UDIENZA DEL 26 MAGGIO 1999

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Manduzio Giudice a latere

Dr. Liguori Giudice a latere

 

PROC. A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

Presidente: procede all'appello. Diamo inizio all'udienza, oggi era prevista l'audizione dei consulenti del Pubblico Ministero.

 

Pubblico Ministero: per quanto riguarda il programma di oggi è prevista l'audizione dei consulenti tecnici, ingegner Nano, Rabitti e Scatto, in via preliminare, sarà peraltro una cosa molto breve, dovrebbe essere sentito il maresciallo Leopoldo Porcu della Guardia di Finanza, che è già venuto, in quanto per la scorsa udienza nel pomeriggio era stato richiesto di potere utilizzare eventuale spazio rimanente, avevo fatto preparare due cose di cui peraltro si è parlato. Si tratta in particolare dell'elenco delle persone che erano state segnalate all'esito dell'indagine Fulc, terminata nel marzo del '77, come persone da allontanare dai reparti CVM e PVC. E` un'attività sicuramente di tipo ricognitivo, è stato preparato l'elenco, ho fatto indicare anche chi era stato allontanato prima del marzo del '77, chi non era stato allontanato e chi è stato allontanato e quando. C'è una scheda molto semplice, questa è una circostanza che consegneremo, che ovviamente viene sottoposta all'esame di tutti quanti, anche per eventuali precisazioni e contestazioni ed un altro punto su un'acquisizione che avevano fatto all'epoca. Siccome erano già preparati su questo punto chiedo che possano essere sentiti, se non ci sono obiezioni.

 

DEPOSIZIONE  TESTE - PORCU LEOPOLDO -

 

IL TESTE LEGGE LA FORMULA DI RITO

 

Presidente: prego Pubblico Ministero, se vuole chiedere innanzitutto su cosa verte l'oggetto su cui verte la sua testimonianza.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

RISPOSTA - E` un elenco che rappresenta una sintesi dell'indagine Fulc finale del '77, abbiamo fatto un confronto tra i soggetti positivi risultati in questo processo, sono stati confrontati con l'indagine Fulc e abbiamo visto i vari esiti che ha portato l'indagine. Sull'indagine Fulc erano indicate tutte le persone che dovevano essere allontanate dai CVM, nonché dai reparti dove venivano utilizzate le sostanze epatotossiche, ci siamo limitati solo al CVM indicando l'esito dell'allontanamento, il reparto dove prestava servizio l'operaio ed in che reparto finiva subito dopo l'indagine del '77.

DOMANDA - Se si vuole possono essere indicate nominativamente le persone, rappresento nuovamente che attività di tipo ricognitivo che le persone indicate come da allontanare in totale quante erano?

RISPOSTA - Sono risultate 211 persone di cui 50 all'esito dell'indagine Fulc risultavano già allontanati dai reparti CVM. Qualcuno...

DOMANDA - Se vuole illustrare po' questo punto, come risultavano già allontanate o le avevano segnalate da allontanare?

RISPOSTA - Possiamo prendere a pagina 3 Galenda Italo risulta già allontanato, secondo l'indagine Fulc, dai dati forniti, prima del marzo del '77, questo soggetto lavorava al reparto CV6, dopo l'indagine Fulc nonostante fosse stato segnalato allontanato lo ritroviamo nel reparto CV8, dal quale viene spostato il 10/84 che coincide con la data di cessazione del servizio.

DOMANDA - La domanda era più precisa in questo senso: chiedevo come mai alla data del marzo del '77, quando la relazione finale di questa indagine denominata Fulc indica 211 persone da allontanare, 50 già erano state allontanate?

RISPOSTA - In base ai dati forniti dall'azienda all'epoca, qualche hanno prima queste persone sono state ricomprese nell'indagine epidemiologica, in quanto erano soggetti che lavoravano presso i reparti CVM, sono stati inclusi dentro l'indagine anche se erano già stati allontanati dal reparto, per esempio possiamo vedere Babbolin primo che risulta spostato dal reparto CV5-15 nel maggio del '64, prima dell'indagine Fulc, sono stati ricompresi anche questi soggetti qui.

DOMANDA - Facendo le somme la Fulc segnala 211 persone da spostare, 50 per vari motivi erano già state spostate e quindi rimanevano da spostare, in pratica, 161 persone, con l'esito che è indicato a margine persona per persona.

RISPOSTA - Vorrei precisare che queste 211 persone risultano...

DOMANDA - Queste 211 persone sono quelle considerate come persone offese e sono in contestazione in questo processo.

RISPOSTA - Sì, perché sono molto di più.

 

Presidente: ci sono domande, delle richieste di precisazione da fare?

 

DOMANDA - Eventualmente se ci sono dei problemi il maresciallo è sempre a disposizione, può tornare per precisare, questi dati sono riportati nelle schede già esaminate, per delucidazioni maggiori sia sui periodo di lavoro, sia sui reparti, sia sulle mansioni ci sono comunque le schede che sono già state presentate e corrette.

 

Presidente: acquisiamo l'elenco, è a disposizione delle difese.

 

DOMANDA - Un'altra cosa che volevo chiedere è sulla questione, Visto che si comincia a parlare di documentazione anche tecnica, relativamente ad un intervento che avete effettuato nel settembre del '95 a Milano, se il maresciallo vuole illustrare al Tribunale di cosa si tratta?

RISPOSTA - In quel periodo stavamo cercando dei documenti che riguardavano la Montedipe, che era la società che gestiva gli impianti del CVM. Poiché presso lo stabilimento di Marghera avevamo reperito pochi documenti abbiamo scoperto, tramite la Montedison, dove era la sede dalla Montedipe a Milano, che non coincideva con quella di Montedison, era in via Taranelli a Milano, ci siamo recati lì, ora questo stabile è gestito da Enichem, anzi all'epoca, adesso non so...

DOMANDA - All'epoca nel settembre del '95?

RISPOSTA - Sì, nel settembre del '95 era gestito da Enichem. Ci siamo recati lì, abbiamo fatto una ricerca negli archivi sotterranei di questo edificio, in una parte di questo archivio abbiamo individuato dei fascicoli intestati ai vari stabilimenti d'Italia, Brindisi, Ravenna, etc., però non abbiamo trovato quelli di Porto Marghera che riguardavano il CVM. Abbiamo potuto notare una cosa, che questi fascicoli qua, molto impolverati, quelli presenti, tra gli spazi c'era molta polvere, dove dovevano essere quelli probabilmente di Porto Marghera erano stati asportati da poco tempo in quanto la polvere si era riformata appena. Un'altra cosa che ci ha fatto pensare che erano stati portati via da poco questi documenti il fatto che c'erano degli scatoloni con nastro Enichem portati lì di recente che non erano impolverati.

DOMANDA - La documentazione che avevate visto riguardava tutti gli altri stabilimenti?

RISPOSTA - Sì, tutti gli altri stabilimenti con l'intestazione della città dove erano presenti gli impianti.

DOMANDA - Brindisi, Ravenna?

RISPOSTA - Sì, in particolare del CVM.

DOMANDA - Questa documentazione è stata reperita dopo, è stata chiesta ed è stata reperita?

RISPOSTA - E` stata chiesta ma non è stata reperita, tutti gli archivi che ci sono a Milano sia di Montedison che di Enichem non siamo riusciti a trovare questi documenti.

 

Presidente: domande le difese? Va bene, può andare.

 

Pubblico Ministero: possiamo continuare con gli ingegneri, Rabitti, Nano e Scatto.

 

Presidente: questi sono i consulenti impiantistici del Pubblico Ministero.

 

DEPOSIZIONE CONSULENTE  

DR. GIUSEPPE NANO

 

TECNOLOGIE PRESENTI ALL'INTERNO DEL PETROLCHIMICO

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Per il Tribunale innanzitutto, e comunque per la migliore comprensione di tutti, prima di cominciare volevo rappresentare sinteticamente, secondo le indicazioni che mi sono state fornite anche dai vari difensori di parte civile, secondo le indicazioni e le limitazioni che mi sono state date, quello che dovrebbe il programma di queste audizioni tecniche, nel senso che ci sarà oggi, durerà uno o due giorni, non lo so, comunque oggi questa audizione dei tre consulenti del Pubblico Ministero, dopodiché parlerà il professor Indone, ingegnere chimico per il Comune e per la Regione, la parte di sua competenza specifica, trattandosi di ingegnere chimico, e per la parte chimica analitica, poi ci saranno i consulenti dell'Avvocatura dello Stato, Zapponi, Nardelli, Maccari e Fanelli, e seguiranno i consulenti tecnici di Medicina Democratica e di alcune parti, dottor Mara, ingegner Carrara, ed in particolare aggiungo per Lega Ambiente Bertucco. Le indicazioni specifiche impianto per impianto, tecnologia per tecnologia verranno affrontate dal dottor Mara di Medicina Democratica e quindi all'esito di tutte queste audizioni secondo l'ordine che era stato individuato. I temi sui quali dovranno essere sentiti oggi i consulenti tecnici del Pubblico Ministero saranno i seguenti: comincerà l'ingegner Nano con l'illustrazione preliminare degli impianti, in particolare quelli di polimerizzazione, emulsione e sospensione, per spiegare meccanismi e tecnologie, in particolare per gli impianti CV6 e CV24, per dare sotto un punto di vista tecnico l'idea di come funzionano questi processi. Verrà spiegato il processo con gli schemi di flusso e le piante che verranno proiettate anche sugli schermi dei vari televisori. Continuerà sempre l'ingegner Nano valutando e discutendo un'attività che peraltro è già stata fatta nel corso delle indagini preliminari, e che è nota a tutte le parti processuali, sintetizzate poi in consulenze, che riguarderanno le quantità di emissioni, da parte questi impianti, i sistemi di controllo, in particolare il gascromatografo e poi i paragoni con altri tipi di sistemi di controllo, tra cui per esempio lo spettrometro di massa, e la rispondenza a quelle che sono le modifiche e l'iter normativo delle linee di monitoraggio e di controllo ambientale. Ci sarà un discorso specifico sui gascromatografi e sulle modifiche impiantistiche dei primi anni '70 da parte dell'ingegner Rabitti. Poi in relazione a questo tema l'ingegner Rabitti parlerà sul rispetto dei limiti di concentrazioni fino al '75 e i dati acquisiti anche successivamente per quanto riguarda, e partendo da documenti acquisiti presso i vari archivi delle aziende per quanto è stato possibile effettuare. Ci sarà una continuazione per quanto riguarda anche gli anni recenti, in particolare il gascromatografo che è attualmente in funzione presso il reparto CV24, a seguito poi di un intervento che era stato effettuato nell'estate del '96. Continuerà sempre l'ingegner Rabitti per la parte che concerne la granulometria delle polveri negli impianti in sospensione ed in emulsione, e quindi una valutazione su questo tema che è stato affrontato anche durante l'audizione di alcuni consulenti tecnici della difesa degli imputati per la parte medica, tossicologica e epidemiologica, ed in particolare verranno discussi gli impianti CV5 e CV15 fino all'85, sulle polveri PVC e piombo fuori limite. Ci sarà un punto che riguarda un confronto tra quella che è la normativa italiana dell'82 che era recepito le direttive della Comunità Economica Europea, e le proposte avanzate, formulate e sollecitate da Montedison qualche anno prima, cioè a partire dal '78. Si parlerà ancora delle eventuali anomalie specifiche che si sono verificate successivamente, verranno affrontati alcuni impianti in particolare, tra cui l'impianto pilota che non è mai tato autorizzato, e che è stato chiuso un paio di anni fa dalla Provincia di Venezia, e l'ultimo punto riguarderà un insieme di accertamenti che sono stati effettuati di recente, anche dopo l'inizio di questo processo, e che riguarda il funzionamento del gascromatografo in relazione al sistema attuale di controllo che sarebbe lo spettrometro di massa. Spettrometro che peraltro poteva essere instaurato fin dagli anni '70 viste le conoscenze a livello nazionale ed internazionale. Quindi le differenze tra i vari sistemi e gli esiti dei controlli effettuati nell'ambiente del lavoro. Si potrebbe cominciare con l'ingegner Nano con questa illustrazione preliminare su questi processi. Presidente: ingegner Nano se vuole qualificarsi ed eventualmente presentarsi al Tribunale.

 

Avvocato Cesari: a me dei tre consulenti dalle liste depositate, almeno quelle che ho in mano, risultano l'ingegner Nano e l'ingegner Rabitti, non risulta l'ingegner Scatto, può darsi che sia una mia mancanza di informazione, può darsi che sia stato indicato successivamente, di certo non è nella lista del 4 marzo del '98. Nessuna questione da parte mia che venga sentito, però per la par conditio caso mai indichiamo anche noi un consulente, soltanto questo.

 

Presidente: innanzitutto vediamo se è stato o non è stato indicato, non ho le liste a disposizione.

 

DOMANDA - E` inserito nella parte, comunque faremo una verifica appena mi consegnano la lista testi completa, che riguarda gli accertamenti ambientali. E` l'ultimo punto, in senso lato ovviamente, sul quale dovrebbe parlare il perito Scatto, che ha fatto comunque gli accertamenti insieme all'ingegner Nano e all'ingegner Rabitti, è stata un'attività collegiale che hanno fatto, riguarda gli accertamenti nell'ambiente di lavoro ed i rilevamenti differenziati tra gascromatografo e spettrometro di massa. Questo è il punto specifico che è stato trattato e che verrà trattato dal perito Scatto.

 

Presidente: la domanda era: è o non è inserito nella sua lista?

 

DOMANDA - Ricordo che è inserito nella lista della parte ambientale, appena la recupero facciamo un confronto, siccome sarà l'ultimo punto....

 

Avvocato Cesari: non c'è questione di sentirlo...

 

Presidente: ho capito qual è lo spirito dell'opposizione. Nel caso che non sia previsto eventualmente consentire anche alle difese, Montedison in particolare...

 

Avvocato Cesari: non è Montedison, è Enichem.

 

Presidente: alle difese, tanto per intenderci, di poter eventualmente integrare anch'esse i loro consulenti. Prego ingegner Nano.

 

NANO - Sono l'ingegner Nano, sono consulente del Pubblico Ministero, sono un ingegnere chimico, mi interesso di problemi di sicurezza ed ambiente, lavoro all'università, al Politecnico di Milano. Quella che illustrerò è una sintesi di una serie di lavori che sono stati stati fatti dal '95 in avanti. Comincerò dando delle informazioni di tipo generale su quali erano le tecnologie presenti all'interno del Petrolchimico allora Montedison, ed in particolare mi interesserò dalla linea di produzione del PVC partendo dalla produzione del cloruro di vinile monomero, CVM, per finire alla produzione del policloruro di vinile cioè il polimero PVC. Negli anni, almeno nei anni che noi abbiamo preso in considerazione, all'interno del Petrolchimico sono stati utilizzati due processi diversi per la produzione di cloruro di vinile monomero, a cui accennerò ma non mi addentrerò nelle spiegazioni perché non mi sembra che siano rilevanti, il primo processo che è un processo, quello più vecchio, usato storicamente, che è la preparazione del cloruro di vinile monomero a partire da acetilene per reazione con acido cloridrico, e successivamente il processo, che è il processo più moderno ancora usato, che viene denominato come ossiclorurazione dell'etilene. Questi sono i due processi che erano presenti all'interno del Petrolchimico. Per quanto riguarda invece la formazione del polimero i due processi che sono stati utilizzati, cioè quello più vecchio era il processo cosiddetto in emulsione e quello attualmente ancora utilizzato che sono i processi in sospensione. Possiamo anche fare un elenco abbastanza rapido di quali erano gli impianti storicamente con delle date che noi abbiamo costruito, penso che siano più o meno indicative ma abbastanza precise. Utilizzando un ordine cronologico per numero possiamo vedere che nel campo di questi impianti c'era il CV1, che era la preparazione del cloruro di vinile monomero da acetilene, che è uno dei due processi che ho detto prima, questo impianto deve essere stato costruito intorno al '51 e dovrebbe essere stato chiuso intorno al '70, poi c'è il c'è il CV3 che è una polimerizzazione in sospensione, anche lui con inizio nel '51 e chiusura nel '70, e poi arriviamo più avanti nel '70 ed arriviamo agli impianti di polimerizzazione CV6 che era un impianto di polimerizzazione in emulsione, che è stato aperto nel '56 e dovrebbe essere stato chiuso nel '90, il CV10 che era un impianto per la produzione di cloruro di vinile monomero da acetilene, il CV11 che era un impianto per la produzione di cloruro di vinile monomero da dicloretano, cioè è un impianto che si inserisce un po' nella tecnologia che ho detto prima dell'ossiclorurazione dell'etilene, questo impianto dovrebbe essere stato chiuso nell'85, il CV14-16 che era un impianto di polimerizzazione in sospensione, che è stato chiuso nell'86, e poi arriviamo agli impianti che sono tutt'ora in esercizio che sono il CV22-23, le cito insieme, che sono degli impianti per la produzione del cloruro di vinile monomero per ossiclorurazione dell'etilene, questo è stato fatto nel '72, almeno questo a noi risulta, ed è tutt'ora in esercizio. L'impianto di polimerizzazione tutt'ora in esercizio è un impianto di polimerizzazione in sospensione ed è l'impianto CV24-25. A tutti questi impianti bisogna aggiungere un'unità, diciamo non produttiva, ma che può essere rilevante, e questo impianto è l'impianto pilota, all'interno dell'impianto pilota, che fino all'ultima perizia o una delle ultime perizie che noi abbiamo fatto era attivo, attualmente non so se sia ancora attivo, in questo impianto veniva fatta sperimentazione di polimerizzazione. Possiamo vedere a titolo esemplificativo, per avere un'idea delle dimensioni dell'impianto, possiamo andare a vedere il vecchio schema dell'impianto CV6, è uno degli impianti su cui abbiamo lavorato più intensamente, e poi successivamente andiamo a vedere uno schema di processo, quello che voi vedete adesso è l'impianto, almeno quello che io vedo adesso è l'impianto, non so se lo vedete ancora. Poi successivamente vedremo anche uno schema di processo dell'impianto CV6, per omogeneità, in cui tenteremo di far vedere qual è il problema, cioè a dire: l'analisi impiantistica che noi abbiamo fatto era mirata a vedere quale era la tecnologia utilizzata allora, per andare a vedere quali erano i punti critici dell'impianto in cui poteva essere emesso del cloruro di vinile monomero. Questa che voi vedete in questa zona è la zona delle autoclavi dove veniva fatta la polimerizzazione in emulsione del cloruro di vinile per ottenere il PVC, questa pianta dà un'idea generale delle dimensioni dell'impianto, tenete presente che ognuna di queste autoclavi non c'è più attualmente, ma aveva una dimensione che era intorno ad un metro e mezzo, due metri, quindi diciamo che il reparto poteva avere da un estremo all'altro qualche decina di metri di lunghezza, una trentina di metri circa. Questo è come era l'impianto, qui c'erano gli accessori, i serbatoi, qui in queste posizioni, vedremo più avanti quando parleremo dell'impianto di rilevamento, erano posizionati i punti di prelievo delle eventuali fughe che andavano poi al gascromatografo. Questo lo vedremo più avanti. Poi c'erano i diversi accessori. Se adesso andiamo a vedere uno schema di un processo molto schematico che è quello relativo al CV6. Questo è uno schema di massima di produzione del policloruro di vinile, noi vediamo che questo è il serbatoio di stoccaggio del cloruro di vinile monomero. Per inciso il cloruro di vinile monomero è un gas, io lo do per scontato ma forse non è così scontato, è un gas incolore, che ha, che dovrebbe avere, io fortunatamente non l'ho mai potuto provare direttamente, ma da quello che si legge in letteratura ha un odore dolciastro, però è sostanzialmente un gas incolore. E` evidente che questo cloruro di vinile monomero viene caricato in questa autoclave, sotto pressione, veniva caricato all'epoca attorno alle 10 atmosfere, in emulsione con una serie di altri additivi, questo era il processo in emulsione e quindi c'erano gli emulsionanti, veniva caricato anche insieme ad acqua, quindi c'era cloruro di vinile monomero ed acqua, in rapporto più o meno di 1 ad 1, cioè 1 di cloruro di vinile ed 1 di acqua, all'interno di questo reattore agitato, vedete che è un reattore agitato, veniva condotta la reazione di polimerizzazione, alla fine della reazione all'interno di questo reattore c'era presenza di polimero sotto forma di un lattice, di uno slarry, lo slarry è una miscela eterogenea, acqua-solido in questo caso, siccome eravamo a 10 atmosfere, veniva fatto il degasaggio dell'autoclave fino a pressione atmosferica, il degasaggio dell'autoclave fino a pressione atmosferica veniva poi raccolto in un gasometro. Finito il degasaggio fino a pressione atmosferica quello che succedeva è che il lattice così com'era veniva scaricato attraverso un filtro perché durante la polimerizzazione potevano formarsi anche dei pezzi piuttosto grossolani, e questi danno poi fastidio nel processo successivo, e quindi dopo la filtrazione il lattice veniva stoccato in un serbatoio a cielo aperto, anche il filtro inizialmente era un filtro aperto, non chiuso, e da qui veniva mandato all'essiccamento. In questo particolare impianto, cioè per gli impianti in emulsione, il sistema di essiccamento che veniva utilizzato, una torre cosiddetta spray-dryer. Che cosa è uno spray-dryer? Concettualmente è abbastanza semplice, uno spray-dryer è una torre nella quale dall'alto viene spruzzato il lattice, dal basso viene fatta passare una corrente di aria calda, l'aria calda fa evaporare l'acqua e dal basso cade il polverino di lattice. Quindi quando noi abbiamo fatto questo tipo di processo poi le polveri vengono raccolte, stoccate, mandate ad altri reparti, e cose di questo genere. Però la parte che è più interessante dal punto di vista delle identificazioni, delle possibili fonti di emissione di CVM, è questa, cioè quella che va dall'autoclave fino alla spray-dryer. Cominciamo a vedere alcuni dati, alcuni dati fondamentali. ho detto prima che la polimerizzazione avveniva in un sistema sotto pressione, più o meno intorno ai 50 gradi. Alla fine della polimerizzazione la conversione, e quindi la qualità di monomero che aveva reagito per formare il polimero, era circa il 90 per cento, che cosa vuol dire? Vuol dire che il resto era rimasto sotto forma di monomero, ovviamente parte di questo monomero durante il degasaggio da dieci atmosfere fino ad un'atmosfera se ne andava nel gasometro, tuttavia una parte restava globalmente nel lattice. Se noi vogliamo cominciare a pensare, a dare una stima di quanto ne restava nel lattice dovremo andare a vedere quanto il cloruro di vinile monomero era solubile nelle varie componenti del lattice. Se noi andiamo a cercare di dati di solubilità che sono reperibili facilmente, noi possiamo vedere che il cloruro di vinile monomero è poco solubile in acqua, i dati che io ho reperito, ma penso che l'ordine di grandezza è quello, è che ad 1 atmosfera, quindi fino alla temperatura di degasaggio la solubilità del CVM in acqua è tale per cui in acqua ne doveva restare attorno a 1500-2000 PPM, per un ordine di grandezza... c'è un sistema di misura che non è molto utilizzato, una PPM corrisponde ad un milligrammo ogni chilo di soluzione, circa, dipende dalla densità, però fare i conti molto precisi non mi sembra il caso. Quindi la quantità di monomero in acqua era abbastanza bassa. Viceversa la solubilità nel polimero è altissima, e quindi la maggior parte del monomero non reagito stava nel polimero dove la solubilità è di circa 20 o 30 mila PPM. Che cosa succede al momento dello scarico, succede che da questa parte sul filtro aperto viene scaricato lattice, siccome il cloruro di vinile monomero è a pressione atmosferica, a temperatura atmosferica è un gas, dal punto di vista più scientifico, ma neanche tanto, si può dire che la pressione di vapore del cloruro di vinile monomero in quelle condizioni è superiore alla pressione atmosferica, vuol dire che quindi il cloruro di vinile monomero in questa fase tenderà a trasferirsi dalla fase liquida alla fase gas, e quindi andare a finire in aria, nella zona sotto dove i filtri sono aperti, e quindi questa zona e questo operazione è un'operazione critica, perché sicuramente in questa zona la concentrazioni di CVM, in queste condizioni, e quindi a filtri aperti, deve essere piuttosto elevata. Un'altra zona critica, anche se meno intuitiva, sono le pompe. Perché le pompe di prima generazione non avevano la doppia tenuta nel premistoppa e quindi da lì potevano perdere, e siccome è un gas questo se ne esce. Stesso discorso può valere per le valvole. Dicevo che l'altra zona critica, piuttosto critica, è il serbatoio, perché essendo un serbatoio a cielo aperto quello che succede è che il cloruro di vinile monomero esce in atmosfera anche in questa parte. Ancora se noi andiamo avanti nel nostro ciclo è evidente che quello che non è uscito in queste fasi se ne va praticamente tutto nella fase finale che è quella dello spray-dryer. In conclusione noi possiamo dire che il cloruro di vinile monomero se ne andava in buona misura nell'ambiente dove operavano le persone, ed in un'altra buona misura se ne andava direttamente dal camino. Noi abbiamo trovato anche dei bilanci di materia fatti all'epoca dalla Montedison e questi bilanci di materia che ci permettono di fare delle stime generali ci possono dire per esempio che per l'impianto CV6 con la produttività di 90 - 100 tonnellate/giorno circa 2 - 3 - 4 - forse anche di più, l'ordine di grandezza delle tonnellate/giorno di cloruro di vinile se ne andavano, o in ambiente di lavoro o in atmosfera. Dal serbatoio dei documenti si può vedere che dal serbatoio della torbida, quello che vi ho fatto vedere prima, se ne escono in ambiente circa mille metri cubi/giorno di CVM.

DOMANDA - Volevo chiederle se poteva individuare il periodo di questo tipo di produzione e questo tipo di emissione?

NANO - Ci arrivavo, diciamo che il periodo è sicuramente fino agli interventi di chiusura del serbatoio della torbida, chiusura dei filtri, di montaggio della doppia tenuta sulle pompe e quindi direi che, dopo lo vedremo, magari lo illustrerà ancora meglio l'ingegner Rabitti, con il tempogramma degli interventi, questa situazione è ipotizzabile fino alla metà degli anni '70. Questa tabella che vi faccio vedere è una tabella che va a quantificare le emissioni, non è questa in cui si vede, questa va a quantificare le emissioni, questa tabella è ricavata da un documento commissionato dalla Montedison alla Tecneco per la quantificazione delle emissioni in atmosfera. Questo è uno dei documenti che noi abbiamo ritrovato. Comunque nel reparto CV6 il consumo specifico di cloruro di vinile, il consumo specifico vuol dire quanto cloruro di vinile si consuma per produrre una tonnellata di polimero, e quindi il consumo specifico di cloruro di vinile era di circa 1130 chili per ottenere 1000 chili di polimero, il che vuol dire che c'era una perdita dell'ordine di grandezza di quella che abbiamo già visto prima intorno al 13 per cento che poi è calata nel tempo con i vari interventi intorno al 6 o 7 per cento. Ovviamente quando parlo di perdite voglio dire perdite globali, cioè in ambiente di lavoro ed in atmosfera. Ci sono poi degli altri bilanci, per esempio del 12 marzo del '84 in cui si ricava che il consumo specifico del CVM per la produzione di PVC era di 1098 chili per 1000, siamo sempre intorno allo stesso ordine di grandezza, il 10 per cento, in questo rapporto si entra più nello specifico e si dice che 1380 chili uscivano dai camini e 12.438 chili nell'ambiente di lavoro. Quindi il rapporto tra la quantità che veniva emessa dai camini, rispetto a quella che veniva emessa allora nell'ambiente di lavoro, era circa 1 a 10, cioè 10 parti venivano emesse in ambiente di lavoro ed 1 parte veniva emessa dai camini. Successivamente a queste date, quindi dopo il '74 - '75 sono stati introdotti i filtri chiusi, c'è stata la chiusura dei serbatoi e quindi la quantità di monomero emessa in ambiente era sicuramente più bassa. Non abbiamo ancora però visto un problema che non riguarda il processo continuo, in realtà non è un processo continuo, è un processo semi-continuo, un processo batch, che riguarda gli aspetti di manutenzione generale. Nello schema che abbiamo visto prima c'è una parte che riguarda il reattore di polimerizzazione e all'interno di questo reattore di polimerizzazione avviene la polimerizzazione come abbiamo visto prima. Nella parte superficiale si possono formale delle croste, intorno al reattore, che danno fastidio al reattore, e quindi periodicamente queste croste dovevano essere tolte, per togliere le croste si apriva il portello generale, il reattore vero e proprio, e si procedeva, fino a quando non è stata fatta la modifica dei sistemi di lavaggio automatico, penso praticamente manualmente con l'operatore che entrava all'interno del reattore. Diciamo che il problema qual è? Nel momento in cui si apre il reattore è saturo, praticamente saturo di cloruro di vinile, e ricordo che dai dati che noi abbiamo trovato nelle vicinanze del reattore c'erano dei valori che in alcuni casi superavano il limite di esplosività, e quindi 40 mila PPM, e quindi altissimo. Ovviamente se lì c'erano 40 mila si può pensare che a distanza di qualche metro, ma anche di questo mi sembra di ricordare che abbiamo trovato dei dati, a distanza di qualche metro si trovavano ancora migliaia di PPM. Quindi questa operazione, che era un'operazione che si faceva una volta ogni tanto, era un'altra operazione che portava ad una sorgente.

DOMANDA - Può essere più preciso su quante volte si facevano queste operazioni, ogni quante cariche doveva procedere. Poi ci saranno dei documenti, anche l'ingegner Rabitti ne parlerà, anche i testi ne parleranno, però per dare un'idea al Tribunale, per quanto circa?

NANO - Direi che questo tipo di operazione... Intanto si può dare un numero indicativo, non mi sembra di aver trovato tra le carte nessuna procedura che dicesse esplicitamente ogni quante cariche dovesse essere fatto. Come stima generale direi che poteva essere fatto ogni quindici o venti cariche, quindi ogni quindici o venti cariche oltre alle emissioni che noi abbiamo visto essere alla fine di ogni carica si aveva questa emissione aggiuntiva che era quella di cui ho parlato prima.

DOMANDA - Una carica ogni quanto veniva effettuata?

NANO - Ci vuole circa dieci ore, questo è quello che si trova anche in letteratura.

DOMANDA - Sono in turni continui, 24 ore su 24?

NANO - Certo.

DOMANDA - Ci si può fare un'idea numerica delle cariche ed ogni quanti giorni?

NANO - Dipende dal numero di reattori in ogni tipo di reparto.

DOMANDA - Ogni reparto ha diversi reattori?

NANO - Sì, quello che abbiamo visto prima sono otto reattori, il CV6 erano otto reattori, il CV24 sono due linee da sei, quindi sono dodici reattori, ogni dieci ore un reattore scarica, diciamo che nel caso di CV6 più o meno c'era un reattore quasi sempre in scarico, più o meno, è sempre un livello di stima.

DOMANDA - All'interno del CV6 quanti reattori c'erano?

NANO - Otto, l'ho detto prima.

DOMANDA - Questa pulizia, che è una fase molto delicata che riguardava tutti gli autoclavisti, veniva effettuata manualmente, veniva aperto, andavano dentro...

NANO - Quello che dicevo prima è che fino a quando non è stato adottato il sistema di pulizia mediante lancia ad alta pressione, l'autoclave non poteva essere pulita dall'autoclavista che entrava dentro e puliva l'autoclave. Quindi c'era un problema per l'autoclavista, laddove non avesse utilizzato i mezzi di protezione individuali, ma soprattutto, a mio modo di vedere, c'era un problema per chi era lì intorno, perché se nell'autoclave c'erano 40 mila PPM a qualche metro di distanza dall'autoclave, con l'autoclave aperta, almeno per un tempo di alcune decine di minuti si potevano trovare dei valori di qualche migliaia di PPM.

DOMANDA - Alcuni decine di minuti, non ho sentito?

NANO - Sì, alcune decine di minuti, il tempo di... per problemi di diffusività, non perché qualcuno se lo portasse via, nel senso che essendo un gas il cloruro di vinile tende automaticamente a disperdersi, quindi se lei trova sul punto sorgente 40 mila più in là ne troverà un po' meno, man mano che si allontana ne trova sempre meno e nel tempo ne trova sempre meno perché tende a disperdersi nell'ambiente circostante, quindi stiamo parlando di alcune decine di minuti. Peraltro anche qui ricorda di aver visto dei numeri che più o meno dicono queste cose, è una cosa che si può intuire anche con delle banali stime questa cosa.

 

Presidente: Questa pulizia manuale cessa quando?

NANO - Questo lo vedremo quando... io posso dirle che cessa nel momento in cui i sistemi automatici sono completi. Su questo ne parleremo poi più avanti, le date non sono così certe, vedremo perché. Diciamo verso la fine degli anni '70 comunque, se vuole un'indicazione attuale.

DOMANDA - Poi anche quando viene inserito il sistema della lancia, però comunque nel momento dell'apertura c'è tutta questa fase di degasaggio per la quale c'è perdita notevolissima, o no? NANO - Questo è vero, però è anche vero che tra gli altri sistemi che sono stati introdotti va detto che... questi numeri che ho citato adesso sono i numeri relativi all'operatività così come l'ho descritta, cioè dire: fino a quando veniva fatto il degasaggio fino a pressione atmosferica, successivamente tra le modifiche apportate quello che è stato fatto è che il degasaggio veniva fatto sotto vuoto, quindi veniva strippata una maggiore quantità di CVM, e successivamente o contemporaneamente, comunque non è questo importante, il degasaggio veniva fatto sotto vuoto riscaldando il bagno. Questi numeri, quelli che noi abbiamo trovato, e che sono intuibili, sono questi. Certo, anche negli altri casi non stiamo più parlando di 40 mila, parleremo di qualche migliaio.

DOMANDA - Comunque le date verranno precisate meglio dall'ingegner Rabitti.

NANO - Sì. Per quanto riguarda il processo in sospensione i dati sono più o meno simili, i livelli di conversione sono sempre intorno al 90 per cento, la differenza fondamentale è che il processo in sospensione non usa lo spray-dryer ma usa un essiccatore convenzionale e quindi abbiamo una quantità di emissione in atmosfera che potrebbe essere più bassa, tanto più perché la sospensione è stata introdotta molto più tardi quando questi accorgimenti che vi ho detto erano già stati messi in atto, cioè dire degasaggio sottovuoto e sottovuoto con riscaldamento. Noi abbiamo visto una panoramica generale e quindi abbiamo visto quali erano, quali potevano essere i punti critici, quali potevano essere i numeri di cui stiamo parlando, e adesso possiamo andare a vedere come questi numeri possono essere stati modificati dagli interventi tecnici, quindi inquadrato il tipo di problema noi dobbiamo vedere che cosa poi l'azienda ha fatto per modificare questa situazione. Per vedere questo, era la domanda che lei mi faceva prima, signor Presidente, noi siamo andati a cercare le carte che ci dicono, ci potevano dire quali erano gli interventi tecnici che da parte di Montedison sono stati fatti per migliorare la situazione. Devo dire subito che è un lavoro che non è stato particolarmente facile, primo perché le carte erano difficilmente reperibili e secondo perché quando le carte sono state reperite erano in qualche modo messe negli scatoloni non con un ordine, che almeno per me fosse logico, terzo perché personalmente ci ho messo molto tempo insieme agli altri, anche con l'aiuto della Guardia di Finanza, a capire quale era l'iter. Io ho tentato di riassumere in queste righe puntate quale era l'iter che doveva fare una pratica prima di raggiungere l'obiettivo dell'intervento. C'era in generale una proposta e un'autorizzazione di visionare, cioè la divisione prendeva in considerazione la proposta di modifica e diceva: ok, approvo l'intervento, questo è definito con la sigla ADI, autorizzazione divisionale di investimento. Quindi il primo passaggio per trovare la traccia era trovare le ADI. Il passaggio successivo è quello di trovare la RDA, la richiesta di autorizzazione, allora c'è un'autorizzazione divisionale, c'è una richiesta di autorizzazione, e fino a qui siamo soltanto agli aspetti amministrativi. Successivamente bisogna andare a cercare la data di apertura della commessa, che è AC. Da questo punto parte la commessa, si può dire che è in atto l'intervento richiesto, e l'intervento richiesto si chiude con un documento che si chiama chiusura della commessa, CC. I risultati ottenuti tuttavia non sono certi fino a quando non c'è un verbale di verifica dei risultati, il VR. Se uno volesse sapere di ogni intervento in realtà quando è cominciato, quando si è chiuso con successo, non quando si è chiuso, ma quando si è chiuso con successo, dovrebbe trovare tutti questi documenti. Devo dire che nel nostro caso non tutti questi documenti sono stati ritrovati, almeno da noi non sono stati ritrovati. Quindi quello che lei mi chiedeva prima sulle date dipende dal fatto che alcuni documenti sono noti ed altri no, quindi in alcuni casi noi abbiamo potuto fare solo delle ipotesi, quando le dicevo alla fine degli anni '78 è per questo motivo. Diciamo che delle commesse parlerà più in dettaglio l'ingegner Rabitti. Io volevo soltanto citare quelli che secondo noi sono stati gli interventi che possono essere considerati pesanti dal punto di vista della riduzione. Il primo problema è la modifica del sistema di scarico delle autoclavi con chiusura dei filtri e nuovo circuito di degasaggio del reparto CV6, quello di cui parlavo prima. A noi risulta dalle commesse, la commessa 4074, che per il solo scarico dell'autoclave la commessa risulta chiusa nel '76. Un altro intervento riguarda lo spurgo delle autoclavi del reparto CV24, questa è stata tra l'altro oggetto di una prescrizione dell'Ispettorato del Lavoro, risulta una verifica dei risultati nel '75. Allora, questa è la domanda che mi faceva, sistema di pulizia autoclavi con acqua in alta pressione al reparto CV14-16-24, la commessa è la 4062, diciamo che questa commessa può ritenersi iniziata, ma non cominciata dal punto di vista tecnico, quindi dell'intervento, con il viaggio dell'ingegner Nicolis che viene inviato presso la Goodrich, dove erano già installati questi sistemi, potrebbe essersi conclusa intorno al '77, quando dicevo fine anni '70, tuttavia noi abbiamo trovato agli atti un telex del '78 che denuncia mal funzionamento del sistema. Quindi diciamo che ci teniamo su quell'ordine di grandezza. Espurgo delle apparecchiature... ecco l'altro è questo qui: sistema di pulizia autoclavi con acqua in alta pressione del reparto CV6, la commessa inizia sempre con il viaggio dell'ingegner Nicolis presso la Goodrich, dove era già stato installato questo sistema, noi abbiamo trovato un rapporto di verifica nel positivo nel '76. Salterei questa prima tabella che poi verrà illustrata più nel dettaglio e con più... questa era la prima ricostruzione per capirci. Dicevo, se noi guardiamo questa prima tabella di ricostruzione, poi è stata completata, dove si vede ADI, RDA, AC, CC e VR, si vede che ci sono molti punti interrogativi, in alcuni casi sono stati completati, ma questo lo dirà l'ingegner Rabitti, con documenti successivamente depositati dalle parti. Degli impianti noi abbiamo parlato dell'impianto pilota, l'impianto pilota pur essendo un impianto piccolo, a cui sono addette poche persone, è sempre stato comunque un punto, a mio modo di vedere, abbastanza critico, proprio perché essendo un impianto di ricerca era forse un po' sottovalutato, gli interventi migliorativi sono stati fatti solo a partire dagli anni '80 e sostanzialmente l'impianto per la raccolta ed il convogliamento al gasometro degli affluenti gassosi è stata realizzata nell'82, questo è stato un po'...

DOMANDA - Risulta agli atti, comunque è un dato pacifico, è stato chiuso con provvedimento della Provincia nel '97 proprio perché sprovvisto di qualsiasi autorizzazione. C'era un'indicazione che riguardava le segnalazioni....

 

Presidente: mi scusi, lei diceva che l'impianto pilota che mi pare sia nei reparti CV24 e CV...

NANO - No, è un impianto a parte.

 

Presidente: E` un impianto di ricerca?

NANO - E` un impianto di ricerca, non è un impianto di produzione, però è un impianto, io l'ho visto, è un bel impianto, è un impiantino, non grandissimo ma un bel impianto, è un pilota su scala industriale.

 

Presidente: i primi interventi...

NANO - Se lei guarda questo documento che sto proiettando adesso, risanamento ambientale, è un documento Montedison, impianto pilota, dice "riduzione dell'inquinamento - questa è una proposta - dello scarico dell'autoclave che secondo i rilevamenti discontinui effettuati nel corso del '78 raggiungono talvolta valori di poco inferiori alle 100 PPM". Questo è un documento... ci sono poi altri dati, ma evidentemente il problema è quello, cioè non essendo un impianto produttivo ma un impianto di ricerca come tutti questi tipi di impianti vengono forse un po' lasciati a parte rispetto agli interventi.

 

Presidente: quindi questo è un documento Montedison.

NANO - Sì, adesso lo facciamo vedere, inviato a Grandi, Solana, Vidotto, Profeta, Capodaglio, è un documento riservato ma che è stato trovato negli archivi.

 

Presidente: in cui si dice che nel '78...

NANO - C'erano dei problemi all'impianto pilota.

 

Presidente: c'erano dei problemi e comunque si raggiungono talvolta valori di poco inferiori alle 100 PPM.

DOMANDA - Se vuole precisare un attimo, lei accennava prima ai lavori effettuati, peraltro in misura modesta, solo nel '92, di quali lavori si tratta?

NANO - Questo documento... sostanzialmente è stato il collettamento degli sfiati.

DOMANDA - Raccolta e convogliamento al gasometro degli sfiati gassosi di CVM?

NANO - Sì.

DOMANDA - Solo nel '92?

NANO - Sì, solo nel '92. Abbiamo visto come schema logico quali potevano essere i tempi critici di emissione da parte degli impianti e abbiamo viso che in funzione del tipo di interventi tecnologici queste emissioni variano nel tempo. Uno degli aspetti fondamentali di qualsiasi impianto di questa natura è il sistema di rilevamento delle fughe, ovviamente siccome oltre ai sistemi di emissione verificabili, come ho detto prima, che sono quelli relativi all'emissione da apparecchiature per un processo che è individuabile, come abbiamo fatto noi, ci sono una serie di interventi, di fughe, di emissioni che possono essere di tipo occasionale, o semi-continuo, come può essere per esempio un sistema di non tenuta di un premistoppa di una pompa e cose di questo genere. Quindi un elemento che è essenziale in un impianto di questo genere è il sistema di monitoraggio dello stabilimento. Anche qui possiamo dividere in due periodi fondamentali. Un periodo in cui il monitoraggio veniva fatto in modo manuale, quindi il servizio, mi sembra diretto da Capodaglio, disponeva dei monitoraggi all'interno dei reparti, faceva delle misure, un monitoraggio di tipo manuale, redigeva dei rapporti anche abbastanza dettagliati rispetto a questo sistema, ed un monitoraggio viceversa di tipo automatico il cui impianto è iniziato nel '75. Se noi andiamo a vedere, possiamo anche andare a vedere dei numeri che sono prima degli anni '70, ci sono dei numeri che riguardano il '60 - '70 e sono questi, se non ricordo male, questi sono bollettini, è un esempio, ce ne sono tantissimi, in cui purtroppo si vede molto male, ma si vede quello che dicevo prima io, in apertura autoclavi si vede un 40 mila, poi a tre metri un 2 mila, a dieci metri un 400, questo è un po' quello che dicevo io. Durante l'apertura dell'autoclave vi erano 40 mila e man mano che si allontanava... la data è del '69. Nella sala autoclavi CV6 le concentrazioni variano tra 200 e 900 PPM, e questo fino ad almeno tutto il '74. Perché qui è un documento... la relazione tecnica, di solita queste relazioni venivano allegate, questo è il numero di deposito, erano allegate alle proposte alle ADI, qui si possono andare a leggere quali sono gli obiettivi, ciò quindi dagli obiettivi si risale a quali erano le concentrazioni iniziali, dice "eliminare le operazioni di filtrazione del lattice durante lo scarico delle autoclavi", quello di cui abbiamo parlato prima.

DOMANDA - Dovrebbe indicare la data dei documenti, poi vengono allegati nella relazione ma tanto per avere un'idea.

NANO - Quando facciamo vedere la ADI, per evitare di caricare troppo il PC abbiamo tolto la prima pagina in cui era indicata la data, qui la data non c'è, questa è una relazione tecnica allegata alla ADI della chiusura dei filtri del CV6, deve essere gennaio o febbraio del '74.

 

Presidente: queste sono le indicazioni che vengono date per diminuire le concentrazioni?

NANO - Sì, sostanzialmente la relazione tecnica in generale dice "questo intervento è necessario per ridurre in questo caso la concentrazione del monomero in zona filtri da a" si devono definire degli obiettivi, dalle relazioni tecniche si ricavano i numeri. Questo succedeva successivamente fino all'autorizzazione divisionale di investimento che era quella che chiedeva prima il dottor Casson, che è dell'84. Diciamo che la situazione è rimasta incerta fino ad una data che è compresa dalla data dell'ADI fino alla chiusura, la chiusura è del '76, quindi anche qui, siccome posso immaginare che le chiusure venivano fatte non tutte insieme, ma in serie, fino alla data della chiusura del '76 probabilmente dei filtri restavano aperti.

DOMANDA - Comunque era la chiusura solo di una parte dell'intervento nel '76.

NANO - Sì, l'avevo detto inizialmente, durante l'apertura delle autoclavi nel reparto CV24, vi erano concentrazioni di 1500 - 2000 PPM fino almeno al '73 come riportato nel verbale di verifica del 10/1/75. Nel reparto CV14-16 vi erano concentrazioni, durante l'apertura delle autoclavi, di 1500 -3000, nella zona compresa, con punte di 4000, anche qui sicuramente fino alla data dell'autorizzazione divisionale di investimento che è del 15 gennaio del '74, ma diciamo noi che molto probabilmente la situazione è rimasta critica fino ad una data antecedente alla chiusura della commessa che è del '76. Sostanzialmente il periodo in cui possiamo collocare la chiusura di questi filtri è dal '74 al '76, questo è quello che noi siamo riusciti a ricostruire. Poi vediamo un attimo, i bollettini dell'analisi relativi al '73 e '74 evidenziano livelli li concentrazioni ambientali molto elevati durante le operazioni di scarico dell'autoclave e durante le operazioni manutentive dovute agli sfiati dell'autoclave. Anche qui gli ordini di grandezza sono le centinaia di parti per milione, poi comunque questo allegato... prima dell'intervento che è del 12/75 vi erano valori di CVM in aria di 1500-2000 PPM. Anche qui vediamo... Un altro modo per ricavare numeri di questo tipo è stato di andare a prendere verbale di risultati, nei verbali di risultati c'è scritto quale è stato l'obiettivo consentito, in questo caso si può leggere che i risultati sono tati soddisfacenti, si è passati da valori di 1500-2000 PPM di CVM. Quindi i numeri possono essere ricavati o sono stati ricavati in tre modi diversi: o trovando i bollettini originari, o trovandoli perché riportati proposte di intervento o trovandoli perché sono tati ritrovati nelle verifiche di chiusura con i risultati conseguiti. Questo era un po' per spiegare da dove arrivano questi numeri. Il CVM contenuto nello slarry veniva ancora scaricato in aria, il CVM non era convogliato da un sistema di recupero dei fumi o di combustione dei fumi, tutto qui, questo a quella data. Diciamo che del '75, nel marzo del '75, vengono installate le prime linee di monitoraggio automatico, e questo è a nostro modo di vedere un passaggio critico del problema. Se noi andiamo a vedere i numeri rilevati manualmente dal servizio del dottor Capodaglio prima, ed andiamo a vedere i numeri riportati dal sistema automatico vediamo che c'è un notevole miglioramento di questi numeri. A titolo esemplificativo vediamone per esempio alcuni, per esempio se prendiamo il reparto CV6 si vede che il valore medio rilevato nell'aprile del '74, dal '74 al febbraio del '75, quindi nell'arco di un anno, risulta compreso tra 14,78 e 29 PPM, quindi l'oscillazione del valore medio misurato era tra 15 e 30. Nel marzo del '75 il valore fornito dal sistema automatico di rilevamento è di 5,27, quindi va da un terzo ed un sesto di quello rilevato precedentemente. Ora è evidente che o c'è stato un miglioramento tecnologico molto rilevante, oppure questo dato deve essere letto probabilmente in un altro modo. Abbiamo visto prima che sostanzialmente gli interventi sono terminati intorno, nella migliore delle ipotesi, intorno alla fine del '75, ma si sono protratti fino a tutto il '76, '77 e '78. Quindi questo valore 5,27 deve avere un'interpretazione che è diversa. L'interpretazione che noi diamo di questo dato è che questo dato dipenda dal sistema di monitoraggio in continuo scelto da Montedison. Molto brevemente, come stato un sistema di monitoraggio? Avete viso prima, quando vi ho fatto vedere lo schema del reparto CV6, come erano messe le autoclavi e vi ho anche fatto vedere, vi ho indicato, dove erano i punti di campionamento del CVM, vi ho detto: questi sono i punti di campionamento nel CVM e ne parleremo su avanti, quindi diciamo che in prossimità di ogni autoclave c'era un punto di campionamento. la scelta che Montedison ha fatto in quegli anni è quella di non avere una misura per ogni punto, cioè dire che il sistema di monitoraggio non era di tipo puntuale, cioè una misura per ogni punto, ma era un sistema che prelevava contemporaneamente da tutti quei punti che vi ho fatto vedere e li mandava al gascromatografo. Ora, una situazione del genere evidentemente, è intuibile, non può che dare nella migliore delle ipotesi, poi vedremo perché nella migliore delle ipotesi, un valore che è medio su tutti i punti di campionamento, cioè dire: se io sei punti di campionamento nella migliore delle ipotesi il numero che andrò a leggere al sistema di misura, del gascromatografo in questo caso, sarà la media di questi punti. Perché dico nella migliore delle ipotesi? Anche qui il problema è semplice. Se io riesco a prelevare da ciascun punto la stessa quantità di aria avrò una media, che è una media pesata su tutti i punti, se invece, come noi abbiamo potuto verificare successivamente, in in realtà questo campionamento era differente da punto a punto, la media non è una media rappresentativa dell'area. Se io nel primo terminale prelevo, per assurdo, poi vedremo i numeri veri, 10 e nell'ultimo terminale prelevo 1, è evidente che il primo terminale peserà 10 volte rispetto all'ultimo. E` fondamentale il bilanciamento dei sistemi di campionamento. Quindi a nostro avviso questo controllo della concentrazione è da mettere in relazione un sistema di campionamento utilizzato, quindi un sistema di campionamento di tipo pluriterminale rispetto ad un sistema di campionamento monoterminale. Come era il fatto il sistema di rilevamento? Sostanzialmente vi era un'unità centrale di analisi, che è il gascromatografo, ed a questo gascromatografo, tramite un sistema di valvole di campionamento, erano collegate N linee, erano collegate mediamente 10 linee, ognuna di queste linee aveva un certo numero di terminali, quindi da 6 a 10 terminali, 10 linee ed ogni linea da 6 a 10 terminali. Quindi c'è un altro piccolo problema rispetto a questo sistema di rilevamento. Il sistema di rilevamento gascromatografico è tale per cui è in grado di dare un'analisi ogni due minuti, se noi vediamo 10 linee collegate vuol dire che la stessa area, non lo stesso punto ma la stessa area veniva monitorata dal sistema gascromatografico una volta ogni venti minuti, non in continuo ma una volta ogni venti minuti, questa è l'interpretazione che noi diamo. Se a titolo esemplificativo possiamo andare a vedere, questo per esempio, quello che voi vedete qui è un grafico in cui noi abbiamo calcolato il miglioramento o il peggioramento della situazione ambientale, non in termini assoluti, ma in termini di incremento rispetto al mese precedente, cioè come la velocità, è una misura di velocità quella che noi abbiamo dato, cioè come avviene il miglioramento. Se voi guardate, questo si vede in tutti i reparti, qui c'è in questi anni '74 si ha un'oscillazione peggioramento-miglioramento mese dopo mese, cioè rispetto al mese precedente, nel '75 c'è un miglioramento così, nel febbraio questo è il miglioramento rispetto a gennaio, questo è il miglioramento rispetto a febbraio. Quindi sicuramente siccome erano in atto degli interventi si può dire che la tendenza era quella del miglioramento, però se noi andiamo a misurare in termini di incremento rispetto al mese precedente vediamo che l'incremento del mese di marzo è superiore a tutti gli incrementi precedenti e, qui non sono riportati ma li riporta in una memoria la difesa, anche successivi. Quindi in questo mese di marzo è sicuramente successo qualcosa che ha permesso di avere un incremento del miglioramento così marcato. Abbiamo visto prima il problema del monoterminale, questo problema del monoterminale e del pluriterminale è un problema che è stato ampiamente dibattuto, di cui si trovano ampie tracce della documentazione Montedison, posso dire subito che in realtà gli altri stabilimenti non hanno adottato la logica Montedison del pluriterminale. La logica del pluriterminale è oggetto di scambi, reperibili anche agli atti depositati, tra i vari servizi interni Montedison e sostanzialmente di una richiesta specifica da parte sindacale. La parte sindacale richiedeva esplicitamente un sistema con 1 terminale e non con N terminali. Ci sono a questo proposito una serie di risposte, una serie di ipotesi di risposte, esiste anche una proposta di risposta da parte di Capodaglio che dice: se noi dobbiamo mettere N terminali vuol dire che il valore di soglia, 30 PPM, diviso il numero di terminali, ma ovviamente questa proposta non è stata accettata, e probabilmente non era accettabile perché vuol dire abbassare il livello di allarme a 5 o 3 PPM. Esistono vari documenti. Io poi personalmente ho parlato con il signor Alongi, il signor Alongi era il responsabile della gascromatografia del Carlo Erba che è la società che ha installato i gascromatografi.

DOMANDA - Prima di venire al discorso dei sistemi alternativi tecnici, c'era anche un sistema di campionamento personale che era noto comunque all'azienda?

NANO - Sì, certo. Forse conviene fare un minimo di inversione. Qui stiamo parlando dell'85, nell'85 era già nota la direttiva europea che sarebbe entrata in vigore in Italia nell'82. Il sistema della direttiva europea parlava espressamente di sistemi automatici di rilevamento. Questi sistemi automatici avevano due scopi fondamentali: il primo quello di rilevare tempestivamente le eventuali fughe, per poter intervenire in tempo debito e quello di assicurare ovviamente la protezione dei lavoratori. Si può capire come questi sistemi automatici siano delicati da progettare e da realizzare. Una delle cose che veniva esplicitamente detta all'interno della norma, e che viene ripetuta nella norma dell'82 è che questi sistemi automatici dovevano essere validati con il sistema di campionamento personale sugli addetti. Che cosa è il sistema di campionamento personale sull'addetto? Vuol dire che addosso all'addetto viene posizionato un campionatore che segue tutte le fasi della lavorazione ed il numero che si ottiene è il numero vero dell'esposizione. Quindi da un confronto tra il sistema automatico ed il sistema personale si può decidere se il sistema automatico è ben progettato oppure no. A questo sistema era sicuramente, perché lo si ritrova anche in articoli pubblicati sulle riviste come autori personaggi della Montedison, e quindi era sicuramente noto. Noi abbiamo chiesto più volte di avere dati relativi ai campionamenti personali, più o meno ci è sempre stato fatto capire che questi numeri non sono tati fatti, e poi ultimamente, sempre dalle carte depositate dalle parti abbiamo trovato questi numeri e questi numeri non tornano rispetto ai numeri che possono essere visti dall'elaborazione automatica. Questa è la risposta. Rispetto a questo problema del sistema automatico dicevo che c'era questa grande diatriba tra monoterminale e pluriterminale. La Montedison si è sempre opposta a fare il monoterminale, io ho parlato con il signor Alongi che era il responsabilità della gascromatografia della Carlo Erba, ed il signor Alongi mi diceva che negli stessi anni, cioè prima della Montedison, gli impianti montati in Italia erano monoterminale, e che quindi a livello di impiantistica quello montato da Montedison era anomalo rispetto agli altri. Peraltro questo tipo di preoccupazione era bene presente all'interno della Montedison, perché in un documento del 16 novembre del '78, il cui oggetto è rete di rilevamento del CVM, indirizzata al professor Grandi, al dottor Carcassoni, al dottor Profeta, alla dottoressa Imparato, al dottor De Gasperis, all'ingegner Lucciarini, al signor Bernardini, all'ingegner Canti e all'ingegner Sellan, si può leggere: nel corso della prima riunione tenutasi a Roma in data 10/11, riguardante l'applicazione della normativa CE in Italia - quella di cui abbiamo parlato prima - è stato criticato l'impiego di più di un terminale per stream. Nel corso di questa riunione è tata fatta una critica specifica all'uso del pluriterminale. Tale critica è stata rivolta al tipo di rilevamento che mediando concentrazioni di vari punti, seppure nell'interno dello stream, potrebbe minimizzare il valore rispetto ad un solo terminale, e soprattutto all'attendibilità della misura per la probabilità di perdite di carico diverse nei vari terminali. Che cosa vuol dire? Sostanzialmente quello che dicevo prima io. Questo sistema diluisce di fatto il campione, se i terminali non sono bilanciati non campionano la stessa quantità di aria da tutti i terminali e quindi il risultato è un risultato che non è rappresentativo. Traduco il linguaggio, va avanti e dice: il problema non è nuovo al nostro interno ma il secondo aspetto della critica in particolare merita di essere riesaminato per poter assumere una chiara e ferma posizione nei confronti di controparti che si occupano dell'applicazione della normativa e di altri produttori che disponendo di reti di rilevamento con un terminale per stream, sostenessero l'inattendibilità di sistemi diversi. Quindi la preoccupazione di chi stende questa relazione, che è Alceste Burri, è quella che gli altri produttori che posseggono un monoterminale potrebbero sostenere l'inattendibilità di un sistema pluriterminale. Quindi queste sono le considerazioni che possiamo fare su questo impianto e su questa logica di impianto. Peraltro il sistema di rilevazione automatico del CVM è stato per anni soggetto a numerose anomalie, anche banali, cioè un sistema di questo genere estremamente complesso può per esempio aspirare aria dai giunti di raccordo, può avere mille problemi. Adesso ve ne faremo vedere alcuni, per esempio noi qui abbiamo estratto alcune delle anomalie che abbiamo ricavato dai registri, ce ne sono molte di più, dai registri di giornata del reparto. Per esempio possiamo vedere che in data 22/6/76 viene fermato il rilevamento automatico per ben sei giorni per una semplice mancanza di aria ed azoto. Il sistema gascromatografico per funzionare ha bisogno di un gas di trasporto che è l'azoto e di un sistema comburente che è l'aria, in assenza di azoto e di aria il gascromatografo non funziona. Il 22/6/1976 si legge che il sistema automatico è stato fermo per sei giorni, non risulta altro, in dato 3/5/1978 viene segnalato che un terminale di campionamento non funziona da molto tempo, quindi uno dei terminali non funziona. In data 29/1/1979 viene segnalato il mancato funzionamento degli allarmi operatore, quindi non funziona addirittura l'allarme. Qui dobbiamo aprire una parentesi dopo. In data 21/1/1980 sul registro delle tarature di linea, chi faceva la taratura della linea, viene segnalato che è tutto a posto, mentre in data 22/1/1980, cioè il giorno dopo, su una comunicazione interna si segnala che l'efficienza delle linee è limitata per le numerose perdite. Diciamo che queste linee hanno dato sempre dei problemi. Torniamo un attimo indietro. Abbiamo visto che queste linee devono servire a segnalare tempestivamente le fughe e devono rispondere allo scopo della protezione dei lavoratori. Quindi queste linee hanno un set così fatto: a 7,9 PPM viene segnalata un'anomalia, e a quella concentrazione non è richiesto alcun tipo di intervento, a 15 PPM viene segnalato un preallarme, e a questo livello è obbligatorio andare a carattere da fuga con il cercafughe, a 30 PPM, questo dice la norma, si è in allarme e in allarme è obbligatorio indossare la maschera ed andare a cercare la fuga fino al cessato allarme, questo dice sempre il manuale. Bisogno anche dire che Montedison non ha tarato i suoi sistemi a 30 PPM, ma a 25 PPM. Questo modo di procedere, se da un punto di vista dice: benissimo, ho abbassato la soglia di allarme, da un altro punto di vista è penalizzante, perché? Perché nel conteggio dell'esposizione, poi entreremo un attimo su come viene fatto il conteggio dell'esposizione, vengono considerai tutti i numeri fino all'allarme. Cioè a dire: il sistema di misura del gascromatografo è tale per cui dall'allarme in poi non segnala più niente. Quindi se io ho un picco, per esempio facciamo un caso, 100, arrivato a 25 viene troncato, venendo troncato non conta più, perché? Questo le dice la norma tra l'altro, non se l'è inventato la Montedison. Perché si presume che come prescrive la norma tutti devono avere la maschera, e quindi non sono più esposti. E` evidente che questo modo di contare, legato a quello che noi abbiamo visto prima, e cioè alla probabile diluizione, fa sì che il numero che va imputato all'interno del conteggio non è più 30 ma è 25, quindi se da una parte si ha una diminuzione della soglia dall'allarme dall'altra parte si ha una diminuzione del numero che viene imputato nel conteggio delle esposizioni. Per andare a verificare come funzionava questo tipo di sistema di monitoraggio, cioè quello che noi abbiamo detto fino ad ora, sono state fatte delle misure, le misure sono state fatte il 20 giugno del '96 ed il 17 luglio del '96. Diciamo che di queste misure vi parlerà più nel dettaglio l'ingegner Rabitti, quello che mi interessava invece evidenziare, se andiamo alle misure del 17 luglio, intanto vado avanti, è inutile... volevo far vedere le portate... queste sono le portate misurate, queste che vi faccio vedere, nella linea 8 del reparto CV24-25. Come si vede queste portate sono abbastanza bilanciate, poi l'ingegner Rabitti vi dirà cosa è successo la volta precedente, perché questi punti terminali sono dotati ciascuno di un sistema di regolazione della porta, ciononostante passiamo da 0,40 a 0,70, quindi malgrado siano tarati non si riesce ad avere una portata che sia omogenea. Questo è il reattore della linea 7, l'altra linea, qui andiamo da 0,35 a 0,7, anche qui vedete una certa oscillazione nel campione. Se andiamo invece alla zona filtri, dove non ci sono i flussimetri, quindi ogni terminale preleva liberamente quello che vuole in funzione delle perdite di carico che ha, noi troviamo che il terminale più vicino alla pompa preleva 2,2 e dal terminale E in avanti praticamente non preleva quasi nulla. Vuol dire che in questa zona di fatto se c'è una fuga non viene vista, questo è un po' il... qui vengono riportate le concentrazioni, ovviamente avendo noi alimentato un terminale per volta...

DOMANDA - Deve precisare che qui siamo nel luglio del '96?

NANO - Sì, ho detto la data prima.

Presidente: le portate esattamente che cosa sono?

NANO - Quando lei preleva da un tubo lei ha tanti litri per minuto, e quindi una portata è quanti litri per ogni minuto va a campionare, questa è la portata. Ovviamente alimentando ogni terminale quello che succede è che si può, in funzione della portata, facendo un normale bilancio di materia, andare a calcolare la concentrazione misurata in PPM con una bombola tarata. Noi abbiamo fatto delle prove con una bombola, e lo vede qui, alimentata a 102,5, se io alimento un terminale a reattore 7 il gascromatografo misura 16,3, quindi mi dice che siamo in preallarme. Se lo misuro al reattore 8 mi dice che ho 13,1, quindi non sono neanche in preallarme, notare che 102 è sopra abbondantemente alla soglia di allarme, e così via. E` possibile anche, per andare a valutare la bontà della misura, andare a stimare quanto doveva essere e quanto abbiamo misurato, ma questa è una parte più tecnica per convalidare le misure effettuate, cioè per vedere se le misure effettuate avevano o no significato, ovviamente le misure effettuate avevano significato. Questo era quello che dicevo, io ho la concentrazioni alimentata, la concentrazione misurata che abbiamo visto prima, con un bilancio di materia io posso andare a cercare la concentrazione attesa o la concentrazione media attesa che vuol dire su tutti i terminali, ed andare a fare un confronto e vedo che i confronti sono sempre molto bassi, quindi vuol dire che non ho aspirazioni di arie false o non ho commesso degli errori nell'alimentazione, tutto qui, è un po' quello che dicevo prima. Successivamente l'impianto che era stato sempre gestito da Enichem viene aggiunto a questo impianto un ulteriore impianto nel '96 - '97 da parte di EVC che utilizza un'altra logica di campionamento ed analisi, uso uno spettrometro, ed usando uno spettrometro usa linee solo monoterminale, ed è in grado di fare un numero di campioni, proprio perché il sistema di misura è differente, è molto molto maggiore. Allora anche qui si può fare ovviamente un confronto, siccome i due sistemi sono tutt'ora esistenti, si può provare a fare una stima dei confronti tra i due sistemi, questo poi è l'oggetto più specifico della relazione del perito Scatto.

DOMANDA - Prima di andare avanti su questo paragone volevo chiedere una precisazione in relazione al discorso dell'inserimento di 102,5 PPM come concentrazione nota. Lei ha fatto riferimento al discorso di questa concentrazione di PPM nelle linee, poi è stato fatto un inserimento diretto anche al gascromatografo per vedere se... Per verificare anche se era il gascromatografo o le linee che avevano problemi?

NANO - Sì, come dicevo prima le miscele sono tarate, sono state tarate e quindi...

DOMANDA - La concentrazione è nota?

NANO - Non solo nota ma anche misurata. Quella misura 102,5 è stata provata. Tra l'altro abbiamo utilizzato, se non ricordo male, le bombone fornite direttamente da EVC che abbiamo trovato sul posto.

DOMANDA - Sono in questo momento tra l'altro ancora a disposizione, sono ancora lì, avevano problemi che nel maggio di quest'anno...

NANO - Temo che attualmente non siano più tanto... visto che il CVM tende a polimerizzare. E` stata fatta questa prova ed è stata fatta proprio per quello, L'alimentazione è stata fatta direttamente sul gascromatografo ed è stata fatta l'alimentazione poi per andare a verificare indirettamente, ma direi che è abbastanza ininfluente il fatto che sia stata fatta.

DOMANDA - Quindi nel gascromatografo si è trovato quello che è stato alimentato, mentre per le linee no?

NANO - Nelle linee sì, nella 17,6 sì, nel senso che facendo il bilancio di massa, come abbiamo visto prima precedentemente, le differenze stanno all'interno della differenza sperimentale, cioè del conto sperimentale. Se noi guardiamo qui la differenza, che può essere definita come C di fondo, è 0,56 PPM, cioè noi alimentiamo 102, la differenza tra l'atteso ed il misurato sono meno di 1 PPM, è all'interno dell'errore sperimentale di un sistema di questo tipo. Quindi vuol dire che quel 102,5 se non era 102,5 aveva essere 103 o 102, ma che era all'interno della parte sperimentale. Quando torna il bilancio di materia... perché siccome noi abbiamo alimentato il terminale, o solo quel terminale, o non gli altri...

DOMANDA - Uno per volta?

NANO - Sì, uno per volta, solo il terminale, quel terminale, tornando questo conto che... forse io sono andato via abbastanza veloce su questo.

DOMANDA - Quindi non c'è diluizione?

NANO - Non c'era diluizione, mi sembra di averlo anche detto, perché i bilanci di materia tornano, addirittura la differenza più alta è 0,56, meno di 1 PPM, è più che buono il livello sperimentale di questa prova.

DOMANDA - Ancora un punto le volevo chiedere prima di andare avanti. Il discorso relativo al tempo necessario al giro, i 20 minuti a cui ha accennato prima, se vuole illustrare un attimo, seppure sinteticamente, che cosa significa per un operatore che si trova in punto e che magari nell'arco di tempo può subire anche...

NANO - Quello che può succedere all'operatore possiamo fare un'ipotesi, la peggiore ipotesi possibile, quello che il gascromatografo è andato in un'altra zona ed in quel momento c'è una fuga, per 20 minuti quella zona, ancorché controllata in quel modo, non puntualmente ma come zona globalmente, per 20 minuti noi non abbiamo notizie di quella zona, ovviamente con la tecnologia a disposizione allora si poteva ridurre questo tempo da 20 minuti a 2 minuti. Se avessi utilizzato una linea monoterminale, ogni punto l'avrei controllato ogni 2 minuti che è il tempo di analisi richiesto dal sistema gascromatografico che è impegnato. Ovviamente per fare questa operazione ci volevano più gascromatografi, mentre con un gascromatografo si controllavano 10 zone per ogni zona ci volevano da 6 a 10 gascromatografi. Peraltro il mio giudizio personale è che il costo di un gascromatografo di processo non fosse poi così elevato da non permetterne l'installazione. Io mi sono informato sui prezzi dei gascromatografi di processo di allora, che rispetto ai prezzi attuali reputi un po' pari, ma non così cari, erano intorno ai 25 o 30 milioni per gascromatografo. La spesa relativa non era così elevata rispetto ad un impianto, che guardate gli investimenti realizzati allora si parlava già di miliardi all'epoca.

DOMANDA - Se vuole continuare.

NANO - Avendo la EVC installato un sistema di monitoraggio diverso, ovviamente più moderno, è stato possibile fare dei confronti. Il primo confronto è stato fatto direttamente in fase di taratura dello strumento, in fase di avvio di questo strumento noi abbiamo preso i dati, ci siamo fatti dare delle dichiarazioni dal direttore dello stabilimento dell'EVC, che era l'ingegner Ciotti che ci ha indicato quali erano per punti in cui c'erano i punti di campionamento, ovviamente siccome questi sono monoterminali il passaggio che va fatto è quello di cominciare a dividere delle aree dicendo "questa area è monitorata con il sistema gascromatografico da questa linea, che più o meno corrisponde a questi punti di campionamento, noi abbiamo preso i punti di campionamento e abbiamo alcun atto sulla media di quei punti di campionamento. Diciamo che in questo confronto inizialmente c'è stato un mini incidente di percorso, nel senso che quando sono stai forniti i dati l'ingegner Ciotti ci ha detto quali erano i dati di taratura del gascromatografo, non mi ha detto quali erano i dati di taratura invece dello spettrometro, quindi in una prima fase abbiamo fatto un confronto che non teneva conto di questo, ma successivamente, quelli che io adesso vi presento, sono i dati depurati dalla successiva dichiarazione dell'ingegner Ciotti che successivamente ha rettificato l'informazione che ci aveva dato dicendoci: no in realtà di quei numeri che vi ho dato dello spettrofotometro questi numeri erano relativi agli aspetti di taratura. Noi li abbiamo tolti dal confronto perché non possono essere utilizzati per un confronto e abbiamo fatto il confronto successivo. Qui vado rapidamente al confronto. Noi abbiamo fatto questo confronto tenendo conto del fatto che l'ingegner Ciotti ci diceva che durante la settimana del 30/8/1996 è stata fatta la taratura con una miscela standard. Questa taratura ha dimostrato che pur essendo lo strumento ancora in fase di messa a punto l'errore dei dati analitici relativi alla determinazione del CVM in ambiente risulta di pochi punti percentuali. Diciamo che in prima approssimazione questi punti potevano essere utilizzati come confronto tra i due strumenti. Ancora l'ingegner Ciotti ci ha informato che il sistema di taratura era tarato con uno standard a 10 PPM, il che vuol dire che non poteva uno standard da 10 PPM dar luogo ad alcun sistema, nessun segnale di preallarme 15, né ad alcun segnale di allarme 30 o 25, dipende da come era tarato lo strumento. Se andiamo rapidamente ai confronti, che è quella riassuntiva, è la tabella riassuntiva, noi possiamo vedere un confronto tra le linee vecchie e le linee nuove, cioè tra la linea vecchia gascromatografica, quella che ho illustrato precedentemente, e la linea con lo spettrometro. Nelle varie posizioni che corrisponde in questo caso alla linea 1 del gascromatografo, vediamo che il gascromatografo non segnala nulla mentre lo spettrometro mi segnala un preallarme ed un allarme, ricordo che essendo la taratura fatta con 10 questi non possono essere attribuiti al alcuna taratura perché questa è superiore a 15 e questa superiore a 30. Ancora, se andiamo avanti con questo confronto che è stato fatto in un periodo che dura una settimana, vediamo 0, 0, 0 ed anche qui vediamo la linea 4, nessun segnale, 1 allarme. Qui vediamo la linea 6, un preallarme 0, sostanzialmente il gascromatografo non ha mai segnalato nulla, di là ci sono dei segnali che riguardano gli allarmi, i preallarmi e ci sono delle eccezioni. Da un punto di vista anche della verifica sul campo a noi sembra che il nostro parere, che è quello di dire che quella linea comunque non è in grado di rappresentare una reale esposizione, ma soprattutto, cosa che è molto importante e che è un obiettivo della legge, non è in grado di segnalare tempestivamente gli allarmi e i preallarmi che sono i limiti al di sopra dei quali è obbligatoria la ricerca della fuga e l'intervento per eliminarla.

DOMANDA - Siamo come periodo ad agosto e settembre del '96.

NANO - Questa prima verifica è stata fatta sui primi dati relativi al sistema di monitoraggio con spettrometro, quindi vuol dire subito dopo l'estate del '96. Peraltro bisogna dire che EVC aveva commissionato contemporaneamente...

DOMANDA - Da questo confronto essenzialmente che cosa viene evidenziato?

NANO - Viene evidenziato quello che ho detto prima, cioè che il sistema gascromatografico si perde degli eventi e gli eventi che perde sono eventi anche considerevoli, perché si perde degli allarmi. Siccome durante l'allarme è obbligatorio l'uso della maschera si può evincere che se non ci fosse stato lo spettrometro non sarebbe stato segnalato un allarme e quindi nessuno si sarebbe messo la maschera.

DOMANDA - Questa verifica è stata effettuata in condizioni operative ordinarie?

NANO - Così, ancorché con il sistema spettrometrico in fase sperimentale. Vedremo nella relazione di Scatto che poi questi dati anche in fase a regime, perché sono passati due anni, e quindi siamo a regime, questi numeri si ripetono. Questa situazione si ripete anche a regime.

DOMANDA - Su questo punto c'era una cosa che avevo segnato, che forse non era stata precisata nella fase iniziale, nel discorso della soglia olfattiva del CVM, e quindi sulla possibilità anche olfattivamente per gli operai di rendersi conto, a che livello viene posta questa soglia?

NANO - Il numero preciso non lo so.

DOMANDA - Siamo a livello di migliaia di PPM?

NANO - Sì, siamo sicuramente sopra qualsiasi limite attualmente... siamo di migliaia di PPM.

DOMANDA - Non è che olfattivamente si potevano rendere conto?

NANO - No, comunque... in generale no. Dicevo che EVC aveva commissionato nel '96 una ricerca all'istituto Mario Negri proprio per vedere come questo sistema, il sistema gascromatografico, funzionava. L'istituto Mario Negri ha fatto delle prove in una settimana in cui non ci sono stati casualmente né preallarmi e né allarmi, e quindi ha fatto delle prove in cui i numeri misurati erano molto bassi, diciamo che erano tutti intorno ad 1 PPM. E alla fine della sua settimana di prove concludeva per un ragionevole accordo tra le misure fatte da Mario Negri e dal sistema gascromatografico, ora, a nostro avviso, questo ragionevole accordo dipende proprio dalle condizioni di misura, cioè, nel senso, che se io misuro una concentrazione di un PPM, mi sembra che il numero più alto che loro abbiano rilevato sia 2,2 PPM, è evidente che stiamo parlando di una concentrazione di fondo che è quindi abbastanza uniformemente diffusa in tutta la zona e quindi che ci possa essere un ragionevole accordo tra le misure fatte dal Mario Negri e quelle fatte dal sistema gascromatografico, non mi stupisce. Peraltro bisogna anche dire che il ricercatore Mario Negri, mettono in guardia da alcuni problemi, dice: "Concludo per un...", mette in guardia su due fattori importanti, cioè, nella relazione Mario Negri si legge che sono due fattori importanti, il primo che riguarda la diluizione delle linee e il secondo sull'alta probabilità che il sistema ha di non campionare le fasi di maggiore concentrazione. Questo è testuale. Quindi anche il Mario Negri che, ovviamente, facendo un mestiere, la ricerca, si rende conto che su un sistema che ha tarato sulle basse concentrazioni, in verità valutando il sistema, dice: "Attenzione però, che esistono problemi di diluizione ed esistono problemi di non monitoraggio delle alte concentrazioni", che è quello che a noi interessa. Peraltro, se noi andiamo ad analizzare il registro delle fughe, registro delle fughe è il registro su cui vengono riportate le fughe e viene riportato la causa della fuga, noi possiamo vedere che spesso questa fuga non viene rilevata, cioè, non viene trovata. Cioè, si ha un episodio di una fuga che poi probabilmente si esaurisce in qualche modo da solo e le cause non identificate sono numerose, anche più di una volta nella stessa giornata, comunque queste sono, basta guardare il registro delle fughe, sono riportate e depositate. Conseguentemente, qui, noi, rispetto alla legge del 1982, la nostra considerazione è che la legge del 1982 non, ancorché, e lo vedremo magari più avanti molto succintamente, questa legge è estremamente permissiva anche alla luce delle nuove normative rispetto ai limiti di concentrazione che debbono essere rispettati, a nostro avviso non viene rispettata la legge dell'82 per, proprio per questo problema legato al fatto che viene utilizzato un sistema di tipo pluriterminale rispetto ad un sistema monoterminale. Basterebbe leggere cosa dice, cosa dicono gli articoli 2 e gli articoli 5, l'articolo 2 definisce la zona di lavoro che comprende uno o più posti lavoro, la definizione di posto di lavoro è un punto definito come specifico punto della zona di lavoro; e l'articolo 5 dice che per registrare aumenti della concentrazione di cloruro di vinile monomero deve essere previsto un sistema di controllo e consente di rilevare tali momenti nei punti in cui essi si possono produrre, non nelle zone ma nei punti. Comunque, andando a verificare tutta la legge, ci sono poi gli allegati, allegati della legge che sono parte della legge, l'allegato primo, l'allegato secondo, e in particolare l'esempio che è riportato nell'allegato terzo che a nostro avviso sono abbastanza chiari nel fatto che la linea dovrebbe essere pluriterminale e soprattutto in questa legge.., mi scusi, monoterminale, soprattutto in questa legge si ribadisce il fatto che ho detto prima, che la validazione di questa linea, proprio perché uno degli scopi è quello della protezione dei lavoratori e degli addetti, debba essere convalidata da misure di tipo personale, che come abbiamo visto noi abbiamo potuto trovare solo successivamente negli atti depositati.

 

Presidente: facciamo un quarto d'ora di sospensione.

 

Pubblico Ministero: ho effettuato la verifica sollecitata dall'avvocato Cesari e in effetti devo dare atto che ci sono tutta una serie di numerosi altri consulenti ma non è indicato il perito Scatto. Per quanto mi riguarda, se non c'è problema, se c'è opposizione, non lo facciamo sentire, facciamo venire il dottor Merli, il dottor Coccheo, o facciamo venire, per carità, chi si vuole.., se c'è opposizione, se non c'è, siccome è un collaboratore, che comunque ha collaborato alle indagini, che possono comunque essere riferiti dall'ingegner Nano, per quanto mi riguarda è indifferente, ecco, la questione.

 

Presidente: mi pare più che un'opposizione venisse proposto uno scambio.

 

Avvocato Cesari: esatto, una facoltà eventualmente di integrare il collegio.

 

Pubblico ministero: ma a me pare che già il Tribunale abbia consentito ad interventi di questo tipo dicendo già a suo tempo che se per caso..

 

Presidente: sul consenso delle parti il Tribunale non ha problemi per quanto riguarda questo, se c'è il consenso dalle parti il Tribunale non ritiene né di eliminare.., voglio dire, se c'è anche da parte sua adesione alla proposta dell'avvocato Cesari, e cioè di integrare con un nome la loro lista dei consulenti..

 

Pubblico Ministero: è già stato fatto anche nel parte, diciamo, medica.

 

Avvocato Cesari: anche nella parte impiantistica.

 

Pubblico Ministero: non c'è problema perché già rinuncerò a una decina di altri nomi, quindi il fatto di metterli o di sostituirli, per problemi di vario genere contingenti, non è un problema sicuramente. E` già stato fatto e quindi a questo punto potrà essere rifatto.

 

Avvocato Cesari: quindi potremmo farlo eventualmente.

 

Pubblico Ministero: non c'è problema da parte mia.

 

Avvocato Cesari: non c'è problema da parte nostra sentire il dottor Scatto.

 

Presidente: d'accordo, bene, allora proseguiamo.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Una cosa che volevo far precisare, anche per dare un'idea dei tempi, ci eravamo lasciati prima della pausa sentendo l'ingegner Nano in relazione alle questioni collegate alle spettrometro di massa. Se l'ingegner Nano è in grado di precisare per sua esperienza o per aver sentito degli aspetti del settore, da quanto tempo, da quando gli risulta che esistono questi spettrometri di massa?

NANO - Non saprei dare una data certa, possiamo dire gli spettrometri di massa sono sicuramente reperibili sul mercato da almeno una decina d'anni, comunque non ho una data certa.

DOMANDA - Va beh, comunque produrremo documentazione, risulta sicuramente dai primi anni '80 quanto meno. Va beh, questo verrà provato documentalmente. Ecco, prego, se vuole continuare allora nella sua esposizione.

NANO - Seguendo un attimo nel percorso che stavo delineando, noi abbiamo visto le fonti possibili di emissione, i sistemi di rilevazione e i sistemi di protezione attiva, cioè andare a vedere quelli sono gli interventi tecnologici, esistono ovviamente anche dei sistemi di protezione cosiddetta passiva, tra i sistemi di protezione passiva noi possiamo andare a definire le procedure, cioè dire che noi siamo andati verificare se esistevano delle procedure specifiche per i lavoratori che lavoravano nei reparti CVM, perché è evidente che il modo di operare può determinare o non determinare un'esposizione specifica. Non potendo noi andare a verificare se esistevano delle procedure orali, cioè trasmesse oralmente, siamo andati a ricercare le procedure scritte. Noi abbiamo ritrovato esclusivamente un'unica procedura scritta per la sicurezza e che è del 20/7/1983, cioè la prima procedura scritta relativa a quei tipi di lavorazioni che noi abbiamo trovato è del 20/7/1983, e riguarda le norme di protezione per i lavoratori. Quindi questo è l'altro problema. Un'altra verifica che noi abbiamo fatto è quella della definizione delle zone sorvegliate. Perché una definizione delle zone sorvegliate? Perché solo nelle zone sorvegliate è stato installato un sistema di monitoraggio continuo, e le zone sorvegliate, nei quali è stato installato un sistema di monitoraggio continuo, sono esclusivamente le zone relative alle fasi produzioni CVM e produzione PVC, volutamente sono state invece non ritenute zone sorvegliate le zone dell'essiccamento, le zone dell'insaccamento, la zona del blender, dove viene fatto il blender, sì, la miscelazione. Allora, un altro punto che noi abbiamo indagato riguarda le considerazioni sui limiti di esposizione. Ora, se noi andiamo a vedere i limiti di esposizione vediamo che dal momento in cui è certo l'azione cancerogena del CVM i limiti proposti ed adottati negli Stati Uniti scendono drasticamente; già nel 1975 l'O.S.H.A. americano, dunque, in generale negli Stati Uniti ci sono due limiti, uno più noto, che è quello A.C.G.I.H. che è il limite che però non ha valore di legge ed è il limite proposto come livello di protezione e invece un limite che ha valore di legge, che è quello dell'O.S.H.A. americano, che, come dicevo prima, ha valore di legge. Però nel 1975 l'O.S.H.A. pone il limite ad un parte per milione..

DOMANDA - Mi pare che sia del '74, che entra in vigore..

NANO - Sì, nel '75 entra in vigore però, nel '74 lo propone ma entra in vigore nel '75, qui è citata la data di entrata in vigore. Di un PPM con valore medio di 8 ore, cioè vuol dire la media su 8 ore di esposizione deve altre un PPM. Tra l'altro in questo caso cosa succede? Che siccome il rispetto delle 8 ore può essere fatto per somme diverse vengono definiti anche dei fattori di escursione, cioè dire non è possibile superare, in questo caso, 5 parti per milioni in modo istantaneo, ma immagino che di questo forse i tossicologi ve ne abbiano parlato. Quello che a noi sembrava interessante è questo, mentre a livello di legislazione internazionale il limite viene fissato, qualunque sia il limite, un PPM piuttosto che un altro valore, viene fissato per un valore medio di 8 ore, la normativa che viene recepita in Italia con il D.P.R. 96/82, invece fissa un limite di 3 PPM come valore medio mobile sull'anno. Ora, non è il mio mestiere definire quale dei due sistemi sia meglio dal punto di vista della protezione perché è un problema che deve essere posto ai tossicologi, è un problema che deve essere posto ai medici, l'unica cosa che però io posso fare è quella di notare che mentre a livello internazionale già dal '75 era in vigore un limite sulle 8 ore ed è tutt'ora in vigore un limite sulle 8 ore, in Italia ma anche con direttiva europea in altri paesi d'Europa, noi andiamo a fissare un limite di 3 parti per milione sulla media mobile di un anno. Che cosa vuol dire? Vuol dire sostanzialmente che per fare una media mobile di un anno io prendo i valori di una settimana, li medio, li sommo a tutti quelli delle altre 51 settimane indietro e faccio la media diviso 51. Ora, questa conseguenza noi possiamo, per esempio, fare una banalissima simulazione per assurdo, ma che rende bene l'idea di che cosa può succedere, ora vi risparmio i sistemi di calcolo. Allora, se io ho, per esempio, che nell'ultimo anno mobile ho un PPM come media mobile, cioè un terzo del limite, io posso essere esposto a 30 PPM per 3,5 settimane di fila prima che la mia media mobile si scosti ed arrivi al 3 PPM; questo vuol dire sostanzialmente, evidentemente questa situazione che io qui vado a illustrare è una situazione di tipo paradossale, ma il significato di questo tipo di conto è quello che questo modo di conteggiare il valore limite, il limite da rispettare, fa sì che vengano perse le punte di esposizione, quindi che vengano perse le punte di esposizione perché abbiamo visto che 30 PPM possono essere mantenute per 3,5 settimane. Ora, se io mi riferisco alla legislazione americana vede che, intanto il limite è più basso, vale per le 8 ore e mi dice che c'è un fattore di escursione che non posso comunque superare i 5 PPM. Allora, delle due l'una, o è sbagliata la legislazione americana o è sbagliata quella italiana, quella nostra, che non mi permette all'interno del dato fornito come media mobile di identificare se in quell'anno ci sono state delle esposizioni che possono essere considerate... Ecco, questo perché poi il metodo di calcolo adottato da Montedison è questo ovviamente, da Enichem successivamente è questo qua. Un ulteriore capitolo che noi abbiamo affrontato riguarda le emissioni in atmosfera, quindi verso la zona, e per fare questo abbiamo fatto inizialmente delle stime che erano quelle che ho illustrato all'inizio della mattina, successivamente abbiamo ritrovato l'analisi fatta, commissionata da TECNECO nel 1974, e da questa analisi si ricava, ecco qua, qui ci sono, c'è una analisi di dettaglio fatta su emissioni di tipo continuo misurabili da parte della TECNECO e il totale che si può ricavare è quello che da questa analisi in quegli anni venivano espulsi in atmosfera circa 7 tonnellate/giorno, 7441 chili, cioè 7 tonnellate al giorno di CVM, ovviamente non tenendo conto delle perdite di tipo diffuse, è stimabile che queste tonnellate al giorno fossero circa 10, quindi 10 tonnellate al giorno di CVM venivano espulse in qualche modo verso l'esterno o nei reparti o nei camini. Questo è rilevante perché ci permette di andare a stimare quale era la concentrazione media del CVM nelle zone più esterne, ovviamente queste concentrazioni medie dovevano essere rilevanti e in realtà sono state successivamente misurate in alcune zone e in alcune zone si sono misurati del valori all'esterno del perimetro industriale che erano di circa 0,7 PPM, il valore più alto misurato è di 0,7 PPM; quindi circa uguale al valore delle 8 ore posto dall'O.S.H.A.. Quindi diciamo che possiamo anche andare a vedere che in quegli anni vi era una ricaduta di CVM sulle zone esterne. Il tempo di permanenza in atmosfera, di emivita, cioè di dimezzamento del CVM in aria, che è un parametro che normalmente viene utilizzato per vedere la degradabilità del CVM, ci dice che il CVM dimezza in aria ogni 2,5 - 3 giorni, quindi ha un tempo di persistenza molto basso ma non irrilevante. Successivamente al deposito di queste perizie.. DOMANDA - Mi scusi, sempre su questo punto, parlando di limiti di esposizione, se voleva un attimo contare anche il discorso delle zone sorvegliate e la definizione di queste zone sorvegliate e quali erano.

NANO - Possiamo tornare indietro, possiamo tornare alle zone sorvegliate.

DOMANDA - Nelle procedure che erano adottate per la sicurezza dei lavoratori, visto che affrontava...

NANO - Che procedure riguardavano solo le zone sorvegliate.

DOMANDA - Ecco, appunto, quindi indichiamo queste zone sorvegliate e quali erano queste protezioni.

NANO - Le zone sorvegliate, l'ho detto prima, erano esclusivamente quelle relative al reparto produzione CVM e al reparto produzione PVC, mentre da queste altre zone, nelle altre zone, cioè quelle dell'essiccamento, insaccamento, quella della preparazione delle miscele non erano sorvegliate e quindi non si applicavano le procedure, non venivano quindi fatte le misure..

DOMANDA - Questa però è una decisione dell'azienda?

NANO - Questa è una decisione dell'azienda.

DOMANDA - Non è un discorso.., perché la normativa dice qualsiasi zona che ha a che fare con le lavorazioni e le trattazioni di CVM e PVC. Questa è una decisione quindi aziendale?

NANO - E` una decisione aziendale quella di definire quale erano le zone sorvegliate e definire quali erano le zone non sorvegliate, era una decisione aziendale. Io ritengo che l'azienda ritenesse che le polveri avessero un contenuto di monomero residuo basso e quindi non dovessero essere sorvegliate. In realtà la quantità di monomero residuo all'interno delle polveri è variato negli anni, diciamo che la quantità di monomero residuo nei primi anni poteva essere di qualche centinaio di parti per milione, cioè quindi il monomero residuo poteva essere 100 parti per milione nei primi anni, poi man mano, soprattutto non tanto nella produzione in emulsione, perché con lo spray-dryer si esce a concentrazioni di monomero residuo intorno a 1 o 2 PPM e successivamente con l'introduzione di un ulteriore modifica, di cui non ho parlato, che sono le colonne di strippaggio, ma perché sono più recenti, il monomero residuo è inferiore ad un PPM, però in altre situazioni, soprattutto nelle situazioni precedenti, il monomero residuo all'interno delle polveri era sicuramente molto più elevato, cioè quindi almeno un centinaio di parti per milione.

DOMANDA - Sì, poi sulla parte specifica avrà occasione di tornare l'ingegner Rabitti. Ecco, allora, per concludere su questo punto le volevo chiedere, il fatto che le zone non sorvegliate non fossero state delimitate, per gli operai e per i lavoratori cosa significava questo?

NANO - Mah, ritengo che significasse che chi lavorava nella zona non sorvegliata era, riteneva di non essere a rischio del CVM e per lui non venivano adottate le procedure che abbiamo visto per il CVM. Quindi vuol dire che nel caso in cui le polveri avessero contenuto del CVM avrebbero avuto una esposizione CVM.

DOMANDA - Certo, ma, e quindi non era prevista nessuna misura di sicurezza, neanche maschere o altro?

NANO - Non mi risulta, non mi risulta perché non rientravano nella procedura che ho citato precedentemente. Dicevo che successivamente sono state presentate delle controdeduzioni alle relazioni che noi abbiamo presentato, di queste volevo semplicemente dare alcune precisazioni, in particolare, niente, una l'avevo già data, quella riguardante al problema delle misure personali, abbiamo visto che sono state depositate dopo, magari questo ne parta più nel dettaglio Rabitti, viceversa ci sono due punti che volevo ancora trattare che sono abbastanza centrali, che riguardano: 1) il deposito di una relazione del dottor Capodaglio che era responsabile della sezione statistica nella quale il dottor Capodaglio sostiene, dopo aver sostenuto in relazioni precedenti, che sono citate, che era indispensabile avere un sistema di taratura in modo tale che potesse bilanciare le portate dei vari terminali, ad un certo punto il dottor Capodaglio, non si capisce perché, produce uno studio in cui si fa un confronto tra linee tarate e linee non tarate e si dice, testualmente si dice che seppure utile il sistema di taratura delle linee di bilanciamento delle linee può essere trascurato. E a sostegno di questa tesi il dottor Capodaglio porta delle misure. Ora, queste misure, a parte il fatto che se elaborate in modo statistico dicono esattamente il contrario, ci sono poi delle mancanze, cioè, ci sono proprio dei numeri che ritornano, ma il fatto centrale è che utilizzando gli stessi numeri imposti da Capodaglio si evince, facendo un confronto di tipo statistico, quindi un confronto tra le medie, si evince che almeno in un caso c'era una significatività che indicava che le misure fatte con i flussimetri erano differenti da quelle fatte senza. Quindi questo è uno dei problemi. L'altro problema invece che veniva contestato dai periti di parte è quello che in realtà il fatto di avere un pluriterminale era abbastanza indifferente, perché, in realtà per fenomeni di tipo diffusivo l'interno del reparto le concentrazioni erano omogenee. A parte il fatto che questo tipo di discorso è smentito dai numeri, quelli che ho fatto vedere anche prima, dove si ha una decadenza, 400 - 1000 - 500, e cose di questo genere qui, perché è pur vero che per via diffusiva il CVM si propaga nelle varie direzioni, è pur vero che quei reparti pur essendo semiaperti, pur essendo di tipo semiaperto sono soggetti a correnti d'aria, ed è abbastanza intuitivo che in funzione del flusso dell'aria, cioè com'è la condizione di flusso all'interno del reparto, ci sarà una zona più pulita e una zona meno pulita. A sostegno della loro tesi i periti di parte dicono, producono un conto fatto con un modello di tipo diffusivo, peraltro il modello diffusivo che loro utilizzano è un modello diffusivo che viene utilizzato per sorgenti in campo libero, cioè, tanto per capirci, un camino per esempio, che a mio modo di vedere non può essere utilizzato in un ambiente confinato dove vanno usati modelli che utilizzano tecniche tipo fluidodinamica computazionale che tengono conto del fatto che esistono degli ostacoli e delle pareti. Ecco, questo era un po' il finale nella mia esposizione.

 

Presidente: grazie professor Nano. Prego Pubblico Ministero.

 

DEPOSIZIONE CONSULENTE  

DR. RABITTI PAOLO

 

GAS CROMATOGRAFI

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Possiamo cominciare con l'ingegner Rabitti per la parte che concerne i gascromatografi, sempre ricollegandosi a quello che diceva l'ingegner Nano, al professor Nano, alla parte gascromatografi.

RABITTI - Sono ingegnere, sono laureato in pianificazione, anche in pianificazione, insegno come professore a contratto qui alla Facoltà di Architettura a Venezia e faccio parte del Comitato Scientifico dell'Agenzia Nazionale per la Protezione Ambientale. Presidente: allora, Pubblico Ministero, su che cosa è chiamato a..

DOMANDA - All'inizio avevo accennato quali erano i temi, allora, il primo riguarda ancora una ripresa del tema gascromatografi e per completare le indicazioni che sono state fornite dall'ingegner Nano, poi il discorso riguarda le modifiche impiantistiche e soprattutto nei primi anni '70, poi il rispetto ai limiti di concentrazione fino al '75 ed anche epoche successive e poi granulometria delle polveri negli impianti in sospensione e in emulsione, in reparti CV5 e CV15 in particolare, e gli altri temi poi continuiamo nel frattempo ne abbiamo già indicati.. Cominciamo dai gascromatografi.

RABITTI - Sì, visto che ho questo file vengo, così facciamo una cosa più breve. Questo qui è un confronto che è stato fatto nell'81 con tre tipi di rilevazione, una fialetta, che è quella che dà dei risultati abbastanza contestabili, un sacco che prendeva aria e poi veniva misurata al gascromatografo e il sistema gascromatografico. Io sottolineata in verde la rileggo, comunque dice, si può concludere da questa verifica, che dopo farò vedere documentalmente, perché l'abbiamo allegata. Le rilevazioni sono abbastanza concordanti soltanto quando le concentrazioni sono molto basse come avevamo già segnalato precedentemente commentando la relazione dell'istituto Mario Negri. L'analisi che ha fatto questa analisi dice: "Il valore trovato dal gascromatografo di reparto è certamente in difetto perché il numero trovato è la media dei risultati avuti durante tutto il campionamento ivi compresi anche alcuni fondo scala al quale è stato attribuito soltanto il valore massimo di 25 parti per milione", questa è una cosa che dice l'analista interno della Montedison. Se volete faccio vedere la documentazione.

 

Presidente: la documentazione è allegata e quindi..

RABITTI - Comunque, io inizierò a parlare della, diciamo, della prima volta che siamo andati con le bombole tarate a misurate la precisazione dell'impianto di rilevamento tramite gascromatografo nel giugno del '96. Volevo farvi vedere prima l'indice così avremmo anche una.., eccolo qua, una indicazione di quali saranno gli argomenti che tratterò, che sono piuttosto diversi. Allora, siamo arrivati alla sintesi che è stata esposta dal professor Nano, io parlerò della rilevazione con i gascromatografi e della prova che abbiamo fatto, poi delle modifiche impiantistiche, poi dopo dei limiti di concentrazione, riportando i limiti che erano ammessi dalla A.C.G.I.H., che è l'associazione degli igienisti industriali americani; poi alcune questioni abbastanza particolari tipo la presenza di polveri al reparto CV5/15 fino all'85, poi caso mai vedremo se effettuare questo confronto tra la normativa italiana.., perché abbiamo trovato una documentazione interna della quale si evince che le proposte che erano fatte, erano state fatte dall'industria capeggiata dalla Montedison, che era il maggior produttore di PVC nel '78, sono molto simili alla normativa italiana che è entrata in vigore nell'82; e poi ci sono alcune cose relative all'impianto pilota. Intanto volevo tornare con la tabella che era stata precedentemente mostrata dall'ingegner Nano e che è relativa alla prima delle misure che abbiamo fatto. Praticamente si notava che questa misura era stata fatta presso l'impianto CV24, si notava che vi erano dei fondi scala, adesso forse è meglio che torni alla relazione di Nano, perché questa è molto più particolareggiata, scusate un attimo. Ecco, siamo andati il 20 giugno '96, abbiamo misurato, eravamo una serie di periti, tra i quali il dottor Coccheo, il professor Mandi dell'istituto superiore di Sanità e il sottoscritto con altre persone che non mi ricordo, comunque un bel gruppo di persone. Praticamente abbiamo misurato la portata di queste bocchette di aspirazione, cioè quant'aria entrava dalle bocchette di aspirazione.. al minuto, e abbiamo fatto tre rilevazioni. Nelle prime due rilevazioni, che concordavano, abbiamo trovato molta discordanza, cioè, praticamente su 6 autoclavi o reattori, quella che, se mi si passa il termine, tirava, cioè quella che aveva una portata maggiore, era solo quella del reattore 11 che aveva, del reattore 10, che aveva una portata di circa 1,2 litri al minuto contro ad altre, 12 che ne aveva 0,2, l'11 che ne aveva 0,07 e 9 che ne aveva 0, l'8 che ne aveva 0,05 e il 7 che ne aveva 0,1, cioè, praticamente c'era solo uno di queste bocchette che era in funzione, nonostante che a questi, queste punte di rilevazione, che si chiamano campanelle, vicino a questi ci fossero quei famosi rottametri, di cui vi ha parlato il professor Nano prima, che è praticamente una pallina che va su e giù a seconda del flusso d'aria e se è a metà della scala graduata che, all'interno della quale si muove, vuol dire che, cioè, metà, al 30% della scala graduata, vuol dire che secondo l'azienda il flusso d'aria di quel rottametro lì è bilanciato. Invece si vedeva chiaramente anche verificando la, dov'era questa pallina, che il flusso d'aria non era bilanciato. Abbiamo fatto una serie di prove alimentando un terminale e inizialmente, alimentando un terminale con una portata abbastanza ridotta, cioè con 2,94 PPM, non è successo niente, avevamo anche una bombola da 15 PPM ma abbiamo deciso di passare direttamente all'alimentazione con 102,5 PPM perché altrimenti non si sarebbe misurato alcunché. Praticamente solo alimentando il terminale numero 10, quello che aveva una portata maggiore è scattato l'allarme, dagli altri terminali i valori sono risultati compresi tra 3,9 e 8,7 parti per milione, cioè praticamente non scattava neanche il preallarme, solo alimentando un terminale con una portata di 102 PPM. Successivamente è successa una cosa un po' strana, nel senso che noi ci siamo fermati lì un attimo per rifocillarsi e qualcuno ha starato, anzi, ha ritirato le linee, riportandole a dei valori di portata che erano molto diversi da quelli della mattina. Già questo è strano perché, insomma, intendo che c'è un atto una perizia, qualcuno si permette di modificare le linee, va beh. Comunque sta di fatto che la portata del reattore numero 12 è stata raddoppiata ed è passata da 0,2 a 0,4 litri al minuto. Il reattore 11 che prima era praticamente, la linea, la campanella del reattore 11 che prima era praticamente chiusa, ha avuto il massimo di portata, è stata aperta arrivando a 1,6 litri al minuto. Il reattore 10 è stato praticamente chiuso ed è più che dimezzata la portata, il reattore 9 era chiuso ed è stato aperto, insomma, hanno fatto un esercizio di bilanciamento. Naturalmente noi abbiamo rifatto la prova ottenendo dei risultati abbastanza diversi ma che però erano congruenti e sono congruenti con quelli che ha spiegato l'ingegner Nano, cioè a seconda della portata della linea si misura una concentrazione che non è mai quella effettivamente che parte dalla bombola, per evidenti motivi di diluizione, ed è diversa comunque, terminale per terminale, ed è inoltre da notare che questa operazione di bilanciamento dei flussi non ha portato a bilanciamento preciso, perché se, e che quindi la concentrazione misurata nell'impianto non è neanche la media delle concentrazioni, ma è un dato casuale che dipende dalla situazione di bilanciamento di quella singola campanella in quel momento. Quindi non si sa neanche cosa sia effettivamente questa misura, sicuramente può essere una media se la portata delle singole campanelle è uguale, altrimenti non è neanche una media, può darsi che ci sia un punto la cui concentrazione è misurata in maniera più precisa e un punto in cui non viene misurato niente. Sicuramente nelle campanelle, cioè, negli autoclavi che sono stati, che fanno riferimento a campanelle in cui il flusso di rilevazione era 0 non veniva misurato niente, quindi ci poteva essere qualsiasi tipo di fuga che non sarebbe stato misurato niente da quella campanella lì, magari le campanelle intorno avrebbero potuto essere, diciamo, interessate dall'espansione del gas che usciva da quel punto lì, ma sicuramente trattandosi di distanze dell'ordine di una decina di metri tra ogni autoclave vi era una diluizione, che abbiamo visto anche prima, che non permetteva di sapere effettivamente quale fosse effettivamente la concentrazione del gas, e quindi nel caso che un operaio stesse lavorando in quell'autoclave lì, anche se fosse stato esposto a una concentrazione n, che non si sa, comunque molto alta, di CVM, nessun allarme sarebbe suonato, né preallarme.

DOMANDA - E quindi, in relazione a quell'intervento del 20 giugno '96, nella pausa, diciamo, più che altro di un panino, di una cosa di questo tipo, è stato sufficiente per qualcuno intervenire per modificare la portata.

RABITTI - Sì.

DOMANDA - E quindi è un'operazione manuale estremamente semplice questa?

RABITTI - Sì, si vede che è un'operazione semplice perché noi praticamente siamo stati fuori 20 minuti.

DOMANDA - E poi avete individuato, se vi era stato, chi ad intervenire, qualcuno dell'azienda?

RABITTI - Sì, dopo ne parto perché abbiamo chiamato a testimoniare i due impiegati, operai dell'azienda che hanno effettuato manualmente la modifica, e ne parliamo dopo, abbiamo anche, diciamo, alcune cose da dire su queste questioni. Il problema era che abbiamo provato a fare un'altra prova che è piuttosto, è stata piuttosto contestata dai periti di parte, che è questa: la linea che aveva il flusso maggiore è una linea che aveva 1,6 litri al minuto di portata, questa qua, su questa abbiamo praticamente fatto un'altra prova, cioè, abbiamo chiuso tutte le altre linee e abbiamo lasciato aperta questa, il flusso è portato da 1,6 a 1,5 litri al minuto, quindi si è ridotto di poco, alimentando con 103 PPM questa linea, ci aspettavamo di trovare un flusso molto, cioè, una concentrazione molto elevata al gascromatografo, e invece la concentrazione era molto ridotta, perché.., allora abbiamo, dopo vediamo i numeri, al che abbiamo provato ad attaccare direttamente al gascromatografo la bombola tarata con la concentrazione nota, il gascromatografo ha misurato esattamente, salvo piccole variazioni, la concentrazione a quella che era tarata la bombola, il che significava che c'erano dei problemi sulla linea evidentemente, facendo un flusso di massa sembrava che vi fosse un ingresso d'aria tra il punto di alimentazione e il gascromatografo. Questo succedeva alla mattina, non al pomeriggio. Secondo me l'intervento che è stato fatto è stato fatto anche perché questa misura così eclatante, eccolo qua, dopo una serie di prove si è deciso di alimentare il terminale 10 chiudendo tutti gli altri con il CVM contenuto in due bombole con concentrazioni rispettivamente di 15,3 PPM e 14,7 PPM, 5,72 PPM, molto minore, un po' più della metà. Avendo misurato che le concentrazione rilevata al gascromatografo era praticamente uguale a quella delle bombole ci siamo chiesti il perché. Il perché poteva essere spiegato con un ingresso d'aria, oppure con un problema di lavaggio delle linee del gascromatografo, un problema interno al gascromatografo che è stato segnalato dai periti della difesa dicendo che con una portata di 1,15 litri al minuto il gascromatografo non poteva funzionare. Solo che praticamente noi quando abbiamo chiuso gli altri terminali non abbiamo variato di molto la portata, perché la portata è arrivata ad 1,5 litri al minuto su questo terminale, mentre prima era 1,6 quindi se non poteva funzionare una volta che era 1,5 litri non poteva funzionare neanche quando era 1,6, cioè nelle condizioni in cui noi abbiamo trovato l'impianto. Successivamente qualcuno ha modificato il circuito, altrimenti con una misura di questo genere avremo cercato eventuali punti di ingresso, misurando pezzo per pezzo avremo visto se c'erano punti di ingresso d'aria nel circuito. Essendo stato starato il circuito ed essendo stati immessi in un altro bilanciamento i singoli rami, questo tipo di prova è diventato impossibile. Quindi non possiamo affermare con sicurezza, per averla vista, che c'era stata una fuga. Però un bilancio di massa, simile a quello che diceva l'ingegner Nano, ci ha permesso di dire che rispetto a quanto entrava probabilmente c'era una fuga d'aria. Torno al discorso di prima.

DOMANDA - Ha precisato, peraltro era noto a tutti quanti, che il vostro intervento al mattino, tra l'altro con la Guardia di Finanza ed anche il Pubblico Ministero, era del tutto improvviso e non preannunciato, questo nella pausa, nella pausa c'è stata questa modifica ovviamente.

RABITTI - Purtroppo la mia relazione è più fatta a pezzi rispetto a quella dell'ingegner Nano, quindi richiede più tempo. Presidente: quindi lei praticamente vuole riferire della circostanza che c'è stata questa alterazione quindi avete sentito, sono stati sentiti a sommarie informazioni degli operai. RABITTI - Ho voluto tornare sulla relazione di prima perché altrimenti...

 

Presidente: Ai fini della verbalizzazione, lei deve tenere conto anche di questo, è bene che concentriamo gli argomenti.

RABITTI - Abbiamo sentito a sommarie informazioni testimoniali, c'erano anch'io in quanto incaricato dal Pubblico Ministero, due persone, il signor Lettig Paolo, tecnico di gascromatografia presso il reparto Sicurezza ed Igiene Ambientale, Perin Flavio responsabile del servizio Protezione dell'Ecologia e strumentazione del SIA, ed il signor Trolese che quello che ha detto di aver modificato la linea.

 

Presidente: Ci sintetizzi quello che hanno detto e che manovre di taratura hanno fatto.

RABITTI - Il signor Perito ha dichiarato "in base ai dati riportati sulle tabelle ricordo che alla rilevazione ero presente, non so spiegare le incongruenze fatte notare, in particolare la differenza sulle concentrazioni rilevate alimentando il terminale del reattore 10 con circa 15 PPM rispetto a quelle rilevate alimentando direttamente il gascromatografo. E` possibile ipotizzare un'entrata d'aria, anch'io credevo che in quel momento ci fosse una perdita". Diciamo che la nostra ipotesi che ci fosse una perdita... Aspettate un attimo.

 

Presidente: Lei può riferirci, a prescindere dalla lettera delle dichiarazioni che sono state rese, che saranno qui acquisite attraverso una testimonianza, che ci può riferire l'accaduto o cosa vi è stato detto circa questa ritaratura dell'impianto, ce lo riferisca come dato attinente alla sua indagine.

RABITTI - Praticamente il signor Perin ed il signor Lettig dicono che loro non si sapevano spiegare quelle fosse il motivo di questa fuga ed inoltre non si sapevano spiegare perché nella seconda verifica di portata che abbiamo eseguito le linee non fossero tarate. Loro dicono: noi prima di andare via le abbiamo tarate, non ci spieghiamo perché dopo mezz'ora sono starate. Il che significa, secondo me che o che il circuito non riesce a tenere la taratura o che qualcuno un'altra volta ha tarato il circuito. Questa è la sintesi delle dichiarazioni del signor Lettig e del signor Perin. Il signor Trolese ha detto che lui, tanto che noi facevamo la pausa, ha pensato bene di andare a ritarare il circuito, verso l'una, perché gli sembrava giusto, senza che nessuno gliel'avesse ordinato e supponendo che la perizia fosse ormai terminata. Altre cose da dire rispetto a quanto abbiamo visto prima, la taratura avviene una volta alla settimana, infatti dicono che loro erano intervenuti da poco e quindi si erano meravigliati perché il circuito fosse starato. Inoltre ribadiscono che praticamente il rottame che doveva segnalare circa il 30 o 40 per cento della scala per dimostrare che il circuito fosse bilanciato e che secondo loro c'è stato un altro intervento volto a sbilanciare di nuovo il circuito. Queste sono le sintesi della relazione del signor Perin e del signor Lettig. Inoltre volevo segnalare con la disposizione di Montedison, agli atti, dispone...

DOMANDA - In che data?

RABITTI - La data non l'abbiamo trovata, è allegato dalla Montedison ma anche loro non sono riusciti a segnalare una data, comunque suppongo che sia intorno agli anni '80, non c'è la data sulla relazione, comunque dispone di controllare, mantenere puliti i rottametri tutti i giorni. Scusate la frammentarietà di questo ma mi sono dovuto ricollegare con la cosa precedente. Praticamente noi riteniamo che vi siano due possibilità, o che il circuito non possa essere bilanciato o che qualcuno l'ha sbilanciato, in ogni caso riteniamo che questo tipo di impianto non possa fornire risultati congruenti.

 

Presidente: Perché non tiene la taratura...

RABITTI - In qualsiasi ipotesi, sia nel caso che non tenga la taratura, sia nel caso che qualcuno lo stari. In quel momento lì c'era un'autoclave aperta, quindi si può ipotizzare, ma questo non è probabile, che fosse interesse di qualcuno fare in modo che il sistema di misura non misurasse eventuali concentrazioni anomale che ci fossero al momento in cui veniva aperta l'autoclave, ma questa è un'altra ipotesi.

 

Presidente: Ma le vostre conclusioni sono, rispetto all'indagine della mattina tanto per intenderci, che il sistema di rilevazione delle concentrazioni non potesse dare risultati reali rispetto alle concentrazioni?

RABITTI - Abbiamo mostrato la tabella da cui si evince che il sistema non poteva fornire risultati reali per una serie di motivi. Il primo perché tre campanelle dalle quali entrava l'aria per andare al gascromatografo erano chiuse, e quindi essendo chiuse il gascromatografo non poteva misurare l'aria che arrivava da quelle autoclavi lì. Secondo perché anche facendo la misura su una singola linea chiusa al gascromatografo non arrivava una concentrazione quella lì o simile per motivi che non si sanno nel senso che non abbiamo potuto rilevare, essendo stato modificato lo stato delle cose al momento, che comunque o dipendono dal fatto che nel circuito c'è un'entrata d'aria attraverso giunti o cose di questo genere, oppure che qualcuno l'aveva fatta entrare. Però non abbiamo potuto verificare la questione. Sicuramente comunque in quel momento le concentrazioni che venivano misurate non erano né quelle reali e nemmeno le medie. Presidente: Queste sono le conclusioni a cui siete giunti.

DOMANDA - Allora innesca il discorso già affrontato prima, cioè che il sistema in sé comunque non garantisce, è stato uno scrupolo in più per verificare concretamente che cosa poteva succedere.

RABITTI - Noi abbiamo verificato anche un'altra cosa, come aveva preannunciato l'ingegner Nano, cioè che la caduta della concentrazione di CVM negli impianti di polimerizzazione abbia una coincidenza piuttosto forte non tanto con modifiche impiantistiche che siano eseguite in quel momento lì, si parla del marzo del '75, quanto con l'entrata in funzione dei gascromatografi. Per questo abbiamo cercato di verificare quali fossero gli interventi che erano stati eseguiti, ed adesso fornirò un elenco di questi interventi. Prima vorrei leggere un documento che abbiamo reperito e che è del 30 giugno del '75, praticamente questo documento dice una cosa molto interessante, il gruppo di lavoro è relativo agli interventi risanatori sugli impianti esistenti, dice: i lavori di risanamento sono stati programmati e sono in corso di esecuzione secondo il programma. E` emerso recentemente che i costi previsti dal (TCM) per i nuovi impianti sono così elevati da rendere opportuno un totale riesame del problema facendo ritornare di attualità quelle alternative che sei mesi fa sembravano non valide a confronto della costruzione di nuove unità. Ha inizio a metà del '75, agosto, non si sa ancora se gli impianti potessero rimanere in funzione. E` da notare che le concentrazioni di CVM che vengono mostrate dall'azienda danno circa 3 PPM a marzo del '75, se si fosse avuta una concentrazioni di questo genere agli impianti non si sarebbe posto il problema se mantenerli in marcia o meno. E questa è una relazione di 5 mesi successiva rispetto al marzo del '75. Le alternative sono risanare definitivamente le sezioni più inaffidabili degli impianti vecchi, in modo da garantire la media uguale a 1 in tutti i reparti, questo dato significa che già si faceva riferimento alle norme citate prima dall'ingegner Nano nell'O.S.H.A., senza installazione di capacità sostitutive e con conseguente riduzione della capacità produttiva, risanare gli impianti vecchi e sostituzione delle sezioni meno affidabili con nuove capacità produttive che ridurranno la perdita di capacità del caso precedente. Sono state fatte tre alternative che hanno in comune una spesa per una serie di modifiche in corso già approvate per un totale di circa 12 miliardi per portare la media fino a 10 PPM. Quindi a due terzi del '75 praticamente si dice che l'obiettivo iniziale è quello di portare la media di concentrazione degli impianti a 10 PPM. Una spesa ulteriore di risanamento per circa 7,2 miliardi per portare la media da 10 ad 1 PPM. La necessità di una verifica sulla media, se la media è uguale ad 1 è raggiungibile, a tale scopo si stanno conducendo delle prove che termineranno in agosto. Parla delle alternative e poi dice alla seconda alternativa: si fermano le sezioni di cui sopra, si spendono 2,4 miliardi per un'autoclave da 65 metri cubi a Brindisi ed una sperimentale da 100 metri cubi a Porto Marghera. Si concorda sulla maggiore validità della seconda alternativa, per cui saranno subito ordinate le autoclavi. La continuità dei lavori sarà assicurata con uno stanziamento da 2 miliardi per i quali verrà immediatamente formalizzata una richiesta d'acquisto specificando le motivazioni. Dopo tre mesi vi è un altro documento.

 

Presidente: questo che scriveva in questi termini chi era?

RABITTI - E` l'ingegner Monzana.

 

Presidente: che era il responsabile? Non lo sa.

RABITTI - Allegheremo il documento.

 

Presidente: poi c'è un altro documento, andiamo avanti, del dottor Grassi del 24 novembre del '75.

RABITTI - Sì, che scrive alla direzione di Porto Marghera e di Brindisi, quindi farà parte della direzione centrale. Scrive: essendo in corso trattative con diverse ditte estere per l'acquisizione di... più aggiornati vi preghiamo di congelare gli studi e l'esecuzione dei lavori di cui all'elenco allegato, resta inteso che gli obiettivi a suo tempo fissati restano inalterati, ragione per cui variando solo le scelte tecniche per raggiungerli in sede di trattativa sindacale il vecchio elenco lavori mantiene la sua validità. L'elenco allegato è importante perché fornisce uno stato dei lavori alla fine del '75, ed è così composto: lavori per risanamento ambientale da CVM, impianti PVC. Sono due step, lavori quasi completamente terminati in esercizio per un totale di 5,1 miliardi, secondo step altri 5,1 miliardi per lavori da completare tra la fine nell'anno in corso ed il settembre del '77. Questo primo step che aveva lo scopo di ridurre la concentrazione del CVM a 10 PPM, secondo la nota che abbiamo letto prima, secondo la lettera della fine del '75 è stato completato per circa la metà, successivamente avrebbe dovuto essere completati i lavori di un'altra parte che avrebbero dovuto raggiungere l'obiettivo di portare il limite degli impianti ad 1 PPM. Adesso c'è una tabella riassuntiva. Praticamente erano quei 13 miliardi e 9, di cui una serie di interventi già in corso che fanno presumere che questo step fosse relativo ai 12 miliardi di cui si era parlato già precedentemente, il che significa che non si capisce come le aziende possono sostenere che da marzo del '75 negli impianti ci fosse una concentrazione di circa 3 PPM, poi farò vedere il grafico casomai, al momento che alla fine del '75 era completata solo la prima parte dei lavori che avrebbe dovuto portare la concentrazione a 10 PPM. Adesso vi faccia vedere il diagramma di concentrazione che viene riportato dalle aziende, per questo chi ha visto questa documentazione qua può supporre con una certa dose di razionalità che un crollo delle concentrazioni non sia tanto dovuto agli interventi impiantistici, voi vedremo la tempistica degli interventi e vedremo che entro il marzo del '75 ci sono stati molto pochi di questi interventi per l'igiene ambientale completati, perché uno dei pochi interventi completati è stato quello della messa in funzione dei gascromatografi. Ora vedremo una copia di un documento originale della Montedison, relativo proprio a quegli anni, in cui si vede questo crollo di concentrazione, controllo che si era potuto anche notare dai diagrammi che aveva fatto vedere l'ingegner Nano che però erano relativi alle variazioni mensili da un mese per l'altro, praticamente questo invece è il diagramma che segnala le concentrazioni effettive mese per mese. Queste sono le concentrazioni di PPM, questo segnata con un quadratino, questa linea, è quella relativa al CV6, questo segnato con un rombo, è relativo al CV14, siamo nel marzo, come si vede vi è una caduta verticale di concentrazione nell'impianto CV14 che sarà dovuta a qualcosa, noi anche sulla base della documentazione che mostreremo riteniamo che non sia tanto dovuta agli interventi impiantistici quanto all'intervento di un tipo di sistema di misura che misurava solo quelle cose che potevano essere state scambiate per medie ma non erano neanche medie. Poi vi sono altri diagrammi che vi risparmio.

 

Presidente: quindi voi ipotizzate che quelle cadute non siano tanto determinate da un abbassamento dei valori della sostanza ma quanto piuttosto da una diversa misurazione dei dati, tanto per intenderci, modalità o sistema di misurazione dei dati.

RABITTI - Vi è un altro documento che rafforza questa tesi. Tra tra l'altro è la considerazione che se nel '75 vi fossero già state delle concentrazioni dell'ordine del PPM non si vede perché la Montedison non avrebbe voluto spendere un sacco di miliardi per interventi di igiene ambientale, perché la concentrazione di 1 PPM avrebbe dimostrato che l'igiene ambientale per quanto riguarda CVM era già stata raggiunta. Infatti la stessa Montedison non si era nascosta che non ci poteva essere alcun controllo, ma che le concentrazioni potevano calare a seconda dell'obsolescenza del reparto in seguito agli interventi impiantistici scaglionati nel tempo. Questo è il verbale di una riunione tenutasi il 9 ottobre del '74, che allegheremo, questa l'ho riscritta, si legge "nel corso della riunione sono stati esaminati i seguenti argomenti: tabella dei rilievi analitici aggiornati reparto per reparto, livello dell'inquinamento delle sale di polimerizzazione reparto per reparto che si prevede di poter raggiungere come conseguenza delle modifiche in atto rispettivamente a fine dicembre del '74, a fine marzo del '75, a fine giugno del '75 e a gennaio del '76". Successivamente vi è questa tabella. Questi dicono: a fine marzo del '75 possiamo raggiungere 20 PPM al CV6, 15 al CV14-16, e 6 al CV24, quello era un reparto meno vecchio perché era stato costruito credo nel '72, comunque all'inizio negli anni '70, ed aveva già in funzione il gascromatografo da qualche tempo al contrario degli altri reparti che li avevano in funzione da marzo del '75. Questo li ha avuti prima e sulla base dell'esperienza fatta in questo reparto hanno deciso il sistema da utilizzare negli altri. Comunque a fine marzo del '75, a fine del '74 loro pensavano di poter raggiungere 20 PPM. Dal diagramma che abbiamo visto precedentemente invece si vede che erano 2 o 3 PPM. A fine gennaio l'obiettivo era 12 PPM, il che ci fa rafforzare la nostra tesi. Questo è uno degli argomenti. Presidente: una domanda di precisazione che mi viene fatta. Lei ha parlato adesso di concentrazioni di 25 - 20 - 15 PPM nei reparti considerati, questi sono, mi pare di aver capito anche dall'intervento prima del professor Nano, concentrazioni rilevate nelle zone e non nei punti di lavoro, tanto per intenderci, quella fu la distinzione che fece il professor Nano. Zone significa ovviamente un'area che si può forse identificare con il reparto, mentre invece il punto di lavoro è il posto di lavoro a cui è addetto il lavoratore. Che rapporto c'è tra la quantità rilevata nella zona e la quantità rilevata invece o rilevabile nel punto di lavoro? Avete fatto una stima, è possibile una stima oppure no? Questa è la domanda, che io le faccio, se è possibile quantificarla o se l'avete ipotizzata.

RABITTI - Questo era il contenuto della perizia precedente. Cioè supponendo che in un punto ci siano 100 PPM, il gascromatografo non rileva alcun allarme, quindi non vi è una possibilità di fare una relazione matematica tra quello che può succedere in un punto e quello che il gascromatografo rileva per zona. Perché ci sono dei problemi di diffusione del gas.

 

Presidente: ho capito. Vuole aggiungere qualcosa?

NANO - Alla sua domanda si può rispondere da due punti di vista. Il primo punto di vista è quello della concentrazione reale, della distribuzione della concentrazione nel reparto. Come abbiamo visto prima il sistema di rilevamento automatico fa sì che in funzione nel punto di prelievo, della quantità di aria prelevata, la famosa portata, il numero non sia direttamente correlabile, cioè io non posso leggendo 30, potrei ottenere quel 30 mettendo 100 al primo terminale, quindi non esiste una relazione fissa, questo è il primo punto di vista. Il secondo punto di vista è quello di qual è l'esposizione vera del lavoratore, ovviamente anche per questa non è possibile dare, in presenza di un prelievo di tipo personale, una misura, e quindi una relazione tra quello che legge il sistema automatico e quella che è in realtà l'esposizione, perché l'esposizione è la media ponderata nel tempo delle posizioni che lui occupa. Mentre la prima è la media ponderata nel luogo, nel secondo caso è la media ponderata nel tempo. La risposta che bisogna fare che con quel sistema di rilevamento non doppiato da un sistema di tipo personale, non è possibile identificare la relazione che esiste tra esposizione di zona, esposizione di punta ed esposizione del lavoratore, che sono tre cose differenti.

DOMANDA - Peraltro su questo tema, su questa domanda, devo dire che nella divisione dei compiti tra i vari consulenti tecnici ed ingegneri delle varie parti civili ci sarà un consulente che tratterà espressamente di questo tema, che ha fatto uno studio ed un esame approfondito e sarà in grado di rispondere in maniera ampia, dettagliata ed anche puntuale. Quindi qui sta proprio l'importanza della domanda del tema, è stato dato un incarico preciso. Sono tanti temi e sono tati suddivisi anche per non sovraccaricare i singoli consulenti.

RABITTI - Qui vi è una descrizione dei lavori praticamente è l'elenco dei lavori che è stato fornito nella lettera che abbiamo citato precedentemente, l'ho ripreso e ho cercato di vedere dei lavori che quell'elenco dava per in esercizio o in prossimo esercizio entro l'ottobre del '75, di trovare il numero della commessa, il numero di autorizzazione, la chiusura ed eventuali verifiche. Vi è anche da dire una cosa relativamente alla chiusura, che a volte nella commessa vi è una proposta di chiusura, nel senso che chi ha seguito la commessa dice: secondo me la commessa va bene, propongo di chiuderla. Chi fa la verifica non è quello che ha seguito la commessa ma è un altro che accetta o non accetta di chiudere la commessa, infatti il lavaggio delle autoclavi ad alta pressione ha avuto una verifica non positiva alla fine del '76, le altre hanno avuto verifiche positive e abbiamo valutato quelle che ho trovato. Rispetto a questo elenco, che posso anche leggere, sono interventi più o meno importanti per l'abbattimento delle concentrazioni di CVM nei reparti. Qui siamo al CV6. Il primo è il lavaggio autoclavi con acqua ad alta pressione, l'altro è la raccolta e filtrazione acque e rinvio all'impianto biologico, che c'entrano relativamente, questa invece è la polmonazione dei serbatoi della torbida con azoto, per evitare che andasse in aria, è in esercizio e risulta chiuso all'inizio nel '75, gli altri sono quasi tutti chiusi successivamente. Anche qui per una serie di lavori si vede che la stessa previsione è relativa ad ottobre del '75. Io vorrei evitare di seguirli singolarmente, volevo solo far vedere il diagramma temporale. Spiego cosa vuol dire. Questo è il nome della commessa, questi sono i mesi, io l'ho fatto relativamente solo al '75, fine '74 inizio '75, proprio perché il problema era il rapporto con l'entrata in funzione del gascromatografo. Questo è il periodo della commessa del gascromatografo, che entra in funzione nel marzo del '75. Come si vede da questo diagramma, a parte questo che non ho trovato, ma le altre commesse importanti per l'abbattimento della concentrazione nel reparto non erano concluse, era conclusa solo, almeno per quello che ho trovato io, solo la polmonazione dei serbatoi torbida con azoto. E` interessante andare a vedere il commento alle singole commesse riportato nelle relazioni. Allora, il lavaggio autoclavi, qui dice: attualmente è necessario pulire le autoclavi dalle incrostazioni di PVC ogni 50 cicli di polimerizzazione circa, l'ambiente in cui il personale opera contiene CVM in ragione di 20 o 100 PPM. Questa è una relazione del '74, queste cifre bisognerà verificarle, perché ci sono autorizzazioni relative a diversi reparti.

 

Presidente: Questa è una relazione allegata del 27 dicembre del '74.

RABITTI - Nel '76 la verifica è non positiva. I risultati conseguiti: i sistemi di lavaggio sono tutt'ora in fase di messa a punto da parte dell'ufficio per noti inconvenienti meccanici riscontrati, non riteniamo ora di poter dare un giudizio valido sull'efficacia del lavaggio. Qui ho un un'ora nota di una relazione, relativa a questa commessa, anche questa dovrebbe essere della fino del '75, inizio del '76, i risultati di questa commessa, qui si parla del reparto CV24, comunque il tipo di lavaggio era uguale per tutti i reparti di polimerizzazione, dice: i risultati sono decisamente inferiori alle aspettative che prevedevano l'entrata in cavità esclusivamente per manutenzioni. In realtà l'entrata in cavità per pulizie si è ridotta da 20-25 cariche a 30-35, come vedete il numero di 20-25 è in contrasto con quello di 50 che dice lì. Il lavoro portato a termine solo sulla linea A del CV24 non è mai stato esteso completamente alla linea B. Secondo questa relazione che poi allegheremo la variazione di entrata in carica andata da 20 - 25 cariche a 30 - 35, quindi non è variata di molto, nonostante questo tipo di commessa. Un'altra cosa interessante è la relazione sulla polmonazione dei serbatoi torbida con azoto. Attualmente durante lo svuotamento dei serbatoi si ha un ingresso d'aria nei medesimi conseguente possibilità che si formi una miscela esplosiva CVM - aria, vedi un incidente precedente di qualche anno. Si rileva che le modifiche proposte, pur migliorando sensibilmente i vari impianti, non garantiscono sicurezza degli stessi, e ciò detto in particolar modo per il CV6. Noi non abbiamo documenti sulla chiusura di questi lavori. Modifiche della linea di alimentazione del germe con l'inserimento dei filtri contatori di misura. Modifica del sistema di filtrazione germe, filtro aperto. Il CVM nel lattice variava da 2,5 al 3 per cento, in queste condizioni il tasso di CVM raggiunge le 200-1000 PPM. Il tasso finale dopo la modifica sarà inferiore alle 50 PPM. Sono stati previsti 10 mesi, effettivi 15 mesi, e nella verifica si dice: l'obiettivo proposto era la riduzione del contenuto di CVM nei luoghi di lavoro a valori inferiori alle 50 PPM. Dal momento del completamento dei lavori in oggetto, e di quelli relativi ad altre ADI, il contenuto di CVM negli ambienti di lavoro è inferiore alle 10 PPM. Le altre commesse erano la 724 e la 4074 una chiusa nel maggio del '75 ed una nel marzo del '76. Quindi chi ha eseguito la verifica afferma che vino a marzo del '76 la concentrazione di CVM non era mediamente inferiore a 10 PPM. Scarico e filtrazione lattice da autoclavi con inserimento di prefrantumatori, mulini e pompe. La relazione dice: a seguito della modifica si prevede che il tasso di CVM nell'ambiente di lavoro sarà ridotto a meno di 50 PPM. Nel progetto di base allegato alla noto si legge: l'attuale livello di CVM al suddetto posto di lavoro varia da 200 a 900 PPM, la commessa ha avuto la chiusura parziale il 23 giugno del '76, tuttavia in un promemoria precedente del 3 luglio del '75 la tarazione dei mulini, cioè una parte della commessa, era stata completata. Bonifica con valore delle autoclavi prima dell'apertura del boccaporto. Prima quando aprivano il boccaporto il CVM che stava nelle autoclavi usciva, poi hanno cercato di limitare questa perdita bonificando l'autoclave. Attualmente a fine polimerizzazione e scarico resta nelle autoclavi CVM e gas pari allo 0,25 per cento della produzione, questo CVM si disperde nell'ambiente di lavoro durante i successivi interventi sulle autoclavi, l'obiettivo che sta scritto nella relazione tecnica è migliorare l'igiene ambientale della sala autoclavi. Recenti modifiche alla procedura hanno migliorato la situazione riducendo il CVM dal valore di 600 - 750 PPM a 50 - 300 PPM. La chiusura tecnica della commessa è del 22 luglio del '76. L'obiettivo previsto era la riduzione del contenuto di CVM nei luoghi di lavoro a valori inferiori alle 50 PPM. A completamento dei lavori di queste commesse allegate, quelle che avevano visto prima, il tenore di CVM nel reparto è mediamente inferiore a 10 PPM. Qui ripeto ha cosa che ho detto prima, cioè fino a marzo del '76 sembra che il tasso non fosse inferiore a 10 PPM.

DOMANDA - Comunque misurato con il sistema di gascromatografo?

RABITTI - Sì, ma c'è questa, diciamo, dicotomia tra quello che dice il laboratorio e quello che dicono questi che manualmente propongono i lavori da eseguire nei reparti. A stare nel laboratorio abbiamo tutti i dati che sono riportati nelle varie tabelle mensili, a partire dal maggio del '75 il tasso era inferiore a 3 o 4 PPM, a seconda del reparto, 5 nel reparto più appesantito, e poi si è affievolito ulteriormente nel passare dell'anno. Io ho voluto mostrare queste cose che vengono dette per mostrare questa dicotomia.

DOMANDA - In realtà l'azienda aveva dati molto superiori, come si vede da questi documenti?

RABITTI - Presumo di sì.

DOMANDA - Come presume, non sono documenti questi?

RABITTI - Sì, sui documenti c'è scritto così.

DOMANDA - Allora non è che presume, è un fatto.

RABITTI - Io leggo così, che è scritto così sul documento, se avessi degli altri dati dell'azienda li mostrerei. Vi è un'altra commessa importante da citare, che è la sostituzione delle valvole di tenuta, quelle che diceva l'ingegner Nano prima relativamente a premi stop etc. Questa commessa è del primo settembre '75 e dice: "Le punte di inquinamento ambientale per perdite di CVM prima della modifica - questa è la verifica dell'ottobre '76 - superavano le 50 PPM per oltre il 2% circa del valore delle analisi cromatografiche, si è constatato dalla relazione tecnica che tali perdite sono determinanti nell'innalzare il livello medio di CVM nell'ambiente di lavoro ai valori di circa 10 - 15 PPM e sono la causa del verificarsi di punte di inquinamento superiore alle 50 PPM". Da notare che all'inizio del '75 i gascromatografi non erano settati a 25 PPM ma a 50, successivamente il limite superiore è stato abbassato a 25, ed è per quello che adesso questi dicono punte oltre i 50 PPM. Quindi, rispetto alla domanda che faceva il dottor Casson prima, anche qui si nota una certa dicotomia perché da una parte vi è un dato che dice che nell'ambiente di lavoro rilevato con il gascromatografo si è sui 2 - 3 PPM, qui dice che nell'ambiente di lavoro misurato con il gascromatografo si è fra i circa 10 - 15 PPM, quindi io non so risolvere questa dicotomia per il fatto che c'è, e sta di fatto che sulla base di questa relazione l'azienda ha investito un sacco di miliardi per, diciamo, migliorare l'igiene ambientale. Questa nota è importante e dice: "Solo dopo la realizzazione delle sostituzioni previste nella persone richiesta sarà possibile valutare se il livello di CVM raggiunto nei vari posti di lavoro sarà sufficiente da permettere di mantenere in marcia il reparto"; questa commessa è stata chiusa nel settembre '76, quindi sembra che finora allora non vi fosse la sicurezza di poter mantenere in marcia il reparto, il che significa che fino a quella data non erano sicuri di poter mantenere il tasso di CVM negli ambienti al di sotto dei limiti di 2-3 PPM, non tanto di 1 che è venuto dopo, ma almeno 2 o 3. Ecco, ripeto, queste sono indicazioni contraddittorie rispetto a quanto si rileva dalle analisi della concentrazione mediante gascromatografo. Se volete posso passare alla stessa cosa per il CV14, è simile insomma. Beh, questa, per il lavaggio con autoclavi in alta pressione è praticamente simile a quella precedente quindi la saltiamo.

DOMANDA - Eravamo nel luglio '77 lì, mi pareva di aver visto rapidamente all'inizio..

RABITTI - Sì, la chiusura del lavoro era del luglio '77, quindi..

DOMANDA - Siamo al CV14 e 16 mi pare.

RABITTI - Sì, comunque praticamente si dice.., se volete ve le leggo, sono un po' diverse ma simili.

DOMANDA - Quanto meno di dare delle indicazioni, di date, poi verrà depositato tutti i documenti e quindi si potranno vedere per esteso, ma quanto meno il discorso delle date e dei reparti, concentrazioni, è meglio che venga dato.

RABITTI - Il lavoro è chiuso..

 

Presidente: qua siamo nei reparti allora?

RABITTI - CV14-16.

 

Presidente: allora, ci dica, la chiusura del lavoro è del 1977?

RABITTI - Sì.

 

Presidente: i dati che risultano dai documenti quali sono e gli obiettivi quali sono?

RABITTI - L'obiettivo era quello di ridurre nell'ingresso degli operai in autoclave per raschiare via le croste con il raschietto. Praticamente alla fine riporta quanto già letto prima, questo documento qua, risultate decisamente fuori alle aspettative che prevedevano l'entrata in cavità esclusivamente per manutenzioni.

DOMANDA - Appunto, siamo nel luglio '77, questo va segnalato, decisamente inferiore alle aspettative.

RABITTI - Praticamente non si sapeva a quella data, cioè, a quella data questo tipo di intervento veniva definito non verificabile e la commessa non poteva essere chiusa e non aveva risolto il problema, che era quello di evitare l'ingresso degli operai negli autoclavi.

 

Presidente: per la manutenzione, mentre dice, in realtà l'entrata in cavità per pulizie si è ridotta da 20 - 25 cariche, a 30 - 35.

RABITTI - No, dice, l'obiettivo era quello di entrare solo per manutenzione, invece non essendo questa commessa, cioè, questo sistema che abbiamo messo in funzione, funzionale, l'entrata in cavità per le pulizie si è ridotta da 20 - 25 cariche a 30 - 35, cioè, si è ridotta un po' ma non tanto, si è ridotta del 50%. Comunque non è vero che a quella data gli operai non entrassero in autoclave, ci entravano di meno, si entravano, diciamo, in condizioni migliori rispetto alle precedenti, ma ci entravano.

DOMANDA - Tra l'altro lì mi pare che ci siano anche di più autoclavi, che siano 14 invece di 8, quindi sono anche quasi doppi.

RABITTI - 14 autoclavi.

DOMANDA - Quindi le entrate in tutte le autoclavi vanno commisurate al tempo indicato prima al numero di autoclavi anche.

RABITTI - Sì, nel CV14-16 sono due file da 7 autoclavi per un totale di 14. Andiamo avanti con la lettura dei commenti alle commesse?

DOMANDA - Sì.

RABITTI - Allora, polmonazione dei serbatoi torbida con azoto e collegamento tra di loro degli sfiati di serbatoi, obiettivo, e in mancanza di polmonazione durante lo svuotamento dei serbatoi si ha un ingresso di aria con conseguenti possibilità che si formi una miscela esplosiva; inoltre nella fase di riempimento si ha una fuoriuscita di CVM e gas circa mille metri cubi al giorno che inquina l'ambiente. Chiusura tecnica febbraio '95. Qui c'è da notare una cosa, la verifica dice: "Si è passati da valori di 1500-2000.."

DOMANDA - Sarà il '75.

RABITTI - Sì, '75, ho sbagliato a leggere, scusate. "Da valori di 1500 - 2000 PPM nell'aria a valori mediamente inferiori a 1 o 2 PPM", è da notare che la chiusura tecnica della commessa coincide con l'entrata in funzione dei gascromatografi, quindi vale il discorso precedente insomma. "Apertura di una finestratura a scandolo per sala autoclavi, l'obiettivo, miglioramento condizioni ambientali dal punto di vista delle temperature ed umidità ambiente". Questo non c'entra con l'abbassamento dei limiti del CVM, anche se non c'entra come obiettivo ma c'entra perché la possibilità di ventilare, evidentemente, dà la possibilità di diluire il gas nell'aria, e quindi abbassa le concentrazioni, però queste finestre non erano sempre aperte. Un'altra cosa da dire è che sia il CV6 che il CV14 mi pare che fossero chiusi, al contrario del CV24 che è un impianto aperto. L'obiettivo anche della sostituzione dei abbattitori di schiuma con altri di dimensioni maggiori è, non è relativo a questioni ambientali ma è relativo ad aumento di potenzialità. Lo strippaggio del lattice in autoclave con recupero del CVM in gasometro, obiettivo..

DOMANDA - Cosa significa strippaggio del lattice?

RABITTI - Passo la parola all'ingegner Nano che è più esperto di me.

DOMANDA - Cosa significa strippaggio del lattice?

NANO - Sostanzialmente il problema è quello che avevo illustrato precedentemente. Nel lattice resta del cloruro di vinile monomero, per eliminare il cloruro di vinile monomero sono stati adottati nel tempo varie tecniche, cioè quello di andare sotto vuoto, di riscaldare il lattice, l'ultima adottata riguarda lo strippaggio, cioè, si strippa in fase gassosa il cloruro vinile monomero, quindi è una tecnica che serve a diminuire la concentrazione di CVM nel lattice, in modo tale che quindi poi ne venga liberato di meno all'interno del reparto.

RABITTI - Il lavoro è stato chiuso il 12 giugno '76, anche lo spurgo come vapori degli autoclavi, che non è questo ma è un altro lavoro. Modifiche anche recenti delle procedure hanno migliorato la situazione riducendo il CVM da valori di 1500 - 2900 a 100 - 300 PPM. A fine polimerizzazione e scarico nell'autoclave resta attualmente circa il 30% in volume di CVM, circa 14 chilogrammi. Questo CVM si libera praticamente tutto nell'ambiente di lavoro durante le operazioni successive; la presente modifica prevede il recupero di tale CVM. Altra fonte di inquinamento del CVM nello stesso ambiente è costituita dalla presenza nelle sale autoclavi dei compressori per CVM e gas necessari alla fase di passaggio della carica. Qui si sono riscontrati valori di CVM di 100 - 500 PPM con punte di 4000 PPM. Poi, questa non l'abbiamo reperita, la smaltatura degli autoclavi. Alimentazione e stirolo degli autoclavi per bloccare istantaneamente la polimerizzazione; questa è una cosa di a processo che serve ad evitare che il PVC si polimerizzi in autoclave bloccandola, quindi non è, anche questo, un obiettivo ambientale, l'obiettivo è controllare e inibire la polimerizzazione qualora questa tendesse a degenerare, in questo modo si potrà garantire l'incolumità del personale, perché sennò scoppiava. Recupero CVM mediante compressione e liquefazione con sostituzione dei vecchi compressori. Giustificazione dell'investimento: L'attuale sistema di recupero CVM è insufficiente per far fronte alle esigenze del degasaggio dei reparti 14, 16/1 e 16/2 e CV6, si perdono pertanto 1000 tonnellate all'anno di PVC in sospensione e 600 tonnellate all'anno di PVC in emulsione; inoltre questa sostituzione verrà aggravata con l'aumento di 10000 tonnellate all'anno della capacità produttiva del reparto CV6; anche questo non sembra un intervento di tipo ambientale. Monitoraggio delle aree con gascromatografo l'abbiamo visto. Ecco, qui vi è la tempistica dei lavori che è un po' meno completa dell'altra, ci sono alcuni punti bianchi però anche qui, questo, a questo punto è marzo, e di commessa entrata in funzione ce ne sono due, tre, questa la polmonazione dei serbatoi torbida con azoto, l'apertura delle finestre, due non le abbiamo reperite, e il recupero del CVM a gasometro, le altre modifiche sono andate molto più avanti nel tempo.

 

Presidente: cioè? Più o meno?

RABITTI - Sì, per tutto il '75, come minimo per tutto il '75, abbiamo anche le date, alcune vanno avanti fino al '77, insomma, sono praticamente relative a quei due step di lavori che abbiamo visto prima. Non ho dato, non l'ho riportato per brevità, comunque verranno allegati. Ecco, questa è la parte relativa agli impianti. Io adesso passerei, se va bene, se non ci sono domande, alla parte relativa alle esposizioni, con riferimento ai contratti collettivi di lavoro che facevano proprie e rendevano vincolanti le concentrazioni dell'associazione degli igienisti americani.

DOMANDA - Quindi il problema del rispetto di questi limiti di concentrazione.

RABITTI - Sì. Ecco, già nel '62 la Sicedison, che è nata prima della Montedison, considerava 500 PPM come massima concentrazione tollerabile di CVM, anche se le concentrazioni erano molto più elevate.

DOMANDA - Ecco, questo dice Sicedison, considerava come massima concentrazione tollerabile sulla base di cosa?

RABITTI - Questo non lo so, io l'ho trovato scritto in un bollettino.

DOMANDA - E` un bollettino che è datato, è indicato lì, è un atto di..

RABITTI - Sì, è scritto sul bollettino.

DOMANDA - E` sufficiente dire questo, è un bollettino Montedison.

RABITTI - L'ingegner Nano mi dice che questo era il limite proposto per allora dall'associazione dell'A.C.G.I.H..

 

Presidente: qua siamo nel?

RABITTI - Nel '62. Fino al '65 la stessa azienda ritiene che l'esposizione media per gli autoclavisti e i quadristi fosse maggiore di 500 PPM, tra il '65 e il '73, i dati che stanno nella indagine Comba-Pirastu etc., che avete già visto, parlano di dati da 200 a 499 PPM nei reparti più esposti, e vedremo invece che le concentrazioni in questi reparti erano spesso molto superiori a questi. Allora, il contratto di lavoro per l'industria chimica...

DOMANDA - Ecco, come domanda, visto che è stata accennata da lei nell'introdurre questo capitolo, ha fatto riferimento al contratto nazionale di lavoro appartenente per gli addetti all'industria chimica, chimico farmaceutiche, quindi Federchimici, Filcea etc., i contratti di lavoro che lei ha potuto esaminare, che ha e che verranno prodotti, anche se in parte lo sono già, di che anni sono e che cosa dicono su questi limiti? A partire dal '69.

RABITTI - Io ho questo contratto del '69 che praticamente fa proprie le tabelle dell'A.C.G.I.H. dice: "Non sono ammesse concentrazioni superiori a quelle dell'A.C.G.I.H.", la cosa importante è che dice: "Tali tabelle sono allegate al presente contratto e verranno aggiornate in relazione ai mutamenti ad esse apportate" e riporta in calce il valore di concentrazione massima tollerabile di tossici presenti nell'aria ed adottati dalla conferenza. Per il vinil cloruro è raccomandato un mark, che è il massimo livello raggiungibile, ammissibile di concentrazione di 500 parti per milione, la sostanza è contrassegnata con la lettera C, cioè vuol dire che è il tetto massimo, nel senso che per altre sostanze che non sono contrassegnate con questa lettera il livello è un livello tollerabile e sono consentiti superi a seconda delle concentrazioni ammissibili. Per questa sostanza contrassegnata con C, che adesso vedremo cosa dice testualmente, non sono ammessi superi.

DOMANDA - Neanche in un singolo momento?

RABITTI - No, adesso leggo letteralmente quello che dice l'A.C.G.I.H.. Dice: "Sebbene la concentrazione decontaminante è determinata mediamente nel tempo e rapportata al valore limite rappresenti l'indice più pratico e soddisfacente per valutare l'inquinamento atmosferico - qui si parla ancora di inquinamento atmosferico - vi sono alcune sostanze per le quali simili criteri non è appropriato, appartengono a quelle categorie quelle sostanze che agiscono rapidamente il cui limite di concentrazione pertanto deve essere fissato tenendo conto di questa loro particolare proprietà. Gli effetti nocivi di - ho sbagliato - tale sostanze, possono essere meglio prevenuti approntando i lavori posti e indicati come C, come limite che non dovrebbe mai essere superato. Il valore del limite assoluto C rappresenta una soglia ben definita che non deve essere superata". Nel rapporto CV6, secondo le stesse controdeduzioni dei periti Enichem, il tasso di inquinamento nel periodo dal '70 al '74, variava da 200 a 2000 PPM. In sala autoclavi si arrivava, durante il degasaggio, è in un bollettino del '70, ha 5500 - 6000 PPM. Durante il lavaggio autoclavi le condizioni erano peggiori, si arrivava all'uscita a 4000 PPM. Il limite, questo è un bollettino del 7 marzo '69, il limite inferiore di esplosività di 40000 PPM era superato durante il lavaggio aria e in lavaggio di 3 metri dall'autoclave. Se avete un attimo di tempo vi faccio vedere la tabella.

 

Presidente: sì, vada pure avanti.

RABITTI - Questo è interessante perché fa vedere anche la diffusione, soprattutto i bollettini, fanno vedere la diffusione del gas, sono importanti anche per questo oltre che per la verifica di una concentrazione intollerabile anche allora di gas. Ecco, vengono riportati i valori del Lie, che vuol dire limite inferiore di esplosività, cioè 40000 PPM, durante, riscontrati all'inizio e durante il lavaggio con aria degli autoclavi, prima dello spurgo con vapore. Come si vede sono alla posizione, in questa posizione, sono due posizioni, che adesso specifichiamo quali sono quando finisce di macinare, Comunque, ci sono due posizioni, nella prima posizione, all'inizio del lavaggio si va sempre al di sopra del limite di esplosività, quindi vuol dire che vi erano problemi di tipo sanitario ma anche problemi relativi a possibili esplosioni di questa miscela. Dopo due minuti si è ancora a 100% del limite di esplosività, dopo 4 minuti.., sto guardando la prima colonna, le altre comunque sono abbastanza simili, dopo 4 minuti si è al 55%, cioè oltre 20000 PPM, dopo 6 minuti al 35%, circa 1300 PPM, e dopo 8 minuti al 15%, che sono circa 600 PPM, gli altri numeri sono congruenti. Avevo scannarizzato solo quello per chiarezza.

 

Presidente: questo è un documento che lei ha trovato dove?

RABITTI - Negli allegati, le dico anche espressamente qual è. Del 7 marzo del '69, sono in allegato alle controdeduzioni dei consulenti di parte.

 

Presidente: ai consulenti di parte della difesa.

RABITTI - L'altro è simile come concentrazioni ma diverso come tipo di misurazione. La posizione di misura 1, quella che abbiamo visto, era situata di due metri di fronte l'autoclave, e l'altra spostata di due metri rispetto alla precedente, la distanza è quasi tre metri dall'autoclave, ed anche lì c'erano concentrazioni, come avete visto, molto forti. C'è anche la tempistica del lavaggio delle autoclavi.

DOMANDA - Il tema di questa parte era relativo ai contratti Fulc, i limiti che venivano indicati nei contratti Fulc, fino questo momento ci siamo limitati ad indicare i limiti del contratto del '69, cioè 12 dicembre del '69, il successivo contratto collettivo di lavoro per l'industria chimica, chiamiamolo contratto Fulc, a quale risale e cosa precisa?

RABITTI - Se permette un attimo diamo un'occhiata a questo documento. E` dal bollettino del 16 febbraio del '69. A 5 metri dall'autoclave di fronte ci sono ancora 40 mila PPM, il limite inferiore di esplosività è superiore a 100, qui lo misura in PPM, superiore a 40 mila PPM. Questo ad 8 metri lateralmente si sta a 2 mila PPM, a 10 metri a 400 PPM, sotto a 80 PPM. Dice: questi rilievi sono stati effettuati in ordine successivo di tempo dall'inizio della reazione. Sarebbe bello sapere qual è questo ordine ma non c'è scritto qua, sta di fatto che si nota che in un raggio abbastanza notevole a 5 metri dall'autoclave si supera il limite di esplosività, nonostante che il contratto parlasse di 500 PPM.

DOMANDA - Una precisazione sul punto: sotto il reparto era aperto, c'è tutta questa differenza, bisogna spiegarla un attimo, sotto era aperto. C'è un altro bollettino del dicembre del '72, il numero 452/114.

RABITTI - Questo bollettino fornisce una tempistica.

DOMANDA - Quale, siamo a quel del '69?

RABITTI - Sì, siamo quello di prima, questo importante perché ci dà i tempi del lavaggio ed un calcolo teorico di concentrazioni a cui potevano venire sottoposti gli operai nella loro mansione, più che come singolo punto. Dico subito che è un calcolo ipotetico, adesso vediamo perché. Comunque dice: in sala autoclavi ci sono 14 autoclavi che vengono sottoposte al lavaggio alla fine di ogni carica, ogni 11 ore circa, ogni lavaggio dura 7 o 8 minuti, complessivamente ogni 24 ore vengono effettuati 30 lavaggi per una durata complessiva di 240 minuti. Supponendo che ci fosse solo un operatore, durante il suo turno, che facesse questo tipo di lavoro, e supponendo che non ci fosse altra presenza di CVM nell'aria al di là di quella che usciva dall'autoclave, è un calcolo abbastanza cautelativo, anche perché questo CVM restava lì, non è che andasse da altre parti, possiamo calcolare la media di concentrazione dei gas a cui era sottoposto quell'ipotetico operatore che faceva tutti i lavaggi, non era così, ma basta calcolare questo limite rispetto al numero di operatori che facevano i lavaggi per avere un'idea di quale fosse la concentrazione media. Se un solo operaio effettuava 10 operazioni per turno, per un totale di 80 minuti, possiamo calcolare che la concentrazione media a cui era sottoposto era pari a 3600 PPM, è un'ipotesi tanto per capire quali potessero essere gli ordini di grandezza. Sempre nello stesso reparto si rilevano, nel reparto e quindi non proprio vicino all'autoclave, valori di concentrazioni che variano tra 7140 ed 11400 PPM. Il successivo contratto, a cui faceva riferimento il dottor Casson, del '72, ribadisce quanto disposo dal contratto precedente. Questo contratto riporta anch'egli i limiti di soglia della A.C.G.I.H. e qui vi è una cosa che si può prestare a diverse interpretazioni, nel senso che ci sono due tabelle, una tabella in cui sono riportati i limiti accettati ed un'altra tabella dove sono riportati i limiti proposti. In questo documento nel '71 della A.C.G.I.H. nella tabella dei limiti accettati è riportato per il cloruro di vinile monomero solo questa sigla: due asterischi e C. Due asterischi vuol dire vedi avviso di proposte di modifica, e C come ceiling, l'abbiamo visto prima. Nell'avviso di proposte di modifiche è scritto che la variazione proposta è 200 PPM, quindi vi è questo interregno tra le 500 PPM della tabella precedente e le 200 proposte qua. Però questa è una cosa che non si può risolvere forse qua, non avendo contato il limite nella tabelle della concentrazioni ammissibili si può pensare di fare riferimento solo al limite della tabella delle concentrazioni proposte, questa è una cosa che può essere opinabile.

DOMANDA - Comunque un limite massimo non superabile in alcun momento?

RABITTI - O è in vigore il 200 PPM non superabili, come sembra, almeno questa è la mia interpretazione, comunque è la mia, comunque era in vigore almeno quello di 500 PPM non superabile, ceiling, vuol dire massima soglia. E` stabilito un limite che non si sarebbe superato. Fino a metà del '73, in un bollettino del '73 che allegheremo, il limite di concentrazione ammissibile è reputato essere ancora 500 PPM, che veniva spesso e volentieri superato. In questo bollettino si parla di 1580 PPM durante l'apertura del boccaporto dell'autoclave o durante altre operazioni come il degasaggio. Altre analisi hanno riportato, bollettino del '74, concentrazioni di 4000 - 3650 e 1765 PPM in condizioni considerate normali. Al piano terra della zona autoclave lo stesso bollettino riporta 688 PPM, in considerazione che il CVM ha un peso rispetto all'aria di circa due volte e mezzo, tende a cadere. Nel '74 però, come vedremo dal successivo bollettino della A.C.G.I.H. si considerava ammissibile una concentrazioni di 50 PPM, anche se i valori misurati erano molto superiori. Se volete vedere i bollettini relativi posso mostrarli.

 

Presidente: Se sono allegati possiamo riferirci ai bollettini che sono documenti provenienti dalla società.

RABITTI - Noi abbiamo in copia, comunque sono depositati.

DOMANDA - Solo acquisiti agli atti del Tribunale. Solo una precisazione sull'impianto CV24, che all'epoca era nuovo, cioè nel '73, era appena entrato in funzione, se questi limiti anche previsti dal contratto erano rispettati o meno?

RABITTI - No, abbiamo un bollettino del CV24 del '74 in cui si parla di punti di 5366 PPM e valori di 200, 125, 290 e 300 PPM compresi nel periodi di durata tra i 30 e i 50 minuti, questo è relativo al CV24, è un documento del dicembre del '74. Tornando al discorso di prima con dati di questo genere a dicembre del '74 sembra abbastanza irrealistico pensare che a marzo del '75 fossero al CVM dati di concentrazione medi di circa 1 o 2 PPM. Nel luglio del '74....

DOMANDA - Bisogna anche dire che quando facevano questi controlli il tempo entro il quale dovevano effettuare i controlli dovesse essere limitato a 15 minuti, non a 30 o 50, per motivi di diluzioni, era questo il concetto di limite ceiling e quindi di affrontare il controllo in una certa maniera.

RABITTI - Infatti anche con questi tempi che sono rispettivamente il doppio ed il triplo rispetto al tempo di 5 minuti...

DOMANDA - C'è comunque una diluizione e nonostante tutto arriviamo a pacchi altissimi.

RABITTI - Questo di punta è un prelievo istantaneo, 5366, poi si vede anche dal bollettino, invece questi valori sono con prelievi dai 30 ai 50 minuti, già con questa diluizione si è da 4 o 6 volte oltre il limite. Nel luglio nel '74 su un controllo di 8 ore sono state evidenziate concentrazioni da 100 e 185 PPM al centro delle autoclavi, quindi non vicino ai punti di sfiato. Anche nel '75 questo limite è stato spesso superato presso il CV14 ed anche qui l'analisi su turni di 8 ore, nella sala compressori, su 19 turni 3 superavano le 50 PPM variando da 73 a 113 a 91. Questi sono durata di 8 ore, sicuramente i picchi erano molto superiori alla media evidentemente. Altra serie di rilevazioni dal 3 al 9 febbraio del '75, cioè il mese prima che andasse in funzione il gascromatografo, altri tre turni hanno superato il limite di 50 PPM ed uno è stato sottoposto ad una media di 100 PPM. Un altro su 8 ore, sempre il 25 gennaio del '75, c'è stata una media di 586 PPM su 8 ore. Dal 3 al 9 febbraio del '75 la media dei turni in sala compressori è stata, con queste misure che sono misure non personali ma eseguite in punti al centro della sala autoclavi e neanche vicine ai punti di emissione. Con queste medie, con questo tipo di rilevazione la media dei turni in questa settimana è stata di 22 e 23 PPM, in sala autoclavi di 17 con una media di quasi 20 PPM tra i due reparti, il mese dopo diventa 5, 4 o 3 a seconda del reparto. Il successivo contratto di lavoro del '76 riporta la A.C.G.I.H. del '75 che ha una variazione rispetto alla classificazione precedente e dice: il comitato elenca qui di seguito le sostanze di uso industriale che si sono mostrate carcinogene per l'uomo o che hanno provocato tumori in animali in adeguate condizioni sperimentali, per la seguente classificazione delle sostanze carcinogene per l'uomo prende in considerazione tre forme, la prima 1A comprende quelle sostanze a cui è già stato assegnato un TLV, il valore limite di soglia, la seconda parte 1B comprende sostanze il suo utilizzo nelle attuali condizioni ambientali non permette di assegnare un TLV, e la terza comprende le sostanze per le quali si è in attesa di dati più definitivi per una nuova associazione del TLV e quindi dovrebbero per ora essere ascritte tra le sostanze carcinogene del gruppo 1B. Del gruppo 1C fa parte solo il cloruro di vinile.

DOMANDA - Quindi non viene assegnato un TLV.

RABITTI - Per le sostanze elencate in 1B non dovrebbe né alcun contatto o per via respiratoria o per via cutanea o per via orale la cui entità deve essere valutata con i metodi più sensibili, né esposizione né contatto significa circoscrivere le operazioni o i processi lavorativi garantendosi con i migliori metodi tecnologici consentiti. I lavoratori devono essere adeguatamente equipaggiati così da non permettere alcun contatto virtuale con la sostanza carcinogena. Questa ultima frase, questa è la mia interpretazione, significa che i lavoratori dovevano essere adottati di mezzi di protezione personale, nel caso ci fosse presenza di questo tipo di sostanza. Qui siamo fuori dalla citazione, questo è il mio parere.

DOMANDA - Non è solo un problema di tipo personale, è un problema di alcun contatto virtuale che può riguardare anche il ciclo produttivo, per esempio il discorso del ciclo chiuso che non è un problema di protezione personale.

RABITTI - Certo.

DOMANDA - Va un attimo precisato questo discorso dei mezzi di protezione personali, è un problema di ciclo e di processo.

RABITTI - Era il momento in cui le amministrazioni sindacali parlavano del cosiddetto Mac 0, che non si voleva da parte di alcuni che ci fosse alcun contatto con questo tipo di sostanza. DOMANDA - Che è in perfetta corrispondenza con il contratto poi, questo è scritto in contatto?

RABITTI - Questa è una tabella allegata che fa parte del contratto, che viene richiamata dal contratto.

DOMANDA - C'è l'ultimo contratto del '79.

RABITTI - Il successivo contratto del '79 imposta i limiti proposti per il '78. Per il cloruro di vinile c'è una proposta di portare a 5 PPM la sostanza che viene classificata nella categoria 1A sostanze carcinogene per l'uomo, sostanze legate al processo industriale riconosciute carcinogene o con potenzialità cocarcinogena con TLV definito. Qui vi è da notare anche questo contrasto che c'era tra l'O.S.H.A. e la A.C.G.I.H. perché l'O.S.H.A. è un organismo federale e la A.C.G.I.H. è un organismo che fa riferimento al mondo industriale. Ci sono le ultime righe relative all'impianto pilota e poi chiudiamo questo argomento. Rispetto a quello che ha detto il professor Nano ho alcune considerazioni sull'impianto pilota. Non risulta essere mai stato autorizzato, non è stato dotato di gascromatografo fino ai primi anni '80, forse per questo motivo si misuravano punte di inquinamento da CVM fino a 925 PPM. Questo è un bollettino del '78. La stessa azienda riconosce, in una relazione dell'80, la cosa che abbiamo letto prima, impianto pilota, nel corso del '79 rilevamenti seppure discontinui hanno messo in evidenza punte di concentrazione fino a 100 PPM allo scarico delle autoclavi, anche a marzo '80 si raggiungevano punte di 114 PPM allo scarico delle autoclavi. Poi vi è una segnalazione di un'anomalia del CV24 nel '77 che al posto operatore dell'autoclave numero 12, a quota 6 metri, si rilevano 279 PPM durante un controllo di 40 minuti. Questo ha un significato piuttosto pesante, secondo me, perché o il gascromatografo era staccato, in quel momento lì, che potrebbe anche darsi, ma nel quaderno non abbiamo rilevato alcuna segnalazione, oppure che durante questi 40 minuti questo operaio è stato sottoposto ad una concentrazione di quasi 300 PPM senza che il gascromatografo segnalasse alcunché. Stessa cosa si può dire per un altro bollettino di un certo Bolcato Radames che era stato sottoposto, su una media di 8 ore, a 30 PPM nel '77. Io questa parte l'avrei chiusa.

 

Presidente: eventualmente riprendiamo verso le 15.15, immagino per il periodo successivo.

RABITTI - Ho alcuni argomenti ma sono più brevi di questo.

 

Presidente: possiamo riprendere.

DOMANDA - I due punti che mancavano per concludere la trattazione, almeno oggi da parte dell'ingegner Rabitti, riguardano la granulometria delle polveri negli impianti in sospensione ed in emulsione e poi i reparti CV5-15 fino all'85, poi PVC e piombo fuori limite secondo quella che è la documentazione acquisita ed esaminata.

RABITTI - Abbiamo reperito tre certificati di analisi della granulometria delle polveri, uno per impianto, CV6, CV14 e CV24. E` presente perché le polveri di diametro inferiore sono le più pericolose in quanto si infiltrano meglio nei polmoni. Mi pare che ci sia stato anche un confronto in una seduta precedente relativa al diametro delle polveri. Praticamente le analisi che abbiamo reperito sono circa del '79, sono tre analisi, e mostrano che il contenuto particella al di sotto dei 30 micron è molto alto per questo tipo di polveri, ed è abbastanza simile per i tre impianti di cui una parte è in polimerizzazione ed una parte di polimerizzazione in sospensione ed in emulsione. Da quell'analisi lì non si evince una sostanziale differenza del tipo di polveri, queste sono le uniche analisi che abbiamo reperito. La linea blu è il reparto CV6, le due linee rossa e gialla sono del reparto CV14, la zona dei vagli e dei sottovagli, e la linea azzurra è del CV24. La parte a sinistra di questo punto, dove è scritto 30, è la parte di diametro superiore ai 30 micron, nel caso un po' estremo di questa linea dei vagli praticamente al di sopra dei 30 micron c'è il 70 per cento e sotto il 30 per cento ripartito nelle varie granulometrie. Invece sia al CV6 che al CV14 sottovagli la parte di diametro inferiore a 30 micron è intorno al 35 per cento, e si ripartisce, ma in maniera abbastanza omogenea tra tutte le altre classi di granulometria che sono contenute nel certificato. Stessa cosa per quanto riguarda il CV24 che addirittura ha il 20 per cento di polveri con diametro superiore a 30 micron, ed il 70 per cento con diametro inferiore a 30 micron che si ripartiscono al di sotto di questo diametro in maniera sempre abbastanza omogenea, tra ogni classe c'è circa un 10 per cento di polvere appartenente alla classe. Cioè tra 30 e 9,2 micron c'è il 10 per cento, tra 9,2 e 5,5 un altro 10 per cento, etc.. Quindi è una volumetria abbastanza omogenea in dispensa verso la parte non più misurabile al di sotto di 0,1 micron. Questo è un grafico importante perché dimostra che non è vero che le polveri che erano nei reparti di polimerizzazione fossero di diametro superiore sempre ai 30 micron.

DOMANDA - Vuole illustrare nello specifico il documento e la relazione che riguarda il reparto CV6 allegato alla commessa 4709/03 dell'80. Al di là del grafico una percentuale di numeri più precisi, dal grafico le percentuali si capiscono un po' meno.

RABITTI - La relazione riguardante il CV6 è del 23 gennaio dell'80 e si richiede un intervento di captazione delle polveri perché la polverosità è di 1 grammo al metro cubo, questa relazione fa riferimento alla seconda delle due analisi eseguite nel '79.

DOMANDA - In che zona?

RABITTI - Nella zona insacco in ambiente. Poi ci sono analisi relative al CV14, effettuate nel '79, una riferita al centro della zona dei vagli ed un'altra al centro della zona dei sottovagli, poi c'è il CV24, sono tre analisi, ne abbiamo riportato solo una perché la stessa azienda dice: siccome in queste altre due analisi abbiamo reperito poca polvere, i dati di analisi di questa polvere non sono molto significative perché la quantità è troppo limitata per poter essere analizzata. Per il CV6 nel certificato di analisi si indicano come polveri respirabili quelle del diametro inferiore ad 1 micron, che però non è vero perché negli altri certificati si indicano quelli di diametro inferiore a 10 micron.

DOMANDA - E` 10 micron, manca uno 0 in pratica?

RABITTI - No, nel certificato c'è scritto 1 micron, sarà sbagliato ma è scritto così. La frazione delle polveri respirabili...

DOMANDA - Questo dato è riportato anche nei certificati del CV14 e CV24, è un errore...

RABITTI - Lì c'è scritto 1 micron, sarà un errore ma è scritto così.

DOMANDA - Se nei grafici, come indicato lì sopra, nella nota riguardante il CV14 e CV24, indicano come respirabile e fastidiosa la polvere di granulometria inferiore a 10 micron, sarà 10 micron, è un errore di battitura?

RABITTI - Sarà così. Comunque la frazione delle polveri respirabili inferiori a 10 micron era il 56 per cento su una concentrazione di un grano/metrocubo, per un totale di 565 milligrammi per metrocubo, per circa 100 volte sopra il TLV, valore limite di soglia in vigore a quell'epoca. Passo al successivo. Abbiamo reperito una serie di certificati che indicano le concentrazioni di polveri, piombo e cadmio in questi reparti. Volevo premettere quali erano i limiti che erano consentiti secondo il contratto e secondo il bollettini della A.C.G.I.H. allegati, salto la definizione dei valori limiti di soglia che penso che l'abbiate già sentita. A quell'epoca il valore limite di soglia era di 10 milligrammi per metro cubo, non è segnato questo STEL che è il limite per la breve durata di 15 minuti di prova, per il piombo 0,15 milligrammi per metrocubo uno STEL di 0,45, e per il cadmio 0,05 con uno STEL di 0,2. Questi valori sono anche fissati nel bollettino del '78. Abbiamo trovato numerosi bollettini relativi al reparto CV5-15 che segnalano una situazione irregolare dal punto di vista di queste concentrazioni. Fino all'86 i valori STEL era abbondantemente superati, si arrivava anche a migliaia di milligrammi per metrocubo per il piombo e a migliaia di milligrammi a metrocubo per le polveri e a centinaia di milligrammi per il piombo. Quindi supera di centinaia di volte il limite. Nella tabella che adesso andiamo a vedere riportiamo i superi, solo i superi evidentemente della sostanza considerata, relativamente ai vari reparti, comunque queste analisi vanno dal '73 fino all'85, mi pare. Vi faccio vedere quali sono. Ripeto, TLV 10 milligrammi per metrocubo per le polveri respirabili, piombo 0,15 e cadmio 0,05. Nel '73 siamo già molto fuori per il piombo, nel '77 per le polveri, poi ancora nel '77 per il piombo, e rispetto al valore STEL c'è da notare che le prove erano di 20 minuti e non di 15. Si va all'83 dove addirittura si va a concentrazioni di 208 milligrammi per metrocubo di polveri e a 15 milligrammi di piombo e 0,078 di cadmio. Altri valori analoghi si trovano ancora in quegli anni. Durante parecchi anni veniva segnalata, quando si riscontravano queste anomalie, la motivazione che era scarsa ventilazione della cappa. Durante tutti questi anni si vede che la cappa ha continuato ad avere una scarsa ventilazione. Vi lascio l'elencazione di tutte le analisi, comunque si vede che fino all'84... anzi dall'83 scarsa ventilazione della cappa, e così avanti fino alla fine dell'84, qui praticamente nell'85 leggo condizioni normali, e queste condizioni normali sarebbero condizioni di alcune volte esubero di polveri, però qui si tratta di polveri, non è specificato se siano polveri respirabili o meno, perché non c'è la differenziazione a seconda dei diametri. Sta di fatto che si può pensare in linea di massima di applicare la granulometria presente nelle polveri dei certificati che abbiamo allegato per avere un'idea di quale fosse la concentrazione di polveri respirabili anche in queste zone, comunque sono anche molto sopra ai limiti del piombo e del cadmio. La tabella è colorata per differenziarla dalle altre, non perché la sostanza abbia un'importanza diversa dalle altre. Questo arriva fino all'85 ed i campionamenti non sono né TLV né STEL ma sono campionamenti che variano dai 3 agli 11 minuti. Comunque qui sono fuori dai limiti praticamente per tutto l'85, quando c'è un tipo di lavorazione che non viene specificata. Io credo che le mie...

DOMANDA - Il limite STEL deve essere considerato come la concentrazione massima ammessa puntualmente?

RABITTI - No.

NANO - Il problema è in questi termini. La A.C.G.I.H. definisce un limite che è il valore medio sulle 8 ore, siccome il valore medio sulle 8 ore può essere ottenuto in molti modi, facciamo degli esempi, se il limite è 100 io posso avere 4 ore a 200 e 4 ore a 0 e la media è sempre 100, oppure posso avere 2 ore a 400 ed il reso a 0. E` evidente che il limite sulle 8 ore è in grado di proteggere la salute per l'intossicazione di tipo cronico ma non è in grado di proteggere la salute dei lavoratori dall'intossicazione di tipo acuto. In qualche modo lo STEL, che è il short term exposion limit, cioè l'esposizione limite per breve tempo, è quello che mi dà l'andamento dei picchi e delle valli. Quindi lo STEL è definito per un tempo massimo di 15 minuti, che deve essere seguito da un recupero di almeno un'ora, e che non può essere raggiunto per più di quattro volte in una giornata a condizione che comunque la media venga sempre rispettata, quindi lo STEL è nient'altro che un modo per normale l'andamento della concentrazione nel tempo, perché la concentrazione media su tutto il periodo di lavoro da solo non ci dice nulla. E` il valore che nel quarto d'ora non può essere superato, che deve essere recuperato nell'ora successiva e che comunque deve essere tale per cui nelle 8 ore venga rispettato anche il limite che protegge dall'intossicazione cronica.

DOMANDA - Una domanda specifica che avevo fatto relativamente allo spettrometro di massa sulla data la volevo parimenti rivolgere in relazione in relazione ai gascromatografi di processo, in particolare da quando si può ritenere che siano entrati in funzione.

NANO - Io ho un documento che poi allegherò, che è una specie di libro, in cui è presente la fotografia del gascromatografo di processo che è stato installato presso la Montedison. Cito a memoria. Direi che il libro che è della fine degli anni '60, i gascromatografi di processo erano disponibili dalla fine degli anni '60, mentre la tecnica gascromatografica era conosciuta sicuramente molto prima. Comunque è un documento che poi produrrò.

 

 

DEPOSZIONE CONSULENTE PUBBLICO MINISTERO

DR. SCATTO

 

RAFFRONTO TRA I SISTEMI DI MONOTORAGGIO

ESISTENTI ALL'INTERNO DELL'EVC

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Risulterà che era in funzione il gascromatografo per altri reparti, per altre funzioni già nel corso dei primi anni '60. C'era l'ultima parte che riguardava gli accertamenti che sono stati effettuati nel confrontare il gascromatografo allo spettrometro, anche successivamente alle indagini nel '96, in particolare proprio per verificare se quelli che erano gli assunti che sono stai riportati questa mattina, cioè di una migliore possibilità di intervento per monitore l'ambiente da parte dello spettrometro rispetto al gascromatografo, è un dato che si può confermare concretamente e praticamente sempre anche alla data di oggi.

SCATTO - Sono il perito Scatto, sono collaboratore del dottor Casson, mi occupo da diversi anni di igiene ambientale, in particolar modo di emissioni in atmosfera, sono un tecnico della Prevenzione e Sicurezza dello Spisal di Marghera. Abbiamo ricevuto l'incarico, in particolar modo il sottoscritto, di effettuare un raffronto tra i due sistemi di monitoraggio esistenti all'interno dell'EVC per vedere il grado di risposta dei due sistemi in situazione normale, quindi in occasione di eventuali eventi accidentali che si erano verificati nel passato e che si sono anche verificati in quest'ultimo periodo, in quest'anno. Per fare questo raffronto, questa indagine, abbiamo dovuto acquisire dei dati informatici dalla ditta EVC, li abbiamo avuti in supporto Cd-Rom e da là abbiamo dovuto fare una serie di elaborazioni. Il periodo preso in esame, in considerazione, riguardava giugno '97 ed agosto '98, quindi un arco di tempo abbastanza lungo. Per fare questo, per fare il raffronto di questi due sistemi di monitoraggio, abbiamo dovuto esaminare il manuale operativo dello spettrometro di massa, verificare le planimetrie e l'ubicazione dei punti di rilevamento dei due sistemi di monitoraggio, e abbiamo dovuto esaminare anche su supporto cartaceo, e quindi le stampate del gascromatografo e sulla base delle segnalazioni di eccezione, allarme e preallarme segnalate dal gascromatografo, si è andati a ricercare poi la risposta del nuovo sistema di monitoraggio funzionante con il sistema spettrometrico. Innanzitutto è importante a questo punto anche descrivere, seppure sommariamente, i due sistemi di monitoraggio, per capire la logica. In parte credo che l'abbia ben chiarito ed illustrato l'ingegner Nano. Nel lucido, che si vede purtroppo molto male, è rappresentato il sistema di monitoraggio funzionante con il gascromatografo. Come si vede ci sono diverse linee che sono rappresentate in colori diversi, costituite queste linee da prese, da diverse prese, quindi è un sistema multiterminale, quella che sta indicando con la penna è la presa, la linea di aspirazione fondo autoclavi, ed è composta da 10 prese di campionamento. Quella rossa che vedete in alto è quella che preleva l'aria in prossimità delle autoclavi linea B, abbiamo parlando dell'impianto CV24, più sotto invece c'è un altro sistema di campionamento, un'altra linea di campionamento che riguarda le autoclavi della linea A. Sulla destra c'è la zona serbatoi di torbida, cioè la soluzione ormai polimerizzata che fuoriesce poi dalle autoclavi, c'è in alto una colonna di strippaggio per il degasaggio del CVM, e proprio sulla destra, nella parte terminale, ed è indicato in quella zona là il punto di presa della campanella che c'è all'interno della sala controllo e quella mensa e degli uffici. Su questo è stato possibile fare poi delle osservazioni importanti, le vedremo poi successivamente. Il sistema di monitoraggio basato con lo spettrometro di massa è, Come ha detto l'ingegner Nano questa mattina, è un sistema monoterminale costituito da 64 punti di prelievo, di cui 4 sono per le tarature, 8 sono a disposizione, 52 di questi punti sono localizzati in aree critiche dell'impianto ed in zone di transito degli operatori. Per fare il raffronto dei due sistemi di monitoraggio abbiamo assunto alcuni criteri. Innanzitutto abbiamo considerato la comparazione, il raffronto di linee che siano localizzate alla stessa altezza, una cosa che non ho detto prima, magari forse si vede nell'altro lucido, è che ci sono queste linee che sono posizionate a diverse altezze, sono a tre altezze diverse, sono a 0 metri, quindi ad altezza d'uomo, a piano terra, a 6 metri e a 10 metri di altezza. Per fare un raffronto tra i due sistemi necessariamente si doveva considerare la stessa altezza, ovviamente considerando poi i tempi di rilevamento posizionati vicini tra di loro, quindi non abbiamo escluso i punti di rilevamento distanti e che non erano raffrontabili. Abbiamo escluso, per fare questo raffronto, ovviamente i periodi in cui ci sono stati dei fuori servizio, dei mal funzionamenti dei due sistemi di monitoraggio, i periodi di taratura negli analizzatori, ed ovviamente abbiamo privilegiato il raffronto tra i due sistemi nel momento in cui era successo un evento incidentale. Questo perché è in grado, in queste occasioni, i due sistemi di monitoraggio sono più facilmente raffrontabili, evidenziabili, anche il grado di risposta dello spettrometro e del gascromatografo. Ovviamente i due sistemi hanno un ciclo di campionamento diverso, lo spettrometro riesce ad effettuare il ciclo completo dei 52 punti di monitoraggio in 15 minuti, con una analisi puntuale per ogni punto ogni 15 secondi. Il gascromatografo invece fa il ciclo completo delle 10 linee in 20 minuti e per ogni linea impiega 2 minuti. Il fondo scala dei sue sistemi di misura è diverso, l'ha già detto questa mattina l'ingegner Nano, il gascromatografo ha un fondo scala di 25 PPM, lo spettrometro di massa ha un fondo scala di 100 PPM. Lo spettrometro di massa è collegato, ha in sé un computer denominato PC Sentinel che acquisisce tutti i dati nella sua integrità, quindi i valori "reali", il termine forse non è proprio esatto, ma i valori reali presenti in quel momento nelle varie zone di lavoro. E` stato possibile, dall'analisi dei dati acquisiti attraverso Cd-Rom osservare che l'analizzatore andava ben oltre, perché questo è in grado di fare lo spettrometro di massa, oltre i famosi 100 PPM di fondo scala, anche se da questo punto di vista la linearità dell'analisi della risposta dello strumento è garantita solo fino ai 100 PPM. E` stato osservato comunque, analizzando i dati, che in occasione di alcuni eventi le concentrazioni di CVM raggiungevano talvolta le 2000 e 4000 PPM. E` vero che la risposta dell'analizzatore è lineare fino ai 100 PPM, però quando le concentrazioni possono raggiungere le 4000 e le 5000 PPM è chiaro che comunque siamo ben oltre i famosi 100 PPM del fondo scala dello strumento. Oltre a questo computer denominato PC sentinel c'è un altro computer, in sala controllo, che gestisce gli allarmi in caso di eventi incidentali, e quindi segnala i superamenti delle eccezioni, preallarmi e gli allarmi di 7,9, di 15 e di 30 PPM. Il gascromatografo invece viene registrato in sala quadri, è collegato ad un elaboratore, denominato Shimatzu, e come ho detto prima il gascromatografo è costituito da 10 linee di campionamento multerminali, con più prese, e con un fondo scala di 25 PPM. Dei criteri per la comparazione dei due sistemi abbiamo già detto, quindi abbiamo considerato quelli posizionati alla stessa altezza, non distanti le prese di campionamento, non distanti l'uno dall'altra, abbiamo considerato lo stesso periodo, lo stesso evento, ed abbiamo poi tra l'altro prolungato l'osservazione per più cicli di campionamento, quindi verificando di fatto l'inizio e la fine dell'evento, abbiamo quindi anche definito la durata stessa del sistema di monitoraggio. Analizzando i dati abbiamo osservato che il 17 aprile del '98, nel corso di un evento una campanella, la campanella numero 38 dello spettrometro di massa ha rilevato una concentrazione di CVM di 24700 PPM. E` stata una punta, un fatto molto limitato, però fatto sta che da questa data i tecnici della EVC hanno eliminato dal PC, cioè è rimasta ancora all'interno del PC Sentinel l'acquisizione del valore reale, del dato reale analizzato dallo strumento, però di fatto nell'elaborazione, nelle stampate la concentrazione compariva 101 PPM, di fatto è stato ridotta con questo artifizio la concentrazione. Esaminando i dati abbiamo rilevato che i superamenti rilevati dal gascromatografo e dallo spettrometro, quelli rilevati dallo spettrometro erano sempre abbondantemente superiori. Forse da questo lucido si riesce anche a vedere, sono fatti praticamente tre grafici dove si vede il grafico in alto... il colore rosso sono i superamenti maggiori di 7,9 PPM, quindi le situazioni di eccezione, che sono state rilevate dallo spettrometro di massa, in celeste si vede quelle del gascromatografo. In questo caso qua in tutto il periodo considerato, quindi nel periodo giugno '97 ed agosto '98 si vede che le eccezioni segnalate dallo spettrometro sono 47, mentre quelle del gascromatografo sono 19. Le situazioni di preallarme dello spettrometro in questo caso sono 38, 8 quelle del gascromatografo, quelle di allarme, segnalate dallo spettrometro sono 96 contro 23 dello gascromatografo. Le motivazioni di questa differenza di segnalazione di risposta di due sistemi di monitoraggio sono riconducibili a fattori di carattere tecnico, a riscontri oggettivi di una diversa funzionalità dei due sistemi di monitoraggio ed anche alla diversa copertura dei due sistemi di monitoraggio. Mi riallaccio al discorso fatto questa mattina dall'ingegner Nano. Innanzitutto il primo punto è quello delle differenti caratteristiche costruttive dei due sistemi di monitoraggio ambientale, innanzitutto il gascromatografo è costituito da 10 linee e lo spettrometro ha 52 punti collegati di rilevamento puntuale del gas in zona di lavoro. Non c'è documento che un numero maggiore di punti di campionamento possono anche dare, solo facendo un'analisi solo dal punto di vista numerico, un numero maggiore di segnalazioni di allarme, preallarme ed eccezioni. Il secondo punto che ho illustrato prima sono le differenti caratteristiche funzionali dei due sistemi. Abbiamo detto che il gascromatografo per completare il ciclo di campionamento e di analisi impiega 20 minuti, lo spettrometro impiega 15 minuti, quindi un tempo minore e quindi minor possibile di analizzare, di campionare nella zona di lavoro. Il tempo di risposta di un sistema dello spettrometro abbiamo detto che è 15 secondi per l'analisi puntuale, il gascromatografo impiega 2 minuti in quanto deve mediare le diverse prese individuate, localizzate in diverse zone di lavoro. Ovviamente il fatto di non campionare... c'è da dire anche un'altra questione: tempi di analisi e di risposta più veloci consentono interventi più rapidi da parte del personale in caso di eventi incidentali, ovviamente sicuramente assicurano delle condizioni più rappresentative delle concentrazioni di CVM presenti nelle diverse zone di lavoro, e questo sicuramente lo garantisce senza ombra di dubbio lo spettrometro piuttosto che il gascromatografo. Riprendendo un discorso che ha fatto questa mattina l'ingegner Nano, confermato anche l'analisi fatta dall'istituto Negri, il gascromatografo ha l'alta probabilità di non campionare delle fasi a maggiori concentrazioni di CVM in caso di eventi incidentali. L'abbiamo potuto rilevare in diversi eventi, ne cito solo quattro, un evento del 6 ottobre del '97, uno del 17 luglio del '97, uno del 30 agosto del '97 e l'ultimo per il periodo considerato del 26 giugno del '98. Però dalle verifiche fatte anche ultimamente, quindi con gli eventi incidentali che si sono verificati anche nell'anno '99, questo dato è stato riconfermato. Anche questo è uno degli altri motivi perché c'è un minor numero di segnalazioni di preallarme, allarme, del gascromatografo rispetto allo spettrometro. Un altro punto molto importante, che sottolineava l'ingegner Nano anche questa mattina, è la diversa affidabilità dei due sistemi di monitoraggio. Se andiamo a considerare il sistema di monitoraggio del gascromatografo noi vediamo che con la linea di campionamento, la numero 4, che si riferisce al fondo autoclavi è costituita da 10 prese di campionamento, sono quelle che voi vedete contrassegnate in verde con quei quadratini. E` chiaro che se io ho un'emissione di CVM in una zona che può essere vicino alle autoclavi, fondo autoclavi linea A, la concentrazione mi viene mediata e diluita dagli altri punti di campionamento delle altre prese. Quindi c'è in generale una diminuzione della concentrazione rilevata dal sistema. La concentrazione media di fatto ne risulta diluita. Questo poi è stato possibile anche dimostrarlo attraverso la comparazione, purtroppo non solo è possibile, si nota dalla tabella, si vede che per esempio l'evento che è successo il 26 giugno del '98, quell'evento là è l'evento più significativo ed anche più importante che si è verificato ultimamente all'interno dell'EVC, è un evento che è durato per circa un'ora e mezza, anche più, c'è stato lo sfondamento di una guardia idraulica, posta a protezione di un serbatoio di contenimento della torbida, e si nota che il gascromatografo ha segnalato 12 superamenti, ha segnalato 12 eccezioni, 4 preallarmi e 5 allarmi, mentre lo spettrometro ha segnato 54 eccezioni, 16 e 23 di preallarme e allarme. Un altro evento del 3 agosto si vede chiaramente che il gascromatografo non ha rilevato nessun superamento, né di eccezione, preallarme ed allarme, mentre lo spettrometro ne ha segnati 13 di eccezioni, 1 di preallarme e 10 di allarme. Un altro punto che distingue per certi versi i due sistemi di monitoraggio sono le diverse coperture che vengono garantite dalle zone di lavoro. Il gascromatografo non copre e alcune zone che vengono coperte dallo spettrometro, mi riferisco alla zona servizi, in prossimità del gasometro, la zona stoccaggio e strippaggio acque. Di fatto questo raffronto tra i due sistemi ha messo in luce e ha ribadito quello che è stato detto questa mattina dall'ingegner Nano, cioè praticamente che il sistema gascromatografico, l'inadeguatezza del vecchio sistema a rappresentare la concentrazione reale di CVM nelle zone di lavoro, nelle singole zone di lavoro, in quanto la concentrazione è diluita e sempre inferiore a quella dello spettrometro. Dalla comparazione poi dei dati è venuto fuori anche un dato importante ed estremamente grave per un altro aspetto. Mi riferisco alla campanella di campionamento, la campanella numero 44, posizionata all'interno della sala quadri e all'interno della mensa e degli uffici. In occasione di almeno quattro eventi, ma sicuramente quello più significativo poi del 26 giugno del '98, è stata rilevata la presenza di CVM all'interno dell'ambiente di lavoro, quindi un ambiente confinato di CVM che ha raggiunto delle punte di 21 e 19 PPM. Il CVM è rimasto dentro per circa un'ora dopo che all'esterno il fenomeno era concluso. Questo è stato individuato perché l'aria inquinata da CVM a seguito di un evento incidentale, la fuoriuscita dalla guardia idraulica, sfondamento della guarda idraulica, è entrato attraverso l'impianto di condizionamento, l'impianto di condizionamento ha preso l'aria fresca inquinata e l'ha distribuita all'interno dell'ambiente di lavoro.

DOMANDA - Ambiente di lavoro, precisiamo che in questo caso si tratta di sala quadri e mensa.

SCATTO - Sala quadri, mensa ed uffici, uffici dove operano, non in reparto in senso lato.

DOMANDA - E` rimasta un'ora in più rispetto al reparto?

SCATTO - Rispetto alle zone di lavoro esterne. Questo ha messo in luce, ha permesso di evidenziare un altro fatto: l'impianto di condizionamento, installato dalla Montedison nel '74, è un impianto che ancora adesso, anche se l'EVC lo sta modificando e si sta dando da fare per modificarlo, non era e non è fino adesso, fino a che non è ultimato l'impianto, non è un impianto che garantisce la salubrità dell'aria all'interno dell'ambiente di lavoro. Questo contrasta con le norme del D.P.R. 303, con le norme di buona tecnica e contrasta anche con l'articolo 3 del D.P.R. 962 in cui si dice che il datore di lavoro deve fare di tutto per garantire a concentrazione più bassa possibile nelle zone di lavoro. Ovviamente l'impianto di ventilazione e condizionamento esistente è dotato solo di sistemi di filtrazione dell'aria, non di sistemi di abbattimento del gas CVM.

DOMANDA - Dal '74 in poi, data della sua costituzione, le risultano apportate modifiche consistenti di questo impianto?

SCATTO - Di questo impianto so che adesso da un po' di tempo, dopo i nostri accertamenti, l'EVC lo sta modificando radicalmente e prevede l'installazione di un sistema di abbattimento del CVM con filtri a carbone attivo, prevede la pressurizzazione della sala controllo, in pressione positiva in modo che se anche c'è aria inquinata dall'esterno non entri attraverso porte o finestre, prevede una pressione di 50 Pascal. Il precedente sistema di ventilazione ha solo 3 Pascal.

DOMANDA - Su questa tecnologia della pressurizzazione, che non sembra una cosa recentissima, a me risulta che dalla fine degli anni '60 esista, a lei risulta qualche data più precisa?

SCATTO - Non so darle una data precisa, mi risulta che già a quei tempi la tecnologia era ben nota.

DOMANDA - Già da fine anni '60?

SCATTO - Sì. Concludendo, mi spiace che non è stato possibile evidenziare attraverso i grafici ed attraverso i lucidi, perché c'era anche la comparazione dei due sistemi e quindi ora per ora, momenti per momento le diverse concentrazioni rilevate dai due sistemi nelle stesse zone di lavoro e nelle stesse linee. Si vedeva chiaramente la permanenza del CVM all'interno dell'ambiente confinato, e si vedeva chiaramente anche l'andamento del fenomeno. Sostanzialmente quindi si ribadisce l'inadeguatezza del vecchio sistema di monitoraggio del gascromatografo rispetto a quello spettrometrico che comunque è in grado di rilevare puntualmente con maggiore velocità gli eventuali eventi accidentali.

 

Avvocato Alessandri: signor Presidente, mi scusi, non è un'interruzione, era soltanto una richiesta di chiarimento. Mi è sembrato di capire che il perito dottor Scatto ha fatto riferimento a dei dati informatici che sono stati forniti da EVC tra il '96, il '97 ed il '98, volevo chiedere, poiché gli atti di questo processo ormai sono in dimensioni considerevoli, questi atti sono stai depositati?

 

Pubblico Ministero: nella premessa avevo detto che successivamente agli accertamenti che sono stati effettuati dall'ingegner Nano e dall'ingegner Rabitti, anche prima che cominciasse a parlare il perito Scatto ho detto che per verificare le ipotesi e le tesi di lavoro avevo disposto dei accertamenti successivi al fine di vedere se concretamente di fatto le osservazioni in negativo di Nano e Rabitti venivano confermate da dati recenti. Siccome il primo intervento era dell'estate del '96, proprio come date, parlando di agosto del '98 e di febbraio ed aprile del '99, è ovvio che non sono stati depositati, sono accertamenti che ho indicato in premessa come fatti successivamente, ovviamente verranno consegnati con la consulenza scritta tutti questi documenti a sostegno di quello che è stato detto.

 

Avvocato Alessandri: io non discuto affatto la questione da un punto di vista fattuale, volevo cercare di capire da un punto di vista processuale come questi dati vengono inseriti in questo processo, dal momento che la consulenza che sta per essere resa, che è stata resa, è resa sulla base di questi dati, e quindi chiedo in che misura la difesa è in grado di poterli verificare questi dati, e con quale mezzo processuale questi dati sono stati acquisiti al processo.

 

Pubblico Ministero: a me pare che sia pacifico, nel senso che si tratta come indicato di attività integrativa nel corso del processo iniziato, come ce n'è altra, nel momento in cui viene esposta, nel momento in cui se ne parla per la prima volta viene depositata, non c'è nessuna... se ne parlano adesso viene depositata questa documentazione a sostegno.

 

Avvocato Alessandri: su questo forse bisognerà fare una riflessione, prendo atto che...

 

Pubblico Ministero: se mi dice qual è la sua richiesta, se vuole la documentazione gliela posso dare. Qual è la richiesta?

 

Avvocato Alessandri: volevo soltanto chiedere qual era il mezzo processuale che il Pubblico Ministero ritiene di adottare per far entrare questi accertamenti compiuti nel '96, '97 o '98, non so bene, e queste acquisizioni documentali all'interno di questo processo. Accertamenti che mi sembra di aver capito siano stati fatti nelle forme dell'accertamento tecnico irripetibile, ma posso aver capito male...

 

Pubblico Ministero: non c'entra niente, ogni volta che purtroppo si verificano ancora degli eventi incidentali io ho dato disposizione di ricevere notizie al mio ufficio. Quando ci sono questi eventi vengono aperti dei fascicoli per i quali faccio autonomamente delle indagini che riguardano poi anche questa istruttoria dibattimentale. Nel momento in cui vengono sentiti l'ingegner Nano e e l'ingegner Rabitti usufruiscono innanzitutto, quando parlano della loro scienza e conoscenza personale, si basano inoltre su dati concreti che sono già stati acquisiti, e che sono ancora in corso di acquisizione, nel momento in cui ne parlano sono in grado di depositare documenti, grafici e tabulati a sostegno di quello che dicono. Quindi è una sorta, per la parte ultima, per l'anno dal '97 in poi essenzialmente, si tratta di attività chiaramente successiva alla richiesta di rinvio a giudizio, attività integrativa, che illustra al Tribunale.

 

Avvocato Alessandri: a me risulta che in base all'articolo 430 questi atti dovrebbero essere preventivamente depositati nella sua cancelleria...

 

Pubblico Ministero: il 430 riguarda la fase delle indagini preliminari non riguarda il dibattimento.

 

Avvocato Alessandri: benissimo, allora non ci deve essere dato nessun avviso?

 

Pubblico Ministero: non deve essere dato avviso, l'attività integrativa c'è giurisprudenza di Cassazione che dice ormai pacificamente che l'attività del Pubblico Ministero è consentita, che viene rappresentata e rapportata in sede dibattimentale pubblica, ovviamente in quella sede tutte le difese hanno diritto di prendere visione di atti, documenti, di conoscere qualsiasi considerazione e qualsiasi valutazione viene fatta, e di rispondere in conseguenza, senza confiscare alcunché, perché cinque anni fa io non potevo chiaramente conoscere gli eventi del '98 e neanche quelli dell'aprile del '99.

 

Presidente: guardate, se la volete la specificità di questo processo è talmente lungo che tutti i termini a difesa possono essere forse conservati, indubbiamente però Pubblico Ministero mi consenta un attimo di obiettare su quello che lei ha detto. Indubbiamente lei può fare anche delle indagini durante il processo, acquisire elementi e dati durante il processo, peraltro devono essere messi a disposizione delle forme previste per la difesa, perché nel momento in cui lei fa l'esame dei suoi consulenti la difesa potrebbe anche, ripeto, è perché qui ci troviamo in un processo in cui si succedono le udienze, ma pensi in cui processo in cui magari la celebrazione si dovesse ridurre ad una o due udienze, in questo caso la difesa non avrebbe certamente alcun tempo per poter esaminare quelli che sono gli elementi che nel corso dell'indagine integrativa ha acquisito. In questo caso, ripeto, gli elementi che lei ha acquisito saranno depositati e potranno essere a disposizione della difesa. Di volta in volta dovrebbero essere depositati, ovviamente una volta acquisiti ed elaborati, poi c'è anche da dire questo. In questo caso mi pare che più che un accertamento tecnico irripetibile, come mi pare intendesse l'avvocato Alessandri, siccome si tratta di dati acquisiti presso l'EVC in un Cd-Rom sono dati che sono a disposizione di tutti, e rilevati nel Cd-Rom della EVC, o forse la EVC ha dato un Cd-Rom di riproduzione evidentemente di dati che ha in un suo terminale elettronico.

 

Avvocato Alessandri: Presidente, io non sto facendo in questo momento una questione, mi riservo...

 

Presidente: siccome lei parlava di accertamento irripetibile l'obiezione riguarda questo...

 

Avvocato Alessandri: io ho detto soltanto che non sapendo di cosa si tratta, io facevo soltanto un'ipotesi, non avendo mai visto queste carte...

 

Presidente: neanche io le ho viste, ma ascoltando il consulente...

 

Avvocato Alessandri: mi è sembrato di capire che si parlasse ad un certo punto di accertamento irripetibile, può darsi che abbia frainteso, un accertamento irripetibile è stato fatto presso la EVC, forse confondo una cosa con l'altra, forse le carte sono talmente tante che non riusciamo più a tenerne il filo, e di questo chiedo anticipatamente scusa, facevo soltanto presente che tutti questi documenti che vengono segnalati la difesa non li conosce, apprendo adesso che non si tratta di un accertamento irripetibile ma di una prosecuzione delle indagini da parte del Pubblico Ministero che, per carità, visto che ha parlato di confisca, nessuno pensa di confiscare i poteri del Pubblico Ministero di proseguire le indagini, né di fare eccezioni, solo facevo presente che la difesa non conosce questi dati sulla base dei quali oggi i consulenti tecnici del Pubblico Ministero vengono qui a riferire. Siccome non mi pare che siano dati di facile lettura, perché c'è un supporto cartaceo, c'è un supporto informatico, saranno da analizzare, non sappiamo neanche se ci riguardano ma viene fatto un confronto con un sistema che è in vigore dal '75, anche i nostri consulenti avranno bisogno del tempo per poterci ragionare sopra.

 

Presidente: l'esigenza dovrà essere soddisfatta mediante il deposito di questi dati in tempo anche non solo perché i vostri consulenti possano esaminarlo, e semmai rivedere anche il lavoro che hanno fatto, ma anche per il controesame dei consulenti stessi.

 

Pubblico Ministero: sulla base delle indicazioni del Tribunale posso anticipare che alla prossima udienza, che mi pare che sia a questo punto l'1 giugno, verrà depositata la documentazione, Cd-Rom e cartaceo, a cui ha fatto riferimento l'ultimo intervenuto, e cioè il perito Scatto, perché questa è praticamente la documentazione nuova. Preciso che l'unico accertamento irripetibile, quello del giugno del '96, che è un discorso precedente, tutto l'accertamento successivo, gli accertamenti successivi di cui ha parlato il perito Scatto riguardavano eventi dal settembre del '97 all'agosto '98 che poi ho esteso fino all'aprile del '99. Siccome era un accertamento in movimento, in itinere, siamo al 25 maggio, l'esame si è concluso ad aprile, neanche 20 giorni fa. Comunque per la prossima udienza consegnerò il Cd-Rom e la documentazione, credo che il perito non abbia nessun problema.

 

Presidente: si può proseguire.

 

Pubblico Ministero: io credo che c'era da concludere...

 

Presidente: avete comparato questi due sistemi di rilevazione e hanno dato quei dati che ci avete illustrato per quanto riguarda le rilevazioni di allarmi, preallarmi ed incidenti. Ci avete dato alcuni esempi che peraltro meglio sono descritti negli allegati. SCATTO - Sono descritti negli allegati, purtroppo siccome le elaborazioni, la qualità di dati elaborata è stata notevole, e quindi è stata fatta in programma Excel, riuscire a collimare non è stato possibile, io confidavo molto sulla lavagna luminosa, purtroppo è stata...

 

Presidente: comunque i lucidi...

 

SCATTO - C'è tutto, fa parte della consulenza.

 

Presidente: i metodi con cui lei ha comparato i dati degli spettrografi e dei gascromatografi sono individuati, indicati in maniera che possono essere controllati.

SCATTO - Sono indicati, sono stati definiti i criteri di comparazione, sono riportate le planimetrie e le piante con l'ubicazione dei punti di campionamento, c'è la descrizione dei due sistemi di monitoraggio, ci sono tutti gli eventi che si sono verificati dal periodo giugno del '97 fino ad agosto del '98, giustamente il dottor Casson faceva rilevare che gli accertamenti erano ancora in corso perché l'ultimo... e quindi non sono dati irripetibili perché sono dati che si possono acquisire tranquillamente ancora adesso dalla ditta EVC che li registra e li conserva e sono facilmente rintracciabili e recuperabili. L'ultimo accertamento del mese di aprile, ripeto, deve essere ancora ultimato e verrà ultimato proprio in questi giorni. Quindi ci sono le considerazioni e ovviamente c'è la parte che ho evidenziato, quella relativa all'aspetto del sistema di ventilazione ed aerazione all'interno del reparto CV24 e quindi ambiente confinato, quindi uffici, sala controllo e sala mensa. Sono evidenziate ovviamente le diverse caratteristiche dei due sistemi di monitoraggio ed ovviamente le carenze che sono state riscontrate.

 

Presidente: esauriamo qui.

 

Pubblico Ministero: sì, credo che questa fase, salvo il problema del controesame, si possa fermare qui.

 

Presidente: l'udienza finisce qui per oggi.

 

Pubblico Ministero: si è conclusa prima del previsto, non ci sono altri consulenti.

 

Presidente: allora per cercare di organizzare un po' le udienze prossime, innanzitutto quella del 28 io vorrei sapere se dobbiamo tenerla formalmente oppure no, perché se vi è un'adesione di gran parte dei difensori all'astensione io credo che sia un po' inutile per tutti perdere una giornata e venire qui per prendere atto di un'astensione. Io vorrei sentire una vostra dichiarazione, perché tutto sommato non voglio assumermi io la responsabilità di fare un differimento, quindi cominciando dalle difese ditemi quali sono le vostre considerazioni.

 

Avvocato Scatturin: scusi Presidente...

 

Presidente: Mi scusi avvocato Scatturin, so che lei non aderisce all'astensione, credo che sia un'eccezione, poi comunque recepirò anche la sua volontà, ovviamente l'udienza io non la posso fare con lei e con il Pubblico Ministero, la devo fare anche con i difensori degli imputati. Vorrei sapere innanzitutto dai difensori degli imputati se c'è qualcuno che non aderisce all'astensione e se tutti gli altri invece vi aderiscono.

 

I difensori degli imputati dichiarano di aderire all'astensione dalle udienze prevista per il giorno 28 maggio '99.

 

Presidente: per quanto riguarda le parti civili, qual è la posizione delle parti civili? Quella dell'avvocato Scatturin è già detta, le altre parti civili ritengono di astenersi?

 

Avvocato Manderino: non si astiene.

 

Avvocato Schiesaro: l'Avvocatura ugualmente Presidente.

 

Presidente: anche l'Avvocatura del Stato non si astiene. Peraltro prendiamo atto che la maggior parte dei difensori degli imputati, anzi quasi tutti, si astiene e quindi l'udienza non si può tenere e quindi differiamo l'udienza direttamente al giorno 1, martedì 1 giugno alle ore 9.00 in quest'aula. Qual è il programma?

 

Pubblico Ministero: ci dovrebbe essere, secondo l'indicazione, il professor Indone che è consulente di Comune e Regione e poi i consulenti dell'Avvocatura dello Stato a seguire.

 

Presidente: ritenete che sia sufficiente per riempire la giornata?

 

Pubblico Ministero: l'Avvocatura dello Stato ne ha quattro.

 

Avvocato Schiesaro: li faccio venire tutti.

 

Pubblico Ministero: chiedo scusa Presidente, il professor Stella mi chiedeva per il controesame, credo che si farà alla fine del gruppo di consulenti del Pubblico Ministero e delle parti civili.

 

Presidente: sì, così diamo anche la possibilità di vedere questi nuovi materiali e documenti, il controesame lo facciamo alla fine dell'audizione di tutti i consulenti del Pubblico Ministero e delle parti civili.

 

Pubblico Ministero: poi esame di consulenti Enichem e Montedison.

 

Presidente: facciamo come abbiamo fatto per la parte medica, mi sembra che questo ci consenta di concentrare quantomeno per argomenti l'attività processuale. Arrivederci al giorno 1.

 

RINVIO ALL'1 GIUGNO 1999

 

IVDI -  Sede operativa: Casale sul Sile

processi on line - processo Petrolchimico Marghera -  vai alla home page