UDIENZA DEL 7 GIUGNO 2001

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Manduzio Giudice a latere

Dr. Liguori Giudice a latere

 

PROC. A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

Presidente: procede all’appello. La parola al Pubblico Ministero per la prosecuzione della sua requisitoria.

 

CONCLUSIONI - PUBBLICO MINISTERO (5)

(richiesta pene a fine pagina)

 

Pubblico Ministero: la parte ambientale quindi, ho già sforato con questa requisitoria rispetto ai tempi prefissati e concordati, ma d’altra parte il materiale da esaminare e da presentare era talmente vasto che la preventivata opera di sintesi è riuscita solo in parte ed anche per questa parte ambientale, che dovrò notevolmente trattare in maniera sintetica non basterà di certo un’ora, credo però così, per fare il programma della giornata, che per concludere la requisitoria dovrò occupare tutta questa giornata e rispetto anche al primo capo d’accusa, anche per questo secondo capo d’accusa, che concerne la parte ambientale altrettanto vasti e complessi ha affrontare sono gli argomenti.

Questo secondo capo d’accusa, come è noto a tutti, è scaturito dall’insieme di denunce e di esposti pervenuti all’ufficio della Procura della Repubblica dopo l’agosto del 1994 ad opera in particolare dell’Associazione Greenpeace e di Medicina Democratica. Anche per questa seconda parte delle accuse del processo si è cercato di affrontare e di condurre in modo diverso le indagini rispetto ad esperienze precedenti, proprio perché mano a mano che affluivano dati e notizie ci si rendeva conto della impossibilità di fatto e giuridica di parcellizzare, di atomizzare gli elementi che giungevano alla Procura della Repubblica. Sarebbe stato contro ogni logica giuridica, ma anche di buon senso cercare di impostare tante singole indagini, tanti singoli processi a seconda del numero di discariche abusive che venivano scoperte un po’ alla volta o a seconda dei singoli accertamenti su scarichi fuori norma, che venivano faticosamente, molto faticosamente individuati ovvero a seconda del numero di pescatori capparosolanti abusivi che venivano con sempre maggior frequenza intercettati e fermati dalla Guardia di Finanza mentre erano intenti a pescare in zone vietate limitrofe allo stabilimento Petrolchimico o addirittura come abbiamo visto all’interno dei canali industriali. Ciò si dice perché le evidenze portate all’esame della Procura della Repubblica andavano e vanno inserite all’interno di un particolarissimo e delicatissimo ecosistema quale quello costituito dalla Laguna di Venezia e in relazione ad un settore lavorativo, a volte abusivo, che faceva e fa arrivare i suoi frutti e sulle tavole non solo dei veneziani, ma di mezza Italia, ma anche d’Europa.

E` per questo che l’accusa è stata impostata, all’esito delle indagini preliminari e dell’udienza preliminare, ma ancor più precisamente all’esito del dibattimento come da contestazione formale del 13 dicembre 2000, secondo lo schema giuridico del disastro; disastro cagionato da una dissennata e criminosa attività industriale che per alcuni decenni ha fatto scempio di una delle più belle zone lagunari europee, sono state contestate agli imputati durante le indagini preliminari e con il dibattimento una molteplicità di singole violazioni normative sia amministrative che penali, per lo più contravvenzionali, che hanno però per una certa parte un limite giuridicamente invalicabile che è quello della prescrizione. Non affronterò io le tematiche giuridiche in sede di requisitoria proprio per le ragioni segnalate all’inizio del mio intervento del 22 maggio scorso, che a maggior devo ribadire oggi. Le singole specifiche violazioni saranno affrontate dai difensori delle Parti Civili secondo lo schema degli interventi già consegnato al Tribunale e alle altre Parti processuali. Per questa parte della requisitoria la mia disamina sarà indirizzata a ribadire il concetto e le prove di grave disastro ambientale, cagionato in una parte della Laguna di Venezia e ad illustrare, seppur sinteticamente i dati già riferiti per esteso Tribunale dai testimoni dei consulenti tecnici citati per il dibattimento. Prima di passare oltre, desidero precisare alcune circostanze: primo, il disastro contestato ad aziende e imputati è unico e riguarda sia il primo capo di accusa che il secondo sia perché di fatto l’attività di industria e di impresa ha esplicato i suoi negatiti influssi ed effetti sia all’interno che all’esterno della fabbrica, sia sugli operai che sull’ambiente interno ed esterno alle quattro mura dello stabilimento, sia perché in diritto questa è la contestazione letterale fin dall’inizio e come è anche meglio precisato il 13 dicembre del 2000, il tutto unificato dai vincoli della continuazione, ai sensi dell’articolo 81, commi 1 e 2, e dell’aggravante costituita dall’aver agito nonostante la previsione dell’evento, articolo 61, numero 3. Anche per il capo d’accusa che attiene particolare agli aspetti di natura ambientale, fatta salva ogni considerazione concernente il significato delle ipotesi di reato contravvenzionale e fatto salvo per il primo capo d’accusa in riferimento all’articolo 437 del Codice Penale, trattasi di reati di natura colposa con le conseguenze che ne scaturiscono sulle quali non mi soffermo, almeno per il momento. Per tutte le accuse formulate è stato specificato e formalmente è contestata l’udienza del 31 dicembre 2000 che si deve parlare, si deve trattare, se si dovrà quindi attendere il giudizio su una permanenza in atto; permanenza da valutare anche per le ipotesi di reato e per il delitto di disastro di cui al capo numero 1, che dovrà essere considerata quanto meno fin alla data del 2 novembre 2000, giorno dell’ultimo caso di decesso contestato in questo processo, quello di Bolzonella Carlo, e pur segnalando fin d’ora che da quella data ci sono stati ulteriori casi di decesso di operai del Petrolchimico per epatocarcinoma, linfoma, tumore polmonare, che ovviamente formeranno parte di un processo stralcio. Per tornare alla parte ambientale concludo la premessa generale facendo presente fin d’ora, anche se sarà necessario ribadirlo che quando parlo e contesto il disastro non faccio e non ho mai fatto riferimento a tutta la Laguna di Venezia o addirittura al Mare Adriatico, ho sempre fatto riferimento, come è scritto fin dall’origine nel capo di imputazione, al grave inquinamento dei sedimenti e delle acque nei canali e negli specchi lagunari veneziani prospicienti Porto Marghera, nonché al grave inquinamento delle zone trasformate in discariche illecitamente ed abusivamente e tutte contestate in modo specifico e preciso e a quello delle acque di falda sottostanti la zona di Porto Marghera e i siti trasformati in discarica, con tutte le ulteriori negative contestate conseguenze sulla locale ittiofauna e in particolare sui molluschi, a proposito dei quali è in atto una vera e propria guerra, quasi una guerra di posizioni tra Guardia di Finanza e capparosolanti abusivi, che sfocia alle volte in vere e proprie aggressioni.

Non è corretto il tentativo fatto da molti consulenti degli imputati di allargare le accuse a tutta la Laguna o addirittura al mare e alle bocche di porto, al fine evidente di annacquarle, queste accuse, e possibilmente di eluderle o annullarle. Le accuse le ha formulate, le ha precisate il Pubblico Ministero e sono quelle che ho anche adesso ribadito, fondate o meno si vedrà, in altri campi e in altri momenti si diceva "hic rodus hic salta". Per venire ora alle prove, ai fatti, ai documenti che sostengono le accuse formulate devo dire che le illustrazioni e le rappresentazioni fatte al Tribunale sono state molto ampie, molto valide e ritengo soprattutto convincenti. Mi limiterò ad accennare alle maggiori questioni emerse e alle fonti di prova, anche perché tali questioni saranno ampiamente riprese dai difensori delle Parti Civili. Innanzitutto, secondo il testo del secondo capo d’accusa, per quanto concerne la formazione di scavi, bacini e discariche sia all’interno che all’esterno dello stabilimento Petrolchimico di Porto Marghera, in cui furono ripetutamente nel tempo e per alcuni decenni abbandonati rifiuti di vario genere, ma soprattutto rifiuti speciali tossico - nocivi, non posso che fare un semplice rinvio alla deposizione in aula dell’ispettore del Corpo Forestale dello Stato, Alberto Spoladori, che pur con pochissimi uomini e mezzi ha dato invero un contributo importantissimo e fondamentale in questo processo. La deposizione in aula dell’ispettore Spoladori e la sua successiva elaborazione scritta, depositata il 13 dicembre 2000, costituiscono l’imprescindibile punto di partenza e di riferimento per questa parte processuale, al fine proprio di individuare con sicurezza chi e che cosa ha inquinato e dove in tutti questi anni. Mi limito proprio per quello che ho detto molto rapidamente a dire solo le cose su questo intervento. La premessa è che l’incarico era stato dato al Corpo Forestale dello Stato il 23 dicembre del 1994 e il tutto si è compendiato in lunghe, faticose, affannose ricerche, come emerge sia dalla deposizione dell’ispettore ma come emerge anche poi dal testo della sintesi scritta, che ha depositato, dove fa presente che si è rappresentato proprio per recuperare elementi a sostegno dei sospetti, che inizialmente esistevano da un punto di vista dell’accusa proprio sull’esistenza di discariche sia all’interno che all’esterno del Petrolchimico. Ci dice l’ispettore che ha richiesto all’Enichem espressamente l’esistenza o meno di ricettacoli abusivi all’interno del Petrolchimico ovvero se la ditta avesse presentato denuncia agli organi preposti in virtù della normativa in essere di discariche interne utilizzate per lo smaltimento dei rifiuti Presidenti ed eventuale documentazione relativa a tale discariche e l’Enichem ha dichiarato di non aver presentato alcuna denuncia per discariche abusive interne allo stabilimento, né tanto meno esisteva documentazione di riferimento.

Per contro poi è risultato che queste dichiarazioni erano assolutamente false perché l’Enichem era già in possesso di alcuni studi effettuati su aree interne allo stabilimento, studi effettuati negli anni 1989 - 1991, ad esempio ad Aquater, e di dati concernenti anche delle altre discariche, anche esterne allo stabilimento e faccio riferimento in particolare alla documentazione concernente il noto arbitrato Enimont - Edison e in presenza di questa mancanza assoluta di collaborazione come ci ha ribadito l’ispettore nel suo testo scritto è partita tutta una serie di attività approfondite, particolareggiate, anche se molto faticose.

Io rappresento soltanto semplicemente, perché due parole dirò a questo proposito, quelle che sono in sintesi le discariche che sono state rilevate dall’ispettore Spoladori sia in un primo momento sia successivamente e sono le discariche che poi sono state contestate per cui ci sono delle schede specifiche.

Le uniche poche cose che voglio segnalare riguardano innanzitutto i risultati delle analisi dei campioni di acque di falda, che riguardano il periodo iniziale di queste indagini, l’ispettore ci diceva che era evidente la contaminazione diffusa da ammoniaca in tutta l’area esaminata dalle campagne di studio condotte dalla stessa Enichem. Questa contaminazione interessava sia la prima falda sottostante il carante, che quella profonda con concentrazione dell’inquinante fino a tre ordini di grandezza superiori ai limiti di legge. Poi segnalava la presenza localmente di una contaminazione legata a metalli tossici e che era particolarmente significativa la contaminazione dovuta a solventi clorurati, che si rinvenivano sia nella prima falda sottostante il carante con concentrazioni localmente fino a tre ordini di grandezza superiori ai limiti di legge, ma anche nella falda profonda.

Ci sono stati diversi approfondimenti, diverse indagini, sia per conto della Procura Circondariale di Venezia sia per conto della Procura presso il Tribunale di Venezia, però, e faccio rinvio alla relazione, l’unico dato che riporto, proprio per dire l’importanza di quella zona acquea e della pesca che continua ad essere effettuata ricordo soltanto come tra aprile del 1994 e l’epoca in cui l’ispettore Spoladori ha riferito sull’esito delle sue indagini, sono state accertate, con verbali che sono stati prodotti al Tribunale, oltre 15 infrazioni per pesca abusiva nei canali industriali di Porto Marghera, quindi zona prospiciente ai canali interni a Porto Marghera; infrazioni proprio che venivano a confermare l’elevata attività di pesca abusiva nei canali industriali e che il materiale ittico inquinato veniva e viene immesso abusivamente senza nessun controllo sanitario sul mercato alimentare umano.

Abbiamo visto poi anche come più di recente anche nel marzo - aprile di quest’anno questa pesca abusiva continuasse e come sia continuata questa guerra tra la Guardia di Finanza e il capparosolanti. Passo rapidamente ad un altro punto. Il lavoro che è stato svolto successivamente a questo inizio di indagini preliminari e da vari altri organismi ed autorità in relazione alla qualità, anche se sarebbe meglio usare altri sostantivi, in relazione comunque alla qualità del suolo e del sottosuolo di Porto Marghera e delle zone oggetto di discarica è stato pure di notevole rilievo, proprio perché è venuto, questo lavoro, "en fin", vuol dire finalmente, a fugare ogni dubbio anche processuale. Mi riferisco in particolare ai pregevoli lavori svolti sia dal Comune che dalla Provincia di Venezia i cui rappresentanti processuali commenteranno in Aula questi dati, che sono stati illustrati durante l’istruttoria dibattimentale, rispettivamente dal dottor Erminio Chiozzotto e dal dottor Alessandro Pavanato.

Il lavoro in particolare del Comune di Venezia, il cui elaborato scritto è stato consegnato al Tribunale il 27 marzo 2001, è estremamente indicativo del grave stato di inquinamento del suolo.

Io proietterò solo rapidamente alcuni di questi dati proprio perché vengono a confermare i dati raccolti dal Corpo Forestale e dalla Guardia di Finanza e voglio far vedere proprio sullo stato di contaminazione del suolo in cifre rappresentando che sono dati raccolti dalla stessa Enichem, dallo stabilimento, ed elaborate da laboratori di fiducia della stessa Enichem quelli che sono innanzitutto le indicazioni concernenti lo stato di contaminazione del suolo in cifre. Ci ricordiamo tutti la presentazione molto particolareggiata in aula di questa parte di audizione del dottor Chiozzotto ed è chiaramente comprensibile, non mi dilungo sulle indicazioni delle aree e sul significato delle colonne sui range di valori e vediamo però queste misure per le sostanze che interessano questo processo molto, molto elevate, dal clorobenzene, clorofenoli, organoclorurati, diossine, furani, idrocarburi, IPA e metalli.

Questo discorso dell’inquinamento del suolo è una prima parte di questo inquinamento perché riguarda una parte relativa, come ci ha detto in Aula, fino a 3 metri di profondità, ma non è sufficiente questo dato perché dalle prossime rappresentazioni che farò adesso vedere si parla anche di inquinamento pesante e importante anche al di sotto e per quello che concerne la falda superficiale o acqua di riporto come viene definita in questi grafici. Le analisi sono state illustrate e documentate e vediamo proprio alcune di questi grafici, questa è ancora una parte generale, che riguarda le sostanze che ho indicate, anche qui i valori sono elevatissimi in questa falda superficiale.

Mostriamo questo primo grafico, se lo ricordiamo, che è estremamente indicativo, però andiamo a vedere un attimo in particolare la famiglia degli organoclorurati proprio per il significato che hanno all’interno di questo processo, per il quale nell’acqua della falda superficiale avevamo un range di valori fino a 28.600 volte e vediamo questa famiglia degli organoclorurati perché concernono innanzitutto i valori di concentrazione del tetracloroetano nell’acqua che è stata rinvenuta e vediamo indicate lo stesso nel grafico le zone inquinate con i vari valori anche molto molto importanti da un punto di vista inquinamento. Questo riguarda il tetracloroetano.

Il primo grafico riguarda una sostanza ancora più specifica, che viene contestata, che è il cloruro di vinile addirittura ed anche qui vediamo l’importanza dell’inquinamento che c’è stato e poi vediamo un’altra sostanza organoclorurato che è il tricloroetilene. Abbiamo lo stesso una situazione di questo tipo. Prima di concludere però questo rapido esame, questa rapida sintesi, faccio ancora vedere quello che emerge dalle acque della falda sottostante la falda superficiale che viene chiamata acque della prima falda in pressione e vediamo sia lo stato di contaminazione generale così come è stato riportato da questo lavoro del dottor Chiozzotto e come ci ricordiamo con questi superamenti altissimi anche di alcune decine di migliaia di volte e anche per questa falda, sottostante questa falda in pressione vediamo la famiglia degli organoclorurati, proprio per renderci conto di come in particolare anche in questa seconda falda ci sia la presenza ancora una volta di una sostanza particolare come il cloruro di vinile monomero. Un’altra circostanza che voglio riferire per il significato che assume all’interno di questo processo, anche per rispondere ad alcune contestazioni dei geologi degli imputati che si sono presentati in quest’Aula, ricordo come sia stato affrontato uno studio proprio in relazione alla verifica dell’andamento di queste acque di falda e viene indicato nella parte finale della relazione del dottor Chiozzotto come la ricostruzione delle epizometrie di prima falda con i dati della più recente campagna di rilevazione condotta tra l’altro proprio da Enichem nello stabilimento di Porto Marghera consente di individuare la presenza di una depressione che attraversa l’intero stabilimento con andamento nord - sud con un minimo accentuato lungo il margine del Canale industriale sud, verso la quale convergono le linee di deflusso della falda e quindi comprendiamo anche il significato degli inquinamenti che sono stati trovati nella ittiofauna pescata all’interno di tutti i canali industriali fino ad arrivare al Canale industriale sud, ma questi dati per quello che è l’esito di questo dibattimento non sono assolutamente strabilianti, perché vengono sempre confermati e saranno sempre confermati, perché abbiamo anche degli studi più recenti tra cui un rapporto del Consorzio Venezia Nuova proprio del marzo di quest’anno che ci dà proprio contezza di questi forti inquinamenti e tra l’altro sono quei rapporti che queste società, questi consorzi prima di concludere i loro lavori ne fanno una serie perché c’è il rapporto preliminare, il rapporto intermedio, poi conosciamo il draft e poi conosciamo il rapporto finale e comunque dai primi dati di questo rapporto intermedio c’è l’indicazione in particolare di inquinanti, di sostanze inquinanti molto forti.

Io faccio semplicemente riferimento a tre di queste sostanze, che riguardano questo processo, ancora una volta il tricloroetilene, l’1 - 2 dicloroetano ed aggiungiamo anche il mercurio. Da questo studio viene fuori in particolare per il dicloroetano che nella falda superficiale abbiamo mediamente il superamento di 13 mila volte sul 25% dei campioni, nella prima falda invece mediamente di 6 mila e 500 volte per il 50% dei campioni e nella falda profonda, quella che è sotto il caranto, si ha mediamente 20 volte il superamento sul 30% dei campioni. In alcuni punti va detto che abbiamo addirittura un superamento di 400 mila volte. Situazione analoga c’è per il tricloroetilene per quanto riguarda sia la falda superficiale sia la prima falda che per la falda profonda sotto il caranto, dove per questa ultima c’è addirittura mediamente il superamento di 10 volte il limite sul 45% dei campioni con punte di concentrazione nella prima falda e nella falda superficiale fino a 600 mila volte. L’ultima sostanza che indico è il mercurio, che nella falda superficiale mediamente di 3 volte supera nel 36% dei campioni e in quella profonda sotto il caranto mediamente 3 volte nel 32% dei campioni e in alcuni punti la concentrazione supera di 30 volte il limite fissato e indico soltanto queste tre sostanze, non mi dilungo sulle altre proprio perché l’origine dicloroetano, tricloetilene e mercurio è univocamente legata al ciclo del cloro e risulta quindi evidente la diffusione al di sotto dello strato di caranto, considerato in tutti gli interventi di bonifica che si stanno effettuando nel Petrolchimico da alcuni impermeabile, ma impermeabile come anche vedremo assolutamente non è.

Già questi dati ritengo sarebbero più che sufficienti per dimostrare che il caranto e cioè.., ricorderò come questo caranto sia quello strato di sedimenti continentali che variano da argille limose a limi argillosi, limi sabbiosi e sabbie e che hanno subito un processo di compattazione o di cementazione in epoca pleistocenica e questo caranto, almeno questo, in questa situazione di Porto Marghera, non costituisce assolutamente uno strato impenetrabile, infatti come risulta sia dalle relazioni dei consulenti tecnici dell’Avvocatura dello Stato, il professor Bonardi, il professor Nosengo, sia da relazione redatte a fini non processuali, ad esempio dal Consorzio Venezia Nuova o dalla Regione Veneto nel piano direttore del 2000 a cui si è fatto cenno in udienza, contestando anche questo documento a consulenti di Enichem, risulta che la distribuzione del caranto in orizzontale e in verticale è molto variabile. E` inoltre discontinua sia per cause naturali che per cause antropiche e in particolare nella zona di Marghera ove si sono verificati numerosi scavi di canali, scavi per discariche e scavi per altri usi industriali.

Si capisce benissimo allora come mai si trovino nel sottosuolo nelle acque della falda superficiale, nelle acque di prima falda, ma anche nella seconda falda, nella falda profonda, le sostanze tossico - nocive che ho testé menzionato ed anche rappresentato. D’altra parte l’attività integrativa che è stata svolta dal Corpo Forestale dello Stato proprio al fine specifico di contrastare o comunque di rispondere alle argomentazioni dei consulenti tecnici degli imputati in ordine all’assenza di pozzi, per di più destinati ad uso umano, ha avuto un esito per certi versi sorprendente, perché dalle acquisizioni documentali effettuate presso gli Enti pubblici territoriali competenti, Regione e Provincia, è emerso, e questi atti sono stati depositati, che per il solo entroterra veneziano o Comune di Venezia ci sono state ben 221 denunce di pozzi inferiori ai 50 metri di profondità per uso agricolo domestico e non sono denunce fatte a caso. Sappiamo quanto l’italiano, ma probabilmente il cittadino del mondo, non solo italiano, cerchi di evitare di pagare le tasse, chi presentava una denuncia doveva pagare le tasse e quindi chi ha presentato la denuncia sicuramente aveva questo pozzo e sicuramente lo usava per il fine indicato. Ed è indicato uso agricolo domestico e ci pagano le tasse sopra e per il solo Comune di Mira, all’interno del quale sappiamo quali discariche esistano le denunce sono state ben 351 e ci sono altre centinaia di pozzi per approvvigionamento idrico autonomo di cui alle autodenunce presentate in particolare, oltre che alla Regione, anche alla Provincia di Venezia e sulle quali ancora una volta devono essere pagate le tasse. Ora io ne proietto soltanto alcune di più significative, ma sono tantissime, la documentazione è già stata acquisita dal Tribunale, ma soltanto ne faccio vedere alcune. Questa documentazione è stata depositata il 3 aprile 2001 e formalmente è stata acquisita dal Tribunale all’udienza dell’8 maggio scorso. Adesso si vedrà in particolare, non so se è la prima che viene fuori, mi pare che sia proprio Malpaga, via Malpaga sappiamo benissimo che discarica è, che cosa c’era dentro, come è stata sistemata e come ci siano comunque dei percolamenti. Qui viene individuato come uso, vediamo via Malpaga, via Borbiago di Mira, sono tutti dati del denunciante, la situazione, l’uso irriguo ed anche se l’unica fonte di approvvigionamento e qui è scritto: "Sono in aggiunta all’approvvigionamento da acquedotto. Comune di Mira", viene indicata anche la quantità e la frequenza attraverso il quale viene tirata su l’acqua ed è indicato che viene tirata su manualmente. La denuncia è del 20 gennaio 1997. Un’altra, sempre in quella zona, è quella di via Teramo Borbiago, credo, di Mira, sempre in questa zona dove si parla di uso irriguo e in questa situazione questa è l’unica fonte di approvvigionamento come è scritto in questa denuncia del 29 giugno del 1995 e non mi sto a dilungare, ne parlerà qualche difensore di Parte Civile, sul significato che assume il fatto che questa acqua venga utilizzata per uso irriguo come unica fonte di approvvigionamento da parte di questa persona. Un’altra situazione analoga è quella successiva, sempre nel Comune di Mira, via Bastie, l’uso irriguo ed uso agricolo, che viene indicato. Viene indicata ovviamente la profondità e i giorni in cui viene presa.

Un altro discorso successivo, non so se... Via di Malcontenta, dove proprio c’è l’altra discarica ed anche in questo caso viene indicato l’uso agricolo e questa l’unica fonte di approvvigionamento, Chinellato Guido è questa situazione.

Quindi sono numerose, io ne cito alcune, arriviamo anche a vederne un’altra dove viene indicato addirittura l’uso umano per le industrie alimentari e sono in aggiunta per il caso di Frezzato Benito, Malcontenta, siamo sempre nella zona della discarica, sono in aggiunta l’approvvigionamento dell’acquedotto in questa situazione, la denuncia del giugno del 1995. Denuncia analoga per un’altra zona di discarica, sempre via Malpaga, ancora una volta viene indicato, Igo Ornello, nella sua denuncia per uso umano, industrie alimentari, in aggiunta all’approvvigionamento da acquedotto. E una situazione ancora di questo tipo è quella di Baldan Paolo, uso umano, industrie alimentari in aggiunta all’approvvigionamento.

Io non mi dilungo perché ce ne sono tutta una serie, sono decine queste situazioni, cito soltanto addirittura una situazione successiva di Covolo Giampaolo per uso domestico in aggiunta all’approvvigionamento da acquedotto, come è il caso di Frison Franca e il caso di Zuin Alfiero in via Malpaga sempre che lo usa per annaffiamento dell’orto dal quale ovviamente si ricavano dei prodotti che devono essere mangiati. Ce ne sono comunque altre di situazioni di uso domestico, etc.. Quindi potrebbe essere sufficiente tutta questa documentazione e ritengo peraltro ovviamente all’ottica del Pubblico Ministero che sia stato un peccato che sia stato deciso in una delle ultime udienze di non acquisire agli atti del fascicolo processuale i dati delle analisi relative in particolare a 8 di questi pozzi, anche se a dire il vero, proprio per averle viste, devo dire che queste analisi non erano assolutamente sconvolgenti, nel senso che semplicemente queste analisi confermavano che nei pozzi vicini a discariche note, Malpaga, etc., come abbiamo visto, sono state trovate e non poteva essere altrimenti le stesse sostanze che si sono trovate nelle acque della falda superficiale e della prima falda in pressione sottostanti lo stabilimento del Petrolchimico, come ha analisi della stessa Enichem presentate poco fa sullo schermo e cioè CVM, tricloroetano, tricloroetilene, tetracloroetano, HCB, dicloroetano, etc., quindi non ci sarebbe stato proprio niente di sconvolgente. Comunque in ogni caso se ci dovessero essere dei dubbi ovviamente le analisi sono a disposizione ed anzi ritengo che qualsiasi nuota analisi che eventualmente si richieda non potranno confermare questi dati perché purtroppo nel sottosuolo e nelle falde sottostanti la zona queste sono le sostanze che ci sono e che si trovano. Ma d’altra parte che lo stato della zona dello stabilimento Petrolchimico e delle aree circostanti in prossimità delle discariche abusive fosse gravissimo ci viene confermato anche da tutta una serie di studi disposti ed effettuati a più riprese dalle stesse aziende, abbiamo detto i primi studi nascosti all’Ispettore Forestale Spoladori da Enichem di Aquater, ci sono poi gli studi, le analisi di SGS Ecologia, etc..

Le stesse aziende, soprattutto Enichem, all’epoca anche Montedison e soprattutto nei periodi in cui erano in corso trattative per i noti matrimoni aziendali di vario genere. E come ogni matrimonio nato male e finito peggio così pure quello tra Montedison e Enichem ha generato fin dall’inizio sospetti, scontri, guerre, sfociati in un arbitrato ancora pendente alla faccia tra l’altro della celerità e dell’efficienza della giustizia privata che ci ha consentito di entrare in possesso di documenti molto interessanti, proprio in materia ambientale, nel dettaglio di questa vicenda e degli esiti degli accertamenti della società American Appraisal si riparlerà a proposito della posizione processuale dell’imputato Necci Lorenzo e ne riparleranno di questo, di queste analisi, di queste valutazioni, in particolare alcuni avvocati di Parte Civile.

Mi basta ricordare come già nel 1988, forse sarebbe meglio dire minor, alla fine del 1988 sia Montedison che Enichem ed evidentemente i loro vertici dirigenziali oggi qui imputati fossero ben a conoscenza delle circostanze costituenti anche reato espressamente segnalate anche in questo senso, proprio da American Appraisal. Le schede di American Appraisal sono già state presentate al Tribunale durante l’audizione anche dei dirigenti di American Appraisal e verranno ulteriormente illustrate. Quindi non mi dilungherò e le presenterò illustrandone il significato per non fare dei doppioni rispetto a quelli che erano gli accordi di programma in ordine a questa parte finale del dibattimento. L’assurdo è, e mi correggo perché non è un assurdo, ma è normale direi nella gestione dello stabilimento di Porto Marghera, ma non solo, stabilimento di Brindisi, di Ravenna, di Ferrara, etc., dico, è normale trovare la stessa situazione a metà degli anni ‘70, negli anni ‘80 e negli anni ‘90.

Degli anni ‘70 abbiamo già accennato durante l’istruttoria dibattimentale e ne parleranno anche le Parti Civili e se ne discute ampiamente nelle relazioni dei consulenti tecnici sia del Pubblico Ministero sia dell’Avvocatura dello Stato, ma soprattutto da parte di quelli di Medicina Democratica, abbiamo degli accertamenti, che erano tenuti internamente, riservatamente, della ditta Tecneco, della quale si è parlato abbastanza.

Per gli anni ‘80 invece sia agli inizi per le vicende Enoxi e Riveda, che altra fine per la vicenda Enimont abbiamo gli accertamenti American Appraisal e le dichiarazioni di tecnici qualificati, quali ad esempio l’ingegner Sergio Bianchi al quale abbiamo già fatto cenno ieri parlando della parte impiantistica.

Per gli anni ‘90 in contestazione, ma anche per i decenni precedenti, ci viene fornito un quadro molto chiaro, lampante, direi per certi versi allucinante dalla lettura dei faldoni di bollettini di analisi acquisiti presso Enichem, che se li era sempre tenuti occultati, quindi non si sapeva neanche che esistessero fino ad epoca recentissima, e che sono stati raccolti con quattro accessi di Polizia giudiziaria.

E` stato necessario andare quattro volte perché nonostante la scoperta di questi bollettini venivano centellinati, nascosti fino a che non si chiedeva e non si cercava anche il resto. Accessi che sono stata effettuati tra marzo ed aprile del 2001 e che sono stati poi discussi in aula dall’ingegner Roberto Carrara il 15 maggio scorso.

L’ingegner Carrara, come richiesto anche dal Tribunale, ha già consegnato le schede che sono state presentare peraltro soltanto in sintesi, e ha redatto una relazione sintesi scritta del suo intervento che verrà allegato alla memoria, ma che riguarda quello che poi ha detto in aula, e viene allegato solo per comodità di tutti quanti. Da parte mia mi limito non ha discutere tutto quanto, ma solo anche perché la memoria di tutti quanti in quest’aula è abbastanza fresca, mi limiterò a ricordare soltanto alcune cose principali. Innanzitutto, come ricorderete, è stata presentata e valutata la documentazione relativa ai monitoraggi che sono stati effettuati dall’azienda, nelle sue varie denominazioni sociali, tra il 1973 e 1999, riguarda gli anni in cui gli scarichi sono stati monitorati e la valutazione sintetica della frequenza e della completezza del monitoraggio risultante dalla documentazione analitica disponibile.

Evidenzio, come è noto, che controlli quasi completi risultano eseguiti solo dopo il 1972. La tabella 2 indica quella che è la sintesi della documentazione che è stata rinvenuta, quindi l’elenco della documentazione degli scarichi, indicato per anno, e quali sono gli anni per i quali c’è documentazione parziale, o proprio non c’è documentazione, per i quali la documentazione è quasi completa. Nel periodo, come detto, tra il 1983 e il 1991 risultava controllato per la documentazione che ci hanno consegnato soltanto uno scarico, che è l’attuale scarico SM7, scarico 151.

Per questo periodo, quasi decennale, non risultano eseguiti controlli sugli scarichi principali del Petrolchimico quali SM2 ed SM15. Nella tabella che in intesi faccio vedere, per un anno, per l’anno 1993, quindi al di fuori di qualsiasi contestazione per una società, per l’altra, etc., si riproduce l’esempio della scheda mensile, così come è stato illustrato, in cui sono riassunti per ciascuno scarico i controlli analitici eseguiti, e il numero dei parametri i cui valori superavano i limiti stabiliti dal D.P.R. 962 del 1973. Sono indicati giorno per giorno su queste tabelle che ricorderemo perché sono state presentate in aula. Si evidenzia in particolare che per quanto riguarda il parametro dei composti, facciamo vedere la tabella per esempio dello scarico SM15, come sono fatti questi bollettini di analisi. E` composto in questo caso di due pagine, relative ai controlli eseguiti nel periodo tra l’8 gennaio del 1979 e il 5 febbraio del 1980, sullo scarico SM15, e così proprie eccetto quella evidenziazione colorata, ma il resto è tale e quale.

In particolare lo presento per evidenziare quello che è il parametro "altri composti organici clorurati" nella seconda pagina, che comprende alcune delle sostanze più tossiche ed eco-persistenti, e che presenta una concentrazione media, su 51 campioni, pari a 0,44 milligrammi litro che è pari a 9 volte il limite massimo di 0,05 milligrammi litro.

Si noti che vengono utilizzati dalla stessa azienda i parametri previsti dal D.P.R. 962 del 1973, per valutare le concentrazioni rilevate allo scarico, sia esso di tipo parziale, cioè confluente in altro flusso idrico di stabilimento, sia esso uno scarico terminale, in corpo d’acqua lagunare. Quindi quella colonna sui limiti è una colonna che è stata utilizzata proprio perché ritenuta, giustamente, corrispondente alla realtà, dalla stessa azienda. Ancora una volta abbiamo sempre da rilevare questo dato, cioè che all’interno dell’azienda sanno benissimo quali sono i parametri, quali sono i limiti, quali sono, dicevamo anche ieri, gli organi bersaglio del CVM, e se lo scrivevano nelle schede di sicurezza, fegato, polmoni, etc.. Salvo poi i consulenti in sede processuale, in quest’aula, venire anche dire che il bianco è nero e che in nero è bianco. Allora vediamo a proposito, a conferma di questa interpretazione e di questa tabella, di come è stata impostata, quello che c’è stato detto anche da testimoni qualificati all’interno di quest’aula durante l’istruttoria dibattimentale. A proposito degli scarichi voglio leggere innanzitutto una piccola parte della deposizione resa dall’ingegner Sergio Bianchi, a domande tra l’altro della difesa di Enichem, in data 4 aprile del 2000, proprio su questi limiti. Diceva a pagina 103, a proposito della legge che hanno fatto su Marghera, c’è una legge per le acque a Marghera che diceva che non ci possono diluire le acque, cioè io ho degli impianti, non posso prendere due flussi e metterli insieme e poi fare le analisi, devo analizzarli ad ogni black-limit, che sarebbe ad ogni uscita di impianto, e poi avevamo scoperto che qualcuno invece le diluiva, per cui magari uno era fuori regola, l’altro no, mescolando si diluivano. Poi assolve la sua società dicendo "invece l’Enichem non aveva mai fatto una cosa del genere", povero lui, non lo sapeva, perché anche Enichem invece ha fatto queste cose, come si vede dai bollettini.

Poi sulla situazione ambientale viene fuori il riferimento a quello che era il periodo di Enimont e della joint - venture che è stata costituita. Dice: praticamente poi quando è stata chiusa l’Enimont venne fuori tutta una serie di cose perché nella joint - venture quando è stata fatta molti impianti erano rimasti, diciamo che uno curava i suoi praticamente, a metà per uno, e alla fine era venuto fuori che il nostro ufficio dell’ecologia ha fatto tutta una serie di cose, di accertamenti quando è finita questa joint - venture, e bisognava spendere 100 miliardi di qua, 50 miliardi di là, l’acqua è diluita, questo è fuori norma. Quindi poi l’Eni ha fatto causa, ed è la causa a cui accennavo prima. E` un discorso che è riferito, che però è molto concreto, perché sappiamo benissimo come questo risulti anche da documenti, in particolare ricordo come da un verbale di riunione del 26 ottobre del 1988, riunione a Milano, in cui erano presenti ovviamente quelli di American Appraisal, ingegner Guercioni, ma anche oltre all’ingegner Bianchi c’erano anche quelli sia di Montedison e sia di Enichem, e veniva fatto un elenco degli scarichi fuori norma. In fondo, per i problemi ecologici, a pagina, al punto 4 di questa riunione dice "gli impianti ecologici fuori dal limite di batteria degli impianti considerati sono valutati in circa 20 o 25 unità", e questo fa riferimento ancora al 1988, in un periodo in cui si sta ancora discutendo delle vicende matrimoniali.

Ma non è solo un discorso del 1988, c’è anche un dato precedente che è importante riferire in quest’aula per la sua valenza in relazione a quello che dico adesso, ma anche a quello che ho detto nei giorni discorsi. Cioè nel senso che quando sono stati posti dei limiti di legge, sono stati posti dei limiti di legge che andavano bene alle aziende, non sono limiti cattivi, durissimi, fatti rispettare chissà in quale maniera. Ricordo in particolare un documento, che è agli atti, di una riunione presso l’alta direzione, purtroppo ne abbiamo trovati pochissimi di questi verbali di riunione dell’alta direzione, tenutasi a Milano il 13 novembre del 1975, che ci spiega come intendevano la situazione economica in un’epoca particolare all’interno della società interessata.

Allora in questa riunione presso l’alta direzione, presenti innanzitutto l’ingegner Darminio Monforte, ma anche ovviamente l’ingegner Calvi, poi c’è tutto l’elenco, e presenti ovviamente anche quelli di Montefibre, perché è il gruppo che tratta tutte queste situazioni, c’è una discussione in merito allo stato di avanzamento dei piani di risanamento delle unità di Porto Marghera, con particolare riferimento proprio a questo discorso della legge su Venezia.

L’intervento introduttivo è ovviamente dell’ingegner Darminio Monforte, il quale ci risolve i problemi processuali per certi versi, se vogliamo, perché vediamo come Montedison concepisse il problema dell’ecologia, così come abbiamo detto ieri concepiva il problema del CVM e della morte degli operai. Perché l’ingegner Darminio Monforte dice letteralmente "sulla base delle conoscenze precedenti risulto che per esempio al Dipe fino a pochi mesi fa, innanzitutto, non si avevano idee chiare su questa situazione", siamo già alla fine del 1975. Poi dice "l’ecologia è da considerarsi in generale un dovere per le aziende" questa è la premessa come il documento sulla manutenzione che abbiamo discusso ieri. Ma il problema deve essere risolto attraverso vie che non prescindano dall’aspetto economico.

Quindi questo è il discorso che viene fatto in sede di alta direzione, questa è l’indicazione che viene data. Ed intervenne subito dopo, a ribadire questo concetto, l’avvocato Baldini che è stato.., il cui verbale di testimonianza è stato anche in acquisito dal Tribunale, il quale interlinea questi dati ed espressamente concorda sulla necessità di configurare la politica ecologica nella sfera economica, così letteralmente "si vede evitare altresì di dover continuamente adottare le nostre politiche, le nostre strategie a situazioni che si creano al di fuori della nostra volontà", dice "noi dobbiamo imporre la nostra volontà, non subire la volontà degli altri". E poi un altro punto importante a conferma appunto di quello che dicevo anche ieri, sempre l’avvocato Baldini dice "sottolinea il gran numero di problemi che Montedison ha a Porta Marghera, ricorda come Montedison abbia a suo tempo agito sull’esecutivo per avere standard più favorevoli per gli effluenti liquidi". Ed è stato un intervento efficacissimo, ancora una volta, perché abbiamo visto che come la legge su Venezia sia stata prorogata una volta, prorogata due volte, sospesi i procedimenti penali, etc., è sicuramente molto efficace questo intervento di Montedison presso l’esecutivo nazionale.

Per quanto riguarda alcuni punti di questo documento credo che possano essere commentati in questo momento, visto che si parla di scarichi, di situazione ambientale, e li cito perché poi il documento verrà ripreso esaminando anche, se ci sarà tempo, alcune posizioni personali. C’è un intervento dell’ingegner Ligabue del PRAS che è il servizio centrale, la funzione di staff al consiglio di amministrazione, che dice "ammesso che Dipe possa considerare convogliati gli scarichi interni in un unico collettore, sui 36 scarichi ufficiali del gruppo in Laguna, al maggio del 1976 soltanto 2 scarichi risulteranno in norma", al maggio del 1976 2 su 36, ed era la previsione tra l’altro della entrata in vigore di questo D.P.R., poi ovviamente ci sarà stato qualche intervento perché il D.P.R. è stato ulteriormente prorogato con sospensione dei procedimenti penali per i trasgressori.

Ma questo documento continua con un intervento anche dell’ingegner Calvi, che a questo proposito su questa normativa, su queste situazioni dice "non sappiamo tutto quello che dobbiamo fare", e l’ingegner Calvi cita a tale riguardo il problema dell’inquinamento termico e dello smaltimento delle acque meteoriche. Dice "in abbiano delle azioni non è ancora ottimizzato, Dipe ha fatto la pianificazione impianto per impianto, ritrovando più economico intervenire per quanto possibile sull’impianto prima di ricorrere al trattamento degli effluenti finali. Non si è ritenuto mai necessario ricorrere alla sostituzione dell’impianto per motivi solo ecologici, non si ricorre a spese per motivi solo ecologici".

Per quanto riguarda le sostanze clorurate poi viene detto, sempre in questo documento nell’alta direzione, che sono ancora in corso studi, quindi non sanno proprio da che parte girarsi. E` un concetto che viene ribadito dall’ingegner Darminio Monforte poco dopo, che riporta il discorso sulle sostanze clorurate e dice "per la cui eliminazione siamo ancora nella debbia più fitta, perché il problema interessa Dipe", interviene ancora l’ingegner Calvi. Ancora una situazione, un accenno a quella che è la politica del gruppo Montedison. Per tutti questi problemi di vari impianti, l’ingegner Darminio raccomanda che la soluzione a tutte queste situazioni venga ottimizzata in senso di gruppo, e non di divisione. Il problema di Porto Marghera va visto nel suo insieme, vanno verificati gli aspetti economici nei confronti dei contributi che dovranno essere dati. Per questo in questo processo non è solo imputato il direttore di stabilimento ma i vertici più alti delle società, perché questa è la politica aziendale da sempre, come vedremo. Il fatto è un discorso di gruppo, non solo di divisione. Questa è una riunione dell’alta direzione. E ancora in un punto successivo l’ingegner Calvi riporta il discorso sulle proposte di Dipe sugli interventi fatti e previsti nei limiti degli stabilimenti Dipe e Montefibre ancora una volta, sui contatti avuti tra le tre unità per chiarire il problema. Questo lo ricordo perché invece l’ingegner Calvi interrogato ha negato di essersi mai interessato di Montefibre, o cose di questo tipo. Ma torneremo eventualmente esaminando le posizioni singole su questo documento. Ritorno allora al lavoro che è stato presentato in aula dall’ingegner Carrara, per quanto riguarda le premesse metodologiche e l’elaborazione dei dati che è stato indicato proprio al fine di determinare il insieme e la frequenza dei giorni in cui ciascuno scarico risultava non conforme alle norme di legge in materia di inquinamento idrico. Poi doveva evidenziare i parametri che risultavano più frequentemente eccedere i limiti di accettabilità ed evidenziare periodi in cui i superamenti si verificavano, e l’andamento temporale dei casi di scarichi idrici fuori limite. Illustrava anche come fosse stata assunta, come pacificamente condivisa l’interpretazione della normativa, secondo la quale tutti i singoli scarichi devono rispettare i limiti tabellari prima della loro confluenza e diluizione, con acque costituite o contenenti acque meteoriche o di raffreddamento. Delle sentenze di Cassazione vi parlerà qualche difensore di Parte Civile, io rilevo soltanto come dai dati documentali e testimoniali fosse questa anche la convinzione dagli anni ‘70 di Montedison, e poi successivamente l’ingegner Bianchi anche da parte di Enichem.

Per quanto riguarda in particolare gli anni ‘80, in cui non sono stati consegnati documenti relativi ai controlli eseguiti dall’azienda, dice l’ingegner Carrara che "si può osservare che non risulta che siano stati eseguiti nel suddetto periodo interventi significativi riguardo al contenimento, al trattamento degli scarichi idrici inquinanti, e comunque i superamenti dei limiti sono risultati numerosi sia prima del 1980 o sia dopo rispetto a quando si sono iniziati a trovare i dati", qui dice praticamente che la situazione di fatto non era assolutamente cambiata, non era cambiata perché non risulta dalla tabelle ed in particolare non risultano interventi sugli impianti che siano stati fatti. Per quanto riguarda le considerazioni conclusive su questa parte, anche per rispondere all’intervento del professor Foraboschi all’udienza del 15 giugno, il quale tutto sommato diceva che i superamenti non hanno determinato condizione peggiorative dello scarico delle acque reflue dello stabilimento in Laguna rispetto a quelle consentite, viene contestato in maniera decisa il significato che ha il parlare di medie, come ha fatto il professor Foraboschi, come ha fatto anche il consulente di Montedison. Perché questo discorso di parlare di medie non ha nessuna giustificazione, e da un punto di vista scientifico, ma neanche da un punto di vista normativo.

La realtà dei fatti è ben diversa, come emerge proprio dalla considerazione che la normativa ha stabilito un sistema di limiti di concentrazione da applicarsi non al valore medio annuo, ma al valore istantaneo, o al massimo al valore medio su alcune ore delle concentrazioni.

A questo sistema di limiti si è recentemente aggiunto, e non in sostituzione di esso, un sistema di limite alle quantità complessive di inquinanti scaricati. Quindi caso mai c’è un affiancamento, non c’è un’elusione del primo concetto. E un discorso analogo era stato riportato, come dicevo, anche dal consulente di Montedison che parlava di superamenti quasi accidentali. Ma in definitiva proprio le tabelle, gli schemi che sono stati presentati dall’ingegner Carrara, ci confermano come gli scarichi idrici del Petrolchimico abbiano presentato in passato, e tuttora presenti rilevanti frequenze di casi di superamento dei limiti stabiliti dalla legge per diversi tipi di inquinanti. Possiamo proiettare per dire anche una tabella quanto recente che è quella complessiva, relativa allo scarico SM2, dove vediamo come innanzitutto siano molto limitati i numeri di interventi, i numeri di verifiche all’interno di un anno, e come i superamenti, anche fino al 1994 - 1995 e 1996, cioè l’epoca che ci riguarda, fossero consistenti, addirittura fino al 1999.

Poi vedremo anche un attimo la situazione che è ancora peggiora, quella dello scarico SM15/5. Comunque continuo intanto facendo vedere questo scarico SM2. La frequenza temporale di tali casi di superamenti è andata decrescendo dagli anni ‘70 e ‘80 agli anni ‘90, molto leggermente, perché rimane tuttora decisamente superiore alla frequenza dell’1 per cento, che secondo il professor Foraboschi corrisponderebbe ad una percentuale di mal funzionamento normalmente di impianti di questo tipo. Non ci sono invece giustificazioni di nessun genere a sostegno delle affermazioni secondo cui questi superamenti non hanno determinato condizioni peggiorative dello scarico delle acque. Non so proprio come possono essere fatte queste dichiarazioni se non come condizioni di principio. Infatti non sono state portate giustificazioni a sostegno di questa tesi di fronte a quello che è stato visto, invece è vero il contrario, cioè che le condizioni di permanente contaminazione delle acque dei sedimenti lagunari, che sono ampiamente state discusso in questo processo, lo stanno a dimostrare. E i dati relativi o quello scarico SM2 abbiamo visto quali siano, ma vediamo anche quelli relativi allo scarico SM15/5. Tra l’altro fino addirittura al 1998, ricordo come invece lo scarico SM15 sia stato chiuso ad un certo punto ed è stata fatta questa che il funzionario del Magistrato alle Acque ha mandato per verificare che cosa fosse questo SM15, non riusciva a capire da dove venissero fuori queste sostanze e quando ha visto i bollettini è praticamente sbiancato e non si rendeva conto di come venissero fuori tutti questi superamenti segnalati dalla stessa azienda. E mi limito al 1998 e vediamo come il totale anno dei parametri fuori norma nel 1998 fosse di ben 308 e 104 i superamenti solo di clorurati di secondo grado, altro che esce acqua pulita nel 1998 dallo scarico SM15/5. Abbiamo parlato di suolo, di sotto suolo, di falde, di pozzi, di scarichi idrici, e ci manca qualche riferimento per completare la situazione agli scarichi in atmosfera. Io non voglio qui annoiare o tediare nessuno con la presentazione di dati, di grafici a questo proposito, anche perché ne hanno parlato ampiamente sia i consulenti del Pubblico Ministero che quelli dell’Avvocatura dello Stato e di Medicina Democratica, e faccio rinvio alle loro relazioni scritte, ed avranno occasione di parlarne ancora durante la prossima fase in occasione delle loro arringhe. Voglio però solo per un attimo soffermarmi su una recente esposizione fatta in quest’aula dal professor Stefano Guercioni, in data 3 ottobre del 2000 e in data 8 novembre del 2000. La sua relazione è stata consegnata al Tribunale ad inizio di aprile di quest’anno e la sintetizzo proprio perché era maturata inizialmente in altri ambiti, per ed altri motivi, sicuramente non processuali, infatti si trattava del progetto 2023 del Consorzio Venezia Nuova, e ci dà però conto questa di come le attività del Petrolchimico, che contestiamo ora in questo processo, abbiano prodotto fino ad epoca recentissima, il 1999, fughe ed emissioni di gas tossici in atmosfera tipici delle produzioni incriminate, con pesanti ricadute all’interno della Laguna di Venezia. Questo studio è stato commissionato al C.N.R., l’Istituto di Geologia Marina di Bologna, e lo studio reca il titolo "Contributo di fall-out atmosferico alle immissioni in Laguna", si tratta in pratica del primo monitoraggio sistematico effettuato su quattro punti della Laguna di Venezia per i microinquinanti organici e metalli pesanti. Siccome lo studio è stato presentato di recente non mi dilungo a illustrare la metodologia, a presentare le situazioni e le stazioni, faccio solo presente come in sintesi quali siano i risultati dello studio, risultati che mostrano chiaramente che nella stazione in prossimità della Zona Industriale si è riscontrato il carico annuo, siamo nel 1998 e 1999, maggiore di deposizione sia di esaclorobenzene che di diossine e furani, HCB e BCD. I carichi annuali di HCB sono da 6 a 10 volte più alti in Zona Industriale, i carichi annuali di diossine e furani sono da 3 o 5 volte più alti in Zona Industriale; vedremo poi la situazione che si ripercuoteva anche per quanto riguarda la ittiofauna rispetto a zone meno contaminate della Laguna di Venezia.

Un dato però importante, ulteriore di questo studio, è quello relativo alla variabilità dei profili delle impronte, così ci introduciamo anche il discorso che è stato fatto spesso all’interno di questo processo sulla impronta del cloro e sul significato che assume questo discorso dell’impronta del cloro all’interno di questo processo per aria, acque, ittiofaune, etc.. Facciamo riferimento ovviamente alle analisi su diossine e furani, sappiamo tutti che sono più di 200 composti, ma proprio la complessità di queste analisi viene di solito ridotta alla determinazione dei 17 congeneri principali. Sulla base dei profili di diossine e furani, dei singoli campioni mensili, nelle varie stazioni che sono state esaminate dal C.N.R., si vede chiaramente che le impronte delle stazioni di Laguna nord, del centro storico e della Laguna sud, sono abbastanza simili tra di loro, anche se con una certa variabilità tra un mese e l’altro e tra i diversi siti. In particolare per queste tre stazioni c’è una predominanza dell’octaclorodibenzodiossina, della diossina rispetto agli altri omologhi, mentre la stazione della Zona Industriale mostra nella maggior parte dei campioni un profilo differente, dove tende a prevalere l’octaclorodibenzofurano, o OCDB-OCDF, e questo vedremo che è una caratteristica che riporteremo anche per il discorso sui sedimenti e sulle ittiofaune secondo le analisi che sono state effettuate e già presentate. E qui vediamo proprio le differenze dei profili tra Laguna Nord, Centro Storico, Laguna Sud e Zona Industriale, Zona Industriale dove appunto c’è netta questa impronta con la prevalenza dei furani.

Il significato per il nostro processo di questa presentazione qual è stato? La stazione in prossimità della Zona Industriale, dicevamo, è caratterizzata da una sorgente di emissioni in atmosfera ricca in OCDF. L’analisi delle componenti principali conferma la correlazione tra le impronte di diversi campioni mensili, raccolti nella stazione della Zona Industriale, e quelle di produzione del cloruro di vinile monomero. Poi nei mesi in particolare di giugno e luglio del 1999, è stato riscontrato un incremento di furani, di OCDF, in tutte e quattro le stazioni. Che significato ha assunto allora questo dato riportato autonomamente e fuori del processo dallo studio del C.N.R., perché poi quando è stato visto questo studio dal Pubblico Ministero è stato approfondito, che significato assume questa modifica. Da una parte la prevalenza dei furani e poi la modifica per un certo periodo di tutte le impronte in tutte le stazioni. E` stato fatto anche un confronto, lo studio dettagliato delle impronte delle deposizioni mensili effettuato con l’aiuto delle analisi delle componenti principali, ha evidenziato, come dicevo, un aumento dei furani in tutte le stazioni che una variazione delle impronte dei mesi di giugno e luglio del 1999 nelle stazioni anche Laguna Sud e Centro Storico rispetto alla media annuale. E questo allora è stato collegato direttamente con una fuga che ci doveva essere stata, con qualche immissione in atmosfera, se vogliamo chiamarlo in maniera più edulcorata, più neutra. Un’emissione in atmosfera di sostanze in grado di modificare queste impronte. Quindi per questo è stato fatto il collegamento proprio con emissione in atmosfera del CVM la reparto CV22-23 avvenuto proprio l’8 giugno del 1999 alle ore 20.20. L’azienda EVC Ci ha detto che era stata emessa in atmosfera ad 900 chilogrammi, da parte del reparto, mentre l’esame che è stato effettuato da dei consulenti tecnici nominati ovviamente immediatamente ai sensi dell’articolo 360, ci ha detto che erano il triplo, erano anche 3 mila chilogrammi nell’arco di 90 minuti di questa fuga. Quindi è stato fatto questo collegamento. Quando poi c’è stato il controesame del professor Guercioni, che è stato contestato, ma come faceva collegare questa fuga con il vento, con i calcoli delle prevalenze dei venti, è stato fatto un approfondimento, e proprio nella relazione che è stata depositata viene dato contezza con precisione, con calcoli molto particolareggiati e molto approfonditi, che ovviamente non vado ad illustrare in questa sede, di come fosse proprio possibile che il picco delle stazioni, così come è stato indicato, collegato alla fuoriuscita del CVM fosse dovuto proprio a quella situazione che ho testé rappresentato, cioè il collegamento tra il cambiamento addirittura dei profili indicati nel senso del profilo tipico del CVM. Quindi veniva indicata proprio la compatibilità tra i valori trovati nelle stazioni diverse dalla Zona Industriale e fuoriuscita del CVM, che avrebbe potuto appunto produrre un equivalente uscita da diossine e furani che sono indicate molto in particolare nella risposta del professor Guercioni. Un’ultima domanda che era stata fatta dal professor Guercioni proprio sul contributo delle deposizioni, alla velocità di sedimentazione, premettendo, come peraltro è noto a tutti, che questo confronto non è sicuramente l’aspetto principale di un’analisi ambientale ed ecologica, comunque faceva presente come tra i risultati del lavoro svolto addirittura dallo stesso dottor Frigani, consulente di Enichem, veniva presentato un calcolo dei contributi atmosferici all’accumulo di microinquinanti organici nella Laguna. Proprio da una tabella del dottor Frignani risulta come i valori vanno dal 100 per cento di contributo atmosferico per le barene nord della Laguna, al 10 per cento sul bassofondo della Zona Industriale, a più di 50 per cento per il bassofondo della Laguna Nord, e il 30 o 40 per cento per la palude Cona.

Quindi questi dati sperimentali, anche di origine Enichem, confermano pienamente l’importanza del fall-out atmosferico nell’accumulo di microinquinanti organici nei sedimenti della Laguna di Venezia. Vengono a conformare quello che ci ha illustrato il professor Guercioni in questa sede. Queste ultime considerazioni ci consentono di passare a valutare le ultime ma importanti problematiche relative a questa parte processuale, cioè da una parte l’impronta del cloro rinvenuta nei campioni e nei reperti acquisiti ed esaminati e poi le conseguenze sulla ittiofauna e sulla catena alimentare. Per quanto riguarda la prima parte ricordo che è stato illustrata ampiamente in quest’aula, e molto in maniera approfondita dal dottor Ferrari. Proprio per illustrare come dal punto di vista generale, innanzitutto, si fosse parlato di caratteristiche chimiche tossicologiche delle diossine, sui furani e sull’espressione e sul significato dei risultati analitici, quelli che conosciamo ormai tutti come ITE. Ha parlato poi sull’importanza della distribuzione relativa a dei congeneri, diossine e furani, impronta di un campione, al fine proprio di caratterizzare l’origine della contaminazione. Il riferimento poi è stato portato sulla diossina, presente in Laguna, impronta ai livelli di contaminazioni registrate, e poi un confronto con la diossina trovata all’interno dello stabilimento Petrolchimico, impronta a livello di contaminazione che sono stati registrati. Il riferimento finale è all’assetto degli scarichi dello stabilimento Petrolchimico e all’origine della contaminazione da diossina nell’area lagunare prossima alla Zona Industriale.

Va detto innanzitutto, ma rapidamente, perché la parte generale la conosciamo, che queste diossine si formano nel scorso di processi chimici industriali in cui è coinvolto il cloro, e questo ha un significato suo particolare per le contestazioni che sono state fatte sull’impronta del cloro parlando di bauxite e fanghi rossi, dove non c’è assolutamente cloro e non si sa proprio come facciano a fare l’impronta del cloro la bauxite e i fanghi rossi, proprio da un punto di vista chimico. Le diossine, allora dicevo, si formano nel scorso di processi chimici industriali in cui è coinvolto il cloro, quali la produzione di composti clorurati, PCB, pentaclorofenolo, cloruro di vinile, PVC, dicloroetano ed altri solventi clorurati. Ovvero in processi di combustione, quali per esempio l’incenerimento dei rifiuti, l’uso di combustibili fossili nelle centrali termoelettriche e il funzionamento di motori a scoppio. Dicevo prima che la famiglia delle diossine è composta da circa 200, 210 diversi composti, di cui solo 17 però hanno importanza da un punto di vista tossicologico, sono 7 diossine e 10 furani. La proporzione dei congeneri con cui le diossine si trovano nei campioni delle diverse matrici ambientali, è tipica del processo che ha portato alla loro formazione, pertanto è possibile associare una particolare distribuzione dei congeneri che si ritrovi in un determinato campione ad un’origine specifica. Tale situazione è particolarmente evidente ed ampiamente documentata in letteratura per la diossina prodotta nei processi di produzione del dicloroetano e del cloruro di vinile. Tale distribuzione è così specifica che in tal caso si parla di impronta del cloro, ed è caratterizzata, come già vedevamo esaminando la presentazione del professor Guercioni, è caratterizzata da una netta prevalenza dell’OCDF sulla OCDD, sulla diossina, esempi di tali impronte, è già stato ricordato in aula, vengono riportati in letteratura, organo alogeno, compound del 1996 e 1997. Per quanto concerne la diossina presente in Laguna. Faccio riferimento adesso alle prime consulenze che sono state effettuate, non solo per la Procura della Repubblica, ma anche per la Procura Circondariale in particolare nel maggio del 1995 sono stati prelevati dei campioni di sedimento. E i campioni di sedimento, prelevati nel corso della perizia eseguita dall’Istituto Superiore di Sanità per conto della Procura Circondariale, mostravano e mostrano, per quanto riguarda le diossine, dei profili che sono ben distinti. I campioni prelevati in zone lagunari, prossime alla Zona Industriale, presentano impronte che sono molto ben associabili a quelle tipiche delle produzioni di dicloroetano e CVM riportate in letterature come sono state proiettate prima, invece i campioni prelevati lontano dalla Zona Industriale hanno profili che si discostano nettamente dai precedenti, in quanto mostrano la prevalenza di diossine su furani.

Dopo la perizia dell’istituto Superiore di Sanità, alle quali hanno partecipato Enichem e i suoi difensori, i suoi consulenti, sono stati svolti altri studi, una serie di altri studi che hanno ulteriormente arricchito il patrimonio di conoscenza sul contenuto di diossina nei sedimenti lagunari. Ricordiamo come in pratica da quel momento, dal 1995 si siano infittiti gli studi perché prima per la Laguna di Venezia, perché vedremo che in Italia, all’estero era da molti, molti anni che si trattava di queste situazioni.

Quindi dal 1995 in poi c’è un patrimonio di conoscenze notevolmente arricchitosi via via che passava il tempo, e tutti questi dati sono ancora una volta all’interno di questo processo che costituisce, per così dire, l’archivio più ricco che si possa trovare.

Dallo studio della mappatura dei sedimenti, svolto dal Consorzio Venezia Nuova per conto del Magistrato alle Acque, era chiamata mappatura dei sedimenti lagunari, è possibile verificare che l’impronta della diossina scaricati dai fiumi che si immettono in Laguna è quella caratteristica dei generici processi di combustione, così come i campioni di sedimento prelevati nei centri storici di Venezia e Chioggia cioè hanno impronte completamente diverse, ce le ricordiamo tutti, non mi soffermo, e vengono illustrate mano a mano che vado avanti nell’esposizione.

L’Istituto di Geologia Marina di Bologna e il C.N.R. di Roma hanno svolto, per conto di Enichem, uno studio sui sedimenti lagunari prossimi alla Zona Industriale. L’impronta di tutti questi sedimenti è associabile ancora una volta a quella tipica delle produzioni di dicloroetano e cloruro di vinile monomero, proposte in letteratura. In particolare la maggior parte dei campioni risulta confrontabile con una delle impronte di letteratura in cui, oltre alla prevalenza di furani su diossine, è evidente la formazione di ectaclorofurani. I campioni C9 e C11, prelevati entrambi nel Canale Lusore - Brentelle da Enichem, esaminati poi da Enichem, sono molto ben confrontabili con un’altra impronta tipica del cloruro di vinile e del dicloroetano, in cui la prevalenza di furani su diossine è ancora più marcata. Pertanto tutti i campioni prelevati nel corso dello studio, rappresentativi di tutti i canali industriali e della zona di Laguna circostante, sono caratterizzati dall’impronta tipica della produzione che contestiamo, e pertanto risentono della contaminazione di questa lavorazione, che si è sempre svolta all’interno dello stabilimento Petrolchimico.

Queste considerazioni non sono omogenee con quelle riportate dagli autori dello studio di Enichem, che fanno invece risalire alle produzioni dicloroetano e CVM esclusivamente alla contaminazione riscontrata nei campioni C9 e C11 prelevati nel Canale Lusore - Brentelle, non fornendo però approfondimenti neanche alle contestazioni che poi sono state fatte in udienza, per la contaminazione dei rimanenti canali industriali, nella ipotesi erronea che ipotesi che tale contaminazione sia stata prodotta da scarichi di aziende diverse da quelle dello stabilimento Petrolchimico insediate nel passato nella prima Zona Industriale. Ma invece proprio a riprova di quanto sto dicendo, di quanto è stato esposto, valgono proprio le numerose analisi che sono state svolte da Enichem nel periodo che va dal 1996 al 1998, relative a campioni di materiali vari prelevati all’interno dello stabilimento tra il 1996 e il 1998, fanghi, residui serbatoi, rifiuti, etc., ed analizzati dagli stessi laboratori dello stabilimento.

Anche l’analisi di tali campioni, come atteso peraltro, perché non poteva essere diversamente, mostra una stretta aderenza con i profili proposti dalla letteratura per le produzioni CVM e dicloroetano. In alcuni campioni di serbatoi ancora in uso sono stati rilevati valori elevatissimi, 84.800 nanogrammi, o 40 mila nanogrammi per chilogrammi ITE. I livelli di contaminazione che sono arrivati, contaminazione della diossina arrivati in Laguna. Si può subito dire che i canali industriali, come già illustrato, risultano mediamente da 10 o 100 volte più contaminate delle altre zone lagunari.

Ci sono peraltro tre punti dei canali industriali che risultano caratterizzati da valori di contaminazione elevatissimi. Il Lusore - Brentelle 1.359 nanogrammi, sempre secondo la misura che indicavo prima, Canale industriale nord 1.712 nanogrammi, Canale Brentella 64.130 nanogrammi. Valori così elevati possono essere spiegati solo ammettendo che in quei punti sia avvenuta un’immissione diretta di rifiuti, per questo si dice che tale immissioni è avvenuta nel periodo in cui non erano ancora stati realizzati i sistemi di termocombustione delle peci clorurate, che venivano pertanto smaltite in modo incontrollato. Poiché i punti di elevata contaminazione si trovano tutti in corrispondenza di ponti stradali, che attraversano in canale, è per questo che è stato detto anche in aula, anche da alcuni testimoni, anche dall’ispettore Spoladori, che è molto verosimile che tali emissioni di peci clorurate siano avvenute ad opera delle autobotti preposte allo smaltimento. Accenno soltanto, non mi dilungo, che ovviamente tutti i sedimenti dei canali industriali sono incompatibili con l’ambiente lagunare, secondo tutte le varie normative, in particolare del Ministero dell’Ambiente. Qual è l’assetto degli scarichi dello stabilimento Petrolchimico? Fin dall’inizio degli anni 70 la produzione di CVM e dicloroetano avveniva nell’area del vecchio Petrolchimico, con gli scarichi degli impianti che sfociavano direttamente nel Canale Lusore - Brentelle, praticamente senza alcun tipo di trattamento, come risulta anche dalle domande di autorizzazione del 1970 al Magistrato alle Acque. Verso la metà degli anni 70 queste produzioni, CVM, dicloroetano e cloro-soda, vengono spostate nell’area del nuovo Petrolchimico, dove si trovano tuttora. Vengono realizzati i primi lotti degli impianti di trattamento di termocombustione dei reflui clorurati, CS28 e CS30. Questi impianti vengono completati, come sappiamo, verso la fine degli anni 80, mentre l’impianto di demercurizzazione dei reflui, del nuovo impianto cloro-soda, viene realizzato verso i primi anni 70. Tale assetto resta essenzialmente immutato fino ad oggi, salvo alcune migliorie che sono state introdotte da Enichem nel 1998, più che spontaneamente, spontaneamente a seguito dell’intervento della Magistratura.

Il dottor Patron, oggi imputato, ci diceva in aula, "stimolati dalla Magistratura", la Magistratura come stimolatore istituzionale. Va segnalato che nel 1995 il Magistrato alle Acque registrata una concentrazione di diossina pari a 150 picogrammi, solita unità di misura, allo scarico SM15, 300 volte superiore al limite per gli scarichi industriali proposto dalla Commissione consuntiva tossicologica nazionale su diossine e furani, come da seduta del 1988. E ricordiamo poi come i dati presentati dall’ingegner Carrara siano ancora molto più forti e molto più significativi e molto più completi, anche perché poi sono stati tratti, come dicevo, da documentazioni di origine aziendale. L’influenza dello scarico SM15, e di tutti i suoi derivati sulla contaminazione della Laguna, è stata studiata esaminando i profili dei congeneri della diossina in campioni di sedimento prelevati in zone di basso fondale, nel tratto di Laguna prossimo a Porto Marghera, ed analizzati nell’ambito delle attività che sono state presentate poi in aula. Sulla base di un’analisi statistica i sedimenti più bassi dei bassi fondali delle zone antistanti l’area industriale, che più rispettano l’impronta tipica della produzione di cloruro di vinile e dicloroetano, presente nei fondali dei canali industriali, sono quelli prossimi allo scarico SM15, a conferma che lo scarico SM15 ha contribuito almeno fino al 1998, ma anche dopo, come abbiamo visto dalle tabelle presentate dall’ingegner Carrara, alla contaminazione della Laguna, proprio come dimostrato dai valori di concentrazione che lì sono più elevati che altrove.

Allora delle prime conclusioni si possono trarre, cioè che tutti i sedimenti dei canali industriali e un’ampia area di Laguna antistante la Zona Industriale di Porto Marghera, risultano contaminati da diossina proveniente dalla produzione dicloroetano e CVM dello stabilimento Petrolchimico di Porto Marghera. Questa contaminazione è stata prodotta in passato da scarichi di reflui senza alcun trattamento, e dallo smaltimento in Laguna di rifiuti a base di peci clorurate. La contaminazione è proseguita anche fino al 1998 con l’immissione di diossina attraverso lo scarico SM15 del Petrolchimico. Il livello di contaminazione di tutta l’area è tale da rendere incompatibile, secondo quanto stabilito dal Ministero dell’Ambiente, la presenza di tali sedimenti nell’ambiente lagunare. Per quanto riguarda poi le osservazioni che sono state formulate sia durante il controesame, ma anche durante l’esame dei consulenti degli imputati al dottor Ferrari, alcune risposte credo che debbano essere date. Il primo è il riferimento ad un documento chiamato "rapporto sullo stato di compromissione delle sponde e dei fondali dei canali di Porto Marghera". Questo documento intende definire la tipizzazione dei volumi di scavo dei fanghi, dei canali industriali di Porto Marghera, in relazione alla classificazione operata dal protocollo d’intesa del 1993, siglato come sappiamo dal Ministero dell’Ambiente, Comune di Venezia, Comune di Chioggia, Provincia di Venezia, etc., e dal Magistrato alle Acque.

Il lavoro è basato su catalogazione di 306 campioni di sedimento prelevati nei canali industriali corrispondenti a 196 punti di indagine. I risultati delle analisi sono stati raccolti in tabelle e figure, confermano che le zone maggiormente contaminate risultano la parte terminale del Canale industriale nord e il Canale Brentella. Dall’esame delle figure risulta in particolare che la testa del Canale nord è un punto di accumulo per la maggior parte degli inquinanti, sia metalli che tipo di organico, nello stesso punto sono state rilevate, come già sottolineato poco fa, delle concentrazioni elevate di diossine e furani, e questo stato è stato anche rilevato assoluto studio finanziato da Enichem ed eseguito da Frignani e Bellucci. Poiché però è difficile ammettere l’esistenza di un unico scarico in grado di produrre una contaminazione così massiccia e diversificata, è da ritenere che questa zona sia stata oggetto nel passato, come si diceva, di apporti di materiali inquinanti da provenienze diverse. Tra l’altro questa ipotesi viene sostenuta in vero anche nella relazione dei tecnici incaricati da Enichem, dove proprio a proposito della distribuzione degli inquinanti, nel Canale industriale nord, si dice testualmente "si è detto che la parte superficiale della carota C10 nel Canale industriale nord sembra costituita di sedimento alloctono, e quindi è possibile che gli incrementi recenti siano dovuti ad apporti di materiale da altre aree più inquinante", quindi a conferma di quello che io dicevo poco fa.

Sulla base di queste premesse, allora, il fatto che l’impronta della diossina, rilevata in quel punto, è nel Canale Brentella, sul quale torneremo, coincida con quella delle produzioni CVM e DCE rilevate all’interno dello stabilimento Petrolchimico, e indica in modo chiaro che in tali punti sono stati smaltiti i rifiuti provenienti da tale produzione, e ciò non esclude naturalmente che tali zone siano state proprio il recapito anche di altri rifiuti provenienti anche da produzioni diverse e caratterizzati da altri tipi di specie di inquinanti. Il fatto che tali rifiuti siano stati qui trasportati e scaricati mediante autobotte non esclude naturalmente con lo smaltimento dei rifiuti nei canali lagunari non sia potuta avvenire nel passato, anche con mezzi acquei, come è stato segnalato sia in aula testimoni, ma anche da documenti del Magistrato alle Acque, sia recenti che vecchi, proprio al fatto che anche i fanghi rossi in particolare subivano delle dispersioni lungo la rotta che queste bettoline avevano dallo stabilimento fino a tutto il canale, poi fino al mare e quindi avevano le perdite di questi fanghi rossi per motivi più o meno di necessità o contingenti.

E` ben noto che lo scarico a mare dei fanghi industriali di varia natura è proseguito fin dagli anni 80, periodo in cui erano già stati da tempo realizzati gli impianti chimici dello stabilimento Petrolchimico e della produzione del cloruro di vinile e dicloroetano. Evidenze che i rifiuti provenienti dalla produzione del DCE e del CVM siano stati scaricati in mare mediante le già citate bette con fondo apribile, le bettoline, si possono ritrovare nei campioni di sedimento analizzati nella consulenza, nella perizia di Domenico, Tullio Baldassare, Bonamin e Fanelli, eseguite per conto della Procura Circondariale di Venezia. In alcuni di tali campioni, prelevati in mare aperto a diverse miglia dalla costa, sono state rilevate concentrazioni molto elevate di diossina con il profilo caratteristico delle produzioni dicloroetano e CVM. E considerata allora la scarsa capacità di queste bettoline di affrontare il mare in condizioni meteorologiche non certo buone, non ci si deve stupire se in epoca anche recente fosse proseguita l’abitudine di scaricare questi fanghi inquinanti sia nei più tranquilli e protetti canali industriali, arricchiti questa volta dai contaminanti diossine e furani provenienti dai nuovi processi chimici. In conclusione l’esame dei dati contenuti nel rapporto sullo stato di compromissione di sponde e canali, fondali dei canali di Porto Marghera, conferma che i canali nord e Brentella solo stati oggetto in passato di questi consistenti immissioni provenienti da produzioni diversificate, ivi compresi i rifiuti provenienti dalla produzione di cloruro di vinile e dicloroetano. E torneremo sul Brentella tra poco.

Per quanto riguarda la possibilità che altre aziende hanno potuto contribuire in maniera sostanziale alla contaminazione dei fondali della prima Zona Industriale, va parimenti data una risposta. E` un fatto assodato innanzitutto che ci siano stati anche degli scarichi da parte di altre aziende, anche proprio alla luce di quanto ho detto poco fa. Appare invece molto più difficile, se non da dire proprio improbabile, che ci siano state delle aziende diverse da quelle operanti all’interno dello stabilimento Petrolchimico, che abbiano potuto scaricare diossine e furani con lo stesso profilo dei congeneri, tipico dei rifiuti e delle produzioni del CVM e del dicloroetano rilevate all’interno dello stesso stabilimento. Infatti anche i due profili di rifiuti che sono istituzionali esibiti dai difensori di Enichem, non sembrano proprio essere probanti in questo senso. Infatti il primo è relativo a processi di sinterizzazione che non risultano essere stati presenti in misura significativa nella zona lagunare, almeno con volumi produttivi tali da poter produrre una contaminazione così massiccia come quella riscontrata. Era stato chiesto di produrre dei dati più specifici, non mi risulta che dati di questo tipo siano stati prodotti. Il secondo profilo, indicato dalla Difesa di Enichem, era relativo a processi di combustione del legname. Ma anche ammesso e non concesso che questo profilo sia rappresentativo di diossine e furani, formatisi - e lo preciso - per effetto della combustione del legname, si ritiene che un ipotetico incendio di deposito di legname, che avrebbe prodotto una contaminazione così enorme dei canali industriali, avrebbe dovuto avere una dimensione tale che sicuramente ce ne sarebbe memoria in tutti Dati di questo tipo invece non risultano assolutamente e non in sono assolutamente stati forniti. Neppure la memoria e consulenza dei consulenti di Enichem, che è stata depositata nel dicembre del 2000, aggiunge degli elementi sostanziali che provino l’estraneità delle produzioni dicloroetano e CVM svoltesi all’interno dello stabilimento Petrolchimico e alla contaminazione da diossina rilevata nella prima Zona Industriale. Questa relazione in sostanza si riduce ad un semplice elenco di tutte le attività produttive svoltesi nel passato nell’area di Porto Marghera. Però non è assolutamente in grado di dimostrare che i profili di diossine e furani, dominanti in tutti i canali della Zona Industriale, possono avere avuto fonti diverse da quelle dei processi di produzione CVM e dicloroetano. Relativamente a questo aspetto allora si ritiene di poter concludere che gli elementi forniti dalle difese di Enichem siano del tutto insufficienti a dimostrare che ci possano essere state altre fonti di diossine e furani diverse dalle produzioni di CVM e dicloroetano.

Un altro punto. E cioè la possibilità che l’inquinamento da diossina dei bassi fondali, prospicienti lo scarico SM15 dello stabilimento Petrolchimico, possa essere scritto ad altre fonti. Hanno parlato le difese degli imputati di cessioni dei fanghi depositati all’interno dell’Isola delle Tresse, o hanno parlato di scarico dell’impianto di depurazione di Fusina. Per quanto riguarda innanzitutto l’Isola delle Tresse, ritengo che si possa escludere la possibilità di cessione dei contaminanti, per una serie di motivi; contaminanti in particolare diossina, poi, che è quella che ci riguarda. Innanzitutto l’isola è stata conterminata con diaframmi profondi e impermeabili, che di fatto garantiscono il permanente isolamento dei materiali stoccati dall’ambiente lagunare. Poi c’è un altro dato più concreto e specifico. Nel 1997 l’AMAV ha richiesto al Magistrato alle Acque il permesso di scaricare in Laguna delle acque piovane, che a causa dell’impermeabilizzazione perimetrale dell’isola si accumulano al suo interno e rimangono in diretto contatto con i fanghi e gli altri materiali depositati all’interno dell’Isola delle Tresse. Le analisi condotte nel 1997 dal Magistrato alle Acque, su queste acque, hanno dimostrato che esse non risultano inquinate, in particolare le diossine risultano pressoché sempre inferiori ai limiti di rilevabilità. Pertanto non c’è nessuna evidenza di fenomeni di dilavamento o di percolamento che possono avere causato fenomeni di inquinamento dell’area circostante l’Isola delle Tresse a causa dei fanghi e degli altri materiali depositati all’interno di quest’isola.

Per quanto riguarda invece le osservazioni concernenti l’impianto di depurazione di Fusina, oltre a quanto già segnalato in ordine ai controlli che sono stati eseguiti presso lo scarico degli impianti di Fusina che hanno evidenziato concentrazioni di diossina inferiori ai limiti di irrilevabilità del metodo, si fa presente quanto detto sì dal dottor Ferrari, ma anche quanto detto dal dottor Racanelli, nella relazione del settembre del 2000, dove viene dimostrato che i profili di congeneri, diossine e furani, dei reflui, in arrivo all’impianto, sono completamente diversi, come abbiamo già visto, da quelli rilevati nelle zone di basso fondale, prossimi allo scarico SM15, o pertanto anche ammesso che lo scarico di Fusina abbia in passato scaricato diossina, questa sarebbe stata caratterizzata da una distribuzione dei congeneri completamente diversa da quella che ha interessato le zone dei bassi fondali prossimi allo scarico SM15, tipica invece delle produzioni di CVM e dicloroetano. Un’altra contestazione ai consulenti del Pubblico Ministero era relativa al fatto che le analisi eseguite nelle zone di basso fondale prospicienti questo scarico SM15, zone che più di tutte le altre erano caratterizzate, come dicevamo, da profili di diossine e furani, simili a quelle che si ritrovano all’interno dello stabilimento, sono scarsamente rappresentative a causa degli ingenti fenomeni di erosione dei fondali che caratterizzano quell’area lagunare, questa era la contestazione. Ma a questo proposito, si può osservare che dalla carta dell’erosione e della sedimentazione della Laguna di Venezia, che è stata prodotta dal servizio informativo del Magistrato alle Acque, risulta chiaramente come questa zona, proprio questa zona, sia scarsamente soggetta a fenomeni erosivi, in quanto si colloca per la maggior parte entro un intervallo di variazione compreso tra meno 0.1 metri e più 0.1 metri. Pertanto c’è fondatissimo motivo di ritenere che la contaminazione da diossina dei sedimenti superficiali prospicienti lo scarico SM15, sia ancora una volta, va detto, da ascrivere proprio agli effetti di questo scarico esistente dalla metà degli anni 70 piuttosto che a qualsiasi altra fonte, sia essa l’Isola delle Tresse o il depuratore di Fusina. Un’altra questione relativa ai limiti dello scarico per la diossina previsti dal decreto del 1999 per la Laguna di Venezia.

E` stato sostenuto, sempre dalle difese di Enichem, che la concentrazione di diossine e furani, rilevata allo scarico SI2 del Magistrato alle Acque, nel 1995, 150 picogrammi per litro, è estremamente esigua, e che al momento del prelievo non esistevano norme che regolavano l’emissione di diossina nelle acque. E invece non è vero neanche questo, perché esisteva già un documento tecnico proposto dalla Commissione Consultiva Tossicologica Nazionale su diossine e furani, la seduta è del 1988, 12 febbraio, che fissava a 0.1 picogrammi litro il limite di emissione per le acque di scarico degli impianti industriali. Tale limite è stato riconfermato nelle tabelle regolanti i nuovi limiti per gli scarichi in Laguna, e il limite è stato elevato a 50 picogrammi litro solo nel caso in cui lo scarico confluisca in reti di fognatura dotate di trattamento terminale, provvisto di trattamenti depurativi supplementari, in grado di abbattere i microinquinanti e i valori di 0,5 picogrammi litro. Vediamo come questo scarico S2 fosse invece ben superiore comunque a tutte queste indicazioni di limite. Ho concluso anche questa parte.

 

Presidente: facciamo una pausa.

 

Presidente: prego, Pubblico Ministero.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

Pubblico Ministero: passiamo verso la parte finale. Rappresenterò sinteticamente, prima di ribattere le osservazioni formulate dai consulenti tecnici delle difese, accennerò a quelli che sono gli esiti del lavoro che è stato effettuato dal dottor Stefano Racanelli in particolare, sintetizzato nelle audizioni del 27 settembre del 2000, nel controesame poi del 7 novembre del 2000. Gli obiettivi della sua relazione erano quelli di individuare innanzitutto, sulla base degli accertamenti dei reperti che sono stati recuperati, individuare nei sedimenti e nell’ittiofauna la presenza di sostanze tossiche, in particolare diossine, furani, PCB, idrocarburi clorurati, comparare poi i vari risultati ottenuti nei vari studi e nei vari accertamenti, ed accertare la presenza di sostanze tossiche, soprattutto microinquinanti organici diossine, furani e HCB, nei molluschi bivalvi sequestrati in Zona Industriale e nelle altre zone della Laguna.

Come ricorderemo sono stati studiati ed approfonditi tutti i vari accertamenti in materia, e sono stati presentati questi lavori in quattro parti. La prima riguardata appunto la caratterizzazione dei sedimenti e dei bivalvi della Zona Industriale, mi limito solo a citarne le conclusioni per ovvi motivi ripetuti più volte. Le conclusioni di questo primo fatto riguardano il fatto che la Laguna di Venezia risulta essere il recettore finale tramite la Darsena della Rana. I campioni di sedimento analizzati nei canali industriali attorno al Petrolchimico, dovrebbe essere in un confinamento permanente costituito da strutture dotate di fondazione, e comunque tali da evitare qualsiasi rilascio di specie inquinanti a seguito dei processi di erosione, dispersione e di infiltrazione di acque meteoriche. I sedimenti dei punti S1 della Darsena della Rana, S6 del Canale industriale sud, superato la soglia C, e ci ricordiamo tutti cosa significa ed in che tabella sia stata inserita la soglia C. Quindi potranno essere utilizzati solo per ripristino altimetrico di aree depresse al di fuori della contaminazione lagunare. In tal caso dovranno essere assicurati il totale isolamento e impermeabilizzazione dei fanghi. Il sedimento del Canale Lusore - Brentelle non può essere classificato invece secondo il protocollo, è classificabile come rifiuto tossico nocivo e come tale pertanto deve essere trattato. La seconda parte di quella presentazione riguardava lo studio dei profili delle diossine e dei furani, proprio sulla base del discorso che è stato fatto sul concetto di profilo o di impronta. La conclusione degli approfondimenti e degli accertamenti che sono stati effettuati, sono che all’interno dello stabilimento Petrolchimico, nel corso degli anni, si sono succedute una serie di produzioni che hanno portato e portano alla formazione di diossina o di esaclorobenzene come sottoprodotto. I profili e le impronte di queste lavorazioni non possono però essere associati ad un’impronta unica di letteratura, ma un’impronta media. E il discorso che poi è stato ripetutamente riferito più volte in udienza. Che cosa significa? Significa che si tratta di un’impronta che è ottenuta con la predominanza nell’octaclorofurano seguito dall’etaclorofurano o dall’octaclorodiossina, quindi un discorso di impronta media. Tutte le lavorazioni che pervengono ad un certo punto nei sedimenti, prima ancora nei pozzetti, poi nelle acque e poi nell’ittiofauna, sono il frutto di queste derivazioni e queste lavorazioni. Tutti i sedimenti dei canali industriali sono correlati sia visivamente, sia secondo l’analisi delle componenti principali. Tutti i campioni industriali, i campioni di letteratura, i campioni di sedimenti industriali, sono raggruppati nello stesso insieme. E ricordiamo che rappresentazioni anche grafiche che sono state effettuate. In un altro insieme distinto e separato ci sono i fanghi delle città di Venezia, e in un altro insieme distinto ci sono gli input dei depuratori, come si dicevano e ci dimostravano anche il dottor Ferrari e il professor Guercioni. E` chiaro che la contaminazione dei fanghi di Venezia è fatta principalmente dalle deiezioni umane, ma la vicinanza con la Zona Industriale ha influenzato i profili diossine e furani. Le concentrazioni di diossine e furani sono estremamente differenti e partono da qualche nanogrammo litro ITE per chilogrammo, nei sedimenti superficiali della Laguna. Sono qualche decina di nanogrammo nella città di Venezia, fino ad arrivare a 2.200 nanogrammi nei sedimenti del Lusore - Brentelle. Si tratta, va rilevato, di sedimenti superficiali, tra i 10 e i 15 centimetri, non in profondità tra i 2 e i 10 metri, dove sicuramente ci possono essere delle vecchie sacche di rifiuto. Sono gli stessi sedimenti superficiali nei quali crescono i molluschi che vengono pescati abusivamente, ad indicare chiaramente qual è l’origine della contaminazione da diossine e furani, sia come profilo impronte, sia come livello di concentrazioni riscontrato fino a 11.360 volte superiore rispetto al sedimento di Sant’Erasmo. E ricordo che i dati che sono stati rapportati e raffrontati fanno riferimento a tutto un insieme di studi e di approfondimenti che sono partiti, come diceva anche prima - prima della pausa - nel 1995. Sono lavori sia commissionati dalla Procura Circondariale, dalla Procura del Tribunale, fanno riferimento anche a fascicoli e ad indagini autonome, ed anche a campioni di fango che sono stati prelevati all’interno dello stabilimento Petrolchimico che fanno riferimento alle lavorazioni in questione. Inoltre ci sono anche dei dati utilizzati che partono dal C.N.R. di Bologna, è un’indagine effettuata dall’ARPAV a seguito dell’ordinanza regionale del 1998. Per quanto riguarda la parte successiva, e cioè la contaminazione delle vongole veraci, e la possibilità che questa contaminazione si propaghi nell’alimentazione umana, parimenti sono stati effettuati degli studi e delle valutazioni, che sono giunti a queste conclusioni: considerando le vongole della Zona Industriale al valore di tossicità massima di 2,7 nanogrammi, veniva in conclusione ribadito che bastavano 26 grammi di peso edibile di vongole veraci per raggiungere la dose giornaliera massima per un adulto, oppure 39 grammi se prendiamo la tossicità media della Zona Industriale. Contrariamente per le vongole pescate a Sant’Erasmo, considerata la tossicità massima riscontrata nelle vongole pescate in questo punto, erano necessari 875 grammi edibili, circa 8 chili commerciali per raggiungere la dose giornaliera, o 12 chili commerciali prendendo il valore medio. In termini di alimentazione 26 grammi di vongole veraci sono sufficienti a preparare un condimento scarso per una porzione di spaghetti, un antipasto di vongole veraci pescate in Zona Industriale equivale al doppio della dose giornaliera ammissibile. Se aggiungiamo, un pranzo di pesce, una porzione di filetto di pesce, 100 o 150 grammi edibili, con la tossicità rilevata nella perizia che ha esaminato questo profilo, ma poi abbiamo visto che a Berlino la tossicità era ancora più elevata, da quello che è risultato dai laboratori del dottor Miller, triplichiamo abbondantemente la dose massima ammissibile. Nel caso in cui il consumatore fosse un giovane di 40 chili sono sufficienti ovviamente quantitativi ancora inferiori, 15 grammi o 23 grammi della Zona Industriale per raggiungere la dose giornaliera, quindi una porzione di spaghetti equivale già al doppio della dose giornaliera. Poi vedremo il seguito degli accertamenti. Per quanto riguarda poi gli approfondimenti che sono stati richiesti a seguito di contestazioni delle difese e a seguito del controesame. Rispondo per alcuni punti specifici, seppur in maniera rapida. E` stato contestato dalla difesa Enichem il fatto che il dottor Ferrari avrebbe affermato che l’impronta dei congeneri delle diossine sarebbe come un’impronta digitale, mentre il dottor Racanelli diceva che uno studio sull’impronta non si può fare. Veniva chiesto di rispondere su questa contraddizione. Il dottor Racanelli allora precisata proprio appunto in aula che non si tratta di un’impronta digitale univoca come quella umana, ma che lo studio delle impronte e la successiva analisi statistica danno un’indicazione sulla provenienza della contaminazione. Quindi non c’è una contraddizione con il dottor Ferrari, infatti è stato fatto lo studio anche statistico delle impronte proprio confermando nella sostanza le conclusioni del dottor Ferrari, è proprio partendo dall’analisi di tutti gli studi che sono stati presentati alla valutazione di questo Tribunale. E` interessante poi, per quanto riguarda il significato di TEC, gli effetti tossicologici e la classificazione delle sostanze, viene detto dal dottor Racanelli che è interessante notare che nei campioni di vongole, pescate nei canali industriali, è presente anche la 2378TCDD, che è considerata in A1, cioè cancerogena, dall’associazione per la ricerca cancro IARC. In particolare la 2378TCDD è stata riscontrata sia nel campione del Canale Industriale Sud, sequestrata a pescatori abusivi, sia nel campione del Canale Industriale Ovest nell’ambito di un altro sequestro, sia nei militi dei canali industriali, stazioni 17/12 e 16/13 dello studio dell’università di Padova presentato dalla dottoressa Venier che l’ha presentato per conto di Greenpeace in aula. Di fronte ad un’altra contestazione, relativa alla valutazione effettuata dal dottor Racanelli, veniva chiesto se questa valutazione sarebbe stata differente studiando cronologicamente il sedimento. Si può rispondere invece che facendo proprio dei campionamenti superficiali è stata fatta una fotografia nell’ambito di questa indagine, nell’ambito di questo processo, del presente, una fotografia del sedimento contaminato in sui crescono i bivalvi. E ricordo come, a seconda dei periodi di freddo o di caldo, di questioni meteorologiche, etc., i bivalvi, le vongole in particolare, arrivino sotto la sabbia anche fino a 10 o 15 centimetri, ed è stata prodotta anche documentazione specifica a questo proposito da parte del Pubblico Ministero. Quindi è una fotografia di dove vivono questi bivalvi, sia per valutare l’entità della contaminazione, sia per valutare la possibilità proprio che tramite il pescato i contaminanti entrino nell’alimentazione umana. Va detto poi che il decreto legge 530 del 30 dicembre del 1992 dice al punto D) che "i molluschi destinati all’alimentazione umana non devono contenere sostanze tali da superare la dose giornaliera accettabile, tollerabile". Su una domanda che è stata posta dai difensori di Montedison, in relazione al motivo per cui è stato preso come riferimento Sant’Erasmo, e se la composizione del sedimento poteva influenzare la concentrazione dei contaminanti, si può rispondere che la zona di Sant’Erasmo rappresenta una zona che è ancora antropizzata, è una zona reale quindi, non è una zona, non so, quella Luna o di chissà quale altro pianeta, però è una zona pure antropizzata e che è distante delle lavorazioni industriali, la popolazioni pesca frequentemente bivalvi in questa zona. La zona di Sant’Erasmo era riparata dal flusso diretto del Canale portuale. In ogni caso la differenza di concentrazione tra Canale Lusore - Brentelle 2.270,9 nanogrammi e Sant’Erasmo 0,2, cioè 10 mila volte maggiore, è assolutamente provante della contaminazione dei canali industriali rispetto a Sant’Erasmo, ma anche rispetto alle altre zone lagunari. La rilevantissima suindicata differenza di concentrazione tra Canale Lusore - Brentelle e Sant’Erasmo, non può assolutamente essere giustificata dalla diversa granulometria dei sedimenti, come anche è stato detto. Si noti inoltre che lo studio Frignani, di parte Enichem, rileva nei canali industriali fino al 57 per cento di frazione sabbiosa nella superficie del Canale industriale sud, e fino all’88 per cento nel Canale Lusore - Brentelle. La rilevantissima suindicata differenza di concentrazione tra il Lusore - Brentelle e Sant’Erasmo, non può assolutamente essere giustificata dalla diversa granulometria dei sedimenti, cioè maggiore frazioni sabbiosa ipotizzata per Sant’Erasmo, anche sulla base dei dati forniti peraltro dal dottor Frignani. Questi dati, che sono stati presentati in udienza ancora nel corso dell’anno 2000, poi sono stati ovviamente approfonditi a seguito delle contestazioni dei difensori degli imputati, e con l’incarico che è stato in conclusione affidato al laboratorio del dottor Miller di Berlino, e quindi i dati sono stati presentati e discussi in udienza, ovviamente non voglio dilungarmi molto sull’esito di questi risultati, anche perché sono stati presentati molto di recente, la memoria per tanto di tutti quanti è piuttosto fresca. Soltanto rappresento per sintesi alcune circostanze perché credo che nell’illustrazione una traccia cronologica bisogna che pure venga lasciata. Ricordo rapidamente e illustro quali fossero i punti di campionamento: Darsena della Rana, quindi Zona Industriale, Canale Industriale Ovest, Canale Malamocco - Marghera, Canale Industriale Sud, Canale Lusore - Brentelle e M8, punto di campionamento, la zona di Sant’Erasmo. Mostrerò alcuni di questi grafici, in particolare per fare vedere immediatamente il discorso relativo alla pesca delle vongole veraci, quale era il campione di riferimento Sant’Erasmo M8.

Questa era l’indicazione dei punti di campionamento, così come li aveva poco fa illustrati, M8 ricordiamo è sempre il campione di riferimento di Sant’Erasmo, gli altri sono delle zone industriali, e M6 il Canale Industriale Sud. Vediamo qual è, in alto a destra, la media della Zona Industriale relativamente a vongole veraci e il TE sul tal quale, dati del laboratorio di Berlino. Vediamo sempre rapidamente il Canale Industriale Sud a sinistra e il campione di riferimento quali siano le diversità. Passando al prossimo grafico si vede ancora qual è con la massima concentrazione nella Zona Industriale, 43 grammi edibili di vongole, come dicevo, raggiungono la dose media accettabile per una persona di 70 chili. Questo è l’esito dei dati che ci vengono appunto dal laboratorio del dottor Muller. Passiamo alla prossima che indica il TE totale ottenuto dalla somma di diossine, furani e HCB, i riferimenti precedenti riguardavano soltanto vongole veraci sul tal quale. Adesso facciamo riferimento al totale ottenuto dalla somma del TE, di diossine, furani, PCB e anche HCB, vediamo che le differenze sono ancora una volta notevoli tra Canale industriale sud, la media della Zona Industriale e il campione di riferimento di Sant’Erasmo. Anche per questo, in relazione a quelli che sono i consumi giornalieri di vongole veraci, vediamo ancora una volta i dati conclusivi che vengono riportati in questa tabella che è già stata presentata, ed è già stata discussa. La sintesi sul rapporto di tossicità, Zona Industriale Sant’Erasmo, sulla base dei dati di Berlino, marzo 2001, è la seguente, della tabella di immediata lettura e di facile comprensione da parte di tutti perché proprio i numeri sono estremamente significativi nella differenziazione tra le varie zone.

Rapidamente passo all’indicazione di altre tabelle per quanto riguardo in particolare l’apporto di concentrazione in TE, Zona Industriale Sant’Erasmo, Zona Industriale del Canale Industriale Sud, considerando gli IPA, c’è l’indicazione degli IPA considerati, vediamo che i rapporti e le proporzioni sono sempre notevolmente superiori.

La prossima tabella lo stesso, che mostra parimenti il rapporto di concentrazione tra Zona Industriale e Sant’Erasmo, si vede che c’è un rapporto di 22 volte per quanto riguarda gli IPA sul tal quale, sempre sui dati di Berlino. Veniamo un attimo al campione di pesce, perché ne avevamo accennato poco fa, come dal campione di pesce della perizia che era stata effettuata, dalla consulenza ai sensi dell’articolo 360 effettuata nel 1996 dal dottor Sesana, dal dottor Micheletti e dal dottor Muller, risultasse un campione di pesce che aumentava notevolmente il discorso della tossicità. Ed anche il campione di pesce che è stato prelevato nel Canale Lusore - Brentelle, in relazione a tutte le altre situazioni vediamo quasi risultati finali dia come tossicità equivalente sul tal quale.

Ricordo semplicemente, vediamo anche in la prossima tabella sul campione di pesce, che porta le considerazioni per quanto riguarda la quantità massima raccomandata per una persona di 70 chilogrammi. Ricordo soltanto come quasi in coincidenza temporale fosse stata bloccata, risulta dagli atti che sono stati prodotti al Tribunale, proprio per quei giorni una barca di pescatori all’interno del Canale Industriale che stava pescando cefali, proprio i pesci dei quali abbiamo rappresentato dei dati, e sono stati trovati a bordo di questa barca 500 chilogrammi di cefali appena pescati. Questo proprio per dire come i pescatori siano attirati dalla ricchezza che si trova all’interno di questi canali, vongole, pesci o altro, e come rischino continuamente, quella guerra di cui parlavo prima con la Guardia di Finanza, proprio per andare a pescare in queste zone. Quindi 500 chili di pesce, vediamo poi che dati forniscono a questi cefali, 500 chili di pesce che se non bloccati sarebbero finiti sul mercato. Tra l’altro a conferma dei risultati della perizia del dottor Racanelli, per dati che stati presentati, ha detto che proprio l’esito degli esami del laboratorio di Berlino hanno confermato la bontà sostanziale, la corrispondenza a verità degli accertamenti che erano stati fatti in precedenza, a più riprese, dal dottor Racanelli. Va aggiunto un particolare. Che la pesca che è stata effettuata, come è stato peraltro detto in udienza, ed è stata poi oggetto di esami e di analisi da parte del dottor Racanelli, ma anche da parte di altri laboratori, non soltanto da parte del laboratorio INCA sia stata effettuata, in un periodo a metà ottobre, che è un periodo in cui le vongole raggiungono la fase di massimo accumulo annuale in termini di tessuti, mentre la pesca del 2001 era stata effettuata agli inizi di marzo, quindi nell’ottica dell’accusa quasi nel periodo peggiore per quanto riguarda il rinvenimento di sostanze e si grassi, etc., dell’interno dei tessuti di questa ittiofauna, e nonostante questo va ribadito che i risultati conclusivi sono assolutamente corrispondenti.

Quindi non c’è stata assolutamente nessuna sopra valutazione e nessuna sorpresa dei dati che poi alla fine sono emersi. E di fronte ai tentativi che sono stati fatti da più di qualcuno, da più di qualche consulente degli imputati, un po’ di giocare con i numeri o con i nomi delle sostanze tossiche, o con le date, o peggio ancora, come dicevo ieri, con i morti di Porto Marghera, io mi sono anche chiesto se ci ritenessero proprio dei creduloni, o peggio ancora degli stupidi. Però caso vuole che qui dentro ormai più nessuno abbia l’anello al naso e nessuno sia più disposto a farsi prendere in giro. Parlando del CVM, la parte oggi imputata sembrava cadere dalle nuvole, come se all’improvviso nel 1974 fosse giunto sulla terra l’Arcangelo Gabriele ad annunciare la cancerogenicità del CVM. E parlando delle diossine hanno provato a dirci che il problema è sorto a metà degli anni 80, o forse addirittura alla fine degli anni 80, ancora una volta come un fulmine a ciel sereno.

Ma ancora una volta come per il PVC, così per le diossine, il cielo non era proprio sereno e le diossine e il CVM non furono proprio come un fulmine, se non per gli operai morti in fabbrica. Ma anche a proposito delle diossine, così come ho fatto per il CVM, ho preparato uno schematico elenco, dal quale risulterà in maniera evidentissima come con le diossine si sia cominciato ad avere a che fare non a metà degli anni 80, come diceva per esempio l’ingegner Pasquon, ripetutamente e costantemente preso e colto in fallo nelle sue dichiarazioni, ma molto tempo dopo, addirittura due secoli fa. Io vi mostro adesso alcune di queste, ovviamente non illustro le decine, sono anche centinaia di studi che hanno trattato queste sostanze, allora mostro soltanto alcuni grafici, esito di una ricerca fatta da un Pubblico Ministero, non da un ingegnere, ovviamente.

Allora iniziamo a vedere tutto l’insieme di studi che dal 1872 hanno iniziato a trattare delle diossine, ovviamente non li illustro, non li presento se no non so quanto tempo dovrei dare ancora qua, e fino al 1986 sono 252 questi studi, sono un’infinità, non parliamo poi dopo il 1986 che sono ancora molti di più, ma consideriamo come fino all’anno del evento di Seveso, 1976, ci fossero nel mondo già 197 studi, più di 190 studi, dopo altro che la metà degli anni 80 o la fine degli anni 80; nel 1986 252 studi sulle diossine. Poi voglio aggiungere anche un altro particolare. Ci sono degli studi su analizzatori a livelli bassissimi, a livello di picogrammi fin dai primi anni 70, con spettrometria di massa ad alta risoluzione, quella che viene ancora usata dai laboratori INCA dal dottor Muller, etc., dagli anni 70 ci sono questi studi. Proprio per vedere, ovviamente verrà allegata questa indicazione, proprio per vedere come da questi studi non ci fosse proprio nessuna novità e fossero molto risalenti all’indietro nel tempo, e non li illustro per i soliti motivi di tempo. Però voglio presentare lo stesso un altro grafico, dopo avere illustrato questo di 252 studi.

Voglio solo ricordare che al di là degli studi ci sono stati anche tutta una serie di incidenti, che riguardano le diossine, riportati per comodità di tutti, e semplicemente dico IARC 1977, quindi lo stesso a metà degli anni 70, subito dopo Seveso, e vediamo che fino al 1976, epoca dell’incidente di Seveso, il 10 luglio, fossero una quindicina gli incidenti di un certo livello, noti a livello mondiale, che avevano riguardato la sostanza diossina. Si parte dal 1949 con degli incidenti alla Monsanto, nota la società Monsanto per trattare queste sostanze, anche CVM, nel West Virginia, poi tutta una serie di episodi in Germania, tra l’altro industrie ben note alla Montedison, e c’è anche un episodio che si riferisce all’Italia nel 1962, e poi vediamo quali sono gli episodi. Quindi la vicenda diossina e gli incidenti relativi a queste sostanze sono molto molto lontani nel tempo. Sulle conseguenze e sugli effetti da diossine ci saranno gli interventi più approfonditi da parte degli avvocati di Parte Civile secondo quell’indicazione che avevo detto.

C’è soltanto però ancora qualche dato che voglio fornire a proposito delle diossine, ed in conclusione di tutti i lavori che sono stati fatti. Mi sono permesso di sintetizzare quello che dirò in una serie di slide, proprio perché l’indicazione e la lettura di tutta una serie di numeri sarebbe per me abbastanza difficile e abbastanza pesante, ed anche di difficile possibilità di essere seguita per chi mi sta ad ascoltare. Allora ho presentato questi dati e questi numeri anche sullo schermo. Quindi parlo di questi scenari di esposizione innanzitutto relative ai sedimenti, alle sintesi di quello che è emerso dalle nostre consulenze.

Nell’area industriale della Laguna, e vengono citate la perizia Bonamin, l’area 1 industriale, c’è un livello medio di 102 picogrammi, 12 misure vanno da 13 a 570 picogrammi. Nell’area lontana invece dalla Zona Industriale, sempre perizia Bonamin del 1977, il livello medio è di 1,3 picogrammi, e quindi la differenza tra le concentrazioni nei sedimenti delle due aree è altamente significativa. Come ulteriore termine di confronto riporto i livelli di fondo misurati nel suolo in aree italiane lontane da contesti industriali ed urbani, compreso il livello medio di circa 1 picogrammo, ed è citata anche la fonte. Altro scenario di esposizione i bivalvi. Nell’area industriale della Laguna, canali ed area prospiciente secondo la perizia Bonamin del 1977 area 1, il livello medio era di 1,85 picogrammi, nell’area lontana dalla Zona Industriale il livello medio era 0,42 picogrammi. Tra le concentrazioni misurate nei bivalvi, nelle due aree, c’è ancora una volta una differenza altamente significativa. E nel mare Adriatico, visto che qualche consulente di controparte ci parlava del mare Adriatico, aree prive di impatti industriali urbani, il livello medio è di 0,17 picogrammi. Passo ad un altro scenario. Bivalvi nell’area industriale della Laguna, canali ed aree prospiciente secondo la relazione Racanelli del 1999-2000, i livelli citati sono di 1,34 e 2,3 picogrammi. Le due relazioni, come rilevato, le due perizie, come rilevato da Racanelli, sono compatibili tra di loro e lo sono con altre misure effettuate nelle stesse aree. Altro scenario di esposizione. Bivalvi, la comparazione dei dati dei bivalvi dell’area industriale di Venezia con quelli relativi agli anni 1995 e 1999 per gli organismi acquatici citati nello studio europeo sull’esposizione della popolazione europea, studio consegnato con i documenti finali prima della chiusura dell’istruttoria. Valori riportati dallo studio europeo per l’Italia, la 0,10 a 0,12 picogrammi a 0,85, una media di 0,3 picogrammi. Il valore medio per i bivalvi dell’area industriale di Venezia è considerevolmente superiore, mediamente di un fattore 6, a quelli medi riportati dal documento europeo per l’Italia. Lo scenario di esposizione adesso cambia. Bivalvi, comparazione dei dati dei bivalvi dell’area industriale di Venezia con quelli relativi agli anni 1995 e 1999 per gli organismi acquatici citati sempre in questo studio europeo sull’esposizione della popolazione europea, Commissione Europea del 2000, è indicato il documento. Il valore massimo rilevato nell’area industriale di Venezia, 4,9 picogrammi della perizia Bonamin, va a collocarsi al terzo posto in ordine decrescente, dei 49 valori medi citati dal documento europeo, preceduto solo da due valori relativi al mare del Nord, che sono quelli indicati nello slide. Il valore medio rilevato nell’area industriale di Venezia, 1,85 picogrammi, va a collocarsi al sesto posto in ordine decrescente dei valori medi citati dal documento europeo, preceduto solo da 5 valori, relativi alle aree più inquinate del mare del nord, e sostanzialmente il Mar Baltico. Vediamo ora l’esposizione attraverso il consumo di bivalvi provenienti dall’area industriale del Comune di Venezia, partendo dall’esposizione di fondo dei paesi industriali, che viene indicata innanzitutto in calo durante gli ultimi anni, un documento O.M.S. del 2000, comitato scientifico per l’alimentazione umana, sempre del 2000, EPA statunitense del 2000, individuano l’esposizione media per la popolazione generale ancora piuttosto elevata. Il comitato scientifico per l’alimentazione umana ha stimato per l’Europa, inclusa l’Italia, un’esposizione attraverso la dieta dell’ordine e nei termini di 1.2 o 3 picogrammi per chilogrammo di peso corporeo, al giorno, considerando diossine, furani e PCB. I livelli di esposizione di fondo per la popolazione umana sono da soli dell’ordine di grandezza delle dosi tollerabili giornaliere indicate in vario modo da questi enti, sulla base dei criteri tossicologici. Esposizione attraverso il consumo di bivalvi provenienti dall’area industriale della Laguna di Venezia, sulla base poi di queste che si aggiungono a queste considerazioni di carattere generale. Le dosi giornaliere settimanali tollerabili e i parametri di rischio. Sono definiti con riferimento all’assunzione totale con la dieta, comprensiva quindi dell’esposizione di fondo e di eventuali esposizioni ad essa additive, causate da alimenti a maggiore contaminazione. La tollerabilità o meno di uno specifico alimento, come bivalvi dell’area industriale della Laguna, si determina quindi considerando l’insieme del contributo di questo alimento e dell’esposizione di fondo, assumendo in modo certamente con conservativo, peraltro, che l’esposizione di fondo a Venezia, senza consumo di alimenti provenienti dell’area inquinata, sia pari anche solo a quella minima determinata per l’Europa dal comitato scientifico per l’alimentazione umana, deve essere considerata un fondo di 1.2 picogrammi per chilogrammo di peso corporeo, al giorno. L’esposizione additiva a quella di fondo associabile al consumo di bivalvi provenienti dall’area industriale della Laguna di Venezia.

Va premesso che l’organizzazione mondiale della sanità, documento 98 citato, EPA del 2000, e comitato scientifico citato sempre del 2000, sottolineano la necessità di considerare anche il contributo dei PCB, ai fini del computo della tossicità equivalente e complessiva, diossine, furani e PCB. I PCB sono certamente presenti a livello considerevole nell’area inquinata, il loro contributo tuttavia non è stato considerato in modo esplicito ai fini della tossicità equivalente, nelle indagini effettuate prima di tali indicazioni. In assenza di dati specifici dettagliati, utile riferimento è offerto sia dai dati relativi all’inquinamento di fondo, che dai dati ottenuti da un’indagine recente effettuata sui mitili della Laguna, che è una convenzione, si fa riferimento all’Istituto Superiore della Sanità e la Regione Veneto, che indicano un contributo di PCB tale da portare ad incremento della tossicità equivalente del 50 o 60 per cento, o superiore, rispetto al solo valore attribuibile a diossine e furani. Esposizione additiva a quella di fondo, associabile al consumo di bivalvi provenienti dall’area industriale della Laguna di Venezia. Con riferimento al valore medio rilevato nei bivalvi della perizia Bonamin, più volte citata, nell’area industriale della Laguna di Venezia, pari a 1,85 picogrammi per grammo, senza considerare il contributo di PCB. L’uso alimentare di 50 grammi persona/giorno di bivalvi, si traduce in un’assunzione additiva media dell’ordine di 50 grammi persona/giorno per 1,85, e vengono lì riportati i dati risultati. Ovvero 1,3 picogrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno per un individuo di circa 70 chilogrammi di peso senza considerare i PCB. Considerando invece i PCB, con questo incremento appunto del 50 o 60 per cento, il valore diviene di 2 picogrammi peso corporeo giorno. Allo stesso modo il consumo di 25 grammi persona/giorno degli stessi bivalvi, porterebbe un’assunzione additiva media, metà delle precedenti, pari a circa 0,65 picogrammi, senza considerare i PCB, invece considerando i PCB il valore diviene di 1 picogrammo per chilogrammo peso corporeo al giorno. Esposizione additiva a quella di fondo associabile al consumo di bivalvi provenienti dell’area industriale della Laguna di Venezia, e parliamo un attimo dell’esposizione di persone più deboli, come possono essere i bambini. La tossicità della TCDD e composti simili ha notoriamente anche effetti sulla riproduzione e sullo sviluppo, come ci dice il comitato scientifico citato, il che implica una particolare suscettibilità per i bambini. Nel caso per esempio di un bambino di sette o dieci anni di età, o di 20 chilogrammi di peso corporeo, vediamo che il consumo alimentare di 12 grammi persona/giorno di bivalvi comporta un’assunzione di circa 22 picogrammi persona/giorno, che espressa per unità di peso corporeo corrisponde ad 1.1 picogrammi, senza considerare i PCB, e considerando i PCB il valore diviene di 1.7 picogrammi per peso corporeo al giorno. Altra situazione, l’esposizione additiva a quella di fondo associabile al consumo di bivalvi provenienti dall’area industriale della Laguna di Venezia. Svengono svolte alcune considerazioni relative alle concentrazioni massime rilevate nei bivalvi. Il livello massimo rilevato nei bivalvi della perizia Bonamin, è pari a 4,9 picogrammi, ed il successivo valore più elevato è 2,7. Nelle perizie di Racanelli, accusate di essere esagerate, era riportato invece un valore inferiore, che era di 2,3 picogrammi, senza considerare sempre i PCB. Il rinvenimento di questi valori, in campionamenti di numerosità limitata, mette in evidenza che la probabilità di livelli di questa entità, o anche superiore, è certamente non trascurabile. Facendo riferimento in luogo al valore medio, a quelli più elevati, si traggono ovviamente stime più elevate di quelle precedentemente riportate rispettivamente più elevate del 24 per cento, 46 per cento e 265 per cento. Questo aspetto merita la dovuta considerazione e indica che le stime precedentemente presentate non sono certamente estremamente conservative. Esposizione additiva a quella di fondo associabile a consumo di bivalvi, ancora alcune considerazioni sui livelli di fondo. Il valore minimo dell’esposizione di fondo, diossine, furani e PCB nei paesi europei, è secondo i dati del comitato scientifico citato pari a 1.2 picogrammi peso corporeo al giorno. L’ipotesi che l’esposizione di fondo a Venezia sia pari a quella minima stimata per l’Europa, certamente non è estremamente conservativa. Le stime di esposizione additiva per ingestione, comprensive del contributo dei PCB associate a consumi di 50 o 25 grammi/giorno di bivalvi, rispettivamente pari a 2 e 1 picogrammi di peso corporeo, sommate ad un fondo di 1.2 picogrammi per peso corporeo al giorno, portano a valori che superano i 2 picogrammi per chilo peso corporeo al giorno. La stima di un’esposizione di 1,7 picogrammi, inclusi i PCB, associata ad un bambino di 20 chilogrammi di peso, che consumi 12 grammi di questi bivalvi, sommata ad 1.2 picogrammi di peso corporeo al giorno, porta una stima di assunzione totale di circa 2.9 picogrammi per chilogrammo peso corporeo al giorno. Le conclusioni sono del tutto evidenti all’esito di questa indicazione molto specifica, e questo anche a conferma che i consulenti del Pubblico Ministero, in particolare gli ultimi intervenuti, non hanno assolutamente voluto esagerare in nessuna considerazione, ma si sono semplicemente limitati ad esporre i fatti e i dati così come emergevano, e sicuramente davano molto fastidio. Voglio concludere questa parte ambientale con il riferimento ad alcune problematiche che sono state sottoposte durante il controesame ai consulenti del Pubblico Ministero, ed anche ad alcune delle Parti Civili, ed anche alle considerazioni espresse in alcune memorie. Non tratterò di tutte le questioni per i soliti motivi di tempo, farò soltanto alcune indicazioni. Innanzitutto parto da un riferimento che è stato fatto ai calcoli ITE, l’utilizzo di PCB, ed anche IPA e HCB per calcolo della tossicità. Usare i concetti di tossicità equivalente per IPA, PCB e HCB, ci sembra estremamente corretto, anche se abbiamo fatto notare, prima ancora del professor Facchetti, che ne hanno parlato in udienza i consulenti tecnici del Pubblico Ministero, il professor Guercioni e per il PCB il dottor Racanelli. Visto l’esempio dei sedimenti nei canali industriali, ricordo i sedimenti S1 ed S8, se si rifacessero i calcoli anche per la Laguna, cambierebbe di molto il livello di tossicità di tutti i campioni, sia all’interno del Petrolchimico che nei bassi fondi lagunari. Questi calcoli sono quindi molto importanti perché introducono il concetto di sinergie e di rischio cumulativo. Ed è il discorso che viene ripetutamente fatto in questo processo, perché vanno considerate tutte le sostanze che possono avere una valenza tossica, questo discorso valeva per la prima parte, il per CVM, per il PVC, per il dicloroetano, per le altre sostanze tossiche, e vale ovviamente, non dico a maggior ragione, ma vale ovviamente nella stessa maniera anche per questa parte di accertamento, questa parte ambientale. Per quanto riguarda i problemi in materia di sedimentologia ed i problemi relativi alla datazione delle impronte. Questa parte ovviamente è collegata a tutto quello che abbiamo detto poco fa, e completa un po’ l’uso improprio che è stato fatto dai consulenti tecnici, in particolare di Enichem, delle impronte ai fini della datazione. Dico questo perché quando c’è un’impronta che viene considerata tipica di un periodo, o ci si aspetta di averla in quel periodo, questo dato viene utilizzato per datare la carota, però in questa maniera c’è un’inversione della logica, viene capovolto il rapporto causa - effetto. Faccio alcuni esempi. Per esempio a proposito della barena M2 descritta dai consulenti di Enichem descrivendo le impronte di diossina. Il dottor Frignani faceva vedere come in profondità c’era quella che i consulenti di Enichem chiamavano classica della prima Zona Industriale, mentre dicevo che in superficie le cose cambiano. Allora sono stati fatti vedere dal dottor Frigani, che nei primi quattro livelli della barena M2, corrispondenti circa al periodo 1990 - 1997, c’è sempre la stessa impronta. E` già stato fatto vedere, in questo momento non ce l’abbiamo, ma c’è la stessa identica impronta. Allora come è possibile che questa sia l’impronta della prima Zona Industriale, quando fa riferimento a questi primi quattro livelli della barena che corrispondono al periodo 1990-1997. Tra l’altro va detto, come si vedeva in quella figura, che c’era una somiglianza molto stretta proprio con l’impronta media delle datazioni atmosferiche raccolte, rappresentate dal professor Guercioni per il periodo 1998-1999 nella stazione di Dogaletto, cioè non molto distante dalla Zona Industriale e proprio da quella barena M2. La risposta del consulente della difesa era che questa probabilmente diceva era un’impronta vecchia, perché deriva da quel meccanismo di erosione ai bordi e rideposizione, per cui si erodono le informazioni vecchie e vengono ridepositate alla superficie della barena. Ma contestiamo invece che ci sia una buona cronologia, come ripetutamente invece veniva affermato da Frignani e Bellucci. Tra l’altro, se così fosse, non si capisce proprio perché questo fenomeno di arricchimento riguardi solo le diossine, e non i metalli, non ha proprio logica questo discorso. Infatti non si vede, nei tre o quattro livelli superficiali, un parallelo aumento di concentrazioni di metalli legato ai vecchi sedimenti più inquinati ridepositati in superficie. Questo discorso invece risulta soltanto per le diossine, e non ha assolutamente nessuna logica, se non l’indicazione che forniscono i consulenti del Pubblico Ministero. Questo è un esempio in cui consulente della difesa deduceva la cronologia della posizione delle impronte nella carota, invece di avere una buona cronologia dei sedimenti e poi di andare a vedere le impronte per derivare l’origine dei sedimenti. Su un’altra affermazione del dottor Frignani che l’altissimo inquinamento della prima Zona Industriale non si trasferisce alla Laguna, veniva chiesto dal Presidente del Tribunale perché il Brentella non è stato dragato e la carota in particolare C12 è stata presa in una zona del canale in cui il disturbo è minimo. Vedremo che neanche questa circostanza è vera, come tra poco dirò in relazione proprio a questa situazione del Canale Brentella e sul dragaggio di questi canali Brentella. Ancora a proposito della contestata impronta del cloro. Alla domanda se non avesse mai considerato le impronte come somma delle lavorazioni di composti clorurati, e non solo del CVM, e perché non avesse mai considerato le impronte reali presenti ancora nei pozzetti fognari dello stabilimento, il consulente di Enichem rispondeva letteralmente "io ritengo che non sia legittimo fare somme di impronte per la semplice ragione che non sappiamo poi come combinarle, cioè se facciamo delle medie semplici non teniamo conto delle relative, dei relativi pesi delle lavorazione, che possono produrre queste impronte, quindi mi sembra un’operazione quanto meno problematica". E` proprio questo poi il punto che è stato affrontato dai consulenti del Pubblico Ministero. Proprio non si vede il motivo di andare alla ricerca, in bibliografia, se esista o meno un’impronta che assomigli perfettamente a quella lagunare, basta considerare i residui delle produzioni effettuate nel Petrolchimico, compreso il CVM, e che sono ancora presenti nei pozzetti e nelle aste fognarie dello stabilimento, e quando vengono fatte congiuntamente insieme queste valutazioni, il dato che torna fuori è sempre quello. Il dottor Frignani, anche in questo contesto, guardava solo alla produzione del CVM, ritenendo di fatto un’operazione problematica considerare anche le altre produzioni. La realtà invece è che almeno dal 1951, lo dicevano anche i consulenti di Montedison, esistono produzioni di composti clorurati, tetracloroetano, trielina, dicloroetilene, dicloroetano, cloruro di benzile e di benzale, CVM e cloro soda, che scaricavano direttamente nel Lusore - Brentelle e da lì in Laguna. I consulenti del Pubblico Ministero non fanno somme di impronte, sostengono che l’insieme di queste produzioni hanno portato alla formazione di un’impronta che deriva dalle produzioni legate al ciclo del cloro, e sono quelle che sono state indicate. Ancora a questo proposito sul discorso delle impronte e il discorso dei fanghi rossi. Parlando di questo risulterà chiaro che non sono, come è stato sostenuto dai consulenti delle difese degli imputati, che non sono i fanghi rossi la fonte della contaminazione da diossine e furani, mente fanghi rossi sono stati mescolati ad altri rifiuti che contenevano diossine e furani. Il fango rosso colora molto l’acqua ma non è la fonte della contaminazione della Laguna, altrimenti le concentrazioni di diossine e furani non varierebbero di 300 volte arrivando al basso valore di 10 nanogrammi - sempre solita unità di misura - nel campione ES5, ritenuto tra l’altro dal dottor Colombo tipico della lavorazione della bauxite, nella pagina 66 nella sua memoria di aprile del 2001, che addirittura ha questo dato inferiore a quelli dei canali industriali limitrofi che dovrebbero avere contaminato.

Ma una prima osservazione, per quanto riguarda questo dato, viene proprio dal discorso a cui facevo cenno poco fa. Proprio per rispondere a questa presenza di diossina nei fanghi rossi che deriverebbe dal processo produttivo. Allora va rammentato un attimo che con il termine diossina si intende una classe di sostanze indesiderate, speriamo, che si fondano come sotto prodotti in molti processi chimici, industriali e non, affinché possa formarsi la diossina devono necessariamente combinarsi, ad elevate temperature, sostanze a base di cloro e sostanze contenenti carbonio. I fanghi rossi si originano come sotto prodotto della lavorazione della bauxite, per ottenere l’allumina, da cui viene successivamente ottenuto l’alluminio metallico. La composizione della bauxite può variare in relazione all’origine del minerale, e risulta costituita prevalentemente da ossidi di ferro, alluminio, silicio, titanio, e in misura minore da ossidi di sodio e calcio. In ogni caso il minerale non è assolutamente costituito da composti contenenti cloro. Nel processo industriale di estrazione dell’allumina dalla bauxite, processo di Byer, il minerale polverizzato e disperso in acqua viene trattato con soda a temperature comprese tra 100 e 250 gradi. In tali condizioni l’ossido di alluminio viene estratto dal minerale sotto forma di alluminato di sodio che essendo solubile nella base acquosa si separa dalla matrice solida. Al termine del processo di estrazione la fase liquida contenente l’alluminato di sodio viene separata dal materiale insolubile, inviata alle fasi successive del processo per la produzione dell’alluminio. Il residuo solido è rappresentato dai cosiddetti fanghi rossi, che altro non sono che il minerale bauxitico impoverito della fase alluminosa a seguito dell’attacco con la soda. Come si può osservare il processo di estrazione dell’alluminio dalla bauxite non utilizza in alcun modo composti del cloro ed avviene a temperature relativamente basse, al massimo 200 o 250 gradi. In tali condizioni deve essere pertanto esclusa la possibilità che si formi diossina, e a maggior ragione che la presenza di tale contaminante possa caratterizzare i fanghi rossi provenienti dalla lavorazione della bauxite. La presenza di diossina nei fanghi rossi, analizzati anche dai consulenti di Enichem, non può pertanto essere attribuita al processo di produzione ma deve essere cercata altrove, proprio per quello che ho appena detto. A tale proposito si fa notare che il profilo della diossina, rilevata nei fanghi rossi, coincide perfettamente con quello ritrovato nei pozzetti e nei serbatoi all’interno dello stabilimento Petrolchimico.

La conclusione è che questi fanghi rossi prelevati in Laguna siano stati contaminati così come i sedimenti ai quali si sono uniti, dalla diossina rilasciata in Laguna, dalle lavorazioni associate al ciclo del cloro. Quindi per concludere su questa situazione relativa ai fanghi rossi, relativa alle impronte, e per sinterizzare, voglio dire che i fanghi rossi presentano una concentrazione, quelli trovati, di diossine e furani espressa in termini di tossicità che variano da 10 nanogrammi a 3.230 nanogrammi, e non è possibile neanche tra l’altro per i consulenti di Enichem, Colombo e Bellucci, spiegare questa variazione di tossicità di 300 volte superiore per campioni di lavorazione che abbiano la stessa origine. Gli schemi e le indicazioni più specifiche saranno ovviamente allegate, sono già state illustrate dal professor Guercioni e dal dottor Racanelli della memoria depositata e sono facilmente visibili.

Anche perché i riferimenti che sono stati fatti dai consulenti di Enichem ad alluminio ed arsenico non sono assolutamente probanti, perché né l’alluminio e l’arsenico sono indicatori di presenza di fanghi rossi nei campioni ES1 ed ES6. L’impronta media delle diossine e i furani nei fanghi rossi, invece, è confrontabile con quella riscontrata analizzando i fanghi industriali reali, quelli ancora presenti nei pozzetti fognari del Petrolchimico. Sono l’insieme delle produzioni del ciclo del cloro, come dicevo trielina, percloroetilene, cloro-soda, cloruro di benzile, il ciclo del CVM che hanno un’impronta predominata da furani o CDF, ma che a seconda degli impianti variano le proporzione degli altri congeneri, e l’insieme di questi scarichi, operativi dagli anni 50, che ha formato l’impronta del cloro, ed è nei pozzetti di questi impianti che si trovano tuttora questi residui. E` provato, è stato detto anche in aula, che dagli impianti partivano autobotti di peci contenenti anche diossine e furani, da smaltire anche all’esterno dello stabilimento. Non è possibile che i fanghi rossi, che secondo Colombo e Bellucci, sono i responsabili dell’inquinamento da diossine e furani, siano stati immessi nei pozzetti dell’Enichem, quindi conclusione ultima fanghi rossi contengono diossine, furani e metalli in proporzioni così variabili tra loro che evidentemente sono stati mescolati, o nel tempo si sono mescolati con fanghi, rifiuti e peci provenienti delle produzioni del ciclo del cloro. Una questione a cui accennavo poco fa è quella relativa al Canale Brentella, cioè sorgente da definire e da individuare come sorgente oppure come trappola di sedimenti. Perché è stata portata avanti dalla difesa degli imputati la teoria delle due impronte, cioè un tentativo di dimostrare che esistono due impronte distinte della prima e della seconda Zona Industriale, diverse tra loro sia come forma, abbondanza relativa dei congeneri, che nei tempi di sversamento. La prima parte è già stata contestata, è già stata illustrata. Adesso voglio affrontare la seconda parte, cioè il fatto che il Canale Brentella sia una sorgente di sedimenti inquinati, vecchi, della prima Zona Industriale, che poi hanno contaminato tutta la Laguna.

Sosteniamo invece, al contrario, che il Canale Brentella è una trappola di sedimenti inquinati che provengono a tutta la Zona Industriale, e cosa più importante che il periodo di accumulo di questi sedimenti sia piuttosto recente, relativamente recente, non sicuramente prima della Seconda Guerra Mondiale, ma neanche dall’immediato dopo guerra, ma dai primi anni 60 in poi, per le considerazioni e per i dati che adesso illustrerò. Si completa poi questo ragionamento sulle possibili sorgenti recenti, gli ultimi 10 o 30 anni, facendo anche vedere, utilizzando i dati dello scarico SM15, è un modello matematico di cui parla in relazione il professor Guercioni, come sia da ritenere che sono le immissioni nel Canale Malamocco - Marghera degli effluenti dello scarico SM15 ad interessare sia il Canale industriale ovest, che il Canale nord e il Canale Brentella. Il Canale Brentella, allora, parliamo da questo. Proprio per dimostrare molto dicevo poco fa sono stati utilizzati dei dati provenienti dall’indagine effettuata dal Magistrato alle Acque, Consorzio Venezia Nuova, nel 1999, era l’indagine per la caratterizzazione dei fondali a supporto della progettazione esecutiva degli interventi di riqualificazione ambientale dell’area Canale industriale nord e Brentella a Porto Marghera. L’indagine riguardava sia ovviamente il Canale industriale nord che il Brentella, con diverse carote profonde. Lo studio ha anche preso in considerazione la determinazione della morfologia attuale con rilievi batimetrici di confronto tra il 1968 e il 1999. Verranno utilizzate per questa illustrazione tre delle sei carote che sono state prelevate nel Canale Brentella dal Consorzio Venezia Nuova, per la quale ci sono maggiori dati di dettaglio sia geotecnici che di microinquinanti. Tutti questi dati, anche quelli che citerò, risultano dalla relazione finale che è stata depositata dal Pubblico Ministero a firma di tutti i consulenti per quanto riguarda la parte ambientale, che è un lavoro di sintesi e di risposta specifica a tutte le contestazioni che si sono mosse.

Ma i dati provenienti dall’indagine effettuata dal Magistrato alle Acque, sono stati anche confermati dai responsabili di questo servizio fino al 1971, ma anche dopo, presso il Genio Civile, opere marittime, di Venezia. In particolare quello che è emerso è che il Canale Brentella è stato dragato con manutenzione ordinaria, a differenza di quello che diceva il dottor Frignani, tanto per dire, a metri meno 9 sul livello medio marino nei primi anni 0, prima del 1966, comunque, a cura dell’allora servizio escavazione porti. Da allora ci sono stati un paio di piccoli interventi, nei primi anni 70, mille o 2 mila metri cubi sotto le banchine. L’inserimento del canale è avvenuto in maniera irregolare, tanto che i rilievi dei primi anni 90 mostrano già un livello di equilibrio di circa metri meno 7 al centro e meno 6 ai fianchi.

Tutte queste informazioni significano che nel periodo 1961 - 1964 la batimetria del Canale Brentella era stata portata nel tratto centrale, quello campionato dal Consorzio Venezia Nuova a meno 9 metri, e che dopo circa 20 o 25 anni si erano depositati circa 2 metri di fango che avevano portato la batimetria a meno 7 metri. Questo dato è compatibile con lo spessore dei sedimenti fangosi dedotti dallo studio del Consorzio Venezia Nuova del 1999 e nel Canale Brentella che varia da 3 metri nella carota 17 a circa 2 metri nelle carote 15 e 12. Lo spessore medio dei sedimenti fangosi di tutte e 6 le carote campionate nel Brentella è di circa 2,2 metri. Con lo stesso metodo lo spessore dei sedimenti fangosi del Canale industriale nord è risultato essere di 1,4 metri. Questo orizzonte a meno 9 metri, è esattamente quello che separa il fango dal sedimento nella descrizione geotecnica sui punti 12, 15, 17, cioè quelli che sono stati esaminati e che vengono adesso rappresentati, ciò che identifica il livello raggiunto dal dragaggio negli anni 60, meno 9 e meno 7. Da questo confronto si può dedurre che tutti i sedimenti si sono sicuramente depositati dopo i primi anni 60, e in particolare i picchi rappresentano fanghi sedimentati nel periodo innanzitutto 1965 - 1975, con velocità di sedimentazione oscillante tra i 5 e i 10 centimetri all’anno. Sia i valori assoluti di diossine e furani, che il confronto delle impronte, mostra che le impronte, sia superficiali che nei picchi, non sono molto omogenee. Anche i picchi hanno concentrazioni variabili con valori inferiori nella parte nord del Brentella dove ci sono spessori su palti di fango, suggestivi di sedimenti depositati in periodi simili. Allora, rappresentando queste tabelle, pare proprio molto difficile, con i dati anche che sono appena stati descritti, sostenere come hanno fatto i consulenti della difesa, che l’origine di questi fanghi sia unica e che siano stati depositati durante le vecchie attività della prima Zona Industriale, e addirittura prima degli anni 50, addirittura prima della guerra. Si può al contrario concludere che al massimo gli spessori di fango campionati nel 1999, oscillanti tra 1 e 3 metri, si siano depositati dopo questo periodo, dopo il periodo delle scavo dei canali e quindi nel periodo negli ultimi 30 anni, 30 o 35 anni. Il confronto poi con analoghe impronte, in campioni superficiali equivalenti, tra 0 e 50 centimetri, del sito 1.611 del Canale Industriale Sud, fa vedere ne anche qui abbiamo sedimenti che ricalcano in tutto e per tutto l’impronta media recente di tutta la Zona Industriale. Adesso abbiamo visto i campioni nella prima, in questa i campioni così come sono emersi e come sono stati rappresentati dal lavoro del Consorzio Venezia Nuova, che sono già indicativi, però con le differenze che ho indicato. Ora vediamo, quindi passiamo all’altra, all’indicazione del Canale industriale sud con le impronte di cloro. Per dire che il confronto con analoghe impronte in campioni superficiali equivalenti di questo sito del Canale industriale sud, va vedere che anche qui abbiamo sedimenti che ricalcano in tutto e per tutto l’impronta media recente di tutta la Zona Industriale, con fanghi sicuramente depositati negli ultimi 20 o 30 anni. Infatti anche alcune domande che poi sono state fatte ai consulenti della difesa dal Pubblico Ministero, e che cercavano di chiarire questa presunta contraddizione tra inquinamento vecchio e inquinamento recente, non ho trovato risposte adeguate. Per esempio il professor Frignani aveva sostenuto "ci sono delle lavorazioni all’interno della prima Zona Industriale che erano in grado di produrre quantità enormi di diossine, spesso associate ad argento e arsenico, che proprio facevano parte del processo produttivo". Una volta confermate queste affermazioni in sede di controesame, veniva fatto notare al dottor Frignani che nel profilo della carota C10, Canale industriale nord, argento ed arsenico aumentavano verso la superficie, mentre le diossine diminuivano, e questo era in evidente contraddizione con quanto aveva detto lui precedentemente, quindi deponendo a favore di una sedimentazione recente di questi inquinanti. Il fatto che la deposizione di questi inquinanti continui anche di recente, sarebbe poi avvallato, secondo i consulenti del Pubblico Ministero, dal fatto che della carota E1, citato dalla relazione di Frignani, dice "il picco della diossina è stato posizionato verso il 1980 e tutta la carota mostra un aumento negli ultimi 20 anni di diossina e PCB", quindi finalmente anche da questa dichiarazione del dottor Frignani vengono confermati questi dati. Ciò significa che l’inquinamento non sta diminuendo, ma sta aumentando. Ed al riguardo di possibili sorgenti, ancora in sede di controesame, era stato sottolineato ed era stato contestato che al contrario di quello che aveva detto il dottor Frignani, cioè che gli impianti CVM hanno dato un contributo del tutto secondario alla contaminazione dei sedimenti lagunari, e comunque limitato al canale di raccordo, Lusore - Brentelle, invece secondo i dati che abbiamo presentato non si era tenuto conto che nel 1995 gli impianti CV22, 23 e 24, scaricavano diossine in Laguna dallo scarico 15, a cui si aggiungevano - 1995 e poi anche anni seguenti, come abbiamo visto - gli scarichi SI1 del trattamento di tutte le altre acque clorurate dello stabilimento, e che il nerofumo degli impianti CS28, termocombustori di peci clorurate e PCB, andava anch’esso in Laguna nel Canale Malamocco - Marghera. Anche a riguardo di un’altra affermazione del consulente della difesa che affermava, sempre il dottor Frignani "la contaminazione della Laguna dopo avere raggiunto i valori massimi attorno agli anni 70, è oggi nettamente in diminuzione", e invece abbiamo contestato questo dato facendo rilevare che nella carota della relazione Di Domenico numero 5, prelevata immediatamente di fronte allo scarico SM15, si osservava anche in quella un trend di aumento di diossine, furani, HCB, IPA, rame, mercurio e piombo, passando dagli strati più profondi a quelli superficiali.

E` quella che viene anche rappresentata, si vedono proprio i dati a seconda della profondità tra 0 e 20 centimetri, poi sono divise in tre categorie. Quando si va verso l’alto per tutte queste sostanze c’è un aumento, come appunto dicevo, e non poteva certo scandalizzarsi il dottor Frignani per l’uso di queste carote fatte con anche a livelli di pochi centimetri, visto che sia lui che il Consorzio Venezia Nuova, per motivi di metodologie prescelte e indicate, hanno fatto spesso carote anche di 50 centimetri o poco più; sicuramente non sono il dottor Frignani e il Consorzio Venezia Nuova, consulenti del Pubblico Ministero. Allora conclusione sull’SM15. Dai profili di diossine e furani, HCB, PCB, mercurio delle carote del dottor Di Domenico, quella relazione del 1997 che citavo, di Domenico Bonamin, anche con tutti i limiti dovuti al campionamento, sono inequivocabili livelli più alti nei campioni superficiali.

In sede di controesame erano stati forniti dai consulenti del Pubblico Ministero alcuni dati essenziali riferiti proprio a questo scarico che avevano dato luogo a due domande alle quali non sono state fornite risposte. La prima domanda riguardava una stima fatta utilizzando i dati del Magistrato alle Acque, dei solidi sospesi in uscita dallo scarico SM15, nel periodo 1994-1999, che portava una quantità di circa 5 o 10 mila tonnellate l’anno per un totale di oltre 100 mila tonnellate in 6 anni. Questi numeri derivano da un intervallo di concentrazione di sospeso di 10 e 50 milligrammi litro con portate totali annue da 350 a 500 milioni di metri cubi di acqua, e veniva chiesto ai consulenti se avevano un’idea nella possibile influenza di questo materiale sulla sedimentazione in Laguna, o se pensavano che fosse trascurabile. Risposte non sono state fornite. E poi stato chiesto ancora se si pensava che lo scarico SM15 possa essere attualmente una sorgente significativa di questo che abbiamo detto, diossine, furani, HCB, IPA, etc., ed anche su questo concretamente in maniera specifica non sono state fornite delle risposte. Vado verso la conclusione di questa parte citando rapidamente alcuni aspetti che concernono la parte biologica e il discorso relativa alla biodisponibilità.

C’è tutto un approfondimento in questa materia al quale sono costretto a fare semplicemente rinvio. E faccio presente soltanto una circostanza importante che è emersa sia dall’esame dei consulenti tecnici del Pubblico Ministero, sia dall’esame del consulente di Greenpeace dottoressa Venier, ma anche dai controesame di alcuni dei consulenti delle difese degli imputati, in riferimento al fatto che abbiamo rilevato, è stato fatto rilevare in aula l’impatto sulla riproduzione della vita in Laguna ed era stato fatto rilevare che esistono tre gravi tipo di impatto sulle principali funzioni biologiche degli organismi viventi in Laguna. Cioè l’impatto era sulla riproduzione, l’impatto era sul sistema immunitario e sul sistema endocrino. E che questi impianti sono evidenziabili solo sul lungo periodo, non sono acuti ma possono alterare profondamente la struttura degli ecosistemi.

Mi limito soltanto a fare riferimento e a fare un rinvio più dettagliato alla relazione che è stata depositata ed acquisita, proprio perché è molto particolareggiata e viene ad aggiungersi a tutte le considerazioni che abbiamo fatto in materia di sedimenti, in materia di acque ed in materia di ittiofauna.

E` per questo che poi mi giunge veramente del tutto incomprensibile quella conclusione del professor Righi il quale, in un certo punto finale del suo intervento, dice che esistono chiaramente dei fattori sicuramente molto pesanti di alterazione della struttura e della funzione dell’ecosistema lagunare e però dice, con una sicurezza ammirabile per certi versi, per i suoi versi, "questi non sono sicuramente imputabili ad una contaminazione di origine chimica". Stiamo aspettando che ci venga a dire a che cosa sono imputabili queste alterazioni che pur lui stesso ha indicato. Sempre concludo questa parte relativa ancora ad un commento sulle dichiarazioni del professor Righi, che aveva affermato che le emissioni di diossina nella Zona Industriale avevano poi un ruolo trascurabile nella contaminazione della Laguna. Faccio invece notare come di recente ci siano un lavoro pubblicato dal Magistrato alle Acque, il 10 novembre del 2000, una parte del progetto 2023 più volte citato, ed è il rapporto sullo stato attuale dell’ecosistema lagunare veneziano. E nel volume primo vengono valutati il rischio per la salute umana e il rischio ecotossicologico derivanti dalla contaminazione della Laguna di Venezia dei microinquinanti, oltre ovviamente a confermare tutti i dati che ho citato poco fa, che ho rappresentato in quella serie di slide, e per le quali c’è stato un lavoro di approfondimento veramente pregevole del professor Zapponi.

Le conclusioni comunque dello studio del Magistrato alle Acque, pur nella loro essenzialità, evidenziavano una situazione decisamente preoccupante, infatti il rischio globale, che va considerato sia come cancerogenico e come rischio cronico non cancerogenico per la popolazione, dovuto all’insieme degli inquinanti, risultava superiore ad 1 per 10 alla meno 4, ossia più di un caso ogni 10 mila persone. Questo livello di rischio supera di due ordini di grandezza il rischio massimo ammissibile previsto dallo statunitense EPA, che è pari ad 1 caso su 1 milione. Per quanto riguarda l’analisi delle fonti di rischio, lo studio evidenzia che l’inquinamento atmosferico locale rappresentava soltanto il 4 per cento del totale, mentre il rischio di background complessivo, considerando anche il contributo di altre sorgenti, rappresentava il 12 per cento del totale. Il contributo della dieta per tornare al tema affrontato anche dall’ingegner Drapponi rappresentava invece il 96% del rischio complessivo e il rischio associato al consumo dei soli prodotti ittici lagunari ammonta secondo quel calcolo e quello studio da solo all’89% del totale. Fra i cancerogeni riconosciuti l’arsenico, le diossine, le sostanze dioxin-like sono quelle che maggiormente determinano rischio. Tali conclusioni di questo lavoro recentissimo del Magistrato alle Acque contano in maniera molto decisa con quanto affermato dal professore Vighi che tra l’altro facendo riferimento non si sa a quale parte del progetto 20-23, diceva: la contaminazione da sostanze tossiche è un problema assolutamente marginale nell’equilibrio della Laguna di Venezia. Questi sono i dati invece del rapporto di fine 2000 di quel progetto 20-23. Io ho concluso in questo momento anche la parte ambientale, per cui se fosse possibile fare la pausa adesso.

 

Presidente: va bene, allora riprendiamo alle 2 e mezza.

 

Presidente: prego Pubblico Ministero.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

Pubblico Ministero: arrivati alla parte conclusiva di questa requisitoria per quanto riguarda le vicende societarie che hanno indicato anche nell’indice di questa requisitoria io non farò un esame approfondito, mi limito a segnalare che la Guardia di Finanza ha elaborato in maniera molto particolareggiata e approfondita delle schede che sono state illustrate in aula dal maresciallo Leo Porcu così come quelle relative al curriculum lavorativo di tutte le parti offese coinvolte in questo processo. Farò soltanto vedere un attimo queste schede societarie e proprio perché sono state comunque almeno in parte già rappresentate ma anche per dare atto di come in maniera curata e dettagliata sia stato fatto questo lavoro. Ovviamente è sempre possibile trattandosi di tanti numeri, c’è un errore minimo ma questo eventuale potrà essere corretto nel corso della discussione, eventualmente anche in sede di replica. Comunque le schede sono importate nella seguente maniera, vediamo un attimo innanzitutto quello che era il piano generale che riguardava le società da quanto partono Montecatini Edison le varie divisioni e poi quando subentrano le società Riveda e Enichimica, etc., e comunque di queste società anche durante la per rapida disamina delle posizioni di alcuni almeno dei singoli imputati vedremo che assumeranno dei contorni anche cronologici un attimo più precisi. Per quanto riguarda poi le presidenze del Consiglio d’amministrazione della Montedison sono parimenti indicati per i vari periodi quelli che erano i Presidenti Montedison per i vari anni, sono indicate anche le situazioni di avvenuto decesso. Anche quelli recenti ed anche le persone che erano imputato inizialmente in questo processo, possiamo andare avanti per dare idea di come sono divisi questi periodi sia per i presidenti dei Consigli d’amministrazione poi degli amministratori delegati della Montedison a partire dal 1970 a quali sono. Sono i direttori... No no, un attimo. Amministratori delegati, poi direttori di stabilimento se si ferma un attimo riesco a seguire. Eravamo arrivati alla situazione degli amministratori delegati. Eccoli qua. Continuiamo agli amministratori delegati di Montepolimeri che parte nel 1980, Diaz Morione, poi quelli della seconda Montepolimeri continua la posizione di Morione e amministratori delegati di Montedipe sempre dall’80 nel momento in cui c’è stata questa divisione delle divisioni. A trovarle un attimo. No, amministratori delegati Montedipe il Foganiolo, deceduto Morione. Poi ci sono le carriere anche delle persone che hanno così il loro curriculum all’interno della società, dal vice direttore generale tecnico ancora prima magari direttore di stabilimento come il dottor Trapasso, etc.. Vediamo un attimo direttori delle divisioni delle materie plastiche. Va beh, era comunque era solo per darvi un’indicazione di come esistono tutte queste schede perché credo si perda più la vista a seguire queste prosecuzioni che non a dare le indicazioni. Sono tutte consegnate sintetizzate nei file e riguardano queste schede ovviamente tutte le situazioni societarie e tutte le epoche compresi i direttori di stabilimento, i responsabili delle unità Dimp ed anche quelli dell’epoca di Enichem - Anic, Enichem - Base, Enimont ed anche i dirigenti di Montefibre che sono rimasti all’interno di questo processo come imputati e che sostanzialmente al momento attuale si riducono a due, cioè Gritti Bottacco Massimiliano e Belloni Antonio, oltre per un certo periodo Patron Luigi che è inserito però per altre vicende che riguardavano Enichem. Comunque di tutte queste vicende, di tutte queste vicende societarie appunto ci sono delle schede, anche scritte, anche dattiloscritte quindi sarà semplice recuperarle. Io segnalo soltanto un documento tra i tanti che verranno poi illustrati anche dalle Parti Civili che è relativo all’anno 1982 datato 28 ottobre perché concerne una fase di passaggio sull’accordo Montedison Eni proprio per il significato che assume anche da un punto di vista penale in ordine all’assunzione delle relative responsabilità da parte degli uomini di Eni e Enichimica fin dal 1982 e 1983 relativamente agli impianti CVM e PVC acquistati, ma lasciati a gestire a Montedison su direttiva Eni. Cito questo documento appunto datato Milano 28 ottobre 1982 che vediamo se riusciamo anche a proiettare che è chiamato Montedison Eni punti di accordo sulla razionalizzazione della struttura industriale.

Per quanto riguarda in particolare Porto Marghera perché fa un po’ la sintesi di tutte le situazioni, viene indicato quali saranno gli impianti acquistati in proprietà da Eni e in particolare ci sono gli impianti che riguardano il nostro preciso, cioè CV22 e 23 e CV11, CV6, 14, 16, CV24, CV5, 15, plastificanti benzocloruri, etc.. La circostanza che volevo segnalare è il punto 2,5 dove si dice che gli impianti di Eni di cui al presente articolo saranno gestiti da parte di Montedison per conto di Eni. Prima del closing, prima dell’accordo finale della chiusura finale verranno definiti gli strumenti, ad esempio il comitato misto che assicurino - dice questo accordo firmato da Eni - che assicurano ad Eni l’effettivo controllo della gestione. Questo proprio per dare contezza di come fin dall’inizio ci sia questa norma direttiva da parte di Eni per avere assicurato comunque l’effettivo controllo della gestione. Questa è un’indicazione, che poi viene riportata anche nella parte relativa al personale per il punto 11 di quell’accordo lì dove si dice al punto 11.5 che il personale addetto agli impianti, alle infrastrutture cedute a Eni, nello stabilimento di Porto Marghera conserverà contratto Montedison. Però si dice che gli impianti verranno gestiti da Montedison su direttive Eni secondo modalità che saranno stabilite. Quindi c’è comunque questo ribadire che le direttive anche per la gestione saranno di Eni.

Per quanto concerne la posizione dei singoli imputati sono stati parimenti già illustrate e presentate in aula dal maresciallo Leoporcu delle schede alle quali parimenti faccio semplice rinvio anche se per costoro devo spendere qualche parola in più ovviamente in ordine alla loro posizione sia all’interno dell’azienda e sia ora all’interno del processo. E` preliminare peraltro che io ribadisca i criteri che ho seguito già durante la fase delle indagini preliminari per la individuazione di coloro che ritenevo e ritengo responsabili dei reati contestati. Il procedere delle indagini sia per la parte medico legale, sia per la parte impiantistica, sia per la parte ambientale mi aveva fortemente convinto di due fondamentali aspetti dell’intera vicenda. Una marcata e pervicace continuità nella logica, nella filosofia e nell’azione delle aziende, veramente un vicolo strettissimo si potrebbe dire tra teoria e prassi in questo caso. Marcate e pervicace continuità di questa logica delle aziende, al di là di ogni denominazione societaria, e negli uomini delle aziende e ciò fin dall’intervento di un fattore esterno, più o meno imprevedibile, notizie pubbliche sulla pericolosità di una sostanza, scioperi e proteste degli operai, propositi del legislatore interventi della magistratura, etc.. Fattore esterno che bene o male di controvoglia o meno costringeva le aziende a prepararsi e a cambiare linea. Tra l’altro sia detto incidente a tanto in continuità che si è sempre vista tra le grandi e le piccole cose, le grandi cose e le cose meno grandi, come ci conferma ad esempio il fatto contestato ad esempio all’imputato Pisani di sabotaggio, denuncia di sabotaggio che fatalità percorre questo arco processuale in relazione a fatti sia del 1972, sia del 1995.

Il secondo fondamentale aspetto che voglio ricordare di questa vicenda è questo: sarebbe stato assurdo ritengo e contro ogni logica continuare ad accusare di fatti gravissimi ed estesi tra l’altro a tutti gli stabilimenti di tutta Italia i capiturno o gli assistenti o i capi commessa, o i capi reparto o i quadri intermedi delle varie funzioni. L’enorme rilevanza anche ma non solo economica della vicenda imponeva e impone che venisse e che venga preso in considerazione un livello più elevato a partire dalla responsabilità locale dello stabilimento per giungere ai livelli decisionali più alti, lì dove si poteva discutere e decidere non solo su 100 milioni o su un miliardo, ma fino ad esempio ai prospettati nel 1975, 200 miliardi di lire al valore autorizzato e dopo in pratica si può ciò che si vuole. In questa sede non affronterò in maniera dettagliata, salvo che per alcuni casi le singole personali posizioni processuali, proprio perché ritengo che tutti gli imputati pur a livello diverso, e con responsabilità diverse di cui terrò conto nella richiesta di pena, siano uniti di quel vincolo di logica aziendale, cui ho fatto riferimento poco fa. Ed è per questo che eccettuati ovviamente i vari casi di decesso sono stati imputati all’epoca anche coloro che in posti di rilievo e di comando sono rimasti per periodi di tempo pur limitati. E` per lo stesso motivo chiederò la condanna anche per costoro proprio perché inseriti perfettamente in quella logica e delle conseguenti linee di azioni, senza alcun segno di modifica o di comportamento alternativo. Pur tenendone conto ovviamente in sede di calcolo della pena. Ribadisco che si sta discutendo di responsabilità penali per colpa collegate alle funzioni svolte in cui anche le negligenze le imperizie e le omissioni hanno un peso rilevante. Per quanto riguarda le singole posizioni passo in rassegno rapidamente alle posizioni di alcuni dei singoli imputati.

Cominciamo dalla posizione del Presidente del Consiglio di amministrazione Eugenio Cefis e da una rapida analisi delle dichiarazioni che aveva reso sia in indagini preliminari il 7 febbraio ‘96 sia quando si è presentato con dichiarazioni spontanee a dibattimento. Come vediamo è stato Presidente del Consiglio d’amministrazione dal maggio del ‘71 fino al ‘77. Giunto in Montedison ha creato una funzione di staff a livello centrale che raggruppava sostanzialmente tutte le funzioni che già c’erano e in particolare nominando tutta una serie di suoi uomini che vedremo sono quelli che percorrono un po’ tutte le vicende societarie nel corso degli anni Settanta proprio perché ha formato il Presidente Cefis una specie di sua squadra che ha una sua logica come scelta ma che deve avere anche delle conseguenze oltre che una logica. E tra questi c’erano l’avvocato Guccione attualmente deceduto per gli affari del personale e l’ingegner Darminio Monforte incaricato della parte organizzativa della struttura. Con altri assistenti che poi sono stati anche sostituiti inizia questa nuova attività, comincia diceva il dottor Cefis a prendere contatto con tutte le problematiche del gruppo Montedison. Dopo circa un anno dall’inizio della sua presidenza i raggruppamenti che aveva trovato quando era arrivato in Montedison e che comprendevano all’epoca circa 10 divisioni vengono sciolti e tutte le divisioni passano direttamente alle dipendenze di un amministratore delegato che aveva le funzioni di coordinamento controllo e gestione. Questo amministratore delegato e un altro uomini Eni, l’ingegner Alberto Grandi. Che in effetti il dottor Cefis dice conosceva già da molto tempo perché era stato un suo dipendente diretto proprio fin dall’epoca di Eni, Snam, etc. e all’Eni aveva creato, ricorda Cefis, lasciato una struttura di holding all’interno della quale l’ingegner Grandi aveva la stessa funzione che poi iniziò a svolgere anche all’interno della Montedison. Al servizio sanitario centrale della Montedison viene messo quell’avvocato Guccione a cui ho già accennato in quanto responsabile del personale e che poi viene sostituito dal dottor Lupo che attualmente è ancora imputato in questo processo. Al servizio dell’avvocato Guccione viene affidato anche l’incarico di curare settore sanitario e protezioni dei lavoratori. Questa struttura faceva, dice il dottor Cefis, riferimento direttamente a lui, anche se aveva rapporti diretti pure con gli amministratori delegati per i singoli specifici problemi. Quindi le cose principali anche in questa materia, personale, settore sanitario, protezione, c’era questo riferire direttamente al Presidente del Consiglio d’amministrazione e questo ce lo dice lo stesso Cefis, che parla poi di un’altra funzione di staff come settore operativo che era formalmente alle dipendenze dell’amministratore delegato e era il servizio PRAS cioè di protezione ambientale e Sicurezza. Per quanto riguarda le sue conoscenze di Maltoni, di Viola, etc., nella fase iniziale diceva che ne sapeva assolutamente nulla e questi nomi non gli dicevano per l’epoca assolutamente niente. Gli veniva contestato quanto riferito già dall’ingegner Grandi al Pubblico Ministero il 26 gennaio ‘96 che diceva ed ammetteva di aver parlato di questi problemi ambientali e sanitari sul CVM, PVC con il Presidente Cefis e dice: "Io non so se me ne ha parlato, non me ne ricordo proprio, non so proprio che cosa dire". Come non sapeva neanche che cosa dire in relazione alla vicenda della Goodrich. Invece abbiamo visto anche quel documento del ‘74 come fosse estremamente esplicito nel riferire tutte le conseguenze a livello statunitense ed internazionale che erano state provocate dallo scoppio pubblico del caso Goodrich. Per quanto riguarda poi, vengono chieste altre notizie e informazioni in relazione alla posizione di un’altra società del gruppo che era Montefibre dice che era una società del gruppo Montedison che aveva una sua autonomia, però il suo bilancio per gli investimenti, cito il verbale di interrogatorio, e per tutto il resto era uno dei bilanci che dovevano essere approvati dal Consiglio d’amministrazione della Montedison. Il Consiglio d’amministrazione della Montedison e i miei assistenti - diceva - indicavano le varie divisioni e alle varie società del gruppo tra cui la Montefibre le linee politiche - tanto è vero che abbiamo visto anche quel documento sulla manutenzione - e sull’investimento che veniva sottoposto all’esame di un comitato centrale tecnico che aveva una funzione di staff del quale facevano parte sia organi operativi quale l’amministratore delegato e i capi delle divisioni e sia organi dello staff. Quando poi, a seguito di questo interrogatorio ha mandato una memoria al Pubblico Ministero il dottor Cefis ha fornito alcune altre indicazioni interessanti perché riferisce che all’interno della società Montedison aveva creato a livello di vertice una specie di gabinetto, così lo definisce lui, costituito dagli assistenti preposti alle più rilevanti funzioni di carattere generale, che riguardavano ovviamente sia il personale, sia affari legali, sia le cose più specifiche che interessavano le attività produttive. In sintesi proprio parlava di aver creato, di aver distinto dei compiti che venivano individuati, indicati dallo stesso dottor Cefis come staff-line. Lo staff che collabora con i vertici aziendali sviluppando i temi di carattere generale e con vertici intende chiaramente Consiglio d’amministrazione e suo Presidente e di questo staff lo ribadisco e lo ridirò ancora, ricordo come abbia sempre fatto parte il professor Bartalini, per quello che abbiamo detto e che vedremo. Diversamente invece alle funzioni di line competeva la gestione operativa dell’impresa, anche se scriveva il dottor Cefis tra questi due componenti un flusso continuo e reciproco di informazioni, quotidiano colloquio c’è sempre stato. Sul budget ci forniva una indicazione molto interessante che lo definiva lui stesso il viatico che è l’organo di governo dell’impresa, fornisce all’inizio di ogni esercizio alla line. Proprio sostanziandosi nella indicazione dei mezzi finanziari e della utilizzazione di questi mezzi finanziari. Per quanto riguarda quella prima riforma all’interno del vertice Montedison di cui parlava il dottor Cefis va ribadito che praticamente subito fa, risistema la situazione con la nomina di 4 amministratori delegati, tra cui per il coordinamento e il controllo della gestione viene scelto quel suo uomo di fiducia che è l’ingegner Alberto Grandi. Per quanto riguarda le preesistenti strutture degli uffici di presidenza già indicate per il personale, per questioni mediche, etc., gli assistenti, ne vengono mantenete le strutture e vengono anzi potenziate con la nomina di un responsabile. Mentre la struttura di protezione ambientale viene riprodotta da livello di staff a livello di vertice anche a livello di divisione e poi a scendere anche a livello di ogni singolo stabilimento. Qui mi dice il dottor Cefis che duplice era il controllo della prioritaria esigenza della salute dei lavoratori e della salvaguardia dell’ambiente. Così indica la situazione così come l’aveva creata lui. Da un lato un servizio sanitario inquadrato con il personale e d’altro una struttura centrale protezione ambientale e sicurezza. Per quanto riguarda invece il problema specifico relativo al cloruro di vinile monomero c’è una linea di comportamento sua e c’è un tentativo anche degli altri dirigenti di porsi su questa linea di dire che questo problema non era assolutamente degno tra virgolette del suo livello e non aveva assolutamente dimensioni finanziarie tali da coinvolgere la responsabilità sua, la responsabilità dei vertici centrali del capogruppo. E’ clamorosamente smentito però il dottor Cefis proprio dai documenti che abbiamo esaminato anche stamattina, ma anche nelle giornate di requisitoria passate proprio perché venivano segnali molto forti dagli Stati Uniti, ma anche dall’Italia in ordine al fatto che il problema del CVM era un enorme problema finanziario. Si parlava di investimenti per il solo stabilimento di Porto Marghera attualizzati del valore di 200 miliardi di lire e quindi chiaramente è assurdo dire che era un problema che non poteva arrivare al suo coinvolgimento. Anche perché vedremo invece come i vari coimputati, anche alcuni testimoni, abbiano detto chiaramente di aver affrontato in maniera scontata peraltro il problema proprio con il Presidente Cefis. Allora proprio perché c’è questa necessità di intervento del Consiglio d’amministrazione viene ribadito e ribadisco che la procedura prevista e illustrata dallo stesso dottor Cefis comportava come letteralmente scrive lui il suo preventivo vaglio, riferito precipuamente all’entità degli scostamenti o comunque delle integrazioni del budget. E quindi alla evidente eventuale ricerca degli opportuni mezzi di finanziamento. Dicendo lo stesso dottor Cefis che era decisivo il riscontro del livello di spesa ed altrettanto viene pacifico e lineare che quel livello di spesa comportava necessariamente il suo preventivo vaglio e il suo intervento. Suo degli amministratori delegati e dei direttori di divisione che da un punto di vista tecnico, da un punto di vista del personale dovevano comunque riferire all’amministratore delegato e al dottor Cefis. E su questa situazione, su queste poi dichiarazioni è stato sentito, si è presentato, ha fatto delle dichiarazioni in aula il Presidente Cefis e ci viene a raccontare quello che ho già definito delle fandonie, sul fatto che fin dall’inizio l’impostazione della sua presidenza fu nel senso che la sicurezza dei lavoratori, la salvaguardia dell’ambiente costituissero l’obiettivo prioritario e ineludibile. Io non mi metto qui a ricordare tutti i documenti che ho già citati, che allegherò ovviamente alla memoria che consegnerò proprio come promemoria di questo mio intervento, perché sarebbe un ripercorrere inutilmente delle tappe che sono ormai chiare nella mente di tutti, dalle questioni relative alle manutenzioni, alle necessità di intervento presso gli impianti, quindi non c’è stato assolutamente questo discorso di obiettivo prioritario la sicurezza dei lavoratori e salvaguardia degli ambienti, anzi impressione netta, documentale e testimoniale è proprio esattamente in senso contrario. Ed anche quando ci viene a dire nella sua memoria il dottor Cefis che non era nemmeno ipotizzabile il discorso dei nuovi impianti che si discutesse in senso riduttivo degli stanziamenti occorrenti per dispositivi finalizzati alla sicurezza, abbiamo visto invece che è proprio questo poi concretamente successo in un arco di tempo temporale che centrale nella sua presidenza. Quell’arco di tempo che va tra la fine del ‘74 e ‘75 in cui emerge molto chiaro un cambiamento di linea. E proprio sempre nella sua memoria il dottor Cefis ne dice un’altra nel senso che ad un certo punto viene fuori, torna con il discorso che questo problema del CVM era un problema squisitamente tecnico come un problema che non potesse riguardare il suo alto livello, il suo livello di vertice. Mi viene quasi da ricordare, ricordando così anche un documento che abbiamo trovato su delle considerazioni che facevano ancora nel 1974 negli Stati Uniti a proposito del fatto che c’erano stati soltanto 28 morti a causa di angiosarcoma del fegato e dicevano solo 28 morti e veniva proprio da ricordare quella vicenda ricordata in una poesia di un poeta inglese Tom Hasud "il comportamento dei cavalieri medievali che dicono costa tanto il pane ma invece la carne e il sangue sono così a buon mercato" ed è una situazione di questo tipo. Il problema del CVM, un piccolo problema che non arriva nemmeno ai piedi del Presidente di Montedison, non tocca nemmeno i piedi e le soglie del suo potere e invece abbiamo visto anche quel documento statunitense del dottor Trabucchi mandato proprio all’amministratore delegato che riguardava il fatto della crisi di mercato non solo italiana ma internazionale gravissima che stava correndo il PVC. Ed anche sul PVC ci ha raccontato un’altra cosa non vera, per usare sempre termini un po’ più gentili perché ci diceva così, per dire il PVC ormai per lui non valeva praticamente niente, non era suoi pensieri, non era neanche uno dei prodotti maggiori. Invece abbiamo prodotto un’altra volta documentalmente una prova in senso contrario dove c’è un comunicato una clientela di materie plastiche fatto dalla Montedison della fine del ‘73 pubblicato sul quotidiano La Stampa del 13 settembre 1973 documento che avevo già fatto vedere, che non so se abbiamo in file ma comunque già è stato fatto vedere in aula, dove risulta che il PVC è il prodotto qualitativamente maggiore consegnato alla clientela, con anche un aumento del ‘72 al ‘73 un aumento che viene calcolato nel 44,4%, quindi ha una importanza enorme sia come prodotto sia come forza lavoro anche impiegata. E d’altra parte ovviamente a distanza di anni è anche incauto il dottor Cefis quando non si ricorda che tra i documenti che lui ha mandato una Regione nel ‘75 a seguito della nota protesta di cui parlerò tra poco era chiaramente indicato come invece la situazione del CVM e PVC per il mercato italiano e per Montedison in particolare fosse molto molto importante, e situazione che ci teneva in quell’occasione in altra sede e per altri motivi invece il dottor Cefis a rilevare e a segnalare. Chiamato di fronte al Tribunale per rendere conto delle sue responsabilità è ovvio, è scontato per certi versi il tentativo di minimizzare tutto. Ma ripensiamo un attimo alla storia di questo personaggio e come in un altro documento acquisito e riportato in volume della Salute del ‘73 sia ricordata l’arroganza di questi personaggi negli anni Settanta dove c’è un’intervista che viene riportata e dove si fa anche un attacco sia ai lavoratori sia al problema occupazionale e alla magistratura, perché viene detto "se la magistratura condannerà l’azienda per inadempienza antinquinamento l’azienda chiuderà le fabbriche interessate". Ce la ricordiamo l’arroganza di quei tempi. E voglio tornare, voglio venire un attimo al 1975, il documento del 1974 l’ho già citato più volte e non mi dilungo. Nel 1975 sappiamo che c’è un intervento in Consiglio Regionale, una mozione da prima e poi anche un intervento del Consiglio Regionale Veneto a proposito della nocività del cloruro di vinile monomero. E` un documento proprio del Consiglio Regionale vengono citati in maniera molto specifica alcuni problemi che il dottor Cefis ha negato e li leggo molto rapidamente e sinteticamente per smentire ancora una volta in maniera radicale le sue dichiarazioni perché si dice che le organizzazioni sindacali... Il documento del Consiglio Regionale al quale il dottor Cefis risponderà dopo poco con lettera scritta che è stata trovata. Si dice: "Le organizzazioni sindacali di Marghera dove sono concentrate numerosissime lavorazioni a base di CV hanno da tempo avanzato precise richieste appunto in merito a radicale rinnovamento e risanamento degli impianti, in particolare a Porto Marghera risultano ormai completamente irrecuperabili gli impianti CV6, CV14, 16, CV5 e 15 nei quali operano circa 600 operai, senza contare gli addetti alla manutenzione e i lavoratori in appalto. Oltre a questi reparti dove la situazione è drammaticamente grave - ancora nel ‘74 e ‘75 - molti altri abbisognano di immediati interventi di risanamento CV10 e 11, CV22 e 23, CV24 e 25. Analoghi problemi si presentano nei reparti VT della Montefibre, che occupano 200-300 operai e in tutte le numerose aziende della Provincia che trasformano il prodotto della polimerizzazione del CV" e tra l’altro questo documento non ricorda, forse non era in grado di ricordare come a quella data ci fossero già stati dei morti per angiosarcoma in Montedison e in una delle aziende della Provincia inizialmente consociata con la Montedison che era la Pansac, il primo caso di angiosarcoma dell’allora ormai lontano ‘71, era proprio della Pansac, e di queste cose rispondendo con la lettera al Consiglio Regionale che conosciamo dell’agosto ‘75 dottor Cefis diceva che andava tutto bene, che non succedeva niente e a maggior ragione adesso - dice - a questo punto non gli risulta assolutamente di essersi occupato di problemi del genere perché se gli si fossero presentati davanti sicuramente li avrebbe risolti non priorità. Non ho visto assolutamente niente di tutto questo. E nei documenti, non sto a illustrarli, li illustro solo sinteticamente, per quanto riguarda sempre quel riferimento al 1975 ed agli interventi ed ai rapporti con la Regione Veneto e con la Giunta Comunale di Venezia ricordo come da documentazione che viene indicata 9 dicembre ‘75 riservata che parte dall’ingegner Darminio Monforte e finisce al dottor Calvi, al dottor Schimberni, al dottor Trapasso, ai direttori di stabilimento di Montedison, ma anche al direttore di stabilimento di Montefibre ed anche al responsabile del personale dottor Mario Lupo ci siano riferimenti specifici alle necessità di interventi e di investimenti non solo produttivi ma anche di interventi ecologici sia per la parte che riguarda Montedison sia per la parte che riguarda in particolare Montefibre, questo a dare proprio il senso di questa continuità. E prima di arrivare alla conclusione sul punto cito soltanto un altro documento acquisito da tempo, da un anno e mezzo circa in cui risulta che mentre venivano lesinate queste spese se non tagliate risulti documentalmente proprio che nel ‘74 quando c’era proprio necessità di questi interventi non si sia assolutamente peritato il Presidente del Consiglio d’amministrazione e Montedison a spendere due miliardi di lire dell’epoca per pagare pubblicità a favore di Montedison sui giornali, in particolare sulla Gazzetta del Popolo e due miliardi di lire a valore 1998 sono 15 miliardi, quasi 16 miliardi per la pubblicità sicuramente i soldi si trovavano e non vado avanti sulle altre circostanze. Passo un attimo a rappresentare, ma soltanto molto rapidamente perché ovviamente non posso esaminare la posizione del Presidente successivo, del Presidente Medici ma la ricordo soltanto perché il verbale è stato acquisito per due circostanze. La prima che viene a confermare che non 1977 quando lui arriva a Presidente del Consiglio d’amministrazione della Montedison la società si trovava in una situazione di crisi finanziaria. Solo quindi per confermare questo dato testimoniale e che come Presidente inizialmente il dottor Medici ebbe il dottor Mario Schimberni da una parte, per la parte finanziario - amministrativa e per la parte tecnica anche lui l’ingegner Alberto Grandi, con il quale dopo qualche mese entra in contrasto e l’ingegner Alberto Grandi se ne va, ma se ne va perché? Perché non può continuare a fare quello che faceva con Cefis, visto che era della stessa squadra. La squadra per certi versi stava cambiando e l’ingegner Grandi ci dice il dottor Medici non accettava il fatto di essere responsabili solo per la parte tecnica, di essere subalterno al dottor Schimberni per la parte finanziaria e quindi viene detto che viene scelto per la parte tecnica l’ingegner Piergiorgio Gatti tuttora imputato all’interno di questo processo. Passo alla posizione all’ingegner Grandi Alberto rappresentato sullo schermo la scheda, dove si vedono quali erano i suoi incarichi di amministratore delegato e poi come sia stato anche vice Presidente della società Montefibre ed abbia poi concluso, se concludere si può dire la sua carriera lì dove era partito insieme a Cefis all’Eni. Diceva al Pubblico Ministero il 26 gennaio del ‘96 l’ingegner Grandi appunto che era stato vice direttore generale all’Eni dal ‘65 al ‘72. Verso il ‘67 l’Eni aveva acquistato il 20% delle quote Montedison quindi consideriamo sempre questa commistione societaria ed anche poi di persone, acquista questo 20% del quote Montedison e l’ingegner Grandi divenne per così dire, dice lui letteralmente il responsabile per l’Eni per il coordinamento delle attività e degli investimenti delle società del gruppo Montedison e Eni, quindi quando arrivava in Montedison sa già bene di che cosa deve trattare e che cosa deve fare. Nel corso del ‘71 come dicevamo Cefis arriva alla presidenza di Montedison e poco dopo l’ingegner Grandi lo segue, assumendo l’incarico di amministratore delegato per la gestione. Dice Grandi: "Sopra di me c’era solo il dottor Cefis. Da me dipendevano il servizio amministrativo e tutta l’attività operativa di tutte le società del gruppo". Ci parla anche l’ingegner Grandi delle funzioni centrali di staff esistenti in Montedison nel 1972 si dice che dipendevano dal servizio queste funzioni centrali di staff dipendevano dal servizio del personale che era diretto dall’avvocato Guccione che dipendeva direttamente dal dottor Cefis. Per quanto riguarda queste funzioni centrali di staff che dipendevano dal Presidente del Consiglio d’amministrazione, mi correggo un attimo c’è stato un lapsus c’era anche questa funzione centrale sanitaria all’interno della quale c’era anche il servizio di igiene e di sicurezza dei lavoratori, non il PRAS che era invece un’altra cosa. Dice l’ingegner Grandi che i direttori delle varie divisioni della Montedison dipendevano direttamente da lui. Per servizio medico sanitario c’era questo servizio centrale di staff diretto dal professor Bartalini e poi a livello di singoli stabilimenti dei singoli medici. I medici dello stabilimento dipendevano dal direttore dello stabilimento però avevano una dipendenza funzionale rispetto al responsabile del servizio sanitario centrale. Continua l’ingegner Grandi dicendo che nella sua qualità di amministratore delegato per quanto concerneva il problema sanitario ed ambientale aveva rapporti diretti anche con il dottor Bartalini e con i suoi consulenti oltre che con i direttori generali e con i direttori di stabilimento, quindi attraversa tutti i vari reali grandi e centri di potere locali, periferici e centrali della Montedison. Inoltre appunto parla di queste funzioni in materia di protezione e sicurezza ambientale cioè il PRAS, racconta che ha avuto occasione direttamente e personalmente di girare per i vari stabilimenti italiani della Montedison, di partecipare alle riunioni con dirigenti, sindacati ed operai come risulta anche da copiosa documentazione che è stata acquisita e ci dice sempre quel 26 gennaio ‘96 l’ingegner Grandi che ha parlato sicuramente e doverosamente sia con il Presidente Cefis che con l’altro amministratore delegato dottor Corsi in relazione, che era competente per la parte finanziaria, aveva parlato con costoro di tutti i vari problemi che sorgevano e quindi anche in relazione a questi problemi ambientali e sanitari. Tra l’altro diceva questi ultimi problemi avevano una ovvia - dico io - ricaduta con gli investimenti e quindi era necessario parlarne sia con il Presidente del Consiglio d’amministrazione che con l’amministratore delegato alle finanze e per poi parlarne in sede di Consiglio per l’approvazione degli investimenti. Nel 1977 racconta l’ingegner Grandi, prima che il Presidente Cefis se ne andasse dalla Montedison nominò due amministratori delegati e nominò gli allora due amministratori delegati suoi vice Presidenti e così in quel momento vice Presidente diventa il dottor Mario Schimberni nel ‘77 insieme all’ingegner Grandi come abbiamo detto poco fa. Conferma anche l’ingegner Grandi questi contrasti con Medici e Schimberni, motivi per cui se ne deve andare. Per quanto riguarda li questione specifica del CVM e PVC dice l’ingegner Grandi che ne ha sentito parlare per la prima volta appena è giunto in Montedison, appena è giunto praticamente quando è diventato operativo, quindi praticamente nel 1972. Dice che gli allora dirigenti della divisione petrolchimica e cita tra questi dirigenti che poi si sono susseguiti a vari livelli anche l’uno all’altro, l’ingegner Gatti, l’ingegner Darminio Monforte, l’ingegner Calvi e hanno accennato, gli hanno detto, mi dissero che erano in corso delle indagini con un certo professor Maltoni, l’oncologo di Bologna. Dice che in particolare ne hanno parlato con lui Darminio Monforte e Calvi, gli avevano raccontato che c’erano già stati gli studi precedenti del professor Viola e del Solvay, l’ingegner Grandi vuole incontrare a incontra anche il professor Maltoni che gli spiega nel dettaglio questi fenomeni causati dal cloruro di vinile, i problemi alle mani degli operai che ripulivano le autoclavi e l’altro la eccessiva presenza di CVM negli ambienti di lavoro. E qui siamo ancora prima dello scoppio dello scandalo del caso Goodrich. Che il professor Maltoni mi parlata dell’incidenza anche di questo gas CVM sui tumori al fegato. Poi non ricorda se gli ha parlato anche di altri tumori il professor Maltoni. Poi precisa che i discorsi che ha appena fatto al Pubblico Ministero sul CVM, sulla sua pericolosità e sugli studi di Viola e Maltoni, vennero fatti dall’ingegner Grandi sia con Maltoni e sia con tutti e tre i dirigenti che aveva su indicato della divisione Petrolchimica, che ovviamente erano Gatti, Darminio Monforte e Calvi. Di questi problemi - ribadisce l’ingegner Grandi - ho parlato sia con il dottor Bartalini che con il Presidente Cefis. Quindi conferma questo dato e viene a smentire Cefis. Disse che era un problema molto grosso, bontà sua, lo sappiamo adesso ancora di più tutti quanti. Per quanto riguarda poi la documentazione specifica relativa all’ingegner Grandi, la passo in rassegna molto rapidamente ricordando come ci fosse un rapporto diretto tra il professor Bartalini, il superiore di Bartalini che è attualmente deceduto avvocato Guccione e l’ingegner Grandi, perché le documentazione relative ad esempio e addirittura alle schede di rilevazioni infortuni da gas sia della Dipe sia della Montefibre venivano mandate all’ingegner Grandi e all’ingegner Grandi c’è anche una nota datata 6 dicembre 1973 ancora come il documento precedente da cui risulta che per il coordinamento dei servizi sanitari degli stabilimenti di Porto Marghera, quindi Montefibre, Dipe, etc., vengono interessati anche direttamente oltre all’avvocato Guccione anche l’ingegner Grandi, quindi ci conferma questo rapporto diretto da un punto di vista documentale. Ma questi interventi con i sindacati, con le federazione da parte dell’ingegner Grandi si susseguono nel tempo.

C’è un altro documento dell’11 marzo ‘94 consegnatoci da un sindacalista da Francini in sede di indagini preliminari, ma poi anche riversato negli atti del fascicolo processuale, dove risulta che a questi incontri per la Montedison oltre al responsabile del personale, oltre alla presenza dell’avvocato Guccione, oltre alla presenza dell’ancora attuale imputato dottor Mario Lupo c’è anche l’ingegner Grandi che partecipa in relazione a tutti i contatti con i sindacati di Porto Marghera che riguardano non soltanto ancora una volta la questione della Montedison ma nello specifico Grandi viene a trattare così come Lupo, così come Guccione, anche i problemi di Montefibre. E questo risulta in particolare a pagina 5 del documento che ho citato. E voglio ricordare come in questo marzo del ‘74 venissero promessi, così come abbiamo detto tante volte, promesse poi non mantenute, agli operai per la difesa dell’ambiente, viene detto al punto 4, pagina 7 del documento, "per la difesa dell’ambiente contro gli inquinamenti per la sicurezza del lavoro sono in programma - sempre in programma - investimenti per 200 miliardi". Sul documento indirizzato dal dottor Trabucchi dagli Stati Uniti in particolare l’ingegner Gianni, ho già detto, faccio rilevare come sia importante e centrale questa figura dell’ingegner Grandi in tutta questa vicenda e in questo arco temporale. Ingegner Grandi, Darminio Monforte e il Presidente Cefis.

Ma ancora nel 1975, passiamo quindi all’anno successivo vediamo sempre costantemente la presenza dei personaggi che ho citati in relazione alle necessità degli interventi e all’interno della società e nei rapporti con le amministrazioni, sia a livello di Giunta Comunale, sia a livello di Consiglio Regionale ed è ovvio che questa situazione interessa i massimi livelli la società Montedison proprio perché il problema era enorme, non era un problema da nulla o tecnico come è stato definito in questa aula dal Presidente Cefis. Sempre di Montedison c’è una lettera firmata dall’ingegner Alberto Grandi il 17 maggio 1977 che riguarda l’invio di manuali di procedure dei rapporti con le imprese appaltatrici in materia di sicurezza del lavoro. Lo indico perché questo dato parte dall’ingegner Grandi nel ‘77, fa riferimento ai manuali di procedura ed ai rapporti con le imprese appaltatrici in materia di sicurezza del lavoro e fa riferimento a una procedura che entrerà in vigore, si dice, con decorrenza immediata e sarà applicata dal capogruppo, dalle società di settore e dalle consociate a conduzioni Montedison e quindi riguarda ancora una volta, ancora il discorso della Montefibre. Successiva situazione che esamino comincio con l’ingegner Gatti. L’ingegner Gatti che era stato sentito in sede di udienza preliminare, in sede di indagine preliminare il 13 febbraio 1996, racconta che aveva cominciato ad interessarsi del Petrolchimico nel 1971 e che verso il ‘71 quando andò in pensione l’ingegner Ballabio direttore generale della Dipe, colui che aveva poi dato formalmente l’incarico al professor Maltoni per quanto riguarda l’indagine a Castello Bentivoglio sostituì l’ingegner Gatti come direttore generale l’ingegner Ballabio. Quando appunto arriva proprio in quel periodo la presidenza del Consiglio di amministrazione il dottor Cefis rimane, viene confermata la Dipe con gli incarichi indicati. Quando giunge Grandi l’anno successivo viene nominato alla direzione generale della Dipe una persona di fiducia dell’ingegner Grandi che è l’ingegner Darminio Monforte. Questi sono dati che ci vengono riferiti dall’ingegner Gatti Piergiorgio. Per questo motivo verso la fine del ‘72 - continua il verbale - ci fu il cambio alla Dipe tra Medici e l’ingegner Darminio Monforte.

Agli inizi del ‘73 Gatti viene nominato da Cefis amministratore delegato e successivamente Presidente della Tecnimont che era una società consociata di progettazione, vendita di impianti appena costituita. Nel corso del ‘77, prima che il dottor Cefis se ne andasse dalla Montedison comunica un cambiamento e una ristrutturazione nel vertice societario. I due Vice Presidenti come abbiamo detto sono stati nominati ingegner Grandi e dottor Schimberni, e i 4 amministratori delegati dovevano essere dottor Baldini, ingegner Darminio Monforte, il dottor Lupo e l’ingegner Gatti che avrebbe avuto la delega per il coordinamento della gestione chimica. Questo incarico gli venne confermato nonostante le sue perplessità e quindi dal ‘77 comincia questo incarico da parte dell’ingegner Gatti, che è andato anche a sostituire come abbiamo detto l’ingegnere Grandi. E` rimasto amministratore delegato fino a luglio del 1981 e però è interessante, non so se si può definire interessante notare come nonostante gli incarichi ricoperti dal 1971 per 10 anni, l’ingegner Gatti abbia avuto il coraggio di dire in sede di interrogatorio che lui non aveva mai saputo nulla in ordine alla pericolosità del CVM e del PVC e che addirittura i nomi del dottor Viola, ma soprattutto del dottor Cesare Maltoni non gli dicevano assolutamente niente. Lui non aveva mai sentito nominare e non aveva neanche mai saputo, ci dice Gatti che la Montedison avesse finanziato gli studi del professor Maltoni e neanche che ci fosse questo laboratorio al Castello Bentivoglio. Invece abbiamo già sentito come sia stato smentito anche dai testi e come per forza dovesse sapere perché la documentazione passava assolutamente e necessariamente a suo vaglio, proprio perché era un investimento che passava al vaglio della direzione generale. Poi addirittura continua questo suo interrogatorio che lui non ha saputo niente nemmeno dell’indagine epidemiologica della Fulc nel 1975 e del 1977 e neanche sulla stampa del CVM e PVC ha saputo mai nulla. Dice, bontà sua, che ha conosciuto il dottor Emilio Bartalini come responsabile del servizio sanitario che l’ha incontrato due o tre volte in occasione di riunioni alla Montedison tra dirigenti e che ha incontrato sicuramente anche l’ingegner Renato Calvi nel periodo in cui lavorava alla divisione petrolchimica. Però continua a ripetere che di questa situazione lui del CVM e della pericolosità lui non aveva mai saputo nulla. E tra l’altro invece risulta, tanto per raccontare anche sul periodo finale come si sia interessato proprio anche in ordine alla necessità di continuare a svolgere indagini e di incaricare anche dei medici, delle persone di verificare quello che era lo stato degli stabilimenti sia di Porto Marghera, ma anche di Terni, di Brindisi, etc., sullo stato del CVM fino agli anni 1979 e 1980. Passiamo alla situazione del dottor Lupo Mario per la sua responsabilità all’interno del servizio personale e lavoro della Montedison secondo lo schema che ho illustrato. E` stato sentito l’avvocato, il dottor Lupo Mario il 26 ottobre del 1995, poi anche il 9 agosto del ‘96 e confermava delle dichiarazioni nel senso diceva di essere stato assunto dalla Montedison il 1 gennaio del 1972 proprio quale dirigente con incarico inizialmente di vice responsabile del personale perché capo era l’avvocato Guccione e poi di capo del personale quando l’avvocato Guccione è andato in pensione. Quando arriva nel ‘72 il Presidente Cefis dice che la situazione inizialmente non cambia, ma nel ‘74 lui diventa il responsabile del personale e dell’organizzazione. Carica che ha ricoperto come vediamo nello schermo fino all’aprile del ‘77 e successivamente anche con l’incarico di amministratore delegato con delega specifica fino a tutto il 1978 all’epoca dell’ormai più volte ricordata ristrutturazione. Per quanto riguarda i suoi rapporti in particolare con il professor Emilio Bartalini il dottor Lupo ci dice che era il responsabile Bartalini dei servizi medici centrali e che in quanto tale dipendeva direttamente da lui quando era direttore responsabile del personale ed anche quando divenne amministratore delegato e successivamente è continuata, anche il responsabile del servizio sanitario, dipendeva comunque dalla sua posizione. Dice che il professor Bartalini aveva vari compiti e poiché la Montedison aveva una pluralità di sedi direzionali sia a Roma che a Milano e che in periferia primo compito del professor Bartalini era quello di organizzare dei presidi medici presso le varie sedi centrali, in secondo luogo il professor Bartalini partecipava alla selezione in via teorica del personale da assumere nelle varie sedi periferiche e poi doveva curare le direttive ed assumere informazioni in materia di medicina e igiene del lavoro soprattutto in fase preventiva.

Il professor Bartalini, diceva proprio per espletare questi compiti, aveva rapporti necessariamente sia con gli uffici centrali che con i direttori generali delle varie divisioni e il riferimento è ovvio a quello delle funzioni di staff nel Consiglio d’amministrazione perché dice sia con gli uffici centrali che con i direttori generali delle varie divisioni che anche con i direttori degli stabilimenti. Per quanto riguarda gli uffici centrali il professor Bartalini aveva rapporti, dice innanzitutto con lui e per i casi più rilevanti o comunque i casi di infortuni sul lavoro, aveva rapporti con gli amministratori e con il Presidente Cefis quindi ce lo dice anche il dottor Lupo questa circostanza e dice peraltro, in se era una circostanza piuttosto rara ma quando ovviamente si trattava di circostanze di peso, però sicuramente - dice - aveva rapporti diretti anche con il dottor Cefis. Per quanto riguarda la pericolosità del CVM il dottor Lupo che almeno lui, ecco bontà, se lo ricorda in maniera vaga di averne parlato con il professor Bartalini. Ricordiamo che il dottor Lupo era responsabile di tutto il personale e aveva questo ricordo vago. Dice che il professor Bartalini gli aveva raccontato che dalle riviste scientifiche della stampa emergevano motivi di allarme in relazione a queste sostanze, CVM e PVC, e che il CVM ad un certo punto comincia a essere indicato come cancerogeno e questo discorso era stato fatto al professor Bartalini ancora nel ‘73, circa un anno dopo rispetto alla sua entrata in Montedison. Quindi a livello di vertice, a livello di funzioni di staff del Presidente queste notizie sono immediate come è ovvio, come scontato, come ci hanno detto poi praticamente anche alcuni imputati che sia fin dalle fasi iniziali degli accertamenti che sono svolti dal professor Maltoni. Per quanto riguarda il lavoro del professor Maltoni e la scheda particolare che è stata consegnata al Pubblico Ministero, che è stata esibita quella tabella del 17 ottobre ‘72 che collegava la lavorazione del CVM all’aumento di tumori soprattutto al fegato negli animali, dice che lui non ha mai visto queste schede, soltanto gli furono illustrate sinteticamente da Bartalini però non vide materialmente questa documentazione. Quando Bartalini informò, ci informò dice, a livello centrale della pericolosità del CVM ricordo che vennero date disposizioni a lui di approfondire le notizie, di adottare tutti gli accorgimenti tecnici necessari. Ed ecco ancora una volta confermato questa posizione di fulcro, questa posizione di organo e trasmissione tra i vertici del Consiglio d’amministrazione e le divisioni, funzione che viene svolta dal professor Bartalini, come abbiamo visto anche ieri. Vennero date quindi queste disposizioni anche se poi il dottor Lupi dice che non sa e non conosce l’esito di tutte queste disposizioni. Per quanto riguarda il periodo di sua competenza, dice quanto meno a partire dalla fine del ‘72 a livello centrale tutti i problemi connessi alla produzione, quindi anche alla lavorazione del CVM e PVC facevano capo all’ingegner Alberto Grandi nella sua qualità di amministratore delegato. Il dottor Lupo anche lui non si capisce veramente in che maniera e con quale criterio neghi certe circostanze, dice delle indagine della Fulc del ‘75 e ‘77 che coinvolgeva 1500 lavoratori di Montedison e Montefibre a Porto Marghera che non aveva nessun ricordo, pur risultando documentalmente come il dottor Lupo partecipava agli incontri con i sindacati per la contrattazione collettiva come è pacifico però lui dice che non sapeva assolutamente niente di questa indagine Fulc. Nella contrattazione collettiva - aggiunge - nei rapporti con i sindacati avevo ampia autonomia sia perché ero il numero 1 del settore personale sia perché sono divenuto amministratore con delega. In tutte e due tali vesti il mio referente era il Presidente del Consiglio di amministrazione dell’epoca, al quale rappresentavo i problemi e le varie questioni da dirimere. Sui temi ambientali - dice - devo sicuramente aver parlato, e in particolare quelli che ci riguardano e quelli che sono poi stati inseriti nelle varie piattaforme contrattuali come abbiamo visto anche ieri degli anni Settanta e in particolare il CVM, dice: "Sicuramente ne ho parlato con il Presidente del Consiglio d’amministrazione anche perché in quel periodo il problema ambientale era molto sentito" io dico era molto sentito viste le proteste che c’erano e poi viste le conclusioni sicuramente era sentito un po’ meno all’interno dei vertici aziendali. Per quanto riguarda ancora un ultimo punto, cioè quello dell’indagine Fulc ribadisce di non ricordarsene il dottor Lupo e viene rammostrata la relazione datata 12 marzo ‘77 dell’Istituto Medicina del Lavoro dell’Università di Padova la relazione conclusiva e in particolare gli vengono mostrati i fogli da cui risulta l’indicazione della necessità di evitare di continuare ad esporre al CVM tutta una serie di dipendenti nominativamente indicati in particolare quelli del reparto CV6. Dice: "Non mi ricordo assolutamente circostanze del genere, né mi ricordo assolutamente richieste di trasferimenti" e sappiamo come quel documento abbia girato tutti i livelli. Gli ultimi due documenti ai quali fanno cenno rapidamente solo come date sono quelli che ho già indicato prima del 9 dicembre del ‘75 e dell’11 marzo del ‘74 dai quali risulta un coinvolgimento diretto del dottor Lupo in tutte le vicende che riguardano i rapporti sia con i lavoratori, sia con i sindacati, con la Fulc, C.G.I.L. e C.I.S.L. e U.I.L. sia con le amministratori locali, in particolare quelle relative all’agosto del 1975. Veniamo alla posizione del professore Emilio Bartalini, che è stato capo dei servizi sanitari, c’è questo tentativo poi di Bartalini che si vede evidente in tutti i verbali che sono stati consegnati, in tutti i momenti di minimizzare il suo ruolo, comprensibile, riportarlo ai minimi termini sia temporalmente e sia come funzioni per cui per riuscire a percepire, a capire qualcosa dalla sua posizione e dal suo intervento c’è bisogno di fare tutta una serie di verbali sicuramente in numero superiori rispetto a quello degli altri. Per quanto riguarda in particolare il primo, tutti poi confermati peraltro del 19 aprile del 1995, ci racconta come nasce questa storia e dice: "Quando all’inizio degli anni Settanta iniziarono a sorgere le questioni relative al CV, parli di tutte le questioni relativi a questo problema con l’avvocato Ianni - il segretario generale che vedevamo nella scheda iniziale ad un certo punto è stato nel ‘70 anche per pochi mesi amministratore delegato - e con l’ingegner Ballabio - entrambi peraltro deceduti - del settore Dipe.

Per quanto riguarda l’ingegner Ballabio che se ne andò in pensione ben presto negli anni Settanta, venne al suo posto l’ingegner Calvi". Ricorda il professor Bartalini che quando Viola, che era medico di fabbrica presso la Solvay di Rosignano presentò negli Stati Uniti a Houston gli esiti dello studio che conosciamo tutti, parlando con il professor Maltoni viene fuori questa necessità di approfondire la questione. Ricordiamo come Maltoni ha detto che fu lui a proporre, a dire che comunque bisogna fare questo studio e quindi a questo punto ci fu questa predisposizione e questo dire sì, questo partecipare da parte di Montedison e poi delle altre società europee. Per quanto riguarda l’informazione da parte del professor Maltoni, dice Bartalini "Ci tenne costui costantemente informati dei risultati dei suoi esperimenti ed ogni circa 5 o mesi ci mandava delle relazioni con delle tavole illustrative". Tra l’altro vedendo la tavola del 17 ottobre del ‘72 la riconosce come una delle tabelle veniva mandata periodicamente dal professor Maltoni e dice che le ha trasmesse direttamente al settore interessato, cioè prima all’ingegner Ballabio, poi all’ingegner Calvi, e queste ricerche del professor Maltoni misero in luce un collegamento tra l’esposizione al CV e la insorgenza dell’angiosarcoma. "Su questo collegamento - dice Bartalini - io non ho dubbi ed è scientificamente provato ed accettato" mentre dice per il resto continua ad avere qualche dubbio. Per quanto riguarda la relazione invece della Fulc Medicina del lavoro, in tutto il primo interrogatorio, così fa quasi finta di non sapere nulla, di non aver saputo assolutamente nulla. Voglio solo fare una brevissima parentesi su questo, voglio ricordare come siamo ancora nelle primissimi fasi delle indagini, inizio del 1995 ed anche il Pubblico Ministero ovviamente come la Polizia giudiziaria in quel momento sapeva ben poco di quella vicenda e quindi in questo ambito storico va collocato questo tentativo di negare possibilmente il più che si può e il più possibile proprio per impedire gli approfondimenti, gli accertamenti che poi invece sono stati fatti. Per quanto riguarda le tabelle e le relazioni del professor Maltoni dice che lui le teneva nel suo ufficio, che dovrebbero essere ancora nel suo ufficio a Montedison però di queste non c’è nessuna traccia, non è stato trovato assolutamente niente di tutta quella parte che riguarda l’ufficio del professor Bartalini all’interno della sede centrale. Continua a dire che riferiva al capo della divisione del petrolchimico su questa situazione segnalata da Maltoni. Anche se sui provvedimenti di prevenzione dice che non è in grado di dire proprio nulla perché sostiene "Non rientravano nelle mie competenze". Era il capo della divisione petrolchimica che aveva una sua autonomia anche finanziaria e quindi aveva disponibilità di fondi e questo ovviamente dice Bartalini nell’ambito del budget annuale stabilito dal Consiglio d’amministrazione e dall’amministratore delegato. Dice: "Al capo della divisione petrolchimica io mi limitavo a girare le relazioni senza fare alcun commento - ma ci dice anche il perché - in quanto erano talmente chiare che non ce n’erano nessun bisogno". In una successiva audizione del 24 novembre del ‘95 e viene precisato un po’ l’epoca del suo lavoro, fino praticamente a tutti gli anni Settanta, e ci dice che continuò a svolgere le sue funzioni di responsabile del servizio sanitario fino a quando non venne sostituito dalla Montedison anche se lui ha continuato poi a essere il punto di riferimento per alcuni anni perché poi ha avuto questo incarico di consulente medico esterno e quindi con tutto il peso della posizione che aveva il professor Bartalini per tutte le note vicende. Per quanto riguarda la sua dipendenza, dice: "Dipendevo dal responsabile del personale prima Guccione e poi Lupo", però ad un certo punto cominciò a dipendere direttamente dall’amministratore delegato e in questo caso era l’amministratore delegato ingegner Alberto Grandi. Quindi c’è questo salto da parte del Professor Bartalini e risponde direttamente all’ingegner Alberto Grandi, mentre per quanto riguarda i suoi rapporti con il Consiglio d’amministrazione cita innanzitutto i suoi rapporti con l’avvocato Bruno Ianni come abbiamo detto segretario generale che era in contatto strettissimo e diretto con il Presidente del Consiglio d’amministrazione. Segretario generale Ianni che teneva i contatti tra Presidente e amministratori delegati.

Quando si venne a sapere dello studio di Maltoni dice che ne ha parlato con Ianni proprio nella sua funzione di segretario generale e con l’ingegner Ballabio che abbiamo detto che è attualmente deceduto, oltre che con questi ricorda benissimo, ci dice di averne parlato con l’ingegner Calvi. Le prime avvisaglie su questa insorgenza di angiosarcomi del fegato racconta il professor Bartalini che si verificarono verso l’inizio del 1973 e cioè all’incirca due anni dopo l’inizio delle ricerche di Maltoni. Anche se sappiamo che i tempi sono un po’ più ristretti. Dice che peraltro prima informale tutti i dirigenti a livello centrale dice che aspettò un po’ per vedere che cosa veniva fuori e poi provvide anche a queste informazioni e cita come persone che furono informate da lui l’ingegner Gatti che ci diceva poco fa che non aveva mai saputo niente e l’ingegner Darminio Monforte, oltre ovviamente ai soliti già citati ingegner Calvi, Alberto Grandi e con Darminio Monforte anche nell’epoca in cui costui divenne amministratore delegato. Per quanto riguarda le comunicazioni che gli aveva mandato il dottor Salvatore Giudice dice: "Sì, me ne mandava, c’erano questi rapporti ma non aveva nessun ricordo specifico" e lui diceva che si limitava a prendere atto di quei dati che gli venivano forniti dal dottor Giudice e che per lui le situazioni degli operai di Porto Marghera dice letteralmente "Non ritengo preoccupanti quelle situazioni segnalate", proprio perché parla il professor Bartalini di lievi alterazioni denunciate dal dottor Giudice che potevano avere cause diverse e sono comunque molto frequenti in operai dell’industria chimica. Questa era la risposta del professor Bartalini quando tra l’altro e in uno di questi documenti che è datato ad esempio 19 settembre 1975 questo documento fa riferimento a una lettera del dottor Giudice al professor Bartalini che contiene i tabulati riassuntivi dell’ultima tornata di analisi su personale esposto a CVM in particolare a quelli della polimerizzazione, quindi dati di azienda e su questi dati viene scritto dal dottor Giudice quanto ai risultati non è che ci sia da stare molto allegri se li prendiamo in senso assoluto. Dice che per lui questi non erano assolutamente nei problemi, erano situazioni normali all’interno dell’industria chimica. 19 luglio ‘96 altro interrogatorio del professor Bartalini che ad un certo punto messo un po’ alle strette, bisogna dire, prende visione della relazione della Fulc del ‘77 e che ad un certo punto anche lui, bontà sua, dice: "Ah, sì adesso mi ricordo un po’ di più, adesso mi ricordo che era stata effettuata a Porto Marghera questa indagine epidemiologica, è vero che ne abbiamo parlato, anche perché si trattava di un’indagine molto vasta, anche se sui risultati io avevo le mie perplessità". Dice che lui non condivideva i giudizi e le affermazioni contenute nella relazione mentre ricordiamo come due giorni fa mi riferito come il dottor Giudice diceva: "I dati riferiti nella relazione Fulc erano sostanzialmente i dati che anche noi medici di Porto Marghera avevamo rilevato". Quindi c’era essenzialmente una concordanza.

Per quanto riguarda la necessità di globale risanamento degli impianti dice il professor Bartalini, visto che poi in effetti non dipendeva da lui "Ero perfettamente d’accordo e che non ero d’accordo sullo spostamento degli operai" perché questo invece dipendeva da lui il fatto di non averli spostati ricadeva nelle sue responsabilità. Per quanto riguarda appunto questi dice di averne parlato, di aver sentito anche che dai sindacati degli operai venivano queste richieste di spostamento e che però lui teneva conto solo dei consigli dei loro esperti, dei loro medici. Eh, però abbiamo visto che neanche questo è vero perché l’indicazione del dottor Giudice non diede assolutamente alcuna risposta. E relativamente al fatto che la data del marzo ‘77 veniva riproposto il problema CVM e PVC dai sindacati dice Bartalini "Questo problemi ormai era già stato superato", questa è la risposta dei Bartalini e poi scarica sul dottor Giudice dicendo: "Faccio presente che il responsabile a Marghera era il dottor Giudice e quindi lui era in grado di verificare la fondatezza o meno di questi risultati", anche se poi a una domanda specifica risponde: "Non sono in grado di dire se il dottor Giudice abbia riscontrato la fondatezza di quanto segnalato dai sindacati". Per quanto riguarda le informazioni che riceveva da Porto Marghera il professor Bartalini dice che lui ogni volta che le riceveva per Porto Marghera dal servizio sanitario "Io provvedevo a informare il responsabile della divisione" e parla in particolare dell’ingegner Calvi, anche se dice che a sua volta il responsabile della divisione, in particolare l’ingegner Calvi era stato informato direttamente dalla direzione dello stabilimento che seguiva anche l’altra linea, chiamiamola la linea produttiva. Per quanto riguarda ancora i contatti con l’amministratore delegato ingegner Grandi li ribadisce il professor Bartalini proprio per dire che c’erano contatti a tutti i livelli tra lui, Grandi, Darminio Monforte e Calvi quando poi soprattutto è aumentato di grado, ha fatto carriera diciamo. Altro interrogatorio di Bartalini del 30 luglio 1996 dove finalmente vengono precisate un po’ tutte le date, un po’ tutte le questioni e ricorda come ad un certo punto conferma quello che c’era stato segnalato anche dagli altri e cioè che ad un certo punto lui entrò in contatto diretto con l’ingegner Grandi poco dopo che divenne amministratore delegato proprio perché Grandi decise che doveva lavorare in più stretta collaborazione con lui e disse ciò in quanto aveva saputo che stava curando in maniera molto accurata le ricerche scientifiche e il settore dell’igiene e del lavoro e della prevenzione, e in particolare le indagini e le ricerche di Maltoni. "Quindi l’ingegner Grandi stesso mi disse che dovevo lavorare a stretto contatto con lui, di rivolgermi direttamente a lui e praticamente di fare capo a lui". Sui problemi di Porto Marghera anche per i periodi successivi alla relazione del ‘77 dice soltanto di aver saputo che c’erano in maniera molto generica delle contestazioni e che però si mugugnava così e si esprime il professor Bartalini a questo proposito sui rischi del CVM, aveva sentito, aveva letto qualcosa anche sui giornali però lui continua a dire "Io non condividevo assolutamente le preoccupazioni in modo assoluto". Per quanto riguarda la Montefibre e il servizio sanitario della Montefibre ricorda Bartalini come l’unico dirigente della Montefibre con cui ha parlato una sola volta era stato il dottor Gritti Bottacco. La Montefibre era una società che apparteneva alla Montedison al 100% e racconta come non avesse un suo servizio sanitario autonomo e ricordava come ci sia stato questo incontro che era stato fissato ad ora molto tarda dal dottor Gritti in occasione della prospettata necessità di parlare di questo servizio sanitario e questo incontro di Gritti Bottacco era stato fissato proprio alle ore 23.30 proprio per scoraggiarlo, invece l’incontro ci fu ma non sortì alcun effetto. Questo ci riferisce Bartalini al 30 luglio del 1996. Per quanto riguarda il servizio sanitario Montefibre di Porto Marghera ricorda Bartalini che non c’era a Porto Marghera per Montefibre un servizio sanitario autonomo, che c’era qualche volta qualcuno qua e là che però facevano capo al dottor Salvatore Giudice. Per quanto riguarda le segnalazioni da Bartalini alla Montefibre dice che lui non ha segnalato mai alcunché né sul CVM né sul PVC che d’altra parte nessuna persona della Montefibre gli aveva mai chiesto niente.

A proposito del professor Bartalini voglio ricordare come l’avvocato Guccione Carmelo deceduto ma il suo verbale è stato acquisito in data 24 novembre ‘95 avesse dichiarato al Pubblico Ministero le circostanze che in parte ha già riferito e in relazione al dottor Bartalini. Proprio come responsabile del servizio sanitario per tutta la Montedison. Si trattava di una funzione di staff che rientrava organicamente nella direzione del personale, però dice Guccione "Io non entravo nei problemi specifici sanitari. Il dottor Bartalini come suo superiore referente dirette aveva lui però per le questioni presenti, per le questioni più importanti aveva rapporti diretti anche con il Presidente del Consiglio d’amministrazione e con l’amministratore delegato", quindi ancora una volta da un’altra fonte ci viene confermato questo dato dei rapporti diretti e immediati con Cefis da parte del professor Bartalini. L’avvocato Guccione tra l’altro racconta che della situazione del professor Maltoni di Bologna lui non è stato assolutamente informato da nessuno e nessuno, nemmeno Bartalini gli avevano detto niente. Dice che addirittura ne sentiva parlare per la prima volta lì davanti al Pubblico Ministero. Situazioni analoghe per quanto riguarda il servizio sanitario centrale risultano dal verbale di dichiarazioni acquisito di Giorgio avvocato Baldini del 20 gennaio ‘96, verbale acquisito sull’accordo nelle parti dove per la parte che ci riguarda e che riguarda il professor Bartalini viene detto che il responsabile del servizio sanitario centrale che era il dottor Bartalini aveva rapporti diretti sia con il responsabile del personale che con i direttori delle divisioni competenti. C’è poi un’affermazione molto poco credibile da parte dell’avvocato Baldini perché mentre ci dice nella premessa di questo verbale che c’era un rapporto diretto tra lui e il dottor Cefis proprio perché era assistente per gli affari legali e era in contatto diretto dice che suoi rapporti tra Cefis e Bartalini non dice che non c’erano, che non è vero e non li nega, dice solo: "Non sono in grado di dire se aveva contatti diretti oltre che con il direttore che è indicato anche con il Presidente del Consiglio d’amministrazione".

Ci ricordava in quel verbale l’avvocato Baldini che si era interessato di questa vicenda del CVM soltanto di recente in occasione di un processo davanti al Pretore di Terni per delle lesioni di cui era stato colpito l’operaio Serra Antonio autoclavista. Il direttore dello stabilimento in quel caso era stato sottoposto a processo, anche condannato però il reato di lesioni era stato dichiarato amnistiato in sede di appello. Per quanto riguarda la vicenda del CVM, la vicenda della società Goodrich diceva l’avvocato Baldini in quel verbale "Ora mi viene fatto il nome dalla Signoria Vostra, mi ricordo, mi dice qualche cosa questa vicenda, si trattava di una società che produceva materie plastiche" ricordava quella morte per angiosarcoma ed allora dice: "In effetti devo dire che i problemi relativi alla lavorazione del CVM e PVC all’interno della Montedison erano noti all’epoca del caso Goodrich, peraltro trattandosi di problemi connessi alla prevenzione venivano curati dal servizio sanitario e dall’organizzazione del personale. Io non me ne sono mai interessato". Per la parte che concerne invece la Montefibre si ricorda come fosse una controllata in toto dalla Montedison e che per la straordinaria manutenzione veniva riferito all’ufficio affari legali della capogruppo e cioè della Montedison, mentre Montefibre non aveva nemmeno un servizio sanitario centrale. I suoi medici di fabbrica facevano riferimento al servizio centrale della Montedison e quindi al professor Bartalini. Sempre sul professor Bartalini c’è un altro verbale acquisito del dottor Paolo Smith che è deceduto, che parla, che fa riferimento all’epoca, non ricordo tutto il verbale, ma solo ai passi che interessano questa vicenda, e in particolare la struttura del servizio sanitario centrale, diretta dal professor Bartalini che dipendeva dal responsabile del personale e dal Presidente Cefis attraverso questo discorso.

Ricordo che il dottor Smith era assistente, aveva un incarico speciale delle relazioni con il Presidente Cefis, quindi era sicuramente al corrente di questi rapporti, di questi contatti.

Per quanto riguarda le vicende della conoscenza del CVM il dottor Smith aveva iniziato a lavorare nel ‘70 in Montedison, ricorda in progressione temporale le seguenti circostanze, proprio come ricordo a cui era stato sollecitato. Dice che in Montedison si viene a sapere studi di Viola, esperimenti e studi di Maltoni, società Goodrich e poi le decisioni a livello centrale di adeguamento degli impianti e di abbassamento degli standard, poi sull’esito delle decisioni della società dice che non è in grado di dire nulla. Ricordo a questo punto solo per la valenza anche di cronologia che ha e che viene a confermare quella che era la cronologia presentata dal Pubblico Ministero. Su Bartalini voglio ricordare ancora alcuni documenti e alcuni già trattati e come pur nei rapporti con gli Stati Uniti Bartalini sia stato praticamente sempre presente sia con gli Stati Uniti e sia con le altre società europee. Quindi non discuto questi documenti. E’ come il professor Bartalini abbia anche partecipato a una visita allo stabilimento Basf di Ludwingafen in Germania nel giugno del 1973 in cui risultava che quello stabilimento che aveva sì circa 50 mila dipendenti ma ricordavamo come la Montedison in quel periodo e nel ‘73 e ‘74 arrivasse a poco meno di 15 mila dipendenti ci fosse un’organizzazione sanitaria in Germania che faceva perfino impressione. Perché in questo dipartimento di questo Ludwingafen c’era un dirigente sanitario e poi c’erano 20 medici a tempo pieno, con 120 collaboratori, era garantita la presenza di un medico di notte e i giorni festivi e per altri due medici era prevista la reperibilità. C’erano poi due infermerie principali, 4 infermerie secondarie, 11 ricoveri di cui due sotterranei e due centri di pronto soccorso. C’erano 8 ambulanze, con 28 tra infermieri ed autisti che si alternavano a turno ed inoltre era previsto l’intervento della società di due elicotteri, quindi basta fare in un po’ proporzioni se vogliamo però vediamo come si trovasse Porto Marghera in una situazione completamente diversa nonostante le differenze numeriche. C’è ancora un documento del ‘73 mandato dall’ingegner Calvi al professor Bartalini dell’11 dicembre ‘73 proprio a dimostrazione che quando si trattava di rapporti che riguardavano la situazione sanitaria veniva scavalcato direttamente qualsiasi persona da Porto Marghera e si faceva riferimento al professor Bartalini. I documenti del ‘73 li ho già citati a conferma dei rapporti tra Calvi, Darminio, Bartalini e il dottor Trapasso che all’epoca era direttore dello stabilimento di Porto Marghera. Documenti degli Stati Uniti li ho già accennati quindi non mi dilungo ulteriormente a rappresentarli, il professor Bartalini che ricordo partecipò anche a tutte le riunioni all’Istituto Superiore di Sanità fin dall’aprile del 1974 dove veniva posto con forza il problema del MAC 0 e lui dà l’importanza dall’alto della sua posizione non risulta che abbia fatto assolutamente nulla, anzi ha sempre detto che per lui il problema, come ha riferito nei verbali di interrogatorio che ha appena ricordato, non era assolutamente un problema di rilievo e per contro tra l’altro proprio in relazione agli spostamenti di operai vediamo come da Porto Marghera si rivolgessero direttamente al professor Bartalini perché un medico, l’ho già detto, il 14 ottobre 1974, Francesco Giuliano uno di quelli part - time segnalava la necessità di spostare un operaio poi deceduto per epatocarcinoma e questo almeno per alcuni anni ha continuato a stare lì e a lavorare come autoclavista e era già segnalata una epatomegalia. Ed anche quando da Porto Marghera e viceversa, dal centro a Porto Marghera venivano segnalate circostanze relative anche ad altri reparti come ad esempio in un caso 21 ottobre ‘74 reparto S12 cicloesanone ci fosse sempre l’intervento del professor Bartalini.

Il professor Bartalini che come ricorderemo dai documenti esaminati ieri fu sempre presente a tutte le riunioni di fine ‘74 e del 1975 in cui si dovevano, come scritto nell’oggetto, definire le azioni, i problemi del CVM in ditte, fu sempre presente. E il professor Bartalini che diceva inizialmente per alcuni verbali al Pubblico Ministero che non sapeva niente dell’indagine Fulc, è stato anche smentito documentalmente, poi ha dovuto ammettere a quel punto ovviamente che lui della indagine Fulc ben sapeva cosa c’era, e ben sapeva che c’erano in corso altri indagini epidemiologiche sui lavoratori anche di Brindisi, perché è stato trovato casualmente un documento datato 30 novembre ‘76 in cui viene fuori che proprio Bartalini manda al responsabile di Brindisi una riservata personale contenente la relazione del professor Foà proprio sull’indagine epidemiologica dei lavoratori esposti al CVM. Ed anche a Brindisi si rilevi sono state trovate e si potrà vedere con calma che le conclusioni sono analoghe a quelle di Porto Marghera perché dovunque si sia andata a verificare la situazione si trovavano le stesse situazioni patologiche per gli operai.

Io ho definito tristemente questa situazione una unità d’Italia di tutti i Petrolchimici perché le situazioni erano tutte unificate e tutte nello stesso senso. Ricordiamo ancora come addirittura nell’anno ‘81 tanto per dire che non si ferma al ‘79 l’intervento del professor Bartalini, nell’81 sia stato il professor Bartalini, ci dice il dottor Cazzoli Franco e a Mantova, a incaricare proprio il dottor Cazzoli di fare quasi da focal point, così viene definito, in relazione alla necessità di verificare che cosa stava succedendo per la situazione CVM in tutti gli stabilimenti della Montedison. Presenza del professor Bartalini che vediamo anche a livello istituzionale, perché quando il dottor Maurizio Guerrieri dell’Ispettorato Medico Centrale del Lavoro deve recarsi alla Comunità Europea per discutere di CVM e dei limiti vediamo come questo dottor Guerrieri sia portato attraverso le buone grazie del professor Foà tanto per cambiare nell’ufficio del professor Bartalini per essere adeguatamente catechizzato e ci ricordiamo bene l’intervento in aula del dottor Guerrieri. E proprio un’ultima cosa sul professor Bartalini voglio ricordare e poi passo oltre anche rapidamente, perché voglio dire e voglio ricordare come dalla documentazione acquisita negli Stati Uniti in sede di rogatoria internazionale sia emerso come e perché i famosi ormai dottor Johnson, dottor Creek si siano accorti con la Goodrich dell’angiosarcoma del fegato degli operai, ce l’ha raccontato durante una delle udienze davanti alla Corte Distrettuale del Distretto del New Jersey proprio il dottor Johnson che è stato sentito che racconta che ad un certo punto il dottor Creek che era un medico libero professionista mentre il dottor Johnson era responsabile sanitario della società Goodrich ad un certo punto rileva casualmente un caso di angiosarcoma. Cosa fanno, cosa decidono di fare? Quello che non hanno fatto in Italia, quello che non hanno fatto a Milano e che non hanno fatto a Porto Marghera. Sono andati a verificare i dati documentali che già avevano in azienda e lì hanno trovato che qualche mese prima ne era morto un altro, che l’anno prima ne era morto un altro. Allora, voglio dire, se nel dicembre del 1972 il caso di Ennio Simonetto deceduto e indicato nel registro degli angiosarcomi fosse stato adeguatamente affrontato, perché Montedison al centro sapeva benissimo che era morto per tumore al fegato, come risulta dalla scheda che gli è stata mandata dopo cinque giorni, e quindi fosse andata all’indietro nel tempo, avrebbe verificato che cosa era successo e quando continuano le morti con angiosarcoma, come nel caso di Agnoletto che è morto il 14 marzo del ‘73, anche in questo secondo caso si sarebbe potuto scoprire e verificare per tempo che cosa era successo e quindi anticipare quella che è stata l’azione della Goodrich negli Stati Uniti. Qui in Italia il professor Bartalini neanche questo ha fatto, quando ricevevano questi dati li lasciavano lì tali e quali senza dare nessunissima indicazione e intervenendo solo quando non ne potevano fare più a meno. Per quanto riguarda tutte le altre posizioni io ritengo di dover fare riferimento alle ricostruzioni che emergono in maniera pacifica dai verbali di interrogatorio dei vari imputati così come sono stati indicati. Il dottor Calvi viene indicato in quella situazione per i suoi incarichi che ha rivestito all’interno di Montedison sia come vice direttore generale che come direttore generale della divisione del Petrolchimico.

Del dottor Calvi abbiamo avuto occasione di parlare spesso perché ripetutamente ci siamo imbattuti nella sua posizione discutendo di documenti sia da un punto di vista medico sia da un punto di vista tecnico, una situazione fin dai primi anni 70, ma per tutto il periodo della sua presenza all’interno di Montedison. Ricordo in particolare la sua presenza all’interno di tutte le riunioni che riguardavano il 1975 e la necessità di fare qualche cosa per sanare la situazione delle autoclavi, la situazione degli impianti di Porto Marghera. A queste riunioni erano costantemente presenti, e comunque ricevevano tutti i documenti, tra gli odierni imputati Calvi, Bartalini e Gaiba. Trapasso Italo. La posizione di Trapasso Italo è una posizione un po’ particolare a cavallo tra le vicende della Montedison e le vicende della società del gruppo Eni. Proprio per le sue capacità di tecnico, perché fin dai primi anni ‘70, vediamo dal dicembre del ‘73 che è stato direttore di stabilimento, poi ha salito un po’ tutti i gradini della carriera, passando anche ad un certo punto alle società del gruppo "rivale", che poi rivale in effetti non è mai stato perché abbiamo visto che dagli anni 60 Eni comunque aveva una sua anche pesante partecipazione all’interno di Montedison. Quindi tutte le vicende sono illustrate ed emergono in maniera molto chiara dai contenuti dei suoi verbali di interrogatorio e anche per quanto riguarda la documentazione che è stata esaminata in più occasioni troviamo costantemente la presenza anche del dottor Trapasso fin da quando era direttore di stabilimento e successivamente quando si interessa invece della situazione anche più avanti della Enoxi, Enichimica, etc., delle società poi del gruppo Eni, per confluire all’epoca del 1988 nella vicenda del matrimonio Enimont - Montedison, quindi coinvolto direttamente anche nella vicenda American Appraisal che vi verrà illustrata nelle prossime udienze da alcuni difensori di Parte Civile. Voglio solo ricordare un altro punto che fa da passaggio quasi, che ancora nel 1980 c’è una indicazione da parte del dottor Trapasso che, dicevo, il dottor Bartalini decide con i vertici ovviamente dell’epoca di incaricare il dottor Cazzoli Franco di essere quasi il focal point della Montedison per tutti gli stabilimenti e a questa decisione vediamo che partecipava anche il dottor Trapasso. Presenza del dottor Trapasso che si conferma in particolare dall’anno 1982 accanto alla posizione del dottor Lorenzo Necci. C’è la documentazione in atti e si vede come questa partecipazione, questa vicinanza sia costante anche per le garanzie che poteva dare il dottor Trapasso sia da un punto di vista tecnico sia delle vicende societarie e anche delle "trappole" che una società poteva far concretizzare nei confronti dell’altra. Posizione di Darminio Monforte che viene illustrata parimenti nella scheda, dove si vede qual è il suo percorso all’interno della società e quali sono i compiti che sono stati assunti. Anche per Darminio Monforte vale lo stesso discorso, ricordo in particolare i documenti 74 e 75 e come fosse di assoluto rilievo e pregnanza la sua presenza, specialmente presso quella che veniva definita alta direzione di Milano. Purtroppo, dicevo questa mattina, malauguratamente di questi verbali di riunione presso l’alta direzione ne abbiamo trovati piuttosto pochi perché è da questi che abbiamo ricavato che c’era parecchio materiale interessante anche da un punto di vista processuale. Le situazioni successive del dottor Diaz, del dottor Morione e del dottor Reichenback sono praticamente analoghe, nel senso che si inseriscono in un’epoca storica tra la metà degli anni 70, quando c’è poi la divisione anche a livello societario, e quella degli anni 80, che ci sono dei cambi di denominazione sociale, ci sono delle ristrutturazioni all’interno della società, però praticamente come viene detto ad un certo punto anche da loro stessi all’interno dei loro interrogatori praticamente cambia il nome, ma non cambia assolutamente nulla.

Il senso di questa continuità, di queste posizioni, vediamo il dottor Diaz, ma possiamo vedere anche le schede del dottor Morione e del dottor Reichenback, il senso di questo tempo che passa e che praticamente non porta a cambiamenti all’interno dei comportamenti delle società e dei dirigenti ci viene fornito da quelle che sono state le indicazioni molto preziose dell’ingegner Sergio Bianchi che aveva avuto possibilità di vedere dagli anni 70 all’inizio degli anni 80 e alla fine degli anni 80 le società e gli impianti di Porto Marghera. Da queste visite dice che praticamente non cambiava assolutamente nulla, c’era soltanto un permanere di quegli impianti e un cambiare qualche valvola più o meno adeguata, come dicevamo ieri, e comunque insufficiente alle esigenze di tutela degli operai e dell’ambiente di lavoro.

Un’altra posizione di rilievo all’interno di questa vicenda è la posizione del dottor Porta. Il dottor Porta parimenti - adesso presentiamo la scheda - ha avuto due periodi diversi di interesse in queste società perché c’è stato un primo periodo in cui è stato dirigente di società Montedison e poi amministratore delegato ed è un periodo di circa cinque anni dall’82 all’87, che era, come abbiamo visto nell’illustrazione della parte sia medica sia impiantistica sia ambientale, un periodo di tutto rilievo. Interviene ancora, c’è ancora la sua presenza in un altro periodo delicato delle storie delle vicende societarie anche di Porto Marghera ed è il periodo a cavallo della fine della vicenda Enimont e il periodo dell’inizio della società Enichem. Nel verbale di interrogatorio del 5 ottobre del ‘96 il dottor Porta fa riferimento a quelle che sono tutte queste vicende societarie e illustra in maniera abbastanza dettagliata i rapporti che ci sono stati tra Montedison, Eni e la costituzione di Enichimica costituita apposta proprio per rispondere a delle logiche governative che volevano una ristrutturazione di tutto il settore chimico italiano. E’ interessante quel suo verbale di interrogatorio anche per i riferimenti che fa alle vicende e ai ruoli personali dell’avvocato Necci e dell’ingegner Grandi per tutta questa epoca temporale che riguarda la fase iniziale degli anni 80 fino a tutta la vicenda Enimont. Per quanto riguarda le sue conoscenze di tutte le problematiche relative al CVM e alle questioni ambientali di Porto Marghera il dottor Porta dice che praticamente lui per sua conoscenza diretta non sapeva assolutamente nulla e quando chiedeva informazioni riceveva soltanto delle garanzie da parte di suoi sottoposti, ma non risulta in alcuna maniera un suo interessamento more solito di tutte queste vicende e nessuna indicazione specifica al fine di poter risolvere quei problemi che però, abbiamo visto, sono emersi in maniera anche pubblica e anche molto forte alla fine degli anni 80 con la situazione della vicenda American Appraisal.

Ci sono poi le posizioni dei direttori degli stabilimenti di Porto Marghera. Dalla ricostruzione che è stata fatta dalla Guardia di Finanza si riesce a capire e a ricostruire molto bene il fatto che ad un certo punto mentre i direttori degli stabilimenti sono a partire dal 1970 il dottor Sebastiani e poi altri direttori che sono attualmente deceduti, interviene ad un certo punto la competenza di quella che viene definita unità Dimp, in particolare dall’1 aprile del 1981, di cui è responsabile Fedato Luciano, Fedato Luciano che viene sostituito nel marzo dell’83 da Gaiba Sauro. Per questo arco temporale, Fedato, Gaiba e poi Sellan, c’è questa esclusione delle competenze del direttore dello stabilimento Petrolchimico. Per questo anche ad un certo punto, pur essendo stato inizialmente incriminato il dottor Marzollo per la parte che riguardava la direzione dello stabilimento e per la parte degli operai, viene esclusa la sua responsabilità proprio perché in quel periodo la responsabilità non era del direttore di stabilimento, ma era del responsabile dell’unità Dimp, che in questo caso... nel primo caso era Fedato Luciano e poi Gaiba Sauro.

Per Sebastiani Angelo abbiamo già avuto occasione di ricordare in alcune situazioni la sua particolare presenza in senso negativo, sia sulla stampa sia nelle aule giudiziarie, perché c’è agli atti anche una sentenza che peraltro dichiara di non doversi procedere a seguito di oblazione, in relazione proprio ad una vicenda del 1972 che riguardava il nuovissimo reparto CV22, fiore all’occhiello, CV22 sul quale nella documentazione in atti risulta che aveva procurato degli infortuni a causa di acido cloridrico uscito dalla fiaccola del reparto stesso, addirittura ad operai del cantiere Eni. Le valutazioni e gli approfondimenti che vengono fatti in quell’occasione sono piuttosto pesanti proprio perché fanno riferimento a quello che avevo detto anche ieri mattina parlando di un CV2 entrato in funzione già vecchio e di un CV2 che fin dall’inizio sgarrava ed era completamente fuori limiti e aveva necessità di interventi immediati da un punto di vista impiantistico. C’è la sentenza in atti del Pretore, c’è la documentazione e alla medesima faccio rinvio. Mentre si distingueva d’altra parte, come abbiamo detto, l’ingegner Sebastiani nel fare interviste dove diceva che gli operai sono degli scansafatiche, è colpa dell’assenteismo, accusava di vagabondi in pratica, disaffezione al lavoro di questi operai, quindi se le cose non andavano in fabbrica e se si creavano incidenti era solo colpa degli operai. Il dottor Sebastiani tra l’altro non aveva alcuna remora quando c’erano problemi di sciopero e cose di questo tipo a chiedere interventi, salvo sospensione, addirittura al Prefetto di Venezia, quindi sulla linea dura del Presidente Cefis abbiamo anche il comportamento del direttore dello stabilimento di Porto Marghera che è tuttora imputato in questo processo. Peraltro, come si vedrà quando formulerò le richieste di pene, devo dire fin d’ora che per la situazione dei direttori di stabilimento, proprio tenuto conto sia del periodo in cui sono stati direttori, ma soprattutto della facoltà decisionale che avevano rispetto al centro, dovrà essere tenuta in considerazione questa circostanza di minori poteri rispetto alle situazioni di coloro che si trovavano al vertice. In situazioni analoghe ai direttori di stabilimento di epoca Montedison sono le situazioni dei direttori di stabilimento di epoca Enichem: Fabbri e Marzollo solo per la parte ambientale, Smai e Zerbo, nonché l’imputato Pisani che è quello che è accusato di tutti e tre i capi di imputazione. In questo senso ricordavo la vicenda e complessivamente va considerata secondo la premessa che avevo fatto, in particolare per l’ingegner Pisani va considerato come dall’ampia istruttoria dibattimentale che è stata effettuata anche sul capo 3 dell’imputazione e con particolare riferimento a quelle che erano le conclusioni dei consulenti tecnici del Pubblico Ministero sul fatto che quello che era stato denunciato come sabotaggio invece era semplicemente un incidente dovuto alla strumentazione o, se vogliamo, ad un operaio, ma solo un incidente, è stato sfruttato in una maniera molto scorretta e in un momento molto delicato della storia di Porto Marghera accusando ancora una volta gli operai, così come era stato fatto nel ‘72 e nel ‘73. Quindi anche per questa vicenda, proprio richiamandomi al lavoro degli ingegneri Inanno e Rabitti e alla smentita che è stata fatta della ricostruzione dell’ingegner Pisani, chiedo che per il reato che è stato contestato, anche per quello specifico di simulazione di reato, venga poi dichiarata la penale responsabilità del Pisani. L’ultima parte degli imputati che vado lo stesso rapidamente ad affrontare è quella dell’epoca Enichem - Anic, Enichem - Base, Enimont. Parto dal verbale acquisito agli atti di una persona già imputata, ma che poi è deceduta, che era l’ingegner Sernia Antonio, che aveva avuto occasione - diceva il 15 ottobre ‘96 - di interessarsi degli impianti di CVM e PVC, però solo a partire dal 1987, nell’epoca in cui divenne Presidente di Enichem - Anic che assorbiva Enichem - Base di cui era già Presidente.

Ricorda l’ingegner Sernia come per la ristrutturazione organizzativa che impostò vennero nominati tre amministratori delegati, tra cui l’ingegner Burrai con delega per la chimica di base e l’ingegner Presotto direttore generale.., che si serviva l’ingegner Burrai di un direttore generale che era l’ingegner Presotto proprio per le attività chimiche. Quando l’ingegner Sernia assume questo incarico e diviene competente sugli impianti di Porto Marghera, chiede - dice come buona norma dell’Eni - se quegli impianti erano in regola con la normativa ambientale. Dice che non insistette particolarmente in quanto era Presidente, non fece nessuna verifica personale, dice di aver rivolto la sua richiesta all’ingegner Burrai e all’ingegner Presotto, i quali gli confermarono però che tutti gli impianti erano in regola e che non c’era nessun problema. Per quanto riguarda questo periodo, sempre ’87 - ’88 c’erano però degli allarmi anche pubblici, c’erano di già - verrebbe da dire - degli allarmi pubblici, perché dice il dottor Sernia che si dovette interessare della vicenda di Porto Marghera a causa della richiesta di un assessore veneziano che aveva chiesto di migliorare la situazione ambientale, dice: "Era già a norma, però ci chiedono di migliorarla, chissà perché" e questa riguardava gli scarichi in atmosfera di gas CVM. Quindi un primo segnale già in questo ‘87 viene dato da queste richieste dell’Amministrazione e se si muove un assessore vuol dire che di segnali ce ne dovevano già essere diversi in precedenza. Per quanto riguarda poi la vicenda immediatamente successiva del 1988 della società American Appraisal, ricorda che su questa valutazione degli impianti la questione venne gestita a livello di vertici Eni ed Enichem e in particolare per l’Enichem fa direttamente riferimento all’allora Presidente Necci. Sul rapporto dell’American Appraisal dice che è passato per quanto sa lui, per quanto ovviamente gli risulta, agli esami dei vertici di Enichem e anche di Montedison, oltre che dei loro tecnici e per la parte che concerne le discariche nella zona dello stabilimento Petrolchimico di Marghera dice che venne informato di qualche cosa solo quando divenne Presidente di Enichem - Enic, quindi alla fine dell’87, ma comunque ancora prima della vicenda di American Appraisal. Su questa vicenda, quindi sulla base di tutti questi segnali che stava ricevendo, lui continua ad interessare l’ingegner Burrai, l’ingegner Presotto e poi tecnici anche di livello inferiore, "i quali - così dice l’ingegner Sernia - mi dissero che in passato Montedison aveva commesso delle irregolarità nello scarico dei residui industriali. Ricordo inoltre, ad esempio, che mi dissero che la società Monteco, che era una società del gruppo Montedison incaricata della depurazione dei rifiuti, effettuava attività di depurazione in maniera non regolare. La Monteco negò tali circostanze, però successivamente ci furono anche dei contenziosi". Dice l’ingegner Sernia che dopo la ricezione di tali notizie informa i vertici Enichem, i vice Presidenti e il Presidente Necci, che lo incaricano di studiare la situazione e lui a sua volta incarica Burrai. Di questo studio di situazione poi si è saputo ben poco fino a quando non è partito peraltro in maniera segreta quell’arbitrato famoso tra Montedison ed Enichem, arbitrato famoso di cui per quanto ci riguarda siamo venuti a sapere qualcosa solo casualmente. In relazione alla situazione dell’ingegner Burrai e dell’ingegner Presotto, appena citati dall’ingegner Sernia, rappresento le loro schede e per quanto riguarda la ricostruzione della loro attività e delle loro carriere faccio riferimento ai verbali delle loro dichiarazioni, dove risulta pacificamente tanto dal verbale del 12 ottobre del ‘96 dell’ingegner Burrai che c’era stato questo interessamento su incarico dell’ingegner Sernia, come ci diceva poco fa l’ingegner Sernia. L’ingegner Burrai dice che Presotto era direttore generale delle attività chimiche e da lui dipendevano varie divisioni, tra cui la divisione cloroderivati che è quella che è interessata in particolare agli stabilimenti di Porto Marghera. Quando ci fu nel novembre del ‘97 un passaggio di consegne per questi impianti... che cosa significa questo passaggio di consegne? In pratica significa che "per via gerarchica - anche l’ingegner Burrai così dice - mi vennero rappresentate le problematiche degli impianti CVM e PVC anche di Porto Marghera. Per via gerarchica significa che le questioni venivano a me rappresentate dall’ingegner Presotto. I problemi relativi a questi impianti consistevano essenzialmente nella necessità di raccogliere i vari scarichi contenenti il CVM e di convogliarli in forni per il loro incenerimento. Il secondo problema concerneva l’obiettivo di eliminare il più possibile la presenza di CVM nell’ambiente di lavoro e in particolare durante gli interventi di pulizia sulle autoclavi". Io ricordo questo episodio perché è importante, viene riferito dall’ingegner Burrai non agli anni 70, ma ormai verso la fine degli anni 80, perché siamo ormai verso la fine del 1987 e siamo già in epoca Enichem; ci sono ancora presenti questi problemi. Discutono, vengono rappresentati al vertice e quindi si presentano all’esame del vertice ancora come problemi non superati. Continua l’ingegner Burrai dicendo che "questi interventi sulle autoclavi sarebbero dovuti consistere in misure atte a limitare il più possibile lo sporcamento delle pareti delle autoclavi, nonché di limitare il più possibile la necessità di interventi diretti dell’uomo per la pulizia delle autoclavi. Diedi disposizioni all’ingegner Presotto affinché seguisse questi problemi e provvedesse ai necessari interventi" e poi Presotto gli confermò il buon esito degli interventi. Rappresento che siamo già alla fine degli anni 80, secondo tutto quello che noi abbiamo sostenuto durante l’istruttoria dibattimentale. Per quanto riguarda la situazione di American Appraisal, dei risultati di quelle indagini si discusse, lo ripete anche Burrai e lo conferma, a livello di vertice societario e hanno occasione in quella sede di vedere sia le schede redatte dall’American Appraisal come vi verranno presentate sia il rapporto finale, quindi discussioni, con Presidente Sernia deceduto, con l’ingegner Presotto per la parte che li riguardava. Quindi conclude dicendo che anche sopra, a livello di Enichem, vennero informati i vertici e sappiamo che i vertici erano costituiti dall’avvocato Necci fin da quando in pratica era costituita ed era partita Enichimica coi suoi vari cambi di denominazioni sociali. Sull’American Appraisal ricorda bene l’ingegner Burrai quando dice che segnalò vari casi di emissioni in atmosfera fuori della norma e altri casi che venivano considerati a rischio in caso di irrigidimento della normativa come poi in parte è successo. Sulle verifiche che erano state indicate come da farsi da parte di American Appraisal risponde soltanto che lui non sa se venne fatto qualcosa. Per quanto riguarda le discariche e le aree a rischio, Burrai ci conferma di esserne stato informato, ce le indica anche in quel verbale, dice che praticamente però furono oggetto di contestazione, il tutto sostanzialmente rimase lì perché entrò all’interno di quel grosso contenzioso Montedison - Enichem poi finito nell’arbitrato ormai più volte citato. La situazione dell’ingegner Presotto sostanzialmente è stata già riferita esaminando le posizioni di questi altri imputati; viene presentata comunque la scheda proprio per vedere quali sono stati i passaggi societari e i passaggi societari da Enichem Polimeri, poi il discorso di Enichem - Anic, alle dipendenze poi del dottor Autuoli che è attualmente deceduto, per arrivare fino al 1989 alla costituzione della joint - venture Enimont e Montedison. Per quanto riguarda la sua posizione personale, l’ingegner Presotto il 5 settembre ‘96 diceva al Pubblico Ministero che per lui invece era tutto a posto, ma dice che era tutto a posto perché aveva chiesto informazioni a coloro che dipendevano direttamente da lui e in particolare aveva chiesto al direttore degli insediamenti di Porto Marghera, il dottor Smai, il quale gli aveva confermato che non c’era nessun problema, che per quanto li riguardava ormai non dovevano avere nessuna preoccupazione. Addirittura aveva fatto anche dei rilievi il dottor Smai sia all’interno che all’esterno dello stabilimento e aveva verificato che non c’era nessun problema. Le stesse assicurazioni il dottor Presotto ricevette dall’ingegner Pisani che gli aveva confermato che tutto da un punto di vista ambientale era a posto. Per quanto riguarda l’incarico che aveva ricevuto l’ingegner Cirillo Presotto come direzione dell’ambiente segnala soltanto che era un organo di staff della Presidenza proprio per dire l’importanza di questa direzione e dei suoi rapporti e dice che era di staff alla Presidenza e in particolare Presidente Lorenzo Necci. Palmieri Domenico, che è stato sentito e che ha presentato una memoria e che illustra un po’ la sua posizione dicendo che sostanzialmente per gli incarichi che ha ricoperto e che adesso ripresentiamo lui non capisce essenzialmente cosa sia successo, cioè non sa neanche perché siano state formulate queste accuse, non sa perché si trova in questa aula. In relazione a quanto dice di aver letto agli atti del processo nella sua memoria ricorda che lui non è stato mai informato di niente, neanche del lavoro che era stato svolto da parte dell’ingegner Trotta nell’ambito del contenzioso Montedison - Eni e di tutte le vicende relative al problema delle discariche. Anzi, dice che di queste discariche lui ha saputo, ma soltanto perché ad un certo punto se ne è dovuto preoccupare, perché per il resto non ha avuto assolutamente nessuna possibilità di aggravare con il suo intervento la situazione di Porto Marghera.

Quando era stato sentito il 14 ottobre del ‘96, e fa riferimento il dottor Palmieri a quel verbale, ricordava che gli impianti che trattavano il PVC e comunque all’epoca sua dipendevano dall’amministratore delegato ingegner Sernia, che però purtroppo adesso è deceduto e che con la costituzione di Enimont lui era nominato responsabile dell’area cracker e intermedi, quindi responsabile di organizzazione nell’ambito del progetto di fusione di tutte le attività di cracking e intermedi e in quanto tale dipendeva anche lui in quell’epoca dal Presidente Necci al quale faceva diretto riferimento. Parillo Giovanni, la scheda viene presentata e la situazione è quella di un amministratore delegato di Enimont dal 20 dicembre del 1990, ma che aveva avuto già degli incarichi all’interno di Enimont piuttosto rilevanti proprio in relazione ai fatti che ci riguardano, alle vicende che ci riguardano. Nel periodo - raccontava il dottor Parillo Giovanni il 7 novembre ‘96 al Pubblico Ministero - in cui era stato amministratore delegato di Enichem Presidente della stessa società era il dottor Giorgio Porta, al quale si riferiva per qualsiasi circostanza. Poi nel maggio del ‘93 venne sostituito contemporaneamente dal dottor Colitti e il dottor Porta dal dottor Patron. Per il periodo in cui è stato amministratore delegato di Enichem dice il dottor Parillo di non essere mai venuto a conoscenza di nessun problema ambientale concernente la zona di Porto Marghera. Dice che aveva solo saputo, ma solo perché era un fatto notorio all’interno di Eni e di Enichem, che Eni ad un certo punto aveva deciso di contestare alla Montedison, una volta fallita l’esperienza Enimont, tutta una serie di questioni soprattutto a livello ambientale.

Patron Luigi, anche di Patron presentiamo la scheda per vedere qual è stata la sua carriera, in particolare nelle società del gruppo Enichem, anche se ricordiamo che ad un certo punto ha avuto un’esperienza come Presidente della Montefibre anche consistente per un certo periodo di tempo ed è un periodo temporale che è interessante soprattutto per quanto riguarda ovviamente la parte ambientale, non più la parte CVM perché la parte CVM Montefibre l’aveva chiusa ancora alla fine degli anni 70, come abbiamo già detto.

La carriera che viene illustrata dell’ingegner Patron è indicata nella scheda e si è svolta essenzialmente all’interno di queste società di Enichem. Dice che dall’11 novembre dell’89 al luglio del ‘90 ha avuto questa funzione di amministratore delegato di Enichem - Anic, per quel periodo però non aveva alcuna responsabilità sullo stabilimento di Porto Marghera, che dipendeva invece a livello di vertice dall’ingegner Palmieri cui abbiamo fatto cenno poco fa. Riferisce che la società Enimont era in sostanza una holding che gestiva le varie attività attraverso le società figlie e dal Presidente di Enimont erano stati nominati in particolare due direttori di settore, dice lui per le raffinerie e gli aromatici e Palmieri per i cracker e gli intermedi; contemporaneamente Palmieri e il dottor Patron erano stati nominati amministratori delegati della società operativa Enichem - Anic con le deleghe specifiche in questa materia. Per quanto concerne le accuse che sono state formulate nei suoi confronti, riferisce innanzitutto il dottor Patron di non aver mai lavorato presso lo stabilimento Petrolchimico di Porto Marghera, ma non è questo che gli viene contestato; quello che gli viene contestato è il discorso più generale che è stato fatto nell’introduzione di questa pur sintetica parte concernente un profilo degli imputati e che riguardava proprio la condotta a livelli di vertice delle società che hanno avuto alle loro dipendenze lo stabilimento di Porto Marghera. Ricordo soltanto sulla competenza anche di queste persone messe a questi vertici che il dottor Patron diceva che della diossina in pratica non sapeva nulla, neanche che esistesse, se non quando fu sollecitato per certi versi e oggetto anche di esposto ad opera di Greenpeace e questo lo fece un po’ svegliare e lo costrinse un po’ a informarsi e a chiedere che cosa era questa diossina e che cosa aveva a che fare la sua società con la diossina.

La posizione di Lorenzo Necci; è stato sentito due volte, il 7 settembre ‘96 e l’11 novembre ‘96, ci riferisce che è stato Presidente del consiglio di amministrazione della società chiamata inizialmente Enichimica e poi Enichem fin dalla sua costituzione e fino al 1990, circa per un arco di dieci anni. Quando venne costituita Enimont lui ne divenne Presidente soltanto per tre mesi, perché se ne andò dal gruppo nei primi mesi del 1990. Racconta un po’ queste vicende della chimica di inizio anni 80 riconfermando per altri versi quello che ci è già stato dichiarato dai testimoni sentiti in quest’aula e ricorda sinteticamente come tra l’80 e l’81 a seguito del fallimento delle società SIE e della Liquidchimica Rumianca il Governo italiano avesse deciso di affidare il settore chimico all’Eni pensando quindi ad una ristrutturazione e al fine di rimettere a posto questo settore chimico ed è per questo, dice, che lui venne nominato Presidente di Enichimica. Il dottor Italo Trapasso, che in quel momento per un breve periodo era passato presso l’Eni con i salti Montedison – Eni – Enichimica - Enichem, sono indifferenti, il dottor Trapasso che lavorava presso l’Eni in qualità di direttore della programmazione, stante la sua esperienza nel settore della chimica, viene scelto dal professore dell’Eni - che, guarda un po’, poi chi era? L’ingegner Grandi - e viene mandato vice Presidente e amministratore delegato di Enichimica. Il dottor Trapasso rimane in quell’incarico per circa quattro anni nelle varie vicende societarie di questo gruppo Enichem e verso l’85 torna il dottor Trapasso ancora alla Montedison, dottor Trapasso che seguirà le vicende del matrimonio dalla parte della Montedison, quindi dottor Trapasso che viene indicato un po’ come il tecnico. Ancora in quel verbale l’avvocato Necci ci raccontava anche le vicende della società Riveda, come ormai sappiamo tutti società finanziaria, società scatola, prima di proprietà Montedison e poi dell’Enichem, utilizzata per il passaggio degli impianti dalla Montedison all’Enichem. Nei primi anni ricorda come l’Enichem acquistò solo la proprietà degli impianti, la gestione rimase ad una società del gruppo Montedison. Tutte le questioni tecniche e impiantistiche, dice, comunque vennero seguite dal dottor Trapasso e il dottor Trapasso ricordiamo che in quel momento è Enichem, quindi una persona sicuramente capace, messa in quel posto non a caso, proprio per la competenza specifica, proprio perché Eni aveva detto in quell’accordo che ho citato prima dell’82: "Le direttive sono di Eni, anche se la gestione la lasciamo per il momento a Montedison". Continuano questa vicenda e questo binomio avvocato Necci - dottor Trapasso anche con la successiva società, con la società Enoxi del 1982 e anche di questa società abbiamo già ampiamente parlato.

L’avvocato Necci dice che lui di CVM essendo un avvocato non ha mai saputo niente, non si è mai interessato, dice che di questioni tecniche e ambientali si interessavano sempre e comunque il dottor Trapasso e tutti coloro che dipendevano da lui almeno nella fase in cui il dottor Trapasso ha lavorato assieme all’avvocato Necci. Lui addirittura dice che durante tutta la sua Presidenza - Eni, Enichimica, Enichem - non ha mai sentito parlare di problemi connessi agli scarichi industriali in particolare dello stabilimento di Porto Marghera, non ha saputo mai neanche niente di discariche e l’ha saputo solo successivamente quando ci sono state le ormai note contestazioni fra Montedison e Enichem. Ci ripete nel successivo verbale dell’11 novembre ‘96 l’avvocato Necci, ci riparla della crisi fortissima nel 1981 di Anic, sulla quale dice che anche Anic, che era una società Eni, aveva un passivo terribile e Montedison si trovava parimenti in una situazione economica molto difficile. Ecco appunto l’ingegner Grandi che decide di mettere queste due persone assieme, Trapasso e Necci, per cercare di sistemare la situazione che ho indicato. Per quanto riguarda in particolare tutte le problematiche relative agli impianti e alla sicurezza ambientale, anche in questo secondo interrogatorio l’avvocato Necci dice che non si è mai interessato di niente, che non ha mai considerato niente in quanto ci pensavano gli altri e dice che in nessun periodo comunque della sua attività in Enichimica, in Enichem, in Enimont gli sono stati sottoposti da chicchessia problemi attinenti la sicurezza ambientale, sia interna che esterna alle varie fabbriche. Addirittura dice che nel periodo prodromico, prima della costituzione di Enimont, neanche in quel periodo a lui erano stati segnalati problemi di sicurezza ambientale relativamente agli impianti che dovevano finire poi in Enimont. Allora ad un certo punto viene fatto presente durante l’interrogatorio dal Pubblico Ministero all’avvocato Necci che ci sono degli atti, tra cui anche una lettera oltre alle lettere generali Eni e Montedison, c’è anche una lettera datata 5 agosto ‘88 mandata dal Ministro Fracanzani, Presidente di Eni, per dare delle direttive proprio in materia ambientale e anche lì l’avvocato Necci dice: "Io di materia ambientale e garanzie da chiedere a Montedison non ho mai sentito parlare e non ho mai visto nessuna lettera e nessuno scritto". Gli viene contestato il lavoro svolto a partire dal settembre del 1988 dalla società American Appraisal proprio per verificare gli impianti e la loro consistenza sia sotto il punto di vista produttivo che il punto di vista ambientale dicendo: "Adesso che mi fa questo nome strano mi ricordo di questa società American Appraisal, mi ricordo che le abbiamo dato l’incarico di valutare gli impianti sia di Enichem sia di Montedison, non mi ricordo però che cosa poi sia successo. Queste vicende venivano seguite dai nostri tecnici e venivano seguite in particolare per la parte finanziaria dal ragionier Riva", che abbiamo anche sentito in quest’aula e che ovviamente è stato sentito anche durante indagini preliminari. Sulle conclusioni di questa indagine American Appraisal l’avvocato Necci diceva di non aver visto lettere, di non aver visto scritti, di non aver visto rapporti; dice soltanto che il ragionier Riva e l’ingegner Sernia sicuramente gli dissero che l’American Appraisal aveva concluso in maniera positiva sugli impianti e che non c’era nessun problema di natura ambientale e invece sappiamo benissimo che problemi di natura ambientale ce n’erano. E sono sintomatiche l’espressione e la frase conclusive su questa parte di interrogatorio che rilascia l’avvocato Necci l’11 novembre del ‘96, dice: "Desidero peraltro precisare che sotto il mio punto di vista io non ho mai sentito la questione ambientale come un problema" e il suo problema credo sia proprio questo perché dal suo incarico proprio questo anche doveva considerare e proprio anche questo doveva trattare. Poi quando finalmente gli vengono anche mostrate concretamente e materialmente, visto che dice di non averle mai viste, le relazioni di American Appraisal dell’ottobre del 1988, dice: "Io escludo che queste relazioni mi siano state fatte vedere o dal ragionier Riva o dall’ingegner Sernia e sicuramente io non le ho lette". Gli viene indicato: "Ma guardi che qui si parla di situazioni anomale, si parla di interventi necessari in relazione a problemi di sicurezza ambientale" e continua a dire: "Non ne so assolutamente niente". Gli viene detto che addirittura sono state sostituite delle pagine in questa relazione rispetto a quello che era il draft finale, rispetto alla lettera che poi è stata consegnata al Ministero delle Partecipazioni Statali, al Governo diciamo, comunque attraverso Eni a Roma, e sono state sostituite proprio le pagine e le frasi che parlavano anche di problemi di natura penale per chi trattava quegli impianti in certe situazioni, in particolare a Porto Marghera, e continua a dire che non sapeva niente. Gli viene anche ribadito, gli viene contestato formalmente quello che era stato dichiarato al Pubblico Ministero dal ragionier Lorenzo Riva l’8 novembre ‘96, verbale che è acquisito anche agli atti del dibattimento a seguito dell’audizione del ragionier Lorenzo Riva. Leggo quella frase su questa sostituzione per la parte degli aspetti ecologici. Il ragionier Riva che ha confermato poi questa frase due o tre volte in quel verbale diceva: "Ancora una volta rilevo personalmente che le considerazioni conclusive di cui a pagina 31 contrastano con la parte conclusiva della lettera finale che è datata 3 novembre ‘88. Ribadisco - dice Riva - che io mi sono limitato a fornire a Georgescu, il direttore generale di American Appraisal, le indicazioni che avevo ricevuto dai nostri vertici, cioè sicuramente dall’avvocato Necci", dichiarazione precisa, accusatoria, rapporto American Appraisal sostituito su indicazione, dice Riva, sicuramente dell’avvocato Necci. Necci risponde al Pubblico Ministero, in Tribunale non si è mai presentato e non si sa: "Non mi ricordo di questa vicenda, ci penserò e chiarirò il problema". Si vede che ha il pensiero molto lungo perché stiamo ancora aspettando la sua risposta. Gli ultimi due imputati che rimangono sono gli ultimi due e fanno parte di Montefibre e sono il dottor Belloni che è stato amministratore delegato della Montefibre dal 1974 e poi dal ‘77 anche Presidente della società Montefibre; l’altra situazione è quella di Gretti Bottacco Carlo Massimiliano, che è stato amministratore delegato di Montefibre dall’aprile del ‘72 e poi dall’aprile del ‘74 al ‘75 Presidente della società Montefibre, quindi in periodi estremamente importanti da un punto di vista sia della tutela degli operai in fabbrica sia dal punto di vista ambientale.

Questi dati e queste date ci sono confermate dal dottor Belloni Antonio in sede di interrogatorio il 29 luglio del 1996 e dice, appunto, che era stato amministratore delegato e aveva già come Presidente del consiglio di amministrazione prima il dottor Gritti e poi il dottor Schimberni. Rimase amministratore delegato fino al 30 aprile del ‘77 e Presidente del consiglio di amministrazione dal 30 aprile ‘77 fino al 12 giugno del 1979, poi il dottor Belloni è passato alla Montedison come assistente dell’ingegner Gatti, quindi queste progressioni di carriera.

Per quanto riguarda la sua storia in particolare faccio rinvio al suo verbale di interrogatorio del 29 luglio ‘96. Ricordo soltanto il riferimento ancora una volta all’epoca Cefis e ricordo come il dottor Belloni abbia detto di non aver mai sentito parlare del dottor Viola, di conoscere solo di fama da vari anni il professor Maltoni e però dell’esito dei suoi studi di aver saputo qualche cosa solo dopo che era venuto via dalla Montefibre e dalla Montefibre abbiamo visto quando è venuto via, a fine anni 70. Dice che fino a che è rimasto in Montefibre lui sapeva solo che il CVM era un tossico come vari altri prodotti chimici, però non aveva saputo da parte di nessuno niente di più. Questo è un dato sicuramente bugiardo perché sappiamo anche documentale e anche testimonialmente come fossero state fatte delle riunioni anche a Foro Bonaparte, ma anche allo stabilimento, proprio in relazione alla pericolosità del CVM nel momento in cui si venne a sapere della cancerogenicità della sostanza. Ricorda il dottor Belloni come la produzione sia finita praticamente del CVM nel corso del ‘77 e in relazione al servizio sanitario conferma anche lui che praticamente in ordine al servizio sanitario per la Montefibre non esisteva praticamente niente a Porto Marghera, esisteva vagamente una direzione centrale di Montefibre a Milano, però proprio non era in grado di dire niente proprio a conferma che lui di problemi sanitari, di problemi di igiene che riguardassero gli operai o qualcosa d’altro all’interno della fabbrica non si era mai interessato, tanto che diceva quella volta al Pubblico Ministero: "Guardi, io non sapevo niente, quello che so me l’ha detto proprio in questi giorni, dopo che sono stato accusato di reato, il mio allora co-indagato dottor Ricci, che peraltro nel frattempo è deceduto". Lui dice che all’epoca lui era oberato soprattutto da problemi societari perché la Montefibre stava rischiando il fallimento e quindi non ha mai saputo niente né di CVM pericoloso e cancerogeno né di indagini epidemiologiche né ha mai visto la relazione finale della Fulc. Lui aveva solo il problema del fallimento della società e aggiunge sul professor Bartalini che non ha avuto nessun contatto con il medesimo. Situazione analoga per quanto riguarda la conoscenza viene indicata dal Pubblico Ministero e dall’altro imputato dottor Gritti Bottacco Carlo Massimiliano, che è laureato in economia e commercio, però è stato posto anche lui al vertice della società Montefibre e non a caso dal dottor Cefis. Poi si vedranno in maniera più dettagliata tutti questi verbali e vediamo come il dottor Cefis avesse creato una struttura di fedelissimi attorno a se stesso. Il dottor Gritti Bottacco da assistente del dottor Cefis passa a questo incarico massimo di vertice all’interno della Montefibre. Dice che però della questione Montefibre, che ovviamente era al 100 per cento della Montedison e tutto faceva riferimento alla Montedison, quello che decideva il consiglio di amministrazione della Montedison valeva anche per la Montefibre proprio perché c’era questa centralizzazione in relazione a tutto, comprese - dice Gritti Bottacco - sicurezza degli impianti, medicina del lavoro e protezione ambientale, "tanto che - dice Gritti - come Montefibre non avevamo organismi autonomi per tali settori. La competenza dello stato centrale della Montedison di Foro Bonaparte a tale proposito era rigidissima" e come responsabile del servizio sanitario indica chiaramente che era il professor Emilio Bartalini. Per quanto riguarda le accuse che gli erano state formulate e che gli sono ancora formulate dice: "Io non so proprio niente, io sono laureato in economia e commercio, non mi sono mai interessato di niente, non ho sentito parlare di Viola, non ho sentito parlare di Maltoni che mi si dice essere un oncologo di Bologna, non sono in grado di dire nulla sull’indagine Fulc e non ho neanche nemmeno mai saputo che il CVM e il PVC fossero prodotti cancerogeni. Questi erano problemi che spettavano esclusivamente al centro, cioè allo staff di Foro Bonaparte. Come Montefibre noi eravamo una specie di ospiti, eravamo una piccola parte", quindi queste sono le conclusioni, ma anche per questi motivi anche il dottor Gritti Bottacco è chiamato a rispondere in questa aula. E passo alla parte davvero finale. Molto rapidamente, la complessità e la delicatezza di questa vicenda storica e processuale mi suggerirebbero, se fosse giuridicamente possibile, di limitarmi a chiedere al Tribunale la condanna di tutti gli imputati per i reati loro rispettivamente contestati lasciando alle decisioni del Tribunale ovviamente ogni valutazione in ordine alle singole responsabilità, ma anche in ordine al calcolo della pena. Non essendo possibile giuridicamente fare ciò, ho ritenuto pur faticosamente di dover semplificare le mie richieste senza parlare nello specifico di aggravanti, del contenuto e del significato di alcune aggravanti in particolare quali quelle del profitto e dei futili motivi, di cui però parleranno sicuramente i difensori di Parte Civile e senza voler fare dei calcoli specifici.

 

Mi limito allora a fare delle richieste secche facendo riferimento come punto indicativo a quella che è la pena più grave prevista dal Codice Penale, quella per tutti i reati che sono stati contestati di cui si discute che è prevista dal terzo comma dell’articolo 589 del Codice Penale, cioè l’omicidio plurimo, l’omicidio colposo plurimo, senza fare nessun calcolo, ripeto. La pena massima prevista è di dodici anni di reclusione e io chiedo che tenuto conto proprio di tutti i possibili e immaginabili calcoli, nonché della continuazione pesantissima per tutte le vittime di Porto Marghera venga irrogata a quelli che io ritengo i maggiori responsabili proprio la pena massima prevista dal Codice di dodici anni di reclusione e indico le richieste per ogni singolo imputato per quanto riguarda gli anni di reclusione. 

 

- Per l’imputato Cefis Eugenio e per l’imputato Grandi Alberto, dodici anni di reclusione;

- per l’imputato Bartalini Emilio, dodici anni di reclusione; 

- per l’imputato Gatti Piergiorgio, dieci anni di reclusione;

- per l’imputato Lupo Mario, otto anni di reclusione;

- per gli imputati Calvi Renato, Trapasso Italo e Darminio Monforte Giovanni, dieci anni di reclusione;

- per gli imputati Diaz Gianluigi, Morione Paolo, Reichenback Giancarlo e Porta Giorgio, otto anni di reclusione; 

- per gli imputati direttori di stabilimento Sebastiani Angelo, Fedato Luciano, Gaiba Sauro, Fabbri Gaetano, quattro anni di reclusione; 

- per l’imputato Marzollo Dino e per l’imputato Smai Franco, tre anni di reclusione; 

- per l’imputato Zerbo Federico e per l’imputato Patron Luigi, quattro anni di reclusione;

- per l’imputato Pisani Lucio, cinque anni di reclusione; 

- per gli imputati Necci Lorenzo, Burrai Alberto e Presotto Cirillo, sei anni di reclusione; 

- per gli imputati Parillo Giovanni, Palmieri Domenico, Belloni Antonio e Gritti Bottacco Massimiliano, quattro anni di reclusione;

 

tenendo conto che non tutti gli imputati sono accusati di tutti e tre o di tutti e due i capi di imputazione. Alla declaratoria di condanna dovranno seguire tutte le ulteriori conseguenze previste ex lege tra cui la condanna alle spese e ai risarcimenti dei danni che saranno richiesti dalle Parti Civili. Io consegnerò per comodità una copia delle richieste al Cancelliere.

 

Presidente: d’accordo, benissimo. Grazie. Riprendiamo l’udienza la prossima settimana, mi pare mercoledì della prossima settimana, con il programma che è già previsto, interverranno le Parti Civili, quelle che erano previste per oggi slitteranno a mercoledì prossimo. D’accordo? Non ci sono obiezioni, vero? No, benissimo. Va bene, grazie.

 

RINVIO AL 13 GIUGNO 2001

 

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