UDIENZA DEL 17 MAGGIO 2000

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Manduzio Giudice a latere

Dr. Liguori Giudice a latere

 

PROC. A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

Presidente: comunico innanzitutto che io ho avuto una comunicazione che mi è stata depositata in cancelleria dall’avvocato Scattolin, che assiste Medicina Democratica e le altre parti civili, lui fa presente che due testi stranieri, la signor Anna Lind e la signora Cherstin Svenson non potranno essere sentite all’udienza del 23 maggio, in quanto che vi sono problemi e che non potrà essere sentito neppure a quella data il professor Enrico Falqui che è stato colpito da un recentissimo lutto di famiglia. Allora siccome si dice che queste stesse persone sono anche state citate per la seconda tranche del processo, e cioè per i reati ambientali, potranno essere sentite dal Tribunale in quella sede istruttoria, mentre invece è un dato che sono stati citati e saranno presenti 14 testi, per l’udienza odierna. L’avvocato Boscolo Rizzo che assiste Legambiente fa presente che per Ermete Realacci, che è il Presidente di Legambiente, Francesco Ferrante che è il direttore generale di Legambiente, Renato Ingrao che è responsabile delle iniziative su Enichem, Beniamino Bonardi responsabile delle campagne azionisti ecologisti, promosse da Legambiente, Paolo Cacciari curatore dell’iniziativa di analisi e proposte sulle questioni della laguna veneziana, Cristiano Gasparetto, anche egli esponente di Legambiente ed estensore con Cacciari delle posizioni di Legambiente in tema di ecosistema, Angelo Mancone che è Presidente del comitato regionale di Legambiente, non potranno essere presenti all’odierna udienza perché? Perché vi è la campagna referendaria e quindi sono tutti impegnati. Allora mi si dice che siccome si tratta di testi che soprattutto sono stati citati per la seconda parte, quindi per il secondo capo d’accusa, verranno ricitati per la successiva fase dell’istruttoria dibattimentale. Confidando che non vi sia opposizione all’eventuale estensione dell’esame su circostanze più strettamente attinenti il capo a) dell’imputazione, questo è quanto fa presente anche l’avvocato Boscolo Rizzo. Allora chiederei che senza altro per quanto riguarda i testi svedesi, anche il professor Falqui se in effetti costoro sono indicati soprattutto sulla seconda parte mi pare, anche per quanto riguarda Legambiente insomma, dallo stesso capitolo di prova, mi pare di capire che sono soprattutto chiamati a deporre sull’iniziativa assunte da Legambiente in relazione ai problemi dell’industria chimica con riguardo all’inquinamento, atmosfera, idrico, del suolo, alla produzione smaltimento di rifiuti industriali, al trasporto di sostanze pericolose ed anche, è vero, ai rischi della salute e sicurezza dei lavoratori e della cittadinanza. Poi ancora sull’iniziativa della bonifica della laguna veneziana, sulla redazione di inquinamenti, di documenti che annunciavano l’inquinamento e l’avvelenamento della stessa e sulle spese sostenute dall’associazione per tale attività di rinuncia ed anche per quanto attiene alla attività produttiva del Petrolchimico alla tossicità e cancerogenicità del CVM-PVC dicloroetano. Allora, siccome in effetti si tratta di testimonianze che hanno un ambito diciamo che vengono a ricomprendere entrambi i capi di imputazione, io ritengo che potranno essere sentiti anche nella seconda parte, anche perché poi per quanto riguarda la prima parte credo che soprattutto deporranno su iniziative diciamo che sono state prese dalla Legambiente, più che su aspetti specifici, direi, che riguardano la lavorazione, la produzione, l’esposizione etc.. Quindi se non vi è opposizione li possiamo sentire per la seconda parte.

 

Avvocato Accinni: c’è opposizione, chiedo scusa, signor Presidente, non è un problema formale o di dispetto nei confronti delle altre parti o dello stesso Tribunale. Il problema è nato dal fatto che il Codice di Procedura Penale preveda che si segua un certo ordine. Ora, come ha ricordato lo stesso signor Presidente, la circostanza rischio della salute e sicurezza dei lavoratori e di cittadinanza è certamente l’argomento che stiamo trattando e che abbiamo trattato in tutte queste udienze. Il fatto di non sapere esattamente poi che cosa diranno è esattamente la ragione in forse della quale non solo non si può anticipare questa riserva, ma che si potrà quindi sciogliere solo da allora, ma che se chiamati a prendere posizione sin da adesso, obbliga ad anticipare immediatamente la ragione di opposizione. Io credo che noi abbiamo sempre dimostrato una amplissima disponibilità rendendoci conto delle varie difficoltà, questa volta non è possibile farlo perché lo stesso Codice di Procedura Penale non lo consente di farlo, sulla scorta oltretutto delle circostanze richiamate dal Presidente e che mi sono permesso di ripetere.

 

Presidente: va bene.

 

Avvocato Santamaria: Presidente, invece da parte mia non vi è alcuna opposizione.

 

Avvocato Scatturin: Presidente scusi, due parole soltanto. Noi li abbiamo indicati anche per la seconda tranche del processo e noi chiediamo che vengano sentiti su questa seconda tranche, senza invasione della fase che noi stiamo esaurendo adesso.

 

Presidente: va bene, d’accordo, prendiamo atto di questo, cioè voglio dire c’è una posizione quindi non c’è il consenso unanime per quanto riguarda anche un’inversione. Per altro devo dire questo, che nel caso in cui vi siano domande che possono riguardare anche la prima parte, il Tribunale si riserverà di eventualmente ammetterle o meno, dando la possibilità ovviamente in questo caso, in caso cioè che vengano ammesse a controparte poi di fare un controesame ed anche di indicare testi a prova contraria, nel caso che lo ritenga rilevante. Speriamo che questo non avvenga comunque, cioè voglio dire, nel senso che così come prospettato nella memoria le domande riguarderanno soprattutto il secondo capo di imputazione, e semmai marginalmente il primo. Bene, allora diamo inizio all’istruttoria dibattimentale con l’audizione oggi dei testi della parte civile, Medicina Democratica.

 

Avvocato Battain: mi scusi, Presidente, ho un teste solo.

 

Presidente: va bene, lo introduca.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - CASTELLINI LUCIANO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO BATTAIN

 

DOMANDA - Quando ha cominciato a lavorare al Petrolchimico?

RISPOSTA - Il 23 settembre del 1970.

DOMANDA - E ha cessato?

RISPOSTA - Il 31 dicembre del 1996.

DOMANDA - Per licenziamento o dimissioni?

RISPOSTA - Sono uscito con una finestra...

DOMANDA - Qual è il suo stato di salute attuale?

RISPOSTA - Non so, si sopravvive, come dico.

DOMANDA - Ma lei ha dei disturbi che si presuma collegati all’esposizione al cloruro di vinile o al cloruro di vinile monomero?

RISPOSTA - No, per adesso almeno no, ho avuto dei problemi al fegato però...

DOMANDA - Ha avuto dei problemi al fegato?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei fuma?

RISPOSTA - No, qualche volta, qualche anno, qualche sigaretta insomma, saltuariamente.

DOMANDA - Beve vino?

RISPOSTA - Poche volte così, non a pasto regolarmente.

DOMANDA - Superalcolici?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - In che reparti ha lavorato?

RISPOSTA - CV10-11, per sei mesi, sette mesi e poi sono stato trasferito al nuovo Petrolchimico, cosiddetto, al CV22-23 fino alla fine.

DOMANDA - Che materie vengono lavorate, che cosa viene prodotto in quel reparto, o almeno cosa veniva prodotto quando c’era lei?

RISPOSTA - Il reparto era diviso in due cessioni, in uno si produceva dicloroetano e dall’altra parte si produceva il CVM, dicloroetano veniva fatto con materie base etilene ed acido e dall’altra parte mediante un sistema di temperatura, quindi di ventilazione veniva ottenuto il CVM e poi purificato. Io ho sempre lavorato nella zona del CVM, che era la zona che produceva CVM.

DOMANDA - Quale era il numero di operai addetti a questo reparto?

RISPOSTA - Circa una settantina, complessivamente con le strutture di responsabilità, insomma caporeparto ed assistenti.

DOMANDA - Ovviamente ripartiti tra i vari turni di lavoro, perché era ciclo continuo suppongo?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quale era l’ubicazione delle apparecchiature, cioè dove si trovano le apparecchiature e dove si trovano i lavoratori?

RISPOSTA - Allora nel primo impianto le apparecchiature della sala quadra era abbastanza tutto unico, tutto unico, però nel CV22-23, quindi nel nuovo Petrolchimico, la nuova concessione all’impianto, la sala quadri, quindi la struttura di controllo era circa 200 metri.

DOMANDA - Dal reparto?

RISPOSTA - Dalla struttura vera e propria di produzione.

DOMANDA - Questa struttura di produzione, era in un capannone o era all’aperto?

RISPOSTA - All’aperto.

DOMANDA - E come mai era all’aperto?

RISPOSTA - E’ una struttura abbastanza grande quindi penso che avesse delle enormi difficoltà, quindi non era previsto, penso, concettualmente di coprirla.

DOMANDA - Quindi era esposta alle intemperie?

RISPOSTA - Certo.

DOMANDA - E conseguentemente mi pare di poter affermare che c’era una maggior usura rispetto agli altri reparti?

RISPOSTA - Beh chiaro, se la struttura fosse stata al chiuso, probabilmente una serie di apparecchiature avrebbero avuto meno usure, però come dico, erano anche apparecchiature preposte a questa, a queste condizioni insomma, ovviamente.

DOMANDA - Gli operatori erano collocati sempre, rimanevano sempre in sala quadri o una parte di essi uscivano ed andavano a far funzionare o a controllare, non lo so, me lo dirà lei?

RISPOSTA - No, nella struttura c’era un responsabile o un assistente, un quadrista e degli operatori esterni, almeno fino agli anni ‘85. Quindi erano abbastanza separate le funzioni, anche per il contratto di lavoro penso.

DOMANDA - Gli operatori esterni in realtà cosa facevano?

RISPOSTA - Gli operatori esterni intervenivano nell’impianto su indicazione del responsabile dell’impianto, che aveva così strutturato il controllo dell’impianto mediante il controllo periodico ogni ora, in condizioni normali. Di controllare le apparecchiature se corrispondevano alle strutture all’interno della sala quadri per un aspetto e dall’altro, controllare se c’era qualche foratura, qualche problematica particolare di queste macchine e così esterne della sala di controllo, insomma.

DOMANDA - Cioè questi operatori, mi scusi ma io ovviamente non ci sono mai stato, questi operatori uscivano dalla sala quadri, arrivavano agli impianti e, diciamo così, percorrevano gli impianti controllando probabilmente dei manometri, qualche cosa?

RISPOSTA - Sì, si controllava come dicevo prima...

DOMANDA - I dati dei manometri?

RISPOSTA - I dati dei manometri... che significa appunto delle portate di produzione, i prodotti all’interno delle tubazioni, diciamo così, e quindi queste si confrontavano con le apparecchiature che erano all’interno della sala quadri, per un aspetto come dicevo, e per l’altro se c’erano eventuali perdite, fughe, controlli particolari, ad esempio delle pompe, livelli, cose del genere, comunque sempre da un punto di vista di rapportarle con quello che era all’interno della sala quadri.

DOMANDA - Scusi, le fughe come facevate a rilevarle, con un cercafughe o con altri sistemi?

RISPOSTA - No, prima che venisse monitorato l’impianto con un sistema di controllo automatico, le famose campanelle... i gascromatografi, comunque si interveniva e lo si faceva anche dopo, verificando se c’erano piccole perdite all’interno di queste apparecchiature, cioè all’esterno in questo caso, perché il CVM a contatto con l’aria fa brinare la cosiddetta umidità che c’è nell’aria, quindi si vedeva subito anche una microperdita insomma.

DOMANDA - Il gascromatografo quando l’anno installato?

RISPOSTA - Mi sembra verso il ‘76, non ricordo bene le date, ‘76-‘77, ‘76 insomma.

DOMANDA - Quando si verificavano delle perdite piccole o grandi, dove si disperdeva il gas che usciva?

RISPOSTA - Beh è chiaro, nell’aria.

DOMANDA - Nell’atmosfera?

RISPOSTA - Quelle che erano perdite, diciamo così, di apparecchiature sottoposte così a corrosione, penso nel tempo. Almeno fino agli anni ‘80, mi sembra. Poi alcuni altri tipi di apparecchiature, come nel caso specifico le cosiddette pompe cliniche spostavano il prodotto, in questo caso sono stati fatti degli interventi strutturali e quindi qualora si rompeva il cosiddetto olio ottenuto, insomma, quindi che il prodotto non doveva intervenire nell’aria e quindi è stata fatta una modifica con doppia tenuta che interveniva all’interno del ciclo stesso. Cioè qualora c’era questa rottura, la fuoriuscita non veniva all’aria, ma ritornava all’interno del ciclo, però all’inizio è chiaro che le pareti erano l’aria insomma.

DOMANDA - Lei ha parlato di inizio e poi questa incamiciatura diciamo così, delle tubazioni. Questa diciamo incamiciatura, mi scusi il termine non tecnico, quando si è verificata?

RISPOSTA - Non ricordo, mi sembra negli anni ‘79, ‘80, non so.

DOMANDA - Avvenivano controlli del funzionamento, controlli generali dell’intero impianto? Mi risulterebbe che ogni mese si faceva un controllo...?

RISPOSTA - Beh questi, i controlli normalmente venivano fatti su alcuni tipi particolari di allarmi, i cosiddetti blocchi, sistemi di allarme e quindi c’era un libro apposito che veniva controllato su tutte queste apparecchiature particolari che avevano la funzione di mettere in uno stato di sicurezza l’impianto, in questo caso, quindi venivano controllate periodicamente.

DOMANDA - E come si verificava questo controllo?

RISPOSTA - Questo controllo si verificava da alcuni tipi, situazioni, proprio la prova pratica, in alcuni ambiti e situazioni si poteva fare la prova pratica.

DOMANDA - Cosa vuole dire, scusi, la prova pratica, perché...?

RISPOSTA - Non so, un allarme particolare e quindi si poteva fare una prova vera, altri tipi di apparecchiature non si poteva fare una prova vera, quindi era una prova in bianco, cosiddetta.

DOMANDA - Quando avvenivano questi allarmi?

RISPOSTA - Per queste prove?

DOMANDA - No, dico, quando avvenivano questi allarmi e si facevano queste prove, si fermava la produzione o continuava?

RISPOSTA - Certo che no.

DOMANDA - Certo che no che cosa vuole dire scusi?

RISPOSTA - Certo che no, cioè non si faceva.

DOMANDA - Non si fermava?

RISPOSTA - No, queste qua periodicamente c’erano le fermate ogni due anni o tre anni e quindi lì si faceva questa prova e venivano fatte con un altro sistema ed allora lì sì che l’impianto era fermo. Poi su questa prova blocchi, veniva fatto con l’impianto in marcia.

DOMANDA - In marcia?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Voi avevate la mensa o consumavate i pasti in altro modo?

RISPOSTA - Sì, noi avevamo una mensa.

DOMANDA - Cioè no, una mensa centralizzata voglio dire, un locale per la mensa?

RISPOSTA - Sì, un luogo dove si mangiava del cibo portato dalla mensa che era centralizzato in questo caso, era una stanza, diciamo così, di pasto, ecco.

DOMANDA - Vicino alla sala quadri?

RISPOSTA - Sempre in zona, cioè c’era la sala quadri che c’era il primo luogo e vicino alla struttura della sala quadri, sempre all’interno dello stabile c’era questa mensa insomma.

DOMANDA - Senta, lei quando è venuto a conoscenza che il cloruro di vinile, il policloruro di vinile erano pericolosi e in particolare quando è venuto a sapere che erano addirittura cancerogeni?

RISPOSTA - Cioè la prima volta...

DOMANDA - C’è una diversa data, cioè se prima è venuto a conoscenza?

RISPOSTA - No, sono passati diversi anni... però la prima volta sono stati i giornali, si facevano... scusi, i consigli di fabbrica in quel periodo hanno un po’ divulgato la notizia, sono state fatte delle assemblee e un po’ è stata resa pubblica la cosa, perché prima era considerato solo come anestetico.

DOMANDA - Prima come?

RISPOSTA - Cioè era considerato un prodotto leggermente anestetico, quindi...

DOMANDA - Senta, quindi anche iniziative di autotutela dei lavoratori sono state prese su sollecitazioni del consiglio di fabbrica del sindacato o su iniziativa dell’azienda?

RISPOSTA - Scusi, non ho capito bene la domanda.

DOMANDA - Cioè il sindacato e in particolare il consiglio di fabbrica sono intervenuti per pretendere dall’azienda determinate modifiche oppure determinati apprestamenti per riguardare la salute dei lavoratori?

RISPOSTA - Eh beh, come ho detto prima, dopo, gli anni successivi, sono state fatte tutta una serie di modifiche, ho detto anche prima, anche strutturali proprio perché adesso non era proprio dentro negli equilibri, dei meccanismi di fabbrica, sono stato un periodo delegato, però non conoscevo bene tutti i meccanismi, sono state fatte delle pressioni alla Commissione ambiente, era stata fatta in quel periodo, e quindi...

DOMANDA - Quindi sono state fatte...?

RISPOSTA - Sono state fatte delle pressioni di sicuro.

DOMANDA - C’erano visite periodiche per caso e in quale periodo?

RISPOSTA - Visite periodiche per il CVM...

DOMANDA - Se c’erano?

RISPOSTA - Dopo quegli anni in cui è stata così divulgata la notizia, c’è stata l’indagine e lì si è iniziato...

DOMANDA - L’indagine?

RISPOSTA - L’indagine epidemiologica cosiddetta, sempre in quelli anni.

DOMANDA - Era Fulc per intenderci?

RISPOSTA - Esatto, e quindi dopo si è iniziato periodicamente a fare...

DOMANDA - Va bene, grazie, non ho altre domande.

 

AVVOCATO SCHIESARO

 

DOMANDA - Io ho due chiarimenti, il primo sulla cosiddetta incamiciatura dell’impianto, è stato usato questo termine, quando ci ha spiegato che a partire da una certa data le tubature sarebbero state ricoperte in modo tale da acconsentire che le perdite rimanessero nel ciclo?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Allora deve specificare meglio.

RISPOSTA - Specifico meglio. Alcune macchine, alcune strumentazioni ho specificato pompe, per il sistema stesso di funzionamento, quindi adesso dovrei spiegare come funziona tutto il meccanismo, ma comunque nel tempo subiscono un’usura, una parte di questa apparecchiatura, nel tempo oppure il mal funzionamento e quindi il prodotto all’interno di questa apparecchiatura, quindi siccome che questa apparecchiatura non fa altro che spostare il prodotto per portarlo dove non c’è pressione oppure portarlo a un’altezza, oppure portarlo a distanza, una pompa cosiddetta insomma. Quindi nel tempo, stavo dicendo, alcune parti di questa apparecchiatura subiscono una corrosione e si verificava, adesso appunto i controlli esterni venivano fatti anche per questo e, come dicevo, si verificava che il CVM a contatto con l’aria brina, in questo caso brina, l’umidità dell’aria, quindi si verificava se c’erano appunto queste perdite. Dopo questa indagine, mi sembra negli anni ‘80, è stato fatto questo intervento strutturale, il cosiddetto doppio organo di tenuta, quindi qualora si usurava la prima struttura, il primo organo, interveniva il secondo e quindi il prodotto ritornava in circolo di nuovo oppure andare alla torcia, alla fiaccola insomma. E quindi c’erano delle strutture, delle apparecchiature che segnalavano questa rottura, diciamo così. Non è che però tutte le strutture dell’impianto avessero la doppia camicia, quindi le linee, colonne ed altre cose, erano proprio queste particolari macchine che nel loro funzionamento era prevista un’usura e quindi è stato fatto questo intervento strutturale.

DOMANDA - Quindi per questo è stato fatto l’intervento di protezione con la camicia, chiamiamola così?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Mentre invece perché le parti che non erano state sottoposte all’intervento erano rimaste tal quali?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi si continuava, le perdite interessavano anche quelle parti o no, cioè le parti non...?

RISPOSTA - Però dicevo che siccome quelle altre parti non avevano quel tipo di usura di quelle apparecchiature, funzionava quel meccanismo, è chiaro. Invece la proposta di legge non interveniva sugli spessori delle linee, colonne e stesse cose insomma.

DOMANDA - Però dicevo il monitoraggio con il gascromatografo monitorava tutto l’impianto?

RISPOSTA - Certo, anche queste apparecchiature.

DOMANDA - Anche quelle protette sia quelle non protette, quando c’era la segnalazione degli allarmi lei sa che cosa succedeva? Cioè quando il gascromatografo segnalava l’arrivo a 25 PPM quindi che cosa succedeva a quel punto, c’era un allarme, non c’era un allarme, come veniva manifestato l’allarme, che cosa succedeva nel reparto?

RISPOSTA - Sì, c’era il gascromatografo all’interno della sala quadri, quindi si interveniva subito esternamente per verificare, purtroppo all’inizio anche perché era...

DOMANDA - Scusi si interveniva, allora c’era una sirena che suonava e il reparto veniva sgomberato, tutti a casa e...?

RISPOSTA - No, no.

DOMANDA - Allora ci vuole chiarire come veniva segnalato l’allarme intanto?

RISPOSTA - No, intanto dipendeva il tipo di allarme in quanto segnalava quantità, diciamo così. E quindi si interveniva esternamente se questo gascromatografo segnalava effettivamente un’uscita, perché all’inizio purtroppo una serie di altri prodotti intervenivano sulla stessa, sullo stesso picco diciamo così e quindi si faceva abbastanza confusione.

DOMANDA - Allora c’era qualcuno che avvisava gli operai in turno in quel reparto che si stava verificando l’allarme?

RISPOSTA - Allora il primo, chiaro che il primo ad intervenire era l’assistente il quale dista.. o quindi anche dall’esterno stesso da chi si trovava all’interno della sala quadri e che quindi verificavano questo mal funzionamento oppure questa fuga ipotetica.

DOMANDA - E cosa si faceva?

RISPOSTA - Quindi si decideva, in questo caso decideva l’assistente se intervenire in campo oppure fare altre cose.

DOMANDA - Però se interveniva in campo che cosa succedeva?

RISPOSTA - Quando interveniva in campo, quindi si verificava il tipo di anomalia, cioè se c’era una grossa fuga lì si decideva di mettere sotto sicurezza l’impianto, comunque nella grande maggioranza dei casi erano piccole fughe o comunque erano altri tipi di prodotti che andavano a influenzare il cromatografo.

DOMANDA - In caso di queste piccole fughe venivano avvisati gli operai che c’era una piccola fuga in corso e che si stava facendo un intervento, veniva sospesa la lavorazione, veniva comunicato questo dato oppure interveniva la squadra di manutenzione e faceva la riparazione?

RISPOSTA - Allora ripeto, si verificava all’interno del campo specifico della fuga, in modo da evitare dispersioni, in questo caso interveniva l’assistente come responsabile e lui decideva. In alcune situazioni se c’erano degli operai manutentori, perché erano sempre gli operai manutentori oppure le imprese che non erano a conoscenza di come si svolgeva il funzionamento dell’impianto e quindi si decideva appunto di fare, di spostare questi operai insomma, di fare spostare dalla fonte di fuga insomma. Però normalmente erano piccole fughe e quindi l’operatore di per se stesso interveniva magari se c’era un premi stop cosiddetto, una valvola normale in cui si decideva di tirare questo premi stop che era un semplice marchingegno così perché il prodotto intervenisse all’esterno, ecco.

DOMANDA - E quando intervenivano a fare questi interventi di manutenzione e di riparazione ed interveniva personale appunto specializzato, volevo chiederle se questo personale interveniva con maschere antigas o no?

RISPOSTA - Sì, interveniva con maschere antigas. Beh all’inizio era previsto un tipo di maschera antigas, però poi dopo l’indagine epidemiologica lì era quasi obbligatorio, infatti nei cosiddetti fogli che firmava il responsabile era previsto guanti, maschere, così via.

DOMANDA - Lasciamo stare quello che era previsto e quello che era obbligatorio o quasi obbligatorio, io chiedo: lei era in reparto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Allora a suo ricordo, ricorda di aver visto le squadre arrivare con indossate le maschere antigas questa è la mia domanda, dopo le previsioni le vediamo un’altra...?

RISPOSTA - Allora la prassi era questa che lavorare con la maschera non è che fosse stato molto comodo, prima cosa, e quindi è chiaro che veniva utilizzata pochissimo.

DOMANDA - Quindi le ha viste poche volte lei le maschere?

RISPOSTA - Per di più se c’era una fuga di... non veniva utilizzata la maschera, ma in questo caso un’altra struttura preposta che viene chiamata autoprotettore che, diciamo così, è una struttura di sub, quindi all’inizio veniva utilizzato processo con aria compressa e quindi era completamente stagna. Però, ripeto, queste apparecchiature erano previste solo in casi particolari, però per esempio in reparto anche sotto pressione dei delegati, io ero uno di quelli, qualora si doveva intervenire in determinati momenti di delicatezza, invece di fermare l’impianto si utilizzava queste apparecchiature, se no appunto il lavoro non veniva svolto.

DOMANDA - Questi momenti di delicatezza ogni quanto si sono verificati, lei quanti ricordi ha...?

RISPOSTA - Teoricamente...

DOMANDA - Una frequenza, un periodo di frequenza, al mese, all’anno, alla settimana?

RISPOSTA - Non si può quantificare perché dipendeva dallo stato di funzionamento delle apparecchiature dell’impianto, quindi può darsi due o tre volte su un anno o come neanche niente, come sei volte ecco.

DOMANDA - Ecco, queste sono misure diciamo di questi, che lei definisce, la frequenza di quelli che lei definisce periodi di delicatezza?

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: ci sono altre domande? Parti civili? Difese?

 

PRESIDENTE

 

DOMANDA - Due domande specifiche da parte mia, lei signor Castellini ha denunciato un morbo di Raynaud?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ecco, per altro risulterebbe dagli accertamenti che sono stati fatti, anche e soprattutto da quelli strumentali e dalle radiografie che questo morbo di Raynaud era semplicemente una sintomatologia, diciamo così, che lei ha rilevato l’anamnesi, ma che non ha avuto un riscontro, me lo può descrivere quale era diciamo questa malattia che lei ha denunciato, che cosa ha sentito esattamente?

RISPOSTA - Niente, le mani fredde un po’... cioè difficoltà di circolazione, quindi ogni tanto cerco di stare...

DOMANDA - In quale periodo in particolare lei ha avuto questa malattia?

RISPOSTA - Beh ancora adesso si può dire.

DOMANDA - Tuttora è presente?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ecco, senta, lei in particolare nelle sue specifiche mansioni era addetto anche alla pulizia dei reattori?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Questo glielo chiedo perché, sì, nell’anamnesi lavorativa del professor, del dottor Bai, si dice che la sua esposizione in particolare era dovuta all’operazione di pulizia dei reattori e delle colonne di reazione che veniva effettuato, prendendo i reattori e pulendoli con azoto e quindi spargendo il CVM dappertutto in alte concentrazioni?

RISPOSTA - No, adesso non so.

DOMANDA - Lei, voglio dire, era addetto a questa...?

RISPOSTA - No, allora i primi anni come avevo detto prima, poi sono stati fatti degli interventi da un punto di vista relativamente alto, c’è stato un periodo viceversa, dopo gli anni ‘80, si interveniva anche in altre parti della gestione dell’impianto dove c’erano dei filtri particolari su una determinata sessione dell’impianto e quindi si svolgeva abbastanza periodicamente quando questi filtri venivano, si sporcavano insomma e quindi si dovevano aprire e quindi si dovevano bonificare e quindi si dovevano consegnare in maniera bonificata agli operai di manutenzione, sia all’interno dell’azienda.

DOMANDA - Quindi queste operazioni, voglio dire, di pulizia dei filtri lei come li faceva?

RISPOSTA - All’inizio si bonificava da un punto di vista il prodotto, ripeto, poi si doveva...

DOMANDA - All’inizio quando lei lo colloca, all’inizio?

RISPOSTA - All’inizio degli anni ‘80, ‘80 e qualcosa ecco, queste apparecchiature dopo che venivano bonificate, siccome c’erano sempre dei problemi di intasamento, sporcamento, le linee erano molto molto ristrette rispetto... siccome si creava molto carbone, perché questi erano collegati ai forni e quindi le prime operazioni, diciamo così, di apertura dovevano essere fatte lì e quindi come operatori di manutenzione, ripeto, e quelle delle imprese dovevano essere sempre, come si può dire bonificate, c’erano sempre dei problemi. Poi c’erano questi filtri da levare, dovevano essere travasati all’interno delle apparecchiature preposte insomma e quindi venivano fatti dagli operatori esterni, perché c’erano sempre dei problemi che gli operatori di manutenzione si aiutavano. Qui dentro c’erano sempre particolari... che veniva fatto con la maschera ma normalmente...

DOMANDA - No, io le parlo soprattutto del contatto che lei ha avuto con il CVM con le mani o... ha capito, cioè voglio dire, normalmente queste affezioni avvengono anche per un contatto diretto con gli altri?

RISPOSTA - Sì, in particolare modo i primi anni ma...

DOMANDA - Siccome questo morbo di Raynaud lo evidenzia già l’indagine Fulc, prima lei che cosa... cioè prima dell’indagine Fulc, cioè prima del ‘74, ’75 che attività svolgeva specificamente?

RISPOSTA - Sempre operatore esterno all’impianto, quindi è chiaro che le condizioni, cioè la salvaguardia degli atteggiamenti rispetto al prodotto erano ben differenti rispetto dopo l’indagine. Quindi veniva trattato come se fosse acqua, come si può dire, come un prodotto normale e quindi quando si interveniva con queste apparecchiature si avevano tutti i guanti, cosiddetti di protezione bagnati, perché non erano specifici e si interveniva come un prodotto insomma che non aveva particolari problemi di trattamento, se non quello che prendesse fuoco, e basta.

DOMANDA - Quindi, voglio dire, prima dell’indagine Fulc quando ancora forse non era così conosciuto questo effetto da parte del CVM andavate senza protezione e comunque con protezioni assolutamente inadeguate, con questi guanti che erano...?

RISPOSTA - Sì, ma in qualche modo erano proprio gli atteggiamenti...

DOMANDA - Ma anche nell’atteggiamento che maneggiavate queste... Successivamente quando è che avete avuto, voglio dire, delle protezioni o comunque degli atteggiamenti che tenevano conto nella nocività?

RISPOSTA - Dopo che sono state fatte queste indagini gli atteggiamenti per un certo periodo di tempo sono stati abbastanza così gli atteggiamenti critici rispetto ai lavori, quindi per alcune tipologie del lavoro veniva rifiutato di svolgere il lavoro, proprio in determinate tipologie di lavoro quindi si metteva in bonifica le apparecchiature prima di svolgere questa pulizia nel lavoro. Poi le cose sono rientrate per un certo periodo di anni, anche perché così il CDF si era un po’, non c’era più questa pressione, questa sensibilità ecco, però è chiaro che il prodotto veniva trattato sempre differentemente rispetto a prima, in particolar modo il CVM, il dicloroetano è tutta un’altra cosa.

DOMANDA - Ma lei l’ha trattato il dicloroetano?

RISPOSTA - Eh beh certo sì, era sempre nella stessa sessione.

DOMANDA - E come lo trattava il dicloroetano?

RISPOSTA - Lo trattavo come un prodotto normale, come un solvente normale, quindi voglio dire che non aveva tutte le previsioni del CVM anche perché non aveva, non era così, non era un gas diciamo così, era un solvente e quindi era meno preoccupante di trattarlo insomma. Quindi quando si apriva le apparecchiature, così via, ...non avevano tutte quante le condizioni quindi non si adoperavano gli autoprotettori, in particolare commissioni e tutte queste cose.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Una domanda sul dicloroetano. Lei ha saputo ad un certo punto che il dicloroetano era considerato una sostanza cancerogena?

RISPOSTA - Sì, l’ho saputo così gli ultimi anni qui, però prima....

DOMANDA - Fino a quando lei ha lavorato al CV22?

RISPOSTA - Fino al ‘96, quindi ho fatto un po’ il delegato, quindi ero a tempo pieno, negli ultimi anni, dopo il ‘94 insomma.

DOMANDA - Quindi praticamente dal ‘72 al ‘96 è stato...?

RISPOSTA - Sì, ‘94.

DOMANDA - Quindi quando lei parla degli ultimi anni che ha saputo di questo dicloroetano come sostanza cancerogena?

RISPOSTA - E` stato nel ‘95, insomma.

DOMANDA - Lo ha saputo in che maniera?

RISPOSTA - Sui giornali, discussione della RSU, un po’ dichiarazioni così fatte...

DOMANDA - A livello di sindacato o di giornali, ma non in azienda?

RISPOSTA - Sì, non più di tanto ecco.

DOMANDA - C’erano dei controlli ambientali sul dicloroetano?

RISPOSTA - Che sappia io no, almeno per quello che so io.

 

Presidente: può andare, grazie.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - MAZZOLIN LUCIANO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

AVVOCATO SCATTURIN

 

DOMANDA - Se può parlare della sua carriera professionale e della destinazione del reparto nel quale lavorava, ecco se può descrivere le mansioni che lei esercitava?

RISPOSTA - Sì, dunque io sono stato assunto nel 1974, a settembre del ‘74 al Petrolchimico di Porto Marghera e dopo un primo periodo di scuola aziendale dove ho fatto un corso per analista chimico poi sono stato destinato all’ufficio analisi gestionali della logistica di stabilimento. Questi uffici si trovano presso l’ingresso 6 dello stabilimento e praticamente dalla fine del 1974 ad oggi lavoro presso questo ufficio dell’analisi gestionale. Sono specialista di analisi gestionali con la categoria D1. Praticamente il mio ufficio controlla tutto lo svolgimento dell’attività che avviene nello stabilimento per quanto riguarda le entrate e le uscite e gli stoccaggi dei prodotti, sia che arrivano dall’esterno dello stabilimento, sia che vengano prodotti all’interno dello stabilimento. Controlliamo sia il discorso delle quantità, per cui convalidazione dei dati sulle quantità, per statistiche interne e per comunicazione anche esterne allo stabilimento e controlliamo anche i costi derivanti da questo tipo di attività, per cui budget, consultivazione di questo tipo di operazioni.

DOMANDA - Se ha ricoperto incarichi sindacali quali e in quali anni?

RISPOSTA - Dunque dal 1979 al 1986 ero delegato di reparto nel consiglio di fabbrica dello stabilimento, diciamo dal 1985 insieme ad altri operatori del Petrolchimico, a Gabriele Bortolozzo ed altri, abbiamo costituito un’associazione, diciamo, l’agenzia di informazione Colac che è un’abbreviazione del Coordinamento Lavoratori Chimici, che praticamente si interessava di fare diciamo informazione, controinformazione su diversi argomenti, sempre inerenti alla vita di fabbrica, problemi sindacali, ma soprattutto su problematiche diciamo che riguardavano la salute dei lavoratori e l’ambiente.

DOMANDA - Può dire il reparto presso il quale lavorava da circa 25 anni, mi pare.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Perché lei ci lavora ancora?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Se sia ubicato in una zona esterna agli impianti di produzione di stoccaggio dei prodotti chimici oppure se si trovi in una zona centrale dello stabilimento?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Può dare una ubicazione precisa?

RISPOSTA - Dunque la palazzina dove mi trovo praticamente è proprio al centro dello stabilimento, per cui vicino, praticamente nella palazzina dove sono c’è anche la portineria più grossa dello stabilimento dove escono gli automezzi ed entrano gli automezzi. Nelle vicinanze della palazzina praticamente a circa 150, 200 metri abbiamo i gruppi di produzione dell’acido solforico, gli AS, a circa 200 metri in linea d’aria in altra direzione abbiamo il ciclo 1 dell’EVC e voi intorno abbiamo tutta una serie di serbatoi, per cui a circa 200, 300 metri abbiamo i serbatoi, tre serbatoi della ammoniaca che sono dei grossi serbatoi che globalmente fanno 66.000 metri cubi ad altri 200 metri, 200, 300 metri abbiamo le sfere del CVM e da 500 metri ad un chilometro tutto il parco serbatoi che sono circa 120 serbatoi con circa 45 prodotti interni. Per cui con un volume di 630.000 metri cubi, come serbatoi di stoccaggio.

DOMANDA - Mi scusi, se per queste mansioni alle quali era addetto lei doveva restare all’interno del reparto oppure si muoveva all’interno del Petrolchimico, cioè prendendo contatto con altri reparti e quali se può specificare?

RISPOSTA - Dunque la logistica, praticamente il nostro servizio, era dislocato su più posizioni nello stabilimento per cui c’erano degli uffici decentrati e magazzini, stoccaggi, diciamo, per il lavoro che facevo io fino da quando sono stato assunto fino al 1990, data nella quale sono stati introdotti in maniera massiccia i computer per cui non c’è stato più bisogno di spostamenti per avere dati e informazioni, praticamente dal ‘74 al ‘90 con una certa periodicità mi recavo presso altri uffici appunto per raccogliere dati, informazione relative al mio lavoro e per poi la validazione di dati e per le statistiche e tutti i lavori competenti il mio ufficio. Per cui mi recavo per esempio in amministrazione con una certa periodicità e al controllo di gestione centrale, la palazzina dell’amministrazione è vicinissima all’impianto CV24.

DOMANDA - Mi scusi, ha una denominazione precisa la palazzina dell’amministrazione?

RISPOSTA - Palazzina amministrazione, direzione insomma.

DOMANDA - Mentre il reparto suo, dove lei lavora, logistica, che sigla ha scusi?

RISPOSTA - Logistica, proprio il nome del...

DOMANDA - Non ha un’indicazione numerica diciamo?

RISPOSTA - No. Praticamente in amministrazione c’erano vicino altri impianti per cui nelle vicinanza dell’impianto C24, poi quando mi recavo per esempio alla banchina liquidi, alla banchina solidi, era proprio nelle vicinanze delle sfere del CVM. Quando si andava per esempio per altri motivi ai magazzini materie prime ed agli uffici della movimentazione interna passavamo vicino al Petrolchimico vecchio, gli impianti di produzione del CV6, CV14 e 15, quelli che poi sono stati chiusi. Per cui la mobilità c’era e si andava anche in altri posti dello stabilimento.

DOMANDA - Lei ha avuto occasione di entrare nei reparti CV24, CV22, CV23 constatando le situazioni di lavoro che ci sono in questi reparti, per l’ufficio che lei esercitava evidentemente, per le mansioni che lei esercitava?

RISPOSTA - Dunque, su questi impianti che lei ha citato, il CV22, 23 e 24 non sono mai entrato fisicamente per le mansioni del mio lavoro, mentre mi sono recato all’interno del magazzino PVC per raccogliere dati, al CV7, e ho potuto constatare le condizioni di lavoro all’interno del magazzino e della sezione di insaccamento. E soprattutto, cioè sicuramente fino all’85 la situazione della polverosità era pesante.

DOMANDA - Se può descriverla.

RISPOSTA - Praticamente c’era un po’ di polvere bianca del PVC polvere, tipo borotalco, un po’ dappertutto, e gli insaccatori che erano delle cooperative praticamente insaccavano non in automatico, essendo molto vicini alla bocca del sacco nella sezione insaccamento e soprattutto nella parte finale del riempimento del sacco c’era la sbruffata finale di polvere nella fase di chiusura che cadeva, e veniva fuori la nuvola di polvere, e sembravano tanti panettieri, nel senso che erano ricoperti dalla testa ai piedi di questa polvere bianca che era un po’ dappertutto. Queste condizioni che erano nell’impianto di insaccamento del PCV erano presenti bene o male anche in altre situazioni di insaccamento, perché per esempio anche l’insaccamento del solfato ammonico, altro prodotto bianco con polvere molto fina, il tipo di insaccamento e la polverosità erano grosso modo lo stesso, anche se i prodotti erano differenti. Per cui ho potuto constatare, diciamo, il discorso dell’insaccamento.

DOMANDA - Sempre nell’ambito di questa sua attività di osservazione della salute in fabbrica, anche con la collaborazione di altri colleghi che lavoravano nella fabbrica, lei ha avuto modo di notare inquinamenti, infortuni, contaminazioni ambientali degli impianti produttivi di questa filiera, DCE, CVM e PVC, se lei può indicarne qualcuno?

RISPOSTA - Sì. Dunque, con l’attività dell’associazione agenzia d’informazione Colac, ed anche successivamente con l’associazione Gabriele Bortolozzo, che è stato fatta successivamente alla morte di Gabriele Bortolozzo, nei nostri documenti che erano volantini, abbiamo fatto anche un giornalino interno alla fabbrica che praticamente ha vissuto un paio d’anni, dal ‘92 al ‘93, precedentemente avevamo fatto anche dei piccoli monografici, dei piccoli dossier, ed altri tipi di prodotti per l’informazione interna di fabbrica ed esterna alla fabbrica, avevamo fatto una specie di diario degli incidenti e fuori servizi, raccogliendo le informazioni dai lavoratori, leggendoli sui giornali, o anche in alcuni casi con testimonianze dirette di alcune realtà. Per cui abbiamo fatto questa raccolta di dati, praticamente ha avuto una certa sistematicità dal 1989 fino alla fine del 1999. E praticamente ci sono centinaia di casi di fuori servizio, piccoli o grandi, in diverse situazioni dello stabilimento che riguardavano un attimo tutti gli impianti di produzione. Per quanto riguarda gli impianti di produzione del PVC, CVM, dicloroetano, abbiamo fatto una estrapolazione isolandoli e lasciandoli da soli, per cui prendendo in considerazione gli ultimi due anni, ‘98 e ‘99, abbiamo potuto contare un totale di 37 casi di fuori servizio, piccoli o grandi oppure fermati per manutenzioni perché si erano rotti alcuni macchinari. E sono così elencati praticamente, al CV22 ci sono stati 9 episodi, al CV23 16 episodi, al CV24 9 episodi, al CV25 3 episodi.

DOMANDA - Può dirmi le date di queste notizie che venivano?

RISPOSTA - Praticamente solo nel periodo che va dal ‘98-’99, sono tutti gli episodi che avevamo isolato; se poi andiamo all’indietro, alcuni episodi di cui abbiamo potuto constatare di persona perché o passavamo lì vicino oppure avevamo avuto notizie dirette, sono per esempio a fine febbraio e primi di marzo del ‘92, la tubazione aerea che collegava l’impianto di produzione del CVM con il CV24, praticamente era diventata un colabrodo, nel senso che si verificavano diverse rotture e venivano tamponate con delle fasce di tampone. Poi nel ‘98 abbiamo segnalato un episodio del quale abbiamo sentito parlare all’interno della fabbrica, ma l’azienda non aveva dato comunicazione, che era successo il 28 giugno ‘98 al reparto CV22, dove c’era stato un blocco di reattori di ossiclorurazione. Abbiamo fatto la segnalazione all’autorità competente, alla magistratura, che poi ha fatto le verifiche e ha riscontrato che questo episodio era successo davvero. Poi di tutti questi casi che avevo detto prima, i 37 casi che sono successi dall’inizio del ‘98 alla fine ‘99 c’è un elenco che abbiamo pubblicato.

 

Presidente: allegherà l’elenco anche perché si tratta di casi che si sono verificati dopo il periodo in contestazione.

 

DOMANDA - Lei li ha a portata di mano questi elenchi?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Se può produrli.

 

Presidente: va bene, li acquisiamo.

 

RISPOSTA - C’è stato un caso, un fuori servizio al CV22, aveva dichiarato, l’8.6.99, aveva dichiarato che la quantità immessa del CVM era...

 

Avvocato Santamaria: mi scusi, il Presidente le ha detto di procedere oltre.

 

DOMANDA - e lui procede oltre, sta procedendo oltre.

 

Avvocato Santamaria: il ‘99 non è il periodo oggetto di contestazione.

 

DOMANDA - Questa è una cronologia che lui riporta e credo che non offenda nessuno, sarà irrilevante semmai oppure sarà rilevante, lo giudicherà il Tribunale, perciò lui...

 

Avvocato Santamaria: stiamo parlando di società... procede oltre.

 

Avvocato Scatturin: stiamo parlando di impianti che sono di proprietà e gestiti da diverse società.

 

DOMANDA - Questo lo dirà dopo nella sua...

 

Avvocato Scatturin: mi rifaccio all’arco temporale considerato dall’accusa.

 

Presidente: il fatto è che noi ci troviamo di fonte a una imputazione che riguarda un periodo di tempo che arriva fino al 1995, parlare di fatti successivi in effetti è irrilevante rispetto a questo processo. Di fatti io ho detto che comunque il Tribunale avrebbe acquisito quei dati relativi al 1998, 1999, che peraltro riteneva che insistere sulle domande relative a quei casi specifici, fosse diciamo un fuor d’opera, un qualche cosa di ultroneo, quindi ho detto andiamo oltre nel senso che se ci sono altre domande che riguardano il periodo che è in contestazione, mi pare che siano quelle le domande da rivolgere al teste, invece che intrattenerci su queste rilevazioni che sono tutte successive.

 

Pubblico Ministero: se posso intervenire un attimo su questo punto, sono perfettamente d’accordo su questo discorso, peraltro chiedo che l’elenco che preparerà il teste dell’incidente verificatosi fino ad epoca recentissima venga acquisito dal Tribunale, perché quando la volta scorsa l’avvocato Arcidiacono amministratore di Enichem, che ha parlato dei soldi spesi da Enichem quindi dei meriti di Enichem, mi pare corretto anche parlare dei demeriti.

 

Presidente: il processo non è fatto di polemiche, è fatto di fatti, su questo vorrei richiamare l’attenzione di tutti.

 

DOMANDA - Cercavo di andare oltre, ma è lui che mi ha detto che aveva qualcosa ancora da dire. Se queste notizie che voi raccoglievate e poi le pubblicavate nei vostri volantini nelle vostre dichiarazioni, oppure esponendo in bacheca certe... Se venivano pubblicate anche su riviste scientifiche come la rivista di Medicina Democratica, che ha una diffusione evidentemente su base nazionale?

RISPOSTA - Tutti i lavori che abbiamo fatto, e sono diversi, anche nel caso del diario degli incidenti e altri documenti fatti relativi a problemi del CVM o altre cose, facevamo appunto un discorso di informazione interna alla fabbrica, attraverso vari strumenti che potevano essere il giornalino, attraverso strumenti interni che erano il giornalino oppure volantino o altre cose, o interventi anche durante assemblee e durante i consigli di fabbrica. Rispetto all’esterno gli stessi documenti venivano divulgati anche all’esterno della fabbrica e venivano dati anche periodicamente ai giornali locali, tipo "La Nuova Venezia" e "Il Gazzettino", che in tutti questi anni hanno riportato ampiamente il lavoro da noi prodotto, sui lavori specifici, più di una volta, anche Medicina Democratica ha pubblicato i nostri documenti, i nostri articoli, e penso questo sia successo 10, 15 volte. Per cui in 10, 15 numeri di Medicina Democratica abbiamo potuto avere dello spazio per poter pubblicizzare a livello nazionale il nostro lavoro. Abbiamo partecipato anche a convegni nazionali sempre promossi da Medicina Democratica.

DOMANDA - Se può dirmi adesso se il luogo dove si trova il suo ufficio di lavoro è identificato ai sensi della direttiva Seveso e come viene qualificato, così come lei lo ha descritto, circondato da questi serbatoi, da queste strutture, e strumentazioni?

RISPOSTA - Rispetto alla descrizione che facevo prima della centralità della palazzina dove lavoro, questa praticamente si trova in quella che viene definita l’area di morte in alcuni eventi...

DOMANDA - Cosa ha detto, non ho capito bene.

RISPOSTA - Che la zona dove ci troviamo è considerata dal punto di vista della direttiva Seveso in caso di fessurazioni di spanti di serbatoi o altre cose è classificata come area di morte, nel senso che si trova all’interno di 300 metri dei serbatoi dell’ammoniaca, che in caso di perdita di prodotto creerebbero la morte di chi è all’interno di una certa area e l’intossicazione più o meno grave su fasce più ampie. Questo anche rispetto al raggio d’azione delle sfere del CVM, e anche a quelle del fosfene che è molto più distante, ma ha un raggio di azione molto più lungo, nel senso che all’interno della direttiva Seveso il fosfene ha un livello di intossicazione che arriva fino a 8 chilometri dal punto dove succede l’evento catastrofico.

DOMANDA - Naturalmente questo vale per quel che riguarda gli strumenti dello stoccaggio?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Poi c’erano anche le ricadute dai camini?

RISPOSTA - Sì, praticamente, essendo all’interno dello stabilimento in area centrale sicuramente siamo in una fase di un posto geografico dove siamo all’interno di un cono di ricaduta a seconda delle variabilità atmosferiche. Sulle quantità di prodotti emessi in atmosfera praticamente i prodotti sono tantissimi, quelli che vengono emessi dai camini o dagli sfiati del Petrolchimico e le quantità sono rilevanti, nel senso che ci sono stati anche atti pubblici, come un censimento dell’industria del Comune di Venezia, pubblicato nel 1977 ed anche altri studi fatti dall’Enea su incarico del Ministero dell’ambiente, all’interno del Progetto Disia, relativi dati dell’89 e del ‘93, poi anche studi fatti dalla Provincia di Venezia successivi...

 

Avvocato Santamaria: c’è opposizione perché stiamo parlando di cose che non sono pertinenti, io ho sentito parlare di sostanze, di cose e di fatti che nulla hanno a che fare con l’imputazione.

 

DOMANDA - Queste cose sono indicate per un momento, per una descrizione dei luoghi perché altrimenti mi si dice...

 

Presidente: andiamo al di là della descrizione dei luoghi e veniamo alle sostanze in contestazione che sono appunto il CVM, PVC e il dicloroetano, la descrizione dei luoghi l’abbiamo già avuta ampiamente con cartografie.

RISPOSTA - Allora dai dati che abbiamo potuto vedere e sono tutti quanti di fonti ufficiali, limitandoci al CVM, al dicloroetano, nel 1978 venivano emessi in atmosfera 1685 tonnellate di CVM all’anno, nel 1990 156 tonnellate di CVM all’anno, nel 1993 8 tonnellate all’anno di CVM. Dati precedenti indicavano che, per esempio, a fine anni ‘70, inizi degli anni ‘70 c’erano circa 10 tonnellate al giorno che uscivano dagli impianti di produzione del CVM, per cui davano un totale annuo di circa 3650 tonnellate di CVM emesso in atmosfera dai vari impianti all’interno dello stabilimento. Dal dicloroetano, sempre dalle fonti ufficiali che avevo citato prima, nel 1978 venivano emesse 43 tonnellate di dicloroetano, nel 1990 vengono dichiarate 154 tonnellate anno, per cui invece che diminuire aumentano; nel 1993 viene dichiarato 0,09 tonnellate all’anno. Questi sono i dati ufficiali delle emissioni fatte dalle aziende, e raccolti da altri enti, sicuramente a seconda della variabilità atmosferica questo prodotto usciva, ricadeva e sicuramente ricadeva dove lavoravamo noi.

 

DOMANDA - Può dirci quali incarichi pubblici lei ha rivestito nel corso di questi anni fino ad oggi?

RISPOSTA - Nel 1990 sono stato eletto consigliere provinciale nella Provincia di Venezia, nella lista dei Verdi, il primo mandato va dal ‘90 al ‘95. Per un periodo da giugno del 1992 a metà del ‘95 ho ricoperto la carica di assessore provinciale per la tutela e difesa del territorio, praticamente sotto il mio assessorato ricadevano i controlli ambientali relativi alle competenze della Provincia, la rete di rilevazione di dati atmosferici, le centraline sparse in giro per la provincia, per cui la qualità dell’aria in ambito provinciale, la protezione civile e la polizia provinciale. Dal 1996 ad oggi sono ancora consigliere provinciale. Attualmente sono capogruppo di Rifondazione Comunista e Presidente della commissione consiliare e lavoro e problemi di Porto Marghera.

DOMANDA - Può dire se sulla base di questi dati forniti dalle aziende, attraverso le loro autodenunce, ci sono stati dei convegni come quello per esempio che ha portato alla presenza del professor Ugo Croatto dell’università di Padova, sulla nocività del cloruro di vinile, ci può dire qualcosa?

RISPOSTA - Quello che ho potuto sapere rispetto al discorso della nocività...

DOMANDA - Questo risalendo a quale anno lei può collocarlo come data, questo intervento di Croatto?

RISPOSTA - Il lavoro di Croatto è stato pubblicato in "Scienze e Lavoro" nel 1975, in un numero monografico dove si parlava della nocività da CVM su un periodico che si chiamava "Scienze e Lavoro". C’erano diversi interventi da parte del consiglio di fabbrica del Petrolchimico e da parte di altri ricercatori che hanno pubblicato le loro tesi. Per cui ho potuto verificare che nell’interno di Croatto c’era una quantificazione del CVM, cioè a pagina 133 di questo lavoro si parla delle perdite di produzione che allora erano considerate intorno al 2% negli impianti che normalmente erano presenti in Italia, quindi facendo una comparazione con le produzioni attuali del periodo c’erano emissioni in atmosfera che raggiungevano le 7.000 tonnellate all’anno di prodotto. Dopodiché sul problema della nocività del CVM relativi a quegli anni io ho potuto apprendere della nocività del CVM, dei problemi che avevano i lavoratori e quali cose poteva causare, leggendo documenti che venivano distribuiti all’interno della fabbrica. Allora il primo documento di cui conservo ancora copia, che ho potuto leggere all’interno della fabbrica, è del novembre del 1974, è un libretto fatto dall’assemblea autonoma di Porto Marghera, dove si parlava del problema del CVM, del suo effetto cancerogeno e delle condizioni di lavoro nelle quali i lavoratori di quei reparti lavorano, per cui con la descrizione del lavoro che svolgevano, delle concentrazioni altissime in PPM nelle quali erano costretti ad operare e dei danni che questo prodotto avrebbe fatto sui lavoratori. E c’erano anche delle proposte per migliorare la situazione. Altri documenti che ho potuto vedere successivamente è quello che ho citato prima di "Scienze e Lavoro", che è un documento molto ampio che prende non solo il ciclo di produzione del PVC, CVM ma anche altri impianti di produzione e parlava della situazione ambientale, dopo nel 1977 ci solo due numeri che ho ancora, sicuramente ne sono stati distribuiti altri, ma mi riferisco a questi, uno è un foglio che si chiama contro lavoro, che riportava i risultati delle indagini epidemiologiche fatte da medicina di lavoro di Padova quindi faceva informazione anche su quelli che erano i risultati i questa indagine epidemiologica, venivano fatte delle proposte per migliorare la situazione e il risanamento degli impianti e venivano proposte delle indagini conoscitive sui danni che le emissioni atmosferiche potevano avere avuto sulle popolazioni limitrofe allo stabilimento, in particolare si parlava di un’indagine sulle popolazioni di Malcontenta e di Viale San Marco, perché in queste situazioni c’erano ricadute di fumi, anche perché queste zone erano usate come discariche di prodotti. Questo è il primo documento che ricordo di avere ancora. Poi c’è un altro documento fatto da un comitato contro le produzioni di morte, che veniva distribuito all’interno dello stabilimento e anche fuori, dove si parla sempre del CVM, del suo effetto cancerogeno su più organismi, appunto facevano ancora delle proposte per la riduzione del rischio dei lavoratori, e veniva citato in quel periodo il documento di riduzione, di giugno del 1977, per le manutenzioni, cioè quel documento in cui si parlava di ridurre le manutenzione all’interno del Petrolchimico. Poi altri informazioni le ho avuto leggendo per esempio articoli di quel periodo, fine anni ‘70 sicuramente su giornali tipo "Lotta Continua" che pubblicava periodicamente dei rapporti da Porto Marghera su problemi di nocività e posteriormente anche su altri documenti, per cui nell’evolversi dei tempi nell’80, ‘81 ed anche posteriormente ho potuto prendere visione di altri documenti dove si parlava del problema.

DOMANDA - Scendendo con l’ala del tempo nel decreto legislativo 126 che è del ‘94, proprio in adempimento, in osservanza a certe norme di questo decreto la fabbrica, i dirigenti della fabbrica organizzavano delle riunioni che definivano informative formative, nelle quali è intervenuto anche l’ingegner Bentivegna che era il relatore. Può parlarci di queste riunioni e in particolare di questa riunione?

RISPOSTA - Quella è stata la prima riunione, la prima informazione ufficiale nella quale ho avuto...

DOMANDA - Può indicare la data di questa riunione?

RISPOSTA - E’ nel 1996, la data esatta... se trovo dove l’ho scritta, sì, 23 maggio 1996 c’è stata una informativa aziendale sul problema derivante dai prodotti lavorati all’interno dello stabilimento, questa riunione è stata fatta dall’allora responsabile della tecnologia l’ingegner Bentivegna, che attualmente è responsabile della logistica dello stabilimento, e in due o tre ore ha fatto una panoramica dei problemi e della prescrizione relativa alla 626. Quando è arrivato all’illustrazione dei prodotti cancerogeni interni al Petrolchimico, c’era l’elenco di tutti i prodotti, solo che ne mancava uno. Allora io ho alzato la mano per chiedere l’intervento e ho segnalato che all’interno di questo elenco di prodotti mancava proprio il CVM, che allora era su tutte le pagine dei giornali visto che era iniziato da poco il processo. La precisazione ha messo in imbarazzo il relatore che non ha saputo dare una giustificazione, ha giustificato con una svista la mancanza di questo prodotto. Per cui quella è stata la prima informazione aziendale che ho avuto sui problemi che davano determinati prodotti.

DOMANDA - Il fatto di lavorare, come lei ha accennato prima, nelle vicinanze, sono vicinanze molto ristrette, diceva lei, 200 metri, dai grossi serbatoi che sono adibiti allo stoccaggio di CVM e di altri prodotti chimici che sono nocivi evidentemente, provoca anche in lei delle situazioni di insicurezza, di preoccupazione, degli stati d’animo che sono tutt’altro di tranquillità, se può dire qualcosa?

RISPOSTA - Certamente non si lavora in maniera tranquilla, nel senso che almeno io sento, avverto un senso di pericolo latente, e avendo poi avuto modo di vedere, sentire anche lavoratori che hanno lavorato presso quegli impianti, di essermi documentato sui danni causati non solo dal CVM, ma anche da altri prodotti all’interno dello stabilimento, sicuramente c’è la paura che prima o dopo possa succedere qualcosa dal punto di vista della salute. In più essendo anche nelle estreme vicinanze del posto dove ci sono i vigili del fuoco interni allo stabilimento quando si sente una sirena di qualsiasi tipo, subito la pelle si solleva, c’è uno stato di paura, di apprensione costante. Questa naturalmente non è una situazione salutare in cui si opera all’interno dello stabilimento, tenuto conto dell’informazione che oggi c’è e sapendo quali sono i rischi che si corre. E questo senso di stress me lo porto anche fuori del posto di lavoro.

DOMANDA - Lei può dire in che modo ha risposto a queste vostre preoccupazioni l’azienda, con quali informazioni, con quali suggerimenti, con quali rimedi, con quali interventi?

RISPOSTA - Relativo a? Non ho capito la domanda...

DOMANDA - A queste vostre preoccupazioni, a queste vostre recriminazioni, a queste vostre denunce...

 

Presidente: usciamo dal generico, voglio dire né le preoccupazioni né lo stress che tutti magari soffriamo per un qualsiasi valida ragione sia nella nostra attività sia al di fuori della stessa, ma piuttosto invece le vostre denunce innanzitutto le vostre denunce su quali situazioni, le vostre proposte quali proposte, usciamo da questo generico. Io voglio sapere quali sono state le iniziative precise, concrete, il generico non esiste più in questo processo, io voglio sentire qualcosa di molto più specifico e attinente al tema.

 

DOMANDA - Ci sono dei documenti acquisiti.

 

Presidente: i documenti parlano... allora facciamo riferimento alla piattaforma del Fulc, vogliamo sapere quali sono le richieste che c’erano in quella piattaforma e perché avete fatto delle richieste, quali erano le situazioni che vi hanno indotto a fare quelle richieste in quel preciso momento storico?

RISPOSTA - In tutti i documenti fino a una certa data, fino al 1978, sicuramente ed anche forse qualche anno successivo, 78, 79, c’era la richiesta da parte sia delle organizzazioni sindacali ufficiali, ma anche da parte degli organismi che facevano contro informazione all’interno della fabbrica, dove si chiedeva che relativamente agli impianti CVM, PVC e dicloroetano vi fosse la fermata, il risanamento e il riavvio degli impianti, e che venissero applicate tutte le tecnologie possibili per migliorare la situazione ambientale, per arrivare al Mac zero, cioè alla non presenza di CVM nell’ambiente di lavoro e la non emissione. Queste erano le richieste specifiche che venivano fatte dalle organizzazioni sindacali, dai lavoratori generali. A queste domande l’azienda non ha risposto secondo il mio avviso in maniera concreta, tanto che nel 1977 è venuto di pubblico dominio il documento sulla riduzione delle manutenzioni all’interno degli stabilimenti, cioè nel senso di risparmiare e di manutenere il meno possibile e di considerare anche che i rischi erano calcolati, nel senso che anche se succedeva qualcosa il gioco valeva la candela, cioè nel senso che bisognava ridurre i costi delle manutenzioni. Questo dal mio punto di osservazione come attività lavorativa, nel senso che io come lavoro faccio il budget per cui vedo anche la metodologia di come si prevede le spese per gli anni successivi, in quegli anni ed anche successivamente diciamo che a metà dell’anno precedente ad agosto, settembre, i capireparto facevano le loro previsioni di spesa per le manutenzioni e per gli altri costi del reparto, poi successivamente attraverso tutta quanta una serie di riunioni fatte a livello di gruppo e di direzione questi costi venivano tagliati in maniera più o meno pesante, nel senso che non erano mai le richieste che venivano fatte dai singoli capireparti, non venivano mai esaurite in toto. Per cui i piani di intervento programmati teoricamente dal caporeparto, che prevedeva x milioni per mettere a norma o per fare determinati lavori di impianto, venivano tagliati per cui alla fine i soldi a disposizione non erano mai sufficienti a fare tutto quello che il caporeparto aveva programmato di fare. Si arrivava anche a situazioni estreme, anche quasi farsesche, nel senso che si risparmiava su tutto, non solo sulle manutenzioni in quegli anni, e mi riferisco a prima degli anni ‘80; c’è stato un periodo in cui si risparmiava perfino sul materiale economale, cioè nel lavoro di ufficio che avevamo noi si scriveva sui block-notes quelli comprati nelle cartolerie normali, si è arrivati al punto che l’azienda emanò l’ordine di non comperare più all’esterno i block-notes che venivano fatti utilizzando gli stampati del centro meccanografico rovesciati dalla parte bianca e incollati e distribuiti come block-notes. Per avere matite e penne nuove bisognava riconsegnare il mozzicone usato, c’era una ricerca del risparmio sull’illuminazione, nel senso che d’inverno alle 4 e mezza è buio, c’era la riduzione di punti luce esterni dello stabilimento e quelli che dimenticavano le luci aperte o che tenevano le luci di più rispetto a quello che avevano programmato venivano ripresi dalla direzione. Quello era il clima in cui si viveva in quegli anni.

 

DOMANDA - Può riferire su questo convegno che poi ha avuto la presenza anche dei dirigenti della fabbrica, tenuto presso la Camera di Commercio di Venezia il 15 giugno 1989, su ambiente di lavoro e salute, che era stato promosso dall’U.L.S.S. 36 dal Ministero dell’ambiente ed anche dalla Regione Veneto. In questo convengo molti dei relatori delle U.L.S.S. sottolineavano le proprietà tossiche del CVM, comprese quelle di cancerogeno multipotente. In questo convengo è intervenuto il professor Zanelli, dell’università di Pisa, dico queste cose per ricordarle questo convengo: al riguardo lui ha suggerito vari accorgimenti tecnici per ridurre questi rischi, e c’è stato un intervento del dottor Giudice che era il direttore del servizio sanitario aziendale, se lei può riferire un po’ meglio?

RISPOSTA - Io ero presente a quel convegno, insieme a Gabriele Bortolozzo siamo andati perché ci interessava l’argomento che veniva trattato, abbiamo sentito tutte le relazioni fatte dai rappresentanti delle U.L.S.S. locali dove parlavano del problema, appunto delle rilevazioni fatte nelle coorti, dell’incidenza dei danni che il CVM faceva, c’è stata una relazione del professor Zanelli dell’università di Pisa, che parlava appunto dell’impatto in caso di eventi catastrofici su ferrocisterne del CVM, per cui spiegava quali era gli impatti e il raggio d’azione e i danni che venivano causati in particolari situazioni calamitose. Proponeva anche delle modificazioni impiantistiche per rendere meno pericoloso il prodotto, si parlava allora dell’integramento dei sigari oppure di alcuni lavori da fare sui serbatoi di stoccaggio del prodotto per renderli più sicuri. Verso la fine del convegno è intervenuto il dottor Giudice che era allora sia responsabile locale del servizio dell’infermeria di fabbrica, e allora era anche responsabile nazionale del servizio sanitario Montedison, sinceramente la sua relazione è stata l’unica che era in controtendenza rispetto agli argomenti della giornata e a tutte le relazioni che erano state fatte. Il dottor Giudice disse che dalle rilevazioni che aveva fatto il servizio sanitario interno dello stabilimento risultava che mediamente i lavoratori che lavoravano presso gli impianti del CVM e PVC erano mediamente più sani di tutti gli altri lavoratori che lavoravano all’interno dei stabilimenti...

 

Avvocato Baccaredda: signor Presidente si tratta di documenti che sono stati depositati, le relazioni del dottor Giudice, è stato sentito il dottor Giudice, sono stati chiesti commenti ad altri testimoni su quel convegno a cui hanno partecipato.

 

Presidente: sentiamo anche questo commento, molto sinteticamente.

RISPOSTA - Che mediamente i lavoratori erano più sani, che il problema del CVM era stato montato un po’ rispetto ai problemi effettivi, visto il periodo storico nel quale il problema era avvenuto. Per cui Giudice invitava alla rivisitazione del problema e al ridimensionamento del problema CVM.

 

DOMANDA - Ricorda lei la risposta ufficiale dell’azienda, dell’impresa a queste vostre preoccupazioni, che poi è il budget manutentivo del giugno 1977, se può dire due parole su questo?

RISPOSTA - Cioè rispetto al discorso mi pare di avere detto tutto quanto, rispetto al clima di allora e ai non lavori che erano stati fatti.

DOMANDA - Anche sui trattamenti che vi erano riservati, sia a lei che a Bortolozzo che ad altri che si occupavano di questi problemi, che poi non erano delle invenzioni.

RISPOSTA - Diciamo che un po’ tutti noi abbiamo avuto delle attenzioni, visto che forse eravamo considerati dei lavoratori scomodi, perché con la nostra attività di denuncia creavamo forse dei problemi all’azienda, abbiamo avuto dei problemi con l’azienda, cioè nel senso che il Bortolozzo, ho qui un documento fatto da Bortolozzo nel novembre del 1995, ha subìto un paio di spostamenti di reparto appunto perché nella primavera del 1982 lavorava al CV6 ed è stato spostato al CV14 appunto perché aveva avuto delle prese di posizione si problemi ambientali del reparto. Nel 1983 quando era al CV14 fece un esposto alla Pretura di Mestre su un fatto di inquinamento ambientale nel reparto. Dopo questo esposto venne spostato all’impianto CV7. Nel momento in cui il suo esposto ebbe effetto, nel senso che il caporeparto del CV14 venne condannato...

 

Avvocato Baccaredda: non è stato condannato signor Mazzolin.

RISPOSTA - Ebbe una sentenza.

 

Avvocato Baccaredda: ha fatto domanda di oblazione ed è stato ammesso all’oblazione.

RISPOSTA - Nel momento in cui vi fu questa sua denuncia, ebbe questo risultato la sua denuncia, all’interno del reparto dove era, il CV7, lo misero fuori organico, praticamente a disposizione, senza un lavoro particolare da svolgere, e venne minacciato più volte di essere messo in cassa integrazione, e praticamente facendogli capire che prima o dopo sarebbe stato fatto uscire dalla fabbrica. Relativamente ad altri episodi nel 1989 durante un’assemblea pubblica abbiamo visto che c’era la presenza di personale della vigilanza dello stabilimento che partecipava a queste assemblee pubbliche, la presenza della vigilanza all’interno di convegni o dibattiti organizzati tra noi l’abbiamo vista anche in precedenza, abbiamo fatto un esposto alla Magistratura e abbiamo attivato anche il parlamentare Michele Boato che fece un’interrogazione parlamentare sull’episodio al Ministero del lavoro. Venne incaricato l’ispettorato del lavoro di fare delle indagini ed allora venne accertato che la persona della vigilanza che era presente all’iniziativa non era lì a titolo personale, per sentire, ma era lì per motivi di lavoro, perché era stato inviato dall’azienda a sentire gli argomenti trattati, tanto che era in orario straordinario. Successivamente negli anni... un altro nostro collega, Sgnaolin Giovanni che faceva parte del gruppo dell’agenzia di informazione Colac venne spostato dall’amministrazione in un altro reparto, motivando che il tipo di lavoro lo metteva in contatto con documenti riservati, per cui a questo punto era meglio se fosse messo da parte. Io personalmente come singolo nel periodo nel quale sono stato assessore alla difesa e tutela del territorio ho avuto modo, il 15 marzo 1993, di fare insieme con RAI1 all’interno della trasmissione che si chiamava "Fatti e misfatti" un servizio sulla laguna avvelenata, per cui dei problemi che c’erano in maniera generale derivanti dal polo industriale di Porto Marghera, per ci si parlò un attimo di tutto, dal discorso degli scarichi ai problemi delle emissioni atmosferiche e altre cose. La trasmissione diciamo ebbe delle ripercussioni tanto che l’allora responsabile dell’ente zona dottor Marzollo protestò con il Presidente della Provincia e con altri assessori della mia Giunta, e venni a sapere dopo che anche in fabbrica presso la scuola aziendale venne visionato i giorni successivi il filmato sia da rappresentanze sindacali e rappresentanze dell’azienda e minacciarono denunce e querele, che poi non seguirono. Bortolozzo nel ‘95 dopo avere presentato la denuncia che ha dato inizio a questo processo venne attaccato personalmente più di una volta anche dalle organizzazioni sindacali tramite volantini, o anche durante assemblee pubbliche, tanto che veniva fatta una campagna di delegittimazione a titolo personale, dove veniva indicato come pagato da un fantomatico gruppo della concorrenza, o come quello che voleva chiudere lo stabilimento, quindi facendo perdere i posti di lavoro ai lavoratori. Stesso trattamento lo ebbi anch’io quando dopo un periodo di aspettativa per cariche pubbliche rientrai in fabbrica e tramite volantino la Fulc mi attaccò per un un’intervista fatta sul discorso del processo. La presenza della vigilanza di stabilimento l’abbiamo notata anche l’11 novembre ‘95 quando al centro civico di Mestre ho fatto una assemblea in ricordo di Gabriele Bortolozzo per continuare l’opera che lui aveva intrapreso. Dopodiché ci sono diversi episodi, tra cui anche manifesti fatti dalle organizzazioni sindacali il 25 novembre 1997, venne affisso nelle bacheche sindacali delle portinerie un manifesto che rimane lì per 15 giorni, dove praticamente io, Sgnaolin, Zagagnin e l’onorevole Boato venivamo indicato come quelli che volevano far perdere i posti di lavoro ai lavoratori, perché c’era la polemica tra Rifondazione Comunista e le organizzazioni sindacali derivanti appunto da tutto il discorso dall’avvio di questo processo. Dopodiché ho avuto anche delle contestazioni fisiche, cioè il 16 giugno del 1998 andando in mensa è stata organizzata una contestazione nei miei confronti da parte di alcuni esponenti del sindacato che hanno manifestato, tipo proteste alla Sing Sing, battendo le posate sui piatti al mio ingresso. Dopodiché tutte le richieste rispetto al riconoscimento della categoria che ho avuto, richiesta inoltrata per scritto nel 1995 e nel ‘99 non hanno mai avuto risposta.

 

DOMANDA - Può concludere dicendo due parole sul budget manutentivo.

RISPOSTA - Sul budget della manutenzione mi pare di avere parlato...

DOMANDA - La risposta è la risposta dell’azienda in realtà a queste vostre richieste, a queste vostre preoccupazioni?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Cioè come si doveva manutenere in che modo, il budget è stato pubblicato nel 1977 poi.

RISPOSTA - Sì, il budget è stato pubblicato, però mi pare nel corso delle domande che mi sono state fatte prima di averne già parlato, prima.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - In particolare se lei aveva predisposto lei come Medicina Democratica o altra organizzazione, degli elenchi e ne ha fatto un documento in relazione a tutti gli incidenti, in particolare al periodo che ci riguarda, quindi prima dell’anno ‘96, e se l’ha predisposto, o se lo predisporrà ne chiedo l’acquisizione quindi se viene consegnato al Tribunale allora non le faccio domande specifiche su ogni singolo incidente.

RISPOSTA - Io ho qui una copia del documento che parte dal...

DOMANDA - Che documento è?

RISPOSTA - Diario di incidenti e fuori servizio e cose varie accaduti al Petrolchimico negli ultimi 20 anni, aggiornato all’8 febbraio del 2000.

DOMANDA - Chi lo ha preparato questo documento chi lo ha redatto?

RISPOSTA - Io personalmente insieme con l’associazione Gabriele Bortolozzo, da Medicina Democratica e dall’agenzia di informazione Colac.

DOMANDA - Chiedo che venga acquisito questo documento. Una domanda volevo fare, perché da un numero di Medicina Democratica del ‘97, numeri 111 e 113, marzo agosto ‘97, c’è un diario degli infortuni, dei guasti impiantistici e dell’inquinamento chimico a Porto Marghera dal 1988 fino all’anno della rivista. Siccome non ci sono indicazione di firme, peraltro anche di questo documento chiedo l’acquisizione, volevo solo chiedere se a questo documento ha partecipato anche lei, è stato redatto da lei da solo o insieme ad altri?

RISPOSTA - Sì, sono uno degli estensori.

DOMANDA - Si ricorda che documento è?

RISPOSTA - Sì questo qui è aggiornato.

DOMANDA - Poi un altro numero di Medicina Democratica, il 119 e 21 sempre che parla di questo tipo di incidenti per questo periodo, lei ce l’ha da consegnarlo?

RISPOSTA - Praticamente è sempre lo stesso documento che nel corso degli anni è stato aggiornato, e questa è una versione parziale che copre tutto il periodo.

DOMANDA - Quando si è tenuta quella famosa riunione il 23 maggio ‘96 in cui il relatore non ha parlato del CVM, ha indicato tra le sostanze cancerogene il dicloroetano?

RISPOSTA - Non ricordo, ho fatto caso alla mancanza del CVM.

DOMANDA - Quando lei ha fatto riferimento poco fa al direttore dell’ente zona dottor Marzollo che ha protestato presso il Presidente della Provincia quando lei era assessore per l’intervento che era stato effettuato anche sulla RAI, da parte sua di chi in particolare si tratta, è il dottor Dino Marzollo che è imputato in questo processo?

RISPOSTA - L’ex direttore del Petrolchimico.

DOMANDA - Un’altra cosa le volevo chiedere facendo riferimento ad un documento del 19 gennaio del 1995 che è stato depositato per tutte le difese presso la segreteria della Procura della Repubblica, si tratta di un programma di comunicazione azienda territorio, che viene mandato dalla sede centrale dall’allora, credo che fosse amministrato delegato Cuomo, agli stabilimenti, in cui si fanno alcuni riferimenti specifici agli interventi nei confronti degli enti pubblici, della stampa, tra l’altro un accenno viene fatto alla magistratura, ai rapporti con le istituzioni. In particolare in questo documento, negli allegati a questo documento, lì dove si parla del bilancio sociale, si parla espressamente di erogazione finanziaria nei riguardi delle strutture delle Stato e delle autonomie localmente locali. Le rivolgerò la domanda globalmente perché lei nel periodo è stato anche assessore e consigliere provinciale, per quanto riguarda i rapporti con le istituzioni, questo documento parla di responsabili delle istituzioni locali, Comuni, Province, e Regioni che rappresenta un momento politico di rilevante importanza, non di rado tra questi vi sono anche dipendenti Enichem, in fondo a questo paragrafo dopo avere parlato di parlamentari e anche di magistratura etc., si dice: "Dopo un’attenta sollecitazione degli interlocutori chi, della loro identità politica e istituzionale e della loro attitudine e dei loro bisogni, si può importare una strategia di comunicazione che in tal senso per essere efficace dovrà essere sufficientemente interattiva". Allora, sia nel suo ruolo di amministratore pubblico e consigliere provinciale sia perché nel ‘95 lei è tornato in fabbrica, se di questo documento, dei contenuti di questo documento, e dello sviluppo concreto di questo documento lei ha saputo qualche cosa, in che circostanze, in quale maniera?

RISPOSTA - Il documento ho avuto modo di leggerlo anche io, personalmente non ho avuto nessun rapporto di quel tipo descritto nel documento, cioè nel senso che l’azienda nei miei confronti non ha mai avuto nessun atteggiamento di verificare o di venire incontro alle mie esigenze nel bisogno.

DOMANDA - Quando lei ha letto questo documento si è posto il problema, o ne ha parlato a qualcuno all’interno dell’azienda, se era un documento estemporaneo del gennaio ‘95 o se anche in precedenza c’erano stati documenti di questo tipo? Cioè io ho trovato questo del gennaio ‘95, per l’epoca che ci riguarda volevo chiedere se le risulta, se si è informato, se lo sa che ce ne sono altri precedenti?

RISPOSTA - No, non so, io ho visto solo quello.

DOMANDA - Chiedo l’acquisizione di questo documento, non ho altre domande.

 

Avvocato Bettiol: avremo diritto a vedere.

 

DOMANDA - Come ho detto in premessa si tratta di un documento già depositato in segreteria del Pubblico Ministero oltre un mese fa, sono stati depositati il 29 febbraio un insieme di documenti e poi il 17 aprile degli altri documenti. Quindi sicuramente è passato questo arco temporale.

 

AVVOCATO SCHIESARO

 

DOMANDA - Due sole precisazioni sui dati che lei ha raccolto circa l’emissione in atmosfera del CVM e delle altre sostanze inquinanti tossiche come il dicloroetano. Lei ci ha parlato di alcuni dati di quantitativi ricavati negli atti ‘78, ‘90, ‘93, per tutte e due queste sostante, 1.700 tonnellate nel ‘78, parliamo di CVM, 156 tonnellate nel ‘90, 8 tonnellate nel ‘93, corrispondono sostanzialmente a quelle che poi sono state dichiarate nel ‘98, i documenti che avevamo già prodotto parlano di 7.700...

 

Avvocato Baccaredda: chiedo scusa avvocato Schiesaro, non risulta che ci sia una imputazione per l’emissione in atmosfera di CVM, quindi la domanda verte su un tema che non è oggetto di contestazione penale.

 

DOMANDA - Risulta che c’è l’imputazione di disastro colposo che è legato anche all’emissione nell’atmosfera di sostanze che hanno messo in pericolo l’incolumità pubblica, ed è questo di cui stiamo parlando. Allora questi dati, lei dice che sono stati ricavati da che cosa? Cioè ha parlato di dati forniti dall’azienda che lei o la sua associazione aveva ricavato da censimenti pubblici, mi pare di avere capito, può essere più preciso sul punto con riferimento a quantitativi?

RISPOSTA - Allora, i dati relativi al 1978 sono quelli ricavati dal censimento delle industrie di Porto Marghera edito dal Comune di Venezia, sono due volumi che il Comune di Venezia ha prodotto, uno per le piccole industrie, l’altro per le grandi industrie e alla fine di questo volume prodotto dal Comune di Venezia su autodenunce delle aziende ci sono anche le quantità totali annuali che derivano appunto dagli impianti. I dati relativi al 1990 e al 1993 sono dati che sono stati ricavati dall’Enea nell’ambito di un progetto ministeriale, Ministero dell’ambiente che si denominava Disia, disinquinamento atmosferico, e il progetto gestito Disia gestito appunto dall’Enea, aveva dato a una ditta STA, Servizi Tecnici Ambientali della zona, di fare un censimento per raccogliere i dati storici dalle aziende, per cui anche questi dati derivano dal lavoro svolto da questa ditta per conto dell’Enea, che ha raccolto le autodenunce dalle singole aziende e poi le ha messe all’interno della banca dati che attualmente è presso la Provincia di Venezia. Sulla cosa la Provincia ed anche io come assessore, alla fine del ‘94 quando è stato consegnato il lavoro, abbiamo anche pubblicizzato tramite i giornali, i risultati dell’analisi.

DOMANDA - Ecco, comunque allora sono sicuramente tutti dati su autodenuncia?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei poi ha parlato del dato fornito da Croatto nel ‘95.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Che avrebbe fatto una stima del CVM emesso in atmosfera molto diversa da queste, se è vero come lei ci ha detto, come ho capito bene, parla di 7.000 tonnellate annue nel ‘95, contro le...

RISPOSTA - Il dato di Croatto è riferito ai primi anni ‘70, non individua l’anno esatto, almeno da quello che ho potuto leggere sul documento della sua relazione, lui presumibilmente parla del ‘70, ‘71, tenendo conto del 2% come perdite medie e valutando tutte le produzioni dei singoli impianti allora in funzione, aveva fatto un calcolo che era sulle 7.000 tonnellate all’anno.

DOMANDA - Quindi era allora molto indietro nel tempo?

RISPOSTA - Sì, sono dati riferiti.. i primi tre che ho citato sono ufficiali.

DOMANDA - Ecco, ufficiali forniti dall’azienda?

RISPOSTA - Sì, sempre dalle aziende.

DOMANDA - Dentro questi dati lei ha mai avuto modo di entrare, cioè ha avuto modo di fare una lettura critica dei dati anche nella funzione di assessore, di responsabile provinciale per la questione ambientale, e in particolare per lettura critica intendo una ricerca più puntuale del significato tecnico del dato. Voglio chiedere in particolare se ha avuto modo di occuparsi e di scoprire se questi dati che riferiscono fughe in atmosfera sono limitati agli episodi di macrofughe, cioè gli eventi rilevanti, il gas che esce in torce etc., o tengono conto anche delle microfughe, cioè delle perdite che vengono rilevate dai gascromatografi, ma che non attivano un procedimento cautelare, come potrebbe essere quello dell’incidente rilevante. In queste specificazioni ci è entrato dentro, ha avuto modo di chiarirle o il dato rimane così?

RISPOSTA - Per il periodo che sono rimasto assessore io abbiamo iniziato, il tempo nel quale sono stato assessore, è stato limitato a 2 anni e mezzo, per cui sono riuscito ad ottenere la chiusura del lavoro dell’Enea STA alla fine del mio mandato, per cui abbiamo pubblicizzato il dato grezzo diciamo, senza poter fare delle verifiche su cosa era prodotto. La produzione del dato, secondo una mia interpretazione, però non sono un tecnico, si riferiscono ai dati relativi alle emissioni normali, cioè volume del camino, tanti metri cubi al secondo, tanti PPM per metro cubo, per cui automaticamente salta fuori un numero alla fine. Secondo il mio modesto avviso, però potrei essere smentito da qualcuno, penso che non siano considerate in quel dato né le macrofughe né le microfughe. Sul lavoro però l’assessorato ambiente della Provincia di Venezia sta producendo insieme con l’Arpav, e mi pare che domani venga divulgato il dato, sulle quantità di inquinanti emesse in un periodo che è il 1999, preso in esame l’ultimo anno, dalle microfughe. Per cui l’assessorato ambiente ha continuato a lavorare sui problemi anche delle emissioni e domani probabilmente, io non l’ho ancora visto perché, verrà presentato domani, stanno facendo un lavoro di valutazioni delle quantità emesse dalle aziende derivanti da fatti incidentali.

DOMANDA - L’ultima domanda è sempre con riferimento all’attività da lei svolta come assessore, lei ha parlato di responsabilità per il monitoraggio dell’aria, le cosiddette centraline, visto che lei aveva questa responsabilità, sa dire al Tribunale se queste centraline avessero tra i parametri di ricerca di monitoraggio della qualità dell’aria qualcosa di specifico sul CVM, dicloroetano o altre sostanze tipiche emesse in atmosfera dal Petrolchimico Porto Marghera?

RISPOSTA - No, le centraline fisse non avevano strumenti di rilevazione per i microinquinanti, avevano diciamo i macroinquinanti, quelli previsti per legge. Mi è stato detto che in alcune situazioni strettamente limitate erano stati fatti dei campionamenti su singoli inquinanti, però erano spot fatti non in maniera metodica.

DOMANDA - Ci vuol dire meglio, cioè chi le ha detto, cioè è stato fatto dal suo servizio?

RISPOSTA - No, mi avevano riferito che nei periodi precedenti in alcuni casi, che però non ho potuto verificare né quando né dove, erano state fatte anche delle analisi all’interno dello stabilimento insieme alle U.L.S.S. sulle emissioni a camino, però la cosa è durata pochissimo tempo e poi era stata abbandonata per imprecisione anche delle apparecchiature che erano state usate. Sulla rete di rilevazione che allora era appunto sul progetto ministeriale in ristrutturazione, perché dovevano essere messi degli apparati nuovi in base alla nuova normativa, non c’erano i rilevamenti sui microinquinanti.

DOMANDA - E quindi sul CVM.

RISPOSTA - Sul CVM no.

 

AVVOCATO MANDERINO

 

DOMANDA - Lei ha detto di essere stato delegato sindacale dal ‘76 all’89, è giusto?

RISPOSTA - Dal ‘79 all’86.

DOMANDA - Io vorrei sapere più specificatamente qual è stato il ruolo del sindacato nell’informazione di fabbrica negli anni in cui lei era delegato a proposito dalla cancerogenicità del CVM. Cioè a parte dei volantini, lei ha parlato di un primo volantino diffuso nel ‘74, venivano svolte assemblee di fabbrica dove si informavano i lavoratori anche delle indagini e degli esiti delle indagini Fulc del ‘75 ‘77?

RISPOSTA - Nel periodo che io sono stato delegato appunto che sono stato assunto, dal ‘74 in poi, non ho mai potuto partecipare a una riunione, a una assemblea specifica sull’argomento.

DOMANDA - Perché?

RISPOSTA - Perché le assemblee generali, dove venivano coinvolti tutti i lavoratori dello stabilimento per informarli sul problemi non sono mai state fatte, sul CVM. Forse sono state fatte delle riunioni specifiche per gli addetti del reparto, ma io lavorando al di fuori di quei reparti di produzione non ho mai potuto partecipare a nessuna riunione dove si parlasse del problema CVM.

DOMANDA - Quindi riunioni di carattere generale che riguardassero tutti i lavoratori che avevano a che fare con il CVM non ce ne sono state?

RISPOSTA - No, non mi risulta.

DOMANDA - Lei ha collaborato con Bortolozzo nello svolgimento dell’indagine personale che svolgeva nei reparti, cioè lei conosceva già Gabriele Bortolozzo?

RISPOSTA - Io l’ho conosciuto a fine 1984, e da allora abbiamo iniziato a lavorare insieme su diverse problematiche. Sul discorso specifico del CVM praticamente Bortolozzo era la figura portante, anche perché aveva lavorato in quei reparti e conosceva in prima persona il problema. Si è praticamente quasi sempre occupato lui in prima persona dell’argomento CVM e PVC, abbiamo pubblicato però insieme su un giornalino che aveva costituito e si chiamava la testata "Residuo", come titolo del giornale, nel periodo ‘92-‘93 a puntate, cioè nel senso partendo dal primo numero, il zero, per 3 o 4 numeri, abbiamo pubblicato in tempo reale il lavoro che Gabriele Bortolozzo aveva iniziato a fare come indagine e raccolta delle informazioni che poi hanno prodotto alla fine il dossier che denuncia. Per cui abbiamo collaborato insieme perché facevamo un lavoro di collaborazione, per la figura relativa al CVM era praticamente lui che grossomodo faceva tutto il lavoro, noi gli davamo una mano dove potevamo, raccogliendo documentazione o dandogli collaborazione.

DOMANDA - Lei è a conoscenza, a proposito delle varie richieste o consigli di spostamenti di lavoratori colpiti da malattia collegata al lavoro del CVM, è a conoscenza del mancato spostamento di molti di questi lavoratori?

RISPOSTA - Sì, ho sentito alcuni lavoratori, conoscendo i lavoratori che avevano costituito il primo nucleo iniziale assieme a Gabriele Bortolozzo dei parenti e vittime del CVM, ho sentito più di un lavoratore che era ancora in vita che diceva che nel momento in cui ha avuto diciamo il consiglio di essere spostato dal reparto di produzione dove operava, questo consiglio non ha avuto nessun esito, nel senso che ha continuato a rimanere nell’impianto dov’era.

 

AVVOCATO PANAGIA

 

DOMANDA - Mi corregga se sbaglio, la rivista nella quale ha scritto il professor Croatto è "Scienza e Lavoro"?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E` del 1975?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Allora mi vuole indicare i criteri o le metodiche con cui ha proceduto, se le ricorda, in questo il professor Croatto per quanto riguarda le fughe in atmosfera?

RISPOSTA - Sinceramente non saprei, so che ho letto quello che c’è scritto sul libro, non so come abbia prodotto questo tipo di elucubrazione, ho letto a pagina 133 del documento, c’è scritto quello che ho citato.

DOMANDA - Un’ulteriore precisazione, perché forse ho capito male io mentre lei rispondeva a una domanda, il lavoro è pubblicato nel ‘75, quindi il periodo che analizza Croatto è del ‘75?

RISPOSTA - In queste cose è sicuramente precedente, per cui i dati che ha considerato minimo erano di un paio di anni prima.

DOMANDA - Ma questa è una sua congettura?

RISPOSTA - E` una mia considerazione perché per esempio i dati di qualsiasi studio fatto da enti pubblici o da singoli ricercatori pubblicati nel ‘75 sono relativi a dati sicuramente più vecchi, minimo uno o due anni precedenti.

DOMANDA - Croatto comunque non indica il periodo e soprattutto...

RISPOSTA - Lui indica primi anni ‘70.

DOMANDA - E soprattutto non precisa i criteri attraverso i quali è arrivato a queste conclusioni, le metodiche?

RISPOSTA - No, la metodica no, lui parlava del famoso discorso del valutare delle perdite di produzione intorno al 2%, che il 2% secondo le sue valutazioni erano quelle medie delle tecnologie allora esistenti in Italia. Tenuto conto di alcuni dati produttivi di allora, però non so l’anno esatto cui fa riferimento Croatto, tanto che a pagina 133 ha riportato inizi anni ‘70, e non dice l’anno esatto, ha valutato le 7.000 tonnellate annue. Non dice altro, per cui non posso dire altro.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Lei mi sembra di aver capito che si occupava di logistica, dal punto di vista del suo lavoro?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi lei non si occupava di manutenzione?

RISPOSTA - No, io mi occupavo di logistica dal punto di vista dell’analisi dei costi, nel senso anche il budget e la consuntivazione sia delle quantità che dei costi, dei reparti che erano all’interno del nostro servizio, che era la logistica.

DOMANDA - Quindi lei non si occupava di manutenzione dei reparti PVC e CVM?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Lei non aveva rapporti con i capi area, i coordinatori di manutenzione dell’area PVC CVM?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Lei sa che differenza c’è tra una nota per la formulazione di un budget e il budget di manutenzione vero e proprio?

RISPOSTA - Penso di sì, nel senso che per 25 anni faccio il budget dei reparti che sono all’interno della logistica.

DOMANDA - Perché lei in realtà ha parlato di problemi non di budget di manutenzione di logistica, ma ha parlato di manutenzione in generale, e cercavo di capire quali erano le sue fonti, anche perché questo, sulla base di che dati ha parlato? Sicuramente ha parlato sulla base di una nota di formulazione del budget e ne ha fatto, per questo le chiedevo che differenza ha con un budget di manutenzione. Ma sulla base di quali fonti lei ha basato la sua dichiarazione sulla manutenzione negli impianti del Petrolchimico in particolare di CVM e PVC?

RISPOSTA - Le valutazioni che ho fatto sono delle deduzioni personali che saltano fuori dalla lettura del documento pubblicato su più riviste e giornali, che era il documento di giugno ‘77 per la formulazione del budget, e dalla esperienza personale di costruzione di budget, di previsioni di un altro settore però.

DOMANDA - Perché lei ha detto...

RISPOSTA - Che non è l’impianto di produzione, perché il settore dove opero io sono servizi, per i criteri generali di valutazione dei costi sono gli stessi.

DOMANDA - Quindi l’unico documento su cui si è basata la sua spedizione, al di là dell’esperienza in logistica che lei ha di budget, è la nota per la formulazione del budget di Favero?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - In logistica?

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: altre domande? Sospendiamo per un quarto d’ora. Riprendiamo l’udienza.

 

Avvocato Sforza: sentirei il signor Marchi.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - MARCHI MAURIZIO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato Sforza.

 

AVVOCATO SFORZA

 

DOMANDA - Ci può dire il suo titolo di studio, le sue esperienze lavorative?

RISPOSTA - Ho studiato come ragioniere e lavoro presso il Ministero del lavoro a Livorno come impiegato di settimo livello.

DOMANDA - Lei ha avuto modo di occuparsi dello stabilimento di Rosignano Solvay dell’attività produttiva che vi svolgeva, dei cicli di produzione che vi si praticavano e per quali ragioni?

RISPOSTA - Sì, me ne sono interessato per lunghi anni, me ne interesso ancora sia per una questione personale, sono nato lì, quindi ho sempre vissuto lì anche con il rischio che questo comporta, e con l’inquinamento che si subisce tutti, e anche per questioni generali all’interesse alle questioni sociali ambientali.

DOMANDA - Lei ha avuto qualcuno in famiglia che vi ha lavorato in questo stabilimento, suo padre forse?

RISPOSTA - Mio padre, mio nonno ed altri parenti.

DOMANDA - Lei stesso forse ha fatto qualche breve esperienza lavorativa in questo stabilimento?

RISPOSTA - Io ho fatto una breve esperienza lavorativa nello stabilimento in una pausa estiva mentre ero ancora giovanissimo studente.

DOMANDA - Nella sua attività di ricerca, studio, poi dopo vi arriveremo più da vicino, sull’attività produttiva dello stabilimento di Rosignano Solvay ha tratto indicazioni sul tipo di produzione che vi veniva svolta, cioè quali sostanze venivano prodotte, quali erano le produzioni?

RISPOSTA - Le produzioni principali dello stabilimento di Rosignano sia negli anni ‘70 sia attualmente erano e sono: carbonato di sodio, cioè la comune soda, bicarbonato di sodio, cloro, soda caustica, polietilene, acqua ossigenata, fino al ‘78 anche il CVM.

DOMANDA - Il CVM si produceva fino al 1978?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Poi non si è più prodotto?

RISPOSTA - No, poi a Rosignano non fu più prodotto, l’impianto fu chiuso proprio per questioni ambientali documentate.

DOMANDA - Ci vuole rappresentare quali sono esattamente le ragioni che condussero alla sospensione della produzione del CVM in quello stabilimento?

RISPOSTA - Ci fu intanto il professor Viola che era il capo servizio del servizio sanitario della Solvay che condusse fin dai primissimi anni ‘70 studi approfonditi sia su ratti che su scimmie e anche sui lavoratori esposti fin dal ‘53 al CVM mettendo piano piano a fuoco tutta la gravità dell’esposizione al CVM, il professor Viola. Successivamente la stessa Regione Toscana su pressione dei lavoratori e dello stesso sindacato ai primi anni ‘70 avviò un’indagine sia sui lavoratori esposti che sulla popolazione circostante l’impianto, questa indagine si concretizzò poi in una pubblicazione pubblicata nel giugno del 1978 che metteva in luce effetti estremamente preoccupanti dell’impianto CVM di Rosignano.

DOMANDA - Fu la direzione dello stabilimento quindi a prendere la decisione di sospendere nel ‘78 la produzione di CVM?

RISPOSTA - La direzione aziendale resistette, però poi dovette acconciarsi alle indicazioni del Criat regionale che prescriveva nel ‘78 stesso Mac zero, cioè emissioni zero dall’impianto.

DOMANDA - Successivamente alla chiusura della produzione del CVM nel ‘78 le risulta che vi furono anche altri tentativi della direzione dello stabilimento di riavviare questo tipo di produzione?

RISPOSTA - Sì, certamente, naturalmente la Solvay non digerì quella chiusura del ‘78 in quanto le restava una enorme produzione di cloro a Rosignano che non sapeva come gestire. E quindi fin dall’80, reiterando poi la proposta nell’84 fino a concretizzarla nel dicembre ‘86, ripropose un grande impianto per la produzione di 240.000 tonnellate anno di CVM e 160 tonnellate anno di PVC.

DOMANDA - E la notizia di questo tentativo di riavviare questo tipo di produzione, che immagino fu conosciuta anche dalla popolazione, che tipo di reazioni indusse?

RISPOSTA - Reazioni estremamente preoccupate fin dall’inizio. Faccio notare che indusse reazioni preoccupate prima di tutto tra i lavoratori Solvay, io personalmente che avevo rapporti con i lavoratori Solvay, almeno con alcuni, interloquii subito con questi lavoratori quando la proposta si riconcretizzò e proprio da questi lavoratori ebbi i primi segnali inequivoci che questi lavoratori si volevano opporre a questa nuova produzione perché avevano la memoria storica di quello che era stato il vecchio impianto e degli effetti che aveva avuto.

DOMANDA - A questo riguardo lei ha citato gli effetti che aveva avuto il vecchio impianto, si erano manifestati già alcuni casi di patologie che hanno destato particolare preoccupazione in relazione a quel tipo di produzione?

RISPOSTA - Certo, come ho accennato prima l’indagine della Regione e del Comune, pubblicata nel giugno ‘78, mise in luce effetti più che altro sulla popolazione circostante l’impianto, del vecchio impianto CVM, con dati estremamente preoccupanti come aumenti di mortalità per cancro, mortalità infantile e malformazioni congenite.

DOMANDA - Può riferire al Tribunale di iniziative concrete prese a diversi livelli per contrastare questo progetto di riavvio della produzione del PVC nell’area di sua competenza?

RISPOSTA - Sì, dopo, come dicevo, il primo input che fu dato significativamente da alcuni lavoratori Solvay, la consapevolezza, la maggior presa di coscienza si estese rapidissimamente a tutta la popolazione, da parte di organizzazioni ambientaliste, ma anche di un partito politico e dell’Arci, che era l’associazione culturale più forte nel nostro territorio si avviarono una serie di iniziative di sensibilizzazione e di concretizzazione delle proteste e di iniziative che arrivarono successivamente.

DOMANDA - In particolare le risulta che fu organizzata una petizione popolare da un lato, fu istituito un comitato dall’altro, può riferire su questi due specifici aspetti?

RISPOSTA - Nell’87, nell’ottobre del 1987 il partito di Democrazia Proletaria avviò una petizione popolare che chiedeva il ritiro del progetto e comunque l’indizione di un referendum locale sul progetto stesso, che raccolse in pochi mesi, in due mesi scarsi, 6.400 firme, 5.400 a Rosignano e circa 1.000 a Cecina, che è il Comune confinante con Rosignano. Fu già un pronunciamento eccezionale perché come ci si rende conto Rosignano conta 18.000 abitanti, quindi un abitante su tre firmò la petizione, con le modestissime forze di cui disponeva fra l’altro Democrazia Proletaria. Contemporaneamente andava avanti l’iniziativa del comitato, un coordinamento di forze e di cittadini che comprendeva questo coordinamento Arci, WWF, Legambiente in un primo momento, poi nell’ultima fase arrivò a comprendere anche altre organizzazioni significativamente come la Gioventù comunista e socialista, i cui partiti invece erano molto più coperti, e molto più favorevoli al progetto. Questo coordinamento di forze nel frattempo portavano avanti un’altra serie di iniziative di sensibilizzazione con la popolazione di approfondimento, anche invitando epidemiologi etc. etc.. Un momento particolarmente importante di questo percorso fu la manifestazione pubblica, un corteo del 19 marzo ‘88 convocato da queste stesse forze nell’ostilità di tutto il quadro politico e sindacale che raccolse a Rosignano circa 1.000 persone. Fu un evento eccezionale perché nella nostra zona, nella nostra modestissima ultraperiferica zona una manifestazione del genere non si era mai vista.

 

Presidente: dalla cronaca politica potremmo rientrare ai fatti del processo e quindi al processo?

 

DOMANDA - In particolare nell’ambito dell’attività di questi organismi spontanei o comunque sorti in corrispondenza di queste ricerche, è stato riscontrato, appurato che vi fossero state delle violazioni alle normative anche regionali da parte dello stabilimento, prima della sua chiusura nel ‘78? E queste eventualmente se vi furono, furono documentate in qualche modo?

 

Avvocato Santamaria: chiedo scusa, i fatti del processo concernono lo stabilimento di Porto Marghera se non sbaglio, quindi che cosa interessa tutto questo?

 

DOMANDA - La pertinenza della domanda va compresa alla luce della chiave di lettura pericolosità della sostanza di cui stiamo parlando, stiamo parlando di una stabilimento nel quale si svolgeva una produzione del tutto analoga a quella dello stabilimento del Petrolchimico e ci interessa che il teste ci venga a riferire quale fu l’atteggiamento sia nella popolazione, sia nell’ambito dell’attività lavorativa, sia delle associazioni e degli enti istituzionali in relazione al rapporto con la fabbrica e a questo tipo di produzione.

 

Presidente: l’opposizione è accolta, perché sulla pericolosità della sostanza nessuno lo esclude, in astratto, sul rischio concreto invece si deve parlare rispetto allo stabilimento di Porto Marghera, e non a quello di Rosignano Solvay.

 

Pubblico Ministero: volevo solo dire una parola, pur prendendo atto della decisione, che si tratta di una decisione di chiusura dello stabilimento Solvay di Rosignano, la Solvay in quel momento aveva gli stessi dati di conoscenza di Montedison, perché insieme stavano lavorando dal punto di vista scientifico per conoscere insieme al professor Maltoni quali erano le conseguenze. Quindi sono attività strettissimamente collegate, volevo dire solo questo. Mi rimetto al resto.

 

Presidente: i dati di conoscenza che sono stati manifestati, pubblicizzati dal professor Maltoni che stava facendo indagini sono stati riferiti dallo stesso professor Maltoni. Adesso sinceramente non vedo che cosa possa di nuovo dire su questo argomento, oltretutto de relato di seconda, terza mano, il teste qua presente. Andiamo avanti.

 

DOMANDA - Possiamo forse superare questo aspetto, se il teste risponde a questa domanda se queste circostanze relative all’attività di questi enti e organizzazioni, i risultati sono stati documentati in qualche modo, c’è un testo, un lavoro che fa riferimento a questi episodi di cui lei ha parlato?

 

Presidente: c’è un’indagine epidemiologica mi pare su Rosignano, di questa se n’è parlato ampiamente da parte dei consulenti.

 

DOMANDA - Facevo riferimento alla attività di questi circoli, di questi comitati.

 

Presidente: se fosse una parte civile ammetterei la domanda, non è parte civile è un teste.

 

DOMANDA - E’ un teste che ha partecipato alla formazione di questi documenti, glielo volevo fare dire.

 

Presidente: si riferisce a iniziative di una parte civile costituita sì o no? Lei vuole far dire al teste di iniziative di una parte civile costituita in questo processo?

 

DOMANDA - No, iniziative...

 

Presidente: allora se si tratta di deposizione di iniziative di una parte civile in questo processo che quindi ha fatto anche una domanda risarcitoria per queste iniziative la domanda sarebbe pertinente, se riguarda invece altre parti che non sono costituite in questo processo, altri soggetti, politici sindacali, non è rilevante, non è pertinente.

 

DOMANDA - Le risulta che fu indetto un referendum popolare relativo all’idea di costruire questo impianto, dopo il 1978?

RISPOSTA - Sì. Certo, a seguito delle iniziative di cui ho parlato prima, della petizione etc., nel novembre 1988 fu indetto dal Comune di Rosignano un referendum popolare locale sul progetto PVC; questo referendum dette un risultato a sorpresa in cui il 55,5% degli elettori votarono per il no all’impianto, il 44,5% votò a favore.

DOMANDA - Lei ha sotto mano, davanti, una pubblicazione, vuole dire che cosa è?

RISPOSTA - E’ un libro, seppur fotocopiato, che ho scritto su questa vicenda a 10 anni dal referendum, che ripercorre e raccoglie testimonianze e documenti dell’epoca, e quindi è una ricostruzione di tutta la vicenda del PVC a Rosignano.

DOMANDA - Faccio presente che il teste Marchi è rappresentante dell’associazione Medicina Democratica presso Rosignano Solvay, e Medicina Democratica è una parte costituita in questo processo.

 

Presidente: io lo so adesso, le ho fatto una espressa domanda prima, mi è stato detto di no, adesso lei invece mi dice che fa parte di questa associazione della sezione di Rosignano. Queste sono iniziative che sono state adottate a Rosignano.

 

DOMANDA - Però alla luce della precisazione ultima e di quanto ha detto il teste relativamente a questa pubblicazione, anche per alleggerire il suo esame io mi limiterei a chiedere l’acquisizione di questa pubblicazione, argomenti di cui il teste ha già trattato nel corso del suo esame, e sono esposti in maniera più compiuta.

 

Presidente: ne valuteremo la rilevanza. Grazie, può andare.

 

DEPOSIZIONE DELLA TESTE - CARLA CAVAGNA -

 

LA TESTE LEGGE LA DEPOSIZIONE DI RITO

 

AVVOCATO PICOTTI

 

DOMANDA - Innanzitutto ci vuole dire il suo titolo di studio e le sue attività professionali?

RISPOSTA - Io sono perito chimico industriale, sono stata assunta il 15 novembre del 1967 presso l’istituto di ricerche chimiche Donegani della Montedison, dove ho svolto un’attività relativa al dipartimento delle analisi chimiche e strumentali, in particolare mi sono occupata nel primo biennio di analisi inorganiche e organiche, successivamente mi sono specializzata in analisi di spettroscopia infrarossa ultravioletta e visibile. Dalla metà degli anni ‘90 mi occupo del calcolo dei pesi molecolari nei polimeri.

DOMANDA - Ci può dire quali sono i dipartimenti dell’istituto Donegani di Novara in cui lei ha operato e se queste attività di ricerca interessavano l’intero gruppo Montedison e quindi anche dopo l’esperienza Enimont anche la società Enichem?

RISPOSTA - Sì, la ricerca all’istituto Donegani era ricerca sia di base che esplorativa, sia ricerca di sviluppo che applicata. In questo senso c’era uno stretto collegamento con le realtà produttive del gruppo Montedison e per le singole filiere di prodotti anche con gli stabilimenti, e tra questi anche Marghera. C’erano dipartimenti di ricerca, di chimica organica, di bioscienze, di materiale strutturale ed in particolare altri dipartimenti più legati alla ricerca applicata, come quelli di protezione ambientali, di corrosione e di ingegneria sviluppo processi. Oggi l’istituto Donegani è il centro di ricerche centralizzato dell’Enichem e ci sono sempre dipartimenti, anche se è stato ampiamente ridimensionato, però ci sono ancora dipartimenti di ricerca, di chimica organica, di cataloghi di polimerizzazione di intermedi, di ingegneria di processo, ed opera ancora in stretto rapporto con le unità produttive del gruppo.

DOMANDA - Al di là della sua attività o a fianco della sua attività di ricerca presso questo istituto Donegani, ha poi maturato e sviluppato anche altre esperienze di ricerca, a livello di impegno volontario, sociale culturale nel settore chimico e con quali obiettivi?

RISPOSTA - Io fin dalla fine degli anni ‘60 nel momento della mia assunzione all’istituto Donegani ho iniziato con altri ricercatori dello stesso istituto ed anche con altri ricercatori di altri centri di ricerca Montedison, mi ricordo nella prima fase il centro di ricerche di Castellanza, poi centro di ricerche Ronzoni, di Linate, Bollate ed altri, di fare delle riunioni al di fuori dell’orario di lavoro in cui ci occupavamo principalmente delle gravi carenze, delle gravi insufficienze che c’erano nella ricerca, in particolare all’interno della Montedison con riferimenti agli aspetti sociali. Noi ritenevamo che la ricerca e i ricercatori potessero dare e dovevano anche dare un fattivo contributo alla risoluzione dei gravi problemi esistenti di nocività sui luoghi di lavoro nei cicli produttivi chimici. Ci fu quindi questo movimento che venne chiamato intercentri, che era un movimento di carattere potrei dire parasindacale, nel senso che molti ricercatori erano iscritti ai sindacati confederali, alla CGL CISL UIL, però forse il Sindaco non comprendeva a pieno il significato del movimento, seguiva più le nostre riunioni come osservatore. Organizzammo nel 1970 a Ferrara il primo convegno sulla ricerca chimica in Italia, in cui affrontammo queste tematiche sia sociali che ambientali, ma anche l’aspetto economico e produttivo della ricerca.

 

Presidente: veniamo al tema.

 

DOMANDA - Lei fa parte anche dell’associazione Medicina Democratica, di qualche organo direttivo?

RISPOSTA - Io da anni faccio parte dell’associazione Medicina Democratica, anche negli anni passati, come delegato facevo riferimento alla rivista "Sapere" e ai qualificati contributi che ci venivano dati in termini culturali e scientifici proprio sulle tematiche ambientali.

DOMANDA - Quindi ha avuto anche incarichi di attività sindacale, si è occupata della problematica delle ricerche industriali anche ricoprendo nell’ambito della sua attività un ruolo sindacale?

RISPOSTA - Sì, io ho fatto parte fin dalla mia assunzione del consiglio dei delegati del Donegani di Novara, sono stata eletta membro del direttivo dei chimici della Provincia di Novara, e confederale della stessa confederazione. Attualmente sono rappresentante sindacale unitaria, sempre all’istituto Donegani e sono un membro del direttivo dei chimici della FIDIA. C’è stato un periodo in cui non ho coperto incarichi sindacali dall’87 al ‘92 perché ero stata eletta consigliere comunale nella lista Verde.

DOMANDA - La sua conoscenza, che in questi suoi ruoli, anche di impegno nella ricerca, nell’attività sindacale anche nell’approfondimento delle tematiche della nocività del rischio di queste produzioni, le conoscenze che lei ha avuto di particolari condizioni e rischio lavorativo, in realtà del gruppo Montedison e poi Enimont Enichem, ovviamente con particolare riferimento, se c’è, al polo chimico di Marghera.

RISPOSTA - Noi come delegati sindacali in quegli anni avevamo uno stretto rapporto con le realtà produttive del gruppo Montedison, e in particolare mi ricordo che venivano ampiamente dibattuti i problemi relativi al polo chimico di Marghera che era certamente il più importante, ma anche quello di Vicenza o di Cesano Maderno, della Montefibre di Pallanza, di (Villadose). In particolare mi ricordo nel 1970 la preoccupazione che i delegati di Marghera esprimevano per lo stoccaggio del forcene per il CDI, e questa preoccupazione diventò letteralmente paura dopo la caduta dell’aereo dell’Argo 16 nel ‘73.

 

Avvocato Santamaria: c’è netta opposizione.

 

Presidente: non parliamo del forcene, non parliamo delle preoccupazioni di Argo 16, che me le sono sorbite io, forse sono un testimone ancora più preciso di lei su questo aspetto. Ma vogliamo interessarci del CVM?

RISPOSTA - Sì, nel ‘74 dopo la conferenza stampa nei primi mesi del professor Maltoni in USA venne posta all’attenzione del dibattito sindacale la questione della tossicità, della cancerogenicità del CVM, e anche noi come delegati iniziammo ad assumere informazioni, se pur frammentarie su questo tipo di aspetto, e mi ricordo per esempio che ci fu un’indagine promossa dai delegati del Petrolchimico di Marghera e dalla Fulc sullo stato di salute dei lavoratori del CVM, indagine che mi pare venne poi pubblicata in uno dei quaderni della Fulc, mi sembra il numero 4 del ‘77. Ricordo inoltre che esisteva allo il coordinamento Montedison, che era un coordinamento di tutti i delegati sindacali della ricerca e delle realtà produttive, e all’interno di questo coordinamento venivano dibattuti tutti gli obiettivi che nelle diverse fabbriche si portavano avanti, io me ne interessavo direttamente perché c’erano proprio questi obiettivi e risultanze che si cercava di portare avanti in modo comune, in particolare gli aspetti relativi alla nocività e all’ambiente. All’interno di questo coordinamento venne dibattuta la piattaforma presentata dai delegati del Petrolchimico di Marghera e della Fin provinciale sul CVM, e venne poi elaborata e votata quella il 22 gennaio 1977 la piattaforma Montedison che poneva proprio, e se mi è consentito vorrei citare un punto su questa piattaforma, poneva queste tematiche. Mi ricordo che in questo senso si erano molto spesi i delegati di Marghera. La battaglia sul capitolo ambiente che tra l’altro io ricordo bene perché anche personalmente ho contribuito a scrivere alcuni capitoli, tra cui questo dell’ambiente, quello della ricerca, la battaglia in fabbrica per la tutela della salute dei lavoratori si insabbia con quello più generale dell’assetto del territorio, l’equilibrio generale delle aree interessate. Nella vertenza Montedison queste considerazioni si concretizzano prima di tutta nella ambientazione di un piano organico di risanamento dei due poli più impegnativi, Porto Marghera e Priolo e degli stabilimenti più esposti a partire dall’Arco di Milano. In questo senso, poi risparmio tutta una serie di altri punti, si richiede la garanzia del Mac zero per il CVM, era ben presente ai deleganti la nocività. Anzi diciamo che c’era anche un’area più radicale all’interno del movimento sindacale che chiedeva proprio la chiusura degli impianti e quindi l’eliminazione dai cicli produttivi e dalla produzione e anche dal consumo e dall’emissione dell’ambiente di sostanze cancerogene. E chiedevamo che invece si aprissero filiere di ricerca per la sostituzione di questi prodotti con prodotti ecocompatibili.

 

DOMANDA - Ma al di là di queste posizioni, nella piattaforma sindacale approvata nel gennaio del 1997, c’è un passaggio che le chiederei di commentare alla luce delle circostanze che venivano espresse, una preoccupazione in questa parte, si diceva, leggo: introdurre una svolta nella politica per la chimica significa oggi riproporre la questione della sicurezza degli impianti, e quella del risanamento ecologico delle aree chimiche con obiettivi espliciti in merito alle politiche di investimento e alle scelte relative alla gestione degli impianti. Con questa formulazione che cosa si intendeva, cosa ne fu di questo obiettivo?

RISPOSTA - Noi poniamo proprio come punto quello di fare un’indagine conoscitiva sullo stato dell’industria chimica e soprattutto sullo stato degli impianti, sulla loro manutenzione e ammodernamento tecnologico. In particolare furono fatte delle grosse denunce dai delegati degli stabilimenti produttivi, tra cui certamente quelli più sensibili come quelli di Castellanza e di Marghera, sulla drastica caduta che era stata fatta rispetto alla manutenzione degli impianti, cioè non veniva più effettuata né una manutenzione preventiva né una manutenzione conservativa e si interveniva sulla manutenzione degli impianti solo a posteriori. Tra l’altro...

DOMANDA - Che significa a posteriori?

RISPOSTA - Cioè quando si verifica il guasto, nel senso c’è il guasto, l’impianto proprio si ferma allora si interviene, si rabbercia un po’ e si fa ripartire. Ma il problema di un impianto chimico, tra l’altro noi avevamo presente questa situazione anche perché all’interno del Donegani c’era un dipartimento che si occupava proprio dei controlli non distruttivi sugli impianti, dei processi di corrosione, e quindi aveva ben presente che cosa significasse avere un controllo preventivo dell’impianto, fare le manutenzioni programmate, calendarizzate, e questo per la sicurezza dell’ambiente, per la sicurezza dei lavoratori che ci lavoravano sopra, venivano le denunce che questo non veniva fatto. E quindi fu inserito proprio questo punto in risposta a queste tematiche sollevate.

DOMANDA - Prima di proseguire su questo problema delle scelte di investimento e delle scelte gestionali vorrei un chiarimento ancora sulla consapevolezza piena e sull’epoca appunto di questa piena consapevolezza circa la natura cancerogena del CVM, cioè quando è che ci fu qualche conseguenza di questo impegno anche con l’obiettivo sindacale, quando si può dire che ci fu questa piena consapevolezza diffusa anche a livello sindacale e da parte vostra come ricercatori che però operavate in contatto con i lavoratori?

RISPOSTA - Come già dicevo dall’inizio degli anni ‘70, in particolare dopo il ‘74 con la conferenza stampa di Maltoni, ci fu questa piena consapevolezza. Devo ricordare tra l’altro che in quegli anni noi delegati, io in particolare ma anche gli altri, che ci occupavamo di queste tematiche facevamo riferimento alla rivista "Sapere", al suo gruppo di redazione e ai contributi culturali ma anche scientifici che ci venivano. Ricordo una tavola rotonda che si svolse indetta dal professor Furio Maccacaro e dai suoi collaboratori, con i 7 consigli di fabbrica che lavorano sul CVM, c’era l’Anic di Ravenna che dette un grosso contributo, c’era Porto Marghera, c’era Castellanza, Solvay, e tra l’altro questa intervista fu pubblicata su "Sapere" nel dicembre del 1977.

DOMANDA - La tavola rotonda con Maccacaro di che anno?

RISPOSTA - Del 1977.

DOMANDA - A me risultava del ‘74 la rivista "Sapere", quindi è probabile che la tavola rotonda fosse precedente.

RISPOSTA - Può darsi, però ho un ricordo di quegli anni...

DOMANDA - La rivista "Sapere" risale al dicembre ‘74.

RISPOSTA - Incominciamo a parlarne nel 1974 poi questa problematica viene assunta in maniera proprio definitiva come obiettivo all’interno della piattaforma sindacale.

DOMANDA - Sì la piattaforma è del ‘77. Riprendiamo comunque dal ‘77, in quell’anno si è venuti a conoscenza di un documento Montedison che concerneva il budget manutenzione, per il triennio successivo, quale era il contenuto di questo documento, è stato oggetto di dibattito, queste direttive hanno avuto attuazione, che conseguenze hanno avuto. Perché proprio in contrapposizione a questa piattaforma sindacale sembra che ci sia questo documento, a me risulta che è stata un po’ una linea programmatica della società. Ci può parlare di questo punto?

RISPOSTA - Nel giugno del ‘77 uscì questo documento della direzione Montedison, relativo proprio alle indicazioni sulla manutenzione degli impianti, e per non farla lunga la filosofia del documento era non fare manutenzione e dove non è possibile farne il meno possibile. Il documento fu oggetto di ampio dibattito all’interno del movimento sindacale di prese di posizione, anche perché ci trovavamo di fronte a una filosofia drasticamente opposta a quelle che erano le nostre richieste che avevamo avanzato nella piattaforma sindacale, in cui non solo denunciavamo la carenza di manutenzione, ma chiedevamo di fare più manutenzione. E purtroppo passarono molti mesi che si ebbero le ricadute di queste decisioni quando nel dicembre del ‘77 ci fu l’esplosione nel cracking di Brindisi in cui morirono 3 operai, vennero feriti altri 52 operai, e tale esplosione successe, come purtroppo molte volte avviene dopo un frettoloso intervento di manutenzione e per il riavvio dell’impianto. Ci fu una forte risposta del sindacato che dichiarò uno sciopero nazionale, e ricordo ancora, anche se sono passati tanti ani, con commozione questa grossa manifestazione di 150.000 lavoratori chimici a Brindisi in solidarietà con i morti, ma anche per affermare la nostra netta contrarietà a questa pratica aziendale e soprattutto per porre al centro le questioni che noi rivendicavamo con la nostra piattaforma in merito alla manutenzione, al risanamento degli impianti, ad affrontare le problematiche della nocività sui luoghi di lavoro, per il CVM.

DOMANDA - Riflessi di questa politica Montedison sull’attività dell’istituto Donegani, cioè sull’attività di ricerca centralizzata che doveva essere di supporto alle esigenze alle realtà produttive in questa materia, in relazione a questa svolta del ‘77 ci furono conseguenze sugli impegni di ricerca, sull’attività svolta da parte dell’istituto?

RISPOSTA - Sì, nell’attività dell’istituto anche noi risentimmo di questa politica Montedison non solo rispetto alla manutenzione dei nostri impianti pilota, alla riduzione di risorse, di organici nei servizi tecnici delle officine, strumentali, elettriche, ma proprio nei dipartimenti di ricerca, nel senso che iniziò in quegli anni una ristrutturazione dei dipartimenti di ricerca più strettamente collegati alle realtà produttive, come il dipartimento di protezione ambientale, che svolgeva un ruolo molto importante di raccordo con le unità produttive, con il dipartimento che già dicevo prima di corrosione, impegno di riduzione progressiva in termini di risorse e di ricerche. Tanto è vero che questi dipartimenti, il dipartimento ambientale fu ridotto al lumicino, sopravvisse fino ai primi anni ‘80 e poi venne chiuso. Analoga fine fece il dipartimento di corrosione, di cui noi, all’inizio degli anni ‘70 denunciavamo le risorse insufficienti, ne chiedevamo invece un aumento di risorse, dicevamo da tempo i dipartimenti hanno segnalato alla direzione Montedison che le risorse globalmente impiegate nel settore ricerche e controllo sugli impianti, studio dei fenomeni di bilanciamento sono pesantemente sottodimensionati rispetto alla reali esigenze, già erano dimensionati allora, vennero ulteriormente ridotti e anche questo dipartimento alla fine degli anni ‘90 venne ceduto dalla Montedison e quindi completamente chiuso.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Volevo chiederle innanzitutto, forse non l’ho sentito nella fase iniziale, attualmente che attività lavorativa svolge?

RISPOSTA - Attualmente mi occupo sempre di analisi però delle distribuzioni dei pesi molecolari dei polimeri.

DOMANDA - Sempre presso l’istituto Donegani?

RISPOSTA - Presso l’istituto Donegani di Novara.

DOMANDA - Che accennato poco fa è passato dalla Montedison a chi e quando?

RISPOSTA - L’istituto Donegani ha seguito tutte le vicissitudini del gruppo Montedison e della chimica italiana, è stato fino agli anni ‘90 istituto Montedison, è poi diventato per un breve periodo istituto Enimont e nel 1992 è diventato Enichem. Ovviamente questo travaglio ha comportato una grossa riduzione di organici che sono passati dai 600 del ‘78 agli attuali 350.

DOMANDA - Io volevo chiederle di precisare ancora una cosa al Tribunale proprio in relazione alla sua attività di ricerca nel corso dei vari anni, e considerando che anche il problema della ricerca era uno dei temi fondamentali in quella piattaforma del ‘77 cui lei ha fatto riferimento poco fa. Premesso questo le volevo chiedere di precisare che cos’è questo dipartimento di protezione ambientale cui lei faceva riferimento, se aveva rapporti e che rapporti aveva con i Pas delle varie società e delle divisioni, e quello che il Pras o Pas centrale, se esistevano dei rapporti, come venivano tenuti e come hanno funzionato nel corso del periodo in cui lei ha prestato la sua attività?

RISPOSTA - Nella seconda metà degli anni ‘80 noi avevamo affrontato appunto queste tematiche relative ai rapporti con gli stabilimenti sulla nocività e che poi avevano trovato concretezza nella piattaforma Montedison, quindi sui problemi ambientali ma anche proprio sulla ricerca, esiste infatti un capitolo specifico di richiesta sulla ricerca, proprio a partire dalla realtà che avevano all’interno del Donegani, in particolare della situazione del dipartimento ambientale. In quegli anni noi avevamo svolto una grossa attività culturale scientifica, come consiglio di fabbrica, come ricercatori, mi ricordo il dottor Albanese, il dottor Bai, il dottor Patriera, ma non solo tutti i ricercatori del Donegani avevano partecipato a definire una analisi critica del loro lavoro e delle proposte e tutto questo era poi sfociato in un convegno e in un libro, "Dove va la ricerca chimica industriale", che venne pubblicato nella seconda metà degli anni ‘70 con la prefazione di Sergio Garavini, con la partecipazione di numerosissimi consigli di fabbrica, della ricerca della Montedison e non.

DOMANDA - Aveva dato dei dati temporali diversi, parlava degli anni ‘80 adesso si è corretta parlava degli anni ‘70, questo riferimento all’istituto Donegani Sergio Garavini...

RISPOSTA - E’ del 1978. In modo specifico la situazione che era a nostra attenzione proprio per la sua importanza, il dipartimento di protezione ambientale era sorto nel 1979 come sezione operativa del Pas centrale, protezione ambientale e sicurezza e per inciso leggo quello che allora scrivevano i ricercatori su questo libro, quindi era stato denunciato all’interno del convegno: "Del Pas divisionale con compito di coordinamento a livello di gruppo alle dipendenze dell’amministratore delegato". E qui si denunciava proprio la situazione Montedison in generale come poi a metà degli anni ‘70 la sparizione praticamente completa dell’unico centro di coordinamento sui problemi ambientali istituito a livello di Montedison, Pas, è stata causa ed effetto di alcuni fatti, e si scriveva: "Assenza di informazione sistematica e di programmi a medio termine relativi a problemi ambientali nella Montedison, interesse Montedison per i problemi ambientali limitati a fare fronte alle pressioni esterne, stampa, magistratura, enti locali, consigli di fabbrica etc., è seguito da interventi ancor più limitati con giustificazione tipo incompatibilità economica con la concorrenza straniera e legislazione carente, inefficienza della burocrazia, assenza di una visione complessiva del problema ambientale, per esempio il problema dello smaltimento dei fanghi residui e dei trattamenti di depurazione, assenza dei coloramenti dei problemi esterni con quelli interni alla fabbrica legati all’igiene ambientale, manutenzione ammodernamento impianti, impiego razionale dell’acqua, fognature. Assenza di coordinamento fra i centri sperimentali Montedison con interesse ecologico, PPA, CRL... Dipe Marghera. Inadeguato impiego Montedison nella valutazione degli effetti ambientali, soprattutto degli effetti tossici a lungo termine dei prodotti Montedison destinati al consumo. L’importante che questa analisi...".

DOMANDA - Vuole precisare di che documento si tratta e a che epoca risale, ovviamente poi che vanga anche prodotto e acquisito, anche come data, perché parla praticamente a un certo punto scompare questo Pas a livello centrale?

RISPOSTA - Certo, noi ci riferiamo al convegno sulla ricerca che si tenne il 20 febbraio del 1978 al Donegani, e quindi questo documento era un documento elaborato dai ricercatori del dipartimento in relazione al convegno che venne poi pubblicato su libro che prima citavo "Dove va la ricerca industriale in Italia". Ed era importante proprio perché non era solo una valutazione dei delegati sindacali, ma è una valutazione che faceva l’assemblea dei ricercatori di questo dipartimento così come l’aveva fatto quello del dipartimento di corrosione prima.

DOMANDA - Chiedo solo l’acquisizione di tutti i documenti che sono stati indicati dalla teste.

 

AVVOCATO SCHIESARO

 

DOMANDA - Una sola precisazione su questo ultimo passaggio, volevo capire se in particolare nella fase che va dal ‘74 al ‘78, lei adesso ha citato il documento ‘78 per dire quel momento è il momento in cui avviene una svolta legata da un lato alla direttiva sulla non manutenzione, dall’altro lato allo smantellamento delle strutture di controllo ambientale, ma parlavamo di Maltoni ‘74. Allora nel ‘74 si comincia a parlare della pericolosità del CVM e del suo carattere cancerogeno. Dal 74 vengono fatte al vostro istituto, da parte dell’azienda, delle domande, delle richieste di approfondimento sugli aspetti della sicurezza? Cioè il vostro contributo tecnico viene sollecitato a dare un approfondimento su questi temi in quella fase lì?

RISPOSTA - No, su quei temi non viene sollecitato nessun contributo in questa fase.

DOMANDA - Ma rientrava nelle competenze questo ruolo di approfondimento tecnico?

RISPOSTA - Rientrava nel nostro istituto queste competenze, e diciamo questo dipartimento si occupava proprio di problemi ambientali, però c’erano queste limitatezze nelle indicazioni che Montedison dava nell’affrontare i problemi.

DOMANDA - Quindi c’erano pressioni esterne sindacali, pressioni interne degli addetti anche tecnici, e silenzio da parte di Montedison?

RISPOSTA - E silenzio da parte di Montedison, anzi direi di più, si rispondeva con gli atti e riducendo le risorse e riducendo gli impegni di ricerca.

DOMANDA - A me interessava proprio capire che neanche da un punto di vista della richiesta di approfondimento tecnico ci fu mai una sollecitazione al vostro istituto?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Sul punto pericolosità, sicurezza CVM?

RISPOSTA - No.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Lei ha riferito di essere analista del laboratorio, cioè il suo incarico negli anni ‘60 ‘70 era di analista di laboratorio?

RISPOSTA - Io sono perito chimico, quindi mi occupavo di analisi dei prodotti.

DOMANDA - Quindi la sua attività era quella di analizzare i prodotti, tutto il resto lo ha percepito nel corso della sua attività generale, di conoscenza di altre persone?

RISPOSTA - Diciamo che c’erano un po’ due livelli paralleli, uno era quello dell’attività sindacale, però diciamo che all’interno dell’istituto Donegani il laboratorio di analitica non è una cosa marginale, è un laboratorio centrale, ed esiste un rapporto molto diretto fra la ricerca e il laboratorio di analitica. Per cui anche all’interno dell’attività lavorativa c’erano dei contatti su questo tipo di tematica, nel senso che se il dipartimento di protezione ambientale svolgeva dei controlli, aveva delle problematiche, anche nel dipartimento di analitica se ne discuteva, come i ricercatori, i chimici, anche perché esisteva una certa organizzazione del lavoro, che puntava comunque a coinvolgere le persone, partecipavano anche alle riunioni dei dipartimenti di ricerca nell’ambito dei lavori che li riguardava.

DOMANDA - Lei in questo ambito di scambi di idee di informazioni, sapeva che venivano effettuati dei corsi di addestramento dei lavoratori all’istituto Donegani?

RISPOSTA - Corsi di addestramento dei lavoratori...

DOMANDA - Addestramento tecnico dei lavoratori.

RISPOSTA - Intende lavoratori dell’istituto Donegani?

DOMANDA - No, lavoratori della Montedison che andavano a lavorare a Milano, a Porto Marghera, il processo riguarda Porto Marghera, quindi noi facciamo domande su questo. Le risulta che venivano fatti questi corsi di addestramento, anche con riferimento alla sicurezza?

RISPOSTA - Sì, infatti questi corsi erano stati organizzati dal dipartimento di elettrochimica e corrosione per gli addetti allo stabilimento e proprio nel documento dei ricercatori del dipartimento in riferimento al convegno di cui si diceva prima, si denunciava l’insufficienza di questi corsi e si diceva, adesso non mi viene la frase, ma posso ricercarla...

DOMANDA - Io le ho chiesto se venivano fatti questi corsi già nei primi anni ‘70 che è l’oggetto del processo, poi eventualmente le faranno le domande le parti civili se sono o meno validi o non valide. Lei mi ha già risposto...

 

Pubblico Ministero: ma così non la fa rispondere, fatto che cosa?

 

DOMANDA - Ma non faceva la signora i corsi, Pubblico Ministero.

RISPOSTA - Io le posso rispondere se mi consente in questo senso, che io sono a conoscenza di questi corsi perché ne parlavano i ricercatori sul libro che prima le descrivevo e quindi parliamo del ‘77 ‘78, in cui denunciavano, fra le altre cose, la carenza di questi corsi fatti, io ne ero venuta a conoscenza in questo modo.

DOMANDA - Per incapacità tecnica del personale... ?

RISPOSTA - Per la brevità dei corsi, la necessità, si chiedeva proprio che venisse sviluppata a livello di azienda una maggiore quantità di risorse per affrontare questi problemi della corrosione, che si riservasse al Donegani il ruolo di ricerca.

DOMANDA - Chi denunciava queste cose?

RISPOSTA - I ricercatori del dipartimento.

DOMANDA - Dove, in che documenti?

RISPOSTA - In questo documento che contribuì a fare il convegno del ‘78.

DOMANDA - Documento sindacale, va bene.

RISPOSTA - Sindacale, ma vorrei sottolineare elaborato dai ricercatori.

DOMANDA - Lei sapeva che c’era un centro, lei ha detto che c’erano dei rapporti tra i vari centri di ricerca del gruppo, è corretto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Il suo centro aveva rapporti con il centro di Marghera di ricerche?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei sa che i primi anni ‘70 il centro di ricerche di Marghera aveva un organico di 700 dipendenti?

RISPOSTA - Francamente 700 mi pare un po’ tanto, comunque l’ho anche scritto quanti lavoratori c’erano.

DOMANDA - Lei sapeva chi era il dottor Taglialunga?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Non sapeva che a Milano c’era un centro sugli effetti tossicologici delle sostanze chimiche, a Milano?

RISPOSTA - In sede di Milano esisteva questo Pas che coordinava le attività di ricerca sull’ambiente Montedison che era nato nel ‘78, che però poi venne chiuso e fu proprio sulla base anche di questo che noi denunciammo tutte le insufficienze come dipartimento protezione ambientale.

 

Pubblico Ministero: Taglialunga è servizio medico.

 

DOMANDA - No, servizio tossicologico. Con riferimento alla manutenzione, lei ha parlato parecchio di manutenzione, che cosa ne sapeva lei di manutenzione preventiva degli impianti PVC CVM di Porto Marghera? Manutenzione preventiva degli impianti di CVM e PVC di Porto Marghera, se ha parlato con delle persone che si occupano di manutenzione degli impianti di CVM e PVC di Porto Marghera, responsabili area, coordinatori area, lavoratori anche che si occupavano..

RISPOSTA - Ricordo come i delegati di Porto Marghera denunciassero questa mancanza di manutenzione da parte della Montedison anche sugli impianti di...

DOMANDA - Chi erano i delegati di Porto Marghera?

RISPOSTA - Io ricordo Moriani.

DOMANDA - Di sindacalisti.

 

Presidente: ma anche se sono dei sindacalisti sono degli interlocutori, perché svolgono il loro ruolo di rappresentanza e di interlocutori tutto sommato, quindi non è il caso di fare battute, mi paiono anche fuori luogo.

 

DOMANDA - Siccome la mia domanda era rivolta a sapere se aveva avuto un contatto anche diretto con lavoratori che avevano queste mansioni, io ho precisato sindacalisti, l’ho fatto con il dovuto..

 

Presidente: voglio dire che tutto sommato io voglio precisare il tono del mio intervento, io ritengo che tutto sommato averne parlato con i rappresentanti dei lavoratori, quindi con magari un componente o addirittura con facenti parte del direttivo del consiglio di fabbrica che si interessava di queste cose, che era a contatto diretto con queste problematiche, mi pare che l’interlocutore fosse un interlocutore legittimato e quindi un interlocutore anche che fosse informato e che potesse esprimere diciamo le sue conoscenze, oltre che le sue svalutazioni, sulla situazione. Adesso continui con questi nomi. Io non è che faccio un intervento a favore di un qualche soggetto, dico semplicemente che il soggetto è legittimato, potrebbe essere un valido interlocutore, è anche fonte di conoscenze specifiche.

RISPOSTA - In particolare, proprio perché noi avevamo queste ricerche relative ai processi di corrosione, e quindi erano problemi che venivano, insomma processi di corrosione delle autoclavi così come degli altri impianti, erano cose che ci venivano chieste, che si discuteva, si diceva, ma queste cose vengono fatte e quindi avevamo in questo certo senso, questa interlocuzione, non mi ricordo tutti i delegati che c’erano, però era una struttura molto viva il coordinamento Montedison, faceva parecchie riunioni e anche questa piattaforma del 22 gennaio venne elaborata, venne discussa prima nei vari posti di lavoro e poi tutti insieme.

 

DOMANDA - Solo per chiarificare il mio intervento era nel senso soltanto per valutare se la fonte era diretta o indiretta, però ovviamente è sempre una fonte, è stato sentito già il dottor Moriani. Lei diceva corrosione di autoclavi, ma lei sapeva che le autoclavi erano tutte smaltate e rismaltate proprio in quegli anni?

RISPOSTA - No, non erano informazioni queste.

DOMANDA - Lei era al corrente di accordi sindacali realmente stipulati dallo stabilimento di Montedison con i sindacati per la manutenzione, nel 1976, io ho solo questo documento di un accordo sindacale, che è agli atti, che dà atto di un accordo sindacale intervenuto nel ‘76 tra lo stabilimento di Montedison e i sindacati, Montedison, non Montefibre, non era al corrente di questo?

 

Pubblico Ministero: vorrei che venga specificato meglio o mostrato alla teste, se possibile, per carità, eventualmente anche più tardi.

 

DOMANDA - E` un documento, dico alle parti, che è stato già prodotto in questo processo durante la deposizione del teste Gianeselli, è un documento che parla di una prosecuzione della politica della Montedison, nel senso di dare peso alla manutenzione preventiva, all’ingegneria di manutenzione, al decentramento della manutenzione dando forza alle aree di manutenzione, si ricorda di questo documento?

RISPOSTA - Nello specifico non ce l’ho sotto mano, però quello che ricordo è che nel ‘77, quando stendemmo la piattaforma Montedison dai delegati di Marghera veniva avanzata con forza l’istanza di come a parole si diceva di sì agli impegni presi, e poi nella pratica le cose non venivano fatte. E quindi da parte della Montedison si disattendevano...

DOMANDA - Non era una piattaforma, era un accordo.

RISPOSTA - Nello specifico non mi ricordo, però si denunciava con forza il fatto che nonostante questi impegni presi poi questi impegni non venivano rispettati e le manutenzioni non venivano effettuate e si andava verso una drastica riduzione, questa era una forte preoccupazione dei delegati perché ben sapevano quali erano le conseguenze della mancanza di manutenzione.

DOMANDA - Lei era al corrente dell’organico di manutenzione di Porto Marghera, come era strutturata la manutenzione?

RISPOSTA - No.

 

Presidente: altri interventi? può andare.

 

Pubblico Ministero: se può chiedere alla testimone se può lasciare il libro e gli altri documenti che ha citato, perché ci sono riferimenti, in alcune sue risposte lei ha fatto riferimento al testo.

 

Presidente: anche in fotocopia, se vuole. Grazie. Chi sentiamo?

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - TERRIN FERRUCCIO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

AVVOCATO SCATTURIN

 

DOMANDA - Ci dica quando è entrato alla Montedison, le mansioni che le sono state affidate e se questa assunzione è stata preceduta da un periodo di...?

RISPOSTA - Sono entrato all’inizio di giugno del 1970, ho frequentato il corso alla scuola aziendale con successiva assunzione il 23 settembre del 1970. Sono stato collocato al reparto CV11 con mansione di operatore esterno in impianto, il lavoro era di turnista, come lavoratore turnista.

DOMANDA - Poi è passato?

RISPOSTA - Sono rimasto al CV11 per sei mesi del 1970, poi sono passato nel 1971, inizio gennaio, al CV22, il reparto era ancora in ultimazione, che è partito nell’estate e sono rimasto lì sempre come operatore esterno al CV22, fino del 1922 come operatore esterno e dal 1992 al 1995 come polivalente, quindi anche quadrista.

DOMANDA - Sulle attività, sulle mansioni che le sono state affidate..?

RISPOSTA - Le mansioni consistevano in un’operazione di carattere continuo e discontinuo, quelle di carattere continuo erano controllo di routine su temperature, pressioni, livelli delle colonne nei serbatoi, controllare che gli organi di tenuta delle pompe non perdessero, che non ci fossero situazioni particolari di rottura, di organo di tenuta, cose del genere; quelle discontinue consistevano... ad esempio una volta all’anno c’era la... oppure quando si rompeva l’organo di tenuta di una pompa si doveva sostituire la pompa che generalmente erano a coppie oppure quando non funzionava un ribollitore si cambiava il ribollitore, quindi interventi per il buon funzionamento dell’impianto.

DOMANDA - Lei faceva anche un controllo sull’umidità?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E quali inconvenienti aveva?

RISPOSTA - C’erano controlli di umidità del dicloroetano, controlli sulla acidità del CVM con la cartina di tornasole e controlli della limpidezza del CVM, al momento di mandare questo prodotto al parco serbatoi. L’umidità al dicloroetano si aggiungeva unendo dicloroetano al metanolo e facendo scendere a gocce un prodotto, di cui adesso non ricordo i componenti. Questo prodotto aveva una caratteristica particolare, che mi lasciava sempre il senso di vomito. L’ultima volta che l’ho sentito è stato nel 1982 e sono stato contento, perché mi sono detto: "Significa che lo stomaco funziona ancora, reagisce", poi non l’ho più sentito. Volevo passare all’esempio della cartina di tornasole, poteva essere effettuata...

DOMANDA - Scusi se la interrompo, questo è il controllo dell’acidità del prodotto?

RISPOSTA - Della umidità sul dicloroetano, quando parlo dell’unione con il metanolo e... dell’umidità del dicloroetano, quando parlo della cartina tornasole è acidità del CVM.

DOMANDA - Quali operazioni effettuava?

RISPOSTA - Consisteva nel... bisognava sfiatare l’aria all’aria il branchetto, aprire il rubinetto in questione, sfiatare l’aria in modo da essere sicuri che non vi fosse dello sporco, delle impurezze, accumulate su questo rubinetto, quindi aprendone la cartina di tornasole e bagnarla sul prodotto.

DOMANDA - Prenderla in che modo?

RISPOSTA - La cartina la si prendeva generalmente tra pollice e indice senza guanti, perché il guanto è sporco, se io prendo la cartina con il guanto sporco è falsata immediatamente la prova. Un’altra prova sul CVM consisteva nel guardare la limpidezza, prima di inviarlo al parco serbatoi, stessa operazione, operazione dello stesso tipo, assicurarsi che il branchetto fosse pulito, quindi riempire un cilindretto graduato di vetro e lì osservare appunto la limpidezza del prodotto. Fatto questo si rovesciava a terra questo prodotto.

DOMANDA - Si gettava il prodotto?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Tornando un po’ indietro, sul discorso della ricerca dell’acidità del prodotto, l’operazione iniziale può descriverla, dell’apertura del rubinetto e degli effetti che poi c’erano?

RISPOSTA - L’apertura del rubinetto significa... dunque c’è una pompa che, adesso, insomma ha abbastanza chili di pressione, se io voglio assicurarmi che il rubinetto venga pulito apro abbastanza bene, quindi do una sfiatata all’aria.

DOMANDA - Sfiata cosa?

RISPOSTA - Il CVM, che si trova all’interno, che viene spinto da questa pompa, e quindi il CVM all’aria, quando ritengo che il branchetto sia pulito magari chiudo un po’ ovviamente in modo da lasciare poco prodotto e bagno questa cartina, con il CVM, se diventa rossa vuol dire che c’è acido presente nel prodotto.

DOMANDA - Se vuol descrivere un po’ anche queste attività di carattere discontinuo, come lei le ha definite prima?

RISPOSTA - Queste erano abbastanza a carattere continuo, la cartina e il controllo della limpidezza. Successivamente negli anni, per esempio la limpidezza la facevamo anche dopo il 1985 e poi non l’abbiamo più voluta fare, la cartina tornasole eccezionalmente la facevamo, dopo la metà degli anni ‘85, quando magari le indicazioni ai quadri, le temperature e le pressioni ponevano qualche dubbio, allora per sicurezza ulteriore facevamo la cartina.

DOMANDA - Vuol parlare di queste mansioni, che lei esercitava a carattere discontinuo?

RISPOSTA - Per esempio, per discontinuo intendo che non sono ripetute tutti i giorni, però magari se un ribollitore, vado così un po’, se per esempio ha un ciclo di vita prima di sporcarsi di 15 giorni, io lo chiamo discontinuo perché si fa una volta ogni tanto, però anche lì c’è sempre una vita di uso delle apparecchiature. Comunque non intervenivo tutti i giorni per esempio quando si sporcava un ribollitore, si cambiavano, si disinseriva questo ribollitore, quindi veniva scaricato per mezzo di pressione di azoto ai serbatoi, che dovevano ricevere il prodotto e capitava qualche volta che una parte si scaricasse a terra. Ad esempio molte volte, ricordo due colonne in particolare, la C302, che doveva purificare il dicloroetano e la C303, che era quella degli altobollenti, che molte volte avevano i branchi di scarico intasati. Allora lì si poneva una piastra di lamiera tipo riparo occasionale e con dei tondini da 8 o da 10, curvati in modo adeguato, si operava per bucare questo tappo. E’ chiaro che il primo impatto era uno scarico forte di prodotto, quindi si poteva chiudere ed allora si poteva scaricare ai serbatoi in questione.

DOMANDA - Questi erano tutti interventi manuali diciamo?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Che sostituivano i momenti di crisi dell’automatismo degli impianti?

RISPOSTA - Sì, su questi lavori non esisteva..

DOMANDA - Ho ben capito?

RISPOSTA - Su questo lavoro non esisteva automatismo, cioè non c’era un’apparecchiatura automatica, che andasse a stasare questi branchetti, come per esempio quando i contatori di portata magari si sporcavano, anche lì si usava il sistema, l’unico che si conosceva, liberare quanto era liberabile, poi con un ferro rendere, fare in modo che potesse passare questo prodotto, quindi è evidente che questi non erano lavori continuativi, erano saltuari, anche se date le molte prese di questo tipo, poteva succedere spesso che si facessero questi lavori. Altri lavori di carattere saltuario..

DOMANDA - Può dire sul cambio delle pompe o degli scambiatori, se può descrivere come avveniva?

RISPOSTA - Il cambio delle pompe, anche lì, o capitava che a volte si rompeva un organo di tenuta, quindi bisognava cambiare la pompa, o semplicemente con l’uso, dopo il tempo che la pompa veniva usata si sporcava, si cambiava ed allora si scaricava attraverso, inizialmente manichette mobili di gomma rigida rinforzata, e succedeva spesso che la parte residua di dicloroetano veniva scaricata in terra.

 

Presidente: lei sta parlando dell’epoca fino al 1971, fino a quando rimase al CV11?

RISPOSTA - Devo precisare, io adesso parlo sempre del CV22, perché nel periodo iniziale i sistemi di lavoro erano gli stessi e nel CV22, ricordo... di colonna se fosse necessario, al CV11 sono stato sei mesi.

 

Presidente: allora ce le collochi temporalmente, queste condizioni di lavoro in cui lei operava?

RISPOSTA - Ad esempio la stasatura dei branchetti, quando parlo della necessità di porre una barriera di lamiera, la ricordo fino alla fine perché i branchetti si possono, con altobollenti soprattutto, intasare sempre, lì non esiste..

 

Presidente: quindi fino al 1995 tanto per intenderci, perfetto.

RISPOSTA - Il dicloroetano che si scaricava anche a terra, molte volte, non tutta una pompa si scaricava a terra, ma c’era sempre odore di dicloroetano, comunque fino all’inizio degli anni ‘90 l’odore di dicloroetano era sempre molto forte, e poi... insomma si cominciava a porre molta più attenzione insomma.

 

Presidente: ed allora quali accorgimenti si adottavano?

RISPOSTA - Semplicemente lasciar correre azoto molto di più, anche se a un certo punto non hai il controllo visivo a che punto sei di questo scarico, poi vai per esperienza e dici: "Sono quasi alla fine", levi la manichetta e se ce è un po’ lo scarichi a terra.

 

Presidente: va bene, vada pure avanti, altri interventi manuali?

RISPOSTA - Per esempio i condensatori, che sono sempre scambiatori di qualche tipo, ad esempio quelle a pale..

 

DOMANDA - Mi scusi se la interrompo sempre lavorando al CV22?

RISPOSTA - Sì. Per esempio ad uno scambiatore a pale, che raffreddava i prodotti di testa, capitava che si bucassero o che si sporcassero e quindi si trattava di isolare il banco in questione e riscaricarlo a sua volta sempre con pressione di azoto e così insomma.

DOMANDA - Fin qui lei ha parlato di guasti, mi pare, se adesso potesse parlarci delle manutenzioni, che sono altre cose, altre attività?

RISPOSTA - La manutenzione va sempre divisa in quella programmata, più o meno annuale, dove si individuano zone o usurate o semplicemente da pulire, quindi colonne, serbatoi e cose del genere, la manutenzione ordinaria... beh lì è chiaro che si faceva, qualora si presentava un caso di impellente necessità, però si tendeva sempre a spostarla verso la manutenzione programmata, faccio un esempio, ed era il nostro modo di pensare e lo esprimevano in questo modo, a volte anche ridendo, sembrerà strano, ma era così, va tutto bene finché va tutto bene oppure va tutto bene finché non esplode qualcosa, così era. Per cui molte volte cercavamo di individuare preventivamente delle situazioni, a volte queste situazioni venivano affrontate subito, a volte invece si rinviava il tutto magari ad una programmata, che poteva esserci tra un paio di mesi, il tira aventi che va tutto bene, qualche volta andava bene, qualche volta meno.

DOMANDA - Nell’espletamento delle sue mansioni, ha riscontrato oppure no, ci dica lei, se nel corso degli anni queste perdite o questi sversamenti di prodotti poi, nell’ambiente di lavoro, quali erano questi prodotti sversati, che si propagavano nell’ambiente, citando qualche esempio di incidenti.

RISPOSTA - Allora, io ho avuto modo anche, quando sono stato interrogato una volta nel 1995, credo, o nel 1996 da un ispettore dell’Inps, di dire che i primi anni si lavorava come turchi, se c’era da gasare una pompa si gasava tranquillamente per una parte, anche all’aria. Quando negli anni ‘70, nel 1975 circa, è esploso un po’ il discorso del CVM, lì è scattata tutta una attenzione maggiore. Però c’è da considerare il discorso dell’inerzia nel cambiare gli atteggiamenti e il fatto che a volte vivi una situazione, no? E l’ambiente stesso in cui vivi ti porta a dire qualche volta: "Dai, dai che ci sbrighiamo", non è cattiveria di Tizio o di Caio, ma sono meccanismi che ti porti in testa e che fai fatica... ci vorrà tempo e ci vorranno anni perché tu riesca a toglierti dalla testa, ci vorrà anche un rapporto tra lavoratori che a volte è un po’ conflittuale, c’è chi è più attento, chi meno attento e via del genere. Gli incidenti dei quali lei chiede, io non ricordo il tipo di incidente o la data dell’incidente, però capitava che a volte... però ricordo benissimo le sensazioni di soffocamento qualche volta avvenute.

DOMANDA - A proposito dell’acido cloridrico?

RISPOSTA - Per quello non occorre certo una grossa nuvola, se uno si trova a lavorare vicino al premistoppa... ti prende immediatamente la gola.

 

Presidente: se non sbaglio l’epiglottide.

RISPOSTA - Esatto. Il guaio è che quando la blocchi, e non c’è più acido, dopo non è così automatico che si sblocchi, per cui lo sforzo è quello di riprendere, cioè fare entrare aria per poter respirare. Sul dicloroetano e CVM, uno impara subito che è un tossico, perché il polmone non lo vuole respirare. Da qui, ma forse questa è una domanda diversa, che sapessimo che fosse cancerogeno non è così automatica la conoscenza. Quando dico che ricordo sensazioni di soffocamento, come quando dico che ricordo, ho ricordato quell’episodio del 1982 per il prodotto (car fischer), proprio perché ero contento, sentire il proprio organismo che reagisce ancora, sembrerà strano, ma non ricordo, non so datare, però la situazione stessa che vivevamo, insomma, il fatto che faccia dire agli operai: "Va tutto bene finché va tutto bene", mi sembra sia sintomatico di un certo modo di essere, di una certa vita che si fa insomma. Quando sono stato... due episodi, perché allora ho cominciato ad affrontare diversamente il problema, quando sono andato giornaliero, mi ricordo quando è saltato il forno, il 401A, e dopo l’episodio...

 

DOMANDA - L’epoca di questo incidente?

RISPOSTA - Si è incendiato un forno, sembra, per le voci che circolavano dopo, per sovraccarico o cosa, comunque fuoriuscita di dicloroetano con incendio del forno, lì per fortuna l’operatore è rimasto freddo..

 

Presidente: quando è avvenuto?

RISPOSTA - Nel 1996, so che ero da poco uscito dal reparto, dopo la situazione eclatante dell’altro anno, dell’estate dell’altro anno, che dalla colonna 504, per malfuzionamenti di livelli, per cui non si poteva controllare se era poco piena o troppo piena, lì è scattata una valvola di sicurezza, adesso i particolari non li so ovviamente.

 

DOMANDA - Può riferire nell’ambito di questi incidenti importanti, gravi, di un incendio che è avvenuto per una esplosione di dicloroetano, sempre nel 1996 mi pare, se ricorda?

RISPOSTA - Mi pare di averne sentito parlare, ma parlerei per sentito dire, non ho chiesto neanche personalmente.

DOMANDA - Può dirmi per quali motivi è stato determinato il suo trasferimento dal CV22 all’ufficio acquisti e appalti?

RISPOSTA - In una delle ordinarie visite mediche ho riferito al medico di fabbrica che mi si raffreddava senza motivi apparenti e improvvisamente un dito della mano destra, proprio diventava giallo, una parte del dito. Mi ha chiesto, nel giro di pochi giorni, se ero disponibile ad andare al CTO di Padova, ho detto di sì, sono rimasto due settimane, poi sono tornato alla vita di reparto e improvvisamente mi è stato comunicato che dovevo essere allontanato dal reparto per non esplicitati motivi di salute. Io sono andato dal responsabile di fabbrica, il quale è stato disponibile a farmi leggere la fotocopia dell’esito mandato di Padova, però non era disponibile a darmene copia, da Padova io non avevo ricevuto niente, sono andato a Padova, mi hanno dato successivamente questo esito, dove all’interno si può leggere che ero colpito dal fenomeno di Raynaud e il problema era legato a CVM, però il motivo ufficiale per cui io sono stato allontanato è per motivi di salute, senza nessun riferimento chiaro. Quindi sono passato all’ufficio acquisti e appalti, in forza di collaboratore, anche se non sono nel centro e sono tuttora lì presente.

DOMANDA - Ancora due domande, se può riferire se è a conoscenza delle attività, che si svolgono presso il reparto CV7, e se queste attività determinano problemi di tipo ambientale?

RISPOSTA - Quello che posso dire, lì vedevo le operazioni che principalmente erano di carico e scarico delle autobotti, di questa polvere di PVC, c’era molta polvere in giro, persino sui tavoli del mio ufficio c’era molta polvere. Questo è durato fino al dicembre del 1996, lo posso dire perché ero lì davanti, quando è stato messo un abbattitore di polvere la situazione è cambiata radicalmente, non c’erano più nuvole di polvere, eccetto in situazioni rare ecco, avrò visto un paio di volte situazioni con polvere volante. Prima era costante. E’ chiaro che quando non c’era questo abbattitore di polvere, di polvere ce n’era tanta e poteva essere anche un problema ambientale.

DOMANDA - Lei ha conosciuto all’interno e anche all’esterno magari del posto di lavoro il lavoratore Gabriele Bortolozzo e se lei è a conoscenza che le attività che lui svolgeva, per la ricerca della salubrità dell’ambiente, venivano approvate o contrastate dall’azienda?

RISPOSTA - L’ho conosciuto a cavallo tra la fine degli anni ‘80, inizio anni ‘90, ho saputo fin dall’inizio della sua volontà di questa ricerca, non ho capito fin dall’inizio l’importanza di questo suo lavoro. Quando ho cominciato a capire l’importanza sono stato un po’ più attento alle voci, che giravano su Gabriele Bortolozzo e mi sembra di poter dire che l’azienda, insomma era tutt’altro che felice di queste sue ricerche, ed anche tra i lavoratori c’era chi appoggiava, magari anche silenziosamente o con commenti a tu per tu, questo suo modo di fare, questo bisogno di denunciare questa situazione di morti avvenute a causa del CVM ed altri invece che, spinti da altri motivi, osteggiavano questo suo modo di essere. Bortolozzo l’ho conosciuto essenzialmente dentro la fabbrica e non per attività lavorativa, in quanto eravamo in situazioni produttive diverse, poi nell’ambito della fabbrica non ci frequentavamo, non ci siamo frequentati per attività sindacale e politica fuori di fabbrica, ecco.

 

AVVOCATO MANDERINO

 

DOMANDA - Ho una domanda da fare, per quanto riguarda la manutenzione ordinaria al CV22: potrebbe dirmi quale manutenzione veniva fatta normalmente e da chi veniva fatta, cioè se da tecnici specializzati oppure dai lavoratori dell’impianto?

RISPOSTA - Per manutenzione si intende anche, e generalmente si intendeva, il fatto che una pompa sia sporca, dopo che l’operatore d’impianto ha provveduto a liberare questa pompa, dei meccanici vengono a liberare il corpo della pompa e a portarla via per pulirla, quella è ritenuta manutenzione. Poi non so, livelli di colonne, che magari non funzionano più, misuratori di portata che non funzionano più, lì vengono gli operatori che sono lavoratori, appunto, della manutenzione, venivano questi lavoratori o a smontare, a pulire per quello di loro competenza o a sostituire queste apparecchiature e poi a rimontare il tutto.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Lei ricorda che la manutenzione, di cui lei adesso ha parlato, aveva un’officina di zona o due, adesso non ricordo, proprio per gli impianti solo della produzione del CVM, c’era un capo area, dal quale dipendeva un coordinatore di zona e il coordinatore di zona si occupava proprio degli impianti di CVM, non di PVC, poi ce n’era un altro, di coordinatore di zona di PVC, si ricorda queste distinzioni o erano estranee alle sue sfere di conoscenza?

RISPOSTA - Non glielo so dire.

DOMANDA - Non importa. Senta, lei ha parlato della cartina di tornasole; solo per un chiarimento, noi abbiamo notizia di una installazione di una serie di analizzatori di processo con recupero del prodotto, che avviene in sostituzione di quei campionamenti manuali dal fondo delle colonne, è una commessa che è iniziata, le chiedevo se si ricordava, anche negli anni ‘76, nel marzo ‘76, poi ha avuto problemi di attuazione e si è completata solo nel ‘79, ricorda?

RISPOSTA - Non credo si possa fare la relazione tra la cartina tornasole e questi analizzatori.

DOMANDA - Misuratori pH?

RISPOSTA - Io so che si è parlato di mettere degli automatismi, degli analizzatori automatici. Però poi noi siamo sempre andati a fare queste cartine del pH, che non hanno funzionato chissà che. Tanto è vero che l’unica fiducia che avevamo era nei nostri occhi e nelle nostre mani. Perché queste operazioni si fanno quando si hanno dei dubbi sulla strumentazione.

DOMANDA - Lei è un fumatore?

RISPOSTA - Non fumo, fumavo.

DOMANDA - Siccome lei ha parlato della sua malattia, lei è a conoscenza che l’istituto di medicina del lavoro dell’università di Padova ha fatto, nella lettera al suo medico curante, in quanto si tratta di atti della cartella clinica, dei riferimenti ad altre possibili ragioni di questo fenomeno di Raynaud?

RISPOSTA - Io ho parlato qui di un allontanamento dal reparto senza specificare i motivi, e siccome stiamo parlando... il grosso timore era il CVM, intendevo dire che lì si è fatto riferimento al CVM, generalmente non viene allontanato un lavoratore perché fuma.

DOMANDA - Io mi riferivo a questa lettera, che è in atti, scritta al suo medico curante in cui c’è questa diagnosi di dimissione, che leggo: "Fenomeno di Raynaud, nella cui genesi può avere influito la prolungata esposizione a cloruro di vinile monomero, in soggetto con sindrome dello stretto toracico e fumatore", solo questo.

RISPOSTA - Sì, l’ho letta.

DOMANDA - Va bene, grazie.

 

AVVOCATO BETTIOL

 

DOMANDA - Quindi fino al 1995 lei lavorava al CV22?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Successivamente, lei dice che si occupava degli acquisti, cioè l’ufficio qual era?

RISPOSTA - Sono stato collocato all’ufficio acquisti, aiuto generico, anche senza essere nel contro di costi dell’ufficio acquisti, ero presso gli stessi uffici.

DOMANDA - Negli stessi uffici del CV7?

RISPOSTA - No, quando sono andato io, la palazzina si trovava al CV7, quindi quando io aprivo la finestra ero al CV7. Poi a partire dall’estate dell’altro anno, siamo passati nella palazzina del sicron 1, CV27, altra zona comunque.

DOMANDA - Grazie.

 

Presidente: va bene, l’udienza è sospesa, si riprende alle ore 15.15. Riprendiamo l’udienza.

 

Pubblico Ministero: prima di riprendere i testi, c’era il discorso, che era stato introdotto l’altra volta in relazione alla eventuale rinuncia dei testi da parte del Pubblico Ministero. In relazione a queste circostanze volevo innanzitutto, approfittando dell’udienza di ieri che è saltata, ho fatto un punto della documentazione già consegnata, e quella che era rimasta da consegnare nei mesi appena passati, con particolare riferimento alle relazioni dei consulenti tecnici del Pubblico Ministero. Per cui io consegnerò adesso alla cancelleria la seguente documentazione, che indicherò per sommi capi, chiederò poi l’acquisizione di tutta questa documentazione formalmente, c’è un faldone che contiene le varie relazioni di cui si è già discusso in aula e che sono sinteticamente, mi pare che nessuna di queste sia stata ancora consegnata e le indico: sono quelle innanzitutto di Berrino, Comba, Vineis, datata 14 dicembre 1999, poi c’è una memoria Berrino, che era stata richiesta sullo IARCH e alcune precisazioni, che è datata 10 marzo 2000, la relazione di Nano-Rabitti consegnata al Pubblico Ministero il 22 aprile 2000, sulla relazione dei consulenti tecnici di Montedison, poi un’altra relazione Nano-Rabitti, sempre consegnata al Pubblico Ministero il 22 marzo 2000, sulle relazioni di Pozzoli, Bellucco e Negri, c’è una memoria del dottor Miedico, successiva alla sua audizione, a precisazione della sua audizione, datata 5 febbraio 2000, sono sempre le date di consegna in Procura, poi c’è la relazione del professor Rugge, pervenutami il 26 aprile 2000, la relazione del dottor Martinez del 5 maggio 2000 con un appunto allegato, fatto dal dottor Martinez e da un collaboratore, sulla fibrogenesi epatica, eventualmente sia questa che altre relazioni sono tutte a disposizione, come integrazione. Era questo appunto, poi c’è un’ultima relazione Nano-Rabitti, pervenuta l’8 maggio 2000, sulla relazione del professor Foraboschi. Su questo stesso faldone ci sono degli studi e degli articoli citati, con la relativa traduzione per quelli che sono in lingua straniera, poi c’è documentazione sui trapianti e documentazione contestata al Pubblico Ministero in sede di esame e controesame, credo che una buona parte di questi siano già agli atti, ma sono stati messi insieme, probabilmente alcuni sono anche dei doppioni. Poi ci sono dei documenti che sono stati depositati alla Procura della Repubblica a Venezia e il relativo avviso è stato comunicato ai difensori degli imputati, delle parti, ancora il 29 febbraio 2000, e riguarda non tutti quegli atti depositati, perché ovviamente di alcuni che riguardano la parte ambientale si discuterà successivamente e saranno approfonditi successivamente, ma si tratta degli atti che concernano l’Ispettorato del lavoro centrale e dell’Ispettorato del lavoro di Venezia, di atti provenienti dagli Stati Uniti sul caso Cocks, più volte preannunciati, e adesso quelli che sono arrivati sono stati già depositati in febbraio e vengono consegnati. Poi ci sono atti provenienti dagli Stati Uniti, documentazione che riguarda i rapporti tra le aziende, i rapporti tra enti pubblici, i rapporti con Montedison, di cui si è discusso con diversi testimoni, ed anche atti provenienti dalla Gran Bretagna, in particolare dalla ICA, poi ci sono gli atti sempre relativi provenienti dagli Stati Uniti, che riguardano sempre questi rapporti tra società e la materia esplicita del CVM nei vari anni, fino a quando si è avuta nozione della problematica, atti depositati il 17 aprile 2000 in Procura della Repubblica ed ovviamente non tutti quelli depositati il 17 aprile 2000 vengono consegnati in questo momento, se ne chiede l’acquisizione. Poi c’è una parte di atti, che sono stati tradotti, che sono quelli arrivati dal Naiosh, che sono riuscito a farli tradurre, quindi per questi atti con produzione consegno. Chiedo che vengano acquisiti al fascicolo del dibattimento, anche perché una volta che sono acquisiti, per esempio su alcuni testimoni che sono ancora in lista, sui quali avevo dei dubbi, posso rinunciare perché dovrebbero parlare di trapianti. Quindi posso rinunciare a questa parte di testimoni indicati in lista, che ci sono ancora in lista.

 

Presidente: trapianti?

 

Pubblico Ministero: sì, c’è un professore di Milano, in particolare il dottor Fassati, che è in lista, esperto di trapianti di fegato, c’è un volume, della documentazione, se viene acquisita non ho bisogno di sentirlo, altrimenti non posso rinunciare.

 

Presidente: lei li ha indicati, le difese ne prenderanno visione e poi eventualmente se ci fossero delle obiezioni le specificheranno e il Tribunale poi deciderà sull’acquisizione. Questi atti a cui ha fatto riferimento sono documenti o integrazioni di relazioni oppure le relazioni dei consulenti.

 

Pubblico Ministero: sì, per la prima parte sono tutte relazioni dei consulenti, ovviamente se ci sono problemi sono sempre a disposizione, poi ci sono studi e articoli tradotti lì dove era necessario tradurre, la documentazione che ho citato secondo quello che ho indicato che è quella depositata o in febbraio o in aprile del 2000, l’altra che non ho citato non viene consegnata al Tribunale. Comunque verranno consegnati questi faldoni per la produzione..

 

Avvocato Cesari: materialmente questa documentazione dov’è?

 

Pubblico Ministero: qui nella sede del bunker, aspettano di avere materialmente il timbro sopra del cancelliere.

 

Presidente: intanto lei li depositi e poi eventualmente, ripeto ancora una volta, se ci fossero delle osservazioni il Tribunale comunque si riserva di decidere martedì, a seguito eventualmente di rilievi su alcuni documenti.

 

Pubblico Ministero: volevo precisare...

 

Presidente: sono le relazioni e le integrazioni delle relazioni e se sono documenti in senso proprio, non credo... ho fatto specificare, siccome il Pubblico Ministero aveva usato un termine, "atti", era un po’ ambiguo quanto meno, non si riusciva ad individuare quali potessero essere questi atti, se documenti in senso proprio, se relazioni etc., ha già specificato che si tratta di relazioni e di integrazioni di relazioni, e per l’appunto documenti.

 

Avvocato Bettiol: siccome i tempi sono ristretti e può darsi che non vi sia la possibilità di esaminare, chiederemmo una spiegazione al Pubblico Ministero che rilievo ha la documentazione sui trapianti.

 

Presidente: lo farà successivamente. Ora cominciamo.

 

Pubblico Ministero: peraltro si è già parlato di questo tema durante alcune udienze..

 

Avvocato Santamaria: prima di iniziare con i testi della parte civile potremmo avere il quadro preciso dei testi ai quali il Pubblico Ministero rinuncia..

 

Pubblico Ministero: io accennavo poco fa, appunto, per esempio questo professore che mi viene in mente sulle materie... nel momento in cui viene acquisito quel libro, che è già stato depositato, sono documenti già depositati e noti a tutte le difese, eccetto una parte di alcuni documenti Naiosh tradotti di recente, che consegno, tutto il resto sono documenti che quanto meno sono già dal 17 aprile e una gran parte dal 2 febbraio sono già in deposito presso la segreteria, che io ho anche materialmente recuperato questa mattina, quindi sono stati depositati da fine febbraio fino adesso nella segreteria della Procura, salvo questa piccola parte, poi se si vuole una elencazione documento per documento.. Per i testi, il discorso che è stato fatto l’altra volta, quello relativo al gruppo Brindisi, sicuramente qualcuno salterà, ma siccome vanno in coda, come veniva detto l’altra volta, se ne riparlerà; poi il discorso relativo ai testi, per quanto riguarda la questione dei testi IARCH, Simonato e Boffetta, io ho avuto quella conferma, che aspettano, che entro il 15 di luglio saranno pubblici questi dati sulla Corte Europea, il che vuol dire che, per quanto mi riguarda, mi basterà solo uno dei due, non è necessario sentirli tutti e due. Su quel discorso... credo in particolare Simonato, perché ci interessa sia per la parte vecchia che per la parte nuova, verrà sentito ed ovviamente non posso rinunciare. Per quanto riguarda il discorso di Favero Pier Umberto il problema relativo era che aveva questa grave patologia, quindi sentire se insistere nel citarlo o se può essere prodotto il verbale, per quanto riguarda due persone decedute, Martinello e Zaninello, il difensore degli imputati mi pare avesse detto che doveva depositare i verbali, poi non so se materialmente è stato fatto, comunque li deposito io..

 

Avvocato Baccaredda: non li ho depositati perché non avevo il certificato di morte.

 

Pubblico Ministero: ma l’avevamo dato per scontato. Per il discorso di Zaninello sono delle dichiarazioni del 1997, morto poi nel 1999.

 

Avvocato Santamaria: per esempio il teste Filippin..?

 

Pubblico Ministero: per gli altri, siccome ci sono problemi di tempo, poi più di tanto non mi pare di dover aggiungere per quanto mi riguarda, sui testi che riguardano la parte CVM rinuncio. Posso solo dire che per esempio per alcuni testi, che sono indicati, come è noto anche da questa prima parte, che tratteranno la materia ambientale, in senso rigido, non è possibile fare questa netta divisione, quindi questa rinuncia, ci sono funzionari U.L.S.S. che sono indicati per la materia ambientale, di cui non ricordo i nomi, non posso rinunciare adesso anche se sono materialmente inseriti nel centinaio di testi della prima parte, perché verranno a dire sulla parte ambientale che cosa è successo, ma io dico, posso anche impegnarmi, per la parte CVM ho finito, il teste Filippin posso anche non sentirlo, visto che per 10 giorni ormai sarà assente perché è andato all’estero.

 

Avvocato Santamaria: e il teste Magarotto?

 

Pubblico Ministero: a Magarotto rinuncio. Poi tutti gli altri sul CVM io non ne sento più per quanto mi riguarda. Un’ultima cosa che, visto che si parla di testimoni, e che allora formalizzo a verbale, è la richiesta soltanto di un teste, che riterrà ovviamente il Tribunale nei suoi poteri di citarlo, a cui ha fatto riferimento Condotta Natale, che era una persona, che ha lavorato sia al CV6 che al CV24, Corò Renzo, in relazione alle entrate ed uscite e problemi di autoclavi nei due reparti, io chiedo soltanto questo, se riterrà il Tribunale al termine necessario, indispensabile, ovviamente lo ammetterà.

 

Presidente: il Tribunale intanto potrà citarlo perché c’è una sua richiesta.

 

Avvocato Mittoni: per quanto riguarda i testimoni del gruppo di Brindisi lei ha detto in coda, si intende in coda sul tema del CV?

 

Presidente: no, ne avevamo anche parlato all’udienza scorsa, dicendo di metterli in coda a tutto, anche perché tutto sommato verrebbero a deporre su circostanze che riguardano l’intervento della American Appraisal, se non sbaglio, quindi è un argomento un po’ a sé, mi pare che la volta scorsa ci fosse l’accordo delle parti per sentirli per ultimi, perché il problema qual è? Era quello, se possibile, di attendere che venissero emanate quelle norme di attuazione dell’articolo... ci speriamo, aspettiamo.

 

Avvocato Mittoni: perché sono persone pertinenti..

 

Presidente: siccome oltretutto non sapevamo neppure quali fossero i capi di imputazione, i fatti che erano stati addebitati a costoro, c’era una comunicazione di reato in cui venivano indicate solamente le norme violate etc., prima di esprimerci se devono essere sentite come persone indagate oppure come testimoni in senso proprio, volevamo un attimo attendere o notizie da Brindisi o leggere sulla Gazzetta Ufficiale.

 

Avvocato Mittoni: prendo atto delle decisioni del Tribunale, io ritenevo invece che potessero essere esaminate queste posizioni alla conclusione della parte sul CVM, anche perché se la ragione è quella di attendere la legge, è vero che il processo è lungo, però è un problema che possiamo risolvere ora.

 

Presidente: comunque lasciamolo in quell’angolino..

 

Avvocato Mittoni: io insisterei, poi se il Tribunale riterrà di procedere in altro modo..

 

Presidente: c’era un accordo, non so se fosse presente alla scorsa udienza o meno, però l’accordo appunto quello..

 

Avvocato Mittoni: la volta scorsa non c’ero..

 

Presidente: l’accordo che era stato preso alla scorsa udienza era questo, se lei rileggerà il verbale c’era questo accordo e credo che il Tribunale su questo accordo..

 

Avvocato Mittoni: se è stato trattato questo argomento ed alcuni colleghi hanno espresso l’accordo ne prendo atto, per quanto mi riguarda l’accordo non c’è dal momento che se la ragione è aspettare la legge mi pare..

 

Presidente: non era solamente questo, c’erano le due ragioni, che adesso ho ripetuto, anche volevamo sapere se da Brindisi ci provenivano gli atti con la specificazione dei fatti che erano addebitati a questi indagati, perché avevano semplicemente una comunicazione di una proroga delle indagini, quindi per poter affrontare il problema di un impossibile collegamento tra questo processo e l’altro processo dovevamo avere, quanto meno, come punto di riferimento anche i fatti addebitati a costoro, perché il fatto che siano stati indicati reati, che anche qui sono contestati, non significa che i fatti di Brindisi siano in qualche modo collegati, quindi al Tribunale manca anche proprio questo dato di raffronto per poter decidere.

 

Avvocato Mittoni: mi sembrava che quando era sorto il problema il Pubblico Ministero avesse chiesto informazioni, visto che è sorto più di un mese fa..

 

Presidente: le informazioni sono state richieste e purtroppo non sono arrivate...

 

Pubblico Ministero: no, Presidente, è stata consegnata una nota della Procura di Brindisi, proprio dal Pubblico Ministero la volta scorsa al Tribunale; sulla base di quella nota abbiamo preso atto della situazione brindisina e poi il Tribunale ha deciso per questi due motivi, in questo senso.

 

Avvocato Schiesaro: non ho ben capito se la richiesta dell’avvocato Mittoni è di sentire quelle persone come testimoni o come imputati di reato connesso?

 

Avvocato Mittoni: quando sorse questo problema io avevo fatto presente che erano indagati di reato collegato, sorse il problema e fu rinviato in attesa di avere maggiori informazioni. Per questo chiedevo quando sarebbe stato trattato questo argomento.

 

Presidente: va bene. Comunque ne potremmo ridiscutere, ad ogni buon conto, guardate, l’accordo preso, e lei avvocato Mittoni, pur non essendo personalmente presente, era rappresentato la volta scorsa, è stato questo, nel caso in cui comunque lei avesse delle riserve, potrebbe sentire i suoi testi su quelle circostanze, qualora ne abbia, per ultimo rispetto ai testi delle difese, proprio su quelle circostanze. Questo è quanto dovevo dire. Chi sentiamo?

 

Avvocato Sforza: il professor Tamino.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - TAMINO GIANNI -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato Sforza.

 

AVVOCATO SFORZA

 

DOMANDA - Vuole esporre al Tribunale qual è la sua professione?

RISPOSTA - Io mi sono laureato nel 1970 in Biologia, da quella data prima come borsista, poi dal 1974 come, avendo vinto un concorso, docente di ruolo, lavoro all’università, insegno Biologia Generale e mi sono occupato in termini di ricerca scientifica di problemi di mutagenesi e cancerogenesi, e lo stimo nel 1973 e nel 1974.

DOMANDA - Vuole anche esporre al Tribunale se ha riportato cariche pubbliche?

RISPOSTA - Dal 1982 ho ricoperto la carica di consigliere dell’U.L.S.S. a Padova, dal 1983 di parlamentare italiano, membro della Camera dei deputati fino al 1992, dal 1995 al luglio dell’anno scorso ero membro del Parlamento europeo, attualmente sono invece ritornato all’università e membro di una Commissione ministeriale che si occupa di danno biologico e di biosicurezza e biotecnologia.

DOMANDA - Lei nell’ambito di questi incarichi pubblici, ma anche nell’ambito della sua specializzazione professionale, ha avuto modo di occuparsi delle problematiche relative al CVM e PVC?

RISPOSTA - Senz’altro, nel senso che proprio all’inizio degli anni ‘70 il gruppo dell’università, nel quale lavoravo, si pose il problema di come mettere a disposizione il lavoro che facevamo di mutagenesi e di cancerogenesi di problematiche presenti nell’area circostante. E tra le varie aree che prendemmo in considerazione, la prima di tutte fu proprio quella di Porto Marghera, e a Porto Marghera il problema più rilevante era sicuramente già allora, ricordiamo che nel 1974 venne fuori proprio la documentazione della cancerogenicità del cloruro di vinile monomero, proprio in quel momento scoppiò il caso. C’erano già state le ricerche di Viola, le ricerche di Maltoni, le pubblicazioni sui giornali, convegni e congressi, che vennero fatti durante tutto l’arco del 1974, insieme con parecchi docenti, che poi hanno continuato, ancora fino ai giorni attuali, ad occuparsi di queste problematiche. Venimmo a contatto con il professor Viola, con il professor Maltoni, ma al gruppo di Padova, oltre quello di Biologia, di cui facevo parte io insieme con il professor Levis, c’era il professor Mastrangelo, che si occupò a lungo di questi problemi, il professor Reggiani, che poi finì all’Istituto Superiore di Sanità a Roma, e vari altri, il professor Saia, che ancora si è occupato di medicina del lavoro, e molti altri con i quali decidemmo di approfondire queste tematiche e in particolare di capire i nessi tra tossicità, mutagenicità, cancerogenicità, effetti del composto in rapporto al meccanismo biologico e quindi mettere a disposizione le nostre conoscenze scientifiche per dimostrare, cosa che poi è stata ampiamente documentata, basterebbe leggere le monografie della IARCH, che non c’era la possibilità per un composto cancerogeno di stabilire un limite, sotto al quale non c’erano effetti. Da qui appunto, anche se vogliamo, il discorso di allora, in maniera come slogan, del (Mac zero) ma che aveva una base scientifica, che noi documentammo a lungo, anche con i lavoratori, la necessità di rifiutare qualunque ipotesi di un valore sotto il quale non ci fosse effetti. Dal punto di vista di una sostanza mutagena e cancerogena questo non ha alcun senso.

DOMANDA - A questo riguardo può precisare come ebbe modo di rappresentare, agli esiti di queste ricerche, direttamente ai lavoratori o alle rappresentanze dei lavoratori rispetto alla realtà di Porto Marghera?

RISPOSTA - Se ci riferiamo agli anni ‘70 più volte abbiamo fatto incontri con consigli di fabbrica, con lavoratori, con gruppi di persone, che si occupavano di queste cose, e abbiamo partecipato anche all’elaborazione di quella che è stata la piattaforma sindacale, che ha portato alla richiesta del Mac zero, quindi alla necessità di affrontare in termini di prevenzione e di logica di non esposizione, e quindi con cicli chiusi, con sistemi, per cui i lavoratori e l’ambiente. A lungo poi mi sono occupato negli anni ‘80 di problemi ambientali, ma sempre in una logica di interazione tra aspetti di nocività in fabbrica e di inquinamento ambientale fuori. Un impianto sicuro per i lavoratori è di solito anche quello più sicuro per l’ambiente esterno, quindi la necessità di investire in impianti, che portino alla non esposizione dei lavoratori e dei cittadini al prodotto.

DOMANDA - Lei ricorda in particolare che alcuni di questi dibattiti, anzi uno tra diversi consigli di fabbrica, venne anche pubblicato?

RISPOSTA - Sì, su "Sapere", io collaboravo a all’epoca con "Sapere", c’era anche Giulio Maccacaro, che mise in piedi anche Medicina Democratica e proprio in quell’epoca, tra l’altro di lì a qualche anno uscì anche una mia relazione su altro tipo di situazione di nocività di lavoro e ambientale, che era il discorso della concia, proprio sulla rivista "Sapere", quel tipo di rivista. Io ho ancora qui i numeri di quelle riviste, un po’ mal ridotti, ma sono nella mia raccolta personale, dove si parlò prima della cancerogenicità del cloruro di vinile e poi della medicina del lavoro, poi del documento dei consigli di fabbrica, che discutendo arrivavano alla conclusione, alla necessità, proprio anche come frutto della discussione con quelli che venivano chiamati i tecnici, gli esperti, di non accettare nessun limite, perché qualunque limite non era sicuro rispetto alla salute dei lavoratori.

 

Avvocato Santamaria: mi rendo conto che è spiacevole intervenire continuamente, qual è la linea di confine tra una deposizione testimoniale e una consulenza, il teste sta inframmezzando ricordi che restano però generici su quello che lui ha fatto e vissuto a Porto Marghera, riempiendo invece il suo intervento con le opinioni scientifiche, riguardo alla non soglia, riguardo ai meccanismi di cancerogenesi, che sono e potrebbero essere soltanto l’oggetto di una consulenza tecnica, in questo caso impropriamente introdotta nel processo. Se la deposizione deve essere tale deve vertere su fatti specifici, quindi sull’esperienza avuta a Porto Marghera con i consigli di fabbrica, senza voler dire nulla..

RISPOSTA - Come faccio a esprimere quello che ho fatto con il consiglio di fabbrica se non posso dire quelli che erano i dialoghi con il consiglio di fabbrica..

 

Presidente: tutto sommato sta rappresentando quella che è stata una sua esperienza anche al Petrolchimico, e in particolare sta spiegando perché ha ritenuto nei suoi interventi con i consigli di fabbrica di spiegare perché ha ritenuto che nella piattaforma sindacale, presentata nel 1976, fosse indicato il Mac zero, perché scientificamente lui ha ritenuto, lui e non solo lui, ma molti altri hanno ritenuto che quello fosse l’obiettivo che si doveva raggiungere o che comunque si proponeva in quella che era la proposta sindacale all’impresa, quindi voglio dire non vedo nulla, non c’è... E’ difficile certamente distinguere un confine tra la testimonianza e lì dove vengono espresse delle opinioni scientifiche, ma anche di altri, che sono.. quella che può essere una valutazione il riferimento viene fatto, però, sentite, ne abbiamo avute molte altre di queste situazioni e credo che questa non sconfini di molto rispetto alle altre. Andiamo avanti.

 

DOMANDA - Sempre tenendo presente che è un teste, non un consulente, mi interesserebbe che ci riferisse del livello della discussione, della quale lei è diretto testimone negli ambienti, nei circoli, a cui abbiamo fatto riferimento prima, sul grado di tossicità, quindi sull’informazione che venne in quelle sedi, in quell’epoca offerta, relativamente al tema di tossicità con specifico riguardo agli aspetti della cancerogenesi, mutagenesi, di bioaccumulo, originati dai processi produttivi del CVM?

RISPOSTA - Siccome il gruppo di lavoro, di cui facevo parte, e di cui faccio ancora parte, all’università di Padova, collaborando anche con altri istituti di Padova, ma anche collaborando con istituti di altre università, che sono dal gruppo di Maltoni al gruppo di Viola, ma anche il gruppo di Pisa, il gruppo di Genova, vari gruppi nell’ambito di un programma del CNR, portammo avanti le riflessioni e le ricerche e questo portò a quelle conclusioni, che sono poi state pubblicate già nel 1975 nella prima monografia della IARCH, e ricordo che il più importante strumento è l’International Agency of Researching Cancer, quindi l’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro. Già nel numero 7 del 1975, alla luce di questo dibattito, che proprio nel 1974 venne fuori dopo le dichiarazioni e le pubblicazioni di Viola e di Maltoni, portò a verificare come accertata la cancerogenesi, inizialmente si pensava soltanto all’angiosarcoma sul fegato, parliamo del 1975, ma nelle successive monografie della IARCH fino agli anni ‘80 si arrivò a mettere in luce non solo che l’angiosarcoma non era solo del fegato, ma che poteva colpire altre parti, e che comunque il problema non era solo del cloruro di vinile, ma l’insieme del PVC aveva questi effetti. Questo è stato il tipo di collegamenti e contatti come ricerche e quindi negli ambienti di cui facevo parte, e quindi che ricordo come testimonianza, è questa necessità di approfondire questi temi. Di questo parlammo con i lavoratori e di questo io credo sia anche poi il punto per cui con i lavoratori negli anni successivi io mantenni un ottimo rapporto, anche quando divenni parlamentare nel Parlamento italiano nel 1983.

DOMANDA - Proprio a questo riguardo può dirci, nell’ambito della sua attività, quindi rispetto al suo ruolo di parlamentare europeo o nazionale, se ha avuto modo anche in questa veste di affrontare le problematiche coinvolte nel ciclo di produzione di CVM e di PVC e a che titolo?

RISPOSTA - Va detto che subito dall’83 all’89 io sono stato membro della Commissione industria della Camera dei deputati, credo nell’86, se non ricordo male, ci fu un’indagine conoscitiva sulla chimica. Nell’ambito di questa indagine conoscitiva sulla chimica sentimmo i principali gruppi chimici italiani, ed uno dei punti dell’indagine conoscitiva era il rapporto tra chimica, salute ed ambiente; c’era stato per esempio in quel periodo il discorso, e cito altre situazioni analoghe, della (Farmoplan), il discorso a Marghera dei fanghi in Adriatico, cose di cui mi ero occupato direttamente e su cui avevo sollevato le questioni. Sollevai con varie domande, con varie interrogazioni ai vari gruppi, che producevano in quell’epoca il PVC, quali erano le loro intenzioni e soprattutto posi il problema, che ponevo anche negli incontri con i lavoratori, sul rischio che si portasse ad esaurimento gli impianti chimici, che erano già obsoleti, superati dal punto di vista della sicurezza, non garantivano quei livelli di prevenzione e di non esposizione, e che si arrivasse a quello che io avevo definito e più volte ho riportato anche su pubblicazioni la logica del limone spremuto, cioè si spreme ben bene l’impianto, quando si sono esaurite tutte le possibilità, non si investe per rifarlo funzionare, non si investe per renderlo più sicuro, ma si butta via l’impianto con i lavoratori. Molti impianti chimici hanno subito questa scelta e dopo aver creato, come nel caso della (Farmoplan) o nel caso, posso citare moltissimi altri esempi, a livello italiano, inquinamenti ambientali, nocività in fabbrica, si sono chiusi gli impianti e licenziati i lavoratori, da qui anche la preoccupazione che i lavoratori non accettassero l’idea che accettare limiti di esposizione fosse un modo per garantire l’occupazione, che fosse un modo per tenere in piedi gli impianti obsoleti, che invece dovevano richiedere adeguamenti. E di questo, nell’indagine conoscitiva, parlammo, di questo si posero i problemi, ma si capì già allora che non vi era grande interesse per investire nella sicurezza, anche se comunque si diceva che il PVC era ancora strategico, e proprio in quegli anni vi fu una compagna di sponsorizzazione del PVC, che si collegò, arriviamo al 1998 per capirci, al fatto che in Parlamento decidemmo di mettere una tassa sui sacchetti di plastica di PVC, e allora venne fuori che il PVC addirittura difendeva l’ambiente, era ecologico e su questo ci fu ampio dibattito.

DOMANDA - Questo per quanto riguarda la sua attività in ambito nazionale; vuole riferire al Tribunale anche degli esiti di un’attività in questo senso come parlamentare europeo o comunque sul piano europeo?

RISPOSTA - Passiamo agli anni ‘80 agli anni ‘90, perché la mia attività al Parlamento europeo è dal 1995 al 1999, facevo parte della Commissione ambiente del Parlamento europeo, e come membro della Commissione ambiente mi sono occupato più volte del problema del PVC, in particolare dal 1996 fino alla fine, al 1999, su tre tematiche: uno, quella della sostituzione del PVC; due, quella della presenza del PVC nei rifiuti, la difficoltà di gestire i rifiuti; tre, in una recente direttiva, che poneva il problema di come rendere ambientalmente compatibili le automobili esaurito il loro ciclo di vita. Il PVC c’entrava perché una delle condizioni per avere un’automobile sicuramente riciclabile era di poter recuperare i metalli senza determinare inquinamento. La presenza di ampie parti di PVC nelle automobili creava dei grossi problemi in termini di gestione sicura nel recupero di tutte le parti, quindi la stessa Commissione Europea e il Parlamento europeo posero il problema della necessità di non avere PVC nelle automobili per garantire il recupero ambientalmente compatibile delle parti delle automobili. Pose il problema che nei rifiuti era sempre difficile una gestione se c’era il PVC, da qui la necessità di superare la produzione di PVC, alla luce anche di alcune considerazioni, e cioè che dal 1984 nel Trattato dell’Unione Europea, riconfermato nel 1997 nel Trattato di Amsterdam, c’è il principio di precauzione. Proprio in base al principio di precauzione uno Stato membro, la Svezia, aveva deciso che, se si applica il principio di precauzione, che voglio ricordare, se non se è parlato, rovescia la logica fino a quel punto accettata, fino al principio, che entra nella Convenzione sulla Biodiversità nel 1992 e nel trattato dell’Unione Europea del 1994, la logica era che un prodotto si considera tossico quando lo si dimostra alla luce di malati, morti, danni ambientali che si possono misurare. Il principio di precauzione invece afferma che un prodotto è sicuro quando, al di là di ogni ragionevole dubbio, i rischi ipotizzabili non sono tali da potersi verificare. Cioè inverte, se si vuole, il cosiddetto onere della prova, e quindi è importantissimo, perché dal 1994 cambia la logica: l’Unione Europea dice che un prodotto deve essere preventivamente accertato che non produca rischi per l’ambiente e la salute. Non più andare a vedere, una volta introdotto nell’ambiente, se ha provocato danni alla salute o all’ambiente. Questo principio, che tra l’altro nel 1990 è stato inserito anche in un decreto legislativo del Governo italiano, quindi lo stesso Governo italiano lo ha riconosciuto e fatto proprio nel 1997, permette ad una Commissione nominata dal Governo svedese di dire che, alla luce del principio di precauzione, è opportuno non continuare con il ciclo produttivo del PVC.

DOMANDA - Lei che è stato testimone della diffusione delle informazioni relative alla produzione del CVM e PVC, sin dagli anni ‘70 - ‘74 nelle fabbriche e nel Petrolchimico, poi come parlamentare, o comunque nell’ambito di istituzioni politiche e nazionali, poi anche in quelle europee, rispetto a questi ultimi provvedimenti sovranazionali, ai quali ha fatto riferimento ed anche come diretto testimone, ritiene che vi sia un legame tra i risultati all’epoca, e parlo del ‘74, raggiunti e diffusi nell’ambito della fabbrica e queste ultime disposizioni di carattere europeo, oppure ritiene che nel tempo che è passato...

 

Avvocato Bettiol: c’è opposizione, si chiede palesemente una valutazione, non certo un fatto.

 

DOMANDA - Presidente, posso anche porre la domanda in un altro modo, tuttavia il senso della domanda è fare appello al ricordo del teste, proprio nella sua qualità di testimone, che direttamente ha preso parte vuoi agli incontri in fabbrica nel ‘74, vuoi nella Commissione parlamentare, vuoi a livello europeo, non è un’opinione..

 

Presidente: se hanno attinenza a queste decisioni ed anche a questi trattati, queste convenzioni, queste comunque discussioni che si sono avute nell’ambito della Commissione Europee sull’ambiente, le vicende che hanno interessato il Petrolchimico di Porto Marghera, comunque le lavorazioni di CVM e non solo in Italia?

RISPOSTA - Quello che posso dire è che quanto.. la riflessione che è seguita alla verifica della cancerogenicità del CVM a Porto Marghera e del dibattito che è stato fatto in sede sindacale e con i lavoratori su questi temi, è a mio avviso alla base di un dibattito, che è diventato più ampio e che in sedi istituzionali ed internazionali sicuramente ha contributo, ma lo dicono anche i documenti della Commissione Europea, all’elaborazione del principio di precauzione. Quindi a distanza, se vogliamo, di 20 anni, ‘74 - ‘94, in qualche modo quelle idee, che erano state poste alla base anche del famoso documento sindacale, di quella che era la piattaforma sindacale, a 20 anni di distanza in qualche modo hanno trovato un riconoscimento, però il riconoscimento giuridico non è ancora un’applicazione di fatto di questi principi.

 

DOMANDA - Lei ha avuto occasione di conoscere, di incontrare il signor Gabriele Bortolozzo?

RISPOSTA - In più occasioni, nel senso che già negli anni ‘70 lo conoscevo proprio perché l’ho incontrato in quegli incontri di fabbrica, l’ho incontrato successivamente negli anni ‘80 quando ci fu il problema dei fanghi gessosi in Adriatico, che per primo denunciai alla Camera dei deputati con una interrogazione, feci anche un’assemblea in fabbrica proprio su questo, in cui c’era anche lui, e successivamente nei primi anni ‘90 ci fu l’occasione di una serie di iniziative di rilancio della rivista Medicina Democratica a Marghera, e ho qui i volantini di allora, e poi soprattutto nel ‘94 venne a trovarmi in studio in università, dal ‘92 al ‘95 ero tornato all’università, con dei lavoratori perché mi annunciò questa sua idea di sollevare la questione anche in sede giuridica, e mi chiese una collaborazione, portandomi cartelle cliniche e documentazione di tutta una serie di dati, di lavoratori del Petrolchimico.

DOMANDA - Quindi lei conserva ancora della documentazione consegnatala all’epoca?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei ha fatto riferimento anche a Medicina Democratica e alla rivista; lei ha collaborato con Medicina Democratica?

RISPOSTA - Sì, ho partecipato alla fondazione nel ‘76 di Medicina Democratica intesa come movimento per la salute più che come rivista a Padova. Come docente insegnavo Biologia Generale a Medicina, ero stato coinvolto e fui ben contento di partecipare a questa iniziativa, venne Giulio Maccacaro, tra l’altro fu proprio in quell’occasione che gli proposi questo articolo, che poi venne pubblicato su "Sapere", e da allora con molti esponenti sia del movimento che della rivista rimasi in contatto e sono rimasto in contatto tuttora.

 

AVVOCATO SCHIESARO

 

DOMANDA - Lei ci ha parlato di questa sua attività all’interno della Commissione industria della Camera dei deputati, e se ho capito bene ci ha descritto una serie di attività di quella Commissione industria dirette ad approfondire con gli operatori economici della chimica una serie di questioni ambientali, tra cui anche quella della pericolosità e della tossicità di alcuni prodotti. Come ci sono svolte queste audizioni e in particolare se ci furono audizioni con Montedison e chi partecipò a quelle audizioni?

RISPOSTA - Ho qui per esempio, in data 26 novembre 1987, audizione del dottor Giorgio Porta, amministratore delegato della Montedison. In questa occasione c’è un capitoletto, "La politica ambientale, e questa è la relazione ufficiale del dottor Porta, in cui parla del fatto che per esempio..

DOMANDA - Quali domande furono fatte in quell’occasione?

RISPOSTA - Io ho qui solo la relazione, però a casa ho tutto il documento finale, con tutte le domande e risposte, per cui è comunque un atto ufficiale della Camera dei deputati, è l’indagine conoscitiva del settore chimico della Commissione industria della Camera dei deputati. Se questa audizione del dottor Porta è del 26 novembre 1987, sicuramente in quel giorno si trovano le domande che io feci, ed altri fecero, che riguardavano questi problemi. E sulla questione del PVC sia il dottor Porta che altri, che erano collegati a questa attività, risposero che comunque il PVC era un aspetto ambientalmente importante, positivo, e che quindi sarebbe un errore vedere solo gli aspetti negativi, perché il sacchetto di plastica riduce, fa risparmiare, c’erano dei documenti, che venivano distribuiti anche alla gente, che mettevano in evidenza il valore positivo nel PVC, che io contestai, a partire dalla nocività e soprattutto anche dell’impatto ambientale.

DOMANDA - Ci fu anche alla minimizzazione dei rischi?

RISPOSTA - La conclusione, e lo si può leggere anche qui, è che la chimica non ha significativo impatto ambientale, ma anzi contribuisce con la sua ricerca e con le sue tecniche a risolvere i problemi ambientali.

DOMANDA - Ci furono contestazioni sul fatto del rischio di cancerogenesi del CVM, cioè lei in quell’occasione ebbe modo di richiamare Maltoni e quello che aveva detto?

RISPOSTA - Il dottor Porta lo sapeva benissimo, eravamo nel 1997..

DOMANDA - Perché dice che lo sapeva benissimo? Ha avuto la sensazione in quel colloquio oppure ci furono delle frasi da cui si capiva che quella fosse una sua consapevolezza?

RISPOSTA - Che non c’era ombra di dubbio nel 1987, viste le pubblicazioni, che poi il dottor Porta magari non era un esperto in questo campo, ma che il problema della cancerogenesi e mutagenesi fosse un dato acquisito nessuno nel mondo della chimica in tutti gli incontri che io ho fatto, per esempio in altre attività a Rosignano, in altri posti, nessuno me lo ha mai messo in dubbio.

DOMANDA - Di fronte a questa sua richiesta quale fu l’atteggiamento?

RISPOSTA - Il fatto che sempre si affermava che comunque si creavano tutte le condizioni per rispettare le norme e le leggi e che si cercava... che poi gli incidenti ogni tanto quelli non erano prevedibili, però le leggi venivano rispettate. E’ questo però che mi pare rilevante del discorso del principio di precauzione, perché il principio di precauzione, se l’avessimo potuto applicare allora, ma già allora c’era l’idea della migliore tecnologia, i concetti tipo precauzione e migliore tecnologia portano a dire che non basta avere un rispetto di limiti, anche se c’è tutta una discussione sui limiti, ma comunque l’obiettivo deve essere quello di minimizzare i rischi e questo veniva sistematicamente rifiutato.

DOMANDA - In quell’occasione ci fu Porta per Montedison, poi ci furono altre occasioni di incontro?

RISPOSTA - Abbiamo avuto incontri con tutti gli esponenti della Montedison ed anche in periodi successivi.

DOMANDA - Ci fu anche Enichem?

RISPOSTA - Sì. Ora non ricordo perché ho lasciato a casa il testo, se può essere utile io posso far acquisire agli atti tutta l’indagine conoscitiva.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - La Comunità Europea ha mai etichettato o classificato il PVC come cancerogeno?

RISPOSTA - Non ha etichettato i prodotti come cancerogeni, il problema è che il CVM...

DOMANDA - Io ho parlato del PVC, siccome lei ha parlato lungamente del PVC?

RISPOSTA - Il PVC è evidentemente, per tutte le ricerche, cancerogeno in quanto contiene il CVM.

DOMANDA - Quindi il PVC non lo è in sé?

RISPOSTA - Non c’è PVC che non contenga CVM. Il consumatore non può avere a che fare con un prodotto che contiene qualcosa che è cancerogeno, questo è noto.

DOMANDA - Chi l’ha detto questo?

RISPOSTA - Lo dice il buon senso.

DOMANDA - Non lo dice la legge però?

RISPOSTA - Il principio di precauzione pone in termini differenti la questione.

DOMANDA - La direttiva della Comunità Europea del 1978 ha fissato dei limiti di esposizione di lungo periodo per i lavoratori, tutte le legislazioni europee, che si sono adeguate, recentemente la legge italiana, recependo un’altra direttiva recentemente, ma di pochi giorni fa, ha abrogato il DPR 962, riformulando, rimeditando i limiti che sono rimasti uguali, è solo cambiato il metodo di valutazione. Secondo lei, questa direttiva e queste leggi, emanate in applicazione della direttiva, consentono la messa in pericolo della salute dei lavoratori?

RISPOSTA - La presenza di limiti, e questo è scritto anche nella direttiva, che prevede la necessità di usare comunque la migliore tecnologia possibile, non è un contratto con i limiti, ma dice che i limiti non sono sufficienti a garantire la salute dei cittadini, i limiti sono una condizione, ma l’obiettivo è quello di utilizzare la migliore tecnologia possibile per minimizzare i rischi. L’obiettivo è, al di là dei limiti stabiliti, la minimizzazione dei rischi, questa è la filosofia che è stata adottata.

DOMANDA - Allora i limiti perché sono stati fissati?

RISPOSTA - I limiti sono delle condizioni per cui non si può superarli, ma se si può dimostrare che con la tecnologia si può ulteriormente andare sotto l’obiettivo è la minimizzazione dei rischi.

DOMANDA - E se la tecnologia non consente di andare sotto, il rispetto dei limiti mette in pericolo la vita dei lavoratori o no?

RISPOSTA - Come i tutti i limiti, e lei lo saprà, non sono dal punto di vista della scelta legislativa che un compromesso tra diverse esigenze, non sono un limite scientifico, i limiti sono un compromesso tra quello che si ritiene essere un vantaggio per qualcuno e lo svantaggio per l’altro. Questo è talmente ambiguo e tanto arbitrario che nel tempo questi limiti sono sempre stati modificati in rapporto a una prova di forza tra interessi contrapposti.

DOMANDA - Lei non mi può dire però che il principio abbia un fondamento scientifico; allora mi dica quali sono le prove scientifiche a favore della tesi per cui il CVM non ha soglia?

RISPOSTA - Legga la IARCH, è la più autorevole Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro a livello mondiale, è riconosciuta la più autorevole Agenzia.

DOMANDA - La IARCH non fa valutazione di rischio, non si pone il problema della soglia o della non soglia, io le ho chiesto quali sono le prove scientifiche che il CVM non ha soglia?

RISPOSTA - Non è per il CVM, è per quasi tutti i prodotti mutageni e cancerogeni..

DOMANDA - Lei mi deve indicare le prove scientifiche..?

RISPOSTA - Adesso glielo faccio, però mi permetta di mettere in evidenza una sua contraddizione; lei ha detto che io qui sono come testimone e non come consulente..

DOMANDA - Non quando mi fa comodo..

RISPOSTA - Però sono costretto a fare una lezione, perché è evidente che io..

DOMANDA - Mi faccia una lezione..

RISPOSTA - Ma è esattamente in contrasto con quello che lei mi ha chiesto prima..

 

Avvocato Sforza: a questo punto c’è opposizione.

 

Presidente: il dialogo può anche essere serrato, lasciamo comunque rispondere, e le contestazioni siano comunque nei limiti della testimonianza, adesso lei non può pretendere davvero che il professor Tamino..

RISPOSTA - Io sono disponibile in privato..

 

Presidente: no, non è un affare privato, andiamo avanti, alla domanda, lei potrebbe rispondere in questi termini, cioè lei ha richiamato lo IARCH, se ritiene di citare della letteratura scientifica la può citare. Devo dirle però che in questo processo, che va avanti ormai da due anni e mezzo circa, noi abbiamo acquisito tutto lo scibile sul CVM, tanto per intenderci sugli effetti cancerogeni, mutageni etc., ovviamente tutti i testi, da quello del primo, che lei ha citato nel 1975, a quelle ulteriori rimeditazioni dello IARCH sul tema, che ci sono stati, gli aggiornamenti, tanto per intenderci, abbiamo anche quelli acquisiti agli atti, abbiamo molta letteratura, italiana, straniera, etc., direi mondiale, abbiamo sentito dei consulenti, ad ogni buon conto se lei ritiene di citare autori o testi, che confermano il suo assunto, li citi.

RISPOSTA - Qualunque testo di cancerogenesi o mutagenesi mette in evidenza come un danno al DNA non è determinato da una concentrazione, ma da un evento puntuale, e questo è il primo punto, ma su questo mi pare che abbiate acquisito già le relazioni del professor Zito, ed è ampiamente documentato. Però voglio aggiungere un’altra cosa, se mi viene permesso, che credo non sia stato affrontato, perché questo invece fa parte del dibattimento al Parlamento europeo, cioè che gran parte dei composti, di cui stiamo parlando, che sono coinvolti nel ciclo produttivo del PVC, e cioè per esempio l’uso di additivi nel PVC come gli ftalati oppure prodotti della lavorazione o della trasformazione a livello di rifiuti in un inceneritore, come sono le diossine, sono dei prodotti riconosciuti a livello internazionale. E di questo, se si vuole, c’è una relazione ufficiale del Parlamento europeo, come alteratori endocrini. Basta anche una sola molecola, non si parla di concentrazioni, ma una sola molecola, che può andare a legarsi con recettori cellulari e in questo modo alterare il funzionamento degli ormoni. Ad esempio, in questo modo oggi si spiega la ridotta fertilità maschile in primo luogo, ma in generale tutte le turbe della sfera riproduttiva, che sono tipiche da inquinamento, in quanto a concentrazioni di piccole dosi, e in questo caso nel ciclo del PVC, ne abbiamo vari che sono ufficialmente riconosciuti.

 

DOMANDA - Io mi appello alla sua onestà di scienziato in questa sede e non di ideologo, io le chiedo allora di riferire al Tribunale anche tutte le opinioni scientifiche rispettabili e serie, che sostengono opinioni differenti dalle sue: ne esistono oppure il mondo scientifico è un monolite?

RISPOSTA - In ogni campo, nel mondo scientifico, qualunque cosa uno dica ci sarà sempre qualcun altro a dirlo, però il problema sono i fatti.

DOMANDA - Quali sono i fatti allora a sostegno delle sue tesi?

RISPOSTA - Sono tutti i dati delle alterazioni dello sviluppo, sia dello sviluppo nei ragazzi a livello sessuale, sia della sterilità, che sono oggi la conseguenza spiegabile solo alla luce di queste ipotesi dell’alteratore endocrino. Recentemente al..

DOMANDA - Lei ha fatto l’esempio della diossina, per lei è un cancerogeno genotossico?

RISPOSTA - La diossina è sicuramente un composto, che ha funzioni di alterazione endocrina..

DOMANDA - E’ un genotossico oppure no?

RISPOSTA - Nel senso vasto del termine sì.

DOMANDA - Quindi lei ritiene che la diossina non sia un cancerogeno genotossico..

 

Pubblico Ministero: ma faccia rispondere.

 

RISPOSTA - Genotossico si intende qualunque prodotto, che abbia effetti a livello diretto o indiretto sul sistema genetico. Da questo punto di vista ci sono parecchi dati che mostrano dei danni a livello del sistema di geni cromosomi da parte della diossina, e ci sono delle pubblicazioni, tra l’altro fatte anche all’Istituto dove io lavoro. Le posso dare come riferimento l’ultimo lavoro che è stato fatto recentemente al congresso, che si è tenuto qui a Venezia alla Fondazione Cini sulle diossine, lì ci sono state opinioni differenti, molte delle opinioni sono convergenti con quello che le dico io.

DOMANDA - Lei sa che neghi Stati Uniti è in atto una fortissima polemica contro quelle che erano considerate le assunzioni di Default della valutazione di rischio, secondo cui per i cancerogeni non esistesse una soglia; oggi negli Stati Uniti molti ricercatori, alla luce di dati nuovi, che stanno arrivando adesso all’attenzione del mondo della scienza, comincia a dubitare di questo assunto..

RISPOSTA - In campo scientifico dal 1970 ad oggi troveremo sempre qualcuno che ha dubitato di una cosa e sempre qualcuno che ha affermato qualcos’altro. Io credo che i dati..

DOMANDA - Lei invece crede ciecamente..?

RISPOSTA - Allora, io nel mondo scientifico non sono ovviamente uno che crede ciecamente, però mi attengo ai fatti, i fatti che io conosco.

DOMANDA - I fatti sono molti ed opinabili?

RISPOSTA - Allora posso dire che la maggioranza degli scienziati sono concordi con me.

 

Presidente: non è che si possa riprodurre un dibattito scientifico, che ha le proprie sedi. Qui siamo in un processo, e quindi voglio dire, adesso io capisco che le sue domande possano essere state provocate anche dall’esame introdotto dalla parte civile, però a questo punto basta, cioè non è possibile ancora continuare su questo. Perché qui si riproduce un dibattito scientifico, che noi conosciamo ampiamente e che indubbiamente ha delle opinioni, che sono anche tra loro divergenti, non c’è dubbio, è già un dato di conoscenza di questo Tribunale, questo Tribunale è perfettamente a conoscenza di quelle che sono le opinioni degli scienziati su queste problematiche, quindi è inutile che adesso qui riproponiamo questo tema. Andiamo avanti.

 

DOMANDA - Ciò che mi stava a cuore era soltanto cercare di capire e indagare più a fondo l’atteggiamento, che mi era sembrato fideistico, da quello che avevo sentito durante l’esame.. mi pare comunque che lei abbia delle incertezze, che non abbia soltanto certezze. Lei ha parlato all’inizio della sua deposizione di molti incontri con le rappresentanze sindacali, con i lavoratori, al fine di informare i lavoratori stessi di quelle che erano le emergenze scientifiche sul CVM, credo anche specialmente a Porto Marghera..

RISPOSTA - Certo.

DOMANDA - Vorrei che lei fosse un po’ più dettagliato su questo punto; lei ricorda il periodo in cui sono iniziati questi incontri, se furono assemblee generali?

RISPOSTA - Nel 1974 ci furono incontri con consigli di fabbrica, nel 1974 incontri con quei docenti, che le ho detto, del gruppo di Padova, sia a Padova da noi, sia a Marghera.

DOMANDA - Quindi con i consigli di fabbrica del Petrolchimico di Porto Marghera?

RISPOSTA - Sì, ed anche con singoli lavoratori, cioè con gruppi di lavoratori, con persone che in certi casi venivano loro a chiedere la nostra consulenza.

DOMANDA - Lei ha notizia se poi i consigli di fabbrica provvedevano a informare i lavoratori, se i delegati di reparto provvedevano a informare i lavoratori?

RISPOSTA - Se nel 1976 nella piattaforma sindacale le nostre idee siano state messe dentro penso che porti proprio a concludere di sì.

DOMANDA - Quindi che ci fosse stata una informazione generalizzata?

RISPOSTA - Non seguivo il lavoratore, che veniva a chiedere una cosa per... però se poi trovo che nelle piattaforme le idee che noi esprimevamo ci sono suppongo di sì.

DOMANDA - Lei ha collaborato anche con la Fulc?

RISPOSTA - Non direttamente, collaboravo con alcune persone che facevano parte della Fulc, ma non con la Fulc in quanto tale.

DOMANDA - Nella storia degli anni ‘70 del Petrolchimico di Marghera lei ha potuto vedere nel sindacato un atteggiamento monolitico oppure c’erano svariate posizioni?

RISPOSTA - C’erano molte posizioni, alcune delle quali ho anche criticato.

DOMANDA - Quali posizioni lei ha criticato?

RISPOSTA - Quella di ritenere che tutto sommato era meglio accettare un po’ di nocività e un po’ di inquinamento ambientale, in cambio di posti di lavoro; mentre invece la logica del limone spremuto, che ho cercato di esprimere prima io, porta a concludere esattamente il contrario.

DOMANDA - Cioè lei crede che il sindacato sia sceso a questi compromessi?

RISPOSTA - Credo semplicemente che il sindacato abbia espresso una valutazione, che io ritengo sbagliata, che era meglio chiudere un occhio su alcune cose, alcuni settori del sindacato, sotto pressioni evidentemente anche della stessa industria, perché gli si spiegava che se si voleva spingere troppo sull’acceleratore della sicurezza in fabbrica o della sicurezza ambientale bisognava chiudere la fabbrica.

DOMANDA - Non crede che il sindacato abbia avuto un ruolo cruciale nella bonifica e nel risanamento degli impianti nel corso degli anni e che quindi abbia scelto la via più pragmatica?

RISPOSTA - Lei mi ha chiesto se fosse un atteggiamento monolitico, le ho risposto di no, quindi non può dirmi se il sindacato ha contribuito, perché per me non ha avuto una posizione monolitica, alcuni settori sì, altri no, se no sarei in contraddizione con quello che le ho detto.

DOMANDA - Ma lei ritiene che il sindacato abbia avuto un ruolo propulsivo nella modifica..?

RISPOSTA - Non sempre.

DOMANDA - In quali casi secondo lei non l’ha avuto?

RISPOSTA - Per esempio sulla questione dei gessi, io mi sono trovato a sostenere un dibattito in un’assemblea infuocata in fabbrica, in cui ero quasi da solo a sostenere le mie posizioni. Certo, i sindacati me li sono trovati contro, in altri casi, invece, me li sono trovati dalla mia parte, quindi dipende, ripeto, non era né monolitica né uniforme nel tempo, però ciò non toglie che in certi casi il sindacato ha fatto proprie una serie di ipotesi, battaglie che hanno portato secondo me ad un avanzamento.

DOMANDA - Quindi secondo lei c’è stato un miglioramento?

 

Presidente: mi scusi, avvocato Santamaria, io intervengo perché vorrei ricondurre ancora una volta l’esame testimoniale al senso proprio che ha l’esame testimoniale. E lei adesso, da quella che era... domande che attenevano alla problematica scientifica è passato a domande che attengono alla problematica politico-sindacale e quindi le posizioni politico-sindacali del professor Tamino... Non credo che sia questo il tema di questo processo, le sappiamo, conosciamo anche queste, ci sono tuttora queste divisioni, divergenze nell’ambito delle organizzazioni sindacali, ma davvero sono oggetto di questo processo?

 

DOMANDA - E’ la domanda che io avevo posto all’inizio della deposizione del professor Tamino, Presidente, se io devo fare un controesame non posso che farlo sui fatti di cui ha detto il professor Tamino.

 

Presidente: sì, ma adesso lei stava chiedendo al professor Tamino un qualche cosa di diverso, quali erano le sue posizioni...

 

DOMANDA - No, no le posizioni del sindacato...

 

Presidente: ma nello stesso tempo chiedeva quali erano le proprie, del professor Tamino, comunque andiamo avanti, le posizioni del sindacato indubbiamente erano quelle della piattaforma, ma erano anche altre. Certo che si sono espressi in quella piattaforma del ‘76 e poi hanno avuto anche diverse posizioni. Ma voglio dire, queste fanno parte di una storia ecco, allora vogliamo introdurre la storia in questo processo, la storia del sindacato, la storia anche di quella che è la dialettica politica...? Perché davvero io credo, e lo dico a tutti, il pericolo è proprio questo, di portare il processo su questa china, e allora non è più un processo, allora cominciamo a fare un po’ di propaganda di posizioni, tanto per intenderci, e questo è un rischio per questo processo. Io vorrei richiamare tutti allora, d’accordo? Perché qua stiamo facendo un processo, dobbiamo esaminare quelle che sono le conoscenze, i fatti, più che le valutazioni.

 

DOMANDA - Ma infatti che cosa altro è stato la deposizione del professor Tanino?

 

Presidente: scusate, è un richiamo che faccio a tutti, perché mi rendo perfettamente conto adesso che è una china che può prendere il processo con l’assunzione di questi testi con questi modi e facendogli certe domande, andiamo avanti.

 

DOMANDA - Non ho altre domande.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Ho due cose secche da chiedere, una riguarda, forse non ho capito la risposta, il discorso dell’informazione, ad un certo punto l’avvocato della difesa parlava che nel ‘76 c’era un’informazione generalizzata, questa informazione generalizzata o meno a favore dei lavoratori proveniva dall’azienda o dal sindacato?

RISPOSTA - Ovviamente la conoscenza del fatto della tossicità e della cancerogenesi derivava dalle informazioni e dagli incontri che avevamo fatto.

DOMANDA - Come sindacato, come consiglio di fabbrica?

RISPOSTA - Noi soprattutto in quell’epoca, per quanto mi riguarda, e se devo esprimere la mia esperienza, come tecnici, come esperti nel campo scientifico che avevano deciso di mettere a disposizione le proprie conoscenze scientifiche dei lavoratori.

DOMANDA - Volevo chiedere se nelle matrici di PVC come plastificanti ci sono i ftalati?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Se tra gli ftalati ci sono gli alteratori disturbatori endocrini?

RISPOSTA - Sì.

 

Avvocato Schiesaro: Presidente, io ovviamente mi riservo di produrre la documentazione.

 

Presidente va bene, grazie. Può andare, chi chiamiamo?

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - SGNAOLIN GIOVANNI -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMA DI RITO

 

AVVOCATO SFORZA

 

DOMANDA - Se può rappresentare la sua posizione lavorativa, dove ha lavorato, in quale reparto, con quali funzioni, per quale periodo?

RISPOSTA - Io sono stato assunto nel novembre ‘79 nel reparto PR16/19, ho fatto il turnista, ero addetto alla scagliettatura del caprolattame e al parco serbatoi del reparto; poi nell’86 sono stato spostato in amministrazione alla mansione fatturazione prima e poi debitori - creditori, e dal 1992 sono stato spostato alla formazione aziendale dove lavoro tuttora.

DOMANDA - Lei ha conosciuto il signor Bortolozzo?

RISPOSTA - Sì, io l’ho conosciuto nell’86 quando sono passato giornaliero, e quindi sono andato in amministrazione. Lo conobbi dopo un’assemblea, lui conosceva me perché in quel periodo era molto impegnato sindacalmente. Non mi conosceva, lì ci siamo incontrati, si presentò lui e da lì iniziammo un rapporto, che durò fino alla sua morte. Lì iniziò a raccontarmi del CVM, della cancerogenicità ed altre cose, che poi sono sfociate in questo processo, insomma.

DOMANDA - E delle informazioni che le riferiva sul CVM, sulla produzione del CVM, parlavate anche della pericolosità di questo prodotto?

RISPOSTA - Sì, lui me ne parlava. Ma soprattutto ci fu quasi subito questo accordo, ci capimmo quasi subito su questo fatto, perché non tanto del CVM, ma di chi si contrapponeva o chi lottava in un determinato modo, c’era un metodo, quello di isolare la gente e i lavoratori all’interno della fabbrica.

DOMANDA - Volevo sapere prevalentemente da lei se con il signor Bortolozzo all’epoca voi avevate anche iniziato ad informare sulla pericolosità di questo prodotto, se avevate fatto un’attività di informazione presso gli operai che lavoravano nel Petrolchimico?

RISPOSTA - Sì, da quel periodo iniziammo con una serie di sigle così, tanto per... senza organizzazione, un po’ così, allo sbaraglio, cercando prima con un’agenzia d’informazione, poi con un giornalino residuo, iniziò anche lui a scrivere sul CVM, quindi iniziavamo noi, dopo un periodo cosiddetto buio, sulla informazione sulla pericolosità di questo prodotto, e iniziammo dopo a pubblicare un bollettino che si chiamava "Residuo", non nel senso di scarto di lavorazione, ma residuo come qualcuno che è rimasto ancora che crede che c’è la possibilità di avere un lavoro sano in un ambiente salubre.

DOMANDA - Voi facevate informazione attraverso questi canali, quindi il giornale che ha citato adesso, ma come mai la direzione dello stabilimento non faceva informazione sulla pericolosità del CVM e del PVC, erano state date delle informazioni sulla tossicità, sulla pericolosità di queste sostanze?

RISPOSTA - Io sono stato assunto nel 1979, ho fatto nell’80 un corso sulla sicurezza, che non mi è... io non mi ricordo che abbiamo parlato di cancerogeni e del CVM. Poi abbiamo fatto nell’86 o nell’87 un altro corso e lì si parlava di cancerogeni in generale, ma del CVM in particolare assolutamente no, non ne abbiamo parlato tranne dopo l’uscita della legge, la 626.

DOMANDA - Però voi ne parlavate, voi facevate informazione in questo senso, al contrario dell’impresa, se ho capito bene, giusto?

RISPOSTA - Sì, noi nel nostro piccolo cercavamo di coinvolgere i lavoratori sul problema del CVM e della pericolosità, era un po’ il pallino di Gabriele quello del CVM.

DOMANDA - E questa attività di diffusione di notizie sulla vera o presunta pericolosità del CVM e del PVC com’era presa da parte dell’impresa, era gradita, era tollerata, era incentivata?

RISPOSTA - Sembrerà un assurdo, però io mi ricordo che i maggiori oppositori venivano proprio da qualcuno che non ci aspettavamo, e parlo delle organizzazioni sindacali.

DOMANDA - Da parte dell’impresa?

RISPOSTA - Da parte dell’impresa c’è stato lo spostamento di Bortolozzo per questa sua... dopo aver fatto denuncia al suo ex capo reparto, però i canali sono diversi. Voglio citare una cosa, che me l’ha detto lui tanto tempo fa: era una lettera del 27 novembre 1985, che scrissero i lavoratori e inviarono al giornale "Il Gazzettino", e lui scrisse di pugno questo: "L’allegata lettera fu stilata dagli stessi responsabili del reparto CV14, la calligrafia è del vice capo reparto del CV14 Marino, e consegnata ai lavoratori perché la firmassero, l’iniziativa cioè non partì dagli operai, bensì da coloro che furono condannati dal Pretore di Mestre". Questa lettera diceva, in riferimento a quanto scritto da "Il Gazzettino" e "La Nuova Venezia" del 19 novembre 1985, sotto il titolo "Acque inquinanti, inquinatori condannati", i lavoratori del reparto CV14 giustificano, dicendo che non era assolutamente vero che il prodotto era nocivo, perché c’erano i gascromatografi che controllavano, quindi assolutamente c’era l’attacco contro la campagna di stampa per la chiusura della zona industriale di Mestre, quindi l’azienda in prima persona no, però se identifichiamo l’azienda come qualcosa di astratto..

DOMANDA - Allora non sono stato chiaro io, la direzione dell’impresa, dell’azienda, quindi ai vertici proprio dello stabilimento, quindi da parte di Enichem, Montedison, le varie proprietà che si sono succedute, almeno rispettivamente nei periodi di competenza, come veniva accolta questa attività di informazione sulla pericolosità del CVM e del PVC, non parlo dei sindacati o delle singole rappresentanze dei lavoratori, parlo proprio dei vertici dell’impresa?

RISPOSTA - Sinceramente non penso bene.

DOMANDA - Ha avuto esperienza diretta di una reazione in qualche modo?

RISPOSTA - No, personalmente no. Non ho notizie su questo.

 

Presidente: domande? Grazie, può andare.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - COLOMBO FRANCO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

PRESIDENTE

 

DOMANDA - Ci dica dove ha lavorato, in quale reparto..?

RISPOSTA - Mi sono diplomato perito chimico industriale nel 1964, dal 1965 al 1967 ho lavorato presso la Società Italiana Resine, dal 1967 sono stato assunto presso lo stabilimento Montedison di Castellanza dove tuttora opero.

 

AVVOCATO DALL’ASEN

 

DOMANDA - Può dire al Tribunale, anche a noi, quale sia stata la sua esperienza lavorativa?

RISPOSTA - Diciamo che dal 1967 al 1970 ho partecipato all’avviamento dell’impianto per la produzione di alcol metilico, era un impianto abbastanza complesso.. Poi dal 1971 sono stato chiamato a far parte dell’Ufficio Tecnico, che si era costituito, prima come assistente di capo commessa e da oltre venti anni come capo commessa. Cioè il lavoro del capo commessa consiste nel fare insieme alle tecnologie di produzione uno studio di fattibilità dei progetti, di elaborare un preventivo, di avanzare una richiesta di autorizzazione del finanziamento alla rielezione, una volta avuta questa autorizzazione, fare la progettazione di dettaglio, quindi delle apparecchiature, delle tubazioni, del valvolame etc., e di coordinare una serie di specialisti che concorrono alla progettazione dell’intervento quali elettricisti, strumentisti e disegnatori per realizzare quanto autorizzato.

DOMANDA - Lei questa esperienza lavorativa l’ha vissuta dove, per essere più preciso?

RISPOSTA - Io l’ho vissuta all’Ufficio Tecnico della Montedison di Castellanza e, poi via via, è stata venduta.

DOMANDA - Può dire al Tribunale se la Montedison di Castellanza faceva parte della divisione della Dipe, della divisione Petrolchimica, e se nell’ambito di questa divisione... intanto chi vi faceva parte, se vi erano altri gruppi, altri stabilimenti del gruppo che appartenevano a questa divisione, e se nell’ambito della divisione venivano impartite direttive, che erano comuni ai vari stabilimenti?

RISPOSTA - Lo stabilimento di Castellanza faceva parte della Dipe, che era la Divisione Petrolchimica, con gli stabilimenti di Mantova, Ferrara, Marghera, Priolo, Brindisi mi pare, e le direttive erano comuni, perché appunto c’era un unico centro, che sovraintendeva a tutti questi stabilimenti. Nella seconda metà degli anni ‘70 una parte delle produzioni nostre furono collocate nella divisione Dimp, delle materie plastiche, e se ricordo bene anche parte delle produzioni di Marghera furono collocate nella divisione Dimp.

DOMANDA - Comunque, signor Colombo, lei conferma che nell’ambito della Divisione Petrolchimica i vari stabilimenti del gruppo sottostavano alle medesime direttive. Per quel che riguarda la sua esperienza lavorativa diretta, ci può dire che tipo di autonomia di spesa aveva, in quanto capo commessa, e che tipo di autonomia decisionale avevano le varie direzioni di stabilimento, per quanto le consta?

RISPOSTA - Il capo commessa..

DOMANDA - E rispetto ai finanziamenti ovviamente..

RISPOSTA - Il capo commessa non ha alcuna autonomia di spesa, nel senso che lavora su interventi autorizzati, per cui se non c’è un intervento autorizzato lui non può acquistare nemmeno uno spillo, e le autorizzazioni agli investimenti erano sempre date da una funzione centrale, che, se non erro, rispetto ai nuovi investimenti non c’era nessuna autonomia decisionale delle direzioni aziendali.

DOMANDA - Ecco, proseguendo e giungendo a conclusione per quello che mi riguarda, le chiedo se nell’ambito della sua attività lavorativa ha svolto, ha avuto delle esperienze di tipo sindacale, e nello specifico io le chiedo di focalizzare l’attenzione rispetto alla piattaforma nazionale della Fulc del 22 gennaio del 1977?

RISPOSTA - Sì, io ho fatto parte del consiglio di fabbrica dal 1972 al 1982, poi dopo il 1982 sono stato uno dei promotori del coordinamento dei lavoratori di Montedison, che si riconosce poi nell’Alp, che è il sindacato chimico... ricordo che fu una piattaforma, che ebbe una gestazione laboriosa, nel senso che fu il frutto di coordinato a livello territoriale, poi a livello regionale, infine a livello nazionale dei delegati del gruppo Montedison e rappresenta tutto lo sforzo di tutta la parte più attiva del sindacato chimico di allora di dare concretezza alle elaborazioni, che il movimento sindacale aveva fatto negli anni ‘70 nel campo della chimica. In breve si chiedeva alla Montedison di cambiare l’indirizzo della chimica italiana perché la Montedison era gran parte della chimica italiana. In particolare si chiedeva di variare il mix produttivo, dalle produzioni di base alle produzioni di chimica fine, di orientare le proprie ricerche verso la ricerca di produzioni compatibili con la salute dell’uomo e con l’ambiente, di avviare ricerche per la sostituzione dei prodotti nel campo della tecnologia e dell’ingegneria, si chiedeva di incominciare a progettare processi sicuri e impianti validi sotto il punto di vista della sicurezza.

DOMANDA - E nello specifico per il CVM?

RISPOSTA - Il CVM era un argomento all’ordine del giorno in questi coordinamenti perché le conclusioni di studi fatti dal professor Viola, dal professor Maltoni allora erano già state largamente diffuse, per cui c’era la certezza che il CVM fosse cancerogeno. Ricordo che nella parte ambiente c’è un riferimento preciso all’ottenimento del Mac zero per il CVM, in più si chiedeva, nelle richieste per l’area interconnessa Mantova - Ferrara - Marghera, di dare finalmente attuazione ai programmi di risanamento del polo di Porto Marghera, con particolare riferimento al problema del CVM. Questo era un argomento che i delegati di Marghera mettevano costantemente sul piatto.

DOMANDA - Le chiedo se è a sua conoscenza o è venuto in possesso di un documento Montedison del primo giugno 1977, relativo al budget delle manutenzioni per il triennio ‘78 - ‘80, e se lei ne è a conoscenza, anche eventualmente se può riferirci di esperienza, di riflessi pratici che questo documento può avere avuto nella sua esperienza lavorativa e di sindacalista?

RISPOSTA - Diciamo che il documento a cui si riferisce ebbe una larga diffusione a livello sindacale, perché fu un colpo duro insomma, per aver messo insieme una piattaforma, a cui si accennava prima, fu uno scandalo allora. E poi noi, come dicevo, facevamo parte della divisione Dimp, per cui circolava anche a livello di fabbrica. Ricordo che il postulato era che bisognava raggiungere, realizzare un trend energicamente discendente dai costi di manutenzione e di fermata impianti, e per far questo era importante che i responsabili delle manutenzioni e delle produzioni acquisissero la mentalità che in sintesi, cioè le situazioni di rischio non erano più situazioni eccezionali, ma la situazione di rischio era una situazione di normalità. In sintesi erano queste le cose che diceva il documento, che non restò inapplicato, il documento venne dopo che la Montedison cominciava a tagliare i propri budget di manutenzione. A Castellanza ebbe degli effetti anche abbastanza drammatici, nel senso che nella primavera del ‘78 furono licenziati 80 lavoratori delle imprese. Noi facemmo una lotta per farli rientrare, che portò all’autogestione delle manutenzioni; nel corso di questa lotta furono licenziati 5 delegati del consiglio di fabbrica. La magistratura li reintegrò, e prima di arrivare all’appello ci fu una mediazione con l’intervento anche dell’allora Presidente della Camera Ingrao, che si risolse.., però risolvemmo anche questa cosa, ma alla fine i tagli proseguirono, fu il tamponamento di una situazione.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Alcune domande in relazione all’attività svolta dal teste a partire dagli anni ‘60 quale perito chimico industriale e poi presso l’Ufficio Tecnico di stabilimento, come capo commessa etc.. Le domande specifiche riguardano in particolare le valvole tipo sounder; le volevo chiedere se le conosce e se quando ha cominciato a lavorare dagli anni ‘60 appunto all’interno dei vari stabilimenti, poi ha trovato già queste valvole e che cosa sono, questo sinteticamente..?

RISPOSTA - Le valvole sounder sono delle valvole che hanno un corpo in ghisa, hanno all’interno un manicotto in materiale sintetico, hanno un cappello che funge da guida, anche allo stelo con il volantino, allo stelo è agganciata la membrana, che manovrando il volantino si alza o si abbassa, quindi va a variare la sezione di passaggio dai fluidi e quindi a regolare anche il flusso attraverso la valvola. Ha un campo di applicazione abbastanza limitato, si arriva a pochi bar di pressione, 3 o 4, al massimo 5 bar, il campo di temperatura può arrivare a 50 gradi, non di più. Perché? Perché c’è la questione di questa membrana, che è l’unica protezione rispetto alla fuoriuscita verso l’esterno del fluido, che passa attraverso la valvola, cioè rotta la membrana quello che sta dentro esce. Poi anche dal punto di vista costruttivo presenta un lungo perimetro di tenuta, tra il corpo e il castello, quindi con più probabilità di avere un’emissione ed una perdita rispetto ad altri tipi di valvola, quindi dal punto di vista del rilascio degli effluenti verso l’esterno non è una grande valvola, anzi diciamo che è una di quelle che assicura meno.

DOMANDA - Queste valvole sono da lungo tempo sul mercato?

RISPOSTA - Sì, sono molto vecchie, saranno cinquanta anni.

DOMANDA - Per quanto è di sua conoscenza diretta, riguardo ai rubinetti a sfera a passaggio totale, se sono stati utilizzati da Montedison e da lei in particolare, se ce li illustra sinteticamente anche questi.

RISPOSTA - Sono largamente impiegati nell’industria chimica dagli anni ‘60, ci sono anche delle specifiche norme.

DOMANDA - Anche da Montedison?

RISPOSTA - Sì, sono le norme Montedison, che sono state fatte per aiutare nella scelta delle valvole e nell’acquisto delle valvole, e a cui fanno riferimento tutti gli uffici tecnici Montedison.

DOMANDA - Per quanto riguarda la sua conoscenza e la sua attività lavorativa, quella che ha svolto, questi rubinetti a sfera a passaggio totale come si collocano rispetto alle valvole sounder, di cui ha parlato prima?

RISPOSTA - E’ un’altra concezione di valvola, nel senso che c’è un corpo, che è una fusione unica, all’interno c’è un otturatore a sfera, la comunicazione con l’ambiente non avviene su lungo perimetro, ma avviene solo interno all’albero, che può essere protetto, ed è protetto dagli (oring), in teflon, che assicurano una tenuta del tutto diversa o migliore alle valvole sounder.

DOMANDA - Un’altra domanda; lei ha conosciuto o utilizzato rubinetti tufling?

RISPOSTA - Sì, sono valvole ancora più pregiate, ancora più sicure rispetto ai rubinetti a sfera, l’otturatore non è costituito da una sfera, ma da un maschio, anche questi sono in commercio dagli anni ‘60 e sono, come dicevo, rubinetti pregiati dal punto di vista costruttivo, sono rubinetti costosi anche, e vengono collocati in situazioni impiantistiche abbastanza critiche, rispetto al fluido che le attraversa.

DOMANDA - Quando si tratta specialmente di fluidi tossici?

RISPOSTA - Sì, ricordo che all’impianto metanolo erano installate.

DOMANDA - Da che epoca?

RISPOSTA - Dagli anni ‘60.

DOMANDA - Una domanda in materia di costi, visto che lei è stato anche capo commessa, di queste tre tecnologie diverse, il rapporto dei costi qual è, se lo sa?

RISPOSTA - Cioè come ordine prendiamo un rubinetto da 4 pollici, quello che viene definito un DM100, un rubinetto a sfera di acciaio Inox può costare un milione, un milione e duecento, una valvola tufling arriva anche a tre milioni, no scusi, una sounder arriverà a 300, 400.000 lire.

DOMANDA - Quando un rapporto molto basso..?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei conosce i rubinetti Tufling, tipo 300?

RISPOSTA - Penso che sia una serie della Tufling estremamente sofisticata da punto di vista costruttivo e che aveva, se non erro, una tenuta principale più due tenute di salvaguardia rispetto al rilascio del fluido, quindi sostanzialmente avevano tre tenute.

DOMANDA - Le risulta quando è stato immesso sul mercato questo tipo Tufling?

RISPOSTA - Da una decina d’anni.

DOMANDA - Le chiedo se lei ha avuto esperienze dirette in materia di impianti chimici con particolare riferimento ai materiali utilizzati quando vengono sottoposti a condizioni di esercizio di alte temperature e pressioni, se fa parte della sua esperienza, conoscenza o no?

RISPOSTA - Quando si sceglie un materiale, si sceglie il materiale compatibile rispetto al fluido che deve contenere, e rispetto alle condizioni di esercizio. Rispetto al fluido si dice che è molto compatibile se subisce una corrosione, che asporta due millesimi di pollice all’anno. Si dice che è buono se ne asporta fino a due centesimi e così via. Ci sono poi delle condizioni particolari in cui si fanno dei piani di controllo di questo tipo, degli spessori per vedere poi di fatto la corrosione come va nel tempo, perché un conto sono i parametri di processo definiti a livello di progetto, un conto è poi quello che avviene sugli impianti, può esserci un’impennata del pH per alcune ore, che si porta via un millimetro per dire, quando ci sono delle situazioni particolari si fanno questi piani di controllo. Ci sono poi dei fenomeni di perdita delle caratteristiche di resistenza meccanica dei materiali, e questi sono a prescindere dal tipo di fluido che li attraversa. Quando si va su temperature dell’ordine dei 400, 500 gradi e per pressioni che assumono i 20, 30 bar, allora per ogni materiale c’è un tempo di impiego, c’è un limite di ore di impiego, per essere sicuri che fino a quel limite le caratteristiche di resistenza meccanica non vengono compromesse al punto di determinare incidenti.

DOMANDA - Tra l’altro mi pare che ci sia un limite previsto anche..?

RISPOSTA - Dipende dal materiale, di solito si va dalle 80.000 alle 100.000 ore di impiego. Se le interessa, ho avuto un caso preciso in cui sono intervenuto per sostituire una caldaia a sali fusi e il relativo circuito, che funzionava dall’80, la sostituzione è stata fatta nel 1994, quindi siamo intorno alle centomila, 110.000 ore.

 

Presidente: può andare grazie. 5 minuti di sospensione. Riprendiamo l’udienza.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - COVA ANGELO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

AVVOCATO DALL’ASEN

 

DOMANDA - Se può riferire al Tribunale la sua professione e dove ha svolto la sua attività?

RISPOSTA - Sono perito chimico industriale, ho iniziato la mia carriera lavorativa in una fabbrica di additivi per materie plastiche e tessili, la Lagor in provincia di Varese, quindi ho sviluppato una professionalità presso l’istituto tecnico per chimici Stanislao Cannizzaro di Rho, come assistente di laboratorio di analisi strumentali e tecniche per il quarto e il quinto anno, sono quindi stato assunto, è stato nell’anno ‘73, ‘74, dal maggio del 1974 sono stato assunto presso la Montedison di Castellanza ed assegnato alla sezione tecnologie degli impianti formaldeide, dove mi sono occupato in particolare di alcuni risanamenti ambientali e ho svolto anche accertamenti che riguardano la riduzione dell’impatto di questi impianti. Quindi sono stato trasferito al Dipartimento di Ricerche Tecnologiche del Centro Ricerche, che è sito nello stesso stabilimento di Castellanza, per occuparmi di quelle che sono alcune innovazioni tecnologiche delle filiere di ricerche degli impianti dello stabilimento, ma anche di tutto il gruppo Montedison e della Divisione Petrolchimica, di cui facevano parte la Montedison di Castellanza, l’impianto di Rho, di Mantova, di Ferrara e Porto Marghera, ed occupandomi anche dell’assistenza tecnica a tutti i singoli laboratori e agli impianti pilota, dove in particolare ho svolto tutta l’assistenza che riguarda l’esercizio degli impianti pilota e dei laboratori e gli immobilizzi di queste parti dello stabilimento. Per gli immobilizzi in particolare ho svolto la funzione di capo commessa, che riguarda un rilevante impegno di queste mansioni.

DOMANDA - Chiedo a lei se nell’ambito della Divisione Petrolchimica, di cui faceva parte oltre al Centro Ricerche di Castellanza, presso il quale lei lavorava, anche il Petrolchimico di Porto Marghera, se ci può dire in merito alle entità per spese di investimenti o altri tipi di intervento, che si rendevano necessari da parte del Centro Ricerche, quali erano le autonomie di spese che poteva avere il capo commessa?

RISPOSTA - Il capo commessa di un immobilizzo sia al Centro Ricerche della Montedison di Castellanza, ma come era anche tutto lo stabilimento, fino al 1990, cioè fino a quando lo stabilimento di Castellanza è rimasto Montedison, poi siamo passati all’industria austriaca, non aveva nessuna autonomia di spesa, in sostanza le... degli immobilizzi si riducevano ad alcuni milioni per quello che riguardava qualsiasi impianto.

DOMANDA - Nell’ambito della sua attività lavorativa ed anche sindacale ha avuto modo di occuparsi di monitoraggio di contaminanti presenti negli ambienti di lavoro; nel caso di risposta affermativa se ci può raccontare quella che è stata l’esperienza diretta nel suo ambiente di lavoro?

RISPOSTA - Sì, ho avuto modo di occuparmi anche estesamente di questa parte, che aveva un duplice risvolto: sia quello sindacale che professionale, perché nell’ambito delle terminologie del Centro Ricerche ci si occupava di molte bonifiche ambientali sia dei laboratori degli impianti pilota, ma anche dei singoli reparti, perché molte modifiche, che riguardano gli impianti sono, anche in relazione tecnologica, modifiche, si intende di igiene ambientale e industriale. Poi ho avuto modo di occuparmi di monitoraggio ambientale in seguito a quello che era uno strumento sindacale, esistente già dal 1971, che era il gruppo di igiene mentale del consiglio di fabbrica. Questo gruppo aveva già separato, a quanto mi è dato conoscere, quelle che erano le commissioni ambiente di una volta all’interno.. questo gruppo aveva modo di richiedere analisi ambientali ed anche in particolare campionamenti in diversi reparti ogni qualvolta si fosse presentato un problema di igiene ambientale, e dal punto di vista di incontri specifici, che venivano svolti tra la direzione aziendale di questo gruppo... che venivano programmati per la loro soluzione, da questo punto di vista ci può già dire che si vedevano due interventi di questo gruppo, cioè interventi che erano programmati, per esempio, su bonifiche di impianti di insaccamento, in impianti di abbattimento oppure ogni qualvolta ogni singolo reparto denunciasse una nocività specifica, per esempio lo... di un motore di una pompa creava delle vibrazioni, che rendeva impossibile... da parte dei lavoratori, con delle vibrazioni enormi, sto parlando di pompe di enormi dimensioni, era sufficiente una telefonata da parte dei lavoratori, che decidevano l’intervento del gruppo di igiene ambientale, magari tramite il delegato, e si risolveva velocemente con un paio di telefonate all’interno della fabbrica. Cioè questo significava che questo gruppo di igiene ambientale coinvolgeva direttamente il laboratorio di igiene ambientale della fabbrica per questo tipo di intervento, quindi veniva chiamato per rilevare qualora ci fosse una fuoriuscita di polveri e di fare l’analisi con campionatori personali su personale esposto a questi vapori. Era un intervento che avveniva ad ore, quando c’era qualche caso eccezionale, quando era un intervento programmato normalmente si svolgeva in questi termini..

DOMANDA - Ci può collocare temporalmente l’uso dei campionatori personali, a cui ha fatto accenno adesso?

RISPOSTA - L’uso dei campionatori personali presso la Montedison di Castellanza, io ho avuto modo di vedere il registro di tenuta di tutte queste analisi ambientali, risale certamente all’anno ‘70 - ‘71, stiamo parlando comunque di campionamenti, che riguardano diverse analisi, quindi il tutto comprende centinaia di analisi. Io mi sono occupato di questo monitoraggio, di questa assistenza sindacale, ma anche tecnica, certamente è un’iniziativa sindacale, fin dalla fine del ‘74, si preparava prima l’intervento di monitoraggio per la misura di alcuni inquinanti nel quale si trovava il gruppo di igiene ambientale, il delegato di reparto, un rappresentante della..., che poteva essere direttamente anche il capo reparto, per le cose importanti esisteva proprio il rappresentante della... e si andava a vedere dove erano le fasi di lavorazione e i tempi di lavorazione dove c’era l’esposizione o ad agenti fisici o chimici, come polveri, nebbie o gas. In questo caso si andava a individuare dove si dovevano fare questi campionamenti personali, si stabilivano i tempi, che hanno la parte di lavoro, generalmente d’accordo con i lavoratori sceglievano le fasi più pesanti dal punto di vista della nocività ambientale. Stabilito questo programma, che poteva essere fatto anche con una certa cadenza, arrivati al momento degli interventi, quindi stabilito il turno di lavorazione, che a volte poteva essere anche di notte, ecco perché questo gruppo di lavoro, che si chiamava gruppo di igiene ambientale, pur essendo a numero aperto, aveva un certo numero di partecipanti, ma non era... richiedeva un notevole impegno. Questo gruppo di igiene ambientale interveniva in queste fasi di lavorazione, che portava i campionatori, installava di solito un campionatore fisso per vedere quale era la nocività di fondo e quindi installava uno o più campionatori a secondo delle condizioni di lavoro e al numero dei lavoratori che c’erano, stabilendo il tempo di... quindi per monitorare l’esposizione ai singoli inquinanti, dopodiché intendiamoci bene, tutto questo veniva fatto all’interno di un quadro stabilito ed esaminato e scritto della situazione di stato dell’impianto, di modo che tutto questo intervento, che descritto in questa maniera può sembrare farraginoso, avesse uno scopo ben preciso che era la bonifica ambientale dell’ambiente del lavoro. Perché se i lavoratori denunciavano... ed oltre tutto dall’analisi ambientale e dall’analisi del campionatore personale si rimarcava che vi era il superamento del Mac... a questo punto si... dal punto di vista ambientale, come è noto, allora noi avevamo l’articolo 23, già stabilito nel contratto... del 1969, che stabiliva che quando i livelli superavano questi... i lavoratori avevano diritto di abbandonare il posto di lavoro e di essere pagati al 100%. Quindi, come dicevo, una volta svolta quest’analisi, prelevati i campionatori, che dovevano essere opportunamente tarati, perché stiamo parlando di una piccola batteria che contiene o una fiala di... oppure di una pastiglia di assorbimento delle polveri, che poi andavano a essere analizzate, era importante conoscere esattamente quanto era il rendimento di questa piccola pompetta portatile, perché corrispondesse effettivamente a quello che si andava a misurare. Perché chiaramente avendo una batteria il rendimento non era continuo nel tempo, quindi si faceva una taratura... il quale laboratorio non aveva alcun carattere sindacale, aveva solo il carattere tecnico, tuttora esiste presso quello che è lo stabilimento di Castellanza, che è sempre esistito fino a quando è stata Montedison, fino al 190, Enimont etc.. Come dicevo, a questo punto il laboratorio di igiene ambientale presentava una relazione sui campionamenti effettuati, e quindi sui singoli campionatori individuali, dando tutte le violazioni, che veniva consegnato ufficialmente dalla direzione aziendale al gruppo di igiene ambientale. A questo punto il gruppo di igiene ambientale aveva facoltà, come da accordo sindacale aziendale, analizzati i lavori e visti i risultati delle analisi, che erano già state predefinite con l’azienda e con la... che avesse una rispondenza tra... effettuata e le nocività denunciate dai lavoratori e quindi anche l’eventuale proposta di bonifica. Tutto questo poteva essere contestato in caso di analisi non condotta correttamente, e si riproponeva come rifarla, i lavoratori avevano facoltà di chiedere delle analisi anche extrambiente di lavoro, quindi tramite agenzie private e roba di questo genere. Terminato questo lavoro, analizzati in laboratorio quelli che erano gli inquinamenti presenti, proposte le bonifiche attraverso un lavoro di studio di elaborazione con i lavoratori, ma anche con i... su come eliminare la nocività. All’origine a questo punto venivano attuate le bonifiche degli impianti, parlo di tutto, dall’aspirazione dell’insaccatrice, ad una cappa di laboratorio che non aspira e va potenziata, cambiate le linee, pulite etc.. Finita questa bonifica si rifacevano le identiche analisi ambientali con gli stessi... per verificare che l’inquinante era stato effettivamente tolto, da questo punto di vista tante e tante volte abbiamo avuto ragione.

DOMANDA - Se è a conoscenza di un documento Montedison del giugno del 1977, relativo ai budget di manutenzione del triennio ‘77 - ‘80, e se ne è a conoscenza, quali riflessi ha avuto nella sua realtà lavorativa?

RISPOSTA - Questo documento è tristemente conosciuto e ho avuto modo, insieme ad altri lavoratori, di occuparmene, purtroppo anche professionalmente. A quell’epoca questo documento è stato emesso dalla divisione delle plastiche, noi siamo stati, insieme alla divisione Dipe, fino al 1976, quindi il nostro stabilimento è stato diviso in due tronconi, una parte chiamata Dipe, Divisione Prodotti Industriali, e una parte chiamata Dimp, Divisione materiale plastiche, c’erano tutti impianti pilota, di polimerizzazione e di sospensione, e quindi siamo stati costretti a fare due budget di manutenzione, uno per Dipe ed uno per Dimp. Dal punto di vista sindacale la cosa è tristemente nota, in questo documento, che è diventato di uso comune, anche presso di noi si legge che il dogma è non mantenere e qualora si debba fare manutenzione fare manutenzione il meno possibile, addirittura in un passo si legge che nel rendere gli interventi di manutenzione minimali venga effettuata una valutazione del rischio. Questa cosa ha dello sbalorditivo, purtroppo abbiamo vissuto sulla nostra pelle, insieme ad altri lavoratori, che cosa ha significato negli anni successivi, l’abbiamo vissuta a maggior ragione e molto tristemente presso il nostro stabilimento con una lotta che è stata durissima. Questo significava che da noi, insieme alle imprese appaltatrici, dalla sera alla mattina, nel 1987, sono stati estromessi dal ciclo produttivo 80 lavoratori degli appalti, per chi conosce... il lavoratore di appalto capisce che sono delle cose indispensabili, soprattutto se sono... vale a dire che sono decenni che sono negli stabilimenti. A questo punto nella nostra fabbrica si è attuata una lotta, che sicuramente non ha molta popolarità ed è quello che si chiama lo sciopero alla rovescia, per questo motivo 5 nostri delegati sindacali del consiglio di fabbrica sono stati licenziati, in sostanza questi erano tecnici ed assistenti di impianto, che facevano realizzare le manutenzioni contro le volontà aziendali perché erano manutenzioni indispensabili dal punto di vista della sicurezza. Posso dire che ho vissuto personalmente questo momento perché noi per un anno abbiamo condotto una serie di cause, e in primis siamo riusciti a fare del... dal punto di vista... i 5 delegati successivamente con un accordo sindacale gli uni e gli altri, cioè i lavoratori delegati e gli 80 lavoratori delle imprese appaltatrici.

DOMANDA - Può dirci se ricorda il nome di questi tecnici?

RISPOSTA - Giovanetti Giancarlo, Fattin Riccardo, Maran Renzo, Angelini Giuseppe e Torretti Giovanni.

DOMANDA - E’ a conoscenza della piattaforma nazionale del Fulc del 22 gennaio del 1977, e se può riferirci che cosa rivendicava per quello che riguarda l’esposizione al CVM?

RISPOSTA - Sì, conosco molto bene questa piattaforma, perché anche per questa piattaforma ho avuto una partecipazione attiva, noi conoscevamo anche per lavoro alcuni impianti di Porto Marghera per problemi consimili, c’è la TDA, io con loro mi sono interessato perché i primi realizzatori di igiene ambientale per i problemi dello stabilimento di Castellanza li ho fatti acquistare io. Stiamo parlando di questi problemi di igiene ambientale di notevole pesantezza; la piattaforma sindacale del gennaio del 1977 è frutto di una grossa collaborazione, che viene da molto lontano, che riguarda proprio i fondamenti di quelle che sono le preoccupazioni della salute negli insediamenti produttivi, questa collaborazione vede che la produzione primaria è frutto del lavoro che viene fatto dall’impiantistica e dalla manutenzione e la richiesta, che è stabilita in questa piattaforma, ne è il significato, cioè il Mac zero per il CVM. Su questa cosa avevamo già discusso con i lavoratori di Porto Marghera a suo tempo, cioè parlo dell’anno ‘74, quando è stato fatto un convegno, un seminario presso l’università di Milano, dove hanno partecipato 7 consigli di fabbrica interessati in particolare a questi inquinanti. Questo seminario è stato promosso in particolare dal professor Giulio Maccacaro, fondatore insieme a noi di Medicina Democratica, successivamente questo elaborato ha portato anche per lo stabilimento di Porto Marghera ad una prima piattaforma sindacale del consiglio di fabbrica di Porto Marghera, dove veniva fatta questa richiesta specifica per il CVM, solo la... aziendale ha stimolato l’iniziativa sindacale a livello nazionale nel senso che non hanno avuto nessuna risposta da questo punto di vista. Quindi dopo una grossa collaborazione, che è seguita dal 1976 fino al gennaio del 1977, si è deciso di introdurre in maniera laconica, così come è scritto nella piattaforma, la richiesta dell’azzero per il CVM, perché diventasse una richiesta non solo per Porto Marghera, ma per tutte le realtà di fabbrica della Montedison, in cui si utilizzava questo prodotto.

DOMANDA - Lei è il segretario nazionale dell’Alca?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Che è un’associazione di lavoratori che è costituita parte civile?

RISPOSTA - Sì. Se posso, signor Presidente, ho avuto la mia iniziativa sindacale prima come delegato eletto tra i lavoratori del il mio reparto nel 1976, dapprima mi sono interessato di igiene ambientale perché è un gruppo aperto, nel 1976 sono stato eletto, dal 1976 al 1982 sono stato delegato, anche dal direttivo sindacale provinciale della FILCEA-CGIL della provincia di Varese, successivamente nel 1982 per gravissimi disguidi con la Fulc io, unitamente a decine di altri lavoratori ci siamo licenziati, ed è stato fondato il coordinamento dei lavoratori Montedison di Castellanza, poi è stata fondata l’associazione dei lavoratori chimici ed affini, l’Alca, aderente alla confederazione di base, della quale ricopro incarico di segretario nazionale.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - In relazione a quanto diceva poco fa sugli impianti pilota del Centro Ricerche, volevo chiederle se c’erano presso questi impianti pilota del Centro Ricerche delle autoclavi per la polimerizzazione dei monomeri?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Mi pare che non si trattasse di CVM?

RISPOSTA - No, scoprimmo che c’era un fratello gemello, per la sua caratteristica ambientale, che è la... questo era molto simile.

DOMANDA - La mia domanda fa riferimento a delle rotture, a cui si è fatto cenno nel corso di questo processo, cioè in particolare delle rotture del disco, quando c’era un programma di sovrappressione. Le faccio la domanda per sapere se appunto nel caso di rotture di questo disco tarato per sovrappressione che cosa succedeva presso il vostro Centro Ricerche, cioè c’era uno scarico diretto in atmosfera o c’era una tecnologia diversa, cioè un sistema che impediva che i reflui andassero direttamente in atmosfera, e quale era questo sistema?

RISPOSTA - Posso dire che purtroppo per quello che adesso mi ha richiesto il Pubblico Ministero, ricorre un’altra realtà, che ho conosciuto direttamente e che è... dove appunto è successo quello che mi sta dicendo, che dava all’aria, già allora negli anni ‘70, nella nostra fabbrica... dove esiste il disco di scoppio, è certamente convogliato, cosa che essendo tali contiene dei prodotti che non possono andare nell’aria, che generalmente sono tossico-nocivi, quindi vengono convogliati attraverso una tubazione a quello che comunemente viene chiamato blow down, quindi lì viene raccolto...

DOMANDA - Blow down?

RISPOSTA - Sì. Significa per tutti, i blow down è il recipiente attraverso il quale sfiatano le valvole di sicurezza... oppure è fatto con i dischi di scoppio, nel nostro caso avvenivano presso l’impianto pilota, che non esistono più... sia per la polimerizzazione, cioè a dire che c’è una tubazione dimensionata con caratteristiche meccaniche e di materiali ben precisi e idonei a quello che deve sfiatare, e al termine di questa tubazione c’è un recipiente con volumi calcolati di molto più... a quelli delle autoclavi, questo recipiente può essere utilizzato anche per più autoclavi, supponendo che la fase critica nella quale può avvenire lo scoppio sia cadenzato in maniera che non avvenga contemporaneamente, e questo garantisce la sicurezza delle... in maniera che a volumi superiori possa contenere un effluente, che è uno spessore... di pressione superiore a quella normalmente... quindi sfiata in questo recipiente, che trattiene tutto questo materiale a tenuta ermetica, poi viene fatto uno stoppaggio, e quindi si faceva, come è noto, l’evacuazione di questo blow down in altri recipienti, dove avveniva lo smaltimento dei reflui.

DOMANDA - Quindi questa tecnologia consentiva che non venissero scaricati in atmosfera i reflui del processo, è così?

RISPOSTA - Sì. Io ho partecipato personalmente, se mi concede, come gruppo di igiene ambientale, facevamo parte anche, e siamo stati chiamati dal professor Maccacaro a far parte della redazione della rivista "Sapere", e ci siamo occupati meticolosamente di ricostruire quello che è stato l’evento dell’11 luglio del 1976 a Seveso, e questo è stato l’evento criminoso, quello di aver lasciato un discorso di scoppio all’aria.

DOMANDA - Quando c’era questa tecnologia in questi impianti pilota del Centro Ricerche di Castellanza?

RISPOSTA - Dal 1974 in poi.

 

Presidente: domande?

 

AVVOCATO SCHIESARO

 

DOMANDA - Le risulta che questi impianti di sicurezza fossero in uso nello stabilimento di Porto Marghera?

RISPOSTA - Personalmente non ho avuto modo di occuparmene, ho sentito qualche cosa, ma mi sembra di capire... per me è un evento criminoso.

DOMANDA - C’era o non c’era questa tecnologia a Marghera?

RISPOSTA - Mi pare di no.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Lei ha parlato di quel documento di Favero del 1977, quel documento di Favero dice tante cose, ma dice anche: "Fatte salve le esigenze della sicurezza e dell’ecologia", che cosa significa?

RISPOSTA - Significa che occorre anche misurarle, perché se uno scrive che la manutenzione deve essere fatta al minimo con la valutazione del rischio...

DOMANDA - Ma se sono fatte salve le esigenze della sicurezza e dell’ecologia?

RISPOSTA - Bisogna conoscere, è una questione di... se come diceva adesso qualcuno...

DOMANDA - Vede che purtroppo è un problema di interpretazione, questo documento è un documento vincolante, una nota per la formulazione del budget. Lei ha mai visto i budget di Porto Marghera di manutenzione?

RISPOSTA - Io facevo i budget di Castellanza.

DOMANDA - C’è la differenza per la nota per formulazione del budget e il budget...?

RISPOSTA - Io posso dire per certo che i lavoratori di Porto Marghera... ci diceva che era solo una presa in giro, nel senso non sono state realizzate una serie di iniziative di... degli impianti.

DOMANDA - Lei non ha visto mai un budget?

RISPOSTA - Se li preparo io..

DOMANDA - I budget di Porto Marghera?

RISPOSTA - Ho visto solo quelli di Castellanza.

 

Presidente: quale è la differenza tra la nota di formulazione di un budget e il budget vero e proprio?

RISPOSTA - Quello che è molto significativo, per carità, io evidentemente non ho partecipato alle riunioni di formazione di budget... per certo posso riscontrare che... fa parte di quella filosofia, i morti di Brindisi fanno parte di quella filosofia..

 

DOMANDA - La nota di formulazione del budget di manutenzione è un documento del Centro di Milano, è così?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - I budget di manutenzione per lo stabilimento di Porto Marghera sono di Porto Marghera, quindi credo che ci sia una certa differenza, se non li conosce non li può criticare?

RISPOSTA - Io conosco quelli di Castellanza.

DOMANDA - Partono da Milano quei documenti?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Il budget di manutenzione di Porto Marghera viene fatto a Marghera dalla manutenzione di Marghera, dal responsabile della manutenzione, quindi mi sembra una differenza rilevante, uno è un documento informativo... l’altro è un documento..?

 

Presidente: se lei sa dal punto di vista operativo le applicazioni, che sono state date, a quella nota informativa? Lo sa o non lo sa?

RISPOSTA - Io so dal punto di vista sindacale quello che mi è stato riferito in questi riunioni per la preparazione di questa piattaforma sindacale, nella quale dicevano che venivano presi in giro.

 

DOMANDA - Lei non sa di accordi sindacali effettivamente stipulati a Porto Marghera tra sindacati e stabilimento di Porto Marghera?

RISPOSTA - Gli accordi non furono rispettati.

 

Presidente: da quello che riferiva il delegato non venivano rispettati. Può accomodarsi, grazie.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - REBELLATO ARISTEO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

AVVOCATO DALL’ASEN

 

DOMANDA - Può dirci dove ha lavorato, dove sta tuttora lavorando, quali sono le sue mansioni e poi in rapida successione le chiedo di rispondere a una sola domanda, che le faccio: le chiedo di ricordare se lei il 4 novembre del 1978 ha avuto modo di incontrarsi personalmente con l’allora Presidente Montedison, Giuseppe Medici, e se ci può spiegare le ragioni dell’incontro?

RISPOSTA - Rispondo alla prima domanda, poi alla successiva. Sono stato assunto dall’allora Montecatini nel febbraio del 1960, presso il reparto magazzino prodotti finiti, e nel 1965 sono stato spostato, trasferito sempre all’interno dello stabilimento Montecatini presso il reparto formaldeide in qualità di capo turno. Il mio lavoro veniva svolto a ciclo continuo, in tre turni, che si dividevano dalle 6.00 alle 14.00, dalle 14.00 alle 22.00 e dalle 22.00 alle 6.00 del giorno successivo, questo è avvenuto fino al mio pensionamento, che è datato fine 1995. All’interno di questo stabilimento ho ricoperto anche delle cariche di carattere sindacale, nel 1966 ho fatto parte della Commissione interna e dopo sono stato eletto fino al 1981 come delegato di reparto all’interno del consiglio di fabbrica.

DOMANDA - Può ricordarci se è avvenuto questo incontro con l’allora Presidente Montedison Medici e se può spiegarci le ragioni?

RISPOSTA - L’incontro del 4 novembre del 1978 è avvenuto presso lo stabilimento di Castellanza, in cui io ero presente insieme al consiglio di fabbrica, che aveva richiesto questo incontro per risolvere una vertenza sul problema delle manutenzioni. Era un incontro che aveva alle sue spalle già altre iniziative da parte del consiglio di fabbrica, perché qualche mese prima, mi sembra nel luglio del 1978, c’era stata una grandiosa assemblea aperta con la presenza tra gli altri anche dell’allora Presidente della Camera Giorgio Ingrao, per risolvere proprio un problema, che derivava da quel budget di manutenzione, che era venuto fuori nel 1976, se non ricordo male, che diceva di non manutenere gli impianti, se costretti manutenerli il più poco possibile. Intorno a questo problema qui, di questo documento, erano nate all’interno delle fabbriche sia per Castellanza, ma per quanto mi riguarda, dato che dipendevano per alcune produzioni dalla Divisione Materie Plastiche, come lo stabilimento Petrolchimico di Porto Marghera, noi a Castellanza abbiamo subito toccato con mano questo documento, nel senso che nel 1978 ci furono, nel corso di una vertenza di 80 lavoratori delle ditte appaltatrici, che volevano licenziare, questo era avvenuto all’inizio di primavera, nell’aprile subito è in corso questa vertenza, furono licenziati 5 delegati del consiglio di fabbrica proprio perché era in prima fila nel cercare di fare uno sciopero che noi chiamavano alla rovescia, cioè di cercare di imporre all’azienda le manutenzioni per avere una sicurezza all’interno del posto di lavoro e una sicurezza sui suoi impianti, ciò che allora, a Castellanza, questo non avveniva. Quindi ci furono questi 5 licenziamenti, attorno a questi 5 licenziamenti, al problema delle manutenzioni etc., si sviluppò tutta una vertenza e una lotta, che ci portò a questo incontro con l’allora senatore Medici, che era Presidente della Montedison, che si svolse all’interno dello stabilimento di Castellanza, ma rispetto ai problemi che noi avevano posto, vale a dare le manutenzioni, i licenziamenti sia degli 80 lavoratori della ditta appaltatrice, che dei 5 delegati, non ci fu una soluzione positiva. Tanto è vero che, attraverso delle interpellanze, che facemmo come consiglio di fabbrica, c’erano queste interpellanze a livello parlamentare e a livello regionale, sfociarono anche tra le altre cose in un’indagine da parte dell’ufficio regionale del lavoro, che venne in fabbrica, svolse la sua mansione, al di là di tante difficoltà, che gli aveva messo l’azienda, e fece una serie di prescrizioni, che insieme alla lotta che i lavoratori a quel tempo stavano facendo, portò all’unica, all’ultima manutenzione che i lavoratori potevano toccare con mano. Perché dopo questo tipo di intervento la posizione della direzione Montedison fu sempre quella di un disimpegno negli anni successivi sempre maggiore per quanto riguarda le manutenzioni sugli impianti. E da quella che è stata la mia esperienza e da quelle che sono state le mie conoscenze di questo so che ciò avveniva anche a Porto Marghera.

 

AVVOCATO SCHIESARO

 

DOMANDA - Lei si è limitato a dirci che ci fu l’incontro e che non ebbe un esito positivo. Io chiederei qualcosa di più a proposito di questo incontro per conoscere meglio il contenuto del dialogo, se vi fu dialogo specifico, delle richieste, che tipo di richieste furono fatte in quell’occasione, quali furono le specifiche risposte che diede il Presidente, se ci furono altri che avevano preparato l’incontro, se c’era stata una trattativa prima per definire l’ambito di discussione, quanto durò l’incontro?

RISPOSTA - Penso che quello che ho detto prima rispetto all’assemblea, rispetto alle lotte soprattutto che ci furono in quel periodo, questo era già un elemento che ha permesso quell’incontro. Per quanto concerne invece la vertenza vera e propria, qui lo sapevano anche i sassi all’interno di Montedison quali erano i contenuti della vertenza; i contenuti della vertenza era un piano delle manutenzioni, un intervento di bonifica sugli impianti, il ritiro dei licenziamenti sia delle 80 persone delle imprese appaltatrici sia dei 5 delegati. La risposta del Presidente fu quanto mai deludente, ci fu soltanto un arrampicarsi sui vetri per non prendere nessuna decisione, ed è per quello che ho detto che si risolse con un nulla di fatto quell’incontro. Però questo incontro aveva preparato, preparava quanto meno quelle soluzioni che poi si sono avute nel maggio del 1979, con una soluzione dei problemi, che avevamo posto sul tappeto in quel momento. E quando dico questo ecco perché io avevo fatto riferimento, anche dopo l’incontro con il senatore Medici, anche all’intendenza dell’Ispettorato del lavoro regionale, che con tutta una serie di prescrizioni aveva fatto sì che l’azienda in qualche maniera si doveva muovere. Ma ciò non è stato calato dall’alto, questa è stata la lotta dei lavoratori attraverso le interpellanze, che sono state fatte ai vari livelli istituzionali etc. e che ha portato ad un risultato che in quel momento è stato positivo. Tanto è vero che ho detto che sono stati gli ultimi interventi manutentivi, che per quanto riguarda la mia esperienza, fino al 1995, ho visto all’interno di quella fabbrica.

DOMANDA - Non ci fu una revoca di quella circolare?

RISPOSTA - Non ci fu una revoca, nella pratica ci fu una conferma.

DOMANDA - La cosa che mi interessava era sapere se ci fu una difesa di Medici di quelle scelte, ci fu un’illustrazione delle ragioni che avevano portato a quella scelta, o ci fu semplicemente uno scambio diplomatico senza impegni e senza approfondimenti?

RISPOSTA - No, veniva fuori un discorso di autonomia, diceva, che qui le autonomie delle varie divisioni etc., quando parlavo del discorso di arrampicarsi sui vetri, lui non ha mai smentito questa impostazione, eventualmente l’ha travasata attraverso i discorsi di autonomia delle divisioni etc., ed in un discorso che si è capito benissimo che questa era la nuova politica in atto in Montedison.

DOMANDA - Ha cercato di scaricare le responsabilità sulle scelte delle singole divisioni?

RISPOSTA - Ha cercato di giustificare, attraverso le singole divisioni, una scelta direttiva, secondo me.

 

Avvocato Dall’Asen: quando lei ci dice che nel 1979 ci sono gli interventi, so che l’ha detto prima, in modo tale che non possa appariva contraddittorio con quello che ha detto prima, gli interventi che Montedison fa sono quelli susseguenti all’interno dell’Ispettorato?

RISPOSTA - Io ho detto prima che l’Ispettorato del lavoro ha fatto delle sue prescrizioni all’azienda, queste prescrizioni l’azienda le deve assolvere in qualche maniera, però non era solo quello il problema delle manutenzioni, che ha fatto l’Ispettorato del lavoro, ma facevano anche parte delle richieste, c’erano anche delle richieste fatte dai lavoratori attraverso il consiglio di Fabbrica in quella vertenza e praticamente in quel momento Montedison ha dato anche corso ad alcune di richieste. Adesso se mi chiede quali potrebbero essere queste richieste, la memoria non me le fa identificare, non me le fa distinguere tra le une e le altre.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Il Presidente Medici è venuto solo nello stabilimento di Castellanza o anche in altri stabilimenti?

RISPOSTA - Da quello che so io non è andato in altri stabilimenti, comunque il problema non è questo, il Presidente Medici si è presentato a Castellanza su una lotta portata avanti dai lavoratori per i problemi insiti nella realtà.

DOMANDA - Non è che il Presidente Medici ha giustificato, in qualche caso ha interpretato il provvedimento di Favero nel senso di "fatte salve le esigenze della sicurezza e dell’ecologia", come il documento dice? Non è che il Presidente Medici ha detto: "Sì, si saranno..." ed evidentemente il documento Favero ha un valore, ma non nel settore della sicurezza e dell’ecologia..?

RISPOSTA - Qualsiasi persona può dire che il documento dice: "Fatte salve le esigenze della sicurezza.."

DOMANDA - Lo scrive il documento..?

RISPOSTA - Sì, però se nella realtà si dice che non si vuole manutenere, uno mi deve spiegare come ci può essere una sicurezza.

DOMANDA - Ma se dice: "Fatte salve le esigenze della sicurezza e dell’ecologia", si può spiegare che nella sicurezza e nell’ecologia non c’è una limitazione della manutenzione? Lei sa come veniva condotta la manutenzione preventiva nello stabilimento di Porto Marghera per gli impianti di PVC?

RISPOSTA - Io so, ho saputo..

DOMANDA - Da chi?

RISPOSTA - Dai delegati del consiglio di fabbrica.

DOMANDA - Ma lei lo sapeva dai manutentori, quelli che si occupavano di manutenzione nello stabilimento di Porto Marghera?

RISPOSTA - Io non conosco questi, so però che i manutentori, per esempio di Porto Marghera, operavano sulle apparecchiature del CVM senza essere bonificate.

DOMANDA - Come lo sa questo?

RISPOSTA - Da parte dei lavoratori di Porto Marghera.

DOMANDA - Quali lavoratori?

RISPOSTA - Io le posso dire da parte di coloro che incontravo alle riunioni sindacali del consiglio di fabbrica.

DOMANDA - Mi dica pure i nomi..

RISPOSTA - Se adesso mi chiede i nomi non ho presente i nomi.

 

AVVOCATO MANDERINO

 

DOMANDA - Io mi ricollego alle domande dell’avvocato Baccaredda, poiché chiede al teste che cosa intendeva dire il Presidente Medici a proposito di questa lettera del 1977. Io chiedo al teste se il Presidente Medici in quell’incontro intendeva parlare nel senso che viene indicato nella lettera, che leggo letteralmente: "Ogni lavoro di manutenzione, sia esso compreso nell’insieme di un affermato oppure no, deve venire valutato singolarmente nelle sue conseguenze in termini di costo e di variazione di affidabilità, e deve venir deciso e programmato soltanto quando ci sia una comprovata necessità. Negli altri casi bisogna correre dei ragionevoli rischi, non ha senso infatti affrontare oggi perdite di produzione e costi sicuri per evitare conseguenze possibili in futuro, se non si è accuratamente verificato che la loro gravità e la probabilità che si verifichino sono tali da non lasciare dubbi". Chiedo: qual era la risposta del Presidente Medici a proposito di questo obiettivo riguardante la manutenzione?

RISPOSTA - La risposta precisa a questo problema non ve la so dire quale può essere, è una filosofia però. Vi voglio solo dire soltanto questo: le risposte stanno nei fatti e i fatti sono quelli che nel 1979 hanno ruotato intorno a questo problema di filosofia, che c’era all’interno di Montedison, per quanto riguarda Porto Marghera, lo scoppio della bombola di acido cloridrico, che ha provocato 3 morti. Penso che questo possa indicare, al di là delle risposte che posso ricordare o meno io, che può aver dato il senatore Medico, la realtà di quel documento.

 

Presidente: altre domande? Può andare, grazie.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - RIGOSI FRANCO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

AVVOCATO SCATTURIN

 

DOMANDA - Il titolo di studio, la carriera professionale e gli uffici che lei attualmente ricopre?

RISPOSTA - Sono ingegnere chimico, ho lavorato a Padova nel 1972, dove io ho fatto servizio civile nel settore Tutela della Salute sul posto di lavoro presso l’ITAL-UIL a Vicenza, dove ho cominciato ad affrontare i problemi in fabbrica, quindi lì ho conosciuto il CVM, perché nel ‘74 c’è stato un convegno sul CVM a Milano, e sulla rivista "Sapere", a cui io collaboravo, su cui scrivevo, è uscito un grosso articolo su questo tema. Poi ho vinto un concorso a Vicenza nel servizio di medicina del lavoro, quindi lavoravo presso l’Igiene e medicina del lavoro di Vicenza fino all’agosto 1982; nell’agosto del 1982 sono stato comandato per un periodo di due anni al servizio di Marghera, fino a novembre dell’84, diciamo che a Vicenza non c’erano problemi di CVM e PVC, invece a Marghera c’erano, ma non sono mai stato incaricato di seguirli, e nel novembre dell’84 ho vinto un concorso all’U.L.S.S. di Venezia, dove sono stato incaricato al Servizio di Ingegneria Antinfortunistica e Impiantistica per i controlli ex Eni. In particolare sono stato incaricato di seguire gli apparecchi a pressione, sostanzialmente ero il referente, il coordinatore di questa attività di servizio dell’U.L.S.S.. Nel gennaio del ’99 sono stato passato all’Arpav, in cui per convenzione con l’U.L.S.S. continuavo a fare l’attività di prima, di controllo di apparecchi a pressione, però in più facciamo altre verifiche ed altre attività, alcune inerenti anche al CVM. Diciamo che dall’84 ho cominciato a incontrare questa problematica degli impianti di PVC e di CVM a Marghera, perché con l’attività di controllo ex Eni uno dei compiti è quello di verificare gli apparecchi, in realtà i singoli apparecchi per quanto riguarda la corrosione, il fatto della valvola di sicurezza, il fatto che non esplodano gli apparecchi, che non ci siano conseguenze per l’ambiente e per le persone.

DOMANDA - Se vuole riferire meglio di queste esperienze che ha raccolto in queste periodiche visite di controllo, che lei faceva nelle fabbriche del Petrolchimico?

RISPOSTA - Io ho seguito dal 1984 tutte le fabbriche della provincia, quindi mi sono potuto fare un’idea generale sulla situazione e in particolare, vedendo l’EVC, l’Enichem, qua a Marghera, ho verificato alcune cose, come frutto di questa esperienza. Per quanto riguarda l’EVC e l’Enichem c’era un discorso di riparazioni rispetto alle altre aziende molto più accentuato, nel senso che gli interventi sugli apparecchi riguardavano spesso riparazioni, tipo il tubo che si fora, allora si tappano i tubi, lo scambiatore, la corrosione, allora si correva a fare la riparazione, ci chiamavano, noi dovevano attestare la riparazione di volta in volta, quando veniva fatta, quindi questa parte riparativa come manutenzione più accentuata rispetto ad altre fabbriche, faccio riferimento per esempio all’Enel di Fusina e all’Agip Raffineria, che sono più o meno come dimensione analoghe a questa. Mentre le altre ditte erano più pronte a programmare la manutenzione periodica preventiva, e quindi a stabilire quando un apparecchio doveva essere cambiato, quindi prevedevano la sua sostituzione, diciamo che il gruppo Enichem e EVC aspettava molte volte la riparazione, poi la sostituzione. La stessa cosa succedeva con le nostre verifiche, nel senso che le nostre verifiche si concludono con un verbale e per esempio, diciamo che all’EVC - Enichem ci sono stati in media il 2% - 3% annuo di verbali negativi. Questo può sembrare poco rispetto agli apparecchi, vuol dire che c’erano basi di sicurezza scadute, che c’erano verifiche interne scadute, non tengo conto delle verifiche di funzionamento perché per quelle eravamo un po’ in difetto noi, rispetto all’Enichem e all’EVC, perché con poco personale non riuscivamo a garantirle, ma lo sapevano in azienda. Quindi erano tutelate da questo punto di vista, non credo fosse perseguibile. Ma quel 2%, 3% sembra poco, ma per fare un confronto, all’Agip e all’Enel io non sono mai riuscito a fare un verbale negativo, cioè lì il servizio di prevenzione era accurato, per cui le verifiche delle valvole di sicurezza venivano fatte prima della scadenza, le verifiche interne venivano fatte prima della scadenza prevista dalla legge, invece appunto l’Enichem e l’EVC avevano questo vizio di lasciarci sfuggire alcune cose un po’ per carenza organizzativa, un po’ perché privilegiano più la produzione rispetto ad un discorso di sicurezza programmato.

DOMANDA - Penso che questi rilievi poi venivano ufficializzati con diffide all’azienda?

RISPOSTA - Certo.

DOMANDA - Vuole specificare? Venivano ratificati penso al superiore gerarchico suo e poi venivano trasmesse all’azienda?

RISPOSTA - Venivano immediatamente trasmesse all’azienda quando noi siamo a posto perché noi siamo ufficiali di P.G., applichiamo il Regio Decreto 1824 del 1927, che non rientra nel 758, sto entrando un po’ in termini tecnici per il lavoro che faccio, comunque quando c’è una situazione anomala, diciamo, il vecchio Regio Decreto prevede che si faccia una diffida in tempo di messa a norma dell’apparecchio senza dare sanzioni. Scaduto il tempo per la messa della norma della valvola di sicurezza o della riparazione, se l’azienda non ha effettuato la riparazione e la messa a norma c’è la sanzione. Devo ammettere che l’EVC e l’Enichem, una volta data la disposizione, la diffida, nel tempo di 15 giorni, un mese, che noi davamo per fare la riparazione della valvola di sicurezza, questo veniva fatto, nel senso che quindi c’era una pronta disponibilità a rimettersi immediatamente in regola. Un’altra cosa che abbiamo notato è che per esempio queste aziende, sempre per il discorso dell’ammodernamento degli impianti, che la sala quadri dell’EVC e del CR cracking dell’Enichem sono stati gli ultimi a Porto Marghera ad essere computerizzati, quindi con comandi con disposizioni elettronici, perché fino a due anni, un anno e mezzo fa, all’EVC c’erano ancora i quadri con i pennini, cioè vecchie tecnologie pneumatiche, oleodinamiche, non elettroniche. Quindi era un’azienda un po’ pesante, non moderna, che sta al passo con i tempi, era sempre un po’ indietro rispetto alle altre della Provincia, della stessa Marghera, facendo il confronto con l’Enel e l’Agip. Poi ho notato, siccome noi seguiamo in particolare le fermate degli impianti per l’apertura di tutti gli apparecchi, quindi la revisione degli apparecchi e degli impianti, ho notato, ma questo un po’ dappertutto, che queste fermate vengono fatte sempre in termini più veloci, più stretti, con ditte solamente in appalto, totalmente in appalto, con subappalto, per cui abbiamo trovato nell’ultima fermata dell’anno scorso e di quest’anno anche sempre più persone, che poi erano imprese di due o tre persone del subappalto, che non avevamo mai lavorato nell’industria chimica. Quindi secondo noi erano a rischio nel senso che far fare queste manutenzioni di impianti di questo livello, di questo rischio con personale non preparato, non formato era grave, poi abbiamo seguito i tecnici di reparto... C’erano molte cose, per esempio, le guarnizioni avrebbero dovuto cambiarle una volta fatte le prove di avviamento, perché non erano state adeguatamente sostituite e installate da queste imprese, che venivano dal Sud e avevano anche personale del terzo mondo.

DOMANDA - Su questa constatazione della scarsa professionalità degli addetti, di cui lei ha in questo momento parlato, come ha acquisito questa esperienza, nella pratica diciamo, nel concreto come poteva?

RISPOSTA - Quando ci sono le fermate..

DOMANDA - Parlando, chiedendo?

RISPOSTA - Parlando, ma anche nelle verifiche che noi facciamo, per esempio succedeva spesso che dovendo fare delle pressature pneumatiche e idrauliche degli apparecchi, quando andavamo sul posto deve essere l’apparecchio in pressatura idraulica trovavamo l’impresa che gli mancava la guarnizione, gli mancava la pompa, il manometro per la pressatura da 10 chili, aveva quella da 200, quindi vi era un’impreparazione di fondo a questo tipo di impianti e di manutenzione, che ci ha lasciato.. ha provocato dei ritardi, ci ha lasciati perplessi, quindi lo riscontravano sia parlando perché poi i tecnici del reparto, con cui abbiamo un rapporto appunto ormai abbastanza familiare, perché andando dal 1984, io sono uno dei più frequenti a Marghera, perché siamo in pochi ingegneri che facciamo questa attività, e quindi avevo un buon rapporto con i tecnici dell’Enichem e dell’EVC e loro stessi ci dicevano che appunto queste imprese, che loro si trovavano a dover gestire, erano poco preparate.

DOMANDA - Può precisare al Tribunale che in questo periodo che inizia nel gennaio del 1999 l’Arpav ha compiuto una serie di controlli su eventi anomali pericolosi, diciamo, e che è stata fatta una sintesi di questi rilievi. E se questo documento che state ancora compilando verrà pubblicato, verrà reso pubblico?

RISPOSTA - Questa è la conferma del dato del fatto che la manutenzione è scarsa, non è efficiente, è dato proprio da questo fatto, cioè dal primo gennaio l’Arpav ha preso in carico anche, insieme alla Provincia, il controllo degli eventi incidentali a Marghera, cioè il Prefetto ha fatto sì che le aziende si comunicano via fax gli incidenti anomali, che succedono, e noi interveniamo per la verifica di che cosa è successo. E’ stata fatta proprio in questi giorni la sintesi del 1999 e domani mattina con i Vigili del fuoco verrà presentata la relazione dell’Arpav, io ho portato l’elenco di tutti gli incidenti denunciati dall’EVC nel 1999, sono 24 di cui..

DOMANDA - Potrebbe nominarli e poi chiedere al Tribunale se..

RISPOSTA - Nominarli uno per uno mi pare un po’ lungo, posso nominare alcuni esempi, di quelli che ho seguito io, a gennaio, a febbraio, per fare gli esempi...

 

Avvocato Santamaria: c’è opposizione, Presidente, è una questione già trattata stamattina, siamo in un arco temporale che non ha nulla a che fare..

 

DOMANDA - Mi scusi, lui sta raccontando la sua esperienza, che ha scritto in quel foglio..

 

Presidente: non è che ad ognuno possiamo far leggere un proprio diario dell’attività che ha svolto e che in qualche modo è venuta a toccare anche le vicende di cui noi oggi in questo processo stiamo accertando, gli elementi di sussistenza, di responsabilità etc., sono delle esperienze professionali, che senz’altro si sono verificate nel Petrolchimico, ma che però si sono verificate successivamente ai fatti che siamo tenuti ad accertare. Davvero io mi chiedo quale possibilità di introduzione abbia una siffatta esperienza, che adesso il teste sarebbe chiamato a riferirci, e siccome non ce n’ha, l’opposizione è accolta.

 

DOMANDA - Va bene, Presidente. Un’ultima domanda, che rapporto lei ha avuto con Gabriele Bortolozzo e la ricerca sul CVM, se può raccontare un po’ di questa sua.., che credo sia legata poi anche all’attività che lei svolge fuori dal suo ufficio pubblico, che lei esercita da tanto tempo?

RISPOSTA - Io l’ho conosciuto nell’80, quando avevo fondato il Movimento Consumatori Veneto, quindi ci siamo conosciuti in quel movimento per la tutela della salute degli alimenti, e da lì poi abbiamo allargato il nostro rapporto sul discorso della sicurezza in fabbrica, della sicurezza negli ambienti di lavoro, sicurezza dell’ambiente. Perché era una persona che aveva un’ottica molto ampia e completa delle situazioni della difesa e della tutela della dignità dell’uomo e della tutela ambientale, per cui per esempio quando andavo in fabbrica alcune volte lo trovavo e ne parlavamo insieme. Lui mi chiedeva informazioni, ho seguito le sue denunce, alcuni suoi esposti, per esempio per lo zolfo nei piazzali nella fabbrica, la sua proposta di messa biologica all’Enichem, il discorso dei fusti della Jolly, il discorso dei fosfogessi l’abbiamo fatto insieme, comunque la ricerca sul CVM devo dire che l’ha fatta da solo, nel senso che fosse un carico di lavoro enorme stare lì e io l’ho solo incoraggiato a farlo, perché mi sembrava una cosa bellissima fare il discorso di raccolta dati, e quello che ha fatto, avevo cercato insieme a lui la lista di quelli visitati nel 1976 dall’università di Padova, perché lui cercava disperatamente, con rabbia questa lista, per poter partire da quella per fare la sua indagine grezza. Non aveva mai avuto modo di avere quell’elenco, quindi ha dovuto ricostruire tutti i suoi compagni di lavoro uno alla volta e tornare a parlare con i familiari. Nell’ultimo periodo ci sentivamo tutti i sabati mattina per parlare di varie cose, di politica, di problemi familiari, un po’ di tutto perché eravamo diventati molto amici, e fino al sabato mattino del suo funerale dopo un incidente stradale. Dopo la sua morte ho continuato a tenere viva la sua memoria con un discorso insieme agli amici, abbiamo fatto una ricerca sulle ricadute delle emissioni del Petrolchimico nell’area attorno al Petrolchimico stesso e nella stessa provincia, curando in particolare la raccolta di dati epidemiologici delle morti per tumori nella nostra Provincia, che sono stati fatti in tutta Italia in vari anni, dal 1972 fino al 1986, dal registro tumori, da Aviano, dalla Lega per la lotta ai tumori, dalle U.L.S.S., dalle ISTAT, dati che correlati con le sostanze cancerogene emesse dai camini di Marghera dimostrano che i dati delle U.S.S.L., delle quali... sotto vento rispetto al Petrolchimico, sono le zone che hanno il più alto valore di dati polmonari nella popolazione residente, e per il tumore al fegato e alla mammella, cioè valori altissimi, che confrontati anche con quelli degli Stati Uniti e di altre popolazioni mondiali, fanno rabbrividire, secondo noi. Abbiamo fatto anche un esposto sulla base di questa ricerca, chiedendo un’indagine epidemiologica per gli effetti sulla popolazione, quindi non solo sui lavoratori italiani in fabbrica, ma sulle popolazioni, degli inquinanti cancerogeni emessi dal Petrolchimico. Abbiamo lottato insieme con gli amici di Gabriele per evitare il raddoppio della produzione di CVM e del PVC a Marghera nel 1999; io essendo, e sono membro della Commissione tecnica regionale ambiente, per nomina del consiglio regionale e membro della Commissione tecnica provinciale ambiente in quelle sedi ho cercato di oppormi per motivi ambientali, sanitari al raddoppio di impianti di CVM e di PVC a Marghera, a fianco delle case di Marghera e di Mestre in una zona ad alto rischio industriale per effetti... sotto la zona atterraggio di Tessera. Quindi per tali motivi ho portato tutte le motivazioni, per il momento siamo riusciti a frenare questo raddoppio degli impianti a Marghera.

 

AVVOCATO SCHIESARO

 

DOMANDA - Lei ci ha dato un dato percentuale prima delle irregolarità, che ha riscontrato nel corso della sua attività di verifica, ha detto che le situazioni non regolari, da lei riscontrate, in Enichem ed EVC erano circa il 2%, 3% e ci ha spiegato perché questo sia un dato significativo. Quello che le volevo chiedere però è il dato complessivo degli accertamenti, cioè per capire anche in termini quantitativi, lei è in grado di dirci, nell’arco di questi anni di attività, che vanno dall’84 al ‘95, limitiamoci a quelli che sono i periodi oggetto di contestazione, lei sa a grandi linee dirci quante verifiche sono state da lei fatte o dal suo servizio per la parte dei recipienti a pressione e poi così possiamo capire il significato numerico di quella percentuale?

RISPOSTA - Io faccio circa 2.000 verifiche all’anno, siamo 4 periti e 3 ingegneri ultimamente, prima eravamo anche più personale, adesso facciamo circa 7.000 apparecchi all’anno, prima ne facevamo 6.000, avendo meno personale ne facciamo meno, poi ci hanno caricato anche di altre competenze, quindi facciamo sempre meno, questo è un po’ il dato.

DOMANDA - Ma non certo solo su EVC?

RISPOSTA - No, in tutta la Provincia.

DOMANDA - Quindi lei dice il 2%, il 3% del complessivo delle verifiche fatte o di quelle fatte su EVC?

RISPOSTA - No, di quelle fatte su EVC.

DOMANDA - Che sono quante?

RISPOSTA - Sono 300, 400 l’anno.

DOMANDA - Lei ci ha raccontato anche del fatto che quella per la materia particolare, che lei segue, cioè gli accertamenti in materia di recipienti a pressione, vige quella speciale procedura per cui l’ottemperanza alla prescrizione da lei impartita estingue l’illecito, senza che ci siamo possibilità di applicare sanzioni, quindi senza che ci siano segnalazioni all’autorità giudiziaria. Però visto che lei ha anche la qualifica di ufficiale di P.G., e quindi nell’esercizio di queste funzioni lei ha tutta un’altra serie di norme di riferimento e di comportamento, le chiedo se le è mai capitato nel corso di queste attività di verificare non tanto, o di imbattersi, in occasione di una verifica sulla regolarità dell’apparecchio a pressione, in una violazione di normative di prevenzione degli infortuni sul lavoro o di igiene del lavoro, D.P.R. 547 del 1955 e D.P.R. 303 del 1956, per esempio, se nell’occasione delle sue verifiche ha avuto anche modo di riscontrare altri profili di violazione, che emergevano dal controllo, che stava operando?

RISPOSTA - E’ come chiedere se nell’esperienza di automobilista mi è mai capitato di fermarsi se il semaforo era rosso. Io credo che anche nell’utilizzare il concetto di esperienza dei soggetti non si possa abusare, significa che ci sono dei limiti anche, ad utilizzare il pretesto dell’esperienza soggetti per ottenere delle informazioni, la cui rilevanza è manifestamente inesistente.

DOMANDA - Presidente, se nel capo di imputazione c’è scritto che c’è stata violazione al D.P.R. 547 del 1955, al D.P.R. 303 del 1956, delle altre normative per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e stiamo sentendo una persona, che ha come propria funzione istituzionale quella di fare accessi nei luoghi di lavoro, ai fini di verificare la rispondenza ai criteri di sicurezza degli impianti, per prevenire gli infortuni, non ho capito dove sta il problema di pertinenza della domanda?

RISPOSTA - Sta rispetto al fatto che lei non glielo chiede rispetto al tipo di violazione per le quali è stato elevato il capo di imputazione, ma per altro tipo di violazione, sulla scorta della sua esperienza..

DOMANDA - Se vuole diamo lettura del capo di imputazione..

 

Presidente: no, è rispetto a quelle che deve rispondere.

 

Avvocato Accinni: ma con riferimento a quali impianti?

 

DOMANDA - A quelli che sono stati visitati nello stabilimento Petrolchimico di Porto Marghera nell’esercizio delle sue funzioni di ufficiale di P.G., questa è la domanda. .

 

Presidente: può rispondere.

RISPOSTA - E’ successo un paio di volte, siccome c’è una divisione abbastanza e un accordo con lo Spisal, è successo solo due volte all’Agrimont, per cui avevo rilevato il lavoro con il piombo, e un’altra volta un problema di grigliati e l’ho segnalato al collegio dello Spisal.

 

Avvocato Accinni: questo che rilevanza ha?

 

Presidente: avvocato, porti a casa il risultato di questa risposta, punto e basta. Non è che io possa prevedere la risposta, rispetto alle violazioni delle norme del D.P.R., che sono contestate anche nel capo di imputazione e con riferimento agli impianti di Porto Marghera, la domanda era pertinente ed ammissibile, poi la risposta è stata altra cosa, o meglio ha riguardato altri impianti.

 

DOMANDA - Ci vuol chiarire il contenuto di questo accordo con lo Spisal, qual era l’accordo?

RISPOSTA - Era un accordo con i nostri dirigenti che se trovavamo di competenza dello Spisal lo segnalavamo.

DOMANDA - E quindi erano altri che dovevano intervenire?

RISPOSTA - Sì.

 

AVVOCATO MANDERINO

 

DOMANDA - Lei ha detto prima che ha avuto modo di stare vicino al Bortolozzo anche in ordine agli esposti che ha presentato alla Procura della Repubblica, ce ne è uno dell’agosto del 1984 nel quale Bortolozzo denuncia lo stato di manutenzione degli impianti, in particolare il CV6 e il CV14/16, dicendo che la manutenzione viene svolta da addetti conduttori dell’impianto e non da tecnici specializzati, inoltre con strumentazione non idonea. Lei è a conoscenza di questi episodi?

RISPOSTA - No, di questo episodio no, perché in quel tempo, nel 1984 ci occupavamo del Movimento Consumatori, è stato forse in una fase successiva.

DOMANDA - Ma le è capitato nei casi di verifica svolta, oltre che vedere che la manutenzione era fatta da imprese di appalto e subappalto, anche da addetti agli impianti, che non erano tecnici, cioè da operatori degli impianti, non da tecnici specializzati alla manutenzione?

RISPOSTA - Siccome non hanno la targhetta, quando vedo gli impianti sono già aperti, vengo accompagnato dai tecnici, non posso sapere la persona che qualifica ha, caso per caso, devo rispondere di no.

 

Presidente: altre domande?

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Lei ha detto che in due o tre occasioni ha accertato delle contravvenzioni alla normativa antinfortunistica relativamente ad Agrimont, è così?

RISPOSTA - Sì, ho segnalato allo Spisal dei sospetti di violazione.

DOMANDA - Mentre invece non le è mai capitato negli accessi, quando lei ha avuto accesso ad altri impianti del Petrolchimico?

RISPOSTA - Non è successo in modo evidente.

DOMANDA - Viceversa tutte le altre volte che ha avuto accesso al Petrolchimico non ha mai accertato sospetti di violazione da segnalare allo Spisal, è così?

RISPOSTA - Se ci capitava davanti in modo evidente..

DOMANDA - Poi lei ha parlato del 2%, 3% di negativi, lei per cercare di spiegarci la rilevanza di questo 2% o 3% ha fatto un confronto, 2%, 3% al Petrolchimico, 0% nella raffineria dell’Agip, ma il confronto è tra entità omogenee oppure Petrolchimico e Raffineria sono totalmente diversi tra loro?

RISPOSTA - Come tipologia sono confrontabili, secondo me, nel senso che gli apparecchi sono simili, gli impianti..

DOMANDA - Ma i processi sono radicalmente differenti?

RISPOSTA - Ma il tipo di verifiche che facciano noi sugli apparecchi è lo stesso.

DOMANDA - Ma le necessità del processo sono differenti, posso immaginare, anche se non sono un tecnico, che siano due situazioni tra loro eterogenee dal punto di vista del processo industriale, per cui, voglio dire, lei non ha dei dati di riferimento rispetto ad un altro Petrolchimico?

RISPOSTA - Ovviamente no.

DOMANDA - Siccome lei per dare significatività al dato ha parlato di un certo confronto mi interessava capire fino a che punto il confronto fosse omogeneo e fino a che punto non lo fosse. Lei ha fatto riferimento a ritardi di automatizzazione negli impianti?

RISPOSTA - Sempre per confronto con gli altri impianti della zona del Petrolchimico di Marghera.

DOMANDA - Lei sa che il CV24, che è stato aperto nel 1972 - 1973, adesso non ricordo, è stato tra i primi impianti al mondo di produzione del PVC a essere largamente automatizzato, lo sapeva?

RISPOSTA - Sono il CV22 e il CV23 che sono stati automatizzato da poco.

DOMANDA - E il CV24 lo sapeva che è stato uno dei primi impianti al mondo a essere automatizzato?

RISPOSTA - Non sapevo che fosse stato automatizzato prima dei vecchi impianti.

DOMANDA - Lei ha fatto un cenno a quell’indagine, che non ho ben compreso, lei l’ha riassunta in termini molto frettolosi, su relazioni tra emissioni del Petrolchimico e tassi di tumore nella popolazione?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ma lei ha fatto riferimento al lavoro completato, di cui lei ha già qui risultati, metodologie, che siano discutibili pubblicamente oppure è stato un accenno?

RISPOSTA - No, è stato presentato pubblicamente.

DOMANDA - C’è uno studio già completato?

 

Presidente: a che studio lei fa riferimento?

RISPOSTA - Alla ricerca di tutti i dati bibliografici in letteratura degli studi epidemiologici, che riguardano la nostra provincia.

 

DOMANDA - Non la correlazione con le emissioni del Petrolchimico?

RISPOSTA - La correlazione abbiamo cercato di farla noi.

DOMANDA - E in che modo avete cercato di farla? Se questa documentazione deve avere accesso al processo, e io ritengo di no, è evidente che io chiedo che il teste venga richiamato, affinché su questo studio si apra un confronto serio e non soltanto in termini di ipotesi suggestive buttate nel processo in questo modo.

 

Presidente: può andare, grazie.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - TOFFANO ADAMELLO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

AVVOCATO SCATTURIN

 

DOMANDA - Ci dice la sua assunzione al Petrolchimico, le mansioni che le sono state affidate e per quanto è durato questo rapporto?

RISPOSTA - Sono stato assunto il 7 dicembre del 1970, è durato fino al pensionamento, vale a dire nel 1998.

DOMANDA - Le mansioni che lei ha esercitato, che le sono state affidate, quali qualifiche ha avuto?

RISPOSTA - Sono stato assunto come addetto alla manutenzione, operaio alla manutenzione, al principio dell’assunzione ho lavorato per due anni circa all’officina centrale ed avevo il compito di manutentore degli impianti AM6, CV15, CV14, la zona dei CV vecchi. Poi nel 1972 mi hanno trasferito come manutentore al CV24, là ho lavorato, sempre come manutentore..

DOMANDA - Mi scusi, ha lavorato anche nel CV25?

RISPOSTA - Sì, perché era tutt’uno.

DOMANDA - Continui pure..

RISPOSTA - Ho lavorato fino al 1978, dal 1978 per motivi di salute mi hanno trasferito ad un’altra zona dove ho lavorato all’AM8, all’AM7, all’impianto dei cianuri. Finito questo rapporto l’officina dell’AM8, perché a sua volta l’hanno chiusa, sono tornato a lavorare nell’officina centrale sempre come manutentore, e ho lavorato al CV1, al TV2, al C9, al C11.

DOMANDA - Lei ha parlato di un trasferimento per motivi di salute, vuole precisare meglio?

RISPOSTA - Con le varie visite che noi facevamo una volta ogni 6 mesi si sono accorti che nella mia persona erano carenti le piastrine e mi tenevo praticamente sotto controllo, però si sono accorti anche che man mano diminuivano abbastanza. Allora un periodo, che adesso non mi ricordo quando, però nella documentazione deve essere scritto, mi hanno sottoposto a lavorare anche all’esterno, cioè ad essere presente nell’impianto, però a lavorare nell’officina adiacente al reparto e a sua volta visto che le piastrine erano messe in quelle condizioni hanno preferito allontanarmi dal reparto.

DOMANDA - Lei ha parlato di visite semestrali, queste erano fatte dall’organizzazione sanitaria dell’azienda?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E le vostre visite erano soltanto ogni semestre, non con frequenze più ravvicinate?

RISPOSTA - Diciamo che..

DOMANDA - Come lei erano visitati anche gli altri operai?

RISPOSTA - Sì, di norma erano sei mesi, le visite, però per il fattore mio venivo sottoposto anche a più frequenti visite.

DOMANDA - Lei ha lavorato al CV6, al CV14?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Al CV15, al CV22 e al CV25 sempre per le manutenzioni?

RISPOSTA - Confermo tutto.

DOMANDA - Lei in questa sua mansione di manutentore era stato avvertito della tossicità e della cancerogenicità del CVM?

RISPOSTA - Da parte dell’azienda non l’abbiamo mai saputo, abbiamo cominciato a sospettare quando è venuta fuori l’inchiesta della Fulc sul CVM.

DOMANDA - Può dirmi delle operazioni manutentive all’interno del reparto, nei reparti CV24 e CV25, e se nel corso di questi interventi manutentivi, che effettuava presso questi reparti, ha riscontrato delle anomalie, dei guasti sugli stessi impianti, che hanno richiesto il suo intervento?

RISPOSTA - Sì, qualche anomalia c’è stata, dico qualche per non dire molte di più. Ad esempio sono venuto a sapere negli anni dopo, è una cosa, ma in quel momento per esempio noi come manutentori tiravamo via dalle tubazioni incrostate il CVM, perché si polimerizzava e non lasciava più passare il prodotto, lo portavamo in un campaccio e con la fiamma ossidrica davamo fuoco a queste croste di CVM.

DOMANDA - E quali inconvenienti produceva, mi scusi, questo sistema?

RISPOSTA - Diciamo che era un modo più sbrigativo per sistemare il passaggio del CVM, anche perché forse ci era mancata la pazienza di ricostruirne uno..

DOMANDA - Lei per queste operazioni, che le venivano comandate, evidentemente, aveva qualche mezzo di protezione personale nell’eseguire queste operazioni di manutenzione?

RISPOSTA - No, non avevamo proprio niente di personale, avevamo solamente il campaccio con l’aria che andava dove voleva, però nel frattempo è anche vero che quando l’aria girava il fumo lo respiravamo. Lo chiamavamo fumo, ma in effetti era monomero.

DOMANDA - Per altri tipi di guasti, come quello alle pompe di trasferimento del CVM, come avvenivano, con che modalità avvenivano le riduzioni, le eliminazioni di questi guasti?

RISPOSTA - Le pompe di trasferimento dal monomero, quando noi ci mettevamo le mani per le varie avarie, non venivano bonificate, perché a quei tempi non era possibile, comunque morale della favola era che noi tiravamo via il corpo della pompa ai piedi di dove stava, e praticamente il monomero ne usciva a contatto con l’aria evaporava e noi con il naso sopra ce lo prendevamo tutto.

DOMANDA - Mi può specificare i tempi, l’epoca?

RISPOSTA - Diciamo che questi lavori qua li ho cominciati nel 1972 fino al 1978, perché poi ho avuto il trasferimento in un altro reparto.

 

AVVOCATO ZAFFALON

 

DOMANDA - Lei ci ha fatto adesso due esempi di interventi nei quali, come ci ha spiegato, era costretto a respirare i gas, si è parlato del disintasamento di tubazioni e ci ha parlato della manutenzione di quelle valvole, volevo chiederle se c’erano altre tipologie d’interventi nei quali si verificava lo stesso fenomeno, cioè che eravate costretti a lavorare a stretto contatto con i gas?

RISPOSTA - Sì, ce ne erano degli altri.

DOMANDA - Ce li vuole dire, magari i principali?

RISPOSTA - Per esempio la pulitura del valvole, che stavano sopra le autoclavi, perché queste si sporcavano di croste durante la lavorazione del prodotto e quando era il caso venivano smontate e con un trapano con una grossa punta veniva perforato e diciamo che c’erano delle sacche di CVM e queste si sbriciolavano all’aria e noi eravamo proprio con il naso sopra. Per esempio la zona di essiccamento, dove il prodotto veniva setacciato, era un ambiente chiuso, noi ci lavoravamo anche per giorni, perché la manutenzione era abbastanza grossa, i macchinari erano tanti, e nell’ambiente un giorno ci siamo accorti che avevano messo su un compressore e una bomboletta in vetro per analizzare gli eventuali... di monomero, non so per quale motivo, questo è andato avanti per anni ed anni, ad un certo punto, le murature di questo stabile... sono state elevate delle pareti in modo di arieggiare l’interno, perché sicuramente c’era molto monomero.

DOMANDA - Dove scusi?

RISPOSTA - Sulla parte dell’essiccamento del prodotto.

DOMANDA - Altri tipi di interventi li ricorda o sono questi?

RISPOSTA - Non lo so...

DOMANDA - Allora le chiedevo perché io non sono certo di avere un quadro completo di questo lavoro che lei faceva, le volevo chiedere un’altra cosa, questi interventi di cui ci ha parlato, ne ha fatto mi pare 4 o 5 esempi, in cui in qualche modo eravate costretti a respirare il gas che frequenza avevano?

RISPOSTA - Diciamo quasi tutti i giorni, perché le autoclavi erano 12, se ne faceva una oggi, ne dovevi fare una domani, una dopodomani, era sempre un lavoro di routine per noi manutentori di reparto. Cioè il lavoro grosso modo restava sempre quello, mettere in ordine diciamo il macchinario per produrre.

DOMANDA - Una precisazione, perché non vorrei essere stato frainteso, io mi riferivo alla frequenza degli interventi in cui lei era costretto a respirare i gas, cioè in cui c’era rilascio di gas, quando lei parla di frequenza quasi giornaliera o giornaliera parla di questi interventi o in generale?

RISPOSTA - No, parlo di questi interventi.

DOMANDA - Degli interventi in cui veniva a respirare il gas?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Un’ultima cosa, io ho qui il suo libretto di lavoro, mi riferisco a quanto lei ci ha raccontato circa il fatto che a un certo punto è stato spostato di reparto, da quelli di cui ci ha detto al reparto cianuri, mi pare fine ‘78, se non ho capito male?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - In questo libretto, prendo ovviamente la parte che mi interessa, trovo due annotazioni, una in data 26 giugno ‘78, l’altra in data 30 giugno ‘78, sono annotazioni in cui in fondo c’è la firma del medico della Montedison, firma non chiaramente leggibile. Le leggo l’annotazione del 26 giugno ‘78 perché le chiederei un chiarimento: "Visti i risultati...", naturalmente credo che questo documento sia stato già acquisito, però per comodità lo sottopongo, lo esibisco al Tribunale per il controllo di questa lettura. Dice in questa pagina, il 26 giugno del 1978: "Visti i risultati di laboratorio e quelli di visita specialistica da noi consigliata denunciamo ipopiastrine di sospetta origine tossica da CVM". Poi c’è una parola sotto, "respinta", sottolineato, poi in fondo c’è scritto: "Giudizio di idoneità e proposte: opportuno rimanga fisso in officina senza uscire o sia spostato in altra zona", il medico e la firma, non capisco questa parola "respinta", a cosa si riferisce?

RISPOSTA - Perché durante gli interventi sono dovuto tornare al CTO di Padova per controllare le piastrine e tutto il sistema immunitario ed avevo fatto domanda di pensione all’Inail.

DOMANDA - All’ente infortuni?

RISPOSTA - Sì. E praticamente con quel risultato del CTO l’hanno respinta malgrado avevano trovato un’anomalia sulle piastrine. Sono stato da un professore a pagamento, che confermava la diminuzione di piastrine e dopo l’infermeria ha dato l’esito, per cui dovevo restare sempre a lavorare al CV24, però in officina, non esponendomi ai lavori di reparto per vedere se le piastrine si rialzavano.

DOMANDA - Invece come ci ha detto è stato spostato poi proprio ai cianuri?

RISPOSTA - Sì, sono stato spostato ai cianuri perché le piastrine tendevano a diminuire.

DOMANDA - Allora, data la vicinanza delle date, leggo una annotazione in questo libretto, il 30 giugno 1978, a firma dello stesso medico in cui si dice: "Persiste marcata ipopiastrinemia, giudizio di idoneità e proposte: opportuno temporaneo allontanamento dalla zona di lavoro attuale", se si ricorda, lo spostamento in officina è avvenuto in questo periodo e lo spostamento ai cianuri sei mesi dopo, ho capito bene?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Cioè in un primo tempo è stato spostato in officina?

RISPOSTA - Prima ho lavorato nell’officina a fianco al CV24, perché era spostata rispetto al reparto, poi visto che le piastrine continuavano a diminuire, il medico mi ha spostato ai cianuri.

DOMANDA - Per finire, visto che parliamo di piastrine, ci vuole dire se in questi anni poi l’allontanamento dal reparto le ha procurato dei benefici oppure se la situazione permane?

RISPOSTA - No, la situazione permane, anzi è peggiorata. Perché non tanto tempo fa ho fatto un’indagine mia personale, sono stato ricoverato all’ospedale di Dolo e mi hanno trovato sulle 75.000 unità di piastrine, al che il medico mi ha suggerito se dovessi essere arrivato alle 50.000 unità dovevo andare al pronto soccorso e ricoverarmi subito in reparto.

DOMANDA - Io sottopongo il documento che ho letto..

 

Presidente: ma è già acquisito.

 

DOMANDA - Credo, però vorrei esserne certo.

 

Presidente: allora prima di produrlo di nuovo eventualmente verifichi, perché può darsi che sia stato già depositato.

 

DOMANDA - Va bene, allora mi riservo.

 

AVVOCATO MANDERINO

 

DOMANDA - Volevo sapere, quando facevate lavori di saldatura o di uso della fiamma libera, c’era la fermata totale del reparto dove eravate?

RISPOSTA - No, questo non era una fermata totale, diciamo che si cercava la tubatura interessata e si operava direttamente.

DOMANDA - Senza la fermata?

RISPOSTA - Senza la fermata.

DOMANDA - Questo in quali anni?

RISPOSTA - Diciamo negli anni ‘74, ‘75.

DOMANDA - E successivamente?

RISPOSTA - C’erano altre anomalie, come ho spiegato, però non proprio così.

DOMANDA - Io chiedo se successivamente venne fatta la fermata totale del reparto dove operavate?

RISPOSTA - Sì, dopo veniva fatta la fermata totale.

DOMANDA - In che periodi, in quali periodi, quando facevate la manutenzione ordinaria, quando avvenne la fermata totale?

RISPOSTA - Se mi ricordo in estate.

DOMANDA - Io sto parlando di anni, signor Toffoli, in quali anni?

RISPOSTA - Nel ‘75, ‘76.

DOMANDA - Cioè da quel momento in poi le operazioni di manutenzione ordinaria implicavano la fermata totale del reparto, dove voi operavate, intende questo?

RISPOSTA - Non ho capito..

DOMANDA - Le ho chiesto, quando facevate la fiamma ossidrica oppure facevate lavori di saldatura, veniva fermato totalmente il reparto in questa fase di manutenzione? Lei ha detto di no, cioè voi individuate la tubatura, quindi il difetto che veniva riscontrato e il reparto andava avanti normalmente?

RISPOSTA - Sì, andava avanti normalmente.

DOMANDA - Allora io le ho chiesto, questa circostanza è avvenuta sempre nel periodo in cui lei ha svolto la manutenzione?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi i reparti continuavano a lavorare?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Volevo chiederle ancora, lei ha potuto notare dei cambiamenti, a partire dal ‘74, ‘75, a proposito della sua attività di manutenzione, per esempio l’intensità dell’attività di manutenzione, la qualità della manutenzione, la strumentazione che veniva data per effettuare la manutenzione, i mezzi di protezione, che avevate a disposizione, tutto questo a partire da metà degli anni ‘70 ha visto dei miglioramenti oppure la situazione è rimasta uguale a quando lei ha iniziato la sua attività?

RISPOSTA - Onestamente è cambiato poco, perché io sono andato via nel ‘78, le cose erano rimaste tali e quali. Dopo ho sentito da colleghi che lavorano dentro che la situazione era un po’ cambiata perché per esempio le autoclavi prima di ogni carica venivano aperte, in un successivo periodo, dopo il ‘78, l’autoclave veniva aperta una volta ogni... tanto per dire, ma non sono sicuro.

DOMANDA - Io adesso le parlavo proprio dell’attività di manutenzione, lei ha detto che è venuto via nel ‘78 perché è stato manutentore al CV24?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Però l’attività di manutenzione ha continuato a svolgerla fino al ‘98?

RISPOSTA - Fino al ‘98.

DOMANDA - In quegli anni ha potuto vedere dei miglioramenti?

RISPOSTA - Sì, perché prima di tutto la società ci ha fatto fare dei corsi, dopo ci ha messo a disposizione le maschere facciali..

DOMANDA - In che anni questo?

RISPOSTA - Non saprei dirle adesso quando..

DOMANDA - Non importa, grazie.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Lei ha detto, con riferimento a quel discorso della fiamma ossidrica, ceccata la linea, cosa vuol dire?

RISPOSTA - Si chiudevano le valvole.

DOMANDA - Quindi si isolava la linea?

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: altre domande? Può andare. Allora, martedì della prossima settimana, visto che si sono esauriti i testi della parte civile si inizierà con i testi delle difese. Come ho anticipato la volta scorsa, avremo una Camera di consiglio ed allora l’udienza inizierà, anziché come normalmente avviene alle 9 e mezzo, verso le 10, 10 e 15, presumo.

 

Pubblico Ministero: due cose che volevo chiedere, sapere quali sono i testi che verranno sentiti alla prossima udienza e la seconda cosa è sapere se la documentazione che doveva essere data in una delle prossime udienze, in relazione all’arbitrato del ‘90, se è presumibile, se si sa quando presumibilmente potrà essere portata.

 

Presidente: sentiamo le risposte.

 

Avvocato Accinni: credo alla prossima udienza, al più tardi a quella immediatamente successiva.

 

Avvocato Baccaredda: adesso darò una lista al Pubblico Ministero, alle parti civili e una naturalmente al Tribunale, comunque i testi che verranno citati per la difesa sono il geometra Gianfranco Bareato, l’ingegner Tommaso Paolini, il dottor Enzo Bacchetta, il signor Attilio Calcatelli, il professor Giampiero Talamini, l’ingegner Gianfranco Montevecchi, il dottor Giorgio Guermani.

 

Presidente: arrivederci allora.

 

RINVIO AL 23 MAGGIO 2000

 

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