UDIENZA DEL 23 GENNAIO 2001

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Manduzio Giudice a latere

Dr. Liguori Giudice a latere

 

 

PROCEDIMENTO A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

Presidente: procede all’appello. Fatto l’appello in relazione quindi allora alla contestazione che è stata fatta all’ultima udienza di dicembre, del 13/12, se ci sono, vi sono delle costituzioni che sono pervenute, costituzioni di parte civile che sono pervenute in Cancelleria e che riguardano Guerrin Pietro, Piazza, Penazzo Maria, Cappelletto Vincenzo, Simion Maurizio e Bianco Luciano tutte depositate dall’avvocato Manderino. Sono a disposizione di tutti. Poi sono state depositate delle liste testi, sempre dall’avvocato Manderino per la posizione, quale difensore di parte civile di Simion Maurizio, di Bianco Luciano. Poi ancora vi sono delle liste di testi e di consulenti tecnici che sono state presentate dalle difese, sono a vostra disposizione, sono pressoché tutte le difese degli imputati che sia per quanto, in particolare, riguarda le integrazioni relative alle malattie, o meglio, alle persone per cui si è ritenuto contestare la malattia in termini specifici, sia per le persone decedute si sono depositate delle liste testi ed anche di consulenti, e sono qui a vostra disposizione. Ecco, se adesso vi sono richieste del Pubblico Ministero, delle parti civili, delle difese, andiamo per ordine.

 

Avvocato Vassallo: io devo integrare e devo segnalare, Presidente, solamente una banalità: c’è un errore nel verbale del 13 dicembre, è indicata erroneamente la data del 14.

 

Presidente: sì, ma è stata poi fatta la rettifica, potete prenderne visione. Va bene, allora le costituzioni di parte civile...

 

NUOVE COSTITUZIONI PARTI CIVILI

 

AVVOCATO MANDERINO

 

Avvocato Manderino: Presidente, mi scusi un attimo solo, visto che ha iniziato a parlare delle persone per le quali mi sono costituita, allora io rinnovo la costituzione di parte civile per:

 

- i prossimi congiunti di Mario Arnini e per Vincenzo Cappelletto;  mi costituisco parte civile per i signori Luciano Bianco, Pietro Guerrin, Maurizio Simion e per i prossimi congiunti di Bonisolo Gastone. Deposito gli atti di costituzione di parte civile per ciascuno di essi e i documenti che ho allegato.

 

Presidente: va bene, poi?

 

AVVOCATO BATTAIN

 

Avvocato Battain: io mi costituisco parte civile per Bertin Rino e Gargiulo Guido innanzitutto; poi per i prossimi congiunti di Ruzza Esterino, Marchesan Mario, Bragato Angelo, Gaovilla Vincenzo, Cappellotto Rino e Spolador Benito, depositando i relativi atti con documentazione allegata nonché una lista testi per Bertin Rino, una lista testi per Gargiulo Guido e due nomine di consulente tecnico l’una per i due lesionati Bertin Rino e Gargiulo Guido, anzi, è unica per tutti ma la deposito in due copie, una per il gruppo degli eredi dei defunti ed una per i due lesionati. Inoltre estendo la costituzione di parte civile di due parti per cui sono costituito, la Camera Territoriale del lavoro di Venezia e la Filcea Provinciale di Venezia a tutte le persone e gli enti nei confronti dei quali sono costituito, in relazione alle nuove contestazioni del 13 dicembre dell’anno 2000.

 

AVVOCATO VASSALLO

 

Avvocato Vassallo: Presidente, per Comune di Venezia e Regione, a seguito della dichiarazione di estensione già effettuata dal mio sostituto nella precedente udienza, deposito atto di costituzione di parte civile e Procura speciale sia del Sindaco di Venezia che del Presidente della Regione per ciò che attiene l’estensione delle imputazioni, alle nuove contestazioni effettuate il 13 dicembre 2000, delibera e Procura relativa.

 

AVVOCATO SCHIESARO

 

Avvocato Schiesaro: anche per lo Stato abbiamo già dichiarato a verbale l’estensione della domanda risarcitoria nel corso della stessa udienza in cui è stata effettuata la contestazione ex 517, ed oggi depositiamo l’atto scritto con cui questa domanda viene estesa nei confronti degli imputati e dei responsabili civili in dipendenza della contestazione di cui al verbale d’udienza, ovviamente atto unito al verbale di udienza e agli allegati.

 

AVVOCATO POZZAN

 

Avvocato Pozzan: Presidente, io mi costituisco parte civile per i prossimi congiunti di Faggian Tullio e, precisamente, per i signori Faggian Stefano, figlio; Faggian Alessandro, figlio; Faggian Guido, fratello; Faggian Luciano, fratello; Faggian Guerrino, fratello; Faggian Liliano, fratello; Faggian Elisa, sorella; e Faggian Maria, sorella. Deposito atto di costituzione di parte civile, 2 certificati storici di stato famiglia, lista testi e consulenti. Mi costituisco parte civile per i prossimi congiunti di Dal Corso Franco e, precisamente, Furlan Maria Luisa moglie, e Dal Corso Paolo, figlio. Deposito atto di costituzione di parte civile, certificato storico di stato famiglia, certificato di stato famiglia di Furlan Maria Luisa, lista testi e consulenti e fatture spese funerarie come documenti allegati. Infine, mi costituiscono per i prossimi congiunti di Checchin Bruno e, precisamente, per Checchin Sonia, figlia; Checchin Luca, figlio; Calzavara Annamaria, moglie. Deposito atto di costituzione di parte civile, lista testi e consulenti, certificato storico di famiglia e numero 4 spese funerarie. Mi costituisco infine ancora per gli eredi di Checchin Bruno per Checchin Diana in cui deposito atto di costituzione di parte civile e Procura speciale. Per quanto concerne: dichiaro di estendere la domanda risarcitoria contenuta nell’atto di costituzione di parte civile oggi depositato, ai responsabili civili già citati e costituiti nel presente procedimento e, a tal fine, faccio presente che tale estensione è già contenuta nell’atto di costituzione oggi depositato. Dichiaro di estendere la costituzione di parte civile per i signori per i quali ero già costituito parte civile, precisamente per Giacomello Ottavio, Marin Renzo e Tolomio Silvano, e i prossimi congiunti di Mainardi Paolo ai fatti e alla contestazione suppletiva del 13/12/2000 del Pubblico Ministero relativamente al capo 1) di imputazione. Dichiaro infine di estendere la costituzione di parte civile del WWF, dell’associazione italiana del WWF, ai fatti e alle contestazioni di cui alla contestazione suppletiva del 13/12/2000 del Pubblico Ministero relativamente al capo 2) di imputazione. Grazie.

 

AVVOCATO PARTESOTTI

 

Avvocato Partesotti: confermo l’estensione della propria domanda risarcitoria nei confronti degli imputati e dei responsabili civili presenti nel procedimento, in questo procedimento, già effettuato per la parte civile Greenpeace all’udienza del 13 dicembre in relazione alle imputazioni come integrate e formulate nel corso dell’udienza stessa. Ed allego Procura a conferma di quanto sopra.

 

AVVOCATO D'ANGELO

 

Avvocato D’Angelo: nell’interesse dell’Inail già costituito parte civile, desidero estendere la domanda risarcitoria formulata a suo tempo con la dichiarazione di costituzione di parte civile nei confronti degli imputati e dei responsabili civili in relazione alla imputazione nei suoi capi 1 e 2, così come integrata e riformulata dal signor Pubblico Ministero all’udienza del 13 dicembre 2000 a seguito di nuove contestazioni effettuate sempre dal signor Pubblico Ministero all’udienza del 13/12/2000 ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 517. Con l’esplicita riserva sin d’ora, dove risulteranno erogate nuove e diverse prestazioni previdenziali, di precisare e integrare in seguito l’entità della originaria domanda risarcitoria. Si ritiene che questa estensione da parte di questa parte civile, sia una naturale conseguenza della tempestiva attività della pubblica accusa integrativa della originaria ipotesi storica dei fatti, nella sua accezione dinamica, in ragione della nota e conosciuta fluidità delle contestazioni all’interno del dibattimento e, considerando altresì, che in vigenza del nuovo Codice di Procedura Penale le indagini preliminari sono soltanto fonti ed elementi di prova e non prova in senso proprio, e non certo del fatto storico, cioè accezione estatica che si risolve nella sua inattuale oggi, inammissibilmente inattuale cristallizzazione. Questa attività integrativa ed estensiva è tanto più necessaria in relazione alle specifiche imputazioni, ed in particolare si ritiene nel caso di gravi malattie professionali come nel caso che ci interessa, le quali vantano, come è noto, nel tempo una diciamo evoluzione peggiorativa, purtroppo naturale e anche purtroppo ad esito letale. E tale intrinseca idoneità peggiorativa va sotto il profilo processuale valorizzata attraverso una necessaria, come correttamente ha fatto il signor Pubblico Ministero, estensione a tutte le sue cause e a tutto il suo sviluppo, adeguando così tempestivamente l’imputazione alle emergenze dibattimentali e conferendo loro una esatta dimensione processuale. E tale iniziativa, ripeto, doverosa ed ulteriore della pubblica accusa trova quali destinatari da un lato nuove parti offese, e dall’altro parti già solidamente presenti nel processo, imputati e parti civili, i quali e le quali possono, senza soluzione di continuità, esercitare i propri ulteriori diritti processuali; ulteriore difesa dell’imputato; estendere la propria domanda risarcitoria per le altre parti civili. Pertanto si ritiene che in tale situazione fattuale e processuale le parti civili già costituite possono tranquillamente provvedere ad una modificazione, direi endoprocessuale correttiva, in avanti oserei dire e non regressivamente, degli elementi costitutivi della propria tempestiva dichiarazione di costituzione già effettuata adattandoli alla nuova situazione processuale nei loro confronti già ritualmente consolidatasi. E tali adattamenti si ritiene siano possibili nella fattispecie, proprio in ragione delle concrete modalità e di formulazione della ulteriore contestazione, come chiarito dal signor Pubblico Ministero all’udienza già citata, legata direi con indissolubile e direi quasi anche genetico nesso eziologico alla originaria imputazione. Questa difesa, a conforto di quanto esposto, nel ricordare la numerosa concorde giurisprudenza in merito della Corte Costituzionale, della Corte di Cassazione di merito, desidera produrre, a titolo esemplificativo la sentenza della Corte di Cassazione 10660 del 1995 resa dalla Terza Sezione Penale. E a tutto ciò preme aggiungere che per quanto riguarda la specifica posizione dell’Inail, con l’atto di costituzione di parte civile si è chiesta la condanna degli imputati, da estendere naturalmente anche ai responsabili, in relazione, non soltanto ai reati agli stessi ascritti, ma anche ai diversi reati che saranno ritenuti dall’autorità giudiziaria. E cioè nel caso di nuove contestazioni o di diversa qualificazione giuridica, così anticipando ulteriori o anche diverse soluzioni giudiziarie. Pertanto, e conclusivamente, si estende la domanda risarcitoria così formulata nell’atto di costituzione di parte civile nei confronti degli imputati e dei responsabili civili in relazione alla imputazione nei suoi capi 1 e 2, così come integrata e riformulata dal signor Pubblico Ministero all’udienza del 13/12/2000. Grazie, signor Presidente.

 

AVVOCATO SCATTURIN

 

Avvocato Scatturin: io mi costituisco parte civile per due persone, per Eugenio Donolato, depositando atto di costituzione e l’elenco di nuovi casi di eventi presentato all’udienza del 3 dicembre del 1999, la perquisizione della Guardia di Finanza del 24 febbraio del 1995, il libretto di lavoro di Eugenio Donolato, la copia della tessera di ingresso di Donolato Eugenio, e la fotocopia della cartella clinica dell’Unità Sanitaria Locale numero 23 di Conselve ospedale di Piove di Sacco. Si costituisce parte civile anche per Giobatta Bertaggia, che è morto di tumore al polmone il 10 gennaio del 1997, per i prossimi congiunti e cioè per Lino e Giuliana Bertaggia, per Marina Bertaggia e per Roberto Bertaggia, sono la moglie e i due figli di Giobatta Bertaggia. Deposita l’atto di costituzione e i documenti allegati, cioè il certificato di morte, il foglio di famiglia dell’anagrafe di Venezia del 18 gennaio 2001, l’elenco dei nuovi casi dei deceduti presentato all’udienza del 3 dicembre del 1999, il verbale dell’udienza del 13/12/2000 dei capi di imputazione notificato agli eredi di Giobatta Bertaggia; il libretto di lavoro di Giobatta Bertaggia, le cartelle cliniche della Villa Salus, le cartelle cliniche dell’Istituto di Medicina del Lavoro dell’Università di Padova, la relazione dei ricoveri di Bertaggia Giobatta dal 1976 al 1997 e poi l’esposto alla Procura della Repubblica Tribunale di Venezia del 26 febbraio 1999. Anch’io estendo, già ho presentato questa istanza alla precedente udienza, anch’io estendo per le parti che sono già costituite, estendo questa costituzione anche alle questioni che sono state sollevate all’integrazione del capo di imputazione che è stato presentato all’udienza del 13 dicembre del 2000.

 

AVVOCATO BOSCOLO RIZZO

 

Avvocato Boscolo Rizzo: per Lega Ambientale e Comitato Regionale e in sostituzione dell’avvocato Borasi per Lega Ambiente Nazionale c’è estensione della domanda, per quanto occorre, c’è estensione della domanda risarcitoria anche in relazione all’imputazione così come risultante dalle, chiamiamole, contestazioni di cui all’udienza del 13 dicembre.

 

AVVOCATO SALZER

 

Avvocato Salzer: mi costituisco parte civile per gli eredi di Bolzonella Carlo; Busato Elda, vedova Bolzonella; Manuela Bolzonella figlia, e Dimitri Bolzonella. Dimetto l’atto di costituzione di parte civile, il certificato di famiglia storico, il certificato di residenza della signora Elda Busatto, copia del libretto di lavoro di Bolzonella Carlo ed atto di indicazione testi e consulenti di parte. Mi costituisco altresì parte civile per i prossimi congiunti di Boscaro Odilo, e non Odilio come per un errore materiale è stato indicato nella contestazione del 13 dicembre, e cioè per la signora Beda Lucia, vedova Boscaro moglie; Boscaro Alessandra, figlia; Boscaro Palmiero figlio, e Boscaro Edgarda figlia. Dimetto l’atto di costituzione di parte civile, il certificato di residenza storica, il certificato di residenza di Beda Lucia, vedova Boscaro, certificato di residenza di Boscaro Alessandra, Boscaro Palmiro e Boscaro Edgarda, e copia del libretto di lavoro. Dichiaro poi di estendere la domanda risarcitoria che, peraltro, è già contenuta nell’atto di costituzione di parte civile ai responsabili civili che sono già stati citati e costituiti nel presente procedimento, e dichiaro poi di estendere la costituzione di parte civili ai prossimi congiunti delle parti civili già costituite, e cioè i prossimi congiunti di Tosi Benedetto, Zampieri Giovanni e Bruno Fornaron con riferimento e in correlazione ai fatti e alle contestazioni di cui alla contestazione suppletiva del 13 dicembre 2000 del Pubblico Ministero.

 

AVVOCATO SCATTOLIN

 

Avvocato Scattolin: per Lovison Lorella, prossimo congiunto e figlia di Lovison Giuseppe si costituisce l’avvocato Sabrina Convento, oggi da me sostituita giusta delega che dimetto. La costituzione è estesa anche ai responsabili civili, com’è indicato nell’atto di costituzione e dimette altresì lista testi.

 

AVVOCATO DUSE

 

Avvocato Duse: dichiaro di costituirmi parte civile per il signor Trabacchin Antonio, e per il medesimo dimetto anche lista CTP. Dichiaro altresì di costituirmi parte civile per i prossimi congiunti di Scaggiante Severino, e precisamente per Longo Luigia, moglie vedova; Scaggiante Rossella, figlia; Scaggiante Daniele, figlio. Dimetto, in merito a questa costituzione di parte civile, numero 7 certificati di stato di famiglia e di residenza, per cui il certificato storico di stato di famiglia. Dichiaro di estendere la domanda risarcitoria anche a tutti i responsabili civili già presenti nel processo, così anche per Trabacchin Antonio. Dichiaro di costituirmi parte civile per i prossimi congiunti di Brusegan Carlo, e precisamente per Gentilin Osanna, moglie vedova; Brusegan Mariangela, figlia; Brusegan Fiorella, figlia; Brusegan Tosca, figlia; Brusegan Ivana, figlia; Brusegnan Marco, figlio. Dimetto numero 6 certificati di stato di famiglia e residenza, dimetto lista CTP e dichiaro di estendere la domanda risarcitoria di questi prossimi congiunti anche ai responsabili civili già presenti nel processo. Dichiaro di estendere la costituzione di parte civile di U.I.L. CER Venezia ed U.I.L. CSP Venezia già costituite, alla contestazione effettuata dal Pubblico Ministero in data 13/12/2000. Grazie.

 

AVVOCARO PICOTTI

 

Avvocato Picotti: per Terrin dichiaro formalmente di estendere la domanda risarcitoria già formulata nei confronti degli imputati e dei responsabili civili anche in relazione all’imputazione così come risultante dall’integrazione delle contestazioni del verbale del 13 dicembre 2000.

 

AVVOCATO FARINEA

 

Avvocato Farinea: mi costituisco parte civile per i prossimi congiunti di Nolfo Massimo e, precisamente, per la vedova Const Maria, per la figlia Nolfo Graziella, per la figlia Nolfo Orietta e per il figlio Nolfo Andrea. Per queste posizioni dichiaro di estendere la costituzione di parte civile nei confronti dei responsabili civili citati e comunque presenti nel processo, estensione peraltro già contenuta negli atti di costituzione di parte civile che deposito. Allego alla costituzione di parte civile per i prossimi congiunti un certificato di stato famiglia e una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà producendo anche lista testi. Mi costituisco poi parte civile per i prossimi congiunti di Pezuol Sergio e, precisamente, per la vedova Nardi Laura, per la figlia Pezuol Viviana e per il figlio Pezuol Antonio. Dichiaro di estendere ai responsabili civili costituiti e presenti la costituzione di parte civile, peraltro estensione contenuta negli atti, e deposito un certificato storico di stato famiglia. Mi costituisco infine per i prossimi congiunti di Tommasella Sergio e, precisamente, per la vedova Zancanaro Gemma, per la figlia Tommasella Roberta e per il figlio Tommasella Pierluigi. Estendo ai responsabili civili costituiti e presenti, la richiesta risarcitoria come già contenuto nell’atto di costituzione e produco certificato storico di famiglia e lista testi. Per questa posizione faccio una precisazione, perché per un errore materiale nell’elenco non viene indicata la data di morte. In realtà il signor Tommasella Sergio, come segnalato alla Procura, è deceduto in data 7 novembre 1999, circostanza peraltro che risulta agli atti di questo processo perché all’udienza del 3/12/1999 viene trattata la sua posizione dal dottor Bracci, che la tratta come persona, precisa che la persona è defunta nel 1999. Quindi evidentemente è un errore materiale. Per quanto riguarda poi le parti civili per le quali sono costituito, già costituito in precedenza, e precisamente per i prossimi congiunti di Gabriele Bortolozzo, per Caratto Mario e per i prossimi congiunti di Zausa Giovanni, estendo la loro costituzione di parte civile ai fatti e alle costituzioni di cui alla contestazione suppletiva del 13/12/2000.

 

AVVOCATO ZABEO

 

Avvocato Zabeo: sono già costituito parte civile per il Comune di Mira e Campagnalupia, dichiaro di estendere la costituzione di parte civile e la domanda risarcitoria nei confronti degli imputati e responsabili civili in relazione ai fatti e alle contestazioni di cui all’integrazione del capo di imputazione del Pubblico Ministero dell’udienza del 13/12/2000. In particolare per il Comune di Mira l’estensione riguarda le due nuove discariche che sono state individuate nel territorio dell’Ente. Nomino mio sostituto per la prosecuzione del procedimento l’avvocato Boscolo Rizzo. Grazie.

 

AVVOCATO MARIN

 

Avvocato Marin: dichiaro di costituirmi parte civile per i prossimi congiunti di Pillon Eugenio, Lacedelli Gina; i figli Pillon Anna e Pillon Alberto. Deposito dichiarazione di costituzione di parte civile, certificato anagrafico di stato di famiglia storico e lista testi. Dichiaro inoltre di costituirmi parte civile per i prossimi congiunti di Gorin Bruno, i figli Gorin Gianni, Gorin Rossana e Gorin Maria. Deposito dichiarazione di costituzione di parte civile, certificato anagrafico di stato di famiglia storico e lista testi. Dichiaro, con riferimento a queste posizioni, di estendere la domanda risarcitoria contenuta nell’atto di costituzione di parte civile ai responsabili civili già citati e costituiti nel presente processo, segnalando che tale dichiarazione di estensione è contenuta nei due atti di costituzione che oggi vado a depositare. In qualità di difensore delle parti civili costituite in questo procedimento, prossimi congiunti di Cavallin Liberale, di Marigo Vicenzo e di Vianello, dichiaro di estendere la costituzione di parte civile ai fatti e alle contestazioni di cui alla contestazione suppletiva svolta dal Pubblico Ministero all’udienza del 13 dicembre 2000 con riferimento al capo A) dell’imputazione, per cui sono costituita per le posizioni che ho indicato.

 

AVVOCATO GARBIN

 

Avvocato Garbin: per i prossimi congiunti di Lino Carraro, già costituiti parti civili e, in relazione alla contestazione del 13/12/2000, nel corso della quale è stato contestato l’evento di morte del signor Lino Carraro, deceduto in data 30/12/1999, i prossimi congiunti nelle persone della signora Lia Trevisanato, Enzo Carraro e Dario Carraro si costituiscono parti civili espressamente estendendo tale dichiarazione di costituzione di parte civile nei confronti dei responsabili civili già citati e presenti nel presente procedimento. Allega Procura speciale, documentazione anagrafica e lista testi. Vi è altresì costituzione di parte civile per il signor Mario Tavella per il quale viene depositata la dichiarazione di costituzione di parte civile, documentazione anagrafica, copia del libretto di lavoro estendendo anche in questo caso la dichiarazione nei confronti dei responsabili civili già citati nel presente procedimento. Ulteriore costituzione di parte civile vi è per i prossimi congiunti del signor Umberto Silvestro così come indicato negli allegati di cui alla contestazione ed integrazione al capo di imputazione formulata dal Pubblico Ministero in data 13/12/2000. Deposita dichiarazione di costituzione di parte civile, Procura speciale, documentazione anagrafica, lista testi e copia del libretto di lavoro. In relazione alle posizioni già difese dal sottoscritto, e in particolare per le posizioni dei signori, dei prossimi congiunti del signor Bruno Miglioranza deceduto, e dei prossimi congiunti di Emilio Bertocco, deceduto, vi è espressa dichiarazione di estensione in relazione all’integrazione della contestazione così come formulate all’udienza del 13/12/2000, nei confronti degli imputati e dei responsabili civili già citati e presenti. Deposita gli atti indicati.

 

AVVOCATO SCATTURIN

 

Avvocato Scatturin: scusi, Presidente, io volevo fare una precisazione rispetto all’istanza che ho presentato prima per la estensione della domanda risarcitoria, io voglio precisare che viene fatta per le parti civili che io direttamente per le quali sono costituito, cioè per Medicina Democratica, per l’Associazione Salvaguardia Malcoltenta, per L’Alca Federazione di Venezia, e per Mazzolin, Zagagnin e Sgnaolin Giovanni. Anche la faccio questa estensione per l’avvocato Battello, il quale è costituito parte civile per l’Associazione Lavoratrici e Lavoratori chimici affini Alca Federazione Nazionale, ed è costituito anche per la Confederazione Unitaria di Base Nazionale. Questa è la precisazione, uno scrupolo che mi è venuto.

 

AVVOCATO GIACOMINI

 

Avvocato Giacomini: per la Provincia di Venezia, parte civile già costituita, dichiara di estendere la costituzione di parte civile e le domande risarcitorie già formulate dalla Provincia di Venezia nei confronti di tutti gli imputati e di tutti i responsabili civili in relazione alle nuove contestazioni formulate all’udienza del 13 dicembre 2000, così come meglio risultanti dal verbale di udienza di pari data e dagli atti ivi richiamati. Dimetto atto di estensione per la costituzione di parte civile con Procura speciale in calce del Presidente della Provincia di Venezia, due determinazioni dell’Amministrazione Provinciale ed esattamente la numero 3085/20001 e 3091 di protocollo, relative all’estensione cui ho fatto poc’anzi riferimento, e nuova lista testi dell’Amministrazione Provinciale di Venezia nella quale in realtà più che l’introduzione di nuovi testi, si indica una sostituzione in riferimento alla lista testi originariamente depositata il 5 marzo 1998, la sostituzione di 3 testi ivi indicati con un nuovo teste al loro posto. Grazie.

 

AVVOCATO ZAFFALON

 

Avvocato Zaffalon: io sono costituito per la C.I.S.L. di Venezia e per l’infortunato Toffano Adamello. Dichiaro in questa veste di estendere la costituzione di parte civile alle imputazioni come modificate, di modificare di conseguenza la causa petendi dell’atto di costituzione. In questa veste desidero precisare che queste costituzioni riguardano il capo riguardante gli infortuni, e questo è il motivo per cui non ho partecipato alle udienze relative ai reati ambientali. Vi sono poi delle nuove costituzioni, sempre relative al primo capo di imputazione relativo ai reati infortunistici. Le persone che si costituiscono sono Bottaro Eligio, Padoan Cesare, Toffanello Adollo, Zannaro Ennio, questi infortunati. Poi vi sono i prossimi congiunti di persone decedute Bernandi Giuseppe, Bernandi Fabrizio, Vanin Rina, prossimi congiunti di Bernandi Narcisio; Canazze Iole, vedova di Fusaro Vittorio; De Liberali Emanuela, Vallotto Rina prossimi congiunti di Deliberali Laurino; Esposito Annita vedova di Sgollon; Maran Bianca vedova di Maiolo Roberto; Zaninello Walter, Bardelle Alda prossimi congiunti di Zaninello Silvio. Deposito atto con cui estendo le domande di queste parti civili anche nei confronti dei responsabili civili già citati nel processo. Per scrupolo, in subordine, qualora dovesse venire ritenuta indispensabile la citazione dell’articolo 83 Codice di Procedura Penale, chiedo riammissione in termine per i relativi adempimenti. Deposito altresì lista testimoniale anche a prova contraria in cui indico le persone offese costituite parte civile quali testimoni, grazie.

 

AVVOCATO BONACCORSO

 

Avvocato Bonaccorso: per i prossimi congiunti di Zorzetto Romeo, Gottardo Bruno dichiara di estendere la costituzione di parte civile, la conseguente domanda risarcitoria e la contestazione integrativa effettuata all’udienza del 13/12/2000.

 

AVVOCATO GHEZZO

 

Avvocato Ghezzo: dichiaro di costituirmi parte civile per Darisi Giovanna, Botosso Luigino, Botosso Fiorenza quali prossimi congiunti di Botosso Albino contestato quale parte offesa all’udienza del 13/12/2000. Deposito altresì certificato di morte dello stesso. Mi riservo la produzione del certificato di stato famiglia storico non ancora reperito. Mi riporto alle consulenze già discusse in dibattimento relativamente allo stesso Botosso Albino. Quale procuratore speciale e difensore della Associazione V.A.S. Verdi Ambiente e Società, dichiaro di estendere la stessa costituzione e quindi la relativa domanda risarcitoria anche in riferimento alle contestazioni suppletive avvenute all’udienza del 13/12/2000. Deposito atto di costituzione di parte civile per i prossimi congiunti di Botosso Albino. Grazie.

 

AVVOCATO BATTAIN

 

Avvocato Battain: volevo solo fare una precisazione, e cioè che quando ho dichiarato che estendevo la costituzione di parte civile della Camera Metropolitana del Lavoro di Venezia e della Filcea di Venezia anche in relazione alle nuove contestazioni fatte dal Pubblico Ministero il 13 dicembre del 2000, intendevo dire che estendevo la domanda risarcitoria ovviamente. Tanto che non ci fossero equivoci.

 

Presidente: bene, se sono esauriti gli interventi delle parti civili, la parola alla difesa.

 

Avvocato Padovani: Presidente, prima di tutto vorrei prospettare le esigenze della difesa a fronte di un numero così cospicuo di nuove costituzioni di parti civili. Da un lato infatti si pone il problema di esaminarle per trattare eventuali questioni connesse a tali costituzioni e alle produzioni documentali da esse offerte al Tribunale, nonché le prove richieste in relazione alla loro domanda. Dall’altro lato preannuncio il fatto che intendo sollevare una questione di nullità relativa alla contestazione ex articolo 517 formulata dal signor Pubblico Ministero nell’udienza del 13 dicembre scorso. Tutte queste sono evidentemente questioni preliminari, come sono questioni preliminari quelle che si riferiscono alla estensione effettuata in forza, non so ancora di quali poteri, nei confronti del responsabile civile da parte di coloro che si sono costituiti oggi parte civile e mi pare anche da parte di coloro che erano già costituiti in relazione alle nuove domande avanzate. Una somma di questioni delle quali una sono pronto a trattarla fin da subito, e cioè la questione di nullità per la quale ho avuto tutto il tempo necessario per valutare i termini della proposizione, mentre invece per le altre non sono in condizioni di pronunciarmi ovviamente, visto che tutto è accaduto poco fa. E nella stessa situazione credo si trovino anche gli altri colleghi. Quindi prima di tutto vorrei chiedere al Tribunale una indicazione di metodo circa l’iter da seguire per dipanare questa matassa che oggi ci troviamo di fronte. Debbo trattare la questione di nullità, e per le questioni legate alle parti civili come ci regoliamo, oppure ci è consentito un esame delle costituzioni per la verifica dei punti che ho accennato? Al fine di dar corso ad una trattazione unitaria ex articolo 491.

 

Presidente: il Tribunale ritiene senz’altro che sia di carattere pregiudiziale la questione di nullità.

 

Avvocato Padovani: d’accordo. E le questioni legate alla parte civile verranno trattate, se mi è consentito, quando, signor Presidente?

 

Presidente: verranno trattate o oggi oppure ad un’altra udienza, tutto sommato pur mantenendo salvi i termini, tanto per intenderci, per la trattazione di queste questioni. Quindi per oggi direi che possiamo trattare la questione di nullità della contestazione ex articolo 517.

 

Avvocato Padovani: d’accordo. Allora mi accingo senz’altro a trattare brevemente questa questione, che si riferisce per l’appunto, come ho preannunciato, alla circostanza che il giorno di Santa Lucia il Pubblico Ministero ha formulato ex articolo 517, secondo la sua espressa indicazione perché a tale norma ha inteso riferirsi nell’incipit dell’atto scritto, una contestazione suppletiva che, a mio giudizio, è affetta da nullità per inosservanza per la disposizione dell’articolo 429, lettera C). E cioè la disposizione che impone la contestazione in forma chiara e precisa. A tal proposito sia consentita una brevissima premessa metodologica a scanso di ogni possibile equivoco. A mio modesto avviso l’onere della indicazione in forma chiara e precisa del fatto contestato secondo l’endiadi utilizzata oggi dalla norma in seguito alla riforma della legge Carotti, ma in realtà già presente nella giurisprudenza del Supremo Collegio, non può non riferirsi necessariamente anche alla modifica dell’imputazione ex articolo 516 o anche alla contestazione suppletiva ex articolo 517 per non dire poi eventualmente, ma non è il nostro caso, della contestazione ex articolo 518. E questo perché è indubbio che l’accessorio, e cioè ciò che è suppletivo o integrativo debba seguire la regola valutativa del principale. Se il decreto che dispone il giudizio deve essere formulato in forma chiara e precisa sarebbe un non senso e paradosso che la contestazione suppletiva o la modifica della contestazione andasse in direzione addirittura opposta, e magari trasformare in oscurità ciò che prima in ipotesi era chiaro. E poi perché sia il decreto che dispone il giudizio o il decreto di citazione a giudizio, sia la contestazione suppletiva o la modifica dell’imputazione, corrispondono alla stessa identica funzione di contestare un’accusa e pongono quindi gli stessi problemi di esercizio del diritto di difesa, tant’è che l’articolo 519 modella la posizione della difesa esattamente negli stessi termini speculari con cui questa posizione si atteggia in riferimento all’inizio del processo. E il termine concesso ha un senso in funzione della verifica di tutte le questioni connesse a quello che idealmente è l’inizio di un nuovo procedimento. Quindi nessun dubbio che la regola valutativa debba essere quella che ho indicato. Chiarezza e precisione dunque, ma chiarezza e precisione in rapporto alla contestazione suppletiva significa, a mio avviso, non soltanto e non esclusivamente chiarezza in rapporto ai contenuti materiali, quindi al significato delle parole, ma chiarezza prima di tutto sulla fattispecie processuale di riferimento. E cioè la contestazione in dibattimento deve potersi, senza alcun ragionevole dubbio, riportare o all’articolo 516 o all’articolo 517. Perché è vero che non vi è sindacato sull’esercizio in questa forma dell’azione penale da parte del Pubblico Ministero, ma è altrettanto vero che il Pubblico Ministero non è arbitro di una commistione, è arbitro di una scelta, sceglie il 516, sceglie il 517 perché le due strade sono profondamente diverse in rapporto alla posizione della difesa in quanto che se si tratta solo ed esclusivamente di una modifica dell’imputazione ex articolo 516, l’imputato risponde esattamente dello stesso identico reato soltanto atteggiato in riferimento a circostanze materiali o psicologiche diverse; ma sempre di quello si tratta, non cambia l’oggetto e il tema decidendum. Esso, mantiene la propria identità storico normativa, nel senso che i fatti sono quelli che corrispondono alla stessa disposizione, solo atteggiati in modo diverso, che può anche essere più grave, ma che tuttavia non trascorre in un oggetto più vasto. Mentre invece nel caso dell’articolo 517 siamo francamente in presenza di una situazione nella quale si risponde di un nuovo reato o di una circostanza aggravante, reato connesso ex articolo 12 lettera B) o di una circostanza aggravante. Ora, se io mi rivolgo, come per l’appunto intendo fare, alle contestazioni formulate dal signor Pubblico Ministero nell’udienza scorsa, io non posso non rilevare che in realtà la possibilità di determinare a che cosa ci si intenda riferire non è data. Infatti se io considero il punto 3 della contestazione suppletiva, noto che il signor Pubblico Ministero chiede che al capo numero 2) del decreto di rinvio a giudizio, all’elencazione delle norme violate venga aggiunta come contestazione di colpa specifica per tutti gli imputati, anche l’indicazione e giù una serie di indicazioni normative che non sto a leggere, ma che sostanzialmente si riferiscono a leggi in materia di rifiuti, in materia ambientale e così via dicendo. Ciò che mi preme sottolineare è che seguendo le parole della contestazione qui si tratta di, per l’appunto, contestare una colpa specifica. Un classico caso da articolo 516 quindi, addirittura secondo un certo orientamento della Suprema Corte non necessario visto che il cappello della colpa copre tutte le sedie possibili, basta che sia contestata una forma di colpa perché tutte le altre vi rientrino automaticamente e soggiungo miracolosamente. Il Pubblico Ministero potrebbe non avere seguito, e sarebbe merito per lui, questo orientamento della Suprema Corte, avere inteso quindi puntualizzare gli addebiti di colpa benissimo, però è chiaro che a questo punto aggiunte forme di colpa a reati già contestati non abbiamo contestato, non sono stati contestati nuovi reati né connessi né non connessi. Sono state contestate semplicemente forme di imputazione aggiuntive ed ulteriori. Eppure viene invocato l’articolo 517, il che deve orientare l’interprete, il lettore della contestazione nella ricerca di un reato connesso perché se no perché invocare l’articolo 517? E in effetti se noi scorriamo l’elenco delle disposizioni normative invocate dal Pubblico Ministero, non tardiamo a renderci conto che perlomeno una metà di esse è costituita da disposizioni che hanno carattere direttamente penale, l’articolo 25 primo e terzo comma del D.P.R. 915/82 descrive due fattispecie di reato, né più né meno e così via per l’uno sexies. In altri casi invece, quando si tratta di atti normativi di rango inferiore a quello della legge il discorso è diverso, però qui certamente ci sono numerose fattispecie di reato. Ed allora che cosa devo intendere? Che è stato contestato il reato previsto dall’articolo 25 primo comma o terzo comma del D.P.R. 915/82 così come apparirebbe in funzione del canale processuale che si è dichiarato di prescegliere, 517, oppure devo dar retta a ciò che la contestazione espressamente dice quando mi si dichiara che è soltanto un profilo ulteriore di colpa specifica? A quale delle due opzioni debbo dare la preferenza? E se poi passo ai punti 4 e 5 della contestazione, mi rendo conto che il discorso in qualche modo si aggrava, o meglio, diventa ancora più stringente. Al punto 5 lettera A) il Pubblico Ministero chiede ancora che il capo numero 1, cioè il capo dei reati legati all’incolumità personale del decreto di rinvio a giudizio, venga integrato nella seguente maniera: lettera A), le righe 6, 7, 8, 9 e 10 vanno così integrate ed ora lette. C’è quindi tutta una serie di riferimenti ulteriori rispetto a quelli originariamente contenuti, ne accennerò brevemente tra non molto, ma ciò che importa rilevare soprattutto è che alla fine si aggiunge un inciso che, nella sua apparente modestia espressiva nonché rappresenta in realtà una vera e propria montagna processuale. Nonché, si dice: il disastro descritto e contestato in maniera più dettagliata al seguente capo numero 2). Quindi nel capo numero 1 all’inizio, dopo avere elencato la serie dei reati, 422, 437 e così via e così via, si elencano le varie ipotesi e poi si conclude con: "nonché il disastro descritto e contestato in maniera più dettagliata al seguente capo numero 2)". Ora è la scoperta dell’acqua calda quella che la serie degli imputati del capo 1) non coincide con quella degli imputati del capo 2). Nel senso che si tratta di due cerchi che si intersecano ma non si sovrappongono, si intersecano perché ci sono alcuni imputati che rispondono soltanto per il capo 1; ci sono alcuni imputati che rispondono solo per il capo 2; e ci sono alcuni imputati che rispondono di entrambi. Allora il lettore del nuovo capo di imputazione emergente dalle modifiche introdotte al punto 5 lettera A), che cosa deve capire oggi? Che gli imputati del capo 1) ai quali non era stato contestato il capo 2) perché non figurano nell’elenco del capo 2) si vedono ora contestato anche il disastro previsto come ipotesi di contestazione al capo 2)? E che quindi al disastro già loro contestato in termini di disastro legato all’incolumità pubblica si debba aggiungere anche il disastro legato alla vicenda ambientale? Oppure si deve intendere in realtà che la contestazione si riferisce solo agli imputati ai quali già risulta contestato il disastro di cui al capo 2), e quindi non si è inteso innovare sul piano delle attribuzioni soggettive? Quale di queste due soluzioni è quella corretta? Perché a favore della prima tesi, e cioè della estensione, sta la lettera della contestazione. La lettera della contestazione è: chiedo che il capo 1) venga integrato, e se è chiesto il capo 1) ciò significa evidentemente che il capo 1) subisce una modifica in rapporto a tutti gli imputati. Ma contro questa tesi sta il fatto che se ritenessimo fondata questa interpretazione dovremmo giungere alla conclusione che gli imputati che in origine erano imputati solo di questo capo, si vedono ora contestare un fatto che è, in rapporto alla loro posizione soggettiva, clamorosamente nuovo perché non legato dalla identità di condotta o comunque in una situazione nella quale questa identità mi pare sfuggire, e non è certo questa peraltro l’intenzione che il Pubblico Ministero ha perseguito tant’è che ha rigorosamente ancorato la contestazione all’articolo 517. Come si risolve l’antinomia? Come si risolve? E io non lo so. Io so solo una cosa, o credo di saperla naturalmente, che l’antinomia non ci dovrebbe essere, non ci deve essere, perché nel momento stesso in cui si pone e in cui quindi io non sono in condizioni di determinare con certezza l’ambito soggettivo delle responsabilità è fallito l’adempimento di quell’onere di chiarezza e precisione che costituisce il fondamento legittimante della contestazione suppletiva. E infine devo soggiungere che ai punti 4 ed ai punti 5, alle lettere successive a quelle che ho già trattato, si aggiungono una varia serie di elementi ulteriori rispetto al capo di imputazione che delineano ora nuove sostanze oggetto di scarico ma dai medesimi impianti, catalizzatori esausti, cloruro di benzile, cloruro di mercurio, a seconda delle circostanze, impurezze di reazione. Oppure nuovi oggetti di riferimento per attività doverose come sistemi di captazione dell’inquinante che non c’erano. Ecco, anche in riferimento a queste modifiche io debbo chiedermi: ma quali sono i nuovi reati contestati, quali sono? Perché se sono nuovi reati connessi ex articolo 12 lettera B) in base alla fattispecie processuale dell’articolo 517 io dovrei poterli identificare, invece in apparenza si tratta della precisazione in ordine ad attività illecite eventualmente compiute da determinati soggetti, che oltre a scaricare certe sostanze ne avrebbero scaricate anche altre. Quindi una situazione che apparentemente potrebbe suonare rivolta alla fattispecie processuale dell’articolo 516, anziché dell’articolo 517. Ecco dunque che a mio avviso tutte queste considerazioni inducono a ritenere che la contestazione suppletiva effettuata dal signor Pubblico Ministero all’udienza del 13 dicembre 2000, debba ritenersi affetta da nullità e pertanto ne sollevo formalmente l’eccezione.

 

Avvocato Pulitanò: Presidente, anch’io ho questioni da proporre relativamente alla contestazione suppletiva del Pubblico Ministero, questioni di nullità con ulteriori implicazioni rispetto a quelle prospettate dal collega Padovani le cui prospettazioni peraltro faccio tutte mie, ne aggiungo di altre secondo ulteriori prospettive. Parto da una interpretazione della contestazione formulata dal Pubblico Ministero nell’udienza del 13 dicembre e non posso che partire dal modo in cui il Pubblico Ministero stesso l’ha qualificata, cioè contestazione ai sensi dell’articolo 517 aventi a ciò ad oggetto supposti reati connessi con quelli di cui alla contestazione originaria. Non si tratterebbe dunque, nella prospettazione del Pubblico Ministero, di una generica modifica dell’imputazione riconducibile all’articolo 516, ma si tratterebbe della introduzione di nuove ipotesi di accusa, ipotesi di reati connessi da aggiungersi alle ipotesi originariamente contestate. Le questioni di nullità della contestazione che io qui propongo, riguardano due diversi profili. Uno che le coinvolge tutte in via generale, ed è la questione di nullità per indeterminatezza del capo di imputazione risultante dalla contestazione suppletiva. Relativamente ad alcune, direi alla maggior parte dei nuovi contenuti della contestazione suppletiva propongo una ulteriore questione di inammissibilità della contestazione suppletiva per violazione delle regole relative all’udienza preliminare sulla base di disposizioni recentemente introdotte negli articoli 516 e 517 del Codice Penale. Analizzo partitamente le questioni relative ai due capi di imputazioni, comincio con il capo primo, quello relativo al capitolo CVM. La nuova formulazione del Pubblico Ministero contiene diverse novità testuali che così sintetizzerei: nuovo elenco di supposte persone offese, vittime cioè di eventi di morte o lesioni personali. Ancora la espressa menzione di ulteriori sostanze rispetto a quelle indicate nella contestazione originaria, mi riferisco alla menzione di "non altrimenti identificati componenti additivi di polimerizzazione e lavorazione". Vi sono poi alcune ulteriori specificazioni relative alle categorie di soggetti esposti alle operazioni lavorative interessate e alle misure da adottare. Interamente nuova è innanzitutto la contestazione dei supposti reati, eventi di morte o lesioni, dei quali sarebbero state vittime le persone offese indicate nei nuovi elenchi. A chi replicasse che il capo di imputazione originario sarebbe atto a comprendere una lista aperta di persone offese secondo una curiosa idea di fluidità dell’accusa nel dibattimento che ho sentito anche nelle parole di qualche collega, ad una replica di questo genere io replicherei che lo stesso Pubblico Ministero nel formulare la contestazione suppletiva e nel richiamare l’articolo 517, mostra di rendersi conto che il nuovo elenco di persone offese introdotto formalmente in questo caso dà luogo alla contestazione di reati connessi, ulteriori eventi di morte o malattia che si aggiungerebbero a quelli precedentemente contestati. Vi è poi un ulteriore profilo di novità nel testo della contestazione suppletiva rappresentato, come dicevo, dall’espressa menzione di quelle nuove sostanze, componenti additivi di polimerizzazione e lavorazione che trovano, per la prima volta, una menzione espressa nel testo d’accusa in aggiunta alla menzione originaria del cloruro di vinile monomero e del dicloroetano. Per cui occorre domandarsi: ma ha introdotto qualcosa di nuovo questa menzione nel capo d’accusa di questi non altrimenti identificati e precedentemente non nominati componenti additivi di lavorazione? Svolgo qui considerazioni su questo interrogativo. Parto dalla ricostruzione del contenuto del capo di imputazione originario centrato sulla menzione del CVM e dicloroetano. Nel capo di imputazione si riferiva, si riferisce chiaramente e inequivocamente ad eventi di morte o di malattia che, secondo l’ipotesi accusatoria sarebbero stati cagionati da esposizione a cloruro di vinile monomero o a dicloroetano. Nient’altro, ma comunque quelle sono le sostanze. Aperta o chiusa che fosse da intendere la lista delle persone offese, quel che è certo è che il limite della contestazione originaria è dato dal riferimento a quelli ipotetici fattori causali espressamente menzionati e soltanto ad esse, soltanto a quei fattori. La lista delle persone offese quale questa sia, è una lista di supposte persone offese vittime dell’esposizione a CVM, PVC, DCE, e di fatto l’istruttoria dibattimentale ha discusso il problema causale con esclusivo riferimento all’esposizione a quelle sostanze. Se il senso della modifica formale del testo d’accusa con la nuova menzione esplicita degli additivi è il senso di una nuova contestazione quale parrebbe essere al lettore, dovremmo ritenere qui contestata l’ipotesi del tutto nuova di eventi di morte e/o di lesioni in danno di persone offese indicate nei vecchi e nei nuovi elenchi, eventi cagionati dall’esposizione a sostanze diverse dal cloruro di vinile, dicloroetano, PVC, con le sostanze che il nuovo testo indica come componenti additivi. Partendo da questa ricostruzione interpretativa del testo d’accusa, laddove il testo d’accusa si presenta come contenere nuove contestazioni di supposti reati connessi, svolgo le questioni di inammissibilità e nullità del testo d’accusa così interpretato. Primo punto: con riferimento alle contestazioni di ulteriori eventi di morte in danno di nuove persone offese, con riferimento cioè alla contestazione di reati per i quali è prevista l’udienza preliminare, la contestazione suppletiva in udienza dovrebbe ritenersi non più consentita dopo le modifiche introdotte negli articoli 516 e 517 Codice di Procedura Penale dalla legge 479/99 cosiddetta legge Carotti. E’ una questione nuova su problemi di interpretazione di un nuovo, di nuovi testi normativi, questioni che attendono ancora di essere messe a punto dalla giurisprudenza e dalla dottrina. La tesi interpretativa che io qui propongo, trae argomento dalla funzione che mi sembra chiaramente leggibile nelle nuove disposizioni. E cioè la funzione di evitare che, attraverso contestazioni in udienza, risulti vanificata la garanzia del previo filtro dell’udienza preliminare laddove prevista avente riguardo alla natura dei reati che si vorrebbe introdurre nella contestazione. Parto da una annotazione di fondo, ed è che il potere attribuito al P.M., al Pubblico Ministero di proporre nuove contestazioni in udienza non è, non può essere un potere arbitrario ed agganciato a precisi presupposti e, come ogni potere, ha bisogno di essere controllato. Non può essere un potere arbitrario e controllato in un sistema il cui principio fondamentale è quello del giusto processo in condizioni di parità delle parti davanti al Giudice imparziale. Un equilibrio del modello processuale che oggi trova nuova esplicitazione nella recente riformulazione dell’articolo 111 della Costituzione. E questo modello con i suoi equilibri che caratterizza il giusto processo, deve essere salvaguardato, mi pare, anche laddove siano in gioco poteri specifici dell’organo d’accusa. In questo contesto le contestazioni suppletive ex articolo 516 e seguenti, sono ammesse nell’ambito in cui lo sono come aggiornamento dell’accusa in relazione a nuove emergenze dell’istruzione dibattimentale. Ed è appunto in questo aggancio a sviluppi probatori nel dibattimento, che sta il limite del potere attribuito al Pubblico Ministero, quel presupposto segna il limite del potere. Soltanto quell’aggancio a nuove emergenze dell’istruzione dibattimentale dovrebbe poter legittimare la deroga alle normali modalità di contestazione dell’accusa. Ma se il potere è delimitato, condizionato a determinati presupposti mi pare che si debba concludere che la valutazione che l’aggancio legalmente vi sia non può essere rimessa al giudizio non sottoposto a controllo della parte che esercita il potere. L’assenza di controlli renderebbe di fatto il potere praticamente illimitato, i vincoli sarebbero di fatto soltanto apparenti e ciò produce effetti che forse con qualche approssimazione mi sentirei comunque di definire come di sostanziale scardinamento di un sistema che prevede, laddove siano in gioco accuse gravi, un previo filtro sull’esercizio dell’azione penale, quello rappresentavo dall’udienza preliminare con riferimento alla fascia di accuse più gravi. E qui le nuove disposizioni inserite nel capoverso degli articoli 516 e 17 intervengono a colmare una evidente lacuna del sistema precedente. Quelle nuove disposizioni intendono, per l’appunto, assicurare che la peculiare modalità di contestazione in udienza non si risolva in elusione di quel controllo, l’udienza preliminare, che il Codice di Procedura Penale prevede nei casi normali in cui è in gioco la formulazione di ipotesi accusatorie relative a reati di maggiore gravità, quelli per cui l’udienza preliminare è prevista. L’articolo 517 comma 1 bis sarebbe la norma applicabile nel nostro caso, posto che, come il Pubblico Ministero ha spiegato, ci muoviamo nell’ambito della contestazione di reati connessi. E’ una disposizione che fa riferimento all’articolo 516 comma 1 ter che riguarda una fattispecie parzialmente diversa, modifica delle contestazioni, il rinvio dall’una all’altra disposizione deve essere evidentemente inteso adattando per così dire la disposizione di chiamata alla parzialmente diversa situazione disciplinata dall’articolo 517, e cioè alla ipotesi di contestazione di reato connesso. Su questa premessa mi pare che la nuova disposizione secondo il suo senso letterale e razionale di garanzia nel senso che dicevo prima, consente ora di eccepire entro un termine che qui viene rispettato nel primo atto successivo alla contestazione, consente di eccepire l’inosservanza delle disposizioni relative all’udienza preliminare quando la contestazione del reato connesso concerne un reato per il quale è prevista l’udienza preliminare. E la ratio di questa disposizione, di questa esigenza di autonomo filtro mi pare proprio che si ponga in modo del tutto indipendente dalla circostanza che per i reati di partenza l’udienza preliminare sia stata o non sia stata espletata perché si tratta di altri reati. Aggiungo un’annotazione, ed è che nel nostro caso in cui si tratta di contestazioni di eventi di morte, la necessità dell’udienza preliminare è pacifica allo stesso modo sia che, com’è corretto, la contestazione di eventi di morte proponga una qualificazione come episodi di omicidio colposo, ma anche questa esigenza resta ferma qualora si prendesse sul serio, come leggiamo nell’accusa originaria, la inesistente figura giuridica della strage colposa, posto che anche per questa inesistente figura giuridica nei termini in cui male è stata ricostruita dall’accusa anche per questa inesistente figura sarebbe prevista una pena fino a 5 anni di reclusione e quindi l’udienza preliminare. Da ciò l’esigenza dell’udienza preliminare che qui prospettiamo assumendo la inammissibilità nel caso di specie della procedura eseguita. A questa questione si aggiungono le, diciamo, tradizionali questioni di nullità per indeterminatezza. La questione di inammissibilità è evidentemente prevalente, ma indipendentemente da quel vizio procedurale che prevale su ogni altra considerazione per la parte cui essa è riferibile, c’è da aggiungere che la contestazione suppletiva sarebbe comunque viziata in tutta la sua estensione per indeterminatezza, per non avere specificato in forma chiara e precisa quali ulteriori sostanze ulteriori al cloruro di vinile, al dicloroetano e al PVC, siano considerate dall’accusa come rientranti nella generica dizione di additivi e componenti di lavorazione e quindi inquadrate nel... della contestazione. Anche le ulteriori specificazioni introdotte nel capo di imputazione su cui qui non mi soffermo, quelle relative alla specificazione delle categorie di soggetti esposti alle operazioni lavorative interessate o alle misure da adottare si risolverebbero, se si tratta davvero di nuove contestazioni, in ulteriori ampliamenti dell’ipotesi di accusa di cui non appare chiara né l’estensione né la rilevanza. L’attenzione alla determinatezza dell’imputazione o il rischio che le nuove formulazioni del Pubblico Ministero aprano una fuga nell’assolutamente indeterminato con violazione dei principi di formale contestazione di un’accusa chiara e precisa, queste preoccupazioni trovano un concreto riscontro alla lettura dei primi atti di nuove costituzioni di parte civile, che nei giorni scorsi ci sono stati notificati. C’è infatti chi ha preteso di costituirsi parte civile anche contro gli imputati cosiddetti Enichem per essere stato esposto nel periodo di competenza di questi, a sostanze diverse dal cloruro di vinile e connessi, come risulta dallo stesso atto di costituzione di parte civile contro il quale proporremo opposizioni a suo momento. Aggiungo che la sostanza indicata nell’atto di costituzione di parte civile, è anche estranea a quelle che possano essere classificate come additivi del ciclo CVM menzionati nel capo 1; forzatura ulteriore nell’atto di costituzione di parte civile, ma ne parleremo a suo tempo. Il riferimento è al cloruro di benzile che è menzionato nel capo 2 in tutt’altro contesto. Non fa parte nemmeno della nuova contestazione. Cito questo punto, ci sono anche altre sostanze mi fa notare il collega menzionate in altri atti di costituzione di parte civile, ammine aromatiche ed altro, tutte sostanze che non hanno niente a che fare non solo con il CVM come sostanza nominata, ma con l’intero ciclo del cloruro di vinile. Siamo manifestamente fuori anche dalla logica in cui il Pubblico Ministero ha formulato la nuova menzione degli additivi di lavorazione, ma proprio questa interpretazione dirompente, debordante fatta da alcune parti civili sta a dimostrare in concreto quanto le nuove formulazioni siano assolutamente indeterminate. Le interpretazioni debordanti sono il riscontro in concreto della mancanza di confini della formulazione d’accusa, e quindi del vizio per indeterminatezza. Vengo al capo 2), contestazioni in materia ambientale. Debbo innanzitutto segnalare un punto di assoluta ambiguità, la nuova formulazione conclude al capo 2) con la seguente dizione: fino all’autunno del 1995 permanenza in atto. Due formulazioni giustapposte alla originaria indicazione del dies ad quem relativo al complesso dei fatti oggetto d’accusa, fino all’autunno del 1995 suonava il testo originario, è stata ora aggiunta, giustapposta, non sostituita, una nuova indicazione temporale che appare riferita al medesimo punto, e cioè anch’essa alla indicazione del dies ad quem al momento terminale dei fatti. Dies ad quem fino ad un certo punto posto che è indeterminato, ma comunque è lo stesso problema a cui si direbbe la formulazione volge a guardare, ed anche qui c’è da domandarsi quale sia il senso, la portata di questa singolare modifica del testo di accusa. Io francamente, saranno miei limiti, non riesco a capire che senso questo abbia. Noto che il concetto di permanenza, qui per la prima volta introdotto nella descrizione testuale dell’accusa, quel concetto evoca nella normale dogmatica, nel normale linguaggio dei penalisti una categoria di reati la quale si caratterizza per il permanere nel tempo della condotta dell’autore del reato. Personalmente io stento proprio a credere che il Pubblico Ministero, introducendo quel concetto abbia voluto assurdamente contestare il permanere a tutt’oggi di condotte attive, omissive, chissà mai, condotte che il capo d’accusa originario contesta a ciascun imputato con specifico riferimento ai periodi di rispettiva competenza, a quei periodi cioè nei quali ciascun imputato ha avuto in società dei gruppi Montedison o Enichem le qualità e funzioni indicate nell’apposito allegato a). E si tratta, aggiungo fra parentesi, di periodi di competenza che hanno tutti un dies ad quem anteriore anche a quel "fino al 1995" indicato genericamente e globalmente nel capo d’accusa. Per gli imputati Enichem tutti, il dies ad quem è in realtà il 1993 prima per il cloruro di vinile, che è un aspetto del problema. Ma, al di là di questo, al di là delle intenzioni di chi ha giustapposto le formule, mi sembra che la nuova formulazione permanenza in atto si presta ad essere obiettivamente interpretata nella sua ambiguità anche come contestazione di permanenza di condotte, tanto più che nel dibattimento si è talora parlato di fatti avvenuti nel periodo più recente pur mai ascritti ad alcuno degli imputati e pacificamente non rilevante rispetto alle imputazioni. Di fronte a questa ambiguità, di fronte a questa mancata chiarezza, io credo che la difesa abbia diritto, oltre che interesse, ad un chiarimento formale. Un chiarimento che chiediamo, non può essere diverso, che chiediamo formalmente al Tribunale formulando al tal fine una eccezione di nullità della contestazione suppletiva nella parte in cui introducendo l’espressione "permanenza in atto in aggiunta - e non in sostituzione - alle originarie indicazioni di tempo, alle originarie indicazioni sul tempo degli ipotizzati reati", si presenta come del tutto ambigua e rende in tal modo incerti i limiti temporali e i contenuti della contestazione, con particolare riguardo ai fatti successivi ai periodi di competenza di ciascuno imputato, e comunque ai fatti successivi all’autunno 1995 che, a ragione o a torto, segnava il limite temporale dell’orizzonte d’accusa originario. Per quanto mi concerne mi aspetto una pronuncia interpretativa la quale escluda che si sia mai inteso introdurre contestazioni così assurde quali la contestazione di fatti del recente periodo cui tutti gli imputati sono manifestamente estranei. Questo però non esclude il problema, perché a questo punto una volta escluso che la permanenza riguardi le condotte alle quali non può chiaramente riferirsi, resterebbe ancora aperto l’ulteriore problema: che cosa mai di nuovo sia stato aggiunto, contestando in aggiunta e non in sostituzione della precedente, l’espressione permanenza in atti giustapposta all’originaria indicazione del momento consumativo ultimo dei supposti reati. Come si legano queste indicazioni entrambe presenti nel capo di imputazione? E quando si dice "permanenza in atti", permanenza di che cosa e permanenza da quando? Mi pare proprio che su questi interrogativi attraverso la cui risposta passa la comprensione e la possibilità di delimitare l’oggetto d’accusa, a questi interrogativi il testo d’accusa non offre una risposta in forma chiara e precisa quale dovremmo attenderci dal capo di imputazione ed anche su questo punto eccepisco la nullità per indeterminatezza del capo di imputazione così contestato. Con riferimento ai restanti profili di novità testuale introdotti nel capo 2) di imputazione, se anche qui, secondo la qualificazione data dal Pubblico Ministero ci troviamo davanti alla contestazione di reati connessi, anche qui sussistono i presupposti per la questione di inammissibilità del rito a cui fa seguito per elusione delle regole sull’udienza preliminare. Non mi ripeto per brevità, aggiungo un ulteriore interrogativo che si intreccia con la questione di nullità, ed è che relativamente a tutte le modifiche introdotte dal Pubblico Ministero nel capo 2) e da lui presentate come contestazione di reati connessi e perciò effettuata ex articolo 517, io francamente non riesco a capire quali reati connessi dotati di una loro autonomia in quanto reati ulteriori e diversi da quelli originariamente contestati, quali mai reati connessi come reati autonomi siano qui stati contestati. E` un dubbio questo che rende ulteriormente incomprensibile il contenuto effettivo della imputazione riformulata. Mi consenta, signor Presidente, di aggiungere anche una brevissima annotazione di fondo, una annotazione conclusiva che, pur sfiorando questioni di merito intende mantenere e concludere le considerazioni sul piano processuale che ho cercato di argomentare nel modo in cui schematicamente ho fin qui fatto. L’annotazione parte da un interrogativo un po’ più di sostanza. Di fronte alle riformulazioni introdotte dal Pubblico Ministero ci troviamo davvero di fronte ad una integrazione dell’accusa, rituale o meno che sia, fondata su nuove emergenze della istruzione dibattimentale come dovrebbe essere il presupposto di cui agli articoli 516 e seguenti? Io propongo questo interrogativo non come questione di merito evidentemente, ma come interrogativo riferito ai presupposti e limiti del potere di contestazione suppletiva che abbiamo richiamato. Problema dunque di legittimità processuale o, più sfumatamente, di equilibri del contraddittorio, di sostanza del processo e dei suoi equilibri. E, per andare all’essenziale mi limito a proporre un esempio significativo relativamente all’uno e all’altro dei capi di imputazione. Capo 1), penso ancora alla questione delle ulteriori sostanze che parrebbero essere state contestate come evidentemente fattori patogeni rilevanti, e mi domando: ma sono stati acquisiti nel dibattimento elementi che in qualche modo introducano l’ipotesi di un eventuale nesso causale fra uno qualsiasi degli eventi di morte o malattia delle tantissime persone offese e la esposizione a sostanze diverse da CVM e dicloroetano? La risposta mi pare, la risposta che guarda gli atti del processo, ci dice che cosa? Che tutto il dibattimento un problema di quel genere, il problema causale evocato dalla nuova contestazione, non è nemmeno stato oggetto di discussione, come non doveva esserlo alla luce della contestazione originaria. La contestazione suppletiva di nuove sostanze, se davvero si tratta di contestazione suppletiva, nasce nel vuoto probatorio totale. Non ha nulla a che fare con le emergenze dibattimentali. Nel capo 2) prendo come dato caratterizzante l’introduzione nell’elenco d’accusa di ulteriori discariche, alcune discariche fra quelle trattate dai testi o consulenti del Pubblico Ministero o della parte civile. La maggior parte di queste sono discariche esterne allo stabile totalmente estranee a qualsiasi comportamento attivo o omissivo che sia mai stato attribuito agli imputati Enichem. Vorrei concentrare, solo a scopo di riflessione sul contesto processuale in cui ci troviamo, su una delle discariche menzionate, mi pare l’ultima dell’elenco, l’Isola delle Tresse. Mi riferisco a questa per il particolare rilievo che i più recenti sviluppi del dibattimento hanno attribuito alla discarica in esame indicata come una importante fonte di contaminazione, derivata peraltro da attività che nessuno, sentito in dibattimento o letto in dibattimento, attività che nessuno ha mai attribuito nemmeno in via ipotetica ad attività di stoccaggio o altro effettuate o non impedite dagli imputati, per quanto mi interessa da imputati Enichem. Negli sviluppi del contraddittorio dibattimentale l’argomento Isola delle Tresse è emerso chiaramente univocamente come un argomento a difesa. La contestazione suppletiva mi sembra, per così dire, una mossa che cambia le carte in tavola, del tutto fuori e contro le evidenze probatorie acquisite. Dico questo perché è su questo sfondo concreto che le questioni di nullità qui sollevate mostrano il loro significato sostanziale. Ciò che io chiedo non è altro se non la salvaguardia di presupposti minimi del contraddittorio processuale, di un contraddittorio conforme alle regole del giusto processo e dei suoi equilibri, chiedo un controllo previo sulle contestazioni d’accusa che sia argine all’introduzione di contestazioni non enunciate in forma chiara e precisa, o del tutto sganciate dai presupposti necessari a consentire la deroga alle forme ordinarie di contestazione.

 

Presidente: ci sono ulteriori interventi? Chiedevo interventi, se non ci sono ulteriori interventi, se vi sono le adesioni degli altri difensori alle questioni che sono state sollevate prima dal professor Padovani e poi dall’avvocato Pulitanò.

 

Avvocato Stella: ci associamo. Io mi associo sia alle eccezioni sollevate...

 

Presidente: le difese quindi si associano, va bene. Allora, Pubblico Ministero, rispetto alle questioni che sono state sollevate ed anche direi alle sollecitazioni a dare dei chiarimenti, delle precisazioni.

 

Pubblico Ministero: allora, innanzitutto, partiamo dall’eccezione che è stata formulata dall’avvocato Padovani, e devo dire subito che questa eccezione non l’ho capita, con gli ovvi limiti di un Pubblico Ministero in materia di diritto ovviamente, e non ho capito esattamente di che eccezione si tratti e come possa essere trattata. E comunque a questo punto dico due parole per ribadire quello che è il senso di quella contestazione suppletiva ai sensi dell’articolo 517 del Codice di Procedura Penale. Dicendo, innanzitutto, che il fatto di una integrazione, modifica, contestazione suppletiva per definizione logica è un’integrazione, una modifica, quindi si inserisce all’interno di un capo di imputazione che era già stato contestato che è ampiamente noto e conosciuto a tutti quanti. E va detto che al di là di questa considerazione generale c’è una considerazione specifica, che su richiesta di un difensore di Montedison o più di difensori di imputati alla scorsa udienza, quelle integrazioni che su sollecitazione giustissima da parte del Tribunale, quelle contestazioni suppletive sono state inserite materialmente all’interno dell’originario capo d’accusa. E quindi il capo d’accusa, così come era stato integrato è stato notificato a tutti gli imputati. Quindi si ha a questo punto un unico capo d’accusa che è chiaro nelle sue contestazioni in fatto e in diritto. Quindi quello è stato notificato e quello è il capo di imputazione, se poi alla fine si vorrà dire, e questo ovviamente rientra, fa parte delle discussioni delle varie parti processuali, e questo rientra nelle competenze del Tribunale che si trattava di fatti nuovi o di altre circostanze nuove, che doveva essere seguito da una procedura diversa ne prenderemo atto per le parti che sono state inserite il 13 dicembre del 2000. Per quanto mi riguarda la contestazione completa era chiara, e chi non vuole capire non capisce, ma non so che cosa farci. Per quanto riguarda in particolare l’integrazione richiesta relativa al numero 5 lettera A), devo dire innanzitutto che questo riferimento che è stato fatto alla parentesi nonché il disastro di cui al numero 2), non è assolutamente una circostanza nuova perché basta leggere il capo di imputazione numero 1 originario e già lì in quel capo di imputazione si parlava, si faceva comunque riferimento all’interno e all’esterno dello stabilimento. Quindi già c’era questa circostanza, come già c’era il discorso relativo, c’è sempre stato, ed è stato anche ribadito in più udienze a propositi diversi, il riferimento ai periodi di rispettiva competenza, e questa già era scritto nel capo numero 1). Non c’è stata nessuna modifica in relazione all’elenco degli imputati, non c’è stata nessuna integrazione di nessun genere e rimane salvo quell’elenco, così come è stato impostato originariamente. Gli imputati che fanno riferimento al capo numero 1) hanno visto integrato il loro capo; quelli del capo numero 2) hanno visto integrato il loro capo. La circostanza è pacifica, è inserito nei capi d’accusa ed è stata notificata, per quanto ne so io, mi risulta ritualmente a tutti quanti. Quindi su questa eccezione io non saprei altro che cosa aggiungere. E passo alle eccezioni dell’avvocato Pulitanò. Per quanto riguarda l’indeterminatezza innanzitutto del capo di imputazione credo proprio che questa indeterminatezza non ci sia, e rifaccio solo rapidamente il discorso che è stato fatto prima. Mi sembra talmente chiaro e talmente dettagliato che mi pare anche difficile impostare un capo di imputazione in maniera più dettagliata di questo. Quindi se uno non vuol capire non so che cosa fare. Poi sul discorso dell’inammissibilità della contestazione suppletiva ai sensi, sulla base delle modifiche normative recenti degli articoli 516 e 517 del Codice di Procedura Penale, devo dire che c’è proprio completamente una inversione rispetto a quella che è la ratio della legge. Perché non dimentichiamo quello che è il fattore fondamentale, cioè questa differenziazione che c’è stata per i reati di competenza del Tribunale diciamo Collegiale e del Tribunale Monocratico, e qui si pone esattamente il problema in senso contrario rispetto a quello che è stato indicato e richiesto dall’avvocato Pulitanò. Perché le norme, le contestazioni, i fatti storici che risultano dall’inizio sono tutti passati per l’udienza preliminare, e il caso del 516, così come è stato modificato, fa un chiaro riferimento ai casi in cui si doveva tenere l’udienza preliminare e l’udienza preliminare non si è tenuta, qui non ci siamo, è esattamente il caso contrario. E quindi è il caso proprio di non applicabilità perché qui siamo in presenza dell’organo superiore, che è l’organo collegiale. E in questo caso rispetto all’organo collegiale non c’è alcuna possibilità di regressione o di passaggi all’organo del Tribunale Monocratico. Su questo punto mi fermo qua perché mi pare proprio che la ratio sia chiarissima in questo senso. Per quanto riguarda le contestazioni, le obiezioni che sono state mosse sempre dall’avvocato Pulitanò nello specifico in relazione a qualche sostanza, in relazione a qualche reparto, in relazione a qualche attività, io volevo soltanto invitare a rileggere i capi di imputazione numero 1 e numero 2 così come sono stati formulati dall’inizio. Del capo di imputazione in particolare BC1, che è quello che tratta del cloruro di benzile si parlava fin dall’inizio nel capo di imputazione. Nel capo di imputazione quella sostanza era esattamente indicata, il capo di imputazione numero 2), e non certi sono sostanze nuove tra quelle che vengono indicate dal Pubblico Ministero perché sono indicate, seppur in maniera per certi versi generica, ma approfonditi appunto durante il dibattimento, nel capo di imputazione numero 2). Se scorriamo il capo di imputazione numero 2 lettera B) in particolare, vediamo che si parla in maniera specifica oltre che di scarico di fanghi, si parla di altri sottoprodotti di risulta dei trattamenti. Si parla di sostanze e di acque di rifiuto, di sostanze tossico nocive rientranti negli elenchi 1 e 2 del decreto 1992 numero 132, e sono tutte sostanze che sono quelle trattate anche durante l’istruttoria dibattimentale e per alcune delle quali ho sentito, così, l’impulso di fare questa precisazione. Ma non solo in quei due punti, perché ancora sempre in quel capo d’accusa si parla ancora di residui scaricati, si parla di solventi clorurati, solventi aromatici, idrocarburi aromatici e di altre sostanze. Si parla ancora, continuando in quel capo di imputazione degli impianti dello stabilimento Petrolchimico di Marghera, di cloro soda, produzione del cloruro di vinile, dei composti organici clorurati e comunque di lavorazione in qualsiasi maniera del cloro e dei suoi derivati, compreso il cloruro di benzile, c’era già nel capo di imputazione. Poi, qui c’è il cloruro di benzale, che è sempre un sottoprodotto di risulta. Se il Tribunale riterrà di escluderlo per quanto mi riguarda non ci sarà né adesso, né in seguito, nessun problema, ne prenderò atto. Però io credo che quanto meno nella forma più ampia siano già inserite queste sostanze. E per quanto riguarda invece, e continua, e mi fermo poi su questo punto, che anche quel capo di imputazione prima dell’indicazione delle aggravanti fa chiaramente riferimento alle altre famiglie di composti tossici, poi dice composti clorurati diversi da quelli citati, Ipa e gli altri indicati a consulenze. Quindi ci sono queste sostanze, io non vedo proprio come siano sostanze nuove. Ci sono state delle individuazioni nominative durante l’istruttoria dibattimentale da parte dei consulenti tecnici di tutte le parti processuali, non solo quelle del Pubblico Ministero, ma anche quelle delle parti civili, in particolare di Medicina Democratica, ci sono stati dei testimoni assunti, ci sono state le relazioni amplissime depositate da tutte le parti processuali. Poi, che sia vera o no, che sia fondata o meno la contestazione questo è un discorso diverso, è un discorso di merito che verrà trattato al momento opportuno. L’avvocato Pulitanò dice che c’è stato questo aggiornamento dell’accusa in relazione ad emergenze processuali, è proprio così. Sulla base di quello che è venuto fuori, che è stato sentito in quest’aula ho provveduto a fare quella contestazione così come ho indicato ai sensi dell’articolo 517. Poi io non so che reati autonomi siano stati contestati, innanzitutto fa un riferimento al capo numero 2) in relazione alla strage. Io ricordo che al capo numero 2) non è indicato l’articolo 422 del Codice Penale, questo soltanto per precisare alcune cose. Poi sul fatto della permanenza in atto ci sono plurime sentenze di Cassazione, adesso ovviamente non si possono ricordate tutte quante in questo momento, ma sicuramente anche degli ultimi anni ‘90, che in relazione alla permanenza in atto a queste contestazioni, dice che il fatto storico è sempre il medesimo se ne emerge la permanenza dopo la data indicata nel capo di imputazione. Sono delle precisazioni che quando non vengono fatte vengono contestate al Pubblico Ministero perché non le fa, quando invece le fa vengono contestate perché il Pubblico Ministero fa troppo. Se mi dicessero anche loro come dovrei comportarmi forse ci capiremmo un attimo prima e risolveremmo prima questi problemi. Per quanto riguarda ancora questa permanenza in atti, è ovvio che il fatto storico, il comportamento rimane quello perché in tutti e due i capi di imputazione c’è sempre scritto: per i periodi di rispettiva competenza. E quindi verrà valutato anche questo alla fine nel merito, imputato per imputato. C’è un riferimento normativo giuridico che conosciamo tutti, che verrà discusso ovviamente al termine dell’istruttoria dibattimentale e verrà trattato ovviamente poi anche dal Tribunale, è quello che riguarda reati permanenti, reati con effetti permanenti. Se ne discuterà, ma ancora una volta in riferimento al caso specifico, prenderemo atto delle conclusioni e poi delle decisioni del Tribunale. Ancora un punto relativo alle discariche esterne all’Isola delle Tresse, faccio presente che in relazione a questo discorso dei siti esterni, l’ho già accennato prima, c’era già all’interno anche del capo di imputazione numero 1) il fatto di riferimento all’interno e all’esterno dello stabilimento. Quindi c’è questa precisazione, sulla base di alcuni siti emersi durante l’istruttoria dibattimentale trattati e che eventualmente non so se verranno ancora trattati e in quale maniera. Quindi in conclusione io mi riporto alle mie richieste di contestazioni suppletive e a quello che ho detto la volta scorsa, a quello che confermo in questo momento, dicendo che per la parte che mi riguarda e come attività integrativa c’è soltanto, in relazione a questa contestazione da acquisire, come peraltro avevo già detto, la documentazione relativa ai tre casi nuovi di decessi che non sono stati trattati e, ovviamente, su questa documentazione di cui chiedo l’acquisizione, l’audizione dei consulenti tecnici in alternativa ovviamente uno all’altro e non tutti quanti. Quindi chiedo il rigetto di tutte le eccezioni.

 

Avvocato Schiesaro: Presidente, brevemente e riallacciandomi ad alcune delle osservazioni già svolte dal Pubblico Ministero. Credo che l’eccezione sollevata dal professor Padovani abbia due limiti vistosi. Il primo, su cui credo sia necessario porre l’attenzione, è proprio quello di partire dal presupposto che la norma 429 lettera C) sia applicabile anche per valutare la nullità della contestazione suppletiva. Credo che questa affermazione possa essere presa come per valida nella parte in cui richiede alla contestazione suppletiva l’esigenza di chiarezza e di precisione, ma da questo ad andare a sostenere che per effetto della contestazione suppletiva sia possibile un riesame globale dell’imputazione al fine di valutare se sussistano profili di incertezza derivanti dalla contestazione suppletiva o di contraddittorietà dell’imputazione o comunque di elementi che incidano sulla chiarezza del reato così come complessivamente contestato, credo che il passaggio sia alquanto meritevole di attenzione. Perché? Perché l’esigenza di chiarezza e di precisione che è richiesta dalla norma, è un’esigenza di chiarezza che va valutata con riferimento alla modalità con cui il Pubblico Ministero opera l’intervento suppletivo. E cioè aggiunge materiale nuovo ad una contestazione originaria che a quel punto è già di per sé sufficientemente chiara e precisa, perché ha già superato quel vaglio che è riservato al 491 alla verifica di questo presupposto dell’imputazione originaria. Quindi non c’è modo di andare a ridiscutere della chiarezza dell’imputazione originaria entrando dalla porta di servizio di una pretesa contraddittorietà derivante da una contestazione suppletiva. Proprio perché anche ad ammettere che sia applicabile la contestazione suppletiva e i principi del 429 lettera C) questi, ebbene, principi valgono al fine di valutare la chiarezza in sé della contestazione suppletiva, e non dell’intera imputazione così come viene ad essere riformulata. Ed allora se questa è una prima osservazione da fare a quel ragionamento, mi pare che le modalità con cui sono state formulate le contestazioni suppletive parlino da sole. Abbiamo una contestazione suppletiva che viene formulata in primis attraverso l’elencazione per punti delle parole che vanno ad aggiungersi alla originaria imputazione. Punto 1: alle parti offese già individuate nel citato decreto, si aggiungano le 37 persone di cui all’allegato decreto, etc. etc.. Alle 21 persone di cui all’elenco b) si aggiungono etc.. Punto 2: chiedo che il capo di imputazione numero 2) venga integrato con l’aggiunta delle discariche dal numero 19 al numero 26. Punto 3: chiedo che al capo 2) vengano aggiunte come contestazioni contro specifiche una serie di norme. Al capo 2 alla riga quattordicesima si aggiunga: quindi una precisione chirurgica della contestazione, una precisione chirurgica della contestazione, altro che imprecisione ed incertezza. La contestazione così come è stata formulata materialmente nel primo elenco che vi ha dato il Pubblico Ministero, è di una lampare chiarezza e precisione e puntualità, quanto ai fatti e alle circostanze che vengono in essa enunciate. Non pago, il Pubblico Ministero ha operato anche quella sintesi tra elementi vecchi ed elementi nuovi riformulando integralmente l’imputazione e modificando, nelle parti in cui dovevano essere modificate e integrate il testo e le parole dell’originaria imputazione formulata. Quindi abbiamo accanto alle indicazioni specifiche delle singole contestazioni puntuali, abbiamo una riformulazione complessiva delle imputazioni. Anche questa è una tecnica di riformulazione dell’imputazione, che va in favore di quell’esigenza della chiarezza e precisione. Se poi si sostiene che per effetto di queste operazioni ci sono dei margini di incertezza di contenuto e di fondamento dell’imputazione, ebbene io credo che si tratta di questi assolutamente di merito, come erano questioni di merito allorquando la Cassazione diceva che un decreto di citazione non è assolutamente nullo allorquando formuli una contestazione in via alternativa. Ebbene, più incertezza di quella cosa ci potrebbe essere se viene formulata una contestazione in via alternativa. Eppure per la Cassazione non era nulla perché diceva: l’esigenza di garanzia del diritto di difesa è fatta salva perché l’imputato può difendersi e con riferimento ad una e con riferimento all’altra delle ipotesi formulate nel contesto quando anche le ipotesi fossero in punto logico in conflitto tra di loro. Questi insegnamenti restano fermi anche nel caso in questione, si tratterà di vedere nel momento della discussione di merito, se questa soluzione è compatibile con il materiale probatorio che si è acquisito nel frattempo o è incompatibile. Ma da qui a far derivare un vizio addirittura di nullità della contestazione suppletiva del Pubblico Ministero, io credo che il passo sia abbastanza lungo. L’altra questione che è direttamente collegata, l’altro limite della prospettazione formulata dall’avvocato Padovani è che postula l’esigenza di una rigorosa separazione nominalistica tra le ipotesi del 517 e del 516, in modo tale che una incertezza del Pubblico Ministero nella qualificazione giuridica della contestazione si risolverebbe di fatto in una sua nullità perché renderebbe impossibile l’esercizio del diritto di difesa. Ma anche questo postulato del ragionamento mi pare suscettibile di critica, perché ho appena fatto cenno alla ipotesi delle contestazioni alternative, ma senza andare a scomodare la giurisprudenza della Corte sulla contestazione alternativa io credo che non ci sia nessuna possibilità di censurare un operato del Pubblico Ministero che accanto, operando una contestazione, una modifica all’imputazione contesti e i reati connessi ex 517 ed apporti insieme alla imputazione tutte quelle modificazioni che è opportuno, senza modificare il fatto, apportare alla luce dell’emergenza processuale. Dove sta un divieto normativo a procedere a contestazione perché non è chiara la linea di demarcazione tra le due fattispecie? Non c’è assolutamente un divieto in questo senso. Si tratta di facoltà del Pubblico Ministero che ben possono essere esercitate contestualmente all’interno di una stessa attività di integrazione dell’imputazione vuoi con riferimento alle parti che vanno qualificate ex 517, vuoi con riferimento alle parti che vanno qualificate ex 516. C’è forse qualche violazione del diritto di difesa delle parti per effetto di questa chiamiamola mancata qualificazione rigorosa dell’una o dell’altra soluzione scelta? Io credo proprio di no. Tra l’altro le discipline sono assolutamente conformi, per cui non c’è neanche la possibilità tecnica di sostenere che c’è un interesse a sollevare un’eccezione di questo tipo. Quindi io credo che da questi due profili l’eccezione risulti destituita, sotto questi due profili l’eccezione risulti assolutamente destituita di fondamento anche in considerazione del fatto, e qui mi riporto all’esempio che ha fatto l’avvocato Padovani, che non ci si può dolere del fatto che ci sia una contestazione di colpa specifica attraverso l’utilizzo di norme che integrano elementi sostanziali di reato, perché può benissimo essere che i reati siano al momento in cui vengono contestati prescritti, può benissimo essere che siano reati amnistiati, può benissimo essere che siano reati per i quali non è possibile una contestazione in sé quale reati concorrenti, e tuttavia c’è comunque lo spazio per utilizzare la violazione di quelle norme penali e sostanziali ai fini di qualificare in termini di colpa specifica la condotta di imputati che siano imputati di altri reati colposi che richiedono la qualificazione della colpa anche in termini di colpa specifica attraverso le... di legge. Quindi non c’è ancora una volta alcun problema di incertezza e di insufficiente chiarezza dell’imputazione, perché per il modo in cui è stata fatta l’imputazione in questo caso l’integrazione dell’imputazione io credo il problema non possa proprio porsi. Due battute sulle questioni prospettate dall’avvocato Pulitanò, ha già detto bene il Pubblico Ministero, ha semplicemente capovolto i termini della questione. Ha detto che vorrebbe le garanzie dell’udienza preliminare, dimenticandosi che l’udienza preliminare è stata fatta e che questi che sono reati che secondo lui sono concorrenti, sono tutti reati per i quali l’udienza preliminare non è prevista. Certamente non è prevista per tutte le ipotesi di reati sostanziali collegati alle discariche, trattandosi notoriamente di reati appartenenti all’ex competenza del Pretore, e quindi affidati oggi al Giudice Monocratico, non lo è per le ipotesi degli eventi di morte perché o sono dei reati di omicidio colposo oppure si tratta, come in effetti si tratta, di elementi di danno che vanno a qualificare una fattispecie di strage che era già stata contestata agli imputati nel corso dell’udienza preliminare per i quali l’udienza preliminare si è regolarmente tenuta. Perché per come era stata formulata l’imputazione ab origine con riferimento a questo tipo di imputazione, il numero delle persone morte o decedute o ammalate era lasciato indeterminato, un numero indeterminato di persone tra cui anche quelle di cui agli elenchi. Se nel corso del procedimento questi elenchi si allargano perché emerge materiale probatorio per far ritenere possibile l’attribuzione della morte di questi nuovi soggetti alle stesse ipotesi che hanno determinato la morte degli altri soggetti originariamente inclusi negli elenchi, ebbene non c’è una enunciazione di un reato concorrente, ma c’è semplicemente una specificazione ulteriore della stessa fattispecie criminosa che era stata ab origine descritta come fattispecie aperta e solo parzialmente identificata come parti offese nel capo di imputazione relativamente all’ipotesi di strage. Da ultimo quali sarebbero i reati connessi, allora a questo punto se proprio vogliamo pensare a delle fattispecie di reato connesso, possiamo pensare alle fattispecie relative alle individuazioni di un numero di discariche abusive, o irregolari, quelle che vanno dall’elenco dal 19 al 26, che sono tutti fatti che sono astrattamente punibili con una sanzione penale e che si atteggiano come reati concorrenti connessi con quelli oggetto di contestazione sub capo B). Quindi da questo punto di vista c’è materiale sia per 516 sia per il 517, non c’è spazio per alcuna lesione dei diritti della difesa. L’ultima osservazione che sembrava essere tratteggiata dall’intervento dell’avvocato Pulitanò, era quella di censurare una contestazione suppletiva sulla base della mancata emergenza in dibattimento di elementi probatori che potessero giustificare questo esercizio del potere di integrazione da parte del Pubblico Ministero dell’imputazione. Ebbene, allora richiamo l’attenzione del Collegio, certamente non c’è bisogno che lo faccia, la recente giurisprudenza delle Sezioni Unite del Supremo Collegio la quale ha tranquillamente ritenuto operabile una contestazione suppletiva ex 517 pur in assenza del materiale probatorio emergente dall’istruttoria dibattimentale dal momento che il Supremo Collegio a Sezioni Unite ha ritenuto che ci sia in capo al Pubblico Ministero il potere di integrare l’imputazione con il 517 ancor prima di dar vita al dibattimento e quindi ancora prima di raggiungere o di raccogliere elementi probatori che potessero giustificare tale attività di integrazione. Questa pronuncia giurisprudenziale del Supremo Collegio a Sezioni Unite toglie spazio ad ogni possibilità di eccepire una nullità della contestazione suppletiva per pretesa violazione di questo principio della mancanza del materiale probatorio e dell’inesistenza di materiale probatorio che dovrebbe giustificare l’esercizio del potere da parte del Pubblico Ministero. E’ ovvio che poi tutte le questioni relative alla fondatezza della contestazione e all’esistenza di materiale probatorio a sostegno della stessa, saranno questioni di merito che andranno valutate all’esito di questo dibattimento. Chiedo pertanto il rigetto di entrambe le eccezioni.

 

Avvocato D’Angelo: signor Presidente, con il suo permesso se posso aggiungere soltanto due parole.

 

Presidente: va bene, prego.

 

Avvocato D’Angelo: grazie. Preliminarmente devo prestare convinta e sincera adesione a quanto il signor Pubblico Ministero ha illustrato, ha risposto e quanto argomentato dal collega dell’Avvocatura dello Stato. Ma anche secondo il mio modesto avviso il professor Padovani parte da un’erronea premessa interpretativa. Perché il decreto previsto dal 429 è situato nel libro quinto relativo alle indagini dell’udienza preliminare. E giustamente, proprio per il suo inserimento, per la sua posizione, prevede una sanzione di nullità se è insufficiente il requisito di cui alla lettera C) ed F), e lo scopo è preciso per garantire il diritto di difesa. Non vi è dubbio su questo. L’articolo 516, 17, 18 ed altri sono situati invece nella disciplina del dibattimento, prevedendo che se nel corso della istruzione dibattimentale etc.. cioè nel corso della quale gli imputati e le altre parti hanno largamente partecipato. Ebbene, io ritengo che sia impossibile estendere principi e criteri propri di un istituto con un’esplicita poi sanzione, previsione sanzionatoria, ad altri regolati da diversi presupposti e disciplinati in modo diverso. E questa affermazione ritengo sia confortata anche dal principio fondamentale del nostro Ordinamento per cui la causa di nullità è asseribile in quanto se e soltanto se una norma la stabilisca espressamente, articolo 117 del Codice di Procedura Penale. E ritengo che nel caso non sia ravvisabile neanche per ipotesi e neanche cercarla in un impossibile canone interpretativo analogico o estensivo, canone invece che conforta, sulla base di quanto hanno affermato e precisato il Pubblico Ministero e il collega Schiesaro e con le modeste argomentazioni che sto portando, conforta proprio traendo direi genesi e sviluppo dal sistema stesso, una diversa e definitiva e concludente positiva soluzione nel senso che è stato precedentemente da questa difesa illustrato, e poi precisato meglio dal signor Pubblico Ministero e dal collega dell’Avvocatura dello Stato. Per cui ritengo che il tentativo pure autorevole della difesa degli imputati, sia destinato a fallire. Come è destinato al fallimento anche il tentativo altrettanto autorevole posto in essere dall’avvocato Pulitanò, dal collega Pulitanò, il quale, intanto lo devo ringraziare per la cortese attenzione che ha prestato al mio modesto intervento precedente, ritenendo curiosa fluidità della ipotesi accusatoria. Vorrei sotto questo aspetto tranquillizzare il collega Pulitanò, perché non mi sarei mai permesso di elevarmi a tanto Giudice delle norme processuali perché ho riferito una parte, forse in altri tempi si diceva ho copiato, hai copiato, della relazione al progetto preliminare e poi confermata nella relazione del progetto definitivo. E nella Gazzetta Ufficiale del 24/10/1988, a pagina 118 serie generale numero 250 ad un certo punto si legge: il riferimento all’istruzione dibattimentale intende sottolineare che la contestazione al dibattimento resta fluida essendo l’indagine preliminare volutamente incompleta, mentre dopo l’escussione delle prove il Pubblico Ministero è in grado di confermare definitivamente l’accusa o di modificarla. Ebbene, questo significa fluidità, perché ha aggiunto questa difesa, precisato, ha detto questa difesa molto modestamente nel suo precedente intervento, che le indagini preliminari non costituiscono prova in senso proprio ma sono incomplete, servono soltanto ad acquisire come è noto, lo ricordo soltanto a me stesso per carità, soltanto elementi di fatto da verificare poi in dibattimento e naturalmente da apprezzare, da valutare, da approvare definitivamente. Né tanto meno posso essere d’accordo sull’interpretazione che il collega Pulitanò dà dell’articolo 517 e 518, 516 e 517 laddove è previsto che se a seguito della modifica risulta un reato per il quale è prevista udienza preliminare etc. etc., e stessa previsione è contenuta nell’articolo 517. Non sto qui a ripetere quello che molto meglio di me hanno già detto il signor Pubblico Ministero e il collega avvocato Schiesaro, mi permetto di essere d’accordo perché questa tesi sarebbe stata valida in senso opposto, o, come direbbe l’avvocato Pulitanò, giustapposto, perché soltanto se a seguito della modifica allora si potesse o si fosse potuto prevedere una imputazione diversa, superiore, migliore per il quale nell’ambito della riforma è prevista udienza collegiale, ebbene, allora, proprio per garantire il diritto di difesa e proprio per approfittare di tutti i privilegi dell’udienza preliminare e tutti i riti alternativi ed altro naturalmente si doveva necessariamente regredire. Ma non è questa la funzione delle nuove contestazioni, non serve a regredire, l’importante è che sia stato dato, concesso il diritto di difesa, la possibilità per gli imputati di difendersi, e questa possibilità è stata fornita largamente. Pertanto non c’è stata elusione di una norma garantista che prevede l’udienza preliminare, anzi, il contrario, perché già c’è stata l’udienza preliminare. Per quanto riguarda poi l’imputazione, la contestazione, c’è giurisprudenza recentissima, per esempio Cassazione del 19/11/99 per esempio. In altri termini, il requisito della enunciazione del fatto intanto può ritenersi carente in quanto in concreto possa affermarsi che l’imputato non abbia potuto conoscere tratti essenziali della fattispecie di reato attribuitogli con la contestazione. Non mi sembra che questo sia il caso che ci interessa, perché puntigliosamente il Pubblico Ministero ha indicato addirittura il rigo dove inserire, proprio per facilità di lettura e di comprensione e per permettere poi completamente l’esercizio del diritto di difesa. E’ inutile aggiungere che in questo caso non sussiste neanche una ipotetica non correlazione tra violazione della correlazione tra l’imputazione contestata e la sentenza, questo a futura memoria, proprio perché la giurisprudenza si è pronunciata largamente sul concetto di diversità, di novità, perché non ricorrono nel caso di specie. Pertanto si ritiene che le eccezioni così come formulate non possono essere assolutamente accolte. Grazie.

 

Presidente: bene, grazie a lei. Ci sono altri interventi? Altrimenti se ci sono associazioni...

 

Avvocato Battain: ci associamo.

 

Presidente: bene. Ci ritiriamo allora. Il Tribunale pronuncia la seguente ordinanza: sulle eccezioni di nullità delle imputazioni come variate all’udienza del 13/12/2000, il Collegio osserva quanto segue: 1) a ragione il Pubblico Ministero qualifica ai sensi dell’articolo 517 Codice di Procedura Penale la contestazione dei reati di cui agli articoli 589 secondo comma e 590 terzo comma Codice Penale di cui sono persone offese i soggetti nominati nell’elenco introdotto alla scorsa udienza; 2) diversamente l’enunciazione di parametri specifici di colpa e il richiamo a fatti ad essa pertinenti, punto 5 lettere E ed F, integrano i termini di una modifica apportata all’imputazione ai sensi dell’articolo 516 Codice di Procedura Penale; 3) peraltro risulta essere evidente che nessuna estensione o variazione che dir si voglia, sia stata introdotta in termini di riferibilità soggettiva della imputazione; 4) alla variazione introdotta al punto 4 del capo 2) di imputazione, viene in rilievo non già il dato di contestazione di nuovi reati, ma semplicemente una specificazione di ciò che è oggetto di discarica e di immissione di sostanze reflue nelle acque, e pertanto si tratta anche in questo caso di una modifica del capo di imputazione ai sensi dell’articolo 516 Codice di Procedura Penale; 5) la modifica dell’imputazione operata dal Pubblico Ministero con riferimento al capo 1) laddove si fa riferimento testuale "a componenti, additivi di polimerizzazione e lavorazione" in nessun modo estende il tema di prova all’ipotesi di una derivazione di eventi morte e malattia o anche di pericolo per la pubblica incolumità a sostanze diverse da CVM, PVC, dicloroetano; 6) quanto alla eccepita nullità della contestazione suppletiva di cui al capo 2 nella parte in cui introducendo l’espressione permanenza in atto in aggiunta alla originaria indicazione sul tempo di commissione degli ipotizzati reati "fino all’autunno 1995", rileva il Collegio che, mentre la condotta risulta essere circoscritta temporalmente dal riferimento per i singoli imputati ai periodi di rispettiva competenza, diversamente l’evento tipico viene riferito all’attualità della contestazione e cioè sino al 13/12/2000, sicché non sussiste anche sotto questo profilo indeterminatezza dell’imputazione così come riformulata. Sulle eccezioni di inammissibilità delle contestazioni suppletive, rileva il Collegio che non sussistono le condizioni richiamate dagli articoli 516 uno ter e 517 uno bis Codice di Procedura Penale atteso che, sebbene l’omicidio colposo di nuova contestazione appartenga alle fattispecie di reato che richiede l’udienza preliminare, nel caso che ci occupa nessuna garanzia che attenga alla trattazione di udienza preliminare risulta essere vanificata essendosi in origine questa celebrata. La lettura delle citate disposizioni, e cioè gli articoli 516 e 517 così come modificate dalla recente novella legge numero 479 del ‘99, non autorizza a ritenere che la contestazione di reati concorrenti o la modifica della imputazione sia circoscritta ai soli casi di cognizione di reati che non necessitano di udienza preliminare, perché così opinando si verrebbe a ridurre senza ragione la legittimazione del Pubblico Ministero a variare l’imputazione ad istruzione dibattimentale aperta. Ancora rileva il Collegio, quanto alle condizioni legittimanti l’esercizio di tale potere, che le variazioni apportate nella specie hanno titolo in sopravvenienze emerse nel corso del dibattimento. Per concludere, il Collegio rigetta le eccezioni di nullità e di inammissibilità proposte. Una sospensione fino alle 4, si riprende l’udienza. Abbiamo dato un termine questa mattina, io credo di averlo detto, cioè siccome sono state depositate questa mattina abbiamo detto che eventualmente verranno esaminate, qual è il termine io ritengo che possa essere fino a venerdì se ritenete, oppure se vogliamo dare una continuità invece all’istruttoria dibattimentale possiamo addirittura decidere su questi problemi attinenti alle nuove costituzioni di parte civile alle udienze successive a questa settimana, tanto per intenderci. Se ritenete che sia più opportuno così rinviamo all’udienza del 31, così diamo anche un termine congruo alle parti per l’esame e per le eventuali eccezioni. Siete d’accordo? Allora all’udienza del 31 verranno trattate le questioni attinenti alle costituzioni di parti civili e alle estensioni che sono state oggi proposte.

 

Avvocato Sgubbi: Presidente, chiedo scusa, può dare atto che per la difesa Necci è presente Sgubbi?

 

Presidente: d’accordo, l’avvocato Sgubbi. Se volete accomodarvi. All’udienza del 13, prima della interruzione, stavamo sentendo il consulente delle difese, professor Lotti, il quale non aveva finito, quindi se vuole riprendere la sua esposizione.

 

 

DEPOSIZIONE DEL CONSULENTE 

DR. - LOTTI MARCELLO

 

RISPOSTA - Riprendo il discorso dell’altra volta cercando di riassumere molto brevemente dov’ero arrivato. Avevo esordito affermando che superare un limite non significa necessariamente aumentare il rischio di un effetto sfavorevole alla salute, avevo citato chi queste cose dice e spiegato quali erano i motivi, a mio parere, per cui questa affermazione non viene comunque compresa, avevo poi criticato il metodo e l’impostazione del problema da parte dei colleghi dell’accusa e delle parti civili e poi avevo cominciato a discutere la tossicità delle diossine mettendo in risalto la grande diversità di specie nella suscettibilità a queste sostanze, cercando anche di spiegare i motivi sia per ciò che riguarda la patologia neoplastica che per quanto riguarda la patologia non neoplastica. Ho spiegato in particolare che un conto è l’interazione di queste sostanze chimiche con un recettore specifico che è presente all’interno di una cellula, e un conto poi è la risposta tossica che è mediata dal patrimonio genetico di ogni specie. Dopodiché ho discusso le valutazioni del rischio esistenti e in particolare quella qualitativa dell’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, quella quantitativa dell’organizzazione mondiale della sanità e quella un po’ indeterminata della Environment Protection Agency, EPA, degli Stati Uniti d’America, e mi sono soffermato sul concetto di TEQ e quindi su come venivano calcolati i rischi in rapporto a questo calcolo di dose. La seduta si è conclusa con una precisa domanda che mi è stata fatta dal Giudice a Latere il quale più o meno mi ha chiesto, sì, ho capito fino adesso lei ha fatto, ha costruito una parte destruans, mi pare che abbia usato questi termini, circa i limiti proposti per le diossine, quello che non ho sentito ancora è la parte construent, cioè quale limite viene proposto in alternativa, quali concentrazioni, istituzione ed esposizione possono o meno mettere a rischio la salute pubblica. Le parole esatte è qual è la più bassa quantità della dose a livello della quale l’esperienza sperimentale, l’esperienza clinica, ha notato effetti non cancerogeni ed effetti cancerogeni per l’uomo, non soltanto ad essi indotti alla prudenza nella considerazione di questo dato ma ad arrivare alla sintesi superiore, questo perché anche avevo insistito su tutti i criteri prudenziali che sono incorporati nei vari meccanismi di valutazione del rischio. Quindi io ripartirò da questo punto cercando di offrire una risposta molto precisa a questa domanda e naturalmente, mi scuserò, ricordando, dov’è necessario, quegli elementi che ho già esposto in precedenza che siano in qualche modo necessari alla formulazione della risposta a questa domanda. Considererò soprattutto le diossine inizialmente perché sinora io ho descritto le caratteristiche tossicologiche delle diossine. Poi considererò brevemente anche i dati relativi agli altri inquinanti presenti nella laguna anticipandovi per quel poco che ne potrò dire, ne spiegherò i motivi per cui non posso dirne più di tanto. Cercherò invece di usare queste sostanze, degli esempi relativi a queste sostanze, per illustrare uno dei problemi che aleggia dall’inizio di questo processo, problemi tossicologici, intendiamo, che è quello delle interazioni che poi è stato ulteriormente perfezionato in qualche modo con il concetto della ipersuscettibilità individuale a certe sostanze, ricordo l’ultima relazione dei consulenti del Pubblico Ministero. Vediamo quindi di calare tutte le considerazioni fatte sulla valutazione del rischio nella realtà delle misure effettuate in laguna, quindi cercherò di confrontare queste dosi, perché sono delle dosi ipotetiche con tutti i dati tossicologici nell’uomo e nell’animale che ho descritto la volta precedente e lo farò ovviamente limitatamente alla contaminazione della fauna ittica e lo farò, ve lo anticipo, non usando modelli matematici sofisticati ma in una maniera, se vogliamo, molto pedestre, ma con una premessa profondamente diversa. La premessa è quella che deriva dalla risposta alla domanda quali dati abbiamo nell’uomo, cosa sappiamo nell’uomo in termini di dosi, e quindi come possiamo estrapolarli ed adattarli alla situazione che si è riscontrata nella laguna di Venezia. Quindi mi sono posto di fronte ad uno scenario artificiale che ho immaginato il peggiore possibile, vorrei dire paradossale, mi sono immaginato di un soggetto che per tutta la vita, da quando nasce a quando muore, mangi 100 grammi di questa fauna contaminata tutti i giorni, che mangi 100 grammi della fauna più contaminata, cioè quella con le concentrazioni più elevate che si sono riscontrate, ed esclusivamente quella. Vediamo quali sono i dati che ci sono in questo processo riguardo a queste concentrazioni. Quindi se vediamo la prima diapositiva vengono confrontati i dati massimi riscontrati nei mitili e nelle vongole e confrontati con quanto trovato in altre situazioni. C’è una premessa da fare, io in questa diapositiva, siccome era difficile capire quando si parla di molluschi bivalvi a cosa si riferisse, io li ho considerati come cozze, mentre dove esplicitamente si parlava di vongole clam, ho preso la concentrazione massima trovata, quindi ci sono dei dati riferiti a bivalvi che forse sono vongole e sono superiori a 1,4 comunque sono tutti inferiori a 5,31. Si confrontano con i dati nel mare Adriatico, i dati del pesce nella laguna di Venezia, i dati del pesce nel mare del Nord, inquinato, e un calcolo della dieta media a base di pesce e di crostacei che in Inghilterra nel 1990 portava a delle concentrazioni nel cibo, nella dieta media, ripeto, di 1,84, quindi voi vedete che non siamo distanti da altre situazioni di inquinamento con le diossine. Quindi basandoci su quello scenario paradossale, vorrei dire, che vi ho detto prima, ho calcolato quale possa essere l’assunzione giornaliera per un uomo di 70 chili di TEQ di diossine e furani che derivino dal mangiare 100 grammi del materiale ittico più contaminato.

 

Avvocato Partesotti: Presidente, volevo solo capire se queste diapositive sono elaborate dal professor Lotti, perché siccome sono scritte anche in lingua inglese, non sono tratte da bibliografie o da altre fonti ma sono sue?

 

RISPOSTA - No, torniamo indietro, in queste c’è la bibliografia in fondo alla diapositiva e della fonte da dove le ho tolte; qui invece, la successiva è un calcolo che ho fatto io, questo calcolo, cioè stimo sulla base di quelle concentrazioni quale può essere l’assunzione giornaliera di queste sostanze in base a quei presupposti che ho detto prima e voi vedete che c’è un estimated daily intake, cioè una assunzione giornaliera stimata, per chilogrammo di peso corporeo di 7,59, di 2 e poi nelle altre situazioni ho fatto il calcolo analogo, è un semplice calcolo basandosi su 100 grammi e un soggetto di 70 chili. Queste concentrazioni, queste dosi, scusate, sono più o meno dello stesso ordine di grandezza di quelle dosi somministrate agli animali che hanno dimostrato avere degli effetti tossici ma la dose più bassa che mostra qualche effetto tossico, la cosiddetta low effect livel. La prossima diapositiva, infatti, vi fa vedere che in base a tutti questi studi fatti sugli animali, quelle sono le dosi in cui, diciamo, il limite tra il non effetto e l’effetto, quindi siamo nello stesso ordine di grandezza per effetti negli animali che come ricorderete nella volta precedente ho detto non sono mai stati riscontrati nell’uomo. A questo punto qual è l’EDI, l’assunzione stimata nella popolazione generale da altre fonti e quindi il carico totale di diossine nell’organismo di un soggetto che non viva nella laguna di Venezia e che faccia parte di questo concetto un po’ vago di una popolazione generale in un paese industrializzato. Questi dati che sono ricavati dalla letteratura, indicano un range di assunzione giornaliera in termini di TEQ che varia da 1 a 4 e che è più o meno coincidente, anzi, è coincidente con il limite che l’Organizzazione Mondiale della Sanità propone come sicuro e infatti qui sta poi il vero problema nelle valutazioni del rischio delle diossine, tutti i calcoli standardizzati che si fanno, portano a dei valori che sono comunque inferiori a quelli della popolazione generale e quindi come ricordavo l’altra volta la valutazione del rischio non è che un meccanismo di tipo precauzionale che invita all’azione e quindi invita a ridurre certe esposizioni, questo caso particolare è evidente dove il limite che viene proposto coincide più o meno con l’entità dell’esposizione di una popolazione generale. Ho già detto che per quanto riguarda l’uomo l’unico rischio per la salute dell’uomo è la cloracne e i dati di Seveso ci permettono di estrapolare qual è il body burden corrispondente minimo per l’insorgenza della cloracne, l’estrapolazione è ammissibile entro certi simili, pur essendo stata Seveso un’esposizione acuta, e invece qui parliamo di eventuali esposizioni croniche, in quanto l’emivita della diossina è particolarmente lunga, sta 7 anni nel nostro organismo, come emivita, per dimezzarsi, e quindi i dati sono in qualche modo estrapolabili anche alla nostra situazione. Quindi - vediamo la prossima diapositiva - questi sono i dati che sono stati misurati a Seveso. La cosa interessante è: uno qual è la dose minima in termini di concentrazioni di 2, 3, 7, 8 diossina nel sangue dei soggetti di Seveso, la dose minima che si è associata a cloracne, questa diapositiva l’avevo già mostrata, la dose minima è 828 nanogrammi per chilogrammo di grasso nel sangue. Un’altra cosa interessante in questa diapositiva è che in un range molto elevato, più elevato della dose minima che si è associata alla cloracne, in un range molto più elevato di concentrazioni ci sono casi senza cloacne, questo è importante perché eventuali estrapolazioni successive che adesso vi voglio fare vedere è evidente che contengono in sé già il problema della diversa suscettibilità individuale all’effetto della cloracne nelle diossine che è evidenziato da questi dati. Quindi se noi assumiamo due cose, che le diossine si distribuiscano nei grassi dell’organismo in modo eguale e quindi possiamo assumere il dato dal grasso del sangue come rappresentativo di tutto il grasso dell’organismo ed assumiamo che il 25% del nostro peso corporeo sia grasso, possiamo calcolare, estrapolare quale può essere il carico totale di diossine senza effetto cloracne. Quindi in pratica dividiamo 228 per 4 e quindi in questo modo qui stimiamo qual è il carico totale di diossine che non ha causato la cloracne, da questo numero, 207 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo, noi possiamo estrapolare quale sia l’assunzione giornaliera necessaria per costruire nel tempo questo carico totale, cioè per arrivare a quella situazione di (stay distate) tra assunzione ed eliminazione in modo da avere un carico costante e l’estrapolazione porta ad una assunzione giornaliera di 14 picogrammi per chilogrammo di peso in termini di TEQ, al di sotto quindi di questa assunzione giornaliera nell’uomo non si è mai verificato nulla. I dati per ciò che riguarda gli effetti neoplastici delle diossine nell’uomo che, come ho avuto modo di dire la volta precedente, sono dubbi e criticabili in qualche modo, comunque si riferiscono a lavoratori esposti con concentrazioni, con carichi totali di diossine almeno 100 volte superiore. Allora, se questo 14 possiamo considerarlo come l’assunzione giornaliera nell’uomo senza l’effetto cloracne, questo va confrontato con il calcolo che ho fatto precedentemente usando quella situazione paradossale, quello che mangi sempre quelle vongole tutta la vita, le più contaminate e via di questo passo - la prossima diapositiva - e vediamo di fare due conti. Vediamo in un ipotetico soggetto che assuma 100 grammi di mitili, o 100 grammi di vongole più contaminati, di sostanze diossina simili, allora abbiamo visto che nel caso dei mitili il calcolo portava a 7,6 TEQ ai quali dobbiamo aggiungere 4 TEQ come fonte di diossine da altro cibo, da altra contaminazione, dalla dieta normale, e quindi vengono fuori 11, 12 TEQ, se invece lo facciamo con il calcolo rispetto alle vongole viene fuori 6 TEQ. Quindi in questa situazione che ho descritto come paradossale, aggiungendo a questa situazione paradossale l’intake giornaliero legate ad altre fonti, siamo ancora sotto a quell’intake giornaliero che ho estrapolato dai dati sull’uomo e che ha dimostratamente evidenziato che non ci sono effetti tossici. Come ho detto le differenze eventuali di suscettibilità che per la cloracne sono note, sono già comprese nel conto. Ma secondo me l’aspetto più convincente che queste concentrazioni sono lontane dal causare qualsiasi danno è dato dal fatto che nella nostra dieta, come ho ricordato l’altra volta, nei vegetali, sono presenti numerose sostanze in quantità notevole che sono dei ligandi per il recettore AH, ricorderete il recettore AH è quel recettore attraverso il quale vengono mediati, si ritiene che vengono mediati tutti gli effetti tossici delle diossine, e ricorderete che vi ho annoiato per qualche tempo con la teoria dei recettori cercando di spiegarvi come se io offro ad un recettore diversi ligandi il fatto che uno piuttosto che un altro si leghi al recettore dipende da numerosi fattori ma in primis dall’affinità che ha ciascun di questo ligando per quel recettore e dalla concentrazione dei vari ligandi. Quindi se noi guardiamo - la prossima diapositiva - quali sono i ligandi naturali, cioè presenti abitualmente nella nostra dieta, e in quali concentrazioni, per esempio l’indolo-3-carbinolo, questo ve l’ho già detto la volta scorsa, voi vedete che il nostro ipotetico EDI di sostanze simildiossina di 12 TEQ è un ordine di grandezza inferiore a dei ligandi che comunque noi assumiamo con la nostra dieta, quindi quando c’è un ordine di grandezza di diversità io devo concludere che è altamente improbabile che anche una molecola di diossina a queste concentrazioni confrontata con le concentrazioni di ligandi naturali, abbia la possibilità di legarsi a questo recettore. Quindi, per concludere questa parte, i limiti dell’OMS, 1-4 TEQ, corrispondono più o meno alla normale assunzione di una popolazione generale, questi dati sono basati su studi animali che parlano di effetti tossici mai riscontrati nell’uomo, e ho spiegato, e ho cercato di spiegare i motivi delle diverse suscettibilità di specie in quanto la specie umana è qualitativamente e quantitativamente resistente agli effetti tossici delle diossine. Abbiamo visto le ragioni, si tratta nella differenza della trasformazione di un segnale e questa differenza è codificata dai diversi patrimoni genetici. Ora, se io mi trovo in un bosco, vedo e sento una vipera, quei fotoni di luce che attraversano il mio occhio e quelle onde sonore che colpiscono il mio timpano, vengono trasformate dal mio sistema nervoso centrale in un segnale chimico e improvvisamente la mia adrenalina sale, ma vorrei che si capisse e fosse chiaro che queste vibrazioni e questi fotoni verrebbero trasformati in un segnale chimico molto differente nel corpo di un’altra vipera per esempio, che riceve esattamente gli stessi stimoli, specialmente se si tratta di una vipera dell’altro sesso, quindi la differenza tra le specie allo stesso stimolo è codificata dal patrimonio genetico. Io ho cercato di dimostrarvi che nella peggiore e più paradossale delle situazioni che uno possa prefigurare, ripeto paradossale, non si può costruire un body burner di diossine superiore a quello che si è dimostrato essere senza effetti nell’uomo, e se tutti gli effetti delle diossine sono mediati dal recettore AH queste piccole concentrazioni di diossine di cui stiamo parlando non interagiranno neppure con il recettore perché nella nostra dieta sono presenti comunque concentrazioni di ligandi molto più elevate. Quindi da medico io devo pormi il problema se questi dosi rappresentino un rischio di cloracne, e in base ai calcoli che vi ho appena mostrato io posso calcolare quanti mitili e cozze io debbo assumere giornalmente per arrivare a quel carico totale di diossine nel corpo di un individuo associabili alla cloracne, e vediamo questi conti. Allora, calcolando di dover arrivare a 14 TEQ con le vongole più contaminate, in aggiunta alle 4 TEQ che assumiamo da altre fonti, ne deriva che per arrivare a quel limite della cloracne io devo mangiare tutti i giorni della mia vita 132 grammi di mitili e 500 grammi di cozze, ripeto, da medico in tale situazione paradossale, perché ripeto, paradossale, non vedo certo il rischio di cloracne quanto quello di frequenti ed esplosive diarree da cocchi presenti nelle vongole. Detto questo sulle diossine allora vorrei adesso affrontare il problema degli altri inquinanti della laguna, in questa breve discussione che farò, che segue, vorrei solo accennare alle difficoltà che ne impediscono una discussione più ampia e più approfondita, questo perché gli elementi che abbiamo a disposizione sono decisamente insufficienti, cercherò comunque di riprendere queste sostanze quando successivamente vi illustrerò il problema dell’interazione dell’iposuscettibilità individuale. Noi per esempio abbiamo parlato di mercurio in questa aula, però nulla è stato detto circa la sua forma chimica, la speciazione, come qualcuno dei nostri consulenti ha avuto modo di sottolineare. Noi dal punto di vista tossicologico, ripeto, esistono varie forme di mercurio, c’è il mercurio elementare, il mercurio inorganico e il mercurio organico, e all’interno del mercurio organico e inorganico ci sono varie forme. Ora dal punto di vista mio, ripeto, tossicologico, io non posso equiparare queste diverse forme chimiche del mercurio perché ognuna di queste ha una tossicità completamente diversa. Così, per esempio, il mercurio elementare, per fare un esempio, che è per intenderci il mercurio che evapora dalla forma liquida del metallo, quello dei termometri per intenderci, se ingerito non è tossico, i bambini che si mangiano le palline del mercurio telefonano al pronto soccorso e vengono rassicurati perché il mercurio metà elementare non viene assorbito dal tratto gastrointestinale, però se io lo faccio evaporare e lo inalo e le concentrazioni sono sufficienti allora sì che è tossico e mi può causare seri problemi al sistema nervoso e al rene. Il mercurio inorganico se ingerito mi causa delle gravi lesioni al tratto gastrointestinale, e questo lo so avvenire soprattutto nelle ingestioni acute, mentre il mercurio organico, a seconda del tipo di mercurio organico che c’è, può causare alcuni effetti tipo neurologici, metilmercurio causa per esempio cecità tra le altre forme degli effetti neurologici che causa, altre forme di mercurio organico, per esempio il fenilmercurio, praticamente viene usato come - usato ancora credo - come disinfettante. Quindi per quanto riguarda poi la cancerogenicità, come è stato detto in questo Tribunale circa la cancerogenicità del mercurio, è bene sottolineare che il metilmercurio è classificato dalla IARC come 2 B, quindi come possibile cancerogeno, quindi diciamo nella terza categoria di pericolosità nella eccezione IARC, mentre il mercurio elementare e il mercurio inorganico non se ne fa menzione, scusi, sono nella categoria 3, ho sbagliato. Quindi io non so di che mercurio stiamo parlando, quindi non sono in grado di dire molto se non che gli effetti tossici di tutte queste forme del mercurio, qualora ci siano, sono degli effetti che si manifestano a dosi enormemente più alte di quelle di cui stiamo parlando in questo Tribunale. Quindi, non sono in grado di dire molto a riguardo, come pure non sono in grado di dire molto riguardo all’arsenico, anche qui valgono lo stesso tipo di considerazioni. L’arsenico è un composto obiquitario, un composto che esiste in natura e un composto che esiste in varie forme chimiche. L’arsenico inorganico è una sostanza tossica, infatti ci sono delle situazioni, in India per esempio, dove naturalmente l’arsenico contamina le fonti di acqua, di approvvigionamento di acqua, e quindi ci sono delle zone endemiche di forme di tossicità da arsenico inorganico, però anche qui esistono varie forme chimiche dell’arsenico, qui ce ne sono elencate alcune, nel cibo abitualmente noi ingeriamo grandi quantità di arsenico sottoforma di arseno betaina, alcune di queste forme dell’arsenico sono approvate come additivi dei cibi, alcune di queste forme di arsenico sono dei farmaci usati sia negli animali che nell’uomo, per esempio la cura di una malattia tropicale, qual è la tripasonomiasi, quindi in assenza di informazioni su quali specie chimiche di arsenico stiamo parlando non sono in grado di dire niente anche perché comunque di arsenico inorganico, che è quello cattivo, quello che causa neoplasie, quello che causa disturbi cutanei e neurologici molto gravi, in questa diapositiva voi vedete comunque di arsenico inorganico, quelle due diapositive, noi comunque ne ingeriamo, nelle varie fasce di età, notevoli quantità. Quindi, ripeto, più di tanto non sono in grado di dire in quanto mi mancano le informazioni. Ed analogamente si può dire per gli idrocarburi aromatici policiclici, al di là del fatto che come l’arsenico, sono degli inquinanti comuni, fanno parte della nostra dieta, fanno parte di altre fonti di inquinamento, si tratta di una grande famiglia di composti che in termini di valutazione del rischio poi pone dei problemi analoghi a quelli delle diossine perché sono tanti congeneri, c’è da dire che i dati tossicologici sugli idrocarburi aromatici policiclici, al di là di quanto se ne pensi, sono relativamente limitati. Se guardiamo per esempio la valutazione dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, se si può abbassare e vedere l’intitolazione di questa diapositiva, ecco, voi vedete il livello di cancerogenicità valutato nell’uomo dove la IARC per nessuno di questi composti è in grado di pronunciarsi, mentre a lato voi vedete il grado di evidenza negli animali e quindi la conclusione finale, dalla conclusione finale si vede che solo per tre sostanze vi è un’evidenza solida di cancerogenicità nell’animale. Benzantracene, benzopirene e dibenzoantracene, 2 A, quindi di fronte a queste difficoltà come vi anticipavo la valutazione del rischio degli idrocarburi aromatici policiclici è una valutazione del rischio che pone gli stessi problemi delle diossine e naturalmente portano a delle valutazioni diverse talvolta incongruenti. Vorrei farvi vedere alcune valutazioni che sono riuscito a rintracciare nella letteratura dove voi vedete per esempio per il benzopirene. L’Organizzazione Mondiale della Sanità nel ‘95 stabilisce un limite nell’acqua potabile di idrocarburi aromatici policiclici di 0,7 microgrammi/litro, per lo stesso composto, la ex Cecoslovacchia dice che il limite è 0.01 microgrammi/litro, invece il Canada, sempre per lo stesso composto, parla di 0.001, se poi andiamo a guardare altre situazioni, quello della Comunità Europea nell’80 che stabilisce il limite nell’acqua potabile per una miscela di vari idrocarburi e la stessa miscela valutata da uno stato membro dell’Unione Europea, che è l’Olanda, voi vedete che la differenza è in un caso 0,2 e nell’altro caso 0,1, non so i motivi di queste differenze, comunque quello che vorrei dire è che dal punto di vista scientifico, dal punto di vista medico, nessuno di questi numeri è diverso dall’altro, ma esprimono diverse cose, come ho cercato di dire la volta scorsa, quando vi ho parlato di come si arriva a questi numeri e di come è fatta la valutazione del rischio. Quindi in conclusione per gli altri inquinanti, poi potrei dilungarmi molto su questo, ma non posso dire più di tanto se non, appunto, che le concentrazioni trovate sono comunque delle concentrazioni irrisorie. Ecco, io adesso ho concluso la parte relativa ai dati della laguna e come possono venire interpretati, e vorrei affrontare il discorso delle interazioni, come vi ho anticipato prima, perché è un discorso che è stato affrontato in questo procedimento, l’ho affrontato io stesso, lo ricorderete, un paio d’anni fa, dove ho semplicemente sottolineato una cosa, ho detto che nulla si può dire circa le interazioni dal punto di vista scientifico in assenza di elementi sperimentali, clinici, epidemiologici specifici, cioè che riguardano quei composti, quella miscela, quelle concentrazioni. Ciononostante, per tutto il resto del processo i consulenti del Pubblico Ministero e delle parti civili hanno continuato ad affermare la possibilità di queste interazioni, hanno sottolineato ad ogni piè sospinto, hanno ipotizzato che potesse avvenire, hanno alluso sistematicamente a interazioni esclusivamente di tipo sinergico, vuoi tra sostanze inquinanti, vuoi tra sostanze inquinanti e sostanze legate agli stili di vita. Le ultime, Guarzoni 3 ottobre 2000 pagina 37, leggo, diversi lavori che hanno tentato di vedere un effetto sinergico di vari microinquinanti e hanno comunque, e hanno aggiunto sempre espressi in TE anche l’esaclorobenzene e il poliaromatico idrocarbo che sarebbero gli idrocarburi policiclici aromatici con esperimenti fatti e di equivalenza. Oppure Vineis, sempre nella stessa seduta del 3 ottobre a pagina 114 e 115 del verbale, questo significa che l’etanolo può potenziale l’effetto del cloruro di vinile e di altri cancerogeni, cioè in altre parole una interazione tra il consumo di etanolo e l’esposizione a cloruro di vinile, oppure Zapponi, 8 settembre 2000 a pagina 56, chiaramente in alcuni casi ci può essere anche una competizione ma in alcuni casi ci può essere anche una sinergia. Quindi questo discorso delle alterazioni è un discorso sistematico, un messaggio che è stato semplice, perché non è stato mai articolato, e ripetitivo, e come dimostrano certi politici, messaggi di tal fatta sicuramente può avere sicuramente una grande efficacia nel creare consenso, la scienza purtroppo non è così semplice, e di solito ad una obiezione, lo scienziato non ripete ossessivamente la propria posizione ma si confronta con chi l’obiezione ha posto, questo confronto finora non è avvenuto. Nella prossima diapositiva vi do un’idea circa l’immensità dello scopo, l’immensità delle difficoltà nel voler affrontare in termini scientifici un discorso sulle interazioni, e qui io vorrei fare proprio una insinuazione perfida sui miei colleghi, questa insistenza a voler proporre un argomento che è irrisolvibile sia per noi che per loro, forse sperano che venga risolto da qualcun altro e per sottolineare l’immensità di questo scopo - la prossima diapositiva - bastano dei conti semplicissimi. Supponiamo di avere 25 sostanze chimiche e fare il conto delle combinazioni possibili di queste sostanze, si tratta di 33.554.431 combinazioni misurando una sostanza una volta, due sostanze, tre sostanze, se poi consideriamo che a queste combinazioni dobbiamo aggiungere diverse dosi per ciascuna componente, allora mi pare che sia evidente che le possibilità, le possibili soluzioni sono infinite. Allora, quando io ho affrontato due anni fa il problema delle interazioni ho detto che in assenza di dati specifici non è possibile inferire neppure per analogia alcuna interazione e questo perché il risultato di un’interazione dipende dalla natura delle componenti della miscela e dalla concentrazione delle diverse componenti. Di fronte a queste constatazioni io non ho mai sentito dai miei colleghi dei dati specifici, queste concentrazioni di CVM, queste concentrazioni di alcool, questo numero di sigarette, questo numero di quant’altro, solo e esclusivamente allusioni. Io avevo detto che in rapporto a queste due variabili, che come vi ho appena detto sono infinite, la natura delle componenti e la dose delle componenti, comunque io posso classificare i risultati delle interazioni in tre tipologie: additiva, antagonismo e potenziamento o sinergia. Bene, a questo punto io vorrei spiegare a questo Tribunale le motivazioni, perché dico questo, la complessità dei meccanismi che stanno dietro a queste interazioni e quindi supportano la mia affermazione, ma soprattutto vorrei cercare di portare in questo Tribunale, i pochi dati specifici al riguardo delle interazioni cui si allude in questo processo, per dimostrare che cosa? Uno, che sono elementi comunque parziali e che non danno giustificazione dell’inferenza che si pone; due, che comunque quei pochi elementi disponibili sono tutti nella direzione contraria di quella affermata da loro, ma soprattutto queste motivazioni serviranno anche a comprendere un altro fatto evocato in modo vago e non puntuale in questo processo, dal professor Vineis, quando senza alcun riferimento preciso alle sostanze in discussione ci ha parlato della ipersuscettibilità individuale senza nessun dato specifico al riguardo. Interazioni e ipersuscettibilità possono e devono venir discusse in un contesto più ampio, l’unico contesto che è proprio a una discussione di questo genere, altrimenti non capiremmo perché affermo qui, e concluderò successivamente, che le suggestioni offerte dai miei colleghi non rientrano nel campo della scienza, ma esclusivamente nel campo delle speculazioni. Alcuni esempi sull’ipersensibilità individuale. Vineis il 3.10.2000 dice: "La detossificazione della TCDD avviene in parte per coniugazione con il glutatione... queste persone sono meno capaci di metabolizzare le sostanze tossiche". Se avete la bontà di andarvi a rileggere quel verbale vedete che sono suggestioni perché abilmente il professor Vineis non mette le due cose in collegamento diretto, non dice che soggetti meno capaci di metabolizzare le sostanze tramite il glutatione metabolizzano meno efficacemente le diossine, non lo dice, anche perché non potrebbe dirlo, perché una via detossificante con il glutatione per una sostanza che ha un’emivita nel nostro organismo di 6, 7 anni, è un concetto, dal punto di vista tossicologico, irrilevante, che io ce l’abbia o non ce l’abbia quella capacità di tossificazione tra tutte le altre, il fatto che una sostanza sta nel mio organismo per 7 anni, quella via metabolica ha una importanza molto modesta. Oppure quando, sempre il professor Vineis nella stessa seduta, pagina 113, dice: "I limiti accettabili o tollerabili stabiliti come media statistica possono non essere validi per questi individui", ma non ha fatto nessun esempio, non ha detto che comunque nelle valutazioni del rischio esiste un fattore di sicurezza 10 che tiene conto della variabilità interindividuale. Sempre a pagina 112 del verbale, Vineis dice, citando uno studio cinese, che: "Soggetti con deficit genetici di glutatione transferasi sono più suscettibili agli effetti delle sostanze tossiche". Questo potrebbe essere e a speculazione del professor Vineis io rispondo con un’altra speculazione. Questo è un esperimento interessante perché gli autori si erano posti un problema semplice: ma come mai nei fumatori le neoplasie polmonari sono quasi esclusivamente a carico del bronco e non del polmone, non dell’alveolo, perché? Esistono dei meccanismi metabolici che fanno rendere le cellule bronchiali più suscettibili delle cellule alveolari agli effetti cancerogeni delle sostanze presenti nel fumo di sigaretta? Prendono il benzopirene come prototipo e vanno a misurare tre attività metaboliche del benzopirene: la prima, questa, che è la capacità di attivare il benzopirene, quindi voi vedete che tra bronco e parenchima non c’è nessuna differenza. La capacità di detossificare il metabolita attivo del benzopirene: nessuna differenza tra bronco e parenchima. La capacità di coniugare il metabolito attivo del benzopirene con il glutatione tramite questo enzima, il glutatione transferasi: nessuna differenza tra parenchima e bronco. La conclusione di questo è che le diversità metaboliche presunte e postulate tra bronco ed alveolo non esistono e quindi queste non sono le ragioni per giustificarne una maggior esclusività quasi dell’incidenza dei tumori nelle cellule bronchiali piuttosto che quelle alveolari. La mia è una speculazione, non vado oltre questo dato, cioè il dato del fumo di sigaretta e dei tre enzimi metabolici che trattano quell’idrocarburo aromatico policiclico, da qui non vado oltre, potrei speculare e dirvi che le vie metaboliche non c’entrano nello spiegare la suscettibilità, invece non è detto, può darsi che in questo caso, ma in altri casi... Quindi non sono in grado di fare quelle affermazioni apodittiche che ho dovuto sentire riguardo a questo argomento. C’è poi da dire un’altra cosa importante, che di tutte le interazioni che noi conosciamo, tutte le interazioni note, avvengono a dosi delle componenti estremamente alte, quindi lontanissime dalle dosi di cui stiamo discutendo nell’ambito dell’inquinamento della laguna, e la stessa cosa dicasi per la ipersuscettibilità individuale, se si esclude, come possiamo escludere perché non è oggetto di questo processo, il problema della ipersuscettibilità legata all’allergia e alle manifestazioni di tipo immunologico, ma siccome di questo non stiamo parlando, la mia affermazione è che sia interazioni che ipersuscettibilità individuale note avvengono a dosi elevate di sostanze e soprattutto le nostre conoscenze sono quasi esclusivamente limitate per quanto riguarda l’uomo ai farmaci. Come vi ho detto prima, comunque questi fenomeni di interazione e di suscettibilità, e avrò modo di spiegarlo un po’ meglio, non dipendono da una singola reazione, da un enzima, o lo dipendono molto raramente, in realtà gli effetti di una interazione devono essere valutati in un contesto più ampio e qual è questo contesto? Vediamo la prossima diapositiva. E` il contesto di quella storia che è la tossicologia, che è la storia di che cosa un organismo fa alla sostanza estranea e la storia di che cosa la sostanza estranea fa ad un organismo, solo dal risultato complessivo di queste cose si può capire se una interazione sia rilevante, esista o non lo sia. Il contesto è quello per cui la storia di cosa fa un organismo alla sostanza è che non tutte le sostanze vengono assorbite nello stesso modo, non dagli stessi organi, non tutte le sostanze vengono distribuite in modo eguale negli stessi organi o non necessariamente, non tutte le sostanze vengono escrete attraverso le stesse vie e comunque anche se lo fossero avviene con velocità diversa, e con efficienza diversa, alcune sostanze vengono attivate ed altre vengono disattivate dai meccanismi metabolici del nostro organismo, alcune sostanze vengono addirittura stoccate, i grassi, le diossine, ed altre non hanno queste caratteristiche, quindi un’interazione può avvenire a ciascuno di questi livelli, ma non necessariamente l’interazione ad uno di questi livelli determina il risultato finale, ma solo se contestualizzata nel processo della farmacocinetica, ma anche contestualizzata in questo processo. Abbiamo visto l’importanza del legame con il recettore, qui siamo legame con il bersaglio, che dipende dalla concentrazione, qui possono avvenire anche interazioni, possono avvenire interazioni e fenomeni che influenzano le conseguenze dell’interazione di una sostanza con il suo bersaglio, quindi i punti delle interazioni e i punti in cui un soggetto può manifestare un tipo di reazione diverso da un altro per motivi genetici, e quindi in un qualche modo poter essere ipersuscettibile deve essere valutato in tutto questo contesto perché se non lo facciamo non capiamo proprio di cosa stiamo parlando. Quindi, e non è detto poi che avvenga ad un solo livello, le interazioni possono venire a vari livelli contemporaneamente o sequenzialmente, le interazioni possono essere favorevoli o sfavorevoli, ad ognuno di questi livelli il tipo di interazione è dettato dalle dosi delle componenti come pure l’ipersuscettibilità individuale è dettata dalla dose di sostanza alla quale si vuole attribuire una minor o maggiore suscettibilità, e quindi molto raramente, e ve ne farò un paio di esempi, ma molto raramente e solo per dosi molto elevate di sostanze, la risposta complessiva a un’interazione o di ipersuscettibilità individuale è determinata da una singola reazione, da uno singolo di questi livelli. Quindi vediamo questo ultimo aspetto, in quali rare circostanze una sola di queste fasi determina il risultato finale. Nel caso di interazioni, faccio un esempio di interazione e un esempio di suscettibilità, ripeto, non sto parlando di allergie. Questi esempi derivano tutti dalla farmacologia clinica, quindi situazioni in cui noi somministriamo ad un soggetto delle dosi note che hanno effetti biologici misurabili e che noi misuriamo. I due esempi che vi mostro adesso sono veramente spiegabili con una interazione sola, cioè con l’interazione ad uno qualsiasi di questo livello. Il primo esempio ha a che fare con un’interazione nella distribuzione e ha a che fare con il trasporto plasmatico nei farmaci. Ora i farmaci nel nostro organismo vengono trasportati nel sangue da delle proteine e la quota legata alle proteine non è una quota farmacologicamente attiva perché non può venir facilmente scambiata con l’organo dove questo farmaco debba andare ad esplicare la sua azione farmacologica, c’è da dire comunque che in farmacologia clinica quando avvenga una interazione queste sono sempre e comunque sfavorevoli, perché o si aumenta la tossicità di un farmaco, e quindi si ha una forma iatrogena di tossicità, oppure anche riducendo l’effetto farmacologico è comunque un effetto sfavorevole. E l’esempio che vi faccio è un esempio che ho vissuto personalmente all’inizio della mia carriera di medico. C’era un paziente, questi sono i giorni e questo è il tempo di protrombina, cioè un indice della coagulazione del sangue, questo paziente che aveva un fatto trombotico era stato messo in terapia con un antinfiammatorio che non credo neanche esista più. Ad un certo punto qualcuno, vi parlo 30 anni fa, dove il problema delle interazioni farmacologiche non era molto noto, e lo tratta con una sostanza che favorisce la ipocoagulabilità del sangue, cioè tenerlo un po’ scoagulato per ridurre i fenomeni trombotici, voi vedete che nel momento in cui vengono associati i due farmaci la coagulabilità del sangue di questo paziente va a zero, quindi il paziente era a rischio di emorragia, dopodiché è stato in queste condizioni per qualche giorno, sono stati sospesi i due farmaci, voi vedete che ritorna a livello normale la coagulabilità del sangue di questo paziente, dopodiché gli è stato somministrato solo l’anticoagulante e si è ottenuto quel livello del 30% circa di capacità coagulante del sangue che è l’effetto terapeutico voluto. Questa interazione come avviene? Avviene dal fatto che questo composto qui ha una maggior avidità per la proteina che lo trasporta nel sangue di quanto ne abbia la bisidrossicumarina, ne consegue che se i legami, i posti di legame delle proteine erano occupati da questo farmaco, questo qui non poteva legarcisi e quindi una quota di idrossicumarina libera era molto maggiore che nel soggetto normale. Quindi una interazione in cui l’effetto è quello che vi ho mostrato e sottolineo che in tossicologia in realtà l’effetto non necessariamente è sfavorevole per i motivi che vi dicevo prima. Per quanto riguarda invece l’ipersuscettibilità legata a fattori genetici ci sono vari esempi, ci sono vari esempi che alterano il metabolismo di vari farmaci, e quindi hanno degli effetti clinici legati al polimorfismo di certi geni e quindi delle capacità metaboliche verso certi farmaci. Ci sono degli esempi di polimorfismo genetico legati al recettore, questo è un recettore dei farmaci che usiamo per il trattamento dell’ipertensione che si legano più o meno efficacemente a questo recettore a seconda delle caratteristiche del medesimo, ne consegue che l’efficacia di questi farmaci viene modificata a seconda della capacità che questi farmaci hanno di legarsi con il recettore. Ora, la farmacologia clinica si rende conto e si è resa conto che questa visione riduzionistica di legare problemi di ipersuscettibilità o di interazione, ma soprattutto problemi di efficacia farmacologica a una sola di queste fasi del processo farmacologico, e nel nostro caso il processo tossicologico, ha cercato di allargare i suoi orizzonti, cosa che la tossicologia non ha ancora fatto purtroppo, si è passati da quella che si chiamava farmacogenetica a quella che chiamano oggi farmacogenomica; che cosa vuol dire? La farmacogenetica, che spiegherebbe, che ha spiegato alcune delle suscettibilità individuali, è legata ad un deficit monogenetico, un singolo difetto in un singolo gene, ma questo, ripeto, ha fatto, i farmacologi si sono resi conto che questo non spiega la diversa suscettibilità ai farmaci e che il risultato finale di fatto è determinato dalle caratteristiche poligeniche di un individuo, e quindi - la prossima diapositiva - le caratteristiche del polimorfismo rispetto alla capacità di metabolizzare una sostanza estranea, più le caratteristiche polimorfiche del recettore per questa sostanza o le caratteristiche polimorfe dei meccanismi di compenso e di riparazione, solo dalla somma di tutto ciò può venir fuori la sensibilità del singolo soggetto, qui in questo caso è scritto... è una vecchia diapositiva, l’età, ma comunque è sensibilità e gli effetti delle interazioni tra le varie sostanze. Quindi solo una visione globale spiega come si possa prevedere il risultato di un’interazione, di una ipersuscettibilità genetica, di una esposizione a sostanze tossiche, di un effetto farmacologico in una determinata circostanza. Al proposito, io non posso accettare il discorso di Vineis a pagina 117 del 3.10 in cui dice: "Taluni individui sono suscettibili ad azioni di dosi anche molto basse, gli studi relativi a mutazioni di P53 suggeriscono che queste mutazioni o la sovraespressione della P53 possono essere utilizzate come marcatori precoci di un danno indotto anche a basse dosi di sostanze tossiche". Ammesso che anche basse dosi facciano qualche cosa alla P53, la P53 non è quello che si riteneva 10 anni fa, caro professor Vineis, non è il guardiano del genoma, allora fu il primo gene oncosoppressore che fu scoperto e si ritenne di avere scoperto questo; negli anni successivi di guardiani del genoma ne abbiamo scoperti molti, quindi non è vero, come dice il professor Vineis, che qualunque danno sul gene P53 ha delle conseguenze a cascata perché implica che la cellula non è in grado di difendersi da danni al DNA, pagina 115 del verbale del 3.10, il problema non è l’alterata espressione di un singolo (tumor sorpressercing), il vero problema è il problema della instabilità genomica ma che non mi pare il caso di spiegarla in questa sede. Quindi come vi dicevo da una visione globale di tutto ciò deriva il risultato finale, e vorrei farvi un esempio, che non c’entra molto con la tossicologia ma per darvi una idea. Con le nuove tecnologie che abbiamo adesso, e in particolare la tecnologia del DNA chips, noi siamo in grado di vedere simultaneamente cosa succede nel patrimonio genetico di un individuo rispetto a geni noti e come reagisce a determinati stimoli riusciti a proporre una terapia sartoriale, vorrei dire, per esempio della leucemia linfoblastica acuta, esplorando tutte le possibili interazioni, effetti pro ed effetti contro di una determinata terapia in un determinato soggetto affetto da una determinata malattia. Con questa tecnologia che è un esempio di quella che definivo prima genomix voi vedete che in un chips vengono messi i geni di un paziente relativi alle capacità metabolizzanti di vari farmaci, e soprattutto dei farmaci che intendo somministrare a questo paziente, questo paziente è affetto da cancro, quindi i genotipi che determinano, c’è anche la P53, tanto cara, che possono determinare la risposta cellulare, le difese all’infezione che sono anch’esse legate alle nostre capacità genetiche, ognuno di noi è diverso dall’altro, e la suscettibilità dell’ospite, mettendo insieme tutte queste informazioni io riesco a capire se in quel malato, con quella malattia, con quel farmaco e con quella dose di farmaco otterrò il risultato che voglio ottenere, non posso mettermi a misurargli la glutatione transferasi e sapere con quella se la mia terapia sarà efficace. Questo la farmacologia se lo è già dimenticato, dalla farmacogenetica è entrata nella farmacogenomica, e voi vedete che questi sono solo alcuni degli elementi che si possono fare, con questa tecnologia noi siamo in grado di sapere quando svariate centinaia di geni vengono repressi, vengono overespressi, e quindi da tutte queste componenti derivare il risultato finale. Quindi se questa è la strada che stiamo intraprendendo nella clinica... Tornando al nostro discorso vorrei spiegare che la necessità di una visione globale del processo tossicologico è essenziale e io con alcuni esempi vi vorrò mostrare questa difficoltà a generalizzare il discorso, l’impossibilità di fare delle previsioni e se si conoscessero meglio i dati che ci sono a disposizione, le previsioni fatte che abbiamo sentito fino adesso sarebbero forse improponibili. Quindi questo vorrò discutere adesso, rendendomi conto, e lo voglio premettere un’altra volta, che le mie suggestioni come le loro suggestioni, non hanno quel carattere di insieme che io vi ho appena invocato, quel carattere di insieme che è necessario al giorno d’oggi per sapere che risultato succederà, però hanno una differenza sostanziale con quello che hanno detto i miei colleghi precedentemente, si basano sugli elementi disponibili e specifici su quei tasselli di un quadro incompleto che hanno a che fare con i composti e con le dosi di cui stiamo parlando, e vedrete come tutte le indicazioni possibili, tutte le ipotesi possibili, siano esattamente nella direzione opposta alle ipotesi che abbiamo ascoltato fino adesso. Allora di nuovo qui, come avevo anticipato, tutte le interazioni e le forme di ipersuscettibilità individuale possono avvenire nelle varie fasi del processo. Volevo farvi per esempio un esempio a livello dell’assorbimento. La presenza di più sostanze può determinare una variabilità dell’assorbimento della medesima. Allora queste possono essere favorevoli o sfavorevoli, sono comunque dosi dipendenti, la prima diapositiva prende l’esempio di un contaminato della laguna, il piombo. Questo è un esperimento fatto sull’assorbimento del piombo in ratti, questo è un piombo radioattivo per studiare l’assorbimento, in presenza o meno di una dieta di ferro, contenente ferro elevato o ridotto, voi vedete che una dieta povera di ferro determina un maggiore assorbimento di piombo, una dieta abbondante di ferro determina un assorbimento di circa la metà del piombo, naturalmente dato alla stessa dose. Un altro esempio di interazione tra le sostanze che abbiamo discusso fino adesso, la prossima, riguarda il mercurio e in particolare il cloruro di mercurio e il selenio. Il mercurio, il cloruro di mercurio è tossico e se iniettato agli animali, determina delle forme di tossicità a certe dosi, particolarmente gravi. Come pure è tossica questa forma del selenio, la selenite e la sua tossicità è legata al fatto che all’interno dell’organismo viene trasformata, viene etilata, vengono aggiunti questi composti endogeni per formare questo composto che è altamente tossico. Se somministriamo la selenite un’ora prima del mercurio a dosi appropriate, la tossicità è molto elevata e gli animali muoiono tutti, se però io somministro la selenite e il mercurio contemporaneamente agli animali non vedo più né gli effetti tossici del mercurio né gli effetti tossici della selenite e la spiegazione è legata al fatto che il mercurio legato nel nostro sangue, all’albumina, la proteina presente nel nostro sangue, quando trova questa ione selenio che si forma nei globuli rossi, vanno insieme a formare un complesso con una proteina che c’è nel nostro sangue di tutti i mammiferi, proteina che impedisce la distribuzione sia del mercurio che del selenio ai loro organi bersaglio, quindi un esempio di interazione a livello del trasporto, quindi vi ho fatto prima quello del piombo a livello dell’assorbimento, questo è del selenio e del mercurio a livello del trasporto. Facciamo un ultimo esempio a livello della escrezione e poi ci concentriamo un po’ di più a livello del metabolismo, perché sono queste le interazioni più frequentemente evocate in questo processo. Questo è un esempio di interazione a livello dell’escrezione biliare, voi vedete che l’interazione è tra arsenico e composti arsenicali e selenio. Il selenio come ho detto è tossico, a certe dosi, diversi composti arsenicali hanno diverse capacità di ridurre la tossicità del selenio e questa capacità di ridurre la tossicità del selenio è legata alla facilità con cui favoriscono l’escrezione biliare del selenio. Ciononostante voi vedete che nel caso di altro composto del selenio, la dimetilselenite e quest’altro composto qui invece, questi composti agiscono in modo opposto, non sappiamo con quale meccanismo ma aumentano la tossicità, non la riducono. Quindi tre esempi legati all’assorbimento, distribuzione ed escrezione. Ma veniamo a quello che ci interessa di più. Le interferenze metaboliche, l’ipersuscettibilità legata alle reazioni metaboliche che sono le interazioni se vogliamo meglio conosciute e come vi dicevo, quelle più frequentemente adombrate dai colleghi dell’accusa. E proprio da uno degli esempi portato da loro vorrei partire, in particolare vorrei partire dall’esempio portato dal dottor Martines, che ci ha quasi, diciamo così, ridicolizzato in quanto noi non saremmo stati a conoscenza della nota ipersuscettibilità dell’alcolista agli effetti epatotossici del paracetanolo che è un comune antipiretico, la Tachipirina. Martines nell’udienza del 14/12/99 a pagina 47 e seguenti dice: "Del resto questo è abbastanza conosciuto anche dal medico pratico, dai nostri medici di medicina generale" e via di questo passo. Cosa spiega il dottor Martines? Il dottor Martines spiega che nell’alcoolista il metanolo induce gli enzimi microsomiali dipendenti da citocromo P450, 2 e 1, e quindi questa induzione favorisce un aumentato metabolismo del paracetanolo che attraverso questa modificazione metabolica viene trasformata nella sostanza tossica del paracetanolo. Quindi in un soggetto con elevata capacità di formare metabolita tossico, la tossicità è aumentata. E qui io vorrei ribadire il mio concetto, che la possibilità di una interazione dipende dalle componenti, ma dipende dalla dose, dipende dalle modalità di somministrazione e che solo l’insieme di tutti questi elementi determina il risultato. Allora vorrei mostrare alcuni esperimenti che indicano come questa interazione etanolo, paracetanolo, non necessariamente porta risultato descritto dal dottor Martines. La prima diapositiva. Dimenticate pure questa parte qui, concentriamoci su questa e vediamo che se noi diamo a degli animali del paracetanolo, in inglese si chiama così, voi vedete che dopo 6 ore dalla somministrazione si formano una certa quantità di legami con le proteine, un indice di tossicità. Se però a questi animali somministro anche dell’etanolo, voi vedete che il numero di legami si riduce. Quindi non necessariamente avviene quello che dice il dottor Martines, cambiando le circostanze della somministrazione cambiano i risultati tossicologici. Questo è confermato nella prossima diapositiva dove si vede che questo succede anche negli animali in cui gli enzimi microsomiali del fegato sono stati indotti dalla somministrazione cronica di etanolo. Per cui voi vedete qui, questi animali è stata somministrato l’etanolo cronicamente e basta, gli viene dato del paracetanolo e l’effetto tossico è maggiore di quello dei controlli in termini di quantità di dose eliminata che è indirettamente collegata alla quantità di metaboliti tossici che si sono formati, questo è vero. Però se io a questi animali, dopo averli somministrato l’etanolo cronicamente, gli do il paracetanolo ancora una volta entro 6 ore, una dose di alcool, voi vedete che annullo questo effetto e i risultati di escrezione del paracetanolo non sono diversi da quelli dei controlli. Quindi la possibilità indicata dal dottor Martines non è che una delle possibili, e tra l’altro nel caso di un alcolista è difficile che stiano più di 6 o 7 ore senza bere. Vedremo poi con un altro esempio la spiegazione di questi fenomeni contrapposti che, ripeto ancora una volta, sono contrapposti in quanto dipendono dalle dosi e dalle circostanze di somministrazione. Allora a questo punto vorrei riprendere il problema ancora sempre sottolineato del CVM e dell’etanolo e, credo, per capire le mie affermazioni sia necessario offrire a questo Tribunale dei dettagli, in modo che si capisca bene che cosa voglio dire, in generale che cosa voglio dire sulle interazioni metaboliche, cosa voglio dire sulla ipersensibilità individualmente. Sono costretto a darvi questi dettagli, perché a mio modo di vedere le eccessive semplificazioni, sin qui riportate, non aiutano molto a capire. L’ipotesi più volta formulata per esempio è stata: l’alcool induce gli enzimi microsomiali del fegato, quindi poiché il cloruro di vinile viene attivato da questi enzimi, la presenza di enzimi ad alta capacità determinerà la maggior produzione di cloruro di vinile e come ossido, scusate, quindi una maggiore tossicità o una maggiore probabilità di causare una mutazione e quindi una neoplasia e questo è stato detto più volte, l’alcool induce i microsomi, il CVM, di metaboliti se ne producono di più perché quando un sistema enzimatico attivato produce più metaboliti tossici, vanno a cercarsi il glutatione ma in qualche maniera lo trovano occupato dai metaboliti dall’alcool, quindi l’alcool si comporta come un co-cangerogeno. Qui si invoca un altro meccanismo, oltre a quello della attivazione, che è quello della detossificazione da parte di deglutatione che avrò modo di affrontare anche questo, questo nella seduta del 14 dicembre ‘99, pagina 46, 47. L’ultima di queste formulazioni la fa il professor Vineis il 3 ottobre, pagina 115, 3 ottobre 2000, "l’etanolo agisce attraverso il potenziamento che consiste in una induzione dell’enzima che metabolizza il cloruro di vinile, trasformandolo in composti tossici", in realtà in un composto tossico, ma comunque... Sempre Vineis a pagina 114 e seguenti dello stesso verbale, discute l’effetto del citocromo, però non parla di tutto quello che succede oltre agli effetti del citocromo all’interno di tutti i molteplici processi di trasformazione a cui va incontro il cloruro di vinile all’interno dell’epatocite e all’interno dell’organismo. Vineis a pagina 111 dice: "Variante genetica del citocromo 1 a 1, metabolizzano più rapidamente sostanze cancerogene aumentando la produzione di metaboliti tossici, ho citato ampiamente il citocromo 1 a 1 perché coinvolto nel metabolismo delle diossine. Altro esempio di allusione inconsistente", che cosa voleva dire? Voleva dire che il metabolita delle diossine è cancerogeno? Che cosa voleva dire? In realtà non li lega questi discorsi, sono spezzoni di discorso, atti a creare delle suggestioni, ma non a porre un argomento preciso. Quindi, a questo punto, vorrei affrontare queste informazioni che vi dicevo, ritengo necessario offrirvi per capire il senso poi delle mie conclusioni. Ricordando che l’attivazione metabolica, restando con il cloruro di vinile come esempio, ma è un esempio, questo possiamo allargarlo un po’ a tutto, che il cloruro di vinile non è, il processo di attivazione metabolica da parte del citocromo P450 non è del, non è l’unica reazione a cui va incontro, in realtà il risultato tossicologico ancora una volta dipende da tutte le possibili reazioni a cui va incontro il cloruro di vinile, la prossima. Allora abbiamo detto, questa è la reazione sulla quale ci siamo concentrati moltissimo durante questo processo che è quella da parte del citocromo 2 e 1 e non solo da parte sua ma da altri citocromi che porta alla formazione dell’ossido che abbiamo detto essere metabolita reattivo capace di innescare il meccanismo della mutagenesi quindi della cancerogenesi. Questa reazione, questo non l’abbiamo mai detto, richiede la presenza di cofattori, questi sono sostanze endogene presenti nella cellula e vedremo come sono importanti nel determinare la velocità e l’efficienza con cui questo composto si forma. Ma questa è solo una piccola parte della storia, perché in realtà noi sappiamo che questo composto si può trasformare spontaneamente, cioè senza l’intervento di cofattori o di enzimi in questo composto, l’acetaldeide. Noi sappiamo che mentre questo composto è mutageno, questo lo è a concentrazioni maggiori di quelle citotossiche, quindi è un mutageno teorico, perché in vivo non sarà in grado di formare mutazioni, in quanto le concentrazioni necessarie per farlo sarebbero concentrazioni superiori a quelle che uccidono le cellule, quindi anche se più volte ribadito dai miei colleghi l’acetaldeide non è la responsabile dell’effetto cancerogeno del cloruro di vinile ma è l’ossido. L’acetaldeide a sua volta, scusate, l’ossido può venire disattivato in questo caso da un enzima presente nelle nostre cellule epatiche, si chiama epossidoidrolasi e disattiva questo composto, come pure questo composto può aver disattivato coniugando direttamente con il glutatione e eliminandolo. Sempre con il glutatione si può eliminare non solo l’ossido, ma l’acetaldeide, ma anche il prodotto di degradazione dell’acetaldeide da parte di un altro enzima che si chiama acetaldeide da idrogenasi. Quindi voi vedete che il metabolismo del cloruro di vinile è complesso, non possiamo pensare solo ad una reazione, noi dobbiamo pensare che il risultato finale dipenda da tutte queste reazioni e dalle diverse efficienze di queste reazioni. Ne consegue che all’interno di questo quadro saranno possibili varie forme di interazione che a seconda del livello dove avverranno e della dose a cui avverranno porteranno ad un risultato complessivo diverso. C’è anche da dire che la maggior parte di queste reazioni, questa, questa, questa e questa sono reazioni enzimatiche, che richiedono cofattori, qui nella DPH, questa è glutatione, sono tutti cofattori, cioè sostanze endogene presenti nella nostra cellula, alcune di queste reazioni come questa portano a sostanze più tossiche di quella di partenza, altre meno tossiche di quelle di partenza e che appunto l’effetto mutageno è da ascrivere esclusivamente a questa specie chimica. A questo punto io vorrei fare un piccolissimo inciso per spiegare a questo Tribunale cos’è in termini generali e spero comprensibili una reazione enzimatica, perché se non capiamo cos’è una reazione enzimatica non siamo in grado di capire poi il ragionamento che vorrei fare. La prossima diapositiva. Allora un enzima è una proteina che ha un suo substrato, nel caso in cui stiamo discutendo la proteina è il citocromo e il substrato è il cloruro di vinile, quale substrato deve avere una certa capacità ad adattarsi a questa proteina, per formare con lei un complesso e tramite questa interazione tra substrato e la proteina, la proteina modifica in un qualche modo il substrato, questa è nel termine più semplice una reazione enzimatica. Questo modello è un modello che vale per qualsiasi reazione enzimatica ed è un modello che viene espresso per tutte le reazioni enzimatiche da un’equazione. La prossima diapositiva. Cosa vuol dire, non c’è da spaventarsi perché è abbastanza semplice, un enzima che venga messo in contatto con il substrato forma un complesso, enzima-substrato, il quale poi ripristina l’enzima libero e il prodotto dell’interazione, è quel disegnetto trasformato in lettere. Cosa c’è in più? Ci sono due frecce qui che stanno a indicare che la formazione del complesso è una formazione reversibile e che quindi ci sono forze che favoriscono la formazione del complesso e forze che favoriranno la disgregazione del complesso, dopodiché questa reazione va solo in questo senso e queste freccette che indicano la direzione delle reazioni sono sormontate da queste K1, 2 e 3 che stanno ad indicare la costante, la velocità, l’efficienza con cui avvengono queste reazioni. Quindi se noi vediamo, questo disegnetto è espresso da questa equazione, quindi noi vediamo che da questa equazione noi sappiamo che possiamo derivare due parametri cinetici molto importanti per capire come avviene un’interazione tra enzima e substrato e che sono la costante di Michealis e la costante velocità massima, cosa sono queste? La costante di Michaelis sta ad indicare l’affinità che ha un certo substrato per un certo enzima, cioè quanto facilmente i due formeranno un complesso e infatti voi vedete che è determinata dalla somma delle due reazioni che vanno nel senso opposto, cioè di disgregazione del complesso, sopra la costante che tende a formare il complesso, quindi quanto l’uno e l’altro si vogliono bene, si sentono attratti l’uno all’altro, e questo è molto importante soprattutto nel caso in cui ci siano diversi substrati che possono interagire con quell’enzima perché ognuno di questi avrà per quell’enzima una particolare affinità, una particolare Km, costante di affinità, costante di Michaelis. Il secondo parametro importante in una reazione enzimatica è l’efficienza della reazione, cioè nell’unità di tempo quante molecole di un certo substrato un enzima è in grado di trasformare? E questo parametro è dato da che cosa? Dalla efficienza di questa reazione ed ovviamente dalla concentrazione dell’enzima. Questo espresso in termini qualitativi di un’equazione, dove i due parametri Km e VMax, cioè l’affinità e l’efficienza del sistema, rappresentano gli elementi importanti per valutare poi come una reazione enzimatica possa avvenire. Per comprendere meglio questa equazione possiamo anche trasformarla in forma grafica, che è indicata qui, dove vedete che queste sono le concentrazioni crescenti di substrato e questa è la velocità della reazione. Queste reazioni sono reazioni di questo tipo qui, cosa vuol dire? Vuol dire che a un certo punto, cioè aumentando la concentrazione del substrato aumento la velocità fino ad un certo punto anche se aumento molto la concentrazione del substrato l’efficienza della reazione rimane la stessa. Chiariamo questo livello VMax, cioè la velocità massima, la capacità e l’efficienza massima del sistema che dipende appunto da una concentrazione critica di substrato e questa trasformazione dell’equazione in termini grafici indica quindi che la VMax è quella situazione in cui tutte le molecole dell’enzima sono impegnate con il substrato e questo si ottiene solo quando ci sia un eccesso di substrato, la Km invece, e la vedete qui, è quella concentrazione di substrato corrispondente a Vmax diviso due, cioè a quella situazione in cui la concentrazione del substrato impegna metà delle molecole di enzima, quindi il primo parametro Vmax che dà l’efficienza, il secondo parametro, Km che mi dà l’affinità, e questi sono due parametri importantissimi se vogliamo fare delle inferenze di interazione metabolica, quindi perché questa complicata premessa? Perché la Km ci dice se l’interazione tra due substrati è possibile, confrontando l’affinità dei due per lo stesso enzima io sono in grado di prevedere se è possibile o non possibile questa interazione. La Vmax è importante perché ci dice cosa può succedere con concentrazioni più o meno alte di substrato e con concentrazioni più o meno alte di enzima in termini di efficienza di formazione del prodotto. Per tornare al nostro esempio del citocromo 2 e 1 idrolizza una marea di substrati, qualcuno ha detto che può idrolizzare su strati che non ancora esistono, che dobbiamo ancora inventarceli, sintetizzarli, quindi ha una bassa specificità di substrato, ma questo non vuol dire che li idrolizzi e li modifichi nella stessa maniera, infatti nella prossima diapositiva ci sono tre esempi dove si vede che per questo citocromo abbiamo lo stirene, cloruro di vinile, l’acrilonitrile, ognuno di questi substrati viene trasformato dal citocromo derivante dal fegato dell’uomo in modo diverso con una efficienza diversa. Nella prossima diapositiva... quindi la presenza di un enzima non necessariamente significa che un determinato substrato venga metabolizzato in modo efficiente e la presenza di un enzima con più substrati che è in grado lui di metabolizzare non necessariamente dice che li metabolizza, come avrebbe fatto se gli substrati sarebbero stati offerti a lui separatamente. Quindi vorrei concentrarmi un attimo su questa prima reazione che è quella sulla quale abbiamo discusso più a lungo, cioè la trasformazione del cloruro di vinile in cloruro di vinile ossido e epossido che avviene mediata da questi enzimi e necessita di questo cofattore che è un agente riducente che ognuna delle nostre cellule produce. Cosa sappiamo rispetto a quelle caratteristiche cinetiche che vi ho prima descritto, spero in modo sufficientemente comprensibile, circa la cinetica di un enzima? Noi sappiamo quali sono i parametri cinetici del cloruro di vinile per il citocromo e noi sappiamo che ha una Km di 7 micromolare e una VMax di 4, che cosa vuol dire tradotto in soldoni? Vuol dire che il cloruro di vinile ha una capacità di legarsi al citocromo relativamente alta, perché ha una Km relativamente bassa. Quindi ha una grande affinità, o relativamente grande affinità per il citocromo, però noi vediamo che ha una VMax di 4 nanomoli, quindi l’efficienza metabolica invece è particolarmente bassa. Allora, cosa dobbiamo immaginare in base a questi dati? Dobbiamo immaginare che l’affinità del cloruro di vinile per il citocromo sia uguale in qualsiasi tessuto se gli enzimi sono gli stessi, cosa che non abbiamo motivo di credere il contrario, la VMax nei vari tessuti dipenderà da che cosa? Ricordate che la VMax dipende dalla K3 e dalla concentrazione dell’enzima, quindi la VMax nei diversi tessuti dipenderà da quanto citocromo c’è. All’interno dell’epatocite, della cellula epatica, l’ossido che si forma dal cloruro di vinile si forma molto lentamente perché abbiamo detto ha una bassa VMax, questa scarsa efficienza è una caratteristica nella formazione di tutti gli epossidi non solo l’epossido derivato dal cloruro di vinile, noi sappiamo che altri substrati invece vengono trasformati in modo molto più efficace. La prossima diapositiva vi mostra un confronto tra il metabolismo del CVM e il metabolismo di questo farmaco da parte dei microsomi del fegato dell’uomo. Voi vedete che il farmaco se ne formano nanomoli in unità di tempo per unità di proteine, mentre gli etenoaddotti che si formano come risultato della produzione dell’ossido da pareti del CVM sono nell’ordine delle picomoli. Quindi la reazione di formazione dell’ossido è una reazione determinata da un’elevata affinità di cloruro di vinile per l’enzima metabolizzante e da una scarsa efficienza metabolica, questo è molto importante, è molto importante perché? Perché l’efficienza con cui si forma l’ossido determina l’efficienza delle reazioni a valle che sono incarico dell’ulteriore trasformazione dell’ossido. Cosa succede al cloruro di vinile all’interno di una cellula quando abbia delle concentrazioni inferiori alla sua Km, cioè alla costante di affinità, cioè inferiori a 7 micromolare. Si tenga presente che 7 micromolare dentro alla cellula corrisponde in termini di PPM, dentro alla cellula, a 100 PPM, quindi una concentrazione assolutamente improbabile da ottenere in vivo, anche perché sappiamo che il cloruro di vinile oltre ad un certo punto non viene assorbito. Quindi comunque è sempre all’interno delle nostre cellule indipendentemente dall’esposizione al cloruro di vinile anche se elevatissima non riuscirà mai a raggiungere la concentrazione corrispondente alla Km, quindi la velocità di formazione dell’epossido, sulla base di quello che vi ho detto prima, sarà un’efficienza inferiore alla VMax, il numero, la quantità di ossido che si forma sarà molto più bassa di quello che si potrebbe ottenere a concentrazioni di CVM pari almeno alla VMax, quindi la reazione è inefficiente. E non è solo la concentrazione del CVM, cioè del substrato che determina l’efficienza della reazione, ma anche la concentrazione dell’enzima, adesso io non ho dati sul cloruro di vinile, ma un altro enzima può andare bene lo stesso, la proteina indica la concentrazione dell’enzima in diversi organi, più concentrazione nel fegato e meno nella vescica, e voi vedete l’efficienza nel metabolizzare questo farmaco, dove è massima dove c’è più enzima e dove cala quando di enzima ce n’è meno, per quei motivi l’equazione Michaelis che vi ho mostrato prima. Quindi la presenza del citocromo P450 2 e 1 nel polmone, tanto cara al professor Mastrangelo per ipotizzare la cancerogenicità del cloruro di vinile monomero nel polmone è irrilevante, perché ci sia o non ci sia comunque ce n’è pochissimo e in base a questa concentrazione modestissima di enzima l’efficienza nel produrre il CVM è assolutamente ridotta, questo Mastrangelo lo dice, lo dice a pagina 19 dell’allegato 3 della sua relazione del 23/07/99 e come tale in queste circostanze anche la possibilità che il polimorfismo genetico giochi un qualche ruolo è irrilevante, se abbiamo a che fare con concentrazioni di enzima comunque estremamente basse che rendono inefficiente la relazione, quindi non si può concordare con Vineis che dice a pagina 114 del verbale del 3 ottobre, "quindi possiamo almeno teorizzare che ci sia una variabilità individuale nella risposta anche a cloruro di vinile". Questi dati che vengono proposti per suggerire queste teorizzazioni sono dati parziali, quindi ritorno al mio discorso di prima, ma anche nella loro parzialità non reggono queste teorizzazioni in base alle conoscenze biochimiche che noi abbiamo delle reazioni metaboliche del cloruro di vinile. E a conclusione del discorso del metabolismo ossidativo del cloruro di vinile, cioè di questa parte del suo metabolismo nella formazione dell’ossido c’è anche da ricordare la necessità di quel cofattore perché vedremo come tutta una serie di inferenze fatte non sono ammissibili quando entra in gioco la mancanza di questi cofattori, cosa che succede in alcune situazioni patologiche. La prossima diapositiva infatti vi dimostra che il legame covalente del cloruro di vinile nel fegato, cioè il metabolismo, senza il cofattore è estremamente basso, mentre se ci si aggiunge il cofattore NADPH il metabolismo diventa più efficiente. Allora come mai questi parametri che vi ho appena descritto divagando un pochettino dal.., sono importanti per capire le interazioni metaboliche? Sono importanti quando si voglia inferire o si voglia verificare se due substrati competono per lo stesso enzima e come lo fanno. Qui non si vede, ma comunque i disegnetti indicano due enzimi che hanno due substrati, è lo stesso enzima, scusate, che ha due substrati, il substrato 1 e il substrato 2 i quali in presenza esclusiva nei confronti dell’enzima interagiranno con l’enzima in un certo modo. Se però mi trovo in una situazione in cui i due substrati sono presenti contemporaneamente quale dei due substrati andrà a legarsi con l’enzima? Ci andrà in questo caso il substrato con un Km inferiore, cioè a una maggiore affinità per l’enzima e lascerà escluso l’altro substrato, viceversa se il nostro substrato qui ha un Km maggiore, minore di quella dell’S1 viceversa andrà l’altro a legarsi. Quindi l’uno o l’altro verrà impegnato per l’enzima in base alla sua affinità. Ed anche questa situazione noi la possiamo rappresentare graficamente - la prossima - dove si vede che, qui è un po’ complicato perché i rapporti sono espressi in reciproci, quindi il reciproco della concentrazione del substrato e il reciproco della velocità, quindi all’aumentare della concentrazione del substrato aumenta la velocità fino ad un certo punto, all’intercetto di quest’asse qui vuol dire che siamo arrivati alla VMax. Se io aggiungo un substrato che compete per lo stesso enzima, voi vedete che riduco la velocità dell’idrogenesi, del substrato precedente, perché questo compete con lo stesso enzima, dovrò aumentare la concentrazione di questo substrato in modo tale da annullare l’effetto della concentrazione dell’altro substrato. Quindi se voi guardate queste rette ottenute quando c’è un inibitore solo, quando ce ne sono due, sono di diversa pendenza, qui hanno la stessa intercetta, cioè hanno la stessa VMax, dove sono diverse le intercette con l’asse delle x, questa intercetta rappresenta la Km, cioè dimostrano che cosa? Che quello che cambia è la Km, cioè in presenza di un competitore un certo substrato riduce la sua affinità per quell’enzima, quindi l’interazione tra due substrati per lo stesso enzima dipende uno dalla concentrazione delle due componenti, due dalla Km di ciascuno di questi..., cioè dall’affinità che ognuno ha per quello stesso enzima e questa affinità, come dimostra questo, può variare entro certi limiti in base alla concentrazione dei due competitori. Facciamo ora l’esempio di due substrati, il CVM e l’etanolo per lo stesso enzima, il citocromo. Vediamo quali sono questi parametri cinetici, la Km, cioè l’affinità, si vede che in termini assoluti l’affinità del CVM è decisamente maggiore di quella dell’etanolo, quindi cosa vuol dire? Che se noi siamo a concentrazioni più basse di queste, l’etanolo non interferirà con il legame del CVM, con l’enzima che lo trasforma in sostanza più tossica, però questa concentrazione corrispondente alla Km si può ottenere facilmente nell’uomo, perché questa concentrazione di 10, 15 millimolare si è calcolato che si può ottenere in un uomo di 70 chili con 2 o 3 bicchieri di vino. Quindi considerando che questa concentrazione per il CVM invece come vi ho detto prima, che corrisponderebbe a 100 parti per milione all’interno della cellula, non è mai raggiungibile, ci troveremo che la concentrazione di CVM sarà inferiore alla VMax, mentre quella dell’etanolo sarà approssimativamente vicino alla VMax, in questa situazione cosa vuol dire? Questa situazione vuol dire che l’etanolo blocca il metabolismo del cloruro di vinile, e infatti c’è l’esperimento in cui si vede che una concentrazione particolarmente elevata di cloruro di vinile in vitro, in questo caso mai raggiungibile in vivo nell’uomo, viene metabolizzata in un certo modo dai microsomi, se aggiungo 4 millimolare che corrisponde a mezzo bicchiere, un bicchiere di vino, raggiungo una concentrazione tale nell’epatocita che blocca il 50% del metabolismo del cloruro di vinile. E perché lo fa? Lo fa per competizione con lo stesso enzima, le concentrazioni e le affinità sono tali da prevedere che il citocromo messo di fronte a quelle concentrazioni di cloruro di vinile e a quelle concentrazioni di etanolo blocchi il metabolismo del cloruro di vinile a concentrazioni di etanolo relativamente modeste. E questo è uno dei motivi per cui l’esempio fatto dal dottor Martines tra etanolo e paracetanolo non calza, non è possibile farlo per analogia al cloruro di vinile l’etanolo, quell’esempio è inappropriato, perché? Vediamo, abbiamo visto prima che certe concentrazioni di etanolo, elevate, possono bloccare il metabolismo del paracetanolo se in contemporanea presente e quindi i due substrati offerti contemporaneamente ai due enzimi, però sono dosi elevate e quindi questo blocco del metabolismo dell’etanolo che io ho usato all’inizio, del paracitanolo, come provocazione per dire che non sempre succede quello che disse il dottor Martines, sono comunque concentrazioni di etanolo vicine alla ubriachezza, vediamo la prossima diapositiva. Voi vedete che su due millimolare di paracetanolo 10 millimolare ha un’influenza molto modesta nel metabolismo del paracetanolo e concentrazioni colossali, che corrispondono, appunto, a una situazione di ubriachezza, avrebbero un 50%, ricordate l’etanolo invece ha 4 millimolare nel caso del cloruro di vinile, quindi 10, 12 volte tanto. Quindi nel caso dell’etanolo e del paracetanolo sarà difficile, estremamente improbabile che ci sia un blocco del metabolismo e quindi nelle situazioni in cui l’attività del citocromo P450 è stato indotto dall’etanolo e si somministrano le elevate dosi di paracetanolo, ebbene sì, in quel caso è possibile che il paracetanolo abbia un effetto tossico maggiore perché l’etanolo comunque presente non riuscirà ad essere in queste concentrazioni, concentrazioni tali da interferire, quindi non ci potrà essere il blocco del metabolismo del paracetanolo, cosa che invece può succedere con il cloruro di vinile perché il blocco del cloruro di vinile avviene a concentrazioni 12 volte più basse di questa concentrazione. Quindi se presente nella cellula etanolo e cloruro di vinile, l’etanolo per competizione e per i motivi di affinità e di concentrazione che vi ho sopra esposto, blocca il metabolismo del cloruro di vinile monomero. Anche questa è una parte del discorso, non è quello che può succedere in teoria, può succedere di tutto, in questa situazione, vedremo poi altre situazioni, altri scenari e vedremo cosa può succedere e come deve essere spiegato. E` una parte del discorso, ma una parte dove io faccio delle ipotesi sulla base di numeri, di dati, di esperimenti, non di suggestioni. Cosa succede poi all’epossido che ho detto si forma lentamente è importante sapere che si forma lentamente con scarsa efficienza, da un lato noi sappiamo che è instabile, noi sappiamo che il pH fisiologico c’è nel.. cellulare in cui si trova, l’ossido ha un emivita brevissimo, dura poco, viene trasformato o si attacca a macromolecole biologiche o viene trasformato rapidamente e spontaneamente in cloroacetaldeide. Il cloroacetaldeide voi vedete che a pH fisiologico ha un emivita molto lungo, cioè è stabile. Quindi questo meccanismo non enzimatico che dà una situazione di instabilità chimica porta alla formazione di una sostanza chimica. A questo punto un’altra parte dell’ossido, abbiamo visto prima, può venir trasformata metabolicamente, quindi attivamente da parte di un enzima. L’epossido idrolasi, è questa la reazione, quali sono le caratteristiche di questa reazione enzimatica? Il metabolismo all’ossido da parte di questo enzima epossido idrolase, ha questi parametri, queste costanti enzimatiche, vuol dire che questo composto ha una bassa affinità per l’enzima epoxide hydrolase, però una volta che si attacca ha una efficacia di trasformazione e abbiamo visto in trasformazione un composto non attivo particolarmente elevata. Quindi il fatto che questo se ne formi poco favorisce l’attività di questo enzima in base a queste caratteristiche cinetiche e alla dicloroacetaldeide, quella che si è formata spontaneamente cosa succede? Quella che abbiamo detto essere citotossica alle alte concentrazioni e non mutagena, lo ribadisco, se non in vitro a concentrazioni colossali di nessun significato in vivo. Anch’essa viene trasformata da un altro enzima - la prossima - che è la aldehyde dehydrogenase, con queste caratteristiche chimiche. Un enzima a discreta affinità e un enzima a media efficienza, la cosa importante è che questo enzima e l’altro enzima, oltre al citocromo di cui abbiamo parlato fino adesso, dove è teoricamente possibile una interazione metabolica con l’alcool perché l’aldehyde dehydrogenase partecipa fondamentalmente anche al metabolismo dell’alcool. Vediamo qual è il metabolismo dell’etanolo, quindi il metabolismo dell’etanolo, che è questo, avviene da parte del citocromo P450 2 e 1, e da parte di un altro enzima di cui non abbiamo parlato fino adesso, che si chiama alcool da idrogenasi, questa reazione abbiamo detto richiede questo cofattore e trasforma in acetaldeide oppure l’alcool da idrogenasi richiede questo fattore ed anche questa porta l’etanolo a trasformarmi in acetaldeide, dopodiché c’è l’acetaldeide da idrogenasi che procede in una... E’ importante sapere che normalmente e normalmente intendo per dosi di etanolo modeste, l’etanolo viene trasformato solo ed esclusivamente da questa via metabolica, solo quando noi offriamo un eccesso di dose di etanolo allora si mette in moto questa via metabolica ed agisce di supporto alla via dell’alcool da idrogenasi nel metabolismo di quantità notevoli di etanolo. Quindi a livello di acetaldeide che si forma dall’etanolo e di cloroacetaldeide che si forma dal cloruro di vinile, entrambi substrati per un enzima, che non ho scritto qui, che è l’acetaldeide da idrogenasi può avvenire un’altra interazione. La prossima diapositiva. Quali sono i parametri cinetici noti di questi due substrati, l’acetaldeide che si forma dall’alcool e la cloroacetaldeide che si forma dal cloruro di vinile, l’affinità di questi due substrati per lo stesso, per questo enzima, è la stessa, è analoga. Quindi in queste circostanze cosa possiamo immaginare? In assenza di etanolo non succede niente, la cloroacetaldeide viene metabolizzata e quindi il metabolismo del cloruro di vinile va avanti metabolizzato. In presenza di etanolo, quella dose di 2 o 3 bicchieri che fa corrispondere una concentrazione cellulare di 15, 20, 30 millimolare, è evidente che la cloroacetaldeide non viene metabolizzata e l’enzima aldeide da idrogenasi preferisce l’acetaldeide che gli deriva dall’alcool, dall’etanolo, però noi abbiamo detto che questa interferenza ha scarsa rilevanza tossicologica nel senso che la cloroacetaldeide per raggiungere le concentrazioni che sono citotossiche e che sono minori di quelle che sono mutagene in vitro, devono avere delle quantità talmente colossali che è improbabile che si possano ottenere. E se io invece avessi delle concentrazioni di cloroacetaldeide molto elevate, pur in presenza di 2 o 3 bicchieri di vino e quindi della concentrazione corrispondente che si forma? L’unica cosa che può succedere a questo punto è che la cloroacetaldeide influenzi il metabolismo dell’acetaldeide e quindi influenzi in ultima analisi il cloruro di vinile il metabolismo dell’alcool e non viceversa. Ciò nonostante questa è un’ipotesi raggiungibile e non ipotizzabile, perché queste concentrazioni di cloroacetaldeide tali da poter influenzare il metabolismo dall’alcool, per i motivi che vi ho detto sopra, è inimmaginabile che si possano raggiungere. Quindi in conclusione di questa prima parte che analizza una situazione in cui cloruro di vinile ed etanolo siano contemporaneamente presenti in una cellula epatica, possiamo dire, escludere nella maniera che vi ho detto, che l’etanolo possa in un qualche modo aumentare la tossicità del cloruro di vinile. Succede esattamente l’opposto, quando ci sia una contemporanea presenza di sufficienti quantità di etanolo quali quelle che vi suggerivo e concentrazioni di CVM che comunque sono di sotto all’affinità che ha il CVM per l’enzima che lo trasforma, l’etanolo, e c’è evidenza sperimentale, blocca il metabolismo del cloruro di vinile. Ancora una volta non è, e lo ribadisco ogni volta, la prospettiva complessiva che solo quella determinerà il risultato, ma ripeto, io vi porto dati non vi porto ipotesi e suggestioni. Cosa può succedere nel fegato invece leso dall’etanolo? Cosa può succedere al metabolismo del CVM in un fegato che sia stato in qualche modo modificato o addirittura ammalato dall’etanolo? Non credo che si possa postulare l’effetto aggravante per mille motivi, uno perché abbiamo detto che il cloruro di vinile, lo hanno detto tutti, non è direttamente tossico per l’epatocita, ma per altre strutture del fegato, e poi perché, se vogliamo andare a spiegare un’eventuale possibilità di interazione nel fegato malato, qualcuno mi deve dire a che livello delle trasformazioni indotte dall’etanolo nel fegato avviene questa interazione. Vi voglio mostrare una diapositiva senza illustrarvela, solo per dare un’immagine visiva della complessità degli eventi conosciuti all’interno del fegato in seguito all’assunzione di etanolo e quindi alle modificazioni non solo strutturali ma soprattutto biochimiche. Voglio solo ricordare che il fegato cirrotico o il fegato gravemente ammalato, produce poco di questo cofattore NADPH, ma produce anche poco NAD che è il necessario cofattore per l’aldeide idrogenasi e per l’alcool da idrogenasi soprattutto, quindi il fegato cirrotico non metabolizza più né il CVM né l’alcool, perché gli mancano i cofattori essenziali agli enzimi che metabolizzano questi due substrati, e questo è ampiamente noto in clinica, quando noi abbiamo un paziente alcolista, cirrotico, si ubriaca con mezzo bicchiere di vino, perché si ubriaca con mezzo bicchiere di vino? Perché non è in grado di metabolizzarlo, perché non ha più le sostanze riducenti che fanno sì che i citocromi funzionano, che l’alcool da idrogenasi funziona. Questo effetto ha l’effetto opposto, che si osserva anch’esso in clinica, in quei pazienti che abusano di alcool, ma non sono cirrotici, in che situazione sono questi pazienti? Sono i pazienti che sono tolleranti agli effetti dell’etanolo. E cosa vuol dire tolleranti? Significa che devono bere sempre quantità maggiori di etanolo per avere lo stesso effetto farmacologico dell’etanolo. E qual è il motivo di questa seconda situazione, di tolleranza agli effetti farmacologici dell’etanolo? Il motivo è l’induzione degli enzimi microsomiali del fegato accelerato metabolismo dell’etanolo perché a dosi elevate si innesca la via metabolica del citocromo ed ovviamente anche accelerato metabolismo di altre sostanze, ma vediamo cosa succede per chiarire perché quelle dei miei colleghi sono inferenze e non fatti. Possiamo fermarci 5 minuti signor Presidente?

 

Presidente: quanto pensa ancora di proseguire?

 

RISPOSTA - Io penso, adesso glielo dico, un’oretta, anche meno.

 

Presidente: io direi che vista l’ora, sono le 6 e mezza, possiamo proseguire domani mattina.

 

RISPOSTA - Io sarei impegnato domani, posso sempre...

 

Presidente: va bene.

 

RISPOSTA - Adesso vorrei concludere questo aspetto così complicato e poi avviarmi alle conclusioni generali. Quindi detto cosa può succedere in un fegato malato vediamo degli scenari che non sono stati, così, immaginati da me, ma sono stati immaginati da qualcun altro e che sono illustrati in una diapositiva che adesso vi mostrerò. Allora, in condizioni normali di assunzione di etanolo l’etanolo abbiamo detto segue una via metabolica diversa da quella del citocromo, per cui le sostanze che devono essere a loro volta metabolizzate dal citocromo non vengono influenzate nel loro metabolismo. In eccesso di alcool invece sì, c’è una trasformazione delle vie metaboliche dell’alcool per cui passa ad un metabolismo microsomiale e abbiamo visto che in presenza di alcool c’è un blocco del metabolismo. Vediamo la prossima diapositiva. Ecco, allora, questa è la situazione di assunzione normale di alcool per cui tutto l’alcool viene metabolizzato attraverso questa via metabolica per cui i farmaci e il nostro cloruro di vinile indipendentemente verranno metabolizzati dagli enzimi microsomiali del fegato. Quando ho un eccesso di alcool e una presenza di alcool, voi vedete c’è un blocco del metabolismo dell’etanolo e degli altri farmaci, quindi del cloruro di vinile, quello che vi ho appena illustrato. Per cui l’alcool segue la via dell’alcool da idrogenasi, poi siccome è tanto viene metabolizzato dai microsomi, impegna i microsomi per una affinità maggiore, per cui il nostro cloruro di vinile non viene trasformato. Quindi quello che dice Vineis il 3 dicembre 2000, a pagina 114: "l’etanolo segue le vie metaboliche in gran parte separate dal cloruro di vinile ma induce l’enzima citocromo 2 e 1", questo significa che l’etanolo può potenziare l’effetto al cloruro di vinile e di altri cancerogeni. Si dà il caso che quando l’etanolo induce gli enzimi microsomiali, diventi anch’esso substrato di questi enzimi microsomiali, cioè le dosi elevate che inducono enzimi microsomiali, sono anche le dosi elevate che determinano lo switch del metabolismo verso la via microsomiale. Quindi le vie metaboliche sono separate a basse dosi ma sono comuni a dosi elevate, quelle che inducono i microsomi. Nel caso di induzione dei microsomi cosa succede? Può succedere la stessa cosa di qua se l’alcool è presente e quindi quando c’è induzione del citocromo e la continua presenza di etanolo rimarrà la preferenza metabolica per l’alcool e quindi non ci sarà un eccesso di formazione di metaboliti da altri substrati, l’unica situazione in cui questo si può verificare qual è? E` nel caso di astensione improvvisa dall’alcool, il fenomeno induzione enzimatica è un fenomeno che è sostenuto dalla presenza, dal continuo apporto di alcool, però al cessare dell’apporto di alcool il fenomeno dura per almeno una settimana, 10 giorni, bene, solo in questo caso in cui uno, supponiamo abbia bevuto e abbia indotto i suoi enzimi microsomiali per lungo tempo e che improvvisamente smetta, nei 10, 12 giorni successivi all’astensione completa dell’alcool potremmo trovarci in quella situazione, in quella situazione immaginata dai miei colleghi per cui altre sostanze, compreso il cloruro di vinile, possano venire metabolizzate con maggior efficienza. Quindi è un fenomeno che noi osserviamo raramente purtroppo, perché la detossificazione non è un fenomeno facilmente ottenibile in clinica, in quei casi in cui in terapia detossificante per 10 giorni, cioè quel periodo di tempo che dura ancora l’effetto reversibile dell’induzione enzimatica da parte dell’alcool. Però a questo punto si può anche ipotizzare che poiché il sistema di metabolismo del cloruro di vinile è in un qualche modo blindato dall’efficienza delle reazioni successive a quella di ossidazione, cioè quella dell’attivazione spontanea, dell’epossido idrolasi, del glutatione e via di questo passo, è improbabile che questo possa avvenire. Infine non è mai stato studiato il fenomeno specifico, l’induzione da etanolo e il metabolismo di cloruro di vinile non si può dire nulla, perché potrebbe esserci diversi effetti induttivi che poi si manifestano a seconda del substrato che si considera, questo è un esempio in cui voi vedete ci sono due farmaci l’isoniazid e il phenobarbital che inducono entrambi gli enzimi epatici e voi vedete che in confronto ai controlli che sono questi, l’attività è molto più elevata, se però io aggiungo un farmaco, una sostanza, questa sostanza, e vediamo come viene metabolizzata, noi vediamo che l’induzione negli animali trattati con phenobarbital è molto più efficiente di quella degli animali trattati con isoniazid che addirittura scompare il fenomeno induzione in presenza di tricloroetanolo. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che l’ipotesi dell’aumento del metabolismo di un determinato farmaco legato all’induzione enzimatica in assenza dell’induttore è determinato dal tipo di induttore che ha causato il.. e informazioni al riguardo non le abbiamo, cioè per quanto riguarda cloruro di vinile ed etanolo. Per ciò che riguarda la detossificazione con il glutatione io definirei in un contesto di questo genere una reazione irrilevante perché tutto si gioca sulla reazione a monte, sulla reazione del citocromo che vi ho appena descritto, ciononostante la reazione di cui vogliamo parlare, cioè quella di detossificazione per cui l’ossido si coniuga con il glutatione per azione di questo enzima glutatione transferasi e forma un composto non tossico le concentrazioni di CVM e di ossido quindi per consumare sufficienti quantità di glutatione come immaginato da Vineis, Martines e compagnia - vediamo la prossima - sono estremamente elevate, voi vedete che ancora 200 parti per milione non si osserva nessun consumo significativo di glutatione e a 1.000 parti per milione il consumo è solo del 25%, quindi le concentrazioni di CVM per consumare quantità significative di glutatione sono elevatissime, quindi la reazione che limita il processo è l’ossidazione, per cui io per consumare una dose eccessiva di glutatione ho bisogno di una pressione di ossido che si forma straordinariamente elevata e tenendo anche presente che quindi per detossificare serve poco glutatione alla cellula e che la depressione è improbabile che avvenga sia per le dosi che per la capacità nell’arco di poche ore di ripristinare il glutatione consumato in questo caso da una sostanza che ne consuma abbastanza e voi vedete nel giro di poche ore, di 12 ore circa, si può ripristinare il livello di glutatione originario. Quindi in un fegato il significato della deplezione del glutatione nel contesto in cui stiamo esaminando è un fenomeno altamente improbabile. In un fegato che sia depleto di glutatione per altri motivi è un fegato malato, è un fegato che non avrà neanche sostanze riducenti, è un ADPH e via di questo passo, è quindi un fegato che non formerà l’ossido. Quindi detto questo sulle interazioni a livello del metabolismo io vorrei concludere questo discorso sulle interazioni facendovi un piccolo esempio che riguarda le diossine e che riguarda in particolare le interazione ad altri livelli, cioè a questi livelli qui, le interazioni che possono avvenire in conseguenza e successivamente l’interazione di una sostanza tossica con il suo bersaglio. Un’interazione possibile a livello di questa cascata di eventi biochimici e fisiologici che consegue l’interazione con il bersaglio e che può portare alla tossicità, ad esempio riguarda la capacità che ha la 2, 3, 7, 8 diossina di promuovere le neoplasie, ricorderete la volta scorsa che abbiamo parlato non di una sostanza cancerogena di per sé, ma di una sostanza che promuove lo sviluppo delle neoplasie negli animali qualora questo meccanismo di cancerogenesi sia stato innescato da altra fonte, da altra sostanza, e avevamo detto che una delle ipotesi che si fanno per spiegare questo meccanismo promuovemente della diossina è che inibiscano la morte cellulare che è uno di quei meccanismi fisiologici per cui un organo può eliminare una cellula mutata e quindi una cellula che non va bene, e lo fa attraverso una serie di meccanismi in gran parte noti che vanno sotto il nome di apoptosi. Noi sappiamo che esistono vari composti che sono inibitori dell’apoptosi e le diossine sono una di questi, impedendo la morte cellulare favoriscono lo sviluppo di cloni cellulari mutati e quindi in un qualche modo possono promuovere l’insorgenza dei tumori, e voi vedete che ci sono sostanze, ci sono virus, ci sono fattori fisiologici, sostanze che abbiamo nel nostro organismo, ci sono anche delle sostanze che hanno l’effetto opposto, cioè inducono l’apoptosi, quindi favoriscono la morte della cellula e quindi l’eliminazione dell’errore genetico determinato dal caso, da altre sostanze e via di questo genere. Tra queste, voi vedete tutta una serie di sostanze, farmaci, l’etanolo. Allora, tornando alle nostre interferenze tra etanolo e cloruro di vinile. Cosa succederà se ci sono diossine e cloruro di vinile contemporaneamente? Chi vince? Vince la diossina promuovendo i tumori attraverso l’inibizione dell’apoptosi o vincerà l’etanolo che indurrà l’apoptosi e quindi cancellerà eventuali errori genetici che possono portare alla neoplasia? Nella prossima diapositiva infatti si vede che effettivamente l’etanolo induce l’apoptosi e quindi ha un effetto protettivo nei confronti del cancro. Questo è in cellule umane, voi vedete che diverse concentrazioni di etanolo favoriscono l’aumento della percentuale di cellule apoptotiche, cioè di cellule che in un qualche modo devono essere eliminate. Quindi io posso ipotizzare che l’atanolo protegga dall’azione mutagena indotta dal cloruro di vinile eliminando per apoptosi le cellule modificate? Sinceramente non lo so, è una speculazione la mia, che si avvale di dati, ripeto, quello che ho sentito fino adesso sono speculazioni vaghe e senza dati specifici. Quindi concludendo sulle interazioni io spero di avere dimostrato a questo Tribunale che le semplificazioni su questo argomento che sono state ripetutamente introdotte nel dibattimento sono del tutto al di fuori della scienza e spero anche di aver chiarito che i motivi della mia affermazione circa l’impossibilità di dire alcunché in assenza di dati sui composti e sulle loro dosi sono motivi forti perché le spiegazioni sono quelle che vi ho appena dato. Le interazioni sinergiche a livello di un singolo passaggio della storia del composto all’interno di un organismo quasi mai fanno prevedere il risultato tossicologico complessivo, quindi noi se dobbiamo guardare al risultato globale, a quello complessivo, forse dobbiamo usare degli altri strumenti e l’esempio che vi ho voluto fare sul farmaco Genomix era, appunto, un esempio di come siano necessari altri strumenti per capire qualcosa di più su interazioni e su ipersuscettibilità genetica. Quindi mi avvio adesso alle conclusioni di tutto questo mio secondo intervento in questo processo e in particolare questo mio intervento sul troncone inquinamento. Ve lo riassumo ancora una volta, ho fatto un’introduzione di metodo, ho parlato della valutazione del rischio, ho detto quali sono gli elementi scientifici che stanno alla base della valutazione del rischio e del rischio legato alla diossina, le valutazioni del rischio che sono state fatte dalle varie istituzioni e gli elementi che si possono ricavare dai dati di inquinamento della laguna e l’ipotesi paradossale di una situazione derivante, appunto, dall’inquinamento della laguna. E infine adesso ho appena finito di rimarcare il concetto dell’impossibilità di dire qualsiasi cosa sulle interazioni in assenza delle informazioni necessarie. Da quanto io ho capito riguardo a questa parte del processo, questa parte del processo verte su avvelenamento, rischio di avvelenamento, salute pubblica, rischi per la salute pubblica, quindi in questa conclusione sulla base di quanto vi ho detto fino adesso vorrei offrirvi la mia prospettiva al riguardo, la prospettiva di un medico, la prospettiva di uno scienziato. Nell’ambito della mia professione noi l’avvelenamento lo definiamo così, e io so benissimo che forse nell’ambito giuridico usate delle altre terminologie. Avvelenamento è quella condizione morbosa prodotta da un veleno, quindi per definire un avvelenamento si richiede una contestualizzazione di una forma morbosa e una definizione di veleno. Per quanto riguarda la definizione della forma morbosa ciò è in parte possibile per tutti gli inquinanti della laguna, in parte perché per quanto riguarda i metalli - come ho avuto modo di dirvi - non avendo informazioni sulla speciazione dei medesimi io non sono in grado di definire di quale forma, di quale avvelenamento, di quale forma tossica stiamo parlando, e ho anche detto della differenza tra le specie per cui una volta stabilito di quale animale vogliamo parlare possiamo sicuramente contestualizzare la condizione morbosa. Però da quanto abbiamo discusso circa la valutazione del rischio è evidente da parte di tutti, da parte anche in parte del sottoscritto, che si parla di un rischio generico, si parla di cancro, si parla di effetti comportamentali e via di questo passo, cioè la valutazione del rischio non mi parla di una malattia, mi parla di un rischio generico, una volta basato sugli studi di cancerogenesi, una volta basato sugli studi neurocomportamentali, una volta basato sulle scimmie, una volta basato sui ratti e via di questo passo, quindi nella valutazione del rischio non si parla di una condizione morbosa specifica. E ho anche detto - questo l’ho detto le prime volte quando si parlava di fatti medici - che la definizione di veleno è una definizione convenzionale e certamente alcune delle sostanze presenti nella laguna sono tecnicamente dei veleni, anche se per altre va specificato, voi ricorderete quando vi ho mostrato la diapositiva sulle dosi letali 50 che sono quei parametri che convenzionalmente servono a definire un veleno e abbiamo visto come di fatto le diossine siano veleni per topi, non per uomini, perché la dose letale delle diossine per i topi è ordini di grandezza diversa da quella per gli uomini. Comunque al di là della definizione di veleno noi abbiamo parlato fino adesso di dosi talmente piccole che io credo che configurarsi una situazione di avvelenamento sia improprio almeno dal mio punto di vista e quindi secondo me l’avvelenamento è un concetto al di fuori di queste circostanze. Cosa possiamo dire circa il rischio di avvelenamento? Beh, se noi riusciamo a chiarire quanto vi ho appena detto circa la forma morbosa di cui stiamo parlando, la domanda che ci si deve porre è: quanto distante è la potenziale dose di questi inquinanti da quella che ha causato dimostratamente effetti tossici nell’uomo? E una volta stabilito questo come possiamo calcolare eventuali rischi legati a questa dose potenziale? Il punto fondamentale che ho fatto soprattutto riguardo alle diossine è ancora una volta citando ossessivamente Paracelso, è che discutendo delle dosi di cui stiamo discutendo siamo al di sotto di quelle in cui si possono manifestare effetti tossici. Questo concetto è chiaramente poco compreso ma è poco compreso per quei motivi di percezione cui ho accennato nella prima parte di questo intervento e non comprendendo questo concetto della dose si lascia e si continua a lasciare, ma non solo in questa sede, una sede ben più ampia, largo spazio a ipotesi e congetture. Leggevo un bel libro della Venezia del ‘500 che allora era ritenuta la capitale di veleni, e si usavano i veleni per ben altri motivi, si narra di un veneziano che nel ‘544 voleva avvelenare Carlo V con uno stuzzicadenti, nel 1590 si diffuse la notizia in città che due servette di Filippo II fossero morte dopo aver baciato un crocefisso destinato al re; cambiando i contesti le analogie, le congetture sono analoghe. Quando ho immaginato le peggiori situazioni che possono determinare le peggiori esposizioni dell’uomo come ho fatto poc’anzi, ciononostante si tratta di concentrazioni talmente basse che non vogliono dire nulla. Allora la nozione intuitiva, ma profondamente sbagliata in tossicologia secondo la quale una dose 1.000 volte inferiore alla dose palesemente efficace causi un danno minimale e che quindi questo possa andarsi a sommare a qualche altra cosa non ha riscontro in biologia, pertanto non c’è nessun danno minimale da sommare ad eventuali altri danni che possono aumentare anche se di poco un rischio. Lo stesso, se noi sosteniamo che una concentrazione diciamo ancora 1.000 volte più bassa sia più pericolosa di una situazione 10.000 volte più bassa, non ha senso biologico. In questi termini quindi anche se esistessero delle situazioni indipendentemente e indipendenti dall’inquinamento lagunare, che possono far avvicinare alla dose critica, cosa, ripeto, altamente improbabile, gli ordini di grandezza di cui si parla non potrebbero venire influenzati dall’aggiunta di dosi così piccole. Vi faccio un esempio, si è calcolato che il DNA cellulare viene danneggiato con una incredibile frequenza spontaneamente, ogni gene sopporta nella vita almeno dieci alla decima insulti mutageni, però la capacità di riparare il danno al DNA è dell’ordine di dieci alla tredicesima, quindi gli eventuali effetti di piccole dosi di additivi, di composti genotossici sono in questo ordine di grandezza assolutamente irrilevanti, quindi non si può parlare neppure di rischio di avvelenamento dal punto di vista medico. Per quanto riguarda invece una definizione diversa e più generica, cioè quella di rischio per la salute pubblica, questo rischio esiste solo se si accetta quella definizione di salute pubblica che ho già avuto moto di commentare discutendo alcuni casi clinici del troncone precedente, cioè se si allarga il concetto di salute a quello di assenza di malattia, come ha fatto l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel suo testo costitutivo e ho letto un brano della storia del pensiero medico occidentale di (Grmec) di cui vi rileggo una frase: "Nella dichiarazione dall’OMS bisogna vedere uno slogan politico più che un prodotto della moderna epistemologia medica, il teste in questione rimane utile nella misura in cui in questa materia la concettualizzazione serve per suscitare l’azione e che definendo la malattia in generale non bisogna dimenticare le condizioni che sfuggono ai criteri puramente fisico chimici e biologici". Se noi accettassimo questa definizione non si capirebbe allora perché moltissime altre situazioni che sicuramente mirano il benessere della popolazione non vengono percepite come situazioni di interesse sanitario, io credo che forse il concetto espresso da un grande medico dell’800, (Vircof), il quale disse: la medicina è una scienza sociale e la politica non è niente più che la medicina su larga scala, lo disse nel 1848 quando l’Europa era stravolta dalle rivoluzioni, forse, ripeto, o questo concetto è stato dimenticato o forse io credo sia stato sostituito con dei concetti più moderni, oppure è anche possibile che alcuni squilibri sociali siano soggettivamente ritenuti più patogeni di altri. Che il rischio per la salute pubblica possa derivare dalla molteplicità delle sostanze inquinanti presenti nella laguna credo di aver chiarito che si tratta di pura speculazione e che quando parliamo di suscettibilità e di interazioni parliamo quasi sempre di farmaci e per dosi estremamente elevate, in assenza di dati specifici, e lo ripeto ancora una volta, su sostanze e sulle dosi nulla si può dire, e le semplificazioni che abbiamo ascoltato oltre modo eccessive, nelle suggestioni con la quale sono stati posti questi problemi, sono, alla luce dei fatti, devo dirlo, al di fuori della scienza. Ho detto che una semplificazione certamente presente nelle procedure di valutazione del rischio e questa semplificazione è giustificata dalla nostra ignoranza e come ricordate ho lungamente insistito sulla necessità di questa semplificazione in base alla nostra ignoranza e al nostro dovere di essere prudenti. E ho anche detto che la valutazione del risultato e la valutazione del rischio non è un risultato scientifico ma è un risultato esclusivamente pratico, ho suggerito che, appunto, altri significati, oltre a questo, non se ne possono dare. E che questo sia l’unico significato che debba attribuirsi alla valutazione del rischio è dimostrato dal diverso peso che queste conclusioni riescono ad avere e hanno quando rientrino nei cosiddetti processi di valutazione rischi e benefici, cioè vengono confrontati con i benefici che possono derivare. Quindi io ritengo che sia giusto e comprensibile per esempio nel caso di un farmaco per il quale vi sia abbondante evidenza circa la presenza di soggetti ipersuscettibili, l’aspirina, ciononostante lo si mantiene a disposizione di tutti, sta nelle farmacie, chiunque lo può comprare, e ci si limita a che cosa? A scrivere la cartina: state attenti, ci sono dei soggetti che sono ipersuscettibili all’aspirina. E` curioso invece che altri rischi si usino lo stesso strumento, attenzione vi fa male la salute, dove i benefici non è chiaro a chi vadano, le avvertenze dei pacchetti di sigarette. Quindi per riprendere quei concetti già espressi sulla valutazione dei rischi solo la percezione porta ad attribuire a una valutazione del rischio significati diversi da quello che ha, ma non solo, vi ricorderete che io vi ho mostrato l’esempio dell’OMS, l’esempio dell’EPA, della loro valutazione del rischio, che lo esprimono in modo diverso, ricordate che l’OMS lo esprime con il no effect level e in base ai dati su animali, invece l’EPA usa il modello linearizzato per cui parla di incrementi di rischio in rapporto all’incremento della dose, due modi diversi di rappresentare la stessa cosa. Bene, questo modo diverso di rappresentare altamente influenza la percezione del rischio e lo si è dimostrato sperimentalmente. Cosa hanno fatto ad un gruppo di studenti e ad un gruppo di tossicologici, cioè ai membri della British Tocsicology Associated, cioè dei professionisti? Fu chiesto loro di scegliere tra due bicchieri d’acqua contenenti una sostanza cancerogena, uno di questi il rischio era espresso in termini di limite, cioè il no effect level, il fattore di sicurezza e via in questo senso, nell’altro come probabilità di induzione del cancro usando il modello multistadio linearizzato di cui abbiamo già parlato, in entrambi i casi i calcoli erano basati sulla presenza di dieci parti per milione di benzene; bene, sia gli studenti che i professionisti hanno percepito che il rischio fosse diverso e la maggioranza ha scelto come meno rischioso il bicchiere dove il rischio era espresso in termini di limiti e non in termini di probabilità di cancro rispetto alla dose. Quindi in ultima analisi la percezione di un rischio è un fatto soggettivo e questo lo dice bene De Bono, un veneziano di adozione, e che scrisse che le nostre percezioni esistenti, i concetti e paradigmi, sono una somma della nostra storia, noi possiamo guardare al mondo solo attraverso questa cornice, se qualcosa di nuovo arriva noi siamo incapaci di vederlo e se lo vediamo lo vediamo come una contraddizione con le nostre vecchie percezioni, così ci sentiamo legittimati a ignorarlo. Quindi l’inquinamento della laguna così come è stato riscontrato ed analizzato non pone alcun rischio per la salute pubblica e tanto meno un rischio di avvelenamento, è altrettanto evidente che diverse percezioni del problema portino a diverse conclusioni. Però al di là delle diverse percezioni c’è da ricordare una cosa importante, che la scienza è un’istituzione sociale, secondo alcuni ha addirittura sostituito nell’età moderna la chiesa come fonte di legittimazione del potere, non so se questo sia vero, ciononostante in questo processo o si rivalutano i fattori culturali propri di questa istituzione sociale, oppure si perseguirà quel mito ambientalista di un ambiente esterno da salvare senza mettere in discussione gli assetti sociali che lo hanno determinato. Con questo vi ringrazio e ho finito.

 

Presidente: va bene, grazie professore, riprendiamo l’udienza domani mattina.

 

RINVIO AL 24 GENNAIO 2001

 

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