UDIENZA 31 MARZO DEL 1999

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Manduzio Giudice a latere

Dr. Liguori Giudice a latere

 

PROC. A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

Avvocato Alessandri: Presidente, due comunicazioni soltanto, in primo luogo deposito questa mattina le schede relative ai casi trattati nell'udienza del 12 marzo scorso e poi volevo anticipare che noi riteniamo di poter concludere l'esame dei casi entro le prossime tre udienze, compresa questa di oggi, quindi 31 marzo, 9 aprile e 14 aprile dovremmo concludere l'esame dei casi, 31 marzo e 9 aprile il professor Lotti, il 14 aprile tornerà il professor Colombo. Dico riteniamo perché è difficile a questo punto fare dei calcoli esatti soprattutto raggruppando patologie omogenee all'interno delle singole udienze, quindi essendo ormai verso la fine della conclusione dei casi non è sempre facile prevedere il tempo necessario per ciascuno. Il 20 aprile avremmo pensato, soprattutto in relazione alla disponibilità dei consulenti, di portare per il controesame, che avevo già anticipato la volta scorsa chiedendo se c'era una indicazione da parte del Pubblico Ministero e delle Parte Civili, il professor La Vecchia, il professor Fornari, il professor Bush e il professor Mc Laughlin, soprattutto per questi due il 20 aprile è una data piuttosto bloccata dovendo venire dagli Stati Uniti. Se eventualmente il professor Colombo non dovesse riuscire ad ultimare l'esame dei suoi casi il 14 aprile credo che in poco tempo, nell'ambito del 20 aprile, potrebbe concludersi e il 23 aprile il professor Colombo sarebbe disponibile per il controesame e nell'udienza successiva il professor Lotti. Questo perché lo sappia il Tribunale perché anche le Parti Civili e il Pubblico Ministero possano prepararsi per il controesame.

 

Presidente: Quindi il professor Lotti.. ma non sarebbe meglio fare un controesame con entrambi presenti, cioè sia con Colombo sia con Lotti? Perché entrambi, diciamo, hanno affrontato anche sia problematiche di carattere generale che si sono anche talvolta sovrapposte o comunque si sono intersecate, sì, insomma, da un punto di vista generale.. poi, voglio dire, esaminando i singoli casi potrebbero forse rispondere entrambi ed essere presenti entrambi alle udienze del 23 e poi a quella successiva del 18 di maggio. Cioè, io lo prospetto questo, non lo so, valutate un po' tutti voi l'opportunità o meno. Ritenete che sia meglio..

 

Pubblico Ministero: Io credo ritengo che sia meglio, perché ci possono essere delle domande..

 

Presidente: Non vorrei che dopo ci fossero delle ripetizioni, per cui abbiamo tutti e due, eventualmente viene posta la domanda, chi dei due ritiene di rispondere, risponde, se viene in particolare poi eventualmente sollecitata la risposta di uno risponderà quello, ma altrimenti..

 

Avvocato Alessandri: Dicevo questo perché il professor Lotti mi faceva presente di un suo impegno pregresso il 23 aprile.

Presidente: Possiamo fare così, possiamo recuperare però almeno Colombo per una udienza successiva, cioè quella del 18.

 

Avvocato Alessandri: Non c'è nessun problema, però il problema è di riempire l'udienza del 23 aprile, non abbiamo nulla in contrario se eventualmente il Pubblico Ministero vuole iniziare, come aveva anticipato, con l'audizione dei suoi consulenti. Presidente: No, il 23 aprile verrà Colombo, 23 aprile Colombo e poi quella successiva che è il 18 di maggio Colombo e Lotti.

 

Avvocato Scatturin: A noi va bene controesaminare congiuntamente il professor Colombo e il professor Lotti, e volevo avvertire il Tribunale che noi non controesamineremo caso per caso, evidentemente, ma controesamineremo nelle linee generali di quello che è stato detto nel commento nelle varie schede, questo per cui è anche importante, giusto mi pare, coerente sentirli insieme, ecco..

 

Presidente: Per quanto riguarda il controesame degli altri consulenti del 20 aprile, cioè La Vecchia, Fornari, Bush e Mc Laughlin?

 

Avvocato Scatturin: Sì, lo stesso. Presidente: Ritenete che sia sufficiente?

 

Pubblico Ministero: In linea di massima credo di sì.

 

Presidente: Non vorrei poi che.. siccome abbiamo ristretto le udienze, in questo primo semestre quanto meno, bisognerebbe cercare di utilizzarle a massimo. Il 20 di aprile allora Fornari Bush, Mc Laughlin, il 23 Colombo, 23 aprile, sì

 

Pubblico Ministero: Il 18 maggio Lotti e Colombo. E poi dovremmo passare alla fase ingegneri.

 

Presidente: Lei ci vuole già esporre quale potrebbe essere il programma successivo?

 

Presidente: Successivamente alla conclusione di questi controesami l'audizione dei tecnici in la parte tecnica impiantistica l'ingegner Nano, l'ingegner Rabitti e il perito Scatto.

 

Avvocato Scatturin: Per noi il dottor Mara e l'ingegner Carrara per l'impiantistica.

 

Presidente: Quindi dopo passiamo all'impiantistica e quindi alla conoscenza, diciamo così, dello stabilimento..

 

Pubblico Ministero: Posso anticipare al Tribunale e a tutti quanti presenti in quest'aula che per quanto riguarda la parte impiantistica ci sarà una suddivisione di argomenti anche all'interno delle varie Parti Civili per non andare a ripetere le stesse cose, quindi uno tratterà una parte indifferentemente dalla posizione che sia il difensore, ad esempio, di Medicina Democratica o del Pubblico Ministero ecco, questo per semplificare e ridurre i tempi.

 

Avvocato Alessandri: Mi rendo conto che non sarà facile, ma è possibile avere una indicazione di larga massima del numero di udienze che saranno necessarie per l'audizione dei consulenti tecnici dei Pubblico Ministero e delle Parti Civili sugli impianti.

 

Pubblico Ministero Veramente io non ho neanche una idea, bisognerebbe farli incominciare per vedere loro quanto tempo portano avanti, perché essendo la prima volta anche per me che tratto una cosa del genere, non mi rendo materialmente conto, questa è una parte un po' diversa, perché, ad esempio, sui medici adesso saprei dare un'idea, però adesso, all'inizio non sarei stato in grado, credo che comunque sicuramente almeno un paio di giorni. Poi bisognerà vedere il controesame lo facciamo di volta in volta o alla fine degli ingegneri? Presidente: Lo faremo alla fine.

 

Pubblico Ministero Quindi come ingegneri, oltre a quelli del Pubblico Ministero e i due di Medicina Democratica, non so quali ci sono dopo, quelli dell'Avvocatura dello Stato di sicuro.

 

Avvocato Garbisi - Per il Comune di Venezia il professor Rindone. Avvocato Scatturin: C'è un terzo consulente che è l'ingegner Bruno Tive per noi.

 

Avvocato Alessandri: Dopo l'audizione dei consulenti tecnici sugli impianti sia da parte del Pubblico Ministero che da parte delle Parti Civili e quindi delle Difese, mi sembrava di avere inteso che successivamente il Pubblico Ministero aveva intenzione di sentire i suoi testi, è questo ancora il programma, nei limiti in cui può essere in questo momento fatto?

 

Pubblico Ministero: In linea di massima sì, credo però che quando avremmo sentito di sentire gli ingegneri sarà finito, saremo già arrivati sicuramente a giugno, mi pare difficile di riuscire a chiudere questa parte impiantistica prima delle ferie.

Presidente: Quante udienze ci vorrà per sentire..

Pubblico Ministero: Perché noi abbiamo calcolato adesso, tra tutte le Parti Civili e quelle del Pubblico Ministero, siamo già a 13 ingegneri.

Presidente: Ho capito, appunto perché vi dividete i compiti..

Avvocato Garbisi: Ci sono poi quelli delle Difese.

 

Presidente: Ho capito, d'altra parte arriveremo verso la fine di giugno con l'audizione dei consulenti. Tenete conto comunque che secondo questo programma.., quindi abbiamo 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 udienze prime delle ferie, 10 udienze, insomma, io credo che i consulenti d'impiantistica sia dell'una che dall'altra parte si possano sentire, 10 udienze sono 80 ore. Io mi auguro davvero che ad un certo punto, avuto anche un po' esperienza di questa prima fase non ci siano delle sovrapposizioni, delle ripetizioni o comunque poi delle, alcune carenze che si intendono ulteriormente integrare, colmare etc., questo è un processo che deve poter andare avanti con una certa speditezza, tenete conto che questo è un processo, non potete pensare di inserirci dentro tutta la scienza di questo mondo, per carità, diamo anche un senso del limite e della misura perché altrimenti.. Allora, comunque oggi cominciamo.

 

DEPOSIZIONE CONSULENTI 

DR. COLOSIO CLAUDIO - DR. LOTTI MARCELLO

DR. OSCULATI ANTONIO

 

COLOSIO - Iniziamo con il signor Baso Mario..

 

Presidente: Se ci volete inquadrare la giornata odierna?

 

LOTTI - Oggi concluderemo tutte le neoplasie polmonari e poi abbiamo dei casi un po' misti perché il rimanente dei casi dopo la giornata di oggi che corrisponde a circa un centinaio e che verranno fatte nelle due e mezze udienze successive, riguardano due argomenti principali, la bronchite cronica e le pneumoconiosi, quindi la pneumologia in generale eccetto i tumori e la patologia da (dicloroetano) in entrambi i casi riteniamo che sia necessaria la solita introduzione generale che abbiamo fatto per ogni blocco di patologia e quindi questo sarà dalla successiva udienza, dal giorno 9, cominceremo con la presentazione della pneumologia, non neoplastica e il dicloroetano, quindi oggi di fatto concludiamo con i tumori più cose di varia natura.

 

BASO MARIO

 

COLOSIO - Iniziamo con il signor Baso Mario, il signor Baso è nato il 17 marzo del '20 ed è deceduto il 14 dicembre del '79; per quanto concerne la storia lavorativa è iniziata il 22 ottobre del '56 quando è stato assunto al Petrolchimico svolgendo da tale data sino al 31 ottobre del '77 la mansione di meccanico Edison, ha cessato il 31 ottobre del '77. In base ai dati in nostro possesso non dovrebbe essere mai stato esposto a CVM, a patto che non abbia svolto la mansione di meccanico in ambienti ove il CVM veniva trattato; come sempre in questa tipologia di mansione è difficile ipotizzare livelli di esposizione significativi. La documentazione inerente questo caso è allegato all'atto di costituzione di Parte Civile, Avvocato Azzarini giugno 97, e vi è allegato agli atti anche il libretto del lavoro del paziente che dimostra che l'attività è iniziata il 22 ottobre del '56 e cessata il 31 ottobre del '77. Esaminiamo i dati sanitari in nostro possesso: verifichiamo che è stato ricoverato dall'1 ottobre del '79 al 5 novembre '79 all'ospedale provinciale generale di Mestre, il motivo del ricovero è stato: crisi dispnoica in miocardisclerotico broncopatico, è stata racconta l'anamnesi, il signor baso riferiva di bere circa un litro e mezzo di vino e di fumare due pacchetti e mezza di sigaretta al giorno. Dopo gli accertamenti effettuati per questa dispnea, è stato ipotizzato un sospetto carcinoma indifferenziato bronchiale. In base a questo sospetto il paziente è stato trasferito al reparto chirurgico e in tale reparto viene confermato questo sospetto. Purtroppo i dati sanitari disponibili portano ad escludere alla possibilità di effettuare un intervento chirurgico; viene effettuata terapia palliativa, radioterapia, e durante il ricovero è anche disponibile una broncoscopia eseguita il 18 ottobre del '79 che evidenzia: restringimento del bronco principale sinistro per un un centimetro e mezzo dopo l'imbocco. Alla dimissione, 9 novembre '79, vi è una lettera dei medici dell'ospedale indirizzata al medico curante che dice, tra l'altro, è stato riconosciuto affetto da eteroplasia polmonare sinistra data l'estensione della neoplasia e il tipo istologico carcinoma indifferenziato, non riteniamo opportuno effettuare una terapia chirurgica, quindi viene programmata la terapia radiante. Abbiamo l'esito dell'esame istologico che è stato effettuato su un frammento di mucosa bronchiale che presenta note di infiammazione specifica e la diagnosi istologica è la seguente: frammento di mucosa rivestiti in superficie da epitelio indenne. In profondità si nota un ammesso di elementi ovoidali, polimorfi, ipercromici, molto alterati da manovra di prelievo, per cui, con riserva per le ragioni suddette, si ha il sospetto della presenza di un carcinoma indifferenziato, sono tuttavia necessarie ulteriori indagini.

LOTTI - Si tratta di un paziente che all'età circa di 60 anni ha presentato una neoplasia polmonare, un carcinoma indifferenziato che lo ha portato rapidamente a morte, in quanto l'estensione della malattia e la sua localizzazione e il tipo istologico hanno fatto ritenere ai chirurghi superflua la terapia chirurgica. E` un soggetto che apparentemente non è stato esposto a cloruro di vinile monomero e d'altro l'ipotesi alterativa di, eziologica, sta in quel dato anamnestico del '79 secondo il quale il paziente fumava 2 pacchetti e mezzo di sigarette al giorno, non è dato sapere per quanti anni; quindi concludiamo che questo paziente è deceduto per una neoplasia polmonare cui il fumo ha giocato un ruolo eziologico importante, certamente non lo ha avuto il cloruro di vinile.

OSCULATI - Una diagnosti di patologia sufficientemente documentata, si tratta di un carcinoma del tipo istologico indifferenziato in una persona che non risulta mai esposta e che come unico momento eziologico sospetto, ma in questo caso fortemente sospetto, di insorgenza della patologia ha questo dato anamnestico di un fumo di sigaretta a livelli estremamente elevati. Per cui dobbiamo concludere per una patologia che non riconosce un'eziologia professionale bensì riconosce un certo momento eziologico importante nel fumo di sigaretta.

 

IACONO SALVATORE

 

COLOSIO - Il signor Jacono Salvatore è nato il 6 gennaio del '19 ed è deceduto il 20 settembre del '77, i dati inerenti questo caso sono contenuti nel faldone 144, il caso del signor Jacono è stato trattato nell'udienza del 12 giugno '98 dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero che hanno indicato: tumore polmonare, carcinoma epidermoide del tumore destro. Pagina 137 del verbale d'udienza. Esaminiamo la storia lavorativa del signor Jacono: è iniziata il 20 maggio del '54 nel reparto SA5/C ove ha svolto per qualche mese, sino al settembre del '54, la mansione di manutentore, in base ai nostri dati non è stato esposto a CVM o comunque non è stato significativamente esposto. Dall'1 di ottobre del '54 sino al 30 giugno del '71 ha lavorato alle calandre, CV5/15, e in base ai dati della matrice dell'indagine epidemiologica italiana sarebbe stato esposto per questo periodo a concentrazioni comprese tra 5 e 50 PPM. Successivamente l'1 luglio del '71 e sino al 30 novembre del '76 si è occupato delle pulizie nello stesso reparto CV5/15, la mansione di addetto alle pulizie non è contemplata nella matrice che abbiamo utilizzato per la stima dei livelli di esposizione, abbiamo mantenuto comunque i livelli più elevati individuati all'epoca in questo reparto che sarebbero stati 5 e 50 PPM tra il '71 e il '74, e dal '75 sino al '76 inferiore ai 5 PPM. Dall'1 dicembre del '76 fino al 20 settembre del '77 è stato fuori organico e quindi non è stato esposto a CVM. In conclusione quindi esposizione prolungata dal '54 al '76 sempre comunque a livelli inferiori di quelli che sono sufficienti a determinare manifestazioni tossiche. Esaminiamo i dati di anamnesi patologica disponibili, il primo dato risale alle 9 ottobre '62 ed è inerente alla sorveglianza sanitaria periodica effettuata in azienda, l'unico elemento di rilievo è che questo soggetto fumava 20 sigarette al giorno. Molti anni dopo, nel 1975, il signor Jacono partecipa all'indagine Fulc, l'indagine Fulc segnala che è un ex fumatore, quindi tra il '62 e '75 ha cessato l'abitudine al fumo, ha evidenziato una modesta alterazione della gamma GT, 121 unità litro e una modesta epatomegalia, con margine epatico inferiore debordante per meno di un centimetro dall'arcata costale, le piastrine sono risultate 215 mila. L'indagine Fulc ha concluso segnalando: modesta alterazione della funzionalità epatica nella cui genesi ha giocato un ruolo importante l'esposizione a CVM, lieve piastrinopemia, radiografia del torace con accentuazione della trama broncovasale; quindi nel '795 la lastra del torace evidenziava solo questo dato. Il 20 luglio del '77 ha eseguito un'altra radiografia del torace e il dato emerso è stato il seguente: seni costofrenici liberi, aumento della trasparenza, presenza di ombra di massa alla base destra, altre ombre contorti irregolari in parailare superiore destra. Per questa evidenza viene ricoverato immediatamente, 2 giorni dopo, la diagnosi di ricovero è: sospetto carcinoma, chiudo scusa, carcinoma epidermoide del polmone destro con metastasi epatiche, scheletriche e linfoghiandolari, neurolabirintosi cocleo vestibolare. Alla raccolta dell'anamnesi questo soggetto riferisce di essere ex fumatore di 20 sigarette al giorno fino al '73, viene effettuato un esame citologico su un campione di escreato e il risultato è il seguente: presenza di agglomerati di elementi carcinomatosi di tipo epidermoidale. Molto rapidamente si ha l'evoluzione della malattia perché il 20 settembre del '77 il paziente decede in ospedale e la diagnosi è: carcinoma epidermoidale del polmone destro con metastasi epatiche, scheletriche e linfoghiandolari, coma cerebrale terminale.

LOTTI - Si tratta della storia di un paziente che all'età di circa 58 anni muore per un carcinoma epidermoide del polmone di destra metastatizzato a vari organi la cui diagnosi si basa su un esame istologico dell'escreato. Incidentalmente la neurolabirintosi cocleo vestibolare non c'entra, diciamo, con molta probabilità con la patologia principale, si tratta di una malattia dell'apparato vestibolare che sta vicino all'apparato dell'orecchio che regola l'equilibro del nostro corpo. Dal punto di vista dell'eziologia di questo carcinoma spinoso del polmone il paziente ha avuto una prolungata esposizione a cloruro di vinile monomero ma sicuramente a concentrazioni irrilevanti per quanto si può stimare ed altrettanto evidente invece è l'ipotesi più verosimile eziologica per questo tumore polmonare che sta nel fumo, il paziente consumava 20 sigarette al giorno almeno per molti anni, non è dato da sapere successivamente quanto e se abbia continuato a fumare, comunque semplicemente calcolando nei soli anni, fino al '62 la dose cumulativa, essa è superiore sicuramente a 10 pacchetti anno.

OSCULATI - Abbiamo anche in questo caso una diagnosi di certezza che deriva da una analisi istopatologica, si tratta di un carcinoma del polmone della variante epidermoidale o spinoso, che è la stessa cosa, che ha determinato il decesso attraverso le complicanze metastatiche polidistrettuali. Nell'individuare l'eziologia di questa patologia di nuovo dobbiamo escludere, per due motivi, il CVM, il primo è che l'evidenza scientifica, come ho anticipato nell'udienza precedente, non ha mai dimostrato una causalità nel determinare il carcinoma del polmone da parte del CVM, e la seconda è che l'esposizione alla sostanza è stata sempre, per questo ci consta, a livelli insufficienti a determinare effetti tossici e patologici in generale. Abbiamo invece in anamnesi la presenza, abbiamo visto diverse altre volte, importante del fumo di sigarette, non abbiamo qui un dato preciso sulla durata, però l'intensità era di 20 sigarette al giorno e direi senz'altro sufficiente per determinare un aumento consistente nel rischio nell'insorgenza del tumore polmonare. Per cui una patologia di sicura non origine professionale.

 

MAINARDI PAOLO

 

COLOSIO - Affrontiamo il caso del signor Mainardi Paolo che è nato il 5 gennaio del '40 ed è decaduto il 14 giugno dell'81: il signor Mainardi è il ventunesimo dei 37 nuovi casi che sono stati depositati nel luglio '98. Il caso è stato trattato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza dell'1 luglio '98 ed è stata evidenziato carcinoma polmonare diagnosticato nell'81 con delle metastasi linfonodali e laterocervicali, che in un primo tempo erano state erroneamente diagnosticate come morbo Hodgkin; il decesso 10/6/61. E` a pagina 79 del verbale d'udienza. Esaminiamo la storia lavorativa del signor Mainardi: è iniziata il 9 marzo del '66, in questa data il soggetto ha iniziato ad espletare attività lavorativa nella carovana caricatore e scaricatore in Marghera nella quale ha lavorato soltanto per un mese circa sino al 27 aprile del '66. Se questo mese fosse stato passato interamente al Petrolchimico come addetto alla mansione di insaccatore, questo soggetto sarebbe stato esposto a concentrazioni comprese tra 50 e 200 PPM, successivamente, il 23 giugno del '66 e sino al 30 giugno del '73, ha svolto la mansione di trafilatore PM, tale attività non comportava esposizione a CVM, e successivamente dall'1 luglio del '73 sino al 10 giugno '81, data la quale ha cessato l'attività lavorativa al Petrolchimico, ha svolto la mansione di esterno, compressorista, quadrista, fraz. area AL2/3/5/1, anche in questo caso non era presente esposizione a cloruro di vinile monomero. In conclusione quindi il signor Mainardi è stato esposto per poco più di un mese in epoca molto remata, nel 1966, a concentrazioni che si collocano a limite inferiore di quelle sufficienti a determinare manifestazioni tossiche. Dopo il '66 non è più stato esposto a CVM. Esaminiamo l'anamnesi patologica di questo paziente, i dati inerenti, quanto di nostro interesse ai fini della discussione del caso risalgono al 17 febbraio dell'81 quando questo soggetto viene ricoverato in ospedale per un sospetto morbo di Hodgkin. Dopo gli accertamenti del caso il paziente viene dimesso con la seguente diagnosi: blastoma del lobo superiore destro con metastasi linfonodali sopraclaveali, probabile carcinoma metaplastico a grandi cellule. Durante il ricovero vengono raccolti, come sempre, i dati anamnestici inerenti il caso e si rileva un consumo di 25 sigarette al giorno e di un litro di vino al giorno. Vi è una stratigrafia del mediastino e dell'emitorace destro che porta al seguente esito: allargamento del mediastino superiore destro ed ingrossamento dell'ombra ilare omolaterale, ostruzione del bronco lobare superiore e sporgenza di masserella nell'estremità distale del broncopancipale di destra di destra. Viene effettuato un esame istologico e l'esame istologico evidenzia: metastasi linfonodale di carcinoma indifferenziato a grosse cellule. Viene ancora posto con un punto interrogativo l'ipotesi della sede polmonare. Successivamente, il 7 marzo dell'81, viene ricoverato e la diagnosi è: carcinoma indifferenziato a piccole cellule del lobo polmonare superiore di destra. Infine, anche in questo caso purtroppo un decorso rapido, abbiamo informazione del decesso in ospedale del paziente con diagnosi di carcinoma indifferenziato a piccole cellule del bronco lobare superiore medio.

LOTTI - Si tratta di un paziente che sviluppa una neoplasia in età relativamente giovane, a 41 anni, per quanto riguarda l'esposizione a cloruro di vinile probabilmente non c'è stata e se c'è stata è stata del tutto irrilevante soprattutto per ciò che riguarda la durata, probabilmente meno di un mese. In compenso come fattore di rischio c'è anche qui il tabagismo con un consumo di sigarette di 25 sigarette al giorno. La malattia che ha sviluppato la diagnosi, questa malattia ha avuto una serie di problemi, si e partiti con l'ipotesi di un morbo di Hodgkin, poi si è parlato di un carcinoma a grosse cellule e alla fine si è concluso con un carcinoma a piccole cellule. Ho il sospetto che mentre il morbo di Hodgkin fosse semplicemente un sospetto iniziale probabilmente per la localizzazione della neoplasia ed per anche l'età del paziente ed altri motivi, poi sia stata tramutato in carcinoma a grosse cellule però su una diagnosi di una metastasi, cioè su un linfonodo e non sul tessuto polmonare con molta probabilità le diagnosi finali poi rappresentano l'esame istologico del polmone. Quindi si può concludere che questo soggetto è morto di un carcinoma indifferenziato a piccole cellule dove l'eziologia ipotizzabile è quella del tabagismo non essendoci evidenza di esposizione a cloruro di vinile.

OSCULATI - Naturalmente le considerazioni medico-legali ricalcano questo concetto fondamentale, abbiamo una assenza di esposizione in termini di rilevanza tossicologica, abbiamo soltanto poco più di un mese ad un livello compreso tra le 50 e le 200 PPM, per cui abbiamo uno sviluppo di un carcinoma che attraverso le traversie diagnostiche alla fine viene caratterizzato come carcinoma indifferenziato a piccole cellule, microcitoma, e come unico fattore eziologico riconosciuto abbiamo la presenza dell'abitudine al fumo di sigarette nella misura di 25 al giorno, più che sufficienti per aggravare il rischio in maniera rilevante. Dunque in virtù della natura della patologia e dell'esposizione a cloruro di vinile bisogna escludere l'eziologia lavorativa di questa neoplasia e si può invece attribuirle un ruolo ragionevolmente sicuro eziologico al fumo di sigaretta.

 

MARCHETTO DEMETRIO

 

COLOSIO - Ci occupiamo del caso del signor Marchetto Demetrio, il signor Marchetto è nato il 6 agosto del '28 ed è deceduto l'8 novembre dell'87. La storia lavorativa è iniziata il 20 febbraio del '57 quando è stato assunto al Petrolchimico svolgendo sino al 31 dicembre del '61 la mansione di stivatore reparto SG8. Tale attività non ha, secondo i nostri dati, comportato esposizione a CVM, a patto che questo soggetto non si sia dedicato all'esposizione, alla stivatura del polimero, nel qual caso sarebbe stato esposto a piccole quote di monomero presenti come contaminanti nel polimero manipolato. Successivamente l'1 gennaio del '62 e sino al 31 ottobre dello stesso anno, ha lavorato all'SG20 anche in questo caso non è stato esposto a CVM. Dall'1 novembre del '62 sino al 30 novembre dello stesso anno ha poi lavorato centro raccolta persone SG4/5, anche in questo caso senza esposizione a CVM. Dall'1/12/62 sino al 13 marzo dell'83 addetto carichi banchi liquidi PS1 Sud, non vi era esposizione a CVM in questo reparto; infine 14 marzo, 30 agosto '83 cassa integrazione. 30 giugno dell'33 cessazione del rapporto di dipendenza. In tutta la sua carriera lavorativa quindi il signor Marchetto non è stato esposto a CVM. Rispetto a questo caso abbiamo documentazione estratta dall'atto di costituzione di Parte Civile del giugno '97, nell'atto è segnalata esposizione a CVM e PVC ed è segnalato che il decesso, del quale non è indicata la causa, decesso è avvenuto per una patologia correlata a tale esposizione che viene individuata come un carcinoma polmonare. E` allegata la cartella medica dalla quale abbiamo estratto i dati che adesso riassumo. Il signor Marchetto è stato ricoverato il 20 ottobre '87 all'ospedale Villa Salus di Mestre, la diagnosi era: insufficienza respiratoria in Ca Polmonare e il signor Marchetto è deceduto durante questo ricovero. Abbiamo raccolto dalla cartella sanitaria, quindi in modo indiretto, perché altra documentazione non era disponibile, che la diagnosi di carcinoma polmonare era stata formulata nel luglio dello stesso anno.

LOTTI - Si tratta di un caso dove informazioni cliniche sono molto modeste, non abbiamo un'idea dell'istotipo di questa neoplasia, non abbiamo informazioni riguardo al fumo, questo è uno dei pochi casi che nella presentazione iniziale abbiamo escluso, se ricordate, perché non ci sono le informazioni a riguardo, che comunque non è mai stato esposto al cloruro di vinile monomero. Quindi non c'è mica molto da dire.

OSCULATI - Abbiamo una incertezza nella diagnosi di identificazione della neoplasia e nella diagnosi di morte, viene comunque.. questa incertezza rimane perché non abbiamo nessuna documentazione, l'unico dato concreto è quella di una mancanza di documentazione, di esposizione a cloruro di vinile. Questo ci è comunque sufficiente sul piano medico-legale per escludere che la patologia, se si trattasse di una neoplasia polmonare, potesse essere derivata dall'esposizione di cloruro di vinile per la natura della patologia e per la entità dell'esposizione. Di nuovo non malattia professionale.

 

MARTON TIZIANO

 

COLOSIO - Marton Tiziano è nato il 16 gennaio del '23 ed è deceduto il 23 aprile del '75. I dati inerenti questo caso sono nel faldone 450, il caso è stato esaminato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 12 giugno '98 e il parere da loro espresso è stato il seguente, microcitoma del bronco lobare superiore destro, '74, pagina 145 del verbale d'udienza. Esaminiamo la storia lavorativa: il signor Marton ha iniziato la sua attività l'1 gennaio del '74 all'interno della Cooperativa Egeo e ha svolto tale attività sino all'1 aprile del '75. Quindi complessivamente un anno e due mesi di attività alla cooperativa Egeo. Ipotizzando che in questo periodo abbia svolto sempre la mansione di insaccatore all'interno del Petrolchimico sarebbe stato esposto in base ai dati della matrice dell'indagine epidemiologica italiana, a concentrazioni comprese tra 5 e 50 PPM. In conclusione quindi per un periodo temporale breve questo soggetto è stato esposto, nella peggiore delle ipotesi possibile, a concentrazioni inferiori a quelle sufficienti a determinare manifestazioni tossiche. Esaminiamo l'anamnesi patologica: vediamo che il 28 novembre del '74, quindi 10 mesi dopo l'inizio dell'attività lavorativa alla Cooperativa, viene sottoposto a una biopsia a cielo aperto e questa biopsia porta la diagnosi di: microcitoma inoperabile del bronco lobare superiore destro. Il mese successivo, il 4 dicembre, il paziente è ricoverato all'ospedale di Treviso, dalla raccolta dell'anamnesi ricaviamo che fuma 30 sigarette al giorno. L'anno successivo, il 20 di febbraio, abbiamo un ricovero ospedaliero sempre all'ospedale di Treviso, al momento della raccolta dell'anamnesi viene effettuato il raccordo con un procedente ricovero del 6 agosto del '74 ove viene segnalata atelectasia del lobo superiore destro da probabile ostruzione eteroplastica, quindi questo dato è raccolto in modo indiretto non avendo reperito questa cartella clinica nel materiale depositato. Il 23 aprile del '75, anche in questo caso con decorso relativamente rapido, abbiamo la morte in ospedale di questo paziente e la diagnosi è: neoplasia polmonare destra, sospette metastasi cerebrali ed ossee, herpes Zooster toracico, polineurite agli arti inferiori, collasso cadiocircolatorio.

LOTTI - Si tratta di un paziente a cui all'età di 51 anni viene diagnosticata una neoplasia polmonare successivamente identificata istologicamente come un microcitoma e valutata clinicamente come inoperabile. Per quanto riguarda i fattori eziologici possibili di questa neoplasia, questo paziente aveva una forte abitudine al fumo, 30 sigarette al giorno, almeno da quanto risulta nell'anamnesi in occasione della diagnosi di neoplasia. Per quanto riguarda l'esposizione a cloruro di vinile essa è irrilevante sia per entità che per durata, infatti al paziente viene diagnosticata la neoplasia polmonare 7 mesi dall'inizio di una ipotetica esposizione a bassissime dosi, quindi qui si configura una nuova entità nosologica che è la neoplasia acuta da cloruro di vinile.

OSCULATI - Abbiamo dunque una diagnosi di certezza per quanto riguarda la natura e le caratteristiche istologiche della patologia della neoplasia, tale patologia costituisce sicuramente la causa di morte e riconosce una possibile, a seconda della documentazione che abbiamo a disposizione, come unico possibile fattore eziologico noto e presente, il fumo di sigarette, nella misura di 30 al giorno, cioè ampiamente sufficiente per aumentare il rischio di tumore polmonare concretamente. Invece l'esposizione a CVM è stata di durata brevissima ed entità assolutamente irrilevante dal punto di vista tossicologico. Per cui nuovamente abbiamo una patologia e per i due motivi, per la natura della patologia stessa e dell'esposizione lavorativa alla sostanza oggetto dell'indagine, non può essere riconosciuta come di origine professionale.

 

MASATO ALDO

 

COLOSIO - Masato Aldo, il signor Masato è nato il 17 ottobre del '34 ed è deceduto in 19 gennaio del '55. I dati inerenti il caso del signor Masato sono contenuti nel fascicolo 16, il caso è stato trattato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 12 giugno e il giudizio conclusivo è stato: tumore polmonare, '94. Pagina 147 del verbale d'udienza. Esaminiamo la storia lavorativa di questo soggetto: abbiamo che in passato ha svolto dal '55 al '73 varie attività soprattutto in edilizia e che è stato assunto al Petrolchimico il 2 luglio del '74. Ha lavorato dal 2 luglio del '74 sino al 21 novembre dell'85 come insaccatore ed addetto al trasferimento resina reparto CV14. In base ai dati dell'indagine epidemiologica italiana sarebbe stato esposto a concentrazioni comprese tra 5 e 50 PPM dal '74 al '77 ed inferiore alle 5 PPM dal '78 all'85, anno nel quale l'esposizione a CVM è terminata. Infatti dall'1 dicembre dell'85 sino al 31 maggio del '90 ha lavorato come operatore filtrazione linee 1/2/3 PA 2/4, addetto quindi a una mansione che non comportava esposizione a CVM, e il 31 maggio del '90 ha cessato di prestare attività lavorativa al Petrolchimico. In conclusione quindi esposizione dal '74 all'85, 11 anni, sempre comunque a livelli inferiori a quelli sufficienti a determinare insorgenza di manifestazioni tossiche. Per quanto concerne i dati di anamnesi patologica il paziente ha partecipato nel 1975 all'indagine Fulc, l'indagine Fulc ha evidenziato che era fumatore da più di 10 e meno di 20 anni di un quantitativo di sigarette comprese tra 10 e 20 e all'esame radiografico del torace ha evidenziato: accentuazione della trama broncovasale, spirometria - esame di cui parleremo di più in seguito - è risultata nei limiti della norma. Il 15 giugno del '94 otteniamo il dato che questo soggetto è stato ricoverato all'ospedale di Mestre, la diagnosi del 15 giugno '94 è stata: neoplasia del lobo polmonare sinistro, ulcera peptica, broncopatia cronica ostruttiva; alla raccolta dell'anamnesi abbiamo ricavato che la neoplasia è stata evidenziata nel corso di questo ricovero. Il paziente riferiva nel '94 di aver cessato il fumo da 2 anni. La diagnosi della neoplasia è stata fatta in base a questo esame radiografico del torace effettuato il 16 giugno che aveva evidenziato: voluminosa opacità. Il 17 novembre del '94 è stata evidenziata la localizzazione ideale di un adenocarcinoma altamente indifferenziato del polmone e il 19 novembre del '94 era stato effettuato un esame istologico da un campione bioptico raccolto da un segmento di piccolo intestino, che aveva evidenziato: localizzazioni ileali multiple di adenocarcinoma altamente indifferenziato.

LOTTI - Si tratta di un paziente che sviluppa all'età di 61 anni un adenocarcinoma. Questo adenocarcinoma probabilmente è polmonare, però c'è qualche dubbio visto questa strana localizzazione all'ileo, cioè alla parte dell'intestino tenue, da porre il dubbio se questo adenocarcinoma non potesse avere avuto origine lì e poi metastatizzare il polmone, perché le due forme istologiche che assumono nell'aspetto ghiandolare spesso sono indistinguibili per quanto riguarda l'origine poi dell'aspetto ghiandolare. Comunque diamo per scontato che sia una neoplasia polmonare e non del tratto gastrointestinale, questa neoplasia comunque a 61 anni lo porta a morte. Per quanto riguarda l'esposizione a cloruro di vinile monomero essa è prolungata nel tempo ma a dosi, a concentrazioni sostanzialmente irrilevanti. Se fosse una neoplasia polmonare un fattore di rischio è individuabile certamente nel fumo, anche se non eccessivo, meno di 20 sigarette al giorno, che comunque, calcolando grossolanamente un'esposizione cumulativa, risulta superiore a 10 pacchetti/anno.

OSCULATI - Dunque nel commentare questa diagnosi abbiamo visto come in realtà sia possibile che non si tratti di un primitivo tumore polmonare metastatizzato all'intestino ma è possibile che si tratti dell'inversa ipotesi, vale a dire un primitivo tumore intestinale metastatizzato al polmone, tra l'altro questo tipo di diffusione è più frequente, più probabile di solito. Comunque in entrambi i casi si deve ritenere che il CVM non può avere influito sulla genesi e sullo sviluppo di questo tumore, prima di tutto per la natura delle patologia, il carcinoma adenomatoso dell'intestino e/o quello del polmone non riconoscono nel CVM una possibile causa o un possibile fattore favorente lo sviluppo e per il fatto che l'esposizione è stata, lo abbiamo visto, assolutamente insufficiente a determinare qualsiasi effetto tossico, acuto, cronico o spostato nel tempo. Nel caso in cui si trattasse di un carcinoma primitivamente polmonare la quantità delle sigarette e soprattutto la durata dell'esposizione all'abitudine nel fumo di sigaretta, sicuramente devono avere costituivo un fattore di rischio o di aumentata probabilità; per cui l'unica ipotesi eziologica possibile è quella che riguarda il fumo di sigarette. L'ipotesi professionale deve essere esclusa.

 

MASCHIETTO GINO

 

COLOSIO - Ci occupiamo del signor Maschietto Gino che è nato il 15 gennaio del '30 ed è deceduto il 28 dicembre del '91. I dati inerenti questo caso stanno nel faldone 148; il caso del signor Maschietto è stato trattato nell'udienza del 12 giugno 1998 e le conclusioni dei consulenti tecnici del Pubblico Ministero sono state le seguenti: carcinoma polmonare, '91, pagina 147 del verbale d'udienza. Esaminiamo la storia lavorativa il signor Maschietto è stato assunto l'1 giugno del '74 alla cooperativa Carovana Facchini nella quale ha lavorato fino al '70. Ipotizzando un impegno continuativo per tutto questo periodo al Petrolchimico nell'attività di insaccatore di polimero sarebbe stato esposto a concentrazioni comprese tra 50 e 200 PPM. Successivamente nel '70 si è trasferito ad altra cooperativa, la cooperativa Facchini Egeo, nella quale ha lavorato fino al 30 maggio '91, anno nella quale ha cessato l'attività. Anche in questo caso vi è la premessa che non sappiamo per quanto tempo abbia lavorato al Petrolchimico, se addetto alla mansione di insaccatore. Abbiamo ipotizzato per tutto il periodo questo tipo di attività, se questo fosse vero il paziente sarebbe stato esposto nel 1970 a concentrazione comprese tra 50 e 200 PPM, dal '71 al '77 tra 5 e 50 PPM, dal '78 al '91 a concentrazioni inferiori alle 5 PPM. Diciamo quindi che nella peggiore ipotesi possibile, che ho prima delineato, il paziente sarebbe stato esposto dal 1964 sino al 1970, cioè per un periodo di circa 6 anni, a concentrazioni che si collocano al limite inferiore di quelle che sono sufficienti a determinare l'insorgenza di effetti tossici. Successivamente, nel '71 sino al termine della sua attività, sarebbe, nella peggiore delle ipotesi possibile, stato esposto ma non più a concentrazione capaci di dare manifestazioni tossiche. Esaminiamo l'anamnesi patologica, anche in questo caso abbiamo estratto dal materiale quanto di interesse alla discussione della patologia segnalata per questo caso. Abbiamo che il 28 dicembre del '90 è stato ricoverato in ospedale e la diagnosi è stata: neoplasia polmonare destra, epiteliale, non a piccole cellule, poliposi laringea. E` stata raccolta l'anamnesi di questo paziente in occasione del ricovero, è stato evidenziato un consumo di 20 sigarette al giorno. E` stato effettuato un esame istologico dell'escreato che ha evidenziato: citologia maligna epiteliale. Reperto coerente con carcinoma epidermoide. Il 27 febbraio '91 vi è stato un altro ricovero di questo paziente, altri accertamenti che hanno comunque confermato la diagnosi di eteroplasia polmonare destra, epiteliale non piccole cellule. E un ulteriore ricovero qualche mese dopo, a novembre, quando il paziente alla raccolta anamnestica riferisce di aver fumato sino all'anno prima, cioè fino al 1900, 20 sigarette al giorno dall'età di 15 anni. Anche in questo caso purtroppo è possibile evidenziare un decorso rapido, il paziente il 28 dicembre '91 decede in ospedale e la diagnosi di morte parla di neoplasia polmonare.

LOTTI - Si tratta di un paziente a cui all'età di 60 anni circa viene diagnosticata una neoplasia polmonare che nell'arco di un anno lo porta morte. Non è dato da sapere che tipo di terapia sia stata effettuata in quest'anno, se sia stata terapia chirurgica o meno, in quanto l'esame di caratterizzazione dell'istotipo di questa neoplasia probabilmente si parla di esame citologico, quindi probabilmente è stato fatto sull'escreato di questo paziente, che viene definito come carcinoma epidermoide, o alternativamente epiteliale, non a piccole cellule. A sottolineare quella differenza, grande differenza tra carcinomi a piccole cellule e non piccole cellule che ho illustrato durante l'udienza scorsa. Accanto alla neoplasia polmonare in occasione del ricovero iniziale vi è anche una diagnosi di poliposi della laringe, cioè la formazione di polipi dell'epiteliolaringeo, che assieme alla neoplasia polmonare anche queste si può ricondurre molto frequentemente al tabagismo, all'abitudine al fumo. Questo soggetto ha fumato molto con esposizione di 45 pacchetti/anno. Quindi un'esposizione al fumo rilevante sia per intensità che per durata. A fronte di questo fattore di rischio noto, il fattore di rischio postulato, cioè il cloruro di vinile monomero, che questo soggetto ha avuto, nella peggiore delle ipotesi, quindi con un certo livello di astrazione, una esposizione discreta per intensità fino a 200 parti per milione per 6-7 anni. Quindi mettendo insieme tutte queste informazioni io credo che si possa concludere che la neoplasia polmonare, il carcinoma epidermoide sia stato causato dal tabagismo.

OSCULATI - Una patologia che ha condotto al decesso il paziente, una patologia che è sufficientemente, a mio avviso, documentata e identificata nella sua forma istotipica. Si tratta di un carcinoma epidermoide del polmone che non può riconoscere nel CVM un fattore eziologico, neanche a livello concausale, come abbiamo più volte ribadito, a fronte di una esposizione che con un criterio assolutamente conservativo abbiamo considerato possibile ai livelli inferiori di quelli capaci di provocare una tossicità. In ogni modo la natura della patologia esclude assolutamente su un piano scientifico e quindi anche medico-legale, la possibile relazione causale tra il CVM e questa patologia e quindi il decesso del soggetto.

 

MASSARO GASTONE

 

COLOSIO - Ci occupiamo del signor Massaro Gastone. Il signor Massaro è nato il 23 novembre del '42 ed è deceduto 10 settembre del '93. I dati inerenti il caso sono nel faldone numero 17, il caso è stato trattato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 12 giugno '98 e le conclusioni sono state le seguenti: tumore broncopolmonare, deceduto il 10/9/93. La diagnosi è del '93, ha lavorato al CV15 dal '72 all'87 come insaccatore, poi addetto alla pulizia linee fino al '93. Pagina 148 del verbale di udienza. Esaminiamo la storia lavorativa: il signor Massaro ha iniziato a lavorare al Petrolchimico l'1 marzo del '72, reparto CV5/15 nel quale ha svolto fino all'1 dicembre del l'87 la mansione di insaccatore. I livelli di esposizione sarebbero stati compresi tra il '72 e il '77 tra 5 e 50 PPM, e tra il '78 e l'87 inferiori alle 5 PPM. Dall'1 dicembre dell'87 fino all'1 giugno del '93 questo soggetto è stato addetto alla pulizia linee e alla piccola manutenzione al Sicron 1. Tale attività non comportava, secondo noi, esposizione al CVM. Dall'1 giugno del '93 fino al 7 settembre dello stesso anno è stato operatore in addestramento AS4, reparto nel quale non veniva trattato CVM, per cui non vi era esposizione, ed ha cessato il 7 settembre del '93 per dimissioni. Vediamo quindi che in questo caso è possibile individuare un periodo che inizia nel '72 e finisce nell'87, cioè circa 5 anni, a livelli di esposizione sempre inferiori a quelli sufficienti a dare manifestazioni tossiche. Esaminiamo l'anamnesi del paziente: il signor Massaro nel '75 ha partecipato all'indagine Fulc, l'indagine Fulc ha evidenziato che nel '75 fumava da più di cinque e meno di dieci anni, più di 10 e meno di 20 sigarette al giorno. Il 12 maggio del '93, quindi molti anni dopo l'indagine Fulc, abbiamo che il paziente è stato ricoverato all'ospedale di Dolo e la diagnosi, al momento della dimissione è stata la seguente: neoplasia polmonare sinistra con metastasi ossee. Il 21 maggio del 1993 è disponibile un esame istologico realizzato su un campione bioptico di bronco superiore sinistro, nell'ambito del ricovero del 12 maggio e l'esame istologico conclude: carcinoma squamoso infiltrante, moderatamente differenziato. E` disponibile anche in questo ricovero che ha portato alla diagnosi una tomografia assiale computerizzata del torace effettuata il 27 maggio del '93 che evidenzia: neoplasia stenosante bronco principale di sinistra e quello del lobo inferiore. Il 7 giugno del '93 il paziente è stato sottoposto anche a una scintigrafia ossea che ha evidenziato: metastasi a livello della teca cranica. Il 28 luglio del '93 il paziente si è recato al Pronto Soccorso per un problema di tipo neurologico, disartria. E alla raccolta nell'anamnesi ha dichiarato di aver cessato di fumare da qualche mese. Il 3 agosto del '93 ha effettuato una Tac e questa Tac ha evidenziato due metastasi ossee alla teca cranica.

LOTTI - Si tratta di un paziente che ha sviluppato all'età di circa 50 anni una neoplasia polmonare che all'insorgenza era già metastizzata all'osso. Si trattava di un carcinoma squamoso infiltrante, il bronco superiore di sinistra, che era già metastatizzato a livello delle ossa del cranio. E` probabile che questa sia la causa poi di quel ricovero del '93 per disartria, disartria è un disturbo nell'articolazione della parola, probabilmente da compressione della massa cerebrale da parte di metastasi cerebrali. Forse contigue alla metastasi ossea. Per quanto riguarda l'esposizione professionale di questo paziente è un'esposizione che è stata senz'altro prolungata, ma irrilevante dal punto di vista della concentrazione. E a fronte di questo vi è anche qui il tabagismo come fattore molto più importante nell'aver rappresentato fattore di rischio per questa neoplasia. Infatti se si può calcolare anche qui una esposizione cumulativa al fumo che è superiore ai 20 pacchetti/anno. Quindi un carcinoma squamoso del polmone, con molta probabilità causato dal tabagismo.

OSCULATI - In questo caso abbiamo una diagnosi certa sotto il profilo della natura della patologia e della sua caratterizzazione istotipica e abbiamo una storia coerente con una diffusione metastatica e un decesso conseguito a questa diffusione. Naturalmente per le patologie tumorali la causa terminale, il decesso può anche molto variegata. Quasi sempre è legato alla metastatizzazione del polmone nelle sedi che poi determinano l'interruzione delle funzioni vitali, in questo caso una delle localizzazioni più gravi è stata sicuramente quella di una metastasi cerebrale. Dunque abbiamo una diagnosi certa di una patologia che non riconosce come possibile fattore eziologico, come possibile causa di insorgenza di sviluppo il CVM, e abbiamo una persona che non è mai stata esposta a CVM a livelli ritenuti dalla letteratura in qualche modo patogenetici. Abbiamo invece una esposizione nota al fumo di sigaretta in una misura di assunzione quotidiana e di prolungamento nell'arco dell'esistenza assolutamente sufficiente per aumentare di molto il rischio di sviluppo del tumore. Per cui l'unico fattore eziologico noto di questa patologia, collegabile al decesso, è al fumo di sigaretta, sicuramente non il CVM.

 

MENADEO POLIDORO

 

COLOSIO - Menadeo Polidoro, è nata l'1 ottobre del '31 ed è deceduto il 25 agosto del '90. I dati inerenti questo caso stanno nel faldone 151, il caso è stato trattato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 12 giugno '98 e il parere e stato: tumore polmonare del '60, carcinoma a grosse cellule. Deceduto il 25 agosto '90 per tumore polmonare. L'esposizione è CV14 dal '60 all'85 e poi in cassa integrazione. Dottor Bai, pagina 149 del verbale di udienza. Esaminiamo la storia lavorativa del signor Menadeo: è iniziata l'1 giugno del 1960 quando è stato assunto al Petrolchimico, è stato assegnato al reparto CV14 nel quale ha svolto sino al '71 la mansione di insaccatore di polimero. In base alla matrice mansione esposizione della dottoressa Pirastu e dei suoi collaboratori, sarebbe stato esposto in questo periodo a concentrazioni comprese tra 50 e 200 PPM. Successivamente nel 1971 si è trasferito al reparto FO/FR nel quale ha svolto la mansione di meccanico lubricista sino al 1986, questa attività non comportava esposizione a CVM. Ha cessato la sua attività al 3o novembre dell'86. Concludiamo quindi che si individua in questo soggetto un periodo di 11 anni dal '60 al '71, nel quale vi è stata esposizione a concentrazioni che possono essere collocate ai limiti inferiori di quelle sufficienti a determinare l'insorgenza di manifestazioni tossiche. Esaminiamo i dati di anamnesi patologica di questo paziente: nel 1973 ha effettuato una visita periodica in azienda dalla quale abbiamo ricavato che all'epoca era fumatore di 20 sigarette al dì. Il 20 dicembre del '79 ancora scheda sanitaria di visita in azienda 20 sigarette al dì. E l'8 giugno del '90 insorgenza del problema nel quale ci stiamo occupando. Il paziente in questa data viene ricoverato in ospedale e la diagnosi è: neoplasia apicale sinistra. Carcinoma indifferenziato a grandi cellule. Si segnala invasione mediastinica, disseminazione secondaria cerebrale, surrenalica destra, ossea. Alla raccolta nell'anamnesi risulta che ancora nel '90 fumava 20 sigarette al giorno. Nell'ambito di questa ricovero è stato sottoposto ad un esame istologico e l'esame istologico di questa vegetazione endobronchiale apicale inferiore sinistra ha portato al seguente esito: neoplasia epiteliale maligna scarsamente differenziata a grosse cellule, non microcitoma. Infine, anche in questo caso purtroppo un decorso rapidissimo, primo ricovero 8 giugno, 25 agosto '90 decesso in ospedale, diagnosi di morte: neoplasia polmonare sinistra metastatizzata. Cardiopatia ischemica cronica, edema polmonare acuto irreversibile. Alla raccolta dell'anamnesi di questo paziente era segnalato il consumo di 30 sigarette al giorno.

LOTTI - Si tratta di un paziente che muore all'età di circa 59 anni per una neoplasia polmonare definita come carcinoma a grosse cellule. La storia clinica è rapida, è succinta. Il paziente ha avuto una esposizione a cloruro di vinile monomero discreta e prolungata, però a fronte di questo ha avuto anche una esposizione al fumo particolarmente sostanziosa da 20 a 30 sigarette al giorno per molti anni. Configurando una esposizione cumulativa al fumo di gran lunga superiore ai 20 pacchetti/anno. Quindi si conclude che questo paziente ha avuto una neoplasia epiteliale maligna del polmone verosimilmente causata dalla prolungata ed intensa esposizione al fumo di sigaretta.

OSCULATI - Siamo in presenza di una diagnosi di certezza e di una patologia che ha condotto al decesso in tempi rapidi. Si tratta, come abbiamo visto ormai in diversi casi precedenti, di patologia che non può riconoscere nel CVM un fattore favorente per cui non può riconoscere una causa o una concausa nell'esposizione lavorativa a CVM, esposizione che si è protratta per alcuni anni ai livelli ritenuti dalla letteratura ai margini inferiori di quelli dotati di possibile effetto tossico. In ogni modo la natura della neoplasia esclude la caratterizzazione della neoplasia ed esclude l'origine professionale della stessa.

 

MENOZZI FRANCO

 

COLOSIO - Menozzi Franco è nato il 28 agosto del '40 ed è deceduto il 24 giugno del 1991. E` il ventitreesimo dei 37 nuovi casi che sono stati depositati nel luglio del '98. Nell'udienza del 1 luglio i consulenti tecnici del Pubblico Ministero hanno segnalato: carcinoma polmonare diagnosticato nel '91, decesso il 24/6/91, pagina 79 del verbale di udienza. Esaminiamo l'anamnesi lavorativa: l'attività è iniziata il 2 novembre del '61 e si è svolta fino al 24 giugno '91 presso diversi reparti PM, FO, PR, TA, CV7, SA5, con il paziente addetto alla mansione di elettricista della bassa tensione. Secondo i dati in nostro possesso nessuna di questa attività avrebbe comportato esposizione a CVM, se si esclude la possibilità, che va tenuta in considerazione, che abbia svolto occasionalmente la mansione di elettricista in reparti ove il CVM veniva trattato. In questo caso comunque sarebbe difficile ipotizzare livelli di esposizione significative. Per completezza segnaliamo che vi è segnalazione presso la Procura della Repubblica nel quale si riferisce che il paziente ha lavorato per 27 anni verosimilmente dal '64 al '91 come meccanico generico addetto alle riparazioni anche presso il reparto CV22. Vi è poi anche una nota della Guardia di Finanza che segnala che solo dall'esposto dei parenti si evince che lo stesso ha lavorato presso il CV22. Questa discrepanza di dati viene segnalata con completezza, in ogni caso l'attività di elettricista di bassa tensione difficilmente avrebbe potuto, anche nel reparto CV22, comportare una esposizione significativa. Esaminiamo l'anamnesi patologica di questo soggetto: il 24 giugno del '91 ricaviamo che è deceduto in ospedale e riportiamo qui gli esiti degli accertamenti che sono stati effettuati nell'ambito di quel ricovero, che è l'unica documentazione sanitaria che abbiamo consultata perché disponibile. La diagnosi di decesso è stata: neoplasia broncopolmonare destra, probabile carcinoma epidermoide con colonizzazioni multiple. Diabete mellito di tipo secondo, epatite cronica, pancreatite cronica. Altri dati raccolti, sempre nel corso di questo ricovero sono che alla raccolta nell'anamnesi segnalava di fumare sino a 30 sigarette al giorno sino a 3 anni prima e mezzo litro di vino al giorno. Ha effettuato il 28 marzo una Tac del torace e l'esito è stato: lesione rotondeggiante a limiti abbastanza irregolari al terzo e supero-anteriore del parenchima polmonare di destra. E` stato sottoposto a broncoscopia e a lavaggio bronco lobare superiore, questa è una tecnica che viene utilizzata in broncoscopia introducendo del liquido all'interno del bronco e recuperando il liquido da sottoporre ad esame citologico il materiale raccolto, il materiale raccolto con questa tecnica evidenzia: Citologia maligna epiteliale corrente con carcinoma epidermoide. Segnaliamo che in occasione del ricovero mostrava esami di funzionalità epatica alterati, cioè GOT 43, GPT 91 e Gamma GT 432. Che ha effettuato una Tac dell'addome che ha evidenziato modesta epatosplenomegalia senza alterazioni a focolaio, cioè assenza di metastasi in queste sedi, e ha effettuato una ecografia epato-biliare il 28 febbraio del '91 che ha evidenziato: fegato di dimensioni aumentate con ecostruttura iperriflettente e diffusamente un po' disomogenea, senza lesioni focali. Questo è tutto il materiale disponibile.

LOTTI - Si tratta di un paziente che ha sviluppato all'età circa di 51 anni una neoplasia del polmone, un carcinoma epidermoide che non sappiamo, cioè che è stato diagnosticato poco tempo prima. La diagnosi istologica è stata tipizzata tramite un lavaggio bronco alveolare. Per quanto riguarda l'esposizione professionale è già stato discusso, apparentemente questo soggetto non è mai stato esposto in modo significato al cloruro di vinile monomero e a fronte di questo vi è invece identificazione di un fattore di rischio molto importante in quanto questo soggetto era certamente un forte fumatore, almeno fino a 3 anni prima dalla diagnosi di neoplasia polmonare con un consumo giornaliere di 30 sigarette. Quindi non si può che concludere che questo soggetto abbia avuto una neoplasia polmonare che lo ha ucciso, e con molta probabilità all'origine di questa neoplasia polmonare è stato il tabagismo.

OSCULATI - Neoplasia polmonare diagnosticata anche dal punto di vista della caratterizzazione istologica, causa di morte l'abbiamo sentito. In presenza di una abitudine al fumo di sigaretta senz'altro sufficiente ad aumentare il rischio dell'insorgenza della patologia stessa, in assenza di una esposizione documentata a CVM. Di nuovo, in virtù della natura della patologia e della entità dell'esposizione nulla, si deve escludere l'origine professionale della patologia ed in particolare si deve escludere il ruolo ipotetico del CVM.

 

MIGLIORANZA BRUNO

 

COLOSIO - Il signor Miglioranza Bruno è nato il 12 febbraio del '34, è deceduto il 16 febbraio del '95 ed è il ventiquattresimo dei 37 nuovi casi che sono stati depositati nel luglio del '98. Abbiamo un parere dei consulenti tecnici del Pubblico Ministero espresso nell'udienza dell'1 luglio che è il seguente: carcinoma polmonare diagnosticato nel '93, decesso il 16/2/95. Pagina 79 del verbale di udienza. Esaminiamo la storia lavorativa: si è svolta dal '65 sino al '93 presso la cooperativa Sital. Non ci risulta che questa attività possa aver comportato esposizione a CVM, quindi abbiamo indicato non esposto. Il dato del lavoro presso la cooperativa Sital in questo caso dal '64 al '93 confermato dal libretto di lavoro. Nella segnalazione di questo caso all'attenzione della Procura della Repubblica viene tuttavia asserito che l'attività lavorativa è stata svolta per conto della Sital presso i vari reparti del Petrolchimico di Marghera in qualità di addetto al rivestimento di tubature. Vi è infine una nota scritta della Guardia di Finanza che segnala: nell'esposto presentato dal figlio si accenna all'esposizione presso il reparto CV22. Anche in questo caso quindi discrepanze nella ricostruzione della storia lavorativa che meritano forse di essere approfondite con questo dato di fondo tuttavia, che è la mansione di addetto al rivestimento di tubature, quindi, diciamo, un ambito di tipo manutentivo, presenta le caratteristiche che già in altre occasioni abbiamo accennato rispetto al manutentore. Cioè attività svolta probabilmente in modo non continuativo e solo occasionale in reparto dove era presente il CVM, quindi difficoltà nell'ipotizzare livelli significativi di esposizione. Esaminiamo la storia patologica di questo paziente: il 10 novembre del '93 vi è un riscontro radiologico apparentemente ad un esame condotto occasionalmente che evidenzia opacità a limiti abbastanza netti al corno ilare inferiore destro. Il 18 novembre '93 a seguito di questa evidenza radiologica di massa polmonare, viene sottoposto all'esame istologico dell'escreato e l'esito di questo esame è il seguente: reperto sospetto ma non probante per neoplasia epiteliale. Adenocarcinoma bronchioloalveolare. Punto interrogativo perché questo è il sospetto diagnostico. Il 28/11/93 vi è la diagnosi di carcinoma epidermoide del polmone destro in paziente con broncopatia cronica ostruttiva, e nel corso di questo ricovero del 28 novembre '93 che ha portato a diagnosi vi sono alcuni dati che meritano di essere utilizzati nella valutazione del caso, sono che in anamnesi risulta che è stato fumatore fino a 3 anni prima. Non è però indicato quale sia stato il numero di sigarette fumate quotidianamente. Vi è un esame istologico di broncoaspirato che porta la seguente conclusione: il reperto orienta per un carcinoma epidermoide del bronco destro. Qualche mese dopo, il 7 febbraio del '94 il paziente viene ancora ricoverato, viene confermata la diagnosi di carcinoma epidermoide del polmone destro, lobo medio. Durante il ricovero vengono raccolti alcuni dati tra i quali quello anamnestico che evidenzia che il paziente è stato fumatore fino a tre anni prima di 20-30 sigarette al dì. Il 16 febbraio del '95 purtroppo il paziente decede, la diagnosi di decesso è: insufficienza acuta di cuore da infiltrazione diretta di adenocarcinoma polmonare destro, recidivante dopo lobectomia supero-mediana destra. Quindi da questo dato si.. che questo soggetto è stato sottoposto ad un intervento chirurgico di lobectomia. Vi è poi un carteggio l'Inail inerente il periodo '96-'97, nel quale si rileva che il paziente era stato esposto in passato ad amianto, aveva verosimilmente una placca pleurica asbestosica, mentre non viene evidenziato se il paziente fosse anche affetto da asbestosi.

LOTTI - Si tratta di un paziente che all'età di 60 anni viene diagnosticato una neoplasia polmonare. Inizialmente con l'esame istologico dell'escreato si sospetta una di quelle forme rarissime di neoplasia polmonare quali sono gli adenocarcinomi bronchioloalveolari e dopo invece con l'esame del broncoaspirato si conclude con una diagnosi di carcinoma epidermoide del polmone di destra. Questo soggetto non sarebbe stato esposto a concentrazioni significative di cloruro di vinile monomero, e invece anche questo evidenza di tabagismo con 20-30 sigarette al giorno sino a tre anni prima della diagnosi. La cosa interessante da discutere in questo paziente, a mio modo di vedere, è questa documentazione che riguarda l'esposizione ad amianto che sarebbe, in un qualche modo confermata dalla presenza di una placca pleurica asbestosica. Data anche la mansione che svolgeva, rivestimento di tubature, è verosimile che ci sia stata una esposizioni ad amianto. Se questa esposizione abbia avuto delle intensità e una durata sufficiente per determinare un'asbestosi, che è una cosa diversa dalla placca pleurica da amianto. L'asbestosi è una pneumoconiosi, è una fibrosi polmonare dello spazio interstiziale del polmone che è causata da lunghe, elevate esposizione ad asbesto. Qualora questo soggetto avesse avuto anche una fibrosi polmonare da asbesto si configurerebbe quel caso in cui la fibrosi polmonare da asbesto e l'abitudine al fumo rappresenterebbero concause dello sviluppo di una neoplasia polmonare. In genere nell'adenocarcinoma, ma non escluderei anche un carcinoma epidermoide. Quindi una maggiore attenzione alle condizioni di allora del polmone di questo soggetto se ci fosse effettivamente sia placca pleurica che asbestosi e dall'altro lato si confermasse una esposizione ad asbesto, questo caso potrebbe essere considerato un carcinoma del polmone da asbesto.

OSCULATI - Abbiamo una neoplasia polmonare istotipicamente determinata, individuata in un carcinoma epidermoide, abbiamo visto come questa patologia non possa riconoscere nel CVM un fattore eziologico neanche a titolo di concausa. E tra l'altro l'esposizione alla sostanza è stata assolutamente nulla o quanto meno irrilevante. Per quanto riguarda invece i possibili fattori conosciuti nel caso di questo paziente di insorgenza di carcinoma del polmone, abbiamo senz'altro le sigarette come durata dell'esposizione ed entità della stessa e poi c'è questa ipotesi che il professor Lotti ha caratterizzato del possibile ruolo dell'asbesto. In ogni modo senz'altro con sicurezza si deve escludere la natura professionale del tumore per quanto riguarda l'esposizione a CVM.

 

MIOTTO SERGIO

 

COLOSIO - Miotto Sergio, nato il 2 gennaio del '28 e deceduto il 5 gennaio dell'89, i dati sono contenuti del fascicolo numero 19, il caso del signor Miotto è stato valutato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 12 giugno '98 e il parere espresso dal dottor Berrino è stato il seguente: tumore polmonare, la diagnosi è dell'88, aveva una insufficienza epatica diagnosticata nel '74, questo secondo commento è del dottor Berrino; pagina 151 del verbale d'udienza. Esaminiamo la storia lavorativa del signor Miotto: è iniziata il 4 aprile del '56 quando questo soggetto è stato adibito alla mansione di lavaggio fusti SG5/MOV, magazzino e spedizioni. Ha svolto tale attività sino all'1 gennaio del '62 senza essere stato esposto a CVM. Dall'1 gennaio del '62 sino al 31 dicembre del '63 è stato operatore esterno presso il TT3, veniva trattato il tetracloroetano, comunque non vi era esposizione a CVM. Dall'1 giugno del '63 sino al 30 settembre del '64 ha lavorato presso i servizi generali come addetto alla movimentazione, SG20, e non è stato esposto a CVM, qui con questa precisazione, che nel caso in cui avesse movimentato polimero sarebbe, come già altre volte segnalato, stato esposto alle quantità di monomero inquinanti il polimero, quindi esposizioni comunque a dosi basse. Dall'1 ottobre del '64 e sino al 31 luglio '66 è stato insaccatore al reparto CV5/15 e per tale attività sarebbe stato esposto in base alla matrice dell'indagine epidemiologica italiana, a livelli di concentrazioni compresi tra 50 e 200 PPM. Il 31 luglio del '66 di fatto l'esposizione è iniziata e, cioè si è conclusa, perché l'1 agosto al '66 sino al 30 aprile del '70 è stato addetto carico e scarico SG20/2 e non è stato esposto a CVM; l'1 maggio del '70 e sino al 31 agosto del '78 è stato addetto confezione Renyl PR21 e non è stato esposto a CVM, e l'1 settembre '78 sino al 29/11/83, è stato insaccatore al CV5/15, è stato esposto a concentrazioni insignificanti di CVM, cioè inferiore ai 5 PPM. Il 29 novembre '83 ha cessato di prestare attività lavorativa al Petrolchimico. In conclusione quindi l'esame della storia lavorativa di questo soggetto evidenzia un periodo breve dall'1 gennaio '62 sino al 31 dicembre '63 inferiore.., no, mi scuso, dall'1 ottobre '64 al 31 luglio '66, quindi un biennio, nel quale è stato esposto a concentrazioni che si collocano ai limiti inferiori di quelle che sono sufficienti a determinare manifestazioni tossiche. Esaminiamo la storia lavorativa di questo paziente: è iniziata nel.., la storia clinica di questo paziente, è iniziata nel 1974 quando vi è stato un ricovero ospedaliero per gastroduodenite in grave iperdislipemico, l'anamnesi segnala in modo molto schematico che è un grande fumatore e un grande bevitore e segnala un precedente ricovero in stato di tossicosi etilica. Gli esami ematochimici evidenziano soltanto incremento di GOT, volume corpuscolare medio e trigliceridi. Abbiamo un altro ricovero risalente al 19 dicembre dell'88, quando il paziente viene diagnosticato affetto da carcinoma bronchioloalveolare del polmone con metastasi ossee ed epatiche. Questa diagnosi ospedaliera è stata formulata in base alla biopsia di una sospetta metastasi ossea e all'esame istologico del campione raccolto da tale sospetta metastasi. Il 29 novembre dell'88 era già stato sottoposto ad una ecografia che aveva già evidenziato la presenza di lesioni sostitutive epatiche e vena porta del diametro di centimetri 1.3. Nel corso di questo ricovero è stata effettuata la raccolta della anamnesi ed è stato evidenziato che questo paziente fuma circa 20 sigarette al giorno, beve un litro di vino al dì e in passato di più. A 40 anni viene ricoverato in seguito ad un incidente stradale e viene segnalata una sofferenza epatica su base alcoolica. Nell'ambito del ricovero viene evidenziato l'esame obiettivo, fegato a 5 dita, consistenza aumentata, non dolente, liscio. L'esame esofagogastroduodenoscopico con biopsia, evidenzia una gastrite cronica attiva, il paziente non è portatore di infezione da virus dell'epatite B. Il 12 dicembre dell'88, infine, viene sottoposto ad esame istologico di materiale raccolto da una biopsia effettuata su una massa pleurica e l'esame istologico evidenzia un carcinoma bronchioloalveolare, infine, anche in questo caso decorso rapido, vi è purtroppo il decesso all'ospedale di Dolo per collasso cardiocircolatorio in cachessia neoplastica.

LOTTI - Si tratta di un paziente che ha circa all'età di 60 anni sviluppa un carcinoma bonchioloalveolare che lo porta a morte. Le patologie indicate dai periti del Pubblico Ministero sono però due, questa, la più importante, è quella che ha causato la morte e un'altra, l'epatopatia, anzi, una insufficienza epatica. Ecco, non direi che c'è nessuna evidenza di insufficienza epatica, almeno nel 1974, dato che gli unici dati che dimostravano una sofferenza eventualmente del fegato era un aumento dei trigliceridi e un aumento di una transaminasi, quindi certamente non è un quadro di insufficienza epatica che è ben altra cosa, ci si deve domandare se avesse una malattia del fegato. E` possibile, è probabile che avesse questa malattia, indicata dalla grave dislipidemia, dall'aumento delle transaminasi, anche se da allora al ricovero per altra causa che poi ha portato a morte il paziente, non c'è evidenza di malattia, non c'è informazione; le lesioni epatiche ed eventuali alterazioni trovate nel corso dell'ultimo ricovero sono di difficile interpretazione perché il paziente aveva un tumore polmonare già metastatizzato al fegato, come evidenziato dalla presenza di lesioni sostitutive epatiche e molto probabilmente da una invasione neoplastica della vena porta. Quindi non siamo in grado di dire molto di più su questo tipo di malattia del fegato, per ciò che riguarda l'eziologia abbiamo un'antigine HBsAg negativo, non sappiamo nulla per ciò che riguarda il virus dell'apatite C e quindi mancando una istologia ed avendo un quadro confuso dalla matestatizzazione della malattia, è difficile dire se questo paziente avesse una malattia, certo che è un fattore eziologico sicuro di una eventuale malattia epatica è data dall'abuso alcoolico che presentava questo paziente. Vi sono tutta una serie di evidenze indirette in tal senso, un'anamnesi in occasione dell'ultimo ricovero in cui il paziente dichiara di bere un litro di vino al dì e in passato di avere consumato quantità ancora maggiori; viene segnalato un incidente stradale con una diagnosi che in un qualche modo si riferisce all'abuso di alcool, come del resto nel ricovero ospedaliero del 1974 nel quale si fa riferimento ad un ricovero per stato di tossicosi etilica. Del resto tutto il quadro clinico è a sostegno di una ipotesi di questo genere visto che per esempio sono presenti le malattie concomitanti a quella del fegato in caso di abuso alcoolico che sono, appunto, l'alterazione del metabolismo lipidico, la presenza di gastrite e di duodenite e l'evidenza di un volume corpuscolare medio di 104 e quindi aumentato. D'altro canto l'esposizione al cloruro di vinile monomero di questo paziente è stata discreta in termini di intensità ma assolutamente irrilevante in termini di esposizione, meno di due anni, quindi è difficile attribuire un qualsiasi ruolo eziologico della malattia del fegato a questa esposizione. Poi il paziente sviluppa uno di quei tumori che vi dicevo relativamente rari nell'uomo, di carcinoma bronchioloalveolare che rapidamente porta a morte il paziente. Anche per questo tipo di patologia, avendo quella esposizione che abbiamo appena descritto al cloruro di vinile monomero e non essendoci evidenza di un rapporto tra questa patologia e il cloruro di vinile monomero, il fattore eziologico più rilevante è ancora una volta il fumo, in un paziente che fumava 20 sigarette al giorno e calcolando grossolanamente l'esposizione cumulativa si configura in circa, non in circa, in una quantità molto maggiore di 14 pacchetti/anno. Quindi in conclusione contestando la conclusione dei periti del Pubblico Ministero si tratta di un carcinoma bronchioloalveolare non correlato all'esposizione al cloruro di vinile ma all'abitudine al fumo, non si tratta di una insufficienza epatica, ma probabilmente si tratta di una epatopatia cronica dove anche qui non riteniamo che il cloruro di vinile abbia avuto nessuna rilevanza mentre abbiamo, proponiamo una ipotesi alternativa per quanto riguarda l'eziologia nell'abuso di alcool.

OSCULATI - Dunque, in sostanza abbiamo una malattia neoplastica, abbiamo visto l'istotipo, l'istotipo raro ma pur presente, è un istotipo che anch'ecco, come la maggioranza di.. riconosce un accertato ruolo favorente nel fumo di sigarette che in questo caso era presente in quantità sufficiente e per un tempo sufficientemente prolungato. In questa tipologia di neoplasia del polmone come per le altre non c'è nessuna evidenzia scientifica di un possibile ruolo eziologico del CVM. Tra l'altro l'esposizione anche qui è stata presente ma senz'altro modesta. Per quanto riguarda l'altra patologia supposta, proposta dai consulenti del Pubblico Ministero, al di là del fatto che l'insufficienza epatica senz'altro non è mai stata documentata, si deve ritenere che l'unica documentazione che abbiamo relativa a un problema epatico che naturalmente precede alla metastasi polmonare, perché da quel punto in poi è impossibile disgiungere le due patologie, cioè la patologia, il secondarismo epatico determinato dal tumore polmonare, in precedenza avevamo soltanto una modestissima, modesta variazione dei valori normali degli enzimi di funzionalità epatica costantemente riferito ad un abuso alcoolico, ripeto, costante e protratto nel tempo nella documentazione sanitaria, anche a posteriori, ne abbiamo sempre traccia. Per cui se c'è stata patologia, ma ripeto, non è documentata, una patologia di fegato, è da attribuirsi senz'altro all'alcool etilico e non al CVM.

 

MOLINA GIUSEPPE

 

COLOSIO - Molina Giuseppe è nato il 19 marzo del '27 ed è deceduto l'11 luglio del '71. Il caso è stato trattato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 19 giugno e il parere espresso è stato il seguente: Molina Giuseppe risulta un microcitoma polmonare diagnosticato nel 1971, a noi sembra molto strano che non sia ancora deceduto. Pagina 79 del verbale d'udienza. La storia lavorativa di questo paziente inizia il 16 ottobre del '51 quando viene assegnato al reparto CS5/3 con la mansione di capoturno. Svolge tale attività sino al 28 marzo del '69 in assenza di esposizione a CVM. Successivamente dall'1 marzo '69 sino al 30 settembre del '70 è assistente di giornata al reparto CS7, reparto nel quale non era presente esposizione a CVM, e dall'1 dicembre del '70 sino all'11 luglio del '71 assistente di giornata presso il reparto AC13/12, anche in questo caso in assenza ad esposizione a CVM. Diciamo quindi che questo paziente, per quanto abbiamo potuto ricostruire, non ci risulta essere mai stato esposto a CVM. La documentazione sanitaria che adesso commenteremo è stata ricavata dall'atto di costituzione di Parte Civile del marzo '97 dell'avvocato Duse e da altra documentazione depositata nel giugno '97. Esaminiamo l'anamnesi patologica, questo soggetto è stato ricoverato dal 21 gennaio del '71 al 17 aprile del '71, quindi un ricovero lungo, come possiamo vedere, presso l'ospedale civile di Padova per tubercolosi polmonare destra. E` stato dimesso il 17 aprile e la diagnosi è stata: stabilizzazione clinica della TBC, ma nell'ambito di questa diagnosi è stata anche posta l'indicazione di un ricovero urgente presso un centro specializzato per una sospetta neoplasia polmonare. Direttamente quindi, senza soluzioni di continuità da questo reparto dell'ospedale civile di Padova passa all'ospedale, ad altro reparto dello stesso ospedale per essere sottoposto ad accertamenti del caso e nell'ambito di questo secondo ricovero consecutivo il paziente decede. Durante il ricovero vengono effettuati esami strumentali di laboratorio che portano agli esiti che ora descrivo. Il 27 aprile '71 è stato sottoposto a una broncoscopia; l'esame ha evidenziato: plurime compressioni estrinseche, rigide linee deformano, deviano e cementano la trachea, specie il versante destro, anche la carena è allargata, deformata e tesa, deformazione da compressioni estrinseche che massive stenotizzano il principale sinistro all'imbocco, deformano e stenotizzano il principale destro e l'intermedio in toto, qua si intende bronchi quando si dice principale sinistro, destro ed intermedio: il 6 maggio del '71 sono disponibili gli esiti di tre esami istologici di campioni raccolti per grattage durante l'esame broncoscopico che abbiamo descritto precedentemente, due di tali esami risultano inconcludenti mentre un terzo evidenzia: estesi fenomeni di infiltrazione neoplastica ad elementi scarsamente differenziati, probabile microcitoma del polmone; non abbiamo reperito altra documentazione né dati anamnestici, quindi non siamo in grado di riferire circa l'abitudine al fumo di questo paziente.

LOTTI - Si tratta di un paziente del quale conosciamo sostanzialmente poca storia, nel senso che conosciamo la storia relativa al ricovero in cui viene fatta dopo apparentemente qualche difficoltà, una diagnosi di microcitoma polmonare. Dico qualche difficoltà perché vedo ricoverato per tre mesi per tubercolosi polmonare che probabilmente c'era, e poi alla fine si, sorge il sospetto di una neoplasia polmonare. Leggendo questa descrizione broncoscopica è possibile che molte di queste alterazioni più indirette che dirette dei bronchi siano in parte ascrivibili ad un processo specifico tubercolare e in parte ascrivibili alla neoplasia polmonare che poi è risultata essere un microcitoma polmonare. Quindi poche informazioni sulla storia ma qualche indicazione che è una storia complessa. Non abbiamo alcune informazioni riguardo al fumo come fattore di rischio e d'altro canto abbiamo per quanto riguarda il CVM, l'assenza di esposizione. L'unico fattore di rischio apparentemente importante in questo soggetto è che muore di microcitoma in età relativamente giovane, a 41 anni, è la tubercolosi. L'altra volta vi ho mostrato alcuni studi epidemiologici su fattori di rischio per neoplasie polmonari e se ricordate ci sono alcuni studi che indicano nella TBC polmonare un fattore di rischio con rischi relativi anche attorno a 10 per neoplasie polmonari. Quindi in mancanza di dati sul fumo io credo che questa possa essere una ipotesi alternativa, certo il CVM non lo considero neanche perché non era esposto.

OSCULATI - Appunto, l'unica ipotesi di tipo eziologico su questa neoplasia che ha costituito il primo movens del decesso ed è stata alla fine causa di morte è questa patologia di tipo tubercolare con le sequele che la patologia tubercolare può provocare come ha illustrato il professor Lotti nella esposizione introduttiva a questa sezione di presentazione di casi. Naturalmente anche in questo caso, naturalmente nel senso che l'abbiamo detto, l'esposizione non fu mai documentata a CVM, e dunque ancora una volta per la natura della patologia e per l'entità o la non entità dell'esposizione si deve escludere che questo tumore e che questo decesso siano ascrivibili causalmente al ruolo del CVM.

 

MONETTI GENNARO

 

COLOSIO - Monetti Gennaro, è nato il 21 gennaio del '20 ed è deceduto il 30 dicembre dell'80. I dati sono contenuti nel faldone 318; il caso del signor Monetti è stato valutato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 12 giugno '98. Il dottor Bai ha segnalato: neoplasia polmonare, carcinoma squamoso. Pagina 154 del verbale d'udienza. Esaminiamo la storia lavorativa del signor Monetti Gennaro: è iniziata il 20 luglio del '68 quando ha iniziato l'attività di facchino presso la carovana caricatori scaricatori di Marghera continuandola sino al 22 marzo del '72. In questi 4 anni non sappiamo se abbia prestato attività e con quale impegno nel tempo presso il Petrolchimico, abbiamo ipotizzato che sia sempre stato insaccatore e in questa ipotesi, che la peggiore possibile, sarebbe stavo esposto a concentrazioni comprese tra 50 e 200 PPM nel '68 al '79, e tra 5 e 50 PPM nel '71-'72. Il 12 marzo del '72 è stato assunto al Petrolchimico, ha svolto nel reparto CV6 la mansione di insaccatore sino al 13 dicembre del '78 con una esposizione stimata in base ai dati dell'indagine epidemiologica italiana in 5 e 50 PPM tra il '72 e il '77, ed inferiore ai 5 PPM nel '78. Successivamente dall'1 gennaio del '79 sino al 16 gennaio dell'80 è stato addetto a lavori vari nel reparto CV6 ed è stato esposto a concentrazioni inferiori alle 5 PPM. In conclusione quindi evidenziamo nella peggiore delle ipotesi possibile un biennio tra il '68 e il '70 nel quale questo soggetto è stato esposto a concentrazioni che si collocano ai limiti inferiori di quelle sufficienti a determinare manifestazioni tossiche. Dal '71 in poi sino al termine dell'attività l'esposizione è sempre stata su livelli inferiori a quelli sufficienti a determinare l'insorgenza di manifestazioni tossiche. Esaminiamo l'anamnesi patologica di questo paziente. Vi è dal libretto sanitario aziendale un dato risalente al '73 nel quale si evidenzia una bronchite catarrale cronica in un soggetto che è indicato portatore di esiti di pleurite, vi è nel '74 un ricovero e un intervento chirurgico per cisti renali; vi è nel '75 la partecipazione di questo soggetto all'indagine sugli esposti a cloruro di vinile promosso dalla Fulc che segnala: accentuazione della trama broncovasale, vi è nel '76 un ricovero per intervento chirurgico di gastroresezione in soggetto che viene diagnosticato affetto da ulcera gastroduodenale. Vi è infine il dato dell'insorgenza della patologia segnalata dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nel 1980, un ricovero per una neoplasia polmonare destra. La diagnosi istologica della neoplasia è di carcinoma squamoso a elementi poco differenziati. Alla raccolta dell'anamnesi questo soggetto riferisce di fumare da 30 anni 20 sigarette al giorno. Il 30 dicembre del 1980 avviene il decesso anche in questo caso nello stesso anno della prima diagnosi di malattia.

LOTTI - Un paziente al quale viene diagnosticato un carcinoma squamoso all'età di 60 anni, è un paziente che ha avuto una esposizione discreta per intensità a cloruro di vinile monomero ma molto breve, una esposizione di soli due anni. Per quanto riguarda i fattori eziologici anche in questo caso c'è una esposizione cumulativa al fumo di 30 pacchetti/anno, quindi la nostra conclusione è che questo carcinoma squamoso che ha portato a morte questo paziente sia stato determinato dal tabagismo.

OSCULATI - Ancora una neoplasia, ancora una neoplasia della varietà carcinoma squamoso, una patologia che ha condotto al decesso il paziente, che aveva come fattore di rischio, unico noto fattore di rischio a noi noto per insorgenza di tale tumore, appunto, il fumo di sigarette in misura di 20 al giorno per diversi decenni, cioè in misura assolutamente sufficiente ad aumentare considerevolmente il rischio. Una esposizione a cloruro di vinile che non costituisce aumentato rischio, in nessun modo causa per lo sviluppo di questo tipo di tumore, è stata per un tempo inferiore ai due anni ai livelli inferiori di quelli ritenuti possibilmente, che siano possibili, livelli possibili tossici. Dunque, bisogna, in conclusione, ancora una volta escludere l'eziologia legata all'esposizione a CVM nello sviluppo della neoplasia e nel determinismo del decesso del signor Monetti.

 

 

Pubblico Ministero: Chiedo scusa un attimo al Tribunale per dire una cosa, in relazione alle date fissate per i controesami, parlando con qualcuno dei difensori di Parte Civile in questo momento, si ha l'impressione che il primo giorno che era riservato al professor La Vecchia, Bush, Fornari, Mc Laughlin, che viene dagli Stati Uniti, che questa giornata possa concludersi molto in fretta, perché per esempio al professor Fornari mi pare che nessuno praticamente voglia fare domande, per Mc Laughlin lo stesso, per Bush ci sono poche domande, e La Vecchia credo lo stesso, quindi rischiamo di finire molto in fretta, mentre viste le difficoltà di movimento, di presenza del professor Lotti, potrebbe essere anticipata la sua audizione a quel 20 di aprile.

 

Avvocato Alessandri: Allora evitiamo di far venire il professor Fornari e il professor Mc Laughlin.

 

Pubblico Ministero: Per quanto mi riguarda sì, per la gran parte per il professor Fornari domande non ce ne sarebbero, ma comunque sarebbero cose molto rapide.

 

Presidente: E per il professor Mc Laughlin, oltretutto deve venire..

 

Pubblico Ministero: Per quanto mi riguarda io non ho domande, poi non so gli altri..

 

Presidente: Quindi non li facciamo venire? Avvocato Scatturin: Per Bush..

 

Presidente: Sì, Bush alcune domande.., va bene, per Fornari non ci sono domande di controesame e pertanto restringiamo a La Vecchia e a Bush ed allora verrà anche il professor Lotti, va bene? Il giorno 20 non può?

 

LOTTI - Purtroppo io proprio dal 20 al 24 sono ad Ginevra ad un comitato dell'OMS, ho già' preso impegno, devo anche presiederlo. Presidente: Allora il professor Colombo.

 

Avvocato Alessandri: Il professor Colombo sicuramente sarà presente il 20, perché l'avevamo tenuto fissato per il 20 per l'eventuale..

 

Presidente: Va bene, allora d'accordo, ci sarà Colombo che eventualmente esaurirà i casi e poi La Vecchia e Bush e quindi il controesame che, potrebbe cominciare anche il controesame del professor Colombo, poi continueremo il 23 di aprile e il 18 di maggio, se sarà necessario anche il 18 di maggio.

 

Pubblico Ministero: C'è il problema del professor Lotti, per questo dicevo..

 

Presidente: Perché lei non ci sarà neppure il 23 e quindi sarà necessario il 18 di maggio.

 

MORTANDELLO AQUILINO

 

COLOSIO - Mortandello Aquilino, il signor Mortandello è nato il 29 gennaio '32, il caso non è stato trattato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero, abbiamo il dato dell'atto di costituzione di Parte Civile dell'avvocato Pozzan nel giugno '97 nel quale si afferma che il soggetto è stato esposto a CVM e PVC ed è affetto da patologia correlata a tale esposizione, carcinoma polmonare. Il dato è confermato da una consulenza medico-legale che è allegata alla cartella medica. Il signor Mortandello, per quanto concerne la storia lavorativa, è stato assunto il 22 marzo del '72 dalla Carovana caricatori scaricatori Marghera nella quale ha lavorato sino al 18 marzo del.., no mi scusi, è stato assunto il 22/3/72 al Petrolchimico, precedentemente dal 16 luglio '69 al 18 marzo '72 aveva lavorato presso la carovana caricatori scaricatori di Marghera. Per quanto concerne questo primo periodo della sua attività lavorativa, vale tutto quanto abbiamo sempre detto per i lavoratori delle carovane che quindi non ripeto, mi limito a segnalare che nella peggiore ipotesi possibile sarebbe stato esposto nel '69-'70 a concentrazioni comprese tra 50 e 200 PPM, e nel '71-'72 a concentrazioni comprese tra 5 e 50 PPM. Successivamente dopo l'assunzione al Petrolchimico è stato assegnato al reparto CV15 nel quale ha svolto la mansione di addetto all'insacco e alla preparazione di cariche e sali dal 22 marzo '72 al 28 febbraio dell'86. Svolgendo tale attività sarebbe stato esposto, in base ai dati della matrice dell'indagine epidemiologica italiana, a concentrazioni comprese tra 5 e 50 PPM per il '72-'74 ed inferiore ai 5 PPM dal 1975 sino all'86. Dopo l'1 marzo dell'86 e sino al 30 gennaio '87 ha svolto attività di addetto alla portineria e alle pulizie presso i servizi generali, e tale mansione non ha comportato esposizione a CVM. In conclusione quindi vi è forse un periodo di circa un anno, nel '69-'70 nel quale in base all'ipotesi peggiore possibile questo soggetto sarebbe stato esposto a concentrazioni comprese tra 50 e 200 PPM, quindi ai limiti inferiori di quelle sufficienti a determinare manifestazioni tossiche. Dal '71 in poi sino al termine dell'attività non vi è più stata esposizione a concentrazioni tossicologicamente significative. Esaminiamo i dati sanitari in nostro possesso. Vi è una cartella clinica inerente all'aprile '84, si tratta di un ricovero presso la divisione chirurgica della U.L.S.S. numero 18 effettuato per una neoplasia polmonare destra. Era stato effettuato questo ricovero perché il paziente nel corso di un esame radiografico del torace di tipo routinario aveva mostrato la presenza di una coin lesion, una piccola lesione tipo bottoncino come dimensioni, tipo moneta del lobo superiore destro. Dopo gli accertamenti effettuati in questo ricovero il paziente è stato sottoposto ad un intervento chirurgico, una lobectomia superiore destra, vi è l'esito di un esame istologico effettuato sul pezzo operatorio che ha portato a porre diagnosi di adenocarcinoma polmonare. Nell'ambito del ricovero è stata effettuata la raccolta dell'anamnesi fisiologica ed è stato evidenziato che il paziente ha fumato 20 sigarette al giorno per 10-15 anni. Successivamente, 6 aprile '84, abbiamo il dato di conferma sempre dell'ospedale di mestre di adenocarcinoma del polmone destro e la conferma, sempre dalla cartella clinica, di tutto quanto abbiamo già segnalato, cioè che è stato sottoposto a lobectomia.

LOTTI - Si tratta di un paziente che all'età di 52 anni è stato diagnosticato una neoplasia polmonare destra risultata poi dell'istotipo adenocarcinoma, il paziente è guarito in quanto l'intervento risale a più di 15 anni fa. Per quanto riguarda l'esposizione professionale a CVM è stata discreta ma per un periodo di tempo molto breve, poco più di un anno, a fronte di ciò invece c'è stata una esposizione al fumo di sigaretta, di 20 sigarette al dì per 10-15 anni, quindi una dose cumulativa di 10-15 pacchetti/anno. Concludiamo che questo paziente ha avuto una adenocarcinoma polmonare e che la verosimile origine del medesimo è da attribuire al tabagismo.

OSCULATI - Patologia dunque diagnosticata con certezza con l'esame istologico sul pezzo operatorio, patologia che ha avuto un esito positivo, è stato risolto dalla terapia di tipo chirurgico, si tratta di un adenocarcinoma, è patologia, che come abbiamo già diverse volte visto, non riconosce nel CVM una possibile causa, quindi deve essere esclusa la sostanza CVM come anche il PVc nell'eziologia di tale patologia. L'esposizione a CVM è stata tra l'altro a livelli liminari rispetto a quelli patogenetici protratta soltanto per circa un anno per cui in assoluto di entità poco rilevante. In ogni modo la patologia è guarita e non riconosce nell'attività lavorativa una possibile causa.

 

NISATO SERGIO

 

COLOSIO - Nisato Sergio, nato il 21 maggio del '27 e deceduto in 29 dell'80. Il caso non è stato trattato in aula dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero, vi è documentazione medica allegata all'atto di costituzione di Parte Civile, avvocato Zaffalon, marzo '97, ed altra documentazione medica nel faldone 28/2. Esaminiamo la storia lavorativa del signor Nisato: è stato assunto al Petrolchimico il 5 aprile del 1956, da tale data sino al 31 agosto del '71 ha svolto la mansione di tubista e saldatore presso l'SA5/F, non è stato esposto a CVM, e dal 30 maggio del '78 sino all'1 settembre del '79, per poco più di anno, è stato strumentista SA5/F, anche in questo caso l'attività svolta non ha comportato esposizione. In sintesi quindi stiamo parlando di un soggetto che non è mai stato esposto a CVM o PVC. Esaminiamo l'anamnesi patologica, abbiamo dei dati inerenti alla sorveglianza sanitaria in azienda risalenti al 1959, risulta, in base alla scheda sanitaria, essere fumatore di 20 sigarette al dì, l'abitudine al fumo, sempre con 20 sigarette consumate ogni giorno, è confermata nel 1971 quando il paziente viene ricoverato per le terapie di un ascesso perianale. Il 17 febbraio del '78 vi è una lastra del torace realizzata nell'ambito della sorveglianza sanitaria periodica nell'azienda che non evidenzia patologie e vi è nell'agosto del '78 un ricovero presso l'ospedale civile di Padova dal quale questo paziente viene dimesso con questa diagnosi: addensamento del lobo medio polmonare destro di natura non accertata. Viene dato a questo paziente il consiglio alla dimissione di eseguire terapia specifica. Evidentemente questo addensamento viene comunque ulteriormente studiato perché vediamo che il mese dopo il paziente viene nuovamente ricoverato a Padova per essere sottoposto a una toracotomia esplorativa; a seguito di questa toracotomia viene anche raccolto un campione bioptico e l'esame istologico di questo campione bioptico porta a formulare diagnosi di: adenocarcinoma poco differenziato del polmone. Abbiamo traccia, esaminando i libretti sanitari aziendali, che vi è una denuncia di malattia professionale da parte di un patronato sindacale per carcinoma polmonare in soggetto che è definito esposto a irritanti respiratori del gennaio '80, non sappiamo quale sia stato l'esito di questa pratica, e abbiamo infine il dato, in questa scarna documentazione, che il paziente è deceduto il 29 febbraio del 1980.

LOTTI - Si tratta di un paziente che all'età di 51 anni presenta una neoplasia polmonare caratterizzata poi con una toracotomia esplorativa come un adenocarcinoma del polmone. E` presto detto, questo paziente non è mai stato esposto a cloruro di vinile monomero e ha fumato 20 sigarette al giorno per molti anni configurando una esposizione cumulativa al fumo maggiore di 12 pacchetti/anno. Concludiamo che questa neoplasia che ha ucciso questo paziente è stata probabilmente causata dal tabagismo.

OSCULATI - Un'altra neoplasia, un'altra neoplasia caratterizzata istologicamente con certezza come adenocarcinoma poco differenziato, la patologia con ogni probabilità ha portato al decesso, non ne abbiamo però una certezza documentale, in un paziente che non è mai stato esposto a CVM; l'unica causa a noi nota possibile di sviluppo di questa neoplasia è il fumo di sigarette che si è protratto per diversi decenni nella misura di circa 20 sigarette al giorno, più che sufficiente per connotare una possibile eziologia, probabile eziologia di questo tipo. In ogni modo per la natura della patologia ed anche ovviamente per la mancanza di esposizione, non è possibile riferire a CVM o PVC, l'origine e lo sviluppo della patologia stessa.

 

PAMIO ELIO

 

COLOSIO - Pamio Elio, è nato il 20 aprile del '41 ed è deceduto il 21 luglio del '93. I dati sono nel faldone 457, il caso è stato valutato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero il 17 giugno '98 e il parere dei consulenti è stato il seguente: deceduto il 21 luglio '93. Polmone, è un Ca epidermoide del polmone, un cancro al polmone, aveva anche una epatopatia. Dottor Bai, pagina 7 del verbale d'udienza. Esaminiamo la storia lavorativa del signor Pamio: è iniziata nello stabilimento il 20/3/67, precedentemente sappiamo che dal 23 maggio '59 al 31/12/66 era stato analista chimico presso Elettrochimica, quindi non era stato esposto, e successivamente, ecco, successivamente dopo assunzione dal '67 al '71 aveva lavorato come operatore all'Op. Stirotorcitoio/ispezionatore CA4 monte fibre, tale attività non aveva, a nostro avviso, comportato esposizione a CVM o PVC. La cartella prodotta dalla Guardia di Finanza non ci permette di stabilire quale sia stata l'attività espletata tra l'1 giugno '71 e il 30 aprile '74, però se esaminiamo il libretto sanitario aziendale, sembra di capire, almeno in base ai dati raccolti ai fini della sorveglianza sanitaria, che l'attività di ispezionatore sia continuata fino al 1975. Diciamo che anche in questo caso queste piccole discrepanze, queste piccole difficoltà nella ricostruzione della storia lavorativa sono poco rilevanti perché non vi è stata esposizione a CVM. Successivamente dall'1 maggio '74 al 31 luglio '75 è stato analista controllo Coqu/Lac e non è stato esposto a CVM. Dall'1 agosto '75 fino al 31 dicembre '77, qui nell'originale della Guardia di Finanza era indicato '74, ma riteniamo sia un errore di battitura sulla data, è stato operatore impianto pilota Dipe Montedison e non è stato esposto a CVM; dall'1 gennaio '78 sino al 13 marzo dell'83 è stato operatore di impianto pilota al DIMP, ed anche in questo caso non ci risulta venisse utilizzato o prodotto il CVM, dal 17/3.., ecco oppure, perfeziono il commento, nel caso in cui in questo impianto pilota venissero effettuate piccole sintesi comportanti l'impiego di CVM o la produzione di PVC, di solito l'esperienza dei.. industriali è che queste attività sono molto limitate e non comportano significative esposizioni. Dal 17 marzo dell'83 sino al 31 dicembre '84 stato operatore impianto pilota Riveda, vale lo stesso commento che avevo fatto per il DIMP, e lo stesso commento vale ancora per il periodo 1 gennaio '85, 20/9/86, quando questo soggetto è tornato a svolgere mansioni di operatore all'impianto pilota DIMP. Successivamente si è trasferito alla EVC, sempre come operatore dell'impianto pilota e ha lavorato dall'1 ottobre dell'86 sino al 21 luglio '93, data del decesso di questo paziente. Diciamo quindi che in tutta la storia lavorativa non si evidenzia una esposizione a CVM, o quanto meno si può ipotizzare una esposizione che assai improbabilmente ha raggiunto livelli significativi. Analizziamo l'anamnesi patologica di questo paziente: abbiamo un dato risalente al 1966, libretto sanitario aziendale, fuma 15 sigarette al dì; abbiamo nel 24 settembre del '74, ancora dal libretto sanitario aziendale, fuma 20 sigarette al dì, consuma un ottavo di litro a pasto, quindi credo che si intende un quarto di litro di vino al giorno, quindi consumo alcoolico molto moderato. Abbiamo una segnalazione nel libretto sanitario aziendale del 28 gennaio '76 di marcata epatomegalia. Abbiamo potuto poi esaminare il tabulato che riassume la sorveglianza sanitaria effettuata in azienda e riferita al periodo '76-'93, abbiamo transaminasi sempre nella norma, trigliceridi sempre nella norma, abbiamo incremento modesto del volume corpuscolare medio, continuativo nel tempo, colesterolo ai limiti superiori della norma. Abbiamo un moderato aumento della gamma GT, 2 o 3 volte i valori basali, abbiamo fegato non palpabile, tranne che nel 1976 quando risulta palpabile all'arco, abbiamo in genere potus inferiore a un litro di vino al giorno, però abbiamo che nel 1992 l'abitudine al potus di questo paziente subiscono un incremento ed aumentano sino a 1 o 2 litri al dì. Abbiamo dati di laboratorio eseguiti il 27 gennaio dell'87 che mostrano una funzionalità epatica nella norma e abbiamo, infine, il 17 maggio del '93, una diagnosi di dimissione da un ricovero effettuato presso l'ospedale di Treviso che segnala: carcinoma epidermoide del polmone destro con metastasi linfonodali e scheletriche, paraparesi da compressione midollare neoplastica pancitopenica, sospetta emorragia intracranica e collasso cardiocircolatorio terminale che è la causa del decesso. All'anamnesi, quest'ultima anamnesi raccolta, viene evidenziato un consumo di tabacco quantificato in 25 sigarette al giorno.

LOTTI - In questo paziente vengono ipotizzate due diverse malattie causato dal cloruro di vinile da parte dei consulenti del Pubblico Ministero, una neoplasia polmonare e una epatopatia. Partendo da quest'ultima, l'evidenza di epatopatia è molto modesta, vi è una epatomegalia molto marcata nel 1976 cui seguono indicazioni contraddittorie, nel senso che il fegato sembrerebbe non palpabile in molte altre occasioni; lo stesso movimento degli enzimi è molto limitato se non assente, con esclusione della gamma GT che è discretamente aumentata almeno in una occasione. Le alterazioni del colesterolo modeste, del volume corpuscolare medio sembrerebbero indicare una origine etilica di queste modeste alterazioni che sembrerebbero addirittura a fisarmonica per quanto riguarda le dimensioni del fegato, che probabilmente sono legate e fanno in un qualche modo sospettare, che siano legate a questo consumo di alcool non costante, omogeneo nel tempo ma apparentemente molto variabile, perché dal '74, dove praticamente non beve, al '92 in cui beve fino a 2 litri di vino al giorno. Quindi direi, non essendoci altri elementi, non c'è il quadro virale, non ci sono elementi strumentali, non c'è storia di questa malattia epatica dal '76 al momento in cui gli viene diagnosticata la seconda malattia, è difficile concludere che si tratti di una epatopatia. Probabilmente c'è stata qualche modesta alterazione epatica assolutamente consistente con questo altalenante consumo di alcoolici. Dunque per quanto riguarda la seconda malattia essa viene diagnosticata in età anche questa relativamente giovane, 48 anni, porta rapidamente a morte il paziente e si tratta di una neoplasia polmonare con le caratteristiche del carcinoma epidermoide. La neoplasia viene diagnosticata in stadio già molto avanzato per cui il paziente ha una paralisi degli arti inferiori, probabilmente da compressione del midollo, quindi le ossa e il midollo.. preso e la malattia ha anche causato una pancitopenia cioè una anemia aplastica legata probabilmente a fatti metastatici. Questa anemia aplastica, cioè con tutte le cellule del sangue ridotte o assenti, probabilmente è anche la causa di morte che è una emorragia intracranica, una frequentissima e quasi sempre mortale complicanza di una riduzione marcata delle piastrine circolanti. Per quanto riguarda la eziologia di questo carcinoma epidermoide anche qui è evidente che questo soggetto non è stato mai esposto in modo significativo al cloruro di vinile e d'altro canto una ipotesi alternativa molto più consistente è quella legata al fumo, dove esiste nell'anamnesi traccia di un fumo che si può calcolare come esposizione cumulativa a una dose superiore ai 17 pacchetti/anno. Quindi concludiamo per una dubbia presenza di malattia epatica e se c'è è ascrivibile al consumo di alcool, e per un carcinoma epidermoide del polmone verosimilmente relativo al tabagismo.

OSCULATI - Una neoplasia polmonare.. istologico abbiamo sentito carcinoma epidermoide, che attraverso una serie di complicanze metastatiche e indirette ha condotto al decesso con un evento terminale emorragico. E` una patologia, l'abbiamo visto diverse volte, che non riconosce nel CVM una possibile causa, tra l'altro non c'è stata mai una esposizione alla sostanza, per cui per questo duplice motivo deve essere con fermezza respinta l'ipotesi causale nel determinismo della neoplasia. Per quanto riguarda invece poi la supposta epatopatia, bisogna senz'altro dire che non è assolutamente documentata come tale, la documentazione sanitaria a nostra disposizione non è affatto sufficiente per dimostrare la presenza di una malattia cronica di fegato, secondo i parametri della clinica che abbiamo più volte sentito enunciare dal professor Colombo; abbiamo soltanto una segnalazione remota di una epatomegalia che non viene rinnovata e nel momento in cui c'è l'unica documentata alterazione enzimatica con una Gamma GT aumentata in presenza di altri enzimi normali, abbiamo contestuale una anamnesi di un potus assolutamente rilevante. Per cui in conclusione anche questo interessamento epatico non costituisce malattia. E deve essere senz'altro ricollegato all'uso di bevande alcooliche in misura direi cospicua, non c'è dunque, in conclusione, alcuna evidenza di malattia professionale.

 

PASTRELLO RENATO

 

COLOSIO - Pastrello Renato è nato il 18 settembre del '32 ed è deceduto il 10 agosto dell'83, i dati sono contenuti nel faldone 459, il caso del signor Pastrello è stato sottoposto a valutazione da parte dei consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 17 giugno ed il paziente è stato indicato affetto da neoplasia polmonare da parte del dottor Bai, a pagina 11 del verbale d'udienza. Esaminiamo la storia lavorativa nel signor Pastrello Renato. E` stato assunto il 10 marzo del '61, ha lavorato sino al 31/12/80 in qualità di capoturno produzione FR/CER, tale attività non comportava esposizione a CVM. Successivamente dall'1 gennaio dell'81 al 10 gennaio dell'83 si è trasferito alla Ausimont, al reparto CER di questa azienda, e non è stato esposto a CVM. La sua attività lavorativa è terminata il 10 agosto dell'83 per decesso. Il materiale disponibile per la valutazione di questo caso è abbastanza scarsa, abbiamo il dato di un ricovero presso l'ospedale di Mestre del 2 luglio '93 con la seguente diagnosi di dimissione "neoplasia polmonare destra, carcinoma epidermoide ben differenziato con versamento pleurico omolaterale, stato cachettico". Il paziente è deceduto nel corso di questo ricovero e la diagnosi parla di decesso per insufficienza cardio- respiratoria, decesso, come abbiamo già detto, avvenuto il 10 agosto dell'83 . In anamnesi si ricava che questo paziente al momento del ricovero risultava aver fumato 20 sigarette al dì a partire dall'età di 17 anni.

LOTTI - Si tratta di un paziente che sviluppa all'età di circa 50 anni una neoplasia polmonare caratterizzata come carcinoma epidermoide. I dati a nostra disposizione sulla storia clinica sono molto limitati. Non è mai stato esposto a CVM ed ha fumato per molti anni 20 sigarette al giorno configurando un'esposizione cumulativa al fumo di 44 pacchetti all'anno. Quindi la malattia che ha portato a morte questo paziente, il carcinoma epidermoide del polmone, è da ascrivere all'elevato consumo di fumo di tabacco.

OSCULATI - Sul versante medico legale molto semplice, nel senso che abbiamo pochi atti da discutere. Patologia non causalmente ascrivibile all'esposizione a CVM o PVC, patologia che costituisce causa di morte e che riconosce documentato come unico fattore eziologico, unico ma senz'altro rilevante, il fumo di sigaretta che si protrasse per lunghissimi decenni nella misura di circa un pacchetto al giorno, per quanto ne sappiamo. Tra l'altro una patologia che di per se stessa non può essere considerata professionale riferita alle due sostanze che ho citato in un paziente che tra l'altro non è mai stato esposto a CVM o PVC.

 

PATTARELLO GIOVANNI

 

COLOSIO - Ci occupiamo del signor Pattarello Giovanni. Il signor Pattarello è nato il 15 settembre del '33 ed è deceduto il 10 agosto dell'89. I dati sono nel faldone 460, il caso del signor Pattarello è stato valutato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 17/6/98 e le conclusioni sono state "deceduto il 10/8/89, è un carcinoma polmonare", pagina 13 del verbale d'udienza. Esaminiamo la storia lavorativa del signor Pattarello Giovanni. La sua attività al Petrolchimico è iniziata il 24 giugno del '57, da tale data sino al 31 marzo del '61 è stato blenderista al reparto CV5 e per tale attività sarebbe stato esposto, in base ai dati della indagine epidemiologica italiana, a concentrazioni comprese tra 5 e 50 PPM. Successivamente l'1 aprile del '61 ha iniziato a svolgere attività di addetto materie prime magazzino CVM, reparto SG5. Ha svolto tale attività per qualche anno, per tre anni sino al 31 ottobre del '64, senza esposizione a CVM. Successivamente dall'1 novembre del '64 e fino al 27 luglio dell'86 è stato assistente turnista di lavorazione al reparto CV5/15. Per tale attività sarebbe stato esposto nel decennio '64-'74 a concentrazioni comprese tra 5 e 50 PPM e dal '75 all'86, anno nel quale è terminata l'esposizione, a concentrazioni inferiori a 5 PPM. L'esposizione qui è terminata perché l'anno dopo, dal 28 luglio dell'86 sino al 29 settembre dell'88, ha iniziato un periodo di cassa integrazione durante il quale non è più stato esposto. Il 29 settembre dell'88 ha cessato il rapporto di lavoro. Concludiamo quindi segnalando che questo soggetto è stato esposto per un periodo temporale prolungato a concentrazioni di cloruro di vinile monomero che sono sempre state inferiori a quelle sufficienti a determinare manifestazioni tossiche. Esaminiamo la storia patologica di questo paziente. Il signor Pattarello Giovanni ha partecipato all'indagine sugli esposti a cloruro di vinile promossa dalla Fulc e tale indagine non ha mostrato la presenza di alcuna patologia. L'unico dato di un certo interesse è quello della raccolta anamnestica effettuato in occasione di questa indagine che ha mostrato che questo soggetto risultava fumatore all'epoca della Fulc, da 20-30 anni, di 10-20 sigarette al dì. L'anno dopo vi è documentazione inerente accertamenti per un sospetto pneumotorace bilaterale agli apici e consiglio di effettuare eventualmente una stratigrafia. Dal '72 fino a tutto l'85 vi è poi evidenza di fumo, 15-20 sigarette al giorno. Nel '77 vi è il proseguo di quella segnalazione già vista nell'anno '76, cioè vi è la segnalazione di una distrofia polmonare cistista bi-apicale, enfisema bolloso. Infine non siamo in grado di stabilire quando sia iniziata la segnalazione di quest'ultima patologia, che è quella segnalata ai consulenti tecnici del Pubblico Ministero, abbiamo che nell'89 il paziente viene ripetutamente ricoverato per carcinoma polmonare, viene effettuata l'indagine istologica su al campione prelevato da un linfonodo sovraclaveare, e tale indagine porta ad evidenziare la presenza di una metastasi massiva di carcinoma indifferenziato a grandi cellule di possibile origine polmonare. L'origine polmonare di questo secondarismo linfonodale viene confermata da un esame radiografico del torace. Questo esame infatti evidenzia una voluminosa massa a margini irregolari, del diametro massimo di centimetri 10 e mezzo, al campo polmonare medio sinistro in regione parailiare. Questa patologia è la malattia che porta al decesso il paziente, il decesso avviene il 10 agosto dell'89.

LOTTI - Si tratta di un paziente che ha cominciato ad avere alcuni problemi di tipo polmonare nel '76, ove viene formulata una diagnosi di sospetto pneumotorace bilaterale agli apici. Il pneumotorace è quando l'aria riempie la cavità toracica al posto del polmone espanso. Ne consegue che molto spesso il polmone rimanente viene in un qualche modo compresso. Dopodiché nel '77 si chiarisce meglio questa faccenda e si parla di distrofia polmonare cistica bi-apicale, cioè il quadro dell'enfisema bolloso. L'enfisema bolloso comporta delle bolle all'interno del parenchima polmonare legate alla distruzione di parte del parenchima medesimo, distruzione degli alveoli e delle pareti alveolari e la formazione di bolle più o meno grosse. Questo enfisema bolloso riconosce varie cause, considerando questo paziente e considerando quindi che sviluppò nel '76 questa patologia in età relativamente giovanile, e non essendoci altre storie di malattia polmonare cronica antecedenti questo, è molto verosimile che questo enfisema bolloso degli apici rappresentasse in questo paziente un'alterazione di tipo congenito, che sono frequenti anche queste. Comunque poi tutto tace sul fronte polmonare, fino all'89, quindi 11 anni di distanza, quando viene fatta una diagnosi di neoplasia polmonare, di carcinoma a grandi cellule, in stadio particolarmente avanzato date le dimensioni della massa polmonare superiori ai 10 centimetri, sono abbastanza rare queste dimensioni così grandi, e metastasi linfonodale ai linfonodi che stanno sopra la clavicola. Questo paziente è quindi morto lo stesso anno, e precedentemente era stato esposto a cloruro di vinile in modo del tutto irrilevante, mentre risulta un'anamnesi di fumo consistente ed importante sia per quanto riguarda la durata che per quanto riguarda l'intensità, configurando un'esposizione cumulativa al fumo di circa 25 pacchetti anno. Quindi concludiamo per un carcinoma a grandi cellule la cui origine è verosimilmente da ascrivere al tabagismo.

OSCULATI - Trattasi di patologia che non riconosce nel CVM una possibile causa, al contrario per quanto accade invece per il fumo di sigaretta, soprattutto nelle proporzioni a cui fu esposto al fumo di sigaretta questa persona, e in un paziente che tra l'altro non ha mai avuto un'esposizione lavorativa a CVM di qualche consistenza dal punto di vista patogenetico. Quindi una neoplasia che riconosce probabile causa nel fumo di sigaretta e che non può invece riconoscere una causa possibile nell'esposizione a CVM.

 

PENAZZATO LINO

 

COLOSIO - Il signor Penazzato Lino, è nato il 4 marzo del '31 ed è deceduto in 16 novembre del '79, è il numero 28 dei 37 nuovi casi depositati nel luglio '98. Il parere dei consulenti tecnici del Pubblico Ministero è il seguente "tumore polmonare del '79" dottor Bai pagina 80 del verbale d'udienza. Esaminiamo la storia lavorativa del signor Penazzato Lino, dal 13 aprile del '71 e sino al 16 novembre del '79 è stato operaio tubista Pan Elettric, non ci risulta che tale attività svolta in altra azienda, la Pan Elettric S.p.a., possa aver comportato esposizione a CVM. Vi è tuttavia una dichiarazione del caposquadra nella quale viene riferito che questo soggetto prestava la propria attività lavorativa presso i vari reparti del Petrolchimico di Porto Marghera, in particolare secondo la dichiarazione di questo caposquadra, quotidianamente presso i vari reparti CV. Vi è anche la dichiarazione di un collega di lavoro, il signor Ermete Agnoletto, che testimonia di aver lavorato presso i reparti CVM insieme allo stesso Penazzato. Quindi diciamo in base ai dati grezzi della Guardia di Finanza il paziente non è esposto a CVM, con possibilità di esposizione che dovrebbe essere quantificata, perché non si sa né in che reparto abbia svolto, né per quanto tempo, né con quale mansione, possibilità comunque che questa esposizione sia effettivamente avvenuta, dato questo che merita una verifica. Esaminiamo la storia patologica di questo paziente. Il 24 marzo del '79 è stato sottoposto ad un ricovero ospedaliero e la diagnosi è stata "neoplasia polmonare destra", cito i dati salienti ottenuti da questo ricovero che sono: anamnesi, riferisce di fumare 20 sigarette al giorno dall'età di 14 anni, esame stratigrafico ilo e parailare destro, effettuato il 28 marzo del '79, notevole ingrandimento ed addensamento di tipo adenopatico dell'ilo destro, addensamento intertracheobronchiale da probabile adenopatia. Alcune opacità di massa con aspetto policistico evidenti nella sede dei bronchi della piramide basale. Il mese successivo, il 4 aprile '79, vi è un ulteriore ricovero, la diagnosi è ancora neoplasia polmonare destra, cioè confermata, e i dati salienti raccolti durante il ricovero sono che viene confermata l'abitudine al fumo di sigaretta, 20 sigarette al giorno, e vi è una conferma citologica effettuata sull'escreato del paziente che segnala materiale espettorato comprendente cellule con caratteri atipici ed indica come possibile un carcinoma squamoso ad elementi scarsamente differenziati. Lo stesso anno della diagnosi, nel mese di novembre, il giorno 16, il paziente decede in ospedale e la diagnosi di decesso è "neoplasia polmonare, metastasi ossee".

LOTTI - Si tratta di un paziente del quale abbiamo una documentazione terminale relativa al ricovero ospedaliero in cui viene fatta la diagnosi. Sviluppa all'età di circa 48 anni una neoplasia polmonare che è stata poi caratterizzata come un possibile carcinoma squamoso dato che l'esame istologico non è stato fatto su pezzo operatorio, su pezzo autoptico ma sull'esame citologico dell'escreato. La diagnosi viene fatta all'inizio su una stratigrafia, incidentalmente la stratigrafia è un esame radiologico che non si fa più, è un esame radiologico che si faceva una volta, prima della tomografia assiale computerizzata, ed era una serie di radiografie del torace, con una proiezione anteroposteriore di solito, per vedere com'erano fatti certi addensamenti, certe immagini che si vedevano sul polmone. Adesso con la tomografia e con la scansione del polmone, tra l'altro su piani diversi, cioè adesso il piano è orizzontale, cioè tagliamo il nostro corpo come un salame, per intenderci, e dà ovviamente una risoluzione molto maggiore, questo tipo di indagine radiologica è stato quasi del tutto abbandonato. Comunque sulla base di questo viene sospettata una neoplasia polmonare che viene in un qualche modo confermata dall'esame citologico dell'escreato. Questo paziente non è mai stato esposto a CVM, questo paziente ha fumato per molti anni una quantità importante di sigarette comportando alla fine una esposizione cumulativa al fumo di 34 pacchetti anno. Concludiamo che questo paziente è deceduto per un probabile carcinoma squamoso, probabile nel senso dell'istotipo, e che la causa di questa malattia è stata molto probabilmente il tabagismo.

OSCULATI - Ancora una volta una patologia che non può ritenersi collegata causalmente all'esposizione a CVM, l'istotipo non è del tutto certo, ma questo non sposta la considerazione sul nesso di causa tra l'eventuale esposizione e la patologia, patologia che ha costituito anche causa di morte in un paziente che ha avuto, fatte salve le considerazioni introduttive del dottor Colosio, un'esposizione che non si risulta essere stata rilevante. Abbiamo come considerazione collaterale la presenza anamnestica del fumo di sigarette in misura senz'altro sufficiente a costituire probabile causa di insorgenza della patologia stessa. Per cui non malattia professionale.

 

POZZA GIOVANNI

 

COLOSIO - Ci occupiamo del signor Pozza Giovanni che è nato il 19 dicembre del '27 ed è deceduto il 25 giugno dell'87. I dati sono contenuti nel faldone 355, il caso è stato valutato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 17 giugno '98 con una conclusione "neoplasia polmonare, ha un carcinoma polmonare, la diagnosi è dell'84", parere espresso dal dottor Bai a pagina 26 del verbale d'udienza. Esaminiamo la storia lavorativa di questo soggetto. Il signor Pozza ha iniziato la sua attività al Petrolchimico il 21 aprile del '72 e da tale data e sino al 31 dicembre del '75 è stato conduttore del carrello a forche PVC nel reparto MAG/PVC. Questa mansione non è stata considerata in modo separato dall'indagine epidemiologica italiana, abbiamo comunque attribuito a questo soggetto lo stesso livello di esposizione di un addetto all'insacco, quindi ipotesi peggiore possibile. In base ai dati della dottoressa Pirastu l'esposizione sarebbe stata tra le 5 e le 50 PPM tra il '72 ed il '74 ed inferiori alle 5 PPM nel '75. Il 31 dicembre del '75 l'esposizione è terminata perché dall'1 gennaio '76 sino al 2 ottobre dell'83 ha svolto mansioni di portierato e vigilanza, e quindi non è stato esposto a CVM o PVC, e dal 3 ottobre '83 sino al 30 ottobre '83, per un breve periodo terminato con il pensionamento, è stato in cassa integrazione. Vi è quindi evidenza di esposizione a CVM nel triennio '72-'75, sempre concentrazioni inferiori a quelle sufficienti a determinare manifestazioni tossiche. Nel '75 il soggetto ha partecipato all'indagine Fulc che ha indicato che si tratta di un fumatore; il 17 luglio dell'84 è stato ricoverato all'ospedale di Dolo per un episodio di fibrillazione atriale che causa una aritmia cardiaca per il quale il soggetto chiede assistenza medica e nel corso del ricovero, nell'ambito degli accertamenti effettuati per questa patologia cardiaca, è stata evidenziata la neoplasia polmonare. Risolto quindi il problema della fibrillazione atriale il paziente è stato trasferito in pneumologia. Nell'ambito degli accertamenti effettuati in questo ricovero è risultato essere fumatore di 20 sigarette al giorno dall'età di 15 anni. Sempre nel corso di questo ricovero ha effettuato una stratigrafia che ha portato ad evidenziare la presenza di un addensamento a massa a limiti sfrangiati situati all'ilo sinistro con sviluppo prevalentemente anteriore. Il paziente viene ancora ricoverato per ulteriori accertamenti all'ospedale di Dolo e viene confermata la diagnosi di neoplasia polmonare, è disponibile un esame istologico che pero non chiarisce la istologia di questa patologia segnalando semplicemente espettorato comprendente cellule sospette. Si tratta di un esame citologico condotto su un campione di espettorato.

LOTTI - Si tratta di un paziente nel quale all'età di 47 anni insorge una neoplasia polmonare che non è stata caratterizzata dal punto di vista istologico. Questa neoplasia nell'arco di due o tre anni porta a morte il paziente. La neoplasia è insorta in modo sintomatico con un episodio di fibrillazione atriale, la fibrillazione atriale è un movimento scoordinato delle fibre del muscolo cardiaco nella zona dell'atrio e può essere scatenata da molti fattori. In questo caso è stata probabilmente scatenata dalla neoplasia stessa, in quanto la localizzazione anatomica della neoplasia all'ilo di sinistra mostrava una notevole contiguità con il cuore. L'ilo è quella zona del polmone nel quale il bronco principale, i vasi ed alcuni linfonodi sono tutti molto vicini l'uno all'altro per poi sfrangiarsi all'interno dei polmoni. Ora questa struttura anatomica è molto vicina al cuore, quindi se questa struttura si dilata ha la possibilità di, meccanicamente, data la contiguità con il cuore, di stimolare questi battiti anomali, cioè di far perdere il ritmo normale del cuore e provocando quindi una aritmia che quasi sempre ha carattere fondamentalmente benigno, salvo che non siano ad altissima frequenza. Quindi in questo caso l'insorgenza sintomatica per una neoplasia semplicemente per contiguità con il cuore. L'esposizione professionale di questo paziente è molto modesta, è del tutto irrilevante, ed anche qui risulta un forte fumatore con una esposizione cumulativa a 42 pacchetti anno. Di conseguenza noi concludiamo che questo paziente muore per una neoplasia polmonare non tipizzata che riconosce come origine molto probabile il tabagismo.

OSCULATI - Il fatto che l'istotipo non venga identificato ci consente ugualmente di sottolineare come non vi siano neoplasie polmonari che il CVM possa provocare, quindi dalle possibili cause il CVM va senz'altro escluso mentre nel novero di queste possibili cause, anzi, direi a questo punto di probabile causa, il fumo di sigaretta deve essere inserito in virtù anche dell'entità dell'esposizione a tale fattore determinante. Abbiamo notizia del decesso avvenuto tre anni dopo la diagnosi, per cui con ogni probabilità è collegato alla diagnosi stessa, si tratta comunque di patologia eventualmente di decesso non riferibile causalmente ad esposizione professionale a CVM o PVC.

 

ROSTELLATO ENNIO

 

COLOSIO - Il signor Rostellato Ennio è nato il 4 agosto del '47 ed è deceduto 24 ottobre del '93. I dati sono nel faldone 161, il caso del signor Rostellato è stato valutato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 17 giugno, nel verbale è possibile reperire il parere del dottor Bai che è il seguente "tumore polmonare", pagina 28 del verbale d'udienza. Esaminiamo la storia lavorativa del signor Rostellato. E` iniziata il 2 ottobre del '68 quando è stato assegnato al reparto AT14, ove ha svolto la mansione di operatore di tintoria industriale sino al 31 gennaio del '69, tale attività non ha comportato esposizione a CVM. Dall'1 febbraio del '69 e sino 31 luglio del '79 si è occupato di finitura, taglio ed imballo di fibra acrilica presso la AT9/11, anche tale attività certamente non comportava esposizione a CVM. Dall'1 agosto '79 e fino al 6 ottobre dell'80 stato filatore di fibra acrilica nel reparto AT8 e non è stato esposto a CVM. Infine dal 7 ottobre dell'80 al 31 agosto del '93 è stato compressorista, addetto centrifughe nella sezione ecologia TD3, sino al 31 agosto '93 quando è cessato il rapporto di lavoro per risoluzione consensuale. La sintesi è molto semplice: certamente questo paziente non è mai stato esposto a CVM o PVC. Esaminiamo la storia patologica. Il signor Rostellato Ennio è stato sottoposto ad una visita medica aziendale il 4 settembre del '68, è risultato sano e fumatore di 10 sigarette al dì. Nell'87 abbiamo ricavato un'altra informazione dal libretto sanitario aziendale che è la seguente "non fuma da molti anni", quindi ha cominciato nel '68, ma tra il '68 e l'87 ha cessato questa abitudine al fumo. Ha effettuato un esame radiografico del torace che ha evidenziato solo un modesto rinforzo del disegno broncovasale ed infine, in modo improvviso, abbiamo l'insorgenza del problema di cui ci stiamo occupando che è rappresentato da una lettera al curante di un chirurgo che ha asportato la neoplasia polmonare. Il 27 ottobre del '92 la neoplasia che è stata segnalata al curante da parte del chirurgo è stata tipizzata istologicamente ed è stata qualificata come un adenocarcinoma infiltrante il tessuto adiposo. Il dato successivo in questa documentazione piuttosto scarna è che il 24 ottobre del '93 il paziente è deceduto all'ospedale di Padova e la diagnosi di decesso è di "adenocarcinoma polmonare destro con diffusione pleurica destra e sinistra e peritoneale". Successivamente, anni dopo il decesso, il dottor Enzo Favit ha rivalutato questa storia clinica ed i dati disponibili e ha emesso un parere che è il seguente "è possibile che la patologia che ha portato a morte il paziente possa essere un mesotelioma della pleura non correttamente diagnosticato". In questo caso, secondo il dottor Favit, la patologia potrebbe attribuibile all'esposizione a fibre artificiali conseguente all'attività svolta per 10 anni nello stabilimento Enichem. Alternativamente, sempre a parere del dottor Favit, la neoplasia potrebbe essere attribuibile all'esposizione ad ammine aromatiche, che non vengono identificate in modo più preciso dal punto di vista chimico.

LOTTI - Si tratta di un paziente al quale viene diagnosticato un adenocarcinoma all'età di 45 anni che poi lo porta a morte. Questa diagnosi istologica viene in un qualche modo messa in dubbio da questo parere medico-legale che abbiamo trovato agli atti. E` indubbio che la diagnosi di adenocarcinoma può essere confusa con una diagnosi di mesotelioma, cioè l'istologia dei due quadri si può confondere. In questo caso, essendo il carcinoma molto periferico con diffusione pleurica e peritoneale, quindi una cosa un po'strana, ragionevolmente porta il dottor Renzo Favit a pensare che possa essere un mesotelioma. C'è da dire che proprio perché esiste questa difficoltà nella normale istologia, talvolta, di differenziare un adenocarcinoma da un mesotelioma all'ospedale di Padova, dove queste diagnosi vengono fatte, come risulta dall'anamnesi, è abitudine comune degli anatomopatologi che ci fanno questo servizio, difronte a casi di adenocarcinomi non chiari, di usare delle tecniche immunoistochimiche che quelle sì permettono di differenziare adenocarcinomi da mesoteliomi che altrimenti non sarebbe possibile. Ora io non sono in grado di dire se queste tecniche immunoistochimiche siano state usate in questa occasione, di solito quando c'è un minimo dubbio l'anatomopatologo le impiega. Io ho dei dubbi che questo caso possa essere stato un mesotelioma e certamente ho la certezza che anche se lo fosse non è causato dall'esposizione alle fibre artificiali perché non c'è nessuna evidenza che le fibre artificiali, a differenza delle fibre minerali, possano causare il mesotelioma. L'ultima ipotesi tossica per la neoplasia delle ammine aromatiche, non so da dove verrebbero le ammine aromatiche e so con certezza che non causano neoplasie polmonari ma causano altro tipo di neoplasia. Quindi al di là di questa lettera, di questo parere, io credo di dover concludere che l'evidenza che c'è è di un adenocarcinoma polmonare. Un adenocarcinoma polmonare che non è stato causato da cloruro di vinile semplicemente perché non è mai stato esposto a CVM. Il fattore fumo è molto modesto, il fattore fumo non si capisce bene, non si capisce quando abbia iniziato a fumare, la quantità di fumo che ha fumato è stata relativamente modesta e non è chiaro quando abbia smesso di fumare. Quindi io credo che in questo particolare caso nessuno possa esprimere un parere sulla possibile eziologia di questa neoplasia, certamente non è il cloruro di vinile, certamente non sono le fibre artificiali, certamente non sono le ammine aromatiche, probabilmente il fumo ha avuto un ruolo abbastanza modesto.

OSCULATI - Dunque una neoplasia che dalle carte a nostra disposizione risulta diagnosticata con certezza e con precisione in un particolare istotipo dei tumori polmonari. Ovviamente fatte salve tutte le considerazioni sulla possibilità di una misinterpretazione dell'istotipo a favore di un mesotelioma rimane un fatto incontestabile che il CVM non causa né una né l'altra delle neoplasia, ad ogni modo ritengo che una contestazione rispetto ad una diagnosi istologica debba basarsi su elementi concreti, eventualmente la rivisitazione del vetrino, la descrizione dello stesso o dell'immunoistochimica che in questo caso nel '92 che è stata fatta questa diagnosi era già ampiamente in uso nei laboratori di anatomia patologia, e che è stata una delle prime tecniche di discriminazione certa, come ha detto il professor Lotti, tra questi due tumori che dal punto di vista morfologico qualche volta danno qualche tipo di dubbio. Per cui non ritengo, non riteniamo che ci sia nessuna evidenza che questa neoplasia sia diversa da quella diagnosticata, ed in ogni modo anche nell'ipotesi di diagnosi differenziare senz'altro non c'è alcuna evidenza scientifica che il CVM o il PVC possano determinare insorgenza di queste due patologie.

 

SARETTA OLIVIERO

 

COLOSIO - Ci occupiamo del signor Saretta Oliviero è nato il 23 novembre '29 ed è deceduto il 22 settembre '87. Il caso del signor Saretta, i dati inerenti questo caso sono nel faldone 165, il caso è stato valutato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 17 giugno '98 ed il parere è stato il seguente "tumore polmonare diagnosticato nell'agosto dell'87", parere espresso dal dottor Bai, a pagina 32 del verbale di udienza. Esaminiamo la storia lavorativa del signor Saretta. E` stato assunto il 6 aprile del '56, da tale data sino al 31 luglio del '58, quindi per circa due anni, è stato quadrista al reparto CV1, per tale attività sarebbe stato esposto, in base ai dati della dottoressa Pirastu, a concentrazioni comprese tra 5 e 50 PPM. Successivamente si è trasferito l'1 agosto del '58 al reparto CS8/CV1 ove ha svolto fino al 31 gennaio del '62 la mansione di capoturno. Tale attività avrebbe comportato, se spesa interamente nel reparto CV1, livelli di esposizione compresi tra 5 e 50 PPM. Dall'1 febbraio del '62 al 31 maggio dello stesso anno è stato disponibile SG, non è stato esposto a CVM, dall'1 giugno del '62 sino al 31 giugno luglio del '64 è stato operatore CV1. Esposto, in base ai dati della dottoressa Pirastu, per due anni a concentrazioni comprese tra 50 e 200 PPM. Successivamente l'1 agosto del '64 si è trasferito al MT3, ove ha svolto attività di operatore fino al 31 gennaio del '65, e non è stato esposto a CVM, e dall'1 febbraio del '65 fino al 30 giugno del '66 operatore FO, non esposto a CVM. Non è stato esposto nemmeno nel periodo dall'1 luglio del '66 al 28 febbraio del '70, quando è stato operatore alla MT3, e dall'1 marzo del '70 sino al 31 ottobre del '75 quando è stato operatore alla SG4. Assenza di esposizione anche in seguito, dall'1 novembre del '75 al 31 marzo '85, quando è stato tecnico CER. L'esame della storia lavorativa di questo soggetto ci porta quindi ad evidenziare un periodo quantificabile circa un biennio, dal '72 al '74, nel quale è stato esposto a concentrazioni che si collocano ai limiti inferiori di quelle sufficienti a determinare manifestazioni tossiche. Per il resto della sua storia lavorativa o è stato esposto a concentrazioni inferiori a queste o non è stato esposto a CVM. Esaminiamo l'anamnesi patologica. E` stato ricoverato l'8 ottobre del '71 e la diagnosi ospedaliera è stata "insufficienza venosa agli arti inferiori". Alla raccolta dell'anamnesi fisiologica effettuata in occasione di questo ricovero ha dichiarato di fumare 15 sigarette al dì. Quattro anni dopo ha partecipato all'indagine Fulc, alla raccolta dell'anamnesi effettuata in occasione dell'indagine ha dichiarato di fumare da più di 10 e meno di 20 anni una quantità di sigarette compresa tra le 10 e le 20 sigarette al dì. Quindi conferma il dato anamnestico raccolto nel '71. E molti anni dopo l'indagine Fulc l'11 giugno del '77 manifesta l'insorgenza della patologia per la quale è stato valutato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero. La patologia si manifesta già con segni centrali, nervosi centrali, cioè con un'emiparesi sinistra, con emianopsia omonima, che è abolizione della capacità visiva da quel lato, da lesioni cerebrali multiple, secondarie a neoplasia polmonare, metastasi ossee. Risulta all'anamnesi nell'87 che è fumatore di 10 sigarette al dì. Il 22 settembre dell'87 avviene il decesso del paziente presso l'ospedale di Mestre, la diagnosi è di decesso è "neoplasia polmonare con metastasi multiple". Segnaliamo che era stato ricoverato con urgenza per l'insorgenza acuta di una crisi di tipo convulsivo.

LOTTI - Si tratta di un paziente che muore a 58 anni per una neoplasia polmonare non tipizzata dal punto di vista istologico. Con molta probabilità la diagnosi di neoplasia polmonare risale a prima del giugno dell'87, perché sembrerebbe da queste informazioni che il primo ricovero di cui si fa cenno alla neoplasia, è un ricovero dove la neoplasia è molto avanzata. Il paziente è emiparetico, ha questa emianopsia nella stesso lato, è proprio la perdita del campo visivo dallo stesso lato, è legata al fatto in questo caso di una neoplasia intracranica che comprime il chiasma ottico. Cioè alla base del cranio il nervo ottico che parte dall'encefalo si incrocia, e quindi a seconda del lato a cui viene a mancare il campo visivo si può localizzare dov'è la compressione, cioè dal lato opposto all'interno della scatola cranica. Aveva anche metastasi multiple, ed infatti queste metastasi multiple cerebrali probabilmente sono state la causa della morte. Un fatto espansivo, come il tumore, all'interno della scatola cranica, è una delle più frequenti cause di epilessia. Avremo modo di parlare dell'epilessia poi successivamente, perché c'è un caso, quindi avrò modo di spiegare un attimo cosa vuol dire questo tipo di sintomatologia. Dal punto di vista dell'esposizione professionale il paziente ha avuto una discreta esposizione, ma abbastanza breve nel tempo, di due anni, per il resto se c'è stata è stata irrilevante. Vi è un'anamnesi positiva per il fumo ed una valutazione di esposizione cumulativa superiore ai 10 pacchetti anno. Quindi questo ci porta a concludere che il paziente è morto di una neoplasia polmonare non tipizzata e che l'origine di questa neoplasia è stata con molta probabilità il tabagismo.

OSCULATI - Decesso dunque legato indirettamente, ma chiaramente, alla neoplasia polmonare. Il fatto che non sia identificato l'istotipo non ci esime dal considerare come non possa in ogni modo essere stato provocato dall'esposizione a CVM, per cui escludere la natura professionale della patologia e del decesso in un paziente che è stato esposto, tra l'altro, a dosi liminari di CVM per al massimo due anni. Abbiamo come unico dato positivo nella ricerca dei fattori eziologici, a cui ricollegare la neoplasia, il fumo di sigarette in misura senz'altro sufficiente per entità e durata a costituire una causa di insorgenza del tumore stesso.

 

SILVESTRINI GIANCARLO

 

COLOSIO - Silvestrini Giancarlo è nato il 7 novembre del '30 ed è deceduto il 20 dicembre dell'87. I dati inerenti questo caso sono nel faldone 469, il caso del signor Silvestrini è stato valutato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 17 giugno con le seguenti conclusioni "era un tumore polmonare, neoplasia broncopolmonare", dottor Bai, pagina 33 del verbale di udienza. Esaminiamo la storia lavorativa del signor Silvestrini Giancarlo. E` iniziata l'1 marzo del '62, si è svolta sino al '64 per circa due anni nel reparto SG5/3 nel quale ha svolto la mansione di magazziniere, e non è stato esposto a CVM. Dal '64 al '68 è stato trasferito al reparto MT3 come addetto alla polimerizzazione in sospensione alla centrifuga e all'essiccamento, non del polimero di cloruro di vinile, per cui non esposto a CVM o PVC. Dal '61 al '68 è stato addetto all'estrusione del reparto TA1, forse estrusione di materie plastiche, in ogni caso non ci risulta che in questo reparto venisse trattato il CVM. E` stato poi dal '68 al '75 addetto al laboratorio LAC, laboratorio controllo, e per lo svolgimento di questa attività sarebbe stato esposto, ipotizzando anche periodici ingressi nei reparti, a concentrazioni comprese tra 5 e 50 PPM nel '68 e '73, ed inferiore alle 5 PPM nel '74 e '75. Dal '75 all'84 è passato a svolgere la mansione di tecnico ricercatore, tecnico di impianto pilota reparto CER, e valgono le considerazioni già fatte precedentemente sull'impianto pilota. Non esposto nel caso in cui non vi fosse produzione di CVM o PVC, o in caso in cui tale attività venisse svolta esposizione alle basse dosi tipiche degli impianti pilota che fanno piccole sintesi di piccoli quantitativi al fine di fare delle verifiche, delle migliorie tecniche, etc. Dall'84 all'85 è stato in cassa integrazione e quindi non è stato esposto. Ha cessato l'attività lavorativa il 29 novembre dell'85 per risoluzione consensuale. Diciamo in sintesi che c'è stata esposizione per un periodo di 7 anni, dal '68 al '75, e che tale esposizione non ha mai raggiunto le concentrazioni che sono sufficienti per determinare l'insorgenza di manifestazioni tossiche. Per il resto della sua carriera lavorativa o non è stato esposto o al massimo è stato esposto a concentrazioni basse. Esaminiamo la documentazione Montedison ed evidenziamo che nel '62 risulta fumare 15 sigarette al giorno. Evidenziamo poi un ricovero nell'86, che è il punto di partenza del problema per il quale è stato valutato da parte dei consulenti tecnici del Pubblico Ministero, perché il ricovero era per neoplasia polmonare superiore destra, carcinoma epidermoide caratterizzato da vaste aree necrotiche, in soggetto con modesta broncopatia cronica enfisemigena, su questa terminologia torneremo in modo più ampio nelle successive udienze, esiti di pleurite destra. Viene effettuata una diagnosi citologica che evidenzia un carcinoma squamoso vastamente necrotico. Nell'87, dopo questa diagnosi, evidentemente il paziente viene ricoverato in altre occasioni per approfondimenti, controlli e terapie, e si conferma carcinoma del polmone destro. La stadiazione è T3-N1-M0. Nell'87 è ricoverato per insufficienza ventricolare sinistra in neoplasia broncopolmonare destra. Al ricovero viene segnalato tabagismo, 20-25 sigarette al giorno, la lastra del torace evidenzia a destra un addensamento grossolano ed esteso del campo polmonare che va dalla sottoclaveare sino alla parailare medio inferiore. Evidenzia anche a sinistra un'opacità marginale alta. Lo stesso anno, nell'87, viene ricoverato per infarto miocardico anteriore esteso in neoplasia broncopolmonare destra, che viene stadiata come T3-N1-M1, quindi qui non vi erano ancora metastasi a distanza, mentre qui erano state evidenziate, questo è il significato di questa M1, ed il paziente è deceduto il 20 dicembre dell'87 nel corso di questo ricovero.

LOTTI - Si tratta di un paziente al quale viene diagnosticata, all'età di 56 anni, una neoplasia polmonare caratterizzata come carcinoma squamoso, probabilmente molto esteso. Se poi successivamente, al di là della stadiazione chirurgica, quindi verosimilmente della rimozione della neoplasia, il paziente presenta una insufficienza ventricolare sinistra e quindi un infarto del miocardio. Ora se queste siano conseguenze dirette o indirette della neoplasia non è molto rilevante al fine di stabilire la causa di morte, perché è evidente quale è stata. Questo paziente non è stato esposto a concentrazioni significative di cloruro di vinile monomero. Ha invece una storia di fumo con un'esposizione cumulativa di più di 25 pacchetti all'anno. Quindi noi consideriamo questa neoplasia polmonare come causata dal fumo.

OSCULATI - Abbiamo un carcinoma polmonare nuovamente, istotipo determinato in squamoso. E' patologia che, come abbiamo potuto vedere in numerosi casi che hanno preceduto questo, non riteniamo che possa essere in alcun modo causata dal CVM, al quale tra l'altro il paziente è stato esposto in misura del tutto non significativa ai fini dello sviluppo di eventuali patologie ad esso collegate. Che influenza abbia avuto nel determinismo nel decesso non è chiarissimo nella documentazione, diventa comunque irrilevante nel considerare appunto che si tratta di patologia extra professionale. Come naturalmente anche la patologia cardiaca, che forse ha prevalso nel determinismo del decesso.

 

TEGON GIORGIO

 

COLOSIO - Ci occupiamo del signor Tegon Giorgio che è nato l'1 maggio del '30. I dati inerenti questo caso sono nel faldone 390, il parere espresso dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 17 giugno '98 è inerente una epatopatia che, secondo il dottor Bai, pagina 37 del verbale, sarebbe insorta nel '75. Non ricordo in questo momento se sia stato poi trattato in seguito, perché è un caso che ha manifestato importanti evoluzioni. E` stato assunto il signor Tegon il 17 ottobre del '61, questa è un'incongruenza del tabulato che abbiamo riportato tal quale perché ci era difficile stabilire quale fosse la data esatta, ma magari aveva fatto prima un periodo di addestramento, comunque dal 17 settembre '61, cioè da un mese prima della data formale di inizio di attività lavorativa, sino al 31 agosto del '66, è stato operatore blender presso il reparto CV5/15, esposto a concentrazioni comprese, in base ai dati della dottoressa Pirastu, tra 5 e 50 PPM. Dall'1 settembre '66 fino al 29 settembre '85 è stato addetto alla formazione celle ed addetto alla polimerizzazione MT2. Non è più stato esposto a CVM. Il 29 settembre '85 ha cessato il rapporto con il Petrolchimico. Individuiamo quindi un periodo compreso tra il '61 ed il '66, poco meno di 5 anni, nel quale è stato esposto a CVM, sempre a concentrazioni più basse di quale sufficienti a determinare manifestazioni tossiche. Esaminiamo l'anamnesi patologica del signor Tegon. Il signor Tegon ha partecipato nel '75 all'indagine Fulc, l'indagine Fulc ha evidenziato una lieve epatomegalia ed una lieve alterazione di un enzima di funzionalità epatica. In base a questi due dati - per il resto la funzionalità epatica, per quanto concerne i comuni parametri di laboratorio esaminati era risultata nella norma - è stata posta diagnosi di epatopatia cronica nella cui genesi ha giocato un ruolo importante l'esposizione a CVM. Sono stati raccolti i dati anamnestici che hanno evidenziato consumo di un litro di vino al dì. Cinque anni dopo, nel gennaio dell'80, questo consumo di vino è stato confermato, sempre 1 litro al dì. E successivamente, nell'81, il paziente è stato ricoverato presso l'Istituto di Medicina del Lavoro di Padova per accertamenti relativi a sospetta epatopatia da CVM. Anche in questo caso, in base a questa diagnosi dell'indagine Fulc, il paziente aveva avanzato domanda di indennizzo di malattia professionale, che era poi stata valutata dall'Inail e per la quale era stata richiesto un approfondimento dall'Istituto di Medicina del Lavoro di Padova. Dopo gli accertamenti del caso il paziente viene dimesso con la seguente diagnosi "modesta variazione enzimatica, aumento gamma GT 48, senza quadro di epatopatia né altri segni o sintomi riconducibili a malattie da CVM, si consigliano nuovi controlli dopo sospensione del potus", quindi questa è la risposta dell'Istituto di Medicina del Lavoro di Padova al quesito circa la presenza di una epatopatia. A seguito di questo parere l'Inail il 14 aprile dell'81 chiude negativamente la pratica di malattia professionale da CVM con la seguente motivazione "gli accertamenti cui è stato sottoposto l'operaio in oggetto non hanno evidenziato l'esistenza della malattia professionale". E qui diciamo si chiude la vicenda della prima delle due patologie segnalate dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero, delle due patologie importanti di questo soggetto. Il 6 aprile dell'88 ritroviamo però traccia di questo paziente per questo evento molto grave. Viene ricoverato all'ospedale di Treviso per una sospetta neoplasia polmonare. Viene raccolta l'anamnesi fisiologica e risulta essere fumatore di 20 sigarette al dì dall'età di 21 anni. A seguito di questo sospetto di neoplasia viene sottoposto ad una TAC del torace che evidenza una massa polmonare di 6 centimetri nella zona ilare destra. Tale massa viene biopsiata, l'esame istologico evidenza un carcinoma anaplastico a piccole cellule, microcitoma. Il 23 aprile viene effettuata una scintigrafia ossea, esame che abbiamo già descritto per cui non lo descrivo ulteriormente. Diciamo che la scintigrafia ossea porta ad evidenziare ipercaptazione del tracciante nella settima vertebra dorsale in L5. Cioè si evidenzia una metastasi vertebrale di questo microcitoma polmonare. Il paziente è dimesso il 30 aprile del '98 con questa diagnosi "microcitosi polmonare con importante interessamenti in area mediastinica, metastasi epatiche ed ossee". Sottolineo che non ci siamo più soffermati in questa fase sui dati di laboratorio inerenti la funzionalità epatica in primo perché vi è questo parere importante di Padova e dell'Inail, secondo perché il fatto che vi fosse un interessamento metastatico epatico toglieva qualsiasi possibilità di valutare un'epatopatia indipendente da questo interessamento metastatico. Questi sono tutti i dati disponibili.

LOTTI - Il paziente al quale i periti del Pubblico Ministero ascrivono un'epatopatia, che poi probabilmente con documentazione successiva risulta affetto da una neoplasia polmonare. Per quanto riguarda l'epatopatia con molta probabilità non c'è mai stata, in quanto la modesta epatomegalia e il modestissimo aumento della gamma GT sono gli unici dati che saltuariamente sono stati riscontrati. Quindi non tali da configurare una malattia. Sono quelle modeste alterazioni che si vedono spesso nei forti bevitori, quali questo paziente era almeno in quegli anni. Infatti anche l'Istituto di Medicina del Lavoro immagina questa l'origine delle modeste alterazioni che fanno escludere un quadro di malattia e che consigliano una rivalutazione alla sospensione del potus. Quindi non c'è evidenza di epatopatia in questo paziente. Invece nel '98 vi è evidenza di una neoplasia polmonare che biopsiata ha dimostrato trattarsi di un microcitoma. Una diagnosi apparentemente di una neoplasia in uno stadio avanzato, perché vi è un interessamento della zona mediastinica, quella zona che sta all'interno del torace, tra i due polmoni, la presenza di ripetizioni vertebrali in due vertebre e a livello epatico. Quindi questo è un paziente che ha avuto una esposizione irrilevante e remotissima a cloruro di vinile monomero, sicuramente irrilevante nel determinare la neoplasia polmonare. D'altro canto vi è anche qui un dato anamnestico di una abitudine al fumo importante, sia per consistenza che per durata, quindi concludiamo che questo paziente non è affetto da malattia epatica. Concludiamo che questo paziente è affetto da una neoplasia polmonare, un microcitoma sulla cui genesi certamente il CVM non ha avuto nulla a che fare e probabilmente il fattore determinante è stato il tabagismo.

OSCULATI - La patologia proposta dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero è una epatopatia che non trova nessun tipo di riscontro nella documentazione che noi abbiamo. Gli unici riscontri riguardanti il fegato partono dall'indagine Fulc dove c'è una modestissima alterazione di un enzima, e questo avviene a dieci anni dall'interruzione dall'esposizione che è stata tra l'altro estremamente modesta. Le alterazioni, l'abbiamo ormai imparato a riconoscere, sono quelle tipiche, cioè l'innalzamento della sola gamma GT e di una modesta epatomegalia tipiche dell'abuso di alcool. Infatti ricorre in anamnesi il dato di un consumo di un litro almeno di vino al giorno. Per cui tutto si compone in maniera molto piana e semplice per attribuire queste due piccole alterazioni a questo fattore, conclusione che tra l'altro raggiungono i colleghi della Medicina del Lavoro di Padova, con la loro diagnosi lo evidenziano molto bene. Non c'è dunque probabilmente mai stata nessuna epatopatia. Invece viene diagnosticata nel '98 una neoplasia polmonare del tipo istologico microcitoma, che non riconosce senz'altro nell'esposizione a CVM, sia per la natura della patologia, sia per l'entità e la durata modestissima dell'esposizione a CVM, una possibile causa in questa sostanza. Invece la causa senz'altro a cui dobbiamo porre l'attenzione è al fumo di sigaretta che si è protratto per 35 anni a livelli di un pacchetto al giorno, cioè livelli sicuramente adeguati a determinare un tumore polmonare di questo tipo.

 

TISO SILVIO

 

COLOSIO - Ci occupiamo del signor Tiso Silvio. Il signor Tiso è nato l'11 febbraio del '20 ed è deceduto il 3 agosto dell'88. I dati inerenti questo caso sono nel faldone 172, il caso del signor Tiso è stato valutato nell'udienza del 17 giugno '98 ed il parere dei consulenti tecnici del Pubblico Ministero è stato il seguente "tumore polmonare, è deceduto il 3 agosto '88 per tumore polmonare", parere espresso dal dottor Bai a pagina 39 del verbale di udienza. Esaminiamo la storia lavorativa del signor Tiso. E` iniziata il 31 gennaio del '55, secondo uno dei dati a nostra disposizione, però avrebbe comportato lo svolgimento dell'attività che ora dico dall'1 gennaio del '45. Probabilmente questo è un errore di battitura, si tratta del '55, in ogni caso non è necessario considerare particolarmente rilevante questo dato perché non vi è stata esposizione nel periodo considerato. Comunque sino al 31 dicembre del '73 è stato alla società industriale San Marco come stagionale fisso, come dicevo non esposto a CVM, è stato invece esposto a CVM dall'1 gennaio '74 sino al 31 dicembre del '77 avendo svolto mansione di addetto carico/scarico containers silos magazzino PVC. Nel 74 i livelli di esposizione sarebbero stati compresi, secondo i dati dell'indagine epidemiologica italiana, tra 5 e 50 PPM. Sarebbero stati invece inferiori ai 5 PPM tra il '75 e il '77. In sintesi l'esame della storia lavorativa di questo soggetto evidenza un periodo di circa tre anni, '74-'77, di circa quattro diciamo perché sino al dicembre del '77, nel quale è stato esposto sempre a concentrazioni inferiori a quelle sufficienti a determinare manifestazioni tossiche. Esaminiamo l'anamnesi patologica. Nel periodo '59-'65, dati ricavati dalla sorveglianza sanitaria periodica effettuata in azienda, evidenziano che fuma 10-15 sigarette al dì. Nel '56 è disponibile un esame radiografico del torace che risulta normale, qualche anno dopo, nel '69, il 24 gennaio, vi è un esame radiografico del torace che mostra accentuazione bibasilare della trama, e vi è poi il 28 novembre nell'87 l'insorgenza del problema per il quale è stato valutato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero. Il soggetto viene ricoverato all'ospedale di Mestre per un addensamento polmonare superiore sinistro. La diagnosi di dimissione è la seguente "adenocarcinoma scarsamente differenziato". Viene effettuata, come sempre, la raccolta anamnestica e risulta aver fumato sino a circa tre anni prima 15-20 sigarette al giorno. Questa diagnosi di adenocarcinoma scarsamente differenziata è il risultato di un esame istologico, che quindi è stato in questo caso effettuato. L'8 febbraio dell'88 vi è un ricovero presso l'ospedale di Mestre, si parla di neoplasia polmonare superiore sinistra, adenocarcinoma con invasione mediastinica, miocardiosclerosi fibrillante. Nel corso di questo ricovero il paziente è deceduto per insorgenza di insufficienza cardiorespiratoria.

LOTTI - Si tratta di un paziente a cui viene diagnosticato all'età di 68 anni un adenocarcinoma polmonare che nel giro di qualche mese lo portano a morte per una insufficienza cardiorespiratoria, probabilmente da invasione mediastinica. Il paziente ha avuto un'esposizione per intensità e durata al cloruro di vinile monomero, paziente che ha fumato per molti anni un numero discreto di sigarette, comportando esposizione cumulativa al fumo adesso più di 15 pacchetti anno. Concludiamo per un adenocarcinoma polmonare verosimilmente legato al tabagismo.

OSCULATI - Situazione che schematicamente riassumiamo avendone già affrontate numerose consimili, di paziente con una patologia neoplasia evidenziata come adenocarcinoma scarsamente differenziato che ha senz'altro costituito causa efficiente nel determinismo del decesso. Patologia che non riconosce scientificamente nessun ruolo eziologico possibile nell'esposizione a CVM o PVC, esposizione che tra l'altro è stata assolutamente modesta e per un periodo decisamente breve. Si tratta di patologia dunque di origine sicuramente extra professionale, probabilmente legata al fumo.

 

Presidente: Sospendiamo, riprendiamo alle 15.00.

 

Il processo viene sospeso dalle ore 13.50 alle ore 15.05.

 

LOTTI - Mi sono dimenticato di dire, abbiamo due o tre casi che abbiamo già considerato e faremo l'aggiunta in rapporto alla richiesta dell'Avvocato circa il nostro commento al parere di altri periti, non del Pubblico Ministero.

 

TROMBI CALLISTO

 

COLOSIO - Il signor Trombi Callisto è nato il 17 maggio del '32 ed è deceduto in 23 agosto dell'82, i dati sono contenuti nel fascicolo 26, il caso è stato valutato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 17 giugno, le conclusioni sono state le seguenti "cirrosi epatica, ha sia la cirrosi che il tumore polmonare" dottor Bai, pagina 43 del verbale di udienza. Esaminiamo la storia lavorativa del signor Trombi Callisto. E` iniziata il primo di maggio del '56 e si è svolta sino al 30 giugno del '58 nello stabilimento di Caltanisetta ove il signor Trombi è stato addetto alle ricerche sali presso questo stabilimento, tale attività non ha comportato esposizione. Successivamente dall'1 luglio del '58 al 31 luglio del '59 si è occupato di attività nel laboratorio nucleare, sezione metallurgica, e non è stato esposto a CVM. Dall'1 agosto del '59 sino al 31 ottobre del '60 è stato assistente di turno presso il PA3 e non è stato esposto a CVM. Infine, dall'1 novembre del '60 fino al 23 agosto dell'82 è stato assistente di giornata, assistente tecnologico presso il CV14. Tali attività hanno comportato esposizione a CVM che abbiamo quantificato, in base all'ipotesi peggiore possibile, in base alla matrice mansione-esposizione della dottoressa Pirastu in superiore alle 500 PPM tra il '60 ed il '65, tra 200 e 500 PPM tra il '66 ed il '73, tra 5 e 50 PPM tra il '74 ed il '75 ed inferiore alle 5 PPM dal '76 fino al termine dell'attività il 23 agosto dell'82. Complessivamente quindi evidenziamo, a partire dal '60, esposizione a CVM, per un periodo piuttosto prolungato, dal '60 al '73, a concentrazioni sufficienti a determinare l'insorgenza di manifestazioni tossiche. Segnaliamo qui, per completezza, che vi è una differenza piuttosto evidente tra questa storia lavorativa, che qui abbiamo descritto, e quella che invece era stata ricostruita precedentemente nelle indagini preliminari, ma non desidero impiegare tempo nel descrivere questo secondo aspetto per cui segnalo solo che c'è stata questa differenza e che comunque abbiamo scelto come base la storia lavorativa ricostruita nella scheda depositata qui in udienza. Esaminiamo l'anamnesi patologica. Abbiamo che questo soggetto è stato ricoverato il 29 maggio dell'82 sino al 7 luglio dello stesso anno all'ospedale di Mestre con la diagnosi di idrotorace destro. Alla raccolta dell'anamnesi è risultato essere bevitore di mezzo litro di vino a pasto ed occasionalmente di superalcolici. Dichiarava di fumare circa 20 sigarette al giorno e di avere iniziato all'eta di 16 anni. Nella lettera di dimissione da questo ricovero, del quale non vi è probabilmente tutto il materiale che è stato prodotto nel ricovero stesso, si legge quanto cito "cirrosi epatica scompensata, pleurite essudativa destra, viene suggerita terapia con Konakkion, Moduretic, Laevolac, Butazolidina". Ci sono alcuni dati che sono stati ottenuti durante questo ricovero, in particolare vi è una scintigrafia epatica che ha portato a queste conclusioni "marcatamente ipocaptante tutto il parenchima, ipercaptante il parenchima della milza che presenta dimensioni aumentate". Nel corso delle ricovero è stata eseguita anche una scintigrafia polmonare che ha segnalato "a destra si osserva una omogenea perfusione solo al lobo superiore del polmone, la parte inferiore appare del tutto ipoperfusa". Riferisco poi alcuni dettagli sugli esami di laboratorio effettuati durante questo ricovero. Vi è incremento del volume corpuscolare meglio, piastrine nella norma, movimento di transaminasi e di gamma GT, antigene Australia negativo, cioè assenza di infezione da parte di virus dell'epatite B. Il 21 luglio dell'82 il paziente è stato ricoverato di nuovo presso l'ospedale di Mestre, la diagnosi è stata "versamento pleurico destro ed iperpiressia in cirrosi epatica scompensata. Questa condizione pleuropolmonare è stata evidentemente, ulteriormente approfondita, perché poi la diagnosi di dimissione si è modificata rispetto a quella di ingresso essendo la seguente "neoplasia broncopolmonare destra, lobo inferiore, cirrosi epatica".

LOTTI - Questa storia clinica, che si concentra nell'arco di due mesi, di questo paziente è un po' bizzarra e complessa. Dopo un ricovero di più di un mese all'ospedale di Mestre, con una diagnosi di entrata di idrotorace destro, cioè un versamento nel cavo pleurico di destra, ripeto, dopo un mese e mezzo viene dimesso con una diagnosi di cirrosi epatica scompensata e pleurite essudativa destra. Io non riesco a capire il perché di questa diagnosi, perché andando avanti nella lettura degli accertamenti fatti in quel ricovero, al di là di una scintigrafia epatica non particolarmente rilevatrice per una cirrosi epatica, con tutti i limiti di questo esame che Colombo ha già ampiamente sottolineato, si parla di parenchima ipocaptante ed una milza aumentata. Non c'è dubbio che questo paziente probabilmente aveva un quadro compatibile con un'ipertensione portale, però non mi convince, sulla base di questi dati, la diagnosi di cirrosi. Perché non mi convince? Perché sempre nello stesso ricovero si fa una scintigrafia polmonare dove si dimostra che a destra, cioè nel lobo polmonare al di sopra del fegato, si osserva una perfusione solo del lobo superiore del polmone, e la parte inferiore appare del tutto ipoperfusa. Quindi, gli esami di laboratorio mostrano nulla di rilevante in questo, se non un movimento di transaminasi e di gamma GT. Allora, indubbiamente, in questo ricovero non è stata fatta la diagnosi giusta, perché quella ipoperfusione del lobo inferiore di destra è quella che poi 20 giorni dopo è stata diagnosticata come una neoplasia polmonare. La ipotesi più plausibile, non essendoci nessuna storia di malattia epatica, non essendoci assolutamente niente, e tutto è concentrato nei due mesi di questi accertamenti, poi sono i due mesi che hanno preceduto la morte di questo paziente, è possibile che in realtà il quadro di scompenso attribuito alla cirrosi possa essere stato un quadro di scompenso ma non legato ad una cirrosi, ma ad una neoplasia polmonare bassa del lobo destro con un impegno delle vene sovraepatiche e come tutte le ostruzioni del circolo portale, circolo epatico e del circolo post-epatico, sono tutte situazioni che possono determinare uno scompenso emodinamico simile, cioè del tutto analogo a quello che si verifica della trombosi della vena porta, nella cirrosi epatica e via di questo passo. Quindi io ho dei dubbi che questo paziente abbia avuto e avesse una cirrosi epatica, perché tutti i sintomi, la pleurite essudativa destra, l'eventuale ascite, parlando di cirrosi epatica scompensata e vista la terapia immagino che fosse presente l'ascite, il versamento pleurico costante sempre a destra etc., tutto sta ad indicare che con molta probabilità non c'era una cirrosi e questo paziente nell'arco di due mesi finalmente si è arrivati alla diagnosi di una neoplasia che non è stata tipizzata dal punto di vista istologico e che quindi la morte sia tutta da ricondurre ad una neoplasia polmonare. Questo paziente dal punto di vista lavorativo ha avuto un'elevatissima esposizione per 5 anni a cloruro di vinile monomero, seguita da un'altra esposizione consistente di altri sette o otto anni; quindi nel complesso una esposizione molto elevata a cloruro di vinile monomero. A fronte di questa esposizione il paziente ha un potus discreto, mezzo litro di vino al dì e superalcolici occasionalmente, ed una storia di esposizione al fumo di sigaretta molto elevata, sia per l'intensità che per la durata, con un'esposizione cumulativa al fumo di 34 pacchetti anno. Quindi in conclusione io ho dei dubbi su questa cirrosi epatica scompensata, dovrei avere più informazioni al riguardo. L'impressione è che questo paziente abbia avuto un'alterazione del circolo epatico legata ad una neoplasia polmonare particolarmente estesa, in una zona che rende compatibile con questa ipotesi, e che ha portato il paziente a morte. Questa neoplasia sicuramente non è stata causata dal cloruro di vinile ma dall'abitudine al fumo con un'esposizione cumulativa particolarmente elevata.

OSCULATI - Dunque due patologie. Una neoplastica polmonare, e qui non abbiamo una caratterizzazione istologica, comunque una neoplasia che con ogni probabilità ha condotto al decesso, o ha contribuito a condurre al decesso il paziente, patologia di cui sappiamo che ormai la letteratura scientifica non riconosce come momento eziologico possibile il CVM. Per quanto invece riguarda la patologia epatica ovviamente tutti i dubbi che ha sollevato il professor Lotti devono essere posti con evidenza e con forza. Io mi limito, dal punto di vista medico-legale, a sottolineare come se dovesse essere confermato da un approfondimento eventuale la presenza di cirrosi epatica sappiamo che questa non è patologia che viene determinata dal CVM, la cirrosi epatica, altrimenti andrebbe riconsiderata la diagnosi e per cui anche tutto quanto riguarderebbe un adattamento della diagnosi, ovviamente vedrebbe la necessità di una rivisitazione delle possibili cause di questa nuova patologia. Allo stato la diagnosi di cirrosi epatica che lascia, lo ribadisco, molti dubbi, comunque non potrebbe essere attribuita all'azione del CVM. Nel caso di una variazioni e di un approfondimento ovviamente il caso bisognerebbe riconsiderarlo in toto.

 

TUSIN ROMANO

 

COLOSIO - Il signor Tusin Romano è nato il 18 settembre del '32 ed è il trentatresimo dei 37 nuovi casi depositati in luglio. Il caso è stato valutato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero e il dottor Bai ha segnalato un tumore ai polmoni diagnosticato nel '97. Il caso è stato discusso nell'udienza del 19 giugno del '98 ed è a pagina 80 del relativo verbale. Esaminiamo la storia lavorativa del signor Tusin. Si è svolta, per quanto di nostro interesse, all'interno della cooperativa Facchini-Marghera, è iniziata il 10 novembre del '71 ed è terminata il 30 settembre del '92. In questo periodo ipotizzando che si sia sempre dedicato, che abbia sempre svolto attività di insaccatore del polimero, sarebbe stato esposto in base alle matrici della dottoressa Pirastu a concentrazioni comprese tra 5 e 50 PPM nel periodo '71-'77 ed inferiore alle 5 PPM dal '78 al '91. Complessivamente quindi esposizione per 20 anni, ammessa l'ipotesi che abbia sempre svolto la mansione di addetto all'insacco, in ogni caso mai a livelli sufficienti a determinare l'insorgenza di manifestazioni tossiche. L'anamnesi patologica ci porta dati a inerenti il problema di cui ci stiamo occupando a partire dal 4 giugno del '97, quando il paziente è stato ricoverato in ospedale con diagnosi di "carcinoma squamoso polmonare a sinistra". Durante il ricovero sono stati raccolti i dati che ora citiamo. Alla raccolta dell'anamnesi viene riferito che ha fumato oltre un pacchetto di sigarette al giorno fino a quattro anni prima diagnosi, cioè fino al '93, ha effettuato un esame radiografico del torace il 3 giugno del '97 con il seguente esito "in regione basale sinistra si apprezza opacità emisferica del diametro di circa 10 centimetri". Ha effettuato un esame istologico su un ago aspirato effettuato a seguito di questa evidenza radiologica, e l'esito dell'esame istologico è stato il seguente "carcinoma squamoso cheratinizzato con spiccata necrosi". Successivamente l'1 luglio del '97 vi è altro ricovero ospedaliero e la diagnosi è stata di "carcinoma spinocellulare del lobo polmonare inferiore sinistro". Nel corso di questo ricovero si evidenzia quanto segue: innanzitutto che il paziente è stato sottoposto ad intervento chirurgico ed è stata rimossa la massa tumorale l'11 luglio del '97, che tale massa è stata sottoposta ad esame istologico che ha portato alla seguente diagnosi !carcinoma spinocellulare poco differenziato". L'anamnesi conferma che era forte fumatore in passato.

LOTTI - Si tratta di un paziente che ha sviluppato all'età di 65 anni un carcinoma squamoso al polmone sinistro, ha avuto una esposizione al cloruro di vinile irrilevante ed ha avuto invece un'esposizione al fumo particolarmente rilevante con più di un pacchetto al giorno fino ai quattro anni precedenti la diagnosi. Concludiamo che si tratta di una neoplasia polmonare della varietà carcinoma squamoso causata dal tabagismo.

OSCULATI - E` un caso che rispecchia un paradigma che abbiamo già affrontato diverse volte stamane, si tratta di una neoplasia polmonare, abbiamo visto come le neoplasie polmonari non sono determinate casualmente dal CVM, abbiamo tra l'altro un'esposizione assolutamente modesta a livelli irrilevanti dal punto di vista tossicologico, abbiamo quindi una malattia di origine extra professionale in cui il fumo, con ogni probabilità, ha giocato un ruolo fondamentale.

 

VESCOVO ANGELO

 

COLOSIO - Ci occupiamo del signor Vescovo Angelo, è nato il 13 giugno del '30 ed è deceduto il 23 novembre del '94. I dati inerenti questo caso sono nel faldone 177, il caso è stato valutato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 17 giugno '98 e le conclusioni sono state le seguenti "deceduto il 23 novembre del '94 per un tumore polmonare diagnosticato nel '93", dottor Bai, pagina 44 del verbale d'udienza. Esaminiamo la storia lavorativa del signor Vescovo. E` iniziata il 22 gennaio del '61 quando il soggetto è stato assegnato al reparto PA3 ove è stato addetto all'insaccamento e alla fusione ftalica. Tali attività non comportavano esposizione a CVM. Dall'1 gennaio del '63 e fino al 30 agosto dell'85 è stato addetto all'impianto pappe, raffinazione e filtrazione linee 1 e 2 al PA24, anche questa attività non ha comportato esposizione a CVM. Il 30 agosto dell'85 l'attività lavorativa al Petrolchimico è cessata per prepensionamento. In conclusione la storia lavorativa di questo soggetto non evidenzia mai esposizione a cloruro di vinile monomero o polimero. Esaminiamo l'anamnesi patologica. Abbiamo il dato ricavato da una visita medica periodica effettuata in azienda nel '61 ove si ricava che sta bene e che fuma 13 sigarette al dì. Abbiamo poi un referto che non siamo riusciti a datare, perché era diciamo non ordinato all'interno del faldone ed era privo di data, il referto è dell'ospedale di Noale, nel faldone porta il numero 44, e segnala "microcitoma polmonare". Il 24 settembre del '93 abbiamo l'esito di un esame condotto su un campione bioptico che segnala "microcitoma", per cui presumibilmente questo referto precedente era del '93. Abbiamo poi un'anamnesi oncologica raccolta presso l'ospedale di Noale, nell'agosto '93 è comparsa dispnea, il 7 ottobre del '93 è stata evidenziata alla TAC una massa polmonare che era in contiguità con l'aorta toracica. Abbiamo poi un referto dell'11 marzo del '94, TAC toracica, che conferma la presenza di questo addensamento, e precedentemente avevamo visto il 3 marzo, sempre del '94, una remissione della malattia dopo chemioterapia. Per cui questo referto della TAC dell'11 marzo sembra confermare una remissione a seguito di trattamento chemioterapico. Il 6 settembre del '94 viene segnalata opacità nell'ilo sinistro all'esame radiografico del torace, ed il mese dopo, il 4 ottobre del '94, una TAC del torace evidenzia una voluminosa massa ipodensa che occupa buona parte dell'emitorace di sinistra. Il 21 novembre del '94 un rx torace segnala "focolai di addensamento parenchimale estesi a tutto il campo polmonare sinistro". Vi è infine un altro referto, anch'esso privo di data, porta il numero 453 dell'ordine con cui è stato inserito nel faldone, dal quale si ricava che il paziente fumava 20 sigarette al dì fino al '93.

LOTTI - Si tratta di un paziente che all'età di 63 gli è stato diagnosticato un microcitoma polmonare, in una storia di un anno, la storia clinica di un anno prima del decesso. Non è mai stato esposto a CVM e vi è una storia di fumo che si configura nell'ordine di 25 pacchetti anno. Quindi si conclude che questa neoplasia polmonare, questo microcitoma è correlato al tabagismo.

OSCULATI - Non riconosce dunque la patologia una eziologia, una causa di tipo lavorativo legata al CVM o al PVC, per i ricorrenti due motivi, la natura della patologia che ad esso non può essere ricollegata e la esposizione che a noi risulta insussistente. E` invece nota l'abitudine al fumo di sigarette in misura tale da essere senz'altro considerata come possibile causa di questa neoplasia che ha determinato il decesso.

 

VESCOVO SERGIO

 

COLOSIO - Il signor Vescovo Sergio è nato il 24 settembre del 1931 ed è deceduto il 3 novembre del 1990. I dati sono nel faldone 477, il caso è stato valutato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 17 giugno '98 e la diagnosi posta è stata la seguente: adenocarcinoma polmonare, epatopatia della cartella Montedison, si può far risalire al '76, non è segnalata l'indagine Fulc, Dottor Bai, pagina 45 del verbale d'udienza. Esaminiamo la storia lavorativa: questo soggetto è stato assunto l'8 maggio del '58, ha lavorato dal '58 al '66 in quantità di quadrista e di distillazione al reparto AC/14, non è stato esposto a CVM per tale attività. Successivamente dal '66 all'86 è stato analista tecnico, ricercatore tecnico polimeri reparto SG2/CER, anche in questo caso non vi è stata esposizione a CVM o al massimo vi è stata quella minima esposizione correlata a questa attività di laboratorio, condotta quindi su campioni di quantità molto ridotta. Dall'86 all'88 è stato in cassa integrazione e quindi non è stato esposto a CVM. Nell'88 ha cessato l'attività lavorativa. Non si evidenzia quindi in tutta la carriera lavorativa esposizione a CVM o PVC. Per quanto concerne i dati di anamnesi patologica ritroviamo dati a partire dal 30 novembre del '62, una visita effettuata in azienda nell'ambito della sorveglianza sanitaria periodica, il fegato sporge di un dito, non dolente, il paziente manifesta dispepsia, beve un quarto di litro di vino ai pasti e fuma 10 sigarette al dì. Nel '75 non ha partecipato all'Indagine Fulc, probabilmente perché non essendo stato esposto a CVM non poteva essere inserito in questo tipo di indagine e il 26 gennaio del '76 troviamo un dato dal libretto sanitario aziendale, segnala colite, epatomegalia, bronchite spastica. In una visita successiva del 20 ottobre del '78 non viene fatto invece cenno ad alterazioni epatiche. Perdiamo tracce importanti per molti anni, ritroviamo nell'89 il paziente ricoverato per un adenocarcinoma polmonare destro con metastasi pleuriche e linfonodali, viene segnalata anche ipertensione arteriosa, non sappiamo se è in terapia e con quali farmaci, viene segnalata abitudine al fumo, 40 sigarette al giorno fino al 1971. Nell'ambito di questo ricovero viene effettuata una TAC del torace e l'esame evidenzia una opacità di 3 centimetri in sede parailare superiore destra, con una grossolana linfoadenopatia paratracheale destra sovraortica e sottoaortica, viene biopsata questa neoformazione e l'esame istologico porta la diagnosi di metastasi linfonodale di neoplasia maligna epiteliale di probabile origine polmonare, verosimilmente adenocarcinoma; grado di differenziazione 3, secondo OMS. L'11 giugno del '90 il paziente effettua un esame obiettivo, viene segnalato soltanto un aumento di 10 chili da quando ha smesso di fumare, fegato palpabile in profonda inspirazione, stranamente qua non troviamo segnalazione di questo problema prima segnalato. Mentre il 22 settembre del '90 vi è un ricovero per neoplasia polmonare destra con diffusione e sindrome mediastinica, recente peritonite acuta, insufficienza respiratoria. Vi è poi il decesso del paziente, il 3 novembre del '90 per insufficienza respiratoria attribuita alla neoplasia polmonare. La lettura dell'anamnesi patologica evidenzia che il paziente è stato sottoposto a sedute di radioterapia nel precedente ricovero, però su questo abbiamo solo questa documentazione indiretta perché la documentazione di questo ricovero non è presente nel faldone, o almeno noi non l'abbiamo trovata. Il 6 ottobre del '90 il paziente aveva effettuato degli esami di laboratorio, che avevano evidenziato un movimento di tutti gli indicatori di flogosi, intendo VES, mucoproteine etc., e il 22/10/90, quindi poco prima del decesso, aveva effettuato ancora esami di laboratorio che avevano evidenziato GOT nella norma, GGT 98, GPT 47 e trigliceridi 329.

LOTTI - Si tratta di un paziente al quale, all'età di 59, viene diagnosticato un adenocarcinoma polmonare destro, nel parere dei consulenti tecnici del Pubblico Ministero si parla anche di una epatopatia, in verità non c'è nessuna evidenza di epatopatia se non una modesta epatomegalia. I dati di laboratorio di movimento delle transaminasi, della GGT e dei trigliceridi, riscontrati qualche giorno prima della morte, non hanno alcun significato nel corroborare un eventuale diagnosi di epatopatia, anche perché questo paziente viene ricoverato qualche giorno prima con una sindrome mediastinica. La sindrome mediastinica in questo caso è l'invasione neoplastica del mediastino, dove ci sono tutti i vasi che riportano il sangue al cuore ed anche qui con l'ostruzione di questi vasi il sangue ristagna, ristagna nel fegato e l'eccessivo ristagno di sangue nel fegato porta l'alterazione di tutti questi enzimi. Quindi se la diagnosi viene basata sulla epatomegalia, non so come mai, questa non è una evidenza di epatopatia. Invece la malattia neoplastica, che porta a morte il paziente, è stata caratterizzata come adenocarcinoma. Dal punto di vista professionale l'esposizione non è esistita, dal punto di vista di una possibile eziologia della neoplasia polmonare vi è il riscontro del fumo di 40 sigarette al giorno, fino al '71, siccome fino al '62 ne avrebbe fumate 10 al giorno almeno, si può fare un calcolo a spanne ed indicare che verosimilmente questo paziente ha avuto un'esposizione cumulativa al fumo di sigaretta maggiore di 10 pacchetti anno.

OSCULATI - Per quanto riguarda la diagnosi proposta di epatopatia, non vi è riscontro per cui dobbiamo considerarla o un lapsus o dissentiamo perché non ne abbiamo assolutamente evidenza. Per quanto riguarda invece il problema neoplastico polmonare si ribadisce, anche per questo tumore caratterizzato dall'istotipo adenocarcinoma, il discorso fatto in precedenza della evidenza scientifica, che esclude che l'adenocarcinoma al polmone possa essere determinato o favorito dal CVM e tra l'altro va considerato che l'esposizione in questo caso al CVM non ci fu in buona sostanza, mentre ci fu una massiccia esposizione al fumo di sigaretta in quantità direi decisamente sufficiente per proporre come probabile causa di insorgenza del tumore proprio il fumo di sigaretta. In sintesi conclusiva non riteniamo di rilevare patologie professionali.

 

ZAMBON GUIDO

 

COLOSIO - Ci occupiamo ora del signor Zambon Guido, che è nato il 6 agosto del '35, anche se in alcuni documenti vi è indicata data di nascita 5 agosto '35, pensiamo non vi siano dubbi che comunque sia la stessa persona. E` deceduto 21 febbraio del '93. I dati sono contenuti nel faldone 180, il caso è stato trattato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 17 giugno '98, il parere espresso dal dottor Bai è stato il seguente: deceduto il 21 febbraio '93, aveva due tumori, lui è deceduto per tumore del polmone, che è stato diagnosticato nel '91, però nel '76 aveva già avuto un carcinoma della laringe. Pagina 49 del verbale d'udienza. Esaminiamo la storia lavorativa di questo paziente, del signor Zambon Guido: è iniziata il 18 dicembre del '57 all'interno del reparto SG4/5, tale attività si è poi svolta fino al 31/12/1973 ed è consistita nella raccolta di diagrammi, anche, secondo il documento della Guardia di Finanza, in reparto CVM. Abbiamo tentato di quantificare questa attività, che certamente non comportava presenza stabile nel reparto né attività diretta sulle macchine o sugli impianti, come certamente inferiore alle 5 PPM. Dal 17 gennaio del '74 sino al 19 febbraio del '90 è stato operaio addetto alla demineralizzazione SA/9, non è stato esposto a CVM, e dal 20 febbraio '90 sino al 30 ottobre '91 è stato in cassa integrazione e quindi non è stato esposto a CVM. Il 30 ottobre del '91 ha cessato il rapporto di lavoro per risoluzione consensuale. In conclusione quindi vi è forse una più che modesta esposizione tra il '57 e il '73 certamente a livelli insignificanti dal punto di vista tossicologico e successivamente non vi è più esposizione. Esaminiamo la storia patologica del signor Zambon: l'1 maggio del '91 abbiamo un ricovero presso l'ospedale di Mestre e la diagnosi è eteroplasia del polmone sinistro. Durante questo ricovero viene raccolta l'anamnesi, risulta consumare vino ai pasti e fumare 10 sigarette al dì dall'età di 17 anni. L'anamnesi riporta che nel 1976 ha subìto un intervento di laringectomia per neoplasia con svuotamento dei linfonodi sottomandibolare, non vi è però nel materiale depositato documentazione inerente questo ricovero, per cui riportiamo il dato solo in modo indiretto, cioè ricavato da anamnesi raccolta in altro ricovero. Il 12 marzo del '91 è stato sottoposto ad un esame istologico, sempre nell'ambito del ricovero, da cui è stato dimesso in maggio, e l'esame istologico ha evidenziato citologia maligna epiteliale coerente con carcinoma epidermoide. Il 17 maggio '91, dopo l'intervento chirurgico di asportazione della massa neoplastica, il pezzo operatorio venne sottoposto ad esame macroscopico e microscopico. La massa neoplasica ha le dimensioni di centimetri 5 ed interessa il lume bronchiale principale, i linfonodi periferici e il tessuto sottopleurico. Viene tipizzata istologicamente e la diagnosi è carcinoma epidermoide moderatamente differenziato. Il 21 maggio vi è la dimissione e vi è un'epicrici, redatta dai medici del servizio di Chirurgia toracica dell'ospedale di Mestre, che segnalano in modo schematico tutto quanto è stato sopra descritto. Il 4 gennaio '93 il paziente viene ricoverato all'ospedale di Mestre, la malattia è una sindrome ipercalcemica da metastasi ossee, cioè le metastasi ossee comportano distruzione di matrice ossea e quindi massiccia mobilitazione in circolo di calcio, il quale determina questi effetti che vengono inquadrati nel termine di sindrome ipercalcemica, contemporaneamente vi è insufficienza respiratoria in paziente già sottoposto a lobectomia superiore destra polmonare per carcinoma epidermoide, con recidiva omo-laterale e controlaterale. Il paziente decede il 22 febbraio del '93 per neoplasia broncopolmonare destra con metastasi diffuse.

LOTTI - Si tratta di un paziente per il quale c'è ampia evidenza di carcinoma epidermoide, insorto all'età di 58 anni, mentre per quanto riguarda il carcinoma della laringe il dato è esclusivamente anamnestico. Si tratta di un paziente che, se ha avuto, ha avuto una esposizione irrilevante a CVM, a fronte di questo c'è un'evidenza di abitudine al fumo con una esposizione cumulativa di almeno 20 pacchetti/anno. Quindi si tratta di una neoplasia polmonare certa, l'altra riferita, entrambe riconoscono nel fumo un importante fattore eziologico.

OSCULATI - Entrambe invece non riconoscono, come possibile fattore eziologico, l'esposizione a CVM o PVC, del tumore laringeo abbiamo parlato in una precedenza udienza ed appunto abbiamo escluso, come escludiamo in questi casi di oggi, per il carcinoma del polmone che sia possibile che il CVM determini questa patologia. Al contrario, come avete sentito, il fumo di sigaretta è il maggiore fattore di rischio, direi il preminente fattore eziologico di entrambi questi carcinomi, per cui dobbiamo concludere senz'altro per due neoplasie, di cui una documentata e una riferita, di origine sicuramente diversa dalla esposizione professionale a CVM, che tra l'altro è stata del tutto irrilevante.

 

ZAMBON VIRGILIO

 

COLOSIO - Ci occupiamo del caso del signor Zambon Virgilio, che è nato il 16 maggio del '40 ed è deceduto il 30 maggio del '97. E` il 35esino dei 37 nuovi casi, che sono stati depositati nel luglio del 1998, nell'ambito di quell'udienza i consulenti tecnici del Pubblico Ministero hanno concluso per carcinoma polmonare diagnosticato nel '97, decesso 30 maggio del '97. Pagina 81 del verbale di udienza. Dall'esame della storia lavorativa emerge che ha lavorato dal '64 al '78 presso il reparto CV6/8 come insaccatore autoclavista capo turno. Nel reparto CV6 era presente il CVM, nel reparto CV8 no. Ipotizziamo che abbia sempre lavorato comunque a CV6, quindi sempre esposto al CVM, e ipotizziamo che delle tre mansioni espletate abbia svolto sempre quella a più elevato livello di esposizione, cioè quella di autoclavista. Ne ricaviamo, in base all'ipotesi peggiore possibile, che è stato esposto a concentrazioni superiori alle 500 PPM nel '64 e nel '75, comprese tra le 200 - 500 PPM nel '66 e nel '73, tra le 5 - 50 PPM nel '74 e nel '75 e inferiore ai 5 PPM dal '76 a '78. Nel '78 l'esposizione a CVM di questo paziente è terminata, perché si è spostato in un altro reparto, svolgendo l'attività di analista superiore capo turno controllo cianuro. Quindi non è stato esposto al CVM. Identifichiamo quindi, accogliendo l'ipotesi peggiore possibile, un periodo di esposizione compreso tra il '64 e il '73, nove anni circa, a concentrazioni significative, in grado potenzialmente di determinare l'insorgenza di manifestazioni tossiche. Passiamo all'esame della storia patologica: questo paziente viene ricoverato il 27 marzo del '97, come già segnalato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero, la diagnosi ospedaliera è carcinoma squamoso polmonare sinistro con versamento pleurico consensuale e metastasi cerebrali, epatiche e renali. Ipertensione arteriosa, diabete mellito. Il mese dopo vi è indicazione del rapido peggiorare della situazione, un altro ricovero ospedaliero indica carcinoma squamoso polmonare sinistro con metastasi diffuse spleniche, cerebrali, epatiche, renali. Ipertensione arteriosa, diabete mellito. E dopo 15 giorni, il 30 maggio, vi è il decesso in ospedale del paziente per eteroplasia polmonare plurimetastatizzata e collasso cardiocircolatorio. Non era presente in questo materiale dati inerenti l'abitudine al fumo di questo paziente, le abbiamo trovato in una relazione, che ha redatto sul caso la dottoressa Franca Alborghetti, che è una specialista in Medicina del lavoro, che segnala che il signor Zambon è stato in passato un forte fumatore, circa 30 sigarette al giorno.

LOTTI - E` un paziente che sviluppa all'età di 57 anni un carcinoma squamoso al polmone sinistro, che lo porta a morte, una esposizione professionale particolarmente elevata per un periodo di tempo sufficientemente lungo a provocare le manifestazioni tossiche al cloruro di vinile monomero, tra le quali però non c'è il carcinoma polmonare. L'ipotesi più plausibile circa l'eziologia di questa malattia è l'abitudine al fumo di questo soggetto che è risultato fumatore di 30 sigarette al giorno. Non è dato di sapere per quanti anni, quindi una valutazione cumulativa non è possibile.

OSCULATI - Abbiamo nuovamente una neoplasia, che nessuno è in grado di ricondurre al CVM, la letteratura non lo evidenzia, lo abbiamo detto diverse volte, per cui, alla luce anche del fatto che abbiamo questo dato anamnestico, che non sappiamo per quanto tempo, ma è stato un forte fumatore, dobbiamo pensare che la prima ipotesi sia quella di attribuire appunto l'origine del carcinoma al fumo di sigaretta. Va comunque l'eziologia lavorativa, nonostante il fatto che l'esposizione ci sia stata a livelli decisamente elevati.

 

ZAMPIERI GIOVANNI

 

COLOSIO - Ci occupiamo del caso del signor Zampieri Giovanni. Il signor Zampieri è nato il 12 giugno del '28 ed è deceduto il 9 marzo del '98. E` il 36esimo dei 37 nuovi casi, che sono stati depositati nel luglio del 1998. Nell'udienza dell'1 luglio i consulenti tecnici del Pubblico Ministero hanno concluso con il seguente giudizio: carcinoma polmonare diagnosticato nel '97, decesso il i marzo del 1998. Pagina 91 del verbale di udienza. Esaminiamo la storia lavorativa: questo paziente ha iniziato la sua attività il 20 agosto del '56, l'ha svolta nel reparto AM10 sino al 30 settembre del '70 come quadrista, addetto alla distillazione ed assistente di turno. Tale attività non comportava esposizione a CVM o PVC. Successivamente l'1 ottobre del '70 e sino al 29 settembre dell'83 è stato assistente di turno nel reparto TD4//5, anche in questo caso non è stato esposto a CVM. Vorremmo segnalare che, quando il caso è stato segnalato all'attenzione della Procura della Repubblica, è stato riportato che era dipendente del Petrolchimico di Marghera dal '59, quindi 3 anni dopo rispetto alla data attribuita dalla Guardia di Finanza, al 1983, dato quest'ultimo consistente con quello proposto dalla Guardia di Finanza, con la qualifica di assistente di turno addetto al reparto CV15 ed altri reparti CVM e solo successivamente reparti AM e TD. Questa ipotesi quindi meriterebbe una verifica, non possiamo ipotizzare livelli di esposizione perché non sappiamo quale sarebbe stata la mansione espletata. Per quanto concerne l'anamnesi patologica l'8 settembre del '97 è stato ricoverato in ospedale e la diagnosi è stata: neoformazione polmonare, carcinoma adenosquamoso. Di questo ricovero purtroppo è disponibile solo la lettera di dimissione, per cui non abbiamo altri dati utili a valutare questo caso. Il 9 gennaio del 1998 è stato ancora ricoverato in ospedale, la diagnosi è stata neoformazione polmonare sinistra, carcinoma adenosquamoso con metastasi ossee. Anche in questo caso la documentazione è scarsa e purtroppo assenza di dati anamnestici. Sappiamo che questo paziente è deceduto il 9 marzo del 1998, non abbiamo però documentazione disponibile circa il decesso, né possiamo segnalare se fumasse e, in caso affermativo, quale fosse la quantità di tabacco consumata quotidianamente.

LOTTI - E` un paziente che sviluppa all'età di circa 70 un tumore misto del polmone, adenocarcinoma e tumore squamoso, una varietà relativamente rara. Questo paziente apparentemente non è stato esposto, non sappiamo nulla del fumo, quindi non possiamo attribuire in via ipotetica nessuna eziologia a questo adenocarcinoma squamoso, ma certamente possiamo escludere quella di CVM.

OSCULATI - Patologia che non riconosce tra le possibili cause, delle quali non abbiamo notizia diversa da questa, non può riconoscere eziologia di tipo esposizione lavorativa a CVM, per cui in ogni caso deve essere escluso nel novero delle patologie professionali attribuite alla sostanza.

 

ZANELLA DARIO

 

COLOSIO - Ci occupiamo del caso del signor Zanella Dario. Il signor Zanella è nato il 9 ottobre del 1915 ed è deceduto il 20 marzo del 1990. I dati sono contenuti nel faldone numero 28, il caso del signor Zanella è stato trattato nell'udienza del 17 giugno e il dottor Bai ha segnalato: è una sospetta neoplasia polmonare, c'è bisogno di una conferma evidentemente, è una diagnosi esclusivamente radiografica e non c'è l'istologico, per cui non c'è proprio la certezza. Pagina 51 del verbale di udienza. Esaminiamo la storia lavorativa: il signor Zanella Dario ha iniziato il 15 febbraio del '71 attività lavorativa presso la Carovana Caricatori e Scaricatori Marghera e ha continuato tale attività fino al 23 marzo del 1992. Non sappiamo se tale attività abbia comportato presenza continuativa al Petrolchimico. Accettando l'ipotesi peggiore possibile, cioè addetto all'incasso per l'intero periodo considerato, sarebbe stato esposto a concentrazioni, che sono quantificabili, prendendo come riferimento i dati della dottoressa Pirastu, comprese tra 5 - 50 PPM. Dall'1 marzo del '72, e sto verificando questi dati, ma sono così, perché qui si sovrappongono due periodi, però mi sembra poco importante perché si tratta di pochi giorni allo stesso livello di esposizione, sino al 16/10/1975, data della cessazione dell'attività, ha lavorato come incassatore nel reparto CV6. In questo caso sappiamo che ha sempre svolto tale attività e che sarebbe stato esposto, in base ai dati della dottoressa Pirastu, a concentrazioni comprese tra 5 e 50 PPM. Conclusione quindi: esposizione incerta dal '71 al '72, certa dal '72 al '75, sempre a concentrazioni inferiori a quelle capaci di causare manifestazioni tossiche. Il soggetto, il signor Zanella Dario, nel 1975 ha partecipato all'indagine Fulc, l'indagine ha evidenziato che era fumatore da 30 - 40 anni, di più 20 - 30 sigarette al giorno. Questo è l'unico dato significativo evidenziato insieme a quello di un esame radiografico del torace, che ha concluso segnalando: accentuazione della trama broncovasale. Questo dato dell'accentuazione della trama broncovasale rappresenta anche il giudizio conclusivo dell'indagine Fulc. Il 23 ottobre dell'89 il signor Zanella viene dimesso dopo un ricovero presso l'ospedale di Dolo. Il paziente era stato ricoverato per frattura cranica in soggetto con demenza senile, portatore di igroma fronto-parietale-bilaterale. Nell'ambito degli accertamenti effettuati per questo evento traumatico, viene evidenziato il sospetto di neoplasia polmonare sinistra. Viene evidenziata, questa sospetta neoplasia, dall'indagine radiografica del torace e una stratigrafia, non è disponibile una tipizzazione istologica perché il paziente non ha accettato di sottoporsi a questo tipo di esame. Il 15 marzo 1990 vi è ancora un ricovero presso l'ospedale di Dolo per esiti di frattura cranica in soggetto con demenza senile, portatore di igroma fronto-parientale-bilaterale. Vi è ancora il sospetto di neoplasia polmonare sinistra. Purtroppo i dati in nostro possesso si fermano qui e cercheremo comunque di commentare questo caso.

LOTTI - Si tratta di un paziente di cui non sappiamo la causa di morte. Probabilmente non ha nulla a che fare con la patologia professionale perché probabilmente è un esito di questa frattura cranica, perché muore pochi giorni dopo l'ultimo ricovero, che porta questo tipo di diagnosi. Quindi non è chiaro se questo paziente abbia o meno una neoplasia polmonare, è assolutamente insufficiente fare qualsiasi ipotesi sulla base di esclusivamente di una radiografia del torace. Quindi l'esposizione al CVM è stata relativamente modesta in termini di durata e certamente irrilevante in termini di concentrazione e semmai avesse avuto una neoplasia polmonare, che dubito sia stata la causa di morte in questo paziente, visti i tempi di questi eventi patologici, questo paziente era sicuramente un forte fumatore, fumando 20 - 30 sigarette al dì da 30, 40 anni. Quindi io credo che sia uno dei quei casi indecidibili, visto che non abbiamo neanche la diagnosi certa di neoplasia polmonare.

OSCULATI - In ogni modo, fatte salve queste forzate riserve sulla conferma della diagnosi, bisogna ribadire che, se fosse mai confermato questo sospetto di neoplasia polmonare, bisognerebbe escludere nella sua genesi un ruolo del CVM, altrettanto per l'altro, sur abbastanza così incompleto di un problema cerebrale traumatico ed involutivo senile. Naturalmente a maggior ragione il CVM non c'entra nulla, anche perché, abbiamo sentito l'esposizione, è stata senz'altro a livelli insufficienti a generare problemi tossici.

 

ZANELLA MARIO

 

COLOSIO - Il signor Zanella Mario è nato il 16 dicembre del 1924 ed è deceduto il 25 ottobre del 1981. I dati sono contenuti nel faldone 182, il caso del signor Zanella Mario è stato affrontato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 17 giugno 1998 e il parere è stato il seguente: tumore polmonare, adenocarcinoma del lobo superiore. Parere espresso dal dottor Bai, verbale del 17 giugno 1998, pagina 51 del verbale di udienza. Analizziamo l'anamnesi patologica: ricaviamo da un referto di una visita medica periodica in azienda, eseguita nel 1967, che fuma 5 - 6 sigarette al giorno. Troviamo una segnalazione radiografica del 16 maggio del '67, che segnala un modesto grado di enfisema polmonare. Troviamo il 19 maggio del '71 sul libretto sanitario aziendale il dato che fuma 7 - 8 sigarette al giorno. E` il 21 dicembre dello stesso anno, che ha ridotto il fumo a 4-5 sigarette. Il 2 di aprile del 1981 abbiamo il ricovero, un ricovero presso l'ospedale di Mestre. Il ricovero è per una neoplasia polmonare, non appena giunti a tale diagnosi i sanitari del reparto trasferiscono il paziente in reparto di chirurgia. Abbiamo quindi dati inerenti questo ricovero nel reparto di chirurgia che sono i seguenti: neoplasia del polmone destro, regione apicale, adenocarcinoma a cellule chiare, metastatizzazione pleurica, diffusione extrapleurica, invasione mediastinica diffusa, sospetto interessamento dei lobi residui. Viene sottoposto a lobectomia palliativa. Nell'ambito degli accertamenti effettuati risulta essere fumatore di 10 sigarette al giorno e si evince che la patologia è stata evidenziata nel corso di un controllo Rx grafico del torace di routine che era stato effettuato due mesi prima.

LOTTI - Si tratta di un paziente che sviluppa un adenocarcinoma polmonare all'età di 57 anni, ha avuto una esposizione lavorativa discreta per 5 anni e dopo o è irrilevante o non è esposto. Pur mantenendo la posizione per cui il cloruro di vinile monomero ne il polimero causano tumori polmonari, l'eziologia alternativa è difficile da evincere in questo caso perché il fumo è stato decisamente modesto almeno da 4 a 10 sigarette al giorno. A meno che si tratta di un under reporting, cosa che non avviene così frequentemente nel fumo nel caso dell'alcool, rimane l'unico debole elemento per quanto riguarda l'eziologia di questa neoplasia che ha portato a morte il signor Zanella.

OSCULATI - Il punto fermo nel determinare la possibile sussistenza di un nesso di causa tra la patologia e quindi il decesso e l'attività lavorativa, rimane l'evidenza, la mancanza, l'assoluta mancanza di evidenza scientifica del fatto che il CVM determini, favorisca, faccia insorgere il tumore del polmone. Compreso naturalmente questo istotipo.

 

ZORZETTO ROMEO

 

COLOSIO - Affrontiamo ora il caso del signor Zorzetto Romeo che è nato il 7 giugno del '47 ed è deceduto il 24 febbraio del '96. E` uno dei nuovi casi depositati nel luglio del '98. Il parere dei consulenti tecnici del Pubblico Ministero espresso l'1 luglio del '98 è stato il seguente: carcinoma polmonare diagnosticato nel '94, decesso il 24/2/96. Pagina 82 del verbale di udienza. Esaminiamo la storia lavorativa: è iniziata l'8 novembre del '72, questo soggetto da questa data o forse dall'altra data riportata dalla Guardia di Finanza che è 1 febbraio '93, comunque anche in questo caso si tratta di pochi mesi per cui ritengo che non sia fondamentale stabilire quale delle due sia esatta, sino al 30 settembre del '95 è stato lubricista addetto alla Isola Nord. Tale attività, a nostro avviso, non ha comportato esposizione a CVM, ed è cessata il 31 ottobre del '95. Vorremmo però segnalare per completezza che vi è un collega del lavoro del signor Zorzetto, che è il signor Chinellato, che dichiara che insieme allo stesso Zorzetto lavorava presso il reparto CV15 e CV6 quando entrambi erano lubricisti. Questo dato che non trova conferma nell'anamnesi della Guardia di Finanza meriterebbe verifica, evidentemente non siamo in grado nemmeno di ipotizzare livelli di esposizione non avendo conoscenza delle caratteristiche della mansione di lubricista, che io personalmente non so esattamente cosa significhi. Il 19 settembre del '94 è stato ricoverato in ospedale con una diagnosi di: nodulo polmonare destro del lobo medio. Durante il ricovero è stato evidenziato alla raccolta nell'anamnesi che da 25 anni è fumatore di 20 sigarette al giorno. Il 4 ottobre del '94, ulteriore ricovero probabilmente per approfondire questa diagnosi già avanzata in precedenza, con diagnosi di: nodulo polmonare destro, adenocarcinoma. Durante tale ricovero abbiamo gli esiti di un esame citologico eseguito da un agoaspirato prelevato con guida TAC dal polmone destro. L'esame conclude per: quadro citologico compatibile con adenocarcinoma. Abbiamo poi il 28/10/84 la raccolta dell'anamnesi che conferma che il paziente da 25 anni fuma 20 sigarette al giorno. Successivamente evidentemente questo paziente inizia un ciclo di terapia palliativa, in questo caso chemioterapia, e in effetti abbiamo traccia nel '95 di numerosi ricoveri ricoveri finalizzati all'esecuzione di tale terapia. Si segnala carcinoma polmonare, ma ad un certo punto compare la segnalazione di metastasi cerebrali; sappiamo infine che questo paziente è deceduto il 24 febbraio del '96, ma non abbiamo documentazione su questo evento che sembra comunque correlato a questa patologia segnalata.

LOTTI - Paziente che sviluppa in età relativamente giovanile, a 47 anni, un adenocarcinoma polmonare. Paziente che non è stato esposto, se lo è stato lo è stato in modo erratico, inconsistente, d'altra parte ha fumato 20 sigarette al giorno per 25 anni. Quindi un adenocarcinoma sulla cui eziologia l'unico riferimento possibile è il tabagismo.

OSCULATI - Abbiamo riferimento un concreto per entità e per durata dell'esposizione al tabacco. L'esposizione al CVM non può essere considerata consistente e comunque questo tipo di patologia non riconosce tra le possibili cause, concause o promotori il CVM.

COLOSIO - Con Zuin Guerrino trattiamo l'ultimo caso di neoplasia polmonare in programma per oggi, ne troveremo ancora qualcuno quando tratteremo le broncopneumopatie associate ad altra patologia, però quelli in cui patologia prevalentemente segnalate esauriscono con il signor Zuin.

 

ZUIN GUERRINO

 

COLOSIO - Il signor Zuin è nato il 12 dicembre del '21, è deceduto il 30 giugno del '94. I dati sono nel fascicolo 29; il caso è stato trattato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 17 giugno '98 e la diagnosi posta è stata la seguente: tumore polmonare. La diagnosi è del 1993, dottor Bai, pagina 54 del verbale di udienza. Esaminiamo l'anamnesi lavorativa del signor Zuin. Ha iniziato la sua attività il 23 gennaio del '53 essendo stato assegnato al reparto AC11 ove si è occupato dell'acetato di vinile monomero, ha svolto tale attività sino all'1 gennaio del '58 e non è stato esposto a CVM. Trattasi di altro prodotto chimico. Dall'1 gennaio '58 sino al 31 agosto del '77 ha lavorato al laboratorio chimico sezione emulsioni CPV tecnico operatore. Noi abbiamo segnato non esposto perché quello che ci sembrava essere il contenuto tecnico di tale mansione non potesse comunque prevedere una significativa esposizione a CVM, vi è evidentemente la possibilità che queste emulsioni di polivinile potessero essere contaminate da tracce di polimero e di monomero, in questo caso vi sarebbe stata un'esposizione che certamente non può essere ipotizzata significativa. Il 31 agosto del '77 ha cessato il rapporto di lavoro per risoluzione consensuale. Quindi in sintesi il signor Zuin non è mai stato nella sua carriera lavorativa significativamente esposto a cloruro di vinile monomero o polimero. Per quanto concerne l'anamnesi patologica abbiamo che il 12 ottobre del '93 è stato ricoverato all'ospedale di Dolo. La diagnosi dell'ospedale è stata: neoplasia polmonare destra. Alla raccolta dell'anamnesi è risultato essere stato fumatore sino a 6 anni prima di 20 sigarette al giorno. Il 22 maggio del '94, sempre ospedale di Dolo, metastasi ossee della neoplasia polmonare segnalata l'anno precedente.

LOTTI - Neoplasia polmonare destra non tipizzata insorta in questo paziente all'età di 73 anni. Non c'è esposizione a cloruro di vinile monomero, c'è evidenza di 20 sigarette al dì per molti anni.

OSCULATI - Abbiamo per l'ennesima volta questo tipo di situazione, una neoplasia polmonare, in questo caso non è identificato l'istotipo. Abbiamo un'assenza di esposizione a CVM, abbiamo comunque una patologia che dal CVM non può venire determinata; abbiamo invece il riferimento importante del fumo nella misura di 20 sigarette al giorno. Un livello che è ampiamente idoneo a addivenire causa di insorgenza di tumore polmonare. Dunque una patologia extraprofessionale che ha determinato la metastatizzazione e poi il decesso.

 

CANCIANI EUGENIO

 

COLOSIO - Riprendiamo l'ordine alfabetico non trattando più neoplasie polmonari ed affrontiamo il caso del signor Canciani Eugenio. Il signor Canciani è nato il 21 novembre del '32, è deceduto il 4 febbraio del '97. Il caso del signor Canciani non è stato valutato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero, è possibile però reperire agli atti la perizia del dottor Lafisca che, occupandosi di una neoplasia intestinale che ha colpito questo paziente e commentandola conclude che: per quanto concerne la neoplasia intestinale della quale il paziente è stato affetto, la probabilità che la malattia sia derivata dal lavoro, pur non essendo assente, è comunque molto bassa. Parere espresso dal dottor Lafisca. Esaminiamo la storia lavorativa del signor Canciani Eugenio: è iniziata il 4 marzo del '60, si è svolta sino al 30 giugno del '63 all'interno del reparto CV15. Quindi tre anni di questa attività, mansione imprecisata che in base all'ipotesi peggiore possibile, cioè attribuendo al soggetto l'esposizione più alta segnalata dalla dottoressa Pirastu per il reparto, è compresa tra 5 e 50 PPM. Successivamente il paziente si è trasferito al reparto CV14 ove ha lavorato dall'1 luglio '63 al 30 luglio '75, mansione imprecisata e quindi esposizione assolutamente non quantificabile. Qui abbiamo potuto tentare di ipotizzarla perché non vi era una variabilità di ordini di grandezza, qua parliamo di livelli di esposizione che possono variare anche di ordini di grandezza, cioè di dieci volte di differenza rispetto alla mansione e quindi ci è veramente impossibile tentare una quantificazione seria ed attendibile. Dall'1 agosto del '75 al 31 gennaio '85 ancora mansione imprecisata, ancora CV14 sempre non quantificabile l'esposizione. Dall'1 febbraio '85 al 30 ottobre '85 ancora mansione imprecisata nel reparto questa volta CV14/16, sempre impossibilità di quantificare l'esposizione. Ed infine dall'1 novembre '85 sino al 27 novembre '87 cassa integrazione, quindi non esposto. E` cessato il 27 novembre dell'87. Quindi questo dato è un errore di battitura. Per quanto concerne l'anamnesi patologica abbiamo che questo soggetto nel settembre del '95 è stato dimesso dall'ospedale di Mestre dopo essere stato sottoposto ad un intervento chirurgico per una raccolta ascessuale in sede parainguinale sinistra di un lipoma del funicolo spermatico in paziente che presenta una neoformazione renale sinistra. Nel gennaio del '96 è stato dimesso dall'ospedale di Mestre dopo ricovero per voluminosa neoplasia del terzo prossimale del sigma infiltrante la parete addominale anteriore in sede parainguinale sinistra ed infiltrante la cupola vescicale. Per questo motivo segnalo per completezza che in certe fasi era stata accennata la possibilità di una neoplasia vescicale, invece era l'infiltrazione di questo tumore d'altra sede. Durante il ricovero è stato sottoposto a una laparotomia esplorativa che ha evidenziato lisi aderenziale. E` stato sottoposto il paziente ad emicolectomia sinistra allargata discendente, rettostomia termino terminale, resezione della cupola vescicale, resezione in blocco della regione parainguinale sinistra infiltrata dalla neoplasia. Quindi un intervento, come si può vedere, altamente demolitivo. Il pezzo operatorio è stato sottoposto ad esame istologico e la diagnosi è stata di adenocarcinoma mediamente differenziato.

LOTTI - Si tratta di un paziente che sviluppa una neoplasia del colon, una malattia neoplastica molto comune che verosimilmente lo porta a morte. Gli adenocarcinomi del colon non riconoscono precisi fattori eziologici, anche qui c'è una miriade di studi epidemiologici, le fibre, l'emofibre, l'insalata, non insalata, i giornali sono pieni di queste cose, in realtà non ci sono, e non ci sono neanche malattie professionali note che causino un adenocarcinoma del colon. Quindi non riesco a capire la vaga conclusione del dottor Lafisca che dice che la probabilità è bassa, ma non assente, derivata dal lavoro. Non so quale lavoro, non so quale esposizione. Questo paziente l'esposizione a CVM è stata molto modesta in altri casi per altri periodi, non è possibile quantificarla, il cloruro di vinile monomero non dovrebbe, almeno non c'è nessuna evidenza che causi neoplasie dell'intestino. Non concludo.

OSCULATI - Invece dal punto di vista medico-legale dobbiamo comunque trarre una conclusione che è questa: che non c'è nessun dato nella letteratura mondiale che associ in qualche modo al CVM La neoplasia intestinale. Per cui in assenza di una evidenza scientifica che possa avvalorare ed asseverare questa ipotesi ed anche in assenza di una mancata quantificazione dell'esposizione, dobbiamo con tutta serenità escludere che questa patologia possa essere derivata dall'esposizione a CVM.

 

CAPPELLETTO VINCENZO

 

LOTTI - Signor Presidente, il prossimo caso di Cappelletto Vincenzo lo discuto io rapidamente perché è già stato discusso da noi in aula e per perseguire l'invito dell'avvocato della Parte Civile commenterò brevemente il parere dei dottori Totere e Miedico che sono stati emessi nella discussione precedente. Ve li leggo: nell'indagine clinica promossa dalla Fulc si dice espressamente che è sofferente per epatopatia cronica nella cui genesi ha giocato un ruolo importante l'esposizione a cloruro di vinile. Nel 1989 è stato operato di melanoma al dorso e nel 1997 è stato operato di carcinoma polmonare con asportazione del lobo polmonare destro. Per questo lavoratore l'origine del melanoma del dorso e carcinoma polmonare va attribuito come causa al CVM. Queste frasi lette molto in fretta si riferiscono al verbale del 25 settembre '98 a pagina 51. Quindi io ovviamente ho già discusso il melanoma, ho già discusso il tumore polmonare mi limito alla epatopatia cronica alla quale i periti fanno riferimento che a sua volta si riferisce alla indagine Fulc. L'indagine Fulc nell'anamnesi patologica riferisce una epatomegalia con aumento delle gamma GT e della bilirubinemia totale e un potus relativamente modesto di mezzo litro. Dopodiché non abbiamo più nessuna traccia di malattia epatica se non nel giugno dell'87 dove gli indici ematochimici di funzionalità sono nella norma, l'HBsAg è negativo, i trigliceridi sono aumentati, ed infine, parecchi ricoveri nell'88-'89 per coliche renali che in occasione dei quali è stata fatta una ecotomografia epatica che dimostra un fegato di dimensioni aumentate con ecostruttura iperriflettente e diffusamente un po' omogenea. Qui fare ulteriore informazioni riguardo a una eventuale diagnosi di epatopatia nel punto 5 dell'anamnesi in cui si riferisce 2 bicchieri di vino ai pasti però un volume corpuscolare medio di 103, a indicare che probabilmente quei due bicchieri di vino ai pasti è un sotto riporting dell'entità di alcool veramente assurda. Qui c'è da dire, primo, che fare una diagnosi di epatopatia è arduo con questi elementi, non ci sono elementi tali da farci pensare che ci sia stata una malattia del fegato in questo paziente prima del melanoma e poi del carcinoma polmonare che questo paziente ha avuto. Quindi non ci sono degli elementi per dire che ci sia una malattia di fegato, ci sono degli elementi, quali modeste alterazioni enzimatiche, il modesto aumento dei trigliceridi e il fatto che si tratti di un paziente diabetico, associato a una verosimile assunzione di alcool, il tutto può assolutamente giustificare queste modeste alterazioni epatiche che però, ripeto, non si configurano con un quadro di malattia. Per quanto riguarda il melanoma e la neoplasia squamosa al polmone abbiamo già detto la volta scorsa.

OSCULATI - Un brevissimo commento con un.. finalizzato all'accertamento medico-legale, ovviamente rimane quello che ha detto il professor Lotti sull'impossibilità di attribuire concretamente una epatopatia alla storia medica di questo paziente. I dati che abbiamo a disposizione non indicano affatto una epatopatia, indicano remotissime alterazioni modeste e più recentemente invece una sostanziale normalità, fatto salva per una immagine ecografica in presenza però di enzimi assolutamente normali. In ogni modo io riferendomi alla consulenza del dottor Totire e Miedico non vedo elementi nuovi e diversi rispetto a quelli che abbiamo commentato, in particolare riferire la diagnosi Fulc non aggiunge nulla se non altro per quello che ci compete ribadire come le diagnosi Fulc spesso fossero automatiche e non basate su un reale percorso diagnostico. Invece per quanto riguarda l'origine del melanoma che si è sviluppato al dorso e poi del carcinoma polmonare non si può che ribadire i nostri convincimenti basati sull'esame attento di tutta la letteratura in merito che escludono che il CVM possa determinare.., l'evidenza che il CVM possa determinare queste neoplasie e per cui non ci sembra un'evidenza proponibile in termini di causalità medico-legali.

 

DONOLATO AGOSTINO

 

LOTTI - Anche il prossimo caso, Donolato Agostino, è un caso che abbiamo già discusso. Qui sinceramente non so che dire, perché la diagnosi, il parere dei consulenti del Pubblico Ministero era Raynaud, il parere del dottor Miedico è: soffre di morbo di Raynaud o comunque di una forma a livello circolatorio simile al morbo di Raynaud tipica delle lavorazioni da CVM e PVC, perdita di capacità lavorativa valutata per il 30%. Ora qui noi l'altra volta abbiamo concluso che non vi è evidenza di malattia, quindi non è neanche il caso che io discuta sul 30%.

OSCULATI - Io mi limito appunto ad aggiungere che una forma di tipo circolatorio simile al morbo di Raynaud naturalmente non è affatto tipica della lavorazione con il CVM e PVC per le ragioni che il professor Lotti ha nel dettaglio precisato nella sua relazione introduttiva, e che in ogni modo non riesco a capire, non si fa nessun accenno alla menomazione funzionale che questa eventuale patologia circolatoria produce per cui una valutazione in termini civilistici mi sembra assolutamente improponibile in questi termini.

COLOSIO - Per utilità di chi poi deve trovare i nostri commenti, il signor Cappelletto era già stato discusso nell'udienza del 26 marzo del '99 e il signor Donolato il 26 febbraio del '99.

 

FACCHIN ALESSANDRO

 

COLOSIO - Ci occupiamo del caso del signor Facchin Alessandro che è nato il 6 aprile del '46 e i cui dati sono contenuti nel faldone 126. Il caso è stato trattato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 12 giugno '98 e il parere del dottor Bai è stato il seguente: epatopatia. Pagina 117 del verbale d'udienza. Segnaliamo che il caso è stato trattato nell'udienza del 25 settembre '98 dai consulenti tecnici Miedico e Totire, in particolare il dottor Miedico ha segnalato la presenza di turbe nervose, pagina 10 del verbale, mentre il dottor Totire ha segnalato una epilessia tardiva per la quale il paziente è stato pensionato all'età di 47 anni. Secondo il dottor Totire il paziente fatica a curarsi per questa epilessia perché non può assumere farmaci in quanto epatopatico ed anche questa epilessia sarebbe insorta a 36 anni, sarebbe, secondo il dottor Totire, di origine professionale perché il paziente è stato sicuramente esposto anche ad altri solventi la cui azione epilettogena è documentata in modo ampio, in particolare - sempre secondo il dottor Totire - è documentata soprattutto l'epilessia tardiva da toluene. Indagini sostengono che addirittura il 6-7% delle epilessia diagnosticate nel mondo siano di origine professionale. Pagina 13 del verbale d'udienza. Esaminiamo la storia lavorativa: questo soggetto ha iniziato la sua attività il 13 febbraio del '68 e ha svolto tale attività fino al 31 luglio dell'80 come autoclavista reparto CV14/16. I livelli di esposizione sarebbero stati, in base alla matrice di Pirastu e collaboratori, nel '67 e '73 compresi tra 200 e 500 PPM, dal '74 al '75 tra 5 e 50 ppm, e dal '76 all'80 inferiori alle 5 PPM. Successivamente dall'1 agosto '80 al 28 febbraio '81 è stato in addestramento nel reparto SA3, non è stato esposto a CVM, dall'1/3/81 sino al 31/12/87 operatore giornaliero SA3, non esposto, ed infine dall'1 gennaio '88 al 30 novembre del '93 dipendente Mont.eco Geo Ambiente e non esposto a CVM. Nella storia lavorativa di questo soggetto evidenziamo quindi un periodo di 5 anni, dal '67 al '73, nel quale è stato esposto a concentrazioni sufficienti a determinare l'insorgenza di manifestazioni tossiche. Esaminiamo l'anamnesi patologica: il signor Faggian Franco ha partecipato, Facchin Franco ha partecipato.., mi scuso, Facchin Alessandro ha partecipato all'indagine Fulc, in occasione di questa indagine ha riferito consumo di un litro di vino al giorno, ha mostrato alterazione della gamma GT, 280 unità litro, segni di epatomegalia con margine epatico inferiore debordante per meno di 3 centimetri all'arcata costale. L'indagine Fulc ha concluso segnalando una epatopatia cronica nella cui genesi ha giocato un ruolo importante l'esposizione a CVM. Qualche meso dopo l'indagine Fulc il paziente è stato ricoverato in ospedale, è stato dimesso con diagnosi di ipertensione arteriosa labile, lieve epatopatia nutrizionale; in occasione della raccolta dell'anamnesi di questo ricovero ha riferito di consumare un litro e mezzo di vino al dì, ha mostrato alterazione della GOT, pari a 53 unità litro, e nel corso del ricovero un volume corpuscolare medio di 96. La sideremia è risultata 231, la presenza di infezione da parte di virus dell'epatite virale B è stata cercata con esito negativo. Il 3 luglio del '78 il paziente è stato ricoverato in ospedale con diagnosi di dimissione di: epatopatia cronica ipertrofica, iperlipemia, neurodistonia. Durante il ricovero sono stati evidenziati valori di GOT di 22 e GPT di 20. E` stata effettuata una scintigrafia epatica che ha mostrato: fegato globalmente aumentato di volume per notevole ipertrofia relativa del lobo sinistro. Il potere di captazione del radiocolloide è mediocre e disomogeneo. Non sembra di apprezzare nel contesto del viscere sicure aree di deficit a focolaio. Il 5 novembre del '79, a seguito di una domanda di indennizzo di malattia professionale inoltrata all'Inail, si è ottenuta la risposta dell'ente assicuratore che ha riconosciuto il soggetto permanentemente inabile per il 15% per ipertrofia epatica, disturbi digestivi. Nel marzo dell'81 è stato ricoverato presso l'Istituto di Medicina del Lavoro di Padova, la diagnosi di accoglimento è stata la seguente: epatopatia da CVM. Dopo gli accertamenti del caso è stato dimesso e la diagnosi è stata: non elementi indicativi di patologia professionale, modesta epatomegalia. In questa occasione è stata evidenziato consumo di un litro di vino al dì ed alterazione della GOT con valori di 132 unità litro. Nell'83 vi è un altro ricovero di questo paziente, diagnosi di dimissione: trauma cranico da episodio lipotimico in paziente con epatopatia da cloruro di vinile . Durante il ricovero riscontro di Gamma GT alterate con transaminasi entrambi nella norma; incremento del volume corpuscolare medio, 102, e una lettera di dimissione che contiene tra l'altro la seguente frase: in realtà il paziente ha presentato negli ultimi tempi alcuni episodi lipotimici preceduti da disturbi neurovegetativi. E` verosimile che anche l'assunzione di bevande alcooliche sia in parte responsabile. 4 anni dopo, nell'ottobre dell'87, viene ancora ricoverato questo paziente e la diagnosi di dimissione è la seguente: episodio sincopale in paziente con ipertensione instabile, note di epatopatia. Durante il ricovero si evidenzia la Gamma GT a 524 unità litro, GOT 109 e GPT 64. Vi è notevole incremento del volume corpuscolare medio che raggiunge il valore di 108. Ancora assente l'infezione da virus dell'epatite virale di tipo B. Successivamente vi è un ricovero che è allegato alla consulenza del dottor Totire, numero 6 degli allegati, con diagnosi di dimissione di: riferiti episodi sincopali in soggetto con ipoglicemia a digiuno, ipertensione arteriosa in ulteriore accertamento, esotossicosi voluttuaria. Il 5 marzo del '90 ancora un ricovero presso l'Istituto di Medicina del Lavoro di Padova, ancora su richiesta dell'Inail, per epatopatia cronica da CVM. La diagnosi di dimissione è ancora una volta: non segni di patologia professionale. Durante il ricovero vi è riscontro di gamma GT 134, transaminasi, GOT 23 e GPT 24 unità litro. E` stata effettuata anche una ecografia epatica e il risultato dell'esame è: fegato aumentato di volume con ecostruttura un po' più grossolana e disomogenea, volume corpuscolare medio ancora lievemente aumentato, 98. Il 17 marzo del '90 vi è una lettera di dimissione dell'Istituto di Medicina del Lavoro dell'università degli studi di Padova che segnala che gli accertamenti per epatopatia cronica sono ancora in corso, viene segnalata dislipidemia, colesterolo 317, trigliceridi 398 e ipertensione arteriosa sistolica, 100 mm di mercurio. Il 19 marzo del '91 il paziente viene ricoverato, la diagnosi di dimissione è: crisi convulsiva isolata in paziente con macrocitosi da epatopatia tossica, dislipidemia ed iperuricemia. Durante il ricovero la GOT è risultata 384 unità litro, la GOT 22 e la GPT 23. Vi è una ulteriore ecografia epatica che indica: fegato di dimensioni aumentate con ecostruttura iperriflettente e diffusamente un po' disomogenea senza lesioni di tipo focale. Volume corpuscolare 103, assenza di infezione da parte di virus dell'epatite virale di tipo B. La lettera di dimissione segnala che l'episodio ha sicuramente carattere comiziale mentre l'eziopatogenesi rimane incerta anche se verosimilmente su base tossica, tossicosi etilica. Il raccolto anamnestico realizzato in occasione di questo ricovero permette di ricostruire meglio la storia di questo paziente, per due anni non ha avuto problemi, in ottobre '89 ebbe un episodio di perdita di coscienza per qualche minuto, il 27 febbraio l'episodio comiziale che ha portato al ricovero. Anche questo referto è allegato alla consulenza del dottor Totire. Il 21 marzo del '91 vi è una TAC cerebrale che mostra una situazione nella norma, l'esame è eseguito anche con somministrazione di mezzo di contrasto. L'elettroencefalogramma mostra un tracciato nella norma. Anche questo referto è allegato alla consulenza Totire. Il 29/3/91 ricaviamo da cartella clinica di ricovero ospedaliero che il paziente è in terapia con gardenale, che è il nome commerciale di un preparato a base di fenobarbital, che è un barbiturico utilizzato per controllare le crisi di tipo comiziale, le crisi epilettiche. Nella relazione del 6/10/98 dei consulenti del Pubblico Ministero viene riferito nel 1992 un valore di Gamma GT di 443.

LOTTI - Si tratta di un paziente per il quale i periti del Pubblico Ministero indicano solo una epatopatia, mentre i periti delle Parti Civili avanzano una ipotesi più complessa, avanzano l'ipotesi secondo la quale questo paziente ha sì una epatopatia da cloruro di vinile ma questa epatopatia interferisce nella terapia di questo paziente per un'altra malattia, l'epilessia, a sua volta causata dal toluene, che sarebbe presente nel posto di lavoro. Quindi bisogna dividere la discussione, parliamo prima dell'epatopatia e poi dell'epilessia. Però, per togliere il campo dalle esposizioni, vediamo brevemente che ha avuto una esposizione di 6 anni a dosi discretamente elevate e dopo ha avuto un'esposizione del tutto irrilevante. Per quanto riguarda l'esposizione al toluene non è nota, non è documentata e non mi risulta che ci sia in quelle mansione. Detto questo vediamo la patologia che presenta questo soggetto. Nel 1975 ha, gli ultimi elementi che abbiamo che si riferiscono al 1998, vi è un costante, continuo, altalenante alternarsi di segni di sofferenza epatica, questi consistono in movimenti delle transaminasi ma soprattutto l'elemento costante e caratteristico è un aumento della gamma GT particolarmente elevato, perché raggiunge anche valori superiori ai 500. A questo si associano alcuni riscontri ecografici, sostanzialmente aspecifici, ma che comunque indicano un aumento delle dimensioni del fegato e una alterata immagine ecografica del parenchima epatico. In più alterazioni del metabolismo lipidico. Il tutto si associa a disturbi digestivi, dal punto di vista soggettivo, mentre non ci sono evidenza di infezione da virus C, cioè non è stato fatto, mentre è stato fatto il test per l'HBsAG che è risultato negativo. Non ci sono dati di tipo istologico e quindi è difficile definire in modo più preciso questa epatopatia che con molta probabilità c'è. Per quanto riguarda la causa di questa epatopatia mi pare evidente che il suo progredire nell'arco degli anni a notevole distanza dalla fine dell'esposizione a cloruro di vinile e la concomitante abitudine all'alcool, indichino che probabilmente questa epatopatia è correlata all'abuso alcoolico. Questo paziente beveva un litro e mezzo di vino al giorno e in più, almeno 3 ricoveri, vi è una menzione specifica all'abuso alcoolico nelle conclusioni diagnostiche. Ad ulteriore conferma il volume corpuscolare medio che come abbiamo detto è un indice di tossicosi etilica è sempre costantemente elevato fino a raggiungere valori particolarmente elevati come quello riscontrato di 108. Quindi in conclusione questo paziente ha una, probabilmente una epatopatia cronica di tipo alcoolico. Poi il paziente presenta una epilessia. Io vorrei brevemente dire di cosa stiamo parlando, el'epilessia piuttosto che una singola entità nosologica la possiamo definire un fenomeno clinico perché si associa a molte forme cliniche e riconosce molte cause. L'epilessia è un fenomeno clinico, come appunto detto, che ha delle manifestazioni cliniche particolarmente impressionanti ed è legato a delle alterazioni della situazione elettrica di gruppi di neuroni all'interno dell'encefalo. Per cui all'inizio vi sono dei potenziali elettrici che si vengono a formare ad elevata frequenza in un gruppo specifico di neuroni che determinano una depolarizzazione della membrana del neurone piuttosto prolungata. Questa situazione è determinata da delle variazioni nei flussi di ioni tra la matrice extracellulare e il neurone e in particolare sodio e calcio che sono quegli elettroliti che poi determino le condizioni di polarizzazione o depolarizzazione della membrana del neutrone e quindi l'attività elettrica del neurone. A questa fase di potenziali ad alta frequenza segue un'altra fase prolungata di post-potenziali che invece sono mediati da altri elettroliti, quali il potassio oppure da neurotrasmettitori che sono quei mediatori chimici con i quali i neuroni colloquiano tra di loro, come l'acido gamma amminobutilico. Da questo nucleo di neuroni poi può esserci un reclutamento dei neuroni circostanti per cui manifestarsi il quadro generalizzato dell'epilessia. Quindi sulla base di questi meccanismi e del riscontro clinico di queste manifestazioni si distinguono varie forme di epilessia, sostanzialmente se ne distinguono due, una epilessia parziale e una epilessia generalizzata. L'epilessia parziale a sua volta ha diverse sottoclassificazioni, la epilessia semplice, parziale, ha origine di solito da parti del cervello molto piccole, molto limitate; durante la crisi il paziente mantiene lo stato di coscienza e il riscontro dell'attività elettrica del cervello mediante l'elettroencefalogramma qualche volta dà dei segni caratteristici, qualche volta può essere addirittura normale. L'epilessia parziale complessa invece si differenzia da questa che vi ho appena descritto sul piano clinico, nel senso che in questi pazienti vi è perdita di coscienza durante la crisi epilettica e in questo caso quasi sempre il riscontro elettroencefalografico è negativo. Oppure possiamo, almeno l'epilessia parziale, con una generalizzazione secondaria. Invece l'epilessia generalizzata si distingue abitualmente, classicamente in due forme, cosiddetto piccolo male e grande male. Il piccolo male è caratterizzato da delle crisi epilettiche molto brevi che comportano una concomitante perdita della coscienza però non sono caratterizzate da alterazioni della postura, l'elettroencefalogramma è positivo e molto caratteristico. Le crisi di grande male invece sono molto più prolungate, anche qui c'è perdita della conoscenza, e in associazione a questo ci sono delle gravi alterazioni della postura durante la crisi. Anche qui l'elettroencefalogramma è positivo e caratteristicamente positivo. Le epilessie riconoscono moltissime cause, alcune sono congenite e nel bambino sono abbastanza frequenti, l'iperpilessia può scatenare una crisi epilettica ad un bambino e non discuterò le cause del bambino. Discutiamo le cause dell'adulto che sono molto numerose. Innanzitutto l'insufficienza epatica ed altre gravi malattie dismetaboliche. Per esempio delle gravi alterazioni dei livelli degli elettroliti nel sangue, sodio, potassio, oppure delle gravi alterazioni del metabolismo degli zuccheri, per esempio, l'ipoglicemia. Accanto a queste cause metaboliche nell'adulto abbiamo neoplasie, molto spesso l'insorgenza di una neoplasia cerebrale avviene con un esordio, con una crisi epilettica, fenomeni vascolari, cerebrali, che spesso hanno come immediata conseguenza l'instaurarsi di una condizione di epilessia, e poi l'uso, l'abuso e l'astensione da certe sostanze. Allora, per esempio ci sono dei farmaci, alcuni antibiotici per esempio, i chilonolici, alcuni farmaci broncodilatatori, la teofillina e l'amminofillina che possono causare crisi epilettica. Esistono dei farmaci psicotropi, come litio, i farmaci antidepressivi etc. che anch'essi possono provocare una epilessia e per quanto riguarda i farmaci di abuso, cioè quei farmaci sostanzialmente d'azione sedativa, quali sono le benziodiazepine e i barbiturici e l'alcool, che è un sedativo, la crisi epilettica viene in modo caratteristico non per eccesso di questi farmaci, ma la sospensione rapida, repentina di queste sostanze in coloro che ne abusano. Ma la causa forse più frequente di epilessia sono i traumi cranici. I traumi cranici nel 5-25% dei casi di soggetti che abbiamo avuto un trauma chiuso, trauma del cranio chiuso, hanno la probabilità di sviluppare epilessia, mentre questa percentuale aumenta in modo clamoroso, sino al 50%, qualora vi sia una stata frattura del cranio.. che immediatamente ledono la corteccia cerebrale, oppure in caso di emorragie intracraniche con lo stesso meccanico di tipo compressivo. L'epilessia post-traumatica, che vi diceva è tra le più frequenti, avviene di solito entro una anno dal trauma, ma sono ampiamente noti e documentati casi che insorgono sino a 10-15 anni a distanza del trauma cranico. Questo paziente ha avuto la prima crisi epilettica nel 1983, anche se dall'anamnesi si ricava che è stata preceduta da vari episodi di tipo lipotimico e da.., in occasione di uno di questi episodi di tipo lipotimico, ha avuto un trauma cranico che ha richiesto un ricovero ospedaliero. Successivamente all'83 ci sono stati altri episodi sincopali o lipotimici apparentemente preceduti da disturbi neurovegetativi come spesso accade in alcune forme di epilessia, per cui non è chiaro se questi episodi lipotimici siano tali o rappresentino delle forme di epilessia parziale e quindi riconducibile tutti allo stesso problema. Comunque nel '91 c'è una franca descrizione di una crisi convulsiva, il paziente con macrocitosi, epatopatia tossica, dislipidemia e iperuricemia. L'elettroencefalogramma di questo paziente è risultato normale ma abbiamo visto come questo non sia un elemento dirimente per la diagnosi di epilessia. La causa dell'epilessia di questo paziente: qui vi è una serie di possibili cause in base a quanto vi ho brevemente accennato prima, innanzitutto il trauma, il trauma del 1983 che certamente può essere uno dei fattori che hanno determinato l'insorgenza di questa epilessia. In più questo paziente ha avuto una crisi ipoglicemica almeno, una documentata in un ricovero ospedaliero, e vi ho detto come la ipoglicemia sia una frequente causa di cristi epilettica. E` anche possibile che questo paziente abbia avuto dei momenti di astensione brusca dall'assunzione di alcool, e abbiamo visto che anche questa evenienza è una delle possibili cause di scatenamento di una crisi epilettica. Quindi queste sono le cause più ovvie in questi pazienti. Il perito delle Parti Civili però indica il toluene come una possibile causa di epilessia in questo paziente e soprattutto però fa una affermazione un po' troppo azzardata dicendoci che il 7% delle cause sono di origine professionale. Ma al di là di questo mio commento vediamo cosa dice la letteratura riguardo all'epilessia da toluene. Ora il toluene è una sostanza che non credo sia stata usata nell'ambiente di lavoro di questo soggetto ma che comunque è ampiamente usata nell'industria, è quell'omologo superiore del benzene che lo ha sostituto nella maggior parte della lavorazione, dal 1965 quando la nostra legge impedisce l'uso industriale del benzene in quanto sostanza che provoca il tumore. Quindi ci sono svariate, migliaia e migliaia di persone in tutto il mondo esposte a toluene e non mi risulta di nessun caso di epilessia mai descritto in soggetti esposti professionalmente. Il toluene è relativamente poco tossico e se fa qualcosa è poco o niente a livello del fegato come induttore enzimatico. Esiste però un riferimento all'epilessia causata dal toluene in una casistica di soggetti che abusano di toluene, il toluene è una di quelle cosiddette street drugs, cioè quei farmaci, quei farmaci, quelle sostanze disponibili per la strada con le quali in alcune zone del mondo, soprattutto nelle zone più povere, in America Centrale soprattutto, è una sostanza di abuso particolarmente popolare. Quindi in soggetti che inalavano quantità colossali di toluene per motivi di abuso vi era una elevata incidenza di epilessia, che poi sia la conseguenza della esposizione così elevata al toluene oppure no è difficile da dire visto il numero limitato dei casi, comunque è ragionevole pensare che alte esposizioni a toluene possono determinare una patologia del genere, perché sappiamo che parallelamente determinano sordità per lesione del nervo acustico e quindi la capacità degenerativa sul sistema nervoso del toluene ad elevatissime concentrazioni è ampiamente dimostrata. Questo soggetto però non è che abusasse di toluene, almeno non risulta questo, e quindi è improbabile che questo soggetto anche fosse stato esposto a toluene la sua esposizione abbia potuto raggiungere concentrazioni così elevate come quella che avviene in coloro in cui abusano di toluene da provocare una degenerazione del sistema nervoso centrale. L'evidenza che noi abbiamo circa la tossicologia del benzene a questi livelli è comunque particolarmente interessante e vorrei citarvela, perché il toluene in esperimenti sugli animali ha un comportamento bifasico, no mi sbaglio, non è la parola giusta, ha un comportamento opposto a seconda della dose. Ancora un altro esempio di un concetto sul quale io ho insistito in modo ossessivo, mi rendo conto, ma che in tossicologia è la regola fondamentale. Allora, sono stati somministrati alcuni solventi a degli animali e si è visto che effettivamente dosi molto elevate di toluene causavano una sintomatologia simile epilettica. Però dosi basse di toluene provocavano l'effetto opposto, cioè proteggevano gli animali dalle scosse epilettiche indotte dall'elettroshock, quindi un esempio di effetti diametralmente opposti di una sostanza in rapporto all'entità dell'esposizione. Questo ad ulteriore conferma di quel discorso sulle interazioni e sulle concause etc. che probabile discuteremo ampiamente anche nelle udienze successive, però questo è un altro esempio dove si dimostra che la dose è un fattore, è un elemento di fondamentale importanza; quindi in conclusione questo paziente ha una epilessia che non è chiaro esattamente di quale forma sia, probabilmente una epilessia parziale o semplice o complessa, e che è insorta in età relativamente tardiva e successivamente ad un trauma. In aggiunta al trauma altre ipotesi sono, come ho detto, l'ipoglicemia e l'astinenza possibile dall'alcool brusca, non mi sembra che questo soggetto sia stato esposto al toluene, perché non c'è evidenza dal punto di vista professionale, e se lo fosse stato sarebbe stato certamente esposto a dosi basse, non certamente quelle dosi elevatissime che si configurano in chi abusa di questa sostanza quindi tali da determinare una forma epilettica. Per quanto riguarda poi la difficoltà di questo paziente a curare l'epilessia in quanto epatopatico, anche questa è una ipotesi molto azzardata. Uno, perché ammesso che questo paziente, come probabilmente ha, ha una epatopatia da etanolo, l'unica difficoltà che potrebbe avere nella terapia con il gardenale è quello di aggiustare la dose di gardenale sufficiente a prevenire le crisi epilettiche, perché il gardenale che viene metabolizzato a livello del fegato, l'aumentata attività degli enzimi (microsomiali) legata al potus più che alla epatopatia, potrebbe in un qualche modo aver qualche difficoltà all'aggiustamento della dose in questo paziente, ma non vedo una relazione tra le due cose. E quindi concluderei, per quanto riguarda questo caso complesso, che probabilmente vi è una epatopatia in questo paziente la cui origine è abbastanza evidente è riferibile all'alcool, una epilessia in cui l'ipotesi più probabile è che si tratti di una epilessia post-traumatica e non vedo nessuna correlazione tra le due patologie per ciò che riguarda la terapia della seconda.

OSCULATI - Dunque dal punto di vista, sul versante epatopatia, ribadito dai consulenti del Pubblico Ministero e dal consulente della Parte Civile, le evidenze che ci ha illustrato il professore dimostrano una alterazione degli enzimi costante protratta nel tempo con un andamento che riguarda prevalentemente le gamma GT, in parallelo ad un costante aumento del volume corpuscolare medio. Vi state accorgendo che sto descrivendo quella che è la particolare e tipica alterazione epatica che viene determinata dall'abuso alcoolico e non soltanto il dato anamnestico ricorre costantemente in questa lunga e complessa anamnesi patologica di abuso alcoolico associato a queste alterazioni, ma viene anche dal punto di vista clinico più volte ribadito come causa dell'interessamento epatico in numerose indagini volte alla diagnosti corretta a alla terapia. Per cui oltre al fatto che non ci sono nessuna delle evidenze che abbiamo discusso numerose volte della tipica lesione da CVM del parenchima epatico, per cui io mi sento senz'altro di dire che c'è una malattia cronica di fegato e che questa deriva dall'abuso alcoolico senz'altro e comunque non presenta nessuna delle caratteristiche tipiche dell'epatopatia da CVM, per cui si deve ritenere che neanche a livello di concausa possa essere in qualche modo inserito il CVM nel determinare questo stato epatico. Per quanto riguarda l'epilessia vi ha già illustrato abbondantemente il professor Lotti come questa non possa essere assolutamente legata all'esposizione lavorativa al toluene, ammesso che ci fosse presente la sostanza nell'ambiente di lavoro. Lo stesso discorso non ci ritorno, sulla possibile interazione farmacologica nella terapia dell'epilessia, per cui decisamente entrambe queste patologie devono essere escluse dalla possibilità che siano di origine professionale.

 

GIACOMELLO GINO

 

LOTTI - Il prossimo caso lo discuto io perché è uno di quelli già discussi e quindi qui non c'è molto da aggiungere. Io le leggo il parere dei consulenti delle Parti Civili: è affetto da una epatopatia cronica.. Giacomello Gino, nato primo aprile del '32. Il parere del dottor Miedico è: è affetto da una epatopatia cronica, ho riscontrato una epatomegalia significativa ed esistono dei riscontri, anche referti, ecografie etc., che indicano una alterazione a livello epatico. Inoltre ha un deficit motorio alla mano sinistra, probabilmente su base circolatoria. Difficoltà ai movimenti della mano sinistra, che possono essere attribuite ad un Raynaud, anche se la cosa dovrà essere approfondita. Questo risulta a pagina 4 e 5 del verbale del 25 settembre '98. Invece a pagina 6 del verbale del 23 ottobre '98 il dottor Miedico segnala come unica alterazione una epatomegalia. Questo caso l'abbiamo già discusso in merito al Raynaud che viene segnalato dal dottor Miedico ma anche dai consulenti del Pubblico Ministero, in aggiunto a questo si segnala l'epatomegalia e l'epatite cronica. Io non ho nessun dato a riguardo per cui non sono in grado di non fare nessun commento.

OSCULATI - Ancora una piccola precisazione, noi abbiamo discusso questo caso nell'udienza del 26 febbraio, sempre perché questo possa essere di utilità per il verbale. Non credo che ci sia molto da aggiungere, a parte le diagnosi proposte dal dottor Miedico, non sono affatto documentate, la documentazione che abbiamo noi a nostra disposizione non ci consente assolutamente di avvalorarle, per cui non ci resta che ribadire la conclusione già tratta a suo tempo prendendo atto di quest'altra diagnosi che a noi risulta infondata.

 

MARINI VITTORIO

 

COLOSIO - Marini Vittorio, nato il 22 settembre del '21 e deceduto in 5 ottobre del '92. I dati sono contenuti nel faldone 303, il caso è stato valutato dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero nell'udienza del 12 giugno '98 e il parere espresso è stato: Raynaud, diagnosi '75, melanoma, diagnosi '92, ed adenocarcinoma, metastasi. Pagina 144 del verbale d'udienza. Esaminiamo la storia lavorativa del signor Marini: si è svolta dall'1 agosto '56 al 31 luglio '58 nel reparto AS14 come operatore, non vi era esposizione a CVM. Dall'1 agosto '58 al 30 giugno '64 come operatore all'AS7, non esposto a CVM. Dall'1 luglio '64 al 31 luglio '65 addetto estrusori MT3, non esposto a CVM. Dall'1 agosto '65 al 28 febbraio '66 operatore blend CV5/15. In questo caso era presente il CVM e le concentrazioni in base ai dati dell'indagine epidemiologica italiana erano comprese tra 5 e 50 PPM. L'1 marzo '66 sino al 31 dicembre dello stesso anno si è occupato di pulizia bottiglie e campioni CV al CV5/15. Abbiamo ipotizzato, stante che questa mansione non era considerata dall'indagine epidemiologica italiana, l'esposizione più alta presente nel reparto che è compresa tra 5 e 50 PPM. Successivamente dall'1 gennaio '67 sino a una data che non è precisata ha lavorato all'MT3 e non è stato esposto a CVM, successivamente dall'1/11/72 ancora a data non precisata addetto alla pulizia di uffici e spogliatoi e quindi non esposto e infine per un periodo ancora non interamente precisato addetto allo smistamento elaborati e non esposto a CVM. La mancanza di date in questa ultima parte della storia lavorativa quindi non modifica il giudizio perché non vi è mai stata esposizione a CVM. Diciamo che complessivamente per un periodo che va dall'1 agosto del '65 al 31 dicembre '66 questo soggetto è stato esposto a CVM sempre a concentrazioni che si collocano a livelli inferiori rispetto a quelli che sono sufficienti a determinare manifestazioni tossiche. Esaminiamo l'anamnesi patologica: abbiamo una scheda risalente al 1963 riferita a una visita in azienda, indica fenomeni ischemici alle dita delle mani quando prendono freddo e la segnalazione che questo paziente fuma 10 sigarette al giorno. Nel 1966 vi è una segnalazione di malattia professionale, silicosi, che è stata contratta dal '45 al '53 come minatore di fondo in Belgio e Francia; vi è quindi evidenza di un uso probabile in questo periodo di strumenti vibranti tipici dell'attività del minatore. Nel 1966 viene ricoverato su richiesta della società Edison presso l'Istituto di Medicina del Lavoro di per Padova da cui viene dimesso con questa diagnosi: sindrome di Raynaud con angiospasmi periferici di grado accentuato senza.. distrofico e secondario, pur essendo di forma bilaterale la prevalenza dei fenomeni all'arto di sinistra sembra assolvere la possibilità di una componente professionale almeno come fattore facilitante. Colite cronica non di origine professionale, in particolare non segni di saturnismo. Silicosi a noduli finemente disseminati, rilevata su radiografia del torace eseguita dalla società Edison in data 22/4/65, senza compromissione della funzione respiratoria. Nell'ambito dei controlli è stata effettuata una termometria cutanea dopo refrigerazione che è risultata positiva in particolare a sinistra, è stata anche evidenziata una otite cronica destra che risale all'età infantile e che al momento del ricovero a Padova ancora attiva. Alla dimissione si segnala che non vi sono controindicazioni all'attuale attività di lavoro come blenderista. In seguito vi è un riconoscimento di invalidità del 40% per sindrome di Raynaud, otite cronica destra con ipoacusia, silicosi nodulare, invalidità non di tipo professionale. Nel '75 l'andine Fulc al quale il soggetto ha partecipato rileva.., nel 1975 indagine l'Fulc rileva: epatomegalia senza alterazioni della funzionalità epatica, fenomeno di Raynaud, silicosi micronodulare di discreta disseminazione riferibile al lavoro in miniera. Ecco, qui vi è la conferma di quello che vi dicevo all'inizio, riferisce uso di strumenti vibranti dal '47 al '53. Il 6 novembre '83 ebbe un ricovero per una causa indipendente di cui stiamo discutendo, borsite gomito destro, e nel '91 ancora un ricovero sempre per altra causa, cheratoacantoma del padiglione auricolare destro. Nel 1991 questo soggetto viene ricoverato per un attacco ischemico transitorio carotideo in angiosclerotico iperteso, qui quindi evidenziamo anche ipertensione arteriosa. Periartrite scapolo omerale bilaterale, pregressa epatite virale di tipo B, condizione di portatore, non avevamo però dati precedenti per stabilire quando sia stata contratta l'infezione da virus B, durante il ricovero è stata eseguita una TAC dell'addome che ha evidenziato: zone ipodense a livello epatico. Successivamente , a seguito di questo riscontro, il soggetto è stato nuovamente ricoverato per essere sottoposto a biopsia epatica. La biopsia è stata effettuata guidata da TAC e ha evidenziato un adenocarcinoma epatico probabilmente metastatico. Nella diagnosi di dimissione viene specificato che nonostante le ricerche effettuate non è stato possibile individuare la neoplasia primaria che ha portato all'insorgenza del secondarismo epatico. Nel corso di questo ricovero sono stati dosati vari markes tumorali e di questi solo tanto il Tpa è risultato aumentato. Nel '92 è stato evidenziato un melanoma coroideale con distacco retinico satellite all'occhio sinistro. Nel corso del ricovero è risultato aumentato anche la Cea, che è l'antigene carcino embrionario, con modesto aumentato e il Ca19-9 che è un altro markes di neoplasia dell'apparato digerente. Nell'ottobre dello stesso anno il soggetto è deceduto per cachessia neoplastica; non è mai stata individuata con certezza la sede di partenza del tumore che ha portato a decesso del paziente, e ci sembra, noi non abbiamo trovato dati inerenti questo, che l'autopsia non sia stata effettuata.

LOTTI - Si tratta di un paziente per il quale tre patologie diverse vengono ascritte all'esposizione al cloruro di vinile che è stata molto modesta e limitata sia nell'entità che nella durata. Per quanto riguarda il fenomeno di Raynaud questo paziente aveva un fenomeno di Raynaud già nel 1993, molti anni prima dell'inizio all'esposizione di cloruro di vinile e infatti l'eziologia di di questa sindrome di Raynaud va ascritta all'uso prolungato che ha avuto in miniera di strumenti vibranti lavorando all'avanzamento, in questa miniera si è anche preso una silicosi. Per quanto riguarda invece il tumore del fegato, un adenocarcinoma è difficile che sia originario del fegato, perché lo si sarebbe visto in quanto le uniche strutture che possono dare un adenocarcinoma sono le vie biliari e quindi questo si vede abbastanza facilmente con una ecografia, con una TAC se sono coinvolte le vie biliari. Essendo un adenocarcinoma probabilmente intraparenchimale è sicuramente metastatico e spesso succede che non si riscontri l'origine della neoplasia soprattutto anche perché qui, mi pare, che la storia clinica conclusiva della vita di questo paziente è stata particolarmente complessa nel tempo per cui probabilmente non c'è stato neanche il tempo per vedere eventualmente sviluppare il tumore nella sede primitiva. Quindi è difficile ascrivere questo tumore al cloruro di vinile non sapendo neanche di che tumore stiamo parlando. Per quanto riguarda invece il melanoma che è insorto sempre nelle more di questo accertamento e che probabilmente non è correlato a quell'adenocarcinoma metastatico di cui si parla, non so se questo o l'altro tumore siano state le cause della cachessia neoplastica che poi ha portato a morte il paziente, ed è difficile dirlo sulla base di questa documentazione, certo che per quanto riguarda il melanoma abbiamo già detto che non riteniamo, sulla base dell'evidenza disponibile, che sia una neoplasia inducibile a cloruro di vinile, che comunque, ripeto, il paziente è stato esposto per un periodo di tempo limitatissimo e per una concentrazione estremamente bassa.

OSCULATI - Un paziente che ha sofferto di diverse patologie, quella che l'ha portato al decesso è una patologia neoplastica, ma siccome sono addirittura due le neoplasie di cui ha sofferto, uno questo benedetto adenocarcinoma che ha dato segno di se soltanto nel secondarismo e nella metastasi epatica e del quale non è mai stata evidenziata la sede di origine e poi questo melanoma coroideale all'occhio sinistro. Sono due patologie che non possono riconoscere il CVM nella loro genesi in alcun modo, l'abbiamo già ribadito diverse volte. In realtà poi il paziente ha sofferto di due patologie professionali, uno è il Raynaud, e il Raynaud è stato ben evidenziato come è stato contratto, attraverso l'uso prolungato per diversi anni di strumenti vibranti mentre il paziente faceva minatore, tant'è che le prime evidenze che anche noi abbiamo documentato di Raynaud precedono l'esposizione professionale a CVM e questo basta ad evidenziare come non possa essere il CVM la causa di questa patologia. Il CVM a cui è stato esposto il paziente è stato a livelli assolutamente inadatti a provocare un danno, per cui non è neanche ipotizzabile una eventuale ipotesi di influenza sull'evoluzione della patologia. L'altra patologia è la silicosi e l'origine è la stessa, la stessa nel senso come ambiente di lavoro. Per cui in questo caso abbiamo due patologie di origine professionale entrambe contratte in un ambiente di lavoro diverso dal Petrolchimico e in epoca precedente al periodo lavorativo al Petrolchimico di Marghera.

 

MAZZOLIN GIOVANNI - SGNAOLIN GIOVANNI

 

COLOSIO - Ci occupiamo ora di due casi che presentano problematiche analoghe, Mazzolin Giovanni, qui c'è un errore sul nome, comunque confermo, ho verificato che si tratta di Giovanni. E` è nato il 22 aprile del '50, figura nella lista dei casi che discutiamo perché è stato trattato dal dottor Totire che ha espresso un parere che ora rapidamente sintetizzo. Allo stato attuale questi due lavoratori, Mazzolin Luciano e Sgnaolin Giovanni, non presentano alcuna malattia ascrivibile alla nosografia medica e psichiatrica. Tuttavia io parto da un presupposto che è quello di condividere la definizione che l'OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, da di salute psicofisica, non la mera assenza di malattia ma la stato di benessere psicofisico. Questi due lavoratori non sono in quello che l'OMS definisce come stato di salute, c'è una situazione legittima di grave preoccupazione, di ansia, di angoscia, consapevolezza di essere stati esposti ad un rischio indebito. Verbale del 25 settembre '98 pagina 37-39. Questi casi non sono stati supportati da documentazione medica, ma riteniamo che visto che non è stato evidenziato parere i dei consulenti tecnici delle Parti Civili alcuna patologia, diciamo, gli estremi della nosografia medica, riteniamo che si possa pensare che non esista alcuna patologia ascrivibile alla nosografia medica.

LOTTI - Qui ci troviamo di fronte a una novità rispetto a quello che abbiamo discusso sino adesso, in quanto i periti di Parte Civile dicono che non c'è alcuna malattia in questo e in altri un paio di soggetti in cui non c'è una malattia ascrivibile a nosografia medica e psichiatrica, ed invocano una definizione di salute dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Io sono andata a riprendermela e la vorrei leggere nella sua interezza che fa parte del preambolo della costituzione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Che recita: la salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non consiste soltanto in una assenza di malattia o di infermità. Il possesso del massimo stato di salute, che è capace di raggiungere, costituisce uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano. Questa definizione di malattia è stata sostenuta soprattutto da un celebre igienista croato, dottor Stampar, che nel 1948 presiedeva la commissione che elaborò la costituzione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Tre elementi fondamentali sono espressi in questa definizione. Una concezione positiva della salute, cioè qualcosa di più che non l'assenza di malattia; l'uso concreto di un criterio sociale e l'obbligo politico di assicurare ad ogni individuo le migliori condizioni di vita. Questa definizione di malattia, come tutte le definizioni di malattia, intanto resta prigioniera di un circolo vizioso che consiste nell'affermare un qualche cosa sulla base del suo contrario. Qui salute e malattia sono dei termini solidali, per cui l'uno non può venir definito in assenza dell'altro. E` evidente se noi pensiamo quando questa è stata formulata, è stata formulata alla fine di una guerra spaventosa, nel 1948, e concettualizza un desiderio di sostenere l'azione senza dimenticare tutti quei fattori extrabiologici che concorrono alla nostra salute. E` indubbio che la miseria, per esempio, sia una causa indiretta di malattia, ma è difficile dire che la miseria causa una malattia. Quindi in altre parole, e questa non è una definizione scientifica, questo è più che altro uno slogan politico fatto in determinate circostanze per determinati scopi da questa neonata organizzazione internazionale. Che però ha continuato con l'uso degli slogan proprio per la posizione politica in cui si trova questa organizzazione. E purtroppo gli slogan sono dei concetti scientificamente molto opinabili, qualche volta anche dal punto di vista della ragione sono opinabili, sono un po' idioti gli slogan in generale. Basti pensare che l'attuale slogan dell'Organizzazione Mondiale della Sanità recita: salute per tutti nel 2000. Quindi il significato di queste frasi è un significato di slogan. Forse inconsapevolmente il dottor Totire ha portato all'attenzione proprio la differenza che vi è nella definizione di una malattia tra la visione cosiddetta naturalistica e la visione cosiddetta normativistica. La visione naturalistica implica la malattia ad ogni deviazione che crea ostacolo al progetto di una specie. E il progetto di una specie è la sopravvivenza di un individuo e la sua riproduzione. L'altra teoria che si chiama normativistica invece, la distinzione tra sano e malato è una decisione che deve tener conto di valori sociali. Quindi mettere nel primo esempio la visione naturalistica secondo la quale ogni cosa che altera la probabilità di vivere di un individuo o di riprodursi è quella la malattia, nel secondo caso la visione è più generale, prende in considerazione fattori extrascientifici che poi portano a delle degenerazioni gravissime. Basti pensare che gli esempi dei normativisti per fondare le loro teorie sono quasi sempre degli esempi di tipo psichiatrico e di solito riguardano la parte marginale dell'attività medica tradizionale. E` indubbio che queste situazioni poi possono portare a delle.. gravissime, basti ricordare come certi psichiatri dell'Unione Sovietica abbiano trattato certi oppositori del regime come malati mentali. E questa diagnosi che ci ha scandalizzato tutti allora, era comunque una diagnosi che affermava i criteri della malattia mentale sulla base di dati essenzialmente di tipo sociale. Quindi io vorrei finire questo mio breve commento su questa introduzione di questo nuovo argomento in questo processo. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dei compiti che non sono quelli di stabilire quali sono le malattie, ma ha dei compiti di gestire politicamente nel migliore dei modi la salute pubblica nel mondo e lo fa attraverso degli slogan perché forse è la via più efficace per farlo. Gli slogan non hanno certo valore scientifico, ho cercato di spiegarvi come nasce questo slogan di definizione della malattia. Dietro questo slogan ci stanno due visioni diverse della definizione di malattia che comunque con i criteri.. moderni, come dicevo, resta prigioniera di quel circolo vizioso per cui la definizione di malattia richiede la definizione della salute e viceversa.

OSCULATI - Io mi limito a precisare che in ogni modo il concetto medico-legale di malattia non possa prescindere da un evento biologico dimostrabile, misurabile e documentabile. In questo caso non vi è nulla di tutto ciò e per cui ritengo che non possa essere proposto nulla di medicolegalmente rilevabile nel caso di questo paziente o di questo individuo, e la stessa cosa vale per il caso successivo che, mi consenta signor Presidente, è esattamente speculare a questo, si tratta di Sgnaolin Giovanni, abbiamo lo stesso parere, il parere è stato espresso dal dottor Totire contestualmente per questi due casi. Sgnaolin Giovanni, nato l'8/10/57, sono stati trattati contemporaneamente e nella identica accezione.

 

Presidente: Vi ringrazio, ci vediamo il giorno 9. Buona Pasqua a tutti.

 

RINVIO AL 09 APRILE 1999

 

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