UDIENZA DEL 17 NOVEMBRE 2000

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Manduzio Giudice a latere

Dr. Liguori Giudice a latere

 

 

PROC. A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

Presidente: procede all’appello.

 

Avvocato Giacomini: Presidente, chiedo scusa, depositerei i documenti cui ha fatto riferimento il dottor Pavanato nella propria deposizione testimoniale del 13 ottobre, già ammessi dal Tribunale, e deposito anche la sentenza del Tribunale di Venezia numero 333 del 16 settembre ‘99 irrevocabile di assoluzione per insussistenza del fatto in un procedimento nei confronti, tra l’altro, anche del dottor Pavanato, in relazione alla contestazione di omissione di atti di ufficio ed abuso con riferimento allo stato di inquinamento del canale Lusore-Brentelle, cui si era fatto riferimento sempre all’udienza del 13 ottobre. Confermo la disponibilità del dottor Pavanato per il controesame per la prossima udienza del 12 dicembre.

 

Presidente: va bene, allora...

 

Avvocato Santamaria: Presidente, mi scusi, in relazione al controesame che avevo condotto per il, al dottor Sesana, io ho da fare alcune precisazioni che dovevo al Tribunale ed anche al Pubblico Ministero. Innanzitutto deposito la traduzione in italiano di quell’articolo scientifico a firma Bellucci-Frignani-Raccanelli-Carraro che avevo prodotto in lingua inglese e che adesso ho in lingua italiano. In secondo luogo volevo produrre, sempre dottor Raccanelli, un intervento del dicembre, del 19 novembre 1999 tenuto a Milano alla fondazione dell’ordine degli ingegneri della provincia di Milano dal titolo: Le diossine esame 360 gradi, c’è un articolo dedicato alla situazione veneziana e il dottor Raccanelli nel 1999 scriveva che studiando i profili di concentrazione dei congeneri più tossici, gli autori, e quindi se stesso oltre che..., individuano nei carichi delle produzioni di CVM, dicloroetano le contaminazioni con prevalenza di octaclorofurano e dalle vecchie produzioni di distillazione del coke 1930-1994 effettuato con spegnimenti impiegando acqua di mare e di fonderie di alluminio e materiali riciclati non ferrosi, 1950 e 1997, le contaminazioni con prevalenza OCDF e presenza di octaclorodiossina, OCCD, citando il proprio studio pubblicato nel 2000, questo il 19 novembre 1999. In secondo luogo dovevo delle precisazioni anche al Pubblico Ministero, perché sempre nel corso del controesame del dottor Sesana, non avendo potuto fare certe domande al dottor Ferrari che non conosceva i documenti a cui facevo riferimento, io avevo detto che il dottor Ferrari aveva parlato di un limite per quanto riguarda la classificazione dei sedimenti di colonna C per le diossine di 0,49 nanogrammi/chilo, mentre invece in un documento del Magistrato alle Acque, che è già agli atti, che io però produco nuovamente affinché sia evidenziata la parte quella che mi sta a cuore, si dice espressamente che il limite della colonna C è mille volte o 2 mila volte più elevato. Io produco anche questo documento evidenziando la tabella 3.1 a pagina 21, questo è un documento del 1999 che riassume tutti i dati, anche quelli acquisiti dalle indagini giudiziarie sullo stato di qualità dei sedimenti, da cui risulta che nei canali che circondano il Petrolchimico, canale sud, Malamocco Marghera e canale ovest, nessun campione di sedimento supera la classe C per il parametro diossina, i campioni di sedimenti che superano la classe C per il parametro diossina sono esclusivamente i sedimenti della prima zona industriale, canale nord e canale Brentella; i sedimenti del canale Malamocco Marghera, dove scarica l’SM15, non superano mai per alcun parametro, anche diverso dalla diossina, la classe C, e lo stesso vale per il canale sud, questi dati sono ufficiali, risultano, come ho detto, dalla tabella 3.1 a pagina 21 del rapporto sullo stato di compromissione delle sponde e dei fondali dei canali di Porto Marghera; elaborato dal Magistrato alle Acque di Venezia e dall’autorità portuale di Venezia datato novembre 1999. Ancora, sempre al Pubblico Ministero, quando io fatto riferimento nel controesame del dottor Sesana a taluni criteri di qualità internazionalmente adottati per la qualità dei sedimenti e per quanto riguarda le diossine, avevo fatto riferimento a una tabella, in effetti la tabella 4 di pagina 115 di un rapporto che io adesso produco, è un rapporto intermedio della ricerca di letteratura elaborato nel ‘97 da varie istituzioni anche universitarie veneziane, nell’ambito del progetto Mappatura dell’inquinamento dei fondali lagunari, commissionato dal Magistrato alle Acque al Consorzio Venezia Nuova. Come ricorderà il Tribunale io avevo detto che questi limiti sono mai in TCDD, mai in TEQ equivalente, la tabella conferma quello che avevo detto nel corso del controesame, e, salvo mio errore, nessun campione di sedimento della laguna supera o anche solo avvicina i valori indicati. Da ultimo davvero il Pubblico Ministero, facendo riferimento ad un documento da noi depositato intitolato: Raccolta di dati dell’Unione Europea sull’esposizione alla diossina, aveva fatto riferimento rapido a taluni limiti che secondo lui avrebbero contraddetto quelli invece indicati nel corso del controesame del dottor Sesana quanto alla qualità dei sedimenti. Quel documento non contiene alcun limite o alcun criterio di qualità per quanto riguarda la qualità dei sedimenti e ciò potrà essere acclarato e valutato dal Tribunale. Viceversa mi sembrava utile segnalare, anche perché non ho potuto farlo nel corso del controesame del dottor Ferrari, che, appunto, non conosceva questo documento, che risulta dal documento depositato che nel 1998 la Commissione Europea ha proposto la direttiva contenente, salvo mio errore, per la prima volta limiti precisi allo scarico di diossina in acqua, prevedendo sin d’ora un termine di 5 anni per l’adeguamento tecnologico degli impianti esistenti, il termine decorrerà dal momento in cui la direttiva sarà effettivamente emanata. Il limite proposto è 0,5 nanogrammi/litro, un limite dunque mille volte più elevato del limite 0,5 picogrammi/litro che Enichem, come invece il dottor Ferrari ha detto, rispetta già dal ‘95, quando le fu imposto, sulla base di una comunque opinabile interpretazione di un parere della CCTN, che come abbiamo visto riguardava un diverso e specifico caso. Salvo un mio errore oggi Enichem a Porto Marghera è l’unica industria probabilmente nel mondo che già dal ‘95 è tenuta a rispettare un limite di diossina e di scarichi così rigido, cioè 0,5 picogrammi/litro, il limite proposto dalla CEE è mille volte più elevato e la stessa CEE stabilisce che la tecnologia per poterlo applicare richiederà un adeguamento di 5 anni dall’entrata in vigore della direttiva, non è ancora entrata in vigore, quindi non ancora recepita. Produco questi documenti.

 

Pubblico Ministero: farà copia l’ufficiale giudiziario e chiedo che ne venga consegnata una copia anche a me. Solo sul documento dell’Unione Europea citato dall’avvocato Santamaria, faccio presente che ho fatto la verifica che nell’udienza in questione per motivi di tempo non era stato possibile ovviamente fare, in effetti l’avvocato Santamaria del documento Unione Europea aveva depositato solo una parte, che era chiamata Task 1 e i dati che riferivo sono contenuti nella Task 7 che l’avvocato Santamaria non aveva consegnato al Tribunale, che ho invece consegnato io.

 

Presidente: diamo senz’altro inizio all’udienza, oggi ci sono altri consulenti che abbiamo già indicato nella lista, con chi vogliamo cominciare?

 

Avvocato Mucciarelli: ci dovrebbe essere, credo, la dottoressa Stringher per il controesame.

 

Presidente: va bene, se lo vogliamo fare subito allora d’accordo.

 

 

DEPOSIZIONE CONSULENTE

DR. STRINGHER -

 

Presidente: allora, abbiamo il controesame della dottoressa Stringher, la quale ovviamente è assistita dall’interprete, non mi ricordo più il nome dell’interprete, Cawthra. Chi vuole porre domande? L’avvocato Stella.

 

AVVOCATO STELLA

 

DOMANDA - Noi parleremo solo, faremo solo delle domande di chiarimento perché la questione trattata, le questioni trattate dalla dottoressa Stringher saranno poi affrontate dai nostri consulenti, quindi l’esame da parte nostra sarà abbastanza superficiale. Io ho alcune domande, poi altre domande le farà l’avvocato Santamaria. Ecco, la prima domanda: lei a pagina 79 - forse è inutile citare il verbale d’udienza perché è in italiano - lei dichiara di credere che almeno in parte l’inquinamento della laguna sia causato dall’industria del PVC?

INTERPRETE - Sì, è questo che crede, è basato sull’evidenza che lei ha visto.

DOMANDA - Questo fa credere che almeno in parte sta a indicare che non si può escludere che altre cause, altre fonti di inquinamento vi siano a determinare la situazione che secondo il suo giudizio può essere descritto così come lei l’ha descritto.

INTERPRETE - I livelli più alti di inquinamento nella laguna hanno profili congeneri che sono molto vicini alle industrie del PVC e in zone della laguna che sono più vicine alla città centro storico di Venezia non è il caso, è per questo che lei dice in parte è..., è in parte a causa dell’industria del PVC.

DOMANDA - Sì, ma la mia domanda è se ci sono altre, se si può escludere che altre fonti industriali abbiano....

INTERPRETE - Non vede nessun’altra fonte industriale che avrebbe prodotto questi dati.

DOMANDA - Lei a pagina 67 fa un elenco di campioni di sedimenti inquinati provenienti da zone industriali e cita un campione proveniente dalla Norvegia da lei definito come contaminato dall’industria metallurgica; conferma questo?

INTERPRETE - Sì, ha citato un esempio di un campione in Norvegia dell’industria di magnesio.

DOMANDA - L’impronta è con prevalenza di octafurani o mi sbaglio?

INTERPRETE - Non dall’evidenza che ha lei.

DOMANDA - Adesso le daremo l’impronta che lei ha...

 

Avvocato Partesotti: di che immagine si tratta?

 

Avvocato Santamaria: si tratta dell’impronta tratta dal lavoro scientifico di Oeme, citato anche dalla dottoressa Stringher, relativo proprio al fiordo norvegese. Oeme 1989.

 

Avvocato Partesotti: allora prego l’interprete di tradurre il lavoro che ha indicato l’avvocato. La fonte da cui è tratta questa impronta.

INTERPRETE - Può ripetere qual è la fonte per piacere?

 

Avvocato Santamaria: la fonte è un autore che si chiama Oeme, del 1989.

 

INTERPRETE - Questa tabella qua non è presentata nello stesso formato come l’avevo presentato io che rende più difficile avere un’opinione chiara su di esso. E’ possibile avere questo nel formato del profilo dei 17 congeneri tossici?

 

Avvocato Santamaria: l’impronta che abbiamo presentato alla dottoressa Stringher è tratta dal lavoro scientifico che certamente la dottoressa Stringher conosce.

 

Avvocato Partesotti: sì, ma le ha chiesto se ha il profilo dei 17 congeneri.

 

Avvocato Santamaria: è esattamente l’impronta allegata al lavoro scientifico, io più di quella non posso avere.

 

INTERPRETE - Io sono a conoscenza di questo lavoro, con questa impronta così non posso tirare conclusioni concrete, fu condotta negli anni ‘80, a metà degli anni ‘80 da scientista Oeme in Norvegia, in questo formato non mi permette di fare chiari paragoni con le date prese dall’industria del PVC, la corrispettiva più precisa, più esatta che io posso trovare qui nella laguna è con l’industria PVC.

DOMANDA - Lei può dirci in che modo il cloro interviene nella produzione del magnesio?

INTERPRETE - Non ho qui i dettagli davanti a me, posso dire comunque che il cloruro di magnesio è un componente critico, si utilizzano grandi quantità di carbone e credo nel sito di cui si sta parlando si usava anche l’acqua salata. Posso fornire ulteriori informazioni su questo se è necessario.

DOMANDA - L’industria dell’alluminio ci sa dire in che modo interviene il cloro e com’è l’impronta?

INTERPRETE - No, non posso, ma non credo che siano fonti significative di diossina.

DOMANDA - Ma lei lo sa o è una sua supposizione, perché noi poi avremmo della letteratura su questo.

INTERPRETE - Dall’agenzia di protezione dell’ambiente statunitense hanno scoperto i cloruri metallici quando hanno valutato le fonti di diossina non..., hanno basse concentrazioni di diossina così non possono rilevare un profilo molto chiaro. Questo vuol dire che anche se possiamo vedere in alcune di queste industrie, cioè dalla produzione di octaclorofurani, non c’è un profilo molto chiaro e sicuramente che è più vicino a quella dell’industria del PVC.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Io poi affronterò il tema delle impronte dopo, volevo iniziare invece il controesame partendo dal lavoro scientifico pubblicato dalla dottoressa Stringher nel 1995 su Organ Knowledge Agency Compound, io vorrei sapere, mi corregga se sbaglio, ma lei in questo articolo scrive, che è nel ‘95, nel 1995, è disponibile poca informazione sulla generazione di diossina nell’ambito del settore della produzione del PVC.

INTERPRETE - Può ripetere l’ultima parte per piacere?

DOMANDA - Facciamo una cosa, siccome io ho il teste inglese io potrei avvalermi, se il Tribunale lo consente, le altre parti lo consentono, di un consulente, che parla inglese molto meglio di me, che potrebbe leggere il passo in inglese della dottoressa Stringher in modo che sia più rapido anche il controesame.

 

Pubblico Ministero: c’è opposizione, preferisco la lingua italiana e dopo la traduzione ovviamente. Che venga letta in italiano e poi in inglese, non siamo ancora americanizzati.

 

DOMANDA - Io volevo dire, io leggo la mia traduzione in italiano, ma per maggiore correttezza volevo anche leggere il passo in inglese.

 

Pubblico Ministero: non c’è problema, ho detto basta che la domanda venga fatta in italiano, poi il consulente non c’è nessun problema che lo traduca, per carità.

 

Avvocato Partesotti: basta sottoporre poi il testo alla dottoressa...

 

Presidente: fate come volete, però io non vedo proprio quali ostacoli insormontabili ci siano anche ad una lettura di un testo proprio dell’esaminanda quando poi a noi viene reso noto attraverso la traduzione, per contestare evidentemente attraverso una lettura testuale, e quindi con maggiore precisione, determinate affermazioni che in quell’articolo si faceva.

 

Pubblico Ministero: non c’è nessun problema, ho detto soltanto che la domanda al teste venga letta in italiano, perché lo comprendiamo, almeno che lo capisca io, e poi non c’è nessun problema che venga letto da un consulente.

 

Presidente: sentiamo prima la domanda in italiano, e poi dopo eventualmente il consulente potrà meglio...

 

DOMANDA - La mia domanda in italiano è questa, è una mia traduzione rustica dall’inglese...

 

Presidente: capisco bene il motivo per cui lei ha chiesto questo. Andiamo avanti.

 

DOMANDA - Io leggo in questo articolo che la dottoressa Stringher scrive: è disponibile poca informazione sulla generazione di diossina nell’ambito del settore della produzione del PVC, e lo scrive nel 1995 in "Sete scientifica"; dice anche che l’EPA, nell’inventario sulle fonti di diossina, il draft dell’aprile 1994, aveva concluso che nessuna stima di generazione di PCDD, PCDF associata a questa industria poteva essere fatta. Io volevo semplicemente chiedere alla dottoressa Stringher, farò leggere i passi in inglese di questo articolo, se nel 1994 era questa a suo avviso la situazione.

 

Presidente: sentiamo allora se vuole leggere i passi di quell’articolo. Prego. Va bene, questa è la questione.

INTERPRETE - A quell’epoca, nel ‘94, c’era poca informazione, per quello abbiamo condotto delle ricerche. Scienziato olandese, Eric Evils, nell’89 che era per l’industria del PVC, ha inquinato, aveva inquinato fortemente il porto di Rotterdam.

 

DOMANDA - Stiamo, vorrei che lei seguisse, rispondendo ovviamente alle domande, ma che seguisse il filo che io vorrei condurre. Nel 1994, ad aprile 1994, la USA EPA aveva, disponeva invece di molta informazione su molte altre fonti di diossina, per le quali era in grado di quantificare entità globali di contributo nell’ambiente.

INTERPRETE - Non avevano abbastanza informazioni per quantificarlo correttamente.

DOMANDA - No, la mia domanda era diversa, forse non mi sono spiegato, se nell’aprile 1994 l’EPA nel draft relativo all’inventario delle fonti di emissione era stato in grado invece, diversamente che per le industre del CVM e PVC, di identificare moltissime altre fonti di diossina quantificando il contributo relativo di ciascuna fonte di diossina presente nell’ambiente.

INTERPRETE - La ricerca... riguardavano più le emissioni nell’aria, perciò le fonti come inceneritori venivano considerate molto più importanti, invece le fonti dell’industria del PVC riguardano più l’acqua e non sono stati investigati così a fondo.

DOMANDA - Senta dottoressa, lei è al corrente che proprio per ovviare a questo deficit di informazioni l’EPA nel 1994 chiese alle industrie di sottoporsi ad un programma di monitoraggio proprio per poter assistere l’EPA nella implementazione delle banche dati, delle informazioni disponibili e, mi perdoni, e che proprio nel 1994 il Vinyl Institute, che era l’organo tecnico, che è l’organo tecnico della società dell’industria plastica, aveva dichiarato che le industrie produttrici di CVM, PVC e dicloroetano, ritenevano di apportare un contributo di scarsa entità, di minore entità, alla quantità totale anno di diossina emessa nell’ambiente. Al fine di verificare...

 

Avvocato Partesotti: se può lasciar tradurre.

 

Presidente: innanzitutto chiediamo se ha conoscenza di questo monitoraggio da parte delle industrie di produttrici di cloruro di vinile e di PVC sulla presenza di diossine.

INTERPRETE - Sono a conoscenza di certi dati che hanno presentato alla stessa conferenza in cui c’ero io nel ‘95, non sono a conoscenza di nessuna analisi dell’inquinamento dell’acqua vicino all’industria a parte le ricerche di ICI nel Regno Unito.

 

DOMANDA - Lei non conosce il lavoro firmato da Carrol ed altri pubblicato nel 1998 che riassume i risultati del primo stadio di questo programma di monitoraggio che l’industria del CVM e PVC e dicloroetano si era imposta su indicazione dell’EPA per caratterizzare le emissioni di diossine e furani in acqua, in aria e sul terreno?

INTERPRETE - Può ripetere l’ultimo pezzo per piacere?

DOMANDA - Io adesso chiederei al Tribunale che la domanda venga tradotta dal mio consulente in inglese, eventualmente poi la traduttrice potrà verificare se la traduzione è corretta o meno perché il consulente conosce il tema e quindi il mio timore è che certi problemi tecnici possano non essere...

 

Avvocato Partesotti: basterebbe che lei facesse delle domande un po’ più stringate e semplici.

 

DOMANDA - Se la dottoressa conosce il lavoro pubblicato nel 1998 da Carrol ed altri che riassume i primi risultati del programma di monitoraggio del Vinyl Institute.

INTERPRETE - Non conosco questo lavoro ma so chi è Carrol, che è un uomo molto importante nell’industria del PVC.

DOMANDA - Lei non conosce questo lavoro? Glielo ripeto perché sembra veramente inverosimile.

INTERPRETE - Dove è stato pubblicato?

DOMANDA - E’ stato pubblicato su Chemosphere...

 

Avvocato Partesotti: se può passare una copia magari eccolo qui.

 

DOMANDA - Certo.

 

Avvocato Partesotti: se può dire alla dottoressa Stringher, chiedo scusa, che in ogni caso, nel caso non fosse a conoscenza di questo lavoro la risposta può essere tranquillamente data anche nella relazione che poi verrà depositata.

INTERPRETE - Senz’altro questo lo prenderò in considerazione quando faccio la relazione finale. C’è qualche altra cosa che dovrei prendere in considerazione?

 

DOMANDA - Sì, certamente sì.

 

Pubblico Ministero: comunque gli studi che vengono contestati, chiedo che vengano, rimangano agli atti del Tribunale perché ovviamente tutte le parti devono vederli.

 

DOMANDA - Ho anche la traduzione di questo lavoro.

 

Pubblico Ministero: a me basta che venga depositato, poi possiamo tradurlo.

 

DOMANDA - Io non ho motivo di non credere alla buona fede della dottoressa Stringher, ma la dottoressa Stringher credo che sia una autorità, quanto riguarda quanto meno Greenpeace, in tema di emissioni di diossina, che non conosca questo lavoro mi lascia profondamente...

 

Pubblico Ministero: ha detto che le risponderà, non si possono fare questi discorsi Presidente.

 

Avvocato Partesotti: i giudizi se li tenga per lei.

 

DOMANDA - Questo lavoro, questo mi sia consentito, il Vinyl Institute - poi riprenderò il discorso - concludeva che il contributo della produzione di EDC, VCM, PVC attraverso questi mezzi, cioè, aria, acqua e suolo, costituisce sostanzialmente meno dell’1% delle emissioni di diossina nell’ambiente stimate annualmente negli Stati Uniti. Però la domanda, visto che non conosce il lavoro..., io mi auguro che conosca i lavori cui farò cenno da adesso in poi. Le risulta che nel 1998 il Vinyl Institute ha completato il proprio programma di caratterizzazione delle emissioni di diossina?

INTERPRETE - No.

 

Presidente: scusi, posso chiedere un chiarimento a questo proposito? Prima mi era sembrato di percepire, ma forse ho capito male, che nella risposta della dottoressa Stringher vi fosse una sorta di giudizio di inaffidabilità dello scritto di Carrol in quanto che individuava Carrol come una, diciamo sia pur scienziato, direi che si identifica molto con le sorti della produzione, delle aziende produttrici di cloruro di vinile, vogliamo sentire se è così e se quindi non ha voluto dare una risposta perché lo ritiene inaffidabile o perché, e quindi non lo ritiene scientificamente, diciamo, una cosa seria, tanto per usare un linguaggio rozzo, o perché effettivamente, così, non l’ha mai letto. Ha capito?

INTERPRETE - Non conosco abbastanza bene il lavoro per poter commentarlo, ma non credo che nel ‘94 c’era abbastanza informazione in questo campo.

 

Presidente: comunque il lavoro è del ‘99. Va bene, comunque la risposta non era questa, cioè, mi pareva di aver colto che identificasse lo scienziato in questione come il lavoro di una persona che tutto sommato potesse avere, da parte sua, un giudizio di inaffidabilità per la contiguità con l’industria del cloruro di vinile, questa è la domanda.

INTERPRETE - Non voglio dire che non prendo questo lavoro sul serio, ciononostante hanno prodotto un quadro molto idealizzato dell’industria, se si facesse la stessa cosa con le altre fabbriche, come le ICI nel Regno Unito, forse si sarebbe trovato che produceva più di 1% di diossina. Credo comunque che adesso, credo comunque che molti degli inventari di PVC non sono corretti perché mancano i dati necessari.

 

DOMANDA - Io non ho capito, ma sarà un mio limite, se la dottoressa conosce o non conosce questo lavoro. Però io voglio seguire il filo che il Presidente ha introdotto nel processo, perché è il risultato a cui volevo proprio arrivare. La mia domanda è: posto che la dottoressa Stringher non conosce la pubblicazione di Carrol, ma mi sembra che conosca l’indagine iniziata dal Vinyl Institute, la mia domanda è se lei è al corrente che il Vinyl Institute aveva creato un External Adviser Group per vigilare sulla qualità del merito e dei risultati conseguiti.

INTERPRETE - Io so che l’industria del PVC è in favore di misure volontarie per combattere l’inquinamento piuttosto che avere le misure legislative che regolano la vicenda per loro.

DOMANDA - Non ho capito la risposta.

INTERPRETE - La mia opinione è che questo non è un buon modo per lavorare.

DOMANDA - Non mi è stata data la risposta, ma io insisto.

 

Avvocato Partesotti: è stata data.

 

DOMANDA - No, su questa esistenza di un comitato esterno di scienziati, di controllori del metodo e della qualità dei risultati, questa è la mia domanda, se lei era al corrente che esisteva una commissione di scienziati esterni all’industria incaricati di vigilare sulla metodologia e sulla qualità dei risultati.

INTERPRETE - Non ero a conoscenza, ma non metto in discussione i risultati che sono stati pubblicati di Carrol.

DOMANDA - A questo punto io introduco una nuova fonte, che non è più Carrol, e non è più il Vinyl Institute o l’industria della plastica, ma è l’ultimo draft dell’EPA sull’inventario delle fonti di diossina appena scaricato da Internet, datato settembre 2000. La mia domanda è se la dottoressa Stringher conosce o no questo draft ultimo dell’EPA che si è pronunciata sulla qualità, sul metodo e sulla qualità dei risultati del lavoro prodotto dal Vinyl Institute. La domanda non è precisa, la formulo adesso: è vero o no che nel draft del settembre del 2000 l’Epa ha scritto di avere a sua volta revisionato lo studio del Vinyl Institute e di aver aderito alla conclusione dell’External Adviser Group il quale aveva detto che i dati raccolti dal Vinyl Institute erano stati opportunamente validati i risultati così conseguiti ed estrapolati all’intera industria americana erano stati conseguiti in modo scientifico e credibile, questa è l’EPA del 2000.

 

Pubblico Ministero: Presidente, chiedo scusa, una questione di metodo. Quando ci sono dei documenti che vengono contestati, chiedo che vengono consegnati come sempre è stato fatto, quindi sia lo studio di Carrol, sia ovviamente al consulente che deve rispondere e sia anche al Tribunale in maniera tale che poi se ne possa fare copia da parte di tutte le parti processuali, e quindi il riferimento è sia a quello studio di Carrol e sia a questo EPA...

 

Presidente: questo è pacifico, senz’altro.., va bene, adesso è stato chiesto innanzitutto se conosce...

 

Pubblico Ministero: no, è stato contestato.

 

Presidente: no, è stato chiesto se conosce questo, questa risoluzione, mi pare, dell’EPA del settembre 2000, la conosce?

INTERPRETE - Sì, la conosce.

 

Presidente: questa è la prima domanda. Se sa quale siano le conclusioni a cui è pervenuta l’EPA in ordine allo studio che è stato fatto dall’istituto delle industrie del cloruro vinile sotto la supervisione di un comitato di supervisori o garanti del lavoro.

INTERPRETE - Non tento neanche di mettere in discussione i dati che... ha messo a disposizione, ma non capisco la sua rilevanza in questo momento.

 

DOMANDA - La capisco io, non è importante che la capisca lei.

 

Presidente: allora conosce questa risoluzione dell’EPA del settembre del 2000?

INTERPRETE - Sì.

 

Presidente: perché ritiene questa risoluzione irrilevante?

INTERPRETE - E’ un indizio che la fabbrica di PVC può essere gestita con emissioni basse di diossina, invece noi stiamo parlando di occasioni quando le fabbriche non sono state gestite in modo corretto e che hanno prodotti, emissioni basse.

 

Presidente: quindi questo studio riguarderebbe una produzione che oramai si è..., è arrivata a tutta una serie di soluzioni anche di carattere tecnologico che hanno ridotto l’emissione di diossine, mentre invece lei, dottoressa Stringher, afferma che qui in questo processo lei è stata chiamata a formulare delle valutazioni su una situazione in cui le industrie non, diciamo, osservavano quelle che erano le prescrizioni o non avevano quelle tecnologie che oggi le consentono di mantenere entro i limiti, diciamo, stabiliti, è così?

INTERPRETE - Sì, dobbiamo anche ricordarci che credo che le diossine saranno prodotte ed emesse lo stesso dalle industrie del PVC nonostante i controlli migliori nel mondo per limitate le emissioni.

 

DOMANDA - Alla luce della sua osservazione i campioni di reflui dalle acque di scarico, i campioni utilizzati ed analizzati dalla Vinyl Institute, sono stati prelevati nel 1995, quindi all’indomani o quasi della esplosione, dovuta in gran parte alle campagne di Greenpeace, del problema della correlazione fra le industrie di PVC e del CVM e emissioni di diossine...

 

Avvocato Partesotti: possiamo tradurre questa parte intanto?

 

DOMANDA - Sì, certo.

 

INTERPRETE - Sì.

DOMANDA - Quindi la mia domanda obbligata a questo punto è questa: a lei risulta da qualche elemento obiettivo che quanto meno per il periodo che a me sta a cuore, dal 1987 fino al 1996 le industrie che producevano CVM, PVC o dicloroetano a Porto Marghera sono state gestite in un modo non corretto?

INTERPRETE - Può ripetere le date, gli anni?

DOMANDA - La mia domanda è questa: quali conoscenze lei ha sui processi produttivi, sulle modalità...

 

Avvocato Partesotti: no, lei ha domandato anche in quali anni?

 

DOMANDA - Allora, gli anni che mi stanno a cuore sono dal 1987 al 1995 lei ha notizia di elementi obiettivi riferiti ai processi produttivi reali nell’industria del CVM, PVC, dicloroetano di Porto Marghera che le facciano concludere, assumendosi la responsabilità di quello che dice oggi, che queste industrie sono state gestite in modo non corretto?

 

Avvocato Partesotti: non mi pare corretto neanche il modo di porre questa domanda, perché lei sta chiedendo se ci sono delle responsabilità relativamente alla conoscenza di fatti che non so se la dottoressa conosce, quanto ai giudizi li può dare.

 

INTERPRETE - Non ho dati di emissioni, mi interesserebbe molto vedere i dati di emissione in questo periodo ed anche le concentrazioni delle diossine. C’è stato comunque, io credo che c’è stato un inquinamento molto forte negli anni precedenti.

 

Presidente: negli anni precedenti a cosa, scusi, all’87? Anni precedenti all’87?

INTERPRETE - ‘87.

 

Presidente: anni precedenti all’87 o anni precedenti al...

INTERPRETE - Stiamo parlando di 1987, anno 1995, giusto?

 

Presidente: quindi lei ritiene che vi siano state delle emissioni di diossina negli anni precedenti all’87?

INTERPRETE - Credo di sì, gli anni prima dell’87 ma anche negli anni dopo.

 

Presidente: ma perché ritiene più probabile prima dell’87 ma anche negli anni dopo, sulla base di quali conoscenze? Sulle tecnologie con cui funzionava il Petrolchimico di Porto Marghera?

INTERPRETE - Credo che ci fossero emissioni prima, perché c’è stata l’industria prima di quella data. Sono stati presi dei campioni degli insediamenti, e questi dimostrano livelli più alti di diossina che ci sono oggi. Basandomi su questo, io credo che ci fossero emissioni prima di queste date.

 

Presidente: che ci siano state prima in maniera più rilevante di queste date? Cioè, prima dell’87 in maniera più rilevante?

INTERPRETE - Non mi ricordo più con precisione, non mi è stato chiesto di guardare le date prima dell’87, posso guardare ed aggiungere nella relazione finale, non ho i dati che dicono che le emissioni si sono fermate completamente.

 

Avvocato Partesotti: comunque l’incarico, la richiesta che è stata fatta alla dottoressa Stringher è stata quella di esaminare i dati dal ‘95 in poi, e su questo ha lavorato.

 

DOMANDA - Allora la mia domanda è: se la dottoressa Stringher ha analizzato campioni di sedimenti, ha proceduto ad una datazione accurata della contaminazione trovata in quei sedimenti?

INTERPRETE - Può ripetere la domanda per piacere?

DOMANDA - Visto che la dottoressa Stringher ha potuto prendere visione di tre campioni di sedimenti, ha potuto fare una datazione, cioè ha potuto collocare nel tempo la contaminazione, usando le metodologie e le tecniche disponibili della scienza per arrivare a questi risultati?

INTERPRETE - Non posso farlo senza guardare più intensamente i dati, ma sarebbe difficile; se fossero presenti dei dati di monitoraggio e delle emissioni delle fabbriche sarebbe possibile.

DOMANDA - Quindi lei non ha proceduto ad una datazione del sedimento?

INTERPRETE - No.

DOMANDA - Ora mi permetto di mostrare alla dottoressa Stringher un grafico con la distribuzione dei congeneri, cioè dell’impronta del campione di sedimento prelevato da Greenpeace nel 1995 nel canale Lusore-Brentelle, quindi nel canale dove fino al 1980 hanno scaricato gli impianti di produzione del CVM, PVC e dicloroetano. La domanda che faccio è se questa impronta corrisponde a quella che lei ha definito l’impronta della produzione di CVM, PVC e dicloroetano.

 

Avvocato Partesotti: quella è la figura presentata da noi? Chiedo all’avvocato.

 

DOMANDA - Sì, è quella che abbiamo fatto vedere anche a voi. La nota del vostro campione.

INTERPRETE - Può ripetere la domanda?

DOMANDA - Se questa impronta di un campione prelevato ed analizzato da Greenpeace corrisponde a quella che voi avete definito l’impronta della produzione del PVC, CVM e dicloroetano.

INTERPRETE - Gli octafurani e gli ectofurani posso essere dell’industria del PVC; le diossine non sono tipiche dell’industria del PVC.

DOMANDA - Allora, se io non capisco male, se un campione presenta una prevalenza di octafurani sulle octadiossine il campione proviene dalle produzioni di PVC, CVM o dicloroetano. Se capita l’inverso, come nel campione prelevato da Greenpeace, in cui si vede chiaramente che le OCDD prevalgono sulle OCDF, comunque le OCDF possono essere derivate dalle produzioni di CVM, PVC o dicloroetano.

INTERPRETE - Può ripetere un secondo la domanda?

DOMANDA - Allora io mi fermerò ogni tanto, perché dovrebbe tradurre i vari passaggi della mia domanda. La stessa dottoressa Stringher, nella risposta data al professor Stella all’inizio dell’udienza, ha detto: alcuni campioni contengono solamente octafurano. La mia domanda è: quando un campione contiene quasi esclusivamente octafurano corrisponde alle produzioni di CVM, PVC e dicloroetano?

INTERPRETE - Si dovrebbe sempre poter riconoscere altri congeneri come octafurano; se c’è un campione molto diluito è possibile che si veda solo octafurano, ma non è un campione molto adeguato per fare un paragone.

DOMANDA - Questo quindi, quando un campione ha soltanto octafurano, può derivare dalla produzione di CVM, PVC o dicloroetano; dopodiché si trovano dei campioni che, oltre ad octafurani, hanno anche altri congeneri, basse quantità di eptafurani ed esafurani, anche questi sono riconducibili alle produzioni di CVM, PVC e dicloroetano?

INTERPRETE - Può ripetere?

DOMANDA - Altri campioni trovati, oltre ad octafurani alti, hanno anche una bassa quantità di eptafurani ed esafurani, anche questi campioni sono ricollegabili alle produzioni di CVM, PVC e dicloroetano? La domanda è questa.

INTERPRETE - Molto spesso sì, non posso essere più specifica senza vedere i dati. Il motivo per cui sono giunta alla conclusione sulla maggior parte dell’inquinamento nella zona industriale è guardando in dettaglio i dati analitici; oltre, questo sarebbe speculazione. Non posso prendere una conclusione concreta se c’è un piccolo... un po’ di questo e un po’ di quello, devo vedere i dati concreti.

DOMANDA - Adesso io mi permetto - poi chiudo il mio controesame - di mostrare alla dottoressa Stringher, perché il senso della mia domanda - ma purtroppo è difficile con il filtro della lingua inglese - era di vedere che questa impronta del cloro sembra essere un meraviglioso contenitore che si adatta a tutto, perché se c’è solo l’octafurano è CVM e PVC, se c’è anche qualcosa d’altro è sempre CVM e PVC, se oltre a quel qualcosa d’altro c’è sempre diossina è sempre CVM e PVC. E’ una bella impronta duttile, che si presta benissimo a ingabbiare qualunque cosa si trovi in laguna. Io mi permetto...

 

Presidente: non ha importanza che traduca perché non è una domanda ma è un commento.

 

DOMANDA - Voglio mostrare alla dottoressa Stringher tre impronte ricavate dalla letteratura, cioè da una pubblicazione del TNO del 1994, e chiederle se queste impronte anch’esse potrebbero essere assimilabili alle impronte di produzione del CVM, PVC e dicloroetano. La prima impronta riguarda produzioni del ferro, mi pare; la seconda produzione riguarda antiparassitari, mi pare, e la terza adesso non ricordo, se me lo dice lei.

INTERPRETE - Processi di sinterizzazione.

DOMANDA - Sinterizzazione?

INTERPRETE - Esatto.

DOMANDA - Tutte queste impronte presentano o no una netta prevalenza di octafurani rispetto agli altri congeneri distribuiti o no?

INTERPRETE - Può ripetere per piacere?

DOMANDA - Tutte queste impronte hanno questa caratteristica comune, cioè tutte hanno una netta prevalenza di octafurani o no?

INTERPRETE - La risposta è sì, nonostante che bisogna guardare altri congeneri, non solo octafurani.

DOMANDA - Quali altri congeneri? Perché, che ci siano o non ci siano, sembra che sia sempre riconducibile al CVM. Perché se non ci sono è perché è diluito il campione, come diceva prima.

INTERPRETE - Bisogna guardare i dati molto più in dettaglio di così, cioè un numero più alto di fabbriche che producono octafurani, includono i PVC, i cloruri metallici.

 

Avvocato Partesotti: il PCB, scusi, non il PVC. Il PCB aveva detto.

INTERPRETE - PCB.

 

DOMANDA - Poi i cloruri metallici?

INTERPRETE - I cloruri metallici. E il vecchio procedimento che si usava per produrre il cloro. Per essere sicuri, quale fonte bisogna guardare i congeneri più attentamente.

DOMANDA - Lei conosce un lavoro, sempre del TNO, pubblicato nel dicembre 1992, che ha analizzato IPA, esaclorobenzene e diossine nei gas di scarico di tre diversi tipi di imbarcazione, navi?

 

Pubblico Ministero: di che cosa si tratta?

 

DOMANDA - E’ uno studio del TNO datato 10 dicembre 1992, le posso dare anche il numero, 51115...

 

Pubblico Ministero: no, scusi, io ho chiesto che venga consegnato al Tribunale, non il numero, perché altrimenti non sono in grado di fare domande.

 

DOMANDA - Verrà consegnato al Tribunale.

 

Pubblico Ministero: chiedo scusa, però Presidente, allora motivo anche la mia domanda.

 

DOMANDA - Ritiro la domanda allora.

 

Pubblico Ministero: spiego, perché ad una delle ultime udienze, quando è stato presentato quel lavoro della Comunità Europea di cui parlavamo prima, è stato consegnato parzialmente, il Task 1. Nel Task 7 c’è una tabella molto diversa. Allora, se vengono contestate delle parti dei documenti, io chiedo che il Tribunale ovviamente abbia copia - poi ne faremo a nostra volta - del documento integrale che viene contestato, proprio per la completezza dell’esame, domande e valutazioni. Solamente in questo contesto.

 

DOMANDA - Non abbiamo mai omesso di consegnare al Tribunale tutti i documenti...

 

Pubblico Ministero: ma no, non c’è nessun discorso di dolo, scusi eh. Ha consegnato Task 1 e poi ho consegnato io il Task 7.

 

Avvocato Partesotti: mi associo anche, per il precedente documento di cui ha offerto in visione alcune tavole, ma è necessario ovviamente che venga depositato tutto.

 

DOMANDA - Sarà fatto, certamente. Io ho chiesto solo se la dottoressa era al corrente.

 

Presidente: lei lo conosce oppure non lo conosce questo lavoro? Perché è chiaro che, se non lo conosce, fare una contestazione su un lavoro non conosciuto...

INTERPRETE - Può ripeterlo per piacere?

 

DOMANDA - E’ un lavoro del dicembre 1992 che ha rilevato concentrazioni di diossina, IPA, esaclorobenzene, nei gas di scarico di imbarcazioni, di tre tipologie diverse di imbarcazioni differenziate in funzione del tipo di carburante usato.

INTERPRETE - Sono al corrente che esiste la ricerca, ma non i risultati in dettaglio.

 

Presidente: ci sono altre domande?

 

AVVOCATO MUCCIARELLI

 

DOMANDA - Se può dirmi... la pregherei se è possibile, io farò delle pause e lei traduca via via, così forse lei fa meno fatica. Se può dirmi a quando risalgono le prime notizie sulla presenza PCDD e PCDF nei reflui di impianti di produzione di dicloroetano, mediante ossiclorurazione dell’etilene.

INTERPRETE - Questo è successo la prima volta nel 1989, i risultati furono pubblicati in olandese dall’Università di Amsterdam, hanno presentato anche un rapporto alla Conferenza sulla diossina a Toronto, Canada. Questo è dove io ne ho sentito parlare per la prima volta.

DOMANDA - Grazie. Un’altra domanda. Quando è stata introdotta in letteratura l’espressione "impronta del cloro", sempre per quanto concerne la formazione PCDD e PCDF in reflui provenienti da impianti di produzione di cloro derivati organici?

INTERPRETE - Intorno alla stessa data, se non erro nell’89, erano i primi del 1990 o ‘91.

DOMANDA - Nell’udienza in cui fu sentita lei ha parlato di due campioni di pesce o di molluschi, quello prelevato da Greenpeace e quello pescato da un pescatore nelle acque industriali. Vorrei chiederle in primo luogo: può chiarirmi se si trattava di pesce o di mollusco? Perché da verbale non abbiamo capito.

INTERPRETE - Erano molluschi.

DOMANDA - Saprebbe dire a che specie apparteneva?

INTERPRETE - I campioni di Greenpeace erano le vongole; credo che anche l’altro erano vongole.

DOMANDA - Ricorda da quanti organismi era composto il campione, ciascun campione?

INTERPRETE - Devo controllarlo.

DOMANDA - Ce lo farà sapere poi?

INTERPRETE - Nella relazione finale sì.

DOMANDA - Non so se questa domanda... Il dato ottenuto era una media, una valutazione media o una mediana?

INTERPRETE - Erano analisi individuali, un pezzo di dato in ogni caso, non si sta parlando di una media.

DOMANDA - Un’ultima domanda. Mi riferisco ad una figura che ha presentato, se il Presidente lo consente la mostro direttamente, comunque è quella che viene chiamata PCDD-F. L’ha trovata? Perfetto. Rispetto a questa posso chiederle come sono stati calcolati i valori di tossicità equivalente, con quali valori in particolare di tossicità equivalente per PCDD e PCDF?

INTERPRETE - Tutti sono stati fatti con gli equivalenti tossici internazionali.

DOMANDA - Mi scusi, in particolare tenendo conto del valore 0,001 o lo 0,0001?

 

Avvocato Partesotti: può specificare per quale congenere?

 

DOMANDA - Per gli octasostituiti.

 

Avvocato Partesotti: octafurani o octadiossine?

 

DOMANDA - PCDD e PCDF. Appunto per quello faccio la domanda, perché la tabella li mette insieme.

INTERPRETE - Non capisco la domanda.

DOMANDA - Non ho altre domande, grazie.

 

Avvocato Partesotti: no, se vuole chiarire, ripetere caso mai, chiedo scusa, per la lunghezza...

 

DOMANDA - Io, chiedo scusa, ritengo che la risposta che mi è stata data, "non ho inteso la domanda", per me sia sufficiente. Grazie.

 

Presidente: può essere equivoca, voglio dire, perché o non gli è stata ben tradotta, cioè la riproponga, vediamo un attimo se davvero non sa rispondere a questa domanda oppure non l’ha ben compresa, insomma.

 

DOMANDA - Posso allora girarla in questo modo: sempre rispetto a questa tabella i valori di tossicità equivalente sono stati calcolati con il precedente valore di tossicità equivalente per PCDD e PCDF octasostituiti di 0,001 o con il valore di 0,0001?

INTERPRETE - Mi sta chiedendo che valore ho usato per le PCDF?

DOMANDA - E per le PCDD, perché la tabella è la medesima.

INTERPRETE - Faccio i calcoli con il computer, perciò non penso ai valori individuali molto spesso. Comunque questo posso aggiungerlo alla relazione finale, se non mi ricordo male per OCDD 0,001 e per l’octafurano 0,0001. Ma devo controllarlo.

 

Presidente: quindi il calcolo sarebbe avvenuto secondo le indicazioni che lei dà, cioè voglio dire, secondo quelli che erano i criteri che lei poneva nella domanda, secondo la risposta che è stata data.

 

DOMANDA - Presidente, non ho altre domande. La risposta mi lascia molto perplesso perché la dottoressa Stringher, se non ho inteso male - ma poi mi rileggerò il verbale e soprattutto lo leggeranno i consulenti miei perché io non ho di queste competenze - dice di avere usato per uno dei due lo 0,001 e per l’altro lo 0,0001, e si fa una tabella sola con due valori di riferimento diversi. Ma non è un problema che devo chiedere alla dottoressa.

 

Avvocato Partesotti: se è così, questa è la risposta. Evidentemente ci sono fattori di conversione diversi.

 

DOMANDA - Secondo me è più un tema di valutazione, di discussione.

 

Presidente: io non saprei entrare nel merito, ma possiamo chiedere perché ha ritenuto di usare, diciamo così allora, questi due criteri di conversione diversi?

 

Avvocato Partesotti: ognuno dei 17 congeneri ha fattori di conversione diversi.

 

Presidente: benissimo, voglio dire, ma vogliamo sentirlo da lei, avvocato? Perché ha ritenuto allora di usare criteri di conversione diversi, il primo 0,001, il secondo 0,0001? Perché si riferiscono a fattori diversi oppure...?

INTERPRETE - Ci sono 17 congeneri di diossine e furani a cui sono stati assegnati equivalenti tossici, ma la maggior parte dei dati adesso viene calcolata secondo quello che viene chiamato il criterio di equivalenza internazionale. Vengono usati questi fattori, ci sono 17 fattori e non me li ricordo tutti, ma se c’è uno sbaglio nei miei calcoli non sono al corrente. L’avvocato è al corrente di uno sbaglio nei calcoli?

 

DOMANDA - No, non è un problema di sbaglio nei calcoli, è che volevo essere molto chiaro, quali parametri...

 

Avvocato Partesotti: non li ha scelti la dottoressa i parametri, sono quelli che si usano.

 

DOMANDA - Cioè? Poi vediamo se sono quelli giusti, ma non è un problema che voglio porre in controesame, ci sono i consulenti, sono valutazione tecniche. Avevo bisogno di questa precisazione.

 

Presidente: bene, allora altre domande? No. Bene, grazie dottoressa, può andare, arrivederci. Proseguiamo.

 

Avvocato Partesotti: chiedo naturalmente che vengono consegnati i documenti.

 

Presidente: sì, va bene. Allora proseguiamo con chi?

 

Avvocato Mucciarelli: professor Munari, se crede, Presidente.

 

 

DEPOSIZIONE CONSULENTE

DR. MUNARI STELLIO

 

Presidente: se vuole presentarsi, grazie.

RISPOSTA - Sono Stellio Munari, sono stato professore ordinario all’Università di Genova di Impianti Industriali Chimici dal ‘73 al ‘93; sono stato per circa 15 anni il direttore dell’Istituto di Chimica Industriale. Mi sono occupato da molti anni di problemi di ambiente, sono stato il rappresentante dell’Italia nella Comunità Europea per i problemi della siderurgia ed ambiente per circa 9 anni; poi mi sono occupato anche di altre varie cose nel settore appunto ambientale e nei processi in quel settore. Dunque, io parlerò essenzialmente del sedimento e ritengo che sia opportuno fare alcune considerazioni sui sedimenti perché i sedimenti sono il mezzo entro il quale hanno luogo una buona parte dei processi che riguardano la contaminazione e vorrei dire anche una cosa, e rappresenta veramente una quantità estremamente grande di materiale rispetto alle PPT che noi andiamo cercando, cioè vorrei che non dimenticassimo che noi parliamo spesso di concentrazioni dell’ordine di nanogrammo/grammo, il che significa praticamente un grammo ogni milione di tonnellate. Quindi la natura del sedimento nel quale avviene la immissione delle sostanze contaminanti è estremamente importante per condizionare poi il comportamento del sedimento stesso. Allora vediamo un attimo cosa possiamo dire generalmente del sedimento. Intanto sedimento per definizione è una miscela di materiali diversi che si depositano sul fondo di ogni corpo idrico. La grandissima maggioranza di sedimento ha origine naturale, è di carattere di tipico inorganico per erosione dei suoli ed organico per decomposizione appunto delle specie animali e vegetali. Con cos’è che noi andiamo ad alterare i sedimenti? Quando noi andiamo a portare dei sedimenti artificiali, che sono quelli legati agli scarichi civili e industriali, sia come acque che come fanghi, sia al materiale che viene apportato, per esempio, in sospensione alle acque meteoriche, dalle acque di drenaggio, dai percolati, quello che viene ancora apportato per sversamenti volontari od accidentali, quello che eventualmente ricade, non eventualmente, certamente ricade sul terreno o in acqua per effetto del fallout atmosferico. Ho detto che i sedimenti subiscono un’alterazione alle loro caratteristiche naturali a causa delle attività antropiche, che ovviamente determinano una variazione delle caratteristiche chimiche, fisiche e tossicologiche rispetto ai valori di fondo naturale. C’è un problema abbastanza importante sul quale merita di porre un attimo l’attenzione; quando è, fino a quale profondità... Il problema dei sedimenti è un problema di grandissima rilevanza a livello di chi si occupa dei problemi ambientali, tant’è vero che numerosissime organizzazioni internazionali che si occupano di ambiente e si sono ampiamente occupate di questo tema e credo che indubbiamente forse lo studio più importante che è stato fatto è quello fatto dell’EPA, dell’Environmental Protection Agency, che ha titolo "The incidence severity of sediment contamination in surface water in United States", di cui il primo volume è stato pubblicato nel settembre del ‘97 e quest’anno è finita la pubblicazione di questo testo di indagini di 4 volumi. E’ stato fatto un lavoro mostruoso, è stato fatto questo lavoro come base per un rapporto al congresso degli Stati Uniti e attualmente siamo in grado di avere delle idee più chiare, anche alla luce dei risultati di questa vastissima indagine compiuta su quelli che sono i problemi che riguardano i sedimenti. Intanto c’è un fatto molto importante che l’EPA ritiene di dover mettere in chiaro: i problemi delle interazioni tra ecosistemi e sedimenti riguardano essenzialmente i primi 5 centimetri di spessore del sedimento; si ritiene che al di sopra gli effetti sono trascurabili ma certamente, al di là dei 15 centimetri, si ritiene che non ci sia nessuna possibilità di interazione tra sedimento ed ecosistema acquatico. Ovviamente in quali condizioni questo viene verificato? Si verifica quando non ci sono possibilità di spostamento dei sedimenti per effetto, non so, del moto ondoso o di altre situazioni che si possono verificare, passaggio di una nave che sposta il sedimento sul fondo. Qua si intende il problema riferito a sedimenti in quiete. Quindi il problema riguarda essenzialmente i primi 5 centimetri e l’EPA dice che in questo strato molto sottile avviene la maggior parte dei processi di scambio tra acqua e sedimenti, e d’altra parte si sostiene ancora che la maggior parte della vita degli organismi bentonici ha luogo in questo spessore molto limitato. Così, dall’EPA, ritengo che sia opportuno, vi faccio vedere più o meno qual è la situazione, dallo studio dell’EPA, in termini molto generali. Il volume dei sedimenti negli Stati Uniti divisi per categoria è estremamente grande, ricordiamoci che gli Stati Uniti hanno grossissimi problemi per quanto riguarda la regione dei grandi laghi, che sono una delle più importanti riserve di acqua dolce del mondo, perché circa - se ben ricordo - il 28% o anche qualcosa di più del totale delle riserve idriche di acqua dolce mondiale sono appunto nei grandi laghi, quindi il problema è di estrema rilevanza per loro perché dalla contaminazione dei sedimenti delle acque dolci possono venire grossissimi problemi per gli approvvigionamenti idrici. Il problema per le acque salate, salmastre, è leggermente diverso, ma in ogni caso è di grandissima rilevanza. Allora, secondo l’indagine dell’EPA che è stata fatta effettuata negli Stati Uniti, rilievi su 37.000 mi sembra, o 57.000, stazioni di rilevamento e sono stati raccolti qualcosa come 15 milioni di dati analitici su questo problema, il volume dei sedimenti è circa, negli Stati Uniti, 9 miliardi di metri cubi, i sedimenti contaminati sono considerati essere circa 0,9 miliardi di metri cubi e i sedimenti appunto che vengono dragati sono circa 225 milioni di metri cubi, che sarebbe questo, e questi sono contaminati tra 2,2 e 9 milioni di metri cubi, e questo secondo le stime dell’EPA. Il problema però diciamo è grande anche in Europa, perché per esempio nel solo bacino del Reno, nel solo estuario del Reno è necessario asportare, per mantenere la navigabilità del fiume, circa 10, 12 milioni di metri cubi ogni anno di sedimenti nella zona di Rotterdam, e viene considerato che di questi sedimenti ce ne sia circa da 2 a 4 milioni di metri cubi che non possono essere rismaltiti direttamente nelle acque del mare perché portano una certa contaminazione. Le problematiche legate ai sedimenti quali sono? Sono che i sedimenti in quantità eccessiva determinano per esempio intanto un fatto, un problema di navigabilità, un problema di ricoprimento degli ecosistemi acquatici, ed ovviamente comporta la necessità di dragaggi. Quindi l’accumulo di contaminanti nei sedimenti ha per conseguenza possibili rischi per l’ecosistema e la salute umana. Vorrei dire che il problema dei sedimenti è un gravissimo problema nel nostro Paese, perché si pensa che ci siano almeno 100 milioni di metri cubi di sedimenti da dragare per garantire l’agibilità portuale in tutto il Paese, per esempio vi segnalo che sono circa 10 milioni di metri cubi soltanto a Genova i quantitativi nel piano decennale di sedimenti da dragare, quindi il problema è indubbiamente molto grosso. Direi che possiamo andare a vedere un pochino quali sono i costituenti dei sedimenti. Ovviamente l’acqua, la cui concentrazione diminuisce man mano che il sedimento si consolida, e il materiale particolato, inorganico ed organico. Il particolato inorganico è costituito da che cosa? Da sabbie, da limi, da argille derivanti dalle rocce erose, caratterizzati da diverse granulometrie, e dai prodotti insolubili derivanti da reazioni avvenute in fase acquosa. Per esempio perché è importante, perché io ritengo che sia importante chiarire qualcosa su questi limi e su queste argille? Perché parte dei metalli sono naturalmente presenti nei minerali dai quali sono state erose le argille... che costituiscono le argille, e diciamo, una cosa molto importante qual è? E’ quella che la disponibilità dei metalli per le eventuali interazioni con gli ecosistemi va ovviamente a dipendere dal tipo di dimensioni che hanno le particelle, quindi la granulometria, dal tipo di roccia che è stata segregata, che è stata sgretolata ed anche dal tipo di roccia in termini, diciamo, di capacità di dare dei legami superficiali che possono essere importanti nel condizionare poi il comportamento dei materiali che vengono assorbiti dai sedimenti stessi. Genericamente possiamo dire che i sedimenti fini, che sono costituiti da limi ed argille, hanno un’affinità maggiore verso i contaminanti organici. Informazioni importanti - vi ho detto - sono granulometria e un’altra informazione importante è la percentuale di carbonio organico. Ci sono molti dati su queste cose già disponibili in... proprio relativi alla laguna di Venezia, in queste indagini sia fatte dai consulenti d’ufficio sia dagli Enti di controllo e così via, e ritengo che valga la pena di far vedere, per esempio, che cosa dice Frignani e Bellucci su una serie di carote e di prelievi effettuati in laguna; i campioni contrassegnati da C1 a C20, a C19, sono relativi alle carote prelevate nei canali, i campioni da E1 a E20 sono relativi ai campioni prelevati in laguna, quindi in zone dove c’è una minore velocità delle acque, quindi dove c’è una tendenza ad avere materiale fine presente con concentrazione maggiore, e questi qua invece erano dati relativi a due campioni prelevati nelle barene, cioè in zone all’asciutto. Io volevo far vedere una cosa: vedete che, per esempio, la quantità di sabbia è estremamente variabile, passa da un 50%, anche in funzione... qua in funzione della carota da un 50% ad un 2%, dall’80 ad un 2, e naturalmente cambiano anche le concentrazioni rispettivamente di argilla e di silt. Diciamo, oltre che la variazione legata alla natura dei materiali che costituiscono la sabbia e il silt, possono essere estremamente importanti anche le condizioni idrodinamiche nelle quali questi materiali si trovano; cioè se noi abbiamo una zona caratterizzata da uno scarsissimo dinamismo, noi avremo che in quella zona si depositeranno le sostanze fini, in una zona invece dinamica, oppure per esempio, com’è stato fatto segnalare, dove ci sono per esempio degli scarichi che hanno luogo, se sono scarichi importanti, oppure dove ci sono per esempio... dove sono sensibili gli effetti delle maree, ecco così che noi avremo ancora un problema di una granulometria diversa indipendentemente dalla natura del materiale. Diciamo, io ritengo che sia abbastanza interessante, dai dati del Consorzio Venezia Nuova, quelli che sono alla base dell’indagine sulla laguna, vedere come varia per esempio la concentrazione, questo qua è un grafico del quale non ho ancora parlato, direi così, che potevamo anche far vedere... comunque non ha importanza. Qua, vi dicevo, oltre alla composizione mineralogica, varia notevolmente, a seconda delle situazioni che si verificano in laguna, anche la quantità, la frazione di carbonio organico che è presente. La frazione di carbonio organico perché è molto importante? E’ molto importante perché ci dice intanto quali sono state le situazioni che naturalmente si sono venute a creare per effetto dei processi, diciamo, di decomposizione della fauna, ma soprattutto della flora. Cioè qua, nelle zone dove c’è abbondanza di flora, la tendenza ad avere carbonio organico nel sedimento è maggiore e viceversa nelle zone sabbiose avremo meno presenza di carbonio organico. Il risultato di questo qual è? Il risultato di questo è che i materiali che noi andremo a depositare per effetto antropico tenderanno a localizzarsi nelle posizioni o nei sedimenti in cui si ha una maggiore presenza di fini anche inorganici e una maggiore presenza di particolato organico perché nel particolato organico una componente importante - poi sarà ripreso questo discorso successivamente - è data dagli acidi umici, i quali possono condizionare molto la sorte dei materiali che vanno poi, a seguito - se vogliamo - degli effetti dei contributi antropici, vanno a depositarsi nel sedimento stesso. Vi volevo dire che la quantità di organico può essere molto variata; adesso lì, se ritorna la diapositiva precedente, vi faccio vedere come, per esempio, dalle concentrazioni, per esempio queste sono concentrazioni in certe zone della laguna in cui il carbonio organico è superiore al 10%; in altre zone invece il carbonio organico, la concentrazione è relativamente modesta. Diciamo in ogni caso valori intorno al 5% in una laguna come Venezia sono del tutto normali ed attesi. Allora cosa succede? Succede che i contaminanti che entrano, veicolati dalle acque, nell’acqua del mare e poi di qua precipitano... possono essere essenzialmente, vi dicevo, sostanze inorganiche come i metalli, in forma generalmente di ioni, oppure anche presenti come materiale particolato, sostanze organiche, e qua andiamo a cadere nei nostri ben noti contaminanti. La concentrazione di questi contaminanti, anche se rilevante dal punto di vista diciamo tossicologico o dei potenziali rischi tossicologici, è però una frazione molto piccola, che non va assolutamente ad incidere in pratica, se non per certi aspetti molto limitati, nella composizione centesimale dei sedimenti. Precisiamo un attimo le cose come sono. Abbiamo visto che da un punto di vista del materiale presente nei sedimenti, che una parte diciamo del sedimento inorganico ha una... diciamo il sedimento inorganico ha una composizione mineralogica ben definita, per esempio buona parte è costituito da peliti, che sono le argille più fini. Allora in queste peliti possiamo avere una variazione delle concentrazioni di metalli che sono presenti nel reticolo cristallino o anche in materiali più grossolani. Cosa succede? Succede che la concentrazione di questi metalli che vengono portati per contributo antropico nei sedimenti, diciamo, può essere significativa, ma molto spesso è dello stesso ordine o addirittura inferiore di quella che è presente naturalmente. Ora vedremo che c’è una grande differenza tra la quantità di sedimento naturale per quanto riguarda il comportamento e il materiale invece che viene fuori per effetto di reazioni che sostanzialmente sono di precipitazione, di assorbimento, che determinano la presenza di materiale diciamo metallico, ioni metallici presenti nel sedimento stesso. Il trasporto in fase acquosa di questi ioni può avvenire - com’è elencato lì - sia attraverso ioni o composti in soluzione, sia come complessi, sia come solidi sospesi, sia come liquidi miscibili e sia - e questa è una cosa abbastanza importante - come emulsione o come fasi liquide separate. Cosa vuol dire questo discorso? Che se in un campione di acqua che mi viene scaricato io ho, per esempio, una certa quantità di sostanza oleosa in quantità abbastanza modeste, o pece, tale da rientrare anche largamente nei limiti di accettabilità degli scarichi, io posso avere in questa sostanza oleosa, in fase separata per esempio, un certo arricchimento per esempio delle sostanze tossiche e diciamo questo fatto fa sì che poi, nel sedimento, questo materiale mi vada a finire in una fase segregata all’interno nel sedimento stesso. Ho già detto prima quali sono i meccanismi di contaminazione dei sedimenti. Vi dicevo che, oltre le caratteristiche chimiche, fisiche e granulometriche, diciamo gli effetti sul sedimento possono essere notevolmente modificati dal dinamismo del sedimento stesso; cioè è chiaro che il trasporto che una corrente determina, non so, lo spostamento di materiale particolato in sospensione verso zone di maggior riposo. Ecco quindi che per esempio in una laguna com’è la laguna di Venezia, per esempio, anche se i fenomeni del moto ondoso o di marea sono abbastanza limitati, il trasporto può essere indotto, dei materiali fini, può essere di estrema importanza e questo spiega perché per esempio abbiamo zone di minore velocità delle acque, che sono quelle in cui si ha la... se vogliamo la velocità zero delle acque, del moto ondoso, in cui si ha un deposito di sostanze fini che può avere importanza non trascurabile. Ora, ho detto sostanzialmente che le sostanze che vanno a finire nei sedimenti sono sostanzialmente di due tipi: sono i metalli e le sostanze organiche. Guardiamo un attimo - questo per chiarire, per introdurre i discorsi che verranno fatti successivamente - guardiamo anche per esempio come sono disponibili i metalli nel sedimento. Avremo una certa quantità di metalli che sono facilmente disponibili, che sono quelli disciolti nelle acque interstiziali o che sono scambiabili in superficie, abbiamo metalli che sono mediamente disponibili, cioè che sono quelli che possono essere spostati per reazioni abbastanza normali che avvengono nell’ambiente acquoso, come per esempio la dissociazione dei carbonati, la precipitazione, la formazione di ossidi e di idrossidi, l’assorbimento di metalli con legami deboli; poi abbiamo metalli che sono difficilmente disponibili, che sono i metalli fortemente assorbiti, i metalli chelati da materiali umici, i metalli precipitati come solfuri e i metalli che non sono assolutamente disponibili, che sono quelli presenti nella struttura cristallina nei materiali costituenti il sedimento.

 

Avvocato Mucciarelli: chiedo scusa se interrompo. Professor Munari, posso chiederle di dare una brevissima spiegazione in sintesi di che cosa intende lei per disponibili?

RISPOSTA - Ha perfettamente ragione, avvocato. Diciamo così, che per disponibili si intende le sostanze contaminanti presenti nei sedimenti che possono interagire con il biota e che quindi possono essere eventualmente in certi casi accumulati dal biota ed attraverso il biota entrare nella catena alimentare che interessa anche l’uomo. Direi che una delle condizioni fondamentali perché questa situazione si verifichi è quella che il materiale disponibile dev’essere un materiale che sia essenzialmente, diciamo così, veicolabile in fase acquosa o in sospensione attraverso sostanze organiche in sospensione, cioè si può pensare anche ad una veicolazione in fase solida da parte degli organismi bentonici, ma questo è un fenomeno certamente di scarsa rilevanza. Vi dicevo che il rilascio dei metalli... se questo è sufficiente andrei avanti.

 

Avvocato Mucciarelli: sì, per me è sufficiente..

 

RISPOSTA - Il rilascio dei metalli, dei sedimenti avviene a seguito di variazioni ambientali e quindi qua ho fatto una tabella in cui si vede la forma in cui si trova il metallo, la forma in cui si trova il composto, le variazioni ambientali, gli effetti delle variazioni ambientali, per esempio i carbonati, che sono insolubili come sali in condizioni normali, se si ha una variazione del pH si ha un rilascio dei metalli; ancora il rilascio dei metalli può avvenire per scambio di carbonati solubili o parzialmente solubili con carbonati insolubili. I solfuri per esempio, quando sono presenti nel sedimento, sono precipitati insolubili; per avere una dissoluzione parziale dei solfuri occorre avere delle variazioni notevoli di potenziale redox e quindi di condizioni ossidanti; i solfuri, quando si ossidano da solfati, rilasciano i metalli. Quando si ha per esempio un fenomeno... il metallo è assorbito su ossidi di ferro, è assorbito sul sedimento per una variazione di pH o di potenziale redox, in cui si determinano delle conduzioni riducenti, può determinare una instabilità di questo assorbimento e quindi possiamo avere per effetto la formazione di rilasci, l’effetto di rilascio di metalli. Quando invece i metalli sono chelati, sono quindi quasi praticamente immobilizzati nei sedimenti, se non sono ancora in sospensione, e quindi il rischio di un rilascio è estremamente modesto; se sono presenti nel minerale sono immobilizzati nelle particelle di sedimento e quindi non si può avere nessun effetto. Cosa vuol dire questo fatto? Vuol dire quindi che di per sé la conoscenza - questa è una cosa importante - della concentrazione di - centesimale o, se vogliamo, anche millesimale - di metalli nel sedimento da sola non è assolutamente sufficiente a dare informazioni sulla eventuale pericolosità di queste sostanze, di questi metalli, e del rischio associato a questi sedimenti. Quando noi andiamo a vedere il problema dei contaminanti organici vediamo anche qui contaminanti organici, che sono ovviamente veicolati per tutti i meccanismi che vi ho citato in precedenza, possono variare notevolmente la loro solubilità in dipendenza alla composizione molecolare dei gruppi funzionali. Uno degli aspetti più importanti che si hanno nei sedimenti è che la componente organica presente nei sedimenti di origine naturale ha una grande tendenza, per la proprietà che si chiama coefficiente... per il coefficiente di ripartizione, a mantenere legati i composti organici che sono presenti nelle acque di scarico o che sono presenti per effetto della contaminazione. Il risultato è che la maggior parte dei contaminanti organici tende ad associarsi con la fase umica, che è la fase organica presente nei sedimenti. Ancora va ricordato che i contaminanti organici, quel discorso che ho fatto in precedenza, sono spesso associati con residui oleosi e peciosi contenuti nei sedimenti. Tali residui sono spesso presenti come aggregati in maniera disomogenea nel sedimento in dipendenza del processo da cui sono stati generati. Come conseguenza di questo fatto abbiamo che nella maggior parte dei casi la distribuzione dei contaminanti organici nella fase disciolta e nella fase solida è funzione della segregazione eventuale in matrici organiche eterogenee, della solubilità in acqua, della percentuale di materiale umico naturale presente nel sedimento. Questo è il motivo per il quale noi abbiamo indubbiamente un grosso problema nello stabilire perché in certi casi - diciamo infatti le stesse analisi presentate da tutti ce lo dicono - dove abbiamo una presenza abbastanza modesta di sostanza per esempio tossica, abbiamo degli effetti sul biota, in altri casi invece, dove abbiamo una presenza anche relativamente consistente, gli effetti sul biota sono praticamente trascurabili. Non solo, diciamo, ci sono dei dati riportati nelle perizie, ci sono dei dati che sono stati già citati, dove abbiamo per esempio che zone molto poco inquinate da un punto di vista dei sedimenti presentano poi, per esempio, delle specie del biota dove le concentrazioni di inquinanti sono presenti in maniera significativa, ma chiunque si occupa di queste cose sa che il problema per esempio è di grandissima rilevanza nelle acque dolci, dove questi effetti sono veramente, a volte, drammatici perché la biodisponibilità in questi casi è molto maggiore. Allora a questo punto diciamo che cosa succede in questa situazione nella laguna, un fatto importante che mi sembra che non sia stato preso in considerazione. Il Consorzio Venezia Nuova ha elaborato nelle sue carte - in quelle carte che sono agli atti del processo anche - una cartina di quella che è la situazione nei bacini, dei canali lagunari nella zona di Marghera; e ad un certo punto c’è una cosa molto importante che è rappresentata dal fatto che i bacini, i canali industriali sono bacini a soglia, cioè ci sono delle zone in cui - lo vediamo meglio nell’altra, poi semmai ci torniamo su questa - la profondità del bacino è elevata, poi c’è una soglia, per cui c’è una differenza di livello tra il fondo del bacino e la soglia, che è la zona dalla quale può avvenire lo scambio dell’acqua, anche quando c’è la marea, abbastanza rilevante, per esempio nel Brentella con una profondità di 10 metri e 30, la soglia è a 7,90, quindi abbiamo 2,40 di differenza di livello, nell’industriale nord abbiamo 2,75, nel bacino molo 1,20, industriale ovest 0,95, industriale sud 2,35.

 

Avvocato Lanfranconi: Professor Munari, scusi se la interrompo, potrebbe spiegarci un po’ meglio che cos’è la soglia?

RISPOSTA - Sì, difatti io adesso quasi quasi, per spiegarla meglio mi sono accorto... faccio uno schizzetto, se mi date una carta di lucido... Scusate, faccio brevissimamente uno schizzo: questo è il livello del mare, lo zero del mare; il canale è fatto per esempio in questa maniera: supponiamo di partire dalla zona da dove entrano le navi, il livello, mettiamo qua, al canale Malamocco Marghera, mettiamo è 10 metri - adesso dico per caso, così – 10, 11 metri, meno 11. Quando arriviamo per esempio all’ingresso del canale industriale nord si ha una soglia e successivamente il canale industriale nord o il canale industriale sud, non ha nessuna importanza, riscende e va con una batimetria per esempio di 12 metri. Allora l’acqua ovviamente c’è dappertutto, ma cosa succede? Succede che il ricambio dell’acqua non può avvenire in questa zona dove c’è il battente, sotto al battente, per cui non si può avere un ricambio dell’acqua in senso orizzontale, che è quello che controlla tutti i fenomeni, la marea per esempio passa in questa maniera e quindi sposterebbe queste cose, ma il ricambio dell’acqua può avvenire soltanto in senso verticale. Ora fenomeni di ricambi in senso verticale sono estremamente modesti e cosa succede? Succede che si verificano soltanto quando si ha una temperatura delle acque, diciamo, fenomeno di picnoclino, quando la temperatura delle acque è tale essenzialmente per cui diventano più fredde in superficie e tendono ad andare sul fondo. Questo fenomeno si verificherebbe probabilmente d’inverno. C’è da tenere presente una cosa, che in genere le acque di scarico sono acque dolci, quindi con densità inferiore, ed altra cosa importante è che le acque di scarico molto spesso sono calde e quindi tendono a galleggiare. Risultato di questo fatto qual è? Il risultato di questo fatto è che questo fenomeno della segregazione di questa parte, che è quasi un bacino di decantazione, può assumere una importanza notevolissima, diciamo, nel condizionare il comportamento del sedimento in termini di tossicità del sedimento stesso. Intanto alcune considerazioni possono essere fatte, che mi sembrano abbastanza significative. Intanto la prima cosa è che certamente questo bacino funziona come vasca di decantazione e quindi il materiale, una volta entrato nel bacino, difficilmente tende ad uscire. Tenete presente ancora che, anche se mi arriva della roba con la marea, siccome il ciclo di marea è un ciclo di 12 ore, noi abbiamo la possibilità che il materiale mi permanga dentro a questo bacino un periodo di tempo abbastanza lungo tale da permettere poi la successiva sedimentazione. Teniamo presente che i canali hanno una larghezza, tranne che il canale Lusore-Brentelle, di almeno 200, 300 metri di larghezza, profondità di 10 metri, quindi i volumi di acqua sono enormi, quindi l’eventuale apporto di acqua, anche 50.000 metri cubi/ora, sono una quantità ridicola rispetto a quello che è il volume dell’acqua nel canale e quindi le velocità che potrebbero portare, spostare il materiale sono estremamente basse, quindi funziona perfettamente da vasca di sedimentazione. Questa è la prima considerazione. La seconda considerazione molto importante qual è? E’ che, non essendoci scambio di acqua, si ha il risultato che il fondo dei canali, per la parte che è sotto la soglia, è anossico. Il fatto che sia anossico cosa fa sì? Che essendoci presente della sostanza organica, la sostanza organica viene degradata e viene degradata utilizzando l’ossigeno e i solfati dei batteri solforiduttori e il risultato qual è? E’ che noi abbiamo acido solfidrico che si produce, la classica puzza di uova marce che si sente molto spesso quando andiamo a prendere per esempio un campione di sedimento. Il risultato di questo effetto, la presenza dell’acido solfidrico determina la precipitazione dei metalli con formazione di solfuri insolubili, quindi i metalli vengono praticamente sequestrati e quindi la loro biodisponibilità è praticamente trascurabile. Questo fatto fa sì che il... C’è anche un altro corollario, è meglio subito, per evitare di introdurre... Uno si può chiedere: ma come fanno ad esserci per esempio le vongole nei canali se siamo in condizioni anossiche? La risposta è, primo: come voi sapete la pesca delle vongole, per esempio, viene fatta quando... le zone in cui sono presenti le vongole è quando c’è la sicurezza di avere una certa luminosità, una certa abbondanza di fitoplancton e così via, il che è nello stato dei primi 5 metri, quindi popolano le zone dove ci sono condizioni anossiche, per cui molto in alto; l’altro, per esempio, è che le vongole, quindi, si trovano abbondanti nelle zone dove le condizioni sono anossiche, il che significa che questa condizione di anossia, che è quella che impedisce la vita, non esiste nelle zone dove sono presenti le specie, il biota. Questo un’altra considerazione ci permette di trarre, questa situazione: che non è detto, dove per esempio l’ispettore Spoladori non trovava, per esempio, il biota, che questo sia legato al fatto che non ci fossero le condizioni a causa della tossicità; il problema potrebbe essere semplicemente che la vita non è possibile agli organismi acquatici nelle zone anossiche, e quindi quelle zone erano anossiche, quindi potevamo trovarci in condizioni dove c’era una soglia che impediva lo scambio dell’acqua. Quindi, da questo punto di vista, la presenza di questi bacini o soglia è estremamente importante. Io vorrei tornare un attimo alla prima diapositiva perché vi fa vedere qual è la situazione, come peraltro ha messo in evidenza in maniera molto chiara il Consorzio Venezia Nuova. Noi abbiamo una zona, come voi vedete, per esempio addirittura il canale industriale nord con profondità di 12 metri e 70, una soglia a 9,95, dopodiché per esempio al molo A 10,60, soglia a 9 metri, nel canale Brentella con profondità di 10 metri, una soglia di 7 metri e 90, nel bacino di evoluzione qui abbiamo ancora una soglia di 9 e 90 e una soglia di 9,75 nel cantiere industriale ovest, nella darsena della Rana abbiamo addirittura 10,10 metri contro 9,75. Quindi questo spiega, a mio parere, perché certi fenomeni che effettivamente sono presenti e che sono di difficile spiegazione invece possono trovare una spiegazione abbastanza logica ed agevole se noi consideriamo qual è la situazione di questi canali industriali, che sono dei bacini di decantazione. Vedremo poi nel seguito come anche i dati analitici confermano queste cose. Riepilogando possiamo dire che i problemi di maggior rilevanza relativi ai sedimenti sono che per effetto dei fenomeni di precipitazione i contaminanti tossici e persistenti si possono accumulare nei sedimenti; i sedimenti si comportano come un serbatoio di accumulo e una sorgente di contaminazione per la colonna d’acqua e gli organismi acquatici, nei sedimenti la concentrazione dei contaminanti preesistenti cresce nel tempo, le concentrazioni d’acqua sono variabili e difficilmente cumulabili; i sedimenti sono importanti per l’ambiente acquatico, la contaminazione dei sedimenti ha effetto sugli organismi che ne traggono la loro alimentazione, e quindi anche sugli esseri umani, purché sia verificata la condizione della loro biodisponibilità. Questo è il fatto importante che dev’essere tenuto bene in considerazione. E allora ecco che viene fuori tutto il problema di fare una corretta caratterizzazione del sedimento. Non è possibile, attraverso una semplice analisi chimica e una determinazione delle sostanze, percentuale o millesimale o al milionesimo, un PPT, delle sostanze che sono presenti, dire se un sedimento è in grado di determinare effetti tossici sul biota e quindi sulla..., occorre avere delle conoscenze molto più approfondite, che significa che è necessario per esempio avere informazioni sulla granulometria e la composizione, sulla frazione organica di sedimento, sulla presenza di solfuri volatili, sulle condizioni di ossidoriduzione del sistema, sul rilascio degli inquinanti, quindi sulle estrazioni sequenziali e speciazioni, cioè è quel discorso che vi facevo sui metalli, che possono essere più o meno disponibili, e quindi non solo dello stato in cui si trovano ma anche a seguito delle variazioni dell’ambiente circostante, quindi in altri termini sulla biodisponibilità, che si riflette nella qualità delle acque interstiziali ed inoltre, diciamo, un punto molto importante che già il professor Facchetti ha segnalato è il problema della disponibilità di campioni di riferimento, in quanto che stiamo facendo analisi di tracce e quindi senza una calibrazione seria e cosiddetta interlaboratorio c’è il rischio di prendere delle grosse cantonate. D’altra parte, diciamo, queste non sono mie opie, ma sono le situazioni, per esempio l’EPA nelle raccomandazioni, nel capitolo per esempio "Appendice B" del documento - che è disponibile, se è il caso, non credo neanche che sia necessario, ma in ogni caso è disponibile – "Incidence severity of sediment contamination", appendice B, dà una descrizione di quelli che sono i parametri che devono essere presi in considerazione e che sono stati presi in considerazione per il National Sediment Inventory, che è stato fatto e che adesso diciamo viene riconosciuto con la sigla NSI. E’ necessario conoscere gli equilibri di ripartizione per le sostanze organiche, è necessario vedere e determinare con precisione le concentrazioni dei metalli bivalenti ottenuti con estrazione simultanea a freddo e i valori della concentrazione in AVS. Cosa significa questo fatto? Che EPA ritiene che sia assolutamente improponibile come sistema di determinazione del contenuto di metalli disponibili il metodo della determinazione dell’attacco acido totale, come viene normalmente fatto in queste cose e come per esempio anche il dottor Raccanelli ha ricordato di aver fatto, l’attacco totale, per esempio, credo con acqua ossigenata ed acido fluoridrico, sono i metodi praticamente di attacco mineralogico per distruggere la matrice, cosa che non è assolutamente accettabile per una valutazione dei valori di concentrazione dei metalli per quanto riguarda la loro biodisponibilità. Dato estremamente importante sono i valori della concentrazione di volatile sulphates available, disponibili. Quindi qui vi dicevo che l’EPA ha segnalato che è necessario conoscere queste cose e inoltre l’EPA ritiene indispensabile fare dei test di tossicità di carattere biologico con i sedimenti sotto esame per avere delle informazioni interessanti ai fini dello stabilire la tossicità, ritenendo peraltro che questo test sia notevolmente complesso, e il problema viene discusso molto a fondo nel documento EPA. Io vorrei dire, però, che sono stato sorpreso che questi criteri che erano stati già chiaramente espressi nel protocollo di Venezia, per caratterizzare quello dell’aprile ‘93, quello che era nato per criteri di caratterizzazione e classificazione dei fanghi, diceva l’ubicazione delle stazioni di campionamento - questo lo riporteremo - dava delle modalità per il prelievo dei campioni, riteneva che fosse indispensabile un’analisi granulometrica, riteneva che dovessero essere fatte ovviamente le analisi chimiche e chimico-fisiche, ma che bisognasse incrementare le interazioni tra sedimenti e corpo ricettore con ricerche sulla speciazione chimica, ricerche sui tassi di rilascio nelle condizioni di ossidoriduzione, sul grado di tossicità acuta e cronica ai livelli di bioaccumulo, su tassi di rilascio dei nutrienti per attività enzimatica, sui metodi poi di trattamento dei fanghi. Allora diciamo che già nel ‘93 c’erano state queste raccomandazioni; non si capisce perché queste raccomandazioni non siano state seguite per la valutazione della tossicità di questi sedimenti. Vorrei ricordare che nel documento del protocollo di Venezia è scritto, tra l’altro: "I fanghi di ciascun rio non risultanti tossici e nocivi saranno classificati sulla base delle medie e delle risultanze analitiche di tutti i campioni prelevati in conformità con i valori di concentrazione indicati in tabella 1"; la tabella 1 è la nota tabella che riprenderemo poi nel seguito con le concentrazioni fissate dal protocollo di Venezia. Sarà importante riprenderla nel seguito per discuterne il significato. Ecco quindi che noi abbiamo un notevole numero di problemi per analizzare i dati che sono stati proposti dai consulenti del Pubblico Ministero per vedere se questi dati rappresentano una situazione reale o se le estrapolazioni fatte sono difficilmente, diciamo così, difendibili. Il professor Facchetti aveva presentato questa diapositiva e mi sembra che sia interessante ricordarvela, cioè le sorgenti di errore che possono venir fuori quando si fa un campionamento sono la uniformità del campione, la progettazione del campionamento, le procedure analitiche e i metodi di campionamento. Diciamo così, che per esempio il campionamento - ricordo ancora, riprendo la diapositiva del professor Facchetti - è una fase fondamentale nel processo analitico e quindi ogni sforzo nelle fasi successive, se non è condotto in maniera corretta è inutile, la qualità del dato analitico è funzione del modo in cui il campione è stato ottenuto e dell’adeguatezza del piano di campionamento, perché bisogna che il campionamento rappresenti la popolazione sotto indagine in esame. Il corretto piano di campionamento, quindi, deve includere i seguenti punti almeno: definizione degli obiettivi dell’indagine, incertezza associata al numero di campioni raccolti, il numero dei campioni da prelevare per definire con ridotta incertezza deve diventare in certi casi elevato; le regole precise sono ben note e fanno parte dei principi corretti dell’analisi. Diciamo così, che la maggior parte di queste considerazioni erano state già espresse in maniera notevolmente chiara nel protocollo di Venezia. Particolare rilevanza è l’incertezza legata al campionamento, in particolare per le variazioni casuali tra i diversi campioni e potenziali variazioni dovute alle metodologie e procedure di campionamento. Io ritengo, mi sembra che valga la pena di ricordare ancora l’altra diapositiva già presentata dal professor Facchetti e che qua riporto soltanto per il motivo di ricordare che il numero dei campioni, per esempio, è fondamentale per limitare l’incertezza nel campionamento. Vorrei dire ancora che il problema in questo caso è particolarmente importante per quanto riguarda la determinazione delle sostanze organiche, oltre che delle sostanze inorganiche; abbiamo visto che i criteri di scelta sono relativamente più semplici per le sostanze inorganiche perché noi abbiamo una grandissima incertezza di quello che è il sistema polifasico che è rappresentato dal sedimento, che può avere, questo sistema polifasico, un comportamento del tutto casuale. In una spiaggia perfettamente sabbiosa, perfettamente pulita, può essere benissimo presente una piccola particella di una pece di bitume e, se noi ci ricordiamo che un nanogrammo occorre 10 alla 9 tonnellate per grammo rispetto ad un grammo, un grammo ci vuole 10 alla 7, scusate, un milione di tonnellate, noi ci rendiamo conto come una piccola variazione, una piccola presenza di una sostanza eterofasica nel sedimento può determinare un grande scarto nella misura, il che significa che noi, per avere un’affidabilità del dato, dobbiamo fare un numero molto rilevante di campionamenti. Ora, a questo punto io ritengo che vale la pena di esaminare un attimo quali sono invece stati i dati raccolti nel corso degli accertamenti dei consulenti. In una prima indagine preliminare sono stati fatti da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità, e che sono entrati poi, questi dati, in perizia, perché sono stati raccolti nell’ultimo documento di Di Domenico ed altri e poi anche dal documento Raccanelli, sono entrati i dati dei campioni S1 e S6, adesso qua purtroppo non ho i colori, quindi questo campionamento Di Domenico Zero. Questa cosiddetta Di Domenico Zero, che è la prima, quella fatta nel 1992. Dopodiché sono stati messi i campioni della campagna Di Domenico, che aveva preso in considerazione, diciamo, 14 località diverse, aveva eseguito il prelievo di 53 campioni, se ben ricordo, separati con 4 campioni raggruppati per ogni pool, tranne il pool 50, che ne aveva 3 e il pool 30 che ne aveva 2, tutti gli altri pool erano costituiti da 4 campioni, che dovevano rappresentare una situazione, diciamo, conoscitiva più approfondita. Ora purtroppo, se torniamo indietro alla figura precedente, vediamo che mentre su alcuni campioni potremmo essere d’accordo sulla loro correttezza del loro campionamento, sui campioni per esempio del pool 60, canale industriale nord, zona industriale, diciamo c’è oltre un chilometro di distanza tra un campione e un altro, e mescolare - qua è molto facile quando poi hanno fatto il campionamento - campioni di - certamente in una zona molto contaminata, come vedremo, è stata questa - ...con campioni assolutamente non contaminati come qua. Questo significa avere dato un’informazione totalmente distorta rispetto a quello che era il proposito di identificare le sorgenti di inquinamento. Nella campagna Di Domenico, della seconda perizia Di Domenico, che poi è stata riassunta, sono stati eseguiti anche qua numerosi campionamenti, questi erano segnalati quinquies, questi campionamenti qua, adesso qua non si vede, però diciamo, come voi vedete, la numerosità dei campioni è estremamente bassa. I campioni invece della campagna effettuata dal dottor Ferrari, i campioni da 750 a 753, che sono finiti in perizia, del Magistrato alle Acque, ecco, sono 3 campioni, hanno notevole distanza, comunque 5 campioni ma abbastanza... 750, 51, 52, 53, adesso non vedo il 54, eccolo là in fondo, abbastanza distanziati tra di loro. I campioni prelevati dal dottor Raccanelli sono i campioni... i campioni Micheletti-Sesana, voi li vedete, sono quelli della serie 1-7, e tutti voi ricordate dove erano stati prelevati, i campioni prelevati da Raccanelli sono quelli contrassegnati, anche questi sono abbastanza casuali. Allora cosa si può dire? Che certamente non è stato seguito in questi campionamenti, anche nei canali industriali, nessuno dei criteri raccomandati, per esempio, dallo stesso protocollo di Venezia di effettuare i campioni. Cosa significa questo fatto? Significa che la rappresentatività di questi campioni è abbastanza discutibile. Inoltre lo stesso ispettore Spoladori, con molta onestà, che è quello che ha curato buona parte di questi campionamenti assieme al maresciallo della Guardia di Finanza Porcu, aveva detto che certamente lui andava a cercare i campioni, andava a prelevare i campioni nelle zone che secondo lui c’era la sensazione che fossero inquinate; operazione certamente legittima ai fini di un’indagine ma certamente assolutamente, totalmente inadeguata per definire il grado di inquinamento di una zona e di conseguenza il grado di rischio associato al biota per quella zona perché certamente il rischio è un fenomeno di carattere, oltre che di concentrazione, ma di concentrazione reale, cioè deve esserci... non importa che ci sia un spot inquinato ma dev’essere invece un rischio molto limitato. Allora vorrei dire, scusate, che questo è il primo aspetto che è abbastanza discutibile. Io ritengo che ci siano altre cose che debbano essere dette a proposito dei campionamenti. La numerosità dei campionamenti non è stata certamente sufficiente; seconda cosa abbastanza importante: non è affatto noto, non sono affatto state seguite procedure corrette per l’esecuzione del campionamento. Per esempio la prima campionatura è stata fatta utilizzando una benna (Van Ven), che sono quelle bennette piccole per fare i campionamenti; la seconda campionatura è stata fatta mista di carote eseguite con un carotatore di diametro di 2 centimetri, poi si prendevano più carote per poter fare un campione sufficiente che veniva mescolato - anche su questo c’è qualcosa da dire, ma adesso non mi sembra che valga la pena di andare a insistere molto - però sono stati presi anche dei campioni raccolti a mano da dei sommozzatori, per esempio con un campionamento manuale con un carotiere in plexiglas, viene precisato. Carote che sono state ripetute e poi sono state mescolate tra loro. Il terzo campionamento ha seguito modalità simili al secondo. Non risulta niente di preciso, mi sembra che le modalità con cui sono stati fatti i campionamenti successivi siano le stesse e quindi sono campionamenti che lasciano abbastanza a desiderare sull’affidabilità degli stessi. Ma il problema non finisce qui per quanto riguarda le modalità di manipolazione del campione, perché sono state fatte numerose semplificazioni rispetto a quelle che erano le iniziali dichiarazioni, probabilmente perché i campioni erano troppi, e mi rendo benissimo conto che sono analisi complicate, per esempio però, quando sono stati riuniti i campioni che erano stati prelevati, non è stato tenuto conto di un fatto fondamentale: che il campione, per esempio, è stato preparato, a parte il fatto di prendere campioni con caratteristiche - abbiamo visto - completamente diverse, non è stata fatta per esempio un’altra causa non è stato tenuto conto che la granulometria di questi campioni poteva essere diversa. Abbiamo visto che c’erano grandi variazioni tra la matrice sabbiosa e argillosa nei campioni, e che quindi fare com’è stato fatto all’Istituto Superiore di Sanità, di portare il campione a secco, setacciare il campione, prendere una parte aliquota di questo campione, tutta uguale, e mescolarla insieme, non significa assolutamente aver fatto un campione medio, ma se io avevo l’80% di fine in un campione e il 20% dell’altro vuol dire che poi, quando vado a mescolare i campioni, in un campione do un peso 4 e all’altro do un peso 1, questo per esempio all’osservazione. Ma ci sono molte altre cose di questo genere che sono state segnalate e che saranno presentate poi nel testo scritto ma che qua mi sembra eccessivo, sulle quali mi sembra eccessivo tediarvi a questo punto. Lasciamo andare i campionamenti del biota, che devono essere fatti con criteri completamente diversi, ma di questi si occuperà un altro consulente. Diciamo così, che noi possiamo benissimo vedere come, se andiamo a leggere nelle varie perizie, sono stati fatti degli errori sistematici nella numerosità dei campioni, sono stati fatti degli errori sistematici nella raccolta dei campioni, degli errori sistematici nella preparazione dei campioni e soprattutto non è stata fatta in maniera precisa la calibrazione dei campioni e la verifica dell’attendibilità del dato ottenuto, nonostante che a questo punto fosse stata data una estrema attenzione da parte del Magistrato che aveva ordinato la perizia chiamiamo 2, la perizia Di Domenico 2, in cui si chiedeva... quindi si sono fatte intercalibrazioni tra i vari laboratori, le intercalibrazioni che sono state effettuate sono riferite a 3 soli campioni, diciamo per esempio sulla cosa dei metalli, sulla intercalibrazione sui metalli si è arrivati a scrivere una tabella 2C, e lo potete trovare sul testo, che a causa di difficoltà sopraggiunte la prevista intercalibrazione tra il laboratorio SGI, SGS e il laboratorio del Mario Negri sui metalli non è stata fatta perché l’apparecchiatura non era disponibile in quel periodo, e quindi per esempio è mancata anche da questo punto di vista una verifica. Allora questo spiega risultati che sono abbastanza strani e sui quali già il professor Facchetti vi aveva intrattenuto, del perché per esempio sui campioni, contrariamente a quelle che erano le attese, avevamo dichiarato, nella perizia Di Domenico 2, che avevamo un’incertezza attesa per i PCB del 20, 30% e invece i duplicati hanno scarti minimi del 70% e massimi del 115%; per i DDT gli scarti arrivano al 480% e sono del 240% per il DDT e per il DDE del 280; gli unici dati che sono all’interno dello scarto annunciato sono i valori relativi all’HCB, per esempio, in questa perizia. Sono anche da considerare rientranti nella norma i dati delle diossine, ma in questo caso era stato fatto un lavoro di intercalibrazione ed erano state utilizzate per l’analisi delle matrici di sedimento referenziate, e quindi soltanto dalla intercalibrazione noi potevamo ottenere dei risultati attendibili. Allora, diciamo, per esempio un’altra scelta che è abbastanza discutibile è stata avere concentrato, dopo il primo campionamento, tutte le ricerche nell’area industriale e non avere effettuato più indagini nell’area urbana, con il rischio di avere spostato purtroppo, non purtroppo, diciamo involontariamente anche, l’attenzione verso il problema della contaminazione dell’area industriale, non ricordando che già l’area urbana aveva dimostrato, con la prima campagna di campionamento, di essere perlomeno notevolmente contaminata e quindi certi valori che sono stati approfonditi nell’indagine dell’area industriale avrebbero potuto essere approfonditi anche per l’area urbana. Questo è legittimo, per l’amor di Dio, è completamente, diciamo così, utile, c’era un’indagine in corso, però quello che io trovo che non sia effettuabile a questo punto è fare dei confronti tra i dati tra una zona ed un’altra. Inoltre ci sono affermazioni che lasciano in queste perizie, in queste consulenze veramente abbastanza sorpresi. Per esempio quando si dice che perché si è trovato in una certa zona nella laguna, ben al di fuori dei canali industriali, un valore alto in un campione e si dice che certamente ci sono stati degli sversamenti, non ci si rende conto che quel campione non è certamente rappresentativo della situazione media ma che può essere un punto hot spot che non ha niente a che fare con quella che è la situazione media. Quindi io dico: a mio parere bisognava avere più attenzione nel dare un significato di carattere generale ai dati analitici che erano stati raccolti, sia per le incertezze dei metodi analitici e delle modalità con il quale è stato fatto il campionamento, che indicava chiaramente una mancanza di strategia, che io trovo criticabile non perché è stata fatta così, ma trovo criticabile perché già nel protocollo di Venezia erano incluse delle possibili, erano indicate più che incluse, indicate delle possibili soluzioni a questo problema dell’avere una migliore rappresentatività. E’ chiaro quindi che, dal mio punto di vista, io trovo - e poi lo metteremo abbastanza in dettaglio nel testo che consegnerò - che queste considerazioni siano tali che mi rendono molto perplesso sul significato in assoluto di questi dati. Ritengo però che il fatto più importante da vedere sia quello... ma guardiamo questi dati come si inquadrano in un discorso generale di quella che è la situazione dell’inquinamento di Venezia. Io qua ho ritenuto opportuno riportare, anzi ritengo opportuno riportare un certo numero di informazioni che sono state utilizzate per la compilazione delle carte e che voi tutti conoscete, però è bene che ce le ricordiamo, e sono essenzialmente qual è il significato di quelli che erano i valori fissati per il protocollo di Venezia, che voi sapete che cosa dice la tabella, la tabella dice: va applicata per determinare la destinazione di un fango proveniente da dragaggio, non fissa limiti per valutare la qualità dei sedimenti ai fini dell’eventuale intervento di bonifica. Sappiamo che i sedimenti sono classificati come appartenenti alla categoria A, B, o C o maggiore di C, che i sedimenti classificati come appartenenti alla categoria A possono essere direttamente utilizzati in laguna per il ripristino delle morfologie lagunari, ricostruzione di barene erose e recupero di zone depresse, che comportano il contatto diretto o indiretto dei materiali di escavazione con le acque della laguna. Quelli di categoria B possono essere, per gli interventi di recupero nelle zone e nelle isole lagunari, realizzati in maniera tale da garantire però un confinamento permanente, quindi del materiale utilizzato, quindi isolato dalle acque. Interventi C riguardanti ampliamenti e innalzamenti di isole in un confluimento permanente... dotate di formazioni profonde e continue ma limitrofe alla contaminazione lagunare, però realizzate certamente fuori dal livello delle acque. Poi C o maggiore di C: ripristino altimetrico di aree depresse al di fuori della contaminazione lagunare, purché ovviamente i rifiuti in quel tempo non fossero RTN ai sensi del 915 e della circolare interministeriale 27 luglio ‘84. La tabella ve la ricordo, discuteremo poi abbastanza in dettaglio il significato di questa tabella, ritengo che sia molto importante perché su questa tabella sono state fatte delle considerazioni che io non condivido e che non mi sembra che siano condivisibili, adesso ve la segnalo, vi faccio vedere soltanto alcune cose abbastanza strane. Cioè questo passaggio per esempio del nichel da 45 a 50, valori inspiegabilmente bassi o inspiegabilmente alti, poi spiegheremo perché sono venuti fuori questi valori. Allora per il momento prendiamo atto dell’esistenza di queste tabelle e vediamo come i dati di causa, i dati raccolti in queste indagini vanno a sistemarsi in queste tabelle. Prima ritengo opportuno riportare i dati raccolti dai consulenti del Pubblico Ministero. Questo è per il cadmio; diciamo, non ci sono tutti i dati, quindi i metalli analizzati non sono sempre stati gli stessi, quindi ci sono delle variazioni, ma in ogni caso, diciamo, questi erano i dati di cadmio che erano nei sedimenti analizzati nella perizia dei Pubblico Ministero, i sedimenti analizzati erano quelli che voi avevate già visto nel grafico precedente. I colori sono ovviamente da zero, sono indicati in legenda, naturalmente l’ingrandimento fa perdere chiarezza, da 0 a 1 ci sono 15 valori, 0-1 quindi corrisponde alla zona A, da 1 a 5 corrisponde alla zona B - ci sono 31 valori - da 5 a 20 nella zona C, 4 valori, da 20 a 50 un solo valore che sarebbe al di sopra del valore fissato dalla C, in questo punto qui. Credo che sia interessante vedere il dato dello stesso metallo sulla base delle indagini del...

 

Avvocato Lanfranconi: scusi, professore, se la interrompo. Ritornando al lucido precedente, a quel punto evidenziato con il rosso, l’unico dato che comporta un superamento dei parametri della classificazione che lei prima ha riferito, a che zona corrisponde?

RISPOSTA - Corrisponde al canale industriale nord. Adesso abbiamo delle cose più dettagliate, soltanto che questa è un po’ una visione di tutta la laguna. Comunque ha perfettamente ragione, sì, è la zona nord. Zona C, questo qua è il canale industriale sud, questo è il canale della città di Venezia e questo credo che sia della zona di Fusina... la foce del Brenta forse, è la foce del Brenta, sì. L’altro grafico è relativo alle indagini condotte da Frignani e Bellucci, tutto sommato diciamo i valori sono più o meno, come voi vedete, abbastanza in buon accordo con i dati della perizia, della somma delle perizie dei consulenti del Pubblico Ministero, il valore qua è leggermente superiore, però tutto sommato il trend è certamente quello.

 

Avvocato Lanfranconi: stiamo parlando sempre del cadmio?

RISPOSTA - Stiamo parlando sempre del cadmio.

 

Avvocato Lanfranconi: e il punto rosso è sempre il canale industriale nord?

RISPOSTA - Il punto rosso è sempre il canale industriale nord e gli altri punti sono 0,1, qua sono da 1 a 5, lo studio Frignani-Bellucci non ha interessato la laguna, è più nella zona intermedia tra canali industriali e città di Venezia, però è una zona certamente dove si sentono sia gli influssi della città di Venezia che soprattutto gli influssi della zona industriale, quindi le informazioni sono abbastanza importanti dal punto di vista della valutazione dell’inquinamento. Possiamo vedere che per esempio i canali industriali sud e canale industriale ovest non hanno livelli di inquinamento da cadmio molto elevati e così via. Io andrei a vedere invece l’analisi, ce l’abbiamo il cadmio del Consorzio Venezia Nuova? No, non abbiamo i dati del Consorzio Venezia Nuova per il cadmio perché non li ha riportati forse. Andiamo a vedere avanti un attimo gli altri dati, ecco, guardiamo un attimo i dati sul rame, su tutte le analisi dei consulenti del Pubblico Ministero, e vediamo che ancora abbiamo valori di rame inclusi nella fascia C per 21 valori, abbiamo 23 valori nella fascia A e abbiamo 6 valori nella fascia B e un solo valore oltre il limite, che è, in questo momento qua non si vede ma vi ricordo che è in quel punto lì, se non erro.

 

Avvocato Lanfranconi: solo per il verbale, se è in grado di specificare il punto.

RISPOSTA - E’ il canale Malamocco Marghera. Questi sono i dati del Consorzio Venezia Nuova. Come voi vedete, il numero dei dati raccolti è molto maggiore, è uno studio certamente estremamente di dettaglio effettuato dal Consorzio Venezia Nuova, voi vedete che l’abbondanza dei punti in tabella A aumenta, non c’è addirittura quasi crescita tra i punti di fascia B, ci sono un notevole numero di punti da 50 a 400... Venezia, questa è Venezia, questi sono i canali industriali, però ci sono anche altre zone, anche a Chioggia - come voi vedete - ci sono dei valori abbastanza alti; ci sono dei valori alti certamente qui, in questa zona, e poi...

 

Avvocato Lanfranconi: la zona? Scusi professore.

RISPOSTA - Questa qua è la zona... a sud dei canali industriali, cos’è? Io non sono un veneto, quindi... A sud della foce del Brenta, forse bisognava che..., certamente abbastanza fuori dalla zona industriale, non so identificarla esattamente questa.

 

Avvocato Lanfranconi: caso mai nel proseguo proietteremo una cartina di raffronto.

RISPOSTA - Sì, una mappa di raffronto. Quello che mancano qua - e mi spiace - sono i dati di color rosso che sono presso credo il canale, ce n’è uno a Venezia città, uno nel canale Malamocco Marghera ed uno nel canale industriale nord, se non erro, comunque ve li faccio vedere dopo esattamente. Diciamo può essere così interessante per esempio notare che per esempio c’è un punto molto elevato qua in una zona dove... Ora questi io, con un numero così elevato di campioni, li considero dati puramente occasionali. Ecco, vorrei farvi notare una cosa: questi dati, che sono apparentemente in terraferma, vengono fuori da errori nella cartina, di mappatura, perché qua sono stati riportati i dati delle coordinate e questa invece è una cartina sottesa relativa alla costa. Ora, qua è un’imprecisione che c’è nella cartina, per cui abbiamo dei punti di campionamento che ovviamente correttamente sono leggermente spostati nell’acqua e non nel terreno, nella terraferma, quindi volevo chiarirvi, per esempio questo punto qua è certamente qua e non in terraferma e così via, mentre invece questi sono punti ovviamente in mare aperto, al di là della laguna. Il valore del mercurio - questi sono i dati che sono in processo - ci sono un certo numero di dati molto bassi, ovviamente fuori dalle cose, dopodiché ci sono dei dati, guardiamo i dati che importano di più, sono 5 dati, da 5 a 50 PPM che riguarda... 3 sono nella posizione canale Lusore-Brentelle, questo è un valore nel canale industriale nord, dopodiché non ricordo in questo momento dov’è il quinto valore di valori di mercurio alti, ma adesso lo andiamo... probabilmente dovrebbe essere un altro valore in questo punto qua, nel Malamocco oppure nel Lusore, sono 3 o 4 qui, comunque in questa zona. Non ricordo esattamente dov’è, bisogna che vada poi a prendere l’elenco. I dati, come voi vedete, del Consorzio Venezia Nuova sono molto più approfonditi, sono molto numerosi, la quasi totalità dei dati di mercurio eccedente ai limiti da 10 al valore C è nella zona dei canali, questo qua è il canale Lusore-Brentelle, questo è il canale industriale nord, c’è ancora un dato o due qua nel Malamocco Marghera. Comunque sono 29 dati delle analisi con mercurio alto, 218 sotto i limiti della tabella A, 126 tra la A e la B, 24 tra la B e la C, 29 sopra la C. Tutti i dati sopra la C sono all’interno dei canali industriali e un numero notevolissimo di questi dati, poi possiamo eventualmente, se ingrandiamo le slide, andare a vedere dove sono, la quasi totalità è nel canale industriale nord. Ecco, il piombo, questi sono i dati dei consulenti del Pubblico Ministero, dati rilevati anche nella città di Venezia, nel canale di Venezia; i dati non sono oggettivamente molto elevati perché rientrano tutti nei limiti fissati dalla tabella A, B e C; ci sono 14 valori tra 100 e 500, 17 valori tra 45 e 100, 20 valori tra 0 e 45, di piombo. Le zone, voi vedete qua, qua c’è la zona, per il piombo, abbastanza in buono accordo con i dati ritrovati, la zona dei canali, canale nord, questo è il canale nord, ovest, questo è il sud, c’è un pochino qua nel canale Malamocco Marghera, questo qua è il canale Brentella e questa qua è la zona interposta tra Marghera e la città.

 

Presidente: e queste sono le analisi di Frignani-Bellucci?

RISPOSTA - Queste sono le analisi di Frignani-Bellucci. Tutto sommato, tra i dati analitici, ci sono decisamente dei dati che sono abbastanza buoni insomma, consistenti certamente. Questi sono i dati del Consorzio Venezia Nuova, dove sono stati raccolti moltissimi campioni. Come voi vedete il Consorzio Venezia Nuova trova anche numerosi dati di piombo superiori al limite della tabella C, 18, soprattutto in questo intervallo, questi qua sono canale nord, canale contaminato è anche il canale ovest, canale sud praticamente non presenta dati significativi, la città di Venezia ha dei dati abbastanza elevati, ma come voi vedete ci sono dati anche abbastanza elevati a Chioggia ed in altre zone all’interno della laguna e non del tutto trascurabili sono anche nel mare aperto, alcuni valori da questo punto di vista. Ecco, questo è lo zinco; lo zinco ha un trend del tutto simile a quello del piombo, voi vedete che qua la concentrazione - è abbastanza logico - c’è anche nell’ambiente lagunare, ci sono concentrazioni abbastanza elevate, anche se non drammatiche, nei canali industriali nord, nel canale ovest e nel canale sud ed anche nelle zone interessate, per esempio questo qua è uno scarico del Brenta e quindi come tale ci porterà certamente uno zinco di carattere meteorico e così via, e quindi i dati sono abbastanza...

 

Avvocato Mucciarelli: chiedo scusa, solo per la verbalizzazione: i dati che ha analizzato fino ad adesso, professor Munari, sono quelli del consulenti del Pubblico Ministero?

RISPOSTA - Sì, erano quelli del Pubblico Ministero. Scusatemi.

 

Avvocato Mucciarelli: no, non si era sbagliato, non l’aveva detto, era solo questo.

RISPOSTA - Non l’avevo detto. Invece i dati Frignani-Bellucci, come voi vedete, sono perfettamente consistenti con i dati del Pubblico Ministero; questi sono quelli del Consorzio Venezia Nuova, vengono trovati dei valori anche abbastanza elevati, ma comunque sempre nel canale industriale nord, città di Venezia, dopodiché per esempio gli altri canali industriali hanno una contaminazione non diversa sostanzialmente da quella che si ha nella città di Venezia, poi ovviamente, questo è il Malamocco Marghera e poi le altre zone immediatamente successive, dove c’è una certa contaminazione da zinco, ricordiamoci quali sono le motivazioni che portano la presenza di zinco nelle acque e nel sedimento. Dunque, le consulenze del Pubblico Ministero non portano valori sull’arsenico tali da poter permettere di fare delle considerazioni, invece questi valori sono stati esaminati nell’accertamento compiuto da Frignani-Bellucci. Dunque, viene segnalato che c’è un notevole quantitativo di arsenico nel canale Brentella e che l’inquinamento da arsenico nel canale nord e nel canale Brentella è comunque importante. Una certa concentrazione di arsenico viene rilevata anche nel canale ovest, mentre invece i valori nelle altre zone sono veramente molto bassi. Molto importante da questo punto di vista è indubbiamente l’indagine condotta dal Consorzio Venezia Nuova che ha esaminato l’arsenico e si vede che l’arsenico è presente in concentrazioni notevoli non solo nelle zone già segnalate, qua il Consorzio Venezia Nuova non ha fatto analisi nel Brentella, però le ha fatte nella darsena del canale nord, le ha fatte nel Malamocco Marghera, le ha fatte a Venezia e le ha fatte in queste zone, come voi vedete ha fatto analisi anche in queste zone e l’arsenico lo trova elevato spot anche in altri punti, per esempio questo, questo e questo, per i quali è difficile spiegare una contaminazione notevole, se non un fatto casuale o una deposizione strana come questa, però mi risulta difficile pensare che cosa possa essere stata la causa di questo fenomeno. I metalli dei consulenti del Pubblico Ministero sono finiti, qua c’è un’indagine ancora sul cromo, si vede che tutto il cromo ricade nei valori più o meno al massimo della tabella B, quindi le concentrazioni sono modeste in tutta la laguna, questo è il cromo totale, poi si tratterà di discutere qual è il significato di questo cromo. Del tutto analoghe sono le considerazioni che possono essere fatte sul nichel, dove esiste un raggruppamento abbastanza strano di valori relativamente elevati nella zona di Chioggia e questo, non ho abbastanza conoscenze per esprimere opinioni sulle cause di questa cosa, dove c’è praticamente..., ecco, la zona industriale certamente ha un peso del tutto irrilevante per quanto riguarda il nichel. Quindi, diciamo, è un problema che non esiste.

 

Avvocato Mucciarelli: signor Presidente, se mi permette questa indebita interruzione, se non ricordo male lo sviluppo della relazione del professor Munari, forse questo potrebbe essere un momento per una cesura rispetto al discorso che verrà fatto dopo, perché adesso ha analizzato tutte le piantine.

RISPOSTA - Io ho finito adesso di analizzare...

 

Presidente: mi scusi, professor Munari, ma allora, da quello che ha detto ed anche da quello che ci ha fatto vedere parrebbe che tutto sommato questi risultati dei consulenti del Pubblico Ministero, delle analisi del Consorzio Venezia Nuova, di Frignani e Bellucci, siano tutto sommato abbastanza sovrapponibili, o no?

RISPOSTA - Sì, sono sovrapponibili. Il problema però centrale è il significato da dare a questi risultati.

 

Presidente: e quello ce lo dirà nella seconda parte. Fermiamoci su questo, allora. Lei però prima invece aveva messo in discussione soprattutto i metodi di campionamento dei consulenti del Pubblico Ministero, che quindi se davvero fossero stati discutibili e comunque non corretti questi metodi di campionamento ed anche di analisi, avrebbero dovuto portare a risultati diversi, dissimili da quelli, per esempio, del Consorzio Venezia Nuova o di Frignani-Bellucci. Allora...

RISPOSTA - Il problema, Presidente, è un po’ più complesso. Cioè io dico: non c’è dubbio che i risultati spot, i risultati così casuali...

 

Presidente: no, concentriamoci non tanto sui risultati spot ma lì, sulla zona industriale, dove tutto sommato ci sono dei risultati abbastanza numerosi.

RISPOSTA - I risultati sono, diciamo così, che bisogna però poi interpretarli, perché purtroppo la zona gialla e la zona rossa coprono un intervallo abbastanza notevole. Io mi ero cercato di focalizzare sui valori rispetto al protocollo di Venezia, quelli sono risultati fuori. Allora quindi dire, così, che quelli sono risultati... per quanto riguarda i metalli comunque io ritengo che il discorso da questo punto di vista possa essere considerato accettabile. Le grosse differenze verranno fuori, penso, con la parte relativa ai risultati diciamo dei composti organici.

 

Presidente: allora mettiamo un punto qui e riprendiamo alle 15 per il prosieguo. Riprendiamo l’udienza. Può proseguire, professore.

RISPOSTA – Grazie, Presidente. Dunque, io direi che per una panoramica completa conviene andare avanti a vedere tutti i dati possibili. Dunque, questa parte riguarda essenzialmente le sostanze organiche presenti nei sedimenti e in grado di contaminarli. Questi qua sono i dati riportati nelle varie perizie dei consulenti del Pubblico Ministero. Vediamo che nel caso degli idrocarburi policiclici aromatici c’è una notevole compromissione, una notevole concentrazione anche nella città di Venezia, nei canali della città di Venezia, e permane una situazione di rilevante contaminazione anche nei canali industriali, soprattutto il canale nord e il canale ovest. La successiva diapositiva... qua mancano i campionamenti all’interno, nell’ambito della città, ne sono stati fatti molto pochi, i dati più o meno confermano il trend che nei canali industriali c’è una certa presenza di sostanze inquinanti, comunque fa vedere che al di fuori dei canali industriali la situazione, se non per casi sporadici e spot, è completamente tranquillizzante, siamo, per la quasi totalità dei dati, al di sotto dei limiti della tabella A del protocollo di Venezia. Ovviamente, chiaramente, la laguna è pulita, quel dato unico là, tra l’altro sistemato nel terreno non mi sembra che possa avere nessun significato, è solo un fatto occasionale. Gli slide successivi si riferiscono ai PCB; dai dati del consulenti del Pubblico Ministero permane questa situazione se vogliamo di inquinamento nella zona del canale Lusore-Brentelle, essenzialmente quelli sono i campioni che erano presenti, i valori nelle altre zone non sono drammatici, c’è un notevole inquinamento per quei pochi campioni che sono stati fatti all’interno della città di Venezia, nei canali della città di Venezia. Frignani e Bellucci più o meno, un numero inferiori di dati, comunque tutto sommato il discorso è abbastanza analogo, il valore del canale nei campionamenti di Frignani e di Bellucci è spostato su un altro canale, questo semplicemente cosa ci fa vedere? Ci fa vedere come le differenze tra un campione e un altro possono essere molto importanti, tra un campione e un altro. Dopodiché questi sono i dati del Consorzio di Venezia Nuova, che riprendono abbastanza bene gli altri, i dati precedenti che abbiamo già visto, quindi diciamo laguna tutto sommato estremamente pulita; un certo problema c’è nella zona del canale cittadino, perlomeno per il campione che è stato analizzato, e sono i soliti canali inquinati, il canale nord e il canale ovest. Ecco, se però si trasforma il valore dei PCB in ITE, cioè tenendo conto di questi composti che sono dioxin-like, quindi simili alle diossine, cosa si vede? Si vede che in fondo la situazione diciamo migliora grandemente, cioè i composti veramente tossici dei tossici dei PCB sono molto modesti anche nei canali industriali, quindi, diciamo, la situazione invece torna buona se si prendono in esame non i congeneri completi dei PCB ma soltanto i congeneri tossici, quelli nell’elenco, da 118 a 129. Questi sono i dati delle consulenze del Pubblico Ministero per quanto riguarda la concentrazione in diossine, quindi diossine e furani, sulla base dei campionamenti eseguiti. Al solito, nel campione del Lusore-Brentelle troviamo una certa cosa e un campione elevato lo troviamo anche nel canale industriale nord. Per il resto la situazione non è che presenti particolari motivi di preoccupazione. Frignani e Bellucci trovano sostanzialmente risultati abbastanza in accordo con quanto viene fuori da quell’informazione, cioè concentrazioni abbastanza elevate nei canali, resto molto pulito, però i dati sono abbastanza pochi, forse, questi. La prima zona industriale, sì, naturalmente è la zona interessata. Ecco, questo è un risultato abbastanza interessante: nel campionamento eseguito dal Consorzio Venezia Nuova, a parte il fatto che la numerosità dei campioni nella zona dei canali industriali è stata relativamente modesta, però dobbiamo pensare quale poteva essere l’intendimento con cui Venezia Nuova ha fatto questi campioni, cioè, dato per certo che la zona nel canale industriale nord e canale industriale ovest è una zona certamente dove esistono delle sostanze inquinanti in concentrazione non trascurabile, l’interesse e probabilmente l’impegno del Consorzio Venezia Nuova è stato di verificare qual è la situazione nella laguna e, come vedete, noi otteniamo dei risultati estremamente tranquillizzanti per quanto riguarda il tenore di PCDD/F nella laguna e dove invece appare che ci sono situazioni ovviamente di una certa criticità, anche se qua non si vedono, ma in considerazione di altri dati, nei due canali che avevo già ricordato, nei canali industriali. Questi sono i dati dei consulenti del Pubblico Ministero per quanto riguarda gli HCB, l’esaclorobenzene; diciamo si può notare soltanto un punto spot che è abbastanza elevato nel Lusore-Brentelle, per il resto la situazione... sono estremamente tranquillizzanti questi dati. Il Consorzio Venezia Nuova trova valori estremamente tranquillizzanti per tutta la laguna veneta, il solito canale industriale ovest e un pochino in questo caso, ma siamo all’interno della tabella B, vale la pena di ricordarlo, quindi poi discuteremo che cosa vuol dire, non tanto per gli organici ma per i metalli, ma diciamo questi dati dimostrano che l’inquinamento è estremamente basso, di HCB. Ecco, qua c’è un dato che riguarda la concentrazione degli idrocarburi; diciamo la situazione per quanto riguarda gli idrocarburi in tutta la laguna sembra che sia estremamente tranquillizzante, non sono stati presi campioni nell’ambito urbano ovviamente, e possiamo vedere che c’è qualche spot di idrocarburi ancora nei canali, diciamo, però valori tutto sommato non eccessivi, cioè tutto sommato l’inquinamento degli idrocarburi è abbastanza relativamente... del sedimento non è una cosa molto importante. Il dato di fatto è che l’inquinamento da idrocarburi può essere abbastanza antipatico, considerando che molto probabilmente sono quelli che veicolano i clorurati organici nella massa del sedimento. A questo punto, quindi, più o meno abbiamo finito questa carrellata su quelle che sono le situazioni dei campioni, paragonando i risultati portati dai consulenti del Pubblico Ministero con i risultati nella fonte estremamente affidabile ed esterna alla vicenda che è il Consorzio Venezia Nuova. Credo che possa essere tratta intanto una conclusione definitiva: non esiste un problema di inquinamento della laguna di Venezia intesa nella sua totalità; alcuni dati spot che ci sono, sono tali che possono essere veramente considerati come fenomeni occasionali. Questa è la prima considerazione che deve essere fatta. Ritengo però che valga la pena quindi di cominciare a vedere, a fare queste considerazioni. Appunto la prima l’ho già fatta, la contaminazione importante è limitata ad alcune zone dei canali di Porto Marghera e della città di Venezia; per quanto riguardi i canali di Marghera, questo era il discorso che avevo già fatto prima...

 

Presidente: o lei ritiene, diciamo così, di...

RISPOSTA - Presidente, chiedo scusa. Allora, ricordando quanto avevo detto per quanto riguarda la seconda frase della diapositiva, le modalità con cui sono stati condotti i campionamenti, che erano stati coordinati dall’ispettore Spoladori, avevo detto già stamattina che era del tutto legittimo il comportamento dell’ispettore Spoladori, il quale stava facendo una indagine sulla situazione, se vogliamo alla ricerca delle zone più inquinate della laguna. E’ un dato di fatto che però questo tipo di approccio non può essere ritenuto accettabile se noi vogliamo valutare il rischio dell’ambiente conseguente a questa contaminazione sia in termini di ragionamento logico e sia anche in termini di quanto in fondo erano le aspettative che erano date attraverso la stesura del protocollo di Venezia. Allora, a questo punto, io direi che vale la pena un attimo di vedere se è possibile correlare quella che è la situazione dell’inquinamento - ho già accennato questa mattina a questo problema - tra il valore puntuale e il valore invece medio; cioè, se io devo prendere in considerazione una contaminazione che abbia per effetto un rischio o anche che sia tale da determinare un pericolo per l’ambiente, io devo ovviamente vedere quant’è l’entità di questa contaminazione in termini di, se vogliamo, concentrazione areale, cioè devo vedere quanti grammi, microgrammi, nanogrammi ho per metro quadro di laguna, di sedimento. Allora per fare questo, quindi, io devo fare delle valutazioni che mi diano delle informazioni, come dicevo stamattina, sul valore medio di queste cose. Dunque, intanto a mio parere è importante che io vi faccia vedere una diapositiva, che adesso mi potrà essere richiesto di presentarvi il testo in italiano, una considerazione che è stata fatta proprio in quel documento dell’EPA di cui vi ho parlato stamattina, dove a pagina 5, nel capitolo "Conclusioni" dice esattamente queste parole: "La maggior parte dei dati sono stati compilati a seguito di un programma di monitoraggio non random - non casuale - tali programmi di monitoraggio richiamano, pongono l’attenzione sulle aree nelle quali la contaminazione è nota o è sospetto che sia nota". Vi salto questo periodo, che dice soltanto che l’assegnazione ad una certa classe di contaminanti è più alta da questa valutazione, però dice, e questo per me è importante: "Swartz ed altri, nel 1995, hanno dimostrato l’effetto del progetto di contaminazione non random sulla frequenza di determinare stazioni di campionamento contaminate. Esse erano paragonate..." e così via e dice: "Essi hanno trovato che i valori chimici di un sedimento superi il valore di screening in stazioni note per essere contaminate, è da 5 a 10 volte più grande che per quelle scelte a caso", cioè vuol dire che quando noi facciamo una indagine su posti che noi prevedevamo che potessero essere contaminati, abbiamo il rischio di fare una sopravvalutazione di quelle che sono le situazioni reali, e questo perché il problema da un punto di vista del rischio è un problema che non è legato alla fonte puntuale di immissioni, ma al quantitativo di sostanza, di contaminante che è stato disperso nell’area. Quindi da questo punto di vista, quindi, questo concetto della non idoneità, se vogliamo, del campionamento puntuale e diretto verso le sospette fonti di contaminazione è un dato che è riconosciuto dalla stessa Environmental Protection Agency. Nel lavoro di Swartz del ‘95, che è pubblicato... adesso vi posso dire anche dove... non è scritto, quello è il documento EPA, il lavoro di Swartz è pubblicato su Environmental, è un articolo pubblicato nel ‘95, lui si occupa di valutare questo inquinamento, cosa succede nello studio dell’inquinamento da idrocarburi policiclici aromatici, che è uno dei composti sui quali noi abbiamo posto la nostra attenzione. E Swartz, in questa indagine fatta in una area inquinata negli Stati Uniti trova, appunto, questa correlazione e dice che i valori ritrovati sono molto peggiori. Il che significa una cosa, che non è possibile accettare come criterio di giudicare la contaminazione di un’area e il rischio, occorre andare a cercare gli hot spot, i punti caldi, anche se è giusto andarli a cercare. In conclusione quindi io voglio dire, a prova di questa cosa, che i dati utilizzati dai consulenti del Pubblico Ministero sono riferiti a campioni ubicati nei punti critici e non danno un’immagine realistica della contaminazione reale della laguna e dei canali industriali. Il fatto poi importante è che nelle consulenze presentate tutte le considerazioni sono state basate sui campioni che mostravano i più alti livelli di contaminazione e, diciamo, a questo punto ritengo che sia opportuno però fare vedere anche - e questo in risposta a quelle considerazioni che stamattina il Presidente mi ha fatto e sulle quali io forse non avevo abbastanza capito il succo del discorso - volevo dire questo fatto: che anche supponendo per assurdo di prendere come orientativi della situazione esistente tutti i dati dei campioni prelevati dai consulenti del Pubblico Ministero, noi, se andiamo ad applicare e a prendere tutti i dati delle analisi e applichiamo il criterio della mediana, che a mio parere è l’unico criterio che può essere adottato in questi casi per potere, diciamo, vedere la probabilità di avvenimento di una certa situazione, il professor Facchetti aveva fatto vedere l’altro giorno - non ritengo che sia il caso che vi riporti il grafico, la tabella della mediana con il cinquantesimo percentile - si vede che possiamo fare alcune considerazioni interessanti, canale per canale appunto. Io spero che siano leggibili i dati. Allora, questi sono tutti i dati relativi ai sedimenti e relativi ai campionamenti fatti dai consulenti del Pubblico Ministero, con le varie coordinate, nel canale industriale ovest sono stati fatti questi campionamenti, se io prendo e faccio l’analisi del valore della mediana, i valori A, B e C sono i valori del protocollo di Venezia, noi vediamo che la mediana, per esempio, in questo caso è 2150, per i PCB è 205, risultato di questo è che è addirittura in B, perché è 2100, e quindi è tra 1000 e 10000; per quanto riguarda i PCB il discorso, questo qua è al limite della C perché è 2000, per quanto riguarda... 205, sì, quindi è C, perché il valore finisce a 200, quindi è a 2000. Per quanto riguarda i PCDD/F, che hanno limite fissato, in questo caso il protocollo di Venezia non c’era, qua prendiamo i limiti fissati per i siti residenziali e industriali del 471, che è l’unico limite sul quale possiamo fare un riferimento, vediamo che il valore è 47, quindi è intermedio, è all’interno del limite commerciale industriale, per quanto riguarda i DDE è all’interno del limite residenziale, ancora per quanto riguarda il DDT è all’interno del limite del residenziale, per quanto riguarda l’HCB è ancora limite residenziale, per quanto riguarda i metalli presi in considerazione in queste indagini, noi vediamo che siamo per il cadmio all’interno della fascia B, per il rame all’interno della fascia C, per il mercurio all’interno della fascia B, per il piombo all’interno della fascia C, per lo zinco all’interno della fascia B. Questo per quanto riguarda il canale industriale ovest. Se andiamo a vedere i dati del canale Malamocco Marghera, dove tutti i campioni sono nuovamente stati elencati, vediamo ancora che, sempre assumendo come valore la mediana, vediamo ancora che siamo ancora in categoria B per quanto riguarda gli IPA, siamo ancora in categoria B per quanto riguarda i PCB, siamo in categoria 37, abbastanza basso comunque per i valori dei PCDD/F, bassissimo, residenziale per i DDE, per il DDT, per l’HCB un valore di 250 contro 5000, quindi molto più prossimo a quello residenziale che non all’altro, i valori dei metalli sono 3,67 e quindi vedete voi che sono in B, in B pure il rame, in B il mercurio, il piombo in B e lo zinco pure in B. Andiamo a vedere i valori nel canale invece industriale sud, i valori che vengono nel canale industriale sud sono IPA ancora 420 in B, PCB ancora 78 in B, commerciale industriale 45 per gli equivalenti, le ITE delle diossine, DDE residenziale, DDT residenziale, HCB commerciale industriale, poi rispettivamente ICD in B, il cadmio in B, il rame in A, il mercurio in B, il piombo in B, lo zinco in B. Il canale invece Lusore-Brentelle, sulla base dei dati delle perizie, mi risulterebbe in B per gli IPA, in C per i PCB, per il CDE commerciale industriale, però abbastanza basso, per il DDE anche questo commerciale industriale, però molto vicino al limite, per il DDT ancora residenziale, per l’HCB commerciale e industriale, poi B e poi rispettivamente C, C, C per rame, mercurio, piombo e B per lo zinco. Allora cosa vuol dire questo fatto? Che l’inquinamento dei canali della laguna, diciamo, anche accettando per buoni i valori delle consulenze a disposizione del Pubblico Ministero, dice che i valori medi, che sono gli unici che servono per valutare se ci può essere un rischio per l’ambiente, sono valori relativamente tranquilli, quindi in certi casi, in alcuni casi non ci sono grossi problemi; potrebbero in parte, quando sono in B, ancora rimanere nel contermine naturale lagunare. Però a questo punto è necessario, a mio parere, introdurre un concetto molto importante: a mio parere è necessario andare a vedere, perché noi siamo stati trascinati in una diatriba, a mio parere perché non abbiamo con abbastanza attenzione valutato qual era il significato, diciamo c’è stato molto rumore su quello che era il significato del documento che ha portato... del protocollo di Venezia. Come nasce il documento del protocollo di Venezia? Il protocollo di Venezia nasce come atto finale di uno studio durato una decina di anni, perlomeno sul piano pratico durato almeno 7, 8 anni, che era nato al momento in cui ancora venivano scaricati in laguna i gessi della produzione, i cosiddetti fosfogessi. Sui fosfogessi era venuta fuori una polemica perché le associazioni ambientaliste, pescatori ed anche la pubblica opinione non riteneva corretto che venissero scaricati in laguna. Allora per questo il Ministero dell’Ambiente nominò un gruppo di studio, venne fatta una Commissione e fece un documento, che è "Piano di intervento per l’attuazione degli scarichi in mare dei materiali di risulta delle operazioni di dragaggio dei bacini di Venezia e Chioggia", quindi essenzialmente per i dragaggi, e la Commissione aveva il compito di giungere sia a una più idonea caratterizzazione delle zone da scegliere per lo scarico dei materiali - questo quando è partita nell’88, ‘86 giù di lì - sia di affrontare la problematica - anzi nell’85 è partita - nella globalità, attese la qualità e la quantità dei materiali da dragare in gioco. Poi stabilire una migliore corrispondenza tra i materiali da scaricare e quelli relativi alle zone di scarico e una scelta più mirata delle zone di scarico secondo il criterio della massima compatibilità tra i materiali e della salvaguardia ambientale. I limiti adottati dal protocollo di Venezia sono stati adottati dopo che il professor Brambati, ordinario di Sedimentologia all’Università di Trieste, ha compilato uno studio, ha guidato un gruppo di studio dal quale sono stati elaborati i dati e ha predisposto una metodologia di valutazione fondata in particolare sulla comparazione tra la composizione chimica e granulometrica dei materiali da dragare e quella dei fondali per le zone prescelte per lo scarico. Il documento, che è ben noto, dunque cosa dice? Parte da queste considerazioni, è il discorso che si era fatto all’inizio: aumentando il tenore di pelite - che è quel minerale argilla - dentro i sedimenti, aumenta il tenore in metalli. Ricordiamoci che allora il problema essenziale, l’attenzione essenziale era stata posta sui metalli cosiddetti tossici. Allora il professor Brambati raccolse tutta la letteratura che c’era sull’argomento e fece fare anche degli studi e individuò 4 campi: campo A, zona diagramma delimitata superiormente dalla funzione relativa alla variazione del contenuto nel metallo considerato in funzione alla granulometria del sedimento; viene definita una funzione regionale dell’Alto Adriatico relativa a sedimenti incontaminati; poi un campo B, nel quale sono compresi i tenori massimi del metallo considerato nei sedimenti incontaminati; detto limite è contraddistinto come massima concentrazione regionale; campo C, nel quale sono compresi valori massimi di concentrazione dell’inquinante considerato, rilevati nella zona di scarico utilizzata nel passato da Montedison. I campi B e C coincidono quando il tenore del metallo considerato è inferiore o uguale alla concentrazione massima regionale; questo è logico perché, se i massimi sono lì dentro, quindi è così. Il campo D comprende tutti i valori che superano quelli di massima concentrazione in discarica. Possiamo anche presentare questa cosa. Quindi è stato costruito questo diagramma, nel quale sono stati messi il campo della funzione regionale, cioè la percentuale di pelite in funzione della concentrazione degli elementi, dei singoli elementi in funzione della concentrazione di pelite, e si trova che ovviamente la curva cresce in funzione della concentrazione di pelite. Poi i valori massimi come limiti riscontrati nei sedimenti regionali, della Regione, e quindi questo è il campo compreso tra la A e i numeri massimi ritrovati. Merita un chiarimento che cosa dice il limite C; dovete sapere che tra il 45,20 e il 45,50 e 12,20 e 12,60 mi sembra... 12,50, rispettivamente paralleli e meridiani, c’era una zona di scarico che era stata assegnata alla Montedison per scaricare i fosfogessi. Allora lì venne pensato che gli eventuali materiali che dovevano essere scaricati potessero essere continuati ad essere scaricati in quella zona, erano 54 o 45 chilometri quadrati, non ricordo bene, è una zona che è circa 10, 15 miglia fuori di Chioggia, quella zona lì, che è la zona dove dovevano essere scaricate queste cose. Allora loro avevano fatto una certa serie di misure delle caratteristiche del sedimento, avevano trovato che i valori massimi erano quelli e di qua vengono fuori i limiti che poi sono riportati nella tabella A, B e C, tabella 1, che voi ben tutti conoscete. Allora c’è un certo numero di osservazioni da fare; voi avete visto che questa tabella è venuta fuori in maniera assolutamente empirica, non c’è nessuna correlazione tra questi numeri ma soltanto una constatazione a carattere sperimentale di quelle che sono state le concentrazioni ritrovate rispettivamente come valore delle peliti nei sedimenti contaminati, come valore massimo ritrovato in qualche sedimento, sia pure incontaminato, come valore C ritrovato nella zona di discarica, perché se andiamo a vedere i documenti pensavano addirittura che poteva essere accettata ancora da 10 a 20 centimetri di scarico, fatta con una certa maniera lì nel coso, e quindi diciamo pensavamo di ammettere questa cosa. Allora, quando venne fuori questa, era nata la tabella, che non faceva nessun riferimento a problemi di tossicità, faceva riferimento soltanto a quelle che erano le concentrazioni ritrovate in certe zone della laguna veneta e dell’Adriatico. Dopodiché cos’è successo? E’ successo che, al momento di stabilire il protocollo per fissare queste cose, è stata presa pari pari questa tabella. Ora è chiaro che una tabella di questo tipo, che indubbiamente ci dobbiamo tenere, sulla quale ci possiamo ragionare, a mio parere sarebbe logico che si rimettessimo a ragionare, non ha una giustificazione molto logica né scientifica, perché proprio non tiene assolutamente in considerazione nessuno di quei parametri che sono stati giudicati essere di fondamentale importanza per quanto riguarda la valutazione del rischio di tossicità per esempio dei metalli e così via. Ora è chiaro che una tabella di questo tipo, quindi, non può essere presa come la linea di demarcazione tra la cosa buona e non buona, tra il lecito e l’illecito; la possiamo accettare soltanto che, alla luce di quelle che sono state le motivazioni, provvisoriamente si dice: va bene, i materiali che possono ritornare nel contermine lagunare devono rispondere a queste condizioni, così almeno siamo sicuri di non creare nessun problema. Ecco, io vorrei che questo aspetto fosse tenuto molto chiaramente in considerazione e che quindi, alla luce di queste cose, noi andassimo a reinterpretare alcune delle diapositive che io vi ho fatto vedere stamattina. Prendiamone per esempio una o due, anche quelle del Consorzio di Venezia e così via, non so, per esempio quella del piombo, un’altra del cromo e così via. Ecco, vediamo pure il Consorzio Venezia Nuova, o anche quello. Anzi, sono interessanti tutti e due, quei due. Ecco, voi vedete che praticamente tutta la laguna veneta è all’interno dei limiti, tranne quei due punti là in cima ed anche quelli là nel canale nord, è completamente dentro i limiti della valutazione di A, B e C; se prendiamo i limiti dei consulenti del Pubblico Ministero, che erano stati tirati fuori, vediamo che siamo tutti dentro ai limiti. Questo a livello di singolo punto di campionamento, quindi indipendentemente dal fatto che io sono convinto che - questo per rispondere in un certo senso a quel quesito che il Presidente mi ha posto - il campionamento è stato fatto in maniera poco corretta, ma indipendentemente da questo fatto, anche se per assurdo fossero corretti i dati, la situazione non è assolutamente pericolosa o tale da destare pericolo perché i dati anche A, B, e C vedete come sono venuti fuori, non c’entra assolutamente con un problema di rischio. E questi sono i documenti, questa è la prima considerazione. La seconda era questa: che dove ci sono gli spot rossi al di sopra, e ce ne sono, lì certamente è una zona contaminata a livello puntuale, quindi se vogliamo andare a vedere quello che può essere il rischio per l’ambiente da queste contaminazioni occorre che noi esaminiamo invece che cosa di questa contaminazione è un discorso invece areale, cioè qual è veramente il contributo che questa diciamo contaminazione può dare al problema della sicurezza. Allora quindi cosa succede? Cos’è quindi il succo di questo discorso? Che partendo dall’esame completo dei dati del Pubblico Ministero, dei consulenti del Pubblico Ministero, e confrontandoli anche con tutti i dati che sono disponibili in letteratura e che sono disponibili, che sono stati realizzati da autorità indipendenti, si vede in fondo che la situazione nei canali, nella laguna veneta è di tutta tranquillità e che la situazione nel canale di Venezia merita un intervento qualora sia necessario provvedere alla rimozione dei... - per motivi di navigabilità, di disabilità dei canali - alla pulizia, al dragaggio di questi canali, come sembra il caso. Però non c’è nessuna relazione tra questo fatto e una eventuale contaminazione pericolosa o rischio tossicologico. Quindi da questo punto di vista i risultati che ci sono che la laguna è pulita, che i fenomeni sono estremamente localizzati, che la mediana dà dei valori estremamente tutto sommato non da mettersi le mani nei capelli, anche se ovviamente i canali di Venezia, soprattutto il canale nord presenta dei problemi, che la contaminazione è legata, più che a delle attività del Petrolchimico, intese come il coso del cloro, a vecchie attività connesse alla presenza anche di aziende nelle quali nel ciclo c’era l’arsenico, che poteva essere la siderurgia quando, al tempo delle (fanzioni), c’era un impianto siderurgico che faceva dei (pelez), faceva l’acciaio, facendo i pelez dalle ceneri di piriti, indubbiamente, alle lavorazioni delle piriti utilizzate per l’acido solforico nei tempi passati, ancora a tutto, se vogliamo, un rischio che ci può essere stato, può essere collegato ad un processo di depurazione che c’era nella vecchissima cocheria della Vetro Coc, il processo Giammarco, dismesso circa 50 anni fa, prima della fermata della cocheria, dove c’era molto arsenico, e quindi diciamo, per esempio per quanto riguarda quei composti la situazione è quella. Poi, per quanto riguarda i metalli, certamente ci sono state delle attività metallurgiche, di metalli non ferrosi, elettrometallurgiche, di produzione di allumina e di alluminio che possono avere dato dei contributi importanti alla contaminazione. Teniamo presente, però, che la contaminazione è limitata grazie alla presenza delle soglie che hanno la duplice funzione di mantenere il fondo anossico e di mantenere i sedimenti in queste soglie, è limitata alla, diciamo, zona più alta dei canali prima delle soglie. Il grosso problema eventuale che si potrà porre è che ovviamente, quando si faranno degli interventi di pulizia dei canali, bisognerà stare attenti a non mettere in ricircolazione questi materiali, e questo per me è uno dei problemi più grossi che si possono avere. Non so se... Ecco a me, se è possibile, se il Presidente è d’accordo, importerebbe anche fare alcune considerazioni su quelle che sono al momento attuale le tecnologie di bonifiche di sedimenti che vanno per la maggiore. Diciamo che in questo momento - e sono lieto di dare tutta la letteratura che mi potrà essere richiesta - le metodologie di bonifica, come voi sapete, sono sostanzialmente di due tipi: il trattamento ex situ, che vuol dire recuperare il materiale, diciamo che è quello che noi conosciamo con i dragaggi, quindi il trasporto, movimento, poi il trattamento, le separazioni, oppure lo smaltimento, che può essere fatto in acqua, fuori dall’acqua, parzialmente in acqua sul litorale, e poi i trattamenti che possono essere fatti in situ. Le metodologie di bonifica con i trattamenti in situ cosa hanno come grande vantaggio? Il vantaggio di evitare il rischio maggiore, che è rappresentato dalla messa in circolazione di sostanze pericolose nel momento in cui si fanno gli interventi. Le difficoltà maggiori del trattamento in situ sono collegate al fatto che c’è una grossa difficoltà di ottenere un contatto tra la fase che deve fare l’azione di bonifica anche a livello biologico e la fase, invece, che deve per esempio provvedere ad una cementazione, ad un bloccaggio, ad un lavaggio, a un’operazione di questo... E quindi, diciamo, il trattamento in situ, che sarebbe una opzione estremamente interessante, sul piano pratico non si è scostato da attività a livello pilota. Una operazione che invece va per la maggiore in questo momento negli Stati Uniti e che credo che sia stata fatta anche a Venezia in certe parti, dov’è possibile, è quella del capping. Il capping vuol dire ricoprimento, ricoprimento con materiale pulito. E’ stato universalmente riconosciuto, e su questo ci sono tutte le documentazioni dell’EPA in proposito, oltre che di tutti tecnici che si occupano di questa questione, che una ricopertura di un sedimento con poco più di 30, 40 centimetri di materiale, di sedimento pulito, per dare un coefficiente di sicurezza, 3 piedi di sedimento pulito, è sufficiente per bloccare ogni rischio, perché non si ha più il rischio della messa in ricircolazione di questi materiali. Uno degli interventi che vengono fatti per risolvere questi problemi è che, nel caso in cui si debba operare per avere la sicurezza che non ci sia una rimessa in ricircolazione ma che bisogna comunque asportare con il dragaggio, una delle operazioni che vengono fatte e che per esempio sono state fatte l’anno scorso nel porto di Boston, che ha una laguna, per chi lo conosce, abbastanza simile, naturalmente diversa, ma abbastanza simile come ampiezza, che è di 280 chilometri quadrati, qualcosa di simile, o forse anche più grande, e con profondità in assenza di cose... molto modeste, tranne i canali navigabili, sono state fatte delle operazioni di capping con rimozione del sedimento, apertura di una zona profonda, una fossa profonda e una successiva immissione del sedimento sporco e poi una copertura ulteriore del sedimento. Questo per dire che cosa tra le varie cose che sono possibili fare, proprio per evitare il problema del rischio. Altri trattamenti sono per esempio l’utilizzo delle cosiddette simil curtain, che sono degli interventi atti a diminuire la messa in movimentazione dei materiali in sospensione durante il dragaggio, che sono proprio quasi dei teli oppure addirittura viene messo del materiale facilmente precipitabile nel momento in cui - in quantità modesta ovviamente - si fa l’asportazione. Cioè tutto sommato qual è la questione? Che si cerca di ridurre al massimo l’effetto di messa in ricircolazione. Quindi, da questo punto di vista, a mio parere è necessario che, al di là di quelli che sono diciamo i problemi che ci possono essere, che si veda una eventuale, diciamo così, risistemazione di questi canali percorrendo la via che dà le maggiori garanzie di evitare problemi, perché in questo momento noi abbiamo una sistemazione, una situazione, diciamo, di sicurezza documentata dal fatto che non abbiamo assolutamente problemi per quanto riguarda il biota, perché i valori del biota credo che non ci sia dubbio che siano del tutto tranquillizzanti, e nello stesso tempo abbiamo il problema di vedere di risolvere questo problema della movimentazione, della sistemazione di questi sedimenti. Quindi da questo punto di vista io ritengo che, diciamo, il Consorzio Venezia Nuova faccia bene a vedere quali soluzioni alternative a quelle costosissime e che danno dei problemi di movimentazione, sono possibili per eliminare il problema dell’inquinamento dei canali industriali di Marghera.

 

Presidente: grazie, professore.

RISPOSTA - C’è un ultimo sommario, vi faccio vedere appunto che i costi, questa qua è sempre tratta dall’EPA, i costi di trattamento, quando si va a fare anche trattamenti un po’ sofisticati, sono indubbiamente estremamente elevati.

 

Presidente: va bene, questo lo allegherà alla sua relazione. Lei ha concluso mi pare, vero professore?

RISPOSTA - Sì. Se è il caso Presidente, appunto, se ritiene opportuno, non so, ho cercato di chiarire qual è stata la mia posizione stamattina nei riguardi della questione dei campionamenti, della bontà o non bontà dei campionamenti, cioè le modalità seguite per il campionamento sono state certamente non corrette; il fatto è che noi, rispetto a tanti dati, siamo andati a cadere all’interno della gaussiana di distribuzione di quelle che erano tutte le prospettive possibili di avere dei valori di campione, e quindi, diciamo, in un certo senso, da questo punto di vista, poi premesso che certamente i canali industriali sono più inquinati della laguna, premesso che le attività che si sono svolte hanno portato certamente alla presenza di metalli pesanti, di una certa quantità di clorurati, quindi in quella zona sono localizzati, i valori ritrovati ricadono all’interno della gaussiana. Questo però non vuol dire che questi siano valori soprattutto rappresentativi dello stato dei canali, perché bisognava avere raccolto un numero maggiore di campioni secondo i criteri che erano stati dettati anche per fare gli interventi dal protocollo della laguna di Venezia, con quella numerosità e quella frequenza che era stata fissata. Ancora voglio dire che da questo punto di vista il discorso fondamentale che dev’essere fatto è che non si può pensare di utilizzare uno strumento, quale poteva essere una indagine, diciamo che era finalizzata a scopi ben precisi, utilizzarla per dare un giudizio su quella che è una situazione di pericolo quando i dati a disposizione non sono sufficienti. Ecco, questo è il problema di fondo.

 

Presidente: va bene, d’accordo, la ringraziamo. Come proseguiamo adesso?

 

Avvocato Mucciarelli: Presidente, la situazione sarebbe in questi termini: noi avremmo preventivato l’intervento del professor Belluco, che però è abbastanza, diciamo così, esteso nel tempo.

 

Presidente: abbiamo un’ora a disposizione.

 

Avvocato Mucciarelli: sarà più lungo. Mi rendo conto che lei intende sempre occupare e impiegare il tempo fino all’ultimo minuto, però a noi spiacerebbe molto che questo intervento dovesse essere diviso tra l’udienza di oggi...

 

Presidente: scelga un altro consulente, allora.

 

Avvocato Mucciarelli: c’è un minimo di sequenza logica. Se lei ritiene che non sia possibile sospendere l’udienza adesso in modo da consentire al professor Belluco...

 

Presidente: no. Scusi, abbia pazienza, il professor Belluco se vuole cominciare oggi comincia oggi e poi eventualmente termina la prossima volta. Semmai la prossima volta sintetizza in 5 minuti, se lo ritiene, per riprendere il filo del discorso, quello che ha già esposto oggi, ma oggi possiamo senz’altro cominciare, abbiamo un’ora.

 

 

DEPOSIZIONE DEL CONSULENTE

DR. BELLUCO UMBERTO

 

RISPOSTA - Mi chiamo Umberto Belluco, mi sono già qualificato ieri. Io parlerò della chimica all’interfase sedimenti acque superficiali, trattando specificatamente il problema dei metalli pesanti. Tralascio di descrivere le caratteristiche delle argille e dei sedimenti in quanto saranno inglobate nella relazione scritta che presenterò, mentre invece parlerò della speciazione chimica e delle analisi sequenziali e dei relativi effetti biologici. Ecco, in particolare vorrei rispondere ad affermazioni che sono state fatte dai consulenti del Pubblico Ministero e precisamente mi pare dal dottor Ferrari e dal dottor Raccanelli, i quali correttamente hanno ammesso che tra i fattori che promuovono la movimentazione, mobilizzazione dei metalli presenti nei sedimenti vi è da considerare il pH, cioè il grado di acidità, il potenziale redox da una parte e la struttura del sedimento stesso. In più, ad una domanda posta dall’avvocato Mucciarelli al dottor Raccanelli, questo rispondeva che effettivamente non aveva riscontrato alcuna correlazione tra l’inquinamento da metalli pesanti nel sedimento e il contenuto degli stessi elementi, degli stessi metalli pesanti nel biota. Questo, a mio avviso, è un problema importantissimo e che va discusso, questo è l’oggetto del mio intervento. Questo fa parte dell’indice dell’intervento stesso. Ecco, allora parliamo della speciazione chimica e degli effetti tossicologici dei vari composti. Le sostanze chimiche inorganiche possono essere solubili in acqua, cioè idrosolubili, oppure solubili nei grassi, liposolubili, o insolubili in acqua insomma. Gli effetti tossicologici della sostanza chimica dipendono fortemente dalla sua solubilità in acqua in relazione alle vie di assunzione da parte di un organismo animale, di un biota, cioè assorbimento e per contatto questo sono solubili nei grassi, liposolubili, oppure per ingestione se sono liposolubili o idrosolubili. Vediamo un po’ adesso come gioca la speciazione rispetto agli effetti biologici. Uno dei sali più velenosi che si conoscano è costituito dai sali di bario, cioè il cloruro di bario, il nitrato di bario, che sono sali solubili, sono tra i veleni più potenti che si conoscano. D’altronde, quando si deve fare una radiografia allo stomaco, si ingurgita il solfato di bario in sospensione, quindi un sale di bario, come opacizzante. Il fatto che sia innocuo è perché è poco solubile, quindi l’agente venefico è lo ione bario, Ba2+, che deriva esclusivamente da sali solubili in acqua. Quando invece il bario, che si trova sotto un’altra specie chimica, un’altra forma chimica, sotto forma di solfato di bario non è più venefico, quindi questo fa vedere un problema di effetto biologico legato alla solubilità, quando è insolubile non è venefico. Secondo punto, prendiamo il caso dei cianuri; sappiamo tutti che i cianuri solubili, il cianuro di sodio o di potassio sono dei potenti veleni; il ferro cianuro di potassio, per esempio, cioè quando ci sono 6 gruppi CN- che sono coordinati attorno ad un atomo di ferro e costituiscono un complesso, si chiama, o un composto di coordinazione, questi sono inerti; e in Francia esiste una pratica, che è legale, di trattare i vini rossi con colore intenso, con tallio piuttosto rilevante in concentrazione, per ottenere i vini rosé, in quanto il ferro cianuro è inerte, perché il veleno è costituito dallo ione CN-, ma questo è complessato attorno all’atomo di ferro, anche se il complesso è solubile non è venefico. Nel primo caso l’inerzia era dovuta alla insolubilità, nel secondo caso al fatto che l’agente venefico viene catturato dallo ione metallico, anche se è solubile. Terzo caso: ci sono delle sostanze - per spiegare cioè speciazione chimica ed effetto biologico - delle sostanze che sono citotossiche, tossiche per le cellule, in grado cioè di attraversare la membrana esterna della cellula entrando nel citoplasma. Entra quindi una sostanza estranea e in questo caso si parla di effetto citotossico rispetto alla cellula; invece hanno effetti mutageni e/o cancerogeni, specie chimiche che sono in grado di attraversare la membrana cellulare, attraversare anche la membrana del nucleo, entrare all’interno del nucleo ed interagire con il DNA, cioè con il patrimonio genetico; modificando questo diventano mutageni. Vediamo un esempio; questo è un meccanismo di azione che è stato proposto dal professor Levis, che è il caposcuola della dottoressa Venier, del Dipartimento di Biologia di Padova, e questo è il meccanismo di azione che lui ha studiato nel caso del cromo. Sappiamo tutti che il cromo esavalente, significa cioè CrO4-, questo qui è il cromo esavalente, questo è cancerogeno considerato, dallo IARC anche, mentre invece il cromo trivalente, questo qua sopra, è citotossico. Qual è il meccanismo? Tutte e due queste specie, sia il cromo trivalente che il cromo esavalente, sono in grado di attraversare la membrana cellulare, entrano nel citoplasma - eccolo qua il citoplasma - mentre il cromo esavalente è in grado di entrare anche nel nucleo che contiene il DNA, dove si riduce a cromo trivalente è in grado di interagire con il DNA e diventa quindi mutageno, il cromo trivalente, invece, non ha questa capacità di entrare all’interno del nucleo, quindi il cromo esavalente - stiamo sempre parlando di derivati del cromo - di specie chimiche che si riferiscono allo stesso elemento cromo, il cromo esavalente è un cancerogeno mutageno, il cromo trivalente è un citotossico, che è tutt’altra cosa. Quindi andiamo avanti. Abbiamo visto quindi tre casi di speciazione chimica che ha degli effetti rilevanti rispetto all’impatto sul bersaglio biologico, uno legato alla solubilità, il solfato di bario non era solubile in acqua, l’altro legato in acqua al fatto che si formavano dei composti di coordinazione, cioè che in qualche maniera veniva sequestrato da uno ione metallico l’agente venefico che era il CN-, e in quest’ultimo caso cromo trivalente e cromo esavalente, che hanno una diversa capacità di interagire con la cellula: il trivalente si ferma all’interno del citoplasma mentre invece il cromo esavalente è il vettore che entra anche all’interno del nucleo, il vettore rispetto al cromo trivalente, notoriamente in grado di interagire con le basi puriniche che costituiscono il DNA. Adesso vediamo il secondo capitolo, cioè la speciazione chimica e l’ambiente, è quello che interessa questo processo. Allora, l’ecosistema, e questo è stato detto anche da Drei, consulente mi pare dell’avvocato dello Stato, il quale correttamente ha detto: tutti i dati di cui si dispone dimostrano che nella laguna l’80% dei rilevamenti sperimentati, fatti, ha dimostrato che il potenziale è negativo. Significa che siamo in condizioni di anaerobiosi. Questo è stato confermato anche dal dottor Degetto con altre misure: che ci sia l’80% di aree in condizioni anossiche non c’è alcun dubbio. Questo direi che è fondamentale, questo lucido qui. Quando siamo in un sistema in aerobiosi, cioè quando l’aria quindi diffonde liberamente nello specchio d’acqua che stiamo considerando, entra la luce, se non entra la luce non c’è sintesi clorofilliana e quindi non c’è vita nel fondo degli oceani, si parla di deserto biologico, perché non arriva la radiazione solare, quindi quando siamo in condizione di aerobiosi la diffusione dell’aria all’interno dello specchio d’acqua fa sì che il potenziale redox sia positivo; è una misura sperimentale molto precisa e quindi siamo sicuri che quando misuriamo un potenziale positivo significa, anche, se lo ricerchiamo, che c’è ossigeno. Quindi in condizioni di aerobiosi in uno specchio d’acqua noi possiamo avere ossigeno - qui l’ho scritto sotto, qui c’è la formula - nitrati per esempio, carbonati e solfati, queste sono le specie ossidate, cosiddette. Esistono queste specie qua. Un microrganismo che si trovi in un sistema aerobico, cioè di questo tipo qua, in presenza di queste sostanze e in presenza di un carico organico, comincia a metabolizzare quel carico organico, è il cibo per quel microrganismo, che è un microrganismo aerobico. Che cosa fa? Fintanto che c’è ossigeno "respira" ad ossigeno e riduce l’ossigeno, che è un accettore di elettroni, in questo caso, ad acqua, quindi consuma tutto l’ossigeno, fin tanto che c’è ossigeno quel microrganismo demolisce la sostanza organica e consuma ossigeno. Quando ossigeno non ce n’è più quel microrganismo aerobico respira a nitrati e riduce i nitrati ad ammoniaca. Questo è quello che diventa in condizioni di anaerobiosi e quindi diventa ammoniaca. Se non c’è più ossigeno, non ci sono più nitrati, ci sono i carbonati, i quali derivano dalla diffusione dell’anidride carbonica presente nell’aria all’interno, nel corpo idrico che stiamo considerando, e allora quel microrganismo aerobico respira a carbonati riducendoli a metano. Se non c’è ossigeno, nitrati e carbonati, respira a fosfati, questa è l’ultima possibilità che ha, dopodiché non può più sopravvivere, e riduce i solfati a zolfo, in parte, ad acido solfidrico, che qui ho scritto. Quindi, in condizioni di anaerobiosi, cioè nell’80% dei punti di cui parlava Drei, e che io concordo in pieno, noi ci troviamo nei fondali non in presenza di queste sostanze qua, perché il potenziale è negativo, ma in presenza di queste sostanze; ecco l’odore che si ha quando si fa un prelievo di una carota, per esempio, di un sedimento, perché c’è sviluppo di acido solfidrico, il metano, va beh, questo è inodore, e sviluppo di ammoniaca. D’altra parte è ben noto a chi abita a Venezia che l’argenteria nelle case dei veneziani annerisce molto prima che l’argenteria nelle altre città. Perché? Perché c’è uno sviluppo di acido solfidrico il quale è in grado, in presenza di ossigeno, di reagire con l’argento formando il solfuro d’argento; quindi c’è uno sviluppo, la concentrazione di acido solfidrico in generale è più alta, proprio dovuta al fatto che ci troviamo in queste condizioni, a potenziale redox negativo. Quindi noi non abbiamo queste sostanze ma abbiamo queste altre sostanze. Allora adesso vediamo un metallo che attraverso un refluo industriale urbano, quello che sia, arriva in un corpo d’acqua, nel caso specifico in laguna. Gli agenti precipitanti, che sono in grado potenzialmente di far precipitare, di rendere insolubile quel metallo pesante, e abbiamo visto quanto sia importante il fatto che un metallo sia insolubile, nel caso del solfato di bario l’abbiamo ben visto; gli agenti che fanno precipitare, cioè che combinandosi con lo ione del metallo pesante presente nel refluo possono farlo precipitare sotto forma di composto insolubile sono gli ossidridi, OH-, che si trovano nell’acqua, in quanto l’acqua della laguna è a pH circa 7, neutralità, quindi vi è una concentrazione di questa specie qua, ed allora precipitano sotto forma di idrossidi del metallo, di questo tipo qua, oppure i carbonati che provengono dal fatto che l’anidride carbonica dell’aria diffonde nell’acqua della laguna e quindi può precipitare sotto forma di carbonato. E questi due precipitanti - gli esempi sono l’ossido di rame - se nel refluo è presente un sale di rame, solfato di rame, cloruro di rame, che è insolubile, questo al pH della laguna e con quella concentrazione di carbonati lo ritroviamo al fondo sotto forma di ossido di rame oppure ossido di mercurio, idrossido di zinco, idrossido di manganese, idrossido di cromo, se c’è il cromo, ferro, alluminio, carbonato di calcio, carbonato di bario, se ci fosse il bario. Quindi questo qui è il mix di composti insolubili che possiamo trovare sul sedimento. L’altro precipitante importantissimo, che dicevamo prima, sono i solfuri, l’acido solfidrico di cui parlavamo prima, cioè vuol dire questa specie qui, S2-, perché l’acido solfidrico a pH 7, che è il pH della laguna, diventa S2-, cioè una concentrazione abbastanza rilevante; e si forma, se arrivano metalli pesanti solubili vengono precipitati sotto forma di solfuri del metallo, che hanno questa formula o quest’altra. Gli esempi sono il solfuro mercurico, il solfuro di piombo, di stagno, di rame, di cadmio, di bismuto, di antimonio, di arsenico, di cobalto, di nichel, di manganese e di zinco, per limitarci soltanto ad alcuni. Faccio presente che in particolare il solfuro di mercurio è il sale meno solubile che conosciamo; l’acqua dell’alto Tevere ed anche dell’Isonzo passa su un fondale che contiene solfuro di mercurio, cinabro, eppure poi è destinato ad uso potabile, perché? Perché il solfuro di mercurio è praticamente insolubile, quello che è nocivo è lo ione HG2+, ma è il caso che abbiamo visto prima, analogo a quello del bario. Proprietà chimiche dei metalli, quindi abbiamo visto che ci sono questi agenti precipitanti che finiscono nel sedimento, alcuni finiscono per essere inglobati laddove il granulo del sedimento si forma, e quindi vengono sequestrati fisicamente, altre volte coprecipitano si dice, cioè precipitano insieme con l’idrossido di ferro e di manganese, che sono due componenti dei sedimenti stessi; quindi troviamo, accanto all’idrossido di ferro, se c’è ferro, e di manganese, troviamo anche altri composti di questo tipo. Abbiamo visto quello che dicevano correttamente sia il dottor Ferrari che il dottor Raccanelli, che la solubilità dipende dal grado di acidità dello specchio d’acqua, cioè io posso avere sì un sale insolubile, però aggiungo un acido e posso portare tutto in soluzione. Allora vediamo adesso le proprietà chimiche dei metalli, cioè la solubilità di questi composti dei metalli in funzione del grado di acidità del pH, e consideriamo gli ossidi, abbiamo visto l’ossido di rame, di mercurio per esempio, gli idrossidi e i carbonati, quelli che hanno queste formule qui, in sostanza. La solubilità in acqua dipende dal grado di acidità del mezzo; in ambiente acido, cioè quando il pH è basso, la solubilità aumenta. Questi idrossidi sono insolubili, li abbiamo visti prima, mercurio, ferro, cromo, manganese, rame, nichel; questi carbonati sono anche insolubili: carbonato di magnesio, ferro, cromo, manganese, rame e nichel; tutti insolubili. In ambiente acido allora si sciolgono e passano in soluzione, e queste sono le specie che possono essere attive sotto il profilo dell’impatto sul bersaglio biologico, queste sono quelle che sono attive; fintanto che sono in questa forma qua sono equivalenti a quel solfato di bario di cui parlavamo in precedenza. Quindi il pH può rimuovere, una variazione di pH può facilitare la rimozione del metallo pesante che è presente sul fondale, sul sedimento. Solubilità e pH degli idrossidi; questo è un diagramma, direi senza ricordare tutti quei nomi chimici, che sarebbe anche tedioso, questo diagramma qui è di estrema semplicità, e cioè riportiamo qui la solubilità in ordinata, tanto più ci alziamo tanto più significa che quel sale che stiamo considerando è solubile, in alto. Di qua invece riportiamo il pH del mezzo; in laguna siamo intorno a pH 7, siamo qui, a pH 7, ed è tamponato, nel senso che c’è il tampone carbonico, dovuto ad anidride carbonica in sostanza. Allora in generale per tutti questi metalli che abbiamo qui scritto sotto, tutti questi metalli qua, quando siamo al di sotto di questo valore di pH qua, soglia, il sale è solubile, sotto forma di Mn+, e quindi è tossico, è altamente tossico. Basta che noi superiamo questa soglia di pH qua, entriamo cioè nel dominio del pH proprio della laguna ed entriamo nella curva di solubilità, cioè precipita l’idrossido di quel metallo, è insolubile qui dentro l’idrossido di metallo. A volte può succedere, questo nel caso dello zinco e dell’alluminio, che aumentando ulteriormente il pH può anche ridisciogliersi, ma sono casi sporadici. In generale quindi se in un corpo d’acqua noi ci troviamo al di sopra di pH 6, 5, 5-6, siamo sicuramente nella curva di solubilità. Faccio presente che il limite del pH per quanto riguarda la tabella A della Legge Merli ed anche della legge speciale per Venezia varia tra 5,5 e 9,5; perché si è messo questo limite? Perché significa che 5,5 sono qui e 9,5 sono qua. Misurando il pH direi che...

 

Presidente: sempre all’interno della lacuna di...

RISPOSTA - Certo. Quindi anche la chimica diventa comprensibile con un diagramma di questo tipo. Andiamo avanti. Guardiamo per esempio il ferro, ecco qualche esempio, mica tanti; per esempio il ferro addirittura, se ho cloruro ferrico o solfato ferrico, che è solubile, significa che sono al di sotto di pH 2, e qui è sotto forma di Fe3+, solubile. Basta addirittura in questo caso che mi sposti verso pH 3 che già sono nella curva di solubilità. Precipitano fiocchi di idrossido di ferro. Quindi qui addirittura non occorre neanche andare a pH 5, 5,5 ma addirittura prima. Andiamo avanti. Questo qui è il rame, vedete che questo qui invece bisogna arrivare a circa 6, ma in laguna siamo a questo pH qui, quindi sicuramente, anche se c’è un refluo che contenga un sale di rame solubile, precipita, questo, sotto forma di idrossido. Il cromo, ne abbiamo già parlato prima, anche questo ha pH 5,5, vedete che il Cr3+, quello che è citotossico, la curva di solubilità, precipita a pH 7 in laguna sotto forma di idrossido e ce lo ritroviamo sul sedimento. Adesso vediamo, finora abbiamo visto gli idrossidi e il pH, adesso vediamo i solfuri, che cosa succede? Per i solfuri abbiamo delle curve analoghe, anche qui riportiamo la solubilità dello ione che consideriamo, mercurio, piombo, stagno, arsenico, cadmio, rame antimonio etc., anche altri, e qui riportiamo il pH; in laguna siamo sempre intorno a pH 7. Abbiamo già visto che siamo in condizioni anossiche, quindi vuol dire che siamo in presenza dello ione S2- solfuro, il quale si combina con il metallo, siamo a pH 7, siamo nella curva di solubilità, e precipita il solfuro metallico; anche i solfuri li ritroveremo quindi necessariamente, è la chimica che lo dice sotto forma di sali insolubili. Qui c’è un esempio per far vedere che addirittura... questo è il solfuro di ferro che precipita a pH 5, mentre il nitrato di ferro, 2+, non è il 3+, addirittura qui bisogna andare oltre a pH 5, quindi bisogna andare a pH... in laguna, che siamo a pH 7, è inutile cercare l’idrato ferroso, qui invece ci sarà il solfuro ferroso, perché siamo a pH 7. I solfuri in generale sono meno solubili dei corrispondenti idrossidi, quindi questi metalli pesanti li ritroviamo al fondo o sotto forma di idrossidi, o sotto forma di carbonati o sotto forma di solfuri. Ecco, questo è un altro esempio, passiamo oltre. Ogni metallo è studiato in questa maniera e ci sono queste regioni di esistenza delle varie specie chimiche dello stesso elemento. Adesso vediamo invece il potenziale di ossidoriduzione, il quale è importante per quello che dicevamo prima quando abbiamo parlato della diversa tossicità, diverso effetto biologico del Cr3+ rispetto al Cr6+, quindi un fattore che può mobilizzare dal sedimento un metallo pesante che sia precipitato di sopra è la variazione del potenziale normale: pH, potenziale normale e struttura del sedimento stesso. Qui per esempio, dice Drei - e io concordo in pieno - che in laguna siamo ad un valore di potenziale normale in Volt negativo, siamo intorno a -0,2, -0,3, qui insomma siamo, in questa zona qua, e siamo a pH 7. A pH 7 voi vedete che questo qui è il dominio di esistenza di questa specie qua, per il rame. Esiste il rame metallico; mentre invece, se io vado in condizioni aerobiche, a potenziale positivo, per esempio 0,6, sopra 0,3 comunque, +0,3, vedete che il rame si scioglie a pH, fino a questo valore di pH 5, ed esiste sotto forma solubile, Cu2+, e in condizioni anaerobiche, in laguna, io mi trovo a pH basso e mi trovo a pH 7, quindi mi trovo con questa specie chimica, Cu. Uno può dire: ma se io scarico io non trovo rame metallico o ne trovo molto poco quando vado ad esaminare il sedimento. Questo è dovuto non ad un fattore si dice dal punto di vista..., ad un fattore termodinamico, cioè la termodinamica, la legge fisico/chimica porta necessariamente a questa forma qua; può essere soltanto che la cinetica, la velocità con cui nel refluo c’era questa specie, quando io sverso in laguna questo solfato di rame, per esempio, solubile, e sono in condizioni di aerobiosi vado dentro con questa specie in laguna, però nel tempo, sarà lenta la reazione ma nel tempo questo si trasforma in quest’altra specie che è insolubile e, essendo insolubile, è inattiva dal punto di vista tossicologico. Qui è in tracciato, cioè il pH e il potenziale redox, li stiamo esaminando tutti e due insieme. Prendiamo il mercurio, perché questo è di rilevanza per questo processo. Il mercurio, per avere mercurio Hg2+ solubile, cioè cloruro mercurico per esempio, questo è soluzione, dobbiamo essere a potenziale positivo; vedete che sopra qui 0,9 diciamo, da +0,9 in su, e devo essere a pH inferiore a 2. A pH 2 è in questa zona qua, esiste questa specie. Se invece vado sempre allo stesso pH per esempio, 2, però abbasso il potenziale, vado in condizione di anaerobiosi, il mercurio 2+ diventa mercurio 1+, che ha questa formula strana però è come se fosse Hg1+, sono Hg2 2+, comunque è Hg1+. Se vado in condizioni ancora più anaerobiche ottengo mercurio metallico anche a valori di pH elevati, e infatti nei sedimenti si ritrovano anche goccioline di mercurio. Nel tempo, se sono in condizioni - come lo sono - di potenziale negativo e a pH 7, questa è la curva che mi ritrovo. Uno può chiedersi: ma se tutto questo mercurio - io non discuto i dati analitici del mercurio in laguna etc. - è arrivato comunque in laguna, perché Minamata ha provocato 140 morti, invece non risulta che il morbo di Minamata sia esploso invece nell’hinterland della laguna di Venezia; e a me ha fatto specie che molti dei consulenti, quando parlano di mercurio, cioè del morbo di Minamata, tout court parlano di mercurio. Non è il mercurio metallico che ha provocato il morbo di Minamata, ma è stato un derivato del Hg2+, e cioè esattamente il dimetilmercurio e il cloruro di metilmercurio. Quindi è diverso il discorso, non è l’Hg metallico che ha prodotto il morbo di Minamata, ma HgCH3 preso due volte, che significa dimetilmercurio, oppure HgCH3Cl, che vuol dire cloruro di metilmercurio, questi sono. E che lì si procedevano perché in quel processo di quella fabbrica di Minamata veniva fuori, venivano fuori questi due derivati metallorganici del mercurio, non per il mercurio metallico, il mercurio ha altri effetti, che non è però quello del morbo di Minamata, non sto dicendo che il mercurio è inerte, inattivo etc., biologicamente. Adesso vediamo speciazione chimica e biodisponibilità; ricordo ancora che l’obiettivo è quello che ho detto all’inizio, di rispondere a quell’apparente paradosso per cui un mitile che vive su un sedimento molto inquinato non necessariamente risulta più inquinato rispetto a quell’elemento che stiamo considerando, rispetto ad un mitile invece che vive in un sedimento meno inquinato, c’è quell’apparente paradosso che ha constatato il dottor Raccanelli correttamente, ma che prima di lui era stato visto da molti altri. Quindi vedremo il perché si arriva, questo è l’obiettivo del mio discorso. Allora, il processo di trasferimento dei metalli pesanti, quando diciamo metalli pesanti intendiamo sali naturalmente, non ferro come tale, come elemento; dal sistema acqua al sedimento, questo può avvenire per trasporto, per deposizione di minerali detritici, rocce, suoli, resti di sostanze organiche che contengono i metalli stessi, oppure per adsorbimento e/o scambio cationico su ossidi di ferro e manganese, cioè coprecipitano fiocchi di idrossido di ferro e di manganese insieme con gli altri metalli che sono presenti eventualmente lì, e li troviamo insieme. Precipitazione, abbiamo già visto, sotto forma di idrossidi, carbonati e solfuri, l’abbiamo visto prima, oppure per flocculazione ad opera di sostanze organiche, oppure gli ossidi e idrossidi dei metalli pesanti possono ricoprire la superficie del granulo del sedimento e a loro volta essere ricoperti dal granulo in accrescimento, nel qual caso rimangono fisicamente inglobati e non si muovono più se non in condizioni molto drastiche. Sedimenti, mobilità dei metalli, questo è quello che interessa, cioè è il cuore del discorso. Adesso abbiamo scaricato i reflui in laguna, questi abbiamo detto dove sono finiti, adesso il problema è per vedere come si trasmette l’effetto alla catena alimentare, quindi dobbiamo considerare il meccanismo della mobilizzazione di questi composti che si trovano al fondo. "I metalli immobilizzati sui fondali si trovano sotto forma di composti insolubili - l’abbiamo visto prima - solfuri o ossidi, oppure di composti di coordinazione", che composto di coordinazione avevo definito quello ferro cianuro di prima, cioè c’è un nucleo metallico che lega a sé delle altre specie chimiche, per interazione degli ioni metallici con i ricettori - ci sono dei ricettori - radicati sul supporto inerte, sulle sabbie e sulle argille, cioè sul granulo di sabbia ed argilla ci sono dei tentacoli che chimicamente possono legare lo ione del metallo pesante, vedremo qualche esempio. Questo è il processo di immobilizzazione, quando viene immobilizzato il metallo. La mobilizzazione, che è il processo inverso, può avvenire con modalità diverse: per via fisica, cioè spostamenti, dispersioni a seguito di moti mareali, correnti etc., traffico marittimo, quindi lo sposto da una parte all’altra etc., oppure quello che maggiormente interessa, per via chimica, a seguito di reazioni con altre sostanze chimiche che raggiungono i fondali; aggiungo un altro inquinante, il quale ha la proprietà di competere con il ricettore che è ancorato al granulo metallico portando, trascinando in soluzione, in acqua, il metallo che era inizialmente immobilizzato; oppure per via biochimica, cioè il microrganismo, il quale è in grado di metabolizzare. Specie chimiche e sedimenti; allora vediamo qualche.... tanto per illustrare, non è che le cose siano proprio così, comunque insomma, i composti chimici insolubili che si formano per interazione tra i metalli pesanti, che sono negli scarichi idrici e le specie B, che sarebbero ossidridi, carbonati e solfuri, si depositano sui fondali e c’è una sedimentazione, qui c’è l’acqua e quindi precipita il solfuro di mercurio, di rame etc., l’ossido, l’idrossido, i carbonati, e qui c’è il sedimento. Quindi all’interfase, e si intende con ciò la superficie ideale di separazione della fase solida dalla fase liquida, questa è l’interfase, sedimento, acque superficiali, si depositano su questa interfase qua. Queste sono le sostanze, i solfuri e i carbonati che dicevamo prima. Passiamo pure oltre. Questa è un’affermazione fatta dal maggior esperto in campo mondiale che si occupa di geochimica; uno dei capitoli principali della geochimica è lo studio dei sedimenti, e dice: "La quantità dei diversi elementi chimici nell’acqua marina non è proporzionale alla quantità degli elementi che le acque dei fiumi sversano in mare, ma è inversamente proporzionale alla facilità con cui gli elementi sono resi insolubili a seguito dei processi chimici e/o organo-chimici tipici del mare". Aveva già osservato quello che il dottor Raccanelli ci ha raccontato qua, cioè non è tanto il contenuto complessivo del metallo pesante presente in quel sedimento che determina la quantità che viene assorbita dal biota che vive sopra a quel sedimento, ma soltanto la frazione che è mobilizzata, cioè che è biodisponibile, vedremo dopo come si fa a calcolare, perché per ora è soltanto una parola biodisponibilità, bisogna andare a numeri per essere concreti. "I solidi sospesi presenti in un corpo idrico di grandi dimensioni (oceani, mari, lagune etc.) sequestrano gli elementi chimici più reattivi, convogliandoli sulla superficie dei sedimenti per inglobamento negli aggregati organici di origine biologica. Tale fenomeno è dominante nel caso di metalli in tracce coinvolti nei cicli biologici". Questo è quello che dice questo signore qua. I costituenti dei fondali, ne ha parlato il collega Dal Prà ieri, nei fondali si trovano i supporti "inerti", e sono le sabbie, i silico-alluminati, che sono le argille, residui metallici mineralizzati e poi altri materiali che possono trovarsi anche di natura organica. Su questo fondale, su questo sedimento che può contenere una o più di questi supporti o tutti insieme, ci sono questi ricettori, e i ricettori chimici sono dei gruppi chimici in grado di interagire con gli ioni dei metalli pesanti catturandoli, e ci sono gli acidi umici e fulvici, di cui parlerà il professor Cescon, residui amminici, gruppi amminici, gruppi di tipo solfureo, gruppi di tipo ossidrilico, carbossidati etc., cioè di diversa natura. Questi sono i tentacoli chimici che sono in grado di catturare con legami forti, legami covalenti, i metalli pesanti; e allora gli ioni dei metalli pesanti, che arrivano con il refluo, possono interagire con i ricettori che sono presenti nei fondali, che abbiamo visto prima: questo qui è un ricettore, quest’altro, questo e quest’altro, e si formano per interazione tra gli ioni dei metalli pesanti provenienti dagli scarichi idrici e le specie chimiche, ossidi, carbonati, solfuri, e si formano questi composti che abbiamo visto prima, e vengono sequestrati, non inglobati dentro al globulo fisicamente ma per interazione chimica con legami forti. Se il legame invece è debole allora quel metallo che era stato catturato può essere smobilizzato facilmente e diventa biodisponibile. Ecco, qui l’interazione metallo-sedimento è caratterizzato da forze di legame di natura chimica che sono forti, non è che si strappano facilmente, di entità diversa; ci sono interazioni deboli, e quando una interazione è debole significa che il metallo pesante è facilmente mobilizzato, mobilizzabile e quindi la sua biodisponibilità è elevata; interazioni di media forza e legami forti. Qui matrice solida e qua ci sono tre esempi. L’analisi chimica, questo è un altro concetto che sottolineo, l’analisi chimica come strumento necessario ma non esaustivo per la caratterizzazione di un sistema ecologico; non basta che io faccia un campionamento a regola d’arte, un’analisi a regola d’arte e con questo io ho caratterizzato quel campione e basta, bisogna fare altre considerazioni. E introduco il terzo argomento, che è il più importante, che è quello dell’analisi sequenziale, di cui qua non si è mai parlato. Cioè si basa sull’effettuazione di estrazioni di specie chimiche di metalli pesanti dal sedimento, utilizzando in sequenza sostanze estraenti a crescente reattività chimica. Cioè provo, prendo un campione del sedimento su cui è legato il metallo pesante, come abbiamo visto prima, tratto questo sedimento con una sostanza che possa legare a sé, prima in maniera blanda il metallo, e vedo quanto ne porto via, poi sottopongo in sequenza ad un successivo trattamento con un reagente più aggressivo, e così via 5 o 6 volte, ed ottengo 5 o 6 frazioni, come vedremo subito. In generale le fasi fondamentali della sequenza sono 5 e ciascuna di esse individua - ecco il punto basilare - una frazione di metalli legati al sedimento con una diversa forza di legame: prima tiro via i metalli che sono legati debolmente al sedimento, successivamente gli addotti labili, poi via via quelli che formano legami più forti e quelli che sono assolutamente "inamovibili". Ecco, nell’analisi sequenziale un agente chimico estraente, che viene utilizzato nell’operazione di estrazione del metallo, agisce - questo qui, l’agente estraente è questo - come competitore nei riguardi del metallo sequestrato rispetto al ricettore presente sulla superficie del supporto. Cosa vuol dire? Sulla superficie del supporto c’è questo ricettore qui, che ha legato a sé il metallo. Adesso io, nella prima fase di analisi, tratto il campione del sedimento che contiene questo metallo sequestrato con un agente estraente il quale mi porta via, se questo è legato labilmente al ricettore, mi porta via tutto il metallo o non me ne porta via affatto se il metallo è stabilmente legato, se il legame è forte; quindi c’è una competizione tra l’agente estraente e il ricettore nei riguardi del metallo. Per discriminare tra i metalli immobilizzati sui fondali in funzione della forza di legame che li tiene uniti ai ricettori è necessario impiegare sequenzialmente, in cinque fasi distinte, agenti chimici dotati di capacità di estrazione diverse, progressivamente crescenti. Ecco come si fa in pratica, allora, agenti chimici estraenti, in funzione della loro capacità di estrazione gli agenti chimici possono essere classificati come segue: acidi deboli, cioè prendo un campione di sedimento, lo metto in un recipiente e verso sopra un acido molto debole, lascio lì per 24 ore agitando etc., dopodiché il sedimento sedimenta il fondo, filtro e ho la prima soluzione. Vado a vedere, a fare l’analisi di questa prima soluzione e vedo quanto è la concentrazione dei vari metalli che ho estratto con l’acido debole. Successivamente, fatta questa prima operazione, sul substrato, cioè sul sedimento che ho separato, lo ritratto non solo con un acido debole ma aggiungo anche un agente coordinante debole, qualche cosa che aiuta, che si coordina al metallo in maniera non troppo forte. Faccio la stessa operazione, porto ad equilibrio, filtro, faccio l’operazione sulla seconda soluzione e così via. Alla fine soltanto, quando ho fatto tutte queste operazioni qua, a reattività chimica crescente dell’agente estraente che cosa faccio? Quello che hanno fatto tutti i consulenti che qua si sono presentati, che cosa hanno fatto? Hanno fatto soltanto questa operazione qua: questo è inammissibile, che si proceda per caratterizzare un refluo e specificarne poi, trarne conclusioni circa la tossicità, che si proceda soltanto all’attacco con acidi minerali forti, acido fluoridrico oppure acido solforico nitrico o acido perclorico, sono acidi, questi, che portano fuori tutti i metalli che sono nel sedimento, ma non sarà mai che il fondale di quel sedimento, di quel corpo idrico si troverà sottoposto ad un flusso di acido solforico concentrato, acido nitrico o altro. Questa è l’analisi centesimale che si fa, cioè in questa maniera io vado a determinare tutto quello che non viene sicuramente rilasciato in acqua, mentre a me interessano le prime estrazioni, quello è quello che è biodisponibile, questo non è biodisponibile, è come se fosse inerte, perché qui vuol dire andare a pH 0, vuol dire andare a potenziali elevatissimi, cosa che non succederà mai. Ecco qua un esempio pratico, come si procede: qui ho un sedimento che contiene il metallo pesante, la prima soluzione che metto qua sopra è l’estraente più blando, una leggera variazione di pH, dopodiché separo il sedimento da quello che ci sta sopra, la soluzione sovrastante la porto all’analisi e vedo quanto ho estratto. Poi il sedimento lo ritratto con un’altra soluzione di un estraente più aggressivo chimicamente; separo il sedimento dalla soluzione, riesamino, faccio l’analisi di questa seconda soluzione e vedo progressivamente, e qui soltanto tratto con acido nitrico, solforico e distruggo tutto insomma. Questa è l’analisi sequenziale. Eccole qua, è inutile che adesso vediamo, qui c’è un particolare tecnico che fa vedere come sono costituiti i vari estraenti utilizzati a livello mondiale per fare le estrazioni sequenziali. Questi sono tre stadi, andiamo pure avanti; è questo qua, l’ultimo, a livello mondiale questo si fa. Andiamo pure avanti. Ecco, qui sono esempi, non ha importanza. Ecco, allora supponiamo di considerare 5 fasi di estrazione in sequenza, la prima frazione si chiama frazione scambiabile ed è quella che è biodisponibile, è poco legata, questa va a finire nel biota, è questa che ci interessa. La seconda è chemi-adsorbiti, non sono assorbiti di sopra, non sono legati chimicamente e quindi possono essere estratti in condizioni non così blande come la prima fase ma comunque ancora blande e quindi moderatamente biodisponibili. Anche questa frazione va considerata ai fini della possibilità di entrare nella catena alimentare trofica. La terza frazione sono quelli che sono riducibili, è rappresentata da idrossidi di ferro e manganese, bassa biodisponibilità. Quella ossidabile, questi sono praticamente non biodisponibili, come l’ultima insomma, che è quella che determiniamo con l’attacco con acidi ossidanti forti. Allora, da ciascuna delle prove di estrazione dei metalli effettuate usando in sequenza gli agenti chimici in funzione della loro capacità di estrazione crescente si ottengono concentrazioni diverse dei metalli mobilizzati, concentrazioni diverse; non è che ogni volta io ottengo la stessa concentrazione. L’estraente chimico, quando è debolissimo o debole, abbiamo che la concentrazione del metallo estratto dal campione di sedimento viene considerata a livello mondiale biodisponibile, le prime due frazioni. La terza, quarta e quinta, invece, si considera il metallo stabilmente legato, immobilizzato in pratica insomma, al supporto. Significato tossicologico. La frazione dei metalli estraibili con agenti deboli e moderatamente forti rappresenta l’aliquota del metallo presente sul sedimento che risulta biodisponibile - l’abbiamo già detto questo - e come tale può entrare nella catena alimentare e può avere effetti tossicologici quindi. La frazione estraibile, a seguito dell’attacco con acidi forti ossidanti, ha scarso o nullo effetto, ho scritto "scarso", ma è anche troppo pessimistica la cosa. Ecco, questa è importante direi. La valutazione; valutare vuol dire dare un peso, non basta parlare soltanto... la frazione che è biodisponibile, è una parola... Un ricercatore che si occupa di questi problemi deve dare dei numeri e deve avere un protocollo, una metodologia precisa, perché un dato è scientifico ed è valido, scientificamente valido se è riproducibile dovunque nel mondo, una volta che io ho dato la metodologia. Allora questo qui è fondamentale, questa è la valutazione, un voto che diamo, quindi un numero. Valutazione della biodisponibilità in base all’analisi sequenziale di un sedimento. Questa è la frazione contaminante che noi abbiamo ricavato con la prima prova di estrazione, con la seconda, con la terza, con la quarta, con la quinta, sono cioè concentrazioni del metallo, sono numeri, concentrazione del metallo. Quello che estraggo con il primo estraente, che è blando, ha una disponibilità che è elevata in base alla sua concentrazione, disponibilità elevata; quello che estraggo, quel metallo che estraggo assorbito su materiali organici e che estraggo con il secondo estraente, che è più aggressivo del primo, ha una disponibilità moderata e quindi vedete che lo spessore della freccia è più piccolo, via via fin tanto che arrivavo sotto e qui disintegro tutto e quindi non è biodisponibile, quindi dovrebbe essere una linea, non così. Tutto quello che arriva poi al bersaglio biologico, da qui alla catena alimentare, è la somma di queste varie disponibilità, di queste varie concentrazioni di quella specie ionica che sto esaminando: il rame, il mercurio, il cromo e così via, e quindi la somma di tutti questi mi dà questa disponibilità. Bersaglio biologico, qual è il meccanismo? Il meccanismo è che quel metallo che ha disponibilità elevata e che ho determinato analiticamente in maniera precisa colpisce il bersaglio biologico che è che cosa? La cellula, il biota, e può interagire con la cellula, e abbiamo visto il caso del cromo per esempio, oppure può agire come effetto tossicologico per ingestione, che significa anche attraverso i metaboliti, una volta che è ingerito poi si decompone la materia organica. Faccio vedere adesso, ecco qua, questo è sempre un lavoro di Cester del ‘95, nel Mar Mediterraneo a nord della Grecia, su sedimenti marini; questo è quello che lui ha ottenuto con i vari estraenti, il piombo per esempio. Il piombo residuale, quello che vado a determinare con l’ultima fase di attacco con l’acido solforico, acido nitrico, è questa colonna qui, è circa più del 40%, il piombo che è biodisponibile, che viene via, che quindi certamente è a disposizione del microrganismo che vive su quell’acqua, sopra a quel sedimento, è questa frazione qui, questa è la percentuale di piombo. Poi vedete che sarà l’1% rispetto al totale, non possiamo limitarci a dire: io prendo il campione del sedimento, lo attacco con acido nitrico, solforico e determino tutta la colonna e dico: questo è il piombo che è presente lì e che è biodisponibile e calcolare il rischio su quella base; devo calcolare il rischio sulla base di questo e eventualmente di questa frazione, cioè vuol dire circa un po’ meno del 10%, per il manganese vedete che anche qui è poco, per lo zinco, rame, nichel, cobalto, cromo, vedete, il cromo pochissimo, potassio, perché questo è molto solubile, se ne va via, anche perché è sotto forma di sali solubili, alluminio, titanio. Ecco, questo qua è tratto dal lavoro, questo qua è stato analizzato sempre dallo stesso autore, il particolato sospeso in acqua, non è più il sedimento ma vengono filtrate le particelle solide che sono presenti sull’acqua superficiale e fa la stessa cosa. Questi qui sono gli stadi, stadio 1, 2, 3, 4, 5, 6 estrazioni fa, del tipo che dicevamo prima, e qui riporta il ferro. Per il ferro lui ha esaminato 14 campioni di sedimento in quell’area che abbiamo visto prima, nel Mar Mediterraneo, vicino alla Grecia, e ha trovato che la parte di biodisponibilità del ferro, vedete, in tutti i campioni che ha analizzato è estremamente percentualmente molto bassa; per il rame trova la stessa cosa, esamina sempre i 14 elementi, non un campione soltanto, deve farne un certo numero. Questo qua è il manganese e così via via, questo qui è l’acqua superficiale sul particolato che era in sospensione, non sul sedimento. Questi altri sono i valori che lui ha riportato sul sedimento invece, sedimenti superficiali vuol dire entro i primi 10 centimetri, sempre nel Mar Mediterraneo per il rame, i vari campioni che abbiamo visto, rame, manganese etc., e come voi potete vedere che, così come nel particolato dell’acqua superficiale, la frazione estraibile, biodisponibile, la frazione percentuale era bassa, anche per quanto riguarda la frazione disponibile presente sul sedimento è estremamente bassa, perché è questa superficiale qua.

 

Presidente: professore, se adesso vuole finire, poi riprendiamo...

RISPOSTA - Finirei con questa, signor Presidente, per dire, ecco, che voglio far vedere diversi autori che hanno usato diversi estraenti, soluzioni estraenti. Quello che mi preme far vedere, so che non si legge ma non ha importanza, le referenze, che i primi studi sono stati fatti nel 1973, questo a me preme dire, ‘73, ‘75, ‘77, ‘78, ‘81, ‘85, cioè voglio dire che non è che stiamo parlando di cose che si sono scoperte..., questa qui, l’ultima che ho trovato, è quella del ‘95 che ho riferito prima. Mi sono fermato lì, perché le cose continuano. Cioè tutti coloro che si occupano di sedimenti, capitolo della geochimica, procedono con questa metodica che ho qui illustrato. E con questo ringrazio per l’attenzione.

 

Presidente: ringraziamo, allora il 12/12 proseguiamo, va bene?

 

Avvocato Lanfranconi: Presidente, chiedo scusa, depositerei le slide degli interventi dell’udienza scorsa.

 

Presidente: va bene. Arrivederci a tutti. Il Tribunale rinvia all’udienza del 12/12/2000.

 

RINVIO AL 12 DICEMBRE 2000

 

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