UDIENZA 19 OTTOBRE DEL 2001

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Manduzio Giudice a latere

Dr. Liguori Giudice a latere

 

PROC. A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

REPLICA DIFENSORI

 

AVV.  STELLA - GIARDA - FRANCHINI - DOMINIONI

LANFRANCONI - PEDRAZZI - PALIERO

CAGNOLA - BONDI - PANAGIA

 

Presidente: procede all’appello. Bene, riprendiamo allora le repliche. Scusatemi, è possibile sapere quante repliche vi saranno oggi secondo quelle che, secondo quelli che sono i programmi e quante invece ritenete che ve ne siano per lunedì mattina? Il lunedì ci serve in particolare per poter concordare anche per il trasferimento...

 

Avvocato: mi fisserei per lunedì mattina perché ho una sessione di esame nel pomeriggio e non posso essere presente.

 

Presidente: va bene, adesso vediamo, se ce ne sono anche altri per lunedì...

 

Avvocato: posso anticipare una breve replica da parte dell’avvocato De Luca lunedì mattina.

 

Avvocato: anche il professor Straulino qui in mezzo. Il professor Shlessinger parlerà lunedì mattina com’era in programma.

 

Presidente: sì. Va bene, allora sono previste per lunedì mattina queste tre repliche, va bene, d’accordo, non di più. Allora la parola intanto a chi questa mattina? All’avvocato Stella, prego.

 

AVVOCATO STELLA

 

Avvocato Stella: Signor Presidente, Signori Giudici, nella seconda metà del 700 un tale frate Facchinei per ordine, sembra, della oligarchia veneta scrisse un opuscolo, l’oligarchia veneta era molto preoccupata per le aspre critiche che venivano formulate contro i procedimenti segreti che erano una prassi nella Repubblica Veneta, contro le critiche rivolte, contro l’autore delle critiche il frate Facchinei aveva rivolto questi apprezzamenti: frenetico impostore di mente angusta e limitata, pieno di vergognose contraddizioni, di sofismi, nemico della religione, cattivo filosofo e cattivo uomo, il cui scritto contiene gli errori più enormi e più sediziosi fin qui bestemmiati contro la sovranità, tutti gli errori e tutti i paradossi che si trovano nelle opere dei più empi scrittori del nostro tempo. L’autore di queste critiche si chiamava Cesare Beccaria, io rievoco questa vicenda non già per fare degli accostamenti che sembrerebbero inauditi, ma, diciamo così, a scopo consolatorio. Più o meno con tocchi di linguaggio più moderni il professor Stella, è stato detto dal Pubblico Ministero, sarebbe un vero burlone, che non crede alle tesi che ha propugnato, la cui principale preoccupazione sarebbe quella di fare violenza al sistema democratico costituzionale italiano, in un contesto di intenzioni forse poco pie, provvisto della cultura e dell’etica del mercante nel senso peggiore del termine, che ritiene di sistemare tutto con il denaro, cattivo nel difendere i potenti, un uomo primitivo e via discorrendo. Beccaria ovviamente non fece una piega, si limitò a far rilevare attraverso il suo amico Pietro Verri che le malintese critiche si fondavano su nozioni confuse e che erano ben lontane dall’aver capito il suo pensiero, e anch’io non faccio una piega e non la faccio perché considero le tesi da me sostenute in questo processo nient’altro che una applicazione dei principi enunciati da Beccaria.

Fu dunque la necessità che costrinse gli uomini a cedere parte della propria libertà, egli è dunque certo che ciascuno non ne vuole mettere nel pubblico deposito che la minima porzione possibile, l’aggregato di queste minime porzioni possibili forma il diritto di punire, tutto il di più è abuso e non giustizia, è fatto, non diritto, ecco, queste sono parole di Beccaria, tutto il più è abuso. Questo è uno dei principi cardine delle opere di Beccaria, e questa è, appunto, la tesi da me sostenuta in questo processo, la ragione per la quale ho sostenuto che questo processo, per quello che riguarda Enichem, non doveva neppure iniziare, l’impossibilità di dare la prova della causalità individuale non è una mia invenzione, ma è riconosciuta dai giuristi di tutto il mondo, la pretesa di punire è dunque nel linguaggio di Beccaria, un abuso e non giustizia, è fatto, non diritto.

Ma lo scopo della mia impostazione andava ben capito, sapevo bene che oltre alla necessità di non abusare del diritto penale vi era la necessità di provvedere alla tutela delle vittime, ed allora, utilizzando un ben noto modello interpretativo ho individuato la chiave di volta del problema in una sorta di pluralismo comprensivo che abbraccia e rende compatibili concezioni di per sé antagoniste del bene in modo da promuovere la pacifica coesistenza. E` il modello interpretativo che si basa sul principio indiscusso della unità dell’ordinamento e che sulla scorta dell’esperienza anche dei paesi a democrazia più avanzata assegna al diritto civile e al diritto amministrativo il compito di realizzare, appunto, una tutela vera delle vittime, e sottolineo la parola vera, e non impegnarsi su questo fronte significa, per usare una espressione del sociologo Bec, trasformare la giustizia in un top agent della irresponsabilità generalizzata. Delle due concezioni apparentemente antagoniste il Pubblico Ministero ne ha abbracciata soltanto una e si è inoltrato in una esplorazione delle norme costituzionali a tutela del diritto della salute, se non che proprio la Costituzione adotta il modello del pluralismo comprensivo del bene, e il Tribunale non ha certo bisogno che io richiami tutte le norme costituzionali a tutela dei diritti fondamentali di libertà.

Mi preme tuttavia richiamare l’attenzione del Tribunale sulla circostanza della dimenticanza istituzionale del Pubblico Ministero che più salta agli occhi, non una sola parola sull’articolo 27 della Costituzione e sulle regole probatorie di giustizio codificare dal principio, dalla presunzione di non colpevolezza, vi è.., di pensare ai grandi maestri della scuola classica, ma che difesa, diceva il grande Lucchini, ma che contraddittorio, ma che pari trattamento delle parti, ma che presunzione di innocenza, sono tutte cabale codeste, sono esagerazioni, sono inventate da quei dottrinari dei classici ad uso e consumo dei signori malfattori, sono esagerazioni di un individualismo malinteso, sono fisime accademiche il cui risultato non può essere e non è che uno solo, disarmare sempre di più la difesa sociale. Parlare di diritti dell’imputato, di rispetto della sua libertà individuale, attribuirgli una presunzione di innocenza, sono ingenuità da collegiali.., l’interesse della società e per essa della repressione far.., per lo meno ridicole. Cosa volete di più paradossale della presunzione d’innocenza, la regola in dubbio pro reo deve essere un’abile invenzione di un astuto delinquente camuffato da legislatore, su per giù, concludeva Lucchini, con lo stesso linguaggio un secolo fa si impugnava, si impugnavano le dottrine di Beccaria.

Sarà dunque vero, come dice il Pubblico Ministero, che con lui è in atto uno scontro istituzionale, anzi, è sicuramente vero, siamo qui chiamati a dire in quale tipo di società vogliamo vivere, e io voglio vivere nella società che si rispecchia nella Costituzione e non in quella ipotizzata dal Pubblico Ministero nella quale un Pubblico Ministero, per sostenere l’accusa di aver violato la legge, non esita ad oltraggiare il difensore nella convinzione, evidentemente, che Difesa e diritti individuali siano, come diceva Lucchini, tutte cabale, tutte fisime accademiche, ingenuità da collegiali. Sia ben chiaro, sul piano personale il mio apprezzamento per la fatica e per l’impegno del Pubblico Ministero, resta intatto.

Entro così nel merito della replica. Prima di farlo volevo solo fare una precisazione, due delle cose dette dal Pubblico Ministero sul mio conto mi hanno.., una mi ha divertito e l’altra mi ha molto colpito, l’idea che io sia difensore di potenti, ma l’avete visto il piccolo Smai perso nelle nebbie di Ferrara, il piccolo Smai ha passato la sua vita appunto.., sulle macchine e come premio alla fine della sua vita si è visto assegnato il compito di far da direttore degli impianti a Porto Marghera per un anno, il potente Smai. E più o meno è in questi termini la vita del potente Pisani, e ci sono i potenti. Ma qui, signor Pubblico Ministero, lei sa quali sono i potenti veri? Perché non vengono compiute inchieste ad ampio respiro sui potenti veri? Io li ho visti in faccia i potenti veri, sono quelli che hanno in mano il governo occulto dell’Italia, quelli che sorreggono un sistema endemico e generalizzato di corruzione, quelli che sostengono un sistema endemico e generalizzato di falso in bilancio e di riciclaggio, questi sono i veri potenti, e perché non vengono toccati i veri potenti? La seconda cosa che mi ha colpito è che il Pubblico Ministero ha sporcato una cosa bella, ha detto quelle cose che voi avete sentito sul risarcimento dei danni, è stata una cosa bella, io ne sono stato il promotore assieme all’avvocato Antonio Mucciarelli e l’avvocato Zaffalon è qui a testimoniarlo, ed è stato un puro gesto di solidarietà che noi abbiamo chiesto alle aziende, Signori del Tribunale, provate ad andare a vedere quante delle persone risarcite avrebbero avuto diritto al risarcimento, fate questo conteggio e vedrete se non è stato un atto di solidarietà di cui io vado fiero perché così questa è la mia etica Signori del Tribunale.

L’idea misera che abbiano pagato le assicurazioni, non vale neanche la pena.., so che Padovani l’ha smentita, non è vero che siano intervenute le assicurazioni, si sono rifiutate di pagare proprio perché si trattava di un atto di solidarietà.

Entro dunque nel merito dopo queste puntualizzazioni della replica del Pubblico Ministero. E ci entro dicendo che nella replica appare, emerge una novità processuale sconvolgente per l’Accusa, proprio nella replica del Pubblico Ministero, per la prima volta il Pubblico Ministero riconosce che causalità significa per il nostro ordinamento nesso di condizionamento, significa condizione sine qua non. Io capisco perché ciò è avvenuto soltanto nella replica, ci aveva provato il Pubblico Ministero e lungo tutto l’arco del processo, compresa la requisitoria aveva dato per scontato che la base che i Giudici del nostro paese siano oggi autorizzati a fare a meno della base dell’attribuzione individualizzante, la condizione sine qua non, l’invito implicitamente rivolto al Tribunale era chiarissimo, era quello di dar vita a quella che io chiamo una illegittima opera di flessibilizzazione del diritto penale attraverso la sostituzione della condizione sine qua non con il concetto di condizione idonea, fino alla requisitoria, compresa la requisitoria. Ma il Pubblico Ministero aveva ben capito che non poteva chiudere così, aveva contro di sé tutto il mondo, tutto il mondo degli studiosi e tutto il mondo dei Giudici, aveva contro di sé il mondo dei Giudici di legittimità italiani che dall’inizio della loro storia hanno sempre detto condizione sine qua non, aveva contro di sé i Giudici di tutto il mondo, europei, io ricordo per tutti il grande Hassemer, oggi Giudice della Corte Costituzionale tedesca. Fin dal primo volume della raccolta ufficiale della storia del diritto è stata considerata causa ogni condizione dell’evento che non può essere eliminata senza che venga meno l’evento nella sua forma concreta, e non poteva essere diversamente, precisa Hassemer, giacché il modello classico di diritto penale ad evento non può funzionare se il concetto di condizione sine qua non viene sostituito con quello di idoneità in generale, non può funzionare perché l’idoneità in generale è troppo poco per ritenere provato il rapporto causale, anche se esistono prove sull’idoneità in generale il Giudice, posto di fronte al singolo caso continua a brancolare nel buio, perché guidato da nient’altro che da correlazioni statistiche. La verità, dice Hassemer, che l’accertamento della casualità generale non può portare a nulla di più che a una semplice ipotesi del rapporto causale, è un accertamento cieco della causalità, e si badi bene, conclude Hassemer, la sostituzione della condizione sine qua non con l’indennità, l’idoneità in generale, sarà impossibile finché sussisteranno i reati di evento, finché sarà richiesta, come oggi è richiesta, l’imputazione individuale dell’evento, la quale richiede che vengano riconosciuti i fattori di influenza concretamente dannosi, questo in Germania. E in Italia, lo dicono tutti, tutti gli studiosi, è il pensiero di tutti gli studiosi italiani, a me sembra ben riepilogato dal progetto di riforma.., va letta la relazione di questo progetto, è stata rievocata anche dal Pubblico Ministero, il quale però non ha richiamato il contenuto della relazione e poi non è una novità quella della commissione Grosso, il progetto Riz definiva già lui cardine del sistema penale la condizione sine qua non, anzi, per essere ancora più chiaro Riz diceva: condizione necessaria e indispensabile.

Ma il Pubblico Ministero si trovava di fronte a questa situazione, la commissione Grosso che riepiloga tutta la cultura italiana in questo settore, prende sì atto della circostanza che nella società moderna una flessibilità applicativa delle norme sulla causalità, consente di raggiungere livelli di applicabilità penali altrimenti impensabili, ma, osserva la commissione, proprio qui sta il punto, proprio qui sta l’abuso, il costo di queste, di scelte di questo tipo è elevato sul terreno della salvaguardia del principio di legalità e di tipicità delle fonti di responsabilità penali, rischiando di attentare addirittura al principio della personalità della responsabilità penale.

In effetti, dice ancora la relazione, mentre la causalità, ricostruita con il ricorso a leggi di copertura ed ancorata al metodo dell’accertamento nosologico deduttivo - riprenderò in seguito questo punto - svolge una importante funzione delimitativa della punibilità, consentendo di selezionare nell’ambito delle fattispecie causalmente orientate, le condotte tipiche. Il superamento di questo modello allarga la sfera di applicabilità del.., attraendo nella sua orbita anche eventi che non possono essere ritenuti conseguenza della condotta, il principio di tassatività e determinatezza, è il principio di personalità della responsabilità che conformano il sistema penale anche a livello di enunciato costituzionale impongono, impongono pertanto di salvaguardare la funzione selettiva della causalità e di formulare una disciplina, per quanto possibile, tassativa. Ed è per questo, che dice la commissione, che ponendosi in continuità con la traduzione giuridica italiana, intende contrastare il progetto, le tendenze a forzare i criteri della condizione necessaria e ad eludere le esigenze di rigoroso accertamento del nesso causale e relativamente all’evento in concreto verificatosi. Certo la commissione è ben consapevole che tali tendenze si sono manifestate con riguardo a materie in cui sono in gioco esigenze di tutela di beni fondamentali, per esempio la salute, ma ritiene che si tratti di fenomeni che non si prestino a essere ricondotti ad un modello verificabile di causalità. Ecco perché, dice la commissione, è un principio cardine dell’ordinamento attuale ma deve essere anche dell’ordinamento futuro il principio della condizione necessaria... E` la condizione necessaria, aggiunge ancora la commissione Grosso, deve essere accertata con certezza. Sarebbe logicamente contraddittorio se non fosse così, dice la commissione. E qui io devo dire che sono, devo dire tutto il mio apprezzamento al lavoro della commissione, sono queste le ragioni della democrazia, la commissione Grosso ha dimostrato che gli anticorpi della democrazia funzionano anche in Italia. Perché sto parlando di anticorpi della democrazia? Perché in ogni democrazia si richiede che qualcuno possa essere additato alla comunità come responsabile di aver cagionato delle morti, pensate, delle morti, solo se è stato proprio lui a realizzare il fatto, è il fatto commesso di cui all’articolo 25 della Costituzione, è il fatto proprio personale di cui all’articolo 27 della Costituzione, se è stato proprio lui, cioè se senza la sua azione l’evento non si sarebbe verificato, ma questo ha ineluttabilmente un rovescio processuale, non basta dire che deve essere stato proprio lui, è necessario aggiungere, proprio per rispetto di queste profonde ragioni della democrazia, che il Giudice deve essere sicuro che è stato proprio lui, ed ecco perché la commissione Grosso, sono le due facce della stessa medaglia, la commissione Grosso esige, e lo enuncia espressamente, a proposito della causalità omissiva, esige che sia accertata, enuncia una regola di giudizio qui in sostanza, il progetto Grosso, l’articolo 13, che venga accertata la causalità omissiva con certezza o, poi si è aggiunto, con quasi certezza, e sono le stesse ragioni della democrazia che stanno alla base delle tre sentenze che ho depositato nelle quali, posso dirlo al Tribunale, stanno facendo seguito molte altre sentenze della Cassazione che non ho ancora in mano ma che presto saranno pubblicate.

Ed è su questo punto che c’era, che si era creato un, diciamo, veramente un ponte con gli ordinamenti di paesi che hanno una tradizione diversa dalla nostra, i paesi di Common Law, nei paesi di Common Law e in particolare gli Stati Uniti, i Giudici non vogliono sentire ragione, bisogna provare la causalità individuale, bisogna provare la causa but for che non è altro che la condizione sine qua non, e si può provare, e si deve provare, nel processo penale oltre il ragionevole dubbio, e questo spiega perché non ci siano negli Stati Uniti processi penali come quello che ci ha visti impegnati qui per 3 anni, e questo spiega perché anche nei processi civili le pretese risarcitorie vengano respinte, la causalità individuale, la causa but for, neppure con il principio della preponderanza dell’evidenza riesce a essere provato, perché, dicono i Giudici americani, noi ci rifiutiamo di allungare la legge, e la legge ci dice che la causalità individuale si prova solo in due modi, o ricostruendo le catene causali oppure avendo a disposizione una legge che dica sempre, automaticamente se si verifica A si verifica anche B, vedremo più in là le ragioni di questo orientamento.

Questa era la situazione che il Pubblico Ministero aveva sotto gli occhi. Lo dicono proprio tutti, condizione sine qua non e certezza. E qua io direi che studiando questi problemi mi sono imbattuto in lavori che sono veramente straordinariamente belli, che ci fanno capire cosa, sul campo cosa vuol dire democrazia. La prova della causalità individuale per le sostanze tossiche è impossibile, non può essere data con prove matematiche, sulle prove matematiche applicate al processo c’è uno splendido lavoro di questo studioso americano che si chiama Tribe, che io allego oggi alle mie note d’udienza, è il più bel lavoro che abbia letto durante i miei studi, è Tribe che dice: sebbene i mezzi matematici che una società adotta nel razionalizzare i suoi sistemi di giudizio possano essere perfettamente comprensibili per uno studioso che si occupa dei costumi di quella società, quei mezzi possano avere un’azione di distorsione e in certi casi di distruzione degli importanti valori che quella società desidera esprimere o perseguire attraverso i procedimenti legali. E Tribe, e Tribe sì, signor Pubblico Ministero, che ha una profonda eticità, e proprio Tribe che scrisse in questo saggio e poi viene ripreso da tutte le sentenze della Corte Suprema americana, o quasi tutte, c’è qualcosa di intimamente immorale nel condannare un uomo come criminale dicendo a se stessi: credo che ci sia un margine di 0,05 di probabilità, cioè una probabilità di 1 su 20 che questo accusato sia innocente, solo che sono disposto a correre un rischio di 1 su 20 di sacrificarlo erroneamente nell’interesse della sicurezza pubblica, è intimamente immorale. Bando dunque alle prove matematiche, e qual è allora la prova del nesso di condizionamento? E` una sola, è la concretizzazione della legge scientifica di copertura, è la concretizzazione.

In questa situazione nella sua requisitoria il Pubblico Ministero aveva continuato a dare per scontata la sostituzione della condizione sine qua non con la condizione idonea, aveva dato per scontato che i Giudici del nostro paese possano compiere degli attentati al principio di legalità e al principio della personalità della responsabilità penale. Signori del Tribunale, andate a vedere le schede depositate dal Pubblico Ministero nella sua requisitoria, le schede relative ai singoli casi, sono tutte schede che non si basano sulla condizione sine qua non. E fin qui gli esperti medico legali dell’Accusa, che erano stati lo strumento attraverso il quale il Pubblico Ministero aveva cercato di far passare la idoneità dell’azione come requisito base dell’attribuzione individualizzante, allora fino alla fine della requisitoria questi medici legali potevano trarre un sospiro di sollievo, avete visto, è stata seguita la nostra impostazione, basta la condizione idonea, ricordate Bracci. Poteva tirare un sospiro di sollievo anche Berrino, perché Berrino aveva messo, quando scriveva, un grosso sasso nell’ingranaggio e aveva detto: guardate che l’epidemiologia non si basa su casi provatamente causati, per cui su 2000 o 3000, non ricordo, per 1000 possiamo dire che si sarebbero ammalati anche senza l’esposizione, per cui, diceva Berrino, se il Magistrato deve dire di quali malattie deve rispondere una persona, il direttore, deve tirare a sorte. Anche Berrino con la requisitoria tirò un sospiro di sollievo, perché in fondo questa sua, queste sue ammissioni, questi suoi riconoscimenti da scienziato, non toccavano le richieste di condanna che erano sempre fondate sul concetto di idoneità, basta accertare l’idoneità e tutto è fatto.

E poteva tirare un sospiro di sollievo anche l’onesto Comba che aveva detto: margine d’errore dell’1% sarebbe troppo, aveva detto: attenzione all’indagine epidemiologiche basate sulla riproducibilità del dato, perché se c’è un errore a monte ce lo portiamo dietro sempre, e quindi superiorità del principio di efficacia, comprensione del meccanismo biologico, le sue prese di posizione sul conflitto tra gruppo e individuo, la malattia può verificarsi non a causa dell’esposizione, sui rapporti tra epidemiologia e causalità individuale l’integrazione.., epidemiologia con il mondo della clinica, sulla precisione della griglia interpretativa data dal paradigma della biologia, sulle spiegazioni alternative del fumo, non c’è nessuna conoscenza nel nostro caso, aveva detto Comba. Ed allora tutte queste prese di posizione che avrebbero costituito un grosso ostacolo al funzionamento dell’ingranaggio accusatorio venivano superate d’emblèe facendo poggiare tutto sulla condizione idonea, una condizione idonea in.., in astratto, in concreto, basta accertare l’esposizione.

Ma ecco la grande novità processuale, nella replica il Pubblico Ministero dice testualmente così: è noto che ai sensi dell’articolo 40... è noto, uno antecedente può essere considerato condizione necessaria dell’evento quando rientri nel novero di quegli antecedenti, etc., etc., questa è la nozione estraibile della combinata lettura degli articoli 40 e 41, e risponde, come sappiamo tutti, alla teoria della condizione sine qua non. Ecco, all’ultimissima ora il Pubblico Ministero butta a mare tutti i suoi medici legali, le diagnosi dei medici legali tutte basate sulla idoneità diventano carta straccia, e carta straccia diventano le schede depositate nella requisitoria. Povero Bracci, se lo sarebbe aspettato Bracci, e con cui Bai, Berrino, Rodriguez, Bartolucci, Miedico e Totire, che il loro Pubblico Ministero, quello che li aveva guidati, li avrebbe buttati a mare? Certo, la loro ingenuità era giustificata, per convincersi basta leggere i verbali, i verbali, eh, l’oralità, con cui il Pubblico Ministero aveva reagito sempre con irritazione alle mie domande sul nesso di condizionamento rivolte ai medici legali. Ma la replica del Pubblico Ministero è ancora più sconvolgente per i medici legali, tre anni di lavoro buttati via, non solo per il riconoscimento del ruolo svolto dal nesso di condizionamento, ma anche da un’altra circostanza, le diagnosi medico legali erano ovviamente orientate alla decisione del Tribunale, perché sennò perché venivano fatte? E ricordate che cosa dice il Pubblico Ministero nella replica? Allineandosi con Comba il Pubblico Ministero dice: nella teoria delle decisioni, quelle decisioni che deve prendere il Tribunale, decisioni importanti non devono essere prese sulla base dell’applicazione meccanica di una regola, per cui non solo 10, ma anche 5 o meno per cento sono margini di errori troppo alti, questo ha detto il Pubblico Ministero. Povero Bai, siamo fortunati quando c’è una diagnosi di assoluta certezza, diceva Bai, povero Bracci, i giudizi riferiti ai singoli casi sono tutti giudizi effettuati con approssimazioni successive che siamo costretti a fare con notevole difficoltà, e povero Rodriguez, il quale applicando la criteriologia medico legale aveva detto: badate, per risolvere il problema bisogna applicare tutti i criteri della medicina legale, e qui ce ne è uno che non possiamo applicare, è quello della continuità fenomenologica, e quindi io mi trovo in grave difficoltà, Rodriguez. Poi tutte le citazioni il Tribunale le troverà nelle note scritte. Che faccia avrebbero fatto i medici legali se il Pubblico Ministero avesse detto a loro che un margine di errore dell’1% è troppo elevato?

Inserita questa novità processuale nella replica il Pubblico Ministero si trova davanti ad un mutamento radicale della prospettiva accusatoria, e di fronte a questo mutamento il Pubblico Ministero riesce a muoversi molto male, ad uno sguardo d’insieme la sua lunghissima replica non riesce neppure a scalfire le conclusioni alle quali ero approdato nella discussione.

Elenco subito queste ragioni, le ragioni per cui non riesce neppure a scalfire, e dico subito, a scanso di equivoci, che queste ragioni non hanno nulla a che vedere con l’oltre ragionevole dubbio, io non invoco per i miei assistiti l’oltre ragionevole dubbio, è troppo, le ragioni per cui il Pubblico Ministero non riesce a scalfirne l’impianto difensivo si collocano ad un livello molto più elementare attorno ad un nucleo ancora più primordiale di principi di civiltà democratica, e la prima ragione riguarda i ponti, ricordate i ponti? Dopo avere buttato a mare gli esperti medico legali e quindi l’integrazione richiesta tra epidemiologia e clinica, il Pubblico Ministero restava nudo, gli era venuto a mancare il ponte tra epidemiologia e i dati individuali. Ecco allora venire fuori l’idea del ponte tra studi epidemiologici e dati individuali che sarebbe stato lanciato da Martinez e Mastrangelo. Ma quale ponte? Ma di cosa sta parlando il Pubblico Ministero? Martinez e Mastrangelo non fanno nient’altro che delle ricerche epidemiologiche, i dati individuali sono presi in esame come in tutte le ricerche epidemiologiche per individuare gli eccessi di rischio nella popolazione.

Come si può pensare che sulla base degli studi di Martinez e Mastrangelo si possa dire che senza l’esposizione i singoli eventi lesivi non si sarebbero verificati? Martinez e Mastrangelo non sanno niente sui singoli casi, almeno i medici legali dopo tanta insistenza avevano compiuto, solo per una quota limitata di casi, la visita medica, ma Martinez e Mastrangelo i malati non li hanno neppure visti in faccia, non sanno nulla della loro storia, nulla dell’anamnesi lavorativa, hanno lavorato solo sulle carte. E Martinez e Mastrangelo non sanno nulla neanche sul meccanismo d’azione del CVM.

Il Pubblico Ministero si rende conto di ciò e conosce bene le risposte date alle domande della Difesa dal professor Forti e dal professor Colombati, ed allora cosa fa? Dice: per quanto riguarda la sostenuta inesistenza di un meccanismo di azione specifico del CVM credo che bisogna capire, spiegarsi su cosa si intende per specifico, e relativamente alle alterazioni genetico molecolari correlate alla comparsa di neoplasie dopo lunga latenza. Capito? Bisogna intendersi sul concetto di specificità, e non avevamo le idee ben chiare, non ce l’avevano neanche Colombati e Forti... E qual è la nuova versione semantica del concetto offerto dal Pubblico Ministero? Sentite, nel caso di CVM rispetto agli altri cancerogeni chimici noti per i quali non sono chiaramente identificabili meccanismi molecolari specifici, vi è la fortissima evidenza che le mutazioni della P53 sono mutazioni di tipo molto specifico che si riscontrano in altissima percentuale di angiosarcoma sia dell’uomo che degli animali. Finalmente abbiamo capito, il meccanismo molto specifico della P53. Ma non era stato il professor Forti, il suo esperto, a dare chiarimenti proprio su questo punto? Non era stato il professor Forti a sostenere che la P53 può avere delle modificazioni provocate anche da altre sostanze e che le modificazioni chimiche che si vengono a determinare nella proteina P53 possono essere le stesse in linea di principio o possono essere diverse? E il professor Colombati non basa le sue conclusioni secondo le quali i dati non sono ancora sufficienti per dire qualcosa sul meccanismo d’azione proprio sull’analisi anche delle modificazioni della P53? Eh, il Pubblico Ministero si è dimenticato della realtà sulla P53. Le sue mutazioni sono presenti in percentuale diversa in quasi tutti i tumori, sono state osservate in condizioni non tumorali, per le mutazioni osservate negli angiosarcomi gli stessi Colombati e Berrino hanno osservato che "i dati molecolari disponibili ad oggi sono stati ottenuti su un basso numero di neoplasie, la mutazione della P53 non è una caratteristica comune a tutti gli angiosarcomi e gli epatocarcinomi, può essere determinata da tutta una serie di sostanze diverse dal CVM ed è molto frequente nei tumori". Meccanismo d’azione specifico quindi non è stato individuale, e sotto questo profilo allora il ponte di barche che il Pubblico Ministero ha cercato di gettare con i casi individuali è un ponte che mancava della materia prima, le barche, tutte le barche, comprese quelle che doveva contenere i casi singoli, giacché, come ho già osservato nella discussione, nessuno dei soggetti che ha sviluppato un tumore o una malattia o dei quali ci siamo occupati in questo processo è stato sottoposto mai ad analisi genetico molecolare dirette ad accertare l’eventuale presenza di alterazioni genetiche o di mutazioni della P53. E in questa situazione il Pubblico Ministero non riesce proprio a dirci perché senza l’esposizione l’evento non si sarebbe verificato, e non riesce a sottrarsi alla morsa delle mie argomentazioni sulle spiegazioni alternative, ci prova il Pubblico Ministero e in replica dice che il mio è stato un esercizio retorico, che non aggiunge elementi di rilievo a una materia sulla quale i consulenti del Pubblico Ministero hanno prodotto documenti specifici. Fra questi documenti risulta che le differenze nell’abitudine al fumo tra gli addetti alle mansioni di insaccatori e mansioni diverse dalla insaccatori non spiegano dopo sole l’incremento di mortalità per tumore ai polmoni. E il carattere meramente retorico delle mie argomentazioni sarebbe poi confermato da alcune sentenze le quali parlano di concausalità tra tabacco e fumo. Dice il Pubblico Ministero, parlano dell’amianto e del fumo di.., ma noi possiamo.., fumo di tabacco, CVM, alcool, perché è dato, e va ribadito in questo processo, è un dato scientifico che evidenzia la maggiore gravità, etc., etc.. E no signor Pubblico Ministero, non è un dato scientifico, se lei vuole buttare a mare anche Berrino e Comba lo faccia pure, io però li ripesco, perché per Berrino la sinergia tra fumo e CVM non è dimostrata, e per Comba, tolti i pochi casi del fumo di sigarette con l’amianto per il tumore al polmone, e fumo di sigarette con alcool per il tumore della laringe, non c’è un patrimonio di conoscenze di questo tipo, in particolare non c’è in questo caso. Sono tutte cose dette e ridette in questo processo.

E si badi, il Pubblico Ministero fa questi suoi rilievi non veri e rinchiuso nel fortino delle spiegazioni alternative del fumo e dell’alcool, ma le spiegazioni alternative sono molte, molte di più, e di tutte il Pubblico Ministero doveva provare l’esclusione. Oggi si sa, lo dicevo nella discussione, che una percentuale che oscilla dal 96 al 99% dei tumori è dovuta a causa diverse da quelle dell’esposizione professionale, dal 96 al 99%. Il Pubblico Ministero sa bene queste cose, ecco perché non sa cosa dire di fronte all’affermazione di Berrino che alla fine il Tribunale deve tirare a sorte. Morale, quella in cui si è cacciato il Pubblico Ministero con la replica è un autentico cespuglio di rovi dal quale non riesce ad uscire. Una riprova, dopo avere imboccato la strada della condizione sine qua non ed aver buttato in mare i medici legali, punta tutte le sue carte sul ponte Martinez - Mastrangelo, ma si rende conto che sono carte inservibili ed allora - ecco la situazione di caos accusatorio - fa tornare di nuovo in scena i medici legali, i poveri Bracci, Bai e i loro colleghi avrebbero sempre ribadito che "i casi singoli possono essere categorizzati in funzione del livello di credibilità del nesso causale coniugando i riscontri dell’esame medico legale con il quadro complessivo dell’evidenza epidemiologico, questo è il punto di forza del ragionamento dei miei consulenti"; avete capito Signori del Tribunale? Io no. Mai il procedimento.., procedimento. Per appurare l’esistenza del nesso di condizionamento è un procedimento complesso, prima bisogna stabilire se l’antecedente è una condizione idonea e poi, solo poi chiedersi se sulla base della ricostruzione delle catene causali e di una legge scientifica sul sempre, sia possibile dire se senza l’esposizione l’evento non si sarebbe verificato.

Quindi, la dimostrazione della idoneità in generale era il primo gradino che il Pubblico Ministero doveva salire, e a cercato di salirlo ma non ce l’ha fatta. La storia di questo processo era sotto gli occhi di tutti, gli esperti del Pubblico Ministero non avevano voluto sentire ragioni e fino alla fine erano rimasti abbracciati allo IARC 79 e IARC 87 considerando il.., assoluto, il faro della verità. Ma il Tribunale dopo la discussione si è accorto, il Pubblico Ministero si è accorto che il Tribunale non poteva essere né cieco né sordo, nessuno poteva chiudere gli occhi di fronte a quello che ormai è consegnato alla storia - e lo ritroveremo in tutti i libri di epistemologia - come uno dei casi più clamorosi di falsificazione di un’ipotesi scientifica, quella sui tre organi bersaglio. Anzi, proprio questo processo aveva dimostrato che la riflessione sul fondamento della conoscenza scientifica e i mutamenti, le falsificazioni della IARC non possono e non devono essere considerate una riflessione astratta tipica della teoria della conoscenza, nessun Giudice può più ormai permettersi di ignorare la teoria della conoscenza, giacché da essa può dipendere proprio la decisione da adottare nel caso concreto. E’ proprio la constatazione che nella scienza non vi sono certezze, che le leggi della scienza costituiscono un altro.., delle ipotesi la cui falsità o verità è un problema che è destinato a restare sempre aperto, costituisce la premessa da cui muove la celeberrima sentenza del ‘93 della Corte Suprema degli Stati Uniti.., richiamata dal Pubblico Ministero. Diamo pure per scontata, dice la Corte Suprema, la perenne mutabilità della scienza, e quindi diamo per scontato il rischio che in un processo civile, si badi, civile, il convenuto possa essere condannato al risarcimento e che la sentenza di condanna possa risultare ex post sbagliata a seguito di scoperte scientifiche che spazzano via le conferme e la.., che rendevano affidabile l’ipotesi al momento della condanna, ma il rischio di condanna nel processo civile, nel processo civile, va ridotto il più possibile, basta un solo contro esempio perché l’ipotesi debba essere considerata non confermata, teoria della conferma, e basta che l’ipotesi non abbia resistito ai colpi della falsificazione perché il Giudice debba respingerla, e solo dopo che l’ipotesi risulti confermata e abbia superato i tentativi di falsificazione che si può correre il rischio in sede civile. Ed è precisamente a questa impostazione che si riferisce, parlando del processo penale, la Cassazione di.., quando dice che le leggi della scienza devono ricevere conferma mediante ricorso a metodi di prova razionali e controllabili. Ma se il sapere di oggi può diventare la favola di domani, cosa deve fare il Giudice penale? Deve diventare il custode del metodo scientifico e nell’esercizio di questa funzione - dice Dawer, e dopo Dawer c’è stato un crollo in America dei processi civili per.., deve esercitare sugli esperti un controllo molto maggiore di quello esercitato sui testimoni perché gli esperti possono condurre a conclusioni fuorvianti.

Le indicazioni fornite da Dawer sono fondamentali, sono condivise dal Pubblico Ministero, sono fondamentali per l’epidemiologia, il Tribunale ne tragga le conclusioni, e sono fondamentali anche per il tema che sta a me più a cuore di tutti, il tema delle estrapolazioni dalle alte alle basse dosi. Come si desume dalla sentenza Zoiner del ‘97, della Corte Suprema Americana, e dalla sentenza dell’87 del Corte Suprema Americana proprio sul CVM "il metodo dell’estrapolazione lineare dai rischi conosciuti ai rischi stimati a livelli di esposizione per i quali non ci sono dati disponibili e non può essere utilizzato dalle agenzie e dai Giudici", si tratta infatti di un metodo "che si basa sui risultati di esposizione a livelli molto alti e questo metodo dimostrerà un qualche rischio a qualunque livello e ciò per le leggi matematiche e non per qualche conoscenza particolare, in effetti il rischio che ad un certo punto della linea estrapolata può non aver nessun rapporto con la realtà, non c’è nessun motivo particolare di pensare che la linea effettiva di incidenza del danno sia rappresentata da una linea retta" e le stesse cose ripete quello che è il massimo organo di ricerca degli Stati Uniti, il Consiglio Nazionale per le Ricerche. Dicevo che il Pubblico Ministero ci ha parlato lui nella replica di Dawer, e sentite cosa ha detto, vero che sulla base di Dawer i tribunali, quali custodi del metodo scientifico debbono seguire sia la teoria della conferma e sia la teoria della falsificazione e possono poi adottare come criterio sussidiario quello del consenso della comunità scientifica, quindi l’ipotesi deve essere sottoposta a tentativi di falsificazione e solo se resiste a questi tentativi può essere corroborata in via provvisoria, ma, udite udite Signori del Tribunale, "ciò è esattamente quello che è successo per il rischio oncologico dei lavoratori del CVM, grandi studi nazionali ed internazionali non sono riusciti a falsificare l’ipotesi scaturita dalla fase induttivistica sia per quanto riguarda il tumore del fegato che per i tumori polmonari",

Ed ancora, udite udite Signori del Tribunale, non esiste una soglia biologicamente sicura. Il Tribunale sa però già qual è la morale da trarre dalla storia di questo processo, è molto semplice per quanto riguarda i tre organi bersaglio diversi dal fegato, gli esperti dell’Accusa per tutto il processo hanno giurato sull’idoneità lesiva del CVM rispetto al polmone, dicevo, e al sistema emolinfopoietico. Non risulta nessuna associazione, ci ha invece detto la IARC di Simonato, sulla base di ricerche effettuate con il criterio della dose e risposta, non risulta nessuna associazione, ci ha ribadito la IARC di Boffetta, non risulta nessuna associazione, ci ha ripetuto la relazione Vor, non esiste nessuna associazione, ci ha ripetuto l’americano Munt... americano.

Questo per il CVM. Per il PVC l’ipotesi di Vasvail non risulta, ma né confermata né corroborata per aver superato i tentativi di falsificazione. Stessa musica per gli insaccatori, si legge nel rapporto di.., l’ho già ricordato ma secondo il Pubblico Ministero non è così, allora leggiamo il rapporto.., l’aggiornamento non ha rilevato prove di un aumento di mortalità dovuto a tutte le malattie del sistema respiratorio, pneumoconiosi, bronchite e enfisema o asma, né si è rilevata alcuna indicazione di un aumento di mortalità per malattie respiratorie tra i lavoratori addetti all’insacco, al fissaggio o al miscelamento, quanto ai tumori del polmone nessuna pendenza, nessun trend è stato osservato aumentando l’esposizione cumulativa per le persone che avevano lavorato come imballatori e insaccatori. E sull’ipotesi di Vasvail ecco cosa dice il rapporto World, il nostro studio non fornisce le stime dell’esposizione alla polvere di PVC, e quindi non si possono trarre conclusioni solide per ciò che riguarda il rischio del tumore al polmone dovuto a inalazioni delle polveri del polimero. Ipotesi del PVC, le ipotesi del tumore al polmone degli insaccatori sono state falsificate. Il rapporto World, ragionamento IARC, come il Tribunale sa già, dice che c’è un eccesso significativo solo per coloro che hanno svolto esclusivamente la mansione di insaccatore, ma qui entra in scena la teoria della conferma, questa è la prima volta, è la prima ricerca che dice ciò, e una sola ricerca non basta per confermare un’ipotesi scientifica, tutta l’epistemologia concorda su questo punto, ce l’ha detto anche Comba, ce l’ha ripetuto Simonato. Quindi anche l’ipotesi relativa a coloro che hanno svolto solo mansioni di insaccatore non gode di un sufficiente grado di conferma. E per gli epatocarcinomi e le cirrosi, tumori del fegato? Ricordo ancora che per Berrino, Berrino aveva sempre sostenuto che l’epidemiologia è muta sul epatocarcinomi perché mancano indagini sul rischio relativo. Dall’indagine di Simonato, lo studio multicentrico europeo, emergeva che per gli epatocarcinomi e le cirrosi l’SNR era sostanzialmente uguale a 1, dallo studio multicentrico di Munt emergeva un rischio non statisticamente significativo per l’epatocarcinoma, resta dunque solo l’ipotesi di una associazione tra CVM ed epatocarcinoma ad alte esposizioni formulata nel rapporto World, aggiornamento IARC è la prima ricerca che dice, basata sulla dose - risposta, che dice queste cose. Quindi anche qui siamo in presenza di un’ipotesi ancora sub iudice, non affidabile secondo i richiamati canoni del metodo scientifico, perché priva del richiesto elevato grado di conferma che solo una pluralità di studi può offrire e perché non sottoposta ad alcuni tentativi di falsificazione. Ed ancora più radicale è la mancanza di conferma per la cirrosi, tutti gli studi epidemiologici mettono in evidenza che sempre gli osservati sono inferiori agli attesi. Allora c’è proprio da chiedersi, in conclusione sulla causalità generale, con quale coraggio il Pubblico Ministero abbia richiamato il criterio della conferma della falsificazione? Con quale coraggio abbia sostenuto nella replica che il rischio per il tumore al polmone e i tumori del fegato, compreso l’epatocarcinoma, è stato confermato e ha resistito ai tentativi di falsificazione? C’è poco da dire, qui il giudizio sull’affidabilità dell’ipotesi scientifica e i criteri della conferma della falsificazione funzionano da vero e proprio rasoio di.., qui al Tribunale è richiesto di essere il custode di questo rasoio. Solo una postilla su questo punto, a proposito di Comba, eh, Comba si ricorda di una.., sapeva, e aveva detto a proposito del tumore al polmone, dell’eccesso di rischio rilevato per la coorte puled che c’era un possibile ruolo eziologico del tumore del polmone, parole molto pesate diceva Comba, perché siamo dell’idea che non è mai un solo studio che conferma o confuta. Ecco, quanto aveva ragione Comba, è bastato poco tempo perché l’ipotesi suggerita da Comba e Pirastu fosse, sul tumore al polmone degli insaccatori, fosse travolta dalla falsificazione della IARC, quindi non solo sapeva Comba, ma era stato anche prudente. E Comba era quello che aveva affermato anche ciò che Mastrangelo non ha capito, che per la polvere di PVC non eravamo in grado di accedere a una fonte che ci desse garanzie e perciò su cui, di cui non possiamo parlare è bene tacere, Mastrangelo non ha osservato questa regola. Ma veniamo al tema che mi sta più a cuore di tutti, il tema delle bassissime dosi. Nella replica richiamo al Tribunale le cose dette dal Pubblico Ministero, "sulla eventuale rilevanza dell’esposizione a basse dosi che segue una esposizione ad alte dosi, il professor Stella cita una parte della deposizione di Simonato e.., che direbbero, secondo Stella, non sappiamo nulla. In realtà invece qualcosa si sa, perché proprio dall’analisi dell’ultimo aggiornamento IARC si deduce che anche l’esposizione recente, quella degli ultimi 15 anni, contribuisce al rischio, e infatti se non contribuisce gli SNR che si calcolano per ogni durata di esposizione degli ultimi 15 anni dovrebbero risultare più elevate, perché si toglierebbero dei lavoratori con esposizioni inefficaci dalla categoria degli esposti. Al contrario gli SNR non cambiano sostanzialmente, e l’andamento del loro cambiamento sta per un loro contributo eziologico, per l’esposizione recente", e poi, dice il Pubblico Ministero, anche di questo intervento fatto dal professor Berrino sulla latenza e sull’importanza del periodo di.., non c’è stata alcuna risposta. Questo punto di vista non è solo di Berrino ma è anche di altri, dice il Pubblico Ministero, studio che analizzando gli angiosarcomi esposti a meno di 1500 PPM l’anno conclude dicendo che la chiara risposta all’esposizione osservata all’esposizione cumulativa inferiore a 1500 anno indica che ci potrebbe essere un aumento o rischio di angiosarcoma con esposizioni cumulative a CVM entro un ordine di grandezza tra quelli consentiti dagli standard attuali di lavoro, e questo è World 2000 che non è stato citato né riferito dalla Difesa. Adesso vediamo se la Difesa non l’ha citato o non l’ha riferito.

In questo modo il Pubblico Ministero cerca di superare il non possimus di Simonato e Boffetta che non hanno detto il non possimus secondo Stella, l’hanno proprio detto, la risposta non c’è e quindi non posso darla, Simonato, e Boffetta: io su questo non posso, e queste risposte seguivano a delle risposte su una domanda del Presidente sulla dose minima idonea a ledere, e questa dose minima idonea a ledere qual era per Simonato e Boffetta? Erano i 288 PPM per Simonato, 28,8 per 10 anni, e Boffetta: per gli angiosarcomi non avevamo nessun caso sotto i 285-288 PPM, cosa succede al di sotto penso non si possa ancora dirlo. Quindi non è vero, secondo Stella, queste sono le risposte di Simonato e Boffetta, quindi non dice il vero qui il Pubblico Ministero, come non dice il vero quando omette di citare i miei insistiti rilievi contenuti nella mia memoria sulla insussistenza del disastro, sull’innocenza di Smai e sull’innocenza di Pisani, depositate, quella sul disastro, il 6 settembre e le altre il 3 ottobre, sul livello non basso ma infimo delle esposizioni dopo l’87, chissà cosa avrebbero detto Simonato e Boffetta se fosse stato a loro chiesto se idonea a ledere una dose successiva alle alte esposizioni inferiore a 0,11 PPM al CV6 e al CV23 o allo 0,40 PPM al CV24, memoria per Franco Smai, oppure una dose inferiore allo 0,06 PPM al CV6, allo 0,05 PPM al CV22/23 e di circa 0,23 PPM al CV24, memoria per Pisani. E a tutto ciò cosa avrebbero detto Simonato e Boffetta..? ragionavano sulle esposizioni che seguivano a.., ma la loro attenzione era concentrata sulle dosi di 10 PPM, di 28 PPM anno per 10 anni, altro che 0,06 PPM. E a tutto ciò che cosa si può aggiungere? E Berrino, è lui a dire che il suo è un ragionamento sulla base di considerazioni di carattere esclusivamente teorico, Terrazzine dal canto suo aveva detto che la non soglia è un principio di prudenza in una situazione di non perfetta conoscenza, e Martinez è molto esplicito per le basse e le medie esposizioni, non le infime, le basse esposizioni, lo... non supera l’1 e in particolare nella mia esposizione non siamo riusciti a dimostrare un rischio aumentato. E badate bene, a proposito della sotto stima del rischio, che per Martinez è da escludere che queste medie siano molto diverse solo per un effetto del caso, giacché la probabilità che questa distribuzione sia dovuta al caso è inferiore a 1 su 1000, altro che sotto stime.

A tutto ciò poi si aggiungono le prove sugli animali, i 10 PPM confermati da Maltoni in udienza e via discorrendo. Ed allora in questa situazione vediamo gli argomenti del Pubblico Ministero, l’argomento sulla latenza di Berrino. L’affermazione di Berrino si basa sulla osservazione che l’analisi condotta da World senza applicare il concetto di lag, ha fornito risultati paragonabili all’analisi condotta applicando un lag di 15 anni, tale risultato sarebbe la dimostrazione che gli ultimi 15 anni di esposizione sono rilevanti esattamente come gli anni precedenti. Allora, su questa tesi non è neanche il caso di replicare, ma replico egualmente, innanzitutto le storie lavorative esaminate nello studio dello IARC terminano al 1985, ‘85, e terminano a tale data perché gli autori hanno ritenuto, come si evince dal testo World, che le esposizioni successive al 1985 sono tanto basse, 1 PPM, da essere considerate irrilevanti dal punto di vista eziologico; in secondo luogo, sempre nello studio IARC, alle mansioni svolte dopo il 1976 è attribuita una esposizione di 1 PPM, si deve quindi osservare che l’esposizione accumulata dai soggetti dopo il ‘76 è sostanzialmente irrilevante rispetto all’esposizione accumulata in precedenza, ed inoltre che l’esposizione accumulata dopo il 1985 è addirittura zero per definizione, per il rapporto... E in questo contesto è evidente che l’analisi con oppure senza lag in poteva che dare risultati del tutto simili in quanto l’esposizione in questi ultimi 15 anni era del tutto inesistente, e non poteva fornire alcuna informazione significativa sul periodo di interesse per Enichem. Ma veniamo adesso all’argomento dell’ordine di grandezza. Allora, lo studio del World direbbe che c’è un aumento di rischio di angiosarcoma con esposizioni cumulative entro un ordine di grandezza tra quelli consentiti dagli standard attuali di lavoro, e su questo punto, dice il Pubblico Ministero, la Difesa è stata zitta.

Innanzitutto.., memorie, non è un.., costa tanta fatica, e le 4 memorie che io ho depositato il 6 settembre mi sono costate tanta fatica, tanta fatica durante il mese più bello dell’anno, agosto, ebbene, in rispetto della mia fatica esigeva che venissero lette quelle memorie, e in questa memoria dal titolo sull’accusa di omicidio e lesioni colpose e gli esperti della Difesa io prendevo in considerazione in modo analitico questo argomento, rinvio a quella memoria, in quella memoria dimostravo che un ordine di grandezza significa 10 volte, 10 volte, che sono 10 volte rispetto ai 28 e 31 PPM dei livelli più bassi dei due casi di IARC, e se attribuiamo ai livelli attuale di esposizione a valore medio annuale compresi tra 1 e 5 PPM, dicevo in quella memoria, si ottiene che un ordine di grandezza vuol dire una esposizione tra 10 e 50 PPM medi ogni anno, ma come ho osservato nelle memorie per Smai e Pisani sul disastro, etc., i livelli di esposizione erano molto, molto più bassi, molto inferiori a 1, 5 PPM, per cui non sta entro un ordine di grandezza, ma entro 2 o più ordini di grandezza, tanto più se si considera che le storie lavorativo, dicevo allora... Boffetta, terminano al 1985. E quanto poi alle valutazioni del rischio cui si richiama e il Pubblico Ministero effettuate.., da Zapponi non spendo neppure una parola, sono valutazioni del rischio che seguono la procedura tipica della valutazione del rischio e hanno quindi tutti i difetti propri della valutazione tipica della valutazione del rischio, le opzioni di default, l’uso delle estrapolazioni lineari, l’uso delle estrapolazioni dalle alte alle basse dosi e via discorrendo, tutte cose che io ho detto nella memoria del 6 settembre dal titolo: gli esperti della Difesa. Il rischio documentato da Zapponi non è un rischio reale ma è un rischio puramente astratto. Ma andiamo avanti, perché sempre sulle basse dosi il Pubblico Ministero ha detto qualcosa anche a proposito della polvere di PVC, "nello stabilimento di Porto Marghera il PVC era prodotto con il metodo in sospensione e il CVM nelle polveri di PVC era tanto elevato da obbligare a modificare il ciclo lavorativo, tanto che è stato appunto necessario l’introduzione di quella colonna di stripping per estrarre il CVM residuo nel PVC in anni che sono comunque successivi al periodo che è stato considerato eziologicamente rilevante". Appunto, finalmente il Pubblico Ministero riconosce, forse prima gli era sfuggito, che per Mastrangelo il periodo eziologicamente rilevante si ferma al 1975, perché dopo sono state introdotte quelle modifiche, la colonna di stripping, ma non solo quella, tante altre modifiche che hanno determinato il controllo delle esposizioni.

Continua a essere molto vago però il Pubblico Ministero nelle sue considerazioni, non ricorda di quale entità sia stato il controllo che ha determinato nel periodo successivo all’ottobre ‘87 la sostanziale assenza e non respirabilità del CVM nel PVC, non ricorda il Pubblico Ministero neppure il riepilogo da me fatto nella memoria del 6 settembre sull’insussistenza del disastro, sull’innocenza di Smai e Pisani, nelle memorie di Foraboschi e Foà da me richiamati, e soprattutto nella relazione di Foraboschi del 19/4/2001 sull’assenza di pericoli reali e nella relazione Zocchetti - Zagai del 20 aprile 2001 dedicata, essa pure, all’assenza di pericoli reali. E poi il Pubblico Ministero aggiunge: è stato detto dai difensori, dell’insaccatore, che l’unico trend di rischio osservato è per il solo insaccatore, cioè per coloro che hanno svolto le mansioni di, solo le mansioni di insaccatore, che costituisce una categoria limitata, mostro quella tabella già mostrata durante la requisitoria tratta dal lavoro del dottor Zennaro. Un solo rilievo, perché il Pubblico Ministero dice: è stato detto dai difensori? Non sono i difensori che lo dicono, è l’aggiornamento IARC, si legga il rapporto World, sottolinea come sugli insaccatori è stata compiuta un’indagine ad hoc e nessun trend positivo è stato osservato, e con tutto il rispetto per il dottor Zennaro mi sembra che i suoi studi e le sue tabelle non possono davvero competere con lo studio incomparabilmente superiore per disegno e qualità e sotto tutti gli altri profili compiuti dalla IARC. Il quadro così trattato sulla mancanza di esposizione o sulle esposizioni a dosi infime durante la gestione di Smai e Pisani consente di formulare una conclusione inossidabile che risolve in radice per.., nesso causale, manca il presupposto della idoneità della causalità lesiva, della capacità lesiva, della causalità generale a basse dosi, manca il primo gradino che il Pubblico Ministero non ha salito. E qui devo solo aggiungere una cosa, che l’onere probatorio chiaramente incombeva all’Accusa, non c’è uno straccio di prova per l’Accusa, non solo, ma ci sono le prove, l’inversione dell’onere probatorio che la Difesa ha subìto durante tutto questo processo, sono le prove sull’assenza di rischio che la Difesa ha dato e sulle quali non ha avuto mai, mai, mai, neppure in sede di controesame, una risposta, e sono sempre richiamate nella mia discussione già di giugno, nelle mie memorie del settembre e dell’ottobre.

Queste sono prove positive che noi diamo basate su misurazioni effettive. Allora in questa situazione, è in questa situazione che si inserisce quel.., di sentenze di cui pazientemente ho ascoltato la lettura durante la replica del Pubblico Ministero, quelle sentenze secondo il Pubblico Ministero starebbero lì a confortare le sue accuse, se non che, lasciamo stare poi, me la vedo dopo con il contenuto di quelle sentenze, il Pubblico Ministero neppure mentre leggeva le sentenze si è accorto, neppure mentre leggeva, si è accorto che il loro contenuto sembra fatto e costruito a posta per escludere il nesso di condizionamento per le esposizioni nel periodo della gestione Smai e Pisani. Sintetizzo qui di seguito, le conoscevo, non tante, alcune erano nuove, ma dicono tutte la stessa solfa, se la condizione idonea potesse sostituire la condizione sine qua non, come dice un aberrante sentenza della Cassazione, o se il nesso di condizionamento potesse essere ravvisato quando è probabile, probabilità di alto grado, che la condotta della gente costituisca.., una condizione necessaria dell’evento anche e allorché si tratti di forti fumatori ed esposti all’amianto, se fosse vero che il nesso di condizionamento sussiste quando il datore di lavoro realizzi una condizione idonea a produrre malattie o quando vi sia una legge statistica di copertura con un numero sufficientemente alto di casi o quando vi sia un aumento della probabilità che si verifichi l’evento o quando senza la condotta omissiva la probabilità sarebbe rimasta ad un livello tanto basso da rendere poco probabile o addirittura improbabile il verificarsi dell’evento, oppure quando la condotta ha contribuito ad avviare e ad aggravare un processo già avviato o quando vi sia un protrarsi della condotta, soprattutto laddove la scienza ci indica pacificamente che a una maggiore esposizione corrisponde la possibilità di un maggior numero di tumori prima, oppure quando pur mancando la prova oggettiva delle esposizioni successive è altamente probabile che l’esposizione abbia determinato un aggravamento della malattia, e tante altre, sempre le stesse cose, ebbene, se così dovessimo pensare la conclusione per i miei assistiti sarebbe sempre inossidabile. Gli enunciati giurisprudenziali che ho cercato di sintetizzare fin qui, sulla condizione sine qua non o sulla condizione di.., o sulla condizione sine qua non come condizione dell’aumento di rischio delle probabilità, o come contributo alle esposizioni successive, o a quella sulla concausalità tra fumo ed amianto, sono, appunto, l’occasione per ribadire che durante la gestione Smai e Pisani non solo non si è verificato una condizione.., o un aumento del rischio o delle probabilità o una mancata diminuzione del rischio, ma per il ben noto controllo delle esposizioni si è realizzata una situazione di assenza del rischio da me documentato nelle mie memorie e a suo tempo documentato dalle memorie dei nostri consulenti senza nessuna replica. Morale, dal punto di vista della difesa dei miei assistiti dovrei dire che il Pubblico Ministero ha fatto bene a citare tutte quelle sentenze.

Io chiederei un po’ di sospensione perché credo di averne ancora per un’ora e mezza, due.

 

Presidente: va bene.

 

L’UDIENZA VIENE BREVEMENTE SOSPESA

 

Presidente: riprendiamo l’udienza, prego.

 

AVVOCATO STELLA

 

Avvocato Stella: ed ora affronto la parte che più mi piace. Fin qui credo di aver dimostrato che il Pubblico Ministero non ha salito il primo gradino, e cioè quello della idoneità, la prova della idoneità. La prova è stata raggiunta solo per l’angiosarcoma ad alte esposizioni. Per le basse esposizioni aggiungo che, beh, quello che ho detto non lo ripeto, la causalità generale a basse esposizioni non è stata dimostrata e se fosse stata dimostrata questo sarebbe stato solo il primo gradino, poi il Pubblico Ministero avrebbe dovuto provare il nesso di condizionamento e cioè o ricostruire le catene causali o indicare la legge della scienza che consente di affermare che senza quelle basse esposizioni che sono.., non basse, infime esposizioni, l’evento non si sarebbe verificato, il che... E` di questo secondo gradino che ora voglio parlare, che è la parte che mi piace di più perché è la parte dove sono stato chiamato direttamente in causa anche nei miei lavori scientifici. Risponderò qui al Pubblico Ministero ed anche alle Parti Civili, compresa l’intelligente avvocato Boscolo Rizzo. Su questo terreno che ora affronterò lo scontro è all’arma bianca, e poiché l’arma bianca è lo strumento che preferisco risponderò ora alle contestazioni dell’Accusa.

Tre passaggi argomentativi. Primo passaggio argomentativo: tutte le sentenze citate dal Pubblico Ministero costituiscono uno dei più gravi attentati al principio di legalità e di determinatezza e di personalità che io ricordi nella mia ormai lunga vita di studioso e di avvocato, di quelle sentenze io do una spiegazione in chiave psicologica, i loro estensori sono stati colpiti da un palese shock da modernità, di fronte ai grandi pericoli legati allo sviluppo produttivo si sono lasciati prendere dal panico e nel panico hanno vestito i panni del legislatore dimenticando che bene o male anche il nostro paese è un paese democratico, che con la Costituzione ha fatto proprie le conquiste delle democrazie liberali. E` palese questo shock da modernità nella sentenza o nelle sentenze, non so se è una o due, della Cassazione che ci informa che in tema di malattie professionali è sufficiente che si realizzi una condizione idonea, su questo non mi dilungo più se non per dire che in questo modo il troppo poco della causalità generale fa ingresso, purtroppo, anche nella giurisprudenza di legittimità del nostro paese. La nostra Corte di Cassazione ha molto da imparare dalla Corte Suprema degli Stati Uniti e speriamo che continui il profluvio di sentenze che è iniziato proprio a difesa dei valori supremi della democrazia come fa la Corte Suprema americana. La disinvoltura con cui il concetto di idoneità viene chiamato in questa sentenza della Cassazione a sostituire la condizione sine qua non è soltanto pari altra disinvoltura con cui vengono considerati sufficienti, ai fini della condanna penale, i dati statistici ed epidemiologici.

Forse meno disinvolte, perché almeno un tentativo inidoneo di motivazione c’è stato, sono le altre sentenze, che pur affette da shock da modernità hanno cercato di tranquillizzare la cattiva coscienza dei loro estensori facendoli parlare di nesso di condizionamento, non hanno avuto il coraggio di dire condizione idonea, hanno detto nesso di condizionamento. Faccio un esempio unico che vale per tutte le sentenze citate dal Pubblico Ministero, quella del Pretore di Torino del ‘95, asbesto, sentite, sentite, io leggendola credevo che, sentendone la lettura anzi, mi ricordo di quello che mi diceva il professor Allorio quando ero io studente, se non fosse un fenomeno acustico direi che ho le traveggole, l’azione o l’omissione, diceva il Pretore, è la strada seguita di tutti gli altri, legittimità e Cassazione, dico di merito.., Cassazione, indica una conditio sine qua non se tale conditio - chissà perché usano il latino, meglio condizione necessaria, ma sono eruditi - ha rappresentato una conditio senza la quale la probabilità naturale di quell’evento sarebbe rimasta ad un livello tanto basso da rendere molto probabile o addirittura quasi improbabile il verificarsi dell’evento, tale indagine va condotta in base ai parametri e i criteri offerti dalle leggi di copertura universali e statistiche desumibili dalle ricerche epidemiologiche, quasi che le ricerche epidemiologiche, lo dico subito tra parentesi, potessero rientrare nelle leggi di copertura universali o statistiche, le traveggole, le traveggole, ed ecco il tentativo inidoneo di motivazione, ne ha parlato anche il Pubblico Ministero e con grande ammirazione ha sottolineato questo punto, va analizzata.., di violazione del principio di legalità perché si punirebbero reati di danno anche per aver soltanto messo in pericolo il bene giuridico. Una simile obiezione, prosegue con nonchalance il Pretore, sarebbe superabile, udite udite, giacché il criterio dell’aumento del rischio integra l’accertamento della causalità, intervenendo ad adiuvandum nella ricerca fattuale del nesso eziologico, non avviene una sostituzione dell’accertamento della causalità, ma una mera integrazione e di conseguenza non estende ma restringe l’ambito della responsabilità, viene proprio di pensare: ma il Pretore di Torino pensa che siamo tutti scemi? C’è poco da fare, in questa prospettiva la condizione diventa necessaria non per l’evento ma per l’aumento del rischio il che fa scomparire il legame causale tra antecedente ed evento, altro che principio di legalità, qui il nostro Codice richiede che ci sia un legame causale tra antecedente ed evento, qui il Pretore e tutte le altre sentenze prospettano, dicono che la condizione deve essere condizione sine qua non per l’aumento del rischio, e l’evento? L’evento, già tanto, dice il Pretore, c’è anche del divertimento in queste osservazioni, il Pretore dice: è già tanto, in questo modo restringiamo l’ambito della responsabilità, capito? Quello che colpisce è che questo orientamento non è rimasto isolato, ci sono stati molti Giudici di legittimità che vi hanno aderito e perfino la Cassazione che ha confermato quelle sentenze, allora io chiedo al Tribunale di dire se questo è o non è un orientamento incompatibile con gli articoli 40 e 41 del Codice, se è o non è un orientamento incompatibile con i principi di legalità, con il principio del fatto proprio personale. E` una domanda alla quale credo che il Tribunale non possa sottrarsi. Naturalmente stiamo sempre parlando di interpretazioni delle norme degli articoli 40 e 41 e degli articoli della Costituzione che sia razionale, perché io penso che tutti dobbiamo convenire che la ragione non deve essere un optional.

Secondo passaggio argomentativo, questo è quello che mi piace di più, concerne il tema delle leggi statistiche e del coefficiente percentualistico così caro all’avvocato Boscolo Rizzo, e qui devo dire solo due parole sul mio lavoro di 30 anni fa del quale giustizia e modernità costituisce uno sviluppo coerente.., scientifiche, io allora non facevo l’avvocato però mi ero studiato il.., sapete com’è nato quel libro? E` nato così signor Pubblico Ministero, io nel ‘70 vinsi la cattedra di Diritto Penale e andai a Catania a insegnare diritto penale nel ‘70 e insegnando diritto penale mi accorsi che non sapevo le cose che dicevo agli studenti, io mi ricordo che fui preso dal panico perché tutti i professori insegnano la condizione sine qua non ma quando poi io dovevo spiegare dovevo dire agli studenti: come si fa a stabilire se un antecedente è condizione sine qua non? E qui c’era il vuoto assoluto.

Avevo cercato di risolvere il problema andando nelle biblioteche, zero, tranne il libretto di Enghisc del 31, ed allora io ricordo che passavo tutti i sabati nelle librerie, non nelle biblioteche ammuffite dell’istituto, andavo a cercarmi i libri che ho scoperto io, che poi tutta la.., che mi piace dirlo, oggi si parla di Popper, di Nagher, di tutta quella gente lì come se fosse acqua fresca, allora nel panorama giuridico italiano nessuno li conosceva, nessuno, li avevo trovati io nelle librerie della città uno per uno. Bene, ma chi mai tra i giuristi.., ma scherziamo, e io ero in crisi come professore perché mi rendevo conto che i professori in questo modo raccontano delle bufale agli studenti. Alla fine avevo capito che l’accertamento del nesso di causalità in quelle condizioni avveniva in un modo solo, il nesso di condizionamento c’era quando lo diceva il Giudice, il fiuto del Giudice, era lui che decideva, e io a questo mi ribellai. E le conclusioni nella sostanza furono queste: c’è bisogno di un parametro oggettivo, il Giudice non può fare a meno, non può dire: sono libero io, parametro oggettivo costituito dalla scienza che deve servire a spiegare l’evento, la struttura probabilistica che ne uscii della spiegazione aveva questo significato, sono costretto a dirle queste cose perché ho capito che non sono stato capito d’altra parte, modestamente anche Beccaria non era stato capito. La struttura probabilistica che io asserivo e che asserisco anche oggi deriva da ciò, da una considerazione molto semplice, che oggi gli scienziati ne sanno molto di più di ciò che sapevano gli scienziati 100 anni fa, e ne sanno molto di meno di quello che gli scienziati sapranno tra 100 anni o tra 1000 anni; ora, per essere certi di una spiegazione è assolutamente fondamentale, come dice Carnat, sarebbe assolutamente fondamentale fare riferimento al sistema completo delle leggi, anche di quelle che conosceremo tra 1000 anni. Ma ciò non è possibile, come non è possibile conoscere tutte le condizioni iniziali cui fanno riferimento le leggi scientifiche che non conosciamo perché le conosceremo tra 100 anni, le condizioni iniziali cioè le situazioni di fatto alle quali si applicano le leggi. Ecco perché inevitabilmente la struttura della spiegazione è e resterà probabilistica. Ma questo, dice Carnat, è un modo banale di intendere la probabilità, è una cosa ovvia, in questo contesto di probabilità noi abbiamo, dobbiamo avere le nostre piccole certezze perché sennò non si va avanti, ed allora ecco in questo contesto l’uso delle leggi universali che ci danno una certezza perché.., è latino Di Noia, ciò che spiega, implica deduttivamente l’exlanandum, cioè che deve essere.., avete capito? Quindi c’è la certezza, perché, perché l’explanans dice che dato A automaticamente si verifica B.

Poi ci sono le leggi statistiche, e noi sappiamo che questo è un problema con il quale bisogna misurarsi perché, perché c’è stata tutta la discussione sulla teoria quantistica e via discorrendo, il mondo subatomico è dominato dalla probabilità e, leggetevi le belle pagine di Ainz Zai contro la teoria dei quanti, Dio non gioca a dadi. Eh, dobbiamo pur fare i conti anche con le leggi statistiche che non dicono automaticamente, dicono che A è seguito da B in una certa percentuale di casi. Allora questo in quel contesto generale della struttura probabilistica che ha bisogno però di piccole certezze che problema ci pone? Ci pone un grosso problema, possiamo ignorarle le leggi statistiche? La conclusione finale, la mia oggi è che: sì, le possiamo ignorare, ma allora ho sostenuto, come sostengo anche oggi per puro scrupolo scientifico, quello che diceva Empel, Empel diceva: vero, la certezza ci è data solo dalle leggi universali, ma le leggi statistiche ci possono dare una pratica certezza, una quasi certezza, quando il sostegno è induttivo, l’explanans, mi segui Di Noia? Il sostegno induttivo è sufficientemente forte e Empel, e qui nelle note ci sono tutte le citazioni, tutti gli allegati, tutti i riscontri necessari, e Empel, che io richiamavo nel mio libro del ‘75, Empel fa l’esempio del decadimento radioattivo e della legge di Graan della teoria cinetica dei gas dove dice: le probabilità enunciate con le.., percentualistiche.., è talmente elevato da darci la pratica certezza nella spiegazione dell’evento singolo. Allora, se le leggi statistiche intese in questo modo ci danno la pratica certezza sono equivalenti alle leggi universali che ci danno la certezza, sempre nel contesto della probabilità complessiva della spiegazione. E questa è la ragione, la a ragione vera per cui la Cassazione, il nuovo orientamento, orientamento di quei Giudici di legittimità che hanno studiato, perché i Giudici devono anche studiare, soprattutto quelli della Cassazione, è la spiegazione per cui parla di coefficiente percentualistico vicino a 100. E` un puro scrupolo scientifico, secondo me uno... scrupolo, è un puro scrupolo scientifico, perché le leggi statistiche di cui parla Empel che danno la pratica certezza sono pochissime e sono fin ora, io non ne ho trovate che possono essere utilizzate nel processo penale. Morale, la sostanza qual è? E` che ci restano solo le leggi universali, e questo, da un punto di vista pragmatico dico, pragmatico, e infatti il progetto Grosso giustamente parla solo di leggi universali.

E non sono solo io a dirle queste cose in Giustizia e Modernità, tra i giuristi, io vi ho allegato qui il libro del giurista tedesco che più di ogni altro tra i tedeschi, che ha studiato la causalità, Maivald, e Maiver dice: solo leggi universali. E ciò corrisponde anche all’orientamento di tutta la epistemologia contemporanea, io cito ed allego qui le Paspinelli in Italia... e Antiseri in Italia, tra i filosofi della scienza, solo leggi universali, e poi fuori d’Italia, filosofi della fattura di Popper, di Nagher, di Carnat e di tanti altri, le leggi causali sono solo le leggi universali. Ed allora qui si pone un problema, come la mettiamo con la visione del mondo che ci viene offerta della teoria dei quanti? Eh, il mondo subatomico. Ecco la risposta che io do in Giustizia e Modernità e che dà anche Maivald, è certo che le leggi universali di cui disponiamo sono le leggi come quelle di Newton che sono state, come teorie, smentite dalla teoria quantistica, però sono leggi che continuano a governare il mondo. Sentite cosa dice Ubert, questo grande studioso americano di cui adesso pubblicherò la traduzione nella mia... Le leggi di Newton funzionano ancora oggi eccezionalmente bene per il mondo comune di edifici e di aerei, sono ammirevolmente utili per quasi tutti i compiti dell’ingegneria dai voli nello spazio al disegno degli orologi meccanici, è vero, ...Ubert, che la meccanica di Newton è stata superata due volte in due rivoluzioni indipendenti dalla scienza, quella della relatività e quella della meccanica quantistica, ma è anche vero che per molti scopi le leggi di Newton rimangono adeguate, nessun fisico e certamente nessun ingegnere userebbe la meccanica quantistica per disegnare un ponte. La verità è che la maggior parte dei scienziati considera ancora oggi valide le leggi di Newton perché sono coerenti dal punto di vista logica e all’interno del loro raggio di validità riescono a predire le osservazioni con molta accuratezza, non sono però valide se le si applica su scala atomica o cosmica.

Ecco, qui proprio Dawer, che ho citato prima, dice: e noi dobbiamo tenere conto degli scopi per i quali facciamo certe affermazioni. Allora diciamo che per il mondo in cui viviamo, di aerei, di ponti, di edifici, le leggi universali tipo leggi di Newton funzionano eccezionalmente bene, funzionano bene nella vita di tutti i giorni, per gli ingegneri, i chimici, per chi fa le cose pratiche, e perché non devono servire nel processo penale? Perché non si può dire che anche il processo penale funziona sulla base delle leggi universali alla Newton? Sapete qual è stata l’accusa maggiore che viene rivolta ai Giudici americani che senza eccezione esigono le spiegazioni delle catene causali o una legge sul sempre? E` stata questa: voi riflettete la visione newtoniana del mondo, invece dovete tenere conto anche della teoria delle probabilità elaborata dalla fisica quantistica. Questa è l’obiezione e i Giudici americani gli hanno risposto: siete tutti pazzi, noi usiamo le leggi che servono oggi sulle quali va avanti il mondo di cui noi ci occupiamo e sono le leggi di Newton e quelle simili alle leggi di Newton, le leggi universali. E certo che proprio qui, questo è un nervo scoperto, perché proprio qui allora mi si dice, la grande obiezione, eh, ma in questo modo non si punisce più, ma scherziamo? Ma ci rendiamo conto? Se si usano solo leggi universali non ne usciamo, non si punisce più. Ma le leggi universali sono quelle il cui uso è nella prassi di un paese industrialmente avanzato e democraticamente avanzato come gli Stati Uniti e tutti i paesi di Common Low. Ed allora Signori del Tribunale mi si dica, ma io voglio una risposta a questa domanda, quei Giudici che in America dicono: non è possibile la prova della causalità individuale perché bisogna provare il nesso di condizionamento, la causa but for attraverso le catene causali o la legge sul sempre, in America succede questo, che la causalità individuale non viene considerata prova, ma allora non si punisce più? Ma Schiesaro non si punisce più in America? Ma stiamo scherzando? Stiamo dicendo che in America che usa queste categorie viene abbassata la guardia contro la criminalità? E` l’Italia che ha abbassato la guardia contro la criminalità, ha abbassato la guardia non usando il diritto penale dove le prove si possono raggiungere, dove le prove si possono raggiungere sul terreno della corruzione; perché non si fanno le indagini sulla correzione? Questa è la criminalità. Altro che contrazione, è una impostazione con forme e grandi principi della civiltà democratica e non mi si venga a dire che in questo modo non si punisce più.

Terzo passaggio argomentativo: eh, il piano del contenuto dell’explanat, Di Noia, cioè delle leggi scientifiche, va tenuto accuratamente distinto dal piano del giudizio sulla loro affidabilità, sono due piani completamente diversi. Queste sono cose ovvie ripetute in tutti i testi di epistemologia. E quindi qua, qui forse la carissima avvocato Boscolo Rizzo non ha capito, perché è vero che quel numerino di cui parla non si trova, ma non si trova sul terreno della probabilità logica, che è una relazione di conferma tra due proposizioni, probabilità logica - io forse ho fatto male ad usare questa espressione che è di Kan nel libro del ‘75, perché poi ha ingenerato confusione - probabilità logica vuol dire grado di conferma, per ipotesi, grado di conferma, e quindi viene fuori tutto il discorso sull’affidabilità, tutto il discorso su Dawer. Certo che il numerino non c’è, ci si limita a dire che l’ipotesi deve avere un elevato grado di conferma e non si è trovato il numerino. E questo, era questa la cosa importante che volevo sottolineare, che la cosa è probabilmente sfuggita anche alla Cassazione di Stava, perché la Cassazione di Stava dice: le leggi statistiche... più provvista di validità scientifiche quanto più possono trovare applicazione in un numero sufficientemente alto di casi; lasciamo perdere il numero sufficientemente alto di casi, non lo precisa, certo è che se deve essere sufficientemente alto non può essere basso o molto basso, e quando noi parliamo di esposizione a CVM e di malattie che ne seguono, se noi facciamo la percentuale, la percentuale non va fatta secondo la legge epidemiologica, questo non c’entra niente, l’epidemiologia studia le popolazioni, dobbiamo farla tra esposizione dei singoli individui del totale dei lavoratori del CVM, la percentuale che ne esce non raggiunge l’1%, altro che percentuale in numero sufficientemente elevato di casi. Ma non era questo il rilievo che volevo fare io, volevo fare il rilievo che la Cassazione di Stava ha lasciato uno spazio in bianco perché essa dice: sono tanto più provvista di validità scientifica quanto più possono trovare applicazione in un numero sufficientemente alto di casi; ecco lo spazio in bianco, non individua il numero sufficientemente alto dei casi. E poi fa una confusione, perché dice: tanto più provvista di validità scientifica, allora la validità scientifica non ha nulla a che vedere, nulla a che vedere, la validità scientifica riguarda la teoria della conferma e della falsificazione, mentre qui il numero di casi riguarda il potere esplicativo, il contenuto dell’explanat, ed è qua, su questo spazio lasciato in bianco dalla Cassazione che si sono buttati tutti i Giudici affetti da shock da modernità, lo hanno riempito a modo loro, lo hanno inteso a modo loro, ed ecco perché la Cassazione nelle ultime sentenze se ne è accorta e ha detto: no, alt, quando io intendevo, quando io parlavo di numero sufficientemente alto di casi intendevo una percentuale vicinissima a 100, perché noi, questo è l’explanat che deve conferire una sufficiente base per la pratica certezza della conclusione sul nesso di condizionamento. E qui c’è una coincidenza singolare che secondo me è di buon auspicio, queste sentenze sono dell’ottobre - novembre 2000, adesso ce ne sono altre, io penso che sarà un filone inarrestabile, bene, è proprio una coincidenza che io voglio segnalare, perché io mentre dicevo, mentre la Cassazione scriveva queste nuove sentenze io in Giustizia e Modernità scrivevo, nelle mie isole felici: badate, qui la Cassazione ha lasciato uno spazio in bianco, e infatti poi io le sentenze le ho avute dopo la pubblicazione del libro, dicevamo la stessa cosa.

E dunque, sto aggiungendo alla fine della replica sul nesso di condizionamento. Spero di aver risposto in modo esaustivo anche alla Boscolo Rizzo. Nel rinviare poi alle note di udienza scritte la mia conclusione è che la replica del Pubblico Ministero e delle Parti Civili non ha minimamente scalfito le architravi dell’impianto difensivo, si sono, hanno fatto delle divagazioni, ma le architravi non le hanno toccate, hanno detto per esempio, il Pubblico Ministero ha detto: non è vero che c’era un dissenso tra i miei esperti, perché andate a vedere le memorie scritte depositate, non è vero che c’era contrasto tra Comba e Berrino, tra Comba e Mastrangelo e tutti gli altri contrasti che io avevo illustrato nella discussione.

Signori del Tribunale, io non sono neanche andato a verificare se questo sia vero, ho visto solo che non è vero che nella memoria di Comba dicesse le stesse cose, ma non ha importanza questo, perché a me sembra di ricordare che il processo penale sia dominato dalla oralità e dalla immediatezza, dalla immediatezza del controesame, è lì che si dice quello che si pensa, ed allora Signori del Tribunale, andate a verificare i verbali, tre anni di verbali, la lettura costa una fatica immensa e io l’ho fatta, è lì dove viene fuori in modo scandaloso questo dissidio tra gli esperti dell’Accusa. Poi, chissà perché, si sono adeguati negli scritti, chissà cosa sarà successo dopo, perché si sono adeguati? Stavo parlando delle architravi che non sono state toccate, la prima architrave nel periodo di Smai e Pisani non c’è stato nessun aumento del rischio, quindi inapplicabili tutte quelle sentenze, e su questo punto ribadisco al Tribunale che nessuna replica è stata mai fatta alle mie memorie, mai, da nessuno, sull’assenza di rischio. La seconda architrave, il primo gradino della causalità, la causalità generale è stata dimostrata solo per l’angiosarcoma ad alte dosi, e basta, non c’è un sufficiente grado di conferma per tutte le altre ipotesi. La terza architrave è costituita dalla constatazione che un giudizio sul nesso di condizionamento è comunque impossibile perché oltre al primo gradino mancano tutti gli altri, manca la ricostruzione della catena causale e manca una legge della scienza che dica che se si verifica l’esposizione automaticamente si verifica la malattia. Completo questo primo quadro dicendo.., le cose che ho detto riguardano omicidio e lesioni colpose, ma per il capo uno c’era anche il disastro, poi unificato, etc., etc., ma comunque anche sul capo 1, io avevo fatto una memoria depositata il 6 settembre, tutte cose che io non ero riuscito, avevo fatto rinvio nella mia discussione di giugno per mancanza di tempo, nessuno ha risposto alla mia memoria del 6 settembre sulla insussistenza del disastro, e nessuno in particolare ha dimostrato pericolo concreto per la pubblica incolumità.

Io in quella memoria facevo una serie di riflessioni anche un’altra accusa di disastro di cui era accaduto di occuparmi. Il.., di un pozzo petrolifero avvenuto a Trecate, vicino a Novara. E` uscita una nube di idrocarburo che era andata sopra Novara, l’accusa era di disastro per il rischio di esplosione della nube sopra Novara, rischio di deflagrazione e quindi pericolo per la pubblica incolumità. Il G.I.P. ha prosciolto Novara, perché ha riconosciuto, sulla base degli argomenti prospettati dalla Difesa, che non c’era nessun pericolo concreto per la pubblica incolumità. Io vorrei avere avuto delle risposte su questi punti anche dall’Accusa e dalle Parti Civili, invece silenzio.

E mi accingo adesso a trattare le altre accuse. Non si preoccupi il Tribunale, la fatica mano mano la sento anch’io. Devo però spendere un po’ di tempo sull’avvelenamento. Ecco, sono le cose strane di questo processo, davanti all’oceano quest’agosto io ho scritto la memoria sull’avvelenamento depositata il 6 settembre. Vado fiero di quella memoria perché, e la pubblicherò anche perché colma un buco anche nel modo di intendere i reati di pericolo astratto e via discorrendo. Nessuno sa bene, quando parlano di avvelenamento non sanno neanche di che cosa stanno parlando. Allora, questa memoria vado piano piano per dire dove l’Accusa ha replicato e dove non ha replicato. La premessa era: pericolo astratto significa sempre pericolo reale, astratto ma reale. E` una questione convenzionale quella di reale per riferirsi agli effetti osservati sull’uomo e sull’animale. E dicevo la storia del.., etc., per sottolineare una cosa, che il Giudice assolva il suo compito con il solito processo di sussunzione, cioè deve vedere se la condotta concreta è sussumibile sotto la fattispecie astratta del pericolo reale astratto, e dicevo: badate che in questo modo è chiarissimo, può esserci un pericolo astratto anche se in concreto la condotta non è pericolosa, e questo è un problema che non può non toccare il Giudice perché.., e comunque restavo fermo sulla posizione sunsunzione sotto il pericolo astratto, questo è il compito del Giudice. Che cosa mi ha replicato Partesotti? Ah, dice, tu entri in conflitto con il tuo articolo del ‘73 sui fatti inoffensivi.., ma dico, per un’espressione napoletana, qui vogliono proprio sfroccoliare, perché, allora, quell’articolo, chiedo scusa al Tribunale ma devo replicare a Partesotti, non è vero che io entro in conflitto, l’articolo del ‘73 ha fatto entrare in Italia per la prima volta, per la prima volta la discussione sul bene giuridico, e mi ricordo che mi sono molto divertito nello scrivere quell’articolo, mi sono divertito nel fare a pezzi gli allievi di Gallo i quali dicevano: ah, per la punibilità è necessario la conformità alla fattispecie astratta, e in più come requisito autonomo la lesione dell’interesse tutelato, e io lì mi sono proprio divertito, e con argomenti che non sono mai stati superati ho dimostrato che non può essere un requisito autonomo di fattispecie la lesione dell’interesse tutelato, se si realizza la fattispecie si realizza quella che noi chiamiamo la lesione.

Stessa cosa per l’avvelenamento, se c’è l’avvelenamento, se c’è la fattispecie astratta e il comportamento concreto è sussumibile sotto la fattispecie astratta basta, ma è proprio qua che io ho segnalato il problema, è un problema di legittimazione della categoria, è un problema di politica penale, perché figliastro, proprio perché la conformità del fatto alla fattispecie ci dà una lesività che è evanescente, però il reato sussiste, ed allora? Ed allora questo è un problema per i Giudici, non quindi.., anzi, se io qui avessi seguito certi suggerimenti... mi ha suggerimento per l’avvelenamento segui la strada della inoffensività, eh, no, dico, stiamo scherzando? Infatti non l’ho seguita e credo di aver ricostruito correttamente la categoria dei reati di pericolo astratto, ho detto quindi l’avvelenamento pericolo astratto. Ma pericolo astratto vuol dire pericolo astratto reale, pericolo astratto reale vuol dire effetti osservati sull’uomo e sull’animale. Allora, prima cosa, io naturalmente queste cose non me le sono inventate quest’estate, fanno parte di una strategia pensata, tanto è vero che avevo fatto fare a Zocchetti e Dragani, a Zocchetti l’indagine epidemiologica sugli effetti osservati sull’uomo, e a Dragani l’indagine sugli animali, gli effetti osservati sugli animali, ed allora avevo detto nella memoria: badate, se noi consideriamo la condotta concreta, cioè le dosi di assunzione dei veneziani, a null’altro ci possiamo riferire, noi vediamo che questa condotta concreta, che determina, che sta alla base delle dosi di assunzione, sta alla base, sta dietro alle dosi di assunzione dei veneziani, non è sussumibile sotto le classi di dosi o di esposizioni alle quali corrispondono gli effetti osservati sull’uomo e sull’animale. Perché non è sussumibile? Perché per l’uomo siamo distanti centinaia e migliaia di volte dal piano degli effetti osservati, per l’animale siamo lontani milioni di volte, milioni, la memoria va letta e guardate quelle cifre se non vi fanno impressione, siamo milioni di volte distanti dagli effetti osservati.

Ed allora io ho anche fatto un altro rilievo, badate, nel far questo, cioè nell’individuare la condotta concreta io ho fatto riferimento alle dosi di assunzione dei veneziani calcolate secondo i criteri di Pompa che si basano sui valori di concentrazione e sull’indagine del Coses, ma la concentrazione non cambia se noi assumiamo le dosi di assunzione indicate da Raccanelli e da Zapponi, perché anche se indichiamo quelle dosi di assunzione e ce ne serviamo per individuare la condotta concreta, quelle dosi sono lontane da quelle di Pompa decine di volte, mentre gli effetti osservati sono lontani migliaia o milioni di volte, questo è il concetto.

Orbene, questo è l’argomento più importante, l’argomento decisivo, l’argomento sufficiente, l’argomento sul quale non si discute, il comportamento e la condotta concreta non è sussumibile sotto la fattispecie astratta che esige un pericolo reale e quindi un pericolo di effetti osservati. Su questo punto assolutamente cruciale non mi è mai stata data nessuna risposta. E badate bene che questo che ho detto riguarda gli effetti cancerogeni ma stessa cosa per gli effetti non cancerogeni, quelli della tabella Stringer. Eccolo qua, sempre nella memoria, io partito dal presupposto che le memorie venissero almeno lette o forse sono state lette e non si è detto niente lo stesso. Le dosi di assunzione dei veneziani con le precisazioni che vi ho fatto prima, quindi la condotta concreta, è inferiore di 7 mila volte per l’endometriosi, di 35 mila volte per la morte prenatale, di 7 mila volte per immunosoppressione, di 550 mila volta per la porfirea, 550 mila lire per la suscettibilità all’infezione virale e di 3 milioni 500 mila volte per la capacità riproduttiva. Ecco, io dico perché nessuno ha risposto su questi punti, ma soprattutto perché Zocchetti e Dragani, che dicevano queste cose, non sono stati neppure controesaminati. Ecco, il mancato controesame dei consulenti secondo me ha un valore processuale assoluto, nessuno ha mai contestato questi dati, ed allora mi sembra che la conclusione sia pacifica, la condotta concreta non è sussumibile sotto la fattispecie astratta di pericolo reale previsto dal 439. Ma io naturalmente avevo detto anche altre cose in quella memoria e avevo detto: questo qui è un argomento che liquida per sempre il tema dell’avvelenamento, ma supponiamo che non ci sia, avremmo, noi, i nostri consulenti, avrebbero potuto evitarsi anche questa fatica perché bastava considerare le classi astratte di concentrazione dei contaminanti nei molluschi. Eh, allora, consideriamo come classi astratte sotto le quali effettuare la sussunzione le classi che superano i limiti di legge o le classi di esposizione che, di concentrazione, scusate, che sono anomale.

Allora, per le prime, per i metalli gli stessi esperti dell’Accusa riconoscono che i limiti di legge, la CL, non è mai stata superata, neppure, dice Baldassarri o Sesana, non mi ricordo, uno dei due, neppure con riferimento ai CL fissati dall’EPA e per tutte le altre sostanze, e quindi per l’arsenico, per la diossina, per i PCB e via discorrendo, per le quali non è stabilito un limite di legge nelle concentrazioni, allora c’è un altro criterio, andiamo a vedere quali sono le classi anomale. Le classi anomale sono quelle che superano le concentrazioni dei prodotti normalmente commercializzati in tutto il mondo. Perché sono anomale queste? Perché è chiaro che se superano quei limiti di concentrazione contenuti nei prodotti commercializzati in tutto il mondo vuol dire che sono concentrazioni che incappano in qualche divieto, come accaduto in Svezia o in altri paesi per evitare che vengano normalmente commercializzati, invece in tutto il mondo sono normalmente commercializzati. Bene, la seconda parte della memoria, sulla base di tutti i dati delle concentrazioni disponibili, dimostra che le dosi concrete di concentrazione, quindi la condotta concreta, non è sussumibile né sotto le classi che superano la CL, i limiti di legge per i metalli, né sotto le classi anomale, sono tutti inferiori ai limiti di legge o comunque inferiori o uguali alle concentrazioni dei prodotti normalmente commercializzati. E quindi sarebbe bastato questo argomento per escludere l’avvelenamento. A proposito di concentrazioni, dico solo che io ho fatto i calcoli sulle concentrazioni di Raccanelli, noi sappiamo bene quanto sia stato sbugiardato dall’indagine di Berrino proprio sul terreno della concentrazione Raccanelli, ed allora se teniamo conto dei dati di Berrino la condotta concreta è ancora.., sussumibile sotto la classe astratta di concentrazioni che superano la legge o che sono anomale, e neanche su questo punto mi è stato risposto, nessuno ha sollevato una qualsiasi obiezione.

Ma andando avanti.., cinture bretelle intese in modo esponenziale, dico: non solo non sono sussumibili sotto la classe di dosi alle quali si riscontrano effetti osservati sull’uomo e sull’animale, non solo non sono sussumibili sotto le classi di concentrazione delle quali si, che superano i limiti di legge o che sono anomale, ma non sono sussumibili neppure sotto le classi di dosi che superano i limiti soglia, cioè i TDI, e qui in quest’ambito del tutto sussidiario e del tutto, diciamo pure non pertinente essendo l’avvelenamento già stato liquidato, è qui che viene fuori tutta l’indagine di Pompa. Indagine di Pompa che dimostra sostanza per sostanza come il consumatore, il forte consumatore non superi mai le sue dosi di assunzione.., sulla base dell’unica ricerca scientifica vera, disponibile, cioè l’indagine del Coses, non supera mai il TDI il limite soglia. E tutta la confusione che si è fatta delle diossine si risolve in modo molto semplice, andate a controllare per questo aspetto se i calcoli di Pompa sono giusti o sbagliati. Dico andate a controllare ma il controllo è irrilevante, perché anche se si superasse il TDI, anche se si superasse il limite soglia, ciò non vorrebbe ancora dire niente ai fini dell’avvelenamento per il quale contano gli effetti osservati sull’uomo e sull’animale, e qui siamo migliaia o milioni di volte distanti in ogni caso anche se si superasse il TDI. Ed allora anche a questa parte della memoria non ho avuto delle repliche. Il Pubblico Ministero ha fatto qualche timidissimo tentativo, quello più intelligente mi sembra quello di dire, udienza del 10/10, proprio con riferimento alle classi di dose, dice il Pubblico Ministero, se andate all’udienza del 10 pagina 123 e 24, che gli effetti osservati nell’uomo, gli effetti osservati nell’uomo sono stati calcolati dal Comitato Scientifico Europeo e dall’EPA. Non è vero, certo che questi hanno tenuto conto degli effetti osservati, ma non sono quelle del Comitato Scientifico e dell’EPA delle indagini epidemiologiche sugli effetti osservati sull’uomo, non sono delle indagini sugli esperimenti sugli animali per vedere gli effetti osservati sugli animali, sono valutazioni del rischio che conducono, quindi con le solite estrapolazioni, con i soliti limiti, che conducono alla individuazione del limite soglia del TDI che non segna affatto la soglia del pericolo, caro Schiesaro, io penso che bisogna che tu approfondisca questa materia, non superano il limite soglia. Scusa, ho perso il filo. E i TDI non segnano affatto il limite per il pericolo reale, tanto è vero, lo riconoscono tutti, Comitato Scientifico, VHO, lo dicono tutti, noi abbiamo applicato, noi abbiamo applicato un fattore di sicurezza, è un limite di protezione che è molto, è ultra prudenziale. L’1,4 picogrammi è ultra prudenziale, non segna il livello del pericolo reale, ma su questo sono d’accordo assolutamente tutti, non c’è uno che neghi questi cosa.

Poi il Pubblico Ministero mi rimprovera che io, anzi, è Vineis che mi rimprovera di non aver tenuto conto delle sue importanti osservazioni. Come non ho tenuto conto? Andate a vedere a pagina 22 della mia memoria del 6 settembre. Ed allora in questa situazione, qui devo dire al Tribunale, dirò ancora alcune cose ma siccome si tratta di argomenti meramente di dettaglio che non toccano al cuore del problema, presenterò delle note scritte ancora stasera, ho già appuntamento per preparare queste note scritte entro lunedì, domenica sera, perché sono cose alle quali voglio rispondere ma sono di dettaglio, sono di dettaglio come la cosa sul mese di ottobre e di marzo, ricordate? Ah, non si può fare il confronto tra le concentrazioni di Raccanelli e quelle di.., perché, perché... Perché nel mese di ottobre quando ha pescato Raccanelli, il mese di ottobre è il mese peggiore, perché in quel momento le vongole sono le più contaminate di tutti gli altri mesi, ma questa ammissione di Raccanelli è molto grave, perché lui per calcolare le concentrazioni ha fatto riferimento alle concentrazioni di ottobre, e tutti i mesi.., ma se lui dice che sono le più contaminate vuol dire che nei mesi procedenti sono meno contaminate, molto meno contaminate. Ed allora perché ha fatto, ha preso per riferimento quelle? E poi, la taglia, guarda un po’, ma guarda un po’, Raccanelli ha pescato tutte vongole di 5 centimetri, perciò mi sono chiesto: ma le altre che cosa ne ha fatto? Le ha buttate via? I 5 centimetri, mentre così non è avvenuto con l’esperimento di Muller. Ma lasciamo stare qui.., proprio sparare sulla Croce Rossa e io non intendo farlo, piuttosto richiamo l’attenzione del Tribunale, rinviando appunto a quelle poche cose che ancora scriverò per iscritto, scriverò due altri argomenti. Allora, Partesotti ha rilanciato in questa situazione gravissima per.., ha rilanciato con la Venier. Eh Partesotti, ma Partesotti aveva già detto in udienza che non c’è nessun pericolo per l’uomo per gli addetti al DNA e i micro nuclei di cui parla la Venier, aveva detto: non ho mica.., se noi mangiamo i molluschi non vuol dire che mangiamo il DNA, etc., etc., quindi nessun pericolo per l’uomo. E poi ha citato i lavori di Lavè, quegli eschimesi inuit che mangiano solo mammiferi tutti i giorni, i delfini baluca. Dico sempre se la ragione non è un optional, mi volete dire quali sono gli effetti osservati sull’uomo e sull’animale che mangino i molluschi della Laguna che hanno gli addotti al DNA, etc., etc., quali sono questi effetti? E` questo il problema, ce ne è nessun altro. Tra l’altro mi si dicano anche quali sono anche gli effetti osservati su quei disgraziati degli eschimesi inuit che mangiano solo i delfini. Quali sono gli effetti osservati? Gli effetti osservati in termini di malattie, in termini di malattie, gli effetti avversi.

E l’altro argomento al quale si sono aggrappati, loro hanno visto che qui la partita era perduta per i molluschi, e cosa hanno fatto allora? Il Pubblico Ministero ed anche Schiesaro hanno rilanciato con le falde, Signori del Tribunale, l’avvelenamento sussiste perché le falde sono inquinate, tutti quei dati Schiesaro. Ma Schiesaro, mi volete dire se le falde sottostanti al Petrolchimico, perché di questo stiamo parlando per Enichem, le altre falde non ci interessano, e non ci interessano anche per un semplice motivo, io l’ho fatta stamattina la verifica, è proprio vero, le acque vanno in giù, non in su, e quindi non si può pensare che il Petrolchimico abbia inquinato le acque in su. Per quelle sottostanti al Petrolchimico, per quelle falde lì, io ho già messo in luce nella mia memoria la confusione in cui è incorso il Pubblico Ministero tra falda superficiale, prima falda, etc., comunque fino a 30 metri queste acque non sono, né oggi, né mai saranno, destinate all’alimentazione. Io qui l’ho già spiegato, l’ha spiegato abbondantemente Francani, lo rispiego nelle note d’udienza, e qui chiedo venia al Tribunale, ma proprio non mi sembra il... Ricordo solo che anche Chiozzotto lo diceva: guardate che c’è un problema idraulico, e quindi non sono utilizzabili per uso antropico. Questo è il primo argomento. E l’altro argomento sul quale nessuno mi ha mai risposto è l’estraneità di Enichem, comunque di Smai e Pisani per il periodo ’87 - ’89, pacifico, si vedono le mie memorie del 3 ottobre, all’inquinamento delle discariche, e l’estraneità a questo inquinamento, l’inquinamento delle falde, ha delle falde anche di Pisani e Patron per il periodo ‘93 e ‘96, estraneità dovuta all’estraneità alle discariche, all’estraneità, pacifica, all’estraneità anche al deposito sul terreno dei rifiuti tossici, l’estraneità anche sotto il profilo dell’accusa dell’omesso.., perché quella proprio non sta in piedi. Quindi due profili, insussistenza della.., anche per le falde ed estraneità comunque pacifica, processualmente pacifica, anche qua nessuno mi ha mai risposto, ha risposto alle memorie del 3 ottobre e non mi si dica che c’era mancanza di tempo, perché il Pubblico Ministero ha fatto la sua requisitoria, la sua replica il 10 e io oggi gli rispondo puntualmente, io le avevo depositate, le avevo dette queste cose il 3 ottobre, nessuno mi ha replicato, sull’estraneità di Enichem nessuno ha detto una virgola. Questo per quanto riguarda le falde. Quindi non gli resta niente in mano all’Accusa per l’avvelenamento. A questo punto viene fuori Schiesaro il quale dice: eh, ma Stella sul.., solo 6 paginette. Ma caro Schiesaro quando c’è.., bisogna leggere tutto, ho scritto 6 paginette perché dalla memoria sull’avvelenamento venivano fuori, per una persona di normale intelligenza, tutti gli argomenti che escludono il pericolo concreto, e il 440 parla di pericolo reale concreto, non di pericolo astratto come il 439, ma è chiaro che se il comportamento, la condotta concreta sfocia in dosi di assunzione che non sono sussumibili, non sono sussumibili sotto la classe di effetti osservati sull’uomo e sull’animale, sotto le classi di concentrazione anomale e via discorrendo, è evidente che non sono concretamente pericolose; cosa dovevo scrivere di più? L’avevo già scritto nella memoria sull’avvelenamento caro Schiesaro, altro che 6 paginette. E per sopra mercato nessuno mi ha risposto alla memoria sul disastro di cui al capo B). Qui per forza che non mi hanno risposto, mi dicano per i fatti di cui al capo B).., io già a giugno avevo detto: provate a provare, provate a provare il pericolo concreto per la pubblica incolumità per i fatti di disastro di cui al capo B), e infatti non ci hanno neppure provato. Signor Presidente, io mi rifiuto di dire una parola soltanto sulla strage colposa. Sono 30 anni che boccio gli studenti quando mi rispondono che la strage colposa è possibile, ed allora non posso rinnegare tutti questi 15 che ho dato sull’argomento, è evidente che veramente io non voglio più far perdere tempo al Tribunale. E invece, nel chiudere quindi e nel consegnare le note d’udienza, che soprattutto nell’ultima parte trattano più ampiamente, e nel rinviale alle piccole memoriette che depositerò lunedì, io devo fare una cosa, ribadire la mia richiesta di proscioglimento pieno da tutte le imputazioni dei miei assistiti, ma non so se il Tribunale ha osservato, in Italia nessuno dice mai grazie a nessuno, e io invece, credo anche a nome dei colleghi difensori ed anche dei colleghi di Parte Civile, sento il dovere, la mia eticità è così, di dire un grande grazie al Tribunale per la fatica che.., visto fare insieme a noi e per l’impegno che ci avete messo, e questo grazie ve lo dico qualunque sia l’esito della sentenza, ma ve lo devo dire come cittadino, voi siete servitori dello Stato e io vi dico grazie servitori dello Stato, grazie.

 

Presidente: grazie professor Stella. Questo è un ringraziamento che ci sentiamo di fare anche noi a tutti, veramente a tutti, anche a chi ci ha seguito dal pubblico, la stampa, tutti, veramente, difensori, tutti, perché penso che a questo processo tutti abbiano collaborato con il massimo impegno per metterci in grado di fare anche noi questo nostro dovere nel miglior modo possibile, speriamo di essere all’altezza. Grazie comunque.

 

Avvocato Straulino: approfitto per depositare la memoria, una memoria sull’intervento del professor Shlessinger del 9 ottobre.

 

Avvocato: Presidente, depositiamo, il professor Sgubbi e io una memoria nell’interesse di Lorenzo Necci che vale come replica alle osservazioni delle Parti Civili.

 

Avvocato: anche la Difesa Cefis deposita due brevi memoriette.

 

Avvocato: le produciamo anche, aveva chiesto lo schema di tutte le memorie che erano, e delle consulenze che erano state depositate.

 

Avvocato: anche per la Difesa Porta si deposita l’elenco delle note di produzione memorie depositate nell’arco del dibattimento.

 

Avvocato Scatturin: scusi Presidente, di queste memorie depositate in questo momento potremmo avere la possibilità di fare una copia subito?

 

Presidente: siccome adesso c’è un intervallo, può ritirarlo alle 2, quando comincia l’intervallo, così possiamo proseguire nel frattempo. Chi prende la parola? L’avvocato Giarda, prego avvocato.

 

AVVOCATO GIARDA

 

Avvocato Giarda: Signor Presidente, Signori del Tribunale, l’intervento sarà piuttosto breve ed è un intervento di replica breve sulle considerazioni che il Pubblico Ministero ha fatto in ordine alle posizioni soggettive dell’ingegner Calvi, dell’ingegner Darminio Monforte le dell’ingegner Fedato. Il signor Pubblico Ministero a proposito della posizione dell’ingegner Calvi sostiene che l’ingegnere ha avuto una parte essenziale in ordine alla problematica concernente il CVM nel momento in cui questa problematica è diventata attuale all’interno della struttura Montedison, non abbiamo mai sostenuto il contrario, l’ingegner Calvi credo che sia stato tra i primi a essersi interessato di questa problematica insieme agli altri staff della Montedison quando le note valutazioni tradottasi in studi particolari del dottor Viola della Solvay che cominciarono a circolare. Quello che volevamo trasferire, ma lo facciamo, siamo sicuri, solo per uno scrupolo nostro, perché il Tribunale sicuramente conosce bene tutto il panorama a 360 gradi, è che ci sembra riduttivo per l’intervento del Pubblico Ministero far leva solo su alcuni documenti per dire che la posizione dell’ingegner Calvi non è stata una posizione di deviazione assoluta e di intervento nel massimo possibile per affrontare e risolvere questo problema. Faccio una identificazione di quanto detto dal Pubblico Ministero, cita due documenti nel suo intervento di replica, esattamente la lettera 13/12/73 indirizzata da Trapasso, dove chi scrive sottolinea: non ci nascondiamo infatti le serie implicazioni insite nella materia, di per sé la frase è assolutamente insignificante, perché può voler dire tante cose, non necessariamente può essere intesa nel senso di un atteggiamento di prudenza oltre che un atteggiamento di scarsa considerazione per questo problema, perché forse sarebbe stato opportuno leggere non soltanto la lettera che il dottor Trapasso scrive all’ingegner Calvi, ma la lettera che l’ingegner Calvi scrive l’11/12/1973 al professor Bartalini e per conoscenza al dottor Benedetti della Dipe, direzione di Marghera: "Egregio professore, rispondendo alla sua del 5 corrente mese le confermo l’accordo della direzione di divisione su entrambe le azioni ivi indicate, cioè adesione alle richieste dell’Istituto di Medicina del Lavoro di Padova, istituzione di una scheda infortuni, per gli accordi di dettaglio le sarei grato di voler prendere contatto, come di consueto, direttamente con la direzione dello stabilimento alla quale provvedo a inviare in allegato fotocopia della sua comunicazione". Altro che implicazioni.., l’ingegner Calvi subito dice: pronti a fare qualunque tipo di intervento. La lettera, cita ancora il Pubblico Ministero, la lettera è 22 agosto ‘75 a firma Cefis, quella lettera indirizzata alla Regione alla quale avrebbero collaborato sia Calvi che l’ingegner Darminio Monforte, mai negato questa circostanza. Ma cosa indicava quella lettera? Indicava che una struttura che aveva la dimensione, l’operatività della Montedison, ha fatto allora, appena si sono verificate le conoscenze, che erano il risultato di un’attività di ricerca scientifica che il professor Mantoni era stato incaricato di effettuare, sulla base di un’indicazione precisa degli organi responsabili della Montedison, si è intervenuti. Ed allora in questa logica la posizione dell’ingegner Calvi, così come quella dell’ingegner Darminio Monforte, va vista essenzialmente nell’ottica degli interventi che si sono effettuati. Io non voglio nemmeno iniziare ad esaminare tutte le commesse che fanno parte delle varie memorie e delle varie consulenze predisposte dal professor Pasquon e dai suoi collaboratori in ordine a quanto è stato fatto in quegli anni, non si può prendere semplicemente una carta per dire che qualcuno sottolinea le note implicazioni della materia, occorre esaminare attentamente tutto quello che si è fatto in quegli anni, esaminare attentamente tutto quello che è stato investito in quegli anni, e tenere conto comunque di una considerazione che è emersa questa mattina nella appassionatissima replica del professor Stella, che cioè il termine finale di rilevanza è il 1975, esattamente il termine che coincide con la fine dell’attività dell’ingegner Calvi quale vice direttore generale della Dipe, ed è in quella, in quella posizione e in quel ruolo che lui può essere chiamato a rispondere.

Così come l’ingegner Darminio Monforte. Non voglio nemmeno insistere più di tanto su un altro aspetto particolare, vale a dire sulle diverse indicazioni che erano emerse in quegli anni in ordine alla rilevanza che potevano avere i TLV che erano stati indicati dalla associazione americana degli igienisti, perché vari interventi hanno dimostrato con estrema chiarezza che man mano che quelle indicazioni mutavano, mutavano anche le concentrazioni di PPM all’interno dei reparti, e non bisogna poi mai dimenticare, Signori del Tribunale, insisto su questo aspetto particolare, non dobbiamo mai dimenticare che solo nel 1982 una norma giuridica dell’ordinamento italiano fissava il 3 PPM la rilevanza della esposizione, perché se noi confondiamo profilo strettamente scientifico con profilo normativo, potremmo veramente rassegnare delle conclusioni che sono antistoriche rispetto al diritto positivo. Come dico il mio intervento è molto breve, serve solo per recuperare alcune considerazioni sulle posizioni delle tre persone che assisto. Un’ultima considerazione vuole riguardare l’ingegner Fedato. Il Pubblico Ministero ha sottolineato che vi sarebbe stata una sorta di distonia tra le considerazioni fatte in sede di discussione con quelle espresse dallo stesso ingegner Fedato in sede di interrogatorio. Mi sia consentita una annotazione Signori del Tribunale per dire che la vita è molto curiosa, una volta sola ho visto l’ingegner Fedato commosso, ed è proprio il giorno dell’interrogatorio, perché il caso ha voluto, pensino, che l’interrogatorio è avvenuto nello stesso ufficio che l’ingegner Fedato frequentava da piccolo, da bambino, quando andava a trovare il papà che era responsabile di un’assicurazione, comunque, insomma, fa parte della vita. Allora in quella sede l’ingegner Fedato ha dato una sua indicazione nei ruoli e delle funzioni che aveva svolto all’interno dell’unita Montepolimeri, ma quelle indicazioni sono state confermate dalla memoria che, come loro hanno avuto occasione di vedere, non è firmata solamente dal difensore, è firmata anche dallo stesso ingegner Fedato, quindi identità di ricostruzione e soprattutto a nessuno è venuto in mente di affermare non fosse sua competenza occuparsi degli impianti CVM e PVC, il fatto è che nel momento in cui l’ingegner Fedato è intervenuto è intervenuto proprio perché, è intervenuto proprio nel momento in cui la maggior parte dei risanamenti erano stati fatti. E proprio a questo proposito non si può dimenticare che i risanamenti continuarono anche nel 1981 per un totale di 3 miliardi 766 mila, nel ‘92 per un totale di 792 milioni, nell’83 non abbiamo più possibilità di saperlo perché come si sa passarono in proprietà ad altra società e la Montepolimeri rimase solo con la gestione degli impianti stessi. Tutto questo sostanzialmente per ribadire che i nostri assistiti fecero tutto il possibile, correlato naturalmente alle conoscenze e alla possibilità del tempo, valutare secondo i canoni odierni una condotta del 1970 ci sembra che sia, dal punto di vista processuale una metodologia sbagliata, dal punto di vista storico certamente è da adottare un criterio che non fa certamente, non trova certamente la base in nessun canone di ricrostruzione storica dei fatti, grazie.

 

Presidente: grazie a lei. C’è ancora qualcuno che vuole intervenire? Sì prego avvocato.

 

AVVOCATO FRANCHINI

 

Avvocato Franchini: come il Tribunale ricorderà io mi sono occupato, nella discussione, diciamo così, principale, delle acque sotterranee o di acque di falda, e ricordo ancora che la posizione in proposito della Difesa Montedison è contenuta nella memoria 2 ottobre 2001 depositata nella stessa data. Vedete Signori del Tribunale, io mi ero fatto la convinzione che la posizione espressa su questo problema dalla Difesa Montedison fosse una posizione chiara, giusta o sbagliata ma chiara, ascoltando invece le repliche del Pubblico Ministero e delle Parti Civili, questa convinzione che avevo è rapidamente scemata. Mi sono chiesto allora: è colpa della mia approssimazione o si fa invece volutamente confusione attraverso un’accusa indistinta, generica, indimostrata? Perché abbiamo assistito sull’argomento che ci interessa a una sorta di catena di Sant’Antonio processuale, il Pubblico Ministero ha fatto un rapido cenno citando, come vedremo, un documento che non esiste agli atti del processo, ma rimandando ad altri la trattazione più specifica dei problemi. Gli altri, che si individuano nel difensore di Greenpeace, l’avvocato Partesotti, ha proposto un discorso del tutto generico sui reati di pericolo, rimandando peraltro agli approfondimenti che avrebbe fatto l’Avvocatura dello Stato. L’Avvocato dello Stato ci ha intrattenuto bonariamente sulla possibilità di desalinizzare, come fanno nel deserto, l’acqua della falda sottostante l’area del Petrolchimico. Infine l’avvocato Ghezzo, che si è occupato del problema della permanenza dei reati di cui agli articoli 439 e 440 ha, sulla base del lavoro di tale Penso, il.., nella teoria generale del reato del 1976 sostenuto che tutti i reati di pericolo sono permanenti. Da tutti però è venuto un silenzio assordante sui problemi sollevati nella discussione orale, nessuno si è confrontato sul tema della prova, tutti hanno fatto una intelligente confusione fra area del Petrolchimico ed area esterna al Petrolchimico. Vediamo dunque per rapidi cenni. Il Pubblico Ministero ha genericamente ricordato che il caranto ha delle soluzioni di continuità, alcune individuate all’interno dell’area del Petrolchimico, e che vi è prova, anche sulla base di un rapporto di Venezia Ricerche del giugno 2001, dell’inquinamento della prima e della seconda falda sottostante l’area del Petrolchimico, ha parlato genericamente di pozzi e falde, ha ricordato, secondo la propria prospettazione, che è sufficiente la potenzialità dell’utilizzabilità dell’acqua di falda. Primo, il documento di Venezia Ricerche non risulta faccia parte del materiale processuale, e comunque riguarda, è bene che ce lo ricordiamo, l’analisi ambientale dell’area del Petrolchimico, non c’entra nulla questo studio con l’area esterna al Petrolchimico. Perché dobbiamo tenere assolutamente distinte queste due aree, ricordando che l’area del Petrolchimico non interferisce con l’area esterna al Petrolchimico, perché, lo ha già detto il professor Stella prima, la falda del Petrolchimico ha un gradiente, ricordo al Tribunale, da 1 a 4 metri ogni 1000 metri verso la Laguna, cioè in discesa.

Ricordiamo ancora che la seconda falda, della seconda falda non dobbiamo parlare, perché la stessa va direttamente nel mare Adriatico passando sotto la Laguna, come ci è stato spiegato ampiamente dai consulenti tecnici. Sappiamo ancora che la prima falda sottostante l’area del Petrolchimico è inquinata, soprattutto in corrispondenza delle aree di discarica. Sappiamo che nell’area del Petrolchimico non esistono pozzi e sosteniamo che anche a voler sposare la tesi non esatta della cosiddetta potenziale utilizzabilità la falda sottostante l’area del Petrolchimico non è utilizzata e non è utilizzabile per uso antropico per due motivi, per la sua insignificante portata, primo, ricordo che Aquater ha messo un tubicino il quale ha sversato per qualche minuto e poi si è prosciugato, ricordo che da tutta l’area del Petrolchimico sversano in Laguna 4 litri/secondo, cioè niente. Secondo motivo per cui non è utilizzabile, per l’alta salinità simile a quella dell’acqua del mare. L’esempio che vi ha fatto l’Avvocato dello Stato sulla desalinizzazione, come si fa nel deserto, di questo rivolo sotterraneo, è uno di quegli argomenti che si usano quando non si sa più cosa dire, infatti seguendo questo tipo di ragionamento fino in fondo allora dovremmo sostenere che va tutelato anche l’uso alimentare diretto dell’acqua del mare, perché? Perché desalinizzabile. Dunque insisto, non sono ontologicamente configurabili le ipotesi delittuose di cui agli articoli 439 e 440 perché manca la lesione stessa dell’oggetto del reato, acque destinate all’alimentazione. Secondo punto, alle pagine 9 - 10 e 11 della memoria che ho prima citato, avevo sostenuto l’insussistenza nel percolamento delle discariche al di sotto del piano di campagna di alcun reato contravvenzionale, ovviamente nel caso di specie e a causa di una serie di problemi di successione di leggi nel tempo. Doveva essere ed è una tesi così stramba che non ho udito alcun tentativo di contrastarla, quindi me la tengo, la confermo e la presento al Tribunale per la sua decisione. Per quanto riguarda l’area esterna al Petrolchimico, che non ha, come abbiamo detto, alcuna interferenza con l’area del Petrolchimico, l’Avvocatura ha affermato, testualmente, i pozzi ci sono e abbiamo dato la prova che sono utilizzati, le famose schede statistiche, e ha collegato la punibilità della condotta prevista dall’articolo 440, abbandonando il delitto di avvelenamento di cui al 439, alla legge 5 gennaio ‘94 numero 36, che tutela, come il Tribunale sa, le acque sotterranee o acque di falda, cito dalla legge, ancorché non estratte dal sottosuolo. L’Avvocatura si è ispirata a una sentenza della Terza Sezione della Corte di Cassazione del 22/7/97 che crea, per l’appunto, questo collegamento fra il 440 e la legge numero 36 del ‘94. Ora, a parte la considerazione per me già decisiva che quella che la corte regolatrice ritiene una norma integratrice del precetto, cioè l’articolo 1 della legge numero 36, è per l’appunto del 1994, ragione per la quale non è certamente applicabile a fatti pregressi per ovvi principi che non mi perito di ricordare al Tribunale.

L’Avvocato dello Stato, a parte questa considerazione, si è semplicemente dimenticato del problema della prova del processo penale, perché, vedete, vi ha allegato la solita massima, vi ha allegato la solita massima il che è sempre un’operazione insidiosa, perché bisogna andare a leggere la fattispecie decisa dalla Corte. E` pubblicata, ahimè, su una rivista del diritto agrario, che è stato assai difficile reperire e l’ho qui però a disposizione del Tribunale. La Corte così motiva: ripetute analisi eseguite a valle della discarica avevano evidenziato l’adulterazione delle acque di falda per l’immissione in esse di sostanze nocive di origine organica e metalli. Ai risultati delle analisi i Giudici di merito hanno fatto riferimento per ritenere integrato l’elemento materiale del delitto in questione, e poi fa il ragionamento del collegamento con l’articolo 1 della legge del 1994. Nel nostro caso esiste questo presupposto di natura probatoria per poter sostenere la tesi sostenuta dall’Avvocatura? No. Perché? Per 13 siti di discarica, parliamo sempre dell’area esterna al Petrolchimico, mancano totalmente dati relativi alla qualità delle acque sotterranee. E` segnalata contaminazione della prima falda, cioè falda freatica, in tre casi, per di più discutibili secondo i nostri consulenti, ma in nessun caso è stata rilevata contaminazione di acque sotterranee all’esterno delle aree di discarica e in nessun caso esistono analisi a valle delle aree di discarica. Ricordo ancora all’attenzione del Tribunale il piano direttore 2000 della Regione Veneto, è stata eseguita una campagna integrativa di analisi chimiche con lo scopo di caratterizzare il grado di contaminazione del suolo e del sottosuolo, queste ricerche hanno mostrato che non vi è rapporto di qualità tra l’acqua dello stato superficiale e quelle delle falde sottostanti, ciò significa che l’inquinamento superficiale non si propaga nelle acque sottostanti probabilmente per merito della sovra pressione idrica interstiziale esistente nelle falde confinanti. L’inquinamento da metalli pesanti e da sostanze alogene si arresta alla profondità del caranto, sotto si può avvertire solo qualche traccia sostanzialmente per nulla rilevante di inquinamento. Piano direttore 2000. Infine, nessuna analisi esiste delle acque dei pozzi dell’entroterra che, come abbiamo veduto, non sono comunque utilizzate per alimentazione, gli unici 4 pozzi esaminati dell’entroterra hanno fornito prova di assenza di contaminazione da sostanze derivate da processi di lavorazione industriale. Ed allora, il presupposto rispetto al quale speravamo di trovare un’accusa dialettica e propositiva è rimasto come una sorta di petizione di principio, si continua cioè a parlare della costruzione dei piani fuori terra della casa quando mancano le fondamenta che costituiscono l’in sé del diritto processuale penale, le prove delle condotte materiali di avvelenamento e/o adulterazione.

Infine l’avvocato Ghezzo, difensore di Parte Civile, ha sostenuto che i reati di pericolo sono sempre permanenti. Osservo solo, richiamandomi per il resto a quanto già scritto nella memoria, che nel caso dei delitti di avvelenamento e/o adulterazione è il legislatore ad avere inserito nella descrizione della condotta tipica un limite cronologico che rende tali delitti certamente a consumazione istantanea sia pure con effetti permanenti. Sul punto ricordo al Tribunale che l’intera dottrina è assolutamente pacifica, a cominciare dal nostro Vincenzo Manzini, per proseguire fino una giurisprudenza che concorda, ricordo per tutte Corte d’Appello Genova del 1983 i cui estremi sono indicati nella memoria. Affido pertanto la posizione Montedison in ordine al problema delle acque di falda ed ai delitti di cui agli articoli 439 e 440 del Codice Penale all’attenzione del Tribunale per la decisione in Camera di Consiglio. Grazie.

 

Presidente: grazie, riprendiamo alle ore 15.

 

L’UDIENZA VIENE SOSPESA.

 

Avvocato: l’avvocato Pensa mi ha pregato di dimettere una sua nota di udienza, cosa che io faccio in questo momento.

Presidente: prende lei la parola avvocato Dominioni? Prego.

 

AVVOCATO DOMINIONI

 

Avvocato Dominioni: Signori del Tribunale, alcune riflessioni confido sintetiche, anzi sicuramente sintetiche per cogliere dalla replica del Pubblico Ministero alcuni elementi che in effetti evidenziano quali sono i vizi di origine dalle quali è germogliata l’accusa nei confronti del dottor Porta che io ho segnato qui.

A volte, diceva qualcuno, le repliche sono più utili delle discussioni proprio perché costringono poi a mettere in campo gli elementi essenziali. Allora, la prima idea che ha messo in campo il Pubblico Ministero nella sua replica è la seguente, che all’Accusa nel costruire gli addebiti tipo quelli che sono riferiti al dottor Porta, quindi uomo della holding, in ordine al quale poi si potranno fare tutte le considerazioni del caso, ma comunque uomo della holding e quindi se la holding era portatrice di una posizione di garanzia con tutti i problemi connessi.

Dice il Pubblico Ministero nella sua replica: ma a seguito di tutta l’istruttoria abbiamo concluso con l’individuazione delle persone responsabili dei fatti oggetto dell’addebito, al di là del fatto che appartenessero o meno a questa o quest’altra società. Sto leggendo letteralmente dalle schede che poi sono frasi che si ritrovano anche nella requisitoria. Poi si dice, è ovvio che le responsabilità personali sono legate al ruolo ricoperto nelle società, ma ciò è semplicemente, sta semplicemente nella natura delle cose. A me come Pubblico Ministero interessa chi gestiva i reparti incriminati, chi era proprietario dei reparti e dei terreni, il collegamento del responsabile persona in quella società viene dopo, è necessario, ma successivo con conseguenza logica giuridica.

A me pare che la prima cosa che si deve osservare è che essendo in gioco contestazioni che implicano una posizione di garanzia, agli imputati deve innanzitutto essere dedicata una analisi al fine di individuare se per le funzioni che portassero dentro la società queste funzioni fossero attinenti a una posizione di garanzia. Questa visione del Pubblico Ministero è a dir poco singolare, quando avevamo svolto una analisi critica, anzi parlo al singolare perché non amo.., quando ho svolto una analisi critica nella mia discussione che forse per il tempo limitato, per una certa parte si è svolta per slogan e quindi si è forse meritata l’epiteto di aggressione, di attacco, di contumelie, ma insomma in sostanza si diceva questo, che non ci si è dedicati a costruire sulla base dei documenti, un grande uomo di questa terra che era Carnelutti diceva: i documenti a differenza dei testimoni non sono subornabili, sulla base dei documenti quali fossero le funzioni di porta e in quale misura esso quindi ammesso e non concesso come ho ripetuto a iosa, come tutti abbiamo ripetuto, che la holding fosse portatrice di una posizione di garanzia se tali funzioni mendicassero nella sostanza della posizione di garanzia e quindi fossero attinenti alla funzione di garanzia. Quindi quello che ha detto il Pubblico Ministero va semplicemente rovesciato, rovesciato, dal punto di vista del ragionamento logico giuridico.

Secondo punto, il Pubblico Ministero dice che comunque al di là di questo ci sono precise concrete ingerenze, competenze del dottor Porta sulle quali hanno riferito in sede di interrogatorio il dottor Morrione e l’ingegnere Gaiba. Allora, a parte, così il mettere vicino due concetti diversi come ingerenze e competenze perché le ingerenze se ci sono danno la stura a una serie di problemi del tutto differenti, però qui innanzitutto io debbo denunciare una gravissima violazione della legge che sul punto ha commesso il Pubblico Ministero nonostante altri colleghi e in particolare il collega Di Noia nella sua discussione già l’aveva messo sull’avviso e anzi su questo punto, perché credo che questa registrazione sia informale, chiedo che sia verbalizzata, questa difesa denuncia la violazione della legge da parte del Pubblico Ministero che è una legge processuale, ma la legge processuale deve essere rispettata quanto la legge sostanziale e anzi siccome nella civiltà, come si dicono, liberali si può riassumere il senso della nostra cultura del processo dicendo che la caccia vale di più della preda, noi qui che portiamo questa toga abbiamo il dovere di rispettare le regole del processo, non di ad ogni costo metterci nel paniere delle prede. Allora la violazione della legge processuale è gravissima. Allora, come è possibile che il Pubblico Ministero nonostante avesse avuto delle precise indicazioni già prima quindi non può dire che sia stata una disattenzione, che vi sono degli atti non utilizzabili a norma dell’articolo 513 comma uno in replica con timbri accorati invochi per la condanna di quella persona l’uso di atti di cui la legge proibisce l’utilizzo.

Noi avevamo fra l’altro su questi atti, perché sono Morrione e Gaiba, ma anche su altri, esercitato il nostro come dire self control processuale perché se li andiamo leggere tutti allora Morrione, io non so se per legittima difesa posso parlarne, visto che ho detto che non sono utilizzabili, ma lo dico in fretta in fretta, magari mettendo la mano sul microfono ed insomma il Pubblico Ministero legge atti inutilizzabili, di questi legge soltanto alcuni passi, non li legge tutti e non li legge soprattutto nella parte più estesa dove Morrione dice cose che sono favorevoli al dottor Porta. Io non li sto a leggere per correttezza processuale, ma il Tribunale vada a controllare. Quando Morrione dice in quegli anni non c’era nessun problema in ordine a questo ambito e quindi se io mi rapportavo al dottor Porta evidentemente non mi potevo rapportare per i problemi ambientali e della sicurezza che in quegli anni non si erano posti e quindi riferiva evidentemente al dottor Porta per i problemi d’ordine.., relativi all’andamento economico che era l’area di cui era interessato in dottor Porta.

Letti unilateralmente e per di più inutilizzabili, come noi non abbiamo letto perché inutilizzabili ma che danno ragione a questa difesa, gli altri interrogatori di Parrillo, di Patron e di Presotto. A me spiace molto veramente che si conducano i processi in questi termini perché che questa difesa per principio ritenga l’affidabilità dei verbali confezionati nel gabinetto del Pubblico Ministero con un valore che va dallo zero in giù, non sottoposti perché non è stato possibile all’esame dibattimentale e soprattutto le si offre al Tribunale in modo unilaterale, questo è un aspetto estremamente aggravante che io chiedo sia verbalizzato innanzitutto come eccezione, come eccezione, come rilievo d’ordine... come ricognizione d’ordine normativa di questo dato.

Terzo punto, il Pubblico Ministero dice che cosa ha da dire l’avvocato Dominioni, non so il dottor Porta dal primo gennaio ‘82 è stato amministratore delegato della chimica primaria non per chissà che cosa o chissà dov’era, ma mica se l’è chiesto, mica se l’è chiesto; innanzitutto dibattimentale le indagini, durante le indagini perché per portare a processo una persona il Pubblico Ministero ha l’obbligo di svolgere indagini esaustive ed allora domandarsi di che cosa fosse contenitore questa qualifica di amministratore delegato per il Pubblico Ministero, per il Pubblico Ministero. La qualifica di amministratore delegato per la chimica primaria è ragion sufficiente per fondare la contestazione, l’accusa e la condanna del dottor Porta.

Vede Signor Presidente come sono utili le repliche? Si dovrebbe trovare il modo nel Codice di dire: facciamo solo le repliche saltando la discussione perché in effetti è più utile la replica. Vede come vengono fuori le cose?

Allora tutto quello che poi c’è stato detto, ma voi scaricate sui morti, io su questo vorrei glissare perché fra l’altro ho una cultura leggermente scaramantica e quindi non.., mi mette già un po’ a disagio la cosa di per sé. E` un argomento voglio dire che vuole puntare ad un mio squallore professionale ma che non accetto perché ritengo di avere un profilo professionale a livello quanto meno del Pubblico Ministero quindi i morti ognuno se li tenga per conto proprio. Anche perché voglio dire noi abbiamo svolto un’indagine non per scaricare sui morti, un’indagine di analisi critica sui documenti, ma per individuare quale fosse, appunto documenti alla mano, quale fosse l’esatto contenitore delle funzioni di Porta come amministratore delegato per la chimica primaria indicando al Tribunale e confidando che su questo replicasse il Pubblico Ministero, indicando al Tribunale mediante delibere, ordini di servizio, organigrammi dell’epoca, organigrammi che il dottor Porta aveva funzioni che nulla avevano a che fare con l’ambiente e la sicurezza e che l’ambiente e la sicurezza si riferiva a soggetti diversi dal dottor Porta; alcuni per loro fortuna ancora vivi, altri, non so cosa farci, a questo punto morti, ma morta la persona non muore l’argomento. E l’ho fatto anche con riferimento a persone vive.

Noi abbiamo anche, avviandomi rapidamente alla conclusione di questa dialettica, abbiamo anche offerto degli elementi anche qui documentali ma dell’epoca concreti di quale fosse l’attività del dottor Porta, ad esempio le relazioni che faceva al Consiglio di amministrazione. Al Consiglio di amministrazione a cui come amministratore delegato lui si riferiva perché anche l’altro riferimento che fa il Pubblico Ministero ad un certo punto dove dice: ma noi in non abbiamo incriminato soltanto il dottor Porta, abbiamo incriminato il suo superiore, cioè il Presidente; il suo inferiore, l’amministratore delegato dell’operativa. Come se nel nostro diritto il rapporto fra le società avesse una concezione da caserma militare per cui il Presidente ha un rapporto gerarchico di comando nei confronti dell’amministratore delegato e l’amministratore delegato avesse un rapporto gerarchico di comando nei confronti ad esempio degli amministratori delegate, delle controllate, tema che ho già toccato ma di sfuggita in discussione perché mi pare che appartenga al bagaglio culturale - giuridico di tutti che invece i rapporti non sono così secondo il diritto societario.

Abbiamo quindi offerto documentalmente al Tribunale, confidavamo anche alla riflessione del Pubblico Ministero non facendo venire qua dei TIR perché per portare tutta la documentazione in modo esaustivo sarebbero stati necessari dei TIR, ma in via esemplificativa alcuni documenti nei quali sono verbalizzati i resoconti che il dottor Porta dava al Consiglio di amministrazione che era il suo referente e sono tutti resoconti sul versante delle politiche economiche industriali come specificamente poi recitano i vari ordini del giorno e via dicendo e che nulla hanno a che vedere con attività su cui si appoggerebbe quella posizione di garanzia di holding.

Ultimo richiamo, semmai si sarebbe dovuto riprendere, non atti delle indagini inutilizzabili, ma deposizioni dibattimentali, ad esempio Raffaelli, il Tribunale lo ricorderà e comunque noi poi l’abbiamo richiamato con tutti gli estremi nella memoria, il quale cosa ha detto: prima di occuparmi di ambiente e sicurezza, prima di occuparmi di ambiente e sicurezza mi occupato di pianificazione economica e dipendevo dal dottor Porta perché era responsabile di quel settore di pianificazione economica. Dopo di che ho messo di occuparmi di queste tematiche economiche commerciali, sono passato all’ambiente sicurezza e ho smesso di dipendere da Porta e ho cominciato a dipendere da altri soggetti. Io concludo qua, mi pare che per sintetizzare proprio i concetti enunciati dal Pubblico Ministero nella sua requisitoria palesino il suo vizio di origine. Mi spiace che alcune mie espressioni, ripeto, forse determinate anche dai limiti di tempo che le ho esposte, erano enunciate attraverso slogan e non attraverso una analisi critica, una analisi critica argomentata e distesa, ma credo di essermi fatto capire anche attraverso slogan dal Tribunale.

Se il Pubblico Ministero ritiene che io abbia fatto un attacco a lui per ragioni parcellari, ha detto, affinché potessi mettere una voce nella nota spese lo rassicuro che non ho ossessioni per il denaro, né quello che c’ho in tasca io perché lo guadagno né quello che c’ho in tasca.., che possono avere in tasca altri e gli auguro che anche per lui sia così.

 

Presidente: mi scusi un attimo, per quanto riguarda l’eccezione vuole un attimo leggere che cosa ha scritto sul verbale? Sia un attimo attento, mi scusi avvocato, perché le sta leggendo il cancelliere quanto ha scritto per quanto riguarda l’eccezione che lei ha sollevato di inutilizzabilità ex articolo 513 comma uno delle dichiarazioni rese dai coimputati Gaiba, Morrione...

 

Avvocato Dominioni: Gaiba e Morrione sono i due elencati dal Pubblico Ministero.

 

Presidente: anche altri?

 

Avvocato Dominioni: sì, in genere tutti gli altri, adesso mi sono riferito a questo... Siccome la regola processuale è nel senso che sono utilizzabili in quanto si è prestato il consenso non occorre che in linea di principio...

 

Presidente: no, le chiedevo solo se questa verbalizzazione era conforme all’eccezione che lei aveva sollevato. Perfetto, va bene.

 

AVVOCATO LANFRANCONI

 

Avvocato Lanfranconi: Signor Presidente, Signori Giudici, dopo avere ascoltato le repliche del Pubblico Ministero e delle altre parti ritengo di dover affrontare tre o quattro punti solo per fare alcune precisazioni. Il primo è quello ahimè del famoso studio epidemiologico della Dow Chemical del ‘61 o comunque degli anni ‘60. Studio che è stato citato dal Pubblico Ministero per fare risalire agli anni ‘60 le conoscenze sulla cancerogenicità del CVM. Il professor Alessandri avrebbe cercato di dire che questo studio non risaliva agli anni ‘60, ma che era uno studio del luglio del ‘75, era Hot Older ed altri ed io stessa avrei detto che questo studio del 1961 non esiste. E purtroppo devo ribadire però quanto già ricordato dal professor Alessandri e quanto da me detto, uno studio della Dow, studio epidemiologico, su quello sperimentale non c’è nessun problema, del ‘61, non esiste, mentre sicuramente esiste nel ‘75 lo studio a cui fa riferimento il Pubblico Ministero e che è proprio quello di Hot Older ed altri citato dal professor Alessandri. E questo punto, nonostante forse un po’ di confusione che ultimamente si è creata è assolutamente pacifico ed è documentalmente provato.

Se ripercorriamo la requisitoria del Pubblico Ministero all’udienza del 22 maggio dalla pagina 25 alla pagina 29, e se raffrontiamo i singoli passaggi dell’argomentare del Pubblico Ministero ci accorgiamo che corrispondono perfettamente con quello dello studio di Hot. Si potrebbe persino dire che il Pubblico Ministero legge testualmente il lavoro di Hot.

Io questo riscontro l’ho fatto e i dati, tutti i dati coincidono, così il numero dei lavoratori esaminati, il periodo di esposizione, l’individuazione dei singoli gruppi di esposizione, quattro gruppi, i livelli delle esposizioni, la tabella che viene proiettata e che corrisponde alla tabella numero 9 di questo studio. Tabella che peraltro viene letta in un modo un po’ parziale dal Pubblico Ministero quando parla di 13 tumori maligni a fronte di 5.1 attesi quando il dato di 5.1 di attesi non è riferito al totale dei tumori riscontrati, ma soltanto quelli osservati alle esposizioni più alte. Il dato complessivo è quello di 13 riscontrati contro 16 attesi.

E quindi considerati i risultati non è affatto vero che di questi numeri e di questi dati ci fosse da preoccuparsi e da spaventarsi tanto da tenerlo nascosto per una decina di anni ed affidarlo alla stampa soltanto dopo lo scoppio del caso Gudric e questo a prescindere da qualunque critica metodologica che ben può essere fatta a questo studio e questo a prescindere dalla circostanza che questo studio non è mai stato ripreso in alcuno studio epidemiologico successivo e che peraltro non abbia evidenziato angiosarcomi, non è che i consulenti della difesa se ne sono bellamente dimenticati.

Il quadro di riferimento cambia un po’ in sede di replica. Cito il Pubblico Ministero: fra i primi dati confermativi dei sospetti anche di cancerogenicità del CVM c’è questo lavoro della Dow Chemical degli anni ‘60, Gordon Reserch; questo lavoro sulla mortalità degli operai è sempre degli anni ‘60, è uno studio che era poi stato riportato in una monografia IPEI sul CVM edizione ‘75. Riguardava operai esposti dal 1942 al 1960 e quindi sempre Hot Older e ed altri.

Ma il Pubblico Ministero ci dice Hot Older ed altri ed è luglio ‘75 e va comunque già detto che un anno prima c’è stata una pubblica audizione di Older a Loscia, quella del 25 giugno ‘74 e che del contenuto di questa audizione e del precedente lavoro della Dow si erano preoccupati anche rappresentanti del gruppo europeo. E qui arriva in richiamo alla riunione del 20 maggio ‘73, il famoso documento del 31 maggio ‘73 che sarebbe la prova dell’occultamento di questo studio perché elenca gli argomenti che si decise di non portare all’attenzione dell’O.S.H.A.. Di qui l’inferenza del Pubblico Ministero che lo studio epidemiologico della Dow fosse già concluso nel ‘73.

Ma questo è già stato detto, e risulta dal lavoro di Hot, il follow up non era ancora terminato, il termine è previsto per la fine del ‘73, quindi tutt’al più i risultati sono dei risultati parziali, non definitivi, non elaborati peraltro i dati riportati in questo piccolo frammento di documenti sono di difficile lettura.

E questa sintesi diversamente da quanto riferito non era affatto allarmante perché, si legge in questo documento, mostrava una probabilità di cancro di 0.08 con 0.1 considerata significativa. Ed è di tutta evidenza che la significatività è riferita al dato di confronto 0.1. Quindi l’esclusione dello studio della Dow dal novero degli argomento da portare all’O.S.H.A. non fu dettata da una volontà di occultamento, di paura dei risultati, ma semplicemente dalla irrilevanza nel senso della non significatività di questo studio, il che del resto risulta dai risultati dello studio di Hot che abbiamo appena visto.

Ma il Pubblico Ministero non si accontenta in questa opera di retrodatazione dello studio e dice che questo studio epidemiologico non solo era già concluso nel ‘73 il verbale della riunione ma lo era già da molto tempo ed allora il riferimento va al Gordon Reserch Conference del ‘68, conferenza nel corso della quale viene presentato il lavoro di Kramel e Maceler, pubblicato poi nel ‘72 e quindi, dice Pubblico Ministero, il lavoro di Hot che ha presentato alla Montedison è chiaramente un lavoro aggiunto rispetto all’originario, è un aggiornamento, un completamento come si fa spesso in questa materia. Ecco allora che lo studio risale agli anni ‘60 e cito Pubblico Ministero ad ancora: di fronte a queste date e a questi dati ben poco c’è da dire sennonché ancora una volta Montedison sapeva e continuava ad aspettare e non ha fatto niente.

Anch’io in effetti di fronte a questi dati non so che cosa dire perché mi sfugge completamente la logica del discorso del Pubblico Ministero. Alla fine che cosa sarebbe stato occultato: Kramer e Maceler, Hot Older? Il tutto diventa ancora più oscuro quando il Pubblico Ministero proprio a una domanda del professor Alessandri dice che questo studio non è stato pubblicato. I fatti invece a me sembra siano abbastanza chiari, non ci sono lavori sugli effetti cancerogeni del CVM negli anni ‘60, Kramer e Maceler oltre a non essere uno studio epidemiologico - è uno studio trasversale - oltre a non essere uno studio di mortalità per cui è difficile immaginare, ipotizzarne uno sviluppo e un aggiornamento in quello di Hot del ‘75; Hot non cita Kramer e Maceler come un precedente da cui prende le mosse, questo studio nulla dice sugli effetti cancerogeni del CVM.

La prima segnalazione di una sospetta cancerogenicità del CVM sugli animali ad alte dosi e quella di Viola del ‘71 e lo stesso studio di Hot nelle premesse lo ricorda se ancora ce ne fosse bisogno. Il primo studio sulla cancerogenicità del CVM sugli animali è quello di Mantoni, lo studio epidemiologico della Dow è quello di Hot ed altre del ‘75 presentata dal professor Alessandri ed anche dal Pubblico Ministero nella requisitoria del 22 maggio. Nulla di anomalo sulla discussione di Older a Loscia un anno prima della pubblicazione e lo studio è stato inviato per la pubblicazione nel ‘74 e quindi è assolutamente possibile che i risultati fossero già stati discussi a Loscia, ma siamo nel ‘74, non siamo nel ‘60.

Quanto all’esclusione dello studio dalla presentazione all’O.S.H.A. abbiamo visto come proprio questo documento del 31 maggio ‘73 indichi che tale studio non mostrava alcun aumento significativo di tumori. E se ce ne è ancora bisogno Mantoni nell’editoriale del ‘91 citato dal Pubblico Ministero sottolinea che nonostante l’impegno dei ricercatori non vi sono state indagini epidemiologiche che per dimensioni della popolazione studiata o per definizione dei livelli espositivi e follow up o livelli di precisione clinica e patologica abbiano fatto da interfaccia all’estensione e alla precisione dell’informazione e degli studi sperimentali.

Un altro punto, i famosi risultati rapidi della Biotest. Nel corso della mia precedente discussione avevo cercato di spiegare quale fossero le differenze in termini di affidabilità e di serietà dello studio di Mantoni rispetto a quello della Biotest e il professor Alessandri ci ha ricordato quale è stata la sorte dei laboratori Biotest. L’avvocato Baccaredda ha già illustrato le motivazioni che giustificavano l’affermazione secondo la quale i livelli di esposizione degli animali utilizzati dalla Biotest fossero significativamente elevati. Gli animali erano esposti continuativamente per l’intero arco della giornata, per sette giorni alla settimana e in questo modo venivano trattati con un monte ore che per il pari periodo di sette mesi dall’esperimento di Mantoni rappresentano circa 74 volte quello.., l’esposizione a cui Maltoni ha sottoposto i suoi animali.

A parità di concentrazione ambientali, quelle stesse richiamate dal Pubblico Ministero, le dosi somministrate da Biotest quindi sono 74 volte più elevate di quelle somministrate da Maltoni. E del resto che lo studio Biotest sia uno studio forzato, perché disponeva già dei risultati preliminari di Maltoni, trova anche una conferma negli atti della rogatoria internazionale, nel famoso, nella famosa cronologia allegata al verbale MCA del 30 gennaio ‘73, a proposito della data, il primo febbraio ‘73 si dice: "La MCA avendo tratto vantaggio dalle indicazioni degli studi europei per definire il protocollo del proprio programma di ricerca sottoscrisse un accordo con l’industria Biotest per l’effettuazione degli studi sull’esposizione degli animali".

Del resto sennò perché l’MCA non se l’è fatto prima?

Due sole battute ancora per quanto detto dal Pubblico Ministero a proposito del professor Bartalini. Non costituisce reato non comunicare agli americani, mentre costituisce reato non comunicare ai lavoratori. A parte la circostanza che l’obbligo di informativa competeva al datore di lavoro e non al capo del servizio medico e che i vertici della Montedison erano perfettamente al corrente di quanto avveniva nel castello di Bentivoglio e del perché, vorrei soltanto ricordare che i risultati di Maltoni potevano portare soltanto ad affermare una correlazione fra l’esposizione al CVM e gli angiosarcomi negli animali. E che la prova della possibilità di estrapolare questa evidenza all’uomo avvenne solo con lo scoppio del caso Gudric.

Ma allora in ipotesi cosa avrebbe dovuto fare Bartalini per adempiere a questo obbligo di informativa nei confronti dei lavoratori, avrebbe dovuto parlare dei sospetti di Viola sugli animali? Della decisione di Montedison di incaricare Martoni? Avrebbe dovuto informarli dei risultati parziali di Maltoni? Nel momento in cui fu raggiunta la conoscenza sulla cancerogenicità del CVM l’informativa risulta data anche se talvolta è stata travolta dalla diffusione della stessa attraverso la stampa e sul punto rinvio a quanto detto dall’avvocato Baccaredda e dall’avvocato Pedrazzi.

Sarebbe poi interessante capire qual è la rilevanza causale di questa informativa sui effetti cancerogeni del CVM.

Ultima battuta sull’adeguatezza della struttura del servizio medico di fabbrica. Il Pubblico Ministero ha affermato che l’organico dello stabilimento era di 13 mila dipendenti, sul punto cito soltanto l’accordo sindacale dell’11 marzo ‘74 che riporta nell’allegato A per Porto Marghera Petrolchimica il dato di 6 mila 970 dipendenti. Vi ringrazio.

 

Presidente: Grazie a lei avvocato Lanfranconi. Avvocato Pedrazzi.

 

AVVOCATO PEDRAZZI

 

Avvocato Pedrazzi: Signor Presidente, Signori Giudici, desidero anch’io premettere a questa breve replica un ringraziamento sentito al Tribunale per la pazienza e l’attenzione sempre dimostrata in questi anni. Pazienza ed attenzione che il Tribunale ha voluto riservare anche al mio intervento di discussione e proprio per questo non mi permetterò di abusare di questa pazienza e di ripetere cose già dette.

Avrei risparmiato ben volentieri al Tribunale questa replica ma non posso in coscienza esimermi da qualche osservazione; è stato più volte evocato con doveroso rispetto dei difensori degli imputati il carico di sofferenze per le morti e le malattie che sono state a torto o a ragione portate all’attenzione del Tribunale.

Mi associo pienamente a quanto detto dai colleghi che mi hanno preceduto perché le sofferenze sono oggettive ed indiscutibili indipendentemente dal fatto che siano ascrivibili a colpa di qualcuno. Ma se mi sento in coscienza di replicare è perché esiste anche un altro carico di sofferenze più spesso dimenticato che è quello di persone che ritenendo di avere fatto fino in fondo il loro dovere e a volte anche di più per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori portano sulle spalle da anni il peso di accuse infamanti. Accuse che hanno già prodotto danni incommensurabili prima ancora della decisione di questo Tribunale distruggendo la serenità degli anni della pensione e in alcuni casi della vecchiaia e creando un profondo senso di frustrazione e di amarezza, accuse la cui fondatezza certamente nei confronti di Grandi, Trapasso, Gaiba e Belloni non è stata dimostrata, anzi è stata categoricamente smentita dal complesso dell’istruttoria dibattimentale e di questo come si vedrà le repliche del Pubblico Ministero non hanno fatto che dare conferma.

Il processo penale è in sé una condanna, e nessuno potrà cancellare le sofferenze che esso ha già prodotto, ma la vostra sentenza, una sentenza fondata sull’evidenza dei fatti potrà rendere giustizia.

Il Pubblico Ministero nell’indicare quella che sarebbe stata la scaletta delle sue repliche aveva preannunciato che nel pomeriggio del 12 avrebbe replicato sulle posizioni soggettive, mi aspettavo perciò che il Pubblico Ministero affrontasse gli argomenti da me svolti in sede di discussione o almeno i più significativi, che confutasse la lettura dell’evidenza probatoria da me proposta, che mi desse insomma qualche risposta. Devo dire che aspettavo le repliche del Pubblico Ministero anche con una certa dose di curiosità, infatti di una cosa sono certa, di avere enucleato dal complesso delle risultanze probatorie una serie di evidenze documentali e testimoniali molto precise che a mio avviso sono davvero di portata decisiva per escludere che agli imputati da me rappresentati possano essere mossi addebiti di colpa e sono anche certa che tali evidenze dimostrino inconfutabilmente come l’ingegner Grandi, il dottor Trapasso, l’ingegner Gaiba, il dottor Belloni abbiano incarnato una logica opposta alla logica del profitto attribuita loro dal Pubblico Ministero. Ero quindi curiosa di vedere con quali argomenti mi sarebbe stato replicato anche perché non ho trovato alcuna evidenza contraria a quelle che ho sottoposto al Tribunale, ma la mia curiosità non è stata in alcun modo soddisfatta perché alla replica sulle posizioni soggettive, almeno sulle posizioni di Grandi, Trapasso, Gaiba e Belloni non c’è stata; o meglio, il Pubblico Ministero ha sì parlato nuovamente di Grandi, Trapasso, Gaiba, Belloni no, non è stato degnato di replica, ma esclusivamente per fare cenni del tutto incompleti e spesso fuorvianti alle cariche, leggere qualche pezzo di verbale di interrogatorio, accennare nuovamente a pochi documenti del tutto irrilevanti. Come se nulla fosse stato detto, anzi non è nemmeno proprio così perché il Pubblico Ministero ha estrapolato dal mio intervento di discussione cose che non mi sono mai sognata da dire e non ha replicato invece ad alcuna delle argomentazioni che ho svolte.

Dato che non credo di avere fatto affermazioni generiche, ma al contrario affermazioni puntuali e documentate sia nell’intervento che nelle memorie il comportamento del Pubblico Ministero in sede di replica ha per me una sola possibilità di interpretazione, se in Pubblico Ministero non ha replicato vuole dire che non aveva nulla da replicare. Non posso pensare infatti che il dottor Casson che ha perseguito con accanimento anche i più labili spunti suscettibili di portare acqua al mulino dell’Accusa abbia perso la ghiotta occasione di contestare quanto affermato e dimostrato dalla difesa sulla diligente condotta degli imputati.

Come se nulla fosse è il ritornello usato dall’avvocato Baccaredda per stigmatizzare il comportamento dell’Accusa nei confronti di tre anni di istruttoria dibattimentale: come se nulla fosse.

In sede di replica il Pubblico Ministero non ha fatto che dare una conferma plateale del suo disinteresse assoluto per i principi del giusto processo e in particolare per il principio di personalità nella responsabilità penale, ha duramente contestato il professor Padovani, male ha fatto il professor Padovani a parlare di massificazione delle condotte, non ha capito il professor Padovani che qui si sta discutendo di responsabilità per colpa collegata alle funzioni svolte, alla posizione di garanzia. "Siamo stati molto bravi", ha detto il Pubblico Ministero, "abbiamo puntualmente verificato, il diligente Maresciallo Porcu ha puntualmente verificato chi aveva la proprietà e la gestione degli impianti nei diversi momenti, questa verifica c’è bastata a individuare i colpevoli perché la responsabilità personale è legata al ruolo".

"A me non interessano" ha detto il dottor Casson, "le varie distinzioni societarie che sono poi del tutto apparenti perché mascherano in realtà una stessa realtà aziendale sempre animata da una stessa logica perversa, anzi quante più cariche un imputato ha ricoperto, vedi Trapasso, tanto più egli assurge ad emblema di questa logica aziendale. Si potrebbe dire: tanto più che occasioni di tradurre questa logica in condotte colpose aumentano e con esse quella presunzione invincibile di colpevolezza che costituisce il substrato delle tesi d’accusa sulle posizioni soggettive". E a nulla vale ovviamente che la difesa abbia dimostrato che sette delle nove cariche contestate al dottor Trapasso sono totalmente irrilevanti rispetto ai fatti del processo.

Cita anche la Cassazione il Pubblico Ministero per sostenere che è possibile affermare la penale responsabilità degli imputati anche se risultino inseriti nella catena causale solo per un breve periodo purché in tale periodo non abbiano tenuto i comportamenti dovuti. Appunto se risultano inseriti nella catena causale e se non abbiano tenuti i comportamenti dovuti; qui mi dispiace non è dimostrato né il primo né il secondo degli assunti da cui muove la Cassazione. Non è dimostrato che l’ingegner Grandi e il dottor Trapasso, l’ingegner Gaiba e il dottor Belloni risultino inseriti nella catena causale, anzi come magistralmente dimostrato dal professor Alessandri e dal professor Mucciarelli non è dimostrato innanzitutto la sussistenza delle catene causali poste a fondamento delle ipotesi di accusa e per quanto riguarda le posizioni soggettive non è dimostrato che essi non abbiano tenuto le condotte dovute, anzi è dimostrato esattamente il contrario, tutta l’istruttoria dibattimentale ha dimostrato il contrario e il Pubblico Ministero non è stato capace di smentirla. Non è stato capace di fornire una sola risposta agli argomenti irrefutabili portati dalla difesa, irrefutabili per un motivo molto semplice perché fondati sulla forza dei fatti, delle risultanze probatorie.

Mi dispiace signor Pubblico Ministero, non basta richiamare le schede dell’avvocato Zaffalon per dimostrare la sussistenza di un rapporto di causalità tra la condotta degli imputati e gli eventi perché prima di tutto non è stata dimostrata la sussistenza di un rapporto di causalità fra l’esposizione a CVM e la maggior parte delle patologie lamentate. Tanto meno basta a porre in relazione i periodi di carica degli imputati con i periodi di esposizione dei lavoratori per dimostrare la sussistenza in capo ai primi di una responsabilità nell’insorgenza delle patologie e difatti, mi spiace, ma io le schede dell’avvocato Zaffalon non desidero neppure commentarle.

All’Accusa piace parlare di posizione di garanzia, benissimo, però avrebbe dovuto indicare per ciascuna carica contestata i contenuti della posizione di garanzia, le risultanze probatorie circa la violazione degli obblighi ad essa connessi nonché l’esistenza di un nesso di condizionamento con gli eventi concretamente verificatosi. Nulla di questo all’evidenza è stato fatto.

Alberto Grandi, l’ingegner Grandi ha ovviamente la colpa gravissima di essere stato amministratore delegato della Montedison e ciò basta ovviamente al Pubblico Ministero per non degnarlo se non di una fuggevole attenzione in sede di replica. In sostanza il Pubblico Ministero si limita a richiamare in famoso documento dell’ottobre del ‘74 a firma Trabucchi nonché il verbale di accordo sindacale dell’11 marzo ‘74 che questa difesa aveva prodotto in difesa dell’ingegner Grandi fin dall’inizio del processo e che ho nuovamente allegato alla memoria.

Il verbale di accordo sindacale viene citato con una motivazione piuttosto singolare e cioè che l’ingegner Grandi si occuperebbe anche dei rapporti con la federazioni sindacali con riferimento ai problemi della Montefibre ed allora francamente non capisco l’utilità per l’Accusa di questa indicazione posto che dagli stessi ordini di servizio che abbiamo prodotto si evince che l’ingegner Grandi aveva anche il compito di coordinare le società di settore e nessuno ha mai contestato che Montedison fosse controllante di Montefibre ma coordinamento non vuole certo dire gestione operativa e difatti è ampiamente risultato come Montefibre fosse una società autonoma quotata in borsa a sua volta a capo di un gruppo di società controllate e collegate.

Quanto al documento a firma Trabucchi che questa difesa è stata graziosamente messa in grado di vedere due giorni fa esso e totalmente privo di qualsiasi valenza sfavorevole per la posizione dell’ingegner Grandi che prima di tutto è semplice destinatario di questo documento, quindi i contenuti comunque non gli possono essere attribuiti. Il documento verrà letto dal Tribunale ed è inutile che io faccia perdere loro tempo in questa sede, però qualcosa mi preme dire perché il travisamento del contenuto delle carte supera a volte ogni limite.

Il mittente di questo documento è la funzione studi economici di mercato, la funzione studi economici di mercato scrive all’ingegnere Grandi dicendo: "Egregio ingegnere, ricevo dal nostro osservatore di mercato negli Stati Uniti alcune informazioni concernenti il cloruro di vinile che credo siano di suo interesse".

Il fatto che il mittente sia la funzione studi economici di mercato ovviamente spiega il tipo di considerazioni sul mercato del PVC e sulle eventuali alternative di mercato qualora l’adeguamento ai limiti O.S.H.A. ponesse nei problemi, che vengono svolte nel documento, ma tra l’altro non vengono nemmeno svolte autonomamente da questo dottor Trabucchi; sono considerazioni sulle quali il dottor Trabucchi si limita, dopo avere informato del nuovo standard di un PPM fissato nell’ottobre ‘74 dall’O.S.H.A. si limita a riferire all’ingegner Grandi sulle opposizioni sorte nell’industria americana, sull’azione giudiziaria avviata e sul fatto che l’industria americana aveva incaricato la società Artur Dulittle di fare uno studio proprio sulle prospettive di mercato qualora appunto non fosse stato possibile conformarsi ai limiti O.S.H.A., qualora quindi si fossero dovute trovare delle alternative alla produzione del PVC. E` un documento che riferisce in termini puramente cronistici quello che è successo nell’ambito dell’industria americana a seguito della fissazione del nuovo standard dell’O.S.H.A..

Il documento poi contiene anche affermazioni del tutto imprecise nel riferire la genesi delle conoscenze sulla pericolosità del CVM, si fa risalire erroneamente a Viola anziché a Mantoni la scoperta della relazione tra angiosarcoma e cloruro di vinile e si dice che questa relazione era stata tenuta segreta e tra parentesi si informa l’ingegnere Grandi, che era uno che si era direttamente in prima persona impegnato già due anni prima di stimolare proseguimento degli studi i Maltoni, del fatto che anche la Montedison ha fatto eseguire studi dal professor Cesare Maltoni di Bologna. Sono informazioni imprecise, è davvero stupefacente che il Pubblico Ministero abbia bisogno di trovare conferma alle sue tesi in affermazioni inesatte espresse da una funzione che nulla c’entrava con i settori che si occupavano di produzione e ricerca. Per di più il commento sulla segretezza della notizia è semplicemente ridicola posto che Maltoni aveva già informato della, aveva già reso pubblici i suoi dati al convegno di Bologna oltre un anno e mezzo prima.

Naturalmente l’ignoranza del dottor Trabucchi si trasforma in colpevolezza dell’ingegner Grandi, il salto logico e semplicemente stupefacente. Non vado oltre se non per rilevare che l’ingegner Grandi lungi dal farsi influenzare dalle considerazioni espresse nello studio citato da Trabucchi ha abbracciato senza esitazione lo standard dell’O.S.H.A., prescrivendo il tempestivo adeguamento di Montedison a tale standard.

Il Pubblico Ministero si guarda bene dal ribattere alla mole di evidenze da me citate a riprova del decisivo impulso dato dall’ingegnere Grandi al risanamento degli impianti di CVM e PVC, però devo contestare nei termini più netti quanto affermato dal Pubblico Ministero e cioè che tutti i difensori avrebbero affrontato il problema della conoscenza e della nocività facendo risalire ogni possibilità di conoscenza al 1974. Ho al contrario richiamato quanto dichiarato dallo stesso ingegner Grandi in sede di interrogatorio e cioè che alla fine del ‘72, cioè appena divenuto operativo egli fu informato del problema CVM e dei primi risultati degli studi di Maltoni, che volle incontrare personalmente Maltoni, che parlò del problema con i sindacati e con i vertici della società e che diede immediatamente varie disposizioni, disposizioni che comprendevano il proseguimento degli studi di Mantoni, l’abbassamento delle concentrazioni negli ambienti di lavoro, l’adozione di sistemi di pulizia automatica delle autoclavi.

Ho citato puntualmente come queste disposizioni siano state immediatamente attuate fin dai primi mesi del ‘73 e questo sia nella memoria in difesa di Grandi che nella memoria in difesa di Gaiba, e nella memoria in difesa di Gaiba ed indicato come lo stesso ingegner Gaiba abbia fatto risalire al ‘72 e non al ‘74 l’epoca cui era stato informato del problema CVM e come abbia ricevuto immediate disposizioni affinché si attivasse per la valutazione dei problemi e la loro soluzione e così ha fatto, Signori Giudici, checche ne dica il Pubblico Ministero, così ha fatto coinvolgendo da subito i livelli a lui sottoposti perché non era pensabile modificare le procedure come fu fatto nel ‘73 senza che tutto il personale di reparto fosse coinvolto.

Il Tribunale ricorda senz’altro che io ho proiettato un documento allegato alla memoria in difesa di Gaiba che prova inconfutabilmente come nel ‘73 si operasse per l’individuazione dei punti di fuga e delle soluzioni tecnologiche e procedurali possibili con il coinvolgimento di tutti, ivi compresi gli operatori di impianto. Gli operai partecipavano alle riunioni per individuare le fonti di inquinamento e studiare le soluzioni. Eppure su quelle riunioni nella sala quadri del reparto CV 24 svoltesi nel luglio - agosto del ‘73 il Pubblico Ministero non ha avuto nulla da dire, non era ancora scoppiato il caso Gudric nel luglio del ‘73.

Ho dimostrato che l’ingegner Grandi adottò prontamente il limite O.S.H.A., come è noto l’O.S.H.A. adotta lo standard provvisorio di 50 ppm nel marzo del ‘74, il limite definitivo di un ppm viene deliberato nell’ottobre del ‘74, ma la sua entrata vigore slitta al primo gennaio del ‘76 a seguito dell’accoglimento parziale dell’opposizione delle industrie. Il Pubblico Ministero non trova di meglio che anticipare la data di introduzione del limite O.S.H.A. al maggio ‘74 ma in ciò è smentito dalle stesse carte da lui invocate. Il famoso documento Trabucchi puntualmente indica che il limite O.S.H.A. fu deliberato nell’ottobre ‘74.

Su Grandi rinvio per il resto al mio intervento, alla mia memoria, solo un’ultima osservazione: avevo sostenuto che la carica di vice Presidente della Montefibre doveva ritenersi del fatto irrilevante sia perché assunta successivamente alla chiusura degli impianti di fibra vinilica sia perché carica priva di potere operativo e non posso che ribadire quello che avevo già detto in proposito.

Per quanto riguarda il dottor Trapasso imputato in tutte le nove cariche che lui ha ricoperto dal ‘73 all’89, fatta eccezione, per imperscrutabile benevolenza dell’Accusa, per il periodo in cui ha lavorato negli Stati Uniti presso la Ausimont, mi aspettavo che il Pubblico Ministero portasse qualche elemento probatorio per smentire la mole, devo dire, abbastanza consistente di evidenze da me portate sugli interventi realizzati sia durante il periodo in cui Trapasso è stato direttore di stabilimento che durante la sua direzione generale. E mi aspettavo inoltre che mi spiegasse perché le sette cariche che io ho ritenuto totalmente inconferenti ed irrilevanti rispetto ai capi di imputazione non sarebbero in realtà tali. Ma la risposta che ho avuto in sede di replica è stata molto più semplice. Leggo quello che ha detto il Pubblico Ministero il 16 ottobre, dice il Pubblico Ministero: "Il ruolo e l’importanza del dottor Trapasso emergono molto chiaramente dal suo vasto e variegato curriculum, il dottor Trapasso è quasi l’emblema di quello che dicevo all’inizio e cioè è indifferente il nome societario, sono invece gli uomini che hanno operato nelle varie società che si sono comportati sempre nella stessa maniera secondo una loro logica che è comprensibile, ma che non è giustificabile tanto meno da un punto di vista penale dunque per il Pubblico Ministero basta la carriera, basta curriculum a fondare una presunzione invincibile e di responsabilità".

Quelle da me riferite sono le parole del Pubblico Ministero, la precisazione è dovuta perché in sede di replica il Pubblico Ministero ha attribuito a me una affermazione che io avevo tratto per (completarla) dalla sua requisitoria e che io citassi testualmente la requisitoria nel riportarle il passo in cui il dottor Casson che egli e Montedison non erano mai stati rivali era talmente chiaro che anche gli stenotipisti hanno diligentemente riportato tra virgolette la mia citazione. Ho verificato la trascrizione, non c’era sul punto nessuna possibilità di equivoco.

Come procede il Pubblico Ministero? Ripercorrendo la carriera del dottor Trapasso anche alla luce di brani tratti dal suo interrogatorio, ricorda il Pubblico Ministero che il dottor Trapasso ebbe a riferirgli di avere trovato al suo arrivo a Porto Marghera una situazione critica, un rapporto teso fra direzione e Consiglio di fabbrica e un problema ambientale di tutto rilievo in particolare per le fughe di fosgene e di anidride solforosa. Sennonché dimentica il dottor Casson che questa difesa ha prodotto una mole di documenti e richiamato una quantità innumerevole di deposizioni testimoniali per dimostrare come sia intervenuto dottor Trapasso su tale situazione perché fino a prova contraria ereditare una situazione critica non è di per sé, non consente di concludere nel senso di una qualsivoglia responsabilità. E come ha proceduto il dottor Trapasso? E` inutile che lo ricordi al Tribunale, dedicandosi a riorganizzare la struttura di stabilimento, instaurando un rapporto di confronto continuo con le organizzazioni sindacali, potenziando il piano di risanamento per il CVM con l’adozione di una molteplicità di iniziative, assolvendo puntigliosamente agli obblighi di informativa. E ho ricordato anche come si sia dedicato con lo stesso impegno alle problematiche ambientali sia per quanto riguarda le fughe di fosgene ed anidride solforosa che esulano dall’ambito del processo sia per quanto attiene all’adeguamento, alle prescrizioni della legge speciale per Venezia che era appena entrata in vigore.

Con questa mole di evidenza il Pubblico Ministero evita accuratamente di confrontarsi, la dialettica processuale viene elusa ricorrendo alla battuta, dice il dottor Casson: "Siamo nel ‘73 con questi ricordi del dottor Trapasso anche se sembra di essere nel 2000 perché le vicende si ripercorrono e si ripercuotono nella stessa maniera". Mi dispiace, ma questo non è argomentare. E mi rifiuto di confrontarmi con affermazioni del genere, prendo atto che nulla, ma proprio nulla la difesa è stata smentita. Come al solito la tecnica del Pubblico Ministero consiste nel sopperire al vuoto accusatorio facendo riferimento ad un paio di documenti selezionati isolati dal contesto ai quali viene attribuita una valenza sfavorevole quando invece sono del tutto neutri. Viene richiamato il documento 13 dicembre ‘73 relativo al controllo medico di 550 lavoratori dello stabilimento richiesto dall’Università di Padova, documento già ricordato dal professor Gadda questa mattina, perché il documento, il dottor Trapasso, appena insediato alla direzione di stabilimento scrive all’ingegner Calvi chiedendo il benestare per aderire alla richiesta dell’Istituto di Medicina del Lavoro di Padova.

Però il Pubblico Ministero che ha citato il documento sia nei confronti di Trapasso che nei confronti di Calvi si è semplicemente dimenticato che nella pagina immediatamente successiva del faldone 82 da lui depositato il 20 aprile vi era la risposta di Calvi che vi ha già letto il professor Gadda questa mattina, risposta che consiste nella piena disponibilità della direzione di divisione per aderire alle richieste dell’Istituto di Medicina del Lavoro di Padova. Ed ciò anche a tacere che nulla è stato detto sui reparti ai quali erano addetti quei 550 operai, non abbiamo la più pallida idea se fossero reparti attinenti alla lavorazione del CVM o PVC.

Secondo documento citato dal Pubblico Ministero è un documento inviato da Bartalini a Trapasso sul problema del Cicloesanone che francamente non vedo cosa c’entri con il presente processo.

Ultimo argomento menzionato sul conto del dottor Trapasso è il passaggio degli impianti Enichimica. Il Pubblico Ministero ricorda innanzitutto quanto dichiarato dal dottor Trapasso in sede di interrogatorio e cioè che Montedison volle mantenere la gestione pur trasferendo la proprietà degli impianti, atteggiamento quanto meno singolare da parte di Montedison se gli impianti erano da buttare via e non si capisce che utilità questa citazione abbia per l’Accusa che ha sempre sostenuto che Montedison voleva al contrario sbarazzarsi degli impianti; forse il dottor Casson dimentica per un istante che in quel momento il dottor Trapasso non era più dalla parte di Montedison ma era dalla parte di Enichem.

Quanto al ruolo del dottor Trapasso nelle trattative non ci siamo mai sognati di negare se ne sia occupato e il documento del 22 aprile ‘82 citato dal Pubblico Ministero è totalmente neutro, anzi semmai attesta che c’era uno scostamento molto marginale fra le valutazioni di Montedison e le valutazioni della controparte. Ciò che certamente il documento non dimostra è che Trapasso gestisse le trattative o avesse alcun potere decisionale perché è inconfutabile, e risulta da una mole di documenti che non sono certo entrati nel processo perché non c’entrano nulla, che le trattative erano gestite in prima persona dai vertici pubblici e privati con la diretta e continua sollecitazione del governo.

Il Pubblico Ministero cita anche l’articolo 23 della lettera di intenti..., e Montedison relativo ad un presunto.., relativo ad un patto di non concorrenza che nulla ha a che fare con i temi del presente processo visto che il dottor Trapasso non ha mai sottoscritto questa lettera di intenti, per di più l’articolo 23 non si trova nella lettera di intenti che si conclude con l’articolo 14, ma nel successivo accordo Eni - Montedison del 31 dicembre ‘82 firmato non dal dottor Trapasso ma per l’Eni dal professor Umberto Colombo. Infine il Pubblico Ministero dice che io avrei parlato dell’articolo 23, non me ne sono ovviamente mai, non mi sono ovviamente mai sognata nemmeno di affrontare l’argomento.

Riguardo invece a questo periodo, al periodo Enoxy - Enichimica e alle cariche contestate al dottor Trapasso io mi ero limitata a dimostrare che esse non implicavano alcuna responsabilità rispetto ai fatti oggetto di questo processo, ma su questo, che era il solo punto rilevante, non ho avuto alcuna risposta. Un’ultimissima considerazione, credo di avere ampiamente dimostrato che negli anni in cui il dottor Trapasso è stato direttore di stabilimento e poi direttore generale si sono fatti investimenti ingenti anche in termini economici che hanno risolto definitivamente il problema dell’esposizione ambientale a CVM e PVC; tutte le risultanze probatorie sono in questo senso e il Tribunale le conosce fin troppo bene. Non posso nascondere allora il mio stupore di fronte all’audacia con la quale è stata proiettata in sede di replica dal Pubblico Ministero la tabella allegata alla relazione Tascuon che dimostra come i picchi degli investimenti per il risanamento ambientale degli impianti di CVM e PVC si collochino negli anni che vanno dal ‘73 al ‘76. Questa tabella è stata proiettata per suggerire un’interpretazione contraria ad ogni logica e cioè che il calo degli investimenti dopo il ‘76 non dimostrerebbe che si era già fatto quello che si doveva fare, come è dimostrato dal pieno allineamento agli standard O.S.H.A. ma al contrario che gli investimenti furono tagliati a causa della crisi economica. E` un ragionamento semplicemente paradossale. Bene avrebbe fatto Montedison a questa stregua a spendere poco anche nei primi anni così ci sarebbe stata una continuità negli investimenti. Qui stiamo parlando ovviamente di investimenti per risolvere un problema, è logico che quando il problema è stato risolto gli investimenti non possono, per quel problema, non possono mantenere lo stesso tenore e comunque l’avvocato Baccaredda ha bene ricordato che negli anni successivi c’è un nuovo picco per problemi minori che sono quelli della polverosità e rumorosità ambientale degli impianti di CV.

Passo brevissimamente alla posizione dell’ingegner Gaiba. Sentendo le affermazioni del Pubblico Ministero in sede di replica ne ho dedotto che devo essermi spiegata davvero molto male. Dice testualmente il Pubblico Ministero: "L’avvocato Pedrazzi ha definito il periodo dell’ingegner Gaiba ‘72 - ‘79 gli anni cruciali, ricordo come fosse responsabile del conto lavorazione PVC", di fronte a queste affermazioni sono pronta a rileggere le trascrizioni del mio intervento e la ripropongo al Tribunale. Avevo detto tutt’altro.

Avevo detto: "Fermiamoci sul periodo più significativo ai fini delle contestazioni, il periodo che va dal febbraio ‘72 all’aprile ‘79, sono gli anni cruciali, in tale periodo l’ingegner Gaiba è imputato nella sua qualità di dirigente della società Montedison e in particolare di responsabile gruppo di produzione polivinilici in termini meno altisonanti capogruppo PVC, la carica di capogruppo è una carica di rango subordinato senza Procura, senza autonomia decisionale e senza poteri di spesa, una carica nella quale l’ingegner Gaiba era anche personalmente esposto CVM" e proseguivo ricordando che nei primi due anni non era nemmeno dirigente ma semplice impiegato e rilevando che nella scala gerarchica aziendale si trovava tra i livelli sotto la direzione di stabilimento.

Devo dire che mi aspettavo una risposta su queste osservazioni soprattutto dopo che il Pubblico Ministero ha espressamente ribadito all’inizio delle repliche sulle posizioni soggettive di non avere considerato livelli inferiori alla direzione di stabilimento. Non solo la risposta non l’ho avuta, ma ho avuto, il Pubblico Ministero ha offerto all’attenzione del Tribunale una rappresentazione del tutto fuorviante per lo più mettendola in bocca a questo difensore.

Ribadisco allora che negli anni più significativi ai fini delle imputazioni del primo capo l’ingegner Gaiba si trovava in posizione del tutto subordinata come ho analiticamente illustrato nella mia memoria, documenti e prove alla mano. Ribadisco che come il Presidente ben sa la carica di responsabile conto lavorazione citata dal Pubblico Ministero del tutto a sproposito con riferimento agli anni ‘72 - ‘79 è stata ricoperta dall’ingegner Gaiba a partire dal marzo ‘83, ribadisco che come ho dimostrato con riferimento a una massa di evidenze documentali e testimoniali l’ingegner Gaiba si è dato da fare instancabilmente per risolvere in modo radicale il problema CVM. E` proprio paradossale, Signori Giudici che il Pubblico Ministero utilizzi quale argomento di accusa la circostanza che l’ingegnere Gaiba era presente a tutte le riunioni in cui si parlava di CVM, da un lato tutti gli imputati indistintamente sono accusati di non avere fatto nulla, dall’altro tutti i riscontri processuali che smentiscono questo assunto e dimostrano che essi invece hanno fatto qualcosa e si sono impegnati assurgono a prove di colpevolezza. Questo è il paradosso dell’impostazione accusatoria nel processo, certo con il senno di poi bene avrebbe fatto l’ingegnere Gaiba a defilarsi, a trincerarsi dietro i limiti dei suoi poteri per lasciar fare agli altri, bene avrebbe fatto a imboscarsi e a non andare in cerca di grane. Pazienza se il risanamento degli impianti non fosse stato conseguito, certo ruolo dell’ingegnere Gaiba non sarebbe emerso e lui sarebbe probabilmente sfuggito alle maglie della giustizia.

Questa è la lezione da vita di questo processo, una lezione di vita fatta propria con molta amarezza dall’ingegner Gaiba il quale ci ha detto più volte: "Mi sono dato da fare incessantemente per risolvere con la massima urgenza il problema dell’esposizione a CVM, in due anni per questo motivo non ho preso un solo giorno di ferie, ho fatto tutto quello che potevo fare a costo di espormi personalmente e questa è la ricompensa. Avrei fatto molto meglio a non fare nulla".

Signori Giudici, l’ingegnere Gaiba aspetta e merita giustizia da questo processo, per il resto il Pubblico Ministero sulla posizione dell’ingegnere Gaiba si limita a parafrasare il verbale di interrogatorio senza riportare una sola affermazione che possa essere indicativa di una qualsivoglia dell’ingegnere Gaiba, non dà invece una sola risposta alla mole di evidenze portate all’attenzione del Tribunale e per le quali rinvio nuovamente alla memoria e al mio intervento. Queste evidenze sono irrefutabili, e il fatto che non siano state contraddette lo dimostra.

Un ultimissimo punto che tocca indirettamente l’attività svolta dall’ingegnere Gaiba per ottenere, ho ricordato al Tribunale che l’ingegnere Gaiba fra l’altro si era, aveva chiesto l’aiuto del servizio controllo statistico qualità per ottenere l’elaborazione dei dati relativi all’esposizione personale di ciascun lavoratore e ivi quindi venivano raccolti in rapporti mensili, mandati a tutte le funzioni di stabilimento interessate, tabulati analitici che consentivano di stabilire, ricostruire l’esposizione di ciascun lavoratore con riferimento a ciascuna mansione, a ciascuno turno. Di queste evidenze aveva parlato anche l’avvocato Baccaredda nel suo intervento anche se purtroppo la documentazione rimasta è del tutto incompleta.

Il Pubblico Ministero replicando all’avvocato De Luca ha ripetuto per l’ennesima volta che i livelli di esposizione riportati nello studio Comba Pirastu non sono dati accertati da Comba Pirastu ma sono i dati forniti ancora una volta dagli imputati, dalle aziende. Su questo punto vorrei solo osservare che è inutile che il Pubblico Ministero persista nel contraddire i suoi stessi consulenti, il Tribunale ricorda bene, e lo abbiamo puntualmente riportato a pagina 256 della relazione medica depositata l’aprile scorso, quello che ebbe a dichiarare la dottoressa Pirastu sulla genesi della matrice mansione - esposizione all’udienza del 19 giugno ‘98 pagine 161 e 173. La dottoressa Pirastu dopo avere ricordato come sull’elenco nominativo dei soggetti, che sarebbero stati oggetto dello studio di Corte, si fosse arrivati ad un completo accordo con la collaborazione delle U.L.S.S. o dei servizi medici aziendali e delle organizzazioni sindacali ha aggiunto testualmente: "Un’altra parte molto importante del nostro lavoro era stata quella di avere una analoga collaborazione e valida azione su quella che era l’esposizione di queste persone e quindi quello che è stato fatto è stato di identificare in queste aziende delle combinazioni di reparto - mansione e poi riuscire a dare ad ognuna di queste denominazioni un andamento nel tempo dell’esposizione. Fu su queste matrici offerte dall’azienda che poi espressero il loro parere, il loro accordo da una parte i ricercatori con maggiore esperienza di noi, certamente il professor Bertazzi e professor Foà furono di enorme aiuto, e poi i servizi medici aziendali e le organizzazioni sindacali e quindi ci fu un accordo direi tranquillamente come punto di partenza offerto dalle proposte fatte dalle aziende".

Ripeto, questo rilievo non tocca direttamente la posizione di Gaiba che non si è occupato dello studio epidemiologico, ma egli ha certamente posto le basi con il suo lavoro per facilitare la ricostruzione dei dati relativi alle esposizioni personali, ma non è vero che questi dati siano stati acriticamente recepiti dai consulenti del Pubblico Ministero e l’ostinazione sul punto è addirittura poco riguardosa per gli stessi Comba e Pirastu.

Io dovrei concludere qui la mia replica se dovessi limitarmi a prendere atto che il Pubblico Ministero non ha speso una parola sul conto del dottor Belloni e del resto ho già abusato abbastanza della pazienza del Tribunale. Purtroppo non posso, anche se sarò brevissima, e dico subito il motivo. Il Pubblico Ministero pur senza menzionare gli imputati della Montefibre ha fatto rinvio per Montefibre a una memoria da lui depositata. Signori Giudici, sono andata a vedere quella memoria che pur formalmente risponde alle argomentazioni del difensore del responsabile civile Montefibre di cui credo vi parlerà anche l’avvocato Bondi. Devo dire che sono rimasta sconcertata come sono rimasta sconcertata scorrendo il faldone e mezzo di memorie tecniche depositate dal Pubblico Ministero alle 13.45 del giorno precedente l’inizio delle repliche della difesa, un faldone di consulenze tecniche su tutti i temi generali del processo depositato all’ora di chiusura della cancelleria la vigilia della giornata destinata alle repliche delle difese sulle questioni generali.

Mi dispiace Signori Giudici ma queste memorie tecniche non mi pare possano trovare ingresso fra le carte che voi utilizzerete nella vostra decisione. Queste memorie non possono essere travestite da replica attraverso il duplice artificio del rinvio verbale in sede di replica e della sigla apposta dal Pubblico Ministero. Su queste memorie tecniche del contenuto delle quali nulla è stato detto in sede di replica non c’è stata possibilità di contraddittorio e lo dico prescindendo completamente dal loro contenuto perché non posso sapere, non abbiamo avuto il tempo di sapere se costituiscano solo una riproposizione di argomenti già trattati o contengano argomentazioni nuove.

Ciò che posso rilevare è che alla chiusura del processo abbiamo avuto un ulteriore macroscopico esempio del sistematico tentativo di sottrarsi alla dialettica processuale che ha connotato l’agire del Pubblico Ministero in molte occasioni durante il processo. E` di pochi mesi fa il deposito di memorie aventi oggetti e contenuti completamente nuovi, mi riferisco in particolare modo all’aggiornamento dello studio epidemiologico e allo studio di Mastrangelo, memorie introdotte nelle carte processuali disattendendo la precisa indicazione del Tribunale a limitare l’oggetto delle memorie soltanto a quanto discusso in udienza nella piena esplicazione del contraddittorio.

Ho scorso la memoria sulla Montefibre, essa contiene una quantità incredibile di affermazioni smentite dall’evidenza e meriterebbe una replica puntuale e altrettanto tecnica punto per punto. Mi limito a commentare un paio di punti, ma non per dare una risposta perché non ne ho assolutamente avuto il tempo, solo per offrire all’attenzione del Tribunale un’indicazione della misura nella quale sarebbe alterato il contraddittorio se questo materiale fosse anche solo preso in parte considerazione ai fini della decisione.

Cito due o tre punti: vengono contestati i dati sulle produzioni di fibra vinilica forniti dall’avvocato Bondi facendo riferimento prima di tutto non a dati di produzione effettiva ma a dati di potenzialità dell’impianto che sono una cosa diversa come è inutile sottolineare. Ma ciò che è più clamoroso non solo riguardo al BT2 che notoriamente è l’unico impianto di polimerizzazione, ma anche di tutti gli altri impianti che nulla c’entrano con la polimerizzazione del CVM, gli impianti menzionati sono 11, fra questi il magazzino stoccaggio, la tintura fibra e chi più ne ha più ne metta. Un travisamento dei dati che ha dell’incredibile.

Per i dati delle produzioni rinvio a quanto detto nella memoria che a sua volta fa riferimento alla documentata relazione che ovviamente è corredata di allegati ben richiamati e che confermano quelli che sono stati i dati di produzione effettivi.

Si afferma del tutto falsamente che l’impianto non sarebbe stato chiuso nel ‘77 ma nell’80 e questo traendo spunto dal fatto che nell’80 l’impianto fu riavviato per una breve campagna sperimentale, nell’80, preciso dopo l’uscita di Belloni che è uscito nel ‘79. L’impianto era stato definitivamente chiuso nell’aprile ‘77 e il fatto che sia stato riavviato per qualche campagna sperimentale nell’80, non costituisce signor Pubblico Ministero, la prova inconfutabile, come scritto nella memoria, che l’utilizzo del CVM è continuato anche dopo l’aprile ‘77 quanto meno a livello di laboratorio ricerche di impianto pilota e che quindi come dice testualmente la memoria non è l’aprile ‘77, l’80 la data alla quale va giuridicamente ancorata l’eventuale responsabilità dei amministratori della Montefibre perché l’impianto pilota, signor Pubblico Ministero, o quanto meno la sezione dell’impianto pilota che poteva comportare esposizione a CVM era già stato chiuso nel ‘74 prima dell’arrivo del dottor Belloni. Anche a questo proposito vi invio alla memoria e alla relazione Pascon. Quanto alle parti lese ex Montefibre non entro polemica con le affermazioni contenute nella memoria, a me basta avere dimostrato che in tre casi su sette le patologie non sono riferibili al periodo di carica del dottor Belloni e negli altri quattro casi non sono comunque riferibili all’eventuale esposizione. In ogni caso non intendo andare oltre perché non è ammissibile travestire da replica consulenze tecniche delle quali in replica non si è detto nulla.

In conclusione rilevo che il Pubblico Ministero non ha fornito una sola risposta alle argomentazioni da me svolte e mi riporto quindi integralmente alla richiesta di assoluzione con la formula più ampia dei quattro imputati da me rappresentati, grazie.

 

Presidente: avvocato Palmiero.

 

AVVOCATO PALIERO

 

Avvocato Paliero: io tornerei sinteticamente in sede di replica sul concetto di pericolo perché vorrei provare a chiarire tre equivoci che mi sono parsi emergere in sede di replica da parte dei rappresentanti della Pubblica Accusa, da parte di coloro che si sono occupati di questo concetto nodale del processo, vale a dire il Pubblico Ministero, l’avvocato dello Stato, il professor Gallo, l’avvocato Partesotti. Tre equivoci relativi rispettivamente al tipo di pericolo proprio delle fattispecie contestate, alla struttura del giudizio di pericolo, ai criteri di accertamento del pericolo stesso.

Il tipo del pericolo, il primo problema è stato quello, qualificazione, astratto, concreto, il professor Gallo ha definito il pericolo di cui discutiamo astratto anche se poi come dirò brevissimamente ha sostanzialmente, dalla sua argomentazione, fatto emergere qualcosa di diverso rispetto alle nostre concettualizzazioni normali di pericolo astratto, ha individuato come pericolo concreto, il pericolo di cui discutiamo, l’avvocato dello Stato, nelle sue descrizioni e nella sua memoria. Io qui però vorrei per così dire liberarmi dal concettualismo formale che sta dietro a queste formule che poi rischiano di perpetuarsi all’infinito ed esprimo un concetto forse eretico: un problema di questo genere non è un problema di diritto sostanziale, ma un problema di diritto processuale; in che senso. Il quesito è: il pericolo di cui discutiamo è o non è oggetto di accertamento da parte del Giudice, qui evidentemente è il quesito di base, poi possiamo usare tutte le etichette che vogliamo e qui l’alternativa quindi è fra il pericolo come elemento di fattispecie, qui l’ha detto benissimo da par suo ovviamente il professor Gallo, e il pericolo come ratio dell’incriminazione. Il primo fronte spetta al Giudice, il secondo fronte spetta al legislatore. Ebbene, dall’insieme non solo della discussione pregressa, della stessa discussione dottrinale e giurisprudenziale, ma dalle stesse discussioni interne alla Pubblica Accusa noi dobbiamo giungere a conclusione che in questo caso il pericolo il Giudice lo deve accertare. Chiamiamolo come vogliamo, per brevità ricordiamo la formula consueta: pericolo concreto, quello che però deve essere chiaro è che qui si tratta di un pericolo che deve essere accertato dal Giudice, lo riconosce lo stesso professor Gallo che parte da una etichetta di pericolo astratto o addirittura presunto quando collega la valutazione di questo pericolo a quello di idoneità, alla stregua dell’articolo 49 certo secondo la sua nota, interpretazione dell’offensività, ma evidentemente necessariamente pertiene al Giudice applicare e valutare la presenza dell’articolo 49 in concreto, non certo in astratto da parte del legislatore. Il primo punto quindi è acquisito e chiarito, mi sembra che se equivoco c’era su questo punto direi che dovrebbe essere superato in questo senso. Il Giudice deve in questo processo accertare il pericolo, qui nasce il secondo problema: qual è la struttura del giudizio che il Giudice effettuare per accertare questo pericolo, e qui ancora una volta l’avvocato dello Stato entra nel merito della questione e si chiede come deve essere orientato questo giudizio, sulla certezza, sulla probabilità, sulla mera possibilità. Qui a mio avviso nasce un secondo equivoco o comunque rischio di equivoco, il problema della sovrapposizione del pericolo al danno; il ragionamento, mi è sembrato di cogliere dell’avvocato dello Stato è in questi termini: non si può in alcun caso accedere ad un modello di accertamento orientato alla certezza perché questo riguarda solo l’elemento del danno, non quello del pericolo, il pericolo non ha nulla a che fare con un modello di tipo nomologico, orientato quindi a una verifica vicina il più possibile alla certezza perché di per sé è qualcosa che non può che essere in termini concettuali.

E qui io vorrei dissipare un equivoco di questo genere, il pericolo che il Giudice deve accertare, e qui un pericolo il Giudice deve accertare è un evento, è un evento sì intermedio rispetto all’evento finale che è il danno, diverso dal danno, qui nessuno credo di noi ha mai pensato di affermare che i reati di cui discutiamo sono reati di danno evidentemente, anche se mi è sembrato di cogliere nelle repliche dell’Accusa una forzatura di questo genere, è però un evento di per sé autonomo e individuabile e da individuarsi descrivendolo secondo le stesse metodiche, le stesse caratteristiche attraverso le quali si ridescrive per accertare il tipo di reato, l’evento di danno, è solo una natura diversa, non una essenza incompatibile quella del pericolo che definiamo per comodità concreto e quello del danno. Ebbene in questa attività di accertamento non c’è dubbio che l’oggetto dell’accertamento, cioè il pericolo, è di natura congetturale, stocastica in quanto si tratta di accertare un rischio, cioè un rischio di danno, ma questo riguarda l’oggetto dell’accertamento.

Il metodo per forza di cose non può essere un metodo disgiunto dai modelli che definiamo, abbiamo sentito definire per sintesi come modelli nomologici, cioè sottoposti a leggi scientifiche di copertura. Il procedimento di individuazione, di accertamento di questo tipo di evento, evento di pericolo è perfettamente identico a quello che utilizziamo sul tema della verifica causale rispetto all’evento di danno, all’evento di lesione, cioè attraverso un dosato bilanciamento, un dosato contributo di leggi a predicato probabilistico e di leggi a predicato categorico universale che ovviamente si combinano a seconda della disponibilità per così dire del mercato delle leggi di copertura che ci consentono di ricostruire questo dato oggettivo, ma certamente sempre sulla base di un metodo scientifico, mai sulla base di valutazioni politiche. Questo è il punto chiaro.

Occorre cioè utilizzare nella struttura di questo giudizio le stesse procedure che un Giudice come l’insegnamento della Cassazione ormai ha definitivamente fissato, segue nella ricostruzione dell’insieme di eventi che portano al chiarimento del fatto quando il fatto per esempio sia un fatto di lesioni. Se vogliamo considerare l’evento di pericolo come una sorta di sotto evento, di pre evento rispetto all’evento di danno che ovviamente il Giudice non deve accertare perché è come dire l’obbiettivo finale del modello legislativo di cui si tratta, ebbene consideriamo pure questa ipotesi ma questo sotto evento deve essere spiegato e ricostruito sulla base della valutazione scientificamente testata identica, specifica e identica a quella che soccorre il Giudice quando si tratta di ricostruire un evento di danno.

E veniamo allora al terzo aspetto di questo discorso. Se così deve essere in un giudizio di questo genere quali sono i criteri di accertamento; qui ritorno su questo brevissimamente non per riprodurre discorsi già svolti nella mia discussione, ma per obiettare a due impostazioni su questo terreno, il fatto stesso che l’avvocato dello Stato, il professor Gallo che sembravano partiti da punti di vista così lontani da questa impostazione si siano diffusi a cercare di individuare dei criteri di accertamento del pericolo ci dicono che evidentemente questi criteri ci devono essere, devono essere inseriti nel processo, devono essere trattati come tali.

L’avvocato Schiesaro introduce come criterio di accertamento del pericolo criterio normativo, questo è il punto, l’equivoco che vorrei cercare di dissipare, si dice: sono valutabili come criteri di accertamento del pericolo concreto così come abbiamo concepito standard, soglie normative di rischio individuate dal legislatore in settori di disciplina in cui questi rischi possono sorgere. Il professor Gallo individua un suo criterio di accertamento del pericolo direi di tipo processuale, l’accertamento va focalizzato sulla condotta, cioè sull’idoneità della condotta a produrre un rischio alla stregua dell’articolo 49, cioè laddove ci sia, venga meno una idoneità, una concreta idoneità, una concreta propensione pericolosa della condotta deve venire meno l’accertamento del fatto, però con una sorta di inversione dell’onere della prova, mi pare di leggere nel suo intervento. Spetta alla difesa sostanzialmente, così ho letto questo suo intervento, spetta alla difesa dimostrare l’innocuità della condotta rispetto al pericolo.

Bene, entrambe queste posizioni, ripeto sul criterio di accertamento, sono a mio modesto avviso non accettabili. Parto da quella del professor Gallo, il professor Gallo riconosce certamente, ribadisce che qui l’accertamento deve essere un accertamento in concreto, l’idoneità per definizione del nostro sistema non è mai astratta, deve tenere sempre conto del quadro di riferimento situazionale, poi si potrà selezionare sul tipo di condizioni che facciamo entrare in questo modello, ma è sempre un modello in concreto, mai in astratto, un modello che tiene conto di tutte le condizioni non verificatesi. E fin qui lo seguo benissimo.

Non penso sia proponibile viceversa che questa opera di accertamento e di prova si sposti da onere dell’Accusa ad onere della Difesa, non c’è ragione nel mondo, si tratta evidentemente di un elemento della fattispecie, sia esso una condotta o un evento, a questo punto lo possiamo definire come ci pare se ci orientiamo più sull’idoneità della condotta piuttosto che sull’evento di pericolo, poco cambia. Sono tutti elementi del tipo che spetta all’Accusa di approvare in giudizio proprio se vogliamo quando si evoca l’articolo 49 che evidentemente spetta sempre al Giudice accertare, accertare in negativo, non a caso l’articolo 49 parla di impossibilità dell’evento, evidentemente sarà il Giudice che in dovrà accertare che l’evento è stato reso impossibile.

La tesi dell’Avvocato dello Stato, in apparenza può essere più insidiosa argomentativamente; si dice: beh, qui c’è stata una valutazione di pericolosità, di pericolo, basata evidentemente su una serie di valutazioni che hanno un loro contenuto, un loro know-how evidentemente di sapere, di saperi scientifici pre valutati. Non ne dubito, ma qui sono diverse le strutture, sono, come dire, lontanissime tra di loro le strutture, i modelli di cui noi ci rendiamo conto. Perché, perché laddove viene individuata una soglia limite, comunque essa sia fissata, siamo nell’ambito di un modello, questo sì, di reato di pericolo astratto, presunto, chiamiamolo come vogliamo, in cui il pericolo è la mera ratio della norma, in cui il pericolo non entra nella fattispecie rispetto al quale il Giudice può perfettamente attenersi da qualsiasi valutazione. L’introduzione da parte del legislatore di un elemento normativo esonera sempre il Giudice dall’accertare il pericolo in concreto anche sotto il profilo dell’articolo 49 che appunto come avevamo appena citato parla di evento impossibile, non di impossibilità evidentemente di violazione formale della condotta, di violazione formale del limite che come dire blocca definitivamente la tipicità del fatto. Ma allora a questo punto se la costruzione normativa è stata così congegnata questa soglia in nessun modo può entrare come tale all’interno della valutazione che il Giudice in concreto deve fare, non può entrare in quanto come dire riporta, tira in sé, porta dietro di sé una serie di valutazioni che sono per definizione valutazioni politiche che possono avere alla loro base un bagaglio di conoscenze scientifiche, e di regola ce l’hanno, ma che hanno un vizio assolutamente insuperabile, che questo bagaglio non è controllabile dal Giudice che deve fare un atto di fede nei confronti del legislatore, è costretto a farlo se la struttura della fattispecie è di questo tipo, per definizione non può e non deve farlo se la struttura della fattispecie è orientata su un pericolo che il Giudice stesso deve accertarsi per conto suo e in effetti lo conferma qual è lo sbocco di questo discorso lo stesso avvocato dello Stato quando ammette sì certo il superamento del limite in sé non andrà bene e lo sbocco qual è? Quello puramente intuizionistico come è evidente. Il mero superamento non andrà bene, però un superamento apprezzabile, rilevante, forse doppio può bastare, beh, qui siamo evidentemente sul terreno del puro intuizionismo, quello terreno che rispetto a queste valutazioni scientifiche la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha definitivamente allontanato dall’orizzonte giuridico e scientifico del Giudice moderno.

Ed allora torniamo, e qui concludo, al nucleo forte di questo processo almeno su questi temi, cioè al problema dell’accertamento del pericolo rispetto alle fattispecie in questione, un accertamento che proprio la verifica dibattimentale ha dimostrato affetto da un deficit di prova, è debole o manca del tutto il know-how scientifico rispetto al pericolo per la salute pubblica, sono scientificamente falsificate le ipotesi di rischio affacciate dall’Accusa e le sono state falsificate dai soli che potevano falsificarle, dai nostri consulenti, dal know-how scientifico che noi giuristi dobbiamo mutuare da altri in casi non vastissimi in cui questo know-how è apparso adeguato.

In definitiva è mancata la prova o per meglio dire è emersa la prova dell’insussistenza dell’evento tipico, cioè dell’evento di pericolo che costituiva il fulcro delle fattispecie di cui stiamo discutendo, grazie, vi ringrazio per la vostra pazienza.

 

Presidente: facciamo cinque minuti di pausa

 

L’UDIENZA VIENE BREVEMENTE SOSPESA.

 

Presidente: riprendiamo pure.

 

AVVOCATO CAGNOLA

 

Avvocato Cagnola: Signori del Tribunale, avvocato Cagnola per Lupo e Gatti, poche e sintetiche considerazioni in relazione a quelle che sono state le repliche del Pubblico Ministero che, lo dico subito, non hanno aggiunto nulla al niente che già c’era nella requisitoria a carico dei miei due assistiti. Mi corre l’obbligo di fare questa replica solamente per rivolgere al Tribunale alcune precisazioni su delle inesattezze che sono state riferite dal Pubblico Ministero nel corso della sua replica.

Signori, io penso di avere esposto abbastanza chiaramente sia in discussione sia in memoria e d’altra parte si tratta di un concetto così chiaro da non richiedere particolare esposizione, che il dottor Lupo ha sempre rivestito una posizione di staff e non ha mai avuto nessun compito operativo e nessun compito di gestione del personale e sono rimasto a dir poco stupito quando in replica dal Pubblico Ministero mi sono sentito dire che invece è proprio questa posizione di staff, pagina 205 della trascrizione del 12 ottobre 2001, che convince del ruolo rilevante assunto dal dottor Lupo nel settore di sua competenza.

Io non sto a commentare ulteriormente questa affermazione perché è chiaro che si tratta di una affermazione di chi non ha minimamente considerato tutto quello che è stato detto nella mia discussione e tutto quello che è stato scritto nella memoria. Il dottor Lupo, lo ribadisco ancora una volta, non ha mai avuto nessun compito operativo in Montedison, era una funzione di staff centrale, aveva competenza solo per quanto riguarda le materie attinenti al gruppo, non aveva nessun compito di gestione del personale.

Ma ancora più stupefatto, Signori del Tribunale, sono rimasto quando il Pubblico Ministero mi ha detto che lui non avrebbe imputato l’avvocato Guccione che è il superiore diretto, era il superiore diretto del dottor Lupo all’epoca dei fatti perché sarebbe morto prima del processo. Signori, io l’ho anche scritto in memoria, mi limito semplicemente a dire che l’avvocato Guccione è morto dopo che già era stato richiesto il rinvio a giudizio dopo che già era stata celebrata l’udienza preliminare.

Ma vi dico, Signori del Tribunale, bene ha fatto il Pubblico Ministero a non imputare l’avvocato Guccione, bene ha fatto perché l’avvocato Guccione non è stato come non lo è stato il dottor Lupo titolare di alcun potere di gestione nell’ambito della società Montedison.

Signori, non una parola è stata detto dal Pubblico Ministero sul fatto che il servizio medicina igiene del lavoro non è mai stato alle dipendenze del dottor Lupo fino al 1977 e questo risulta documentalmente dagli ordini di servizio da me prodotti ed allora me cosa mi dice il Pubblico Ministero, mi dice che il dottor Lupo avrebbe riferito nel suo interrogatorio, cito foglio 206 della trascrizione dell’udienza del 12 ottobre, che si occupò lui concretamente e di fatto, e questo se lo ricorda bene, dice in Pubblico Ministero, delle questioni sanitarie e dei rapporti con Bartalini.

Io, Signori, del Tribunale non vi faccio certo perdere tempo oggi, vi invito semplicemente a leggere i due interrogatori del dottor Lupo, quello reso come testimone, quello reso a seguito dell’imputazione, non c’è una sola riga dove il dottor Lupo abbia detto che si occupava lui delle questioni sanitarie concretamente e di fatto come dice il Pubblico Ministero e, Signori del Tribunale, aggiungo che non potrebbe essere diversamente per il semplice fatto che il dottor Lupo non aveva neppure le conoscenze oltre che a non avere le competenze per occuparsi di questioni di carattere sanitario.

Il Pubblico Ministero mi ricorda poi, sempre a foglio 206 della requisitoria un documento del gennaio - febbraio 1975 che è già stato presentato al Tribunale da cui risulta che ben oltre 250 operai chiesero l’allontanamento per gli operai più anziani, quelli che avevano lavorato oltre 15 anni al CVM.

Il dottor Lupo, mi dice il Pubblico Ministero, era responsabile del personale dell’organizzazione, un documento del genere è impossibile che non gli sia noto perché è un documento che riguarda oltre 250 persone, Signori, io sono andato, Signori del Tribunale a rivedermi questo documento e vi dico che oltre a non essere mai stato portato all’attenzione del dottor Lupo è del tutto evidente che non gli fosse stato portato perché non rientrava nel dottor Lupo, e lo ripeto ancora una volta, ma forse non l’avevo sufficientemente detto nel corso della mia discussione, non rientrava tra i compiti del dottor Lupo la gestione del personale e questo per il semplice fatto che come chiaramente risulta dagli organigrammi vi era una direzione del personale a livello di stabilimento, vi è una responsabile del personale a livello di divisione a cui era demandato ogni compito di gestione del personale. Cosa assolutamente estranea invece alle funzioni della funzione di staff personale e organizzazione ai vertici della società Montedison.

Quindi Signor Pubblico Ministero e Signori del Tribunale, non è che il dottor Lupo non fosse a conoscenza di questa documentazione perché era sulla luna così come testualmente ha detto il Pubblico Ministero a foglio 207 del suo intervento del 12 di ottobre. Non era a conoscenza di questi fatti perché non rientravano nelle sue competenze e perché nell’ambito di un’organizzazione di gruppo quale era quella di Montedison all’epoca dei fatti era del tutto plausibile ed ovvio che non rientrassero tra le sue competenze.

Signori, io penso di avere esaurito con questo la posizione del dottor Lupo richiamandomi ovviamente per tutto il resto a quello che ho detto e ho scritto. Mi siano consentite due considerazioni ulteriori sulla posizione dell’ingegner Gatti. Signori, io avevo chiaramente evidenziato nel corso della discussione, nel corso della mia memoria che l’ingegner Gatti è stato in Montedison in due periodi in cui il primo non vi era ancora alcuna conoscenza dei effetti del CVM e il secondo che è quello successivo al 1977 in cui la problematica del CVM era già stata impostata e risolta. Mi ero molto semplicemente limitato a osservare nel corso del mio intervento che nessun titolo di responsabilità poteva farsi carico l’ingegner Gatti in relazione al primo periodo per le ragioni già esposte da altri difensori perché non vi era conoscenza degli effetti della cancerogenicità del CVM e in relazione al secondo periodo perché comunque la problematica era già stata risolta.

Avevo detto che l’ingegner Gatti dal gennaio del 1973 all’aprile del 1977 era stato al di fuori della Montedison come documentalmente provato dagli stessi atti del Pubblico Ministero. Mi sento dire, Signori del Tribunale, invece nel corso dell’intervento del Pubblico Ministero del 12 di ottobre che l’ingegner Gatti non sarebbe proprio estraneo a Montedison in questo periodo che va dal gennaio ‘73 all’aprile del 1977 perché, mi dice il Pubblico Ministero, l’ingegner Gatti è stato il Tecnimont, non è che l’ingegner chimico Gatti abbia fatto chissà che cosa, si sia occupato di filosofia. E` stato responsabile della società del gruppo Montedison delegata alle tecnologie in Italia e all’estero ed allora quale miglior punto di osservazione tra il ‘73 e il ‘76 proprio per i problemi CVM sorti a livello nazionale ed internazionale.

Signori del Tribunale, io mi limito semplicemente ad evidenziare che Tecnimont non si è mai occupata di tecnologie relative a CVM, Tecnimont non ha mai realizzato impianti al CVM quindi tutte le considerazioni del Pubblico Ministero secondo cui la presenza dell’ingegner Gatti in Tecnimont avrebbe costituito un punto di osservazione privilegiato in relazione alla problematica del CVM devono ritenersi prive di ogni fondamento e se poi il Pubblico Ministero mi dice che l’ingegner Gatti non si è occupato di filosofia in questo periodo io vi dico che bene ha fatto non occuparsi di filosofia perché un ingegnere chimico evidentemente non può occuparsi di filosofia. E quando si ritorna poi nel 1977 quando l’ingegner Gatti ritorna in Montedison, viene nominato amministratore per il coordinamento della gestione chimica con le funzioni e i poteri che io vi ho già ampiamente illustrato nel corso del mio intervento difensivo.

Quindi Signori, non c’è quella continuità di presenza dell’ingegnere Gatti che il Pubblico Ministero non potendo ovviamente dimostrarlo documentalmente lascia presumere per il fatto che l’ingegner Gatti sia stato in Tecnimont. Vi è invece un salto tra il gennaio del 1973 e l’aprile del 1977, periodo nel quale, ripeto e ribadisco ancora una volta, l’ingegner Gatti è stato completamente estraneo alla realtà Montedison.

Un’ultima precisazione, a foglio 208 delle repliche del 12 ottobre il Pubblico Ministero mi dice che l’ingegner Gatti fin dal 1967 era stato responsabile del coordinamento degli impianti nell’ambito della direzione generale. Io mi limito semplicemente a ricordare al Tribunale, ed è un dato che si può ricavare chiaramente dal curriculum dell’ingegner Gatti allegato in interrogatorio che la sua funzione di coordinamento che ha rivestito dal ‘67 al ‘71 non era nell’ambito della direzione generale Petrolchimica così come lascerebbero intendere le parole del Pubblico Ministero, ma erano nell’ambito della direzione generale attività diversificate che è una cosa completamente dalla Divisione Petrolchimica e che non ha nulla a che vedere con i problemi chimici. Quindi io ritengo che l’iter dell’ingegnere Gatti, l’iter lavorativo dell’ingegner Gatti in Montedison debba essere analizzato sulla base di quelli che sono i documenti oggettivi e non invece di valutazione del tutto soggettive come ha fatto il Pubblico Ministero.

Insisto pertanto per l’assoluzione del dottor Lupo e dell’ingegner Gatti con ampia formula, grazie.

 

Presidente: grazie a lei. Chi vuole intervenire ancora? Prego.

 

AVVOCATO BONDI

 

Avvocato Bondi: Presidente, Signori del Tribunale, io evito una replica, una controreplica alle osservazioni del Pubblico Ministero, prima di me ha già parlato l’avvocato Pedrazzi su alcuni punti che riguardavano l’intervento scritto del Pubblico Ministero in sede di replica alle mie osservazioni di discussione. Deposito, io a mia volta, una memoria di controreplica limitando solamente a un’osservazione, due osservazioni i punti che affronterò in questa memoria.

Io avevo evidenziato in sede di discussione, Signori del Tribunale, pochi punti ma che ritenevo rilevanti, essenzialmente il primo era una marginalità e limitatezza della produzione Montefibre di Porto Marghera relativa agli impianti VT. Ho citato 1830 all’incirca tonnellate di PVC anno, da cui si estraeva la fibra, lo 0.78 per cento della produzione totale del Petrolchimico di PVC, 0.78 per cento.

Il secondo punto che avevo rilevato è che a fronte di un numero notevole di dipendenti della Montefibre 2300 vi erano sette parti offese in questo processo Montefibre. Il terzo punto, e chiudo, era che con il secondo capo di imputazione gli amministratori Montefibre non c’entrano. Mi viene replicato, e questo poi lo sviluppo nella memoria scritta, sul primo punto essenzialmente vi viene affrontato non la produzione effettiva che è un dato matematico che risulta dai bilanci e che io ho conteggiato negli anni che interessano il 1830 tonnellate. Ma come dalla tabella parla di potenzialità, è tutta un’altra questione. Credo che sia come stigmatizzare, non lo so, un eccesso di velocità a bordo di una macchina potente, una Ferrari se vado a velocità Codice, cioè non ha nulla a che vedere.

Secondo, ammesso e non concesso, dice il Pubblico Ministero, che effettivamente siano sette i dipendenti parti offese ex Montefibre, e sono sette, non c’è bisogno che lo conceda il Pubblico Ministero, analizza due soli casi, uno è Bertaggia Giobatta; sul punto dice: è vero che, insomma avrebbe potuto anche negli altri reparti Montefibre assorbire il PVC, ma signori miei! Gli altri reparti di Montefibre, si può parlare al massimo non di polverosità, ma di presenza nell’aria di micro fibre derivate dal taglio e dalla ditrattatura della fibra e lo sapete benissimo, non serve ovviamente che ve lo dica io, la differenza che c’è tra la glanulometria di una micro particella di PVC e il taglio grossolano della fibra che si effettuava in quegli impianti, quindi nulla a che vedere.

Un altro è la posizione del Guerrin, ma qui ho già detto, già, lui cessa le mansioni nel 1975 è esposto prima, è esposto dopo, ma la patologia diremo che lamenta viene diagnosticata nel 1998. E siamo a distanza di 23 anni dalla chiusura dei reparti. L’ultimo punto che è quello che avevo detto e cioè che nel secondo capo di imputazione non riguarda Montefibre, la replica c’è esclusivamente sul punto di alcuni scarichi idrici che sarebbero al di fuori di parametri della legge su Venezia. Si citano i parametri con dati che si riferiscono al 1976, DB o D zelbaiologico ciden demand, il Chemical Ossigen Demand... e che hanno ben poco a che vedere con il ciclo del cloro in ogni caso. Comunque chiudo qui e lascio alla replica scritta le mie osservazioni più puntuali, grazie.

Avvocato Lanfranconi: Presidente, scusi, depositerei tre paginette di una nota dell’ingegner Marzò.

Avvocato Panagia: avvocato Panagia per Sebastiani.

Presidente: prego avvocato.

 

AVVOCATO PANAGIA

 

Avvocato Panagia: preciso che non è una replica, ma rispondo brevemente per ragioni oggettive alle argomentazioni svolte dall’Avvocato dello Stato. Egli mi ha attribuito un pensiero che non è mio, ha detto cioè che io ho sostenuto che tutta la normativa su Venezia, e cioè sia quella sui rifiuti che quella sugli scarichi escluda a normativa nazionale. Ebbene c’è sia la discussione che ho oralmente svolto sia la mia memoria che attestano una differenza che io ho fatto tra gli scarichi per cui appunto c’è l’interpretazione autentica del legislatore, l’articolo 26 secondo comma della legge 76/319 che è stato introdotto però dall’articolo 1 ter della legge 76/690 successiva alla legge Merli che ribadisce con interpretazione del legislatore la specialità della legge su Venezia in tema di scarichi. Non sono io che lo dico ma è il legislatore. C’è la sentenza delle Sezioni unite della Cassazione penale che ribadisce l’assunto perché parla di corpo unico, di leggi speciali per quanto riguarda gli scarichi. Per i rifiuti io stesso ho detto che bisogna distinguere tra rifiuti tossici e nocivi per cui appunto la legislazione speciale su Venezia nulla dice per cui deve operare il D.P.R. 82/915 e rifiuti che non sono assolutamente tossici e nocivi ma sono speciali per cui sostanzialmente si può sostenere fondatamente, come l’ha sostenuto la Corte d’Appello di Venezia, che ho citato memoria, che per i rifiuti speciali, solo per i rifiuti speciali posso operare la normativa speciale su Venezia.

Questo io dovevo al Tribunale per precisazione e non mi dilungo perché non c’è alcuna argomentazione da parte dell’avvocato dello Stato sulle mie deduzioni, grazie.

 

Presidente: ulteriori interventi? Bene, allora arrivederci a lunedì alle ore 9.00 per l’ultima udienza. Grazie.

 

RINVIO AL 22 OTTOBRE 2001

 

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