UDIENZA DEL 23 MAGGIO 2000

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Manduzio Giudice a latere

Dr. Liguori Giudice a latere

 

PROC.  A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

Presidente: procede all’appello. Allora possiamo iniziare l’udienza con l’audizione dei testi che sono stati indicati dalla difesa di cui alla lista.

 

Avvocato Baccaredda: volevo dirle soltanto che qui ho le citazioni dei testi, se il Tribunale ritiene, se no..., che sono state effettuate dallo studio Franchini. Il primo teste, signor Presidente, sarebbe Tommaso Paolini.

 

Presidente: va bene, volevo sentire dall’ufficiale giudiziario se erano presenti tutti questi testi.

 

Avvocato Baccaredda: no signor Presidente, sono stati citati in orario progressivo, sono stati citati per le ore 10 e un quarto due testi, Paolini e Bareato, poi ho già comunicato gli orari in cui sono stati citati, in orario differenziato fino ad oggi pomeriggio.

 

Presidente: va bene, perfetto. Allora cominciamo con Paolini.

 

Pubblico Ministero: chiedo scusa se su questo teste intervengo un attimo, può darsi che sia sfuggito a me, soprattutto alla mia segreteria, non mi risulta inserito nelle liste Montedison, può essere una svista, un errore, però volevo chiedere se mi viene indicata in maniera tale da individuare i capitoli di prova.

 

Avvocato Santamaria: il teste Paolini è stato citato dalla difesa dell’ingegner Pisani, è un anticipo dell’esame dei testi della difesa Enichem.

 

Pubblico Ministero: comincia lei allora, non c’è problema su questo, era solo per individuare, perché magari una lista può essere sfuggita.

 

Avvocato Santamaria: è nella lista Pisani.

 

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - PAOLINI TOMMASO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Vorrei che lei iniziasse con il riferire al Tribunale quando ha iniziato la carriera lavorativa al Petrolchimico.

RISPOSTA - Agosto del ‘74, sono stato assunto all’interno della struttura dell’ingegneria di manutenzione come specialista del settore meccanico.

DOMANDA - Lei lavora tuttora al Petrolchimico?

RISPOSTA - Sì, lavoro tuttora ed attualmente sono responsabile dell’ufficio tecnico lavori.

DOMANDA - Vorrei che illustrasse al Tribunale qual era l’organizzazione della manutenzione al Petrolchimico che lei ha trovato nel 1974 quando ha iniziato a lavorare?

RISPOSTA - Dunque, era l’organizzazione che era risultata da una ristrutturazione seguita da due società americane, dalla Bosal ed Elmena che avevano sostanzialmente strutturato la manutenzione in due, in nuclei operativi e in nuclei di ingegneria, i nuclei operativi erano quello che si chiamava nucleo centrale, cioè il sistema sostanzialmente di gestione ed organizzazione dei fatti esecutivi oltre che della relativa preparazione e programmazione. All’interno della manutenzione poi in modo decentrato, quindi come strutture decentrate, furono istituite le strutture cosiddette allora di gestione di zona che erano sostanzialmente delle strutture tecniche, in quanto, allora si chiamava coordinatore, poi capo zona, ma non cambia la sostanza del ruolo, quindi le strutture erano queste qui, tecnico gestionale - poi se il caso posso chiarire il significato a cui si riferisce questa parola - e contemporaneamente avevano le prove di pendenze dirette un nucleo consecutivo, chiamato officina di zona, destinata espressamente presso l’impianto, il gruppo di impianti che questi qui diciamo servivano, con l’obbligo prioritario del pronto intervento. Poi sempre all’interno del nucleo centrale c’era la struttura cosiddetta di ingegneria di manutenzione che era una struttura divisa in due grosse componenti, una tecnico specialistica e una di tipo, come dire, tecnico gestionale, nel senso che gestiva ed analizzava le manutenzioni preventive, documentazioni tecniche e così via; le strutture specialistiche di cui io facevo parte, avevano il compito proprio fondante di essere la controparte o l’aiuto tecnico di quello che abbiamo chiamato capo zona per la individuazione autonoma o il concorso alla definizione tecnica di tutte quante quelle problematiche, migliorie, modifiche e quant’altro rientra in questo settore qui che dovevano essere realizzate sugli impianti relativi, diciamo che l’insieme della gestione di zona e dell’ingegneria di manutenzione realizzava sostanzialmente dentro questa struttura organizzativa uno dei due criteri fondanti della struttura stessa che era il famoso criterio di efficacia, cioè, in buona sostanza, questo avvenne un po’ in tutto il mondo, in particolare qui lo trovai come fatto realizzato già in quegli anni lì, diciamo negli anni dal ‘73-’74 le strutture organizzative di manutenzione passarono da un’operatività del prima che...

DOMANDA - Mi scusi, prima di entrare e delineare i principi fondanti del sistema organizzativo, scendiamo in concreto, gli impianti di CVM e PVC a quale area appartenevano, come era organizzata la manutenzione di questi impianti in particolare?

RISPOSTA - Dunque, appartenevano ad una, non mi ricordo se c’erano 10 o..., 10 di queste aree qui, allora, organizzativamente c’era l’organizzazione della produzione e dopo c’era questo capo zona con la sua relativa officina esecutiva. Questi due soggetti..

DOMANDA - Quante persone operavano in ciascuna zona e all’officina centrale?

RISPOSTA - Se non ricordo male quando sono entrato io tutto il servizio di manutenzione constava di 1200 o 1400 persone, non ricordo bene proprio con precisione, comunque l’ordine di grandezza era questo qui. All’inizio, quando furono costituite le zone, quindi in quel periodo, c’erano grosso modo 2 o 3 assistenti, c’era il capo zona con i suoi assistenti di gestione, cioè, se una zona consisteva di, supponiamo 4 impianti, il capo zona era responsabile della gestione di tutti e 4, arriva come aiuto degli assistenti che erano dedicati in particolare ad uno o coppie di questi impianti qui. La funzione di questi signori era, in maniera sintetica diciamo, era la costruzione e gestione operativa del budget di manutenzione, questo tradotto significava che all’esercizio erano state date delle risorse tecniche che fossero in grado di aiutare, stimolare, entrare in rapporto dialettico, perché la gestione era sempre di tipo dialettico, la produzione al fine di prevenire, quindi risanare quello che immediatamente c’era da risanare ed attuare quei piani pluriennali, in funzione delle caratteristiche proprio intrinseche delle sincro attività, dei piani pluriennali e di manutenzione negli impianti, allora avevano come unità distaccate di officina di zona, dovevano essere grosso modo all’inizio dell’ordine di grandezza, può o meno, a seconda degli impianti, di 8-10 persone. Questo nel tempo si è evoluto nel senso che questa autonomia operativa alle strutture di zona fu sempre aumentata, io ricordo che agli anni, all’84, mediamente una struttura di zona era già formata da una trentina, 30, 40 persone operative, in particolare nei gruppi del PVC e CVM questo sviluppo di unità decentrate, quindi come capacità di autonoma realizzazione del pronto intervento, fu iniziato già credo dal ‘77, ’78, perché c’era una continua attenzione a, diciamo, va beh, a risolvere i problemi che tutti quanti conosciamo, e quindi furono le prime unità che da quell’entità iniziale che le ho detto che avevano circa nel ‘74, furono potenziate con una velocità di potenziamento superiore a quella degli altri impianti.

DOMANDA - Il 9 gennaio del 1976 fra Montedison e le federazioni C.G.I.L., C.I.S.L. ed U.I.L., Fulc, FLM e i consigli di fabbrica interessati, viene definito un accordo quadro sulla manutenzione, io le leggerò alcuni passi di questo accordo, io vorrei che lei mi confermasse se questo accordo non era altro che la consacrazione del sistema che si era realizzato in Montedison. Ecco, la premessa di questa cosa si dice: "Montedison conferma che la manutenzione deve essere finalizzata alla sicurezza dei lavoratori e alla tutela della loro salute, nonché alla salvaguardia degli impianti e al mantenimento degli standard di produzione. Vengono individuati degli obiettivi, ecco, a me stava a cuore la struttura organizzativa, al punto 1 si parla di: costituzione di aree di manutenzione individuate topograficamente in funzione degli obiettivi, coordinate ciascuna da un responsabile di area; è quello che diceva lei prima?

RISPOSTA - Sì, per maggior precisione a scanso di equivoci dico questo, perché io ho usato prima la parola zona, poi si usava..., questa è una precisazione soltanto di tipo, come dire, lessicale. Lo stabilimento, semplifico, supponiamo che lo stabilimento avesse 20 impianti, questi 20 impianti venivano raggruppati in cellule di base dette zone, che potevano avere 3 o 4 impianti, ad esempio nel caso specifico nostro, per dire, mi ricordo che la zona CV6, CV14/16, anche CV5/15 costituiva un’unica zona, questa zona era alle dipendenze, allora si chiamava coordinatore, poi chiamiamolo convenzionalmente capo zona, a loro volta gruppi di zone, mediamente erano 3 o 4 zone, dipendevano da un capo area, quindi la struttura centrale di manutenzione aveva il responsabile di manutenzione, poi a livello, ripeto, gestionale, e quando nomino la parola gestionale intendo tutte quelle attività che riguardano l’istruzione e la, proprio la gestione dei budget, quindi non l’esecuzione, aveva tre capi area, da ognuno di questi capi area qui dipendevano, mediamente ho detto 3 o 4 capi zona, ognuno dei quali a sua volta aveva una struttura autonoma esecutiva.

DOMANDA - Mi pare che, per scendere nel concreto, il CV22/23 fosse dislocato nella zona 4 dell’area est?

RISPOSTA - Sì, era messo anche il CV10/11 se non ricordo male.

DOMANDA - Il CV6, il CV8, il CV14/16, il CV24 e 25 erano invece nell’area nord nella zona 21?

RISPOSTA - Sì, le zone non me le ricordo, le aree nord, sud, est, erano proprio aree, come dire, rispetto ai punti cardinali dello stabilimento.

DOMANDA - E il CV5/15 è la zona 22 area nord; risulta dall’allegato all’accordo sindacato.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Il punto due della struttura organizzativa conservata in questo documento prevede la costituzione nell’ambito di ciascuna area dei presidi di zona collegati a gruppi omogenei di produzione?

RISPOSTA - Sono le famose officine esecutrici.

DOMANDA - E stabilite in funzione dei problemi di sicurezza e di protezione ambientale per le dimensioni degli impianti, del loro stato e della loro tecnologia?

RISPOSTA - Esatto.

DOMANDA - Il punto 3 prevedeva la costituzione di ciascuno degli stabilimenti di un nucleo centrale che cura l’impostazione dei criteri e dei contenuti della programmazione...

RISPOSTA - Esatto, si chiamava pianificazione e preparazione lavori che abbiamo ancora.

DOMANDA - L’ingegneria della manutenzione e i controlli gestionali. Nello stabilimento Montefibre tale attività viene svolta dall’area?

RISPOSTA - Certo.

DOMANDA - Prima di, prima che lei illustri al Tribunale quelli che erano i principi, cercando di essere molto orientato sugli impianti di CVM e PVC, vorrei che lei spiegasse al Tribunale invece come si può conciliare questo documento, questa struttura organizzativa che lei ha iniziato a illustrare, con il documento di cui si è a lungo parlato in questo processo, nel 1977 noto, secondo quello che hanno detto le parti civili, come la direttiva di non manutenere. Vorrei che lei spiegasse al Tribunale quando arrivò questa direttiva, chi la elaborò, quali ripercussioni, se ne ebbe, sull’azienda, quali furono i comportamenti effettivi a Porto Marghera di fronte a questo documento e poi cercate di interpretare il reale significato?

RISPOSTA - Io devo fare prima una premessa. Io personalmente quel documento lì l’ho letto non più di 5 o 6 anni fa, perché non ne conoscevo l’esistenza, e quindi tutto quello che dico lo dico sempre, come dire, in maniera retrospettiva, cioè dopo averlo letto posso esprimere le mie opinioni.

 

Pubblico Ministero: no, faccio opposizione sulle opinioni. Sul discorso dei fatti non c’è problema, ma non sulle opinioni.

 

Presidente: adesso sentiamo se sono opinioni o sono fatti. Andiamo avanti.

RISPOSTA - Il discorso è questo, devo fare anche un’altra premessa perché forse può aiutare a chiarire anche quel documento. Lo stabilimento di Porto Marghera era di proprietà Montedipe, cioè, la Montedison era organizzata in divisioni, una era la Montedipe, detta anche Dipe... Dimp, la Divisione Materie Plastiche, poi c’è la divisione agricoltura. Lo stabilimento quindi di proprietà Montedipe dal punto di vista manutentivo forniva servizi agli impianti che poi nel, non mi ricordo se nel ‘77, quanto era, sono diventate di proprietà Dimp; quel comunicato era stato steso da Dimp Proman ingegner Favero, Dimp Proman era una struttura - e ce l’aveva anche Dipe - era una struttura di sede, quindi era tecnicamente una struttura di staff, che come sede, come dire, sovrintendeva, emanava direttive nell’ambito manutentivo. L’affermazione, quella che ha citato lei, l’obiettivo è non manutenere, non esiste insomma, è contestabile dai fatti, diciamo che quella lì, questo documento non è una direttiva operativa, ci sono parecchi aspetti in cui si vede che è evidente, più che altro è un proclama, sono delle linee guida. D’altra parte leggendole anche bene, per quello che dice, io ovviamente, tecnicamente evidenzio certe cose, quelle cose che sono scritte lì sono sempre state scritte su qualsiasi tipo di speculazione ideale o studi in cui le raccomandazioni sono sostanzialmente in questo tipo qui, ridotte ai minimi termini, la manutenzione, cioè, entriamo un momento un po’ anche nel fatto che qualsiasi azienda è anche un organismo economico, quindi gestisce anche i costi, la manutenzione per definizione essendo un costo dice va gestito come tutti quanti i costi. Poi dice quel documento lì: nella elaborazione dei budget, quindi nelle proposizioni dei lavori, dice sostanzialmente le cose devono essere motivate, devono essere analizzate, fa spesso riferimento a quella funzione tra ente di analisi tecnica, soprattutto dal punto di vista dell’ingegneria, per cui alla fine della giostra il concetto è di una spesa che si deve fare, e quel documento quando parla di questi concetti fa sempre riferimento a spese relative ad attività che hanno un impatto sulla produzione, dice sempre "fatto salvo la sicurezza e la protezione ambientale", quindi sostanzialmente dice "se deve fare un’attività che è finalizzata essenzialmente a garantire la produzione degli impianti, su questa attività fate delle analisi del valore; quella è la sostanza. L’altro suggerimento che dà, e quindi si allaccia alla premessa che ho fatto delle proprietà, dice: come efficienza, perché siccome i costi venivano attribuiti alla Dimp, chi si vede attribuire dei costi vuole anche controllare o avere evidenza se chi realizza quelle attività le fa in efficienza, infatti parlava molto spesso di recuperi, di efficienza operativa e tutte queste cose. Quindi, ripeto, dal punto di vista pratico, che poi lo si vede nei fatti delle attività che si sono fatte in quei tempi lì, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, quel documento non ha avuto nessuna, nessunissima influenza. Dice anche un’altra cosa, e quindi va ricollegato proprio alla funzione organizzativa che aveva quella funzione, dice: va beh, noi come proprietari chiediamo una serie di cose, parla di come devono essere formalizzati i budget, dopodiché dice: però, occhio, che il responsabile di manutenzione, quindi il sistema manutenzione nel suo complesso, alla fine della giostra deve dire la sua, e ricordo benissimo, anche se a quei tempi non erano direttamente in funzione...

 

DOMANDA - Mi perdoni se la interrompo. Vorrei che lei adesso portasse la sua attenzione sui fatti e sui comportamenti effettivi del servizio di manutenzione a fronte di quella direttiva e poi nel corso degli anni fino poi, sarà la mia ultima domanda, vedere nel periodo in cui interessa a questa difesa cioè dal 1987 in poi. Ma concentri la sua attenzione sui fatti, cioè su quello che faceva il servizio di manutenzione.

RISPOSTA - I fatti sono questi: noi in particolare proprio nel periodo ‘75-’79, mettemmo in atto, realizzammo una serie sostanziosa e pesante negli impianti del CVM, mi ricordo a quei tempi era stato avviato anche il TDI, che era un altro impianto sotto continua cura manutentiva, delle migliorie dei volumi di attività che si possono seminare in concreto che sono inoppugnabili. Mi ricordo - se può servire al discorso - ad esempio, io mi ricordo benissimo al CV22, il capo zona a quei tempi lì era un amico mio e lì facemmo una serie di modifiche, regolarmente ogni anno andava fuori budget con le spese di manutenzione, e poi facevano i giustificativi, e con il giustificativo motivato anche tecnicamente, evidenziato con quello che si faceva, nessuno ha mai detto niente. Mi ricordo benissimo perché si facevano anche delle riunioni, come dire, istituzionalizzate all’interno della manutenzione, per cui il problema decisionale nel senso - banalizzo - c’è da fare questa modifica qui perché è sostanziale ai fini dei risanamenti, quello si faceva nessuno diceva mai di no. Se poi vuole dei dettagli...

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Adesso veniamo un attimo ai fatti più concreti. Lei nel ‘74 che funzioni ricopre?

RISPOSTA - Io appena sono stato assunto, come ho detto ero uno degli specialisti all’interno della specializzazione meccanica dell’ingegneria di manutenzione.

DOMANDA - Io vorrei che lei riferisse al Tribunale degli studi dell’ingegneria di manutenzione con riferimento al problema che riguarda questo processo, cioè interventi di risanamento degli impianti di PVC e di CVM. Innanzitutto sulla modifica delle valvole?

RISPOSTA - Sì, non modificammo solo le valvole. Andiamo per titoli. La prima grossa attività, proprio prima in ordine temporale, nel senso che io mi ricordo quando entrai in stabilimento già sentii parlare di questo problema del CVM e del problema delle tenute. Fu la ricerca e la sostituzione delle valvole in linea, allora c’erano delle valvole svariate a tampone, dopo delle ricerche di mercato condotte allora dall’ingegner Miani che era il capo area, mi ricordo che andò a Cincinnati, in America, furono montate le valvole Tuflin, che erano delle valvole a rubinetto che sostituivano l’insieme di valvole a tampone, grosso modo sostituimmo circa un 3, 400 valvole, le sostituimmo tutte quante. Nella parte slurry erano già montate le sounders, che ai fini della tenuta avevano già la loro grossa efficienza. Poi un altro argomento sul quale ci dedicammo con continuità fu il problema delle autoclavi; sulle autoclavi, diciamo tre grosse problematiche, erano le migliorie dei sistemi delle valvole di fondo, perché quelle all’inizio erano sempre quelle tipo valvole a tampone, avevano delle perdite, siccome avevano sugli steli le baderne, avevano delle perdite sia verso l’esterno che delle perdite in linea, lì furono montate, facemmo una ricerca di mercato, delle prove tecniche e furono montate delle valvole a globo, all’inizio erano Perar, però poi siccome il corpo della valvola, fra il corpo della valvola e l’ufficio, e la frangia di uscita della autoclave c’era ancora parecchio spazio nel pent, si formavano ancora, e noi non le accettavamo, dei depositi di polimerizzazione e... proprio lì ci fu il capo zona, il geometra Bareato, tra l’altro le fece personalmente con me, modificammo ancora quelle valvole, montammo le Rymond, se non ricordo male, e lavorammo molto per accorciare, distanziare quel pent, introducendo anche le lavorazioni a specchio, praticamente le riducemmo alla fine a un’altezza massima di un centimetro o due per evitare proprio la formazione dei prodotti di polimerizzazione. Poi cambiammo tutte quante le schedule delle linee, originariamente quelle lì erano per PN, per la pressione nominale di 10 atmosfere, le portammo tutte quante a 20 atmosfere, montammo, al CV6 in particolare, sui circuiti delle autoclavi, quelle lì avevano i condensatori in testa, sulle valvole di regolazione cominciammo a montare le tenute a soffietto, che oggi dopo 25 anni continua a essere il meglio che offre la tecnologia, in particolare sugli R45, tanto è vero che ormai da qualche anno, anche per questo problema qui stiamo migliorando in maniera intensiva. Poi per le autoclavi ci dedicammo molto al problema delle smaltature, cioè, l’obiettivo era che dovevamo aumentare il più possibile i tempi di chiusura dell’autoclave, cioè prima ogni, non mi ricordo se 3 o 4 cariche, si doveva fare la pulizia, facendo questa serie di azioni ed agendo in particolare sulle smaltature, in parole povere, ci staccammo dalla Faudler, che era il fornitore originario di queste autoclavi smaltate, perché quelle erano smaltate già dall’origine, e con la Taicon, c’era, mi ricordo, l’ingegner Conte che stava sempre lì da noi, ci facemmo rismaltare tutte le autoclavi apportando delle modifiche ai bocchelli ed ai boccaporti, cioè noi aumentammo i bocchelli di innesto degli agitatori perché volemmo potenziare la tenuta meccanica che c’era, montammo delle crein, che erano molto più grandi e quindi molto più affidabili come durata e tenuta, e nei boccaporti cominciammo a sostituire, all’inizio c’erano delle guarnizioni piane, allora per aumentare la tenuta sostanzialmente cosa facevamo, scavavamo, chiamiamoli solchi, e cominciammo a montare delle tenute a busta, cioè della roba più elastica che quando vengono strette fanno una migliore tenuta. Poi c’era il problema della manutenzione continua e il miglioramento dei sistemi di lavaggio automatico ad alta pressione, lì fummo impegnatissimi a rendere, come dire, affidabile questo sistema, cioè a livello, io mi ricordo che a livello proprio di, anche impegno personale, non personale mio, personale di tutto il gruppo che lavorava lì, il contributo tecnico, proprio il continuo intervento su questi aspetti migliorativi, fu una cosa continua. Ad esempio, per risolvere il problema delle valvole proprio, queste benedette Tuflin, la ricerca e le prove, perché provammo mi ricordo Tuflin, Tuflin, le Durco, provammo anche le Audco, se non ricordo male, questo era il grosso dei nomi, il meglio che c’era in quel periodo lì, per, come dire, cercare il meglio per la tenuta.

DOMANDA - A questo proposito - se lo consente il Tribunale - io vorrei mostrarle un documento che ci è stato dato da Enichem e che è stato ricevuto da Enichem dalla Tuflin, si tratta di disegni di queste valvole. Si è parlato a lungo di valvole in questo processo, siccome questi disegni descrivono ovviamente tecnicamente, quindi ce li può spiegare soltanto un tecnico che ha operato, le diverse valvole di allora, di adesso, se consente il Tribunale lo mostrerei, ne darei copia ovviamente al Pubblico Ministero, al Tribunale e alle altre parti.

 

Presidente: certo, prego.

 

DOMANDA - Ecco, se ci può dire quale era il tipo di valvola che era utilizzata in quegli anni, stiamo parlando del ‘75, ‘76?

RISPOSTA - Dunque, le valvole che montammo furono acquistate su specifica, era del tipo di queste tenute fail-safe, queste qui sono sostanzialmente valvole a tenuta doppia più una tenuta a delta esterna aggiunta, queste sono attualmente quelle che montano, credo che siano quelle che sono chiamate qui le tenute triple, tripla tenuta unico registro. Questa esecuzione qui del fail-safe fu stabilita, prima ho detto che c’era l’ingegner Miani che era andato a Cincinnati, questi qui non sono cataloghi ovviamente dell’epoca, perché vedo che questo qui il disegno è dell’86, questa è la Tuflin tedesca. A quel tempo lì Miani andò direttamente in America e pattuirono sulla tenuta di base, che era sostanzialmente questa qui standard, pattuirono di aggiungere l’elemento metallico che è nella tenuta fail-safe, che è al di sopra della seconda tenuta, e quella terza esterna perché mi ricordo che oltre ai problemi che furono affrontati, oltre al discorso della tenuta di per sé si colse l’occasione di applicare anche dei dispositivi, degli eventuali dispositivi contro il fuoco. Queste qui sono delle tenute che oggi con le prove ad elio, come c’è scritto qui sotto, hanno una tenuta di un milionesimo di millibar al secondo, questo equivale ad un milionesimo di centimetro cubo al secondo di perdita, a quei tempi lì le prove non venivano fatte ad elio, venivano fatte a freon, se non ricordo male, ma la sostanza non cambia, comunque le tipologie di tenute che furono montate Tuflin erano di questo tipo.

DOMANDA - Che differenza c’è tra queste tenute fail-safe, che mi sembra di aver capito che erano quelle adoperate in quegli anni, e quelle tenute tipo 300 che immagino siano quelle che vengono disegnate nel disegno in basso, tripla tenuta con doppia registro; che differenza c’è e poi se vuole dire che tipo di applicazione hanno anche oggi sul mercato l’uno e l’altro?

RISPOSTA - La tipologia della tripla tenuta, quella che chiamano qui tripla tenuta a doppio registro, qui sostanzialmente è che la tenuta esterna, la terza tenuta aggiunta, quella che si vede..., in questo disegno si vede un po’ male, ma diciamo subito sotto il dado della vite, questo qui normalmente è un pacco di anelli di teflon che sono registrati autonomamente da questa vite passante che si vede, questa soluzione qui, quindi la doppia registrazione, questo tipo di tenuta sullo stelo, parlo della terza, della terza tenuta aggiunta, sostanzialmente è, dal punto di vista concettuale, quella che offre oggi la tecnologia, saranno diverse le tipologie realizzative, ma è quello che offre la tecnologia moderna, per moderna intendo, è stata anche migliorata, oggi per questa adoperano il termine energizzate, e sono quelle tipiche che noi montiamo in particolare sui prodotti R45. Questo è un prodotto, quindi questo sistema proprio da realizzazione costruttiva di questi anelli e questa doppia realizzazione, questo qui è un sistema tecnologicamente moderno, ai fini della proprio capacità di tenuta verso l’esterno sostanzialmente equivale alle altre, solo che le altre vengono anche chiamate tripla tenuta, perché sostanzialmente ce ne sono tre, diciamo che quella fondamentale è la seconda perché essendo fatta a V quando gli arriva la pressione dentro quella apre e fa automaticamente tenuta sull’esterno; quindi la terza nei sistemi vecchi è - glielo ho detto a cosa serviva - è una tenuta aggiunta ma anche verso l’esterno, queste qui, queste moderne, le triple tenute, non c’è ombra di dubbio che nel tempo sono più efficaci, perché quella registrabilità, non a caso quel termine che adoperano energizzate, praticamente laddove c’è usura il sistema elastico che viene realizzato autocompensa e ripristina le tenute originali.

DOMANDA - Quindi le Type 300 erano sul mercato negli anni ‘70?

RISPOSTA - Non credo.

DOMANDA - Le invece fail-safe, di cui ha parlato prima, sono sul mercato oggi?

RISPOSTA - Credo ancora di sì, io la cosa che ricordo è che, come dire, questi dettagli aggiuntivi che hanno portato alla fail-safe, il nome me lo ricordo benissimo, perché tra l’altro io ero arrivato da poco e quindi ebbi modo di fare immediatamente la nuova conoscenza tecnica, non so se furono fatte, questo non glielo so dire, ma l’ingegner Miani che l’ha curato personalmente forse lo sa più di me, non so se in quel periodo furono fatte a seguito della ricerca specifica che aveva fatto lo stabilimento di avere il meglio della tenuta che si poteva.., oppure se la Tuflin americana, perché a quei tempi non c’era la Tuflin tedesca, credo che abbia aperto nel ‘79-’80, però non mi ricordo se ce l’avevano fatta a posta per noi o se ce l’avevano già in catalogo.

DOMANDA - Volevo mostrarle un documento dell’epoca che si riferisce alla Tuflin, è scritto credo dal capo ufficio, dal capo area Miani, e si riferisce a una serie di modifiche che la Tuflin in quel momento, nel ‘75, era disposta a fare con riferimento al sistema delle valvole. Adesso lo recupero.

 

Presidente: mi scusi, per concludere, prima che lei risponda a questa domanda. Allora nel ‘74-’75, a quello che ho capito, furono montate le fail-safe?

RISPOSTA - Il montaggio reale deve essere cominciato nel ‘75, perché mi sembra che Miani andò in America agli inizi nel ‘75.

 

Presidente: quindi le fail-safe?

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: mentre invece le Tuflin a tripla tenuta quando eventualmente furono disponibili sul mercato e quando furono montate?

RISPOSTA - Questo tipo chiamato a tripla tenuta, io non so rispondere direttamente alla sua domanda, so che l’EVC o l’Enichem con la Tuflin li ha addirittura in convenzione, al CV24...

 

Presidente: comunque non mi sa dire quando furono montate.

RISPOSTA - No. Nel CV24 quando fu costruito avevano già le Tuflin, ma credo, se non ricordo male, montavano quelle che qui si chiamano tenute standard, proprio come fornitura originale del progetto.

 

DOMANDA - Volevo mostrarle un documento che si riferisce a una visita alla Tuflin del 31 gennaio ‘75, e quindi siamo un po’ in quel pomeriggio...

RISPOSTA - Sì, è quella a Cincinnati deve essere.

DOMANDA - Infatti è firmata dal dottor Miani, è del 4/2/75 il documento, fa riferimento a dei contatti con delle persone della Tuflin. Quello che le volevo fare vedere è che la Tuflin - si dice nel documento - è disposta di migliorare le attuali tenute dei rubinetti con inserimento di una membrana metallica sagomata lavorata a tolleranza nella parte superiore del maschio, si fa notare che i rubinetti attualmente realizzano la tenuta essenzialmente sulla superficie laterale conica del maschio, la modifica di cui sopra realizzerebbe nei rubinetti una seconda tenuta. La Tuflin ha proposto di fornirci una serie completa di rubinetti da installare in prova su un’autoclave. Ed ancora, punto tre, la Tuflin si è impegnata a studiare l’inserimento nei loro rubinetti di una ulteriore tenuta posta sul cordolo del volantino. Ecco, se voleva riferire se questo documento si inserisce in quel discorso che appena adesso stava facendo sulle valvole acquisite dalla Tuflin?

RISPOSTA - Diciamo che per lo meno è molto coerente, perché come vede il discorso dell’inserimento della membrana metallica su questo schema, su questa specifica qui, è presente su quella tenuta che si chiama fail-safe e non è presente su quella che si chiama tripla tenuta unico registro, però la finalità di questa qui è essenzialmente anche per la protezione contro il fuoco. Per quello che riguarda invece l’elaborazione del maschio, questo qui non pertiene evidentemente a questi due discorsi, ma siccome il maschio fa tenuta in linea, perché lì, ripeto, gli obiettivi che avevamo dal punto di vista ingegneristico nella scelta di queste valvole erano duplici, uno di migliorare la tenuta verso l’esterno, e un altro di migliorare la tenuta in linea, che è un altro fatto importantissimo, perché, ad esempio, siccome il rubinetto, questi tipi di valvola sono delle valvole che intercettano, sono on-off tanto per essere chiaro, non sono valvole di regolazione, quindi funzionano o tutto aperto o tutto chiuso, hanno la funzione primaria di intercettare i flussi dentro le tubazioni. Lei capisce che quando il manutentore va a smontare supponiamo una pompa, quindi bisogna aprire qualche ciclo, avere la garanzia che la tenuta in linea dentro il tubo sia perfetta è fondamentale, perché se no le operazioni di bonifica verrebbero rese molto più critiche quando poi apri i cicli. Quindi qui hanno curato - questo particolare non me lo ricordavo - è stato curato sia l’aspetto delle tenute verso l’esterno - e sono gli argomenti che abbiamo affrontato prima - ma nella lavorazione del maschio, quindi nella variazione della conicità, siccome i Tuflin dentro hanno del teflon, l’effetto conico che è facilmente intuibile, ai fini della manovrabilità, della durata e dell’attrito è fondamentale, ma questo secondo aspetto è funzionale al miglioramento della tenuta in linea che è finalizzata evidentemente da una parte ad intercettare i flussi quando serve, e poi a favorire, garantire la bonificabilità di un ciclo nel momento che apri i cicli per qualsiasi ragione, quindi per non avere spanti all’esterno e via, quindi per poter bonificare le cose. Comunque è coerente con quello che le ho detto.

DOMANDA - Senta una cosa, si è parlato dell’organico della manutenzione, volevo chiedere invece nello specifico, l’ingegneria di manutenzione, di cui lei fa parte dal ‘74, che organico aveva e che struttura aveva?

RISPOSTA - A quei tempi lì credo, già nel ‘74, allora, il ‘74 fu un anno di grossissime assunzioni in Montedison e in particolare nello stabilimento di Marghera, quando sono arrivato io, quindi con le assunzioni che erano state fatte dall’inizio del ‘74, grosso modo l’ingegneria di manutenzione aveva una trentina di persone, perché la parte..., io mi ricordo nella specializzazione meccanica in quei tempi lì eravamo 9, più c’era il servizio diagnostica delle macchine, quindi diciamo 9 o 10, quindi facciamo 10, gli elettrici erano 2, e sono 12, 4 gli strumentisti e sono 16, quindi erano, a livello tecnico specialistico eravamo 15 o 16 persone più il responsabile che era l’ingegner Agnini, mentre le altre sezioni, più che altro di tipo gestionale, le ho detto sovrintendevano, facevano le analisi di manutenzione preventiva, unificazione di materiali, sempre in quei tempi lì si cominciò - e nel giro di un anno se non ricordo male lo facemmo - ad unificare i materiali. Che cosa vuol dire questo? Sia a rendere comuni tutte le cose, ma per alcuni impieghi, non so, nel sistema guarnizioni che prima, come dire, era lasciato alla conoscenza dei singoli operatori, proprio furono standardizzati dei manuali per impiego e tipologie di guarnizioni; poi c’era un settore lubrificazione perché si razionalizzò anche il controllo della lubrificazione, per cui grosso modo dovevamo essere sull’ordine di grandezza di 30, 32 persone.

DOMANDA - Chi era l’interlocutore per la manutenzione degli impianti PVC nello stabilimento? Cioè l’interlocutore della manutenzione?

RISPOSTA - Il capo area a quei tempi lì era il geometra Bareato per la parte dei CV Bus, il CV6, il CV14/16; il CV10/11 era annesso al CV22, c’era il perito Portello che faceva il capo zona lì, poi negli anni ‘80, perché come ho detto all’inizio, quella, quel nucleo di zona, che quindi era specificamente nato per fare acquisire alla gestione delle problematiche manutentive un’altissima efficacia, furono molto sviluppate, arrivammo negli anni ‘84 che si cambiò anche la denominazione, furono chiamate isole, era il periodo che nelle società manufatturiere erano famose le isole produttive, e quelle unità periferiche raggiunsero, come le ho detto, l’ordine di grandezza di 34, 35 persone. Le interlocuzioni, le interlocuzioni più dirette quindi erano tra struttura di zona, capo zona in particolare e i suoi assistenti, e noi dell’ingegneria, poi ovviamente c’erano dei problemi che venivano direttamente evidenziati dagli impianti, però erano più che altro per interventi migliorativi produttivi, ma il rapporto era direttissimo e senza nessuna interferenza.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - E` corretto che dopo il 1987 quando Enichem rilevò la gestione di impianti il servizio di manutenzione fu somministrato ancora da Montedipe?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Questo fino alla fine dello scioglimento della joint venture Enimont, quindi fino alla fine dell’anno ‘90?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E` corretto dire che furono sostituite tutte le valvole degli impianti di produzione CVM e PVC?

RISPOSTA - Io le ho detto, al CV14 e 16 secondo me ne sostituimmo 3, 400, quindi tutte, idem al CV6, secondo me tutte sulle applicazioni del CVM furono sostituite tutte, ma Bareato..

DOMANDA - Sarà più preciso?

RISPOSTA - Sì, ma non ho dubbi.

DOMANDA - Io prima le ho rubato la parola quando lei ha affrontato il discorso della differenza fra efficacia ed efficienza per quanto riguarda le politiche di manutenzione; può sviluppare questo argomento per cortesia?

RISPOSTA - Sì. Allora, partiamo dalla prima, l’efficacia. Forse è meglio partire da un esempio concreto perché quelle sono tutte parole organizzative ed uno si confonde. Prima, prima vuol dire gli anni ‘60, e io faccio il paragone anche prima di andare in Montedison, io stavo nello stabilimento Brunilevaf, che pur essendo rinomatamente una grossa azienda era rimasta molto indietro e lavora come prima, per cui l’ho sperimentato. Prima era fatto così, la manutenzione - io taglio molto - la manutenzione significava essenzialmente intervieni su chiamata, vuol dire che qualcuno dice: rattoppa, perché in buona sostanza era in mano alle officine esecutrici, quando lei entrava dentro uno stabilimento a quei tempi lì chi comandava era il capo officina più del capo della manutenzione, e diciamo che, con un linguaggio un po’ di critica, faceva e disfava quello che voleva, il sistema non era conoscente di quello che stava facendo, per cui delle cose... e via, questo non è un sistema efficace, perché è affidato, come dire, al punto di vista di un singolo, tra l’altro esecutore, per l’amore di Dio, noi avevamo, gli esecutori erano bravissimi, però l’esecutore dell’officina guarda soltanto, cioè, se quello è storto pensa a raddrizzarlo e non a capire perché si distorce e quindi a risolvere in maniera definitiva il problema. L’efficacia significava: c’è un problema, o meglio, c’è una realtà, questa realtà va analizzata, vanno individuati tutti i punti deboli primariamente, cioè, dagli anni ‘70 si è cominciato giustamente a parlare e a gestire il problema della sicurezza nell’ambiente, presumibilmente negli anni ‘60 si guardava solo le tonnellate - questo lo abbiamo letto sui libri - allora, distinguere all’interno di una realtà impiantistica i problemi per origine e per priorità, definirne le soluzioni tecniche che a volte erano..., ma lo stimolo era studia ingegneristicamente, va a cercare dei prodotti innovativi, quindi il contatto con la tecnologia, e risana in maniera permanente quelle che sono le situazioni impiantistiche. Nel far questo adopera a livello prioritario la logica tecnica e poi caso mai, se è il caso, si parla dei soldi, ma è la tecnica. L’efficienza vuol dire realizzare le operazioni al minor costo possibile, ma dal punto di vista operativo per cui il, facciamo un esempio dei compiti primari del responsabile di manutenzione, il responsabile di manutenzione attraverso le strutture di zona e di ingegneria doveva garantire il livello qualitativo degli impianti, poi una serie di lavori, quindi le fermate, l’organizzazione delle grosse e delle singole attività, è gioco forza che devono essere eseguite dal personale esecutivo, è lì c’è la ricerca della produttività, la produttività sia operativa, cioè stessa cosa, è tecnicamente fattibile farla in 10 giorni, non la si deve fare in 20. Tra l’altro quando fu, quando la Busaller e Menald ristrutturarono queste funzioni di manutenzione, fornirono anche degli strumenti tecnici, i tempi standard mi ricordo, però non standard del cottimo, erano determinate attività che venivano standardizzate come tempificazione, tenendo presenti tutti quanti gli effetti, ed erano delle misure di attività unitarie che poi integrate in un’attività complessiva, pensi una fermata, rende un sistema capace di fare un programma di fermata nel rispetto dei tempi ed ovviamente anche la gestione economica delle cose perché pensi sia all’utilizzo del personale interno, sia all’utilizzo delle risorse terze d’imprese, quando si fanno dei contratti di appalto anche alle imprese per una interlocuzione tecnica economica uno deve avere un elemento di riferimento. Ecco, l’efficienza era, se vogliamo, tutto quello che pertiene al settore economico alla fine della giostra, l’efficacia al settore qualitativo.

DOMANDA - In base a quali criteri oggettivi è possibile misurare e valutare l’efficacia di una manutenzione eseguita?

RISPOSTA - Da un punto di vista, cioè, la manutenzione purtroppo è tutto tranne che una scienza e con questo limite è tanto meno esatta. La manutenzione ha sempre cercato di crearsi degli indici, io mi ricordo ai tempi in cui l’ingegner Zerbo era il responsabile della manutenzione, si cercava di ricostruire degli indici, come dire, teorici o semiteorici, non mi risulta che ci sia mai riuscito nessuno, alla fine il metodo è molto pratico ed è del tipo: oggi avevo 10 problemi, fra un anno quei problemi supponiamo sono ridotti a 2, se invece che fra un anno, fra 6 mesi li riduco lo stesso a 2 o a 1, io sono lo stesso efficace. Allora delle misure che ci davamo erano, siccome delle fotografie di come erano messi gli impianti dal punto di vista tecnico si poteva anche fare, c’era quel riscontro attraverso una serie di risultati che ci venivano, insomma, nell’ambiente delle varie determinazioni della salubrità ambientale, allora si misuravano polveri negli ambienti, fughe, eventuali inquinamenti negli ambienti di lavoro, quando questi parametri macroscopici che venivano forniti al sistema, perché noi ogni 6 mesi, in ogni caso ogni anno, si faceva sempre una sintesi quali-quantitativa di quella che era stata l’attività di manutenzione, quelle lì le toccava con mano. Credo che grosso modo nell’attività, in tutti gli impianti, ripeto, il CVM e il TDI erano molto prioritari per i tipi di sostanze che avevano dentro, però questa attività di miglioramento, mi ricordo che c’erano anche gli impianti dell’acido solforico che fu...

DOMANDA - A proposito di problemi, si è parlato a lungo in questo processo dei problemi che avevano i lavatori delle autoclavi; lei ricorda qualcosa in proposito?

RISPOSTA - Sì, era una maledizione. Quei lavatori lì erano stati acquistati e montati allora dall’UTL, dall’ingegner Bigi, c’erano delle pompe Peroni ad alta pressione, andavano sui 400 chili, e poi c’erano questi sistemi di lavatori che sono stati.., schematicamente avevano una testata all’interno della quale c’erano degli ingranaggi e era installata, venivano fuori due aste lunghe circa 4 metri, una era di adduzione dell’acqua in pressione e l’altra c’erano gli spruzzatori; all’interno della testata c’era un sistema di ingranaggi perché questi lavatori montati dentro l’autoclave dovevano avere due gradi di libertà di movimento, uno in su e in giù e un altro circolare. La meccanica diciamo che, come dire, aveva dei limiti, cioè, l’acqua in pressione, le spinte - senza stare dei dettagli tecnici - per cui la manutenzione di quei lavatori lì e la serie di miglioramenti che dovemmo apportare nella meccanica, sia di quelle che delle valvole di aspirazione mandate nelle pompe che erano molto critiche, richiedevano dei continui e grossi interventi di manutenzione, tanto è vero che nell’officina centrale fu individuato un gruppo proprio di operai che erano a tempo pieno praticamente dedicati alla continua manutenzione di questi organi qui. Io mi ricordo che lei trovava sul banco dell’officina una rotazione continua del tempo di questi aggeggi, in alcuni si faceva di solito la pura e semplice manutenzione, si approfittava di quell’occasione di apportare delle modifiche, per aumentare la resistenza meccanica in generale di questi elementi più critici, ma quel sistema lì doveva essere tenuto in piedi ad ogni costo.

DOMANDA - In sintesi qual era la procedura e quali erano i comportamenti effettivi durante la manutenzione? Mi riferisco alle cautele, se ve ne erano, per i lavoratori che dovevano eseguire le operazioni di manutenzione?

RISPOSTA - In che senso?

DOMANDA - Come avveniva la manutenzione di una parte d’impianto, quali erano i comportamenti, come avveniva materialmente?

RISPOSTA - Erano procedurati, nel senso che doveva esserci una richiesta specifica, si chiama l’ODL, l’ordine di lavoro, in cui l’esercizio, tramite il capo zona, richiedeva il lavoro descrivendone quello che era il contenuto e stimando grosso modo le tipologie di risorse e i tempi che erano necessari. Questo per il nucleo centrale, perché il personale di zona, siccome doveva fare interventi esclusivamente efficaci proprio a chiamata varia avevano sempre l’ODL, poi sempre le stesse procedure di sicurezza, non avevano per esempio l’aspetto che le sto per dire, un lavoro che arrivava al nucleo centrale si diceva che veniva preparato, cioè arrivava al nucleo di pianificazione e preparazione, questo qui ne definiva quelli che erano tutti quanti i contenuti, materiali etc. etc., nel momento che il lavoro è progettato passa in esecuzione, a quel punto lì il problema, dal punto di vista delle cautele, che era tassativo, obbligatorio il permesso di lavoro, il permesso di lavoro era un documento, era ed è, perché ovviamente è ancora in atto, era un documento finalizzato a questo, cioè, l’esercizio, e parliamo d’impianto, veniva compilato dall’esercizio e dall’assistente esecutore, l’esercizio indicava tutte quelle che erano le condizioni ambientali, questo vuol dire, non so, scriveva l’impianto è bonificato, forniva i bollettini di bonifica, quindi tutti questi documenti qui, se c’era da fare, se c’era e se c’è da fare dei lavori a caldo previamente fare l’analisi di esplosività, o l’analisi di esplosività la fai in ogni caso se il prodotto è di per sé infiammabile, e poi sul permesso di lavoro veniva e viene indicata la prescrizione dei mezzi protettivi individuali da adoperare. Quindi definita tutta questa cosa interviene il nucleo operativo, il nucleo operativo di solito o ha il sovrintendente come capo squadra che normalmente interviene all’apertura del lavoro, cioè nel momento in cui..., per disporre anche, per mettere in atto anche eventuali dispositivi di sicurezza proprio nell’esecuzione del lavoro, e dopodiché nella squadra c’era normalmente un preposto, un operaio di più alto livello, e veniva eseguita l’esecuzione del rispetto tassativo dal punto di vista della sicurezza, del permesso di lavoro.

 

AVVOCATO CESARI

 

DOMANDA - Lei ha parlato di interventi di sostituzione valvole e smaltature delle autoclavi mi sembra in precedenza; lei ricorda o ha avuto esperienza di altri interventi su quelle che sono le componenti impiantistiche dei reparti CVM?

RISPOSTA - Gli altri interventi erano nel settore ad esempio della strumentazione, il settore della strumentazione che significava sia manutenzione e migliorie per le strumentazioni di controllo di processo e di controllo ambientali, gascromatografi, ma a quei tempi lì il sistema delle manutenzioni, in particolare dei gascromatografi, se non ricordo male li curava direttamente la funzione Pas, che era il Sii attuale, che aveva un nucleo proprio, poi furono fatti, ad esempio, sempre nel settore strumentale, se non mi sbaglio furono realizzate, se non era nel ‘74 anche prima, sempre dall’ufficio tecnico, ricordo al CV14, il CV24 ce l’aveva sempre, il sistema di automazione delle cariche delle autoclavi, poi quando intervenne Enichem che prese la gestione degli impianti del CVM, mi ricordo perché li eseguivamo noi in manutenzione, facevamo, dall’85 mi sembra, gestivamo anche l’esecuzione dei lavori di investimento. Loro fecero parecchi investimenti proprio nel settore strumentale, non so, al CV24 mi ricordo, forse si ricorda di più l’ingegner Pisani, il calcolatore, lo Hewlett Packard per la gestione del sistema di alimentazione dell’autoclave, fecero dei grossi lavori sempre di revamping strumentale al CV2, ecco, nel periodo antecedente al CV22 noi avevamo, Montedison, tempi diciamo fino all’82-’83, sostanzialmente tutta la parte del CVM, avevamo rifatto tutte quante le tubazioni, perché quello lì era stato progettato in acciaio a carbonio, in esercizio si vide che l’acciaio a carbonio non era affidabile e sostituimmo tutto in acciaio inossidabile, poi altri grossi interventi che si fecero come investimenti sempre in quegli anni, nella seconda metà degli anni ‘70, all’incirca il ‘75, che erano le colonne di strippaggio se non ricordo male, perché noi come manutenzione poi, quelle nacquero in acciaio inossidabile e dopo 4 anni nelle ispezioni periodiche si erano evidenziati dei fenomeni di stescorrosio, noi le facemmo tutte quante in incolloid, utilizzammo del materiale di qualità estremamente superiore, l’ultimo che facemmo al CV24, se non ricordo male, addirittura utilizzammo un Sandui con tre RE60 che era ancora più pregiato di quello. Nel periodo di gestione Enichem direi che i problemi, le problematiche di tipo meccanico erano praticamente finite, perché negli anni ‘70, ad esempio nelle macchine - un’altra cosa che mi ero dimenticato - cominciammo ad utilizzare, credo che fummo, ma anche in Europa, tra i primi, la sostituzione dei sistemi di tenuta meccanica sul macchinario pompe, in particolare da semplice a doppio in tandem, a quei tempi lì la tenuta in tandem era ancora non pienamente sperimentata ed affidabile, tanto è vero che avevamo sempre in fabbrica o il Perer dell’Acreno, c’era Roscio della Flexibox, stavano sempre dietro a questi problemi. Quindi la parte meccanica era ormai gestita in maniera, era stato risanato l’impianto, e Enichem fece, se non ricordo male, anzi, mi ricordo proprio, dei grossi interventi di natura di risanamento della parte controllo strumentale.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Prima, per sapere se certe domande poi le posso rivolgere o no a questo testimone, vorrei che ripercorresse quella che è stata la sua carriera all’interno dello stabilimento Petrolchimico, da quando è stato assunto e poi che ruolo, che funzioni ha rivestito?

RISPOSTA - Come ho detto nel ‘74 sono stato assunto come specialista all’interno di ingegneria meccanica, nel ‘76, se non ricordo male, sono diventato coordinatore, quindi responsabile di tutto quanto il settore meccanico sempre all’interno di ingegneria...

DOMANDA - Questa ingegneria meccanica fa parte dell’ingegneria di manutenzione?

RISPOSTA - Sì, l’ingegneria di manutenzione era divise in branche specialistiche...

DOMANDA - Sì, prego, poi?

RISPOSTA - Poi se non mi sbaglio nell’83, deve essere stato, sono diventato responsabile di tutta l’ingegneria di manutenzione. Nell’85 grossomodo, mi dia la tolleranza di tutto al più un anno, nell’85 sono diventato capo area di manutenzione, cioè quel discorso che avevo fatto all’inizio, prima in area sud, poi dopo 6 mesi aggregarono tutte quante le aree sotto un unico responsabile e fui io, fino al ‘90. Nel ‘90, seconda metà del ‘90, sono diventato responsabile della manutenzione fino al ‘96 e da agosto del ‘96 sono il responsabile dell’ufficio tecnico e lavori.

DOMANDA - Alcune domande le volevo fare partendo dalle dichiarazioni che ha fatto lei. Innanzitutto le volevo chiedere: lei ha fatto un riferimento alle pompe Peroni a 400 atmosfere, il limite di sicurezza di quegli impianti dove sono state utilizzate le pompe Peroni a quanto era?

RISPOSTA - Non so rispondere, noi non facemmo il progetto di quell’impianto lì. Posso dire - questo qui per la conoscenza che, se non altro ho acquisito ora nella mia funzione - quando si realizza in generale un progetto, si realizzava un progetto, la progettazione veniva sempre fatta secondo le normative, allora si chiamava ME, e cioè Montedison che erano le normative di progettazione Enimont, che erano quindi normative standardizzate e schedurate a seconda di classi di linea e via, quindi io posso dare alla sua domanda soltanto la seguente risposta, devo dare per forza per scontato che la capacità del sistema di pompaggio, perché poi alla fine il circuito è la pompa, i tubi di adduzione, l’apparecchio chiamato di per sé lavatore, che poi alla fine c’è un ugello, quindi il sistema da prendere in esame è quello lì, e quello non c’è ombra di dubbio che era nello standard costruttivo per quel PM secondo i reting tutti quanti schedulati in normativa ME.

DOMANDA - Perché poco fa parlava, mi pareva di aver capito, diceva: queste pompe Peroni sono state una maledizione; che cosa vuol dire? Da un documento che è stato esibito ad altri testimoni si parlava di questo limite di 400 atmosfere che era vicino al limite di sicurezza che era di 450 circa, 500 per l’impianto?

RISPOSTA - Quale impianto?

DOMANDA - Nell’impianto dove sono state utilizzate le pompe Peroni, e questo era un dei motivi principali per cui in pratica hanno sempre creato problemi e non hanno mai funzionato?

RISPOSTA - No, i problemi erano connessi specificamente con il problema delle valvole, cioè, do qualche dettaglio così ci possiamo capire subito. Sostanzialmente queste pompe erano fatte: la testata, facciamo riferimento tipo al monoblocco della macchina, era una testata spessa, se non ricordo male, circa 15, 20 centimetri, una testata di forgiato intero, dove c’erano le canne, dove passavano dentro i pistoni, erano pompe a pistoni; le valvole, tipo, facciamo riferimento alla nostra automobile, le valvole sopra, siccome queste erano pompe molto veloci per quei tempi lì, perché dovevano dare portata e prestazione, la valvola era un piattello, era fatto quasi a campanile, questo piattello pesava, se non ricordo male pesava circa 100 grammi, allora essendo molto veloce le sedi di tenuta erano due labbra in risalto in stellite tipo 6 per garantire la tenuta, allora che cosa succede? Nello sfarfallare tra aspirazione e mandata, si rompevano immediatamente le sedi di tenuta, quindi tolte quelle è come quando una macchina perde di rapporto di compressione, lei aveva delle perdite d’acqua e non riusciva ad andare in pressione. Allora tutta la grossa attività di studio e di modifica che noi dovemmo fare sulle pompe era proprio concentrata sul sistema valvole, infatti le cambiammo, mi ricordo bene perché le gestii io personalmente con il progettista della Peroni, facemmo una serie di interventi proprio di cambiamento di disegno del tipo di valvola per renderle sostanzialmente il più leggero possibile, se avessimo potute ridurle a una lamina molto sottile avremmo risolto, ma c’erano dei grossi limiti quando fu fermato l’impianto ed anche le pompe respirammo tutti in manutenzione perché non se ne poteva più, quindi..

DOMANDA - Quale impianto?

RISPOSTA - Le pompe furono fermate...

DOMANDA - CV6?

RISPOSTA - Queste qui che ci davano molto fastidio erano sia al CV14/16, mi sembra che ce ne dovevano essere in tutto una decina di queste pompe Peroni, sempre mi dia tolleranza sul numero, e il problema era, lì, ripeto, lo curai io personalmente quindi me lo ricordo bene, il problema dell’intervento era su queste valvole. Su una di queste pompe mi ricordo, ma dopo parecchi anni che avevano lavorato, tra due camere di compressione, proprio nella parete di separazione, si evidenziò anche una criccatura della parete interna che era una criccatura per fatica, ma era tra, spiego, se ci sono due canne messe così vicino, questa parete interna, che era la più sottile di tutta, su una la trovammo anche criccata, di fatti quando la mettemmo in esercizio facemmo delle modifiche sulla lesatura di uno dei pistoni per cercare di rafforzare questa parete, però i problemi erano le valvole.

DOMANDA - Questo problema delle pompe si era presentato diceva per vari anni, in pratica fino alla chiusura sia del CV14/16 che del CV6, e in effetti da documentazione che è stata già sottoposta all’esame del Tribunale ed anche in parte discussa durante le audizioni testimoniali precedenti, si parla di problemi ripetutamente a fine anni ‘70, si arriva al ‘79, all’80, in particolare il documento del ‘79, un telefax - spero che mi venga portato così glielo faccio vedere - si parla che in relazione al fatto, i problemi di queste pompe non è più un problema di manutenzione, è un problema proprio di struttura di queste pompe, che come diceva lei era una maledizione, in pratica non hanno mai funzionato?

RISPOSTA - No, noi le abbiamo sempre tenute in esercizio, cioè, voglio dire, non so, forse vado un po’ fuori tema, ma voglio far capire. C’erano dei problemi che, ci sono anche tuttora, è un po’ un problema di noi manutentori, un sistema che è critico su un impianto, e questo come le ho detto è critico per fare il lavaggio dell’autoclave, anche quando una fornitura tecnica che abbiamo non è delle più affidabili, a livello umano noi lo dovevamo tenere in piedi, cioè, c’era l’impegno, sia di mentalità dei miei collaboratori, non lo so, però quello lì doveva stare in piedi, doveva funzionare, quindi noi le pompe le tenevamo in esercizio, ci muovevamo dal punto di vista manutentivo, ma le pompe erano in esercizio. L’insieme, il tentativo di modifica, ad un certo momento mi ricordo che siccome per questi problemi, sempre valvole però in particolare, convocammo più volte il progettista della Peroni, non mi ricordo come si chiama, cioè, anche loro hanno collaborato molto, ad un certo momento anche la stessa Peroni ha alzato le mani, dice: questo è il sistema, e abbiamo continuato noi a fare modifiche, piccole modifiche per tenerle in esercizio. Ovviamente quando si sono fermate abbiamo detto: basta, meno male; però le tenevamo in esercizio.

DOMANDA - Le volevo chiedere un’altra cosa sul documento che le è stato esibito dal difensore di Montedison in relazione alla rappresentazione grafica delle varie tenute e delle varie valvole, se ce l’ha sottocchio così le posso anche indicare. Il tipo 300 che è indicato nella parte inferiore a destra, tripla tenuta con doppio registro, lei è in grado di dire quando è stato brevettato?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - Comunque è un documento di cui si è già discusso, c’è il brevetto tedesco dell’88, e USA del ‘90.

RISPOSTA - Secondo almeno 10 anni, perché hanno cominciato sia questi che un’altra soluzione, che era della Cesterton, ma era diverso perché utilizzava delle specie di rondelle.

DOMANDA - Sempre su questa fotocopia con i vari disegni che sono stati esibiti, affianco è indicato rubinetto tripla tenuta unico registro, questo a tripla tenuta precedente invece a quando risale come impiego, sul mercato? Tuflin tipo 300 è dell’88, c’è il brevetto tedesco, l’altro, tripla tenuta unico registro a quando risale come epoca di vita sul mercato?

RISPOSTA - Non le so rispondere come epoca, però credo questo, cioè, lo desumiamo anche da quelli che sono i disegni qui, almeno nell’85-’86 doveva essere già sul mercato, però quello che ho detto è: se vede questa tripla tenuta unico registro sostanzialmente è uguale a quella che su è chiamata tenuta fail-safe, quello che io ho detto, quando Miani andò in America questo qui era lo standard...

DOMANDA - Il Miani non andò negli anni ‘70 in America?

RISPOSTA - Sì, però la Tuflin, da quello che so io, ha aperto la sua produzione, perché la Tuflin fa parte anche del gruppo Xomox, la Tuflin deve avere aperto proprio la sua produzione in Europa, in Germania, credo nel ‘79-’80, non prima, questi prodotti qui venivano, e sono abbastanza certo, direttamente dall’America. Ora, anche in questo rapporto che mi è stato dato si vede che quando la Tuflin ci ha fornito quel tipo di valvola sostanzialmente ha apportato delle modifiche al suo standard.

DOMANDA - Lei parla del rapporto quello del gennaio del ‘75?

RISPOSTA - Questo di Miani, sì. Allora la prenda più che altro come un’opinione logica. Secondo me la tenuta standard, la Tuflin americana almeno, la faceva già negli anni ‘70 almeno, perché io ricordo che il CV24 nacque con tenute Tuflin, per lo stesso discorso noi avevamo tenute Tuflin nel Durco sugli impianti del TDI che grosso modo sono nati nel ‘79. Ora, voglio dire, è anche logico che se noi avessimo dovuto montare quel prodotto che già era standard nel mercato non avrebbe avuto alcun senso che andassimo a cercarlo in America, perché quello c’era bisogno di modificarlo, di integrarlo in qualche modo, e il contributo che dette la Tuflin americana fu un contributo, dice: va beh, ti aggiungo tutte queste cose qui. Quindi se posso concludere penso che possa essere diventata standard di produzione, ma questa la prenda come un’opinione personale...

DOMANDA - No, io chiedo la sua esperienza per quello che si ricorda?

RISPOSTA - Non le so rispondere direttamente con la domanda che mi ha fatto lei.

DOMANDA - Allora quando parlava poco fa lei diceva che oggi, o quasi, oggi insomma, volevo precisare un po’ meglio se lo ricorda, vengono montati i rubinetti a tripla tenuta sui prodotti R45, in pratica i prodotti cancerogeni; che cosa intendeva dire, fa riferimento a quali di questi rubinetti e a quale epoca?

RISPOSTA - Qui mi deve consentire di essere meno... Oggi sugli R45 in generale per aumentare le tenute verso l’esterno noi tentiamo e montiamo sempre dei prodotti a tre tenute, quindi con una tripla tenuta, questo concetto di tripla tenuta dal punto di vista proprio esecutivo ha parecchie configurazioni, come ho detto prima per esempio una Cesterton, le ho chiamate energizzate io, come schema logico è come questo qui, cambiano un momentino i dettagli di questa tripla tenuta. La stessa Tuflin realizza, a volte con degli OR dentro, sempre una tenuta di tipo triplo, cioè, negli R45 di oggi, la sostanza è: non ci si accontenta più e si standardizza un momentino la tenuta verso l’esterno, sempre tre tenute, dal punto di vista realizzativo poi, costruttivo, queste tre tenute possono essere realizzate, a seconda del fornitore, con dei dettagli costruttivi completamente diversi.

DOMANDA - No, è chiaro questo discorso, le volevo chiedere, la domanda era molto più semplice, le volevo chiedere se lei è in grado di dire, di precisare il periodo in cui vengono montate queste triple tenute sui prodotti R45?

RISPOSTA - Guardi, io i primi montaggi credo che noi li abbiamo fatti già, penso nell’85-’86, perché delle volte, le spiego, cominciavamo in fondo già a realizzarle noi, cioè, da quando è venuta in commercio quella grafite fatta a nastri che è compressibile, su certi prodotti, o R45, o perché..., pensi al cracking, che vogliamo aumentare determinate condizioni di sicurezza, dei sistemi di tripla tenuta, cioè, li realizzavamo noi. Io direi che...

DOMANDA - Come ingegneria di manutenzione?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ma eravate in grado di studiare, di realizzare questi sistemi?

RISPOSTA - Sì, abbiamo fatto parecchia roba.

DOMANDA - In materia di valvole?

RISPOSTA - In materia di valvole, in materia di macchine.

DOMANDA - Questo praticamente da sempre, da quando lei è arrivato in ingegneria di manutenzione?

RISPOSTA - Sì. Poi ormai l’utilizzo di questo tipo di valvolame sugli R45, almeno da 5 o 6 anni a questa parte, è diventato proprio massivo come impegno.

DOMANDA - Lei accennava che la manutenzione è stata gestita da Montedipe, volevo che precisasse e se era possibile fino a quando era stata gestita da Montedipe? Visto che lei ha percorso un po’ tutta la storia societaria.

RISPOSTA - Io direi sempre, cioè...

DOMANDA - Fino al ‘96?

RISPOSTA - Sostanzialmente fino a quando è esistita la Montedison come proprietà di quello stabilimento, anzi le dico di più..

DOMANDA - Quindi fino all’87 o fino all’82?

RISPOSTA - La Montedison praticamente nel ‘90, cioè dopo Enimont è scomparsa nel ‘90, quella che è stata l’unitarietà di gestione della manutenzione e fornitura della manutenzione a tutti i clienti insediati, perché poi sono diventati Enichem che per un certo periodo erano esterni, sostanzialmente fino al ‘90, ed anche oggi, a parte EVC, quando ha fatto EVC, EVC si è costituita tutta quanta la sua struttura, allo stesso modo Montefluos, quando come struttura proprietaria è diventata autonoma si è fatta la manutenzione in proprio. Quindi questa unitarietà di fornitura di servizi di manutenzione a tutti gli insediati direi che è costante nel tempo, tra l’altro era, come dire, anche al di là, era anche una, voglio dire, richiesta sindacale, c’era il concetto della manutenzione che doveva essere mantenuto, se vogliamo, o Dio, se vogliamo ritornare un momentino, se lei crede che sia il caso anche a quella famosa lettera di Favero...

DOMANDA - Poi ci arriviamo. Volevo chiedere se ricordava intanto quando ci sono stati questi passaggi, ovviamente non le chiedo un’interpretazione dei contratti che ci sono stati tra Montedipe, Riveda etc., le volevo chiedere di fatto. Ad un certo punto esiste, entra in funzione nell’83, c’è questa società Riveda, quando avevate problemi relativi alla manutenzione, di richieste e poi il discorso dei pagamenti, che rapporti c’erano, se lei è in grado di dirlo, tra Riveda e Enichem?

RISPOSTA - No, dei pagamenti non sono in grado.

DOMANDA - Le volevo chiedere ancora una cosa in relazione al discorso che ha fatto lei sulla centralizzazione o decentralizzazione del servizio di manutenzione e faccio riferimento ad un documento del faldone F38 che è datato 10 marzo 1981 ed è intestato: commissione unitaria servizio manutenzione, le volevo chiedere innanzitutto se lei sa cos’è questa commissione unitaria servizio manutenzione?

RISPOSTA - No.

DOMANDA - E` una commissione mista sindacati azienda?

RISPOSTA - Non lo so, mai sentito.

DOMANDA - Su questo documento, come contenuto c’è un riferimento specifico ai discorsi che ha fatto poco fa lei, con particolare riferimento alla programmazione e in riferimento anche all’accordo del ‘76, le leggo questa frase come premessa e poi vengo al punto. "In termini più precisi noi proponiamo due livelli di programmazione, uno centralizzato per i grossi lavori programmabili all’interno o meno delle grandi fermate, e quelli che possono essere episodiati; uno decentrato nelle isole di manutenzione per la programmazione della manutenzione routinaria comprendente anche gli interventi in emergenza". Premesso questo, poi continua, dice: "Dall’altra parte questa proposta non aggiunge molto di nuovo a quanto stabilito nell’accordo del ‘76 in tema di decentramento della pianificazione che non è mai stato realizzato"; allora io volevo chiedere se questa pianificazione della manutenzione è esistita davvero, non è esistita, qui questo documento dice che non è mai stato realizzato questo decentramento.

RISPOSTA - Le rispondo, sono in grado di rispondere.

DOMANDA - Siamo nell’81.

RISPOSTA - Sì, ma ricordo bene il problema. Allora, il discorso era questo, lo studio organizzativo della Busaller, come ho detto, aveva consigliato e fu fatto la preparazione e programmazione, c’erano continuamente all’interno anche della manutenzione, mi ricordo, delle, come dire, degli scambi di opinioni, un esame di quel problema lì, perché c’era chi era favorevole a tenere la programmazione accentrata e chi invece riteneva che sarebbe stato più efficace avere, dare alle aree in particolare un servizio di programmazione, quindi dei programmatori anche decentrati in area. Alla fine, fino almeno nell’84, prevalse la valutazione che la programmazione e pianificazione dell’attività di manutenzione rimanesse centralizzata. E mi spiego perché. Una delle ragioni era questa: allora, quando si parla, devo sottolineare una cosa, quei termini preparazione e programmazione significa che, la preparazione significa a fronte di un lavoro di richieste fare uno screening per vedere i contenuti, quindi stima delle ore, dei soldi e via, e poi reperimento delle risorse, quindi uno intanto riesce a fare una programmazione quando ha la capacità reale di accedere in maniera autonoma alle risorse esecutrici. L’ipotesi che poi prevalse di mantenere accentrata la programmazione e pianificazione era pertinente alla gestione delle imprese, cioè, se "n" unità possono in maniera autonoma accedere dopo programmazione al reperimento di imprese, il pericolo che si corre, fu l’opinione prevalente della gestione della manutenzione, è quello di non riuscire più a gestire l’impresa, per le ragioni ovviamente..., ecco che prevalse quell’opinione lì e la programmazione delle attività rimase centralizzata. Io ho detto che fu, se vogliamo rigorosamente centralizzata fino grosso modo l’84, perché quando la struttura di manutenzione introdusse le famose isole, come le ho chiamate dopo, in analogia, allora nella struttura d’officina c’era il capo officina esecutore il quale aveva i capi squadra, in quei periodi lì certe figure antiche, tipicamente quelle del capo squadra, dal pensiero ricorrente, diciamo, non deve essere un esecutore, ma questo capo squadra, con riconoscimenti anche professionali...

DOMANDA - Adesso stiamo un po’ forse uscendo... Le volevo chiedere se concretamente questo discorso della centralizzazione aveva creato dei problemi?

RISPOSTA - Assolutamente.

DOMANDA - Guardi, glieli indico perché sono scritti in questo documento. Perché viene segnalato, dice: "Deve insomma essere possibile isola per isola dare una risposta certa ai vari responsabili di reparti in termini di tempo - sottolinea in più punti questo documento, adesso leggo un paio di punti, il problema è il tempo - in termini di tempo ogni qual volta essi richiedono l’esecuzione di un lavoro", perché i problemi sono quelli delle risposte delle officine centralizzate che... di notevoli spese eccessive, come problemi di tempo. Quindi questo veniva segnalato come problema?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Esisteva questo problema della risposta ritardata rispetto alla richiesta quando era centralizzata...

RISPOSTA - Mi consenta di rispondere in maniera un po’ cautelativa. Voglio dire è chiaro che un sistema centralizzato che ha una serie di richieste secondo priorità e tutte queste cose, non sempre riesce a rispettare quello che è l’inizio dell’intervento, l’inizio dell’intervento, il sistema di pianificazione che avevamo nel nucleo centrale nello schedulare gli interventi è chiaro che parte sempre da quelli che attraverso il capo zona venivano segnalati come proprio urgenti nel vero senso della parola, quindi questa è la premessa. Allora, chi era favorevole a questa ipotesi di programmazione decentrata pensava che questo inconveniente - me lo lasci chiamare inconveniente per ora - sarebbe stato superato dal fatto di dare la pianificazione. Ora, in qualche area fu anche sperimentato, mi ricordo un certo Nalin, che era in pianificazione centrale, fu decentrato per un periodo di tempo nell’officina di isola sud, quella ex CPM dove ora è Montefluos, che serviva delle aree, e si toccò con mano che di fatto i risultati erano praticamente nulli, ecco che allora si preferì agire come? Invece di ricorrere a queste figure che furono ritenute inefficaci, si preferì potenziare le strutture esecutive di zona per dargli quella maggiore capacità esecutiva per tutti quei lavori, emergenti, urgenti, o che in generale loro si potevano gestire anche con un proprio battente di lavoro, ma che non avevano le caratteristiche dell’urgenza. Quindi il discorso dal punto di vista operativo...

DOMANDA - Questo quando è successo?

RISPOSTA - Come le ho detto prima, secondo me in media sui gruppi di CVM è stato cominciato già dal ‘77-’78, se non ricordo male, ha avuto il culmine proprio della consacrazione con quelle 30, 40 unità nell’84 quando si fecero le famose strutture delle isole.

DOMANDA - Un’altra questione relativamente al numero degli operai addetti. Le volevo chiedere: sempre in questo documento che le ho citato viene ad un certo punto scritto che in relazione al semiturno l’accordo del ‘76 prevedeva 80 addetti in semiturno, oggi siamo scesi a 50, poi veniva chiesta la presenza massiccia dei vari addetti per un arco di tempo che abbracci due terzi della giornata, e questo nell’81 non veniva indicato, e sempre in quel periodo, cito un altro documento, che è del 23 luglio 1980, faldone F79 di manutenzione Porto Marghera, mandato dall’ingegner dottor Zerbo, in relazione agli organici operai di Montedison, e qui si parla, ad un certo punto si dice: preconsuntivo degli operai di manutenzione al 31/12/80 è pari a 1056 unità, inferiore di ben 19 unità rispetto al budget ‘80, qui stiamo parlando tra l’altro di tutto il Petrolchimico. Di queste 6 sono relative a attività di riparazione cicli e motocicli etc... Poi dice: si prevede che la funzione di manutenzione perda altri 20 operai nel corso dei prossimi 3 anni, poiché manutenzione perde mediamente una quarantina di operai all’anno ne risulta la necessità di inserirne almeno una trentina all’anno. Qui da questo documento che le dicevo prima dell’81, questo documento è ancora dell’80, sembra che ci sia un degradare del numero degli operai addetti intanto, intanto come numero di operai, alla manutenzione. Le risulta un dato di questo tipo? Questo è un documento tra l’altro Montedison?

RISPOSTA - Per definizione, perché quelli lì sono i consuntivi finali, quindi per definizione quello che è scritto lì giù è valido, e un decremento nel tempo di operai interni è oggettivo, lei ad esempio prima in quel passaggio citava il semiturno, ecco...

DOMANDA - Sì, dove c’era stata questa riduzione da 80 a 50?

RISPOSTA - Sì, poi fu proprio annullato il semiturno, non mi ricordo in quale anno, credo forse nell’83 anche quello lì, perché io dissi all’inizio, quando si partì nel ‘74 con la famosa ristrutturazione, allora si cercava di creare una serie di presidi efficaci, da una parte abbiamo detto nella zona, e poi c’era il turno, che ovviamente c’è tuttora e rispetto a quel periodo lì è ridotto, poi c’era il semiturno, il semiturno erano delle squadre che si facevano lavorare su due turni, la maggior parte dei quali erano formati da montatori, si diceva allora, o c’era qualche manutense, dei carpentieri, che era una squadra che la programmazione programmava ed era utile in particolare nei periodi di fermata perché li programmava come se fosse concettualmente un’altra officina a disposizione per fare determinate attività. Nel prosieguo nel tempo, quindi arriviamo a quei momenti che dice lei e poi i discorsi sul semiturno in particolare andarono ancora più avanti fino alla chiusura, con delle valutazioni di tipo efficace e convenienza si toccò con mano che non erano un presidio che aveva perso la sua ragione di essere, quindi organizzativamente non erano più necessari. Contemporaneamente delle attività, tipicamente questa attività allora dette montatori, che prima era patrimonio dell’officina centrale, cominciavano a essere affidate alle imprese terze. Quindi si perdevano degli organici e delle strutture alle dipendenze e quegli stessi lavori, un po’ per specializzazione, un po’ per questioni di razionalizzazione dei sistemi, vennero ceduti agli esterni. Lo stesso la diminuzione degli operai, va beh, è indiscutibile, perché, voglio dire dall’80 ad oggi se uno dicesse che l’impiego della forza operaia è aumentata come interni direbbe delle cose che non corrispondono assolutamente alla realtà.

DOMANDA - Il tema al quale voleva arrivare lei ma volevo fare una domanda in premessa per sapere se è il caso di approfondire il tema, quello del budget di manutenzione. Lei mi pare diceva prima che non l’aveva mai visto all’epoca?

RISPOSTA - No, io direttamente no, vedevo come le facevano.

DOMANDA - Lei è in grado di dire se c’è una differenza e che differenza c’è tra il budget di manutenzione e la nota di formulazione del budget di manutenzione?

RISPOSTA - La nota parla sempre di quella..

DOMANDA - In generale intanto e poi...

RISPOSTA - La nota di formulazione dice in pratica come si compone, cioè c’erano delle tecnicalità, che significa evidenziare quello che è routinaria, episodica, perché tecnicamente il budget di manutenzione veniva strutturato secondo le categorie per origine, c’era...

DOMANDA - E veniva redatta da chi la nota e mandata a chi?

RISPOSTA - Il processo di costruzione di budget veniva e viene tuttora, quindi quasi viene costruita, dal capo zona insieme al responsabile di reparto, il metodo è sempre stato, come dire, estremamente interattivo, cioè dei due in buona sostanza non comandava nessuno dei due, pur essendo il padrone di casa, quindi il padrone del portafoglio, l’uomo d’impianto, la costruzione del budget di manutenzione veniva fatta e viene fatta tuttora in una maniera, proprio con una presenza, cioè, il capo zona non era un impiegato alle dipendenze, era una persona al quale veniva riconosciuta, c’era una nota di Gianeselle che riconosceva al capo zona e di fatti dove esercitavano, dei poteri decisionali...

DOMANDA - Le chiedevo di fare un po’ di sintesi.

RISPOSTA - Capo zona e capo..., diciamo responsabile della produzione. Veniva costruito identificato dapprima i volumi, cioè dati i titoli divisi per routinaria e per un..., episodica che erano titoli singolarmente identificati e all’interno dell’episodica quelli che dovevano essere capitalizzati, quindi con manutenzione straordinaria, quindi venivano formalizzati inseriti allora dentro un sistema meccanografico, che era procedurato, era una procedura di società, veniva previamente discusso, quindi a livello di stabilimento in casa produzione dai soggetti che ho detto prima, poi la produzione evidentemente mandava le sue valutazioni alla sua linea tecnica, le zone mandavano, inserivano in quel sistema meccanografico che le ho detto, la procedura B25 mi sembra che si chiamasse, o G25, inseriva questi cosi dentro questo documento da cui venivano fuori volumi etc., poi c’era ovviamente una verifica di società e veniva consolidato - il processo di budget cominciava verso luglio - veniva consolidato all’intorno verso novembre e dopodiché diventava esecutiva.

DOMANDA - Le volevo chiedere se come ingegneria di manutenzione a lei è mai stato chiesto o indicato di valutare interventi che dovevano essere effettuati da un punto di vista delle conseguenze negative in caso del mancato intervento?

RISPOSTA - Sì, soprattutto, questo qui sempre la Dimp lo rese, lo fece nell’83 se non ricordo male, perché, faccio una premessa, il budget di manutenzione, le attività di manutenzione erano molto focalizzate sulla preventiva, dopodiché vennero fuori anche delle tecniche che si chiamavano di analisi del valore, allora si creavano dei gruppi multispecialistici, c’era un personale d’esercizio, c’era il personale d’ingegneria, c’era il capo zona, e dei titoli di episodi, per dire in particolare, quelli però che attenevano a problemi unicamente produttivi. Un esempio che mi ricordo bene, ad esempio nell’83 dovemmo fare, facemmo un’analisi del valore su una revisione meccanica che si doveva fare ad un compressore frigorifero Bossig che era al CV24, quindi quello era un compressore tipicamente..., ecco, per episodi di grosso importo, ovviamente, relativi unicamente, almeno quelli di cui sono sicuro, che avevano un riflesso ai fini produttivi, perché...

DOMANDA - Quindi si può dire che quando è stato sottoposto a lei, per la sua esperienza concreta, la valutazione di probabilità, o entità di conseguenze negative e di mancato intervento, veniva data questa indicazione a lei come ingegnere di manutenzione per una valutazione da un punto di vista esclusivamente produttivo?

RISPOSTA - No, come le ho detto si istituiva un gruppo multidisciplinare operativo...

DOMANDA - Chiedo a lei come ingegnere di manutenzione, a lei come ingegnere di manutenzione.

RISPOSTA - Sì, in questo gruppo, faccio un esempio, la domanda che mi facevano poteva essere di questo tipo qui: perché fai la revisione? Hai paura che si rompe il cuscinetto? Banalizzo. Allora, io dovevo dire professionalmente...

DOMANDA - Certo, ma io chiedo come ingegnere di manutenzione.

RISPOSTA - In questo modo qui, alla luce delle prove d’analisi che avevamo fatto dovevo dire: questo cuscinetto qui se anche facciamo la revisione, supponiamo, non ha nessuna ragione di essere fatta, oppure ha ragione di essere fatta, quindi io tecnicamente, dal punto di vista meccanico, dovevo dirgli quella macchina, in quel momento, sulla base di tutte le analisi che avevamo fatto, che probabilità aveva di andare avanti, supponiamo un anno, perché quello era l’ordine...

DOMANDA - Le conseguenze negative...

RISPOSTA - Le conseguenze negative...

DOMANDA - Allora, proprio per vedere se ho capito, quindi a lei come ingegnere di manutenzione chiedeva una valutazione sotto un punto di vista produttivo, esclusivamente, poi altri avrebbero dato il loro parere?

RISPOSTA - Sotto il punto di vista di affidabilità meccanica se questo ha vita un altro anno di tempo.

 

AVVOCATO SCHIESARO

 

DOMANDA - Quindi era esclusa da questa valutazione la valutazione del rischio che pur avendo vita l’apparecchio funzionasse male?

RISPOSTA - Cioè?

DOMANDA - Cioè che funzionasse provocando emissioni di gas?

RISPOSTA - Assolutamente, cioè, non ho capito la domanda.

DOMANDA - Lei ha detto: io mi occupavo di una valutazione meccanica destinata a quantificare la vita dell’apparecchio e a dare valutazioni sul rischio che questo apparecchio cessasse di vivere...

RISPOSTA - Rischio meccanico.

DOMANDA - Allora, c’è un rischio meccanico di non funzionamento, c’è un rischio meccanico di funzionamento difettoso?

RISPOSTA - Certo.

DOMANDA - Che sono due cose diverse?

RISPOSTA - Certo.

DOMANDA - Lei di quale si occupava?

RISPOSTA - Il rischio meccanico del funzionamento difettoso, allora, le spiego, innanzitutto, prendiamo quello come esempio, rispondo subito, secondo me non è da distinguere così la macchina, cerco di essere chiaro. Noi su una macchina - poi lo facevamo sulle tubazioni, sulle apparecchiature, a seconda della diagnostica - facevamo una serie, con delle apparecchiature, dei check, né più né meno quando uno si va a fare l’elettrocardiogramma, tra l’altro erano basati sugli stessi concetti, dopodiché di una macchina lei conosce quella che ha la tenuta meccanica, conosce in generale che cosa succede se si rompe un cuscinetto, sa che cosa succede se si rompe il denister dell’evaporatore, alla luce di queste cose qui lei mentalmente cataloga la possibilità di rottura per ognuno di quegli eventi in cui concettualmente ha scomposto la macchina ed associa la possibilità di quella rottura, quello che può essere il danno, banalizzo, se ad un certo momento, supponiamo..

DOMANDA - Del danno di rottura mi interessava poco...

RISPOSTA - Mi faccia finire perché se no non sono efficace nel rispondere alla sua domanda. Se ad un certo momento il problema o la causa o il motivo di fare una revisione supponiamo al cuscinetto, allora, se io verosimilmente ritengo come probabile la rottura di quel cuscinetto allora dietro ci metto: si rompe immediatamente la tenuta meccanica, il compressore, ad esempio, va a freon, non voglio che il freon vada all’atmosfera, quindi se il pericolo è quello lì io faccio la revisione al cuscinetto anche in maniera cautelativa. Dal punto di vista invece della produzione, quindi nel caso della macchina mi sono tolto per ogni causa di rottura quelle che sono le conseguenze chiamiamole di natura ambientale, perché sono collegabili logicamente, ad un certo momento si dice, supponiamo, ma se durante l’esercizio di questa macchina qui, perché era un’altra causa, si sporca la girante e poi non pompa più, cosa succede se non pompa più? Allora in quel gruppo interattivo al personale d’esercizio che partecipava sono io che gli faccio una domanda: perdi solo le tonnellate o, ad esempio, quell’apparecchio che gli sta a valle può andare in sovrappressione e va all’aria? Se lui mi diceva: perdo solo le tonnellate, quindi esclude le cause ambientali, allora io gli dicevo, sulla base dell’analisi del rischio, il tuo riscontro è soltanto produttivo.

DOMANDA - Scusi, se lei perde tonnellate e queste tonnellate finiscono in aria..

RISPOSTA - Era implicito nella mia risposta che quando io al tecnico d’impianto gli dico: non ti arriva più refrigerazione perché questo non pompa più, quali sono, allora dimmeli tu, i rischi che può avere l’impianto? Allora a sua volta con la stessa logica con cui io catalogo l’analisi su una macchina, lui cataloga in base a tutto quello che può accadere i rischi collegati, se c’è un compressore, supponiamo, facciamo un esempio banale, i compressori che stanno, che mettono in aspirazione le celle del cloro, lì mai e poi mai ci siamo sognati di fare le analisi del rischio, perché pur avendo il compressore di riserva, un compressore mi va fuori servizio, se mi va fuori servizio le celle del cloro vanno in pressione, esce fuori il cloro, ma nessuno ci pensa neanche lontanamente a fare un’analisi del valore, si fa una revisione delle macchine. Ho risposto alla sua domanda?

DOMANDA - Parzialmente, perché a me resta sempre il problema, quando abbiamo fatto la distinzione iniziale dei due tipi di valutazione del rischio, rischio di rottura e rischio di anomalo funzionamento, per fare l’esempio è il rischio di una macchina delle nostre quando usciamo e può avere la marmitta che cade o il rischio che si rompa la sonda landa e che quindi la macchina funzioni apparentemente in modo normale però le emissioni non sono più a norma perché non sono più conformi ad uno standard normativo. A me interessava capire se in questa sua valutazione...

RISPOSTA - Si fa la revisione alla macchina.

DOMANDA - Faceva anche la valutazione tenendo conto di quelle che erano le prevenzioni degli incidenti che potevano comportare...

RISPOSTA - Certo, nel gruppo, io insisto, l’analisi...

DOMANDA - Quindi non lei.

RISPOSTA - Tre volte l’ho detto, nel gruppo, noi ci riunivamo proprio operativamente attorno ad un tavolo, operativamente, mica io da una parte e lui dall’altra, e i fatti critici, critici nel senso da esaminare, non perché fossero critici per qualche ragione o un’altra, venivano esaminati collegialmente ed è il discorso interattivo, fammi capire - per stare nel suo esempio - dice: fammi capire la marmitta famosa a che punto è, allora a quel punto sa ad esempio cosa si diceva? Si poteva dire: invece di aprire tutta la macchina e quindi stare un mese fermo, facciamo quest’anno la manutenzione alla marmitta e l’anno prossimo faremo la manutenzione alla registrazione delle valvole.

DOMANDA - Chi c’era in questo gruppo oltre a lei che si occupava di meccanica? E gli altri di cosa si occupavano?

RISPOSTA - C’ero io o qualche altro specialistico dei miei, meccanico, se era elettrico c’era l’elettrico, di solito chi era fisso era il capo reparto, c’era un tecnico del STG, le tecnologie di gruppo, e quando furono istituzionalizzate nell’83-’84 a volte veniva anche un coordinatore dalla sede, o Milano, avevano nominato mi sembra un certo dottor Riflesso, che veniva da Brindisi, che faceva da elemento di coordinamento e di raccolta, ma i tecnici, quelli che dovevano fare la discriminazione tecnica, c’è il Pas per dire, a fronte di determinati problemi, la protezione ambientale e sicurezza.

DOMANDA - Allora cambiando argomento, io ho capito che praticamente il suo ufficio, l’ufficio, il suo servizio, il servizio che lei ha diretto nel quale è stato inserito prima che poi, di cui è diventato responsabile, non ha mai partecipato direttamente all’elaborazione del budget della manutenzione, cioè non ha partecipato alla programmazione perché erano altri che la facevano?

RISPOSTA - Certo, però, mi scusi...

DOMANDA - Quindi non ha partecipato all’elaborazione?

RISPOSTA - A stendere il documento no, a costruirlo sì.

DOMANDA - Come?

RISPOSTA - Faccio un esempio. Le ho detto che l’attore primario era il capo zona, il capo zona, ripeto, facciamo il discorso che deve fare la revisione alla sua macchina, lui delle cose che aveva competenza tecnica lo metteva lui, dopodiché, durante l’elaborazione veniva nelle nostre sezioni, io ho questo problema...

DOMANDA - Quindi era sempre comunque sull’input del...

RISPOSTA - E` chiaro.

DOMANDA - Quindi era il capo zona che....

RISPOSTA - E` il nucleo organizzativo..

DOMANDA - Allora questo spiega il motivo per cui lei quel documento di cui abbiamo parlato prima, il documento allegato 14, quella famosa direttiva sulla non manutenzione non l’avesse mai letto?

RISPOSTA - Quella è una stupidaggine.

DOMANDA - Lei la considera tale per il semplice fatto che non ha mai avuto a che vedere con queste problematiche di cui si occupava quella direttiva?

RISPOSTA - Guardi, non mi stupirei che non l’ha letta nessuno, perché la sostanza era completamente diversa.

DOMANDA - Comunque abbiamo capito che il suo servizio non partecipava, quindi non era vincolato. L’altra cosa alla quale invece sicuramente lei ha partecipato era quella, cui ha fatto cenno anche nel corso dell’esame dei difensori, era quella di dire: noi cercavamo di fare ad un certo punto una misurazione dell’efficienza della manutenzione, perché a fine anno facevamo un conto, se ho capito bene, o cercavamo degli indicatori che ci permettessero di capire se riuscivamo ad ottenere dei risultati attraverso la manutenzione, cioè se la nostra attività di manutenzione era una manutenzione efficiente. Io immagino che in questa valutazione di indici abbiate tenuto conto di perdite, cioè, la manutenzione è il sistema organizzativo che serve a, tra l’altro, non solo a mantenere in efficienza gli impianti, ma a diminuire le perdite durante le attività produttive, dove per perdite...

RISPOSTA - Perdite di produzione?

DOMANDA - Sì. E quindi anche perdite di CVM. Io volevo chiederle se lei in queste attività di verifica dell’efficienza ha avuto modo di occuparsi particolarmente dei quantitativi di perdite di CVM e ci può dare dei numeri in proposito?

RISPOSTA - Assolutamente, ma non è..., io personalmente assolutamente, ma non è quello... Mi scusi, forse io non sono stato efficace...

DOMANDA - Quando c’è una fuga perché c’è un guasto, si perde CVM o no?

RISPOSTA - Può darsi, sì.

DOMANDA - Dove si produce CVM c’è una fuga, che dipenda dal boccaporto o dell’autoclave, che dipenda da un cattivo funzionamento della valvola, di un rubinetto...

RISPOSTA - Dipende da un cattivo esercizio qualche volta.

DOMANDA - Può dipendere da mille ragioni. Quando c’è un problema di manutenzione che determina fughe, o quando ci sono le fughe e c’è necessità di evitare che ci siano fughe e di intervenire sugli impianti per ridurre questo rischio, c’è qualcuno che si preoccupava di dire: guardate che quest’anno abbiamo perso per fughe da esercizio tot chili, tot quintali di CVM e che la manutenzione ce li ha fatti risparmiare tot o mai nessuno si è preoccupato di misurare questo indice?

RISPOSTA - Io potrei dire non rispondo perché potrei dire io mi occupavo d’altro, però non è questo il concetto. Se da qualche parte su qualche impianto, ripeto quello che dice lei, c’era da un punto una perdita di CVM non è tanto che il problema era: me lo registro per poi vedere com’è, intanto la gente salta addosso al problema per capire perché ha perso e se sono cause manutentive, di inaffidabilità, quello che è, si interviene tecnicamente o organizzativamente quando è il caso perché non perda o sia più controllato, ed ecco quindi, come dire, l’intervento concreto ed esecutivo, quello lì. Il discorso di: faccio alla fine la somma delle perdite di CVM, la manutenzione non lo faceva, quindi bisogna, secondo me, nell’esercizio..

DOMANDA - Quindi non si misurava l’efficienza in relazione al quantitativo di perdite?

RISPOSTA - Il quantitativo di perdite, vede, mentre si misura l’efficienza della manutenzione in base alle perdite di produzione che sono individuabili come cause e sono tonnellate, noi mica avevamo tonnellate di perdita di CVM? Se in qualche istante o in qualche momento, supponiamo, da una guarnizione poteva perdere o c’era una fuga, tu intervieni immediatamente a richiudere la guarnizione. Cioè, mi trovo proprio in imbarazzo concettuale a rispondere.

DOMANDA - Allora se io ho capito bene lei ci sta dicendo che siccome queste fughe erano talmente poche non c’era un problema di perdita...

RISPOSTA - Io le sto dicendo, non ho ombra di dubbio a dirlo, che, io ripeto, parlo dal ‘74 in poi. Con le attività di risanamento che abbiamo fatto, insomma, lo chieda a Bareato che è capo zona, però non mi risulta che c’erano perdite per cui..., noi abbiamo fatto, abbiamo messo in opera delle cose per eliminare quelle fonti di perdita eventuale, quelle, diciamo, di affidabilità, e mi risulta che i risultati, come misure globali - questo sì che so che negli ambienti si facevano, e si fa tuttora, delle misure globali di contaminazione - non c’erano problemi.

DOMANDA - A me risulta che siano stati messi i gascromatografi che registravano allarmi e abbiamo fatto ore di questo dibattimento per misurare i quantitativi di allarme che c’erano, gli allarmi provocati dalle perdite. Quindi che ci fossero perdite ci sono i tabulati e ci dicono i giorni, le ore e i minuti in cui i gascromatografi registravano la perdita, adesso volevo capire da lei se questi dati avevano un significato anche per chi si occupava di manutenzione o non ne avevano proprio?

RISPOSTA - Non in quel modo in cui lo mette lei.

DOMANDA - E in che modo?

RISPOSTA - In un modo che ha una dimensione proprio di operatività concettuale completamente diversa. Io non vorrei essere noioso, ma ripeto...

DOMANDA - Volevo capire qual è questo suo modo alternativo, diverso...

RISPOSTA - Mi scusi, le ho detto il modo pratico era..

DOMANDA - Io ho decine di fughe e decine di allarmi registrati dai gascromatografi.

RISPOSTA - Può darsi che la manutenzione non li sapesse neanche. Può darsi, perché io non so né qual è l’entità di quelle decine di fughe e né del perché. Ma la cosa che le dico con certezza, se le fughe erano rilevanti o che, a volte, qualche volta mi risulta che se il gascromatografo segnava delle cose la manutenzione ovviamente in zona, le faccia pure con Bareato, ha chiamato immediatamente per cercare di capire da dove era venuta fuori questa fuga e quale ne era stata la causa, se la causa fosse stata tecnica, per dire, la manutenzione interveniva immediatamente a risolvere quel problema lì.

DOMANDA - Di questo non c’è dubbio.

RISPOSTA - Dopodiché non mi dica: allora su quella perdita poi negli anni su quella andavi a vedere..., no.

 

Presidente: la domanda che le ha fatto prima l’avvocato dello Stato era questa: se queste perdite, che secondo anche i conteggi che sono stati riferiti qui nell’aula di udienza, hanno comportato emissioni anche all’esterno, non dico solo all’interno, ma anche all’esterno, di rilevanti quantità di CVM abbiano portato all’attenzione dei vertici aziendali il problema delle perdite produttive tanto per intenderci, questo mi pareva che fosse anche la domanda, di perdite produttive.

RISPOSTA - Perdite di quantità di produzione?

 

Presidente: certo.

RISPOSTA - Ma come le connette alle perdite di CVM? Non capisco la connessione.

 

Presidente: perché ci potevano essere, e ci sono state, delle perdite che sono state anche esterne attraverso, per l’appunto, i camini, attraverso etc..

RISPOSTA - Sa perché mi trovo in imbarazzo a rispondere?

 

Presidente: la domanda era questa, la mia domanda gliela ripropongo in maniera molto diretta perché lei dia una risposta...

RISPOSTA - Se c’è una perdita all’esterno verso i camini io quel fenomeno lì non mi preoccupo mica dall’effetto che ha avuto sulla produzione, e quindi all’effetto economico, io mi preoccupo che quella non ci deve essere perché è un dato ambientale; è indipendente dalla perdita di produzione, io devo evitare che non ci sia il danno ambientale, a me me ne frega delle tonnellate che ho perso, laddove la struttura o lo stabilimento, quello che vuole, oggettivamente entrerebbe in crisi perché vuol dire che per lo meno ha avuto una manchevolezza, è quello il problema, cosa vuole che interessi che ho perso un mancato... perché il CVM sia andato..., il CVM non deve andare all’aria.

 

AVVOCATO VASSALLO

 

DOMANDA - Lei ha parlato della smaltatura delle autoclavi?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Successivamente modificata avete rismaltato, se ho capito bene, con altra azienda?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - In quanto tempo le avete cambiate queste smaltature? Lei si ricorda quante erano le autoclavi?

RISPOSTA - Le autoclavi ne avevamo 6 al CV6 e al CV14 ce n’erano 8, 10, non mi ricordo bene. Comunque questa domanda più precisa la può fare al capo zona perché lui ovviamente ha dei ricordi meglio di me. Io ricordo che noi facemmo subito un acquisto mi sembra di 4 autoclavi nuove già alla Faudler che le aveva costruite, poi facemmo un appalto - ma ci devono anche essere i documenti di appalto e di RDO - facemmo un appalto di sistemazione nel tempo delle autoclavi, non mi ricordo se il programma completo di risanamento durò 2 o 3 anni, ma mi faccia la cortesia di farla al capo zona.

DOMANDA - Comunque in ogni caso più di 2 anni secondo lei?

RISPOSTA - La faccia a lui, comunque credo di sì.

DOMANDA - Le avevate trovate subito, se dovevate smaltarle bisogna prima smontarle...

RISPOSTA - Sì, noi avevamo ordinato, se non ricordo male, chieda conferma, prima 4 autoclavi tal quale alla Faudler, che era il costruttore originale, siccome la ragione per cui avevamo cercato...., in Italia abbiamo trovato la Taicon che era licenziataria di un’altra società americana che non ricordo, che oltre alla rismaltatura tal quale noi dovevamo fare delle modifiche per aumentare quelle tenute lì e quindi dovevamo avere disponibile, mi ricordo c’era il Conti che prima di iniziare questa attività stava dentro il nostro stabilimento. Ora se il piano di effettiva sostituzione totale per il CV6, CV14, io non mi ricordo.

DOMANDA - Quello che volevo capire, dovevate, cioè, questa rismaltatura delle autoclavi, quindi vuol dire mantenendo fisicamente la stessa autoclave...

RISPOSTA - Cambiando il bocchello.

DOMANDA - Veniva smontata l’autoclave e mandata a smaltare?

RISPOSTA - Sì, la mandavamo vicino San Donà di Piave era la Taicon, l’autoclave veniva fisicamente tolta dall’impianto, veniva mandata al rifacimento, molte volte l’abbiamo, se non ricordo male, l’abbiamo ricostruita anche ex novo, perché lì era ferro dolce, con la rismaltatura dell’autoclave, chiedevamo alla Taicon, sulla base di modifiche progettuali di presentarci i progetti esecutivi e costruttivi, ne discutevamo e la proponevamo noi proprio come ingegneria di manutenzione e poi diventava esecutivo.

DOMANDA - Se voi smontavate l’autoclave il ciclo produttivo di quel dato reparto...

RISPOSTA - Avevamo acquistato le scorte, prima l’ho detto, mi sembra 4 ne avevamo preso, come scorte, e facevamo noi la programmazione, i tempi di una rismaltatura globale non mi ricordo se erano 3 o 4 mesi, non mi ricordo bene, allora è chiaro che programmavamo...

DOMANDA - Per ogni autoclave ci volevano 3 o 4 mesi per rismaltarla, voi avevate acquistato 4 autoclavi...

RISPOSTA - Mi sembra di sì.

DOMANDA - E su questo facevate il ciclo?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E questo è durato 2 o 3 anni?

RISPOSTA - Lo chieda a Bareato per favore.

DOMANDA - La stessa domanda le faccio per la sostituzione delle valvole; quanto tempo, per un reparto erano 400?

RISPOSTA - Io mi ricordo...

DOMANDA - Sapendo la difficoltà di produzione?

RISPOSTA - Al solito...

DOMANDA - Quanto tempo?

RISPOSTA - Io ricordo che noi siamo partiti proprio nella sostituzione, dopo l’acquisizione alla Tuflin, in maniera intensiva direi dal ‘75, ma secondo me io credo che entro il ‘76-’77 fossero già sostituite tutte o la maggior parte.

DOMANDA - ‘76 e ‘77?

RISPOSTA - Nel ‘77 credo che avevamo già sostituito.

DOMANDA - E` sicuro?

RISPOSTA - Sicuro, sono 25 anni fa.

 

AVVOCATO SCATTURIN

 

DOMANDA - Lei si è intrattenuto a lungo su questa questione della manutenzione, però il termine manutenzione di per sé è un termine molto generico e non sa darci una nozione esatta rispetto alla realtà di cui noi oggi qui stiamo discutendo; ora lei ha posto una distinzione che ritengo corretta, lei ha parlato di pronto intervento, cioè di riparazione del guasto ex post diciamo, e poi ha anche parlato di una continua attenzione e revisione. Poi ha specificato, nella sua deposizione, che potevano anche esserci delle innovazioni da effettuare; ora, lei ha concluso però alla fine su questo termine manutenzione dicendo che l’intervento, la manutenzione in realtà, nella realtà del Petrolchimico si risolveva nella chiamata del capo officina?

RISPOSTA - No, assolutamente.

DOMANDA - Così mi sembra di avere sentito.

RISPOSTA - No, allora se le mie parole sono state sentite così..., io ho detto l’esatto contrario.

DOMANDA - Se vuole precisare meglio cosa intendeva per manutenzione nella realtà del Petrolchimico?

RISPOSTA - Io ho detto che prima del ‘74, e in particolare negli anni ‘60, da quello che mi hanno raccontato e si sente dappertutto, la manutenzione prima, quindi tipicamente la manutenzione degli anni ‘60, era sostanzialmente, ho precisato, taglio tanto al chilo, era essenzialmente un pronto intervento, a chiamata ti metto a posto le cose, notevolissimo, per l’amore di Dio, però questo era il connotato.

DOMANDA - Allora questa non è manutenzione..

 

Presidente: lasci finire, qua siamo prima del ‘74, vediamo come si organizza poi successivamente.

RISPOSTA - Dopodiché negli anni ‘70, tra l’altro basta vedere tutti quanti i convegni che si facevano in quegli anni là, dell’Aiman o a livello internazionale, venne fuori il nuovo principio, innovativo, che si chiamava manutenzione preventiva, e lei sa che è un principio che nacque proprio dagli americani, in particolare proprio dall’applicazione delle manutenzioni alle imprese militari, sottomarini; questi criteri di manutenzione preventiva, il che vuol dire, io prevedo degli interventi prima che si rompa, ed ovviamente pago anche i soldi in anticipo, questo qui era il cardine fondamentale della manutenzione, quindi la manutenzione degli anni ‘70 si basava a Marghera, che da quello che mi risulta la Montedison fu uno dei primi a realizzarlo, questo qui mi risulta perché io partecipavo a una serie di convegni Aiman, delle cose si vedeva, almeno a livello organizzativo, è una cosa estremamente moderna, ma ripeto, il concetto fondamentale era manutenzione preventiva, e manutenzione preventiva significa sia da una parte, mi riallaccio all’esempio che facevo prima con l’avvocato dello Stato, su una singola macchina quando decido di fare la revisione, come lei va a fare il tagliando sulla sua macchina, dall’altra parte significava individuate certe condizioni, in generale di non affidabilità, o di degrado, utilizziamo tutte le parole che vogliamo utilizzare, io preventivamente quello lì lo rimetto a posto, quindi faccio delle opere di risanamento che acquisisco, che eseguo in una logica preventiva e che mi dà benefici per il futuro. Questo era il fulcro della manutenzione preventiva; che evidenza aveva nella costruzione del budget, come mi ha chiesto il Pubblico Ministero? Aveva l’evidenza che i titoli, i budget venivano episodiati, quindi c’era il termine tecnico, il capo zona d’esercizio individua un episodio, quindi questa era la manutenzione. Allora se vogliamo andare anche nell’ambito letterale, la manutenzione negli anni ‘70 era essenzialmente delle attività di ingegneria, come dire, di..., che eseguo su degli impianti senza aspettare che quegli impianti si rompono. Poi c’era vicino quell’attività cosiddetta routinaria, perché...

 

DOMANDA - Questo l’ho già capito, ma questo ancora è una distinzione in astratto, io le ho chiesto come si realizzava questa manutenzione di cui lei sta parlando all’interno del Petrolchimico?

RISPOSTA - Allora, le ho detto..

DOMANDA - Cioè in termini di fatti e di circostanze di organici e in termini anche di presenze in continuum sugli impianti. Io ho bisogno di sapere da lei soltanto questo.

RISPOSTA - Innanzitutto si organizzava prima di organici in termini di struttura organizzativa, le ho detto il distaccamento di zona aveva questo obiettivo specifico di individuare tecnicamente le attività da fare in preventiva, individuate attraverso quei meccanismi di cui abbiamo parlato prima, si metteva a budget e passava in esecuzione, quindi si realizzavano.

 

Avvocato Santamaria: faccia degli esempi.

RISPOSTA - Le famose Tuflin, abbiamo parlato una giornata delle Tuflin, uno...

 

DOMANDA - Scusi se la interrompo ancora una volta. Queste non le sembrano delle innovazioni? Io intendo questo concetto di manutenzione legato al fatto di controllare gli impianti, di seguirli giorno per giorno in una situazione come quella del Petrolchimico dove l’impianto, questo enorme sistema di impianti lavora continuamente e lavorando, diciamo, di per sé provoca delle situazioni di crisi. Ora, io di questo le chiedo e non di altro.

RISPOSTA - Allora bisogna, mi consenta, devo allargare. Lei ha parlato di controlli di impianti..

DOMANDA - Questa è la mia domanda e lei risponda a questa domanda.

RISPOSTA - Allora, su un impianto per il controllo, che è il primo aspetto, non c’è solo la manutenzione, c’è tutta la struttura di esercizio che è finalizzata a tenere l’impianto in marcia e a controllarlo giorno per giorno, quindi a leggere il manometro, a vedere la perdita, il controllo, poi ci sono i controlli ingegneristici, il sistema di stabilimento, per dire, attraverso la funzione Sia, andava a fare le misure degli spessori residui...

DOMANDA - Mi perdoni...

RISPOSTA - Mi faccia parlare.

 

Presidente: no, però lasci rispondere avvocato Scatturin, abbia pazienza, se lei adesso vuole anche degli esempi che riguardano l’organizzazione della manutenzione. A dire la verità l’organizzazione l’aveva descritta distinguendo un nucleo operativo centrale con le strutture decentrate, quindi dal punto di vista organizzativo aveva fatto già delle distinzioni, aveva fatto anche delle descrizioni d’intervento, anche specifiche. Ad ogni buon conto io sono qui perché rispetto alla sua domanda che vuole maggiori specificazioni si risponda ed allora lasci rispondere.

 

RISPOSTA - Allora, le dicevo, mi fermo all’ambito dei controlli per ora, che è una parte dell’attività di gestione degli impianti, quindi c’era il Sia, per dire, fa i suoi controlli non distruttivi, c’era per il settore macchine, ingegneria di manutenzione che va a fare quello che ho detto l’elettrocardiogramma, cioè la diagnostica ed avanti; questo insieme di scolli, più spiccioli e più ingegneristici, consentono di tenere in possesso di gestione l’impianto. Sia a valle di questi controlli qui, che a valle dei controlli mentali, cioè, faccio l’esempio, se queste valvole maledette che erano montate prima perdono io devo cambiare valvole, ed ecco quindi che a valle di tutte queste cose si scatena, si muove un’attività realizzativa di azione ben chiara e ben individuata, definite con nome e cognome, quindi non in teoria, che vengono messe in opera, questa è la manutenzione, per quello che riguarda manutenzione. Poi se si doveva costruire un nuovo impianto... o modificarlo, concettualmente parte dallo stesso concetto, ma lo si realizza attraverso l’investimento. Questa è la manutenzione che io conosco.

 

AVVOCATO MANDERINO

 

DOMANDA - Volevo chiederle a proposito del lavaggio automatico ad alta pressione. Lei ha detto che siete stati impegnatissimi a rendere affidabile questo sistema; il lavaggio automatico delle autoclavi quando è che è iniziato, in che periodo?

RISPOSTA - Dunque, io di preciso non le so rispondere, dico questo: che se non sbaglio, ma mi prende il beneficio d’inventario, io credo che quell’installazione fu fatta dall’UTL, quindi dall’ingegner Bigi allora, abbiamo cominciato con quel sistema lì delle pompe, il CV24 mi sembra ce l’avesse di progetto, quindi già quando è stato costruito aveva questo lavaggio automatico mi sembra, quel lavaggio con quelle pompe lì e con quelle, con i lavatori Goodrich, mi sembra che fossero, credo che la fine del montaggio meccanico, quindi l’entrata in esercizio fosse grosso modo il ‘76, quegli anni lì, perché lo montò UTL e poi passò alla fine a noi come manutenzione, e non credo che potesse essere oltre il ‘76-’77, però mi lasci questo beneficio perché non mi ricordo.

DOMANDA - Ma il lavaggio automatico dell’autoclave ha sostituito l’entrata dell’operatore in autoclave?

RISPOSTA - Non so rispondere perché io non ho mai visto personalmente un’operazione di lavaggio di autoclavi, se serve ai fini del processo posso dire cosa credo io. Il lavaggio automatico doveva evitare l’ingresso del personale in autoclave, io penso che del personale in autoclave potesse essere entrato nell’eventualità - ma la prenda come un’opinione mia - nell’eventualità in cui o perché la smaltatura era criccata o per altri motivi, che si potesse formare ancora del polimero sull’autoclave; però io, se mi dice come operativamente veniva lavata un autoclave non è mia esperienza diretta, quindi le direi una cosa non corretta.

DOMANDA - Lui può dirmi in termini quantitativi di intervento quanto copriva la manutenzione preventiva sulla manutenzione in generale?

RISPOSTA - Sì, aspetti, allora, dunque, ecco, tenga presente questo, grosso modo la routinaria, quindi quella non preventiva - la prenda sempre come elemento descrittivo - valeva un 40, 50%, 40% grosso modo del budget di manutenzione. Nell’attività preventiva poi c’erano..., per le... bisogna fare dei distinguo, perché certe domande sembrano semplici, di preventiva noi mettevamo in atto dei singoli episodi, esempio, rifaccio nuovo o modifico questo tubo, ed è un episodio, poi però facevamo dei grossi interventi di fermata, le fermate degli impianti con determinate cadenze, anche quelle sono attività di manutenzione preventiva, quindi a seconda, come dire, di come pesa tutte quelle attività potevano arrivare tranquillamente anche ad un 60% dell’attività, però bisogna dare alle parole, alle risposte bisogna dare un significato tenendo presente che cosa vuol dire quell’attività. Ad esempio la grande fermata degli impianti periodica e ricorrente entrò proprio tipicamente nello schema di quelle che erano le manutenzioni preventive, cioè fermo prima, ed anche in quella fermata si realizzavano, si realizzano anche tuttora, degli episodi specifici per prevenire le attività...

DOMANDA - Io glielo ho chiesto perché l’ingegner Gianeselle, che è stato responsabile al servizio manutenzione ‘75-’80, dice che la manutenzione preventiva copriva il 30%, il resto erano riparazioni e grossi interventi.

RISPOSTA - Io non a caso le ho detto: bisogna capire che cosa mettiamo dentro la manutenzione preventiva, perché concettualmente ci sono anche le fermate, le faccio un esempio banale, noi quest’anno abbiamo fatto, anzi, l’anno scorso, la grossa fermata generale dell’impianto del cracking, già di per sé quella lì come fermata ha assorbito, credo tranquillamente, solo lei, il 50%, forse anche di più, del budget della manutenzione. Bisogna vedere che cosa ci mette dentro. Quindi se il preventivo è il singolo episodio di risanamento, supponiamo il tubo, e toglie la componente di fermata, il 30% è verosimile. Se ci mette dentro anche in un anno tutte quante le fermate, le grosse fermate di manutenzione, allora l’entità del livello preventivo può assumere quel valore che le ho detto io.

DOMANDA - Siccome lei ha detto che per il CV22 avete fatto continui lavori che portarono spesso ad andare fuori budget; ha dei dati concreti di quegli anni a proposito del budget e dell’uscita...

RISPOSTA - Basta che convoca il perito Cortello, e il capo gruppo che era Dacome, le può dare degli orientamenti. Qualitativamente sono abbastanza certo perché come le ho detto prima noi in quegli anni la sezione del CVM sostanzialmente con cambiamenti di materiale li rifacemmo nuovi, il fatto che andavano fuori budget, ripeto, se non altro per il fatto... avevamo la stessa età, quindi c’erano anche altri tipi di affinità, a fine di ogni esercizio, me lo ricordo benissimo, che doveva fare fior di relazioni alla Montedison per giustificare del perché erano usciti fuori budget.

DOMANDA - Lei, a proposito della procedura di intervento di manutenzione, nella procedura di intervento che ha descritto era compresa la fermata del reparto, ovvero, quando veniva fermato il reparto nel caso di manutenzione, in che tipi di manutenzione, e glielo chiedo perché i lavoratori sentiti sul punto, manutentori, hanno dichiarato tutti che il reparto non veniva fermato, continuava a lavorare, anche quando si lavorava per esempio con fiamma ossidrica, quando si aggiustavano delle tubature rotte?

RISPOSTA - No, io credo che ci sia un equivoco. Il termine fermata che ho usato io, erano, allora, il metodologico era: stabilisco che questo impianto qui lo fermo totalmente o parzialmente per linee secondo un certo calendario, esempio banale, nel ‘99 si è fatta, si è schedulata la fermata generale per manutenzione generale del cracking, gli altri impianti, quindi a seconda se avevano una linea, più linee, se erano fermabili nel complesso, c’era un piano di fermate pluriennali, in questo senso qui io intendo che tutti quanti i lavori, quindi si apriva "un cantiere" di fermata, quindi tutti i lavori che venivano eseguiti venivano eseguiti con gli impianti non in produzione. Poi le attività, le altre attività di manutenzione che si fanno fuori fermata normalmente si fanno con gli impianti in esercizio, e su quegli elementi, o linee, o punti di impianto, sul quale bisogna intervenire, o per smontare una pompa, o per fare una saldatura e quant’altro, allora che cos’è che si ferma nel senso che si interrompe il flusso? Si interrompe il flusso produttivo in una sezione a monte, per cui quel tratto interessato dall’intervento manutentivo, ma solo quel tratto lì, lì dentro non c’è prodotto; ma il termine fermata nel senso in cui glielo ho detto io va riferito alle attività che le ho specificato.

DOMANDA - C’è una cosa che io ancora non riesco a spiegarmi a proposito delle pompe maledette, le pompe Peroni. Quando lei ha parlato di filosofia dell’attività di manutenzione, cioè, insomma, l’efficienza, l’efficienza che bisogna realizzare, cioè fare manutenzione naturalmente cercando di fare meno, di sostenere meno costi possibili, questo...

RISPOSTA - No, io con le Peroni non ho mai parlato di costi.

DOMANDA - Realizzare la manutenzione con minor costi possibili è il principio di efficienza che lei ha spiegato quando ha distinto tra efficacia...

RISPOSTA - E` la definizione..

DOMANDA - No, sono io che ricollego il discorso alle pompe Peroni.

RISPOSTA - Non c’entrano le pompe Peroni.

DOMANDA - Glielo faccio c’entrare adesso con la domanda. Se il principio di efficienza dice: realizzare manutenzione con minor costi possibili, poi lei quando ha detto che le pompe Peroni erano pompe maledette tant’è che addirittura quando si rompevano le valvole...

RISPOSTA - Scusi, maledetto, io ho parlato forse..., voglio dire, nell’impegno personale era una maledizione di Dio, ma che non venga...

DOMANDA - Lei poi ha specificato questo, ha detto: la loro manutenzione richiedeva continui e grossi interventi tanto che nell’officina centrale era stato costituito un gruppo fisso di operai a tempo pieno addetti solo alla manutenzione dei lavatori.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ora, dal punto di vista della filosofia aziendale che lei ha descritto, il mantenere un gruppo di operai fissi che svolge questa attività che è estremamente piccola rispetto alla generale attività di manutenzione, non è da un punto di vista produttivo un’incoerenza?

RISPOSTA - No, assolutamente, anzi, il problema è - e mi sembra di averlo anche precisato - in quel caso lì, quando il Pubblico Ministero mi ha posto la domanda, io ho detto che anche se tecnicamente avevano dei limiti, o quello c’era a quel momento lì, noi avevamo l’impegno professionale di farle rimanere in funzione, non interessano né i costi né i concetti di efficienza, quello deve funzionare, quindi io ci spendo soldi, perché deve essere in funzione per i fini al quale è stato..., in quel caso lì proprio la parola efficienza o la contabilità, ma uno non la va neanche a guardare, quelli devono rimanere tecnicamente in marcia - e era questo l’obiettivo, ed è l’efficacia della manutenzione - quelli devono rimanere in marcia perché hanno una funzione ben precisa, i soldi ma non li si guardano neanche.

DOMANDA - Invece lei ha dimostrato dicendo questo che le pompe Peroni che sono state adoperate per quanto periodo, quando vi siete accorti che non funzionavano e per quanto tempo è che sono state adoperate?

RISPOSTA - Quelle lì sono state sempre in esercizio per il periodo di vita dell’impianto da quando sono state montate, noi con continue manutenzioni le tenevamo in esercizio facendo continue sostituzioni nelle valvole, siccome il mercato, perché avevamo preso anche la considerazione di buttarle via, siccome però non abbiamo trovato delle alternative migliori, perché la Peroni era una di quelle ditte che in quel settore lì aveva delle esperienze, dici: questo è quello che ci dà la Peroni, va bene, non ci sarà il meglio che c’è, però io lo tengo in funzione, e noi lo tenevamo in funzione con continui interventi di manutenzione che costavano, ai quali abbiamo dedicato risorse e squadre specifiche per garantire quello che si riusciva a fare con gli impegni professionali e anche limiti nostri che quelle stessero in marcia.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Su questo punto due cose molto rapide, visto che diceva che hanno continuato ad utilizzare le pompe Peroni. C’è un documento che è già stato discusso nell’ambito delle audizioni Barina, Todesco, Malaguzzi, primo documento del novembre ‘76, poi c’è quel telex cui accennavo anche durante le mie precedenti domande al teste che è della fine dell’ottobre ‘78. Il documento del ‘76 parlava di abbandonare in pratica la Peroni, l’acquisto di pezzi..., si parla di evitare l’acquisto di pezzi dalla Peroni dato il loro elevato costo e le macroscopiche deficienze di costruzione, si ritiene di abbandonare i contatti con la Peroni poiché la stessa non è in grado di risolvere il problema e quindi poi si dice di effettuare altre ricerche; allora, cos’è successo?

RISPOSTA - E` successo, come le dissi, che io personalmente ebbi dei continui contatti con il responsabile della progettazione della Peroni, alla fine della giostra la Peroni non ci risolse quei problemi lì, da quel punto in poi noi abbiamo completamente abbandonato il fornitore e tutti gli interventi di modifica..., le ricordo essenzialmente si trattava di valvole e quando c’era il caso di fare bronzine del banco, progettammo, costruimmo e montammo tutte cose noi, le progettammo noi, le costruivamo nelle nostre officine esecutrici, modificavamo le parti del progetto, e tutti quanti i ricambi - perché quello fa riferimento ai ricambi - ce li ricostruivamo noi. Una volta mi ricordo che abbiamo costruito ex novo, secondo progetto, anche le testate, quando ho fatto riferimento a quella che si era criccata nella membrana intermedia, cioè, effettivamente le confermo che Peroni in quanto tale non mi risolveva i problemi e tutto quello di cui avevamo bisogno ce lo costruivamo noi in officina.

DOMANDA - Quindi a maggior ragione poi anche i documenti confermano questo dato suo, nel senso che la maggior parte o quanto meno la metà di queste pompe non erano neanche esercibili e non per mancanza di manutenzione.

RISPOSTA - Sì.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Solo una precisazione Presidente, mi perdoni. Il Pubblico Ministero ha detto le pompe Peroni non erano esercibili, lei ha detto più volte, vorrei che lo confermasse, le pompe erano sempre in esercizio perché voi facevate i salti mortali per tenerle sempre in esercizio, è così?

 

Pubblico Ministero: non l’ho detto io, io ho letto.., guardi, allora le leggo il passo, pensavo che fosse superato il punto. Il documento è il telex 6 ottobre ‘78, già discusso durante le audizioni cui accennavo prima, la parte finale dice: "Infine una considerazione che parla da sé, 4 pompe su 9 non sono esercibili e non per mancanza di manutenzione", questo... ingegner Bigi, l’ingegner Nicolis, ingegner Gaiba, Gianeselle, Sellan, questo è il documento e non l’ho detto io.

RISPOSTA - Io posso dire soltanto questo, ripeto, tra l’altro in questo caso lo curai personalmente, quindi non è per sentito dire, quello lì è un problema..., perché in quel periodo, lei ha accennato il ‘78 mi sembra.

 

Pubblico Ministero: sì.

RISPOSTA - Io non voglio essere frainteso, però quello lì, le persone che hanno scritto quel documento erano i responsabili di manutenzione, l’ingegner Nicolis, che era il capo di UTL, che non stavano proprio sopra il problema, perché poi si andò avanti con quelle pompe lì per metterle a posto, se ritiene che ha una rilevanza di precisazione anche specifiche io ovviamente i dettagli non me li ricordo, ma non ho nessun problema se ci mettiamo attorno ad un tavolo con Tedesco e Barina che...

 

Pubblico Ministero: no, guardi, quando ha detto che è stata una maledizione fino qua gli impianti non sono stati chiusi, più chiaro di così...

RISPOSTA - Però li abbiamo fatti funzionare voglio dire.

 

Presidente: bene, allora mi pare che non ci siano altre domande, a questo punto io direi che potremmo sospendere forse ora e riprendere alle 15 in punto.

 

Avvocato Accinni: Presidente, produco la copia dei documenti che avevo richiamato durante l’esame del teste Arcidiacono.

 

Pubblico Ministero: ed anche il Pubblico Ministero, dei documenti che sono stati segnalati.

 

Presidente: riprendiamo, accomodatevi. Sì, diamo atto che è presente l’avvocato Zaffalon.

 

Avvocato Zaffalon: Presidente, poiché alla scorsa udienza ha deposto la parte civile testimone Toffano Adamello, vorrei produrre copia del libretto sanitario che ho cercato tra le carte del processo, ma che non ho trovato, nonché una memoria tecnica del consulente medico legale a firma anche del difensore.

 

Presidente: viene depositata come memoria, mi pare che come tale possa essere acquisita. Bene, d’accordo, comunque è a disposizione anche delle parti qualora vogliano prenderne visione e fare eventuali osservazioni o opposizioni.

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - GUERMANI GIORGIO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO PEDRAZZI

 

DOMANDA - Vuole illustrare in quali periodi e con quali funzioni lavorò per la società Montefibre?

RISPOSTA - Sono entrato nella società Montefibre nel 1959 e mi sono interessato degli impianti di fibra acrilica, a metà circa del 1969 vengo trasferito sull’impianto di fibra vinilica come responsabile del servizio tecnologico e rimango in quella posizione fino a circa la fine del 1970, da quella data fino al, no, scusate, fino al 1971, dall’inizio del 1971 fino a metà circa del 1972 ricopro la posizione di responsabile di gestione dell’impianto di fibra vinilica, poi vengo trasferito sempre nell’ambito della Montefibre a Novara dove rimango un certo periodo di tempo, adesso non ricordo, e vengo successivamente trasferito a Milano, alla sede di Montefibre di Milano dove rimango fino all’uscita dell’ordine di servizio che istituisce la task-force sulla fibra vinilica che è della fine di ottobre del 1975, quindi tempo di passaggio delle consegne e stimo verso la metà del mese di novembre del ‘75 rientro a Porto Marghera.

DOMANDA - Quanto tempo resta a Porto Marghera?

RISPOSTA - A Porto Marghera resto tutto il periodo in cui rimane in marcia la fibra vinilica più qualche mese dopo, quindi diciamo fino al luglio-agosto del ‘77.

DOMANDA - Vuole ricordare quali erano le produzioni della Montefibre nello stabilimento di Porto Marghera?

RISPOSTA - In quel periodo la Montefibre aveva, lo stabilimento della Montefibre di Porto Marghera aveva tre impianti, un grosso impianto di fibra acrilica, con varie linee e 38 macchine di filatura ad alta potenzialità, un impianto di filo continuo di cui non ricordo i dati, la potenzialità era comunque una potenzialità modesta, e un impianto semindustriale di fibra vinilica che era monolinea e aveva 4 macchine di filatura, il rapporto tra impianto acritico acrilico e vinilico era circa tale che la produzione di un anno della fibra vinilica equivaleva alla produzione di un 10, 15 giorni dell’impianto di fibra acrilica, questo erano a grandi linee un po’ i rapporti.

DOMANDA - Il numero di addetti dell’uno impianto in rapporto all’altro...

RISPOSTA - Di che impianto?

DOMANDA - Dell’impianto di fibra vinilica in rapporto a quello degli altri impianti?

RISPOSTA - L’impianto di fibra vinilica aveva circa 150, 160 addetti, gli altri impianti posso dare una stima di massima, ma proprio di massima, penso fossero sopra ai 1500 addetti, come impianto, non come laboratori, come officine centrali, come servizi, ma è una stima di massima.

DOMANDA - Senta, è stato detto in questo dibattimento che negli anni dal ‘75 al ‘77 vi sarebbe stato un aumento di produzione della fibra vinilica; questo corrisponde a quanto è a sua conoscenza?

RISPOSTA - La fibra aveva avuto delle oscillazioni, mi pare che nel ‘74 fosse intorno alle 3.500 tonnellate anno, nel ‘75 era sceso a 1.200 - io le do dei dati estremamente indicativi, ma che possono differenziarsi di poco - nel ‘76 era sulle 2.350, 2.360 e nel ‘77 erano 1.500 circa.

DOMANDA - Le volevo chiedere una precisazione, è stato anche detto che nello stabilimento della Montefibre i prodotti tossici sarebbero stati indicati con sigle e che conseguentemente gli addetti non avevano consapevolezza di quale prodotto venisse impiegato; le risulta che questa fosse la prassi e in caso affermativo può chiarire per quali sostanze e per quali ragioni venivano utilizzate sigle per identificare i prodotti?

RISPOSTA - Tutti i prodotti chimici che entravano nello stabilimento Montefibre di Porto Marghera erano siglati, tutti, da prodotti che entravano a livello di decine di tonnellate al giorno, tipo i monomeri per la polimerizzazione della fibra acrilica e vinilica ovviamente, fino ai prodotti che venivano utilizzati in parte per milione come catalizzatori o a livello di chili, tutti i prodotti, ed erano centinaia di prodotti, la Montefibre producendo fibre produceva un prodotto finale anche pronto, anche per l’utilizzazione tal quale in certi impieghi, per cui aveva bisogno di una valanga di prodotti, io credo che fossero nell’ordine di qualche centinaio, solo i pigmenti per colorare la fibra per via ovviamente massa, e i coloranti per colorare la fibra per via chimica, erano, penso, dell’ordine di un 100, 150; tutti i prodotti, anche quelli più banali, per esempio ricordo il bicarbonato che sia quando ero all’acrilica, sia quando alla vinilica, veniva utilizzato in tutti gli impianti, era siglato R16, il biossido di titanio, è un minerale, una terra minerale, ho 50, i monomeri, l’acrilonitrile era vinil A, l’acetato di vinile, che è il comonomero per la fabbricazione della fibra acrilica, era vinil B, il cloruro di vinile era vinil D, poi c’erano i catalizzatori, c’erano tante altre..., ad esempio, alcuni catalizzatori della fibra vinilica, mi pare i mercaptani erano... era l’R23, il successivo che è stato costituito era mi pare l’R27, l’alcool metilico che si usava nei bagni di coagulo era M12...

DOMANDA - Per quali ragioni venivano utilizzate queste sigle?

RISPOSTA - Io ho trovato questo sistema di siglatura nel momento che sono arrivato e l’impianto era ancora una joint venture con la Monsanto americana, con la Chemstron, che faceva parte del gruppo Monsanto americano; i motivi penso fossero vari, il motivo principale è un problema di riservatezza, perché gli impianti di questo tipo hanno una valanga di visitanti ogni giorno, tra rappresentanti, tecnici che vanno a correggere, a riparare le apparecchiature particolari, tecnici di imprese esterne, poi visitatori, clienti, gli stessi tecnici poi possono andare a impianti anche della concorrenza, quindi il motivo principale è un motivo di riservatezza. Poi c’erano dei motivi anche di praticità, perché molti prodotti chimici, soprattutto della stessa famiglia, non so, i coloranti favantronici, i coloranti antrachinonici - cito così a caso, mentre mi vengono in mente - hanno delle differenze di nome dall’uno all’altro marginali, come accade nei prodotti farmaceutici, il prodotto è veramente diverso, però nella dizione tra un prodotto e l’altro ci sono delle minime differenze, allora era un motivo anche pratico, perché quando si prelevavano da magazzino questi prodotti che potevano essere in piccoli fusti se si usavano a poche parti per milioni, potevano essere in fusti grandi o in quantitativi maggiori, evidentemente ragionare in termini di sigle era diverso che ragionare in termini di prodotti chimici. Nel magazzino c’era un gruppo di operatori, ovviamente diretti da un impiegato, che ogni camion che arrivava in stabilimento che portava fusti, scatole o diversi contenitori, metteva sopra una targhetta con sopra la dizione del..., il codice che c’era dentro lo stabilimento, era sempre un codice molto breve formato in generale da una lettera e un numero o due numeri.

DOMANDA - Ma all’interno dello stabilimento gli addetti avevano consapevolezza della reale corrispondenza delle sigle del prodotto al quale le sigle corrispondevano? Quindi, per esempio, gli addetti agli impianti VT erano a conoscenza che la sigla vinil D corrispondeva al cloruro di vinile?

RISPOSTA - Tutti avevano questa conoscenza, dagli addetti in laboratorio che analizzavano i vari prodotti che arrivavano, fino agli operai, perché lo stabilimento emetteva due tipi di ordini, due tipi di disposizioni, delle disposizioni di servizio che si fermavano a livello di mi pare capo reparto, e che portavano, erano disposizioni di carattere generale, e che portavano anche la chiave, cioè in una certa pagina c’era scritto vinil D cloruro di vinile, I41 idrossidamina, per esempio solfato di idrossidamina, etc., come ho già detto prima, R16 bicarbonato. Poi c’erano delle pagine di esercizio, che erano delle disposizioni molto ma molto più corpose, un reparto poteva arrivare anche ad avere 4 o 500 pagine, di estremo dettaglio che erano praticamente in mano agli operativi dell’impianto e su cui si faceva anche l’addestramento degli operai, nel senso che arrivavano fino al dettaglio di aprire quella valvola, spingere quel pulsante per avviare quel determinato motore, quella determinata pompa, ed anche in questi... ovviamente c’erano scritte in una determinata pagina, c’era il codice tra le sigle e i prodotti; per quanto riguarda i laboratori il problema era addirittura a livello di metodo analitico, cioè gli analisti del laboratorio, sia che fossero operai con il diploma di analista, sia che fossero periti chimici, avevano il metodo d’analisi, nel metodo d’analisi c’era scritta la sigla ovviamente, e poi c’era scritto immediatamente cos’era il prodotto, perché capitava ogni giorno che arrivava una boccetta con dentro un liquido bianco, un liquido bianco può essere acqua ionizzata di cui c’è da fare il pH di cui occorrono determinate precauzioni banali, ma un’altra boccetta delle stesse dimensioni etc. ci può essere dell’acido solforico che va maneggiato in tutt’altre condizioni. Quindi anche il personale del laboratorio, che oltre a quello degli impianti aveva contatti con le sostanze che erano nel ciclo impianto, doveva conoscere tutta questa problematica.

DOMANDA - Lei ha partecipato alla redazione di qualcuno di questi documenti o no?

RISPOSTA - Io ho partecipato alla stesura di una revisione delle prescrizioni di esercizio dei VT, degli impianti vinilici, non degli impianti acrilici perché quando probabilmente nel periodo che io lavoravo negli impianti acrilici non era necessario, erano stati fatti prima o sono state fatte dopo.

DOMANDA - Lei quindi ha lasciato lo stabilimento di Porto Marghera nel ‘72 per poi farvi ritorno alla fine del ‘75 come membro, se non ho capito male, della task-force; ci vuole chiarire che cos’era questa task-force, da chi è stata istituita, che poteri aveva, che finalità aveva?

RISPOSTA - La task-force era stata costituita dal dottor Belloni che era l’amministratore delegato della società con l’ordine di servizio che ho citato prima ed era stata costituita su modello, penso, anche perché non c’erano precedenti esperienze, di quello che era stato fatto negli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale, mi pare che siano nate lì queste particolari funzioni, gruppi, gruppi di lavoro. Era composta di tre persone, tre tecnici, più un coordinatore di questa, di questo gruppo di lavoro, questi tecnici avevano ricevuto determinati obiettivi che erano scritti anche nell’ordine di servizio, nel mio caso specifico, quando sono andato a Marghera, io mi sono affiancato alla struttura esistente che rimaneva alle dipendenze del direttore, del vice direttore di stabilimento dal punto di vista disciplinare e gestionale come personale, non troverei delle altre parole, lasciatemi pensare un attimo, sì, dal punto di vista disciplinare, gerarchico, mentre dal punto di vista gestionale ricevevo ordini dalla task-force, cioè la task-force aveva il potere di dare disposizioni operative, ovviamente senza andare incontro a quelle che potevano essere le regole, le condizioni di sicurezza dello stabilimento, e in più aveva questa possibilità di by-passare, ovviamente con granu salis, tutte le procedure, per esempio, se io credevo opportuno fare un ordine non avevo bisogno di seguire tutte le procedure di stabilimento che nel caso di grosse società sono spesso molto lunghe perché ci sono degli step, dei controlli, delle verifiche da fare, e potevo direttamente andare a Milano, andare alla fonte, by-passando tutte quelle che erano le riunioni e i controlli che venivano fatti in stabilimento, e in sede al limite potevo anche chiedere direttamente di fare un ordine di acquisto di...; questo riguardava sia l’esterno che l’interno dello stabilimento, per esempio si poteva immediatamente cambiare assetto all’impianto nel senso di cambiare produzione senza passare attraverso i servizi, lo stabilimento Montefibre ha un’organizzazione molto complessa in parte ereditate dalle strutture americane, per cui c’era un controllo di qualità, c’erano dei laboratori con determinati poteri, c’era un centro di programmazione per ottimizzare i costi, per programmazione intendo programmazione di produzione, quindi poter cambiare produzione su varie macchine di filatura, cambiare titoli, cambiare i colori etc., la task-force aveva il potere di cambiare in qualunque momento, a sua discrezione, secondo le necessità o tecniche o del mercato etc., ovviamente si utilizzavano per la parte strettamente burocratica le strutture esistenti, nel senso che se si doveva cambiare produzione, c’era un ufficio apposito che riempiva dei moduli che dovevano andare nel reparto, il reparto era abituato ad avere dei moduli dove era scritto la macchina 1 passa da questo titolo a quest’altro, la macchina 2 dal rosso passa al colore verde, si utilizzava questo, però la disposizione è immediata e veniva data anche direttamente in stabilimento.

DOMANDA - Ecco, quando lei torna a Marghera quindi con la task-force in che stato trova gli impianti? In particolare erano già stati fatti, o iniziati o portati a termine degli interventi di risanamento ambientale per il problema del CVM? E ricorda in questo caso quali interventi erano già stati iniziati o conclusi?

RISPOSTA - Dunque, nell’autunno del ‘75 rientrando a Porto Marghera si trovano dei lavori già eseguiti e dei lavori in corso, lavori in corso sono in parte già terminati, ma in corso come linea di azione, sono una captazione delle perdite da alcune zone dell’impianto, pompe, valvole, e la sua canalizzazione, poi sono in corso degli interventi sia interni che esterni per vedere di riuscire ad eliminare le perdite che ci sono dagli agitatori dei reattori, ci sono delle perdite dagli agitatori e dai reattori, allora con la collaborazione con ditte esterne o anche con idee che sono all’interno delle strutture dello stabilimento, si cerca di modificare questi agitatori; poi trovo già installate e funzionante da alcuni mesi, perché nel ‘75 l’impianto era rimasto fermo per vari mesi, un cromatografo installato nel reparto di polimerizzazione VT2 con delle diramazioni alle varie quote dell’impianto, l’impianto era su tre quote, e installato e funzionante. Poi ci sono dei lavori già in corso per, in questo impianto c’è ad un certo momento un sistema di separazione del polimero dal monomero e dall’acqua attraverso un filtro rotante che è praticamente un cilindro che ruota in una vasca, ci sono dei lavori per chiudere in una specie di box, una specie di piccola camera con aspirazione questo filtro per isolarlo dall’ambiente esterno. Poi sono stati iniziati dei contatti e sono già attivi, dei contatti con ditte esterne per vedere di sostituire o modificare alcune apparecchiature che presentano delle perdite, tipo pompe, valvole e rubinetti. Per quanto riguarda i reattori è entrata in funzione, rispetto sempre a quando io ho lasciato nel ‘72 l’impianto, è entrato in funzione un sistema specifico e particolare per la bonifica dei reattori e per la pulizia dei reattori. I reattori di polimerizzazione avevano un problema, dato che si polimerizzava a temperature estremamente basse, meno 30 gradi sotto zero mi pare di ricordare, con un problema che dopo un certo periodo di tempo di marcia, nell’ordine di 12, 15 giorni massimo, si formavano delle croste attorno al reattore e quindi il reattore doveva essere fermato perché non essendoci più uno scambio termico sufficiente con la camicia esterna, meno 45 sotto zero, non si riusciva più a controllare la reazione che è esotermica, quindi ogni 12, 15 giorni i reattori venivano fermati. Era stato messo a punto una metodologia molto lunga, molto laboriosa per avere una bonifica pressoché totale del reattore e poi una metodologia che permettesse anche una pulizia del reattore dall’esterno senza particolari problemi.

DOMANDA - Può descrivere per sommi capi quali erano queste prescrizioni per la bonifica dei reattori? Erano consacrate in una procedura scritta?

RISPOSTA - Sì, c’erano sempre delle procedure, questo tipo di procedure dovevano comunque passare sotto il vaglio del servizio di igiene ambientale e sicurezza dello stabilimento che dipendeva dalla direzione di stabilimento, quindi quando venivano messe a punto queste procedure comunque dovevano essere anche viste, analizzate criticamente dal servizio di sicurezza che emetteva la disposizione, cioè non c’era autonomia da parte del, in questo tipo di interventi, non interventi per la produzione, da parte del responsabile di un reparto, di potere emettere una disposizione, poter eventualmente far prove etc. e poi dopo ufficialmente era il servizio di sicurezza. Ma prima il sistema che, io posso dire per sommi capi, quando un reattore si fermava e doveva essere pulito la prima cosa che si faceva era: gli elettricisti toglievano i fusibili dagli eventuali organi che potevano mettersi in movimento, per esempio gli agitatori o altri organi, poi venivano ceccate da parte dei meccanici tutte le alimentazioni chimiche, tranne quelle che potevano essere interessate alla bonifica del reattore, per esempio l’alimentazione dell’acqua, tutte le altre venivano ceccate, quindi si aveva la sicurezza matematica che non potessero esserci... di liquido, poi fin verso mi pare il ‘73 si bonificava il reattore con due cicli di acqua, cioè si riempiva il reattore due volte e si vuotava con acqua per due volte, poi si apriva il boccaporto con dei ventilatori carrellati molto potenti, con manichette, si bonificava per un certo periodo di tempo, poi si analizzava l’aria, questo era un compito del servizio di sicurezza di stabilimento che analizzava sia la percentuale di ossigeno, sia la percentuale di monomero che poteva essere dentro; dunque, dopo questa operazione se l’analisi era ok si procedeva, se non era ok si continuava la bonifica con l’aria, immettendo l’aria, poi l’operatore con raschietti metallici dall’esterno del reattore, dal boccaporto superiore e dal boccaporto anche inferiore, in quanto si smontava anche l’agitatore, interveniva per cercare di eliminare la maggior parte delle croste, se non si riusciva ad eliminare tutte le croste - a volte c’erano angoli morti, e questo non era possibile - allora un operatore con l’autorespiratore entrava dentro nel reattore con le normali prescrizioni di sicurezza che si usano quando si entra in tutti i serbatoi, quindi con una corda, un cavo che lo teneva collegato al boccaporto, minimo un altro operatore che rimaneva all’ingresso del boccaporto. La nuova procedura invece era molto più lunga e molto più elaborata e aveva queste fasi: la prima parte era sempre uguale, cioè ceccare le tubazioni di ingresso e levare i vari fusibili ovviamente, poi si facevano due cicli con acqua calda, siccome il monomero è una sostanza che bolle a meno 14 gradi sotto zero circa, il fatto di fare due cicli con acqua calda dava già una grossa eliminazione del monomero presente, l’acqua veniva mandata al circuito di recupero dell’impianto, dell’impianto intendo dello stabilimento del reparto di polimerizzazione. Fatto questo si facevano dai 5 a 6 cicli con azoto, cioè si riempiva il reattore con azoto, si arrivava in pressione, poi si scaricava l’azoto, l’azoto si mandava in sfiato, e si faceva per 5 o 6 volte; fatto questo si apriva il boccaporto - che non erano mai stati aperti perché se no non si poteva mettere in reazione il reattore con l’azoto - si apriva il boccaporto, il passo d’uomo diciamo, e si faceva l’operazione come nella precedente descrizione che era quella di avvicinare un ventilatore portatile industriale con una manichetta e immettere aria per un certo periodo di tempo, in generale in questo caso non si andava, mi pare di ricordare, oltre l’ora, poi il servizio di sicurezza analizzava e con questo sistema si era visto che praticamente si era a livelli quasi a zero, se non a zero, sempre nel reattore, si analizzava e siccome questo sistema con acqua calda aveva anche avuto il risultato di staccare automaticamente le croste dalle pareti in quanto si era creato un enorme salto termico, dai meno 45 gradi di qualche ora prima, ma l’inerzia della massa di metallo li teneva, li teneva, insomma, non a quella temperatura, fino all’acqua calda, questo grande salto termico, staccava automaticamente le croste che però rimanevano dentro al reattore, le croste venivano staccate, venivano espulse nella parte bassa del reattore, che come ho detto precedentemente veniva aperta nel momento in cui si staccava l’agitatore, venivano eliminate senza entrare dentro al reattore con lance, con mezzo di lance di acqua ad alta pressione, nel momento che io arrivo in stabilimento c’è già questo sistema, perché è in un funzione dal 1974, però si stanno valutando ancora vari tipi di lance per vedere se ci sono di quelle ancora che possono fare un servizio migliore; questa è la modifica tra i due sistemi.

DOMANDA - Mi può confermare se questa procedura che lei ha appena descritto è quella di cui alla disposizione del 3 gennaio ‘74 che abbiamo prodotto come allegato 132 B alla relazione Pasquon?

RISPOSTA - Adesso le date io non le ricordo. Si tratta di 25 anni fa, cose del genere. Questa è l’ultima però, l’ultimo sistema.

DOMANDA - I risultati degli interventi che erano già stati effettuati al momento del suo arrivo erano già stati in qualche modo positivi nel ridurre le emissioni di CVM nell’ambiente di lavoro?

RISPOSTA - Lei dice nel momento che arrivo a Porto Marghera?

DOMANDA - I risultati degli interventi fatti prima del suo arrivo.

RISPOSTA - Dai dati che io vedo dalle relazioni del servizio tecnologico, ma soprattutto del servizio di sicurezza, c’è un netto miglioramento soprattutto per quanto riguarda le, un nettissimo miglioramento per quanto riguarda le punte elevate di CVM intorno per esempio altre 200 parti per milione, alle 100 parti per milione, e c’è anche un miglioramento nel livello medio delle analisi, nelle varie zone dell’impianto, anche perché avendo captato in moltissime zone - anche se i lavori erano ancora in corso - in moltissime zone avendo captato gli eventuali trafilamenti, era ovvio che nelle zone operative e del reparto si fosse ridotta la concentrazione di CVM, comunque c’erano ancora delle zone, mi ricordo, perlomeno c’erano ancora delle zone che si avevano percentuali inferiori a 50 parti per milioni. Quindi voleva dire da 50 parti per milione in giù.

DOMANDA - Come opera la task-force in questa situazione, come proseguirono gli interventi?

RISPOSTA - Gli interventi che già erano in corso proseguono in maniera normale, tutti gli interventi di captazione delle perdite, gli interventi di formare box, vanno avanti normalmente secondo i programmi già fatti, si dà un’accelerata, anche perché si può by-passare tutta una parte burocratica, ai contatti con le ditte esterne specializzate nella costruzione di valvole, di pompe, era un discorso che era già in corso questo, però si può dare un’accelerata anche perché si facilitano i contatti diretti con i tecnici di queste ditte e quindi si dà un’accelerata. Poi si interviene, si fa una serie di interventi di altro tipo che io posso dire non in ordine di importanza, come mi vengono in mente, la prima si fa un’analisi di tutto l’impianto per quanto riguarda lo schema di campionamento, i reparti di produzione hanno degli schemi di campionamento definiti da controlli di qualità, per cui ad ore fisse si preleva un campione da una determinata zona dell’impianto, ogni 4 ore, ogni 8 ore etc. e si manda in laboratorio per le analisi, il laboratorio fa le analisi e comunica i risultati contemporaneamente sia al controllo di qualità, che è un centro dove i risultati vengono messi tutti in carta e controllati e direttamente alle sale quadri dei reparti. Controllando questo sistema di campionamento si rimette in discussione il sistema di campionamento e dove è possibile si riduce lo schema di cambiamento, dov’è possibile ovviamente ragionando sull’impianto, e si riesce a ridurre in qualche zona dell’impianto il campionamento, cioè, ad esempio, si passa nel controllo del reattore da un controllo della viscosità ogni 8 ore, per esempio, a una volta al giorno, e così in altre zone dell’impianto; questo per quale motivo? Perché ogni volta che si campionava inevitabilmente si doveva aprire un rubinetto, perché non esiste un sistema di campionamento diverso, bisogna aprire un rubinetto ed anche se questo era stato già messo sotto una cappa era sempre un punto di crisi, quindi se si riduce il campionamento si riducono eventuali e potenziali punti di emissione. Questo è uno degli interventi. Un altro intervento è quello di rimettere in discussione la rubinetteria e le valvole che ci sono in stabilimento e da questa analisi si eliminano un certo numero di valvole e di rubinetti che si considerano superflui. Non è banale quest’azione perché ogni valvola ha tre potenziali punti di emissione, né più né meno come un rubinetto in un’abitazione domestica, in un bagno, uno è il raccordo tra la tubazione e il gruppo del rubinetto, un altro è il raccordo sempre tra il gruppo del rubinetto e la tubazione che prosegue e l’altro è il rubinetto stesso, che nel volantino, nelle guarnizioni può perdere; quindi eliminare una valvola nell’impianto vuol dire eliminare sicuramente tre potenziali punti di perdita. Allora durante le fermate le valvole che si è deciso di eliminare, i rubinetti che si è deciso di eliminare, la manutenzione in quella zona mette un tratto di tubo, salda un tratto di tubo e quindi si va a perdite zero. Per quanto riguarda le analisi, finita questa analisi a tavolino del controllo del processo per via analitica con il laboratorio che ha dato certi risultati, ma non i risultati che volevamo raggiungere, si cerca, per eliminare ancora o ridurre ancora il campionamento, di rendere più affidabile determinate zone dell’impianto, siccome uno dei punti critici dell’impianto è il reattore, si fanno delle prove per rendere più affidabili tutte le pompette micrometriche che dosano a livello di parti per milioni pochi cc al minuto, catalizzatori, attivatori, agenti di transfer nel reattore, facendo dei sistemi di ricircolazione in circuito chiuso che permettono di controllare la portata delle pompe con una precisione molto maggiore, si fanno dei tentativi, si fanno delle prove, e si arriva al punto in cui ci si sente ragionevolmente sicuri che nel reattore il processo proceda regolarmente e dal febbraio del ‘77, dopo queste prove, si elimina completamente il campionamento ai reattori. Per il periodo ancora che è rimasto alla marcia, che sono 3 mesi, l’impianto ha funzionato in queste condizioni, eliminando completamente il campionamento. Quindi il risultato di questa linea di azione è stato che in alcuni punti dell’impianto sono stati ridotti i campionamenti, in qualche zona dell’impianto, soprattutto nei reattori che è una delle zone più critiche, perché il monomero era presente all’88%, 12% polimero e 88% monomero, è stato eliminato il campionamento. Poi con le ditte si cerca di cambiare un po’ l’ottica, cioè di dire anziché darci una valvola di tipo semiuniversale, una pompa di tipo semiuniversale, vediamo di mettere a punto delle pompe e delle valvole per particolari situazioni specifiche dell’impianto. Nel reparto VT2 c’era una zona dell’impianto estremamente critica e era quella dei cicli di anidrificazione, perché si passava ogni 4 ore da temperature di meno 45 gradi sotto zero a temperature di più, do un’indicazione, perché non mi ricordo esattamente, mi pare più 40, più 50 gradi sopra zero, quindi un’escursione di quasi 100 gradi. Ed allora si cerca di mettere a punto delle apparecchiature adatte a questo e si trova una ditta, mette appunto delle pompe leggermente modificate che vengono provate in impianto, vanno bene, si iniziano le sostituzioni, le ultime sostituzioni di queste pompe sono nel gennaio, non vorrei sbagliare, ma nel gennaio del ‘77, e quindi in questa zona dell’impianto, che era un punto critico, viene messa in una situazione accettabile. Poi per la parte dei meccanici che dovevano intervenire quando l’impianto era fermo o non fermo, dovevano intervenire delle volte per manutenzione su determinate zone dell’impianto, si fanno delle linee di bonifica per potere bonificare la singola apparecchiatura prima dell’intervento di manutenzione, per quanto riguarda la zona dell’impianto dove lavorano prodotti acquosi, monomero, acqua, polimero, linee di acqua, dove lavora solo monomero linee di azoto. Un’altra linea di azione è stata fatta, quella che è un punto portante di questo processo, come ho già detto prima, era che i reattori duravano 12 giorni, raramente 15 giorni, quando i reattori avevano esaurito la loro possibilità di marcia per discorsi già detto di scambio termico, si fermava tutto l’impianto, per tutto l’impianto si intende tutto l’impianto di polimerizzazione, non i reparti a valle. Questo era un problema, perché evidentemente bisognava bonificare aree attorno all’impianto, smontare tubazioni, pulire, intervenire; allora si è cercato di aumentare la vita dell’impianto, con una regolarizzazione di tutte le alimentazioni si è riusciti ad aumentare la vita dei reattori portandola sistematicamente a 15 giorni, quindi da 12 a 15 giorni c’è un aumento di un 25%, ed attrezzando un quarto reattore, i reattori attrezzati erano 3, anche se ne erano presenti molti di più ma erano presenti solo come serbatoi, senza strumentazione, senza niente, in sede di costruzione d’impianto si erano predisposti questi serbatoi ma erano inutilizzabili, si è utilizzato un quarto reattore, e un secondo serbatoio polmone, così facendo quando dopo 15 giorni due reattori avevano esaurito la loro marcia, con un sistema che era stato studiato di trasferimento della massa di reazione mentre polimerizzava in un altro reattore pulito, nuovo, si poteva continuare la marcia per un’altra fase, e con questo sistema i reattori, l’impianto ha avuto una vita che è cresciuta da circa 12, 15 giorni a circa 24, 25 giorni.

DOMANDA - Lei ha accennato a una serie di interventi sull’impianto di polimerizzazione; sono stati fatti anche interventi sul degasaggio dello slurry per esempio?

RISPOSTA - Sì, sono stati fatti degli interventi di modifica del processo in quanto per eliminare il monomero non reagito, che non aveva formato polimero, in una certa zona dell’impianto subito a valle dei serbatoi polmone e dei reattori veniva messa acqua, e poi quest’acqua doveva essere ovviamente, quest’acqua veniva estratto il monomero che a sua volta doveva essere eliminato. Questo sistema creava un problema che era quello che c’era una grossa massa di monomero che circolava ancora a valle dei reattori, allora si è studiato un sistema per mettere questa zona dove veniva superato, dove iniziava la separazione del monomero dal polimero e dall’acqua, metterla sotto vuoto, si è modificato l’impianto in questa zona, modificato soprattutto per un problema di tenute, non tanto dal punto di vista delle apparecchiature, ed è stato un processo abbastanza lungo perché in questo processo l’ossigeno è un inibitore di polimerizzazione, se c’erano nel processo 20 parti per milione di ossigeno la polimerizzazione poteva essere inibita, quindi se mettendo sotto vuoto una parte dell’impianto entrava aria, con l’aria entrava l’ossigeno, addirittura si peggiorava la situazione perché poi la reazione veniva frenata e si doveva fermare l’impianto. Allora in questa zona dell’impianto sono state fatte varie modifiche su guarnizioni per avere la sicurezza di poterlo mettere sotto vuoto. Nell’ottobre del ‘76 si è iniziato a fare la prima prova, le prove purtroppo in questo impianto dovevano essere fatte una per volta, perché essendo un impianto monolinea, contrariamente ad altri impianti, se si facevano più prove contemporaneamente non si capiva più niente, cioè se si mettevano nel processo più variabili. Si parte facendo il degasaggio sotto vuoto però mantenendo sempre la temperatura mi pare a 70 gradi che era la temperatura di regime delle prescrizioni di esercizio di quella zona. Si parte sotto vuoto e si ha subito un netto miglioramento, per dare un’indicazione si riduce di circa un terzo le perdite di monomero nel processo. Dopo circa un mese, un mese e mezzo, adesso non ricordo esattamente, penso nel dicembre, si aumenta la temperatura anche, visto che l’impianto (otteneva), e visto che le marce avevano dato risultati positivi, si passa a una temperatura più alta, quindi si ha una doppia azione, il vuoto, che aiuta l’estrazione del monomero dal polimero, e la temperatura più alta che aiuta l’estrazione del monomero dal polimero e dall’acqua, teniamo sempre presente che il cloruro di vinile monomero è una sostanza che bolle a circa meno 14 gradi sotto zero, quindi se si facilita in qualche modo questa estrazione la sostanza è facile eliminarla. Con questo sistema si capovolge completamente la situazione dell’impianto, perché si passa ad esempio da perdite ora, di 40 chili ora di monomero a perdite di 5 chili, quindi da perdite ogni giorno intorno a circa 950 chili a perdite di 130 chili, e questo si ripercuote immediatamente tutto a valle, addirittura le rese dell’impianto di polimerizzazione passano dal 90 al 99%, il che vuol dire che ogni 100 chili prima se ne perdevano 10 adesso se ne perde solo 1. A valle questo fenomeno ha un effetto a cascata, perché ad esempio nel filtro, dove nell’aspirazione del filtro c’erano, aspirazione del filtro che era stata montata, messa come abbiamo detto tra il ‘74 e ‘75, c’erano circa 1.000 parti per milione, si scende a circa 15 parti per milione, sul polimero si era a 100 parti per milione, il polimero sempre nel reparto VT2, il polimero secco, da 100 parti per milione si scende a circa 40 parti per milione. E quindi si ha una discesa molto forte. Negli effluenti gassosi in camino si passa da 260 parti per milione, mi pare, non vorrei sbagliare, a 40 parti per milione, ed ovviamente questo accade anche nel reparto a valle, l’unico reparto dove utilizza il polimero, che è il reparto VT7, dove si forma la viscosa di filatura, mi pare che c’è solo una piccolissima zona dove il polimero viene dosato in un serbatoio, esce dai silos e viene dosato in un serbatoio, in questa zona c’erano una o due parti per milione nell’ambiente si parta ad 0.27, 0.4-0.27 parti per milione, è ovvio che il 90% del monomero che non rientrava nel ciclo impianto rientra nel ciclo impianto.

DOMANDA - Fra gli interventi si è anche pensato di sostituire il mercaptano che aveva dato problemi...

RISPOSTA - Sì, viene fatto un intervento, il mercaptano era un agente di transfer, cioè era una sostanza dosata in quantità micrometriche e era una sostanza che serviva a bloccare le catene, la polimerizzazione inizia dalle catene lineari e lunghissime, serviva a bloccarle, a terminarle, è una sostanza che era presente mi pare sotto un livello, rispetto ai Mac, del 10%, anche perché sono sostanze che venivano dosate in una ridottissima zona dell’impianto, però davano al personale di reparto molta noia perché la soglia olfattiva dei mercaptani, come tutti noi sappiamo quando utilizziamo i servizi igienici, la soglia olfattiva nell’uomo dei mercaptani è una parte per miliardo, quindi basta una parte di mercaptano in un miliardo di parti di ossigeno, di azoto perché si senta; quindi era una situazione di estremo disagio da parte del personale, anche se il personale, salvo in sala quadri, era un personale di pattugliamento, però era una situazione di estremo disagio questa problematica. Allora si incarica il centro ricerche - che era una cosa che noi non potevamo assolutamente fare - si incarica il centro ricerche di studiare una sostanza alternativa che possa sostituire questa. Il centro ricerche fa degli studi, delle prove, questa sostanza alternativa viene trovata ed è il dodicil mercaptano... viene provato in impianto nel marzo, mi pare nel marzo, all’inizio di marzo del ‘77, va bene, il problema viene risolto, è una sostanza che ha una tensione di vapore molto minore della precedente, quindi è meno facile che passi nell’aria, costa di più, dà qualche problema sul colore del polimero marginale, molto meno di quello che avevamo dovuto accettare sul discorso quando è stato fatto il degasaggio sotto vuoto e quindi viene sostituito definitivamente fino alla fine della vita del reparto.

DOMANDA - Al momento della chiusura degli impianti di produzione di fibra vinilica quali risultati erano stati ottenuti sotto il profilo dell’igiene ambientale? Lei li ha descritti in una relazione del luglio ‘77 che è prodotta come allegato 147 alla relazione Pasquon.

RISPOSTA - C’era stata una continua riduzione della percentuale di monomero presente sia come punte sia come dato medio, addirittura negli ultimi 4 o 5 mesi si arriva a dei livelli che noi consideravamo soddisfacenti in quel periodo lì, perché eravamo nettamente sotto, chiamiamo ai limiti considerati accettabili dall’associazione degli igienisti americani che era stata fatta propria nei contratti di lavoro nostro, addirittura negli ultimissimi mesi si è a una soglia di livelli quasi zero diciamo, i dati mi pare che lo confermino sia come silling sia come punte maggiori di 5 parti per milione per più di 15 minuti sia come livello medio per turno di lavoro di 8 ore, il TVA diciamo.

DOMANDA - Che era di quanto?

RISPOSTA - Che era una parte di milione per turno di lavoro per 8 ore per 40 ore settimanali mi pare.

DOMANDA - Un’ultima domanda, anzi due brevissime, furono mai posti ostacoli o difficoltà dalla sede centrale ai vostri interventi?

RISPOSTA - Beh, dalla direzione centrale e dalla direzione di stabilimento no, è ovvio che noi operando avevamo avuto degli handicap, per esempio quando iniziammo a fare il degasaggio sotto vuoto nell’impianto il controllo di qualità, che cosa accadde? Accadde che il polimero decadde, a maggior ragione quando andiamo a 80 gradi anziché a 70 gradi, il polimero decade subito di 3 o 4 punti di bianchezza, e la fibra decade subito di 20 punti di bianchezza, subito vuol dire man mano che il ciclo impianto va avanti, quindi subito vuol dire il polimero nell’arco di qualche ora, una mezza giornata, la fibra da qui che arriva nei reparti a valle può impiegare, i serbatoi polmone di stoccaggio e di polimero un giorno o due, ed ovviamente il controllo di qualità interviene subito, perché nella struttura normale il controllo di qualità avrebbe bloccato questa situazione perché ne aveva il potere, quando si facevano degli studi che... la qualità, poi eventualmente ci si riuniva, si discuteva etc., quindi il controllo di qualità avverte, ma noi come task-force abbiamo autonomia gestionale, ed ovviamente io mi sento con i miei colleghi della task-force e noi decidiamo di andare avanti lo stesso. Questo dava un peggioramento del colore di base della fibra di un 20 punti che voleva dire che si aveva più difficoltà nell’ottenere poi sui tessuti, sui manufatti dei colori pastello, nei colori scuri non aveva nessuna influenza, sui colori pastello ci potevano... i rosa molto tenui, gli azzurri molto tenui, ovviamente avendo un fondo un po’ giallino anziché bianco si avevano dei problemi, però per noi erano prioritari altri discorsi, decidiamo e non ci sono opposizioni, da parte della direzione di stabilimento nessuno, la sede nessuno, quelli che erano i servizi che erano ad hoc, ovviamente erano servizi che avevano come funzione quella di controllare la qualità e di intervenire nel controllo della qualità, è ovvio che questi servizi si sono subito attivati, noi abbiamo detto che avevamo intenzione di proseguire, secondo noi si poteva proseguire, non c’è stata nessunissima possibilità neanche di rapporti umani fra servizio etc., niente.

DOMANDA - Le risulta che ci fosse un problema di esposizione a polveri di polimero nei reparti VT?

RISPOSTA - Polveri di polimero? Direi di no, perché fra l’altro nei reparti VT il polimero una volta che veniva, mi scusi, mi lasci un attimo riflettere, una volta che veniva separato dall’acqua e dal monomero passava attraverso una centrifuga che ovviamente eliminava pressoché tutta l’acqua, dopo passava in un mulino, e da quel punto lì in poi era tutto fatto attraverso trasporti pneumatici, cioè dal mulino ai silos del reparto era tutto fatto attraverso trasporti pneumatici, e dal reparto di polimerizzazione al reparto di utilizzazione a valle, che era il reparto VT7, c’era un trasporto pneumatico, c’era soltanto una piccola zona nel reparto VT7 che era una zona dove sotto ai silos di alimentazione, che c’erano delle coclee rotanti che facevano scendere il polimero, c’era una bilancia continua, facciamo conto un nastro trasportatore come un cingolo di carro armato di gomma, non riesco a trovare in questo momento una spiegazione diversa, è un nastro trasportatore di gomma che gira su se stesso con delle apparecchiature elettroniche sotto per cui in continuo si dosava il polimero, poi il polimero cadeva in serbatoi dove veniva miscelato con solvente e poi il polimero veniva miscelato con il solvente, si faceva questa viscosa, questa specie di miele, di dop, di filatura. Quindi l’unica zona aperta era questa ed era una zona, io adesso non lo ricordo esattamente, non vorrei dire... era una zona che sarà stata grande come una piccolissima stanza di un’abitazione, ma proprio piccola piccola, dove era tutto automatizzato, dove ovviamente ogni tanto un operatore andava a controllare, a variare le velocità della bilancia, se c’era da variare le potenzialità. Problemi di polimero non mi risulta adesso se non mi sfugge qualcosa, di polvere, di polverosità, perché erano tutti trasporti pneumatici.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Volevo chiedere innanzitutto in relazione al periodo in cui lei è rimasto a Porto Marghera, praticamente è rimasto responsabile del servizio tecnologico fino al ‘72, è così?

RISPOSTA - Fino a circa metà del ‘72, circa.

DOMANDA - Poi è tornato a Porto Marghera a fine ‘75?

RISPOSTA - Sì, nel novembre del ‘75.

DOMANDA - Innanzitutto volevo cominciare con il chiedere quali erano i reparti di Montefibre che trattavano a qualsiasi titolo in qualsiasi maniera il cloruro di vinile monomero, perché non mi pare che fosse solo il VT2.

RISPOSTA - C’era il parco serbatoi, dove arrivavano le cisterne del cloruro di vinile monomero che veniva stoccato nel parco serbatoi, poi veniva mandato attraverso pompe e tubazioni nel reparto di polimerizzazione, e poi altro, a meno che non, beh, nei laboratori ovviamente sì, tutte le materie prime in partenza venivano analizzate, quindi anche il cloruro di vinile faceva parte delle materie prime, e poi penso che venisse utilizzato negli impianti pilota.

DOMANDA - Poi le volevo chiedere, allora le indico questi reparti ed eventualmente se li può precisare, oltre al VT2; il VT5?

RISPOSTA - Il VT5 mi pare che non ci fosse presenza di cloruro di vinile monomero, adesso non vorrei sbagliare, ma VT5 trattava le soluzioni di filatura, teniamo presente che già il polimero nel reparto VT7 conteneva pochissime parti per milione di monomero, il reparto VT5 era un reparto che recuperava il cicloesanone e l’alcool metilico, scusi, l’alcool etilico denaturato dai bagni di filatura.

DOMANDA - E VT7, VT8, VT13?

RISPOSTA - No, non utilizzavano assolutamente cloruro di vinile.

DOMANDA - Glielo chiedo perché in un documento del faldone Montefibre F49 che è datato 7 aprile del ‘76 sui reparti VT2, 7, 8, 13, si parla, poi viene indicato cloruro di vinile, cicloesanone ed alcool, dice: "La possibilità di ridurre ulteriormente le emissioni di questi scarichi sono in corso di valutazione da parte della task-force della fibra clorovinilica", lo stesso poi si parla ovviamente degli impianti pilota e degli scarichi 81 e 86?

RISPOSTA - Probabilmente perché l’aveva mandata a tutti i reparti, però il cloruro di vinile...

DOMANDA - Glielo chiedo sul cloruro di vinile perché gli altri punti, gli altri reparti, sono indicati, ad esempio, reparto AT2 parla di altri scarichi e di altre sostanze come acetato di vinile, acetaldeide, airilonitrile; reparto AT7 parla di altre sostanza, AT8 di altre, e quindi quelle non le elenco, le indico questi reparti che sono stati indicati in questo documento Montedison in relazione ad un promemoria...

RISPOSTA - Montedison?

DOMANDA - No, scusi, Montefibre. Come interventi sugli affluenti gassosi dello stabilimento, quindi c’è questa indicazione di riduzione e di possibilità di... gli scarichi al 7 aprile ‘76, se se lo ricorda.

RISPOSTA - No, non lo ricordo.

DOMANDA - Non il documento, il concetto, di questi scarichi di CVM da parte di altri reparti, il VT2, 7, 8, 13?

RISPOSTA - Il VT7 senz’altro, ecco, potrebbe riferirsi al VT13, il VT13 era un piccolo reparto dove venivano preparate le miscele madri, le miscele madri per fare la tinta in pasta, non colorare chimicamente, tinte in pasta; per preparare le miscele madri in serbatoi veniva messo il solvente, il polimero, ma in dosi molto molto molto modeste, e veniva messo il pigmento, anzi, una serie di pigmenti, perché per fare un colore occorrono sempre una serie di pigmenti. In questo reparto si utilizzava polimero, questo è vero, però si utilizzava un polimero a livello di chili, cioè nel fare una miscela madre che durava, in un reparto poteva durare anche una settimana, veniva iniettata a percentuali minime nella linea di filatura per colorare la fibra, i serbatoi carrellati che potevano essere di un metro cubo, si metteva qualche chilo di polimero, probabilmente per questo fa riferimento..

DOMANDA - E per l’8 e il 13?

RISPOSTA - Lo escluderei assolutamente.

DOMANDA - Quindi questo documento Montefibre è sbagliato quando indica la possibilità...

RISPOSTA - Penso di sì, almeno che non ci sia un’ottica che io non conosco.

DOMANDA - E` scritto: "La possibilità di ridurre ulteriormente le emissioni di questi scarichi", quindi fa riferimento a quello che le dicevo poco fa.

RISPOSTA - Non vedo, nel caso poi del VT8 non vedo, perché il polimero conteneva come monomero residuo delle parti per milione in tracce già nel reparto VT7, nel reparto VT8 non riesco a capire. Se ha una sua, se ha anche una sua logicità non riesco a capirla.

DOMANDA - Passo ad un altro punto a cui accennava lei poco fa in relazione alla produzione dei reparti Montefibre negli anni fino al ‘76; lei parlava mi sembra di una diminuzione della produzione, è così? Indicando dei numeri che non so peraltro da dove li ha presi, le chiedo se ce li vuole precisare, perché i dati in mio possesso, sempre documenti Montefibre, vanno in senso esattamente contrario. Adesso se vuole glieli cito, oppure se mi precisa lei i suoi dati.

RISPOSTA - Io ho detto che la produzione era altalenante, si era passati mi pare da 3.550 del ‘74 a 1.200 nel ‘75 a 2.400 circa del ‘76 a 1.500 nel ‘77, come produzione, e sono i dati di produzione, ed era altalenante, d’altronde nel ‘75 l’impianto è stato fermo 8 mesi, per esempio, nel ‘76 è stato fermo 3 mesi e mezzo, quindi penso...

DOMANDA - Quindi lei parla di consuntivo della produzione, a fine anno...

RISPOSTA - Presi dai rapporti, presi dai rapporti mensili o dai rapporti di fine anno, al 31 dicembre, di produzione. Io li sto dicendo a memoria, sono dati di 20 anni fa, posso sbagliare di qualche tonnellata.

DOMANDA - Le cito un suo documento, relatore task-force dottor Guermani ottobre ‘76 che riguarda l’ampliamento dell’impianto di Porto Marghera, sempre da questo faldone, questo è invece l’F48, dove si parlava di questo ampliamento della produzione per un passaggio a 6.200 tonnellate annue di fiocco a fronte di investimento previsto in un primo tempo di 1.100 miliardi?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Si parla poi di un’altra possibilità, di aumento a 5.100 miliardi, si ricorda se questi lavori, 5.100 tonnellate anno, si ricorda se questi lavori sono stati effettuati o cos’è successo?

RISPOSTA - Gli obiettivi che aveva avuto la task-force, io ne ho descritti alcuni, ma ne aveva altri, altro obiettivo della task-force era quello di valutare le possibilità di potenziamento con l’attuale tecnologia di questo impianto, se non era possibile con l’attuale tecnologia dove cambiare la tecnologia, in quale reparto cambiare la tecnologia, e ci era stato chiesto anche di fare delle ipotesi di eventuali impianti ex novo con tecnologia completamente diversa, infatti io cito in un mio rapporto, mi pare che non consideravo che l’impianto VT2 potesse andare con l’attuale tecnologia oltre il 1979, ed addirittura c’è uno studio per un impianto, non vorrei sbagliare, ma di 20.000 tonnellate, questo fatto in collaborazione con le ricerche, ma erano studi questi qui.

DOMANDA - Le volevo chiedere perché nel maggio ‘77 è stato chiuso l’impianto?

RISPOSTA - Io non sono al corrente del perché è stato chiuso l’impianto nel ‘77, penso che alle riunioni, o alla riunione, o alle riunioni, io vado a ragione di buon senso, alle riunioni che hanno deciso un evento così importante come la chiusura di un impianto che aveva solo 8 o 9 anni di vita, basta fare i conti, che sono stati fatti in sede, erano riunioni a un livello enormemente superiore al mio, avrà partecipato sicuramente, ma dico sicuramente ma tra virgolette, il responsabile, il coordinatore della task-force che era un direttore generale, io allora ero un dirigente di un certo livello ma operativo, era una riunione che è stato senz’altro decisa a Milano, una riunione dove c’era l’amministratore delegato, il presidente della società, i direttori generali, non è una riunione che veniva presa a livello, di quello che ero io a livello in quegli anni, infatti io...

DOMANDA - Io infatti glielo chiedo perché sempre in quella sua relazione dell’ottobre ‘76, è lei che fornisce le indicazioni...

RISPOSTA - Non lo ricordo.

DOMANDA - Perché diceva: se l’impianto VT rimanesse a livello di 5.100 tonnellate anno fiocco per un tempo superiore ai 2 o 3 anni, risulterebbe necessario dotare comunque nel reparto di polimerizzazione VT2 tutta la nuova tecnologia prevista a 6.300 tonnellate anno fiocco, che ovviamente ancora non c’era, per il miglioramento della situazione igienico-ambientale ed ecologica, e indica alcune situazioni e interventi che dovevano essere effettuati.

RISPOSTA - E` quello che le ho detto prima io.

DOMANDA - Se vuole completo il pensiero, perché in vari punti lei parla di questa incrementi... parlando di questa situazione che da un punto di vista ambientale non è più sostenibile.

RISPOSTA - Che data ha?

DOMANDA - Ottobre ‘76, se vuole glielo faccio consegnare.

RISPOSTA - Se lo posso vedere è meglio, mi pare di... se ho ben capito, però mi corregga lei perché non è detto che abbia capito bene. Io dico nell’ottobre ‘76 che se c’è, per avere un potenziamento dell’impianto, questo lo dico anche in altre relazioni, a che pagina scusi?

DOMANDA - E` detto in più pagine, comunque da pagina 5 in poi, è un discorso che viene ripetuto.

RISPOSTA - Pagina 5 lei ha letto? Sì, se l’impianto VT2 rimanesse a livello di 5.100 per un tempo superiore a 2 o 3 anni, questo coincide più o meno con quello che io dico in altri rapporti quando io dico che se l’impianto attuale può rimanere in marcia, lo dico nel ‘76, o inizio ‘77, non ricordo, sono state fatte varie relazioni tecniche, non può rimanere in marcia oltre il ‘79 con questa tecnologia oppure occorrono delle modifiche sostanziali, perché uno dei compiti della task-force era anche quello di vedere delle soluzioni alternative a quell’impianto che erano: vedere se si poteva mantenere quell’impianto in marcia con delle modifiche etc., con quella tecnologia, o se era necessario avere un impianto con una potenzialità maggiore, leggermente maggiore, o enormemente maggiore, questo per dare alla sede delle opzioni, perché c’era anche un problema di costi, un problema di mercato, ovviamente aumentando le capacità degli impianti si poteva entrare in altri mercati, si potevano ridurre in maniera sensibile i costi, tenga presente che in un impianto monolinea come era quello, i costi del personale per esempio, erano costi elevatissimi perché non si poteva, c’è un capo reparto sia che il reparto ha 4 macchine di filatura e c’è un capo reparto in un reparto come l’acrilico che ha 38 macchine di filatura, c’è un capo impianto in un caso come in un altro, e quindi il costo, parlo del personale, ma poi ci sono tanti altri costi che evidentemente facendo un’economia di scala si abbattono. Noi avevamo avuto anche questo input dalla sede, di segnalare a loro un possibile ventaglio di possibilità. Per quanto riguarda, non gli altri reparti, ma per quanto riguarda la polimerizzazione io ho spesso segnalato nelle mie relazioni che il reparto VT2 non poteva andare oltre il ‘79, teniamo anche presente le date in cui si fanno queste cose, perché il risultato della bonifica del reparto VT2 è un risultato di tipo esponenziale, cioè nei primi tempi i risultati, si vede anche dai dati analitici, migliorano, però il miglioramento diventa esponenziale con il tempo, man mano che si lavora, quindi i risultati che noi otteniamo nell’impianto di polimerizzazione VT2 sono molto positivi ed anche costanti nel tempo, perché si erano ottenuti solo in un 15 giorni, un mese, erano non necessariamente molto affidabili, sono verso l’autunno del 1976, verso la fine del 1976 e poi proseguono per tutto il ‘77.

 

Avvocato Pedrazzi: il Pubblico Ministero ha ripreso il punto dell’aumento della diminuzione di produzione, dato che in più relazioni del dottor Guermani si dice che c’è stato effettivamente un aumento di potenzialità dell’impianto e vengono studiate poi le diverse soluzioni tecniche per portare ad eventuali o ulteriori aumenti di potenzialità dell’impianto, volevo chiedere al dottor Guermani se aumento di potenzialità equivale ad aumento di produzione o se sono due concetti diversi?

RISPOSTA - Il discorso non è così semplice, l’aumento di potenzialità, se ho capito la domanda lei dice: se l’aumento di potenzialità vuol dire sempre un aumento di produzione? Non necessariamente, perché un impianto può marciare ad alta potenzialità per 6.000 ore anno, un impianto può marciare a bassa potenzialità per un numero di ore anno diverso, quindi l’aumento di potenzialità di un impianto va visto anche, è un extra, la produzione oraria e il numero di ore di attività dell’impianto; è un prodotto dei due.

 

Avvocato Pedrazzi: quindi le cifre che lei dà nelle sue relazioni sulla potenzialità non stanno a indicare quella che è stata la produzione?

RISPOSTA - No, infatti per esempio nell’anno in cui si sono prodotte, adesso non vorrei sbagliare, ma nel ‘75 mi pare, si sono prodotte 1.200 tonnellate, ma l’impianto, dunque, se è stato fermo 8 mesi e mezzo, ha marciato 12 mesi meno 8 mesi e mezzo.

 

DOMANDA - Certo, già il concetto di potenzialità e di produzione è diverso, se un impianto sta chiuso 6 mesi è ovvio che produce meno anche se la potenzialità è maggiore. Ma il discorso era riferito all’aumento di potenzialità che comportava anche una modifica di tipo impiantistico come proponeva lei giustamente in quel documento di ottobre ‘76 che ha sott’occhio.

RISPOSTA - Io non ho ben capito la domanda.

DOMANDA - Lei diceva se la potenzialità dell’impianto, quando la potenzialità dell’impianto aumenta in questi termini così come ha indicato lei, l’impianto può garantire la sicurezza e tutto il resto soltanto in presenza di certi lavori che lei ha indicato in quel documento, è così?

RISPOSTA - Sì, ma questo è indicato anche nella relazione, o nella relazione del marzo ‘76 o nella relazione del luglio ‘77.

DOMANDA - Sì, ma per questo dicevo...

RISPOSTA - Sì, certo.

DOMANDA - Se magari il documento lo può riconsegnare un attimo. Venendo un attimo indietro nel tempo le volevo chiedere...

 

Presidente: mi scusi un attimo, mi scusi se mi inserisco, ma io non ho ben capito, perché qui sull’aumento di produttività, aumento di potenzialità etc., poi alla fine non si è concluso secondo me il discorso. Io vorrei sapere questo, perché poi giriamo sempre attorno a questo, secondo me, tema, e cioè se la chiusura di questo impianto è stata fatta perché la produttività non veniva a coprire i costi di esercizio oppure se la chiusura dell’impianto è avvenuta per motivi attinenti alla sicurezza dell’impianto e cioè con riferimento ovviamente a quelli che dovevano essere il rispetto dei Mac allora esistenti.

RISPOSTA - Io le ripeto quello che ho detto prima, faccio un discorso un po’ più sfaccettato...

 

Presidente: io ho fatto una domanda precisa.

RISPOSTA - Io dico che non sono al corrente dei motivi per cui l’impianto è stato chiuso, non sono al corrente non perché non lo voglio dire, semplicemente perché al mio livello io ho mandato a Milano, la task-force ha mandato a Milano tutta una serie di documentazione e di opzioni, perché solo il fatto che si parla di un impianto da 20.000, un impianto da 6.000, un impianto da 5.000, tenere l’impianto in marcia fino al 1979 con determinati investimenti, l’impianto è perfettamente a norma già a fine del 1976, io ho mandato per la parte tecnica tutta una serie di documentazioni, poi chi si interessava della parte commerciale e di marketing, sempre della task-force, i membri della task-force erano 3, come ho già detto, coordinatati da un direttore generale, avrà mandato un’altra serie di informazioni che riguardavano il mercato di questo tipo di fibra, le possibilità di sviluppo di questo tipo di fibra rispetto alla concorrenza, le possibilità applicative. La direzione centrale assolutamente senza farmi partecipare alla riunione, perché non era probabilmente un discorso a mio livello, ha deciso poi...

 

Presidente: il contenuto di questa decisione lei non l’ha saputo neppure come...

RISPOSTA - Io ho saputo la decisione.

 

Presidente: sì, ha saputo la decisione, le motivazioni, pur non avendo partecipato, di ritorno non le ha sapute?

RISPOSTA - No, almeno al mio livello, e credo anche a livello degli altri componenti della task-force, per quanto ne so io, per gli altri componenti della task-force intendo gli altri tecnologici, anche se tecnologi per specializzazione diverse, non mi sono stati detti.

 

Avvocato Pedrazzi: riallacciandomi alla domanda che le ha fatto il Presidente, il Presidente le ha chiesto, è chiaro che lei non è stato informato dei motivi della chiusura, però il Presidente le ha chiesto se questi motivi possono essere attribuiti al fatto che l’impianto non riuscisse a rispettare i Mac per quanto riguarda il TLV, per quanto riguarda l’emissione di CVM; da questo punto di vista, per quanto è a sua conoscenza, l’impianto che lei ha fotografato al momento della chiusura era conforme alla normativa, a quale normativa e che tipo di emissione di CVM c’era nell’impianto?

RISPOSTA - Da questo punto di vista io mi sento di dire...

 

DOMANDA - Non era questa la questione.

 

Presidente: la domanda che ho posto io era anche questa.

 

RISPOSTA - Devo rispondere? Va bene. Allora da questo punto di vista è detto esplicitamente nella mia relazione: l’impianto era rientrato nella normativa...

 

Avvocato Pedrazzi: quale normativa?

RISPOSTA - Nella normativa americana, quindi meno una parte per milione per turno di 8 ore e con silling 5 parti per milione, ampiamente, io mi sento di dire che era rientrata ampiamente, e era marciata alcuni mesi in questa normativa, fra l’altro era, non so se questo può interessare, ma il servizio di sicurezza di stabilimento mi aveva comunicato con un documento ufficiale che penso sia anche agli atti, che nel, ero già in stabilimento, quindi si parla nel ‘76, era stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea una proposta di normativa per il CVM che dava 10 parti per milione di media, 10 parti per milione media annua, era una proposta per unificare in tutti i Paesi europei, con degli altri dati che riguardavano le medie mensili, le medie settimanali, le medie turno, che erano molto superiori, ma molto superiori ai dati dell’associazione degli igienisti americani, perché mi pare che partissero medie mensili 26 parti per milione, medie settimanali 23 parti, turno di lavoro mi pare che fosse, mi pare, adesso se sbaglio sbaglio per qualche parte di milione, mi pare fosse 20 parti, e addirittura la soglia di allarme era 40 parti per milione dopo la quale bisognava usare dei mezzi protettivi individuali e/o intervenire sull’impianto, tanto è vero che quando ricevemmo questa comunicazione dicemmo: beh, addirittura noi... ci lasciò completamente tranquilli perché eravamo ad un livello enormemente inferiore, perché le normative americane erano ad un livello enormemente inferiore. Dal punto di vista della situazione di quell’impianto dal punto di vista di igiene ambientale, mi pare che quando l’impianto era stato chiuso da vari mesi, poi i dati lo confermano, era una situazione per noi tranquilla, nel senso che eravamo nettamente sotto ai dati... anzi, addirittura si stava creando in Europa una situazione per cui ancora, di 10 volte più tollerante rispetto ai dati degli igienisti americani.

 

DOMANDA - Proprio per venire a questi punti e come venivano misurate anche queste situazioni, visto che lei è stato fino a metà ‘72 e poi è tornato nel ‘75 a Porto Marghera le volevo far presente un altro documento datato 3 luglio ‘75, compilatore Tafel, in relazione all’impianto VT2 dove si parla delle esposizioni, delle misure, degli interventi da effettuare, e in pratica in questo documento che eventualmente adesso attraverso l’ufficiale giudiziario le farò consegnare, si fa riferimento ad interventi che sono stati effettuati presso Porto Marghera, si parla di cromatografo, polimerizzazione, per misurare la presenza del CVM nell’ambiente di lavoro, registratore dell’unità di calcolo, analizzatore portatile etc., poi dice: altre attrezzature e difese, prevenzione personale in uso presso Dipe sono maschere con filtro che sono poco usate, poi bombole d’aria compressa carrellate a trascinamento per alimentazione della maschera. Queste sono le misure che risultano nel periodo, siamo fino, le dicevo, a luglio ‘75. Per quanto riguarda la situazione dei punti che come abbiamo appreso durante questo processo rappresentavano la maggior perdita di CVM si dice: in relazione al valvolame, si dice: le valvole rappresentano una delle più diffuse cause di fuoriuscita di CVM, dice: ci è stata raccomandata la sostituzione di rubinetti, disponiamo un elenco, potrebbero essere sostituite e tutto di là da venire, ci indica il costo per il momento ancora su questo punto, da quello che risulta da questo documento nulla è stato fatto. Per le pompe fa un discorso analogo dicendo: noi non abbiamo pompe in VT2 la cui tenuta al CVM sia oggi accettabile, non abbiamo tenute doppie flussuate, non modificabili per impedimenti pratici diversi, occorrerebbe sostituirne almeno 9, parla ancora qui del costo di acquisto, parla di cosa deve essere fatto e quindi anche per le pompe lavori ancora da effettuare. Pulizia autoclavi di polimerizzazione, c’è questo impianto di pulizia con acqua spruzzata ad alta pressione, poi per quanto riguarda effluenti gassosi in questo momento non è un discorso che riguarda, perché si parla di CVM nell’ambiente di lavoro, il degasaggio slurry, dice, è stato riferito sulla possibilità di effettuare il degasaggio dello slurry in serbatoio sotto vuoto e a 60, 70 gradi centigradi e sugli adattamenti relativi da eseguirsi, ancora questo è un lavoro proposto che è ancora di là da venire. Dice le conclusioni: fino ad oggi sono stati spesi per questi interventi che sono stati indicati, analizzatori, gascromatografi, cose di questo tipo, circa 80 milioni, i risultati conseguiti, dice, sono soddisfacenti perché quasi ovunque si è scesi da originari valori locali dell’ordine di centinaia di PPM, a valori medi di inquinamento minori di 5 PPM, parla di proseguire nello sforzo adottando una seconda serie di misure, ancora non eccessivamente impegnative e indica quali sono queste misure, l’acquisto di rubinetti, la sostituzione della coppia di pompe, il problema dello slurry, la pulizia autoclavi etc., e dice che ancora con questi 200 milioni si potrebbe conseguire questo risultato e nonostante questo dice: è chiaro però che con ciò non si attuerebbero tutti i provvedimenti possibili ma solo quelli che oggi, come abbiamo già detto, si ritengono di importanza primaria e sono d’altra parte sufficientemente garantibili per quanto riguarda la loro effettiva utilità. La soluzione di più complessi problemi e della migliore o completa chiusura dell’impianto richiederebbe ulteriori sforzi oggi nemmeno quantificabili. Allora, con queste considerazioni, con queste indicazioni di lavori mi torna alla mente un discorso che è stato riferito ad ottobre, al ‘75, marzo ‘75 per Montedison, cioè entrano in funzione gli analizzatori e il gascromatografo e c’è un crollo delle concentrazioni. Le volevo chiedere: in relazione a questa data 3 luglio ‘75, siccome io da questi documenti non trovo che lavori sono stati fatti, siccome lei è stato nel ‘72 a Marghera, torna nel ‘75 a Marghera, le volevo chiedere che lavori sono stati effettuati per determinare a luglio ‘75 questo crollo delle concentrazioni, e questi lavori non sono indicati, perché sono tutti indicati di là da venire, proposti, li faremo, i discorsi sono questi, qua i lavori non sono fatti, però c’è il controllo delle concentrazioni con il gascromatografo?

RISPOSTA - Io le ho accennato che nella relazione che io ho scritto nel marzo del ‘76 c’è un elenco di lavori che sono stati fatti o sono in corso quindi...

DOMANDA - Certo, le chiedo, per carità, se lei è in grado di rispondere...

RISPOSTA - Sto cercando di fare mente locale.

DOMANDA - Il documento le viene mostrato dall’ufficiale giudiziario.

RISPOSTA - Siccome l’impianto è rimasto fermo, dunque, nel ‘75 è rimasto fermo sicuramente da fine di giugno fino al 20 ottobre, perché quando io arrivo è stato avviato da appena un mese, più o meno, la data di...

DOMANDA - Questo è 3 luglio ‘75...

RISPOSTA - Ecco, molti di quei lavori sono stati fatti nel periodo della fermata che è 3 mesi, 3 mesi di fermata totale, quindi anche con notevoli possibilità...

DOMANDA - Però la domanda era un’altra, le volevo chiedere se lei è in grado di individuarmi fino a quel 3 luglio ‘75 quali lavori sono stati fatti tali da determinare un crollo così enorme delle concentrazioni, perché lì si parla solo di questi lavori che le ho indicato, in maniera peraltro generica, però non si capisce che cosa è stato fatto, tanto più, proprio perché si parla delle cose più specifiche e note a tutti noi in quest’aula, valvolame ancora da sistemare, pompe ancora da sistemare, slurry ancora da sistemare, degasaggio da sistemare, allora che cosa era stato fatto? Era entrato in funzione il gascromatografo?

RISPOSTA - Io posso fare delle ipotesi, probabilmente nel periodo di fermata di oltre 3 mesi, 3 mesi e 20 giorni...

DOMANDA - Qui viene dopo, luglio ‘75, il documento è del 3 luglio ‘75, quindi fino al giugno del ‘75 cosa è stato fatto?

RISPOSTA - Lei dice prima?

DOMANDA - Certo, dal ‘72 a quando arriva lei nel ‘75, prima cosa è stato fatto le chiedo?

RISPOSTA - Non le so dire che cosa è stato fatto prima, io le ho accennato che cosa ho visto che era stato fatto globalmente fino all’ottobre, novembre, scusi, del ‘75 quando vengo in stabilimento, quindi in cui uno dei lavori, ripeto quello che ho detto prima, di cui uno dei lavori più diffusi era stato quello di captare le perdite nelle zone dove c’erano e canalizzarle, probabilmente è stato fatto anche un lavoro di affinamento, si sapeva che c’erano in certe zone valvole che perdevano, rubinetti che potevano perdere, è stato fatto un grosso lavoro di manutenzione, cioè anche un lavoro di manutenzione estremamente attento può portare a dei miglioramenti.

DOMANDA - Per carità, io adesso non voglio insistere, io le ho chiesto solo se era in grado di indicarmi, guardando con quel documento, e con il ricordo della sua esperienza...

RISPOSTA - Io il documento lo guardo.

DOMANDA - Che tipo di lavori fino a quella data erano stati fatti, non dopo, dopo ne riparleremo, ne hanno già parlato i consulenti, intanto volevo capire perché era successo questo, se è in grado di indicarmi, se no chiederemo eventualmente ad altri testi.

RISPOSTA - Anche qui è molto generico per me.

DOMANDA - E` proprio per questo che le chiedo, se fosse stato specifico non ci sarebbe stato bisogno, proprio per questo, che lavori sono, qui non è scritto niente. Vedo che i lavori indicati con precisione sono gascromatografo, analizzatori, il sistema di monitoraggio, quello sicuramente almeno una parte era entrata in funzione, che doveva peraltro essere completata, quello sicuramente entra in funzione e non altri lavori di impianto.

 

Avvocato Bondi: proprio sul punto, non vorrei interrompere il Pubblico Ministero...

 

DOMANDA - Vorrei che guardasse e desse una risposta...

RISPOSTA - Per esempio il camino...

DOMANDA - Io non pretendo una risposta dal teste, ho chiesto se è in grado, l’ho premesso in maniera molto cortese.

 

Presidente: una domanda è questa: con riferimento al documento che adesso le è stato esibito, a quel preciso documento, quando lei arriva nel novembre del ‘75, mi vuole dire che lavori lei ha potuto constatare che sono stati effettuati? Risponda a questa domanda, poi dopo veniamo alle altre.

RISPOSTA - E` stato montato il cromatografo, sono state montate le linee che dal cromatografo vanno dalle zone dell’impianto a quota 5, 0, 5, 10, è stato innalzato il camino dello scarico degli sfiati da 12 metri a 22 metri, sono state già sostituite in parte le valvole, le valvole sono centinaia, sono state sostituite una parte di valvole, sono stati sostituiti una parte di rubinetti, è stato modificato il sistema di bonifica dei reattori, si sono iniziate già delle prove per avere una tenuta negli agitatori dei reattori, siamo a livello di prove, quindi si modificano le tenute...

 

Presidente: vada avanti.

RISPOSTA - Poi dopo sono in corso, o è già finito, non ricordo esattamente, comunque è messo nella mia relazione, la costruzione di un box o una cabina per chiudere il filtro rotante, poi sono in corso costruzioni di linee per modificare, per bonificare alcune pompe per gli interventi di manutenzione, pompe, slurry, linea con acqua e pompe che si porta alle linee con acqua e le linee con azoto...

 

Presidente: finiscono questi lavori quando? Lei dice che sono in corso.

RISPOSTA - Non mi ricordo.

 

Presidente: dopo qualche mese, dopo quanto?

RISPOSTA - Diciamo che il lavoro delle tenute meccaniche praticamente non finisce mai.

 

Presidente: va bene, quello è un intervento...

RISPOSTA - Verso la fine si prova mi pare il teflon, mi sembra che dia risultati positivi, si ottengono dei miglioramenti ma non finisce mai. Il lavoro delle pompe nei cicli di... come le ho detto, le ultime pompe vengono montate su cicli... tra il dicembre e il gennaio, dicembre ‘76 e gennaio ‘77; tenga presente che per molte di queste apparecchiature si era condizionati dai tempi di fornitura delle ditte e come arrivano vengono montate. Le valvole anche questo, mi pare che la maggior parte delle valvole vengono montate entro la fine del 1976. Poi la bonifica dei reattori lo abbiamo detto, poi dopo ci sono, poi c’è la sostituzione che inizia, la eliminazione di valvole a cui avevo già accennato che è stata una delle cose che abbiamo fatto noi, però io penso di avere cominciato ad affrontare questo problema all’inizio del ‘76, questo era un lavoro relativamente veloce da fare, perché non c’era un bisogno di essere condizionati da forniture esterne, da ditte esterne, posso fare una stima che questo lavoro si è fatto nell’arco di 2 o 3 mesi, ogni volta che un impianto si fermava e si diceva: togliamo queste valvole, saldiamo una tubazione e leviamo le valvole, veniva fatto, non c’erano particolari motivi perché ci fossero dei ritardi, e direi che i risultati analitici dell’impianto ci confortano su questo dato.

 

Presidente: anche se però l’impianto tutto sommato mi pare che subisca degli interventi di manutenzione che quanto ai costi non sono particolarmente elevati o sono tutti gli interventi possibili rispetto a quell’impianto?

RISPOSTA - E` un impianto monolinea molto piccolo.

 

Presidente: lei dia delle giustificazioni rispetto a questa mia domanda.

RISPOSTA - Direi, non so, qui bisognerebbe fare un conto, però mi pare che in quel periodo ‘75-’77 si arriva a varie centinaia di milioni che rispetto ad adesso può essere, adesso bisognerebbe fare dei conti, può essere di qualche miliardo, quindi in un impianto così piccolo, monolinea, non mi sembra che sia una cifra modesta, adesso è un discorso difficile.

 

Presidente: ci sono delle documentazioni ulteriori tra quelle che sono state esibite da cui risultano lavori diversi o precedenti o successivi, ma immagino successivi, sì o no, era il suo intervento?

 

Avvocato Bondi: l’intervento era proprio riferito a quella che era la relazione redatta dal dottor Guermani del marzo del ‘76.

 

Presidente: e quella l’ha già illustrata.

 

Avvocato Bondi: è uno sforzo, ovviamente mnemonico notevole se uno a distanza di 20 anni... era per aiutarlo, perché l’elenco dei lavori ‘74-’75 c’è ed è quello che ha fatto lui, la pagina successiva, che è a pagina 129 di questa relazione, dice: il completamento del ciclo di lavoro di primo intervento ha permesso, e c’è l’elenco dell’anno successivo; quindi quei lavori che lui ha elencato, che sono a pagina 128 di questa relazione, sono interventi che sono finiti a fine ‘75, perché sono... la pagina dopo: il completamento di cicli lavoro primi intervento indicati prima, e sono tubazioni, tutti gli scarichi idrici, l’eliminazione di scarichi discontinui, installazione di... etc., quelli che ha elencato lui, era per collocare nel tempo questi dati.

 

Presidente: benissimo, così adesso abbiamo completato.

 

DOMANDA - Chiedo scusa, a me non sembra assolutamente che sia completato, anche perché la mia domanda era diversa e quindi torno sulla domanda. Io avevo sottoposto un problema relativo a una data, 3 luglio ‘75, io chiedevo a quella data i lavori che erano stati effettuati, senza insistere però volevo solo chiedere se era in grado di dare una risposta sui lavori effettuati a quella data, che da quello che mi risulta, e chiedevo conferma o precisazione al teste, risultavano essere solo relativi praticamente al sistema di monitoraggio, i problemi delle valvole, delle pompe, come risulta da quel documento, devono ancora partire a quella data, poi tutto il resto è un altro discorso, è stato fatto, sul documento del ‘76 torneremo con altre domande, però io volevo fermarmi a quel punto lì, al 3 luglio ‘75 se è in grado il teste di dire che lavori ulteriori erano stati fatti, questo, se è in grado, per carità.

RISPOSTA - Quando io arrivo nel novembre del ‘75 c’è già in corso, mi pare di averlo detto prima, nella prima parte della relazione, c’è già in corso un inizio di prove, ci sono... contatti con il fornitore... di sostituzione di valvole, e ci sono contatti con fornitori per sostituzione di pompe, le valvole sicuramente si era già iniziato, valvole e rubinetti a sostituirle, le pompe mi sembra di no in quel momento, perché c’erano tempi di consegna ed anche di studio da parte delle ditte fornitrici più lunghi, direi di no, non sono sicuro al 100%, tenga presente che stiamo parlando di 25 anni fa, in più io, questo è un inciso, sono uscito poi dal gruppo e sono andato in altri gruppi, in altri stabilimenti nel resto della mia vita di lavoro, quindi, voglio dire, ricordare... Però sicuramente delle valvole, perché mi ricordo in particolare che ne discutemmo se conveniva seguire queste ditte che avevano già iniziato o ampliare il campo e fu ampliato il campo, quindi era già iniziato questo lavoro, delle pompe credo che non fosse ancora arrivato, erano già iniziati i contatti, non fosse ancora arrivato...

DOMANDA - Infatti su questo punto, arrivo al documento dell’ottobre del ‘76 che citava prima, proprio sulla tecnologia gestione ecologia del reparto VT2 dove lei in questo documento, alla pagina 7, diceva: il problema dell’elevata tossicità del CVM condiziona pesantemente la scelta dei possibili indirizzi per un incremento della capacità produttiva di polimero, e diceva: con l’attuale tecnologia non è possibile risolvere alcuni problemi di intervento manutentivo, poi tra parentesi, pulizia autoclavi e linee, smontaggio tenute albero agitatore, interventi sulle pompe per insufficienti tenute e valvole, tenute pompe G15 etc., qui... non ci consente di superare il problema. Poi altro punto che non è possibile: evitare disfunzioni impiantistiche, intasamenti, overflow, autoclavi e linee, trascinamenti nella zona degasaggi, etc., con conseguenti problemi gestionali e di igiene ambientale?

RISPOSTA - Che data ha questa relazione?

DOMANDA - Quella dell’ottobre ‘76. Poi il terzo punto: con l’attuale tecnologia se non è possibile ridurre drasticamente le emissioni gassose all’esterno del reparto, questi problemi igienico-ambientali, gestionali ecologici, verrebbero esaltati da un incremento di potenzialità, etc., e poi ripete in altri punti il problema dell’impossibilità di sopperire a perdite di tenute meccaniche, perdite tenute pompe G15, perdite in linee verso l’esterno, pulizia delle autoclavi e linee, e sto leggendo pagina 10 della sua relazione, ottobre ‘76.

RISPOSTA - Ottobre ‘76 è stata scritta la data di battitura come sempre nei miei rapporti, quindi sarà stato...

DOMANDA - E` una sua relazione.

RISPOSTA - Sarà stato elaborato e scritto intorno a settembre, è un’ipotesi che faccio, considerando i tempi tecnici...

DOMANDA - Ma non credo che in un mese la tecnologia si stravolga completamente.

RISPOSTA - Nel caso di quell’impianto, come ho già detto prima, tutte le modifiche pian pianino che si andava avanti le modifiche hanno portato dei miglioramenti di tipo esponenziale, quindi è ovvio che quando si trovava che una pompa andava bene il miglioramento era apparentemente modesto, però quella pompa man mano che venivano consegnate e venivano sostituite si arrivava ad un miglioramento totale. C’è veramente un cambio abbastanza netto della situazione, e si vede anche dai dati analitici, tra l’autunno del 1976 e la fine del ‘76 e l’inizio del ‘77 fino a fine la fermata, c’è un cambio molto netto.

DOMANDA - Cioè, quale sarebbe il cambio, se ad ottobre mi scrive queste cose...

RISPOSTA - Vuol dire che nei cicli di anidrificazione sono state montate le pompe e si è visto che funzionano...

DOMANDA - C’erano anche prima di ottobre ‘76.

RISPOSTA - Sì, se io ho 50 valvole che perdono e ho trovato un tipo di valvola che va bene, e me ne arrivano 10...

 

Avvocato Bondi: non riusciamo a trovare il documento.

 

DOMANDA - F48, sto leggendo la pagina del documento, pagina 7 e pagina 10, del documento, non la numerazione del fascicolo, faldone F, non, faldone 48, non F48, ottobre ‘76, pagina 7 della relazione, c’è una numerazione a penna 26 come pagina 7.

RISPOSTA - Ripeto, man mano...

DOMANDA - Allora, adesso lei parlava delle valvole...

RISPOSTA - Sono state messe in cantiere un sacco di modifiche, man mano che queste modifiche, quando si trovava un risultato positivo la modifica veniva estesa in tutta quella zona dell’impianto che interessava, in quella zona dell’impianto una valvola andava, dava dei risultati ottimali, si sostituivano tutte le valvole, allora infatti è accaduto che nell’arco di 5 o 6 mesi c’è stato un netto miglioramento.

DOMANDA - Allora guardi...

RISPOSTA - Ad eliminare la maggior parte, ma non tutti i punti di crisi, la maggior parte dei punti di crisi che c’erano in quell’impianto.

DOMANDA - Allora se mi può spiegare, visto che anche ormai di fabbriche, di fabbricazione di valvole abbiamo imparato qualcosa, tra ottobre del ‘76 e novembre ‘76 quali sono queste valvole, queste pompe sconvolgenti che hanno consentito alla tecnologia di rendere possibile tutto quello che lei ad ottobre ‘76 diceva che non era possibile?

RISPOSTA - Io non ricordo perché di valvole ci sono vari tipi.

DOMANDA - Lo dica, lei è un tecnico, qual era, la Sounder, Tuflin, Audco, doppia tenuta, tripla tenuta?

RISPOSTA - Mi pare che fossero le Tuflin.

DOMANDA - Di quale tipo?

RISPOSTA - Non mi ricordo assolutamente, a distanza di 20, 25 anni sapere che tipo di valvole erano state montate in un impianto.

DOMANDA - Glielo chiedo perché queste valvole esistevano da anni, non erano di ottobre ‘76, allora c’erano queste valvole, non erano inventate nell’ottobre ‘76?

RISPOSTA - Certi tipi di valvole potevano anche esserci state, altre sono state modificate, però oggi non sono in grado di dirle che tipi di valvole sono state modificate, perché a distanza di 25 anni non riesco a scendere a questi dettagli.

DOMANDA - Passo ad un altro argomento, se mi può ridare quel faldone che mi serviva un altro punto da far presente; le volevo chiedere se lei si ricorda a proposito della Montefibre di Porto Marghera che ci siano state delle contestazioni, delle richieste da parte dei sindacati per arrivare a Mac zero e alla chiusura anche del reparto Montefibre, se si ricorda?

RISPOSTA - Lei dice che i sindacati chiedevano la chiusura dell’impianto?

RISPOSTA - Mac zero o risanare l’impianto?

RISPOSTA - Non ricordo, finché sono stato all’impianto nel ‘72 non mi pare.

DOMANDA - No, nel ‘72 no, siamo ‘76-‘77, a parte la piattaforma sindacale...

RISPOSTA - So che c’era, ovviamente i sindacati premevano moltissimo perché gli impianti venissero messi in condizione di igiene ambientale ottimali, questo sì, so che era stata istituita una commissione ambiente che si riuniva periodicamente con la direzione, questo sì, adesso non ricordo che fosse stata messa questa alternativa Mac zero o chiusura impianto, non lo ricordo, probabilmente ho letto anche qualche verbale in merito, ma proprio questo dettaglio non lo ricordo. So che c’era una grossissima pressione sindacale, tanto è vero che c’è stato un periodo che i sindacati avevano chiesto anche dei campionamenti supplementari per valutare in certe zone, parliamo sempre del reparto VT2, certe zone del reparto VT2 qual era la situazione ambiente.

DOMANDA - Su questo punto c’è un documento sempre all’interno di quel faldone che le ho detto poco fa, che va subito di seguito, che è dell’11 giugno ‘76 del consiglio di fabbrica di Montefibre di Porto Marghera dove in relazione all’incontro che c’era stato, assemblea dei delegati in preparazione incontro Montefibre, dove si parla di assenza di nuovi investimenti, di programmi manutentivi e di ricerca, poi si parla di riduzione dell’occupazione che è stata di 125 lavoratori negli ultimi 15 mesi; poi c’è stata una pausa estiva e in relazione a questo, a questo impiego dei lavoratori del VT presso l’impianto del ciclo acrilico, dice, le leggo la frase letterale, la giustificazione addotta dall’azienda di fermare l’impianto per fare manutenzione non è credibile perché i pochi lavori che la Montefibre ci ha comunicato di fare sono di scarsa rilevanza in quanto molto lontani dalle nostre richieste di risanare l’impianto VT2 per portarla a Mac zero.

RISPOSTA - Questo in che periodo?

DOMANDA - 11 giugno del ‘76 è il documento, quindi in coincidenza tra l’altro con il periodo in cui lei era lì che lavorava?

RISPOSTA - Sì, si riferiva naturalmente alla fermata di 3 mesi.

DOMANDA - Certo, con la giustificazione di spostamenti per fare manutenzione, poi c’è questa osservazione, quindi non è stato praticamente niente e non si risana con quel poco che non viene indicato?

RISPOSTA - A me non risulta che non fosse stato fatto niente, ripeto, sono stati fatti vari interventi, ovviamente certi tipi di interventi erano condizionati dalle consegne, però il risultato, i risultati che si ottengono proprio direi, proprio dopo che coincidono, mi sembra di ricordare da quel famoso rapporto del luglio ‘77 che però fa riferimento a tutta la situazione analitica del reparto per quanto riguarda il CVM degli ultimi mesi, cioè dall’avviamento impianto fino alla fermata, mi pare che la situazione dall’avviamento impianto alla fermata sia una situazione completamente diversa da quella che c’era prima, quindi... i risultati, se sono stati ottenuti dei risultati non sono stati ottenuti senza far nulla.

DOMANDA - Lei quando ha saputo che il CVM è una sostanza cancerogena?

RISPOSTA - Io non ricordo esattamente, mi pare di averlo letto e saputo verso il ‘73-‘74 penso.

DOMANDA - In che maniera?

RISPOSTA - Noi avevamo, leggevamo a volte relazioni, giornali, pubblicazioni scientifiche, tenga presente che io dal ‘72 in poi mi occupavo di problemi completamente diversi; quindi mi pare di averlo letto da giornali, da pubblicazioni scientifiche, però non glielo so dire con esattezza come lo imparato, anche perché io quando sono uscito da Porto Marghera mi sono occupato di problemi e di società che nulla avevano a che vedere con gli impianti chimici, perché mi sono occupato degli impianti delle consociate della Montefibre che erano società che producevano tessuti, producevano filati, producevano biancheria per bambini.

DOMANDA - Quando è uscito da Porto Marghera?

RISPOSTA - Circa sono uscito nel secondo semestre del ‘72.

DOMANDA - Poi è tornato a Porto Marghera nel ‘75.

RISPOSTA - Quando sono uscito la seconda volta intende dire?

DOMANDA - Sì.

RISPOSTA - Penso di essere uscito nell’autunno del ‘77, penso.

DOMANDA - Lei ha saputo che è stata fatta un’indagine con Medicina del Lavoro di Padova con la Fulc su tutti coloro che avevano avuto a che fare con il cloruro vinile monomero?

RISPOSTA - Sì, mi pare di averlo saputo che erano state fatte delle indagini.

DOMANDA - Le volevo chiedere ancora un’ultima questione relativa agli accertamenti negli ambienti esterni rispetto alla fabbrica. A lei risulta se sia mai stato, o sì o no, se sia stata ricercata la presenza di cloruro vinile monomero all’esterno della fabbrica?

RISPOSTA - All’esterno della fabbrica, non all’esterno del reparto?

DOMANDA - All’esterno... sì.

RISPOSTA - No, non ho mai saputo cose del genere.

DOMANDA - Quindi il CVM è sempre stato escluso da ogni accertamento esterno?

RISPOSTA - No, all’esterno del reparto sì, perché erano state fatte delle analisi, parlo del reparto di polimerizzazione, all’esterno del reparto di polimerizzazione sì, perché come ho accennato prima si era passati dal 1975 che si aveva un 0,4 parti milioni di ricaduta all’esterno del reparto nelle peggiori condizioni meteorologiche, quindi alta pressione etc., si era arrivati a 0,02, 0,07, mi pare, all’esterno del reparto di polimerizzazione, all’esterno della fabbrica, per intendersi, la fabbrica Montefibre, no, assolutamente, fra l’altro credo, non vorrei sbagliarmi, ma queste analisi che venivano fatte fuori dalle zone di lavoro dovevano essere, credo, di competenza del servizio di sicurezza di stabilimento.

DOMANDA - Di Montefibre o Montedison? E` la stessa cosa?

RISPOSTA - La Montedison aveva il suo servizio di sicurezza, la Montefibre il suo servizio di sicurezza, tenga presente che su un lato la Montefibre confinava con la Montedison, sugli altri lati c’era il canale, c’erano strade di accesso, è un’ipotesi che faccio io, dettata dal buon penso, sui lati che non coincidevano con la Montefibre dovevano essere analisi fatte dal servizio di sicurezza di stabilimento nostro.

DOMANDA - Glielo chiedo perché ci sono documenti sempre nei faldoni che ho citato relativi all’accertamento di inquinamento atmosferico sia nel periodo ‘70-‘72, anche dicembre ‘74, in particolare adesso le indico il documento del ‘74, avente per oggetto: nota su sistema di rilevamento, stato inquinamento atmosferico, stabilimenti Montedison e Montefibre di Porto Marghera, e negli indirizzi ci sono sia il dottor Rizzi, che attualmente è deceduto, che era direttore dello stabilimento, e sia personale anche della Montedison. Nei luoghi che vengono indicati, quindi come stabilimenti, come appunto reca l’oggetto della nota, si dice che vengono effettuati controlli di sostanze particolari; io le volevo chiedere se le risulta per la parte ovviamente che riguarda Montefibre se siano state cercate concentrazioni di CVM?

RISPOSTA - Non lo so se stono state cercate, so che c’erano degli incontri Montedison... ma addirittura al livello, nel periodo prima del ‘72, a livello, tra Montedison e Montefibre per il problema dell’igiene ambientale di tutta l’area industriale.

DOMANDA - Ma prima del ‘72 ancora meno si poneva il problema del CVM credo.

RISPOSTA - Non le so dire se avevano pianificato delle analisi nell’area esterna agli impianti.

 

AVVOCATO SCHIESARO

 

DOMANDA - Una sola domanda che è un approfondimento sulle questioni che abbiamo già trattato, io do al Tribunale per comodità le copie di questo documento ottobre ‘77, del ‘76 e delle pagine che ci interessano, e in particolare della tabella 3 che vorrei commentare, o vorrei far commentare per capire anche come è stata compilata. Riguarda le perdite, il discorso che facevamo questa mattina in relazione al problema della manutenzione e... che ovviamente è un problema ricorrente in questo processo. Lei nel documento dell’ottobre ‘76 oltre ad aver detto che con l’attuale tecnologia non era possibile fare questo ampliamento perché non si risolvevano quei problemi impiantistici che lei elencava a pagina 5 e seguenti, tra cui anche il problema della tenuta delle valvole e delle pompe, lei diceva che comunque se ci fosse stato un incremento del potenziale produttivo e se se si fosse portato questo potenziale a 5.200 tonnellate anno nella prima ipotesi, o 6.400 tonnellate anno nella seconda ipotesi, con quella struttura impiantistica si sarebbe ottenuto un peggioramento non accettabile delle situazioni di inquinamento e delle fughe, e delle perdite di CVM, e per far questo a pagina 8 e 10 cita ripetutamente la tabella 3 a pagina 37 che io le ho fotocopiato lì. Io in questa tabella vedo: situazione attuale, prima ipotesi 5.200 tonnellate anno e seconda ipotesi 6.400 tonnellate anno. Vorrei che intanto ci chiarisse i dati che vengono riportati sotto, quando si dice perdite medie totali di CVM nell’atmosfera, chilogrammi ora 40 o 45 in situazione attuale, 50 nell’ipotesi di 5.200 e 60 nella seconda ipotesi 6.400, che dati riferisce?

RISPOSTA - Io non lo vedo, è la pagina 37?

DOMANDA - Tabella 3 pagina 37. Perdite medie totali CVM in atmosfera, chilogrammi ora, 40, 45 situazione attuale.

RISPOSTA - Io ho 29 e 33, degasaggio sotto vuoto lei dice?

DOMANDA - No, quello ci arrivo dopo, la parte sopra, cominciamo dall’inizio.

RISPOSTA - 40, 45, sì.

DOMANDA - Poi 50 e 60. Allora, questi sono chilogrammi ora, perdite medie totali CVM in atmosfera, cosa vuol dire CVM in atmosfera? Perché dopo io ho CVM uscita camino, quindi anche CVM uscita camino è in atmosfera; qual è la differenza?

RISPOSTA - E` la stessa cosa, ho capito adesso la domanda, sono 40 chili ora, giusto? 40, 45 chili ora, di questi 40, 45 chili ora che vengono perduti nel ciclo impianto 31 chili vanno, sono convogliati nel camino.

DOMANDA - E gli altri?

RISPOSTA - In questo periodo erano perdite che erano in altre zone dell’impianto, per esempio in zone che non erano collegate con il camino.

DOMANDA - E quindi nel reparto?

RISPOSTA - Non necessariamente, potevano essere zone che non erano ancora collegate con il camino per esempio, oppure una parte poteva essere scarichi liquidi.

DOMANDA - Allora, zone non collegate con il camino, comunque parti di impianto all’interno dello stabilimento?

RISPOSTA - All’interno del reparto.

DOMANDA - Del reparto. Faccio un po’ fatica, alcuni vanno a camino, poi c’è una parte che a camino non va, allora dove va? Va in atmosfera perché perdite... va in atmosfera, non in acqua.

RISPOSTA - Sì, in atmosfera.

DOMANDA - Allora c’è una parte media totale di 40, 45 chili l’ora, cioè 960 chili dice?

RISPOSTA - Sì, questa è la situazione.

DOMANDA - Un migliaio di chili di CVM che se ne va in atmosfera ogni giorno.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Di questi mille chili 31 all’ora vanno a camino, è vero?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Gli altri 9, 10, 12, 15 non vanno a camino.

RISPOSTA - Sì, possono...

DOMANDA - Non possono, lei mi dà il dato contrapposto, lei mi dice: sono totali... atmosfera e di questi 31 vanno a camino. La domanda che faccio: quelli che non vanno a camino dove vanno?

RISPOSTA - Questi...

DOMANDA - Non vanno in acqua perché sono in atmosfera.

RISPOSTA - Sono perdite che non sono ancora convogliate al camino.

DOMANDA - Quello che sto cercando di capire è dove vanno, se non vanno in acqua e non vanno a camino dove vanno questi 12 chili l’ora? Cioè vuol dire circa un 300 chili, chili, non PPM, chili, dove vanno?

RISPOSTA - Io non ricordo adesso com’era la situazione, comunque questa è una situazione di transizione.

DOMANDA - Tutto quello che vuole, lei mi dice situazione attuale ottobre ‘76, quindi fino a quel momento lì quello era il quadro. Allora la prima cosa che sto cercando di fare con il suo aiuto, lei che ha scritto questa tabella, è di capire bene come stanno le cose, anche perché il Tribunale deve avere un’idea di come stavano realmente i quantitativi, cioè siccome abbiamo parlato per tanti anni di PPM, i gascromatografi che misurano PPM, qui parliamo di chili; allora io constato questi due dati, il primo dato chili in atmosfera, generale, un secondo dato più riduttivo che mi dice quella parte di quei chili in atmosfera che sono convogliati tramite camino e quindi presumibilmente vanno immessi in un ambiente che è esterno allo stabilimento, vengono emessi tramite il camino all’altezza di 12, 15, 30 metri quello che è, e c’è però il buco degli altri 15 chili ora che non andando in camino ed andando comunque in atmosfera vorrei sapere da lei dove vanno?

RISPOSTA - Una parte sicuramente andavano nel polimero che sappiamo aveva una percentuale di monomero di 100 parti per milione, e poi a sua volta attraverso i trasporti pneumatici venivano immessi nell’atmosfera, perché sappiamo da dati di altre relazioni che si passa in questo periodo da 100 parti per milione di monomero contenuto ancora nel polimero, si arriva nel reparto VT7 mi sembra di ricordare con 40 parti per milione, quindi una parte va nel polimero, un’altra parte, per esempio, ci sono tutti i sistemi di trasporto pneumatico che hanno le maniche a vento, per separazione aria e polimero, e sicuramente un’altra parte esce da lì, adesso ricordarmi di fare un bilancio della differenza di questi 9 chili, da 40...

DOMANDA - 9 chili ora.

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Quindi quanti sono, sono 250 chili al giorno.

RISPOSTA - Sì, circa. Quindi una parte sicuramente segue con il polimero e il grosso, penso, va eliminata con il trasporto pneumatico e con i sistemi di manica a vento, e l’altra parte sono ancora probabilmente trafilamenti che ci sono.

DOMANDA - Nel reparto?

RISPOSTA - Nel reparto pure, da cappe che per esempio non sono ancora collegate all’impianto di canalizzazione.

DOMANDA - E questo è già un primo elemento che mi pare abbia, che sia stato chiarito. Poi però leggiamo il dato successivo: CVM in aria uscita camino, e qui il dato ci viene messo non più in chili ma in PPM; allora vorrei chiederle come avviene questa trasformazione, se la riga prima ci diceva che in camino uscivano 31 chili l’ora di CVM a che cosa si riferisce questo dato CVM in aria uscita camino, cioè che cosa significa questo dato, qual è la differenza?

RISPOSTA - Che la diluizione importata dall’aria al monomero che esce dal camino è tale per cui viene diluito con 46.000 metri cubi di aria, quindi all’uscita dal camino le parti per milioni di, mi pare di ricordare, che le parti per milione di monomero nell’aria all’uscita del camino sono 260 parti per milione.

DOMANDA - Comunque sempre quei 31 chili ora che vengono diluiti con 46.000 metri cubi d’aria?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - E` questo il meccanismo?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - 31 chili ora erano che venino messi in camino?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Poi tutto il discorso in diluizione per la misura fatta sopra?

RISPOSTA - Sì. Difatti tutte le modifiche che si fanno successivamente sull’impianto, tipo degasaggio sotto vuoto e gli altri interventi, sono per eliminare questa parte, infatti nei dati successivi, nei mesi successivi questo numero è completamente diverso.

DOMANDA - I due dati sono equivalenti, i 31 chili che vengono immessi alla fine sono espressi in 260 PPM fatta la diluizione, però complessivamente nell’ambiente venivano immessi 31 chili l’ora, nell’ambiente esterno?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Ed allora anche questo abbiamo chiarito. La ricaduta al suolo, questo è un altro dato interessante da capire, un po’ il Pubblico Ministero glielo ha appena chiesto, la ricaduta al suolo dove, all’interno dello stabilimento ci ha chiarito lei, e anzi, io ho l’impressione che questo interno sia molto circoscritto se è vero che nel luglio del ‘77, nella tabella in cui lei dà conto di queste perdite aggiornate fa il confronto, il dato è espresso in 80 metri dalla verticale del punto di emissione degli sfiati, cioè pare di capire che si sia fatta una ricerca al suolo a 80 metri dal punto di immissione, non a 85, 90, 100, 110, 150, a 80 metri, a una misura standard?

RISPOSTA - Il reparto di polimerizzazione è isolato, si è fatto delle analisi a 80 metri rispetto alla verticale del camino che è in una zona quasi centrale del reparto.

DOMANDA - Quindi dice circolarmente?

RISPOSTA - Sì, sono state fatte analisi.

DOMANDA - Ma chi l’ha detto che cade a 80 metri? La domanda è in base a cosa è stato scelto questo 80? Il vento, quanto resta in sospensione, dove può arrivare?

RISPOSTA - Questo è stato un lavoro che è stato commissionato mi pare da un ingegnere del servizio tecnologico il quale facendo studi ed utilizzando dei modelli matematici che penso che esistono nella documentazione tecnica non nostra, ha calcolato che una, mi pare di ricordare, che con una portata di questo genere a quell’altezza, data la velocità di uscita dell’aria, dei gas, la ricaduta poteva essere nelle condizioni peggiori, quindi di massima pressione esterna meteorologica, poteva essere al massimo nel punto più vicino a 80 metri dal reparto, io non ricordo però esattamente questo.

DOMANDA - Comunque sulla base di un calcolo fatto su modelli...

RISPOSTA - A 80 metri, l’analisi, lo 0,4 viene da dati analitici.

DOMANDA - Gli 80 metri, quello mi interessava capire.

RISPOSTA - Mi pare di ricordare che questo è stato affidato ad un ingegnere.

DOMANDA - Si ricorda chi era?

RISPOSTA - No, non mi ricordo, si può risalire eventualmente a chi c’era al servizio tecnologico in quel periodo.

DOMANDA - Con il degasaggio sotto vuoto il miglioramento lei dice è di circa il 25% e quindi i chili che vengono immessi a camino passano da 19 a 23 anziché 31, quindi c’è un abbattimento, resta sempre la differenza 29 e 33...

RISPOSTA - No, con il degasaggio sotto vuoto ad alta temperatura mi sembra che si arrivi a 5 chili.

DOMANDA - No, qui lei ci dà il degasaggio sotto vuoto.

RISPOSTA - Sì, solo sotto vuoto.

DOMANDA - La prima fase c’è una riduzione di questa percentuale. Poi gli altri calcoli sono le ipotesi di aumento di potenza ovviamente?

RISPOSTA - Con il degasaggio sotto vuoto ad alta temperatura...

DOMANDA - Non parlo di questo, le altre colonne sono...

RISPOSTA - Queste sono ipotesi di potenzialità, sono varie ipotesi di potenzialità, una a 5.200 e una a 6.400.

DOMANDA - La cosa che a me non torna più a questo punto è questa: nella tabella che lei fa nel luglio del ‘77 questa discrasia tra quantitativo totale immesso in atmosfera e quantitativo in uscita camino, cioè la differenza che c’è tra 45 e 31, per capirci, viene completamente abolita, perché viene calcolato un dato totale in atmosfera di 5,75 e un dato di sfiato a camino di 5,7, quindi i due dati sono sostanzialmente identici. Allora, che cosa è cambiato da ottobre ‘76 a luglio ‘77 per far sì che le dispersioni in atmosfera non avessero più quelle differenze che invece venivano registrate nell’ottobre ‘76, cioè tra i dati genericamente immessi in atmosfera e le emissioni a camino c’era perfetta corrispondenza; cos’è cambiato, qual è la modifica tecnologica di impianto che ha portato a questa sostanziale...

RISPOSTA - Lei dice che da 260 parti per milioni si passa...

DOMANDA - Lasci perdere il dato 260 parti per milioni, ragioniamo sui dati di perdite medie totali in atmosfera. Io qui ho CVM totali in atmosfera 5,75, CVM sfiatato all’aria camino 5,7, cioè sostanzialmente lo stesso dato, quella differenza che c’era prima di 10 chili, 9 chili, 12 chili, non la troviamo più.

RISPOSTA - Posso consultarlo?

DOMANDA - Questo è il rapporto del...

RISPOSTA - Posso consultarlo?

DOMANDA - Eccolo qua, ce l’ha lei?

RISPOSTA - Sì.

DOMANDA - Mi sto riferendo alla tabella a pagina 21, per il verbale, della relazione datata luglio ‘77 dottor Guermani, pagina 21 tabella 4, miglioramento ecologico derivato dal degasaggio slurry.

RISPOSTA - Praticamente i due dati coincidono lei dice?

DOMANDA - Sì, coincidono.

RISPOSTA - Situazione a marzo ‘77, ma sono sempre chili ora.

DOMANDA - Per carità, sono sempre chili ora, però mentre prima c’era una differenza tra chili genericamente immessi in atmosfera e chili che uscivano in camino, e era di 10 chili di differenza, qui questa differenza non c’è più?

RISPOSTA - Non c’è più perché con il degasaggio sotto vuoto ad alta temperatura le rese del processo passano da 90 a 99, quindi vuol dire che il 90% del monomero viene, del monomero che non si recuperava, viene recuperato, quindi questi due numeri è abbastanza logico che siano abbastanza vicini, adesso sono numeri che vengono da dati analitici, quindi ci possono essere anche delle oscillazioni, ma siccome il degasaggio sotto vuoto siamo a marzo ad alta temperatura ha dato un recupero del monomero nel ciclo impianto del 90%, del monomero che non si recuperava, perché io prima avevo una resa di polimerizzazione del 90%, cioè mettevo nel processo 100 chili di monomero...

DOMANDA - Sì, l’abbiamo detto.

RISPOSTA - Ne ritornavano 90.

DOMANDA - Con una perdita, adesso?

RISPOSTA - Me ne ritornano 99, e in tutti i rapporti citati sia del servizio tecnologico sia scritti nella relazione della task-force si cita questo fatto.

DOMANDA - Però avevamo detto prima che non c’erano solo le perdite del monomero, c’erano anche le perdite ambiente prima abbiamo detto, no?

RISPOSTA - Sì, ma quando lei in una zona vicinissima ai reattori fa crollare le perdite del monomero, perché la zona del degasaggio è una zona subito a valle dei reattori, fa crollare perché aspira praticamente il 99% del monomero, nel resto dell’impianto automaticamente le perdite crollano e su questo mi sento di essere sicurissimo perché, come le avevo accennato prima, il degasaggio sotto vuoto non viene fatto a metà del processo. I reattori sono chiusi, quindi dai reattori non esce il monomero, c’è qualche trafilamento abbiamo detto dalle tubature, dai reattori si passa a dei serbatoi polmoni, anche questi ermeticamente chiusi, poi si comincia il degasaggio a temperature sotto vuoto, il degasaggio sotto vuoto viene fatto nel secondo serbatoio, e quindi sia facendo il vuoto, che avevo accennato prima che ha avuto un certo miglioramento, infatti si passa da 900 chili ora a 600 chili ora, un netto miglioramento, un terzo si migliora, ma non fondamentale, ma poi aumentando la temperatura, cioè unendo le due azioni, aumento di temperatura e sotto vuoto, si arriva a recuperare il 90% del monomero che non si recuperava prima, allora è ovvio che se le rese...

DOMANDA - Questo l’ha chiarito bene.

RISPOSTA - Siccome questa azione si fa nella zona del reparto subito a valle dei reattori, il serbatoio polmone praticamente è un serbatoio di stoccaggio di transizione, è come se fosse un tubo largo, quindi in tutta la zona a valle c’è il crollo, infatti c’è un dettaglio che le dico: dalla zona di aspirazione della cappa del filtro VT2, in fondo sempre alla pagina 21, c’erano 1.000 parti per milione, il filtro, il filtro viene dopo nella tecnologia dell’impianto, il filtro viene dopo il degasaggio, perché dopo il degasaggio avviene la filtrazione, allora nella cappa, nell’aspirazione da questo filtro, che abbiamo detto che era stato chiuso in un box, si aveva un’aspirazione, si avevano 1.000 parti per milione nell’aria, si parte da 1.000 parti per milione a 5, 15 parti per milione, questi dati sono sì citati nella mia relazione, ma io sono sicuro che sono stati anche citati nella relazione del servizio tecnologico.

DOMANDA - Non è in discussione quello.

RISPOSTA - Quindi lei pensi che solo dall’aspirazione in quel punto lì, che è il primo punto che incontra, il primo punto del processo dopo il degasaggio, nell’aspirazione di questo filtro si passa da mille parti per milione a 5 parti per milione.

DOMANDA - Allora questo che abbiamo fino a adesso letto e commentato sono i dati relativi alle stime e i monitoraggi del sistema produttivo che funziona regolarmente. Quando si è in presenza di fughe accidentali, rottura del boccaporto, rottura di una guarnizione, rottura di una pompa, quindi episodi di grave, grave nel senso quantitativamente rilevanti di fuga o, secondo aspetto, quando il gascromatografo segna gli allarmi perché sono presenti fughe, probabilmente non di quelle dimensioni, ma dimensioni più ridotte, perché vengono segnalati con allarmi di 25 PPM, questi quantitativi non erano, se ho capito bene il suo ragionamento, conteggiati in questi calcoli che lei ha fatto, cioè gli eventi eccezionali, non ordinari, erano o non erano conteggiati in questi calcoli, in queste stime?

RISPOSTA - No, questo era un andamento dell’impianto regolare, teniamo però presente che...

DOMANDA - Regolare nel senso come avrebbe dovuto funzionare...

RISPOSTA - La marcia regolare dell’impianto, tenga però presente questo: che avendo messo delle aspirazioni nei punti che erano considerati critici, anche se poi nel tempo molti di questi punti erano stati eliminati, dell’impianto, se c’era un guasto, qualcosa, è evidente che le aspirazioni, mettendo a punto l’impianto in quel momento lì servivano poco, nel momento in cui c’era un guasto, che è una cosa estremamente rara, funzionavano le aspirazioni.

DOMANDA - Questo è un altro discorso, a me interessava la quantificazione fatta da lei, lei ci dice che qui non abbiamo tenuto conto di eventi anomali?

RISPOSTA - No, di aventi anomali no.

 

Presidente: ulteriori domande? Bene, il teste è già stato... ha domande ancora da fare, avvocato?

 

AVVOCATO PEDRAZZI

 

DOMANDA - Solo un chiarimento. Nella relazione del luglio ‘77 c’è una tabella a pagina 14 che riepiloga l’andamento del CVM nel tempo dall’inizio del ‘74 all’aprile del ‘77, non so se lei ha sott’occhio la relazione, dato che prima le è stato chiesto se riteneva che, si è fatta l’ipotesi che il calo più significativo di concentrazione di CVM fosse da attribuire all’introduzione dei gascromatografi, mi pare che da questa tabella si veda che c’è un salto notevole fra il mese di ottobre ‘75 e il mese di novembre ‘75; se vuole eventualmente commentare, leggere il dato e commentarlo?

RISPOSTA - Ottobre ‘75 e novembre ‘75.

DOMANDA - Ecco, su tutti i tipi di valori c’è un calo netto proprio in quel mese?

RISPOSTA - Le medie mensili si dimezzano, da 1,36 a 0,7 parti per milione, poi la percentuale di turno di lavoro di 8 ore che hanno avuto, con un livello medio maggiore di una parte per milione, la famosa normativa USA, passano da 40 a 9, le punte, la percentuale di punte maggiori di 25 parti per milione passano da circa uno 0,6 ad uno 0,2, arrotondando, quindi diminuiscono di un terzo, e le punte maggiori di 5 parti per milione per 15 minuti, che sarebbe il silling della normativa USA, passano da ottobre a novembre da 0,3 a 0,4, quindi, a mio avviso, i due grandi punti di miglioramento dal punto di vista dell’igiene ambientale sono prima questo e poi su un assetto dell’impianto posizionato su dati abbastanza simili, anche se pian pianino sempre in miglioramento, diciamo, in graduale miglioramento, ma solo graduale miglioramento, poi c’è un’ulteriore grossa caduta tra l’ottobre e il dicembre del ‘76 quando iniziano tutte le prove di degasaggio sotto vuoto e di degasaggio sotto vuoto ad alta temperatura; questi sono i due punti chiave del miglioramento di questo reparto.

 

Presidente: quindi degasaggio poi e prima?

RISPOSTA - Prima sono state, penso, dall’ottobre, mentre il degasaggio è un problema specifico, non solo degasaggio, degasaggio sotto vuoto e il completamento della sostituzione delle pompe ermetiche nei cicli... questi sono stati due eventi chiave, poi continuamente si faceva... l’altro, l’altro invece nella prima fase penso che sia stato il problema dell’incapsulamento delle zone che davano trafilamenti con la canalizzazione, la captazione di queste perdite e l’emissione in una canalizzazione e poi una verifica e una più dettagliata di tutta la parte manutentiva che riguardava lo stabilimento, cioè nel momento in cui perdevano valvole si era, dal... si era visto che perdevano valvole, perdevano pompe, evidentemente si è concentrato su questi punti di crisi come obiettivo di breve termine tutta un’opera di manutenzione che andava in parallelo a quella tecnica di sostituzione; questi sono i due punti chiave per cui c’è stata una variazione. Della seconda ne sono sicurissimo perché ero presente, sulla seconda su quello che dico non ci piove perché l’ho vissuta proprio in prima persona, assistendo anche alle prove, perché come ho detto erano prove che avevano una certa dose di rischio che avessero degli effetti negativi, l’altra diciamo considerando tutti gli interventi che erano stati fatti e la situazione dinamica che avevo trovato quando sono arrivato, diciamo sono considerazioni che faccio di deduzione.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Solo se mi è consentito di completare per la seconda fase aveva indicato l’epoca, aveva detto la prima fase quando sarebbe?

 

Presidente: prima del suo ritorno.

 

RISPOSTA - I due punti...

DOMANDA - Basta la data, non rifacciamo tutto il discorso, solo il periodo.

 

Presidente: siamo all’ottobre, novembre ‘75.

 

RISPOSTA - Ottobre, novembre ‘75.

DOMANDA - Questa è la prima fase e la seconda fase...

RISPOSTA - Praticamente al riavviamento dopo una fermata di 3 mesi.

DOMANDA - Bastava il tempo.

RISPOSTA - Scusi, dopo una fermata...

 

Presidente: guardi è la terza volta che lo sentiamo, quarta, adesso basta così, io ho capito perfettamente. Bene, allora sospendiamo per 5 minuti, poi però se ci sono dei testi, scusate, visto i tempi, io direi che ne possiamo sentire ancora uno, però anche con un limite per tutti.

 

Avvocato Baccaredda: sì, mi scusi, purtroppo si è creato un problema, sicuramente per errore i testi non sono stati avvisati nemmeno della pausa del pasto e sono rimasti nella stanza dei testimoni, quindi...

 

Presidente: io spero comunque che adesso gli sia stato consentito di prendere un tè.

 

Avvocato Baccaredda: sono rimasti due testi di cui uno lavora in Toscana, Piombino e Bareato, un altro è il dottor Bacchetta, chiedevo solo che il Tribunale li avvisasse del problema dell’udienza direttamente e direttamente il Bacchetta gli dicesse di presentarsi la prossima volta, perché noi ci sentiamo un po’...

 

Presidente: in imbarazzo? Va bene, io adesso... li faccia venire un attimo i testi, diciamo che sospendiamo, sono state false informazioni quelle che hanno dato che non poteva andare a mangiare. Devo dire che io non sapevo neanche che lei si trovasse nella stanzetta. Siccome mi avevate detto che venivano citate per ore... Scusate un attimo, l’udienza si è prolungata, noi riusciremmo a sentire un teste questa sera, non di più, perché avete presente che sono le 6 meno un quarto e quindi uno di voi due dovrà tornare alla prossima udienza, alla prossima udienza, la prossima udienza adesso è il 7 di giugno, sentiremo il teste, rimarrà qui questa sera, lascio la scelta alla difesa. Chi sentiamo?

 

Avvocato Baccaredda: nell’ordine era previsto il geometra Bareato.

 

Presidente: va bene, sentiremo il geometra Bareato, nei limiti del possibile, perché non lo so, noi senz’altro alle 6 e 3 quarti smettiamo anche perché poi tutti devono smettere a quell’ora, tra l’altro devo dire che c’è una comunicazione che porrebbe come termine le 18.30, comunque il teste Bareato, il teste Bacchetta tornerà il giorno 7 senz’altro. Beh, se si mette d’accordo con i difensori della difesa, eventualmente potrà venire nei giorni successivi, il 9, va bene, eventualmente può tornare il giorno 9. Ci dispiace. 5 minuti solo proprio di pausa.

 

 

DEPOSIZIONE DEL TESTE - BAREATO GIANFRANCO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego, avvocato.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Ci può indicare dove lei ha lavorato nel corso del tempo al Petrolchimico di Porto Marghera?

RISPOSTA - Sì, ho cominciato nel maggio del 1954, sono stato assunto nel reparto di automazione e strumentazione ed agivo negli impianti CV1, CV10, CV3 a quell’epoca, e successivamente CV6. Successivamente passai, cioè nel ‘57 feci il servizio militare, al rientro ritornai al CV10/11, un paio d’anni successivamente feci anche sempre come assistente alla strumentazione, feci anche il CV14/16 e CV6. Successivamente, adesso in questo momento non mi ricordo, ma nel ‘63 circa, passai al servizio lavori per fare il montaggio dell’impianto CV22 e 23 come assistente ai montaggi strumentali.

DOMANDA - Nel ‘69 mi risultava.

RISPOSTA - Sì, comunque rimasi come strumentazione negli impianti di CV10/11 e PVC come strumentazione fino all’inizio dei lavori del montaggio CV22 e 23.

DOMANDA - La ringrazio di questo...

 

Presidente: va bene, prosegua.

RISPOSTA - Eseguito il montaggio del CV22/23 passai al montaggio strumentale dell’impianto di olefine, CR1, 2 e 3, e questo durò per due anni. Negli ultimi due anni che rimasi in quell’area passai al servizio manutenzione sempre dell’impianto manutenzione e automazione. Nell’aprile 1974 venni passato al servizio manutenzione in qualità di coordinatore della manutenzione del gruppo PVC.

 

Presidente: e rimase fino a quando?

RISPOSTA - All’incirca completamente fino al... la memoria mi potrebbe anche tradire di qualche anno, circa l’82 e ‘83 perché successivamente io andai, cioè con la formazione delle isole di manutenzione abbandonai, cioè lasciai gli impianti di manutenzione del PVC CV6, 14 e 16 e mi rimase solo il CV24 ed assunsi del PR16/19 come manutenzione di isola, quindi avevo praticamente una isola più concentrata, più ampia, ma comunque non facevo solo il PVC, andai in pensione nel 1991.

 

DOMANDA - Il periodo sul quale le formulerò alcune domande è quello che va dal ‘74, quando lei diventa coordinatore della manutenzione degli impianti PVC, che cosa vuol dire coordinatore della manutenzione PVC?

RISPOSTA - Quella fu un’organizzazione della manutenzione che partì effettivamente da quel momento, cioè prima c’era una vecchia struttura organizzativa della manutenzione e che quindi instaurarono proprio in quei mesi un sistema di manutenzione che era, diciamo, dal capo servizio dipendevano tre capiarea ed ogni capo area aveva praticamente circa 5 o 6 capicoordinatori di manutenzione, che erano i diretti, che facevano l’unione tra i capiesercizio e le officine centrali che poi erano in sostanza gli specialisti di esecuzione, meccanica, elettrica e strumentale. Per cui la parola è stata appropriata al coordinamento della manutenzione, quindi la funzione mia era quella di raccogliere tutte le formulazioni dall’esercizio degli interventi di manutenzione ed alcuni venivano eseguiti con le officine di presidi di impianto e le altre venivano invece demandate a specialisti dell’officina di manutenzione i quali facevano i lavori più tecnicamente avanzati, consistenti ed in particolar modo anche tutti i lavori di fermate.

DOMANDA - La sua officina di zona da che organico era costituita?

RISPOSTA - A quell’epoca lì avevo due officine, non una sola, una che era situata al CV24, il numero delle persone erano circa 6, dico questi numeri perché potrebbero essere o 5 o 7, sono certo che stanno dentro a questi numeri, un assistente e un capo squadra. Dall’altra parte per il CV6, 14 e 16, e il CV8, che era un reparto aggregato, la situazione era più consistente, cioè l’organico era più consistente in quanto si potevano raggiungere circa 12 persone.

DOMANDA - Le risulta che nel corso del tempo, qui siamo nel ‘74, questi organici siano aumentati di persone o siano diminuiti?

RISPOSTA - No, diciamo che un anno e mezzo dopo, su richiesta della divisione Dimp, cioè diciamo dei reparti da me seguiti, da una parte della società, venne chiesto un adeguamento alla struttura in base alle immediatezze che si voleva raggiungere per far fronte, diciamo, alle richieste dell’esercizio più tempestivamente e in quell’occasione rispetto a due ipotesi che c’erano nell’aria o come richiesta, ne fu scelta la media, cioè una più aderente alle strutture che noi avevamo bisogno in officina, cioè le attrezzature che avevamo bisogno, perché non era tanto un numero consistente delle persone, quanto anche le attrezzature per far svolgere le attività necessarie che a quell’epoca non avevamo questa officina grande, per cui l’organico fu incrementato dalle 3 alle 4 persone nell’officina del CV24 e di 5 persone nell’officina del CV14/16.

DOMANDA - Noi abbiamo sentito oggi un ingegnere di manutenzione che si occupava dei lavori di risanamento degli impianti PVC, adesso nella sua ottica di manutentore, di coordinatore della manutenzione, vorrei sapere da lei di quali lavori di risanamento di PVC, degli impianti PVC si è occupato e che cosa ha fatto nel corso, a partire dagli anni ‘74?

RISPOSTA - Come arrivai in quell’ambiente ebbi, come si può dire, il mio mestiere, diciamo, da quel momento cambiò completamente, o almeno per il 25% rimase la sostanza, quello che avevo fatto per i 20 anni prima, e da quel momento avevo la possibilità di applicare le conoscenze che avevo solamente sotto l’aspetto del processo chimico, perché erano impianti che conoscevo un po’ meno sotto l’aspetto meccanico in quanto era un approccio che io feci in quel periodo là, però avevo il supporto dell’ingegneria di manutenzione alla quale i problemi che mano a mano evidenziavo, che venivano fuori nella manutenzione richiesta dall’esercizio, ebbi occasione di inquadrare queste azioni ed avvalorarmi dell’ingegneria di manutenzione. Quindi, diciamo, determinati lavori all’organico che avevo li eseguivo con le officine che partivano dai miei assistenti, le altre inoltravo tutte le attività che venivano richieste all’officina centrale.

DOMANDA - Mi scusi, in specifico proprio, gli interventi, cioè quelli che furono gli interventi di manutenzione della zona da lei diretta?

RISPOSTA - Allora, gli interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria?

DOMANDA - Straordinaria, mi sto riferendo agli interventi che hanno inciso sulle emissioni di CVM.

RISPOSTA - I lavori principali che in quel momento sono nati, sono stata l’esigenza di sostituire tutti gli organi di intercettazione in particolar modo nei reparti CV14/16 in quanto erano di tipo completamente diverso di quelli che erano montati al CV24, che a quell’epoca era un impianto già moderno, per cui si è passati dai sistemi a valvole ai sistemi a rubinetti con tenuta certa, cioè organi di intercetto che riuscivano a rispondere alle esigenze richieste, e in contemporanea al montaggio di questi non venne fatta una sostituzione così pura e semplice, ma venne studiato un sistema, cioè i pettini di carico ai reattori, o alle autoclavi, fu messo in modo tale che anche la pulizia fosse garantita nell’esercizio, cioè, mi spiego meglio, in modo che non si sporcassero quelli che lavoravano su prodotti che potevano polimerizzare. Quindi fu fatto non solo il montaggio delle valvole di tipo nuovo, ma anche tutte le linee del CVM e degli sfiati completamente, rifacemmo sui tre impianti tutte queste nuove installazioni. Questo è uno. Il secondo in cui dedicammo alcuni mesi per metterlo a fuoco, cioè, metterlo, studiarlo, anzi capirlo, studiarlo e realizzarlo, furono l’attuazione delle valvole di fondo. Questo era un servizio che a noi gravava per 8 ore, ma per la maggior parte del lavoro le restanti 16 ore della giornata gravavano al servizio di turno, per cui tutto questo intervento aveva solo l’obiettivo di trovare una soluzione che fosse decente, inteso come soluzione tecnica, e di questo nel giro credo di 7, 8 mesi, individuammo la soluzione e successivamente anche ulteriori modifiche a ciò che il mercato offriva, adeguandole maggiormente al processo che avevamo in atto.

DOMANDA - In che anni siamo in questo momento?

RISPOSTA - Questo l’abbiamo iniziato, diciamo, dopo 4 mesi, quindi vuol dire ottobre del ‘74 e dei risultati soddisfacenti avremmo potuto già osservarli un anno dopo certamente, avevamo raggiunto... diciamo che se i numeri possono servire a rappresentare una situazione, l’intervento del meccanico era normalizzato ogni 4 cariche, una carica durava circa 8 ore, per cui significa che ogni 2 giorni bisognava fare un intervento di manutenzione. Quando abbiamo raggiunto questa situazione siamo arrivati con il primo tentativo intorno a 25, 26, con il perfezionamento siamo arrivati intorno alle, prima ancora che adottassero sistemi di additivi all’interno dell’autoclave come antisporcanti, siamo riusciti ad arrivare intorno a 60 cariche, questo qui, cioè significa una volta al mese. Questi sono stati i termini del problema, uno dei più grossi. Un terzo punto furono la sostituzione di tutti gli organi di tenuta sulle macchine rotanti, e per questo intendo compressori e pompe. Si è passati, i compressori dei vari cicli produttivi, furono applicate delle tenute meccaniche, noi le chiamiamo doppie in quanto... e di natura anche ausiliaria, chiamiamola con motori circuiti di lubrificazione, di raffreddamento, che garantivano in qualsiasi evenienza la tenuta completa da eventuali rotture in sostanza.

DOMANDA - Si ricorda di attività riguardanti la rismaltatura delle autoclavi, se ha avuto dei rapporti diretti e si è occupato dell’attività di rismaltatura delle autoclavi?

RISPOSTA - Lo stavo facendo adesso con la memoria. Un altro degli aspetti di aumento dell’affidabilità delle macchine era riferito alle autoclavi. In quel momento la società ritenne opportuno ordinare 4 reattori nuovi, alla Faudler tedesca, e dopo avere sostituito queste 4 autoclavi nel giro credo di... la sostituzione durava da un mese ad un mese e mezzo di intervento manutentivo per la sostituzione dell’autoclave, e quindi noi, queste sono arrivate 2 a 2, per cui ci abbiamo impiegato circa 5 mesi per fare la sostituzione di queste 4, da quel momento si ebbe la possibilità, vista la funzionalità, la modernità delle macchine, di trasferire quanto abbiamo avuto modo di provare dopo l’avviamento delle 4 autoclavi, di estendere durante la rismaltatura tutti gli accorgimenti che già questi reattori avevamo visto funzionare nel momento che li abbiamo messi in funzione. In modo particolare queste ci hanno dato la possibilità, queste rismaltature, di riportare le macchine ad uno stato di tenuta pari, e quindi veniva modificata la guarnizione, lo chiamiamo l’oblò, il boccaporto di accesso d’interno che non aveva più la guarnizione in una posizione che poteva un aumento di pressione se scappava poteva sfiorare attraverso l’accoppiamento sflangiato liscio, ma cosiddetto una guarnizione a busta, incastrata che resisteva a qualsiasi pressione in sostanza, quello è stato un punto risolutivo. Sempre sull’autoclave veniva modificato il collare dove veniva ancorato l’agitatore affinché venisse montata una tenuta maggiorata da 6 pollici e 8 successivamente, proprio per migliorare la durata di queste tenute e quindi toglierci dagli interventi manutentivi routinari, intendo routinari quello che non resisteva a una pianificazione, perché se questi una volta aumentata l’affidabilità delle macchine il tutto in contemporanea si entrava in una situazione di pianificazione anche della manutenzione preventiva, questo ci consentiva di controllare il fenomeno, non più di subirlo, e quindi si andava in questa maniera nella direzione che ci acconsentiva il controllo effettivo dei guasti. Naturalmente migliorando gli scarichi, togliendo tutti i bocchelli che non venivano più usati, perché la modifica che esplicavo prima di un collettore unico permetteva anche di chiudere determinati bocchelli che erano causa di ostruzione, di sporcizia, e quindi di entrata in autoclave, quindi perfezionamenti al ciclo in continuo di tutte queste modifiche, avevano questo scopo specifico in sostanza, di migliorare l’affidabilità delle macchine.

DOMANDA - Una domanda incidentale relativa a tutte le attività a cui fino dopo si è riferito, compresa la rismaltatura delle autoclavi, queste erano attività di manutenzione straordinaria?

RISPOSTA - Dovrei rispondere con una non certezza su questo alla domanda se la rismaltatura fu fatta tutta in manutenzione straordinaria, potrei sbagliarmi perché diciamo che potrebbe essere anche negli anni successivi passata in manutenzione ordinaria.

DOMANDA - Comunque manutenzione, perché a noi non risultano commesse di nuovo intervento?

RISPOSTA - No, esatto. Il mio dubbio è siccome da quando sono nati i costi di manutenzione straordinaria, gli investimenti cosiddetti, il limite non è che fosse stato costante, poteva succedere per esempio che, io ricordo, il criterio comunque era questo di questa manutenzione, quando si cambiava la sostanza, se io comperavo una macchina con un materiale di natura diversa e con rendite diverse, questo entrava nella manutenzione chiamiamola capitalizzata, il concetto che, la direttiva che ci era stata spiegata era questa, quando cambia, se io rifaccio una cosa con le medesime caratteristiche precedenti entrava in routinaria, questo è il criterio che abbiamo sempre usato.

DOMANDA - Con riferimento agli altri interventi, già ha parlato a lungo dell’ingegner Paolini del problema del lavaggio ad alta pressione, io le volevo chiedere se faceste degli interventi anche sulle colonne di stripping?

RISPOSTA - Le colonne di stripping furono montate proprio nei giorni, nel periodo in cui arrivai nel gruppo e dopo un paio d’anni, due anni e mezzo, abbiamo avuto la sorpresa che all’interno iniziava una criccatura definita stescorrosio cracking, non so se la pronuncia sia giusta, questo è il termine che noi davamo, di stescorrosio. Su questo abbiamo sentito, sempre accordo con ingegneria di manutenzione, e la prima che andammo a sostituire la costruimmo in nicoloil 823, cioè materiale pi nobile rispetto all’acciaio inossidabile e che resisteva per sempre in sostanza, cioè non veniva aggredito dalla presenza dei cloruri, che era nel ciclo produttivo. Non solo, ma in quell’occasione estendemmo questa tecnologia anche alle tubazioni di processo relative sempre alle colonne di stripping, per cui come facemmo la colonna abbiamo sostituito anche tutte le tubazioni che, funzionando a temperature molto vicine a questo fenomeno, cominciavano a dar segni di criccature, per cui non solo le colonne ma anche tutte le tubazioni, dagli scambiatori in giù, le pompe quindi, le tubazioni erano sostituite con... il tipo che usammo era all’avanguardia, il 3RE60, che era un materiale che resisteva all’aggressione dei cloruri proprio in quel periodo.

DOMANDA - Mi scusi, si cominciavano già a fare degli interventi di manutenzione predittiva nella funzione che lei ricopriva come coordinatore della manutenzione degli impianti PVC?

RISPOSTA - Si sono messi sotto controllo in particolar modo tutti i ventilatori di una certa dimensione, cioè quelli grossi, i compressori, i frigoriferi, le centrifughe, quelle sull’impianto di essiccamento, successivamente gli atomizzatori del CV6, i ventilatori sempre del CV6.

DOMANDA - Le risulta che ci fosse anche un servizio di manutenzione notturna, cioè che il servizio di manutenzione fosse espletato sulle 24 ore?

RISPOSTA - Sì, lo ebbi già riferito all’inizio dell’intervento quando parlai delle valvole di fondo, diciamo che noi garantivamo l’attività durante il giorno, tutto quanto avveniva nelle ore notturne c’era un servizio di stabilimento, però non di isola ma centralizzato, che funzionava per tutto lo stabilimento.

DOMANDA - A proposito delle condizioni igienico-ambientali dei reparti, in che condizioni operavano gli operai della manutenzione, ovviamente mi riferisco sempre a partire dal periodo in cui lei è stato coordinatore della manutenzione, a partire dal ‘74, cioè come intervenivate sulle macchine?

RISPOSTA - Normalmente a fronte di un ordine di lavoro, di una richiesta scritta sulla quale quando si interveniva doveva essere firmata dal capo turno o dall’assistente di giornata, o in sua assenza dal capo reparto, dove ci descriveva la situazione e quindi il sezionamento della parte elettrica avvenuto, e dell’isolamento del ciclo produttivo isolato.

DOMANDA - Senta, volevo farle vedere un documento che si riferiva proprio, una procedura che si riferiva proprio a quello che lei ha detto adesso. I suoi operai, cioè gli operai della sua officina, andavano alle visite mediche?

RISPOSTA - Minimo due volte all’anno eravamo chiamati a sostenere la visita medica e quindi, diciamo, io mi ricordo che con regolarità le feci e in contemporanea ero aggiornato giorno per giorno nel periodo che presumibilmente il personale andavamo tutti nel ciclo di un mese o 40 giorni al massimo, e quindi noi davamo attraverso gli assistenti e i capi squadra la possibilità di scegliersi due o tre persone che andavano con regolarità per tutto quel mese a fare le visite mediche. Verso una settimana prima generalmente io volevo l’aggiornamento della situazione in modo da concludere prima del tempo prestabilito che tutti avessero fatto la visita. Ero chiamato il cattivo perché chi, in sostanza, non andava alla visita era circolata la voce che non avrebbe più lavorato con me.

DOMANDA - Le faccio vedere una comunicazione interna a proposito della domanda precedente, del 24 giugno ‘77 in cui, da parte di Dipe Porto Marghera Pas, si dice che, viene ritenuto opportuno che le funzioni interessate rispettino la seguente normativa, a proposito della riparazione di apparecchiature presso terzi esterni: completa bonifica dell’apparecchiatura da parte dell’esercizio, durante questa fase l’esercizio può avvalersi di Pas per consulenze ed analisi, l’esercizio consegna l’apparecchiatura a manutenzione con comunicazione interna di accompagnamento contenente la dichiarazione di avvenuta bonifica e le specifiche delle sostanze precedentemente contenute. Manutenzione deve avvertire Pas per ogni apparecchiatura inviata presso officine esterne per la riparazione e l’apparecchiatura destinata all’esterno dovrà essere sempre accompagnata dalla scheda prodotti chimici al fine di dare all’assuntore tutte le informazioni possibili e del bollettino che riporti i dati delle analisi effettuate. Le chiedo se questa direttiva veniva applicata, per quello che le risulta?

RISPOSTA - Sicuramente veniva applicata, perché non era possibile spedire, se non in presenza di documenti richiesti, l’autoclave non usciva se non avessimo fornito io o i miei assistenti ricevevano dall’esercizio la documentazione che in questa comunicazione viene precisata.

DOMANDA - Le chiedo in specifico di descrivere al Tribunale che tipo di manutenzione si faceva nelle autoclavi, l’attività manutentiva delle autoclavi.

RISPOSTA - Diciamo che facevamo la sostituzione di tutte, sostituzione non manutenzione di quelli, venivano sostituiti tutti gli organi di intercetto...

DOMANDA - Ogni quanto, mi scusi?

RISPOSTA - Variava dai 12 ai 14 mesi, ogni 12 o 14 mesi avevamo un termine in cui si poteva, come si può dire, questi dati variavano in funzione del discorso che feci all’inizio, cioè quando dissi che i dati che rilevavamo, cioè gli incidenti agli apparecchi che noi tenevamo sotto controllo con i dati statistici, ci permettevano in funzione degli interventi di emergenza di incrementare o decrementare il punto in cui noi andavamo a chiedere l’intervento degli apparecchi. Mi spiego meglio, c’era in ingegneria un settore che raccoglieva tutti i dati giorno per giorno di tutte le apparecchiature che andavano fuori servizio, cioè io fornivo per il giorno successivo se effettuavo interventi accidentali, questi entravano in un sistema meccanografico e un mio collega dell’ufficio di ingegneria raccoglieva questi elementi e poteva far modificare il periodo di intervento che andavamo a fare. Cioè, i dati, veniva chiusa tutta l’informazione da quando i dati storici di quello che, non solo la manutenzione preventiva, ma teneva conto di tutto quello che succedeva per ogni apparecchio per interventi occasionali; cioè non veniva assolutamente preso a sé stante un dato e rimaneva quello, in funzione, diciamo, degli elementi che noi riuscivamo a tenere anno per anno, riuscivamo al limite ad accorciare questi dati e quindi il discorso del 14 e 12 non è altro fatto da queste due date che in questo momento le ricordo, come si può dire, abbastanza, le ricordo che erano, o perché così o perché colà, erano solo frutto di analisi che venivano svolte in compagnia dell’analisi gestionale. Quindi io davo un contributo, ma non ero il solo a stabilire questo, cioè eravamo vari enti che arrivavano a questo. In sostanza, alla sua domanda invece, cosa facevamo, tutti i rubinetti venivano cambiati, la centralina idraulica che teneva la tenuta, completamente la tenuta, le pompe dello slurry relative, quelle che asportavano il prodotto, le valvole di sicurezza, cioè, esisteva però, di questo esiste, esisteva un programma dettagliato di tutti gli interventi che venivano fatti in contemporanea, cioè l’autoclave si fermava e dovevano essere fatte tutte queste... Ricordo che si aggiungeva il controllo della strumentazione su questi in quell’occasione là, cioè c’era un collegamento con le altre specializzazioni per poter chiudere il giro, e quindi veniva controllata la taratura delle apparecchiature. Ecco le altre specializzazioni, i motori elettrici venivano cambiati o sostituiti con quelli di scorta o sostituiti i cuscinetti, controllato l’isolamento, quindi tutte le fasi delle tre officine, meccanica, elettrica e strumentale, intervenivano in contemporanea ognuna per la propria competenza.

DOMANDA - Senta, c’era un rapporto tra la manutenzione di Porto Marghera e le manutenzioni degli altri stabilimenti di Montedison?

RISPOSTA - Ci fu, su proposta della direzione Dimp, uno scambio ogni tre mesi per un certo periodo di tempo e in particolar modo da quando incominciò, diciamo, dal ‘75, ebbi degli scambi, io andai a Brindisi e la volta successiva veniva il collega di Brindisi in Marghera, e ci scambiavamo tutte le informazioni su questo, sul PVC, cioè di cosa ognuno di noi faceva nelle macchine. Ricordo che gli spiegai la smaltatura, cioè tutte le attività di cui fino a adesso noi abbiamo parlato, con loro furono con regolarità scambiate tutte queste informazioni.

DOMANDA - Lei ha conosciuto il dottor Favero?

RISPOSTA - Sì, l’ho conosciuto perché all’inizio era qui a Marghera.

DOMANDA - Che rapporti ha avuto quindi con lui?

RISPOSTA - Fu quello che quando cambiai mestiere, cioè passai da strumentazione a gestione della manutenzione, divenne per qualche, penso circa 6 mesi, fu il responsabile di manutenzione di Marghera.

DOMANDA - Il dottor Favero quando poi è tornato a Milano ha scritto un documento, una nota per la formulazione del budget di manutenzione per gli anni ‘78-‘80, un documento in cui si parla di tagli alla manutenzione; lei ha mai visto questo documento? Eventualmente glielo posso fare vedere, si ricorda della nota di formulazione del budget di manutenzione per gli anni ‘78-‘80? Documento della Dimp?

RISPOSTA - Diciamo che ogni anno in fase di manutenzione la nostra direzione di Porto Marghera emanava le norme generali a cui attenersi nella formulazione del budget, però il documento era redatto dal capo servizio, da Milano non ricordo di averlo visto.

DOMANDA - Lei concorreva immagino a formare i budget di manutenzione per la parte che la riguardava, cioè per la parte degli impianti PVC?

RISPOSTA - Certamente.

DOMANDA - Le risulta che a partire dal ‘77 siano state introdotte delle limitazioni alla manutenzione per quanto riguarda questi budget, vi erano limitate le spese?

RISPOSTA - Non ricordo questa direttiva, il budget nasceva dai programmi di manutenzione preventiva, nasceva dall’andamento storico dei dati di routinaria, di assistenza operativa, questi tre filoni, per cui non credo di avere avuto, cioè i numeri erano dei numeri e quindi è impossibile che...

DOMANDA - Le faccio un esempio, nei budget di manutenzione c’era a volte un superamento dei budget per quanto riguarda le spese di manutenzione dei reparti CV14, CV6, CV24?

RISPOSTA - Sì, ci sono sempre stati perché tutte le sorprese, il conto veniva presentato sicuramente a dicembre e noi la cosa che dovevamo fare era giustificare il perché siamo andati nel mese di marzo, aprile, era una cosa che dovevamo giustificare il divario tra il previsto e il consuntivato, quindi era una cosa, come si può dire, normale.

DOMANDA - Ho dimenticato di chiederle se lei prima di assumere le sue funzioni e durante il suo lavoro ha fatto dei corsi di addestramento, quindi prima di essere assunto e poi eventualmente durante il suo lavoro?

RISPOSTA - Sotto l’aspetto tecnico feci un corso di strumentazione presso l’Istituto veneto di applicazione e automazione di specializzazione, successivamente all’interno venivano tenuti dei corsi, non solo io, ma diciamo anche gli assistenti, anche i capi squadra, anche i lavoratori, gli addetti alla manutenzione, andavamo alla scuola aziendale suddivisi a gruppi per le tematiche. Ricordo, sulla sicurezza, per esempio, si tenevano dei corsi, l’unica cosa che noi dovevamo fare era una programmazione, diciamo, garantendo, l’esercizio, quindi demandavamo a squadre che potevano essere due per ogni zona.

DOMANDA - Erano corsi che avevano anche riferimenti a problemi della sicurezza, della salute, delle sostanze pericolose?

RISPOSTA - Certo, erano tenuti da un assistente del Pas, non mi ricordo il nome, un veneziano mi pare che fosse, e questi venivano con regolarità inviati alla scuola aziendale. Io ricordo che anch’io sui problemi, anzi, diciamo che prima partivano i quadri ad essere informati, edotti su questa iniziativa, o iniziative, perché ce ne sono state più di una e su varie attività, la stessa cosa è stato, ricordo, con il sistema informatico, quando ci applicammo ad estendere le richieste automatizzate, tutto il personale, fino al primo livello di addetto, fu addestrato su questo.

DOMANDA - Grazie, geometra, ho concluso l’esame, Presidente.

 

Presidente: ci sono ulteriori interventi delle difese? Pubblico Ministero.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Io avrei alcune domande, non so se con i tempi ci siamo, comunque cominciamo. Le volevo chiedere innanzitutto di precisare, lei è rimasto nella manutenzione da aprile ‘74 fino a quando?

RISPOSTA - Alla manutenzione sono stato fino a quando sono andato in pensione nel ‘91.

 

Presidente: al PVC ‘82-‘83, se non sbaglio, però non vorrei sbagliare.

RISPOSTA - No, al PVC del CV, mi venne tolto il CV6, 14 e 16 e mi rimase il CV24 insieme a, che mi venne dato un altro gruppo, il PR16 e 19.

 

DOMANDA - Lei ha fatto riferimento poco fa ad un aumento di personale che aveva avuto, vuol precisare meglio il periodo?

RISPOSTA - Circa, quindi nel ‘75 credo, dopo un anno che entrai in quella mansione, un anno, al massimo un anno e mezzo, no, forse anche due, comunque successivamente, come si può dire, quando sono sorte delle problematiche il caso è stato sollevato dall’esercizio questa richiesta è nata, quindi...

DOMANDA - Volevo chiedere se era in grado di ricordare appunto che periodo perché successivamente nel periodo ‘80-‘81, cito un documento 23 luglio ‘80 di cui abbiamo discusso questo mattina con l’altro teste, con l’ingegner Paolini mi pare, si fa riferimento al 31/12/80 e con riferimento all’81, con perdite di personale da parte di manutenzione, si parla di manutenzione che perde mediamente una quarantina di operai all’anno, anche nell’ultimo periodo sono stati persi degli operai, il sottoturno mi pare che si chiami, aveva dei problemi di personale nel ‘79 rispetto al ‘76 di perdita di 30 persone rispetto a quelle che erano preventivate, quindi un discorso complessivo di diminuzione di personale. Allora per questo le chiedo, lei ha parlato di aumento di alcune persone 2, 3, 4, adesso non ricordo il numero che ha indicato, le chiedo di ambientarlo e le chiedo se anche per lei c’è stata a partire del ‘79, ‘80, non so da quando, una diminuzione di personale?

RISPOSTA - Io una riduzione dell’organico non...

DOMANDA - Non dell’organico, del personale effettivo che lavorava, l’organico è una cosa, chi lavora è un’altra.

RISPOSTA - La domanda che mi fu posta prima era dell’organico della mia officina.

DOMANDA - Io chiedo quante persone concretamente lavoravano.

 

Presidente: va bene.

 

RISPOSTA - Nel gruppo di produzioni allora si riferisce?

 

Presidente: no, guardi, usi la sua terminologia, e cioè a dire il suo organico, il suo organico è diminuito?

RISPOSTA - No, nel modo più assoluto, è aumentato del numero che vi ho detto, potrei sbagliarmi di uno, ma la sostanza è che dopo una, come si può dire, una riunione, un incontro che è stato fatto in direzione la decisione si esplicò e nel mio gruppo di produzione e nel gruppo compound con un incremento di organico nelle zone di manutenzione, si è concluso limitatamente a queste.

 

DOMANDA - Sì, appunto, per questo le volevo chiedere se è in grado di ricordare quando?

RISPOSTA - Nel ‘77 al massimo, penso al massimo ‘77.

DOMANDA - E poi il personale è sempre rimasto in numero uguale fino all’83 o ‘91 addirittura?

RISPOSTA - Diciamo che alla domanda si deve porre un giro perché cambiando organizzazione cambiamo...

DOMANDA - Cioè fino all’83 allora?

RISPOSTA - Esatto, fino all’83 rimase sicuramente così.

DOMANDA - I costi di manutenzione per quanto la riguarda sono rimasti sempre uguali o hanno avuto delle diminuzioni?

RISPOSTA - I costi della manutenzione diciamo che sono rimasti alti proprio per le attività, il metodo di manutenzione che veniva fatto, cioè, per esempio sui rubinetti, era necessario per garantirne l’efficienza dell’intervento che fossero usati ricambi originali, e questo aumentava i costi, cioè pezzi di ricambio che frequentemente venivano sostituiti. Quindi, oltre a quello c’è che ci siamo spostati su materiali che venivano a costare mano a mano che facevamo quelle modifiche, i materiali non erano più acciaio inossidabile per esempio, ma venivano impiegati materiali che costavano 4 volte tanto, quindi certamente c’è stato un incremento dei costi.

DOMANDA - Allora le mostro un documento del ‘76 e uno del ‘79 dove mi pare che venga fuori un dato diverso. Allora, il primo documento che viene esibito, e ne ho consegnato copia anche al Tribunale, datato 26 luglio ‘76 faldone F109 da Dipe manutenzione di Porto Marghera, e se guarda la tabella si tratta di un consuntivo tecnico al 3 maggio ‘76. Ora per quanto riguarda questo consuntivo, l’indicazione anche degli importi, a parte il fatto che si indica per il cloruro di polivinile una percentuale sul totale dei costi del 5,9 e per il CVM più DCE una percentuale del 5,8. Poi se guarda quella ultima colonna indicata con la delta c’è una diminuzione, che le chiedo di spiegarla, meno 214,86, per il cloruro di polivinile, meno 284, 2 per CVM dicloroetano. Le volevo chiedere, visto che riguarda la manutenzione, riguarda dei costi consuntivi, che cosa significano queste diminuzioni, anzi c’è una diminuzione per quasi tutti i reparti eccetto per il solforico, ma anche per il cloruro polivinile sono tra le più consistenti.

RISPOSTA - Qui fa riferimento all’allegato, questi numeri...

DOMANDA - Consuntivo tecnico al 31 maggio ‘76, allegato a quella nota del 26 luglio ‘76 come indicato sopra alla comunicazione interna.

RISPOSTA - Io giustifico questo...

DOMANDA - Per carità, posso sbagliare interpretazione perché sono dati numerici e tecnici, se innanzitutto quella diminuzione indicata meno 214,6 e meno 284,2 fa riferimento a costi che diminuiscono e in relazione a che cosa?

RISPOSTA - Sono gli interventi questi qui vengono ridotti come dati storici, secondo me, mi sono dimenticato di precisare che la sostituzione delle valvole, dei rubinetti e di tutta quella roba inizialmente descritta, era fatta su commesse di investimento rilasciatemi dall’ufficio lavori e quindi da UTL, e che la modifica di quelle macchine non era per niente in conto manutenzione, noi lavorammo per circa un anno solo su commesse rilasciate con autorizzazione dell’ingegner Bigi. E questo dato credo di giustificarlo con questo, perché spendemmo qualcosa come, si parlava di miliardi a quell’epoca, e quindi avendo queste tre commesse, una per il CV24, una per il CV14/16 e una per il CV6, quindi tutti questi ammodernamenti prima descritti sulle macchine e sui rubinetti furono fatti su costi chiamiamoli non prettamente di manutenzione. Non trovo altra spiegazione.

DOMANDA - Appunto, questo volevo dire, se questa interpretazione mia del dato, le chiedo intanto se è corretta, se c’è stata questa diminuzione e si parla sempre di manutenzione qui, una manutenzione che viene diminuita di quelle cifre. E’ così intanto? Poi la giustificazione caso mai la darà dopo, però intanto le chiedo se questa è l’interpretazione corretta.

RISPOSTA - Di questo tabulato?

DOMANDA - Sì, di questa comunicazione interna del luglio ‘76 del tabulato allegato, che poi è il consultivo tecnico, se è questa o no l’interpretazione?

RISPOSTA - Per me diciamo...

DOMANDA - Io non le ho chiesto le giustificazioni, lei giustifica prima che le chieda cosa è successo, io le ho chiesto se è esatta l’interpretazione, perché se mi dice che è un’altra chiudo il discorso, se l’interpretazione è questa allora poi le chiedo che cosa è successo. Se lo sa, per carità.

RISPOSTA - Diciamo che sono passati 26 anni e un documento del genere, fra l’altro non è indirizzato a me, quindi un’interpretazione non avendolo visto non riesco a essere così svelto da riuscire a darle una risposta, cioè diciamo che ho cercato di capire cosa significava quel numero, e le chiedo scusa, ma io vedo questo in una situazione...

DOMANDA - Allora, va beh, questo è un dato, poi eventualmente approfondiremmo con altri testimoni. Allora le consegno un altro documento del faldone F79, le consegno una copia, faldone F79, è un documento del 1979 dove vengono indicati gli obiettivi al 27 marzo ‘79 e in relazione al periodo precedente, budget ‘79, variazione al 20 marzo ‘79, sono indicati i capi reparti, è indicato il costo del materiale, numericamente viene indicato l’ammontare di ore, e per quanto riguarda il CV15, CPV vari e CV23, ci sono sempre anche lì indicati sempre e comunque delle diminuzioni anche consistenti. Ad esempio per il CV15 meno 2.000 ore, poi per il CPV vari meno un totale di 3.650 ore, sono tutti segni negativi, e si scrive a fianco come note: riduzione manutenzione routinaria, etc., riduzione manutenzione routinaria elettrica, rinvio al 1980 di questo, rinvio al 1980 lo stesso di un discorso della linea 22. Anche qui vedo dei segni negativi e ritengo che siano in percentuale. Su questa nota lei ha memoria o è in grado di dare un significato a questi segni tutti negativi?

RISPOSTA - Allora, per la riduzione routinaria non ho difficoltà a dirlo in quanto gli interventi precedentemente descritti quando parliamo che sulle valvole di fondo dovevano intervenire regolarmente prima delle modifiche ogni 4 cariche, quando affermai che andavamo, arrivavamo a 60 cariche, cioè prima di eseguire un intervento, non è altro che, come si può dire, per noi una riduzione dell’assistenza routinaria, era questo che io intendevo affermare con quei numeri di prima.

DOMANDA - Cioè questi numeri sono numeri che indicano diminuzione dei costi per il materiale e per le ore per i reparti indicati, è così?

RISPOSTA - No, diciamo che per le ore certamente, per i materiali credo di no.

DOMANDA - Guardi, lì c’è la colonna che è indicato obiettivi al 27 marzo ‘79, sono tutti segni negativi lo stesso.

 

Avvocato Baccaredda: si sta parlando di obiettivi però, non si sta parlando di dati, e noi non conosciamo questo documento, quindi...

 

DOMANDA - Purtroppo mi dispiace, l’ho visto anch’io questa mattina, non sono stato in grado di vederlo in giorni precedenti, purtroppo questa mattina l’ho visto e l’ho tirato fuori. Obiettivi al 27 marzo ‘79 con variazioni rispetto a questo budget ‘79 al totale delle ore e dei materiali così come sono indicati. Va beh, anche qua non riesco ad ottenere una risposta e quindi vado avanti per il momento, ne parleremo con altri testimoni. Su un lavoro particolare se lei ricorda, e faccio sempre riferimento a faldoni e documenti che ho visto oggi, nel senso sempre un documento di faldone 77, è un sopralluogo 16 del ‘79 che riguarda il magazzino PVC locale mensa. Siccome si fa riferimento, si dice spesso si verifica durante i trasferimenti di sicron sospensione la rottura di flessibile con abbondante spanto di prodotto nel locale, quando ciò accade anche la sala mensa viene ad essere interessata in quanto le polveri a sospensione del prodotto spanto penetrano nel locale deponendosi praticamente dappertutto, compresi vivande e contenitori ivi presenti. Si dice che passano all’interno della sala mensa alcune tubazioni. Nei provvedimenti si dice: poiché non sussistono condizioni per poter provvedere attraverso interventi manutentivi e/o di modifica, possibili risultati soddisfacenti, si chiedono altri interventi da indicare. Le volevo chiedere, per quanto riguarda magazzino PVC e locale mensa, siamo nel ‘79, ottobre ‘79, lei ha presente, ha memoria di interventi, di prove, di verifiche effettuate dal servizio di cui lei all’epoca era coordinatore?

RISPOSTA - No, purtroppo non ricordo questo particolare, questo episodio non lo ricordo.

DOMANDA - Quando ha saputo lei del CVM che era cancerogeno?

RISPOSTA - Quando nel 1974 mi misero in quella posizione.

DOMANDA - E come l’ha saputo?

RISPOSTA - L’ho saputo attraverso il capo gruppo, attraverso il responsabile di manutenzione, attraverso praticamente, era ormai nel 1974 credo che fosse di dominio pubblico, cioè...

DOMANDA - Sì, va bene. Le volevo chiedere un’altra cosa, un’ultima questione in relazione alla manutenzione delle autoclavi di cui ha parlato lei, le volevo chiedere, la manutenzione delle autoclavi da chi era effettuata, dalla manutenzione come suo servizio o dalla manutenzione di reparto e che rapporti c’erano tra le due manutenzioni?

RISPOSTA - Diciamo che la manutenzione preventiva delle autoclavi non è mai stata eseguita dalla manutenzione di reparto, ma sempre dalle officine centrali. L’officina di manutenzione in questo caso, per le preventive, non veniva mai interessata.

DOMANDA - Quindi in pratica la sua manutenzione sull’autoclave che cosa faceva, sul CV24 in particolare?

RISPOSTA - Faceva interventi di ordinaria manutenzione ma non di manutenzione preventiva.

DOMANDA - Sì, certo, ho capito, volevo chiedere se è in grado di precisare di che tipo di intervento si trattava?

RISPOSTA - Era in grado di cambiare qualsiasi motore, era in grado di cambiare qualsiasi rubinetto, valvola, ma operazioni complesse non ritenevamo che fosse corretto eseguirle.

DOMANDA - E chi le faceva le operazioni complesse?

RISPOSTA - Le inoltravo all’officina centrale.

DOMANDA - E la piccola manutenzione di reparto che cosa faceva rispetto a voi?

RISPOSTA - La piccola manutenzione di reparto si limitava... lei intende di reparto di esercizio?

DOMANDA - Sì, ad esempio il CV24 dicevo, di cui lei ha avuto...

RISPOSTA - Al CV24 facevano piccolissimi interventi e in particolar modo erano quelli che facevano i sezionamenti per metterci in condizioni, a noi di manutenzione, di intervenire.

DOMANDA - Perché i lavori a cui accennava lei poco fa, da un documento del faldone F80, che è 28 gennaio ‘82, così viene scritto che venivano effettuati dalla piccola manutenzione di reparto e indicano tra questi lavori, in particolare sostituzioni di candele, filtro, pulizia tettini, pulizia valvole, montaggio di montaggio VS generiche, e talvolta anche su autoclavi, sostituzione guarnizione e rubinetti valvole, sostituzione soffietti su setacci, poi si ritiene di effettuare lo smontaggio delle valvole di fondo delle autoclavi, poi si dice che vengono effettuati i lavori che nel passato erano affidati alle imprese, pulizia filtri, pulizia interne delle autoclavi, qua siamo in epoca che ancora la riguarda, 28 gennaio ‘82. Allora c’era questo intervento di che genere? Allora non ho ancora capito cosa faceva manutenzione, se questo sul CV24 lo faceva la piccola manutenzione di reparto?

RISPOSTA - Eseguiva il sezionamento di tutte le macchine anche dell’officina centrale che dovevano intervenire, cioè erano le persone che mettevano la manutenzione in condizione di intervenire.

DOMANDA - Cioè? Aprivano la macchina?

RISPOSTA - No, sezionavano le tubazioni affinché nello smontaggio della macchina fossimo in condizioni di farlo.

 

AVVOCATO SCATTURIN

 

DOMANDA - Lei prima ha parlato di queste isole di manutenzione, vuole spiegare un po’ meglio a che cosa corrispondono nella realtà di fabbrica queste isole di manutenzione?

RISPOSTA - L’isola di manutenzione è stata una delle ultime organizzazioni, è l’organizzazione ultima che è stata, non lo so se sia ancora in vigore, ma che comunque ha modificato il sistema, la suddivisione di interventi, e mettendo anche, avendo il criterio di avere delle officine meglio attrezzate per poter intervenire direttamente per fare operare anche su macchine più consistenti. Cioè mentre un’officina di zona era limitata nei mezzi e nelle attrezzature per questioni di dimensionamento, quando furono istituite le officine di isola abbiamo avuto la possibilità di avere un tornio, di avere dei mezzi a cui il meccanico è familiare, e quindi avere maggiore decentramento che prima era impossibile ad avere, e pertanto fare determinati interventi normali.

DOMANDA - Cioè questo da quale anno, da quale epoca?

RISPOSTA - Mi sbaglierò come sempre, ma circa, come sempre intendendo con la precisione di un anno, intorno al 1982.

DOMANDA - Perciò lei quando parla di isole di manutenzione si riferisce a tutto...

RISPOSTA - A quella data dopo.

DOMANDA - No, al commesso della fabbrica, cioè tutti i luoghi della fabbrica?

RISPOSTA - Io le sto parlando della mia, dico io in che condizioni mi sono trovato dopo di questa organizzazione. Ne consegue che anche gli altri avevano questa maggiore autonomia, questi mezzi.

DOMANDA - Quando lei parla di manutenzione al singolare e parla di sistema di manutenzione in realtà si riferisce a queste riparazioni per guasti volta per volta su richieste di esercizio oppure lei si riferisce ad un programma manutentivo di controllo continuativo degli impianti? Spero di essere stato chiaro.

RISPOSTA - Sì, è stato chiaro, però bisogna precisare che su determinate macchine noi non riuscivamo ad intervenire perché il peso di un rotore, il peso di un qualcosa, se non avevamo un carroponte, se non avevamo un tornio, se non avevamo delle attrezzature era impossibile farlo prima, bisognava per forza fare riferimento a delle officine centrali. Nel momento in cui ci vengono dati i mezzi noi abbiamo potuto affrontare in modo diverso anche interventi che facevamo prima, prima interveniva su queste cose, doveva per forza intervenire l’officina centrale e quindi è stato un decentramento.

DOMANDA - Io vorrei richiamare però la sua attenzione al fatto che quando lei ha parlato di controllo manutentivo lei si è riferito soltanto ad un certo numero di controlli che qui richiamo perché lei ne ha appena parlato un momento fa, cioè controllo dei ventilatori, controllo dei compressori, controllo delle centrifughe e controllo degli atomizzatori del CV6; cioè lei ha dichiarato che questo controllo continuativo e preventivo vigeva o è stato deciso soltanto per questo tipo di strumenti che esistevano nella fabbrica, lei conferma questo?

RISPOSTA - Credo di essermi spiegato male. Quando descrissi queste azioni è un ufficio di ingegneria che teneva sotto controllo queste macchine, non eravamo noi in isola o in zona che facevamo queste, ma un servizio di ingegneria centralizzato che aveva lavoratori, personale autonomo che svolgeva queste attività. Io in qualità di coordinatore, stavo parlando in quella veste, chiedevo che mi mettessero sotto controllo quelle determinate macchine, ma avvalendomi dell’ingegneria, non espletandola con personale mio.

 

AVVOCATO SANTAMARIA

 

DOMANDA - Vorrei riallacciarmi alla domanda che ha fatto il Pubblico Ministero, mettiamo un attimo fra parentesi quello che lei ha detto circa la possibilità che certi costi fossero spesati come investimento piuttosto che come manutenzione, partiamo dall’ipotesi che quei dati rispecchino la realtà, cioè che in quell’anno ci sia stato un incremento dei costi per manutenzione. A suo avviso il costo è un criterio davvero obiettivo per valutare la bontà o meno della manutenzione, il costo da solo annuale, se c’è un decremento significa che c’è una diminuzione della qualità della manutenzione necessariamente?

RISPOSTA - Certamente, mi sembra di aver spiegato prima con dei numeri dove vivere a contatto con l’impianto dopo aver fatto dei radicali cambiamenti, stravolgimenti vorrei anche chiamarli, è chiaro che si possono trovare delle sorprese, cioè per noi non avevamo, cioè, a me, e credo anche a tutta la mia officina, i miei collaboratori, l’obiettivo era di raggiungere degli obiettivi indipendentemente da quello che valeva sul costo. Cioè quando esisteva un problema lo scopo era quello di ridurlo, cioè di eliminarlo nel più breve tempo possibile.

DOMANDA - Lei prima ha fatto un’esemplificazione relativa agli ingressi in autoclave per manutenzione e ha fatto uno scaglionamento della periodicità progressivamente dilatata nel tempo, della necessità della manutenzione interna alle autoclavi. Questo però significa anche riduzione dei costi, di quel costo per la manutenzione o no?

RISPOSTA - Sì, certamente. Cioè per noi è normalissimo questo.

 

AVVOCATO BACCAREDDA

 

DOMANDA - Un’ultima domanda, geometra. Io vorrei invece seguire quell’altra cosa che lei ha detto prima, cioè gli interventi di manutenzione straordinaria che lei ha descritto e che sono rubricati, ci ha detto, e ci risultano nelle commesse come nuovi lavori, ad esempio lei ha riferito la sostituzione delle valvole con valvole che valevano 4 volte quelle, hanno inciso sui costi di manutenzione? Le risulta che possano avere inciso sui costi di manutenzione? Cioè, voglio dire, questi interventi che lei ha descritto che ci risultano come commesse nuovi interventi e che lei ha detto che venivano contabilizzati come nuovi interventi hanno inciso sui costi di manutenzione diminuendoli?

RISPOSTA - Diremo che in certi aspetti sì e in altri no. Mi spiego meglio, dove abbiamo eliminato i problemi non si sono mica più presentati, però ne abbiamo affinati degli altri. Quando io intendo dire che non si può ricostruire un pezzo di ricambio di un rubinetto significa che bisogna attingere al fornitore e che quindi costa certamente di più. Quindi se da una parte riduciamo gli interventi, dall’altra quando li andiamo a fare sosteniamo dei costi maggiori perché dobbiamo cambiare dei ricambi. Non so se si sono spiegato, per me...

 

Presidente: sì, ma la domanda era questa: in quale capitolo di spesa venivano indicati questi costi, questi costi cioè di interventi che lei ha detto in un certo... ma mi pare che li abbia definiti così: radicali e stravolgenti.

RISPOSTA - Sì.

 

Presidente: questi costi erano in capitoli di spesa nelle commesse oppure nei costi di manutenzione?

RISPOSTA - Le ho detto che abbiamo agito nel risanamento dei tre impianti su commesse di investimento addirittura rilasciatemi dall’ufficio lavori.

 

Pubblico Ministero: però ci sarebbero delle domande, mi sembra che faccia un po’ di confusione...

 

Presidente: questo è un punto da chiarire indubbiamente, Pubblico Ministero, però i temi del problema sono questi, i temi del problema sono, come ha indicato il teste, primo: gli interventi di carattere più radicale se siano stati conteggiati nelle cosiddette commesse o non invece piuttosto nei costi di manutenzione, perché la conseguenza che lui ne ha tratto, e le ha dato la giustificazione, le ha detto: questa è una giustificazione ma non è una lettura del dato, era proprio questo, e cioè a dire: i costi di manutenzione sono diminuiti perché gli interventi più rilevanti sono stati conteggiati nelle commesse, di conseguenza i costi di manutenzione sono diminuiti. Questa fu la giustificazione che diede, e lei disse ma questa è una giustificazione, io ho due dati da cui risulta che vi è una riduzione dei costi, ed allora questo è un dato da approfondire per vedere se la giustificazione data è vera o non è vera, d’accordo? L’altro, mi pare di aver capito ora, l’altra risposta che ha dato è stata questa: i costi di manutenzione sono altresì diminuiti perché le ore di intervento in particolare, non tanto i materiali che anzi erano più costosi, ma le ore di intervento sono diminuite in conseguenza, per l’appunto, degli interventi che sono stati fatti. Anche questo, voglio dire, dà una giustificazione che lui dà rispetto alla giustificazione dei costi che va verificato, comunque questa è una risposta e rispetto a questi, voglio dire, a queste risposte bisognerà verificare se sono vere o se sono false.

 

Pubblico Ministero: io sulla seconda parte non ho niente da aggiungere, volevo solo chiedere al teste se lui sa questi costi dove vengono caricati.

 

Presidente: è proprio per questo, Pubblico Ministero, che io credo che debbano essere approfondite queste risposte, perché non credo che a lui possa essere posta una domanda, però, voglio dire, se lei è in grado di rispondere, ma non credo, proprio perché per le funzioni che svolge non credo che sia in grado di dare una risposta di questo genere. Ed allora eventualmente questa domanda noi la porremmo, siccome si tratta di contabilità, di budget a preventivo o di conti in consuntivo, adesso non ho ben capito neppure io leggendo qui questi dati velocemente, li faremo a chi è in grado di dare queste risposte, ed eventualmente nel caso in cui non vi sia un teste portato dalla difesa il Tribunale si riserva di sentire la persona che è in grado di dare queste risposte. Ci paiano dei punti fondamentali.

 

Pubblico Ministero: siccome agli atti del Tribunale risulti già un dato completamente diverso, allora l’unica domanda è se sa o se non sa, se non sa ne prendiamo atto ed è chiuso il discorso.

 

Presidente: non lo sa, ha già detto che non lo sa.

 

RISPOSTA - Io non so dare la risposta di questo che vediamo, per esempio la domanda di questo obiettivo, io, diciamo, che passato il tempo che è passato non me li ricordo ora come ora, non riesco a...

 

Presidente: ci deve essere uno in grado, che sia in grado di leggere questi documenti. Va bene, d’accordo, al giorno 7 per la prosecuzione, arrivederci.

 

RINVIO AL 07 GIUGNO 2000

 

IVDI -  Sede operativa: Casale sul Sile

processi on line - processo Petrolchimico Marghera -  vai alla home page