UDIENZA 21 SETTEMBRE DEL 1999

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Manduzio Giudice a latere

Dr. Liguori Giudice a latere

 

PROC. A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

Presidente: La volta scorsa avevamo terminato l'esame dei consulenti di Medicina Democratica, oggi era fissato l'udienza per il controesame di detti consulenti e l'inizio dell’esame dei consulenti impiantistici Montedison. Questo era un po' il programma di lavoro. Allora, se i consulenti, mi pare Carrara e Marra vogliono accomodarsi.

 

 

DEPOSIZIONE CONSULENTI

DR. CARRARA ROBERTO - DR. MARA LUIGI

 

AVVOCATO PULITANO`

 

DOMANDA - Le domande che io propongo sono rivolte ad entrambi, considerando la vostra consulenza come sostanzialmente unitaria e al fine di inquadrare meglio il senso delle domande che sto per rivolgervi riterrei necessaria una brevissima premessa peraltro anch'essa intrecciata con alcune domande richieste di chiarimento. La premessa è che le domande compiranno una parte quantitativamente piccola dei temi che avete trattato per la semplice ragione che molti di quei temi o non riguardano l'oggetto del presente processo, o non riguardano nemmeno indietro la gestione ENICHEM cominciata nel giugno 1987. Più specificamente non farò domande sulle molte sostanze di cui avete parlato e che non sono considerate al capo di imputazione, non farò, ancora, domande sui punti in cui accennate al problema delle modalità di svolgimento di questo o quel tipo di lavoro, per esempio il lavoro degli analisti, non le farò, perché le considerazioni che avete svolto non vanno oltre l'enunciazione del problema e, dati anche i limiti e il tipo di lavoro di consulenti che avete svolto, non hanno alcun contenuto informativo su eventi concretamente individuati nella storia del Petrolchimico. Per quanto concerne i reparti e i processi produttivi su cui vi siete soffermati lascerei ancora da parte tutti quelli che non riguardano il CVM, come per esempio il TDI di cui ne avete parlato nell'udienza del 16 giugno e per quanto riguarda il CVM vi chiedo di dare atto che non riguardano ENICHEM, non riguardano la gestione ENICHEM cominciata nel giugno 1987, tutta una serie di altri reparti di cui avete parlato nel vostro esame. Io ve li elencherei chiedendo conferma da parte vostra che si tratta di reparti o comunque di processi produttivi che non riguardano la gestione successiva al 1987; ve li indicherei uno per uno o tutti insieme, come preferite. Tutti insieme.

 

Avvocato Scattolin: Presidente, io mi oppongo a questa domanda, perché riguarda dei fatti temporali e cronologici che i consulenti di Medicina Democratica non sono tenuti a prendere in considerazione, perché hanno discusso e sono stati esaminati soltanto sulle questioni degli impianti, di come funzionano, di come vengano mantenuti...

 

Presidente: sì, io condividerei questa opposizione, cioè, i consulenti danno una valutazione, fanno una descrizione, ci dicono come funzionano, quali sono le conseguenze, talvolta, di questi impianti, però, voglio dire loro dei dati temporali, mi pare che sia fuori dell'esame o del controesame anche di un consulente, a dire la verità nell'esame non c'è stato neppure questo riferimento temporale, e quindi semmai questi aspetti della gestione saranno oggetto di testimonianza oppure di prova documentale, quel che si vuole, ma io direi che proprio sono estranei al tema che invece va a..., è oggetto della consulenza. Siamo comunque fuori, veramente, dal controesame rispetto a questi. Quindi io andrei oltre Avvocato.

 

DOMANDA - Signor Presidente, prendo atto di questo e mi attengo alla sua indicazione, la domanda mirava soltanto a delimitare ciò che è l'interesse di ENICHEM e ad evitare possibili fraintendimenti. Prendo atto comunque di questa indicazione ed allora come dichiarazione mia specifico che svolgerò domande limitatamente a problemi che interessano l'attività di ENICHEM, la gestione successiva al 1987 e che quindi i reparti che mi interessano sono il CV6, chiuso a fine '89, il CV22 e 23, CV24 e 25, CV5/15, chiusi nel '91, tutti gli altri reparti non mi riguardano. Mi permetterei, per quanto riguarda la periodizzazione, di fare una domanda limitatamente al processo di produzione di CVM da acetilene, su cui voi vi siete soffermati piuttosto a lungo rilevando peculiari aspetti di rischio di quel processo. Voi siete a conoscenza da quando il processo di produzione di CVM da acetilene non è più stato usato al Petrolchimico.

 

Presidente: sì, potete senz'altro rispondere.

 

MARRA - Processo da acetilene per la produzione del CVM veniva svolto presso l'impianto CV10, impianto che è stato messo in marcia nel 1957 e che risulta a noi essere stato dismesso nel 1985 come produzione. Nello specifico noi avevamo proiettato una tabella 1, sempre quanto costa, circa il fatto che in questo impianto, diciamo così..., non so se ci dobbiamo limitare alle date, va beh, oppure...

 

Presidente: è sufficiente questa risposta? Va bene.

 

DOMANDA - Nell'udienza del 16 giugno, a pagina 112 e seguenti della registrazione, voi avete preso in esame alcune, alcune soltanto fra le modifiche impiantistiche successive al 1975, periodo 1975-'77, metà anni '70, avete detto, pagina 112, "che quei documenti - virgolette - servono a noi a dimostrare che fino a quella data permanevano fonti di inquinamento importanti" e con riferimento alle modifiche esaminate vi siete proposti di verificare gli esiti. Voi siete, suppongo, a conoscenza che il consulente del Pubblico Ministero ha definito le modifiche avvenute in quel periodo come pesanti ai fini della riduzione delle esposizioni, pagina 24 delle trascrizione dell'udienza del 26 maggio, è sempre il consulente del Pubblico Ministero nel controesame, udienza 16 giugno, pagina 76 e seguenti, ha affermato che gli interventi di quel periodo, alcuni dei quali molto grossi, sono interventi in grado di ridurre le concentrazioni di un ordine di grandezza. Ecco, indipendentemente dalla quantificazione, siete anche voi d'accordo con il consulente del Pubblico Ministero che vi sono stati interventi molto grossi, colonne di strippaggio etc., relativi - secondo la vostra espressione - a fonti di inquinamento importanti e che con interventi molto grossi hanno avuto l'effetto di una fortissima riduzione delle concentrazioni di CVM nell'ambiente di lavoro.

MARRA: diciamo che..

 

Presidente: sia cortese, ricordi quali sono stati allora gli interventi effettuati. Così sappiamo qual è il dato di riferimento.

MARRA: volevo solo, diciamo così, a questa domanda che ha anche il carattere generale, se noi pensiamo che i riferimenti che fanno i consulenti del Pubblico Ministero, partono da un dato di base che sono tonnellate al giorno, più di 10 tonnellate al giorno, emesse di CVM, è chiaro che se anche vado a una tonnellata al giorno è un intervento molto significativo, però bisogna tutto ponderare - per farmi capire, chiedo scusa ai presenti, in modo grezzo - se per intossicare una persona basta un milligrammo, se io ne ho un chilo, sia che lo porto a 100 grammi, la persona comunque è sempre intossicata, da un punto di vista quantitativo sicuramente c'è una riduzione. Per quanto riguarda poi i riferimenti specifici che abbiamo svolto nell'udienza, l'ingegner Carrara, ho visto che ha già preparato le schede, entrerà nello specifico di questo intervento.

DOMANDA - La mia domanda riguardava gli effetti di riduzione delle concentrazioni, non fa riferimenti a quantità specifiche e sui livelli di concentrazioni e la foro pericolosità, non pericolosità, parleranno i nostri consulenti, non mi soffermerei quindi in questo momento, vado avanti quindi su altri argomenti.

 

Presidente: no, sentiamo, perché la risposta la voleva dare il consulente Carrara.

CARRARA: Non sono certo di rispondere esattamente alla domanda che forse non ho inteso bene, ma la mia esposizione degli esempi di interventi, come già detto la scorsa udienza, era, innanzitutto non era esaustiva, se faceva parte della domanda anche questo aspetto devo dire di no. Io ho esaminato solo alcune documentazioni che ho trovato in quanto fornite dalla Difesa dell'imputato; quindi sicuramente non esaustiva, ma suppongo che siano stati scelti gli interventi risultati più significativi. E questi interventi sono stati svolti in un arco temporale piuttosto vasto, quindi volevo capire a quali tipi di interventi si riferisse, anche perché i consulenti tecnici del Pubblico Ministero, credo che avessero focalizzato la loro attenzione ed avessero affermato quanto lei dice circa l'effetto di riduzione delle concentrazioni, principalmente sugli interventi eseguiti negli anni '70, cioè a cavallo dell'anno '75. Ora, io nella mia esposizione ho citato solo un paio di interventi che vengono eseguiti in quegli anni, perché ho preferito illustrare gli interventi successivi per mettere a fuoco il fatto che nonostante gli interventi degli anni '70, '75, '74, anche..., diciamo, anche dopo quegli interventi rimanevano amplissimi spazi di riduzione o... un occhio da controparte, un amplissimo margine di emissioni e quindi ancora di contributo inquinante, tant'è che in questi interventi che si sono protratti anche per tutti gli anni '80 e credo anche, basti pensare all'inceneritore che è addirittura del '93, cioè del combustore degli sfiati che è del '93, quindi rimanevano ancora molte cose da fare. Più tipicamente per ridurre le emissioni ma anche per ridurre contributi che potevano avere un effetto dell'esposizione degli addetti. Quindi i miei interventi relativi al '76, su questi interventi posso immaginare che l'impatto, per dire, con la conseguenza sull'ambiente di lavoro possa essere stata significativa, quindi sicuramente. Metto solo tra parentesi che è stato forse più significativo l'effetto economico per l'azienda di questi interventi, perché sono stati tutti interventi - e qui lo si dice chiaramente, volti a contenere proprio lo spreco, cioè lo sciupo di ricorse dovute a queste ingenti emissioni o sprechi. Quello che poi io avevo fatto osservare nell'esporre questi interventi, erano che - ma suppongo che se ne potrà parlare anche successivamente - era che il ruolo di, chiamiamolo ENICHEM, o quanto meno di società diverse da MONTEDISON, è un ruolo che si è presentato prima dell'anno che lei dice '87, nel senso che attraverso la società chiamata - o almeno così risulta dagli atti che ho potuto controllare - chiamata Riveda e poi ENICHEM, ENICHEM Polimeri o ENICHEM come tale, questi interventi da questi documenti cominciano già dall'83, sicuramente '84, sicuramente '85, sicuramente '86, ma questo sarà, se vuole, oggetto di una precisazione, perché posso citare gli ordini, le commesse, quindi fornire anche copia dei documenti almeno per quanto mi è stato possibile. Se l'Avvocato vuole che io precisi posso precisare.

DOMANDA - Lei ha risposto, la ringrazio, passo alla domanda successiva che riprende una domanda posta dal signor Presidente nell'udienza 16 giugno, pagina 143 delle trascrizioni, la domanda sulla eventuale esistenza di alternative impiantistiche rispetto alla situazione in essere al Petrolchimico. Voi, nella risposta, avete fatto riferimento ad uno studio dello Stamford Resource Institute del 1982; io vi chiedo alcuni chiarimenti su questo punto. Primo, prima domanda: a che tipo di impianti si riferisce quello studio? Dalle vostre stesse spiegazioni, pagina 144 e seguenti, mi pare di capire che quello studio si riferisca alla produzione da acetilene che all'epoca stava per essere abbandonato dappertutto. Seconda domanda: l'impianto proposto in questo studio era all'epoca, o è divenuto successivamente, oggetto di brevetto, per quanto voi sappiate? Terza domanda: quell'impianto, così come prospettato nello studio, è mai stato recepito in qualche parte del mondo nella progettazione e costruzione di impianti che producano o utilizzano CVM? Se non avete indicazioni precise per me va bene, è una curiosità.

 

CARRARA: Allora, su le cose posso sicuramente rispondere. Innanzitutto il documento, che è questo studio della Stamford, è in realtà una parte, anzi, l'ultimo dei volumi, rapporti dei report e che, appunto, è datato '92 di una serie che comincia nel 1965; come ho già detto e ribadisco, sono studi commissionati dalle aziende produttrici, quindi le aziende chimiche, non è uno studio, una ricerca astratta o bibliografica o teorica, è una rassegna delle tecnologie disponibili, preventuali e impiantistiche, tant'è che i dati più importanti citati in questo studio sono proprio quelli tecnici ma soprattutto economici, cioè, sono studi economici di preferibilità di un processo rispetto ad un altro, e in questi studi si presentano numerosissimi processi, quindi non solo il processo a partire dall'etilene, ma tutti i processi per produrre CVM, cioè il monomero che serve per il PVC, con tutte le combinazioni possibili, perché - come credo che fosse risultato chiaro, ma ribadisco - ogni impianto chimico o petrolchimico, sfrutta al meglio le possibilità che si trova in loco. E quindi ci sono molte combinazioni di sistemi e di processi, non c'è solo la tecnologia del catalizzatore o del reattore, ma c'è un insieme di connessioni. Quello presentato nell'82, che quindi era la fotografia di esistente ed era la combinazione di tecnologie esistenti, adottate o assemblate, quello che non le so dire, perché non me ne ricordo, non perché forse non sia stato scritto nel documento che sicuramente MONTEDISON o ENI hanno, non è un documento soggetto ad un segreto sicuramente, quindi lì sarà scritto. Quello che non posso dire è se esista un impianto in cui quel medesimo assemblaggio sia esistente, do per certo che i componenti di quell'impianto siano, all'epoca dello studio, fossero stati operativi, perché ne vengono dati anche gli elementi economici; quindi non mi risulta che... faccia delle proiezioni. Questo studio è dell'82 e presenta una situazione quindi esistente. L'impianto CV10 fu chiuso più tardi, nell'85. La mia, o la nostra domanda, se volete perplessità, era questa: perché negli anni prima e nei tre anni successivi, di questo tipo di interventi e, ribadisco, soprattutto quegli interventi, quei pezzi impiantistici che erano rivolti a limitare o a ridurre l'inquinamento, quindi il contributo inquinante, in quell'impianto specifico, invece al Petrolchimico non siano stati effettuati. Il fatto che tre anni dopo quell'impianto fosse stato chiuso, a me personalmente non dice tantissimo, voglio dire che per tre anni si è continuato a produrre un inquinamento che poteva sicuramente essere evitato, e teniamo presente che era un inquinamento rilevante, vuoi per il contributo in emissione di sostanze cancerogene come il cloruro di vinile, ma anche per l'emissione in una sostanza come il mercurio che in laguna ha costituito, costituisce un problema per la sua accumulabilità, per la sua ecopersistenza, non era sicuramente irrilevante, e quell'impianto indubbiamente aveva come suo elemento critico proprio quello del consumo e quindi della potenziale dispersione di mercurio.

MARRA: volevo anche sottolineare che la scelta del confronto con l'impianto CV10, ad acetilene, ci è sembrata emblematica anche per un fatto noto a livello internazionale, che era già accaduto il disastro, in termini di vite umane e inquinamento, della Baia di (Milamanta) in Giappone, e quindi il mercurio aveva già colpito, per cui questo è il fatto che ci ha indotto anche a fare questo confronto.

DOMANDA - Premesso che mi riservo di verificare un momento la data di chiusura del CV10 che ricordavo essere diversa e anteriore da quella da voi indicata, ma potrei sbagliarmi. Volevo capire allora se la vostra risposta significa che quell'impianto così com'è composto nel progetto standard non è mai stato oggetto di un brevetto proprio perché era un mosaico di soluzioni esistenti.

CARRARA: guardi, come le ho detto, quello che non posso affermare, ma se vuole tra mezz'ora posso darle anche questa risposta, è verificare se quell'impianto nella sua configurazione presentata fosse così esistente. Posso affermare con una certa sicurezza che ciascuno dei suoi componenti, quindi sezioni, e a noi interessava in particolare il recupero e gli abbattimenti, cioè quelli che erano qualificanti, ai miei fini, ma anche qualificavano quell'impianto come azionario emissioni, cioè, a zero impatto diciamo; che poi ciascuno di questi pezzi siano stati brevettati è poco influente, penso che sia stato brevettato, perché gli americani sicuramente non trascurano questo effetto di tutela dei loro diritti, quindi è probabile che con loro, anzi, ci saranno stati anche numerosi brevetti, in particolare alcuni giapponesi, che ricordo, sono citati nello studio, ma su questo si può essere più precisi.

DOMANDA - Mi pare di capire, la pregherei di confermarmi se ho capito bene, che comunque quello studio si riferisce alla produzione da acetilene? Che le soluzioni lì prospettate sono...

CARRARA: quello che noi abbiamo prospettato si riferiva alla produzione da acetilene, perché ci serviva per confrontare con un impianto esistente, che era il CV10, che aveva un processo produttivo analogo e quindi ci serviva a presentare ciò che era, su domanda anche del Presidente, ciò che era una tecnologica disponibile rispetto alla tecnologia adottata presso il Petrolchimico con le differenze, ovviamente, sull'impatto.

MARRA: si può anche precisare ancora, Avvocato, che l'OSHA, nel 1995, a proposito delle tecnologie disponibili per la produzione di cloruro di vinile monomero, in un suo documento scrive che se fossero state adottate nel 1965 quelle tecnologie disponibili, le emissioni si potevano ridurre del 95%, le emissioni esistenti allora.

DOMANDA - E` in grado di indicare esattamente il documento che lei cita in modo che possiamo...

MARRA: in questo momento no, però sicuramente, perché ne ho parlato, e ne ha parlato l'ingegner Carrara durante l'audizione, quando si parlava dei chilogrammi di mercurio emessi per tonnellata di CVM prodotta etc. etc..

CARRARA: le possiamo fornire anche la copia, anche in giornata se volete.

DOMANDA - Noi lo chiediamo perché la logica di un confronto di questo genere su documenti richiede una disponibilità tendenzialmente previa, ma comunque una disponibilità effettiva del documento e la possibilità di controllo.

CARRARA: nella memoria daremo sicuramente la copia.

DOMANDA - Domanda successiva. Mi riferisco a quanto si legge sempre nel verbale dell'udienza 16 giugno, pagina 149, dove voi dite, più o meno testualmente, che un impianto ben costruito con materiale idoneo, contenuto e che non perdono, ben gestito, può arrivare ad avere emissioni nulle; discuteranno i consulenti tecnici sugli obiettivi che la progettazione di impianti affidabili deve ragionevolmente proporsi, a una considerazione di ordine logico, cioè che la vostra formulazione mi sembra tautologica, vuota di concreto contenuto informativo sulla natura e sulla praticabilità delle condizioni per arrivare ad avere l'obiettivo indicato, lo avete detto altrove, l'affermazione che si limita a richiedere idoneità dei materiali etc. non dice di per se nulla se non l'enunciazione di un obiettivo. Io vi chiedo comunque soltanto un'informazione di ordine fattuale, e cioè se siete a conoscenza dell'esistenza, esistenza passata o attuale, di impianti chimici per la produzione di PVC o CVM che abbiano emissioni nulle.

MARRA: poi possiamo anche entrare più nei dettagli, però...

DOMANDA - La mia domanda è limitata a questo dottor Marra, se siete a conoscenza di impianti con emissioni nulle.

MARRA: gli impianti con emissioni nulle evidentemente hanno bisogno di essere concepiti con una ricerca e con una progettazione che abbia questo obiettivo, e quindi dipende dall'obiettivo che si pongono le aziende. Però voglio solo dirle che nel 1974, quando l'OSHA stabilisce una soglia per il CVM come emissione, ciò che era lo zero rilevabile allora, e quindi da 0,5, a una parte per milione, a una parte per milione più o meno 0,5, per esempio, questa tecnologia è stata subito fatta propria, nel senso che era già disponibile sugli impianti svedesi. Allora, voglio dire, siamo ad 0,5 rispetto allo 0; quindi il problema non è che c'è un impedimento tecnologico, non è che c'è un impedimento scientifico, c'è una scelta che l'azienda fa, che non ha nulla a che vedere con il diritto alla salute e il diritto all'ambiente e il diritto alla sicurezza, è una scelta che una azienda fa. E comunque vorrei, diciamo così, anche fare un esempio che rende anche un po' il dato; come si può pensare che le aziende di cui discutiamo abbiano questo obiettivo quando al giugno del '99 dall'impianto CV22 sono state messe - per dichiarazione dell'ordinanza del Ministro dell'ambiente attuale, 4 tonnellate di CVM nell'atmosfera? Cioè, mi sembra, veramente... Quindi non c'è un problema tecnologico, non c'è un problema scientifico, c'è un problema di scelta che fanno le aziende, però il problema di realizzare un impianto a impatto 0 è possibile, bisogna spendere i soldi, bisogna avere personale, bisogna avere dei programmi di ricerca, bisogna avere una progettazione, una realizzazione, una gestione, un'ingegneria di manutenzione preventiva, conservativa, programmata, straordinaria etc. etc..

DOMANDA - Sulle possibilità tecniche non discuto, non sono un tecnico, parleranno i consulenti. Le chiederei, per quanto riguarda i riferimenti di ordine storico a quanto è stato fatto in questo o quel paese di provvedere a documentare la sua affermazione in modo che sia documentalmente controllabile. Per quanto concerne la domanda che le ho posto mi pare di capire che la sua risposta è che per motivi buoni o cattivi, per impossibilità o per cattiva volontà, non lo discutiamo, comunque la realizzazione di impianti con emissioni nulle non è cosa che lei possa documentare come esistente? Mi limito al piano dei fatti, non delle valutazioni, le valutazioni potranno essere tratte separatamente, ma mi interessa proprio il dato di fatto. Ho capito bene la sua risposta?

MARRA: guardi, io in questo momento dico, ribadisco che sul piano fattuale è possibile realizzare ciò, se in questo momento lei mi chiede chi lo ha realizzato non so darle una risposta precisa, posso solo dirle che c'è a livello internazionale, da decenni, non da giorni, da decenni, una tecnologia estremamente rigorosa rispetto agli impatti, a partire da quella del '74, lei mi chiedeva di citare, guardi, quando l'OSHA ha stabilito un ppm, le aziende americane hanno fatto ricorso alla Corte Federale, la Corte Federale ha dato ragione all'OSHA e le aziende americane, l'associazione delle aziende americane, la MCA, ha detto: "Va bene, accettiamo un ppm, però dateci almeno un anno di transizione per realizzare questo obiettivo, perché non ci sentiamo di fermare in blocco le produzioni". Fu data questa transizione di un anno e nel '75 le aziende americane fecero investimenti, andarono a questa soluzione, così come in altri paesi. Alcune aziende che decisero di non investire - è stato anche pubblicato - hanno chiuso gli impianti, compreso anche un'azienda in Germania, ha chiuso l'impianto perché ha detto: "Il mio impianto ha una certa vita, è vecchio, è obsoleto etc., per andare a raggiungere questo obiettivo dovrei spendere tanti soldi e non lo faccio". Voglio dire, di questo obiettivo, di questi gradini tendenti a 0, abbiamo anche documentazioni in atti, basta pensare alla riunione del 30 giugno 1975, avente ad oggetto cloruro di vinile, dove c'erano i gruppi di lavoro specifici, mi riferisco al gruppo E, coordinato dall'ingegnere Mozzana, si tratta di un verbale di riunione poi mandato alla direzione, alla presidenza del dottor Dall'Aglio il primo agosto '75, dove l'ingegner Mozzana dice: "Le scelte che avevamo fatto 6 mesi prima - quindi la riunione a era giugno, a gennaio del '75, che erano quelle di fermare gli impianti e costruire gli impianti nuovi per passare ad un obiettivo di 10 ppm e poi scendere ad un ppm - comportano dei costi", e li elenca questi costi e ad un certo momento a giugno arriva a 26 miliardi; fa delle soluzioni, delle proposte, la proposta A, la proposta B e la proposta C, sceglie, guarda caso, scelgono tutti, perché lì c'era il professor Bartalini, c'era l'ingegner Calvi etc., scelgono tutti la soluzione B, che è quella di spendere 2,4 miliardi tra Marghera e Brindisi per un autoclave etc. etc.. Quindi, è chiaro che non si può andare allo 0, ma non si va neanche a 10 ppm con queste soluzioni.

DOMANDA - Vado avanti sempre seguendo le vostre considerazioni dell'udienza 16 giugno. Pagina 156, avete svolto un discorso di ordine generale sull'esigenza di ottimizzare i processi produttivi, comprensivo anche del discorso delle riduzioni che avete fatto, e, per quanto concerne la linea di tendenza a livello teorico, mi direi d'accordo. Il problema però mi sembra un altro, e cioè la verifica della situazione nei reparti CVM del Petrolchimico così come si è via via evoluta nel corso del tempo, come voi stessi avete rilevato anche adesso parlando di interventi che si sono svolti per tutto l'arco di tempo considerato, anni '70. Interventi, possibilità reali di miglioramento e miglioramenti effettivamente introdotti. Avete su questo punto presentato un modello teorico scandito in tre livelli su cui vorrei porvi delle domande, separatamente per ciascuno dei livelli da voi indicati. Un primo livello generico lo avete definito come di ottimizzazione dei processi esistenti. A questo punto vi chiedo: se le modifiche effettuate a Porto Marghera, quelle che avete analizzato, quelle pesanti richiamate dai consulenti del Pubblico Ministero con riferimento alla metà degli anni '70, e più in genere quelle corrispondenti alle diverse commesse documentate dalla Difesa e da voi esaminate, tutte queste modifiche non vanno proprio nella direzione della ottimizzazione dei processi produttivi nell'interesse sia della produzione, sia della sicurezza? Mi pare che uno spunto in questo senso sia venuto anche dalle vostre risposte di poco fa, laddove avete parlato del recupero anche economico di sostanze che prima andavano disperse, recupero economico ma nello stesso tempo eliminazione di qualcosa che pregiudicava, che metteva in pericolo anche la sicurezza; non dico che sia la soluzione risolutiva ma comunque passi nella direzione che voi indicate, non faccio esempi perché sono quelli che abbiamo sempre fatto, strippaggio e recupero di monomero residuo dopo la polimerizzazione, recupero sfiati etc. etc.. E` questa la direzione giusta?

MARRA: avvocato, se la memoria non mi tradisce, io ho parlato di tre gruppi di intervento, e li ho definiti sugli impianti a ciclo aperto, sull'impianto a ciclo semiaperto, e sugli impianti a ciclo chiuso. Poi ho detto che chiaramente sono utili anche gli interventi sugli impianti a ciclo aperto tesi a ridurre l'inquinamento interno al sito produttivo ed esterno al sito produttivo. Poi ho parlato di ciclo semiaperto nel senso di fare interventi miranti a modificare il ciclo; e poi il ciclo chiuso che è quello che prevede o la sostituzione delle sostanze in gioco, un cambio di materie prime, il cambio della tecnologia, il cambio del processo, e che è la soluzione più radicale, e che è quella per giungere all'impatto nullo o a impatto zero che dir si voglia. E ho anche detto che quest'ultima soluzione è quella più impegnativa che deve essere supportata dalla ricerca, dalla progettazione, dalla sperimentazione, dalla messa in pilota e via di questo passo. E ho anche detto che a Marghera non ci troviamo sicuramente in quest'ultima situazione - lo ribadisco qua oggi - e posso, per le cose, così, che ho potuto, insieme all'ingegner Carrara e all'ingegner Time, verificare, posso dire che a Marghera a seconda degli impianti, a seconda degli anni, c'è stata un'ottimizzazione - e metto tra virgolette questo termine per non essere frainteso - all'interno del ciclo aperto, cioè una riduzione ma stante sempre un'emissione rilevante, nonostante questa riduzione sia intervenuta. Questa è la situazione che, voglio dire, abbiamo sotto gli occhi in tutti questi anni, adesso per brevità voglio solo richiamare ai due diari pubblicati da Medicina Democratica nel decennio 1988-1997 e per il 1998 i diari che sono, appunto, gli eventi, impianti, inquinanti, infortuni, blocchi etc. etc.. Quindi da questo punto di vista ci troviamo difronte a impianti tuttora a ciclo aperto è pacifico sul piano ingegneristico, sul piano del processo e anche sul piano fattuale soprattutto.

DOMANDA - La ringrazio per la sua risposta alla mia domanda...

CARRARA: volevo aggiungere un particolare. Cerchiamo di capirci, noi avevamo indicato tre possibili livelli di interventi...

DOMANDA - La mia domanda era limitata al primo, poi ci sono quelle...

CARRARA: il più basso, quello che riteniamo il primo, il più ovvio, il meno impegnativo, peraltro lo chiamiamo pur utile, è quello dell'ottimizzazione. Se la sua domanda era: al Petrolchimico solo stati fatti degli interventi per l'ottimizzazione, la risposta non può essere che sì, quello che rivendicavamo era che..

DOMANDA - Sì, ci sono i passi successivi. La ringrazio per questo ulteriore chiarimento e passo alle domande sul secondo e poi sul terzo livello separatamente. Il secondo livello che avete indicato, se ho ben capito, attiene alle materie prime e ausiliarie utilizzate, mi pare di capire che si tratta di eliminare le sostanze che possono essere sostituite. Noi qui stiamo discutendo di CVM, cioè monomero per la produzione del polivinile; allora vi chiedo: è possibile sostituirlo al CVM se si vuole continuare a produrre il PVC? Mi pare di no, per quel poco che posso capire. E poi ancora, confermate che la produzione di PVC e di CVM avviene tuttora in dimensioni molto ragguardevoli in tutto il mondo industrializzato? Come dato di fatto.

MARRA: è pacifico che si chiama polivinilcloruro, che vuol dire che è il polimero del cloruro di vinile monomero, cioè è una catena che ha un peso molecolare che può oscillare da 30 mila a 80 generalmente a seconda del tipo di PVC, ed è altrettanto pacifico che attualmente nel mondo si producono circa 26 milioni di tonnellate di cloruro di vinile monomero, e forse è meno pacifico, ma è bene dirlo, che queste produzioni, proprio perché presentano gravi pericoli di impatto ambientali, purtroppo stanno sempre più in questi anni, soprattutto dagli anni '80 in poi, sono stati trasferiti, per esempio, nell'area asiatica, per esempio nell'area brasiliana, attualmente, proprio che dovrebbero andare in marcia entro il 2000, ci sono 200 mila tonnellate in Vietnam etc. etc.. Potrei fare degli esempi anche paese per paese. Per, invece, rispondere alla prima parte della sua domanda, quando si dice di sostituire le materie prime o comunque di avere delle materie prime, questo è già un discorso articolato, delle materie prime meno contaminate, lei mi insegna che se utilizza, per esempio, l'1,2 dicloroetano per ricavare il monomero e questo 1,2 dicloroetano è contaminato, non è abbastanza puro etc., poi questi contaminanti lei se li trascina nella produzione del CVM e dai forni cracking, andando avanti poi lei troverà delle frazioni autobollenti che si tratta di peci, clorurati etc., ne parleremo probabilmente nell'altro capo di imputazione, ma adesso è tanto per rispondere non in modo evasivo, è chiaro e poi è pacifico che questo CVM a sua volta se è contaminato, quando va a fare il polimero e la cosa... Allora il discorso, è chiaro che se io decido di non produrre più il PVC non devo produrre più il CVM, se decido di polimerizzare il CVM devo produrre CVM. La domanda - forse la pongo in modo problematico, perché non è oggetto di questo procedimento - la domanda è se, diciamo così, gli utilizzi, le applicazioni del CVM possono essere sostituiti da altri materiali plastici a minore impatto ambientale; la risposta è sì, non le starò qui a fare l'elenco perché abbiamo già avuto modo di pubblicare articoli in questo senso, ma è anche il discorso di un dissenso più generale del perché, per esempio, la Svezia ha deciso di uscire dal mercato del polivinilcloruro.

DOMANDA - La ringrazio della sua risposta, ma mi pare che andiamo su un orizzonte che è diverso ed ulteriore rispetto al contesto ordinamentale in cui noi ci muoviamo e nel quale, posto un obiettivo lecito di produrre il PVC, la utilizzazione del CVM viene da se come fatto pure non sostituibile, aggiungiamoci un purtroppo, ma lo prendiamo come un dato di fatto. Passerei al terzo livello che è quello che avete richiamato adesso indicando come determinante il passaggio dai sistemi produttivi aperti a sistemi chiusi. Su questo punto, come sugli altri punti in cui si tratta di discutere aspetti tecnici, discuteranno i nostri consulenti tecnici ai quali io rinvio per eventuali considerazioni tecniche; mi limito ad alcune annotazioni forse marginali sul piano dei fatti. Ricordo che l'ingegner Nano, consulente del Pubblico Ministero, nell'udienza 16 giugno, pagina 17, ha posto in rilievo vari interventi definiti da lui, virgolette, di chiusura, chiusura del serbatoio della torbida, chiusura dei filtri, montaggio della doppia tenuta sulle pompe, chiusura di qualche cosa, non ancora il ciclo chiuso completo evidentemente, ma comunque chiusura di qualche cosa che prima non era chiuso e questi sono gli interventi indicati anche dal consulente del Pubblico Ministero, fra quelli più significativi dopo i quali - cito ancora tra virgolette - la quantità di monomero emessa in ambiente era sicuramente più bassa, più bassa di un ordine di grandezza. Al di là del percorso ancora da compiere, è questa la strada che voi indicate?

MARRA: avvocato Pulitanò, le faccio per restare ad esempio, per non essere lusingo. Lei ha citato la chiusura dei filtri, secondo le nozioni di buona tecnica, secondo solo le nozioni di buona tecnica, quei filtri aperti sotto le autoclavi di polimerizzazione del CVM, non dovrebbero mai essere assolutamente costruiti così, secondo le..., ma questo non c'entra, gli anni '50, quando è iniziata la costruzione di questi impianti, assolutamente; per cui, questo per dare il senso di questa chiusura, questo è un filtro che doveva nascere chiuso secondo le nozioni più elementari di buona tecnica, non c'è assolutamente bisogno di mandare gli operai all'ospedale intossicati da CVM, perché lo capisce qualsiasi persona che se scarica la torbida o l'emulsione, o in sospensione, l'apice di polivinilcloruro, con un contenuto di monomero residuo così alto, che siamo nell'ordine del 3% in peso, sapendo poi che polimero non si scoglie nel monomero, ma il monomero, il CVM si scioglie nel polimero sino al 30% del suo peso, e in più si scaricava questo lattice che non era freddo, è chiaro che il CVM, che ha una tensione di vapore, cioè che evapora a temperatura ambiente, era inevitabile che evaporasse da quel lattice e che andasse a intossicare le persone che erano in quegli ambienti. Quindi, secondo le più elementari nozioni di buona tecnica, non dovevano nascere quegli impianti fatti così.

DOMANDA - Su questo non dico nulla, lungi da me l'idea di difendere situazioni come quelle precedenti, il senso della mia domanda era un altro, e cioè era rilevare e chiedere a voi se la direzione, che voi indicate come terzo livello, come strada, come passaggio verso, da sistemi aperti a sistemi chiusi, non debba essere una strada che passa attraverso cose di questo genere e che poi è stato...

MARRA: scusi Avvocato, il passaggio dal sistema aperto al semichiuso, al chiuso, non prevede in origine la mancanza di buona tecnica, la realizzazione di cose da subito che creano tossicità per gli addetti a rischio, compreso quello di esplosività. Era l'unica preoccupazione che avevano, perché sono saltati anche dei serbatoi sugli impianti della torbida per esempio del CV14 e CV16 nel 1972, se non vado errato, e lo sapeva da prima che il CVM, la MONTEDISON lo sapeva almeno dal '49, dalla documentazione in atti prodotta al precedente... Regione Veneto dal dottor Eugenio Cefis, e soprattutto lo sapeva perché nel 1970 addirittura finanziava le ricerche del professor Maltoni, e lo sapeva perché il professor Viola nel '69 aveva già dato in anteprima i dati di cancerogenesi del CVM, e nel 1970 li aveva dati in modo eclatante al congresso internazionale sul cancro di Houston nel 1970, negli Stati Uniti. Quindi, voglio dire, è chiaro che poi hanno messo il battente di azoto a questi serbatoi, ma insieme all'azoto che se andava via, andava via anche il CVM. E` chiaro che si è ridotto il rischio di esplosione e di incendio - ci mancherebbe altro che dico che non è una cosa importante - però, santo cielo, sembra veramente una cosa aberrante.

DOMANDA - Passo ad altro argomento che voi avete toccato. Pagina 157 e seguenti, se non ho annotato male, sempre dell'udienza 16 giugno; la questione dell'ossiclorurazione del dicloroetano, sostituzione dell'area con ossigeno puro. Secondo quanto ho appreso, nel 1997 - questo è il dato che mi hanno fornito - negli Stati Uniti solo due impianti su 12 utilizzano l'ossigeno come ossidante, gli altri utilizzano, evidentemente, aria. Avete informazioni ulteriori, avete commenti o notizie su questo punto?

MARRA: su questo punto..

DOMANDA - Come dato di fatto.

MARRA: ho una notizia precisa, ho la notizia che a Ravenna è stato realizzato il processo con ossigeno per la produzione di 1,2 dicloroetano, e ho la notizia che a Porto Torres, l'ENICHEM, che lei qui rappresenta, o comunque le persone che lavoravano all'ENICHEM, sta realizzando questo progetto a Porto Torres, e ho anche la notizia che prevede, non si sa bene, perché non è definito temporalmente, poi ha in studio di realizzarlo anche a Porto Marghera. Queste sono le notizie precise riguardanti l'ENICHEM.

CARRARA: si può dire che anche la stessa pubblicazione - che se non ricordo male è del '95 - dava per scontato la sua intenzione di realizzare quel processo proprio in quel momento, in quel periodo.

DOMANDA - Seguo ancora le vostre risposte dell'udienza 16 giugno, pagina 161; avete ripreso il tema già sollevato nel controesame dell'ingegner Nano, se siano stati fatti interventi radicali dopo il passaggio da ENICHEM a EVC, già l'ingegner Nano ha escluso vi siano stati grossi interventi e voi avete svolto alcune considerazioni ipotetiche centrate sul problema della manutenzione, le quali, proprio per essere centrate su altro problema, danno, mi pare, come presupposto scontato che dopo il passaggio a EVC interventi radicali non sono stati fatti. In questo stesso contesto di risposte voi avete parlato, ad un certo punto, non ho qui il punto esatto, ma voi avete parlato di alte emissioni che c'erano prima e di emissioni diverse che ci sono dopo. Vi chiedo: prima di che cosa e prima di quale data voi parlate di altre emissioni?

CARRARA: scusi, ma se mi vuol ripetere esattamente la domanda perché forse ero distratto nella ricerca del testo sul verbale.

DOMANDA - La domanda riguarda quest'ultima affermazione che adesso vi cercherei. Avete parlato di alte emissioni che c'erano prima e di emissioni diverse che ci sono dopo. Prima e dopo rispetto a che cosa?

CARRARA: guardi, senza una indicazione più precisa non saprei cosa risponderle, perché potrebbe essere..., cioè, se la sua domanda è relativa alle emissioni prima e dopo l'introduzione del processo con ossigeno al posto dell'aria, le possiamo dare le indicazioni, c'è anche una tabella in cui le posso dire la variazione. Credo che, se è situato a questo livello della nostra deposizione, credo che si possa riferire a questo processo. E` corretto? Quindi è prima e dopo l'introduzione di questa variante di processo che prevede l'utilizzo di ossigeno, quindi una diminuzione nelle emissioni sia in volume che in quantità dell'inquinante.

DOMANDA - Non riesco a trovarlo, quindi ritiro la domanda, ma era un'affermazione relativa alla realtà di fatto, non a processi ipotetici.

MARRA: per non lasciare inevasa una domanda. Si parlava, a pagina 161, della tecnologica A e della tecnologia A bis, ed era riferito al discorso dell'1,2 dicloroetano con aria ed ossigeno. Noi avevamo proiettato una tabella, l'analisi del Vent, del processo di sintesi e quindi davamo il carico inquinante prima e dopo, cioè, nel senso che i dati erano riferiti, appunto, al discorso, a una riduzione del carico inquinante nel caso di adottare e ne parlavamo proprio..., se ha un attimo le posso anche leggere il passo: "In particolare l'utilizzo dell'ossigeno nel processo, oltre a ridurre drasticamente i suddetti contaminanti presenti nel Vent, aumenta la resa di conversione, DCE prodotto rispetto ad etilene utilizzato che raggiunge il valore di 97,2 rispetto a quella del processo con aria che scende a 93,6, che significa che i residui tossici, organici clorurati, generati dal processo nel primo caso, sono pari a 2,8 mentre sono pari a 6,4 nel secondo caso", cioè quando si utilizza aria come a Porto Marghera. Questo era il prima e il dopo.

DOMANDA - Vado avanti; a pagina 179, sempre del verbale 16 giugno, avete detto che circa l'80% della produzione di PVC in sospensione a Porto Marghera non va al settore alimentare è quindi circa l'80% strippato tende ad avere un monomero residuo di circa 10 parti per milione finali. Lasciando tra parentesi la poca comprensibilità di quel quindi che sta nella vostra frase, io faccio presente - e produco la relativa documentazione - che le specifiche dei prodotti finiti del CV24, attorno al 1989, indicano massimo un ppm o 3 ppm, e i bollettini d'analisi disponibili - di cui produrrei un campione - indicano un residuo attorno ad un ppm; per cui quella vostra indicazione tende ad avere un monomero residuo di circa 10 ppm finali, non risulta confermata e anzi contraddetta dai documenti, sia sulle specifiche e sia dai bollettini d'analisi.

MARRA: posso richiamare quanto ho detto; ho detto che il polivinilcloruro è un materiale termolabile e che nell'operazione di stripping, che viene fatta a caldo, com'è noto, ed è importante non deteriorare - arrivo a lei, all'1, al 3 e al 10, abbia pazienza per comprendere di cosa si sta parlando - e quando sostanzialmente è un materiale termolabile, per cui se si esegue uno stripping più accentuato di estrarre maggior monomero dal polimero, rispetto a un'applicazione che non ha dei vincoli di legge rigidi come i contenitori per alimentari, allora, diciamo così, si trova un compromesso per non avere le cosiddette puntinature, quando si va a stampare la matrice o ad estrudere questa matrice polimerica, puntinature che possono essere dei puntini più o meno gialli; è chiaro che se questa puntinatura io avrò una applicazione per fare un nero, io non ho questo problema, ma se ho degli infissi bianchi che devono stare alla luce - mi sembra che avevo fatto anche questo esempio - allora ho un'esigenza perché questo è il cosiddetto mercato che ha queste esigenze etc. etc.. Ma voglio essere più preciso, il discorso delle 10 parti per milione non è che me lo sono sognato - e lo citeremo in bibliografia - è una fonte di ricercatori, addirittura alcuni ENICHEM, in convegno del CNR, che hanno prodotto relazione. Per cui, voglio dire, da questo punto di vista non ci sono problemi, e ho anche detto che il polivinilcloruro che viene prodotto a Porto Marghera è per la stragrande maggioranza, o forse non so se ce n'è una quota attualmente che viene adibita al contenitore alimentari, e quindi se va per l'edilizia etc. etc., evidentemente è quello l'ordine di grandezza. Tenga presente che anche lo stesso CEFIC, a livello europeo - adesso in questo momento cito a memoria ma faccio riferimento a quello che ora si chiama il centro di informazione per il PVC - si pone questo problema con questo obiettivo, delle 10 parti per milioni; non solo, ma la EVC nella sua pubblicistica non parla neppure di una parte per milione ma usa un termine molto ambiguo: "Intorno a una parte per milione", poi questo intorno non viene assolutamente né quantificato, né meglio precisato.

DOMANDA - In attesa di poter verificare le fonti a cui vi riferite e che avete ora indicato, mi pare di capire comunque che le fonti della vostra affermazione sono diverse dalle specifiche ENICHEM e diverse dai bollettini di analisi dai quali risultano quelle percentuali. Solo come dato di fatto.

MARRA: Io non voglio assolutamente fare il processo alle intenzioni a nessuno, però ho la ventura di lavorare in un'azienda, ex MONTEDISON, ma avevo 14 anni, ne ho 59, quindi, capisce, so benissimo cos'è l'analisi, perché è da decenni che ci lavoro, e so benissimo cosa vuol dire campionare un prodotto rispetto a una partita, se è rappresentativo o non rappresentativo della partita etc., cioè dovremmo entrare nel merito delle tecniche di analisi e non c'è nessun problema ad entrarci nel merito, se qualcuno ha di questi problemi ci entriamo. Volevo solo - se avete un attimo di cortesia - vedere se avevo il riferimento bibliografico, glielo davo subito, circa il discorso delle 10 parti per milione. Comunque, per economia, forse se andiamo avanti, intanto io cerco, e poi se lo trovo glielo do.

DOMANDA - Va beh, allora, la domanda che le faccio è questa, alla luce della sua ultima risposta, lei ha elementi concreti per mettere in dubbio l'attendibilità dei bollettini di analisi?

MARRA: forse non sono stato inteso, in analisi, cioè, quando io devo analizzare una popolazione, un campione, siano essi sacchi di farina fossili, granuli di PVC etc. etc., debbo fare la campionatura secondo determinate regole che hanno anche una valenza statistica, che si chiama, sono le tecniche di campionamento. Per cui queste tecniche di campionamento, per esempio, sganciate dalla concreta conduzione, cioè dalla marcia controllata di un impianto, e dalle tecniche di strippaggio di quella partita, cioè dove non ci sono tutti i parametri, il bollettino finale è come quando, faccio un esempio, è come quando si presentano dei dati delle diossine per gli inceneritori e nessuno dice qual era la matrice che veniva alimentata al momento in cui si andava con la sonda a prelevare il campione per determinare nel corpuscolato o nell'aeriforme, la quantità di diossina. Quindi, io non metto assolutamente in discussione che il bollettino del giorno x etc. etc. abbia quel numero, non è quello il punto. Il punto è la rappresentatività di quel bollettino rispetto a quella specifica partita - che non può essere PVC del - e rispetto le condizioni di marcia, rispetto alle condizioni di processo, e quindi che significa, marcia controllata, poi dopodichè ci sono anche i test, le analisi interlaboratorio, per vedere un laboratorio, lo scarto medio quadratico, l'errore, tutte queste cose qui che mi sembra non è il caso adesso di affrontare, però ci sono anche tutte queste problematiche, e poi c'è anche il problema proprio fisico del campionamento perché se io in un magazzino ho mille sacchi di grani di PVC o di polvere, di polimero di PVC, per restare all'esempio di polimero, e mando una persona e dico: "Vai a prendermi 200 grammi di polimero senza che questa presa campione sia oggetto di uno studio rappresentativo, è un po' come a Seveso quando si andava a fare le analisi delle diossine nel terreno senza individuare il reticolo del territorio, senza individuare i reticoli casualmente e quindi avere una risposta analitica che era rappresentativa di una certa..., e qui deve essere rappresentativa per una certa popolazione che nel caso specifico sono tonnellate o quintali, o chili di ponivinilcloruro che hanno una certa sigla, una certa partita etc. etc.. Quindi questo è il tipo di risposta che io le do. E' molto riduttivo mettersi a discutere se quelle 3 parti per milione di quel bollettino che lei presenta, è giusto o sbagliato, perché quel bollettino sganciato da tutto quello che c'è a monte, dice molto, molto poco.

DOMANDA - Prendo atto della sua risposta che mi sembra di ordine teorico, mette in luce cose...

MARRA: no, non è di ordine teorico Avvocato Pulitanò, è di ordine pratico e di ordine di buona tecnica di laboratorio, assolutamente non è una risposta astratta la mia. Perché potrei fare degli esempi molto concreti.

DOMANDA - Teorico non intendo astratto, quando lei parla di buona tecnica fa un discorso che riguarda ciò che si deve fare, non la situazione specifica in questa o quella situazione. Preso atto di tutto questo le chiedo se i dati a cui lei ha fatto riferimento quando ha parlato di 10 parti per milione, hanno una base teorica e un livello di affidabilità maggiore della serie completa di bollettini che io produco.

MARRA: avvocato Pulitanò, io ritengo che ricercatori di aziende che producono il PVC, nel caso specifico l'ENICHEM, la EVC successivamente a Porto Marghera, che vanno a dei convegni dove illustrano il processo e dove individuano quelli che sono i problemi, le problematiche, non hanno nessuna ragione per alterare pregiudizialmente la realtà, al limite uno è portato a sottostimare la contaminazione di un suo prodotto, è difficile, è poco comprensibile che i ricercatori di un produttore sovrastimino la contaminazione del loro prodotto perché altrimenti lo squalificano, ecco, questo sul piano molto pratico.

DOMANDA - Sempre nell'udienza 16 giugno, a pagina 119 e seguenti, con riferimento ad un episodio avvenuto il 30 gennaio '90 e definito di rottura della guardia idraulica, voi dice che non si tratterebbe del funzionamento normale della guardia idraulica perché parla di rottura; voi avete elementi concreti per dire che nell'episodio in questione vi è stato qualcosa diverso dal modo normale di funzionamento della guardia idraulica difronte ad un eccesso di pressione e si è trattato di un'anomalia di altro genere?

CARRARA: tento di risponderle, in questo senso, le annotazioni che noi abbiamo trovato su questo registro non corrispondono all'usuale terminologia corrente, mi spiego: un funzionamento normale di una guardia idraulica che, come ebbi a spiegare e ripeto, ha ruolo di contenere diciamo, di mantenere il ciclo chiuso fino a che la pressione nel contenitore non raggiunge un valore tale da sfondare la guardia; di solito si parla, nel caso di guardie idrauliche, di sfondamento, termine che suppongo a lei dia invece l'immagine di una rottura. Qui c'è rottura, io lo interpreto come sfondamento. Il problema nel caso specifico, il problema che in certe altre annotazioni si parla di rottura anche quando evidentemente - perché poi viene precisato - c'è anche proprio una, chiamiamola, una vera rottura, cioè una frattura, se vogliamo, di qualche componente della guardia. Ma per venire alla sua domanda, siccome non si precisa mai in questa fonte documentale esattamente quale sia la guardia idraulica - perché probabilmente non hanno una sigla o comunque qui non sono riportate - da quanto ho potuto capire questa è la guardia idraulica a presidio, diciamo così, di reattori o serbatoi. Queste guardie idrauliche hanno uno sfiato, cioè la rottura o lo sfondamento da origine ad uno sfiato che è in ambiente, in ambiente o vicino o interno agli ambienti di lavoro, ed è l'unica spiegazione logica che io ho potuto trovare al fatto che la rottura o lo sfondamento della guardia produca un incremento di concentrazione rilevabile all'interno dei luoghi di lavoro. Altro paio di maniche ed altro problema è quello delle guardie idrauliche che sono poste a presidio invece del sistema di collegamento generale degli sfiati. Un altro episodio di, chiamiamolo - tra virgolette - rottura di guardie idrauliche, invece citato, e fu citato anche dall'altro consulente tecnico, l'ingegner Nuccalchi che avente però, se ricordo, nel '72, si riferisce ad un evento che viene ancora chiamato rottura ma che fu effettivamente la rottura, lo squarcio di una guardia idraulica, è nella specifica di una componente in vetro che serve a..., una specola che serve a controllare il livello del liquido nella guardia idraulica. In quel caso si ruppe per l'elevatissima sovrappressione raggiunta, si ruppe quello specchio, tant'è che viene descritto proprio precisamente l'andamento dell'evento in cui l'operatore mantenne, in sostanza, in esercizio l'impianto per tempo sufficiente a far finire l'evento causa di questa rottura, tenendo pressato con le mani o con uno straccio l'oblò rotto. Quella era probabilmente una rottura fisica di una componente della guardia idraulica; mi sembra che gran parte invece delle cosiddette rotture qui riportate, siano da ritenersi sfondamento e quindi relativi al funzionamento normale. Funzionamento normale che io però, come dire, segnalavo come una delle causa della fuoriuscita in ambiente, perché alla fine, lo sfondamento della guardia, c'è la perdita di chiusura del ciclo, comportava, e comporta - credo tuttora - a meno che negli ultimi mesi non si sia posto rimedio a questo evento, ha comportato, fino a pochi mesi fa, la fuoruscita in ambiente di questi...

DOMANDA - La ringrazio della risposta, degli effetti di questi episodi parleranno i consulenti, a me interessava proprio il chiarimento che lei ha dato sull'identità di significato di rottura e di sfondamento come indicazione della modalità di funzionamento della guardia idraulica.

MARRA: sarei in grado di dare il riferimento, dato che immagino sarà una cosa che poi verrà presa da voi, allora chiarisco subito che la nostra affermazione delle 10 parti per milione di cloruro vinile monomero, si basa su informazioni Cetig, all'interno del quale è...

DOMANDA - Cos'è Cetig?

MARRA: Cetig è l'associazione delle..., non Cefis, associazione delle aziende chimiche europee, e specificatamente in più su queste parole testuali: "La sezione di strippaggio..."

DOMANDA - Cosa sta leggendo?

MARRA: sto leggendo quale..., do la bibliografia, sto leggendo il riferimento bibliografico, e glielo do. Non voleva mica il riferimento bibliografico?

DOMANDA - Sì, sì.

 

Presidente: Vuol sapere fin da ora quale sia la pubblicazione, tanto per intenderci.

MARRA: sì, sono tre righe, quello che dice, poi le do la pubblicazione.

 

Presidente: sì, ma dica..

MARRA: Giovanni Bezzin, Carlo Ciotti, polimerizzazione in sospensione, polivinilcloruro, pagine 317 e 335" in atti nel convegno scuola su processi industriali di polimerizzazione, Gargnano, Brescia, 9-14 giugno 1991, editore Associazione Italiana di Scienza e Tecnologia delle macromolecole, associazione alla quale, per inciso, sono anche iscritto. La sezione di strippaggio, dicono, è una colonna a piatti in cui la... in correnti di vapore passa da circa 30 mila ppm a meno di 10 ppm nelle seguenti condizioni operativi, pressione 0,8 1,2..., temperatura 95 e 105 gradi centigradi, tempo di residenza qualche minuto, dice il relatore in modo preciso a questo punto, i relatori: "Il tempo di residenza è una variabile molto importante, infatti il PVC è un materiale termolabile e non può permanere per lunghi periodi ad elevate temperature, onde evitare pigmentazione della resina e incrostazioni all'interno della colonna - di strippaggio evidentemente - perciò si deve trovare un compromesso tra temperature e tempo di permanenza per ottenere il valore più basso di CVM residuo senza compromettere la qualità della resina". Queste colonne, secondo dei..., dei brevetti possono essere di concezione leggermente diversa, per esempio a piatti forati con senza determinati apparati o a corpi di riempimento. Sono ancora i due autori: "Nella resina prodotta il contenuto di CVM è inferiore a 10 ppm per molti usi finali, ma inferiore ad un ppm per gli imballaggi alimentari". Quindi questa nostra informazione su quello che è il comportamento dell’industria a livello europeo, trova conferma in queste due livelli che questi due relatori, peraltro il professor Pezzi penso insegni a Padova, il dottor o l'ingegner Ciotti sia dipendente o ENICHEM o EVC, quindi affermano questi due livelli, cioè per gli imballaggi per alimentare un ppm, per tutto il resto 10 ppm, inferiore ai 10 ppm, ma lei capisce che altrimenti non si capisce per quale motivo, ho detto anche che a livello europeo attualmente l'obiettivo è quello di andare a 10 ppm, per gli usi del PVC, non per contenitori per alimentari.

 

Presidente: adesso abbiamo il dato testuale, bene, andiamo avanti.

 

MARRA: ho detto 10 ppm perché è la nostra convinzione rispetto alla fonte europea e rispetto alla fonte interna dell'azienda.

 

Presidente: ha dato una spiegazione, voglio dire, sulla sua interpretazione alla lettura di quel dato.

 

DOMANDA - Chiudo con una domanda che fa riferimento ad un documento che noi abbiamo prodotto, noi come Difesa degli imputati ENICHEM, relativo alla situazione del reparto CV6, il documento consiste in un esposto trasmesso all'autorità giudiziaria di Mestre nel 1983 dal signor Gabriele Bortolozzo e da quel documento io vorrei leggere alcune righe per chiedervi se voi siete d'accordo sulle affermazioni del signor Bortolozzo e se avete da fare delle rettifiche. Il brano è questo: "E` necessario soffermarci sul CV6 per compararne in seguito la diversa negativa situazione del reparto CV14/16, il CV6 è nato del 1956 e fin dai primi anni '60 è sempre stato un reparto sindacalmente e politicamente avanzato, ciò è dipeso da diversi fattori, e la gran numero di giovani culturalmente preparati e provenienti da zone operaie, entrati in reparto nei primi anni '60; i gravosi carichi di lavoro, l'estrema nocività dell'impianto, la gestione di reparto relativamente paternalistica, sopportabile a quei tempi rispetto ai reparti vicini. Tutto ciò fece si che in questo reparto, nel '77, visto l'esito dell'indagine epidemiologica, si sviluppasse tutta una serie di azioni, dalla sensibilità ai problemi ambientali, alle lotte e tutti quei comportamenti che portarono alla salvezza e al recupero del reparto, del suo risanamento ed avanzamento tecnologico. Oggi si può dire che il CV6 è un reparto efficiente, possiede un microprocessore, dicono sia l'unico al mondo installato in un impianto di polimerizzazione in emulsione. L'automatizzazione riduce il lavoro manuale, anche ambientalmente è vivibile, una vasca raccoglie tutti gli stanti del reparto per inviarli alla baricentrica, impianto di depurazione acque, moderno valvolame e macchinari che evitano la fuoriuscita di gas o altri prodotti nocivi, efficienti e microclima, condizionamento aria etc."; vi chiedo se siete d'accordo con quanto affermato dal signor Bortolozzo nel 1983 in un esposto all'autorità giudiziaria, a proposito dei risultati ottenuti dalle lotte operaie degli anni '70 con riguardo alla situazione di Porto Marghera e segnatamente del CV6.

MARRA: la risposta merita di essere data in modo articolato, nel senso che anche in questo caso per analogia assomiglia un po' alla domanda che lei ci ha posto all'inizio quando ha citato l'ingegner Nano circa gli interventi che hanno ridotto... lo scritto di Gabriele Bortolozzo di quegli anni è sempre uno scritto in relazione ad altri reparti che erano un inferno, anche da un punto di vista, diciamo così, della tossicità di queste lavorazioni non ci sono dubbi, ci sono dei dati incontrovertibili su questo CV6, sia per quanto riguarda gli insaccatori, sia per quanto riguarda il polimero in emulsione, sia per quanto riguarda il CVM residuo nel polimero ottenuto, e sia per quanto riguarda le immissione anche di poco prima dell'indagine di cui ha fatto riferimento nello scritto Gabriele Bortolozzo. Quindi, io non voglio assolutamente mettermi ad interpretare una persona che non è più tra noi e fra l'altro una persona a me carissima, però, voglio dire, ci sono i dati prodotti anche dai consulenti del Pubblico Ministero che dimostrano in modo incontrovertibile la nocività di questo impianto sia per chi lavorava nel suo interno che per chi ci viveva attorno. Quindi, non vorrei mettermi ad interpretare i..., con tutto il rispetto per le persone.

DOMANDA - Vorrei chiederle se queste sue affermazioni si riferiscono indiscriminatamente in blocco per tutto il periodo o se non abbia invece ragione Bortolozzo nell'indicare un percorso che comunque è descritto come di notevole miglioramento e risanamento verso la vivibilità, quanto meno nel periodo che va dal '75-'77 al 1983. Io non voglio discutere della situazione di partenza, mi interessa il punto...

MARRA: per esempio Gabriele Bortolozzo lì dice che con il microprocessore etc., molti lavori manuali sono stati eliminati, cioè, la fatica, noi sappiamo poi che con la fatica in un ambiente a parità di contaminazione, se uno solleva dei sacchi, se noi abbiamo un milligrammo, chi sa sta seduto respira un milligrammo a metro cubo, ma nell'unità di tempo chi scarica i sacchi ne respira magari due, tre volte rispetto a chi sta seduto. Quindi, il fatto di lavorare in reparti con microclima sfavorevole, con emissioni enormi, ed anche con un lavoro di fatica fisica estremamente dura, evidentemente eliminare anche una parte di questo lavoro, è chiaro che è una cosa apprezzabile, ma ci mancherebbe altro, solo chi li ha sollevato i sacchi nella sua vita può dire che non è apprezzabile, ma chi li ha portati i sacchi sa che è meglio non portarli, perché evidentemente magari si prende anche la scoliosi; quindi non è questo il punto, e non vorrei assolutamente, da questo documento, generalizzare o ridurre. Io non voglio assolutamente..., io ho dato una risposta che è molto personale, io ho conosciuto molto bene Gabriele, ci ho lavorato molti anni insieme, compreso.., siamo al dossier che poi è anche alla base di questo procedimento, quindi so benissimo anche l'evoluzione conoscitiva che ha maturato questo lavoratore, che noi abbiamo chiamato anche un medico scalzo, un operaio autodidatta che man mano ha acquistato informazioni, conoscenze, non a caso, nonostante fosse un lavoratore del petrolchimico, era responsabile di Medicina Democratica alla Provincia di Venezia, quindi è da mettere anche quest'orizzonte nel discorso.

DOMANDA - Le segnalo che tra le annotazioni sui miglioramenti c'è anche moderno dal valvolame e macchinari che evitano la fuoriuscita di gas o altri prodotti nocivi, ed efficiente microclima; quindi il riferimento alle emissioni è esplicito.

CARRARA: la nostra opinione è che si possono fare delle valutazioni comparate e quindi che questo impianto potesse essere meglio di altri noi non possiamo sicuramente escluderlo tanto meno che questo fosse meglio degli altri perché lì gli operatori avevano sviluppato una lotta più incisiva che in altri. Appare tuttavia curioso, ripensando e... visto da oggi, che un impianto che nell'83 appariva essere stato oggetto di una bella cura di modernizzazione e quindi divenuto molto efficiente, dice, con interventi di computerizzazione etc., sia stato chiuso mentre gli altri oggi siano ancora funzionanti. E` vero che fu chiuso dopo cinque, sei anni, però fu chiuso. Allora, Bortolozzo aveva una conoscenza di quell'impianto, aveva forse una conoscenza del tutto, aveva una conoscenza probabilmente parziale, ha sicuramente valutato i passi ottenuti, quindi vuol dire che nell'83 e una nel ‘77 su quell'impianto furono applicati degli interventi che avevano portato dei risultati. Ma se è questo che voleva è una constatazione che noi le abbiamo ampiamente concesso, non c'è dubbio che gli interventi del '75 e '76 abbiano anche modificato la situazione. Che poi si potesse fare molto di più, come noi sosteniamo, è altrettanto evidente, in quell'impianto, come negli impianti esistenti oggi, funzionanti, esistono ancora valvole senza una tenuta adeguata, ancora accadono situazioni, ancora esistono impianti non strumentali, non gestiti in maniera adeguata, vedi per esempio l'impianto di produzione del CVM tuttora in funziona che presenta numerosissime carenze. Dare quel merito non vuol dire dare un'immagine idilliaca della situazione neanche dell'83.

DOMANDA - Solo un'annotazione o precisazione per la cronistoria delle chiusure, l'impianto oggetto di comparazione in questo esposto di Bortolozzo, il CV14/16 è stato chiuso nel 1986 e quindi con priorità.

CARRARA: scusi, non era il CV8 ma è il?

DOMANDA - Il CV14/16, il CV8 credo fosse stato chiuso ancora prima.

CARRARA: il CV8 è stato nell'89-90.

DOMANDA - Comunque malgrado la sigla non è un reparto che attenga al CVM, il CV8, per quanto mi ricordi, riguarda altro.

MARRA: il CV6 era l'unico impianto dove si produceva il vinilclorulo in emissione, di qui la sua lenta estinzione, se vogliamo dare questo termine a Marghera, fino a quando poi questo tipo di produzione è stata trasferita a Porto Torres, mentre l'azienda a Porto Marghera disponeva di altri impianti, come il Cv24, per... sospensione, quindi il CV14 e il CV16 erano, dal punto di vista del processo, del prodotto finale, simile al CV24, invece il CV6 a Porto Marghera non aveva degli analoghi. Quindi stare sul mercato con il PVC in sospensione, l'ENICHEM c'è stato fino a quando non ha trovato una soluzione produttiva in Sardegna. Questo è l'unico motivo, e non perché il CV6 era meglio del CV14.

 

Avvocato Pulitanò: vi ringrazio, ho finito le mie domande, sugli altri punti parleranno i consulenti.

 

Presidente: Ci sono ulteriori interventi, ulteriori domande?

 

Avvocato Alessandri: No signor Presidente, da parte mia e dei colleghi della Difesa non vi sono domande, non vi sono per alcune ragioni, non vi sono perché sarebbero inevitabilmente o delle ripetizioni delle domande già fatte o delle domande estremamente parziali su singole affermazioni, i consulenti che sono stati adesso controesaminati del professor Pulitanò hanno più volte, nel loro esame, fatto riferimento a una relazione che oggi è agli allegati di questa relazione che noi non conosciamo, quindi inevitabilmente le nostre domande sarebbero prive di precisione non conoscendo la complessità e la vastità della loro relazione, tenuto conto che in diverse occasioni hanno fatto riferimento a un'esposizione, valutazione sintetica e riduttiva dei temi che avrebbero trattato. Preferiamo piuttosto, e questo credo anche per eliminare dei tempi ed accorciare soprattutto i tempi, lasciare la parola ai nostri consulenti tecnici che tenteranno di esporre - ve lo anticipo perché tra poco toccherà a loro - tenteranno di esporre in modo organico e complessivo e sistematico, la situazione degli impianti e la loro evoluzione nel tempo. Quello che a noi preme è di dare un quadro completo della situazione e non episodico. Quindi non entro nelle valutazioni che sono state date da un punto di vista tecnico perché non sono in grado, non faccio contestazioni su quelle che a me appaiono contraddittorietà o impressioni, ad esempio sulle date delle chiusure degli impianti per i quali non siamo per nulla d'accordo, ma siccome non viene citato il documento è inutile che faccia contestazioni, e quindi rimando l'esposizione a quella che sarà fatta dai nostri consulenti e immagino anche dai consulenti ENICHEM, grazie.

 

Avvocato Pulitanò: signor Presidente, io vorrei solo produrre le specifiche dei prodotti finiti e i bollettini d'analisi a cui ha fatto riferimento nel suo controesame.

 

Presidente: ci sono domande da parte di altri? Prego.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Volevo vedere i documenti dell'Avvocato Pulitanò per poter dare un parere su che cosa, su che origini hanno. Innanzitutto su alcune cose specifiche dette nel corso del controesame dall'Avvocato Pulitanò, in relazione alla risposta del dottor Marra nel convegno del ‘91, citato l'ingegner Carlo Ciotti, semplicemente direttore, ex direttore EVC, di origine EVC e mi sia consentito sul tentativo di portare dalla propria parte, alla parte di ENICHEM Gabriele Bortolozzo non esprimo nessuna valutazione, è un suo giudizio, però quello che ha detto l'Avvocato Pulitanò dimostra come non fosse assolutamente prevenuto Gabriele Bortolozzo nella denuncia e negli esposti che ha fatto, e purtroppo come le sue denunce dell'83 e del '94 sul numero di patologie e di ammalati fossero molto inferiori rispetto a quello che sta emergendo nel corso di questo dibattimento, e questo dà atto di una serenità di giudizio che va riconosciuta a Gabriele Bortolozzo. Per venire alle domande che ho preparato per quanto riguarda il controesame del dottor Marra e dell'ingegner Carrara, volevo partire con il dottor Marra in relazione ad una dichiarazione risalente all'audizione del 16 giugno, in particolare si riferiva agli impianti CV11 e CV10 per la produzione di CVM, a partire rispettivamente da 1,2 dicloroetano e da acetilene; lei, dottor Marra, diceva che già all'inizio, dall'inizio degli anni '70 questi impianti funzionavano - sintetizzo un po' il concetto - con tecnologia vecchia e obsoleta, in particolare richiamava su questo punto un documento dell'azienda stessa, dove l'azienda scriveva esplicitamente che il CV10 è un impianto giudicato obsoleto, inoltre precisava che questo impianto CV10 è stato chiuso più di dieci anni dopo. Su questo concetto di impianti vetusti, di impianti obsoleti, e di tecnologia vecchia, le chiedo proprio in riferimento a questo aspetto e alle sue conoscenze ed esperienze, quando si può dire che debba essere sostituito un vecchio impianto con un nuovo; cioè il concetto di vetustà cosa significa, sia come buona tecnica e sia poi concretamente nel caso specifico.

MARRA: si tratta di una domanda che pone un problema estremamente grosso, cercherò di risponde in modo articolato. E` evidente che se si progetta un impianto e lo si realizza, al momento in cui questo impianto viene progettato si stabiliscono degli standard di esercizio di questo impianto, standard di esercizio che sono sia propri, come si usa dire, strettamente produttivi, quindi la resa, il catalizzatore, il tempo di vita, in sostanza l'unità di prodotto che esce da quell'impianto nell'unità di tempo a determinati costi, ivi compresi i costi degli addetti. Questo problema del rinnovo degli impianti, oltre a rientrare nei parametri di un impianto che viene progettato, nel senso che si stabiliscono tutta una serie di parametri che sono il tempo di vita che si pensa di dare a questo impianto, che significa quindi il tempo di ammortamento del capitale investito, che si pensa quindi che debba avere determinati costi di esercizio, nel senso che all'anno zero gli impianti sono nuovi, una volta che sono a regime evidentemente, man mano che invecchiano questi impianti avranno dei costi di esercizio che aumentano nel tempo, come per esempio i costi manutentivi, e poi naturalmente le differenze negli standard iniziali. Adesso esemplifico per farmi comprendere, se noi concepiamo un impianto che deve essere esercito a ciclo aperto, nel senso che io produco una certa cosa, nel caso specifico il cloruro di vinile di acetilene o di dicloroetano, e poi mi disinteresso dell'emissione, cioè esternalizzo i costi di queste emissioni, impatto ambientale, i costi sanitari e quindi la parte economica di questi costi, evidentemente ho determinati costi di esercizio; se invece io concepisco questo impianto per internalizzare questi costi, quindi perché questo impianto, oltre ad avere le sezioni per lo sviluppo della sintesi, per avere il prodotto con una certa qualità, prevedo l'abbattimento e il recupero degli affluenti ariformi, degli affluenti liquidi, solidi, etc. etc. vuol dire che devo concepire un impianto più complesso, datato di più sezioni che ha bisogno di una conduzione più qualificata, che ha bisogno di una strumentazione più dispendiosa, più sofisticata ed appropriata all'obiettivo dell'impianto... Fatta schematicamente questa premessa, c'è da dire che, per esempio, nel nostro paese il problema del rinnovo degli impianti e di costi di esercizio, si trova, almeno personalmente ho trovato un primo lavoro del 1954 sulla rivista di ingegneria del Politecnico di Milano di un certo Diego Nunes Vais, che parla del metodo Mapi; questo metodo Mapi è un metodo eminentemente economico, che però non è solo finanziario, tiene conto anche dell'usura dell'impianto, della obsolescenza della tecnologica man mano che passa il tempo. Sintetizzando, per non andare nei dettagli specialistici che poi potranno trovare nella relazione posto, diciamo che se il costo del mio impianto, oggi, 1999, è di 1000 lire, io devo vedere l'analogo impianto che è disponibile come tecnologie di processo sul mercato, se mi consente un costo inferiore di gestione e un ottenimento del prodotto più qualificato, e si chiama "La teoria dei minimi contrapposti", cioè l'impianto in attività costa 1000 lire, l'impianto nuovo, tecnologicamente disponibile mi costerebbe 1200 lire come capitale investito però mi riduce i costi di esercizio, perché se ho installato un impianto 10 anni fa, per mantenere quei vincoli, quei parametri, che sono le emissioni nell’ambiente e la qualità del prodotto etc., le tubazioni che non si corrodono, le valvole..., e via di questo passo, dato che questi si corrodono, ho dei costi di esercizio che aumentano. Allora, quando questo metodo, che è stato studiato in un istituto a Chicago, per la cronaca, è stato edito nel 1959 ed è stato prodotto di questo istituto per la produzione delle macchine essendo una commissione di specialisti, sostanzialmente si tratta di valutare, un'azienda deve valutare quando cambiare questo impianto. E adesso arrivo alla seconda parte della domanda: se però l'azienda bypassa questa scelta, cioè, se mantengo l’impianto vecchio in funzione e però rispetto le emissioni, la sicurezza etc. etc., e quindi internalizzo questi costi, i costi di esercizio salirebbero, se invece metto l'impianto nuovo, ho un costo maggiore del capitale che debbo ammortizzare, invece nel primo caso, quando ho l'impianto vecchio, il capitale è già ammortizzato ed aumentano i costi di esercizio. A Marghera è stata fatta una scelta aberrante, nel senso che si è bypassata questa scelta dei minimi contrapposti. Cioè, i costi di esercizio sono stati drasticamente abbattuti perché si sono addirittura le manutenzioni, perché non si è fatto nulla per, diciamo così, eliminare le emissioni; io voglio solo rimandare tutti alla memoria documenti in atti, per esempio il rapporto 25 maggio 1974 della Tecneco per l'impanto CV10 dice che sono stati fatti una serie di potenziamenti, nel caso specifico da 26 mila tonnellate nel 1957 a 100 mila tonnellate nel 1970, attraverso l'installazione di tre convertitori nel '56, due convertitori nel '58, un convertitore nel 1962, un convertitore nel 1964, un convertitore nel 1970, e poi in questo rapporto subito dopo sta scritto - cito sempre tra virgolette - non sono state finora realizzate modifiche agli impianti aventi lo scopo di ridurre le emissioni nell'atmosfera. E poco prima, in un'altro documento, in un documento post, ma che fa riferimento ad un periodo precedente, che è il periodo '71-'73, sempre per restare all'esempio di questi impianti CV11 e CV10, e che era il manuale operativo - io ne ho parlato nell'audizione - si dice sostanzialmente che, anzi, si usano esattamente il termine che l'impianto CV10 è un impianto obsoleto, che la sezione di distillazione di questi impianti che è comune per distillare il CVM grezzo, è deteriorata per la scarsissima manutenzione, cioè, sta scritto proprio così nel testo; quindi evidentemente, ritornando alla domanda..

DOMANDA - Non bisogna poi dimenticare quel documento è del '78 sul budget di manutenzione triennale dove c'è scritto manutenere il meno possibile.

MARRA: poi abbiamo il documento, che per la cronaca e per temporizzare, è del giugno '77, che dice che il budget al '70 all'80, ma sta scritto in quel documento, che non ci sono ragioni perché venga subito applicato nel 1977; quindi il dogma è non manutenere, e dove è impossibile farlo, manutenere il meno possibile. Sta scritto così ed è un documento che produrremo. Ma andando, diciamo così, andando un momentino più a fondo a questa vicenda, noi abbiamo esaminato a fondo, abbiamo detto l'altra volta che non davamo uno spaccato del parco degli impianti del Petrolchimico in modo avulso o perché volevamo parlare d'altro, ma perché la filiera del dicloroetano, del cloruro di vinile e del polivinilcloruro e degli impianti che poi davano i formulati di PVC, è inserita in un sistema complesso che è, appunto, il Petrolchimico; basti pensare al fatto che l'etilene viene fornita per il 30% da ENICHEM e tuttora l'EVC per produrre il dicloroetano, basti pensare a tutto il discorso o ai chilometri di tubazioni e l'interconnessione, l'acido cloridrico che va da un impianto all'altro, i recuperi etc. etc.. Allora ci era sembrato importante evidenziare che cosa? L'età di questi impianti. Queste tabelle, non le avevamo divise così sui generis, ma le avevamo divise per filiere produttive, ovviamente prendendo tra virgolette questo termine, perché non sempre si possono fare filiere omogenee, comunque nella prima tabella c'era, appunto, la filiera soprattutto del cloruro e del policloruro di vinile. Ed andando a vedere l'età media di questi impianti, noi abbiamo preso per ogni tabella, quindi prendendo con beneficio di inventario il discorso filiera, nel senso l'omogeneità di questi gruppi di impianti per le 7 tabelle che avevamo presentato, abbiamo visto gli impianti che in quelle tabelle erano stati fermati per ogni tabella e gli impianti che sono tuttora costruiti e abbiamo fatto la media delle attività sia degli impianti fermati che degli impianti attivi. E abbiamo visto che questa media è estremamente alta, per esempio, la tabella 1, che è quella che ci interessa di più, che è la filiera di DCE, CVM, PVC, ha un tempo di vita degli impianti fermati, cioè, un utilizzo di questi impianti medio, di 30,6 anni con un minimo di 14 e un massimo di 42. Quelli che sono tuttora in attività hanno una media di utilizzo di 26,2 anni e un minimo di 12 e un massimo di 30. Questa è l'unica filiera che ha un'età media degli impianti in attività leggermente inferiore rispetto alla media degli analoghi impianti fermati. Per tutti gli altri impianti noi troviamo che l'età media degli impianti attivi, rispetto agli analoghi impianti fermati, è maggiore; per esempio nella tabella 2 abbiamo per i fermati 26 anni, 53,5 anni per quelli attivi, nella tabella 3 abbiamo 18,8 per i fermati e 27,5 per gli attivi, nella 4: 21,5 per i fermati, 38 per gli attivi, nella 5 abbiamo: 5,8 e 38 per gli attivi, nella 6 abbiamo: 27,8 anni, perché sono tutti attivi, quindi non abbiamo impianti fermati, nella 7 abbiamo: 22 anni di età media per gli impianti fermati di attività, e 38,4 anni per quelli attivi. Questi dati non vanno presi così, come se fossero delle cose avulse dal discorso, perché evidentemente se noi abbiamo la filiera del DCE, del CVM e del PVC che è inserita in un contesto obsoleto, sia per quanto riguarda il passato, cioè gli impianti fermi, sia per quanto riguarda il presente, evidentemente per evitare inquinamenti, per evitare eventi indesiderati, per usare un eufemismo, io debbo avere un sistema di controllo del sistema, che vuol dire un sistema di controllo, un sistema di manutenzione, un sistema di gestione ed organizzativo, all'altezza della situazione per garantirmi dei parametri di gestione che non siano solo le tonnellate, ma che siano il rispetto della salute degli addetti, della popolazione che vive attorno agli impianti e dell'ambiente. Se andiamo a vedere poi questo discorso, noi lo abbiamo fatto nello specifico anche per la filiera specifica, e dico anche quali sono gli impianti, CV1, CV3, CV6, CV10, CV11, CV16, CV15, CV5, CV22, CV23, CV24 e Sicron 1. Anche da questo punto di vista, facendo il tempo di attività media per gli impianti fermati, abbiamo 26,1 anni, minimo 19 anni, massimo 34 anni, per gli impianti attivi abbiamo addirittura una media superiore, 27,3 anni, minimo 27, massimo 28. Questo è un indice, se vogliamo, della obsolescenza tecnologica passata e presente anche di questa specifica filiera. Ma questo discorso sulla obsolescenza ci riporta ai discorsi che stamani abbiamo affrontato, è il discorso del ciclo aperto. Allora, questi impianti sono nati a ciclo aperto, perché, per esempio, l'impianto CV23, se non vado errato, CV22, nella RDA 73315 del 5 dicembre 1973, l'impianto è entrato in funzione nel '71, è stato costruito prima, si sapeva che il CVM era cancerogeno, in questa richiesta la motivazione dell'investimento di questa richiesta è la seguente: "I forni di crecking sono sprovvisti di tutte le sicurezze di cui dotati comunemente i forni". Cioè, sono ammissioni documentali e potrei andare avanti a citare. C'è di più, e sul quale avevo già tirato l'attenzione, l'attiro nuovamente. Gli impianti, per esempio, il CV10 e il CV15, nel momento in cui si scrive, cioè l’azienda scriva, si tratta di impianti obsoleti, che si è fatta scarsissima manutenzione e per questo sono deteriorati, sono impianti però che hanno avuto investimenti corposi per portare le produzioni del CV11, dal momento della sua operatività nel '58, da 23 mila e qualcosa, a 110 mila tonnellate nel 1972, e il CV10, l'abbiamo già visto con quegli investimenti, con quegli inserimenti di convertitori, da 26 mila a 100 mila tonnellate. Ancora su una gestione aberrante, nel 1970 la capacità installata dell'impianto CV11 era di 105 mila tonnellate. L'azienda scrive che facendo manutenzione, sistemando tutto, spendendo soldi etc. etc., si può arrivare ad un utilizzo del 95,5% di questa potenzialità installata, quindi sarà 100 mila e qualcosa, non meno di 105 mila sicuramente. Però nello stesso documento si dice qual è la punta produttiva, si cita come esempio il mese di maggio del 1970 dove si producono 9700 tonnellate e rotte che portano su base annua una produzione di 116 mila tonnellate. In estrema sintesi, abbiamo impianti concepiti in modo obsoleto, impianti gestiti - non voglio qui dare nessun termine - ma comunque non secondo la buona tecnica e con scarsissima manutenzione, per usare le parole dell'azienda, impianti che vengono fatti funzionare oltre la potenzialità installata, e impianti sui quali nel rapporto tecnico si dice esplicitamente: al maggio '74 non è stato fatto nessun intervento..., mentre si citano gli interventi degli aumenti produttivi, nessun intervento finalizzato a ridurre gli inquinanti che vengono sversati nell'ambiente. Noi abbiamo fatto una scheda anche - se posso rubare un minuto, penso che possa essere di una certa utilità - sul fatto che gli impianti del Petrolchimico e in particolare la filiera CVM, dicloroetano, PVC, è una filiera nata a ciclo aperto, cioè, quando uso questo termine quando tutti i contaminanti, i reflui, vengono sversati nell'ambiente, abbiamo fatto una scheda, ripeto, citando solo alcune voci del rapporto Tecneco, citando solo alcune voci del rapporto Tecneco, noi ci troviamo difronte a dati che sono la controprova che ci troviamo in presenza di impianti a ciclo aperto. Per esempio, il reparto CV6, e sottolineo, questi che io do non sono le emissioni totali di ogni impianto, abbiamo esemplificato proprio per non fare la una fila chilometrica, e soprattutto perché nel rapporto molte volte per i punti di emissione o non viene data la portata, addirittura si utilizzano termini che lasciano sconcertati, cioè, "portata non nota". Cioè, non solo non si dice qual è la quantità di contaminanti che va nell'atmosfera, ma non si dà neppure la portata. Comunque, dove c'è la portata e dove c'è l'analisi, prendendo per buona quell'analisi, per esempio, punto di emissione in continuo dell'impianto CV6 numero 15 ha una emissione di polvere in chilogrammi al giorno di 184,3 chili, ha un'emissione in cloruro di vinile monomero nell'atmosfera al giorno di 518,4. Poi ci sono altri due punti, punto di emissione 16 e 17 - non li leggo tutti, do solo i totali - le polveri al giorno di PVC emesse nell’atmosfera sono 875,5 chili per CV6, e 2462,4 chili per il CVM, chilogrammi die. Se andavamo a vedere il CV24/25 i punti di emissione 8, per esempio, ha una emissione in chilogrammi al giorno - noi abbiamo dato i due dati perché ci sono due portate nell'atmosfera - di 400,2 chili, o di 1209,6 chili, ha un'emissione in cloruro di vinile monomero di 3729,6 chili. Poi ci sono delle emissioni discontinue di 500..., l'emissione 10 e 11, la prima per circa 560 chili, la seconda per circa 100 chili, sommando le tre emissioni fanno 1868 chili di polveri e solo un'emissione 3700...

 

Presidente: va bene, andremo poi a vederci le tabella. Facciamo una sospensione, poi se ci sono ulteriori domande da parte del Pubblico Ministero ancora ai consulenti, e poi proseguiremo. Una sospensione di un quarto d'ora circa, 20 minuti.

 

DOMANDA - Se possiamo riprendere allora. Per concludere la prima domanda che ho fatto al dottor Marra. Se vuole concludere, in sintesi, alla domanda in relazione alla vetustà ed obsolescenza di questi impianti.

MARRA: Sì, ho fatto una digressione un po' ampia e me ne scuso. Concludo dicendo che circa il problema..., quando decidere se rinnovare un impianto rispetto ad un impianto vecchio installato, e nel caso specifico le caratteristiche degli impianti le abbiamo sottolineate, c'è anche un fattore di tipo tecnico. Per esempio, impianti come il CV22, o come il CV11 che hanno dei forni per il crecking dell'1,2 dicloroetano, debbono sottostare a una normativa, ex Ncc, che non starò qui adesso a richiamare, attualmente Ispes, e in particolare il decreto del '72, dove si introduce il parametro delle 100 mila ore di funzionamento, cioè, per apparecchiature a pressione e all'alta temperatura, com'è che sono esercite, a temperature elevate come queste, c'è una normativa che regola questo, e se non andiamo a vedere nel caso specifico, il CV11 doveva essere, se noi poniamo mente un esercizio di circa 8040 ore all'anno, quindi 335 giorni, supponendo un mese all'anno di manutenzione degli impianti, abbiamo che dopo 12,4 anni doveva essere chiuso l'impianto CV11, che è stato messo in marcia nel 1958, e dopo 12,4 anni doveva essere chiuso l'impianto CV22 che è stato messo in marcia nel 1971, questo è un aspetto. Poi un altro aspetto è il discorso di cui ho fatto cenno sul problema del metodo Mapi. Secondo questa metodica che è in uso tuttora, io non ne ho trovato traccia nelle carte di questo procedimento, quindi non posso dire nulla su ciò che ha fatto la MONTEDISON, l'ENI su questa materia, ma da stime che abbiamo fatto noi, applicando questa formula, in parole povere, noi abbiamo una curva a U, a sinistra di questa curva abbiamo i costi di esercizio, a destra abbiamo i costi di ammortamento del capitale, il fondo è il punto che loro chiamano il punto vero, questa formula tiene conto dell'usura, dell'obsolescenza e della nuova tecnologia dei vantaggi che danno la tecnologia e quindi dà quello che si chiama l'inferiorità operativa, il vecchio rispetto al nuovo e quindi il momento del rinnovo. Ecco, rispetto all'applicazione di questa formula, secondo stime, noi non abbiamo i dati dell'azienda, non abbiamo trovato nulla, secondo un impianto che è andato in marcia nel '57-'58 noi con quelle caratteristiche, proprio per non esternalizzare costi ambientali, sociali e di salute pubblica, doveva essere chiuso attorno alla metà degli anni '60; quindi abbiamo dei dati riferiti al discorso delle 100 mila ore per alcuni impianti come il CV11 e il CV22, abbiamo poi dati riferiti a questo metodo, diciamo così, di decisione aziendale che viene utilizzato. Questo io, quindi io direi che per questi impianti chiuderei così insomma, poi nella relazione articoleremo.

DOMANDA - Va bene, una domanda per l'ingegnere Carrara in riferimento sia alla documentazione che egli ha avuto modo di esaminare, di cui ha parlato nella scorsa udienza, ed agganciandomi anche a una domanda dell'Avvocato Pulitanò di questa mattina, volevo chiedergli, concretamente, per il periodo '82, '83-'86, 1986, se ha visto delle autorizzazioni lavori, delle documentazioni concernenti dei lavori presso gli impianti, diciamo, per sintetizzare il concetto, a firma ENICHEM, visto che continuamente ENICHEM, dice, dà per scontato che prima di giugno '87 nulla è a lei imputabile, di contrario avviso è il Pubblico Ministero, allora concretamente volevo chiedere, se ha visto autorizzazione, interventi di ENICHEM e quanti ne ha visti per questo periodo, almeno in maniera esemplificativa.

CARRARA: premesso che io ho potuto esaminare solo le documentazioni relative a commesse su lavori eseguiti anche in quell'arco temporale, prodotte dalla Difesa, e quindi io mi riferisco esclusivamente a quella documentazione, io ho già, avevo già evidenziato nella precedente udienza alcuni di questi lavori, ora posso ripetere con un riferimento più preciso come lei mi chiede. Se capisco bene non le interessa nulla su una società chiamata Riveda.

DOMANDA - No, compreso il discorso Riveda, perché poi sulla proprietà Riveda, risulta peraltro già agli atti, quindi si può dire che è stata una società a scatola, una società contenitore, in cui sono stati conferiti... degli impianti al momento del passaggio tra MONTEDISON e ENICHEM, quindi compreso il periodo Riveda. Quindi fino a tutto l'86.

CARRARA: va bene, allora, molto brevemente. Posso citare allora una commessa che viene individuata col numero 1012.09, è una commessa in cui l'autorizzazione divisionale di investimento è rilasciata dalla società Riveda; questa commessa è citata come lavoro ultimato nel luglio '84 dalle documentazioni, purtroppo scarsamente leggibili, si evince, con ogni probabilità, che la richiesta poteva essere stata presentata anche nell'83, comunque certamente viene identificata come un'attività ultimata nel luglio dell'84. Poi c'è..

DOMANDA - E riguarda come oggetto?

CARRARA: riguarda come oggetto l'attrezzatura di 11 autoclavi per bonifica con vapore.

DOMANDA - Poi?

CARRARA: poi un'altra commessa che vede in parte come soggetti la Riveda e la ENICHEM, che è la commessa numero 1602.09, richiesta di apertura del 16 febbraio 1984, per l'installazione di un sistema di recupero del CVM dagli sfiati dell'impianto di ricompressione CVM, fa parte del reparto CV24 anch'essa. Poi...

DOMANDA - E siamo nell'84.

CARRARA: e siamo nell'84. Poi c'è, scusate.

DOMANDA - E quindi era ENICHEM o (Anic), allora, se ha il documento sott'occhio...

CARRARA: guardi, sulle documentazioni c'è una firma ENICHEM e su un foglio, tanto per capirci, la firma dell'autorizzatore per quanto riguarda ENICHEM è citato Morandi, la trasmissione però di questo documento, che ripeto, sembrerebbe essere ENICHEM, avviene al centro telescriventi Enichem polimeri.

DOMANDA - Nel disegno finale risulta Enichem o (Anic) mi pare c'è scritto ENICHEM, comunque nella documentazione..

CARRARA: io posso anche lasciarla, comunque si produrrà. La relazione... accompagnatoria tratta comunque da carta intestata.... Porto Marghera. Poi c'è un atto sempre per il CV24, sempre tra i due documenti citati un promemoria PR/132/85 di ENICHEM Polimeri, datato 27/9/85, relativo al sistema antisporcante per reattori in acciaio a base nicrosina e questo è ENICHEM, ENICHEM Polimeri. Sempre ENICHEM, ENICHEM Polimeri del 1958 c'è la commessa 1093.09 autorizzata l'8 febbraio dell'85 e chiusa poi il 30 dicembre dell'87, in questo caso c'è sempre ENICHEM firma Morandi e probabilmente ENICHEM Polimeri perché la richiesta di apertura commessa è attribuita o avanzata da ENICHEM Polimeri. Poi invece una commessa relativa all'impianto CV22 di ENICHEM Polimeri relativa al 1986, qui viene citata una relazione commessa numero 200955/956/957 con relazione tecnica del 25 novembre del 1985 che si riferisce a lavori di polmonazione con azoto con serbatoi di stoccaggio del DCE. Poi c'è, sempre l'impianto CV22, una commessa del 1986, la numero 1155.09 con la (Avic) numero 60036 del 10 marzo dell'86 che riguarda il recupero sfiati. Questa è ENICHEM. Poi c'è una commessa riguardante il CV6, reparto CV6, ENICHEM Polimeri del 20 marzo del 1986, la commessa è la numero 1139.09 e riguarda la sostituzione valvole di sicurezza e inserimento di un sistema di intercettazione rapida per ridurre le emissioni di CVM nell'ambiente.

DOMANDA - Comunque questa documentalmente eventualmente ce la vorrà anche allegare alla sua relazione in maniera tale che si possa visionare direttamente anche se si tratta di documentazione che voi avete recuperato dagli atti mi pare.

CARRARA: sì.

DOMANDA - Una domanda per il dottor Marra, in relazione alla sua audizione del 16 giugno di quest'anno il quale il dottor Marra si riferiva alla produzione di 1,2 dicloroetano. Nel citare un esempio che era stato pubblicato in letteratura con riferimento ad un impianto con capacità produttiva di circa 300 mila tonnellate/anno di dicloroetano, lei, dottor Marra, affermava che passando dal processo per ossiclororazione che utilizza l'aria, come attualmente avviene sull'impianto CV23 di Porto Marghera, al processo con ossigeno, il Vent, cioè il carico inquinante, viene ridotto di oltre il 95%. Erano le pagine 159 e 160 verbale di udienza. Le risultano installati impianti con quest'ultimo processo ad ossigeno in Italia?

MARRA: sì, avevo già, mi pare, risposto all'Avvocato Pulitanò, mi risulta installato a Ravenna e mi risulta in costruzione a Porto Torres e mi risulta che la EVC abbia in studio di realizzarlo, non si sa bene quando, anche a Porto Marghera.

DOMANDA - Un'altra domanda, nella sua audizione, dottor Marra, del 18 giugno, pagine 24 e 25, lei parlava di un impiantino installato presso il reparto CV14 e CV16 adibito al recupero delle polveri di PVC, diceva che si trattava di un impiantino che funzionava sostanzialmente, dice letteralmente, in manuale e in condizioni di lavoro inenarrabili. Vuole spiegare il senso di queste sue ultime parole?

MARRA: sì, praticamente si tratta, si trattava, perché l'impianto è chiuso, di un impiantino nel quale i lavoratori adibiti a questo impianto, praticamente recuperavano tutto il polverino di PVC, gli scarti di PVC, venivano collocati in fusti, poi in una tramoggia aperta, sversavano a mano questi fusti che potevano pesare anche 50, 60, 70 chili, e naturalmente in un ambiente estremamente polveroso. A riprova io ho parlato di condizioni di lavoro inenarrabili, basti qui citare un fatto da me acquisito direttamente dal caporeparto di questo impianto, il signor Pino Corò, e che cioè questi lavoratori adibiti al recupero del polverino, all'insacco dove questo polverino veniva risetacciato un'altra volta etc. etc., a questi lavoratori venivano dati 30 minuti al giorno pagati prima del termine dell'orario di lavoro per andare a fare la doccia, perché erano letteralmente riempiti di polvere, cioè, condizioni veramente..., è inutile che stia a fare commenti. Avevano 30 minuti per andare a fare la doccia prima di lasciare lo stabilimento.

DOMANDA - Nella sua audizione del 18 giugno, dottor Marra, nel parlare di diversi tipi di PVC, pagina 14 e seguenti, lei accennava all'uso di coloranti, molto sinteticamente volevo chiedere se può indicare alcuni tipi di coloranti per PVC.

MARRA: sì, io parlavo di coloranti e mi pare che ho fatto anche un riferimento al problema dei coloranti di derivazione benzidinica con tutti i riflessi che l'esposizione a questi coloranti ha dal punto di vista oncologico, tumore alla vescica e via di questo passo. In particolare in una pubblicazione, io sul problema dei coloranti e degli additivi, insieme all'ingegner Carrara e all'ingegner Tina, abbiamo fatto una ricerca bibliografica a partire dal dopoguerra, e in particolare questa ricerca io l'ho condotta sulla rivista "Materie plastiche e della...". Nel 1957, per esempio, in un articolo dell'ingegner Gian Maurizio Rainer, si riporta una tabella in cui ci sono i pigmenti organici usati nella colorazione delle materie plastiche, e fra le materie plastiche c'è appunto il PVC. Si dà anche una scala interna di riferimento, cioè, coloranti che sono buoni, sufficienti, ottimi e via di questo passo. Per esempio abbiamo i giallibenzidina e i tipi sono il giallobenzidina HC, il giallosilotermo, e qui abbiamo il tipo C, il tipo GR e il tipo R, e abbiamo un valore di applicazione, l'estensore dell'articolo dice: "Applicabile, in alcuni in modo eccellente per il PVC". Abbiamo altro esempio, aranci alla benzidina, cioè, di derivazione benzidinica, abbiamo l'arancio termosolido C, con un valore di applicazione 5-6, cioè buono, abbiamo un arancio silotermo C e D, che viene considerata applicabile, e abbiamo, per esempio, un arancio permanente C molto buono, viene giudicato come buono come applicazione. Cioè, questo per dire che nella preparazione dei polivinilcloruri, cioè, nella formulazione, meglio dire, del PVC, quando si utilizzavano o si producevano dei PVC colorati si utilizzavano anche coloranti alla benzidina. Poi naturalmente nella formulazione entrano tutta una serie di altri prodotti.

DOMANDA - Sempre per quanto riguarda il PVC le volevo chiedere in che anno, in che periodo è stato realizzato l'impianto pilota del PVC, che abbiamo saputo è stato chiuso di recente a seguito di intervento da parte della Provincia di Venezia, ma voglio sapere da quando era in funzione questo impianto pilota, il periodo quanto meno.

MARRA: sì, anche qua dalle informazioni che noi abbiamo potuto acquisire andando a vedere un momentino la storia di questi cicli produttivi all'interno del Petrolchimico, abbiamo assunto delle informazioni che ci dicono che la prima unità di impianto pilota, naturalmente che non era delle dimensioni dell'attuale, e non era nemmeno ubicato dov'è attuato quello attuale, è attorno alla metà degli anni '50, diciamo fra la metà degli anni '50 e l'inizio degli anni '60, può essere il '56, il '57, era ubicato al piano terra, questo impiantino, adiacente al grande laboratorio a sinistra della portineria 3 d'ingresso del Petrolchimico. Mentre gli impianti pilota successivamente realizzati, vicino al reparto PA2, sono stati realizzati a cavallo o dopo la fusione Montecatini EDISON.

DOMANDA - Comunque fine anni '60.

MARRA: attorno alla metà degli anni '60 come periodi.

DOMANDA - Questo impianti pilota per i quali non è mai stata chiesta autorizzazione e quindi tanto meno concessa.

MARRA: sì, questo della Provincia di Venezia è un provvedimento, mi pare, del '95 o dell'inizio del '96.

DOMANDA - Un altro discorso di date, se è in grado di dirlo, la chiusura dell'impianto VT2 di Montefibre, che era rimasto in sospeso, mi pare, la volta scorsa.

MARRA: se la memoria non mi tradisce dovrebbe essere il 1979.

DOMANDA - Un'altra domanda relativa al fatto che gli operai entravano negli autoclavi; le risulta fino a quando gli operai hanno continuato ad entrare negli autoclavi per la pulizia delle medesime? Documentalmente ovviamente.

MARRA: ovviamente, per evitare poi banali contestazioni, adesso non sto rispondendo dando la frequenza di ingresso, dico solo che nelle autoclavi si è entrati anche dopo il 1989, e c'è un documento che noi abbiamo prodotto, una relazione avanti al G.I.P., è in atti, che produrremo in questa relazione, dove la EVC Italia chiede alla capogruppo in Olanda, uno stanziamento per ridurre l'ingresso in autoclave, nel 1989. E poi, l'ho già detto l'altra volta, che da dopo il '77 vengono addirittura tabulati le modalità d'ingresso nelle autoclavi, nelle colonne, il casco da ciclista...

DOMANDA - '87?

MARRA: '89, no, dico, ho detto nell'audizione ho citato una serie di lavori manuali di come dovevano entrare all'interno degli autoclavi, all'interno dei serbatoi etc., casco da ciclista...

DOMANDA - Ecco, e queste indicazioni a quanto risalgono?

MARRA: queste indicazioni risalgono - adesso potrei anche essere preso - ma dopo il '77. Cioè, viene tabulato, normato le modalità di ingresso.

DOMANDA - L'ultimo documento temporalmente che trova lei è quello dell'89.

MARRA: comunque ci sono documenti in atti che parlano di questo, se ha un attimo di pazienza posso anche...

DOMANDA - Sì, se vuole nel frattempo rivolgo una domanda all'ingegner Carrara in maniera tale che lei è in grado di ritrovare il documento e data. All'ingegner Carrara volevo chiedere in relazione ancora alla tematica concernente il degrado degli impianti, volevo chiedere se l'ingegner Carrara conosce la documentazione che esiste agli atti del Tribunale concernente la società American Appraisal e le valutazioni e giudizi che sono stati espressi sugli impianti di Porto Marghera in particolare.

CARRARA: sì, ho potuto vedere quella documentazione.

DOMANDA - Ecco, su quella valutazione che è stata espressa qual è il suo giudizio come consulente tecnico?

CARRARA: come consulente in primo luogo non posso che far mie le cautele con cui gli stessi tecnici o responsabili dell'American Appraisal si esprimono nel presentare i loro risultati, nel senso che hanno avuto decisamente poco tempo a disposizione per potere esperire la loro, chiamiamola consulenza, la loro valutazione.

DOMANDA - Ecco, solo per chiarezza di tutti, se vuole ricordare anche il periodo, mi pare che siamo fine anni '80.

CARRARA: sì, è del 1988.

DOMANDA - Ecco, quindi siamo nell'88.

CARRARA: sì, era il periodo in cui si poneva la questione del trasferimento di proprietà e quindi tra...

DOMANDA - Tromaedison, fusione MONTEDISON ENIMONT.

CARRARA: e quindi la valutazione richiesta ad un ente esterno, doveva essere una valutazione ovviamente al di sopra delle parti, perché ovviamente interessava il cedente, interessava anche l'acquirente, e quindi era una valutazione sullo stato degli impianti ai fini, ovviamente, della determinazione poi del valore di trasferimento, di acquisizione di questo impianto. Ecco, in questa relazione che ho visto ci sono molte cautele, per cui non posso associarmi, non ho elementi per condividere determinate valutazioni. Tuttavia, quello che posso dire è che anche in questa valutazione che sicuramente è stata fatta in modo molto cautelativo, si esprimono dei giudizi sullo stato degli impianti, sullo stato solo relativo alla prevedibile fruibilità dell'impianto, quindi, come dire economicità dell'acquisizione della gestione degli impianti, ma una valutazione sullo stato manutentivo etc., alcune valutazioni indubbiamente sono negative, è pur vero che laddove la valutazione è stata particolarmente negativa mi risulta che l'impianto fu poi chiuso, poi l'acquirente lo prese ma lo chiuse.

DOMANDA - Era il CV6 in particolare mi pare.

CARRARA: dunque, per esempio, sì, in una di questi schemi che poi vengono riassunti i risultati nel giudizio, per quanto riguarda il punto nel reparto CV6, che come voi ben sapete è l'impianto di produzione del PVC in emulsione, veniva dato, quindi all'88, o '87, insomma, agli anni sono questi, una valutazione in cui lo stato fisico era scarso, la manutenzione sufficiente, le condizioni generali sufficienti. Di questo impianto, peraltro già il possessore aveva intenzione di giungere alla chiusura, e tant'è che era prevista nel '90 e mi risulta che sia poi stato effettivamente chiuso nel '90. Di altri impianti viene data un giudizio, nessun impianto è in ottimo stato, laddove peraltro nella definizione delle categorie nell'ottimo probabilmente non mi sarei aspettato di trovare nessun impianto al Petrolchimico che avesse quelle caratteristiche, però numerosi altri impianti ci sono degli elementi giudicati sufficienti o anche scarsi. Se vuole posso leggere questa..

DOMANDA - No, non una lettura perché poi il documento c'è e quindi un discorso di sua...

CARRARA: in particolare, appena sufficiente è l'impianto CV15, che era l'impianto di produzione del compounds di granuli di PVC, impianti plastificanti DA2/4, che era in parte scarso e in parte sufficiente, il cloruro di benzile, BC1, che è un impianto valutato come scarso come stato fisico e sufficiente nella manutenzione e condizioni generali, l'impianto PPB, CV8, anche questo appena sufficiente. Ritornando al BC1 di cui abbiamo peraltro parlato e abbiamo già detto che effettivamente, cioè, effettivamente, a nostro parere, in base ai documenti che abbiamo potuto consultare, era valutato effettivamente scadente o scarsa come situazione. Va detto anche, nel leggere questi dati bisogna partire, come modo per leggerli, come chiave di lettura, dal primo degli elementi che loro espongono, cioè lo stato fisico, laddove, per fare un esempio, laddove lo stato fisico è scadente, come nel caso del BC1, poi anche la valutazione del resto è in relazione allo stato dell'impianto, quindi dire che è sufficiente la manutenzione, è sufficiente in relazione ad un impianto che è scadente, quindi poco che si faccia è...

DOMANDA - Scadente continua a essere.

CARRARA: ovviamente lo stesso discorso era per il CV6. Mentre il CV6 fu chiuso poco dopo, sul cloruro di benzile BC1 è stato chiuso nel '97.

DOMANDA - Peraltro provocando quell'incidente anche alcuni mesi fa per i quali pende autonomo procedimento.

MARRA: nel manuale operativo degli impianti, dei reparti CV14 e CV16 al capitolo L, su scheda intestata MONTEDISON S.p.A. DPM Portomarghera, cioè divisione polimeri, scheda lavori, nella scheda numero 1/CV14/16 edizione agosto 1978, descrizione lavoro pulizia interna e manutentazione autoclavi. Quindi abbiamo per la prima volta, quindi fissiamo proprio dei termini, la normazione dell'ingresso in autoclave, che è agosto '78, e abbiamo dei documenti in atti che ci dicono che anche nell'89 si entrava nell'autoclave.

DOMANDA - L’ingegner Carrara parlava poco fa in relazione all'accertamento effettuato tra l'87 e l'88 da American Appraisal, io volevo tornare alcuni anni indietro, ma sempre al periodo che ritengo di competenza ENICHEM, e cioè al 1982 nel passaggio di impianti, proprietà, gestione, queste sono questioni peraltro a noi già note, tra MONTEDISON e ENI, quindi nel 1982. Dottor Marra è a conoscenza di questi passaggi e su come venivano gestiti questi passaggi sia di gestione che di proprietà?

 

Presidente: sinceramente, andiamo un po' al di fuori di quella che può la consulenza. Qui, voglio dire, sono circostanze e fatti che vanno dimostrate documentalmente o per testi. Siamo un po' al di fuori ritengo.

MARRA: comunque se interessa c'è..

 

Presidente: veda, io ho fatto questa obiezione e ritengo sia assorbente.

 

DOMANDA - Allora lo produrremo per documenti. Volevo chiedere se vi è un riferimento solo documentale, senza contenuto a questi accordi MONTEDISON-ENI.

MARRA - se posso...

DOMANDA - Io ho chiesto solo che documento è, la data e senza commenti.

 

Avvocato Santamaria: mi scusi Presidente, io vorrei capire perché è irrilevante la domanda del professor Pulitanò che chiede quando è stato chiuso l'impianto e tutte queste domande sono rilevanti? Per quale ragione? Perché il Pubblico Ministero ha chiesto a questi consulenti di elencare dei documenti che potevano essere prodotti, perché hanno parlato per minuti e minuti di documenti in modo puramente ricognitivo, mentre la stessa domanda fatta in apertura dal professor Pulitanò è stata dichiarata inammissibile e verteva sulla chiusura di un impianto che tecnicamente è molto più rilevante, perché il confronto fra la tecnologia e il tempo in cui quella tecnologia è applicata, è tecnicamente molto più rilevante che far leggere ai consulenti elenchi e documenti. Perché una domanda è inammissibile e le altre sono tutte ammissibili?

 

Presidente: scusi Avvocato Santamaria, veramente ai consulenti è stato chiesto anche una loro valutazione sullo stato degli impianti al momento in cui venivano dismessi oppure si chiedevano degli interventi di modifica; una valutazione si chiedeva e quindi le domande sono state ammesse per questo motivo. Nel momento in cui invece si è fatta una domanda in cui semplicemente si chiedeva ai consulenti di voler ragguagliare il Tribunale sul passaggio di consegne o di macchinari o di impianti dall'una all'altra società, per l'appunto vi è stato il mio intervento che... Ecco, quindi mi pare tutto sommato che sia stato un atteggiamento..., se poi mi è sfuggito qualche cosa, ma non credo, ho seguito abbastanza il dibattito.

 

DOMANDA - Allora, su questo punto, appunto, invitando il dottor Marra a non esprimere valutazioni...., solo come l'indicazione per utilità di tutti quanti, ovviamente per prima del Tribunale, sull'indicazione di un documento in questo proposito, senza commentarlo.

MARRA: c'è un documento, c'è una data, se io devo farlo, sì o no, altrimenti..

 

Presidente: dica la data del documento e poi andremo a vedercelo.

MARRA: c'è un accordo 28 ottobre '82 tra la società MONTEDISON e la società ENI redatto in Milano e in particolare che regola la gestione tra le altre, le unità... di Porto Marghera al punto 2.

 

DOMANDA - E questo è sufficiente.

 

Presidente: va bene, è come dato di riferimento. Andiamo avanti se ci sono altre domande.

 

DOMANDA - L'ultima domanda che mi pare in parta abbia risposto, però all'ingegner Carrara in relazione alla guardia idraulica che nel suo verbale l'ingegner Carrara definiva come dispositivo molto comune ed estremamente semplice, e se può citare, se le cose constano ovviamente nel tempo, altri eventi rispetto a quelli che ha indicato prima di inquinamento determinati dalle guardie idrauliche sugli impianti di protezione: dicloretano, CVM e PVC. L'ingegner Carrara o il dottor Marra, ovviamente le domande sono del Collegio.

CARRARA: Allora, la prima parte della domanda se una guardia idraulica possa essere una fonte di inquinamento rilevante, rispondo in questo modo: una guardia idraulica, chiamiamola di tipo aperto il cui sfiato vada in atmosfera, è certamente un punto, chiamiamola una fonte, un punto da cui può fuoriuscire in maniera rilevante l'inquinamento stesso. A tutt'oggi o fino a pochi mesi fa, ribadisco, ancora negli impianti esistevano guardie idrauliche a sfiato in ambiente, alcune residuali d'accordo, ma che comportavano una contaminazione ambientale. Per quanto riguarda poi invece la domanda su eventi di inquinamento generati da, appunto, dal normale funzionamento di guardie idrauliche, io ho potuto raccogliere o vedere i dati riportati sul registro del reparto CV24, il registro del monitoraggio. In questo registro vengono riportati giorno per giorno, ora per ora, i riscontri dei superamenti del livello diciamo base di concentrazione in ambiente di lavoro, e in questo vengono riportate le cause giorno per giorno che, le cause di questo inquinamento che ha comportato poi la segnalazione di un supero di concentrazione. E in questo documento i casi riconducibili a funzionamento, rottura o sfondamento di guardie idrauliche sono numerosi, non avendo potuto, non posso ovviamente elencarli tutti, il documento peraltro era uno degli allegati, l'allegato 13 alla relazione dei consulenti del Pubblico Ministero ingegner Nano e Rabitti, che era stata presentata nel giugno del 1996. Se vuole faccio un piccolissimo elenco di questa che...

DOMANDA - Sì, perché prima l'Avvocato Pulitanò diceva che non gli interessava, a me invece interessa e le chiedo di fare, seppur sinteticamente, questo elenco.

CARRARA: esistono dei dati precedenti forniti, come dicevo, nella memoria dal consulente ingegner Maccari, ce n'è uno del 1972 che parla di rottura della guardia idraulica al reparto CV14 relativo all'autoclave 740/13, è quello in cui cito testualmente quanto scritto in questa memoria che a sua volta citava testualmente quanto riportato da documentazione acquisita e che diceva: l'esercizio - inteso come gli operatori addetti all'esercizio - era costretto a mantenere aperto lo sfiato attraverso il vetro rotta dalla guardia idraulica per evitare che la pressione nell'autoclave raggiungesse valori pericolosi per la resistenza meccanica dell'autoclave stessa. E questa è una rottura che al contempo è sfondamento, ma anche rottura fisica come già ho detto. Nel 1978, sempre dalla memoria del consulente ingegner Maccari, il 22 giugno 1978 c'è al CV6 invece uno sfiato a quota pavimento da guardia idraulica del serbatoio 167/2 con intossicazione dei lavoratori. Nell'89 al reparto CV24 c'è uno sfondamento guardia idraulica del serbatoio T501/AC di stoccaggio della torbida. Qui aggiungo io è una delle guardie idrauliche che ha lo sfiato che finisce in ambiente, cioè sfiati non collettali. Quindi è una delle guardie idrauliche che danno origine ad una contaminazione ambientale. Il 19 febbraio, sempre al CV24, sempre la guardia idraulica del serbatoio di 501/AC c'è di nuovo uno sfondamento, quindi una fuoriuscita in ambiente. Il 2 aprile 1989 al CV6, sfondamento guardia idraulica dei serbatoi D480/13, D169/3, serbatoi di stoccaggio del lattice, e in qual caso anche lo sfondamento della guardia idraulica di protezione generale che è quella, suppongo, collettata invece alla torcia, quindi che emette a più alta quota. Invece dal registro di monitoraggio io vi posso citare solo quelli avvenuti, che ne so, in un anno, e in particolare il primo anno che è il 1990. Si comincia con il 30 gennaio del 1990 con una perdita, la guard perdita, chiamata così nel registro, quindi io non posso specificare altrimenti, probabilmente è uno sfondamento con fuoriuscita in ambiente, dice perdita alla guardia idraulica del serbatoio T25501/C per un mezzo repentino della pressione sul collettore di polmonazione causato da drenaggio troppo violento del serbatoio D24118/8. Il 4 di maggio del 1990 c'è il superamento di concentrazione causa da, cito, saltata la guardia idraulica del 501/C. Suppongo che questo saltata, per ritornare all'avvocato Pulitanò, equivalga a rottura o sfondamento. Però dire saltata di solito dovrebbe significare qualche cosa anche di rottura. Ma rimaniamo a questa mia ipotesi, cioè quindi il funzionamento consigliato in ambiente. L'8 giugno del 1990 fonte del rilascio guardia idraulica del serbatoio D501/B, siamo al reparto sempre CV24 perché il registro riguarda solo il reparto CV24. Quindi la fonte è questa, per scarico durante le gasazioni di emergenza dell'autoclave 6. Sempre in giugno, il 18, perdita da guardia idraulica. Il 4 di agosto sempre del 1990 sfondamento guardia idraulica dei serbatoi della torbida. Il 20 agosto 1990 guardia idraulica delle autoclavi 7, 8, 9, 11, 12, è rimasta aperta essendo in corso la pulizia. Il 15 settembre 1990 fuoriuscita acqua da guardia idraulica D del serbatoio D501/B durante degasaggio di emergenza dell'autoclave 6. Il 18 settembre 1990 la guardia idraulica dei serbatoi D501/A. Le guardie idrauliche di questi serbatoi sembrano essere le guardie idrauliche un po’ soggette a maggior frequenza di crisi. Il 9 ottobre 1990 scuotimento della guardia idraulica del serbatoio D501/B. Il 10 ottobre 1990 trabocco da guardie idrauliche del D501/AE per errata manovra di scarico e degasaggio su clave A). Il 19 ottobre 1990 sfondamento guardia idraulica dei serbatoi D501/AD con autoclave 10 scarico. Il 14 novembre 1990 sfondamento guardia idraulica del D501/B perché in fase di...

 

Presidente: un momento perché altrimenti, cioè vuol dire se ci fosse un qualche cosa in più rispetto al documento, quindi una sua descrizione, una di quelle che possono essere le conseguenze, etc. allora ha un valore sentirla. Ma se deve essere semplicemente una rilettura di documenti che abbiamo... Se c'è quindi da fare adesso delle considerazioni, perché davvero altrimenti andiamo avanti utilizzando forse il tempo non in maniera adeguata.

CARRARA: Avrei potuto condensare dicendo che in questi mesi è accaduto, che ne so, dieci volte un episodio sullo stesso apparecchio relativo a protezione senza apparecchiatura. Ed è questo stesso fenomeno andato avanti, leggendo questo verbale, ancora nel corso degli altri anni. Si poteva indubbiamente intervenire con modifiche impiantistiche per far sì che quella causa venisse rimossa.

 

Presidente: benissimo, questo era quello che andava detto magari. Grazie.

 

AVVOCATO VASSALLO

 

DOMANDA - Lei ha parlato più volte di perdite, rotture o sfondamento della guardia idraulica quasi utilizzando un po' similarmente. Io volevo capire la differenza tra perdita o sfiato, o rottura della guardia idraulica, o sfondamento della guardia idraulica. Cioè intendo dire rottura vuol dire guasto meccanico, un pezzo che si rompe, oppure vuole dire apertura della valvola, e cioè funzionamento della valvola?

CARRARA: brevissimamente, purtroppo io ho dovuto utilizzare delle dizioni molto succinte tratte dai documenti. La mia è una interpretazione, e l'interpretazione è questa: che gli estensori che scrivono quel registro usato indifferentemente il termine rottura o sfondamento o sfiato sia che si tratti di rottura meccanica, sia che si tratti di, chiamiamolo, normale funzionamento. Precisano diversamente solo nel caso in cui l'evento, la fuoriuscita sia determinata da errori di manovra, per esempio l'acqua non è stata messa o l'acqua è fuoriuscita. Errori diciamo umani relativi all'aspetto organizzativo del lavoro.

DOMANDA - Ma a livello di effetti, perdite, rotture, sfondamenti, sono uguali?

CARRARA: diciamo che è più grave indubbiamente il caso in cui la guardia idraulica sia rimasta vuota. Cioè lo svuotamento della guardia idraulica significa mettere direttamente in contatto con l'ambiente esterno...

DOMANDA - Lei ha enucleato adesso una serie di cause di, usiamo anche noi un termine generico, rottura della guardia idraulica, sia perdita, rottura o sfondamento. Le cause di questi continui guasti, lei ha appena accennato, sono dovuti alla costituzione dell'impianto, quindi progettazione, utilizzo sbagliato o non conforme alle norme di prudenza dovute in caso di questo genere, o sono dovute invece a delle usure della guardia idraulica di per se stessa? Non so se ho reso l'idea, cioè è il pezzo che si rompe o è proprio il sistema che fa rompere il pezzo?

CARRARA: direi che ci sono tutte queste cause, da quella della gestione a quella del processo. Le posso però dire che mi risulta che oggi quelle emissioni sono state eliminate. Nel senso che anche da quelle guardie lo sfiato, qualora accadesse, viene convogliato al trattamento.

DOMANDA - Qual era il costo di una guardia idraulica, se lo può dire?

CARRARA: se mi chiede un ordine di grandezza potrebbe essere di qualche milione, a seconda delle dimensioni. E` lamiera d'acciaio.

DOMANDA - Sì, sì ho capito bene, c'è una soglia di compensazione che fa scattare lo sfiato.

CARRARA: con delle tubazioni di ingresso e di uscita.

DOMANDA - Nessun'altra domanda.

 

Presidente: Va bene, allora vi ringraziamo.

 

Avvocato Alessandri: Scusi Presidente, non è una domanda, è soltanto una richiesta di precisazione. Se non ho capito male, e può darsi che abbia capito male, i consulenti finora sentiti hanno fatto riferimento a dei documenti che saranno allegati alla loro relazione, o documenti che, anche qui se non ho inteso male, sono allegati alla relazione Maccari. Ora, siccome il nostro consulente professor Pasquon, uno dei consulenti che dovrebbe cominciare a parlare oggi, volevo chiedere se ci sono dei documenti nuovi, non ancora noti alle difese e al Tribunale a cui hanno fatto riferimento, e che quindi i nostri consulenti non conoscono. Perché non sembra che siano stati ancora depositati, e se è così evidentemente dovremmo avere il tempo di ritornarci su questi documenti, di valutare, di sapere quando saranno depositati.

 

MARRA: tenuto conto, non tocca a noi dirlo, di una certa vastità della problematica che abbiamo affrontato, a noi interessava proprio conoscere anche le obiezioni di questo controesame per tenerne nel dovuto conto nella relazione finale. Ci sono dei documenti che sono in atto e poi ci sono dei documenti di bibliografia, di letteratura; alcuni sono stati già citati, altri saranno allegati, ma questo mi pare che sia usuale per i consulenti che sono stati qua.

 

Presidente: però, allora facciamo così, oggi voi avete richiamato dei documenti che erano già comunque documenti in atti?

MARRA: sì. E` un caso di guardia idraulica con una data che è stata illustrata da questo microfono dall'ing. Maccari, abbiamo preso appunti.

 

Avvocato Aleggi: sì, ma non è una relazione, allora è una dichiarazione fatta.

MARRA: non so se è stata depositata, ma nei verbali l'ing. Maccari le ha illustrate.

 

Presidente: addirittura oralmente, cioè voglio dire, avete fatto riferimento al verbale d'udienza quando il professor Maccari è venuto qui ed è stato sentito in qualità di consulente?

MARRA: sì.

 

Avvocato Aleggi: Presidente, posso essermi sbagliato, ma facesse riferimento a documenti allegati alla relazione Maccari. Ora, non c'è una relazione del professor Maccari che io sappia, posso sbagliare. Presidente: Va bene, precisiamo allora. Se volete precisare prego.

 

MARRA: si tratta di un evento di rottura di guardia idraulica illustrato proprio questo caso specifico, in modo anche abbastanza esaustivo da questo microfono dall'ing. Maccari, che poi avrà ricompreso nella sua relazione, non so se l'ha già depositato, ma noi abbiamo acquisito qui in aula.

 

Pubblico Ministero: no, non ha depositato la relazione per quanto ricordo, il consulente prof. Maccari. Però ha parlato in aula mi pare anche di episodi di guardia idraulica.

 

CARRARA: mi sembrava che non avesse fatto riferimento a documenti esterni, ma a documenti che erano già agli atti. Cioè lui ha ricavato, per quanto me ne ricordo, queste piccole citazioni da documenti agli atti.

 

Presidente: quando pensate di poter depositare le vostre relazioni, con allegati i documenti a cui avete fatto riferimento anche oggi?

MARRA: all'incirca quindici giorni... perché si tratta di presentarla in modo organico.

 

Presidente: comunque io credo che i documenti a cui voi avete fatto riferimento, al di là adesso di quello che dovrete andare a scrivere a commento, a illustrazione, possono essere già depositati, quelli sì. Cioè voi avete fatto riferimento a documenti, avete fatto riferimento a bibliografia, quindi quella è già..., non c'è bisogno di ulteriore rielaborazione di tutto ciò. Quindi facciamo così, diamoci dei tempi molto stretti per quanto l'allegazione dei documenti. Poi per quanto riguarda la relazione, visto che sarà poi una relazione che è quella che abbiamo sentito qui in aula, io credo, una sintesi di quello che abbiamo sentito qui in aula, credo che insomma, in tempi di quindici - venti giorni sarete senz'altro in grado di poterla depositare. Però, ecco, io credo che l'esigenza della Difesa è quella di poter avere visione, poter esaminare attraverso i suoi consulenti la documentazione cui voi avete fatto riferimento oggi. Questa è un'esigenza che va soddisfatta tempestivamente, ma in tempi brevi. E` semplicemente di mettere in condizione i consulenti di poter avere anche loro la possibilità di esaminare questi documenti, per poterli poi eventualmente valutare dal loro punto di vista. Grazie.

Se vogliono accomodarsi i consulenti delle Difese.

 

Avvocato Alessandri: Possiamo iniziare, mi sembrava ci fosse una richiesta di controesame.

 

Pubblico Ministero: C'era una riserva in questo senso, mi pare che sia arrivato l'ing. Zocchetti per il quale c'erano alcune domande, peraltro rapide ritengo, di esame perché ha depositato una terza memoria. E quindi visto che è qua, anche per liberarlo, invece di farlo sentire oggi pomeriggio, si potrebbe sentire lui. Se per Ella va bene.

 

Presidente: Per quanto mi riguarda va bene.

 

DEPOSIZIONE CONSULENTE

DR. ZOCCHETTI CARLO -

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - C'erano un paio di domande che volevo rivolgere all'ingegner Zocchetti, in relazione alla memoria che è stata depositata all'udienza dibattimentale del 10 maggio '99 e nel corso della quale viene affrontato da un punto di vista medico di patologia la questione dell'angiosarcoma e delle basse dosi; una domanda volevo fare, siccome l'ingegner Zocchetti fa riferimento al registro degli angiosarcomi e siccome io come Pubblico Ministero e i miei consulenti che fra l'altro normalmente lavorano presso l'Istituto Superiore della Sanità, non sono riusciti ad avere, nonostante ripetute richieste scritte, telefoniche e verbali questo registro, volevo chiedere se l'ingegner Zocchetti è in possesso di questo registro.

RISPOSTA - No, ho citato l'unica pubblicazione che a me risulta disponibile in letteratura, che è una relazione dell'85, una relazione di Forman, un articolo di Forman che descrive i risultati al 1985 del registro degli angiosarcomi.

DOMANDA - Volevo chiedere se risulta all'ingegner Zocchetti se questo registro sia stato aggiornato o si sia fermato, come aggiornamento.

RISPOSTA - Dunque, il problema di questo registro come ho riportato nella consulenza, è che era gestito da una persona che in questo momento è deceduta, la nostra impressione è che col decesso di questa persona, che era quella che si occupava sostanzialmente del registro, è molto probabile che anche l'aggiornamento del registro e lo sforzo che veniva dedicato alla gestione del registro sia andata un po' persa.

DOMANDA - Chi era questa persona?

RISPOSTA - Il dottor Bennet, mi pare si chiami.

DOMANDA - Perché io l'ho interrogato un paio di mesi fa in Inghilterra, quindi non è morto.

RISPOSTA - Mi risultata deceduto quindi non...

DOMANDA - Siccome l'ho interrogato, non ho questo potere. Ho fatto la commissione rogatoria nell'ambito europeo e l'ho sentito. Quindi è stato sentito formalmente, individuato semplicemente con una telefonata, non è una cosa molto complessa. Ecco allora, per venire comunque al dottor Bennet e a questo discorso degli angiosarcomi e delle basse dosi, volevo chiedere se lei ha effettuato uno studio specifico su queste basse dosi, pur mi rendo conto che lei è ingegnere però siccome si parla nella sua relazione di queste basse dosi, come l'ha affrontato e se ha visto anche la documentazione che ho depositato il 30 giugno di quest'anno a questo proposito.

RISPOSTA - Io non ho fatto uno studio personale sul basse dosi come è risultato chiaro, credo, a tutti quelli che hanno potuto leggere le due memorie che ho presentato, la mia è sempre stata un'analisi di tutta la letteratura, quindi è stato un commento, un ragionamento sulla letteratura pubblicata, ed aggiungo in particolare io do sempre una lettura epidemiologica del letteratura visto che questa è la mia formazione, quindi non mi sono preso il compito che invece si sono assunti altri colleghi, non ho fatto uno studio personale, particolare, fattuale sulle basse dosi ma ho esaminato la letteratura epidemiologica che è stata pubblicata, per lo meno quella sulla quale sono riuscito a mettere le mani perché fa parte del circuito del letteratura internazionale.

DOMANDA - Allora su questo punto solo una domanda, semplicemente in riferimento ad un documento che è stato depositato il 30 giugno in Procura della Repubblica, è una lettera del dottor Bennet appunto, di ICI indirizzato al dottor... di Goodrich in data 31 marzo '89, dove parlando di angiosarcomi e di basse dosi fa questo riferimento in relazione ad un impiegato - traduco - questo ex impiegato deceduto che non ha lavorato in fabbriche di produzione di PVC e questo dipendente della ICI, e Bennet parla, sta riferendo informazioni circa numerosi "several case" dice, numerosi di questi casi di esposizioni a basse dosi. Ecco, volevo chiedere se lei ha visto questa lettera e se ha trovato nella letteratura questi riferimenti a several case, numerosi casi di esposizioni a basse dosi e cosa intende per basse dosi lei.

RISPOSTA - Non ho esaminato la lettera di Bennet, quindi appena posso...

 

Avv. Aleggi: ci potrebbe essere un'opposizione a questa domanda, perché il documenti cui fa riferimento il Pubblico Ministero è depositato presso la sua segreteria.

 

DOMANDA - Ma l'ho detto, che non è agli atti del processo. E' un documento che fa parte di atti che sono noti alla Difesa...

 

Avv. Aleggi: Non sono ancora ufficialmente noti, né c'è stata la sua cortesia di depositarceli

.

DOMANDA - No, ufficialmente noti quando sono depositati, sono state fatte tranquillamente copie, io volevo chiedere se la conosceva poi, per carità, mica lo costringo a dire una cosa o l'altra. Poi chiedevo, comunque facevo riferimento al discorso delle basse dosi, non chiedevo...

 

Presidente: scusate, adesso per chiarire un attimo l'aspetto della possibilità di utilizzare questo documento, io volevo sapere questo Pubblico Ministero: è stato depositato come indagine integrativa del Pubblico Ministero, e con la comunicazione ai Difensori?

 

DOMANDA - Con gli avvisi a tutti i Difensori, e tutti i Difensori che volevano ne hanno fatto copia.

 

Presidente: allora a questo punto è un'indagine integrativa del Pubblico Ministero, il documento può essere utilizzato ai fini delle domande ed anche poi potrà essere eventualmente depositato. Non vedo quali sono le obiezioni sotto l'aspetto processuale, sinceramente.

 

Avv. Aleggi: Sotto l'aspetto processuale mi sembrava che non si trattasse di indagine integrativa ma si trattasse di quei documenti che sono strati preannunciati e cortesemente messi a disposizione dal Pubblico Ministero, ai fini di una contestazione suppletiva che sarebbe stata fatta più avanti; comunque se questa è una mia interpretazione il Tribunale ammetta la domanda, per carità, mi sembrava però che il documento...

 

Presidente: no, no, volevo anche io, cioè anche il Tribunale ha l'esigenza di capire a quali fini erano stati depositati, se il Pubblico Ministero ci dice che sono stati depositati e il deposito è stato regolarmente comunicato, insomma, ci viene da dire che siano documenti attinenti a indagine integrativa del Pubblico Ministero e quindi come tali utilizzati.

 

Avv. Aleggi: la domanda sottendeva anche una preoccupazione, almeno mia personale ed è questa, sono stati depositati mi sembra 47 faldoni di documenti, il 30 giugno, abbiamo avuto termine fino al 31 agosto per farne copia, faticosamente siamo riusciti a farlo, ed anche non abbiamo ancora avuto tempo di leggerli, questa è una di queste difficoltà, per cui può essere che fra qualche giorno ricompaiono altri documenti ed allora dovremmo metterci così, con un certo impegno a rileggerci tutto quello che è stato depositato il 30 giugno, grazie.

 

DOMANDA - Questo per la conoscenza del Tribunale, poi per carità non c'è problema, io dicevo se conosceva il documento, poi se non lo conosce ovviamente non si possono fare domande; comunque per la conoscenza del Tribunale in data 30 giugno '99 era stato mandato per il deposito presso la segreteria della Procura della Repubblica: "Trasmetto per il deposito n. 46 faldoni concernenti l'attività integrativa svolta relativamente al processo contro Cefis Eugenio e altri, contraddistinti come segue: A1, A2, dal B1 al B3 etc."; nel faldone A2 c'era questo documento 91, e quindi non c'è nessun problema a riporre la domanda un'altra volta però di per sé erano stati depositati, era stata fatta copia sicuramente, nell'immediatezza.

 

Presidente: comunque lei chiede l'ingresso adesso, nel fascicolo del dibattimento, di questo documento che lei ha acquisito come indagine integrativa?

 

DOMANDA - Io per completezza, siccome sono diversi documenti dovrò depositarli e chiedere l'acquisizione di tutti questi documenti.

 

Presidente: va bene, intanto io sto parlando di questo documento.

 

DOMANDA - Certo, e nel frattempo chiedo l'acquisizione di questo documento.

 

Presidente: ecco, rispetto a questo documento...

 

DOMANDA - E illustro.

 

Presidente: sì certo. Allora lo illustri, poi eventualmente Il professor Zocchetti, i Difensori etc. possono riservarsi di rispondere un'altra volta, se non ritengono di poter rispondere oggi perché non ne hanno avuto, diciamo, la disponibilità anche così, proprio direi fisica e la possibilità di conoscere questo documento e quindi di prepararsi ad un'eventuale domanda sul documento, questo è un altro problema.

 

DOMANDA - Allora, si tratta come risulta per altro dagli indici di questi faldoni che sono stati depositati, di atti in copia e tradotti dal procedimento penale numero 8/97 R.N.R. di cui è stato il passaggio, concernente una commissione rogatoria internazionale effettuata negli Stati Uniti d'America nel marzo del '99, sono stati acquisiti dei documenti in lingua inglese dei quali io ho disposto le traduzioni per ovvi motivi ed essendo numerose sono ancora in corso, le traduzioni che erano pronte al 30 giugno del '99 sono state depositate, tra queste c'era questo documento numero 91 del faldone A2, in questo momento intanto anticipo allora la richiesta di acquisizione ma l'avrei fatto oggi per tutto il resto.

 

Presidente: Va bene. Ci dica allora, questo documento che questione pone?

 

DOMANDA - Allora, si tratta di documento datato 21 marzo '89 a firma Bennet, che era il responsabile sanitario di sicurezza ambientale di ICI, la società inglese che tra l'altro è compartecipe con ENICHEM... Italia, questa lettera è stata inviata il 21 marzo '89 al dottor Piece, director dei servizi di salute e protezione della società statunitense Goodrich, questo documento l'ho recuperato ovviamente negli Stati Uniti, perché poi nel corso di una successiva rogatoria l'ho cercato in Inghilterra ma lì era sparito. Questo documento fa riferimento a questo caso di decesso di un ex impiegato della fabbrica ICI che era deceduto per angiosarcoma che però non lavorava in questa fabbrica di produzione del PVC, e poi continua il dottor Bennet dicendo, in vista di un incontro che avrebbe effettuato di lì a poco come un effetti si verificò, negli Stati Uniti, dice: "Ho ricevuto informazioni circa numerosi casi di queste esposizioni a bassi livelli" poi continua ma questo era il concetto fondamentale, quindi several case di esposizioni a basso livello. Ecco, la domanda era se conosceva il documento e l'ingegner Zocchetti diceva di no, il discorso più generale era se ha avuto modo di vedere documentazione, visto che è consulente anche di ENICHEM e quindi dovrebbe essere anche collegata ad ICI per i motivi che dicevo, sia documenti sia studi sulle basse dosi.

 

Presidente: ecco, se lei ritiene di dare una risposta la può dare, poi adesso a prescindere da quello che è il contenuto e la valutazione che si può dare del documento.

RISPOSTA - Non conosco il documento però credo di avere degli argomenti dalla letteratura per rispondere alla domanda che mi è stata posta. E risponderei in questo modo: in letteratura non ci sono articoli che riportano frasi simili a quelle riportate da Bennet nella sua lettera, cioè non ci sono articoli che dicono: "Abbiamo riscontrato parecchi casi" dove quel "parecchi" e non molti voglio dire, adesso senza stare a distinguere sugli aggettivi, in ogni caso non ci sono articoli in letteratura che dicono: "Stiamo riscontrando parecchi casi di angiosarcomi insorti in soggetti che hanno avuto una bassa esposizione a cloruro di vinile"; l'unico articolo che fa questo tipo di osservazione è l'articolo che è già stato citato, sia nella mia consulenza precedente ma da altri consulenti all'interno di questo processo, l'articolo di Brady del '97 in cui vengono considerati 5 casi di angiosarcoma del fegato insorti in cittadini statunitensi che abitavano in aree non lontane da insediamenti produttivi dove c'era una fabbrica di CVM e l'articolo fa l'ipotesi che questi cinque casi possano essere attribuiti a un'esposizione non lavorativa a cloruro di vinile. Questo per quello che risulta dalla mia lettura della letteratura è l'unico lavoro che riporta indicazioni di parecchi, in questo caso sarebbe cinque casi del '77. Bene, io ho dedicato un capitolo intero di questa memoria, in particolare il capitolo 7, proprio per discutere questo articolo di Brady, perché è l'unico articolo in letteratura che sostiene questa ipotesi, è un articolo ripeto del '77, è l'unico articolo che sostiene questa ipotesi, non ve ne sono altri, di conseguenza meritava un commento di dettaglio e il mio commento è di questo genere: innanzitutto ho proposto tutti gli articoli che hanno parlato o discusso, diciamo la potenziale esposizione di tipo ambientale al CVM, ne ho proposti 6 insieme a quello di Brady, ... del '76, Salic del '76, Brady del '77, Buster del '77, e questi sono dei veri e propri studi. Poi un commento di Dole nell'88, non è uno studio, è una valutazione sua degli articoli prodotti, ed uno studio del '97 di Elliot, non li ripeto perché sono già contenuti all'interno della memoria. Bene, alla luce di questa bibliografica esaminata emerge che sono solo sei i casi in tutta la letteratura epidemiologica disponibile sull'angiosarcoma del fegato, in cui sono stati messi in correlazione, è stata messa in correlazione l'insorgenza di angiosarcomi con l'esposizione ambientale a CVM, di questi sei casi due poi sono stati dai vari autori in un certo senso depennati, in particolare perché non avevano requisiti di latenza, i quattro rimanenti - che sono tutti dell'articolo di Brady - sono tutti occorsi in donne, segnalati nel '77 lo ripeto ancora, in un unico studio che è quello di Brady, in una sola area geografica nonostante le aree con stabilimenti di produzione del cloruro di vinile siano molte in tutte le parti del mondo. Bene, nessun altro studio ha proposto o suggerito questo tipo di ipotesi, nessun'altra descrizione di gruppi o di singoli casi è stata in grado di mettere in relazione qualcuno dei casi con un'eventuale esposizione di origine ambientale a CVM. Un altro problema è costituito dalle donne, le donne costituiscono un gruppo particolare per quanto riguarda l'angiosarcoma, devo anticipare che in uno dei capitoli precedenti sempre di questa consulenza che ho proposto, e così tocco anche un altro aspetto della domanda che aveva fatto il Pubblico Ministero e cioè il fatto di un ex impiegato con angiosarcoma, in un altro capitolo di questa mia memoria ho discusso il problema della diagnosi, della difficoltà della diagnosi di angiosarcoma e in un terzo capitolo ho discusso il problema delle cause possibili dell'angiosarcoma, i fattori eziologici diciamo così, le correlazioni proposte per quanto riguarda l'angiosarcoma. Allora, mi ha sorpreso nella letteratura perché devo dire che sinceramente non me l'aspettavo, ma circa l'80 per cento dei casi di angiosarcoma, quelli per lo meno indicati dagli articoli che ho potuto esaminare, non riconosce una eziologica definita, non si sa cosa l'ha provocato, non si sa qual è la causa, il 20 per cento di cui si conosce la causa fa riferimento in generale a cloruro di vinile, arsenico, torio e ad altri piccoli fattori, in generale attribuiti ad un caso qua e là in modo sporadico. Cioè il messaggio importante che emerge è che per circa... perché poi è difficile fare queste valutazioni perché non tutti i casi vengono evidentemente esaminati e la bibliografica rappresenta sempre una sintesi che può essere a volte troppo carica di certi aspetti, a volte troppo povera di altri aspetti, di conseguenza queste stime vanno sempre prese un po' con beneficio di inventario. Potremmo dire tra il 20 e il 30 % dei casi di angiosarcoma ha una eziologia, ammette una causa probabilmente definita, il 70 - 80 % degli angiosarcomi non ha una causa definita. Allora, fare la associazione angiosarcoma - esposizione quando l'80 % degli angiosarcomi non ha una causa definita, primo aspetto; secondo aspetto: la grande difficoltà nella diagnosi di angiosarcoma, ho portato l'esempio di due studi, il più importante è quello di Buster, ha messo insieme quattro anatomopatologi che hanno esaminato i reperti istologici della casistica che lui aveva raccolto, 36 soggetti dei 47 esaminati, di questi 36 alla luce del materiale esaminato da questo... di patologi, 14 sono stati giudicati angiosarcomi, 7 dubbi: vuol dire che poteva esserci una diagnosi anche differente dall'angiosarcoma compatibile con il materiale che c'era, ma soprattutto 12 sono stati giudicati certi non angiosarcomi. Il che vuol dire che il 33 % delle diagnosi di angiosarcoma fatte su materiale istologico, non solo sul certificato di morte, sono risultate alla luce dell'analisi di questi anatomopatologi errata. Buster è uno studio del '77, prendo l'altro estremo, Elliot, uno studio nuovo del '97 invece, ha fatto la stessa analisi e ha trovato 11 casi confermati di angiosarcoma... scusate, 11 casi non confermati di angiosarcoma contro i 27 di cui aveva il materiale istologico, vale a dire siamo al 40 % di casi non confermati. Allora, ci troviamo quindi di fronte a questo tipo di problematica, una diagnosi che non sappiamo quanto è certa, ma che di sicuro ha un notevole margine di errore, e per fare vedere che questo non è solo un problema di letteratura vorrei portare il caso di Zaninello; Zaninello in questo processo ad un primo esame istologico era stato giudicato angiosarcoma, ad un secondo esame istologico tre mesi più tardi è stato giudicato invece un epatocarcinoma e alla diagnosi autoptica è stato giudicato epatocarcinoma, e questo dimostra quindi anche proprio la difficoltà che c'è nel condurre questo tipo di analisi, questo tipo di diagnosi, vale a dire che quelle certezze che abbiamo e un certo angiosarcoma è associato certamente a una data esposizione, finiscono evidentemente con l'avere una base piuttosto poco solida. Bene, io ho argomentato intorno a questi argomenti, adesso evidentemente è inutile che ripeto le considerazioni che sono sulla memoria, ho cercato solo...

DOMANDA - Su quest'ultimo punto, lei sa quando si è cominciato a parlare di angiosarcomi da CVM, in particolare fine '73, inizio '74 stante proprio la difficoltà di queste diagnosi, come i medici, gli specialisti della Goodrich in particolare siamo andati a riesumare, a tirar fuori dei casi di decessi perché patologie del fegato, anche non tumori primitivi del fegato quindi non epatocarcinomi, l'abbiano individuati angiosarcomi del fegato ex post. Quindi vuol dire che c'è una sottovalutazione caso mai, di questi casi. Questo è un dato che dicono quelli della Goodrich, ecco.

RISPOSTA - Allora, l'angiosarcoma sostanzialmente, è emerso anche diverse volte in questo processo , è un tumore molto raro, ho detto che è un tumore che ha una diagnosi molto difficile, per lo meno il disaccordo anche tra gli anatomopatologi...

DOMANDA - Su questo siamo tutti d'accordo.

RISPOSTA - Non c'è nessuno che sia in grado di giudicare se ci sia una sottostima, piuttosto che una sovrastima di segnalazione dei casi di angiosarcomi, nessuno in letteratura l'ha segnalato, nessuno ha in mano elementi per dire che c'è piuttosto che non c'è una sottostima di angiosarcomi. Certamente c'è stata una notevole attenzione alla patologia da quando Crich e Jhonson hanno segnalato gli angiosarcomi nel cloruro di vinile, quindi sicuramente c'è stato da parte di chi ha visto lavoratori, o di chi lavorava con il CVM, sicuramente può essere stato indotto a pensare che ce ne siano di più piuttosto che di meno per il fatto che il CVM sicuramente ha portato all'attenzione della comunità scientifica un argomento che fino a quel momento era sostanzialmente un argomento negletto.

DOMANDA - Non è teoria, è che li hanno trovati, quelli della Goodrich, andando indietro a vedere i morti in fabbriche di CVM poi hanno visto che in effetti non era un'epatopatia ma un angiosarcoma, proprio per queste difficoltà nessuno ci pensava.

RISPOSTA - Certo, la mia osservazione è che sicuramente ci sono stati casi di angiosarcoma che sono stati indicati e valutati negli studi epidemiologici come angiosarcomi e non lo erano, analogamente ci possono essere stati casi che erano stati giudicati diversamente, non necessariamente solo tumori del fegato, anche magari altri tipi di patologie visto che l'angiosarcoma ha alla natura vascolare che può interessare altre zone, altre aree, non solamente il fegato, che dovevano essere giudicati come angiosarcomi; la mia osservazione è questa: non esiste in letteratura nessuna - dico nessuna - indicazione che permetta di dire se ne stiamo contando di più o di meno del vero.

DOMANDA - Un'ultima domanda le volevo fare. Volevo chiedere se lei era a conoscenza di un'analisi che era stata effettuata in Egitto degli effetti dell'alterazione del DNA isolato dai linfociti del sangue periferico nei laboratori di una fabbrica di cloruro di vinile, esposti a dosi inferiori ai 5 ppm.

RISPOSTA - No, non lo conosco.

 

AVVOCATO BOSCOLO RIZZO

 

DOMANDA - Quando lei prima ha fatto riferimento al caso di Zaniello Silvio e alle due diverse diagnosi, lei ha a mente una revisione di vetrini sullo stesso prelievo o due diversi esami istologici?

RISPOSTA - Credo, io ho solamente avuto modo di guardare la documentazione che è agli atti, credo siano due differenti esami.

DOMANDA - Credo ma non è certo, potrebbe anche essere una revisione?

RISPOSTA - Non sono certo nel senso che non è la mia competenza, di conseguenza...

DOMANDA - Basta così, grazie.

 

Presidente: va bene, andremo a vedere. Ci sono altre domande? Prego.

 

AVVOCATO STELLA

 

DOMANDA - Le risulta che questa difficoltà di diagnosi ci sia anche per altri tipi tumori? In altre parole, è possibile parlare di un tasso di errore nella diagnosi anche di altri tumori?

RISPOSTA - Il problema dell'accuratezza della diagnosi è un problema che ha una letteratura credo immensa, enorme, se noi scandagliamo una banca dati classica tipo med-line troviamo migliaia e migliaia di voci; io ho provato a farlo per gli ultimi tre anni, dal '96 al '98, ho provato a vedere quanti articoli parlavano di accuratezza diagnostica in relazione però a soggetti morti, quindi ho esaminato solamente questi due aspetti, non l'accuratezza diagnostica in genere. Ci doveva essere poi la morte in qualche modo del soggetto, e solo in questi tre anni ho trovato 223 lavori, il che dà l'idea di quanto è grande la dimensione del problema. Naturalmente questi lavori riguardano tantissime patologie, riguardano i tumori, riguardano le malattie cardiocircolatorie, riguardano le malattie respiratorie e così via. Riguardano patologie frequenti, riguardano le patologie rare, riguardano un po' di tutto; se noi andiamo a guardare le considerazioni che vengono fatte - non ho preparato una memoria su questo, quindi per il momento cito solamente a braccio, se noi andiamo a guardare le indicazioni che i vari autori hanno riportato, riportato un tasso di accuratezza, il professor Stella chiama errore, potremmo considerare errore di fatto una diagnosi...

DOMANDA - La Corte Suprema degli Stati Uniti lo chiama tasso di errore.

RISPOSTA - Bene, allora, questo tasso di errore, fra i vari autori e nelle differenti patologie, va da un 5% dei più, mettiamo così, 5-10% nei casi più favorevoli, ad un 60-70% nei casi più problematici, e valori intorno al 30-40% non sono frequenti, ma sono frequentissimi. Allora io vorrei citare, perché può essere utile, il caso non dell'angiosarcoma, di cui ho già parlato, ma di un tumore simile all'angiosarcoma, per la sua rarità, il mesotelioma. Il dottor Comba, che avete già avuto modo di sentire diverse volte, e quindi di cui conoscete molto bene l'attività, ha pubblicato recentemente nel 96 un articolo proprio sul mesotelioma, dicendo che il 25% delle diagnosi di mesotelioma erano errate; ha analizzato 500 - adesso non ricordo più esattamente il numero, comunque all'incirca 500 autopsie, 500 soggetti sul problema del mesotelioma, e in un caso su quattro la diagnosi è risultata errata. Questo significa che il problema dell’accuratezza diagnostica, e quindi dell'errore nella diagnosi, è un problema assolutamente diffuso, diciamo che può essere più o meno rilevante nelle varie patologie, dicevo, magari il tumore può essere una patologia che si assesta più sul 20-30%, l'asma piuttosto che la malattia cardiocircolatoria, voglio dire, possono essere magari più sul 50-60%, però certamente il tasso di errore è discretamente rilevante, mi pare che il 20-25 o 30% di errore nella diagnosi possa essere una cifra piuttosto rilevante. Devo anche dire che normalmente negli studi epidemiologici correnti questa cifra non viene riportata, per esempio in tutti gli studi che ho esaminato sul cloruro di vinile, e che ho presentato nella memoria precedente, nessuno ha indicato l'accuratezza diagnostica delle diagnosi che aveva fatto; bisogna invece, per saperlo, andare a cercare degli studi apposta sull'accuratezza diagnostica.

DOMANDA - La seconda domanda era questa, lei è un epidemiologo, quindi ha seguito l'indagine dei consulenti del Pubblico Ministero su Porto Marghera; bene, questa indagine, soprattutto indagini Comba e Pirastu, lei non è un medico ma forse sa rispondere alla mia domanda, su cosa si basava, su diagnosi fatte su cartelle cliniche, su diagnosi autoptiche, o su diagnosi istologiche, in ogni caso questa indagine epidemiologica, questa su Porto Marghera ha dichiarato il proprio tasso di errore?

RISPOSTA - L'indagine di Marghera è chiaramente un'indagine di mortalità, di conseguenza la base dell'informazione sulla malattia è il certificato di morte. Per alcune patologie in particolare, è stata effettuata un'operazione cosiddetta di best evidence, vale a dire che si è andati, in un certo senso, alla ricerca del materiale integrativo disponibile per, diciamo tra virgolette, lo scopo era quello di migliorare la conoscenza della diagnosi riportata. Ci sono due osservazioni da fare. La prima, questa analisi di best evidence, non è stata fatta su tutte le cause di morte, ma solo su un sottogruppo, quindi in un certo senso è come se avesse evidenziato solo una parte del problema trascurandone un'altra. In secondo luogo, questa indagine di best evidence, ha messo in evidenza che c'è sicuramente una discordanza tra fonti informative, ci sono tabelle allegate alle relazioni che fanno vedere come un soggetto che poteva avere una certa diagnosi sul certificato di morte, risultava averne un'altra attraverso la documentazione clinica e viceversa, c'è stato uno spostamento da tumori a non tumori e da non tumori a tumori.

DOMANDA - Mi perdoni, cioè c'erano esami autoptici, c'erano esami istologici, si o no? Alla base di queste indagini.

RISPOSTA - Sicuramente qualche caso passato al vaglio della cosiddetta best evidence è stato esaminato anche attraverso il materiale istologico o autoptico che c'era, qualche caso certamente, non è stata fatta invece un'indagine esaustiva sul materiale autoptico o sul materiale istologico. Quindi qualche caso sicuramente è stato spostato da una diagnosi all'altra, perché è stato esaminato anche del materiale autoptico.

DOMANDA - Quindi questo vuol dire che la maggior parte dei casi, la stragrande maggioranza....

RISPOSTA - Vi erano certificati di morte. E l'ultima, ho dimenticato, lei mi ha chiesto anche se è stato indicato il tasso di errore all'interno di questa indagine, non è stato indicato, lo ripeto, non è stato indicato in nessuna delle precedenti indagini epidemiologiche, che ho esaminato.

DOMANDA - Lei ha parlato prima di tasso di errore degli esami istologici rispetto ai risultati autoptici o dei risultati istologici sottoposti a una revisione, ma un tasso di errore per i certificati di morte e successivi esami siamo in grado di enunciarlo oppure no?

RISPOSTA - Quando io prima ho fatto questo esempio di stime del 5% - 10% nei casi più favorevoli, del 60% - 70% nelle casi più problematici ho mischiato evidentemente tutti i tipi di confronti, che sono stati fatti, cioè questo non è il confronto tra anatomo-patologi, che vanno o non vanno d'accordo sullo stesso materiale istologico, è quello che emerge in generale dall'analisi di accuratezza diagnostica di chi ha fatto dei confronti. A volte i confronti sono stati fatti, autopsia contro certificato di morte, a volte materiale istologico entro un panel di patologi, a volte istologia contro... cioè esiste un'ampia varietà di casistiche per quello che c'è anche un'ampia varietà di risultati.

DOMANDA - Quindi lei non è in grado di dire in generale qual è il tasso di errore tra i certificati di morte e gli esami autoptici o istologici? Il raffronto... Ci sono dati di letteratura, che parla di tasso di errore rispetto alle autopsie e agli esami istologici delle pure diagnosi fatte, espresse nelle cartelle cliniche e nei certificati di morte, che va dal 39% al 70%, lo dice (Federphil) nel suo saggio sull'errore e cita anche le pubblicazioni?

RISPOSTA - Io sono stato, diciamo, un po' più moderato, mettiamolo così, rispetto al professor (Federphil) e ho dato delle indicazioni del 5% - 10% nei casi più favorevoli o facili fino al 60% - 70% nei casi problematici, dopodichè ho presentato l'esempio del mesotelioma perché mi sembrava abbastanza vicino ai casi, che si discutevano qua e lo studio di Comba è proprio un confronto, per quello che mi risulta, tra certificato di molte e diagnosi autoptica con il 25% di errore.

Pubblico Ministero: Il tasso di errore può essere in positivo o in negativo?

RISPOSTA - Certamente.

Pubblico Ministero: E` per questo che non viene indicato mai?

RISPOSTA - Certamente. E` possibile sbagliare facendo una diagnosi ed è un'altra, ed è possibile anche sbagliare, dicendo che non è un mesotelioma quando è un mesotelioma, certamente. Non è detto che i due tassi siano esattamente uguali o che il positivo e il negativo siano la stessa cosa.

DOMANDA - E` sempre tasso di errore.

RISPOSTA - E` sempre tasso di errore, certamente, bisogna stare soprattutto molto attenti quando si mettono insieme le due perché la diagnosi è una parte del problema, l'esposizione poi è un'altra parte del problema, bisogna che le due poi debbano essere messe in relazione tra di loro. Quindi è chiaro che se io mi sclassifico, sbaglio a classificare la diagnosi da una parte e dall'altra posso anche sbagliare a classificare l'esposizione evidentemente, non è che allora mettendolo insieme le ho aggiustate perché sbagliando un po' di qua e sbagliando un po' di là ho fatto cosa giusta, ho fatto due cose sbagliate eventualmente.

 

AVVOCATO VASSALLO

 

DOMANDA - Lei ha sentito oggi cosa ha detto l'ingegner Carrara, quando lei cita per esempio quell'articolo di Brady del '77, ci sono studi che collegano questo tipo di morti non derivanti da lavoratori di CVM con l'impiantistica? L'impianto, a cui fa riferimento Brady, lei ha idea di come era fatto?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Se era fatto con un sistema vecchio (Grudic), se era fatto con un sistema più recente?

RISPOSTA - L'articolo non riporta il tipo di impianto, dice solamente che questi signori, cinque donne in particolare, abitavano in una zona molto industrializzata con presenza di diversi tipi di fabbriche, quindi di potenziali esposizioni a molte cose, ed una fabbrica di cloruro di vinile.

DOMANDA - Quindi non sappiamo qual era il limite di emanazione di cloruro di venile in quella fabbrica? Poteva anche essere rientrante nei limiti previsti...?

RISPOSTA - Non è indicato, perlomeno nell'articolo.

Avvocato Stella: Lei doveva depositare un aggiornamento della sua relazione, anche?

RISPOSTA - Signor Presidente, io ho preparato un aggiornamento della mia precedente memoria, tutta la letteratura epidemiologica sul cloruro di vinile perché dopo la presentazione della mia memoria sono usciti due lavori importanti, uno è un lavoro di Pirastu, Comba e colleghi, pubblicato su "Epidemiologia e prevenzione" nel '98 e l'altro è un lavoro fatto da (... Epidemiology), il primo autore (Munt) che hanno fatto una nuova analisi dei loro studi precedenti e ho ritenuto utile, perché ritengo che siano i due studi sufficientemente informativi, preparare una memoria aggiuntiva, che completa, quindi legge questi due studi, li interpreta e li aggiunge ai precedenti. Ho preparato anche le schede, come avevo fatto in precedenza, degli studi e la depositerei.

Presidente: Allora è acquisita questa consulenza integrativa, attraverso le integrazioni non so dove arriveremo, comunque intanto... per oggi resta fissato l'esame dei consulenti Montedison, ci rivediamo alle ore 15.00. Possiamo riprendere. Allora, se vogliono accomodarsi i consulenti delle Difese.

 

Avvocato Alessandri: oggi comincia il professor Pasquon, impegnerà qualche udienza, anche se cercheremo di contenere al massimo la sua esposizione. Anticipo subito che dovrà toccare dei temi, che in parte sono stati già evidentemente toccati, il tentativo che cerchiamo di perseguire è quello però di fornire al Tribunale un quadro complessivo e sistematico degli impianti, della loro evoluzione, delle modifiche, che sono state fatte nel tempo, possibilmente, seppure su una base di una documentazione, che certamente ha delle lacune, in modo sistematico e completo. Anticipo subito che certamente la documentazione, che abbiamo esaminato, che è stata esaminata dai consulenti è quella agli atti, è quella sequestrata e depositata, non ce ne è di aggiuntiva da parte nostra e mostra evidentissime lacune, sulle quali torneranno i consulenti. Quindi evidentemente è uno sforzo ricostruttivo che sconta delle inevitabili imprecisioni e inesattezze, ma il tentativo è proprio quello di fornire una valutazione complessiva della storia di questo impianto dal 1970 fino a quando l'ha gestito Montedison. Quindi il professor Pasquon inizierà oggi con un'introduzione di carattere generale su alcuni temi, che sono ricorrenti, e quindi come al solito li trattiamo una volta per tutte, e immediatamente dopo della struttura dei singoli reparti e soprattutto delle modifiche, che sono state apportate ai reparti nel tempo, quelle modifiche impiantistiche delle quali si è parlato, ma a nostro avviso si è parlato finora soltanto in modo episodico e al di fuori di una esposizione continuativa nel tempo, e dei risultati che sono stati ottenuti

 

Presidente: allora, se vuole accomodarsi, professore.

 

 

DEPOSIZIONE CONSULENTE

DR. PASQUON ITALO

 

Presidente: se vuole esporre qual è il tema su cui lei...

 

RISPOSTA - Sì, volevo aggiungere...

 

Avvocato Alessandri: scusi, professore, se la interrompo, volevo soltanto che si presentasse al Tribunale.

 

Presidente: non solo con il nome e il cognome, ma anche con le sue qualifiche...

 

RISPOSTA - Sono professore di chimica industriale al Politecnico di Milano dal 1956, mi sono occupato nella mia carriera scientifica di polimerizzazioni, di catalisi, di processi industriali, sono autore di 7 volumi, sei più uno, di documenti di chimica industriale, di circa 300 tra pubblicazioni e brevetti di varie monografie... su testi internazionali, ho avuto vari riconoscimenti nazionali ed internazionali e per non tediare oltre il Tribunale consegnerei una copia di questo mio curriculum. Allora, la mia esposizione consta di più parti, oggi riterrei opportuno presentare una parte introduttiva, che riprende vari argomenti, che sono stati toccati nelle udienze, che ho seguito, principalmente per riquadrare il problema oggetto di questo dibattimento e per correggere anche alcune informazioni o impressioni, che sono state date, secondo me, in modo non del tutto esatto. Allora, questa prima parte riguarda informazioni di carattere generale su CVM, dicloroetano, PVC, generalità, metodi di produzione, caratteristiche e impieghi. Allora, un'altra precisazione, in questi lucidi, in questi trasparenti vengono indicate delle date, ne vediamo qui una, 1954, primi reparti per la produzione di cloro, soda caustica e idrogeno da cloruro di sodio ed acqua, di acetilene da carburo di calcio e successivamente da metano ed ossigeno, separato questo dall'aria liquida, CVM da acetilene ed acido cloridrico, PVC da CVM. Ora, queste date io le ho ricavate dal materiale, che avevo a disposizione, nei documenti, che ho consultato, non sempre queste date sono uguali tra di loro, quindi ci possono essere vari errori, con riferimento non tanto a questa prima data, ma quanto a quelle che vedremo più avanti. Ora ritenevo opportuno partire dalle origini per chiarire appunto meglio l'evoluzione di questa situazione di Porto Marghera con riferimento anche alle conoscenze tecnologiche e a una situazione internazionale. Allora, stiamo parlando di PVC, perché il PVC? Le prime produzioni su scala industriale del PVC risalgono agli anni '30, all'inizio degli anni '30, in Germania, prima produzione dall'allora (Igefaben), oggi divisa in... la più grande industria chimica a livello mondiale e negli Stati Uniti la..., che sono anch'esse tra le più grandi industrie chimiche statunitensi. Perché appunto sin da allora il PVC è stato prodotto e poi preparato in grandi quantità? Perché è un prodotto con ottime qualità, che ha come versatilità di impieghi, all'epoca e fino agli anni '60 almeno, agli anni '70, non c'era nessuna controindicazione sul suo impiego e neppure sull'impiego del CVM, all'epoca ed ancora oggi sostitutivo di materiali quali cartone, la carta, il metallo, come il piombo per esempio, e questo giustifica il fatto che da allora, dagli anni '30, e soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale, il PVC è diventato uno dei prodotti chimici più importanti di tutta l'industria chimica mondiale con un'evoluzione della produzione, qui ho riportato solo due paesi significativi anche, rappresentativi su azioni diverse, produzione di materie plastiche dal '54 al '70 in Germania Occidentale... depurato lasciando soltanto il PVC e le poliolefine. Le poliolefine allora, almeno fino al 1960, era esclusivamente polietilene e la linea in basso, quella più scura, quella sopra, tratteggiata, riguarda appunto il PVC. Si vede che da metà degli anni '50, la produzione è passata da 100 mila tonnellate in Germania, per arrivare a circa 700 mila nel '70, questa produzione è ulteriormente aumentata negli anni successivi. Negli Stati Uniti abbiamo ancora un confronto tra i due tipi di polimeri precedenti, poliolefine e PVC, vediamo che anche negli Stati Uniti la produzione di PVC verso la fine degli anni '50 era di 250 mila tonnellate, negli anni '70 è passata a 1 milione e 600 mila tonnellate, quindi un incremento enorme. Il polietilene negli Stati Uniti è decisamente al di sopra del PVC rispetto a quanto abbiamo visto prima per la Germania. Le ragioni sono almeno due, il polietilene è nato nel '39 in Gran Bretagna, processi di polimerizzazione appunto dell'etilene, un processo molto peculiare perché lavora a circa 2000 atmosfere di pressione e durante tutta la Guerra questo prodotto fu tenuto come segreto militare, perché era utilizzato dagli Alleati per fare i radar. I Tedeschi non avevano il polietilene, solo verso la fine della Guerra sono riusciti a fare i radar, questa è una delle ragioni per le quali il polietilene negli Stati Uniti... diagrammi simili, che adesso non riporto per brevità, vediamo che la Gran Bretagna per quanto riguarda le pressioni relative. L'altra ragione è che per fare il polietilene serve l'etilene, ora in Europa, come vedremo, di etilene ce ne era poco, negli Stati Uniti moltissimo, per le ragioni che dirò più avanti, questo giustifica questa differenza di posizioni. Però si vede che allora, ripeto, negli Stati Uniti, in Germania si presenta la stessa situazione... relativi si vedono per la Francia, per la Gran Bretagna, per il Giappone, che sono i paesi più industrializzati, e per questo li ho citati. Quale era la situazione allora in Italia? Ora, in Italia... qui ho riportato soltanto tre tipi di prodotti, che sono i più conosciuti, polietilene, quello di prima, resine viniliche, eccezionalmente il PVC, e in mezzo ho messo il polistireno o polistorolo, che dir si voglia... importanza. Vediamo che anche in Italia tra il '60 e il '72 c'è stato un fortissimo incremento di produzione di polietilene per un'altra ragione ancora, perché nel 1955 è stato scoperto in Germania un nuovo processo per fare il polietilene, il cosiddetto processo (Ziglerwass) pressione, che non lavora più a 2000 atmosfere, ma a pressione di qualche atmosfera. Quindi c'è stato un enorme incremento di produzione, anche per questa ragione. Ed anche perché, a partire dagli anni '60, anche in Europa vi è stata disponibilità di etilene per ragioni, che vedremo poi. Le resine viniliche, cioè PVC essenzialmente, dal '60 al '70 sono passate da 130 mila tonnellate fino a 500 - 600 mila, quindi un aumento di circa di 5 volte, ma inferiore di quanto abbiamo evidenziato prima per gli altri paesi. Ora, ho voluto riportare questi dati, è una premessa fatta in merito alla natura e all'impiego del PVC, per giustificare le ragioni per le quali anche in Italia si produceva PVC e tutti i paesi industrializzati producevano PVC in grande quantità. In Italia sappiamo che la produzione di PVC è stata fatta, e stiamo parlando di Marghera, ma anche altre aziende... avevano produzione di PVC dal '70 in avanti. Quest'altro lucido riporta i prodotti chimici più importanti a livello mondiale da un punto di vista economico, insomma, e a destra sono indicate le produzioni a livello mondiale. Sono dati del '92 questi, non sono molto cambiati da allora, sono prodotti i cui nomi sono noti, penso, a tutti, l'acido solforico, l'ammoniaca, il polietilene, che abbiamo visto prima, il PVC appunto, il polipropilene, sul quale ritornerò tra poco, il polietilene P e T, che sono delle... e le fibre come il poliestere, il nylon. Il PVC in questo elenco occupa il quarto posto a livello mondiale, per dire che ancora oggi è un prodotto di enorme importanza a livello dell'economia nazionale. Il PVC, date le quantità elevate che vengono prodotte, anche in Italia, ha delle notevoli ricadute da un punto di vista occupazionali, le aveva e le ha tuttora, gli addetti alla produzione si valuti intorno, e parlo degli anni '80 - '85, attorno alle 6000 persone, gli addetti alla trasformazione circa 30 mila, le aziende interessate a livello nazionale, però con semplice trasformazione... circa 1500... e anche questi, direi, l'importanza... l'importanza di questo prodotto. Ecco, ciò premesso volevo aprire una parentesi con riferimento a delle affermazioni fatte nel corso di un'udienza, per la precisione del primo giugno '99, fatta dal professor Rindone, mi pare, un professore di chimica organica, il quale - leggo a pagina 18 del verbale di udienza - lui presenta un... ha proiettato un documento, che io lo... però dice: un documento pubblicato sulla chimica e l'industria nel '98... della crescita, e sto leggendo, si parla della crescita del... nel '98 - '99... che dopo l'ho reperito su una rivista ben conosciuta, l'ho riprodotto in modo penso leggibile e lo vorrei commentare. Allora, leggo: quella freccia, che ho messo, su un certo istogramma dalla parte destra sono istogrammi positivi, sono le plastiche e le resine, che il terzo istogramma dall'alto, dove si vede che c'è qualcosa di positivo, ma che cos'è questo positivo? Non è stato detto in modo chiaro, è la crescita da un anno all'altro, ecco, è la crescita nel '98 e nel '99 e continua. Quindi il settore materie plastiche e delle resine in Italia guadagna, guadagna ancora adesso nel '98 e nel '99, che sono anni in cui la crisi economica del Sud-Est asiatico ha creato da parte di quei paesi forte consumazione di materie plastiche, ma c'è la contrazione della domanda, ciò nonostante l'Italia guadagna. Non è a caso invece nelle parti superiori di quel grafico dove si parla di organici di base, che è il primo in alto, ed inorganici, perché appaiono nella parte sinistra, perché l'Italia per la verità non ha mai guadagnato con la chimica di base, ha fatto un errore secondo me 25 anni fa puntando sulla chimica di base, e questa è una delle tantissime dimostrazioni che quella era una scommessa sbagliata, allora puntare su dei settori su cui c'era spazio commerciale. Quindi la conclusione della lettura di questi..., che l’industria, che prepara plastiche e resine, è un'industria attiva e che quindi avere la potenzialità di investimento per migliorare gli impianti e quant'altro necessario per affrontare l'obiettivo dell'ecologia industriale. Su questa affermazione, vorrei fare delle osservazioni: primo luogo, quell'incremento che c'è stato nel '98 e nel '99 di plastiche e di resina, incremento di produzione, non è certo, non evidenzia di certo un incremento di utile per le aziende, inoltre quelle plastiche, che sono cresciute in quegli anni, non riguarda il PVC, riguarda il polipropilene, sul quale ritornerò poi. Il polipropilene in Italia è prodotto da un'azienda che non produce PVC e viceversa chi produce PVC non produce il polipropilene. Quindi direi che questa conclusione, che ho letto qui, non è molto rilevante. La seconda è questa, questo è un dato del '98, del '99, quindi riportarli, se si voleva dire con queste, nel '70 la Montedison, nel '75, nell'80 guadagnava sulle plastiche e quindi doveva investire mi sembra un po' fuori luogo. Se poi si va a vedere nella realtà, i dati li ho presenti nella mente, ma potremmo produrli, l'andamento delle produzioni di PVC a Porto Marghera nella prima metà degli anni '70 si vede delle variazioni in positivo o in negativo molto forti, qui dovremmo concludere che negli anni, in cui c'è stata una riduzione sensibile della produzione, c'è stata una perdita, io non voglio concludere in questo. Poi mi sembra tutto contraddittorio quando si dice: sono settori nei quali non conviene investire, però si guadagna, insomma, non è molto coerente. Un altro errore è questo, l'Italia, cioè, l'industria chimica italiana poi non era prevalentemente Montecatini, guadagnava e come a livello mondiale, su che cosa? Sui fertilizzanti, che è proprio quella colonna più lunga a sinistra. Oggi molti impianti sono stati chiusi, ma questo non significa che chi fa ancora fertilizzanti lavori in perdita, quindi sono considerazioni, mi sembra, del tutto fuori luogo. Ora forse può essere utile, non credo, almeno, immagino che questo non abbia molta rilevanza ai fini in questa sede, ma se vogliamo vedere l'andamento del bilancio commerciale italiano dal '70 all'85, e qui ho riportato il valore in lire, in miliardi di lire, rivalutato all'85, vediamo che la bilancia commerciale italiana nel settore chimico è fortemente negativa, siamo allora a 5000 mila miliardi, anni di deficit, ed oggi siamo scesi a valori ancora più bassi, ma quando pensiamo a quel periodo è un po' quello considerato. Se vogliamo fare un confronto con altri paesi vediamo che l'Italia ha il primato tra tutti i paesi industrializzati, il saldo del bilancio commerciale in miliardi di Ecu, dall'80 al '96 per l'Italia è decisamente negativo, poi troviamo la Spagna sopra e tutti gli altri paesi industrializzati sono nettamente in positivo. Quindi, cosa riguardano questi saldi, quali prodotti? Qui ho riportato dei dati abbastanza recenti, del 92, per far vedere che adesso, a maggior ragione in questi ultimi anni, il saldo della bilancia commerciale per tutti i prodotti qui elencati, materie plastiche in testa, seguite dai farmaceutici, dagli organici... da ausiliari per l'industria, da organici in base intermedie, materiale sensibile, cioè materiale fotografico, coloranti inorganici, cosmetici, fertilizzante, è tutto negativo. Ripeto, questo può non avere alcuna rilevanza in questa sede, ma credo che consente di inquadrare meglio il problema dell'industria chimica e di quanto è stato detto in quell'occasione. Adesso ritorniamo al PVC e al CVM. Allora, il CVM, che, come ormai tutti, anche i non tecnici sanno, ha la formula chimica CH2CHCL, cioè contiene due atomi di carbonio, per fare una molecola come il cloruro di vinile, contenente due atomi di carbonio si deve partire da una materia prima, da un reagente, che contenga a sua volta due atomi di carbonio, la chimica ci dice che questi reagenti sono soltanto l'acetilene, l'etilene e l'etano. Ora, l'etano va scartato per ragioni di reattività chimica, ci sono diversi lavori in letteratura che parlano di produzione di cloruro di vinile da etano, ma sono lavori di ricerche, di laboratorio, che non hanno mai portato ad alcuna realizzazione industriale. Quindi le sole materie prime utilizzabili per fare il CVM sono l'acetilene e l'etilene. Si è parlato anche stamane ripetutamente di acetilene, perché da acetilene? Perché in particolare le prime produzioni di CVM a Porto Marghera, vedasi la primissima tabella con dati del... dove si parla di avvio di queste produzioni tra il '51 e il '54, partivano dall'acetilene. Nonostante il costo certamente relativamente alto dell'acetilene rispetto all'etilene in un quadro internazionale - poi mi spiegherò meglio - nonostante l'acetilene sia un prodotto termodinamicamente instabile, cioè nonostante ciò l'acetilene, se compresso, la pressione presente in un innesto poi esplode per un.... pericoloso. Nonostante la necessità di impiegare per questa sintesi un catalizzatore a base di mercurio, la domanda è: anziché acetilene poteva essere utilizzato etilene all'epoca? La risposta è no. La risposta è no perché l'acetilene si fa, si poteva fare partendo dal carbone, dal calcare e dal cloruro di sodio. Mentre per l'etilene servivano altre materie prime, in Europa, non solo in Italia. All'epoca erano le sole materie prime disponibili. Infatti tutta la chimica europea fino agli anni '60 è stata basata, la chimica organica industriale intendo dire, è stata basata sull'acetilene e non sull'etilene. Ora, anche su questo punto volevo correggere un momento quanto è stato detto dal professor Rindone. A pagina 11 dello stesso verbale di udienza di prima leggo: "Peccato però che in tutte le metodologiche che utilizza l'acetilene come materiale di partenza il catalizzatore che serve perchè l'acetilene è solo utile, come prodotto industriale di base è il mercurio". E questo non è vero, un chimico non ha che da consultare qualche testo di chimica per vedere che solo due o tre sintesi che utilizzano l'acetilene sulla quale era basata tutta la chimica industriale europea fino a quell'epoca se utilizzava mercurio. La ragione per la quale è stata abbandonato l'acetilene non è perché ci fosse il mercurio di mezzo, tanto è vero che ancora oggi il mercurio è ampiamente utilizzato in vari settori. Per meglio capire le differenze tra la chimica dell'etilene e dell'acetilene ed evidenziare meglio quanto detto prima, che l'acetilene è un prodotto caro, anche se si parte da materie prime largamente disponibili, basti vedere questo lucido. L'acetilene si prepara partendo da calcare, carbonato di calcio, più coke che si ottiene dal carbone, e aria; operando a circa 900 gradi nei cosiddetti forni a calcio che esistono dall'epoca romana, si prepara l'ossido di calcio. L'ossido di calcio, lo ricordo per i non addetti, è alla base si prepara la calce, la calce dei muratori; l'ossido di calcio come tale in presenza di coke al forno elettrico e non all'arco elettrico come ha detto il professor Rendoni, è un errore molto grave per un tecnico questo, diciamo che è stato un lapsus, quindi al forno elettrico con elevati consumi di energia elettrica, produce carburo di calcio più ossido di carbonio. Il carburo di calcio con acqua produce istantaneamente, una reazione spontanea, acetilene, più idrossido di calcio. Allora, questa sintesi consuma molta energia, dà luogo ad un prodotto, l'idrossido di calcio, che va smaltito, perché non può essere utilizzato in edilizia nel male col quale lui viene ottenuto, quindi presentava certamente degli inconvenienti questa chimica dell'acetilene. Va detto però che per arrivare ai prodotti finiti, tipo cloruro di vinile, tipo aprinolitile, la reazione successiva è molto semplice, basta acetilene più acido cloridrico, si ha subito il cloruro di vinile. Mentre partendo dall'etilene vedremo che la sintesi, i passi successivi sono molto più complessi. Questa è la prima strada per fare acetilene che è durata poco a Marghera, perché ben presto si è passata a quest'altra sintesi, metano più ossigeno. Il metano più ossigeno in un processo cosiddetto autotermico, con ossigeno puro in difetto, a circa 1500 gradi ossida il metano, si ottiene dell'acetilene, però in concentrazione relativamente bassa, tra il 6 e l'8 per cento, più monossido di carbonio più idrogeno, più nerofumo più altri prodotti. Il primo processo industriale di questo tipo è stato introdotto in Germania nel '53; a Marghera è stato introdotto pressoché nello stesso anno, utilizzando metano che proveniva da fonte maggiore, prima non c'era metano in Italia. Anche questa sintesi presenta dei problemi da un punto di vista economico, in primo luogo si deve operare ad alta temperatura ma con ossigeno, va beh, l'ossigeno ormai è un prodotto di largo consumo, ma soprattutto si ottiene un gas contenente poco acetilene con tanti altri prodotti, quindi costi di separazione dell'acetilene da questa corrente gassosa erano molto elevati, relativamente elevati. In più si otteneva del nerofumo imbevuto di acqua, anzi, era, se ricordo bene, era oltre il 95 per cento umidità, quindi non poteva essere bruciato se non con interventi particolari, quindi un altro sottoprodotto noioso, diciamo così. Però allora fino a quell'epoca ed anche dopo, non c'era in Italia, né in Italia, né in Europa, la possibilità di usare etilene. Allora, perché questo? Da dove può venire l'etilene? L'etilene si può produrre, si può ottenere come sottoprodotti nelle raffinerie, quindi le raffinerie che esistono da anni, da decenni in Europa, potevano produrre etilene ma in quantità molto ridotte, l'etilene può essere prodotto dall'etano, ma per vare etilene da etano serve l'etano. Ora in Europa non c'è tuttora disponibilità di etano, mentre in America, negli Stati Uniti, c'era una enorme disponibilità di etano. Da dove proveniva questo etano? E' un gas naturale. Il gas naturale che era estratto, che è tuttora estratto negli Stati Uniti in enormi quantità contiene una certa percentuale di etano, che veniva separato a da questo etano si produceva etilene. Questo sin dagli anni, il primo impianto petrolchimico americano, petrolchimico nel senso che partiva dall'etilene, risale alla metà degli anni '30, cosa che in Europa non si poteva fare perché mancava l'etilene. Una strada per fare l'etilene è l'ultima qui indicata, la Virgin Nafta? E' una frazione idrocarburica che si ottiene in raffineria, in raffineria c'è sempre stata, è un qualcosa che sta tra il GPL, che tutti conosciamo, e la benzina, è una via di mezzo; qui non serve per fare GPL, non serve per fare benzina. Tanto che fin quando non sono stati sviluppati questi impianti non si sa bene come utilizzare questo Virgin Nafta. Allora si può chiedere ma perché, perché non è stato fatto prima l'etilene della Virgin Nafta in Europa? Per una ragione molto semplice, la Virgin Nafta che viene oggi utilizzata in tutta Europa, in Italia compresa, per fare etilene, non produce soltanto etilene, produce etilene, queste sono percentuali medie, sono indicative, produce propilene in ragione del 20 per cento, metano, butene, butadiene, sono chiamate frazioni C4, poi pentene, aromatici, benzina, un po' di etano, propano e butano. Gli impianti che utilizza la Virgin Nafta sono i cosiddetti steam Creaker, che sono già stata nominati in questa sede, il processo si chiama steam creaking, come è indicato in questo lucido. Ora va aggiunto, va precisato, che sono impianti di enorme potenzialità, cioè non ha ragione di esistere un impianto dal punto di vista economico, se non ha almeno 300 mila, 400 mila tonnellate di etilene annue. Ma se si produce una quantità così elevate di etilene, e in parallelo si produce una quantità elevata di propilene, è fisiologico, bisogna utilizzare anche il propilene, non avrebbe senso né ecologico, né economico, né di risparmio energetico produrre etilene alla Virgin Nafta se non si potesse utilizzare propilene. Ora, il propilene fino al 1957 aveva scarsissimi impieghi a livello mondiale. Infatti i primi impianti europei sono sorti per steam cracking in Europa sono sorti nella seconda metà degli anni '50, più la porzione di etilene, essenzialmente, destinato l'etilene in gran parte alla sintesi del polietilene e del PVC. Ma grazie anche alla scoperta del polipropilene isostatico fatta dal premio Nobel (Jiulin Natan) brevettato nel '54. Il primo impianto industriale a livello mondiale per fare polipropilene è quello di Ferrara che è sorto nel 1957. Prima di allora non si poteva utilizzare il propilene, cioè, in quantità tali da giustificare uno steam cracking. Consegue che in Europa (lesting) e la Virgin Nafta e qui nella disponibilità di etilene, la si è avuta soltanto nella seconda metà degli anni '50; il primo impianto di steam cracking in Italia credo sia quello di Ferrara, poi a Priolo e a Marghera il primo impianto di steam cracking, fermo restando in premessa che ho fatto prima in merito alle date, dovrebbe essere stato avviato nel '72, nelle comunicazioni che avevo che mi servivano per il mio corso parlavano di questa data che ho ritrovato in alcuni documenti, quindi penso che sia corretta questa data. Quindi, in sintesi, fino al primo dopoguerra, cioè fino alla seconda metà degli anni '50 la chimica industriale dell'acetilene era l'unica chimica possibile in Europa su grande scala,, e in un primo tempo si otteneva dal carburo di calcio e successivamente dal metano. Da notare che in Germania il primo impiego di metano risale all'ultima guerra mondiale, però il metano era ricavato dal carbone, se si distilla il carbone a mille gradi quando si fa il coke si ha un gas che contiene il metano, i tedeschi separavano questo metano per produzioni chimiche. Invece in Italia si partiva subito nel '53 dai giacimenti di Forte Maggiore. Invece negli Stati Uniti grandi giacimenti di gas naturali contenenti metano, con il 90 per cento di metano, modeste percentuali di etano che veniva separato per fare etilene. Quindi a differenza di quella europea la chimica industriale organica statunitense è sempre stata basata sostanzialmente sull'etilene anziché sull'acetilene. Anche se sempre negli Stati Uniti c'è stato qualche impianto di cloruro di vinile anche di acetilene. Quindi, allora, dicevo, la Petrolchimica in Europa si è sviluppata a partire dalla seconda metà degli anni '50 con tecnologia americana, tutti gli impianti costruiti in Europa, anche quelli costruiti in Germania e in particolare quelli di Marghera, sono stati costruiti su tecnologie statunitensi, che allora erano le uniche disponibili e le più avanzate. A Marghera dal '58 è stato utilizzato anche il dicloretano per fare cloruro di vinile nell'impianto che è stato ricordato anche stamattina il CV11. Il dicloretano proveniva da Mantova, dove era ottenuto certamente da etilene e cloro, ma etilene proveniente dalla vicina raffineria, quindi dispone in quantità relativamente modeste. Ora, come si ottiene il CVM da dicloretano, è stato in parte ricordato in udienze precedenti, lo vorrei ricordare anche qui, si ottiene mediante il cosiddetto crakling termico, cioè si riscalda semplicemente il dicloretano a circa 500-600 gradi, il dicloretano si decompone producendo cloruro di vinile ed acido cloridrico. L'acido cloridrico che viene separato da questo processo può essere a sua volta utilizzato con l'acetilene per fare il CVM. Quindi molti impianti a livello mondiale, europeo essenzialmente, ma anche Giapponese, anche in Gran Bretagna, facevano sì cloruro di vinile da dicloretano, ma utilizzando acido cloridrico in reazione con l'acetilene per fare ancora cloruro di vinile, cioè era una combinazione dei due processi. Il processo utilizzato a Mantova per fare dicloretano era noto da tempo, è un processo che partiva, non è quello che ho proiettato adesso, prima di questo, prima di questo processo il dicloretano veniva ottenuto addizionando il cloro sull'etilene, cloro più etilene a 180 gradi, in presenza di catalizzatori a fase liquida da dicloretano. Il processo che è indicato in questa diapositiva, in questo trasparente è il processo cosiddetto di ossiclorurazione dell'etilene con acido cloridrico ed aria, oppure ossigeno. Qual è l'importanza di questo processo? Sotto vari aspetti di tipo di ecologico, energetico etc., che anziché partire da cloro parte dall'acido cloridrico. Infatti il vecchio processo per via dicloretano, partiva dal cloro ma riproduceva acido cloridrico, e se non vi era un impianto di sintesi del cloruro di vinile con l'acetilene questo acido cloridrico non aveva impieghi. In questo caso invece l'acido cloridrico viene direttamente utilizzato per fare dicloretano; in pratica negli impianti moderni, negli impianti introdotti all'epoca si partiva ancora dal cloruro di sodio per avere il cloro, ma tutto l'acido cloridrico veniva riutilizzato nell'impianto stesso. Ora, in questa tabella che è proiettata qui c'è un errore, nella pagina che io ho qui è pubblicata e corretta. Il primo impianto di Porto Marghera che è il CV22 è del '71, non del '74, questo è un errore di battitura, il primo impianto è partito nel '71. Stamane, ancora stamattina si è parlato molto degli impianti del genere che utilizzano o aria o ossigeno. Ora, l'impianto di Marghera utilizza aria, è vero che esistono impianti che utilizzano ossigeno, anche nei miei testi, nelle lezioni che faccio sull'argomento, io descrivo impianti con ossigeno. Però come è stato ricordato ancora stamattina, nel '97 sono indicati negli Stati Uniti solo due impianti che utilizzano ossigeno, su una rivista, se vuole ho qui le indicazioni, ma potrà essere prodotta insomma, solo due impianti. Come mai solo due impianti se è così conveniente produrre il dicloretano mediante colorazione con ossigeno anziché con aria, non lo fa nessuno? Solo adesso in questi ultimi anni si parla anche in Italia di avviarli e di modificarli? E` perché sono impianti pericolosi. Insomma, l'ossigeno puro è molto più pericoloso dell'aria. Quindi è vero che i rendimenti complessivi, globali con i processi con ossigeno sono più elevati di quelli con processi d'aria, ma sono più pericolosi. Quindi c'è da chiedere se, siccome sono anche successi incidenti su questi impianti, se non è giustificato il fatto che all'inizio, almeno nel '71, si sia partiti con questo tipo di impianto. Con questa premessa ho voluto ricordare un po' dei fatti, dei dati di fatto concernenti l'industria chimica con particolar riferimento al cloruro di vinile. Adesso vediamo alcune caratteristiche del cloruro di vinile che in buona parte sono già state presentate in udienze precedenti. Rapidamente. Gas incolore temperatura ambiente pressione atmosferica, odore intero dolciatrico, sotto a pressione di una atmosfera dei propri vapori diventa liquido a meno 13 gradi, quindi a temperatura ambiente e a pressione atmosferica è un gas, sotto a 3,3 atmosfere dei propri vapori è liquido a 20 gradi, quindi lo si può conservare allo stato liquido con relativa facilità. Un altro dato, importante, perché vengono sempre riportati quando si parla di qualunque sostanza chimica, il DL50 orale ratto, 500 milligrammi chilo di peso corporeo dell'animale che non è una dose bassa insomma, i prodotti tossici si situano sotto i due milligrammi chilo, 5 milligrammi, quindi sotto quell'aspetto non è considerato molto tossico. Presente un campo di esplosività in area tra il 4 e 21,7 per cento, cioè il volume, la miscela di cloruro di vinile aria contenente una percentuale di volume di cloruro di vinile compresa tra il 4 e il 21,7 può esplodere se innescata da una scintilla, da una fiamma o altro. Com'è classificato da decreto ministeriale il cloruro di vinile? Decreto del 20 dicembre '89, con frasi di rischio, due frasi di rischio R45, che significa può provocare il cancro, RI13, gas liquefatto altamente infiammabile. Non ci sono altre frasi di rischio. Ricordo che le frasi di rischio pubblicate, presentate, proposte a livello europeo sono ormai arrivate a 60. Quindi non ci sono altri tipi di rischi evidenziati oggi per il cloruro di vinile. Un'altra tabella che riporta la densità del cloruro di vinile. Anche di questo è già stato detto. Allora, un metro cubo di cloruro di vinile a 25 gradi supposto gas ideale, un errore che si commette a fare questa ipotesi non è rilevante, pesa 2 chili e mezzo circa; nelle stesse condizioni un metro cubo di aria pesa 1,16 chili, per cui i si dice che il cloruro di vinile è 2,2 volte più pesante dell'aria. Ora, anche su questo vorrei riprendere una osservazione, una affermazione fatta dal professor Rindone, non è che io ce l'ho con lui, mi limito a leggere quello che ha detto. Lui dice, parlando di questo problema della densità, pagina 19 della sua deposizione: "Questa cosa è importante perché come voi sapete i gas che sono più densi dell'aria cosa fanno, si stratificano sotto l'aria". Mi sembra questa affermazione sia estremamente superficiale. Infatti ho voluto riportare due dati noti a chiunque, almeno a qualunque chimico, l'aria nella quale ci troviamo ora contiene una parte per milione di kripto, il kripto è un gas nobile, un gas strano che è 2,9 volte più pesante dall'aria, ed è uniformemente distribuito nell'aria stessa, non è che stratifica sotto l'aria in questa stanza. In tutta l'atmosfera il kripto è distribuito in modo uniforme, pur essendo più pesante del cloruro di vinile. Il triclorofluorometano, che è una dei famigerati CFC, che è 4,8 volte più pesante dell'aria, finisce nella ozonosfera, il famoso effetto buco dell'ozono è dato da quello. Quindi il triclorofluorometano e altri fluoro derivati, altri CFC ben più pesanti del cloruro di vinile non stratificano, come tutti sanno sotto l'aria, ma finiscono addirittura nella ozonosfera. Quindi per dire che un gas può stratificare non è sufficiente guardare la sua densità. Servono altri parametri ben più complessi di quelli indicati qui. Altro lucido, anche su questo argomento in quest'aula io ho sentito varie affermazioni, concentrazioni, soglia olfattiva del CVM, io ho sentito 40 mila, io sono andato a cercare i riferimenti bibliografici che sono indicati in piccolo nella parte inferiore di questo trasparente, il Chemical Astral, che i colleghi chimici conoscono bene, è un testo che esce mi pare ogni settimana, che riporta il riassunto di tutte le pubblicazione scientifiche di un certo rilievo in campo chimico. Allora il Chemical Astral del 1973, volume 79 al numero 699892 riporta una pubblicazione che precisa quanto è indicato in questo lucido. La concentrazione percepibile in aria di CVM per i lavoratori non addetti e di 10 ppm, per i lavori addetti è di 20 ppm, quindi siamo ben lontani dai 4 mila o 5 mila. Il 60 per cento dei lavori addetti e non addetti percepisce l'odore a concentrazione di 500 ppm, il 100 per cento a concentrazione di almeno mille ppm, quegli stessi numeri sono ripresi in un'altra pubblicazione indicata sotto, del TNO che è un centro olandese ben noto a livello mondiale almeno in parte dei tecnici che si occupano di sicurezza di impianti chimici del '77 riporta gli stessi numeri e la fonte è la stessa. Quindi questo per precisare quanto dice la letteratura in proposito. Questa è una prima parte concernente le caratteristiche del CVM. Adesso vediamo cosa dice la letteratura in merito ad altre caratteristiche del CVM, questa letteratura, o gli Enti riportati in questa letteratura sono quelli ben conosciuti ormai a tutti ma che qui ho voluto ricordare con delle sigle: C.C.T.N. è la Commissione Nazionale Consultiva Tossicologica del Ministero della Sanità; l'O.S.H.A. americano Dephetional Safhety and Health Amministration, il N.I.O.S.H. americano National Institute of Occupanional Safhety and Health del dipartimento della salute e servizi umani americani, sono Enti pubblici; lo IARC, l'Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro che ha sede a Lione, l'EPA americano, è l'Agenzia per la protezione dell'ambiente; l'FDA americano è il Federal Drag Amministration; l'ACGIH è la conferenza americana degli igienisti industriali e CCNL è il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. Vediamo come viene classificato il CVM dal punto di vista della sua cancerogenicità. Nel giugno del '74 lo IARC classifica il CVM cancerogeno per l'uomo, non prima. Nel '74 sempre l'ACGIH propone di classificare il CVM come sostanza cancerogena, è stato prodotto nel testo italiano, per l'uomo. Nel '75 e '76 l'ACGIH ripete quanto è già detto nel '74, c'è la proposta, non c'è ancora la classificazione. Il contratto collettivo nazionale di lavoro che si rifà come ormai sappiamo alla CGIH, ripete le stesse cose, siamo nel '76, parlo di classificazione, mentre era la proposta, poi vedremo la differenza tra classificazione, parola adottata, e proposta. Nel '78 la Comunità Europea con la direttiva 610 del 29 giugno di quell'anno, riconosce il CVM come cancerogeno per l'uomo. Nel '79 l'ACGIH e il CCNL non riconosce ancora definitivamente il CVM come cancerogeno per l'uomo, ma solo nell'80, e viene messo nella categoria A1a, che è la categoria A1 cancerogeni riconosciuti per l'uomo A significa con TLV fissato. Nell'83 il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro si comporta come l'ACGIH. L'11 febbraio '74 l'O.S.H.A. pubblica un elenco di 14 sostanze chimiche a rischio cancro per i lavoratori, tra queste 14 sostanze chimiche cancerogene non c'è il cloruro di vinile, e siamo l'11 febbraio del '74, la fonte è indicata in basso Chemical Engineering New, è l'11 febbraio '74 pagina 12. Il 13 febbraio '74 il N.I.O.S.H. presenta una lista di 11 mila sostanze tossiche, e queste le pubblica sul Chemical week, 13 febbraio '74 pagina 14. Tra queste 11 mila sostanze tossiche il N.I.O.S.H. non include il CVM. Queste sono le fonti ufficiali che trattavano di questi argomenti. Adesso vediamo i limiti di TLV proposti negli anni da alcune fonti. Qui purtroppo il diagramma è spezzettato, penso per comodità di presentazione era bene riportare quanto è successo dal '48 al marzo del '74. Nel '48 l'A.C.G.I.H. fissa un TLVTWA per il CVM di 500 ppm che rimane tale fino al '63. Sappiamo che il TLVTWA è in media su otto ore lavorative. Nel '63 l'A.C.G.I.H. toglie il TLVTWA e introduce il TLV massimo cosiddetto seelin, 500 ppm, il numero rimane lo stesso è 500 parti per milioni, ma non è più un valore medio su otto ore bensì un valore massimo. Nel '72 l'A.C.G.I.H. reintroduce un TLVTWA ma di 200 ppm. Nel '70 il TLVTWA sospende il valore, c'è scritto valore indefinito, cioè non è indicato come valore adottato. In precedenza, come nella nota scritta sotto questa figura, nel '70 l'A.C.G.I.H. aveva proposto di introdurre il TLVTWA a 200 parti per milione, ma introdotto nel '72. Cosa ha fatto l'O.S.H.A.? La posizione dell'O.S.H.A. è indicata nella linea superiore. L'O.S.H.A: nel '64 ha introdotto un TLV massimo di 500 ppm, come l'A.C.G.I.H., e ha mantenuto questo valore fino al marzo del '74, quindi l'O.S.H.A. non si è ossa fino al marzo del '74. Cosa è successo nel frattempo in questi anni? Nel '70, è stato ricordato più volte, c'è stata la presentazione del professor Viola a Houston in un congresso internazionale sulle ricerche fatte da lui sui topi, dove parlava di cancerogenicità nel '70. Nel '73, e per l'esattezza nell'aprile del '73 il professor Mantovani ha presentato ad un congresso internazionale tenutosi a Bologna i risultati delle sue ricerche, le stesse ricerche aggiornate i cui risultati erano stati comunicati nell'autunno del '72 alla Montedison, ICI, Solvay, e (Rompulen). Nel '73, quindi qualche mese dopo, queste ricerche sono state aggiornate, sono state rese pubbliche in un congresso internazionale però non si vede nessun movimento da parte dell'O.S.H.A. in primo luogo, ma neanche L'A.C.G.I.H.. L'A.C.G.I.H ha sospeso il valore del '74, anche perché sappiamo che all'inizio, fine dicembre '73 inizio '74 la Budsh ha annunciato quei casi di angiosarcoma presso i suoi dipendenti. Abbiamo visto fino al marzo per l'O.S.H.A. e fine al fine '73. L'A.C.G.I.H. nel fascicolo '74 dice che il valore è sospeso; nel marzo del '74 l'O.S.H.A, abbassa il TLV da 500 a 50 ppm, che avranno standard temporaneo di emergenza, la fonte è indicata sotto Chemical Week 3 aprile '74 pagina 31. Nell'ottobre dello stesso anno l'O.S.H.A. fissa il TLVTWA, abbassa l'O.S.H.A. a 1 ppm. Nell'ottobre '74 fissa in TLV cosiddetto stel, cioè durata di 15 minuti, a 5 ppm, però a decorrere dal primo gennaio '75, e dice: con facoltà di non utilizzare il mezzo di protezione fino a tutto il '75 per TLV di 15 minuti fino a 25 ppm. Questi termini poi sono stati prorogati rispettivamente al 1 aprile '75 e al 1 aprile '76; anche qui sono indicati sotto le fonti. Questo significa che fino ad 1 aprile '76 l'O.S.H.A. negli Stati Uniti consentiva il non uso della maschera per concentrazione di 25 parti per milione di cloruro di vinile per intervalli di tipo di quindici minuti. Altri paesi: l'Italia nell'aprile del '74 con una circolare del Ministero del Lavoro, scritta dopo segnalazione da parte di Montedison al Ministero stesso dei casi Gurish, il ministero del lavoro consiglia un TLV massimo di 50 ppm. Questo è riportato non solo in documenti italiani ma anche nella lettura internazionale molta attenta a queste cose con il Chemical Ingeneering News, del 19 aprile, quindi subito questa notizia è stata ripresa da questa rivista americana, rivista che esce ogni settimana, è la più diffusa a livello mondiale, Chemical Engineering New cioè notizia di ingegneria chimica, che è ricevuta da tutti coloro, non è necessario essere soci della società chimica americana, basta chiederlo e lo si riceve a casa. tutte le biblioteche chimiche industriali hanno questa rivista, è molto aggiornata e molto diffusa, molto autorevole. Subito il Chemical Engeneering New dice che in Italia è stato consigliato 50 ppm, che è un valore uguale a quello che aveva proposto l'O.S.H.A. In Germania nel maggio dello stesso anno il Ministero del Lavoro indica, adesso io non so dirvi cosa significa consiglia indica, ho tradotto dall'inglese, non è un obbligo voglio dire, non è un decreto, indica un TLV massimo anch’esso sui 50 ppm, e questo è riportato su un'altra vista, l'European Chemical New, che è l'equivalente del Chemical Engeneering New ma pubblicato in Europa, molto diffuso ma meno diffuso dal Chemical Engeneering New. Nei Paesi Bassi in novembre del '74 il TLV massimo è portato da 50 a 10 ppm, non ho trovato da quando è stato introdotto il 50, però è stato ridotto appunto nel novembre. Nel '75 l'A.C.G.I.H. riporta come valore adottato ancora 200 ppm per il TLVTWA, però indicato tra parentesi, il che significa che è un valore adottato, ma c'è una proposta di modifica; quale modifica, stiamo definendo il valore, non dice quale. In Gran Bretagna nel febbraio '75 il TLVTWA è portato a 25 parti per milione, con un TLV massimo di 50 parti per milione, anche qui è indicata la fonte, l'European Chemical New del 28 febbraio '75, pagina 24. Nell'aprile del '75 la Germania fissa un 20 parti per milione per il TLVTWA fino all'aprile del '76 per gli impianti esistenti e 5 parti per milioni per i nuovi impianti, quindi i vecchi impianti esistenti all'epoca potevano andare avanti fino all'aprile '76 con TLVTWA di 20 parti per milione, nel '75. Vediamo nel '76 e non prima la Svezia abbassa il TLVTWA da 20 a 1 parte per milione, come gli Stati Uniti, il TLV per quindici minuti a 5 ppm, anche qui è indicata la fonte. Nel '76 e nel '77 l'A.C.G.I.H. e il contratto collettivo nazionale di lavoro mantiene il TLVTWA a 200 ppm con proposta di modifica. Nel '78 c'è la famosa direttiva della CEE, la 610, che riporta il valore limite di lunga durata, cioè un anno, 3 ppm. Nel '78 e nel '79 l'A.C.G.I.H e il contratto collettivo nazionale propongono di abbassare a 5 ppm, è una proposta ancora, non è un valore adottato. Questo valore di 5ppm come TLVTWA viene adottato nell'80 e rimane tale fino al '97. Nel '98, cioè l'anno scorso l'A.C.G.I.H. mette tra parentesi questo 5 ppm, ma propone di abbassarlo a 1 ppm, ecco, questi sono i dati riportati dai testi, dalle fonti che ho citato.

 

Avv. Schiesaro: Presidente ho depositato la consulenza del nostro consulente, l'ingegner Maccari.

 

PASQUON - Ancora con qualche trasparente volevo indicare un po' meglio cos'è l'A.C.G.I.H., come viene ripresa in Italia. Questa è la fotocopia della prima pagina del fascicolo che l'A.C.G.I.H. pubblica ogni anno, questo è dell'80, il titolo penso non meriti una discussione, dice: Valori limiti per sostanze chimiche nell'ambiente di lavoro adottare nell'80. Cos'è l'A.C.G.I.H., che c'è nell'A.C.G.I.H., io non leggo i nomi perchè non mi dicono nulla, ma leggo le appartenenze, il primo è il Cerman, non so quale sia la sua funzione, il secondo è delll’O.SH.A. il terzo è del M.I.T. Massachusetts Institute of Tecnology, penso sia ben noto, i successivi la TWA, Tenesse Vally Autority, è una azienda pubblica chimica americana, il N.I.O.S.H., l'altra è un'università del Texas, poi il WSM non ricordo cosa sia, Università dell'Iowa, l'O.S.H.A., poi il successivo dipartimento della salute pubblica del Michigan, poi l'altro dell'università di Stato del Colorado, poi l'altro del dipartimento del lavoro e industria del Massachusetts, poi l'altro città di Los Angeles, poi l'altro Medical College del Wisconsin, uno deve essere Miami, del I.O.S.H., dell'Istituto nazionale del cancro, quindi personalità dire molto qualificate per fissare questi valori o dire "aspettiamo a definirli". Questo volumetto è tradotto ogni anno in Italia dal giornale degli igienisti industriali e qui c'è la fotocopia della prima pagina dell'edizione dell'89 che riporta i valori limite pubblicati l'anno prima, cioè nell'88 dalla C.G.I.H. e vediamo chi gestisce questa pubblicazione. Quell'anno il direttore responsabile il professor Giovanardi, che è abbastanza noto, redattore capo Raffaele Vistocco che non conosco, comitato di redazione Danilo Cottica, che era di una fondazione del lavoro di Padova, Guelfo Marconi, Giuseppe Nano che abbiamo conosciuto qui, io l'ho conosciuto prima, è stato anche mio allievo un po' di tempo, Gianfranco Peruzzo, il dottor Sesana che è intervenuto in questo svolgimento, poi vediamo il comitato scientifico, Benvenuti, Cecchetti, Aquilini, Raiolo, Pozzoli, Vittorio Frodi, Enrico Viliani, Nicola Zurlo, nomi tutti abbastanza noti, i quali traducono, riportando i numeri indicati dall'A.C.G.I.H. e questi numeri sono contenuti in due tabelle, cioè un primo elenco valori adottati, qui ho fotocopiato una pagina, vediamo dei numeri sotto la colonna TWA, per i prodotti che sono messi in ordine alfabetico, questi sono i valori adottati. Il terz'ultimo in basso è tra parentesi, significa che il valore adottato in parte per milione ppm è 10, ma c'è una proposta di modifica. Quindi il valore adottato è 10 ma si propone di modificarlo. Nella seconda colonna è la concentrazione indicata in milligrammi per metro cubo, noi abbiamo sempre parlato per parti per milione in volume. La terza colonna riporta il cosiddetto stel, che è un valore superiore al TLVTWA, che ha una media adottata per un certo intervallo di tempo, 15 minuti di solito. Vediamo che non tutte le sostanze hanno lo stel, il CVM per esempio non ce l'ha, né allora né adesso. L'ultima colonna a destra riporta ancora l'equivalente in milligrammi per metro cubo questo valore riferito allo Stel piuttosto che al TLVTWA. Nella pagina successiva, con riferimento allo stesso bollettino sono i valori proposti, che vediamo che per acido acrilico che prima era 10, propongono 2, questo non ha senso per l'oggetto di questo dibattimento, bisogna vedere quando è stato introdotto definitivamente il valore, ma volevo solo indicarlo come vanno lette queste tabelle e questi fascicoli. Ora, qual è il valore oggi adottato? E` quello della direttiva CEE tradotta in Italia nel settembre '72 con il D.P.R. 962; valori più volte ricordati, quindi rapidamente sappiamo che questo TLV TVA 3PPM calcolati - dice il D.P.R. - escludendo i valori di concentrazione superiori alle 30 parti per milione, il calcolo della media annua doveva escludere i valori sopra le 30 parti per milione. Lo stesso il D.P.R. riporta i valori limiti di breve durata per una settimana 6 parti per milione, per 8 ore 7, per un'ora 7, 6, per venti minuti 7, 9. Questi valori sono un po' diversi da quelli della direttiva, e precisa il D.P.R. che il valore limite sarà rispettato se fra tutti i valori dell'anno appena trascorso, inteso come anno nobile, quelli che superano il valore limite tecnico di breve durata non sono più del 5% di quello sottoindicato, ossia, dice se per un insieme... c'è un esempio numerico che lo dice questo, per un insieme di 26 mila 280 misure di venti minuti ottenuti in un anno si possono avere 1324 superamenti, però non dice di quanti superamenti, dice superamenti, questo è quanto dice il D.P.R.. Adesso vediamo di indicare che cosa veniva riportato in testi universalmente noti dai tecnici, questa è l'Enciclopedia della tecnologia chimica americana, il cosiddetto Kirk-Othmer, nato a tutti gli ingegneri a livello mondiale, un'enciclopedia quindi di dimensioni... ogni volume è come un'Enciclopedia e i volumi sono una ventina, questo è il volume 14 e siamo alla W. Questo volume che ora riporto, è la prima edizione, del '55 mi pare. Cosa diceva questa enciclopedia, la più diffusa, ripeto, a livello mondiale, sul CVM. Il volume 14 a pagina 726 riporta quel testo inglese che ho riassunto - vediamo la pagina successiva - possiamo leggerla, c'è scritto: "Nel 55, l'anno in cui a Marghera si era appena partiti per fare il CVM, il cloruro di vinile è relativamente non tossico, la concentrazione ammessa per otto ore di esposizione è di 500 PPM, è il valore che abbiamo visto prima della CGH in esplosioni, incendi di miscele di cloruro di vinile in aria sono i maggiori pericoli; non viene detto altro sotto la voce tossicità e rischi; questo nel '55. L'edizione successiva che è del '64, nel volume quinto scrive: "Il CVM è considerevolmente meno tossico del cloruro di carbonio o del cloroformio e dei simili, in tossicità, al cloruro di etile"; vediamo il testo italiano che è notevolmente meno tossico sia del cloruro di carbonio che del cloroformio e ha una tossicità paragonabile a quella del cloruro di etile, a concentrazione del 5% in volume il cloruro di vinile provoca capogiri da orientamento. Le concentrazioni nell'ambiente di lavoro non devono mai superare 500 parti per milione di volume che è ancora il valore di CGH e dice: non vi è evidenza di danni risultanti da un'esposizione prolungata a concentrazione di quest'ordine; quindi l'informazione che si poteva ricavare da testi accessibili e noti agli ingegneri in particolare erano questi. Il documento successivo è del '63. Questo documento è stato edito dalla Montecatini Edison appunto nel '63, quindi un anno prima della pubblicazione del Kirk-Othmer, Proprietà generali di impiego, norme e sicurezza in pronto soccorso. Questo fascicolo che io avevo nel mio archivio al Politecnico consta di 23 pagine, cosa contiene? Penso valga la pena almeno dare un'occhiata all'indice: "Proprietà e caratteristiche, nomenclatura, proprietà fisico-chimiche, i dati caratteristici, usi, proprietà dannose, criteri generali di prevenzione, trasporto, recipienti di trasporto, trasporto per ferrovia o traffico interno, trasporto per ferrovia, etc.; disposizioni per la resa dei recipienti vuoti, scarico e riempimento dei vagoni, autocisterne, deposito, condizioni di immagazzinamento, cartelli e contrassegni di pericolosità, etc., impieghi, generalità, disposizione di ordine tecnico, perdite, impiego nelle reazioni chimiche, riparazione di apparecchi, dei serbatoi alla bonifica, istruzione ed addestramento personale, smaltimento residui", il penultimo paragrafo: "Pericoli per la salute e loro prevenzione. Pericolo, prevenzione, metodi da individuare, pronto soccorso e cure mediche, rilevazione della concentrazione del cloruro di vinile nell'aria ed ambiente". Questo documento è stato stampato in 2 mila copie, risulta dalla pagina successiva che elenca 24 fascicoli simili a questo, preparati dalla Montecatini, è scritto sotto, per diversi prodotti. Questo documento non è stato prodotto, quindi lo produrremmo, è un nuovo documento, l'avevo nel mio archivio che ritenevo opportuno presentare. Cosa si legge alla voce "proprietà dannose"? Esattamente quello che ho letto prima, cioè a concentrazione superiore a 500 parti per milione agisce come un blando anestetico. Poi aggiunge: "Può produrre irritazione, raffreddamenti, congelamento per prolungato contatto con la cute, i suoi vapori sono irritanti per gli occhi", poi parla del pericolo di incendio ed esplosioni, norme per il trasporto, il regolamento prevede articolo per articolo che siano consegnati con un certo tipo di veicoli da parte del fabbricante o speditore istruzioni scritte per il Gruppo Montecatini, utilizzando il modello (TRA. ESO 3). Poi, le operazioni di carico e scarico dei vagoni cisterna devono essere affidate a personale perfettamente addestrato dotato dei dispositivi protettivi: guanti e maschere antigas. I reparti di produzione devono essere areati, agli effetti igienici il margine di tolleranza è di 500 PPM, sono dati che conosciamo. E` opportuno ispezionare di frequente flange, rubinetti, livelli, e di intervenire tempestivamente in caso di perdite; gli incaricati devono fare uso di idonei indumenti e mezzi protettivi, maschere a filtro autoprotettore, scarpe e guanti. I lavori all'interno di serbatoi ed apparecchi è necessario che vengano eseguiti da personale capace sotto il controllo di un capo responsabile che sia al corrente delle modalità di esecuzione del rischio del lavoro e delle precauzioni da adottare e fa riferimento al D.P.R. 547. Poi parla di addestramento del personale, adesso non voglio soffermarmi più di tanto, parla dei mezzi di protezione, maschere respiratorie e descrive un mezzo di analisi, un metodo di rilevazione che è un metodo che è stato desunto dalla pubblicazione, Metodi semplici di microdeterminazione dei tossici industriali dispersi nell'aria del laboratorio di igiene industriale di Montecatini presso la Clinica del lavoro dell'Università di Milano, edizione Montecatini 1961; cioè il metodo di analisi fu messo a punto dalla stessa Montecatini. Prima di questo documento del '63, un po' copioso diciamo, la Montecatini Edison ne aveva pubblicato un altro nel '59 più condensato che non ho reperito per intero, ho solo due pagine che partono dal punto 1.3 fino al punto 1.93 "caratteristiche di tossicità. Il CVM non presenta particolari caratteristiche di tossicità, reazione leggermente anestetica allo stato liquido ed applicazione irritante sulla pelle", vediamo che è la stessa indicazione riportata nel Kirk-Othmer, l'enciclopedia americana che dicevo prima. "Effetti sistemici. Apparato digerente, respiratorio, etc.. Si ritiene che il cloruro di vinile non possa dare luogo a fenomeni di intossicazione cronica o dare loro intossicazione acuta, in concentrazione nettamente superiore alle 500 parti per milione di volume in aria. Il cloruro di vinile ha una debole azione anestetica generale, viene considerato meno tossico del cloroformio, poi ripreso da quella pubblicazione americana del '55. Poi risposta fisiologica di emanazione. La letteratura più recente indica nel valore di 500 PPM il volume in aria quale massima concentrazione tollerabile per il cloruro di vinile per otto ore", ed è sempre quel dato della CGH. L'esposizione ad una concentrazione superiore a mille PPM di cloruro di vinile in aria può provocare sintomi di leggera anestesia, sensazione di sonnolenza, incapacità a concentrarsi, immagini confuse, intorpidamenti, formicolio ai piedi e alle mani; quanto veniva pubblicato. Quindi abbiamo visto documenti americani del '55, del '64, documento Montecatini e Montecatini Edison del '59 e del '64; dopo di allora vi sono le cosiddette schede di sicurezza, schede-prodotto che da anni ormai sono introdotte a livello europeo con tanto di normativa unitaria che fissa alcuni punti, alcuni parametri da indicare. Qui abbiamo reperito nel materiale sequestrato due di queste schede, una datata 1976 dove, non lo rileggo ovviamente tutto quanto, riguarda le caratteristiche di tossicità, all'ultima riga del paragrafo è scritto: "E` un composto riconosciuto come cancerogeno per il fegato", dal '74 c'era questo sospetto, questa è del '76, però io non so se ne avevamo prima di queste schede, noi nei documenti che abbiamo consultato non le abbiamo trovate. Anche perché queste schede ormai da allora vengono allegate ai manuali operativi, i quali vengono aggiornati, quindi non è che vengono conservati tutti, questo è il più vecchio che abbiamo trovato. Successivamente questa stessa scheda, come si vede lassù, è stata aggiornata, troviamo la prima data 27/9/76, che è quella del foglio precedente, revisione 2/6/80, revisione 30/5/83. Queste schede sono aggiornate periodicamente dalle aziende in funzione e per le conoscenze. Oggi queste schede, ormai da alcuni anni a questa parte, sono preparate a livello europeo ma all'epoca ricordo che erano preparate da gruppi di lavoro Montedison - Montecatini, che almeno in Italia erano all'avanguardia in questo, nella preparazione di questi documenti. In questa revisione, diciamo, è scritto, alla pagina successiva, sotto esposizione cronica: "E` considerato cancerogeno per l'uomo, l'organo prevalentemente colpito è il fegato", cosa che ormai sappiamo bene. Qui ho una lettera dove viene comunicato il 6 febbraio '74 al Ministero del Lavoro italiano da parte di Montedison le informazioni fornite da Goodrich, e a seguito di questa lettera il Ministero ha fissato quei 50 PPM che abbiamo visto prima. Passiamo alla successiva, a cosa serve il CVM? Certamente serve a preparare polimeri, PVC e polimeri, ma in passato è stato utilizzato come anestetico, come refrigerante, come agente propulsore in vari tipi per usi domestici, ospedalieri, agricoli, prodotti per la cura della persona, prodotti farmaceutici e pesticidi. Nell'aprile del '74 l'EPA americano, e qui ho indicato la fonte, vieta l'uso del CVM come propellente aerosol per pesticidi, per usi domestici ed ospedalieri, e negli stabilimenti per prodotti alimentari. Quindi questo divieto risale al 1974 dopo quanto fu annunciato nel gennaio di quell'anno dalla Goodrich. La Federal Drug Administration americana, nell'agosto '74 divieto di uso del CVM come propellente aerosol per cosmetici e prodotti farmaceutici, la stessa cosa la EPA, ma riporta sul Federal Registre americano del 26 agosto 1974. la Comunità Europea fa divieto, lo stesso divieto nell'aprile '76, questa è la direttiva 769 del 26 luglio '76 dove dice: "Il cloruro di vinile monomero non è ammesso come agente propulsore delle aerosol, qualunque sia l'impiego". Il nostro Paese cosa fa? Nell'82, solo nell'82 un D.P.R. fa lo stesso divieto, non dico che venisse impiegato ancora all'epoca, però il nostro Stato, il nostro Governo ha emesso questo D.P.R. soltanto nell'82, dove si riportano gli stessi divieti visti prima. Adesso passerei al dicloroetano. Il dicloroetano ha una formula indicata, circa due celle, cioè l'1.2, due atomi di cloro legati ciascuno ad un atomo di carbonio; è un liquido che bolle a 83 gradi, il DL50 (oral-aerato) di 670 mg/Kg, non so se è il caso di ricordare cosa sono i DL50, è la dose alla quale in certe condizioni sperimentali, per una certa durata ben definita il 50 per cento degli animali muore, è un indice di tossicità, il chilo si intende chilo di peso ovviamente e (oral-aerato), ci sono diversi modi di fare queste misure, inalazione, cutaneo, sul cane, sul topo, (oral-aerato) è riportato nelle norme, nei decreti nazionali. Anche il DCE, come tutti i composti organici, può avere luogo in miscela con aria a miscele esplosive, o meglio esplodibili io dico, perché se non c'è l'innesco non è che esplode, in un intervallo tra il 6 e 2 il 15 e 9 per cento di volume in aria. Anche per questa sostanza vediamo quali sono i TLV, TVA, qui c'è meno confusione me non nel caso del CVM, infatti per il CVM, cosa abbiamo visto? Fino al '74 le cose erano abbastanza stabili, poi nel '74 ogni Paese ha detto qualcosa, non c'era un'indicazione uniforme, anzi anche l'America che è certamente molto avanti, possiamo dire all'avanguardia con i suoi organismi internazionali l'OSHA, l'EPA, il NIOSH, sì un PPM, però tra un anno ecco, la Germania ha detto un'altra cosa, impianti nuovi o impianti vecchi, la Gran Bretagna... insomma solo pochi hanno detto le stesse cose, quindi si vede che c'è stata un po' di confusione. Quindi quali fossero i valori da adottare, io non sono in grado di dire... poi da adottare in base a che cosa? Io non posso che riferirmi a quanto è stato pubblicato in proposito, non voglio entrare in merito perché non è il mio mestiere, dire che era pericoloso o non era pericoloso, io ho presentato dei dati di fatto. Per il DCE le cose sono molto più semplici, perché fra il '69 e il '77 il TLV e TVA, c'era solo quello, 50 PPM, nel '58, nel '78, 50 PPM con proposta di modifica 10, introdotta nell'80, cioè due anni dopo, nell'80 è stato portato a 10 PPM e così è fino al '97. Il dicloretano è utilizzato nella produzione del CVM, è ancora utilizzato come solvente industriale, e fino ai primi anni '80 era utilizzato insieme ad altri prodotti come disinfestante in agricoltura. Vediamo anche per il dicloroetano la classificazione di cancerogenicità. Nel '79 lo Iarc riporta: "Il DCE è considerato cancerogeno per gli animali, per l'uomo i dati non sono adeguati per valutare la cancerogenicità della sostanza". Nell'80 il NIOSH raccomanda che il DCE sia considerato cancerogeno per l'uomo. Nel '96 la CGH non classifica in alcuna categoria cancerogena il dicloroetano. Nel '97 e nel '98 la CGH classifica il DCE in categoria A4, che è indicato come non classificabile come cancerogeno per l'uomo. Questo è ancora così, per la CGH il dicloroetano non è classificabile come cancerogeno per l'uomo. Anche su questo io non voglio entrare in merito alla validità o meno di questo, io riporto quello che è indicato nei documenti che sono qui citati. Nell'86 la Commissione consultiva tossicologica nazionale classifica il DCE come cancerogeno di categoria 2, ossia sostanze che dovrebbero considerarsi cancerogene per l'uomo. Ricordo che la categoria 1 sono sostanze cancerogene per l'uomo, così come la categoria A1 nella CGH. Nell'89 il decreto ministeriale del 25 luglio riporta per il DCE le frasi di rischio: R11 e 20, cioè facilmente infiammabile e nocivo per inalazione. Nello stesso anno, 20 dicembre, le frasi di rischio aumentano e sono anche modificate, c'è la frase R45, può provocare il cancro, 11, 22, 36, 37, 38, che significano facilmente infiammabile, nocivo per ingestione, irritante per gli occhi, le vie respiratorie e la pelle. Nel '93 il decreto ministeriale 16/2 classifica il DCE cancerogeno di categoria 2, ovvero da considerarsi cancerogeno per l'uomo. Questo in Italia. Vorrei dire due parole prima di procedere a questa ulteriore... sul significato della frase R45. Indubbiamente vuol dire: può provocare il cancro, questa è la definizione. Vorrei ricordare che questa frase viene applicata indifferentemente a livello europeo alle sostanze fortemente cancerogene, come può essere il duenalftilammina e ed altre ammine aromatiche, com'è il cloruro di vinile, ma viene applicato anche alle sostanze di categoria 2 che abbiamo visto prima ed anche ai prodotti che contengono almeno 0,1% di una sostanza classificata in uno o in 2. Esempio: la benzina delle nostre automobili è classificata R45, tutti i prodotti petroliferi sono classificati o R45, benzina, anche il GPL è classificato R45 o R40, i carburanti diesel sono classificati R40, quello che voglio dire può provocare effetti irreversibili. Questo in quanto i prodotti in questione benzina, in particolare il GPL contengono almeno 0,1% di qualcosa che è classificato o di categoria 1 o di categoria 2. Allora, la benzina contiene più di 0,1% di benzene, il benzene oggi in Europa e in America è classificato 1 o A 1, fino a pochi anni fa la CGH non metteva il benzene in categoria 1, fino a pochissimi anni fa, adesso anche la CGH ha messo il benzene in categoria 1. Il GPL è classificato R45 perché può contenere più di 0,1% di butadiene che è un cancerogeno di categoria 2. Quindi questa frase R45, non voglio criticare il fatto che sia utilizzato per classificare questi prodotti, ma è molto cautelativa, noi tutti sappiamo che cos'è la benzina, che cos'è il GPL, non credo che ci si spaventi più di tanto per il fatto di usare la benzina o respirarla quando facciamo il pieno di benzina. Ma a parte questo vediamo cosa viene detto dagli Enti. Allora, la CGH ha una categoria 1 e ricomprendono sostanze cancerogene per l'uomo; nel '74 la categoria A2 della CGH diceva: sostanze di uso industriale sospette di potenzialità oncogena per i lavoratori, ed aggiungeva: le attuali conoscenze scientifiche indicano che i TLV stabiliti - quelli che abbiamo visto prima - si trovano al di sotto della soglia di risposta per provocare tumori nei lavoratori nelle normali condizioni di impiego. Nel '91 e almeno fino al '98 la CGH riporta carcinogeno sospetto per l'uomo, cioè l'A2 non il dicloroetano, abbiamo visto che la CGH in quegli anni mette i dicloroetani in A4 non in A2, però l'A2 dice: sospetti per l'uomo, gli studi epidemiologici disponibili sono controversi o insufficienti per confermare un incremento del rischio di cancro per l'uomo esposto; questo è quello che dice la CGH, e abbiamo visto prima cosa diceva la Commissione consultiva tossicologica nazionale. A3, la categoria A3 della CGH: carcinogeno per l'animale. Questa categoria è stata introdotta anche in Italia nel '91-'92, almeno in America nel '91-'92, in Italia forse un po' dopo. A3 significa carcinogeno per l'animale. Gli studi epidemiologici disponibili non confermano un incremento del rischio di cancro per l'uomo esposto. Le conoscenze disponibili suggeriscono come improbabili e non comuni situazioni di esposizione. Ora abbiamo visto categoria A2 e categoria A3, qui volevo indicare variazione e classificazione, modifiche, alcuni esempi almeno, riportati dalla CGH tra l'88 e il '97 per mostrare che queste classificazioni non sono definitive o categoriche. Per esempio nel '98 l'acido solforico non era riportato in nessuna categoria, nel '97 è stato messo in A2, il benzoantracene lo stesso, nel '98 non c'era, nel '97 A2, il benzofluorantene idem, il cromato di calcio, di cromo, di stronzio e di zinco da A2 è passato a A1, così metilen-bis-2-cloroanilina da A2 sospetto cancerogeno è passato sicuramente a cancerogeno per l'uomo. Gli altri sottostanti: crisene, diclorobenzidina, sono stati declassati da A2 a A3, vediamo le pagine successive. Anche qui c'è una lista di svariati prodotti che da A2 sono stati declassati in A3 da parte della CGH tra l'88 e il '97. Qui abbiamo un numero rilevante di sostanze che erano classificate sospette cancerogene, che non sono più sospette cancerogene per l'uomo, lo sono rimaste per l'animale con le precisazioni lette prima. Un caso emblematico direi è quello della trielina, non c'entra con questo dibattimento, ma siccome è stata citata da altri in questa sede. Cancerogeno di categoria A2 dall'86 dalla Commissione Consultiva tossicologica nazionale, la CGH nell'edizione del '98, quindi recente, non sospetto cancerogeno per l'uomo. Quindi due valutazioni molto diverse l'una dall'altra. La normativa CEE: cancerogeno di categoria A3, cioè frase di risk R40, quella frase che citavo prima per i carburanti diesel, può provocare effetti irreversibili. Il decreto ministeriale dell'87, il 555 mi dà come frase di risk 20-22, nocivo per inalazione e ingestione. Quindi vediamo che per questa sostanza, per questa trielina ci sono definizioni molto diverse l'una dall'altra, ed anche per il dicloroetano dobbiamo concludere che tra quanto viene detto negli Stati Uniti, almeno dalla CGH e quanto viene detto in Italia e in Europa sono cose abbastanza diverse, ripeto, io non entro in merito alla validità di questa affermazione, dico soltanto che ci sono classificazioni diverse da parte di Enti abbastanza autorevoli. Passiamo adesso al PVC. Che cosa sia il PVC penso che tutti ormai l'abbiamo presente, è un polimero che è ottenuto aggiungendo uno all'altro molte molecole di cloruro di vinile, a sinistra è scritto N. molecole di cloruro di vinile danno una molecola, una macromolecola di PVC. Questo N è compreso, a secondo dei tipi di prodotto, tra 800 e 2000 come numero, che significa peso molecolare tra 50 e 120.000, questo mediamente, sono dei limiti non fissi. Come si ottiene; anche questo è stato ricordato più volte, o in sospensione acquosa, o in emulsione acquosa o in polimerizzazione in massa. La sospensione acquosa, il prodotto ottenuto mediante sospensione acquosa copre circa l'80% della produzione mondiale. Cos'è un processo di sospensione acquosa? E' un processo nel quale le gocce di monomero, del CVM nel caso in esame, vengono disperse, mantenute in dispersione in fase acquosa, mantenute in sospensione con una forte, adeguata agitazione con degli stabilizzanti. Quindi immaginiamo l'autoclave che è il reattore nel quale si fa la reazione pieno d'acqua con dentro queste gocce di monomero dispersi. Il polimero si forma nelle gocce stesse in quanto l'iniziatore o catalizzatore, ma è più corretto chiamarlo iniziatore, è solubile nel monomero. Quindi abbiamo all'interno di ogni goccia, almeno una particella di iniziatore che inizia a polimerizzare il CVM trasformandolo in PVC, e alla fine, al termine di questo processo si ha un insieme di particelle di PVC disperse avente caratteristiche geometriche uguali a quelle della goccia di monomero di partenza, cioè non è un melograno, è una goccia. La polimerizzazione in emulsione è meno importante, fa un prodotto diverso, ha applicazioni diverse del prodotto in sospensione, copre circa il 12% della produzione mondiale; in questo caso il monomero è ancora disperso in fase acquosa ma in presenza di emulsionante che forma delle micelle e in questo caso il catalizzatore è solubile nella fase acquosa, non nella fase monomerica, quindi si ha una migrazione, diciamo così, tra la goccia di monomero emulsionato in acqua verso la micella di emulsionante, e il polimero si forma nella micella. Questa è la differenza tra i due processi. Poi c'è la polimerizzazione in massa in assenza di acqua o di solventi che copre solo l'8% della produzione mondiale. In questo caso il monomero, cioè il CVM è presente allo stato liquido, e si polimerizza in fase liquida, e vedremo un esempio anche più avanti di questo processo. Cosa, come si interviene sul PVC una volta ottenuto? Con i processi precedenti. Il PVC in polvere viene granulato con aggiunta di varie tipologie di additivi, con l'ottenimento di PVC, li vedremo più avanti, adesso diciamo solo che ci sono, ottenimento di un PVC rigido, il cui peso specifico è tra 1 e 39 e 54, almeno così dice la letteratura, oppure un PVC plastificato, flessibile, che ha un peso specifico più basso, che viene ottenuto con l'aggiunta di plastificanti. Vediamo la prossima. Il PVC polvere può essere oggetto di altri tipi di trasformazione, in particolare il PVC emulsione è trasformato in plastisols, cioè in paste, preparate disperdendo il PVC polvere in plastificanti. Questi plastisol sono impiegati per la spalmatura di manufatti per l'arredamento, questo è uno degli impieghi più importanti, quindi impieghi ben diversi da quello del PVC in sospensione che copre più dell'80% almeno della produzione mondiale. Alcuni tipi particolari di PVC in polvere, disciolti in solvente, forniscono soluzione filabile dalla quale è ottenuta la fibra di PVC, questo è un altro tipo di impiego che vedremo più avanti. Quali sono i settori di impiego del PVC, almeno i principali? Che ormai penso che molti abbiano presente: edilizia, tapparelle, tubazioni di scarico, pavimenti, in agricoltura film per serre, tubi per irrigazione, imballaggio, flaconi, bottiglie, pellicole per avvolgere qualcosa, elettrico: rivestimento di cavi; settore automobilistico: accessori vari; industria chimica: tubazioni, rivestimenti anticorrosivi, contenitori; arredamento: Tappezzerie, carte da parati, finte pelli, tendaggi, fibre; elettrodomestici, parti varie; in medicina: sacche per uso medico, emodialisi, etc., cateteri cardiaci, tubi endotracheali, cuori artificiali, pompe per sangue, arti artificiali; questi sono i vari impieghi del PVC. E con questo io ho terminato questa parte che ho chiamato introduttiva. Signor Presidente, credo che si debba continuare.

 

Presidente: io direi di sì. Può dare inizio alla seconda parte.

 

PASQUON - Allora, in questa seconda parte, detta parte specifica incominciamo a parlare del Petrolchimico di Porto Marghera, cioè i reparti, impianto pilota, laboratori, etc.. In particolare conduzione, schemi, materie prime, tecnologie, piante, interventi migliorativi, commesse e risultati conseguiti. Qui è mia interpretazione, ma non credo che cambi più di tanto quello che dobbiamo dire. Io dico che nel '71 e nel '72 nasce il Petrolchimico a Marghera perché prima si deve partire dal petrolio, prima si partiva dal metano. Allora, dal petrolio si ottiene l'etilene, quindi è Petrolchimico secondo me quando si incomincia a preparare, ad utilizzare l'etilene, e l'entrata in esercizio dell'impianto di produzione del CVM è del '71, impianto di ossiclorurazione, fermo restando quella premessa che ho fatto prima sulle date. Non c'è un documento ufficiale che dica, almeno tra quelli che io ho visto, l'impianto in questione è entrato in esercizio nel '71, però molte informazioni contenute nei documenti sequestrati parlano del '71, quindi penso che sia entrato realmente nel '71. L'etilene in quel caso arrivava via nave, se ricordo bene da Priolo. E' chiaro che una produzione del genere non sta in piedi economicamente, da Priolo a Marghera non è una cosa molto economica, invece diventa un impianto razionale nel suo insieme quando entra in esercizio l'impianto di steam cracking di Virgin nafta sempre a Marghera che è del '72, impianto che ho menzionato prima, che produce etilene, propilene, endocarburi C4, aromatici, benzine etc., che sono i reparti CR, è indubbiamente un Petrolchimico. Il Petrolchimico di Marghera nell'83 occupava quasi 5 milioni di metri quadri, 90 chilometri di strade interne, 50 chilometri di ferrovie interne, 3 banchine per carico e scarico di prodotti solidi, 8 pontili per prodotti liquidi, 2 moli per chiatte fluviali e 7.000 dipendenti, questi i dati ripresi da una pubblicazione Montedipe dell'84. Sempre nell'83 il Petrolchimico movimentava 9 milioni di tonnellate di prodotti, aveva sili per 3.000 tonnellate di PVC, magazzini per 18 mila di PVC, 1800 tonnellate di soda caustica, 1500 tonnellate di caprolattame, che è un intermedio per fare il nylon, 1.600 di acido tereftalico e dimetiltereftalato che è l'intermedio per fare il PET, il polietileinteresterato. Depositi per stoccaggio, ricezione e spedizione di prodotti petroliferi 526.000 metri cubi. Questo per dare un'idea della dimensione dello stabilimento. Poi ovviamente vi erano servizi tipo antincendi, il servizio medico, operativo, centro informazione, servizi veri e propri, definiti come tali. Questa riporta una planimetria schematica dell'area, qui si legge male, ma in basso c'è il canale industriale sud, il settore ovest, in alto il nord, poi a destra inclinato il canale di Malamocco, e questa è l'area del Petrolchimico. Questa successiva è ripresa, uno stralcio planimetrico dell'Istituto geografico militare, Mestre 51, seconda edizione del giugno '68, il Petrolchimico occupa l'area delimitata, come si vede dalla proiezione. La successiva è più leggibile, questo è un disegno rifatto diciamo, che riporta i reparti, la dislocazione dei reparti che qui possono interessare, vediamo in alto a sinistra il CV10, subito sotto il CV14 e il 16, CV5 e 15, il CV6, poi in basso a sinistra Ex PA3, il laboratorio pilota, LS2 laboratorio sperimentale, il CV24, il CV25, poi quel rettangolo più grande è il magazzino del CV7, poi c'è il parco serbatoio, poi a destra troviamo il CV22 e 23, e quello LS è un laboratorio sperimentale. Questa è un po' la situazione, qui c'è una scala anche, è indicato in basso un chilometro, possiamo dare un'idea dell'estensione anche dell'insediamento. Vediamo i reparti. Allora il CV1, inizio '54 fine '70, produzione di CVM da acetilene ad acido cloridrico di sintesi, abbinato al CV2 e al CV3. Il CV3 è lo stoccaggio del CVM poi vedremo il CV3 che cos'è. Il CV9, stoccaggio in pressione di CVM, abbinato al CV10. Il CV10 è entrato in esercizio nel '57 e chiuso nell'81, non nell'85 come detto stamattina. Almeno così risulta dai documenti che ho consultato, che era, come è stato detto ancora stamattina, CVM da ateline e acido cloridico, proveniente quest'acido cloridrico da impianti trielina e dicloretano, cioè era un recupero, un sottoprodotto. Le potenzialità sono indicate a destra, sono 90 mila tonnellate anno. Il Cv11, sorto nel '58 e chiuso nell'85 produceva CVM ed acido cloridrico da dicloretano, ricevuto da Mantova, anche questo potenzialità almeno di 90 mila tonnellate. Il CV22 è il processo di produzione di CVM..., passiamo al CV23 prima, è entrato nel '71, produceva dicloretano da ossiclorurazione etilene, quell'impianto che abbiamo visto prima, il quale dicloretano era utilizzato dal CV22 per fare il CVM, la potenzialità che ho trovato è quella indicata, 180 210, cioè impianto molto più capace dei precedenti. Vediamo la successiva. Il CV3 era un impianto di polimerizzazione del CVM ed essiccamento del PVC, partito nel '54 e chiuso nel '71, abbinato, lo abbiamo visto prima, al CV1 e CV6. Il CV5, partito nel '55 e chiuso nel '91, produce ci compounds, cioè il PVC in grano, da resina, associato al CV15 che vediamo sotto. Il CV6 aperto nel '56 e chiuso nell'89, produzione e insaccamento PVC in emulsione, nei primi anni anche in sospensione. La capacità CV3 più CV6 30 mila tonnellate, relativamente modesta, bassa, rispetto agli altri. CV7, aperto nel '70, insaccamento deposito del PVC, CV14 dal 58 all'86, produzione ed essiccamento di PVC in sospensione associato al CV16. Il 15 associato al CV5, vi è un ampliamento del CV5, per una capacità totale di 105 mila tonnellate compound. Il CV16 1 e 2 aperti nel '58 e nel '62 rispettivamente, chiuso nell'86 abbinato al CV14 con potenzialità complessiva di 125 mila tonnellate anno. CV24, 72, produzione PVC in sospensione e CV25 essiccamento del PVC in sospensione, capacità, quella che ho trovato io indicato, 165 mila tonnellate. Ecco, questa è la posizione degli impianti. Ora, questi impianti come ho ricordato prima, soprattutto quelli primi diciamo, fino al Cv16, sono impianti costruiti su tecnologie statunitensi, quando sono stati costruiti erano impianti moderni, all'avanguardia a livello mondiale, così com'erano. Certamente negli anni successivi sono stati modificati e vedremo come, però sono nati con le tecnologie applicate ovunque allora, per lo meno dagli scienziati americani sono state acquisite le tecnologie allora disponibili, così com'erano. Si è parlato a lungo stamane, almeno ho sentito parlare a lungo, di obsolescenza o meno. Certo che gli impianti possono diventare obsoleti, ma forse non è del tutto esatto dire che l'obsolescenza è dovuta soltanto all'invecchiamento dei materiali o alla manutenzione. Cioè, gli impianti acetilene sono diventati obsoleti non tanto perché potevano essere scadenti, ma perché l'acetilene non è più conveniente, perchè si poteva fare l'etilene, questa è la ragione per la quale sono stati cambiati. Tanto è vero che l'impianto acetilene, che usavano l'acetiline in Europa sono stati introdotti negli anni '30, soprattutto in Germania, e sono andati avanti per anni ed anni. Quindi forse è fuorviante interpretarlo in modo rigoroso, cioè, non è facile definire quando un impianto diventa obsoleto. Un impianto del genere non diventa obsoleto in 10 anni, ci sono problemi di manutenzione, di modifiche, io posso dire anche per esperienza diretta che impianti nuovi possono creare problemi ben più seri di impianti vecchi, perché gli impianti nuovi in fase di avviamento, di collaudo, e la cosa va avanti non per pochi giorni o pochi mesi, ma anche per un anno o due, creano problemi fin tanto che non sono messi appunto. Un impianto collaudato a livello internazionale e nazionale può offrire più garanzie di un nuovo impianto. Con cioè non devo dire che non si debba far nuovi impianti, i giudizi vanno un po' pesati. Comunque vedremo più avanti, nella parte successiva, le modifiche che sono state apportate agli impianti dei quali stiamo parlando, modifiche che cercherò e documenterò ad una ad una. Oltre agli impianti veri e propri che abbiamo visto ci sono dei reparti che ci interessano, che sono reparti serbatoi ovest, nato nel '61 ed ampliato nel '70, spero che i documenti che ho consultato io riportino date esatte. Il ppm 1 e 2, produzione simil lavorata in PVC, centri ricerca impianto pilota, io ho trovato quanto è scritto lì. Impianto pilota CVM e PVC dal '57 e non ho trovato nei documenti la posizione di questo impianto pilota nel '57. Ho letto che è stato trasferito in una zona cosiddetta SG24, laboratorio ex PA3 nel '63. Poi l'LS2 che è subito sotto l'LSG24 visto prima, nuovo laboratorio sperimentale costruito nel '71 e '72 per ricerche su compounds, e dal '79 per ricerche sul PVC. Anche qui ho visto scritto ex PA3. Poi laboratorio sperimentale che è l'LS che ho visto prima, e se ho informazioni esatte risale al '72, lì non è scritto. Questo per quanto riguarda la descrizione, i titoli, i nomi dell'impianto, non è ancora ovviamente una descrizione. Tutti gli impianti in questione e tutti gli altri impianti di qualunque industria chimica di un certo rilievo, soprattutto i grandi impianti come questo, sono sempre stati gestiti da manuali operativi. Che cos'è un manuale operativo? Ne abbiamo sentito parlare più volte in questa sede. Il manuale operativo è un insieme di documenti che descrivono dettagliatamente tutte le operazioni. Qui purtroppo io non ho trovato i manuali, tutti i manuali operativi relativi alle epoche passate, in particolare gli impianti CV1, CV2, CV3, CV4, non ho trovato nulla, quindi di questi impianti non parlerò in seguito, abbiamo trovato invece molte descrizioni degli impianti CV5, CV6, CV15, CV10, 11, 14, 16, 24 e 25 in termine descrizione impianti, Ma i manuali operativi degli impianti oggi chiusi che sono stati fatti sequestrare dal Pubblico Ministero, non sono, cioè, appaiono incompleti, date poco chiare, date non uniche. L'unico manuale operativo completo è quello del CV24 e 25 e tuttora l'esercizio, almeno per la parte polimera. Cosa contengono questi manuali operativi? Qui penso sia utile capire di che cosa si tratta senza voler tediare il Tribunale con volumi di documenti che abbiamo nel cofano della macchina. Descrizione sintetica del processo, con schema a blocchi e flow sheet semplificati, flow sheet è lo schema di flusso. Norme di avviamento marce di arresto, anomalie di marcia, cause ed interventi, procedure di spurgo e bonifica, procedure di trasferimento tra reparti, procedure di carico e scarico materie prime sussidiarie e prodotti finiti. Procedure per situazioni anomale, scarichi in torcia. Prodotti chimici e dati fondamentali per la sicurezza, sono le schede di sicurezza che ho citato prima. Schede di caratterizzazione materie prime, intermedi, prodotti, sottoprodotti e ausiliari. Norme di emergenza interna ed esterna, schede lavori, mezzi protettivi preventivi e antincendio e loro ubicazione, elenco del lavoro di sicurezza e loro valori di taratura, elenco dei sistemi di allarme e blocco con relative tarature di blocco, prescrizioni di sicurezza, fogli di lavorazione, organigramma di reparto, segnalazione infortunio poi vari fogli di lavorazione etc.. Ma questo è un indice che riguarda qualunque tipo di reparto, non soltanto i reparti dei quali stiamo parlando. Debbo dire che questi documenti, i manuali operativi, sono stati introdotti sin dall’inizio a Porto Marghera, ma in tutti gli stabilimenti, già all'epoca Montecatini, io stesso ho avuto modo di discutere in proposito anni addietro dell’omogeneizzazione di questi documenti a livello di gruppo, di definizione, diciamo, di miglioramento dei loro contenuti in modo da avere delle letture chiare. Ora, dicevo che non voglio leggere alcune parti di questi manuali, ma è bene aver presente l'importanza di questo materiale. Allora, vediamo per il CV24 e 25, che ripeto è quello più completo, sono una quindicina di volumi, riportano quanto indicato a destra, manuale di qualità, ricevimento e stoccaggio materie prime, laboratorio controllo qualità, calibrazione di impianto, procedure di impianto, sezione reazione, sezione essiccamento, sezione servizi, addestramento personale, registro addestramento, distribuzione stoccaggio PVC, manuale operativo vero e proprio dell'impianto, manuale operativo degli impianti. Nella pagina successiva vediamo soltanto l'indice di uno di questi, volume numero 1, adesso non so se è il caso di leggere tutto, vediamo che sono descrizioni molto dettagliate, che ripeto, conosco per averle non dico scritto queste, ma per ragioni anche professionali le conosco bene, è scritto nel dettaglio cioè che ha fatto, per avviare un impianto, per aprire una valvola X, chiudere la valvola Z, informare Tizio, fare questo, cioè è scritto dettagliatamente cioè che va fatto, non è lasciato al buon senso o all'esperienza del singolo. E` naturale, è ovvio che manuali di questo genere siano molto voluminosi, in questo caso si tratta di due grossi faldoni, per esempio. Ora, questo materiale dove si trova e chi lo utilizza? E` in mano al caporeparto, lo gestisce lui, però tutti lo possono esaminare per qualunque parte, perché non è nascosto nel reparto, ed è compito del caporeparto di far seguire esattamente la procedura scritta lì. In termini di marcia dell'impianto, di procedure di sicurezza, di mezzi di protezione e così via. Le disposizioni in proposito sono sempre molto chiare. Ora dicevo che, qui la pagina successiva riporta l'indice di uno, del secondo volume in questione, che non sto a leggere per non tediare, ma si vede insomma, scarichi liquidi, acidocaratterizzazioni in particolare liquofluenti, foglio di lavorazione, ogni foglio di lavorazione è una pagina che indica ciò che va fatto per le singole operazioni previste. Quindi sono informazioni molto dettagliate. Allora, quali manuali operativi abbiamo trovato tra i materiali sequestrati? Reparti CV6, però incompleto, io ho alcune pagine qui, alcune sono corrette a mano, quindi vuol dire che sono stati aggiornati, però non ho, almeno io, l'edizione ultima che è stata preparata. Dalle pagine che ho letto, e da come sono scritte, è chiaro che questo manuale è stato aggiornato e corretto negli anni, com'è giusto che sia. Quando veniva introdotta una nuova operazione veniva aggiunta, non è che si cancellasse tutto. Lo stesso dicasi per il manuale 14 e 16, CV15 e CV11. Per il CV22 e 23 i primi documenti riportati nel manuale sono datati fine anni '70 e vanno avanti e sono 8 volumi. Il manuale operativo, c'è un manuale operativo per il parco serbatoi e per la rampa di carico del parco serbatoio. C'è un manuale operativo per l'impianto pilota, per la polimerizzazione del PVC che è stato aggiornato, direi in modo ottimo, nel '92, che consta di 9 volumi, ma questo materiale contiene documenti datati metà anni '70. Quindi anche in questo caso c'è un manuale operativo che è stato via via aggiornato. Poi c'è un manuale operativo del laboratorio controllo, CH1, campionatore, che dice come vanno fatti i campionamenti. Quindi tutte le operazioni previste per i reparti che qui interessano erano descritte in modo molto dettagliato in manuali. Qui ci siamo, mi limito a indicare quelli che possono indicare, ovviamente ci sono manuali operativi per tutti gli altri reparti del Petrolchimico. Qui avrei una pagina del manuale operativo dell'impianto pilota che è inutile portare. Ecco a questo punto, una volta presentato questa parte dobbiamo aprire una ulteriore parte, la descrizione vera e propria degli impianti e degli interventi. Allora, gli interventi che chiamerò interventi migliorativi, quando sono partiti? Quando sono stati attivati? Sono stati attivati, lo vedremo dai documenti che presenterò più avanti, quelli più importanti, cioè, insomma, il grosso sforzo degli interventi è partito nel 1973, ma altri interventi importanti vedremo, sono stati fatti prima, ma il grosso è partito, è stato attivato nel '73. E qui ho preso l'appunto dove ho scritto che il problema della riduzione del CVM in ambienti di lavori i valori minimi tecnicamente possibile all'epoca, venne affrontato nel petrolchimico in modo sistematico a partire dal '73, con l'insediamento gruppi di lavoro formati da specialisti nel campo di risanamento ambientale, di processi e della manutenzione, ai quali venne affidato l'incarico di definire chiaramente la situazione e stendere un piano completi di interventi. Quindi fu affrontato in modo sistematico, per ora non discuto della bontà o meno di questi interventi, fu affrontato in modo sistematico all'epoca. Da dove si desume quanto sto dicendo? Informazione sulle riunioni concernenti questi gruppi di lavoro sono state citate anche stamattina, almeno uno, si trova in un documento datato 9 ottobre '74 che è stato reperito, sequestrato dal Pubblico Ministero nel quale si legge, vediamo la prima pagina che è illeggibile, ma vi leggerò io il contenuto, lì c'è il nome di tutti i presenti, c'è Dipe Milano, Dipe Milano, Dipe Brindisi, Porto Marghera, Porto Marghera, Brindisi, Terni, Marghera, Brindisi, Milano Marghera, cioè interessava tutto il gruppo Montedison. Distribuito ai vai presenti, le prime tre righe dicono: "Le precedenti riunioni sono state tenute nei giorni 11/7/73, 8/8/73, 7/11/73, 16/1/74, 13,3/74, 23/3/74, 11/6/74, quindi le riunioni menzionate in questo documento tenute in modo sistematico per affrontare questo problema. Il titolo di quel documento dice: riunione CVM tenutasi a Brindisi il 9/10/74, una riunioni specifica fatta da uno di questi gruppi di lavoro, erano diversi come menzionato stamattina in questa udienza. Sempre in questo documento si legge che essendo scaduto il 30 settembre '74 il termine a suo tempo stabilito per un raggiungimento in corrispondenza dei posti di lavoro di tassi d'inquinamento inferiori a 50 ppm, questo è quello che aveva fissato l'azienda, all'epoca il TLVTWA era 200 ppm, ma l'azienda aveva fissato 50 ppm, che era il dato indicato anche dal Ministero del Lavoro, ecco, l'impegno per venire nel minor tempo possibile a risolvere i problemi sorti in conseguenza delle scoperte scientifiche e dai dati comunicati dalla Gurlish all'inizio del '74, risulta anche da un documento, sempre fatto sequestrare dal Pubblico Ministero, cioè in atti, di un incontro riguardante un incontro tenuto il 18 e 19 aprile '74 con tecnici della Budrish negli Stati Uniti, nel quale si legge: lo scopo dell'incontro è premessa: esaminare la possibilità di una collaborazione tra le due società nel campo della produzione industriale CVM e PVC per pervenire nel minor tempo possibile a risolvere i problemi sorti in tale campo in conseguenza delle recenti scoperte scientifiche sulla tossicità del cloruro vinile monomero. Queste le intenzioni chiamiamole così, dell'azienda, non fu un argomento trascurato questo. Poi vedremo altri documenti che riprendono cose del genere. Però cosa è stato fatto sin dal '73 al fine di raggiungere questi obiettivi? E anche qui leggo delle frasi che ho scritto sulla base di documenti che ho consultato. Gli interventi mirati al miglioramento dell'igiene degli ambienti di lavoro, con particolare riferimento alla riduzione esposizione al CVM, quindi vorrei sottolineare questo aspetto, un conto è la riduzione del CVM nell'ambiente di lavoro, un conto è la riduzione del CVM nelle emissioni gassose o nelle acque. Sono tutti argomenti importanti ai fini della protezione ambientale, ma più importante è la riduzione del CVM negli ambienti di lavoro, perché riguarda la salute dei lavoratori, direttamente coinvolti. Questo è stato il primo tema affrontato in modo sistematico e io parlerò di seguito prevalentemente di questo aspetto, più avanti parleremo degli interventi effettuati per proteggere l'ambiente. Stamattina, per esempio quando è stato detto che l'O.S.H.A. nel '74 ha fissato un ppm, però un ppm negli ambienti di lavoro a decorre dal '75, il che non ha nulla a che vedere con le emissioni, sono due cose diverse. Non per minimizzare l’importanza di questi due tipi di argomenti, ma per dire che sono due argomenti di natura diversa, e io parlo, almeno in questa parte, degli interventi effettuati per ridurre l'esposizione dei lavoratori all'interno degli ambienti di lavoro. Allora, questi interventi effettuati a partire dall'inizio degli anni '70, prima ho detto '73 in modo sistematico, però già nel '70, '71, '72e ci sono stati degli investimenti che vedremo, non trascurabili, presso tutti i reparti del petrolchimico e di ENICHEM, di Porto Marghera, sono stati articolati su due direttrici diverse, tenuto conto del tempo entro cui potevano essere realizzati. C'è un documento dell'azienda, che dice le cose che sto per leggere ora, a breve termine modificando le procedure di..., a medio e lungo termine agendo sul processo delle apparecchiature. Cosa vuol dire modificare e intervenire sulle procedure? Vuol dire tante cose, per esempio intervenire sulle modalità di carico delle apparecchiature, sulle modalità del gasaggio e di scarico delle apparecchiature, sulla bonifica dell'autoclave prima della loro pulizia, sulla modalità di pulizia, sui controlli da attuare. Per esempio, in qualunque impianto chimico, anche oggi, ci sono perdite, non esiste impianto con emissione zero, non esiste. C'è un progetto dell'O.N.U., e si chiama Zero Emition, che ha come obiettivo di portare a zero le emissioni, gli esempi, che adesso cito a memoria, ma sono riportati in una mia relazione di un convegno di qualche tempo fa, riguardano produzioni di derivati agricoli, attuati in Tanzania e in altri paesi dell'Africa del Sud-Est asiatico, ne ricordo uno, produzione della fibra Sisa, questa fibra si ottiene da materie vegetali con un rendimento molto basso, cioè si prende la fibra e il resto è un rifiuto, si cerca di riutilizzare il tutto, lo stesso dicasi per la produzione della birra, non è che tutte le materie prime utilizzate per far la birra vengono utilizzate, questo progetto studia la possibilità di recuperare tutto. Non esistono a mia conoscenza impianti, progetti a livello mondiale di questo (depenge) chimico, anche se si parla di emissione zero, di impianti a rischio zero, lo zero in pratica non esiste. Ora, se si pensa ad un impianto come quelli dei quali siamo parlando, e li vedremo meglio nella descrizione, sono impianti con elevate potenzialità, impianti nei quali si hanno centinaia di metri di tubazione, centinaia di pompe, migliaia di valvole, di tenute, è chiaro che si possono avere delle... da queste parti. Allora se si sa che si possono delle... dall'altro canto è chiaro che si deve intervenire per evitare delle... un conto però è ridurli quando so che la sostanza, che esce, è pericolosa, più o meno pericolosa. Che so, se ho una perdita di acqua da un impianto in casa mia non mi preoccupo più di tanto, se è una perdita di CVM sì, soprattutto oggi, allora un intervento relativamente semplice da attuare, per ridurre l'esposizione, è potenziare i controlli, poiché io so che una valvola può perdere, anziché fare i controlli ogni tot giorni o ore aumenterò la frequenza, in modo da verificare se perde e se perde intervengo, quindi un intervento manutentivo. Anche della manutenzione si è parlato questa mattina, io non ne voglio parlare adesso più di tanto, mi riservo di produrre un documento, che abbiamo, quest'ultimo della serie, che... che ci interessano, quindi vedremo se sono calate o meno. Voglio solo evidenziare come si poteva intervenire sulle procedure per ridurre l'esposizione, un'altra cosa ovvia è questa, se io so che da un apparecchio esce una concentrazione così elevata di cloruro di vinile non vado a metterci il naso, poi farò di tutto ovviamente per ridurre questa emissione, ma in prima istanza non dobbiamo andarlo a respirare, insomma sono cose forse elementari. Allora, nel '73 vennero subito modificate diverse di queste cose, e abbiamo modo di documentarle. Poi sono stati effettuati dei lavori sistematici, lavori commissionati con le cosiddette commesse di lavoro, cos'è una commessa di lavoro? Qui riporto la fotocopia di una di queste, che praticamente è illeggibile, ma volevo presentare l'originale, non per leggerne il contenuto, ma per leggere invece alcune cose, allora: c'è il reparto ovviamente, la data, il numero della commessa, il titolo dell'intervento e in fondo delle firme, funzione proponente di stabilimento, direzione di stabilimento, funzione competente di... pianificazione, direzione generale, ci sono tante firme, diverse firme, e vedremo poi in un altro... sono ancora di più, credo che sia ovvio che in un'azienda, quando si parla di interventi di questo caso, indicata la durata prevista del lavoro, il... previsto, erano 22 milioni nel '74 per questa commessa, è evidente che qualcuno deve fare la proposta e qualcuno la deve accettare, e questo qualcuno non tanto in tema di persona, ma di funzione non possono che essere... c'è chi propone, chi accetta, chi verifica. Vedremo parlando delle singole commesse che questi tempi per fare la richiesta, direi l'autorizzazione, sovente solo molto brevi, cioè l'iter burocratico è stato in molti casi estremamente molto breve. Cosa conteneva la commessa? Oltre questa prima pagina, che indicava quanto detto, erano allegati dei documenti, il primo documento è una relazione tecnica, tutte le commesse hanno una relazione tecnica, praticamente tutte, almeno per quelle centinaia, che ho visto. In questo caso e direi in generale era un cliché fisso, dove è indicato l'obiettivo, perché si fa, le soluzioni possibili, la scelta della soluzione ottimale, la proposta cioè lo schema dei lavori da eseguire, il preventivo di costo, il conto di convenienza economica, anche se la convenienza economica dovrebbe essere ignorata in questa sede, ma è chiaro che chi fa qualcosa deve sapere se se è positivo o meno, diverso come è dico: "Non c'è nessuna convenienza economica", va fatto perché... per la protezione dei lavoratori, in alto c'è scritto... per recuperare, non mi sembra negativo il fatto che vi sia la voce "conto convenienza economica", poi note critiche sulla soluzione proposta, cioè il firmatario di questo documento, l'estensore, non si limitava ad esaminare ciò che era stato... diceva: "La proposta va bene o non va bene", c'era una verifica in più. Oltre a questa relazione tecnica c'era il preventivo, che qui non ho riprodotto, il costo preventivato, su un altro foglio, poi c'era l'apertura vera e propria della commessa con le indicazioni ancora... ovviamente, lo stabilimento, il codice del reparto, il numero della commessa, da dove è partito l'ordine di lavoro, quale è l'oggetto del lavoro, quale è il tipo di investimento, quali sono i riferimenti, cioè le richieste di autorizzazione, il preventivo, la classe di costo, il telex, che sollecitava l'apertura... Molte commesse sono state aperte anticipatamente mediante il telex. Era prevista una data di apertura, ma era accelerata da telex... l'importo autorizzato, la descrizione del lavoro, il programma di lavoro, chi deve eseguirlo... qui leggo... richieste di ordine dei lavori sono affidate all'UTL, che è l'ufficio tecnico di Porto Marghera... poi il responsabile della commessa, con tanto di nome, la data preventivata per la fine dei lavori, e il controllo dell'esecuzione, situazione mensile a partire da una certa data, quindi verifiche sensibili, visto da chi aveva preparato questo documento e c'è la firma in questo caso di un ingegnere, che è l'ingegnere Mozzana, che abbiamo sentito nominare stamattina, mentre l'autorizzazione era firmata da un'altra persona, in questo esame dall'ingegner Calli, cioè un livello superiore. Una volta aperta la commessa partivano gli ordini di lavoro, il lavoro andava avanti e dopo un certo periodo veniva chiesta la verifica dei risultati; questa verifica dei risultati non avveniva necessariamente subito dopo, a fine lavori, finiti i lavori dopo un certo tempo più o meno lungo, anche breve, un tecnico andava a vedere se il lavoro era stato eseguito, se i risultati conseguiti erano stati raggiunti, e qui leggo: "Gli obiettivi previsti sono stati raggiunti pienamente. Importo previsto 22,3 milioni, costo consuntivo 30 milioni; tempo previsto 7 mesi; tempo effettivo 15 mesi", quindi c'era già un ritardo nella chiusura rispetto a quanto era stato previsto. Le cause del ritardo in questo caso non sono indicate, in diversi altri documenti è scritto che... anzi vediamo se c'è il lucido successivo: il maggior costo del consuntivo rispetto all'importo previsto è dovuto all'escalation delle spese generali. Il tempo di realizzazione si è protratto di otto mesi poiché i lavori previsti dalla commessa interessavano altri lavori di altre commesse similari. Questo è un impianto a CVM. La fine dei lavori è avvenuta effettivamente alcuni mesi prima di quella data indicata qui, la chiusura ufficiale della commessa è stata fatta con altre commesse. Cosa vuol dire questo? Che la data riportata non è necessariamente quella della fine reale dei lavori, almeno così è scritto, oltre a questo documento c'era la proposta di chiusura della commessa. Ma questo documento di chiusura non è sostitutivo del documento di verifica di fine lavori, è una chiusura di tipo contabile più che tecnico, infatti porta date diverse, però il lavoro è stato eseguito come richiesto, la commessa può essere chiusa. Quindi poteva non essere chiusa vuoi in funzione del risultato vuoi in funzione di altre cause. Quindi questo per dire che le date reali di fine lavoro non sono molto sicure, almeno dai documenti che ho visto io. Ma c'è di più da aggiungere. Io spesso ho esaminato centinaia di queste commesse, poi le vedremo, solo per alcune si trovano documenti di fine lavori e di chiusura della commessa, per altri c'è la data proposta di chiusura, nei documenti che troveremo più avanti sono indicate le varie voci, cioè laddove c'è una verifica, una chiusura di commessa abbiamo messo quella data, ma dove non c'è abbiamo messo la data di previsione. Dicevo che non sono molte le commesse per le quali c'è l'atto verifica, quindi non si può dire, come ho sentito dire in quest'aula, mi pare dall'ingegner Marcucci, che le commesse sono state chiuse mediamente con un anno di ritardo, tutt'al più si può dire: quelle per le quali esiste un documento, siccome sono pochi questi documenti, non credo si possa generalizzare. D'altra parte ci sono alcune commesse che sono state chiuse prima, poche, ma ci sono. Ora, non credo si possa essere, insomma si può capire, sono modifiche per lo più riguardanti interventi nella nuova natura; la stessa sostituzione delle valvole non è stata una cosa semplice, non è che si va dal droghiere e si compra una valvola più adatta, richiede dei tempi, scegliere le migliori, quindi a priori dovendo fare una cosa nuova io progettista non sono sicuro, domani prevedo 10 mesi e poi ce ne vogliono 15, dipende dai tempi di fornitura, poi anche il tecnico che ha fatto le sue previsioni può sbagliare nei conteggi, per cui le date previste anche se sono poche volte rispettate non mi sembra che vadano presentate come dei gravi errori da parte di chi ha fatto il lavoro, l'importante invece è vedere i risultati conseguiti, e questi li vedremo più avanti. Il lucido successivo che è del '73, cioè non è una data molto diversa dal precedente, dall'esempio di commessa precedente che era del 14 gennaio '74, questo è del 30/4/73, porta anch'esso delle firme e vorrei leggerle tutte, sono di più di quelle di prima, c'è la funzione proponente, la funzione sicurezza, l'ufficio tecnico che firma, la produzione e i servizi, direzione stabilimento, produzione, funzione di sede, coordinamento tecnico, protezione ambiente e sicurezza, pianificazione e direzione generale. Non di meno vedremo che le date per esempio qui l'ultima data che leggo è 22 maggio '73, data di emissione 30 aprile '73, quindi non è che sia passato molto tempo. Dicevo prima che solo per un numero limitato di commesse abbiamo trovato documenti fine lavori, mentre abbiamo trovato per tutte l'ordine di emissione della commessa stessa, poi abbiamo voluto verificare se i lavori sono realmente andati avanti a prescindere dalle date. La risposta a questo quesito può venire dall'esame di documenti contabili, perché ogni tre mesi, mi pare, venivano contabilizzati i lavori relativi a ciascuna commessa. Vediamo il lucido successivo. Vi leggo i titoli, in alto a sinistra il numero del reparto, il nome della commessa, la descrizione dei macchinari acquistati man mano, i costi autorizzati nella prima colonna, consuntivo contabile progressivo, consuntivo tecnico, previsione al completamento del lavoro, costi attesi, scostamento rispetto alle previsioni. Allora, i costi autorizzati complessivi sono i preventivi con eventuali aggiornamenti relativi all'intera commessa, che sono quelli preventivati in partenza, il consuntivo contabile è suddiviso in costi sostenuti nel trimestre, costi sostenuti nell'anno, costi sostenuti dall'avvio dei lavori dell'intera commessa, i dati riportati si riferiscono a tutti i costi inseriti nella contabilità, sia per le fatture vere e proprie ricevute da terzi, sia per i costi interni, lavori di ingegneria, quote di costi generali, interessi passivi, etc. relativi alla commessa, non sono lavori di manutenzione questi, quindi contabilità direi ovvia per qualunque azienda che deve verificare come vengono fatte le spese. Poi c'è un consuntivo tecnico, che è relativo ai costi impegnati e non necessariamente contabilizzati, sono gli ordini emessi per le forniture, materiali non ancora fatturati, che secondo logica dovrebbero anticipare i dati della contabilità del consuntivo. Poi la previsione al completamento è automatica per il consuntivo tecnico, se autorizzati e aggiornati. Quanto ci manca rispetto al previsto per chiudere? I costi attesi sono, sembra, almeno così li ho interpretati, in funzione di ulteriore previsione dei costi complessivi. Gli scostamenti sono le differenze tra i costi attesi e quelli autorizzati aggiornati, abbiamo visto prima che un costo autorizzato è stato poi commentato. Poi qui ci sono altri dettagli che non voglio leggere perché è passato molto tempo. Allora, abbiamo verificato tutti i documenti contabili disponibili, relativi a tutte le commesse, tutte le commesse, direi, quasi tutte, solo cinque o sei per le quali non ci sono documenti completi, tutte hanno documentazione contabile di questo tipo, che non va necessariamente fino in fondo, ma molti vanno fino in fondo, qualcuno si ferma, ma non hanno detto perché, non sappiamo se perché il lavoro è stato sospeso o perché non ci sono i documenti ulteriori, abbiamo fatto questa verifica per poter affermare che tutte le commesse di cui parleremo sono sicuramente partite e portate avanti, se non tutte, almeno quasi tutte fino alla fine. Oltre ai documenti in questione, cioè commesse, verifica di fine lavori, c'è un'altra serie di documenti, sempre in atti, sequestrati dal Pubblico Ministero, e si chiamano piani di risanamento; vediamo cosa sono questi piani di risanamento. Qui ho fotocopiato alcune pagine di uno di questi piani, così come sono, questo è del 15 maggio '74, la data in fondo, se lo alza un po', e si chiama piano di risanamento - igiene ambientale; la seconda pagina di questo documento riporta per la stessa data, cioè lo stesso piano, i gruppi ai quali si riferiscono i documenti allegati al piano stesso; tutte le parti del Petrolchimico, non solo i nostri CV7, troviamo i clorurati, PVC, comparto polimeri, poi ammoniaca, cloro, i vari reparti. Abbiamo separato quelli che ci interessano, CVM e PVC da tutti gli altri. Per quelli che ci interessano divisi in due gruppi: gruppi clorurati e gruppi polivinilici; il gruppo polivinilici riporta quanto è scritto qui, del 15 maggio '74; problematica: i reparti di questi gruppi sono interessati da due punti: inquinamento ambientale da CVM, polverosità e microclima. Obiettivi: ridurre l'inquinamento da CVM possibilmente portare i valori di CVM tendenti allo 0 PPM. Prima ho detto che non esistono impianti con lo 0, però qui c'è una dichiarazione di intenti, andare verso, cioè ridurre il più possibile, questo ho scritto nel '74, quindi era negli obiettivi, poi se sono stati raggiunti o meno in tempi brevi, è un altro discorso. Migliorare le condizioni climatiche, dotare il gruppo di rilevatori d'inquinamento. Nelle pagine successive dello stesso documento riportano reparto per reparto, questo è un esempio del reparto CV6, situazioni da adeguare, leggiamo a sinistra, inquinamento da CVM da 200 PPM a 930 PPM, non ne vedo dove e in quale, per quale intervallo di tempo, li vedremo, la risposta a questo punto non può che venire dal bollettino di analisi. Cosa fa? Modifica la situazione del germe. Allora, a che punto è questo tipo di lavoro? Vediamo che c'è una prima colonna allo studio da affidare, stati di avanzamento, data prevista di fine studio, responsabile, richiesta... e siamo già in questo caso oltre la prima fase; richiesta del 15 gennaio '74, numero di commessa e data... qui c'è la 724, la vedremo poi, importo 80 milioni, stato di avanzamento al 15/5/74 10%, quindi questo documento dice che al 15/5/74 la richiesta partita il 15 gennaio '74 aveva dato luogo ad un lavoro completato per il 10% a quell'epoca. In alcuni di questi fogli si legge quanto detto ora, nella colonna stato di avanzamento 100%. Allora, laddove è scritto 100% io interpreto che il lavoro è stato fatto al 100%, il documento in questione, l'aggiornamento al 15/5, in questo caso al 15/5/74 non veniva emesso ogni giorno, veniva emesso ogni tanto. Allora, in un documento datato 15/5/74, se avevo scritto lavoro ultimato al 100% vuol dire che era stato ultimato prima del 15/5, però questo è irrilevante. Nei documenti che noi produrremo parlando di commesse menzioniamo come fine lavori, là dove l'abbiamo trovata, quella indicata anche in questi documenti, che se i documenti ho trovato aggiornamento 15/5/74 - lavori al 100% - ho scritto fine lavori 15/5/74, aggiornato nel maggio '74. Questa è l'utilità di questi documenti. Allora, io vorrei chiudere questa parte riportando questo istogramma che illustreremo dettagliatamente, che riporta tutti gli investimenti effettuati su commesse che certo abbiamo scelto noi, ma tutte mirate secondo noi alla riduzione dell'esposizione dei lavoratori all'interno dei reparti, vedremo che alcune commesse concernenti l'abbattimento di inquinanti nelle acque non sono comprese in queste, questo istogramma va letto come segue: l'altezza dà l'importo autorizzato, qui non siamo andati a verificare gli importi reali, o meglio laddove c'è un consuntivo abbiamo messo il consuntivo, laddove non c'era il consuntivo abbiamo messo il valore autorizzato. In ascisse sotto sono indicati gli anni, '69-'70-'71-'72-'73, sono gli anni in cui è stata attivata la commessa, non in cui è stata chiusa, cioè quando il lavoro è stato autorizzato. Il costo sono, quindi i numeri che sono indicati sopra sono in milioni di lire attualizzate al dicembre '98 in base ai dati ISTAT per avere un confronto omogeneo, ipotizzando che i soldi siano stati spesi un anno dopo l'anno di autorizzazione della commessa, non so se sono stato chiara ma facciamo un esempio: commessa aperta nel maggio del '73, ho ipotizzato che i soldi siano stati spesi mediamente un anno dopo; la cifra in questione è stata rivalutata con l'indice ISTAT dal '74 dello stesso mese fino al 31 dicembre '98. Allora vediamo da questo istogramma che non è molto uniforme come andamenti, ma non lo è anche perché i criteri seguiti per evidenziare le spese sono arbitrari, un anno dopo, magari sei mesi dopo o due anni dopo il costo, vediamo che il grosso degli investimenti è stato attivato tra il '73 e il '76, prima c'erano stati investimenti che vedremo non trascurabili, nel '69, nel '70, nel '72, dopo il '76 c'è un crollo brusco di questi investimenti; troviamo qualcosa nell'80 che è un po' più alto, poi di nuovo valori bassi addirittura zero nell'85. Ci siamo fermati nell'87 perché io sono consulente di Montedison e abbiamo deciso di chiudere questa esemplificazione nell'87. Questo è quanto avevo preparato per questa parte.

 

Presidente: E noi la ringraziamo professore. Grazie.

 

Avvocato Scatturin: Scusi Presidente, due soli secondi. Il professor Pasquon nella sua esposizione ha richiamato una quantità di documenti della letteratura sugli argomenti che ha trattato. Sarebbe opportuno per noi, che dovremmo fare il controesame, che li depositasse questi documenti insieme con le diapositive magari. Solo questo per cortesia.

 

PASQUON - Io poco fa nell'intervallo ho detto ai miei colleghi che questi documenti che sono quelli menzionati nei lucidi che abbiamo visto, se il Tribunale lo ritiene, li facciamo anche tradurre, perché sono tutti in inglese. Possiamo produrli il giorno della prossima udienza in inglese, non credo che facciamo in tempo a tradurli in italiano.

 

Presidente: li produca in inglese, poi dopo farà la traduzione in italiano, ma non credo ci sia tanta urgenza, perché il controesame lo avremo fra qualche mese, quindi si può anche fare in due tempi, cioè lei produca l'originale in maniera che poi tutti abbiano la possibilità anche di confrontare la traduzione e poi dopo la traduzione la farà avere più tardi.

PASQUON - Ovviamente li ho tutti perché li ho citati, quindi non ho problemi.

 

Presidente: va bene, d'accordo. e poi dopo la traduzione la farà avere.

 

Pubblico Ministero: chiedo scusa, non so se l'Avvocato Scatturin diceva due cose. Volevo appunto chiedere l'acquisizione e depositare i documenti di cui avevo accennato anche questa mattina. Si tratta della documentazione che è stata depositata come attività integrativa il 30 giugno del 1999 presso la Procura della Repubblica, e a proposito di questo deposito, questo lo dico ovviamente nel particolare per la miglior conoscenza di tutti, come è noto, il 22 luglio '99 siccome c'erano dei problemi di fotocopiatura da una parte e dall'altra, etc. erano 46 faldoni, era stato aggiunto un altro faldone come alcuni esami e visite che nel frattempo erano state effettuate. Per quanto riguarda questa documentazione la illustro in questa maniera: si tratta di un primo gruppo di documenti, e sono i faldoni che vanno da B1 a B3, quindi B1-B1-B3, che riguardano le persone, i casi di cui alla contestazione suppletiva del luglio del 1998, e in particolare cartelle cliniche e documentazione che mi sono giunte, e che sono state quindi acquisite successivamente al luglio '98, erano 37 quei casi lì per sei di queste persone Bertiato, Galato, Molina, Zaninello, Tegon e Giacomello, non c'era documentazione particolare e quindi non è stata inserita né in B1 né in B3; questo è il primo gruppo di documenti. Il secondo gruppo di documentazione sono i faldoni che vanno da D1 a D5, concernono documentazione medico-sanitaria che è stata acquisita durante il dibattimento, e che concerne sempre attività integrativa del Pubblico Ministero, in particolare faccio riferimento a quelle anche sollecitazioni che erano state effettuate in relazione ad una serie di esami, di visite anamnestiche, etc.. Si tratta quindi di documentazione che riguarda i casi di operai che hanno lavorato al Petrolchimico di Porto Marghera e che risultavano viventi, tra i casi contestati, al febbraio del 1999, erano 259 casi viventi, ai quali vanno aggiunti gli operai per i quali sono state disposte delle visite anamnestiche, così come tra l'altro sollecitato, a questo numero vanno aggiunti gli operai che erano già stati visitati dal dottor Totire e dal dottor Miedico, e quindi sono un po' di più. E in conclusione per questi sono state effettuate 232 visite anamnestiche, perché 232 si sono presentati all'epoca, compreso Zaninello, che peraltro è deceduto successivamente. Tra questi casi poi ne sono risultati deceduti 19 e soltanto 9 non si sono presentati alle visite anamnestiche. Per questa documentazione segnalo in particolare questi 19 casi di decesso, hanno documentazione che sono inserite nei faldoni da D6 a D7, e in questi casi è compreso Zaninello; il faldone D8 riguarda le radiografie che sono state effettuate per questi pazienti. Un altro gruppo di documenti concerne 66 persone, 35 viventi e 31 deceduti e concernono nuove denunce dei nuovi esposti che erano stati fatti e inviati alla Procura della Repubblica fino alla Pasqua del 1999, cioè fino al 4 aprile del 1999, erano circa 250 esposti nuovi e 66 sono stati valutati a seguito di valutazioni sia mediche e sia con visite anamnestiche e sia con esami specialistici e sulla base anche dell'accertamento della carriera, per 66 casi è stato ritenuto di depositare la difesa e questa documentazione ritengo di doverla depositare anche adesso al Tribunale. Un altro gruppo di documentazione sono i faldoni che vanno sempre tra quelli depositati per la difesa da A1 ad A3 e questi faldoni contengono sia le traduzioni di numerosi studi, di cui si è parlato da parte di vari consulenti, non solo del Pubblico Ministero ma anche delle parti civili e delle difese degli imputati nel corso delle varie audizioni, e si tratta anche della documentazione che è stata acquisita nel corso della Commissione a rogatoria internazionale effettuata negli Stati Uniti, documenti che sono stati indicati negli elenchi allegati in questi faldoni e che sono già in possesso della Difesa, quindi queste traduzioni e relazioni sono i faldoni che vanno da A1 ad A3. Per completezza segnalo che nel faldone A3 ci sono alcuni studi, citati dall'ingegner Zapponi dell'Avvocatura dello Stato - mi ricordo - e degli atti di questa rogatoria statunitense che sono stati consegnati come traduzioni successivamente al 30 giugno '99, cioè tra luglio e il 15 settembre di quest'anno. Altra documentazione riguarda i manuali operativi, di cui si è parlato anche oggi pomeriggio, riguardano i faldoni da C1 a C7, indi deposito delle relazioni di consulenti tecnici, quella dell'ingegner Nano e dell'ingegner Rabitti che risale al giugno di quest'anno ma che materialmente ed essenzialmente per problemi di collazione atti è stata depositata a me nell'agosto di quest'anno, c'è questa relazione dell'ingegner Rabitti, e una relazione sulla parte biologica in relazione al controesame che è stato effettuato anche nei confronti del professor Bush, del dottor Berrino e del dottor Colombati. Ovviamente, se questi consulenti: Nano, Rabitti e Berrino vorranno essere sentiti, ovviamente sono a disposizione. Consegno inoltre, un elenco di vetrini e reperti istologici che sono stati acquisiti, ed anche questo devo dire a seguito di sollecitazioni anche da parte, mi ricordo in particolare del professor Colombo, che erano stati depositati inizialmente, come avevo segnalato, presso il Servizio di anatomia patologica e citologia diagnostica del complesso convenzionato dell'Università di Padova, il cui direttore è il professor Massimo Rugge, erano 33 i casi nel luglio di quest'anno, consegno questo nuovo elenco che parla di 54 casi richiesti, sette, otto non sono stati trovati, comunque è scritto in questo elenco quanti sono i reperti trovati. Ma accennavo, ne avevo occasione di parlare poco fa con il professor Alessandri, dicevo che questi vetrini sono a disposizione, c'è l'elenco, li ho fatti concentrare appositamente in un unico presidio, in maniera tale che possano essere a disposizione di chi possa visionare e rivederli. Infine ci sono degli ultimi documenti che concernono una richiesta che era stata rivolta a me ma poi anche al Tribunale, il Tribunale l'aveva fatta propria dal professor Stella, all'udienza del 18 giugno '99 e concerneva i dati provenienti da EVC, e in particolare in quel verbale a pagina 117, il Presidente diceva se erano come dati U.L.S.S., che provenivano dall'U.L.S.S. e riguardavano i confronti tra il sistema del gascromatografo con lo spettrometro di massa potevano essere acquisiti. Io ho accolto quella richiesta, e mi sono premunito di rivolgere quello stesso 18 giugno o il giorno successivo una richiesta non solo all'U.L.S.S. Spisal ma anche all'Arpav di Mestre per completezza, e in effetti devo dire che mentre l'U.L.S.S. mi ha risposto in maniera negativa che non aveva fatto nessun accertamento, questo lasciandomi perplesso anche se poi un documento è stato trovato dall'U.L.S.S. Spisal lo stesso, l'Arpav ha consegnato tutta una serie di documenti in relazione al tema specifico che mi aveva richiesto il professor Stella, cioè confronto fra sistemi di monitoraggio con gascromatografo, spettrometro monoterminale e dosimetri personali negli anni '97 e '98, eseguiti da EVC sugli impianti acquisiti da Enichem. Io metto a disposizione tutta questa documentazione e ne chiedo l'acquisizione.

 

Presidente: va bene. Allora, sulla richiesta di acquisizione di questa documentazione che è depositata, ovviamente le Difese potranno fare le loro osservazioni all'inizio dell'udienza prossima, e cioè del 28, così anche il Tribunale ha modo di poter esaminare questi documenti che sono messi a disposizione. Adesso ci sono stati illustrati, ma vorremmo vederli e vorremmo anche noi un attimo... voi stessi avete l'esigenza di esaminarli e il giorno 28 si discuterà circa l'acquisizione o meno di questi documenti.

 

Avvocato Alessandri: volevo solo chiedere un chiarimento al Pubblico Ministero, credo di avere inteso bene, che vi sia della documentazione che adesso deposita e che non era stata in precedenza inclusa negli elenchi o nei faldoni depositati presso la sua segreteria.

 

Pubblico Ministero: Allora adesso lo preciso meglio...

 

Avvocato Alessandri: volevo sapere se c'era una possibilità di avere un elenco vecchio o un elenco nuovo, perché noi le copie dei nuovi non le abbiamo.

 

Pubblico Ministero: sì sì, certo. Allora, l'elenco vecchio riguardava il faldone A3, e riguardava questi studi, documenti pervenuti dalla Commissione a rogatoria negli Stati Uniti e gli studi tradotti di cui si era fatto cenno nel corso delle varie audizioni dei consulenti, e quel faldone A3 si fermava al documento n. 18; questi nuovi documenti che si aggiungono perché sono stati poi materialmente consegnati alla Procura della Repubblica dal luglio del '99 fino al 15 settembre '99, sono indicati nell'elenco che ho fatto predisporre questa mattina del terzo foglio del faldone A3, e vanno da 19 a 33. Per quanto riguarda gli studi sono quello di Storm e Rosmann del 1997 che viene consegnato integrale con la traduzione, poi lo studio Wisner, Jones e altri, Pharmacology del '96, e lo studio di... European Cancer del 1998. Questi sono i documenti e comunque in allegato nei faldoni c'è anche l'integrazione dell'indice.

 

Avvocato Aleggi: scusi Pubblico Ministero, per cortesia, le relazioni Nano, Berrino e Rabitti sono nuove depositate?

 

Pubblico Ministero: sì sì, materialmente siccome erano tutti questi faldoni...

 

Avvocato Aleggi: ma mi permetta, sono depositate successivamente al 31 di agosto?

 

Pubblico Ministero: no, le relazioni sono quelle che riguardavano già le loro audizioni, non sono state depositate perché quelle Nano e Rabitti mi sono arrivate il 16 agosto, a metà agosto, e quello Berrino e Colombati mi sono arrivate a settembre.

Avvocato Aleggi: allora non sono nella copia dei 47 faldoni?

 

Pubblico Ministero: no no, certo.

 

Presidente: peraltro se sono le relazioni scritte delle audizioni orali, adesso non acceleriamo i termini per il deposito. Va bene, ci rivediamo al giorno 28, proseguirà il professor Pasquon, grazie.

 

Il presente verbale viene chiuso alle ore 18.45.

 

RINVIO AL 28 SETTEMBRE 1999

 

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