento delle discariche della Provincia del 1999 venga dichiarato che sussiste un profilo di contaminazione nel corpo della discarica. Siccome sentivamo poc’anzi il teste dichiarare l’avvenuta bonifica o dell’avvenuto intervento, desideravamo che fosse chiarito quale intervento sia stato eseguito, in che termini sia stata eseguita questa bonifica, quindi se il terreno sia bonificato.

 

Presidente: ha parlo di messa in sicurezza nel ‘91, ha detto messa in sicurezza.

 

RISPOSTA - Allora, per il Dogaletto, dove si configurava la presenza di clorurati in misura rilevante anche in fase liquida, come dimostrano le analisi dei piezometri che abbiamo installato nel corpo della discarica, era stato previsto in fase progettuale prima una impermeabilizzazione superficiale completa in modo da impedire il percolamento e il dilavamento ad opera delle acque piovane, la creazione di una rete di pozzi di emungimento, i quali dovevano estrarre l’acqua con i clorurati dal sottosuolo e poi allora si era pensato di mandare quell’acqua al CS30 che era l’impianto di acque clorurate del Petrolchimico. E’ evidente, però questo è solo un dato tecnico da esperto, più che da teste, è evidente che se a tutt’oggi, dopo 10 anni, l’ente pubblico di controllo riscontra presenza di idrocarburi clorurati nel seno della discarica, e soprattutto se è in fase liquida, è ovvio che l’emungimento non è stato condotto con la dovuta solerzia, con la dovuta forza e con i metodi completamente appropriati, tanto è vero che in fase progettuale nostra, mia, che poi il progetto che abbiamo fatto, firmato dal sottoscritto e dal professor Bellucco, era scritto anche che i pozzi dovevano essere considerati come dati provvisionali e le effettive portate avrebbero dovute essere tarate con l’esperienza degli emungimenti.

DOMANDA - Un’ulteriore circostanza. Se risulta che nel territorio del Comune di Mira vi siano ulteriori discariche rispetto a quelle già descritte, cioè di Mira Dogaletto e di Mira Malpaga, in caso di risposta affermativa se possono anche essere descritte le caratteristiche essenziali?

RISPOSTA - Allora, nel ‘93-’94 io ho fatto, per conto del consorzio Venezia Nuova, un censimento mappatura delle discariche abbandonate nella gronda lagunare ed immediati dintorni. Tra queste era stato individuata in Comune di Mira la notissima discarica di via Teramo, dove le analisi fatte anche dall’ente pubblico che io mi ricordo ho visto in quanto ancora componente della CTPA dimostravano chiaramente la presenza di fusti del TA, e quindi di rifiuti di produzioni dell’acido taftalico, poi tutta quella fascia di area imbonita che grossomodo costeggia l’autostrada è tutto luogo, è chiaramente una deposizione di materiali eterogenei di riporto anche se non caratterizzati, non sono terreni naturali in posto, sono terreni di riporto, perché tutta quell’area là dove un tempo c’erano le ex cave è evidente che una parte è stata scavata, una parte è ancora in depressione, un’altra parte è stata rialzata con materiali di provenienza eterogenea, poi spetta al Comune di Mira caratterizzarli, però quella di via Teramo è individuata chiaramente.

DOMANDA - Via Teramo contiene tossico nocivi?

RISPOSTA - Il discorso di tossico nocivi è un ragionamento sbagliato, non è che contiene, contiene i residui di produzione dell’acido taftalico che sono rifiuti in fusti, perché venivano prodotti in fusti, se poi io li classifico secondo il vecchio DPR, secondo la... quelli non sono tossico nocivi perché l’acido tereftalico ha una concentrazione limite di 50 mila, perché non hanno metalli pesanti come l’arsenico e il mercurio che hanno 100 di concentrazione limite, però sono rifiuti. Se poi mi dice che possono dare una contaminazione delle acque, certo, perché allora andiamo verso altri parametri, ma questi sono discorsi tecnicistici.

DOMANDA - Oltre all’intervento nei termini che lei ha descritto eseguito in località Dogaletto, quindi in particolare riferimento a via Teramo, se lei sappia sono state eseguite, completate, perfezionate delle bonifiche?

RISPOSTA - No, io ho presieduto alle bonifiche di Dogaletto e di Malpaga, punto, in Comune di Mira. Poi di eventi successivi è l’ente pubblico di controllo che deve dirlo, non sono io che devo dirlo.

DOMANDA - Io ho chiesto...

RISPOSTA - Io ho detto che le conosco, però oltre non...

 

AVVOCATO CERUTTI

 

DOMANDA - Le risulta o è a conoscenza, sempre con riferimento alla discarica Dogaletto, lei prima faceva riferimento ad alcune ordinanze comunali, le risulta che la prima ordinanza sindacale di divieto di conferimento di rifiuti risale al 1970?

RISPOSTA - Assolutamente no, probabilmente queste sono cose che è a conoscenza di chi faceva la gestione dei rifiuti.

 

AVVOCATO STELLA

 

DOMANDA - Innanzitutto ci può chiarire bene di chi era la proprietà dello stabilimento Petrolchimico fino al 1990 e a chi spettava la direzione dello stabilimento?

RISPOSTA - Ritengo fosse Montedison, la direzione sicuramente era Montedison.

DOMANDA - Però noi abbiamo anche dei reparti CVM, dall’87 al ‘90?

RISPOSTA - EVC.

DOMANDA - No, EVC viene dopo. Quindi, in sostanza, lei distingue tra lo stabilimento, la proprietà dello stabilimento e la relativa direzione, e gli impianti CVM e PVC, è così?

RISPOSTA - Non ho capito la domanda, mi scusi.

DOMANDA - E’ importante per noi processualmente, lo dico perché lei lo dichiara qua, se vuole le leggo quello che dichiara, perché forse ci capiamo meglio, a me basta che confermi questo, lei dice: "La proprietà dello stabilimento Petrolchimico, fatta...".

 

Pubblico Ministero: a parte il discorso di proprietà, valuterà il Tribunale la congruenza di chiedere ad un teste sulla proprietà, comunque il problema è di sapere che documento viene letto.

 

DOMANDA - Sì, scusi, è l’interrogatorio del 29 novembre 1996, questo sarà poi sviluppato da noi. "La proprietà dello stabilimento Petrolchimico, fatta eccezione per la zona degli impianti CVM e PVC, è rimasta alla Montedison fino alla metà del 1989 circa, epoca in cui tale proprietà passo all’Enimont. Il 20 novembre ‘90 venne rilevata la quota azionaria di Montedison in EniChem da parte dall’Eni e a la proprietà dello stabilimento di Porto Marghera da tale data passa all’EniChem", lei conferma questo?

RISPOSTA - Nella sostanza sì.

DOMANDA - Una domanda sulla zona 31, 32 e 35. Quando finì l’opera di copertura della zona, cioè, quando le ceneri vennero... sopra le ceneri venne messo terreno vegetale e poi seminata erba?

RISPOSTA - Sicuramente prima della gestione Ceolin.

DOMANDA - Cioè?

RISPOSTA - Quindi 1983.

DOMANDA - Ecco, perché lei ha dichiarato: tutto terminò in epoca Montedison.

RISPOSTA - Non vedo quale contraddizione ci sia.

DOMANDA - No, ma io..

 

Presidente: ha richiesto una precisazione temporale, quindi 1983.

 

DOMANDA - Poi volevo un chiarimento sulla, proprio un chiarimento intanto sulla scheda 14, perché io ho qui due documenti, la scheda 14 e poi un documento intitolato Porto Marghera, e credo che abbia anche il Tribunale. Ecco, i due documenti sono separati o uno costituisce l’allegato dell’altro?

RISPOSTA - Io non ho capito la domanda.

 

Presidente: abbiamo entrambi i documenti in effetti che hanno una numerazione progressiva, la scheda numero 14, stabilimento di Porto Marghera, da foglio 719 a foglio 721, poi abbiamo, graffettato, Porto Marghera, inizia con il capitolo "aspetti topografici" da foglio 722 fino a foglio 724.

 

DOMANDA - Ecco, perché, spiego..

 

Pubblico Ministero: forse posso essere utile io nel senso che dal verbale del 29 novembre del ‘96 all’ingegner Gavagnin era stato fatto prendere visione al foglio terzo dei 4 fogli che non sono la scheda 14, nel senso che diceva: prendo visione dei 4 fogli che vengono allegati al presente verbale e che mi si dice essere stati consegnati alla Signoria Vostra il 25 corrente mese dall’Avvocato Arcidiacono, mi ricordo di aver preparato io questa sintesi insieme all’ingegner Trotta. Poi: prendo visione della scheda numero 14 concernente lo stabilimento di Porto Marghera, in tre fogli, che viene allegata al presente verbale e che mi si dice essere stata acquisita dalla Guardia di Finanza il 20 corrente mese presso la Montedison, non so chi abbia scritto questa scheda, posso dire che per redigere questa scheda sono stati utilizzati anche dei dati recuperati da me e dall’ingegner Trotta. Eventualmente produco il verbale...

 

Presidente: è più che sufficiente, quindi sono stati utilizzati nel corso dell’audizione entrambi questi documenti che poi sono stati graffettati assieme.

 

DOMANDA - Perché la domanda ha questo senso: quando lei dichiara, a proposito dello scarico 15, che in quel periodo le concentrazioni di nitrati e clorurati che confluivano allo scarico 15 erano superiori ai limiti previsti, ecco, qui il chiarimento che le chiedo è questo: perché questo documento ha, a me sembra, come dire, datato, perché se lei guarda la seconda pagina troverà un riferimento allo scarico 151, lo scarico 151, ai tempi di EniChem, non c’era più.

RISPOSTA - E cosa intende ai tempi di EniChem?

DOMANDA - Dal 30 giugno ‘87 in poi.

RISPOSTA - Noi avevamo esaminato le documentazioni di stabilimento, quindi può darsi che nella cartografia di stabilimento o nella mappatura di stabilimento continuasse ad essere così identificato, abbiamo esaminato con l’ingegner Trotta tutti i bollettini di analisi redatti dallo stabilimento e messi quindi a disposizione dal PAS, e abbiamo tratto queste conclusioni.

DOMANDA - Appunto, lo scarico 151 era risalente, era di epoca anteriore?

RISPOSTA - Io le ripeto che noi abbiamo esaminato tutta la documentazione messa a disposizione...

DOMANDA - E’ solo un chiarimento che le chiedo.

RISPOSTA - Dallo stabilimento, dai bollettini di analisi, dai documenti si evinceva questa situazione e noi l’abbiamo riportata nel primo. Il secondo, come ho confermato anche prima, è evidente che è costituito che attinge da informazioni nostre ma non..., sul primo sono cose che noi abbiamo rilevato in stabilimento, abbiamo esaminato i bollettini, abbiamo esaminato la situazione degli scarichi, ecco, poi le cose parlando vengono fuori, che allora erano seguiti dal perito (Yubicic) il quale era l’uomo incaricato delle mappature dell’aggiornamento degli scarichi, e per cui noi abbiamo desunto questo, non è che noi siamo andati a controllare scarico per scarico del Petrolchimico o a prenderci la pignattina d’acqua e l’abbiamo analizzata noi.

DOMANDA - L’altra domanda, sempre riferita agli scarichi, in particolare a quello che lei chiama S2, che credo sia l’SM2.

RISPOSTA - Che forse oggi sarà l’SM2.

DOMANDA - Qui c’è una impostazione da fare, perché noi sappiamo che dalla fine degli anni ‘70 la maggior parte, sostanzialmente le acque di processo vanno distinte dalle acque di raffreddamento, perché le acque di processo confluiscono allo scarico SM15, S15 suo, mentre le acque di raffreddamento vanno all’SM2, all’S2 come diceva anche lei prima. All’SI2 le uniche acque di processo che vanno, e sono trattate, sono le acque di produzione di acque demineralizzate. Ecco, allora, qui lei dovrebbe chiarire questo punto, perché prima lei aveva detto che i vecchi impianti CV, che si trovano al margine del canale Brentelle, il CV6 etc., tutti questi ed anche il CV24 e CV22, scaricavano nel canale Brentelle, lei per vecchi impianti, la domanda del Presidente, intende questo. Dopo però ci sono state le modifiche, dopo i nuovi impianti, allora, scaricano attraverso l’SM15 e nell’SM2 scaricano le acque di raffreddamento, è così?

RISPOSTA - Preciso quello che ho detto prima, le acque di raffreddamento sono le cosiddette acque bianche, perché cosiddette acque bianche? Perché nelle acque di raffreddamento, che sono quelle che passano eminentemente attraverso gli scambiatori di calore, a volte subisco contaminazioni improprie dovute al fatto che gli scambiatori di calore non sono macchine perfette e che comunque come tutte le macchine si usurano nel tempo e vanno soggette ad inconvenienti, per cui tra filamenti, perdite o cose simili possono benissimo verificarsi. Se quella volta, e parliamo sempre di 10 anni fa, noi abbiamo, con l’ingegner Trotta e con l’assistenza del PAS di stabilimento, perché non sono carte che ci siamo inventati noi o sognati noi, abbiamo evidenziato certe situazioni, vuol dire che avevamo la documentazione analitica di supporto tale per cui queste situazioni si verificavano.

DOMANDA - La mia domanda era solo una domanda di chiarimento, io volevo sapere se lei conferma che nello scarico SI2 vanno le acque di raffreddamento.

RISPOSTA - Mi pare che è scritto, l’abbiamo detto

DOMANDA - A proposito sempre della zona 31 e 32...

RISPOSTA - Sì, Catanga.

DOMANDA - Le risulta che le autorità fossero a conoscenza del sito e quando fossero state a conoscenza del sito?

RISPOSTA - Come mi pare ho precisato prima su una domanda esplicita del signor Giudice, la zona 32 è stata indagata dal sottoscritto, dove altre ‘89 o primi mesi del ‘90, mi sia concesso l’intervallo temporale, con, come è sempre mio costume, invio di un rapporto preliminare alle pubbliche autorità di controllo, cioè alla Provincia, nella quale venivano evidenziati i risultati analitici dell’indagine.

DOMANDA - Quindi possiamo dire che nell’89-’90 la Provincia era a conoscenza della situazione della zona 31, 32 e 35?

RISPOSTA - Sì.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Sempre con riferimento ad una precisazione sulla precisazione che ha dato ora alle domande del professor Stella. Quando lei ha parlato di bollettini di analisi che voi avete ricercato sugli scarichi del Petrolchimico da cui avevate, così, constatato superamenti per i nitrati o per..., si trattava di bollettini di analisi relativi a quale periodo temporale, al periodo antecedente al novembre del 1990, devo supporre?

RISPOSTA - Noi abbiamo esaminato la raccolta storica dei bollettini di analisi emessi da PAS, laboratorio, afferenti a queste situazioni. Se lei mi chiede adesso se io in questo momento mi ricordo la data del bollettino ed il numero del bollettino sicuramente nessun posso dirlo.

DOMANDA - Il nostro consulente tecnico, che anche lui ha esaminato tutti i bollettini di analisi relativi al periodo di gestione che va dalla fine del ‘90 fino ai giorni nostri, non ha mai constatato alcun superamento dei limiti. Quindi debbono immaginare che i bollettini a cui lei fa riferimento si riferiscano a periodi anteriori.

RISPOSTA - Mi scusi Avvocato, io penso che sia impossibile che se ho esaminato nel ‘90 queste carte si riferiscono a bollettini di epoche successive.

DOMANDA - Poi io leggo nel suo curriculum..

 

Presidente: allora, precisi ulteriormente questo aspetto, mi scusi, cioè, i bollettini che voi avete esaminato da quale data partivano?

RISPOSTA - Partivano sicuramente nell’ultimo decennio, perché quello era il periodo di conservazione grossomodo...

 

Presidente: dal ‘79-’89?

RISPOSTA - Sì, perché prima era difficile che lo stesso laboratorio conservasse le carte, mentre in quell’arco temporale si riusciva...

 

Presidente: in questo arco temporale di 10 anni cosa avete verificato? Che vi era un andamento costante oppure che vi erano andamenti, diciamo così, di aumento o di riduzione?

RISPOSTA - Diciamo che, sempre ricordando...

 

Presidente: degli elementi inquinanti sto parlando.

RISPOSTA - Certamente. Sicuramente se li abbiamo segnalati non erano episodici, perché è chiarissimo che in un impianto può avvenire l’evento eccezionale, per cui si "sbrega" una cisterna e..., non era degno di una menzione in un rapporto di questo genere o con la filosofia di questo genere, evidentemente erano, come dico, fenomeni non eccezionali, quindi eventi o che si ripetevano nel tempo con una sufficiente numerosità o che comunque denotavano una situazione critica.

DOMANDA - Le dicevo, dal suo curriculum io leggo che dal 1986 al 1995 è stato componente in qualità di esperto esterno della Commissione tecnica provinciale ambiente della Provincia di Venezia, questo si riallaccia al discorso che lei faceva prima del suo continuo contatto, nel senso che tutte le informazioni che lei traeva dagli studi, dalle indagini che compiva in situ le portava alla conoscenza..

RISPOSTA - No, sono due cose completamente distinte e differenti. Una è la mia attività su nomina del Consiglio provinciale, quindi se vogliamo su nomina politica come componente della Commissione, che era afferente l’attività della Commissione nella quale si valutavano tutti i progetti e tutti i fenomeni inerenti la Provincia di Venezia, un’altra cosa era la mia attività dall’87 come responsabile delle bonifiche, dall’88. La mia azione non solo in provincia di Venezia, ma vedasi a Brindisi, vedasi a Cesano Maderno, e vedasi tuttora perché continuo a fare questa attività, è sempre stata quella di avere un rapporto assolutamente chiaro e trasparente con le pubbliche autorità perché la mia convinzione è che solo attraverso un rapporto fin dagli chiaro e trasparente con la pubblica autorità, si possono costruire quei percorsi che poi consentono alle aziende l’ottimizzazione dei loro risultati, che vuol dire fare le bonifiche con il minore dei costi possibili. Perché è chiaro che per un’azienda fare una bonifica è un esborso secco di denaro, per cui il dato fondamentale di chi segue queste cose è di farlo non in maniera burocratica, ma farlo in maniera attenta e con l’obiettivo di ottimizzare i costi.

DOMANDA - Quindi fintanto che lei è stato...

RISPOSTA - Anzi, preciso, e questo è... è sicuramente nei verbali della CTPA, ogni qual volta si veniva a discutere dei problemi afferenti al Petrolchimico io o mi assentavo o non partecipavo addirittura alla seduta, proprio perché non ci fossero commistioni di nessun genere.

DOMANDA - Quindi lei fino al 1993 è stato dirigente...

RISPOSTA - Un quadro.

DOMANDA - Prima di Montedison e poi di Edison, ed ha avuto responsabilità per quanto riguarda bonifiche o altro, lei ha improntato la sua attività a questi principi?

RISPOSTA - Fino..

DOMANDA - Cioè di trasparenza e di correttezza?

RISPOSTA - Fino al ‘90, sì.

DOMANDA - Nel documento che lei ha depositato, questo è un documento sulla sua carta intestata, ingegner Gavagnin, al Pubblico Ministero, lei al punto 3.1, quando parla delle aree critiche, lei dice: oltre alla già indagata zona 32, poi indica aree potenzialmente pericolose, indica la zona 46 di cui ha parlato per poche righe prima dicendo che nei tempi passati i residui assimilabili agli urbani erano accatastati nella zona 46 poggiando direttamente sul terreno ma che nel ‘78 questi residui erano stati trasferiti in una discarica previa autorizzazione del Sindaco e del Comune. A parte la zona 46, poi lei identifica un’area di Montefibre, la canaletta dello scarico 15, lei dice: "Altre discariche interne non dovrebbero sussistere", questo lo dice nel 1997 credo, lei continua poi "non si può escludere che prima del ‘70 alcune zone terminali siano state tombate anche con rifiuti oltre che con sabbia" e dice altre cose. Però lei dice "altre discariche interne non dovrebbero sussistere", questo rispecchiava al ‘97 la sua conoscenza, la sua rappresentazione della situazione all’interno del Petrolchimico.

RISPOSTA - Al ‘90.

DOMANDA - Al ‘93, è uscito nel ‘93?

RISPOSTA - Preciso, io sono uscito da Marghera praticamente con la lettera dell’ingegner Caltabiano nella quale mi si dice di non prendere iniziative autonome.

DOMANDA - Che è del ‘91?

RISPOSTA - Che è del marzo ‘91. Poi io mi sono occupato per un anno principalmente di Mantova, dove c’era la situazione che è ben nota a EniChem. Poi nel ‘92 ho seguito ed ho chiuso i tratti terminali delle bonifiche che avevo in atto di cui io ero direttore lavori, quindi con incarico formale ed anche di interfaccia esterna, quindi non solo interna, ma precipuamente esterna, e poi ho dato le dimissioni.

DOMANDA - Quindi fino al marzo ‘91 questa frase esprime le sue conoscenze?

RISPOSTA - Fino al marzo ‘91.

 

AVVOCATO CESARI

 

DOMANDA - Alcune domande soprattutto per collocare temporalmente meglio di eventi, ma volevo riallacciarmi, prima di farle, ad una domanda che aveva fatto il signor Presidente, mi sembra che il signor Presidente dicesse, a proposito delle schede di analisi che avevate esaminato degli ultimi 10 anni, quindi ‘79-’89 se c’era un trend ascendente, discendente, lei ha detto non erano episodici, il trend qual era?

RISPOSTA - Forse sicuramente non mi sono espressi in termini estremamente chiari. Ho detto che visto il tempo intercorso, visto che uno nel cervello non ha il computer come oggi per cui si ricorrono poi i dati significativi e salienti, ho detto che io non posso dire se erano trend ascendenti o discendenti, quello che è sicuro che se noi l’abbiamo evidenziato vuol dire che erano fenomeni significativi, che non era né l’evento eccezionale che si è verificato una tutta una tantum...

DOMANDA - E’ quello che ha detto, ma mi domandavo solamente se c’era un trend?

RISPOSTA - Non sono in grado di rispondere, questo è al di là delle mie capacità mnemoniche.

DOMANDA - Le risulta, penso senz’altro di sì, che lei è stato nominato dall’ingegner Zerbo assistente del responsabile protezione ambientale e sicurezza, per l’espletamento delle seguenti attività: sviluppare studi ed azioni di carattere particolare nell’ambito delle problematiche connesse con il trattamento dei siti interni ed esterni, tenere i rapporti con enti...

 

Presidente: su vicino al microfono e più lentamente.

DOMANDA - Ripeto. Le risulta ingegnere che con la comunicazione di servizio numero 326 del primo dicembre 1988 lei è stato incaricato della funzione di assistente del responsabile di protezione ambientale e sicurezza per l’espletamento delle seguenti attività: sviluppare studi ed azioni di carattere particolare nell’ambito delle problematiche connesse con il risanamento dei siti interni ed esterni, tenere i rapporti con enti pubblici per le problematiche di ecologia e protezione ambientale, come da ordine di servizio che adesso le rammostro, e se riconosce...

RISPOSTA - Non occorre. Scusi, Avvocato Cesari, la prima cosa che ho detto è che io, non mi ricordavo la data ovviamente, che io dall’88 ero stato nominato responsabile delle bonifiche di Marghera, in sintesi era questo discorso.

DOMANDA - Ma chi l’aveva nominata?

RISPOSTA - L’ingegner Zerbo che era il direttore dello stabilimento, a lui faceva capo di emettere questi ordini di servizio.

DOMANDA - Era questa la domanda che io volevo porre. La seconda domanda è conseguente a questa: lei che attività, che indagini, che cosa ha fatto nell’eseguire, nell’espletare questo incarico che le aveva dato l’ingegner Zerbo? Tutto quello che aveva detto prima?

RISPOSTA - Tutto questo ed anche qualcos’altro in più, perché oltre a questo noi avevamo cominciato, un dato che mi ricordo benissimo, avevamo cominciato a fare una mappatura ante litteram del Petrolchimico in quanto si approfittava di ogni sondaggio di carattere geotecnico per dire contestualmente mappiamo il sito dal punto di vista ambientale, c’è anche una planimetria che è stata acquisita agli atti.

DOMANDA - I sondaggi geotecnici sono questi che adesso le rammostro, fatti dalla società Geotecnica proprio?

 

Pubblico Ministero: può essere precisato che sondaggi sono, se risultano da qualche faldone.

 

Presidente: adesso ce lo dirà il teste che ha a disposizione anche i documenti.

 

DOMANDA - Questi sono documenti che già il professor Bettiol ed io abbiamo allegato alla nostra memoria, deposita in limine del dibattimento l’11 maggio 1998.

 

Pubblico Ministero: questo volevo sapere.

 

DOMANDA - E’ uno degli allegati, adesso le preciso anche quale, è segnato lì a margine.

RISPOSTA - C’è scritto allegato 295.

DOMANDA - Allora adesso attendevo la risposta se i sondaggi sono quelli di cui a quei rapporti della società geotecnica?

RISPOSTA - Ripreciso che d’intesa con il direttore di stabilimento ogni qualvolta si cominciavano, si facevano sondaggi geotecnici per pose di fondazioni, di serbatoi e cose simili, abbiamo cominciato a dire: "Guardiamo qual è terreno, qual è lo stato del suolo", tanto è vero che c’è una planimetria mia vecchia nella quale si vedono dei puntini e delle ubicazioni di sondaggi. Allora prendevamo i campioni, li facevamo analizzare dal nostro laboratorio che era diretto dal perito Bustreo e quindi la risposta non può che essere affermativa.

DOMANDA - Andiamo oltre allora con una terza domanda. Lei ha ricordato nella sua dichiarazione prima dell’interruzione che ha fatto soprattutto quattro interventi...

RISPOSTA - No, ne ho fatti due e due sono stati interrotti.

DOMANDA - Si è occupato di quattro situazioni?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Oltre a queste quattro situazioni in quadro dello stabilimento siti interni e siti esterni che le si presentava, era limitato a queste quattro situazioni o ce ne erano altre in prospettive?

RISPOSTA - In prospettiva ce ne erano altre, c’era quella che la grande area, la grande macchia nera del Moranzani.

DOMANDA - Che era all’interno o all’esterno?

RISPOSTA - All’esterno, Moranzani è la zona che segue il percorso del Brentella che era tutta la zona vecchia in fondo in cui arrivavano i tempi storici il tubo che scaricava la CN, il nero fumo, che in parte è stata tombata con le ceneri dell’ENEL, e sopra le quali le bonzette provvedono a fare l’irrorazione.

DOMANDA - Questa macchia nera del Moranzani, come l’ha definita lei, era ancora in attività nell’88 o si riferisce a conferimenti di anni precedenti?

RISPOSTA - Diciamo che la gestione del perito Ceolin è sempre stata molto attenta a queste problematiche, per cui posso dire tranquillamente che si riferiva a periodi antecedenti.

DOMANDA - Lei sa in che periodo la colloca, ma noi no?

RISPOSTA - Nell’83-’87 perché poi nell’88 ritorna con me a lavorare alle bonifiche.

DOMANDA - Quindi la gestione Ceolin è anteriore. Torniamo all’interno dello stabilimento, lei ha attuato delle indagini specifiche nelle aree 31, 32, 35 e quali indagini?

RISPOSTA - Allora, questa è la domanda che mi ha fatto l’Avvocato prima, allora, ripeto, quella era una delle aree considerate più critiche dello stabilimento, in quanto era il luogo di deposizione, era un laghetto imbonito e sopra il quale poi o dentro il quale hanno scaricato tutte le cose di cui abbiamo detto prima.

DOMANDA - Che era il famoso Catanga?

RISPOSTA - Che era il famoso Catanga. Noi abbiamo fatto le analisi, non mi ricordo più se era nella primavera del ‘90 o comunque in quel periodo, o dell’89, durante la quale abbiamo riscontrato la presenza in misura rilevante di ammine aromatiche e marginale di altri prodotti, come clorurati, ma era sostanzialmente marginale, tant’è vero che poi ad opera del sottoscritto il quale aveva anche l’incarico delle relazioni esterne per questi problemi, è stato fatto un rapporto ed inviato ufficialmente alla provincia di Venezia.

DOMANDA - Ancora ingegnere. A proposito di Catanga, lei prima ha detto che nel Catanga venivano versati anche rifiuti liquidi ed andavano anche quelle che si chiamano le bonzette che sono andate almeno fino a quando non è stato installato, si è messo a funzionare il forno PBody, poi ha aggiunto che il forno aveva ogni tanto dei mal di pancia?

RISPOSTA - Fisiologico per ogni impianto industriale che si rispetti.

DOMANDA - Erano dei mal di pancia all’inizio del funzionamento o si sono protratti?

RISPOSTA - Si sono protratti per qualche anno.

DOMANDA - Fino a quando? Quando lei si occupava degli scarichi le bonzette andavano ancora?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Quindi negli anni ‘88 e ‘89 non c’erano bonzette in giro?

RISPOSTA - Le bonzette c’erano ancora, ma andavano nei luoghi deputati a smaltire, l’SG31 e le pompe a bocche...

DOMANDA - Quegli interventi che lei ha svolto e dice di aver portato avanti dall’87 addirittura mi sembra, a Dogaletto, fino al ‘90-’91, erano interventi semplici o interventi complessi? C’erano esperienze precedenti di messa in sicurezza di bonifica in Italia di discariche di quel tipo?

RISPOSTA - La prima domanda mi sembra pleonastica, nel senso che se dice che erano interventi complessi mi lodo perché li ho fatti, diciamo che erano...

DOMANDA - Dica la verità.

RISPOSTA - Diciamo che erano interventi sicuramente assolutamente innovativi a livello italiano.

 

Presidente: ha risposto ad entrambe le domande.

 

DOMANDA - Ancora due domande. Lei ricorda se negli anni ‘90-’92 è stato realizzato un impianto di trattamento dei fanghi mercuriosi dell’impianto clorosoda?

RISPOSTA - Io mi ricordo che è stato realizzato perché è passato in CTPA.

DOMANDA - Cioè la Commissione tecnica provinciale.

RISPOSTA - Sì, perché di quelle cose ormai io non mi occupavo più di Marghera.

DOMANDA - Però ricorda che è stato fatto?

RISPOSTA - Mi ricordo che quando mi è arrivato l’ordine del giorno della CTPA alla quale non ho partecipato perché allora ero ancora dipendente EniChem, altre cose che sono venute quando non ero più dipendente, evidentemente andavo regolarmente.

DOMANDA - Nelle attività che lei ha descritto lei aveva rapporti con l’ingegner Zerbo?

RISPOSTA - Certamente.

DOMANDA - Era il direttore dello stabilimento?

RISPOSTA - Si presume, sì.

DOMANDA - L’ingegner Zerbo le seguiva queste attività, era disinteressato, favoriva...

RISPOSTA - Io devo dire, come ho sempre detto, che da parte dell’ingegner Zerbo ho trovato una piena rispondenza ed una piena attenzione a questi problemi, non ho mai trovato ostacoli di sorta.

DOMANDA - Le risulta, lei citando la scheda 14, quella che sembra sia stata redatta insieme all’ingegner Trotta, ha parlato con riferimento allo scarico SM15 di eccedenze di nitrati oltre che di clorurati, le risulta che nel 1990 sia stato realizzato questo impianto di cui adesso le mostro la..., come si chiama, non so come si chiama, e che per realizzare quell’impianto si sia addirittura sforato il budget di riferimento?

RISPOSTA - Non mi risulta, non ne sapevo perché io mi occupavo delle bonifiche, quindi le linee acque... io ormai ero fuori dell’SG31, quindi non seguivo queste cose, quindi se dessi una risposta devo dire non sono cose a mia conoscenza, perché non erano di mia competenza e non sono cose a mia conoscenza.

DOMANDA - Lei prima ha fatto riferimento ad un reparto il CY1?

RISPOSTA - E’ un capannone più che un reparto.

DOMANDA - Cosa custodiva questo capannone, le risulta che custodisse dei fusti in cui erano stoccate, se pur provvisoriamente, peci e terre clorurate e che questi stoccaggi provvisori fossero autorizzati dalla Provincia di Venezia.

RISPOSTA - Diciamo che il CY-1 era un capannone in disuso nell’ambito della razionalizzazione di cui avevo parlato all’inizio, il capannone è stato autorizzato dalla Provincia di Venezia a diventare sede di stoccaggio provvisorio dei fusti clorurati che erano sparsi in giro per lo stabilimento, molti dei quali prima di essere messi nel capannone erano stati adeguatamente ricondizionati.

DOMANDA - Allora non può escludere che nel capannone CY1 siano finiti anche quei 150 fusti di cui abbiamo parlato un momento fa.

RISPOSTA - Io ho dato la risposta prima al signor Presidente, ho detto che non posso né escluderlo né confermarlo, faceva parte, c’erano fusti dappertutto, quindi...

DOMANDA - Ultima domanda, ingegnere. Lei all’inizio della sua deposizione ha detto che fino a una certa data, cioè fino all’87, lei aveva lavorato come tecnologo all’impianto di depurazione, chi era il proprietario o la proprietaria, se si tratta di una società, di questo impianto di depurazione, era Montedison, Montedipe o chi?

RISPOSTA - L’impianto o gli impianti erano prima di Montedipe, poi sono diventati Monteco.

DOMANDA - In che anni sono diventati?

RISPOSTA - Io ho fatto, io sono stato anch’io 10 mesi in Monteco e poi sono tornato indietro, sempre in quel periodo là, nell’87 o l’88, gli anni sono quelli, perché io sono stato 10 mesi in Monteco e poi sono tornato indietro.

 

AVVOCATO BETTIOL

 

DOMANDA - Continuo per l’ingegner Zerbo. Vorrei una spiegazione con riferimento a quanto è contenuto a pagina 3, credo che sia della scheda 14, se abbiamo interpretato, lei parla dell’SM15 e dice: "Considerando i singoli scarichi che confluiscono al 15 la concentrazione di nitrati e clorurati risulta essere superiore ai limiti del DPR 962", ora, io ho una rappresentazione del canale 15, non so se lei ne ha bisogno, si trova negli atti del Pubblico Ministero, e cerco di capire quello che lei intende dire. Vi è un canale interno allo stabilimento, in questo canale confluiscono varie diramazioni, vari scarichi, che provengono da vari stabilimenti, poi tutti questi scarichi confluiscono in questo canale che sbocca con il canale SM15, canale che sbocca sul canale Malamocco Marghera, che è il punto in cui lo scarico avviene in laguna, è così?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Così mi risulta da questa scheda. Ora, la domanda che le faccio: quando si parla di superamento di nitrati o clorurati, si fa riferimento al canale SM15 o invece, come mi sembra di intendere, agli scarichi interni alla canaletta?

RISPOSTA - Avvocato, ci sono sempre state dentro, anche il PAS, due scuole di pensiero, la prima tendeva a considerare lo scarico 15, che è un fiume che raccoglie le acque di raffreddamento del CR, e come il punto terminale di campionamento del Petrolchimico. Un’altra scuola di pensiero, alla quale appartenevo io - questo tengo a sottolinearlo - la quale mi ha creato anche frizioni con altri colleghi all’interno del PAS, che considerava lo scarico 15 grande diluitore, e comunque contrario allo spirito se non alla norma della legge, per cui io ho sempre ritenuto fondamentale che i singoli siti di quel genere andassero misurati e campionati alla loro bocca, non alla bocca del grande fiume diluitore.

DOMANDA - Il campionamento per legge dove doveva avvenire, adesso al di là dello spirito...

RISPOSTA - A mio avviso per legge doveva avvenire alle singole bocche di scarico, a mio avviso.

DOMANDA - Un’altra cosa, sempre questo riferimento, riferendomi a pagina 3 e 4 della relazione. Qui si parla di discariche, lei ne parla di 12 più 10, il capo di imputazione così com’è stato integrato, parla di 26 discariche che in qualche modo interesserebbero il processo. Ora io le chiederei di dirmi, gliene cito una per una, o so il Tribunale consente per brevità consegno l’elenco, vorrei che dicesse una per una qual è il rapporto di pertinenza o con Montedison o con EniChem, delle discariche che sono indicate nel capo di imputazione, nel senso che o sono discariche in cui vi è proprietà EniChem o Montedison, o vi sono discariche dove vengono utilizzati i rifiuti EniChem o Montedison. La domanda che poi le farei è se risulta la cessazione dell’attività di questi siti ad uso discarica, cioè la data di cessazione. Allora, la discarica comparti 31 e 32, questa è ovvio... immagino la risposta. Discarica Ecormed, è di pertinenza Montedison e fino a quando?

RISPOSTA - Allora, è nient’altro che la propaggine, come la chiamo io, della zona 32, è chiaro che quando sversavano le acque, le acque correvano dappertutto e sono passate anche oltre il muro di stabilimento, il muro di stabilimento non era un diaframma impermeabile a 40 metri, l’acqua passava sotto e si diffondeva dappertutto. Quindi è Montedison.

DOMANDA - Sotto questo profilo, secondo lei passava l’acqua?

RISPOSTA - Mi sembra che i prelievi di analisi fatte l’abbiano documentato, hanno trovato le ammine.

DOMANDA - Le altre sono acquisite. Discarica Sordon che rapporto c’era?

RISPOSTA - Discarica Sordon conteneva essenzialmente prodotti mercuriosi e quindi c’è stato un vecchio giro ai tempi dei tempi, non mi ricordo più chi fosse, Masiero il trasportatore, o qualcuno, che ha portato i fanghi mercuriosi in parte dentro la discarica di Mirano e in parte dentro Sordon.

DOMANDA - Termine di utilizzo?

RISPOSTA - Sempre fine anni ‘70.

DOMANDA - Discarica Ausimont?

RISPOSTA - Io l’ho conosciuta però non l’ho mappata, cioè non ho delle conoscenze approfondite in quanto era Ausimont, non era Montedipe.

DOMANDA - Montefibre fino a quando è stata usata?

RISPOSTA - Idem come prima, in quanto era un’altra società e quindi non faceva parte dei miei. Cioè, vede Avvocato, secondo me lei sta mescolando un po’ le domande, perché vorrei precisare questo: c’è un mio documento che è stato mandato a Milano che indicava una serie di 12 siti di deposizione che io ho conosciuto quando ero a Montedipe, e questo è un punto fondamentale, poi io ho fatto uno studio nel ‘93-’94 per il Consorzio Venezia Nuova nel quale ho individuato una serie di altre deposizioni, perché è chiaro che ho fatto degli approfondimenti ed ho individuato una serie di altre deposizioni. Poi se andiamo al numero di 26 che ho sentito adesso è chiaro che la Magistratura o le Pubbliche Autorità hanno fatto delle altre indagini e hanno trovato altre cose. Se lei mi domanda che le deposizioni delle corte delle zitelle, di cui si legge oggi sulla stampa, erano Montedison o no, io posso dare un giudizio qualitativo, ma non sicuramente perché io ho fatto indagini.

DOMANDA - Quindi lei non ha conoscenza diretta e non insisto, grazie.

 

AVVOCATO CESARI

 

DOMANDA - Volevo vedere se per caso ricorda le date di chiusura di queste discariche che appartengono al capo di imputazione. Bottenigo, lei sa mica dirmi quando è cessata?

RISPOSTA - La discarica, Bottenigo o Bottenighi?

DOMANDA - Io ce l’ho scritto come Bottenigo.

RISPOSTA - I vasconi?

DOMANDA - Penso di sì, però il capo di imputazione parla di Bottenigo, Venezia Marghera, allegato 13, vicino alla Romea deve essere?

RISPOSTA - C’è Bottenigo e Bottenighi, ci sono i vasconi quelli dei depositi dell’Irom..., no, è generica, non sono in grado di individuarla.

DOMANDA - Via Teramo a Mira?

RISPOSTA - Questa è chiarissima, ho detto prima, sono i fusti del TA i quali venivano smaltiti prima che entrasse in funzione il forno che bruciava le peci del TA, però il limite invalicabile secondo me è quello della chiusura dell’impianto TA, però è chiaro che oltre a quel periodo non potevano esserci fusti in giro.

DOMANDA - Moranzani me l’ha classificata prima, grazie.

 

AVVOCATO BECCAREDDA

 

DOMANDA - Le mie domande, brevissime, riguardano il periodo dal 1988 in poi quando si è occupato di bonifiche. Quale società le ha conferito l’incarico di messa in sicurezza della discarica Dogaletto?

RISPOSTA - Oddio, questa è una domanda difficile. Probabilmente l’Azienda Agricola Alba.

DOMANDA - Lei per chi lavorava in quel momento?

RISPOSTA - Per Montedison.

DOMANDA - Da chi è che ha ricevuto l’incarico di occuparsi di questa discarica?

RISPOSTA - Io ho ricevuto l’incarico formale nell’ordine di servizio firmato dall’ingegner Zerbo.

DOMANDA - Io le ho chiesto quale società?

RISPOSTA - Montedipe.

DOMANDA - Quale società le ha conferito l’incarico?

RISPOSTA - Scusi una cosa, le domande sono fatte così e è anche difficile ricostruire. C’è stata una convenzione tra Alba e Montedipe nella quale Alba dava a Montedipe l’incarico, l’onere, la cura di fare l’intervento.

DOMANDA - Quale società le ha dato l’incarico di messa in sicurezza della discarica Malpaga?

RISPOSTA - Idem come sopra, c’è stata una convenzione fra il proprietario, il Toffano e Montedipe, a firma di Mattiussi, sempre con le modalità di cui sopra.

DOMANDA - L’incarico per lo studio, per la messa in sicurezza del Lusore-Brentelle da chi le è stato conferito?

RISPOSTA - L’incarico per il Lusore-Brentelle mi è stato affidato in termini informali dal mio referente di Milano, che era il dottor Di Giorgi e confermato in termini formali dall’ingegner Zerbo.

DOMANDA - Quale società?

RISPOSTA - Montedipe, presumo.

DOMANDA - Per quanto riguarda l’area 31-32?

RISPOSTA - Idem come sopra.

DOMANDA - Si ricorda per quanto riguarda l’attività attinente allo studio del progetto del Lusore-Brentelle che ci furono dei contatti anche con le società straniere per le analisi, per i monitoraggi?

RISPOSTA - Io ho precisato prima che non c’è stato nessun contatto con società straniere per monitoraggi, che li abbiamo fatti noi, che i sondaggi li ha fatti la società Geotecnica Veneta, è che il process è stato elaborato in stretta collaborazione sia con il professor Bellucco, fra l’altro, e sia la società Leoconsult di Brema, tanto è vero che siamo andati parecchie volte a Brema.

 

Presidente: ulteriori domande?

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Può indicare i nomi dei funzionari della Provincia che erano i suoi interlocutori, che ricevevano i suoi rapporti?

RISPOSTA - I funzionari della Provincia che ricevevano i miei rapporti erano allora il dottor Pavanato, l’ingegner Osti ed il dottor Leandro Rossi, ma direi in primis il dottor Pavanato. Comunque i rapporti erano sempre inviati alla conoscenza dell’Assessore, quindi abbiamo sia la parte politica che la parte tecnica.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Una precisazione era relativa a quelle analisi concernenti lo scarico S15 di cui si parlava e al periodo che è stato indicato come esame da parte sua, da parte dell’ingegner Trotta, 10 anni all’indietro, si era partiti all’incirca dal ‘79. Io le volevo chiedere se questo 10 anni all’indietro, non ho capito perché parte dall’89, se perché i dati erano relativi a quel periodo o se bisogna andare 10 anni all’indietro, 10 anni all’incirca, a partire dal ‘91? E’ in grado di essere più preciso rispetto a quando se ne è andato in pratica?

RISPOSTA - L’intervallo era quello, diciamo che noi quando abbiamo guardato nel ‘90 con Trotta, nel ‘91, nella primavera del ‘91, che abbiamo guardato le carte, abbiamo preso tutti i dati che andavano da quel giorno fino a circa 10 anni indietro.

DOMANDA - Quindi dalla primavera del ‘91 10 anni indietro?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quando lei rispondendo ad una domanda dell’Avvocato Bettiol diceva che le verifiche, le analisi, i prelievi, sempre per lo scarico S15, andavano effettuate al bocche di scarico, bocche di scarico dell’S15 o dei singoli scarichi?

RISPOSTA - Scusi dottore, io ho detto che c’erano due scuole di pensiero, una che diceva che si campionasse in fondo al grande diluitore ed uno che secondo spirito e norma della legge si sarebbe dovuto campionare alla bocca dei singoli scarichi che scaricavano nel fiume campionavano..

 

Presidente: lì dove scaricavano il corpo recettore. Allora queste analisi a che cosa si riferiscono? Al momento terminale, cioè nel momento in cui scaricano al corpo recettore oppure ad analisi negli scarichi interni?

RISPOSTA - Quelle analisi sì, adesso l’ho capita bene, queste analisi si riferivano a prelievi fatti al momento di scarico nel canale grande, nell’S15, al punto di scarico dei singoli stream.

 

Presidente: nei canali interni?

RISPOSTA - Sì, esattamente, e siccome la nostra convinzione era che, o la mia convinzione, ma anche quella dell’ingegner Trotta ed anche di altri, che tutto sommato quella fosse una forzatura della legge, una estensione della legge, che probabilmente non sarebbe durata in eterno, ci sembrava opportuno in modo da ricondurre la situazione a dati anche di confronto con la pubblica autorità più certi e consolidati.

 

Presidente: e quindi?

RISPOSTA - E quindi bisognava intervenire per portare i singoli scarichi a norma in quel punto.

 

Presidente: nel momento cioè dello scarico nel canale recettore Lusore-Brentelle, è così?

RISPOSTA - No, nell’SM15.

 

Presidente: quindi praticamente la messa a norma per voi era una messa a norma prima dello scarico nel Lusore-Brentelle?

RISPOSTA - No, nel canale S15.

 

Presidente: cioè tutti gli scarichi dovevano confluire nell’SM15 ed essere a norma lì nel deflusso nell’SM15 e quindi prima dello scarico ultimo nel canale recettore Lusore-Brentelle?

RISPOSTA - Sì.

 

Avvocato Cesari: il canale recettore è Malamocco Marghera.

 

Presidente: comunque corpo recettore dell’SM15, Malamocco Marghera?

RISPOSTA - Sì.

 

DOMANDA - E questo perché questo corpo recettore rappresentava un diluitore, come diceva lei?

RISPOSTA - Questo raccoglieva le acque di raffreddamento del cracking, siccome per legge è che non sono ammesse le diluizioni o le mutue diluizioni, c’erano come in tutte le famiglie i rigoristi ed i meno rigoristi.

 

Pubblico Ministero: non ho altre domande, volevo solo chiedere al Tribunale, se è necessario lo produco, se non è necessario non lo produco, quel verbale del 29 novembre ‘96 in cui si dava atto di come era stata acquisita la scheda 14...

 

Presidente: assolutamente.

 

GIUDICE A LATERE (DR. LIGUORI)

 

DOMANDA - L’ultimo capitolo di questo documento allegato alla scheda 14 parla dei rifiuti solidi. Allora, il Tribunale vorrebbe sapere, visto che lei si è occupato anche di questo, quale sia stata la gestione di questi rifiuti prima e dopo il 1983, poniamo questo anno come anno di discrimine, lei sa il motivo per cui lo mettiamo come anno discrimine. Vediamo un attimo. Solo della gestione, vogliamo sapere come venivano gestiti.

 

Dott. Liguori: indipendentemente dalla questione del problema della bonifica dei siti contaminati, delle discariche più o meno risalenti, interessa al Tribunale avere cognizione di quale fosse nel quotidiano la gestione dei rifiuti, solidi o liquidi che non fossero trattati in altro modo che fosse, e questo prima del 1983 e dopo il 1983, anche se non sia stato a sua diretta cognizione.

RISPOSTA - Molto semplice ma molto complessa e molto articolata, in apparenza è una domanda molto semplice, perché noi dobbiamo, a mio avviso, distinguere intanto grosso modo due periodi, il periodo del vecchio Petrolchimico e quando è stato fatto il nuovo Petrolchimico. Guardiamo come nasce Marghera, Marghera nasce negli anni che sappiamo e da imbonimento di barene, il primo imbonimento è avvenuto sicuramente ad opera dei chioggiotti con quei barconi di sabbia, una volta nato il primo Petrolchimico si è proceduto al rimbonimento del resto delle barene per due vie, una ancora con l’apporto di sabbia dei barconi dei chioggiotti, l’altro per autopropagazione, tutti i terreni di scavo di demolizione, di demolizione di impianto, di refrattari di forni, ed anche di rifiuti solidi, venivano buttati intorno in modo da continuare a far pista ed andare avanti, e questo è stato il primo periodo. Quando poi si è cominciato a fare il secondo Petrolchimico, quindi anni ‘70, ci si è trovati di fronte ad un problema abbastanza rilevante, che era quello che dove si facevano gli impianti il sedime era contaminato a volte anche in maniera pesante, di prodotti soprattutto clorurati non compatibili né con il cemento, né con i plinti di fondazione, c’è con la posa di cavi, perché queste sono le leggende di fabbrica, dicono che quando hanno fatto il TDI hanno dovuto cambiare varie volte i tubi, perché la mattina li mettevano giù e la sera li trovano rigonfiati per la presenza di clorurati, e quindi questa è stata la modalità. Contemporaneamente tutto quello che era, diciamo, in esubero, comunque non smaltibile, veniva preso e portato fuori, venivano fatte, come dico io, le uova nel territorio. L’emblema maggiore il Dogaletto, dove sono stati portati sia direttamente i materiali di risulta, sia i materiali che hanno scavato per fare il nuovo impianto di depurazione, il nuovo SG31, i quali erano materiali di risulta, di demolizioni misti a clorurati che venivano portati anch’essi a Dogaletto. Il Dogaletto lo conosco bene perché ho fatto tutta la ricostruzione storica domando fare il progetto. Nel Dogaletto cosa facevano: prendevano i gessi in gran parte residuali della produzione dell’acido fluoridrico e della fluorina, li facevano d’attacco con l’acido solforico venivano fuori questa marea di gessi, una parte andavano fuori con nave, un’altra parte andavano dove… dopo parliamo, ed una parte li portavano là, facevano il cratere, buttavano dentro queste peci clorurate liquide o semi-liquide o pastose, chiudevano il cratere, buttavano macerie ed andavano su, tant’è vero che proprio nel Dogaletto con il monitoraggio abbiamo individuato con buona precisione anche i crateri, i punti di singola deposizione di prodotti clorurati. Un altro grosso punto di convogliamento di rifiuti è stata tutta la parte che va giù, la parte zona 43 e soprattutto i Moranzani di cui avevo accennato prima su domanda dell’Avvocato Cesari. I Moranzani sono stati riempiti attraverso un tubo, relitto di cui un tratto si vedeva fino a qualche anno fa, fino ad un paio di anni fa, l’ultima volta che ci sono passato per caso, nel quale prendevano la torbina del nerofumo, che veniva dalla produzione dell’acetilene e degli acetati, prendevano i fanghi che venivano sempre dalle produzioni dell’acido fluoridrico, probabilmente anche altre cose, devo dire probabilmente altre cose, ed attraverso pompe e tubi li mandavano sotto forma di torbida. Avevano creato dei vasconi impermeabilizzati perimetralmente con argilla, per cui questi con il tempo si asciugavano, decantano, hanno tutto un acquitrino che alla fine è stato bonificato in maniera massiva con l’apporto delle ceneri dell’ENEL.

 

Dott. Liguori: tutto questo accade prima o dopo il 1983?

RISPOSTA - Questa gestione è tipica di prima dell’83.

 

Dott. Liguori: dopo il 1983 cosa accade in termini di gestione quotidiana della produzione dei rifiuti solidi nel quotidiano? Lei sa nel 1983, dopo la disciplina transitoria va a regime il 915/82, a lei constano pratiche incompatibili con quel quadro di riferimento normativo dopo il 1983, sì o no?

RISPOSTA - Secondo me nella sostanza no.

 

Dott. Liguori: che vuol dire nella sostanza no?

RISPOSTA - Che non ero io il responsabile del servizio...

 

Dott. Liguori: Sì, va bene, ma qua si prescinde dall’esercizio delle funzioni sue proprie lei è rimasto fino all’epoca prossima...

RISPOSTA - Una fabbrica è come una caserma nella quale ciascuno ha le sue competenze, poi ci sono delle altre conoscenze che vengono acquisite perché uno ha rapporti, perché uno è nel mondo sindacale, nel mondo dei quadri che sono conoscenze, ed allora le conoscenze sono in genere per fatti massivi, non per fatti puntuali. Io ho ribadito che dall’83 è cominciata la razionalizzazione anche del sistema dei rifiuti, quando è andato il perito Ceolin al posto del geometra De Fanis, questo è stato un atto significativo ed importante di razionalizzazione del sistema, per cui tutta una serie di fenomeni macroscopici che prima avvenivano non sono avvenuti più. E’ questa la risposta che le posso darle in scienza e coscienza, non posso darle un sì netto o un no netto, se voglio rispondere in termini costruttivi anche per la Corte devo dare questa risposta.

 

Presidente: va bene, la ringraziamo, ci sono altre domande?

 

Pubblico Ministero: non è un domanda, è solo per i documenti che sono stati esaminati e consegnati o non consegnati durante l’audizione dell’ingegner Gavagnin, per cui i documenti promemoria del ‘74, i due documenti, credo che siano stati consegnati anche al Tribunale, se no faccio..

 

Presidente: faccia un fascicoletto.

 

Pubblico Ministero: saranno due documenti del ‘74, le due lettere del marzo ‘91..

 

Presidente: che abbiamo già acquisito.

 

Pubblico Ministero: per completezza.

 

AVVOCATO STELLA

 

DOMANDA - Le due scuole di pensiero si sono sviluppate dove? Io ho capito all’interno del PAS di Montedipe, è giusto?

RISPOSTA - Certo, era quello il mio ambito di competenza.

 

Presidente: va bene, la ringraziamo ingegnere, arrivederci.

 

 

DEPOSIZIONE CONSULENTE - DR. DARIO MIEDICO -

 

Presidente: lei è consulente per la Parte Civile Bertaggia Donolato. Chi vuole porre le domande?

 

AVVOCATO SCATTURIN

 

DOMANDA - Se vuole esporre la sua consulenza sulla base dell’anamnesi lavorativa e sulla base poi dell’analisi clinica anche?

RISPOSTA - Allora io, Presidente, dovrei fare una premessa, intanto la ringrazio di avermi dato questo spazio, cercherò di essere il più contenuto possibile, ma in questa situazione sono costretto ad entrare nel merito di particolari del ciclo produttivo, per quanto riguarda l’esposizione di questi due lavoratori, ma in particolare del lavoratore Bertaggia, in quanto agli atti a tutt’oggi non esiste praticamente nessuna descrizione da un punto di vista della medicina del lavoro, per intenderci, io sono medico del lavoro oltre che medico legale, e per cui per capire esattamente i livelli di esposizione, secondo me molto alti, a cui soprattutto il Bertaggia ma anche il dottor Donolato, è stato esposto, devo per forza descrivere il ciclo produttivo nei suoi aspetti. Per cui mi atterrò alla mia relazione che comunque consegno agli atti, soprattutto perché quello che è scritto è frutto di un’attenta analisi delle lavorazioni effettivamente svolte e per cui entro nel merito, subito. Bertaggia Giovanni e mi scuso, cercherò di essere meno veloce possibile dati i precedenti, eravamo anche lì ai limiti di tempo, Bertaggia Giovanni nasce l’21/1/29 e muore il 10/11/97 all’età di 68 anni per carcinoma e cirrosi epatica dopo 19 anni di lavoro al Petrolchimico, comunque è scritto eventualmente.

 

Presidente: dal momento che lei comunque lo riferisce, bisogna che lo riferisca in maniera tale che possa essere trascritto.

 

RISPOSTA - Il consulente degli imputati, dottor Colombo, afferma nella sua deposizione, e qui cito le parole testuali, se servono i verbali sono con me, "il paziente non risulta esposto a livelli significativi di vinilcloruro monomero", queste sono le testuali parole, ma desume questa sua affermazione esclusivamente sulla base del fatto che il lavoratore era addetto alla manutenzione degli impianti senza approfondire neppure in modo parziale come concretamente i lavoratori con queste mansioni svolgevano il loro lavoro. Dato che il CT dei difensori degli imputati hanno presentato un’anamnesi lavorativa del signor Bertaggia molto carente, la stessa viene qui resa in forma completa e dettagliata. Il signor Bertaggia ha prestato la sua opera dal 21 luglio ‘43 all’11 maggio ‘51 per i rispettivi periodi presso i cantieri Celli di Venezia, sala di Porto Marghera e presso la società di lavorazione delle leghe leggere sempre di Porto Marghera, e fin qui fa parte di altri tipi di lavorazione. Dal 16 maggio ‘56 il signor Bertaggia viene assunto presso il Petrolchimico di Porto Marghera, allora alle formali dipendenze della SIC Edison S.p.A.. A fare data dall’1 maggio 1964 viene licenziato dalla società Edison, azienda chimica stabilimento Porto Marghera, ed assunto successivamente presso lo stabilimento Montefibre, è allegato il libretto di lavoro per cui è possibile vedere tutti gli aspetti di questi passaggi. Dal ‘59 al ‘64 svolge le mansioni di addetto alle manutenzioni presso l’allora Petrolchimico di Porto Marghera. Dopo il maggio ‘64 è costretto ad un periodo di disoccupazione di 9 mesi, dal maggio ‘65 al marzo ‘66 svolge la sua attività presso il laboratorio della Montefibre, dal marzo ‘66 al ‘77 viene adibito ai controlli esecutivi delle attività di manutenzione meccanica, di autocoibentazione e scoibentazione, di verniciatura ed edili presso il reparto dello stabilimento Montefibre di Porto Marghera e segnatamente presso i reparti VT di produzione della fibra vinilica. Dal ‘77 al ‘79 presta la sua opera presso lo stabilimento Montefibre di Acerra, in Provincia di Napoli, nel ‘79 rientra presso lo stabilimento di Porto Marghera e viene sospeso in cassa integrazione per qualche mese, quindi riprende l’attività lavorativa come turnista e successivamente viene trasferito presso il centro di elaborazione dati dello stesso stabilimento, dal 1994 è pensionato. Risulta pertanto singolare quanto affermato dai CT, ovvero che il signor Bertaggia allora non risulterebbe, cito le loro parole "esposto a livelli significativi di vinilcloruro" o addirittura, come erroneamente affermato dal professor Colombo nelle sue affermazioni, che dice: "Noi consideriamo questo paziente non esposto a vinilcloruro monomero".

 

Avvocato Alessandri: scusi, Presidente, per un chiarimento. Forse mi è sfuggito e chiedo scusa al Tribunale se faccio una domanda che non dovrei fare. Ma non capisco il senso di questa consulenza tecnica dal momento che il caso di Bertaggia è già stato ampiamente esaminato dagli altri consulenti, dai nostri consulenti e dai consulenti di EniChem.

 

DOMANDA - Io posso rispondere che l’esame che è stato fatto in precedenza era talmente incompleto e talmente carente che io ho ritenuto di presentare una consulenza tecnica mia.

 

Avvocato Alessandri: il Presidente l’ha volta ha già detto che su casi che sono già stati discussi non si ritorna.

 

DOMANDA - Non è su casi che non si sono discussi, non si sono praticamente discussi in realtà, perché questa parte è diventata parte offesa e poi Parte Civile costituita con l’integrazione del capo di imputazione. Per cui mi pare che questa consulenza sia perfettamente ammissibile.

 

Presidente: è una consulenza della Parte Civile che viene introdotta dopo la consulenza del Pubblico Ministero che fu effettuata quando ancora non vi era la costituzione, insomma, possiamo ritenere che la parte abbia un diritto ad introdurre una sua consulenza propria.

 

Avvocato Alessandri: va bene, allora noi replicheremo.

 

RISPOSTA - Per quanto anzidetto appare evidente che il signor Bertaggia era esposto a alti livelli di agenti tossici nocivi ed in primis il cloruro e policloruro di vinile, ma anche, come si dirà, il dicloretano nell’ambiente di lavoro dove ha prestato la sua attività nei diversi settori della manutenzione degli impianti, sia del Petrolchimico che della Montefibre di Porto Marghera. In particolare presso il Petrolchimico fra gli altri ha svolto le attività di manutenzione sugli impianti CV1, produzione di cloruro di vinile monomero per sintesi di acetilene, e catalizzatore di processo, cloruro mercurico, supportato su matrice di carboni attivi. Ha lavorato anche al CV3 polimerizzazione del CVM in sospensione, al CV10 produzione del CVM sia acetilene, analogamente a quanto avveniva presso il reparto CV1 e CV11 produzione di CVM dal cracking di 1 e 2 dicloretano, per non dire delle attività manutentive svolte, sempre al Petrolchimico, presso gli impianti di produzione dei formulati, di PVC, CV15 e 5. Per quanto è stato illustrato in quest’aula, nonché ampiamente documentato in atti, il Bertaggia è stato esposto ad elevate concentrazioni di CVM, di polvere di PVC, nonché di 1 e 2 dicloretano come gli altri lavoratori addetti alle manutenzioni. Di più, in condizioni di insicurezza, è il caso di ribadirlo ed è estremamente importante, dato che è ormai noto e chiaro a tutti, che da decine di testimonianze e da diverse consulenze tecniche, che gli interventi di manutenzione venivano effettuati post, ovvero quando sugli impianti si erano già verificati guasti, ovviamente perché una manutenzione interviene dove ci sono guasti e rotture, e cioè quando gli stessi non reggevano più e presentavano continue ed abbondanti perdite di fluidi tossici di processo con relativo inquinamento, e in primis dell’ambiente di lavoro, per cui la persona che si trovava a dover fare quelle manutenzioni e quelle riparazioni, era addirittura più esposta che non i lavoratori che potevano stare anche a metri e metri di distanza. Possiamo quindi immaginare, senza bisogno di molta fantasia, cosa significasse per il lavoratore Bertaggia svolgere per esempio le attività manutentive sugli impianti CV10, CV11...

 

Presidente: su questo lo immaginiamo anche noi.

RISPOSTA - Lo stesso per cui io ho citato...

 

Presidente: passi alla parte medico-legale, la parte lavorativa ci è già abbastanza chiara.

 

RISPOSTA - In più la consegno e chiunque ne può prendere visione. Per cui qui trascuro anche tutta la parte nello stabilimento Montefibre perché anche qui c’è una diretta esposizione.

 

Presidente: ci dica quale era la diretta esposizione presso lo stabilimento Montefibre.

RISPOSTA - La più elevata esposizione a cloruro di vinile monomero ed a polveri di polimero PVC. Primo perché interveniva sulle pompe di aspirazione del CVM stoccato in serbatoi di centinaia di metri cubi presso il reparto VT1, inviato nei reattori di polimerizzazione presso il reparto VT2. Secondo: interventi sull’agitatore dei reattori per la polimerizzazione di CVM e PVC a freddo con temperature anche di 30 grandi sotto zero, installato con il sistema di trasmissione sul fondo degli stessi. Allora questi si trovano sotto per cui il lavoratore doveva concretamente lavorare sotto l’impianto per portare, per fare il suo intervento. Apertura dei reattori anzidetti per effettuare il controllo e gli interventi manutentivi, lo sghiacciamento che avveniva con manichette di vapore acqueo delle linee nei punti di giunzione flangiati o a causa di perdite su questo o su altre apparecchiature. Si sottolinea pure che presso il reparto VT2, caratterizzato da una cronica ed elevata concentrazione di CVM nell’aria dell’ambiente di lavoro, basti qui ricordare che questi impianti venivano fermati ogni 15 giorni perché si intasavano linee ed apparecchiature del polimero, i cunicoli di reparto per la raccolta dei colaticci e per lo scarico delle acque…, io salto ulteriormente perché se no...

 

Presidente: va bene.

 

RISPOSTA - Oltre a tutto quanto premesso va inoltre sottolineato che nella storia fisiologica di questo lavoratore - e qui entriamo di più nel merito specifico - vi è un modestissimo consumo di alcool anche se vi è un discreto consumo di tabacco, per questo la cirrosi epatica che si è manifestata nel lavoratore nel ‘76 non può sulle messa in relazione al modesto consumo di alcool del signor Bertaggia, mentre questa patologia epatica è tipica di una intossicazione cronica su base chimica del cloruro di vinile monomero e anche dell’esposizione ad 1 e 2 dicloretano con i possibili effetti sinergici derivanti da questa esposizione e con conseguente epatomegalia che nel 1976 sviluppa una importante ascite nel lavoratore. L’ascite è un ben noto segno di grave compromissione epatica, quindi non essendoci eccessivo consumo di alcool né dati che indichino un’infezione da virus dell’epatite, che giustificano questa situazione, ma solo una elevatissima esposizione ai tossici epatici suddetti, si deve per forza concludere che tale patologia è da mettere con ragionevole certezza in rapporto all’esposizione di tossico nocivi presenti nell’ambiente di lavoro dove ha operato il signor Bertaggia. Lo stesso vale per il discorso sul volume corpuscolare medio, la piastrinopenia, che è un altro segno di sofferenza epatica e l’ipergammaglobulinemia che è l’altro segno di sofferenza epatica di cui mostrava i segni il signor Bertaggia. Dalla cartella clinica del ricovero di Padova del 1977 emerge, ancora una volta, un moderato consumo di alcool tanto che alla dimissione, nella lettera di dimissione non viene nemmeno indicata l’astensione del consumo di bevande alcoliche ma invece si sconsiglia l’esposizione a sostanze epatotossiche. Nel 1978 l’INAIL riconosce il 15 per cento di perdita della capacità lavorativa per malattia epatica da cloruro di vinile, nel ‘97 si arriva al decesso di questo lavoratore per carcinoma polmonare già diagnosticato nel 1995 e trattato inutilmente con radioterapia. Risulta quindi evidente, data l’intensità, la durata, il riconoscimento... e qui confermo per cui quanto ho detto precedentemente che secondo me ci troviamo di fronte con questo lavoratore ad un lavoratore gravemente esposto perché addetto a queste manutenzioni. Per passare subito al signor Donolato, e qui devo dire che sarò estremamente...

 

Presidente: qual è la malattia che lei mette in relazione, il carcinoma polmonare?

RISPOSTA - Ambedue, sia il carcinoma polmonare che l’epatite virale.

 

DOMANDA - Il signor Donolato, qui sarò molto più breve, perché il signor Donolato ha svolto poche mansioni nel corso della sua vita lavorativa, per cui diventa molto più semplice raccogliere questi dati. E’ nato il 23/7/46 ed ha quindi 55 anni, è vivo, qui mi è stato molto più facile raccogliere i dati perché li ho potuti raccogliere direttamente da lui, mentre nell’altro caso li ho dovuti raccogliere attraverso la moglie, altri compagni di lavoro, etc., etc.. Dall’età di 27 anni lavora dal Petrolchimico, dal ‘73 adibito all’insaccamento di polveri di PVC, per 8 anni presso il reparto CV15 e per altri 4 presso il reparto CV6, successivamente trasferito all’infustaggio della trielina e successivamente presso il reparto FR3 dello stesso stabilimento. Ci troviamo quindi di fronte ad un lavoratore che per almeno 12 anni è stato esposto, nell’ambito del lavoro, ad elevate concentrazioni di polveri di PVC ottenute sia dalla polimerizzazione in sospensione che da quella in emulsione, con concentrazioni di polveri frequentemente elevatissime. Salto per cercare di essere il più rapido possibile. Le polveri di polivinilcloruro presso il reparto CV6 inquinavano fortemente l’aria dei relativi ambienti di lavoro e dalle stesse l’ambiente di lavoro sia pure inquinato dal monomero residuo. E’ altresì da rilevare che dopo 12 anni di esposizione ad elevate concentrazioni di polvere negli ambienti di lavoro, sia dai PVC tal quali, ovvero del polimero essiccato presso il reparto CV6, che dei PVC contenuti nelle molteplici formulazioni di additivi, perché c’era il discorso degli additivi, plastificanti, stabilizzanti, lubrificanti, antifiamma, coloranti etc. etc.. A questo punto il lavoratore Donolato però è stato trasferito di reparto ed adibito all’infustaggio manuale della trielina che di per sé è un noto epatotossico non che cancerogeno. E qui entriamo nella parte clinica e mi avvio ad una rapida conclusione. Nonostante generici disturbi di questo tipo, di tipo dispeptico, fino all’80, ‘81, le condizioni di salute del signor Donolato possono definirsi passabili, viceversa dall’81-’82 cominciò a soffrire di forti dolori gastrici, tanto che nell’82 fu operato di ulcera gastrica. Da allora è possibile seguire molto bene la sua storia sanitaria sulla base di un’ampia documentazione clinica agli atti e su questo rimando anche all’ottima relazione del dottor Colombo, che dal punto di vista clinico ha saputo seguire molto bene tutta l’evoluzione della patologia del signor Donolato. Infatti nel 1982 il volume globulare medio era 90, cioè perfettamente normale, il lavoratore ha sofferto per molti anni di anemia macrocetica carenziale da mettere in rapporto soprattutto con la gastrectomia. Concludo qui, un’esposizione alle nocività della polvere di PVC suddetto e al relativo monomero, residuo in esso contenuto, e che da esse si liberava nell’ambiente di lavoro ove è stato addetto il signor Donolato, e soprattutto durante le lavorazioni a caldo svolte per 8 anni presso il reparto CV15 è la causa evidente e ragionevole dell’epatopatia di cui soffre. Il lavoratore Donolato è stato riscontrato affetto da calcolosi della colecisti, questa è stata asportata chirurgicamente nel ‘96, le variazioni alternanti del volume globulare, che risultano anche agli atti, sono quindi da mettere in relazione all’epatopatia tossica cronica da esposizione professionale come già dimostrato in passato dal sottoscritto con una specifica relazione datata 24/11/99 che si trova agli atti. L’epatopatia è stata dimostrata da tutti gli accertamenti successivi eseguiti fino ad oggi e si concretizza in una steatosi epatica su base tossica comportante un danno alla salute valutabile al 20%. Grazie.

 

Presidente: grazie a lei.

 

Avvocato Scatturin: io deposito la memoria del...

 

Presidente: non sapevamo che si trattasse di casi già trattati, un’altra volta lo si dovrebbe dire, perché l’accordo era stato questo. Comunque, va bene, abbiamo colto l’occasione per risentire e per ad approfondire questi casi.

 

Pubblico Ministero: consegno i documenti del fascicoletto Gavagnin.

 

Avvocato Zaffalon: come lei sa ci sono da parte mia quattro o cinque testi, anche se di rapida escussione, volevo capire, siccome sono qua dalle 9.00, se possono restare o se devo mandarli ad altra udienza.

 

Presidente: perché, scusi?

 

Avvocato Zaffalon: perché so che il pomeriggio è pure sovraccarico.

 

Presidente: li sentiamo, senz’altro. Riprendiamo. Vogliamo ascoltare i testi dell’Avvocato Zaffalon. Chi chiamiamo, Avvocato?

 

Avvocato Zaffalon: posso dare un ordine così li fa venire man mano. Cominciamo con Bardelle Ada, poi Bernardi Giuseppe e De Liberali Manuela.

 

DEPOSIZIONE DELLA TESTE - BARDELLE ADA -

 

LA TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO.

 

Giudice: prego, Avvocato.

 

AVVOCATO ZAFFALON

 

DOMANDA - Vuole dire come si chiama suo marito?

RISPOSTA - Zaminello Silvio.

DOMANDA - Ricorda la data di quando si è sposata con lui?

RISPOSTA - Nel ‘61. Il 7 gennaio del 1961.

DOMANDA - La data del decesso di suo marito?

RISPOSTA - Di mio marito, 2 anni oggi.

DOMANDA - 2 anni fa?

RISPOSTA - Sì, oggi, proprio questa giornata un po’ triste.

DOMANDA - Suo marito le diceva qualche cosa del lavoro che faceva in fabbrica?

RISPOSTA - Sì, avevamo un dialogo, parlavamo quando veniva a casa, quando andava dentro a lavare le autoclavi.

DOMANDA - Ci può dire che cosa ricorda su questo?

RISPOSTA - Diceva che andava dentro e quando veniva fuori si sentiva male, basta.

DOMANDA - Male, cioè aveva?

RISPOSTA - Aveva un senso di vomito.

DOMANDA - Cioè vomitava anche, oppure...?

RISPOSTA – Sì, sì.

DOMANDA - Quindi forti nausee e vomito?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Rispetto all’anno in cui si è sposata, mi pare che abbia detto il ‘61?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Questo lavoro di cui le parlava, lei ha parlato di autoclavi, per quanto tempo è andato avanti?

RISPOSTA - Guardi, dal ‘61 fino al ‘72-’73 circa, proprio di preciso il giorno non lo so.

DOMANDA - Diciamo circa 10-12 anni ancora rispetto al momento del matrimonio?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Per quanto riguarda le abitudini, si ricorda, in ordine al fumo?

RISPOSTA - Fumava normale, qualche volta qualche sigaretta, diceva: "Prendi Ada, prova a fumare anche te, ad imparare", ma ho sempre fatto a meno.

DOMANDA - Ma lui che media teneva?

RISPOSTA - Un pacchetto, ed anche ne avanzava per il giorno dopo.

DOMANDA - Un pacchetto al giorno, anche meno come media?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Per quanto riguarda il vino?

RISPOSTA - Un bicchiere di vino e poi beveva acqua.

DOMANDA - Un bicchiere al pasto, al giorno?

RISPOSTA - Al pasto.

DOMANDA - Per quanto riguarda la malattia, rispetto alla data del decesso, a quanti anni prima la fa risalire, circa?

RISPOSTA - Guardi, proprio di preciso...

DOMANDA - Quando ha cominciato a star male?

RISPOSTA - Stavo ancora lavorando quando aveva disturbi di questo vomito. Poi lavorando si è sentito male e l’ho portato in ospedale.

DOMANDA - Stava ancora lavorando vuol dire...

RISPOSTA - Non era ancora andato in pensione.

DOMANDA - La data del pensionamento ce la dice?

RISPOSTA - Questo non saprei proprio di preciso, in questo momento non glielo saprei dire, perché sono troppo emozionata, non ricordo.

DOMANDA - Ripeto la domanda di prima, rispetto alla data della morte, lei ci dice 2 anni fa, quindi marzo del ‘99, giusto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Da quanti anni prima aveva cominciato a star male? 5, 10, 15, uno?

RISPOSTA - Penso sui 10 anni, aveva questi disturbi di vomito, ecco, ma poi gli passava e dopo riprendeva di nuovo, forse, non so, la nocività, non saprei dirle da cosa dipendesse.

DOMANDA - Quando ha cominciato a stare male di più, ad avere più una continuità in queste malattie quando è stato?

RISPOSTA - Guardi, adesso proprio di preciso... proprio il vomito che l’ho portato a fare raggi, roba...

DOMANDA - Non le chiedo il giorno, rispetto al decesso...

RISPOSTA - Sarà stato 10 anni.

DOMANDA - Lei ci ha detto prima 10 anni che cominciava a vomitare...

RISPOSTA - Sì, da quel momento, e dopo man mano che passava il periodo gli veniva sempre più spesso.

DOMANDA - Lei quando prima ci parlava del lavoro alle autoclavi ci diceva che già allora aveva degli episodi di vomito.

RISPOSTA - Sì, ma si pensava... è stato operato anche di appendicite perché diceva che il vomito dipendeva dall’appendice.

DOMANDA - Allora quando lei parla di vomito dagli anni ‘90, cioè 10 anni prima della morte, intende un vomito già più frequente?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Poi l’epoca e la durata in cui suo marito è stato sempre sofferente a quanto può collocarlo?

RISPOSTA - Non saprei dirle.

DOMANDA - Un anno, 5 anni?

RISPOSTA - Guardi, in questo momento proprio non saprei dirle.

DOMANDA - Ma scusi, se è emozionata possiamo sospendere un attimo e poi...

RISPOSTA - No, guardi, non serve sospendere, perché è proprio una cosa che rivangando le cose mi sento proprio di star male.

DOMANDA - Veramente le avevo chiesto di venire qua per questo.

RISPOSTA - Lo so.

DOMANDA - Per rispondere, se vuole che sospendiamo 10 minuti...

RISPOSTA - No, guardi...

DOMANDA - Beh, prendo atto, la ringrazio.

 

Presidente: va bene signora, può accomodarsi.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - BERNARDI GIUSEPPE -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO.

 

Presidente: prego, Avvocato.

 

AVVOCATO ZAFFALON

 

DOMANDA - Lei è figlio di Bernardi Narciso?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ci vuole dire quando è morto suo padre? Ce lo vuole ricordare?

RISPOSTA - Sì, è morto nell’84, il 17 aprile.

DOMANDA - Lei, scusi, quando è nato, non so se l’ha già detto?

RISPOSTA - Sono nato il 19/6/49.

DOMANDA - Diciamo quindi che negli anni, fine anni ‘70 lei aveva circa 20 anni, 21 anni, giusto?

RISPOSTA - Sì, perché ho fatto il militare.

DOMANDA - Quando ha fatto il militare?

RISPOSTA - Io sono andato a militare nel giugno del ‘69 e ho finito nel ‘70.

DOMANDA - Visto che c’è questo episodio che lei ricorda bene, volevo chiederle se, in epoca immediatamente precedente a quando lei andò militare, ricorda qualche cosa dell’attività di lavoro di suo padre?

RISPOSTA - Guardi, quello che ricordo di mio padre è che mi ricordo che aveva dei colleghi che per anni hanno vissuto insieme e sentivo che parlavano di determinate cose, della Montedison, però adesso non so dirgli il reparto. Ricordo che dicevano che c’erano state delle fughe di gas, sono saltate delle valvole, l’autoclave non ha tenuto, delle cose che io adesso ricordo così, non proprio precisamente perché...

DOMANDA - Se non ricorda non occorre che lei dica di più, basta che lei dica non ricordo. Lei però adesso ha parlato di autoclavi, giusto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Allora le volevo chiedere: era suo padre che le diceva che lavorava nelle autoclavi?

RISPOSTA - Mio padre con i suoi colleghi che si incontravano, venivano a trovarci, più o meno parlavano del lavoro che facevano, di quello che succedeva nell’ambiente di lavoro, e io naturalmente ero lì in compagnia che ascoltavo questi colleghi che erano a turno insieme e sentivo queste cose.

DOMANDA - Cerchi di rispondere alla domanda. Le ho chiesto: lei ha sentito da suo padre, o eventualmente dai suoi colleghi, che suo padre lavorava nelle autoclavi in quel periodo?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei allora quindi aveva circa 20 anni all’epoca, forse ricorderà anche le abitudini di suo padre per quanto riguarda il fumo e il vino?

RISPOSTA - Guardi, il fumo non lo so, io faccio una mia considerazione, io penso che uno che fuma, fuma un pacchetto al giorno ed anche più. Mio padre un pacchetto... cioè, durava anche due giorni, ed anche tre giorni molto probabilmente un pacchetto, dipende dalla persona, dalle sue esigenze, io non lo consideravo fumatore, su un giorno poteva fumare 5 o forse anche 10 sigarette, dipende dal suo...

DOMANDA - Le chiedevo una media. Per quanto riguarda il vino, il bere?

RISPOSTA - L’alcool lo escluderei, il vino mangiando sì, un bicchiere, due di vino, senz’altro, dipende anche lì, aveva uno standard suo un po’ personale, come le sigarette, mangiando poteva bere un bicchiere di vino, un altro giorno anche due, molto probabilmente, forse dipende anche dal mangiare.

DOMANDA - Un bicchiere o due intende a pasto?

RISPOSTA - Sì, a pasto.

DOMANDA - Rispetto al momento del decesso, ricorda quanti anni prima suo padre si è ammalato?

RISPOSTA - Mio padre le prime... non so se sia la parola giusta, sintomi, io dovevo ancora andare a militare, penso, se la memoria non mi inganna, torniamo al ‘68...

DOMANDA - Lei è partito nel ‘69?

RISPOSTA - Nel ‘69 sono partito a militare.

DOMANDA - Già prima che lei stesse male. E’ stato ricoverato?

RISPOSTA - E’ stato ricoverato qui a Mestre.

DOMANDA - Rispetto all’epoca del decesso, la malattia è stata continua o ha avuto anche dei miglioramenti?

RISPOSTA - Diciamo che poi, naturalmente devo ritornare a dopo il militare perché è stato al CTO mi sembra di Padova due volte ricoverato, e lì mi sembra che gli hanno riconosciuto una determinata malattia professionale, per quello che mi ricordo. Poi è stato ricoverato sempre a Mestre, poi a Venezia, sempre per..., non mi ricordo a Venezia per quale motivo sia stato ricoverato...

DOMANDA - Io le chiedevo se in questo periodo di malattia la sofferenza era più o meno continua oppure periodica?

RISPOSTA - Diciamo che man mano si accentuava sempre più questa malattia.

DOMANDA - Si è aggravato?

RISPOSTA - Si è aggravata, negli ultimi anni, ogni 3 o 4 mesi doveva rientrare all’ospedale, gli facevano delle cure e lo tiravano su fino all’84 che è stata la cosa che purtroppo...

DOMANDA - Va bene, la ringrazio.

 

Presidente: può andare, grazie.

 

DEPOSIZIONE DELLA TESTE - DE LIBERALI MANUELA -

 

LA TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO.

 

Presidente: prego, Avvocato.

 

AVVOCATO ZAFFALON

 

DOMANDA - Lei quanti anni ha? Scusi, quando è nata?

RISPOSTA - Il 2/8/68.

DOMANDA - Vista la sua età, forse lei non ricorda nulla del lavoro di suo padre all’epoca, immagino?

RISPOSTA - No, ero troppo piccola.

DOMANDA - Per quanto riguarda invece le abitudini circa il fumo, il bere ci sa dire qualcosa?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quando lei aveva circa 10-15 anni, ricorda quello che beveva?

RISPOSTA - Sì, ero in casa, fino al ‘92 sono vissuta in casa.

DOMANDA - Cosa ci sa dire del fumo?

RISPOSTA - So che lui fumava alcune sigarette al giorno, adesso la quantità precisa non me la ricordo comunque. Sì, fumava, ripeto, alcune sigarette al giorno insomma.

DOMANDA - Non saprebbe dirci una media?

RISPOSTA - Non saprei proprio dirla, penso circa un pacchetto, all’incirca.

DOMANDA - Alcune sigarette e un pacchetto è un po’ diverso, perché un pacchetto sono 20, secondo lei ne fumava una media di 20 o no?

RISPOSTA - Io da quello che mi ricordo, un pacchetto no.

DOMANDA - Un po’ meno di un pacchetto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Per quanto riguarda il bere?

RISPOSTA - Il bere beveva a pasto, durante i pasti un bicchiere o 2 di vino.

DOMANDA - Un bicchiere o due a pasto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Per quanto riguarda la malattia, ci sa dire da quanti anni prima del decesso ha cominciato ad ammalarsi?

RISPOSTA - Allora, il mio papà ha iniziato ad avere i sintomi già un anno prima della diagnosi precisa medica, di tosse, di...

DOMANDA - Ci sa dire l’anno, pressappoco?

RISPOSTA - Verso i primi del ‘90, i primi mesi già aveva dei sintomi evidenti, da lì abbiamo cominciato a portarlo alle varie visite; lui aveva già anche smesso di fumare di sua spontanea volontà un anno prima, proprio perché aveva questi sintomi di tosse persistente...

DOMANDA - Ci ripete la data del decesso?

RISPOSTA - Il 18 dicembre del ‘96.

DOMANDA - Lei ha detto, prima parlava del ‘90, in questi 6 anni la malattia è stata duratura, costante, o era saltuaria?

RISPOSTA - No, la malattia è stata sempre costante...

DOMANDA - La sofferenza è stata continua?

RISPOSTA - Poi è peggiorata nell’ultimo anno, praticamente dal ‘95 al ‘96 è peggiorata.

DOMANDA - Anche lo stato di sofferenza era continuo?

RISPOSTA - No, è peggiorato poi.

 

AVVOCATO BETTIOL

 

DOMANDA - Ricorda che lavoro faceva suo padre? Neanche nel ‘90?

RISPOSTA - Beh, nel ‘90 lui era già in pensione, mi pare di sì, adesso non vorrei...

DOMANDA - Era andato in pensione quando, 2 o 3 anni prima?

RISPOSTA - Non era tanto comunque, non è che mi ricordo esattamente adesso gli anni.

 

Presidente: può andare, grazie.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - BOTTARO ELIGIO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO.

 

Presidente: prego, Avvocato.

 

AVVOCATO ZAFFALON

 

DOMANDA - Lei ha lavorato alla Montedison, quindi vorrei che ci dicesse le epoche, il reparto e le mansioni, naturalmente in sintesi, e con particolare riferimento al problema di questo processo, cioè il CVM?

RISPOSTA - Dunque, il mio periodo parte dal primo marzo 1957 e finisce il 31 luglio 1988, le mansioni sono state svariate.

DOMANDA - Scusi, il reparto?

RISPOSTA - Il reparto CV5/15.

DOMANDA - E’ lo stesso, ci spieghi un attimo, è lo stesso reparto?

RISPOSTA - Sempre lo stesso reparto, perché prima c’era solo il CV5, poi si è avuto un ampliamento ed è sorto il 15, praticamente con la stessa lavorazione, le stesse macchine, tutto uguale.

DOMANDA - Lo stesso reparto più grande?

RISPOSTA - Sì, reparto più grande.

DOMANDA - Come mansioni?

RISPOSTA - Le stesse mansioni.

DOMANDA - Ce le descrive?

RISPOSTA - Dunque, io purtroppo ho avuto, non so se la fortuna o la disgrazia, di provarle tutte le mansioni che si usavano nel reparto, perché ho fatto per anni il jolly, poi ho avuto fin dall’inizio una disponibilità abbastanza aperta e non c’era, diciamo così, che ti rispettassero tanto quando c’era da fare un cambio di lavoro.

DOMANDA - Ci dica prima che mansioni faceva, se no non capiamo.

RISPOSTA - Io ho fatto l’insaccatore, il blenderista, il pesatore di materie prime, il calandrista, il bussista; diciamo che tutte le mansioni che si usava fare dentro questo reparto io le ho passate tutte.

DOMANDA - Per quanto lei ci può specificare queste attività che lei ci ha detto adesso, ci ha enumerato, aveva contatti con il CVM, aveva a che fare con il CVM o no?

RISPOSTA - Tutto quello che riguarda il CVM penso che sia in forma gassosa e in forma polverosa, credo di averlo aspirato.

DOMANDA - Allora se lei ci ripete queste mansioni, vogliamo capire anche noi, lei ha detto blenderista mi pare, questo contatto come avveniva?

RISPOSTA - Questo contatto avveniva attraverso il carico del CPV dentro dei mescolatori.

DOMANDA - Scusi, il carico del...?

RISPOSTA - Del CPV, è una polvere bianca, noi la chiamavamo resina.

 

Presidente: PVC si chiama.

 

DOMANDA - Adesso ho capito.

RISPOSTA - Allora noi prendevamo i sacchi di questo materiale, si caricavano dentro a questi mescolatori, poi si aggiungevano le varie materie prima, si aggiungeva tutto quello che ci andava dentro, si chiudeva, si metteva in moto, e una volta pronta la carica, quando veniva richiesta dalle macchine sotto, scaricavamo e si riprendeva a rifare un’altra carica. Le polveri praticamente e i fumi gassosi erano sempre presenti.

DOMANDA - In questa operazione?

RISPOSTA - In questa operazione.

DOMANDA - Scusi, ripeta l’altra mansione di cui aveva parlato.

RISPOSTA - Calandrista, per esempio, o il bussista.

DOMANDA - Il calandrista?

RISPOSTA - Il calandrista è un addetto alle macchine che gelificano quel prodotto che ho detto prima, in polvere.

DOMANDA - Viene reso solido, è così?

RISPOSTA - Ecco, la polvere veniva ridotta a solido e granulato. Naturalmente queste macchine, prima il gelificatore principale che è quello che riceve la polvere per prima macchina, che poi viene scaricato attraverso una benna sulla calandra e dalla calandra parte un nastro che andava al granulatore, e qui naturalmente le esalazioni fumose o gassose, come le vogliamo chiamare, c’erano sempre presenti.

DOMANDA - Poi lei ha parlato di bussista?

RISPOSTA - Il bussista praticamente è quasi la stessa mansione del calandrista, solo che la macchina è di tipo diverso.

DOMANDA - Quindi i fenomeni sono gli stessi?

RISPOSTA - I fenomeni gassosi e polverosi sono sempre quelli.

DOMANDA - Poi ha accennato ad un’altra mansione ancora?

RISPOSTA - L’insaccatore, quello è addetto a ricevere il granulo prodotto da quelle macchine che abbiamo appena detto e metterlo nei sacchi attraverso le insaccatrici. Ma anche lì c’erano tante polveri, almeno a quel tempo che c’ero io, poi, oltretutto, non era solamente la mansione di quello che si faceva nel momento dell’insaccamento, era che poi, quando si doveva cambiare produzione, si doveva aprire tutto, soffiare, pulire. E diciamo, in quei frangenti era ancora più pericoloso che lavorare.

DOMANDA - Scusi, in tutte queste mansioni, che lei ci ha ricordato, che sono 4, c’era questo problema della pulizia?

RISPOSTA - Certamente, la pulizia inizia dall’inizio della lavorazione, perché quando si facevano i cambi di produzione si doveva pulire dall’inizio alla fine.

DOMANDA - E questo determinava il contatto con il CVM?

RISPOSTA - Eh purtroppo.

DOMANDA - Perché, si spieghi. Come facevate le pulizie?

RISPOSTA - Le pulizie venivano fatte attraverso aria, prodotti come plastificante, un po’ a caldo, per scrostare queste macchine, queste coclee che portavano avanti il prodotto polveroso, il gelificatore, si doveva andare dentro in buca a soffiare sotto, levare i malloppi che rimanevano incastrati. Ecco, un’altra cosa, noi eravamo molto esposti a respirare il CVM e questi fumi quando si andava a fare la pulizia in questa buca dove il gelificatore bembury, chiamiamolo con il suo nome, scaricava il malloppo che si era formato. Allora, pezzi che cadevano per terra, che andavano ad ostruire il buon funzionamento di questa benna che trasportava il prodotto, dovevamo andare dentro, naturalmente bloccando con meccanismi di sicurezza, si andava dentro, si tiravano fuori questi malloppi, questi pezzi, e si riprendeva la lavorazione; ma andare sotto quella macchina lì significava aspirare fumo continuamente.

DOMANDA - Quindi mi pare di aver capito, che queste pulizie le facevate o con attrezzi per togliere le croste oppure...

RISPOSTA - Sì, o con raschietti.

DOMANDA - Oppure con soffio d’aria?

RISPOSTA - Ecco, con soffio d’aria.

DOMANDA - O anche con prodotti liquidi?

RISPOSTA - Anche con prodotto liquido. Il prodotto liquido di norma si usava per scrostare il blender, quelle macchine che ho detto prima che erano le prime a preparare il prodotto.

DOMANDA - Cioè i miscelatori?

RISPOSTA - No, i gelificatori vengono dopo.

DOMANDA - I blender cosa sono?

RISPOSTA - Sono dei mescolatori.

DOMANDA - Appunto, miscelatori. Su queste cose delle pulizie mi pare che lei ha già detto. Ha altro da aggiungere sul problema pulizie? Mi pare di no.

RISPOSTA - Diciamo che pulire una cosa a non tutti piace, io ero uno di quelli che lo faceva perché eravamo obbligati a farlo, però non era una cosa tanto facile o bella.

DOMANDA - A noi interessa se lei in questo lavoro di pulizia aveva contatti con il CVM?

RISPOSTA - Per forza, sia di polvere e sia di gas.

DOMANDA - Per quanto riguarda la situazione del reparto, mi pare, visto che lei ci è rimasto la bellezza di quasi, anzi, 31 anni vedo...

RISPOSTA - Sì, 31 e 5 mesi.

DOMANDA - Volevo capire una cosa, nel corso di questi 30 anni, ma in particolare ci interessano gli ultimi, quindi diciamo in particolare il decennio o il quindicennio del ‘70 e dell’80, lei ha visto dei miglioramenti a tutela vostra, in ordine al fatto che dovevate respirare queste polveri, questo gas?

RISPOSTA - Gli unici miglioramenti che io ho visto, e che posso dire che sono stati fatti, è stato installare una cabina antirumore tra le due linee di calandre bembury, chiudere in una sala tutte le apparecchiature che prima si dovevano comandare fuori all’aperto, diciamo, a contatto con le macchine, per quello che riguardavano i bus. Perché i bus ogni linea aveva il suo quadro comandi e l’operatore doveva azionare, attraverso questi comandi, la macchina. Poi ad un bel momento, attraverso le due linee calandre bembury, è stata installata questa cabina antirumore e antifumi, secondo loro, che invece non era vero, perché i fumi esistevano. E per quello che erano i quadri dei bus, sono stati rinchiusi in una stanza, che veniva chiamata sala quadri.

DOMANDA - Lei ha detto: "Non era vero", cioè, le voglio chiedere: queste cabine o questi quadri comando, dove voi potevate quindi entrare e ripararvi, non consentivano di evitare il contatto con il gas o con le polveri o sì?

RISPOSTA - In quel momento, quando si stava dentro la cabina o dentro la sala quadri, si era fuori praticamente dalle polveri, ma poi quando si doveva uscire vicino alle macchine, perché non sempre si poteva agire all’interno di questa sala quadri o della cabina, si doveva uscire vicino alla macchina perché c’era bisogno del lavoro manuale, e naturalmente il gas lo aspiravi e la polvere c’era.

DOMANDA - Scusi, vorrei capire, queste cabine o queste sale quadri erano il luogo dove voi normalmente stavate durante l’orario di lavoro, oppure stavate più in reparto e la cabina era un posto dove andavate raramente?

RISPOSTA - La cabina era, diciamo, come si potrebbe dire, un palliativo per l’operatore di rimanere isolato dalla macchina, ma nel periodo, quando la macchina funzionava regolarmente, se c’era un’anomalia nella macchina, l’operatore doveva uscire fuori, andare vicino alla macchina, metterci le mani.

DOMANDA - Allora stavate più in cabina o stavate più in reparto?

RISPOSTA - Dipende da come funzionavano le macchine.

DOMANDA - In media?

RISPOSTA - In media si può dire un 40% al riparo e un 60% fuori.

DOMANDA - Queste cabine o questi quadri comando erano, diceva, antirumore, erano stagne per quanto riguarda le polveri o il gas o no?

RISPOSTA - Diciamo che erano abbastanza stagne, abbastanza, non completamente, abbastanza. Per le polveri naturalmente sono d’accordo che potevano essere stagne al 100%, ma per il gas no.

DOMANDA - Cioè, eravate abbastanza riparati ma non completamente.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Per quanto riguarda i mezzi di protezione individuali cosa avevate?

RISPOSTA - Mezzi di protezione individuale ne avevamo di varie specie, avevamo maschere facciali, con il filtro sottostante, quelle si dovevano usare in casi proprio di emergenza, avevamo mascherine...

DOMANDA - Emergenza cosa vuol dire, allarme o cosa intende?

RISPOSTA - Sì, in caso di allarme, per una fuga che poteva essere improvvisa.

DOMANDA - Quando dovevate scappare?

RISPOSTA - Sì, ecco, non da usare normalmente.

DOMANDA - Non da usare normalmente e lavoravate normalmente.

RISPOSTA - No, nel lavoro normale avevamo solamente un tipo di mascherina antipolvere perché quella era...

DOMANDA - Ce la può descrivere? In cosa consisteva?

RISPOSTA - Io ne ho usato di varie specie, nei vari anni che sono stato lì, perché venivano cambiate, così, non lo so, forse per i motivi...

DOMANDA - Le chiedevo il tipo.

RISPOSTA - Io ne ho usate di stoffa con una chiusura sopra il naso, un’asticina di alluminio che veniva stretta, e naturalmente chiudeva. Poi ne ho usate di gomma, con il filtro davanti, ne ho usate sempre di gomma con due filtri laterali, però queste qui erano mascherine che una volta che te la eri messa addosso incominciavi a sudare subito, perché la traspirazione del fiato non aveva un buon riciclo, e dovevi levarla per forza, perché ad un bel momento colava giù il sudore dal mento, allora per liberare un po’ ti dovevi togliere la mascherina.

DOMANDA - Non eravate in grado di usarla completamente durante tutte le 8 ore di lavoro?

RISPOSTA - No, si usava nel momento che più si pensava che servisse.

DOMANDA - Cioè?

RISPOSTA - Cioè quando si facevano certe pulizie, in presenza di tanta polvere.

DOMANDA - Cioè nei momenti di maggiore diffusione della polvere o del gas?

RISPOSTA - No, del gas no, perché per il gas non servivano a niente, era un filtro, e il filtro che c’era di questa mascherina non era antigas, era solamente antipolvere.

DOMANDA - Solo per le polveri, ho capito. Scusi, ma queste mascherine di cui ci parla adesso, come posso dire, erano in numero adeguato rispetto...

RISPOSTA - Ogni operatore ne aveva una di personale.

DOMANDA - C’erano disposizioni di usarle, il capo reparto vi imponeva di utilizzarle?

RISPOSTA - Le disposizioni penso... mai nessuno ci ha obbligato ad usarla, era sempre a nostra discrezione usarla o meno.

DOMANDA - Eravate voi a stabilire quando usarle?

RISPOSTA - Sì, certamente.

 

Presidente: ci sono domande?

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Mi perdoni, lei ha parlato prima, descrivendo le sue mansioni di lavoro, ha parlato di un caricamento del blender a mano, e ha descritto le modalità del caricamento del blender a mano. La mia domanda è: in quale periodo il lavoro di caricamento si faceva con quelle modalità?

RISPOSTA - Io per dirla l’ho sempre usato, se non completamente, diciamo, anche parzialmente, perché poi c’è stato un periodo che il carico veniva automatico, attraverso una tramoggia. Però non c’erano solamente quel tipo di prodotto da caricare nel blender.

DOMANDA - Parliamo di questo, quindi c’è stato un momento in cui il caricamento avveniva in modo automatico, il caricamento del PVC?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi non è vero che nulla è cambiato fuorché la sala antirumore nel tempo, le modalità di lavoro del caricamento del PVC sono cambiate.

RISPOSTA - Ci sono state delle modifiche di qualcosa.

DOMANDA - Quando il caricamento veniva automatizzato non c’ha più modo di manipolare il PVC perché era tutto diverso rispetto a prima, o no?

RISPOSTA - No, forse dirlo qui sembrerebbe una cosa... potrebbe sembrare anche a vanvera, però c’è anche la sua verità, perché non solo un tipo di PVC andava caricato nel blender. Allora c’era una tramoggia per il carico specifico di quel prodotto, però c’erano altri tipi di PVC in sacco. Ed allora si doveva aggiungere questi sacchi a mano.

DOMANDA - In che anni, scusi?

RISPOSTA - Io per dirla così, non saprei dire, beh, il caricamento a mano io l’ho praticato fino agli anni ‘75, ‘77, verso gli anni ‘80, poi c’è stata questa modifica.

DOMANDA - Poi lei ha parlato di fumi, di esalazioni gassose. Ma in base a che cosa lei dice che questi fumi e queste esalazioni erano di CVM? Visto che nel CV5/15 la materia prima era il PVC e il prodotto finito era il PVC, mi sa dire in cosa consistevano queste esalazioni di CVM?

RISPOSTA - Il CVM veniva usato per la fabbricazione di questa resina.

DOMANDA - Ma quando arrivava a voi arrivava la resina, non arrivava il CVM, quindi mi sa dire in cosa consistevano queste esalazioni gassose di CVM?

RISPOSTA - Le esalazioni gassose avvenivano quando il prodotto in polvere andava gelificato, si gelificava in queste macchine tipo i bembury o tipo i bus. Allora uscivano poi le esalazioni di gas.

DOMANDA - Ma la macchina era chiusa?

RISPOSTA - Non è chiusa la macchina, non ha una chiusura ermetica. Io, per dirla, ho lavorato in un bembury, non so se lei sa che cos’è un bembury, è una macchina gelificatrice dove riceve, attraverso una coclea, un prodotto che viene immesso in una bilancia, questa bilancia viene aperta e chiusa, in quel periodo a mano, manualmente...

DOMANDA - In quale periodo?

RISPOSTA - Dal ‘57 fino agli anni ‘60, ed anche di più, ‘65 forse. Allora, l’operatore che era lì addetto, e io sono stato l’operatore addetto alla macchina, stava 8 ore davanti a questa macchina con queste manovelle in mano, aprire la bilancia, caricare la macchina, scaricare, etc, etc., etc.. Naturalmente, le esalazioni fumose, attraverso gli anelli di tenuta, che non tenevano, venivano su e te le aspiravi.

DOMANDA - Lei è al corrente del fatto che nel tempo, visto che lei ha lavorato fino all’88, mi pare...

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Il contenuto di CVM nel PVC è andato nettamente crollando fino ad essere quasi impercettibile, inferiore ad una parte per milione?

RISPOSTA - Se vuole il mio parere, potrei dirle che poteva essere del 100% come dello 0%, perché noi non eravamo all’altezza di giudicare, noi operai non eravamo all’altezza di giudicare, perché mai nessuno ci aveva detto: "Stai attento a quel tipo di prodotto o stai attento come manipoli quell’altro tipo di prodotto", mai nessuno.

DOMANDA - Quando si riferisce adesso a questo "nessuno", a che periodo si riferisce?

RISPOSTA - A sempre.

DOMANDA - Da un certo momento in poi l’informazione sulla pericolosità del CVM?

RISPOSTA – No, no. A noi operai operatori addetti alle macchine mai nessuno, al limite ci dicevano: "State attenti alle polvere, mettete le mascherine", ma dei fumi, del gas, o di tutto quello che poteva essere nocivo attraverso la cosa gassosa, nessuno mai ci ha detto: "State attenti, mettete qualcosa che vi ripari", mai.

DOMANDA - Lei si ricorda se, in un certo momento, sono state installate delle cappe di aspirazione?

RISPOSTA - Le cappe di aspirazione ci sono sempre state, anche nel ‘57, quando sono stato assunto, sopra le calandre c’erano le cappe di aspirazione, però aspiravano quello che aspiravano, non era una cosa chiusa che portasse fuori tutto, noi eravamo lì di fronte a questi cilindri rotanti a lavorare a mano con un coltello in mano, a tagliare il prodotto, a rielaborarlo, perché è una cosa che a spiegarla così sembra quasi una roba facile, bisognerebbe vederla.

 

AVVOCATO ZAFFALON

 

DOMANDA - Una precisazione: lei ha più volte ripetuto il termine "gelificare", mentre io mi ero permesso di dire solidificare.

RISPOSTA - E’ la stessa cosa.

DOMANDA - No, forse per chiarire meglio, cioè è una solidificazione a caldo, è così?

RISPOSTA - Sì. Le macchine erano tutte riscaldate.

DOMANDA - E’ per questo che lei diceva che questa operazione determinava un rilascio di gas, per questo calore, giusto?

RISPOSTA - Naturalmente. Perché fintantoché non c’era la gelificazione uscivano polveri, una volta invece il prodotto gelificato mandava fuori il gas.

 

Presidente: va bene, può andare, grazie.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - PADOAN CESARE -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO.

 

Presidente: prego, Avvocato.

 

AVVOCATO ZAFFALON

 

DOMANDA - Lei lavorava alla Montedison?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ci interessa la sua attività di lavoro, i reparti dove ha lavorato, però con particolare riferimento al problema di questo processo, cioè al CVM?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi se lei fosse così bravo da darci le notizie che più ci interessano senza divagare, grazie.

RISPOSTA - Allora, io ho lavorato dal ‘61 al ‘66 addetto al distributore benzina, fuori. Poi ho lavorato dal 19/1/67 al 10/3 come dipendente carovana Facchini AS4, all’insaccamento solfato nitrato ammonico. Poi dal 14/3/67 al 28/7/67 dipendente Fuochi agli azotati, poi dall’1/8/67 al 13/9 alla Pansacchi lavoro come sacchi di plastica. Allora, dal 5/10/67 al 13/9/67 come dipendente Cooperativa (Romel), sempre AS4; sono stato assunto, dunque, in aprile del ‘68, non mi ricordo se era o il 7 o il 12 di aprile, del ‘68, al CV15 e CV5, fino al ‘70, sono stato là come addetto all’insaccamento. L’insaccamento, insaccavamo sacchi di plastica in granulo, erano due tipi di sacco, uno a bocca aperta ed uno a bocca chiusa che c’è un manicotto, buttavamo dentro il sacco, spingevamo il bottone, si riempiva il sacco, lo tiravamo fuori, l’altro invece, a bocca aperta, lo mettevamo giù, c’era una cinghia e chiudevamo, però quello là aperto veniva giù, quando lo prendevamo lo spostavamo su una macchinetta che era in parte, schiacciavamo, facevamo prima buttare fuori l’aria, in modo che uscisse l’aria, e poi lo saldavamo. Poi nel ‘70 sono, ho chiesto di andare via dal reparto..

DOMANDA - In che data, scusi?

RISPOSTA - Nel ‘70.

DOMANDA - Chiedevo il mese, se è in grado di dirlo.

RISPOSTA - Dunque, luglio, primo luglio del ‘70, che ho fatto un mese addetto alle pese e poi sono stato assunto alla vigilanza, addetto portinerie ed addetto vigilanza interno allo stabilimento, soprattutto anche al TDI, che ho fatto un gran periodo e ho avuto delle intossicazioni al TDI sia di cloro che di fosgene al TDI, nel periodo quando si faceva il servizio a due o tre persone alla volta al TDI, uno... e due giravano sempre intorno al reparto con la radio, la mascherina, la maschera che avevamo, che ci avvisavano qualora ci fosse stato qualcosa.

DOMANDA - Le dispiace se torniamo al periodo che ci interessa. Lei ci ha detto che questo lavoro di insaccamento è avvenuto tra il ‘68 e ‘70, mi pare primo luglio ‘70 lei è andato via, giusto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei ci ha fatto vedere un po’ il tipo di lavoro che faceva, le mansioni, scusi, in questi due anni lei per caso lavorava insieme oppure nello stesso reparto in cui c’era il signor Bottaro che prima abbiamo sentito?

RISPOSTA - Certo, perché, dunque, 2 o 3 mesi prima di venire via dal reparto avevano tolto noi all’insaccamento e avevano messo quelli della cooperativa, allora noi che eravamo giù nell’insaccamento ci avevano mandato sopra come aiuto ai blenderisti, come aiutante.

DOMANDA - Quindi lei prima, mi pare un anno, un anno e mezzo, ha fatto l’insaccamento nel piano terra?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Del reparto, e poi l’altro, il restante periodo è andato al primo piano...

RISPOSTA - Sarò stato 2 o 3 mesi, non di più, dopo sono andato via.

DOMANDA - Sempre lo stesso reparto?

RISPOSTA - Sì, sempre lo stesso reparto che c’era una scala...

DOMANDA - Fatto in due piani, era un unico capannone?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Invece al primo piano lavorava al blender?

RISPOSTA - No, al primo piano, piano terra...

DOMANDA - No, primo piano, con Bottaro?

RISPOSTA - Sì, aiutavo a quelli (insacchi), lo buttavamo dentro il blender, dopo una volta che era finita la carica e si doveva cambiare prodotto, allora fermavano tutto e dovevo aiutare con un raschietto a togliere croste, quello che rimaneva dentro per fare il cambio di produzione e come cambio di produzione quando si faceva, quando ero giù all’insaccamento, allora avevamo i guanti e le chiavi, dovevamo smollare tutte le tubazioni, passare dei grumoli di stracci con le catene, tirarli fuori e dopo passare con l’aria in modo che vada fuori, che cambiava prodotto, da bianco facevamo nero, da nero facevamo rosso.

DOMANDA - Torniamo un attimo a quelle mansioni di cui ci ha parlato prima, cioè insaccamento e poi lei ci ha detto anche un diverso tipo di insaccamento in aiuto al Bottaro. Ecco, in queste operazioni lei aveva contatto con la polvere o no?

RISPOSTA - Sì, abbastanza, abbastanza polvere che dopo...

DOMANDA - Ci spiega perché?

RISPOSTA - Perché c’era tutta una polvere, perché quando dovevamo insaccare con i sacchi, allora quelli a bocca aperta dovevamo fare uscire l’aria in modo che andasse fuori l’aria, la polvere, perché questo prodotto era un prodotto caldo e tante volte quando facevamo per saldarlo prendevamo il sacco e si rompeva anche e allora dovevamo prenderlo su con la scopa e la paletta questo prodotto che era per terra e dovevamo metterlo in parte.

DOMANDA - Mi faccia capire, cosa voleva dire: far sgusciare l’aria fuori dal sacco?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Voi dove eravate, sopra il sacco...

RISPOSTA - All’insaccamento giù, noi prendevamo, quando buttavamo nella bocchetta c’era una cinghia, chiudevamo in modo che si riempisse dalla tramoggia, si riempisse il sacco, quando era pieno si toglieva, veniva giù il sacco, noi lo prendevamo così con le mani e lo portavamo sulla pedana che dopo c’era una macchina che saldava il sacco, in modo che dopo per saldarlo, perché non ci sia aria, dovevamo fare... in modo da fare uscire l’aria.

DOMANDA - Come facevate per farla uscire?

RISPOSTA - Prendevamo le due cime del sacco e lo piegavamo in modo da far uscire l’aria e dopo mettevamo sotto sulla macchinetta.

DOMANDA - Quest’aria vi veniva addosso?

RISPOSTA - Andava fuori però dopo c’era sempre, perché le saldatrici non erano tutte da una stessa parte, c’era da una parte ed anche dall’altra, c’era più di una saldatrice.

DOMANDA - Per quanto riguarda quel lavoro di pulizia invece di cui ci ha parlato, lei ci ha detto di catene con stracci che venivano fatte scorrere dentro le tubazioni per pulirle?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Poi queste tubazioni venivano soffiate con aria.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - C’erano anche altre attività di pulizia o no che lei faceva? Tipo togliere le croste per esempio o no?

RISPOSTA - Sì, quando facevo l’aiutante a Bottaro, quando c’erano quei due, 3 o 4 mesi che facevo l’aiutante a Bottaro, quando si fermava sopra andavo anche sopra a dare una mano a Bottaro.

DOMANDA - Quando lei faceva queste operazioni di pulizia, e ci dica eventualmente in quali, c’era rilascio di polvere o no?

RISPOSTA - Sì, tanta polvere, che dopo venivamo fuori con la tuta tutta sporca e dovevamo andare all’aria e soffiarci per toglierci la polvere, prima di uscire. Prima di andare fuori dovevamo passare la polvere con il tubo dell’aria.

DOMANDA - Questa polvere si vedeva sui vestiti?

RISPOSTA - Sì, perché era come una farina, bianca.

DOMANDA - In questi due anni che lei è stato in questo reparto lei ha visto delle modifiche, dei miglioramenti di macchine, di attrezzature?

RISPOSTA - No, quello che è stato fatto, che è stato..., una linea ancora dopo il reparto che è stata fatta che quella là sembrava una linea molto migliore per via che invece di restare in piedi tutto il giorno quella là ci si poteva sedere perché era come, diciamo, tipo cavalletta che metteva dentro il sacco così, lo tirava e l’altro collega lo buttava sulla pedana.

DOMANDA - Era sempre una linea di insaccamento?

RISPOSTA - Sempre una linea di insaccamento.

DOMANDA - Però diversa?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - In questa nuova linea lei ha operato?

RISPOSTA - No, su quella là no, perché quella là non ho mai messo le mani, io ero sulle altre linee.

DOMANDA - Non ha visto altri miglioramenti, che so io, attrezzature nuove, cabine, cose del genere?

RISPOSTA - No, cabine no, perché quando ero io era tutto aperto dappertutto.

DOMANDA - Tra il piano terra e il primo piano era tutto aperto?

RISPOSTA - Sì, c’era un grigliato che passava sopra.

DOMANDA - E per quanto riguarda mezzi di protezione lei...

RISPOSTA - Mezzi protettivi, quando sono stato assunto per il CV15 e CV5, mi hanno dato un paio di occhiali, una mascheretta a filtro, poi mi hanno dato un paio di stivali e un paio di guanti, però questa mascheretta filtro...

DOMANDA - Che tipo era?

RISPOSTA - Era tipo chiusa con la ruota avanti del filtro dell’aria.

DOMANDA - Cioè antipolvere?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - La usava?

RISPOSTA - Quella là cercavamo di usarla però quando l’avevi tenuta un po’ di tempo sudavi dappertutto e non potevi più tenerla, perché c’era polvere ed era caldo, era abbastanza caldo che sudavi tutto quanto.

DOMANDA - Quando la usava allora?

RISPOSTA - Cercavamo di usarla più che altro quando smontavamo le tubazioni che allora ci mettevamo anche i guanti per non farci male le mani smollando i bulloni e la roba.

DOMANDA - Quando facevate le pulizie le usavate?

RISPOSTA - Sì, quando facevamo le pulizie.

DOMANDA - I suoi superiori, il capo reparto, il capo squadra, le hanno mai imposto di usare la mascherina?

RISPOSTA - No, mai detto niente, mai, anzi il capo reparto il primo giorno che sono stato assunto sono stato assunto come giornaliero, il giorno stesso mi è venuto giù a dire: guarda, da domani se vuole rimanere su questo reparto deve venire come turnista, altrimenti qua non può rimanere, il primo giorno che ero stato assunto. Il perito Pompei.

DOMANDA - Questo riguarda un altro aspetto, comunque per le mascherine lei dice che non ha avuto mai ordini precise di usarle?

RISPOSTA - No, mi hanno consegnato la roba però non mi hanno spiegato a cosa serve, cosa non serve, te le hanno messe là e via.

DOMANDA - In questi due anni in questo reparto le hanno mai detto di stare attento che questi prodotti potevano essere nocivi?

RISPOSTA - No, mai, anzi si cercava di fare degli scioperi per avere qualcosa di più di nocività, perché tra il caldo...

DOMANDA - Qualcosa di meno di nocività.

RISPOSTA - Mi scusi, ho sbagliato, facevamo anche qualche volta sciopero per chiedere qualcosa di indennizzo dei soldi per la nocività che non ci era mai stata concessa, dopo c’è stato un periodo che dava qualcosa d’estate perché oltre al caldo c’era ancora più caldo in quel reparto. Dopo a me quando mi hanno tolto mi hanno tolto anche quella là.

 

AVVOCATO BECCAREDDA

 

DOMANDA - Lei ha cessato di lavorare come insaccatore granuli nel ‘70?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Può descrivere come erano fatti questi granuli?

RISPOSTA - Proprio granuli come, non palline, proprio quadratini.

DOMANDA - Erano come dei cubetti?

RISPOSTA - Sì, come cubetti, cubetti proprio, quello là era il tipo di prodotto.

 

AVVOCATO ZAFFALON

 

DOMANDA - Sappiamo che lei soffre della malattia di Raynaud, oltre ad altre cose, le volevo chiedere se in questi anni, e con riferimento quindi anche ad oggi, ci sono stati dei miglioramenti o dei peggioramenti?

RISPOSTA - Io da tre anni a questa parte ho i piedi che metà sono quasi neri, le dita dei piedi sono quasi neri, che quando muovo il piede ho come tutto un blocco. Di fatti, quando mi ha fatto la visita il dottor Bracci, sull’elenco della lista del morbo di Raynaud non ero stato inserito l’altra volta, allora io sono andato dal mio medico e ho detto: "ma scusi, questo morbo di Raynaud io ce l’ho, perché me sento", "allora facciamo così, la faccio ricoverare", mi hanno fatto ricoverare, dopo tre giorni ero dentro, ho fatto gli esami e tutto quanto, loro mi hanno detto: "sì, noi confermiamo che hai il morbo di Raynaud", ma ce l’ho dal ‘75, non da adesso, perché nel ‘75 io avevo chiesto al alle medico di fabbrica: "scusi, questo male che ho qua che mi è venuto così improvviso, che cos’è?" mi ha detto: "guardi che quel male là non è roba..", "guardi che io sono stato al CV15, al CV5, sono stato intossicato, non è da tutta questa roba qua?" "no, è un virus da fuori", allora sono tornato fuori.

DOMANDA - Lei sa che a quell’epoca le notizie non erano ancora diffuse. Io le avevo chiesto se c’è stato il peggioramento, lei ci ha detto che negli ultimi tre anni c’è stato un peggioramento?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei mi ha portato dei documenti che io sottopongo al Tribunale, questi documenti, che sono in data 9 marzo 2000 e vedo, mi pare, 24 gennaio 2001, sono stati visti dal dottor Bracci quando ha fatto la visita?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Sono successivi?

RISPOSTA - Al dottor Bracci avevo già passato la visita...

DOMANDA - I documenti sono successivi a quella visita?

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: va bene, d’accordo, li acquisiamo.

 

TRIBUNALE

 

DOMANDA - Lei dal ‘70 in poi che attività ha svolto?

RISPOSTA - Addetto alle portinerie, vigilanza, intorno al reparto vigilanza, alle portinerie...

DOMANDA - Fino a quando?

RISPOSTA - Fino al dicembre del 31 qua, ho terminato il 31 dicembre.

 

Avvocato Zaffalon: 31 dicembre 2000?

 

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: va bene, può andare. Chi sentiamo?

 

Avvocato Zaffalon: Toffanello.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - TOFFANELLO ADOLFO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO.

 

Presidente: prego, Avvocato.

 

AVVOCATO ZAFFALON

 

DOMANDA - So che lei ha lavorato alla Montefibre?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ci dica per piacere sinteticamente il reparto, le mansioni, con particolare riferimento a ciò di cui parliamo in questo processo, cioè il CVM.

RISPOSTA - Il reparto è il VT2, si produceva polimero per poter produrre fibra sintetica insomma.

DOMANDA - Se comincia prima con le date così diventa più chiaro, quando ha cominciato?

RISPOSTA - Sono stato assunto il 2 luglio del ‘68 e ho lavorato fino al 30 maggio del ‘77 con un intervallo di 5 mesi dal primo gennaio ‘69 al 30 maggio del ‘69 che facevo anche il jolly in un altro reparto adiacente, il VT5.

DOMANDA - Allora ci ripeta il reparto del periodo che ci ha indicato.

RISPOSTA - Allora, complessivamente dal 2 luglio ‘68 al 30 maggio del ‘77.

DOMANDA - In che reparto era?

RISPOSTA - Al VT2, con un intervallo di 5 mesi che svolgevo l’operazione di jolly anche al VT5.

DOMANDA - Dopo il maggio ‘77 cos’è successo?

RISPOSTA - Dopo il maggio ‘77 per 18 mesi sono stato messo in cassa integrazione, e sono rientrato alla Diag fertilizzanti azotati.

DOMANDA - Cioè tutta un’altra mansione?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Scusi, mi ripeta, il reparto è il VT2 o VT5?

RISPOSTA - VT2.

DOMANDA - Con intervallo al VT5.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Al VT2 cosa faceva esattamente?

RISPOSTA - L’operatore, che poteva essere l’operatore ai reattori con mansioni di controllare la reazione regolando le alimentazioni, oppure operatore all’essiccamento oppure l’operatore all’impianto frigo.

DOMANDA - Ci chiarisce sinteticamente in che cosa consistevano le mansioni di operatore a queste macchine?

RISPOSTA - Come uno arrivava veniva messo alle alimentazioni, che era la zona più semplice, lui doveva dosare i reagenti da immettere nel reattore, perché l’impianto funzionava in continuo, non è un’autoclave, funzionava in continuo, 15-20 giorni, un reattore. Doveva dosare, prelevare i campioni e quando veniva messo fuori servizio doveva entrare e pulire il reattore.

DOMANDA - Questo lo vediamo dopo per le pulizie. Quindi questa era un’operazione in cui dovevate inserire questi...

RISPOSTA - I reagenti.

DOMANDA - Questi reagenti nel reattore.

RISPOSTA - Poi c’era l’essiccamento. L’essiccamento, allora, l’operatore aveva che doveva controllare il degasaggio, nel momento in cui il reattore aveva fatto il suo dovere, metteva questo prodotto in un polmone che passava attraverso una fase di degasaggio e veniva estirpato il più possibile CVM dalla polvere, da quello che poi sarebbe diventato polimero, che noi lo chiamavamo slurry. Lo slurry andava verso la filtrazione e invece il CVM veniva rimesso in circolo.

DOMANDA - Poi mi pare che ha accennato a una terza mansione?

RISPOSTA - La sterza mansione sarebbe quella dell’impianto frigo, perché il tutto avveniva attraverso un forte abbassamento di temperatura, noi la reazione dovevamo averla a -30 gradi e dovevamo portare il..., cioè tutto quel liquido che doveva mantenere la temperatura a -60 gradi.

DOMANDA - Dato che ci siamo aggiunga allora le mansioni che ha fatto quando è andato al VT5.

RISPOSTA - Beh, l’operatore al VT5 era tutta un’altra cosa è, è una colonna di distillazione, io dovevo seguire questo processo anche se non potevo andare in sala quadri perché c’erano delle..., si doveva avere una categoria superiore, perché c’era distillazione di alcool e si doveva avere una categoria superiore, io dovevo, non so, dovevo controllare le pompe, le alimentazioni, il livello dei serbatoi del VT5.

DOMANDA - Allora con riferimento a queste mansioni, che sono complessivamente 4 tipi di mansioni che lei si ha descritto, volevo chiederle se lei aveva contatto e in che misura, in una o più di queste mansioni, con la polvere del prodotto.

RISPOSTA - Con il CVM. Con il CVM si poteva avere già all’inizio...

DOMANDA - Voi il CVM, mi pare che sia pacifico che avevate il polimero voi che veniva trattato?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Allora andiamo avanti.

RISPOSTA - Allora il CVM per essere immesso nei reattori doveva subire un processo che veniva definito di..., doveva essere tolta l’acqua completamente, doveva entrare in reattore anidro per non avere nel reattore grumi di acqua e doveva, appunto, dai serbatoi passare attraverso questi cicli di anidrificazione e messo in un serbatoio che andava ad alimentare i reattori. La reazione avveniva, si alimentava una certa quantità di CVM e quello determinava il tempo di permanenza nel reattore, poi tramite un (troppo) pieno si dovevano mettere a punto i reagenti perché si dovevano rispettare, non so, viscosità ed altri dati perché la fibra dovesse avere certi tipi di caratteristiche, elasticità, il colore, la bianchezza.

DOMANDA - Io le avevo chiesto che ci spiegasse perché aveva contatto con la polvere e con i gas.

RISPOSTA - Perché era presente in tutta la produzione.

DOMANDA - No, in questa operazione, di queste operazioni che lei faceva c’era o no questo contatto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Perché? Se ci spiega questo.

RISPOSTA - C’era questo contatto perché la polvere e il gas, nel momento in cui noi filtravamo c’era polvere dappertutto.

DOMANDA - Questi filtri erano aperti o erano chiusi?

RISPOSTA - Era un filtro a giostra dove si attaccava, era sotto vuoto, si attaccava una crostina e tramite una coclea andava in un ciclo che noi chiamavamo essiccamento. L’essiccamento portava ai silos, portava questa polvere, però l’essiccamento era dato, il vuoto era dato da un compressore che era posto da un ventilatore, un aspiratore in testa a tutto il ciclo e si intasava moltissimo, anche più volte in autunno, c’erano delle maniche di..., che noi chiamavamo così, sopra tutto il processo, perché non andasse fuori il polimero, bisogna anche entrare, stasare...

DOMANDA - Queste sono le pulizie, è un altro discorso. Chiedo se ho capito bene, dai filtri che non erano chiusi ermeticamente poteva uscire polvere o no?

RISPOSTA - No, poteva uscire roba bagnata.

DOMANDA - O gas?

RISPOSTA - Poteva uscire gas, perché quel filtro separava lo slurry, inteso come solido, separava dal liquido che era acqua, ancora monomero, e c’era la separazione, c’era odore, gas.

DOMANDA - Allora il momento in cui avevate questo contatto, cioè aspiravate gas oppure polveri, era sui filtri?

RISPOSTA - Sì, era anche nelle vicinanze dei filtri, per esempio il filtro passando andava ad aspirare in una bacinella, che era anche quella a cielo aperto, girando lui andava, noi tramite una pneumatica integravamo sempre questa bacinella, che era CVM, monomero, a cielo aperto, passava, si toglieva su la sua crosta, e la scaricavo in una coclea...

DOMANDA - Quindi voi lavoravate una fase in cui c’era una trasformazione da CVM a polimero, è così?

RISPOSTA - Sì, dopo una reazione.

DOMANDA - E quindi c’era anche gas, non era solo polvere?

RISPOSTA - C’era anche gas, sì.

DOMANDA - C’erano altre fasi, nelle mansioni che lei ci ha descritto, c’era questo contatto con gas o con polvere?

RISPOSTA - Allora, iniziando dal ciclo di anidrificazione, che anche là c’erano perdite di CVM, per arrivare alla reazione che al limite era in pressione, i reattori erano in pressione, si poteva avere contatto con gas anche durante il degasaggio, perché il degasaggio era sotto vuoto ma erano moltissime volte che si tappava e doveva passare attraverso questo circuito e si tappava, allora si fermava il degasaggio, si stasava, si puliva, si buttava slurry dappertutto, anche in laguna.

DOMANDA - Allora adesso è passato al discorso pulizie...

RISPOSTA - C’era gas anche là.

DOMANDA - Lei è passato al discorso pulizie...

RISPOSTA - No, quello era il nostro lavoro.

DOMANDA - Appunto, pulizie fatte da voi, quindi il vostro lavoro. Queste pulizie in cosa consistevano signor Toffanello? Cioè, bisognava pulire delle macchine o bisognava entrare in delle macchine, o pulire tubazioni, in cosa consistevano?

RISPOSTA - Diciamo che bisognava anche più volte durante il turno pulire queste tubazioni che si intasavano che c’erano dentro questo polimero non ancora filtrato che doveva essere separato per andare ai filtri, mentre il CVM doveva essere recuperato, ma si intasava continuamente, anche più volte al turno si intasava.

DOMANDA - Queste erano tubazioni?

RISPOSTA - Si dovevano sfrangiare e lavare.

DOMANDA - Sta parlando di tubazioni adesso?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - C’erano anche macchine da pulire, non tubazioni?

RISPOSTA - Diciamo che al limite si doveva pulire il filtro, si doveva pulire la macchina che dopo alla fine del processo andava a macinare questo polimero, quelle erano cose che facevamo settimanalmente.

DOMANDA - C’erano casi in cui dovevate entrare in qualche macchina o luogo ristretto?

RISPOSTA - Dovevamo entrare nell’essiccamento per scaricare il tutto e si doveva entrare nei reattori per pulire.

DOMANDA - Entravate dentro i reattori per pulirli?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - In queste operazioni di pulizia c’era, lei l’ha già un po’ anticipato, c’era o no rilascio di gas o di polvere?

RISPOSTA - Io posso dire in modo spassionato, e mi prendo tutte le responsabilità, nei primi tempi, e parlo per tutto il ‘68, dopo non lo so, i primi tempi, si entrava nel reattore dopo che era stato aperto il boccaporto e tolto l’agitatore sotto e una manichetta aveva svaporato in qualche modo la presenza ancora dei reagenti che erano mercaptani, che erano tutte queste cose, e si entrava, nei primissimi tempi non ho mai visto acqua entrare dentro il reattore.

DOMANDA - Quindi entravate senza bonifica mediante acqua?

RISPOSTA - Sì. Poi è successo un fatto, adesso non so dire esattamente che giorno o che anno, è successo che una di queste manichette alla fine portava una fascetta...

DOMANDA - Manichette che facevano cosa?

RISPOSTA - Manichette di vapore, portava una fascetta ed andava a sbattere, ad un certo punto ha creato miscela esplosiva e ha fatto scoppiare il tetto in eternit del reparto, allora hanno detto: basta manichette, mettiamo una manichetta d’acqua, basta vapore, mettiamo l’acqua.

DOMANDA - Quindi in un primo tempo veniva bonificato con manichetta a vapore, svaporato e poi con l’acqua?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Non ricorda se è il ‘69, ‘71, non so.

RISPOSTA - Io vorrei essere...

DOMANDA - Da quanti anni era dentro?

RISPOSTA - Forse era nel primo anno che lavoravo là, non so esattamente se fosse stato all’inizio o alla fine del ‘69.

 

Presidente: ci dica se qualche anno dopo la situazione era la stessa.

 

RISPOSTA - Diciamo che la situazione era la stessa perché si continuava comunque a lavare appena appena con l’acqua e basta. Il culto del riempimento del reattore e delle analisi è venuto dopo che abbiamo cominciato a fare le visite mediche.

 

Presidente: cioè?

 

RISPOSTA - In quel periodo là, quando sono state, allora il professor Maltoni aveva stabilito che, allora hanno cominciato a riempire per le prime volte il reattore, penso intorno al ‘73, ‘72, non voglio essere, potrebbe essere stato anche il ‘72.

DOMANDA - Lei mi ha portato dei documenti da cui risulta, in particolare mi riferisco ai libretti sanitari, da cui risulta, risultano scritture che cominciano nel, mi pare, almeno io leggo così, nel ‘74.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Mentre lei risulta assunto nel ‘68, le chiedo se c’erano, se manca un libretto o se prima del ‘74 non ci sono state visite mediche o cose del genere?

RISPOSTA - Io vedo che i libretti sanitari sono due, e mi sembra che ci sia scritto anche nei documenti consegnati due libretti sanitari, sono due i libretti sanitari, ho visto che nel primo libretto sanitario le mie prime visite mediche partono dal 1974, io sono stato assunto nel 1968, mi sembra che siano riportate delle date in un altro foglio del 1972 in cui io avevo fatto delle punture di antitetanica, una cosa del genere, però mi è sembrato strano che le mie visite mediche prime coincidessero con il 1974, che sono stato assunto nel ‘68.

DOMANDA - Io produrrei due documenti, uno dell’INAIL ed uno della società da cui risulta il curriculum esatto con le date precise delle varie mansioni e dei vari reparti e i due libretti sanitari di cui ha parlato il teste, in questi libretti si parla anche più volte di intossicazione da CVM.

 

Presidente: va bene, acquisiamo, grazie, può andare. Adesso proseguiamo, c’è ancora un teste?

 

Avvocato Alessandri: potremmo sentire poi i consulenti medici?

 

Presidente: va bene, sì.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - ZENNARO ENNIO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO.

 

Presidente: prego, Avvocato.

 

AVVOCATO ZAFFALON

 

DOMANDA - Lei lavorava alla Montedison?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ci vuole dire per piacere le date, i reparti, le mansioni e con riferimento soprattutto al problema del CVM?

RISPOSTA - Allora, sono stato assunto nel ‘57, ho fatto 6 mesi al CV1 dove veniva fatta la produzione soltanto di CVM, poi sono passato 34 mesi al CV10, da lì sono stato spostato al CV6 e tutto il mio periodo a contatto al CVM l’ho avuto al CV6.

DOMANDA - Ci dà le date di inizio e di fine esatte? Ce le ha, se le ricorda?

RISPOSTA - Facciamo approssimativamente, praticamente nel ‘60 diciamo sono andato al CV6, sì, ‘60 e poi dal ‘60 fino al ‘76.

DOMANDA - Ecco, le chiedo se è sicuro perché mi risulterebbero date un po’ diverse.

RISPOSTA - Sì, perché ho un periodo di due o tre anni che le ho fatte al CV8 che era un reparto adiacente, che faceva una materia prima, un additivo, CV14 e 16.

DOMANDA - Le faccio domande più precise, a me risulterebbe che lei era al CV6 dal ‘58 al ‘78, però può darsi che questi dati siano anche sbagliati.

RISPOSTA - No, no, solo che adesso mi sfugge, mi sfugge un po’ però le date corrispondono.

DOMANDA - Il periodo è quello?

RISPOSTA - Sì, perché le ho prese appunto dagli spostamenti che erano stati fatti da un reparto all’altro, sempre nell’ambito dello stesso gruppo e pertanto...

DOMANDA - Ci dica che mansioni svolgeva in questo CV6?

RISPOSTA - Facevo operatore alle autoclavi.

DOMANDA - Ha sempre fatto solo questo?

RISPOSTA - Al CV6, sì.

DOMANDA - Ci dice in che cosa consisteva questo lavoro e il tipo, se c’era o no contatto con gas o con polveri di CVM?

RISPOSTA - Al CV6 all’inizio c’erano 3 autoclavi soltanto, una era soltanto in emulsione, che era un altro procedimento che faceva una resina molto più, come il talco diciamo, molto più palpabile, mentre le altre due facevano la produzione in sospensione che faceva un granulo un po’ più grosso, questo granulo più grosso però lo trasferivamo al reparto CV3 che poi loro lo essiccavano e facevano un altro procedimento, con la sospensione. Poi è stato fatto un ampliamento, adesso le date proprio precise non le ricordo..

DOMANDA - Quanti anni dopo da quando lei ha cominciato al CV6?

RISPOSTA - Diciamo un 7 o 8 anni, diciamo.

DOMANDA - Poteva essere metà degli anni ‘60, potrebbe essere così?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ecco, che cosa successo?

RISPOSTA - Poi all’inizio, queste autoclavi nuove che avevano messo, che al posto di una da 5 mila, due da 15 mila, le avevano messe tutte quante da 15 mila. Tre erano state messe in emulsione mentre le altre 5 erano predisposte per passare in emulsione ma si faceva ancora la produzione in sospensione che si avviava sempre a questi serbatoi al CV3.

DOMANDA - Ci sono state altre modifiche fino al ‘78, quando poi è passato ad altro reparto?

RISPOSTA - Fino a quando non sono venuto via io, modifiche sostanziali non ce ne sono state, modifiche sostanziali non ce ne sono state, il reparto era tutto chiuso, c’erano soltanto dei ventilatori aspiranti sotto che cambiavano l’aria nel reparto, d’estate c’era un caldo infernale e d’inverno lo stesso, ma si stava po’ meglio, diciamo. Il contatto con il gas, erano tutte le 8 ore diciamo, perché continuamente, siccome è una produzione discontinua che cosa succede? Che si dovevano aprire dei boccaporti e il gas saturava dentro nel reparto.

DOMANDA - Cioè uscivano da questi boccaporti?

RISPOSTA - Sì. Dopo, il momento che si assorbiva forse di più, era durante lo scarico in emulsione, che veniva passato tramite dei filtri, perché l’emulsione produce dei piccoli sassi, diciamo, noi eravamo lì con il viso sopra insomma, fino a che non venivano scaricati questi 15 mila litri di residui.

DOMANDA - Erano gas o erano polveri questi di cui parla?

RISPOSTA - Noi dentro scaricavamo l’emulsione però il gas si vedeva benissimo, perché era come una giornata afosa d’estate che si vede quel fumarello un po’ trasparente...

DOMANDA - Come se fosse una foschia?

RISPOSTA - Come una cosa trasparente molto più pesante dell’aria e di conseguenza va a terra. Poi noi dovevamo operare anche giù, perché dovevamo smontare tronchetti ed altre cose per fare la pulizia di mezz’ora con manichette, si andava dentro con la teste per lavare dentro le autoclavi, per noi era normale insomma.

DOMANDA - Che pulizie erano, scusi, con attrezzi, con prodotti?

RISPOSTA - No, ogni carica veniva fatta una pulizia con acqua, acqua industriale, con una manichetta e con una lancia, tipo quella dei pompieri, e veniva pompato dentro, si lavava quello che veniva via, e ogni 15 carichi si doveva degasare l’autoclave... tutta e si entrava dentro all’autoclave dopo aver scaricato quest’acqua che traboccava e l’ambiente..., l’unico mezzo che sapevamo che veniva usato fino a quando sono stato io, poi più avanti questo non lo posso dire, veniva usato soltanto un esplosimetro, per vedere il grado di esplosività che c’era dentro l’autoclave perché dovevamo usare degli attrezzi antideflagranti.

DOMANDA - Cioè il controllo, lei dice, dentro all’autoclave, prima di pulirle, veniva fatto solo con l’esplosimetro?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Che segnava che cosa, che tipo di segnale dava?

RISPOSTA - Il tipo di esplosività, perché oltretutto il CVM è anche esplosivo.

 

Presidente: in che anni siamo?

 

RISPOSTA - Fine ‘78.

DOMANDA - Cioè lei dice che fino a quando è rimasto in quel reparto quello era l’uso...

RISPOSTA - Questo era il lavoro che facevo io.

DOMANDA - Per quanto riguarda l’utilizzazione di mezzi personali di maschere e cose del genere che cosa ci sa dire?

RISPOSTA - Cioè i mezzi personali erano: l’elmetto, gli occhiali protettivi, le scarpe antinfortunistica all’inizio, all’inizio avevamo soltanto gli stivali, i famosi tronchetti.

DOMANDA - Poi?

RISPOSTA - I guanti da lavoro e basta.

DOMANDA - C’erano maschere?

RISPOSTA - No, le mascherine antipolvere le adoperavano soltanto giù dove veniva essiccata la resina, e anche all’insaccamento soltanto, neanche agli operatori dove veniva essiccata la resina.

DOMANDA - Lei e i suoi colleghi del CV6 che facevate queste operazione con l’autoclave, non avevate in dotazione delle maschere?

RISPOSTA - Sì, c’era la maschera antigas con il filtro, serviva soltanto se dovesse succedere una fuga superiore a quello, serviva per portarsi fuori dall’ambiente.

DOMANDA - Ma non avevate delle mascherine per i lavori più...

RISPOSTA - Fino a quando sono stato io non c’era, perché l’unico mezzo che avevamo, c’erano due o tre autoprotettori, come è successo anche, che è successo anche un incendio, allora si sono incendiati i cunicoli dove si scaricava, veniva fatta la miscela, si è incendiata, e di conseguenza gli autoprotettori, tutti gli altri andavano via con la maschera antigas, la normale maschera antigas, invece noi, che quella volta mi sono trovato io, si indossava l’autoprotettore e si facevano le manovre di emergenza.

DOMANDA - Ho capito, la ringrazio.

 

AVVOCATO BECCAREDDA

 

DOMANDA - Lei è andato via nel ‘78 dal CV6?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Nel ‘78 al CV6 c’erano da diversi anni i gascromatografi non per misurare l’esplosività, ce l’hanno detto tutti i testi signor Zennaro, c’erano i cercafughe, erano state cambiate tutte le valvole, signor Zennaro, guardi che queste cose le hanno dette tutti i testi di questo processo.

 

Presidente: c’erano o non c’erano i gascromatografi?

 

RISPOSTA - Io fino a quando sono stato al CV6 non c’erano i gascromatografi.

DOMANDA - Lei conosceva il capo reparto Martinello?

RISPOSTA - Certo.

DOMANDA - Fino a quando è stato Martinello?

RISPOSTA - Sono venuto via prima che Martinello era ancora capo reparto.

DOMANDA - Lei sa che Martinello aveva sperimentato un metodo per non entrare più in autoclave per la pulizia?

RISPOSTA - Sì, ma era all’inizio che io sono venuto via.

DOMANDA - Quindi non si entrava più in autoclave?

RISPOSTA - Questo non lo posso dire perché non c’ero più io.

DOMANDA - Lei sapeva che c’era tutta una serie di comportamenti, di interventi, per evitare le emissioni di CVM? Che si strippava il monomero, non si ricorda nulla di questo?

RISPOSTA - Al CV6 questo non esisteva.

DOMANDA - Lei sa che si era arrivati anche all’accorgimento per quanto riguarda la pulizia delle autoclavi di staccare i tronchetti dal di fuori delle autoclavi, che erano l’unica cosa che doveva essere pulita veramente bene, si montavano dal di fuori e si lavavano dal di fuori rispetto delle autoclavi?

RISPOSTA - Sì, ma questo è successo...

DOMANDA - Ma lei come fa a sapere le cose che sono successe dopo che lei non c’era più?

RISPOSTA - Io espongo il mio caso, nel mio caso, fino a quando sono stato presente nel CV6, questo non esisteva, tutto qui.

 

AVVOCATO ZAFFALON

 

DOMANDA - Solo una domanda Presidente, se il signor Zennaro è in attesa di trapianto.

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: trapianto di che cosa?

 

RISPOSTA - Sono stato ricoverato qui 23 giorni...

DOMANDA – Fegato, Presidente.

RISPOSTA - E di conseguenza ho fatto una emorragia dovuta, hanno detto, a delle varici che ho, soltanto che il fegato essendo un po’ caricato e non funzionava molto bene, allora mi è stata riscontrata..., premetto che sono 23 anni che non fumo e sono 8 anni che non tocco un goccio di vino, non liquori, vino.

 

Presidente: quindi lei è in attesa di trapianto di fegato?

 

RISPOSTA - Sì, mi è stato proposto, adesso quando sono stato dimesso, 15 giorni fa, di conseguenza questo è il medico, il dottor Zanchi, primario della medicina generale, mi ha detto che purtroppo prima c’era qualche dubbio sulla malattia..., adesso invece purtroppo è una malattia benché essendo stata a contatto è un po’ progressiva e ha bisogno di questo trapianto.

 

Presidente: cioè, che malattia le è stata diagnosticata?

RISPOSTA - Praticamente avevo prima una epatite B, poi di conseguenza si è trasformata in cirrosi.

 

Presidente: può andare, grazie.

 

Avvocato Scatturin: io cerco di ridurre al minimo la mia presenza all’udienza, però il senatore Falqui viene da Firenze e deve ritornare per impegni suoi di lavoro, perché lui è docente all’università di Firenze, se potesse essere sentito adesso, è appena arrivato con il treno da Firenze.

 

Presidente: va bene, sentiamo il senatore. Sentiamo il senatore e dopo sentiremo i due consulenti di Montedison, il professor Colombo e il professor Lotti.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - ENRICO FALQUI -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO.

 

RISPOSTA - Sono docente universitario, insegno analisi e valutazione ambientale presso il dipartimento di pianificazione territoriale dell’università di Firenze.

 

Presidente: prego, Avvocato Scatturin.

 

AVVOCATO SCATTURIN

 

DOMANDA - Se può riferire anche degli incarichi pubblici, anche quelli di parlamentare ed anche di membro di collegi elettivi?

RISPOSTA - Sì, sono stato consigliere regionale della Toscana dal 1985 al 1989, poi sono stato parlamentare europeo dal 1989 al 1994, Senatore della Repubblica dal 1994 al 1996.

DOMANDA - Se può dire al Tribunale se ha avuto modo di preoccuparsi di questa problematica del CVM e PVC sia nell’ambito della sua attività di professore di docente universitario che di consigliere regionale ed anche di parlamentare nazionale ed europeo

 

Presidente: lei è un esponente di Medicina Democratica o comunque ha svolto queste attività anche per conto di Medicina Democratica?

 

RISPOSTA - Io ho ovviamente partecipato da lungo tempo alle iniziative di Medicina Democratica, sono stato nel 1974 a dei convegni da cui poi ebbe origine l’associazione, ma sono stato membro anche di altre associazioni.

 

Presidente: anche di Medicina Democratica?

 

RISPOSTA - Non sono mai stato iscritto se è questo che vuole sapere.

 

Presidente: ha volto attività per conto di..., guardi l’unico, la ragione di questa domanda è perché vogliamo sapere, visto che viene introdotto come teste da Medicina Democratica, quale sia l’interesse di Medicina Democratica a sentirla. Vogliamo sapere se ha svolto delle attività per conto di Medicina Democratica?

 

RISPOSTA - Presumo che la domanda voglia sapere se ho partecipato ad attività di Medicina Democratica, nel senso che Medicina Democratica è un’associazione che utilizza ed utilizzava gli esperti nel campo della prevenzione sanitaria e nel campo della prevenzione ambientale e, per esempio, a questo riguardo ricordo di aver partecipato al convegno nazionale della Fulc, che si è tenuto a Firenze nel settembre del 1974 proprio sul tema della cancerogenesi del cloruro di vinile monomero. Sono un collega del professor Maltoni, ho avuto numerosi contatti di lavoro, di studio, di ricerche e di convegni, quindi in questo senso... In più, mi permetta di dire, appartengo anche ad un circolo che ha avuto una certa rilevanza sul piano culturale che era quello presieduto dal professor Giulio Maccacaro, in questa veste ero membro della direzione della redazione nazionale della rivista che Giulio Maccacaro dirigeva, cioè Sapere; ho portato qui dei documenti per attestarvi questa...

 

Presidente: tutte attività lodevolissime, ma io voglio sapere dall’Avvocato Scatturin su quale circostanze deve essere sentito.

 

DOMANDA - Sul secondo capo di imputazione.

 

Presidente: ho capito, ma sulle situazioni qua di Porto Marghera rispetto alle quali ha avuto...

 

DOMANDA - Certamente.

 

Presidente: mi scusi, mi lasci finire Avvocato Scatturin. Ha avuto, diciamo così, un’attività diretta personale oppure semplicemente... Lei ha preso parte ad attività o comunque ha svolto attività di studio, di ricognizione, di situazioni del Petrolchimico di Porto Marghera?

 

RISPOSTA - Guardi, se la sua domanda si riferisce al fatto se io sia stato soggetto attivo di consulenze scientifiche specifiche sul Petrolchimico di Marghera, la risposta che le do è: no, però, come lei sa, nel campo dell’informazione scientifica sul polivinilcloruro e sul cloruro vinile monomero vi è una vastissima letteratura scientifica...

 

Presidente: noi sono tre anni, tre anni, che in questo processo non facciamo nient’altro che interessarci non solo della letteratura scientifica ma abbiamo sentito circa un’ottantina, novantina di consulenti delle Parti sulla problematiche del cloruro di vinile etc., allora se la sua è semplicemente, voglio dire, così, una presenza che viene qui a riportare dei dati di letteratura o anche di scienza propria, beh, insomma, di scienza propria dal punto di vista scientifico, cioè della conoscenza delle problematiche del cloruro di vinile, allora forse avrebbe dovuto essere introdotto come consulente semmai, oggi invece si ha la pretesa di introdurla come teste, ma vede, il teste deve riferire le circostanze di fatto ed è questo che ulteriormente sollecito all’Avvocato Scatturin a dirci su quali circostanze di fatto...

 

DOMANDA - Se mi lascia parlare, Presidente, posso dire qualcosa, perché il teste è stato introdotto anche per tante altre questioni, certamente, ma soprattutto, per esempio, per il fatto di aver discusso delle produzioni dell’EniChem e della Montedison anche in un progetto di legge, è un disegno di legge che lui ha presentato, dove addirittura in questa relazione si parla di questa questione dell’emissione in atmosfera, dell’inquinamento dell’ambiente, etc., perciò, se mi si lascia parlare io posso fare anche le domande.

 

Presidente: io sinceramente, Avvocato Scatturin, io non la lascio parlare se lei prima non mi dice su quali circostanze di fatto, e non semplicemente sulla proposizione di progetti di legge etc., il senatore Falqui è stato introdotto a rispondere.

 

DOMANDA – Allora, scusi Presidente, questa è la prima domanda: il senatore Falqui ha presentato un progetto di legge, disegno di legge, il 917, dove nelle premesse si parla proprio testualmente delle immissioni degli scarichi atmosferici nel 1992 dell’EniChem, dichiarati dall’EniChem.

 

Presidente: su questo abbiamo ampiamente sentito anche dei testimoni.

 

DOMANDA - E le tonnellate che sono state...

 

Presidente: abbiamo già sentito dei testimoni oltre che dei consulenti su queste circostanze, non credo che..., voglio dire, persone che oltretutto, appunto, sulla base delle dichiarazioni stesse documentali dell’EniChem. Andiamo avanti, è superflua questa domanda.

 

DOMANDA - Se può riferire...

 

Presidente: ho detto andiamo avanti Avvocato Scatturin.

 

DOMANDA - Se può dire allora nella sua attività parlamentare si è interessato anche del ciclo produttivo del CVM e PVC e i consumi di questo materiale plastico.

 

Presidente: andiamo avanti, non è rilevante la domanda. Prego proseguiamo.

 

DOMANDA - Se può dire di questa collaborazione che ha avuto con la rivista Sapere e delle discussioni che ne sono sorte, sempre su queste problematiche del CVM...

 

Presidente: su questo poteva riferire eventualmente come consulente, sinceramente di quelli che sono gli iscritti, possiamo acquisire senz’altro gli scritti del Senatore se lei ce li produrrà. Andiamo avanti.

 

DOMANDA - Se lei sa che il suo disegno di legge abbia avuto un seguito nella legislatura che si è appena chiusa.

RISPOSTA - Sì, è stato ripresentato da un collega eletto in questa legislatura, l’onorevole Scalia alla Camera e ricordo che nella legislatura Dodicesima a cui ho partecipato questo disegno di legge ebbe il primo assenso di validazione costituzionale, dopodiché la legislatura decadde e quindi venne riproposto dall’attuale onorevole Scalia.

DOMANDA - Può dire se a proposito di questa sua collaborazione con la rivista Sapere ha avuto modo di occuparsi poi anche di queste questioni del CVM E PVC...

 

Presidente: abbiamo già detto che questo non ci appare rilevante, tenuto conto ormai delle conoscenze acquisite, cioè, siamo alla fine di un processo durato 3 anni dove abbiamo esplorato l’universo mondo. Andiamo avanti. Oggi ho avuto l’impressione che questo processo abbia assunto una traiettoria circolare, siamo tornati all’inizio, siamo tornati.... Dalle domande anche che ho sentito, così...

 

DOMANDA - Qui stiamo discutendo sulle questioni che toccano l’ambiente e il modo con cui questo ambiente...

 

Presidente: io non voglio sentire non questioni di carattere generale sul CVM e PVC, voglio sapere se è in grado di riferirci di fatti specifici accaduti sotto la sua percezione, è qua come teste, vorrei semplicemente richiamarvi a questo. Di proprie iniziative, semmai come parlamentare, come parlamentare italiano, come parlamentare europeo, ma di proprie iniziative, cioè una conoscenza ulteriore rispetto a quella già acquisita che non sia di mera letteratura, questo sollecito... Io non è che non voglia lasciarla parlare, ma voglio che si parli di qualche cosa che valga la pena da sentire, acquisire nel processo. Altrimenti si fanno i convegni.

 

DOMANDA - Allora, visto che lui ha trattato questa questione dell’inquinamento, se può dire allora come si è confrontato con sindacalisti, lavoratori e lavoratrici di Porto Marghera e di altre realtà chimiche.

 

Presidente: in che periodo?

 

DOMANDA - Nel periodo dal ‘75, diciamo, fino al momento attuale diciamo.

 

Presidente: ci provi, così, a..., sentiamo un attimo quali sono stati i rapporti con le organizzazioni sindacali del Petrolchimico, se vi sono stati, e quali sono state le conoscenze che lei ha potuto acquisire in questi rapporti che ha avuto, secondo la domanda dell’Avvocato Scatturin, con le organizzazioni sindacali sullo specifico problema del CVM e PVC.

 

RISPOSTA - I rapporti furono stabiliti nell’ambito di quel primo convegno che trattò nel settembre 1974 a Firenze il tema della cancerogenesi del CVM, convegno in cui oltre al professor Maltoni e al professor Maccacaro e i delegati dei Consigli di Fabbrica, ricordo il collega Gianni Moriani per Porto Marghera, che allora era membro di quel consiglio e per Castellanza Luigi Mara, quei rapporti furono stabiliti anche perché nella regione dove io vivevo e dove avevo l’attività di ricerca universitaria esisteva un impianto analogo a quello della Solvet a Rossignano e quindi tornando in quella cultura di quell’epoca in cui lo scambio di esperienze, lo scambio di sapere, di conoscenze, tra scienziati da un lato e rappresentanti di fabbrica dall’altro, era, diciamo, una modalità comune, una consuetudine, si innestarono questi contatti, soprattutto perché...

 

Avvocato Alessandri: chiedo scusa, signor Presidente, io mi rivolgo a quello che lei ha poc’anzi detto, se è un teste che è chiamato a rispondere sul cosiddetto secondo capo di imputazione o secondo filone risponda sull’ambiente, di eventuali sue esperienze personali sulla tutela dell’ambiente di Porto Marghera, se no...

 

RISPOSTA - Questa è una sorte di pregiudiziale, io sono abituato a dibattiti simili...

 

Presidente: guardi, a me dispiace, guardi, siamo qui in un processo, mi creda, anche piuttosto faticoso perché dura ore, ore ed ore, noi vorremmo cercare di sapere da lei...

 

RISPOSTA - Ho già detto che non ho mai esercitato attività specifiche riguardo al polo Petrolchimico di Porto Marghera.

 

Presidente: allora ne prendiamo atto.

 

RISPOSTA - Ho avuto scambi e informazioni che evidentemente erano poi utili nella valutazione di impatto ambientale del Petrolchimico con il territorio, perché anche in questo modo si raggiungono conseguenze e si scambiano esperienze...

 

Presidente: va bene, noi prendiamo atto di quello che lei ha detto, riteniamo assolutamente inconferente ogni altra sua dichiarazione perché abbiamo già sentito qualunque cosa lei verrebbe a riferirci, mi pare che rispetto al processo che noi teniamo non possa apportare ulteriori conoscenze rispetto a quelle che sono già state acquisite ampiamente, direi, con rispetto di tutte le Parti, in questo processo. Grazie, arrivederci. Allora, quali altri testi? Prima di sentire i testi sentiamo i consulenti.

 

Pubblico Ministero: solo per l’organizzazione dei lavori, perché ci sono dei testi che non sono miei, però sono 4 o 5 persone che aspettano alcune da questa mattina, siccome però mi pare che siano tutti della zona veneziana, vista l’ora se è il caso di trattenerli tutti quanti, perché credo che il professor Colombo e il professor Lotti non abbiano una cosa brevissima, quindi per poter congedare...

 

Presidente: qual è il vostro tempo circa?

 

COLOMBO - Noi abbiamo 5 casi, potrebbero essere tra i 30 e i 40 minuti?

 

Pubblico Ministero: solo per queste persone.

 

Presidente: i testi che sono presenti chi sono?

 

Pubblico Ministero: io non lo so.

 

Avvocato Scatturin: il professor Moriani, sempre sul secondo capo di imputazione.

 

Presidente: allora può fermarsi il professor Moriani. Poi chi c’è ancora?

 

Avvocato Zabeo: la dottoressa (Bigozzo), dipendente del comune di Mira e quindi limitatamente alla questione delle discariche sul comune di Mira, in modo brevissimo tra l’altro perché...

 

Presidente: può rimanere.

 

Avvocato Pozzan: dottor (Vallo) per il WWF relativamente ai problemi della (legittimazione) della..., però è di Venezia e può tornare anche la prossima volta. Per noi non c’è problema.

 

Presidente: io direi che noi fino alle 6 e mezzo, 6 e tre quarti possiamo rimanere qui, fate voi un calcolo. Io direi che WWF e il signor Vitturi possono tornare alla prossima udienza.

 

 

DEPOSIZIONE DEI CONSULENTI

DR. MARCELLO LOTTI E DR. MASSIMO COLOMBO -

 

BOLZONELLA CARLO

 

Colombo: il signor Bolzonella è un caso nuovo depositato nel dicembre 2000 e si tratta di un lavoratore che è deceduto il 2 novembre del 2000 ed è nato il primo settembre del 1935. Il parere del dottor Bartolucci, consulente tecnico del Pubblico Ministero, depositato il 23 febbraio del 2001 parla di un soggetto con esposizioni significative, affetto da cirrosi epatica e da epatocarcinoma a noduli multipli, che è stata la causa di morte, vi è una storia di importante assunzione di bevande alcoliche, causa dell’insorgenza della malattia, e una significava esposizione che ha sicuramente avuto un ruolo concausale nell’insorgenza. La ricostruzione della storia lavorativa operata dal dottor Colosio, secondo lo schema che lei ben conosce, farebbe risultare questo lavoratore dal 1974 al 1981 non esposto a vinilcloruro monomero, mentre tra il gennaio ‘81 e il maggio dell’89 sarebbe stato esposto a dosi inferiori a 5 parti per milioni. Infine, da giugno ‘89 all’agosto del ‘92 risulterebbe di nuovo non esposto. La storia clinica a nostra disposizione inizia formalmente il 2 luglio dell’84 con un ricovero all’ospedale di Mestre per (emoftoe), cioè perdita di sangue dal cavo orale, sia esso di origine respiratoria che digestiva. Nella storia ricorre un consumo, che noi giudichiamo elevato, di vino, un litro e mezzo al giorno, e l’uso di superalcolici, due al giorno; è un fumatore di un pacchetto di sigarette al giorno dall’età di 22 anni. In passato ha sofferto di tifo addominale, ha subìto un intervento di asportazione delle emorroidi, ha subìto anche un’infezione tubercolare polmonare a destra all’età di 35 anni e dall’84 aveva una diagnosi di sindrome del colon irritabile, che è una patologia funzionale dell’intestino. Fu ricoverato all’ospedale di Padova per dolori non meglio definiti, lombalgia. All’esame obiettivo si rileva un fegato ingrandito per dimensioni di due centimetri e all’esame di laboratorio emerge un volume corpuscolare medio elevato di 110, una Gamma GT di quasi due volte la norma e un incremento significativo del colesterolo a 296, con normali rimanenti esami biochimici. Durante il ricovero è stato trattato con consigli dietetici e viene dimesso con una lettera nel quale sostanzialmente si fa riferimento alla ipercolesterolemia, alla macrocitosi accompagnata da un certo rialzo della gamma GT che i colleghi dell’ospedale di Mestre associano ad un abuso di bevande alcoliche e la diagnosi della dimissione è: "Varici della base della lingua - quindi un ingrandimento delle vene alla base della lingua, che potrebbe essere stata la causa dell’emoftoe - e una fibrosi all’apice del polmone di destra" che forse è l’esito della malattia turbercolare che ebbe a 35 anni. Nell’ottobre dell’85 subisce un nuovo ricovero all’ospedale di Mestre questa volta per frattura delle ossa nasali. Nell’anamnesi ricorre l’abuso alcolico e dagli esami ricorrono delle alterazioni significative del volume corpuscolare dei globuli rossi e della funzione epatica. L’anno successivo subisce un nuovo ricovero all’ospedale di Mestre per una infezione delle vie urinarie e dagli esami di sangue di nuovo emerge un volume corpuscolare alterato. Dopo dieci mesi, nel dicembre dell’86, viene ricoverato all’ospedale di Mestre per insufficienza epatica. Nell’anamnesi, i colleghi raccolgono ancora l’abuso alcolico e il tabagismo e all’esame obiettivo questa volta il fegato è significativamente ingrandito rispetto al precedente ricovero, 4 centimetri con una consistenza aumentata del parenchima, il che significa la concreta presenza di una malattia epatica e il polo della milza che deborda 4 centimetri, quindi la splenomegalia. E’ interessante notare che riflessi osteo-tendinei sono assenti a livello della patella, della rotula, e quelli a livello achilleo torbidi come a segnalare un difetto funzionale del sistema nervoso periferico. Gli esami di sangue denunciano chiaramente macrocitosi ed alterazioni significative, ancorché non gravi, degli enzimi che riflettono il danno epatico. La lettera di dimissione parla sostanzialmente di una modesta epatomegalia, di verosimile natura steatosica con segni di polineurite, cioè infiammazione di più nervi, e consiglia che l’ammalato abbandoni le abitudini alcoliche e di fumo di sigarette e si prescrivono alcune terapie ritenute idonee. Nell’ottobre dell’88, nuovo ricovero in ortopedia dove si reperta nuovamente un incremento dell’MCV, la macrocitosi. Quattro anni dopo, nel gennaio del ‘92, viene ricoverato con una diagnosi secca di cirrosi epatica. Di nuovo nell’anamnesi ricorre la storia di abuso alcolico e negli esami si dimostra nuovamente macrocitosi ed alterazione degli enzimi epatici. Un esofagogastroduodenoscopia dimostra un reflusso gastroesofageo, una gastropatia, che noi sappiamo essere comune nei pazienti che abusano di bevande alcoliche e una ecografia epatobiliare nella sostanza rileva un’alterazione del pattern ecografico consistente con la steatosi o comunque con una malattia del parenchima epatico. La diagnosi di dimissione è quella di una steatosi epatica, una epatite cronica e ipercolesterolemia. Due anni più tardi, nel marzo del ’94, il paziente è nuovamente ricoverato all’ospedale di Mestre per epatopatia cronica, nell’anamnesi non si dimostra una riduzione del potus, gli esami sono nuovamente alterati in senso di macrocitosi e screzio degli enzimi epatici, una esofagogastroduodenoscopia conferma la presenza di una gastropatia cronica con note di riacutizzazione, ed è questo coerente con il non aver sospeso l’abuso alcolico, la ecografia epatica non dà variazioni importanti rispetto ai due anni precedenti, il paziente viene dimesso con la conferma diagnostica di una steatosi epatica, la gastroduodenite cronica e l’ipercolesterolemia. Due anni più tardi, siamo nell’aprile del ‘96, il paziente viene ricoverato per la comparsa di una complicanza nuova, una monoparesi dell’arto superiore di sinistra, che negli approfonditi esami effettuati in quella divisione, in particolare la TAC del cervello, viene sostanzialmente attribuita ad una lesione ischemica nella sede fronto-parietale destra del cervello. E l’esame Ecodoppler dei tronchi sovraortici mostra un restringimento del 30% della carotide interna di sinistra e fino al 50% della carotide destra, suggerendo così una malattia sistemica: l’arterosclerosi, che potrebbe essere collegata con questa lesione vascolare del cervello che la TAC aveva mostrato. Il paziente viene dimesso sostanzialmente con la diagnosi di monoparesi superiore sinistra da ischemia cerebrale frontoparietale a destra. Nel febbraio del 2000 il paziente questa volta viene ricoverato all’ospedale di Mestre per la comparsa di dolori addominali, coliche, ma con una diagnosi molto pesante: lesioni focali epatiche di natura da determinare. All’esame obiettivo si riscontra di nuovo il fegato ingrandito, ma quello che compare adesso allarmante è agli esami di sangue un incremento significativo dell’alfafetoproteina che è un marcatore altamente specifico di epatocarcinoma, cioè del tumore primitivo degli epiteli epatici che, di solito, ha come sua origine di base, una cirrosi. Negli esami cui viene sottoposto, in particolare la risonanza magnetica nucleare, vi è sostanzialmente la diagnosi di epatocarcinoma, esattamente a questo punto, quando si parla della presenza di alcune formazioni nodulari del diametro di alcuni centimetri che con studio dinamico con gadolinio suggeriscono nodulazioni di ipotesi diagnostica di neoformazioni solide di tipo primitivo; in parole più semplici, quando viene iniettato il mezzo di contrasto endovenoso che va a colorare tutte le lesioni nutrite da arterie presenti in un fegato cirrotico, la colorazione di dette lesioni in fase arteriosa pone la diagnosi secca di epatocarcinoma, poiché il fegato cirrotico è una malattia nutrita totalmente dalle vene portali. Quindi questa è una diagnosi solida. Tentano di fare un ago aspirato, che però fallisce, tentano di eseguire una biopsia epatica, ma non ha successo, credo per mancata collaborazione del paziente. Però, ripeto, per un epatologo la diagnosi di epatocarcinoma è già stata eseguita con la risonanza nucleare magnetica. La scintigrafia ossea non mostra localizzazioni nello scheletro, che è una possibile sede di metastasi degli epatocarcinoma, e l’esofagogastroduodenoscopia non rivela presenza di varici esofagee. Per quanto si parli di una trama vasale sottomucosa accentuata, che noi di solito definiamo una gastropatia cronica congestizia da ipertensione portale, come è logico che abbia un paziente con cirrosi. Alla fine il paziente è dimesso con la diagnosi di epatocarcinoma in cirrosi epatica, gastrite cronica ed enfisema polmonare, e viene suggerito un certo schema di trattamento medico. La lettera che i colleghi indirizzano alla Direzione Sanitaria parla di epatocarcinoma su cirrosi epatica, e al di là dell’abitudine alcolica, si tratta di un paziente che ha lavorato alla Montedison come addetto all’insaccamento del CVM dal 1973 e successivamente ha lavorato nel suddetto stabilimento fino all’88; ed è firmato dai dottori D’Aquino e Tempesta. Nel marzo del 2000 il paziente viene ricoverato per ulteriori accertamenti, questa volta la biopsia epatica ha successo e si conferma come atteso la diagnosi di epatocarcinoma in cirrosi, per la quale viene iniziato un trattamento di iniezione per cutanea di alcool. L’iniezione per cutanea di alcool riesce a distruggere la neoplasia e in molti casi a rallentare la storia naturale di questa malattia altrimenti mortale. Nel maggio del 2000 il paziente subisce un nuovo ricovero, questa volta per dolori addominali, il valore di alfafetoproteina è cresciuto di 3 o 4 volte, indicando chiaramente progressione della malattia a dispetto dei tentativi terapeutici con le alcolizzazioni. E c’è tutto un corredo di esami epatici che sono alterati nel senso di progressione della malattia. La ecografia del fegato mostra un fegato ingrandito con i profili bozzuti classici della cirrosi, la ecostruttura è disomogenea come da cirrosi, e la presenza di una formazione rotondeggiante di almeno 3 centimetri nel lobo destro. 5 mesi più tardi si ricovera nuovamente all’ospedale di Mestre, con la diagnosi di epatocarcinoma, questa volta l’ecografia dimostra un incremento volumetrico del fegato con un peggioramento della tessitura dell’aspetto ecografico. E qui direi vi è una novità, la novità è la presenza di una falda ascitica, e questo tecnicamente è lo scompenso epatico, atteso nel tumore che progredisce, e la scintigrafia ossea verosimilmente segnala un’altra novità, cioè un iperaccumulo nella mascella di sinistra e all’emisoma del segmento di Al 3 nella colonna, nel disco della colonna, che potrebbe significare due metastasi ossee. La TAC dell’addome segnala e conferma la presenza di lesioni neoplastiche nel fegato, del versamento ascitico e la comparsa di un versamento pleurico. Il versamento pleurico è una estensione di solito del versamento del liquido nel peritoneo, cioè dell’ascite. Gli esami del sangue dimostrano un peggioramento dell’alfafetoproteina a valori che superano i 6.500, e quindi il paziente viene dimesso con la diagnosi di epatocarcinoma in cirrosi epatica con scompenso. Il 5 ottobre dello stesso anno il paziente si ricovera in fase terminale, il fegato deborda 10 centimetri e decede il paziente il novembre dello stesso anno per progressione del tumore che determina cachessia e di insufficienza epatica. Quindi, signor Presidente, per riassumere, il signor Carlo Bolzonella a noi risulta un lavoratore deceduto all’età di 65 anni, senza essere stato mai esposto per lungo periodo a vinilcloruro monomero ed essere stato esposto per un periodo di circa 8 anni a livelli inferiori di 5 parti per milioni. Nella storia vi è una storia pesante di consumo alcolico e di fumo di sigaretta; una storia clinica caratterizzata in modo chiaro dallo sviluppo di una cirrosi epatica e di un tumore epatico multifocale primitivo, l’epatocarcinoma, che noi mettiamo in collegamento eziologico con l’abuso cronico di alcool. Ci tengo a precisare che non è a disposizione il referto autoptico per meglio precisare le cause del decesso.

 

Pubblico Ministero: solo per completare, non c’è l’autopsia, e il medico che non l’ha fatta e non segnalato è sotto indagine per omissione di referto

 

PEZUOL SERGIO

 

Lotti: Pezzuol Sergio. Questo è un caso che è stato già ampiamente discusso, però in assenza di documentazione sufficiente. Per cui è stato discusso da Bai e Berrino nel dicembre ‘99, sostanzialmente dicendo che si trattava di un caso di paziente deceduto per carcinoma polmonare epidermoide. Io poi l’ho ripreso nel febbraio del 2000 in assenza di documentazione, mi risultava solo la neoplasia e mi risultava il tabagismo, senza nessun’altra informazione. Poi queste informazioni sono state rintracciate e Bracci nel febbraio del 2001 conclude per: carcinoma squamoso non cheratinizzante del polmone infiltrante la pleura viscerale. La prossima, credo che non sia mai stata mostrata, ma comunque è difficile capire quali siano stati i livelli continuativi di esposizione a CVM, in quanto non lavorava specificatamente in nessuno dei reparti, ma svolgeva mansioni di manutenzione. C’è la testimonianza comunque, credo che sia di un suo compagno di lavoro, in cui testimonia che il Pezzuol veniva impiegato comunque nei reparti CVM e PVC in quanto manutentore. La documentazione che invece abbiamo rintracciato, che non è mai stata discussa in quest’aula, è qui riassunta: questo paziente, la sua storia comincia nel ‘76 con una denuncia per infortunio sul lavoro e quindi non rilevante ai fini di questo processo. Come pure nell’87 un ricovero all’ospedale di Venezia per un adenoma prostatico e un’infezione urinaria. L’anamnesi è raccolta in occasione di quel ricovero, quindi nel marzo ‘87, risulta che ha fumato 20 sigarette al giorno per 30 anni, finendo di fumare nel 1978. Nel 1995 un altro ricovero per una colecistite acuta calcolosa e nel ‘94 viene ricoverato all’ospedale di Venezia con una diagnosi di adenocarcinoma del polmone destro, diabete mellito di tipo II, ipertrofia prostatica e inizia la chemioterapia. Due mesi dopo ha un breve ricovero per complicanze della chemioterapia, cioè un calo troppo marcato dei globuli bianchi associato ad una particolare astenia. E infine, nel dicembre ‘94, dopo avere eseguito la chemioterapia preoperatoria viene (lobotomizzato) al polo superiore di destra e il reperto istologico è in un qualche modo differente dalla diagnosi posta precedentemente a Mestre, perché invece che adenocarcinoma qui si parla di carcinoma squamoso non cheratinizzante del polmone che infiltra la pleura viscerale. Quindi c’è una discrepanza che ai fini processuali, visto che abbiamo già discusso l’irrilevanza della forma dell’istotipo dei tumori polmonari, per quanto riguarda la loro eventuale correlazione al cloruro di vinile monomero, comunque è da notare questa differenza nella diagnosi. Nell’anamnesi di quel ricovero, quindi durante il ricovero effettuato per l’intervento chirurgico, risulta ancora che ha fumato 20 sigarette al giorno dai 18 ai 55 anni di età. Nel ‘95, quindi 8 mesi dopo, ha un nuovo ricovero a Castelfranco, dove viene diagnosticata una metastasi al cervelletto. E successivamente, tre mesi dopo, viene trasferito in neurochirurgia a Padova per un eventuale intervento di asportazione della metastasi cerebellare. Contestualmente a quel ricovero lì, si vede la comparsa di addensamenti multipli bilaterali su entrambi i campi polmonari, interpretati allora come una metastatizzazione diffusa della malattia, oppure, in alternativa, con focolai broncopneumonici. Qui non c’è, manca una parola, l’ultima frase, "decede per collasso cardiocircolatorio". Il 19 ottobre del ‘95, mentre faceva una TAC, o una risonanza magnetica, decede per collasso cardiocircolatorio respiratorio, quindi la causa di morte probabilmente è stata una causa centrale, quindi cerebrale, probabilmente da altre metastasi forse non viste oltre a quella di tipo cerebellare. Quindi la conclusione è che si tratta di un paziente che è stato probabilmente esposto a cloruro di vinile e a PVC, ma certamente non in termini, se non altro di durata, sufficienti a determinare patologie di qualsiasi tipo, men che meno patologie polmonari, perché abbiamo già avuto modo di discutere il ruolo eventuale del PVC e del CVM nelle neoplasie polmonari che abbiamo ritenuto non essere sufficientemente dimostrato. D’altra parte c’è un fattore eziologico ben preciso: il fumo di sigaretta per 30 anni, e quindi noi riteniamo che si tratti di un soggetto deceduto per neoplasia polmonare correlabile al tabagismo prolungato per 30 anni. Il 23 febbraio del 2001 questo caso è stato discusso da Bracci, invoca ancora una volta la plausibilità biologica della connessione tra CVM e PVC e neoplasie polmonari sulla base della presenza del citocromo P450 nel polmone. In occasione della mia deposizione sulle diossine ho ripreso questo argomento e credo di aver portato a questo Tribunale le ragioni enzimologiche e metaboliche per cui la presenza di piccole quantità di citocromo P450 nel polmone siano assolutamente irrilevanti nel determinare la patologia da cloruro di vinile in quella sede.

 

CARRARO LINO

 

Colombo: il signor Carraro Lino è stato discusso in aula ed appartiene alla serie dei 37 nuovi casi depositati nel luglio del ‘98. Nato nel 1937, viene ridiscusso poiché decede il 30 dicembre del 1999. Noi avevamo discusso questo caso, sia io che il professor Legnani e il professor Lotti, come quello di un paziente che soffriva di asma allergico, di morbo di Hodgkin, aveva subìto la enucleazione dell’occhio, del bulbo oculare di destra per un melanoma, e non avevamo riscontrato, d’altro canto, né la malattia cronica di fegato, né la sindrome o il morbo di Raynaud, né la broncopatia cronica ostruttiva che invece erano stati contestati dai periti di parte del Pubblico Ministero. Il 23 febbraio 2001 il dottor Bracci discute la parte conclusiva, purtroppo, di questo paziente, descrivendo la sua morte come causata da un’insufficienza renale acuta attribuibile sia alla terapia antitumorale, cioè al trattamento del morbo di Hodgkin, che alla compressione di un’arteria renale da parte di un linfonodo tumorale ed ascrive la morte al diffondersi sovra e sottodiaframmatico del linfoma di Hodgkin. Però aggiunge una serie di indizi, indicano come il cloruro di vinile monomero possa avere avuto un ruolo causale o comunque concausale nei confronti del morbo di Hodgkin. Ricordo brevemente la numero 3, che secondo le stime del dottor Colosio, questo lavoratore sarebbe stato esposto tra il ‘56 e il ‘74 ad un livello compreso tra 5 e 50 parti per milione di vinilcloruro e nell’anno successivo a livelli inferiori a 5 PPM. Noi avevamo concluso quindi per una esposizione a livelli insufficienti a causare le note patologie epatiche da vinilcloruro o extra-epatiche. Nella pagina 10 della nostra deposizione discutiamo molto brevemente la nuova documentazione, che è stata qui agglutinata, relativa al periodo del 5 dicembre ‘99. Nel maggio del ‘99 il paziente si ricovera all’ospedale di Noale per la recidiva clinica di linfoma di Hodgkin, e da allora subisce una serie di ricoveri per cicli, attualmente 6 cicli, di chemioterapia con opportuni farmaci antineoplastici. Nel dicembre del ‘99 si ricovera in fase terminale all’ospedale di Noale per cachessia neoplastica, il linfoma di Hodgkin appare diffuso sia sopra che sotto il diaframma, quindi con un’implicazione prognostica estremamente severa. Il paziente sviluppa un’insufficienza renale acuta che viene solo temporaneamente alleviata da opportuni interventi di terapia medica, ma ormai le condizioni generali sono devastate e il paziente procede in una situazione di progressiva ipotensione, soprattutto acidosi metabolica, verso l’exitus. Il decesso viene quindi definito per cause legate al collasso cardiocircolatorio da progressione neoplastica, ed anche in questo caso non disponiamo di un referto autoptico per confermare la causa terminale del decesso. Quindi, signor Presidente, questo è un caso che noi avevamo già discusso come affetto da morbo di Hodgkin insorto nel 1996, un melanoma trattato con enucleazione del bulbo oculare di destra e un’asma allergica, in un soggetto, che secondo le nostre stime, non risultava esposto a livelli potenzialmente pericolosi di vinilcloruro monomero e l’aggiornamento clinico ci parla purtroppo di un’evoluzione infausta legata alla progressione del morbo di Hodgkin che apparentemente è la causa del decesso.

 

GUERRIN PIETRO

 

Lotti: adesso vorrei discutere del caso di Guerrin Pietro che è stato già discusso più volte in questo processo. Nel 1999 il dottor Bracci parla di sintomatologia di tipo Raynaud, molto chiaramente descritta dal laboratorio e documentata dagli esami fatti a Villa Salus, riconducibile quindi all’esposizione a cloruro di vinile, questo quadro di irritazione cronica delle vie urinarie che può essere messo in rapporto con qualche sostanza, tra cui anche i coloranti presenti anche nella produzione del PVC. Noi non lo abbiamo discusso, ricorderà che molti casi li abbiamo semplicemente depositati, che riguardavano Raynaud, con le nostre conclusioni, escludendo la presenza di fenomeno di Raynaud, e questo fu fatto soprattutto sulla base degli accertamenti che furono fatti dai consulenti del Pubblico Ministero nel 1999, dove ad una visita angiologica e ad uno studio della circolazione arteriosa degli arti superiori si concludeva per una sindrome dello stretto toracico, che io ho già discusso in questa sede, spiegando la natura congenita, quasi sempre, di questo tipo di patologia, che è compatibile con la sintomatologia che invece è caratteristica del fenomeno di Raynaud. Nel febbraio di quest’anno Bracci riprende il caso che conclude dicendo: "Potendosi escludere altre cause efficienti, morbo di Raynaud attribuibile all’esposizione a CVM". Se adesso mi mostra la pagina numero 5, che riassume la documentazione aggiuntiva che è stata presentata nel 2001, dicembre 2000. Si tratta di una capillaroscopia della plica ungueale della mano, non è indicato se questa sia stata fatta su una mano o su entrambe, e comunque su quale, presso la Villa Salus di Mestre. I risultati, che sono stati osservati dei calibri delle arterie e delle vene ridotti, l’ansa capillare è normale, anse deformate tipo gomitolo sono assenti, le anse a candelabro sono poco frequenti, si riscontrano invece dei capillari giganti. Le distanze di diffusione sono aumentate e con numerose aree non vascolari, non vi è edema, è presente una ipercheratosi, non è visibile il plesso subpapillare, il flusso è frammentato, e sulla base di una scala che va da 0 a 24, viene attribuito a questo esame un punteggio di 15 punti. Quindi un punteggio francamente patologico, scusate, patologico, perché sopra i 17 viene definito invece francamente patologico. E le conclusioni diagnostiche sono di: morbo di Raynaud. Io ovviamente non riprendo tutta la storia clinica di questo paziente, ma semplicemente volevo ricordare alcuni punti. Innanzitutto che nelle schede e nel materiale sanitario fino al 1989, che si riferiscono al ‘69, ‘72, ‘74, ‘85, ‘89 e, a proposito, è un’informazione che abbiamo aggiunto nella scheda vecchia, non ci sono informazioni e segnalazioni riguardo al fenomeno di Raynaud. La storia di questo paziente sembra tutta concentrata negli ultimi due anni, nel ‘98 e nel ‘99-2000, dove vi è un’ampia documentazione sia della funzione arteriosa degli arti superiori sia che di altre indagini a carico di altri organi: polmone, fegato, etc.. Dalla visita medica effettuata dai colleghi consulenti del Pubblico Ministero, non risulta quando questa sintomatologia sarebbe iniziata, perché testualmente si dice: "Stato attuale: accusa senso di freddo agli arti superiori, le dita diventano bianche, avverte come delle punture quando espone le mani al freddo". Riferisce invece dal 1969 frequenti faringiti. Quindi non è chiaro quando sia cominciata la sintomatologia di questo paziente che ha avuto un’esposizione, anche qui, non direttamente impiegato nelle mansioni che coinvolgevano l’esposizione continuativa a cloruro di vinile, e quindi non quantificabile l’esposizione. Comunque avrebbe smesso di lavorare nel ‘96 e, ripeto, fino all’89 non c’è evidenza di nessuna sintomatologia a carico degli arti superiori, ricordando che tutta la casistica mondiale dei Raynaud in esposti a cloruro di vinile si riferisce quasi esclusivamente ad autoclavisti degli anni passati dove le esposizioni erano particolarmente elevate. Per quanto riguarda la capillaroscopia, che è stata presentata come evidenza aggiuntiva, il quadro che ne deriva è un quadro che sicuramente è compatibile con un morbo di Raynaud, ma è anche compatibile con una sindrome dello stretto toracico che è stata segnalata in occasione della visita effettuata l’anno precedente. Riguardo a quella visita presentata l’anno precedente, ho l’impressione che ci sia un errore nel referto, perché quando dice - se vuole far vedere per cortesia la pagina 4, questa è già stata vista - quando parla di sindrome di stretto toracico da compressione ab estrinseco del fascio vasculonervoso durante abduzione degli arti superiori a circa 90 gradi di non attuale rilievo dinamico, io ho paura che quel "non" sia sbagliato. Perché a 90 gradi ha significato emodinamico, una sindrome dello stretto del dotto toracico, comunque questa è un’impressione mia che possa esserci stato un errore nella trascrizione magari da parte della segretaria del referto. Ma la cosa che più mi lascia perplesso sono le conclusioni del dottor Bracci. Perché Bracci, come abbiamo letto prima, esclude altre cause efficienti; e io vorrei capire sulla base di quali accertamenti esclude le altre cause efficienti, perché mancano tutti quegli accertamenti di malattie del collagene, che io ho descritto in questo Tribunale, non ne è stato fatto neanche uno, e il sospetto che ci possa essere una malattia del collagene è dato anche dalla presenza di ipercheratosi nella documentazione nuova che è stata portata. In conclusione, si tratta di una storia apparentemente molto recente di sintomatologia compatibile con un morbo di Raynaud, di una documentazione di capillaroscopia compatibile con una malattia di Raynaud, con il morbo di Raynaud, ma compatibile anche con la sindrome dello stretto del dotto toracico di cui il paziente è affetto. Se si aggiunga sicuramente l’esposizione modesta, in quanto non ha fatto l’autoclavista, io concludo che potrebbe avere un morbo di Raynaud questo paziente, non ho gli elementi per dire se ce l’ha o non ce l’ha, è improbabile che questo morbo di Raynaud sia stato causato dall’esposizione saltuaria evidentemente al cloruro di vinile monomero.

 

RUZZA ESTERINO

 

Lotti:  qui c’è l’ultimo caso: Ruzza Esterino. Questo paziente, anche questo, è stato ampiamente discusso, è stato discusso nel ‘98 da Bai che parla di epatopatia nel ‘75 ed osteolisi nell’81. Il sottoscritto lo discute nel marzo del ‘99 e conclude per osteolisi ed epatopatia che non hanno nulla a che vedere con il CVM. L’epatopatia però merita approfondimenti. Infatti, poi giunge la documentazione e Bai, nel novembre del ‘99, parla di grave forma di epatite evolutiva che ha come causa principale, e quasi sicuramente, l’epatite C, e come concausa l’esposizione a cloruro di vinile monomero. Io riprendo questo caso nel febbraio del 2000 e concludo per cirrosi post epatica da virus C, non evidenza attuale, o all’epoca dell’indagine Fulc, di osteolisi. Infine, sempre nel febbraio, ma del 2001, Martines dice: cirrosi epatica da HCV, in cui l’esposizione a CVM ha svolto un ruolo concausale, co-fattore nella progressione della malattia virale favorendo l’insorgenza della cirrosi. Il meccanismo di compartecipazione al danno fibrosi è analogo a quello che viene descritto per l’associazione alcol-infezione virale C. Se fa vedere la pagina numero 9, sostanzialmente racconta l’epilogo della malattia di questo paziente. Nel febbraio del ‘99 viene ricoverato all’ospedale di Mestre per cirrosi epatica scompensata, HCV positiva. Lo scompenso comporta appunto la presenza di abbondante liquido all’interno del peritoneo, in questo caso infetto da stafilococco aureo, quindi è un’infezione particolarmente grave. Comunque vengono ripetuti alcuni indici sierologici che confermano il quadro di una epatite C e una negatività del virus dell’epatite B. Ha vari ricoveri per questi scompensi della cirrosi, finché il 2 agosto del ‘99 il paziente decede per una emorragia digestiva. Anche in questo caso non è stato fatto il riscontro autoptico. Quindi la nuova documentazione non aggiunge nulla dal punto di vista clinico, se non che la storia naturale di questa malattia si è conclusa e il paziente è deceduto. Quello che è difficile capire in questo caso è quando sia iniziata la malattia e quindi se si possa in un qualche modo identificare un’occasione di infezione con il virus C. Nelle anamnesi che vengono variamente riportate in questa nostra documentazione, compresa quella dei consulenti del Pubblico Ministero, non ci sono cose che ci illuminano al riguardo. C’è da dire che nel 1975, quando il paziente aveva già 50 anni, cominciano i primi movimenti delle transaminasi e delle Gamma GT. Io ritengo che forse qualche informazione antecedente al ‘75 manchi in tutte queste anamnesi che sono state fatte. Quindi io credo che si possa che confermare quello detto in precedenza, che si tratta di un paziente che ha avuto una forma di infezione da virus dell’epatite C, che è evoluta, secondo le fasi abbastanza caratteristiche di questa malattia, è evoluta in cirrosi, e probabilmente il paziente è morto per una emorragia da varici esofagee conseguenti all’ipertensione portale che si è determinata. L’esposizione a cloruro di vinile è stata discreta, anche se sotto i limiti che abbiamo calcolato essere in grado di provocare qualsiasi patologia a cloruro di vinile, ed è stata dal ‘57 al ‘64 e dal ‘65 al ‘70; dal ‘70 in poi apparentemente l’esposizione, secondo le nostre informazioni, è stata relativamente modesta. Per quanto riguarda la conclusione del dottor Martines, che fa una analogia tra l’influenza del cloruro di vinile sulla malattia epatica da virus C, un’analogia con quella che l’alcool ha sull’infezione virale C, io ritengo che si tratti esclusivamente di una speculazione del dottor Martines, perché abbiamo ampiamente visto che informazioni al riguardo non ce ne sono. Grazie.

 

Presidente: bene, avete concluso, vi ringraziamo. Allora proseguiamo con l’audizione del professor Moriani.

 

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - MORIANI -

 

Presidente: lei ha già giurato, l’abbiamo sentita sul primo capo di imputazione, oggi le domande vertono sul secondo capo di imputazione. Prego, Avvocato Scatturin.

 

 

AVVOCATO SCATTURIN

 

DOMANDA - Per sommi capi la sua attività professionale e gli incarichi di uffici pubblici occupati?

RISPOSTA - Rapidamente, io ho lavorato al centro ricerche impianti pilota della Montefibre dal 1967 fino al 1977, poi mi sono interessato ancora di Porto Marghera per delle ricerche ambientali ed epidemiologiche e infine tra il 1995 e il 1997, che ho ricoperto l’incarico di Assessore all’Ambiente per la provincia di Venezia.

DOMANDA - Se vuole riferire al Tribunale durante il periodo che lei è stato alla Montefibre le date della produzione della fibra vinilica attuato presso lo stabilimento?

RISPOSTA - Dunque, gli impianti denominati VT per la produzione di fibra vinilica sono stati attivati inizialmente con delle campagne poi nel 1967, poi con produzione più continua dal 1968, mi pare. La produzione poi è stata interrotta nel 1977 anno nel quale poi io sono uscito dalla fabbrica, mi pare sia ripresa per qualche mese nel 1980 per essere chiusa definitivamente.

DOMANDA - Lei ha ricoperto incarichi sindacali, anche di delegato del consiglio di fabbrica della Montefibre ed è stato membro della commissione ambiente dello stesso consiglio, mi pare?

RISPOSTA - Sì, negli anni, dopo l’esperienza...

DOMANDA - In questa sua veste vuole dire quali argomenti sono stati trattati, dibattuti con la proprietà?

RISPOSTA - Cercherò di aggiungere cose soltanto nuove rispetto a quanto ho avuto modo di dire la volta precedente. Per quanto riguarda le questioni ambientali relativamente al ciclo di produzione di fibra vinilica negli impianti VT, le questioni fondamentali rispetto all’ambiente attenevano alla fase di filatura, per queste ragioni, cioè, il polimero veniva prima preparato, fatto diventare uno slurry con il solvente, poi veniva portato a una certa temperatura e quindi diventava fluido, diventava una massa fluida, e quindi filato, cioè passava attraverso una filiera, le bave che uscivano dalla filiera entravano in un bagno e qui cominciano i problemi, che era costituito da 20% di cicloesanone, il 36% di alcool etilico denaturato con l’alcool metilico e il resto era acqua. La fibra che usciva da questo bagno si trascinava, oltre che contenere al suo interno in parte si trascinava in questo bagno, veniva in parte lavato e poi passava su dei rulli ad alta temperatura per essere collassava e qui c’era l’evaporazione. Il prodotto che evaporava veniva aspirato e scaricato direttamente nell’atmosfera. Quindi intorno al 1976, mi pare che in ordine di grandezza insomma dalle quantità di cicloesanone che venivano perdute in questo modo erano di circa 2 mila tonnellate all’anno, mentre di alcool metilico che in questo modo così si disperdeva, era circa un 750 tonnellate all’anno, ordini di grandezza insomma...

DOMANDA - Altre sostanze che venivano scaricate nell’ambiente da questi cicli produttivi ne può indicarne?

RISPOSTA - C’è l’impianto di polimerizzazione; nell’impianto di polimerizzazione ebbi già modo la volta scorsa di dire che presentava dei problemi proprio di gestione del ciclo, insomma il ciclo, la polimerizzazione spesso gelificava e quindi si doveva interrompere la continuità del ciclo stesso e qui c’erano i problemi più grossi, le dispersioni e le emissioni nell’ambiente maggiore, io ricordo che in qualità di membro della commissione ambiente, perché informati dagli addetti, siamo intervenuti in più di una occasione nei confronti dell’azienda perché quando c’erano questi problemi nella gestione del ciclo il prodotto veniva scaricato nel canale industriale ovest che diventava bianco, quindi era la segnalazione degli addetti, quando il ciclo non funzionava c’era questo scarico del prodotto nel canale industriale ovest. Quindi siamo, come commissione ambiente ricordo che siamo intervenuti più volte proprio per evitare il ripetersi di questo fenomeno. Da questo impianto l’emissione di CVM, cioè la perdita di CVM nell’atmosfera era di circa, anche qui un ordine di grandezza mi pare, sempre intorno al 1976, di 300 tonnellate all’anno...

 

Avvocato Bondi: Presidente, sono cose che il professor Moriani ha già riferito, esattamente le stesse.

 

Presidente: io l’avevo invitato a dire cose che avesse già riferito.

 

RISPOSTA - Mi pare di non averle...

 

Avvocato Bondi: sono a pagina 8.

 

RISPOSTA - Io non le ho dette mi pare queste cose. C’era questo problema del CVM che usciva e si disperdeva in atmosfera e poi venivano utilizzate anche degli stabilizzanti, chiaramente quando lo slurry veniva disperso nei catalizzatori pure, quando veniva disperso per esempio nel canale industriale venivano anche questi direttamente in acqua.

DOMANDA - Lei può indicare le quantità annue di queste sostanze che venivano scaricate nell’ambiente?

RISPOSTA - Per quanto riguarda i prodotti di maggiore impiego le cifre che ho citato poco fa, appunto, richiamano questo problema, per quanto attiene invece l’impiego dei catalizzatori, degli stabilizzanti, i catalizzatori venivano impiegati nel momento della polimerizzazione, poi per produrre la fibra si aggiungevano degli stabilizzanti che erano a base di zinco che erano i mercaptani.

DOMANDA - Sempre nell’ambito dell’attività che lei ha svolto presso la Montefibre, ed anche come incaricato Assessore provinciale all’Ambiente, le risulta l’esistenza all’interno della Montefibre di discariche di rifiuti industriali tossico nocivi?

RISPOSTA - Quando ero Assessore nel dicembre del 1996 pervenne agli uffici una ricerca di Montefibre sulla presenza di rifiuti di inquinanti del suolo dove sorgeva la fabbrica, ricordo, appunto, che i sondaggi avevano messo in evidenza la presenza di fanghi rossi, di materiale scuro, con la presenza di metalli, ferro, zinco, piombo, cadmio, arsenico, e soprattutto nella parte, mi pare, nella parte indicata come materiale scuro la presenza di idrocarburi, tra i vari inquinanti c’era una presenza consistente mi pare di piombo peraltro.

DOMANDA - Le cifre che lei ha indicato pensa che possano essere così accettate come indicazioni precise o soltanto prudenziali, se vuole precisare?

RISPOSTA - Dunque, l’indagine pervenne agli uffici nel dicembre, qualche mese dopo, forse a febbraio, qualche mese dopo, fu esaminata dal Comitato tecnico provinciale e fu avanzata una richiesta di ulteriori sondaggi ed approfondimenti perché si ritenne, mi pare, questa fu la ragione, che l’indagine che così c’era stata fornita fosse inadeguata, quindi avesse bisogno di ulteriori approfondimenti ed ulteriori ricerche.

 

Presidente: non ho capito, questi fanghi rossi e queste ulteriori sostanze di colore scuro con la presenza di metalli, in particolare piombo etc., dov’è che sono stati individuati?

RISPOSTA - Nel suolo della Montefibre, probabilmente legato al fatto dell’imbonimento, quindi come materiale di riporto, ci pervenne, appunto, questo...

 

Presidente: dagli approfondimenti che avete fatto che cosa risultava, cioè, voglio dire, erano fanghi, quindi voglio dire rifiuti di produzione attuale oppure erano invece terre che furono messe lì per l’imbonimento negli anni passati? Ci spieghi un attimo.

RISPOSTA - Questa richiesta di precisazione è opportuna. I fanghi rossi chiaramente sono di origine, di produzioni diverse, probabilmente legata alla produzione di alluminio, sono il risultato delle trasformazioni della bauxite, invece il materiale nero che conteneva gli idrocarburi, probabilmente è legato al ciclo o ai cicli petrolchimici probabilmente, che sono..., quindi quei materiali di scarto che sono stati utilizzati per riempimento. In azienda c’era un’area in cui, che fungeva da discarica sostanzialmente del ciclo produttivo, però delle analisi di quest’area, precise in quest’area, io non ho avuto modo di aver verifiche, cioè il quadro che ci era stato presentato era il risultato di sondaggi compiuti in vari punti dell’azienda e, appunto, fu da una verifica delle modalità con cui venne redatto questo studio che si chiese un ulteriore approfondimento. Poi io nell’estate del 1997 passai a fare altre cose.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Io avrei solo una domanda da fare, e relativa alla presenza di rifiuti tossici all’interno della zona di Montefibre, le volevo chiedere professor Moriani se si ricorda che all’epoca in cui lavorava a Montefibre, se c’erano centinaia, non so, o migliaia di fusti contenenti scarti di lavorazioni e peci e se si ricorda in che situazione si trovavano questi fusti ed esattamente dove erano ubicati?

RISPOSTA - Io ricordo che c’era un luogo dove si sistemavano questi prodotti di scarto e se ricordo bene la preoccupazione maggiore era legata ad un certo tipo di catalizzatore che fu utilizzato nella prima fase di sviluppo della polimerizzazione del cloruro di vinile che presentava pericolosità proprio di esplosione...

DOMANDA - Se lei si ricorda della presenza di oltre un migliaio di fusti, non lo so, se ne ha visti...

RISPOSTA - C’erano dei, il materiale di scarto veniva messo dentro a questi fusti e si utilizzava una zona che mi pare si chiamasse addirittura Catanga, mi pare.

DOMANDA - Quindi anche da Montefibre veniva scaricato in Catanga?

RISPOSTA - Sì, si usava questo termine, so che circolava questo termine, esattamente ricordo invece che c’era un’area dove si sistemavano questi prodotti di scarto, poi sul destino di questi prodotti non so.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Mi riallaccio a una domanda del Pubblico Ministero, il Pubblico Ministero faceva riferimento a fusti che sarebbero stati rinvenuti in area Montefibre, ma sono mai stati trovati fusti in area Montefibre?

RISPOSTA - Scusi, il prodotto si mette quando...

DOMANDA - Il Pubblico Ministero parla di migliaia di fusti, siccome io conosco la storia e so che non sono mai stati trovati, volevo chiedere a lei se mai furono trovati fusti nella discarica Montefibre.

 

Pubblico Ministero: ma no, scusi, intanto la domanda non era questa, era un po’ più ampia, ho parlato anche di fusti, quanti erano, se erano un centinaio, se erano più di un migliaio, la domanda era molto più ampia per sapere se esistevano in zona Montefibre fusti rotti con scarti li lavorazione di peci.

 

DOMANDA - E io volevo la risposta.

 

Presidente: questa è la prima domanda, in effetti l’Avvocato Santamaria voleva una precisazione su questa...

 

DOMANDA - Se c’erano questi fusti, la mia domanda è questa?

RISPOSTA - Il ciclo produttivo, non soltanto dei VT, ma anche della fibra acrilica, perché conferivano poi un unico luogo, siccome quando si hanno difficoltà nel ciclo produttivo, io accennavo al (dop), questo materiale che è plastico, poi raffreddandosi si indurisce, veniva messo in fusti che dopo dovevano essere smaltiti.

DOMANDA - Sono stati trovati dei fusti sotterrati in area Montefibre o no?

RISPOSTA - Quello che ho detto, credo di essere stato chiaro nelle analisi, io ho detto che da quanto è stato portato a noi come documentazione nel periodo in cui ero Assessore, risultava da questa indagine quanto ho detto.

DOMANDA - Cioè la presenza di fanghi rossi e di fanghi invece di colore scuro?

RISPOSTA - Ho aggiunto anche che avendo una conoscenza storica, ripeto abbiamo esaminato questo rapporto, abbiamo esaminato il rapporto e abbiamo richiesto un ulteriore approfondimento, ricerca, perché lo ritenevamo incompleto. Il risultato di questa successiva indagine io non so perché non c’ero più.

DOMANDA - Un’altra domanda invece si riferisce invece al periodo in cui lei è stato Assessore dal ‘95 al ‘97, se non sbaglio. La mia domanda riguarda l’Isola delle Tresse, che conoscenza aveva lei dell’Isola delle Tresse e se corrisponde o meno a verità che da quest’isola erano visibili ad occhio nudo rilasci di fanghi rossi da almeno 20 o 30 anni, che cosa è stato fatto dall’amministrazione provinciale per l’Isola delle Tresse e se è possibile, dagli accertamenti che avete compiuti voi, quale fosse l’origine della contaminazione dell’Isola delle Tresse.

 

Avvocato Scatturin: scusi, Presidente, io mi oppongo a questo modo di domandare, perché non è un controesame della testimonianza che noi abbiamo presentato, questa è una testimonianza diversa, su circostanze diverse.

 

Pubblico Ministero: poi dà per scontate delle cose...

 

Presidente: la domanda è ammessa in questo senso, siccome avete chiesto quali erano gli scarti o comunque le presenze di rifiuto nell’ambito del Petrolchimico e dintorni, e si è parlato dei fanghi rossi, l’Avvocato Santamaria sta facendo una domanda, dice: che cosa ci sa dire dei fanghi rossi che erano e che affioravano dall’Isola delle Tresse.

 

Avvocato Scatturin: non dell’Isola delle Tresse.

 

DOMANDA – Io, Avvocato, in controesame ho una certa libertà, io posso controesaminare il teste...

 

Presidente: comunque la domanda è ammessa, se ritiene di rispondere...

RISPOSTA - Dunque, dell’Isola delle Tresse e in un angolo dello spigolo dell’area del Petrolchimico che dà alla laguna canale nord, anzi, canale sud, laguna canale sud c’è uno spigolo, le foto aeree a colori ci mettevano in evidenza cessione di liquido di percolato rosso, sia da quell’area che dall’Isola delle Tresse, questo è quanto abbiamo avuto modo di verificare ed è stata la ragione per cui abbiamo cominciato a muoverci, a chiedere sondaggi, verifiche ed approfondimenti. Nel frattempo per quanto riguarda l’Isola delle Tresse era stata attivata, credo con finanziamento della legge speciale, un’attività di perimetrazione onde trasformare quest’isola in discarica per i fanghi di risulta dello scavo di Venezia.

DOMANDA - Lei ritiene che l’Isola delle Tresse sia stata nel tempo una rilevante fonte di inquinamento ambientale?

 

Pubblico Ministero: faccio opposizione al pensiero.

 

Presidente: in effetti è una valutazione che al teste non compete... Va bene, può andare, grazie.

 

DEPOSIZIONE DELLA TESTE - PIGOZZO LORENA -

 

LA TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO.

 

Presidente: prego, Avvocato Zabeo.

 

AVVOCATO ZABEO

 

DOMANDA - Può descrivere cortesemente l’attività che lei svolge quale dipendente del Comune di Mira?

RISPOSTA - Sì, sono funzionario tecnico attualmente responsabile del settore urbanistica edilizia privata dalla fine del ‘98.

DOMANDA - Che risulti dagli atti d’ufficio comunque sia a sua conoscenza, le risulta che il Comune abbia dato ultimamente incarico e ricevuto un elaborato da parte del dottor Ranzato circa la presenza di discariche allogate nel territorio del Comune di Mira, più precisamente - in modo che riassumo tutto in una domanda - mi riferisco a via Teramo, a Dogaletto, a Gambellara via Bastiette, a Malpaga e a via Taglio, se sì, cioè se questo incarico è stato dato e l’elaborato prodotto, se può illustrarci brevemente gli esiti complessivi di questo studio con particolare riferimento, credo sia di interesse del Tribunale, ai tossico nocivi, alla dislocazione dei tossici nocivi.

RISPOSTA - Sì, l’incarico è stato dato alla fine del ‘99 e gli elaborati sono stati presentati durante l’arco dell’anno 2000, la documentazione ovviamente è già giacente ed attestata come presentazione da una delibera giunta alla fine dell’anno scorso. I risultati si ribadiscono sostanzialmente anche quanto era già stato evidenziato nella relazione della Provincia dell’anno ‘99, sì, ribadisco il concetto che sono state evidenziate la presenza di queste discariche come di altre. Questa in particolare con risultanze di rifiuti tossico nocivi o comunque di provenienze di carattere industriale. Distensione varia, dai 70 mila circa metri quadri della discarica di via Teramo che ha tra l’altro delle caratteristiche molto particolari ed è il procedimento amministrativo sul quale in qualche modo mi sono soffermata più tempo anche proprio per una concomitanza di eventi ed altre discariche che orientativamente dagli 80 mila ai 190 mila metri quadri come una discarica di Dogaletto. In questi termini la mia esperienza amministrativa si è sostanzialmente focalizzata soprattutto sulla discarica di via Teramo perché alla fine, alla fine del ‘98, primi ‘99 con una ordinanza emessa dal Sindaco di incontri privati per l’esecuzione della bonifica dell’area, poi scaturita nell’incarico appunto che vi dicevo nei confronti del dottor Ranzato il quale ha predisposto una documentazione che ha caratterizzato la presenza delle discariche su tutto il territorio del comune di Mira. Da queste risultanze, come ribadivo prima, soprattutto per queste quattro discariche in particolare si è ribadito il concetto della presenza di questo tipo di rifiuti.

DOMANDA - Un’altra domanda, le richiedo una risposta se vogliamo abbastanza generale, l’ente territoriale mi ha fatto avere una serie di documenti, quindi di ordinanze in linea di massima riguardanti appunto le singole discariche e alcuni invece riguardanti il complesso diciamo, il numero complessivo di queste discariche, sono tutte richiamate dalla perizia, dall’elaborato del dottor Ranzato che ora produco per il Tribunale. Lei conferma quindi che tutti i documenti richiamati dal dottor Ranzato siano effettivamente documenti dell’ente?

RISPOSTA - Sì, è un fatto saliente, proprio la Giunta ne abbia attestato la presentazione, quasi una sorta di conferma, di presa d’atto, del contenuto anch’esso della documentazione, quindi l’ha di fatto ufficializzato ulteriormente.

DOMANDA - Io non ho altre domande, produco 24 documenti relativi all’elaborato del dottor Ranzato, produco l’elaborato e gli allegati con le planimetrie.

 

Presidente: ci sono domande? No. Grazie dottoressa, acquisiamo l’elaborato del dottor Ranzato.

 

Pubblico Ministero: ho tre documenti anch’io da consegnare, sono quelli di cui mi sono riservato ieri durante l’audizione dell’Assessore Mazzolin e in particolare sono il promemoria del 29 novembre ‘96, relatore Rismondo; poi un documento relativo alla visita degli impianti depurazione acqua e di fognature Gran Bretagna del 1970 e il documento promemoria datato 22 luglio ‘71 sempre del, sempre a firma del relatore Rismondo e fanno riferimento appunto all’audizione del signor Mazzolin di ieri.

 

Presidente: va bene Pubblico Ministero, d’accordo, allora ci rivediamo il 27 marzo.

 

Avvocato Galbisi: Presidente, mi scusi, depositerei su richiesta dell’Avvocato dello Stato la consulenza del professore.

 

Presidente: va bene, la porti. Arrivederci.

 

RINVIO AL 27 MARZO 2001

 

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