UDIENZA DEL 25 MARZO 1998

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Manduzio Giudice a latere

Dr. Liguori Giudice a latere

 

PROC.  A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

Presidente: faccio un appello, mi pare che oramai lo faccio piu` sugli Avvocati l'appello, che non sulle parti, anche che siano gli imputati o le parti civili

 

IL PRESIDENTE PROCEDE ALL'APPELLO

 

Presidente: poi parti civili: Avvocato Marin sostituita dall'Avvocato Pozzan. Avvocato Salzer sostituita dall'Avvocato Farinea. Avvocato Farinea presente. Avvocato Borasi sostituito dall'Avvocato Boscolo Rizzo. Avvocato Ceola sostituito dall'Avvocato Boscolo Rizzo. Avvocato Zabeo sostituito dall'Avvocato Boscolo Rizzo. Avvocato Pozzan presente. Avvocato Azzarini presente. Avvocato Mander sostituito dall'Avvocato Ceccato. Avvocato Ceccato presente. Avvocato Marco Vianello presente. Avvocato Ronconi presente. Avvocato Bonaccorso sostituito dall'Avvocato Burlinetto. Avvocato Burlinetto presente. Avvocato Furlanetto sostituito dall'Avvocato Ceccato. Avvocato Manderino presente. Avvocato Dall'Asen sostituito dall'Avvocato Manderino. Avvocato Boscolo Rizzo presente. Avvocato Stivanello presente, anche per l'Avvocato Veronesi per Italia Nostra. Avvocato Ceruti presente. Avvocato Alborghetti presente. Avvocato Duse presente. Avvocato Battain sostituito dall'Avvocato Duse. Avvocato Zaffalon presente. Avvocato Scatturin presente. Avvocato Battello sostituito dall'Avvocato Scatturin. Avvocato Chinaglia sostituito dall'Avvocato Farinea. Avvocato Vassallo presente. Avvocato Schiesaro per l'Avvocatura presente. Avvocato Artusa per Inail presente. Avvocato Zampieri e Garbin presenti. Avvocato Partesotti presente. Avvocato Ghezzo presente. Avvocato Angelillis presente. Avvocato Santin presente. Avvocato Volpe sostituito dall'Avvocato Ghezzo. Avvocato Sforzi sostituito dall'Avvocato Manderino. Avvocato Picotti sostituito dall'Avvocato Manderino. Avvocato Pozzan per WWF presente. Avvocato Zaffalon ancora per C.I.S.L. Avvocato Bottacin sostituito dall'Avvocato Vianello. Avvocato Borasi per Lega Ambiente presente. Avvocato Garbin presente. Avvocato Zabeo per Italia Nostra e per i Comuni di Campagna Lupia e Mira..

 

Avvocato Boscolo Rizzo: Presidente, lo sostituisco io per i Comuni di Campagna Lupia e Mira

 

Avvocato Stivanello: invece l'Avvocato Veronesi, che e` di Italia Nostra, e` oggi sostituito da me, Stivanello

 

Avvocato Boscolo Rizzo: era sostituto processuale per Italia Nostra l'Avvocato Zabeo

 

Presidente: Avvocato Zambellini di Bologna per Giglio Alberto..

 

Avvocato Manderino: no no, e` Gamberini, lo sostituisco io, Manderino

 

Presidente: Gamberini quindi. Avvocato Azzarini per Leonardi Giannino e per i prossimi congiunti.. va beh, abbiamo gia` visto. Avvocato Veronesi ancora per Italia Nostra e abbiamo mi pare completato. Ne ho omesso qualcheduno?.. No. Va bene. Allora proseguiamo negli interventi delle parti civili

 

AVVOCATO FARINEA

 

Avvocato Farinea: Presidente, mi viene chiesto di fare un brevissimo intervento iniziale su una questione specifica, e dopo di che seguiranno interventi sulle questioni generali, fatti dai miei colleghi secondo l'ordine che si sono poi fissati. Mi viene chiesto di fare un intervento che riguarda la domanda di esclusione che viene rivolta nei confronti dei prossimi congiunti di Gabriele Bortolozzo, intervento che io avevo gia` pronunciato la scorsa volta. Gabriele Bortolozzo e` l'operaio che ha presentato l'esposto alla Magistratura da cui parte, ha preso il via questo procedimento,e` un po' l'uomo simbolo di questo processo. E` stata rivolta nei confronti dei figli di Gabriele Bortolozzo una domanda di esclusione per la seguente ragione: non vi sarebbe prova documentale agli atti che Gianluca e Beatrice Bortolozzo sono i figli di Gabriele Bortolozzo

 

UNA PERSONA DEL PUBBLICO RIDE

 

Avvocato Farinea: allora io non mi posso che richiamare alle considerazioni svolte dall'Avvocato Battain nel bellissimo intervento che ha fatto alla scorsa udienza, ed e` proprio vero quindi che in questo processo non si vuole la presenza di nessuna delle parti civili, non si vuole la presenza degli operai che portano in se' ancora la malattia e le patologie contratte, non si vuole la presenza dei prossimi congiunti, delle persone decedute, e tantomeno si vuole la presenza dei figli dell'operaio che ha presentato l'esposto alla Magistratura. E l'eccezione in se' singolare rappresenta certamente una ulteriore nota stonata in questo processo; erano gia` state svolte delle eccezioni nella fase dell'udienza preliminare, era gia` stata richiesta l'esclusione dei prossimi congiunti Gabriele Bortolozzo per ragioni anche qui singolari: nella memoria del difensore di uno degli imputati si sostiene che, beh, i prossimi congiunti di Gabriele Bortolozzo vanno esclusi perche' la patologia contratta non sarebbe riconducibile agli anni in cui lavoro` al reparto CV6 del Petrolchimico di Marghera esposto al cloruro di vinile, ma ad un incidente di un infortunio di caccia nel quale aveva riportato ferite da arma da fuoco, pallini da caccia. Da qui la patologia, la sindrome di Renaud, la patologia che lui ha contratto. La questione e` stata superata nella fase della indagine preliminare. Allora, non essendoci questioni di tipo formale sulla costituzione di parte civile, l'eccezione che viene mossa e` quella della prova documentale del grado di parentela di Gianluca e Gabriele Bortolozzo con il padre. Allora, la questione e` in se' infondata dal punto di vista generale, di un'impostazione generale della questione, e questo poi verra` approfondito dai miei colleghi che si occupano delle trattazioni generali; anticipo solo che la legitimatio ad causam riguarda una prospettazione, la configurabilita` giuridica della richiesta risarcitoria, l'approfondimento ovviamente sulla fondatezza della richiesta riguarda una fase ulteriore del procedimento e riguarda l'istruttoria dibattimentale, quindi ben si poteva in un momento successivo dare prova della legitimatio ad causam e ben si potra` poi eventualmente confutare in quella fase l'esistenza della legittimazione ad agire da parte dei figli di Gabriele Bortolozzo. Ma il fatto singolare, e in questo non posso che muovere una censura, e` che in realta` questi documenti sono stati prodotti da questa difesa in sede di udienza preliminare, sono contenuti nel fascicolo del dibattimento ai sensi dell'Art. 431 del Codice di Procedura Penale e sono presenti, quindi, e io chiedo che venga fatta la verifica di questa documentazione, perche' nel fascicolo del dibattimento e` contenuto il certificato storico di stato famiglia che io produrro` in copia, copia che avevo mantenuto nel fascicolo, oggi stesso, il certificato storico di stato famiglia nonche` certificato di morte di Gabriele Bortolozzo, che come sappiamo e` poi deceduto successivamente a seguito di un incidente stradale. E produco anche, ed anche qui la cosa e` singolare, perche' sarebbe stato sufficiente andare a leggere i verbali dell'udienza preliminare, copia del verbale stenotipico dell'udienza del 10 giugno 1997, dove nell'intervento nel quale io mi costituisco parte civile per gli eredi di Bortolozzo Gabriele, vale a dire Bortolozzo Gianluca e Bortolozzo Beatrice, figlio e figlia, oltreche` per altre parti civili, "produco i certificati - e questo e` a verbale - storici di stato famiglia e per quanto riguarda gli eredi di Bortolozzo Gabriele anche il certificato di morte di Bortolozzo Gabriele". Sarebbe quindi stato sufficiente e doveroso, a mio avviso, andare a verificare questo verbale per evitare di fare una inutile eccezione. Produco

 

AVVOCATO POZZAN

 

Avvocato Pozzan: faccio un intervento di carattere generale per tutti e poi in particolare per i miei. Presidente e signori del Collegio, io ho avuto il compito di introdurre le repliche delle parti civili private su una delle eccezioni piu` comuni ai difensori degli imputati, difensori degli imputati che hanno chiesto quasi tutti l'esclusione delle parti civili relative a parti offese che sono decedute o che abbiano cessato di lavorare in impianti dove si lavorava il cloruro di vinile, monomero polimero o dicloretano, prima che ciascun imputato avesse assunto le funzioni di dirigente delle aziende che hanno gestito questi impianti. Questa eccezione e` stata sollevata dai difensori degli imputati Enichem, ma e` stata anche ripresa dai difensori degli imputati Montedison ed anche Montefibre. La questione, come e` noto, e` stata gia` sollevata innanzi al G.I.P., che, dando ragione alle parti civili, ha rigettato queste eccezioni. Dovro` pertanto necessariamente annoiare i colleghi che erano presenti all'udienza preliminare, perche' in parte dovro` ripetere questioni che ho gia` detto, spero di non annoiare il Collegio ripetendo delle questioni che penso essere note ed anche direi abbastanza elementari.

La replica, signori del Collegio, non puo` non muovere da una premessa di carattere generale in ordine a quelli che sono i limiti e i poteri del Giudice del dibattimento in sede di ammissione o esclusione delle parti civili ai sensi degli Artt. 80 e 81 del Codice di Procedura Penale. Il problema, e` noto, e` dato da circostanza che mentre gli Artt. 80 e 81, e 491,del Codice di Procedura Penale, stabiliscono i termini entro i quali la questione di esclusione deve essere sollevata, non indicano invece i motivi che possono essere assunti alla base della decisione di esclusione o di ammissione delle parti civili. La questione e` nota al Collegio, ma la devo riprendere brevemente perche' appare necessaria per una giusta impostazione delle eccezioni e delle richieste di esclusione dei difensori degli imputati. La risposta, naturalmente, proprio per l'assenza di una norma che indichi con chiarezza quelli che sono i motivi di esclusione o di ammissione delle parti civili, non puo` che trarsi dal nostro sistema e in particolare dai principi del nostro ordinamento, che sono i principi di non contraddittorieta` e di economia processuale.

Prendo le mosse da una osservazione di carattere generale secondo cui vi sono momenti diversi nel corso della fase del dibattimento nei quali viene esaminata la posizione della parte civile. Vi e` innanzitutto la possibilita` di escludere la parte civile nella fase che precede l'apertura del dibattimento e cio` avviene con ordinanza, gli Artt. 80 e 81 del Codice di Procedura Penale; vi e`, in secondo luogo, la possibilita` al termine del dibattimento di pronunciarsi sulla costituzione di parte civile, e qui la deliberazione assumera` la forma della a sentenza, che sara` una sentenza di rigetto della domanda risarcitoria ovvero di condanna dell'imputato o del responsabile civile al risarcimento a favore della parte civile che si e` costituita.

Questa disciplina, che e` del Codice di Procedura Penale vigente, e` sicuramente innovativa rispetto alla precedente disciplina che consentiva all'Art. 99 del Codice di Procedura Penale previgente l'estromissione della parte civile con ordinanza resa in qualsiasi stato del procedimento di primo grado. La struttura che risulta del procedimento attuale vigente e` all'evidenza volta a graduare i termini dell'indagine, l'oggetto e il potere del Giudice, quindi anche la stessa necessita` diciamo di approfondimento o di valutazione da parte del Giudice. Cio` perche' sarebbe illogico, oltre che contraddittorio,che il Giudice del dibattimento potesse nella fase che precede l'apertura del dibattimento valutare compiutamente la domanda di costituzione di parte civile,sia perche' non e` in grado, posto che ha a disposizione soltanto il capo di imputazione, sia perche' la domanda stessa potrebbe comunque essere riproposta davanti al Giudice civile ai sensi dell'Art. 88 del Codice di Procedura Penale. Ci sarebbe cioe`,in definitiva, un inutile moltiplicarsi di giudizi,addirittura contraddittori tra loro, l'esclusione da parte del Giudice del dibattimento penale e poi un accoglimento da parte del Giudice civile in sede civile. Inoltre aggiungo, signori del Collegio, che se questa indagine fosse compiuta, cioe` l'indagine del Giudice del dibattimento in sede di esclusione, dovrebbe essere necessariamente suscettibile di impugnazione e non gia`, come prevede appunto l'Art. 88, la possibilita` di successiva riproposizione davanti al Giudice civile. Quindi la necessita` di graduare le indagini deriva necessariamente dalla struttura del processo penale che e` diversa da quello precedente. Accertato, quindi, che l'indagine in sede di esclusione della parte civile non puo` avere la compiutezza dell'indagine che segue la fase dell'istruttoria dibattimentale, cioe` la sentenza, si pone il problema a quali elementi si debba riferire tale indagine, e cioe` se questa diversita` di indagine sia l'azione materia oppure sia una indagine di tipo diversa, qualitativamente e quantitativamente. Il particolare, e qui la dottrina si divide su questo punto, si discute se l'indagine del Giudice del dibattimento in sede di esclusione della parte civile possa estendersi a tutte le questioni che diremo con un termine atecnico ed omnicomprensivo che sono formali, quali i presupposti processuali dell'azione civile (competenza, capacita` delle parti, assenza di.. o compromesso), le condizioni di azione (legittimazione ad agire ed interesse ad agire) o i requisiti di ammissibilita` previsti dalle norme processuali penali e in particolare dall'Art. 78 di procedura penale. Oppure se questa indagine, incompiuta e sicuramente appunto incompiuta possa valutare anche il merito, pur con un giudizio di tipo sommario, con una valutazione ictu oculi, come alcuni hanno detto, che appunto pero` consente, pure nella sua sommarieta`, di accertare l'esistenza del diritto del risarcimento o meno.

Bene, su questa questione il G.I.P. e` stato molto chiaro e ha risolto la questione dicendo: "ammettere l'esclusione della parte civile quando l'infondatezza appaia ictu oculi corrisponde ad un criterio empirico e non giuridico giacche` dal vero non puo` seriamente porsi una precisa delimitazione tra manifesta infondatezza e mera infondatezza, specialmente quando l'esclusione va pronunciata in limine litis senza avvalersi delle risultanze dibattimentali". Mi permetterei di aggiungere a questa considerazione, che mi pare assorbente e convincente, una ulteriore argomentazione che si trae dall'esame degli effetti che la decisione di esclusione puo` avere sulla pretesa risarcitoria. A tale proposito, direi, va rilevato che mentre la deliberazione preliminare di esclusione della parte civile ai sensi dell'Art. 88 non pregiudicano mai rispettivamente sia la successiva sentenza del Giudice penale sul diritto al risarcimento,che potra`, una volta ammessa, rigettare la domanda di risarcimento, sia l'esercizio in sede civile della domanda risarcitoria laddove sia stata esclusa invece, diversamente la deliberazione del Giudice del dibattimento al termine del dibattimento costituisce una pronuncia vincolante per il giudizio civile, quanto all'accertamento della sussistenza o meno del fatto e la sua commissione o meno da parte dell'imputato. Sul punto sono chiarissimi gli Artt. 651 e 652 del Codice di Procedura Penale. In altri termini: mentre il Giudice del dibattimento nella fase preliminare in sede di esclusione delle parti civili non avra` mai effetti di giudicato, tali effetti sono invece riconosciuti alla pronuncia del Giudice del dibattimento al termine del dibattimento, cioe` in sede di sentenza.

Orbene, nel nostro ordinamento processualistico le uniche decisioni del Giudice civile, sulla domanda civile, che non hanno efficacia di giudicato, e cioe` che non vincolano il Giudice civile in un successivo esame della stessa domanda, sono due di due tipi: le condizioni che concernono le cosiddette, con termine processualistico, condizioni di trattabilita` della causa del merito, e cioe` condizioni dell'azione, presupposti dell'azione, etc., e le cosiddette azioni.. le azioni sommarie, cioe` quelle azioni nelle quali la cognizione del Giudice avviene svolta senza l'approfondimento necessario, approfondimento che avverra` in una seconda fase: sono queste le ipotesi del decreto ingiuntivo, le ipotesi dell'ordinanza di rilascio in sede di licenza per finita locazione, sono le ipotesi dell'Art. 670 in materia di sequestro, in materia di possessorio, in materia di Art. 700, tutte cioe` delle ipotesi in cui la cognizione sommaria avviene in un primo momento e poi vi sara` una seconda fase di convalida nella quale poi si vedra` se questa cognizione sommaria poi debba essere confermata o meno.

Va pero` affermato, a questo proposito, che in base al principio della piena cognizione del Giudice civile i casi di cognizione sommaria sono quelli previsti esclusivamente dalla legge, su questo la dottrina e la giurisprudenza sono chiarissime, e mi pare che tale previsione espressa, cioe` di autorizzazione al Giudice di fare una cognizione sommaria, non vi sia nell'Art. 80 e nell'Art. 81 del Codice di Procedura Penale, perche' qui non si dice addirittura quali sono i motivi di esclusione. E allora la tesi che la pronuncia di esclusione possa essere una pronuncia sommaria che guardi il fumus, che guardi comunque, pur con un giudizio sommario, la fondatezza della domanda, mi pare che possa essere esclusa, per il principio appunto della tassativita` dell'ipotesi di cognizione sommaria. Non rimane pertanto che ritenere che la pronuncia del Giudice ex Art. 80 e 81 del Codice di Procedura Penale debba attenersi solo alle cosiddette questioni, diciamo con termine tecnico, ripetiamo con termine tecnico, cosiddette formali che appunto sono quelle che non possono vincolare con forza di giudicato un eventuale giudizio civile. In altri termini, signori del Tribunale, la coerenza del sistema impone che la pronuncia in sede di esclusione della parte civile, proprio perche' e` una pronuncia in ordine a una domanda civile, che non potra` mai avere forza di giudicato in un altro giudizio civile, non puo` che concernere quelle questioni che anche nel processo civile non impediscono la proposizione della domanda in un altro giudizio.

Pertanto, la pronuncia di esclusione delle parti civili non potra` che riguardare le questioni relative ai presupposti processuali, le condizioni di azione, cioe` interesse ad agire, legittimazione ad agire, cioe` legitimatio ad causam, e cioe` tutte le altre questioni diciamo che riguardano le cosiddette condizioni di trattabilita` della causa nel merito, cioe` per le questioni che devono essere valutate prima di valutare la fondatezza e cioe` l'esistenza del diritto risarcitorio sotto il profilo della sussistenza di una azione o omissione, di un nesso di causalita` e di un evento. Inoltre naturalmente quelle questioni specifiche relative alla proposizione della domanda civile in sede penale che sono previste dall'Art. 78 del Codice di Procedura Penale a pena di inammissibilita`. Diversamente solo la pronuncia del Giudice del dibattimento, al termine del dibattimento, cioe` con la sentenza, costituendo almeno potenzialmente una pronuncia che puo` essere vincolante per il Giudice civile che si pronunci sulla stessa domanda,potra` riguardare la questione relativa alla fondatezza della domanda. E che questa conclusione sia corretta mi pare che emerga anche dalla stessa impostazione delle domande di esclusione delle parti civili. Gli stessi difensori degli imputati hanno cercato di ricostruire la loro domanda di esclusione con un difetto di legittimazione attiva in capo agli attori per la costituzione di parte civile; in particolare i difensori degli imputati hanno eccepito che dalla stessa ipotesi astratta contestata dal Pubblico Ministero e contenuta nel capo di imputazione emergerebbe che le parti civili non sarebbero titolari del diritto al risarcimento del danno nei confronti di quei difensori che abbiano assunto le funzioni dopo la morte della parte offesa oppure dopo che la parte offesa abbia cessato di lavorare. Tale tesi muove da un sunto e cioe` che il Pubblico Ministero avrebbe contestato la condotta omissiva agli imputati dirigenti o amministratori di Enichem o Enichimica limitandola ai cosiddetti periodi di competenza, cioe` ai periodi nei quali gli imputati medesimi sarebbero stati amministratori della holding Enichem o Enichimica. Beh, questa argomentazione prende spunto da un presupposto di fatto del tutto errato e piu` precisamente, signori del Tribunale, da una lettura parziale del capo di imputazione. Le difese degli imputati dei dirigenti Enichem si sono limitate, per suffragare la loro tesi, a riportare le ultime 8 righe del capo di imputazione da cui emerge testualmente quanto segue, si dice: "piu` in particolare e in aggiunta per i periodi rispettivi di competenza i dirigenti amministratori delle holding Enichem, Enichimica e delle sue varie societa` figlie di cui all'allegato A, pur in presenza di sempre maggiori conoscenze tecniche e scientifiche, continuavano ad omettere ed adottare nell'esercizio delle imprese misure necessarie per la tutela dei lavoratori", etc. Beh, intanto iniziamo col dire che questo dato testuale riguarda soltanto i dirigenti di Enichem ed Enichimica, non riguarda i dirigenti di Montedison e di Montefibre. Ogni eccezione sul punto, quindi, da parte dei dirigenti Montedison e Montefibre e` infondata alla radice, proprio perche' qui non vi e` neppure il riferimento testuale ai periodi di competenza. Ma altrettanto dovra` dirsi con riferimento agli imputati Enichem; bastera` infatti leggere integralmente il capo di imputazione per rendersi conto che le omissioni contestate nelle ultime 8 righe del capo di imputazione sono contestate ai dirigenti Enichem ed Enichimica espressamente in aggiunta alle altre omissioni che vengono contestate a tutti gli imputati Enichem, Enichimica, Montefibre e Montedison. Nella prima parte del capo di imputazione, che i difensori degli imputati si sono ben guardati dal leggere, vi sono ben 16 omissioni ulteriori rispetto a questa ultima che e` contestata solo ad Enichem ed Enichimica, con riferimento alle quali non vi e` alcuna delimitazione al periodo di competenza. Leggo dal capo di imputazione, tanto per fare un esempio: "veniva messo qualsiasi intervento di blocco degli impianti", "veniva omesso e segnalato richiesta d'intervento globale di risanamento degli impianti da un lato e misure che garantiscono per il futuro il monitoraggio continuo dell'ambiente degli operai", "avevano inserito nei programmi e nei budget annuali o poliennali l'investimento di manutenzione.. e di spesa relativa del tutto insufficienti", "non avevano curato che i lavoratori usassero tutti i mezzi necessari di protezione individuale", "non avevano disposto lo spostamento degli ambienti a rischio degli operai", "avevano organizzato e mantenuto in infermeria una struttura sanitaria e un servizio medico sanitario del tutto insufficienti rispetto a una necessita` di prevenzione e di controllo della situazione sanitaria", "non avevano fornito informazioni dettagliate tempestive ai propri dipendenti di Porto Marghera e ai dipendenti delle ditte che lavoravano appalto in ordine alla nocivita` e pericolosita` del CVM e PVC", "non avevano munito di cappe di aspirazione idonee i luoghi in cui venivano effettuate le operazioni", "non avevano tempestivamente installato gascromatografi", "hanno continuato ad utilizzare gascromatografi e reti di rilevamento del tutto idonee a garantire tempestive rilevazione delle fughe". Cioe` tutte queste sono omissioni che sono contestate a tutti, anche ai dirigenti Enichem, e per queste non vi e` alcuna limitazione del periodo di competenza. E che il P.M. abbia inteso contestare queste omissioni in aggiunta e non in sostituzione delle altre, cioe` le omissioni di cui alle ultime 8 righe del capo di imputazione, in aggiunta e non in sostituzione alle altre 16, emerge non solo il dato testuale appunto che abbiamo riferito, cioe` in aggiunta a quel particolare, in aggiunta, ma anche da una considerazione di tipo logico: gli imputati Enichem, oltre a rendersi responsabili di queste 16 omissioni, sono nella prospettazione dell'accusa considerati, secondo questa prospettazione, maggiormente responsabili degli altri proprio perche', come precisato testualmente nell'ultimo passo del capo di imputazione, "pur in presenza di maggiori conoscenze mediche e scientifiche continuavano ad omettere la predisposizione di misure necessarie per la tutela della salute ai lavoratori", e cioe` pur avendo, tra l'altro, ammesso di installare i gascromatografi, etc. etc., non inserivano quelle altre strumentazioni che la conoscenza tecnica gli suggeriva e gli avrebbe imposto. Ecco allora che la contestazione delle ultime 8 righe non solo appare logica, ed appare nella logica dell'accusa, in quanto tale aggiuntiva, ma anche volta ad addebitare ai dirigenti Enichem una maggiore responsabilita` proprio per il fatto che conoscevano, avevano delle conoscenze tecniche e mediche tali che gli avrebbero imposto di predisporre ulteriori cautele per prevenire gli eventi dei quali sono..

Ed allora sulla base dell'integrale lettura del capo di imputazione, e non nella riduttiva versione riportata dagli imputati,emerge dal lato attivo che la contestazione a tutti gli imputati delle omissioni indicate nel capo di imputazione non ha alcun riferimento al periodo di competenza, cioe` al periodo in cui gli imputati Enichem dirigevano l'impresa che gestiva gli impianti del Petrolchimico; dal lato passivo emerge ancor piu` chiaramente che il Pubblico Ministero non ha inteso affatto limitare la posizione delle parti offese ad alcuna delle contestazioni e nei confronti solo di alcuni dirigenti. A fronte di una cosi` chiara lettura del capo di imputazione, con il quale viene contestato a tutti gli imputati fra l'altro il reato di strage e disastro colposo, con danno di tutte le parti offese, disastro che si sarebbe realizzato attraverso 16 omissioni, in aggiunta alle altre omissioni contestate ai soli dirigenti Enichem, non mi pare che vi sia spazio per interpretazioni diverse volte, come ha detto il collega Pulitano`, a riportare l'accusa nei canoni piu` elementari di razionalita`; la razionalita`, e lo dico anche al collega Pulitano`, come vedremo, e` insita nella stessa ipotesi accusatoria del Pubblico Ministero, e trova proprio la sua conferma nella contestazione da parte del Pubblico Ministero del reato di disastro colposo e strage colposa, e cioe` di un reato commesso da piu` persone in cooperazione tra loro nell'arco di un ventennio, che ha dato origine ad un evento unitario costituito da un complesso di morti e malattie che si sono verificate in questo ventennio 70-95. La contestazione cioe` del Pubblico Ministero e` congegnata in modo tale che nella sua prospettazione il contributo del dirigente, assunto anche negli anni 80 o 90, alla produzione anche dell'ultima morte, cioe` ultima in senso temporale, decesso o malattia, e` eziologicamente connesso alla produzione dell'intero disastro, come rappresentato cioe` con un complesso di morti,malattie e danneggiamenti verificatesi nel periodo 1970-1995. Cosicche`,se si volesse negare questo contributo anche dell'ultimo dirigente, bisognerebbe negare l'esistenza dell'evento nella dimensione contestata, cioe` questo evento di 20 anni; ma cio` evidentemente riguarda la fondatezza della accusa e non certo la sua prospettazione.

E vengo ad un altro argomento: secondo la costante dottrina e giurisprudenza della Corte di Cassazione la legittimazione ad agire o legitimatio ad causam quale condizione dell'azione la cui sussistenza deve essere accertata prima della decisione sulla fondatezza della domanda e` la titolarita` del diritto o dell'obbligazione fatta valere, ma cio` sulla base della situazione prospettata dall'attore nella domanda stessa. Tale condizione, naturalmente, come e` noto, e` desumibile dall'Art. 81 del Codice di Procedura Civile secondo cui possono essere fatti valere solo quei diritti che si affermano propri. Attiene invece al merito della causa, e cioe` la fondatezza della domanda,stabilire poi in concreto se il diritto affermato sussista oppure se ne sia titolare l'attore in concreto e cioe` sulla base di risultanze istruttorie, sia di parte attoria che di parte convenuta. L'elemento distintivo della legittimazione ad agire rispetto al merito della causa e` stato proprio dalla prospettazione fatta dall'attore nella formulazione della sua domanda. Quindi se la carenza di titolarita` del diritto emerge dalla formulazione della domanda,allora difettera` la legittimazione passiva. Se invece la carenza di titolarita` del diritto emerge sulla base dell'accertamento concreto dei fatti, allora difettera` la fondatezza della domanda. Su questo alleghero` dottrina e giurisprudenza che mi pare pacifica sul punto.

Allora, se queste premesse teoriche sono corrette, si tratta allora di accertare se dalla domanda risarcitoria come proposta dalla parte civile nei confronti degli imputati emerga tale difetto di titolarita` del diritto di credito nei confronti di tutti gli imputati. A tal fine va rappresentato che la costituzione di parte civile e la conseguente domanda risarcitoria e` stata proposta, da tutti credo, per tutti i fatti contestatidal Pubblico Ministero nel capo di imputazione sub 1, e quindi sia per i fatti di omicidio o di lesioni colpose, sia tra l'altro per i reati di strage colposa e di disastro colposo. La costituzione di parte civile, quindi, se cosi` si puo` dire, ha la medesima causa petendi della domanda della pubblica accusa. Bene, secondo la costante giurisprudenza, il reato di disastro colposo, ed io mi riferisco qui al reato di disastro colposo che mi pare la figura che tenga dentro tutti, ma altrettanto si potra` fare per quanto riguarda il reato di strage colposa, e` un reato plurioffensivo, di pericolo, con evento di danno, nel quale l'evento consiste in in in tutto quel complesso di effetti gravi complessi ed estesi a cose e persone che hanno posto in pericolo la pubblica incolumita`, e la giurisprudenza, come la dottrina, ha precisato anche che il reato di disastro colposo non viene assorbito, ma concorre con il reato di lesioni personali, con quello di omicidio plurimo, etc. Cio` anche perche' l'evento di danno del reato di disastro colposo non e` costituito da tanti eventi di morte e tanti eventi di malattia, ovvero di danneggiamento, ma da un evento complesso considerato come unico dalla norma, che unifica insieme eventi eziologicamente diversi per tipologia e per tempo di accadimento. Di questo unico evento,secondo la prospettazione del Pubblico Ministero, come sopra abbiamo chiarito, e quindi della parte civile nel suo atto di costituzione di parte civile sono chiamati a rispondere penalmente tutti gli imputati, a prescindere dal cosiddetto periodo di competenza, posto che tutti avrebbero cooperato nella condotta attiva ed omissiva. Di tale evento unico devono rispondere per la contestazione a tutti della cooperazione del fatto colposo di cui all'Art. 113 del Codice di Procedura Penale tutti gli imputati, nessuno escluso, sia quelli che hanno assunto le funzioni negli anni 70, sia quelli che hanno assunto le funzioni in negli anni 80 o addirittura 90. Evento unico quindi di cui siamo chiamate a rispondere piu` persone che avrebbero cooperato nella stessa medesima condotta. Se trasferiamo questo ragionamento all'ordinamento civile va ricordato qui, come e` noto, che vige il principio della solidarieta` passiva delle obbligazioni civili, principio in base al quale se una obbligazione e` ascrivibile a piu` persone ogni persona deve rispondere per intero. Il principio e` poi confermato anche dall'Art. 2055 in materia di illecito extracontrattuale, che a noi interessa di piu`, secondo cui se il fatto dannoso e` imputabile a piu` persone tutte sono obbligate in solido al risarcimento. Qui la Cassazione ci ha insegnato che per il sorgere della responsabilita` solidale dei danneggiati e` necessario che il fatto sia imputabile a piu` persone, ancorche` le condotte siano tra loro autonome e, pur se diversi, siano i titoli di responsabilita` di ciascuno di tali persone, extracontrattuale o contrattuale, e cio` attesa appunto l'unicita` del fatto dannoso, anche quando le norme indicate siano tra loro differenti (leggo Corte di Cassazione 4 marzo 1993 n. 2605). Allora, se con riferimento al reato di disastro colposo l'evento dannoso contestato e fatto valere dalla parte civile e` unico ed addebitabile nella prospettazione formale, cioe` nella formulazione della domanda della parte civile alla cooperazione di piu` persone, allora per il principio della solidarieta` passiva delle obbligazioni, dell'evento medesimo debbono rispondere civilmente tutte le persone alle quali questo fatto e` astrattamente addebitato, nel senso che ciascuna di esse e' astrattamente chiamata a risarcire le parti civili per l'intero. In altri termini il principio della solidarieta` passiva delle obbligazioni importa cioe` che nella prospettazione astratta della domanda risarcitoria siano titolari tutti gli imputati, a prescindere dal cosiddetto periodo di competenza, tale assunto naturalmente sulla base della prospettazione astratta della domanda risarcitoria. La circostanza poi che del fatto disastro debbano rispondere civilmente tutti i correi responsabili del fatto unico di disastro realizzatosi nel periodo 70-75 ovvero solamente colui che ha diretto l'impresa, che era proprietario o ha gestito il Petrolchimico prima di ciascuna morte e malattia e` altra cosa; ma cio` non attiene alla legittimazione ad agire, in quanto non emerge dalla prospettazione della domanda nella quale tutti sono chiamati a rispondere civilmente, non tanto e non solo della singola morte, ma di un fatto unico, cioe` del disastro, ma attiene direi al merito. Attiene cioe` al merito stabilire, ripetiamolo, posto che si tratta di verificare non se sulla base della prospettazione della domanda la parte civile sia titolare o meno del diritto al risarcimento del danno nei confronti di tutti gli imputati, ma di accertare in concreto se nella produzione di quell'evento unico l'imputato sia responsabile di tutto o parte dell'evento (disastro contestato), prima l'ipotesi a) delle istanze di esclusione, e cioe` se gli imputati debbano o meno rispondere del disastro ovvero delle morti e lesioni che siano avvenute prima della loro assunzione presso le ditte che hanno gestito o che siano state proprietarie di un'impresa del Petrolchimico; ipotesi b): se gli imputati debbano rispondere del disastro, morte o malattia dei lavoratori che abbiamo cessato di lavorare negli impianti CVM e PVC e dicloretano prima che gli imputati abbiano assunto le predette funzioni. Attinendo queste questioni al merito, cioe` l'accertamento della fondatezza della domanda risarcitoria svolta con la costituzione di parte civile, la questione, se e` vero quanto abbiamo detto, cioe` che l'esame da parte del Giudice del dibattimento in sede di esclusione di parte civile puo` attenersi soltanto agli aspetti.. cosiddette questioni formali, cioe` quelle condizioni di trattabilita` della causa e merito quale legittimazione ad agire, allora questa questione non puo` essere sollevata in questa sede. Quindi chiedo che le eccezioni vengano tutte rigettate

 

AVVOCATO BOSCOLO RIZZO

 

Avvocato Boscolo Rizzo: intervengo per Lega Ambiente comitato regionale, per le parti offese Perazzolo Gozzi, per il figlio di Corro` Luigi, per il fratello di Agnoletto Augusto, per la vedova e i figli di Benvegnu` Olivo,e in qualita` di sostituto processuale dell'Avvocato Borasi per Gavagnin Pietro e Corro` Marco, dell'Avvocato Ceola per Rampin Pietro e Corro` Mauro, in sostituzione invece dell'Avvocato Zabeo per Baldan Pietro e Corro` Francesco, del Comune di Mira e di Campagna Lupia.

Per quanto attiene alle persone fisiche, si tratta di lavoratori affetti da patologie correlate all'esposizione del clorulo di vinile o di prossimi congiunti dei lavoratori deceduti,tutti inseriti nelle liste allegate al decreto che dispone il giudizio. Questo non per prendere distanze dai cosiddetti fuori lista,ma soltanto per inquadrare la categoria che e` stata oggetto di precise richieste di esclusione. Per nessuna delle parti civili per cui intervengo, enti territoriali ed associazioni comprese, sono state sollevate questioni che attengano alla formalita` dei requisiti di costituzione di parte civile, quindi non si e` fatta questione neppure sotto il profilo della carenza di causa petendi e petitum, 6+, piu` o meno, come valutazione dei colleghi. Invece, per quanto riguarda la capacita` processuale, e` stata fatta per i miei assistiti,inserita in quella categoria generale di quelli che erano costituiti all'udienza preliminare e non hanno rinnovato la costituzione al dibattimento, esclusivamente la questione attinente la procura speciale autenticata dal solo difensore. Questo era per inquadrare le questioni su cui interverro`.

Lega Ambiente comitato regionale si e` costituita all'udienza preliminare e al dibattimento ha soltanto richiamato l'atto costitutivo, pur non essendo necessario farlo. Anche per Lega Ambiente nessuna censura formale, quindi petitum e causa petendi sufficientemente esposti. Non si e` quindi eccepita la nullita` dell'atto di costituzione. Invece e` stata eccepita la carenza di legittimazione processuale in persona del Presidente regionale Angelo Mancone e questo con riferimento all'Art. 24 dello statuto nazionale. L'eccezione e` infondata e credo che sia soltanto frutto di una lettura un po' frettolosa, ma i colleghi avevano molte costituzioni di parte civile, quindi qualche errore puo` essere stato fatto. Il Presidente regionale e` legittimato ad intervenire e a rappresentare il comitato regionale in forza dell'Art. 6 dell'atto costitutivo 26-8-86, che ho richiamato nell'atto di costituzione ed l'allegato. Quindi il comitato regionale e` autorizzato, e` legittimato a stare in giudizio a norma dell'Art. 36 del Codice Civile, in quanto ha una sua autonomia rispetto al comitato nazionale per la tutela degli interessi strettamente connessi al suo collegamento con il territorio. Ho richiamato l'Art. 24 nell'atto costitutivo solo per completezza espositiva, perche' l'atto costitutivo del comitato regionale fa proprio integralmente lo statuto nazionale. Le fonti dei poteri di rappresentanza dell'Art. 24 riguardano sia il Presidente nazionale quanto il regionale, che puo` stare in giudizio in luogo del Presidente nazionale, ma questo riguarda la rappresentanza della associazione a livello nazionale.

Superata questa questione, cerco di sintetizzare le quattro questioni che sono state mosse sostanzialmente a tutti gli enti esponenziali ed associazioni ambientaliste in particolare. Non sono, non sarebbero, titolari di posizioni soggettive suscettibili di lesione, sicche` non possono esercitare l'azione civile nel processo penale per il risarcimento del danno con la costituzione di parte civile; possono solo intervenire ai sensi dell'Art. 91 del Codice di Procedura Penale, ed e` questa la novita` della fase dibattimentale rispetto all'udienza preliminare. L'altra questione: Lega Ambiente e le associazioni ambientaliste non si possono costituire in relazione al capitolo CVM e PVC poiche' si tratta di reati contro la persona e non di reati contro l'ambiente. Ultima questione che riguarda in particolare Lega Ambiente e` l'inammissibilita` dei due livelli: di quello nazionale e di quello regionale.

Nel corso dell'udienza preliminare sia i difensori degli imputati che dei responsabili civili avevano sostenuto che alle associazioni ambientaliste competeva il solo diritto di intervento ai sensi dell'Art. 18 della legge istitutiva del Ministero dell'Ambiente. La questione e` stata rigettata, il Giudice per l'udienza preliminare ha chiarito, evidentemente recependo le questioni che sono state in allora svolte, che l'Art. 18 della legge istitutiva del Ministero dell'Ambiente consente la costituzione di parte civile delle associazioni ambientaliste. Quindi ora i difensori spostano completamente l'attenzione ed introducono un nuovo argomento, peraltro suggestivo, e non mettono piu` in discussione che sia possibile costituirsi ai sensi dell'Art. 18 come parti civili, ma dicono: purtroppo quella legge e` stata abrogata e quindi, semmai, residua una possibilita` di costituirsi ai sensi dell'Art. 74. In buona sostanza, l'Art. 212 delle norme di coordinamento avrebbe abrogato tutte le leggi e i decreti che prevedevano la legittimazione alla costituzione di parte civile di enti o associazioni al di fuori degli schemi tradizionali dell'impianto del Codice del 1930, peraltro i difensori assimilando a questa normativa anche quella istitutiva del Ministero dell'Ambiente. L'Avvocato Giarda ha richiamato una sentenza della Corte Costituzionale, la 433/97, peraltro dettata in tema di processo minorile e quindi c'era una particolare esigenza che ha indotto i Giudici della Corte, a mio avviso, a valutare un aspetto significativo del sistema accusatorio; dice l'Avvocato Giarda che l'Art. 212 e` un corollario indispensabile ed indefettibile di una scelta che e` stata fatta dal legislatore di strutturare il nostro processo penale secondo lo schema del processo penale di parti. L'impianto del nuovo codice effettivamente, dice la Corte Costituzionale, ha rafforzato la possibilita` di separare l'azione civile dal processo penale disincentivando il danneggiato ad intervenire in sede penale, e questo in coerenza con il sistema del rito accusatorio. Questo e` vero, ma e` altrettanto vero che in opposta tendenza il nuovo rito ha sicuramente ampliato le garanzie processuali riconosciute alla parte civile, non solo alla parte civile in generale ma agli enti esponenziali. L'Art. 91 e` decisamente significativo della apertura nei confronti delle associazioni ed enti esponenziali che addirittura possono intervenire nel processo fino dalle fasi, forse la fase piu` delicata, che e` quella delle indagini preliminari, ed interloquire unitamente al Pubblico Ministero con l'indagato. Ed e` proprio l'istituto dell'intervento quello che piu` stride, secondo me, ancor piu` della costituzione di parte civile, con il rito accusatorio, perche' consente alla parte di.. attribuisce agli enti un ruolo puramente accusatorio, sussidiario rispetto a quello del Pubblico Ministero e completamente svincolato da una lesione di un danno risarcibile. Quindi la motivazione dell'intervento non e` piu` ottenere il risarcimento del danno, ma appesantire il peso specifico dell'accusa. Questo e` incompatibile con il rito accusatorio, ed oltre a questo c'e` l'Art. 74 che e` decisivo in tal senso. Rispetto alla precedente formulazione e` stata sostituita la parola "persona" con quella di "soggetto" e la relazione preliminare al codice da` una spiegazione di questa che potrebbe apparire soltanto una modifica formale: la relazione spiega che legittimate all'esercizio dell'azione civile in sede penale non sono soltanto le persone fisiche e gli enti o le associazioni dotate di personalita` giuridica, ma anche le figure soggettive non personificate, come associazioni non riconosciute e comitati. Quindi quella dell'Art. 74 e` una previsione di estrema apertura nei confronti di soggetti superindividuali.

Allora sul piatto della bilancia dobbiamo mettere quella corretta interpretazione dell'Art. 212, ma dobbiamo mettere anche l'Art. 74, dobbiamo inserirci anche l'intervento ex Art. 91, aggiungendo pero`,e valorizzando, quindi c'e` questa evidente convivenza di opposte tendenze, che pero` secondo me si risolvono a favore degli enti esponenziali, proprio perche' in epoca successiva all'entrata in vigore del nuovo codice sono entrate in vigore delle disposizioni normative che prevedono l'accesso al giudizio penale con la costituzione di parte civile di enti e di formazioni che esplicano finalita` di cura e di tutela di qualificate e preminenti interessi collettivi. Allora evidentemente il legislatore si e` mangiato la coda, oppure ben consapevole della presenza dell'Art. 212 non vi ha trovato alcuna efficacia abrogativa e ha potuto tranquillamente inserire e nuovamente ribadire la facolta` di costituzione di parte civile degli enti esponenziali. L'altra considerazione,ed ultima,su questo punto e` che tutte le disposizioni previgenti non possono in ogni caso essere assimilate alla legge istitutiva sul Ministero dell'Ambiente, posto che tutta quella normativa consentiva da un lato la costituzione di parte civile, a prescindere dalla dimostrazione di un danno. Nella legge sul Ministero dell'Ambiente invece il danno ambientale e` proprio il presupposto della costituzione di parte civile degli enti esponenziali, degli enti di protezione ambientale. "Peraltro l'Art. 18", dicela Corte d'Appello di Bologna 22-1-93, che ho allegato alla memoria, "ha introdotto uno speciale ordinamento processuale di settore, di giudizi in tema di ambiente, che deroga alle norme generali e semmai ha precorso le innovazioni del nuovo codice di rito dal quale tuttavia non risulta ne' abrogato ne' modificato per il rapporto di specialita` tra le norme. Ne consegue che anche nella vigenza del nuovo rito rimangono in vigore dette previsioni speciali per le associazioni ambientaliste nei soli procedimenti in tema di danno ambientale".

L'altra questione mossa a Lega Ambiente e` quella della titolarita`, della carenza di titolarita` di situazioni giuridiche soggettive lese dalla condotta criminosa. Quindi si ammette in linea di principio che le associazioni ambientaliste si possono costituire parte civile ai sensi dell'Art. 74, si contesta invece in concreto che Lega Ambiente sia titolare di situazioni suscettibili di risarcimento a norma del 2043 e 185. Per la verita` si e` anche sostenuto che le associazioni ambientaliste.. che Lega Ambiente fonda la propria azione, la propria domanda esclusivamente in base all'Art. 18, il che non e` vero perche' nell'atto costitutivo si e` anche prospettata una lesione di posizioni giuridiche che giustificano il risarcimento ai sensi dell'Art. 185 e 2043. Quella che in un primo momento potrebbe apparire una eccezione sulla legitimatio ad causam in realta` e` un'eccezione che riguarda la titolarita` del diritto sostanziale in capo all'ente, che e` invece una condizione dell'azione, una condizione di merito, perche' l'azione civile possa essere accolta. In questo momento Lega Ambiente non ha la pretesa che la sua domanda venga accolta, ma semplicemente ha prospettato,e nessuno ha fatto questione di difetto di causa petendi, pretende soltanto che venga presa in considerazione la sua domanda e non che venga accolta. A mio avviso e` una questione che quindi non puo` essere valutata in questo momento dal Tribunale, perche' attiene al merito della domanda risarcitoria. Quanto alla sussistenza di situazioni invece, se il Tribunale dovesse andare di diverso avviso e ritenesse di dover entrare anche..di estendere la valutazione della legitimatio ad causam anche a questo aspetto, io mi richiamo semplicemente a quello che ha gia` detto l'Avvocato Borasi in tema di posizioni tutelabili in capo alle associazioni ambientaliste.

Altra questione:si e` contestato che tutte le associazioni ambientaliste possano costituirsi parte civile anche per il capo che riguarda il clorulo di vinile dicloretano, sostenendo che quei reati non hanno carattere ambientale essendo reati contro la vita e l'incolumita` di persone nominativamente individuate. Credo che molti dei colleghi di controparte che sono presenti in quest'aula in quanto difensori di Montedison conoscano la sentenza Farloplant del Tribunale di Massa 20-5-93, fattispecie in tema di disastro, in cui si afferma che "e` ammissibile la costituzione di parte civile da parte di associazioni ambientaliste nell'ambito di procedimenti penali relativi a reati perseguiti a tutela di interessi pubblici, a difesa del territorio e della sua concreta vivibilita`", e` una fattispecie in tema di disastro ed e` stata ammessa la costituzione di parte civile anche se il reato non era inteso in senso strettamente ambientale. Per la verita` poi,a parte la sentenza Farloplant, sono le concrete modalita` esecutive della strage e del disastro che consentono anche a Lega Ambiente di costituirsi per questo capo di imputazione. Questi sono reati che hanno compromesso gravemente la salubrita` dell'ambiente di lavoro fino a pregiudicare la vita dei lavoratori, fino proprio al pregiudizio estremo della salute; la salubrita` dell'ambiente e` uno dei tre elementi su cui si articola il bene ambiente, e richiamo la sentenza della Corte Costituzionale che ha qualificato il bene ambiente "come bene immateriale unitario, che l'ordinamento prende in considerazione come valore primario ed assoluto, riconosciuto e tutelato da norme come bene giuridico, protetto come elemento determinativo della qualita` della vita". Lega Ambiente, e richiamo norme dello statuto, promuove la difesa dell'ambiente e della qualita` della vita favorendo una miglior organizzazione sociale e una modifica di comportamenti individuali e collettivi, persegue la protezione della persona tutelando la salute umana. Quindi fine statutario primario dell'associazione e` la tutela della vita di cui la salubrita` dell'ambiente ed e` un presupposto indefettibile.

Sulla compresenza di Lega Ambiente regionale e Lega Ambiente nazionale: ho gia` detto prima che il comitato veneto e` una associazione del tutto autonoma e distinta dall'associazione nazionale, legittimata a stare in giudizio autonomamente per la tutela dei suoi interessi strettamente collegati al territorio. Abbiamo allegato, l'Avvocato Borasi ed io, agli atti costitutivi di Lega Ambiente un dossier, si chiama "dossier Enichem", da cui si evince come ci sia un interesse sia della struttura nazionale, che ha coordinato tutte le inchieste sui poli chimici in Italia, e lo stretto intervento invece in collaborazione con la agenzia Corlac del Petrolchimico di Porto Marghera del comitato regionale veneto; quindi c'e` un contributo collegato all'ambito territoriale e un intervento di carattere globale sul problema delle produzioni nocive di Porto Marghera, di cui si e` fatto carico il comitato nazionale. Signor Presidente, le chiedo un attimo di poter sospendere il mio intervento. Se qualcun altro collega vuole intanto..

 

AVVOCATO ZAFFALON

 

Avvocato Zaffalon: per le persone fisiche costituite e per l'associazione sindacale C.I.S.L. Una prima osservazione, Giudici, riguarda la questione gia` trattata in modo molto approfondito dall'Avvocato Pozzan relativa alle eccezioni che sono state proposte di esclusione di numerosi gruppi di parti civili in relazione alle epoche degli incarichi svolti dai singoli imputati. Noi sappiamo, la difesa ha sostenuto che la persona deceduta o cessata dal lavoro prima della assunzione all'incarico di ciascun imputato non hanno titolo a costituirsi. Non voglio certo ripetere quanto ha gia` detto l'Avvocato Pozzan sul punto, ma rispondere,in connessione a questo, ad una critica che e` stata rivolta dalla difesa, con particolare veemenza dal professor Pulitano`,in ordine alla sostenibilita` del capo di imputazione proposto dal Pubblico Ministero. Un'accusa secondo la quale se non dovesse venire accettata la richiesta di esclusione appunto in relazione alle epoche degli incarichi il capo di imputazione sarebbe insensato.

A me sembra, Giudici, ripeto, sulla scorta di quanto ha gia` detto il collega, ma con qualche piccola osservazione aggiuntiva, che questa insensatezza non sussista. Il capo di imputazione e` prospettato secondo due alvei molto chiari, perche' sono enunciati: la cooperazione colposa fra gli imputati, il vincolo di continuazione fra tutti i reati. Sul primo e` solo il caso di accennare che ovviamente la cooperazione colposa riguarda solo i reati colposi, quindi la strage, il disastro, l'omicidio e le lesioni; c'e` anche un reato doloso, l'omissione di cautele antinfortunistiche previsto dall'Art. 437,che evidentemente non si incasella in questo alveo.

Bene, il collega ci diceva prima che un reato di disastro e` addebitato a tutti gli imputati a titolo di cooperazione colposa, ha evidentemente una unitarieta` oggettiva, essendo attribuito a tutti gli imputati, tale da non poter pretendere di distinguere in questa sede, una sede preliminare, la fondatezza di questa complessiva e globalizzante attribuzione e prospettazione del capo di imputazione all'uno o all'altro degli imputati. Vorrei fare un esempio banale per sottolineare in maniera sintetica e abilmente icastica quanto sostenuto su questo punto della cooperazione colposa dal collega: se Tizio imputato ha assunto l'incarico, ha svolto l'incarico nei primi cinque anni 80 e Caio ha assunto e svolto l'incarico nei secondi cinque anni 80, faccio un'ipotesi astratta che peraltro rientra nelle possibilita` del capo di imputazione, la prospettazione dell'accusa consiste nell'attribuire anche a Caio, che ha assunto l'incarico nell'85, un'ipotesi di responsabilita` fuori incarico con Tizio che aveva assunto l'incarico 5 anni prima; che poi questo sia fondato o no e` una questione di merito, si puo` cooperare colposamente nel reato di disastro anche se non si ha l'incarico, se non si svolge l'incarico, se non sono ancora arrivati gli anni 85, con comportamenti esterni che vanno a coadiuvare la condotta di Tizio che l'ha assunto 5 anni prima questo incarico. E questo, chiedo scusa se lo ricordo, nell'ambito di un reato non proprio e quindi che chiunque puo` commettere, anche con condotte le piu` svariate, che possono essere di sostegno di chi quell'incarico lo sta svolgendo in un momento in cui la persona che non l'ha ancora assunto tuttavia collabora a, che so io, nei vari modi che noi conosciamo del Codice Penale concorrere o cooperare nel reato, dall'istigazione alla determinazione, a tutte le condotte che riguardano la collaborazione, la cooperazione nelle condotte di attuazione ed esecuzione del reato. Quindi non riusciamo a capire come si possa proporre in sede preliminare una questione che sara` fondatissima, nel senso di poter sostenere da parte della difesa degli imputati che costoro possano e debbono rispondere soltanto in relazione alle condotte tenute durante il periodo di incarico, ma che e` una questione tipicamente di merito, che richiede l'approfondimento appunto se gli imputati hanno effettivamente, uso una parola atecnica, collaborato tutti assieme per 20 anni in una condotta di cooperazione o di concorso che ha portato a quel tale evento unitario che e` il disastro, oppure se,in realta`, come gli imputati vorranno dimostrare, essi si sono limitati ad intervenire,in questo complessivo comportamento prospettato dal Pubblico Ministero, soltanto nei periodi, tra virgolette, di competenza. Non si puo` quindi in sede preliminare pretendere di scindere una prospettazione unitaria del capo di imputazione, ma e` una questione che riguardera` il merito.

Le stesse considerazioni di tipo, tra virgolette, comunitario, riguardano il vincolo della continuazione, sul quale pure mi pare di capire la difesa eleva contestazioni di insensatezza. Beh, le controparti dovrebbero aver letto una memoria depositata in sede di indagini preliminari, o meglio, di udienza preliminare, in cui si e` discusso della sostenibilita`, a livello astratto ovviamente, non nel merito, del vincolo della continuazione per i titoli di reato cosi` come astrattamente prospettati.

Ricordo brevemente, o meglio, sottopongo al Tribunale, che questa memoria non puo` conoscere, le argomentazioni relative, ma molto rapidamente. Questa questione del vincolo di continuazione collegata all'unico disegno criminoso e quindi ad un presupposto di tipo intenzionale, con la conseguente asserita impossibilita` di prospettare questo vincolo quando si parli dei reati colposi, in realta` va approfondita perche' ci sono dei punti di contaminazione che invece consentono una configurabilita` anche in casi particolari, quando non vi sia l'elemento psicologico del dolo. Intanto la dottrina e` assolutamente prevalente (cito Delitala: "reato continuato e cosa giudicata", Zagrebeschi: "reato continuato" ed altri), la dottrina e` assolutamente prevalente nel senso di distinguere, a proposito del vincolo della continuazione, fra il disegno criminoso unitario e l'elemento volitivo delle singole violazioni, in quanto si ritiene che il disegno criminoso non possa essere altro che una rappresentazione ideazione di un programma e non volonta` o intenzionalita`, in quanto di volonta` si potrebbe parlare solo in termini di volonta` astratta e generica, perche' il disegno criminoso..grosso modo si tratta di un programma, e quindi non piu` propriamente tale, non piu` volonta`, perche', cito tra virgolette una bellissima frase di Delitala, "volere astrattamente non e` veramente volere". C'e` poi giurisprudenza su casi specifici, che peraltro sono perfettamente compatibili con quelli di cui ci occupiamo, che prospetta la possibilita` del vincolo di continuazione fra reati dolosi e colposi. Sono due sentenze che cito e che attengono entrambe ad ipotesi di reati di cessione di stupefacenti a cui segue l'evento di morte o lesione non voluta: Cassazione Penale sezione sesta,primo dicembre 88, Rubino; Cassazione Penale, 24 maggio, 13 dicembre 85, Sicchiero. Questa giurisprudenza afferma che pur essendo l'evento morte o lesioni non voluto e quindi ovviamente non doloso, ma in quanto derivante come nesso di causalita` dal reato doloso di cessione di sostanze stupefacenti, puo` essere collegato dal vincolo della continuazione appunto col reato base doloso, e cio`, sottolinea la Corte di Cassazione, particolarmente e` sostenibile nei casi in cui venga contestata l'aggravante di avere l'autore agito con previsione dell'evento morte e lesioni; quindi secondo la Cassazione reato base e` il reato di cessione di stupefacenti, vincolato da continuazione, quindi con l'aumento per il reato di morte o lesioni, pure non doloso, ripeto, con particolare riferimento ai casi in cui nel compimento del reato doloso ci fosse la previsione. Bene, qui, Giudici,credo che si possa tranquillamente parametrare questi principi alla nostra fattispecie; abbiamo un reato base, ma lo dico reato base non solo perche' e` un reato doloso ma anche perche' credo che anche dal punto di vista sostanziale sia quello che sta alla radice degli altri, che e` un reato di omissione di cautele antinfortunistiche, Art. 437, un reato quindi doloso, come gia` abbiamo anticipato, e che, ripeto, mi sembra che sia la radice degli altri, perche' i disastri, le stragi, gli omicidi le lesioni, appunto, hanno alle spalle, hanno a monte, un reato come questo, cioe` e` dall'omissione delle cautele che derivano gli altri reati. Ma a parte questo, ripeto, e` un reato doloso e che quindi ben si presta come reato base nel parametro prima accennato. Su questo reato si possono innestare a titolo di continuazione, appunto, i reati colposi: strage colposa, disastro colposo, omicidio e lesioni colpose, ed e` da ricordare che anche nella nostra fattispecie, basta leggere il capo di imputazione, e` contestata l'aggravante della colpa con previsione, e cioe` di avere omesso l'apprestamento delle cautele antinfortunistiche con la previsione delle conseguenze relative e cioe` strage, disastro, omicidio o lesioni. In conclusione, quindi: anche sotto questo profilo non vediamo di quale insensatezza, ripeto, astratta si possa parlare. Allora, per concludere questo punto, se vi e` una cooperazione, come abbiamo ricordato prima, contestata globalmente a tutti gli imputati al di la` dei periodi dei singoli incarichi e se vi e` un vincolo di continuazione tra tutti questi reati, pretendere in sede preliminare di andare a distinguere se le singole costituzioni attengano piu` all'uno che all'altro imputato, ci sembra anticipare una questione di merito ad una fase nella quale invece non e` consentito proporla.

Ci sono poi delle questioni in parte collegate a questo ho appena detto, relative al cosiddetto problema delle persone costituite parti civili ma non contenute nelle liste del Pubblico Ministero, che noi abbiamo chiamato per brevita` fuori lista. Ora, qui ci sono state delle affermazioni delle quali in parte abbiamo preso atto, perche' vanno esaminate, ma altre ci hanno sorpreso per la assoluta loro insostenibilita`. Per esempio e` stato detto che queste persone non sono nel processo, in quanto non se ne parla nel capo di imputazione, nemmeno, appunto, per il loro collegamento alle liste allegate a questo capo. Si e` parlato, si e` detto che si tratterebbe di omicidio o lesioni in incertam personam, e quindi una abnormita`, si e` detto che queste persone potrebbero fare una separata causa civile, ma non intervenire in questo processo. Beh, credo che in parte su questo abbia gia` risposto molto efficacemente il collega professor Picotti, peraltro in un momento dell'udienza, eravamo quasi alle 18.30, in cui ha dovuto esprimersi in maniera estremamente sintetica, quindi mi permetto di ricordare, ma molto rapidamente, una osservazione che egli ha fatto che trovo importante e che quindi va sottolineata: gli Artt. 417 e 429, quelli relativi rispettivamente alla richiesta del Pubblico Ministero e al decreto che dispone il giudizio, non prevedono affatto che nel capo di imputazione debba venire indicato il danneggiato dal reato che non sia persona offesa. Quindi tutti coloro che sono danneggiati e che non sono anche persone offese nel senso stretto del termine del nostro codice hanno pienamente titolo di intervenire in questo processo,anche se non sono menzionate nel capo di imputazione, proprio perche' in questo capo non devono venire menzionati, perche' lo prescrive il codice: Artt. 417 e 429 comma uno. Per quanto riguarda le persone offese, perche' occorre riconoscere che la gran parte di queste costituzioni riguardano danneggiati che sono anche persone offese, come sappiamo, queste norme,Art. 417 lettera a), 429 lettera a), dispongono che va indicata la persona offesa dal reato qualora risulti identificata, tra virgolette. Se non e` identificata non va indicata, questo non vuol dire che sia fuori dal capo di imputazione, cioe` l'indicazione di una serie di persone offese e` una indicazione che ci puo` essere ma non necessariamente esauriente dell'intero numero delle persone offese, le quali possono venire identificate successivamente, nel corso del processo, senza che sia necessaria la modifica del capo di imputazione, in quanto appunto il capo di imputazione ha un onere che riguarda l'indicazione delle persone gia` identificate. C'e` da aggiungere, e finisco su questo punto, che l'Art. 429 in tema di nullita` del decreto che dispone il giudizio enuncia alcuni casi di nullita` del decreto fra i quali non e` indicato il mancato rispetto delle norme che ho appena citato. Quindi anche se il decreto non indicasse persone offese benche` gia` identificate, non vi sarebbe vizio di nullita`, trattandosi di un elemento relativamente accessorio rispetto agli estremi essenziali del fatto contestato e che riguardano altri punti: in particolare, come sappiamo, le lettere c) ed f) del capo di imputazione e quindi l'enunciazione del fatto, le circostanze aggravanti e il luogo e il giorno dell'udienza.

Ma c'e` da ricordare, mi pare di averlo gia` sentito anche nella replica del Pubblico Ministero, che il capo di imputazione che ci troviamo di fronte recita espressamente che le persone offese allo stato non sono ancora identificate. Dice: "numero delle persone offese allo stato ancora imprecisabile". Beh, se e` lo stesso capo di imputazione che si fa onere di sottolineare che il Pubblico Ministero non e` stato in grado di indicarle tutte, che quindi siamo proprio in quella ipotesi che citavo prima, per cui vengono indicate solo quelle persone allo stato gia` identificate, non si vede come questo possa spostare la correttezza di un intervento di persone che prospettano di rientrare nella categoria di coloro che sono persone offese o danneggiate, quindi di avere diritto a costituirsi parte civile, visto che lo spazio viene lasciato addirittura espressamente dallo stesso capo di imputazione. Quindi non si capisce come addirittura si possa sostenere che in questi casi, questa e` una frase della difesa degli imputati, non vi sia stato esercizio dell'azione penale; l'azione penale e` stata esercitata per un fatto, se da quel fatto sono danneggiate 20 persone, 200 o 2000 questo e` un discorso di identificazione. Quindi non ci pare che si possa andar oltre da parte della difesa nel sostenere che queste costituzioni per il fatto che manca l'indicazione di queste persone nel capo di imputazione sarebbero inammissibili.

Si parla, su questi cosiddetti fuori lista, anche di altri problemi di cui accenneremo dopo in tema di questioni relative al requisito della esposizione delle ragioni su cui la difesa molto si e` soffermata.

Venendo alle eccezioni in generale sollevate dalla difesa degli imputati, mi pare che ci sia da fare una osservazione di un certo rilievo procedurale: cioe` gran parte di queste eccezioni sono inammissibili, Giudici del Tribunale. Si tratta, mi riferisco a tutte le eccezioni che riguardano le costituzioni di parte civile svolte nell'udienza preliminare. L'Art. 80 e 81 prevedono una certa disciplina dalla quale si ricava, mi riferisco in particolare all'Art. 80 comma 5, che la parte civile ammessa in udienza preliminare non puo` piu` venire messa in discussione; l'Art. comma 5 dice: "l'esclusione della parte civile ordinata nella udienza preliminare non impedisce una successiva costituzione fino a quando non siano compiuti gli adempimenti dell'Art. 484", quindi il caso opposto, non c'e` una norma che consenta.. che preveda il caso invece della parte civile ammessa all'udienza preliminare e che consenta di ridiscutere di questa ammissione in sede di atti preliminari al dibattimento ai sensi dell'Art. 491. Per la verita`, e certo non vogliamo tacere per motivi di difesa di una parte qual e` la disciplina completa, l'Art. 81 consente al Tribunale di intervenire d'ufficio su queste questioni e quindi sicuramente il Tribunale, se ritiene, puo` dichiarare inammissibili tutte le costituzioni che vuole, anche fatte all'udienza preliminare e fino alla apertura del dibattimento, ma appunto d'ufficio. Quindi le eccezioni sollevate dalla difesa sulle costituzioni di parte civile effettuate in udienza preliminare non sono eccezioni, e come tali vanno dichiarate inammissibili, ma sono sollecitazioni al Tribunale perche' svolga queste facolta` che al Tribunale spettano d'ufficio ex Art. 81, facolta` che il Tribunale ovviamente puo` ben esercitare, ma alle quali non e` tenuto.. ma che non e` tenuto ad esercitare solo perche' la difesa lo sollecita a farlo; quindi nessun vincolo del Tribunale a rispondere nel merito a sollecitazioni della difesa che riguardano esclusivamente poteri d'ufficio del Tribunale.

Un'altra questione di tipo generale e procedurale riguarda il fascicolo del dibattimento, Giudici, questione di cui non abbiamo ancora parlato per motivi di ordine, perche' sappiamo che di questa questione si parla dopo che il Tribunale avra` deciso sulle altre questioni preliminari; ma di questa questione dobbiamo necessariamente parlare in questa fase per tutta quella parte che riguarda gli atti relativi all'esercizio dell'azione civile nel processo penale. L'Art. 431 lettera a), come sappiamo, dice che nel fascicolo del dibattimento ci sono gli atti relativi all'esercizio dell'azione civile: beh, allora, la prima cosa da dire e` che quella scenetta a cui abbiamo assistito all'udienza scorsa circa la produzione dell'ordinanza del Giudice dell'udienza preliminare, ordinanza che ha deciso sulla ammissione delle costituzioni di parte civile, ci poteva venire risparmiata. Quello e` un atto con cui il Giudice dell'udienza preliminare ammette, o meglio,respinge le opposizioni alle costituzioni di parte civile fatte in quella sede, costituzioni che, come dicevo prima, non sono piu` discutibili adesso, in questa fase predibattimentale e non sono piu` revocabili se non con l'esercizio dei poteri d'ufficio del Tribunale. Bene, qualcuno mi vuole spiegare perche' l'atto del Giudice dell'udienza preliminare che ammette le costituzioni di parte civile, mi sono espresso male.. che respinge le opposizioni alle parti civili non dovrebbe entrare nel fascicolo del dibattimento quando e` un atto dal quale si ricava se le costituzioni ci sono o non ci sono nel processo? Evidentemente e` un atto del fascicolo del dibattimento e come tale non occorreva certo produrre un estratto di quella rivistina che la camera penale pubblica e che si chiama Bollettino. Ma c'e` da dire un'altra cosa: nel fascicolo del dibattimento vanno necessariamente ricompresi anche i verbali dell'udienza preliminare, o meglio, quella parte dei verbali dell'udienza preliminare che riguardano le costituzioni di parte civile. Per esempio e` stata fatta un'eccezione, assolutamente infondata ma e` stata fatta, secondo cui per la costituzione di parte civile occorrerebbe la presenza fisica della persona che si costituisce, presenza in udienza; diro` poi perche' non e` vero, come tutti sappiamo, peraltro, ma c'e` da dire che il Giudice dell'udienza preliminare quando comincio` l'udienza e quando ci furono le costituzioni di parte civile fece l'appello delle persone fisiche che si costituivano, o meglio, che erano presenti e che erano indicate nel capo di imputazione, e dal verbale risulta che la grandissima parte delle persone che si sono costituite parte civile in udienza preliminare erano presenti all'udienza. Questo e` un atto relativo all'esercizio dell'azione civile e, che come tale, ex Art. 431 lettera a) va inserito nel fascicolo del dibattimento, poiche' da questo atto il Tribunale potra` rilevare se c'e` o non c'e` questa presenza nei limiti in cui e per quanto poi valutera` se questo e` rilevante ai fini della decisione, ma questo e` un atto del fascicolo del dibattimento. Quindi tutta quella parte del verbale relativo all'udienza preliminare che riguarda gli interventi, la presenza e le costituzioni di parte civile, le eccezioni proposte, le repliche proposte, la decisione del Giudice dell'udienza preliminare con l'ordinanza che ho citato, sono atti relativi all'esercizio dell'azione civile che vanno acquisiti quali atti del fascicolo del dibattimento.

Legitimatio ad causam: e` stato detto tutto e quindi questo argomento lo voglio solo sfiorare, Giudici. Diciamo che mi ha molto sorpreso che illustri docenti della quale professionalita` nessuno dubita si siano sognati di fare una eccezione per cui una costituzione sarebbe inammissibile in quanto un certo parente di una persona deceduta non produce lo stato di famiglia, diciamo che e` una eccezione che non fa molto onore a chi l'ha proposta. E` gia` stato detto che una cosa e` la legittimazione astratta, altra cosa la prova di questa legittimazione. Nel tentare di sintetizzare con un esempio il caso che ci faceva prima il difensori dei congiunti di Bortolozzo, inammissibile sarebbe solo quella costituzione in cui un vicino di casa di Bortolozzo avesse prospettato la sua costituzione dicendo "quale vicino di casa io ho un diritto al risarcimento e quindi mi costituisco parte civile", non quindi perche' non ha portato un certificato attestante che egli e` vicino di casa, ma perche' la prospettazione come tale non consente di individuare in via astratta in capo a chi la prospetta il diritto risarcitorio. Sappiamo che per la Cassazione e per il codice, giusto, se non ricordo male, l'Art. 307 del Codice di Penale che espone il concetto di prossimi congiunti, c'e` risarcibilita` soltanto da parte di chi possa appunto rientrare in questa categorianella quale sicuramente non c'e` il vicino di casa. Solo questo e` quello che si intende per legittimazione astratta, il certificato di stato di famiglia, cari difensori degli imputati, lo produrremo quando chiederemo l'ammissione delle prove. Come, faccio un breve cenno alla costituzione della associazione sindacale C.I.S.L. di Venezia, UST C.I.S.L. di Venezia, Unione Sindacale Territoriale di Venezia, perche' proprio su questo punto della legitimatio ad causam si e` sostenuto che la C.I.S.L. avrebbe dovuto dimostrare con la costituzione di avere dei propri iscritti fra coloro che si sono costituiti parte civile; questo non e` vero, che sia necessario, ma l'ha gia` illustrato alla scorsa udienza il difensore della C.G.I.L., non intendo certo ripetere quello che e` gia` stato detto, quindi sul punto delle costituzioni C.I.S.L. io mi riporto a quanto e` stato dichiarato anche troppo bene, non c'e` nessun bisogno che il sindacato rappresenti un lavoratore per costituirsi, il sindacato interviene come le altre associazioni a tutela di un diritto proprio, in tutela della personalita` della associazione sindacale, a tutela dell'immagine. Ma in punto di fatto, Giudici, la difesa degli imputati ci vuole concedere o no di introdurre i testimoni, i documenti, l'esame delle parti, che attesteranno che la gran parte delle persone costituite parti civili erano o sono iscritte al sindacato?O dobbiamo dimostrarlo prima, sulla base non sappiamo di quale norma, visto che c'e` anche un articolo, mi pare 187 comma 2, che dice "sono oggetto di prova i fatti dai quali dipende l'applicazione di norme processuali"? E quando dobbiamo provarle queste cose? Fuori dell'ambito in cui e` consentito introdurre la prova?

Veniamo alla questione della esposizione delle ragioni che, secondo la difesa degli imputati, secondo alcune difese,e` insufficiente per quanto riguarda alcune costituzioni, tra le quali c'e` quella di questo difensore, e quindi non rispettando la norma di cui all'Art. 78 lettera d), prevista a pena di inammissibilita`,dove si dice che vanno esposte le ragioni, esposizione delle ragioni che giustifichino la domanda, vi sarebbe la conseguenza della inammissibilita`. Vediamo intanto la fattispecie concreta, perche' non e` esatto quanto riferito dai colleghi circa il contenuto degli atti di costituzione di parte civile: si dice "non vi e` riportato il capo di imputazione"; non e` sempre vero, ma nel mio e` vero che non e` riportato il capo di imputazione, ma vi si dice che questo capo viene richiamato integralmente. Insomma, queste sono eccezioni che fanno fare brutta figura a chi le propone, non mi si vorra` contestare la possibilita` di indicare nella costituzione di parte civile gli elementi essenziali del capo di imputazione, richiamandolo integralmente, ed imponendomi invece di scrivere le 40 pagine del capo di imputazione magari con tutti gli elenchi; nell'atto di costituzione si dice: "ci si costituisce contro tutti gli imputati per i reati continuati o no meglio descritti nelle richieste di rinvio a giudizio avanzate dal Pubblico Ministero in data 16 ottobre 96 e, capo 2, 9 dicembre 96, richieste allegate ai decreti di fissazione di udienza preliminare emessi dal G.I.P. il 25-11-96 e il 12-12-96, atti che si richiamano integralmente". Mi pare che fare obiezioni su questo punto e pretendere che questo atto avrebbe dovuto riscrivere il capo di imputazione, veramente sia fuori luogo e lascia piuttosto sconcertati. Quindi quando si parla di capo di imputazione, ovviamente,abbiamo tutta una serie di esposizioni in fatto e in diritto, perche' sono citate anche le norme di legge, che danno un amplissimo ragguaglio circa gli elementi fattuali sulla cui base si trae poi il diritto al risarcimento che si pretende di esercitare. Per quanto riguarda poi la causa petendi, anche se sarebbe il caso di sottolineare o di anticipare che la causa petendi e` gia` il capo di imputazione quale fatto tra cui sorge il diritto agito, nella esposizione dell'atto si dice che questi dipendenti vivi oppure congiunti dei defunti, perche' e` bene ricordare che le costituzioni di cui stiamo parlando sono separate a seconda che si tratti di persone vive, malate oppure altri atti formulati in altra formula e in altro modo se si tratta di prossimi congiunti di deceduti, si dice: "dai fatti esposti nel capo di imputazione sono derivate lesioni oppure la morte, la lesione o l'integrita` fisica e conseguenti malattie ed infortuni, oppure, ripeto, la morte nell'atto relativo ai prossimi congiunti, a causa delle condotte addebitate nelle imputazioni meglio descritte nei suddetti atti del P.M. che si richiamano integralmente"e viene pure ripetuto. Cioe` nella descrizione in fatto della causa petendi si dice: "c'e` un capo di imputazione che deve intendersi richiamato, che sappiamo qual e` il suo contenuto, dai fatti descritti dal capo di imputazione - lo si dice espressamente - sono sorte delle lesioni oppure degli omicidi e quindi esercitiamo il relativo diritto al risarcimento del danno". Ci sembra assolutamente sufficiente per individuare gli estremi dell'azione svolta, che sono, come sappiamo, quattro: attore, convenuto, causa petendi, petitum. Sul petitum non sono state sollevate eccezioni, che sarebbero state anche queste veramente di cattivo gusto, perche' abbiamo sentito in qualche processo che si pretenderebbe che nell'atto di costituzione di parte civile fosse indicato anche l'entita` del danno, quando in sede civile, come sappiamo, a proposito di coloro che affermano che la costituzione deve svolgersi secondo il rito civile, sappiamo che e` sufficiente indicarlo in in sede di conclusioni e anzi si puo` chiedere anche una condanna generica con riserva. Su questo viene citata una isolatissima sentenza della Corte Suprema, 7 maggio 96, Schiavo, la quale direi che sicuramente suffraga la tesi della difesa in quanto dice o pretende che "esponendo la causa petendi non e` sufficiente fare riferimento alla avvenuta commissione di un reato bensi` e` necessario richiamare le ragioni in forza delle quali si pretende che dal reato siano scaturite conseguenze pregiudizievoli nonche` il titolo che legittima a far valere la pretesa". Sono frasi per la verita` anche un po' generiche e probabilmente potremmo anche star dentro in questa pretesa di questa massima con gli atti di costituzione che abbiamo; pero` mi pare il caso di sottolineare intanto che la dottrina e` intervenuta su questa sentenza, l'ha stroncata ed anche in malo modo. Credo di non sbagliare nel dire che la rivista Cassazione Penale in materia di giurisprudenza di legittimita` e` la piu` autorevole. Questa sentenza e` stata pubblicata con una nota di Paolino Dell'Anno, che credo tutti conosciamo come autorevole giurista ma anche consigliere della Corte di Cassazione, in cui Dell'Anno dice cose ovvie, ma le dice cosi` bene che e` il caso di richiamarle, anche se lo faccio sinteticamente, perche' non posso sottrarre troppo tempo: intanto dice che non si puo` confondere la individuazione della azione con la prolissita` di un'esposizione, cioe`.. ripeto, non mi metto a sviluppare completamente l'argomentazione giuridica di Dell'Anno perche' occuperei troppo tempo, pero` le cose essenziali devo ricordarle. Dell'Anno fa due gruppi di considerazione: la prima riguarda questa pretesa della Cassazione che ho citato, della massima che ho citato, per cui, come dire, la costituzione di parte civile andrebbe copiata come se si trattasse di un atto di costituzione; Dell'Anno mi pare, ovviamente, distingue fra la prolissita` di un atto e il contenuto di un atto, e cioe` conclude dicendo "e` necessario che ci siano gli elementi sufficienti a individuare l'azione", un po' quello che avevo detto prima. Mi permetterei di aggiungere su questo punto che, per la verita`, se dovessimo affermare un principio,il contenuto della costituzione di parte civile casomai potrebbe essere piu` ristretto rispetto a quello dell'azione civile esercitata nella sede sua propria, proprio perche' c'e` questa contaminazione di una azione civile che viene esercitata in un processo penale gia` istruito, in cui c'e` un capo di imputazione, in cui ci sono gia` una serie di elementi acquisiti che servono ad inquadrare e ad individuare questa azione. Ma poi Dell'Anno fa un altro gruppo di considerazioni, anche queste che accenno soltanto: cioe` ricorda, a proposito di questa pretesa della massima citata secondo cui tutto andrebbe fatto secondo quanto dispone il Codice Civile, ricorda che l'Art. 164 del Codice Civile non e` affatto cosi` rigoroso,a proposito del contenuto della citazione civile, come pretenderebbe invece la Cassazione penale che ho citato, in quanto questa norma, come da giurisprudenza pacifica che viene anche citata,dice che "non ricorre nullita` dell'atto di citazione per incertezza assoluta del petitum - questa volta si parlava del petitum - quando l'individuazione dello stesso sia comunque possibile attraverso l'esame complessivo dell'atto introduttivo del giudizio anche nella sua parte espositiva". Quindi quello che serve e` l'individuazione dell'azione e i commenti, come dire, le argomentazioni di sostegno certamente ci possono essere ma non sono essenziali. C'e` da dire, Giudici, che questa sentenza e` stata pure avversata, e` stata pubblicata dalla giustizia penale, altra rivista credo molto autorevole, ed avversata con una nota, questa editoriale, in cui si dicono le stesse cose, cioe` una sentenza che sicuramente non ha trovato molta fortuna in dottrina, ma vorrei sottolineare che e` quella particolare dottrina che viene esposta nelle riviste in annotazione alle sentenze che vengono pubblicate, cioe` una dottrina molto particolare che tiene molto d'occhio la giurisprudenza e quindi le cosiddette oscillazioni giurisprudenziali. E quanto poco bisogna fare credito a questo isolato precedente, diceva la volta scorsa l'Avvocato Battain "cerco di non leggere mai la Cassazione ma solo il codice", lo conferma una sentenza, che mi pare tra l'altro contestuale, e` del 96 anche questa, 9 febbraio 96, sezione quinta, tutto questo materiale viene sottoposto per comodita` al Collegio,che dice tutto il contrario di quanto diceva la massima precedente. Espongo in sintesi la fattispecie, cosi` ci capiamo subito: dalla lettura della motivazione si legge che la costituzione era stata redatta in questi termini: "mi costituisco al fine di ottenere l'integrale risarcimento dei danni subiti e subendi in conseguenza dei fatti di cui e` processo", quindi nemmeno richiamato integralmente il capo di imputazione come mi sono permesso di fare. La Cassazione dice che va bene, l'unica questione che si e` permessa di esaminare, concludendo in senso favorevole per la validita` della costituzione, riguarda l'eccezione svolta dalla difesa secondo cui la locuzione "fatti di cui e` processo" non corrisponderebbe a "fatti di cui all'imputazione", per cui si diceva da chi pretendeva l'esclusione della parte civile "non e` stato fatto riferimento al capo di imputazione, quindi manca la causa petendi", la Cassazione risponde "fatti di cui e` processo sono evidentemente quelli confluiti nel capo di imputazione". Ma questo per dire che non possiamo, sulla base di una massima che abbia ritenuto, chissa` perche', magari ci potrebbe essere qualche motivo attinente alla fattispecie concreta esaminata, di calcare la mano su alcuni requisiti quando poi la ragionevolezza e i principi del sistema ci devono portare a conclusioni diverse, come poi si riscontra puntualmente in tanta giurisprudenza come questa che ho portato, ma anche di merito, quotidiana, che tutti noi abbiamo un po' sotto gli occhi tutti i giorni.

Resta, Giudici, la questione della procura speciale. Anche su questo si e` avuto uno sbarramento da parte della difesa degli imputati fondato sulla nota sentenza delle sezioni unite,18 giugno 93, secondo cui la sottoscrizione in calce alla procura speciale apposta in calce o a margine dell'atto di costituzione di parte civile non sarebbe adeguata a sostenere la procura speciale a costituirsi parte civile prevista dall'Art. 76. Beh, diciamo intanto che questa sentenza, e` stato gia` ricordato per la verita`, riguardava una fattispecie estremamente peculiare; non so se dobbiamo in questo caso fare qualche rimprovero ai difensori di associazioni ambientaliste, in questo caso una associazione ambientalista si era costituita,mi pare a Trento o Rovereto, in un processo penale, e il difensore non aveva trovato di meglio che redigere la procura speciale in un atto separato, vorrei dire in un foglio a quadretti, in calce al quale ha sottoscritto "per autentica". Quindi la fattispecie giudicata da quelle della sentenza riguardava procura in atto separato, non procura in calce all'atto di costituzione, come sono tutte quelle di cui stiamo discutendo in questo processo. E` vero pero` che la Corte Suprema in quell'occasione ritenne di trarne anche dei principi generali secondo cui la procura a costituirsi, quella dell'Art. 76, sempre che si possa ammettere una distinzione, di cui parleremo dopo, con quella di cui all'Art. 100, richiederebbe la procura speciale con firma autenticata dal notaio. Giudici, anche questa sentenza non ha avuto molta fortuna nei commentatori delle riviste. Nella Cassazione Penale, per esempio, e` commentata da Mario Taddeucci Sassolini, che e` meno noto; bene, la Cassazione penale con questa nota di Taddeucci fa un'altra piccola stroncatura di questa sentenza e credo che anche la presa di posizione di riviste cosi` autorevoli possa avere il suo peso sulla validita` di queste massime. In sintesi che cosa dice Taddeucci? Credo che dica cose molto condivisibili e cioe` dice che l'Art. 39 disposizioni di attuazione, ove prevede la facolta` per il difensore di costituirsi parte civile.. chiedo scusa, di autenticare la sottoscrizione della parte, e` una disposizione che salvo le eccezioni ivi contenute e` una disposizione generale, che si applica in tutti i casi in cui non vi sia possibilita` di fare appunto questa eccezione, la norma comincia "fermo quanto previsto da speciali disposizioni" e Taddeucci osserva che l'Art. 122 in tema di procura speciale, che secondo la Corte Suprema citata dovrebbe essere appunto autenticata dal notaio,non prescrive affatto, non dice,non individua chi dovrebbe fare questa autentica. Quindi Taddeucci ne conclude "se non vi e` questa individuazione siamo fuori della eccezione espressamente prevista dall'Art. 39, appunto in quanto non siamo in un caso in cui vi sono previsioni diverse di speciali disposizioni, e quindi si applica il principio generale per cui il difensore puo` autenticare la firma, con la conseguenza, l'unica, e lo ripete sempre Taddeucci, ma e` una cosa assolutamente logica e condivisibile, che questa autentica presuppone la nomina di difensore. Quindi perviene alla conclusione che quando ci sia l'ipotesi, come nel nostro caso, che in calce alla costituzione di parte civile, con la cosiddetta procura speciale, il contenuto di questo atto conferisce sia il mandato a difesa che la procura speciale ex Art. 100, in realta` questo atto e` ricomprendente sia della procura ex Art. 76, sia della nomina a difensore, sia quindi della conseguente facolta` di questo difensore contestualmente nominato di sottoscrivere per autenticazione. Ed infatti sappiamo, perche' certamente non e` che la difesa abbia il monopolio della giurisprudenza, possiamo consultarla anche noi, sappiamo che ci sono almeno due precedenti della Corte Suprema, salvo migliore indagine, che vanno esattamente di contrario avviso rispetto alle affermazioni della sentenza delle sezioni unite citate ed e` la Cassazione penale sezione prima, 8 novembre 93, Visconti, successiva a quella delle sezioni unite, e poi Cassazione penale, sezione quarta, 16 aprile 96, Favale. In brevissima sintesi queste due sentenze affermano che la procura speciale ex Art. 122 puo` venire conferita con procura speciale in calce all'atto di costituzione di parte civile e puo` venire autenticata dal difensore. Per la verita` c'e` un'altra sentenza.. altre due sentenze della Corte Suprema che trattano della questione implicitamente,ma non troppo,in tema di impugnazione, nelle quali si dice che la facolta` di esercitare l'impugnazione da parte del patrono di parte civile richiede la procura ex Art. 122 del Codice di Procedura Penale e che questa procura, ecco perche' dicevo che e` implicita la affermazione, in realta` e` esplicita ma fuori tema in quanto si trattava di un problema di impugnazione. Dicono queste due sentenze che la procura speciale ex Art. 122 puo` venire apposta in calce ex Art. 100 all'atto di costituzione di parte civile, sezione sesta 11 aprile 96, sezione quarta 9 luglio 97. Finisco con il ricordare che su questo punto ci sono due ordinanze di merito di Giudici a noi piuttosto vicini, Tribunale Treviso 5 luglio 96, Tribunale Veneziasezione prima penale 18 novembre 96, e quest'ultima ordinanza credo che sia ben nota a questo Collegio.

Dicevo all'inizio, e ho finito Giudici, che ho le mie perplessita` circa questa pretesa distinzione fra la procura ex Art. 76 e quella ex Art. 100. Lo dico solo per onesta` intellettuale, perche' ovviamente ai fini pratici non cambia nulla. Se la procura ex Art. 122, che sarebbe dalla di cui all'Art. 76, e cioe` l'atto in cui si dice che l'azione civile nel processo penale e` esercitata anche a mezzo di procuratore speciale mediante la costituzione di parte civile, se questa procura puo` venire autenticata anche dal difensore, evidentemente agli effetti pratici non cambia nulla. Ma a me sembra che si sia andati in cerca di una distinzione che troviamo accettata anche, per esempio, da Taddeucci: la distinzione tra la procura a costituirsi parte civile di cui all'Art. 76 e la procura a stare in giudizio. Concettualmente possiamo capire questa differenza, ma, Giudici, nel momento in cui la parte civile persona fisica si costituisce con la sottoscrizione del difensore, e non della stessa persona, come dice l'Art. 78, la procura a costituirsi e quella a stare in giudizio, una volta che il difensore e` quello che sottoscrive, credo che veramente facciamo fatica a distinguere, trattandosi di due cerchi che vanno a sovrapporsi, proprio perche', come sappiamo, il nuovo codice ha modificato la precedente impostazione per cui l'atto veniva sottoscritto dalla parte personalmente e addirittura si pretendeva, come sappiamo, che almeno al momento delle conclusioni questa parte dovesse essere presente a pena di decadenza, si e` introdotto il sistema civilistico di rappresentanza e difesa del difensore rispetto alla parte assistita, non riusciamo a capire dove veramente questa distinzione concettuale, che pure esiste, vada poi in concreto a distinguersi, ripeto, visto che l'atto di costituzione di cui parla l'Art. 76 viene sottoscritto da quel difensore, ai sensi dell'Art. 78, che sta in giudizio ai sensi dell'Art. 100 e che la stessa procura speciale di cui parla l'Art. 100 comma uno, "la parte civile sta in giudizio con il ministero di un difensore munito di procura speciale conferita con atto pubblico o scrittura privata autenticata", e` la stessa procura di cui parla il comma due, "la procura speciale puo` essere anche apposta in calce", etc. Quindi, ripeto, sul piano pratico facciamo fatica a capire come queste due procure non vadano concretamente a sovrapporsi in un unico atto che e` quello che noi abbiamo ritenuto di validamente apporre in calce alla costituzione di parte civile.

Quindi respingersi le questioni di esclusione della parte civile. Sottopone al Tribunale giurisprudenza e dottrina in tema di preclusione alle eccezioni proposte quando riguardano costituzioni fatte in sede di udienza preliminare, in tema di esposizione delle ragioni, con le note di dottrina e di cui ho anche parlato,e in tema di procura speciale con le note e le sentenze a cui ho fatto riferimento. Grazie

 

Avvocato Pozzan: in relazione al mio intervento deposito memoria riepilogativa con giurisprudenza e dottrina richiamate

 

IL TRIBUNALE SOSPENDE IL PROCESSO PER 10 MINUTI CIRCA

 

AVVOCATO SCATTURIN

 

Avvocato Scatturin: io difendo Medicina Democratica e la tanto vituperata Associazione Salvaguardia Malcontenta. Medicina Democratica si e` costituita parte civile all'udienza preliminare e ha, diciamo, suběto una serie di ripudi gia` in quella sede di udienza preliminare da parte della difesa degli imputati, direi ancora piu` sferzanti questi ripudi di quelli dichiarati in questa sede; ma ho ottenuto il placet del Giudice Termini con la sua ordinanza del 27 luglio, mi pare,dell'anno scorso. Per l'Associazione Salvaguardia Malcontenta era presente alla scorsa udienza ed anche al momento della costituzione il legale rappresentante Maurizio Contavalli. In sintesi, in estrema sintesi,i difensori degli imputati sostengono che gli interessi tutelati dalla norma penale sarebbero affidati esclusivamente alla azione penale della accusa pubblica. Sostengono anche che la presenza della parte civile nel procedimento penale sarebbe una pura e semplice trasposizione dell'azione civile risarcitoria riservata al danneggiato titolare di un diritto soggettivo perfetto, e sostengono ancora che le categorie degli interessi diffusi legittimi o collettivi, di cui sono portatrici le persone giuridiche pubbliche o private, gli enti esponenziali, le associazioni o i sodalizi,sarebbero interessi di fatto incompatibili con l'azione risarcitoria che si esercita nel processo penale. Queste categorie, secondo la difesa degli imputati,sarebbero senza padrone e cioe` non avrebbero un titolare, sarebbero appunto degli interessi di fatto sprovvisti di tutela giuridica. Cio` resterebbe confermato, dicono i difensori degli imputati, dalla circostanza che il risarcimento sarebbe in ogni caso legato al patrimonio della persona, incardinato ad un istituto, quello della proprieta`, che fornirebbe il presupposto di ogni possibile risarcimento, e gli enti collettivi, enti esponenziali, rappresentando appunto gli interessi del gruppo di consociati, non potrebbero essere titolari di un interesse particolare ed esclusivo non assimilabile alla categoria degli interessi comuni all'intera comunita` sociale. L'azione civile risarcitoria ex Art. 74 del Codice di Procedura Penale, per arrivare al processo penale, dicono i difensori degli imputati, dovrebbero per cosi` dire.. dovrebbe questa azione civile decantarsi passando dalle categorie degli interessi generali tutelati dalla norma penale e fatti valere nel processo dalla accusa pubblica, questi interessi generali dovrebbero convertirsi in interessi particolari della parte danneggiata per legittimare appunto l'azione civile risarcitoria. Questa nozione riduttiva della parte civile si appoggia a scelte ideologiche, secondo me, piu` che a regole esegetiche,perche' si risolve in una visione del processo penale strettamente riservata all'azione della pubblica accusa. Non basta parafrasare le argomentazioni di una corrente giurisprudenziale tutt'altro che maggioritaria, come e` stato fatto dai difensori degli imputati.

Devo dire che la tesi sostenuta dal difensore dell'imputato Fedato, con la quale si afferma che attraverso questa interpretazione dell'Art. 212 delle disposizioni di coordinamento del Codice di Procedura Penale si sarebbero, diciamo, eliminate, queste norme che con il vecchio codice ammettevano la presenza delle parti civili nel procedimento penale, enti pubblici o enti collettivi, dico che questa tesi ha degli aspetti paradossali per il fatto che non esistevano nel vecchio Codice di Procedura Penale delle norme positive che consacrassero la legittimazione attiva degli enti collettivi come parti civili nel processo penale; esisteva - questa si` - una elaborazione, una elaborazione dottrinale e giurisprudenziale che consentiva a questi soggetti danneggiati dal reato di entrare nel processo. E l'affermazione fatta da questo difensore addirittura si risolverebbe nel fatto che queste norme di coordinamento decreterebbero,in altri termini, visto che queste norme nel vecchio codice non c'erano, che ammettevano la presenza delle parti civili, enti collettivi, enti con personalita` giuridica, enti esponenziali, associazioni o sodalizi, non esistevano queste norme, allora questa norma di coordinamento si risolverebbe in realta` nella abrogazione di una giurisprudenza e di una dottrina che si sia affermata e che continua ad affermarsi delineando nuovi spazi di presenza agli enti personificati e non alle associazioni e ai sodalizi.

La tesi del difensore degli imputati Calvi, Monforte e Fedato, il professor Giarda,valeva sulla struttura del nuovo processo penale, processo di parti, processo accusatorio, per introdurre una lettura dell'Art. 212 delle norme di coordinamento del Codice di Procedura Penale che riducano lo spazio che nel codice abrogato vedeva una piu` larga presenza delle parti danneggiate dal reato, persone giuridiche o enti non riconosciuti, che potrebbero stare adesso nel processo soltanto come intervenienti, senza rivestire la qualita` di parti, con le sole facolta` accordate alla parte offesa non costituita come parte civile ai sensi degli Artt. 91, 92 e 93 del Codice di Procedura Penale. Sparito il controllo sociale nel processo la loro presenza si ridurrebbe ad un semplice intervento ad adiuvandum. Ma a nostro parere una tesi del genere e` apodittica, perche' da` per dimostrato quello che dovrebbe dimostrare, perche' parte da una premessa, da un postulato equivocoche e` quello delle ragioni che giustificherebbero la presenza nel processo degli enti collettivi, ragioni che sarebbero quelle stesse della loro esclusione come parti civili. Questa esclusione degli enti collettivi come parti nel processo penale, che io sappia, non si ritrova in nessun punto delle nuove norme processuali, ne' tantomeno nelle decisioni della giurisprudenza di merito e di legittimita` che ne sono seguite. Ma la tesi appare scorretta anche per altre ragioni: non si puo` ammettere, anzitutto, che una norma processuale limiti gli spazi operativi di una norma sostanziale, come quella segnata dall'Art. 185 del Codice Penale; non si puo` nemmeno manipolare il senso comunemente deducibile dagli Artt. 91, 92 e 93, che e` quello di una estensione e non di una riduzione dei soggetti che bene o male possono essere presenti nel processo per via di una lesione conseguente alla sussistenza del reato, nel senso di una estensione, del resto, e ne ha fatto cenno prima l'Avvocato Boscolo, nel senso di una estensione e non di una riduzione di queste presenze collettive recita anche la lettera dell'Art. 74 Codice di Procedura Penale, che usando il termine "soggetto" per definire la parte alla quale il reato ha arrecato danno, non usa il termine "persona" usato dal vecchio codice, e il termine "successore" e non l'espressione "erede", e in questo modo prospetta una possibilita` di presenza nel nuovo processo di soggetti giuridici personificati e non personificati, enti collettivi, enti esponenziali.

Si deve dire, a questo punto, che la ricerca degli spazi che consentono l'ingresso degli enti va condotta rovesciando la tesi del professor Giarda. La presenza nel processo penale non deve partire secondo noi dalla analisi dei soggetti, ma dalla ricerca della tipologia dei danni risarcibili per risalire ai possibili titolari che in concreto possano rendersi portatori dell'interesse reso dal reato.

Penso allora che la questione del danno e del suo risarcimento debba essere inserita nel piu` ampio contesto del riconoscimento dei rispettivi diritti e della loro progressiva acquisizione da parte di soggetti inizialmente esclusi. Tutto cio` in concomitanza col procedere di una giurisprudenza che ha interpretato in termini evolutivi gli Artt. 2043, 2059 del Codice Civile e l'Art. 32 della Costituzione. L'Art. 32, in particolare, non e` piu` considerato alla stregua di una norma programmatica, dopo l'evoluzione di una giurisprudenza che accanto ai danni strettamente patrimoniali,al danno alla vita di relazione, ha riconosciuto la sussistenza e la risarcibilita` del danno morale soggettivo legato alla sofferenza psichica e ha sancito l'autonomia del danno biologico o psicofisico.

In sostanza,anche nella discussione teste` aperta, Presidente, in questa congiuntura processuale si affacciano due posizioni radicalmente antitetiche: quella degli imputati di vecchio stampo, devo dire, che fa discendere il danno dal reato dalla lesione di un diritto soggettivo perfetto, legato alla proprieta` e quindi alla lesione di questo fondamentale istituto del nostro ordinamento, anche il danno morale in questa prospettiva inciderebbe in ultima analisi nel patrimonio del soggetto colpito,e la posizione delle nostre parti civili enti esponenziali, che per il tema specifico che stiamo trattando ricavano la loro legittimazione dall'Art. 32 della nostra Costituzione: "la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo ed interesse della collettivita`", senza limiti dice un'affermata giurisprudenza, senza limiti che possano in qualche modo essere posti dalla legge ordinaria. Da qui i frequenti rinvii dell'Art. 2059 Codice Civile alla Corte Costituzionale che con le sue sentenze interpretative di rigetto non ha mai deciso la questione dei limiti del danno non patrimoniale, che io sappia. Io non sono un giurista della pena, perche' esco, diciamo, dalla banalita` della pratica civilistica; ma non credo di sbagliare se dico che e` passato troppo tempo dalla romana lex aquilia e dal risarcimento limitato all'uccisione del servo o dell'animale, non credo di sbagliare ancora se dico che siamo anche lontani da una giurisprudenza che riconosceva la risarcibilita` del danno da reato nei limiti della lesione del solo diritto soggettivo perfetto, ancorata agli Artt. 2043 e 2056 del Codice Civile. Lontani anche dall'equazione danno non patrimoniale uguale a danno morale soggettivo, lontani anche da quella giurisprudenza che negava alle persone giuridiche e agli enti collettivi non riconosciuti, sprovvisti di personalita` giuridica, la possibilita` di risentire un danno per il fatto reato che potesse ledere il decoro, la credibilita`, la affidabilita` dell'ente che in ogni caso non e` provvisto di personalita` psicofisica. Ha aperto in qualche modo il nuovo corso il Tribunale di Roma con una vecchia sentenza del 10 giugno 86, poi confermata da appello e Cassazione, decidendo sul caso Lochit: "legittimati ad agire per il risarcimento del danno non patrimoniale sono anche le persone giuridiche nel caso di reato, nella specie corruzione propria, che lede lo stato nella sua sfera di dignita`, rispettabilita` e credibilita` nei confronti dei consociati, puo` configurarsi la lesione di un interesse non patrimoniale protetto dalla norma incriminatrice". Si documenta cosi` il progressivo riconoscimento di nuove tipologie di danni risarcibili nell'ambito dell'ipotesi contemplata dall'Art. 2059 del Codice Civile,con riferimento all'Art. 185 del Codice Penale. Progressivo riconoscimento che consente alle persone giuridiche o semplici associazioni di persone o sodalizi privati di entrare nel processo penale per l'esercizio dell'azione risarcitoria, seguendo via via le tappe del riconoscimento del danno patrimoniale indotto comunque dal fatto reato, danno alla vita di relazione, danno alla salute, del danno morale soggettivo e del danno biologico, ed infine del danno non patrimoniale risarcibile in se' e per se' al di la` della sua riferibilita` diretta o indiretta ad un pregiudizio o perdita patrimoniale.

A questo punto, per continuare il discorso della legittimazione delle parti civili da me difese, bisognera` ricostruire fedelmente la loro identita` quale risulta dagli atti di costituzioneperche' il discorso sia nel concreto. Per Medicina Democratica gli scopi sono quelli della tutela del diritto alla salute costituzionalmente garantito, ripeto le parole dello statuto, con particolare riferimento ai lavoratori, e quello di opporsi con azioni concrete sul piano della iniziativa politica e, dove necessario,giuridica ogni qualvolta questo diritto venga leso. Medicina Democratica quindi per statuto non e` una societa` di mutuo soccorso, ma una associazione con personalita` giuridica rivolta alla promozione in ogni luogo e in ogni occasione possibile alla difesa della salute come bene individuale primario ed interesse dell'intera collettivita`, Art. 32 della nostra Costituzione. Come cooperativa poi non e` neppure una societa` commerciale istituita col fine di produrre dividendi da distribuire ai soci, visto che per statuto non ha finalita` speculative, bensi` assistenziali e mutualistiche, societa` no profit, come si usa dire adesso. Il richiamo alla produzione di reddito fatto dai difensori degli imputati e` quindi frutto di una disattenta lettura, Giudici, che non si e` accorta nemmeno che il richiamo statutario alla divisione delle poverta', devo dire, nel caso di Medicina Democratica, e` determinato da ragioni puramente formali, per osservanza di norme inderogabili del Codice Civile: Art. 2511, Art. 2516 del Codice Civile. In realta` l'associazione riesce a vivere e ad operare merce` il costante impegno gratuito degli associati.

L'Associazione Salvaguardia Malcontenta e` un sodalizio di persone insediate nel territorio, sorto con le finalita` di promuovere assemblee pubbliche per la divulgazione dei danni - anche qui leggo le norme statutarie - e dei rischi alla salute derivanti dall'inquinamento della zona a ridosso del Petrolchimico, per diffondere le esperienze di lotta delle popolazioni esposte ai rischi del degrado ambientale, per denunciare alle autorita` competenti le conseguenze dell'inquinamento e gli effetti riscontrati sulla salute dei residenti.

Per Medicina Democratica, in particolare, Giudici, la stessa denominazione richiama una associazione di operatori nel campo della salute, intesa nella sua accezione piu` ampia, e cioe` sono studiosi, sono medici, sono docenti universitari, personale paramedico, semplici cittadini; non una associazione di mutuo soccorso, vi ripeto, o una associazione ambientalista, come vorrebbero alcuni difensori degli imputati, per avanzare sulla base di un equivoco l'ipotesi di un vizio formale dell'atto di costituzione che non farebbe riferimento a reati ambientali, ma solo a reati che toccano l'incolumita` e la salute di chi lavora. Ma l'argomento del vizio formale dell'atto di costituzione non ha pregio e non merita di essere discusso di fronte agli espliciti richiami con i quali abbiamo citato i reati della cosiddetta prima tranche della accusa: reati contro la persona, omicidio colposo plurimo, lesioni, violazioni di normi infortunistiche, disastro colposo, reati che evidentemente formano un tutt'uno in uno stesso processo come questo. Non e` poi da sottovalutare o addirittura da ignorare il fatto che questo processo ha preso l'avvio da una denuncia, devo ricordarlo ancora una volta, e` gia` stato detto infinite volte: quella di Gabriele Bortolozzo, che nella sua veste di membro associato di Medicina Democratica ha fornito i primi materiali di indagine elaborati dall'ente esponenziale al quale apparteneva.

Per l'Associazione Salvaguardia Malcontenta si deve aggiungere che la sua costituzione come sodalizio ravvicinata alla richiesta di rinvio a giudizio degli imputati costituisce una circostanza che non puo` vanificare la costituzione di parte civile, in quanto i reati ambientali che si discutono in questo processo non rappresentano una realta` contingente riferibile soltanto al passato, perche' permangono nella loro drammatica realta` anche al momento attuale e si prolungheranno nel futuro, fino al realizzo della bonifica del territorio. Anche qui, di conseguenza, le finalita` di una associazione sorta di recente restano frustrate e prevaricate da comportamenti che continuano nel tempo al di la` delle violazioni riportate nei capi di accusa. In un contesto giurisprudenziale complessivo vanno quindi considerate e valutate le voci dei Giudici di merito e della stessa Corte di legittimita`, magari della stessa sezione terza della Cassazione, che riconoscono agli enti esponenziali la legittimazione in quanto portatori di interessi collettivi lesi dal reato. Per questi Giudici dell'alternativa il danno suběto dall'ente portatore di interessi collettivi, ente esponenziale, non ha natura patrimoniale in quanto non si risolve in una diminuzione economica del patrimonio dell'ente, ma in una ingiusta ed illegittima repressione dei suoi fini, in una lesione del suo prestigio o in ostacolo al perseguimento dei suoi fini istituzionali. Tra l'altro, a proposito di tutela ambientale, proprio la Cassazione sezione terza, con sentenza 20 giugno, 24 ottobre 1995, ha stabilito "in tema di tutela ambientale possono costituirsi parte civile nel processo penale gli enti ed associazioni di cui all'Art. 18 della legge 8 luglio 86 n. 349, quando l'interesse diffuso da essi perseguito sia volto alla tutela di situazioni storicamente circostanziate, fatte proprie come scopo specifico dallo stesso sodalizio". "Situazioni storicamente circostanziate", come quelle di Medicina Democratica che riporta nello statuto di opporsi con azioni concrete sul piano dell'iniziativa politica e giuridica ogni volta che questo diritto alla salute venga leso, conforme, in termini ancora piu` espliciti e generalizzanti le decisioni che io qui richiamo e che poi riporto in una memoria che depositero` al Collegio, Cassazione del 16 giugno del 93, Tribunale di Monza 8 febbraio del 94, Cassazione 10 luglio del 91, Cassazione del giugno dell'89 e cosi` via, una quantita` straordinaria di decisioni che confortano le tesi che sto esponendo.

Le decisioni citate mi consentono allora di affermare, secondo me, che la sussistenza di una interpretazione evolutiva del danno da reato, promossa dai Giudici civili con l'affermazione della sussistenza di un danno non patrimoniale sottratto alla pertinenza della proprieta`, riconosciuto autonomo, in quanto legato al diritto primario della salute, di per se' risarcibile, senza riferimento a lesioni patrimoniali. Devo dire anche che l'apertura della giustizia civile a una considerazione del risarcimento in termini valutativi con riferimento all'importanza primaria della persona umana si ricava dalla seguente massima della Cassazione: "il danneggiato dal sinistro stradale - ha detto la Cassazione - ha titolo a conseguire dal danneggiante il risarcimento del danno biologico e di quello morale, ove esistenti, anche nell'ipotesi in cui venga escluso qualsiasi suo diritto al risarcimento del danno patrimoniale per invalidita` temporanea e permanente, ancorche` il danneggiato abbia conseguito dall'INAIL le prestazioni del caso e l'istituto abbia agito in surroga realizzando l'intero massimale assicurato". La Corte va ancora piu` in la` quando afferma che la risarcibilita` del danno non patrimoniale, a norma dell'Art. 2059 Codice Civile, in relazione all'Art. 185 del Codice Penale, non richiede che il fatto illecito integri in concreto un reato punibile per il concorso di tutti gli elementi a tal fine rilevanti per la legge penale, essendo sufficiente che il fatto stesso sia astrattamente preveduto come reato e sia pertanto idonea a ledere l'interesse tutelato dalla norma penale. La piu` recente giurisprudenza di merito, affermando il principio costituzionale dell'integrale ed illimitabile tutela risarcitoria del diritto alla salute, rimuove definitivamente una cultura del danno legata alla monetizzazione delle conseguenze dell'illecito e riconosce un valore in assoluto: quello della salute, che non soffre ne' mediazioni ne' gerarchie. Il danno non patrimoniale da reato, come danno biologico, come valore umano perduto, dice la Cassazione, tanto perde di quantita`, Giudici, tanto acquista di valore giustificando la presenza nel processo come parti civili gli enti, associazioni non riconosciute o sodalizi, deputati alla difesa di un diritto la cui prevaricazione tocca indubbiamente la ragione stessa della loro esistenza: esistono questi enti in quanto il valore di cui si parla sia riconosciuto e protetto in termini concreti attraverso la loro operativa presenza nella societa`, nelle istituzioni, nella politica e nel processo, diciamo noi.

Per finire: non si sono ancora considerati due argomenti decisivi che, secondo me, consentono di impostare il problema sin qui trattato da un punto di vista che arriva ad una soluzione difficilmente contestabile. Il primo argomento discende dalla constatazione che il danno da illecito civile ex lege Aquilia Art. 2043 del Codice Civile si distingue nettamente dal danno derivante da illecito penale ex Art. 185 Codice Penale. Non e` una distinzione da poco perche' la responsabilita` da reato e` tipica ex lege, senza responsabilita` obiettiva, come invece capita in quella civile, ad esempio l'Art. 2051 e seguenti del codice civile: qualunque fatto doloso o colposo che cagiona un danno ingiusto obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno. Il reato come fonte del danno da risarcire ha quindi caratteristiche del tutto peculiari rispetto al fatto generatore della responsabilita` civile. Infatti l'Art. 185 del Codice Penale non fa alcun richiamo alla legge civile; da qui il superamento dell'opinione presentata come insuperabile che il danno legittimante l'azione civile nel processo penale sia soltanto quello diretto ed immediato, richiamato dal combinato disposto degli Artt. 2056, 1223, 1226, 1227 del codice civile. In altri termini il danno da reato ha natura autonoma ed originale, siccome correlata eziologicamente alla commissione di un fatto costituente del reato.

Da qui la possibilita` di chiedere il risarcimento del solo danno non patrimoniale, da qui ancora, giudici, il ripudio dell'opinione che limita il risarcimento alla lesione di un diritto soggettivo perfetto legato alla sfera patrimoniale. Bastera` invece la correlazione tra interesse tutelato dalla norma penale e quello del soggetto che intende costituirsi nel processo, anche se questo interesse non puo` arrivare al punto di identificarsi con l'interesse o a chiedere la dichiarazione di responsabilita` penale dell'imputato. A tale scopo infatti l'ordinamento prevede l'obbligatorieta` dell'azione penale che e` riservata al Pubblico Ministero.

Per legittimare l'azione civile del reato occorrera' quindi la presenza in capo al soggetto danneggiato di un interesse particolare che qualifichi il soggetto medesimo, nel caso degli enti, associazioni anche non riconosciute o sodalizi, proprio quegli interessi collettivi particolari del gruppo rappresentato che la contraria opinione vorrebbe tenere esclusi dal processo penale, riservandolo, come si e` detto, e ripetuto, alla accusa pubblica e alla parte coinvolta nel reato, la cosiddetta parte offesa.

In questa estensiva nozione della parte civile gli interessi impersonati dall'ente non sono gli interessi di tutti ne' diffusi ne' legittimi, meri interessi diritti di fatto definiti adespoti ossia senza padrone, ma sono invece gli interessi propri dell'associazione. In altri termini: sono interessi collettivi perche' perseguono uno scopo comune, delimitato, circostanziato, rispetto alla generalita` dei consociati, con riferimento a questo modello concettuale abbiamo sostenuto davanti al G.I.P. e adesso ripetiamo che gli enti esponenziali per i quali ci siamo costituti sono sostanzialmente legittimati a chiedere in questo processo, con queste imputazioni, con questi imputati, il risarcimento del danno non patrimoniale e patrimoniale, con la vertenza che l'interesse non e` costituito dalla somma degli interessi dei singoli aderenti alle rispettive associazioni, ma e` un interesse loro proprio in quanto enti collettivi, un interesse rappresentato dal fatto associativo, Art. 2 della Costituzione.

Questa avvertenza consente di rifiutare la tesi che vorrebbe negare l'accesso all'ente esponenziale ogni qualvolta i singoli potrebbero loro individualmente costituirsi.

A questo punto si possono addirittura trascurare le motivazioni adottate da alcuni settori della giurisprudenza per giustificare l'accesso al processo penale da parte degli enti esponenziali. Ad esempio, il motivo dell'afflizione dei consociati, o la perdita del decoro e della credibilita` dell'ente, anche l'associazione riconosciuta o non, risente infatti un danno non patrimoniale per il solo fatto della commissione di quel particolare reato. A parte il fatto che sussiste, almeno nel nostro caso, un danno anche patrimoniale, se si pensa alle pubblicazioni, alle attivita` esercitate per la denuncia, che ha dato origine alle imputazioni dibattute in questo stesso giudizio, e a tutte le altre spese conseguenti

 

AVVOCATO ARTUSA

 

Avvocato Artusa: il mio intervento e` per sostenere la costituzione di parte civile dell'INAIL nel presente procedimento. Questa costituzione dell'INAIL, dell'Istituto Nazionale Assicurazioni contro gli Infortuni sul Lavoro, non ha trovato da parte dei difensori degli imputati eccezioni di carattere formale. L'eccezione che e` stata fatta dall'avvocato Franchini mi pare un po' come portavoce dei difensori degli altri imputati ha riguardato una ragione di carattere sostanziale, cioe` la circostanza che l'INAIL non avrebbe avuto dai fatti, i quali debbono essere accertati poi in questo procedimento, un danno diretto ed immediato. Ora, non v'e` dubbio che questa eccezione attiene, in un certo senso, anche alla sostanza, al merito delle questioni che dovranno essere poi accertate in sede dibattimentale, e tuttavia io non voglio, per cosi` dire, trincerarmi dietro questa eccezione, che pure potrebbe essere fatta, certamente in sede dibattimentale andranno approfonditi tutti gli elementi relativi a questo procedimento, ma io vorrei partire da alcuni dati di fatto che sono stati anche citati in questa sede da un altro difensore degli imputati. Il dato di fatto e` questo: l'istituto nell'adempimento dei suoi compiti istituzionali che gli sono attribuiti dal testo unico sugli infortuni sul lavoro, cioe` testo unico numero 1124 del 30 giugno 1995, ha provveduto ad erogare prestazioni agli infortunati o ai loro superstiti, in relazione a 32 casi, 26 rendite dirette ai lavoratori infortunati, 6 rendite a superstiti, per un totale che si aggira intorno ai 7 miliardi di lire. Quindi, come si vede, l'esborso che l'istituto ha sostenuto per le prestazioni previdenziali in favore ad affetti da malattia professionale e quali abbiamo potuto ricavarli dalle liste che sono state pubblicate sulla stampa e` stato un esborso notevole, che ha in un certo senso, anche questa e` la nostra tesi, pregiudicato quelle che sono il conseguimento di altri compimenti che pure sono attribuiti all'INAIL, cioe` 7 miliardi distolti da altri possibili impieghi costituiscono certamente una notevole somma di cui l'istituto deve essere, riteniamo, ristorato. Perche', ripeto, i compiti che sono attribuiti all'istituto sono molteplici. Certamente qui va sgombrato un po' il campo da alcune affermazioni che pure sono state fatte in questa sede: l'istituto non ha compiti prevenzionali, non li aveva a suo tempo, attualmente sta cercando, a seguito della 626, di riappropriarsi di questi compiti proprio in vista di una migliore esplicazione di questi compiti, che a suo tempo erano attribuiti ad altri organi dello Stato, quali per esempio l'Ispettorato del Lavoro, la U.L.S.S., e, dicevo, non ha compiti prevenzionali, ha soltanto compiti di cura attraverso gli ambulatori che a suo tempo aveva, attraverso il CTO, che appunto aveva costruito per la cura degli infortunati e che poi a seguito della riforma sanitaria sono stati tolti all'INAIL con provvedimenti ablatori e sono stati appunto dati al Servizio Sanitario Nazionale, sono rimasti all'istituto dei compiti che esso svolge ancor oggi attraverso un.. ad esempio attraverso il centro di Butrio, che sono compiti relativi alla rieducazione ed al recupero degli infortunati e dei tecnopatici, nonche` alla cura e alla assistenza dei grandi invalidi. Ora e` chiaro che dovendo l'istituto agire con i criteri che sono d'altro canto previsti dall'Art. 97 della Costituzione, criteri relativi al buon andamento e alla imparzialita` della pubblica amministrazione, quindi con criteri di economicita` e di imprenditorialita`, adeguando la propria organizzazione ad una efficiente e tempestiva acquisizione dei contributi e ad una corretta erogazione delle prestazioni, secondo quanto previsto anche dalla legge 88/89, e` chiaro che l'essere stata costretta a compiere una anticipazione, come poi vedremo, per il datore di lavoro, il quale non aveva osservato le regole della sicurezza, questo costituisce certamente un danno che va risarcito in questa sede. Anche perche', e` bene ricordarlo, l'istituto corrisponde le prestazioni anche quando il datore di lavoro non avesse, per ipotesi, pagato il premio e corrisponde le prestazioni sulla base del principio della presunzione legale dell'origine lavorativa della malattia, come appunto e` nell'ipotesi presente, perche' le lavorazioni, le malattie causate dalle lavorazioni, che espongono all'azione del cloruro di vinile sono malattie previste dal numero 36 della tabella allegata al D.P.R. Quindi risulta accertato, e noi abbiamo anche presentato la relativa documentazione, attraverso le attestazioni dei direttori di sede, che sono atti amministrativi assistiti da una presunzione di legittimita`, e quindi fanno piena prova del credito che l'istituto vanta, abbiamo dimostrato l'erogazione che da parte dell'istituto vi e` stata in relazione a queste malattie e questa erogazione e` avvenuta.. ecco, questo e` un altro punto importante, in virtu` del rapporto che intercorre tra l'INAIL e il lavoratore, che e` un rapporto distinto da quello che intercorre tra il datore di lavoro e lo stesso INAIL, perche' il datore di lavoro paga il premio che e` connesso sia al tipo di attivita` lavorativa ed alla sua rischiosita`, ma anche all'ammontare delle retribuzioni. Questo pagamento del premio esonera il datore di lavoro dalla responsabilita` civile per le malattie professionali di cui dovessero essere poi affetti i lavoratori, e tuttavia vi e` anche qui la eccezione. La eccezione e` quella prevista dall'Art. 10 del testo unico, in connessione con l'Art. 11 dello stesso testo unico, cioe` nel caso in cui il datore di lavoro ovvero le persone delle quali egli debba rispondere in conseguenza di disposizioni di legge, quando riporta una condanna penale per il fatto dal quale l'evento lesivo e` derivato cessa l'esonero dalla responsabilita` civile, quindi deve rispondere delle erogazioni che l'istituto ha fatto. E risponde di queste erogazioni anche quando, l'ho gia` detto, quando il fatto e` commesso dalle persone delle quali debba rispondere ai sensi di legge e puo` richiedere queste somme perche' si tratta di somme che, come e' stato autonomamente ribadito anche dalla giurisprudenza, esso istituto ha anticipato per il datore di lavoro. Ora, per capire esattamente qual e` il meccanismo, e` necessario, diciamo cosi`, distinguere quello che e` l'azione di regresso che viene esercitata dall'istituto nei confronti del datore di lavoro, da quella che e` la generale azione di surroga, che pure viene esercitata dall'istituto assicuratore nei confronti dei terzi responsabili in relazione al 1916 del Codice Civile, perche' c'e` una differenza sostanziale, nel senso che nell'azione di surroga ai sensi dell'Art. 1916 c'e` una successione a titolo particolare nei diritti che spettano al soggetto leso nei confronti dell'attore del danno, che e` il terzo responsabile. Quindi si tratta di un'azione che e` assoggettata alle comuni regole sulla competenza e sulla procedura, secondo quello che e` il diritto comune. Invece quando l'evento lesivo e` ascrivibile ad una responsabilita` penale del datore di lavoro o, ripeto, della persona della quale egli debba rispondere ai sensi di legge, per esempio ai sensi dell'Art. 2049 del Codice Civile, allora in questo caso l'INAIL ha il diritto di recuperare quanto erogato al soggetto infortunato oppure al tecnopatico. In questo caso non si tratta di una successione a titolo particolare nel diritto altrui, cioe` una azione che deriva, come l'azione di surroga, dal diritto di un altro soggetto, ma e` una obbligazione originaria, perche' l'INAIL ha un diritto proprio autonomo, che deriva proprio dal rapporto assicurativo e in questo senso vi sono delle pronunce autorevolissime soprattutto della Corte Costituzionale, le sentenze 134 del 71 e la 372 del 1988, ed anche per quanto riguarda la Corte di Cassazione vi e` una giurisprudenza ormai consolidata e non controversa, tra le molte io qui voglio citare la numero 10167 del 28 settembre del 91, la 7669 del 20 agosto 1996 e le Sezioni Unite numero 3288 del 16 aprile 1997. In queste sentenze e` chiaramente detto, e soprattutto la Corte costituzionale lo ha precisato, che le prestazioni previdenziali che sono addossate all'INAIL, in un certo senso quale elemento di favore accordato al lavoratore, hanno un carattere di anticipazione rispetto all'assolvimento dell'obbligo a carico del responsabile; obbligo il cui adempimento non e` un'esatta.. non trova una esatta corrispondenza nei contributi, o meglio, nei premi che il datore di lavoro paga, perche' i contributi sono appunto destinati alla erogazione delle prestazioni normali a carico del lavoratore. Invece queste prestazioni previdenziali erogate in questo caso, cioe` nel caso di responsabilita` penale del datore di lavoro, sono, lo avevo gia` accennato prima, sono corrisposte in temporanea sostituzione delle erogazioni che a causa dell'evento dannoso sono state poste a carico del datore di lavoro. Quindi, ecco, credo che queste considerazioni fanno un po' giustizia di quella che era la motivazione dell'avvocato Franchini, il quale, appunto, aveva chiesto l'esclusione della parte civile INAIL, perche' esso INAIL non avrebbe un danno diretto ed immediato dal fatto reato.

Nel caso invece si tratta proprio di un diritto di credito che l'istituto ha, che e` proprio, originario ed autonomo, perche' trova il suo fondamento nel rapporto assicurativo, perche' e` fondato, ripeto, sulla responsabilita` penale del datore di lavoro oppure del personale dipendente e qui.. ecco, a questo proposito va detto che anche qui la Corte Costituzionale e la Corte di Cassazione hanno anche stabilito, ed io leggo appunto la sentenza della Corte di Cassazione numero 26 gennaio 93, numero 937, che d'altro canto non fa che poi riprendere quello che diceva la sentenza della Corte Costituzionale 26 maggio 81 numero 74: la responsabilita` penale del datore di lavoro per l'infortunio subito dal dipendente da cui deriva il diritto dell'INAIL di proporre, ai sensi dell'Art. 10 e 11 testo unico 112465, l'azione di regresso per il recupero delle prestazioni erogate, puo` essere accertata anche quando non siano violate specifiche norme di prevenzione, in relazione all'inosservanza del disposto dell'Art. 2087, secondo cui l'imprenditore e` obbligato ad adottare nell'esercizio della sua impresa le misure necessarie a tutelare la integrita` fisica e la personalita` del prestatore di lavoro. La Corte Costituzionale che prima ho citato, la 74 dell'81, aveva appunto detto: "la stessa violazione degli obblighi sanciti a carico dell'imprenditore dall'Art. 2087 Codice Civile, per assicurare la integrita` fisica e la personalita` morale del lavoratore, e` idonea di per se' a configurare la nozione giuridica di colpa, prevista in linea generale dall'Art. 43 Codice Penale, cosicche` la violazione dell'Art. 2087, qualora valga ad integrare una ipotesi di reato colposo, lesivo della incolumita` del lavoratore,costituisce inscindibilmente illecito penale civile e fa conseguentemente venire meno l'esonero da responsabilita` civile del datore di lavoro". Quindi basta l'inosservanza delle norme di cui all'Art. 2087 del Codice Civile per fare ritenere esonerata la responsabilita` civile, esonerato.. per fare venire meno l'esonero della responsabilita` civile del datore di lavoro.

Quindi mi pare che sotto questo aspetto, ripeto, la prova,almeno anche e soltanto ai fini dello stabilire la legittimazione dell'istituto a stare in questo giudizio, sia chiara. Ecco,un'altra cosa va aggiunta, che, per quanto riguarda le prestazioni erogate dall'istituto, si tratta di un credito di valore e non di valuta e questo significa che l'istituto, pur avendo dato gia` la prova dell'esborso,si riserva ovviamente il diritto di fare valere, si sa che le erogazioni dell'istituto sono soggette anche a periodici aggiornamenti, quindi qualora nel corso del procedimento dovessero esserci questi aggiornamenti o dovessero essere provate altre erogazioni da parte dell'Istituto Nazionale, noi ci riserviamo, fino al momento della conclusione del processo, di provare queste ulteriori erogazioni. D'altro canto che l'istituto possa essere presente nei procedimenti penali per fare valere in questa sede quei diritti che potrebbe fare valere anche nella competente sede civile, e` un principio ormai consolidato. Gia` l'istituto ha avuto modo di costituirsi parte civile a proposito di un altro procedimento che ha avuto una grossa risonanza, quello relativo agli stabilimenti Eternit di Casale Monferrato, dove, appunto, vi erano gli imputati, imputati in quel procedimento, in ragione della posizione che gli stessi avevano rivestito nell'organigramma aziendale della societa` facente parte del gruppo Eternit ed in relazione alla violazione delle norme precauzionali relative alla tutela della salubrita` dell'ambiente di lavoro di numerosi dipendenti che avevano lavorato in quegli stabilimenti. Ora, sia il Tribunale di Casale Monferrato, sia poi la Corte d'Appello di Torino, hanno, con delle decisioni che poi noi rassegneremo a codesto eccellentissimo Collegio,hanno spiegato quali fossero le ragioni giuridiche per le quali l'istituto aveva il diritto di costituirsi parte civile, peraltro l'istituto, unitamente, lo dico soltanto per completezza, unitamente ad alcune organizzazioni sindacali e al Comune di Casale Monferrato, che pure in quella sede si era costituito parte civile. Altro esempio che e` possibile portare e` quello relativo al processo per il.. un altro procedimento per 13 eventi mortali che sono avvenuti nel porto di Ravenna, a bordo della nave "Casier" Elisabetta Montanari, anche li` l'Istituto si e` costituito parte civile, e noi rassegnamo copia della ordinanza che ha ammesso questa costituzione di parte civile, perche' il Tribunale di Ravenna ha ritenuto che la costituzione di parte civile dell'INAIL, titolare di azioni di regresso, in virtu` di un diritto autonomo ed originario nei confronti del datore di lavoro e precisando che, stante l'automatismo della erogazione delle prestazioni, il danno subito dall'INAIL e` collegato in maniera diretta con l'evento dannoso. Io ho tenuto conto anche del tempo che poi vorrei lasciare agli altri difensori, credo di non dover aggiungere altre cose su questo punto. Voglio direinvece qualcosa in ordine all'altra nostra richiesta che abbiamo fatto, cioe` quella relativa al danno non patrimoniale. Noi riteniamo di dover, anche in relazione a quello che e` anche qui una conforme giurisprudenza della Corte di Cassazione, nelle fattispecie relative al disastro del Vajont, all'affare "Lochit", dove.. e a quella che e` la giurisprudenza anche della Corte dei Conti, il danno non patrimoniale e` stato affermato che spetti anche alla persona giuridica e questo danno deve essere valutato in ragione della gravita` dei fatti,cosi` come d'altro canto noi l'abbiamo rappresentato nell'atto di costituzione di parte civile. E quindi noi riteniamo che tutte le contestazioni che sono state svolte in questa sede dai difensori degli imputati ed in particolare dall'avvocato Franchini, non ricordo adesso il nome dell'altro avvocato che pure ha svolto delle considerazioni in questo senso, noi riteniamo che queste considerazioni non debbano essere suscettibili di accoglimento e soprattutto non sono riferibili all'INAIL delle sentenze che sono state pure citate in questa sede, mi pare delle sentenze della Sezione Quarta della Corte di Cassazione, perche' quelle sentenze si riferivano a fattispecie del tutto diverse da quelle relative all'azione di regresso dell'istituto dell'INAIL nei confronti del datore di lavoro, riguardavano invece la azione di surroga normale nei confronti di una assicurazione privata, quindi una cosa,come ho gia` detto prima, del tutto diversa dalla azione che noi facciamo valere, che l'Istituto fa valere in questa sede.

Un'altra cosa voglio aggiungere, ed e` che l'istituto ha chiesto anche la citazione dei responsabili civili. Quindi noi, in relazione a questa richiesta di citazione dei responsabili civili, insistiamo su questa richiesta. Non so, signor Presidente, se anche le considerazioni le debbo svolgere in questo momento o invece aspettiamo..

 

Presidente: in questo momento

 

Avvocato Artusa: comunque noi riteniamo, per i motivi che abbiamo detto, che non soltanto gli imputati, ma anche le societa` nelle quali questi.. nelle quali gli imputati hanno svolto le loro attivita` debbono rispondere appunto dei danni che l'istituto ha subito in conseguenza dell'erogazione delle prestazioni agli infortunati e, d'altro canto, noi dimostreremo che le parti lese in relazione alle quali noi chiediamo il ristoro dei danni, hanno lavorato appunto alle dipendenze delle societa`: la Montedison, l'Eni, l'Enichem, la Montefibre, l'Enimont Anic, la Montepolimeri, l'Enichem Polimeri, etc. Ecco, voglio dire, noi abbiamo, appunto, avevo detto prima, abbiamo depositato gli attestati relativi alla corresponsione delle prestazioni per 32 infortunati, o meglio, per 32 tecnopatici e, in relazione alle societa` alle dipendenze delle quali hanno prestato lavoro questi soggetti, noi insistiamo per la citazione dei responsabili civili e quindi che venga emesso il decreto per questa citazione. Per quanto riguarda, invece, gli altri problemi che pure sono stati evidenziati da altri difensori della parte civile, quelli relativi alla cooperazione colposa degli imputati, quelli relativi al principio della solidarieta` passiva per tutti quanti gli imputati, io ritengo di non dover svolgere alcuna considerazione, associandomi, mi pare, a quello che e` stato detto dall'avvocato Pozzan e dall'altro avvocato che mi ha prima preceduto

 

Presidente: una sola precisazione, perche' non ho capito bene quello che lei ha detto, perche' venga emesso il decreto? Cioe` credo che il Tribunale l'avra` gia` emesso, il Presidente l'avra` gia` emesso il decreto di citazione del responsabile civile, lei l'ha gia` citato, insomma

 

Avvocato Artusa: si, noi l'abbiamo gia` citato.. no, aspetti, scusi signor Presidente, noi ci siamo costituiti parte civile all'udienza..

 

Presidente: preliminare?

 

Avvocato Artusa: no, all'udienza dibattimentale, noi abbiamo chiesto che venga emesso il decreto di citazione dei responsabili civili. A meno che, ripeto, io non sapevo che gia` erano presenti, perche' non avevo potuto prendere visione degli atti, quindi non avevo avuto conoscenza del fatto che alcuni dei responsabili civili che noi abbiamo citato erano gia` costituiti

 

Presidente: ho capito, va bene

 

Avvocato Scatturin: io deposito la memoria

 

AVVOCATO VASSALLO

 

Avvocato Vassallo: abbiamo raccolto le nostre osservazioni in merito alle eccezioni proposte dalle difese degli imputati in una memoria, sia relativamente alle eccezioni che hanno ad oggetto la costituzione di parte civile del Comune e della Regione, sia quelle che riguardano la citazione dei responsabili civili. Quindi cerchero` di essere il piu` veloce possibile

 

Presidente: ma noi non abbiamo problemi

 

Avvocato Vassallo: avendo gia` espletato e ne' mi mettero` a leggere tutte le sentenze che abbiamo citato, perche' evidentemente le rassegno alla memoria che vi consegnero`. Una prima osservazione molto veloce consiste nel fatto che non mi sembra vi siano state questioni di carattere formale sulla costituzione di parte civile, come sono state fatte per altre costituzioni, per cui non ritengo di dovermi soffermare su nessuna di quelle questioni. Ritengo invece di soffermarmi, ma in questo caso molto velocemente perche' alcune delle questioni sono gia` state trattate dai colleghi, in merito alle richieste di esclusione di parte civile di carattere chiamiamole sostanziali, come gia` ha detto il collega che assiste l'INAIL.

La prima questione sulla richiesta di esclusione di parte civile attiene ad un problema di legitimatio ad causam, e` una questione proposta dagli Avvocati Baldini e Giarda. La legitimatio ad causam della Regione edel Comune per reati commessi antecedentemente all'entrata in vigore della legge 349 dell'86. In pratica si e` sostenuto che ognuno rispondeva, secondo la prospettiva dell'accusa, in relazione ai periodi di tempo in cui aveva esercitato le singole funzioni e quindi gli imputati Cefis, Medici, Calvi, D'Arminio, etc., quelli gia` indicati nelle eccezioni, dovevano essere.. per questi imputati doveva essere valutata la responsabilita` e quindi la possibilita` di danno alla Regione Veneto e al Comune di Venezia per il periodo di tempo preso in considerazione. Questo periodo di tempo era antecedente al 1986 e quindi precedentemente non esisteva la categoria del cosiddetto danno ambientale perche', secondo questo assunto, sarebbe stato costituito con la legge in questione. Riteniamo che su questo gia` il collega Schiesaro ed altri colleghi hanno risposto, mi richiamo alla memoria, ripetero` solo alcuni concetti puntuali.

Gia` precedentemente esisteva la rilevanza del bene ambientale e del danno ambientale, avendo riconosciuto come fonte di questo diritto a carattere anche e soprattutto collettivo la carta costituzionale, agli Artt. 9, per quanto riguarda il paesaggio, e all'Art. 32 per cio` che attiene la salute. Ricordo solo ed unicamente che l'Art. 32 dice esattamente che "la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo ed interesse della collettivita`", quindi che questa tutela della salute e` anche interesse della collettivita`. Quindi la collettivita` puo` emettere alcune norme che riguardano la tutela di questo interesse e quindi l'eventuale violazione di queste norme comporta automaticamente lesione del diritto. Ma non solo, il diritto all'ambiente e il conseguente danno ambientale non sono state sicuramente considerate come nuove categorie dalla legge dell'86, basti solo leggere, e mi richiamo e le ho riportate nella memoria, la relazione al disegno di legge relativo proprio a quello dell'86, in cui si parla espressamente di un esistente gia` disegno di diritto del.. di un diritto all'ambiente salubre, di necessita` di incrementare questi diritti e di valorizzarli istituendo, per questi nuovi tipi di reato, anche immediatamente presuntivamente la figura del danno ambientale, gia` esistente, come noi sosteniamo, non solo perche' lo dissero gia` la Corte Costituzionale in passato, con sentenza interpretativa di rigetto, non solo perche' gia` la sentenza della Corte Costituzionale che ora citavo faceva riferimento ed inquadrava, prima dell'entrata in vigore di questa legge, il danno ambientale nell'ambito della struttura del 2043 del Codice Civile, ma soprattutto perche', con sentenza anche successiva della Corte Costituzionale, vi e` stato proprio un ribadire che anche al di fuori della legge dell'86 la sentenza interpretativa riportava tutto al danno previsto di responsabilita` ex Art. 2043 del Codice Civile.

Ma, oltre alle sentenze della norma costituzionale e della norma.. della Costituzione, vi sono una serie di altre leggi, io mi limitero` solo ad elencarle velocemente, qui le abbiamo riportate per esteso: la normativa in materia di tutela delle acque, dell'inquinamento, la normativa in materia di tutela.. tutte antecedenti, si badi bene, all'86, normativa in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori,normativa in materia di tutela dell'inquinamento da rifiuti, normativa in materia di tutela dell'ambiente e dell'inquinamento atmosferico. Quindi sotto questo profilo non possiamo non evidenziare come proprio la violazione di queste ed altre normative in materia, latu senso, ambientale sono contestate nel presente procedimento proprio a tutti gli imputati, ciascuno dei quali limitatamente al periodo in cui ha svolto le proprie funzioni in seno alla societa`, ha gestito in Petrolchimico di Marghera, ed e` accusato di aver in via continuativa posto in essere queste condotte plurime,causative di grave compromissione del bene ambiente, nell'ambito della laguna veneta. Inutile dire ovviamente che tra questi imputati ci sono proprio anche i signori Cefis, Medici e quelli gia` indicati precedentemente. E proprio nei confronti di questi noi intendiamo esercitare la azione di danno, chiedendola proprio nei confronti di questi.

L'assunto difensivo poi viene smentito da copiosissima giurisprudenza che io ho enucleato, in cui si parla esattamente di danno ambientale in maniera addirittura antecedente all'86 e in cui si sono legittimati gli enti territoriali in proprio, nella difesa dei loro interessi, degli interessi collettivi da loro rappresentati nell'ambito del territorio di loro pertinenza; Cassazione penale dell'84, Cassazione penale dell'85 e cosi` via.

Vi e` anche, poi, un'ulteriore elemento da notare, che non puo` contestarsi il diritto del Comune di Venezia e della Regione Veneto a costituirsi parte civile relativamente alle singole fattispecie di reato previste dalle varie leggi speciali in materia di tutela delle acque, in materia di rifiuti, cosi` come e` riconosciuto sia in dottrina che in giurisprudenza pacificamente.

E la Regione Veneto e il Comune di Venezia si sono costituiti nel presente processo al fine di ottenere esattamente il risarcimento dei danni cagionati dagli imputati con le condotte tutte indicate nei capi di imputazione. Danni che sono costituiti non solo dalla compromissione del bene ambiente afferente al territorio della Regione Veneto e del Comune di Venezia, ma anche come danni morali ed extrapatrimoniali per lo sviamento di funzione e per l'offuscamento di immagine che i comportamenti oggetto di contestazione hanno sicuramente cagionato all'ente territoriale. Quindi possiamo affermare che l'Art. 18, che prevede il cosiddetto danno ambientale costituisce uno, ma non l'unico dei titoli in forza dei quali gli enti da me rappresentati, assumendosi danneggiati dai fatti reati contestati all'imputato, possono richiedere il risarcimento e quindi godono di piena legitimatio ad causam a costituirsi parte civile. E` chiaro, sono danni e con la.. noi dimostreremo in corso di causa, ma che non possono certo dirsi assolutamente inventati o privi di consistenza giuridica.

Vi e` poi una altra eccezione signori del Tribunale, fatta un po' sommessamente, in realta`, dall'avvocato Mucciarelli e relativa alla sovrapposizione di tutela nel medesimo ambito territoriale, per effetto della costituzione di parte civile dei diversi enti territoriali. In pratica l'avvocato Mucciarelli contestava la legittimazione o si chiedeva quali erano i limiti di questa legittimazione ad esercitare l'azione civile per territori che sono compresi sia nell'ambito del territorio comunale, del Comune di Venezia, sia nell'ambito della Regione Veneto e credo poi nella Provincia, perche' anch'essa e` costituita. Vi sono elencate nella nostra memoria tutta una serie di norme che richiamano questa possibilita`. Faccio solo presente che l'Art. 18 fa espressamente riferimento proprio agli enti territoriali, non solo, e non e` una attivita`, come qualche dottrina, contraddetta alla giurisprudenza, ha sostenuto come attivita` solo sostitutiva e surrogatoria nell'ipotesi in cui lo Stato non esercitasse il suo diritto, perche' contro questa tesi vi e` un elemento di carattere molto preciso, che riguarda esattamente la testuale, perche' si dice.. si parla chiaramente di: lo Stato nonche` gli enti pubblici, e conseguentemente anche da questo punto di vista, richiamandomi per la maggior estensione delle motivazioni alla mia memoria, credo che possa essere tranquillamente respinta anche questa tesi, anche se, ripeto, questa non e` stata proposta in maniera molto evidente dal collega.

L'avvocato Pulitano`, poi, ha contestato la legitimatio ad causam per i reati contro la pubblica incolumita` contestati al capo 1, anche su questi mi richiamo alla memoria uguale a quella gia` depositata nell'ambito delle memorie presentate in sede di udienza preliminare. Abbiamo citato ripetutamente tutte le norme e tutta la sistematica normativa e giurisprudenziale,che fanno capire chiaramente come la tesi sia assolutamente infondata. Ricordero` solo che proprio questa tesi e` sostenuta da qualche professore che abbiamo sentito nei giorni scorsi. Il professor Padovani sostiene esattamente, per esempio, nei suoi testi, che sono in prima linea nella mia biblioteca, sostiene esattamente la legittimazione propria della difesa degli interessi collegati direttamente al loro territorio nei reati aventi valore di danno ambientale, come danno ambientale, non solo, ma anche, trattandosi di reati plurioffensivi, ritiene che quindi ben gli enti pubblici che sono preposti anche, come poi ha spiegato meglio e sicuramente piu` approfonditamente nella memoria, sono preposti anche alla tutela della sicurezza collettiva, che riguarda non certo solo l'ambiente di lavoro visto in senso stretto, ma riguarda anche e soprattutto la tutela dei cittadini, perche' non puo` riguardare solamente.. se io non metto determinati mezzi di sicurezza nell'ambito del lavoro della mia azienda e questi possono.. si ritiene che l'eventuale comportamento possa costituire pericolo per la pubblica incolumita` (il concetto di pubblica incolumita` e` stato ampiamente dibattuto e studiato dalla dottrina come lesione anche di interessi collettivi, di sicurezza collettiva), e` evidente che non posso pensare solo agli operai che vi lavorano, ma anche al cittadino indeterminato ed indistinto che nell'ambito della azienda, del territorio dell'azienda, possa svolgere la propria attivita`.

D'altra parte su questo punto gia` anche il G.I.P. ha richiesto un'ampia.. ha gia` emesso quell'ordinanza che ha ampiamente risposto a queste questioni.

Qualche minuto in piu` devo prendermi invece per cio` che attiene le questioni relative al responsabile civile sollevate dal professor Padovani. Una prima osservazione: il professor Padovani ha sostenuto la inesistenza o nullita` della richiesta di citazione del responsabile civile da parte della Regione Veneto e del Comune di Venezia per difetto di procura speciale. Innanzitutto credo che debba osservarsi una questione: signori del Tribunale, non esiste nessuna norma nel Codice di rito che prescriva che ci voglia una procura speciale per citare il responsabile civile, purtroppo non c'e`, ci si potra` arrivare sistematicamente, ma non esiste nessuna norma nel Codice di rito vigente che espressamente preveda la citazione del responsabile.. che la citazione del responsabile civile, badate bene.. rectius, la richiesta di citazione del responsabile civile, perche' la citazione del responsabile civile non e` fatta dalla parte, ma e` fatta dal signor Presidente del Tribunale. Allora, cominciamo col dire, quindi, che non c'e` nessuna norma che chieda espressamente questo. Quindi una dizione letterale ben precisa. E sotto il profilo letterale dobbiamo anche evidenziare che l'Art. 83 del Codice di Procedura Penale, non diversamente dalle altre norme del Codice di rito, in cui vengono regolati ed individuati i poteri e gli atti della parte civile, si limita a prevedere che la richiesta di citazione del responsabile civile possa essere avanzata dalla parte civile, anche dalla parte civile. Quindi la dizione letterale compare, "parte civile", compare in molte altre disposizioni del Codice dedicate alla parte civile, pensiamo all'Art. 79 in tema di lista testi, all'Art. 316, ancora piu` importante, in tema di sequestro conservativo, cioe` di un atto che puo` essere prodromico di responsabilita`, anche in questo caso non lo si chiede. All'Art. 523 secondo comma, in tema di conclusioni, quindi tutti questi casi non vi e` dubbio che ineriscano ad una attivita` della parte civile intesa come soggetto processuale che viene rappresentato sostanzialmente nell'ambito del processo dal procuratore speciale e difensore. Badate, la terminologia indicata dal legislatore fa quindi considerare che la locuzione "parte civile" si riferisca non quindi alla persona fisica o giuridica titolare del diritto al risarcimento,quando chiede una attivita`, ma alla parte processuale. Badate, vi e` poi un altro argomento fondamentale, signori del Tribunale: il legislatore, quando ha voluto che la parte sostanziale, la parte, come dire, la parte fisicamente costituita parte civile dovesse intervenire personalmente, lo ha espressamente chiesto; pensate solamente, il primo esempio che mi viene in mente, alla revoca. Per la revoca della costituzione di parte civile si chiede che la parte deve sostanzialmente partecipare, deve essere lei o a mezzo di procura speciale ad hoc, viene citata la richiesta di procura speciale. Quindi non dobbiamo non dimenticare che laddove il legislatore abbia inteso riferirsi al compimento di determinati atti, pure inseriti nell'ambito processuale, al soggetto titolare del diritto fatto valere con la costituzione di parte civile nel processo penale ne ha espressamente previsto la necessita` di intervento, usando il termine "personalmente" o tramite un suo procuratore speciale. Cioe` non dice piu` "la parte civile puo` chiedere, la parte civile puo` fare, la parte civile puo` richiedere", dice esattamente "la parte civile personalmente". Quindi col dato letterale secondo noi gia` saremmo al di la` della richiesta della norma, il dato letterale non prevede una particolare procura per la citazione del responsabile civile. Ma, guardate, questo istituto.. questa mia affermazione e` ancora piu` forte laddove voi considerate, ne abbiamo gia` sentito parlare, del nuovo concetto di parte civile nel codice, nel nuovo Codice di Procedura Penale, in cui viene disciplinata la capacita` processuale con una proprio equiparazione al Codice di Procedura Civile e soprattutto concedendo una consistenza al difensore, una vera e propria rappresentanza completa al difensore, difensore che, come metteva in rilievo oggi qualche collega, mi sembra l'avvocato Zaffalon, badate bene, firma lui la costituzione di parte civile, la firma lui, quindi sicuramente e` una figura di parte civile che non e` quella del vecchio Codice, che, ricordo, prevedeva invece la necessita` della presenza fisica della parte civile, quanto meno alle conclusioni, lo diceva stamattina l'avvocato Zaffalon, che prevedeva tutto un altro tipo di presenza della persona fisica o dell'ente per mezzo procuratore. Quindi i poteri del difensore e procuratore speciale della parte civile sono espressamente.. poi vi e` un dato, questo si` invece positivo da parte del nostro Codice, signori del Tribunale, e` l'Art. 100 quarto comma, il quale recita esattamente che il difensore puo` compiere e ricevere, nell'interesse della parte rappresentata, tutti gli atti del procedimento che dalla legge non sono ad essa espressamente riservati; tutti gli atti del procedimento puo` compiere e quindi salvo quelli, attenzione, che non comportino disposizione del diritto, cioe` cessione, revoca, transazione, tutti quegli atti che comportino la disposizione del diritto. Qui non vi e`, con la citazione del responsabile civile,certamente una disposizione del diritto, ma un rafforzamento della richiesta di danno che gli enti da me rappresentati propongono.

La disposizione quindi, badate bene, dell'Art. 100 ripete letteralmente quella dell'Art. 84, onde puo` utilmente farsi riferimento,con gli opportuni adattamenti, alla correlata esegesi dottrinale e giurisprudenziale. C'e`, per tutti, un recente commentario del Codice di Procedura Penale, quello di Amodio e Dominioni, in cui c'e` una monografia del professor Frigo su questo punto che e` molto interessante, perche', pur giungendo a conclusioni parzialmente difformi da quelle a cui pervengo io, giunge pero` ad ammettere la citazione del responsabile civile valutando la procura, ma questo e` un problema che vedremo dopo.

L'indirizzo giurisprudenziale processual-civilistico, e qui ho fatto appello alle mie memorie quando mi sono laureato in procedura civile, faceva rientrare tra i poteri del difensore anche quello di chiamare in causa un terzo. Badate che, contrariamente a quello che forse il professor Padovani, trattandosi di un grande professore di diritto penale, forse dimenticava, ma chi ha dovuto fare e ha fatto all'inizio anche cause civili penso ricordera` molto piu` facilmente, faceva rientrare tra i poteri del difensore anche quello di chiamare in causa un terzo, a patto che la chiamata non implicasse domande nuove. Io ricordavo espressamente che era normale, nell'ambito di una chiamata del convenuto, di chiamata in garanzia, che l'attore estendesse anche al chiamato in garanzia la propria domanda, con la dichiarazione del semplice procuratore. Sono andato a cercarmi la giurisprudenza, l'ho trovata, l'ho enucleata e l'ho riportata nella memoria, a questa mi riporto. Il professor Padovani, pero`, mio maestro, i suoi libri dicevo prima sono in prima linea nella mia biblioteca,citava la giurisprudenza; si e` dimenticato di dirvi, ma questo dipende molto probabilmente dal fatto che non aveva visto tutte le carte con la dovuta adeguatezza, si e` dimenticato di dirvi che sono tutte relative al vecchio Codice di Procedura penale, in cui la figura della parte civile, tutte, badate bene, tutte, non ce n'e` una, eppure la figura della parte civile, come dicevo prima, era del tutto diversa, completamente diversa. Allora non c'era la dizione, le figure cosi` come prima delineate. E parlava di costante giurisprudenza, ve lo ricordate? Dottrina pacificamente concorde e costante giurisprudenza, ma non e` vero, non e` vero. C'e` la giurisprudenza anche del vecchio Codice, con tutti i limiti, ripeto, delle differenze che possono sussistere, anche nel vecchio Codice, che dicevano esattamente qualcosa di diverso. Io le cito, vi ammetto che sicuramente non erano la tendenza giurisprudenziale maggioritaria, era minoritaria, ma anche nel vecchio Codice il problema si era posto. Ritengo che ora sia assolutamente improponibile con la figura che ha assunto il difensore procuratore della parte civile nel nuovo Codice di Procedura Penale.

La ulteriore questione che dobbiamo esaminare e` che anche la dottrina che io ho trovato, citavo prima il professor Frigo, ammette che rientri nei poteri della parte civile costituita. Badate, basta una lettura, onestamente, dell'Art. 83, per comprendere come questo, proprio perche' non cita la parola, come dicevo prima, "personalmente", mentre in altri casi lo cita, dimostra che questo diventa atto del procuratore, atto del difensore che propone la richiesta al Giudice ed e` il Giudice poi che fa la citazione, come dicevo prima. Quindi possiamo a mio avviso tranquillamente.. il difensore puo`, se e` costituito regolarmente parte civile, puo` tranquillamente richiedere la estensione, perche' pone lo stesso oggetto finalita` del mandato che gli e` stato dato e ne chiede solamente la estensione, una garanzia maggiore di solvibilita` da parte dell'imputato. Ma anche qui evidentemente, l'aveva detto devo dire onestamente il professor Padovani, non aveva avuto il tempo di leggere, aveva letto nella tarda mattinata solamente o nella serata le procure e gli atti, non aveva letto. Vi citavo prima il professor Frigo.. non aveva letto le procure, perche' le nostre procure, rilasciate dal sindaco e dal Presidente della Regione, dicono espressamente, ripeto e` solo alla fine, ma evidentemente era sfuggito, dicono "all'uopo il sottoscritto conferisce al nominato procuratore", attenzione, sono procure fatte con atto pubblico, "il sottoscritto conferisce al nominato procuratore i piu` ampi poteri e facolta` di legge", i piu` ampi poteri, e sappiamo che tra i poteri della parte civile che si costituisce sussiste esattamente quello di chiedere al Presidente del Tribunale di citare il responsabile civile, di fare istanza. Allora se, in base all'Art. 76, il procuratore speciale puo` sostituirsi in tutto e per tutto alla parte che rappresenta, con conseguente legittimazione a compiere tutti gli atti che la legge riserva a quest'ultimo, vedi la Cassazione del 96, 22 aprile 96 sul tema, allora ben i legali rappresentanti del Comune di Venezia e Regione hanno conferito tutti i poteri che la parte civile puo` avere nell'ambito del processo, li hanno conferiti al loro procuratore speciale e difensore. Possiamo sostenere quindi che in base a quella procura su tutte le attivita` che sono successive alla costituzione di parte civile e che hanno ad oggetto la richiesta di danno, noi abbiamo una vera e propria signoria su questa causa petendi. Certo, sommessamente vi e` stato anche detto "ma le delibere in realta` parlano solo di costituzione di parte civile", le delibere autorizzative; a prescindere dal fatto che basta vedere la procura per capire che erano ampie, ma,e` chiaro,la delibera deve dare il presupposto necessario per costituirsi parte civile e quindi tutti i poteri che poi conseguentemente alla costituzione di parte civile vengono in testa al procuratore o al difensore della parte civile. E` chiaro, quindi, che conferendo il potere di costituirsi parte civile, io ho conferito, per i motivi che ho gia` detto, alla parte civile tutti i poteri che da questa costituzione ineriscono e quindi ivi compreso quelli previsti dall'Art. 83 del Codice di Procedura Penale.

Un'altra eccezione che era stata fatta, ma penso anche qui frutto di una disattenzione, e` che il Comune di Venezia si sarebbe costituito solo sul capo 1, e` un errore evidentemente proprio banale, non sapeva, non ha visto che esattamente prima c'era una delibera e certamente antecedente, una delibera allegata alla costituzione di parte civile, che invece autorizzava esattamente a costituirsi anche per i capi successivi, quindi penso che questa sia una eccezione evidentemente sfuggita al professor Padovani o a colui che aveva fatto questa eccezione, in questo momento non vorrei dare torto e colpa al professor Padovani.

Ma, a prescindere da qualsiasi ulteriore questione, a prescindere dalla procura, a prescindere dalle delibere, a prescindere dal fatto che e` atto della parte civile, questo difensore gia` dall'udienza preliminare, proprio per tuziorismo sono state fatte ben 3 costituzioni di parte civile - una in udienza preliminare, una mandata prima dell'udienza e una in ogni caso rinnovata nuovamente al dibattimento - in ogni caso questo difensore gia` all'udienza preliminare e successivamente all'udienza dibattimentale aveva esteso la propria costituzione nei confronti anche dei responsabili civili citati dalle altre parti. Su questo il professor Padovani e` stato molto duro, su questo istituto, e` stato molto duro richiamandosi, in questo caso si` allora il vecchio Codice era sbagliato, non andava bene, in questo caso la giurisprudenza.. l'unica sentenza secondo lui, purtroppo come vedremo ce n'erano altre 6 o 7, ma una sola lui aveva trovato, e questa diceva che era un momento, ha detto, di defaillance della Cassazione, uno dei tanti probabilmente momenti di defaillance della Cassazione. In realta` la possibilita` che la parte civile potesse estendere la richiesta risarcitoria nei confronti del responsabile civile viene ammessa anche da una buona dottrina, mi riferisco al vecchio Codice, da una buona dottrina, uno che si chiama Manzini, per esempio, che certo non e` da meno del professor Padovani, ma anche da un altro, che si chiama Leone, io preferivo Leone devo dire in procedura, anche perche' da noi a Padova ci facevano studiare Leone, non ci facevano studiare altro. Come dottrina, voglio dire, non e` che proprio fosse una tesi peregrina. Ma la Cassazione l'aveva ribadito piu` volte, tant'e` che nessuno piu` faceva questione, e qui cito una serie di sentenze, ad esempio 4 o 5, ve le cito solo a memoria, questa del 78, procedimento Marotta, questa del 69, quella del 71, quella dell'81, e l'insegnamento che da queste sentenze puo` trarsi e` dunque che era - dico era, perche' io sostengo che e` tuttora, perche' su quel criterio nulla e` cambiato - pacificamente ammissibile che la dichiarazione di estensione della domanda risarcitoria della parte civile nei confronti del responsabile civili citato da altri, in coerenza con i principi coevi alla estensione della domanda propria del processo civile poteva essere ammesso. Quindi, ammesso e non concesso che mancasse la procura, la chiamata alla autorizzazione alla chiamata del responsabile civile, cio` nonostante la estensione effettuata potrebbe lo stesso essere ugualmente valida. Quindi tutte queste questioni a mio parere devono essere dal Tribunale rigettate perche' assolutamente infondate.

Un'ultima questione, la questione relativa alla questione proposta dalla professoressa Severino: la qualita` di responsabile civile dell'Eni. Signori del Tribunale, io mi richiamo qui alla memoria che ho fatto, alla parte della memoria che ho fatto sul punto. Dico solo che noi intendiamo provare che vi e` una responsabilita` della societa` Eni capogruppo nella indicazione scelta dei dipendenti che a suo nome e per suo conto sono andati a gestire le societa` del suo gruppo. Noi sosteniamo ed intendiamo provare che tutte le spese, le piu` rilevanti spese relative a quella attivita`, come normalmente avviene nelle societa` che fanno gruppo, hanno fatto riferimento ad autorizzazioni orali o verbali, effettuate dalla societa` madre, dal budget, dall'autorizzazione ai vari budget di spese, alle indicazioni dei consiglieri di amministrazione che dovevano andare a ricoprire le cariche della gestione delle varie societa` dell'ente. Molte volte questi soggetti restavano dipendenti dell'ente Eni, andando a ricoprire anche attivita` del Consiglio di Amministrazione delle societa` controllate. Quindi riteniamo,su questa base, che vi sia una responsabilita` dell'Eni anche nella indicazione scelta, individuazione dei soggetti che poi hanno gestito le societa` controllate. Ecco perche' noi riteniamo ed intendiamo provarlo e chiediamo di provarlo che la societa` Eni debba essere ritenuta responsabile per i fatti attribuiti agli imputati. Vi chiediamo pertanto la reiezione di tutte le eccezioni proposte

 

AVVOCATO ARTUSA

 

Avvocato Artusa: Presidente, mi scusi, a proposito della precisazione che lei ci ha chiesto, la richiesta di emissione di decreto. Noi, per la verita`, come le dicevo prima,ci siamo costituiti all'inizio di questo procedimento, quindi siamo stati del tutto estranei alla fase preliminare e, non sapendo che gia` fossero stati citati i responsabili civili,avevamo chiesto appunto la citazione di questi responsabili. Siccome pero` noi abbiamo sentito che gli stessi responsabili hanno chiesto la loro estromissione dal procedimento, allora la nostra richiesta e` questa: o, nel caso in cui loro permangano nel procedimento la estensione delle nostre richieste nei confronti dei responsabili civili gia` presenti nel procedimento oppure, nel caso in cui dovessero essere accolte le richieste di estromissione da parte dei responsabili civili, che, sulla base della nostra richiesta, venga emesso il decreto di citazione delle societa` Montedison, Eni ed Enichem, che noi abbiamo provveduto a citarli ai sensi dell'83, scolasticamente come e` stato detto, ma insomma questo abbiamo fatto

 

IL TRIBUNALE SOSPENDE L'UDIENZA FINO ALLE ORE 15.00 CIRCA

 

Presidente: riprendiamo gli interventi con questa preghiera, per cortesia: di attenervi, se e` possibile, alle posizioni specifiche, quindi alle problematiche che attengono alla posizione che tutelate, a meno che non ci siano altre questioni di carattere generale che si aggiungono a quelle della mattina, perche' siamo in tanti, davvero, e quindi.. Chi vuole intervenire?

 

AVVOCATO PARTESOTTI

 

Avvocato Partesotti: per Green Peace. Cerchero` di rispettare le sue indicazioni, signor Presidente e signori del Collegio, anche se qualche minima ripetizione dovro` pur farla.

In sostanza ci sono state formulate le seguenti contestazioni: la prima proprio generale, che riguarda la stessa possibilita` delle associazioni ambientaliste, ma poi anche di ogni altro ente, associazione, sodalizio,sindacato, a costituirsi parte civile; si nega cioe` radicalmente la possibilita` concreta di ottenere risarcimenti, negando che alcun danno possa essere patito da questi enti. Da parte di altri si e` invece affermato che nessuna lesione al diritto di personalita`, che e` pacifico appartenga ad enti ed associazioni, si pensi alla possibilita` di denunciare le diffamazioni a mezzo stampa, ad esempio,puo` derivare dai delitti di cui sono accusati i vertici delle aziende chimiche, qui metaforicamente alla sbarra, perche' anzi, se non ho capito male, alcuni hanno affermato che l'aver causato disastri, stragi o l'essere accusati di aver causato disastri, stragi,danni incommensurabili alla salute e alla natura, consentirebbe addirittura il libero estrinsecarsi degli scopi statutari. Insomma, se la diossina non fosse scaricata in laguna, Green Peace non avrebbe nulla a che fare a Venezia, altro che chiedere il risarcimento dei danni. Quindi se alcuni buontemponi si riuniscono per costituire una associazione come Green Peace,che opera in tutto il mondo per la tutela dell'ambiente, saranno fatti loro, non spetta certo a chi e` imputato di gravissimi reati ambientali e contro la vita di risarcirli, perche' nessuno ha attentato la loro liberta`, unico diritto che viene benevolmente riconosciuto a dette associazioni. Naturalmente queste posizioni liberamente, ma non troppo, estrapolate dai lunghi discorsi ascoltati alle precedenti udienze sono quelli piu` radicali, quelli cioe` di chi preferirebbe che non esistessimo e che, non potendo negarlo, fanno finta che non esistiamo. Dimenticando pero` che se l'ambiente non e` certo stato inventato con l'istituzione del relativo Ministero nel 1986, e bene ha fatto l'avvocato dello Stato a ricordare con puntiglio, come ha rivendicato giustamente, anche la memoria storica della legislazione sul punto, le associazioni che si prefiggono la tutela dell'ambiente sono invece state individuate e riconosciute, si dice nella legge istitutiva del Ministero dell'Ambiente, o meglio, nei decreti ministeriali emanati in applicazione di tale legge, la 349 dell'86 e tra di esse, tra le prime, Green Peace. In realta` l'Art. 18 della legge 349 dell'86 e` un ulteriore tassello sulla strada del completo ed incontrovertibile riconoscimento dei diritti dei cittadini a vedere tutelate anche le posizioni giuridiche che essi esprimono oltreche` individualmente nella formazione sociale, come afferma l'Art. 2 della Costituzione. Non staro` quindi a ripetere quanto molto meglio di me altri hanno espresso e innanzitutto, poiche' si tratta di giurisprudenza, la piu` recente e la piu` prossima, il G.I.P. del Tribunale di Venezia con ordinanza 23 luglio 97, che e` stata completamente rimossa da tutti i difensori degli imputati e che qualcuno vorrebbe anche rimuovere materialmente da questo processo, come se non si potesse allegare giurisprudenza solo perche' e` del G.I.P. dello stesso Tribunale. Ma i punti salienti li ricordero` proprio velocemente: anche gli enti esponenziali possono subire un danno da un reato, danno che puo` essere patrimoniale o non patrimoniale, Art. 2043 del Codice di civile e 185 del Codice Penale. Secondo: il diritto alla salute e ad ambiente salubre e` tutelato dall'Art. 32 della Costituzione e fa capo al singolo individuo, sia in se', sia, come dicevo, nelle formazioni sociali in cui opera. Le associazioni ambientaliste, ulteriore punto, che statutariamente si fanno portatrici di posizioni giuridiche collettive, sono legittimate, se queste posizioni giuridiche sono lese dal reato, a chiedere anche in sede penale il risarcimento dei danni. Norme come quella di cui dell'Art. 18 della legge istitutiva del Ministero dell'Ambiente o come per altri enti ed associazioni, quella ad esempio del decreto legge 282 dell'86, associazione produttori e consumatori, confermano e danno una statura normativa a questo diritto. Ma e` stato detto col nuovo Codice di Procedura Penale tutto e` cambiato, alle associazioni ambientaliste e` consentito solo l'intervento, cioe` una innocua presenza, senza quasi alcun diritto e senza alcun potere nel processo penale. Peraltro anche questo intervento sarebbe possibile solo col consenso della parte offesa e a non piu` di una associazione, dimenticano tra l'altro che il cosi` detto riconoscimento di quei decreti ministeriali attuativi dell'Art. 13 della legge 349 dell'86 costituisce secondo la migliore dottrina un riconoscimento preventivo dato una tantum e preventivamente. In realta` non resta che fare leva, per chi si oppone al nostro diritto a costituirci parte civile, che fare leva su una disposizione di coordinamente, l'Art. 212 delle norme di coordinamento del Codice di Procedura Penale, per cercare di dimostrare che col nuovo Codice non e` possibile in alcun modo questa costituzione, non e` piu` consentita, nemmeno sulla base delle leggi speciali che lo prevedevano espressamente; interpretazione senz'altro rispettabile, ma sicuramente discutibile, non certo solo dal sottoscritto, ma da dottrina e giurisprudenza che opina del tutto diversamente. In primo luogo l'intervento e` consentito al di fuori dei casi in cui ci si puo` costituire parte civile, l'Art. 74, da cio`, secondo alcuni citati, anche per esempio nel Codice "Ipsoa", di recente pubblicato, da cio` la generalizzata possibilita` di costituirsi parte civile, ma infine la portata innovativa ed abrogatrice dell'Art. 212 e` del tutto smentita da tutta una serie di leggi successive, come ricordava la collega Boscolo Rizzo, all'entrata in vigore del nuovo Codice: la legge 188/90 sulla tutela della ceramica artistica e tradizionale, permette di costituirsi parte civile agli enti locali, ai consorzi, alle associazioni di produttori; la legge 104/92 per la tutela e l'assistenza degli handicappati, si possono costituire parte civile nel caso di certi delitti il difensore civico, la associazione, un familiare dell'handicappato; recentemente, infine, la legge nr. 108 del 96, cosiddetta antiusura, associazioni e fondazioni per la prevenzione del fenomeno possono costituirsi per legge parte civile. Insomma, anziche` mettere la testa sotto la sabbia ed affermare che tale evoluzione normativa provoca disordine, come ho letto in certi commenti e compromette il collegamento con la lesione di una situazione giuridica protetta dalla norma incriminatrice, perche' non prendere finalmente atto che e` la considerazione della situazione giuridica protetta che e` mutata, che non e` piu` solo quella classica dei diritti individualmente considerati, ma di diritti di cui sono portatori legittimi anche gli enti esponenziali come l'associazione ambientalista. E` forse il caso di notare che la dottrina stenta a tenere il passo con legislazione e giurisprudenza.

La seconda questione riguarda piu` specificamente Green Peace. Vorrei proprio spendere poche parole sul fatto che quello di Green Peace sarebbe,secondo chi ha contestato la nostra legittimazione a costituirci parte civile,un mero interesse ideologico,non direttamente collegato con una situazione storicizzata. Se possibile, vorrei anche parafrasare l'avvocato Battain, di cui sono stato fugace ed indegno praticante, se e` vero che mettere in dubbio che la C.G.I.L. abbia iscritti al Petrolchimico equivale a negare quasi l'esistenza del campanile di San Marco, e` anche vero che questo processo non ci sarebbe stato se, a parte l'opera del Pubblico Ministero, su cui non si discute,non ci fosse stata la denuncia di Gabriele Bortolozzo da un lato e le denunce di Green Peace dall'altro. Per chi si ostina a negare l'evidenza, ricordo che un giorno si` ed uno no i giornali locali strillavano "inquinamento della laguna, diossina, Green Peace aveva ragione" e sempre per gli smemorati ho prodotto una breve rassegna stampa nelle scorse udienze, limitata agli anni dal 92 ad oggi. Nel 92, addirittura, gli aderenti a Green Peace, alcuni ragazzi, cercarono con i gommoni di impedire che dal famigerato scarico SM15 del Petrolchimico si continuasse a sputare veleni; in particolare si denuncio` la pericolosita` dei cloroderivati. Furono mandati a processo, e ricordo che tra coloro che assistevano all'udienza vi era proprio anche Gabriele Bortolozzo. Poi di seguito ci furono dossier che denunciarono la presenza, accertata solo a seguito della denuncia di Green Peace, di diossina nei sedimenti lagunari e il pericolo per la catena alimentare derivante da questi inquinamenti. E qui mi fermo perche' queste cose sono notorie.

Resta allora solo da dire della singolare ed infondata eccezione di carattere formale: Green Peace si sarebbe costituita il 3 marzo del 97 davanti al G.I.P. con una procura invalida, poiche' la sottoscrizione non sarebbe autenticata dal notaio, ed essendo contenuta in atto separato, non sarebbe possibile l'autentica da parte del difensore. Meglio di me il collega Zaffalon ha denunciato l'inconsistenza di questa tesi. Rimando tuttavia la questione a questo Tribunale, affinche` controlli ed appuri, come sono stato costretto a fare io, che nell'atto di costituzione del 3 marzo 97, a pagina 21 e 23, si fa riferimento alla procura speciale rilasciata, si dice, del 26-2-97, che si allega. La procura e` una procura notarile, o meglio, con scrittura privata autenticata dal notaio, con tanto di numero di repertorio, che non sto a riferire, perche' si trova nel faldone numero 4 nella stanza laggiu` in fondo. A prescindere dal fatto che non ci concorda quindi con la interpretazione della Cassazione del 93 sulla sottoscrizione e sulla autentica della sottoscrizione da parte del difensore, e` evidente che la semplice disamina dell'atto di costituzione e dei suoi allegati consente di respingere questa eccezione. Peraltro anche il verbale dell'udienza preliminare del 3 marzo, che dovrebbe fare parte, io credo e concordo anche qua con i colleghi che hanno fatto questa osservazione, fare parte del fascicolo del dibattimento perche' e` li`, all'udienza, che ci siamo costituiti, anche li` e` esplicitato che ci si costituisce e si fa l'elenco dei documenti che sono stati allegati.

Ho finito con un'altra considerazione riguardo ai responsabili civili. Si tenga presente che Green Peace, ed anche questo e` agli atti,ha citato regolarmente,prima dell'udienza preliminare,il responsabile civile Enichem, che infatti si e` costituito a suo tempo anche nei nostri confronti. L'estensione che quindi noi abbiamo fatto agli altri responsabili civili, sia all'udienza preliminare, sia in queste udienze, confermata nel dibattimento, non e` fondata sul nulla, come qualcuno dice "ma come faccio a difendermi? Cosa estendono? Qual e` la domanda che mi viene posta?", e` fondata per quanto ci riguarda su una domanda risarcitoria ritualmente formulata e ben precisata. Sempre sui responsabili civili un'ultima annotazione: mi pare di avere capito che e` stata richiesta da parte loro la esclusione perche' o non ritengono di essere stati citati ritualmente con la dichiarazione di estensione da parte delle parti civili o ritengono di non avere avuto conoscenza legale del decreto di rinvio a giudizio per la famosa questione anticipata, come tante altre questioni che atterrebbero al merito, comunque anche questa e` stata anticipata, una eccezione relativa al cosiddetto decretino e al cosiddetto decretone. Allora io sottopongo a questo Collegio questo interrogativo: puo` una parte civile, per esempio Enichem, che si era costituita anche nei nostri confronti all'udienza preliminare, dichiarare di essere presente solo per fare valere queste nullita`, di non costituirsi, di chiedere l'estromissione, dopo aver dimostrato di accettare il contraddittorio presentando, se non vado errato, una lista di testimoni e di consulenti tecnici nei 7 giorni liberi prima dell'udienza stabilita per questo dibattimento? Articolando le prove, articolando i relativi capitoli, con cio` dimostrando tra l'altro di avere avuto piena conoscenza del decreto, dei capi di imputazione, del decreto di rinvio a giudizio e di quanto in esso contenuto. Chiedo quindi la reiezione di tutte le eccezioni

 

AVVOCATO BOSCOLO RIZZO

 

Avvocato Boscolo Rizzo: Comune di Mira e di Campagnalupia. Anche per queste due amministrazioni comunali sostanzialmente l'atto e` sano, nessuna eccezione sotto il profilo della capacita` a processare e quanto altro. Entrambe le amministrazioni comunali si sono costituite anche ai sensi dell'Art. 18 della legge sul Ministero dell'Ambiente, in quanto nel loro territorio insistono due discariche abusive, individuate all'allegato B del decreto che dispone il giudizio, quindi sono enti territoriali sui quali incidono i beni oggetto del fatto lesivo. Nella richiesta di esclusione si da` atto che nell'atto di costituzione e` indicato il collegamento oggettivo con i fatti oggetto di imputazione. Si esclude invece che ci sia il collegamento soggettivo con gli imputati Enichem, in quanto sempre nell'allegato B la proprieta`, dice l'avvocato Pulitano`, risulta essere di proprietari altri e non di Enichem. La questione che ha posto il collega e` cosi` tanto evidentemente di merito, che io per fortuna ho la possibilita` di rispondere sullo stesso identico piano: e` vero che nell'allegato B vengono indicati proprietari diversi da Enichem e sono indicati i proprietari che tali risultavano al momento dell'accertamento tecnico non ripetibile. Pero` e` altrettanto vero che da altri documenti,acquisiti sempre al fascicolo del 360 e da sommarie informazioni depositate negli atti del Pubblico Ministero, di cui ovviamente i difensori degli imputati hanno preso visione, risulta che quelle discariche erano di proprieta` Ferruzzi. Ignorare questa circostanza e` come dire che non sa la mano destra quello che fa la sinistra. Se resteremo, come credo e spero, il Comune di Campagnalupia e di Mira nel processo potranno dimostrare non soltanto che erano di proprieta` Ferruzzi, ma che questa circostanza prova anche che i vertici delle dirigenze Enimont, Montedison ed Enichem non si occupavano soltanto di strategie generali di impresa, ma addirittura erano partecipi, compartecipi in prima persona di quanto avveniva a Porto Marghera; quindi non si potra` dire che ignoravano di chi fossero le discariche, fermo restando che il problema e` di modestissimo, anzi di nessun spessore, in quanto la responsabilita` dei proprietari delle discariche e` soltanto concorsuale con quella pacifica di che le discariche gestisce. Quindi anche per il Comune di Campagnalupia e di Mira il rigetto della richiesta di esclusione.

L'ultimo argomento riguarda invece la nullita` del decreto che dispone il giudizio che e` stata sollevata dai responsabili civili. Ritengo che i responsabili civili non abbiano titolo per eccepire la nullita` del decreto che dispone il giudizio per presunta violazione del 429 per carenza di interesse ai sensi dell'Art. 182 primo comma. La premessa da cui e` partito l'Avvocato Padovani e` assolutamente non corretta, afferma che la chiamata in giudizio del responsabile civile, cioe` il titolo della chiamata, si fonda sul decreto che dispone il giudizio, il che non e` affatto vero, il titolo e` il decreto di citazione del responsabile civile ed e` questo l'atto con il quale si instaura il contraddittorio con il responsabile civile, che puo` lamentare soltanto la carenza di elementi di indicazioni che gli impediscano di esercitare il suo diritto di difesa e sono le indicazioni indicate all'Art. 83; questi sono i requisiti e solo questi di cui puo` lamentare la mancanza il responsabile civile. L'unica indicazione ulteriore rispetto al decreto di citazione, che il decreto invece che dispone il giudizio puo` dare al responsabile civile e` l'indicazione del luogo, dell'ora, della data di comparizione e del Giudice competente. Non e` un caso pero` che il decreto che dispone il giudizio non debba essere notificato al responsabile civile, ma esclusivamente alla persona offesa e all'imputato assente. Ritengo che quand'anche il responsabile civile fosse stato assente all'udienza preliminare, non avrebbe avuto diritto alla notifica del decreto che dispone il giudizio, ma si sarebbe dovuto attivare per verificare la data di rinvio davanti al Giudice competente. Quindi non mi e` chiaro quale sia la lesione di un diritto sostanziale che possa.. che e` l'unica che giustifica l'interesse a sollevare la nullita`, dico di quale lesione si possa lamentare il responsabile civile. Se pero`, e qui il collega Partesotti mi ha dato un'indicazione molto utile, se pero` l'eccezione di nullita` fosse fondata, il responsabile civile l'ha sanata ai sensi dell'Art. 183 lettera b: la nullita` e` sanata quando la parte si sia avvalsa delle facolta` al cui esercizio l'atto nullo e` preordinato.

La parte del decreto che dispone il rinvio a giudizio che puo` riguardare il responsabile civile, ripeto, e` la data, il luogo e il Giudice competente. In funzione di che? Di quelle attivita` difensive che devono essere compiute in termini previsti a pena di decadenza dal 466 e 468; quindi senz'altro da quel punto di vista il responsabile civile non e` stato pregiudicato, perche' appunto ha depositato una articolatissima lista testi, il che significa che ha potuto esercitare i suoi diritti difensivi.

Io ho un'ultima questione che pero` non so se sia stata anche affrontata questa mattina

 

Presidente: la affronti comunque

 

Avvocato Boscolo Rizzo: avevo detto all'inizio che per quanto riguarda le persone offese eccezione nuova sollevata soltanto al dibattimento riguarda quella relativa alla procura speciale sottoscritta dal solo difensore. Credo che questa eccezione sia preclusa. Tutte le parti civili che rappresento si erano costituite all'udienza preliminare, in allora la questione non venne sollevata.

La richiesta di esclusione della parte civile e` riconosciuta all'imputato, al responsabile civile, ma anche al Pubblico Ministero, perche' al Pubblico Ministero? Perche' la parte pubblica ha interesse ad uno svolgimento celere, spedito del processo penale e quindi e` un principio di economia processuale che fonda la facolta` del Pubblico Ministero di chiedere l'esclusione della parte civile. Se leggiamo anche l'Art. 80 e 81 in un'ottica di economia processuale,credo si possa escludere che tutte le questioni che potevano essere sollevate all'udienza preliminare non possano piu` essere riproposte al dibattimento, quando queste attengano a questioni di nullita` dell'atto di costituzione per difetto di rappresentanza. La natura dell'eccezione svolta sulla procura e` una nullita` di ordine generale a regime intermedio, che, pur potendo essere rilevata d'ufficio, e` sanata se la parte interessata ha rinunciato ad eccepirla o ne ha accettato gli effetti. Il secondo comma dell'Art. 80 in realta` sembra attribuire ai soggetti legittimati una facolta` di scelta sul momento in cui proporre la richiesta di esclusione, vale a dire non oltre il momento degli accertamenti della costituzione delle parti, ne' in udienza preliminare o al dibattimento. Ma se davvero questo fosse stato l'intento del legislatore, cioe` quello di concedere due termini alternativi e disgiuntamente facoltativi, la formulazione piu` chiara della norma sarebbe stata,al piu` tardi, non oltre il momento dell'accertamento, individuando come termine finale quello dell'accertamento delle parti nel dibattimento, quindi al piu` tardi nel dibattimento. E sarebbe priva di portata la previsione di un termine a decadenza per l'udienza preliminare, se poi questo termine potesse essere riaperto a discrezione dei difensori al momento del dibattimento. Quindi quella norma va letta con una interpretazione conservatrice di tutti quegli atti che faccia salvi gli effetti di quegli atti sui quali il contraddittorio e` stato pieno fin dal momento dell'udienza preliminare, ed anche qui si torna su una una questione di violazione di diritto sostanziale: nessuno puo` lamentare una violazione di diritto sostanziale se e` stato messo nelle condizioni di contraddire. In quel momento la questione della procura speciale poteva essere eccepita, non e` stato fatto, ritengo che sia preclusa. Quindi chiedo il rigetto di tutte le richieste di esclusione formulate sia nei confronti di Lega Ambiente che delle persone fisiche che assisto, anche in sostituzione dei colleghi Ceola e Borasi. Produco anche una memoria

 

Presidente: chi vuole intervenire?

 

Avvocato Cesari: Presidente, se non ci sono altre repliche di parte civile io volevo fare..

 

Parti civili: no..

 

Presidente: no, ce ne sono ancora parecchie

 

Avvocato Cesari: era solo una eccezione, non era certamente una replica

 

Pubblico Ministero: comunque ci sarebbe opposizione formale

 

Presidente: ma non sappiamo ancora che cosa l'avvocato Cesari voglia dire, pero` la voglio pregare di una cosa avvocato Cesari, dal momento che comunque l'intervento lo potra` fare, lasciamo terminare le parti civili, poi, dopo, eventualmente lei ci esporra` quale intervento ritiene di dover fare e quindi potremo valutare tutti se si tratta di una replica oppure se si tratta invece di un intervento ammissibile. Prego

 

AVVOCATO BATTELLO

 

Avvocato Battello: io rappresento il Cub nazionale e l'Alca nazionale, che sono due associazioni sindacali di carattere nazionale. Noi nell'atto di costituzione di parte civile, che e` costituito da due atti successivi,abbiamo dichiarato di costituirci nei confronti degli imputati sia in relazione al primo gruppo di reati contestati, che sono quelli contro la vita, sia in relazione al secondo gruppo. Dico questo perche' mi e` sembrato che qualcuno avesse introdotto una eccezione relativa alla mancata legittimazione attiva nei confronti dei reati evocati nella seconda tranche.

Leggendo il nostro atto di costituzione di parte civile si puo` apprezzare che noi diamo una spiegazione, una giustificazione della nostra costituzione, evocando i capi di imputazione, anche se non riproducendoli fisicamente, e mi richiamo a quanto ha gia` detto questa mattina il collega Zaffalon sulla ritualita` o sulla non contestabilita` di questo tipo di evocazione, che comunque e` una evocazione testuale, ricollegandovi la domanda, che e` una domanda sia di danni patrimoniali,per le negative conseguenze di carattere economico che la associazione ha dovuto sopportare per gli accertamenti, etc. etc. - qui c'e` stata una obiezione di un rappresentante della difesa che poi affrontero` brevemente -, sia di danni non patrimoniali,derivanti dall'offesa diretta ed immediata all'interesse collettivo rappresentato dalla associazione,in quanto evocato nello statuto. Dico anche che di fronte al Giudice delle indagini preliminari, in udienza, queste due associazioni hanno mio tramite depositato una breve memoria di replica, la cui prima parte spiega natura e finalita` delle due associazioni, dei due enti. Ricordo brevissimamente che ambedue sono governate da uno statuto, i cui estremi io indico; in ambedue gli statuti e` richiamata, sia laddove si parla di principi generali, sia laddove si parla di scopi, si evocano la salute, la sicurezza e l'ambiente salubre dentro e fuori le fabbriche, si spiega chi sono gli associati ad una o ad altra associazione. Ricordo brevissimamente, tra parentesi, che il Cub e` una associazione intercategoriale alla quale aderiscono i lavoratori chimici iscritti e rappresentati dalla Alca; brevissimamente diro` che qui c'e` stata una obiezione alla quale in questa stessa memoria noi replichiamo in quanto svolta di fronte al G.I.P. e ricordiamo anche l'attivita` specifica che le due associazioni, i due enti hanno svolto, proprio in relazione al Petrolchimico, a Porto Marghera, prima per denunciare la situazione di insostenibilita` di danno e pericolo alla salute e poi per richiedere interventi che all'evidenza non sono stati realizzati, di talche` si e` giunti al processo. Evochiamo anche, e vi abbiamo anche prodotti, una tessera che dimostra come all'interno del Petrolchimico, per quanto riguarda l'Alca e quindi il Cub, ci sono iscritti a queste associazioni. Questo dal punto di vista del fatto che diventera` rilevante tra qualche minuto,quando si parlera` di radicamento sul territorio in quanto elemento costitutivo del diritto etc. etc.. Questo in punto di fatto. Ricordo ancora che, e` fatto notorio, che all'esito dell'udienza preliminare, cioe` all'esito.. all'interno di una prima fase conclusiva dell'udienza preliminare c'e` stato un provvedimento del G.I.P., nel quale parte o non parte di queste argomentazioni sono state colte, come che sia sono state rigettate le eccezioni della difesa relativamente anche all'Alca nazionale e al Cub nazionale. Immagino, ritengo che questo atto sia nel fascicolo, perche' da quello che ho capito questa mattina si e` fatto in modo che questi atti, che di diritto dovrebbero appartenere al fascicolo d'ufficio, vi sono ricompresi e quindi mi richiamo,per quanto rilevante, ad esso ed alle argomentazioni ivi contenute.

Passo al secondo capitolo. Il secondo capitolo e` costituito da che cosa? E` costituito da un esame breve delle obiezioni, eccezioni della difesa alla costituzione di parte civile, non tanto in generale quanto relativamente alla Alca e al Cub e poi, terzo capitolo, una breve contestazione, cioe` breve replica che si concludera` con la richiesta di rigetto di queste eccezioni, in quanto rinnovate.

Ora, le eccezioni, le obiezioni, in sostanza sono le seguenti, molto ma molto brevemente: danno ingiusto e` soltanto quello che lede un interesse di rango e diritto soggettivo, tutelabile in via diretta ed immediata, questa e` l'eccezione radicale. Quindi siamo fuori gioco quando si parla di lesione di interessi indiretti e si citano una serie di sentenze, tre sentenze per la precisione: Iori, Landini, Polenghi, parlo delle persone coinvolte nelle sentenze, nelle decisioni alle quali si richiamano le sentenze. Siccome nel nostro caso, Cub e Alca, non sono in gioco diritti soggettivi connessi con le persone dei singoli lavoratori, i quali soltanto, trattandosi di eventi attenenti alla salute, hanno diritto alla costituzione di parte civile, nessuno spazio puo` esserci ne' per Cub, ne' per Alca, e qui si continua a citare, oltre alle 3 sentenze di cui ho detto prima, si citano anche Arienti e Sandoni. I sindacati hanno titolo unicamente in base al famosissimo articolo 9 dello statuto dei lavoratori. Fuori quell'articolo, che evoca specificatamente condotte di controllo e di promozione in quanto contenuti del diritto di questi enti, di questi enti sindacali, fuor di questo, non c'e` nessuno spazio per nessuna presenza. In realta` il Cub e l'Alca fanno, come dire, valere interessi.. un generico interesse derivante dalla lesione di un interesse collettivo, l'interesse collettivo e` diffuso, testuale espressione in una memoria depositata in udienza preliminare in contestazione e in eccezione alla costituzione di parte civile, e quindi non c'e` nessuna tutela. Infine il Cub, cosi` come l'Alca, non e` titolare di diritti o di interessi conseguenti alla lesione degli interessi tutelati dalle norme evocate nel decreto di citazione o nella richiesta di citazione a giudizio e quindi non c'e` nessuno spazio. Infine non c'e` stata dimostrata, ma questa affermazione in fatto non corrisponde al vero, perche' abbiamo dimesso tessere, non c'e` stata dimostrazione di iscrizione di lavoratori e una delle due, il Cub, e' associazione intercategoriale. Di fronte a voi c'e` stata un'ulteriore eccezione, e` quella famosa collegata alla norma di coordinamento del 212, unica novita`, le altre sono state,come dire,rielaborazioni di queste eccezioni, unica novita`, come dire, affrontata e funditus in questa sede.

Cio` premesso, io debbo brevemente contestare, come dire, replicare a queste eccezioni. Parto subito, molte cose non ripetero` perche' sono gia` state affrontate da alcuni colleghi questa mattina, parto subito da questa benedetta norma di cui al 212 disposizioni di coordinamento, che merita leggere perche' sono tre righe, perche' se ne parla, se ne parla, ma poco la si legge. Il primo comma, perche' il secondo riguarda il curatore fallimentare: "quando leggi o decreti consentono alla costituzione di parte civile o l'intervento nel processo penale,al di fuori delle ipotesi indicate nell'Art. 74 del Codice", parte civile, "e` consentito solo l'intervento nei limiti e alle condizioni previste dagli Artt. 91, 92, 93, 94", cioe` l'intervento.

Ora, intanto c'e` un dato testuale che e` fuori discussione: "legge o decreti consentono"; siccome le leggi o i decreti che consentono riguardano (e tutti i commenti sono citati, perche' sono li`, a parte che poi ne sono venute altre, citate dal collega di Green Peace adesso) il danno ambientale, la difesa del mare Ministero Marina Mercantile, la repressione delle frodi e poi, anche se discutibilmente perche' dice puo` starci o puo` non starci il reato elettorale e gli usi agrari, io debbo rilevare che tutto cio` che riguarda gli enti sindacali, e` quello che ci interessa in questo momento, non sono per nulla toccate da questo tipo di formulazione. Intendo dire che la norma di coordinamento fa riferimento a leggi o decreti che abbiano previsto la costituzione di parte civile o l'intervento, per l'intervento c'era e c'e` soltanto la questione del danno ambientale dell'86, quindi parte civile, al di fuori delle condizioni col vecchio Codice e col nuovo Codice non previste, perche' si attribuiva legittimazione ad un soggetto che era sganciato dal danno o perche' addirittura si prevedeva che si puo` costituirsi senza danno. Siccome in relazione alle associazioni sindacali, per impingere nel merito della contestazione che mi riguarda,alle spalle di questa contestazione c'e` una elaborazione giurisprudenziale risalente, sulla quale si puo` discutere in un senso o nell'altro, questa resta intatta, cioe` questa obiezione per quanto riguarda le associazioni sindacali e` fuori gioco, non ha senso. Continua ad aver senso, anche se e` infondata perche' e` gia` stato dimostrato, continuerebbe in tesi, in teoria, ad avere senso per quanto riguarda le frodi alimentari, etc. etc., e il danno ambientale, per il quale pero` e` gia` stato dimostrato che questa interpretazione, come anche sentenze successive, giurisprudenza successiva al 1989, data di entrata in vigore di questo articolo, hanno dimostrato. Quindi la prima obiezione e` questa, dopo di che occorrera` pur dire che questa disposizione di coordinamento si inserisce in un dibattito che occorre richiamare nella misura in cui i termini di quel dibattito spiegano come e perche' questa norma non ha voluto tagliar fuori sotto nessun profilo la costituzione di parte civile di nessun ente o istituzione, in tanto in quanto titolari di un diritto giustiziabile ed eventualmente risarcibile, sia in forma complessiva danno patrimoniale-danno non patrimoniale o soltanto in forma non patrimoniale. Perche' dico questo? Perche' qui c'e` la clausola di salvezza espressa per la costituzione di parte civile e perche' tutto il dibattito che ha accompagnato questa norma transitoria, norma di coordinamento, ha dimostrato che cio` non si voleva assolutamente. Rimando alla relazione.. al c.p.p., rimando per quanto rilevi, basta sfogliare un qualsiasi manuale, commento dedicato al c.p.p., al notissimo, arcinoto parere del C.S.M., laddove ha detto "state attenti che", e di questo si e` tenuto conto perche' nessuna formulazione testuale in alcun modo interpretabile rende possibile questo passo indietro rispetto a cio` che si era gia` acquisito dal punto di vista della giurisprudenza e dal punto di vista normativo, nella misura in cui l'intervento, previsto nel 1986 per determinata associazione ambientalista, continua ad essere previsto anche nel nuovo Codice di Procedura Penale. L'unica novita` e` che un gruppo di associazioni che avevano titolo di potersi costituire parte civile, senza averne i requisiti del Codice del 1930, non possono piu` nel nuovo Codice costituirsi, punto e basta. Fatta questa premessa e cercato di, come dire, spiegare in questo modo questa norma, noi dobbiamo cercare di capire in che modo, come e perche' si continua a discutere di questo 212. Si continua a discutere di questo 212 perche', torno a ripetere, il modo come si e` formata questa norma e il dibattito che l'ha accompagnato lasciano ancora aperti dei problemi che la giurisprudenza si incarica e si incarichera`, perche' nessuno la potra` imbavagliare, si incarichera` di risolvere. Intendo dire che all'evidenza uno dei problemi che questa norma aveva di fronte era per esempio quella notissima, si discuteva sempre su questo, dei reati di violenza sessuale. E` evidente che per quei reati si e` prevista la possibilita`, si aveva in mente, c'era questa previsione, la possibilita` dell'intervento come accusa sussidiaria di un ente che statutariamente abbia come finalita` di protezione gli interessi lesi da questa norma. Quando pero` da quel livello si e` andati oltre, si e` introdotta una norma, la quale ancora oggi lascia aperte determinate soluzioni, mi riferisco alla famosa questione del consenso. Abbiamo la necessita` di un consenso, la rilevanza della revoca, poniamo questi elementi a fronte della natura dell'interesse tutelato dalle norme statutarie di un determinato ente. Nella misura in cui l'ente tutela interessi superindividuali (l'esempio dell'ambiente e` uno di questi), la dottrina subito ha posto il problema, e vedremo come lo ha risolto la giurisprudenza, ha detto: va bene, sono interessi per per definizione superindividuali, sono interessi dei quali sono titolari una pluralita` di persone, ma non sara` mica che con questa norma si introduce la necessita` che il consenso sia di n+n+n+n+n persone; e` evidente che si introduce un elemento che pone dei problemi. Bastera` la revoca di uno di questi 100 o 200 o 300, ammesso che siano individuali, il che per definizione non e`, perche' si tratta di interessi diffusi, nella misura di cui diffusi sono gli interessi dei quali questi enti possono essere portatori, basta la revoca di uno per.. come si e` risolto questo problema? Certa giurisprudenza l'ha risolto, ha ritenuto di risolverlo in un certo modo, e` inutile che vi riciti le sentenze, sono tutte qui, nel senso che hanno detto, per risolvere, in questi casi persona offesa e` lo Stato, lo Stato nel momento in cui riconosce, Art. 13 della legge dell'86, la rilevanza di determinate istituzioni ha prestato consenso, ma e` evidente che e` una soluzione, una soluzione la quale lascia in piedi per altri tipi di enti questo tipo di, come dire, potenziale aporia, che non potra` che essere risolta da un lato nel senso di cercare di fare coesistere nel nostro ordinamento sia l'intervento, sia la costituzione di parte civile, nella misura in cui ci sono gli estremi per la costituzione di parte civile, sia affidandosi alla giurisprudenza, il che la giurisprudenza sta facendo. Orbene, qual e` il vero problema di fronte al quale noi ci troviamo quando parliamo, come io sto parlando in questo momento, di enti sindacali? Il vero ed unico problema e` quello dell'interesse del quale siamo portatori, nel mio caso i sindacati, nell'altro caso altri enti. Dico che questo e` il vero problema in forza del quale si puo` risolvere, come dire, la soluzione del problema della coesistenza nell'ambito del nostro processo sia dell'istituto dell'intervento, sia dell'istituto della costituzione di parte civile. E` evidente che se dell'interesse tutelato dalla norma si ha una immagine soltanto individuale, e` evidente che il problema rischia di diventare di difficile soluzione per queste associazioni sindacali, perche'? Se l'interesse e` individuale in quanto fa capo al singolo lavoratore, che natura avra` e che tipo di tutela potra` avere l'interesse del sindacato in quanto non sia la somma degli interessi dei singoli associati. Ora, su questo punto c'e` giurisprudenza, c'e` dottrina, ma cerchiamo, come dire, di brevemente cercare di capire come sta questa.. come si puo` porre questa situazione. L'obiezione della difesa: c'e` soltanto, ai fini della costituzione di parte civile, la necessita` che ci sia un diritto soggettivo, leso in via immediata e diretta dal fatto di reato, come dire, e` una eccezione, come dire, che risolve il problema togliendolo di mezzo, se fosse cosi` semplice non staremo a discutere. Il problema e` invece che il sindacato e` portatore di un interesse superindividuale. Adesso cerchiamo di capire un attimo: la norma alla quale si fa sempre riferimento e` l'Art. 9 dello statuto dei lavoratori; ci sono anche altre norme, e` evidente che quando si evoca l'Art. 28 dello statuto dei lavoratori il problema e` piu` facile, perche'? Perche' li` essendo in tesi leso un diritto specifico del sindacato, il quale ha visto, come dire, vanificato un suo specifico provvedimento, un suo specifico intervento tutelato dal Giudice, li` il problema si pone in termini diversi. L'Art. 9 e` quello al quale occorre fare riferimento: i lavoratori, mediante le loro rappresentanze, hanno diritto di controllare l'applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l'elaborazione e la attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrita` fisica. Allora, primissima approssimazione: la norma evoca l'applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali. Ora e` evidente che il capo di imputazione, laddove evoca a livello contravvenzionale norme ostacolo contro eventuali e successive condotte lesive direttamente dell'integrita` fisica, lesioni o morte, nella misura cui il capo di imputazione evoca queste norme ostacolo, in quanto queste norme ostacolo che riguardano i rifiuti e che, per esempio, nel loro Art. 17 dicono espressamente: "nelle adiacenze dei locali", che e` contestato questo Art. 17, "nelle adiacenze dei locali di lavoro e delle loro dipendenze, il datore di lavoro non puo` tenere depositi di immondizie o di rifiuti o di altri materiali solidi o liquidi, capaci di svolgere emanazioni insalubri, a meno che non vengano adottati mezzi efficaci per evitare le molestie o i danni che tali depositi possono arrecare ai lavoratori e al vicinato", e` evidente che nella misura in cui ci sono norme ostacolo che impediscono o cercano di impedire a livello di pericolo condotte ulteriormente, se progredite, lesive della salute, delle malattie, infortuni e malattie professionali, e` evidente che noi siamo in un campo evocato dall'Art. 9, in quanto riservato anche all'intervento e alla presenza dei sindacati. Bene, in forza di questo Art. 9 i sindacati sono titolari, sono meri mandatari di un diritto che fa capo ai singoli lavoratori o sono invece titolari di un diritto collettivo che a loro fa capo? La versione, l'interpretazione che ne da` la difesa e` soltanto i singoli lavoratori, al massimo.. e c'e` stata qualche sentenza della Cassazione che ha detto questo, c'e` una famosa sentenza della Cassazione, adesso non faccio il pedante, ma sono tutte qui, le quali dicono: "si si, i sindacati rappresentano i lavoratori, addirittura devono avere un loro mandato"; e` evidente che per chi ragiona in questi termini l'interesse fa capo ai singoli lavoratori e il sindacato al massimo puo` esserne rappresentante tecnicamente inteso, cioe` mandatario con rappresentanza e in questo caso rappresentera` non interessi propri, ma un fascio, un insieme di interessi che sommati fanno ciascuno di essi capo ai singoli lavoratori. Ma e` questa l'interpretazione piu` conforme, diciamo? No, perche' ci sono sentenze.. io prego di questo signor Presidente, mi creda, quello che dico e` rappresentato da sentenze che ho di fronte a me e che io non evoco nella loro testualita` per non appesantire il discorso. Ci sono altre sentenze le quali parlano, soprattutto successive all'entrata vigore del nuovo Codice, le quali parlano di interesse collettivo, del quale e` esso titolare il sindacato, ed esplicitano anche - e i commenti adesivi vanno in questa direzione in tanto in quanto sono note sentenze specifiche - specificano e precisano che con queste sentenze la Corte di Cassazione ha esplicitamente detto che non e` in gioco un interesse del sindacato in quanto istituzione o organizzazione, ma e` un interesse del sindacato in quanto titolare di un diritto suo specifico, cioe` non e` l'interesse di cui all'Art. 28, ma un interesse specifico, in quanto titolare di un diritto alla tutela di un ambiente salubre in quella collettivita` che non e` diffusa, ma e` specificamente e storicamente determinata, e` una fabbrica piu` o meno grande, titolare di un interesse a vedere rispettate norme, le quali a livello di pericolo impediscano, se le condotte sono progredienti, di provocare danni all'integrita` fisica o alla salute dei lavoratori. Se questo e` vero, e` evidente che qui qualsiasi discorso relativo agli interessi diffusi proprio non c'entra, qui non si tratta di interessi diffusi, qui si tratta di interessi storicamente determinati. Andate al Petrolchimico, non so quanti metri quadrati sara` tutto il comprensorio, quello e` l'ambiente storicamente determinato, al cui interno vive una collettivita` di lavoratori, titolari in proprio di alcuni specifici diritti (diritti soggettivi, salute, integrita` fisica), all'interno del quale operano - con sede ovviamente esterna, ove c'e` una sede esterna, ove tutto non si esaurisca nelle rsa interne - sindacati, i quali sono titolari in proprio di un diritto collettivo, che non e` l'insieme in quanto mandatari dei diritti dei singoli lavoratori, a vedere tutelate queste condizioni di prestar lavoro in un ambiente salubre. Diritto soggettivo, interesse? Noi dobbiamo, e` gia` stato detto, collegare questo Art. 9 all'Art. 32 della Costituzione, direttamente programmatico, come e` gia` stato spiegato questa mattina. Sotto questo profilo, se voi mettete insieme il sindacato in quanto titolare di questo diritto collettivo che nasce dall'Art. 9, all'Art. 32 della Costituzione, il quale parla della salute come diritto del singolo ed interesse della collettivita`, ne deriva un risultato dal quale non potete prescindere, nel senso che il sindacato puo` direttamente richiamarsi, in quanto collettivita` storicamente determinata e non diffusa, anche all'Art. 32 della Costituzione, per pretendere di svolgere i suoi compiti di controllo e di promozione. Se questo e` vero, ecco che molta parte delle obiezioni che sono state svolte dalla difesa perdono l'esistenza, perche', ripeto, tutto il discorso che riguarda il diritto soggettivo specifico e singolo in quanto facente capo al singolo lavoratore non ha spazio, perche' quello resta, il problema e` se accanto a quello puo` esserci anche un diritto del sindacato come ente, titolare in proprio, in proprio, di un diritto, non in quanto a lui derivante, mandato con rappresentanza dalla somma dei singoli. In sede di udienza preliminare si e` fatto un esempio specifico al quale occorre dare risposta, se e` vero che, come dire, il diritto deve risolvere i problemi pratici e non soltanto teorici. Supponiamo un ambiente di lavoro, una fabbrica, all'interno di questa fabbrica c'e` una collettivita` di lavoratori piu` o meno grande, la quale ha dato mandato.. che in parte piu` o meno grande e` iscritta a determinati sindacati. Supponiamo che per contingenze che possono succedere, che sono successe in Italia, negli anni 50 sono successe forme di situazioni tali per cui c'e' stato, come dire, un arretramento di determinate forze sindacali e il prevalere in loro vece di sindacati gialli, che poi facevano e non facevano. Supponiamo per un attimo che in presenza di questa comunita`, che ha dato a suo tempo.. alla quale sono stati iscritti un insieme di lavoratori all'interno di questa comunita`, improvvisamente, niente, c'e` una reazione padronale a tal punto forte che i lavoratori arretrano, hanno paura e monetizzano tutto: li` provoca il cancro? Sto li` vicino, non mi interessa, tanto mi paga 10 milioni. Supponiamo, guardate che puo`.. e` successo, speriamo mai piu`, ma comunque il diritto e` generale ed astratto, ci sarebbe qualcuno titolato a sostenere che in questo caso, siccome i sindacati non sono titolari di un loro diritto, ma il loro diritto deriva dai diritti dei quali sono titolari i singoli lavoratori, non possono piu` promuovere azioni di promozione e di controllo? Supponiamo che ci sia qualcuno che dica questo. Si sguarnisce o no un settore dell'ordinamento? Pensiamoci. Si sguarnisce o no un settore del diritto civile che poi puo` diventare diritto penale in quanto costituzione di parte civile? Io penso che, se riflettiamo con serenita`, senza pregiudizio, se affrontiamo questi problemi con animo sine ire et studio, io credo che, fermo restando che il sindacato e` titolare di diritti propri, i diritti collettivi che a lui fanno capo, lui potrebbe benissimo continuare a pretendere che i depositi e i rifiuti non siano li` e che il gascromatografo sia li`, etc. etc.. Ecco, e` una dimostrazione per assurdo, e` stata fatta una dimostrazione per assurdo anche da altri rappresentanti della difesa nei scorsi giorni. Pero` accanto a questo la giurisprudenza ha elaborato un altro criterio, a tal punto collaudato che la difesa ha cominciato a dire "e` discutibile, non e` fondato", meta` parte dell'intervento di un collega della difesa l'altro ieri e` stato dedicato a dire "quel filone giurisprudenziale.." non e` arrivato a dire farneticazione.. ma insomma radicalmente l'ha contestato, pero` ha dato la prova del nove che esiste, e` una sua dignita`, e in che cosa si esprime questo filone giurisprudenziale, che si affianca, nel senso di rafforzarlo, al filone giurisprudenziale che parla di interessi collettivi che fanno capo al sindacato in quanto tale? Al famoso diritto soggettivo dell'ente. E` stato detto, contestato ma e` stato detto, che esiste un filone giurisprudenziale, e` qui, il quale dice: se c'e` un ente il quale ha finalita` statutarie specifiche a tal punto che queste finalita` si immedesimano nell'esistenza stessa dell'ente, ecco che puo` sorgere, ci sono le condizioni perche' possa sorgere un diritto soggettivo dell'ente a poter perseguire i suoi fini statutari, che a tal punto per lui sono rilevanti che vivono e muoiono con lui. Questa giurisprudenza esiste, questa giurisprudenza e` stata contestata. Benissimo, e` stata contestata, pero`, ripeto, non basta dire "contestiamola", cerchiamo di esplicitare, esprimere ragionamenti ed argomentazioni tali che privino di fondatezza e rendano indegna questa giurisprudenza di qualsiasi attendibilita`.

Ora, la giurisprudenza, come dire, e` prodotta da molti, non e` uno che si alza alla mattina e comincia a fare una sentenza, soprattutto quando si va in Cassazione c'e` una pluralita` di Giudici che discutono e poi producono le loro sentenze. Di qualche cosa si puo` dire, e` stato detto: "ma", come dire, "sono enunciazioni ideologiche", e qui si e` fatto un ragionamento che e` anche un po' ambiguo, perche' si e` detto "non basta l'enunciazione di un fine che sia identico alla finalita` tutelata dalla norma perche' ci sia legittimazione, perche' in questo caso, come dire, l'accostamento tra finalita` statutariamente espresse e finalita` tutelate dalla norma e` meramente ideologico e quindi, in quanto meramente ideologico.. poi si e` fatto un ulteriore passaggio e si e` detto: e` ideologico e rischia di produrre fumi ideologici, cosi` io ho capito. Perche' ci sono i fumi ideologici dai quali bisogna guardarsi, giusta raccomandazione. C'e` chi dai fumi ideologici si e` da sempre guardato, quindi non aveva bisogno di questa raccomandazione, comunque va bene. La Cassazione quando enuncia questi principi e` in preda a fumi ideologici? La Cassazione fa un semplice ragionamento e dice: c'e` un ente, e` sorto per il perseguimento e la tutela di determinate finalita`, statuto immedesima. Ed aggiunge: se questo ente persegue questa finalita` statutariamente espressa e con esso immedesimatasi in un ambiente storicamente determinato, di talche` c'e` un collegamento storico pratico tra l'interesse tutelato dall'ente e l'interesse evocato e tutelato dalla norma, in quel caso si puo` parlare di situazione soggettiva tutelabile sotto il profilo di un diritto soggettivo della personalita` che fa capo all'ente. Questo ha detto la Cassazione e l'ha ripetuto. Prendo atto che c'e` chi contesta, benissimo, il Tribunale fara` i suoi ragionamenti ed aderira` o cerchera` di vedere quale dei due abbia maggior dignita`, etc. etc.. Come che sia, nel caso dell'Alca, nel caso del Cub, nel caso dei sindacati che operano a Porto Marghera, la situazione e` storicamente determinata, il che e` dimostrato da che cosa? Dal modo in cui questi enti, questi sindacati si sono sul posto, sul campo, attivati per pretendere l'osservanza delle norme a tutela della salute dei lavoratori, infortuni sul lavoro o rifiuti tossici o altro che fossero e nel modo in cui hanno proceduto di poi, visti vani i loro tentativi, alla denuncia e all'esposto, e qui e` stato fatto il caso emblematico addirittura di un lavoratore, persona fisica, che si muove dall'interno dell'Alca in quanto Cub, in stretto contatto con Medicina Democratica. Quindi sotto questo profilo, ove anche in tesi, ma non c'e` spazio, come ritengo di avere spiegato, ove anche in tesi non si aderisse al principio giurisprudenziale del sindacato in quanto titolare in proprio di un diritto collettivo che non e` diffuso, ove anche, ci sarebbe comunque questa lesione di un diritto soggettivo sotto il profilo di una condotta contestata agli imputati in modo continuativo fino al 1996, quindi non c'e` problema, gia` quando si muoveva Bortolozzo eravamo in piena, come dire, perduranza di condotta, perche' si ferma al 96 questa condotta, dal momento in cui si e` cominciato a svolgere quella attivita` criminosa della quale qui si discute, ci sarebbe comunque la lesione del diritto soggettivo della personalita` di queste associazioni sindacali, in quanto sorte per promuovere, per perseguire la tutela di questi beni. Ne' si potra` replicare sulle sul dire "ma la norma parla soltanto di promozione e controllo", ma quando noi abbiamo.. abbiamo gia` fatto delle produzioni, quando noi abbiamo detto che il sindacato ha vanamente richiesto che l'azienda si comportasse in un certo modo per evitare queste situazioni di pericolo e potenzialmente di danno, quando abbiamo visto che queste associazioni non hanno avuto riscontro alcuno alle loro prese di posizione e alle loro iniziative, quando abbiamo visto che queste associazioni hanno addirittura, come dire, raccolto il materiale per un esposto che di poi e` stato trasmesso alle autorita` pubbliche preposte alla persecuzione dei reati, dico nel piu` sta il meno, e` evidente che promozione e controllo sono parti di questa condotta piu` generale di richiesta di intervento e addirittura di presentazione di esposti e di denunce. Quindi, signori del Tribunale, richiamandomi per il resto al provvedimento del G.I.P. nella parte in cui, per quanto riguarda Alca e Cub, ha rigettato le eccezioni alla costituzione di parte civile formulate dalla difesa, richiamato, ripeto, questo provvedimento, io concludo con il dire che, in base a queste argomentazioni ove aggiuntive, ove ritenute aggiuntive ed ulteriori, la richiesta della difesa sia rigettata

 

AVVOCATO VIANELLO

 

Avvocato Vianello: per la parte civile Sicchiero Roberto, mi associo a tutto quanto e` stato detto da chi mi ha preceduto, difensori di parte civile, in particolare all'esposizione dell'avvocato Zaffalon. Deposito una memoria alla quale mi riporto integralmente e chiedo la reiezione delle domande di esclusione della parte civile Sicchiero Roberto

 

AVVOCATO FARINEA

 

Avvocato Farinea: intervengo per il WWF in sostituzione dell'avvocato Pozzan. Il mio intervento sara` brevissimo perche' sono stato preceduto da una serie di altri interventi che mi pare abbiano esaurito proprio la materia di trattazione. Per quanto riguarda la associazione WWF non sono state sollevate questioni di tipo formale e quindi le questioni che si pongono sono semplicemente relative alla legittimazione delle associazioni ambientalistiche in generale a costituirsi parte civile.

La trattazione dell'Art. 212 delle norme di coordinamento e` stata svolta, e` compiutamente contenuta anche nell'ordinanza del G.I.P., quindi non mi ripetero`. Come pure e` stato evidenziato come quelle associazioni che abbiano la presenza di sezioni locali e quindi una presenza territorialmente circostanziata, quindi interessi che fanno capo ad un ambiente ben determinato, sono certamente legittimate a costituirsi parte civile e il WWF ha una propria presenza in loco e ha svolto,peraltro, tutta una serie di iniziative,delle quali abbiamo fornito la prova con le produzioni documentali svolte sia in sede di udienza preliminare e poi anche in sede di udienza dibattimentale, direttamente dalla parte. Quindi il WWF era ben presente nella realta` territoriale di Marghera e ha svolto l'attivita` che la giurisprudenza richiede. Sul punto poi della giurisprudenza io produrro` due sentenze: la sentenza 1423 del 30 giugno 95 della Corte di Cassazione, Terza Sezione Penale, e la sentenza 207 del 2 febbraio 96, sempre della Terza Sezione Penale, che oramai risolvono in modo a mio avviso definitivo tutte le varie questioni. Ed in particolare l'ultima di queste due sentenze da me citate a mio avviso va anche oltre, per riconoscere un vero e proprio diritto soggettivo alle associazioni ambientaliste in quanto tali. Cioe` esiste un diritto soggettivo alla tutela dell'ambiente salubre che, come viene indicato, non puo` essere frazionato e lasciato quindi alla iniziativa dei singoli cittadini, ma,essendo l'ambiente costituito di risorse naturalmente esauribili, deve essere anche rimesso alla tutela di enti esponenziali di questi interessi collettivi. Ecco quindi che esiste un diritto soggettivo delle associazioni che e` anche indipendente dalla loro presenza nella realta` storico-ambientale di cui si tratta e quindi un diritto soggettivo proprio. Ne' si puo`, come e` stato affermato, che l'Art. 18 della legge 349 dell'86 limiterebbe il solo intervento e la costituzione di parte civile agli enti territoriali, per una ragione anche di ordine pratico, innanzitutto di ordine generale perche' l'Art. 2043 e` una norma naturalmente aperta, si e` fatto gia` riferimento alle altre due norme che certamente la integrano, cioe` gli Artt. 2 e 32 della Costituzione, ma anche per una ragione di ordine pratico, perche' in linea astratta questi enti territoriali potrebbero essere loro stessi, attraverso inadempimenti, attraverso azioni o omissioni gli autori di fattispecie rilevanti ai fini della violazione della norma penale. Quindi ecco che non e` certamente possibile limitare l'intervento agli enti locali, frazionarlo nei singoli, ma bisogna riconoscere piena dignita` e diritto soggettivo alle associazioni ambientalistiche, istituzionalizzato peraltro dal nuovo Codice di Procedura Penale, che ne prevede l'intervento e poi, con l'applicazione dell'Art. 74, che e` stato indicato, anche la costituzione di parte civile. Quindi questo per quanto riguarda la associazione WWF. Poi volevo fare una trattazione di ordine generale per quanto riguarda invece l'elenco dei 30 che si afferma, quindi passiamo ora alla lesione delle persone fisiche, l'elenco dei 30 che si..

 

Presidente: pagina 20 del decreto

 

Avvocato Farinea: pagina 20 del decreto, che si afferma appunto non essere stato allegato e quindi sono state sollevate tutta una serie di eccezioni, alle quali ha dato compiuta replica il Procuratore della Repubblica nell'intervento della scorsa udienza, al quale mi richiamo e mi riporto, ma per quanto riguarda la posizione delle parti civili e in particolare per quelle parti civili che io assisto e per le parti civili che assistono i miei colleghi avvocati Marin, Pozzan e Salzer, non posso che rilevare che comunque appunto alla pagina 20 sono indicati come persone offese i 30 nominativi di cui si discute. Quindi i fatti e le persone.. i fatti a cui si riconnette la presenza di queste persone offese sono entrati nel processo, sono presenti nel processo e vi e` stata una contestazione suppletiva in sede di udienza preliminare da parte del P.M. e i fascicoli che li riguardano sono entrati nel procedimento e, con riferimento a questi fatti e a queste persone, abbiamo noi svolto, nelle nostre costituzioni di parte civile, una domanda civile che contiene tutti gli elementi propri dell'esercizio di un'azione civile, contiene il petitum e la causa petendi, perche' nelle nostre costituzioni di parte civile sono indicati i periodi nei quali i lavoratori che noi assistiamo hanno lavorato al Petrolchimico di Marghera, quindi le societa` per le quali in quei periodi hanno lavorato o le cooperative, nel caso di appalto, e abbiamo svolto una domanda risarcitoria. Per quanto riguarda poi le persone viventi, abbiamo anche indicato la patologia da cui sono affette e per tutti abbiamo precisato che hanno lavorato in reparti nei quali erano esposti al CVM, quindi e` comunque, per quanto riguarda la domanda di queste parti civili che noi assistiamo, la domanda e` completa, contiene tutti i suoi elementi, quindi non e` ne' indeterminata, ne' tanto meno inammissibile, perche' poi fa riferimento a fatti e a fattispecie che sono presenti in questo processo. Infine concludo con il deposito del verbale stenotipico dell'udienza del 3 marzo, perche' anche per quanto riguarda gli assistiti dell'avvocato Marin e dell'avvocato Salzer, per i quali si e` sollevata l'eccezione di mancata dimostrazione della qualita` di prossimo congiunto per mancata produzione dei certificati storici, in realta`, come si potra` verificare dal verbale stenotipico, questi documenti sono presenti nel fascicolo del dibattimento ai sensi dell'Art. 431, 3 marzo 97

 

AVVOCATO SCATTURIN

 

Avvocato Scatturin: scusi Presidente, per completare il giro delle difese delle parti civili enti collettivi da noi rappresentati, da noi difesi, per l'Alca federazione di Venezia io mi riporto a quanto e` gia` stato detto dall'avvocato Battello e concludo nello stesso modo, negli stessi termini

 

AVVOCATO MADERINO

 

Avvocato Manderino: io rappresento le parti civili Donolato Agostino, Zampieri Natale, i prossimi congiunti di Pradel Italo, Mazzolin Luciano, Sgnaolin Giovanni e Zagagnin Silverio. Ho delle brevi repliche da svolgere nei confronti di alcune eccezioni svolte proprio con riguardo ai miei assistiti, repliche che comunque riguardano un po' tutte le parti civili.

Per cominciare con il criterio cosi` detto del periodo di competenza che e` stato sollevato a proposito dei miei assistiti dagli avvocati Pulitano`, Stella, che difendono rispettivamente Smai e Pisani, e poi anche da altri difensori nel corso dell'udienza precedente, devo prima di tutto precisare che sia Donolato sia Zampieri non si sono mai costituiti nei confronti ne' di Smai, ne' di Pisani, ne' di Zerbo, quindi basta leggere l'atto di costituzione di parte civile per valutare.

Per quanto riguarda gli altri imputati, cioe` Presotto, Necci e Diaz, i rispettivi difensori affermano che, con riferimento sempre ai miei assistiti, questi dirigenti avrebbero assunto cariche in periodi successivi al periodo in cui lavoravano e poi hanno cessato di lavorare sia Donolato sia Zampieri. Cosi` per esempio per Diaz l'avvocato Baccaredda Boy sostiene che il Diaz e` negli organigrammi Montedison a partire dall'agosto 76. Credo che ci sia stato un errore per quanto riguarda Donolato e Zampieri, perche' entrambi erano al Petrolchimico in quell'anno. Cosi` l'avvocato Santamaria, il quale per Presotto chiede l'esclusione dei nostri lavoratori, perche' con riferimento all'Enichem base, di cui Presotto era amministratore delegato, bisogna fare riferimento al periodo che va dal giugno 87. Donolato e Zampieri si sono costituiti parte civile nei confronti di Presotto fino al periodo in cui il loro rapporto di lavoro sussisteva. Identico discorso per quanto riguarda la difesa di Necci. L'avvocato Mittone sostiene che il giugno dell'87 e` il momento a partire dal quale bisogna fare riferimento come carica assunta da Necci all'interno della gestione del Petrolchimico. Anche per Necci ci siamo costituiti come Presidente Enichem dal 1982, perche' e` questo che risulta nell'allegato del capo di imputazione. C'e` ancora una eccezione da parte della difesa di Porta per quanto riguarda Donolato Agostino, e questa eccezione riguarda la sussistenza di un rapporto di lavoro dimezzato, perche' Donolato a partire dal 1981 e` stato collocato in cassa integrazione e ha cessato il suo rapporto di lavoro nel 1986. Tutte queste eccezioni che riguardano i rispettivi periodi di competenza, io non voglio ripetere quello che gia` e` stato detto da altri, ma comunque sono questioni che attengono al merito e quindi alla fondatezza della domanda che riguarda le nostre parti civili; non riguardano le questioni di ammissibilita` e quindi di legittimazione delle parti civili costituite. Quindi l'eccezione sollevata dagli imputati sul criterio del periodo di competenza del singolo imputato non hanno niente a che vedere ne' con la legitimatio ad causam, ne' con altre questioni che riguardano l'ammissibilita`, ma soltanto il merito della domanda, e quindi verranno valutate nel corso del dibattimento.

Per quanto riguarda la categoria dei cosiddetti fuori lista, io assisto i prossimi congiunti di Pradel Italo ed altri tre lavoratori, Mazzolin, Sgnaolin e Zagagnin, che apparterebbero a questa presunta categoria. La difesa di Pulitano`, che e` quella che mi e` rimasta in mente, sostiene che tutte le persone che non sono state nominativamente indicate nel capo di imputazione come persone offese e comunque in qualsiasi atto che si ricollega alla contestazione dell'accusa, non hanno legittimazione e non hanno ingresso in questo processo. Questo naturalmente e` stato ribadito anche da altri difensori, per esempio l'avvocato Cesari per Zerbo, il quale sostiene che non esiste correlazione tra l'accusa contestata e i fatti denunciati dalle parti civili. Infine l'avvocato Ponti per Porta, il quale addirittura sostiene che i cosiddetti fuori lista mancherebbero di un requisito fondamentale, quello di cui all'Art. 78 del Codice di Procedura Penale lettera d, e cioe` non hanno svolto quella che e` la causa petendi, cioe` l'esposizione delle ragioni della domanda, proprio perche' viene a mancare in questi soggetti una indicazione data dal capo di imputazione. Ora, non esiste la categoria dei fuori lista, ne' esiste la categoria delle persone in lista. Il capo di imputazione e` perfetto da questo punto di vista, gia` l'ha sostenuto il Pubblico Ministero, nel senso che riferisce i fatti ad un numero allo stato imprecisabile di persone, ma soprattutto e` un capo di imputazione che rispecchia esattamente quello che e` il contenuto che deve avere la richiesta di rinvio a giudizio ai sensi dell'Art. 417 del Codice di Procedura Penale, e cioe` che l'indicazione della persona offesa, dice questa norma, e` contenuta nella richiesta di rinvio a giudizio quando sia possibile la sua identificazione. Il che vale anche per il decreto che dispone il giudizio, ai sensi dell'Art. 429, il quale a sua volta stabilisce che appunto la persona offesa viene indicata quando sia possibile identificarla. Questo significa, tenendo conto che Cassazione si e` pronunciata piu` volte, io ricordo solo una sentenza del 91, significa che e` abnorme qualsiasi provvedimento che ritenesse nullo un decreto che dispone il giudizio, il quale non contiene o non contenga l'indicazione delle persone offese. Quindi e` la norma stessa del Codice di rito che da` la possibilita` di considerare aperta la possibilita` di entrare in un processo penale promuovendo l'azione civile, indipendentemente dal fatto che ci sia l'indicazione della persona offesa. Altri difensori hanno parlato - io mi riferisco in particolare all'avvocato Alessandri per Grandi, Trapasso, Gaiba e Belloni - hanno parlato della mancanza di un legame tra il fatto reato contestato dal Pubblico Ministero e le persone non indicate nella lista del Pubblico Ministero. Anche qui so di dire una cosa che e` stata gia` detta, ma vorrei anch'io ribadirlo, il capo primo di imputazione contiene una condotta, per cosi` dire, complessiva, e fa riferimento esplicito a reati, come il disastro colposo o l'omissione di cautele contro gli infortuni sul lavoro, che coinvolgono una pluralita` indeterminata di persone. Si puo` dire che siamo nella categoria cosi` detta, secondo una tesi dottrinale, dei reati vaganti, cioe` di reati che, appunto, si rivolgono ad una categoria indeterminata di persone, norme penali che tutelano l'incolumita` pubblica, ma tutelano insieme a questa anche interessi individuali, cioe` l'interesse alla integrita`, alla salute, che fanno capo al singolo individuo che di quella comunita` indeterminata fa parte. Quindi la mancata indicazione negli allegati B1, B2, etc., contenuta nel capo di imputazione, non significa affatto mancanza di legittimazione nella costituzione di parte civile delle persone che non sono inserite.

Ci sono anche altre eccezioni formulate sempre nei confronti dei miei assistiti che riguardano comunque la gestione effettiva del Petrolchimico. Per esempio l'avvocato Alessandri per Belloni sostiene che Montefibre aveva la proprieta` e la gestione degli impianti di una piccola unita` produttiva all'interno del Petrolchimico che ha cessato la sua produzione nel 77, e quindi tutti i lavoratori che sono poi arrivati al Petrolchimico non possono costituirsi nei confronti del suo assistito. Anche questa e` questione di merito che non ha nulla a che vedere con l'ammissibilita` delle parti civili.

Un'ultima questione, diciamo che e` l'unico errore, per cosi` dire, che possiamo riconoscere, e` stata sollevata dall'avvocato Dinoia per Presotto, cioe` la notifica effettuata all'avvocato Dinoia, al suo domicilio, quando non era piu` il domicilio eletto dall'imputato Presotto. In realta` questo gruppo di persone si e` costituito parte civile all'udienza del 13 marzo 98, quindi e` quella costituzione di parte civile che ha efficacia anche nei confronti di Presotto.

Un'ultima osservazione riguarda le eccezioni formulate dai responsabili civili. A proposito di questi, io mi associo in toto a quanto gia` detto dall'avvocato Picotti all'udienza scorsa a proposito della estensione della costituzione di parte civile effettuata anche da noi all'udienza del 13 marzo. Donolato, Zampieri, Zagagnin, Mazzolin, Sgnaolin e i prossimi congiunti di Pradel fanno parte, se vogliamo sempre fare categorie e schematizzare in liste, di una quarta categoria che il professor Padovani e gli altri non hanno considerato, e cioe` non hanno citato i responsabili civili ai sensi dell'Art. 83, non hanno fatto la citazione, la notificazione dell'atto di costituzione di parte civile, non hanno semplicemente esteso verbalmente all'udienza la costituzione di parte civile anche ai responsabili civili. Hanno un atto che contiene la dichiarazione di rivolgere gli effetti della costituzione di parte civile anche ai responsabili civili, nominandoli uno per uno, con i loro rispettivi legali rappresentanti, espressamente estendendo la domanda risarcitoria anche ai responsabili civili, in forza di una procura, quindi in conformita` ad essa, che contiene anche il conferimento del potere di estendere la domanda ai responsabili civili. Quindi per queste parti civili chiedo il rigetto di tutte le eccezioni sollevate dagli imputati e dai responsabili civili

 

AVVOCATO SFORZI

 

Avvocato Sforzi: in proprio quale difensore e procuratore speciale della parte civile signor Gino Giacomello, nonche` quale sostituto processuale dell'avvocato Alessandro Gamberini,difensore della parte civile signor Alberto Giglio. Molto rapidamente signor Presidente, premetto che anche le parti civili da noi assistite, il signor Gino Giacomello ed Alberto Giglio sono tra le parti civili che hanno rinnovato la costituzione di parte civile all'udienza del 17 marzo scorso, con cui si e` aperto questo dibattimento. Rispetto alla rinnovazione della costituzione di parte civile, svolgo alcune rapidissime precisazioni in replica alle eccezioni sollevate da alcuni difensori degli imputati, in particolare dal professor Pulitano`, quale difensore dell'imputato Smai, che si e` opposto alla costituzione di parte civile del signor Giacomello e del professor Stella, quale difensore dell'imputato Pisani, che e` subentrato all'imputato Smai nella direzione del Petrolchimico, che si sono entrambi opposti alla costituzione di parte civile del signor Giacomello, nonche` all'eccezione svolta dall'avvocato Cesari, quale difensore dell'imputato Zerbo e Burrai, che si e` opposto alla costituzione di entrambe le parti civili da noi assistite. Rispetto a queste eccezioni mi limito a precisare che nelle costituzioni da ultimo rinnovate dai nostri assistiti non c'e` domanda di costituzione di parte civile nei confronti di nessuno di questi imputati, ne' nei confronti dell'imputato Zerbo, ne' nei confronti dell'imputato Smai, ne' nei confronti dell'imputato Pisani. Ritengo quindi che le eccezioni non abbiano ragione d'essere e che non necessitino nemmeno di eccezione.

Diverso il discorso per l'eccezione sollevata dall'avvocato Cesari quale difensore dell'imputato Burrai, che pure si e` opposto alle medesime costituzioni di parte civile. La ragione per cui il difensore si oppone alla costituzione sta nel difetto, diciamo cosi`, di competenza, come ormai si usa dire in questo procedimento,rispetto alla posizione dell'imputato Burrai, che, secondo suo difensore, potrebbe essere chiamato a rispondere solamente per i fatti avvenuti nel periodo compreso dal 16 ottobre del 1987 al 31 maggio del 1992, come si legge anche a pagina 40 delle trascrizioni dell'udienza del 20 marzo scorso. In realta` il difensore fa evidentemente riferimento al solo periodo in cui l'imputato Burrai fu Presidente della societa` Enichem Anici; il signor Burrai in realta` e` chiamato qui a rispondere anche quale amministratore delegato della medesima societa` e come amministratore delegato ha assunto una carica che va dal 1982, senza soluzioni di continuita`, fino al 1992. Questo e` il titolo di responsabilita` per il quale l'imputato Burrai e` chiamato a rispondere dei reati ascritti nel capo di imputazione e questo e` lo stesso titolo di responsabilita` al quale le parti civili hanno fatto riferimento. Il signor Giacomello Gino, in particolare, da me assistito, ha lavorato alle dipendenze della societa` Montedison-Enichem per 30 anni dal 1957 al 1987 e il periodo di lavoro della parte civile da me assistita si interseca quindi con il periodo nel quale l'imputato Burrai ha svolto quelle funzioni per le quali e` chiamato a rispondere direttamente dal capo di imputazione. Stesso discorso vale per il signor Giglio, la parte assistita dal collega Gamberini, per il quale esiste pure un segmento temporale di sovrapposizione fra il rapporto di lavoro svolto dal signor Giglio e il periodo nel quale l'imputato Burrai ha svolto la carica per la quale e` chiamato a rispondere del reato di cui al capo 1.

Una seconda eccezione riguarda, come gia` in precedenza svolto dal collega avvocato Manderino, l'eccezione sollevata dall'avvocato Dinoia quale difensore dell'imputato Presotto. Si tratta di un errore di notifica secondo il difensore, in quanto la costituzione di parte civile sarebbe stata notificata presso lo studio del difensore avvocato Dinoia, anziche` nel diverso domicilio eletto successivamente. A prescindere dal fatto che il domicilio al quale fu rivolta la prima costituzione di parte civile era quello desunto dallo stesso decreto che disponeva il giudizio, e quindi se c'e` stata una successiva modifica la parte civile l'ha ignorato, ricordo semplicemente che la parte civile Giglio ha rinnovato la costituzione all'udienza del 17 marzo scorso, quindi e` quella la costituzione alla quale si deve fare riferimento.

L'ultimo punto al quale intendo dedicare pochissime parole e` quello delle eccezioni sollevate dal responsabile civile alla tecnica di estensione, chiamiamola cosi`, della pretesa risarcitoria delle parti civili anche ai responsabili civili. Le due parti civili da noi assistite sono tra quelle che hanno espresso non oralmente, ma per iscritto, nell'atto costituzione di parte civile, una specifica richiesta di estensione al responsabile civile. Sulle eccezioni, al di la` del problema della forma, orale ovvero scritta, di questa estensione della richiesta di citazione, io non svolgo ulteriori considerazioni, semplicemente richiamandomi ed associandomi alle osservazioni gia` svolte dal professor Picotti nell'udienza del 20 marzo scorso, dall'avvocato Vassallo oggi ed anche, se il Presidente consente, a quelle che verranno, in una logica di ripartizione interna degli argomenti, svolte dopo di me dal collega Dall'Asen, richiamandomi anche alla giurisprudenza sul punto gia` formatasi della Corte d'Assise di Bologna, in analogo ed identico caso della nota vicenda della cosiddetta banda della Uno bianca e della giurisprudenza di Cassazione costante, richiamata dalla stessa Corte d'Assise di Bologna. Termino quindi chiedendo il rigetto delle eccezioni sollevate dall'avvocato Cesari quale difensore dell'imputato Burrai e delle eccezioni sollevate dall'avvocato Dinoia quale difensore dell'imputato Presotto, nei confronti delle costituzioni di parte civile dei signori Giacomello e Giglio e mi associo, come ho gia` ribadito, alle osservazioni dei difensori rispetto alle eccezioni dell'estensione della chiamata del responsabile civile. Se il Presidente consente, approfitto della parola per nominare quale sostituto processuale in caso di mia assenza o impedimento l'avvocato Silvia Manderino qui presente

 

AVVOCATO GHEZZO

 

Avvocato Ghezzo: per l'associazione ambientalista di tutela del diritto della salute VAS, Verdi Ambiente e Societa`. Io saro` telegrafico in ordine alla specifica costituzione di parte civile della associazione che rappresento e difendo avvenuta all'udienza del 13-3. Non e` stata sollevata alcuna eccezione di carattere formale; vi e` una unica eccezione di carattere sostanziale che riguarda l'atto costitutivo della associazione, che e` del 1991 e che pregiudicherebbe la possibilita` di costituirsi parte civile, secondo quanto asserito dalla difesa degli imputati nella persona dell'avvocato Franchini, nei confronti di quei dirigenti, in particolare i dirigenti Montedison, che hanno cessato le proprie funzioni in epoca antecedente. Su questo punto io faccio presente, oltre ad associarmi a quanto gia` esposto dalle difese delle altre parti civili, che per quanto riguarda quantomeno i reati contestati nel capo 2 del decreto rinvio a giudizio, cioe` i cosiddetti reati di natura ambientale, si tratta di reati, per costante giurisprudenza e dottrina, di natura permanente. Di conseguenza, appunto, permane il reato, permane l'effetto dannoso, che mi pare sia sotto gli occhi di tutti e non ultimo sotto gli occhi degli organi politici e sociali che si stanno occupando di risolvere quanto e` stato, diciamo, combinato in questi 20 anni; dicevo appunto si tratta di reato permanente e di danni che permangono. Di conseguenza l'eccezione sollevata non ha alcun fondamento, quindi chiedo sia respinta. Si insiste perche' vengano respinte tutte le eccezioni sollevate, nel caso in cui ne abbia dimenticata qualcuna. Per quello che riguarda le questioni di carattere generale mi riporto alle difese degli altri difensori delle altre parti civili ed in particolare alla memoria depositata dal Pubblico Ministero, che altro non e` se non l'ordinanza con cui in sede di udienza preliminare il G.I.P. aveva ammesso la costituzione di parte civile delle associazioni ambientaliste. Deposito memoria riassuntiva,in cui e` allegata giurisprudenza recente appunto sulla costituzione di parte civile delle associazioni ambientaliste

 

AVVOCATO DALL'ASEN

 

Avvocato Dall'Asen: patrocino la parte civile Facchin Alessandro, nonche` i prossimi congiunti del signor Cabbia Bruno, ovverosia la moglie Giacomello Giuseppina ed i figli Cabbia Alessandro e Cabbia Francesca. Rispetto alle eccezioni che sono state sollevate da parte dei difensori degli imputati, quelle di ordine formale si riducono in modo espresso a quella sollevata dall'avvocato Dinoia, difensore dell'imputato Presotto. Io diro` le stesse identiche cose molto brevemente che sono state gia` riferite sia dall'avvocato Sforzi che dall'avvocatessa Manderino,ossia che l'eccezione relativa alla avvenuta notifica in modo irregolare, quindi ad un domicilio che non esisteva piu` in atti al momento in cui e` stata effettuata la notifica, faccio presente che le parti che io assisto, difendo e rappresento, si sono costituite rinnovando la costituzione di parte civile alla prima udienza del 13 di marzo e quindi, anche in riferimento a questa eccezione di tipo formale, penso che debba cadere nel vuoto in quanto e` stata rinnovata la citazione.

Altre eccezioni di ordine squisitamente formale non ne sono state sollevate, a meno che non si possa fare rientrare in questo tipo di eccezioni l'argomentazione generale che e` stata fatta riguardo alla procura speciale, come dovrebbe essere ecome non dovrebbe essere. Io rispetto a questo, anche se non ho sentito tutti gli interventi, perche' oggi sono arrivato in ritardo, mi associo a tutte quelle osservazioni che sono state svolte dalle altre parti civili che mi hanno preceduto.

Vorrei fare semplicemente presente questo rispetto ai due atti di costituzione di parte civile da me depositati: questa famosa procura speciale, perche' cosi` la chiama l'Art. 100 del Codice di Procedura Penale, e` stata posta in calce all'atto di costituzione. Quindi penso che non ci siano possibilita` di sollevare dubbi ed eccezioni circa la sua corrispondenza rispetto a quello che l'Art. 100, al suo comma secondo, prevede. Io la cosa la risolverei cosi', facendo presente semplicemente questo: che la connotazione civilistica dell'azione civile nell'ambito del processo penale e` stata accentuata, come ormai tutti sanno, nel nuovo Codice. E a questo proposito mi permetto semplicemente di richiamare quelle che sono state le parole della relazione al progetto definitivo di questo Codice, dove, con riguardo sempre all'Art. 78, si dice: "la disciplina e` analoga a quella adottata dall'Art. 164 del Codice di Procedura Civile, per la costituzione dell'attore; tutto cio` nell'intento di assimilare il trattamento della dichiarazione di costituzione di parte civile al trattamento riservato alla vocatio in iudicium e dall'acquisto della qualita` di parte di chi propone l'atto di citazione in sede civile". In sostanza ci si dice che l'atto di costituzione di parte civile e le formalita` che lo concernono non e` null'altro,da questo punto di vista,che un atto di citazione di tipo civilistico, tanto e` vero che la sottoscrizione oggi dell'atto di costituzione di parte civile e` del difensore, quindi rispetto a questo.. io rispetto alle mie due costituzioni di parte civile penso che non siano in alcun modo prospettabili questioni che vadano a cercare di confondere quello che e` chiaro e lineare,giocando su questa, diciamo cosi`, poca attenzione manifestata dal legislatore quando parla di procura speciale,tanto nell'Art. 100 del Codice di Procedura Penale quanto nell'Art. 96. Nel nostro caso siamo letteralmente al di fuori dell'ipotesi disciplinata dall'Art. 96 del Codice di Procedura Penale, siamo completamente nell'ambito di quello che e` disciplinato dall'Art. 100 comma secondo del Codice di Procedura Penale.

Venendo invece ad altre questioni, io per quanto riguarda la parte civile Facchin Alessandro, faccio presente che e` stato assunto in Montedison il 13 di febbraio del 68 e vi ha svolto la propria attivita` fino al novembre del 93; nell'atto di costituzione si sono specificati anche i periodi di lavoro, i luoghi dove e` stata prestata l'attivita` lavorativa, il signor Facchin rientra in quel famoso elenco delle persone offese gia` indicato dallo stesso Pubblico Ministero e recepito nel decreto che ha disposto il giudizio. Potra` constatare che nessuna delle parti civili chiamate a rispondere dei danni,che sono stati precisati anche questi (il tipo quindi di patologia del signor Facchin e` stato indicato e precisato nell'atto), nessuno di questi e` al di fuori del periodo lavorativo nel quale il signor Facchin e` rimasto al Petrolchimico, fino al novembre del 93. Identica questione rispetto ai famosi periodi di competenza per quello che riguarda i prossimi congiunti del signor Cabbia Bruno, il quale e` deceduto il 6 gennaio del 92, pur avendo cessato il proprio rapporto lavorativo il 29 settembre del 91. Anch'egli, ed e` stato precisato, ha lavorato in reparti dove si trattava il CVM, ma anche il dicloretano, e per questo anche per lui si potra` constatare che le persone, gli imputati nei confronti dei quali sono state rivolte le richieste di risarcimento danno corrispondono al periodo nel quale il signor Cabbia Bruno ha prestato la propria attivita` all'interno del Petrolchimico. Questa e` la prospettazione che noi facciamo per giustificare e motivare la nostra legittimazione alla causa. Sara` poi il merito a stabilire e a decidere se ci sara` e sussistera` un nesso eziologico tra la malattia che ha portato alla morte del signor Cabbia Bruno, cosi` come per il signor Facchin, se questa e` correlabile o non correlabile alle esposizioni alle sostanze nocive e cancerogene di cui si fa parola e menzione nel capo di imputazione. Si verifichera` poi li` la responsabilita` di ciascuno degli imputati; e` questione che attiene strettamente al merito e sulla quale noi siamo in prova. Quindi,per come prospettato,non penso che ci possano essere dubbi, la parte civile ha diritto di costituirsi quando lamenta un danno di tipo civilistico che sia causa diretta ed immediata di un fatto di reato che e` quello contestato. E qui vengo alla particolarita` della posizione del signor Cabbia Bruno, perche' anche lui, insieme a molte altre parti civili, rientra in questo famoso gruppo di persone cosiddette impropriamente fuori lista. Anche lui quindi non e` ricompreso tra le persone offese e comunque i suoi prossimi congiunti non sono indicati come le persone a cui la morte del signor Cabbia abbia causato dei danni o siano indicate come persone offese. Rispetto a questo punto,oltre alle questioni gia` sollevate, faccio semplicemente presente che i capi di imputazione che fanno riferimento esplicito, oltreche` alle fattispecie di omicidio colposo e di lesioni, a reati di pericolo di condotta aggravati anche dall'evento, perche' sono contestati in questa formula, per loro natura si rivolgono alla tutela della incolumita` delle persone, dove, oltre a questa, vi e` ricompresa anche la tutela e la salvaguardia della salute e dell'incolumita` di ciascuna delle persone che compongono questa area indeterminata di persone. E` sufficiente, per determinarne la legittimazione ad causam, che si prospetti, come e` stato fatto, indicando quindi la causa petendi e le ragioni per cui noi riteniamo che ci sia il diritto di ottenere il risarcimento del danno e che la causa della morte sia dovuta all'esposizione alle sostanze tossico-nocive che si sono sviluppate e che sono state trattate al Petrolchimico. Una volta che e` stato prospettato questo pensiamo che non ci sia nessuna estensione o indeterminatezza dell'oggetto dell'azione penale, come pure e` stato sostenuto. Si tenga presente che, una volta intervenuta la costituzione di parte civile, che abbia prospettato un danno derivante dal fatto di reato contestato, e questo e` quello che noi prospettiamo, una volta intervenuta questa prospettazione, sara` poi una questione di merito stabilire se e` fondata oppure no. Non e` certamente in questa fase che si potra` determinarne l'esclusione. L'oggetto che introduce l'azione civile nel processo penale porta anche ad accertare, e ci si mette in prova su questo, sull'oggetto attinente alla responsabilita` civile, altra cosa rispetto a quello della azione penale, e questo ce lo dice chiaramente l'Art. 187 del Codice di Procedura Penale. E` sufficiente in buona sostanza prospettare un collegamento diretto ed immediato fra il danno patito e il fatto reato contestato. I fatti reato contestati logicamente fanno ritenere che ci possa essere una correlazione fra le condotte contestate e gli eventi di morte e di lesione che si sono verificati, a prescindere dalla individuazione nel decreto di citazione a giudizio o meno delle persone offese, come e` stato gia` in precedenza fatto rilevare a norma dell'Art. 429 del Codice di Procedura Penale. E vengo a concludere rispetto alla questione della estensione al responsabile civile delle richieste risarcitorie. Anche rispetto al signor Facchin Alessandro, cosi` come per i prossimi congiunti del signor Cabbia Bruno, nell'atto di costituzione che noi abbiamo depositato vi e` la espressa indicazione dell'estensione delle richieste risarcitorie nei confronti del responsabile civile e di questo vi e` esplicito ed espresso mandato ad litem nella procura. Cio` detto, a sostegno comunque della validita` dell'estensione al responsabile civile della richiesta di danni formulata in udienza, anche senza la citazione, si fa semplicemente presente questo: che i responsabili civili che qui sono presenti sono stati regolarmente e validamente citati da altre parti civili; nei confronti loro quindi si e` gia` instaurato validamente un rapporto processuale, per quella connotazione spiccatamente civilistica che l'istituto dell'azione civile in sede processuale e` venuta vieppiu` assumendo, soprattutto col nuovo Codice di Procedura Penale, non si possono che sottoscrivere quelle che sono delle posizioni giurisprudenziali abbastanza consolidate e pacifiche,sia in sede di legittimita` che anche di giurisprudenza di merito, dove in sostanza si fa presente che l'intervento estensivo della responsabilita` civile si ricollega in sostanza a quegli istituti che il Codice di Procedura Civile prevede e disciplina nell'ambito degli Artt. 105 e 267 del Codice di Procedura Civile. Mi rimetto rispetto a questo, quindi, a quanto e` gia` stato detto in precedenza e per primo dall'avvocato Picotti.

Concludo quindi, rispetto a questo, chiedendo che vengano respinte le eccezioni che sono state fatte formulate nei confronti delle costituzioni di parte civile da me rappresentate e produco della giurisprudenza in merito alla questione dell'estensione al responsabile civile delle domande risarcitorie che riguardano la sentenza della Corte di Cassazione Sezione Quinta del 24 marzo dell'81 e, come gia` prima era stato preannunciato,una ordinanza della Corte d'Assise di Bologna del 14 maggio del 96

 

Avvocato Manderino: Presidente, volevo depositare la memoria

 

Presidente: la depositi, certo

 

AVVOCATO AZZARINI

 

Avvocato Azzarini: io vorrei fare un intervento proprio di un paio di minuti, anche perche' ritengo che tutte le questioni siano state gia` abbastanza trattate. In particolare intervengo per i prossimi congiunti di Baso Mario, di Beltramelli Angelo, di Bortolussi Marino, di Cappellesso Gastone, di Dan Paolo, di Suffogrosso Guido, di Toscano Costantino, di Zecchinato Gianfranco e di Zintl Bruno; intervengo altresi' per Leonardi Giannino e Levorato Gianfranco. Intendo associarmi completamente a quanto gia` detto dai colleghi che mi hanno preceduto ed in particolare a tutte le risposte che hanno dato colleghi Battain, Farinea, Pozzan e Zaffalon a quelle che erano state le eccezioni sulle costituzioni di parte civile avanzate dalla difesa. Mi riporto altresi' a quanto detto dall'avvocato Zaffalon e a quanto detto dall'avvocato Boscolo Rizzo per quello che riguarda la preclusione delle eccezioni avanzate per la prima volta in sede dibattimentale, in quanto il sottoscritto difensore si e` costituito parte civile per i propri assistiti all'udienza preliminare del 10 giugno. Direi questo, che ritengo che sia abbastanza non inutile, ma ritengo che sia gia` stato trattato sufficientemente la distinzione fra causa petendi e petitum, la distinzione fra legitimatio ad causam e legitimatio ad processum, e ritengo altresi' che siano state estrapolate delle questioni che forse sarebbe stato, diciamo, piu` importante riservare eventualmente al merito. Per quello che mi riguarda e per quello che riguarda i miei assistiti, direi che l'avvocato Alessandri ha fatto una serie di eccezioni relative a quello che riguardava appunto la produzione documentale; direi che, per quello che riguarda il problema della produzione documentale, afferente in particolare modo alla qualifica e allo status di eredi, diciamo, dei deceduti, quindi alla situazione dei prossimi congiunti delle persone da me assistite, direi che e` stato gia` detto tutto dall'avvocato Zaffalon e in precedenza dall'avvocato Battain. Avrei voluto solamente esemplificare la situazione dell'Art. 78 facendo un parallelismo con l'Art. 163 del Codice di Procedura Civile, al quale questo Art. 78, secondo me,deve riferirsi completamente, ma ritengo che anche l'avvocato che mi ha preceduto abbia in qualche modo affrontato il problema. Ritengo comunque che le formalita` della costituzione di parte civile siano espressamente indicate dall'Art. 78, che non si possa oltrepassare quelle che sono le elencazioni di questo Art. 78, in particolare per quello che riguarda le produzioni, le prove, le richieste di prova, che hanno come unico limite quello previsto dall'Art. 493 del Codice di Procedura Penale, cioe` il limite della esposizione introduttiva, esposizione nella quale, appunto, anche la parte civile dovra` richiedere cosa intende provare, le prove che intende addurre e di conseguenza richiedere l'ammissione di quelle che saranno le prove documentali o orali che sono state eventualmente gia` prospettate. Per cui io concludo molto brevemente riportandomi a quanto gia` detto dai colleghi, chiedendo la reiezione, appunto, delle eccezioni svolte dalle difese degli imputati

 

AVVOCATO SALZER

 

Avvocato Salzer: un intervento di collegamento e di completamento rispetto a quello che e` stato detto in precedenza, con particolare riferimento alle memorie che sono state depositate dai difensori dei responsabili civili Montedison ed Enichem. In particolare modo il professor Padovani ha affermato, come difensore del responsabile civile Montedison, a pagina 5 della sua memoria che alcune parti civili avrebbero provveduto unicamente alla notifica dell'atto di costituzione di parte civile, difettando sia la autorizzazione che la rituale vocatio in ius e da questo avrebbe fatto discendere la violazione della disposizione di cui all'Art. 83 del Codice, con conseguente nullita` ai sensi dell'Art. 178 comma primo lettera c) Codice di Procedura Penale. Rileggendo con attenzione e confrontando il contenuto della memoria con il contenuto delle costituzioni di parte civile, si puo` rilevare immediatamente come il riferimento e l'eccepita nullita` sia assolutamente inapplicabile alla fattispecie. In realta` si puo` ritenere che si sia incorsi nell'ennesimo disguido e e nell'ennesima errata interpretazione degli atti e delle intenzioni processuali delle parti. Mi spiego meglio: il gruppo di parti civili a cui si fa riferimento in questa memoria, che sono la signora Trevisanello ed altri - non ricordo con precisione i nomi, comunque sara` piu` preciso l'avvocato Garbin al riguardo - appartengono alla seconda tranche di parti civili che si sono costituite, cioe` coloro che non avevano ancora formalizzato la loro posizione nell'ambito dell'udienza avanti al Giudice per le Indagini Preliminari. Ora, queste parti, nel momento in cui hanno deciso di radicare la propria domanda civile nell'ambito del giudizio penale, si sono attenute alle disposizioni dell'Art. 78 numero 2, allorquando si afferma che la dichiarazione, se presentata fuori udienza, va notificata a cura delle parti nei confronti delle altre parti del procedimento. Ora, abbiamo capito che la Montedison sta tentando di tutto per essere estromessa in qualita` di responsabile civile dal procedimento, ma poiche' essa si era ritualmente costituita in fase di udienza avanti al G.I.P., essa era a tutti gli effetti parte processuale e il signor Trevisanello ed altri non hanno fatto altro che notificare la loro costituzione di parte civile, al fine di poter avvalersi delle facolta` che l'Art. 468 del Codice di Procedura Penale riconosce loro. E` evidente che non vi e` stata alcuna autorizzazione ed e` evidente che non vi e` stata alcuna vocatio in ius, quanto meno nel senso prefigurato dall'avvocato Padovani, ma soltanto perche' non era questa la finalita` a cui queste parti civili intendevano adire, intendevano ottenere, posto che la costituzione e la relativa notifica era stata fatta unicamente al fine di potere depositare, come di fatto poi e` avvenuto, la lista testi, l'indicazione dei periti e dei consulenti che avrebbero dovuto essere poi assunti o di cui si chiedeva l'assunzione e l'ammissione avanti al Tribunale. Questa e` una prima precisazione doverosa.

Per quanto riguarda invece l'eccezione sull'estensione della domanda del responsabile civile: la difesa del responsabile civile Montedison ha usato questo termine, cioe` ha addirittura parlato di un meccanismo abnorme attivato dalle parti civili, cioe` si dice che dalla estensione delle domande civili proposte da parti civili che non avevano notificato la citazione al responsabile civile, sarebbe conseguita una.. asseritamente conseguita la violazione dei principi di cui all'Art. 83 comma 3 lettera b, norma che disciplina che il decreto di citazione debba contenere l'indicazione delle domande che si fanno valere contro il responsabile civile. Ora mi pare un po' singolare una eccezione di questo genere, una eccezione che non puo` trovare alcun pregio e che non ha alcun ingresso in questo procedimento, proprio perche' vi sono le norme generali che, se correttamente lette e correttamente applicate, consentirebbero, come poi dimostrero` producendo una breve memoria nella quale risulta allegata citata sia dottrina che giurisprudenza, dicevo, in relazione a questo fatto e` la stessa norma che riconosce, applicando i principi e la normativa generale, la possibilita` di effettuare l'estensione delle domande cosi` come tutte le parti civili costituite hanno fatto. Intendo fare riferimento in particolare modo, mi scuso anche il riferimento proprio alle normative, all'Art. 185 delle sanzioni civili Codice Penale: restituzione e risarcimento del danno; norma sostanziale che ha la sua arma processuale nell'Art. 74 del Codice di Procedura Penale, e cioe` legittimazione all'azione civile. Lo rileggo per me, come dicono i penalisti: "l'azione civile per la restituzione e per il risarcimento del danno puo` essere esercitata nel processo penale dal soggetto", ovviamente e` l'azione civile, sono le norme di procedura civile che vanno a regolamentare l'attivita` che il soggetto intende fare valere, diventando quindi parte all'interno del procedimento penale. Ma allora necessariamente il riferimento sara` alla normativa di procedura civile. Avrei capito che si fosse affrontato, si fosse voluto inserire all'interno di questa discussione la problematica relativa alla tipologia di intervento che le parti volevano azionare, cioe` in che maniera, sotto che istituto, in che forma proceduralmente questa estensione delle domande delle parti civili che non avevano citato veniva proposta e veniva attivata nei confronti dei responsabili civili comunque parti nel procedimento; e non dimentichiamo parti nel procedimento, e perche' gia` presenti e perche' comunque ritualmente citate. Dicevo, avrei compreso che il riferimento fosse stato fatto in maniera problematica, cioe` nel senso che, con attenzione all'Art. 105 del Codice di Procedura Civile, mi si fosse detto "ma quale tipo di intervento voi volete azionare? E` un intervento principale? E` un intervento adesivo autonomo? E` un tipo di intervento adesivo dipendente?", di questo non si e` fatto assolutamente riferimento, ci si e` limitati ad affermare in maniera assolutamente apodittica, ma totalmente svincolata da quella che e` la ratio e da quella che e` la lettera della norma,l'impossibilita` di svolgere una attivita` di questo genere.

Ora, e` opinione di questa difesa che il tipo di intervento che le parti civili azionano sia e debba essere qualificato come un tipo di intervento adesivo autonomo. La Cassazione ha, sicuramente molto meglio di me, definito questo tipo di intervento con la sentenza 103 dell'11 gennaio 1986 e ha affermato che intervento adesivo autonomo sussiste e abbia luogo quando l'interveniente faccia valere un proprio diritto nei confronti dell'attore o del convenuto, aderendo alle ragioni di una o dell'altra parte. Ma la Cassazione e` arrivata oltre, ha addirittura affermato che l'interventore adesivo autonomo, qual e` quello che noi riteniamo siano le parti civili che hanno esteso le loro domande nei confronti del responsabile civile pur non avendolo citato, dicevo, l'interventore adesivo autonomo da altra Cassazione, civile, 30 gennaio 1997, sentenza nr. 925, ha addirittura affermato che l'interventore adesivo autonomo, per l'appunto, e` parte del giudizio e cio` indipendentemente dalla accettazione del contraddittorio sulle sue domande. E questo e` stato rilevato al fine della legittimita` e titolarita` all'impugnazione di un interventore adesivo autonomo nei confronti di una sentenza emessa anche nei suoi confronti. Questi principi non sono ovviamente dei principi e delle normative sconosciute nell'ambito della procedura penale e di coloro che di questa materia hanno avuto modo di occuparsene e da una brevissima ricerca che e` stata fatta a partire dai trattati di diritto procedurale penale italiano, fino ad arrivare ad alcune sentenze di giurisprudenza, risulta, differentemente da quanto viene detto, una assoluta pacificita` di questa estensione delle domande, contrariamente a quanto viene detto. Io vorrei citare solo brevemente dal 1968 si afferma,nel trattato di diritto e procedura penale italiana del Manzini, che quando una o piu` parti civili abbiano regolarmente citato nel processo responsabili civili, avendo costui in tal modo assunto la relativa soggettivita` processuale, possono contro di lui proporre istanze e conclusioni anche quelle parti civili che non lo abbiano citato. E prosegue poi ancora dottrina, nella forma del manuale, non stiamo ancora parlando di un testo specifico, qual e` poi quello del Chiliberti, a cui faro` riferimento, lo stesso afferma il Ranieri nel manuale di diritto di procedura penale, cioe` si tratta di testi e di manuali di ordine universitario, scolastico. Il Chiliberti stesso, che ha dedicato attenzione scrivendo un tomo intitolato "Azione civile, il nuovo processo penale", molto recente perche' e` stato edito nel 1993, a favore della ammissibilita` di questa domanda,precisa addirittura, e collegandosi quindi con quel principio e quella sentenza del 97 della Cassazione civile a cui facevo riferimento prima, che la costituzione resta ferma anche se la parte civile che ebbe a richiedere al Giudice la citazione del responsabile civile revochi la propria costituzione e questo in quanto, nel momento in cui il responsabile civile rimane parte perche' citato e rimane parte comunque del procedimento, si apre nei confronti delle altre parti, come sono le parti civili costituite,la possibilita`, assolutamente pacifica se fossimo in in un giudizio civile ordinario, ma che deve essere altrettanto pacifica nel procedimento civile inserito all'interno di un ordinamento penale, dicevo, di estendere le domande.

Vi sono poi altre sentenze, in particolare modo gliene cito una, il 24 marzo dell'81, la sentenza Nardinello, la numero 1102, la quale prevede che la formalita` della citazione del responsabile civile ad istanza della parte civile puo` ritenersi non necessaria allorche` la parte che intervenga nel giudizio pendente tra le altre parti civili dichiara che gli effetti della sua costituzione siano rivolti anche nei confronti del responsabile civile gia` presente nel giudizio e tale dichiarazione sia formalmente espressa non oltre il termine utile per la costituzione della parte civile.

Allora,per quanto riguarda le parti civili assistite dall'avvocato Pozzan, Farinea, Marin e Salzer, risulta espressamente indicata, e nell'atto di costituzione di parte civile e nella procura che e` stata conferita, nell'atto di costituzione di parte civile l'estensione, nella procura anche il riconoscimento della facolta`, ma questo e` un di piu`, e` uno scrupolo. Dobbiamo invece piu` esattamente ritenere se questa estensione sia stata tempestiva. Ancora una volta soccorrono quelli che sono i principi ricavabili dal Codice di Procedura Civile ed intendo fare riferimento in particolar modo all'Art. 267 e all'Art. 268, che riguardano esplicitamente, nella sezione quarta,dell'intervento dei terzi.

Ora, l'Art. 268 non pone un primo termine, pone un termine ultimo, nel quale non siamo ancora incorsi, perche' stabilisce che l'intervento puo` avere luogo sino a che non vengano precisate le conclusioni. Ora,le conclusioni nel procedimento penale vengano rassegnate nel momento in cui, conclusasi l'istruttoria dibattimentale, la parola sia passata alla parte civile e questa quindi, per iscritto, rassegni, precisi ed indichi; e` fino a questo momento che teoricamente intervenire l'intervento ed avrebbero potuto essere effettuate anche le estensioni delle domande nei confronti del responsabile civile, pur non citato dalla parte civile che queste conclusioni precisava e rassegnava. C'e` poi un altro problema che e` stato posto in particolare modo dalla memoria del responsabile civile avvocato Severino, responsabile civile dell'Enichem, dell'Eni, chiedo scusa. In questa memoria si citano tutta una serie di disposizioni, che sono le disposizioni di natura civile e sostanziale, a fronte delle quali si puo` ravvisare una responsabilita` non per fatto diretto; i richiami solo al 2043, 2049, 2051, 2050, etc.. Un primo problema che sorge e` questo: in questa sede, cioe` nel momento in cui cio` che va esclusivamente verificata e` la costituzione regolare delle parti, argomentazioni di questo genere non possono trovare ingresso perche' presuppongono una valutazione di una disamina di merito che e` inibita al Giudice. Ma sorge a questo punto a questa difesa un dubbio ulteriore, e cioe` non ci stiamo trovando nella situazione in cui vi sia un semplice datore di lavoro e un dipendente o una serie di dipendenti. Una realta` di questo genere, qual e` una realta` di societa` holding, e` una realta` estremamente complessa che non ha trovato purtroppo nel nostro legislatore.. il Codice Civile del 42 l'ha sostanzialmente ignorata e bisogna fare riferimento a tutta una serie di normative che sono state fatte successivamente, a volte anche in maniera abbastanza confusa, pero` il problema non puo` essere superata e non puo` il responsabile civile Montedison e piu` particolarmente il responsabilmente civile Eni pretendere di essere esclusa, affermando esclusivamente che dall'interpretazione del decreto di rinvio a giudizio non si potrebbe ravvisare la responsabilita` di dipendenti Eni. Allora, e` sufficiente scorrere l'allegato A, in cui il primo nome che balza agli occhi e` quello di Cefis Eugenio, il quale viene indicato nella sua qualita` di dirigente della societa` Montedison, nonche` di Presidente dell'Eni, che aveva partecipazioni Montedison da un certo punto periodo ad un certo periodo. Allora ed e` lo stesso capo di imputazione che va letto non con un occhio di tipo civilistico, non dobbiamo applicare quelli che sono i criteri per l'interpretazione di un contratto, bisogna valutare con attenzione la funzione dell'allegato A, che e` elemento di integrazione e di specificazione rispetto a quella che e` la descrizione piu` generale che troviamo precedentemente, e va considerato appunto il fatto che comunque alle funzioni e alle competenze dell'Eni si fa riferimento. Ma c'e` un altro fatto: il problema non puo` essere posto in maniera semplicistica e non puo` essere posto in maniera semplicistica per quello che ci interessa piu` direttamente, in quanto nell'ambito di societa` holding cio` che bisogna avere ad interesse, che bisogna valutare con attenzione, ma non e` questa la sede, e lo anticipo soltanto molto brevemente perche' questo aveva costituito l'oggetto della discussione che era stata fatta in sede di udienza avanti al G.I.P., dicevo, cio` che interessa piu` direttamente, e ripeto non e` questa la sede perche' non e` questa la funzione e le competenze che sono deputate al Tribunale, e` di vedere fino a che punto un eventuale processo di unificazione o di subordinazione di societa` dipendenti da una unica direzione comporti anche delle conseguenze sotto un profilo imprenditoriale, sotto un profilo societario, sotto un profilo delle societa`. Cioe` noi non ci siamo sentiti dire dalle difese dell'Eni che, a fronte di una ripartizione di competenze o con la produzione di atti interni dai quali potesse risultare, la societa` Eni doveva essere ictu oculi estromessa,in quanto non poteva essere responsabile. Bisognera`, invece, valutare, ma, ripeto, non e` questa la sede, non e` questo il momento, se queste societa`, con riferimento alle posizioni che esse avevano, ai rapporti esistenti - e questo sotto un profilo, ripeto, imprenditoriale, societario e di responsabilita` -, con attenzione poi ai rapporti che queste societa` avevano l'una con l'altra, se sussista, se sia esistita o meno una strategia unitaria ed integrata che sia stata impressa in misura variabile e a seconda delle coesioni e delle caratteristiche del gruppo dalla capogruppo alle singole entita`. Diversamente, non si potrebbe ritagliare, individuare,identificare quelle responsabilita` che ad avviso di questa difesa sussistono compiutamente in capo a tutti i responsabili civili che sono stati evocati in giudizio.

Un ultimo riferimento normativo, la legge del 3 aprile 79, numero 95, difformemente da quello che si vorrebbe ipotizzare in questa fattispecie, l'Art. 3, giunge addirittura a prevedere la possibilita` di proporre una azione di revocatoria fallimentare e di denuncia anche di gravi irregolarita` ex Art. 2409 e di azioni di responsabilita` nei confronti di societa` collegate e in amministrazione straordinaria e anche con responsabilita` degli amministratori che abbiano partecipato alla direzione unitaria del gruppo. Non faccio riferimento al dibattito che e` stato avviato da Galgano ed anche a tutti gli orientamenti giurisdizionali molto piu` complessi del Tribunale e Pretura di Asti che sono stati citati nella memoria dell'avvocato Severino, pero` si sta facendo strada una tesi sulle imprese di gruppo e su una concezione di unita` fenomenologica dei gruppi societari che francamente e` incompatibile e in contrasto assoluto con questa banalizzazione dei rapporti societari che si vorrebbe fare passare. Insisto quindi perche' vengano rigettate tutte le istanze dei responsabili civili e che essi invece vengano considerati come soggetti legittimamente citati nel presente giudizio

 

AVVOCATO GARBIN

 

Avvocato Garbin: io intervengo per i prossimi congiunti dei signori Vittorio Cesarato, Graziano Favaro ed Angelo Vescovo, in relazione a delle specifiche eccezioni sollevate dai responsabili civili e dai difensori dei responsabili civili Montedison, Enichem ed Eni ed in particolare con riferimento alla legittimazione processuale passiva rispetto alle seguenti parti civili che hanno provveduto alla mera notificazione dell'atto di costituzione di parte civile in seguito alla udienza preliminare, e precisamente i signori: Trevisanello Elisabetta, Cesarato Alessandra, Melinato Regina, Vescovo Stefano, Vescovo Cristina, Trevisanello Stefania e Favaro Marco. Riprendo integralmente quanto gia` detto sul punto dall'ottima collega Salzer, se non per specificare alcune altre piccole questioni.

In sostanza il difensore del responsabile civile Montedison S.p.a. in primis ha dedotto la nullita` ai sensi dell'Art. 178 comma 1 lettera c) della sua, tra virgolette, citazione che sarebbe stata operata dalle parti civili rappresentate da questa difesa e deducendo la nullita` appunto per inosservanza delle norme che regolano l'ingresso nel processo penale del responsabile civile e cio` ai sensi dell'Art. 83 Codice di Procedura Penale. Va da subito precisato,come necessaria premessa, che Montedison S.p.a. unitamente ad Enichem ed Eni quali responsabili civili si erano costituiti gia` in sede di udienza preliminare,assumendo pertanto la veste di soggetti processuali nell'ambito di un rapporto tipicamente civilistico inserito in questa sede penale. Cio` tanto piu` nell'ottica del nuovo Codice di rito, che attribuisce anche al responsabile civile la caratteristica dell'immanenza propria gia` della parte civile e produttiva di effetti in ogni stato e grado del processo, senza che occorrano nuovi atti di costituzione o una nuova richiesta di citazione, essendo il responsabile civile in questo caso gia` stato evocato nel processo. In tale qualita`, in qualita` di parte pertanto, questi responsabili civili erano destinatari della notificazione dell'atto di costituzione di parte civile e cio` ai sensi dell'Art. 78 comma 2 Codice di Procedura Penale, laddove viene espressamente previsto che,qualora la costituzione di parte civile avvenga fuori udienza, questa debba essere notificata anche alle altre parti, a tutte le altre parti. In questo caso altre parti potevano essere sia le parti necessarie come il Pubblico Ministero e gli imputati, ma anche alle parti eventuali e non necessarie, come il responsabile civile. Posto che il responsabile civile gia` era stato evocato in questo processo precedentemente da altre parti civili, correttamente pertanto e` stata notificata anche a loro la dichiarazione di costituzione di parte civile; mi pare che questo dato testuale e normativo sia insuperabile. Possiamo pertanto dire che la notificazione dell'atto di costituzione di parte civile ai responsabili civili debba considerarsi assolutamente rituale e non puo` soggiacere alla sanzione di nullita` o, peggio,della inesistenza,in quanto non si puo` parlare di citazione vera e propria e quindi non puo` dirsi nemmeno inosservato l'Art. 83 del Codice di rito. Ho sentito parlare di cortesia o di informazione che sarebbe stata operata, almeno da questa difesa e da quella della collega che mi ha preceduto, giusto per porre a conoscenza un determinato fatto, in realta` si e` trattato di un vero e proprio adempimento rituale. Pongo solo questo quesito: cosa mai potevano eccepire i responsabili civili qualora non fosse stato loro notificato l'atto di costituzione di parte civile, posto che era gia` previsto dall'Art. 78 comma 2? Peraltro su tale questione mi pare sia necessario riportare alcuni passi dell'intervento proprio del difensore del responsabile civile Enichem, laddove individua o avrebbe individuato il mezzo per instaurare un rapporto processuale tra persone che sono gia` presenti nel medesimo processo. In sostanza, come a parer mio ha correttamente individuato il difensore Enichem, prevede quanto meno non la citazione, ma quanto meno la notificazione, come e` stato fatto in questo caso, di una comparsa che potremmo leggerla come atto di costituzione di parte civile, di una comparsa che venga notificata non tanto presso il difensore, ma alla parte personalmente. Cio` e` quello che e` esattamente avvenuto nel caso che occupa questa difesa, nel senso che sia ai sensi dell'Art. 78 comma 2 e` stata notificata la dichiarazione di costituzione di parte civile presso il difensore, ma anche presso le sedi delle societa` evocate in giudizio. Seguendo tale orientamento, pertanto, possiamo dire che ai responsabili civili e` stata posta a conoscenza una determinata situazione di fatto, con la specificazione di una determinata causa petendi e di un determinato correlato petitum. Analoghe considerazioni comunque vanno svolte anche per quanto eccepito sul punto, sulla medesima questione anche dagli altri difensori dei responsabili civili.

Per quanto riguarda il problema dell'estensione si e` gia` ottimamente dilungata la collega che mi ha preceduto e non posso fare altro che richiamare quanto gia` da lei espresso, se non per dire che questa difesa nell'atto di costituzione di parte civile, notificato fuori udienza, ha espressamente dichiarato, a mezzo di una procura speciale a lui conferita, di estendere la richiesta risarcitoria anche nei confronti delle parti civili gia` costituite. Successivamente poi ha operato la rinnovazione della costituzione di parte civile a mezzo di procura notarile, specificando che sempre in un medesimo atto era contenuta la dichiarazione di estensione.

Per quanto riguarda poi la eccepita carenza di documentazione attestante il rapporto di parentela, osservo solo che comunque la documentazione attinente al certificato storico e` stata depositata alla scorsa udienza e che comunque si richiamano integralmente tutte le deduzioni gia` svolte dal collega Zaffalon.

Si chiede pertanto che vengano rigettate le eccezioni svolte nei confronti delle parti civili rappresentate da questa difesa e comunque ci si associa a tutte le deduzioni gia` svolte dagli altri difensori delle parti civili

 

AVVOCATO ANGELILLIS

 

Avvocato Angelillis: per Penzo Moreno e Bigato Gianfranco, costituiti nel corso dell'udienza preliminare e per tutte le altre parti civili di cui all'elenco indicato a pagina 21 del verbale dell'udienza dibattimentale del 13. La difesa si riporta a tutte le argomentazioni e valutazioni e considerazioni dei precedenti difensori su tutte le eccezioni sollevate dalle difese degli imputati. In particolare, pero`, intenderei svolgere per qualche minuto una mia personale considerazione su quella che e` la questione della procura speciale e per quella che e` l'identificazione della domanda ai fini della legittimazione.

Per quanto concerne la questione della procura speciale, la difesa fa presente che tutte le parti civili costituite nella udienza dibattimentale del 13 erano presenti in aula, tutti avevano firmato l'atto di costituzione di parte civile, cioe` non la procura, ma anche l'atto di costituzione di parte civile. Ora, se dobbiamo dare credito a quelle che sono le norme di carattere generale, la certificazione di questo atto cioe` della stesura e della validita' di questo atto, se lo puo` fare un notaio e lo puo` fare un procuratore speciale, difensore, avvocato, a maggiore ragione lo puo` fare il Giudice. Quindi se la parte civile e` in aula, si costituisce e dichiara di costituirsi parte civile,ritengo che qualsiasi argomentazione svolta in ordine alla validita` o non validita`, alla necessita` o non necessita` di una procura speciale notarile, vengano meno. Per quanto concerne,invece, la questione della qualificazione del petitum e della causa petendi ed altre argomentazioni varie, io vorrei richiamare l'attenzione del Tribunale su una argomentazione, diciamo cosi`, anche se fin troppo nota, ma che non e` stata tratteggiata da nessuno. Uno dei difensori degli imputati ha affermato: la Cassazione e` arrivata ormai ad equiparare a livello contenutistico un atto di citazione esercitato in sede civile, con l'azione civile esercitata nel processo penale. Benissimo, siamo perfettamente d'accordo. Il Giudice civile ha un potere-dovere di indagare su quella che e` la volonta` dell'attore, al di la` di quelli che sono i formalismi e le parole; il Giudice penale deve fare altrettanto. Allora, quando il Giudice penale arriva alla conclusione di capire che cosa vuole la parte civile che si costituisce deve ammettere la parte civile; tutte le altre argomentazioni sono speciose ed attengono il merito della causa civile inserita nel processo penale. Ho finito e, per brevita`,mi riporto a tutte le argomentazioni, come gia` detto, dei colleghi che mi hanno preceduto, chiedendo la respinzione di tutte le eccezioni sollevate dalle difese degli imputati

 

AVVOCATO DUSE

 

Avvocato Duse: io rappresento le parti civili costituite U.I.L. Cer e Camera Sindacale Provinciale U.I.L., numerose parti civili private, in lista e fuori lista. Peccherei di presunzione se volessi aggiungere qualche cosa in merito a quanto gia` detto dai miei illustri colleghi, in particolare, siccome e` noto che io difendo i lavoratori dei sindacati insieme agli avvocati Zaffalon e Battain, peccherei di presunzione se volessi aggiungere qualcosa a quanto da loro gia` illustrato. Quindi io mi associo totalmente a tutte le argomentazioni che sono state da loro svolte per quanto riguarda la richiesta di rigetto delle eccezioni sollevate dalla difesa degli imputati, nonche` dalla difesa dei responsabili civili.

Volevo solamente dire alcune cose che mi premeva dire: molte volte le difese degli imputati, sia dei responsabili civili, hanno fatto menzione dei cosi` detti fuori lista, che altro non sono, perche' ce lo hanno detto le stesse difese degli imputati e dei responsabili civili, dei lavoratori che hanno lavorato all'interno del Petrolchimico negli anni che sono oggetto di questo processo. Se io avevo un timore nel prendere queste difese, questo timore mi e` stato dissipato dalla precisione, dalla puntualita` e dalla puntigliosita` con cui le difese degli imputati hanno riconosciuto che i miei assistiti fuori lista e gli assistiti dei miei colleghi fuori lista hanno lavorato all'interno del Petrolchimico, anzi ci hanno dato una mano, perche' finalmente siamo riusciti a ricostruire tutti i periodi in cui questi signori hanno lavorato e vi assicuro,signori del Tribunale, che, avendo tante posizioni, non e` stato facile, non era facile per noi riuscire ad individuare i vari periodi.

Mi rimetto, come ho detto, completamente a quanto gia` hanno detto i miei colleghi riguardo alla legittimazione di queste persone a costituirsi, pero` vorrei fare presente che per molte di queste persone non occorre che si trincerino dietro queste formule processuali. Molti fuori lista, signor Presidente e signori del Tribunale,sono realmente infortunati; io ho qua delle perizie di cosi` detti fuori lista, di cui allo stato non faccio il nome, ma perizie medico-legali da cui risulta che gli stessi soffrono di una malattia sicuramente correlabile alla esposizione al CVM, quindi qua non si tratta di barricarsi dietro formule di rito, di dire "io ho diritto perche' adesso sono legittimato o non sono legittimato". Qua ci sono delle persone che hanno diritto di stare in questo processo perche' effettivamente hanno subito delle lesioni. Inoltre ci sono altre persone che, come si e` detto, hanno lavorato in quei reparti e sono stati a contatto con i gas venefici, ci sono delle persone che allo stato vivono nella paura e vivono nel timore di contrarre queste malattie terribili. Ricordo che il Pubblico Ministero nell'intervento finale dell'udienza preliminare, ho riletto l'altro giorno il verbale, ha invitato alcuni esponenti, alcuni imputati, cosi`, lo ha fatto in maniera ironica, ad andarsi ad annusare un po' di CVM o di altro gas presente al Petrolchimico e poi di ritornare qua e di estrinsecare la stessa sicurezza che hanno estrinsecato opponendosi con tale dovizia di argomentazioni giuridiche alle istanze di giustizia che i nostri assistiti hanno presentato davanti al Tribunale. Quindi le parti civili costituite vanno mantenute perche' non sono altro che lavoratori che hanno lavorato anni e stanno ancora lavorando al Petrolchimico e solo per questo titolo.. fosse solo per questo titolo, hanno diritto ad ottenere un risarcimento di danno, parlo per quelli che possono essere considerati sani, perche' non ci nascondiamo dietro un dito, possiamo avere anche delle parti costituite sane, noi l'abbiamo detto anche a controparte, pero` anche loro, secondo noi, hanno pieno diritto ad essere parti in questo processo e a vedere riconosciute le loro istanze di giustizia.

Per le persone che mi sentono dietro le spalle e che oggi forse sono state frastornate da tutte queste argomentazioni giuridiche molto sottili, ed anche nelle udienze precedenti, qua e` risultata una cosa, mi permetto di dirlo perche' vedo che questo e` forse uno degli interventi conclusivi delle parti civili: in questo processo e` emersa in maniera evidente la volonta` delle difese degli imputati e dei responsabili civili di non riconoscere alcuna delle istanze delle parti civili, cioe` di non dare una lira. Questa volonta` si e` estrinsecata mediante un fuoco di fila di eccezioni, che noi riteniamo del tutto infondate, che sono state proposte da illustri avvocati e professori che patrocinano queste posizioni e quindi, dietro questa cortina fumogena di eccezioni, si nasconde una volonta` molto molto discutibile di non riconoscere alcunche` alle persone che sono state danneggiate.

Per quanto riguarda la posizione del sindacato, anche qua mi riporto in toto per quanto riguarda le argomentazioni giuridiche a quanto gia` detto dai colleghi. Pero` voglio sostenere una cosa che forse non e` stata sufficientemente sostenuta: il sindacato si costituisce in questo processo come portatore di un danno diretto ed immediato derivante dalla condotta contestata agli imputati. Il sindacato vive questo processo e vive questa tragedia che si e` consumata a Porto Marghera come un qualcosa di molto drammatico; non e` qua per vedere come vanno le cose, e` qua perche' prima di essere qua ha vissuto il dramma di essere stato l'associazione cui i lavoratori si sono rivolti per la tutela dei loro diritti e dei loro interessi e purtroppo gli e` successa questa disgrazia, che c'e` stata negli anni passati una strage. Ora,e` come se, per esempio, in una citta` ci sia il corpo dei vigili del fuoco,che sono preposti dalla cittadinanza a sorvegliare che non scoppino incendi. Purtroppo scoppia un incendio e un intero quartiere va a fuoco, muoiono 150 persone ed altre 300 sono gravemente ustionate. Ecco che all'indomani dell'incendio, quando le fiamme sono spente, il sindaco e il consiglio comunale si porra` il problema di dire: "ma questi vigili del fuoco non hanno funzionato, cosa e` successo? Perche' non cambiamo corpo dei vigili del fuoco, perche' non ci rivolgiamo, per esempio, alle guardie forestali, conferendo il potere di spegnere gli incendi?". Questa metafora che, mi si consenta,ho voluto esprimere non e` altro che il quadro di quello che si e`.. del danno che ha riportato il sindacato come immagine in questa vicenda. Il sindacato si e` trovato coinvolto in questo fatto gravissimo che, come diceva l'avvocato Battain, come numero di morti, come numero di feriti, ha ben pochi precedenti. E il sindacato sta vivendo in questo momento il problema che la gente si pone di dire "ma come e` potuto succedere questo?". Ecco, signori del Tribunale, il danno, non ci vogliamo mascherare dietro nulla, questo e` il danno che ha riportato il sindacato, in particolare i sindacati storici (C.G.I.L., C.I.S.L. e U.I.L.), che.. e` stata sollevata l'eccezione da parte di un avvocato della difesa, ha detto "quando si e` costituita la U.I.L.?", oggi vi dimettero` della documentazione, tutti quanti sanno che la U.I.L. e` nata negli anni 50, quindi mi pare del tutto superfluo rispondere a questa obiezione. I tre sindacati storici o, come sono stati appellati in questa sede, la triplice, e` quella che ha avuto il piu` grave danno di immagine, perche' la triplice, come si vuol definire, era presente al Petrolchimico e adesso si trova con questo grave problema ed e` qua per affrontare questo problema ed e` qua per chiedere a quelle persone che vedremo nel corso del dibattimento come si sono comportate anche nei confronti del sindacato, e non occorre che dica altro, perche' e` immaginabile come sono state.. tutti i discorsi che ci sono stati sull'occupazione, su questo e su quell'altro ed anche tutte le cose che sono state nascoste al sindacato. Il sindacato e` qua per ottenere, al pari degli altri soggetti danneggiati, il risarcimento del danno e la giustizia da parte di questo Tribunale, grazie

 

AVVOCATO CERUTI

 

Avvocato Ceruti: per la parte civile Pozzato Bruno. Semplicemente si dimette memoria alla quale ci si riporta integralmente e si chiede il rigetto di tutte le richieste di esclusione di questa parte civile

 

AVVOCATO RONCONI

 

Avvocato Ronconi: per i prossimi congiunti di Silvestrini Giancarlo. Io mi riporto a quanto hanno affermato i colleghi che mi hanno preceduto e chiedo il rigetto di tutte le eccezioni che sono state svolte nei confronti dei miei assistiti

 

AVVOCATO CECCATO

 

Avvocato Ceccato: quale difensore e procuratore speciale dei prossimi congiunti di Begato Albino e Canciani Eugenio, mi riporto a quanto hanno gia` detto in precedenza i colleghi, chiedendo la reiezione di tutte le eccezioni formulate dai difensori degli imputati e dei responsabili civili. Alle stesse conclusioni pervengo quale sostituta processuale dei colleghi Francesca Mander, Francesca Bonaccorso, Paolo Burlinetto e Alberto Furlanetto

 

AVVOCATO SANTIN

 

Avvocato Santin: quale patrono di parte civile dei prossimi congiunti di Sabbadin Renzo. Nei confronti delle parti civili prossimi congiunti di Sabbadin Renzo e` stata contestata unicamente la validita` dell'autenticazione della firma apposta alla procura, rilasciata in calce alla dichiarazione di costituzione di parte civile. Su tale procura la firma e` stata autenticata dal difensore e pertanto sul punto mi riporto integralmente a quanto e` gia` stato detto da chi mi ha preceduto, in particolare a quanto sostenuto dall'avvocato Elio Zaffalon.

Un'unica puntualizzazione: richiamo un'ordinanza di codesto eccellentissimo Collegio del 20 maggio 1997 nel procedimento penale nr. 139/97 nei confronti dell'imputato Lattanzio. Premetto che le parti civili che il sottoscritto difensore assiste si sono costituite ritualmente, a mezzo appunto del sottoscritto procuratore all'udienza preliminare. Richiamavo la ordinanza delle signorie vostre illustrissime, la quale ha stabilito che "sulle questioni preliminari relative alla costituzione di parte civile sollevate dalla difesa dell'imputato, l'eccepita esclusione e` inammissibile negli atti preliminari del dibattimento, atteso che la costituzione di parte civile e` gia` intervenuta all'udienza preliminare, sicche` era in tale sede che, a pena di decadenza, doveva essere semmai sollevato il difetto formale, che peraltro a parere del Tribunale non sussiste" etc.. Mi pare che questa sia una fattispecie che si attaglia perfettamente alle eccezioni sollevate alle scorse udienze dai difensori degli imputati. Pertanto si chiede la reiezione delle suddette eccezioni

 

AVVOCATO ZAMPIERI

 

Avvocato Zampieri: per gli eredi prossimi congiunti di Rostellato Ennio, cioe` Poppi Luisa, moglie, Rostellato Stefano e Rostellato Monica figli. Saro` telegrafico perche' nei miei confronti non e` stata sollevata nessuna eccezione, di nessun tipo, pertanto non posso che associarmi a quanto detto dai colleghi per estensione. L'unica questione che puo` in qualche modo riguardarmi e` la solita questione dell'estensione al responsabile civile. Da civilista, quindi senza ripetere e soprattutto senza inoltrarmi in campi nei quali ho poca dimestichezza, dovro` solamente fare questa considerazione che non e` stata fatta: dal punto di vista civilistico il processo.. l'inserimento del responsabile della parte nel processo penale segue, evidentemente anche per testuale richiamo al Codice, gli stessi principi; siamo pertanto in un caso di tipico litisconsorzio, che possiede la medesima evidentemente individualita` ontologica fra tutte le parti, per cui a quei principi puramente civilistici ci si deve riportare ed e` sintomatico a parere mio semplicemente il richiamo e la differenza che il Codice di Procedura Penale fa nella norma che riguarda la sentenza. Il vecchio Codice nell'Art. 488 parlava nei confronti del responsabile di responsabilita` dichiarata con sentenza, quindi riferendo e riportando tutta la difficolta` concettuale del caso. L'attuale testualmente all'Art. 538 dice: "la condanna nelle istituzioni e il risarcimento e` presa anche contro di lui in solido", quindi e` lo stesso schema del diritto processuale civile. Per il resto mi richiamo a quanto gia` detto

 

AVVOCATO VOLPE

 

Avvocato Volpe: per Finotto Gino. Mi associo a tutto quanto e` stato detto in precedenza, chiedendo che vengano respinte tutte le eccezioni presentate sia dalla difesa degli imputati che delle parti civili (dice proprio cosi`)

 

AVVOCATO ALBORGHETTI

 

Avvocato Alborghetti: io saro` brevissima, Presidente. In realta` io volevo dire due parole sulla questione della procura speciale. Non ripeto quanto e` stato gia` detto dai colleghi. Volevo solo fare una brevissima precisazione: in realta` io sono perfettamente d'accordo con alcune premesse che hanno fatto i difensori degli imputati laddove hanno esaminato proprio la diversa natura della procura alle liti e della procura a costituirsi parte civile, quindi proprio sulla diversita` delle due norme dell'Art. 100 e dell'Art. 76; sono concorde con le loro argomentazioni. Tuttavia non concordo, diciamo, con le conseguenze che i difensori degli imputati hanno tratto da questa diversita`, perche' a mio avviso c'e` un dato insuperabile e qui credo che i difensori abbiano fatto un salto logico, che invece, ripeto, a mio avviso e` superabile, ed e` proprio quella norma cardine imprescindibile, che e` l'Art. 39 delle disposizioni di attuazione, cosi` come interpretato ed interpretabile anche in relazione all'Art. 122 del Codice di Procedura Penale. Si tratta di una norma, come ripeto, la cui interpretazione sul piano logico, letterale e proprio strutturale nell'ambito del Codice di Procedura Penale, non puo` essere in alcun modo superata. Il problema potrebbe porsi, l'aveva accennato anche inizialmente l'avvocato Zaffalon, sulla questione del potere di autentica che essendo riferito al difensore rappresenta la necessita` che il difensore sia gia`, rappresentato come tale, sia gia` individuato come tale, ma proprio una interpretazione corretta di quella procura, laddove nella procura viene sottolineato il duplice aspetto: da un lato di procura al difensore, di mandato alle liti, diciamo, al difensore, che, come tale, nel momento in cui assume tale veste, viene anche investito della procura speciale e come tale, quindi, ha il titolo, proprio per il combinato disposto dall'Art. 39 e 122, di sottoscrivere l'atto stesso. Ripeto, non dico altro perche' mi pare che sul punto e` stata abbastanza sviscerata la questione.

Avrei pero` solo una subordinata, se cosi` la possiamo definire, riguardo alla questione della procura speciale ed e` una questione che fa riferimento al contenuto dell'atto e quindi alla validita` dello stesso. Nel momento in cui dovessimo anche ritenere corrette e valide tutte le argomentazioni dei difensori degli imputati, non solo nelle premesse, ma anche nelle conclusioni cui pervengono e quindi laddove individuano la necessita` della procura con autentica notarile, noi dobbiamo comunque fare riferimento al contenuto di quell'atto in cui la procura e` stata emessa. Io mi riferisco proprio alla procura speciale che mi e` stata conferita dal mio assistito, Zorzan Renzo, ma come questa credo che molte siano assolutamente identiche nella loro formulazione, laddove si dice "dichiara di costituire procuratore speciale e nominare difensore l'avvocato", etc., "affinche` lo rappresenti e lo difenda". In questo senso e` pacifico che quanto meno vi e` un mandato a farsi rappresentare, a farsi difendere. E` ben vero che nell'atto si dice che il difensore dice di costituirsi parte civile quale procuratore speciale, tuttavia, ripeto, se questa procura non dovesse essere valida, diciamo, ritenuta inammissibile come procura speciale, sicuramente ha questo valore di mandato ad litem, quindi comunque il procuratore sta in giudizio per fare valere le ragioni, al piu` non potra` essere considerato titolare di quei diritti assolutamente indisponibili, come appunto la rinuncia alla costituzione, etc., ma sicuramente puo` stare in giudizio per fare valere tutte le ragioni, per sostenere tutte le domande esposte nell'atto di costituzione. D'altra parte, appunto, e` stato sottolineato anche in alcuni commenti come l'Art. 78, quando indica i requisiti che ha l'atto di costituzione di parte civile non indica in quale modo la volonta` di costituirsi parte civile debba essere formulata, e quindi puo` benissimo essere appunto formulata anche se, si potrebbe dire impropriamente, secondo le modalita` del difensore. Ma, ripeto, questa, a mio avviso, e` solo una questione da vedersi subordinatamente a quella principale, che vede la piena validita` della procura speciale cosi` come autenticata dal difensore.

L'ultimo appunto, e ho gia` concluso, riguarda la questione relativa proprio al mio assistito Zorzan Renzo. Mi pare l'avvocato.. non trovo adesso l'avvocato che ha eccepito la questione, comunque, per brevita`, e` la pagina 92 del verbale dell'udienza del 13 marzo, praticamente la difesa dell'imputato - e` l'avvocato Pensa, chiedo scusa - sostiene che.. c'e` un passaggio in cui si dice: "siccome e` noto, ormai e` pacifico che la costituzione che avviene a mezzo di procura autenticata dal suo difensore e` valida solo in presenza esplicita della parte" e via dicendo, e` quella teoria che abbiamo gia` sentito, che, appunto, la parte con la sua presenza sana qualsiasi eventuale limite, inesattezza o inammissibilita` della costituzione o della procura stessa. La premessa era che si chiedeva l'esclusione di alcune parti, tra cui Zorzan, rilevando come egli non fosse presente all'udienza preliminare, udienza in cui lo stesso si era costituito. Io avrei voluto quindi produrre, in realta` e` stato gia` prodotto da altre parti, quindi non lo produco materialmente, ma mi richiamo alla produzione del verbale dell'udienza preliminare del 3 marzo, che produco solo nella parte relativa all'introduzione, laddove viene fatto l'appello dei presenti e dove Zorzan Renzo risulta appunto presente. Zorzan Renzo peraltro era anche presente alla prima udienza dibattimentale, nel momento in cui ha confermato la costituzione, confermando appunto il mandato al difensore. Questo era solo per una precisazione, ma, ripeto, mi pare ultronea, perche' ritengo comunque assorbenti le questioni sulla piena validita` della costituzione di parte civile, a cui ho gia` fatto riferimento. Su tutte le altre questioni, ovviamente, mi richiamo alle argomentazioni degli altri difensori di parte civile

 

Presidente: bene, abbiamo esaurito gli interventi delle parti civili?.. Prego avvocato Cesari

 

AVVOCATO CESARI

 

Avvocato Cesari: oggi sostituisco i colleghi professor Schlesinger, professoressa Severino, rispettivamente difensori dei responsabili civili Enichem ed Eni. Signori del Tribunale certamente questa non e` una replica, sappiamo bene che non sono ammesse, peraltro sa Dio se fossero ammesse se avremmo argomenti e motivo di farne. Per esempio potrei subito dire..

 

Presidente: no, non facciamo questi giri retorici per introdurre..

 

Avvocato..: c'e` opposizione formale

 

Presidente: ..per introdurre una vera e propria replica. Benissimo, non condividete tutte le tesi che sono state portate e avreste motivi per poter replicare, ma non potete

 

Avvocato Cesari: comunque non era una notazione di carattere giuridico, era una notazione pratica, signor Presidente. Come non detto, vado avanti e vengo al motivo del mio intervento: e` una eccezione sostanzialmente di carattere processuale che e` rivolta a quanto e` stato detto in chiusura dell'udienza meridiana, quando il collega che assiste l'INAIL, costituito parte civile ha formulato, dopo il suo intervento di replica, con una richiesta che credo sia stata messa a verbale, una istanza perche' lei, signor Presidente, emetta un decreto di citazione dei responsabili civili Enichem e Eni e forse anche Montedison, ma non mi appartiene parlare di Montedison. Mi sembra che sia una richiesta tardiva, inammissibile e che va rigettata

 

Avvocato Artusa: no, mi scusi Presidente..

 

Presidente: abbia pazienza, un momento, dopo eventualmente

 

Avvocato Cesari: puo` anche essere che io non ricordi esattamente quello che e` stato messo a verbale, ma credo bene che si trattasse di una richiesta di emissione del decreto di citazione del responsabile civile e comunque di una estensione della costituzione di parte civile a questi responsabili civili. Mi sembra che ne' l'una questione ne' l'altra siano ammissibili e vanno quindi rigettate, perche'? Perche' l'Art. 83 del Codice di Procedura Penale dice espressamente che la richiesta deve essere proposta al piu` tardi per il dibattimento, cio` vuol dire che la richiesta di citazione va fatta prima del dibattimento, appunto perche' il responsabile civile deve essere citato per questo. Ne' credo valga distinguere, come forse potra` fare il collega avversario, la richiesta, il decreto, dicendo: la richiesta e` revocata, il decreto non e` stato emesso. Non mi sembra che abbia detto questo, ma se per caso dicesse, anche in questo va senza dubbio detto che richiesta e pronunzia di decreto sono tutte attivita` che devono precedere il dibattimento e non avvenire a dibattimento iniziato. Quindi tardiva ed inammissibile. Grazie, ho finito, volevo dire un'altra cosa, ma non me la fa dire, Presidente

 

Presidente: non so quale sia, ma se e` una replica no. Allora, l'INAIL vuole precisare se oggi ha fatto richiesta, se non di emissione di decreto, come io d'altra parte le avevo chiesto, di estensione della domanda al responsabile civile, oppure questa domanda lei l'aveva gia` proposta? Questo deve precisare

 

AVVOCATO ARTUSA

 

Avvocato Artusa: mi richiamo alla prima, credo, delle udienze nella quale noi ci siamo costituiti parte civile, costituendoci parte civile noi abbiamo anche depositato la richiesta di citazione dei responsabili civili ai sensi dell'Art. 83, perche' noi non sapevamo che..

 

Presidente: questo l'avete fatto alla udienza del 13-3

 

Avvocato Artusa: del 13 marzo, perfettamente. Noi abbiamo chiesto la citazione dei responsabili civili, ovviamente, essendo invece, la Montedison, l'Eni e l'Enichem presenti in questo procedimento, quella richiesta di citazione dei responsabili civili, ove gli stessi responsabili non siano estromessi dal procedimento, vale come richiesta di estensione delle domande anche nei confronti dei responsabili civili. Mi pare che il piu` debba contenere per forza il meno

 

Avvocato Cesari: non c'e` la richiesta

 

Presidente: l'ha gia` detto. L'udienza e` aggiornata al giorno 7 aprile

 

Avvocato Zaffalon: che cosa succedera`?

 

Presidente: una volta che avremo considerato e valutato tutte le vostre contrapposte tesi, emetteremo, anzi, confezioneremo, dopo aver anche esaminato tutta la documentazione cui si e` fatto espresso riferimento, devo dire ivi compresa anche quella documentazione che fa parte del fascicolo del dibattimento, in quanto possa valere per dirimere appunto le questioni di carattere preliminare, emaneremo un'ordinanza e quindi il giorno 7, all'inizio dell'udienza, emetteremo questa ordinanza, poi si proseguira` per le altre questioni che dovessero essere sollevate dalle parti in ordine alle regolarita` ancora, tutte questioni di carattere preliminare, ritengo, che ci siano

 

RINVIO AL 7 APRILE 1998

 

IVDI -  Sede operativa: Casale sul Sile

processi on line - processo Petrolchimico Marghera -  vai alla home page