UDIENZA DEL 20 SETTEMBRE 2000

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Manduzio Giudice a latere

Dr. Liguori Giudice a latere

 

PROC. A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

Presidente: procediamo all’appello. Allora, oggi è in programma l’inizio...

 

Avvocato Baccaredda: signor Presidente, visto che è passato un po’ di tempo, vorrei ricordare al Tribunale che il teste era stato ammesso come teste di riferimento, a seguito delle dichiarazioni di un teste del Pubblico Ministero, dottor Carcassoni, che aveva indicato questo teste come colui che per conto della Carlo Erba ebbe contatti commerciali con Montedison Porto Marghera per la vendita dei gascromatografi.

 

Presidente: certo. Mi può dire l’udienza?

 

Avvocato Baccaredda: signor Presidente, adesso purtroppo non ho qui l’indicazione, comunque era sicuramente nel mese di marzo, è uno dei primi testi che il Pubblico Ministero ha sentito.

 

Pubblico Ministero: anche se bisogna dire che del signor Alongi in più occasioni si è avuto modo di parlare.

 

Avvocato Stella: Presidente, per gli elenchi, li facciamo dopo?

 

Presidente: sì, dopo l’audizione di questo teste e all’inizio della...

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - ALONGI VITTORIO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

GENERALITA`: Alongi Vittorio, nato ad Arsiè il 25 settembre 1937.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Vuole illustrare al Tribunale e alle parti rapidamente la propria esperienza lavorativa fino ad oggi, di cosa si è occupato e di cosa si occupa?

RISPOSTA - Dal 1960 al ‘75 ho lavorato in Carlo Erba Strumentazione occupandomi di strumentazione analitica. Dal 1965 in particolare ho iniziato ad occuparmi di cromatografi da processo, strumenti che erano principalmente dedicati al controllo degli impianti chimici e petrolchimici. Nel ‘75 ho lasciato la Carlo Erba, sono stato negli Stati Uniti per cinque anni, poi sono tornato e adesso dirigo una società che si occupa del monitoraggio dell’inquinamento atmosferico e ambientale. Questo in breve, sono quarant’anni di vita.

DOMANDA - Il periodo che in particolare ci interessa è quello del ‘60-‘75; lei ha già parlato di gascromatografi di processo. La domanda che io le faccio è un attimo più ampia: se lei ha avuto dei contatti commerciali con la Montedison di Porto Marghera.

RISPOSTA - In quel periodo, diciamo dal ‘65, da quando ho iniziato ad occuparmi di questa tecnica, ebbi frequenti contatti con Porto Marghera, soprattutto per quanto riguardava l’inizio, proprio il controllo di processo. Quindi avevo avuto modo di contattare diversi tecnici che lavoravano nel settore dell’analisi.

DOMANDA - Lei dice nel ‘75.

RISPOSTA - No, no, ‘65.

DOMANDA - Ho capito male, dal ‘65?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ecco, a proposito di questo vuole dire al Tribunale, nel suo ricordo a proposito del CVM, quando cominciano ad utilizzarsi i gascromatografi di analisi da laboratorio e quando invece quelli da processo, quindi per il controllo dell’ambiente di lavoro?

RISPOSTA - In generale?

DOMANDA - Qual è la sua esperienza anche nella Carlo Erba di quegli anni.

RISPOSTA - Il problema del cloruro di vinile a me venne, diciamo, cominciai ad occuparmi di questo problema quando il professor Maltoni iniziò a fare dei lavori a Bentivoglio, usando però non cromatografi, ma altre strumentazioni. Però eravamo già stati allertati su questa problematica. Poi il problema venne invece... Venni coinvolto direttamente nel problema nel ‘72, quando durante una fiera a giugno a Francoforte, la Kema, mi incontrai con dei tecnici americani della Bendix, della Beckman e dei tedeschi della Siemens ed insieme si discusse di questo problema. Si discusse in quanto era un problema che già era venuto fuori negli Stati Uniti in quanto la Goodrich stava facendo una ricerca di mercato per vedere se esistevano strumenti in grado di effettuare queste misure. In quella occasione, che probabilmente è stata una delle poche occasioni in cui quattro società concorrenti, di cui due erano tra le più importanti del mondo, hanno discusso insieme una specifica tecnica, come realizzare un tipo di analisi... Non dimentichi, avvocato, che eravamo nel 1972, quindi lo stato dell’arte era ancora... non esisteva l’elettronica avanzata che esiste oggi, quindi dovevamo concertare una specie di specifica. Da lì nacque la specifica e fu la prima volta, appunto, che mi occupai del cloruro di vinile.

DOMANDA - I gascromatografi di processo di cui sta parlando adesso di questa specifica e di questa iniziativa quando vengono messi sul mercato?

RISPOSTA - Per il cloruro di vinile in particolare, perché c’era stata...

DOMANDA - Sì, per il cloruro di vinile, mi scusi.

RISPOSTA - Per il cloruro di vinile diciamo che gli strumenti sono stati messi sul mercato immediatamente dopo questo incontro e siamo quindi alla fine del ‘72, cominciarono proprio le prime prove di messa a punto del metodo analitico. Metodo analitico che doveva, almeno in quella occasione, proprio congiuntamente, anche scambiando esperienze, si definirono quali erano i limiti di misura di quegli strumenti con quella tecnologia, con quella elettronica, con quei sistemi che esistevano in quel momento. Quindi, diciamo, alla fine del ‘72, primi del ‘73 esistevano per il cloruro di vinile in particolare, non parlo di altre applicazioni perché c’era stata un’applicazione simile fatta dalla Bendix sull’ossido di etilene in precedenza; quindi, diciamo, alla fine del ‘72, inizi del ‘73 gli strumenti cominciarono ad essere sul mercato. Nel mercato nel senso disponibili, non venduti, oppure in America probabilmente qualcuno li aveva già venduti.

DOMANDA - Visto che lei ha parlato di queste date e di questa prima sperimentazione, qual era in questo periodo la sensibilità di questi strumenti, la sensibilità strumentale, cioè la possibilità di misurazione?

RISPOSTA - Questo era il punto nodale infatti della discussione, perché in quel momento quegli strumenti consentivano di misurare concentrazioni in atmosfera di cloruro di vinile tra lo 0.3, 0.2-0.3 parti per milione sino a 25, 30 parti per milione. Dopodiché si verificavano delle alinearità nella risposta, per cui - e questo infatti era il punto debole del sistema di monitoraggio - non consentiva quella tecnologia, quei sistemi di rivelazione, di vedere concentrazioni superiori in quanto il segnale tendeva a saturarsi. Scusate, sono problemi tecnici, però questo era... Cioè il problema era... La risposta era alineare. Questo era un cruccio perché in effetti questa limitazione non consentiva di vedere delle concentrazioni superiori che in effetti sarebbe stato interessante misurare per fare un quadro, una media, diciamo, giusta, corretta. Invece lo strumento oltre i 30 PPM dava fondo scala, da 30 PPM e basta, magari erano 200, poteva essere. Questo era un limite comunque strumentale di tutti gli strumenti nostri e americani in quel momento. Adesso la situazione è completamente diversa.

DOMANDA - Però è un limite che c’era in quegli anni, adesso lo sta descrivendo, e che è durato per quanto tempo, grosso modo?

RISPOSTA - E` durato diverso tempo, negli anni Ottanta sicuramente c’erano ancora queste problematiche; poi sono state risolte in parte con una elettronica più avanzata e con degli elettrometri più aggiornati e in parte ricorrendo all’elaborazione dei dati direttamente in linea, cioè facendo l’integrazione delle superfici e non la misura delle altezze come veniva fatto in quel tempo.

DOMANDA - Spostiamoci sul piano proprio dei contatti commerciali e tecnici che lei ha avuto con la Montedison di Porto Marghera. Innanzitutto lei prima di questo periodo, dei gascromatografi di processo, aveva già avuto contatti con i tecnici di Porto Marghera per altri strumenti, per la vendita di altri strumenti?

RISPOSTA - Io ho avuto contatti con Porto Marghera, diciamo all’inizio, prima, quindi dagli anni ‘65 o ‘66, scusate, potrei sbagliare un anno o due su queste cose, in quanto Porto Marghera era un punto di riferimento per noi in quanto era un impianto petrolchimico di grande importanza. E dato che i cromatografi inizialmente venivano impiegati per i controlli chimici e petrolchimici, io avevo frequentissimi contatti, anche perché a Porto Marghera c’erano dei tecnici che erano citati in bibliografia, in campo internazionale erano riconosciuti. Ricordo il dottor Sasso, ad esempio, il professor Zilio Grandi, persone con le quali, appunto, io avevo uno scambio anche professionale e scientifico perché avevo dei ritorni di esperienze estremamente positivi, a livello anche personale, al di là dei rapporti societari.

DOMANDA - In quegli anni per quanto riguarda il CVM c’era anche un rapporto Carlo Erba suo con riferimento ai gascromatografi di analisi, da laboratorio?

RISPOSTA - Da laboratorio? Io mi occupavo di cromatografia di processo; la Carlo Erba era organizzata diversamente, c’era un altro settore che si occupava della cromatografia da laboratorio, però i contatti in quel periodo erano principalmente volti ai cromatografi... Per il cloruro di vinile in ambiente parlo. Mentre invece in precedenza c’erano stati dei contatti, in particolare erano stati concentrati con il dottor Sasso, il quale aveva messo a punto delle metodiche per l’analisi della purezza del cloruro di vinile con cromatografi da laboratorio, ma era tutto un altro discorso che non riguarda l’ambiente. Non so se questa era la domanda che lei mi ha fatto.

DOMANDA - Sì, ma direi che mi ha risposto esaurientemente. Adesso passerei proprio ai contatti per i gascromatografi di processo, per il controllo nell’ambiente di lavoro del CVM. Lei si ricorda, riesce a circoscrivere il periodo in cui ha avuto questi contatti e con chi ha avuto questi contatti?

RISPOSTA - Partendo dal ‘72, cioè alla fine del ‘72 iniziamo la messa a punto di questo strumento, che aveva un sacco di problematiche perché, appunto, ripeto, tutto era molto instabile, tutto era molto indaginoso, bisognava misurare delle concentrazioni... I primi contatti che io ho avuto con la Montedison in particolare li ebbi nel ‘73, in particolare a quel punto - diciamo - i miei punti di riferimento rimasero due: il professor Zilio Grandi e il signor Basei. Il signor Basei, il quale era un tecnico, diciamo, strumentista di grande esperienza, in effetti con il quale si discusse in dettaglio limiti e possibilità dello strumento. Quindi iniziò questo rapporto abbastanza lungo, abbastanza... Perché il discorso è questo: io ho grande rispetto per la memoria, soprattutto ho saputo che è mancato il professor Grandi. Era molto critico nell’acquisto, mentre invece a Porto Marghera non era un cliente facile, era un cliente difficile. Pertanto, non so, presentare una specifica che magari era stata accettata nel caso specifico dalla Solvic di Ferrara, che è stata la prima che installò questo strumento, non era sufficiente, occorrevano più prove e quindi c’era questo tipo di rapporto, che comunque ha dato sicuramente dei ritorni positivi a noi. Quindi è stato abbastanza lungo, è iniziato nel ‘73 comunque.

DOMANDA - Forse, però, è il caso che lei dica perché meglio questo rapporto è stato abbastanza lungo e che tipo, se c’è stata della sperimentazione, se c’è stata un’attività tecnica in questi incontri.

RISPOSTA - Questo nasceva innanzitutto dalla profonda competenza di questi signori, i quali a questo punto non accetta... Era un po’ anche un atteggiamento culturale il loro, non accettavano uno strume... Però voglio dire che ci sono state in quel periodo delle prove, soprattutto sollecitate dal signor Basei, il quale chiedeva innanzitutto che venisse valutata la stabilità dello strumento, venissero fatte delle prove di calibrazione, venisse definito un protocollo di manutenzione; questo comportò delle prove in comune. Per me era un cliente, quindi ad un certo punto io avevo l’obiettivo... io dovevo fornire gli strumenti, quindi ho seguito questo tipo di approccio, che comunque era abbastanza comune in Montedison, a Porto Marghera in particolare.

DOMANDA - Qual era lo strumento offerto dopo queste trattative a Montedison?

RISPOSTA - Era uno strumento che era diventato uno standard in un certo senso, era lo stesso strumento che era stato disegnato nel ‘72. In effetti era un cromatografo automatico con rilevatore a ionizzazione di fiamma, colonna cromatografica in condizione di separare il cloruro di vinile dagli altri composti in un tempo, se non sbaglio, di novanta secondi e che potesse analizzare in sequenza automatica o manuale dieci punti di prelievo. Quindi era uno strumento che consentiva di analizzare in sequenza automatica il cloruro di vinile separato in maniera specifica dagli altri inquinanti con questa cadenza e su dieci punti di prelievo.

DOMANDA - Quindi le linee erano monoterminali?

RISPOSTA - Le linee, sì, avevano un solo terminale.

DOMANDA - Ma siccome, in questo processo se n’è parlato a lungo, Montedison risulta aver adottato la scelta di un sistema multiterminale, cioè per ogni linea avere messo una serie di prese, lei è a conoscenza di come, perché e da chi venne adottata questa scelta?

RISPOSTA - Io sono al corrente di questo problema perché fu uno dei problemi che venne discusso. In particolare è stato il gruppo di lavoro, diciamo, di Porto Marghera, a meno per quello che mi risulta, io avevo degli interlocutori, quindi non... Quindi sicuramente era il gruppo di lavoro costituito dal professor Zilio Grandi, dal signor Basei e poi avevano altri tecnici preposti più alla manutenzione. Probabilmente c’era anche Sasso, c’era un certo dottor Carcassoni probabilmente, comunque venne proposto da loro questo sistema multiterminale.

DOMANDA - E venne attuato da chi?

RISPOSTA - Venne attuato da Montedison. Noi ci limitammo come Carlo Erba a fornire il sistema con dieci punti di prelievo, come lei ha detto, monoterminale.

DOMANDA - Ha accennato prima anche a discutere un protocollo di manutenzione.

RISPOSTA - Il protocollo di manutenzione era stato discusso, cioè, una volta che loro decisero di usare il multiterminale, evidentemente discutemmo anche il protocollo di manutenzione.

DOMANDA - Lei da questi contatti, da questa discussione ha compreso la ragione per cui il pass di Montedison utilizzò il multiterminale?

RISPOSTA - No, mi venne detto, non ho fatto... Cioè proprio ne parlarono in questo senso, cioè il discorso era... Allora, quello che sosteneva, soprattutto era un punto di vista sostenuto qui a Porto Marghera, che tra l’altro non ho verificato in altre parti comunque, ed era questo: il sistema... Se io ubico una linea, un punto di prelievo in un unico punto io faccio un prelievo di tipo puntiforme. Allora, questo prelievo puntiforme diventa significativo di una concentrazione, di un’esposizione se l’operatore si trova in quel punto. Questo era, ed è così in effetti, se questo microfono fosse una linea di campionamento misurerebbe la mia esposizione e nessun’altra. Invece in quel momento io ho chiesto... Il discorso che io feci, non so se poi sia importante questo, comunque il discorso che feci allora con Basei, perché in effetti poi i contatti furono con Basei in quanto era estremamente preparato in questo, Basei sosteneva che facendo un campionamento di tipo multiterminale, quindi di saturare con più punti di prelievo una certa area, aveva più possibilità di vedere se esistevano delle perdite in una certa zona in quanto, ubicando dieci punti in un’area più vasta, è possibile da un punto di vista probabilistico captare eventuali concentrazioni di cloruro di vinile, misure di cloruro di vinile che potrebbero fuoriuscire da punti di perdita. Questo era il concetto, quindi di fare una misura di tipo spaziale. Ma con una visione, e questo è importante a mio avviso: quello che si proponeva in quel momento - io dico Basei, ma era Montedison, era il gruppo di lavoro - era di fare un monitoraggio di sorveglianza in questo caso. Si era all’inizio del problema, il problema era nato da poco tempo, si avevano poche esperienze, non si sapeva in effetti quali erano le concentrazioni; quello di andare veramente a fare un monitoraggio di sorveglianza che è quello che permette poi di effettuare le bonifiche, questo era lo scopo, parlando con Basei, questa era la finalità. Io con un sistema puntiforme prendo sicuramente un’esposizione se ho un operatore fisso in un punto; con un sistema multiterminale riesco ad avere una possibilità di catturare inquinanti in uno spazio maggiore.

DOMANDA - Il punto proprio è questo: per il problema di rappresentare l’esposizione di una zona di lavoro nell’ambito della quale il lavoratore non stesse fermo, ma si muovesse su più posizioni di lavoro, in che maniera era adatto a fare questa funzione il monoterminale e in che maniera il pluriterminale? Cioè, l’esposizione di una zona dove il lavoratore però si muovesse, non stesse fermo.

RISPOSTA - Sa, qui il discorso è abbastanza complesso, nel senso che io con un multiterminale riesco... Allora, il problema non è monoterminale o nel pluriterminale, a mio avviso. Il problema è che lo strumento così come è concepito, il gascromatografo... Perché qui devo fare una premessa: a mio avviso le direttive CEE nazionali, come spesso hanno fatto, si sono adattate allo stato dell’arte di quel momento, hanno stabilito che il fondo scala doveva essere 30 PPM, hanno stabilito che esisteva la sequenza... Non voglio ripetere le cose, io è la prima volta che sono in un’aula di Tribunale, mi perdoni. Non saprei rispondere comunque, avvocato.

DOMANDA - Mi sembrava che in realtà lei avesse già dato un inizio di risposta, cioè aveva parlato del monoterminale con riferimento alla capacità di valutare l’esposizione puntuale in un punto specifico proprio sul presupposto che il lavoratore stesse fermo. Io le ho detto: c’erano problemi invece per rappresentare il lavoratore che si muoveva?

RISPOSTA - L’unico motivo per andare a vedere l’esposizione di un operatore che si muoveva, avvocato, era quello di dotarlo di un campionatore personale, l’unico modo, a mio avviso, perché non c’è strumento monoterminale o pluriterminale che possa misurare l’esposizione.

DOMANDA - Il campionatore personale, nel processo abbiamo delle risultanze da cui venivano utilizzati in quegli anni dei sacchi, dei campionatori personali; questo sistema del campionatore personale, innanzitutto: lei si è occupato dei campionatori personali?

RISPOSTA - Io sapevo che esistevano dei campionatori personali in quanto si facevano delle prove di confronto a volte, insieme a Basei; però in quel momento lo stato dell’arte dei campionatori personali non era quello attuale, si dovevano usare dei campionatori con dei sacchi che venivano riempiti durante il lavoro dell’operatore e poi alla fine veniva analizzata l’aria contenuta nel sacco, in questi sacchi di materiale inerte.

DOMANDA - Lei sa se ci fossero problemi nell’utilizzo di questi mezzi, in quel momento ovviamente?

RISPOSTA - Nessuno amava trasportare questi sacchi. Questo non succedeva solo a Porto Marghera, succedeva a Ferrara, succedeva a Ravenna, succedeva da tutte le parti, perché erano abbastanza pesanti, pesanti... erano fastidiosi, si lavorava male. Quindi non c’era un grande entusiasmo nel portare questi sacchi. Quindi non ebbe grande successo a livello nazionale per questo motivo; adesso il problema è completamente diverso perché si usano delle fiale.

DOMANDA - Con riferimento proprio a quegli anni, a questo rapporto che lei ha avuto con Montedison, c’erano delle altre aziende fornitrici di gascromatografi di processo nel mondo in parallelo alla Carlo Erba?

RISPOSTA - Sicuramente la Bendix americana, Beckman americana e la Siemens tedesca, queste erano le tre società internazionali. Poi c’era la Carlo Erba Strumentazione, la quale comunque in questo settore del cloruro di vinile ha avuto un successo a livello mondiale perché a questo punto abbiamo fornito strumenti in tutto il mondo, dall’Unione Sovietica agli Stati Uniti. Quattro società.

DOMANDA - In Italia a chi avete fornito?

RISPOSTA - In Italia abbiamo fornito la Solvic di Ferrara, che fu la prima che installò questo strumento; la Montedison; l’Anic di Ravenna; successivamente so che venne installato... Poi io nel ‘75 lasciai la Carlo Erba, pertanto non so cosa sia successo dopo. Poi abbiamo fornito in Francia alla (Rompulenc), in Germania alla...

DOMANDA - Le altre ditte - lei ha parlato della Solvic e di altre ditte - per quanto lei si ricorda, acquistarono un numero di gascromatografi superiore a Montedison?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Come numero di macchine.

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Quindi acquistarono dei sistemi, cioè una macchina per reparto o più macchine per reparto?

RISPOSTA - No, no, una macchina per reparto. Loro installavano il sistema classico, standard, a dieci punti di prelievo e basta. Quindi con prelievo puntiforme, ubicato generalmente in posizioni baricentriche rispetto a possibili punti di fuga. Ecco, questo era il discorso.

DOMANDA - Avevano un sistema monoterminale queste ditte?

RISPOSTA - Monoterminale, sì, monoterminale e dieci punti.

DOMANDA - E i gascromatografi di Montedison, attuati secondo la direttiva di Montedison, quanti punti avevano, secondo il suo ricordo?

RISPOSTA - Io mi ricordo, appunto, i primi che fornimmo qui a Porto Marghera, dieci punti di prelievo.

DOMANDA - No, dicevo nell’applicazione di Basei e Grandi.

RISPOSTA - Con i multiterminali?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Mah, mi pare che... Dipendeva da reparto e reparto. So che c’erano alcuni punti, alcuni terminali che poi si collegavano fino ad un massimo di dieci altri punti, quindi ad un certo punto c’era questa ramificazione ad altri dieci punti. Era questa la domanda?

DOMANDA - Sì, era questa la domanda. Per avere un monoterminale... Qui il problema è che... Il monoterminale ci ha detto che aveva una certa copertura di punti, dieci se non sbaglio; il pluriterminale ne aveva molti di più, da quello che lei ha detto. Per avere un monoterminale con la stessa copertura di punti del multiterminale quanti gascromatografi ci dovevano essere in ogni reparto?

RISPOSTA - Pari al numero delle linee che andavano su ciascun terminale. Ad esempio, se un reparto aveva sei multiterminali, a questo punto doveva esserci un cromatografo a sei linee, cioè bisogna applicare il concetto della saturazione del monitoraggio e quindi comprare gascromatografi per ogni reparto, in modo da poter controllare direttamente, trasformare... aumentare il numero dei punti di misura in maniera puntiforme. Quindi occorrevano, non so, anziché un cromatografo, dieci cromatografi.

DOMANDA - Questo succedeva all’epoca? Cioè in quegli anni si verificava nella sua esperienza?

RISPOSTA - No, no.

DOMANDA - Era possibile farlo, cioè c’erano dei problemi oppure era possibile mettere dieci gascromatografi in un reparto?

RISPOSTA - Allora, innanzitutto nessuno ha fatto questo. La potenzialità esiste, la possibilità esisteva, però, avvocato, il discorso è questo: bisogna tornare indietro sempre in quel periodo. Questi strumenti erano assolutamente... erano instabili, avevano bisogno di manutenzioni estremamente pressanti, bisognava seguirli ogni giorno e quindi ad un certo punto l’inaffidabilità dei sistemi era tale per cui l’impegno di manutenzione sarebbe stato elevatissimo e i tempi fuori servizio degli strumenti sarebbero stati assolutamente inaccettabili. Quindi questo di un altro, per esempio, dei... Venne calcolato in questo famoso incontro del ‘72, che a mio avviso è molto importante, insieme a questi americani e tedeschi il tempo medio prima dei guasti di questi strumenti, l’MTBF, per stabilire, perché quello che occorreva era che quello strumento fosse affidabile. E si decise di lavorare su uno strumento. Quindi era possibile da un punto di vista, diciamo, come ipotesi di lavoro, ma avrebbe richiesto un impegno di manutenzione tale per cui il sistema sarebbe esploso per inaffidabilità.

DOMANDA - A proposito ancora del multiterminale, il multiterminale lei ce l’ha descritto in questo disegno della Montedison di Basei di misurare l’esposizione di una zona più ampia rispetto al monoterminale. Lei ha detto anche che ha avuto dei rapporti con Montedison, si è parlato di un protocollo di manutenzione, si è discusso di un protocollo di manutenzione. Questo sistema multiterminale aveva bisogno di una manutenzione specifica e di che tipo? Io a questo proposito le mostro - e mostro alle parti - una procedura di controllo trovata tra le carte processuali e le chiedo anche se questa fosse quella che è stata eventualmente pattuita e in che cosa si sostanziasse, se poteva raggiungere degli effetti positivi per il sistema multiterminale. Un attimo di pazienza che vi do il documento. Se lei con riferimento alla domanda, cioè il multiterminale concepito come lo aveva dato Basei aveva bisogno di una particolare manutenzione, di che tipo di manutenzione, lei ha parlato di un protocollo di manutenzione.

RISPOSTA - La manutenzione consisteva soprattutto in due aspetti: primo, assicurarsi che non ci fossero perdite in modo da campionare un campione rappresentativo del punto di prelievo e non del punto di prelievo più le perdite. Questo era il primo punto e qui c’erano diverse tecniche per verificare questo. Poi, secondo, nel sistema multiterminale, oltre a questo, era... Per avere un campione significativo occorreva che le portate, nei diversi punti di prelievo, fossero costanti. Quindi la manutenzione riguardava soprattutto la verifica delle portate nei diversi punti di prelievo, perché in un sistema monoterminale la portata non è una variabile che incide sulla misura, mentre in un sistema multiterminale la variabile può modificare la rappresentatività del campione.

DOMANDA - Quindi rappresentatività del campione, quindi erano controlli che dovevano essere fatti pro rappresentatività del campione?

RISPOSTA - Assolutamente.

DOMANDA - Lei ha visto il documento, le è stato mostrato il documento della procedura? Volevo capire se in questa procedura erano contenute quelle necessarie verifiche di cui adesso ha parlato per la rappresentatività del campione.

RISPOSTA - Devo leggere a voce alta?

DOMANDA - No, esamini il documento. Il Tribunale lo conosce già, è stato prodotto nell’istruzione dibattimentale, è agli atti.

RISPOSTA - Allora, ogni giorno controllo del portante, ogni settimana riguardava lo strumento. Sì, questo era il protocollo... Per quanto riguarda le verifiche settimanali, mensili, annuali, riguardavano lo strumento; invece il controllo giornaliero, infatti al primo punto si riferisce proprio al controllo delle portate.

DOMANDA - Quindi era il protocollo concordato con Montedison?

RISPOSTA - Più che concordato, era un protocollo discusso che poi, ad un certo punto, è stato ottimizzato da Montedison anche in funzione delle proprie capacità di manutenzione, dei propri tecnici di manutenzione. Questo era comunque il protocollo che veniva... Era un protocollo standard, in più c’era la parte riguardante il multiterminale. Questa parte qui venne definita dal signor Basei in particolare, che era l’uomo che aveva una visione pragmatica della gestione.

DOMANDA - Lei sapeva se i flussimetri venivano adottati da Montedison in quegli anni? Questo anche considerando il documento relativo ai controlli che lei ha sotto mano. E che tipo di flussimetri, se venivano adottati?

RISPOSTA - Nel primo punto, quando dice: "Controllare il regolare afflusso dei campioni di tutti gli stream e mantenere puliti i rotametri". Allora, al primo punto evidentemente presuppone che i misuratori di flusso fossero installati, perché dice: "Mantenere puliti i rotametri", significa che i rotametri venivano installati e quindi dovevano essere... Però sul discorso dei flussimetri, il discorso è questo: è un falso problema, a mio avviso. Perché? In quel periodo non esistevano misuratori trasmettitori di portata. Cioè io regolavo un flussimetro, magari ripeto cose che già hanno detto in mille, signor Presidente, non so, ma devo rispondere ad una domanda. Regolare la portata era fondamentale, la si poteva regolare o con rotametri fissi o con misuratori portatili da installare al momento in cui si faceva la manutenzione e si regolava la portata. Poi si faceva il controllo il giorno dopo, però se durante la giornata si modificava la portata, che il rotametro fosse fisso o fosse portatile non cambiava la situazione perché io in sala controllo non avevo nessun allarme che mi dicesse che la portata era variata. Questo era il concetto. Questo era comunque, ribadisco, lo stato dell’arte.

DOMANDA - Lo stato dell’arte di allora, non ho capito, ma allora c’erano in quel momento i fissi o i portatili?

RISPOSTA - C’erano i due, mi ricordo. Io una volta sola feci un giro, nel ‘74-‘75, poi andai via. In alcune zone si andava con dei rotametri o flussimetri portatili, si collegava alla linea, si faceva il controllo della portata e si usava lo stesso flussimetro per altre linee. In alcune linee invece venivano montati dei flussimetri fissi, soprattutto vicino alle autoclavi perché tra l’altro mi diceva Basei che era una zona potenzialmente più inquinata, quindi era meglio farci stare l’operatore il meno possibile. Questa era almeno una delle...

DOMANDA - Io ho concluso, signor Presidente.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Alcune domande per precisare alcune date, per quanto possibile. Le volevo chiedere innanzitutto di precisare quando la Carlo Erba iniziò la produzione dei gascromatografi automatici?

RISPOSTA - In generale, nel 1965 questo fu il periodo.

DOMANDA - Nel 1965 c’erano altre società italiane o estere più avanti rispetto alla Carlo Erba che già producevano questi strumenti?

RISPOSTA - Sicuramente, le solite quattro, le tre sorelle Bendix, Beckman, e Siemens. In particolare la Bendix era la più avanzata come tecnologia.

DOMANDA - E’ possibile dire rispetto alla Carlo Erba all’epoca, cioè nel 1965, di quanto temporalmente era più avanti la Bendix?

RISPOSTA - Nel 1965 la Bendix possiamo dire era avanti di cinque anni, ma attenzione che poi il recupero nostro fu rapidissimo, perché eravamo una piccola azienda molto attiva e sapevamo anche copiare.

DOMANDA - Lei diceva che avete cominciato con le società Solvic di Ferrara, l’Anic di Ravenna, la prima richiesta mi pareva di aver capito che vi è stata rivolta per questi gascromatografi è stata quella della Solvic di Ferrara?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Rispetto alla data in cui la Solvic di Ferrara vi ha chiesto questo strumento, quanto tempo avete ci avete impiegato per consegnarlo?

RISPOSTA - Guardi che la richiesta della Solvic avvenne nel ‘73, quindi noi nel giro di 3 mesi, dopo quel famoso incontro del ‘72 alla Kema, noi all’inizio del ‘73 avevamo già definito il progetto, eravamo già in condizioni di fornire. Quindi a questo punto avevamo tre mesi di consegna.

DOMANDA - Quindi i tempi erano brevi di questo tempo, rispetto alla richiesta?

RISPOSTA - Tre mesi.

DOMANDA - Il controllo dell’ossido di etilene, cui lei ha fatto riferimento poco fa, veniva effettuato con questo tipo di gascromatografi? E se sì, da quando? Nell’ambiente, ovviamente.

RISPOSTA - Questo era un problema che era scoppiato in America alla Johnson and Johnson, scoprirono che l’ossido di etilene era mutageno, e iniziarono questi controlli ed è stata la prima applicazione, la prima società fu la Bendix, usando un rivelatore a realizzazione di fiamma, in quel periodo era ancora avanti a noi. Questo succedeva probabilmente nel ‘70, ‘71.

DOMANDA - Perché quando lei a suo tempo era stato sentito nel ‘98, il 28 novembre ‘98, lei aveva detto che aveva saputo che la Bendix ne stava producendo fino dal 1967 per il controllo dell’ossido di etilene nell’ambiente di lavoro.

RISPOSTA - Probabilmente è così, devo fare delle verifiche, sono passati trent’anni, ho qualche problema anch’io.

DOMANDA - Sempre in quell’occasione lei aveva consegnato al Pubblico Ministero tutto un insieme di documentazione che le era stata data da suo fratello Alongi Guerriero.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quella documentazione riguardava i gascromatografi, è già stata depositata per le difese presso la segreteria della Procura della Repubblica, quindi le difese ne sono a conoscenza. La consegnerò per quanto riguarda il contenuto e le date in copia al Tribunale. Vorrei sapere da lei se è in grado di dire la documentazione di quelle riviste relativa a quei gascromatografi a che epoca risale?

RISPOSTA - I primi sono del ‘65, cioè il periodo del ‘65, questo è l’inizio dei gascromatografi. Però, dottore, è molto importante una precisazione: il ‘67, quella data che le ho dato circa l’ossido di etilene, adesso che me l’ha ricordata, è molto importante, perché è la prima volta nel ‘67 che viene messo a disposizione un rivelatore a ionizzazione di fiamma perché prima non esistevano, o meglio esistevano in laboratorio, facevano dei tentativi, e pertanto l’analisi dei composti in tracce a livello di parti per milione fino al ‘67 non era possibile. Comincia dal ‘67 l’applicazione dei cromatografi da processo per questo tipo di applicazioni. L’ossido di etilene fu la prima e la seconda applicazione importante fu il cloruro di vinile.

DOMANDA - Quand’è che la Carlo Erba venne acquistata dalla Montedison?

RISPOSTA - La Montedison... venne acquistata nel ‘75, quando io andai via.

DOMANDA - Quando era presidente Cefis?

RISPOSTA - Sì, quando Visconti vendette.

DOMANDA - Quando lei è andato negli Stati Uniti a lavorare, mi pare nel ‘78?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei ha avuto occasione di lavorare anche per conto nell’interesse della Johnson and Johnson?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Gli strumenti che venivano utilizzati nella Silicon Valley all’epoca, che servivano per misurare oltre all’ossido di etilene anche arsina e fosfina, a che livello in basso arrivavano di verifica?

RISPOSTA - Si arriva a livelli per l’arsina erano 20 parti per miliardo, per la fosfina 200 parti per miliardo.

 

AVVOCATO SCHIESARO

 

DOMANDA - Vorrei qualche precisazione su quell’inconveniente di cui ha parlato all’inizio della sua deposizione, quando ci ha spiegato che ci potevano essere fenomeni di intasamento che rendevano impossibile la lettura, ho capito bene?

RISPOSTA - Sì, di saturazione.

DOMANDA - Ci può spiegare dettagliatamente che cosa succedeva in quei casi, e cioè come si verificava la saturazione e qual era la risposta della macchina a questo tipo di inconveniente?

RISPOSTA - E` chiaro. Io ho usato il termine di saturazione che è improprio, cioè la risposta dello strumento non era lineare oltre una certa concentrazione. E le faccio un esempio, se lo strumento era tarato a 30 PPM fondo scala avrebbe risposto 50 a 15 parti per milione, avrebbe risposto 25 a 7,5 PPM, quindi una risposta lineare. Oltre le 30 parti per milione invece, se io avessi avuto 60 PPM, lo strumento non rispondeva a 200, avrebbe risposto a 150, perché c’era una linearità, una incapacità dell’elettronica di seguire in maniera lineare la risposta, per cui io non ero in condizione di vedere i picchi superiori a una certa concentrazione in maniera lineare, quindi di avere una risposta immediata. L’altezza del picco era proporzionale alla concentrazione, non avevo questa possibilità. E in più non avevo a disposizione i computer sui quali applicare un’equazione di realizzazione. Non c’erano proprio, non esistevano, esistevano registratori a carta.

DOMANDA - E quindi in questi casi ci sarebbe stata una lettura non veritiera del dato?

RISPOSTA - Era...

DOMANDA - Conforme a quella che era l’effettiva concentrazione?

RISPOSTA - In effetti questo era il problema, ed è il problema nodale a mio avviso; i picchi di concentrazione, quello diciamo... questi strumenti non erano in condizione di misurare i silling, i punti di concentrazione che non devono essere superati nemmeno una volta. Adesso è diverso, allora era così.

DOMANDA - Ha detto però che si è protratto nel tempo questo problema?

RISPOSTA - E’ un problema che si è protratto nel tempo fino a quando non sono stati messi a punto dei sistemi che hanno consentito di ridurre questi fenomeni di alinearità, o di compensarli matematicamente con delle equazioni di linearizzazione.

DOMANDA - Lei ha parlato anche della necessità di manutenzione particolare per questo tipo di strumento anche al fine di evitare i fuori servizio?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Da che cosa dipendevano, potevano dipendere i fuori servizio, e come... cioè ci può dare qualche precisazione sul punto, perché si verificava il fuori servizio, qual era la manutenzione che avrebbe potuto prevenirlo?

RISPOSTA - Allora, i fuori servizio di questi strumenti, cioè l’instabilità, era anche un cruccio per i controlli dei processi, etc., era dovuta all’inaffidabilità nel tempo ad esempio dei componenti elettronici. I componenti elettronici non erano di classe tale da poter garantire stabilità a lungo termine. Altri elementi che erano critici erano gli alimentatori stabilizzati. Non dimentichi che misuravamo parti per miliardo, parti per milione di concentrazioni, quindi a un certo punto avevamo bisogno di grandi stabilità, e le grandi stabilità si ottengono solo con grandi sistemi elettronicamente stabili. Quindi il discorso era questo. E la manutenzione in cosa consisteva soprattutto? Che con frequenza il tecnico doveva andare sullo strumento e fare un ciclo di calibrazione e verificare se la risposta era quella della settimana precedente, per compensare eventuali derive. Si inseriva la bombola e si faceva la calibrazione, questa era la manutenzione. Però c’erano ulteriori manutenzioni che costituivano dei fuori servizio, quando si doveva cambiare un alimentatore stabilizzato lo strumento era fuori servizio. E si parlò anche di ridondanza del sistema, di fare il backup caldo come si fa adesso, ma non è che aumentasse molto l’affidabilità.

 

Presidente: ulteriori domande? Avvocato Vassallo.

 

AVVOCATO VASSALLO

 

DOMANDA - Io volevo vedere se avevo capito esattamente quanto da lei esposto in merito alla motivazione della scelta del multiterminale rispetto al monoterminale. Se ho capito bene, la scelta del multiterminale, secondo la Montedison, assicurava una maggiore fedeltà della zona, se ho capito bene?

RISPOSTA - Permetteva di controllare, di fare un controllo spaziale più corretto rispetto ad un sistema monoterminale.

DOMANDA - Sì, però allora il pluriterminale misurava quindi una media?

RISPOSTA - Sicuramente. In una situazione di usoflutto nelle linee, evidentemente c’era una concentrazione media.

DOMANDA - Per cui se uno dei punti oggetto avesse avuto, dico a caso, una finestra aperta vicina, ovvero fosse stato ostruito, ovvero avesse avuto un buco nella conduttura o quant’altro, la media veniva modificata?

RISPOSTA - Veniva modificata.

DOMANDA - Oppure, se avesse avuto un punto alto e gli altri due vicini alla finestra o ostruiti, o un buco, avrebbe avuto un abbassamento?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Cioè non avrebbe indicato esattamente dove era avvenuta la perdita?

RISPOSTA - La stessa cosa che succedeva sul monoterminale.

DOMANDA - Però il monoterminale si vedeva che era solo quel punto?

RISPOSTA - Per quel punto, però se fosse stato sopra vento rispetto alla perdita non avrebbe misurato.

DOMANDA - Quindi avendo avuto più terminali monoterminali le analisi sarebbero state più corrette?

RISPOSTA - Esatto.

DOMANDA - Vedo qui nel protocollo dei controlli da eseguire, a pagina indicata qui 327, ma è la seconda pagina del secondo foglio, all’inizio: controllare ogni giorno lo stato di pressurizzazione prima di entrare in cabina, riguarda gli analizzatori. Che influenza aveva la pressurizzazione, com’era assicurata quel tipo di pressurizzazione, e che effetto poteva avere?

RISPOSTA - La pressurizzazione non si riferiva tanto all’analisi ma si riferiva alla sicurezza dell’operatore; dato che si lavorava in ambiente inquinato, pressurizzando la cabina si impediva che del cloruro di vinile entrasse in cabina. La pressurizzazione serviva solo a preservare l’operatore da lavorare in un ambiente inquinato, nella cabina.

DOMANDA - Quindi la cautela era solo per l’operatore, in quel caso?

RISPOSTA - Sì. Volevo aggiungere una cosa, signor Presidente, il lavoro che è stato fatto con il professor Grandi e il signor Basei è una delle cose più belle che io abbia fatto nella mia vita professionale, di grandissimo livello, di grandissimo spessore, è stata una cosa che poi ci ha consentito anche di fare applicazioni in tutto il mondo. Ci tengo, perché è qualcosa che devo a loro.

 

Presidente: va bene, grazie.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Il Pubblico Ministero ha fatto riferimento a una serie di documenti che in effetti il Pubblico Ministero ha depositato questa estate a beneficio della difesa e che lei aveva dato a suo tempo nel ‘98 al Pubblico Ministero, che si riferiscono a documentazione scientifica del ‘67, intorno all’anno ‘67. Volevo che lei però a questo proposito precisasse il momento in cui il gascromatografo ambientale, per il controllo ambientale del CVM, viene utilizzato, viene venduto dalle varie società, se l’ha già fatto o si tratta di puntualizzare?

RISPOSTA - 1973. Questa è una data che ricordo, perché nel ‘72, in giugno, a Francoforte venne fatto questo protocollo di realizzazione di questo progetto; nel ‘73 cominciarono a fornire la Bendix, cominciò a fornire alla Goodrich per fare delle prove, e poi cominciammo a fornire la Solvic e poi da lì partì il mercato del cloruro di vinile.

DOMANDA - A proposito di queste società diverse fornitrici, nel momento in cui c’era la trattativa con Grandi con Basei, lei era a conoscenza se Montedison avesse avuto dei contatti con altre aziende venditrici di gascromatografi?

RISPOSTA - Sicuramente. La Montedison di Porto Marghera già nell’impianto di cloruro di vinile, che era un impianto di progetto Goodrich, usava per il controllo di processo dei cromatografi della Bendix. E quindi, sicuramente sapevo che c’erano state delle richieste di offerta anche alla Bendix. Certamente, avvocato, lo so.

DOMANDA - Con riferimento alla domanda che le ha posto l’avvocato della Regione, consideriamo solo un attimo un esempio, i reparti di Porto Marghera erano costituiti da moltissime zone che lei può e non può ricordare, tra le varie zone c’era la zona delle autoclavi, le autoclavi erano 8, 10, 12 nei tre reparti di polimerizzazione. Il sistema multiterminale aveva una linea che aveva tutta una serie di prese, ciascuna collimante con il boccaporto dell’autoclave. Il sistema monoterminale come si comportava, con riferimento ai boccaporti delle autoclavi?

RISPOSTA - Questo era il punto debole, veniva scelta una posizione baricentrica, più o meno.

DOMANDA - La mia domanda è questa: se la fuoriuscita di CVM si verificava, se questa era la posizione baricentrica del monoterminale, se la fuoriuscita di CVM si verificava in un’autoclave più lontana, rispetto invece a una più vicina, cambiava la valutazione del monoterminale?

RISPOSTA - Dipendeva dal microclima; se ci sono dei flussi di aria in quel punto, se il punto di prelievo monoterminale si fosse trovato sopra vento rispetto alla perdita, non avrebbe segnalato nulla.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Presidente, solo una precisazione sulle date, rispetto all’ultima risposta, credo sia chiaro ma comunque... Il riferimento che lei faceva prima al ‘72 e poi al ‘73, alla riunione di Francoforte nel ‘72 con la Bendix, la Siemens e le altre società, riguardava il discorso del cloruro di vinile?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Il primo gascromatografo per l’ossido di etilene è quello della Bendix del ‘67, è così?

RISPOSTA - Sì.

 

PRESIDENTE

 

DOMANDA - Quindi nel ‘73 praticamente viene messo a punto un gascromatografo che analizza il cloruro di vinile; e perché nel ‘73 e non prima?

RISPOSTA - Perché non esisteva la problematica, signor Presidente. Questi strumenti venivano sviluppati nel momento in cui il mercato poneva la domanda.

DOMANDA - E quindi la sostanza da analizzare aveva determinate caratteristiche?

RISPOSTA - Sì, sono cose che sono venute così.

DOMANDA - Quindi la domanda fu fatta nel ‘73. Lei prima ha detto prima che vi fu un salto di qualità dei gascromatografi nei primi anni ‘80. Mi vuole spiegare quali furono le caratteristiche nuove che fecero fare questo salti di qualità ai gascromatografi?

RISPOSTA - Il salto di qualità è consistito essenzialmente nella messa a punto di sistemi elettronici più stabili, quindi quei sistemi che consentivano maggiore stabilità allo strumento e non quelle derive che avrebbero falsato i dati analitici. Quindi sistemi, amplificatori con dei range più ampi, che permettevano di misurare concentrazioni più elevate, cosa che non è stata fatta nel cloruro di vinile perché la legge nel frattempo si era adattata allo stato dell’arte e aveva detto che 30 andava bene. E poi un’altra cosa: l’impiego dei computer che permettevano di compensare eventuali alinearità di risposta con algoritmi semplici. Questo è stato il salto di qualità ed è lo stato dell’arte attuale.

 

Presidente: va bene, grazie. Ci sono altre domande? Nessuna. Diamo inizio all’istruttoria che riguarda il secondo capo di imputazione. Avevo invitato tutti ieri a presentare, o comunque se non avete redatto una lista comunque a indicare oggi a verbale i nomi dei consulenti. L’invito era rivolto ovviamente a tutte le parti processuali.

 

Avvocato Stella: comincio io. Naturalmente leggo l’elenco che poi sarà distribuito. Leggo per tutti. Allora, noi sostituiamo cinque dei consulenti già nominati con sei. Uno in più.

 

Presidente: ieri era stata prospettata una riduzione.

 

Avvocato Stella: non da parte nostra. Leggo solo i nuovi o anche i vecchi?

 

Presidente: dica i nuovi.

 

Avvocato Stella: i nuovi sono il professor Giuseppe Pompa ordinario di tossicologica alimentare a Milano, il professor Luigi Manzo ordinario di tossicologica medica a Pavia, il professor Vincenzo Francani ordinario di geologia applicata al politecnico di Milano, il dottor Luca Alberti dottore in geologia presso il politecnico di Milano. Poi c’è Zocchetti e Dragani che conoscete già e il professor Foraboschi che conoscete già. Poi di nuovi c’è il professor Vighi, che è associato di ecologia all’università di Milano e il dottor Colombo, che è un esperto di valutazione del rischio.

 

Presidente: questo per Enichem. Montedison?

 

Avvocato Mucciarelli: mi scusi, Presidente, io le avevo già anticipato ieri i quattro nomi che si integrano ai nostri, le leggo l’elenco, sono compresi i quattro nomi, professor Umberto Belluco, professor Paolo Cescon, dottor Giuseppe Belvedere, professor Antonio Dal Prà, professor Sandro Degetto, dottor Giuseppe Del Carlo, professor Sergio Facchetti, professor Marcello lotti, dottor Carlo Monti, professor Stelio Munari, dottoressa Cristina Nasci, dottoressa Eva Negri, professor Italo Pasquon, ingegner Alberto Tamarozzi. Le presento subito questo elenco. Mi preme dirle, Presidente e signori del Tribunale, e tutti, che noi ci riserviamo di rinunciare ad alcuni di questi consulenti nella misura in cui l’istruttoria dibattimentale si svilupperà secondo percorsi che possono magari rendere superflua l’audizione di alcuni di questi consulenti che abbiamo indicato. Se per avventura dovesse prendere percorrere nuovi chiederemo, com’è sempre stato, di integrare.

 

Presidente: lei ha messo anche la specializzazione e magari, non lo so, perché lei non l’ha detta a differenza del professor Stella. Forse la specializzazione ed anche il tema su cui dovrebbe rendere questa consulenza, anche per dare la possibilità al Tribunale di valutare la congruità o la superfluità.

 

Avvocato Mucciarelli: va benissimo.

 

Presidente: e questo è un invito che rivolgo a tutti. Sentiamo il Pubblico Ministero e le parti civili per quanto riguarda l’indicazione dei consulenti.

 

Pubblico Ministero: per quanto riguarda la presentazione di questa parte ambientale, il Pubblico Ministero inizierà con... posso illustrare anche quella che sarà l’attività, per non parlare due volte?

 

Presidente: certo.

 

Pubblico Ministero: inizierà questa mattina con una brevissima introduzione storica relativa alla laguna di Venezia, considerato che si tratta di un ecosistema unico in tutti i sensi, è comunque un’impostazione che durerà pochi minuti. Sempre perché risulti e rimanga agli atti del fascicolo processuale, seguirà parimenti una breve illustrazione visiva che illustrerà da un punto di vista sia fotografico sia di un filmato con presentazione quella che è la situazione della zona industriale di Porto Marghera dove si trova ubicata anche rispetto alle zone circostanti della laguna. Seguirà una illustrazione di quelle che sono state le indagini che sono state compiute fin dal 1994, cioè da quando sono stati presentati gli esposti, le denunce alla Procura della Repubblica di Venezia, da parte dell’ispettore del Corpo Forestale dello Stato ispettore Spoladori, congiuntamente al collaboratore dottoressa Gariboldi, che è un geologo del Corpo Forestale dello Stato, ed eventualmente con l’integrazione di indagine, coloro che hanno fatto le indagini specifiche, tipo alcuni testi che sono indicati in lista, quelli dell’U.L.S.S., o altri, si vedrà nel prosieguo delle indagini. Poi, come la parte storica che verrà presentata dall’ingegnere Rabitti, ci sarà anche un’indicazione e una presentazione da parte dell’ingegnere Rabitti per quanto concerne la situazione dei rifiuti, del loro smaltimento, delle tecnologie attuali e passate in uso a Porto Marghera. Ci saranno poi le audizioni dei seguenti consulenti tecnici, in particolare il dottor Sesana, dottor Micheletti, se si vorrà si farà venire anche dalla Germania il dottor Miller, e il dottor Ferrari. Relativamente a quella che è stata la consulenza tecnica che è nota a tutti quanti, che dovrebbe essere già agli atti del Tribunale perché era ai sensi dell’articolo 360 del Codice di Procedura Penale, per la parte dei sedimenti, delle acque della laguna, e della etiofauna. Ci sarà poi la presentazione del dottor Guerzoni, che è del CNR di Bologna in collegamento a questa situazione per la parte aria-acqua. Ci sarà poi la presentazione delle consulenze tecniche effettuate per conto della Procura circondariale di Venezia con delle integrazioni, da parte non so chi dei 4 o 5 verrà, comunque li indico, il dottor Tullio Baldassarri, il dottor Bonamin, il dottor Fanelli, il dottor Ferrari, che è un chimico del Magistrato alle Acque, il dottor Raccanelli che è un chimico direttore del Consorzio Interuniversitario dell’Inca di Porto Marghera. Poi ci saranno delle questioni che verranno presentate da un punto di vista del rischio, valutazione del rischio, la parte tossicologica, dai consulenti ingegnere Zapponi e dal professor Vineis. E ci sarà il dottor Coccheo su una parte di attività che ha svolto per conto del Pubblico Ministero. Poi rimangono dei testi che sono indicati nelle liste e questa lista testi verrà notevolmente ridotta, pure non essendo amplissima per la parte ambiente, verrà ridotta come è già stato fatto in passato. Queste sono le indicazioni. Io ritengo che per quanto riguarda i miei consulenti, che cominceranno oggi, compreso l’ispettore Spoladori e i collaboratori di Polizia Giudiziaria, dovrebbero essere impiegate le udienze del 20, 27 settembre e del 3 ottobre. Salvo imprevisti o problemi particolari, credo che dal 4 ottobre, secondo le indicazioni che erano state fornite già ieri durante un incontro con i difensori delle varie parti civili, già dal 4 ottobre dovrebbero cominciare con i consulenti del Comune, della Regione, della Provincia, secondo le indicazioni che i loro difensori poi daranno. Poi dovrebbero seguire i consulenti il 13 ottobre di WWF e dell’Avvocatura dello Stato, e iniziare quelli di Medicina Democratica. Il 17 ottobre dovrebbero esserci i consulenti di Legambiente e le conclusioni dei quattro consulenti di Medicina Democratica secondo i temi che verranno illustrati dai rispettivi difensori. Quindi per fine ottobre dovrebbe essere finita questa parte, per la parte che ci riguarda. Per i temi e per i nomi dei consulenti delle parti civili dovrebbero dare le indicazioni più specifiche i rispettivi difensori.

 

Avvocato Vassallo: per quanto riguarda la Regione Veneto e il Comune di Venezia, manteniamo i periti specialistici già indicati; per l’esattezza uno è il professor Rindone, che è ordinario di chimica organica dell’Università di Milano, che ha già esaminato con voi la tecnologia allo stato dell’arte degli impianti di Porto Marghera vista dall’interno ed ora esaminerà dal punto di vista della produzione di residui e come sono stati accumulati questi residui, le discariche, i rifiuti, e quant’altro, il materiale del sotto prodotto derivante da elaborazione secondo la tecnica degli impianti di Porto Marghera. L’altro consulente è il professor Guido Perin, docente di ecotossicologia al dipartimento di scienza ambientale all’Università di Ca’ Foscari, e tratterà l’argomento in relazione al bioaccumulo e alla bioconcentrazione rilevabile a livello dei bioti presenti nel sedimento, sulla base dell’indagine e degli accertamenti che sono stati svolti nelle procedure d’indagine. Per quanto riguarda le date, io posso solo indicare, mi riservo per la prossima udienza di essere più preciso, o il 4 o il 13, perché il professor Rindone mi comunicava un suo impegno fuori Italia per il 4. Per cui devo vedere se posso concordarmi con gli altri, in ogni caso tra il 4 e il 13 sicuramente noi avremo terminato le nostre consulenze.

 

Avvocato Schiesaro: noi avevamo fatto otto indicazioni in lista testi di consulenti. Una parte di questi è già stata sentita per le tematiche ambientali nei luoghi di lavoro, e probabilmente dovrà aggiungere molto poco per quello che riguarda la tematica dell’inquinamento ambienti esterni. Qualcuno purtroppo è deceduto, qualcun altro si è reso indisponibile per impegni istituzionali intervenuti nelle more del processo, e quindi sostanzialmente in questo momento, salvo integrazioni che dovessero arrivare all’ultimo momento dal Ministero, noi abbiamo due nominativi: il professor Nosengo Sandro che è geologo che si occuperà degli aspetti dell’inquinamento nel sottosuolo nelle falde, dell’Università di Genova; il dottor Vincenzo Coccheo della Fondazione Salvatore Maugeri, chimico, si occuperà di rifiuti e di inquinamento idrico. Ripeto, eventualmente avremo un ulteriore apporto del professor Mandelli. Quindi due sicuramente, salvo integrazione dei deceduti e degli impediti.

 

Avvocato Santin: per la Provincia di Venezia, ho indicato come consulente tecnico il dottor Alessandro Pavanato, dirigente generale del settore ecologia della Provincia di Venezia, che verrà sentito e redigerà consulenza sui fatti di cui al capo di imputazione inerente al cosiddetto filone ambientale, e in particolare sul danneggiamento e sul depauperamento del patrimonio ambientale, mediante la realizzazione di discariche abusive, l’effettuazione di scarichi illeciti e il mantenimento dei luoghi di lavoro e non insalubri. Poi ancora sullo stato dei siti e dell’habitat, sui comportamenti commissivi ed omissivi accertati, e inoltre su tutti i danni arrecati all’Amministrazione provinciale di Venezia anche per spese sostenute e da sostenere. Confermo la data già indicata dal dottor Casson, cioè il 4 ottobre, perché venga sentito il dottor Pavanato. Grazie.

 

Avvocato Partesotti: per Greenpeace, confermiamo i consulenti già indicati che sono il dottor Fabrizio Fabbri naturalista, indico anche gli altri, poi indico i temi: il dottor Paul Johnston, PHD in biologia marina e delle acque dolci, di Londra, dell’università di Exeter; la dottoressa Ruth Stringer, laureata in biochimica e chimica, che lavora presso l’università di Exeter, in Gran Bretagna, che tratteranno di questi temi: l’analisi del (Thinger printed) del PCDD e PCDF delle diverse analisi effettuate sui sedimenti lagunari in prossimità dei poli industriali comparandolo con altri che possono dare indicazione motivata circa la fonte di provenienza. Secondo, analisi dei dati quantitativi di PCDD e PCDF, elementi in traccia e IPA riscontrati nei sedimenti lagunari raffrontandoli con i dati di letteratura internazionale disponibile. Terzo, tratteranno nella relazione a confutazione dell’ipotesi che la contaminazione dei sedimenti lagunari sia riferibile ad attività precedenti gli anni ‘70 e/o che possa essere ascritta esclusivamente ad attività estranee al Petrolchimico. Quarto, esame delle differenze ai fini del passaggio della contaminazione dell’ambiente abiotico agli organismi viventi tra l’inquinamento di un fondale acquatico e quello di un terreno, anche se destinato ad attività agricola. Quinto, l’analisi in chiave ecotossicologica dei dati quantitativi riscontrati sul biota lagunare veneto. Infine prenderanno in esame, ciascuno per le proprie competenze, i livelli di esposizione a PCDD, PCDF, IPA ed altri estrogeno simili o androgeno antagonisti, sufficienti a scatenare risposte fisiologiche non neoplastiche. Infine indico il dottor Roberto Miniero, con una riserva circa l’eventuale sua disponibilità che ci deve ancora dare conferma, che è biologo presso l’Istituto Superiore di Sanità a Roma, consulente in comune con la parte civile Legambiente. Poi, in quanto sostituto dell’avvocato Scatturin, indicherei i consulenti tecnici di Medicina Democratica, sono l’ingegner Roberto Carrara, l’ingegner Bruno Tierne, il professor Ettore Tibaldi, della sezione di ecologia del dipartimento di biologia dell’Università Studi di Milano, i quali tratteranno sulle fonti e gli effetti dell’inquinamento industriale del polo chimico di Porto Marghera sotto due punti di vista: le cause da un lato, e quindi le immissioni dei reflui di processo dagli impianti, secondo i rifiuti, le scorie, i cascami dei processi industriali del polo chimico di Porto Marghera, terzo: lo stato degli impianti. Quanto agli effetti invece, da questo punto di vista si tratterà di parlare dell’inquinamento dei diversi comparti dell’ambiente, aria, acque superficiali di falda, suolo e sottosuolo e del fenomeno del bioaccumulo. Mi riservo, Presidente, data l’indisponibilità di un interprete che avevamo interpellato, di indicare successivamente l’interprete relativo ai consulenti stranieri.

 

Presidente: sentiamo ancora le parti civili.

 

Avvocato Bozzan: per il WWF. Il nostro consulente è il dottor Paolo Drei, che è un biologo, il quale svolgerà una relazione sui sedimenti inquinanti, sulla loro potenziale evoluzione, il loro rientro nella catena alimentare. Per quanto riguarda la data, il dottor Drei chiede che venga eventualmente posticipata, non al 13 ma al 17. Grazie.

 

Presidente: altri delle parti civili? No. I responsabili civili? Niente. Bene, noi abbiamo sentito davvero un lunghissimo elenco di consulenti; io credo che a questo punto ci sia un’esigenza di concentrazione e quindi dovete fare in modo che non solo le udienze in cui vengono programmate queste audizioni si utilizzino completamente, ma dovete fare in modo che i consulenti che trattano lo stesso tema vengano insieme. Mi dispiace, ma gli impegni loro a questo punto devono anche cedere a quelle che sono le esigenze del Tribunale. Quindi vogliamo che vi sia anche una concentrazione sui temi nella stessa udienza da parte degli stessi consulenti ed anche una capacità di sintesi perché poi questi consulenti lasceranno delle memorie al Tribunale. Quindi davvero io vi invito a dare un po’ queste indicazioni ai consulenti e a riflettere se tutti sono davvero indispensabili perché noi, secondo anche dei programmi che forse così fuori udienza avevamo fatto insieme a voi, pensavamo di finire l’istruttoria dibattimentale entro l’anno. Adesso questo numero davvero rilevante di consulenti mi lascia pensare che si sfori questa scadenza. Direi che con queste indicazioni ad ogni buon conto, e poi anche con gli interventi che riterremo opportuni anche nel corso dell’istruttoria dibattimentale, però i tempi possano essere contenuti. Bene.

 

Avvocato Partesotti: ho tralasciato, tra i consulenti di Medicina Democratica, naturalmente terremo conto delle sue considerazioni, Luigi Mara.

 

Presidente: intanto facciamo adesso un quarto d’ora di pausa per prendere un caffè. Poi, mi raccomando per le prossime udienze di definire l’agenda dell’audizione dei consulenti del Pubblico Ministero, ma soprattutto delle parti civili che mi pare abbiano avuto così... Non vi sono state delle indicazioni precise, perché talvolta si è detto: non potrà venire a questa data, etc.. Le udienze devono essere tutte complete, quindi le parti civili devono mettersi d’accordo. Non dico altro.

 

Avvocato Stella: Presidente, mi scusi, una domanda soltanto, il controesame si fa come abbiamo fatto, alla fine dei singoli gruppi o volta per volta?

 

Presidente: io direi alla fine, perché poi non è detto che sia sempre necessario il controesame. Soprattutto nei confronti dei consulenti, comunque vediamo, perché molte volte il controesame dei consulenti viene fatto anche attraverso quelli che possono essere gli interventi degli altri consulenti, etc.. Pero, per carità, il controesame lo facciamo così come abbiamo fatto nella prima parte, alla fine.

 

Pubblico Ministero: prima di cominciare, consegno quella documentazione cui accennavo prima durante l’audizione del signor Alongi, che è la documentazione che era stata consegnata a lui dal fratello Guerriero Alongi, Vittorio Alongi l’aveva portata al P.M., documentazione come era stata depositata per la difesa in Procura della Repubblica di Venezia nell’agosto di quest’anno, è la documentazione sui gascromatografi, quella depositata in Procura.

 

Presidente: va bene. Ribadisco ulteriormente che tutta la documentazione che viene citata nel corso dell’audizione di un teste è depositata unitamente al verbale d’udienza presso la cancelleria del Tribunale, invece i documenti, le relazioni, etc., sono depositati qui, presso l’aula bunker. Bene, diamo inizio.

 

Pubblico Ministero: Presidente, come poco fa dicevo, ci sarà questa brevissima introduzione da un punto di vista storico in relazione alla laguna di Venezia, proprio per dare conto di come nel corso dei secoli, degli ultimi decenni, si è creato questo sistema unico che ha un suo significato e che anche il legislatore, con leggi speciali, ha ritenuto di dovere tutelare in una certa maniera piuttosto rigida. E quindi per questa parte, che verrà seguita da un’altra introduzione visiva ad opera della Guardia di Finanza, intanto verrà presentata questa parte storica dall’ingegnere Rabitti e dal maresciallo Porcu. Finché si preparano, proprio con due parole indico sinteticamente, senza ripercorrere pedissequamente il capo di imputazione, quella che è l’intenzione del Pubblico Ministero, e cioè proprio così com’era stato indicato anche nel capo di imputazione, ci sono state delle epoche storiche dal 1970 in poi fino ad oggi diverse, con una successione di società nel tempo che conosciamo, e con attività che sono state contestate nel capo di imputazione sia come comportamenti per così dire attivi, e un’altra parte di contestazioni del Pubblico Ministero riguardano quelle che venivano segnalate e ritenute come delle gravi omissioni. Con questi comportamenti attivi, con queste omissioni, l’accusa riguarda il fatto di avere dato origine e di avere contribuito ad incrementare progressivamente l’avvelenamento, il deterioramento delle acque di falde, i terreni e le acque attorno allo stabilimento di Porto Marghera, con delle ricadute su quella che si può definire la catena alimentare, quindi con i danni che poi possono arrivare anche a danneggiare la persona umana. Nell’illustrazione dei vari consulenti verranno toccati tutti questi punti, in questa progressione anche storica e logica. Adesso possiamo cominciare con questa prima parte.

 

DEPOSIZIONE  CONSULENTE

DR. RABITTI PAOLO

 

RABITTI - Io presenterò in un brevissimo tempo l’evoluzione morfologica della laguna dal ‘300 al ‘900, sono una decina di slide che fanno vedere com’è cambiato il regime idrografico dei fiumi che sono confluiti in laguna in questo periodo, perché la laguna era essenziale per la vita della Repubblica di Venezia, doveva servire principalmente per lo scopo difensivo, ma era anche un argine per quanto riguarda eventuali epidemie che venivano scongiurate solo se la laguna aveva un certo livello di sale nelle sue acque. La Repubblica veneziana ha eseguito nel giro di cinque secoli una serie notevolissima di interventi sulla laguna con lo scopo essenziale di deviare i fiumi che entravano in laguna, per evitare che l’apporto di sedimenti interrasse la laguna. Il problema dell’equilibrio dell’entrata dei fiumi d’acqua dolce in laguna con i propri sedimenti e dell’entrata-uscita delle maree dalle bocche di porto è sempre stato il più grande problema della laguna ed è stato affrontato sotto una certa ottica fino a quando c’è stata la Repubblica di Venezia. Dopo vi è stato un break, dovuto alla costruzione del canale dei Petroli della zona industriale, che ha portato all’impoverimento della laguna con la diminuzione molto forte delle barene. Le barene sono zone emerse parzialmente dalla laguna che stanno fuori dell’acqua per la maggior parte del tempo. I dossi che invece stanno fuori dall’acqua per poco tempo si chiamano velme, per dare una terminologia in uso a Venezia. Questa è la situazione che si ha all’inizio del 1300. Come si vede, ci sono sette fiumi che confluiscono in laguna. Il Brenta sbucava in laguna presso Fusina ed era soggetto a continue deviazioni di inondazioni, era usato anche come un’arma di guerra dai padovani che a volte deviavano il corso del fiume e lo facevano defluire da una parte o dall’altra, a seconda delle loro convenienze. Nel 1143 era stato fatto deviare per far confluire verso Venezia una grande quantità di acqua che ha modificato profondamente l’ecologia e la morfologia dell’ambiente lagunare. Verso mare si inizia l’opera di difesa dei lidi e si inizia a porre il problema dell’interramento della laguna proprio a causa dell’apporto dei sedimenti trasportati dai fiumi, principalmente dal Brenta. Nella seconda parte del ‘300 si costruisce un argine ai margini della laguna da questo fiume che si chiama Muson, in italiano è detto Bottenigo, ma continueremo a chiamarlo Muson, anche perché nelle carte del Consorzio Venezia Nuova è chiamato così, per evitare che le acque del Brenta confluissero di fronte a Venezia e quindi si cercava di farle deviare in questa zona, per vietare l’apporto di acqua dolce verso Venezia. Si porta questo argine fino a questo punto, che è un’isola scomparsa nel diciassettesimo secolo che si chiamava San Marco Bocca di Lama. Viene poi scavato questo canale Ca’ Vanova, da Marghera a Fusina, per raccogliere le acque del Muson e di altri fiumi secondari che confluivano in questa zona qua. Poi viene costruito nel 1360 questo canale, la fossa Gradeniga, attualmente si chiama Canal Salso, per proteggere Mestre dalle alluvioni del Marzenego. Viene poi piantata una palificata per problemi di interramento del porto di Lido e del porto di Sant’Erasmo. Il porto di Lido una volta si chiamava San Nicolò, che è questo. Questo nel 1400. Nel 1430 viene decretato lo scalo del canale dell’Arco verso il Livenza. Diviene sempre più impellente la possibilità di estromettere il fiume Brenta dalla laguna, infatti nel 1439 aveva rotto gli argini ad Oriago, si era scaricato nel Muson ed arrivò qua, aveva tirato dritto, si era scaricato in questo fiume ed aveva invaso la laguna con l’acqua dolce. I fanghi facevano avanzare sempre di più il limite della laguna verso Venezia e questo era inaccettabile anche dal punto di vista militare per la Repubblica. Inoltre nel 1440, un anno dopo questa alluvione, la causa delle febbri epidemiche che si erano verificate a Venezia viene attribuita alla preponderanza delle acque dolci rispetto alle salate nella laguna, quindi si decreta lo scavo dello scommatore di Sanbruson, che viene ultimato abbastanza velocemente. Poi il Piave apporta molta sabbia danneggiando tutti i porti vicini, a cominciare da quelli più importanti, per finire verso questi. Nel 1507 si attua la grande diversione del Brenta, che va a far portare le acque del Brenta nel Bacchiglione però il Brenta, quello che faceva prima nella laguna di Venezia, lo fa adesso nella laguna di Chioggia, provocando interramenti, etc.. Nel 1519 si completa il canale dell’Osellino, che porta le acque dal Marzenego fino alla foce del Dese. Poi sono deviate le acque dalla vecchia fossa Gradeniga fino al Muson e poi vanno verso la vecchia voce del Brenta, con il vecchio canale che c’era prima. Nel 1531 il Brenta, attraverso il diversivo della Mira, che è questo, ritorna a sfociare in laguna, un po’ spostato, nel canale che attualmente si chiama il canale dei Petroli, canale di Malamocco, questo per evitare i problemi che vi erano stati nella laguna di Chioggia, lo sbocco l’hanno spostato a metà tra Chioggia e Venezia. Nel 1540 il Bacchiglione attraverso il canale del Toro viene fatto sfociare fuori dalla laguna di Chioggia, a Brondolo e vi arriva anche il nuovo alveo del Brenta però il Brenta arriva qua e reca ancora danno alla laguna di Chioggia. Nel 1554 si costruisce un argine, che è il Paradore di Brondolo, per separare le acque di Chioggia e di Brondolo. Vado molto veloce, questo è un inquadramento visivo per capire dove si è. Nel 1610 viene completato il Taglio Nuovissimo, che consente di portare via le acque che prima dal Muson sfociavano in laguna verso Brondolo e Chioggia. Queste che vedete segnate in rosa non sono esattissime, sono praticamente le barene. Qui non è vero che è così, diciamo che è un’approssimazione di chi ha costruito queste carte. Nel 1613 ha inizio la conterminazione lagunare, all’interno della quale vi era un particolare regime giuridico che tutelava l’interno della laguna, però la contaminazione che è stata finita il secolo dopo ha portato una specie di congelamento della laguna, di tutto l’ecosistema lagunare, evitando i rapporti che aveva precedentemente con il territorio. Questa parte si è congelata e il resto è stato lasciato libero di modificarsi come voleva. Nel 1613 c’è il Taglio di Mirano, che comporta per l’appunto la raccolta delle acque dal Muson verso il Taglio Nuovissimo fino a Chioggia. Nel 1615 si rileva l’impaludamento di questa parte della laguna a nord, il nord è a destra e questa è la cosiddetta laguna nord. Si rileva l’impaludamento della laguna dovuto ai fiumi Dese, Zero, Sile e Marzenego. Nel 1642 vi è il decreto di diversione del Piave verso il porto di Santa Margherita a Caorle e della deviazione di questi fiumi nel vecchio alveo del Piave, che vedremo successivamente. Questa è la deviazione che dicevo prima, quasi tutti i fiumi in questo modo vengono a sfociare fuori dalla laguna. Intanto il Piave fa una rotta, che si chiama rotta della Landrone, e va a sfociare in mare in questo punto, a Cortellazzo, dopo avere gravitato per un periodo di qualche decina d’anni in un lago, il cosiddetto lago del Piave, in quanto l’intenzione era quella di farlo sfociare da un’altra parte, che sarebbe in basso a destra sulla carta, però non ci sono riusciti e quindi questo alveo è rimasto quello del Piave. Nel vecchio alveo del Piave viene fatto confluire il Sile, intanto anche il porto di Malamocco nel 1697 diventa impraticabile alle grandi navi sia perché la stazza delle navi è aumentata sia perché vi erano stati insabbiamenti. Nel 1700 il Brenta insieme anche all’Adige inizia a formare il lido di Sottomarina, di Chioggia. Nel 1791 viene terminata la contaminazione lagunare, composta da 99 capisaldi, che sancisce la separazione anche amministrativa di questo ambiente. Si cominciano a costruire i murazzi a mare, sfruttando la nuova tecnica della calce pozzolamica che faceva presa in acqua, si chiamava calce idraulica. Nel 1726 viene eseguito il canale di Santo Spirito per entrare direttamente da Malamocco. Nel 1800 dopo una breve parentesi nel Regno d’Italia, Venezia torna all’Austria dopo il congresso di Vienna per rimanervi fino al 1866. I problemi della laguna ora non sono più prioritari rispetto a quelli della terraferma, perché adesso le cose vengono viste da un’altra parte, mentre prima venivano viste con baricentro a Venezia, evidentemente. Per ridurre la lunghezza del tracciato del Brenta, che essendo con poca pendenza era spesso causa di inondazioni, si crea un nuovo taglio da Strà a Corte che si chiama La Cunetta. Il Brenta torna a sfociare in laguna a Chioggia, dove provoca l’impaludamento di 2250 ettari che poi vennero modificati. Inizia intanto la costruzione delle Dighe Folane di Malamocco. Nel 1841 viene realizzato il ponte ferroviario. Nel 1858 l’acqua del Brenta viene messa in un nuovo canale. Nel 1872 si ultima la sistemazione del porto di Malamocco e inizia la sistemazione di quello di lido. Nel 1896 il Brenta torna a sfociare a Brondolo. Dal 1911 al 1930 si sistema il porto di Chioggia con la costruzione di dighe. Nel 1919 iniziano i lavori per la creazione di porti industriali e commerciali a Marghera, e si scava il canale Vittorio Emanuele, dalla Giudecca a Marghera. Nella seconda slide relativa al ‘900, non si vede perché è praticamente sul ponte ferroviario, viene costruito il ponte automobilistico translagunare. Nel ‘57 viene costruito l’aeroporto a Tessera. Nel ‘58 il Tronchetto. Nel ‘63 vi è il piano per l’ampliamento del porto industriale con la creazione della seconda zona industriale, che è questa. E del porto dei Petroli, con la costruzione del canale dei Petroli, l’apertura di questo canale ha comportato la variazione dell’ecosistema lagunare perché vi è un grande apporto di acqua salata rispetto alle acque dolci che entrano, quindi vi è un problema di sedimenti e di riduzione fortissima delle barene. In questo secolo intanto il suolo si abbassa ed il mare si alza di livello, per un totale di 25 centimetri. Cioè, tra l’abbassamento del suolo e l’innalzamento del mare, vi è un abbassamento relativo del suolo di circa 25 centimetri rispetto al secolo scorso. L’apporto di sedimenti in laguna diminuisce fortemente, quindi restano questi problemi, anche ambientali, che secondo una proiezione fatta da chi ha costruito questo libro che si chiama "Morfologia Storica della laguna di Venezia" al 2050 doveva comportare la totale scomparsa delle barene. Questa è l’evoluzione che viene preconizzata, salvo interventi molto pesanti in questo campo. Io ho presentato questa piccola parte storica per avere un inquadramento territoriale. La terza zona industriale è stata costruita sulle casse di colmata, però non è mai stata utilizzata. Mentre la seconda zona industriale è stata costruita su terraferma. Io, se non ci sono domande, avrei concluso. Spero di essere stato abbastanza breve.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Verrà illustrata la prima e la seconda zona industriale in maniera più specifica attraverso i filmati video, in modo tale da poterli vedere e distinguere con esattezza. Adesso una grande mappa colorata della zona industriale, ce ne sono altre copie, poi verranno depositate, in maniera tale che possa seguire anche cartolarmente.

 

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - PORCU LEOPOLDO

 

RISPOSTA - Noi abbiamo realizzato una serie di filmati che illustrano l’intera area del Petrolchimico, nonché filmati che vanno ad individuare le varie zone che sono state trattate durante il processo, quelle più rilevanti. La cartina generale di tutta l’area del Petrolchimico. Possiamo vedere in alto della cartina la vecchia zona del Petrolchimico, con tutti i reparti CVM, la maggior parte dismessi, quasi tutti dismessi, con gli impianti cloro-soda. Qui abbiamo il canale Brentella con la darsena della Rana, e il bacino di evoluzione, e il canale industriale ovest, che poi sfocia in laguna. Io direi di iniziare comunque da una panoramica di tutta l’area del Petrolchimico vista da Venezia. Noi abbiamo prima fatto una ripresa della piantina, della zona che viene interessata dal video. Possiamo vedere il canale industriale ovest, che è quello che va a immettersi fino alla darsena della Rana; questo è il canale Malamocco, denominato più comunemente canale dei Petroli. La parte più esterna inizia con la centrale elettrica Edison, poi abbiamo i reparti CS, i reparti TDAI e in fine in basso l’FG31 che serve per il trattamento delle acque. In basso abbiamo un altro canale, che è il canale industriale sud, che è quello che porta fino a quasi a Marghera, all’interno della terraferma, dove c’è il ponte Arcole. Questa è tutta l’area della Montefibre, qui c’è il CV22. Questo è il canale industriale ovest, che entra all’interno fino quasi di Porto Marghera; questa è tutta l’area che abbiamo identificato sulla cartina, la più esterna, che è di fronte alla laguna, e fino al limite dove si vede il puntino rosso diciamo che è la parte finale dell’area del Petrolchimico. Questo è il canale dei Petroli. Qui possiamo vedere l’altro canale che è il canale industriale sud. Questa è una ripresa non fatta da vicino perché non potevamo volare, è la zona di atterraggio degli aerei, abbiamo dovuto farla da distante. Vediamo il ponte ad Arco che si vede anche dal ponte della Libertà, questo è il canale che entra, è il canale industriale sud. Vediamo il ponte della Libertà sullo sfondo, con l’elicottero ci stiamo avvicinando; questa è la zona dell’AGIP; questo è un isolotto che hanno ultimato da poco e sta di fronte, divide il canale dei Petroli dal Petrolchimico; questo è il canale Malamocco. Adesso andiamo ad analizzare i reparti del vecchio Petrolchimico che confinano con la statale che da Marghera porta fino a Malcontenta. Il filmato illustrerà, verrà ripreso, noi costeggiamo la statale ed andremo a illustrare tutti i reparti che confinano con la statale, in particolare i vecchi reparti CV, cloro-soda, alcuni sono stati dismessi e vediamo che è rimasto attualmente in piedi ancora il BC1.

DOMANDA - Dov’è la statale, rispetto a chi guarda?

RISPOSTA - Dov’è puntato il laser, dove si vede la freccetta del mouse; qui c’è la zona del Crion. Andando verso Marghera ci sono i reparti CV10, 11, CV16, quelli più vicini alla strada erano i reparti CV10 e 11 e il BC1. Qui abbiamo il CV16, il CV4, il CV6, CV15 e i reparti cloro-soda. Siamo partiti dal Crion, siamo proprio sopra la statale; possiamo vedere qua in basso e stiamo costeggiando tutta l’area di fronte alla statale. Qui abbiamo la zona da cui sono stati dismessi i reparti CV10 e 11; qui dov’è puntata la freccia è rimasto il BC1, che penso verrà smantellato. Questa zona dove punta il mouse sono tutti gli altri reparti CVM. Questa è la centrale elettrica che si vede passando dopo via Fratelli Bandiera a Marghera. Qui c’è un altro ingresso del Petrolchimico che non è quello principale naturalmente. Ora andiamo a vedere il famoso canale Brentella con la darsela della Rana. Possiamo vedere che il canale Brentella inizia da qui, passando sotto la statale si immette dentro il Petrolchimico, sfocia nella darsena della Rana per poi immettersi nel canale industriale ovest, per arrivare fino alla laguna. Possiamo vedere che in questo punto passa sotto alla statale ed entra all’interno del Petrolchimico, aggirando il reparto Crion, dove spesso si vedono i pescatori. Non si sa che cosa pescano! Possiamo vedere i reparti che confinavano con il canale Brentella, fino ad arrivare alla darsena della Rana dove c’erano i vecchi magazzini del CV1. Poi vediamo che qui c’è l’incrocio sul bacino evoluzione, che andando verso ovest porta fino al porto di Marghera.

DOMANDA - Il bacino di evoluzione che cos’è?

RISPOSTA - Serve per far girare le navi, per far fare manovra diciamo. Possiamo vedere la statale che illustravo prima e qui il Brentella, che fa...

DOMANDA - Le abitazioni sulla destra cosa sono?

RISPOSTA - E` il quartiere della Rana, è un vecchio quartiere di Marghera.

DOMANDA - E` già Marghera?

RISPOSTA - Sì. Diciamo che il canale passa sotto la statale e va a immettersi all’interno del Petrolchimico, questa area è già Petrolchimico. Questo bianco che si vede è il camino del reparto Crion. Qui fa una curva e poi si va a immettere. Vediamo il canale che continua, ci sono delle varie passerelle, per poi giungere qui, dove c’è la darsena della Rana. Possiamo vedere che dalla darsena della Rana, questo in alto a sinistra è il bacino di evoluzione, e sullo sfondo si vede il canale industriale ovest che porta in laguna. Venezia non si vede, perché c’è foschia. Questo sempre dalla darsena della Rana tornando indietro sul Brentella per vedere la parte verso la terraferma. Da qui poi passiamo alla stazione ornitologica, che sarebbe dove hanno fatto una specie di laghetto con delle piante, dove venivano portati dei volatili; ultimamente è stata bonificata. Vediamo che costeggia con via della Chimica, che è la strada che porta fino all’interno del Petrolchimico o con il parco serbatoi sud. Vediamo qua sopra la zona dell’eliporto più comunemente chiamata Catanga.

DOMANDA - Perché Catanga?

RISPOSTA - Perché venivano buttati gran parte dei rifiuti. E` stato anche costruito l’eliporto, ancora quando c’era Gardini.

DOMANDA - In che epoca era finito, visto che ne parliamo?

RISPOSTA - Per l’eliporto non lo ricordo.

DOMANDA - La copertura della zona?

RISPOSTA - Non lo so, dottore, non me lo ricordo. Facciamo vedere qui il laghetto. Questi teli bianchi, da quello che abbiamo saputo ultimamente, sono stati utilizzati per la bonifica. Questa è la zona dell’eliporto che adesso andiamo ad illustrare. Vediamo che la zona dell’eliporto confina con i reparti attualmente EVC e con il CV24. Li vediamo qua in alto. Il CV24-25 e il PA2 con l’impianto pilota sempre del CV. Via della Chimica porta fino all’interno, questo è il CV24 che poi andremo a illustrare. Possiamo vedere la zona del CV24-25, tutta l’area con l’impianto pilota, e il laboratorio qui in alto. Questo diciamo che è tutto il complesso del PVC attuale. In questo filmato lo vediamo da dietro, eccolo l’impianto del PVC, alla sinistra troveremo gli uffici EVC con i laboratori, e qui in basso la palazzina direzione Enichem. Andando verso Venezia, diciamo sulla parte sud, troviamo il parco serbatoi sud, che andiamo a vedere, che è a ridosso diciamo del canale industriale sud, dove sono stati presi i pescatori con le vongole, che vanno a pescare fino a là dentro. Possiamo vedere che è un’area abbastanza vasta. Possiamo vedere che il parco serbatoi inizia alla fine della stazione ornitologica e prosegue verso la laguna. Questo è tornando, si può vedere il canale industriale sud, è l’area vista venendo da Venezia per andare verso la terraferma. Adesso andiamo invece a vedere il canale industriale ovest, che è quello che dalla darsena della Rana va a immettersi sul canale Malamocco, ovverosia in laguna. Si parte quindi dal bacino di evoluzione, andando verso su si arriva al porto di Marghera, poi vediamo che c’è la banchina di attracco delle navi, i reparti AS che confinano con il canale e in più tutta la zona delle Montefibre che è rivolta verso il canale industriale ovest, per poi giungere fino al canale di Malamocco, o canale dei Petroli. Vediamo qui la fine del bacino evoluzione, e questo è tutto il canale con i reparti AS e Montefibre. Sullo sfondo possiamo vedere tutta l’area del Petrolchimico, dove ci sono le due torri. Questo in basso è Porto Marghera, dove scaricano i container. Questa è la zona Montefibre, con i vecchi reparti VT. Diciamo che questa zona è la zona del nuovo Petrolchimico, diciamo quella che abbiamo analizzato adesso. Ora andiamo a vedere l’area della Montefibre. Questa è la zona dei reparti attualmente in uso; questi sono i vecchi reparti dove veniva fatta la fibra vinilica. Il filmato inizia mostrando la nuova area di produzione di fibra acrilica. Questi sono i vecchi reparti. Possiamo vedere dall’altra parte il porto di Porto Marghera e sullo sfondo la città. Adesso andiamo a vedere la zona che interessa i reparti CV22 e il dicloroetano. Diciamo che di fronte al canale industriale sud confina con la area dell’SG31. Vediamo il reparto CV22 e 23, il DL2. Questa è la veduta vista arrivando da Venezia, sorvolando il canale verso la terraferma, questo è il reparto CV22-23, le due fiaccole che si vedono. Questo è visto andando verso la laguna, vediamo il ponte ad Arco e la laguna solo sfondo; qui c’è il canale industriale sud. Questa ripresa è stata fatta per vedere il CV22 navigando il canale industriale sud.

 

Avvocato Schiesaro: il fumo che si vede esce sempre dal CV22?

RISPOSTA - Confermo. Adesso andiamo a vedere un altro parco serbatoi che sta di fronte alla darsena della Rana, vediamo che inizia proprio dove ci sono i pontili; la darsena della Rana e la zona del parco serbatoi con l’SG11. Vediamo il bacino di evoluzione, la darsena della Rana, qui inizia il parco serbatoi. Possiamo vedere tutta l’area del Petrolchimico, visto che prima sulla panoramica era un po’ lontana. Infine andiamo a vedere la zona dell’SG31 e dei reparti TDI. Possiamo vedere qui in alto i reparti TDI, l’impianto di trattamento acque chimiche, SG31 e gli impianti di depuramento. Qui in basso vediamo il ponte ad Arco e il canale industriale sud. Possiamo vedere qua in basso a sinistra i reparti TDI e sullo sfondo dove ci sono le ciminiere, l’SG31, il ponte ad Arco e il canale industriale sud. Qui possiamo vedere lo scarico SM15. Noi avremmo terminato con l’illustrazione.

 

Pubblico Ministero: possiamo passare all’audizione di Spoladori. Fino a quando viene effettuato il cambio di postazione, illustro quelli che saranno i temi affrontati dell’ispettore Spoladori, che verranno elencati in maniera più dettagliata all’inizio della sua analisi anche dall’ispettore stesso. Le prime questioni riguardano la fase iniziale delle indagini, dal 1994, gli esposti, le denunce che sono state presentate, e in particolare gli smaltimenti di rifiuti sia in aree interne allo stabilimento Petrolchimico di Porto Marghera che in aree esterne. Poi la questione riguarderà l’indagine da un punto di vista geologico interna allo stabilimento Enichem, utilizzando documentazione sia originata da indagini di Polizia Giudiziaria specifiche sia a documentazione di origine Montedison ed Enichem, o di amministrazioni pubbliche. Sono state distinte le zone all’interno del Petrolchimico per comodità di esposizione e verranno illustrate le situazioni in cui sono state trovate, in cui si trovano. Parlerà anche l’ispettore Spoladori dei campioni delle acque di falda, delle analisi che sono state effettuate nell’arco temporale fino ad oggi. Poi esaminerà in particolare tutte le varie discariche che sono state trovate, che sono state individuate, quanto ad ubicazione e a contenuti di queste discariche. Poi verrà affrontata la questione relativa anche agli scarichi, in particolare l’SM15, l’MS22, di cui si è già parlato. Nella parte finale riferirà in sintesi, perché poi i consulenti tecnici illustreranno i contenuti in maniera dettagliata, riferirà delle indagini che sono state effettuate a partire dal ‘96 ma anche successivamente fino a quest’anno, i cui risultati sono stati anche depositati per tutte le difese una volta effettuati, in relazione ad accertamenti e analisi sui sedimenti, sulle discariche e anche su etiofauna e molluschi. Le indagini vanno praticamente fino a giorni recentissimi. Un’ultima parte che esaminerà l’ispettore Spoladori riguarderà l’attività di pesca abusiva che è stata effettuata e che continua, purtroppo, anche in questi giorni, anche proprio negli ultimi giorni ad essere effettuata nei canali industriali di Porto Marghera, così come sono stati illustrati e rappresentati dal maresciallo Porcu della Guardia di Finanza, fino agli ultimissimi giorni. Sono decine e decine, se non centinaia, le infrazioni di pesca abusiva; pescatori professionisti abusivi che vanno tutte le notti all’interno di questi canali a prelevare etiofauna e molluschi da destinare ovviamente al commercio e al consumo umano. Questi sono in sintesi i temi che comunque in maniera più dettagliata ed esplicita indicherà l’ispettore Spoladori, che si presenterà al Tribunale, perché mi pare che sia la prima volta che viene in quest’aula.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - SPOLADORI ALBERTO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

GENERALITA`: Spoladori Alberto; ispettore del Corpo forestale dello Stato di Venezia-Mestre.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - E’ della Polizia Giudiziaria, riferirà sull’esito di tutte le indagini effettuate su delega del P.M..

RISPOSTA - L’indagine è stata da me delegata al comando stazione di Mestre da parte del dottor Casson in data 23 dicembre ‘94; aveva lo scopo, in forma generale, di acquisire elementi probatori circa l’esistenza di discariche interne al Petrolchimico ed aree esterne al Petrolchimico. Per queste ragioni si è escusso diverse persone, esponenti politici, dirigenti locali, etc., per dare un sunto della situazione a loro conoscenza. In particolare i dati evinti dall’escussione di Mazzolin Luciano, Bortolozzo Gabriele e Salvi Andrea, e comunque dalla documentazione acquisita presso vari enti, in particolare cito il dossier consegnato dall’assessore della Provincia di Venezia Luciano Mazzolin, il rifiuto selvaggio del novembre ‘89, agenzia Corlac, secondo dossier materiali ottobre ‘89, centro documentale antinucleare antimperialista, nonché dal documento intitolato censimento di scariche abusive aree inquinate del territorio, redatto dall’assessorato alla difesa del territorio della Provincia di Venezia del settembre ‘93, Pizzetto, Galoppo Vitturi, etc. e dallo studio intitolato "Inquadramento e caratterizzazione di massima delle discariche abbandonate entro la gronda lagunare", ingegnere Gavagnin. Queste assunzioni di informazioni e questi documenti hanno comunque permesso di redigere una prima annotazione di Polizia Giudiziaria, la numero 1435 del 27 gennaio ‘95. Questi i dati più salienti: aree interne del Petrolchimico utilizzate per lo smaltimento, la zona adiacente ai serbatoi di ammoniaca fredda vicino a gruppo di produzione AS, dove vennero scaricate terre rosse derivate dalla lavorazione dell’acido solforico. Altra zona segnalata zona adiacente agli ex impianti TDI, e il laboratorio e dell’ingresso 4 dove sorge l’eliporto. Qui vennero coperti con terreni numerosi fusti, controllato e sversato, sostanze liquide e tossiche. Le fasi di smaltimento avvennero tra gli anni ‘76 e ‘89, come dimostrato dalla documentazione acquisita dalla Guardia di Finanza, ovvero fatture per sistemazione finale dell’area. Aree esterne allo stabilimento, Lughetto di Campagna Lupia, lungo il canale Petroli nel 1977, sono stati rinvenuti fusti contenenti pece clorurata di derivazione industriale in una vasta discarica nei pressi delle abitazioni. Mirano, dove sono confluiti rifiuti industriali compresi quelli dell’impianto cloro-soda del Petrolchimico, contenenti alte percentuali di mercurio. Malcontenta, via Molanzani, dove la Montefuos nell’anno ‘89 con autopompa scaricava più volte al giorno gessi in vasche che poi furono interrate. Sotto le linee elettriche che corrono tra Malcontenta e Fusina vennero scavate fosse profonde 3 o 4 metri, dentro nelle quali prima si scaricavano acque inquinate da CVM, le stesse venivano quindi ricoperte da uno strato di cenere della vicina centrale ENEL, e successivamente si sovrapponeva uno strato di pece del TDI e così via, al fine di coprire il tutto con uno strato di terra. Ciò è continuato fino a quando non è stato costruito il forno inceneritore di pece TDI, intorno agli anni ‘77 e ‘79, anche se gli smaltimenti sono continuati fino al 1983. Altra zona segnalata era tra le abitazioni tra la campagna coltivata e il naviglio Brenta, sotto le linee elettriche corre una lunga fossa piena di sostanze chimiche. Inoltre era stato segnalato dal Salvi che intorno agli anni ‘85 e ‘86 presso il depuratore di Fusina giungevano parecchie sostanze provenienti dalla Montedison, quali acetici, solfuri, e aromatici, nonché l’acido solforico esausto, rifiuto tossico nocivo. Per quanto riguarda le modalità di smaltimenti, esse avvenivano nel seguente modo. I rifiuti solidi venivano utilizzati come materiali per imbonimenti delle zone barenarie, che progressivamente venivano conglobate con l’espansione della zona industriale. Raggiunta la massima espansione geografica, non avendo più siti interni di rifiuti, venivano innalzati su tutto il territorio, interessando prima le aree limitrofe, poi i siti più distanti, quindi scaricati a mare e anche inviati in paesi del terzo del mondo. Altro sistema di smaltimento dei rifiuti di estrema nocività è stato quello di bruciarli direttamente nelle centrali termoelettriche esistenti. Peci della peggior specie venivano aggiunte al combustibile o gettate nelle caldaie.

DOMANDA - Queste centrali quali sono, e queste caldaie quali sono, esistenti dove?

RISPOSTA - Esistenti all’interno del Petrolchimico.

DOMANDA - All’interno dello stabilimento societario?

RISPOSTA – Sì, sì. Questa è la stima dei prodotti della Montedison, produzione stimabile 500.000 tonnellate annue trasferite nel territorio.

DOMANDA - Questa, per il verbale stenotipico, cos’è?

 

Presidente: viene proiettata una diapositiva dove sono indicate allora le quantità annue.

RISPOSTA - Stimabili annue, 500.000 tonnellate annue che venivano di fatto trasferite nel territorio, di cui in particolare code di distillazione, peci di TDI ad altri impianti, 9.000 tonnellate annue, residui clorurati 11.000 tonnellate annue, ceneri di pirite 7.000 tonnellate annue, gessi da acido fluoridrico 400.000 tonnellate annue. Questo si rinviene soprattutto in particolare dal censimento delle discariche aree inquinate nel territorio provinciale.

 

DOMANDA - Questo documento di chi è?

RISPOSTA - Questo è della Provincia di Venezia, assessorato all’ecologia.

DOMANDA - Del ‘93, quello che ha citato anche prima.

 

Presidente: queste produzioni annue sono relative al periodo?

RISPOSTA - Questo è uno studio fatto intorno agli anni ‘75, ‘70- ‘75. La prossima. Questa è un’autodenuncia fatta dalla società Montedison per il censimento dello scarico in atmosfera di sostanze inquinate, consegnata al Comune di Venezia. In particolare si vede...

 

DOMANDA - Quando? Dovrebbe indicare sempre il periodo e chi.

RISPOSTA - 1978. Autodenunce 1978 delle aziende per il censimento del Comune di Venezia, aggiornate anche al 1984 dalla redazione per il dossier materiali ottobre 1989 numero 3. Direi che in particolar modo si può citare il cloruro di vinile monomero, l’acido acetico, l’acido cianidrico, l’acido cloridrico. Questa in particolare è una visione generale di quello che la Montedison emetteva dai propri camini.

DOMANDA - Quindi in particolare di cloruro di vinile monomero quante tonnellate venivano indicate come originate dal gruppo CV?

RISPOSTA - Tonnellate 1684 annue, gruppo CV; invece per i gruppi CV22-23 43 tonnellate annue.

DOMANDA - Di dicloroetano?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Poi ci sono anche tutti le varie differenziazioni, anche di idrocarburi per i vari reparti CV, di plastificanti, ma questo è indicato nel dettaglio, non è necessario leggere tutti questi dati che verranno consegnati ovviamente.

RISPOSTA - Invece la scheda successiva indica l’inquinamento delle acque lagunari da parte delle aziende del gruppo Montedison, in particolare le tonnellate annue sversate nei canali industriali, in particolare canale Brentella, canale sud e canale Malamocco Marghera.

DOMANDA - Dovrebbe sempre spiegare di che documento si tratta, qual è la fonte e andare un attimo più piano.

RISPOSTA - In particolare voglio citare il mercurio, 2 tonnellate, e fare una correlazione con il canale Sud Brentella. Il canale Sud Brentella ha una percentuale di mercurio elevatissima, che poi in fase successiva spiegherò. Comunque la fonte è materiali ottobre ‘89 numero 3 e comunque proveniente da autodenuncia delle aziende per il censimento del Comune di Venezia del 1978.

DOMANDA - Quindi sono autodenunce?

RISPOSTA - Autodenunce.

DOMANDA - I solventi clorurati, in particolare di quante tonnellate annue sono indicate?

RISPOSTA - Solventi clorurati, mille tonnellate annue. La scheda successiva. E’ stato in merito sentito anche all’epoca come ausiliario di P.G. il dottor Raccanelli, dipendente del Petrolchimico, per avere in dettaglio i rifiuti smaltiti nel territorio e la loro effettiva provenienza, nonché alcune sostanze all’interno degli stessi rifiuti e sempre in riferimento all’impianto di provenienza. Si può partire coi fosfogessi. I rifiuti provenienti dalla Fertimont, Agrimont, per la produzione di acido fosforico, ovvero fertilizzanti. Poi solventi clorurati. Praticamente questo residuo di produzione proveniva dall’impianto del CVM, dall’impianto TR, che è tetracloroetilene, TS, che è la trielina, e il DL2, che è la produzione di ossido di carbonio. Poi ammine aromatiche e sempre impianto di produzione del TDI, toluene di isocianato, processo di nitrazione del toluene per ottenere il disitoluene; successivamente alla riduzione ottenevano la toluendiammina, fatta reagire con l’ossido di carbonio ottengono il TDI, quindi anche qui c’è un forte residuo di produzione che veniva smaltito nel territorio. Poi avevamo anche EPCB, che provenivano dal fluido elettrico dei trasformatori, impianti, espurghi, trasformatori. Invece le diossine rinvenute nei rifiuti soprattutto e in particolare - e qui mi sono dimenticato di metterle - i policloruribenzidiossine e i forani, comunque parliamo di diossine... Policloruribenzidiossine, questa è una sostanza rinvenuta nei rifiuti. Proviene dal CVM, ma anche da altre produzioni di cloroalifatici, impianti TR, TS, DL2, che prima ho citato, e di cloroaromatici: cloruro di benzene e cloruro di benzale, presso l’impianto BC1. Invece per quanto riguarda i metalli pesanti rinvenuti nei rifiuti da noi campionati, in particolare il piombo, si può attribuire la produzione per la stabilizzazione del PVC usato sotto forma di solfito bibasico, di piombo e stearato di piombo. Il mercurio presente in quasi tutti i rifiuti rinvenuti, impianto cloro-soda, cloruro mercurico, era usato come catalizzatore nella produzione di dicloroetano, CVM, e nella produzione degli acetati. Il ferro invece, cloruro ferrico, catalizzatore dell’impianto TS e impianto TR. Il rame, catalizzatore cloruro di rame usato nel TD2, produzione di ossido di carbonio. Infine l’arsenico, presente nelle ceneri di pirite, da noi rinvenuto in maniera massiccia su aree che dopo andrò ad elencare; produzione di acido fosforico da Enichem Agricoltura, in particolare Fertimont e Agrimont, soluzioni arsenico, sodico; detta soluzione è anche denominata giammarco per depurare l’ammoniaca di sintesi.

DOMANDA - I dati che lei ha appena riferito relativi a questa scheda sui rifiuti rinvenuti nelle discariche da dove sono stati ricavati, queste indicazioni che lei ha appena fornito su questa scheda da che cosa derivano?

RISPOSTA - Questa scheda è stata da me realizzata sentendo in particolar modo il chimico dell’Enichem, dipendente dell’Enichem, dottor Raccanelli.

DOMANDA - Solo per la miglior comprensione di tutti, per questa parte ambientale, io forse mi ero dimenticato di ricordarlo nella presentazione, non riguarda esclusivamente e rigidamente la questione del CVM, ma come proprio riportato anche nel capo di imputazione riguarda tutta una serie di impianti, in maniera specifica vengono indicati anche quelli del cloro-soda, produzione ovviamente di cloruro di vinile, dei composti organici clorurati, e viene indicata comunque la lavorazione in qualsiasi maniera del cloro e dei suoi derivati, compreso il cloruro di benzile. Si fa riferimento specifico a tutte le contaminazioni industriali derivanti da PCDD e PCDF, quindi tutte le sostanze che venivano prodotte nel corso di queste lavorazioni che sono state rinvenute nelle analisi. Questo volevo solo dire, che non sembri troppo ampliato perché questi dati e queste contestazioni fanno parte anche del capo d’accusa originario. Prego, ispettore, se vuole continuare, dopo queste quattro schede nella sua relazione...

RISPOSTA - Avendo acquisito elementi comunque sufficienti per ipotizzare l’esistenza di discariche all’interno del Petrolchimico, interrogai espressamente in forma scritta l’Enichem circa l’esistenza o meno di ricettacoli abusivi all’interno del Petrolchimico, ovvero se la ditta avesse presentato agli organi preposti denuncia di discariche abusive interne o eventuale documentazione relativa a tale oggetto. L’Enichem rispose in una nota che non era...

DOMANDA - Di quando?

RISPOSTA - E’ l’annotazione di P.G. del 28/10/96, la quale dice che non ha presentato alcuna denuncia per ricettacoli abusivi interni al Petrolchimico né tanto meno aveva documentazione o studi afferenti a zone inquinate all’interno del Petrolchimico. Di fatto invece noi acquisimmo in fase successiva degli studi, in particolare studi dell’Acquater, datati ‘89 e ‘91, che evidenziavano chiaramente dei ricettacoli abusivi all’interno del Petrolchimico, nonché studi anche idrogeologici sulla falda e sulle acque inquinate.

DOMANDA - Acquater che cos’è?

RISPOSTA - Acquater è una società che ha svolto in particolar modo per l’Enichem campionamenti, comunque studi, indagini geologiche, diciamo, indagini ambientali per verificare l’esistenza di inquinamenti sia del terreno sia di falda all’interno di Petrolchimico.

DOMANDA - Su richiesta di Enichem?

RISPOSTA - Su richiesta di Enichem.

DOMANDA - Questi studi sono degli anni ‘89-‘91?

RISPOSTA - Sì, ce ne sono altri. Io ho citato nella mia relazione quelli dell’89 e del ‘91 proprio perché la mia domanda era stata fatta in data successiva a questi studi. Poi ci sono uno studio del ‘95 e un altro studio del 1996.

DOMANDA - Allora, dopo l’acquisizione di questi studi, visto che l’Enichem dice che non ha niente, non vi dà nessun documento, non ha fatto nessuna specie né di denuncia né di autodenuncia, voi che cosa fate?

RISPOSTA - Allora si decide ovviamente un’indagine geologica interna allo stabilimento Enichem, appunto, per fare effettivamente un monitoraggio di tutta l’area al fine di individuare zone oggetto di smaltimento. Possiamo far vedere la prima... la prossima. Questa è l’area interna del Petrolchimico.

DOMANDA - Scusi, questa fase d’indagine - chiamiamola così - è iniziata a inizio del ‘95, mi pare, no?

RISPOSTA - Sì, inizio ‘95.

DOMANDA - E poi è stata rapportata nel ‘96, conclusa nel ‘96, è così?

RISPOSTA - No, è sempre stata conclusa nel 1995 questa; poi ce ne sono altre...

DOMANDA - Allora, prego, se vuole indicare meglio anche quando avete iniziato e che cosa avete fatto...

RISPOSTA - Allora, per una migliore comprensione...

 

Presidente: avete diviso le aree in A, B e C?

RISPOSTA - Sì, adesso le spiego dettagliatamente. Le operazioni sono indagini del terreno interno allo stabilimento, sono iniziate il 28/03/1995, questa è la data di inizio, non solo per individuare le discariche, ma per dare una definizione qualitativa dei rifiuti scaricati, la caratterizzazione chimica delle acque di falda e l’eventuale identificazione del rapporto di casualità tra la presenza dei rifiuti e l’eventuale inquinamento delle acque. L’area di 500 ettari circa del Petrolchimico è stata suddivisa in tre zone operative, ovvero la zona A, che è quella...

 

DOMANDA - Mi scusi, è quella, adesso viene rappresentata, lo dico per il verbale stenotipico, la scheda che indica la zona dello stabilimento Petrolchimico da voi divisa con A, B e C?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ecco, se vuole illustrare quali sono queste zone e cosa significano...

RISPOSTA - La zona A è ubicata all’estremità dell’impianto, quella di colore giallo; la zona B è ubicata nel settore nord, nord-ovest dell’impianto, quella di color marrone; la zona C è ubicata lungo la fascia che costeggia il canale Malamocco Marghera. Da qui si doveva decidere di fare delle carotature interne a queste aree. Ovvio che per la poca disponibilità economica si è cercato con le informazioni avute in precedenza di andare a sondare quelle aree che avevamo il sospetto che rifiuto ci fosse. Quindi voglio dire che non è che il rifiuto sia quello che abbiamo trovato, ci sono sicuramente anche altre aree interne che sono inquinate. Ad esempio, la parte che si vede in bianco è... Nel 1996 abbiamo avuto un nuovo finanziamento e lì abbiamo trovato altre due discariche, addebitabili alla Montefibre. Ad esempio, la zona B, che vediamo e che è stata da noi poco carotata, è ovvio... Perché lì avevamo pochi elementi, quindi ci siamo basati solo sulle informazioni acquisite dall’escussione dei testi. Comunque in totale sono stati effettuati 61 sondaggi meccanici e prelevati numero 28 campioni di terreno contaminato, ovvero si è cercato di campionare direttamente il rifiuto in corrispondenza dei punti in cui esso appariva maggiormente integro. Purtroppo è necessario sottolineare come, data la bassa consistenza dei terreni naturali e artificiali sui quali è stato effettuato lo scarico e con i quali è stata attuata la copertura dei rifiuti presenti nell’area, nella maggior parte dei casi i rifiuti si sono presentati miscelati al terreno, quindi non in forma originaria. Le concentrazioni delle sostanze evidenziate risulteranno quindi in molti casi inferiori a quanto originariamente presenti. Detti campioni sono stati poi inviati al PMP di Brescia e al PMP di Venezia per le successiva analisi di laboratorio. Passiamo ai carotaggi in zona A. Questa è una tabella descrittiva di tutti i sondaggi effettuati in zona A.

DOMANDA - La zona A, come si vedeva prima, è la zona est, sud-est.

RISPOSTA - Sì. Questa, la zona di colore giallo. In questa zona sono stati effettuati in totale 24 sondaggi, dei quali 19 con presenza di rifiuti. L’area maggiormente interessata allo sversamento dei rifiuti, come si vede, è la zona denominata CA3, la zona CA4 e la zona CA5. Questa è la zona che poi io denominerò aree 31 e 32, che comunemente viene chiamata eliporto Gardini oppure Catanga. I referti analitici di questa area in parte confermano che il rifiuto è rifiuto speciale, anche in base comunque al referto analitico rifiuto tossico nocivo e comunque secondo la classificazione ai sensi della delibera interministeriale del 27/07/84 tutti i rifiuti da noi campionati risultano rifiuti tossico nocivi.

DOMANDA - Prima di arrivare alle conclusioni dei risultati vorrei chiedere questi sondaggi come sono stati fatti, a che profondità e che cosa è stato trovato. Proprio illustrare questi tipi di carotaggi per la zona A.

RISPOSTA - In questa area la profondità dei sondaggi è stata limitata a 10 metri in quanto essa ha consentito nella maggior parte dei casi il raggiungimento del livello di fondo, cioè dello strato argilloso limoso, denominato in gergo canato, che è praticamente uno strato che dovrebbe essere protettivo e sufficiente per non far filtrare le sostanze inquinanti nella falda. In alcuni sondaggi lo spessore del livello limoso argilloso risulta molto limitato, in particolare nella zona A4/1, o totalmente assente, nella zona A4/2. In tal caso i rifiuti si trovano direttamente a contatto con i materiali sabbiosi sede dell’acquifero. Questo è uno studio fatto dall’Enichem, Acquater ‘95 o ‘96. Le aree interne alla zona blu stanno ad indicare che il materiale di fondo, cioè di strato argilloso, è assente. Praticamente il rifiuto da noi rinvenuto in quelle aree era direttamente a contatto con la falda freatica sia superficiale che sottostante. Al di sopra di questo livello di 10 metri - riprendo il discorso - fino ad una profondità minima di un metro sono frequentemente presenti rifiuti di natura industriale coperti da materiale di riporto e terreno vegetale. All’interno di questa area, praticamente la zona A3, A4, A6, A7, A8, si sono registrati i maggiori rinvenimenti di rifiuti industriali. I rifiuti industriali individuati hanno colore generalmente nerastro, aspetto plastico e presentano una bassa consistenza che aumenta talvolta verso il basso. Si registra un forte odore aromatico al rinvenimento dei rifiuti, soprattutto in zona A3. Localmente sono state rinvenute sostanze di color rosso bruno, probabilmente resine, al di sopra di materiali neri, A3/2, A3/4, sempre in quella zona; lo spessore dei rifiuti rinvenuti in stato variabile da 1 a 4 metri a partire da una profondità di circa un metro e mezzo dal piano campagna, quindi vi era un metro, un metro e mezzo di terreno di riporto sotto il quale partiva il rifiuto per una profondità di circa 4, 5 metri. Dall’acquisizione dei rilievi aerofotogrammetrici da noi acquisiti presso l’IGM, presso alcune ditte private...

DOMANDA - Cos’è l’IGM?

RISPOSTA - L’Istituto Militare Geografico della sezione conto terzi di Firenze, abbiamo fatto un’acquisizione presso questo istituto, presso la ditta Rossi di Brescia, presso il Comune di Venezia e presso altre ditte, che dopo non sono... cioè erano emendate queste foto, quindi non abbiamo potuto utilizzarle. Comunque abbiamo...

DOMANDA - Sì, infatti, vorrei che illustrasse un attimo meglio perché si vedono dei punti neri, per motivi militari, erano coperte come zone protette...

RISPOSTA - Sì, certe zone sono emendate, di conseguenza la lettura è stata incomprensibile, comunque ricostruendo, avendo sequestrato diversa documentazione, una trentina di voli, siamo riusciti comunque a ricostruire l’aspetto storico dell’area della zona A, soprattutto di quella zona denominata da noi 31-32, comunemente definita eliporto Gardini o Catanga. Quindi vediamo la prima foto aerea del 1955, il terreno era terreno agricolo. Infatti successivo a questo terreno agricolo è stato utilizzato per l’imbonimento di alcune aree.

DOMANDA - Quando? Deve leggere le date anche. Di che data è questa fotografia?

RISPOSTA - 1955.

DOMANDA - La prima?

RISPOSTA - Sì, hanno iniziato i lavori di... Cioè torni indietro. 1955, questa è la prima foto, la situazione dell’area era come la vedete, cioè zona agricola.

DOMANDA - Poi, l’altra foto rinvenuta, la seconda, di quand’è?

RISPOSTA - Del 1976. Qui già si evidenzia che ci sono state operazioni di prelievo di terreno per trasferirlo in altre località, in altre zone limitrofe per fare degli imbonimenti. Queste operazioni dalla visione di questa documentazione, soprattutto di quella emendata, sembrerebbe che queste operazioni siano iniziate intorno agli anni ‘72-‘73. Poi nella fase successiva vediamo già qua, nel 1977, qui si vede già che la Montedison aveva costruito le strade, queste strade sono costruite con dei fusti perché l’automezzo tenga di più; già nella zona alla nostra sinistra si può evidenziare lo smaltimento di alcune sostanze, soprattutto allo stato liquido.

DOMANDA - Questa foto è del ‘77?

RISPOSTA - Sì, 1977.

DOMANDA - Poi, la prossima fotografia di quando è?

RISPOSTA - La prossima fotografia è del 21/09/83, qui si vede già che le fasi di imbonimento coi rifiuti erano ormai a termine, vi era già l’apporto di strato superficiale di terreno vegetale per ricoprire tali rifiuti.

DOMANDA - In parte?

RISPOSTA - In parte di rifiuti, sì. La fase di sistemazione dell’area fu terminata, appunto, intorno all’anno 1987, data accertata a seguito di sequestro da parte della Guardia di Finanza di fatture afferenti a lavori in tale area. Quindi diciamo che l’attività di messa in sicurezza, chiamiamola così, dell’area è avvenuta intorno agli anni 1987.

DOMANDA - Le fatture - va beh, poi le chiederemo alla Guardia di Finanza - sono dell’88-‘89, comunque questo lo chiederemo alla Guardia di Finanza. Comunque l’ultima fotografia di quando è e cosa rappresenta?

RISPOSTA - L’ultima foto è una foto del 1991, IGM sezione conto terzi, è una foto a raggi infrarossi, volo del 15/04/91 ore 11.00. Rappresenta tutto sommato la fase terminale, ovvero la completa attività di messa in ripristino dell’area e del coprimento totale dei rifiuti ivi presenti al di sotto del terreno vegetale.

DOMANDA - Ecco, vista questa ricostruzione della zona A, le volevo chiedere di illustrare i risultati che sono stati raggiunti con l’analisi dei rifiuti rinvenuti e se precisa anche da parte di chi sono stati effettuati questi accertamenti.

RISPOSTA - Sì, allora, per quanto riguarda i rapporti analitici, vennero stilati dal PMP di Brescia e di Venezia, i quali diedero questi risultati. Partiamo col primo istogramma. Qui non ho fatto nessun riferimento per quanto riguarda la normativa, lo farò più avanti; voglio solo evidenziare le sostanze presenti, l’arsenico, il cadmio e il piombo sono presenti nell’intera area, stiamo sempre parlando della zona A. Gli oli minerali presentano concentrazioni particolarmente elevate in corrispondenza del campione A3/2A, 5.110 microgrammi per chilo; mi risultano poi presenti in area A4 con concentrazioni generalmente inferiori a 500 mg/chilogrammo. I fenoli risultano presenti con elevate concentrazioni in corrispondenza del sondaggio A/3, 3.600 microgrammi per chilo nel campione A3/2A e 650 microgrammi per chilo nel campione A3/2B; anche in area A4 sono presenti localmente sondaggi A4/3, A4/4.

DOMANDA - Solo una precisazione per quanto riguarda tutte le sostanze che lei ha ricordato, a parte che risulta anche il mercurio. Vorrei che precisasse meglio, ad esempio per gli oli minerali e i fenoli, così, i quantitativi di milligrammi su chilogrammo, quanto?

RISPOSTA - Allora, in oli minerali 5.110 microgrammi per chilo. No, milligrammi, scusate.

DOMANDA - Appunto, io non voglio insistere, le faccio una domanda per precisare, è una cosa un po’ diversa.

RISPOSTA - Milligrammi.

DOMANDA - Quindi lì dove lei ha parlato di microgrammi è stato un lapsus?

RISPOSTA - No, no, ho scritto proprio, una battitura di...

DOMANDA - Lo so. Glielo chiedo, appunto, perché è stato un lapsus, è un discorso di milligrammi?

RISPOSTA - No, no, milligrammi per chilogrammo. Si possono vedere tutti i rapporti analitici, sono stati campionati e analizzati in...

DOMANDA - Sì, certo i rapporti analitici, se già non li ha il Tribunale, come mi pare, comunque verranno depositati e si vedrà, però intanto anche dal verbale stenotipico che venga indicato esattamente che si tratta di milligrammi.

RISPOSTA - Sì, sì, milligrammi per chilo.

DOMANDA - Prego, continui nella indicazione delle sostanze rinvenuta in questa zona A.

RISPOSTA - Poi abbiamo i solventi aromatici che hanno concentrazioni elevate in corrispondenza del campione A3/2A, 266 milligrammi per chilogrammo; solventi clorurati si rinvengono sempre con le massime concentrazioni in corrispondenza del campione A3/2A, 850 milligrammi per chilo e in corrispondenza del sondaggio A6/1...

DOMANDA - Sono tutte sostanze tossico nocive?

RISPOSTA - Sì, tutte sostanze tossico nocive, poi si andrà anche ad analizzare sotto l’aspetto normativo che effetti hanno, appunto, sull’uomo.

DOMANDA - Parleremo dopo su questo, adesso continuiamo con questo esame delle sostanze tossico nocive.

DOMANDA - Le ammine aromatiche sono presenti nel campione A3-2/A e nei sondaggi A3/3, A4/1, A6/3 e nei piezometri Y1. Infine l’ammoniaca è diffusa in tutta la zona con concentrazioni localmente anche molto elevate. Appare verosimile che...

DOMANDA - Scusi un attimo, uno forse è sfuggito alla mia attenzione, anche gli idrocarburi aromatici - visto che ci interessano in particolare in questo processo - sono stati rinvenuti in questa zona?

RISPOSTA - Sì. Gli idrocarburi aromatici presentano le massime concentrazioni in corrispondenza dell’area A/4, in particolare del campione A4/3, 170 milligrammi per chilogrammo.

DOMANDA - Senta, da questa indicazione che lei ha effettuato si vedono concentrazioni in vari punti, così come ha indicato lei, in particolare, però, sul campione A3/2A. Vuole illustrare un attimo meglio cosa è successo a questo campione?

RISPOSTA - Il campione A3/2A, dalla carotatura da noi fatta risulta che in qualche modo abbiamo perforato un bidone dal quale sicuramente è stato prelevato, appunto, del materiale di rifiuto, quindi si può presumere che questo rifiuto abbia non totalmente, ma comunque nella maggior parte dei casi la composizione chimico-fisica originaria. Comunque la zona A, appare verosimile che unicamente il campione della zona A/3 possa presentare una composizione prossima all’originaria del rifiuto scaricato proprio per questo fatto che ho detto.

DOMANDA - Deve parlare più chiaro e con più calma, se no non si sente, non si capisce.

RISPOSTA - Allora, il campione A3/2A, cioè, avendo fatto un carotaggio che presumibilmente ha perforato un fusto, cioè è ovvio che la sicurezza matematica non l’abbiamo, quindi lo voglio dire chiaramente, e viste le analisi, possiamo ipotizzare che le concentrazioni sono al limite del rifiuto originale. E’ questo che volevo evidenziare in questa area, cioè altre aree sembrerebbero meno inquinate, invece il rifiuto è stato miscelato a terreno vegetale, quindi le concentrazioni... Cioè c’è stato un miscelamento di questa sostanza tossica che ha diminuito le concentrazioni degli inquinanti.

DOMANDA - E’ il discorso che faceva prima su terreno e piante varie. Prego, può continuare.

DOMANDA - Possiamo passare in zona B. Allora, in questa area il rinvenimento dei rifiuti è risultato sporadico e sotto forma in genere di impregnazioni di terreno. Per questo motivo è possibile ipotizzare in questa zona la presenza di isolati episodi di scarico di materiale, probabilmente anche in questo caso allo stato fluido o semifluido. Possiamo passare direttamente al commento dei risultati. Per quanto riguarda i sondaggi abbiamo fatto numero 14 sondaggi, di cui 9 con la presenza di rifiuti. Qui, appunto, per problemi di soldi abbiamo campionato solo il campione, appunto, sondaggio B4; invece anche le altre carotature avevano comunque la presenza di rifiuto, ma, essendo sotto l’aspetto visivo tal quale a quello, appunto, campionato, abbiamo omesso il campionamento. Qui i risultati dei rapporti analitici. Allora, qui non ho fatto schede, ho solo evidenziato che in questa zona è stato prelevato un unico campione in corrispondenza del sondaggio B4. Il livello campionato è rappresentato da rifiuti industriali costituiti da fanghi rossi, i quali da analisi chimica risultano classificati come rifiuti tossico nocivi per la presenza di arsenico. Zona C, che è questa. Allora, anche in questa zona, come nella zona B, non è stata individuata la presenza di un vero e proprio bacino, ma generalmente singole depressioni utilizzate per gli scarichi puntiformi. Sono presenti materiali di riporto talvolta impregnati da rifiuti industriali. Unicamente in zona C10...

DOMANDA - Scusi, la zona C è quella lungo il canale industriale sud, mi pare, no?

RISPOSTA - Malamocco Marghera, sì.

DOMANDA - Industriale sud e Malamocco Marghera, confinante coi due canali?

RISPOSTA - Ecco. La zona C10, che è quella di colore rosso, in questa zona sono stati rinvenuti rifiuti industriali di colore nero e odore aromatico, con spessori variabili da un metro a 2 metri e 50 a partire da 1,5 dal piano campagna. I rifiuti risultano sempre ricoperti da materiale inerte fino al raggiungimento dell’attuale piano campagna. Anche qui possiamo fare il commento dei risultati dei rapporti analitici del PMP di Brescia e di Venezia. Vediamo che i rifiuti in parte dal referto analitico risultano rifiuti speciali, sono in zona C10; dal referto analitico risultano rifiuti tossico nocivi, appunto per concentrazioni superiori al limite per il piombo e per il mercurio in particolare.

DOMANDA - Se vuole illustrare in questa zona C in particolare il terreno da che cosa è risultato essere stato contaminato, quali erano le sostanze...

RISPOSTA - Le sostanze in particolare... Vi era una forte presenza di piombo, nierfenico, di mercurio e di cadmio, cioè come metalli pesanti. Poi nei medesimi campioni è stata inoltre individuata la presenza di ammine aromatiche; nei campioni prelevati nel sondaggio C10 e dai piezometri sono stati presenti anche solventi clorurati e solventi aromatici; idrocarburi aromatici si rinvenivano in corrispondenza anche del sondaggio C10 e dai piezometri, oltre che in corrispondenza del sondaggio C7/2. E’ stata rilevata la presenza di fenoli nei sondaggi C10, C7/2 e C5/2. In quasi tutti i campioni è stata individuata la presenza di ammoniaca. In particolare in zona C10 è stata individuata dalle analisi condotte dall’Enichem contaminazione da solventi aromatici anche a profondità elevate, ovverosia oltre i 20 metri, da metalli pesanti e da arsenico, soprattutto nei piezometri P37 e P39, che dopo andremo a vedere.

DOMANDA - Che cosa sono i piezometri?

RISPOSTA - Allora, diciamo in parole semplici, viene fatta una perforazione con la quale si installa una canna, diciamo, in plastica nella quale poi si fanno operazioni di bonifica e successivamente vengono prelevati dei campioni di acqua.

DOMANDA - Prego, continui pure.

RISPOSTA - Avendo acquisito dall’Enichem, che... Voglio precisare che durante le fasi di sondaggio dei terreni, allora da qual momento ha iniziato a collaborare con il comando, appunto, con il sottoscritto e con tutti gli operatori consegnandoci spontaneamente diversi studi, tra cui gli studi che adesso andrò a citare, lo studio Acquater ‘95, studio Acquater del 1989 e del ‘91, nei quali vi erano dei commenti e vi erano delle analisi fatte eseguire, appunto, da Enichem sulle acque di falda. I dati dei bollettini di analisi sono stati commentati oltre che in rapporto alle concentrazioni limite riportate nel DPR 962/73 relativamente a quanto previsto per gli scarichi in laguna alla tabella A della legge 319/76, cosiddetta legge Merli, in particolare in relazione ai valori riportati nella tabella DPR 236/88, qualità delle acque destinate al consumo umano. Questa scheda rappresenta tutta l’attività piezometrica fatta, appunto, in questi studi che ho citato. Posso passare al commento delle analisi. Queste sono tutte le sostanze rinvenute, in particolare si evince che risulta evidente una contaminazione diffusa da ammoniaca in tutta l’area esaminata dalle campagne di studio condotte da Enichem. Tale contaminazione interessa sia la prima falda sottostante il Caranto che quella profonda con una concentrazione dell’inquinante fino a tre ordini di grandezza superiori ai limiti di legge. E’ localmente presente una contaminazione legata da metalli tossici; è particolarmente significativa la contaminazione diffusa da solventi clorurati, i quali si rinvengono nella prima falda sottostante il Caranto con concentrazioni localmente fino a tre ordini di grandezza superiori ai limiti di legge anche nella falda profonda. Diffusa e preoccupante soprattutto la contaminazione dovuta ad ammine aromatiche che si rinvengono in tutta l’area esaminata. Nel settore A/3 e A/4, sempre nostro col colore giallo, la concentrazione di questi inquinanti è di due ordini di grandezza superiori ai limiti di legge utilizzati a scopo indicativo.

DOMANDA - Vuole indicare un attimo meglio quelle righe, perché da qua si vedono fino ad un certo punto, indicare di che righe si tratta, cosa significano e dove si arriva? Qui, ad esempio, siamo su che schema, quello che riguarda lo zinco, no?

RISPOSTA - Sì, lo zinco. La linea blu sta ad indicare la classe limite prevista dal DPR 236 sull’uso potabile delle acque; la linea rossa sta ad indicare la classe limite della legge 319/76 sugli scarichi reflui; invece la linea di colore verde sta ad indicare il DPR 962/73, afferente alla legge speciale per Venezia.

DOMANDA - Ecco, sono state fatte delle schede di questo tipo per ogni sostanza. In particolare, allora, per non esaminarle tutte, comunque eventualmente potranno essere esaminate tutte se si vorrà, può andare alla scheda che riguarda i solventi clorurati e indicare che significato hanno?

RISPOSTA - Sì, ad esempio nel piezometro PZ37...

DOMANDA - Cominciando da tutte le varie linee, indicando quali sono e che superamenti ci sono, fino a quanto.

RISPOSTA - PZ37, il carotaggio è stato fatto a 10 metri di profondità e ovviamente la classe limite per tali sostanze è 0,002, 1,0 e 0,03 milligrammi per litro. Qui addirittura abbiamo una concentrazione di 4.033 di solventi clorurati, quindi molto al di sopra.

DOMANDA - Tra l’altro qui abbiamo un grafico che riusciamo ad indicare fino a 3, ma qui si arriva fino a 4.000, quindi sarebbe chissà quante volte sopra rispetto a questo stesso edificio.

RISPOSTA - Esatto.

DOMANDA - Comunque tutti i limiti vengono superati?

RISPOSTA - Sì, tutti i limiti vengono superati e in particolare, appunto, nei piezometri PZ37, PZ56, PZ16, PZ15, etc.. In particolare bisogna sottolineare che i solventi clorurati sono stati individuati sempre nel piezometro PZ50, PZ53, PZ64, PZ73, PZ27, che sono carotaggi effettuati a profondità superiore di 20 metri, quindi sotto sia la falda superficiale che la falda profonda. Poi abbiamo anche il mercurio che è presente nel piezometro 30, che supera... e il campionamento anche in questo caso a 20 metri di profondità. Altri campionamenti oltre i 20 metri di profondità, possiamo, appunto, sintetizzare anche per l’arsenico il PZ73, per l’ammoniaca PZ64 e PA5. Poi altri sondaggi sono stati fatti comunque a profondità - giusto per citare - fino a 6 metri e sondaggi piezometrici fino a 10 metri e questi ultimi, appunto, fino a 20 metri. Scusate un attimo che vorrei vedere se... Allora, in riferimento a queste sostanze, appunto rinvenute a 20 metri di profondità, ho voluto fare dei cenni sulle sostanze pericolose rinvenute nei campionamenti secondo il decreto ministeriale 16/02/93 e successive modificazioni ed integrazioni al D.M. 03/12/1985 e al D.M. 20/12/1989 sulla classificazione e la disciplina all’imballaggio e dell’etichettatura delle sostanze pericolose in attuazione alle direttive emanate dal Consiglio della Commissione Europea. In particolare per quanto riguarda l’anilina, sostanza rinvenuta, la normativa poc’anzi citata mi classifica, mi etichetta il rifiuto con le fasi di rischio, nocivo per inalazione, nocivo a contatto con la pelle, nocivo per ingestione, tossico per inalazione, tossico per ingestione, tossico a contatto con la pelle, possibilità di effetti irreversibili, pericolo di gravi danni per la salute in caso di esposizione prolungata. Invece per l’arsenico: tossico a contatto con la pelle e tossico per inalazione e ingestione. Benzene: fasi di rischio, tossico per inalazione, tossico per ingestione, tossico a contatto con la pelle, può provocare il cancro, pericoli di gravi danni per la salute in caso di esposizione prolungata. Il mercurio: fasi di rischio, tossico per inalazione, pericolo di effetti cumulativi. La ottoluintina: fasi di rischio, tossico per inalazione, tossico a contatto con la pelle, irritante per gli occhi, può provocare il cancro. Pitoudilina: sempre fasi di rischio, tossico per inalazione, tossico a contatto con la pelle, irritante per gli occhi, può provocare il cancro. La toluene: fasi di rischio, nocivo per inalazione. Poi abbiamo il tetracloroetano: fasi di rischio, altamente tossico per inalazione, altamente tossico per ingestione. Xilene: fasi di rischio, nocivo a contatto con la pelle, irritante per la pelle, nocivo per inalazioni e a contatto con la pelle, fase di rischio multipla. Zinco, infine: fasi di rischio, a contatto con l’acqua libera dei gas sia facilmente infiammabili sia nocivi ed è spontaneamente infiammabile all’aria. Cioè questi secondo la normativa all’epoca, appunto, analizzata evidenziavano questi aspetti sia di rischio che, appunto, le concentrazioni dei materiali rinvenuti.

DOMANDA - Se vogliamo sospendere qui, anche perché credo che dovrebbe cominciare una parte nuova sulle discariche.

 

Presidente: bene, così ha il tempo anche di organizzarsi. Ci rivediamo alle 15.00. Pubblico Ministero, riprendiamo.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - La prossima parte di cui dovrà trattare è quella relativa alle singole discariche.

RISPOSTA - Allora, avendo terminato le operazioni di sondaggio dei terreni all’interno del Petrolchimico, si poteva trattare una prima traccia sui ricettacoli abusivi individuati da tale attività conoscitiva, nonché da tutti i dossier e varia documentazione sequestrata sempre nell’ambito del procedimento penale. Si può partire, appunto, dalla discarica numero 1, isole 31 e 32, denominata eliporto Gardini oppure Catanga. Questa discarica è ubicata in corrispondenza delle isole 31 e 32, occupa una superficie di circa 140.000 metri quadri, confina a nord con l’isola 33 e ad ovest con la strada provinciale Malcontenta, a sud con la via della Chimica e ad est con le isole 35 e 36. La scheda tecnica che ho preparato, appunto, dà l’individuazione isole 31 e 32, proprietà Enichem, dimensioni 140.000 metri quadri, materiale scaricato non bene identificato, cioè la quantità, voglio dire, e spiegherò anche il perché. Perché da un’ulteriore indagine abbiamo appurato che un’altra discarica non è altro che la continuazione di questa, poi lo approfondirò più avanti. I materiali rinvenuti, provenienti da impianti chimici, in particolare le analisi hanno confermato la presenza di ammine aromatiche, solventi organici aromatici, solventi clorurati, PCB, metalli pesanti; classificazione: rifiuto tossico nocivo, rifiuto speciale. Le fonti: ovviamente l’indagine geologica interna nostra, lo studio idrogeologico e qualitativo delle acque sotterranee Consorzio Besi aprile ‘96 e in particolare l’arbitrato Eni-Montedison, che è nel fascicolo 26 scheda 14 punto 6 titolo A. L’Enichem chiede danni a Montedison pari a 7 miliardi 564 milioni. Discarica numero 2...

DOMANDA - Su questa discarica del punto numero 1 lei vuole anche precisare in origine che cosa c’era in quest’area?

RISPOSTA - Allora, in origine, come in precedenza ho detto, il terreno era ad uso agricolo; successivamente prelevando del materiale inerte, o comunque materiale vegetale, si sono formate delle depressioni, le quali sono state riempite in forma naturale dalla falda; successivamente venivano poi sversati i rifiuti che abbiamo individuato. Questa è la storia delle isole 31 e 32.

DOMANDA - Quindi c’era un bacino, una zona comunque agricola che è stata riempita e colmata con rifiuti provenienti da impianti chimici?

RISPOSTA - Sì, le strisciate aeree hanno dimostrato chiaramente l’evoluzione storica dell’area 31-32. Per concludere, le fasi sono terminate nell’89 a seguito sequestro da parte della Guardia di Finanza della fatturazione relativa ai lavori in tale area per la ricomposizione dell’area stessa.

DOMANDA - Prego, continui con le altre.

RISPOSTA - La discarica numero 2 è stata denominata Ecormed in quanto proprio la ditta Ecormed nel 1989 comperava dalla Montedison detto terreno, in cui in fase successiva per la realizzazione di un impianto di stoccaggio di rifiuti, a seguito scavi, rinvenivano delle sostanze, cioè dei residui industriali, che poi, identificati, venivano catalogati come solventi clorurati, etc.. E’ importante vedere l’ubicazione di quest’area, che è all’esterno... Prendi una foto aerea.

DOMANDA - Adesso illustri, stiamo vedendo l’insieme delle fotografie riprese dall’aereo.

RISPOSTA - Le isole 31 e 32 sono...

DOMANDA - Adesso deve indicare, questa fotografia è quella che in precedenza abbiamo già visto dell’anno?

RISPOSTA - Dell’anno 1997.

DOMANDA - No, ‘77.

RISPOSTA - ‘77, sì. Quest’area è identificata in zona 31, 32, 33 e 35. Nella parte centrale, verso la strada, qua in basso, ci sono le zone 31 e 32. La ditta Ecormed ha comperato quel terreno che si vede proprio a sinistra della foto stessa, in basso. Quello è il terreno della ditta Ecormed, dove sono stati rinvenuti rifiuti che hanno per tipologia e classificazione... sono i medesimi che abbiamo rinvenuto nell’area 31-32. Quindi ipotizziamo che la discarica 31 e 32, cioè la discarica eliporto Gardini o Catanga sia comunque anche la discarica Ecormed o comunque sia un prolungamento della stessa in quell’area.

DOMANDA - Questo per quali motivi, sintetizzando, sia per l’ubicazione che per la natura dei rifiuti?

RISPOSTA - No, soprattutto per la natura dei rifiuti, sia per la composizione chimico-fisica sia per l’aspetto visivo: rifiuti neri plastici con odori di solventi aromatici... La composizione soprattutto chimico-fisica era tale e quale alle isole 31 e 32, quindi non era altro che una continuazione. Comunque le dimensioni sono di 10.000 metri quadri, rifiuti provenienti da impianti chimici, ammine aromatiche anche in questo caso, solventi organici aromatici anche in questo caso, solventi clorurati, PCB, metalli pesanti, rifiuto tossico nocivo e rifiuto speciale. Qui la fonte sono comunque l’indagine idrogeologica nostra, uno studio idrogeologico e qualificativo delle acque sotterranee, Consorzio Besi aprile 1996 e altresì vi è documentazione comprovante tale discarica anche in arbitrato Eni-Montedison, fascicolo 26 scheda 14 punto 6 titolo A, l’Enichem chiede danni a Montedison pari a 7 miliardi 564 milioni.

DOMANDA - Può anche riferire le vicende relative a questa discarica e a questa società Ecormed?

RISPOSTA - Rocco Alberto, che era praticamente il rappresentante legale della ditta Ecormed, a seguito lavori eseguiti per la realizzazione di un impianto di stoccaggio di rifiuti tossico nocivi, veniva alla luce un quantitativo di rifiuti depositati sotto l’area. Quindi veniva presentata denuncia all’autorità giudiziaria da parte, mi sembra, del Comune di Venezia. La stessa ditta Ecormed per la prima volta - penso - da quando è stata contestata una discarica è stata diffidata dal Comune di Venezia per ragioni sanitarie a ripristino dell’area. In quell’anno 1991 ovviamente la maggior parte dei soggetti titolati al controllo sapeva anche dell’esistenza della discarica interna, cioè dell’eliporto di Gardini o Catanga, come vogliamo chiamarla, e hanno effettivamente fatto un’attività coercitiva nei confronti di questa ditta in maniera impressionante, cioè le hanno bloccato praticamente l’attività, l’hanno denunciata per discarica abusiva, l’hanno diffidata tramite ordinanza sindacale sanitaria a ripristino dello stato dei luoghi e nello stesso tempo, sapendo che ad un paio di metri dalla parte opposta vi era una discarica sicuramente di dimensioni superiori a questa, sicuramente, nessuno si è attuato per verificare quanto meno se quell’area era comunque la continuazione dell’area 31 e 32 all’interno del Petrolchimico.

DOMANDA - Quindi per la zona Ecormed c’è stata diffida di intervento comunale, per la parte di competenza Enichem non c’è stato nessun intervento?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Che fine ha fatto la società Ecormed?

RISPOSTA - Allo stato attuale l’area è in stato di degrado, in forte stato di degrado; c’è una depressione a seguito degli scavi e la situazione è tal quale, insomma. La ditta penso non esista più.

DOMANDA - Poi?

RISPOSTA - Enichem, isole 59 e 61. Quest’area è l’area da noi denominata zona C nella precedente udienza di stamattina. Qui, soprattutto nell’area C10, se vi ricordate, nell’area C10 avevamo stabilito che vi era una presenza di rifiuti, quindi noi in questo caso qua, visto anche il quantitativo, abbiamo ritenuto che sia comunque un ricettacolo abusivo. Comunque questa discarica è situata in due zone interne al Petrolchimico, precisamente nei comparti 59 e 61 confinanti con il canale Malamocco Marghera. Le aree sono state oggetto di indagine da parte di questo comando, precisamente collocate in zona operativa denominata C. Le analisi sui rifiuti ivi rinvenuti hanno confermato la presenza di metalli presenti, ammine aromatiche, solventi aromatici clorurati, solventi clorurati e PCB; il rifiuto è speciale e speciale tossico nocivo. La quantità non è stata possibile definirla a seguito dei pochi sondaggi che abbiamo fatto, comunque il materiale è proveniente da processi chimici dello stabilimento. La fonte è l’indagine interna nostra, in più uno studio idrogeologico qualitativo delle acque sotterranee, Consorzio Besi aprile ‘96. Altresì vi è documentazione datata 1999-2000, che io purtroppo non ho e che comunque è depositata dal Pubblico Ministero, dove allo stato attuale è stata autorizzata proprio in quell’area 59, 60, 61 la realizzazione del TD12. Anche in quest’indagine emerge chiaramente il tenore di inquinamento di quell’area. Anzi, probabilmente questo studio è molto più complesso e anche molto più mirato e più allargato ad altre zone. Comunque dalla lettura che ho potuto fare su questi studi si evidenzia un tenore di inquinamento pari a quello che abbiamo accertato noi, comunque con dimensioni maggiori.

DOMANDA - Questo studio di chi è?

RISPOSTA - Questo studio è dell’Enichem, presentato dall’Enichem; poi ci sono analisi dell’U.L.S.S. fatte eseguire a seguito di chiarimenti del Ministero dell’Ambiente, il quale dai dati presentati dall’Enichem ha voluto delle ulteriori precisazioni in merito proprio... soprattutto per l’intervento di ripristino ambientale.

DOMANDA - Anche questa documentazione ovviamente verrà depositata. Prego.

RISPOSTA - Discarica numero 4, denominata Enichem Agricoltura. La discarica è situata nella seconda zona industriale, interno stabilimento Enichem, in prossimità del canale industriale ovest. E` sempre stata funzionale alle attività produttive dell’insediamento, la cui ragione sociale era prima Agrimont, poi Enichem Agricoltura e infine Enichem Augusta, dedite alla produzione di fertilizzati e di prodotti per la detergenza. Pertanto i residui scaricati sono costituiti dalle materie di base, dagli intermedi di reazione e dai prodotti finiti fuori standard di tali cicli produttivi. Nel 1989 la società Agrimont ha presentato alla Provincia un progetto parziale di sistemazione dell’area. Comunque le dimensioni sono di 14.000 metri quadri, la quantità scaricata è di 40.000 metri cubi. I materiali scaricati, cioè i residui di lavorazione o rifiuti sono fosfogessi, fanghi, addolcimento acque e catalizzatori e dalle analisi risulta un inquinamento da metalli pesanti e da azoto ammoniacale. La classificazione, è stata data una classificazione di rifiuto speciale. Per un maggiore dettaglio vi è la fonte dell’inquadramento discariche luglio ‘93, a pagina 50, scheda numero 17.

DOMANDA - Questo lavoro del luglio del ‘93 che lei ha citato è sempre quello della Provincia? Qual è?

RISPOSTA - Sì. Inquadramento discariche del luglio ‘93, sì.

DOMANDA - Ma di chi è?

RISPOSTA - Questo è stato realizzato dall’ingegner Gavagnin.

DOMANDA - Dall’ingegnere Gavagnin, a che titolo?

RISPOSTA - A titolo - penso - di consulente tecnico per la Provincia di Venezia.

DOMANDA - Tra l’altro l’ingegner Gavagnin è persona indicata come teste anche, quindi verrà sentito. Prego.

RISPOSTA - Discarica Ausimont, punto 17. La discarica è situata all’interno della seconda zona industriale fra il canale Malamocco e il depuratore consortile del CCID e la centrale termoelettrica dell’ENEL, di proprietà della società Ausimont del gruppo Montedison. Qui vi sono stati smaltiti, appunto, i rifiuti dell’industria chimica. Per quanto riguarda la scheda tecnica, le dimensioni sono di 100.000 metri quadri; la quantità di 100.000 metri cubi; i materiali i residui da produzione chimica. Dalle analisi risulta un inquinamento di metalli pesanti. La classificazione è rifiuto speciale. La fonte anche in questo caso è inquadramento discariche luglio ‘93, pagina 48, scheda 16, sempre dell’ingegner Gavagnin. Enichem-Agrimont, punto 6. La discarica è situata all’interno dello stabilimento ed è oggetto di arbitrato tra Eni e Montedison. Le dimensioni sono di 80.000 metri quadri; la quantità, 40.000 metri cubi; rifiuti industriali. L’analisi, risulta un inquinamento da metalli pesanti. La classificazione è rifiuti speciali. Questa discarica in arbitrato Eni-Montedison, fascicolo 26, scheda 6, titolo B, Enichem chiede un risarcimento a Montedison di lire 18 miliardi 924 milioni. Enichem, zona Campaccio, punto 7. Anche in questa zona la società Acquater avrebbe individuato compiutamente la superficie di una discarica di rifiuti con sostanze chimiche. Le dimensioni, 6.000 metri quadri; la quantità, 12.000 metri cubi; materiali, rifiuti industriali; inquinamento da metalli pesanti; la classificazione: rifiuti speciali. Anche questa discarica è in arbitrato Eni-Montedison, fascicolo 26, scheda 14, punto 6, titolo C: Enichem chiede un risarcimento a Montedison pari a lire 5 miliardi 139 milioni. Discarica Montefibre. In linea generale voglio indicarvi dell’area di cui andremo a parlare perché qui ci sono due aree. E’ questa la area, dove c’è il mouse, è Montefibre. Qui nel ‘96 siamo riusciti a fare, anche qui, un’indagine conoscitiva del terreno e, appunto, in alcuni comparti abbiamo rinvenuto vaste aree con presenza di rifiuti. Addirittura su un punto c’è sicuramente l’ipotesi che vi erano oltre 1.200 fusti e che il rifiuto stesso abbia nel tempo praticamente deteriorato i fusti fino proprio a farli sparire. Quindi noi, pur scavando, pur avendo degli elementi che i fusti c’erano, nella fase di attività d’indagine non abbiamo trovato i fusti, ma abbiamo trovato il rifiuto vero e proprio; tramite indagine Zeoradar abbiamo visto che la conformazione dei rifiuti visti sotto l’aspetto stratigrafico, proprio risultava che vi era la percolazione di questi rifiuti dai fusti che col tempo si erano corrosi fino ad essere completamente annientati dal rifiuto. Comunque la prima discarica è nel comparto 8, noi l’abbiamo identificata come zona 8 all’interno dello stabilimento Montefibre. Quest’area è di circa 2 ettari, nella quale tramite indagine geologica condotta da questo comando si sono rinvenuti rifiuti industriali. I campioni di terreno analizzati risultano contaminati da varie sostanze, in particolare metalli pesanti quali cadmio, arsenico, cromo, mercurio, piombo, rame e zinco. Secondo la colonna C, prima normativa olandese del 1983, il terreno risulta altamente inquinato, impossibilità di utilizzo del terreno a scopo produttivo, necessita bonifica. La scheda tecnica, proprietà Montefibre, dimensioni 2 ettari, quantità 12.000 metri cubi, materiali rifiuti industriali, analisi: metalli pesanti. La fonte è tutta la documentazione nostra per l’attività investigativa fatta, appunto, in quel periodo, che è depositata agli atti. Altri due comparti sono inquinati all’interno della Montefibre, sono i comparti 11 e 12. Questa discarica è composta di due parti ubicate nelle zone denominate 11 e 12 all’interno dello stabilimento Montefibre.

DOMANDA - Il punto, non questo di cui sta trattando adesso, quello prima era il punto numero 8. Adesso è passato a che punto?

RISPOSTA - No, prima era il punto 19.

DOMANDA - E quello di Montefibre?

RISPOSTA - Montefibre, punto 19, comparto 8, quello dove noi abbiamo fatto l’indagine geologica. Invece il punto 8... Noi abbiamo messo i punti così perché a seguito del rinvenimento della discarica si metteva il punto. Il punto 8, invece, sono i comparti 11 e 12.

DOMANDA - Riprenda un attimo, quindi ha finito di trattare il discorso di Montefibre.

RISPOSTA - No, devo parlare del secondo comparto, cioè del comparto 11 e 12. Il comparto 8 è il comparto su cui le fonti di prova vengono tramite indagine nostra interna; invece la 11 e 12... Cioè punto 19, punto 8...

DOMANDA - Per favore, deve dire esattamente dove legge i numeri, se no poi alla fine rischio di dare io i numeri. Quando legge la colonna di destra deve indicare che colonna legge; quando legge i numeri sulla piantina deve indicare lo stesso di cosa si tratta, se no poi tra i numeri 8 e 19 si fa confusione, tanto più che ci sono due indicazioni relative a Montefibre. Quindi se, per cortesia, mi ripete il discorso relativo a Montefibre indicando di quali numeri della colonna ha parlato e quali sono quelli sulla piantina; poi riprende da lì il discorso, perché altrimenti non riesco più a ritrovarmi coi numeri. Facendo un passo indietro, eravamo arrivati a Montefibre 8.

RISPOSTA - Discarica Montefibre comparto 8, punto 19 sulla cartina.

DOMANDA - Scusi, allora il comparto 8, sulla cartina che differenziazione c’è, se c’è una differenziazione?

RISPOSTA - Allora, che il punto...

DOMANDA - Perché il comparto 8 dalle carte che ho io è scritto in numero romano, quindi, diciamo, comparto ottavo, indichiamolo così per differenziare. C’è un collegamento coi numeri che sono sulla cartina?

RISPOSTA - No, è il punto 19.

DOMANDA - Appunto, bisogna differenziarli se no non si capisce più niente.

RISPOSTA - Discarica Montefibre, comparto 8, nella cartografia appare il numero 19.

DOMANDA - Comparto 8 in numero romano.

RISPOSTA - Comparto 8 perché all’interno della Montefibre sono divise le varie aree in numeri romani.

DOMANDA - In numeri romani, questo va spiegato.

RISPOSTA - Allora, riprendo. Questa zona, zona denominata comparto Montefibre 8...

DOMANDA - Ottavo, faccia un piacere a me, dica ottavo.

RISPOSTA - Va bene. Qui abbiamo condotto un’indagine interna nella quale abbiamo rinvenuto degli sversamenti di rifiuti. Siamo riusciti a stimare anche la quantità, 12 metri cubi, e il materiale, rifiuti industriali, in particolare posso... Leggo l’annotazione di P.G. fatta in quel periodo. Allora, nell’ultima parte scrivo: "Le operazioni suesposte hanno inequivocabilmente comprovato che nell’area oggetto di indagine sono stati depositati dei rifiuti di presunta origine industriale per un quantitativo del tutto approssimativo pari a 12.000 metri cubi. Le modalità del deposito possono essere avvenute nel seguente modo: sversamento diretto sul suolo...".

 

Presidente: guardi, così legge per conto suo, non dà...

RISPOSTA – "Le operazioni suesposte hanno inequivocabilmente comprovato che nell’area oggetto di indagine sono stati depositati dei rifiuti di presunta origine industriale per un quantitativo del tutto approssimativo pari a 12.000 metri cubi". Io scrivo "approssimativo" perché ovviamente abbiamo fatto delle carotature per una distanza che ci permetteva... cioè il finanziamento dato. Si poteva anche andare avanti, però ad un certo punto è meglio individuare un’area, fare un’attività specifica e avere dei dati certi. "Le modalità del deposito possono essere venute nel seguente modo: sversamento diretto sul suolo dei rifiuti o tramite il deposito dei fusti, come da esposto", perché in questo caso a noi in quel periodo era arrivato un esposto dettagliato dove erano stati, appunto, depositati 1.200 fusti, "... e che questi siano stati distrutti dal loro stesso contenuto ossia dal rifiuto medesimo. E’ fondata altresì l’ipotesi che le aree confinanti a quella oggetto di indagine siano contaminate dai medesimi rifiuti, cosa questa già accertata anche se in forma limitata dalla Daims & Rum per conto della ditta Montefibre". Quindi abbiamo anche questo studio che io ho consegnato al Pubblico Ministero, dove si evidenzia che anche altre zone possono essere inquinate. Discarica Montefibre...

 

Avvocato Musciarelli: chiedo scusa, Presidente, posso chiedere una cortesia? Probabilmente dipende, anzi, sicuramente è ascrivibile alla mia poca attenzione, però non riesco sempre a collegare le discariche di cui si parla con quelle di cui al capo di imputazione che, mi pare di aver capito, e credo sia proprio un problema soltanto di nomi, quindi se, per cortesia, ci danno anche questa ulteriore indicazione così è molto più semplice; la discarica che nel capo di imputazione, nell’allegato al capo di imputazione è chiamata punto 8 mi pare sia quella numero 19, mentre quella di cui ha parlato chiamandola punto 8 adesso l’ispettore dovrebbe essere una discarica non specificamente nominata nel capo di imputazione che corrisponderebbe ad un’altra zona. Solo per chiarezza, io non credo sia un grande problema, magari alla fine se ci danno questa corrispondenza, perché è un po’ un problema seguire. Grazie.

 

Presidente: intanto vada avanti perché poi, dopo, cercheremo di vedere queste corrispondenze.

RISPOSTA - Posso rispondere. Adesso io il capo di imputazione... Io in una prima annotazione di P.G. ho presentato una cartografia con dei siti; successivamente, in fase successiva, cioè nel ‘97-‘98, abbiamo riscontrato ulteriori inquinamenti, quindi allo stato attuale abbiamo rivisto questa cartografia.

 

Presidente: va bene, quindi può darsi che non vi sia corrispondenza con il capo di imputazione, comunque questo è un aspetto che eventualmente verificherà il Pubblico Ministero. Intanto prosegua nella sua descrizione.

RISPOSTA - Allora, passando ad altre discariche, Enichem isola 35, punto della cartografia 22. L’isola 35, risultano presenti residui di aspetto similare a quelli individuati nelle isole 31 e 32. Questo si evince dall’indagine geologica interna nostra, proprio perché quella era l’area A.5.6, e oltre si evidenzia anche da uno studio idrogeologico e qualitativo delle acque sotterranee dell’aprile ‘96, Consorzio Besi, che ha fatto gli studi per conto dell’Enichem. Quindi anche in quest’area vi è una presenza di rifiuti. Non ho fatto la scheda tecnica perché non avevo ulteriori elementi. Sempre isole 45 e 48, punto 23 della cartina, interno stabilimento Enichem, tali isole sono ubicate immediatamente a sud delle isole 31 e 32, dove vi è la presenza di un laghetto denominato ornitologico. In queste isole sono stati individuati residui industriali. Anche in questo caso indagine idrogeologica interna nostra e più studio idrogeologico e qualitativo delle acque sotterranee, aprile 1996, Consorzio Besi, posso anche citare la pagina 7. Anche in queste aree quindi è stata individuata la presenza di sostanze di residui di lavorazione e anche inquinamento da metalli pesanti. La discarica successiva, canale Lusore Brentella, punto 5 della cartografia. Il canale Lusore Brentella nel suo tratto terminale scorre all’interno del Petrolchimico sfociando nella laguna di Venezia attraverso la darsena della Rana. Sul fondo del corso d’acqua mescolati a sedimenti giacciono rilevanti quantità di mercurio e idrocarburi. Tali sostanze derivano dagli scarichi effettuati intorno agli anni Settanta dagli impianti del Petrolchimico, in specie dell’impianto cloro-soda e cloruro di vinile monomero. Gli idrocarburi clorurati sversati con gli altri residui si sono già diffusi nell’ecosistema circostante e quindi si rinvengono in modeste concentrazioni. Anche qui, passando alla scheda tecnica, la lunghezza del canale inquinato è 800 metri circa, la quantità 15.000 metri cubi, i materiali fanghi di fondo canale contaminato da idrocarburi clorurati e mercurio. Per quanto riguarda le analisi, vi è una percentuale di mercurio e di idrocarburi. Qui le fonti sono molte, ci sono l’indagine nostra, i campionamenti fatti da noi, l’inquadramento discariche abusive luglio ‘93 pagina 23, censimento discariche abusive Provincia di Venezia settembre ‘93 e anche questa area è in arbitrato tra Eni e Montedison, fascicolo 35 scheda 14 punto 9. Allora, questo è quanto per quanto riguarda le discariche interne. Abbiamo individuato queste discariche interne sempre tramite sequestri o acquisizione di documentazione, abbiamo cercato di rinvenire in aree esterne allo stabilimento tutti quei siti utilizzati dalla Montedison per l’attività di sversamento dei propri residui di lavorazione. Allora questa è la cartografia riportante i punti di tutte le discariche esterne al Petrolchimico da noi individuate, possiamo partire con la discarica San Giuliano, punto 9, è collocata a nord del ponte della Libertà e delimitata dalla laguna, dal canale scolmatore del fiume Osellino, dall’ex polveriera Manin e della zona di Passo Campalto. Fino alla metà degli anni ‘70 è stato utilizzato per lo sversamento sia dei rifiuti urbani che industriali. L’industria chimica ha contribuito nel conferire residui della produzione di acido tereflatico, fondami di distillazione e residui della produzione e di fertilizzanti, catalizzatori esausti e code di altobollenti e clorurati. Le analisi condotte dal Comune di Venezia hanno catalogato la gran parte del rifiuto come speciale tossico nocivo. Per quanto riguarda le dimensioni 500.000 metri quadri la quantità 1.800.000 metri cubi, materiali residui industriali siderurgici, metallurgici e petrolchimici, analisi, inquinamento in particolare da metalli pesanti, fenoli, ceneri, e solventi organici, la classificazione è rifiuto tossico nocivo. Le fonti inquadramento discariche abusive luglio ‘93 pagina 24, censimento discariche abusive Provincia di Venezia settembre ‘93, ed anche questa area è in arbitrato Eni Montedison fascicolo 33, scheda 14.5. Discarica Campalto punto 20 della cartografia. Nel 1998 il Magistrato alle Acque di Venezia a seguito ordinanza del Ministero dell’Ambiente, tramite il Consorzio Venezia Nuova attivava una campagna di monitoraggio per verificare la presenza di rifiuti industriali in zona barenale e Passo Campalto. Si accertava la presenza di notevoli quantità di rifiuto, originato dalla produzione di acido fosforico denominato fosforo gesso e la Coveco che nel febbraio ‘98 consegnava al Consorzio Venezia Nuova un rapporto preliminare sulle indagini radiometriche effettuate in loco, nel quale si confermava la presenza di radioattività con valori oscillanti tra i 2 e 7 volte il fondo naturale. Il Sindaco di Venezia nel febbraio ‘98 emetteva un’ordinanza urgente per la messa in sicurezza dell’area. Anche operatori del PMP e dell’AMPA accertavano valori di radioattività superiori in alcuni punti anche 10 volte il fondo naturale. Dalla documentazione agli atti risulta che a scaricare i fosfogessi sia stata la Vego oggi Enichem Agricoltura S.p.A. in liquidazione. La scheda tecnica per quanto riguarda le dimensioni non ho avuto fonti da poter acquisire tale dato, nemmeno la quantità e i materiali, comunque i materiali campionati appunto dall’U.L.S.S. e dal Comune risultano inquinati da fosfogessi e da altri rifiuti. Le analisi hanno confermato la radioattività in alcuni punti superiore a 10 volte il fondo naturale. La fonte è una nota del NOE dei Carabinieri, è protocollo numero 2/23-25 del 30/7/98. Punto 10 della cartografia discarica Pili. L’area in oggetto è collocata tra la prima zona industriale e il ponte della Libertà. Qui sono state scaricate intorno agli anni ‘50 e ‘60 rifiuti industriali in parte provenienti dall’industria chimica che vi ha contribuito con l’apporto di residui della produzione di acido tereftalico, fondami di colonia di distillazione, residui della produzione di fertilizzanti, catalizzatori esausti. Anche in quest’area sono stati accertati dei valori di radioattività superiori al fondo naturale. La scheda a quelle dimensioni l’abbiamo, sono 100.000 metri quadri, la quantità 300.000 metri cubi, il materiale scaricato gessi e fanghi industriali e inoltre vi è una presunta radioattività in alcuni punti superiore al fondo naturale. Le fonti inquadramento di scarico abusivo luglio ‘93 pagina 26, e una nota del NOE protocollo 2/23 e 25 del 30/7/98. Punto 12 della cartografia. Discarica 40 ettari, è situata all’interno della seconda zona industriale fra il canale industriale sud e gli insediamenti Chiari e Forti, Decal e la strada consortile. La zona originariamente formata da barena è stata colmata dal 1965 al 1975 anche con lo sversamento di residui solidi e semisolidi dell’industria chimica, ovvero residui della produzione dell’acetilene, della calciociamamire e l’acido svoridico quali nerofumo, calce spenta e gessi mescolati a ceneri di pirite. Qui le dimensioni le abbiamo, 400.000 metri quadri, la quantità 600.000 metri cubi, residui industria chimica. Qui la fonte è inquadramento discariche abusive luglio ‘93, pagina 33. Punto 13, discarica Bottenigo. Essa si trova a Marghera ed è delimitata su tre lati da canali consorziali e a sud da via Bottenigo. In questa area l’industria chimica ha contribuito apportandovi residui della produzione dell’acido tereftalico, fondame di colonne di distillazione, solventi aromatici, catalizzatori esausti e code di altobollenti. La scheda tecnica dà le dimensioni 100.000 metri quadri, la quantità 20.000 metri cubi, materiali residui dell’industria chimica, la classificazione è rifiuti speciali tossico nocivi; fonte: inquadramento discariche abusive, luglio ‘93, pagina 35. Punto 14, discarica Soldon. Essa è collocata nelle vicinanze del canale industriale ovest e dell’insediamento Cafaro. Nell’area durante gli scavi per la realizzazione di un nuovo capannone sono affiorati depositi di rifiuti industriali e di combustione con presenza rilevante di idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti quali mercurio e arsenico. Qui le dimensioni sono di 10.000 metri quadri, la quantità 40.000 tonnellate, materiali residui mercuriosi catalizzatori ceneri di perite; analisi: inquinamento da metalli pesanti. La classificazione di tali residui è rifiuti tossico nocivi; la fonte: inquadramento discariche abusive, luglio ‘93, pagina 36. Allora, punto 15 della cartografia, discarica Molanzani, situata in prossimità dell’abitato di Malcontenta e in proprietà della Ausimont gruppo Montedison, delimitata a nord della strada consortile e a sud dalla strada per Fusina nei pressi del Naviglio Brenta. L’area è stata utilizzata dalla Montedison e dalla centrale ENEL per lo smaltimento dei residui di lavorazione; anni presunti di smaltimento da persone informate sui fatti anche oltre il 1980. Da scheda tecnica come dimensioni 200.000 metri quadri, la quantità 600.000 tonnellate; i materiali scaricati: calce spenta, nerofumo, da produzione acetilene, peci, produzione TDI, ceneri da centrale termoelettrica fuorgessi. Analisi: inquinamento da metalli pesanti; la classificazione: rifiuto tossico nocivo. La fonte: inquadramento discariche abusive, luglio ‘93, pagina 39. Posso fermarmi un attimo?

 

Presidente: si fermi un attimo. Bene, allora riprendiamo, se lei è in grado di...

RISPOSTA - Allora, punto 11 della cartografia, discarica Dogaletto, si trova a Mira, nel Comune di Mira, nei terreni di proprietà dell’azienda agricola Alba, delimitata ad est dalla contaminazione lagunare, a sud e a ovest dai campi dell’azienda predetta, utilizzata dal 1969 alla metà degli anni Settanta per scaricare rifiuti industriali del Petrolchimico. Nella discarica sono stati rinvenuti residui di produzione dell’acido tereftalico, residui organici clorurati, ceneri di pirite ed altro proveniente dall’industria chimica. La scheda tecnica: le dimensioni 200.000 metri quadri, quantità un milione di metri cubi; i materiali residui scaricati: calce spenta, nerofumo, ceneri da centrale termica e fuorgessi; l’analisi: un inquinamento da metalli pesanti; la classificazione: rifiuto tossico nocivo. La fonte: inquadramento discariche abusive, luglio ‘93, pagina 39. Questa discarica è anche in arbitrato Eni-Montedison al fascicolo 33, scheda 14, punto 5.

 

DOMANDA - Mi scusi, sì... No, prego.

 

Avvocato Boscolo Rizzo: Marghera o Mira?

RISPOSTA - No, Mira.

 

Avvocato Boscolo Rizzo: perché allora la scheda indica invece come località Venezia-Marghera?

RISPOSTA - Sì, c’è un errore. No, è il Comune di Mira.

 

DOMANDA - Poi Mira è Comune autonomo, basta scrivere Mira. Correggiamo la scheda.

 

Avvocato Cesari: scusi, Presidente, per questa e per le altre discariche l’ispettore Spoladori può precisare le date, fino a quando sono state in funzione, man mano o ne faremo oggetto di controinterrogatorio? Perché sarebbe opportuno, se è in grado di precisare, che lo dicesse sin da subito.

 

Presidente: se è in grado di dirlo, se egli ha conoscenza in proposito, lui personalmente, sarebbe anche bene che dicesse fino a quando, se le risulta, vi è stato per l’appunto l’uso della discarica.

 

Avvocato Cesari: perché in particolare questa di Dogaletto è stata risanata su richiesta del Comune di Mira ancora nel 1989.

 

DOMANDA - Siccome sulle schede è scritta qualche nota, però senza date, eventualmente l’ispettore Spoladori sulle date per le discariche che risultano eventualmente poste almeno in parte o totalmente in sicurezza...

RISPOSTA - Proprio questa di Dogaletto è parzialmente posta in sicurezza...

DOMANDA - Sì, ma bisogna, per rispondere all’avvocato Cesari, poi eventualmente si prepara bene le date una per una, così, per avere un quadro completo.

RISPOSTA - Cioè, di date precise c’è solo per quanto riguarda l’eliporto di Gardini; le altre discariche, cioè, si può presumere...

DOMANDA - Va beh...

 

Avvocato Cesari: è una discarica o un eliporto?

RISPOSTA - Per comprensione, l’eliporto viene chiamato Catanga...

 

Presidente: scusi, non è questo, lei dovrebbe dire fino a quando quella discarica non è stata bonificata, per esempio, se ce ne sono state di bonificate; oppure l’altra domanda che le si faceva era fino a quando le risulta che questi materiali siano stati immessi nelle discariche, l’una e l’altra cosa.

RISPOSTA - Non posso rispondere in quanto le fonti da cui ho acquisito tali dati non riportavano alcune date per...

 

DOMANDA - Allora eventualmente, ispettore...

 

Presidente: eventualmente questo sarà oggetto di un ulteriore... Benissimo. Vada avanti allora. Quindi questa è un’illustrazione più descrittiva dell’ubicazione delle discariche e anche, oltre che dell’indicazione, delle dimensioni e quindi anche della natura dei materiali che sono stati rinvenuti.

RISPOSTA - Sì, diciamo che questi studi riportano in maniera dettagliata la classificazione del rifiuto e la provenienza a seguito di analisi chimico-fisica. Per quanto riguarda le date...

 

Presidente: va bene, d’accordo, questo è un punto da verificare, da approfondire.

RISPOSTA - Punto 18, discarica Malpaga. La discarica è ubicata in Comune di Mira tra le località Malpaga e Morbiago, delimitata a nord dall’autostrada Venezia-Padova e a sud dallo scalo Lusore. A seguito di lavori per il miglioramento agricolo vennero alla luce rifiuti industriali. La discarica ha dimensioni 100.000 metri quadri, materiali rifiuti industriali, la classificazione rifiuto tossico nocivi. Questa discarica è stata messa in sicurezza e la fonte è il censimento discariche abusive Provincia di Venezia, settembre ‘93. Altresì è in arbitrato Eni-Montedison, fascicolo 33, scheda 14, punto 5. Punto 16 della cartina, discarica ex Rasego-Lughetto. Detta area si trova a Lughetto di Campagna Lupia, delimitata ad ovest dal canale Nuovissimo e ad est dallo scolo Brenta Secca; è inoltre attraversata da via Marzabotto che collega le frazioni di Lugo e Lughetto. A seguito di lavori per la posa di un traliccio dell’ENEL sono stati rinvenuti fusti contenenti sostanze catramose, composti policiclici aromatici di provenienza dell’industria chimica. La scheda tecnica: dimensione 50.000 metri quadri, quantità 3.000 metri cubi, materiali residui da lavorazioni industriali. Le analisi hanno confermato la presenza degli inquinanti idrocarburi policiclici aromatici. La classificazione è rifiuti tossico nocivi e rifiuti speciali. Questa discarica è stata messa in sicurezza, inquadramento discariche abusive come fonte, pagina 42, nonché il censimento discariche abusive Provincia di Venezia, settembre ‘93. Anche questa scarica è in arbitrato Eni-Montedison, fascicolo 33, scheda 14, punto 5. Punto 21 della cartografia, discarica Corti Femminili, Villaggio San Marco. Questa discarica venne rinvenuta perché proprio in quest’aula si presentava una signora, la quale consegnava a me e al dottor Casson un sacchetto contenente dei presunti rifiuti. Io mi recai direttamente sul posto in data 14 aprile ‘99, a Mestre presso il Villaggio San Marco; a seguito di questa acquisizione di questo sacchetto con materiale trovai sul posto una ditta, la ditta Sartori, che stava eseguendo dei lavori per la costruzione della rete fognaria. Durante gli scavi affioravano frammiste al terreno sostanze identificabili come rifiuti industriali.

DOMANDA - Qui siamo al Villaggio San Marco Corti Femminili Corallina e Mirandolina, no?

RISPOSTA - Esatto, sì. Corti Corallina e Mirandolina. Lì si fece fare un campionamento sia delle Corti Corallina che Mirandolina, etc., e dalle analisi di laboratorio venivano identificati dei rifiuti in ceneri di pirite mescolati con altre sostanze tali da classificarli rifiuti tossico nocivi. La superficie interessata allo scarico era pari a 1.000 metri quadri e il quantitativo di rifiuto scaricato veniva stimato a circa 500-600 metri cubi. A proposito veniva sentito il signor Saoner Armando, residente in una di queste corti, il quale riferiva che tra gli anni ‘55 e ‘60 aveva assistito agli scarichi di detti rifiuti industriali, i quali risultavano avere le stesse caratteristiche dei rifiuti prodotti dall’impianto di produzione dell’acido solforico dello stabilimento Montedison, dove egli lavorava. A seguito di tale rinvenimento congiuntamente ad altro personale dell’Arpav stendevo l’indagine ambientale anche in altre aree limitrofe alle Corti Femminili. Vennero prelevati altri campioni tramite sondaggi e si rinvennero altre aree utilizzate per lo smaltimento, ovvero presso il campo sportivo lato ovest, nord-est, est del Villaggio San Marco, presso il Quartiere Eretusa, presso la rotonda San Giuliano, presso il viale San Marco via Romanin, presso il Quartiere San Giuseppe. In dette aree dai sondaggi effettuati furono rinvenuti rifiuti frammisti al terreno. I rapporti analitici confermavano la presenza di concentrazioni elevate delle seguenti sostanze: mercurio, arsenico, idrocarburi policiclici aromatici, rame, cadmio, piombo e zinco. La scheda tecnica evidenzia nella parte sinistra i sondaggi effettuati, la profondità di detti sondaggi nella seconda colonna, l’ubicazione dei sondaggi e poi i risultati analitici che sono stati...

DOMANDA - Scusi, è indicata in centimetri la profondità, non in metri, credo.

RISPOSTA - Sì, in centimetri. La fonte ovviamente di quello che ho appena detto è un’annotazione di P.G. nostra del 27/04/99, del 23/06/99 e del 18/02/2000. Per quanto riguarda le discariche esterne avrei finito.

DOMANDA - La prossima parte concerne l’approfondimento delle situazioni relative ai canali, in particolare l’inquinamento dei canali industriali sud, del canale Malamocco Marghera, del canale industriale ovest, del canale industriale nord esterno all’insediamento produttivo di Enichem. Ispettore, se vuole cominciare a trattare la parte relativa al canale industriale sud, indicando anche sulla cartina - così, per la memoria - l’ubicazione di questo canale sud e gli accertamenti che sono stati effettuati.

RISPOSTA - Il canale sud, dove c’è il punto rosso, canale industriale sud. In data 14/09/98 ci recammo presso il Consorzio Venezia Nuova e acquisimmo un’indagine sul terreno e sulle acque di falda per lavori di immarginamento del canale industriale sud, presso l’Enichem di Porto Marghera. In specie veniva acquisita la relazione tecnica numero 1078 del 23/12/1996, redatta dalla S.G.S. Ecologica S.r.l. di Villafranca Padovana, che su incarico della società Condotte d’Acqua S.p.A. aveva realizzato tale relazione. La medesima era il risultato di un’operazione di sondaggi e relativi prelievi ed analisi di terreni e di acqua di falda al fine di eseguire l’intervento predetto in cui è stato riscontrato un inquinamento sia di terreni sia della falda. In questo caso venivano effettuati numero tre sondaggi denominati SH, SK e SG per una profondità di circa 25 metri. Venivano prelevati nove campioni di terreno divisi in tre di terreno di riporto, tre di argilla e tre di argilla profonda, nonché venivano altresì prelevati sei campioni di acqua di falda superficiale e profonda. I rapporti analitici confermavano il superamento a seguito di test di cessione dei limiti di accettabilità previsti dalla tabella A della legge Merli, legge 319/76, relativa alle acque reflue. Anche i risultati analitici delle acque di falda prelevati dai piezometri superavano i limiti di accettabilità del DPR 962/73, tutela della città di Venezia e del suo territorio dagli inquinamenti delle acque. Il tenore dell’inquinamento è stato altresì confermato con altra relazione tecnica sempre della S.G.S. per conto della società TSI di Venezia Marghera del 1997. Anche in questo caso erano stati effettuati tre sondaggi a profondità di 25 metri circa e prelevati 9 campioni di terreno e 6 di acqua di falda. Dette relazioni quindi confermavano un inquinamento del terreno di riporto dell’argine e del canale industriale sud proveniente da pregressi depositi di rifiuti giacenti all’interno dello stabilimento Enichem, nonché un inquinamento delle acque di falda esteso anche al canale industriale sud provocato dalle sostanze tossiche contenute nei rifiuti ivi depositati. Questa è la scheda che è in video, è il rapporto analitico numero 84594 che l’SK00, che è stato effettuato da 0 a 3,4 metri di profondità, appunto, dal responso analitico risulta che il rifiuto sia comunque un rifiuto tossico nocivo, appunto per il superamento dei limiti per l’arsenico, per il cadmio, per il mercurio, per il piombo, per il selenio. Questo è il secondo rapporto SI, anche in questo caso è il campione...

DOMANDA - Scusi, SJ?

RISPOSTA - SJ, sì. Anche il campione è tossico nocivo in questo caso, sia sul tal quale sia sul secco. Anche qui l’inquinamento è metalli pesanti, arsenico, cadmio, mercurio, piombo, selenio. Altro referto analitico che è stato effettuato da 0 a 3,6 metri, sempre nel medesimo canale industriale sud, anche qui è risultato campione tossico nocivo sempre per i metalli pesanti poc’anzi citati. Questi sono invece i referti analitici delle acque di falda nella relazione che ho appena citato. Anche in questi casi c’è il superamento dei limiti tabellari per la legge speciale per Venezia, soprattutto per il piombo, per l’ammoniaca nell’SH, nell’SK per l’ammoniaca, nell’SJ per i solfuri. Invece per gli altri tre prelevamenti vi è sempre il superamento dei limiti tabellari per l’ammoniaca, azoto nitrico, solfuri, ferro, rame, solventi organici aromatici, solventi clorurati; nell’SH ammoniaca, azoto nitrico, solfuri, rame; nell’SI solfuri, azoto nitrico, ferro e rame. Questa è un’altra vicenda ancora, è nata, appunto, da una nostra acquisizione di tutta la documentazione che era afferente un processo di natura penale, che a sommi capi posso riassumere così. La Cooperativa Dragaggi ha presentato istanza in data 29/06/1985 e 25/07/1985 a parziale modifica della precedente alla locale Capitaneria di Porto per ottenere l’autorizzazione allo scarico in mare dei materiali di risulta: 100.000 metri cubi annui per due anni per il dragaggio dei canali industriali nord-ovest di Porto Marghera. Successivamente in data 05/12/1985 la suddetta Cooperativa ha presentato analoga istanza in relazione ai lavori commissionati di scavo manutentorio dei fondali dello specchio acqueo antistante il pontile della società San Marco Petroli nella darsena della Rana, canale industriale sud di Porto Marghera per 10.000 metri cubi annui per tre anni. In data 09/09/85 e 18/04/96 vennero rilasciati i rispettivi decreti...

DOMANDA - Scusi, nel ‘95 e nel ‘96 i decreti, no?

RISPOSTA - Sì. Nell’85...

DOMANDA - ‘85?

RISPOSTA - ‘85-‘86, vennero rilasciati i rispettivi decreti autorizzativi. I fanghi dragati vennero scaricati in mare aperto a circa 3 miglia dal Lido di Venezia. Il Giudice della Pretura di Venezia ritenne che detti fanghi non corrispondessero al requisito richiesto per lo scarico in mare essendo classificabili come tossico nocivi, il cui scarico in mare era assolutamente vietato e non autorizzabile ai sensi del DPR 915/82. In data 30/01/91 il Pretore dottoressa Magaraggia emetteva decreto di citazione a giudizio numero 355/90 R.G. per il titolare della ditta Dragaggi, per i due rappresentanti dell’U.L.S.S. e del direttore generale della Marina Mercantile, il primo per avere eseguito lo scarico a mare dei fanghi dragati dai canali industriali, i rappresentanti dell’U.L.S.S. per non aver correttamente eseguito le analisi di laboratorio e il direttore della Marina Mercantile per aver rilasciato i decreti autorizzativi allo scarico in mare di fanghi. Dai referti analitici - che sono evidenziati nello schermo - tutti classificano detti fanghi come rifiuto tossico nocivo. Possiamo partire dall’analisi di controllo numero 258/bis, canale industriale ovest darsena della Rana, cioè un canale adiacente al Petrolchimico. Qui le concentrazioni delle sostanze presenti sono superiori alla norma.

DOMANDA - Di che epoca sono questi prelevamenti dei campioni e le analisi?

RISPOSTA - Questi, mi sembra, 1986.

DOMANDA - Sì, risulta anche su questo schema per due referti che sono del febbraio dell’86.

RISPOSTA - Qui si evidenzia che i fanghi dragati dal canale industriale ovest darsena della Rana erano inquinati per la presenza di sostanze organoalogenate in concentrazioni inaccettabili. Altro referto analitico è il numero 29F, canale industriale ovest. Qui i fanghi dragati risultarono tossico nocivi per inquinamento da metalli pesanti: arsenico, cadmio, cromo, mercurio, piombo e rame. Lo stesso rapporto analitico 30F, darsena della Rana, sempre un canale prospiciente al Petrolchimico, qui la classificazione è comunque fango tossico nocivo per un inquinamento di metalli pesanti. Anche per il referto successivo 41F, canale industriale ovest, sempre adiacente al Petrolchimico, vi è un inquinamento da oli minerali e il campione risulta tossico nocivo. Altro referto 53F, canale industriale ovest, darsena della Rana, canale prospiciente al Petrolchimico, qui l’inquinamento da oli minerali, il campione è stato classificato tossico nocivo.

DOMANDA - Poi c’è il referto sulle sostanze organoalogenate.

RISPOSTA - Sì, è il referto 258/bis, che ho citato in precedenza, appunto, c’è sempre il canale ovest, darsena della Rana, cioè la darsena della Rana è il ricettacolo del canale Isole-Brentella; qui c’è un inquinamento di sostanze organoalogenate che rende praticamente... Qui difatti l’U.L.S.S. ha dato una interpretazione che io non riesco a decifrare, cioè concentrazione inaccettabile. Io qui non so esprimermi in merito. I dati inquinanti scaricati a mare, io ho preso in esame una perizia fatta da Zucchetta, Zucchetta era il consulente tecnico del Pubblico Ministero nel procedimento penale 355/90. In una sua nota delinea quale sia stato il tenore di inquinamento provocato dallo scarico a mare dei fanghi provenienti dal dragaggio dei canali industriali. Si riporta, appunto, di seguito parte del contenuto della stessa. Zucchetta dice: "Per avere un’idea precisa di cosa possa aver significato per l’equilibrio ecologico del Mare Adriatico uno scarico di materiali inquinanti come quello di cui si discute nel presente dibattimento processuale, più che riguardare alle quantità relative riportate nei bollettini d’analisi espresse in percentuale, ovvero in milligrammi per chilo, appare molto di più utile ed opportuno prendere in considerazione le quantità di ciascun inquinante corrispondenti a quei dati relativi ed effettivamente finite sul fondo del mare. A tale scopo e a titolo d’esempio, considerato che ciascuna autorizzazione riguardava lotti di 100.000 metri cubi annui, eseguendo gli opportuni calcoli sulla base di bollettini d’analisi agli atti, si ottengono i risultati di seguito riportati. Il calcolo è semplicissimo ed è il seguente. Un metro cubo con circa il 50 per cento di umidità pesa di media 4,1 tonnellate, per cui la quantità di fango scaricata per ciascun lotto è pari a 140.000 tonnellate. Il milligrammo di inquinante per chilogrammo di fango, così come riportati nei bollettini, uguale ad 0,001 chilogrammo di inquinante per tonnellata di fango. 0,001 chilogrammo per tonnellata per 140.000 tonnellate uguale a chilogrammo di un dato inquinante effettivamente scaricato a mare". Allora, risultava scaricato in mare l’inquinante, cioè gli oli minerali, 10.360 chilogrammi. Cioè è stata praticamente scaricata in mare una sostanza tossico nociva pari a 10.360 chilogrammi. Di arsenico venivano scaricati 12.460 chilogrammi; cadmio 1.036; cromo 17.080 chilogrammi; mercurio 1.582 chilogrammi; nichel 7.280; piombo 44.100 chilogrammi; rame 40.320 chilogrammi; infine zinco 156.100 chilogrammi. Zucchetta concludendo nella relazione afferma: "Tuttavia il pesante grado di inquinamento con ampio superamento dei limiti che caratterizza questo fango dragato dai canali industriali di Porto Marghera pone tutti i presupposti per far sorgere più che un fondato sospetto che lo scarico a mare abbia potuto compromettere almeno localmente la produttività complessiva delle risorse biologiche interessanti la pesca e l’acquacoltura. Tale danneggiamento ha quanto meno fatto sentire pesantemente i suoi effetti sulle popolazioni brentoniche del fondale seppellite sotto la massa inquinata". Questa è un’ulteriore sommatoria dell’analisi di controllo che prima abbiamo citato, quindi anche in questo caso vi è la quantità espressa in chilogrammi di inquinanti scaricati in mare, cioè: oli minerali 49.000, arsenico 5.600, cadmio 1.050, cromo 6.020, mercurio 1.382, nichel 5.600, piombo 15.820, rame 18.340, zinco 84.700.

 

Avvocato Mucciarelli: chiedo scusa, solo un’informazione. La perizia Zucchetta - chiedo al Pubblico Ministero - fa parte della documentazione che è stata depositata da ultimo? Perché io non l’ho trovata, ma può darsi che...

 

DOMANDA - No. E’ un’annotazione di Polizia Giudiziaria che ha fatto l’ispettore e che verrà depositata.

 

Presidente: nel procedimento 355/90?

RISPOSTA - No, è annotazione di P.G. mia fatta...

 

Presidente: no, ma la perizia in quale procedimento è stata...

 

DOMANDA - E’ una perizia della Procura Circondariale della Pretura unificata.

RISPOSTA - Procedimento penale 355/90.

 

Presidente: è quello della dottoressa Magaraggia che ha dato poi luogo al decreto di rinvio a giudizio della dottoressa Magaraggia?

 

DOMANDA - Sì.

 

Presidente: quindi è stata utilizzata in quel procedimento la perizia, evidentemente. Perché una cosa è che ci sia stato... Non so se sia intervenuta o un’amnistia o una prescrizione...

RISPOSTA - No, l’assoluzione è intervenuta. In primo grado è stato condannato il direttore del Magistrato alle Acque. In appello sono stati assolti.

 

Presidente: va bene. Adesso, a prescindere da chi è stato assolto, condannato in primo o in secondo grado, etc., etc., abbiamo ben presente a quale procedimento ci si riferisce e a quale perizia. Va bene? D’accordo.

RISPOSTA - Sempre per quanto riguarda i canali industriali, canale Malamocco Marghera, che prima non è stato citato, in questo caso parliamo dello scarico SM15 dell’Enichem. Qui in un controllo effettuato dal Magistrato alle Acque di Venezia in data 13/12/94 a seguito di prelievo di acque dallo scarico SM15 è stato riscontrato il superamento dei limiti tabellari previsti dal DPR 962/73 per il parametro dei solventi organici aromatici, verbale prelievo numero 851, notiziando il fatto all’autorità giudiziaria tramite nota 277 del 23/01/95. Passo al punto successivo, cioè l’attività da noi condotta di campionamento dei sedimenti nei canali industriali adiacenti lo stabilimento ed altre zone per la comparazione dei dati. La prima indagine era un’indagine delegata dal dottor Luca Ramacci della Pretura Circondariale all’epoca e dal dottor Fortuna, il procedimento penale è il 12279/95, che incaricava il sottoscritto di effettuare dei campionamenti su sedimenti di fondo dei canali industriali su matrice alimentare: pesci e molluschi bivalvi. Le operazioni iniziarono in data 23/10/1995 e terminarono in data 31/10/95 con la preparazione dei campioni presso il laboratorio del Magistrato alle Acque di Venezia. Tutti i campioni furono prelevati da ditta specializzata Idra tramite sommozzatori, ovvero 51 campioni di sedimento di fondo canale, 27 campioni di molluschi bivalvi. Le carote di sedimento poi furono raccolte da sommozzatori mediante immersione nel fondo canale con tubi di plexiglas di diametro interno di 4 centimetri. Le carote dopo essere stata estruse e adagiate su un supporto ricoperto da pellicola trasparente per alimenti venivano selezionate a bordo mediante attrezzatura monouso per alimenti. I campioni superficiali furono raccolti da sommozzatori direttamente in contenitori per alimenti. Per quanto riguarda i molluschi bivalvi furono raccolti prelevandoli da supporti - briccole e pali - sommersi, su cui si trovavano adesi; mentre i molluschi furono raccolti a mano nel fondale. Tutti i campioni furono sigillati in sacchetti per alimenti e conservati in congelatore a 20 gradi. Successivamente venivano...

 

DOMANDA - Scusi, gli altri molluschi sono le vongole?

RISPOSTA - Sì, vongole, tappese... Successivamente venivano preparati come da protocollo dell’Istituto Superiore di Sanità e consegnati ai consulenti tecnici del Pubblico Ministero, consegna avvenuta a Roma presso l’Istituto Superiore di Sanità in data 07/12/95, etc.. Qui vi è stata una consulenza tecnica dell’Istituto Superiore di Sanità, dell’S.G.S. di Villafranca e dell’Istituto Mario Negri. Qui sono descritte, appunto, le operazioni di prelievo effettuate nel giorno 23/10/95. Possiamo vedere l’ubicazione, canale Brentella, canale Brentella, canale Lusore e canale Lusore. Qui sono stati prelevati materiali sedimentari, etc..

DOMANDA - Per questo è sufficiente che siano delle indicazioni di massima sull’attività concreta che ha effettuato perché poi le considerazioni più particolari verranno effettuate dai consulenti tecnici che abbiamo già indicato stamattina, dottor Tullio Baldassarri, il dottor Fanelli, etc..

RISPOSTA - Sì, le operazioni di prelievo effettuate il giorno 24, è stato prelevato come verbale numero 23, ore del prelievo 12.30, sono stati prelevati numero tre campioni, rispettivamente 3/A, 2/1, 3A31, 3/A, 4/1. Sono stati prelevati numero tre sedimenti e le frazioni erano a 0 a 30 centimetri, da 30 a 60 centimetri e da 60 a 90 centimetri. L’ubicazione del prelievo era sbocco canale Brentella, zona panne galleggianti, cioè praticamente tra il canale Brentella e la darsena della Rana, vi sono le panne galleggianti e lì abbiamo fatto il prelievo. Lo stesso per quanto riguarda il campione 3 e 3 bis, lo stesso per quanto riguarda il campione 3 ter, però qui in questo caso abbiamo prelevato dei mitili. Il quarto era un prelievo superficiale di sedimento e qui l’ubicazione era comunque lo sbocco dello scarico SM15 dell’Enichem. Lo stesso il 4 bis, è un prelievo superficiale di sedimento ed è stato fatto nel medesimo posto, cioè allo scarico dell’SM15 dell’Enichem. Con verbale numero 5 sono state prelevate altre carote con le frazioni da 0 a 20, 0-40 centimetri, 40-60 centimetri. Qui l’ubicazione era canale Malamocco Marghera, zona scarico SM15, un po’ più a largo... Quello precedente è stato fatto proprio all’interno dello scarico, l’altro è stato fatto un po’ a valle per vedere se il rifiuto era presente anche in una distanza un po’ più maggiore. Anche il successivo 5 bis è stato fatto sempre nel medesimo posto; il 6 invece è stato fatto nel canale industriale sud, presa mare sud. Qui è dove l’Enichem prende l’acqua per i propri impianti. Il 6 bis sempre sedimenti, canale industriale sud, presa a mare. I 6 ter sono mitili, sono stati prelevati nel canale industriale sud, presa a mare; lo stesso anche per il 6 quater, sempre mitili e sempre nella medesima località. Il giorno 25/10/95 iniziarono di nuovo le operazioni, venivano effettuati i primi due campioni, 7 e 7 bis, nel canale Contorta da Sant’Angelo, è una zona al di fuori, diciamo, all’estremità proprio della laguna. Poi anche il 7 ter e il 7 quater, comunque in questo caso si parla di mitili e la zona è la medesima della precedente. Qui venivano prelevati sia mitili che vongole. Poi con campione 8 venivano prelevati sedimenti, sempre da 0 a 20 e da 20 a 35 centimetri, 35-0 centimetri. La zona era la zona lagunare, il canale Fisolo Vecchie e Peocere, chiamato così. Lo stesso per quanto riguarda l’8 bis; lo stesso per quanto riguarda l’8 ter, però qui parliamo di mitili, non più di carote; lo stesso l’8 quater e lo stesso 8 quinquies. Invece dopo per quanto riguarda...

DOMANDA - Comunque, ispettore, le indicazioni delle ore di prelevamento, le sigle dei campioni, le tipologie di campioni, le indicazioni sono indicate anche nelle successive schede, quindi se è stata fornita un’indicazione per il resto si fa rinvio a queste schede che verranno prodotte, che sono quelle che comunque sono già note alle parti processuali. Quindi poi le valutazioni per quanto riguarda questi prelevamenti e l’esito delle analisi e delle valutazioni verranno affrontati dai consulenti tecnici, anche in comparazione con i prelievi e i campionamenti che sono stati fatti successivamente a seguito di altri incarichi. Quindi se vuole continuare con le indagini successive a quelle del ‘95...

RISPOSTA - Poi la Procura del Tribunale di Venezia nella persona del dottor Felice Casson con delega 4601 incaricava questo reparto ad effettuare dei campionamenti per l’acquisizione e la conservazione di molluschi bivalvi ed eventualmente sedimenti di fondo canale nei seguenti punti. Sono riportati, appunto, nella cartina, comunque laghetto ornitologico interno al Petrolchimico, curva Multigas esterna al Petrolchimico, ponte strada B lato sud interno al Petrolchimico, ponte strada B lato nord interno al Petrolchimico, che sono... cioè si possono leggere e rapportare nei numeri nella cartografia, il 6.6 è il canale industriale ovest scarico SM8 e scarico SM9, il punto 7 della cartografia è il canale industriale ovest, canale dei Petroli, il punto 8 è il canale dei Petroli scarico SM15, il punto 9 di prelievo è il canale industriale sud tratto terminale e il 10 è il punto di prelievo industriale sud e bacino di evoluzione.

DOMANDA - Che tipo di campioni sono stati prelevati e quanti campioni?

RISPOSTA - Le operazioni iniziarono in data 29/07/96, venivano prelevati 11 campioni di sedimento e 9 campioni di ittofauna, come dallo schema che appare nel video. Allora, i campioni di sedimento venivano prelevati tramite benna o carotatore, mentre l’ittofauna veniva prelevata direttamente sul fondo canale dove si trovava adesa. Anche qui la procedura, i campioni tutti furono immessi in sacchetti per alimenti, sigillati e conservati in congelatore presso il laboratorio chimico del Magistrato alle Acque, mentre i relativi verbali di campionamento venivano direttamente inviati al magistrato delegante, che disponeva il sequestro di quanto prelevato, disponendo accertamento tecnico non ripetibile ex articolo 360 Codice di Procedura Penale.

DOMANDA - Alla presenza dei difensori questo, no?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Tra l’altro si tratta della consulenza tecnica ai sensi dell’articolo 360 che è già agli atti del Tribunale.

 

Presidente: quindi questi sono stati prelievi fatti ai sensi del 360 nel contraddittorio, mentre quelli precedenti, quelli - dico - nei canali che adesso abbiamo sentito, nei canali interni ed esterni, comunque che vengono a conterminare la zona industriale del Petrolchimico, sono fatti con il 360?

 

DOMANDA - No, quelli della Procura Circondariale sono stati fatti con le modalità indicate dall’ispettore Spoladori poco fa; questo dell’incarico dato nel ‘96 da me riguardava il sequestro di questi prelievi campioni e le analisi e gli accertamenti effettuati ai sensi dell’articolo 360 e sono agli atti del Tribunale.

 

Presidente: quelli precedenti invece erano fatti con il 359 evidentemente, cioè erano una consulenza del Pubblico Ministero in forma libera?

 

DOMANDA - No, io credo che li abbia fatti lo stesso con...

 

Presidente: con il 360?

 

DOMANDA - Sì. Con l’avviso alle parti.

 

Avvocato: non a parti noi. Sono di altri procedimenti.

 

DOMANDA - No, no, di quel processo, riguardava Enichem.

 

Presidente: ho capito. Era un processo che riguardava Enichem ad ogni buon conto, ho capito. Questo andrebbe un attimo detto. Questo invece a cui si è fatto riferimento da ultimo è stato fatto in questo processo.

 

DOMANDA - In questo processo ed è la consulenza che è agli atti del Tribunale.

 

Presidente: perfetto, benissimo, d’accordo, questo tanto per capire. Andiamo avanti.

RISPOSTA - Poi altra indagine sempre delegata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale, il Pubblico Ministero dottor Felice Casson con delega...

 

DOMANDA - Questo, scusi un attimo, allora, qui siamo nell’agosto, nel ‘96, diciamo, con questo articolo 360 C.P.P.. Successivamente è stata svolta a cura del Pubblico Ministero attività integrativa che è stata depositata presso la segreteria della Procura della Repubblica anche in questa materia, in questo settore e si tratta in particolare di due attività, una è stata quella di sequestro di campioni effettuata nell’ottobre del ‘99 sui quali sono state fatte fare poi delle analisi nell’ambito di... poi era un autonomo procedimento che riguardava delle altre cose. Gli atti comunque poi sono stati depositati nel febbraio di quest’anno e dal febbraio di quest’anno sono noti alle parti processuali. Poi un’altra attività che riguarda il marzo di quest’anno è un’attività di acquisizione documentale che ha svolto il Pubblico Ministero in relazione a prelievi, accertamenti che sono stati fatti dal Consorzio Interuniversitario Inca, questo di Porto Marghera, su incarico della RAI Redazione Sciuscià, che aveva effettuato dei prelievi, aveva chiesto di analizzare i campioni. A seguito di quella trasmissione, venuto a conoscenza dell’esistenza di questi dati, io ho chiesto l’acquisizione di questi dati per portarli all’interno di questo fascicolo. Questi dati sono stati da me depositati per la difesa, adesso non ricordo, credo nel giugno di quest’anno, ecco. Ecco, questi sono i due accertamenti successivi che sono stati effettuati.

 

Avvocato Stella: signor Pubblico Ministero, scusi, un chiarimento perché qua dobbiamo trovare anche le carte. Quella del febbraio 2000 è quella di Racanelli, tanto per intenderci?

 

DOMANDA - Sì, quella di febbraio 2000 è quella del dottor Racanelli, ispettore Spoladori, che riguardava l’indagine dell’ottobre del ‘99, depositata a febbraio 2000. Mentre, mi correggo, il discorso della Redazione Sciuscià, è quella che è stata depositata adesso, durante le ferie di questo anno 2000.

 

Avvocato Stella: mentre quella del marzo?

 

DOMANDA - No, sono prelievi fatti a marzo, indagini fatte a marzo, di cui io sono venuto a conoscenza quando c’è stata trasmissione; ho chiesto l’acquisizione dei dati e la mia attività è consistita in una semplice acquisizione.

 

Avvocato Stella: ho capito.

 

DOMANDA - Mi correggo, mi dicono che era a maggio di quest’anno. E che poi ho depositato...

 

Avvocato Stella: in agosto.

 

DOMANDA - Sì, in agosto.

 

Avvocato: qui si crea, però, qualche problema di ordine processuale perché...

 

Presidente: ho capito perfettamente, ma questi li affrontiamo in un altro momento, adesso lasciamo andare avanti. Ho capito, ma... Ho capito. Adesso lasciamo andare avanti il teste, anche perché, a dire la verità, dei risultati delle analisi fino a adesso non si è parlato, si è detto semplicemente delle modalità di prelievo cui ha partecipato personalmente, delle ubicazioni dei prelievi, etc., dei risultati delle analisi ancora non si è detto nulla, non si è detto. Qualcosina, insomma, ma per quanto riguarda questi "peoci" e queste...

 

DOMANDA - Presidente, su questo del ‘99 e del 2000 l’ispettore Spoladori deve ancora parlare, prima aveva parlato degli altri. Sono oggettivamente due cose diverse perché una è attività nell’ambito del fascicolo 45009/99 della Procura e la seconda cosa - chiamiamola per semplicità Redazione Sciuscià del 2000 - riguardava per quanto mi riguarda una semplice acquisizione di dati di cui ero venuto a conoscenza vedendo la trasmissione, quindi già tra loro sono due cose diverse. Allora, prego, con questa delega riferita al 45009 dell’ottobre ‘99 che cosa voi avete effettuato come Polizia Giudiziaria?

RISPOSTA - Allora, anche in questo caso si è cercato di prelevare dei campioni negli stessi punti dei campionamenti effettuati nel 1996. Abbiamo di fatto prelevato nelle medesime località, all’infuori - mi sembra - della curva Multigas, dove abbiamo evitato di fare il campionamento, per quanto riguarda gli altri punti, il punto 1 riguardava sempre il canale industriale ovest darsena della Rana, il 2 canale industriale ovest scarico SM8 e scarico SM9, il 3 l’incrocio canale industriale ovest e canale industriale Malamocco Marghera, il prelievo 4 l’abbiamo fatto sempre nel medesimo punto dell’attività del ‘96, ovverosia il canale industriale Malamocco Marghera scarico SM5; anche per il 5 canale industriale sud scarico SM7; il 6 canale industriale sud bacino di evoluzione. Come ultimo punto abbiamo preso il solito canale di raccordo Naviglio Brenta e il canale Lusore Brentella. Quelle operazioni di prelievo iniziarono in data 13/10/99, venivano prelevati 9 campioni di sedimento di fondo canale e 6 di ittofauna. I campioni di sedimento canale venivano prelevati direttamente da sommozzatori con barattolo per alimenti, mentre l’ittofauna veniva prelevata direttamente a mano sul fondo dove si trovava adesa. I campioni tutti furono immessi in sacchetti per alimenti, sigillati e direttamente consegnati al Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Chimica e per l’Ambiente, che ne curava la conservazione e aveva a disposizione di effettuare le successive operazioni di analisi. I verbali di campionamento venivano direttamente inviati al magistrato delegante, che disponeva il sequestro di quanto prelevato, disponendo accertamento tecnico irripetibile, articolo 360 Codice di Procedura Penale.

DOMANDA - Sull’esito di queste analisi, appunto, si riparlerà con chi ha fatto l’analisi.

RISPOSTA - Sì, appunto, l’analisi l’ha fatta il consulente tecnico dottor Racanelli, al quale io ho consegnato direttamente i campioni. Poi vi è quella acquisizione della studio della RAI Sciuscià e come ultimo attività di campionamento l’abbiamo fatta il 28/08/2000, siamo entrati all’Enichem e abbiamo prelevato...

DOMANDA - No, scusi, allora il 28/08/2000 - questo per la precisione - c’è un intervento della Guardia di Finanza Stazione Navale che blocca dei barchini, è un barchino, che vi consegnano poi i materiali.

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Qual è quello del 28 agosto?

RISPOSTA - Allora, la delega è da parte del Pubblico Ministero per l’audizione del signor Lubivic Licio.

DOMANDA - Ah sì, questa è un’altra questione, chiedo scusa. No, volevo finire intanto le questioni relative, se ce ne sono delle altre, relative a cozze, vongole, etc..

RISPOSTA - No. Dopo l’operazione del ‘99 non ne abbiamo fatte altre.

DOMANDA - Va bene.

RISPOSTA - Dobbiamo passare al 2000, difatti il 28/08/2000 prima abbiamo escusso il signor Lubivic Livio...

DOMANDA - Questa è una questione diversa. Dica di che cosa si tratta, perché è stato fatto e che cosa è stato fatto.

RISPOSTA - Noi dovevamo sentire questo soggetto per capire un po’ gli scarichi, come erano gli scarichi all’interno del Petrolchimico e soprattutto dove... L’audizione era mirata per capire dove si poteva fare dei campionamenti mirati all’interno del Petrolchimico.

DOMANDA - Di che cosa?

RISPOSTA - Di sedimenti, di vasche, degli scarichi dell’Enichem. Quindi, appena sentito il soggetto, siamo partiti immediatamente, un paio di ore dopo, ci siamo recati all’Enichem e abbiamo prelevato dei campioni presso l’impianto TS1-2, un campione di fanghi di un pozzetto della linea fognaria acque bianche segregate e inviate a trattamento. Il campione 2, sono stati prelevati fanghi sulla vasca del rilascio acque clorurate. Poi abbiamo prelevato sette campioni nell’impianto CV10 e 11. Campione 3 prelevati fanghi sulla vasca di rilascio acque clorurate, campione 4 prelevati fanghi sul pozzetto interno al reparto su asta convogliante acqua clorurante. Qui mi correggo, non sono 7, ma sono, appunto, 2. Poi altri due campioni impianto TR4, sono stati prelevati fanghi sulla vasca di rilascio acque clorurate; l’altro campione è stato prelevato sedimento solido in cunicolo interno reparto convogliante acque clorurate alla vasca di rilascio. Poi nell’impianto CS3 è stato prelevato un campione di fanghi da pozzetto asta acque acide a valle reparto CS3. Alla fine dei campionamenti gli stessi sono stati rimessi al Consorzio Interuniversitario...

DOMANDA - Chi era presente ai campionamenti?

RISPOSTA - Era presente l’ingegner Scaffidi Giuseppe, responsabile del settore sicurezza, il quale procedeva congiuntamente alle operazioni...

DOMANDA - Sicurezza di che cosa?

RISPOSTA - Della sicurezza, responsabile della sicurezza dell’Enichem, del Petrolchimico, il quale congiuntamente a personale di questo reparto svolgeva le operazioni di campionamento insieme a personale dell’U.L.S.S.. Quindi i campioni vennero consegnati al Consorzio, il quale aveva l’incarico di eseguire le relative analisi.

DOMANDA - E comunque di tenere a disposizione i campioni?

RISPOSTA - Sì. Poi il dottor Casson, appunto, delegava un’altra attività per acquisire tutti quegli elementi per valutare il tipo di attività, ovvero la mole di attività abusiva, di pesca abusiva nei canali industriali prospicienti al Petrolchimico, dove già nel ‘94 congiuntamente ad altre forze di Polizia, Vigili Provinciali, etc., eseguimmo dei controlli e dal ‘94 a tutt’oggi vennero denunciati all’autorità giudiziaria oltre 135 soggetti che pescavano, appunto, in canali vietati e soprattutto nei canali che interessavano a noi, canale industriale sud, canale industriale ovest, canale industriale Malamocco Marghera. Nella scheda proiettata sono riportati i nomi dei soggetti, il luogo dell’evento, la data dell’evento e il relativo sequestro del pescato.

 

Avvocato Mucciarelli: scusi se mi permetto, il canale Decal cos’è?

RISPOSTA - E` davanti alla Decal, c’è il canale industriale sud e c’è una zona che è denominata Decal.

 

DOMANDA - Che è un pezzo del canale industriale sud?

RISPOSTA - Sì, all’interno del canale industriale sud. Allora, sono 133 persone, le ultime sono state fatte proprio... Non mi ricordo la data.

DOMANDA - Questi, diciamo, sono dei campioni di casi perché poi, come si legge anche peraltro dai giornali praticamente tutti i giorni o quasi, la Finanza e varie Forze di Polizia intervengono continuamente su questi barchini.

RISPOSTA - Sì, voglio dire, allora, in parte è attività propria nostra e in parte è materiale acquisito presso le altre Forze di Polizia e presso le Guardie Provinciali. Cioè, a chi eseguiva il controllo abbiamo richiesto documentazione afferente attività di indagine per la pesca abusiva, ci hanno consegnato questi nominativi e gli ultimi due...

DOMANDA - Ovviamente questi nominativi fanno di tutti i fascicoli autonomi che hanno seguito il loro corso.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Solo per dare un’indicazione temporale, gli ultimi due sono proprio tra i più recenti che sono stati segnalati. A quando risalgono gli ultimi due?

RISPOSTA - Il soggetto preso è Boscolo Gabriele + 3, canale industriale sud Marghera, è stato preso il giorno 16/08/2000. Il 135 è il Mainer Nico + 2, canale industriale sud Marghera, il 14/09/2000. Io avrei finito per quanto riguarda...

 

Presidente: lei non ha altri punti su cui...

RISPOSTA - No.

 

Presidente: va bene. Lei, Pubblico Ministero, ha altri testi? Facciamo una piccola sospensione di cinque minuti?

 

DOMANDA - Presidente, volevo già illustrare, così si guadagna anche il tempo, accogliendo fin da subito l’invito del Tribunale di questa mattina. La dottoressa Gariboldi, che doveva trattare della parte geologica, mi ha fatto pervenire - mi hanno detto - un certificato medico che non può assolutamente. Comunque, parlando con l’avvocato dello Stato, riteneva a questo punto di far trattare la parte geologica da una sola persona che sarà il professor Nosengo, quindi in questo momento possiamo anche fare a meno. Le analisi delle due persone, non mi ricordo, una o due dell’U.L.S.S., che dovevano venire oggi, sono state trattate dall’ispettore Spoladori, quindi salvo richieste specifiche o del Tribunale o delle parti, ovviamente rimangono queste persone a disposizione, riterrei di non appesantire ulteriormente questa udienza e quindi in questo momento rinuncerei anche a questi due. Un’altra parte che è stata accorpata, mi scuso se mi ripeto, ma sempre nell’ottica dell’invito del Tribunale, riguardava la parte smaltimento tecnologie nuove, che verrà trattata in maniera sintetica per certi versi dal consulente del Comune professor Rindone e in parte limitata dall’ingegner Rabitti in una prossima occasione, quindi sarà molto più concentrata, non ci sarà una duplicazione di attività. Si sono trovati e ne stanno discutendo proprio per evitare questa attività doppia. Quindi in questo momento la dottoressa Gariboldi per motivi di salute non può venire, ai due testi rinuncio, quindi per quanto mi riguarda per oggi non ho altre persone.

 

Presidente: ho capito. E ovviamente non c’è nessun altro.

 

DOMANDA - No, perché tutti gli altri consulenti erano previsti, considerando la dottoressa Gariboldi, ho detto: "Arriviamo giusto al limite più o meno dell’orario con i testi dell’U.L.S.S.", quindi tutti gli altri consulenti erano citati per il 27.

 

Presidente: va bene. Allora ci vediamo mercoledì della prossima settimana, come stabilito in calendario. A proposito, gli elenchi con l’indicazione dei consulenti sulle materie su cui verranno a rendere, diciamo così, le loro dichiarazioni, avevo detto, cioè voi l’avete questa mattina in parte riferito. Vi avevo invitato un attimo a darmi anche gli elenchi perché così il Tribunale ha presente anche dal punto di vista... La prossima udienza, va bene? Grazie.

 

RINVIO AL 27 SETEMBRE 2000

 

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