UDIENZA DEL 23 GIUGNO 2000

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Manduzio Giudice a latere

Dr. Liguori Giudice a latere

 

PROC. A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

Presidente: procede all’appello. Bene, allora diamo inizio all’istruttoria dibattimentale.

 

Avvocato Baccaredda: alla scorsa udienza stavamo esaminando il teste Francini, se fosse possibile..

 

Presidente: c’era il controesame del teste.

 

Avvocato Baccaredda: io vorrei, prima dell’inizio del controesame, se fosse possibile, oltre che depositare un documento a cui il signor Francini si è riferito, che per altro credo che sia in atti nel faldone 46, è l’appunto dal quale si desume la consapevolezza, l’informativa che Francini ha avuto dall’azienda Montedison nel maggio ‘74, è un documento che peraltro è stato già prodotto nell’occasione dell’esame di Montevecchi, comunque si è rifatto il teste, quindi è l’unico documento che non era stato dato. E se mi fosse consentito, visto che l’udienza era finita, di proporre una domanda a conclusione del mio esame, altrimenti me la riservo dopo l’esame delle parti, solo per porlo come questione di controesame eventualmente.

 

Presidente: non era incominciato il controesame, quindi lei può proseguire ancora con il suo esame. Facciamo introdurre intanto il teste Francini.

 

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - FRANCINI -

 

Presidente: lei ha già prestato il giuramento, quindi adesso si prosegue nel suo esame e controesame. Prego avvocato.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Signor Francini le volevo fare un’ultima domanda, con riferimento all’indagine epidemiologica, con riferimento alla parte dell’indagine epidemiologica di cui ha detto nella scorsa testimonianza di essersi occupato maggiormente, la parte sanitaria, volevo chiedere a lei qual è stato il rapporto del sindacato con le istituzioni pubbliche e con gli altri organismi della vicenda, e in particolare se ci si pose il problema della valenza degli indici di alterazione epatica?

RISPOSTA - Cerco di dare una risposta rapida, sintetica, poi eventualmente, perché la domanda è ampia, è tutta una parte dell’indagine, è quella più complessa. Le strutture pubbliche non c’erano in quel momento, io posso entrare anche nei dettagli, ci furono dei momenti anche di tensione ai limiti dello scontro con alcuni. I contatti con gli ospedali li prendemmo noi della commissione ambiente, alla fine la valutazione dei dati che risultarono non solo fu oggetto di decisione di comportamento, come ho ricordato l’altra volta, ma fu, ci si pose il problema della continuazione dei controlli qualche anno dopo, proprio perché la struttura pubblica non era in grado di prendere quei risultati, quegli elenchi, come gli avevamo dato, e siamo passati attraverso l’Inail per poter ripetere quegli esami, ho ritrovato gli appunti di un incontro che abbiamo fatto con l’Inail. Per cui i 200 casi che presentammo come malattia professionale, era un pretesto la malattia professionale, era per poter fare la ripetizione degli esami. Infatti le denunce accolte di malattia professionale, le prime furono 15, e io anche questo rileggendo lo ritrovo sintetizzato nella premessa che avevo negli appunti che feci nel ‘79.

DOMANDA - Lei ha detto che fu fatto un tentativo da parte di lei e del sindacato di ricostruire le singole vicende mi sembra di capire, quindi non era stato fatto dalla Fulc, dall’università di Padova questo tipo di attività, l’attività sulle persone che avevano gli indici di alterazione epatica...

RISPOSTA - Allora, l’aspetto sanitario che ci si presentò non fu solo quello di valutare i risultati degli esami fatti, perché poi ci si presentarono anche casi di tumore in atto, subito dopo, era un’ipotesi che avevamo fatto. Ma quando si presentarono mancò non solo l’impostazione, ma anche l’attenzione per provvedere, ed anche lì dovemmo ricorrere al fai da te, ma su questo proseguo solo se mi viene chiesto. Invece per quanto riguarda la valutazione...

DOMANDA - Io direi che comunque è interessante lo stesso che lei ci dia una risposta completa su questo aspetto, se il Tribunale è d’accordo?

RISPOSTA - Nel ‘91 si presentò il caso di una persona che aveva un tumore alla laringe e lui venne da noi perché i suoi medici e i contatti che aveva avuto non erano in grado di operarlo, gli avevano prospettato, per poterlo operare, di far venire un chirurgo dagli Stati Uniti. Il problema non era di tipo medico normale, dovevano accorciare la laringe, dovevano quasi spostare tutto, era quasi di tipo impiantistico se mi è consentito, e gli proposero di operarlo nel corso di un congresso, in modo che con i soldi del congresso pagavano, e fino allora non erano riusciti a trovare altre strade. Fui io che andai da Maltoni, al quale chiesi se si ricordava di me, e chiudo la parentesi, se ne ricordava, e gli presentai la documentazione, e fu Maltoni che smosse l’ambiente, per cui, dopodiché anche la Regione pagò la trasferta negli Stati Uniti, noi raccogliemmo i soldi in fabbrica perché la famiglia lo seguisse negli Stati Uniti. Questo per dire come il livello dell’assistenza sanitaria non si riusciva a far capire che non era completo. Per la valutazione dei parametri che erano stati riscontrati nel corso dell’indagine ci fu una discussione a livello nazionale che io l’ho ritrovata sia nelle relazioni che i nostri che andavano a Roma, che partecipavano a gruppi, io non ci ho partecipato in quella fase, sono tutte scritte queste cose, anche il dibattito che ci fu. Poi il dibattito è riportato, compresa anche una differenza di impostazione fra il professor Foà e il professor Saia, negli atti del convegno finale su tutta l’inchiesta. L’impressione fu, quando noi chiedemmo che persona per persona venissero fatte le valutazioni di tipo sanitario, e invece ci fu presentata una soluzione empirica complessiva, tutti quelli che hanno parametri alterati via dai posti di lavoro, cosa che a noi non creava nessun problema, se era il risultato di una valutazione persona per persona. Era inaccettabile se era.. in quel posto si è ammalato in quel posto non ci può star più, anche se in quel posto prima c’era una cosa che ora non c’è più. Se ci veniva detto in quel posto c’è comunque il rischio di una rottura accidentale che può esporre ad un valore alto, anche se breve, e questa persona, o perché è sensibilizzata, o per altri motivi non può sopportare questo rischio, ci andava bene, tanto è vero che io ho sintetizzato questo in un inciso di due parole in questi appunti. La mia impressione fu che non essendo in grado di trovare.., cioè, un conto è trovare una persona con i parametri alterati, poi oltre che dare la risposta individuale è necessario fare la correlazione tra tutti quelli che sono stati in quel posto, esposti ad esposizioni diverse, trovare la correlazione. La mia impressione fu che i medici non erano stati in grado di trovarla, non volevano ammetterlo, per cui ricorsero alla soluzione empirica. Sono convinto di questa impressione perché poi dato che avevo dimestichezza con una certa praticheria con le valutazioni statistiche, perché le facevo per la messa a punto delle formulazioni, come lavoro, e che c’era un servizio apposta, ho riprovato a fare una correlazione fai da te, io non ottenni nessun risultato, soprattutto con la Gamma GT...

DOMANDA - In che senso non ottenne nessun risultato?

RISPOSTA - Che persone esposte a valori alti avevano la Gamma GT bassa e viceversa. Ora io non mi ricordo la meccanica di queste cose, anche perché ero un praticone, però me lo ricordo come..., e infatti questo aspetto che era uno degli obiettivi dell’indagine sanitaria è rimasto ancora oggi irrisolto.

DOMANDA - Nell’appunto che ho consegnato oggi al Tribunale a cui lei si è rifatto, del 23 ottobre ‘79, si dice alla pagina 2: "Per gli aspetti sanitari gli argomenti sui quali fu interrotta l’iniziativa sono la valutazione dei risultati diagnostici, come i risultati di diagnosi precoce, o di accertamento di danni irreversibili ed eventualmente invalidanti". Sono questi i problemi che lei ha descritto adesso, che si riferiscono a questo pensiero?

RISPOSTA - No, sono quelli della frase successiva, la correlazione dei risultati di diagnosi precoce con i dati ambientali precedenti e posteriori al risanamento per cambiare il posto ai lavoratori per i quali fosse da considerare rischiosa l’esposizione anche accidentale al CVM, è condensato qui. Nell’altro discorso, per gli aspetti sanitari la valutazione dei risultati diagnostici come risultati di diagnosi precoce, perché una diagnosi precoce era già comunque un danno, e di accertamento di danni irreversibili ed eventualmente invalidanti, che poi all’aspetto come dicono successivamente che viene ripreso con l’Inail.

 

Presidente: bene, allora se non ci sono altre domande da parte delle difese si inizia il controesame. Enichem ha detto che non deve fare nessuna domanda.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Avevo una serie di domande da fare al teste, chiedendogli che attività lavorativa svolge e indicando insieme a chi e alle dipendenze di chi, visto che si era fermato all’anno ‘88 l’altra volta?

RISPOSTA - Attualmente sono all’ufficio tecnico lavori alla dipendenza, in questo momento non mi viene il nome del capo perché è cambiato la settimana scorsa, all’ingegner Costantini, fino a qualche settimana fa all’ingegner Paolini.

DOMANDA - Quindi lei è tuttora dipendente Enichem e fino a una settimana fa lavorava con l’ingegner Paolini, che per la conoscenza di tutti è stato sentito come teste il 23 maggio 2000 in quest’aula. Le volevo chiedere una cosa in relazione all’attività da lei svolta come commissione ambiente. Le discussioni che facevate erano relative anche alle questioni di Montefibre o riguardavano soltanto Montedison?

RISPOSTA - Riguardavano essenzialmente come attività Montedison, poi ci siamo occupati di Montefibre quando c’è stata la questione degli AS, per cui i sospettati erano gli impianti Montedison, e gli infortunati erano i dipendenti Montefibre. Poi più in generale avevamo un coordinamento, per cui ci siamo occupati anche delle questioni o degli incidenti di altre fabbriche di Marghera.

DOMANDA - Quindi siete intervenuti anche ripetutamente nel tempo o solo in un’occasione per conto di Montefibre, se c’è una commissione unica?

RISPOSTA - No, le commissioni erano separate, siamo, non ricordo, ricordo solo le assemblee in occasione degli incidenti, poi facevamo le riunioni insieme o in sede Fulc o al capannone, non ricordo riunioni particolari della Montefibre.

DOMANDA - Lei nella parte iniziale della sua audizione la volta scorsa diceva che aveva della documentazione che la commissione ambiente aveva consegnato al sindacato e alle cooperative che avrebbe potuto consegnare, le volevo chiedere se ce l’ha con sé e se la può eventualmente dare all’ufficiale giudiziario che ci fa delle copie?

RISPOSTA - Ho trovato, sì, una lettera, poi c’è qualcos’altro che riguarda...

DOMANDA - Quella della commissione ambiente inviata al sindacato e alle cooperative in relazione all’indagine epidemiologica, se ce l’ha con sé, se è semplice trovarla, se no eventualmente ce la dà dopo?

RISPOSTA - Sono gli appunti del CV6 quelli...

DOMANDA - Quelli relativi al CV6?

RISPOSTA - Sì, il seguito di queste prime 3 pagine. Oltre che al sindacato lo mandai anche alle cooperative.

DOMANDA - Quello che fa riferimento alle patologie della laringe e...

RISPOSTA - Sì, perché alcuni di quei lavoratori non erano dipendenti Montedison, erano dipendenti delle cooperative, per cui tutta quella documentazione, anzi, ho trovato delle lettere dove sollecitavamo che venissero fatte le visite anche a loro perché che la Montedison le stava facendo l’abbiamo saputo dopo, e con loro c’era il problema di fargliele fare.

DOMANDA - Poi ci arriviamo a questa. Comunque volevo solo sapere se riguardavano quell’argomento?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Lei ad un certo punto della sua audizione fa riferimento al maggio del ‘74 come la prima volta in cui viene a sapere che il CVM era cancerogeno, e diceva che l’informazione le era arrivata in maniera, in modo informale da uno degli assistenti. Allora le volevo chiedere se si ricorda chi era questo assistente e cosa vuol dire in modo informale, che notizia concretamente le hanno dato?

RISPOSTA - L’assistente non ricordo più il nome, perché è uno che c’è stato poco tempo, mi ricordo che era alto. Il discorso fu più o meno: ci hanno detto di dirvelo prima che voi combiniate i soliti guai.

DOMANDA - Cioè cosa vuol dire?

RISPOSTA - Vuol dire prima che venissimo a saperlo ufficialmente e facessimo subito una opposizione frontale a quell’impostazione senza dare spazio.., evidentemente era una valutazione che alcuni davano su di noi che io non condividevo ma insistevano a darla. Questa cosa poi, ho trovato corrispondere con quanto scritto in un rapporto predisposto per ordine di Cefis e che l’ingegner Cefis aveva preannunciato al Presidente del Consiglio Regionale Veneto.

DOMANDA - Però siamo nel ‘75?

RISPOSTA - No, il ‘75 è il rapporto, la lettera, ma all’interno la ricostruzione dei tempi è datata febbraio ‘74.

DOMANDA - E lei ce l’ha questa...

RISPOSTA - Sì, ce l’ho qui sotto mano.

DOMANDA - Ce la può dare anche?

RISPOSTA - E` già agli atti.

DOMANDA - Non si preoccupi se è agli atti o non agli atti, almeno io non lo so se è agli atti, se lei lo sa prendo atto, io non lo so.

RISPOSTA - E` che ho una copia sola.

DOMANDA - Se la consegna all’ufficiale giudiziario dà una copia e poi gliela ridà. Il discorso informale vuol dire che in un corridoio uno degli assistenti vieni lì prende lei e Tettamanti e dice: guardate il CVM è cancerogeno, questo vuol dire informale?

RISPOSTA - No, ci dice: c’è una prescrizione dell’ispettorato medico del Ministero del lavoro che ordina una indagine epidemiologica.

DOMANDA - Quindi, e vengo anche al documento citato anche poco fa dal difensore di Montedison, quello del 23 ottobre ‘79, Montedison informa lei e Tettamanti in particolare all’inizio, e poi il consiglio del Petrolchimico, nel maggio del ‘74, che l’ispettore medico dell’ispettorato del lavoro ha dato delle prescrizioni, questa è la notizia?

RISPOSTA - Sì, la prescrizione è del 20 maggio mentre era stata preannunciata nella conferenza stampa del Ministro il 9 aprile.

DOMANDA - Quindi vuol dire che...

RISPOSTA - Cosa che io non sapevo.

DOMANDA - Quindi vuol dire che c’è una prescrizione del Ministero, quindi un ordine, e voi venite informati di questa cosa?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Sempre su questo documento le volevo chiedere di andare alla seconda pagina, dove ad un certo punto nell’ultimo capoverso si dice: in sede contrattuale i confronti con la Montedison furono interrotti lasciando irrisolti i seguenti argomenti: pagamento dell’indagine epidemiologica, definizione degli interventi di risanamento e di standard di manutenzione, la definizione dei controlli ambientali. Le volevo chiedere di precisare un attimo per quale motivo furono interrotti questi confronti con la Montedison e in particolare per questi aspetti, per questi 3 aspetti che cosa significa?

RISPOSTA - Il primo motivo dell’interruzione dei rapporti fu la difficoltà che venne fuori, l’incapacità a decidere insieme, unitaria, che venne fuori dopo lo scontro nella riunione riservata della Fulc dove avevamo discusso come presentare all’azienda i risultati dall’esame. Ora non ricordo quanto questa crisi sia durata, certamente fu by-passata perché ad un certo punto, quando abbiamo fatto la presentazione delle domande di malattia professionale all’Inail per poter ripetere gli esami abbiamo continuato a farlo sempre con l’istituto di medicina del lavoro di Padova e con il dottor Saia, in questa fase non ci fu una rottura dei rapporti personali. Sicuramente poi ho ricontrollato anche altri documenti, non c’è più stato un incontro, una trattativa per il pagamento, per rivendicare il pagamento da parte dell’azienda dell’indagine sanitaria, ho ritrovato delle richieste di questo, ma non che si sia formalizzata.

DOMANDA - Punto per punto, questo è il primo punto l’azienda in pratica non voleva pagare questa indagine epidemiologica?

RISPOSTA - Non è che l’azienda non voleva pagare, l’azienda lamentava di essere stata estromessa, in modo particolare a Marghera rispetto a quello che era avvenuto in altri stabilimenti, da quella che era un’indagine ordinata dal Ministro.

DOMANDA - Ha fatto una prescrizione?

RISPOSTA - Sì, e la prescrizione era indirizzata alle fabbriche, alle aziende.

DOMANDA - La fabbrica è una cosa l’azienda è un’altra, vediamo un attimo a chi era indirizzata la prescrizione?

RISPOSTA - La prescrizione era indirizzata alle aziende.

DOMANDA - E l’azienda ha fatto questa indagine epidemiologica?

RISPOSTA - No, perché poi noi chiedemmo all’ispettorato di ritirare quella prescrizione e chiedemmo che l’indagine fosse fatta da strutture pubbliche coordinate con coordinamento scientifico nel quale ci fossero anche tecnici della Fulc.

DOMANDA - Lei sa che nel ‘75 il Ministero rinnovò e sollecitò l’esecuzione di questa prescrizione all’azienda di fare l’indagine epidemiologica?

RISPOSTA - Io ricordo la prescrizione e la nostra richiesta è scritta in diversi documenti, cioè, io non ho mai visto nemmeno la richiesta, la notizia che era stato richiesto al Ministero di.., dopodiché essendo andati avanti nell’indagine senza nessun problema da parte giuridico delle aziende..

DOMANDA - No, se per favore cerca di rispondere alle domande, se no se ripetiamo sempre le stesse cose non la finiamo più. Le ho chiesto se lei è a conoscenza del fatto che il Ministero nel ‘75 ha sollecitato l’azienda per fare questa indagine epidemiologica?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Altra questione: qual è il problema sorto in relazione alla definizione degli interventi di risanamento, gli standard di manutenzione, perché si sono rotti i confronti con la Montedison su questo punto?

RISPOSTA - Perché poi questo punto doveva essere affrontato in una piattaforma che doveva essere anche la conclusione di questa indagine, e questa piattaforma per le altre vicende sindacali non è mai andata in porto. Quando io ho fatto questi appunti registravo..

DOMANDA - Di quando sarebbe stata questa piattaforma, a che epoca risale?

RISPOSTA - Purtroppo quello fu un periodo che le piattaforme si susseguivano, la piattaforma di reparto diventava di fabbrica, di fabbrica di area, abbiamo fatto in quel periodo una piattaforma di area padana, e nello stesso tempo quella di fabbrica del ‘77 che mi pare conteneva anche questi argomenti fu fatta confluire su quella nazionale e quella nazionale poi portò, abortì, tanto è vero che viene ricordata bene da tutti perché rimanemmo senza premio di produzione, e poi ci fu un’altra crisi. Precedentemente invece nel ‘76 c’era stato un tentativo di fare una piattaforma per definire anche gli aspetti impiantistici, io ho ritrovato un mio appunto, i miei appunti con i quali seguivo quella riunione, con scritto: piattaforma interrotta, poi ho ritrovato assemblato con un’altra piattaforma di fabbrica questo testo, senza nessuna firma, che secondo me è stato assemblato male perché proprio quella piattaforma non fu conclusa.

DOMANDA - Intende soltanto piattaforma dal punto di vista sindacale o in accordo, in discussione in confronto con l’azienda?

RISPOSTA - La piattaforma è il documento con le richieste sindacali che viene presentata all’azienda, che viene contrattato con l’azienda, per esempio la copia che ho io con gli appunti, gli appunti li ho fatti durante la trattativa.

DOMANDA - Quindi in trattativa con l’azienda?

RISPOSTA - E` stata trattata ma è stata poi bloccata.

DOMANDA - Il discorso della definizione dei controlli ambientali è analogo?

RISPOSTA - E` analogo perché nel frattempo l’azienda impostò il suo sistema, noi ne prendemmo atto, volevamo controllare le verifiche, questo era legato anche al sistema dei libretti di rischio e dei registri dei dati biostatistici che in fabbrica ha avuto una particolarità, perché noi rifiutammo, l’ho detto in un convegno che è stato pubblicato, quindi ho ritrovato tutta la descrizione, noi rifiutammo di gestirli tutti insieme partendo dai supporti cartacei, ma volevamo prima definire il come raccogliere i dati e poi il come conservarli e il come gestirli. E questo doveva essere anche il banco di prova per questo sistema, il sistema andò in porto in modo unilaterale. La nostra gestione attraverso il sistema dei libretti non è partita nemmeno su questo punto.

DOMANDA - Nel ‘74 quando lei diceva venne informato con Tettamanti della questione nel maggio ‘74, dice: siamo andati a Milano da Foà. Volevo chiedere: perché Foà e cosa rappresentava all’epoca il dottor, professor Foà? Chi l’ha scelto, chi ha avuto questa indicazione?

RISPOSTA - La prescrizione era alle aziende di fare l’indagine epidemiologica, la Montedison aveva commesso questa indagine alla clinica del lavoro di Milano e il professionista incaricato era il professor Foà con il dottor Bertazzi. Poi abbiamo saputo che attività del genere le avevano sviluppate a Terni e a Brindisi, in quel momento ci fu presentata la loro bozza di studio. Io ho ritrovato la copia che ci fu data, non so se a Venezia, quando siamo andati a Milano, o a Milano dal professore, con un’annotazione a penna che non è la mia calligrafia, per cui sono sicuro che quella è la bozza avuta a Milano. Questa è datata maggio. Successivamente il professor Foà mandò a tutte le fabbriche, comprese quelle dove già facevano le indagini, ad agosto mi pare...

DOMANDA - Le sappiamo queste cose, cerchi di rispondere alle mie domande, poi se vuole aggiungere può aggiungere ovviamente quello che vuole. Quindi siete andati dal professor Foà perché già c’era stato l’incarico da parte dell’azienda?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Un’altra questione che riguarda la questione di Rosignano. Lei diceva che a settembre del ‘74 a Firenze avete partecipato al primo convegno pubblico sul problema del CVM, c’era anche il professor Maltoni, lei aveva tutta una serie di documentazione che le era arrivata da Rosignano. Da Rosignano lei che cosa aveva ricevuto?

RISPOSTA - Da Rosignano abbiamo ricevuto moltissimo materiale, io in questo momento ho solo la lettera di accompagnamento, il materiale riguardava dall’origine del caso fino, l’ultimo documento che ho visto, dei pochi che ho ritrovato, era il verbale della discussione che era stata fatta all’istituto superiore di sanità su questo caso nel ‘74. Dato che faceva parte, a Rosignano avevano fatto un gruppo con l’università di Pisa, era il professor Loprieno, e quindi erano ricchissimi di documentazione.

DOMANDA - Questa documentazione voglio sapere se è la documentazione anche del professor Viola, se è la documentazione più vecchia rispetto al ‘74 o cosa?

RISPOSTA - Nella documentazione c’era tutto, quindi sicuramente partiva dagli aspetti del chimismo degli impianti, ora però ne ho ritrovata poca di questa documentazione.

DOMANDA - C’erano anche i dati del dottor Viola?

RISPOSTA - Del dottor Viola lo sapemmo, l’abbiamo trovato, in questo momento non ho una memoria visiva di un documento.

DOMANDA - Comunque non ce l’ha questa documentazione. Lei aveva precisato questa documentazione da Rosignano le era arrivato per canali strani?

RISPOSTA - No, non per canali strani.

DOMANDA - L’ha detto lei letteralmente, cosa vuol dire per canali strani, se ha un significato particolare?

RISPOSTA - La documentazione sia dalla Solvet che da Terni l’ho avuta nel periodo che ricordo male, dopo che siamo stati a Milano, prima del convegno di Firenze, nel quale abbiamo tenuto i collegamenti con la Fulc nazionale per premere perché fosse fatta.., io avevo scritto anche alle fabbriche, infatti le lettere che ho trovato di Terni non sono indirizzate alla commissione ambiente, sono indirizzate a me e al sindacato, nemmeno in fabbrica. Quindi lo strano era questo.

DOMANDA - Quando lei parlava di un’altra questione, cioè del primo lavoro di risanamento che lei diceva è stato interpretato da noi come legato all’esplosività e basta?

RISPOSTA - No, ci fu detto che era legato all’esplosività, noi lo interpretammo dopo che invece l’esplosività era, c’era anche il problema, ma fu usato come scusa per mascherare la questione del CVM che ancora non era nota.

DOMANDA - Lei è in grado di precisare un attimo meglio i tempi, se si ricorda anche rispetto al suo arrivo a Porto Marghera, quando era iniziato questo lavoro legato all’esplosività e quando poi è stato ultimato questo lavoro?

RISPOSTA - Allora il lavoro giustificato con l’esplosività era la polmonazione dei serbatoi della torbida, che era senz’altro la seconda fonte di inquinamento da CVM. Ho trovato riferimenti scritti dal ‘73, potrebbe essere anche ‘72, ma non ho riferimenti scritti. Mentre il lavoro che era iniziato prima e che io avevo non collegato, l’avevo collegato ad esigenze produttive era quello di pulizia dell’autoclave, per prevenire le croste. Questo è iniziato prima del ‘70; gli altri lavori poi, quelli di procedura legati al CVM, alla questione del cancro, li ho visti a partire dal ‘72, ma non scritti, ‘73 scritti.

DOMANDA - Passo alla questione del Mac uguale a zero, un punto sul quale lei si è dilungato dando anche una sua interpretazione di questo concetto. Io le volevo chiedere da quali documenti sindacali, da quali piattaforme lei ricava questo discorso che non è in senso rigido ma uguale a zero, ma che sarebbe un discorso più vago, più generico. Perché io ho trovato tre documenti, piattaforme, una del settembre del ‘75 dove è scritto fissare il Mac uguale a zero per i cancerogeni. Poi c’è un documento del ‘76, quello che ricordava lei, e che poi non si è dilungato ad illustrare, anche su questo un po’ ha sorvolato, dove in tre punti si parla in maniera esplicita di un riferimento al Mac zero. Febbraio ‘76, lo dice nella prima facciata, Mac uguale a zero, in un altro punto sempre della prima facciata scrive: "Lo scostamento dalla posizione zero dovrà coincidere con l’allarme", qui il discorso è molto netto, ed anche nel foglio successivo parla ancora di Mac uguale a zero, e qui siamo ad un documento del ‘76. C’è però anche il documento del ‘77 dove nella parte ambientale viene scritto in maniera specifica, siamo in piattaforma del gruppo Montedison febbraio ‘77, viene dedicato un qualcosa anche al CVM e si dice: si richiede la garanzia di Mac zero per il CVM, questo gruppo Montedison. E la stessa piattaforma del Petrolchimico di Porto Marghera, che è dell’aprile ‘77, ancora una volta riconferma in maniera esplicita il discorso della piattaforma del settembre ‘75. Quindi io ho 4 documenti che sono i documenti ufficiali del sindacato, che parlano esclusivamente di Mac uguale a zero, non danno interpretazioni diverse, scrivono in maniera molto precisa e rigida, questa è la posizione del sindacato in 4 documenti. Ora non so se la sua posizione era diversa, per carità, ne prendo atto, però il sindacato questo ha scritto nei suoi documenti.

RISPOSTA - I documenti ai quali mi riferivo l’altra volta sono...

DOMANDA - Parliamo di piattaforme le ho chiesto, poi se ci sono altre cose ne parliamo. Io le chiedo se è questa la posizione che aveva sindacato Fulc a livello locale e a livello nazionale, questo mi pare che siano i documenti ufficiali, le piattaforme ufficiali, li conosce anche lei perché li ha citati almeno in parte?

RISPOSTA - Non ho fatto il controllo sulle piattaforme..

DOMANDA - Io l’ho fatto, perché quello mi pare che sia il documento ufficiale della Fulc. Comunque le ho letto i punti, lei ce l’ha sotto mano, se vuole li può verificare con calma, le ho indicato anche le pagine.

RISPOSTA - Nelle piattaforme in questo momento non ricordo che si sia scritto qualcosa di diverso, anche se non lo escludo.

DOMANDA - Qualcosa di diverso rispetto a che cosa?

RISPOSTA - Rispetto alla dizione Mac uguale a zero. Mentre lo ricordo in altri documenti che per me sono altrettanto ufficiali.

DOMANDA - E` giusto, corretto dire che dai documenti, dalle piattaforme, che poi erano la sintesi finale del lavoro del sindacato, viene fuori solo il discorso Mac zero?

RISPOSTA - Io non sono in grado di dirlo, in altri documenti, nella discussione precedente..

DOMANDA - Lei ce li ha, li ha citati lei questi documenti, io non so se adesso lei non ce li ha sotto mano in questo momento.

RISPOSTA - Quella del ‘75 senz’altro l’ho ben presente, che c’è scritto Mac zero.

DOMANDA - Allora se ce l’ha lì è scritto esattamente Mac è uguale a zero, poi quella del febbraio ‘76 lei ce l’ha lo stesso perché l’ha citata, pur senza leggerla l’altra volta, non sono state fatte domande specifiche sul punto e lei non l’ha commentato in maniera particolare. La riprenda, perché ce l’aveva lei, la prima facciata febbraio ‘76 prima colonna è scritto in neretto: Mac uguale a zero.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Poi nella terza colonna sempre di quel febbraio ‘76 lo scostamento dalla posizione zero dovrà coincidere con l’allarme. E nella facciata, nella pagina successiva alla colonna centrale c’è ancora un Mac uguale a zero. Perché un conto è dire..., per questo le chiedo se le piattaforme sono il risultato finale del lavoro, degli approfondimenti, degli studi del sindacato della Fulc in particolare e un conto è che le posizioni siano diversificate. E` così, la piattaforma rappresenta la sintesi finale?

RISPOSTA - Io ho un’altra opinione se la posso dire la dico. Mi sta chiedendo la mia opinione sulla piattaforma? La piattaforma non è per niente un documento definito, è un documento, diciamo così, scientifico del sindacato, è il documento da presentare alla controparte, e secondo me spesso e volentieri ci sono anche tatticismi più del necessario.

DOMANDA - Visto che ha questi documenti se li verifica un attimo e se mi può confermare anche lei, lei ha anche quello della piattaforma del gruppo del febbraio ‘77?

RISPOSTA - Sì, ce l’ho.

DOMANDA - Lei so che ce li ha tutti quanti, se li guarda un attimo, la seconda facciata è scritto ambiente, in neretto sulla colonna centrale: si richiede la garanzia di Mac zero.

RISPOSTA - Non ho dubbi che nelle piattaforme che lei cita ci sia scritto così, io ho dubbi che non ci sia un’altra piattaforma dove c’è scritto qualcosa di diverso.

DOMANDA - Allora se prende questa piattaforma la discutiamo.

RISPOSTA - Ho intravisto in un documento che credo sia una piattaforma, un’espressione molto significativa: l’uso del cromatografo come cercafughe. Dato che non mi interessava molto in quel momento.., se c’era scritto questo non poteva esserci scritto Mac zero.

DOMANDA - Infatti non so cosa c’entra con il discorso Mac zero. Lei nella scorsa udienza aveva fatto questo riferimento anche a questo documento febbraio ‘76, che io sul momento non ce l’avevo sotto mano, mi ero segnato di chiederglielo, però invece è agli atti del Tribunale, ne abbiamo discusso anche durante l’audizione del sindacalista Liviero che mi pare sia della C.I.S.L. Liviero?

RISPOSTA - Sì, era della C.I.S.L..

DOMANDA - Come lei mi pare?

RISPOSTA - No, io sono della C.I.S.L....

DOMANDA - Sì, comunque dello stesso sindacato. Quindi con Liviero si è discusso di questi documenti, di queste piattaforme, quindi anche Liviero ha fatto questo discorso, febbraio ‘76. Poi è significativo nel ‘77, febbraio a livello di gruppo, ed aprile ‘77 a livello di Porto Marghera, si ribadisce ancora scritto Mac zero. Allora se lei ci trova questo documento diverso almeno possiamo discuterlo, a me non risulta come piattaforma da presentare all’azienda.

RISPOSTA - Allora, io ricordo benissimo una discussione prima e come iniziò quando venne fuori il discorso Mac zero che fui anch’io uno dei primi ad usare questa espressione, e poi in altri documenti nelle relazioni dei dibattiti sono state usate altre espressioni che secondo me sono più significative della piattaforma, perché quelle erano per il nostro uso interno.

DOMANDA - Nei dibattiti e nei giornali si usano tante espressioni, se lei ha questo documento di piattaforma diversa lo tiri fuori o si riserverà, lo farà un’altra volta. Ce l’ha in questo momento?

RISPOSTA - In questo momento no.

DOMANDA - Ne prendiamo atto e aspettiamo che lei ci presenti...

RISPOSTA - Ho un altro documento dove c’è scritto: Mac un PPM, cioè 0,9, o meglio, 0,9 praticamente un PPM, che fa parte dell’altro discorso che avevamo fatto sulla cifra zero, perché una cosa è indubbia, zero come ente matematico è un conto, zero come risultato della misura è un altro, indipendentemente da dove è scritto.

DOMANDA - Poi sui risultati delle misure vedrà che ci arriviamo con calma. Sempre su questi documenti e sempre su questo tema lei la volta scorsa diceva, peraltro in contraddizione con quanto ha detto successivamente, non chiedemmo la fermata degli impianti. La cosa mi ha sorpreso molto, infatti per un certo verso si è corretto qualche minuto dopo, perché sempre da queste piattaforme io le volevo leggere i passi in cui risulta, ad esempio nel documento del ‘75, si parla di rifacimento integrale; nel documento del ‘76 per il periodo transitorio si parla ancora di rifacimento integrale. Nel documento del ‘76 si parla espressamente di fermata del VT2 di Montefibre, e nel documento del ‘77 si parla ancora di fermata del CV6 e di altri reparti, tra l’altro per altri reparti anche parziale o totale. E’ scritto in maniera chiara, non so lei da dove ricava questi dati non chiedemmo la fermata degli impianti, da dove viene fuori? Le piattaforme sindacali mi sembrano ben diverse, a parte poi i documenti che abbiamo già discusso qui in Tribunale che ripercorrono, ripropongono questa questione.

RISPOSTA - Il discorso è diverso con la Montefibre, alla Montefibre non ricordo se furono i lavoratori o l’azienda a proporre la fermata, ma accettarono l’eliminazione della linea produttiva e quindi anche della fermata dell’impianto.

DOMANDA - Ed era scritto nella piattaforma del ‘76. Comunque ad un certo punto nel ‘77 è stato chiuso il VT2.

RISPOSTA - Per il Petrolchimico io quando ho parlato di fermata non abbiamo chiesto, come abbiamo chiesto nel caso degli AS o degli altri impianti dove c’era il rischio di incidente o il rischio di intossicazione acuta, la fermata risanamento dell’impianto finché non è completamente risanato dal punto di vista emergente, e poi il riavvio dell’impianto, perché su questi poi molti in fabbrica, anche nelle assemblee, hanno fatto confusione. Nella piattaforma era chiesto il rifacimento degli impianti, e quindi la fermata di quelli esistenti, ed era già..

DOMANDA - E il rifacimento in zone nuove e diverse?

RISPOSTA - Sì e no, a seconda...

DOMANDA - Per il CV6 in particolare?

RISPOSTA - Esatto, perché questo era già stato prospettato dall’azienda, si sapeva, anche io poi ho trovato documenti aziendali dove c’era questa ipotesi, e nella piattaforma senz’altro c’è scritto di rifare tutti gli impianti.

DOMANDA - E’ scritto anche in quella del ‘77: "Fermata del reparto CV6 che risulta il più nocivo, per tutti gli altri impianti del CV fermata parziale o totale dell’impianto".

RISPOSTA - Le mie opinioni le ho dette l’altra volta.

DOMANDA - Un conto sono le opinioni un conto sono i documenti, per questo io le contesto i documenti.

RISPOSTA - Partecipavo anch’io a fare documenti, qualche volta vincevo qualche volta no.

DOMANDA - Quindi lei aveva un’idea diversa sul CV6 ad esempio?

RISPOSTA - E diversa anche nel tempo l’ho avuta.

DOMANDA - E cioè sul CV6 lei già all’epoca diceva che poteva continuare?

RISPOSTA - No, il discorso che io ho sempre fatto è che la decisione finale se rifare un impianto, o risanare nello stesso posto quello esistente, a meno che non ci fosse la questione del rischio immediato, doveva essere dell’azienda, perché doveva essere basata anche su parametri economici. Un altro conto invece era richiedere il raggiungimento di un obiettivo di risanamento, poi dopo in alcuni casi presumevo di essere in grado anch’io di fare una valutazione mia, ma questo è un altro discorso, e nel caso dei CV sicuramente anch’io ho chiesto ed ero per la realizzazione del cosiddetto Mac zero.

DOMANDA - Quindi anche lei era quella volta su questa posizione.

RISPOSTA - Lo sono sempre anche ora sul cosiddetto Mac zero.

DOMANDA - Quando lei parlava anche la volta scorsa, fa un riferimento al noi non chiedemmo, noi consideravamo per il CVM che ci fosse, diceva, una soglia che non è determinabile non vuol dire che non c’è. Quando lei parla di noi, questo plurale maiestatico a chi lo riferisce, è un riferimento a sé stesso o ad un gruppo di persone?

RISPOSTA - A tutti quei tecnici..

DOMANDA - Le volevo chiedere i nomi, perché ovviamente siamo in un processo penale, volevo sapere i nomi?

RISPOSTA - Ora i nomi di tutti non li ricordo, non ricordo qual era l’opinione di Sanmartin, secondo me questa, e secondo me era questa l’opinione anche di Tettamanti. Io stavo dicendo l’opinione di quei tecnici della commissione ambiente che furono accusati di strumentalizzazione dai compagni dell’esecutivo quando per la prima volta parlammo del cosiddetto Mac zero, perché al discorso del cosiddetto Mac zero è legato il discorso della soglia. Se non esistesse la soglia allora esiste solo lo zero matematico, l’impianto si chiude e non se ne parla più, e ci furono accusati infatti di volere introdurre con l’espressione Mac zero in modo subdolo questa impostazione, e non fui accusato solo io, per questo dicevo noi.

DOMANDA - Continuando su questo discorso la volta scorsa diceva che nell’incertezza chiedevamo che ci si assestasse sul valore tecnicamente perseguibile con gli strumenti analitici che in quel momento esistevano e rilevavano solo fino al PPM. Queste notizie, queste informazioni su queste possibilità degli strumenti di arrivare solo ad un PPM chi gliele ha fornite e se lei è convinto che fosse davvero così? Perché a me dai documenti, dai libri di testo che ho dovuto per forza di cosa leggere risultano cose completamente diverse. Esisteva già uno spettrometro di massa, usato per altri fini, ma esisteva ampiamente nel ‘74 da anni.

RISPOSTA - Le notizie, l’esistenza di altre apparecchiature l’ho vista anch’io dopo, non ricordo con precisione quale fossero nel dettaglio le mie conoscenze. Sicuramente quando accettammo l’opinione su un PPM come tecnicamente raggiungibile, l’opinione non ci arrivò solo dall’ufficio del personale, ci arrivò anche dai colleghi di lavoro che non facevano attività sindacale. E questo come apparecchiatura agibile..., so che i cromatografi ne furono provati di diversi tipi, ma ora proprio...

DOMANDA - La domanda è molto più precisa e specifica, se lei nel ‘74 era convinto o era stato informato da qualcuno che gli strumenti potevano misurare in quel momento solo fino a un PPM, se è convinto che nel ‘74 fosse così e chi glielo ha detto? Perché dopo lei diceva ha saputo altre cose, appunto per questo volevo chiedere nel ‘74 chi le ha detto che si poteva misurare solo fino ad un PPM?

RISPOSTA - A me pare ovvio non riuscire a ricordarmi tutti..., mentre ci assestammo su un PPM per il discorso fatto prima, che un PPM equivale a zero da un certo punto di vista, ma ora sarei restio ad entrare su questo discorso.

DOMANDA - Io le ho letto il passo, se vuole glielo rileggo, dove diceva: "Nell’incertezza chiedevamo che ci si assestasse sul valore tecnicamente perseguibile, ha usato questo aggettivo anche, con gli strumenti analitici che in quel momento rilevavano solo fino al PPM", questa è la sua frase. Siccome questa ed altre frasi, un’altra gliela contesterò dopo, non corrisponde ai dati di fatto, volevo chiedere se era sua scienza, se glielo ha detto qualcuno dell’azienda, chi glielo ha detto e quando glielo ha detto?

RISPOSTA - I miei ricordi successivi su questo punto e su questo momento sono sempre legati ad un PPM, il dettaglio non lo ricordo.

DOMANDA - Lei sapeva che esisteva uno spettrometrico di massa, sapeva che esistevano i gascromatografi ed erano in uso almeno dagli anni ‘65 o ‘66?

RISPOSTA - Non so se lo sapevo, successivamente ho trovato dei miei appunti dove qualche anno dopo ci sono riferimenti a questi strumenti, non ho nessun appunto riferito al ‘74 dove ci sia un valore diverso da un PPM.

DOMANDA - Allora vado avanti e le contesto un altro punto, un’altra sua affermazione che lei peraltro ha smentito anche poco fa, lei diceva la volta scorsa: "Escludo che ce ne sia un’altra, piattaforma, del ‘77 dove si chiedeva la chiusura". Prendo atto che poco fa lei ha corretto il tiro, ha detto che in effetti quella del ‘77 prevedeva la fermata e la chiusura del CV6. Quindi non insisto sulle domande. C’era un documento che le era stato mostrato dalla difesa di Montedison dove si diceva: non veniva specificata, non si capiva di che data era, io ho cercato di recuperare il faldone, era il faldone 46, quel documento, se si ricorda, si tratta della richiesta piano di risanamento impianto CV6, ambientale del CV6, e comincia da pagina 919, la pagina precedente, 918, c’è un appunto manoscritto, si tratta di documentazione depositata dal sindacalista, non so se era sindacalista o cosa, Trucchi, depositata ancora durante le indagini preliminari l’1 agosto 1996, e viene scritto su questo foglio: piano di risanamento impianto CV6, accordo sull’ambiente impianti CV6 e CV8 del ‘74 e ‘75. Quindi c’è questa indicazione di carattere temporale. Le volevo chiedere se questo documento se lo ricorda, se lo ha sotto mano, se questi tempi coincidono allora con i suoi ricordi?

RISPOSTA - Il documento ce l’ho sotto mano, però io..

DOMANDA - L’ha consegnato Trucchi?

RISPOSTA - Sì, l’ha consegnato Trucchi che in quel periodo era il segretario nazionale dei chimici C.I.S.L. che seguiva la vertenza. Questo documento ho difficoltà a rileggerlo, l’ho riguardato più di una volta, c’è una struttura primo e secondo step che fa pensare ai lavori discussi nel ‘75, però per altre cose io sono portato ad attribuirlo alla seconda fase del risanamento, quella venuta fuori nel ‘79 dopo il caso dei tumori.

DOMANDA - Su questo documento, appunto il riferimento che c’è al secondo step cui faceva cenno anche lei poco fa, il problema qual era, quello che viene indicato in relazione ai tempi di attuazione del piano, qual era il problema? Perché poi su questo CV6 si continua a scrivere: noi abbiamo da sempre ritenuto il CV6 inquinante e altamente disagevole, ne fa testo il riconoscimento di Montedison anche se per soli 3 mesi all’anno", cioè solo per 3 mesi il CV6 era pericoloso dannoso?

RISPOSTA - No, questo è legato all’indennità di nocività.

DOMANDA - Certo, solo 3 mesi fa male il CV6, gli altri 9 mesi non fa male, non so se questo è il significato. Comunque, a parte questo discorso, cosa vuol dire questa faccenda di questa situazione precaria, disagevole, pericolosa, e questi ritardi di tempi che vi preoccupano, che vi preoccupavano?

RISPOSTA - Non capisco la domanda.

DOMANDA - Secondo step, lei l’ha accennato poco fa, quindi vuol dire che l’ha visto, dice: "Per quanto concerne essiccamento e insaccamento pur constatando la massa dei lavori da farsi per il risanamento, e i lavoratori da sempre hanno lamentato il più completo abbandono e le sempre più precarie situazioni ambientali, non si può non esprimere un parere negativo nella valutazione dei tempi proposti quando addirittura mancano", e qui siamo ai piani di risanamento ‘74, ‘75, probabilmente quindi preparato tra il ‘73 e il ‘74, nel ‘74. Le chiedo su questo discorso del rispetto dei tempi?

RISPOSTA - Il discorso del rispetto dei tempi è in tutte, è presente in tutte le verifiche, noi queste valutazioni o prima o seconda fase non ha importanza, sono state fatte quando facevamo lo stato di avanzamento dei lavori, e nello stato di avanzamento dei lavori se c’erano i ritardi era la prima cosa che veniva messa in evidenza. Non collego affermazioni particolari su questo documento a una mia esperienza né nell’attività di reparto né nell’attività di verifica fatta al tavolo.

DOMANDA - Sempre su quel periodo le faccio consegnare dall’ufficiale giudiziario un documento che è già stato acquisito e discusso varie volte dal Tribunale, e si tratta del documento 24 novembre 1975 che indica tutti i vari lavori che dovrebbero essere fatti per i vari impianti del CVM e PVC, le consegno il documento così nel frattempo se vuole vederlo le posso anche rivolgere un paio di domande. Per il Tribunale consegno soltanto il frontespizio il primo e l’ultimo foglio.

RISPOSTA - Questo lo conosco bene, ne esistono tre versioni, questa è la terza.

DOMANDA - Questa è la prima versione?

RISPOSTA - No, la terza versione.

DOMANDA - Su questo documento 24 novembre del ‘75, riservata viene indicato, si parla: "Vi preghiamo di congegnare gli studi e l’esecuzione dei lavori di cui all’allegato elenco". Poi si continua dicendo: "Per quanto riguarda le trattative sindacali rimane fermo il vecchio elenco" che vuol dire quando parlano con i sindacali presentiamo questo elenco, però intanto noi lo congeliamo.

RISPOSTA - Io l’ho interpretato in un altro modo.

DOMANDA - Lei sapeva intanto del congelamento di questi lavori, era stato informato?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Lo interpreti come vuole, ce lo dica, se ci sono gli step di lavori, e a voi presentano questi lavori e a voi dicono che questo vecchio elenco lavori mantiene la sua validità, e in fondo, l’ultimo foglio, 24.11.75 indica i lavori da congelare, i lavori da ripresentare etc., e lo ripete sulla prima pagina, in maniera ovviamente riservata, allora mi dica se lei l’aveva visto all’epoca questo documento e che informazioni aveva ricevuto?

RISPOSTA - No, io ho questo documento nella seconda versione con le mie annotazioni d’epoca. Poi questo documento nella seconda versione per fare le verifiche di reparto da un altro collega compagno della commissione ambiente è stato scomposto perché ci sono dei lavori che sono indicati per tutti e tre i reparti, è stato fatto un collage reparto per reparto. Le ho intraviste nella documentazione, non l’ho seguita perché quella era un’attività che non avevo particolarmente seguito. Questa seconda versione del documento alla quale è agganciato questa terza versione è l’assemblamento della prima versione che ci fu consegnata in data 20 febbraio, se non ricordo male, per tutta..

DOMANDA - Di che anno?

RISPOSTA - Sempre del ‘74, del ‘75. Ci fu consegnata e ci fu consegnata per tutti i reparti tutti con la stessa data, che poi abbiamo discusso in periodi successivi e in date successive, reparto per reparto. E ho trovato anche qui, mi pare, qualche documento versione 20 febbraio con i miei appunti. Poi dopo ci sono questi che sicuramente sono prima del settembre, perché ci sono le prime scadenze indicate ad ottobre, che furono usate per le verifiche successive, nei collage fatti in particolare da Tettamanti e scarabocchiati tutti da Tettamanti. Per cui io conoscendo come sono stati gestiti i lavori in generale interpreto questo discorso nella lettera, che ho visto per la prima volta quando ho avuto accesso ai documenti del fascicolo processuale...

DOMANDA - E quando è che ha avuto accesso a questi documenti?

RISPOSTA - Quando l’ho chiesto al Pubblico Ministero e al Giudice per le indagini preliminari, il dottor Termini mi pare, sono stato autorizzato, mi pare nel ‘77.

DOMANDA - Nel ‘77?

RISPOSTA - ‘97, ovviamente ‘97.

DOMANDA - Questo per che motivo?

RISPOSTA - Io ho qui le richieste che presentai..

DOMANDA - Le chiedo per che motivo?

RISPOSTA - Perché come tecnico ne ho presentate due per questo motivo, una come tecnico di tecnologia, come tecnologo che si era occupato di questi lavori e volevo vedere se le informazioni che avevo avuto mi erano state date correttamente o no, nel caso che mi fossero state date scorrettamente mi sarei considerato danneggiato, anche se non fisicamente, e mi sarei costituito parte civile. L’altra come componente della commissione ambiente più o meno stesso discorso. Quindi è stato, quando ho avuto accesso alla documentazione del fascicolo processuale che ho visto questa come altri documenti e io ho interpretato, cioè, anche se guardiamo questo documento che poi ha qualcosa di nuovo rispetto alla seconda versione, ma questa terza versione..

DOMANDA - Sui lavori e sugli step ci sono ovviamente degli aggiornamenti continui, la domanda riguardava il primo e l’ultimo foglio, e cioè se lei come persona o come membro del sindacati o come membro della commissione ambiente era stato informato della decisione dell’azienda di congelare studi, esecuzione dei lavori di cui all’allegato elenco, questa è la domanda?

RISPOSTA - No, non sono stato informato né come commissione ambiente, né tanto meno come tecnologo.

DOMANDA - Volevo passare un attimo a una questione relativa alla manutenzione ed innanzitutto le volevo chiedere se a lei risulta che nei costi delle manutenzioni fossero calcolati anche le ore pasti, le attese, le attese disponibilità, le attese dei montatori etc., di turni e semiturni?

RISPOSTA - No, io della parte amministrativa della manutenzione non me ne sono mai occupato, non l’ho mai conosciuta.

DOMANDA - Comunque c’è il documento e il Tribunale può esaminarlo.

 

Presidente: il Tribunale vorrebbe sapere da lei, tanto per tornare un attimo al concreto e sulla base di quelli che sono i documenti che via via qua sono stati citati, ma ritornando un po’ a quello che invece oltre che concordato o pattuito o scritto nei vari documenti richiesto, cosa si è fatto? Nel 1974, 1975, quando cioè sono stati stesi quei vari documenti e sono stati individuati i vari step etc., cosa è stato fatto e cosa non è stato fatto, se per caso è stato variato il quadro di riferimento delle cose da farsi oppure no? Cioè, ci dica queste cose qui, che queste mi paiono le cose importanti, al di là delle chiacchiere. Cosa si è fatto e cosa non si è fatto, me lo sa dire?

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: allora coraggio?

RISPOSTA - Gli interventi impiantistici fondamentali sono evidenti..

 

Presidente: senta, guardi, lei me li descriva e mi dica quali sono stati. Lei ha dei documenti che...

RISPOSTA - No, cito a memoria.

 

Presidente: perfetto, ce li citi a memoria.

RISPOSTA - I primi interventi nella prima fase sono stati con modifiche di procedura evitare la fuoriuscita di CVM in sala autoclavi. Secondo..

 

Presidente: qual è la modifica di procedura in questione?

RISPOSTA - Usare gli iniettori per aspirare il CVM residuo in autoclave, qui proprio ‘73, quando ancora non si sapeva niente. Il primo intervento noto, quello che ho citato anche prima, oltre il sistemare una linea di vapore per poter mettere sotto vuoto, quindi è già un intervento..., la polmonazione dei serbatoi fu il secondo... Perché era la seconda fonte di CVM grossa. Terzo lavoro, lo spostamento e il cambio delle apparecchiature che avevano le perdite maggiori, cioè le pompe a vuoto che venivano chiamate compressori per una deformazione lessicale, portarli fuori e gestire con la polmonazione a serbatoio, a gasometro anche i serbatoi, voleva dire non avere più la perdita che comunque c’era dalla polmonazione, che però era una perdita esterna e non addosso ai lavoratori. La modifica grossa, sostanziale, fatta in un modo per la sospensione e in un’altra per l’emulsione, per il CV6, è lo strippaggio..

 

Presidente: sappiamo perfettamente.

RISPOSTA - Questi lavori con certi ritardi sono andati avanti regolarmente. Poi cambiamento so che sapeva anche questo, delle valvole, baderne, tenute, il nostro discorso..

 

Presidente: rispetto a tutti questi lavori che si sono fatti negli anni che vanno dal ‘74 al ‘76, ‘77 forse, mi pare di capire, di ricordare?

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: qual è stato l’atteggiamento del sindacato?

RISPOSTA - L’atteggiamento del sindacato è stato in un certo senso di sorpresa, perché mentre in altri impianti dove c’era il rischio di infortunio acuto etc. etc., dovevamo lottare per avere interventi rapidi per evitare un rischio immediato, in questi impianti, dove c’era un rischio senz’altro più grosso, ma differito, quello del tumore, ci siamo trovati a discutere, a valutare, soluzioni impiantistiche che erano già proposte dall’azienda. Dalle altre parti la soluzione impiantistica a volte l’abbiamo trovata noi della commissione ambiente.

 

Presidente: a prescindere dall’iniziativa dell’azienda, quali erano le valutazioni su questi interventi da parte del sindacato? Cioè, riteneva il sindacato che effettivamente attraverso questi interventi ci fosse quella bonifica che portasse l’ambiente di lavoro ad un rischio che se non fosse il Mac zero matematico, comunque fosse un Mac zero cosiddetto, sì o no?

RISPOSTA - Sì, quando ci hanno detto che avevamo raggiunto il cosiddetto Mac zero, cioè che eravamo sotto un PPM come media, ci abbiamo creduto.

 

DOMANDA - Ma ci avete creduto così...

RISPOSTA - Io continuo a crederci anche ora che era vera.

DOMANDA - Lo avete constatato o ci avete creduto? Cosa c’è un atteggiamento fideistico o c’è un atteggiamento proprio di pratica sindacale, cioè di verifica di quelli che sono i risultati attraverso anche quelli che sono i controlli che vengono effettuati e che possono essere effettuati anche congiuntamente dal sindacato. Lì c’erano i gascromatografi che erano già entrati in funzione, c’erano le altre possibilità di intervento, se vogliamo attraverso controlli con mezzi più o meno raffinati del gascromatografo, ma forse più puntuali. Allora, mi vuole dire se sono stati fatti anche dal sindacato questi controlli, se il sindacato ha partecipato alla verifica di questi dati sì o no?

RISPOSTA - No, perché la verifica di questi dati era prevista nell’ambito dell’indagine impiantistica, l’ho scritto questo nell’appunto che abbiamo visto prima, l’atteggiamento non era fideistico perché era, il risultato non veniva dato da una persona ma da un’organizzazione complessa alla quale facevo parte anch’io. I dati per esempio del CV6, che io ho richiesto come commissione ambiente, poi il reparto, l’organizzazione degli esami per avere quei dati, contattare..., l’incarico l’hanno dato a me. Quindi anch’io facevo parte dell’organizzazione, e come mi fidavo per lavoro, come mi fidavo mi fidavo complessivamente, però la verifica che dovevamo fare, anche per affinare, per raccogliere dati, doveva essere fatto come sviluppo dell’indagine nazionale e non l’abbiamo definito.

DOMANDA - Ci saranno alcune domande specifiche con dei documenti su questo punto. E comunque volevo un attimo tornare al discorso della manutenzione, perché sempre la volta scorsa, quando le è stato chiesto a proposito di manutenzione e dei programmi previsti nel documento del gennaio del ‘76 che già è stato consegnato al Tribunale, lei diceva: se questi accordi furono anche eseguiti, non ho capito se eseguiti o seguiti, grazie all’apporto dei sindacati, e lei rispondeva che era una riorganizzazione e quindi non poteva esserlo, sarebbe stato evidente etc.. Io volevo chiedere, se l’ufficiale giudiziario consegna questo documento del 1981, 10 marzo ‘81, del faldone F80, su questo documento si fa riferimento all’accordo di manutenzione del 1976, però per quanto riguarda proprio concretamente il rispetto di questi accordi, c’è questo documento indicato come documento della commissione unitaria servizio manutenzione, vuole innanzitutto dire al Tribunale, se lo sa, che cos’è questa commissione unitaria del servizio di manutenzione?

RISPOSTA - No, questo fa parte di un’attività che io non ho seguito, perché nell’81 poi, è marzo dell’81, quindi era..., è il periodo poco precedente alla notizia della cassa integrazione.

DOMANDA - Scusi, io continuo a contestarle le sue frasi perché lei quando le fanno una domanda sulla riorganizzazione, sul rispetto delle questioni in materia di manutenzione in relazione al documento del gennaio del ‘76 e lei risponde: non poteva non esserlo, sarebbe stato evidente, scusi, allora sulla base di che cosa lei fa queste affermazioni?

RISPOSTA - Io mi scuso se nel rispondere mi sono distratto...

DOMANDA - Non so se si è distratto, ma continua a dare delle risposte che sono talmente generiche...

RISPOSTA - Ma non avevo ancora finito.

DOMANDA - Le chiedo di essere più preciso, prolisso e di dire se sa o se non sa, perché se non sa che nel gennaio del ‘76 se gli accordi sono stati rispettati, se non lo sa deve dire di no, non deve dire ovviamente, una organizzazione, è ovvio che è così, cosa vuol dire? Perché io le ho presentato un documento dove si dice che ad esempio, le dico, su questa struttura derivata dall’accordo del 76, sul punto ingegneria si fanno delle critiche pesanti, parlando di ingegneria, obiettivo di manutenere il più raramente possibile in una certa ottica, sulla pianificazione si dice: non può restare un centro eccessivamente burocratizzato e di potere come appare attualmente; si fa un riferimento ancora sul decentramento previsto dall’accordo, stabilito dall’accordo del ‘76, si dice: non è mai stato realizzato, si parla dei tempi, degli interventi delle officine centralizzate, che sono... notevoli, spesso eccessive, ci sono critiche continue, si parla dell’organico attuale è insufficiente, mancano 160 unità, allora questo è un documento della commissione unitaria servizio manutenzione del 10 marzo ‘81 su quegli accordi del ‘76 che lei diceva: è ovvio che è stato rispettato. Allora sulla base di che cosa dice che è ovvio che è stato rispettato?

RISPOSTA - Ripeto, è ovvio che è stata rispettata la modifica della struttura della manutenzione, la struttura nuova che era stata delineata nell’accordo è stata applicata. Il personale delle imprese in quell’anno è stato assunto.

DOMANDA - Perché alla domanda dice è ovvio, un punto specifico dice: "Quanto stabilito nell’accordo del ‘76 in tema di decentramento della pianificazione che non è mai stato realizzato". Allora perché è ovvio? Sarà ovvio per lei ma ce lo spieghi, perché per me non è ovvio, perché c’è un documento che dice cose molto diverse?

RISPOSTA - E` ovvio mi riferivo al fatto che la riorganizzazione fu messa in atto, non volevo dire allora, non me lo ricordo ora, sicuramente non ne ho partecipato per il riferimento che mi è venuto in mente alla stesura di questo documento, poi io non è che ho seguito lo sviluppo e l’efficienza della manutenzione. Credo di essere stato...

 

Presidente: l’aveva già detto prima.

 

DOMANDA - Quindi non è in grado di riconfermare quella circostanza, prendo atto di questa precisazione. Le volevo fare una domanda rispetto al periodo in cui è arrivato a Montedison sulla manutenzione preventiva, volevo chiedere all’ufficiale giudiziario se gentilmente consegna al teste e al Tribunale un documento che è datato ancora maggio ‘72, 25 maggio ‘72 dove si parla dei vantaggi offerti dalla manutenzione/P, se ci vuole illustrare cosa vuol dire manutenzione preventiva che sono due, riduzione delle fermate accidentali, e quindi minori perdite di produzione, secondo, riduzione dei grossi danni alle macchine, quindi minori costi di manutenzione. Per contro una manutenzione preventiva eccessiva può annullare i vantaggi economici di cui sopra. Le volevo chiedere che cosa significa questo discorso, se è stato applicato concretamente, cos’è successo, se questa manutenzione preventiva era eccessiva, o non c’era proprio, a cosa doveva servire?

RISPOSTA - Non ricordo tutte le distinzioni di manutenzione che c’erano in questo periodo, sicuramente manutenzione preventiva io la ricordo contrapposta a manutenzione/S, che voleva dire speciale, che indicava le modifiche agli impianti, non era manutenzione. Manutenzione preventiva, vedendo il documento così, penso che sia da intendere invece contrapposta a riparazione, perché l’impostazione di fondo, prima che facessimo la piattaforma del ‘76 era la manutenzione come riparazione, si interviene quando l’apparecchio è rotto, che poi sul piano ambientale voleva dire lasciare perdere le piccole perdite perché non davano fastidio alla produzione. Evidentemente c’era manutenzione preventiva anche prima del ‘72, anche prima del ‘76 di quando abbiamo impostato la piattaforma, ma noi con la piattaforma volevamo cambiare l’impostazione, il peso, il rapporto, rispetto a quella di riparazione.

DOMANDA - Passo ad un altro punto trattato da lei successivamente, cioè quello relativo all’indagine Fulc. Le volevo chiedere qualcosa di particolare, perché ad un certo punto, in relazione alla richiesta di spostare gli operai perché erano indicati come soggetti a sostanze epatotossiche e in quanto tali dovevano essere spostati da ambienti del CVM, lei diceva: uno dei segretari - non ho capito se della Fulc o della U.I.L., quindi le chiedo di precisare - insorse ad accusare i medici di essere di Padova, dell’autonomia, amici di Toni Negri, volevo chiedere chi era, se era della Fulc o della U.I.L., chi era che è insorto, contro quali medici, di precisare questa circostanza?

RISPOSTA - Era Luigi Vecchiato, segretario della U.I.L Cid...

DOMANDA - Era della U.I.L.?

RISPOSTA - Sì, U.I.L. Cid, è lo stesso, la Fulc è la federazione delle tre federazioni C.G.I.L., C.I.S.L. U.I.L.

DOMANDA - Quindi era questa la persona che era insorta?

RISPOSTA - Ma non l’unico, io ricordo lui lo fece in modo più caratteriale, ma l’accusa era di tutto un gruppo.

DOMANDA - Riferita a chi?

RISPOSTA - Come riferita a chi?

DOMANDA - Un’accusa nei confronti di chi?

RISPOSTA - Chi era accusato da Vecchiato e dagli altri? Eravamo noi della commissione ambiente, in particolare io e Tettamanti, ma potrei fare i nomi che sono i nomi ora fatti, potrei fare i nomi anche di qualcun altro, anche se con incertezza per la memoria, che venivamo considerati come, diciamo così, usando la solita terminologia politica, una sinistra sindacale non completamente, non facilmente controllabile e alcuni ci accusavano di essere tolleranti rispetto ai gruppi dell’estrema sinistra che al Petrolchimico erano presenti in forme varie, ma non per l’attività di commissione ambiente, per l’attività sindacale generale che facevamo, in quanto volevamo batterli su problemi concreti, eravamo garantisti, non volevamo che fossero esclusi a priori delle riunioni..., allora venivamo nella polemica accusati di essere, se non fiancheggiatori di questi, fiancheggiatori di altri magari, di essere tolleranti, e in questa occasione evidentemente fu usato scontro grosso, argomenti grossi.

DOMANDA - In relazione ad un documento che le è stato presentato dalla difesa, datato 30 ottobre ‘79, sui nuovi casi di tumore al CV6, le volevo chiedere come lei o voi della commissione del consiglio di fabbrica eravate venuti a conoscenza di questi nuovi casi?

RISPOSTA - Ho ritrovato qualche appunto scritto perché ho conservato anche molte frattaglie della documentazione di quell’epoca, grosso modo furono, prima delle voci, poi qualcosa di scritto, di preciso, che ci dissero che c’erano stati dei casi di tumore e che risalivano mi sembra al ‘76; a quel punto io in modo più preciso cercai i nominativi, cercai le persone, andai a casa delle persone, ricordo che uno di questi morì, quando morì la cosa fece clamore, ci fu anche un avviso molto d’urto, polemico, messo in bacheca che io purtroppo non ho, non da noi, dai lavoratori del reparto, che io non ho trovato. Allora io raccolsi prima i nominativi, poi gli indirizzi, contattai le persone, raccolsi la documentazione sanitaria. Da un’altra parte feci tutta una serie di appunti, facemmo delle richieste all’azienda, chiedemmo la documentazione impiantistica ed ambientale, ho detto per inciso prima che fui incaricato io di raccogliere quei dati, e la documentazione che io ho ritrovato, non mi ricordo se nel fascicolo processuale poi è stata consegnata anche la seconda parte, che io ho rivisto è solo la prima parte, cioè quando abbiamo chiesto i dati e le analisi all’azienda, quando poi l’azienda ci ha risposto, perché ovviamente io non ho accettato di portarmeli brevi manu, ho preteso che fosse ufficializzato, a quel punto io ho ripreso il materiale e ho fatto la documentazione per fornire non all’azienda, ma alle strutture pubbliche che noi vedevamo come interlocutrici, l’ho portata a Sai, all’istituto a Padova, l’ho portata a Clini, ricordo, il biglietto di trasmissione fatto firmare da uno dell’esecutivo della mia organizzazione, all’istituto di medicina..., e poi mi pare di ricordare, l’ho qui negli appunti, ma a colpo non lo trovo, che come, dato che per questi poi, per poter fare un accertamento sanitario, visto che né con Padova, né con medicina del lavoro di Marghera era possibile farlo, abbiamo preso la strada di presentare i casi come malattia professionale.

DOMANDA - Su questi casi le volevo chiedere il discorso dell’informazione; l’azienda autonomamente prima delle sue richieste vi aveva dato notizie come consiglio di fabbrica?

RISPOSTA - No, io ho scritto, e quindi penso proprio che non ce l’abbia data, che anche in quel caso lì l’azienda aveva cominciato a fare gli interventi prima che noi ci accorgessimo del fenomeno.

DOMANDA - Quindi l’azienda vi ha dato notizie solo dopo la vostra richiesta.

RISPOSTA - Credo che all’azienda non gliele abbiamo nemmeno chieste le notizie, le notizie gliele abbiamo date noi facendogli la richiesta di avere i dati ambientali perché c’era, avevamo già raccolto la documentazione sanitaria, la documentazione sanitaria l’ho chiesta alle famiglie, non l’ho chiesta all’azienda.

DOMANDA - Però volevo chiedere il significato di una frase sempre in questo documento del 30 ottobre ‘79 dove viene detto, diceva l’azienda che conosceva...

RISPOSTA - Scusi, scusi un attimo.

DOMANDA - Ecco, su questo caso dei nuovi tumori, si dice uno di essi è morto il 28 agosto del ‘79, e questo documento è del 30 ottobre ‘79.

RISPOSTA - Ecco, no, no, 23 ottobre, 30 ottobre?

DOMANDA - 30 ottobre.

RISPOSTA - 30 ottobre è la lettera di trasmissione.

DOMANDA - No, c’è consiglio di fabbrica comunicato dalla commissione stampa del consiglio sulla trattativa del 26/10/79 per il risanamento del reparto CV6 dove tra l’altro, così, le faccio presente che anche in fondo si parla proprio risanamento degli impianti interessati al CVM era stato chiesto il rifacimento dell’impianto CV6 in altra area dello stabilimento. La mia domanda: dov’è scritto azione per il risanamento è scritto: l’azienda che conosceva prima dei lavoratori dell’esistenza dei tumori; da che cosa deriva, sapevano già, non vi hanno informato, com’è che viene indicato questo dato o che significato ha questa frase?

RISPOSTA - La frase ha il significato che ci siamo accorti da qualche elemento, anche se non ho chiesto, l’azienda non ce l’ha detto, non abbiamo chiesto la documentazione, ma abbiamo avuto qualche informazione che l’azienda lo sapeva già.

DOMANDA - Informazione da chi?

RISPOSTA - Proprio non me lo ricordo.

DOMANDA - Allora vado avanti ad altri punti.

RISPOSTA - L’abbiamo collegata al fatto poi che certi lavori erano stati accelerati perché c’era questa emergenza sanitaria qui.

DOMANDA - Sul discorso in relazione al sistema pluriterminale, monoterminale e pluriterminale. Le volevo chiedere una cosa, lei diceva ad un certo punto che in fabbrica ce lo presentarono già impostato, aveva sentito dei ragionamenti, dice già impostato, in un primo tempo anch’io fui perplesso ma poi sentito il ragionamento concordava con l’impostazione che davo io. Cosa vuol dire questo discorso in relazione al discorso, alla scelta del pluriterminale e del monoterminale, chi gli ha fatto questi discorsi, chi glielo aveva dato già impostato e in questo senso mi ricollego alle domande che le faceva poco fa il Presidente del Tribunale, nel senso diceva: è un discorso fideistico, avete fatto delle verifiche? Cioè, chi è che vi aveva dato queste notizie? Diceva: in fabbrica ce lo presentarono... pluriterminale come, era già impostato, ci hanno detto: questo è il sistema.

RISPOSTA - Di queste cose se ne parlava continuamente, non è che se ne parlava al tavolo di trattativa, al tavolo di trattativa era la cosa più rara e l’eccezione, non ricordo i dettagli di tutti questi, di queste attività, di questi lavori come si sono sviluppati, ricordo che si parlò nei programmi del cromatografo, poi ricordo qualcosa di averne parlato con i colleghi quando sviluppavano il lavoro, i dettagli proprio non...

DOMANDA - Allora vediamo se ricordandole qualche documento già acquisito dal Tribunale ricorda qualche cosa di più specifico, perché sicuramente i contatti sono stati tanti...

RISPOSTA - In effetti le cose che mi ricordo, fatte da me, me le ricordo con certezza...

DOMANDA - Allora, guardi, c’è un documento, 9 luglio ‘79, verbale della riunione sul sistema di rilevamento CVM in relazione alla normativa CEE, quindi siamo 5 anni dopo circa rispetto all’introduzione dei gascromatografi in vari reparti del CVM, e dice che è stata avanzata da parte sindacale la richiesta di inserire la prescrizione di una sola presa di campionamento per linea di rilevamento basando tale richiesta su una presunta diluizione del campione. Questo è il documento. E su questo punto ricordo - ed è un verbale acquisito dal Tribunale, verbale dichiarazioni di Zilio Grandi Francesco, purtroppo deceduto, verbale 13 ottobre ‘95 - che diceva alla domanda specifica: tale richiesta del sindacato - questa che le ho appena letto - non passò, come risulta anche dal verbale in quanto quella richiesta dei sindacati sarebbe stata troppo dispendiosa, questo è il motivo per cui indicato, questo verbale di Zilio Grandi, cioè, non passa alla richiesta delle prese monoterminali perché costava troppo?

RISPOSTA - Non costava troppo..

DOMANDA - Le ho letto il verbale di Zilio Grandi.

RISPOSTA - Costava troppo perché invece di avere un cromatografo ce ne volevano 4 per avere le stesse campanelle.

DOMANDA - Lei si ricorda qualcosa in più adesso o no?

RISPOSTA - No, ricordo esattamente quello che ricordavo prima, perché c’è stata poi una conflittualità legata alla gestione delle campanelle e io sicuramente non ho fatto questa richiesta e la mia opinione era già diversa da questa richiesta in precedenza.

DOMANDA - E cioè? Cioè, il sindacato chiedeva il monoterminale e lei chiedeva invece il pluriterminale?

RISPOSTA - Non è che io chiedevo il pluriterminale, se mi viene chiesto: è meglio...

DOMANDA - No, io non le ho chiesto, lei parlava...

RISPOSTA - Io le sto dicendo oggi di una mia opinione tecnica anche allora.

DOMANDA - Se il sindacato Fulc, quello che era, consiglio di fabbrica, chiedeva fino al luglio ‘79 formalmente il monoterminale...

RISPOSTA - Il sindacato potrebbe essere anche..

DOMANDA - Le ho letto un documento dell’azienda, l’azienda ha fatto questo documento 9 luglio ‘79, non è un documento sindacale, è un verbale della riunione sul sistema di rilevamento CVM in relazione alla normativa CEE, se vuole leggo i presenti, Basei, Bernardini, Burri, Capodaglio, Garlanda, Viviani, quindi anche credo una riunione abbastanza ad alto livello, tenutasi a Milano. Dicono: il sindacato, è stata avanzata da parte sindacale a Roma, ultima riunione a Roma, la richiesta di inserire la prescrizione di una sola presa di campionamento, il sindacato, lo dice l’azienda, e Zilio Grandi risponde: costava troppo, per questo non l’hanno fatto.

RISPOSTA - Intanto, quello che, quello che mi ha detto ora mi fa escludere quello che avevo pensato, che potesse essere una richiesta del reparto, non è una richiesta del reparto.

DOMANDA - Riunione a Roma, centrale?

RISPOSTA - E` una richiesta del sindacato che io tecnicamente, se conoscevo non condividevo allora e che non condivido oggi. Che costa troppo è ovvio, perché invece che un cromatografo ce ne vogliono 4, è lo stesso discorso che ho fatto l’altra volta, è un discorso di tipo generale, se è opportuno fare di 4 campioni, 4 analisi e poi fare la media, oppure fare un medio e poi fare un’analisi sola. Per esempio, al CV14 essiccamento è stato messo un meccanismo che prelevava automaticamente un po’ di prodotto alla fine per fare un medio di tutta la partita, non sono state fatte tante analisi e poi il conteggio, questo è un discorso di carattere generale, la differenza sostanziale è sulla tecnica, la necessità di regolare i flussi, di avere la certezza che i flussi danno un valore medio, non che danno dei valori spiazzati, dopodiché se il cromatografo era uno solo per me sono preferibili 4 campanelle per canale e non una sola campanella per canale.

DOMANDA - Voglio solo precisare che questa è la sua posizione e non la posizione sindacale?

RISPOSTA - Sì, questo mi sembrava evidente.

DOMANDA - No, siccome usa l’espressione noi...

RISPOSTA - No, mi spiego meglio, quando io uso l’espressione noi escludo di essere retorico, mi riferisco ai compagni, al mio gruppo, complessivamente con il sindacato nazionale c’era una certa sintonia...

DOMANDA - In questo caso non c’era proprio, perché il sindacato nazionale chiedeva comunque il monoterminale anche lui in questa occasione, quindi neanche questo è vero. Poi ancora alcune domande sempre in materia di controlli ambientali poi per il momento almeno finisco e passo la parola. Lei accennava ad un certo punto anche al discorso del cercafughe che andava a cercare e quindi diceva che c’era anche questo sistema di controllo; allora io le volevo indicare se è un discorso ancora una volta che lei fa perché è ovvio o se è riferito a qualcosa di specifico, perché io ho trovato un documento che adesso le sottoporrò - ne ho una sola copia - intanto dico di che documento si tratta, consiglio di fabbrica faldone 69 datato 30 ottobre ‘75 in cui viene fatta la commissione ambiente su richiesta dei delegati del CV14, la commissione ambiente si è recata presso il reparto per verificare le condizioni ambientali, il cromatografo per tutto il periodo di ispezione segnava oltre le 20 PPM di media, comunque non era questa la domanda. Durante la fase di ricerca, perché non si trovava questa fuga e non la trovavano, si è constatato che dei tre cromatografi portatili solo uno è ancora efficiente, quello del CV6, e gli altri due almeno da 4 mesi mancano di pezzi di ricambio, siamo nel ‘75; nell’82, 5 gennaio ‘82, un documento già illustrato durante l’audizione di Barina e mi pare anche di Basei, sui rivelatori portatili di idrocarburi cercafughe, si dice: segnaliamo che il rivelatore in oggetto, soggetto sempre a più frequenti disservizi presenta uno stato generale di degrado, è in attività da 7 anni, per cui è sempre più difficile assicurarne un funzionamento affidabile. Ora è in funzione da 7 anni nell’82, quindi dal ‘75, e già nel ‘75 mancavano i pezzi di ricambio e non erano funzionanti e l’altro solo era funzionante. Queste ricerche con il cercafughe ancora una volta lei lo diceva così in generale o perché aveva dei dati concreti che le facevano queste ricerche?

RISPOSTA - Che le ricerche le facevano, che il cercafughe lo usavano lo vedevo...

DOMANDA - E funzionava. Se l’ufficiale giudiziario mostra...

RISPOSTA - Io ho usato per un’attività particolare in un breve periodo mi sembra sia il cromatografo che il cercafughe...

DOMANDA - Qui dicono nel ‘75 mancano i pezzi e non vanno, e nell’82 dicono sono vecchi di 7 anni e non sono più affidabili, allora?

RISPOSTA - Questa era l’attività di verifica che facevamo, ma non avevamo un sistema routinario, era legato a questi..., il discorso che faccio io è che ripeto come impostazione, poi la necessità di verificare che la gestione e gli strumenti funzionassero, il sistema funzionasse, questo è scontato.

DOMANDA - Quale sistema funzionasse?

RISPOSTA - Tutto il sistema funzionasse.

DOMANDA - Ma se in quei documenti è scritto che non funzionano. Per carità, se non sa dare una risposta prendo atto ed andiamo avanti, non c’è problema... documenti scrivono il contrario, sembra, non so, ancora è ovvio anche questo? Perché l’organizzazione, l’azienda era così, è ovvio? Allora? Le faccio notare che uno è un documento sindacale, della commissione ambiente, è uno è un documento di reparto, quindi non sono omogenei l’uno all’altro, però dicono concettualmente le stesse cose. Siccome sentivo mormorare dietro qualche avvocato della difesa...

 

Avvocato Carboni: ripeto che le cose che vanno bene nei documenti sindacali non si leggono.

 

RISPOSTA - Io ho scritto qualcosa il 30 ottobre in generale, come valutazione complessiva. Il problema...

 

Presidente: guardate, stiamo veramente sfrangiando molto, ma tutta questa deposizione testimoniale, ormai è durata già, stiamo davvero oramai..., nessuno è neppure più attento, perché alle domande non seguono delle risposte, d’altra parte non pare neanche facile che possano seguire delle risposte precise a queste domande fatte al signor Francini. Quindi io direi vedete un attimo di chiudere questa escussione e valutate anche, siccome vedo che c’è un altro teste che fa parte del..., è un sindacalista anch’egli, come il signor Francini negli stessi anni ha fatto parte di questa commissione ambiente, vedete un attimo se è davvero necessario sentirlo e se comunque non ritenete di davvero ridurne l’audizione semmai ad un qualche cosa di diverso che possa essere di sua conoscenza, del suo patrimonio di conoscenza. Perché io credo che stiamo percorrendo, diciamo così, una via che poi, insomma, mi pare abbastanza infruttuosa ai fini dell’istruttoria dibattimentale. Io l’ho già detto ancora forse qualche udienza fa, ma insomma...

DOMANDA - Io stavo concludendo..

 

Presidente: stiamo ripercorrendo quelle che sono le relazioni industriali di un’organizzazione che poi viene qui rappresentata da un suo singolo dove evidentemente poi all’interno di queste commissioni, siano esse commissioni ambiente, siano esse commissioni di altro tipo, ci sono evidentemente delle posizioni diversificate, l’abbiamo già sentito più volte, io così la pensavo, poi il sindacato al suo interno aveva una pluralità di voci, quella che è emersa è stata questa, ora tutte queste noi le possiamo leggere nelle varie piattaforme sindacali, quello che dovremmo andare a verificare è se quelle piattaforme sindacali hanno ottenuto nei rapporti relazionali con l’impresa dei risultati, quali risultati, se vi sia stato una modificazione dei comportamenti dell’una e dell’altra parte, e comunque, ripeto ancora una volta, quelli che sono stati i risultati. Quello che pretendesse uno o che l’altro concedeva, insomma, fa parte di un rapporto che vi è sempre stato di conflittualità e di trattativa, di trattativa e di conflittualità e di accordo. Insomma, andiamo a vedere se vi sono stati degli accordi, qual è stato l’oggetto dell’accordo, se quegli accordi poi sono stati attuati. Questo direi che è il nocciolo del tutto, tutto il resto davvero sentire le posizioni etc. mi pare che tenda a, un po’ ad allargare quella che è una istruttoria utile, devo dire. Noi qua stiamo facendo un processo, non è che possiamo fare la storia delle relazioni sindacali a Porto Marghera.

 

DOMANDA - Io stavo dicendo, stavo concludendo le domande sul controllo ambientale, desidero solo far presente che ho rigidamente seguito le sue dichiarazioni, quindi mi sono attenuto esattamente a quello che ha detto.

 

Presidente: quello che ho detto a lei, Pubblico Ministero, come ha visto facendo un invito alla difesa che presenta anche il teste Tettamanti etc., evidentemente lo faccio anche alla difesa che ha presentato questo teste e ha esaminato questo teste.

 

DOMANDA - Io non ho altre domande ovviamente per il momento.

 

AVVOCATO SCHIESARO

 

DOMANDA - Una sola su un fatto specifico, quindi cerchiamo di avere una risposta puntuale. A me interessava quel particolare che è stato toccato questa mattina all’inizio dell’udienza secondo cui, lo rileggo dall’appunto del 23 ottobre ‘79, secondo cui lui - è qui il chiarimento che chiedo - lui o il sindacato ebbe una posizione critica rispetto alla decisione che seguì l’indagine epidemiologica dei sanitari di Padova, di dare delle indicazioni di spostamento generalizzate per tutti i lavoratori che avessero alcuni indici di patologie epatica. Quello che volevo sapere innanzitutto era se questa contrarietà era una contrarietà, una critica diciamo, solo sua, è stata una critica condivisa all’interno del gruppo a cui apparteneva sindacale, e se si sia tradotta in richieste alternative, specifiche con documenti, con posizioni sindacali che prospettassero alternative tecniche rispetto a quelle date dai sanitari?

RISPOSTA - Io ne avevo già parlato prima, ditemi se mi allargo troppo. Nell’elenco, nella relazione della Fulc le persone indicate come: non devono essere esposti a CVM, e poi una sottoclassificazione con degli asterischi erano indicati, e non devono essere esposti ad altri epatotossici, una parte di quelle persone avevano un’altra indicazione, mi sembra che sia stata una A, che vuol dire che al momento di stendere la relazione erano già spostati, erano indicati ai fini statistici ed ai fini che doveva essere verificato che lo spostamento fosse avvenuto per motivi sanitari e non spostati per altri motivi magari dove c’erano epatotossici. Quindi una parte degli spostamenti erano già stati fatti. Poi l’azienda ha avuto, anche se non ufficialmente, ma attraverso i singoli, i singoli sapevano di essere in questo elenco e con questa richiesta, perché le relazioni dove c’erano gli elenchi sono state consegnate, sono state pubbliche in tutti i reparti, quindi chi doveva essere spostato lo sapeva, gli spostamenti per noi era un’attività che comunque era obbligo dell’azienda, del medico di fabbrica fare, noi per la spaccatura che c’era non eravamo in grado di fare richieste attraverso i sanitari per i casi singoli, per i singoli spostamenti, e come impostazione di carattere generale noi volevamo che questa funzione di verifica fosse svolta da dei medici di una struttura pubblica. Quindi se questa funzione non voleva essere svolta dall’istituto di medicina del lavoro che aveva fatto l’indagine per altri motivi...

DOMANDA - Qual era questa funzione, quella di verificare caso per caso che ci fossero le condizioni...

RISPOSTA - La sorveglianza sanitaria..., questo qui è un caso particolare di sorveglianza sanitaria e noi volevamo che fosse svolta non dall’azienda...

DOMANDA - Ma dagli organi di controllo pubblico.

RISPOSTA - Sì. Il nostro sforzo è che ci fossero - perché non c’erano - degli organi nel centro di medicina in grado di fare questa funzione.

DOMANDA - Però lei nel documento aveva scritto che era stata sospesa l’attività per quello che riguarda la correlazione dei risultati di diagnosi precoce con i dati ambientali, aveva fatto questa precisazione...

RISPOSTA - Tanto è vero che poi prima, quando mi è stato richiesto, ho ricordato come sono stato tentato di usare il fai da te per rendermi conto, per cercare di capire, ma...

DOMANDA - Allora cosa voleva dire che non era valida secondo lei quella indicazione di spostare tutti o che doveva essere supportata da ulteriori...

RISPOSTA - No, che un’indicazione di spostare tutti come somma di valutazione del singolo caso, se ci fosse stata, l’avrei senz’altro accettata e l’avrei considerata valida, non consideravo valida nemmeno io, non solo Vecchiato che è insorto e che accusava, io, e dico noi, perché anche qualcun altro degli altri, nessuno ha appoggiato... nella posizione automatica tutti spostati.

 

Presidente: l’ha già detto. Benissimo, non un criterio automatico ma un criterio caso per caso. Ma questo criterio caso per caso è stato quanto meno in parte realizzato sì o no?

RISPOSTA - Gli spostamenti che sono stati fatti sono avvenuti in fase successiva a questa.

 

Presidente: ma questi spostamenti?

RISPOSTA - Non li ho contati, perché ad un certo punto anche qui ho trovato degli appunti, frattaglie proprio di carte, che io per un reparto avevo fatto l’elenco e gli spostamenti che avevano le singole persone, questo indipendentemente se erano nell’elenco o no, ma è un controllo che ho fatto successivo, così, perché volevamo invece che la verifica, inserirla nel sistema di gestione dei libretti, registri, fatta con la struttura pubblica, io ho cominciato a fare le visite personalmente perché non accettavo la struttura privata nel ‘92.

 

DOMANDA - Ma caso per caso, perché quello che non era, secondo lei, chiaro era se c’era o no un rischio di esposizione a CVM, era questo il dubbio?

RISPOSTA - Perché sicuramente...

DOMANDA - Per tutti?

RISPOSTA - No, per noi finita l’indagine nessun posto di lavoro doveva essere a rischio, per una persona fresca non sensibilizzata venuta assunta lì...

DOMANDA - E` proprio questo il punto, come nessun posto di lavoro doveva essere a rischio, in che senso?

RISPOSTA - Finito il risanamento nessun posto di lavoro doveva più essere a rischio, doveva più danneggiare le persone.

DOMANDA - Il problema è questo, è qui la contestazione, nella piattaforma sindacale aprile ‘77 si dice testualmente che i risultati dell’indagine epidemiologica confermano la validità dei contenuti elaborati nella piattaforma specifica del settembre ‘75, pertanto le richieste presentate in quella occasione devono essere integralmente confermate; per i problemi contingenti emersi dall’indagine si richiede: A) la fermata del reparto CV6 che risulta il più nocivo; B), per tutti gli altri reparti CV dove esistono e/o vengono individuate fonti di inquinamento o situazioni anomale deve essere effettuata immediatamente la fermata parziale o totale dell’impianto, il suo risanamento, eventuale modifica e il successivo riavvio. Qui si dice ancora nell’aprile ‘77 non è affatto dato per pacifico che c’è quella condizione ottimale di cui lei ci parla, ma ci sono situazioni di rischio che sono certe nel reparto CV6, che risulta il più nocivo, e per tutti gli altri reparti si dice: comunque dove esistono, vengono individuate fonti di inquinamento, bisogna fare la procedura di fermata totale dell’impianto. Allora, con questi elementi come fa a dirci che per voi era ormai tutta ormai una situazione di assenza di rischio dopo quegli interventi di risanamento di cui ci aveva parlato?

RISPOSTA - L’ho anche scritto in uno di quei documenti, quello che mi ha letto prima il Pubblico Ministero datato 30, bozza per la commissione stampa, che l’effetto positivo di aver risolto il problema del CVM aveva fatto cadere l’attenzione sugli altri fattori di rischio, polveri, rumori, microclima, e tutto il resto, poi anche c’era sempre il rischio che si manifestassero dei prodotti nuovi introdotti delle modifiche..., il sospetto per esempio che i 5 cancerogeni, non l’abbiamo potuto accertare che i 5 cancerogeni..., scusate, ma sto un po’ dando...., che i 5 tumori che si sono manifestati a partire dal ‘76, io essendo manovale sto dicendo delle cose che mi fanno paura, perché non sono sicuro di cosa dico, che la causa sia stato un alcool che era come additivo in un prodotto che è stato inserito per poter risanare l’impianto.

DOMANDA - Questo è un altro discorso, però i danni che le ho letto erano proprio rischi CVM, non di altro.

RISPOSTA - No.

DOMANDA - In quel piano della piattaforma del ‘77 parla di cloruro vinile monomero.

RISPOSTA - No, la opinione rispetto al CVM, con il beneficio di un non aver messo in piedi il sistema di verifica di cui ho parlato diverse volte ma senz’altro ho scritto tantissime volte, con questo beneficio qui, la mia opinione era che il problema del CVM era stato risolto, ma al di là della mia opinione doveva essere rifatta la verifica e si doveva dire se rispetto al, perché ci sono anche valori medi, rispetto al valore di fondo di questa zona che mediamente poi sta nel valore di un PPM o inferiore al PPM, ma in questa zona c’è un valore medio di 5, 3, 2, 1 PPM, questa persona sensibilizzata non deve starci, e un discorso del genere lo avrei accettato, non potevamo accettare: questi si sono ammalati qui, dato che si sono ammalati qui devono essere spostati, e state attenti, perché poi gli altri avranno l’impressione di dire: come io devo andare a lavorare nel posto dove uno si è ammalato? Questo era un discorso che non potevamo accettare, e questo era il discorso che è stato rifiutato, non che...

DOMANDA - Se c’è un monitoraggio, il monitoraggio perché si fa? Per misurare il CVM o no?

RISPOSTA - Noi volevamo che nessun posto di lavoro fosse pericoloso, per questo non volevamo riconoscere un valore medio ma volevamo che individuate le sorgenti, ovviamente con le attrezzature che funzionassero, individuate le sorgenti si intervenisse a chiudere le sorgenti, la cosa per noi è stata talmente ossessiva e ripetuta che io in un dibattito, in un convegno ho parlato quasi soltanto di questo, negli atti del convegno questo discorso c’è tutto quanto.

DOMANDA - Che convegno è?

RISPOSTA - E` il convegno dell’80, non credo che ci sia qui, se posso depositarlo, è un convegno a Roma dell’80, organizzato dalla Fulc, pubblicato nell’81, questa è la copertura del libro con il quale...

DOMANDA - C’è il suo intervento?

RISPOSTA - C’è il mio intervento dove c’è quella, se mi consentivo a questo punto anch’io di allargarmi, c’è la dottrina della commissione ambiente del Petrolchimico quando non era accettata dal sindacato, allora, va beh, il sindacato faceva le piattaforme e noi avevamo la nostra dottrina, è questa.

DOMANDA - Magari ce ne dà una copia così lo possiamo anche vedere.

RISPOSTA - Su questo punto per me è molto importante, perché noi quando sviluppiamo il discorso del cosiddetto Mac zero delle sorgenti partivamo da un contratto che formalmente credo che non sia stato eliminato neanche ora, che dice: l’indennità, i soldi dell’indennità di nocività alla quale noi ci contrapponevamo a quella, spettano solo se ci sono le malattie, non se c’è il CVM, se c’è l’agente di rischio nella bottiglia che può rompersi, ma se in infermeria si trovano gli ammalati, ci sono gli ammalati ci sono i soldi, non ci sono gli ammalati non ci sono i soldi, tanto è vero che il terzo livello aggiunge al danno, alla nocività il disagio fisico, ora mi sfugge il termine usato, ce l’ho qui, cioè, il disagio ambientale, il fastidio, aggiuntivo alla malattia, noi ci muovevamo contro questo quando abbiamo teorizzato il discorso del cosiddetto Mac zero e la caccia alla sorgente.

 

AVVOCATO SCATTURIN

 

DOMANDA - Io dovrò fare delle domande che sono già state poste dal Pubblico Ministero...

 

Presidente: no.

 

DOMANDA - Mi perdoni, mi lasci finire, penso che siano delle domande integrative però, per cui si accompagnano e chiariscono meglio...

 

Presidente: se sono integrative vuol dire che sono nuove domande.

 

DOMANDA - Lei è sindacalista della C.I.S.L., vuole specificare meglio con quale incarico sindacale, cioè in quale ufficio del sindacato...

RISPOSTA - In fabbrica. Io sono un lavoratore, io infatti normalmente mi definisco attivista sindacale.

 

Presidente: ha già risposto e lo ha già detto anche fin dall’inizio.

 

DOMANDA - Allora la seconda domanda è: a chi riferiva e con chi si consultava in ordine alla linea di condotta sindacale nell’interesse degli iscritti poi? Io vorrei capire meglio questo.

RISPOSTA - Dal singolo iscritto al segretario generale della mia organizzazione, io in vari periodi ho avuto rapporti con tutti, oltre anche con i compagni nelle fabbriche per telefono con richiesta di documentazione, scambio.

DOMANDA - Perciò da questi organi sindacali lei ricavava la condotta sindacale che poi...

RISPOSTA - No, io facevo...

DOMANDA - Per l’attività che lei esercitava come sindacalista lei portava questa linea che lei conosceva attraverso queste consultazioni di cui ha appena parlato adesso? Cioè, non era una sua linea personale?

RISPOSTA - No, era anche una mia linea personale.

DOMANDA - Lei si consultava con gli organi del sindacato e poi recepiva questa condotta e la riportava poi nella fabbrica?

RISPOSTA - Io facevo parte degli organi del sindacato, ho fatto parte anche del consiglio generale nazionale del mio sindacato per un periodo. Quando mi sono disimpegnato perché volevo andare via e tornare ad Arezzo l’ultima cosa mi sono disimpegnato da responsabile organizzativo in fabbrica. Io partecipavo, facevo le proposte, le presentavo prima ai singoli, poi nei dibattiti, quando non eravamo d’accordo andavo in minoranza, dichiaravo di essere in minoranza, ho affisso i manifesti pubblicamente...

 

Presidente: grazie, non ci stia a spiegare tutta la vita interna del sindacato in questi anni in cui lei ha frequentato. Le varie istanze sindacali.

 

DOMANDA - All’interno del Petrolchimico esisteva ed esiste una componente sindacale che si autodefinisce componente sindacale autonomista, C.G.I.L. C.I.S.L. e U.I.L.?

RISPOSTA - E’ quello che le ho detto adesso, a volte quando non sono d’accordo...

DOMANDA - No, mi perdoni, risponda a questa precisa domanda, se all’interno del Petrolchimico esisteva ed esiste una competente sindacale che si autodefinisce componente sindacale autonomista, questa è la domanda precisa.

RISPOSTA - Io non vorrei essere irriguardoso, ma a volte ho anche scritto, a socio unico, l’unico socio sono io, diciamo che nella polemica e nel dibattito così, anche per non essere sempre grigi e sindacalisti, a volte ho usato questa sigla per indicare posizioni mie. Se la domanda è: c’è un gruppo organizzato come componente, no non c’è, è uno pseudonimo mio.

DOMANDA - Io adesso le faccio vedere un volantino che è stato scritto proprio e firmato dalla componente sindacale autonomista e mi dica se lo ha scritto lei questo volantino?

RISPOSTA - Di solito sono manoscritti.

DOMANDA - Prima lo legga e poi mi dica se lo ha scritto lei.

RISPOSTA - La calligrafia è mia, su questo non ci sono dubbi, probabilmente è stato tolto lo pseudonimo, perché indico uno pseudonimo come se ci fosse una persona. Mi riferisco a una lettera aperta che era stata..., sì, la battuta è proprio mia, sono esibizionista, come avrete notato, ma non omertoso.

 

Presidente: va bene, aveva delle sue posizioni personali autonomiste?

RISPOSTA - Ma sempre C.G.I.L., C.I.S.L., e U.I.L. non contro.

 

Presidente: noi avevamo già capito che lei tutto sommato aveva delle sue posizioni distinte e autonome rispetto a quelle del sindacato, ma poi se l’avvocato Scatturin ritiene di doverle ulteriormente sottolineare.

 

DOMANDA - No, io vado avanti con un’altra domanda. Sul problema del risanamento di cui si è tanto parlato, di cui lei ha parlato a lungo anche alla scorsa udienza, il problema del risanamento degli impianti del Petrolchimico e del darsi da fare, diciamo, tra virgolette, per rimuovere i luoghi di pericolo, ora su questo problema le date secondo me vanno precisate con il riscontro di quanto sta scritto nella piattaforma Fulc pubblicata nel 1976 dove si dicono cose molto diverse sulla solerzia, diciamo, da parte dell’azienda di venire incontro a questa situazione di pericolo o comunque per risanare lo stato degli impianti. Dice, leggo, e leggo testualmente, lei dovrebbe avere sotto mano il testo di questa piattaforma, "E’ grave - dice la Fulc - il comportamento della Montedison che nonostante il problema CVM fosse noto fin dal 1970 e che le conferme della sua pericolosità e cancerogenicità risalissero al 1972 ha adottato una ingiustificabile politica del rinvio confidando solo in benevoli atteggiamenti governativi in tema di regolamentazione e dimenticando invece che la giusta presa di conoscenza del mondo del lavoro etc. etc.", e va avanti in questo modo, per cui pare che sia smentito in questo modo quanto lei ha detto fino adesso, e che cioè l’indicazione di questo stato degli impianti per cui costituivano pericolo per la salute di chi ci lavorava, questa situazione non è che sia stata rimossa improvvisamente e sia stata recuperata nello spazio che lei ha descritto in poco tempo addirittura, una situazione di buona salubrità dell’ambiente, il documento della Fulc dice esattamente il contrario, cosa può dire lei su questo punto?

RISPOSTA - Quando è stata fatta questa piattaforma in questa prima fase del risanamento c’era, al di là della valutazione sulla conseguibilità degli obiettivi tecnici, c’era l’impressione che l’azienda puntasse a valori di livello, il cosiddetto Mac, molto diverso da zero, e che non perseguisse la ricerca delle sorgenti, ma si volesse attestare su un valore, come riferimento, cosa che poi è anche nella normativa attuale, perché è indicato un valore di 3 PPM, no Mac zero, né matematico né 0,9. Allora in questa fase, al di là di quello che è scritto nella piattaforma, anche noi come commissione ambiente abbiamo perseguito con durezza l’impostazione della ricerca delle sorgenti, addirittura all’interno del sindacato, è da qui che è nato tutto l’equivoco, al convegno di Firenze, nella riunione...

DOMANDA - Mi perdoni se la interrompo, io le ho chiesto altre cose, cioè lei ha detto che l’azienda, l’impresa si è subito data da fare e che...

RISPOSTA - E lo confermo.

DOMANDA - E che la situazione di pericolo che esisteva è stata rimossa un po’ per volta, ma in tempi ristretti?

RISPOSTA - Con i lavori sì.

DOMANDA - No, ho messo di fronte a queste sue affermazioni le ho messo di fronte il testo del documento della Fulc, il quale dice esattamente il contrario, e cioè che l’impresa temporeggia e bada soltanto al suo profitto e non a risanare l’ambiente?

RISPOSTA - Sul temporeggiamento...

DOMANDA - Come giustifica questa dissonanza tra il testo del documento e quanto lei ha detto fino adesso?

RISPOSTA - Temporeggiamento nell’esecuzione dei lavori no, i problemi di, erano quelli tecnici, a volte la soluzione era sbagliata e bisognava rifare. Il tentativo di temporeggiare c’era nella richiesta di avere un valore di fondo sul quale traguardarsi molto diverso e non sulla ricerca delle sorgenti.

DOMANDA - Allora vengo a quest’altra domanda che è quella del Mac zero. Ora su questa questione della presenza o meno nei luoghi di lavoro di sostanze cancerogene nello stato di gas, di vapori o anche di liquidi lei ha affermato che il TLV o Mac, o livello di soglia adottato dal sindacato, sarebbe vicino a zero, ma in nessun caso, lei testualmente così ha deposto, ma in nessun caso uguale a zero perché ciò comporterebbe l’arresto del funzionamento degli impianti. Lei addirittura nel richiamare il punto di vista del sindacato usa l’espressione il cosiddetto Mac zero, per cui secondo il suo punto di vista il sindacato non avrebbe mai parlato di una situazione di esposizione di soglia zero ma l’avrebbe presentata come pura astrazione. Ora anche qui io devo richiamare la sua attenzione su quanto dice questo documento Fulc del ‘76, dice testualmente così: "Invece la giusta presa di coscienza del mondo del lavoro, che evidentemente la Fulc rappresenta, che rifiuta", - dice testualmente così il documento - "rifiuta la presenza di cancerogeni nell’ambiente di lavoro e di vita, Mac uguale a zero e di qualsiasi altra fonte di rischio deliberatamente mantenuta aperta per speculazione economica di pochi ai danni della salute dei più". Questo è il documento che mi pare si scontri frontalmente con quanto lei ha detto fino adesso, perché il sindacato Fulc, che rappresenta i lavoratori, afferma di rifiutare la presenza di cancerogeni e perciò l’indicazione Mac zero o TLV zero è l’indicazione che non deve esserci presenza di cancerogeni nell’ambiente di lavoro. Come spiega questa contraddizione fra quanto lei ha detto e quanto è scritto nel documento?

RISPOSTA - Per me non c’è una contraddizione, però c’è una necessità di chiarezza anche da parte mia che se mi viene concesso qualche minuto secondo me il discorso è evidente. Se per una determinata sostanza o non esiste la soglia o non è perseguibile tecnicamente, quella sostanza non va usata, stop, cioè, in questo senso io dico il Mac zero allora, lo zero matematico, per questo io parlavo di zero matematico che non è mai raggiungibile, se la soglia non esiste allora si deve veramente andare allo zero matematico, eliminare la lavorazione. Invece noi, mica sono sicuro che ad un PPM c’è la soglia giusta, abbiamo fatto un ragionamento, ho fatto un ragionamento fra 4000 PPM e un PPM, che c’è un abisso, e la valutazione che è stata fatta dal legislatore che ora ha messo 3 PPM io credo che abbiano fatto una valutazione di soglie, non 3 come Mac socialmente accettabile che io rifiuterei, ho rifiutato, quando sono stato chiamato, l’ho citato nel documento che la Fulc fu consultata che anche a Porto Marghera la commissione ambiente di Marghera fu consultata dalla Fulc, che era stata consultata dal Ministero per la normativa dell’82, sono andato io, la consultazione non fu fatta unitariamente, ma per organizzazione, sono andato io a parlare con Mariani, che è il segretario che è succeduto a Trucchi, che ha trattato l’argomento, purtroppo anche lui è morto 2 settimane fa, e la mia posizione era che il 3, allora forse era il 5 o il 15 non mi ricordo era da rifiutare di fare il discorso, era da rifiutare che bisognava fare il discorso delle sorgenti e della ricerca delle sorgenti. A maggior ragione oggi io credo che il 3 non sia il Mac socialmente accettabile, ma sia una valutazione sulla soglia, perché oggi la legge italiana dice 3 PPM, vedete voi se come TLV, Mac o che cosa. Invece c’è un altro ragionamento che per me è molto importante e che ho sentito, che è alla base di questo mio ragionamento, per questo che non ci sono contraddizioni, quando noi siamo in presenza di un rischio non bisogna mettersi sulla lama del filo del coltello e camminarci sopra, ma dobbiamo metterci ad un livello molto più basso, perché è impossibile che certi eventi non succedano, il reattore, l’apparecchio a pressione, è previsto che può esplodere, deve esserci il disco di rottura, dopo deve essere previsto l’abbattimento, invece in un sistema di gestione l’equivalente è che se la soglia è 10, 100, 1, io mi devo mettere, a secondo dei rischi, o ad un decimo, o a un centesimo, o a un millesimo sotto, dopodiché io ho la pendolazione, perché questi sistemi con termine tecnico si dice che sono regolati a retroazione, il sistema a retroazione o che si tratti di regolazione o di una colonna di abbattimento dove avviene la reazione pendola, io come perito inoridii quando sentii dal caporeparto che io gli contestavo che non c’era l’abbattimento nella torre di assorbimento del cloro per fare l’acetilene, quando gli posi questo io inorridii come perito e quello mi disse, ma come è la reazione stechiometrica, non riuscivamo a fare in laboratorio, la fai in un impianto industriale, se è un sistema a pendolazione per forza devi metterci l’abbattimento, il sistema di gestione si sta o 10, o 100 o 1000 sotto, e poi ogni volta che pendola c’è un reato e si chiama l’avvocato, mi viene una battuta che forse è irriguardosa.

DOMANDA - Comunque lei non ha risposto alla mia domanda. Comunque guardi, le faccio un’ultima domanda. Nel riferire circa una riunione avvenuta a Roma a seguito dell’indagine sulla salute in fabbrica condotta dall’istituto di medicina del lavoro dell’Università di Padova, lei ha detto che il sindacato si trovò diviso di fronte alle conclusioni assunte dagli esperti medici del lavoro che suggerivano l’allontanamento immediato degli operai ammalati dai reparti a rischio. Vuole meglio specificare da quali ragioni poteva essere suggerito o poteva accadere che il sindacato si fosse diviso di fronte a questa richiesta degli esperti che chiedevano l’allontanamento immediato naturalmente degli operai ammalati, che si erano ammalati nei reparti a rischio? Vuole spiegare meglio le ragioni per cui lei poi si è schierato contro gli esperti e ha detto che questo non era giusto? Questo lo ha detto alla precedente udienza.

RISPOSTA - Io sono stato accusato di aver fatto il centrista, di essermi schierato contro la Fulc, ho fatto il nome di Vecchiato, che esprimeva la posizione di Vecchiato, e di essermi schierato con la richiesta di automatismo.

DOMANDA - Io non voglio sapere questo, voglio che lei spieghi meglio perché secondo lei la posizione degli esperti era da respingere o addirittura da buttare, lei ha detto, da non prendere in considerazione? Per quali ragioni?

RISPOSTA - Noi non abbiamo condiviso l’opinione dei sanitari perché secondo noi non era un’opinione sanitaria, l’opinione era automatica.

DOMANDA - Mi scusi se la interrompo, l’opinione dei sanitari credo che fosse collaudata da analisi, da diagnosi che ognuno di loro aveva fatto sulla salute e sulle malattie di chi doveva essere trasferito poi, vuole dire qualcosa su questo? Io non credo che degli esperti medici si siano dichiarati per questo automatico trasferimento dal reparto a rischio in altri reparti, non fosse sostenuta da una motivazione tecnica data dagli stessi medici, credo, penso secondo la logica e secondo il buon senso.

 

Presidente: risponda, prego.

 

RISPOSTA - Io credevo di aver già risposto. Noi abbiamo chiesto ai medici per ogni persona una valutazione sanitaria per la persona, se il totale era: tutti quelli che loro avevano detto che non potevano essere esposti dovevano essere tolti dal posto che noi consideravamo risanato e sul quale sarebbe venuto un altro a lavorare, perché era risanato, perché se no non ci avremmo fatto venire un altro a lavorare, allora se il risultato è..., potevano benissimo spostarsi tutti e problemi di organizzazione del lavoro, se ce n’erano, sarebbero stati accettati e li avremmo appoggiati, non potevamo accettare che questo si è ammalato qui, quindi il posto continua a non essere sano, ed anche la persona che arriva lo percepirà, anche se con tutti i controlli fatti siamo sicuri che è sano, lo percepirà come posto non sano, noi questo non potevamo accettarlo, ma era questo che ha fatto sospettare Vecchiato e gli altri e ha consentito a loro di dire è una strumentalizzazione politica, noi non abbiamo condiviso questa interpretazione ma l’abbiamo capita, perché erano anche quegli anni lì.

 

Presidente: l’abbiamo sentita anche questa mattina, poco tempo fa questa risposta, andiamo avanti. Va bene, allora facciamo un quarto d’ora di sospensione.

 

Avvocato Schiesaro: deposito il documento a cui ho fatto riferimento.

 

Avvocato Zaffalon: ho solo una domanda.

 

Presidente: la faccia subito.

 

AVVOCATO ZAFFALON

 

DOMANDA - Lei all’udienza scorsa, parlando del risanamento ed ovviamente non ritorno sul problema, ha fatto un accenno e ha considerato che anche dopo il risanamento - questa era la frase, la cito a memoria - all’interno delle autoclavi potevano rimanere delle croste la cui rimozione poteva determinare anche rilascio di CVM, credo che lei confermi tuttora questa sua dichiarazione, è così?

RISPOSTA - Sì, perché si tratta di qualcosa di ineliminabile con la procedura di bonifica, perché era incastrato, è una bolla dentro la crosta solida, era impermeabile quella, il problema l’abbiamo eliminato con il lavaggio chimico radicalmente, ma la quantità sarebbe stata comunque una quantità molto bassa, per essere sicuri che anche questa quantità non fosse assorbita è bastato un provvedimento banale, quello di far aspirare l’aria non dall’alto, perché si sarebbe creato turbolenza in autoclave, anche se poca l’avrebbe respirato, ma mettere l’aspiratore dal basso, fare entrare l’aria dall’alto, e abbiamo fatto le prove con il cercafughe e con la sonda del cromatografo, abbiamo visto che si trovava qualche valore di PPM, poca roba all’uscita ma intorno alla faccia dell’operatore non c’era CVM.

DOMANDA - Questo intervento a quando risale, questo ultimo intervento?

RISPOSTA - E’ documentato perché è in una relazione che è stata fatta sul CV24 mi pare e che io ho riconosciuto al volo, perché ho visto questa frase, perché fu il CV24 a inserire questa modifica di procedura banale, io la notai, mi accorsi che al CV14 non lo facevano e la estesi al CV14, risale al ‘75, ‘76, non ricordo, nel documento c’è la data.

DOMANDA - Io le devo contestare, o meglio, farle presente, che numerosi lavoratori di coloro che entravano nelle autoclavi, per la ripulitura, hanno dichiarato che anche in epoca parecchio successiva a quella che lei dichiara nella rimozione nelle croste venivano investiti e sentivano l’odore del gas che veniva sprigionato durante la rimozione?

RISPOSTA - Questo lo confermo.

DOMANDA - Se sentivano l’odore non è che il CVM era solo nel fondo dell’autoclave, veniva anche respirato?

RISPOSTA - Io mi riferisco..., questa modifica è stata fatta, e per le date mi riferisco al documento che è stato presentato.

DOMANDA - Io come le dicevo le dichiarazioni riguardano anche epoche successive. Un’altra precisazione sempre su questi aspetti, se vogliamo, secondari del ciclo. Lei, prima di chiederle con precisione, volevo chiederle se le risulta se ci fossero stati altri avvenimenti di questo tipo, cioè che nonostante il risanamento c’erano delle situazioni particolari, delle mansioni particolari che determinavano, come posso dire, quasi automaticamente l’emissione di gas; lei è in grado di citarne qualcosa per caso? Se no glielo posso ricordare io.

RISPOSTA - No, se me lo ricorda lei.

DOMANDA - Ci sono delle dichiarazioni di parecchi lavoratori, sempre riferite all’epoca degli anni ‘70, e qualcuna anche degli anni ‘80, in cui si segnala che nell’attività di disincrostazione di tubazioni, queste addirittura dovevano venire portate all’aperto, perché durante questa operazione c’era rilascio notevole di CVM, e nonostante questo l’operatore, anche all’aperto, nel momento in cui effettuava l’operazione, si trovava a respirare il gas e sentiva l’odore; le risulta che ci fossero queste operazioni?

RISPOSTA - Il caso che lei mi prospetta l’ho visto e sono inorridito anch’io, ma risale a quando ancora non si sapeva che il CVM era, lei mi ha parlato di disincrostazione di tubazioni?

DOMANDA - Di pulizia anche.

RISPOSTA - Allora, sicuramente il lavoro quando il risanamento è stato raggiunto, è stato fatto in modo sicuro, ora non voglio ricordare com’erano attrezzati per lavare con cicloesanone, perché evidentemente una tubazione, si può fare solo lavando, la cosa che mi fece inorridire è che con la fiamma svedese lo surriscaldavano e il tappo sparava fuori, quello sì era acido cloridrico, diossina e tutto il resto, ma sicuramente questa situazione è molto diversa da quando è stato messo il lavaggio delle tubazioni con cicloesanone.

DOMANDA - Le ricordo, le segnalo anche qui che le dichiarazioni di questi testi riguardano anche epoche successive a quelle da lei riferite. Le faccio un altro esempio e poi finisco. Si parla da parte di parecchi testimoni di mansioni che attengono ad interventi sulle valvole, anche in questi casi si dice che vi erano molto frequentemente dispersioni ed anche in questi casi si parla di epoche che sono piuttosto avanzate rispetto a quelle di cui lei parla. Le risulta che ci fossero queste dispersioni?

RISPOSTA - Sì, ecco, questa domanda introduce un altro concetto. Noi siamo sempre stati contrari all’uso delle maschere, dottrina, della commissione ambiente del Petrolchimico. Perché? Perché le condizioni di lavoro ordinario devono essere in assenza dell’agente rischio, perché se invece si supplisce a questo con un sistema di protezione c’è il rischio o dell’assuefazione o del rigetto, e c’è il rischio che la maschera e il filtro si intasi allora noi i sistemi di protezione individuale dovevano essere usati per gli interventi nei quali il rischio era ineliminabile, non solo la presenza, allora è evidente che se si doveva andare a stringere una valvola e per questo avevamo chiesto la disponibilità di personale di manutenzione, anche se alcuni lo consideravano declassificato, per andare a stringere delle tenute che perdevano bisognava andarci con la maschera e con l’autoprotettore, c’era l’autorespiratore e tutto il resto.

DOMANDA - La domanda è un attimo diversa, anche se mi pare che lei...

RISPOSTA - Per quello era previsto l’intervento con i sistemi di protezione.

DOMANDA - Il discorso sulle maschere è un altro discorso, ma non mi soffermo che molti lavoratori affermano che non usavano queste maschere. Lei mi conferma che sulle valvole succedeva che ci fossero dispersioni di gas?

RISPOSTA - Anche oggi quando l’analizzatore indica una sorgente, dato che non ci sono rotture il punto critico che è rimasto sono le tenute e dove bisogna andare a stringere.

DOMANDA - Ma come lei sa ci sono valvole e valvole, ce ne sono alcune che funzionano meglio di altre, alcune che sono più costose di altre.

 

Presidente: bene, allora sospendiamo per un quarto d’ora. Possiamo liberare il teste? Va bene, rimanga a disposizione. Riprendiamo l’udienza, se vuole chiamare il teste..., ecco, si accomodi prego.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - L’argomento è l’informativa di Montedison, perché il signor Francini ha già detto, chiaramente ha scritto in quell’appunto del ‘79 di essere stato informato dall’azienda su quella richiesta dell’ispettorato medico del Ministero del lavoro sulla mortalità da CVM indagine. Maggio ‘74 - attenzione alle date - il documento che il signor Francini ha citato per un altro verso precedentemente, cioè gli allegati alla lettera di Cefis alla Regione del ‘75, che voglio dimostrare nella parte della cronologia di questo allegato che si riferisce ad un’altra data, non più al maggio del ‘74, ma al febbraio del ‘74, quindi 3 mesi prima, a proposito del febbraio del ‘74 si dice: "la Montedison ritiene necessario condurre un controllo clinico specialistico sui lavoratori esposti a CVM ed affida alla clinica del lavoro di Milano il compito di effettuare un’indagine epidemiologica retrospettiva e prospettica", si dà atto che sono stati iniziati i contatti con Terni e con Brindisi, nell’ultimo paragrafo del pensiero si dice "non è possibile avviare indagini non avendo raggiunto un accordo con le organizzazioni sindacali e con le autorità amministrative locali". Qui si parla di un’indagine spontaneamente richiesta da Montedison, febbraio ‘74. Ricordiamo che il documento del Ministero del lavoro è del maggio del ‘74 con cui chiede a Montedison l’indagine, siamo nel febbraio ‘74, indagine di Montedison spontanea, a Porto Marghera invece non è possibile avviare l’indagine nel febbraio ‘74 non avendo raggiunto un accordo con le organizzazioni sindacali e con le autorità amministrative locali. Cosa vuol dire, è in grado di dare qualche spiegazione su questo?

RISPOSTA - Io ho una mia spiegazione e una mia versione precisa, anche in questo caso come in tanti altri casi gli accordi pubblici vengono preceduti da accordi riservati, mi scusi l’espressione, con chi conta di più. Allora la mia interpretazione è che io sono stato uno degli ultimi a venirlo a sapere, che ce l’hanno detto perché temevano la reazione ovviamente non solo mia ma di tutta la commissione ambiente del Petrolchimico, e che non eravamo informati nemmeno dal sindacato nazionale, mentre è vero quello che si afferma qui che a Terni e a Brindisi erano partiti prima, io infatti oltre che a Terni, Terni mi ha mandato l’elenco degli esami che a Terni erano stati fatti, quindi per me...

DOMANDA - Per me ha risposto signor Francini. Voglio solo dare al Tribunale due documenti, e poi ho concluso il controesame, il documento del Ministero del lavoro e della previdenza sociale del 20 maggio ‘74 alla Montedison, quindi 3 mesi dopo, e il lavoro, pregherei il signor Francini se lo conosce, il lavoro che dal professor Foà è stato consegnato a Francini in quello stesso maggio del ‘74, lavoro che è in bozza e che reca la data Milano maggio ‘74, quindi se il signor Francini riconosce quel documento come quello che gli è stato dato nel maggio ‘74?

RISPOSTA - Di questo documento io ho la fotocopia con l’annotazione dell’ultima pagina in originale, a penna blu, e quindi secondo me è il documento che ci hanno dato a maggio del ‘74.

 

Presidente : va bene...

 

RISPOSTA - Posso dire una cosa? L’aspetto più importante fu l’aspetto sanitario, però la controparte per noi non era la Montedison, erano le strutture pubbliche, la Montedison ci è entrata per vicende che nel processo non ho trovato nemmeno nel fascicolo quando l’ho visto, per cui ritengo più opportuno, mi sembra impertinente dirlo.

 

Presidente: grazie Francini, arrivederci.

 

Avvocato Schiesaro: io producevo quel documento che è stato citato dal teste, la chiusura contenente il testo del suo intervento denominato "La chiusura del ciclo obiettivo di fondo" pubblicato sul "Salute e industria chimica" Seusi, 1981, convegno di Roma del 1980, nel quale c’era un passaggio dell’intervento che toccava il punto, che secondo me non era stato sufficientemente chiarito, secondo cui il concetto di risanamento che lui propugnava era legato all’idea di una chiusura di un ciclo di produzione, la chiusura del ciclo determina risanamento ambientale e da lì scendono tutte le altre conseguenze.

 

Presidente: va bene, acquisiamo. Chi chiamiamo?

 

Avvocato Stella: il teste Magri.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - MAGRI RICCARDO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO STELLA

 

DOMANDA - Vuole illustrare al Tribunale la sua carriera lavorativa, quando è stato assunto fino a quando, che funzioni ha svolto e fino a quando è rimasto al Petrolchimico?

RISPOSTA - Sono entrato nel gruppo Edison il primo luglio del 1953 in qualità di borsista e ho fatto formazione fino al settembre 1954 e dopodiché sono entrato a far parte dell’organico della società industriale San Marco del gruppo Edison dove sono rimasto circa 20 anni come responsabile del laboratorio chimico di controllo di qualità fino al dicembre del 1973. A partire dal gennaio del 1974 ho prestato servizio presso l’ente della zona industriale di Porto Marghera in qualità di responsabile del controllo dell’inquinamento atmosferico della zona industriale di Porto Marghera, questo fino a dicembre del 1977. A partire dal gennaio del 1978 ho assunto la responsabilità del controllo di qualità del PVC, dei polimeri in generale del PVC in particolare. Ho lavorato 10 anni nel controllo di qualità del PVC, niente, poi sono andato in pensione a partire dal primo marzo del 1989.

DOMANDA - Le nostre domande riguarderanno il periodo dal giugno ‘87 in poi. Vuole descrivere innanzitutto la metodologia del controllo del PVC?

RISPOSTA - Le metodologie ovviamente sono diverse a seconda del parametro di qualità che si intende controllare, uno dei parametri importanti era la distribuzione granulometrica delle polveri, la distribuzione granulometrica delle polveri veniva determinata per setacciatura di un campione di 20 grammi per polimero e per pesata delle varie frazioni che si fermavano per setacci, che se ben ricordo erano 7. Questo brevemente per quanto riguarda la determinazione della composizione granulometrica. Poi veniva determinata la densità apparente, veniva determinata la scorrevolezza, veniva determinata la stabilità termica del polimero, veniva determinato il CVM residuo del polimero e con frequenza diversa altri parametri che si controllavano a spot, cioè la porosità, la stabilità termica tecnologica..

DOMANDA - Il vostro controllo riguardava che cosa? Cioè, il laboratorio di controllo di cui lei faceva parte che cosa controllava, nelle diverse fasi?

RISPOSTA - Controllava il PVC sospensione, il PVC emulsione e il granulo.

DOMANDA - Sì, ma come, in quale fase?

RISPOSTA - Al laboratorio di controllo venivano recapitati, a cura del personale dei reparti di produzione, i campioni medi delle partite prodotte. I campioni venivano portati in laboratorio con un loro numero di etichetta, un numero di miscela..

DOMANDA - E’ giusto dire che voi facevate un controllo sul prodotto finito?

RISPOSTA - Certo, sul prodotto finito. Facevamo un controllo sul prodotto finito che veniva recapitato a cura del personale dei reparti in laboratorio, in laboratorio il prodotto veniva accettato e veniva sottoposto a tutte le analisi necessarie per caratterizzarlo.

DOMANDA - Ci sa dire a grandi linee i risultati di queste analisi sia per quanto riguarda il PVC in sospensione, sia per quanto riguarda il PVC in emulsione? Cioè, voi ricevevate il prodotto se non sbaglio dal CV24 e dal CV6?

RISPOSTA - Se parliamo dal periodo che decorre dalla fine dell’87 sicuramente dal CV24, poi il CV6 è andato verso un graduale spegnimento, quindi non c’era più il CV6. Comunque i reparti CV24 e CV6 inviano in laboratorio i campioni da essere caratterizzati. Quali erano i risultati? Per quanto riguarda la resina, il polimero ottenuto in sospensione dal CV24 si trattava di una polvere le cui dimensioni medie delle particelle erano attorno ai 120, 150 micron, con praticamente quasi tutti i granuli erano compresi tra i 65 e i 70 micron ed i 150 o 180.., era una granulometria molto stretta, le particelle erano abbastanza uguali tra di loro, mancavano le frazioni più grosse e le frazioni più fini, questo era il risultato grossomodo dell’analisi granulometrica.

DOMANDA - Cosa vuol dire quasi tutte? Cioè, se lei dovesse esprimersi facendo una percentuale dei risultati delle analisi nell’87, nell’88 e inizio ‘89?

RISPOSTA - Questo vuol dire, ad esempio, che sotto, cioè, particelle più piccole di 60 micron non ce n’erano, e particelle più grandi di 200 micron lo stesso non c’erano, quindi era tutto compreso tra i 120 e i 180 micron.

DOMANDA - Il CVM residuo?

RISPOSTA - Il CVM residuo nel periodo in questione era stabilizzato ad un valore inferiore a una parte per milione.

DOMANDA - Questo sempre nelle stesse particelle che venivano sottoposte ad esame granulometrico?

RISPOSTA - Certo, sullo stesso campione chiaramente.

DOMANDA - Per quanto riguarda le polveri invece, nel senso stretto, cioè il PVC in emulsione, che analisi avete fatto e quali erano i risultati? E’ vero, magari distinguendo i periodi, perché lei stava dicendo prima che il CV6 era ad esaurimento...

RISPOSTA - Sì, comunque considerando tutto il periodo che io ho vissuto all’interno del...

DOMANDA - Dell’emulsione?

RISPOSTA - Sì, se vogliamo parlare dell’emulsione sono sempre stati fatti gli stessi controlli di qualità. Cioè, per il controllore di qualità dell’emulsione non era tanto la polvere di PVC ottenuta in emulsione che era importante caratterizzare, ma veniva caratterizzato un sistema ottenuto dalla polvere di PVC emulsione additivata di plastificanti, cioè si prendeva la polvere di PVC in emulsione, in macchine particolari, al fine di ottenere un composto che si chiamava plastisol. Il controllo di qualità consisteva nel valutare la lavorabilità di questo plastisol, cioè le caratteristiche del composto ottenuto trattando PVC in emulsione con plastificante.

DOMANDA - Quanto CVM c’era?

RISPOSTA - Il CVM per quanto riguarda l’emulsione il problema del CVM praticamente non esisteva, perché dalle modalità di ottenimento del prodotto era pressoché impossibile che ci potesse essere CVM residuo, il CVM residuo nei capitolati risulta dichiarato inferiore ad una parte per milione, siamo senz’altro ben al di sotto di quel livello nei controlli a spot che venivano fatti, perché in effetti su PVC in emulsione non c’era neanche un controllo sistematico del CVM.

DOMANDA - Per quanto riguarda il laboratorio in cui lei lavorava c’era un problema di esposizione a CVM?

RISPOSTA - No, noi facevamo analisi di polimeri di CVM, quindi si poteva parlare di CVM solo quando ci si riferiva al CVM residuo contenuto nel polimero ed in particolare nel solo polimero ottenuto in sospensione, cioè nel prodotto del CV24. Cosa vuol dire questo? Che il CVM che entrava nel laboratorio di controllo dei polimeri non era altro che il CVM residuo ottenuto nella resina in sospensione prodotta dal CV24.

DOMANDA - Ma c’erano rischi di esposizione da qualsiasi parte del laboratorio?

RISPOSTA - Prima abbiamo detto che il CVM residuo nel polimero ottenuto in sospensione, nel periodo di cui stiamo parlando, è sempre stato al di sotto di una parte per milione, quindi questo cosa vuol dire, che il solo CVM che entrava in laboratorio era quello ottenuto in ragione di una parte per milione prodotto dal PVC prodotto in sospensione nel CV24.

 

AVVOCATO BETTIOL

 

DOMANDA - Una specificazione. Nel fare queste analisi c’era un contatto con le mani degli operatori?

RISPOSTA - Non ci doveva, non ci poteva e non ci doveva essere nessun contatto del polimero con le mani degli operatori, direi, mi scusi, non ha neanche senso, perché l’operatore quando prelevava il campione di polimero per fare un qualsiasi tipo di analisi, evidentemente si serviva degli strumenti che sono stati appositamente studiati, c’erano le spatole, i cucchiai, le sessole.

 

Presidente: se ne è parlato appunto nell’insaccamento quando si doveva magari nel primo periodo cercare di rabboccare il sacco?

RISPOSTA - Non ho capito.

 

Presidente: quando ancora la procedura non era perfettamente automatizzata dell’insaccamento...

RISPOSTA - Lei parla del..

 

Presidente: dei reparti di insaccamento, io penso che si riferisse non tanto al laboratorio..., ah, al laboratorio, ho capito.

RISPOSTA - Il laboratorio avevano a loro disposizione tutta una serie di..

 

Presidente: pensavo che lei avesse fatto una domanda più in generale, che riguardasse poi il ciclo ulteriore dell’insaccamento del prodotto.

 

AVVOCATO CESARI

 

DOMANDA - La determinazione granulometrica del PVC veniva fatta in un primo momento con un metodo Andersen, mi sembra che si chiamasse, a setacci?

RISPOSTA - La determinazione della distribuzione granulometrica del PVC dal 1978 fino a fine 1987 è stata fatta con i setacci, con il classico metodo di setacci, si chiama metodo di setacci in pila, c’era una pila di 7 setacci con delle reti calibrate, la cui luce era esattamente quella che volevamo, cioè, quella in linea con le dimensioni delle particelle che noi volevamo determinare, e l’analisi è stata sempre fatta con i setacci. Ad un certo momento però abbiamo intravisto la possibilità di eliminare la setacciatura, determinare la distribuzione granulometrica con un altro metodo ed è stata sperimentata l’applicazione del contatore di particelle, che è uno strumento automatico che invece di pesare le particelle che si fermano su un setaccio tanto per spiegarmi, va a contare il numero di particelle di una certa dimensione che passano attraverso un capillare. E’ uno strumento che era stato messo a punto per la chimica clinica, era un contaglobuli, si faceva l’analisi del sangue in sostanza. C’è stato proposto dalla ditta costruttrice e siamo stati incoraggiati da loro a sperimentarlo in sostituzione dell’analisi granulometrica. Abbiamo fatto un anno di sperimentazione, praticamente era il 1988, procedendo in parallelo tra l’analisi eseguita con i setacci e l’analisi eseguita con il contatore di particelle finché abbiamo ottenuto dei risultati confortanti e già all’inizio dell’89 abbiamo sostituito la determinazione della distribuzione granulometrica per setacciatura con la determinazione della distribuzione granulometrica attraverso il contaparticelle, contaparticelle che evidentemente semplificava enormemente tutta l’operazione, perché non c’era più bisogno di pesare 50 grammi di resina, recuperarla dai setacci, ma bastava sciogliere la resina in acqua, buttare questa sospensione all’interno del contatore di particelle che automaticamente dava la distribuzione granulometrica.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - In quale anno è stato avviato il laboratorio in cui lei ha lavorato?

RISPOSTA - Avviato in che senso?

DOMANDA - In che anno ha iniziato ad operare il laboratorio in cui lei ha lavorato al Petrolchimico?

RISPOSTA - Se parliamo del laboratorio PVC io sono entrato nel ‘78 che era già stato messo a punto, e proveniva da un trasferimento di un laboratorio che era alloggiato all’interno di un reparto di produzione, che era il CV5/15.

DOMANDA - Quindi prima c’era un laboratorio situato sopra il CV5/15, poi è stato creato un nuovo laboratorio?

RISPOSTA - Dopo quell’attività è stata spostata in un laboratorio che era l’ex laboratorio dove veniva fatta attività di ricerca sul PVC.

DOMANDA - A grandi linee e nei limiti in cui lei è in grado di rispondere, qual era la differenza tra il vecchio laboratorio e il nuovo laboratorio?

RISPOSTA - Premesso che io ho sempre operato sul nuovo laboratorio, e che quindi il vecchio laboratorio sono andato a vederlo per curiosità, evidentemente la differenza fondamentale tra i due laboratori è questa: nel nuovo laboratorio i controlli del PVC sospensione, del PVC emulsione, del PCV granulo venivano fatti su tre ambienti diversi. E mi spiego meglio, erano due vani da circa 250 metri quadri, l’uno posto al piano terra che era dedicato al controllo del PVC compound, in quel locale lì erano sistemate le macchine trasformatrici, cioè gli estrusori, le calandre, le presse a iniezione, erano macchine praticamente di dimensione semindustriale che servivano per trasformare il granulo in manufatto e valutando la qualità del manufatto risalire alla qualità del granulo. Evidentemente le analisi del granulo fatte in queste condizioni creavano un ambiente piuttosto gravoso, nel senso che le macchine erano riscaldate sui 180, 200 gradi, quindi emettevano calore, le macchine camminando facevano rumore, essendo sistemate in un loro locale dedicato, che è stato condizionato, climatizzato con aria fredda, ed è stato insonorizzato con pannelli, mi hanno detto perché non ho visto l’installazione, una ditta ha studiato il problema del rumore e ha insonorizzato completamente il sistema. Quindi evidentemente separare questa attività, che io definirei abbastanza pesante, dal resto del laboratorio, dal laboratorio di controllo su resina che era un controllo che veniva eseguito su banco, cioè il controllo classico di laboratorio con le provette, cioè, separando queste due attività che nel vecchio laboratorio coesistevano sullo stesso vano, è stato evidentemente dal punto di vista dell’ambiente e dal punto di vista, come si può dire, è diventato un ambiente più confortevole, meno gravoso per gli operatori che vi operavano.

DOMANDA - Vuole descrivere al Tribunale come si svolgeva da parte dell’operatore il controllo del contenuto di CVM residuo in PVC? Cioè le modalità di lavoro?

RISPOSTA - Quando dal campione che arrivava dall’impianto veniva prelevata la quantità, 40, 50, 60, 100 grammi che dovevano servire per tutte le analisi di caratterizzazione, al momento di dover determinare il CVM residuo si prendeva qualche grammo, mi sembra fossero 2, 3 grammi di campione, venivano pesati in una navicella metallica, questa navicella metallica veniva introdotta su un forno preriscaldato a una temperatura che mi sembra fosse di 120, 130 gradi, si introduceva la navicella, si chiudeva il forno, si apriva una corrente di gas di trasporto, che nel nostro caso era elio, riscaldando il PVC in queste condizioni l’eventuale CVM residuo che vi era veniva spostato per effetto della temperatura del gas di trasporto, veniva trasferito in una colonna, la classica colonna cromatografica che era appositamente messa a punto e il sistema di registrazione segnava un picco la cui area corrispondeva alla concentrazione del CVM residuo.

DOMANDA - C’era possibilità di contatto con il CVM da parte dell’operatore mentre svolgeva questa mansione?

RISPOSTA - Il CVM che si liberava dal campione veniva intrappolato nella colonna cromatografica, cioè a valle del sistema usciva solo il gas di trasporto. Bisogna che poi lei tenga conto che siccome parliamo di CVM residuo di un PPM e pesiamo 100 grammi, quindi, insomma, un grammo contiene un microgrammo, 5 grammi al massimo contengono 5 microgrammi di CVM, cioè le quantità in gioco erano tali che ci lasciavano assolutamente tranquilli sul pericolo di esposizione.

DOMANDA - Il reparto in cui lei ha lavorato era un reparto che si può definire fortemente sindacalizzato?

RISPOSTA - Certo.

DOMANDA - C’era un delegato di reparto?

RISPOSTA - C’erano prima due delegati, poi un delegato di reparto, che fra l’altro era anche un componente del consiglio di fabbrica.

DOMANDA - Quali erano, se vi erano, i punti critici che venivano denunciati eventualmente dagli operatori e che cosa si è fatto per porvi rimedio?

RISPOSTA - Niente, noi al di là del controllo di prodotto di cui abbiamo parlato prima, nel piano di controllo erano previste anche delle analisi per controllo di processo, ne cito una per esempio che è quella che fra l’altro ha creato qualche motivo di contendere con il personale, cioè dai reparti arrivavano dei campioni di prodotto uscito dall’autoclave, prodotto prima dall’essiccamento. Vorrei spiegarmi, si tratta di una soluzione che contiene resina già polimerizzata, ma dove la fase liquida e la fase solida coesistono. Ora questi campioni venivano mandati in laboratorio in presenza di particolari eventi di produzione, cioè cambio dei sospendenti, mal funzionamento, qualche mal funzionamento dell’impianto, e in genere si chiedeva la determinazione della distribuzione granulometrica nel solido presente. Come si operava, si operava separando per centrifugazione la parte liquida dalla parte solida, la parte solida veniva essiccata in una stufa normale, stufa da laboratorio, e sul secco veniva determinata la distribuzione granulometrica come abbiamo detto prima.

DOMANDA - Il campione arrivava al laboratorio era un campione di PVC, arrivava già strippato?

RISPOSTA - Ecco, allora, a quel punto lì quando io ho cominciato ad affrontare questo problema in effetti il personale temeva che essendo un qualche cosa che non era ancora passato per l’impianto di essiccamento, che non era ancora passato per le colonne di strippaggio dell’impianto, fosse un sistema che conteneva forti quantità di PVC.

DOMANDA - CVM?

RISPOSTA - CVM, scusi. A quel punto cosa abbiamo fatto, siamo intervenuti in due direzioni, abbiamo preso accordi con il reparto che il sistema, cioè la vasca da dove veniva prelevato, cioè, il campione prima di diventare un campione piccolo era un campione di dimensioni maggiori. L’impianto, i responsabili dell’impianto si sono impegnati a strippare il CVM da questo sistema. Cosa vuol dire? Immergevano un getto di vapore in questo sistema solido acqua, in modo che se c’era CVM presente in quantità importanti venisse completamente eliminato prima che il campione venisse inviato al laboratorio.

DOMANDA - Però il personale non si accontentava di questa assicurazione, voleva di più oppure vi era sempre la percezione... mi spieghi la situazione?

RISPOSTA - Io dicevo: il campione non presenta problemi per questa ragione, perché ha subìto prima un’operazione di bonifica, però siccome questa operazione di bonifica non veniva vista da nessuno, evidentemente poteva esserci chi credeva che fosse stata effettivamente fatta e chi invece pensava non potesse essere stata fatta. Questo è stato uno dei motivi che ci ha spinto ad eliminare l’operazione di separazione solido acqua e ci ha spinto ad accelerare la possibilità di impiego del contatore di particelle di cui ho parlato prima. Con il contatore di particelle non c’era più bisogno di fare niente, perché per contare le particelle bisognava mettere la resina in acqua, invece la resina era già in acqua, bastava omogeneizzare dentro, quindi non c’era problema di separare il liquido dal solido, non c’era problema di essicare il solido, tanto più poi che essiccando il solido c’era il problema del camino della stufa, il problema del camino della stufa in effetti quando sono arrivato era un camino aperto, ma lì è stata una situazione facile da sanare perché noi avevamo delle linee aeree di aspirazione abbiamo calato delle proboscidi con delle cuffie e su tutti i punti in cui supponevamo che ci potesse essere immissione, non solo di CVM, ma anche di micropolverosità, di cattivi odori, ecc., oltre alle cappe di aspirazione avevamo questo sistema di aspirazione diffuso che consisteva di calare delle proboscidi con delle cuffie e caprate, correre dietro a delle emissioni con dei sistemi flessibili.

DOMANDA - Quindi il contatore di particelle di cui parlava lei prima ha posto fine alla necessità di compiere quella operazione?

RISPOSTA - Certo.

DOMANDA - E a posto fine a quello che era il punto di contestazione, di dissidio all’interno del reparto?

RISPOSTA - Il contatore di particelle ha risolto due problemi, quello di cui abbiamo appena parlato, che è l’analisi della distribuzione granulometrica delle "cariche" e praticamente ha anche determinato la chiusura della saletta delle setacciature che era il punto più fastidioso del laboratorio. Fortunatamente avevamo avuto la possibilità di chiudere queste operazioni dentro una sala particolare che fra l’altro era anche dotata di cappa, però certe operazioni sotto cappa non potevano essere fatte, in particolare le operazioni che prevedevano l’uso della bilancia analitica, perché la corrente di aspirazione disturbava la bilancia. Comunque per fortuna il contatore di particelle ha fatto piazza pulita di questi problemi e per cui, quando io ho smesso la mia attività, problemi di questo tipo non ce n’erano già più.

 

Presidente: non ce ne sono altri?

 

AVVOCATO BETTIOL

 

DOMANDA - Erano questi i tipi di bollettini che venivano eseguiti? Vorrei fossero rammostrati, sono già agli atti, sono documenti già prodotti.

RISPOSTA - Sì, questo è un esempio di bollettino di analisi di un lotto di PVC prodotto dal CV24, qui compare il valore K, le contaminazioni, il colore, cioè tutte quelle analisi che venivano sistematicamente fatte su ogni lotto prodotto per poterlo caratterizzare dal punto di vista della qualità.

 

Avvocato Stella: volevo produrre al Tribunale due documenti, la norma europea del ‘93 e i valori limiti soglia dell’AGCH del ‘99 pubblicati nel giornale degli ingienisti industriali del 2000 appunto sui valori soglia nell’esame granulometrico, da questi documenti risulta che gli esami eseguiti dal teste Magri e sul quale lui ci ha riferito, hanno dato dei risultati che sono molto ma molto lontani dai valori, cioè, sono molto ma molto al di sotto dei valori di soglia indicati in questi documenti. Sono valori relativi soprattutto alla inalabilità e alla respirabilità, lì ci sono le colonne, le potete...

 

Presidente: va bene, domande ulteriori? Domande controesame?

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Quando ha iniziato a lavorare al laboratorio?

RISPOSTA - Al laboratorio PVC?

DOMANDA - Quando ha cominciato a lavorare al Petrolchimico allora?

RISPOSTA - Se pensiamo al Petrolchimico quello che è oggi praticamente sono entrato nel ‘78, nel gennaio del ‘78, perché ho lavorato 20 anni presso la società industriale San Marco che pur essendo stata inglobata nell’area del Petrolchimico in un secondo tempo era un’azienda che anche geograficamente era distaccata.

DOMANDA - Come si chiamava nel ‘78 questo laboratorio?

RISPOSTA - La società industriale San Marco.

DOMANDA - Quando ha cominciato...

RISPOSTA - Il laboratorio si chiamava laboratorio controllo polimeri.

DOMANDA - Quello che veniva chiamato ex PA3 è lo stesso laboratorio o è un laboratorio differente?

RISPOSTA - E’ differente.

DOMANDA - Che differenza c’era di trattazione tra i due laboratori?

RISPOSTA - Nel laboratorio polimeri venivano controllati i polimeri, nel laboratorio ex PA3 venivano controllate altre produzioni chimiche che niente avevano a che vedere con i polimeri.

DOMANDA - Non venivano trattati sospendenti, PVC in sospensione?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - E’ sicuro di questo dato?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Comunque lei ha iniziato dal ‘78?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ci sono dei documenti ‘77 che soltanto però per questa circostanza, non per altro le volevo indicare, che riguardano il laboratorio sospensione PVC ex PA3 li chiamano?

RISPOSTA - Guardi, io, come le ripeto, io ho cominciato nel ‘78 e ho cominciato nei locali dove ho finito, ma che il laboratorio controllo PVC fosse all’ex PA3 non mi risulta.

DOMANDA - Le faccio vedere la copia di un documento, uno di questi è del 4 febbraio ‘76, dove si vede che viene indirizzato dal laboratorio sospensione PVC ex PA3 al signor Chiurlotto, per conoscenza alla commissione ambiente.

 

Avvocato Santamaria: il teste ha iniziato a lavorare nel ‘78, non può conoscere un documento del ‘67.

 

DOMANDA - Ho detto che non faccio le domande sui documenti, ho detto che faccio solo una questione sulla denominazione, se mi ascolta avvocato riesce a capire il senso delle mie domande, ho chiesto solo sulla denominazione.

RISPOSTA - Lì nelle denominazioni in effetti sono state fatte delle confusioni, perché il laboratorio di cui io sto parlando molti lo hanno sempre chiamato per lungo tempo laboratorio CV5/15 che poi era un laboratorio improprio, perché questo laboratorio si chiamava laboratorio controllo polimeri o più semplicemente nel sacco del PVC laboratorio controllo PVC. Il fatto che fosse poi fisicamente allogato all’interno del reparto CV15 lo aveva fatto chiamare laboratorio CV5/15.

DOMANDA - Per vedere se individuiamo questo laboratorio, lei ha conosciuto il signor Talamini e il signor Chiurlotto?

RISPOSTA - Il professor Talamini certo.

DOMANDA - Che incarico aveva?

RISPOSTA - Il professor Talamini era il responsabile del centro ricerche.

DOMANDA - Di tutto il centro ricerche?

RISPOSTA - Da cui dipendeva anche la sezione controllo.

DOMANDA - E il signor Chiurlotto?

RISPOSTA - Il signor Chiurlotto era nello staff del professor Talamini e mi sembra che si occupasse di problemi di sicurezza.

DOMANDA - Non ho altre domande.

 

Presidente: bene, allora può andare. Chi sentiamo?

 

Avvocato Stella: dottor Magarotto, dottor Munarin.

 

Presidente: come vuole lei.

 

Avvocato Santamaria: cominciamo con Munarin perché credo che sia molto più breve.

 

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - MUNARIN FEDERICO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Qual è il suo titolo di studio?

RISPOSTA - Sono laureato in medicina e chirurgia, sono specialista in medicina del lavoro e medicina dello sport, attualmente svolgo l’attività di responsabile di distretto sociosanitario presso l’azienda U.L.S.S. 12 veneziana.

DOMANDA - Lei ha prestato la sua attività lavorativa anche presso il servizio...

RISPOSTA - Esatto, sono stato come, dal ‘79 all’85 come frequentatore e consulente a 30 ore per l’azienda, poi nell’85 ho vinto il concorso, sono entrato nell’85, sono rimasto fino al ‘94 quando sono stato chiamato a questo nuovo incarico.

DOMANDA - Fino al ‘94?

RISPOSTA - Fino al ‘94 presso il dipartimento, allora si chiamava settore di igiene pubblica, oggi si chiama dipartimento di igiene pubblica e precisamente presso il servizio di medicina del lavoro di Marghera.

DOMANDA - A noi risulta da un documento che lei ha tenuto e sottoscritto una relazione che il servizio di igiene e medicina del lavoro ha compiuto, un’indagine che ha compiuto sugli ex esposti al cloruro di vinile monomero, un’indagine che vorrei che ripercorresse nella sua genesi, di chi fu l’iniziativa, come fu organizzata e così via?

RISPOSTA - Allora, l’indagine, io allora ero assistente, l’indagine nasce da un rapporto dall’allora mio direttore, dottor Corrado Clini e la Fulc.

DOMANDA - Quindi eravamo nel 1988?

RISPOSTA - Sì. Per cui ci sono stati degli accordi che io come assistente non posso certo conoscere tra la Fulc e l’allora direttore del servizio di medicina del lavoro dottor Clini, per cui si arrivò probabilmente a un accordo di una rivisitazione dello stato di salute delle persone che erano state a suo tempo esposte o avevano lavorato, questo lasciatemi..., perché non ero presente agli accordi chiaramente, che avevano lavorato presso il reparto, presso la Montedison in quel periodo e particolarmente al CVM.

DOMANDA - Dai documenti che abbiamo noi risulta che fu il consiglio di fabbrica del Petrolchimico a prendere gli accordi.

RISPOSTA - Credo di sì, poi gli accordi tra il consiglio di fabbrica del Petrolchimico, quindi diciamo la Fulc chimici e il direttore io non li posso sapere, io ho solo ricevuto l’ordine dal direttore di eseguire il protocollo concordato, quindi di fare le visite mediche, controllo degli esami, tutto ciò che era stato stabilito dal protocollo sanitario e farne una sintesi epidemiologica di quello che io potevo trovare durante le visite che avrei dovuto svolgere.

DOMANDA - Il protocollo, può descriverci il protocollo sanitario?

RISPOSTA - Il protocollo sanitario era un protocollo, se mi permette lo tiro fuori, perché poi alla fine, il protocollo che tra l’altro prevedeva oltre al visita medica e all’anamnesi lavorativa, prevedeva una serie di esami tra i quali spirometria, audiometria, emocromo, formula, le transaminasi o funzionalità epatiche, come vengono spesso definite o chiamate, sì, audiometrie, le spirometrie, delle radiografie del torace, poi le funzionalità epatiche, come le dicevo, e questo era quello che potevamo allora fare anche come laboratorio e come attività all’interno e come strumentazione tecnico scientifica avevamo a disposizione per poter effettuare queste indagini all’interno del servizio.

DOMANDA - Come fu determinato il gruppo di lavoratori che avrebbero dovuto partecipare a questa...

RISPOSTA - Questo è un gruppo, almeno credo, ripeto sempre riguardo gli accordi Fulc dottor Clini, credo che questo sia un gruppo che la stessa Fulc, i nominativi sono stati dati dalla Fulc al servizio di medicina del lavoro, in effetti noi nel momento in cui abbiamo avuto questi nomi, erano 150 persone, abbiamo inviato una lettera personale a casa.

DOMANDA - Lei ha con sé l’elenco dei nomi delle persone?

RISPOSTA - Io non ho tutti i nomi però ho i nomi di coloro che sono stati da noi visitati e che hanno risposto alla chiamata.

DOMANDA - Perché ci fu una chiamata?

RISPOSTA - Sì. Io posso fornirvi la lettera del 29/5/89 in cui si diceva, firmata dal dottor Clini, non da me, in cui si invitava il lavoratore in indirizzo, proprio a seguito, ve la posso anche leggere, "Il servizio medicina del lavoro dell’U.L.S.S. 36 in collaborazione con il consiglio di fabbrica del Petrolchimico Enimont intende realizzare a 14 anni dall’iniziativa Fulc un’indagine sullo stato di salute dei lavoratori esposti e non più esposti a CVM. Il programma di indagine prevede l’esecuzione presso il servizio di medicina del lavoro, via Pasini 36 a Marghera dei seguenti esami, urine, emocromo, formula e piastrine, fosfastasi alcalina, audiometria, radiografia del torace, VES, bilirubina, elettroforesi proteica, spirometria, visita di medicina del lavoro con compilazione della cartella sanitaria, copia degli accertamenti eseguiti verrà consegnata a ciascun partecipante e i risultati complessivi dell’indagine verranno presentati successivamente in un incontro con gli interessati. Per motivi organizzativi è indispensabile confermare dal 12/6 al 29/6/89 la propria adesione all’iniziativa e fissare l’appuntamento per il giorno dell’esecuzione degli accertamenti telefonando al numero 6203241 del consiglio di fabbrica del Petrolchimico disponibile per questo servizio, il lunedì dalle ore 14.00 alle 16.30, mercoledì dalle 14.00 alle 16.30, giovedì 14.00, 16.30. Distinti saluti il direttore Corrado Clini".

DOMANDA - Questa lettera fu inviata a tutti i 156, ha detto prima?

RISPOSTA - 150, mi lasci, così, i 150, 156, di fatto il 50% di quelle persone circa ha risposto.

DOMANDA - Lei è in grado di ricostruire i nomi di queste persone che furono contattate e i nomi delle persone che furono effettivamente visitate?

RISPOSTA - No, i nomi delle persone che sono state visitate io ve li posso dare perché sono i nomi delle persone che hanno risposto con i giorni in cui si sono presentati alla visita, cioè sono coloro i quali hanno risposto positivamente alla nostra chiamata.

DOMANDA - Quindi 50% dei destinatari di questa lettera ha risposto positivamente presentandosi nei giorni stabiliti, l’altro 50% no?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Non avete neanche avuto notizia di queste persone?

RISPOSTA - No, almeno io da parte mia non ho avuto nessuna notizia. Tra parentesi, se mi permette, adesso non ricordo il giorno, sì, c’è, è stata inviata alla fine dell’indagine, e quindi probabilmente ce l’avete anche voi chiaramente, questa indagine di cui tra l’altro io ho conservato i lucidi per poterli proiettare al momento della discussione con il consiglio di fabbrica...

DOMANDA - Perché fu lei ad andare alla discussione con il consiglio di fabbrica?

RISPOSTA - Sì, eravamo io e il dottor Magarotto che siamo andati a delucidare che cosa avevamo ritrovato durante l’indagine sanitaria.

DOMANDA - E questo è avvenuto ai primi del ‘90?

RISPOSTA - Le dico la data esatta, qui ho l’altra lettera indirizzata al consiglio di fabbrica stabilimento Petrolchimico Porto Marghera, per conoscenza commissione ambiente stabilimento Petrolchimico Porto Marghera, la lettera è datata 2/1/90, "Si invia relazione sanitaria degli ex lavoratori Montedison impiegati nella lavorazione del cloruro vinile monomero, nell’occasione si conferma per il giorno 11/1/90 ore 10.00 incontro con le organizzazioni sindacali". In quella data abbiamo fatto l’incontro con le organizzazioni sindacali. Io mi sono annotato alcuni appunti, alcune domande, le ho messe via, erano presenti 74 persone quella mattina all’incontro, certamente non ho fatto la conta se erano quelli che avevamo visitato o qualcuno in più o qualcuno in meno o chi. Di fatto poi alcune persone, tra le quali coloro che sono stati visitati, hanno posto alcune domande.

DOMANDA - Dopo semmai affronteremo questo punto. Passiamo al contenuto della relazione, prima vorrei che illustrasse al Tribunale le modalità di esecuzione dell’indagine. In quanti giorni si è articolata, come...

RISPOSTA - Guardi, diciamo nell’arco di circa un mese e mezzo, due circa abbiamo visto queste persone scaglionate, 6 persone alla volta, secondo le date stabilite, e dopodiché c’è stato il tempo tecnico per, come dire, per collegare ed esprimere le valutazioni epidemiologiche che potevamo trovare.

DOMANDA - Quanti medici hanno lavorato in questa occasione?

RISPOSTA - Solo io, poi chiaramente in supporto del laboratorio e quindi chi eseguiva materialmente l’indagine non ero io, chi eseguiva la spirometria era un tecnico di fisiopatologia respiratoria, chi seguiva l’audiometria era una tecnica audiometrica, quindi il problema era più che altro il supporto tecnico.

DOMANDA - Nella prima pagina della sua relazione finale, lei dopo aver fatto presente che purtroppo aveva aderito all’iniziativa, circa il 50% dei convocati rilevava che l’iniziativa era assai positiva perché per la prima volta si era realizzata una sorveglianza sanitaria sui pensionati e lei ha scritto che furono esposti a rischi lavorativi sicuramente maggiori degli attuali?

RISPOSTA - Ecco, il problema è questo, noi non avevamo notizia in bibliografia che altre indagini simili o per altri versi, per altre ipotetiche altre patologie, non da CVM, ma mettiamo caso per altra qualsiasi natura espositiva, fossero state fatte in questo momento o in quel momento, anzi, in Italia. Quindi era nella nostra logica poter dire che era la prima volta che si andavano a rivedere dei pensionati e non dei lavoratori in attività, come solitamente si suol fare, o si soleva fare anche a quel tempo.

DOMANDA - Vuole illustrare al Tribunale in sintesi le conclusioni della sua indagine?

RISPOSTA - Diciamo che, ecco, le conclusioni, cioè quella popolazione che avevamo visto, e particolarmente...

DOMANDA - Legga magari i passi della sua conclusione.

RISPOSTA - Li posso commentare eventualmente. "Gli accertamenti sanitari eseguiti nel corso dell’indagine evidenziano che il gruppo esaminato presenta nel complesso condizioni di salute accettabili e che non differiscono in senso peggiorativo rispetto alle popolazioni lavorative dell’industria che siamo soliti osservare. Va tuttavia rilevata la presenza di deficit uditivi di vario grado, di probabile origine professionale in circa il 50% dei lavoratori esaminati. Le alterazioni degli indici di funzionalità epatica presenti nel 23% degli esaminati si distribuiscono all’interno delle varie mansioni considerate in modo vario tale da rendere assai azzardata qualunque ipotesi di correlazione tra alterazione ed una specifica mansione. Alle stesse conclusioni è pervenuto il servizio sanitario Montedipe in un’analisi in cui vengono confrontate le frequenze di alterazione epatica negli addetti ai vari reparti CVM con i lavoratori di altri raggruppamenti del Petrolchimico. Le malattie professionali denunciate all’Inail e riconosciute dall’istituto assicuratore sono complessivamente 7, così suddivise, 4 ipoacusie, 2 nemopatie, 1 epatopatia. A completamento di queste informazioni abbiamo analizzato anche la casistica completa delle denuncie di malattia professionale riferite alla patologia da CVM, escluse quindi le ipoacusie, effettuate dal ‘65 al febbraio 1989 sull’intera popolazione dei lavoratori addetti al CVM. La situazione e il suo andamento nel tempo sono illustrate nell’allegato 3 grafico seguente. Riteniamo infine opportuno riferire le conclusioni dello stato di mortalità sulla coorte CVM di Marghera eseguita da questo servizio in collaborazione con l’istituto superiore di sanità nell’ambito di una ricerca nazionale, quindi allegato 4. Il risultato dello studio evidenzia che la mortalità generale nella coorte è inferiore a quella attesa mentre si conferma l’esistenza del rischio neoplastico specifico dell’azione del CVM rappresentato dall’angiosarcoma epatico di cui sono stati descritti fino ad oggi 4 casi tra i lavoratori del Petrolchimico di Porto Marghera". Diciamo che questa è la sintesi chiara su 76 persone viste.

DOMANDA - Non generalizzabile.

RISPOSTA - Non generalizzabile alle persone. Di fatto però se giustamente si torna indietro a riguardare anche i grafici per quanto riguarda, così, le valutazioni epatiche, possiamo dire che se analizziamo caso per caso o funzionalità epatica per funzionalità epatica, non sono assolutamente dissimili da quelle della popolazione generale, e quindi alterazioni che giustamente possono in questo gruppo ben si intende, rientrare nella casistica generale di una popolazione qualsiasi, non lavorativa o esposta ai beni voluttuali, come dire, quotidiani.

DOMANDA - Io non ho altre domande.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Ce ne sono diverse, cominciamo, visto che sono le 2 meno un quarto.

 

Presidente: prego. Intanto andiamo avanti fino alle 2, cominci dalle prime. Però, ecco, guardate, posso dirvi una cosa? Il Tribunale non è che, voglio dire, non abbia percepito che...c’è un dato storico che è quello, tanto per intenderci, dell’indagine che è stata effettuata a quella data che ha interessato quei soggetti e questo, diciamo, è il dato di fatto, poi tutto, tutti gli altri elementi sono elementi o di carattere valutativo, che ci sono stati dati, praticamente il teste ci è venuto a leggere delle conclusioni che attengono un accertamento di carattere tecnico che è stato fatto medico legale, medico del lavoro e quindi, insomma, appartiene alla consulenza e siccome in questo processo oramai di consulenze, anche proprio sulla popolazione che, sia dal punto di vista epidemiologico, sia dal punto di vista medico legale e medico lavorativo, ne sono state fatte tante, io non credo che dovremmo soffermarci su questi dati più di tanto. Riassumiamo come dati di quell’accertamento, punto e basta, cioè, ma non entriamo nelle valutazioni di quei dati e insieme contestazioni di quei dati, tanto per intenderci, perché altrimenti ci addentriamo ancora una volta di quelli che sono i binari propri di una confutazione di una consulenza, sia pure proveniente da un organo pubblico qual era allora il centro di salute e igiene ambientale a Porto Marghera. Quindi io direi, Pubblico Ministero, veda di limitare perché poi il Tribunale assumerà questi dati nei limiti in cui già le ho precisato.

 

DOMANDA - Certo, ma io non ho nessuna intenzione di estendere, farò rigidamente un controesame sul lavoro che ha fatto il dottor Munarin, e seguirò rigidamente il lavoro che ha fatto e lo studio che è stato pubblicato, non mi permetto assolutamente di contestare valutazioni di altri o tutto quello che sappiamo noi e anche il Tribunale. Allora, però alcuni punti, alcune cose vanno precisate proprio su questo lavoro. Volevo chiederle innanzitutto di precisare questo, questa iniziativa com’è partita, com’è proposta?

RISPOSTA - Ripeto, non è un’iniziativa mia ma è un’iniziativa del direttore del servizio medicina del lavoro che raccoglie una richiesta dei sindacati di allora.

DOMANDA - Perché qui la richiesta è del sindacato, questa è la prima domanda e credo che sia interessante saperlo. Poi seconda circostanza, i dati riguardano in pratica, diceva, il 50% di 170 persone, quindi circa 85 persone?

RISPOSTA - Circa, i nominativi, ripeto, a memoria saranno stati 150, 160 persone di cui abbiamo avuto gli elenchi.

DOMANDA - Sinteticamente una ottantina di persone?

RISPOSTA - Le do un dato corretto, 78 persone hanno risposto all’indagine, praticamente 78 visite mediche.

DOMANDA - Le volevo chiedere, siccome avete analizzato nella vostra relazione l’abitudine al fumo, se avete rilevato, per questi lavoratori, una percentuale rispetto ad altre categorie della popolazione eccessiva o superiore come abitudine al fumo?

RISPOSTA - No, diciamo che confronti di questo tipo non li abbiamo fatti, però per cultura personale posso dire che non ci siano delle differenze tra una popolazione lavorativa e l’altra, la media e la quantità delle sigarette fumate è un po’ all’incirca uguale, simile, abbastanza, il fumo di sigaretta poi tra l’altro è un’abitudine o un vizio che riguarda vari strati sociali, quindi non è un target tipico della popolazione lavorativa di Marghera o operaia di Porto Marghera, quindi è un...

DOMANDA - Quindi nella media?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Perché quando è stato... credo che sia lo stesso lavoro poi pubblicato su "Ambiente di lavoro e salute".

RISPOSTA - No, questo è un lavoro che non è mai stato pubblicato.

DOMANDA - Non è mai stato pubblicato?

RISPOSTA - No, assolutamente.

DOMANDA - Per quanto riguarda questa abitudine al fumo quindi nella media. Per quanto riguarda il consumo di alcolici?

RISPOSTA - Diciamo che anche questo rientra nella media ed è un fatto squisitamente culturale della persona, è un fatto squisitamente non tipico di determinate categorie, non possiamo considerarlo un fattore specifico di una popolazione operaia di Porto Marghera, diciamo che i valori sono i valori che ci sono stati, come dire, riferiti all’anamnesi da queste 78 persone.

DOMANDA - E rientrano nella media della popolazione sicuramente...

RISPOSTA - In effetti poi alla fine il concetto che le transaminasi, il rapporto tra transaminasi, oppure emocromo citometrico ed alcool rientri in una media che più media di così non si può.

DOMANDA - Per quanto riguarda i sottogruppi o le categorie particolari, lei diceva poco fa che non erano risultate differenze o particolari sensibilità a certe patologie, però nella sua relazione, in questa relazione che non so se è sua o anche del dottor Magarotto.

RISPOSTA - L’ho firmata io perché l’ho costruita io, però certamente è una relazione che poi è stata anche letta prima.

DOMANDA - Certo, ma viene indicato che gli autoclavisti invece presentano già una percentuale maggiore...

RISPOSTA - Guardi, siamo andati a fare una valutazione, probabilmente si riferisce alla pagina 20 forse?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Alla tabella 10.

DOMANDA - Sotto alla tabella lei scrive, "pur con i limiti dovuti alla scarsa numerosità che conosciamo del campione esaminato, si evidenzia che gli autoclavisti presentano all’interno del loro gruppo una percentuale maggiore di alterazione alle prove della funzionalità epatica".

RISPOSTA - Però questo non è assolutamente significativo visto il numero esiguo, 78 persone...

DOMANDA - Certo, comunque gli autoclavisti presentavano questa percentuale maggiore.

RISPOSTA - Certo, se poi andiamo a guardare che su 78 persone 4 erano gli autoclavisti e 3 erano gli operai chimici jolly è logico che la percentuale si sposta di più essendo un numero esiguo verso gli autoclavisti.

DOMANDA - Certo, appunto. Lei poi nelle sue, successivamente quando parla di epatopatie professionali ne individua solo 4, lei è in grado di dire quali siano queste persone, non sa i nomi?

RISPOSTA - No, non siamo in grado anche perché, ripeto, questi sono dati che noi abbiamo raccolto su, per quanto riguarda note sulle malattie, infatti il titolo è note sulle malattie professionali, noi siamo andati, cioè, in un rapporto con l’Inail a verificare dei nominativi che avevamo visto, o tutti quelli che praticamente avevano, non di 78 persone, ma globalmente la popolazione che aveva lavorato in quel reparto, quante di queste persone avevano chiesto un indennizzo per malattia professionale, avevano fatto domanda per malattia professionale, dal quadro che avevamo emergeva questo dato.

DOMANDA - Un’ultima questione le volevo chiedere relativa alle conclusioni, dove lei quando parla di alterazione degli indici di funzionalità epatica dice: sono presenti nel 23% degli esaminati e quindi rispetto alla popolazione non c’è un eccesso, il suo riferimento è al 23% come numero degli esaminati?

RISPOSTA - Certo.

DOMANDA - Degli esaminati?

RISPOSTA - Certo.

DOMANDA - La percentuale nella popolazione di queste alterazioni si aggira sul 20%?

RISPOSTA - Sul 20% all’incirca, 20, 25% dipende dalle zone in cui...

DOMANDA - Parliamo della zona attorno a Porto Marghera?

RISPOSTA - Diciamo che questi sono i valori...

DOMANDA - Quindi la percentuale del 20% della popolazione, quindi se un gruppo di persone o di operai arrivasse ad un 40, 50% sarebbe considerevole?

RISPOSTA - No, sarebbe, intanto bisogna vedere...

DOMANDA - Non le dico che..., le faccio...

RISPOSTA - Se questo gruppo, il problema è se questo gruppo di 78 persone...

DOMANDA - Non sto parlando delle 78, guardi, forse non mi sono spiegato bene, lei dice siamo al 23% degli esaminati in questo gruppo che presentano alterazioni delle funzionalità epatiche, lei dice che se nella totalità della popolazione arriviamo sul 20% quindi siamo a livello..., ecco, se parliamo di un gruppo, altro gruppo, arriviamo al 40, 50%, vuol dire che è preoccupante?

RISPOSTA - Certo.

 

Avvocato Santamaria: c’è un’ovvia opposizione a questa domanda, non c’è neanche bisogno, qual è il fatto specifico...

 

DOMANDA - Allora glielo spiego. Allora nel momento in cui mi parla di una percentuale che rientra nei valori della popolazione devo chiedere se il valore della popolazione era al 20% e se raddoppio questa percentuale come medico dello Spisal lo preoccupa?

RISPOSTA - Certamente se io su una popolazione intera trovassi una popolazione lavorativa, facciamo un’ipotesi, 500 lavoratori in un’azienda che cominciano ad avere 45, 50% di funzionalità epatiche mi preoccuperei, come medico del lavoro dovrei fare delle valutazioni.

DOMANDA - Non ho altre domande.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Non su questa indagine, lei è medico del servizio di igiene e medicina del lavoro?

RISPOSTA - Lo sono stato fino al ‘94.

DOMANDA - Voi ricevevate i dati sulle indagini cliniche eseguite in stabilimento su lavoratori esposti a CVM?

RISPOSTA - Solitamente sì.

DOMANDA - Lei ha mai riscontrato percentuali di alterazioni della funzionalità epatica tali da suggerire le conclusioni cui stava cercando di pervenire il Pubblico Ministero?

RISPOSTA - Ve le dico subito, non posso dare risposta positiva in quanto la mia funzione era quella di un assistente e non quella di un aiuto, poi nel ‘90 io sono stato incaricato di coordinare l’attività degli UPG all’interno dello Spisal, quindi per la parte infortunistica, c’erano altre persone, tipo il dottor Magarotto etc., il dottor Clini, che si interessavano di vedere questa cosa, quindi non le posso dare una risposta corretta.

 

Presidente: bene, la ringraziamo, arrivederci. Riprendiamo alle 15, 15. 10 circa. Tenete presente che comunque il Tribunale come al solito procederà fino alle 18.30, quindi se avete troppi testi, tenuto conto..., liberateli.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - TETTAMANTI ANGELO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO PULITANO’

 

DOMANDA - Premessa brevissima, io farò poche domande al dottor Tettamanti nello spirito delle considerazioni che lei ha fatto stamattina circa ciò che è rilevante in questo processo. Vorrei che innanzitutto si presentasse.

 

Presidente: il Tribunale, non il Presidente, sono stato il portavoce del Tribunale.

 

DOMANDA - Vorrei che lei si presentasse esponendo il lavoro che lei ha svolto nel Petrolchimico e gli incarichi che ha avuto in ambito sindacale o di rappresentanza di lavoratori?

RISPOSTA - Io entro nel Petrolchimico nel novembre del ‘68, entro al laboratorio corrosioni, che era un reparto del centro ricerche, dal punto di vista dell’impegno sindacale ebbi una prima esperienza, fui invitato dal sindacato a rappresentarlo, il sindacato di fabbrica, rappresentarlo nella commissione ambiente paritetica, che era una commissione ambiente mista sindacato azienda, e qui siamo agli inizi anni ‘70, la commissione ambiente paritetica durò relativamente poco, dopo arrivò il contratto di lavoro di quegli anni, degli inizi anni ‘70, il quale permise l’istituzione della commissione ambiente, entrai quindi all’inizio del 1973, entrai a far parte della commissione ambiente del Petrolchimico, la quale probabilmente già tutti sapranno qua dentro, era un organismo tecnico che affiancava il comitato esecutivo e quindi il consiglio di fabbrica.

DOMANDA - Il comitato esecutivo di?

RISPOSTA - Il comitato esecutivo del consiglio di fabbrica.

DOMANDA - Quindi era una espressione dei lavoratori dello stabilimento la commissione ambiente?

RISPOSTA - Certamente, in quanto in pratica il consiglio di fabbrica era eletto dai lavoratori dello stabilimento, reparto per reparto, ogni reparto eleggeva dei delegati, l’insieme dei delegati costituiva il consiglio di fabbrica, il consiglio di fabbrica a sua volta eleggeva un comitato esecutivo che era delegato a rappresentarlo, come si dice in maniera forse un po’ grossa, politicamente.

DOMANDA - E la commissione ambiente veniva eletta, designata da chi?

RISPOSTA - Veniva designata dal consiglio di fabbrica.

DOMANDA - Lei dice ha assunto questo incarico nel 1973?

RISPOSTA - All’inizio ‘73.

DOMANDA - Nel periodo successivo, adesso non mi interessa precisare esattamente quando, mi dirà lei quando l’avete preso in carico, esplode il problema cloruro di vinile monomero, forse potremmo dire l’emergenza cloruro di vinile monomero alla luce di notizie emerse in quel periodo; vorrei che lei esponesse in sintesi quali valutazioni ed iniziative la commissione ambiente ha adottato quando ha avuto notizia del problema alla luce delle informazioni di quegli anni?

RISPOSTA - A dire la verità prima del cloruro di vinile ci fu tutta una sequela, anni ‘73, proprio tutto il ‘73 etc., ci fu tutta una sequela di fatti che, quelli più vecchi probabilmente ricorderanno, andavano sotto il nome di fughe di gas al Petrolchimico, la vertenza degli impianti AS, l’avviamento del Petrolchimico 2, ovvero della parte del Petrolchimico che sfornava i prodotti derivati dal petrolio, a differenza di quelli del Petrolchimico 1 che preparava i prodotti derivanti dal metano e quindi dall’acetilene, non è una cosa irrilevante per quello che è stato il mio impegno nella commissione ambiente sottolineare questo antefatto prima che arrivi il CVM perché era questa, è stato un battesimo proprio sul campo in una realtà che veramente era molto pesante, diciamo così, c’era un fatto che si susseguiva all’altro. Quando arrivò a fine ‘73, inizio ‘74, arriva la notizia del morto della Goodrich, e quindi esplode la questione cloruro di vinile. Cosa fece in sintesi la commissione ambiente? Così, per sommi capi l’azione fu questa: primo, cercare immediatamente il collegamento con il centro del sindacato per vedere di mettere in piedi un’iniziativa a livello nazionale, per esempio a Marghera noi non si voleva che l’azienda, come peraltro era stato imposto dal ministro di allora, l’azienda facesse da sola l’indagine epidemiologica, noi si riteneva di spingere perché l’indagine epidemiologica fosse pubblica, e questo era un obiettivo, uno degli obiettivi che, almeno, per lo meno io, ma anche altri della commissione ambiente avevano, ovvero, noi, la nostra ambizione non era quella di fare un ufficio che burocraticamente e passivamente con più o meno attività gestisse la questione dell’ambiente, i nostri obiettivi si possono riassumere in questa maniera, primo, promuovere la conoscenza della fabbrica, che ancora non si conosceva la fabbrica, ogni gruppo di produzione della fabbrica era un po’ come, adesso è un eccesso quello che uso, ma per farmi capire, era un po’ come un reame, non c’era un collegamento come per esempio c’è oggi tra un gruppo di produzione e l’altro, non c’era una conoscenza di come la fabbrica fosse organizzata, io ho, tra le pochissime cose che ho conservato, perché io non ho mai conservato nulla di carte, il Pubblico Ministero mi domandò se avevo delle carte, purtroppo, anche per la vita di campeggio che facevo, non le conservai. Tra le pochissime carte c’è un numero di Scienza Lavoro dove c’è scritto come erano organizzati i vari cicli del Petrolchimico, costruiti dalla viva voce dei lavoratori turnisti o giornalieri, comunque dei lavoratori del reparto, tu vieni qui, costruiamo insieme com’è fatta la tua parte d’impianto che conosci, in questa maniera noi volevamo promuovere nei lavoratori la presa di coscienza dell’impianto su cui erano montati in maniera tale da raggiungere l’obiettivo finale che ci si proponeva, l’autogestione, ovvero, in definitiva, il lavoratore per noi, la commissione ambiente doveva funzionare da stimolo tecnico e non solo, per promuovere l’autocoscienza nei lavoratori e alla fine, condurli all’autogestione. A quel punto la commissione ambiente in linea teorica non serviva più, almeno questo nelle nostre intenzioni. Questa premessa lunga...

DOMANDA - Vorrei chiederle, questo discorso con i lavoratori, questa opera di sensibilizzazione da parte vostra ma anche di raccolta di informazioni per ricostruire la mappa della situazione, così ho inteso la sua risposta, è stato fatto anche con riguardo specifico ai reparti in cui esisteva il problema cloruro di vinile?

RISPOSTA - Sì, ovvero, stavo arrivando in pratica. Quindi dicevo, il lavoratore doveva prendere autocoscienza, noi non volevamo ricorrere all’infermeria di fabbrica per fare l’indagine epidemiologica, volevamo suscitare la nascita, che non c’erano, delle strutture pubbliche esterne, in questo contesto noi si andò ad organizzare con la Fulc nazionale un’indagine, la famosa indagine Fulc del ‘75, dove io come partecipante della commissione tecnica di quell’indagine portai la documentazione viva voce raccolta di quegli anni riguardanti i reparti del Petrolchimico, così fecero altri di altre fabbriche.

DOMANDA - Sulla indagine Fulc non le farò altre domande perché è un argomento ampiamente trattato in quest’aula, vorrei invece chiederle altri punti. Sostanzialmente due, quali? Se e quali iniziative avete preso nei confronti dell’azienda in relazione a modifiche impiantistiche, lavori di risanamento e simili, con riguardo alle condizioni materiali del lavoro, e secondo se avete, se le iniziative che avete preso nel rapporto con i lavoratori dei reparti sul piano della informazione e presa di conoscenza delle situazioni ha avuto, anche questo tipo di iniziative, dei riflessi sulla concreta situazione di lavoro, sulle procedure di reparto e simili?

RISPOSTA - La domanda in sintesi è?

DOMANDA - Iniziative verso l’azienda con riferimento a modifiche impiantistiche lavori, secondo, eventuali riflessi sulla situazione lavorativa del vostro rapporto con i lavoratori nei reparti?

RISPOSTA - Per quello che riguarda la questione del cloruro di vinile io ho guardato anche in questi ultimi giorni, ho potuto vedere una parte degli atti di questo processo, la memoria mia mi dice questo: che sulla questione l’azienda partì per prima, l’azienda partì per prima, andando a vedere le carte con il senno di poi si può vedere che qualcosina fece anche prima dell’annuncio della morte Goodrich, per esempio la polmonazione degli slurry e tanks. La nostra azione, per quello che riguarda il risanamento nel reparto era, è stata essenzialmente di andare a criticare insieme con i lavoratori i piani di risanamento che via via, perché non mi ricordo di un piano solo, c’erano successivi affinamenti, almeno per quel che ricordo, successivi affinamenti, i quali, e quindi andare a commentare con i lavoratori che erano loro che stavano sull’impianto - noi dicevamo: i tecnici dell’impianto siete voi - a commentare questi piani, eventualmente a richiedere, ci furono anche contrattazioni immagino, etc., eventualmente a richiedere integrazioni, sostituzioni, modifiche, anticipazioni e tutto quanto consegue a quello che succede quando c’è una trattativa sindacale a livello di azienda. Un’azienda come la nostra, la trattativa sindacale era una trattativa continua, non mi ricordo il giorno in cui l’esecutivo o i suoi rappresentanti, li chiamavano, se non erro, tempo pieno, non andassero dall’azienda per stimolare discorsi, trattative per risolvere divergenze. Questo è quello che si fece.

DOMANDA - Sul fronte dei rapporti con l’azienda?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Per quanto concerne i rapporti con i lavoratori, le informazioni ricevute e l’attività di sensibilizzazione, questo tipo di impegno vostro ha portato conseguenze sul modo di lavorare?

RISPOSTA - Certamente questo, a parte che non è difficile capire come l’annuncio, lo stesso effetto annuncio dei morti Goodrich ebbe una conseguenza immediata nella testa delle persone e sicuramente ebbe anche delle conseguenze sul modo di lavorare, questo è indubbio, ma furono soprattutto gli interventi impiantistici i quali pian piano vennero, diciamo così, interiorizzati dai lavoratori e questi si adeguarono alla nuova situazione impiantistica che man mano si andava risanando.

DOMANDA - Quindi noi sappiamo che ci sono state una serie di modifiche impiantistiche nel periodo che va dal ‘73, ‘74 fino al ‘76, ‘77 in particolare, ed anche successivamente. Senza entrare nei particolari tecnici, anche perché non so se lei è informato dei dettagli o meno, mi interessava invece mettere a fuoco una questione di impostazione, voi vi siete evidentemente posti il problema di verificare e valutare gli effetti delle verifiche che via via venivano compiute in relazione...

RISPOSTA - Gli effetti?

DOMANDA - Gli effetti dei mutamenti impiantistici che via via venivano compiuti in relazione alle vostre richieste, la mia domanda è: questo lavoro di verifica e valutazione di quanto veniva via via realizzato in relazione alle vostre attese come lo avete impostato questo lavoro, su quali elementi di verifica e valutazione vi siete via via affidati, mi sembra che fosse questa la questione che il Tribunale ha posto in rilievo questa mattina e io gliela pongo in questi termini?

RISPOSTA - I criteri seguiti, che poi erano la traccia anche dei criteri seguiti della commissione impiantistica Fulc, erano questi: quelli di verificare voce per voce gli effetti delle promesse di risanamento dell’azienda, tanto è vero che io conservo, me ne è stato fatto omaggio, perché non l’avevo, ce l’aveva qualcun altro, un collage di un piano di risanamento il quale è chiosato da me con dei sì, con dei no etc., evidentemente questi sì e questi no erano il risultato delle risposte dell’assemblea dei lavoratori di quel reparto, i quali per noi rappresentavano la verità, perché loro erano quelli che stavano montati là sopra.

DOMANDA - Quindi una verifica che faceva riferimento fondamentalmente alla esperienza riferita dai lavoratori, ciascuno per la parte da lui vissuta?

RISPOSTA - Certamente, ma secondo l’impostazione che le ho detto prima, ovvero la questione che il nostro obiettivo non era di andare, non era di insegnare, di portare l’acqua ad uno, era quello di farlo arrivare a essere capace lui di andare, il pozzo di scavarselo lui. Ecco, con gli strumenti di verifica, lei mi dice. Beh, gli strumenti di verifica ovviamente dopo il ‘75 mi pare, dopo il ‘75 ci fu un fatto importante, ovvero i cromatografi. Queste macchine secondo me diedero una notevole svolta alla gestione della questione ambientale, perché a differenza dei pipettoni, dei pipettoni sapete tutto, a differenza di quelli che erano analisi il cui riscontro lo avevi il giorno dopo, evidentemente il fatto di avere un riscontro immediato da parte... perché il monitoraggio era continuo, di avere un riscontro immediato dei dati analitici era una molla di grandissima potenza, e infatti appena furono installati i cromatografi io ricordo che c’erano anche discussioni, anche animate all’interno del reparto su come gestire questi cromatografi, se lascio aperta la tal campanella o no, le chiamavamo campanelle le prese di aria ambiente delocalizzate in vari posti, il cromatografo era come un ragno, aveva tante linee, una decina, ed ogni linea finiva con due o tre campanelle, adesso io non ricordo. C’erano delle forti divergenze. Divergenze sulle quali noi si interveniva però su una filosofia che mi preme sottolineare, se non è già stato fatto da altri, la filosofia è questa, perché c’è stato un ammaestramento prima che ci condusse a questa filosofia, e dopo se volete ve lo dico, se no per brevità vado subito a dire qual era la filosofia, la filosofia era questa: specialmente all’inizio della questione CVM, per noi il cromatografo, se vogliamo ridurlo in termini bruti era un cercafughe, addirittura mi pare che lo teorizzammo e lo scrivemmo sulla piattaforma, non mi pare, sono sicuro, perché l’ho visto ieri, lo scrivemmo sulla piattaforma CVM, fine ‘75 inizio ‘76. In definitiva perché, cosa temevamo? Uno dice: scusa, hai una macchina che è lì, che ti segna 1, 2, tu dai dei numeri e tu fai così, lo utilizzi come un cercafughe, perché quella era una fase in cui a noi interessava che i lavoratori prendessero coscienza di quali erano i buchi da tappare, quali erano i posti da dove usciva il CVM, questo era importantissimo per noi, appunto, per la questione del... Altra questione era questa, attenzione che in quei momenti il Mac, il numerino che la Repubblica Italiana ti imponeva, erano ben 50 PPM, se non vado errato, quindi lontano da noi, e in particolare da me, perché avevo avuto un’esperienza negativa, e se volete ve la racconto, di andare a discutere sul numero, lontano da me, perché? Perché non volevo assolutamente confrontarmi con le 50 PPM, visto che il nostro obiettivo era quello del cosiddetto Mac zero, ovvero il nostro obiettivo era quello di non permettere che ci fossero buchi posti da dove il CVM dovesse uscire, potessero essere le tenute di una pompa, potessero essere l’autoclave, buchi deliberatamente lasciati aperti e l’utilizzo della migliore tecnologia disponibile in quel momento, questi erano i nostri due obiettivi fondamentali per il risanamento degli impianti. L’esperienza a cui alludevo, la faccio breve, era precedente alla commissione ambiente vera, ovvero, la commissione mista si inchiodò, mi ricordo che c’era il forno a pirite degli AS, e c’era un macinatore il quale appena fuori dalla sala quadri, la sala quadri era questa vetrata e il macinatore stava a 3 metri, appena fuori dalla sala quadri, questo macinatore spandeva polvere SO2 nell’ambiente circostanze. Benissimo, ci infilammo in un discorso di tipo analitico, misuriamo quanti PPM ci sono qui, misuriamo quanti PPM ci sono là. Alla fine il tempo passava e la conclusione non veniva mai, perché? Perché ci si, non si puntava a quella che doveva essere la cosa più immediata, ovvero modifichiamo questo benedetto macinatore, questo era l’atteggiamento da prendere, e per noi questo fu molto importante. In effetti l’azienda, all’inizio di fronte ad un atteggiamento di questo genere lei si riparava sempre con la tabella degli igienisti americani associata al contratto di lavoro, però dopo devo dire che capì che non poteva gestire una situazione del genere, e quindi la questione numeri venne di fatto, seppur nessuno lo dichiarò, l’azienda non lo dichiarò mai, venne di fatto accettato che non venisse trattato, quindi la filosofia di andare a tappare il buco con la migliore tecnologia, questo penso sia stato forse il segreto del nostro, uno dei segreti, uno dei metodi più efficaci da noi adottati per ottenere i risanamenti. E noi lo applicammo al CVM così come lo applicammo ad altri reparti della fabbrica, con dei risultati che io non ho tema di dire, perché lo sostenni e l’ho sostenuto nei consigli di fabbrica, l’ho sostenuto a chi me lo domandò negli anni scorsi, non ho tema di dire che io ho sempre sostenuto che quella fabbrica in meno di un decennio dal punto di vista ambientale la rovesciammo come un calzino. Dopo ci fu anche chi arrivò a metterci la ciliegina, e questo può essere anche legittimo, perché un processo di risanamento come si dice non è mai finito, non fosse altro perché la tecnologia si evolve, non fosse altro per quello, però la fabbrica la rovesciammo veramente come un calzino in questa maniera qua.

DOMANDA - Prima di rivolgere ancora quelle poche domande che mi restano volevo chiederle un chiarimento sulle piattaforme del sindacato o della commissione ambiente, o comunque dei rappresentanti dei lavoratori, glielo chiedo perché si è parlato più volte di queste piattaforme. Le piattaforme contengono varie indicazioni, la mia domanda è questa: sono indicazioni tutte allo stesso livello, obiettivi a breve termine, a lungo termine, sono obiettivi considerati irrinunciabili a breve o a lungo termine? Cosa significano in buona sostanza?

RISPOSTA - Una piattaforma sindacale è una dichiarazione di intenti, di obiettivi da perseguire, dopodiché la piattaforma va alla contrattazione, alla contrattazione c’è un rapporto conflittuale più o meno acceso il quale porta alla fine una conclusione, la quale conclusione inevitabilmente è frutto di un compromesso. Quindi questo penso che sia comune a qualsiasi agire degli uomini.

DOMANDA - Mi pare naturale, gliel’ho chiesto solo per dissipare alcune immagini forse un po’ troppo schematiche che ho colto in quest’aula, forse sbagliando.

RISPOSTA - Si può dire che l’elaborazione stessa delle piattaforme era una cosa tortuosa sotto certi punti di vista, perché la stessa era frutto inevitabilmente del compromesso, uno dice: ma il compromesso su che cosa, in ragione su che cosa? Era un compromesso che era fatto in ragione del fatto che si constatava che il sindacato nella sua interezza che era composto da C.G.I.L., C.I.S.L. e U.I.L. e ciascuno aveva delle divisioni, sottodivisioni eccetera, il sindacato complessivamente portava a casa dei frutti importanti, si concedeva che ci fossero queste divisioni, però ciascuno in ragione di un, come si può dire, di un beneficio superiore dovuto alla consistente nella maggior forza d’urto, praticamente rinunciava un po’ di quello da cui era partito all’inizio, ma questo, anche questo mi pare una cosa logica.

DOMANDA - Quindi possiamo dire che le piattaforme erano il risultato di una negoziazione interna al sindacato e poi a sua volta erano strumenti del negoziato con la controparte...

RISPOSTA - Richiesta di negoziazione all’interno del sindacato è eccessivo.

DOMANDA - Composizione di posizioni?

RISPOSTA - Ecco.

DOMANDA - Possiamo anche dire che nelle piattaforme vi erano alcuni obiettivi più importanti e più ravvicinati ed altri più di prospettiva?

RISPOSTA - Sì, si può dire ma è un discorso in generale.

DOMANDA - In questo contesto...

RISPOSTA - Io devo dire che non ho mai fatto contrattazione diretta, io come membro della commissione ambiente, quando ero in commissione ambente, perché io nel frattempo facevo anche il corrosionista, anche se in quegli anni ero quasi a tempo pieno fuori, anche perché tirato per il naso da una realtà che aveva un evento ogni giorno, ripeto che c’era il Petrolchimico 2 in avviamento e ho perso il filo.

DOMANDA - Stava dicendo che non partecipava alle negoziazioni?

RISPOSTA - Ero a latere, intervenivo quando la materia ambientale mi veniva in qualche maniera sottoposta ed anche materialmente nel confronto tra, per esempio all’interno della fabbrica, nel confronto tra esecutivo ed azienda io ero solito mettermi sul lato minore del tavolo.

DOMANDA - Allora stava al tavolo dei negoziati anche se non era un negoziatore come consulente tecnico, è giusto dire così?

RISPOSTA - Esatto.

DOMANDA - In questo contesto volevo chiederle qualche chiarimento sul senso di quel contenuto delle piattaforme del sindacato di cui più spesso si è parlato in quest’aula, il famoso Mac zero che ritorna ripetutamente come obiettivo del sindacato, ritorna come obiettivo del sindacato in una situazione nella quale assistiamo ad una diminuzione più o meno rapida o verticale delle concentrazioni secondo i periodi, ma anche i dati del cromatografo a cui lei faceva riferimento, hanno sempre mostrato il persistere di alcune percentuali di concentrazione sia pure basse o bassissime e via via ridotte. Vorrei che lei chiarisse a me, al Tribunale e a tutti, il senso dell’obiettivo Mac zero nella situazione che via via veniva evolvendosi?

RISPOSTA - Mi pare di averlo già detto, forse lei non l’ha colto. Per noi Mac zero significava non lasciare aperto deliberatamente un buco, adottare la migliore tecnologia possibile disponibile in quei momenti, utilizzare la manutenzione a seconda della necessità. Se posso fare un riassunto estremamente sintetico potrei dire che queste, se non mi sfugge qualcosa, che questo era il concetto del Mac zero per noi.

DOMANDA - Le faccio un’ultima domanda...

RISPOSTA - Perché, intendiamoci, anche allora c’era magari una discussione sul concetto dello zero, c’era anche allora, però l’impianto reale nessuno si azzardava di pensare che l’impianto reale fosse zero, anche perché, perché dal punto di vista, diciamo così, pratico, era lo, lo zero significa nulla, la cosa era praticamente insostenibile, perché nello stesso momento in cui questo lo devi andare a verificare con uno strumento, lo strumento avendo una sua sensibilità che è diversa da zero, ovviamente il termine zero non significa proprio niente. Allora tu infatti nella commissione impiantistica, mi pare, ho rivisto anche questo in questi giorni, mi pare che si scrivesse un discorso di questo genere: per quello che riguarda i cromatografi praticamente il concetto di Mac zero si traduce nel limite di sensibilità dello strumento e quindi in pratica obiettivo: concentrazione di CVM inferiore ad un PPM, essendo un PPM, l’ho trovato scritto, io non è che mi andassi a imbastardire con questa macchina, essendo un PPM, descritto come il limite di sensibilità di quella macchina, l’ho trovato su un appunto del professor Zanelli di Pisa il quale era coordinatore della commissione impiantistica Fulc alla quale io partecipato.

DOMANDA - Le faccio un’ultima domanda come dire, di sintesi. Lei ha riferito dell’impulso che avete dato alla questione, dell’iniziativa che come commissione ambiente avete dato alla via della trasformazione impiantistica del risanamento dei reparti e dell’impegno che avete assunto per una verifica successiva punto per punto insieme con i lavoratori, ha anche detto che queste sono storie che non si concludono mai perché si va sempre avanti verso obiettivi via via più avanzati. La mia domanda è questa...

RISPOSTA - Questo però in funzione del grado di autocoscienza e di autogestione che si raggiunge nel reparto, sicuramente ci sono dei reparti del Petrolchimico che dal punto di vista del membro di commissione ambiente io non ho mai visto, perché evidentemente, o perché non c’erano problemi, ma quando anche ci fossero stati evidentemente la sensibilità ambientale media delle persone, io dico media intendendo dire che non c’era quel gruppo, quel nucleo di persone che, o delegati o comunque anche semplici lavoratori del reparto, che sensibilizzati anche dalla nostra azione venissero da noi e con noi cominciassero a costruire impianti di risanamento.

DOMANDA - Volevo chiederle, noi siamo partiti in questa storia da una situazione, quella delle notizie Goodrich, dalla situazione del caso che potremmo sintetizzare come valutazione di emergenza CVM in quel contesto, con le notizie sui morti, etc., avvengono negli anni successivi quelle modifiche impiantistiche di cui si è tante volte parlato. Quali sono le valutazioni che nell’ambiente del sindacato, della commissione interna dei lavoratori sono state espresse verso la fine degli anni ‘70, primi anni ‘80, sui risultati, sugli effetti di quanto avvenuto, nel sindacato, nella commissione tutto questo capitolo come lo avete valutato e vissuto, una sconfitta, un successo, risultati importanti, mi rendo conto che la domanda è un tantino generica...

RISPOSTA - Io parlo di me, io non mi ricordo i documenti o roba del genere, non li avevo, ovvero, io l’ho vissuto come un successo, chiaro che relativo, perché tutto è relativo, per esempio il senso del successo ce l’avevo più su un reparto che non su un altro, però l’ho vissuto come un successo, e forse è anche uno dei motivi per cui sono qui, quello di rappresentare di fronte magari a una stampa che riporta quello che succede oggi, di rappresentare quello che noi riteniamo con tutta la nostra onestà di aver fatto ieri, e di aver portato, di aver contribuito ad aver portato al Petrolchimico un risanamento molto importante.

DOMANDA - Quindi alla fine degli anni ‘70 il CVM poteva essere, mi pare di capire così la sua valutazione, ancora qualcosa che presentava, ovviamente come tutto, dei problemi, ma non più un’emergenza?

RISPOSTA - No, non era più un’emergenza, non era più un’emergenza perché? Perché, ripeto, quando tu ti accorgi che le persone si autogestiscono il loro ambiente per me era una vittoria.

DOMANDA - Questa sua...

RISPOSTA - Ci sono ovviamente delle differenziazioni, le ripeto, un conto era un reparto, un conto era un altro, uno era più soddisfatto dell’azione e dei risanamenti fatti in un reparto piuttosto che non su un altro, questo nel complesso.

DOMANDA - Vorrei chiederle, questa valutazione...

RISPOSTA - Nel complesso.

DOMANDA - Questa valutazione sua personale che lei ha espresso ora corrisponde a quello che all’epoca era un sentire comune nell’ambiente dei lavoratori o del sindacato o vi erano...?

RISPOSTA - Io ritengo di sì, perché, le ripeto, la controprova io ce l’ho nel ricordo che quando andavo in consiglio di fabbrica, fine anni ‘80, adesso non ricordo l’anno, ma quando affermavo: questa fabbrica l’abbiamo rovesciata come un calzino, non mi risulta che ci sia qualcuno che si alzasse e dicesse: non è vero. Io l’unica maniera per poter testimoniare questo la trovo con questo ricordo.

DOMANDA - La ringrazio, per me può bastare.

 

Presidente: ulteriori interventi da parte delle Difese?

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Proprio, andando proprio sul concreto. Io le mostravo, siccome lei ha fatto riferimento a dei collage, negli atti noi abbiamo trovato dei documenti per ogni reparto che riportano i lavori del primo e del secondo step programmati uniti in effetti come in un collage e con delle indicazioni manoscritte, io volevo mostrargliene due per quanto riguarda il CV6 e il CV4, e vedere se sono quelli i documenti a cui lei faceva riferimento e se si ricorda perché ne faceva riferimento, a cosa servivano questi collage?

RISPOSTA - Questo non è il collage.

DOMANDA - Guardi dentro, purtroppo sono atti che abbiamo trovato così.

RISPOSTA - E’ scrittura mia questa.

DOMANDA - E’ scrittura sua?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Cosa ne succedeva di questi documenti?

RISPOSTA - Guardi, io, ovviamente è una parte degli atti che ho guardato, io verosimilmente questi sono stati fatti intorno agli anni ‘75, ovvero, è probabile che fossero stati utilizzati, erano commenti sullo stato di risanamento, raccolti, era la sintesi, in pratica, la sintesi estrema di quello che i lavoratori dell’assemblea del reparto interpellati da noi ci dicevano. Allora, voce raccolta flocculazione e filtrazione dell’impianto biologico. Allora, com’è? E a posto, non è a posto, cosa dici, cosa non dici. Scritto: in esercizio, se non c’è scritto alcun commento era ritenuto un intervento accettabile. A che cosa servivano? Verosimilmente possono essere serviti sia per ulteriori trattative di reparto, però io non ho un ricordo diretto, non ce l’ho, dico verosimilmente, sicuramente questo collage mi può essere servito come membro della commissione tecnica della Fulc nazionale, perché nelle conclusioni, mi pare nelle conclusioni, se non in un qualche atto intermedio della commissione impiantistica Fulc, c’è anche un giudizio, c’è una tabella dove c’è scritto fatto o non fatto, etc. etc., ho pensato che potrebbe essere anche questo il motivo per cui era stato fatto questo collage. Il collage era stato fatto appunto perché l’azienda avendoci fornito i dati in maniera aggregata io dovetti disaggregarli per poterli offrire all’assemblea di ciascun reparto per la sua valutazione, e quello che io dico, va bene, non va bene, realizzato, è la voce dei lavoratori sintetizzata in maniera estrema, ma è la voce dei lavoratori di quel reparto.

DOMANDA - Man mano che venivano fatti questi lavori che lei ha descritto per sommi capi, c’era una forma di controllo da parte del sindacato, chi si occupava di verificare che venissero fatti?

RISPOSTA - No, un controllo diretto io non l’ho mai...

DOMANDA - I delegati di reparto?

RISPOSTA - I delegati di reparto ci vivevano dentro e quindi automaticamente lo facevano, questo è naturale.

DOMANDA - Che risultati, lei si ricorda dei risultati progressivi per effetto di questi lavori, risultati in termini di emissioni di CVM nell’ambiente di lavoro?

RISPOSTA - Io ricordo in termini qualitativi anche per il motivo che dicevo prima che a me interessava che venisse adottata la migliore tecnologia, che venissero tenuti i buchi tappati, quindi certamente ci furono e furono drastici. In definitiva io penso che in quest’aula sarà risuonata mille volte che non era una favola, perché un mio attuale compagno di lavoro che lavorava lì diceva che veramente nella stagione estiva, e non solo nella stagione estiva, perché là faceva anche caldo, specialmente nei reparti di polimerizzazione al chiuso, si metteva l’anguria a raffreddare nel CVM liquido, prima, quindi si ragione in termini di migliaia di PPM, dopodiché ci fu un crollo.

DOMANDA - Da ultimo vorrei...

RISPOSTA - Dopodiché è evidente come in qualsiasi risanamento è una curva questa che tende ad un asintoto, è come un’emissione, un’emissione per quanto l’abbatta lo zero non lo raggiungi, tendi ad un asintoto.

 

Presidente: a proposito di questi collage di verifica, questi numeri ai bordi che significato hanno?

RISPOSTA - I numeri sono numeri progressivi.

 

Presidente: no, a destra, parlo dei numeri a destra?

RISPOSTA - Sono i milioni probabilmente.

 

Presidente: milioni di lire per...

RISPOSTA - Milioni di lire corrispondenti a quell’intervento, dopo ci sono le chiose CV14/16, con CV24, nel senso che quella voce era intesa comune come riferita anche ad altri impianti.

 

DOMANDA - Un’ultima, soltanto vorrei farle riconoscere un documento, questa volta pubblicato su Scienze e Lavoro del ‘75, e farlo acquisire al Tribunale, si tratta di un articolo Tettamanti Felice, consiglio di fabbrica Petrolchimico?

RISPOSTA - Sì, l’ho visto anche in questi giorni, infatti due libretti rossi sono l’unica cosa che ho conservato.

DOMANDA - Ne chiedo l’acquisizione.

 

AVVOCATO PULITANO’

 

DOMANDA - Il titolo di studio che lei ha?

RISPOSTA - Laureato in chimica industriale.

 

Presidente: il controesame allora.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Le volevo chiedere innanzitutto di riferire al Tribunale in che maniera e quando lei seppe che il CVM era una sostanza cancerogena?

RISPOSTA - Che il CVM fosse una sostanza cancerogena per gli animali sicuramente non posso che averlo saputo da quell’articolo dell’Unità che apparve nel ‘70.

DOMANDA - Nel 1971?

RISPOSTA - 1971, sì, immagino, guardi che la mia memoria...

DOMANDA - Comunque è agli atti.

RISPOSTA - Immagino, guardi che la mia memoria per i numeri non è eccezionale.

DOMANDA - Poi quell’articolo dell’Unità parlava anche di pericolosità per gli operai, peraltro.

RISPOSTA - Io adesso non è che lo abbia riletto, però probabilmente... Ovvero, no, io questo non...

DOMANDA - Se no l’Unità non avrebbe dato quel risalto se riguardava solo gli animali.

RISPOSTA - Io mi ricordo che quell’articolo relazionava intorno ad uno studio fatto su cavie, dopodiché...

DOMANDA - Da chi, si ricorda?

RISPOSTA - Basta leggerlo.

DOMANDA - Siccome vedo che certe cose se le ricorda, appunto, volevo insistere sui particolari di fatto, se è in grado di ricordarselo.

RISPOSTA - No, in pratica lei vuol dire che magari l’estensore metteva sull’articolo...

DOMANDA - Io non voglio dire, io le faccio delle domande.

RISPOSTA - Non ricordo altro, ovvero ricordo che c’era questo articolo che diceva: "Il tal ricercatore ha sperimentato su animali e ha dimostrato che il CVM a dosi - non so quali, ma erano dosi elevate in quel caso - era cancerogeno per gli animali".

DOMANDA - Pericoloso per l’uomo quando l’ha saputo?

RISPOSTA - Nel ‘74.

DOMANDA - Si ricorda l’occasione?

RISPOSTA - Sicuramente in fabbrica o leggendo il giornale. All’inizio del ‘74 ci furono articoli di giornale.

DOMANDA - Per la vicenda Goodrich?

RISPOSTA - Non mi ricordo specificamente se dal giornale o se dalla voce di una persona che mi disse: "Guarda, sul giornale c’è scritto questo".

DOMANDA - Riguardava la vicenda Goodrich?

RISPOSTA - Goodrich, sì.

DOMANDA - Ci ha riferito un episodio questa mattina il teste Francini Angelo in relazione al fatto che nel maggio del ‘74, quindi parrebbe un attimo successivo, Francini e lei sareste stati chiamati da un assistente, da un dirigente, da un funzionario, non so cosa di Montedison, che vi avrebbe fornito delle notizie. Lei ricorda un episodio del genere? Cosa riguardavano queste notizie?

RISPOSTA - Noi non eravamo parte contraente e quindi se notizie di questo genere... Ma successive queste all’annuncio sui giornali?

DOMANDA - Maggio ‘74.

RISPOSTA - Quindi successive all’annuncio sul giornale.

DOMANDA - Lei lo sapeva già comunque?

RISPOSTA - Certamente lo sapevo già. La notizia della Goodrich a me pare fosse a fine ‘73, inizio ‘74 che apparve.

DOMANDA - Siccome Francini diceva che non lo sapeva, che l’ha saputo da questo assistente, lei presente...

RISPOSTA - No, allora, può darsi che ci sia un discorso di questo genere. Per quel che riguarda l’indagine epidemiologica lei vuol dire?

DOMANDA - No, Francini ha detto che ha saputo che il CVM era un cancerogeno nel maggio del ‘74 perché un assistente chiamò Francini e Tettamanti e disse...

RISPOSTA - Un assistente?

DOMANDA - Sì, un assistente non meglio individuato dell’ufficio del personale e della direzione. Disse che era pervenuta una prescrizione, un’indicazione dall’ispettorato medico centrale, questa era la notizia di cui parla Francini. Francini dice che fino a quel momento non sapeva niente. Se si ricorda l’episodio...

RISPOSTA - Io non sono Francini, l’episodio probabilmente si riferisce a quando in pratica il Ministro Bertoldi disse all’azienda: "Tu devi fare l’indagine epidemiologica", gli impose l’indagine epidemiologica e l’azienda doveva fare questa indagine. Al che evidentemente ci fu una comunicazione dell’azienda nella forma che io non ricordo, sinceramente non ricordo l’occasione, e mi ricordo però che andammo a Milano da Foà.

DOMANDA - Lei comunque sapeva già in quel momento che il CVM era un cancerogeno.

RISPOSTA - Io immagino di sì. Se gli articoli di giornale... Se ha la cortesia un attimo di... Vediamo. I morti della Goodrich, io ho una sequela di dati, i morti della Goodrich Il Giorno li riporta il 12/02/74.

DOMANDA - 12 febbraio, quindi febbraio ‘74.

RISPOSTA - Sì. Quindi in maggio la cosa era già...

DOMANDA - Quindi lei già lo sapeva. Lei è in grado di dire...

RISPOSTA - Quindi in definitiva Francini aveva saputo che l’indagine era...

DOMANDA - Lui ha detto che l’ha saputo in quel momento, ma io non le chiedo di Francini. Volevo sapere se lo sapeva lei prima e lei ci ha detto di sì, questa è la questione. Le volevo chiedere se lei sa quando l’azienda seppe che il CVM era un cancerogeno.

RISPOSTA - No, non so io quando l’azienda lo seppe. Io ero dall’altra parte. A posteriori, ragionando a posteriori, si può presupporre che lei fosse allarmata su questo, ma perché? Perché ci furono le indagini di Maltoni, fu l’azienda stessa che commissionò a Maltoni insieme ad altre aziende...

DOMANDA - Il lavoro di Maltoni lo sappiamo, chiedevo a lei se le risultava. Ci sono dei piani di lavoro di vario genere anche del ‘75 che ad un certo punto riportano, in particolare in un documento del 24 novembre del ‘75, l’indicazione "congelare, congelamento, da revisionare", così. Come commissione ambiente, come Consiglio di Fabbrica, come sindacalista, come lavoratore del Petrolchimico, lei ha mai saputo di lavori presentati, programmati e congelati formalmente dall’azienda per motivi che non le chiedo?

RISPOSTA - Guardi, sulla questione di come affrontare il risanamento di quei reparti io immagino che anche l’azienda ebbe una discussione interna, perché dall’azienda da una parte filtravano voci di intenzioni di rifacimento dell’impianto... Per esempio il CV6, c’è un atto: "Piano di investimenti del gruppo Montedison ‘74-’75 in Italia, annunciati dai sindacati", ecco, ad un certo punto si vede su una tabella l’annuncio di un nuovo impianto di emulsione, ovvero un nuovo CV6 a Porto Marghera.

DOMANDA - Appunto, poi perché è cambiata questa situazione?

RISPOSTA - Io questo sinceramente non lo so, le posso dire che anche all’interno nostro come componenti stessi addirittura della commissione ambiente c’erano opinioni le più diverse.

DOMANDA - Adesso veniamo al CV6. Le volevo chiedere - torno alla domanda di origine - di provvedimenti, di decisioni di congelamento dei lavori lei a qualsiasi titolo è mai stato informato nel ‘75? Le ho citato in particolare un documento - che è noto al Tribunale e a tutte le parti processuali - del novembre ‘75, se lo sa. A lei risulta?

RISPOSTA - No, perché se lo so troverei il riscontro qui perché mi sono fatto l’elenco delle cose che ho.

DOMANDA - Le volevo chiedere, avete mai svolto come commissione ambiente o lei a qualsiasi altro titolo delle verifiche sulla efficienza dei gascromatografi?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Avete mai avuto dei dubbi sulla loro efficienza?

RISPOSTA - Rispetto a quello che dicevo prima la risposta è già contenuta, ovvero in... Specialmente nella prima fase la gestione del gascromatografo per noi era una macchina che serviva a individuare i punti dove doveva essere fatta la manutenzione oppure dove doveva essere cambiata tecnologia, per esempio le tenute.

DOMANDA - Quindi fiducia totale e mai avuto dubbi.

RISPOSTA - I dubbi c’erano, c’erano sempre, però non ritenevamo che fosse questa la cosa prioritaria. Non so se mi sono espresso bene.

DOMANDA - E’ chiarissimo.

RISPOSTA - L’obiettivo era quello di risanare. Dopo era evidente che, avendo portato un buon livello di autogestione ai lavoratori, questa era una cosa che veniva da sé ed è successo questo.

DOMANDA - Lei era a conoscenza negli anni Settanta, diciamo nel ‘74 - così l’ambientiamo, quando viene fuori la notizia del CVM - della sensibilità e dell’uso dei gascromatografi all’interno del Petrolchimico?

RISPOSTA - No, non era mio lavoro questo.

DOMANDA - Sapeva se esistevano gli spettrometri all’interno del Petrolchimico, spettrometri di massa?

RISPOSTA - Spettrometri di massa già in quegli anni lì?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Spettrometri sì, Lo spettrometro di massa... Può darsi, ma non ci giurerei. Non le so rispondere.

DOMANDA - Sulla sensibilità di queste macchine, dei gascromatografi...

RISPOSTA - Nel ‘74 dice?

DOMANDA - Sì, poi quelli che entrano in funzione sono in vari scaglioni, ma a cavallo tra il ‘74 e la primavera del ‘75.

RISPOSTA - Un attimo...

DOMANDA - Anche a fini produttivi.

RISPOSTA - No, ma io sto pensando a fini produttivi, perché io di spettrometri di massa utilizzati per...

DOMANDA - Si arriva solo nel ‘96.

RISPOSTA - Non ho mai sentito parlare a quei tempi. Lo spettrometro di massa, forse c’era il laboratorio vecchio. Forse, però non ho una certezza.

DOMANDA - Siccome lei diceva poco fa che vi fidavate di quella che era indicata come sensibilità delle macchine per arrivare alla migliore tecnologia possibile, così, questa sensibilità fino ad 1 PPM è un suo dato di conoscenza, lo ha verificato, le è stato detto da qualcuno, da chi le è stato detto?

RISPOSTA - No, era un discorso che poi è stato ripreso anche da Zanelli in una sua relazione, che...

DOMANDA - Cioè, che il gascromatografo arrivava a 1 PPM, così?

RISPOSTA - Che la sensibilità del gascromatografo... Il ragionamento era... Se vuole io lo cerco e lo trovo.

DOMANDA - Se dice ragionamento... Il documento di Zanelli ce lo abbiamo.

RISPOSTA - Il ragionamento era semplicemente questo, il concetto del Mac zero in pratica si traduce...

DOMANDA - Le volevo chiedere sulla sensibilità della macchina.

RISPOSTA - Laddove era scritto che il concetto di Mac zero si traduce in termini pratici nell’assenza di CVM nella registrazione al gascromatografo, laddove il gascromatografo... Uguale inferiore a 1 PPM.

DOMANDA - E’ questo il problema, siccome tecnicamente questo non risulta, non è un dato storico vero, le volevo chiedere a chi a lei ha dato questa notizia che le macchine misuravano solo fino ad 1 PPM, questo le volevo chiedere, se se lo ricorda.

RISPOSTA - Io ricordo di averlo letto sui rendiconti della commissione impiantistica. Se quel numero circolava significa che a livello di commissione impiantistica Fulc quello era il numero di cui si trattava.

DOMANDA - E’ stato preso per buono.

RISPOSTA - Sarà stato preso per buono.

DOMANDA - Quindi un altro discorso ancora.

RISPOSTA - Comunque c’è, io ce l’ho.

DOMANDA - Non c’è problema, io sto cercando di farle delle domande, mi viene fuori che non avete mai avuto dubbi sui gascromatografi, avete preso per buoni dati che così non erano. Adesso vengo all’altro discorso che si faceva della filosofia di tappare il buco con la migliore tecnologia. Nelle piattaforme sindacali del ‘75, del ‘76 e del ‘77 non è stata chiesta la chiusura di vari impianti, tra cui in particolare e sempre il CV6? Perché allora, se c’era il problema di tappare il buco, bastava tappare i buchi... Perché la chiusura degli impianti, di vari impianti e in particolare del CV6, sempre e anche più tardi nel ‘77?

RISPOSTA - Il concetto era questo, la risanabilità di un impianto è in funzione anche di quanti soldi questo impianto - per essere pratici - richiede per essere risanato e quanto poi questo risanamento fa diventare affidabile questo impianto.

DOMANDA - Certo, questo è il tipico discorso dell’azienda.

RISPOSTA - No, questo è un discorso che uno che vuole confrontarsi con la realtà deve fare. Noi facevamo questo, noi non potevamo andare a proporre una roba che sapevamo che era irraggiungibile e i lavoratori stessi per prima ci avrebbero magari detto peste e corna perché lo avevamo proposto, assolutamente no. Noi si cercava di proporre delle cose. In definitiva noi volevamo fare delle locomotive col vagone attaccato e non locomotive per conto nostro. Il concetto è questo qua. Sulla questione degli impianti tipo CV6 si aprì una discussione e ci fu una discussione anche notevole e, diciamo così, in più ambienti, nella commissione ambiente, a livello Fulc, etc.. Questo perché? Appunto per i discorsi che facevo prima e che sono sintetizzati anche un pochino in quell’articolo che mi passò l’avvocato di prima. Questo articolo Tettamanti-Felice di Scienza e Lavoro del ‘75.

DOMANDA - Siamo ancora indietro, per questo le chiedevo, nel ‘77 piattaforma nazionale locale chiede la chiusura di vari impianti e in particolare del CV6. Poi lei parlava che nel corso di questi anni Settanta, il fine anni Settanta, il problema era risolto. C’è un documento che adesso le verrà consegnato in copia dall’ufficiale giudiziario, una copia anche per il Tribunale, datato 11 luglio del ‘79, assemblea reparto CV6, consegnata a TP del CDF. TP. Qual è il suo nome?

RISPOSTA - Tettamanti Angelo.

DOMANDA - Comunque questo documento sul CV6. Sono cinque pagine di segnalazioni pesantissime di una situazione del CV6 al luglio del ‘79. Le leggo per salti perché se no diventa un po’ troppo lungo. Dice: "Da troppi anni i lavoratori del CV6 sottostanno a condizioni ambientali che si fanno sempre più insopportabili", indica quali sono: rumore, polveri di PVC, spanti, etc.. "Esistono documenti, esistono nostre ripetute e reiterate denunce, diciamo basta" e poi comincia a elencare gli ambienti, parla di insaccamento: "Chiediamo la completa automatizzazione dell’insacco", non leggo i commenti perché parlano tutti di gravi condizioni di inquinamento, etc., dico cosa chiedono: "E’ indispensabile garantire agli addetti personale di carovana, una protezione, chiediamo un più accurato controllo dell’insacco a silos. Un altro punto emerso è quello del recupero di PVC di scarso, essiccamento, il maggior punto di inquinamento da polveri e l’uscita dai camini". Si parla delle calze filtranti, si chiede la sostituzione delle calze filtranti oltre che il miglioramento di queste calze filtranti. Viene chiesta l’eliminazione dell’entrata in camera di essiccamento, una più accurata manutenzione alle tramogge, che il reparto venga dotato di un capace aspiratore per pulizia, zona di pronto intervento. Poi c’è tutto un capitolo sul rumore, che salto. Si parla poi di servizi igienici e sala mensa: "La zona essiccamento-insaccamento è sempre stata sprovvista di tali servizi. Tale operazione viene oggi compiuta nei luoghi più disparati, si mangia poi a contatto diretto con la polvere". Poi continua: "Chiediamo l’eliminazione dei solutori in sala autoclavi" e sulla sala autoclavi mette un insieme di modifiche e di situazioni gravi che non sto a leggere per non allungare troppo. Poi: "Sala mensa, se anche esiste è pur sempre un luogo inadatto, non c’è nemmeno l’acqua calda per la pulizia. Per la pesatura materie prime, la cappa attuale è insufficiente per tutta la gamma della pesatura e della miscelazione degli additivi. Controllo del CVM, spanti, insoddisfatti dal monitoraggio". Poi sull’indennità, qua prende in giro questa indennità di tre mesi, come dicevo stamattina, come se fosse solo nocivo per tre mesi in reparto. Qui siamo a metà del ‘79 con una marea di situazioni non sanate. Che cos’è successo, lei era a conoscenza? Siete intervenuti, ne ha avuto notizia?

RISPOSTA - Questo documento, qui vedo, c’è la firma di Quagliato, Bovolenta, etc.. Questo documento non lo ricordo, però le argomentazioni sono argomentazioni che mi paiono... I punti toccati sono punti di quell’impianto.

DOMANDA - Certo.

RISPOSTA - Voglio dire, è un documento...

DOMANDA - Vero.

RISPOSTA - E’ un documento vero.

DOMANDA - Al di là di questo documento dell’assemblea di reparto c’è un documento che ha già ricevuto questa mattina e anche alla scorsa udienza il Tribunale, quello del 30 ottobre ‘79, riguardo il Consiglio di Fabbrica, comunicato della commissione stampa del Consiglio sulla trattativa del 26/10/79 per il risanamento del reparto CV6. Nella seconda parte si fa un riferimento all’impossibilità di interventi radicali di rifacimento in loco anche per mancanza di spazio. Si parla dell’azienda che parla e poi dà l’impressione di lasciare andare avanti le cose così nel tempo e dice: "I lavoratori non accetteranno solo interventi che si dimostrino magari fra tre anni di solo tamponamento". Quindi il CV6 a fine ‘79 è ancora un problema. Lei diceva prima che tutti i problemi erano risolti, qui c’è una situazione completamente diversa.

RISPOSTA - No, io prima non ho detto che tutti i problemi erano risolti, io ho detto che rispetto a come siamo partiti i problemi per noi erano risolti e in particolare ho detto, perché me lo ricordo, che i problemi erano risolti a partire dal fatto di aver constatato che i lavoratori sapevano autogestirsi, io ho detto questo. Signor Giudice, io non mi sono... Nel merito, questo è 30/10/79, avviene dopo i cinque tumori del CV6.

DOMANDA - Certo, è in relazione a quei cinque tumori del CV6. Il problema è ancora vivo.

RISPOSTA - Lì se c’è da fare... Ovvero, su questo ci fu in effetti, come si può dire?, un atto di autoaccusa di relativa negligenza, nel senso di aver privilegiato il CVM, si disse allora, e non le polveri. Però in termini tecnici forse la cosa non era neanche questa perché a loro volta le polveri veicolavano il CVM.

DOMANDA - Un’ultima questione le volevo chiedere, le mostro anche un documento - lo consegno al Tribunale - che è del faldone 69 riguardo a dei lavori sempre del reparto CV6. E’ un documento consegnato al Pubblico Ministero da Filippini durante le indagini preliminari. Dai lavori che vengono indicati, in particolare vedo il quarto lavoro indicato, emerge che è un documento successivo al marzo del ‘75 perché si parla di monitoraggio delle aree di lavoro mediante gascromatografo con dieci punti di rilievo e quindi siamo sicuramente dopo quel marzo ‘75. Allora, se lei può dare una scorsa a questi lavori, primo step, io non li leggo, però leggo soltanto le conclusioni che ci sono tra parentesi.

RISPOSTA - Questo sarebbe del?

DOMANDA - Guardi, ricavo perché non c’è una data precisa, vedo: "Monitoraggio delle aree di lavoro mediante gascromatografo con dieci punti di rilievo", questo fa risalire a dopo...

RISPOSTA - Ad un periodo successivo.

DOMANDA - Certo, ad un periodo successivo. Su questo primo step, il primo, lavaggio autoclavi... non funziona, raccolta flocculazione e filtrazione si intasa spesso, monitoraggio insufficiente, finestratura scandole per sala autoclavi insufficiente, bonifica con vapore non effettuata, primo step...

RISPOSTA - Questo è scritto anche nel mio collage.

DOMANDA - Secondo step, tutta una serie di lavori non effettuati, non effettuato, non effettuato, c’è una serie, una sfilza di non effettuato, dove è fatto manca da verificare l’esito. Poi richieste di interventi a non finire, poi ci sono i lavori anche per il CV10/11 e questi lavori, punto 1 in corso di lavori, 4 eseguito solo in parte, 8 verificare funzionalità, scadenze ad agosto ‘77, aprile ‘77, e così via per tutti i vari reparti. Ad un certo punto addirittura sulla manutenzione ordinaria del CV22/23, ordinaria preventiva, dice: su tutti i reparti citati carenza di manutenzione. Manutenzione preventiva, in particolare CV14 e 16, non viene eseguita da due anni, quando invece bisognerebbe fare questa manutenzione preventiva all’autoclave una volta al mese. Allora, questa qua è una situazione successiva a quel ‘75, come dicevamo, che mi pare piuttosto disastrosa lo stesso. L’aveva visto lei, conosce questo documento?

RISPOSTA - No, questo no, ma guardi che...

DOMANDA - L’ha consegnato Filippini, questo è un dato pacifico.

RISPOSTA - Io sto solo dicendo che... Per esempio, la prima voce alla prima pagina, lavaggio autoclavi con acqua ad alta pressione mediante introduzione opportuna testa lavante comandata dall’esterno, è lo stesso del collage.

DOMANDA - Appunto, dice non funziona. Il discorso è... Se poi all’esito viene scritto non funziona, è una cosa diversa.

RISPOSTA - No, no, ci furono. Per quel che riguarda il lavaggio ad alta pressione, dopo mi pare che venne addirittura abbandonato, però in pratica...

DOMANDA - Le pompe si rompevano, i lavatori si rompevano...

RISPOSTA - Si provò questa tecnologia che l’azienda decantò in maniera... Però evidentemente non... I lavoratori dicevano: "Non funziona" e questo me lo ricordo, dicevano che avevano dei problemi, anche perché non lavava fino in fondo dove c’era la valvola di fondo, etc.. Certamente. Comunque raccolta, flocculazione e filtrazione acque è il collage, dove io ho i commenti che dicevo prima. Eccolo lì, finestratura scandole sala autoclavi...

DOMANDA - Insufficiente.

RISPOSTA - Finestratura... Dov’è?

DOMANDA - La bonifica con vapore delle autoclavi da CVM prima dell’apertura del boccaporto tanto vantata, qui c’è l’appunto "non effettuata", al di là della commessa.

RISPOSTA - In pratica io le posso dire questo, che quelle cose che sono scritte qua, almeno a colpo d’occhio, sono quelle che io mi sono appuntate su questo collage.

DOMANDA - E il suo appunto manoscritto, che vedremo dopo quando verrà consegnato, è precedente o successivo a queste indicazioni dattiloscritte di non funzionamento e di intasamento?

RISPOSTA - Mah, io penso siano contemporanee in qualche maniera.

DOMANDA - Coincidono?

RISPOSTA - Però bisognerebbe avere il tempo di vederle. Facciamo un paragone, se vogliamo, adesso ci mettiamo lì e paragoniamo. Per esempio, vediamo un po’... E’ quello che è andato sotto acqua e che mi ha regalato colui che mi portava a casa le carte. Il collage è questo. CV6... Così non leggo su quella fotocopia lì, però qui riesco ancora a vederlo. Finestratura scandole per autoclavi inutile.

DOMANDA - Qui è scritto insufficiente, non esito di lavoro.

RISPOSTA - Quindi probabilmente io... Le voci sono le stesse voci o quasi del collage.

DOMANDA - Quindi coincidono?

RISPOSTA - Certamente.

DOMANDA - Volevo chiedere ancora due cose rapidamente. Le faccio vedere un articolo suo di Salute Fabbrica e Società del novembre ‘76, ne consegno copia, dove si fa riferimento alla situazione di CV22/23, reparto DL2, situazione di mercurio, di fusti, di clorurati. In questo articolo si dice: "Per l’ennesima volta i lavoratori del reparto DL2 e CV22/23 si accingevano a passare l’estate in compagnia di 4.000 fusti aperti di clorurati organici altobollenti accatastati vicino agli impianti. Nuove proteste, nuove promesse da parte della Montedison". Poi c’è una vicenda che riguarda un certo Masiero, il fatto di questi fusti che vengono mandati via per un recupero di mercurio, è una situazione un po’ strana. Vuole riferire a che cosa si riferisce lei con questo discorso del mercurio e dei rifiuti che derivano da questo reparto CV22/23?

RISPOSTA - No, il ricordo... L’articolo non..., proprio è come se lo vedessi..., lo vedo per la prima volta, però il fatto lo ricordo benissimo. Il fatto lo ricordo benissimo perché...

DOMANDA - Di cosa si tratta?

RISPOSTA - ... è un fatto anche singolare. In definitiva i lavoratori del DL2, mi ricordo che uno si chiamava Furlan, sempre con la sigaretta in bocca, Furlan, il quale mi telefona un giorno e mi dice: "Guarda che qui stanno portando via i fusti", i fusti erano i clorurati pesanti derivanti dalle lavorazioni fatte al DL2 sicuramente e anche al CV22/23, mi pare, perché erano reparti vicini, sono reparti vicini. E mi disse: "Guarda che li stanno portando via, hanno detto che hanno trovato un posto dove li possono smaltire, hanno detto che li inceneriscono", etc.. Per me parlare di clorurati e parlare di incenerimento, ovviamente mi venivano le orecchie alte, perché... Che anno è questo?

DOMANDA - ‘76.

RISPOSTA - ‘76, Seveso era già successo nel ‘76, quindi per me bruciare clorurati significava diossina e significava queste cose. Quindi noi partimmo, mi ricordo che ero io, sicuramente c’era Sandro Felice, andammo in quel paesino lì in Emilia Romagna perché, appunto, ci allarmò la cosa. Andammo in questo paesino in Emilia Romagna. Noi andammo in quell’impianto, io con una semplice cartina del tornasole, ovvero un misuratore di pH e mi resi conto che l’impianto praticamente lo stavano..., stavano facendo girare le macchine per fare rumore, ma in effetti non stavano mica abbattendo nulla. Relazionai anche su questo quando tornai a Marghera. Dopodiché fu addirittura denunciato il signore che trasportava...

DOMANDA - Guardi, l’articolo verrà acquisito dal Tribunale. L’unica cosa che le chiedo è se mi conferma il numero di quei fusti indicato nell’articolo, si parla di 4.000 fusti aperti di clorurati organici altobollenti accatastati vicino agli impianti.

RISPOSTA - So che erano tanti, però...

DOMANDA - A livello di migliaia?

RISPOSTA - Se trovo il documento...

DOMANDA - Lei ha l’articolo, è scritto Tettamanti, voglio chiedere se è suo, se questi dati sono dati che lei ha verificato in fabbrica.

RISPOSTA - La forma grafica non la riconosco, sono passati..., ‘76... Il fatto che lei mi cita è vero, sicuro, perché l’ho riassunto, può darsi che lei rileggendo dica: "Sì, è vero". Però, le ripeto, è verosimile quel numero.

DOMANDA - L’ultima cosa che le volevo chiedere, periodo del ‘77, è se lei ha mai partecipato alle riunioni nazionali del sindacato della Fulc per la parte che concerne la regolamentazione di materie di CVM, la normativa CEE e l’applicazione poi della normativa CEE.

RISPOSTA - No, ovvero, sicuramente io partecipai alle riunioni impiantistiche della commissione quando ancora c’era in atto la doppia indagine. Sicuramente io partecipai alla commissione impiantistica, forse non sempre, però partecipai in maniera attiva.

DOMANDA - Allora le faccio una sola domanda, non voglio spezzettare, chiederle altre cose. E’ il documento marzo ‘77, che dice: "L’impegno di Fulc nazionale di un più puntuale e coordinato interessamento su questa importante questione, cioè la partecipazione a livello CEE, che, se abbandonata, rischierebbe di concorrere a far passare una regolamentazione assolutamente permissiva e addirittura già superata dalle condizioni di esposizione già acquisite o da subito acquisibili nei vari Paesi CEE". Allora, solo su questo punto, l’altro eventualmente lo chiederemo a degli altri sindacalisti, lei se è in grado o no...

RISPOSTA - No, io non ricordo.

DOMANDA - Va bene, non ho altre domande.

 

AVVOCATO PICOTTI

 

DOMANDA - Vorrei cominciare innanzitutto dal suo riferimento che ha fatto in più punti della deposizione a sequele di fatti a quantità di eventi ogni giorno che accadevano e che lei ci riferisce all’inizio della sua commissione ambiente del ‘73, riferisce fughe di gas al Petrolchimico, avviamento del Petrolchimico 2, in realtà molto pesante, prima che esplodesse la questione del CVM in tutta la sua ampiezza, però poi lo riprende anche quando, dopo aver iniziato trattative sindacali sulla base di quelle piattaforme di cui diceva, in realtà poi lei si trovava impedito a partecipare alle negoziazioni perché accadevano eventi ogni giorno, ho preso nota, dico bene?

RISPOSTA - Ovvero, ha fatto un riassunto molto tirato. Sì, è giusto.

DOMANDA - Volevo capire se...

RISPOSTA - Ovvero, se ero da una parte sicuramente non ero dall’altra.

DOMANDA - La domanda era se lei è impegnato da questi eventi, accadimenti anche negli anni ‘74, ‘75 e ‘76, cioè quando c’erano queste trattative sulle piattaforme, cioè, come commissione ambiente...

RISPOSTA - Immagino di sì, ovvero, se c’era una fuga di gas, se c’era un impianto, diciamo, che aveva un fatto acuto e i lavoratori chiamavano io andavo lì.

DOMANDA - Sì, ma la domanda era se questo impegno intenso del ‘73, ho appuntato, permaneva anche negli anni della contrattazione sulle piattaforme nel ‘74, ‘75..., anzi, ‘75, ‘76 e ‘77, perché lei così ha detto, che era assente alla negoziazione interna, comunque partecipava poco a realtà che presentavano eventi ogni giorno, questo avevo appuntato.

RISPOSTA - Guardi, per quel che riguarda il mio impegno, io... Ovviamente quando uno viene chiamato a testimoniare intorno a fatti passati cerca di farseli venire in mente vista la lunga distanza. Allora, per quello che riguarda il mio impegno io posso dire questo, ma facendo un ragionamento in controdeduzione, ovvero guardando i miei lavori come corrosionista. Io ritengo che il mio impegno fu praticamente drastico con un picco iniziale forte a partire proprio dall’inizio della commissione ambiente, quindi a partire dall’inizio del ‘73. Dopo l’impegno andò diminuendo man mano che... Questo in termini di ore, in termine di ore dedicate, di ore passate in commissione ambiente piuttosto che non sul posto di lavoro. Andò diminuendo andando verso la fine degli anni Settanta.

DOMANDA - Comunque questo sempre a livello molto elevato, insomma, conferma che...

 

Presidente: proseguiamo perché, guardate, siamo molto sul generico, impegno, concomitanza, etc., cioè, voglio dire, che cosa ne traiamo? Avanti, andiamo avanti con le domande, per cortesia.

 

DOMANDA - La sua partecipazione alle trattative avveniva come consulente - ci dice, no? - dal lato corto del tavolo, ho annotato questa espressione.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Intende dire che la questione della salute di cui lei era portatore aveva un peso poco rilevante come consulente in materia specifica sulla salute dell’ambiente, sulla tutela della salute?

RISPOSTA - No, no, il peso l’avevo acquisito, da qui i miei discorsi un pochino di orgoglio che ho fatto prima. Il peso era chiaro, ovviamente la contrattazione comprende tutto, comprendeva l’ambiente, comprendeva gli organici, comprendeva l’occupazione, comprendeva il salario, ovvero, quando si andava a contrattazione, per esempio, io mi ricordo che non è che andassi a contrattazione e stessi lì sempre. No, andavo a contrattazione quando sapevo che si toccava quel punto dell’ambiente, dopo me ne andavo via logicamente. Ovvero, i lavoratori la maggior parte delle volte non ponevano a contrattazione un argomento semplice, se non magari per fatti traumatici riguardanti l’ambiente. Spesso... Anche qui sono aggettivi, io non li posso rappresentare con numeri perché non ho mai tenuto conto, però spesso la questione ambiente era associata alla questione organici, ma penso che l’abbiate visto anche voi esaminando gli atti.

DOMANDA - Infatti la mia domanda poi era se rispetto al perseguimento di obiettivi più ampi lei ha assistito, ha partecipato alla rinuncia a livelli o promesse di risanamento e di interventi finalizzati alla salute.

RISPOSTA - Sì, io sicuramente ho partecipato a riunioni di questo genere di fronte...

DOMANDA - In cui si è rinunciato all’obiettivo di tutela...

RISPOSTA - Alla rinuncia...

DOMANDA - Sì, o comprome...

RISPOSTA - Mi ripeta la domanda perché non ho capito materialmente...

DOMANDA - In questo contesto, in questa partecipazione, ma non ovviamente monopolizzante, dell’istanza da lei presentata sul piano della trattativa di tutela dei livelli di sicurezza e di salute dell’ambiente di lavoro, in vista di obiettivi più ampi, lei ha assistito a rinunce ad obiettivi proposti?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Anche sul piano dei programmi di risanamento quindi?

RISPOSTA - No, io ho assistito...

DOMANDA - O delle promesse, come lei ha detto, di risanamento?

RISPOSTA - Certo. Io ho assistito a rinunce da parte dei lavoratori, a rinunce da parte dell’azienda, voglio dire, adesso è una domanda, mi scusi, avvocato. un po’ generica...

DOMANDA - No, ma è preliminare poi a delle questioni più specifiche, perché quando poi alla fine lei ci fa un bilancio...

RISPOSTA - Per esempio, quando si faceva l’assemblea, si faceva l’assemblea e i lavoratori scivolavano sulla questione, per esempio, monetizzazione, beh, per noi l’assemblea era chiusa, almeno per me l’assemblea era chiusa, perché io la questione monetizzazione la vedevo come il più grande sbarramento rispetto all’azione di autoresponsabilizzazione a cui accennavo prima.

DOMANDA - Quindi in questo contesto, al di là della sua affermazione, soddisfazione per il bilancio, per aver rovesciato in un decennio come un calzino la fabbrica e quant’altro, vorrei invece entrare un po’ più in concreto sul punto e in particolare vedere... Io ho qui sotto mano un suo articolo del ‘75 su Scienza e Lavoro, che immagino sia lo stesso già presentato dalla difesa...

RISPOSTA - Gli autori chi sono?

DOMANDA - Tettamanti e Felice, situazione ambientale Petrolchimico di Marghera, in cui c’è un’analisi reparto per reparto, in cui si propongono degli obiettivi, di cui alcuni sono abbastanza drastici.

RISPOSTA - Sono abbastanza?

DOMANDA - Drastici?

RISPOSTA - Drastici.

DOMANDA - Ad esempio, si richiede quanto ai reparti CV10 e 11, la necessità di eliminare operazioni comportanti spanti liquidi o gassosi, che attualmente rendono il pavimento e la rete fognaria fonte di inquinamento ambientale, oltre all’installazione dei cromatografi, qua si dice di eliminare operazioni. Queste le risultano eliminate?

RISPOSTA - Dovrei andare a fare il paragone, per esempio, con quell’affare raccolto. Qua si denunciava una situazione, in questo articolo, avvocato, in questo articolo si denunciava una situazione, no?, quella che appariva a noi, in estrema sintesi perché è molto sintetico.

DOMANDA - Certo, ma mentre rispetto ad alcuni...

RISPOSTA - Questo per rappresentare come era. Dopodiché, vediamo un pochino: "Il risanamento doveva portare la sostituzione di parte del valvolame esistente con elementi a tenuta più sicura, etc.".

 

Presidente: no, ma, guardate, sono tutte richieste di interventi su quelli che sono gli impianti. Il sindacato qui tutto sommato esprime una cultura aziendale, industriale, non ha mai espresso una cultura di rifiuto. Quindi perché andiamo alla ricerca ancora una volta di quelle che sono, magari, non lo so, diverse posizioni ideologiche rispetto a determinate tematiche? La storia del sindacato, voglio dire, la conosciamo tutti ed è qui espressa anche nelle piattaforme sindacali, in questi interventi a firma di Tettamanti, etc., ci è stata illustrata questa mattina e oggi pomeriggio, etc.. Io capisco che ci possono essere delle posizioni diverse e delle valutazioni critiche rispetto a queste del sindacato, ma sono essere state già qua espresse. E non sono, ripeto, di rifiuto. Il sindacato non ha mai...

 

DOMANDA - Non sto facendo un discorso ideologico...

 

Presidente: ma mi pare proprio di sì perché lei lo sta intensificando proprio sotto ad un suo punto di vista che è estremamente ideologico: "Ma perché avete rinunciato alla salute per mantenere...?". Insomma, questo è il discorso. Allora qui, voglio dire, poniamo ancora il discorso su un piano che non è proprio di questo processo, è per quello che intervengo, questo è il fatto. Non è tanto perché io non condivida le sue idee, io rispetto le sue idee, i suoi punti di partenza, etc., però sono tema più di un dibattito, voglio dire, che non di un processo, questo voglio dire.

 

DOMANDA - Signor Presidente, se mi lascia concludere forse emergerà il mio filo conduttore, che non è affatto ideologico, che non è affatto di polemica con il sindacato e con la linea perseguita, ma di fattibilità o non fattibilità e di fattori che hanno determinato una scelta e l’altra, il che rileva molto per valutare poi la colpa o l’imputazione di certi effetti alle scelte d’impresa.

 

Presidente: va bene.

 

DOMANDA - Allora, io dico, se ci sono delle esigenze individuate come fattore per imparare fattori di rischio rispetto a cui si suggerisce l’installazione di un cromatografo e viene installato, altri in cui si suggerisce di eliminare determinate operazioni e vengono o non vengono eliminate, può essere importante, ancora più importante passando agli impianti CV6, CV14 e 16 l’indicazione che al risanamento globale - leggo dal suo articolo - di questi reparti è senza dubbio fattibile, ma trattandosi di impianti al chiuso e con poco spazio disponibile la qualità del risanamento e lo sforzo del mantenerlo comporterebbero un notevole impegno economico da parte della Montedison, sia per il finanziamento di lavori di risanamento sia per le future perdite di produzione dovute a inevitabili fermate, questo particolarmente nel reparto CV6, secondariamente al CV14 e 16. Ecco, e lei fa anche una diagnosi molto precisa, che però oggi mi pare smentita dalle sue osservazioni di pura compatibilità di tipo aziendale che lei riferisce alla realtà sulla domanda del Pubblico Ministero. Perché dice: "La scelta della Montedison dipenderà anche dai lavoratori, dalla loro volontà di lotta giorno per giorno sul posto di lavoro". Allora, io dico, era oggetto di contrattazione con l’azienda il livello in cui intervenire con il risanamento, se col globale rifacimento dell’impianto, col maggiore impegno economico o invece semplicemente con dei palliativi come poi dice tre righe sotto?

RISPOSTA - Guardi, io interpreto la sua domanda...

DOMANDA - Il problema era solo di fattibilità economica o anche di rapporto di forza all’interno dell’azienda?

RISPOSTA - Io le posso dire: questo articolo è un esempio di qual era il dibattito all’interno della commissione ambiente, per esempio tra me e Felice. Ovvero, io sostenevo che il CV6 è accatastato, non c’è spazio, etc., dobbiamo puntare al nuovo impianto; lui diceva se ricordo bene, dovete domandare a lui quello che ricorda, lui diceva: "Attento, nuovo impianto, e nel frattempo cosa facciamo?". I lavoratori dell’impianto, ovvero, eravamo 1974, voglio dire, l’occupazione non era una cosa da niente, quindi loro appena tu gli ponevi un qualche problema che avesse in qualche maniera comportato il pericolo dell’occupazione, loro si allarmavano giustissimamente. Però, io dicevo, se noi riusciamo ad ottenere il rifacimento dell’impianto..., e argomentavo...

DOMANDA - Ottenere il rifacimento dell’impianto...

RISPOSTA - Perché non me lo inventavo...

DOMANDA - Ma allora non è un problema di compatibilità con la realtà aziendale, è un problema di saperlo imporre, cioè, l’azienda poteva farlo.

RISPOSTA - No, no, adesso io forse non ho capito...

 

Presidente: non possiamo adesso sinceramente riper... Guardate, ripercorrere quei momenti storici di conflitto che indubbiamente vi è stato all’interno del sindacato, il sindacato con l’impresa, etc., magari, non lo so, di rinunce che ha fatto il sindacato anche per mantenere l’occupazione perché c’era una spinta in questo senso, etc., ma davvero vi pare che sia il tema di questo processo... Andiamo a vedere quello che è stato fatto e quello che non è stato fatto e quello che avrebbe dovuto fare l’impresa a prescindere comunque... Certamente che lo ha fatto e anche attraverso le sollecitazioni che venivano dal sindacato, etc., ma comunque era un dovere che l’impresa aveva a prescindere anche da queste sollecitazioni. La capacità che ha avuto il sindacato in quel momento storico, il suo potere contrattuale, la sua forza, etc., sono stati quelli che sono stati e hanno prodotto i risultati che hanno prodotto, ma perché dobbiamo andare a fare adesso un processo al sindacato? Non ho capito bene.

 

DOMANDA - Allora forse non riesco a spiegare e spero emerga più avanti.

 

Presidente: ma no, perché qui il processo è a questi imputati, che sono imputati tutti amministratori e dirigenti di Montedison e dell’Enichem, i quali non hanno fatto quello che norme imponevano di fare, a prescindere da quella che poteva essere la capacità del sindacato di imporgliele. Questo è il processo.

 

DOMANDA - Signor Presidente, a mio avviso il problema grosso di questo processo è di capire se era effettivamente fattibile, se era effettivamente esigibile in quel momento...

 

Presidente: ma certo, ma...

 

DOMANDA - ...se questa fattibilità dalla pressione...

 

Presidente: ma no, se era esigibile doveva essere fatto.

 

DOMANDA - Non c’è un limite...

 

Presidente: ho capito, questo lo abbiamo già detto, anche altre volte l’abbiamo già detto, anche come Tribunale. Guardate, non riteniamo di andare avanti ancora nell’istruttoria in questo modo, perché noi ci siamo già espressi. Ci siamo espressi quando abbiamo respinto, per esempio, la domanda del Pubblico Ministero di dimostrare che erano state fatte spese ultronee, secondo la tesi del Pubblico Ministero, rispetto a quelle che invece volevano essere fatte. Noi ci siamo espressi in maniera anche piuttosto rigorosa e drastica rispetto ai doveri che comunque incombevano agli imprenditori. Lo stesso adesso, a prescindere da quella che poteva essere la pressione del sindacato, l’imprenditore doveva fare quegli interventi. E’ per quello che le domande che lei fa mi paiono del tutto non pertinenti, inammissibili.

 

DOMANDA - Io vado avanti, però...

 

Presidente: lei vada avanti, però tenga conto anche di quello che il Tribunale le dice, perché non è che possa andare avanti così.

 

DOMANDA - Dico, vado oltre, sto dicendo che una valutazione ex ante come ci fornisce questo documento è molto importante per capire se era in quel momento non solo prevedibile, anzi, previsto, ma altresì evitabile e a condizioni che non dipendono affatto dai limiti assoluti di impossibilità tecnologica o di diseconomicità finanziaria complessiva, ma dipendono da un equilibro di contrattazione in cui il sindacato non è assolutamente imputato, non c’è bisogno neppure quindi di difenderlo d’ufficio. Si tratta solo di vedere se dal punto di vista aziendale la convenienza dipendeva da fattori che non sono affatto assoluti e accertarla ex ante al momento in cui si poneva il problema, in cui emergeva la consapevolezza della parte lavoratrice, significa capire o poter avere elementi per desumere se c’erano l’evitabilità e, oltre che la prevedibilità, poi delle conseguenze in certe scelte. Quindi io ritengo che sia un momento di riferimento importante, anche perché oltre al primo poi chiederò di fare qualche domanda sul dopo, perché abbiamo dei documenti in data certa che esprimono dall’interno una situazione per come si prospettava ex ante. Non è sempre facile avere questi elementi per inserire poi conseguenze sull’elemento psicologico. Comunque rapidamente io segnalavo in questo documento ‘75 altri due punti soltanto, in cui in relazione anche al reparto CV5/15, a pagina 161, si dice: "Oltre al rischio della presenza di CVM c’è il rischio delle polveri di PVC e gli interventi di Montedison per neutralizzare... inquinanti possono essere considerati semplici palliativi. La soluzione del problema anche in questo caso è radicale: rifacimento dell’impianto". Ora, di fronte a questo e anche agli altri rilievi che lascio alla lettura di questo documento, io vorrei richiamarla sull’articolo successivo, che mi pare sia dell’81, ’85, sulla rivista Centralità del Lavoro: "Il Ciclo CVM e PVC al Petrolchimico di Porto Marghera, Angelo Tettamanti". Se ce l’ha, se no lo produco.

 

Presidente: d’accordo, questa è la domanda, un po’ articolata, lei l’ha capito, è in grado di rispondere?

RISPOSTA - No, io non ho capito esattamente cosa mi si chiede.

 

DOMANDA - Voglio dire se rispetto a quel piano di obiettivi, alcuni anche radicali, per raggiungere il risanamento necessario poi riconosce come suo questo bilancio e se ci può dire anche di che data.

RISPOSTA - No, la domanda, perché io non è che senta bene, se me la traduce mi fa un piacere.

 

Presidente: meglio che gliela traduca l’autore, la domanda.

 

Avvocato Pulitanò: neanche noi l’abbiamo capita.

 

DOMANDA - La domanda è articolata in due punti, il primo punto è se quindi ha confermato che quelli erano gli obiettivi di risanamento proposti nel ‘75, individuati reparto per reparto, in cui rispetto ad alcuni impianti c’era una richiesta radicale di rifacimento, di eliminazione di alcune operazioni...

 

Presidente: cioè, il sindacato chiedeva anche che venissero chiusi alcuni impianti, oppure interventi di risanamento che esigevano la fermata degli impianti, etc., ecco.

RISPOSTA - Nel ‘75.

 

Presidente: perché questi risultati non sono stati immediatamente ottenuti?

RISPOSTA - Ovvero, perché non venne ottenuto il rifacimento ex novo degli impianti.

 

Presidente: CV6, per esempio, si riferiva al CV6.

 

DOMANDA - Se vuole gliene indico alcuni.

RISPOSTA - Avvocato, io non so descriverle i meccanismi per cui non venne ottenuto, io posso solo rappresentarle quella che era la situazione che io dal mio punto di vista conoscevo, che era il punto di vista della commissione ambiente del Petrolchimico e del sindacato che si bazzicava allora. In definitiva c’erano sicuramente due posizioni, una posizione che spingeva e che emerge anche in documenti vari, emerge sicuramente, quindi compresi quelli miei perché io ero della posizione rifacimento impianti, no? Quindi una linea rifacimento impianti, quelli vecchi, CV6, CV14/16, CV5/15, come argomentato lì, e una linea invece che diceva: "Attenzione...", cerco di sintetizzare, però bisognerebbe farlo dire da uno di quella linea, che diceva: "Attenzione, rischiamo di restare senza l’acqua e anche senza il secchio", ecco, queste erano le due linee dal punto di vista sindacale. Dal punto di vista aziendale l’unica cosa che posso dirle è che all’inizio sembrò, e c’è un documento, ce l’ho nel mio riassuntivo, c’è un documento - che ho già citato prima - che dice: "11/73, piano Montedison a Porto Marghera...". No, ho sbagliato. Eccolo qua: "Piano investimenti ‘74, ‘75 - 07/74, luglio ‘74 - in Italia annunciato dai sindacati", quindi era di gruppo Montedison, a 001018 del protocollo del Tribunale si vede annunciato nuovo CV6. Quindi, come prima dicevo, forse non ha colto, c’era sicuramente anche all’interno dell’azienda una maniera diversa di pensare, almeno così è apparso a me in termini logico deduttivi. Per esempio, quando Zanelli e Saia vengono a Marghera come rappresentanti della commissione impiantistica medica, si entra e si va insieme in tutti i reparti del Petrolchimico interessati all’indagine. Durante questa visita io lo riporto in un..., c’è un documento che ritengo scritto da me dalla fraseologia, etc., dall’argomentare, riporto che i dirigenti Montedison, che in quell’occasione non so a quale livello erano, sarà stato il capogruppo, ci prospettarono rispetto a nostre argomentazioni, ovviamente non ad un tavolo di trattative, ma in piedi, ragionavano di investimenti dell’ordine di 100 miliardi per rifare i vecchi CV polimeri. Questo cercando di fare la sintesi di quello che ricordo e di quello che posso dirle.

DOMANDA - Vedo che oltre al CV6, che non è poi stato... Questo articolo risale quanto meno a dopo l’81 perché cita la chiusura dell’unico impianto poi abbandonato, che è il CV10 di acetilene, che è fermo dal 1981, lei scrive nell’articolo.

RISPOSTA - Questa è una data che è stata aggiunta. Ovvero, in tanti hanno scritto Angelo Tettamanti...

 

Presidente: per andare avanti in questo discorso, il CV6, che se non sbaglio è quello del PVC in emulsione, no?

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: che cosa succede al CV6?

RISPOSTA - Al CV6 succede che viene fatto un certo risanamento...

 

Presidente: quale?

RISPOSTA - Un certo tipo di risanamento...

 

Presidente: quale?

RISPOSTA - Quello descritto nei piani di risanamento, per esempio quello da me chiosato in questi collage che dimostrano quali erano in quel momento in cui scrivevo il grado di risanamento e il giudizio dato dai lavoratori stessi del reparto intorno al grado di risanamento raggiunto.

 

Presidente: cioè?

RISPOSTA - Un giudizio che aveva tanti sì, alcuni no, alcuni ma, alcuni non va bene, etc., perché così siamo nel ‘75, siamo in itinere ancora con il risanamento, un risanamento che evidentemente doveva andare avanti ancora, infatti non ci sono...

 

Presidente: e quand’è che si viene, diciamo, a definire il piano di risanamento, a concludere?

RISPOSTA - Ovvero, per quello che riguarda...

 

Presidente: è il millenovecentosettanta...

RISPOSTA - Per quel che riguarda la questione CVM io immagino che nel ‘78, ‘79...

 

Presidente: attraverso quali interventi? Ce li dica, perché noi li abbiamo già sentiti altre volte. Quali interventi?

RISPOSTA - Gli interventi fondamentali erano...

 

Presidente: quali sono stati quelli prioritari?

RISPOSTA - Quelli prioritari ovviamente erano i soliti: lo strippaggio del monomero nell’autoclave, la bonifica delle autoclavi - mi riferisco al CV6 - la questione del cambio delle tenute... Mi ricordo che Quagliato veniva in commissione ambiente e mi faceva una testa così con le Tuflin.

 

Presidente: sì, le valvole Tuflin.

RISPOSTA - Le valvole, sì. Importantissima era giudicata dai lavoratori di quel reparto la questione dei filtri, perché loro dicevano che c’era l’effetto camino. Allora, se sotto l’autoclave io scarico i lumps, li chiamavano, i pezzi...

 

Presidente: in quel suo collage lì che ha del ‘76 cos’è che c’è ancora di importante?

RISPOSTA - Forse ‘75.

 

Presidente: sì, ‘75. Cosa c’è ancora da fare di importante lì dove lei segna, che cosa c’è ancora da fare?

RISPOSTA - Allora, qui c’è... Parto dalla prima pagina. Allora, c’è lavaggio autoclavi con acqua ad alta pressione, introduzione opportuna testa lavante con... Il commento è: "Non funziona...".

 

Presidente: abbiamo capito.

RISPOSTA - "Non funzionano due macchine". No, "non funziona".

 

Presidente: sì, difatti non funzionava.

RISPOSTA - Non funziona, nel senso che non era ritenuto efficace, manovrabile. Avevano speso 1.400 milioni eppure il risultato... Ma capita.

 

Presidente: va bene, lo sappiamo. Poi ancora?

RISPOSTA - Dopo, basta leggere, allora, in esercizio, in esercizio, in esercizio...

 

Presidente: siccome è questa la domanda...

RISPOSTA - Quattro filtri, uno funzionante, sì, esercizio, sì, barilotto 90 gradi, sì, bene, sì...

 

Presidente: ci dica quello che ancora non era stato fatto.

RISPOSTA - Sfiato all’aria... No, ma questo è il CV24, eh, per forza.

 

Presidente: guardi che è la pagina 2 del suo collage, primo step e secondo step del CV6.

RISPOSTA - Allora, scarico e filtrazione lattice autoclave con inserimento di prefrantumatori, mulini e...

 

Presidente: no, guardi, lei se lo legga tra sé e sé e dopo ci dica a quell’epoca che cosa ancora doveva essere fatto di importante ai fini di una compatibilità anche della continuazione dell’attività produttiva al CV6 con la tutela della salute dei lavoratori in quel reparto, perché questa è stata la domanda - mi pare di aver capito dell’avvocato Picotti.

RISPOSTA - Adesso lei mi fa una domanda, qual era la cosa più importante...

 

Presidente: no, ho detto quali sono le cose ancora che non sono realizzate nel 1975 e che sono importanti, ripeto, rispetto non solo al programma, ma anche rispetto ad un ambiente che non metta in pericolo, diciamo, secondo una valutazione che in quel momento fa il sindacato, perché le sue sono tutte valutazioni, anche la salute dei lavoratori per l’esposizione a concentrazioni di CVM che si ritengono eccessive.

RISPOSTA - C’è una sfumatura di importanza sicuramente, però...

 

Presidente: ci aiuti.

RISPOSTA - Forse il numero 26.

 

Presidente: cioè?

RISPOSTA - Numero 26, strippaggio del CVM all’esterno dell’autoclave mediante apposito circuito e recupero totale di monomero, ovvero, questo qua... Però io sto un po’ azzardando, vorrei dire, in definitiva io ho questo lattice, acqua e...

 

Presidente: sì.

RISPOSTA - Il quale conteneva assorbita o comunque conteneva in soluzione una certa quantità di CVM.

 

Presidente: lo strippaggio quand’è che viene realizzato? Il procedimento di strippaggio del CVM.

RISPOSTA - Questo dice strippaggio all’esterno.

 

Presidente: all’esterno, non all’interno delle autoclavi.

RISPOSTA - Evidentemente questa era l’ambizione di imitare quello che poi funzionò, a parte fenomeni di tensocorrosione, quello che funzionò sul CV14 e sul CV24, che a tutt’oggi esiste. Probabilmente fu il tentativo di imitare anche sull’emulsione quel tipo di procedimento in maniera tale da avere alla fine innanzitutto un recupero maggiore possibile di CVM, il secondo, e quindi eliminazione importante dagli sfiati eventuali, etc., anche se erano polmonati, però a quel tempo erano polmonati all’aria e questa per me era una cosa... Anche se in azoto, però polmonati all’aria, per esempio, era una cosa che non mi piaceva. Comunque loro volevano fare la stessa cosa. Mi pare che loro fecero un esperimento con una macchina chiamata Babilonia a Brindisi, non so. Adesso, guardi...

 

Presidente: va bene, vada avanti.

RISPOSTA - Può darsi che io stia dicendo una sciocchezza, però loro fecero un esperimento sulla falsa riga di quello del CV14 e però non ottennero dei risultati.

 

DOMANDA - Io adesso vorrei proseguire rapidamente su tre punti, sempre sottomano quel suo articolo dell’81 o successivo all’81 comunque perché, ripeto, c’è questo riferimento testuale al fermo dell’impianto CV10 nel 1981. Cioè, c’è un problema di impianti CV6 di cui abbiamo parlato e CV14/16, che lei dice non sono stati sostituiti, ci sono stati solo rinnovamenti parziali contro la nocività e lei dice in più punti, almeno in tre punti ha sottolineato la frase: "Sulla spinta del sindacato contro la nocività del CVM". Il punto chiave è questo, poi lei fa un’analisi molto attenta sulla convenienza che può aver avuto l’azienda a mantenere questi impianti pur obsoleti e pur vecchi, come dice in più punti, quindi fa solo un risanamento parziale, perché c’era una grande elasticità derivante dall’elevato numero di autoclavi di dimensioni medio basse, 15 metri cubi, rispetto invece agli impianti più moderni, che però avevano meno autoclavi di dimensioni più grandi, 40, 80 metri cubi, sulle linee, per cui dice che nelle situazioni di mercato di crisi questi impianti più vecchi, obsoleti, ma con più piccole autoclavi, erano più adatti a garantire le esigenze aziendali. Mi pare di capire che questo discorso sia una motivazione che lei attribuisce quindi al mancato risanamento e che è riferibile al CV6...

RISPOSTA - Erano discorsi che giravano, ma io... In definitiva lei dice...

DOMANDA - No, io leggo quello che lei ha scritto. Dice: "Sulla spinta dei...".

RISPOSTA - Allora: "Anche questo impianto vecchio è vecchio ed è stato risanato e ristrutturato notevolmente alla fine degli anni Settanta, anche qui sulla spinta dei nostri operai, etc.. Dopodiché il suo rifacimento come era prospettato... con il massimo impegno per indurre a sostituzione del vecchio con il nuovo...".

DOMANDA - Nella pagina precedente dice: "Grazie alla sua elasticità derivante...", cioè, ci poteva essere una convenienza in pratica dell’azienda...

RISPOSTA - Sì, il ragionamento che uno... Uno dice: "Io ho tante pentole piccole, ho tante tipologie produttive, un mercato che deve soddisfare...", sì, è un ragionamento - mi pare - logico. Io non so, erano discorsi che giravano sicuramente perché non me li inventavo personalmente di notte.

DOMANDA - Appunto.

 

Presidente: ho capito, va bene.

 

DOMANDA - Concludendo, lei evidenzia come sugli impianti...

 

Presidente: ci fosse una convenienza anche aziendale a mantenere quegli impianti perché erano, diciamo così, più...

 

DOMANDA - Quindi anche più vecchi, diciamo, perché c’era il CV5/15...

 

Presidente: erano vecchi e quindi non doveva spendere e nello stesso tempo erano piccoli e quindi poteva avere una elasticità nell’utilizzo di questi impianti, questa è la sua contestazione.

 

DOMANDA - Volevo sapere se lei conferma questa valutazione, se si basava sull’analisi che avevate fatto all’epoca.

 

Presidente: ma anche se avessero fatto questa analisi, voglio dire, benissimo, questa è una valutazione relativa che fa il sindacato su una politica industriale. Ma è sulle conseguenze di questa politica industriale, cioè, questa politica industriale, questa scelta che fa l’imprenditore di mantenere queste autoclavi più piccole, etc., etc., che cosa ha determinato a danno dei lavoratori? Che cosa ha provocato? Ha provocato situazioni di pericolo per la salute dei lavoratori?

RISPOSTA - Situazioni di pericolo per la salute dei lavoratori...

 

Presidente: sono state scelte, diciamo così, imprenditoriali e anche gestionali che hanno provocato...

RISPOSTA - La domanda, Presidente, per capirla, ovvero: "Il fatto che fossero stati mantenuti in marcia gli impianti vecchi, in particolare il CV6, ha comportato secondo te, Tettamanti, che l’azienda in pratica ha mantenuto un pericolo rispetto..."?

 

Presidente: sì, questa è la domanda che le ha fatto l’avvocato Picotti.

RISPOSTA - Io non...

 

Presidente: come veniva valutata all’interno nella commissione di cui lei faceva parte?

RISPOSTA - Noi, da quello che io desumo anche dalle carte... Faccio il ragionamento al contrario. Se ci fosse stato un qualcosa - ma un ragionamento contrario tra me e me - che in maniera proprio stridente mi avesse, come si può dire?, disturbato nel senso di..., che una realtà che mi denunciava una cosa insostenibile, etc., non mi pare che sarei stato il tipo che avrebbe taciuto. Quindi a fine anni Settanta se c’era qualcosa di questo genere forse avrei...

 

Presidente: infatti l’avvocato Picotti le sta dicendo che lei criticava queste scelte.

 

DOMANDA - Nel ‘75 lei sul CV6 aveva detto esattamente che andava radicalmente sostituito: "Sarà indispensabile rimodernare l’impianto vecchio di oltre vent’anni, fare ex novo l’impianto. La scelta della Montedison dipenderà anche dai lavoratori e dalla loro volontà di lotta".

RISPOSTA - Io ero tra quelli...

 

Presidente: basta, adesso scendiamo a livello davvero di una conversazione a due più che di una domanda e di una risposta. Se ha altre domande, avvocato...

 

DOMANDA - Sì, avevo altre due domande. L’ultimo punto, lei alla fine di questo articolo dell’81 o successivo dice: "Nonostante tutto non è stato fatto quasi niente", quindi la mia contestazione è: come fa ad affermare oggi che invece il bilancio è stato positivo? Nella pagina 16, ultimo capoverso dell’articolo, lei conclude questa analisi che le ho detto sugli interventi mancati o parziali di risanamento e non fatti anche per convenienza della Montedison sotto vari profili, lei dice: "Nonostante tutto non è stato fatto quasi niente". Cos’è che oggi...

RISPOSTA - Questo si riferisce ai granuli. Si riferisce al CV5/15, all’impianto dei granuli e "inoltre va ricordato che questo è il prodotto che regge meglio di tutti durante l’operazione di crisi mercato...".

 

Presidente: si riferisce ai granuli, d’accordo. Ma perché fate le domande che non sono complete o comunque non sono neppure corrette? Se dice che si riferisce solamente... Io non ho sotto l’articolo, ma se si riferisce solamente ai granuli perché dice che si riferisce a tutto, che non andava bene niente?

 

DOMANDA - Si riferisce al CV15 di cui abbiamo parlato per ultimo, che era quello del documento ‘75...

 

Avvocato Baccaredda: al CV6 non si riferiva, avvocato.

 

DOMANDA - Al CV6 si è riferito prima.

 

Presidente: adesso sappiamo che parliamo del CV15, va bene, parliamo del CV15 allora. Io non avevo seguito, scusi, avvocato, questa successione dal CV6 di cui stavamo parlando...

 

DOMANDA - Io ho detto dall’inizio che erano tre i punti.

 

Presidente: ho capito, ma li deve ripetere, perché qua ci stiamo perdendo forse anche nelle parole. Ci dia una risposta.

RISPOSTA - Io le posso dare... Rileggo. Innanzitutto inseriamo nel contesto, ovvero, se lei dice che è un articolo ‘81, ‘85, allora può darsi che questo sia... E’ un articolo maturato nel contesto, sempre restando attiva la domanda di riflessione degli impianti, nel contesto delle pressioni per fare l’impianto nuovo, che dopo in effetti venne fatto. Io non ricordo, ma il sicron 1, ovvero il nuovo CV5/15 fatto in zona S mi sa che è di quegli anni lì, quindi può darsi che questo argomentare, "Non è stato fatto quasi niente", etc., "Non hai rinnovato le macchine. Non hai elasticizzato...", etc., ovvero, c’è un obiettivo, diciamo così, un po’ più di... E’ un ragionamento che va anche a discorrere mica soltanto di ambiente, va a discorrere di esistenza di un impianto e di sua redditività come garanzia occupazionale per quel che ci riguardava e quindi in definitiva immagino che sia da inserire in questo contesto e da inserire in questo contesto anche il "nonostante tutto non è stato fatto quasi niente".

 

DOMANDA - Io volevo metterla in confronto con quanto lei affermava a pagina 161 dell’articolo del ‘75, in cui a proposito di questo reparto diceva: "La soluzione del problema in questo caso è radicale, è necessario il rifacimento dell’impianto secondo una filosofia diversa e accessibile". Dico, l’analisi era precisa nel ‘75 e il bilancio dell’81 mi sembrava altrettanto netto. Volevo capire perché oggi è cambiato...

RISPOSTA - Vorrei che lei cogliesse anche la complessità del mio argomentare, ovvero, non si trattava solo, specialmente sul CV5/15, di una questione di... Non era tanto il CV5/15 quello che mi spingeva per richiedere il rifacimento, ovvero, non era quello...

DOMANDA - Era uno dei tre comunque che lei aveva individuato.

RISPOSTA - La molla che mi spingeva, perché allora si parlava molto, moltissimo di ristrutturazione, questi sono gli anni della ristrutturazione, questi sono gli anni in cui ogni giorno si discuteva quale CR fare, dove farlo... Ovvero, in definitiva si mescolavano a questo punto le agormentazioni ambientali con quelle... Però, ripeto, rispetto al CV5/15 le argomentazioni erano anche per spingere l’azienda a tirare fuori i quattrini e a fare gli impianti nuovi. Era per noi una garanzia importante, anche questa era una componente del nostro dire. "I soldi ce li hai, piuttosto che spenderli in cose che magari noi non condividiamo - e dopo magari la storia ha detto qualcosa - spendili su un qualcosa che ci garantisce il futuro della fabbrica". In definitiva il Petrolchimico di Marghera è una fabbrica a metà, perché nel ‘73, quando c’è la crisi del Kippur, cosa succede? Il Petrolchimico 2, che era destinato - almeno questo è quello che ho capito io - a sostituire il Petrolchimico 1, la chimica del metano, improvvisamente subisce un arresto e il Petrolchimico 1 viene rivalutato, perché? Perché non viene dal petrolio quello che tiri. Io mi ricordo che il CV10/11 era fermo, quando scoppiò la crisi del Kippur il CV10/11 era fermo. In fretta e furia venne rimesso in marcia, perché? Perché per fortuna ce l’avevamo ancora, ma mi ricordo che il CV10/11 era fermo. Quindi lei capisce, io ho voluto rappresentarle la complessità del ragionamento.

DOMANDA - Però dal modificare di certe valutazioni in relazione a modificare certe circostanze mi pare sia diverso invece il cambiare il contenuto di certi concetti o di certe analisi nel momento in cui sono stati fatti. Vengo all’ultima domanda che riguarda l’interpretazione che oggi ci dà dell’obiettivo Mac zero, che mi pare fosse espressa in modo molto chiaro - e questo, appunto, le contesto - in quell’articolo del ‘75, cioè, lei oggi ci dice che anche il concetto di Mac zero...

 

Avvocato Baccaredda: lo legga se vuole fare delle contestazioni.

 

DOMANDA - Grazie, collega, del suggerimento, sto cercando i miei appunti per dopo confrontarli con quello che devo leggere. Oggi Mac zero lei ce lo definisce Mac uguale 0 come non lasciare buchi volontariamente aperti e, diciamo, usare la migliore tecnologia possibile come semplice inferiore ad un PPM. Ecco, nel ‘75 invece lei diceva: "L’obiettivo per il CVM è una concentrazione...".

RISPOSTA - Lei sta leggendo?

DOMANDA - Articolo del ‘75, pagina 160. Nell’ultima parte, penultimo capoverso.

RISPOSTA - "In ogni modo per il CV...".

DOMANDA - "Questo significa lavorare in impianti con tutte le apparecchiature, dalle valvole alle pompe progettate in modo che solo eventi eccezionali come rotture improvvise possono giustificare la presenza del CVM nell’ambiente di lavoro", il che vuol dire che in mancanza di eventi eccezionali nell’ambiente di lavorare non ci deve essere CVM, cioè zero, zero uguale zero matematico in questa prospettiva.

RISPOSTA - No, avvocato...

DOMANDA - Salvo gli eventi eccezionali...

RISPOSTA - No.

DOMANDA - "... gli addetti dovranno abbandonare la zona".

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Mi faccia completare il ragionamento che è suo. "Quanto detto spiega la posizione sindacale che mette in dubbio la risanabilità in reparti compatti come CV6 e CV14.

 

Presidente: l’abbiamo già sentito tre o quattro volte, non abbiamo voglia di risentirlo e poi d’altra parte, a prescindere da quelle che erano le piattaforme sindacali sul Mac zero, cosiddetto zero, ci sono invece le norme, che mi pare che qui debbano essere applicate, a cui si deve fare riferimento. Quindi, per carità, è chiaro che la tendenza credo del sindacato, credo della scienza sia sempre di raggiungere questo obiettivo, però, voglio dire, qui non è che si stia a parlare solamente di obiettivi che si pretende di raggiungere, si vogliono raggiungere, non si sono raggiunti e allora si è teso quanto meno ad una bonifica dell’ambiente che consentisse di arrivare a concentrazioni che hanno loro dichiarato essere tutto sommato intorno all’1 PPM o comunque a quelle concentrazioni che potessero consentire agli operai che vivevano nei reparti di potersi autogestire, autodeterminare a pervenire a quelle consapevolezze della propria situazione per poter... Ecco, lui ha spiegato in termini sindacali queste cose, ma qui la nostra valutazione, io vi richiamo ancora una volta, è di altro genere. Cioè, questo è un discorso che lui ha fatto e che ci ha spiegato, lui, Francini, roba di questo genere, sulla politica sindacale. L’abbiamo sentita, l’abbiamo sentita in termini - direi - proprio esaustivi, adesso basta perché qui è un processo dove invece si deve fare applicazione di quelle che sono le norme in materia, va bene? Basta.

 

DOMANDA - Mi scusi, però...

 

Presidente: basta adesso, finito.

 

DOMANDA - Non ho avuto una risposta a questa domanda.

 

Presidente: l’abbiamo già avuta, l’abbiamo già ottenuta. Guardi, se lei non l’ha sentita, mi dispiace, ho detto che su questo tema il Tribunale chiude, finito, basta.

 

DOMANDA - Faccio la mia opposizione perché la domanda è finalizzata a chiedere...

 

Presidente: lei faccia opposizione, guardi, il Tribunale... Avvocato, le tolgo la parola. Il Tribunale ha deciso di chiudere su questo argomento, ritiene che non ci sia più utilità di andare avanti su questo e sospende per cinque minuti anche l’udienza. E’ da stamattina che lo diciamo, però. Riprendiamo allora. Se non ci sono altre domande congediamo il teste Tettamanti.

 

AVVOCATO PULITANO’

 

DOMANDA - Sulla linea delle sue indicazioni, signor Presidente, che spero di aver rispettato anche nella presentazione del teste, dal quale mi attendevo semplicemente - e mi pare di aver ottenuto - un contributo di conoscenza relativo all’attore - sindacato e commissione ambiente - all’interno di una vicenda estremamente complessa senza che da parte mia vi fosse alcuna intenzione di fare delle posizioni del sindacato un oggetto di discussione critica o - che poi è lo stesso - assumere le posizioni del sindacato come parametri di verità rispetto a valutazioni di fatti che vanno fatte secondo altri criteri di legalità. Dico questo per cercare di definire una posizione che suona anche come ringraziamento al signor Presidente per aver cercato di tagliare corto rispetto alle tendenze...

 

Presidente: va bene, adesso non...

 

DOMANDA - Mi fermo qui. Pochissime domande di chiarimento, chiarimento di fatto. Dottor Tettamanti, prima quando...

 

Pubblico Ministero: chiedo scusa, credo che non fosse finito il controesame però.

 

Presidente: se non è finito, però, allora...

 

DOMANDA - Se non è finito mi fermo.

 

AVVOCATO MANDERINO

 

Presidente: l’importante è che si muova all’interno di quelle che sono le direttive che sono state date.

 

DOMANDA - No, Presidente, poi sono domande brevissime. Volevo chiederle intanto fino a che anno lei è rimasto in commissione ambiente.

RISPOSTA - Ho già risposto prima, cercato di rispondere prima.

DOMANDA - Ha detto dal ‘73?

RISPOSTA - In assoluto immagino dopo l’85 che me ne sono andato e mi ricordo anche l’occasione.

DOMANDA - Lei se n’è andato per andare dove nell’85?

RISPOSTA - Me ne sono andato nel senso che non sono più andato neanche un giorno in commissione ambiente. A quel punto io mi sono messo a fare solo il mio lavoro. Come impegno sindacale c’era ancora qualcosa perché, almeno così ricordano soprattutto i miei compagni di lavoro, ricordano gli schedari che raccolgono i miei lavori come corrosionista, ovvero il taglio completo è stato verso fine anni Ottanta.

DOMANDA - Lei attualmente è in pensione?

RISPOSTA - No, non ho riscattato la laurea.

DOMANDA - Volevo sapere se anche come membro della commissione ambiente lei è a conoscenza del comportamento che l’azienda assunse a proposito dell’informazione fatta ai lavoratori sulla cancerogenicità del CVM.

RISPOSTA - Del comportamento dell’azienda?

DOMANDA - Cosa fece l’azienda a proposito della notizia sul fatto che il CVM era cancerogeno nei confronti della fabbrica?

RISPOSTA - Io ho già risposto prima dicendo che per quel che mi ricordo l’azienda, dal momento che c’era l’obbligo del Ministro, aveva proposto un’indagine epidemiologica e questa indagine epidemiologica noi dicemmo: "No, non la fai tu" perché non volevamo che venissero valorizzare le strutture mediche di fabbrica, non in maniera assoluta, ma perché fuori volevamo che nascessero le strutture. Volevamo che nascessero strutture pubbliche.

DOMANDA - Sì, però lei sta parlando dell’indagine epidemiologica adesso, io le ho chiesto l’informazione sulla notizia che il CVM era cancerogeno... Lei aveva detto alla domanda del Pubblico Ministero che lei a posteriori adesso presume che l’azienda si fosse allarmata a seguito dei fatti della Goodrich.

RISPOSTA - No, no, io ho detto qualcosa in più.

DOMANDA - Lei però a proposito dell’informazione che l’azienda diede ai lavoratori che cosa sa? Fu data la notizia, fu fatta diffondere dall’azienda all’interno della fabbrica?

RISPOSTA - Lei si rende conto che una notizia del genere..., non c’è mica bisogno di diffonderla.

DOMANDA - Io non so di che cosa mi rendo conto, lo chiedo a lei.

RISPOSTA - No, non mi ricordo, ovvero non mi ricordo la circostanza, non me la ricordo assolutamente. Se è sì o no io dico: "No, non mi ricordo".

DOMANDA - A proposito dell’iniziativa sindacale per il risanamento degli impianti e dei reparti le volevo chiedere: nel periodo in cui ci sono stati quei fatti terroristici particolarmente gravi, che hanno anche coinvolto dei dirigenti, il sindacato come si è posto, cioè, queste iniziative sono state ancora portate avanti da voi? A proposito del risanamento.

RISPOSTA - In estrema sintesi, secondo me un rallentamento c’è stato. Il terrorismo, che aveva assunto - non voglio dilungarmi, tre parole - il ruolo di giustiziere verde, ci ha fregati abbastanza.

DOMANDA - Mi bastava, grazie.

 

Presidente: altre domande?

 

RISPOSTA - Dopo chi lo mandasse...

 

Presidente: no, lasci perdere, sappiamo abbastanza anche noi della storia del terrorismo e di tutte quelle che sono state le conseguenze e le ripercussioni. Ci sono altre domande?

 

AVVOCATO PULITANO’

 

DOMANDA - Due domande di chiusura abbastanza limitate, solo a chiarimento. Sono stati richiamati dei suoi articoli e nelle domande che le hanno fatto sono stati praticamente considerati come se fossero la piattaforma del sindacato. Sono la stessa cosa o come collocherebbe i suoi articoli rispetto alla piattaforma del sindacato?

RISPOSTA - Sono sempre domande un po’ vaghe.

DOMANDA - E’ un po’ generica, mi rendo conto.

 

Pubblico Ministero: se si può sapere di quali articoli parliamo...

 

DOMANDA - Di entrambi.

RISPOSTA - In definitiva sicuramente alcune cose si ritrovano sulle piattaforme sindacali, non sto neanche a leggere, voglio dire, si ritrovano... Perché? Perché io ero un protagonista di quelle robe lì e allora veniva, che so io, Ivano Perrini, il quale mi diceva: "Venga qua c’è la storia dell’ambiente da scrivere...", ecco.

DOMANDA - Appunto, seconda...

RISPOSTA - Però non era... Certe volte era anche solo farina del mio sacco, in qualche caso, sulle piattaforme.

DOMANDA - Seconda domanda, non gliela avrei fatta se non fossi stato sollecitato da un intervento del signor Pubblico Ministero laddove ha richiamato e le ha fatto presente un documento, mi pare del 1979, contenente una serie di annotazioni critiche circa lo stato della situazione relativamente all’essiccamento, a insaccamento. Con riferimento a quella problematica noi abbiamo prodotto come difesa degli imputati Enichem fra gli altri alcuni documenti relativi a varie commesse degli anni 1980, ‘81 relativi a consistenti lavori riferiti proprio a problemi dell’insacco e dell’essiccamento, commessa - cito brevissimamente - 4709.03 aperta il 28 novembre ‘80 relativa a lavori di captazione polveri in zona insacco sulle linee 1 e 2, insonorizzazioni varie e innalzamento camino prima linea di essiccamento; commesse 1114.09 del 17/07/81 e 4714.03 del 21/12/80 per costruzione di nuova sala quadri centalizzata delle linee di essiccamento; altra commessa dell’80, chiusa nell’82, per l’installazione di un nuovo sistema di insaccamento per la seconda linea di insaccamento, insacco Cronos, tutti lavori riferiti al CV6. E così anche nello stesso periodo lavori di completamento dell’intervento per la captazione polveri in zona insacco. Io adesso non so che cosa lei ricorda in particolare di questi lavori, mi era parso di notare una correlazione fra questo tipo di interventi e quelli indicati come ancora non risolti nel documento che il Pubblico Ministero ha citato. Le chiedo, oltre ad una sua eventuale considerazione su questo punto...

RISPOSTA - Non mi ricordo, forse perché in quel periodo può darsi che stessi facendo qualcosa d’altro. Se no robe così me le ricorderei in qualche maniera, almeno un...

DOMANDA - Le chiedo invece...

RISPOSTA - Perché la storia degli uomini imbiancati mi è stata sul gozzo per troppo tempo.

DOMANDA - Le chiedo invece un chiarimento - e con questo finisco - proprio quel documento che il Pubblico Ministero ha citato e altri ancora che sono stati citati dal banco dell’accusa mi hanno fatto formulare dentro di me questa considerazione, ma evidentemente... Siamo qui nel ‘79 a lavori grossi di risanamento già effettuati, evidentemente il sindacato e i lavoratori non ritenevano il discorso chiuso. Alcune domande sono state formate attribuendo a lei l’opinione che a quel punto, a fine anni Settanta, tutto era risolto, opinione ben diversa da quella che io avevo creduto di cogliere nelle sue parole. Proprio quei documenti dimostrerebbero che il problema era sempre sotto l’attenzione vostra.

RISPOSTA - Attenzione, stavo guardando adesso perché mica ho visto questo documento. "Elenchiamo i punti critici...", questo l’11/07/79, gruppo omogeneo 15, reparto CV6: "Elenchiamo i punti critici emersi nell’assemblea, punti che riguardano prevalentemente l’ambiente, ma che non trascurano anche l’aspetto dell’organico e delle richieste di qualifica. Da troppi anni i lavoratori del CV6 sottostanno a condizioni ambientali che si fanno sempre più insopportabili, rumori in primo luogo".

DOMANDA - Questo che data ha?

RISPOSTA - 11/07/79. Allora, quando io trovo "rumore in primo luogo" e non "CVM o polveri in primo luogo", io dico... Attenzione a come è espresso il documento, eh.

 

Presidente: no, va bene, però, adesso, per onestà, il Pubblico Ministero le ha contestato in particolare lì dove c’è il capitoletto ambiente, che è alla fine di pagina, tanto per intenderci, dove si parla di insaccamento. "Chiediamo la completa automatizzazione dell’insacco in reparto oggi oggetto della più grave condizione di inquinamento ambientale da polveri". Lasciamo perdere, perché poi, è vero, questo documento si interesserà anche degli organici e anche di altre questioni, del rumore, ma il rumore viene al punto C, invece il Pubblico Ministero le ha contestato in particolare quelle che erano le doglianze relative all’ambiente e al punto A, A1, A2, A3, etc..

 

DOMANDA - Era proprio a quello che si riferiva la mia annotazione circa i lavori del 1980 ‘81.

 

Presidente: allora, rispetto...

RISPOSTA - Io di quei lavori non ricordo nulla.

 

Presidente: va bene, altre domande? Può andare, grazie, signor Tettamanti. Chi vogliamo sentire ancora? Una mezz’ora, quaranta minuti, se avete un teste che si può esaurire in questo tempo, altrimenti tornerà.

 

Avvocato Santamaria: abbiamo solo il dottor Magarotto, che non si esaurirà in mezz’ora, temo. Cominciamolo, oppure cominciamolo alla prossima udienza.

 

Avvocato Stella: secondo me si esaurisce.

 

Presidente: allora sentiamo il dottor Magarotto.

 

Avvocato Scatturin: questa mattina il teste Francini ha riconosciuto come manoscritto un volantino che io poi ho depositato.

 

Presidente: sì, è qua.

 

Avvocato Scatturin: il volantino si riferisce a questa lettera aperta, perciò i due documenti sono collegati. Io le chiedo di depositare la lettera aperta.

 

Presidente: va bene, lei depositi anche la lettera... Quale sarebbe la lettera aperta?

 

Avvocato Scatturin: la lettera aperta è quella a cui poi il manoscritto risponde in questo modo che conosciamo.

 

Presidente: va bene, d’accordo, depositi anche la lettera aperta. Questa è la deposizione del teste Francini, alleghiamo... Ecco qua, guardi, questo allora è il volantino e questa è la lettera aperta.

 

Avvocato Scatturin: scusi che non l’ho allegato, perché...

 

Presidente: no, no, io faccio delle cartelline e quindi dopo...

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - MAGAROTTO GIANCARLO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Vuole riferire al Tribunale la sua carriera all’interno del servizio di igiene e medicina del lavoro presso la U.L.S.S. di Venezia, quando è iniziata e se continua tuttora?

RISPOSTA - Io ho iniziato a lavorare nel 1977, ’78 come consulente, ossia alle prime armi in questo mestiere, poi nell’80 sono stato assunto dall’amministrazione provinciale di Venezia come assistente di medicina del lavoro, successivamente, mi pare nell’87 sono passato ad aiuto, e nel ‘92, febbraio ‘92, sono diventato responsabile del servizio, incarico che ricopro tuttora.

DOMANDA - Il mio esame testimoniale comincia alla fine, per così dire, e si fonda per una prima parte su domande relative a una lettera che lei, dottor Magarotto, ha indirizzato alla Procura della Repubblica di Venezia, dottor Felice Casson, il 28 settembre del 1994; io vorrei che intanto riferisse al Tribunale qual era stata la richiesta, la domanda, che il Pubblico Ministero le aveva rivolto?

RISPOSTA - Nel?

DOMANDA - Nel ‘94, inizia così: "A seguito di quanto richiestoci da codesta Procura della Repubblica in data 28/9/94 si comunica quanto segue", sono le tre pagine che adesso consegno al Tribunale.

RISPOSTA - Posso prendere quella carta, così ce l’ho sotto mano anche io.

 

Presidente: sì.

 

RISPOSTA - Si tratta di questo: Nell’estate di quell’anno erano comparsi sul giornale, ero stato anche telefonicamente interpellato da un giornalista che mi segnalava il problema di un eccesso di patologie neoplastiche nella popolazione del Petrolchimico, in particolare degli addetti della produzione del CVM, nonché anche delle imprese di appalto che operavano in quell’area, poiché queste notizie divenivano abbastanza frequenti nella cronaca, anche in precedenza il signor Bortolozzo mi aveva fatto presente alcune sue preoccupazioni a riguardo, anche facendomi vedere un documento che lui stesso aveva redatto, decisi di provvedere a una verifica sulle condizioni di lavoro in quei reparti, e prima di fare questa iniziativa, che era autonoma, chiesi al dottor Casson, che mi risultava occuparsi della questione, se riteneva di incaricarmi anche in sua delega, e quindi in questo contesto fu fatto il sopralluogo da me e da altri suoi colleghi, il dottor Marchì e il dottor Orrù. Facemmo, spiego quello che abbiamo fatto?

DOMANDA - Certo.

RISPOSTA - Facemmo una visita nei reparti, nel reparto di produzione del CVM, nel reparto di polimerizzazione del CVM, visita che, come di abitudine, fu fatta accompagnati da personale dello stabilimento, si discusse con loro delle questioni che di volta in volta vedevamo nel corso del sopralluogo ed anche con, così, facendo qualche domanda a chi incontravamo nel nostro itinerario. Vedemmo quindi le posizioni più importanti, mi ricordo in particolare la zona così ritenuta da sempre come la più...

DOMANDA - Mi perdoni, per sintesi, visto che è anche molto tardi, le conclusioni in questa lettera sono, lei l’ha in mano la lettera? Sono riportate nei punti A, B, C, D, E, F, io vorrei che li leggesse eventualmente per conto suo e poi riferisse al Tribunale i risultati che lei ha sintetizzato in questi punti, i risultati dei sui accertamenti, suoi e dei suoi collaboratori. Punto A) è relativo alle procedure di controllo ambientale.

RISPOSTA - C’è una primissima cosa da dire, si tratta di uno scritto del 1994, quindi va collocato in quell’epoca e si tratta di una serie di valutazioni che sono state fatte a seguito di un sopralluogo visivo e di un’analisi documentale fornita dall’azienda, quindi è su quella base, sopralluogo visivo ed analisi documentale dei documenti forniti dall’azienda che queste conclusioni sono state tratte. Il punto A) dice che le procedure di controllo ambientale adottate dall’azienda negli impianti di produzione di stoccaggio sono rispondenti alla legge, questo ci apparve in questo sopralluogo visivo, nel senso che lì c’era il sistema di monitoraggio, le linee erano..., erano presenti le campanelle di rilevamento, erano ubicate nei posti più significativi di quelle attività lavorative, il gascromatografo rilevava i dati e quindi in questo contesto fu espresso questo parere, in seguito facemmo altre valutazioni. Punto B)...

DOMANDA - Mi scusi, qui è scritto: sono rispondenti alla legge. Lei vuole per cortesia, prima di andare avanti, spiegare al Tribunale ai sensi della legge regionale 30/11/82 quali sono i compiti istituzionali del servizio d’igiene medicina del lavoro?

RISPOSTA - I compiti istituzionali sono compiti di controllo degli ambienti di lavoro, di vigilanza all’interno degli ambienti di lavoro utilizzando anche le funzioni di Polizia giudiziaria, sono compiti che vengono chiamati di assistenza, quindi di informazione nei confronti dei rischi lavorativi, e di socializzazione delle informazioni che noi acquisiamo attraverso le diverse indagini che svolgiamo.

DOMANDA - Perché io ho interpretato questa lettera come il punto d’arrivo dell’attività da voi compiuta negli anni di controllo...

 

Pubblico Ministero: c’è opposizione all’esame fatto in questa maniera, è esame, faccia le domande.

 

Presidente: faccia una domanda... il punto di arrivo oppure se è semplicemente il seguito di un’ispezione effettuata, come ci ha adesso raccontato, contestualizzata in quell’anno, nel 1994, o se invece è il punto di arrivo, come dice lei, di una serie di ispezioni, di controlli che furono effettuati dal servizio.

 

DOMANDA - Prosegue la lettera, il punto B) cosa dice?

RISPOSTA - "Le procedure adottate dall’azienda in occasione degli interventi negli impianti in normale esercizio manutenzione e bonifica sono adeguate". Questa valutazione è stata fatta sulla base della documentazione che l’azienda ci ha fornito, la documentazione dell’azienda allegava agli atti delle procedure tipo che venivano utilizzate in situazioni di attività dove si diceva che cosa fa, cosa facevano gli operatori, con quali modalità e con quali misure di prevenzione, quindi era una procedura classica che dal punto di vista documentale noi ritenemmo adeguata, in quanto procedura, non abbiamo fatto ovviamente in quell’occasione delle verifiche..

DOMANDA - Voi avete formulato un giudizio di adeguatezza...

 

Pubblico Ministero: Presidente, io so benissimo perché l’avvocato lo interrompe, il dottor Magarotto sta parlando, bisogna che concluda le risposte, perché è la seconda volta che su punti importanti viene bloccato. Quindi che concluda le risposte.

 

Presidente: concluda le sue risposte, non interrompa fino alla fine.

 

RISPOSTA - Noi non abbiamo fatto una simulazione per verificare se le procedure che abbiamo acquisito agli atti venivano effettivamente rispettate sul campo, io ho verificato e abbiamo ritenuto adeguate le procedure in quanto, la procedura che c’era, e che era fatta bene, nel senso che prevedeva chi fa che cosa in determinate condizioni, questo era scritto nella procedura e questo ritenevamo fosse una situazione...

DOMANDA - Infatti il giudizio era riferito alle procedure, alle procedure così com’erano scritte nei manuali operativi e nelle norme di comportamento interno, quindi è un giudizio riferito esclusivamente alle procedure.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Il punto C)?

RISPOSTA - La cartellonistica presente in impianto idonea, facendo il sopralluogo abbiamo verificato che la cartellonistica sia orizzontale che verticale, che i vari pittogrammi, erano rispondenti alla legge, questa è una cosa che si vede e credo che sia sufficientemente acquisito in quel momento e non modificato più di tanto nel futuro.

DOMANDA - Il punto D)?

RISPOSTA - Riguarda il registro degli esposti che noi abbiamo ricevuto regolarmente a partire dall’entrata in vigore della legge, confermo che questo è avvenuto pur nel cambiamento delle diverse società che si sono succedute nel corso del tempo.

DOMANDA - Quindi l’azienda aveva inviato regolarmente copia del registro degli esposti?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Può leggere il seguito del punto D).

RISPOSTA - "I livelli di esposizione ambientale dei lavoratori iscritti nei registri risultano largamente inferiori al valore di un PPM, come pure le concentrazioni medie annue per specifiche mansioni calcolate secondo le modalità indicate nell’allegato 2 del D.P.R. 962/82, il valore limite tecnico di lunga durata VLTD che è di 3 PPM", quindi questo è il primo elemento che si va a vedere quando si riscontra un registro di esposti, cioè si va, in questo caso specifico si va a verificare se le persone che in questo registro sono iscritte presentano dei livelli di esposizione che sono al di sotto di quella che è la soglia ritenuta di accettabilità in base alla legge, che era di 3 PPM, in effetti in tutti gli anni questi valori sono risultati, iscritti nei registri, sono risultati abbondantemente inferiori al valore di 1 e io lo confermo questo elemento di acquisizione.

 

Presidente: cosa ha consultato lei per poter arrivare a questa conclusione?

RISPOSTA - I registri degli esposti, quindi il documento fornito dall’azienda.

 

Presidente: con l’indicazione anche del nome dell’esposto, del reparto in cui lavorava e dell’indicazione dei dati che risultavano, immagino, dai monitoraggi dei gascromatografi?

RISPOSTA - Sì, ossia i dati..., allora, il registro degli esposti contiene il nome e cognome della persona, il centro aziendale, poi contiene una descrizione di reparto mansione, abbinata al reparto mansione, e poi contiene questo dato di VLTD che è il valore di lunga durata, che viene calcolato secondo una formula matematica che è praticamente un valore medio sull’arco del cosiddetto anno mobile della sommatoria delle rilevazioni fatte nei punti interessati alla mansione che definiscono delle aree di lavoro. Allora, il valore medio di questi rilevamenti che sono nell’arco di un anno mobile oltre i 100.000, siamo su numeri notevolissimi, dà questo valore di limite tecnico di lunga durata che definisce quindi una stima media dell’esposizione ambientale che poi viene riferita all’uomo, ma di fatto è un livello di ambiente, non è poi un, di fatto automaticamente trasferibile all’uomo, ci dà un’idea, direi, così, originale, perché in altre leggi, solo in questa legge c’è questo tipo di, così, di caratterizzazione dell’esposizione e quindi i dati che l’azienda ha riportato sui registri che sono stati calcolati utilizzando questa formula, indicano dei valori di esposizione di lunga durata nell’anno mobile che poi vengono regolarmente aggiornati, che erano regolarmente inferiori al valore di un PPM.

 

DOMANDA - Può proseguire la lettura di questo punto? Perché c’è anche un riferimento al valore limite di breve durata.

RISPOSTA - Esattamente. "Anche i superamenti dei valori limite di breve durata di cui all’allegato 3 del D.P.R. 962/82 risultano mantenersi entro i limiti previsti dalla legge". Allora, il valore limite di breve durata, a differenza dell’altro, è un valore che viene invece calcolato analizzando le concentrazioni che si rilevano sul singolo punto, mentre prima avevo detto il valore di lunga durata è dato da una media aritmetica di una sommatoria numerosissima di campionamenti, questo invece è riferito a campioni di un... puntiformi in una singola stazione di campionamento e la valutazione che si fa per vedere se questo valore è espressione di una situazione accettabile o meno, sempre in base ai riferimenti di legge, è dato da un calcolo tipo statistico, riferito alla distribuzione probabilistica in questi dati anno, per cui in sintesi se i valori limite di breve durata sono al di sotto di una certa percentuale, che nel caso specifico è il 5% del totale dei valori complessivi, noi possiamo ritenere con una certezza che fa riferimento a stime di tipo probabilistico che anche il valore limite di esposizione medio è accettabile, quindi anche in questo caso noi abbiamo verificato, sempre stando ai dati forniti dal registro degli esposti dell’azienda, il valore limite di breve durata era al di sotto del 5%, in genere oscillava tra lo zero virgola, da quello che ricordo, e al massimo, in alcuni casi si arrivava all’1% dei valori dei limiti di breve durata.

DOMANDA - Vuole proseguire, punto E)?

RISPOSTA - "I protocolli di sorveglianza sanitaria adottati dal servizio sanitario aziendale per i lavoratori esposti sono idonei"; questo lo abbiamo accertato sia in quell’occasione che anche in questo caso, in occasione precedente, e confermo che i protocolli di allora, precedenti addirittura al ‘94, ed anche poi successivamente, sono adeguati, sono quelli che la legge prevede.

DOMANDA - Il punto F)?

RISPOSTA - Il punto F) è la "descrizione ed elencazione delle attività svolte per informazione e la formazione del personale operante negli impianti di CVM, sono riportati al punto 8", si allegò a questa nota la documentazione aziendale che attestava attraverso dei documenti che veniva svolta un’opera di informazione del personale. C’era, se non sbaglio, un opuscolo e c’erano varie note informative che riguardavano le attività di formazione e di informazione delle maestranze.

DOMANDA - Lei ricorda più in dettaglio, perché al punto 8 è allegata una nota di sintesi di tutti i documenti relativi alla formazione e informazione del personale, era operativa una procedura, cloruro di vinile a norme di protezione per i lavoratori, informazione e formazione.., glielo consegno il documento perché lei possa ricordare più in dettaglio il contenuto dell’accertamento svolto sui documenti ovviamente, al fine di formulare quel giudizio di adeguatezza che ha formulato. Questa nota attestazione sull’attività di informazione e formazione è articolata in 5 punti...

 

Pubblico Ministero: di chi è questa nota?

 

DOMANDA - Non lo so, non è firmata.

 

Pubblico Ministero: volevo sapere di chi era la nota, credo che sia di Enichem.

 

DOMANDA - Non ho idea.

 

Pubblico Ministero: ha idea, sì.

 

DOMANDA - Non lo so.

 

Pubblico Ministero: allora lo chiediamo al teste.

 

Presidente: ci dica di chi è questa nota.

RISPOSTA - Mi faccia vedere un attimo. Qui c’è la scheda di sicurezza che se è quella in 16 punti come penso è la scheda normalizzata europea sul prodotto e quindi è un’informazione già importante da fornire al lavoratore, poi queste erano norme di protezione per il lavoratore addetto al cloruro di vinile monomero, è il frontespizio di un manuale che illustra le principali misure di protezione per i lavoratori addetti, poi qui ci sono..., adesso francamente...

 

DOMANDA - Allegato 4, programma ed intervento formativo su problemi di sicurezza per personale nuova...

RISPOSTA - Io mi ricordo che c’erano dei programmi, questo non me lo ricordo, tutte queste carte adesso..., io mi ricordavo questo schema dove per, su delle giornate veniva sviluppato un programma di formazione, ore 8 proiezione film "Palpito di vita, i mezzi di protezione individuali e collettivi". Struttura di uno stabilimento, servizi prevenzione ambiente e... sicurezza di stabilimento; analisi critica del lavoro svolto, ossia, c’era la presentazione documentale di attestazioni che, così, che attestavano che l’azienda aveva provveduto a un’opera..., che aveva programmato e aveva provveduto a un’opera di informazione dei propri lavoratori. Questo sulla base dei documenti aziendali.

DOMANDA - Ora vorrei fare un passo indietro dottor Magarotto ed andare su un altro tema. Il tema dell’autorizzazione chiesta e poi ottenuta alla dilazione delle visite periodiche previste dalla legge, è una storia che ho cercato di ricostruire con i documenti, che inizia in una tempo precedente a quello in cui lei ha assunto la carica di direttore del servizio di medicina del lavoro, inizia nel 1984 io credo.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ecco, nel 1984 Montedipe per la prima volta chiede all’ispettorato provinciale del lavoro e alla U.L.S.S. 36 di Mestre di essere autorizzata alla riduzione delle visite mediche periodiche invocando l’articolo 33 della legge del ‘56 che consente a questa dilazione quando i provvedimenti adottati dall’azienda siano tali da diminuire notevolmente i pericoli igienici e della lavorazione. Quella richiesta che era rivolta io credo soprattutto all’allora direttore, il dottor Clini, era supportata da alcune considerazioni, ci scriveva: desideriamo precisare quanto segue, fra i reparti vi erano reparti CVM, CV23, CV22, CV6 e 14 e CV24, si diceva: il personale addetto all’esercizio e alla manutenzione di suddetti reparti è stato sinora controllato trimestralmente in ossequio alla legge, ma ben oltre il disposto della legge sono stati effettuati controlli laboratoristici e strumentali di tipo diverso, a seconda del rischio e in quantitativo sufficiente ai medici, supporti necessari a una corretta prevenzione. Il punto 2 diceva: la mole enorme dei risultati immessa da 10 anni a questa parte in memoria elettronica ciò ha consentito una complessa elaborazione dei dati e ha portato alla conclusione che non esistono differenze statisticamente significative fra indici biologi di popolazione esposte e indici di popolazioni non esposte. Concludeva dicendo che i dati elaborati documentano una condizione di lavoro ben migliore di quanto consentito dalle attuali disposizioni contrattuali: il direttore. Firmato dal direttore di stabilimento Fabbri. A questa richiesta c’è una risposta firmata dal dottor Clini che chiede, non so se lei si è occupato di questa vicenda anche allora?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Il dottor Clini chiede a Montedipe in relazione a questa richiesta, al fine di valutare le motivazioni tecniche relative alle ipotesi etc., informazioni ulteriori relative al tipo di controlli laboratoristici e strumentali effettuati nei singoli reparti citati, elaborazione epidemiologica dei dati raccolti, qualità e periodicità dei controlli di igiene industriale effettuati. Montedipe risponde il 12 ottobre del 1984: i referti vengono trasmessi in allegato 1 una nota relativa al tipo di controlli laboratoristici e strumentali effettuati nei singoli reparti, con i relativi dati raccolti; in allegato 2 nota relativa alla qualità e periodicità dei controlli di igiene industriale effettuati nei singoli reparti dello stabilimento. Le elaborazioni sono complesse, sono riportate come medie ponderate e scarti quadratici medi di tutti i controlli effettuati negli ultimi 7 anni, e ha usato un criterio che veniva definito uno dei mille modi possibili che ha già avuto - così si scriveva - una preliminare valutazione favorevole dei responsabili dell’U.L.S.S.. In effetti i documenti reparto per reparto sono relativi agli indicatori biologici, agli esami di funzionalità epatica ed altri, viene fatto un confronto fra il dato medio riscontrato nel singolo reparto, il dato di normalità viene evidenziato lo scarto fra la normalità e il dato effettivo, che viene anche indicato, talvolta in più talvolta in meno. La lettera che adesso io le farò vedere ovviamente si concludeva dicendo: saremmo ben lieti di esaminare quali altre elaborazioni consistite dal nostro sistema l’U.L.S.S. ritenga più utili. E l’allegato a questa lettera in effetti è molto complesso e interessa per quanto riguarda, perché per esempio riguarda il reparto CV6, nella tabella c’erano le sostanze rilevate, vi era indicazione del TLV TVA, del numero di rilevamenti periodici effettuati sia per il CVM, sia per le polveri totali, sia per le polveri frazione respirabile, era indicato un valore medio, la deviazione standard della periodicità programmata. Per esempio, per il cloruro di vinile il numero di rilevazioni era di 225.000 circa e il valore medio viene indicato in 0,09 parti..., venivano date informazioni di sintesi, cioè sui livelli di esposizione misurata all’interno di stabilimento ed anche sulla situazione sanitaria che risultata dalla documentazione clinica degli esami periodici. La lettera si chiudeva con questo: alla luce di quanto emerso dalle indagini cliniche ed ambientali già in vostro possesso e seguito di altri studi presentati in un convegno organizzati da codesta unità sanitaria - poi parleremo anche di questo punto - e da altri enti pubblici tra cui l’istituto superiore di sanità, riteniamo di rispondere a quanto prescritto dall’articolo 35 che cioè i provvedimenti adottati dall’azienda fossero tali da diminuire notevolmente i pericoli igienici della lavorazione. Questa lettera dell’ottobre dell’84, questa seconda lettera di Montedipe, non ha una risposta, almeno non ho trovato agli atti una risposta da parte del servizio di medicina del lavoro da parte del dottor Clini, questa storia, cioè nella mia ricostruzione si interrompe per ripartire invece nel novembre del 1990; è corretto che non ci fu risposta a questa ulteriore richiesta corredata da ricca documentazione che lei ricordi, a questa prima, seconda lettera?

RISPOSTA - Io ho il ricordo che questa vicenda, che come lei ha ricordato è iniziata nell’84, ha avuto una continuità, nel senso che non c’è stata forse nel momento in cui lei, nell’89 non c’è stata una risposta o conclusione, questa è venuta dopo perché furono chieste ulteriori informazioni e poi fu data la dilazione e la firmai io.

DOMANDA - Allora ci arriviamo, infatti il 21 novembre del 1990, questa volta Enimont Anic, si dice: a completamento della corrispondenza sull’oggetto alleghiamo come da vostra richiesta - quindi c’era stata una richiesta ulteriore da parte vostra - per ciascun reparto i risultati dei marker eseguiti negli anni ‘88, ‘89, nonché le malattie professionali denunciate nello stesso periodo, ed anche qui la documentazione allegata, reparto per reparto, ed anche reparti CVM, sono relativi ai dati medi degli esami di laboratorio eseguiti, con un confronto, mi pare che venisse eseguito un confronto su una popolazione lavorativa non esposta sempre nel medesimo stabilimento per valutare se vi erano deviazioni e differenze fra i dati misurati negli addetti al CVM e i dati misurati in coloro che venivano considerati non esposti. La risposta sua appunto è del 4/12/1990, lei ha già anticipato che lei firmò l’autorizzazione alla dilazione delle visite mediche periodiche dopo aver preso visione di questa notevole mole di documenti, in effetti lei scrive: visti gli articoli 33 e 35 del D.P.R., visto che i risultati e gli accertamenti sanitari mirati ai rischi lavorativi effettuati dal servizio sanitario aziendale nel corso degli ultimi anni depongono per una situazione complessivamente accettabile, visto che i controlli ambientali eseguiti dall’azienda al realizzo idoneo sistema sorveglianza ambientale in relazione al numero e alla tipologia dei campionamenti e che la determinazione degli inquinanti considerati si attestano generalmente entro i limiti comunemente accettati, si autorizza la ditta alla dilazione e quindi la semestralizzazione delle visite mediche anche per gli addetti al CVM; lei che cosa ricorda di provvedimento?

RISPOSTA - Il provvedimento ebbe una storia che come lei ha ricordato è stata lunga, perché 6 anni per dare una dilazione di visite mediche da trimestrali a semestrali è un tempo lungo, questo è stato determinato dal fatto che noi ritenevamo, ed io anche personalmente, che la delicatezza e la particolarità anche delle lavorazioni che lo stabilimento effettuava richiedevano valutazioni approfondite e non fosse quindi diciamo sufficiente limitarsi a quello che era comunque il dettato della legge, perché la legge - e vorrei sottolinearlo questo aspetto - la dilazione si dà in base alle condizioni igienistiche dell’ambiente del lavoro che la legge dice devono essere notevolmente migliorate, devono essere notevolmente buone più che migliorate. Quindi il ragionamento a mio avviso è un ragionamento fondamentalmente di tipo comparativo, la legge è del ‘56 del D.P.R. 303, e noi abbiamo dato la direzione nel 1990, quindi il problema dal punto di vista della condizione igienica era quello di valutare fondamentalmente le condizioni ambientali a di esposizione dei lavoratori negli anni ‘50 e di valutare le condizioni di esposizione negli anni ‘90. Sicuramente sotto questo profilo non vi è dubbio alcuno, credo, che le condizioni siano così clamorosamente diverse che quindi si sia effettivamente raggiunto un notevole miglioramento delle condizioni igienistiche per cui la dilazione da 3 a 6 mesi sotto il profilo del rispetto della legge io credo che sia stata data, così, senza ombra di dubbio che andasse data. Però noi volevamo e abbiamo chiesto quindi all’azienda di più, abbiamo chiesto di avere dei dati sanitari, di avere dei dati che ci permettessero di valutare se anche gli effetti, quindi non solo la condizione ambientale, ma anche gli effetti dello stato di salute, fossero quelli che noi avremmo, ci attendavamo di verificare, perché negli anni passati, quindi negli anni ‘70 ed anni ‘80, le nostre valutazioni sullo stato di salute delle persone che lavoravano in quei reparti non erano valutazioni ancorché scritte, comunque non erano valutazioni così, di una condizione buona. L’azienda ci fornì questi dati, in particolare ricordo che anche con il dottor Giudice ci incontrammo anche sul piano personale più volte e la convinzione che ci facemmo e mi feci personalmente era che effettivamente in quel periodo si era raggiunto, sotto il profilo delle misure di sorveglianza, sotto il profilo dei risultati, così, di controllo dello stato di salute e di monitoraggio dello stato di salute, una capacità aziendale che io ritenni e penso anche i miei colleghi, anzi sicuramente anche i miei colleghi, fosse adeguata. Non era sufficiente il dato medio, che fu la prima informazione che ci venne data, perché il dato medio poteva nascondere, in quanto dato medio, dei plaster, delle sottopopolazioni, invece che presentavano dei rischi particolari, per questo io chiesi di avere anche il numero delle persone che, la percentuale delle persone che erano al di fuori del range di normalità per alcuni marker, fu l’unica informazione che il dottor Giudice ci fornì. Adesso io non ricordo i dati precisi, però erano percentuali che anche quelle si possono ritenere, se non sbaglio erano intorno al 10%, di alterazione di indici, quindi non patologie, ma alterazioni singoli indici, e ritenevo che questo fosse un ulteriore elemento che deponeva per una situazione che era andata sicuramente migliorando nel corso del tempo dal punto di vista degli effetti sanitari, quindi non solo una valutazione di tipo igienistico quale la legge pretendeva, ma anche una valutazione sugli effetti sullo stato di salute dei lavoratori.

DOMANDA - Infatti a conferma di quello che lei ha detto poco fa circa l’enorme differenza fra le condizioni di lavoro degli anni ‘50, ‘60 e quelle che furono conseguite nei tempi successivi, in una lettera del 20 dicembre 1994 indirizzata all’U.L.S.S. 36, settore igiene pubblica, all’attenzione del dottor Filippo Accetto e per conoscenza al commissario straordinario, una lettera che era una risposta a una interrogazione al consiglio regionale sulla sorveglianza sanitaria e protezione dai rischi cancerogeni alle industrie chimiche, scrive a pagina 2: è infatti in quegli anni - cioè ‘75 e ‘77 - che si concludono le più importanti opere di bonifica ambientale che riducono le concentrazioni di monomero sotto le 5 PPM. Con l’entrata in vigore della legge 562/82 questo servizio riceve ogni 6 mesi l’elenco dei lavoratori impiegati nelle zone sorvegliate da cui risulta che l’esposizione è costantemente inferiore ad un PPM. Sulla base delle stime delle medie esposizioni nel corso della storia l’attesa, scriveva lei, è quindi che anche in futuro i casi di cancro da CVM potranno verificarsi in conseguenza delle esposizione precedenti al 1977, poiché per questa sostanza è stata dimostrata una stretta relazione dose-risposta, ci si attende una progressiva riduzione dell’incidenza tendente a divenire a non più apprezzabile per coloro che hanno iniziato a essere esposti dopo il 1977. Questo esprime le valutazioni che lei ha formulato poco fa. Ecco, a conferma io ritengo della serietà del lavoro da voi svolto, noi questa mattina abbiamo sentito il teste Munarin, il dottor Munarin, che ha fatto anche il suo nome, a proposito di quella che è stata definita la prima indagine sanitaria sugli ex esposti a CVM, che è proprio del periodo a cavallo tra l’89 e il ‘90, cioè il periodo in cui lei ha firmato l’autorizzazione a Montedipe Enimont Anic di dilazione delle visite. Lei che cosa ricorda di questa attività, di chi fu l’iniziativa e quali furono i risultati conseguiti?

RISPOSTA - Io ricordo che in quel periodo, quindi fine anni ‘80, alcuni rappresentanti sindacali ci posero il problema degli ex esposti che stavano uscendo o erano usciti dall’attività produttiva e che tra i quali vi erano anche persone che furono esposte a dosi elevate di CVM, che quindi essendo esclusi, usciti dalla attività produttiva erano esclusi da verifiche sullo stato di salute. Questo problema a noi parve di estremo rilievo e quindi offrimmo, d’accordo con l’amministrazione dell’unità sanitaria locale, una possibilità per quanti avessero voluto di partecipare a questa iniziativa di prevenzione e di diagnosi "precoce" perché poi in quel momento anche gli strumenti che avevamo in mano non erano quelli che ci sono oggi. Questo fu lo spirito di, così, siamo in qualche modo orgogliosi, perché poi questo discorso della valutazione dello stato di salute degli ex esposti, di un’attenzione su ex esposti, è stata recepita a livello di legge soltanto con la 626; quindi questo fu il contesto di quell’iniziativa di cui penso abbia parlato comunque più di me il dottor Munarin, quindi non mi voglio soffermare. Per quanto riguarda questo documento che lei ha esibito, devo dire che questo è uno di, se non sbaglio 5, note che io ho scritto su richiesta dei miei superiori sia a livello di U.L.S.S. che a livello di regione per fornire informazioni che fossero utili a rispondere ad altrettante interrogazioni..., per lo più erano interrogazioni parlamentarie, e quindi ce ne sono anche altre eventualmente che illustrano ed anche hanno nel tempo quella che è stata la posizione sia mia personale che del servizio su queste questioni.

DOMANDA - Infatti allargando ancora il discorso, a mio avviso sempre a conferma del lavoro che avete svolto negli anni, nel 1989, sempre in questo periodo, si tiene a Venezia un convegno del titolo Ambiente e Salute. Lei tiene una relazione - che adesso devo trovare - intitolata: "L’attività epidemiologica del servizio di medicina del lavoro a Marghera", il lavoro è firmato da lei, dalla dottoressa Alessandrin, dal dottor Marchì e dal dottor Corrado Clini. All’inizio di questo lavoro lei spiega in breve il tipo di attività che il suo servizio ha svolto e dice: l’attività epidemiologica del servizio si è sviluppata in funzione dell’esigenza di integrare e confrontare le relazioni ambientali dei rischi lavorativi con le informazioni sullo stato di salute dei lavoratori, a questo scopo è stata messa a punto la metodologia di lavoro per la raccolta e l’organizzazione dei dati riguardanti le esposizioni lavorative...

 

Pubblico Ministero: Presidente, rinnovo la mia opposizione a questa modalità di fare un esame, non è controesame, che vengano fatte delle domande specifiche, non si può leggere un documento e chiedere conferma del documento, siamo in sede di esame in questo momento.

 

Presidente: se si fa riferimento ad un documento, santo cielo...

 

Pubblico Ministero: ma ad esempio ha letto la parte sulla metodologia, che glielo chieda, qual era la metodologia, non ci vuole mica...

 

Presidente: sì, va bene facciamo un esame più... Sulla metodologia allora?

 

DOMANDA - Lei parlava in questo articolo della costituzione di una banca di dati omogenei confrontabili relativo all’enorme numero di rilevazioni ambientali.

 

Presidente: siccome ci ha collaborato a questo saprà anche quali sono stati gli elementi che poi ha preso in considerazione per argomentare, per concludere così come ha concluso?

RISPOSTA - Sì, allora in quegli anni il servizio aveva sviluppato un’attività sul fronte epidemiologico che era, così, nata da un’esigenza che avevamo sottolineato ancora all’inizio degli anni ‘70, devo dire senza trovare grande credito, e quindi fu soltanto nella metà degli anni ‘85 che riuscimmo a rendere operative queste nostre idee. Noi ritenevamo che fosse estremamente importante in un’area complessa qual è quella di Porto Marghera, di poter effettuare delle indagini epidemiologiche sulle popolazioni lavorative per poter esprimere dei giudizi che in qualche modo descrivessero oggettivamente secondo il metodo scientifico quelle che erano le problematiche di quest’area, problematiche della salute di quest’area. Appunto, nel 1989 presentammo i lavori che avevamo sviluppato proprio negli anni ‘80 e quindi tra questi anche quello fatto in collaborazione, noi collaborammo, anzi, per meglio dire, con l’istituto superiore di sanità e che riguardava la coorte dei lavoratori del CVM, ed anche altri lavori invece su altre popolazioni, quella dei movimentatori di carburante, quella sui lavoratori dell’ENEL ed altre cose che credo non interessino in questa sede.

 

DOMANDA - Lei, la fermo un attimo, cerco di puntualizzare alcuni aspetti di questo lavoro. Lei a pagina 42 faceva riferimento al rapporto di collaborazione con le aziende per quanto riguarda la possibilità di costituire registri, che erano poi delle fonti informative fondamentali per la costituzione di questa banca dati; lei che cosa ricorda, visto che non debbo fare domande e non posso leggere quello che lei ha scritto...

 

Pubblico Ministero: è scritto nel Codice questo.

 

DOMANDA - Io non ho mai fatto opposizione quando lei leggeva documenti...

 

Pubblico Ministero: l’esame è una cosa e il controesame e un’altra.

 

DOMANDA - Lei l’ha fatto anche durante l’esame.

 

Presidente: va bene, coraggio avanti adesso non impuntiamoci su queste cose, avanti per carità.

 

DOMANDA - Lei ricorda questo tema della collaborazione con le aziende...

 

Presidente: sono cose scritte e quindi...

 

RISPOSTA - Io posso affermare che negli anni ‘80, nella seconda metà degli anni ‘80 in particolare, si aprì un periodo di collaborazione e di scambio di informazioni, nel senso che le informazioni che noi chiedevamo ci venivano fornite e quindi sì, questo io confermo che negli anni, seconda metà degli anni ‘80 si aprì un periodo di collaborazione con molte aziende, grandi aziende di Porto Marghera, tra cui con l’Enichem.

DOMANDA - Nelle conclusioni di quell’indagine, necessariamente vaghe, generali, lei metteva a raffronto la situazione sanitaria dei lavoratori del processo del comparto chimico petrolchimico di Porto Marghera con altri lavoratori, altri tipi di lavorazioni; che giudizio aveva dato lei sulla base delle indagini eseguite, lo ricorda?

RISPOSTA - Noi avevamo messo, avevamo messo a confronto le diverse coorti lavorative o le diverse posizioni lavorative che esaminammo in quegli anni, le abbiamo messe più che a confronto, abbiamo descritto le diverse situazioni. Da qui se ne evinceva che vi erano delle popolazioni lavorative che avevano dei problemi di salute particolarmente rilevanti ed altre popolazioni lavorative che avevano problemi di salute meno rilevanti.

DOMANDA - Per quanto riguarda i lavoratori delle industrie del processo del comparto chimico voi osservavate che tra il complesso delle informazioni questo stato risultava soddisfacente, questo dato era confermato dai primi risultati degli studi di mortalità e con riferimento agli studi di mortalità lei voleva indicare lo studio di mortalità che stava conducendo l’istituto superiore di sanità cui ha fatto riferimento prima?

RISPOSTA - Sì, l’indicazione riguardante i dati dei lavoratori del Petrolchimico veniva dai dati in questo caso di produzione della struttura sanitaria Enichem, non furono dati ricavati da indagini eseguite direttamente da noi, devo anche dire per onestà che noi ritenevamo che la struttura sanitaria Enichem fosse una struttura che per competenza professionale ed anche per risorse strumentali di cui disponeva fosse una struttura diciamo di buon livello rispetto alla media delle strutture che si occupavano di sorveglianza sanitaria in azienda.

DOMANDA - In effetti nel comparto industriale voi avevate rilevato invece una situazione sanitaria ben diversa, tanto che qui risultava che avevate prescritto alle aziende importanti ristrutturazioni, appunto perché avevate rilevato una situazione tutt’altro che soddisfacente?

RISPOSTA - Sì, anche se non era francamente così comparativa come la sta descrivendo lei la nostra indagine, era più descrittiva che comparativa, per cui diciamo quello che io ho ricordo che furono gli elementi più importanti di tutto quel nostro lavoro, furono sostanzialmente che i lavoratori delle imprese di appalto indipendentemente poi dall’ambito, dal tipo di appalto, fossero facchinaggio, fossero pulizia, fossero rifacimento forni, fossero insaccamento del policloruro vinile, erano lavoratori che avevano condizioni di salute sicuramente peggiori sotto vari profili rispetto ai lavoratori della grande industria, fossero questi i lavoratori dell’Enichem, fossero i lavoratori dell’ENEL, fossero i lavoratori dell’AGIP raffinazione, che erano le popolazioni di confronto più importanti. Questo è un dato, così, diciamo che emergeva da tutta una serie di valutazioni come, mi ricordo che anche c’erano altri settori produttivi che avevano altri problemi, ma adesso non credo comunque interessi.

DOMANDA - Un’ultima domanda: in quella lettera del settembre del 1994 lei faceva anche il punto dello stato di avanzamento dell’indagine epidemiologica sull’intera popolazione dei lavoratori esposti a CVM nazionale, lei aveva anche proposto delle osservazioni per quanto riguarda, all’epoca, il fatto che gli insaccatori non fossero stati compresi nella coorte oggetto di studio; quali erano le osservazioni che lei aveva fatto? Lei aveva usato delle frasi molto chiare riguardo alla difficoltà di includere questi lavoratori nella coorte?

RISPOSTA - Io personalmente ero per includerli, perché io ho sempre fatto una battaglia anche personale, perché i lavoratori delle imprese, non solo quelle degli insaccatori, fossero sottoposti a dei controlli più stringenti perché ritenevo che fosse una popolazione svantaggiata sotto diversi profili e quindi bisognosi di una maggiore assistenza e tutela, e devo dire che questa impresa...

DOMANDA - Questo non lo sapevo, quindi non le è mai capitato di scrivere alle imprese cooperative per sollecitare...

 

Pubblico Ministero: gli faccia finire la risposta.

 

RISPOSTA - Il fatto che non furono incluse nella coorte fu una valutazione del gruppo di studio nel suo complesso che io lì riportai, il gruppo di studio nel suo complesso che quindi non era fatto da me, che io ero anzi un collaboratore, non ero in sala regia diciamo di quella iniziativa, chi era in sala regia decise di non includere per quei motivi lì. Io ricordo che quelli furono i motivi addotti, che effettivamente sono motivi peraltro concreti, reali, non così...

DOMANDA - Lei parlava di difficoltà insuperabile di ricostruire la lista degli esposti con sufficienza accuratezza e completezza.

RISPOSTA - Certo, perché questi lavoratori avevano tra le altre caratteristiche quella di essere dei lavoratori che un giorno sono qui, un giorno sono lì, un giorno lavoravano per l’impresa x e un giorno lavoravano per l’impresa y, quindi la ricostruzione della storia lavorativa, la stessa struttura aziendale di queste imprese non era forte come la struttura organizzativa di una grande impresa, questo portava a delle difficoltà non di poco conto nella ricostruzione completa anche dell’elenco delle persone che avevano lavorato.

DOMANDA - Per quanto riguarda la posizione assunta dal vostro ufficio, il lavoro di insaccamento del PVC lo consideravate soggetto al D.P.R. 962/92 o no?

RISPOSTA - La legge parla di lavoratori addetti alla produzione del monomero e alla produzione del polimero, loro erano oltre la produzione del polimero, e quindi la legge di... non, francamente io credo che lì..., la nostra non è un’interpretazione, la legge, quella legge, a mio avviso e ad avviso nostro, insomma, in una lettura dell’articolo, non mi ricordo, uno dei primi articoli comunque, così definiva l’ambito di applicazione della legge.

DOMANDA - Da ultimo avete anche istituito un registro degli angiosarcomi del fegato?

RISPOSTA - Sì, in quegli anni sempre, così, per dare sviluppo all’attività epidemiologica abbiamo fatto attenzione a quelli che sono chiamati eventi sentinella, ossia quegli eventi che per una serie di caratteristiche hanno una particolare importanza nel segnalare situazioni di rischio o per permettere di monitorare l’evoluzione delle situazioni stesse, gli angiosarcomi fanno parte di questo tipo di patologia e quindi noi iniziammo a registrarli anche perché ci risultava esistesse in ambito internazionale un registro degli angiosarcomi epatici ed anche perché su questo in Italia lavoravano altre persone, in particolare il professor Maltoni, e quindi appunto i casi di cui noi siamo venuti a conoscenza li abbiamo, li abbiamo tenuti segnalati proprio per questo motivo.

DOMANDA - Grazie non ho altre domande.

 

Presidente: domande ancora di esami? Le domande di controesame Pubblico Ministero lei ne ha? Parecchie? Allora però sentiamo il dottor Magarotto la prossima volta.

 

Presidente: sì, allora il giorno 7 di luglio.

 

Pubblico Ministero: volevo chiedere una cosa per l’organizzazione dei lavori, in vista dell’udienza successiva dell’11 e del 14 era stata, così, tendenzialmente programmata l’audizione delle persone relativamente al terzo capo d’accusa, io credo che per l’11 non dovrò citarle queste, solo perché siccome vengono da fuori...

 

Presidente: sentiamo adesso quanti testi ancora hanno perché forse a qualche d’uno hanno anche rinunciato immagino Pubblico Ministero, non lo so.

 

Avvocato Stella: per il 7 ci sarà il professor Foraboschi, ci sarà Caldon, sul CV5/15...

 

Presidente: Foraboschi era perché doveva essere sentito su una circostanza particolare.

 

Avvocato Stella: Caldon, Rossetto...

 

Pubblico Ministero: professor Stella, mi scusi, volevo chiederle, c’era quella lista...

 

Presidente: ecco, allora, riteniamo che è esaurita questa che lei ci ha dato che era relativa alle udienze di giugno? Siccome non li abbiamo sentiti tutti i testi, è per questo che le facevo la domanda, ritiene di rinunciarvi agli altri che non...

 

Avvocato Stella: io penso personalmente di sì, però mi riservo perché per giovedì 28 facciamo una riunione...

 

Presidente: va bene.

 

Avvocato Stella: e comunicheremo. Io sono personalmente orientato a sentire questi, poi ci sono quelli dell’avvocato... Quindi Caldon, Rossetto, Bosio...

 

Pubblico Ministero: Bosio che era in questa lista del 14 giugno.

 

Avvocato Stella: Bosio poi c’è...

 

Avvocato Baccaredda: c’è Bernardini per Montedison.

 

Pubblico Ministero: poi c’era Alongi anche di Montedison.

 

Avvocato Baccaredda: no, non è in Italia Alongi.

 

Avvocato Cesari: poi c’è De Nale, Mario De Nale...

 

Pubblico Ministero: che anche questo era in lista per il 14 giugno.

 

Avvocato Cesari: Giuseppe Scaglianti.

 

Pubblico Ministero: Scaglianti lo stesso era per il 16.

 

Avvocato Cesari: e se saranno disponibili, perché forse sono in ferie, c’è Franciglia e Pasqualetto, se li troviamo Presidente.

 

Presidente: va bene, abbiamo già 7 testi indicati oltre sì, 8. Per il giorno 11 ne avremmo degli altri? Sempre Enichem oppure, perché questi sono quelli del 7, esauriamo tutti questi?

 

Pubblico Ministero: c’è anche il teste Magarotto tra l’altro.

 

Avvocato Stella: salvo quella riserva, io rinuncio a...

 

Presidente: d’accordo, ma tanto non ce ne sono molti altri, perché ne sono stati recuperati adesso nelle indicazioni che sono state fatte dell’avvocato Cesari, perché è stato recuperato De Nale, è stato recuperato Bosio, Scaglianti, quindi non rimane nessuno quasi, rimane Pasqualetto..., ed allora direi per l’11 però ho l’impressione che dunque...

 

Pubblico Ministero: Presidente io non ho problemi a farli venire, è solo per non far venire la gente...

 

Presidente: ma siccome dal 7 all’11 un po’ di tempo ce lo abbiamo eventualmente, vediamo il 7 come butta, va bene.

 

Avvocato Pulitanò: Presidente, se la stanchezza non mi fa velo mi pare che ci fosse anche da sentire in queste udienze Saccon.

 

Pubblico Ministero: sì, che non è stato trovato, probabilmente è in ferie, se no l’avrei già portato.

 

Presidente: aggiungiamo Saccon allora. Arrivederci al 7.

 

RINVIO AL 07 LUGLIO 2000

 

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