UDIENZA DEL 27 SETTEMBRE 2000

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Manduzio Giudice a latere

Dr. Liguori Giudice a latere

 

PROC. A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

Presidente: procede all’appello.

 

Pubblico Ministero: Presidente, chiedo scusa se intervengo sull’appello, volevo fare una richiesta al Tribunale ma è indirizzata soprattutto al cancelliere, di fare una verifica delle nomine dei difensori, perché c’è stato anche un difensore so che ha protestato con il cancelliere la volta scorsa che non era stato inserito a verbale. Io ho avuto difficoltà nel depositare e dare avvisi per alcune nomine a difensori. So che non ci sono problemi di nullità o cose di questo tipo, però di mettere un attimo a posto la nomina ai difensori degli imputati, perché avendo ricercato anche in cancelleria l’elenco aggiornato io non sono riuscito a trovarlo. Se fosse possibile chiedere...

 

Presidente: va bene, ma scusate, quando io faccio l’appello se ci sono delle sostituzioni, come vi è stata la volta scorsa, mi è stata riferita, se semmai allora non corrispondono i difensori che io chiamo mi si dica, io lo faccio apposta l’appello.

 

Pubblico Ministero: il problema è che sul verbale non risultano poi, si dimenticano di scrivere.

 

Presidente: questo viene predisposto dal cancelliere, quello che io leggo. Vado avanti ad ogni buon conto. Questi, Pubblico Ministero, sono i difensori, quindi se vuole può prendere anche questo...

 

Pubblico Ministero: fare una copia, va bene.

 

Presidente: mi pare che oggi vi sia stata la conferma che l’indicazione dei difensori sia esatta. Bene, allora...

 

Avvocato Scatturin: io deposito una nota con gli argomenti dei nostri consulenti tecnici, per Medicina Democratica e le altre parti civili che io difendo.

 

Presidente: perfetto, io difatti la volta scorsa avevo pregato un po’ tutti di fare una nota in maniera che il Tribunale avesse anche questo documento scritto. Ecco, la ringrazio molto, avvocato.

 

Avvocato Stella: anch’io presento la nota sui consulenti più l’ultima memoria del professor Zocchetta.

 

Presidente: va bene. E per quanto riguarda Montedison? L’aveva già depositata.

 

Avvocato Garbisi: per quanto riguarda le altre parti civili abbiamo predisposto una nota in cui ci sono sostanzialmente i nominativi di tutti i consulenti che verranno sentiti dopo quelli del Pubblico Ministero, con una indicazione degli argomenti che verranno trattati e una indicazione anche delle date di possibile esame, naturalmente dipenderà anche un po’ dall’evolversi dell’istruttoria dibattimentale. La dimetto, vi è anche l’indicazione di quelli dell’avvocato Scatturin che ha indicato anche separatamente.

 

Presidente: molto bene. Va bene, allora il Pubblico Ministero oggi, secondo il suo programma...

 

Pubblico Ministero: ci sarà innanzitutto l’audizione dei consulenti tecnici del Pubblico Ministero, dottor Sesana, dottor Micheletti, che sono stati nominati ai sensi dell’articolo 360 del Codice di Procedura Penale è stata effettuata una consulenza nel corso del 1996 e gli atti relativi a questa consulenza, trattandosi di procedura ai sensi del 360, si trovano già uniti al fascicolo del Tribunale. C’era anche tra i consulenti, alcune altre persone, il dottor Miller, esempio, di Berlino, il quale mi aveva comunicato anche la sua disponibilità a venire già per giugno e luglio di quest’anno, poi c’è stato questo prolungamento delle udienze e oggi non c’è, comunque ci sono il dottor Sesana e Micheletti che riferiranno su quella consulenza, nel caso in cui si ritenesse necessario da parte del Tribunale o da qualcuna delle parti processuali di sentire tutti, compreso il dottor Miller, Miller ovviamente è a disposizione, e verrà chiamato, dovendo venire da Berlino, con tutte le autorizzazioni e gli incombenti tra cui traduttorie. Per quanto riguarda questa mattina possiamo cominciare con il dottor Sesana e il dottor Micheletti.

 

 

DEPOSIZIONE DEI CONSULENTI

DR. SESANA GIULIO - DR. MICHELETTI ROBERTO -

 

Presidente: innanzitutto se vogliono dare le loro generalità.

 

Sesana: mi chiamo Giulio Sesana, sono chimico responsabile attualmente del laboratorio di chimica ambientale dell’Arpav della Regione Lombardia, sede di Parbiago al tempo della perizia ero responsabile dell’unità operativa chimica del presidio multizonale igiene e prevenzione di Parbiago.

 

Micheletti: sono Roberto Micheletti, sono perito chimico e lavoro presso il PMP di Brescia al tempo ero dall’U.L.S.S. e adesso dall’Arpav.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Dottor Sesana, se vuole innanzitutto illustrare che tipo di attività è stata svolta, che cosa è stato in particolare consegnato loro nell’estate del 1996, da parte di chi e l’attività che hanno svolto insieme all’ispettore Spoladori del Corpo Forestale dello Stato, il Magistrato alle Acque di Venezia in relazione ai prelevamenti di campioni della laguna di Venezia che erano stati svolti come attività di Polizia giudiziaria.

Sesana: ho diviso l’intervento di due parti, una parte su fondo azzurro che riguarda l’attività svolta... di Parbiago, una parte su sfondo bianco, che vedremo successivamente, che riguarda l’intervento e le analisi fatte dal laboratorio di Berlino, in modo tale che ci sia una visione ampia e completa della vicenda. Partiamo dalla parte che riguarda l’analisi di campioni di pesce che sono arrivati a Parbiago, filetti ed interiora di pesce e di molluschi con particolare riferimento all’analisi del cloruro di vinile monomero, del composto organici clorurati, e i composti aromatici, dei metalli e dell’ammoniaca. La tipologia dei campioni che sono arrivati, sono arrivati nell’agosto ‘96 due campioni di pesce suddivisi in aliquote, visceri e polpa-filetto e 5 campioni di molluschi. I campioni sono pervenuti in laboratorio direttamente dal Corpo Forestale dello Stato, sono stati congelati fino all’analisi e alle analisi che sono partite il giorno 6/8/96, sono state convocate ovviamente le parti che hanno assistito alle operazioni analitiche, anche se non tutte le operazioni analitiche, perché talvolta i consulenti non sono stati completamente presenti, non sono state elevate contestazioni particolari rispetto alle procedure utilizzate. L’omogeneizzazione dei campioni è stata effettuata con mixer in modo da avere un campione rappresentativo e su queste aliquote e sulle aliquote del campione surgelato. Quali sono stati gli analiti, cioè i composti e le sostanze che abbiamo determinato? Cloruro di vinile monomero, sostanze clorurate persistenti, quindi cloroformio, trielina, tetracloroetilene, freon 113, esaclorobutadiene, tetraclorobutadiene, pentaclorobutadiene, sostanze aromatiche quali: benzene, il toluene, gli xileni, ortoemetapara, etilbenzene, lo stirene, l’ammoniaca e i metalli. I metalli, tutta una serie di metalli: cromo, zinco, cadmio, nichel, ferro manganese, berillio, rame, alluminio, mercurio, arsenico, piombo e selenio. Quali sono i risultati ottenuti? Queste tabelle sono forse un po’ piccole, a vista, ma i dati erano molti. Questo è un riferimento dei campioni di pesce, vediamo la parte A che sono sempre le interiora e la parte B che sono il filetto o la polpa dei campioni, a seconda che l’etichetta portasse scritto filetto o polpa. Vediamo che il cloruro di vinile monomero è sempre risultato assente o inferiore ai limiti di sensibilità, mentre i solventi clorurati sono sempre risultati presenti, il che vediamo che in genere nei campioni di interiora si hanno delle concentrazioni, si sono trovate delle concentrazioni superiori. Gli esaclorobutadieni sono pure risultati presenti, in particolare per le interiora, ma anche per l’esaclorobutadiene sulle parti di polpa, mentre diversa è un po’ la questione per quello che riguarda il pentaclorobutadiene che è stato rilevato solo nelle interiora. Sono stati rilevati composti aromatici, in particolare devo sottolineare che un campione, la parte A del 13477, quindi la prima colonna, questo 1071 presentava aliquote non particolarmente omogenee e quindi è un campione da considerare con particolare attenzione. Gli aromatici sono comunque risultati essere presenti, l’ammoniaca è pure risultata essere presente in tutti i campioni; questo non deve stupire perché il campione era stato conservato, scongelato e quindi... Per quello che riguarda i molluschi vediamo gli stessi analiti in questa tabella ed ancora vediamo che il cloruro di vinile monomero è risultato assente al metro, quindi inferiore ad un microgrammo per chilo, vediamo che invece il cloroformio, trielina, il tetracloroetilene e il freon in genere sono risultati presenti in maniera apprezzabile dal punto di vista analitico, l’esaclorobutadiene è risultato essere presente in 4 campioni su 5, mentre il tetraclorobutadiene, il pentaclorobutadiene sono risultati inferiori alla nostra sensibilità analitica. Per quello che riguarda gli aromatici in particolare abbiamo visto, abbiamo rilevato la presenza di toluene in due campioni su 5 e di xileni e in un campione di etilbenzene, anche qui l’ammoniaca è sempre risultata essere presente. Inoltre vediamo i metalli e qui devo dire che abbiamo introdotto un controllo di polpa di pesce analizzata nelle stesse condizioni analitiche per avere almeno qualche riferimento dello stesso laboratorio e delle stesse tecniche analitiche utilizzate. Possiamo vedere che si differenziava subito, vista nelle 4 colonne, che la prima e la terza colonna presentano livelli nettamente superiori alla seconda e alla quarta, e questo è normale perché le interiora del pesce hanno in genere valori di metalli superiori, ed è un dato atteso. Vediamo che rispetto al controllo di campione del pesce in polpa sussistono alcune differenze ma non in maniera così significativa rispetto all’andamento, mentre certamente il dato delle interiora è un dato significativo come carico dei metalli. Per quello che riguarda le vongole, anche qui abbiamo un campione di controllo ed occorre subito vedere che la differenza è molto superiore rispetto al campione di controllo rispetto a quanto abbiamo visto prima, in particolare per il cromo, non tanto per lo zinco, per il cadmio, per il nichel, non tanto per il ferro, almeno 3 volte, è comunque un dato che si scosta, è simile il valore per il manganese, il berillio non era stato fatto nel campione di controllo, è leggermente superiore per il rame, abbiamo valori di mercurio, salvo un caso, paragonabili, abbiamo valori di arsenico notevolmente superiori, circa 10 volte a quello del campione di controllo, e valori di piombo grosso modo simili a quelli del campione di controllo. Quindi cosa possiamo, quali osservazioni possono essere tratte? Che il cloruro di vinile monomero è risultato sempre assente al metodo analitico, un microgrammo per chilo, l’analisi qui è stata fatta con una tecnica abbastanza sofisticata, come l’analisi microfibra, per chi si intende di questa questione sa che è una tecnica selettica e molto sensibile. Sono stati comunque analizzati per ogni campione due aliquote di circa 3 grammi, quindi è stato dato un valore medio. Per quanto riguarda i composti clorurati è stato usato uno spazio di testa, sempre due aliquote da 3 grammi, uno strumento dedicato e una colonna dedicata, vediamo che i clorurati, compreso l’esaclorobutadiene sono sempre stati presenti in tutti i campioni, e i tetra e i pentaclorobutadieni risultano invece essere presenti soltanto nei campioni di pesce, 13477, il 2B2 dove si raggiungono le concentrazioni massime che abbiamo rilevato. Bisogna dire che per i clorobutadieni è opportuna un’ulteriore osservazione, perché le notizie tossicologiche sono relativamente scarse, quelle riportate in letteratura per i tetra e per il pentaclorobutadieni, mentre si sa qualcosa di più per gli esaclorobutadieni i cloroorganici di questo tipo, ad eccezione dei due segnalati prima, sono riportati con la nozione di cancerogeno, quindi sono prodotti da osservare con una certa attenzione. Non si può neanche dire che siano presenti ubiquitariamente questi composti perché i clorobutadieni sono in particolare collegati agli impianti di distillazione e produzione delle trieline e quindi in realtà - almeno le esperienze che si hanno non sono moltissime anche a livello nazionale - collegano molto spesso la presenza del cloro, tetracloro e clorobutadiene in genere a morchi di distillazione di trielina. Una morchia di distillazione di trielina ha un alto tenore di questi composti. Per quello che riguarda i composti aromatici pure qui è stata usata una tecnica abbastanza selettiva, analisi spazio di testa, sempre due aliquote, vediamo che gli xileni, abbiamo visto che gli xileni ortoemetapara risultano presenti in tutti i campioni, il benzene nei campioni di pesce 2B2 sia l’A che il B, e il 13B2 nella parte B. Il toluene nei campioni di pesce, 2B2 nella parte A, e 13B2 sia nella parte A che nella parte B, e nei campioni di molluschi, 8B2 e 14B2. Etilbenzene nei campioni di pesce, 2B2 nella parte A e 13B2 nella parte A, nei campioni di molluschi 12B2. Lo stirene in un unico campione. Questo dato dello stirene è un dato che non trova conferma in tutto il lotto di campione analizzati. L’ammoniaca è stata analizzata con un metodo classico e era presente in tutti i campioni. Per quello che riguarda i valori limiti normati, quindi per i metalli è possibile dire se questi alimenti siano consumabili o meno, possiamo dire che esistono due decreti, il decreto 31/7/95 per i molluschi e il decreto ministeriale 9/12/93 per l’ittofauna in genere che consentono di dire che i valori limite di legge italiana per mercurio e piombo, sia per i molluschi bivalvi e per la parte edibile del pesce non vengono superati, quindi non abbiamo un superamento dei limiti di legge in questo senso. Però per i metalli abbiamo visto che i metalli in tracce erano presenti in notevoli concentrazioni rispetto al campione di controllo, e quindi come fare ad avere una valutazione di questa concentrazione, perché sono sempre presenti ad eccezione del berillio. Quindi è utile da un lato il confronto con i livelli di letteratura e del campione di controllo e abbiamo visto che il controllo, come ve lo ricorda questa figura, sono nettamente inferiori nel valore di controllo. Quindi, inoltre possiamo dire che i metalli nel pesce sono presenti in particolare nei visceri rispetto alla parte edibile, ma anche qui i valori di piombo, cadmio e mercurio risultano sovrapponibili ai dati di letteratura che sono ottenuti in campione dalla stessa area, e questo possiamo vedere che cosa succede rispetto a questo tipo di problema, e quindi riferisco ad un vecchio lavoro che è di questo dottor Ferutti, è un testo, in cui riportavano dei valori di mercurio per le vongole delle aree di Venezia, di Mirano, di Grado, i valori qui sono in PPM, quindi vanno corretti moltiplicandoli per mille, però vediamo che la prima tabella per il mercurio avrebbe un 46, 44 e 32 contro i nostri valori di mercurio che sono un campione 140 e gli altri intorno ai 50, quindi valori molto simili e molto paragonabili ma vediamo che per il cadmio avremmo valori di 270, 160 e 80, contro valori per il cadmio di 298, 141, 244, 266, 397, quindi valori nettamente superiori rispetto a quelli trovati in questa ricerca, e per il piombo 340, 300, 390, con valori che nella nostra analisi erano 281, 235, 326, quindi abbastanza paragonabili a quelli che abbiamo visto. Quali sono i limiti utilizzabili per molluschi e per pesci, tutte le altre sostanze che abbiamo cercato, per capire quali sono o quali possono essere i gradi di rischio collegabili a questo tipo di alimento. Anche qui ci aiuta il decreto legislativo 532 del ‘92 che sostanzialmente dice di fare riferimento al fatto che l’assunzione del cibo non sia effettuata in modo tale che venga superata la dose giornaliera ammissibile, quindi andiamo nella logica della tossicologia, e il decreto 531 del 30/12/92 che pure riprende lo stesso argomento per quello che riguarda i livelli per il pesce. Allora, è necessario cercare in letteratura la dose massima giornaliera anche se non è tabulata per tutti i composti in esame, io qui ho cercato delle dosi di riferimento che sono state stimate in relazione ai livelli di non osservazione di effetti... e ho cercato questo nel testo del (Casert and Duls) e li ho riportati... e nel testo delle proposte dell’agenzia americana, l’EPA circa il risk vasel concentration in modo tale da avere almeno un riferimento significativo che ci consentisse di dare qualche indicazione, e i valori che abbiamo ritrovato riportati a microgrammi per chili ritrovati in letteratura sono quelli segnati in questa serie di numeri che sostanzialmente ci dicono che c’è una certa osservanza da parte delle concentrazioni, cioè non c’è un superamento, salvo la problematica dell’arsenico che dovrebbe essere indagata nel senso che non è stata differenziata la questione dell’inorganico e dell’organico e quindi ci sono dei problemi nell’andare a definire quanto fosse, se vi ricordate l’arsenico aveva un valore elevato, 2.300 microgrammi per chilo, quindi in realtà questo aspetto andrebbe valutato anche in relazione a quella che può essere la dieta, e quindi quanto un soggetto è in grado di mangiare. Possiamo ancora dire che le interiora si differenziano dalla polpa per tenore superiore di metalli, ammoniaca, salvo rare eccezioni di composti organici. Questo è quello che abbiamo rilevato per gli aspetti riguardanti questi alimenti, cloruro di vinile monomero, composti organici clorurati, organici aromatici, metalli ed ammoniaca nei campioni dell’agosto. Adesso dovremmo, dovremmo venire alla parte che è stata svolta invece presso il laboratorio di Berlino, e quindi sono le analisi effettuate presso il laboratorio di Berlino sezione... Allora, i campioni sono...

DOMANDA - Vuole indicare un attimo quali campioni sono stati esaminati a Berlino e che tipo di analisi in particolare sono state effettuate a differenza che in Italia?

Sesana: allora, i campioni inviati a Berlino sono stati sempre di pesci - questa è una tabella riassuntiva - suddivisi anche qui in interiora e filetto, esattamente 3 campioni di pesce, un campione di sedimento e 5 campioni di tessuto di mollusco. I campioni sono stati conservati in box congelatore a -43 gradi, sono stati inviati, sono pervenuti al laboratorio di Berlino in agosto del ‘96 e il controllo analitico è partito in presenza di testimoni da lunedì 5/8/96. Quali sono stati gli analiti che i colleghi di Berlino hanno determinato? Innanzitutto i clorofenoli, meta, para e pentaclorofenolo, una serie di ammine aromatiche, 2 cloro 5 nitro-anilina, qui le vediamo tutte riportate, la 2, 4, 5 dicloro anilina, 3, 4 dicloro anilina, 4 cloro 2 nitro-anilina, 2 cloro 4 nitro-anilina, ortopara anisidina, ortopara toluidina e paracloro anilina. Dibenzodiossine e dibenzofurani policlorurati, e di queste determinazioni sono state fornite nei referti analitici sia la somma degli isomeri come...

 

Presidente: è già difficile comprendere, poi bisogna anche trascrivere, glielo ho già, così, detto più volte, sia cortese, perché davvero altrimenti è tutto un lavoro che devono rifare gli stenotipisti.

Sesana: quindi dibenzodiossine, dibenzofurani policlorurati. Di questi, dibenziodiossine, dibenzofurani policlorurati il laboratorio ha fornito la somma degli isomeri da tetraclorurati ad octoclorulati; i singoli isomeri sostituiti come 2, 3, 7, 8, ha poi fornito un calcolo dei valori di diossina equivalente secondo le normative tedesche e secondo le normative nazionali noi faremmo riferimento a quest’ultima I TEQ ed inoltre sui campioni solidi è stata fornita una somma calcolata in base ad un decreto delle sostanze pericolose sempre valide in Germania, questo lo dico perché poi nei referti analitici si ritrovano, ci sono delle differenze di numeri, non si riuscirebbero a capire.

 

DOMANDA - Vuole precisare, pur sinteticamente, che cosa sono gli isomeri di PCDD e PCDF e che cos’è il valore TEQ.

Sesana: la classe delle diossine è nota per essere costituita da tantissime molecole in relazione al grado di clorurazione e alla posizione in cui l’atomo, che l’atomo di cloro occupa nella molecola, tutte queste sostanze sono definite a pari grado di clorurazione, a pari numero di atomi di cloro e a pari, e a differenza... isomeri o isomeri, isomeri e quindi sostanzialmente composti dotati di struttura di base identica, anche se di comportamento a volte differente. Poiché le molecole sono molte, nasceva il problema di capire quale fosse il rischio associato a tutte queste sostanze presenti, e quindi in sede internazionale è stato, è stata trovata una soluzione, si è andati a definire qual era il rischio legato alla più famosa o anche alla più pericolosa di queste sostanze, 2, 3, 7, 8 tetraclorodibenzodiossina, in relazione alla risposta tossicologica della 2, 3, 7, 8 dibenzodiossina, sono state valutate le risposte degli altri isomeri strutturali e in questo senso è stata stilata una capacità di risposta in relazione all’isomero, chi risponde di più, chi risponde di meno da un punto di vista tossicologico. Definendo quindi alcuni fattori correttivi che consentissero di esprimere in un numero unico il rischio. Per fare questo - vado un po’ avanti, scusatemi - sono state, vengono utilizzati dei fattori moltiplicativi a seconda delle scelte di calcolo che possono essere fatte; avevo anticipato che nei bollettini analitici vengono usate delle normative tedesche, che usano dei fattori correttivi per le somme delle tetra, penta, esa, epta ed octabenzodiossine o di benzofurani, cosa che invece non fa il fattore di correzione internazionale che invece tiene conto solo dei composti singoli identificati in questa figura, quindi sostanzialmente la concentrazione che viene rilevata da un punto di vista analitico poi viene moltiplicata per i fattori correttivi, si sommano tutti i valori e si ottiene un valore che è quello che viene utilizzato per definire qual è il grado di rischio.

DOMANDA - Possiamo allora ritornare allo slide di prima e riprendere il discorso relativo alla preparazione dei campioni, poi ritorneremo comunque su questo concetto e sulle indicazioni conclusive.

Sesana: i campioni sono aggiunti conservati, sono congelati, sono stati conservati a -43 gradi fino all’analisi, e le analisi hanno riguardato da un lato il residuo secco con procedura standardizzata, da un lato il contenuto di grasso sempre con procedure standardizzate, dall’altro lato vediamo che cosa è stato fatto per le benzodiossine e dibenzofurani. E` stato usato un procedimento classico, EPA 1613 e il procedimento VDI 3499 della norma tedesca. Sostanzialmente il campione di sedimenti è stato omogeneizzato prima dell’estrazione e una parte di, ed è stata presa una parte rappresentativa per l’analisi. I campioni di biota sono stati ancora congelati ed omogeneizzati, spezzettati e prelevata una parte rappresentativa della disidratazione; successivamente le determinazioni quantitative sono state eseguite, queste sono procedure direi ormai standard, con standard interno con policlorodibenzodiossine, policlorodibenzofurani marcati per ciascun grado di clorurazione, quindi in relazione al numero di atomi di cloro presenti, questi marcati sono stati aggiunti prima dell’estrazione in modo da avere un rapporto significativo. Gli estratti grezzi sono stati purificati per cromatografia di assorbimento, successivamente fazionati, la fazione contenente il policlorodibenzodiossine, i benzofurani ridotta a volume per arrivare in gascromatografia e spettrometria di massa, spettrometria di massa eseguita con la tecnica della determinazione degli ioni multipli. Dicevo che per quello che riguarda l’analisi della somma dei congeneri, quindi secondo la norma tedesca, è stata utilizzata la colonna DB5, capillare e non polare, ed anche per la determinazione dei composti a maggior grado di clorurazione. Mentre per i composti a minor grado di clorurazione è stata utilizzata una colonna differente CPSil98, è stato utilizzato come dato positivo quello con un rapporto segnale-rumore superiore a 3. Oltre alla determinazione quantitativa le tabelle riportano la conversione dei dati, questo lo abbiamo già detto, relativi a norma tedesca ed evidentemente alla norma internazionale, questi aspetti li abbiamo già visti parlando della valutazione complessiva delle diossine in termini equivalenti. Vediamo...

DOMANDA - Può un attimo precisare questo discorso degli equivalenti tossici e spiegarli in relazione al metodo di calcolo che è stato utilizzato, proprio per chiarire meglio il concetto poi di tossicità delle singoli componenti?

Sesana: riprendendo la tabella di prima sostanzialmente alle concentrazioni viene applicato un fattore moltiplicativo in modo tale che si riporti il tutto al fattore base, 1, che è la tetraclorodibenzodiossina, composto che è caratterizzato dalla massima tossicità all’interno di tutti quelli rappresentati. Quindi in questa maniera si dice: se il peso di tossicità per la tetraclorodiossina è 1, il peso di tossicità a pari condizione di concentrazione e del pentaclorodibenzofurano, 1, 2, 3, 7, 8, 005, è 005, vuol dire che la tossicità espressa dall’1, 3, 7, 8 del pentaclorodibenzofurano è inferiore a quello dibenzodiossina. La somma di tutti questi fattori moltiplicativi dà un’espressione in fattore di tossicità equivalente espresso come fattore della tetraclorodibenzodiossina. Sempre continuando con i metodi, i mezzi classici utilizzati per i clorofenoli, e quindi un’altra categoria determinata a Berlino, è stata la procedura DIN38 407 F15, prima dell’estrazione i campioni di sedimento vengono omogeneizzati, quindi viene prelevata un’aliquota rappresentativa per la disidratazione che viene amalgamata, si segue esattamente tutto in maniera molto simile a quello descritto prima per le policlorodibenzodiossine anche per gli aspetti di determinazione quantitativa con determinazione via standard interno, e quindi con una tecnica pure qui sofisticata di determinazione attraverso composti marcati per essere certi del riconoscimento del segnale e della risposta cromatografica. L’estrazione era stata fatta previa acidificazione con acido solforico e purificazione, l’estratto ovviamente purificato per portare all’analisi una soluzione sufficientemente pulita. Dopo la purificazione i clorofenoli vengono derivatizzati per avere un composto che consenta la determinazione. L’estratto finale di tutte queste operazioni viene sempre ridotto a piccolo volume ed analizzato per cromatografia con colonna capillare in modo da avere la separazione completa di tutti i composti clorofenolici, identificazione e rilevamento in spettrometria di massa con tecnica sempre della determinazione degli ioni multipli. Determinazione quantitativa viene data con un rapporto segnale-disturbo superiore a 3. Anche per le ammine aromatiche viene seguita una procedura standardizzata, la preparazione dei campioni di biota è analogo a quanto descritto in precedenza, i campioni in questo caso erano stati basificati, aggiunto standard interno ed estratti, gli estratti purificati mediante jel permation, ridotto l’estratto a piccolo volume e un’aliquota portata in gascromatografia con determinazione sempre in gas massa e sempre nelle condizioni già ricordate in precedenza, quindi con tecniche analitiche selettive e specifiche. La quantificazione, anche in questo caso, è stata data con un rumore di fondo, con un segnale superiore al rumore di fondo di almeno 3. Le incertezze delle misure sono quelle riportate sui metodi analitici, le date di analisi sono il 29/8/96, e il 30/8/96, la prima per policlorodibenzodiossine e di benzofurani e clorofenoli e la seconda per le ammine aromatiche. Vediamo i risultati, in questa tabella vediamo le concentrazioni di grasso che ci interessano per capire poi la composizione classica del campione, ma vediamo che comunque i molluschi bivalvi si collocano a una concentrazione di grasso molto paragonabile mentre nel campione di pesce c’è una differenza...

 

Pubblico Ministero: non si è capito.

 

Sesana: nel tessuto di molluschi la concentrazione di grasso è risultata compresa tra 1 e 15 e 1 e 53 grammi per cento e quindi una percentuale abbastanza ristretta, nei campioni invece di pesce c’è una differenza tra ovviamente il filetto e le interiora e un campione ha fatto nelle interiora un elevato tenore di grasso. Per quello che riguarda i risultati delle diossine da qui in avanti sono divise in, secondo la tipologia del campione. Qui parliamo di filetto di pesce, poi parleremo di interiora e poi dei molluschi. Ho evidenziato in blu il rapporto, scritta bianca, il rapporto direttamente del calcolo della tossicità equivalente che è il fattore che conviene utilizzare per capire che cosa significhino questi numeri. Vediamo che nel campione di filetto di pesce la tossicità equivalente varia da 0,5 a 1,32, sostanzialmente in relazione al campione. Sotto vedete i valori di tossicità equivalente calcolata in altra maniera che ovviamente sono diversi. Per quello che riguarda la somma degli isomeri, tetraclorodibenzofurani, delle dibenzodiossine o dei dibenzofurani faccio rilevare come, è opportuno rilevare come le concentrazioni di tetraclorodibenzofurani e di pentaclorodibenzofurani in genere siano espresse come concentrazioni superiore a quelle rilevate per gli altri isomeri. Per quello che riguarda l’esatta definizione di tutti gli isomeri 2, 3, 7, 8 sostituiti, e quindi quelli più interessanti dal punto di vista di riflessioni, possono essere, troviamo delle tabelle che ci danno delle indicazioni, ovviamente come somma di tetraclorodibenzodiossina, i policlorodibenzofurani abbiamo valori leggermente inferiori rispetto a quelli della figura precedente in quanto nel primo caso sono considerati anche isomeri che non sono 2, 3, 7, 8 sostituiti, i valori comunque sono interessanti come somma vanno a 16,9 nanogrammi per chilogrammo sul secco. Clorofenoli. I clorofenoli sono risultati assenti in tutti i campioni, le ammine aromatiche sono pure risultate assenti in tutti i campioni. Vediamo interiora di pesce. Interiora di pesce presentano valori in nanogrammi equivalenti di diossina che vanno da 2,50 a 9,01, quindi superiori al valore che avevamo visto sul filetto. Anche in questo caso si può notare che le concentrazioni singole delle tetraclorodibenzofurani e dei clorodibenzofurani sono in genere superiori rispetto agli altri isomeri, quindi predominano questi isomeri e questo aspetto potrebbe essere indicativo di una tipologia specifica di composto, comunque di una composizione della miscela specifica e potenzialmente interessante da indagare perché riferibile, ad esempio, a tecnologie particolari produttive. Anche qui la composizione...

DOMANDA - Su questa tabella, che poi è stata già presentata una analoga per quanto riguarda i filetti di pesce, ne aveva presentata una analoga per quanto riguarda anche i molluschi, vuole indicare dettagliatamente colonna per colonna il significato e illustrare anche la differenza tra tossicità equivalente e la tossicità sulla base della sigla BGA? Utilizziamo questa tabella, potrebbe essere utilizzata qualsiasi altra tabella, ma solo per spiegare le colonne.

Sesana: la differenza è che nel caso della BGA vengono considerate le somme di tutte le diossine, qualsiasi tipo di sostituzione purché tetra, e vengono utilizzate queste addizioni corrette per quel fattore di correzione che avevamo visto in precedenza, e quindi c’è una differenza di calcolo rispetto alla I TEQ che invece non prevede l’utilizzo della somma di tutti i composti ma soltanto l’utilizzo di quelle voci ricordate che riguardavano le 2, 3, 7, 8 dibenzodiossina, quindi questa cosa riporta a una differenza finale di tossicità equivalente, internazionalmente viene utilizzato l’I TEQ, successivamente l’introdurre una tossicità equivalente, una stima di tossicità equivalente diversa a mio modo di vedere può ingenerare una confusione interpretativa, in questo caso io credo che i colleghi tedeschi abbiano inserito una loro normativa interna, e quindi terrei conto di questa differenziazione.

DOMANDA - Comunque il dato utilizzato a livello internazionale è quello riferito alla tossicità equivalente I TEQ.

Sesana: sì, è quello evidenziato - come dicevo già prima - scritta bianca, che ci consente un po’ di confronti anche a livello di dati riportati in letteratura.

DOMANDA - Le colonne, così come sono differenziate...

Sesana: riportano i campioni, i campioni singoli, con nelle varie righe le somme delle concentrazioni. Ovviamente in questo caso abbiamo somme di concentrazioni che portano...

DOMANDA - Il numero di campione è indicato in alto.

Sesana: sì, sono tre campioni di interiora di pesce che sono stati riuniti in un’unica tabella per vederne in parte le analogie perché si presentano abbastanza simili gli uni con gli altri, laddove ci sono valori aumentati si trovano valori aumentati, così il caso delle tetra e delle penta diclorodibenzofurani in cui le concentrazioni sono superiori rispetto agli altri octoclorodibenzofurani in cui le concentrazioni sono elevate, laddove in genere ci sono valori inferiori ci sono valori inferiori e quindi direi che rappresentavano un campione questo delle interiora di pesce abbastanza "omogeneo", se così si può dire, rispetto alla distribuzione... dell’immagine delle benzodiossine presenti e delle dibenzofurani presenti.

DOMANDA - Prego, se vuole continuare nella sua illustrazione.

Sesana: i valori delle 2, 3, 7, 8 dibenzodiossine sono riportate in questa tabella, anche in questo caso vediamo che sono inferiori rispetto alle concentrazioni riportate precedentemente come somma di tetraclorodibenzodiossine, questo è ovvio, tenuto conto delle modalità di espressione del dato. Anche in questo caso vediamo che l’isomero tetra e gli isomeri penta generalmente, soprattutto di benzofurani, sono ampiamente presenti, sono sempre tre campioni di pesce ed anche qui vediamo che le concentrazioni rilevate sono piuttosto omogenee, nell’ambito ovviamente dell’errore sperimentale di analisi che fanno a limiti estremi delle tecniche analitiche. Fenoli ed ammine aromatiche dell’interiora di pesce confermano il fatto che anche nella pompa, che abbiamo già visto nella polpa, non si sono rilevati clorofenoli, non si sono rilevate ammine aromatiche. Molluschi, troviamo in questa tabella raccolti 5 campioni dei molluschi, l’espressione dei dati è sempre in nanogrammi per chilo in sostanza secca, vediamo evidenziato su fondo blu il valore della tossicità equivalente che varia da un valore di 0,78 ad un valore di 2,70 nanogrammo per chilogrammo di sostanza secca. Anche in questo caso possiamo vedere che il mollusco che ha agito come concentratore, presenta valori di somma dei tetra e dei penta clorodibenzofurani superiori rispetto agli altri composti riportati in questa vicenda la possiamo osservare ancora bene nelle singole espressioni dei dati rispetto ai composti 2, 3, 7, 8 sostituiti in cui vediamo che i fattori tetra sostituiti, i benzofurani tetra sostituiti e penta sostituiti, rappresentano una fase considerevole, una parte considerevole dell’insieme delle diossine rilevate. Sempre nei molluschi, che sono un buon indice di accumulo in quanto vivono per lungo tempo o per un tempo sicuramente superiore a quello dei pesci nelle acque, vediamo che pure qui i composti clorofenoli sono assenti, le toluidine, le ammine aromatiche sono pure risultate assenti. Quindi in sostanza possiamo dire che ammine aromatiche e clorofenoli non sono stati rilevati, quindi non rappresentano un indicatore di... Invece sono state rilevate sicuramente diossine e furani con quelle indicazioni per cui nei furani c’è una particolare presenza di tetra e penta clorodibenzofurani, e quindi questa vicenda deve essere un attimo tenuta presente nell’analisi dei dati e nell’analisi delle valutazioni. Ovviamente queste tracce, queste risultanze analitiche possono dare delle indicazioni sulle possibili fonti emittenti, e su questo poi, nelle relazioni che seguiranno, in particolare il dottor Ferrari, indicherà con maggiore precisione questo tipo di problematica. Cosa possiamo concludere a questo punto per diossine e furani negli alimenti come molluschi? La concentrazione nei molluschi è compresa tra 0,78 e 2,7 nanogrammi per chilo, o anche picogrammi per grammo - questa è un’espressione diversa dello stesso numero - di diossine equivalenti. Possiamo utilizzare come riferimento il limite proposto dall’EPA, agenzia americana, che è di un picogrammo per chilogrammo per giorno, o anche alcune indicazioni di letteratura che danno un carico medio giornaliero che viene valutato in totale di 100 picogrammi al giorno per soggetto. Qui c’è molta discussione su questo numero perché è una stima che deriva ovviamente dalla dieta dei singoli soggetti che possono... e quindi una stima chiaramente nella popolazione che non mangia alimenti contaminati con diossine questo valore potrebbe anche essere cambiato o potrebbe essere diverso in un futuro. Comunque questo è un valore che viene dato come stima di carico medio giornaliero nella popolazione usuale e riportato in letteratura. Allora...

DOMANDA - Con riferimento a questa letteratura, letteratura nazionale, internazionale?

Sesana: questo è un testo del ‘96 ed è un valore che generalmente viene accettato come indicativo di quella che è la quantità, di quantità introdotta come carico medio giornaliero di diossina attraverso la dieta.

DOMANDA - Il riferimento medio giornaliero alla dieta riguarda quindi tutto l’insieme della popolazione che abita sia in città, che in città di mare, che in città di montagna, che in città di pianura, complessivo?

Sesana: non sono esperto di questo ma generalmente quando si fanno le medie, le medie tengono conto dell’esposizione di tutti, quindi si fa generalmente una valutazione ponderata delle singole differenze delle diete.

DOMANDA - Solo per precisare, prego.

Sesana: allora, abbiamo cercato di esprimere il significato con tutti i limiti della cosa, ma per capire un attimino che cosa significhino, il chilogrammo per chilogrammo giorno proposto dall’EPA, questo significa che è assumibile un alimento che contiene un picogrammo e che, scusate, che il soggetto di 60 chili può assumere un picogrammo per chilo per giorno senza che si verifichino effetti contrari, e quindi il carico medio giornaliero è stato valutato in 100 picogrammi grammo. Nel nostro caso il nostro campione di, ma questa è una tabella che serve per indirizzare le riflessioni, teniamo presente che in relazione ai consumi che vengono lì riportati le quantità in diossine equivalenti che sorgono da un mero calcolo matematico sono quelle che vedete qui, e quindi in relazione, ovviamente, ad un consumo di 20 o 10 grammi possono essere assunti in relazione ai dati di concentrazione che abbiamo riportato, da, nel caso di 20 grammi 15,6 a 54 picogrammi complessivi, nel caso di 10 grammi da 7,8 a 27 picogrammi complessivi. Evidentemente questi valori sono riferiti al consumo, in questo caso, dei molluschi, ed evidentemente devono essere calibrati con gli aspetti di dieta complessiva, tenuto conto che la dieta comprende svariati alimenti. E quindi in realtà occorre fare una valutazione integrata dei singoli aspetti compositivi della dieta e dei singoli aspetti di presenza di diossina negli alimenti. Per quello che riguarda il pesce, anche se 3 campioni sono sempre 3 campioni, si può dire che la concentrazione di diossina è risultata compresa tra 0,5 e 124 e 1,32 nanogrammi per chilo nei filetti, superiore quindi fra 2,5 a 9,01 nanogrammo per chilo nei visceri, sempre in termini di diossine ed equivalenti. Questo dato della concentrazione superiore nei visceri richiama il dato che avevamo già visto per i metalli e i solventi clorurati, clorobutadiene nella prima parte della relazione. Si nota comunque, guardando i dati associati, una certa, un comportamento abbastanza simile tra quelle che sono le diossine e i clorobutadieni, e questo è un dato che chiaramente è sempre limitato numericamente, nel senso che è un aspetto che esce dai numeri ma i numeri sono comunque riferiti ad un campione limitato. Per quello che riguarda i pesci occorre dire che anche qui l’EPA propone un limite di microgrammo per chilo al giorno, qui anche abbiamo usato lo stesso criterio detto prima, e che quindi si possono stimare delle dosi al giorno, sono gli stessi valori che avevamo visto in precedenza, ed anche qui abbiamo fatto il conto rispetto agli stessi indicatori 10, 20, 50, 100 grammi di polpa, in modo che anche questa volta i valori possano consentire di costruire quella che può essere la dose del soggetto. Ecco, io faccio qui rilevare che evidentemente se si mangiassero tutti i giorni 100 grammi di polpa al tenore massimo del campione che abbiamo visto, il valore di 100 picogrammi verrebbe superato, se si mangiano 50 grammi il valore viene raggiunto al 50%, ovviamente meno, o si mangia un campione, non quello a maggior tenore, ma un tenore sicuramente inferiore al tenore inferiore, anche 100 grammi di polpa potrebbero significare una osservanza del limite o un raggiungimento del limite a metà. Comunque l’aspetto è interessante perché significa che l’apporto può essere considerevole dal punto di vista della costruzione di una dieta integrata e quindi dovrebbe essere valutato nell’ambito della composizione della dieta dei soggetti residenti. Veniamo al campione di sedimento che era un campione unico ed è stato analizzato per le diossine, i furani, le ammine aromatiche, i clorofenoli e le IPA, che sono gli idrocarburi policiclici aromatici. I risultati sono riportati in questa tabella, tutto quello che abbiamo detto sull’espressione dei validi è sempre valido, quindi in rosso o rosellino lì in fondo si vedono i nanogrammi/chilogrammi sul secco rilevati in questo campione e sono 93,3 nanogrammi sul secco. Qui è un campione di sedimento, la normativa italiana non prevede, salvo che per la laguna di Venezia indicazioni particolari, ho portato come riferimento una normativa recente che almeno dà un indice del significato, del numero, perché poi, che cosa attribuire a questo numero, e in questo senso ho citato qui il DM 471 del 1999 sulle bonifiche, sulle aree bonificate che mette per l’uso verde un valore limite di 10 nanogrammi per chilo di diossine equivalenti o per un uso commerciale un valore limite di 100 nanogrammi per chilo di diossine equivalenti, quindi un valore di 93,3 abbastanza prossimo a questo indice ma anche abbastanza prossimo al 100 che è il limite perché l’aria sia definita come commerciale ad uso industriale. Però devo dire che per la laguna di Venezia, devo ricordare che esiste la circolare del Ministero dell’Ambiente del ‘95 che parla dei sedimenti e del riutilizzo dei sedimenti in cui viene espresso, che qui ho citato, ho preso direttamente in questa figura quanto viene scritto nella circolare, viene scritto che deve essere evitato il riutilizzo di materiali provenienti da siti prossimi a scarichi industriali potenzialmente contaminati, al primo punto, potranno essere riutilizzati per la costruzione di barene i sedimenti aventi una concentrazione di diossina pari ai valori più bassi rilevati in laguna e si fa riferimento ad uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità, i valori più bassi rilevati dallo studio dell’Istituto Superiore di Sanità sono di 0,48 nanogrammi di diossina equivalente. Io qui, abbiamo valutato 93,3 nanogrammi di diossina equivalenti, quindi questo dato è un dato da tener presente per la riutilizzazione dei sedimenti eventualmente in laguna, perché evidentemente è un dato ampiamente superiore. Ed inoltre, sempre la circolare dice che il limite superiore per la collocazione dei sedimenti nei siti lagunari a più elevato grado di conterminazione è pari al valore 10 volte inferiore alla concentrazione limite fissata dalla delibera interministeriale, quindi dà delle indicazioni specifiche rispetto alla classificazione del rifiuto, una volta scavato il sedimento, ma quando il sedimento non è più sedimento diventa rifiuto, per la gestione del materiale scavato. Se andiamo a verificare i valori ottenuti su questo campione di 2, 3, 7, 8 isomeri sostituiti, vedete che la somma degli isomeri è una somma sicuramente considerevole in termini di fattore equivalente che trovate nella terza colonna, 89,92. Quindi, il campione 6A, il sedimento, ha fatto riscontrare un dato di 93,3 nanogrammi di diossine equivalente su sostanza secca, questo valore è circa 120-20 volte superiore a quello indicato per i sedimenti rispetto all’Istituto Superiore di Sanità, o per lo meno per il riutilizzo dei sedimenti, era di 0,48 nanogrammi per chilo di sostanza secca; ricordo qui che in assenza di una normativa italiana può essere utile anche considerare quanto viene fissato in Olanda, 13 nanogrammi/chilo. Sempre nel sedimento i valori di clorofenoli sono risultati, tutto sommato, non eccessivi, salvo il pentaclorofenolo. Il pentaclorofenolo ha dato un valore di 5,6 microgrammi per chilo, ed anche qui ho riportato, sempre con tutti i limiti che questa questione può rappresentare trattandosi di un campione di sedimento, mentre i riferimenti sono di campioni di terreno, quello che viene considerato un terreno utilizzabile per uso verde e per uso commerciale, sempre il 471/99, e qui chiaramente un valore di 5,6 è un valore superiore all’uso commerciale. Le ammine aromatiche invece non rappresentano a livello delle modalità di ricerca, non sono state rilevate a livelli significativi o superiori a quei numeri indicati. Durante le analisi viene riscontrata la presenza di segnali che ha integrato ulteriormente, ha rilevato la presenza di idrocarburi policiclici aromatici, IPA, secondo la terminologia italiana, PH secondo la tecnologia statunitense, in particolare ha rilevato la presenza di questi idrocarburi policiclici aromatici, è tutta una classe, che ha valutato secondo una sommatoria analoga, ma non proprio, a quelle delle diossine in quanto si fa in questo caso solo la somma di concentrazione dei composti fissati dall’EPA, che sono 14, e quindi non di tutti questi, e ha rilevato come somma 70,9 milligrammi per chilo sul secco. Anche qui i composti singoli li vedete, certamente alcuni composti singoli rappresentano o hanno concentrazioni di un certo, di una certa rilevanza, tra cui il benzoatilene che, raffrontato all’uso commerciale o all’uso verde riportati dal DM 471/99, sempre con i limiti ricordati che trattasi di terreno e non di sedimento, dice che la contaminazione del sedimento è 4,02 milligrammi su chilo contro valori di 0,1 o di 10 milligrammi per chilo, quindi intermedia rispetto a queste due aree. In rosa, o giallo, qui si vede malissimo, ma nell’ultima riga, ho riportato la concentrazione secondo quanto espresso come sommatoria del DM 471 ‘99 che porta un valore di 40,27 come sommatoria rispetto alle due classi di 10 per l’uso verde e di 100 per l’uso commerciale e industriale. Qualche indicazione sulla concentrazione di policiclici aromatici nei terreni esce da una serie di studi che sono stati fatti sul Neckar, sui rami laterali del Neckar, nel Reno, Danubio e il lago di Costanza, voi vedete che i valori riportati che hanno un range 4, 5, 2, 21 e 8, 0, 61, 36, grosso modo, 1, 37, 12 e 64, rispetto ai valori di prima sono da considerare interessanti, perché la somma, secondo l’EPA, era 70,9, secondo il 471 era 40 e 27.

DOMANDA - In che senso interessante?

Sesana: perché sono stati rilevati valori che sono nell’ambito della stessa dimensione per il 3578 ma in genere sono superiori, 70,9 è un valore considerevole.

DOMANDA - Quindi quelli del campione al sedimento 6A da noi esaminato è superiore a tutti gli altri campioni indicati, Reno, Danubio etc.?

Sesana: sì, espresso come somma secondo dall’EPA. Altri riferimenti per la zona, per i policiclici e per i... che possono essere utilizzati sono riportati in questa figura dove faccio notare che per l’Italia una zona industriale non chiaramente identificata aveva fatto rilevare qui il valore espresso in microgrammi per chilo, quindi un milligrammo/chilo, 3 milligrammi/chilo, contro i valori rilevati che erano 40 o 70 milligrammi per chilo, l’espressione è milligrammo per chilo, quindi valori sicuramente elevati rispetto agli standard che possono essere utilizzati, sicuramente elevati rispetto alla Groenlandia, il mare baltico o terreno boschivo dove i valori sono espressi in microgrammi per chilo e quindi mille volte inferiori. Anche qui è valida...

DOMANDA - Quando parla di superiori e inferiori, può dire che cosa rispetto a che cosa? Perché a volta nelle frasi si perde il soggetto.

Sesana: nel senso che questa tabella esprime le concentrazioni di benzoapirene espresse in microgrammi per chilo, la Groenlandia riporta un valore, in Groenlandia sono stati rilevati valori di 5 microgrammi per chilo, ad esempio, la Groenlandia comunque è una zona di scarsa urbanizzazione, e noi abbiamo rilevato valori di milligrammi per chilo, quindi un valore circa mille volte superiore, milligrammo microgrammo ha un fattore di conversione di 1000. Tra l’altro la zona industriale italiana aveva un valore tra 1 e 3 milligrammi per chilo e quindi possiamo dire che può essere considerata come una zona di riferimento in qualche maniera industriale e comunque valori inferiori a quelli che abbiamo rilevato, quelli che sono stati rilevati nel campione.

DOMANDA - 6A?

Sesana: sì.

DOMANDA - Quindi in questa tabella, dov’è scritto - no, quella di prima, dove c’è il riferimento per idrocarburi policiclici aromatici e mar Baltico - ecco, dove è scritto 1000-3000, è un milligrammo, è 3 milligrammi?

Sesana: sì, sono espressi in microgrammi per chilo, espressi come benzoatilene.

DOMANDA - Il vostro campione 6A...

Sesana: ha 4,02 milligrammi per chilo, quindi superiore a questo, in quell’ordine di grandezza sostanzialmente, la sommatoria viceversa è una sommatoria sicuramente superiore. Anche nel caso dei policiclici è utile fare riferimento ai criteri di sicurezza fissati dal Ministero dell’Ambiente che fissava sull’uso dei fanghi, scusate, sull’uso dei sedimenti tre classi e per gli idrocarburi policiclici aromatici fissava le classi 1, 10 e 20 milligrammi per chilo, e quindi poi, sempre la tabella che abbiamo già visto prima, il valore evidentemente è superiore, il valore del campione è superiore a quello fissato per il riutilizzo dei fanghi in classe C, e quindi le azioni conseguenti devono essere impregnate all’osservanza di questa tabella.

DOMANDA - Per la comprensione di tutti, quando lei fa riferimento al decreto Ministero dell’Ambiente, fa riferimento a quello che comunemente viene definito il protocollo specifico per la laguna di Venezia?

Sesana: esattamente, che al punto 4 dice: i fanghi caratterizzati da concentrazioni superiori alla tabella 1 colonna C, quindi i 20 milligrammi per chilo, non classificabili come tossico-nocivi, potranno essere utilizzati per il ripristino altimetrico di aree depresse al di fuori della conterminazione lagunare, in tal caso dovranno essere assicurati il totale isolamento, impermeabilizzazione dei fanghi. Quindi cosa si può concludere su questo campione 61, il sedimento? Che è stata riscontrata la presenza di IPA, che è stato accertato un elevato grado di contaminazione, che la somma IPA degli idrocarburi policiclici aromatici secondo l’EPA è una somma che porta ad un valore di 70,9 milligrammi per chilo sul secco, che è possibile un confronto con i dati provenienti da zone industriali, sia della RDT, in questo caso si tratta di un’area contaminata, Germania, che valeva 75,9 milligrammi per chilo, e che in questo campione è risultato presente in maniera interessante il benzoapirene che è un composto sicuramente cancerogeno. Con questo ho cercato di raccogliere i dati emersi dalle analisi e alcune considerazioni che possono essere fatte alla luce delle risultanze.

DOMANDA - Sempre questa consulenza tecnica poi, il dottor Sesana ha appena illustrato la parte che ha trattato direttamente quella del dottor Miller di Berlino, c’era stata un’altra parte che era stata esaminata, quanto a campioni, dal dottor Micheletti, allora chiedo al dottor Micheletti di illustrare al Tribunale quali campioni erano stati inviati e che tipo di analisi effettuate, e ovviamente l’esito di queste analisi ed accertamenti.

Micheletti: al PMP di Brescia nell’agosto del ‘96 sono state effettuate l’analisi dei sedimenti marini, 10 campioni recapitati dal Corpo Forestale dello Stato presso il laboratorio e tenuti fino al giorno dell’apertura, precisamente sono stati recapitati il 2 agosto e sono stati aperti il 5 agosto in cella frigorifera a temperatura inferiore a 4 gradi. Questi sedimenti marini sono stati analizzati, su questi sedimenti marini sono state fatte diverse analisi e per i solventi clorurati è stato utilizzato il metodo della gascromatografia con spazio di testa per evitare interferenze visto il tipo di matrice, mentre per tutti gli altri parametri ricercati sono state utilizzate le metodiche Irsa che sono metodi analitici utilizzati per i fanghi. I parametri ricercati sono metalli e loro composti, per la fattispecie alluminio, arsenico, berillio, cadmio, ferro, manganese, mercurio, nichel, piombo, rame, rame totale, selenio, zinco, cromo totale e cromo esavalente. Sono state ricercate ammine aromatiche, fenoli e PCB. Inoltre sono stati ricercati anche in questo caso gli IPA di cui ha già parlato prima il dottor Sesana, nella fattispecie il fluorantene, benzoantracene, benzofluorantene, benzoapirene, dibenzoantracene, benzoperilene e indenopirene e solventi clorurati, cloroformio, dicloroetano, carbonio e tetracloruro, trielina, tetracloroetilene, tetracloroetano, tetraclorobutadiene, pentaclorobutadiene ed esaclorobutadiene. Sono stati ricercati anche solventi organici aromatici, benzene, toluene, xileni isomeri, stirene, è stato fatto un residuo a 105, a 550, e l’azoto totale e il PH sulla sospensione al 5%. Una volta ottenuti i risultati si è ritenuto come criterio di valutazione idoneo utilizzare quello del protocollo d’intesa per gli interventi di escavazione, trasporto e reimpiego dei fanghi estratti dai canali di Venezia. Questo protocollo d’intesa è stato sottoscritto nell’aprile del ‘93 dal Ministro dell’Ambiente, i Comuni di Chioggia e Venezia, la Provincia di Venezia, il Provveditorato al Porto, la Regione Veneto e il Magistrato alle Acque. E` stato utilizzato questo criterio di valutazione perché era l’unico riferimento legislativo in essere e considerando il sedimento come un materiale che risultasse da uno scavo e poi dovendone individuare la destinazione una volta scavato. Quindi il protocollo d’intesa praticamente impone dei valore limite, indica dei valori limite individuati per destinare a questi fanghi non tossico-nocivi, se non sono tossico-nocivi in base al DPR 915, scavati nel canale di Venezia. Come si identifica? Vengono individuate 3 classi, la classe A, B e C, e solo i fanghi con valori conformi alla classe A o inferiori ad essa possono essere riutilizzati a contatto con l’acqua in laguna, mentre per tutti quelli che superano i valori indicati nella classe A è prescritto il permanente completo confinamento dalle acque della laguna. Vengono indicate la classe B e la classe C proprio perché vengono individuati dei sistemi di protezione diversi per quelli che appartengono alla classe B o alla classe C. Facendo questo confronto con il protocollo d’intesa e con i valori d’analisi, è risultato che nessun campione dei 10 recapitati al PMP dopo escavazione può ritornare a contatto con la laguna, in particolar modo i campioni indicati 3/A SM2 numero 710 del registro d’analisi del PMP, e il 4/A SM12 numero 711 del registro d’analisi, dovrebbero essere smaltiti assicurandone il totale isolamento e impermeabilizzazione, praticamente come se fossero portati in una discarica. Ho fatto dei grafici per rendere conto, ecco qui, ho fatto dei grafici per dare un’idea visiva del tipo di inquinamento. Prendendo in esame come inquinanti quelli che hanno un certo, una certa importanza, questi sono i campioni, 1/A, 2/A, 3/A, 4/A, 5/A, e nel grafico vengono individuate la classe A con il verde, la classe B con il giallo, la classe C con il blu e il campione, i valori del campione con il grigio. A colpo d’occhio si vede immediatamente che i valori del campione superano nell’1/A, nel 2/A, nel 3/A largamente, nel 4/A e nel 5/A i valori della classe A, in tre campioni almeno sono superiori anche alla classe B. Poi per gli altri campioni - perché come ho detto prima erano 10 in analisi - abbiamo dei valori che sono un attimo più bassi per quanto riguarda il mercurio ma sono sempre superiori ai valori di riferimento della classe A. Oltre il mercurio è stato fatto lo stesso identico grafico anche per quanto riguarda gli IPA, sempre riportando i valori in riferimento alle classi, qui abbiamo dei valori che sono un po’ più bassi, che si avvicinano alla classe A, per poi salire nel campione 3, 4, 5. Il campione 6 è superiore, il 7 è inferiore, l’8 è inferiore, il 9 superiore, il 10 è superiore. Lo stesso identico discorso, ormai ripetitivo, per quanto riguarda i PCB totali, dov’è chiaro un forte inquinamento del campione 3/A e del 4/A, un valore che supera sicuramente la classe A, che qui a causa della scala è rimasta quasi invisibile, però, ripeto, la classe A è quella verde, quindi praticamente abbiamo dei valori che comunque superano la classe A; e poi non abbiamo praticamente riscontrato valori negli altri 5 campioni restanti. Ho poi riportato numericamente in tabella quelli che sono i valori d’analisi riscontrati dal laboratorio - si vede un po’ male - quelli che sono i valori d’analisi riscontrati in laboratorio in riferimento a quelli del protocollo d’intesa. Ho segnato in rosso i valori che superano i valori di riferimento del protocollo d’intesa riportando all’interno dalla colonna del riferimento, sempre in rosso, la colonna superata. Per fare un esempio pratico, concreto, siccome...

DOMANDA - Siccome non si riesce a vedere bene la differenziazione dei colori, può illustrare un attimo meglio quali sono i dati che superano, perché da qua specialmente non si vede il colore rosso.

Micheletti: adesso vado ad enunciare quelle che sono...

DOMANDA - Sì, perché da qua non si vede proprio niente.

Micheletti: i valori di analisi per quanto riguarda il cadmio, 2 milligrammi/chilo, mentre il protocollo d’intesa riporta nella colonna A un milligrammo chilo, per il cromo totale 33, che superano i limiti della colonna A, 20, per il mercurio 1,2 che supera i limiti della colonna A, 0,5, per il rame totale 53 che superano non solo i limiti della colonna A, 40, ma anche quelli dei colonna B, 50. Per i PCB totali 0,2 che superano i limiti della linea A, 0,01, ma anche quelli della linea B, 0,2. Nel campione 2/A troviamo il cadmio, 1,3, che supera il limite 1, il mercurio 0,7 che supera il limite 0,5. Nel campione A/3 era quello che anche nel grafico evidenziava la maggiore quantità di inquinamento, troviamo il cadmio, 2,2, che supera il limite 1, il cromo totale 192 che supera il limite 20, il mercurio...

DOMANDA - Anche il limite B mi pare, che è di 100, pur non essendo messo in rosso.

Micheletti: ha ragione. Il mercurio 86, che supera il limite A, B ed anche C, che è 10; il piombo 185 che supera il limite A e B, che è 100; il rame 79 che supera il limite A e B, che è 50. Abbiamo poi la serie di IPA e di solventi clorurati, che però non hanno un valore di riferimento nel protocollo d’intesa, ma hanno comunque dei valori, per esempio il tetraclorobutadiene 12.215, che sono valori esageratamente alti riferiti ad altre linee guida. Anche per i PCB abbiamo il valore di 2,43 che supera la linea C di 0,5.

DOMANDA - E quindi tutte le varie linee.

Micheletti: e quindi tutte le varie linee. Il campione 4/A, cadmio 2 contro la linea A1; cromo totale 53, la linea A è 20; mercurio 6,5, la linea A è 0,5, la linea B è 2 e vengono superate entrambe naturalmente; il piombo è 153, la linea A è 45 e la linea B è 100, quindi anche questa viene superata; il rame totale è 47, la linea A è 40, quindi viene superata. PCB totali: 1,01; la linea C è 0,5, quindi anche la linea C viene superata. Il campione 5/A, cadmio 1,9, linea A1; cromo 58, linea A 20; mercurio 1,9, linea A 0,5; rame totale 69, linea A 40, linea B 50, quindi viene superata anche questa. La somma degli IPA analizzati è superiore a 1, che è il limite della linea A. Il campione 6/A, cadmio 1,8, linea A è 1; cromo totale 40, la linea A è 20; mercurio 2,2, supera la linea A, ma supera anche la linea B, che è 2; rame totale 56, supera la linea A e anche la linea B, che è 50. La somma degli IPA supera la linea A, che è 1. Il campione 7/A, cadmio 3,7, la linea A è 1; cromo totale 22, la linea A è 20; mercurio 1,3, la linea A è 0,5; piombo 50, la linea A è 45; rame totale 43, la linea A è 40. Campione 8, cadmio 3,6, la linea A è 1; cromo totale 80, la linea A è 20; mercurio 1,1, la linea A è 0,5; piombo 56, la linea A è 45. Campione 9, cadmio 3,7, la linea A è 1; cromo totale 28, la linea A è 20; mercurio 1,7, 0,5 la linea A; piombo 54, la linea A è 45; la somma degli IPA supera la linea A, che è 1. Arriviamo infine all’ultimo, il campione numero 10, il cadmio è 1,3, la linea A è 1; la somma degli IPA supera largamente la linea A, che è 1. Qui ho voluto rappresentare l’andamento dell’inquinamento, dove ho portato praticamente col colore verde il mercurio, col giallo i solventi clorurati totali, col blu gli IPA e con il grigio i PCB. Subito balza all’occhio un notevole inquinamento del campione 3/A, anche del 4/A, e vediamo poi l’andamento del mercurio che oltre che in questi due campioni è abbastanza costante, lineare, in tutti gli altri campioni, e invece degli IPA che è altalenante, alto nel 3, si abbassa nel 4 per rialzarsi verso il 9 e il 10, e invece per quanto riguarda i PCB una presenza solo nel campione 3/A, 4/A e nel campione 1. Le conclusioni sono che è evidente una contaminazione dei sedimenti analizzati in riferimento a quello che è indicato, appunto, dal protocollo d’intesa e l’inquinamento è dovuto soprattutto a mercurio, che è un elemento tossico con pericolo di effetti cumulativi; PCB, che sono nocivi e con pericolo di effetti cumulativi; clorobutadieni, tra i quali l’esacloro è considerato tossico con possibile effetto carcinogeno sull’uomo; IPA, di cui alcuni dei quali sono tossici e sospetti carcinogeni per l’uomo.

DOMANDA - Anche la parte del dottor Micheletti si è conclusa. Per quanto riguarda la mappa dei campioni, è stata illustrata in sintesi dall’ispettore Spoladori la volta scorsa, ovviamente nessuno si può ricordare a memoria l’ubicazione esatta, comunque la mappa esiste ed è già agli atti perché fa parte della consulenza e comunque verrà consegnata quando l’ispettore Spoladori avrà messo assieme, oltre alle slide che ha rappresentato, anche il testo sintetico per illustrare quelle slide. Questo era - per la comprensione di tutti - il primo degli accertamenti che sono stati effettuati relativamente a campionamenti di sedimenti, di ittofauna e di molluschi bivalvi. Ci sono degli altri accertamenti che verranno illustrati di seguito adesso da altri consulenti tecnici e poi la parte finale della giornata, credo comunque oggi pomeriggio, servirà a mettere assieme tutti questi accertamenti che sono stati fatti e a dare delle valutazioni in relazione alle zone di prelevamento, ai campioni che sono stati prelevati e agli esiti così come sono stati rappresentati consulente per consulente. Quindi ci sarà alla fine il cappello conclusivo. Quindi questa parte si è conclusa, per l’altra parte può cominciare quella relativa al dottor Turrio Baldassarri, al dottor Bonamin e al dottor Fanelli.

 

Presidente: dopo una pausa di dieci minuti, va bene? Grazie. Riprendiamo.

 

Pubblico Ministero: ci sono i consulenti dottor Turrio Baldassarri, il dottor Bonamin e il dottor Fanelli. La parte che verrà trattata dai dottori Luigi Turrio Baldassarri, dal dottor Roberto Fanelli e dal dottor Vladimiro Bonamin è la parte che concerne gli accertamenti che hanno eseguito a suo tempo, sempre all’incirca nell’arco temporale di cui alla consulenza trattata questa mattina, fine ‘95 e anno 1996, su incarico però della Procura circondariale di Venezia. Alla scorsa udienza ero rimasto perplesso anch’io in relazione a delle richieste al fine di precisare la natura di questa consulenza e allora ho recuperato - i consulenti ne erano in possesso e me li hanno fatto avere - i verbali di incarico di quella consulenza che anche in questo caso era stata effettuata ai sensi dell’articolo 360, nel senso che erano presenti gli indagati di quel procedimento penale. Il procedimento penale era il numero 12279/95 N.; l’incarico era stato dato il 17 novembre ‘95 dal dottor Ennio Fortuna e dal dottor Luca Ramacci, erano presenti anche i difensori degli allora indagati, tra cui alcuni sono anche indagati come l’ingegner Pisani, ad esempio, in questo processo, c’era l’avvocato Cesari, c’erano i consulenti delle parti, con una riserva in quel 17 novembre ‘95 di integrare il quesito sempre nell’ambito di questo incarico 360 Codice di Procedura nei confronti del professor Vineis e del professor Tomatis, che si sarebbero presentati a inizio anno nuovo per questioni temporali. Io tra l’altro ho acquisito anche una copia del verbale della prima riunione preparatoria che si è tenuta per quegli accertamenti l’11 dicembre ‘95 presso l’Istituto Superiore di Sanità di Roma, dove risulta la presenza di consulenti, alcuni sono ancora anche in questo processo, anche dei consulenti di parte, tra l’altro anche dell’ingegner Messineo che abbiamo già conosciuto peraltro come teste per la parte di Enichem in questo processo. Io soltanto, così, per impostare questa vicenda da un punto di vista di origine storico-processuale consegnerei copia di questi atti per quanto riguarda la data... che sono peraltro degli atti, almeno nella parte iniziale, che dovrebbero essere noti a tutte le parti in quanto questa consulenza della Procura circondariale era inserita negli atti del fascicolo del Pubblico Ministero ed è stata anche trattata e discussa preliminarmente quando ci sono state le integrazioni documentali che il Pubblico Ministero aveva consegnato al Tribunale. Ecco, se vuole consegnare queste lettere... Allora, preliminarmente volevo chiedere al dottor Luigi Turrio Baldassarri di presentarsi al Tribunale e poi di illustrare qual è stato l’incarico che hanno ricevuto, che tipo di attività hanno svolto e con quali esiti.

 

 

DEPOSIZIONE CONSULENTI

DR. BALDASSARRI LUIGI TURRIO - DR.  BONAMIN VLADIMIRO -

 

Baldassarri: mi chiamo Luigi Turrio Baldassarri, sono laureato in chimica e da 22 anni lavoro nel campo dell’analisi di inquinanti prodotti dalla combustione e da processi industriali.

DOMANDA - Se innanzitutto vuole riferire al Tribunale qual era l’incarico che avevate ricevuto e che cosa avevate ricevuto in particolare.

Baldassarri: l’incarico è stato conferito ad un collegio di cui facevano parte oltre a me anche i dottori Fanelli e Bonamin qui presenti e il dottor Di Domenico, sempre dell’Istituto Superiore di Sanità, per quello che riguarda, diciamo, un emicollegio analitico e poi c’era un altro emicollegio di cui ha già fatto menzione il dottor Casson costituito dal dottor Vineis, da Tomatis e da altri esperti che dovevano elaborare dal punto di vista del rischio per l’uomo i dati analitici ottenuti dall’emicollegio analitico. Il quesito peritale si articolava in tre domande, do lettura della prima: "Il collegio di consulenti determina innanzitutto il più esattamente possibile le quantità di materiali inquinanti o tossici, tra cui almeno i seguenti indicatori di inquinamento: PCB, cadmio, policlorodibenzodiossina, policlorodibenzofurani, idrocarburi policiclici aromatici, esaclorobenzene, DDT, rame, mercurio, piombo e zinco, presenti nei reparti prelevati dalle operazioni ispettive iniziate il 23 ottobre 1995 a cura della Polizia Giudiziaria all’uopo delegata da questo Ufficio, distinguendo tra sedimenti lagunari e gli organismi bentonici nelle varie zone e ove si applica ai diversi livelli di profondità, nonché curando di stabilire per quanto possibile l’origine anche temporale dei predetti materiali, tenendo comunque sempre presente in senso positivo o negativo lo stabilimento Petrolchimico Enichem di Porto Marghera, già gestito da altre società". Questa era la domanda di carattere prevalentemente analitico; gli altri due quesiti riguardavano il secondo, appunto, la valutazione del rischio per l’uomo e il terzo di curare che le analisi prodotte fossero ad un buon livello di affidabilità e quindi prevedeva che fossero attivati sistemi di controllo. Abbiamo pensato di riferire oggi qui dividendoci un pochettino i compiti, quindi io inizierò riferendo degli accertamenti relativi alle policlorobenzodiossine, policlorodibenzofurani e PCB.

 

Presidente: siccome si tratta di nomi non semplici oppure anche quando pronunciate delle sigle di tenere conto che c’è uno stenotipista che non ha tempi così rapidi, ecco. Anche perché talvolta davvero non si riesce a capire immediatamente...

 

Baldassarri: certo. Policlorodibenzodiossine e policlorodibenzofurani vengono poi in genere, anche quando presentati alla stampa, riassunti come diossine, quindi sono 17 composti, appartengono ad una famiglia di 210 complessivi composti di cui 17 hanno differenti gradi di tossicità. Questi sono dei composti che non vengono prodotti appositamente, ma si trovano come microinquinanti, cioè componenti a bassissima concentrazione in vari processi industriali di combustione e quindi sono dei... non esiste mai una produzione di diossina o di diossine di per sé, sono sempre dei contaminanti accidentali. I policlorobifenili, o PCB, sono un’altra famiglia che comprende teoricamente 209 composti di natura chimica affine, così come le diossine; questi invece sono stati prodotti industrialmente per un periodo che arriva fino alla fine degli anni Settanta, inizio Ottanta anche. Sono delle sostanze che sono andate a finire nell’ambiente, per caratteristiche chimiche e ambientali hanno un comportamento affine alle diossine, nel senso che si accumulano nei sedimenti e negli organismi marini e da questi passano nella catena alimentare. Ecco, queste sono le descrizioni di queste due classi di sostanze con differente tossicità, cioè, in genere le diossine hanno una tossicità più elevata dei policlorobifenili, cioè PCB, ci sono due tossicità differenti, diciamo, come distinzione grossolana. Degli altri composti poi parleranno i colleghi, quindi io mi limito a cercare di esporre abbastanza sommariamente quelli che sono i risultati di uno studio che ha comportato l’analisi di 75 campioni diversi e sicuramente non abuserò della vostra attenzione, cercherò di portare solamente gli elementi più significativi. In questo studio sono parte integrante anche studi precedentemente effettuati presso l’Istituto Superiore di Sanità sia su sedimenti marini prelevati sempre nella laguna di Venezia, quindi campione di fondale marino, sia campioni di molluschi bivalvi e due campioni di pesci prelevati nel corso di uno studio sempre condotto da noi come Istituto Superiore di Sanità. Quindi il panorama dei risultati che presenterò includerà anche questi studi precedenti. In questa occasione parlerò di profilo e di livello di contaminazione. Cerchiamo di...

DOMANDA - Mi scusi, dottore, è possibile, se non sconvolgo l’ordine delle slide che lei ha preparato, indicare le aree di prelevamento dei campioni per dare un’idea anche al Tribunale di quali sono le aree per poi arrivare ad illustrarle meglio? Perché, siccome dovrà parlare di area 1, area 2, area 3, sarebbe meglio già fornire un’indicazione.

Baldassarri: certamente, per questo dovrò...

DOMANDA - Se preferisce seguire il suo ordine, per carità...

Baldassarri: no, devo solo aprire l’altra slide. Ecco, qua c’è... Io salterò allora da questa diapositiva che rappresenta dei campioni di molluschi a quell’altra che presenta i profili di cui andrò a parlare. Comunque nella logica di questa perizia noi abbiamo diviso l’area della laguna di Venezia in sei aree di rischio virtuale. La prima area è quella industriale, è quella che è circoscritta qui; la seconda area è quella urbana. Queste sono le due principali fonti di inquinamento per quello che riguarda queste sostanze presenti in laguna. C’è poi una terza area che è quella che subisce gli effetti, in cui c’è un’esposizione mista, per esempio, in cui non si può stabilire bene se l’effetto principale sia un inquinamento portato dall’area industriale o da quella cittadina, quindi sono zone definite come esposizione mista che possono essere queste, queste...

DOMANDA - Ecco, scusi, se vuole indicarle perché poi se no al verbale stenotipico non risulta quando lei dice: "Queste", quindi quando parlava di queste se può indicare a nord di Venezia, a sud, tra Venezia...

Baldassarri: diciamo questa compresa tra il canale Malamocco Marghera in prossimità sia della città di Venezia che del polo industriale. Diciamo, tutte le aree che possono subire entrambe l’inquinamento, così come questa area qua può subire, l’area a nord di Chioggia, ma contigua alla città, può subire l’inquinamento cittadino di Chioggia. C’è poi una quarta area che è quella di allevamento e pesca che è questa compresa tra Malamocco e Chioggia, può essere anche questa...

DOMANDA - Che sarebbe quella parte nord della laguna.

Baldassarri: questa è la parte nord della laguna, però l’allevamento è praticato - credo - principalmente in questa area. Ci sono delle aree private di pesca su cui non abbiamo sostanzialmente dati e che sarebbe l’area 5; poi c’è il mare aperto che è l’area di rischio 6. Questo per definire le zone a differente impatto.

DOMANDA - Ecco, allora se adesso vuole illustrare quelli che sono stati i prelevamenti e i risultati delle analisi...

Baldassarri: ecco, dunque, per illustrare gli aspetti principali dei risultati ottenuti mi avvalgo di questi grafici a barre. In questo grafico è riportato il profilo di contaminazione delle diossine, diciamo; ciascuna di queste barre rappresenta uno dei 17 congeneri, cioè differenti composti della famiglia delle diossine, dei 17 congeneri tossici, dicevo. Sono tutti rapportati alla barra più alta, per esempio in questo grafico che sto indicando il congenere prevalente, cioè quello presente a più elevata concentrazione, è questo che sto indicando, che è l’octaclorodibenzofurano, e ha in questo campione un livello di contaminazione, cioè una concentrazione analitica di 15.000 picogrammi per grammo di sedimento. Gli altri sono rapportati a questo, quindi diciamo che questo qua è all’incirca il 40% di 15.000 e via dicendo. Quindi questo rappresenta i differenti rapporti dei 17 congeneri. Che significato ha questo grafico? Ogni processo industriale ha un suo profilo di contaminazione, cioè i rapporti tra questi congeneri variano nei differenti processi industriali e quindi il profilo di contaminazione aiuta ad identificare la fonte o la provenienza di un determinato inquinamento. Qui io mostro che l’inquinamento della zona industriale - questo è un campione prelevato in un canale industriale - ha un profilo nettamente diverso da quello della zona urbana, questo è un campione prelevato nel Canal Grande; i livelli di contaminazione anche sono differenti, però in questo momento interessa principalmente il profilo perché è qualcosa che ci dà informazioni sull’origine dell’inquinamento.

DOMANDA - Che cosa si intende per profilo e che significato ha poi questa indicazione di profilo diverso?

Baldassarri: per profilo si intende, diciamo, la distribuzione di queste barre e i loro rapporti reciproci. Qua l’abbiamo rappresentato rispetto al più elevato, comunque...

 

Presidente: una sorta di impronta chimica?

Baldassarri: una sorta di impronta digitale. Questo mi serve per dimostrare che l’inquinamento della zona urbana è nettamente diverso da quello della zona industriale. Questo invece rappresentata un campione della zona allevamenti, era vicino al... a sud del canale di Malamocco. Questo somiglia molto a quello urbano, ma i livelli sono molto, molto differenti. Questo è un livello che è compatibile con un inquinamento di fondo presente più o meno ovunque. Quello della zona urbana è un inquinamento più pesante, perché c’è una elevata somiglianza, a parte alcune differenze per esempio tra questi congeneri, però c’è una elevata somiglianza tra i due profili, ma i livelli del congenere di riferimento sono estremamente elevati e di conseguenza...

 

Presidente: c’è un rapporto di 1 a 6 tra la zona allevamenti e la zona urbana?

Baldassarri: sì, sono 60, sì. Mentre questo nella zona industriale ha livelli di contaminazione che per il congenere di riferimento sono 15.000 picogrammi per grammo, molto più elevati e di differente profilo. Andando a vedere la letteratura per capire quali potessero essere tra i profili di contaminazione riportati in letteratura quelli che potevano somigliare di più a questo campione della zona industriale, noi abbiamo trovato che... Questo è il profilo di un rifiuto di un processo della produzione di idrocarburi alifatici clorurati volatili, quindi fino a cinque atomi di carbonio.

DOMANDA - Qual è questa indicazione di letteratura?

Baldassarri: è un lavoro di Stringer nel ‘95 riportato - credo - su "Organology and Compounds", comunque l’ho qua, poi posso essere più preciso se necessario. Quello che è importante è che non è un sedimento, questo è un rifiuto industriale vero e proprio, non è un sedimento. I livelli di contaminazione infatti sono molto più elevati, qua l’unità è nanogrammi per grammi, quindi è mille volte più elevato di questo, quindi se lo dobbiamo riportare nella stessa scala questi sono 390.000 picogrammi per grammo, qua sono 15.000. Comunque questo è un rifiuto, mentre questo è un sedimento, cioè un qualcosa che è nei canali. Ci sono delle differenze soprattutto per quel che riguarda l’octaclorodibenzodiossina, che in questo profilo è più bassa, però c’è una somiglianza che appare buona. Per confronto sono riportati altri tipi di rifiuti, riportati nello stesso lavoro ed attribuibili sempre alla lavorazione dei clorurati. Questo è produzione di 1,2 dicloroetano, residui di distillazione; questo è residui della distillazione del cloruro di vinile nella produzione del cloruro di vinile. Quindi sono dei profili che sono differenti rispetto a questo particolare campione che è il 60 che abbiamo trovato nei canali industriali. I livelli di PCB nei canali industriali almeno per i sedimenti superficiali non erano molto differenti invece da quelli che si trovavano nell’area urbana, qua non ho riportato numeri, ma sono dello stesso ordine di grandezza rispetto a quelli trovati nell’area urbana e sono maggiori rispetto a quelli che invece si trovano nelle aree di allevamento. Quindi da questo punto di vista le diossine sono un miglior indicatore di inquinamento industriale. L’altro aspetto rilevante del risultato della perizia era quello dell’effetto sulla fauna e a questo scopo ho riportato su questo grafico, su questa illustrazione quelli che sono i livelli che abbiamo trovato. Qua sono indicati in verde i campioni di mitili, quindi sono tutti questi, ce ne sono anche qua nascosti dalle tabelle, e due dell’area industriale, e in giallo i campioni di vongole, ce ne sono due dell’area industriale e uno dell’area allevamenti. Ho riportato i livelli di contaminazione; questi livelli di contaminazione qua non sono più riportati in unità analitiche come abbiamo visto prima, sono riportati in equivalente tossicologico, cioè, come ha già detto stamattina il dottor Sesana, il dato analitico viene convertito in un dato di significato tossicologico attraverso dei coefficienti. Il significato è che questo dato espresso in picogrammi TE dà un’idea della potenza tossicologica complessiva della miscela. Quello che si vede da questi dati è che i campioni di vongole dell’area industriale hanno un livello di contaminazione da diossine più elevato, molto più elevato del campione prelevato in area di allevamenti e la stessa cosa vale per i PCB. Per quanto riguarda i mitili c’è un panorama che è simile, qua abbiamo il livello di contaminazione espresso come coefficiente tossicologico delle diossine, un campione di 2,4 e 4,9 contro valori che per gli 11 campioni all’interno della laguna variano tra 0,68 e 0,23 e per i 5 campioni del mare aperto variano tra 0,19 e 0,32, quindi la differenza è avvertibile, è notevole. Per quanto riguarda i PCB abbiamo valori di... Questi sono PCB totali, cioè somma di 60 circa congeneri che vengono determinati uno per uno; sono 130 nanogrammi - qua TE è un errore, non ci andava - sono 130 nanogrammi per grammo e 190 contro un intervallo che va da 14 a 46 nanogrammi per grammo nei campioni all’interno della laguna e da 15 a 59 per quelli in mare aperto. I risultati dell’inquinamento poi delle vongole sono del tutto analoghi a quelli esposti stamattina poi dal dottor Sesana per i campioni da lui analizzati, quindi sono del tutto compatibili con i risultati riportati in mattinata, questo a conferma del dato. Ecco, questi sono gli aspetti principali che emergono da un lavoro che comunque è molto più complesso, insomma.

DOMANDA - Quello che le volevo chiedere un attimo di illustrare più in particolare in riferimento alla premessa che è stata fatta prima di impronta digitale, impronta chimica, è di illustrare che cos’è l’impronta del cloro e in che cosa, in quali campioni o reperti l’avete verificata.

Baldassarri: l’impronta del cloro è caratterizzata dalla prevalenza rispetto ai congeneri anche non 2, 3, 7, 8 sostituiti, cioè i congeneri non considerati tossici, quelli che in queste figure non sono riportati, è la prevalenza di congeneri 2, 3, 7, 8, della prevalenza dei furani, del policlorodibenzofurani rispetto alle policlorodibenzodiossine. Questo tipo di profilo era presente nei campioni, nei sedimenti superficiali prelevati nei canali industriali di Porto Marghera.

DOMANDA - In relazione alle varie aree che sono indicate e che si vedono rappresentate vuole approfondire un attimo la questione relativa alla zona industriale, quindi l’area 1, paragonandola a quelle che sono le altre aree sia per quanto riguarda i risultati ottenuti in relazione ai sedimenti sia per quanto riguarda i risultati ottenuti sui campioni di vongole nei vari accertamenti che lei ha appena indicato?

Baldassarri: sì, beh, dunque, torniamo... Per quello...

DOMANDA - L’area si differenzia dalle altre aree e se si differenzia per che cosa, sia quanto a sedimenti sia quanto a fauna?

Baldassarri: come ho detto, si differenzia sia quanto a profilo e si differenzia anche per livello di contaminazione, cioè la contaminazione delle aree industriali nei suoi punti massimi è notevolmente più alta rispetto alle zone, diciamo, alle zone dell’area...

DOMANDA - Urbana ed aree miste? Rispetto a quale?

Baldassarri: sia rispetto alle aree miste sia rispetto alle aree degli allevamenti, della zona di allevamento.

DOMANDA - Allora, questa impronta del cloro in che zona è stata rinvenuta in particolare?

Baldassarri: nei canali industriali. Questa qua riportata in questo grafico è il campione 60.

DOMANDA - Sia come impronta che come anche le percentuali...

Baldassarri: che come livello di contaminazione, sono molto più elevati rispetto a quello che si misura anche nelle zone urbane. Il profilo è diverso.

DOMANDA - Poi ovviamente i dati analitici sui singoli campioni che sono peraltro noti alle parti verranno depositati congiuntamente per il Tribunale una volta conclusa questa audizione. Un’ultima cosa le volevo chiedere, queste indicazioni che lei ha fornito sulla zona di individuazione e in particolare dell’impronta del cloro e sui livelli di contaminazione più elevati nella zona industriale, sono stati riscontrati questi dati per tutti gli accertamenti che voi avete effettuato e di cui avete dato contezza su questi incarichi?

Baldassarri: no, c’è una certa fluttuazione dei valori e dei profili anche nella zona industriale, i valori variano anche notevolmente. Come profilo ci sono anche lì delle variazioni che fanno pensare a diversi apporti, quindi per quello che riguarda sia i livelli sia i profili ci sono delle variazioni, sicuramente.

DOMANDA - Può indicare quali sono accertamento per accertamento questi dati sinteticamente?

Baldassarri: sì, prendo la tabella. Allora, per quello che riguarda i sedimenti io do il valore complessivo tossicologico delle diossine e ci sono variazioni che vanno da alcune unità fino a... specialmente i sedimenti superficiali fino a 570 picogrammi TE per grammo di matrice secca, quindi anche lì varia su quasi due ordini di grandezza.

DOMANDA - Per quanto riguarda questo accertamento sui sedimenti, che possiamo definire, tanto per dare una sigla, per semplicità, che poi naturalmente verrà ripresa anche dai prossimi consulenti, volevo chiedere: possiamo dare delle indicazioni, ad esempio, possiamo chiamarla, ho visto che lei l’ha indicata nelle sue note come PA, perizia A, ecco, solo per dare un senso più specifico. Allora, questo accertamento chiamiamolo PA per semplicità, per quanto riguarda la presenza di PCDD e PCDF nello strato superficiale lei diceva poco fa in particolare in un campione che risultava particolarmente elevata, parlava dell’impronta del cloro.

Baldassarri: sì.

DOMANDA - Questi profili di contaminazione sono quelli riferibili all’area industriale e possono confermare l’origine industriale di questa contaminazione?

Baldassarri: per quanto riguarda il campione 60, che era questo illustrato nel diagramma qui presente, sicuramente è un livello di contaminazione molto elevato e un profilo di contaminazione molto specifico. Adesso non ricordo a memoria tutti i profili di contaminazione...

DOMANDA - Stavo seguendo essenzialmente quella che è la sua relazione, per questo glielo chiedo ovviamente.

Baldassarri: sì, ripeto, il campione 60 ha questo profilo che è spiccatamente simile a questo rifiuto industriale riportato in letteratura. Ci sono alcune caratteristiche comuni a tutti, la prevalenza dell’octaclorodibenzofurano ha una netta prevalenza sulle diossine che, appunto, fanno parte del profilo dell’impronta del cloro...

DOMANDA - Quindi si può parlare di origine industriale per questi campioni indicati da PA?

Baldassarri: sì, mi sembrava di averlo...

DOMANDA - Poi per quanto riguarda la seconda parte dell’accertamento che lei ha riferito e che si potrebbe denominare per semplicità e per attività come PB, come accertamento peritale B, PB, in particolare le volevo chiedere su un campione, un campione che accennava anche lei prima che c’era un ordine di grandezza per un campione prelevato in zona industriale di vongole notevolmente significativo; anche qui si può parlare di inquinamento di tipo industriale e di che tipo? Per questo campione individuato e segnato.

Baldassarri: quando si tratta di campioni biologici è molto più complessa l’attribuzione di un profilo perché entra in gioco una serie di fattori sia di trasferimento dal sedimento all’organismo sia di metabolismo che alterano sostanzialmente il profilo originario del sedimento, quindi non è facile riconoscere dal profilo di contaminazione di un organismo l’origine della contaminazione che ha provocato quel livello di contaminazione dell’organismo stesso. Quindi è per questo che è più immediato il confronto proprio quantitativo del livello complessivo rispetto ad organismi cresciuti in ambienti, diciamo, puliti.

DOMANDA - Quindi il livello complessivo che cosa ci dice di questo campione?

Baldassarri: nel campione cresciuto in area industriale c’è un carico inquinante che è notevolmente superiore a quello del campione cresciuto in area pulita.

DOMANDA - Che sarebbe in quali altre aree rispetto all’area 1? Questo campione inquinato era dell’area 1, no?

Baldassarri: sì.

DOMANDA - Rispetto a quali altre aree era molto più inquinato?

Baldassarri: è molto più inquinato rispetto all’area degli allevamenti.

 

Presidente: di quante volte?

Baldassarri: in questo caso qua c’è più di un ordine di grandezza.

 

DOMANDA - Quindi più di un ordine di grandezza, anche in riferimento ai PCB?

Baldassarri: in riferimento ai PCB c’è un ordine di grandezza, direi, c’è un rapporto un po’ superiore a 10 tra questo e questo e un po’ inferiore tra questo e questo.

DOMANDA - L’ultima questione le chiedo relativamente ai molluschi, essenzialmente mi pare fossero dei mitili, etc., quel campione di vongole. Avete esaminato, approfondito anche questi campioni; il risultato che è emerso da questa analisi dei molluschi?

Baldassarri: dai mitili?

DOMANDA - Sì.

Baldassarri: nei due campioni dei canali industriali ci sono livelli che per le diossine variano da 1,4 a 4,9 picogrammi per grammo e sono più alti, notevolmente più alti di quelli dei campioni cresciuti in area di allevamento, anche se non c’è qua un ordine di grandezza di differenza, insomma.

DOMANDA - Quindi rispetto a quelli allevati e pescati in mare aperto?

Baldassarri: più o meno credo che valgano le stesse considerazioni...

DOMANDA - Cioè?

Baldassarri: in questi due campioni c’è un contenuto di diossine più elevato rispetto sia a quelli di allevamento all’interno della laguna sia rispetto a quelli di allevamento all’esterno della laguna, ma non sempre c’è un ordine di grandezza. C’è una differenza che però è visibile.

DOMANDA - Quindi in conclusione e con il via agli esami specifici dei campioni che sono stati effettuati, salvo domande specifiche che le potranno essere rivolte durante il controesame, la conclusione è che si può dire che in zona industriale nell’area 1 ci sono campioni con livelli di contaminazione molto più elevati rispetto alle altre zone e con l’impronta del cloro?

Baldassarri: ripeto, per quanto riguarda l’impronta del cloro ci sono dei fattori di trasferimento e di metabolismo che alterano sensibilmente il profilo di contaminazione quando si va in organismi, quindi quello su cui si può dimostrare una contaminazione più elevata è proprio il livello assoluto di contaminazione.

DOMANDA - Va bene, per questa parte non ho altre domande. Le altre parti dovrebbero essere presentate dal dottor Fanelli per quanto riguarda gli IPA, gli idrocarburi policiclici aromatici, e successivamente dal dottor Bonamin l’ultima parte. Il dottor Fanelli è già noto al Tribunale, ma se si vuol comunque presentare...

Fanelli: mi chiamo Roberto Fanelli, sono laureato in biologia, faccio il ricercatore all’Istituto Mario Negri di Milano dove sono responsabile del dipartimento ambiente e salute. Dunque, c’è un problema tecnico perché io...

DOMANDA - E’ arrivato, bisogna mettere la macchina per i lucidi, eccola lì, un attimo soltanto che viene collegata.

Fanelli: comunque nel frattempo magari posso impostare... Il mio compito è quello di riportare i dati che sono emersi dall’analisi degli stessi campioni di cui ha riferito il dottor Turrio per quello che riguarda un’altra classe di composti che sono gli idrocarburi policiclici aromatici. E’ una classe di composti molto ben nota perché sono inquinanti ambientali ubiquitari e hanno una rilevanza tossicologica molto importante perché sono classe di composti cancerogeni a cui anche la popolazione generale in assenza di particolari esposizioni è esposta. Diciamo che noi abbiamo fatto una scelta, è stata fatta una scelta di misurare un certo numero di questi composti perché... Dunque, i composti scelti, siccome questa è una classe di composti molto numerosa, ci sono centinaia di composti che appartengono a questa classe, quindi uno può misurare una certa serie di composti; la scelta è scesa su 10 composti di questi che sono stati scelti in base alla loro abbondanza come contaminanti ambientali e in base alla loro rilevanza tossicologica. Non so se... Adesso dire tutti i nomi di questi dieci nomi chimici sono impegnativi.

DOMANDA - Li dica pure con calma in maniera che possano essere trascritti.

Fanelli: antracene, benzoatracene, benzofluorantene, benzopirene... Diciamo che - dopo li riprendiamo - che in generale quando si vogliono misurare questi composti il valore totale della concentrazione ambientale nella matrice che si analizza viene espresso come somma totale di quello che si misura. Naturalmente per fare poi delle comparazioni con altri tipi di situazioni uno deve assicurarsi che i composti misurati siano gli stessi. All’interno di questa classe, quello che merita maggiore attenzione è il benzoapirene che, diciamo, come appartenente alla classe è anche l’unico che è regolamentato singolarmente come molecola, ecco la molecola sulla destra a metà; è anche quello che ha più rilevanza tossicologica.

DOMANDA - Anche per quanto riguarda gli idrocarburi policiclici aromatici e poi eventualmente facciamo un accenno anche all’HCB, esaclorobenzene, le volevo chiedere: sono stati effettuati questi accertamenti, che prima per semplicità col dottor Turrio Baldassarri abbiamo definito PA e PB, sia in relazione ai sedimenti che ad organismi viventi della laguna di Venezia, è così?

Fanelli: esattamente, le matrici analizzate erano due: sedimenti superficiali e matrici, biota che erano costituiti fondamentalmente da vongole e mitili come campionamento, come matrici a disposizione... I campioni erano esattamente gli stessi per cui sono stati misurati gli altri composti.

DOMANDA - Allora, partiamo dai dati relativi agli IPA, da questi accertamenti tecnici peritali che sono stati effettuati; se li vuole illustrare...

Fanelli: dunque, fondamentalmente io adesso qui non ho riportato, se non per i biota, tutti i numeri delle tabelle perché erano molto numerosi. Diciamo che in qualsiasi ambiente si possono distinguere due tipi di fonti di contaminazione da IPA. Una fonte è la deposizione atmosferica, del particolato atmosferico perché la principale ragione di formazione degli idrocarburi policiclici aromatici è la combustione di combustibili fossili, quindi tutto ciò che poi viene emesso sia da combustione industriale che da traffico, il particolato emesso da questo tipo di combustioni porta con sé questo tipo di composti; questi poi ricadono al suolo o nell’ambiente acquatico e costituiscono un tipo di contaminazione diffusa. Quindi questo ai fini poi della perizia serviva a definire la ragione per cui anche in zone non interessate da sorgenti teoricamente locali, specificamente locali, noi riscontrassimo dei valori di IPA presenti. Diciamo che qui la situazione è abbastanza chiara da come emerge - adesso stiamo parlando di sedimenti - dalla perizia. Dunque, ci sono due aree che sono nettamente differenti dalle altre senza ombra di dubbio e queste sono l’area 1, quella industriale, in cui sono stati riscontrati livelli fino a 50.000, 80.000 nanogrammi/grammi sedimento che trasformati in un’altra unità di misura sono 50-80 milligrammi/chilo di IPA come totali; l’area 2, urbana, pur non raggiungendo proprio questi record di contaminazione, però può essere comparabile con questa, area urbana quella che comprendeva Canal Grande, insomma, la città. Rispetto a tutte le altre aree considerate i livelli sono di 4, 5 ordini di grandezza superiori, quindi 10.000, 100.000 volte superiore. Per quello che riguarda poi il biota, scusate, ma questa è un po’ rozza... Dunque, lì sono riportati per le varie aree, area 1, area 2, area 3, area 4 e area 6, i valori di IPA minimi e massimi riscontrati in tutti gli organismi analizzati, non in tutti, diciamo quelli comparabili; qui per far vedere qual è il significato di quello che è stato trovato diciamo che abbiamo messo vongole e mitili che, diciamo, sono organismi stanziali e quindi possono essere comparati in un certo modo, quindi non ci sono pesci. Ecco, il numero sotto - 4, 1, 8, 13, 10 - è il numero di analisi che è stata eseguita. Lì vengono riportati i nanogrammi per grammo di tessuto fresco, i valori di IPA totali e i valori di benzoapirene. Quello che si può vedere è quello che ci si aspettava, che nelle aree a più alta contaminazione...

DOMANDA - Quali sarebbero queste aree?

Fanelli: diciamo che l’area ad alta contaminazione che è stato possibile analizzare con un numero minimo di campione per trarre qualsiasi conclusione è l’area 1 in cui sono stati analizzati 4 campioni nel corso di questa perizia, livelli di IPA che vanno da un minimo di 31 a 190 nanogrammi per grammo; l’area 2, che è quella ad alta contaminazione, diciamo, contaminazione paragonabile, evidentemente non è un luogo ospitale per gli organismi perché c’è la mancanza di organismi viventi da prelevare, quindi Canal Grande e questi posti... Quindi diciamo che in quell’unico organismo il numero era 26.

 

Presidente: quindi l’area 1 è la zona industriale e l’area 2 è la zona urbana, no?

Fanelli: sì, esattamente. Poi abbiamo le altre aree, in cui abbiamo l’area 3 mista che, come ha detto il dottor Turrio, risente delle due cose e in cui abbiamo dei valori da 5,4 a 41; l’area 4, che è quella di pesca e allevamento, riporta dei valori del 5,2 a 94, questo 94 però analizzato per il singolo dato è un campione che tra l’altro era stato fatto in duplicato ed è un campione molto dubbio. In realtà se uno guarda gli altri 12 campioni vede che i valori vanno da 5,2 a 10, 12, 13, poi... L’area 6, mare aperto, 2,9-19. Quindi diciamo che ciò che si è trovato è ragionevole, nel senso che dove c’è maggiore contaminazione è presente anche una contaminazione degli organismi che stanno lì, cosa che ci si può aspettare sulla base di quello che si conosce, che si può trovare ormai anche su libri di testo di qualsiasi genere.

 

DOMANDA - Quindi su questo punto, in conclusione, l’ordine di grandezza della concentrazione riscontrata nei molluschi prelevati nell’area industriale, area 1, rispetto alle altre zone qual è?

Fanelli: dunque, qui, diciamo, se prendiamo i valori massimi diciamo che può essere considerato un ordine di grandezza per queste sostanze.

DOMANDA - Un’ultima questione le volevo chiedere relativa all’HCB, esaclorobenzene, o passiamo al dottor Bonamin nel frattempo così lei eventualmente prepara... Allora, sospendiamo un attimo l’intervento del dottor Fanelli perché un paio di domande sull’esaclorobenzene semplicemente volevo fare prima di concludere la sua audizione. Il dottor Bonamin se si vuole presentare innanzitutto al Tribunale e riferire qual è la parte che tratterà...

Bonamin: mi chiamo Vladimiro Bonamin, sono un chimico, attualmente sono il direttore del laboratorio di Padova della società svizzera SGS, laboratorio che si occupa di monitoraggi, studi e ricerche in campo ambientale. Preciso una cosa, nell’ambito di questo tipo di perizie in realtà i quattro autori hanno operato tutti e quattro su tutti gli argomenti, ma oggi ci siamo divisi i compiti semplicemente in fase di esposizione. Io vi parlerò adesso di quelli che sono stati i risultati delle analisi di una serie di metalli pesanti, peraltro serie abbastanza limitata e relativa a cadmio, rame, mercurio, piombo e zinco, che sono stati determinati sia sui campioni di sedimento sia sui campioni di biota intesi come molluschi bivalvi, mitili e vongole. Se mi date un secondo io ho preparato una serie di slide...

DOMANDA - Sì, prego.

Bonamin: allora, qui per banalizzazione ho riportato i dati di questa perizia già riferiti dal mio collega Turrio; in realtà in questa presentazione mi limito ad un estratto tratto dal primo volume relativo ai metalli pesanti. Qui ripeto i nomi degli autori, qua vi indico che in seguito presento una mappa con i punti di indagine, che comunque è la stessa mappa che avete visto prima presentata dal dottor Turrio, e tutta una serie di dati riassuntivi su questi cinque elementi metallici. Vi rammento le aree in cui abbiamo diviso l’indagine: una prima area era costituita dalle aree prevalentemente o esclusivamente industriali; una seconda è l’area urbana, è qui indicato il punto; poi un’area di esposizione mista, che possiamo individuare in questa zona; un’area invece, la famosa area di pesca, in quest’altra zona e poi aree esterne, cosiddette a bassissima concentrazione o per lo meno ad attesa teorica a bassa concentrazione in mare aperto. Purtroppo i dati erano tanti e riassumerli è significativo riportarli a piccoli valori.

DOMANDA - Comunque verranno consegnati tutti, quindi li sintetizzi.

Bonamin: in questa prima tabella, che è abbastanza importante, ho riportato nelle colonne le concentrazioni in microgrammo/grammo o in milligrammi/chilo, tanto è la stessa cosa, di matrice secca, quindi di sedimento secco, le colonne con i cinque elementi ricercati. Qui vi ho anche riportato a titolo di riferimento i limiti con i quali si andava a definire se un rifiuto era tossico nocivo ai sensi del vecchio DPR 915 per gli elementi per i quali esisteva il limite. Non esisteva un limite per lo zinco, c’era un limite per il rame, ma non per il rame totale, ma soltanto per il rame composti solubili; mentre c’era un limite per i composti complessivi del cadmio, del mercurio e del piombo. Ho riportato poi qui, sempre per rammentare, la tabella dei protocolli d’intesa dell’8 aprile ‘93 con le rispettive tre colonne, la colonna A, la colonna B e la colonna C, per ognuno degli elementi i relativi limiti di tabella del protocollo d’intesa. Nelle colonne seguenti divisi per area ho riportato i dati dei singoli metalli, dati di concentrazione, qui vedete il numero dei campioni e le relative profondità, 0-20 si intende il primo strato di 20 centimetri di sedimento, meno 20 e meno 40 il successivo strato tra meno 20 centimetri e meno 40 centimetri. In questa colonna ho poi riportato la classificazione di questo sedimento limitatamente a questi cinque elementi nei confronti del protocollo d’intesa. Tanto per darvi un esempio, nel protocollo d’intesa si deve ragionare inferiore alla tabella C e ovviamente superiore alla tabella B in questo caso, per esempio, o in altri casi superiore alla colonna C per qualcuno di questi elementi. Facciamo subito un esempio, prendiamo questo campione che è stato dato come superiore a colonna C, il limite che l’ha fatto andare superiore a colonna C evidentemente era questo nel quale il mercurio raggiungeva un valore di 16 milligrammi per chilo contro un limite di tabella C di 10, quindi questo è un po’ l’esempio. Questi sono i risultati dei campionamenti effettuati nelle aree esclusivamente industriali. Velocemente, per brevità, vedete che ogni punto è caratterizzato da due campioni, un campione e un campione bis; questo deriva dal fatto che uno dei quesiti era quello di dare allo studio una certa validità dal punto di vista qualitativo e quindi tutta una serie di campionamenti sono stati replicati sia a livello di campionamento sia poi a livello di analisi. La tabella prosegue con le altre aree, le aree urbane, le aree a disposizione mista, le zone di pesca; erano previste inizialmente anche le zone private, ma su queste non siamo riusciti a reperire campioni in particolare di mitili e quindi sono state ignorate, e le aree di mare aperto. Adesso tralascio di raccontarvi i dati, salvo che - se avete osservato prima - i dati in zona industriale sono molto elevati per questi quattro elementi, in particolare per mercurio, cadmio, rame. I dati hanno ancora una certa rilevanza per le zone urbane e, invece, scendono in tutte le altre aree di mare aperto o zone di pesca. Questa seconda tabella riassume i risultati delle analisi similari, ma sul biota, quindi sui campioni di mitili, i mitili, le vongole, campionati nelle diverse aree. Anche in questo caso potete notare, mentre nel campo dei composti organici c’è una differenza di ordine di grandezza da 1 a più, nel caso dei metalli si nota una differenza di circa il doppio tra aree contaminate ed aree meno contaminate, ovviamente tutti i meccanismi metabolici sono abbastanza differenti e quindi evidentemente la situazione si differenzia. Adesso vi ho invece preparato una serie di slide con discussione su questi dati metalli. In particolare i dati metalli hanno un andamento in sintonia con quello contaminanti organici sia in termini di area sia in termini di profilo verticale delle carotte campionate. Nella perizia sono state indagate quelle 5 aree ad andamento antropico teoricamente decrescente, nel senso che questa era una delle ipotesi che si facevano in fase di programmazione della perizia, i risultati hanno confermato che questo andamento atteso teoricamente era reale nel senso che le zone industriali sono risultate peggio delle altre zone, ovviamente le altre zone potrebbero essere state interessate in parte dal contributo da queste zone industriali e in parte eventualmente anche da un contributo proprio derivante dalle aree urbane. La contaminazione metalli pesanti raggiunge livelli eccezionali, a mio avviso, nei campioni in area industriale con alcuni punti in cui la concentrazione del mercurio rende il sedimento tossico nocivo. Qua si potrebbe disquisire perché i vecchi limiti del DPR 915 erano relativi a materiale tal quale, viceversa questi sono dati sul secco, ma la cosa evidentemente nel caso di un sedimento è legata alle modalità di asporto, in ogni caso il sedimento che sta sotto ha valori che superano notevolmente i limiti che rendevano tossico-nocivo un rifiuto. Tale materiale, a mio avviso, ha più l’idea di un rifiuto industriale che di un sedimento, credo che anche in fase di campionamento per gli stessi operatori ci siano dei rischi a manipolarlo un materiale di questo tipo, in effetti, a mio avviso, con un contenuto di 2 e 300 milligrammi/chilo di mercurio diventa un materiale anche difficilmente manipolabile o per il quale esistono dei rischi di manipolazione. Non solo il mercurio comunque è stato rilevato a valori elevati, ma anche cadmio, rame e piombo, in particolare nelle aree industriali, mostrano valori abbastanza elevati, tali da comportare per alcuni casi, il superamento della colonna C del protocollo d’intesa. Il sedimento del canale Lusore-Brentelle, recettore di alcuni scarichi idrici in passato del petrolchimico, presenta concentrazioni che a mio avviso possono essere attribuite soltanto a una massiccia e pluriennale immissione di reflui contaminati.

DOMANDA - Su questo punto poi, ovviamente i punti sono indicati nelle cartine in maniera specifica dove sono stati prelevati i campioni, tra cui un sedimento nel canale Lusore-Brentelle.

Bonamin: mi sembra 3 campioni nel canale Lusore-Breltelle, il campione più contaminato era quello all’altezza delle panne di bloccaggio della contaminazione superficiale da organici di olio e così via. Ovviamente non siamo, non abbiamo approfondito con le attuali o passate produzioni per capire questo mercurio, questo rame, questo piombo da dove potevano provenire direttamente, abbiamo fatto però con buona approssimazione una ricerca tra, una correlazione tra elementi ed eventuali processi industriali e tanto a titolo di esempio il mercurio, tutti sanno, relazionato agli impianti cloro-soda e a impianti correlati di recupero del mercurio dai reflui del cloro-soda, o anche da catalizzatori di sintesi, abbiamo trovato che veniva impiegato in vecchi processi di sintesi anche cloruro mercurico nella sintesi del CVM. Il rame pure catalizzatori di sintesi, nell’ossiclorurazione per la produzione del CVM, per la produzione di ossido di carbonio, e il piombo per esempio dall’uso di additivi fino a qualche anno fa a base di piombo, stabilizzanti del PVC, in anni passati nel PVC vi erano quantità massicce di piombo. Ovviamente resta difficile in ogni caso stabilire se la contaminazione superficiale, cioè quella dei primi 20 centimetri, sia dovuta, quella dei primi 10, 20 centimetri sia dovuta a nuove aggiunte di materiale o alle sospensioni del sedimento o stabilire anche la proporzione dei due, è difficile dirvi quanto, evidentemente tutte e due i processi a mio avviso non possono essere esclusi. Per quanto riguarda l’indagine sul biota...

DOMANDA - Ecco, su questo punto del vostro accertamento era limitato al periodo fine ’95, inizio ‘96?

Bonamin: esattamente. Per quanto riguarda invece il biota abbiamo visto che vi sono delle variazioni significative tra i campioni prelevati in zona industriale e i campioni in zone pulite, significative per cadmio, mercurio e piombo, ma come prima vi ho detto non abbiamo l’ordine di grandezza, come per gli organici, qua siamo sull’ordine indicativamente del doppio, d’altra parte è comunque un’area dove personalmente da cittadino non riesco a capire perché la gente peschi, ma ogni tanto passo e vedo che ci sono diverse canne da pesca che girano. Per quanto riguarda l’affidabilità delle misure, come vi ho detto prima, il lavoro è stato fatto in modo accurato, nel senso che sono stati ripetuti campionamenti, ripetute varie volte l’analisi e i risultati ottenuti sono adeguati direi allo scopo. Conclusioni: nel Lusore-Brentelle, in particolare nel tempo di cui accennavo prima, cioè zona palle galleggianti abbiamo trovato del sedimento con concentrazioni di mercurio fino a 370 milligrammi/chilo quando il vecchio limite del DPR 915 era di 100 milligrammi per chilo. Dico era, ma devo è perché per lo smaltimento la 915 di fatto è ancora in vigore, il Ronchi non l’ha ancora abrogata per quella parte. La concentrazione dei vari metalli nei punti delle aree prevalenti industriali spesso portano a superare o ad avvicinare la colonna C del protocollo d’intesa e quindi richiedono l’allontanamento - come diceva questa mattina il dottor Sesana - al di fuori del contermine lagunare di questi sedimenti qualora si debba asportare. A questo punto, a mio avviso, a nostro avviso, devo dire, in quel caso, per esempio nel caso del canale Lusore-Brentelle, se vogliamo che questo DM relativo alla qualità delle acque della laguna possa avere valida applicazione, situazioni con 370 milligrammi/chilo di mercurio evidentemente dovranno trovare una soluzione di bonifica. Ecco, io ho finito.

DOMANDA - Soluzioni peraltro che sono già state poste in essere in sicurezza sia in Italia che all’estero?

Bonamin: sì, sicuramente negli Stati Uniti operazioni di bonifica se ne fanno...

DOMANDA - No, in situazioni analoghe.

Bonamin: sì, in situazioni analoghe se ne sono fatte, se ne sono fatte in nord Europa, dovete pensare ai grandi porti del nord Europa, mi riferisco a Rotterdam, Amburgo, mi riferisco ad altri porti statunitensi dove comunque c’è un’esigenza di dragare il canale, perché il canale si va a interrare, in ogni caso i porti sono in zona industriale, quindi anche lì i sedimenti si contaminano, e di conseguenza è necessario l’asporto, e gli asporti vengono fatti in condizioni di sicurezza. Qua non oserei immaginare dragare, come si fa con un sedimento non contaminato, un sedimento dove ci sono dentro fino a 300 milligrammi/chilo di mercurio, si rischierebbero dispersioni, quindi evidentemente esistono tecniche per effettuare questo tipo di attività in sicurezza, parancolando, chiudendo per settori il canale.

DOMANDA - Prima di concludere la vostra parte tornerei un attimo al dottor Fanelli ad alcune domande che mi ero riservato di fare sulla parte che è stata esaminata, non so se vuole rispondere lui o eventualmente uno di voi, la parte di riserva riguardava l’esaclorobenzene, HCB. Se vuole innanzitutto sinteticamente dire di che cosa si tratta e quali sono i dati relativi all’esaclorobenzene che avete rilevato voi.

Fanelli: l’esaclorobenzene è utilizzato in passato anche come pesticida, comunque anche lui è un inquinante ubiquitario ed anche un sottoprodotto di lavorazioni industriali di vario genere. Diciamo, sugli stessi campioni..

DOMANDA - Scusi, è anche un residuo relativo alla clorurazione del benzene? La mia domanda era mirata... perché si parla di impianti che trattato questo.

Fanelli: sì, più specificamente nei processi industriali che comportano un processo di clorurazione, quindi...

DOMANDA - Del benzene?

Fanelli: sì. Dunque, i livelli di esaclorobenzene che sono stati trovati, dunque, intanto in tutti i campioni di cui abbiamo parlato prima è stato misurato anche questo parametro, esaclorobenzene, in generale si può dire che i livelli sono, diciamo che seguono abbastanza quello degli altri composti clorurati che sono stati trovati, specialmente nell’area 1, dove sono stati trovati nello strato profondo del sedimento fino a 800.000 nanogrammi per grammo, quindi in pratica quasi una purezza assoluta. Quindi, diciamo questo più in uno stato profondo che negli stati superficiali. Rispetto alle altre aree i valori del sedimento arrivano a essere, diciamo, le altre aree non si distinguono molto tra di loro, diciamo che riflettono una contaminazione generica e per dare un’indicazione le concentrazioni che si trovano nelle altre aree sono 6 ordini di grandezza inferiori a quella dell’area 1.

DOMANDA - Questo per quanto riguarda l’HCB?

Fanelli: esatto.

 

Presidente: lei ritiene intanto di sospendere qui per la mattinata e riprendiamo nel pomeriggio oppure vuole proseguire?

 

Pubblico Ministero: no, Presidente, forse è meglio, posso anche indicare nel pomeriggio chi sarà presente. Ci saranno il dottor Ferrari e il dottor Racanelli, quindi con le loro illustrazioni credo che completeranno il pomeriggio e a questo punto forse è meglio più che farli cominciare un quarto d’ora, 20 minuti, farli trattare congiuntamente i loro temi.

 

Presidente: allora ci rivediamo alle 14.30. Accomodatevi. Se vogliono accomodarsi i consulenti del Pubblico Ministero.

 

Pubblico Ministero: il dottor Ferrari e il dottor Racanelli.

 

Avvocato Bettiol: scusi, Presidente, però su questo punto, prima che venga introdotta la consulenza, dovremmo svolgere alcune considerazioni. Il Pubblico Ministero nell’agosto del 2000, esattamente il 24 agosto del 2000 dà l’avviso ai difensori di una attività integrativa d’indagine... non ci interessano, ma altri invece ci interessano in quanto si riferiscono poi a una relazione di perizia tecnica nel procedimento 45000/99 RNR presso la Procura della Repubblica a firma del dottor Racanelli e viene depositata altresì, sempre a firma del dottor Racanelli, una consulenza tecnica, comparazione e risultati perizia dottor Stefano Racanelli con gli accertamenti successivi, nei procedimenti riuniti - si dice a questo punto - riuniti o quanto meno riuniti ai fini della copertina di questo atto, 3340/96 R. e 45000/99 RNR, il discorso può anche ampliarsi con l’occasione ad altri problemi processuali che qui ne interessano ed anche con riferimento ad un ulteriore avviso del Pubblico Ministero inviato alla fine di questi, con la data, alla fine di questo mese, con la data del 22 settembre 2000. Ora, qual è in realtà il problema? Il Pubblico Ministero può svolgere un’attività integrativa d’indagine che nessuno gli disconosce, attività integrativa che peraltro conosce un duplice limite, è un limite di natura funzionale, ai sensi dell’articolo 430 del Codice di Procedura Penale, e un limite di natura oggettiva. Limite funzionale sta nel fatto che questi atti non costituiscono prove ma costituiscono una sorta di attività di investigazione finalizzata a sollecitare il Giudice del dibattimento all’acquisizione di mezzi di prova; il limite oggettivo è che tali atti non possono essere atti in ordine ai quali deve intervenire il contraddittorio delle parti stesse. E se è così allora è evidente che atti come la elaborazione, le analisi, diciamo, di campioni che vengono, relativi al biota, al suolo, all’ambiente, che vengono acquisiti, sono a tutti gli effetti attività peritali che vanno svolte nel contraddittorio tra le parti nella sede naturale che è quella poi del dibattimento e non certo con un’attività di natura privata. Ne consegue che con specifico riferimento agli atti che si riferiscono, che portano la firma del dottor Racanelli, ne deriva un duplice impedimento, se consideriamo gli stessi come attività integrativa d’indagine del Pubblico Ministero, gli stessi non possono trovare ingresso, vuoi per il limite finalistico, funzionale, vuoi per il limite oggettivo, si tratta in definitiva di un’attività peritale, o comunque di consulenza tecnica che giunta in sede dibattimentale va svolta nel contraddittorio. Non varrebbe neppure la pena richiamarsi peraltro alla disciplina di cui all’articolo 360 Codice Penale nel momento in cui da un lato bisognerebbe dimostrare la irripetibilità dell’atto e dall’altro il problema funzionale della formazione di una prova nel contraddittorio a dibattimento avviato nel momento in cui è solo il Giudice che deve controllare la formazione della prova nel contraddittorio fra le parti stesse. Le conseguenze di natura processuale sono evidenti, un atto che voglia entrare nel processo o direttamente o indirettamente, urta contro un divieto probatorio. In sostanza, perché diciamo questo? Inevitabilmente la consulenza del dottor Racanelli farebbe riferimento all’acquisizione di quei dati di analisi, alla loro analisi sul biota, analisi sull’ambiente e via dicendo, che è un’attività a tutti gli effetti che dovrebbe posta in essere davanti a questo Giudice nel contraddittorio tra le parti, non è né funzionalmente ammissibile sotto il profilo del limite probatorio che invece si svolga un’attività investigativa del Pubblico Ministero, si voglia o no attraverso il contraddittorio tra le parti stesse. La conseguenza è inevitabile, è la inutilizzabilità della prova. Chiaro che una consulenza che si fondi su dati che dovevano essere acquisiti nel contraddittorio e che tali non sono stati, o che comunque, si noti bene, questo contraddittorio doveva essere fatto dinanzi a questo Giudice, evidentemente sono dati inutilizzabili perché vanno contro un preciso divieto probatorio. Con l’occasione a questo punto, d’altra parte ricordiamo che se vogliamo considerare questi atti di un altro procedimento dovremmo ricordarci i limiti all’acquisizione degli atti di altro procedimento espressi dall’articolo 238 del Codice di Procedura Penale, siffatta disposizione esclude che atti di indagine relativi ad altro procedimento possono trovare accesso nell’ambito del processo penale, né ci si trova di fronte ad atti che possano qualificarsi in qualche modo irripetibili nella misura in cui il singolo campione forse non potrà essere rianalizzato, ma quel tipo di campionamento è chiaramente un fatto sempre ripetibile, finché almeno vi è ancora questa laguna e vi sono questi posti, ai fini di quell’analisi a cui è diretta l’istanza della Procura stessa. Se così sono le cose ne deriva che da un lato l’istanza, la consulenza come tale diventa inammissibile risultando il prodotto di un’attività compiuta, posta in essere di fronte ad un divieto probatorio, e quindi sarebbe comunque inutilizzabile, d’altra parte volendo anche considerare, appunto, la stessa come atto di altro procedimento ci troveremmo di fronte ai limiti dell’acquisizione probatoria degli atti di altro procedimento previsti dall’articolo 238 del Codice di Procedura Penale. Con l’occasione anche, quindi ampliando se vogliamo per economia processuale, anticipando un tema che trova riscontro in un altro avviso del Pubblico Ministero in data 22 settembre 2000, in cui si dice che altre consulenze, altre analisi sono state compiute e si invitano i difensori ad intervenire, non davanti a questo Tribunale, ma in altra sede, bene, noi replichiamo che non possiamo fare questo perché il dibattimento è la sede in cui il contraddittorio non può essere il contraddittorio, sia pure tra la difesa e il Pubblico Ministero, ma è un contraddittorio che deve essere regolato, controllato e diretto dal Giudice, che poi è l’essenza del contraddittorio, non solo confronto tra le parti, ma confronto tra le parti dinanzi ad un Giudice imparziale. Ne consegue che ci opponiamo radicalmente alla consulenza Racanelli perché verrebbe a introdurre in questa sede dati che non possono essere acquisiti per espressa volontà della legge processuale che impone un divieto probatorio. Io dimetto anche... e più in generale ci opponiamo comunque e fin d’ora non prestiamo il consenso all’acquisizione di atti di altro procedimento o di atti di integrazione probatoria di attività integrativa di indagine del Pubblico Ministero che, appunto, non possono essere attività probatoria ma caso mai strumento di sollecitazione di fronte a questo Tribunale per ulteriori attività di indagini. Quindi chiediamo che in principalità non venga accettata la consulenza Racanelli o che la stessa sia limitata ai temi che sono estranei agli ulteriori accertamenti compiuti dal Pubblico Ministero, fin d’ora diciamo che non prestiamo il consenso non solo in relazione a quest’atto ma ad altri atti, all’utilizzazione comunque di attività di indagine o di altri procedimenti penali. Per comodità del Tribunale poi produco questi avvisi in modo che il Tribunale stesso le possa valutare.

 

Presidente: non quelli relativi alle indagini future per le quali siete chiamate in altro procedimento in contraddittorio, cioè lei ha fatto menzione anche di avvisi dati nel settembre per partecipare ad analisi ed accertamenti...

 

Pubblico Ministero: non è così, non c’è nessun invito, i fatti vanno precisati meglio, adesso lo diremo.

 

Presidente: perché in questo caso, in altro procedimento...

 

Pubblico Ministero: infatti, non è assolutamente così.

 

Presidente: va beh. Sentiamo allora se ci sono altri interventi delle difese. Va bene, c’è adesione.

 

Avvocato Mucciarelli: a nome dei colleghi che assistono, amministratori o dirigenti Montedison, noi ci rimettiamo.

 

Pubblico Ministero: c’era una frase interlocutoria dell’avvocato Bettiol che è quella fondamentale, che diceva: se così sono le cose, il problema è che le cose non sono proprio così. Innanzitutto va detto che il consulente tecnico dottor Racanelli è un consulente che viene citato a norma dell’articolo 359, quindi questo è un primo dato importante di cui bisogna tener conto, non ho mai fatto riferimento con il dottor Racanelli a attività non ripetibile, ad accertamenti non ripetibili. Seconda cosa: gli atti che sono stati successivamente, a più riprese, a febbraio, ad agosto, adesso qualche giorno fa depositati, fanno riferimento tutti, anche questo è un dato pacifico, è noto, a fascicoli autonomi, si tratta in particolare di interventi della sezione navale della Guardia di Finanza o di altra, Guardia di Finanza o di altra Polizia giudiziaria, che interviene sui pescatori abusivi nella zona industriale di Porto Marghera e procede autonomamente al sequestro del pescato. Sequestro del pescato che ottiene quindi questo vincolo e su questo pescato sono stati fatti, ad esempio nel procedimento 45000/99, ad esempio nell’altro fascicolo 14133 del 2000, degli autonomi accertamenti che riguardano quei fascicoli, che riguardano indagati di quei fascicoli che sono ovviamente al di fuori di questo processo. L’attività di connessione tra quei fascicoli autonomi e questi fascicoli è soltanto un’attività di acquisizione di dati, attività di acquisizione di dati che sicuramente deve essere consentita in quanto si tratta comunque e in ogni caso di attività di Polizia giudiziaria, quelli sono atti di sequestro, atti in quanto tale non ripetibili, sono atti sui quali viene chiamato ad esprimere un giudizio a norma dell’articolo 359 il dottor Racanelli e questo non vedo proprio come si possa impedire. Tra l’altro non comprendo neanche quale sia l’atto al quale si fa opposizione in questo momento come acquisizione, perché fino a questo momento non è stato prodotto nessun atto al Tribunale, quello che si chiede è soltanto una consulenza, un commento su dei dati, una comparazione su dei dati, quindi questa in giudizio è l’attività tipica di un consulente tecnico che può essere contrastata in questa sede, ed ovviamente per la parte imputati verrà contrastata adeguatamente a dovere, da tutte le parti processuali, senza che ci sia la confisca di alcun diritto. Un altro punto non esattamente citato dall’avvocato Bettiol, voglio ricordare, nell’avviso del 22 settembre non c’era nessun invito a partecipare, l’ultima frase scrive: "Si segnala - è una segnalazione, quindi è un dato di conoscenza, di informazione che viene portato anche alla considerazione delle difese, e viene detto - che tutti i campioni che sono stati analizzati dal Consorzio Inca e in particolare quindi dal suo direttore dottor Racanelli sono a disposizione per - è scritto - per verifiche e/o ulteriori analisi". Quindi non c’è stata nessuna distruzione di reperti, il reperto può essere in qualsiasi momento, da parte di chiunque lo voglia, in qualunque sede, quindi non è un invito, è una comunicazione, potevo anche non farla, mi sembrava doveroso comunque fornire questo dato. Quindi nel momento in cui verrà sentito il dottor Racanelli che dovrà fare una valutazione comparativa tra tutti i dati, tra tutti gli accertamenti tecnico-peritali effettuati fino ad ora e di cui si è parlato oggi e in riferimento a certi dati forniti anche dall’ispettore Spoladori alla scorsa udienza, nel momento in cui verrà effettuata questa comparazione verranno citati degli elementi, verranno citati dei dati, verranno citati dei fatti, su questi elementi, su questi dati, su questi fatti, si potrà innestare all’interno correttamente di questo processo un contraddittorio da parte di chi desideri farlo e nella maniera che potrà essere chiesta e che il Tribunale deciderà di fare. Quindi non vedo proprio nessun motivo giuridico per cui una consulenza ai sensi dell’articolo 359 dovesse essere bloccata in questo momento. Un altro dato in più, e lo indico proprio come attività di acquisizione da parte del Pubblico Ministero, e di deposito dei relativi dati presso la segreteria della Procura, è un episodio che ho citato anche alla scorsa udienza, e sono dei dati di cui io ero venuto a conoscenza vedendo la televisione, in particolare si tratta dell’episodio, il programma televisivo RAI Sciuscià, in cui erano stati effettuati dei prelevamenti e delle analisi autonomamente per fatti loro in cui non c’entrava niente né la Polizia giudiziaria né il Pubblico Ministero. Ora, su quei dati che io mi sono limitato ad acquisire e a depositare presso la segreteria della Procura per le difese, su quei dati verrà chiesto un commento, anche quei campioni, per quello che so, per le informazioni che ho ricevuto, sono ovviamente a disposizione. Quindi l’attività che io chiedo per il dottor Racanelli è solo un giudizio, attività tipica del consulente tecnico.

 

Avvocato Schiesaro: due parole di sviluppo solo di questo argomento sulla linea di quello che ha già detto il Pubblico Ministero. In realtà quella che sta per essere assunta è una consulenza tecnica di parte nell’ambito della quale un consulente indicato da una parte verrà a fornire al Tribunale valutazioni, quindi giudizi, su tutta una serie di fatti che sono a sua conoscenza, in parte desunti da atti processuali, in parte desunti da sue conoscenze scientifiche, in parte che potrebbero anche essere desunte da altre conoscenze di altra natura. Basta questo per dire che la consulenza è inammissibile? Io credo di no, perché se qui si trattasse di una questione fatta sulla produzione di un verbale di conferimento d’incarico di consulenza ex 360 assunto in un altro procedimento allora capirei la questione, allora capirei il problema, ma non c’è una produzione di una prova di un altro procedimento, c’è la richiesta di una parte di introdurre attraverso un suo consulente di parte, con tutti i limiti probatori che la, con tutti i limiti probatori che la deposizione di un consulente di parte può avere, una tematica che può servire al Tribunale per conoscere i fatti di causa. Quindi tecnicamente non mi pare ammissibile una questione sull’espletabilità, sul poter espletare una consulenza tecnica di parte su questo punto. Faccio inoltre presente che ai sensi dell’articolo 238 c’è una netta distinzione tra l’acquisizione dei verbali di prova contemplata al primo comma, e questo creerebbe qualche problema per un accertamento ex 360 per le ragioni dette da parte del difensore, ma io non voglio approfondirmi sul punto perché non c’è una richiesta di produzione di un verbale ex 360, mentre invece distingue l’ipotesi del terzo comma secondo la quale comunque ammessa l’acquisizione della documentazione di atti che anche per effetto di cause sopravvenute non siano ripetibili. Quindi il 238 stesso consente di produrre atti, purché non abbiano quel valore probatorio che sono, che gli è attribuito dal primo comma della norma in esame. Allora, in questo caso non c’è nessuna produzione di atti, c’è semplicemente la richiesta di sentire un consulente di parte che sulla base delle sue conoscenze scientifiche e delle sue conoscenze tecniche può fornire valutazioni comparative che possono servire al Tribunale a farsi una certa opinione. Questioni opinabilissime che saranno oggetto di contraddittorio da parte dei consulenti tecnici della difesa. Secondo noi la consulenza tecnica in questi termini è perfettamente ammissibile.

 

Presidente: grazie. Allora, il Tribunale sull’eccezione sollevata dalla difesa avvocato Bettiol in ordine alla consulenza introdotta dal Pubblico Ministero, ritiene che la consulenza così come proposta dal Pubblico Ministero in quanto espressione di una valutazione di dati a conoscenza del consulente incaricato, ovvero acquisiti dal Pubblico Ministero nel corso delle indagini, non ha natura di atto irripetibile in nessuno dei suoi elementi contenutistici, ivi compresi soprattutto i dati analitici, e quindi non può avere alcuna valenza di atto probatorio come si sostiene dalla difesa opponente. Pertanto in quanto tale, avente tale natura, questa consulenza è ammissibile come consulenza di parte valutativa di aspetti e di valutazioni di parte, e quindi è fatta salva, in relazione alle valutazioni e ai dati che sono oggetto di tali valutazioni, ogni confutazione sulla loro valenza e sulla loro rilevanza. Quindi, Pubblico Ministero, è una sua consulenza, la introduca.

 

Pubblico Ministero: io avevo citato il dottor Ferrari e il dottor Racanelli, secondo l’ordine logico comincerà a parlare il dottor Ferrari del Magistrato alle Acque, comunque tutti e due si possono accomodare al tavolo, perché ci sono delle parti che possono essere presentate una dopo l’altra. Intanto può cominciare il dottor Ferrari.

 

DEPOSIZIONE DEL CONSULENTE

DR. FERRARI GIORGIO -

 

Presidente: bene, se si vuole qualificare innanzitutto.

RISPOSTA - Io mi chiamo Giorgio Ferrari e sono responsabile della sezione antinquinamento del Magistrato alle Acque di Venezia.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Vuole illustrare al Tribunale sinteticamente quali saranno i temi del suo intervento?

RISPOSTA - Io nella mia esposizione farò riferimento essenzialmente ai seguenti documenti acquisiti agli atti, la prima è una relazione valutativa degli studi già effettuati sulla presenza di diossine nell’ambiente lagunare veneziano e quindi in questa sede vengono ripresi dei concetti, vengono ulteriormente ampliati ed elaborati, già esposti dai miei colleghi che mi hanno preceduto, così come anche nel secondo documento, che è una relazione valutativa degli studi già effettuati sulla presenza delle principali sostanze tossiche nell’ambiente lagunare veneziano. Ancora, tratterò di dati contenuti nella documentazione analitica acquisita dal Corpo Forestale dello Stato di Mestre presso le ditte Enichem e EVC di Porto Marghera, questi sono documenti che sono stati acquisiti presso il laboratorio di Enichem, quindi diciamo relativi a campioni prelevati e analizzati all’interno dello stesso laboratorio di Enichem EVC e relativi a materiali rinvenuti all’interno dello stabilimento stesso. Da ultimo tratterò di un commento, un’elaborazione, relativa ai dati contenuti nella documentazione prodotta dall’Istituto di Geologia Marina di Bologna per conto di Enichem, questa è una relazione che Enichem ha commissionato all’Istituto di Biologia Marina e al CNR di Roma, in relazione proprio alla caratterizzazione dei sedimenti nei fondali dei canali industriali. E altri dati provenienti da sondaggi di sedimenti in laguna fatti eseguire dal Consorzio Venezia Nuova sempre in relazione alla contaminazione dei sedimenti stessi. Nella mia trattazione io essenzialmente, la trattazione sarà incentrata sulle diossine e in particolare come questi composti, quindi le diossine, possono essere utilizzati in modo ormai consolidato anche dalla letteratura scientifica internazionale come traccianti di un inquinamento, e quindi utilizzerò estesamente questi profili che introdurrò successivamente delle diossine proprio per caratterizzare meglio e mettere in relazione l’origine dell’inquinamento della laguna delle diossine per dimostrare che questa ha avuto origine da processi produttivi che si svolgono e si sono svolti all’interno dello stabilimento Petrolchimico. In seconda istanza considererò anche i livelli della contaminazione di diossina, quindi per capire qual è stato l’impatto di queste attività sulla laguna. Quindi vorrei spendere qualche parola in termini piuttosto generali sulla natura delle diossine. Le diossine quindi sono dei composti che si formano nel corso di processi chimici industriali in cui è coinvolto il cloro, quali la produzione di composti clorurati, ad esempio i PCB, policlorobifenili, il pentaclorofenolo, varie famiglie di erbicidi, il cloruro di vinile, il PVC, il dicloroetano, ed altri solventi clorurati. La diossina si forma anche però in processi di diverso tipo quali sono i processi di combustione come ad esempio l’incenerimento dei rifiuti, l’uso di combustibili fossili nelle centrali termoelettriche e il funzionamento di motori a scoppio. Le diossine sono una famiglia di composti, non è che ci sia un composto che si chiama diossina, sono composti costituiti essenzialmente da due anelli aromatici variamente sostituiti da atomi di cloro collegati tra loro da una struttura eterociclica a legami eterei. Senza dilungarmi troppo, volevo solo giusto mostrare qual è la formula di struttura di questi composti. Questo composto rappresenta le diossine, quindi diossine, due atomi di ossigeno che collegano questi due anelli che si chiamano anelli aromatici mentre i furani o policlorodibenzofurani, più precisamente che vengono abbreviati con la sigla PCDF, mentre le diossine si indicano con la sigla PCDV, sono sempre due anelli aromatici che possono essere più o meno sostituiti con atomi di cloro, collegati però in modo diverso, quindi con un solo atomo di ossigeno e questa struttura, da un punto di vista chimico, si indica con il nome di anello furanico ed è per questo che questi composti anziché essere chiamati diossine si chiamano policlorodibenzofurani. Tra tutti questi composti, che sono 210 in totale, perché 210 sono le combinazioni con cui gli atomi di cloro possono entrare a dare origine appunto a 210 molecole diverse di questo tipo, quelli che hanno una maggiore importanza da un punto di vista tossicologico sono quelle in cui il cloro è presente nelle posizioni 2, 3, 7, 8. Il motivo per cui questi composti hanno un grado di tossicità più elevato probabilmente è dovuto proprio alla posizione con la quale gli atomi di cloro vanno ad occupare questi anelli aromatici, e quindi lo rendono meno solubile in acqua e più solubile nei tessuti grassi, per questo motivo questi composti hanno una maggior tendenza al bioaccumulo rispetto alle altre diossine che non sono caratterizzate da questa struttura. Quindi tra tutti i composti 2, 3, 7, 8 sostituiti, che sono i più tossici, quindi quelli importanti da un punto di vista tossicologico, possiamo avere diverse combinazioni, quindi abbiamo 10 diverse possibili diossine, che sono quelle che sono elencate qui sulla sinistra di questa tabella, e, scusate, 7 di questi composti sono le diossine, e 10 composti sono i furani, per un totale di 17 composti diversi che appunto si chiamano 17 congeneri, 2, 3, 7, 8 sostituiti. Essenzialmente quando si tratta di aspetti legati alla tossicità di questi composti da un punto di vista analitico si considerano solo questi 17 congeneri. Da un punto di vista analitico... da un punto di vista tossicologico, chiedo scusa, il più attivo tra tutti i congeneri è il primo, quindi il 2, 3, 7, 8 tetraclorodibenzodiossina, questo composto è classificato nel gruppo 1 dallo IARC, cioè l’agenzia internazionale di ricerca sul cancro ed è classificato come cancerogeno. Gli altri composti esercitano azione simile alla 2, 3, 7, 8 tetraclorodibenzodiossina, però con un’intensità attenuata rispetto a questo capostipite. In genere i diversi congeneri sono, da un punto di vista tossicologico, correlati tra loro attraverso degli indici di tossicità equivalente. Che cosa significa? Significa che posto uguale a 1 il valore di tossicità della 2, 3, 7, 8 tetraclorodibenzodiossina, gli altri congeneri possono essere valutati da un punto di vista tossicologico attraverso dei fattori di correlazione, in particolare la pentaclorodibenzodiossina ha un fattore di, un indice di tossicità equivalente pari a 0,5, vuol dire che la sua tossicità è considerata pari alla metà di della 2, 3, 7, 8 tetraclorodibenzodiossina, oppure guardando da un altro punto di vista per avere gli stessi effetti tossici di una certa quantità di tetraclorodibenzodiossina è necessaria una quantità doppia di questo composto, e quindi tutti gli altri congeneri possono essere espressi come tossicità equivalente riferita proprio alla 2, 3, 7, 8 tetraclorodibenzodiossina attraverso questi fattori di correlazione. Giusto per fare un esempio, in questa tabella viene riportato appunto quello che succede quando si considerano questi composti e le loro analisi e come si esprimono i relativi risultati. Quindi, diciamo, in questa tabella, nella seconda tabella, viene espressa la concentrazione analitica, cioè quello che viene letto in termini di concentrazione per ciascuno dei diversi composti. Quindi questo è un valore che generalmente, riferito ai sedimenti, si esprime in nanogrammi per chilogrammo, quindi in miliardesimi di grammo. Attraverso il fattore di conversione io trasformo questo dato di concentrazione analitica in un dato, in un valore tossicologico. Naturalmente nel caso della tetraclorodibenzodiossina, essendo il fattore di tossicità equivalente uguale a 1, il valore di concentrazione analitica coincide con il valore tossicologico. Questo non è più vero quando io vado a considerare gli altri congeneri, perché da un fattore, da un valore analitico, per avere il corrispondente fattore tossicologico io devo moltiplicarlo attraverso il fattore di correlazione di tossicità. Fatto questo per tutti i congeneri io ottengo per ogni congenere un valore di tossicità equivalente che a questo punto posso sommare. La somma dei valori di tossicità equivalente di ciascun congenere mi esprime la concentrazione tossicologica dell’intero campione, per cui in questo caso, in questo esempio, io ho un valore di 233, 634 nanogrammi chilo, espresso come indice di tossicità equivalente, cioè praticamente la concentrazione corrispondente alla quantità di tetraclorodibenzodiossina che io avrei in questo campione in termini tossicologici. Fatta questa premessa è molto importante osservare ed introdurre un concetto che guiderà tutta la mia esposizione, e cioè che la proporzione dei congeneri con cui le diossine si ritrovano nei campioni delle diverse matrici ambientali è tipica del processo che ha portato alla loro formazione, pertanto è possibile associare una particolare distribuzione dei congeneri, che si ritrovano in un determinato campione, a un’origine specifica. In un certo senso possiamo dire che la diossina in qualche misura, diciamo, in maniera anche piuttosto precisa, dà un’indicazione dell’origine da cui è stata prodotta, quindi in qualche misura porta la firma del processo che ha portato proprio alla sua formazione. Questa situazione è particolarmente evidente ed è ampiamente documentata in letteratura ormai, per la diossina prodotta nei processi di produzione dei composti clorurati, in particolare del dicloroetano cloruro di vinile monomero. In questo caso è stata coniata quella classificazione che è già stata anticipata dai miei colleghi, relativa proprio all’impronta del cloro, cioè a quella particolare distribuzione e proporzione relativa dei diversi congeneri che è tipica delle produzioni industriali in cui è coinvolto il cloro e in particolare in quelle del dicloroetano cloruro di vinile. Questa distribuzione è caratterizzata da una netta preponderanza della octaclorodibenziofurano sugli altri congeneri, in questa figura viene, io ho riportato un dato desunto dalla letteratura relativa a campioni prelevati da impianti del dicloroetano e cloruro di vinile monomero negli Stati Uniti, questo dato è stato pubblicato di recente ad un convegno internazionale delle diossine e successivamente negli atti del convegno che sono appunto indicati in questa figura stessa. Per comodità in genere io ho parlato di 17 congeneri 2, 3, 7, 8 sostituiti, in genere si preferisce costruire questi diagrammi a barre accorpando le varie famiglie, per cui tutti gli esaclorodibenzodiossine sono stati riuniti tra loro ed espresse come famiglia di esaclororodibenzodiossina e così per gli altri gruppi. La seconda cosa è che questi diagrammi vengono costruiti sui valori analitici e non sui valori di tossicità equivalente, quindi su ciò che effettivamente viene analizzato dagli strumenti. Questo diagramma è relativo appunto a delle acque reflue provenienti da queste produzioni particolari che sono poi le stesse produzioni che sono presenti anche oggi all’interno dello stabilimento Petrolchimico. Sempre da fonti di letteratura e dagli stessi autori, però in data successiva, sono stati riportati i profili, le impronte, diciamo, le impronte digitali delle diossine presenti in residui solidi provenienti dal trattamento dei reflui di produzione sempre statunitensi relative alle stesse produzioni dei dicloroetani e cloruro di vinile. Com’è possibile vedere, andando alla diapositiva precedente, al di là della scala dei due grafici, si può notare che le impronte sono le medesime. Nello stesso articolo viene riportata anche una seconda impronta tipica di questi trattamenti, in effetti in letteratura vengono riportate due diverse impronte tipiche dei trattamenti dei rifiuti solidi originati dai trattamenti a servizio di impianti del dicloroetano e del cloruro di vinile, una, quella che abbiamo visto prima, comunque ricca in otaclorodibenzofurano, ma in cui era comunque presente una aliquota non trascurabile di diossina e soprattutto una frazione abbastanza importante degli eptaclorodibenzofurani, associata a questo però in alcuni impianti è stata osservata un’impronta leggermente diversa che è questa che mostro adesso dove la frazione percentuale di otaclorodibenzofurano è di gran lunga superiore a tutte le altre. Questo naturalmente può dipendere da molte cose, cioè dall’assetto produttivo, dall’assetto di marcia degli impianti, da particolari situazioni in cui gli impianti si trovano a funzionare. Anticipo già che entrambi questi profili sono presenti sia in laguna che, come vedremo successivamente, all’interno dello stabilimento Petrolchimico. Fatta questa premessa io passerei a considerare che tipo di diossina viene rilevata in laguna. Per quanto riguarda quelle che possono essere le fonti di origine della diossina in laguna essenzialmente possiamo pensare che ci sia un contributo derivante dall’attività industriale di Porto Marghera, un contributo derivante dalle diverse attività antropiche che si svolgono all’interno del centro storico, possiamo parlare di scarichi urbani, possiamo parlare di funzionamenti di motori a scoppio, di emissioni di diverso tipo, analogamente anche, sia pur evidentemente in misura proporzionale, il centro urbano di Chioggia può essere considerato un punto di emissione di diossina così come tutto il contributo che proviene dal bacino scolante in laguna, cioè da quella serie di corpi idrici che ancora oggi in diversi punti della laguna confluiscono, vanno ad alimentare la laguna stessa. Oltre a questo sicuramente c’è un contributo che deriva da una quarta o terza fonte, o quarta fonte, che è la deposizione atmosferica. Tutte queste attività sicuramente producono delle emissioni che, come successivamente verrà più dettagliatamente dimostrato, hanno una ricaduta in laguna e quindi contribuiscono anch’esse come emissioni atmosferiche, che poi ricadono in caduta, ad alimentare la contaminazione della laguna stessa. Queste possono provenire ovviamente dall’attività industriale come anche dalle attività antropiche. Per cui essenzialmente le principali fonti di contaminazione di diossina possono essere considerati gli scarichi di reflui civili o industriali, le immissioni dal bacino scolante, l’immissione diretta di rifiuti, con questo intendo dire proprio il massivo non controllato getto di rifiuti all’interno della laguna, cosa che vedremo essere successa nel passato, e la deposizione atmosferica. Riprendo brevemente, per poi ampliarli, un po’ quelli che sono stati i risultati che sono stati esposti dai colleghi che mi hanno preceduto, in particolare dal dottor Turrio relativamente ai campioni di sedimento che sono stati prelevati in laguna nell’ambito dei procedimenti precedenti. In questo grafico ho selezionato, tra tutti i campioni che sono stati analizzati, quelli che, diciamo, erano stati prelevati lontano dalla zona industriale, adesso non ho qui la piantina, però sicuramente le aree che sono indicate si riferiscono a punti di prelievo ben lontani dalla zona industriale, intendo dire laguna nord, laguna sud, zona di Chioggia, e direi forse centro storico di Venezia, ma non ne sono sicuro. Come si vede, tutti questi campioni in termini di abbondanza relativa dei diversi congeneri mostrano una netta preponderanza della otaclorodibenzodiossina sugli altri e in particolare anche sull’otaclorodibenzofurano, viceversa i campioni che sono stati prelevati sempre nell’ambito della perizia esposta dal dottor Turrio ed anche in altre circostanze, il sedimento 6 A è relativo alla perizia del dottor Sesana-Miller, prelevati viceversa vicino alla zona industriale, mostrano un profilo di distribuzione dei congeneri completamente diverso. Quindi indicano che la diossina presente nella zona industriale ha caratteristiche completamente diverse da quella presente in altre zone lontane dalla zona industriale. Quindi possiamo vedere di approfondire l’argomento confrontando i sedimenti prelevati dalla zona industriale che sono rappresentati nel diagramma in basso, con i tipici residui solidi provenienti dal trattamento di reflui di produzioni di DCE dicloroetano, VCN cloruro di vinile monomero e PVC riportati nella letteratura. Come si vede non c’è una corrispondenza, nel senso che...

DOMANDA - Scusi un attimo, forse c’è stato un lapsus quando indicava il grafico della parte inferiore. Prima mi pare che dicesse che riguarda un grafico non della parte industriale.

RISPOSTA - Non della parte industriale, lontano dalla zona industriale.

DOMANDA - Per la precisione, se no non si capiva.

RISPOSTA - Quindi non c’è alcuna corrispondenza tra la diossina che si trova in campioni lontano della zona industriale e quella tipica delle produzioni dei clorurati negli Stati Uniti. Viceversa se andiamo a vedere come si confrontano i campioni di diossina prelevati vicino alla zona industriale con quelli tipici delle produzioni dei clorurati riportate in letteratura, troviamo che la corrispondenza è molto più stringente, quindi questa è già un’ottima indicazione che associa in qualche modo la diossina presente nei canali industriali con le produzioni del dicloroetano, cloruro di vinile monomero ed altri clorurati. Dopo queste prime analisi sono stati fatti molti altri prelievi, si sono mossi gli enti pubblici, si sono mossi gli stessi titolari degli impianti per approfondire qual è la situazione della contaminazione della diossina in laguna, per cui sono divenute disponibili molte altre analisi che adesso brevemente illustrerò. Per esempio, è possibile esaminare com’è la distribuzione di diossina di campioni prelevati dai fanghi interni della città. Come si può notare in questo caso, anche in questo caso il tenore di otaclorodibenzodiossina è molto più alto del tenore di otaclorodibenzofurano, quindi come era da aspettarsi all’interno di Venezia non essendoci produzioni di impianti di produzione di idrocarburi clorurati, non troviamo un profilo della diossina che sia a questi corrispondente ed associabile. Ecco, quello che è ho detto è illustrato in questo confronto dove confrontiamo il grafico appena visto relativo ai lidi di Venezia con l’impronta dominante nei canali industriali. Andiamo a vedere a Chioggia com’è la situazione, direi che è ancora più marcata, nel senso che gli otaclorodibenzofurani sono ancora più bassi che a Venezia e l’otaclorodibenzodiossina è molto elevata. Il confronto sempre con il profilo presente nei canali industriali dimostra come Chioggia sia esente dall’influenza degli impianti di produzione dei clorurati e abbia un profilo completamente diverso. Recentemente sono state fatte delle campagne analitiche da parte del Consorzio Venezia Nuova che hanno interessato un po’ la mappatura di tutta la laguna e in particolare in questa trattazione, in questa parte della trattazione ho estratto le caratteristiche del profilo della diossina presente alle foci dei vari fiumi che si immettono in laguna, tra questi principali sono il Vese, l’Osellino, il Canale Bondante, c’è a Lova una botte sifone quindi che drena un po’ i reflui di una zona variamente urbanizzata e industrializzata, Taglio del Novissimo, Canale altipiano e la botte sifone delle Tresse. Nel caso della foce del Dese anche qui ritroviamo un profilo che non è assolutamente associabile alle produzioni dei clorurati in quanto ha un otaclorodibenzofurano molto basso e un profilo di otaclorodibenzodiossina elevato. Scorriamoli un po’ rapidamente. Qui siamo all’Osellino, anche qui il profilo non è associabile in alcun modo alle caratteristiche della zona industriale, nel Canale Bondante troviamo anche qua un profilo con prevalenza di otaclorodibenzodiossina rispetto all’otaclorodibenzofurano, possiamo osservare comunque che c’è un valore di tossicità equivalente più elevato degli altri, questo può comunque dare un’idea che essendo prossimi alla zona industriale potrebbe in qualche misura risentirne. Botte sifone di Lova, profilo diverso ma non comunque molto ricco in diossine piuttosto basse, Taglio del Novissimo, Canale altipiano, e botte sifone delle Tresse. Facendo la media dei profili delle zone di foce si ottiene complessivamente questo tipo di andamento: giusto per averne uno solo da confrontare con il solito raggruppamento relativo ai sedimenti dei canali industriali. Anche qui vediamo che questo profilo presente nei canali industriali non può in alcun modo essere dovuto alle foci dei fiumi, e quindi deve avere una diversa origine. Questo per quanto riguarda le foci dei fiumi. Adesso volevo introdurre una elaborazione che deriva da uno studio che è stato commissionato da Enichem stessa ed eseguito dal CNR e dall’Istituto di Geologia Marina che ha considerato tra l’altro i dati relativi alle analisi dei microinquinanti organici e in particolare delle diossine su campioni di sedimenti localizzati nelle vicinanze della zona industriale di Porto Marghera e in questa cartina sono indicati i punti dove sono stati prelevati da parte di Enichem i campioni che tratterò nel seguito. La maggior parte delle analisi è stata condotta su sezioni differenziate di carotte prelevate dal fondo dei canali industriali e in numero limitato su carotte di sedimenti prelevate in zona di basso fondale nell’area compresa tra Porto Marghera e Venezia. Nella presentazione che segue sono stati considerati essenzialmente i dati relativi alle analisi dei sedimenti superficiali, cioè i primi 3, 5 centimetri di sedimento in quanto sono i più rappresentativi di un inquinamento recente. Ci si è spinti a considerare qui strati più profondi del sedimento solo per mettere in evidenza in alcuni casi - e vedremo quali - lo stato della continuazione in alcuni siti particolarmente inquinati. In questo grafico sono rappresentati i profili delle diossine di tutti i campioni dell’indagine svolta da Enichem, che quindi sono relativi a campioni prelevati nei canali industriali e nelle immediate vicinanze. In questo diagramma sono rappresentati tutti esclusi due campioni i quali hanno un’impronta della diossina differente e vedremo, li vedremo separatamente, in quanto non si allineano con questo profilo che invece caratterizza tutti gli altri campioni che poi sono la maggior parte. Da questi diagrammi relativi ai singoli campioni è stata ricavata la media dei profili, giusto per avere un profilo unico che in qualche modo rappresentasse da un punto di vista qualitativo il profilo di tutti questi campioni, e quindi questo è qui rappresentato, sempre ovviamente con l’esclusione dei campioni C9 e C11 che sono campioni prelevati nel canale Lusore-Brentelle. Questa distribuzione media dei congeneri dei campioni è stata confrontata con il dato di letteratura relativo ai residui solidi provenienti dal trattamento dei reflui di produzione statunitense di dicloroetano, CVM e PVC, stesse produzioni che insistono all’interno del Petrolchimico; come si vede il confronto è stringente. In questo diagramma invece vengono mostrati i due campioni C9 e C11 che non facevano parte del gruppo omogeneo che ho mostrato prima. Torno un attimo indietro per far vedere dove sono stati prelevati questi campioni. Il C9 e il C11 sono campioni prelevati all’interno del canale Brentella. Però di nuovo confrontando i profili di questi due campioni si vede comunque che questi sono perfettamente associabili alla seconda impronta tipica di letteratura che avevo mostrato nella introduzione, relativa sempre a produzione di dicloroetano, cloruro di vinile, PVC negli Stati Uniti, quindi è evidente che gli impianti produttivi possono marciare secondo assetti diversi che fanno in modo che le impronte risultanti possano essere leggermente diverse, questo succede sia negli Stati Uniti che evidentemente anche a Porto Marghera, se è vero che abbiamo esattamente la stessa duplicità di impronte in entrambi i casi. Naturalmente questo addirittura rafforza la convinzione che tutti i profili che si trovano nei sedimenti dei canali industriali di Porto Marghera sono caratterizzati da un’impronta della diossina tipica della produzione del dicloroetano e del cloruro di vinile e degli altri composti clorurati. Giusto per memoria, tengo a ricordare che nella relazione di Enichem relativa ai commenti su queste analisi veniva affermato che solo i composti C9 e C11 erano attribuibili alle produzioni del dicloroetano e cloruro di vinile, mentre gli altri campioni caratterizzati dall’altra impronta che tuttavia è la predominante in laguna, dovevano essere riconducibili a un’origine diversa. Credo con questa trattazione di aver dimostrato viceversa che entrambi i profili sono riconducibili allo stesso tipo di produzione. Oltre a questo sono stati acquisiti dei campioni, come avevo introdotto all’inizio, sono state acquisite le analisi relative a campioni fatti dalla Enichem stessa e della EVC all’interno dello stabilimento Petrolchimico, il che vuol dire da canali interni, da fossati, da serbatoi diciamo asserviti a impianti di produzione, da zone anche dismesse dove produzioni si erano svolte nel passato. In questa cartina sono andato a posizionare nell’ambito territoriale del Petrolchimico i punti dove sono stati fatti dei prelievi da parte di Enichem su materiali interni alla proprietà. Questo diagramma è relativo ai fanghi, io qui devo limitarmi a riportare le denominazioni che ho desunto dai certificati di analisi, quindi venivano classificati come fanghi dello scarico SM15. Lo scarico SM15...

DOMANDA - E’ in grado di indicare le date in questo momento, o si vuole riservare per le date?

RISPOSTA - Questi campioni sono stati prelevati, grosso modo, almeno ricordandomi i certificati di analisi, dal ‘96 al ‘98. Ricordo anche che lo scarico SM15 è il principale scarico dello stabilimento Petrolchimico che è costituito da un canale a sezioni di più di qualche metro che convoglia in laguna nel canale Malamocco Marghera le acque di raffreddamento e anche le acque di processo provenienti dagli impianti, quindi è naturale che anche questo scarico possa avere del materiale sedimentato che evidentemente si può desumere che sia stato prelevato nel corso di queste verifiche, tra l’altro la concentrazione, sia pure mi riservo di trattare dei livelli della contaminazione in una seconda parte, si vede già che è una contaminazione piuttosto elevata. Anche dai colleghi che mi hanno preceduto, normalmente in laguna si trovano valori compresi tra qualche unità e qualche decina, qui siamo a 504 nanogrammi per chilo di tossicità equivalente. Anche qui volendo confrontare il profilo del campione rinvenuto nello scarico 15 con quello dei residui solidi si vede che la corrispondenza è pressoché perfetta, per cui evidentemente questo campione che è stato prelevato all’interno della proprietà è associato a residui di produzione provenienti dalle solite produzioni dei clorurati. Spostandoci più all’interno possiamo vedere, e qui già i livelli aumentano di parecchio, che cosa c’era nel serbatoio D901. Questo serbatoio è un serbatoio di accumulo che al servizio dell’impianto di trattamento dei reflui clorurati dello stabilimento Enichem, quindi raccoglie dalle acque grezze che devono poi venir trattate, quindi decisamente prima del trattamento di depurazione però a questo punto cariche, come dimostra il dato di tossicità equivalente, di diossina. Analogamente da altri serbatoi sono stati presi altri campioni che hanno dato questi risultati in termini di profili. A conferma del fatto che all’interno dello stabilimento ci siano diversi assetti di marcia degli impianti si può vedere molto bene che la diossina presente nel serbatoio 201 e DA1007, per lo meno al momento del prelievo in cui è stato fatto, si associa molto bene ad uno dei due profili che caratterizzano i residui provenienti dagli impianti di trattamento dei reflui clorurati, mentre i fanghi contenuti nel serbatoio DA1005 sono più simili all’altro profilo. E` difficile spiegare questo motivo, probabilmente i tecnici e i responsabili della conduzione degli impianti hanno delle spiegazioni più tecniche che evidentemente io non so dare, comunque sta di fatto che c’è una perfetta corrispondenza o con l’uno o con l’altro dei due profili ormai consolidati a livello di letteratura.

 

Presidente: scusi, forse mi è sfuggito, ma questi serbatoi dov’è che esattamente sono ubicati?

RISPOSTA - Sono all’interno dello stabilimento Petrolchimico, e diciamo, sono parte integrante dei cicli produttivi, in particolare questi serbatoi fanno parte dell’impianto di trattamento dei reflui clorurati di Enichem, quindi il ciclo produttivo dei composti clorurati genera del flusso di reflui che devono essere trattati in un impianto e quindi prima di essere poi scaricati questi campioni sono stati prelevati all’interno di questo impianto.

 

Presidente: si chiedeva il Giudice a latere la rilevanza di questo dato e per confrontare diciamo quella che è la caratteristica compositiva, la cosiddetta distinzione o impronta, diciamo così, con quelle che sono le caratteristiche dei congeneri individuati o comunque analizzati al di fuori dell’impianto?

RISPOSTA - Sì, è funzionale a questo e serve anche a confermare che tutt’oggi all’interno dello stabilimento Petrolchimico ci sono delle attività che potenzialmente producono questi composti.

 

Presidente: va bene.

 

RISPOSTA – Viceversa, passando a vedere il passato, cioè zona dello stabilimento in cui un tempo venivano svolte attività di produzione di idrocarburi clorurati che oggi sono state dismesse, sono stati fatti dei prelievi in canalette, cunicoli e da pozzetti prelevando materiale da questi condotti che un tempo erano asserviti a queste produzioni che invece successivamente sono state portate in un’altra zona. Quindi questi campioni si riferiscono, questi profili si riferiscono a campioni prelevati in zone dello stabilimento dove un tempo c’erano le produzioni dei clorurati. Il solito confronto con i dati di letteratura dà conferma che anche qui il profilo era quello della produzione dei clorurati. Anche qui c’è un campione che si discosta dal profilo dominante che però può essere benissimo associato al secondo profilo tipico descritto in letteratura. Quindi anche qui abbiamo la conferma che anche all’interno dello stabilimento Petrolchimico queste produzioni producevano questi composti. Questi campioni sono stati prelevati non all’interno di settori della ditta Enichem ma all’interno di settori della ditta EVC...

DOMANDA - Se fosse possibile, sempre se ricorda o eventualmente fa riserva, indicare i periodi.

RISPOSTA - Credo che siano stati fatti negli stessi periodi che ho indicato prima, quindi ‘96-‘98. EVC è l’azienda che oggi specificamente produce il CVM, e i prelievi fatti da queste vasche mostrano dei valori assoluti di tossicità equivalente che sono estremamente elevati. Mentre prima eravamo su valori di qualche migliaio, qui arriviamo alle decine e di migliaia. Di nuovo facciamo l’esame dei profili per confermare che ricadiamo in pieno in uno dei due profili tipici di queste produzioni, per cui posso affermare che all’interno dello stabilimento Petrolchimico si trovano serbatoi, depositi e canalette altamente contaminate da fanghi o materiali caratterizzati dalla stessa impronta della diossina che caratterizza i sedimenti dei canali industriali. Esaurita questa prima parte relativa ai profili ed assodato che la diossina che si trova in laguna nella vicinanza della zona industriale è proveniente in toto dalle attività di produzione dei clorurati che si sono svolte e che si svolgono all’interno del Petrolchimico, volevo spendere una parte della mia deposizione per illustrare quali sono i livelli della contaminazione in laguna. A grandi linee ho diviso questi dati nei tre bacini lagunari, laguna nord, laguna centrale e laguna sud, e ho tenuto poi separata la zona industriale. Come si vede i livelli di contaminazione presenti in laguna sono variamente variabili entro, diciamo, valori compresi tra l’unità o meno dell’unità, in termini sempre di tossicità equivalente, e l’unico punto che è sensibilmente più elevato è una centrale alla foce del Bondante che peraltro non si discosta molto dalla zona industriale. Viceversa, quando possiamo a considerare la zona industriale in termini di canali lagunari, notiamo che i valori di concentrazione di tossicità equivalente aumentano di un ordine di grandezza, per quanto riguarda il canale industriale sud, il canale Malamocco Marghera e il canale industriale Ovest, un ordine di grandezza significa almeno 10 volte. Esistono poi dei punti del canale industriale dove il livello di contaminazione è sensibilmente più elevato, abbiamo un punto nel canale Lusore-Brentelle di 1.359 nanogrammi/chilo di tossicità equivalente, un punto nel canale industriale nord di 1712, in testa al canale industriale nord, un punto nel canale Brentella di 2783 per il campione superficiale che vuol dire i primi 3, 5 centimetri di sedimento, per salire ad un valore 64.000, oltre 64.000 nanogrammi/chilo di tossicità equivalente, per un campione più profondo ma più relativamente profondo, perché si tratta di un sedimento posizionato a circa 16, 20 centimetri. Questo valore mi risulta che sia il più alto valore in assoluto che è stato riscontrato in un ambiente in termini di contaminazione di diossina. Vorrei ora esaminare i profili dei campioni più contaminati che sono stati riscontrati. Come si può notare per tutti e tre i campioni, sia quello del canale Brentella, quello del canale nord e quello del Lusore, i profili sono piuttosto simili, in maggior dettaglio possiamo vedere che si associano abbastanza bene con quelli che sono i profili tipici della produzione del cloruro di vinile, anzi, direi che si associano benissimo. In questa cartina viene evidenziato dove si trovano questi punti. Allora, il canale Lusore-Brentelle è questo e ha una contaminazione pari a 1.359, il come mai questo punto sia contaminato è molto ben spiegabile considerando che questo tratto di canale di fatto è interno al Petrolchimico, quindi la spiegazione della presenza di questa contaminazione è piuttosto banale. Più difficile è spiegare come mai ci siano dei livelli di contaminazione così elevata in punti che sono effettivamente distanti dallo stabilimento Petrolchimico. Considerato il carattere dei profili che abbiamo visto, che comunque sono associabili alle produzioni dei composti clorurati, è evidente che la presenza di questa contaminazione in questi punti non può che essere associata a degli smaltimenti puntuali di fanghi, in particolare di peci clorurate, fatte nel passato, provenienti nel passato dallo stabilimento Petrolchimico. Infatti mi risulta che nel passato non ci fossero impianti di trattamento per questo tipo di produzioni, che le peci clorurate che si producevano all’interno dello stabilimento a causa di queste produzioni venissero smaltite tramite autobotte con destinazione non nota. Per cui la conclusione di questa parte della presentazione è che almeno in tre punti dei canali della zona industriale sono stati scaricati rifiuti provenienti dai processi di produzione dei clorurati in generale e dello stabilimento Petrolchimico. La distanza dal sito produttivo e la vicinanza di ponti stradali in prossimità dei punti di discarica, indica che tali rifiuti sono stati trasportati mediante autobotte. Negli anni tale contaminazione si è diffusa nei canali industriali e nella laguna attorno a Porto Marghera in quanto tutti i canali sono dominati da quello stesso profilo che si ritrova in questi stessi campioni. A questo punto, per dare un’idea di quello che è il grado di contaminazione, perché questi numeri in sé forse non dicono molto, volevo richiamare la nota del Ministero dell’Ambiente, che è già stata citata stamattina, relativamente al tipo..

DOMANDA - Se vuole indicare anche la data.

RISPOSTA - La nota del Ministero dell’Ambiente è del 18/12/1995 che regolamenta le modalità di riutilizzo di sedimenti di dragaggio dei canali lagunari. Questa nota stabilisce che possono essere mantenuti in laguna, quindi riutilizzati in laguna, sedimenti caratterizzati da concentrazioni di diossina espressa come I TEQ non superiore a 0.48 nanogrammi/chilo. Qui siamo in presenza di concentrazioni di diossina che sono spaventosamente più alte. Ancora, nel 1998 è stato emanato un decreto ministeriale che regola le norme per lo smaltimento in discarica dei rifiuti e per la catalogazione dei rifiuti pericolosi smaltiti in discarica. Ora questo decreto stabilisce che, tra i vari punti, è vietato smaltire in discarica rifiuti che contengono diossine e/o furani in quantità superiori a 10 PPB, 10 PPB è un modo diverso, un’unità di misura diversa per esprimere 10.000 nanogrammi per chilo. Ora, questo vuol dire che neanche la più sicura delle discariche è in grado di dare garanzie per il corretto contenimento di rifiuti che contengono diossine in concentrazioni superiori a 10.000 nanogrammi chilo, ricordo di nuovo che nel fondo del canale Brentella c’è un punto in cui ci sono 64.000 nanogrammi/chilo di diossina.

 

Presidente: tenuto conto dell’ubicazione ed anche della profondità di questi ritrovamenti di queste diossine, ci sono dei metodi attraverso i quali è possibile risalire anche al tempo?

RISPOSTA - Non è così semplice secondo me, perché in realtà quei tratti di laguna subiscono un traffico consistente, per cui è molto difficile riuscire a stabilire con certezza una datazione di questi sedimenti in funzione della profondità. Oltretutto trattandosi evidentemente di una immissione brutale di rifiuti, è ben difficile riuscire ad arguire in tal senso, per cui non vi è una certezza sicura sulla data in cui questi scarichi abusivi possono essere stati fatti. Il terzo punto della mia trattazione riguarda quelli che sono gli scarichi dei reflui del Petrolchimico. E qui volevo un po’ ripercorrere quella che è la storia degli scarichi per lo meno per quanto è noto agli atti, in particolare del Magistrato delle Acque. Risulta effettivamente che fino agli inizi degli anni ‘70 la produzione dei clorurati avviene nell’area del cosiddetto vecchio Petrolchimico, in quella zona dove poi sono stati reperiti da Enichem stessa alcuni campioni che ne testimoniavano l’esistenza. Questi scarichi, sulla base di quella che è proprio la domanda di autorizzazione fatta nel ‘70 al Magistrato alle Acque, versavano direttamente nel canale Lusore-Brentelle senza alcun tipo di trattamento, per cui in questo senso è abbastanza pacifico aspettarsi di trovare alte concentrazioni che sono state trovate in questo canale proprio dovuto a quasi scarichi senza trattamento. Verso la metà degli anni ‘70 le produzioni di dicloroetano e CVM e cloro-soda venivano spostate nell’area del nuovo Petrolchimico, dove si trovano tuttora, vengono realizzati i primi lotti degli impianti di trattamento e di termocombustione dei reflui clorurati, impianti che hanno la denominazione CS30 e CS28. L’impianto di cui parlavo prima, relativo proprio a quei serbatoi in cui erano stati fatti quei campionamenti è l’impianto CS30. Tali impianti vengono completati verso la fine degli anni ‘70, mentre l’impianto di demercurizzazione dei reflui del nuovo impianto cloro-soda viene realizzato all’inizio degli anni ‘80. Gli scarichi di questa nuova zona del Petrolchimico confluiscono in quello che è lo scarico 15 che esiste tutt’oggi, e nella sostanza i sistemi di trattamento che allora sono stati installati sono quelli che esistono tutt’oggi, salvo alcune migliorie che sono state introdotte da Enichem nel 1995 e nel 1998 a seguito dell’intervento della Magistratura. In particolare, sì, intervento che ha avuto origine da campionamenti fatti allo scarico SI2, che è uno degli affluenti dello scarico SM15, che era lo scarico che immetteva nello scarico 15 proprio i reflui provenienti dall’impianto CS30, quindi dall’impianto di trattamento dei clorurati. In questo campione il Magistrato alle Acque ha trovato un valore di concentrazione pari a 150 picogrammi/litro, qui anziché parlare di chili parliamo di litri perché la misura è stata fatta su un campione d’acqua anziché su un campione di sedimento, quindi di liquido anziché di solido. E il profilo riscontrato di nuovo è quello che ormai è diventato penso familiare, e il responso delle analisi ha indicato che il valore rilevato nel ‘95 in questo campione di reflui dell’impianto CS30 risultava 300 volte superiore al limite per gli scarichi industriali proposto dalla commissione consultiva tossicologica nazionale su diossine e furani che lo poneva uguale a 0,5 picogrammi per litro. Andiamo a confrontare ancora il profilo dei reflui prelevati allo scarico SI2 nel 1995 con i dati di letteratura relativi non più a rifiuti solidi ma alle acque reflue provenienti dalle produzioni dicloroetano sempre da fonti di letteratura. Anche qui la corrispondenza non lascia adito a dubbi. Per cui dopo questa segnalazione, questo intervento della Magistratura Enichem provvede ad interrompere il flusso dello scarico SI2 nel canale SM15, tra l’altro affinando il trattamento dei reflui dell’impianto CS30 con l’aggiunta di un sistema microfiltrazione e sedimentazione per ridurre la concentrazione di diossina, e lo scarico SI2 che prima versava nello scarico SM15 direttamente, adesso è stato deviato all’impianto di trattamento biologico centralizzato dello stabilimento.

DOMANDA - Che è l’SG31?

RISPOSTA - Che è denominato SG31 e che si trova più o meno in quest’area, quindi anziché passare, andare direttamente qui passa attraverso l’impianto di depurazione che si trova qui.

DOMANDA - Ecco, solo per l’indicazione su questa cartina, il canale inferiore trasversale che lei indicava ultimamente, il canale industriale sud...

RISPOSTA - Questo, sì, e questo è il canale Malamocco Marghera.

DOMANDA - Poi c’è sopra il canale industriale ovest e sopra ancora quello nord?

RISPOSTA - Canale industriale sud, canale Malamocco Marghera, canale ovest, qui c’è la darsena della Rana, il canale Lusore-Brentelle, canale nord e canale Brentella.

DOMANDA - La cartina con l’indicazione dei nomi dei canali è già stata consegnata al Tribunale, ma era solo per ricordare un po’ a tutti com’era l’ubicazione dei canali.

RISPOSTA - Nel 1998 lo scarico dell’impianto di neutralizzazione SG31 che caricava direttamente in laguna tramite lo scarico 15, ricordo che l’impianto di neutralizzazione trattava i reflui provenienti dall’impianto cloro-soda e dall’impianto TDI, reflui che contenevano diossina, viene anch’esso sequestrato e chiuso dalla Magistratura. Di nuovo attualmente i reflui dall’impianto vengono deviati mediante un sottopasso all’impianto di trattamento biologico centralizzato SG31. Vorrei adesso descrivere un po’ quella che è l’influenza dello scarico SM15 sulla contaminazione della laguna. Anche qui evidentemente farò riferimento a quel potente strumento che è l’esame dei congeneri della diossina per lo studio dell’attribuzione delle origini di questi composti, e in particolare illustrerò qual è l’effetto dello scarico 15 sui campioni di sedimento superficiali prelevati nelle zone di basso fondale nel tratto di laguna prossimo a Porto Marghera. Per fare questo ho considerato una serie di campioni prelevati dal Consorzio Venezia Nuova per conto del Magistrato alle Acque nell’ambito di uno studio di mappatura di tutta la laguna, sono stati raccolti un numero molto elevato di campioni sui quali sono state fatte anche le analisi della diossina. Ricordo ancora qual è la distribuzione media dei congeneri nei canali lagunari che ho preso come riferimento per andare a confrontare la situazione dei campioni superficiali nelle zone di basso fondale. L’operazione di elaborazione è consistita nel verificare quali dei campioni superficiali di basso fondale assomigliavano di più a quella che è la concentrazione media nei canali, e quindi quella che è la concentrazione che più si avvicina e che più rappresenta, e che meglio rappresenta il profilo tipico delle produzioni di dicloroetano. A questo scopo sono stati selezionati solo quei campioni di sedimento superficiale che si sposavano bene con questa distribuzione media per più del 30% intesa come rapporto tra i valori octaclorodibenzofurano ed octaclorodibenzodiossina, octaclorodibenzofurano ed eptaclorodibenzofurano che sono le tre famiglie che meglio rappresentano l’impronta dovuta alle produzioni dei clorurati. Ebbene, tra tutti i campioni che sono stati presi in considerazione quelli che meglio si associano alla produzione tipica degli idrocarburi clorurati, alla tipica impronta che esiste nei canali industriali, sono in questa zona, quindi in una zona che abbastanza sorprendentemente è lontana da quello che è il punto più critico di presenza di diossina in laguna, ci sarebbe potuti aspettare effettivamente che se si doveva trovare un’impronta tipica di quella che è la concentrazione, la presenza di diossina nei canali industriali questa si sarebbe dovuta avere in prossimità di questo punto...

DOMANDA - Lo indica per il verbale stenotipico? Quel punto lì qual è?

RISPOSTA - E` il punto rilevato in corrispondenza del canale Brentella con più di 64.000 nanogrammi/chilo di tossicità equivalente. Evidentemente questo significa due cose: significa che il campione in questa zona si trova sul fondo di un canale dove evidentemente ha relativamente modeste possibilità al momento di venire immobilizzato, viceversa lo scarico SM15 è uno scarico che scarica circa 12 metri cubi al secondo di acque che vengono immesse essenzialmente in questa zona della laguna, per cui essendo tra l’altro acque più calde ed acque meno salate, sono meno dense dell’acqua della laguna, per cui tendono a galleggiare e quindi a laminare sulla superficie dell’acqua della laguna e possono quindi andare ad interessare direttamente le zone dei bassi fondali che sono prossime. Ricordo che in questo punto dello scarico SM15 sono stati riscontrati comunque 135 nanogrammi/chilo di tossicità equivalente e nelle zone che si fittano, che corrispondono bene con i profili delle produzioni dei clorurati in questa zona abbiamo comunque valori più elevati di quella che è la media degli altri valori dei bassi fondali lagunari. Andiamo a vedere qual è la distribuzione dei congeneri in alcuni di questi punti dei sedimenti superficiali che ricadano in questa zona e vediamo come ci sia una corrispondenza perfetta con i campioni medi rilevati nei canali industriali. Per cui possiamo dire che un’ampia zona dei bassi fondali lagunari davanti alla zona industriale di Porto Marghera risulta contaminata da diossina avente la stessa impronta di quelle dei reflui di produzione dei DCE e CVM e degli altri idrocarburi clorurati provenienti dallo scarico SM15. Come avevo anticipato prima la spiegazione di questo deriva dal fatto proprio che attraverso questo scarico, è quasi un fiume, ci sono una portata di 12 metri cubi al secondo che interessa direttamente questa zona. Mi avvio alle conclusioni e le conclusioni che io ho tratto dall’analisi dei dati che ho avuto a disposizione è che tutti i sedimenti dei canali industriali e un’ampia area di laguna antistante la zona industriale di Porto Marghera risultano contaminati da diossina proveniente dalla produzione del DCE/CVM e degli altri idrocarburi clorurati dello stabilimento Petrolchimico di Porto Marghera. Tale contaminazione è stata prodotta in passato da scarichi di reflui senza alcun trattamento e dallo smaltimento in laguna di rifiuti a base di peci clorurate. La contaminazione è proseguita, almeno fino al 1998, con l’immissione di diossina attraverso lo scarico SM15 dello stabilimento Petrolchimico. Il livello di contaminazione di tutta l’area è tale da rendere incompatibile, secondo quanto stabilito dal Ministero dell’Ambiente, la presenza di tali sedimenti nell’ambiente lagunare. E con questo ho concluso.

 

Presidente: bene, grazie, dottor Ferrari. Facciamo una sospensione di 5 minuti, poi riprendiamo con l’altro consulente.

 

DEPOSIZIONE DEL CONSULENTE

DR. STEFANO RACANELLI

 

RISPOSTA - Sono laureato in chimica industriale, attualmente direttore dei laboratori microinquinanti organici del Consorzio Interuniversitario Nazionale La Chimica per l’ambiente,; sono 15 anni che mi occupo di problematiche relative alla determinazione, alla valutazione di microinquinanti organici nell’ambiente.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

DOMANDA - Solo per completare la presentazione, lei era stato già, aveva lavorato già all’interno di Montedipe in relazione ad emissioni macro e microinquinanti degli impianti industriali di termodistruzione mi pare nell’88, dall’88?

RISPOSTA - Sì, sono stato assunto nell’88 dalla Montedipe, poi sono passato a Enimont e a Montedison fino alla fine del 1997.

DOMANDA - Poi tra l’altro aveva coordinato anche gli studi di caratterizzazione chimico-fisica delle falde dello stabilimento e poi era stato anche responsabile del dipartimento di chimica ambientale del centro ricerche Enichem Porto Marghera, prima di diventare poi autonomamente come professionista direttore dal febbraio ‘98 responsabile dei laboratori microinquinanti organici del Consorzio Interuniversitario?

RISPOSTA - Sì, solo che non sono come libero professionista, sono dipendente del Consorzio Interuniversitario Nazionale.

DOMANDA - Se vuole innanzitutto illustrare in maniera generale, presentare al Tribunale quale sarà l’oggetto del suo intervento per poi procedere ad analizzare, a comparare i dati che sono stati forniti fino ad ora al Tribunale?

RISPOSTA - Io presenterò delle valutazioni sugli studi e prelievi di cui si è parlato nella scorsa udienza e in questa udienza effettuati sia dalla Polizia giudiziaria, dall’ispettore Spoladori, sia dai consulenti Sesana, Micheletti, Turrio, Bonamin, Fanelli e in ultimo Ferrari, e quindi riferirò sui dati forniti sempre dalla Polizia giudiziaria e sui procedimenti indicati dal Pubblico Ministero nella mia presentazione. Di mano in mano che vado avanti con la presentazione illustrerò a quali procedimenti si riferiscono i dati, in ogni caso la presentazione tratterà i seguenti argomenti, quindi individuare nei sedimenti e nell’ittofauna la presenza di sostanze tossiche, in particolare policlorodibenzodiossine e furani, policlorobifenili, idrocarburi policiclici aromatici, idrocarburi clorurati, ammine aromatiche, microfenoli e metalli pesanti, comparare i risultati ottenuti nei vari studi e negli accertamenti precedenti, accertare la presenza di sostanze tossiche soprattutto per quanto riguarda microinquinanti organici, sempre policlorodibenzodiossine e policlorobifenili ed esaclorobenzene, nei campioni di molluschi bivalvi sequestrati in zona industriale.

DOMANDA - Ancora in via preliminare, a conferma di quanto avevo segnalato in precedenza al Tribunale, solo per l’informazione di tutti, i campioni che sono stati esaminati dal Consorzio Interuniversitario sono ancora integri ed esaminabili?

RISPOSTA - Sì, certamente, verrà riportato anche in seguito, comunque sono stati conservati e sono tuttora conservati e refrigerati tutti i campioni relativi ai sedimenti ed ai molluschi che verranno presentati in seguito.

DOMANDA - Prego, allora può cominciare la sua esposizione.

RISPOSTA - La mia esposizione si dividerà essenzialmente in tre parti, la prima è un’esposizione dei dati di caratterizzazione dei sedimenti della zona industriale e dei bivalvi ottenuti con i campionamenti di ottobre ‘99 e il confronto con i dati ottenuti nelle perizie precedenti, anche con una valutazione rispetto al protocollo del Ministero dell’Ambiente. La seconda parte sarà uno studio dei profili dei congeneri delle policlorodibenzodiossine e policlorodibenzofurani nei sedimenti dei canali industriali per vedere se esiste una possibilità di correlazione tra l’inquinamento che è presente nei sedimenti dei canali, sedimenti superficiali, e le fonti possibili, verrà impiegata anche come ausilio un’indagine statistica, l’analisi delle componenti principali. E per ultimo tratterò la contaminazione delle vongole veraci pescate sia nei canali industriali che nella laguna e in zone adibite usualmente alla pesca e la possibilità che questa contaminazione si propaghi nell’alimentazione umana e quindi nell’uomo. Allora, una breve nota per quanto riguarda campionamento e conservazione dei campioni. I campionamenti sono stati fatti nell’ottobre del 1999 nei giorni 12, 13, 15 e 29 congiuntamente dal Corpo Forestale dello Stato e dalla Guardia di Finanza. I campioni di sedimento superficiale sono stati prelevati in contenitori in vetro sinalizzato direttamente dai sommozzatori, i campioni di bivalvi lo stesso prelevati dai sommozzatori e immediatamente messi in, risciacquati con l’acqua del luogo per evitare una contaminazione del mollusco con eventuale sedimento e messi in sacchetti alimentari. Trasportati in laboratorio del Consorzio Inca sono stati refrigerati fino all’inizio dell’analisi e come si diceva i controcampioni sono ancora conservati congelati e disponibili per ulteriori accertamenti. Le principali sostanze analizzate e ricercate in questi campioni di ottobre del 1999, in analogia con gli accertamenti precedenti ed anche con il tipo di contaminazione che poteva verificarsi nella zona, sono policlorodibenzodiossine e furani, policlorobifenili...

 

Presidente: si può anche, oltre che dire nella sua interezza il nome...

RISPOSTA - Usiamo le sigle?

 

Presidente: ecco, può anche dire la sigla...

RISPOSTA - PCB, HCB, IPA, idrocarburi clorurati ed aromatici, metalli pesanti, ammine aromatiche e fenoli e nitrofenoli. A fianco sono riportate le metodologie analitiche utilizzate, sono metodologie riconosciute internazionalmente che adottano i migliori standard sia qualitativi come accuratezza, precisione e sensibilità. La maggior parte è dell’environmental protection agency perché non ci sono ancora delle metodologie italiane ufficiali che permettono di eseguire queste analisi. Volevo fare una piccola precisazione: noi stiamo parlando di dati di sedimenti sempre superficiali che però sono stati campionati dal 1992 e gli ultimi nel 1999, sono passati 7 anni, influiscono sui dati che noi analizzeremo almeno tre variabili: una spaziale, una temporale e una analitica. La variabile spaziale è dovuta al fatto che se anche noi preleviamo il campione sulla curva del canale industriale sud, per esempio, non sarà esattamente lo stesso preciso punto in cui è stato prelevato il campione nel 1992 nella curva del canale industriale sud. La variabile temporale fa sì che in questi 7 anni, passaggio di navi, qualche piccolo escavo, che sono stati bloccati solo nel 1995, l’effetto delle correnti, l’effetto delle maree, fa sì che il sedimento venga rimescolato, quindi non è possibile confrontare esattamente il sedimento del ‘99 con il sedimento del ‘92. In più c’è la variabile analitica, anche ritenendo che tutti i laboratori che hanno partecipato a questi studi siano dei laboratori qualificati nell’analisi dei microinquinanti o nelle analisi a basse concentrazioni possono essere delle differenze del 30, 40% e solo alcuni di questi laboratori hanno potuto eseguire degli studi di intercalibrazione, cioè valutare la risposta analitica sul determinato parametro e sullo stesso campione. Quindi quando presenterò i dati se ci saranno dei dati 30, 50, 55, questi dati, dal mio punto di vista, essendo fatti sotto queste condizioni, cioè sotto una variabile temporale, spaziale, analitica, non hanno nessuna differenza, sono dei dati simili, però sottolineerò i dati che hanno più di un ordine di grandezza, cioè più di un fattore 10 tra l’uno e quell’altro, allora a questo punto ritengo che sia molto difficile un ordine di grandezza, un fattore 10, da imputare a queste tre variabili. I valori di riferimento che adotterò, com’è già stato fatto dai miei colleghi precedentemente, soprattutto dal dottor Ferrari, sono il protocollo del Ministero dell’Ambiente che praticamente assegna, con tre colonne assegna ad un fango o ad un sedimento la destinazione una volta escavato. Allora, fino a che il sedimento è con valori di analiti al di sotto della colonna A può essere messo a dimora per ricostituire barene in qualsiasi punto della laguna a diretto contatto con l’acqua. Fino a che il sedimento non supera i valori della colonna B deve essere usato per interventi però con un confinamento permanente, che eviti erosioni e sommersioni in caso di normali maree. Fino a che un sedimento non supera la colonna C deve essere messo, usato per interventi in isole permanentemente emerse, cioè con un confinamento permanente, in profondità, che eviti qualsiasi rilascio e qualsiasi contatto con l’acqua della laguna. Qualora superasse la colonna C deve essere messo al di fuori della contaminazione della... lagunare. Tutto questo è valido se le analisi effettuate sui sedimenti non dimostrano che il sedimento è tossico-nocivo secondo il DPR 915/82, qualora il sedimento risultasse tossico-nocivo dovrebbe essere trattato come un rifiuto e non può essere più valutato secondo questo protocollo del Ministero. Inoltre terrò in conto la circolare del Ministero dell’Ambiente già citata dal dottor Ferrari del 18/12/95 che bloccava l’escavo dei canali e lo sversamento dei sedimenti a mare in quanto contaminata da diossina e in ogni caso qualora la concentrazione della diossina superasse i 0,48 in unità equivalenti nanogrammi/chilo di contaminazione. Faccio un brevissimo riassunto, non conoscevo a fondo la presentazione del dottor Ferrari, ma in ogni caso diossine e furani sono due famiglie che insieme hanno 210 congeneri, di questi 210 congeneri vengono riconosciuti tossicologicamente importanti 17 congeneri, sono i 17 congeneri sostituiti nelle posizioni 2, 3, 7, 8, la sostituzione nelle posizioni 2, 3, 7, 8 è quella illustrata nelle figure, per le policlorodibenzodiossine e per i policlorodibenzofurani. Ognuno di questi 17 congeneri viene associato un fattore di tossicità che lo ricongiunge al capostipite, il capostipite è il congenere più tossico, è la 2, 3, 7, 8 tetraclorodibenzodiossina conosciuta generalmente come la diossina di Seveso. La diossina 2, 3, 7, 8 è stata classificata cancerogena del primo gruppo nel 1997 e per questa sostanza è stata...

DOMANDA - Da chi, da IARC?

RISPOSTA - Sì, come riportato nel volume 69 da IARC, e come dose giornaliera accettabile, l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1998 a Ginevra ha stabilito un limite tra 1 e 4 picogrammi espressi in tossicità equivalente al giorno per chilogrammo di peso corporeo. Tra virgolette, non so se si legge in basso, ho riportato la frase che c’è alla fine di questa conferenza in cui si riporta che "4 picogrammi di tossicità equivalente al giorno per chilogrammo di peso corporeo sono da considerare il massimo accettabile al momento, che però il goal, cioè, quello cui si propone l’Organizzazione Mondiale della Sanità è al di sotto di un picogrammo di tossicità equivalente per chilogrammo di peso corporeo al giorno". Per calcolare la tossicità un breve ripasso: ci sono fattori di tossicità per ognuno dei 17 congeneri e questi fattori di tossicità moltiplicati per la concentrazione e sommati, i prodotti della moltiplicazione sommati, mi danno la tossicità totale, quindi una tossicità paragonabile a quella della tetraclorodibenzodiossina. In realtà l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sempre nel 1998, per valutare la tossicità relativa all’alimentazione ha introdotto delle modifiche, ha portato anche la pentaclorodibenzodiossina al livello 1 e ha diminuito di 10 volte la tossicità dell’octaclorodibenzodiossina e dell’octaclorodibenzofurano. Nell’esposizione che seguirà io userò i fattori di tossicità internazionali, i primi che ho mostrato, per fare riferimento alle legislazioni. Quando alla fine parlerò di tossicità associata all’alimentazione mi riferirò a questi nuovi fattori proposti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. I punti di campionamento dei prelievi effettuati nell’ottobre del 1999 sono evidenziati in questa mappa. Il punto S8 è esattamente il famoso Baccan di Sant’Erasmo, dove le famiglie alla domenica passano la giornata pescando. Nella zona industriale sono stati effettuati dei campionamenti all’incirca, considerata la variabile spaziale, nei punti dove erano stati effettuati per le perizie precedenti. Il punto S1, in darsena della Rana, il punto S2, nel canale industriale ovest, il punto S3 alla congiunzione del canale industriale ovest con il canale dei Petroli o Malamocco Marghera, il punto S4 in prossimità dello scarico 15, il punto S5 nella curva del canale industriale sud, il punto S6 nel bacino di evoluzione del canale industriale sud, e infine il punto S7 con due campionamenti che verranno riuniti nel canale Lusore-Brentelle. In queste mappe invece illustro i punti che verranno utilizzati, alcuni dei quali verranno utilizzati soprattutto nell’analisi delle impronte, e sono: i punti relativi alla prima perizia di cui ha parlato il dottor Turrio, il dottor Bonamin, il dottor Fanelli, prelevati in zona industriale e nell’ambiente lagunare compresa la città di Venezia. Nella seconda perizia, sempre illustrata dalle stesse persone, ci sono ancora punti in canali in zona industriale, un punto nella città di Venezia, due punti nella laguna e alcuni punti nel mare Adriatico. Nello studio delle impronte, premetto, non considererò i punti del mar Adriatico e alcuni punti a livelli di concentrazione molto bassa in quanto una serie di congeneri non erano rilevabili analiticamente; quindi questi dati non potevano dare un’impronta in quanto "non sufficientemente" contaminati da questo tipo di sostanza. Allora, partiamo con un’illustrazione, e adesso cercherò di illustrarvi i dati reperiti nell’ottobre del ‘99, in confronto con i campioni prelevati in zona adiacente delle altre perizie. A fianco ad ogni diapositiva vedrete indicati i colori e la perizia relativa, quindi PR sta per la perizia di ottobre del ‘99, PA la prima indagine...

DOMANDA - E` quel PA a cui si faceva riferimento durante l’audizione del dottor Turrio Baldassarri?

RISPOSTA - Certo.

DOMANDA - PB lo stesso?

RISPOSTA - Certo, PA è la prima fatta dal dottor Turrio Baldassarri, PB è quella Sesana-Micheletti-Miller, e PD è la seconda fatta da Baldassarri, Fanelli e Bonamin, PR invece sono i dati ottenuti nell’ottobre del ‘99. In ognuno di questi grafici associati al punto di campionamento sono riportati i valori della colonna A, della colonna B e della colonna C del protocollo del Ministero dell’Ambiente. Allora vediamo che per il mercurio abbiamo il superamento del limite A, del limite B, del limite C, nella zona del canale Brentella con un massimo di 230 milligrammi/chilo che è praticamente 500 volte superiore al limite A per i fanghi destinati all’ambiente lagunare. In una pubblicazione, il professor Orio e Donazzolo, fatta nel 1987 dell’Università di Venezia, stabilivano con una delle prime carotte di sedimento radiodatate che la concentrazione naturale del fondo della laguna dovrebbe essere all’incirca inferiore a 0,1 milligrammo/chilo; in questo punto siamo 2.300 volte superiore. Vediamo che anche negli altri canali, negli altri punti di sedimento, ripeto, sempre tutta questa valutazione è fatta su uno strato di sedimento superficiale intorno ai 20 centimetri. Quindi questa valutazione non va a studiare cronologicamente cos’è successo nel passato, questa valutazione vuole vedere cosa è presente attualmente nei sedimenti dei canali industriali ed eventualmente confrontata con i sedimenti della laguna. Se andiamo a confrontare il valore massimo della zona industriale e il valore di una stazione media dei canali della zona industriale con il valore riscontrato nei sedimenti di Sant’Erasmo, vediamo che anche in questo caso c’è un gradiente di oltre 1.000 volte, dal punto di massima concentrazione all’interno del canale Lusore-Brentelle al punto di sedimento prelevato nel Sant’Erasmo. In ogni caso c’è sempre un fattore, circa 5, 10 volte rispetto alla media superficiale dei canali industriali. L’esaclorobenzene, vorrei fare una piccola premessa per quanto riguarda l’esaclorobenzene. L’esaclorobenzene sicuramente è nato come prodotto di sintesi come pesticida negli Stati Uniti, ma in Italia e soprattutto a Venezia è stato pochissimo utilizzato, in realtà l’esaclorobenzene è un sottoprodotto non desiderato di tutte le produzioni di idrocarburi cloruratici, CVM e compagnia cantando. L’esaclorobenzene si trova in concentrazioni massicce nelle peci clorurate, quelle peci clorurate che attualmente vengono smaltite con gli appositi sistemi, ma una volta, come riportato in più testi ed anche dai testi che si sono sentiti, venivano caricate in autobotti presso la colonna dell’impianto stoccaggio peci del CV11 e venivano smaltite da terzi. Testimonianza di queste peci l’abbiamo avuta anche nell’esposizione dell’ispettore Spoladori che le ha ritrovate a San Giuliano nella discarica abusiva dove c’erano peci clorurate, ma in ogni caso c’è la discarica messa in sicurezza del Dogaletto dove tra fosfogessi e peci clorurate ne sono state smaltite un milione di metri cubi, è l’unica collina che si vede prospiciente alla laguna di Venezia. Quindi questa è la testimonianza precisa che le peci clorurate partivano dallo stabilimento di Porto Marghera e venivano scaricate in giro. L’esaclorobenzene è appunto uno dei sottoprodotti involuti della produzione industriale; non esiste nel protocollo del Ministero dell’Ambiente un limite che parli dell’esaclorobenzene, ma l’esaclorobenzene è internazionalmente riconosciuto come un pesticida, un organoclorurato. Quindi io ho adottato i limiti dei pesticidi organoclorurati che riporta il protocollo del Ministero dell’Ambiente. Ed anche in questo caso vediamo che in tutte le perizie si riscontra una concentrazione di esaclorobenzene elevata che arriva fino a 244 milligrammi/chilo nel canale Brentella e in confronto con la concentrazione del campione riferito a Sant’Erasmo ci sono addirittura un fattore di migliaia, 10 alla terza, 10 alla quarta, tra 1.000 e 10.000, a seconda del punto della zona industriale che si va a considerare. Questo è già un primo indizio che la provenienza dell’esaclorobenzene non può sicuramente essere associata all’uso di antiparassitari ma la sua provenienza è una discarica, uno scarico effettuato dalle produzioni del Petrolchimico. Policlorobifenili, sicuramente sono stati un tipo di sostanza che è stato diffuso anche in usi non strettamente industriali, principale sicuramente come fluido dielettrico all’interno dei trasformatori, e quindi si può vedere anche in questo caso una concentrazione maggiore nei sedimenti industriali dove probabilmente in tempi passati le rotture ed eventuali spanti di queste sostanze non venivano conterminate ed usate anche però diffusamente all’interno, in un uso anche civile, perché trasformatori elettrici ce ne sono dappertutto, venivano usati anche come plastificanti. In ogni caso, se vogliamo anche evidenziare la differenza di gradiente passiamo sempre dal punto più concentrato canale Lusore-Brentelle dove arriviamo a 20 PPM, scendiamo nella zona meno contaminata di una stazione sempre del canale industriale dove arriviamo a 0,5 PPM, per arrivare a 0,01 ad una PPB nella zona di Sant’Erasmo, anche in questo caso è chiaro un gradiente. Vediamo come per i policlorobifenili venga superata nel canale Brentella la soglia C e venga superata mediamente la soglia B negli altri canali. Passiamo alle famigerate PCDD/F espressa in tossicità equivalente secondo i fattori Nato. Qui abbiamo solo un limite, il limite per il ripristino di zone tipo barene o delme fatte direttamente con lo scarico dei sedimenti eventualmente scavati. Il limite, come avevamo già detto prima, secondo la comunicazione del 18/12/95 è 0,48 nanogrammi/chilo di tossicità, questo limite viene superato in tot campioni e abbiamo il valore massimo di 2.272 nanogrammi/chilo nel canale Lusore-Brentelle che è praticamente 10.000 volte superiore alla tossicità che ritroviamo nel campione prelevato a Sant’Erasmo. Per quanto riguarda i policiclici aromatici, per uniformarmi alla presentazione anche fatta precedentemente, sono stati divisi in idrocarburi policiclici aromatici chiamati tossici, diciamo che sono quelli classificati o B2 secondo gli ARAC che sono sospetti cancerogeni per l’uomo o A2 che sono probabili cancerogeni per l’uomo. Non c’è il limite di riferimento per gli epatossici, però vediamo che ci sono delle punte di concentrazione nel canale Brentella, nella darsena della Rana, qui a seconda del punto di campionamento variano un po’ i massimi, comunque sono intorno alle decine, tra 5 e 10 a un massimo di 40-70 PPM. Sempre confrontati però con la zona di Sant’Erasmo, vediamo che siamo sicuramente al di sopra almeno di due ordini di grandezza, se non 3, 100, 1.000 volte superiori. Dicevo, nelle altre perizie non sono state fatte le somme degli idrocarburi policiclici aromatici, come diceva il dottor Fanelli, gli idrocarburi policiclici aromatici sono probabilmente qualche centinaio, generalmente in ogni caso l’EPI ed anche alcune metodologie italiane ne considerano 16. Allora ho fatto la somma di questi 16 per valutarla... quindi è una somma diciamo in difetto, perché ovviamente gli altri non sono stati considerati, per confrontarli con il limite del protocollo del Ministero dell’Ambiente, e vediamo che in tre punti: nel canale Brentella, nella darsena della Rana e nel canale industriale sud viene superato il limite C del protocollo, ma non di poco, nel canale industriale sud viene superato di 10 volte, nella darsena della Rana di 2 volte, nel canale Brentella fino a 20 volte e generalmente siamo al di sopra del limite A, ed anche al di sopra del limite B in alcuni casi. Confrontati sempre con il campione di Sant’Erasmo, tengo a precisare che Sant’Erasmo non è tanto un’oasi, è un bel posto, però è un posto frequentato da barche, passano le navi, quindi gli scarichi dei motori contribuiscono a contaminazione da idrocarburi policiclici aromatici, contribuivano, finché è stata usata, allo scarico del piombo come antidetonante nella benzina, insomma c’è un livello antropico, insomma non è una zona completamente contaminata, in ogni caso la differenza è lampante. Piombo. Piombo, ricordo che, come è già stato detto mi pare, veniva usato come stabilizzante nella produzione del PVC come fosfato bibasico e stearato di piombo, composti abbastanza solubili. Troviamo delle concentrazioni superiori al limite C nel canale Brentella, nella darsena della Rana siamo pari, nel canale ovest, alla curva, nel canale industriale sud diciamo che il piombo è diffuso come contaminante al di sopra; cioè secondo il protocollo del Ministero dell’Ambiente anche questi sedimenti dovrebbero essere al di fuori della conterminazione lagunare. Qui si vede che il piombo è presente anche a Sant’Erasmo, sebbene in concentrazione al di sotto del limite A, però in ogni caso un ordine 10, un ordine 5 rispetto ai canali industriali. Il rame, anche questo usato come catalizzatore, supera praticamente in tutti i campioni 1, 2, 3, 4, 5, il livello C in un campione supera il livello A, in un campione non lo raggiunge. Confrontato, anche in questo caso con la zona di Sant’Erasmo, abbiamo una concentrazione che varia tra 10 e 20 volte superiore. Arsenico. Arsenico, anche in questo caso ci sono alcuni punti in cui supera canale industriale sud, curva del canale industriale sud, canale Malamocco Marghera e canale Brentella supera il livello B del protocollo del Ministero dell’Ambiente, in alcuni casi non lo raggiunge. L’arsenico è anche questo metallo legato alle produzioni industriali perché si trova nelle ceneri di pirite che sono quelle terre rosse che sono state usate per espandere diciamo la superficie della zona industriale; confrontato con Sant’Erasmo abbiamo dei valori 5, 4 volte superiori. Riassumiamo un attimo questa mole di dati. Allora, questi sono i sedimenti che superano il livello B del protocollo del Ministero alle Acque; sono praticamente per un parametro o per l’altro tutti i punti campionati dei canali industriali. Questi sono i punti che superano il valore C del protocollo del Ministero dell’Ambiente, sono il bacino di evoluzione del canale industriale sud per la concentrazione di idrocarburi policiclici aromatici, l’unità di misura qui è sbagliata, sono milligrammi/chilo, sono 269 contro 20, e sono: il punto S1 della darsena della Rana che supera per idrocarburi policiclici aromatici 53 contro 20, per esaclorobenzene 1.252, questi sono microgrammi contro 500 e per policlorobifenili, 5.300 contro 2.000. Il sedimento del canale Lusore-Brentelle non è classificabile, anche se io l’ho mostrato come termine di paragone, secondo il protocollo del Ministero dell’Ambiente in quanto è classificato come un rifiuto tossico-nocivo. Ci sono 1.272 nanogrammi/chilo di tossicità equivalente per quanto riguarda il policloro di benzodiossine. Come dicevo prima, siamo 10.000 volte superiori al valore riscontrato a Sant’Erasmo, ci sono 230 milligrammi/chilo di mercurio; e questi sono i valori massimi riscontrati, 2.300 volte la concentrazione nel campione di riferimento, ed anche quello proposto dallo studio Orio-Donazzolo; ci sono 245 milligrammi/chilo di esaclorobenzene, e rispetto al valore di riferimento sono, mi pare, 15.000 volte. Ci sono 734 milligrammi/chilo di esaclorobutadiene, 1.500 volte, 20 milligrammi/chilo di PCB, 1.144 milligrammi/chilo di dicloroetano. Ho indicato queste sostanze perché sono tutte classificate, anche secondo la normativa italiana, R45, cioè possono provocare il cancro. Tutte queste sostanze se, diciamo movimentate, il recettore finale è tramite la darsena della Rana la laguna. Una conclusione veloce, ricordando quali sono le prescrizioni del protocollo. Per tutti i campioni di sedimento analizzati intorno al Petrolchimico, quindi nei canali industriali, dovrebbero essere in un confinamento permanente costituito da strutture dotate di fondazione, e comunque tali da evitare qualsiasi rilascio di specie inquinanti a seguito di processo di irrisione, dispersione e di infiltrazione di acque meteoriche. I sedimenti dei punti S1: darsena della Rana e S6 canale industriale sud superano la soglia C, quindi potranno essere utilizzati per il ripristino altimetrico di aree depresse al di fuori della conterminazione lagunare, e in tal caso dovranno essere assicurati il totale isolamento e impermeabilizzazione dei fanghi. Il sedimento del canale Lusore-Brentelle non può essere classificato secondo il protocollo, è classificabile rifiuto tossico-nocivo, e come tale va trattato. Allora, già il dottor Turrio, e soprattutto il dottor Ferrari, hanno cercato di valutare se era possibile ricollegare l’inquinamento nei canali industriali nella laguna di Venezia a specifiche produzioni o perlomeno a una fonte, e hanno parlato di impronte. Allora, dalle analisi generalmente ormai vengono richiesti solo i 17 congeneri tossici, è possibile trovare dei profili. Quello che io volevo precisare è che non si pensi quando si parla di impronte di poter analizzare un sedimento, analizzare una produzione e dire: sì, è lui il colpevole come un’impronta digitale di un essere umano; per vari motivi, uno: perché, come ha detto il dottor Ferrari, le produzioni hanno degli andamenti differenti, e soprattutto anche quando ci sono dei mal funzionamenti ci può essere una produzione diversa di questi sottoprodotti come forma del profilo e anche come concentrazione. Ma soprattutto perché noi non stiamo parlando di uno stabilimento che produceva solo cloruro di vinile monomero, stiamo parlando di uno stabilimento Petrolchimico che produceva una serie di idrocarburi clorurati, produceva il cloruro di vinile monomero, ma produceva anche la trielina, produceva il tetracloroetano, produceva il cloruro di benzile, e produce ancora adesso cloro e cloruro di vinile monomero con dei processi differenti usando delle sostanze di partenza differenti e dei catalizzatori differenti da quelli che utilizzava nel vecchio Petrolchimico. Fino a adesso avete visto che sono stati correlati i profili ritrovati in letteratura, per dire su lavori scientifici pubblicati nei vari congressi, con i profili che sono stati riscontrati dalle analisi nei campioni di sedimenti. Quello che voglio far vedere io è che ci sono dai campioni che sono stati prelevati dalla Polizia giudiziaria, dei profili ancora "vivi", nei cunicoli del vecchio Petrolchimico ed io utilizzerò questi profili ancora vivi, più i profili di letteratura per confrontare con le impronte che abbiamo trovato dei sedimenti. Quindi non solo un profilo desunto dalla letteratura, ma un profilo reale che ancora si trova all’interno dello stabilimento in dei cunicoli fognari che non sono ancora stati completamente puliti. Allora, questo è il profilo, sono sempre stati raggruppati i congeneri da 17 in 10, quindi abbiamo 5 clorodibenzodiossine e 5 clorodibenzofurani, per avere una visione più facile ed anche confrontabile con i dati in questo caso di letteratura. Questi sono i 7 campioni prelevati nell’ottobre del ‘99. Questi sono 6 campioni prelevati nei pozzetti delle fognature del vecchio stabilimento Petrolchimico, quindi a nord del canale Lusore-Brentelle, sono quegli impianti CV10-11, TS1-2 TR3-4, noti a voi penso per il procedimento precedente, e CS3 che sono stati operativi dagli anni ‘60 sicuramente fino a metà degli anni ‘70, a seconda del tipo di impianto. E questo è il profilo di un campione di questi fanghi lasciati lì da 15 anni, e quindi probabilmente anche mescolatisi fra loro e con altri input possibili. Questi sono i due grafici che vi ho presentato separatamente, sovrapposti, per dare un’idea diciamo visiva della correlazione. Questi invece sono, è lo stesso grafico riportante i congeneri dei campionamenti dei pozzetti confrontato con lo studio che ha fatto l’Istituto di Geologia Marina del CNR commissionato dell’Enichem. Ho preso tutti i punti dei canali industriali, sempre, ripeto, di sedimento superficiale, e li ho inseriti in un grafico; questo è diciamo l’andamento dei canali industriali e questo è l’andamento dei congeneri prelevati nei pozzetti. Vediamo a differenza un profilo di reflui in ingresso di depuratori civili nel 1988, Campalto, Fusina, Pozzonuovo e Battaglia Terme, e sedimenti dei canali di Venezia, i profili dei sedimenti dei canali di Venezia desunti delle perizie PA e PBB, quindi le due perizie Turrio, Fanelli e Bonamin. Qui sono riportati i punti di campionamento: 13 è il Canal Grande, sono tutti punti all’interno della città di Venezia. In questa diapositiva ho voluto presentare le medie dei profili che abbiamo visto fino a adesso, questa è la media delle abbondanze relative dei campioni prelevati nei pozzetti all’interno del Petrolchimico; questa è la media delle impronte relative dei canali...

DOMANDA - Se vuole indicare per il verbale stenotipico la figura sotto a sinistra, poi verrà indicata meglio nel grafico quando verrà prodotta la relazione completa.

RISPOSTA - Allora, impronta canali industriali, vediamo una predominanza: è l’impronta delle abbondanze medie di tutti i campioni di canali industriali. Vediamo un’abbondanza dell’octaclorofurano, seguito dall’eptaclorofurano e molto vicina all’octaclorodiossina all’eptaclorofurano; i sedimenti, l’impronta media sempre superficiali della zona industriale, abbiamo l’octaclorofurano seguito dall’octaclorodiossina e praticamente lo stesso livello dall’eptaclorofurano. Sedimenti di canali di Venezia: octaclorodiossina, octaclorofurano, eptaclorofurano, fanghi d’ingresso dei depuratori octaclorodiossina, octaclorofurano e eptaclorofurano. Queste sono delle impronte visive, come vi sono state mostrate per confronto, di abbondanze relative che danno un’indicazione su quello che possono essere le impronte presenti nella laguna. Nello studio dell’Enichem si asserisce che i punti C10, C12 e C13, quelli a più alta contaminazione del canale industriale nord e del canale Brentella non sono riconoscibili con questo tipo di impronte, ma potrebbero essere determinati da un’impronta non specificata, comunque produzioni relative al carbone. Allora, in letteratura, questa volta sì perché qui produzioni di questo tipo non ne ho trovato, ho cercato di reperire dei dati, mi dispiace che non si leggano, diversi tipi di produzione, una fornace d’acciaio, di ferro, una fonderia di piombo, una calcineria di zinco, una fornace ad anodo di rame, un forno di coke e via dicendo. In tutti questi profili che sono riuscito a trovare non c’è mai in nessuno la predominanza dell’octaclorofurano, e inoltre, se guardiamo questo è il prima furano, il tetra, c’è sempre un’abbondanza dei congeneri leggeri a basso grado di clorurazione. Quindi non vedo, neanche andando a cercare in letteratura, quale potrebbe essere l’attività produttiva diversa dalle produzioni industriali della lavorazione degli idrocarburi clorurati che abbia dato, diciamo, origine a questa contaminazione. Però stiamo parlando sempre di un effetto visivo e di 10 variabili, cioè, seppure abbiamo ristretto da 210 congeneri a 17, da 17 a 10, ognuno dei nostri campioni è rappresentato da 10 variabili. Quindi, per vedere se questi campioni stanno in uno stesso insieme o nello stesso gruppo, noi dovremmo sempre valutare 10 variabili, che è una cosa alquanto difficile anche a livello di diagrammi perché il nostro spazio è a 3 dimensioni. Esistono dei sistemi statistici per poter ridurre il numero delle variabili in maniera sensibile senza ridurre, diciamo, correlativamente la varianza, cioè l’affidabilità del dato. Uno dei più sicuri ed usati fin dagli inizi del 1900 è il PSA, Principal component analysis o Analisi delle componenti principali. Allora, inserendo la tabella dei nostri dati con le nostre variabili, con una serie di procedimenti riusciamo ad avere una serie di fattori che diventano le nostre nuove variabili che ci spiegano la varianza dei nostri dati. Allora, qua c’è la luce, va beh, delle analisi delle policlorodibenzodissine dei sedimenti dei campioni di riferimento, quelli intendo prelevati all’interno del Petrolchimico nei pozzetti fognari e dopo vedremo i dati di letteratura, sono stati organizzati in una matrice con le variabili nelle colonne, le 10 abbondanze relative, e i campioni sulle righe. Allora, le analisi delle componenti principali, come ho cercato di illustrare, se sono riuscito, ha lo scopo di ridurre il numero di variabili necessarie a descrivere la variabilità dei dati e a visualizzare gli oggetti, secondo la loro somiglianza, in uno spazio a 2 e a 3 dimensioni invece che a 10. Quindi io cercherò di spiegare la maggior parte della variabilità dei dati utilizzando due o tre variabili indipendenti, non sono delle variabili dipendenti, che restano comunque una combinazione lineare delle variabili di origine, il riferimento è un qualsiasi libro di statistica. Allora, in questa prima analisi delle componenti principali io ho inserito i campioni delle indagini dal ‘92 al 1999. Come ho detto, otteniamo da questa analisi una serie di fattori, i fattori sono le nostre nuove variabili che sono in grado di spiegare ognuno una parte della varianza dei nostri dati. Il primo fattore spiega il 42% della varianza, il secondo, primo più il secondo 63, il secondo più il terzo il 76. Quindi se noi lavoriamo su uno spazio a 3 dimensioni abbiamo spiegato con questa analisi, secondo questo metodo, il 76% della varianza dei nostri campioni. La prima figura che vi mostrerò avrà in asse il fattore 1, quindi la nostra variabile 1 e il fattore 3. Il fattore 1 che cosa mostra? Mostra che da una parte stanno a livello positivo l’octa e l’eptadiossina che si trovano in questo punto e dall’altra parte a livello negativo sta l’octafurano, il fattore 3 spiegherà che ad un livello positivo sta il tetraclorofurano. Vediamo come si dispongono i campioni che abbiamo inserito. Questo allora è il risultato dell’analisi dei componenti principali secondo il fattore 1 e il fattore 3; abbiamo inserito i dati dell’ottobre ‘99, i dati dei pozzetti, i dati della PA, la prima perizia della PD, dati di depuratori, dati di letteratura, dati di escrementi e di scarico di motore. Riportando alle origini l’octaclorofurano unisce i campioni che si portano da questa parte, l’octaclorodiossina unisce i campioni che si portano da questa parte, l’eptaclorofurano li sposta verso il basso, quindi noi cosa vediamo? C’è un gruppo di campioni racchiuso da questa ellisse e sono tutti campioni della zona industriale, ci sono i campioni dei pozzetti dei canali industriali, ci sono i dati di letteratura. Abbiamo un’altra serie di campioni che è completamente staccata dai primi e sono tutti i campioni della città di Venezia e delle zone intermedie della laguna. Abbiamo un terzo dato di campioni che sono i dati dei depuratori. In questo punto in mezzo, tra le altre cose, c’è un punto della laguna, sopra Sacca Sessola che risente sia dell’influenza della zona industriale, sia dell’influenza della città di Venezia. Vedendo il grafico tridimensionalmente capiamo perché alcuni dei campioni prelevati dai pozzetti sembravano distanti. I campioni della zona industriale sono ancora tutti uniti, sono ancora tutti uniti i campioni di Venezia, sono spostati lungo il fattore 3, che è quello che spiegava la presenza di tetraclorofurano. Probabilmente questo tipo di produzione aveva una componente leggermente più elevata di tetraclorofurano... Scusate, vedendoli più ingranditi abbiamo ancora i campioni della zona industriale, tutti raccolti, campioni della Venezia laguna, campioni depuratori, fatto sta che l’unico campione prelevato intorno a Chioggia è più spostato verso i depuratori. L’influenza della zona industriale nella città di Chioggia è sicuramente minore e questa analisi statistica ha riconosciuto che il campione, l’impronta del campione dei sedimenti di Chioggia è più spostata verso la zona dei depuratori. Ho detto che in questa analisi avevo messo dentro i dati delle perizie e i dati dei pozzetti. Ho aggiunto anche tutti i dati, i dati dei sedimenti superficiali, ripeto sempre, tutti i dati della perizia fatta dal CNR per Enichem, anche in questo caso l’analisi delle componenti principali mi stacca nettamente e raggruppa tutti i sedimenti superficiali dei canali industriali con i dati di letteratura e con i dati dei pozzetti, stacca completamente i dati della città di Venezia che sono a metà strada tra i dati della zona industriale e la media degli ingressi dei depuratori. Avevo già premesso all’inizio che tutti i dati con concentrazioni troppo basse per effettuare questa analisi sono stati scartati anche perché non avrebbero avuto significato. Anche nella rappresentazione tridimensionale, unendo i tre fattori, che se vogliamo tornare indietro spiegano il 78% della varianza, abbiamo lo stesso tipo di rappresentazione. Allora, l’ultimo, mi pare a questo punto che se non era stato ancora sufficientemente supportato dall’esposizione del dottor Ferrari, all’interno dello stabilimento Petrolchimico nel corso degli anni si sono succedute una serie di lavorazione di composti che portano come sottoprodotto alla formazione di diossina e di esaclorobenzene. I profili, le impronte di queste lavorazioni non possono essere associate ad un’impronta specifica di letteratura ma ad un’impronta media, che è quella che abbiamo ottenuto, che comunque in ogni caso ha la predominanza dell’octaclorofurano come secondi congeneri in abbondanza ha l’eptaclorofurano o l’octaclorodiossina. Tutti i sedimenti dei canali industriali stanno sia visivamente, sia secondo l’analisi delle componenti principali che è un’analisi molto più specifica delle analisi che erano state fatte dei dendogrammi per raccogliere gruppi di campioni uguali. Tutti comunque i campioni, i campioni di letteratura, i campioni di sedimenti stanno nello stesso insieme. In un altro insieme distinto ci sono i fanghi della città di Venezia e in un altro insieme distinto ci sono gli input dei depuratori. Volevo sottolineare che qui ho parlato in termini di impronte. Abbiamo già visto invece come le concentrazioni, hanno già evidenziato anche i miei colleghi, sono estremamente differenti, andiamo da qualche nanogrammo/chilo nella laguna, andiamo da qualche massimo 10, 15, 20 nanogrammi/chilo nella città di Venezia, fino ad arrivare a 2.200 nanogrammi/chilo nei sedimenti del Brentella. E ripeto, perché è importante, sto parlando di sedimenti superficiali, non siamo andati a fare delle carotte in profondità dove sicuramente ci possono essere delle sacche di rifiuto, ma fino a adesso nella mia esposizione ho confrontato sedimenti superficiali, gli stessi sedimenti sui quali crescono i molluschi che vengono pescati. Allora a questo punto concluderò con l’accertamento di sostanze tossiche, con particolare riguardo alle diossine, policlorobifenili, esaclorobenzeni e piombo nei campioni di molluschi bivalvi sequestrati in zona industriale e la quantità di sostanze tossiche che eventualmente possono entrare nella catena alimentare. Il discorso delle impronte, come aveva già giustamente sottolineato il dottor Turrio, non può essere fatto anche per gli organismi, perché c’è un fattore di trasferimento dal sedimento all’organismo, c’è un fattore di solubilità, c’è un fattore di bioaccumulo. E’ evidente però che i campioni in zona industriale sono molto più ricchi di composti leggeri in furani; non è possibile, ripeto, fare uno studio di impronte, ma oltre alla concentrazione differente abbiamo una concentrazione maggiore in clorofurani rispetto ai campioni di zone contaminate di altre parti del mondo in cui ci sono contaminazioni anche dovute, oltre che ai clorofurani a clorodiossine. Allora, l’ennesimo grafico, come vi avevo anticipato, riporto la tossicità espressa in unità dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Questa tossicità comprende anche la tossicità legata ai policlorobifenili detti dagli (ox in light), questo è un concetto che non era stato introdotto, spendo due parole. Anche i policlorobifenili sono 209 congeneri, alcuni di questi sono stati ritenuti tossicologicamente importanti e sono comparabili, attraverso dei fattori di conversione, alla tetraclorodibenzodiossina, quindi in questi campioni, solo in questi in cui c’è scritto WHO-TE, sono stati conglobati alla tossicità delle diossine la tossicità dei PCD. Allora abbiamo il valore massimo, è del campione sequestrato alcuni giorni fa, il 14 settembre ‘99 dalla Guardia di Finanza, pescatori abusivi che purtroppo usualmente scorrazzano nei canali, e aveva una tossicità di 2,7 nanogrammi/chilo o picogrammi/grammo sulla vongola edibile, cioè sulla parte che noi riusciamo a mangiare. Vediamo che i valori in ogni caso si attestano tra quasi 1, 0,85, 2,21, 1,15 e 1,97; abbiamo delle concentrazioni molto alte di esaclorobenzene e delle concentrazioni di piombo - in questo diagramma ho voluto riportare il piombo - perché il piombo è l’unico che ha un valore di legge, citato già dal dottor Sesana 31/7/95, massima concentrazione 2 milligrammi/chilo. Nella maggior parte di questi campioni è superato con un valore massimo davanti allo scarico 15 di 11,3, quindi abbiamo praticamente 5 volte il valore permesso di legge di piombo. L’esaclorobenzene. Anche l’esaclorobenzene non ha un limite di riferimento, però c’è uno studio pubblicato su Advanced environmental scientific technology del 1991 - volume 23 - pagine 525 e 540 che stima in una persona media la quantità di esaclorobenzene che viene ingerita all’anno, all’anno, e si parla di 16 microgrammi da alimenti freschi, circa un microgrammo dall’aria, 1 dall’acqua, 2 dal pesce, diciamo, in un anno siamo sull’ordine dei 20, 30, 50 microgrammi di esaclorobenzene assimilati. Vuol dire che mangiando un chilo di queste vongole veraci si assume la quantità di esaclorobenzene che usualmente si dovrebbe assumere in un anno. Espletati in confronto con il campione di riferimento a Sant’Erasmo abbiamo concentrazione di diossine, questa volta espressa in tossicità internazionale diminuita perché altrimenti non avevo i valori di confronto con la laguna centrale, ho voluto uniformare le unità. Comunque la differenza massima tra la diossina riscontrata nelle vongole veraci nei canali industriali e Sant’Erasmo è di 135 volte, mentre la differenza media, questo è il valore medio, siamo intorno a 28 volte. Per l’esaclorobenzene abbiamo una determinazione inferiore a 0,1, andiamo da 153 volte a 86 volte come concentrazione, e qui ho voluto evidenziare il rapporto octaclorofurano ed octaclorobenzodiossina. Avevo evidenziato prima che l’octaclorofurano è il congenere che ha l’abbondanza relativa maggiore nei sedimenti industriali, l’octaclorodiossina è il congenere che ha l’abbondanza maggiore nei reflui civili e nella città di Venezia. Il rapporto massimo octaclorofurano-octaclorodissina è 6,7 nella zona industriale, quello medio è 4 e mezzo, 4,68, scende a 2 nella laguna centrale e va a 1 o a 0,43 a Sant’Erasmo. Abbiamo già visto prima il livello di concentrazione che era 130 volte superiore, vediamo adesso come l’influenza del canale industriale va scemando man mano che ci spostiamo nella laguna, quindi un’ulteriore prova che uno dei siti di contaminazione, e che si propaga direttamente nelle vongole pescate all’interno del suo sedimento, è la zona del Petrolchimico. Poi ho riportato visivamente un riassunto, i valori medi delle tre aree: zona industriale, laguna, Sant’Erasmo, come va la tossicità per quanto riguarda le diossine, come va la concentrazione dell’esaclorobenzene, come va il rapporto octaclorofurano-octaclorodibenzodiossine. Ho riproposto questa diapositiva per ricordare da 1 a 4 picogrammo al giorno inferiore ad uno il goal, le valutazioni che faccio sono con un picogrammo, se qualcuno vuole fare con 4 basta moltiplicare o dividere a seconda della parte che vuole inserire. Allora, peso edibile in grammi di vongole veraci sufficiente a raggiungere la dose giornaliera ammissibile per un adulto di 70 chili. La dose giornaliera ammissibile comprende tutto il paniere di un giorno, cioè dal latte che noi beviamo, la carne, la verdura, il pesce, che ognuno di questi alimenti ha una piccola concentrazione purtroppo di tossicità di diossine. Generalmente in Italia, purtroppo non ci sono studi seri perché non ne sono mai stati fatti, comunque diciamo un terzo della tossicità è associata ai latticini e derivati, latte e formaggio, un terzo alle carni, un po’ meno, un terzo al pesce e il resto tra frutta, verdura, pane, roba del genere, così, indicativamente. Allora, se noi prendiamo la zona industriale al valore di tossicità massima di 2,7 nanogrammi/chili bastano 26 grammi di peso edibile, il peso edibile è rapportato al peso commerciale, è circa un decimo, dipende dalla dimensione della vongola ovviamente, però se uno compra un chilo di vongole veraci ne mangia un etto. Quindi bastano 26 grammi di vongole veraci per raggiungere la dose giornaliera massima per un adulto, oppure 39 grammi se prendiamo la tossicità media della zona industriale. Per le vongole pescate a Sant’Erasmo sono necessari 875 grammi, quindi 8 chili abbondanti per raggiungere la dose giornaliera, oppure 12 chili prendendo il valore medio. Quindi, con 26 grammi ci viene un condimento scarso per una porzione di spaghetti e con un antipasto, le famose... in veneziano sono sicuro come si chiamano, in italiano non so, comunque le famose "cape saltae" o sauté di vongole, un antipasto solo equivale al doppio della dose giornaliera ammissibile. Se aggiungiamo in un pranzo di pesce che una porzione di filetti di pesce, e la parte edibile curata va sui 100, 150 grammi e ci ricordiamo il valore che ha detto il dottor Sesana tra 0,5 e 1 e mezzo di tossicità equivalente sui filetti di pesce, la triplichiamo abbondantemente. E` ovvio che per un giovane di 40 chili bastano 15 grammi o 23 grammi della zona industriale, quindi già una porzione di spaghetti per un giovane di 23 chili equivale al doppio della zona giornaliera, mentre sempre siamo, diciamo in più che sicurezza nella zona di Sant’Erasmo. Questo ci tenevo a farlo notare, soprattutto per chi viene da fuori, non pensi che tutta la laguna è a livelli di contaminazione tali da impedirci di mangiare qualsiasi cosa. Io ho finito.

 

Presidente: bene, questa sera sapremo come regolarci a cena. Allora, la ringrazio, ci vediamo martedì prossimo.

 

Pubblico Ministero: io volevo solo, per miglior conoscenza da parte di tutti, dire che per la prossima udienza del 3 ottobre, gli ultimi consulenti del Pubblico Ministero che verranno sentiti sulle parti che sono già state indicate, seppur in maniera generica da me alla scorsa udienza, sono l’ingegner Zarboni e il professor Vineis, poi c’è il dottor Guerzoni e l’ingegner Rabitti. Credo che dovrebbero finire prima della giornata, quindi se rimarrà del tempo, lo segnalo comunque, non credo che riempiranno tutta la giornata. Poi agli altri consulenti - per quanto mi riguarda - credo che rinuncerò alla prossima udienza, e per quanto mi riguarda avrò finito il 3.

 

Presidente: le parti civili chi aggiungono martedì?

 

Avvocato Schiesaro: io penso che riuscirò a far parlare il professor Nosetto certamente, se riesco ad aggiungerne un altro farò anche quello.

 

Presidente: va bene, comunque mettetevi d’accordo per completare senz’altro la giornata. Va bene, grazie, allora a martedì.

 

RINVIO AL 03 OTTOBRE 2000

 

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