UDIENZA DEL 22 MAGGIO 2001

 

Collegio:

Dr. Salvarani Presidente

Dr. Liguori Giudice a latere

Dr. Manduzio Giudice a latere

 

PROC.  A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

CONCLUSIONI - PUBBLICO MINISTERO (1)

 

Presidente: procede all’appello.

 

Avvocato De Luca: signor Presidente, devo dare atto che il dottor Schimberni è deceduto, come il Tribunale forse avrà potuto prendere atto dalla stampa.

 

Pubblico Ministero: Presidente, io ho una comunicazione della Digos di Venezia che mi conferma tale circostanza.

Presidente: va bene, la acquisiamo. Ci sono richieste?

 

Pubblico Ministero: con la conseguente obbligatoria richiesta di declaratoria di estinzione immediata del reato per morte del reo.

 

Avvocato De Luca: alla quale mi associo ovviamente.

 

Presidente: procede all’appello.

 

Avvocato Schiesaro: Presidente, per il verbale, io avevo l’onere di depositare le note dei consulenti Coccheo e Nardelli, come autorizzate dal Tribunale, io le deposito all’udienza odierna.

 

Presidente: va bene. Allora c’è stata la richiesta di declaratoria di non doversi procedere nei confronti dell’imputato Schimberni Mario, da parte del Pubblico Ministero, a cui si è associata la difesa, non ci sono ulteriori interventi, va bene.

 

IL PRESIDENTE DA’ LETTURA DELLA SENTENZA

PER L’IMPUTATO SCHIMBERNI.

 

Presidente: prima di dare la parola al Pubblico Ministero io avevo invitato i difensori delle parti a fare il programma, è possibile averlo subito ora, salvo poi discuterne alla fine dell’udienza, oppure volete che se ne discuta comunque alla fine di questa udienza?

 

Avvocato Scatturin: scusi Presidente, se è possibile alla fine di questa udienza.

 

Presidente: va bene, d’accordo, allora la parola è al Pubblico Ministero. Prego.

 

CONCLUSIONI - PUBBLICO MINISTERO

 

Pubblico Ministero: signor Presidente e signori Giudici del Tribunale, mi sto accingendo ad un compito, forse improbo, quale quello di dover sintetizzare in poco tempo la marea di dati, di informazioni, di documenti, di dichiarazioni e di valutazioni che in oltre tre anni di istruttoria dibattimentale, e fino a pochi giorni fa, hanno inondato questo Tribunale. Il tempo rimasto per la preparazione di questa requisitoria, pur programmata da tempo, ha imposto, da una parte dei ritmi eccezionali, e dall’altra l’imprescindibile necessità di una selezione dei temi che in prima battuta dovranno essere affrontati, con la conseguenza di doverne tralasciare alcuni e di poter solo fare cenno ad altri. I difensori delle parti civili a loro volta hanno predisposto un piano dei loro interventi, suddivisi per tema e per materia, che oltre a rispondere alle esigenze del loro ruolo processuale, andranno anche ad integrare la trattazione del Pubblico Ministero. E ciò pure al fine, come richiesto dal Tribunale, di evitare il più possibile che si parli più volte degli stessi argomenti. Il fatto è che in questo mare magnum di carte processuali, oltre 1500 faldoni acquisiti agli atti del fascicolo, 1 milione e mezzo di fogli, 126 udienze dibattimentali, un centinaio di relazioni tecniche, quasi 200 testimoni, approfondimenti nelle scienze più disparate, centinaia di parti offese, un numero di operai deceduti che aumenta continuamente, anche in questi giorni, si è posto innanzitutto il problema di capire se si era in grado, e chi fosse in grado di immergersi in questo mare e di riuscire soprattutto, seppur faticosamente, a raccapezzarsi, a ritrovarsi e a non affogare. E’ un compito che mi sono assunto con un certo affanno per cercare di tirare un po’ le fila concretamente e materialmente di ogni discorso, convinto come sia fondamentale e prioritario in questo processo portare avanti i fatti, i documenti, gli approfondimenti tecnici. La forza dei fatti. Mi sono ispirato un po’ a quella formula del diritto romano che regolava i rapporti nell’amministrazione della giustizia e che imponeva al richiedente di dimostrare i fatti e di attendersi dal Giudice una risposta in diritto, da mihi factum, dabo tibi ius, così ho fatto e così farò, parlerò di fatti, di documenti, di studi, di dichiarazioni, di scienze varie, di criminologia industriale, di impiantistica, di malattie, di tragedie umane e di disastri ambientali e chiederò al Giudice ius e giustizia per tutte le vittime di Porto Marghera. Non parlerò, se non occasionalmente, di diritto e di nesso causale, proprio per una scelta necessitata soprattutto per ragioni di tempo che ancora una volta è stato tiranno, riservandomi eventuali precisazioni in sede di replica sia agli interventi dei difensori di parte civile che a quelli degli imputati e dei responsabili civili, anche perché non è certo questo il primo processo che tratta in diritto di malattie professionali o di inquinamenti ambientali, mentre uniche forse ne sono la dimensione, la portata e le implicazioni. Mi rimane il rammarico di non avere potuto preparare una requisitoria completa ed approfondita in ordine a tutte le problematiche discusse in quest’aula per tre anni, mi scuso fin d’ora con il Tribunale e con le parti offese per tutto ciò, e per la conseguente possibile mancanza di omogeneità di ordine e di organicità di alcuni aspetti tematici che verranno affrontati. Inizio allora sollecitamente questa requisitoria presentando lo schema dei soli punti che tratterò, o per meglio dire che non potrò non trattare, o ai quali farò un pur rapido e semplice cenno. Questa prima parte di requisitoria che dovrebbe occupare la giornata di oggi e la giornata di domani riguarda essenzialmente il primo capo di imputazione, sia per la parte, diciamo, medica, che per sintesi per la parte anche impiantistica. L’inizio della vicenda processuale. Innanzitutto anche per sintesi non posso che riportarmi al contenuto della relazione introduttiva del 29 maggio del 1998. Ricorderemo tutti come questa vicenda sia nata a seguito di un esposto datato 22 agosto del 1994, presentato dall’Associazione Medicina Democratica, movimento di lotta per la salute, alla Procura della Repubblica di Venezia. Esposto che in data 23 agosto del 1994 mi sono assegnato essendo all’epoca il Magistrato più anziano presente in Procura della Repubblica. Questa Associazione Medicina Democratica ha svolto una ricerca tra i lavoratori di Porto Marghera, addetti alla lavorazione del cloruro di vinile monomero e del cloruro di polivinile. Per l’associazione l’esposto era stato firmato da Gabriele Bortolozzo che illustrava un po’ la vicenda di questa sostanza, quelle che erano le convinzioni della scienza medica dell’epoca sia per il CVM che per il PVC, parlava di patologie, in particolare di angiosarcoma, e presentava un elenco dei lavoratori deceduti per tumore. E va ricordato che fin d’allora Gabriele Bortolozzo indicava in quel primo esposto all’incirca una settantina di nomi di operai, alcuni individuati esattamente, altri un po’ meno, e che successivamente Gabriele Bortolozzo ha continuato a lavorare e a collaborare con l’attività della Polizia giudiziaria, con la Guardia di Finanza, con il Corpo Forestale dello Stato e con il Pubblico Ministero, proprio per fornire sempre più dati, sempre più notizie in relazione agli operai che avevano subìto malattie e che erano deceduti per tumore e che avevano lavorato all’interno dei reparti a rischio CVM e PVC. E va ricordato che alla fine di quella fase iniziale delle indagini Gabriele Bortolozzo aveva segnalato circa 110, 120 nomi di persone, e di queste persone oltre la metà delle persone segnalate risulteranno anche alla fine di questa istruttoria dibattimentale confermate come colpite da patologie attribuibili a CVM e PVC. Va detto che in alcuni casi è stato anche estremamente preciso, perché per esempio tutti i casi di angiosarcoma li aveva anticipati e addirittura aveva anticipato anche gli iniziali accertamenti dei consulenti del Pubblico Ministero. Addirittura faccio un caso: aveva parlato di Primo Pistolato come uomo alto, forte, robusto, morto a 60 anni dopo che la clinica di Padova gli aveva diagnosticato un angiosarcoma epatico. Inizialmente quasi nessuno si era accorto, salvo arrivare all’esito dell’istruttoria dibattimentale su questa parte anche con il consulente di Montedison, il professor Callea, che parlava per Pistolato di cirrosi, di peliosi, che è una tipica patologia iniziale che conduce poi alla fase dell’angiosarcoma. E tra l’altro in quegli esposti iniziali venivano segnalate altre circostanze relative anche ad altre fabbriche, come la Pansac ed altre situazioni che verranno affrontate ovviamente nell’ambito di altre vicende processuali. Della Pansac in particolare ricordava come fino al 1980 fosse stata una consociata della Montedison per cambiare poi nome e diventare Nuova Pansac, e come i primi casi di angiosarcoma, il primo in particolare per la zona di Porto Marghera, si fosse verificato proprio alla Pansac, con Giulio De Luigi deceduto dopo soli sei anni di esposizione nel 1971. Per quanto riguarda l’elenco degli operai deceduti, ed i casi che vengono confermati, mi limito semplicemente in questo momento a dire che è stato predisposto per il Tribunale e per le parti processuali un elenco che verrà consegnato al termine della requisitoria, e questo elenco è stato stilato sulla base di tutti gli accertamenti, complessi, ampi ed approfonditi, come è stato disposto e come è stato concesso anche dal Tribunale nelle varie istruttorie dibattimentali, che hanno tenuto conto anche delle critiche, in positivo ed in negativo, dei consulenti delle difese, con approfondimenti che hanno riguardato l’anamnesi lavorativa, l’anamnesi fisiologica, le analisi integrative, i vari test e l’acquisizione di parecchio materiale documentale proprio per integrare quelle che erano le cognizioni e le conoscenze originarie. Sulla base di questi approfondimenti e sulla base di una serie di criteri, è stato compilato questo elenco. Devo dire subito che si è arrivato a questo elenco sulla base di una serie di evidenze. Io voglio parlare di mosaico, perché questa situazione che prospetto è proprio un mosaico che viene costruito con varie tessere che sono costituite da una parte dalle indagini epidemiologiche, poi dalle indagini mediche, le indagini medico - legali, indagini cliniche, da aspetti di biologia genetica molecolare, aspetti tossicologici e l’analisi dei fattori confondenti. Verranno analizzate organo per organo le persone che sono state colpite, le patologie che saranno state segnalate e verrà anche esaminata in parte la documentazione voluminosa acquisita negli ospedali, nelle case di cura e presso i medici curanti dei vari operai. A questo mosaico contribuiranno le conoscenze e le valutazioni degli organismi nazionali ed internazionali che si sono occupati della situazione del cloruro di vinile monomero, si parlerà di letteratura e degli studi scientifici a partire dagli anni 40 ad oggi, quindi per dare proprio il senso di come questo cloruro di vinile monomero non fosse assolutamente un fulmine a ciel sereno, non fosse assolutamente una situazione improvvisa ed imprevista. Quindi si parlerà di questa conoscenza storica sulla nocività e sulla pericolosità del CVM, PVC e dicloroetano. Questo mosaico viene arricchito anche dall’esame della documentazione di origine anche aziendale rimasta, quella che non è stata sottratta agli atti del fascicolo processuale. Verrà fornito un elemento consistente per quanto riguarda la costruzione di questo mosaico, anche da parte delle informazioni che sono pervenute dai lavoratori, dai sindacati, i documenti di origine sindacale e dei consigli di fabbrica. Non ultimo va tenuto presente il servizio sanitario delle varie aziende, pur con le sue molto scarne schede, e i suoi ancora più rari commenti. Per quanto riguarda l’esame dei casi singoli faccio semplicemente un rinvio a delle schede, persona per persona, che ho fatto preparare, e che consegno personalmente come memoria. Non leggerò le singole schede, non tratterò delle singole persone se non occasionalmente e per qualche aspetto particolare, per qualche motivo specifico. Consegnerò anche queste schede, che riguardano le singole persone, così come l’elenco riepilogativo, al termine della requisitoria. Passo così, questi primi punti sono abbastanza rapidi, e cerco di entrare adesso nel vivo dell’argomento, cercando ancora sinteticamente di dire cosa è questo cloruro di vinile monomero, cosa sono il CVM, il PVC e dicloroetano, che origine storica hanno. Il CVM e il suo polimero, il polivinilcloruro, PVC, sono sostanze che sono note da più di un secolo. Il CVM è un composto, appartenente alla famiglia degli idrocarburi alifatici, insaturi, alogenati, in condizioni normali è un vapore di odore dolciastro, più pesante dell’aria, e che tende quindi a scendere verso terra. Il polimero, il PVC, è un solido polverulento, bianco, con particelle di forma e dimensioni dipendenti dal metodo di preparazione, che però è capace di formarsi spontaneamente dal monomero sotto esposizione alla luce solare. E’ proprio per questo che è stato individuato per la prima volta, sono stati individuati questi due prodotti dai ricercatori Libig e Regnol addirittura nel 1835, quando prepararono CVM da dicloroetano con metodo che è stato utilizzato nel secolo successivo per la produzione in scala industriale, con gli opportuni perfezionamenti. Più tardi questi prodotti vennero sintetizzati con processo diverso da acetilene ed acido cloridrico. I primi ricercatori non si resero conto della formazione del polimero e delle sue proprietà, né dell’importanza commerciale del processo di produzione del CVM e PVC. Si arriva così al 1900, in particolare al 1912 quando un ricercatore russo Otromisenskli riconosce la polimerizzazione del monomero e tenta una classificazione dei suoi gradi di polimerizzazione. Ed anche nel 1911 che comprare lo studio del tedesco Klakte che prepara CVM da acetilene ed acido cloridrico, e che nel 1913 brevetta polimeri clorovinilici per fabbricare fibre, film e lacche. Segue un metodo di preparazione di CVM da acetilene ad acido cloridrico, catalizzato da cloruro mercurico, questo metodo costituisce la prima strada industriale efficiente per preparare il monomero, strada che purtroppo, va ricordato fin d’ora, ha portato al disastro di Minamata, in Giappone, dopo la Seconda Guerra Mondiale, dovuto allo scarico a mare delle scorie mercuriche che contaminarono l’acqua e il pesce di cui si alimentava la popolazione di pescatori giapponesi. Nel 1915 in Austria si brevetta la co-polimerizzazione del monomero e l’uso di perossidi per l’iniziazione della polimerizzazione. Dopo la Prima Guerra Mondiale incomincia la produzione a livello industriale del CVM e PVC, anche perché viene messa in luce, nel 1926, la possibilità di ottenere PVC plastificato con proprietà molto simili alla gomma. Nel 1931 comincia in Germania la produzione di CVM e PVC con il metodo Klakte, nel 1933 si avvia la produzione negli Stati Uniti da parte dell’Union Carbide, e successivamente nel 1939 e nel 1940 da altre società in Giappone, in Inghilterra ed in Francia, la Pisciné a Saint Gobin. Queste produzioni di CVM e PVC utilizzano acetilene ed acido cloridrico come materie prime, entrambe a contenuto energetico piuttosto elevato, però di facile chimica di base. Durante la Seconda Guerra Mondiale la proprietà del polimero PVC di essere trattato facilmente con plastificanti per convertirlo in gomma viene di grande vantaggio per paesi come Stati Uniti, Inghilterra, ma anche Germania, che non potevano utilizzare le fonti di gomma naturale a basso costo per l’industria dell’auto e per quella dell’isolamento elettrico. Le produzioni crescono e continua ad aumentare dopo la Seconda Guerra Mondiale a causa della versatilità del PVC che può essere convertito in prodotti dal più svariato consumo. Nel 1954 si commerciano nel Mondo circa 200 mila tonnellate di PVC, nel 1951 inizia la produzione di CVM e PVC in Italia che entra nel mercato. Tra il 1956 e il 1958 l’Italia arriva già ad essere il quarto produttore mondiale con circa 531 tonnellate all’anno. Questo dato si riferisce al 1968 e il 31 per cento di questi prodotti sono dell’allora Montedison S.p.A., ex Montecatini S.p.A.. Nel 1950 avviene la sostituzione del metodo di preparazione del CVM da acetilene ad acido cloridrico, catalizzatore cloruro mercurico, con il processo bilanciato da etilene cloro con intermedio 1-2-dicloroetano o dicloroetilene, il DCE, e la sua pirolisi a CVM. Questo ultimo processo soppianta ben presto il precedente dato che l’etilene è ormai disponibile dal cracking del petrolio a basso costo, in grande quantità come pure il cloro. Lo sviluppo di questa tecnologia verso la fine degli anni 50 permise un ampiamento dell’industria del CVM e PVC con conseguente aumento delle vendite e dei profitti, aumento che mise in secondo piano, purtroppo, la tutela dalla nocività di questi prodotti e dal rischio per la salute e sicurezza dei lavoratori, del territorio e dei suoi abitanti. Per quanto riguarda le questioni più tecniche, per quanto riguarda anche le schede del cloruro di vinile monomero e delle altre sostanze che ho citato, non voglio dilungarmi eccessivamente, faccio rinvio alle consulenze tecniche, ampie ed approfondite, che sono state depositate da parte dei vari consulenti del Pubblico Ministero e delle parti civili, in particolare le schede del CVM, del dicloroetano e del polivinilcloruro, sono ormai credo ben presenti a tutte le parti processuali e al Tribunale che per anni hanno affrontato queste situazioni. Quindi non mi dilungo nell’illustrazione in questo momento anche perché avremo occasione di tornarci sopra tra poco. Passo al discorso che riguarda il paragrafo numero 4, cioè la conoscenza storica del CVM e PVC. In particolare quella che ho indicato come sottotitolo, cioè per capire se davvero, come dicevo prima, questo CVM e i problemi che creava erano un fulmine a ciel sereno, o se non lo era assolutamente. Innanzitutto presenterò degli studi che sono stati sinteticamente e rapidamente, facendo rinvio per il resto alle consulenze tecniche, degli studi, i primi studi sulla nocività e tossicità del CVM e PVC sugli animali, sia per quanto riguarda gli effetti acuti, sia per quanto riguarda gli effetti tossici. Poi ci sarà un elenco di studi molto più approfonditi, molto più ampi e molto più numerosi, che riguardano la tossicità e la nocività del cloruro di vinile monomero e del PVC sull’uomo, a partire dal 1930. Partendo da questo primo elenco di studi sulla nocività per quanto riguarda gli animali mi riferisco innanzitutto ad uno studio di Petty ed altri che risale al 1930. Queste prime notizie sulla nocività del CVM giungono dagli studi sperimentali con animali svolti parallelamente all’avvio della produzione industriale del suo polimero, il PVC, che come ricordavo prima è iniziata negli anni 30 in Germania e Stati Uniti d’America. Nel 1930 viene segnalato, appunto da Petty ed altri, tra l’altro questo Petty è un autore che è sempre citato, addirittura eccessivamente, fin molto tardi dalle schede cosiddette di sicurezza di Montedison, ma che proprio non davano nessuna sicurezza, fino addirittura il 1976. Viene segnalato, dicevo, da Petty, che le cavie da laboratorio perdono l’equilibrio ad esposizioni di 25 mila PPM di cloruro di vinile monomero ed eccedono in convulsione a 300 mila, 400 mila PPM. Sempre per quanto riguarda queste esposizioni acute, e gli effetti acuti del CVM, abbiamo nel 1933 Peoples e Lik che riferirono che una quantità compresa sempre le 200 mila e le 285 mila PPM per 10 minuti era fatale ai topi, e che una concentrazione da 85 mila a 125 mila PPM rappresentava la fascia anestetica minima. Riferirono anche che 170 mila PPM avevano effetti narcotici su cani e conigli. Nel 1934 Shawman riferì che un’esposizione a 180 PPM provocava una relativa insufficienza cardiaca nei gatti. Nel 1934 ancora Vun Ottinghen denuncia la tossicità del CVM sul muscolo cardiaco dei cani. Ricordo questi primi studi soltanto e semplicemente per dire come già all’epoca in cui si incominciava ad utilizzare e a commercializzare in maniera industriale il CVM e il PVC, si fosse sentita la necessità di approfondire quali erano gli effetti tossici di questa sostanza, quanto meno a livello di effetti acuti. Dopo l’introduzione di diversi componenti sintetici, termoplastici, macromolecolari, in particolare del PVC, si è posto sempre di più il problema della loro azione sul corpo umano. Questo problema è stato ampiamente trattato in molti lavori della letteratura internazionale nel corso dei successivi anni 50 o anni 60. Ne cito soltanto alcuni perché poi ci torneremo in maniera più specifica nel prossimo paragrafo, in maniera un po’ più ampia, ne cito soltanto alcuni facendo rinvio per ora al lavoro di Jerzy Popow del 1969. Sono studi che vediamo partono dagli anni 50 ed arrivano fino alla metà degli anni 60. Li cito rapidamente, sono: Lukni 1955, Lefow 1955, Kuos 1959, Russel 1959, Erview 1959, Kalinoska 1959, Bartenow 1961, Kalinin 1961, Kowaska 1962, Kanliskiy 1963, Trozina 1963, Colow 1963, Dejanova 1964, Meshlin 1964, Smoli 1965, Kristea e altri 1966, Pennaiola e altri 1966. Questi per dire l’elenco degli studi che sono interessati a questa vicenda, ma tornando un attimo un passo indietro, c’è ancora uno studio di Huester ed altri che dimostrò alla fine degli anni 40, con esperimenti su animali, che il CVM causava aritmia cardiaca. Di questo studio si parla tra l’altro in quello di Vagoner del 1983. E veniamo ad un altro studio, stesso citato, che è quello di un italiano, Mastromatteo ed altri, del 1960-1961, in un esperimento con animali trattati per 30 minuti a concentrazioni crescenti di CVM, 100 mila, 200 mila, 300 mila, e fu osservata una sintomatologia nervosa man mano aggravantesi al salire dell’esposizione, agitazione, narcosi, insufficienza respiratoria fino alla morte. Negli animali morti erano presenti lesioni epatiche, renali, polmonari, e quindi cominciamo a parlare di organi di cui parleremo molto nel corso di questa requisitoria. Nel 1963 Lester ed altri esaminarono ratti a concentrazioni di 50 mila, 70 mila, 100 mila e 150 mila PPM, a livello più alto i ratti presentavano una profonda narcosi insieme ad edema polmonare. I soli effetti rilevati alle concentrazioni più basse erano una modesta intossicazione, perdita di equilibrio e riflesso corneale. Tra l’altro mi fermo un attimo su questo studio perché torneremo su questo studio tra poco parlando degli studi sull’uomo, perché questo lavoro che è stato, come spesso è successo, commissionato e pagato dall’industria di Lester, era stato effettuato per contrastare l’esito di un altro lavoro di un americano, della Dow Chemical, Torkelson, del 1961, che come dirò meglio tra poco si era un po’ spaventato dell’esito degli accertamenti su animali, ma anche su operai della sua fabbrica che aveva effettuato, tanto da proporre alla ACGH una riduzione del TLV, del limite da 500 PPM a 50 PPM. Fu contrastata fortemente dall’industria americana questa proposta questa proposta di Torkelson e fu pagato questo studio di Lester proprio per dire che non era d’accordo con questo abbassamento, e per cercare di giustificare questo permanere ad alti livelli del limite del TLV. Tanto si arrivò che con le numerose discussioni che ci sono state tra i gruppi chimici, tra questi due gruppi chimici statunitensi, venne bloccata la pubblicazione sul bollettino dei limiti della ACGH del nuovo limite del TLV, peraltro già deciso da parte della ACGH che doveva essere abbassato. Continuo per il momento degli studi, siamo ancora nel 1963, uno studio di Hartwell riportato nella monografia dell’EPA del 1975, si dice che venne impiantata nei ratti, nei vari siti del corpo, una sottile pellicola di PVC per un tempo massimo di 18 mesi, vennero osservati i vari tumori tutti nella zona dell’impiantazione. Nel 1963 e nel 1966 abbiamo gli studi di Golovativk e Shl Yakhelsikiy, rilevarono alterazioni polmonari negli animali esposti della polvere di PVC, anche questo si trova in un documento statunitense nel NIOSH acquisito, è un documento del 1975. E nel 1975, fine anni 60 ed anni 70, proseguono questi studi numerosi tra cui uno di Prodan ed altri che hanno rilevato dosi letali al 50 per cento nelle seguenti specie, topi a 120 mila PPM, ratti a 150 mila, porcellini d’India 238 mila, 236 mila per i conigli. Inoltre i porcellini d’India esposti a 100 mila PPM per tre mesi mostrarono mutazioni ancora in questi organi: fegato, reni, milza e polmoni. Per quanto riguarda gli effetti cronici sugli animali, cioè ad un certo punto si rendono conto della necessità di sottoporre non più ad esposizioni acute, ma esposizioni prolungate nel tempo degli animali, anche le industrie, parliamo di uno studio di Torkelson del 1961, quello a cui accennavo prima. Questi primi studi sull’esposizione vennero riferiti da Torkelson ed altri, erano stati esposti ratti, porcellini d’India, conigli e cani, a 50, 100, 200 e 500 PPM, però per periodi brevissimi, per periodi di tempo che andavano da 4 mesi e mezzo a 6 mesi, e nonostante questo rilevarono alterazioni al fegato e ai reni a tutti i livelli a partire da 100 PPM in su. Ricorderemo tutti come in udienza il professor Maltoni parlando di questo studio abbia detto che in sei mesi non è possibile suscitare tumori, un periodo troppo beve per indurli. Hanno osservato che il fegato si ingrossava però si sono subito bloccati lì con l’approfondimento degli studi. Un altro discorso che fa Torkelson con la Dow Chemical in quel periodo è di provare sugli operai che cosa succedeva, sugli operai esposti dal 1942 al 1960, e vedremo che cosa verrà fuori. Torkelson e la Dow Chemical si spaventano forse degli esiti dei loro esperimenti, parlano degli esperimenti sugli animali, non parlano dello studio epidemiologico che viene fatto in quel periodo sui loro operai, e tengono nascosto, come vedremo, questo studio sugli operai, e decidono però di abbassare comunque in fabbrica da 500 a 50 PPM da soli e contro il parere degli altri industriali. Avevo già accennato allo studio di Lester che aveva sottoposto per otto ore al giorno, per un periodo che andava da 15 giorni fino a 3 mesi questi ratti. Erano state anche da Lester notate delle alterazioni al fegato in tutti i gruppi, il gruppo con l’esposizione più alta mostrava anche edemi polmonari ed alterazioni della milza, e più di metà degli animali dei gruppi erano morti. Ma anche qui esposizione brevissima, da 15 giorni a 3 mesi, forse per evitare problemi o pensieri di tipo diverso. Veniamo al 1965, le ricerche preliminari di Jerzy Popow di cui parlavo prima, di cui parlerà anche uno studio dello stesso autore di 4 anni dopo, studio su ratti sottoposti all’azione del PVC indicarono che anche la polvere era un agente nocivo per i polmoni, cellule simili a linfociti si moltiplicarono sotto l’influenza dell’ispirazione di questa polvere, accumulandosi e provocando tra l’altro enfisema polmonare. E questo studio successivo, sempre di Popow del 1969, per questa patologia è estremamente interessante, avremo occasione di anche riparlarne, ed è uno studio che è stato trovato in sede di rogatoria internazionale in Gran Bretagna, tra gli atti della società che collabora tra l’altro con Enichem, anche in EVC attualmente, che si teneva molto bene informata di questo che succedeva in tutto il mondo, come si tenevano ben informate le industrie statunitensi e le industrie italiane. Popow, sulla base di esperimenti ed analisi dei cambiamenti patomorfologici prodotti nel sistema respiratorio dei ratti esposti alla polvere di cloruro di polivinile, così concludeva: 1) la polvere di cloruro di polivinile introdotta nel sistema respiratorio è biologicamente attiva perché esercita azione meccanica e tossica e produce lesioni della natura della pneumoconiosi tossica; 2) le lesioni pneumoconiotiche sono basate su sviluppo di catarro bronchiale, bronchiectasia, iperplasia simile a verruche, dei componenti della parete bronchiale con formazione di focolai nodulari simili a cistoadenomi; moltiplicazione di cellule simili a linfociti e istociti nella parete bronchiale, aggregazione di queste cellule sotto forma di tunichette intorno ai vasi sanguigni nei setti inveralveolari; sviluppo di enfisema polmonare e infiammazione cronica intorno ai bronchioli. Lo sviluppo di pneumoconiosi causata da cloruro di polivinile può essere divisa in due stadi: degenerativo catarrale e flogistico iperplastico. Ultimo punto segnalato è quello delle lesioni pneumoconiotiche che si sviluppano molto lentamente, sono differenti da altre coniose conosciute e creano condizioni favorevoli per complicazioni che riguardano principalmente la bronchietasia. Ho riportato solo le conclusioni, ma le ho riportate, perché questo è un discorso che verrà esaminato più approfonditamente quando si parlerà delle patologie polmonari. Ed arriviamo così allo studio ed al lavoro dell’italiano, professor Pier Luigi Viola, presentato a Tokyo agli atti del sedicesimo congresso internazionale dei medici del lavoro che si teneva quell’anno a Tokyo. L’Abstract di Tokyo del professor Viola, del 1969, riportava tra l’altro i dati sperimentali ottenuti su animali intossicati cronicamente, riguardanti principalmente dei quadri patologici dell’encefalo, del fegato e delle ossa. E’ stato detto e sostenuto ripetutamente in quest’aula che quello studio presentato a Tokyo non riguardava gli uomini, riguardava solo gli animali. Questo è un dato che non corrisponde assolutamente a verità, e questo emerge sia dalle dichiarazioni testimoniali del professor Reggiani, rese in udienza, sia anche dal lavoro stesso del professor Viola. Perché se andiamo ad esaminare questo lavoro presentato a Tokyo durante il convegno tra il 22 e il 27 settembre del 1969, vediamo come il professor Viola parta proprio da un discorso sui lavoratori impiegati nel processo del PVC, del CVM e concluda con i lavoratori. Il professor Viola, ricorderemo, e ne parleremo tra poco in maniera più approfondita, era un medico di fabbrica sì, era un medico della società Solvay che lavorava anche in Italia oltre che in altri Paesi europei, era un professore universitario, lavorava con l’Istituto della ricerca sul cancro Regina Elena di Roma, era però una persona che comunque era strettamente vincolata all’azienda, e che vedremo come inizialmente dall’azienda sia stato favorito e come dall’azienda, nel momento in cui vengono fuori certi risultati, venga bloccato, venga bloccato, addirittura non gli danno più i finanziamenti, non gli danno neanche più il CVM per fare le sue prove e cercano di nascondere i suoi risultati. Nonostante tutto questo, nonostante le difficoltà e nonostante le pressioni, il professor Viola comincia il suo studio parlando che negli ultimi anni, e siamo nel 1969, dice "negli ultimi anni, tra i lavoratori impiegati nel processo di polimerizzazione del cloruro di vinile, è stata osservata una sindrome caratterizzata da alterazioni dello scheletro, dei tegumenti, del sistema nervoso e della funzione epatica", dice che si sarebbe occupato in questa relazione dell’attività e delle ricerche mediche in numerosi stabilimenti europei, quelli poi della Solvay, parla di 600 persone che sarebbero state esaminate, che sono state da lui esaminate da una parte, e parla anche degli approfondimenti su 25 ratti di sesso maschile che sono stati esaminati. Parla degli esami completi effettuati in quattro stabilimenti e di quello che ha rilevato tra i lavoratori impiegati nella pulitura di autoclavi, parla di casi di osteolisi, di falangi distali delle mani, di osteolisi addirittura dei piedi, di lesioni cutanee alle mani e agli avambracci, parla di sclerodermia negli operai, deformazione delle dita, alterazioni del sistema nervoso, dolori alle mani ed alterazioni vascolari molto simili a quelle che caratterizzano la sindrome di Raynaud. Il cloruro di vinile era l’unica sostanza che veniva prodotta in tutti questi stabilimenti nel processo di produzione, e quindi era sicuramente il riferimento. Dopo aver parlato anche dei livelli di esposizione in cui si trovavano a lavorare gli operai in quella zona, a seconda di certi operai si andava dalle 10 alle 150 parti per milione, ma in certe situazioni si arriva a 2 mila parti per milione, quando si lavorava sulle autoclavi, poi passa ad affrontare l’esame degli animali. Su questi animali conferma praticamente tutti i dati precedenti che ho già trattato per altri autori, nel senso che parla anche lui di lesioni polmonari, di emorragia addominale, di gonfiore su entrambe le zampe posteriori, di lesioni osteolitiche, alterazione degenerativa del tessuto connettivo, alterazione delle fibre elastiche, dei vasi sanguigni e dei tegumenti. Parla di lesioni e di danni al cervello, dove si nota un diffuso danno a livello istopatologico, la materia grigia era lesa a tutti i livelli. Parla di danni al fegato che risultava ingrossato ed era molto fragile, in alcuni casi si verificava una modificazione microscopica del parenchima con degenerazione albuminosa. Parla ancora di fibrosi, anche questa è una patologia che vedremo verrà fuori molto spesso, parlando anche di operai. E va verso la conclusione di questo suo lavoro, che i consulenti degli imputati ci hanno detto che riguardava solo gli animali, dicendo che la ricerca ha confermato che "l’esposizione cronica al vapore di cloruro di vinile può determinare nell’uomo - perché il suo pensiero poi era comunque l’uomo - una sindrome caratterizzata da alterazioni dello scheletro, dei tegumenti, del sistema nervoso e delle funzioni epatiche", dice che anche le cavie risultano reattive all’azione tossica del monomero. E le sue finali, veramente, conclusioni, non parlano delle cavie, suggerisce, ha il coraggio di suggerire ai produttori degli interventi in fabbrica a favore degli operai, perché conclude dicendo "pertanto in base a questi studi vogliamo sottolineare che negli stabilimenti di produzione per la polimerizzazione del cloruro di vinile bisognerebbero prendere alcune precauzioni relative alla riduzione del valore soglia del monomero e alla sostituzione della pulitura manuale delle autoclavi con quella automatica". Queste sono le preoccupazioni del professor Viola a Tokyo, pensa agli uomini. E come ci dirà il professor Reggiani in udienza dibattimentale, il professor Viola aveva già rilevato comunque tra gli operai alcuni casi di tumore professionale. Continuando arriviamo al lavoro di Viola e Caputo, siamo ancora in una parte di animali, Viola e Caputo del 1970, che riferirono di un altro gruppo di ratti esposti a 30 mila PPM per 12 mesi, ed in questi hanno rilevato gravi epatiti, tubulonefrosi polmonare, polmonite interstiziale, lesioni degenerative al cervello, tumori della pelle dei polmoni e delle ossa. Mi fermo con gli studi sugli animali a questo punto perché a maggio del 1970 il dottor Viola partecipa all’ormai noto congresso di Houston del maggio del 1970, che così formalmente e pubblicamente ha suscitato grande scalpore nell’industria. Faccio un attimo un passo storico all’indietro per presentare anche qui rapidamente l’elenco degli studi sulla nocività e tossicità del CVM e PVC sull’uomo. L’elenco che rappresento è lunghissimo, ve l’ho proiettato in questo momento proprio per dare conto di come dal 1930 fino al 1970 siano una settantina gli studi che si preoccupano dei problemi e delle lesioni che possono derivare all’uomo da questa sostanza. Quindi non è assolutamente una novità lo studio di Viola a maggio a Houston nel 1970, questi effetti acuti e cronici sull’uomo del CVM e PVC. La segnalazione sulla tossicità del CVM nei lavoratori esposti, e sulla sintomatologia degli effetti da esposizione a CVM, cominciano negli anni 30, anche se ci concentrano inizialmente, come per gli animali, sugli effetti acuti dell’esposizione. Nei primi tre studi che sono indicati, Petty che ho già ricordato per gli animali, del 1930, lo studio di Duplin e Vane del 1941, che parlano di due casi di intossicazione da CVM in operai, riportati nella relazione del NIOSH del 1974, e poi c’è lo studio del 1943 degli americani Lehman e Flury che segnalano nel volume Tossicology e... dei solventi industriali, l’anestesia completa derivante dall’esposizione dell’uomo a 70 mila PPM di CVM e il pericolo di decesso a 120 mila PPM anche per l’uomo. Questi dati saranno ulteriormente confermati nel 1951 da Schlelit e da Lazzariew nel 1954, uno un russo e l’altro un rumeno. Uno studio che cambia e che approfondisce, e che sicuramente ha allarmato tutti, è quello del russo Tribuk del 1949. E’ uno studio che viene citato da tutti, trovato dappertutto in tutte le industrie del Mondo. Perché nel 1949 ci sono le prime segnalazioni di patologia professionale da CVM e PVC. In un’indagine su produttori ed utilizzatori di resine poliviniliche venne osservata un’alta prevalenza di affezioni epatiche, e siamo nel 1949, inoltre anemia, gastrite e dermatiti e la frequente presenza di patina biancastra alle vie respiratorie superiori. In particolare però il russo Tribuk, evidenziando la tossicità acuta del CVM per l’uomo, segnalava che tra 48 lavoratori esposti a circa 300 PPM, alcuni mostravano epatiti e irritazioni del tratto respiratorio. Nel 1943 Harris segnalava lesioni provocate dal monomero sugli organi parenchimali, è uno studio peraltro pubblicato nel British Journal; nel 1957 la russa Filatova e Grosenberg, evidenziavano sindromi angioneurettiche nei lavoratori del CVM esposti di norma a concentrazioni tra 20 e 313 PPM, sia clinicamente che strumentalmente, riconducevano queste sindromi direttamente all’eziologia professionale da CVM ed osservandole sia alle dita delle mani che a quelle dei piedi. Nel 1959 Gavruseiko e Filatova pubblicarono una valutazione di diversi tipi di essiccatori usati nell’industria del PVC e dei vari livelli di esposizione che avevano provocato queste sindromi. Nel 1960 viene stabilita un’associazione tra il processo produttivo del CVM e gravi disturbi neurologici verificatesi a Minamata in Giappone, come accennavo prima, Kurland ed altri parlano di questa associazione. Sempre nel 1960 vengono riportate le morti di due lavoratori dopo una breve esposizione, 30 minuti, ma con alta concentrazione di CVM. I decessi vengono imputati allora a disturbi cardiocircolatori, è un studio del canadese Danzinger e collaboratori. Nel 1961 vengono confermati i risultati della Filatova del 1957 e si cominciano a prospettare meccanismi di trasformazione del monomero in sede epatica, questo si ritrova in Danizeski ed altri e Zabolew del 1961. Nel 1961 va detto ancora che si concentrano una serie di episodi di accertamenti che si possono ritenere un’ulteriore svolta importante nelle conoscenze sulla nocività del CVM. Dico questo in relazione sia agli ultimi due lavori che ho citato del canadese Danzinger e della russa Filatova, quindi in tutto il mondo praticamente, sia in relazione ai due studi della società statunitense Dow Chemical a cui facevo riferimento prima, uno sugli animali che ho già presentato ed uno sui lavoratori. Questo studio della Dow Chemical sui lavoratori è stato riferito e riportato nella monografia IPE del 1975. Questo studio è stato effettuato praticamente in contemporanea, o subito dopo, rispetto ai risultati che aveva dato lo studio sugli animali. E’ uno studio su lungo termine sulla mortalità di 594 lavoratori del settore chimico della Dow Chemical esposti al cloruro di vinile tra gli anni che vanno dal 1942 al 1960. Di questo studio i consulenti della difesa se ne sono bellamente dimenticati ed uno addirittura, il professor Foà di cui parleremo, ha escluso che esistesse una cosa del genere sui lavoratori della Dow Chemical, e vedremo perché. Questo studio era stato nascosto durante tutti i primi anni della Dow Chemical, e sul fatto che l’avesse nascosto c’è una prova documentale, che ho trovato negli Stati Uniti, dove addirittura ancora nel 1973 si parla di organizzare la presentazione del NIOSH degli studi epidemiologici, delle conoscenze delle industrie sul CVM viene detto di questo studio della Dow Chemical su questi operai esposti dal 1942 al 1960, non parliamo, questo lo tiriamo via dall’indice nei nostri argomenti, teniamo ancora nascosti questi dati. E questo studio verrà pubblicato solo a scandalo ormai scoppiato. Nel 1975, fine 1974 e nel 1975, quando ormai è scoppiato pubblicamente il caso Goodrich di cui hanno parlato i giornali a fine gennaio del 1974, come vedremo. Torno allora a questo studio sulla mortalità di 594 lavoratori. La popolazione oggetto dello studio fu descritta come forza lavoro di un impianto di produzione operante in settori con potenziale esposizione a cloruro di vinile. Ad ogni tipologia di lavoro fu attribuito un valore di esposizione basso, medio o alto, sulla base dei preesistenti dati riguardanti l’igiene industriale. Tra l’altro questo, dice IPE, fu l’unico tra gli studi sulla mortalità che era disponibile ancora nel 1975, nel quale le esposizioni al cloruro di vinile poterono essere ricostruite utilizzando dei gradi relativi di esposizione. Infatti il dottor Torkelson della Dow Chemical aveva definito con i suoi collaboratori tre categorie di esposizione, che avevano come riferimento le concentrazioni stimate in base ad una media temporale ponderata di una giornata di 8 ore. C’era un gruppo con basse esposizioni, al di sotto delle 25 PPM, poi c’era un gruppo di esposizioni intermedie, con TVA tra 25 o 200 PPM, ed un gruppo con alte esposizioni con TVA tra 200 e 300 PPM, in questo gruppo furono inclusi anche coloro, che pur rientrando nella fascia intermedia, erano stati esposti anche ad escursioni spesso impreviste al di sopra delle mille PPM. Ci fu poi la definizione di una quarta categoria con esposizioni non determinate, per quelle persone che lavoravano in aree per le quali non erano disponibili e sufficienti dati relativi al monitoraggio dell’aria. L’assegnazione ai gruppi in base all’esposizione fu determinata grazie all’esperienza positiva più alta protrattasi per uno o due mesi. In virtù di questa procedura la categoria con i minori trascorsi espositivi annoverava solamente quelle persone oggetto di basse esposizioni, mentre il gruppo oggetto delle più alte esposizioni annoverava alcune persone che avevano subìto prevalentemente delle esposizioni più alte. Furono effettuati degli approfondimenti, qui faccio rinvio allo studio, non mi voglio dilungare, ed arrivo alla presentazione di quella che è la tabella di questo studio, la tabella sintetica, proprio per dare atto di come dei 13 tumori maligni che sono stati osservati in questa coorte, 9 si erano verificati nel gruppo delle alte esposizioni, 13 tumori maligni a fronte dei 5,1 attesi. A seguito del modesto numero di decessi implicati questa differenza non fu sottoposta a verifica per trarne un significato statistico. Però vediamo come, adesso da questa tabella le verrà proiettata, come ci fossero degli SMR, ormai sappiamo tutti in quest’aula cosa sono questi rapporti standardizzati di mortalità, questo quoziente di mortalità standardizzato, che cosa significa. Abbiamo attesi 5,1 e sui 13 tumori 9 sono proprio quelli di questa coorte. Su questi 9 tumori maligni, 8 rientravano nel gruppo delle alte esposizioni. Gli SMR che vengono indicati per il gruppo esposto alle alte esposizioni sono di 176 per quanto riguarda tutto il gruppo, se andiamo poi a valutare, a fare delle sotto coorti a quelli che sono stati esposti per più o per meno di un anno, vediamo comunque che per esposizioni inferiori ad un anno abbiamo un SMR di 136, per le esposizioni superiori ad un anno abbiamo un SMR di 209. Sul gruppo delle alte esposizioni viene fatta un’ulteriore valutazione pensando a coloro che erano stati esposti per più di 15 anni, con il tempo che era passato di 15 anni dall’inizio delle esposizioni. Abbiamo degli SMR ancora più elevanti. Per il gruppo delle alte esposizioni con 15 anni dall’inizio abbiamo SMR che superano il 200 come rapporto di standardizzati di mortalità, e a seconda dei gruppi c’è un SMR di 250, 231 e 263. Di fronte a questi numeri e a questi dati, pur essendo piccoli ancora i numeri relativi agli operai esaminati, c’è sicuramente di che preoccuparsi e di che spaventarsi. Tanto è vero che di questo studio non se ne sa più nulla per una decina di anni e soltanto a scandalo scoppiato, come dicevo prima, questo studio viene tirato fuori e viene presentato anche al NIOSH e viene pubblicato sulle riviste specializzate. Gli autori di questo studio della Dow Chemical, che erano poi gli stessi che avevano studiato gli animali, conclusero che i lavoratori esposti a livelli di CVM superiori alle 200 PPM avevano presentato, loro dicono, un apparente, e comunque abbiamo visto che questo non è un apparente, ma un incremento statistico per tutte le forme di tumore maligno, quando le esposizioni erano mantenute al di sotto delle 200 PPM il tasso dei tumori maligni diminuiva. E’ da considerare che siamo nel 1961 e che nonostante tutto, nonostante il CVM, etc., in nessun caso in quella situazione fosse ancora stato riscontrato un caso di angiosarcoma epatico, e quindi tumori maligni di altro genere con SMR così elevati. L’esito di questi due studi della Dow Chemical, su animali e lavoratori, dicevo, indusse la società a ridurre il MAC da 500 a 50 PPM, ma questa decisione per sé e proposta per le altre aziende non venne accolta assolutamente con favore dal mondo dell’industria. Ricordo che già all’udienza del 12 giugno del 1998, una delle prime udienze, il professor Carnevale, consulente del Pubblico Ministero, diceva che questo era un argomento che, ovviamente peraltro, era dibattito nelle realtà aziendale e produttive sia americane che europee, ma che non giunse ad alcun risultato, perché la proposta della Dow Chemical venne bloccata dalle altre aziende all’interno della ACGH. E c’è addirittura su questa, su queste contestazioni, su queste guerre interne alla ACGH che rappresentava appunto questa associazione di imprese, c’è un documento della ACGH del 13 marzo del 1970 che dice che era stato deciso di abbassare il TLV, ma che lo studio di Lester che citavo prima, del 1963, e le proteste delle aziende, bloccarono la pubblicazione sul bollettino ACGH. Il professor Carnevale, rispondendo su questo punto ad una domanda del Pubblico Ministero diceva: era sicuramente un problema non sconosciuto ma non sufficientemente valorizzato. Tra l’altro è un problema, quello che si riproporrà anche per altre situazioni, per questi studi, queste proposte della Dow Chemical, ma anche per gli studi di Viola, perché anche per il professor Viola, per lo studio del 1969 e del 1960, si rifarà a questo discorso di sottovalutazione di quelle che erano le evidenze che stavano emergendo. Sul punto dico ancora una cosa. E’ da notare che a conclusione proprio di questo studio c’era questa proposta di abbassamento dello standard per i lavoratori. Gli anni 60 sono tutto un fiorire di studi e di ricerche che culmineranno nei lavori e negli studi del professor Viola e del dottor Diman, presentati a Tokyo nel 1969. A questo proposito è utile ricordare per sintesi, prima di arrivare a Tokyo, quanto è stato riportato nel lavoro di Jerzy Popow che citavo prima del 1969, proprio in materia di produzione di materie plastiche. L’opinione espressa nella vasta maggioranza dei lavori pubblicati, che sono lungamente citati in questo studio del 1969, è che i polimeri sono composti fisiologicamente inerti e gli effetti dannosi sono causati dalle sostanze chimiche ausiliarie nel processo di produzione del polimero, iniziatori, catalizzatori ed emulsificatori, o che hanno parte nella formazione delle proprietà fisiche dei polimeri. E questi sono discorsi di Danizeski fin dal 1961 e Novac nel 1963. Alcuni autori, Filatova 1964 e 1956, Jervè nel 1965, Vitnawer nel 1953, ed altri, attribuiscono l’azione dannosa al cloruro di vinile le cui proprietà dannose sono già riconosciute e per evitare l’avvelenamento sono già state prese misure in molte fabbriche. Anche qui ci sono una serie di studi, Gus nel 1964, Broitman nel 1964, Grabor 1961, Gunter 1956, Krivoglaz 1964. Ci sono poi ancora coloro che attribuiscono un’azione cancerogena alle materie plastiche, anche qua si indicano una serie di studi. Come conseguenza di queste ricerche è stato trovato che dopo l’impianto, questo è un ultimo studio, che dopo l’impianto, come esperimenti di piastre, c’è quasi sempre comparsa di tumore. E’ uno studio di Gus del 1966, ma uno studio che stanno facendo in tutto il mondo, perché ce ne parlerà anche il professor Maltoni l’11 aprile del 2000 quando ci ha detto che lui studi di questo genere ha sentito la necessità di approfondirli proprio per il PVC fin dal 1964. "Sebbene la maggior parte degli autori - continua sempre Popow - siano dell’opinione che il cloruro di polivinile sia un composto fisiologicamente neutro, in anni recenti la letteratura ha riferito occasionalmente circa il verificarsi di vari disordini fisici e cambiamenti negli organi di operai impiegati nelle fabbriche che producono cloruro di polivinile o prodotti derivati da questo materiale". Vengono indicati gli organi, lo studio di Pushin del 1965, ed in particolare nel fegato di donne anziane, più anziane, che hanno lavorato ovviamente il CVM, uno studio di Trozina del 1963, nelle ossa delle falangi delle mani e nella pelle Harris ed Adams del 1967, nel sistema vascolare e nervoso Suciu del 1963. Bugaiska ed altri hanno richiamato l’attenzione sulla possibilità dell’azione tossica del PVC, Russel ed altri nel 1965 hanno trovato cambiamenti atipici e postumi nei polmoni e non sono stati in grado di attribuire questi cambiamenti ad un insieme di unità patologiche conosciute. Questi autori suppongono che questi cambiamenti dovrebbero forse essere associati al lavoro fatto per molti anni da questi operai in fabbrica di PVC, e siamo a metà degli anni 60. Jerzy Popow, diciamo che nel 1969 ha sintetizzato questi studi e lavori degli anni 60, non ci ritorno sopra. Ma prima di passare al congresso internazionale di Tokyo nel 1969 accenno rapidamente agli altri lavori pubblicati nel corso degli anni 60. Nel 192 abbiamo uno studio di Raucher, Suciu ed altri che segnalano la comparsa di disturbi circolatori a livello delle piccole arterie delle mani nei lavoratori addetti alla polimerizzazione del CVM. 1962, professor Mancuso, degli Stati Uniti, in uno suo studio segnala l’aumentata incidenza di cancro del sistema nervoso centrale ad Akron, in confronto al resto dell’Ohio, aumento attribuito da Mancuso all’industria della plastica, è uno studio discusso anche da Maltoni nel 1974 a New York con le varie aziende USA, incontro segreto che tra l’altro, come dirà anche il professor Maltoni, ha continuato a mantenere segreto e coperto dicendo di non ricordarsi, contro anche le evidenze documentali. Nel 1965 abbiamo questo studio di Pushin a cui accennavo, perché descrisse una condizione scarsamente caratterizzata, chiamata epatite epiteliale cronica, rilevata in Russia in circa il 15 per cento dei lavoratori svolgenti lo stesso incarico di addetti alla polimerizzazione del CVM. Nel 1966 Grigorescu e Toba riprendono le ricerche sul metabolismo del monomero in sede epatica. Nel 1966 Cordiè e collaboratori segnalano lesioni acrosteolitiche in addetti alla polimerizzazione del CVM, ritroviamo questo lavoro nei Cahièrs de Médecine de travail, si tratta di allertazioni di tipo sclerodermico di diversa estensione, localizzata al dorso delle mani, ma anche ai piedi, ai colli ed al dorso. Nel 1967 giungono ad analoghe conclusioni i lavori di Harris e Adams, di Wilson ed altri, sempre nel 1967, e il rumeno Angelesku nel 1969. Nel 1967 uno studio molto noto, citato anche in quest’aula, i consulenti delle difese degli imputati soltanto su sollecitazione se ne sono ricordati, studio di Suciu e collaboratori riportato in Medicina del Lavoro del 1967, e quindi ben noto a tutti, Suciu e collaboratori identificavano una sindrome tossica da CVM non alterazioni nel sistema nervoso centrale, alterazioni cutanee ed endocrine. Venivano descritti disturbi angioneurotici e della sindrome di Raynaud, nonché sintomi grastrointenstinali, mutazione della funzione tiroidale, epatomegalia e splenomegalia. Ancora nel 1967 venivano individuati in Francia 5 casi di acrosteolisi in lavoratori addetti alla polimerizzazione, Chatelain e Cotillon. Nel 1967 in Inghilterra si riscontrano 2 casi di acrosteolisi tra gli addetti alla polimerizzazione, autoclavisti con lesioni alle mani, ai piedi, alla rotula delle ginocchia, insieme alla parestesia, alterazioni cutanee alle mani ed avambracci, anche questo riportato nel Brithis Journal. Nel 1967, sempre in questo anno negli Stati Uniti si riportano 31 casi di acrosteolisi alle mani, associati a disturbi vaso motori, parestesia, sclerodermia in una coorte di 3 mila lavoratori esposti a CVM. Ce ne parla Wilson appunto nel 1967. Sempre nel 1967 va ricordato che un po’ all’avanzare delle conoscenze e alla presentazione di questi studi si decide di cominciare a prendere qualche provvedimento. Ed in U.R.S.S. viene vietato l’uso del CVM nei propellenti spray a causa dei suoi effetti pericolosi, ce ne parla Grikitis ed è un lavoro del 1967. Mentre negli Stati Uniti di adotterà una situazione, un provvedimento analogo nel 1974. Nel 1968, la conferenza sulla tossicologia, agosto 1968, della Gordon Researches degli Stati Uniti, viene presentato un lavoro da Kramer e Mutchler sulle condizioni di salute degli operai della Dow Chemical. Viene pubblicato anche questo studio solo vari anni dopo, in particolare nel 1972 su American Industrial Igienic Association Journal, in cui si riferiscono segni di effetti chimici, disfunzioni del fegato su lavoratori esposti ad una concentrazione media ponderata nel tempo pari a 300 PPM per vari anni. Anche questo lavoro tenuto all’interno dell’associazione delle industrie viene comunque presentato e portato alla ACGH, però sulla base di questa presentazione del 1968 soltanto nel 1970 la ACGH comincerà a proporre la riduzione del limite ad una media ponderata di 200 PPM, limite che poi sarà accolto successivamente, cioè nel 1972 quando continueranno ed insisteranno le notizie sulla nocività del CVM. Nel 1969 questi risultati, di cui parlavo prima del 1968 di Gordon Researches, furono confermati in un lavoro di Baretta, Mutchler ed altri che venne poi pubblicato successivamente nella rivista degli igienisti industriali americana. Ancora del 1969 si intensifica la ricerca tra lavoratori addetti alla polimerizzazione, in Jugoslavia l’indagine su 70 lavoratori addetti alla polimerizzazione mostra 8 autoclavisti con acrosteolisi mani e piedi, cute sclerotica, alterazioni degenerative del connettivo, delle piccole arterie dell’osso, studio di Kovac ed altri. Ancora nel 1969 effetti neurologici del CVM vengono riferiti ad una conferenza internazionale, Schotteck, questo risulta negli atti della Commissione rogatoria che è stata effettuata negli Stati Uniti. Nel 1970 il PVC viene collegato alla pneumoconiosi in un addetto alla produzione, lo studio di Szende, e si riferiscono effetti simili in oltre 90 addetti. Ancora nel 1970 Vertikin e Mamuntov esaminarono 96 operai russi, 93 donne, addetti ad uno stabilimento di lavorazione del PVC, osservarono alterazioni radiologiche ai polmoni in 81 casi, attribuirono le alterazioni all’esposizione a lungo termine alla polvere di PVC. Nel 1969, come dicevamo, c’è questo congresso internazionale di medicina del lavoro di Tokyo, e a quel congresso Diman e collaboratori relazionano su 5011 lavoratori di 32 fabbriche USA riferendo su 25 autoclavisti con acrosteolisi e sintomi analoghi a quelli descritti dai precedenti ricercatori. La sindrome di Raynaud, rilevata in altri lavoratori, è accompagnata da lesioni acrosteolitiche. Sempre allo stesso congresso del 1969 il professor Viola, che ho già presentato prima, relaziona sull’azione patogena del CVM, trattando appunto della acrosteolisi, ma anche dell’azione tossica del monomero su numerosi altri organi e tessuti, mette in luce il rapporto diretto delle lesioni con la quantità assorbita del monomero e il tempo dell’esposizione. Tratta anche dalla patologia animale, dice che è una patologia simile ed analoga a quella riscontrata nell’uomo. E subito dopo dimostra che il CVM è cancerogeno per l’animale, ratti esposti ai vapori del monomero hanno manifestazioni neoplastiche maligne a livello del condotto esterno degli orecchi, a livello del polmone, della ossa e di numerosi organi addominali tra i quali il fegato e l’intestino. Viola tra l’altro, ricordavo poco fa, che concluse il suo lavoro di Tokyo proponendo un intervento in diminuzione sull’esposizione del lavoratore e sulla necessità di impedire l’ingresso in autoclave. Per entrambi questi autori del convegno internazionale di Tokyo, Diman e Viola, il professor Maltoni l’11 aprile del 2000 in quest’aula parlava di indicazioni non colte, tra l’altro espressioni analoghe sono state usate anche da un professore statunitense, il professor Safiotti, quando in sede di audizione al Senato statunitense nel 1974, parlò proprio di una sottovalutazione, di indicazione non colte, di tutte queste indicazioni che ormai storicamente stavano arrivando insistentemente. Ma è ancora più importante capire la gravità di queste indicazioni non colte se si passa ai successivi studi del professor Viola, il quale per approfondire le conoscenze sull’azione tossica del CVM condusse poi delle ricerche sperimentali su vari tipi di animali esponendoli a varie concentrazioni di monomero. Egli, dicevo, riscontrò dopo dieci mesi di trattamento, sintomatologie riguardanti la diminuzione di reattività a stimoli esterni, disturbi dell’equilibrio e scoprì la formazione di carcinomi negli animali come, cito letteralmente "neoplasie maligne nel polmone, nelle ossa, in vari organi addominali tra i quali fegato, intestino ovaie", l’azione cancerogena si manifesta anche con dosaggi bassi, pur restando non invariato il tempo di induzione. Questi risultati vennero comunicati dal professor Viola al decimo congresso internazionale sul cancro di Houston nel maggio del 1970, e vennero pubblicati l’anno successivo in Cancer Researches con Bigotti e Caputo. Vennero comunicati successivamente ancora in Italia al congresso nazionale della Società Italiana di Medicina del Lavoro svoltosi a Pisa del 1972. Le ricerche sperimentali e le osservazioni cliniche di Viola e di altri ricercatori documentarono i gravi e molteplici effetti tossici del CVM negli animali e nell’uomo.

Ma quali sono questi effetti tossici? Per l’uomo il decorso può avere un carattere acuto o cronico, gli effetti acuti abbiamo visto che si manifestano come stati di ebbrezza che compaiono a livelli di migliaia di PPM, con disorientamento, anestesia e rischio di decesso a livelli ancora più elevati. Il decorso cronico porta acrosteolisi, sindrome di Raynaud, epatiti e sintomatologia a carico del sistema nervoso centrale. Attraverso studi sperimentali su animali si dimostra che l’esposizione a CVM provoca tumori in varie sedi, principalmente fegato e polmoni con azione oncogena sui vasi sanguigni. L’effetto sistemico del CVM giustificò la denominazione proposta da Viola e da altri ricercatori in quegli anni, come malattia da cloruro di vinile, a cui erano e sono soggetti in modo specifico gli addetti in particolare alle produzioni di CVM e PVC, o alla lavorazione delle materie plastiche derivate. E’ tanto convincente questo lavoro di Viola, ce lo diranno anche le imprese statunitensi nei documenti che vedremo tra poco, è tanto convincente questo lavoro di Viola che oltre a venire preso tremendamente sul serio da queste aziende, riuscì a smuovere per fino un organismo, che per certi versi potremmo definire pachidermico, come l’ILO, l’International Labour Organisation, che fin dal 1971, e quindi immediatamente, introdusse l’acrosteolisi come malattia professionale, riportava le sintomatologie appena descritte nelle voci cloruro di vinile e cloruro di polivinile. In questa pubblicazione tra l’altro venivano riportati anche i limiti di esposizione dell’epoca per il CVM. Si parlava per l’Unione Sovietica di un MAC di 12 PPM e per gli Stati Uniti ancora di un TLV di 500 PPM.

Sul dottor Viola torneremo più dettagliatamente tra poco, basti dire per ora che l’Abstract di Houston di Viola del maggio del 1970 si aggiunge a quello di Tokyo di fine settembre del 1969. Trasmette un messaggio molto chiaro a partire dal suo titolo sulla cancerogenicità del CVM, e conclude sostenendo che in base ai dati sperimentali ottenuti il vinilcloruro è un effettivo agente cancerogeno per i ratti. L’ultima frase dell’Abstract che recita "no implication" non può essere estrapolata un’implicazione per la patologia umana, dà un significato al suo lavoro. Nel senso, come ricordavo prima, di queste difficoltà del professor Viola di fare i suoi studi, di questi suoi vincoli per limitare le sue esposizioni e vedremo che addirittura in uno studio di alcuni anni dopo sul cloruro di vinilidene, siano addirittura gli industriali riusciti a fargli cambiare la conclusione del suo lavoro, ad attenuarne le implicazioni. Comunque questa frase finale, tanto citata dalle difese degli imputati, vuole semplicemente dire che non ci può essere un’estrapolazione per l’uomo, estrapolazione sappiamo cosa significa tecnicamente, non vuole dire che non ci sono effetti per l’uomo, l’estrapolazione è un’altra cosa e ci torneremo.

All’Abstract di Viola del 1970, e alla pubblicazione dello studio su Cancer Researches del 1971, fece seguito, almeno nella letteratura scientifica, un silenzio pressoché assoluto che venne interrotto solo dopo quattro anni, dopo lo scoppio pubblico del caso Goodrich, interrotto solo dopo 4 anni da due pubblicazioni del professor Cesare Maltoni e di Lefemine, a risultati comunicati da Maltoni si affiancarono dopo una serie numerosissima di studi, altri dati sperimentali, alcuni realizzati negli anni precedenti, anche negli anni 60, come abbiamo visto dalla Dow Chemical, alcuni anche nel scorso dei primi anni 70, nel corso del 1973, in particolare lo studio di Keplinger, anche con esposizioni a più basse concentrazioni di cloruro di vinile rispetto a quelle utilizzate dal professor Maltoni. Agli stessi risultati giunsero anche in quel periodo, molto rapidamente, altri studiosi, c’è addirittura uno studio effettuato dalla Bio-Test, come si vuole dire, nel 1974 che in soli sei o sette mesi è riuscita a trovare e ad avere gli stessi risultati del professor Maltoni, per i quali invece le industrie italiane e europee prevedevano anni ed anni di studi e di approfondimenti. Quando si arriva alla soglia degli anni 70 abbiamo quindi una situazione già in ebollizione, siamo in presenza di molti studi e lavori, sia sugli animali che sui lavoratori, eseguiti un po’ in tutto il mondo, dall’Unione Sovietica agli Stati Uniti, dalla Romania all’Inghilterra, dalla Polonia, al Canada, alla Francia, all’Italia.

La situazione dell’esposizione al CVM e PVC è ancora in movimento e rivela comportamenti diversi da parte delle varie autorità pubbliche. Infatti pur in presenza, in tutto il Mondo, di anni di studi che continuano a parlare di tossicità del CVM e PVC, si ha una riduzione dei TLV solo in due situazioni: in Unione Sovietica dove il TLV scende a 12 PPM, sicuramente già nel 1969, e presso la Dow Chhemical che autonomamente e da sola porta il suo TLV, dicevo prima, forse spaventata dai risultati dei suoi studi, porta il suo TLV a 50 PPM, comunque 50 PPM, mentre negli Stati Uniti c’era un TLV di 500 PPM anche se il limite silling, anche qui non mi dilungo, sappiamo cosa è questo limite silling, un’esposizione che non può essere superata in nessun momento, questo limite di 500 PPM diventa un limite silling nel 1963 anche negli Stati Uniti. L’abbassamento del TLV in Unione Siovietica non è casuale, in quanto c’erano stati molti studi e per altro verso già nel 1967 in Unione Sovietica era stato vietato l’uso del CVM nei propellenti spray a causa dei suoi effetti nocivi, ne parlerà anche IARC nel 1974, mentre in USA il divieto è dell’aprile del 1974.

Va ricordato peraltro come anche negli USA fosse stato proposto, già nel 1968 l’abbassamento a 200 PPM, che venne però deciso solo nel 1970. Va ancora ricordato come all’interno della Montedison ci sia e ci fosse una scheda di sicurezza nel 1967 per poi saltare di circa 10 anni dal 1976. E la scheda del 1967 riportava il limite di 500 PPM, non parlava di limite silling, è una scheda che vedremo più in dettaglio tra poco che negava la tossicità del CVM, e questa scheda è quella che è stata in vigore fino al 1976, perché solo nel 1976 abbiamo la scheda diversa di Montedison, e questa scheda fa riferimento a Petty, quel Petty di cui parlavamo prima, che ha fatto degli studi negli anni 30, l’ultimo nel 1962, come se dal 1930 al 1962 non fosse successo nulla e si potesse continuare a parlare solo di esposizioni elevatissime e solo ai limiti altissimi dell’esplosività, tra l’altro cercavano il CVM per tutti questi anni con l’esplosimetro, non certo con altri sistemi di monitoraggio dei quali pure parleremo. Invece gli anni 60 alla vicenda Viola sono stati cruciali. Il vero punto di svolta, ritengo, in Italia e all’estero per tutta la storia del CVM. Allora rivediamoli un attimo in analisi secondo quelle che sono le indicazioni e i ricordi del professor Reggiani sentito all’udienza del 21 marzo del 2000, anche perché gli approfondimenti del professor Viola nacquero, come per tutti poteva essere, proprio prima dall’intuizione e poi dal riscontro che in fabbrica gli operai già morissimo di cancro. Il professor Reggiani è stato sentito all’udienza del 31 marzo del 2000. Ci raccontava della sua conoscenza con il professor Viola, ci parlava di un’amicizia che era nata del 1980 quando si trovarono a Milano a discutere sul sistema informativo negli ambulatori di fabbrica. Ci ricordava che lui era primario dell’ospedale Rossignano, e quindi faceva anche altri lavori, era medico di fabbrica, e contemporaneamente aveva l’incarico di medico del lavoro all’Università di Pisa, dove faceva lo screening per le acrosteolisi per gli operai della Solvay nell’impianto di Rossignano che erano un centinaio. E in quella situazione gli vennero già sotto mano due casi di neoplasia. Il professor Reggiani non si ricorda di questa neoplasia, al professor Viola venne già negli anni 60 questo dubbio, questa sensazione che qualcosa poteva non quadrare, dato che l’effetto biologico era già stato dimostrato. Invece lui aveva già fatto tutte le analisi di tutti i lavoratori, per alcuni un paio di volte, e alla fine il professor Viola era arrivato a questa conclusione che il cloruro di vinile fosse un agente cancerogeno, e questo discorso di Viola si riferiva agli anni 1966 e 1967, tra l’altro questo dato risulta anche in un documento del 1974, in una riunione dell’aprile del 1974, presente il dottor Viola, che parlerà di questi suoi accertamenti precedenti. Quindi si riferisce agli anni 1966 e 1967 prima di fare il lavoro a Tokyo nel 1969. Ricordiamo anche come Torkelson sugli operai nella Dow Chemical fino al 1961 avesse già rinvenuto questo accesso di tumori. Questa ipotesi, ci racconta ancora il professor Reggiani, il professor Viola la maturò seriamente, perché confrontandosi anche con i clinici dell’Università di Pisa, decise di mettere in moto proprio per questo la sperimentazione sull’animale, non è il contrario. Già ha questi dubbi, ha questi problemi, ha queste sensazioni, intuizioni, e mette in moto un meccanismo di sperimentazione con gli animali, in collegamento anche con il professor Caputo che allora era responsabile del settore dell’istituto oncologico Regina Elena che si occupava di oncogenesi professionale. Poi passa, il professor Viola, sempre secondo quello che ci riferisce il professor Reggiani, dal ragionamento clinico alla sperimentazione, vengono comunicati i dati a Houston, e sono tutte cose che conosciamo benissimo ormai, e siamo arrivati qui al 1970. Il colloquio del professor Reggiani con il professor Viola era determinato dalla voglia, dall’invito e dalla necessità di ricostruire tutta questa vicenda in senso storico, proprio perché sarebbe stato importante ed interessante per tutti sapere come un medico di fabbrica poteva portare a termine un’ipotesi che si era creato nella sua testa e nella sua attività. Tra l’altro avevano già trovato l’editore, avevano già trovato il titolo del libro, però il professor Viola ad un certo punto è morto pochi mesi dopo, e quindi non è stato possibile fare purtroppo questo libro, tra l’altro documentazione che conversava nell’azienda, documentazione che nonostante tutto è scomparsa e non è più stata trovata, da parte di nessuno, nonostante le ricerche e nonostante le richieste.

Questo lavoro peraltro, una parte di questo lavoro, è stato recuperato in altra maniera, perché? Perché il professor Viola, non a caso dico io, era in collegamento fin dal 1969-1970 con il dottor Torkelson della Dow Chemical, ed al dottor Torkelson il professor Viola aveva consegnato una traccia del suo studio datato estate del 1970. Ad un certo punto il dottor Torkelson, in un documento che abbiamo agli atti, nell’aprile del 1980, scrive al professor Viola e dice "guarda, mi hai dato questi appunti sul cloruro di vinile dicendo che erano molto riservati, vorrei sapere se sono stati pubblicati o se sono ancora riservati". E’ così tra l’altro che il dottor Viola rientra in possesso di questi appunti dei quali lui, per certi versi, si era perfino dimenticato.

Ma è interessante vedere come in un lavoro che doveva essere introdotto, e poi pubblicato, e poi consegnato alla letteratura, sia stata rinvenuta anche un’introduzione in lingua francese che è utile che ripercorro sinteticamente per il significato che assume rispetto all’importante figura del professor Viola, che in questa introduzione fa riferimento a Ramazzini che nel suo trattato fondamentale del 1700 diceva che "pubblicava questa opera imperfetta nella speranza che serva a spingere gli altri affinché portino il loro contributo per ottenere un trattato completo in tutte le sue parti, e questo è un dovere che abbiamo con i lavoratori e le loro condizioni di lavoro, è un dovere, vi ripeto, nella nostra arte, che deve preoccuparsi, come Ipocrito ha scritto: di avere in pensiero la preoccupazione della salute degli uomini anche quando non c’è profitto", sarebbe da chiedere a tanti medici di Montedison ed Enichem cosa pensano di questa frase di Ipocrito..., di Ipocrate e di Ramazzini.

Mi viene in mente forse un lapsus, ipocrisia, ma è stata spontanea questa cosa. E concluse questa sua introduzione il professor Viola, sempre in francese, dicendo che "alla base di qualsiasi scoperta c’è spesso l’immaginazione poetica del ricercatore", "l’immagination poétique de chercheur", che è sempre solo davanti alle difficoltà della ricerca, che si oppongono a lui, facendo come una muraglia che arriva fino al cielo, "la muraille qui arrive jusq’à le ciel". E’ impressionante come questa sia il dipinto, l’autoritratto che ha fatto il professor Viola del suo lavoro, perché in documenti che abbiamo rinvenuto, e che sono agli atti, e cito un documento trovato addirittura in Inghilterra, presso la società inglese ECA, del 24 novembre del 1971, risulta che Viola ha dovuto combattere con la Solvay per pubblicare questi dati. E viene detto in questo documento, che si è parlato di questa posizione del dottor Viola nell’organizzazione della Solvay, alla Solvay erano a conoscenza di questo lavoro ma non erano molto interessati a portarlo avanti. Viola ha pensato in coscienza che doveva rendere pubbliche le sue opere e addirittura gli tagliano poi i fondi e alla Solvay addirittura dicono che non sanno dove si procuri il monomero per fare i suoi esperimenti. E questa pubblicazione di dati, in un altro documento trovato questa volta negli Stati Uniti, datato 20 novembre del 1972, viene fuori che questa pubblicazione di dati da parte del dottor Viola viene fatta senza il permesso della Solvay, cosa che aveva reso molto suscettibili tra l’altro i suoi patron non solo della Solvay, ma i patron europei delle ricerche che si stavano facendo. Questo lavoro del professor Viola del maggio del 1970, mandato da Torkelson, non lo voglio ripercorrere tutto, ricordo soltanto come ripercorra invece la storia delle conoscenze scientifiche, sia per gli effetti sugli animali che per gli effetti sugli uomini fin dal 1970, e come fosse pieno di numerosissime notizie, e quindi un semplice medico poteva recuperare, è quindi significativo di come chiunque volesse in quel momento, poteva essere ben a conoscenza di tutto quello che si diceva nel mondo intero di questa situazione sul CVM. Parla il professor Viola delle sue investigazioni, parla di questi studi sugli animali e di questi tumori indotti negli animali. Parla del lavoro fatto, delle analisi anche sugli uomini, e di queste distribuzioni del cloruro di vinile che sono arrivate fino ai polmoni, al cervello, al fegato, alla pelle degli animali esaminati.

Per quanto riguarda invece la situazione delle persone è importante ricordare come abbia parlato degli organi che poi entreranno a far parte della letteratura scientifica, e condurrà gli organismi internazionali a parlare dei quattro principali organi bersaglio del CVM, e come nelle conclusioni ancora una volta del suo lavoro, dopo avere parlato della eziologia di queste patologie, si preoccupi il dottor Viola di dire che le relazioni tra il monomero e i disturbi, i problemi al sistema nervoso ed al sistema digestivo siano talmente tanto evidenti da non permettere dubbi dell’importanza dell’aspetto di questo problema. Ed arrivo alle conclusioni di quel lavoro per ricordare come il professor Viola si permetta di suggerire quelle che sono le questioni fondamentali per un medico di fabbrica e per un’azienda, i problemi della prevenzione. Il fatto che la prevenzione dei disagi, dei problemi, dei disturbi provocati dal cloruro di vinile sia essenzialmente il fine di eliminare il monomero il più possibile dall’ambiente di lavoro. E queste due principali fonti di contaminazione sono le autoclavi e i filtri. Per le autoclavi poi dà dei suggerimenti specifici, e nelle sue conclusioni il professor Viola, le traduco, dice "tra gli addetti alla pulizia delle autoclavi impiegate nella polimerizzazione del cloruro di vinile si è manifestata in questi ultimi anni - e torniamo ancora qua, gli studi sono degli anni 60, non sono del 1970 o 1974 dopo come dicono le aziende - in questi ultimi anni una nuova malattia professionale caratterizzata da disturbi del sistema nervoso e dell’apparato digestivo, da manifestazioni angioneurotiche e lesioni ossee", e conclude dicendo che "occorre tuttavia ricordare che anche se il limite fissato dall’agenzia internazionale ACGH di 500, dà un margine ragionevole di sicurezza, sarebbe auspicabile un’ulteriore riduzione di questi limiti", e parla anche lui comunque di avere rilevato fino a 150 PPM dei disturbi organici o lesioni, non sotto i 150 PPM ma parla fino a 150 PPM.

Ma queste novità, queste notizie provenienti da Tokyo, provenienti da Houston, dicevo che non si presentarono all’improvviso, che non furono un fulmine a ciel sereno, sia perché precedute dai molti studi che ho già citato, spesso effettuati all’interno delle aziende, sia perché il tutto fu accompagnato dal costante stare allerta delle varie società industriali, come risulta dalla voluminosa documentazione di origine industriale che è stata acquisita sia in Italia, sia negli Stati Uniti, sia in Gran Bretagna. Ma di fronte a tutte le notizie, le informazioni che si susseguono, fino a Houston 70, che cosa succede? C’è questo ribollire, questo grande fermento, una grande preoccupazione all’interno del mondo industriale che rimane segreto e che si cerca di tenere sempre più possibile segreto grazie purtroppo, e va detto, anche alla collaborazione dei medici e degli esperti incaricati, tra cui purtroppo anche il professor Maltoni. Dall’altra parte, all’esterno, c’è un grande assordante silenzio in pubblico. Già all’udienza del 5 giugno del 1998 ce ne parlava a pagina 148 il professor Carnevale. Il professor Carnevale che ci parlava di questo ritardo gravissimo nella conoscenza di questi risultati degli studi, che parla anche in relazione al professor Maltoni, a seguito di domande che gli sono state rivolte da un difensore di imputati, e il professor Carnevale dice "io ho esaltato il lavoro del professor Maltoni, ho detto che era stato disegnato con grande capacità e con grande spiegamento di risorse" e questo è indubitabile, questo va affermato ed è stato riconosciuto da tutti.

Il problema è che alla fine del 1972, noi vedremo che anche un po’ prima, questi risultati furono riportati abbondantemente alle società committenti, tra cui Montedison, e invece questi risultati vennero portati al mondo scientifico solo dopo lo scoppio dello scandalo Goodrich nel 1974 e successivamente ancora furono riportate agli operai. E guardate che dico che è sicuramente di notevole pregio questo lavoro, è indubitabile il lavoro del professor Maltoni, perché internazionalmente viene riconosciuto questo dato. Il professor Maltoni se aveva una pecca è quella della segretezza che ha mantenuto su questi risultati, e vedremo come risulti questo anche documentalmente, e sulla forza dei risultati del professor Maltoni, sulla sua professionalità, sulle sue capacità personali e di laboratorio non hanno dubbi neanche le imprese. Tanto che in un documento che è stato trovato negli Stati Uniti, a seguito di Commissione rogatoria internazionale, atti depositati nella primavera del 2000 al Tribunale, c’è un documento estremamente interessante che parla del professor Maltoni perché nel momento in cui, successivamente ovviamente al CVM, si parla di scegliere un laboratorio per approfondire le conoscenze sul benzene e sulla cancerogenicità del benzene, le multinazionali Shell ed Esso si oppongono all’utilizzo del laboratorio di Maltoni. E perché? E questo ce la dice lunga su come le aziende scelgono le persone.

Di fronte allo studio sul CVM dicono "ha scoperto che il CVM e i pesticidi sono cancerogeni, questo risultato ha creato un problema economico a queste compagnie", le aziende si dicono che non possono imporre risultato, e che i loro tossicologi non sono in grado di trattare con scienziati che non appartengono al mondo dell’industria. Quindi dicono, "la professionalità la riconosciamo però praticamente il lavoro del professor Maltoni ci ha danneggiato, ci ha rovinato per certi versi, non lo vogliamo perché non gli possiamo imporre risultato", e questo si verificherà spesso nella storia di queste sostanze. Mentre d’altra parte dicono, questo per altri versi è dato della serietà del professor Maltoni, dall’altra parte dicono che i vantaggi del lavoro di Maltoni sono che è un lavoro credibile, di alta qualità e non costoso. Quindi non si tratta di valutare il lavoro scientifico del professor Maltoni, anzi si contesta, e l’abbiamo anche contestato, l’ho contestato durante l’udienza al professor Maltoni, contesto e ho contestato al professor Maltoni che le informazioni che acquisiva furono mantenute segrete il più possibile, al contrario di quanto fece o cercò di fare il professor Viola che si scontrò con la Solvay ed andò anche contro i desideri della Solvay. Allora andiamo a vedere qual è questa documentazione USA, questa documentazione internazionale. Tra gli studi di letteratura, di cui ho parlato poco fa, ci sono dei documenti acquisiti in sede di rogatoria internazionale che sono estremamente significativi, perché partono dagli anni 50, negli anni 60, e ci danno contezza di come le aziende fossero preoccupate ben prima del 1970 e del 1972 dei risultati dell’indagine sul CVM. Il primo documento è datato 12 maggio del 1959. E’ un documento indirizzato alla società Goodrich dalla Biochemical Researches Laboratory, dal laboratorio di ricerca, dal dottor Row che tornerà spesso in questa analisi, il quale scrive di rispondere ad una lettera di questo direttore della Goodrich del 4 maggio del 1959, con cui chiedeva informazioni sulla tossicità del cloruro di vinile. Row questo tecnico del laboratorio, questo esperto del laboratorio, dice "Nella letteratura relativa alla tossicità del cloruro di vinile non esistono dati tossicologici validi. Come già sai la conferenza degli ispettori sanitari governativi per l’industria, la ACGH, ha da tempo consigliato un livello massimo di 500 PPM, i quale valore si basa sui precisi dati di Petty ed altri che non sono del fatto affidabili qualora si prendano in considerazione esposizioni croniche". Quello che dicevo prima, Petty fa un’analisi molto limitata, concentrazioni, esposizioni acute e non considera alcun approfondimento da un punto di vista cronico. Continua sempre Row "Alcuni anni or sono abbiamo redatto una breve relazione, presumendo che quel valore fosse corretto, te ne allego una copia perché tu possa prenderne visione - ed aggiunge dei commenti - Vorrei aggiungere che a seguito di alcuni controlli effettuati sul cloruro di vinile abbiamo notato un aumento della sua tossicità quando viene inalato più volte al giorno - la situazione degli operai mi pare proprio questa - tuttavia è prematuro stabilire quale concentrazione di vapori non causa effetti nocivi. Riteniamo di poter affermare con certezza che 500 PPM sono causa di danni apprezzabili se inalati per 7 ore al giorno, per 5 giorni alla settimana e per un periodo di tempo prolungato, siamo nel 1959. Causa di danni apprezzabili della situazione di un operaio che lavora normalmente in fabbrica. Come avrai già capito queste valutazioni non sono ancora pronte per essere divulgate, e ti sarei grato se le considerassi confidenziali. (1959)".

Nel 1961 Torkelson arriverà con i risultati addirittura scendendo alle 200 PPM parlando di queste disfunzioni e di questi problemi tumorali. Continua con un altro documento del 1959, è una lettera della Pentasor Company alla Union Carbide, il problema è sempre questa tossicità del cloruro di vinile. Si parla di quattro operatori, operai che erano trovati esposti ad un’alta concentrazione, che avevano avuto problemi a seguito della rottura di una guarnizione, quelle che poi si romperanno anche negli anni 70 e 80, questi soggetti hanno iniziato un’azione legale per permanenti danni sui loro sintomi, così scrive questa lettera della Pentasor Company alla UCC. Chiedono informazione alla Union Carbide sui dati di tossicologia del cloruro di vinile, e dice "in altre parole stiamo raccogliendo informazioni che si aiutino a definire questi casi in un’udienza preliminare o eventualmente vincere una causa in Tribunale", siamo nel 1959 "riteniamo che questi operai non abbiamo subìto effetti permanenti, e che siano semplicemente male informati o mal consigliati", quello che dirà poi Montedison ai suoi operai. Un documento che si ricollega direttamente a questo, sempre del 27 maggio del 1959, è quello che viene inviato, è sempre un documento questa volta di risposta della UCC, 27 maggio del 1959 del servizio tecnico su questo problema della Pentasor che aveva discusso il problema della tossicità del CVM, e c’è il problema di cominciare a fare questa indagine anche da parte della UCC. Il dottor Dernel ha obiettato che una raccolta di informazioni sull’anamnesi dei casi richiederebbe molto tempo e molto lavoro, dobbiamo decidere sulla quantità di informazioni e di tempo che intendiamo dedicare per fornire loro tali informazioni, e ne sono passati di decenni da quella volta. Ancora un documento del 24 novembre del 1959, sempre della ditta Union Carbide, corrispondenza tra le compagnie statunitensi. Viene scritto da Henry Smith e viene mandato all’ufficio di New York, dice "Caro Tom, come ricorderai attualmente la soglia limite per il cloruro di vinile, 500 PPM, calcolata dal Bureau of mean 25 anni or sono - quindi andiamo indietro di 25 anni, nel 1935 - sulla base di un’unica inalazione di una cavia", nel 1935 fanno un’inalazione ad una cavia, una e dicono che 500 PPM va bene, questo fino al 1970 - 1972. E continua sempre quella lettera con una telefonata informale, Row, quello di cui parlavo prima, mi ha fornito i dati parziali degli studi attuali effettuati su ripetute inalazioni e dice: sei mesi - allungato lo studio - a 500, a 200 e 100 PPM, non hanno raggiunto un livello senza effetti dannosi, perfino 100 PPM producono cambiamenti di peso degli organi, micropatologie, macropatologie, oltre a micropatologie. Il monomero del cloruro di vinile è più tossico di quanto si pensasse, Row si augura di ricavare ulteriori elementi prima di stabilire se questo influenzi o meno la sicurezza delle resine di vinile usate negli imballaggi, non per gli operai, sempre nel 1959 siamo. Arriviamo al 1961, c’è questo studio di cui parlavo prima di Torkelson, sul quale non mi dilungo, dico soltanto e semplicemente come vengono effettuate queste rilevazioni per un periodo di sei mesi, da quattro mesi e mezzo a sei mesi su 500, 200 o 50 PPM, dice che sono state rilevate alterazioni apprezzabili su tutti, meno che su quelli esposti a concentrazioni più basse, cioè 50 PPM. Ricordavo anche prima, su questo studio della Dow Chemical come il professor Carnevale ci abbia detto che è uno studio sicuramente conosciuto all’interno delle aziende, però non sufficientemente valorizzato. Passo ad un documento di qualche anno dopo, ma solo perché ripercorre un po’ la cronologia degli anni 60, ed è un documento di Union Carbide ed è un documento che riguarda l’incontro con il professor Maltoni, organizzato dalla Etil Corporation, tenutosi il 5 giugno del 1974 presso l’hotel International dell’aeroporto Kennedy di New York, incontro del quale il professor Maltoni o non si ricordava, o comunque non voleva ricordarsi, perché gli è stato anche contestato questo dato. E questo documento della Union Carbide su questa riunione è interessante vederlo a questo punto, perché oltre al fatto che partecipavano alcune delle persone citate, il dottor Torkelson della Dow Chehmical, i rappresentanti di tutte le principali industrie statunitensi tra cui Goodrich, Shell, Union Carbide, Etil Corporation, la Solvay, fa il punto sulla situazione degli anni 60. E dice che la Solvay, ed era presente uno dei responsabili della Solvay, Augusto Gosselin, dice che la Solvay aveva scoperto i casi di acrosteolisi nel 1963, nel 1965 contattarono gli altri nel 1963, nel 1965 contattarono alcuni altri produttori europei e riferirono le loro scoperte, nel 1968 in Europa erano a conoscenza di 12 casi in tutto e quell’anno, riferisce sempre il Gosselin per la Solvay, posero fine alla pulizia manuale delle autoclavi, così viene detto in questo documento, che nel 1968 non si entrava più nelle autoclavi. Valeva per la Solvay? Sicuramente questo discorso non valeva più per la Montedison che continuò per tanti e tanti anni a fare entrare ancora gli operai in autoclave. Sempre nel 1968 i produttori si accordarono per finanziare la ricerca e contattarono il dottor Viola affinché trovasse le risposte a queste domande sulla natura di questi acrosteolisi. Poi ci sono stati questi approfondimenti del 1970 e del 1971 ed arrivo rapidamente ad un discorso che riguarda ancora la segretezza. Nel 1972 il dottor Diman, ricordo questo documento, contattò i finanziatori europei su richiesta dell’associazione dei produttori chimici americani, la MCA, venne firmato un patto di segretezza tra la MCA e i finanziatori, altroché come diceva Maltoni non c’era nessuna segretezza, ci fu un documento scritto e firmato, e vedremo anche lo stampato di questo documento firmato da uno di questi, patto di segretezza tra MCA e finanziatori, nel quale si diceva anche che lo scambio di tutte le informazioni sulle ricerche e sui risultati doveva rimanere segreto. Di conseguenza nel 1973 tre rappresentanti USA della MCA poterono andare nel professor Maltoni, che solo nel 1973 a quelli della MCA riferì nei dettagli gli esiti della sua ricerca, ma solo dopo che firmarono questo documento. Continuo, l’ultimo punto a cui accenna questo documento, il fatto per quanto riguarda gli avvisi alle autorità pubbliche, e dice che fino a quando non si presentò il primo caso umano alla ECA in Europa non si intrapresero altre azioni oltre a questi incarichi dati a Viola e poi a Maltoni.

C’è un altro documento, e ritorno indietro, degli anni 60, del 2 febbraio del 1965, è un documento che riguarda l’Università di Cincinnati, è un documento che viene mandato personale e confidenziale, come tutti questi documenti, al responsabile medico, al direttore medico dell’altra società chimica. E parla in relazione ad uno studio, un lavoro che doveva essere presentato dal convegno dell’Accademy, dice "recentemente siamo venuti a conoscenza di una malattia che, se è professionale, è o appare in questa fase del tutto nuova", siamo nel 1965, a questo convegno poi partecipano tutte le industrie del Mondo, "si è manifestata in esiguo numero di persone che lavorano a contatto con il polivinilcloruro, nell’adempimento di alcune mansioni. Sindrome clinica strana al punto da essere bizzarra, non è chiaro neppure se si tratti di un’unica sindrome, o due, o perfino di più". Poi dice "è mia intenzione darti a voce le informazioni sul caso, del resto sono autorizzato a farlo, ma non posso rivelarti in questa lettera il luogo in cui si è verificato il problema, dal momento che le persone coinvolte sono seriamente preoccupate nonostante l’esiguità numerica dei casi, nessuno dei quali presenta conseguenze invalidanti. Data l’evidenza dei casi, anche se modesta, è difficile non concludere che si tratta di una malattia professionale, ci impegniamo ad indagare sulla questione con tutti i mezzi ma sarà un lavoro duro". Sempre nel 1965 c’è un altro documento che viene inviato al dirigente del dipartimento dell’igiene industriale della Goodrich, in cui si dà atto della conoscenza degli studi internazionali, rumeni o francesi che vengono tradotti negli Stati Uniti, proprio si parla di questo scenario mondiale del cloruro di polivinile, quindi non solo letteratura ma aziende che scambiano documentazione e commenti su questa situazione". C’è un documento confidenziale del 6 gennaio del 1966 della Goodrich Chemical che parla di questi problemi sanitari legati al PVC, e si riportano i commenti espressi quando c’è stato questo incontro sui problemi legati alla salute a causa del PVC. Si parla, dicono "oltre a confermare la serietà con cui i dirigenti della Goodrich considerano i problemi di salute legati al PVC, il signor Varner dichiarò con preoccupazione che oltre al problema di gravi dermatiti si stavano ora aggiungendo effetti ancora più gravi alle mani di alcuni operai, indica di che cosa si tratta, dice "li preoccupava il fatto che questi effetti si erano manifestati anche su alcuni dipendenti che non avevano mai specificatamente effettuato la pulizia all’interno dei reattori di polimerizzazione, quindi non solo gli autoclavisti, ma avevano semplicemente svolto le loro mansioni nell’area della polimerizzazione". Dichiarò infatti che questo fenomeno era stato notato per la prima volta, per quanto se ne ricordava, molti anni prima, quando egli stesso era manager di un impianto, dal 1966 molti anni prima. Parlano poi delle risultanze che arrivano negli Stati Uniti dall’Europa, dice "negli ultimi tempi erano state fatte radiografie per rilevare la struttura ossea delle mani dei dipendenti, un medico di Bruxelles esperto in questo campo dichiarò con assoluta certezza che i danni alla punta delle ossa indicavano che queste persone avevano lavorato attorno al PVC. Questo medico, di cui non conosco il nome, aveva avuto un’esperienza simile in Europa con la Solvay, e disse anche di essere in procinto di pubblicare un articolo su questo fenomeno. La Goodrich era molto preoccupata per gli effetti di un tale articolo, al punto che il signor Varner si adoperò affinché uno dei suoi rappresentanti, che si trovavano in Europa, si trattenesse più a lungo per tentare di scoraggiare, o quanto meno di influenzare la stesura di quell’articolo, ad evitare una condanna generale del PVC. E’ probabile che la prossima settimana la Goodrich invia a Bruxelles anche un’équipe di due o tre persone per incontrare il medico della Solvay e tentare di discutere, scoraggiare o modificare la pubblicazione, quindi preoccupazione massima ed attenzione massima". Sempre nel gennaio del 1966 c’è un altro documento che parla ancora di esposizione al PVC e della situazione che alla Goodrich avevano già registrato 22 persone con sintomi più o meno gravi di dolori alle mani, di assorbimento delle ossa dell’ultima falange delle dita. Alla Goodrich su questi lavoratori dicono che il primo caso era stato scoperto 18 mesi fa, e quindi riscendiamo al 1964. Questo che scrive alla Goodrich dice "Mi terrò in contatto con la Goodrich. Il medico della Goodrich in visita a Bruxelles conferma questa notizia, che ormai sanno tutti tra le aziende, per cercare di bloccare la pubblicazione di un articolo da parte di un medico della Solvay, che sostiene di avere riscontrato almeno due casi nell’impianto della Solvay, nei quali si era manifestata la stessa situazione alle ossa rilevata nei casi della Goodrich.

Ritengo che sia opportuno usare discrezione al fine di evitare chiacchiere improprie - chiacchiere le chiamano - inoltre il nome della Goodrich dovrebbe rimanere in sottofondo". Nel gennaio del 1966 c’è un convegno, un meeting a Cincinnati che viene ampiamente commentato e discusso da tutte le aziende, chiedo scusa, non a gennaio, ma è il 6 e il 7 giugno del 1966. Su questo convegno si parla ovviamente di questa situazione del PVC, di questa situazione dell’acrosteolisi, di questo fenomeno di Raynaud, si parla dei primi casi che risalivano addirittura i primi due casi al 1957 e 1959, quindi andiamo ancora più indietro, durante la discussione viene detto che sono stati presentati numerosi elementi interessanti tra questi casi di malattie. Un uomo era addetto all’imballaggio e presumibilmente non era stato esposto a queste dosi rilevanti come gli autoclavisti. E registrarono inoltre il caso grave di un dirigente di laboratorio con 25 anni di esperienza di laboratorio che non aveva mai lavorato negli impianti, quindi non solo gli autoclavisti, e due uomini che erano addetti alla strumentazione all’epoca della comparsa della malattia. Ancora in questo convegno di Cincinnati del 1966 si parla di casi dove potrebbe essere avvenuta anche un’alterazione della mobilità dell’esofago. Sui dati della Solvay del dottor Lefevre, viene detto che il dottor Lefevre ha reso la situazione più confusa, perché alcuni individui presentavano generici sintomi di svenimento, debolezza, bassa pressione sanguinea, sonnolenza durante il giorno, insonnia di notte, oltre a formicolio di mani e piedi. Aggiungere dati, si vede che per loro vuol dire fare confusione. Vengono segnalati anche dei casi in Italia, riscontrati due casi e i primi casi italiani viene detto che sono quelli di uno che iniziò a lavorare nel 1954 e l’altro nel 1962, ricordo che le radiografie sono del 1965 e questo convegno è del 1966. La preoccupazione e il commento lo leggo, perché è un commento interessante "non si sa se questi lavoratori in Italia abbiano perso ore di lavoro, o se avessero dei sintomi". La Goodrich, nei casi che ha riscontrato poi nei suoi venti casi solo nello stabilimento di Louisville, riconosceva che erano sicuramente collegati al lavoro, erano intervenute le assicurazioni per il riconoscimento parziale o totale di invalidità, permanente o di deturpazione. E fin da quella volta viene detto che, quindi anni 60, la Solvay aveva preso contatti con il governo Belga; di Italia e di informazioni alle autorità e agli operai per il momento non si parla ancora. C’è un altro documento della Monsanto del 17 giugno del 1966 in cui si parla ancora di questo convegno, di questo incontro di Cincinnati, e si fa riferimento a come ormai sia divenuto mondiale questo problema perché si parla degli stabilimenti spagnoli di questa Monsanto, però dicono in Spagna "non ritengo che si debba fare nulla tramite informare del problema il medico dell’impianto", quindi sempre massima riservatezza. Per Montreal in Canada avrebbero discusso con i manager dell’impianto, Messico e Giappone costituiscono problemi speciali, e bisognerebbe parlarne. Per quanto riguarda sempre il 1966 c’è ancora un documento Union Carbide 24 ottobre del 1966, che riguarda ancora un convegno che è stato fatto dalla MCA, l’associazione degli industriali, per quanto riguarda appunto questa situazione del CVM e PVC. E viene detto su questo documento della Union Carbide che viene mandato a tutti i dirigenti, a mio avviso i punti significativi sono i seguenti: esiste un evidente problema di salute legato alla produzione di polivinilcloruro; il nostro personale deve essere informato dei rischi potenziali - non sappiamo se poi lo sarà davvero - per ridurre i rischi potenziali dovremmo sostenere maggiori costi medici e per la sicurezza. Conclude questa lettera del 1966 dicendo "queste informazioni dovranno essere considerate confidenziali e la loro diffusione dovrà essere strettamente limitata". C’è un documento del 1968, datato 25 marzo, è una proposta per la compagnia Goodrich di finanziamenti per allargare gli studi, per arrivare ad un approfondimento da un punto di vista anche molecolare, per capire quali sono le strade attraverso le quali il cloruro di vinile o i suoi derivati arrivano poi a creare questi problemi patologici negli uomini. Quindi siamo nel 1968, e si parla già di problemi legati al metabolismo. Il documento successivo è un documento della MCA del 30 aprile del 1969, c’è una riunione, un incontro a Washington, al quale partecipano praticamente tutte le principali aziende americane, dalla Dow Chemical, alla Union Carbide, alla Goodrich, alla Dupont, nel quale si discute di questa situazione e si comincia a discutere dei problemi che vengono rappresentati sempre più spesso. Si dice "lo studio attuale è solamente uno studio generale - lo studio che ha fatto MCA nel frattempo - si sa poco di come la malattia inizia o progredisce, e neppure dell’incidenza transitoria del fenomeno di Raynaud", nonostante tutto questo la Commissione, nel 1969, vota all’unanimità l’accettazione della relazione con una raccomandazione per le sue industrie, e dice che una frase troppo rigida deve essere sostituita con la seguente che parla di 50 PPM, quindi dalla Dow Chemical arriviamo addirittura alla MCA che dà questa raccomandazione del 1969, dice letteralmente "dove sia necessario che i lavoratori entrino nelle cisterne del reattore si dovrà provvedere ad un’adeguata ventilazione, dal momento che la causa della malattia è sconosciuta si dovrà utilizzare un livello di cloruro vinile inferiore a 50 PPM come indice di ventilazione adeguata. Quindi scendono costantemente, addirittura per le industrie, queste indicazioni. E c’è un dato che viene confermato da un documento di un’altra società, del 25 settembre del 1969, la Holin, che segnala come ci fosse una raccomandazione, come esistesse da tanto tempo anche una raccomandazione di ACGH di mantenere l’esposizione al cloruro di vinile al di sotto di 50, anziché di 500 PPM, valutazione, indicazione e raccomandazione però non pubblicata, e quindi che non poteva essere richiamata da nessuno dei sindacati dei lavoratori e tanto meno dai singoli lavoratori. Siamo ancora nel 1969, il 6 novembre del 1969 c’è ancora un documento della MCA che parla ancora di un incontro della Commissione per la salute e lavoro, e fa riferimento al fatto che questa Commissione, pur in presenza di tutte le segnalate necessità di approfondire gli studi su questi acrosteolisi e fenomeno di Raynaud dice una frase, afferma una cosa importante "la Commissione ha quindi deciso all’unanimità di non accettare per il momento la proposta di ulteriori ricerche sulle cause di acrosteolisi, ma di tenere la questione in sospeso per un anno o due", ed è un po’ un tentativo, come vedremo anche altre volte, da una parte di fare qualche studio con i propri medici, con i propri scienziati, e dall’altro di ritardare il più possibile la conoscenza all’esterno di queste patologie. E veniamo al 1970, e troviamo un documento della ACGH, 13 marzo del 1970, che ricorda come dopo la telefonata che è stata fatta da un dirigente di Enderson, della società Holin Matison Chemical Corporation, dopo la telefonata su questo cloruro di vinile viene effettuato un controllo più approfondito sulla documentazione e dice, questo della ACGH "ho scoperto a distanza di tanti anni poi, ho controllato il fascicolo sulla documentazione del TLV e ho scoperto che nel 1962 era stato revisionato a 50 PPM in seguito alla relazione Torkelson ed altri", che era dell’ottobre del 1961 questa relazione Torkelson. Poiché questo limite non è mai stato pubblicato nell’opuscolo del TLV, Lester ed altri fecero seguire una pubblicazione nel 1963 in cui si dichiaravano in disaccordo, e quindi rimaneva questo discorso dei 500 PPM e la questione rimase sospesa, dal 1962 fino al 1970. Nel 1970 viene ripresa in esame questa situazione, la Commissione per il TLV si riunisce nell’aprile, inizio aprile e fine marzo del 1970, il documento è del 6 aprile del 1970, presente il dottor Row di cui abbiamo già parlato, e di cui riparleremo, e la decisione definitiva per la TLV viene portato a 200 PPM, si tratta di una raccomandazione che era scaturita ancora dalla Gordon Conference del 1968 di cui ho parlato anche prima. Ora a questo punto, dopo avere visto questi documenti degli anni 50, degli anni 60, fino al 1960 dell’industria dovrei un attimo venire alla situazione italiana e vedere che cosa è successo in quel periodo, in contemporanea con gli studi del professor Viola rispetto agli approfondimenti e agli studi che sono stati effettuati in collaborazione anche con l’istituto Regina Elena di Roma. Se mi è consentito vorrei fare una piccola pausa.

 

Presidente: va bene, allora facciamo una pausa di 10 minuti e riprendiamo la requisitoria.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

Pubblico Ministero: stavo passando alla parte concernente il lavoro dei collaboratori del professor Viola nell’attività dell’istituto Regina Elena di Roma per lo studio e la cura dei tumori, e alle reazioni iniziali delle aziende agli studi ed ai lavori del dottor Viola. E’ stato sentito in particolare, è stato acquisito in particolare dal Tribunale un verbale delle dichiarazioni del dottor Antonio Caputo, perché deceduto nel 1998, un verbale di dichiarazioni rese il 5 settembre del 1996 al Pubblico Ministero che sintetizzava un po’ questo lavoro con il dottor Viola. In particolare ricordava come le indagini, proprio sul pericolo cancerogeno costituito dal cloruro di vinile, risalissero agli anni 60, proprio secondo quello che ci diceva anche il professor Reggiani e come risultava anche da alcuni accenni che ho fatto sui lavori del dottor Viola. Ricordava appunto come il dottor Viola fosse medico di fabbrica alla Solvay e che si incontrava all’Università di Perugia per questi studi che il dottor Viola si appoggiava a lui sia all’università sia all’istituto Regina Elena. Il dottor Caputo ricordo che era anche il coautore della pubblicazione che è stata poi pubblicizzata su Cancer Researches del 1971. In quel periodo, sempre nel 1971, quando venne anche pubblicato questo articolo sulla rivista americana prestigiosa che è specializzata in oncologia, comparve sull’Unità del 2 marzo del 1971 un articolo con un titolo e un contenuto molto forte, relativo agli esperimenti dell’istituto tumori di Roma che imponeva un inquietante interrogativo e parlava di pericolo di cancro nelle fabbriche che producevano le materie plastiche. Questo articolo è stato trovato praticamente in tutte le aziende, addirittura non solo in Europa, ma anche negli Stati Uniti, proprio per il segnale forte, per la preoccupazione che destava, perché parlava degli esperimenti effettuati sugli animali, nei quali veniva prodotto il cancro del polmone, della pelle e delle ossa, e veniva posto il problema del tumore dell’uomo. Proprio per questo motivo il professor Caputo all’epoca, in questo articolo dell’Unità, ribadiva quel concetto sulle estrapolazioni dall’animale all’uomo, però precisava che era noto a coloro che operano nel settore della medicina del lavoro che esiste una documentata patologia da cloruro di vinile monomero, che si manifesta attraverso disturbi di pelle, sistema nervoso e fegato. Poi continua a parlare di situazioni che possono arrivare ad una situazione di pericolo se non si interviene, come già diceva Viola, a livello di esposizioni. Di questo articolo che abbiamo trovato tanti anni dopo, presso praticamente tutte le aziende, in questo non si parla in nessun documento immediato dell’epoca delle aziende italiane, non c’è nessuna reazione da parte delle aziende, ma la cosa che per certi versi desta lo stesso della preoccupazione, è che all’epoca non c’era nessuna reazione nemmeno da parte del Ministero del Lavoro e del Ministero della Sanità. Reagiscono soltanto, almeno questo è quello che risulta documentalmente, dei sindacati di Ravenna, della società chimica Ravenna, per comunicare peraltro che è stata fatta un’assemblea, una riunione con un medico, che era un medico poi della Anic di Ravenna, quella che poi sarebbe la Enichem-Anic, successiva di Ravenna, che è stato un intervento, una dichiarazione rassicurante per quanto riguarda l’esposizione, sotto esclusivamente il punto di vista oncogeno cancerogeno. Ribadisce quel medico di Anic, il dottor Pezzi, poi tra l’altro scomparso, che aveva segnalato anche delle sue perplessità e problemi di sicurezza, comunque segnalava che esisteva questa patologia da CVM, che è quella ricordata fino a poco tempo fa, e tranquillizzava però gli operai dicendo che il rischio oncogeno ancora era un rischio ancora lontano ed ancora da provare.

Vediamo però qual è il documento di cui ha parlato il dottor Caputo, e che è stato acquisito agli atti del Tribunale. Si tratta di un documento dell’istituto Regina Elena, intitolato "attività di ricerca biologica-clinica ed elenco delle pubblicazioni", parla di un triennio dal 1969, al 1970, al 1971, e fa riferimento a tutta una serie di studi e di approfondimenti che concernono proprio il cancro, le origini tumorali, i meccanismi di riparazione tumorali. E già in quegli anni, e questo lo dico solo per confermare come fosse una ricerca già avanzata notevolmente, si parlasse già di metabolismo di sintesi ed energetico. Per quanto riguarda in particolare la materia che ci concerne, è la materia che va sotto il capitolo oncogenesi ambientale, e viene detto che "gli studi di oncogenesi ambientale sono stati essenzialmente centrati sulla cancerogenesi da sostanze plastiche, i modelli studiati hanno portato alla più valida interpretazione del meccanismo di azione degli oncogeni plastici, con riflessi pratici di notevole rilievo qualora si consideri l’esteso impiego che questi materiali hanno assunto per impulso della tecnologia moderna, indipendentemente però - viene detto - il dato più drammatico è quello relativo alla dimostrazione che il cloruro di vinile, cioè il monomero capostipite di tutte le plastiche poliviniliche, è un oncogeno ad elevatissima potenzialità", e qui siamo nel 1971, "Il cloruro di vinile per inalazione negli animali di laboratorio induce il 70 per cento di tumori all’epidermide e il 30 per cento di casi di neoplasie del polmone. Con questi stessi modelli sperimentali - si aggiunge - è stato possibile osservare alterazioni ossee diverse che giungono fino alla conclamata formazione di osteocondromi, e per coloro che hanno familiarità con le malattie professionali non può sfuggire il nesso così ristretto tra l’impiego del cloruro di vinile e le condizioni patologiche che si instaurano nei lavoratori addetti alla preparazione di sostanze plastiche. In questo senso la direzione dell’istituto aveva richiamato l’attenzione del Ministero della Sanità, proprio per cercare di disciplinare talune attività", e viene programmata questa attività con particolare riferimento alle attività delle società petrolchimiche più direttamente interessate.

Viene indicato un programma di lavori di ricerca di oncogenesi ambientale, però di questa ricerca si perde poi qualsiasi traccia. Comunque al 1971 queste sono le conclusioni ben note a tutti in materia di CVM ed oncogenesi. I lavori del dottor Viola. Dicevamo che dopo la presentazione del lavoro a Tokyo c’è stato l’intervento a maggio a Houston, però nel frattempo, nel maggio del 1970, era stato pubblicato su Medicina del Lavoro un approfondimento del dottor Viola su questa situazione del cloruro di vinile. Ricordo soltanto per inciso come questo studio del dottor Viola, oltre che essere pubblicato su Medicina del Lavoro, quindi una rivista italiana ben nota e ben considerata, sia stato trovato anche negli Stati Uniti tra la documentazione delle varie società industriali, questo a conferma di tutto quello che si diceva prima. Di questo lavoro considero soltanto le conclusioni perché ancora una volta il dottor Viola dice che, pur parlando di animali, il suo obiettivo sia sempre l’uomo, e dica come le lesioni ossee dei tessuti connettivali siano simili, un’altra volta diceva analoghi, come simili a quelli osservati nell’uomo, "va notato che le scoperte di rentologia dello scheletro umano si basano sulla trasformazione cartilaginea del tessuto osseo" pertanto conclude dicendo "le raccomandazioni espresse al sedicesimo congresso internazionale di Medicina del Lavoro di Tokyo nel 1969, vorrei che venissero prese alcune precauzioni negli stabilimenti di produzione, quali la riduzione del valore limite di soglia del monomero, e la sostituzione della pulitura manuale delle autoclavi con mezzi automatici.

I risultati di questa indagine dimostrano che gli animali esposti ai vapori di CVM presentano quelle manifestazioni degenerative che sono state osservate nel cervello, nel fegato e nei reni come abbiamo ricordato". Il lavoro successivo era quello di Houston del 1970, che ho già presentato, dei cui risultati ho già parlato, e che fa riferimento ai vari tumori negli organi degli animali che ho già indicato. C’è successivamente un documento che voglio presentare perché genericamente ne ho fatto riferimento necessario poco fa. Si tratta di un documento del 1974 che è stato trovato durante la rogatoria internazionale che ho effettuato in Gran Bretagna presso la sede di ECA, nella società inglese, che fa riferimento ad una visita che il professor Viola ha effettuato negli Stati Uniti in quel periodo, in relazione in particolare ad un esperimento della cancerogenicità del cloruro di vinilidene, non di vinile, e ricordo questo documento solo perché qui viene documentalmente confermato e dimostrato come ci sia stato questo intervento e come questo intervento abbia avuto successo al fine di attenuare, nonostante tutto, nonostante le buone intenzioni del professor Viola, di attenuare le condizioni del suo lavoro. Quindi su questo lavoro sul cloruro di vinilidene è stata fatta una visita da parte dei tecnici di ECA, e nelle conclusioni il redattore di questa nota per la sua società, che riguarda questa visita del 14 e 15 ottobre del 1974, dice: il professor Viola mi ha chiesto di curare la relazione per la presentazione a Firenze, c’è una serie di piccole modifiche alla relazione sul CV, con un po’ di persuasione egli ha cambiato la prima frase della relazione sul cloruro di vinilidene da "esperimenti su un’altra sostanza tossica, il cloruro di vinilidene monomero, mostrano che esso è fortemente cancerogeno" viene cambiata in questa espressione molto più attenuata "esperimenti preliminari su un’altra sostanza tossica, cloruro di vinilidene monomero, indica che esso potrebbe avere un’attività cancerogena negli esperimenti simili a quelli descritti".

Quindi si passa da una forte prova ad un’estrema probabilità ancora più preliminare. Questo è un intervento che ha avuto successo, questo per dire come le industrie continuino, continuassero, io sono convinto che continuino a intervenire su questi studi ed anche sugli scienziati per rettificare quello che non gli va bene. Passo ai documenti che citavo prima degli Stati Uniti, successivi a questo convegno di Houston del 1970. C’è innanzitutto un documento del 25 maggio del 1970 di Richard Henderson, che è un manager dei laboratori di Medicina Industriale di New Orleans in Louisiana, che fa riferimento a questo studio del professor Viola, che ha allarmato subito tutti quanti, non aveva assistito a questo incontro e nonostante tutto si preoccupa e chiede subito di questo studio, che addirittura era stato presentato in anticipo al convegno di Houston, perché chiede il 25 maggio del 1970, dice al suo interlocutore "mi dicesti che i dati sarebbero stati presentati al convegno dell’American Cancer di Houston", quindi già prima le industrie sapevano che Viola avrebbe presentato questo studio.

E questo dato viene poi ribadito e confermato da un altro documento che è del 24 giugno del 1970 di Etil Corporation, che parla George Rawsh, che è il direttore sanitario di Etil Corporation, e parla con questo signor Dik che gli ha chiesto notizie. Dice che è appena rientrato dal Giappone, che non ha potuto partecipare al convegno di Houston, e dice che però sono riusciti ad avere questa estate il documento e sulla relazione del dottor Viola dice "poiché questa relazione sembra essere molto convincente dovremmo considerare il cloruro di vinile come cancerogeno" quindi dato affermato, chiaro e netto.

Altro documento del 12 agosto del 1970, prima della MCA, questo documento dell’associazione delle industrie chimiche, questo documento dice che gli industriali sanno già prima che la rivista Cancer starà per pubblicare un articolo di Caputo e Viola, in cui si parlerà dettagliatamente dell’istopatologia delle lesioni descritte dal dottor Viola a Houston. Anche in questo documento si dà atto di come sappiano benissimo il personale dell’istituto Regina Elena per la ricerca sul cancro non intendere discutere la fase attuale dei lavori sul cloruro di vinile se non con colleghi di istituti, etc.. Quindi attenzione massima da parte di tutti, da Washington e da New York sulla "piccola Roma" o "piccolo istituto" che sta facendo questo indagini.

C’è un documento successivo della Commissione per la salute sul lavoro, sempre della MCA, che è datato 11 settembre del 1970, Commissione alla quale partecipano tutti i rappresentanti delle principali industrie, e si parla in particolare in un punto della carcinogenesi del CVM, in seguito proprio ai risultati del lavoro di Viola presentati a Houston. E viene indicata da uno di questi membri, mister Hendriks, la possibilità di stabilire contatti personali con il dottor Viola attraverso i membri europei dei dipartimenti della Standard Royl Company, e viene detto letteralmente "la Commissione è seriamente preoccupata per le implicazioni contenute in quella relazione e ha avanzato la seguente proposta: la notizia della presunta - è seriamente preoccupata per la notizia ancora presunta - cancerogenicità del CVM, come riscontrata dal dottor Viola, dovrà essere posta nelle mani dei dirigenti responsabili delle ditte affiliate alla MCA che producono materie plastiche, di PVC e CVM". Sempre nel 1970, 19 ottobre del 1970, il dottor Hendriks, quello che parlava poco fa in quel documento, e che parlava di questa preoccupazione e parlava di questa seria preoccupazione, parlava della necessità di prendere contatti con il dottor Viola, vediamo che entra o è già entrato addirittura in contatto, perché il 19 settembre del 1970 abbiamo una lettera del dottor Viola al dottor Hendriks che dice che è stato informato da un certo signor Aonzo di Roma dell’interesse di queste industrie per il problema dell’azione cancerogena del CVM. Il dottor Viola dice che all’istituto sul cancro di Roma stanno facendo grossi esperimenti al riguardo, dice Viola "mi piacerebbe istituire un comitato di controllo per organizzare diversi studi e diffondere i risultati, se le interessa il problema ne parliamo", quindi Viola dice: organizziamo gli studi e diffondiamo i risultati.

A stretto giro, il 22 ottobre del 1970, viene la risposta di Hendriks al dottor Viola, il quale ribadisce che sono tutti molto interessati a questi studi svolti presso l’istituto sul cancro di Roma, quello che parlava del gravissimo rischio oncogeno di cui parlavamo prima, e per quanto riguarda la proposta di Viola dice "lei suggerisce l’opportunità di organizzare un comitato che aiuti a diffondere le informazioni e cose simili, preferirei fare dei commenti sull’opportunità di un tale comitato in un secondo tempo, una volta venuti a conoscenza di maggiori dettagli", quindi prende tempo. E passiamo nel frattempo al 6 maggio del 1971, è un documento del Comitato della Medicina del Lavoro, sempre della MCA, alla quale partecipa anche il professor Viola, proprio per essere sentito dalle aziende per le sue proposte, per vedere che cosa è ancora il caso di fare. Cito soltanto alcuni punti di questo incontro perché il segretario di questo comitato rapporta che il dottor Diman innanzitutto lamenta il fatto che le aziende degli Stati Uniti sono molto lente nel presentare i loro dati da poter approfondire e studiare, quindi c’è una sollecitazione a fare il più presto, a decelerare i dati, e lo riporto per un altro motivo specifico, di ordine medico - scientifico, che ritornerà quando riparleremo di organi e di patologie. Perché viene effettuato durante quell’incontro un dibattito sul significato del tumore delle cellule di Gimbal, così vengono definite, gli esperti del comitato delle industrie hanno ammesso che pur non esistendo strutture simili negli esseri umani, l’esperienza passata ha dimostrato che alcuni agenti cancerogeni per gli esseri umani, in particolare agenti cancerogeni della vescica come la mimia romatiche, provocano tumore proprio a queste cellule di Gimbal. Quindi ci sono comparazioni, similitudini, analogie a non finire con tutti queste sostanze. Passo ad una relazione che fa Viola, successiva, è il 5 ottobre del 1971, è un documento che viene sempre dalle industrie, in particolare dal dottor Harris, che fa il sunto sulla relazione del dottor Viola sulla tossicologia del CVM, e parla di questa risposta cancerogena che non rappresenta, dice, tipicamente una funzione lineare quando la si calcola rispetto ad una concentrazione, è più simile ad una risposta logaritmica, però dice "non si può perciò dire, dai dati attuali - e siamo nel 1971 - se a 1000 o 100 PPM non ci sarà nessuna risposta cancerogena, la frequenza della risposta diminuirebbe certamente ed aumenterebbe il tempo necessario allo sviluppo di sintomi, ma non c’è modo di prevedere a quale concentrazione, se mai ne esista una, e a quale tempo di esposizione il problema sparirebbe", quindi l’industria nel 1971 mette di per se stessa in dubbio questo discorso dell’esistenza di una soglia. E dice "fortunatamente una volta sollevato il problema è quasi impossibile raccogliere dati sufficienti a rimuovere ogni ombra di dubbio". Sempre nell’ottobre del 1971 c’è una missiva che viene mandata dal dottor Viola al Comitato per la salute del lavoro, MCA, che fa riferimento a questi incontri, questi ulteriori studi che nel frattempo stanno effettuando presso l’istituto Regina Elena sul cloruro di vinile, che hanno confermato, dice, questi studi, hanno confermato ulteriormente la cancerogenicità.

Si propone per il suo lavoro e, nonostante tutto quello che diceva in passato, pur proponendosi alle industrie, ad un certo punto il dottor Viola, per quello che riguarda i lavoratori, dice "il pericolo di un’azione tossica del monomero su apparato nervoso, ossa e fegato, se le concentrazioni di cloruro di vinile non superano le 100 PPM, quindi già continua ad andare in discesa, è trascurabile", quindi dice che in questa situazione il problema a livello di 100 PPM è trascurabile per quanto riguarda l’uomo. Nel novembre del 1971 c’è un memorandum, 23 novembre del 1971, della MCA, sulla proposta di sponsorizzare il programma di ricerca negli Stati Uniti e viene ribadito quello che è il rallentamento da parte del mondo dell’industria per questa ricerca. Si dice che l’incontro e le partecipazioni sono molto scarse. Per quanto riguarda il lavoro del dottor Viola all’istituto Regina Elena, tenuto sempre sotto controllo, vengono ribaditi quelli che sono i dati e viene utilizzata un’espressione che è quanto significativa dello stato di estremo disagio e di tensione dell’industria americana perché viene detto letteralmente "la pubblicazione del dottor Viola negli Stati Uniti potrebbe causare gravi problemi all’industria di monomero, di vinilcloruro e di resine", e questo riferimento è alla pubblicazione sulla rivista Cancer Researches del 1971. Quindi c’è la massima attenzione e la massima preoccupazione per questa vicenda. Per quanto riguarda ancora questo documento ricordo semplicemente rapidamente come venga confermato che le notizie dalla Solvay e dal dottor Lefevre siano girate rapidamente dall’Europa agli Stati Uniti, e si sono fatti portatori di questi studi europei, compresi i lavori rumeni dell’Europa dell’est, proprio anche questi studiosi e questi medici di origine europea. Il dottor Lefevre in questa circostanza avanza pure la prospettazione che il cloruro di vinile venga assorbito dai grassi dell’organismo e trasportato nel cervello. Quando viene chiesto, sempre durante quella riunione, sfociata poi nel memorandum che ho citato, alla Union Carbide, un sostegno generale al programma della MCA viene detto "l’industria ha il dovere, nei confronti dei dipendenti e clienti, di intraprendere qualsiasi iniziativa per proteggerli", viene detto che la posta in gioco della Union Carbide è alta nei settori più a rischio, come quelli degli alimenti, confezione alimenti, fibre ed aerosol, e pertanto sarebbero gravemente danneggiate le restrizioni governative, arbitrarie o indotte dalla paura. La Union Carbide possiede una notevole quantità di conoscenza e di esperienza che potrebbero contribuire alla riuscita dello studio e indirizzarlo presso, si dice letteralmente, "conclusioni ponderate". Siamo sempre nel novembre del 1971, 24 novembre del 1971, e si parla di questa conferenza degli industriali del cloruro di vinile del 16 novembre del 1971. Oltre a ribadire il fatto di queste difficoltà delle indagini, viene prospettata ancora la preoccupazione che le autorità USA potrebbero benissimo ritenere che il CVM sia un provato agente cancerogeno e pertanto che non abbia un’esposizione limite, "una simile affermazione - viene detto - è sembrata talmente grave che se non dovesse essere confutata potrebbe far smettere la produzione di CVM e PVC, questo settore è così importante negli USA che non può venire liquidato in modo sommario alle autorità", quindi vengono prospettati anche gli interventi sulle autorità. Questo documento ha vari altri punti, e concludo su questi significativi che segnalo. La questione di condurre le indagini epidemiologiche sui lavoratori parallelamente con il lavoro sperimentale sugli animali non viene neanche discussa, viene detto che le sperimentazioni sugli animali potrebbero durare alcuni anni, un anno, due anni, due anni e mezzo, una delle grandi preoccupazioni della MCA è quella di prendere tempo, dal momento che se fossero interpellati dall’autorità USA potrebbero dire, giustificandosi con questo prendere tempo, che sono in corso studi per verificare i risultati ottenuti da Viola, come faranno i nostri in Europa, stiamo verificando cosa ha detto il dottor Viola e quanto fondamento hanno le sue conclusioni e i suoi suggerimenti. Questo è un documento che ho citato anche nella fase iniziale della requisitoria quando dicevo che il professor Viola aveva pensato in coscienza di pubblicare le sue scoperte anche contrariamente al parere della sua società, cioè la Solvay. Nel dicembre del 1971, il 15 dicembre, c’è un documento ancora relativo alla ricerca, allo sviluppo delle sostanze plastiche e c’è un invito pressante a continuare, a sostenere queste ricerche. Vengono fatte, siamo sempre nel 1971, queste sollecitazioni per approfondire gli studi. E voglio solo ricordare che quando finalmente si decideranno di effettuare questi studi con la industria, il Bio-Test, nel 1974 ci impiegheranno solamente sei mesi per avere la conferma degli stessi risultati del professor Viola e del professor Maltoni. Il 21 dicembre del 1971 viene riferito di una riunione che si è tenuta a Milano, in Italia, con i responsabili delle società europee, tra cui i rappresentanti della Montedison, della Solvay, dei francesi della Pisciné e ECA inglese; c’è il dottor Lefevre, e per quanto riguarda gli italiani c’era il dottor Bartalini, responsabile della divisione medica di Montecatini. Si recano poi presso il professor Maltoni per vedere, per capire che cosa sta succedendo. Questi sono i dati che vengono riferiti in un documento che è stato rinvenuto durante la rogatoria internazionale effettuata non negli Stati Uniti ma in Gran Bretagna. E questi partner, questi committenti europei, nonostante questo discorso, fanno ancora resistenza, perché in particolare viene citato il signor Biar che ha affermato, letteralmente viene detto, piuttosto energicamente che il finanziamento di un simile progetto dovrebbe essere minimo, o proprio non fare nulla. Vengono riferiti i dati sugli studi preliminari che sono già iniziati da parte del professor Maltoni, nell’estate del 1971, e viene osservato che, siamo in data 21 dicembre del 1971, ma viene riferito che già dopo quattro o cinque settimane c’erano dei decessi tra i gruppi sottoposti a controllo di questi animali, e che un esame di quelli che erano deceduti aveva mostrato dei segni molto precoci di metaplasia squamosa nei bronchi; lo ricordo soltanto perché è stata fatta una similitudine, un’analogia anche per quanto ricordo anche l’espettorato dei lavoratori del CVM che è stato raccolto ed esaminato dal professor Maltoni, quindi alterazioni molto precoci dopo ben poco tempo. E il dottor Viola, viene segnalato in questo documento, che aveva scoperto nei suoi studi che continuavano, che iniziavano ad essere tumori in maniera chiara già dopo solo 300 giorni di esposizione. Per quanto riguarda in particolare la direzione della Montecatini - Edison, viene accompagnato questo gruppo di rappresentanti dei committenti europei presso l’istituto di oncologia del professor Maltoni, che indica qual è il lavoro che sta curando, e il professor Maltoni oltre a rappresentare questi dati sugli animali, ribadisce, peraltro in segreto, perché vedremo perché, ribadisce l’importanza di questi segni molto precoci di metaplasia squamosa sia negli animali che negli operai. Perché viene detto letteralmente in questo documento "il lavoro di Maltoni sulla citologia esfogliativa tra dipendenti dello stabilimento di Montecatini è strettamente confidenziale", e questo di ECA che scrive continua dicendo "mi è stato chiesto di considerare questa informazione come tale, alla Montedison e alla Solvay non si deve sapere che siamo perfettamente a conoscenza di questo lavoro". E questo controllo riguarda il fatto che fino a quel momento erano stati analizzati 100 campioni, e di questi 100 campioni di espettorato degli operai Montedison e Montecatini - Edison che lavoravano il CVM e PVC, 40 lavoravano proprio negli stabilimenti di produzione del CVM. Per quanto riguarda gli studi di mortalità, invece, che venivano proposti dagli inglesi e dalla Solvay sugli stabilimenti, da affiancare agli studi sugli animali, viene segnata una nota molto importante a questo proposito in relazione al comportamento della Montedison, perché viene detto che quelli della Montecatini non erano per nulla interessati a collaborare in questo campo, e la prima impressione che hanno avuto è che hanno molta paura di un’eventuale fuga di notizie in merito ad un’indagine del genere, e che gli operai possano venirlo a sapere.

Quindi questo, chiusura totale e paura delle notizie, molta paura di un’eventuale fuga di notizie, anche se viene detto che gli studi di Maltoni, per quanto riguarda il professor Maltoni, sono molto più avanti rispetto a tutti gli altri studi che stanno facendo negli Stati Uniti. Ma per dare il senso di come questi studi, nonostante tutto, del professor Maltoni e del professor Viola, fecero molto fastidio all’industria, ricordo soltanto un passaggio del documento del 10 febbraio del 1972, un documento di MCA dove viene detto "l’esistenza dei risultati di Viola - oltre che seriamente preoccupante, come abbiamo detto prima - è seccante", seccante indicano questo risultato dello studio di Viola. Poi 26 maggio del 1972, per quanto riguarda sempre le riunioni e gli incontri che si svolgono sempre presso la MCA, e per quanto riguarda la continuazione delle sperimentazioni animali. C’è un tentativo da parte degli Stati Uniti, e siamo al 26 maggio del 1972, di ottenere più dati possibili dagli europei, dicendo che questo studio era avanti, che sta producendo dei risultati che però destano preoccupazione, ma non sanno esattamente quali siano. Ed in questo documento il Presidente e direttore tecnico della MCA dice che ha provocato disappunto il fatto che le informazioni provenienti dagli studi in corso in Europa, su questo problema, non erano disponibili come guida alla selezione ottimale dei livelli di esposizione. Viene pertanto autorizzato e incaricato un dipendente, il dottor Diman, che stava studiando in Svizzera, in quello che veniva definito anno sabbatico, a svolgere ulteriori indagini, a contattare gli europei per avere delle notizie. E durante il primo contatto che lui ha il 15 maggio del 1972 con il dottor Lefevre della Solvay a Bruxelles, viene avvertito il dottor Diman che non poteva essere svelata alcuna informazione senza il consenso di tutte le compagnie partecipanti, proprio per un patto di segretezza di cui adesso parleremo; addirittura agli americani in quel momento dicono che non sanno neanche quali siano tutte le compagnie europee interessate a questo studio. C’è poi un documento, 21 settembre del 1972, sempre George.... MCA, nel quale dice lo scrivente "le sono molto grato per avermi fatto sapere che ha intenzione di recarsi in Europa per metà ottobre per essersi offerto di portare notizie sugli studi europei, studi europei che invece continuano a rimanere segreti".

C’è un documento che è classificato confidenziale, un documento MCA, che riguarda una riunione che si è tenuta a Bruxelles, in Belgio, il 15 giugno del 1973 presso la Solvay. Hanno partecipato a questa riunione la Solvay, la Montedison, ECA, Rom, Prosil, che sono le compagnie finanziatrici dello studio del professor Maltoni. Dopo, a proposito di questa riunione alla quale appunto partecipavano anche i rappresentanti americani, tra cui l’ormai ben noto dottor Row della Dow Chemical, quelli della Goodrich e della Shell, ad un certo punto dopo le introduzioni Gosselin della Solvay di Rossignano fa una relazione sul cloruro di vinile e molto sinteticamente va alle rivelazioni del professor Viola che peraltro erano già state pubblicate. Dice che l’impegno di queste società europee è aumentato, proprio per cercare di completare questi studi, c’è una necessità che viene rappresentata da parte delle società americane, e siamo nel giugno del 1973, di sottoporre al loro governo, il governo statunitense, i dati disponibili sul cloruro di vinile. Ci rendiamo conto che ci stiamo avviando ad un punto molto cruciale, che è quello di fine 1973 e inizio 1974, cioè lo scoppio pubblicamente del caso Goodrich. Quindi gli americani fanno pressione. Viene rilevato che il gruppo MCA riteneva l’inclusione dei dati europei, necessaria ed appropriata proprio per completare la presentazione, e la MCA sperava che il gruppo europeo permetterà l’uso dei propri dati durante le loro discussioni con il governo americano. Viene detto che lo scopo della visita era perciò quello di chiedere l’autorizzazione ad usare i dati del progetto europeo, in modo che fosse accettabile anche per gli europei. Il portavoce del gruppo europeo, che era il signor... della ECA, risponde che i finanziatori della ricerca europea hanno attualmente in svolgimento, provavano un obbligo simile nei confronti del loro governo, cioè avrebbero avuto intenzione anche loro di riferire ai loro governi tali circostanze e le notizie che stavano uscendo sul CVM, però cominciano a prendere tempo. Gli europei dicono che avrebbero contattato i loro governi nel giro di alcune settimane, e il gruppo europeo suggerisce che i rappresentanti di ECA e il dottor Garlanda per Montedison, vadano negli Stati Uniti a presentare dati europei. Dottor Garlanda tra l’altro che invece non verrà assolutamente fatto andare negli Stati Uniti da Montedison, come ci dirà anche lui. Per quanto riguarda le indagini sui laboratori statunitensi. Nel frattempo continuano quelli della Bio-Test che riferisce in particolare che si stanno avviando molto rapidamente e che stanno dando dei risultati sorprendenti. Siamo ancora nel 1973 e ricordo del 1973 una indicazione su un giornale molto forte, che è un’indicazione a causa di un articolo del Correre della Sera del 7 agosto del 1973, dal titolo "I veleni compresi nello stipendio", ed ancora una volta c’è un’intervista che viene riportata del professor Caputo e della sua équipe di medici dell’istituto Regina Elena che parlano proprio ancora di queste scoperte di tumori in vari organi a causa del CVM. Si parla di decine, viene indicato questa volta anche in questo articolo di questo rischio di morti dovute al cancro tra i lavoratori di Montedison, e di Acna, e si spiega così l’allarme tra gli operai che vengono sfruttati sia in Europa e sia in America. Però il professor Caputo conclude questo discorso dicendo che ci sono dei rischi soprattutto per questi operai, che però la questione può riguardare anche le popolazioni esterne alla fabbrica. Conclude praticamente quell’articolo dicendo che "il tempo che trascorre tra l’applicazione del materiale cancerogeno - così si esprime l’articolista - e la comparsa del tumore corrisponde a 30 o 40 anni, gli operai già incominciano a morire, ancora una volta è toccato a loro fare da cavie per tutti", questo è lo stato dell’arte delle industrie fino al periodo 1973.

Di questa importantissima fase storica, questa che ha riguardato essenzialmente gli studi del dottor Viola, l’inizio degli studi del professor Maltoni, ci ha parlato all’udienza del 5 aprile del 2000 anche un altro teste, il dottor Tiziano Garlanda che è un tecnico, possiamo dire anche di notevole spessore di Montedison, che è stato perfino dipendente, e pur essendo dipendente Montedison, il rappresentante del Ministero dell’Industria ed esperto della CEE per i problemi CVM e PVC, quindi un rappresentante del Ministero ed esperto della CEE proveniente dall’industria per parlare dei problemi CVM e PVC, il dottor Garlanda, che aveva iniziato a lavorare presso l’istituto Donegani, ci ha raccontato innanzitutto all’udienza dell’aprile del 2000, come gli studi sulla pericolosità del PVC fossero cominciati anche all’interno della Montedison negli anni 60, proprio per vedere la pericolosità di questa sostanza. E quando viene fatto presente, viene contestato un articolo pubblicato su una rivista belga, al dottor Garlanda, una rivista belga del 1967, di cui parleremo, di questa rivista di pericolosità di campioni di PVC, lui dice che loro di studi ne hanno fatti tanti, che hanno sempre continuato e che riguardavano essenzialmente i prodotti pubblicati in PVC, le bottiglie, le pellicole di PVC che contenevano gli alimenti etc.. Dice Garlanda "uno degli errori fatti dall’industria, non solo Montedison, non in particolare Montedison, ma dall’industria mondiale, è stato quello di voler usare per qualsiasi impiego il PVC in tutte le condizioni, e quindi quando ci sono alcolici o grassi la migrazione è molto elevata", questo era il discorso che faceva Garlanda, "sugli studi in Montedison che sono continuati, e dei quali non abbiamo avuto traccia, invece gli studi c’erano, li abbiamo tenuti in azienda, non so nemmeno io che fine abbiano fatto". Per dire come gli studi che erano stati fatti all’estero, nei paesi dell’Est, negli Stati Uniti e in tutta Europa, erano sicuramente seguiti e portati avanti anche all’interno della Montedison, solo che in Montedison questi studi non li abbiamo trovati, e l’unico studio che abbiamo trovato è stato quello che è stato pubblicato sulla rivista belga, una rivista di Liegi del 1967, questo ci ha dato possibilità di confermare documentalmente questi studi Montedison negli anni 60. Per quanto riguarda il suo ruolo nella vicenda CVM il dottor Garlanda dice che nel momento in cui divenne Presidente della Montedison il dottor Cefis, lui venne inquadrato nella funzione centrale protezione ambientale e sicurezza, e venne chiamato dal dottor Bartalini per seguire le prove che il professor Maltoni faceva sul cloruro di vinile monomero, Bartalini che era il medico capo della Montedison, questa è l’espressione che è utilizzata dal dottor Garlanda. Un’espressione interessante perché ci dà la sensazione di come mai partono queste indagini, quando gli viene chiesto quando è venuto a conoscenza di questa natura cancerogena del CVM, e cioè che il CVM provocava dei tumori, il riferimento suo è a Viola, dice "come rimbalzo dalle sperimentazioni di Viola", quindi Viola del 1969, Viola del 1970, etc.. Per quanto riguarda la situazione creata, o i problemi creati all’interno della Montedison il dottor Garlanda dice che tutti quelli che si occupavano di PVC erano impressionati, un po’ più avanti riporterà un’espressione diversa dicendo che erano scottanti, in indagine preliminare aveva detto che erano incandescenti, comunque sicuramente conferma questi dati che il professor Viola con i suoi studi sconvolge un po’ quel quieto vivere, quelle acque chete che si trovavano ancora all’interno della situazione CVM e PVC, e dice "perché è un prodotto che era andato sempre per la maggiore e si trovava adesso battezzato con un cattivo nome, e quindi bisognava vedere che cosa si poteva fare". Conferma la preoccupazione, questo fatto di essere incandescente il problema, perché dice "il fatto che una situazione di quel genere poteva portare all’eliminazione totale del prodotto", quindi fin dall’inizio c’è questa sensazione netta e forte, vedremo anche documentata in atti recuperati in Montedison ed anche negli Stati Uniti.

Sugli studi del professor Maltoni, cito rapidamente le persone indicate dal dottor Garlanda, come persone che hanno ben conoscenza di quello che stava succedendo, perché ci cita tutti i dirigenti di alto livello centrale, l’amministratore delegato addirittura, ci parla di Dalminio Monforte, ci parla di Calvi, e ci parla del dottor Ghetti; tutte persone che erano sicuramente a conoscenza ai massimi livelli di questa situazione, proprio perché i risvolti economici per il CVM e PVC erano enormi. E l’indicazione che era stata data ad un certo punto sull’opportunità o meno di informare o non informare, ed anche nel 1974 poi di dare la stura alla notizie, stura peraltro estremamente limitata da parte di Montedison, viene addirittura dal nuovo amministratore delegato che era l’ingegner Grandi, e poi tutti i vari capi delle varie divisioni, cioè quelli che abbiamo già citato, Calvi, Dalminio Monforte, etc.. La persona che curava sempre i contatti tra i vertici massimi di Forobonaparte, e il professor Maltoni, era il professor Bartalini. Vedremo poi quando parleremo del professor Maltoni e del professor Bartalini cosa su questa posizione ci viene indicato. Passiamo un attimo all’esame di quelle che sono state le dichiarazioni in udienza del professor Maltoni, l’udienza era quella dell’11 aprile del 2000. L’esperienza del dottor Maltoni con queste vicende connesse alle materie plastiche parte molto presto, parte negli anni 60, accennavamo prima, e parte in particolare nel 1964, perché da quell’epoca si diceva Maltoni ci stava già lavorando sull’oncogenesi da polimeri, in particolare quelli usati in chirurgia, ed era ben a conoscenza, come tutti nel mondo industriale sapevano, che c’erano dati presenti in letteratura in cui plastiche inserite nel sottocutaneo potevano determinare dei sarcomi. Ed erano dati, ricorda Maltoni, pubblicati tra gli anni 60, 1964, 1965 e 1966. Ad un certo punto il professor Maltoni fa presente che c’è questa situazione che riguarda le plastiche, viene avvicinato da un medico di Montedison che è il professor Ghetti, che aveva ricevuto una specie di delega per quanto riguarda le situazioni a rischio degli operai, e il professor Ghetti, che viene nominato proprio consulente per l’oncologia, da Montedison, dice che era strano che c’erano degli operai di un gruppo che lavoravano negli stabilimenti di Terni e di Brindisi, e che lavoravano al CVM e PVC, e che avevano una prevalenza di cellule dice "che non mi piacevano, che erano distipiche, che però non sono cellule tumorali, però erano delle cellule che mi preoccupavano". Quindi a questo punto, in presenza di quelle che vengono definite cellule alterate, interviene il professor Maltoni con i suoi primi approfondimenti specifici sul cloruro di vinile monomero, e quindi anche per quanto riguarda espettorati di lavoratori esposti. Questo lavoro viene portato avanti alla fine degli anni 60 e viene segnalata una situazione che nel 1970 il professor Maltoni già segnala al professor Ghetti ed al professor Bartalini come situazione pre - cancerogena, erano espressioni forse alle volte... quella volta si usavano espressioni un po’ diverse nel senso che diceva "non mi piacciono, sono cellule sulle quali bisogna andare a fondo", invece sono alterazioni correlate al processo neoplastico, eravamo all’inizio degli anni 60 e inizio anni 70, quindi c’era ancora minore conoscenza sicuramente rispetto a quello che c’era adesso. In questo periodo si colloca, da parte del professor Maltoni, cioè nel 1970, la conoscenza dell’esistenza del professor Viola. Ricordo soltanto che il professor Maltoni, nel 1970 non sapeva nemmeno che esistesse il professor Viola, perché lui dice "a Tokyo quando c’è stato il convegno io non ci sono andato, era un convegno di Medicina del Lavoro, era sicuramente conosciuto molto bene e molto ampiamente dalle aziende perché faceva parte della loro attività, però io che mi occupavo di oncologia non ero a conoscenza della situazione che si era prospettata a Tokyo, vengo informato dell’esistenza del dottor Viola dal professor Bartalini", quindi il professor Bartalini e Montedison sapevano benissimo, questo dato viene confermato anche testimonialmente, dell’esistenza di questi studi, dell’esistenza di questa problematica presentata a Tokyo. Il professor Maltoni prende contatto, prospetta lui questa indagine a Bartalini, così ci dice "voglio fare questa indagine", aveva segnalato questa convinzione, questa necessità, e ad un certo punto il professor Ghetti mi dice "se Maltoni vuole condurre questa indagine - a pagina 8 della sua audizione lo dice - è bene che la conduca ben fatta e che la faccia con noi", quindi ecco che comincia questo lavoro del professor Maltoni. Ricordo semplicemente, e poi continuo sul professor Maltoni, come proprio in questa pagina del suo verbale, il professor Maltoni dica in riferimento al dottor Viola "quando io ho visto di cosa parlava, cosa sapeva, devo dire che è stato sottovalutato, e dico quello che dicevo prima, era un’indicazione non colta, un’indicazione rimasta là", sicuramente è rimasta là in maniera non certo casuale, ma con preciso significato, questo viene aggiunto da parte mia. E il professor Maltoni conclude questa parte dicendo "la segnalazione del professor Viola certamente fu conosciuta nell’ambiente dell’industria interessata a questo, ma credo che passasse relativamente inosservata al grosso pubblico, all’industria certamente no. Quando si decide allora di fare questa sperimentazione con le industrie europee, il professor Maltoni ha a che fare con il professor Bartalini. Il professor Bartalini, dicevo prima, gli parla di Viola, dice di questo studio e di questi approfondimenti che ha fatto il dottor Viola, il professor Maltoni lo va a trovare, dice che il professor Viola si comporta in maniera molto generosa, gli spiega tutto, gli consegna addirittura dei reperti per avere anche dei consigli e degli approfondimenti.

A questo punto, nel primo stesso momento in cui vede gli esami citologici del professor Viola, Maltoni ci dice "io mi convinsi ancora di più", chiedo scusa, esami citologici che aveva fatto lui su operai del CVM da un lato, i reperti che aveva recuperato il professor Viola, dice Maltoni "mi convinco ancora di più che le plastiche fossero un qualcosa di alieno dall’organismo umano, e questi dati del professor Viola mi convinsero in maniera definitiva che era il caso di cominciare in maniera decisa questa indagine e di andare avanti, proprio per completare, per avere una risposta definitiva". Quindi c’è questo contatto con Bartalini, inizia questo studio, questa indagine che inizia il 2 luglio del 1971. Inizialmente vengono previsti tre anni, due o tre anni di questa indagine prima di poter dare i risultati. Conferma anche il professor Bartalini che a Bologna sono venuti in più riprese, oltre al professor Bartalini, anche l’ingegner Calvi e gli altri che ho citato prima come dirigenti, Dalminio Monforte e Ghetti, proprio per rendersi conto di questa situazione, che ad un certo punto, come sperimentazione e come dati, era nota ai massimi livelli di Montedison. E voglio ricordare, lo riprenderemo, come invece il medico di fabbrica a Porto Marghera non risulta assolutamente che fosse stato messo a conoscenza neanche della sperimentazione, quindi tutto passava sopra la testa del responsabile sanitario della fabbrica di Porto Marghera.

Nessuno ha smentito questo dato, quello è quello che risulta con tutto quello che significa. Il professor Maltoni dice che già ben presto riesce ad avere dei risultati significativi e nel giro di alcuni mesi riesce a vedere delle lesioni sicure, sistematiche nel fegato, si parla subito di angiosarcoma e viene allertato da questa situazione, e lui i primi risultati li dà per i primi tumori già nel corso del giugno e luglio del 1971, come vedremo tra poco in un altro documento rinvenuto. Il professor Maltoni quindi impiega otto o dieci mesi per avere questi risultati. Sappiamo poi che gli americani della Bio-Test ci hanno messo sei o sette mesi. Comunque dall’estate, giugno - luglio 1972, quindi questi mesi, ci sono ulteriori incrementi di dati e si arriva all’ottobre del 1972, ottobre del 1972 in cui viene consegnata una tabella, che è la famosa tabella del 17 ottobre del 1972, dalla quale risulta che all’aumentare dell’esposizione aumentano i tumori negli animali trattati. Quindi di questa situazione che viene rappresentata il 17 ottobre, ad ottobre del 1972, anche documentalmente, si parla a livello di vertice a Milano, a Forobonaparte, durante una riunione pressoché immediatamente, con tutti gli sponsor presenti, siamo ad ottobre del 1972 che si fa questa riunione. Vengono comunicati questi dati anche alle società, per quanto riguarda qui, qui casca un po’ sul patto di segretezza del professor Maltoni perché è comprensibile anche che da scienziato un po’ si vergogni a riconoscere questi dati sull’esistenza del patto di segretezza, perché anche quando documentalmente gli vengono mostrati dei dati da cui risulta questo obbligo di non riferire dati all’esterno dice "non mi ricordo, nessuno a me ha imposto niente, queste riservatezze non dovevano esistere", però fatto sta che Maltoni riporta i dati esclusivamente ai suoi committenti, esclusivamente all’azienda e non ne parla in maniera diffusa assolutamente all’esterno, se non dopo lo scoppio dello scandalo Goodrich. Ad un certo punto gli americani vengono a sapere, da uno che viola questo patto di segretezza, che è il rappresentante di ECA, i soliti inglesi, verrebbe da dire, che si comportano con gli americani sempre in questa maniera, viola questo patto di segretezza facendo anche abbastanza imbestialire gli altri europei, e riferisce agli americani questi dati, se ne rendono conto tutti quanti, qualcosa comincia a riferire. Tanto che gli americani, come dicevo già prima, cominciano già alla fine del 1972 ad insistere per avere questi dati, e per venire a vedere il laboratorio del professor Maltoni. Ad un certo punto, all’inizio del 1972 vediamo che viene il dottor Torkelson, addirittura della Dow Chemical, che ben conosciamo per altri motivi, viene a vedere come questi risultati del professor Maltoni siano molto forti e quanto convincenti.

Il professor Maltoni ci dice anche che erano venuti qua con la speranza che non fosse vero, con la speranza di poter contestare la serietà scientifica del suo laboratorio, ma se ne vanno via con le pive del sacco. E nel sacco, o per meglio dire in tasca, oltre a queste pive si portano via anche delle piccole pallottole di cibo per gli animali, perché nonostante tutto non si fidano del professor Maltoni e cercano di sottrarre dei piccoli campioni di una cosa e dell’altra per farli analizzare nei loro laboratori per verificare anche loro il più possibile se Maltoni lavorava proprio bene, e il professor Maltoni conclude sul punto dicendo "ci hanno fatto proprio una visita ispettiva, non era certo una visita di cortesia". Gli studi del professor Maltoni sappiamo come sono contenuti anche nel tempo, come questi risultati ad un certo punto siano stati presentati. Tra poco parlerò anche dei primi lavori che illustreranno questa situazione all’esterno e vedremo in quale maniera, molto timida all’inizio, molto celata, e poi quando scoppia il caso in maniera molto evidente e molto più forte. Ancora due cose sul professor Maltoni, sul suo verbale di audizione, voglio dire, una relativa al fatto che gli operai vennero informati, ce lo conferma lui, soltanto nel 1974, quindi che scoppia pubblicamente lo scandalo Goodrich. Tra l’altro il professor Maltoni dice "io avevo deciso soltanto ad ottobre o novembre di organizzare un convegno sul cancro a Firenze, e quindi di parlare pubblicamente di quelle situazioni, ma i decessi degli operai negli Stati Uniti hanno anticipato i tempi". Un altro discorso che ha riferito il professor Maltoni è quello riferito al rischio e alla soglia delle sostanze cancerogene. E’ importante ricordare come uno scienziato, uno scienziato così stimato per le sue capacità scientifiche in tutto il mondo, ci abbia tenuto a ribadire, anche in udienza, come non esista per sostanze di questo tipo di una soglia accettabile da un punto di vista biologico, mentre possa esistere soltanto una soglia socialmente accettabile, e che il problema delle soglie sia soltanto un problema degli studi sperimentali che non sono abbastanza ampi, che non sono abbastanza approfonditi per arrivare a provare sempre tutto quello che dovrebbe essere provato. Questo è il significato ed anche per certi versi il messaggio che ci ha lasciato il professor Maltoni sull’esistenza di queste soglie in cancerogenesi.

E per quanto riguarda l’altro tema che è stato affrontato sulle soglie e sul rischio se riusciamo proiettiamo un altro grafico che è veramente significativo, che riguarda uno studio che non è del 1990 o nel 2001, è uno studio del maggio del 1974 che è stato fatto negli Stati Uniti, dagli esperti dell’istituto nazionale sul cancro, che hanno utilizzato i dati provenienti nel 1974 dal professor Maltoni per dirci quali erano i limiti di rischio per queste situazioni del CVM e PVC, le situazioni relative sia all’angiosarcoma del fegato, sia le situazioni relative agli altri tumori. Questi risultati, che vengono mostrati in questo momento sulla tabella, sono stati affrontati da un punto di vista statistico, sono stati approfonditi secondo quello che è indicato come procedimento Malten Brian, e viene indicato come livello di dose sicura per gli angiosarcomi, se di dose sicura si può parlare, comunque viene indicato un limite stimato in 14,3 parti per miliardo, parti per bilione, non certo parti per milione. E addirittura la soglia che riguarda tutto l’insieme dei tumori è ancora più bassa. Di fronte a questi dati, che il professor Maltoni non conosceva, c’è una risposta, mi dice "guardi dottore, questo rafforza quello che dico io, rafforza la mia ipotesi", e dice che "nel 1974, quando hanno fatto lo studio all’istituto nazionale sul cancro, avevano solo i miei dati limitati, perché se loro avessero avuto i miei dati che parlavano di rischio di tumore, di angiosarcoma anche a 10 PPM, e di tumori anche a soglie più basse, fino a 1 PPM, avrebbero utilizzato dei dati e delle soglie di rischio ancora enormemente più basse, quindi questo è il rischio che ci viene indicato". Il professor Maltoni ha parlato di altre situazioni singole, per esempio sul discorso cirrosi di altri organi, che verranno affrontati quando parleremo di questi altri organi in particolare, quelli che sono gli organi bersaglio del CVM e PVC. Nel corso di questo dibattimento, come già accennato, e come già ho fatto scorrere, è stata esibita e prodotta numerosa documentazione, come dicevo acquisita a seguito di formali richieste di rogatorie internazionali sia in USA che in Gran Bretagna. Da tutta questa documentazione si possono trarre nette alcune conclusioni, e alcuni documenti, non tutti, non in maniera approfondita, per questioni anche di tempo, per non annoiare, alcuni però li dovrò citare. Queste conclusioni sono: gli americani sembrarono colti di sorpresa dall’annuncio degli studi del professor Viola, e soprattutto del significato dei medesimi, si erano dimenticati di Torkelson del 1961, gli americani erano molto preoccupati per la prospettata chiusura del redditizio mercato CVM e PVC, come i nostri italiani, cercarono di correre ai ripari, peraltro con molta calma, ritardando il più possibile i tempi degli interventi e delle informazioni. Anche gli studi del professor Maltoni anticiparono gli americani, e li colsero per certi versi, se così si può dire, di sorpresa, hanno fatto molta fatica gli americani ad ottenere i risultati di Maltoni, entrati in possesso di questi studi di Maltoni gli americani forzarono il vincolo del segreto ed anticiparono i tempi previsti per l’annuncio - quasi si dovesse fare un annuncio urbi et orbi - della cancerogenicità del CVM, previsto in tutti i documenti nelle loro intenzioni solo per ottobre o novembre del 1974. Gli americani fecero scoppiare pubblicamente il caso Goodrich, e vedremo come e perché, informando le loro pubbliche autorità, e tra l’altro accaparrandosi così il merito di essere stati i primi a dimostrarsi preoccupati per la salute dei lavoratori. Però così facendo impressero una formidabile accelerazione alla conoscenza pubblica dei dati sul CVM, e costrinsero tutti a fare i conti con questa produzione di morte. Tali circostanze sono già emerse almeno in parte nell’illustrazione della vicenda Viola, ma verranno confermate ulteriormente dai prossimi documenti, che sono tutti di origine aziendale, industriale, estera. Mi sarebbe piaciuto molto poter ottenere risultati e documenti di Montedison ed Enichem, non ci sono e non ci siamo riusciti neanche con la Polizia giudiziaria, neanche in sede di perquisizioni, perché come è risultato dall’intervento in aula del maresciallo Porcu della Guardia di Finanza e dai consulenti tecnici ingegneri Nano e Rabitti, all’epoca quando Enichem già gestiva archivi e documenti, questi documenti sono letteralmente spariti, sono stati fatti sparire, materialmente alcuni faldoni di questi documenti che concernevano proprio gli anni cruciali tra il 1969 e il 1973 sono stati portati via, lasciando soltanto al loro posto tracce di polvere, come ha rilevato e come ha riferito la Polizia giudiziaria, e questo riferito non agli anni 70, ma è successo all’inizio di queste indagini preliminari. Il primo documento che voglio citare è datato 16 agosto del 1972 ed è di ECA della Gran Bretagna. E’ un documento che viene mandato alla MCA statunitense e riguarda proprio una ricerca sul potenziale cancerogeno del cloruro di vinile. Si parla di questo incontro che c’è stato già tra le aziende europee, che stanno finanziando il programma di lavoro sperimentale, questo lavoro che è in corso ormai da circa 12 mesi, come sappiamo anche noi, e i primi dati cominciavano ad essere disponibili, da parte degli europei veniva sottolineata la necessità di controllare la diffusione delle informazioni derivanti dagli studi tossicologici europei. Viene ancora detto "nessuna diffusione delle informazioni derivanti dallo studio europeo deve essere fatta al di fuori delle persone facenti parte del gruppo operativo di coordinamento tecnico del progetto, senza lo specifico consenso del gruppo europeo, allo stesso tempo i membri del gruppo europeo accetteranno le restrizioni sulla comunicazione dei risultati MCA", quindi i dati ce li teniamo nascosti per noi, siamo ad agosto del 1972 che cominciano ad uscire i dati. Risponde MCA, 19 ottobre del 1972, dove si parla ancora di raccordo per la condivisione dei dati della ricerca sulla cancerogenesi, che è stato confermato in un recente scambio epistolare, della discussione sui risultati preliminari dello studio europeo, "secondo questo accordo - viene scritto - i membri del nostro gruppo operativo - sono gli americani che scrivono agli europei - elencati in allegato, sono gli unici autorizzati a ricevere informazioni sul progetto europeo, in cambio dovrebbero sentirsi moralmente obbligati ad assicurarsi che tali informazioni restino all’interno delle loro aziende". 20 ottobre del 1972, documento della Uniroyal alla MCA; viene scritto che c’è stato un incontro nell’ufficio del direttore sanitario della Montedison a Milano, che è iniziato con un’ora di ritardo sull’ora fissata, il lavoro è stato quello relativo alle sperimentazioni del professor Maltoni, sul professor Maltoni viene detto che conosce il professor Viola, il professor Maltoni dice che questi si risentì molto per il trattamento riservatogli a Houston, proprio per gli attacchi che aveva ricevuto dai colleghi.

Il dottor Viola sta tuttora continuando i suoi studi sugli alti dosaggi e sta organizzando e coordinando una conferenza mondiale che si terrà in Italia nell’ottobre del 1974, il professor Maltoni ritiene che Viola si riscatterà, tenterà di riscattarsi in quella conferenza. Dal momento che il lavoro del professor Maltoni ha dato risultati sorprendenti ad altissimo livello, dice il rappresentante di Uniroyal "direi che è indispensabile che l’industria fornisca dati quanto più accorati possibili, e che venga sostenuto un ulteriore sforzo", quindi viene prospettata la possibilità di sostenere il lavoro del professor Maltoni. Un documento di MCA del 14 novembre del 1972, una riunione che si è tenuta a Washington con tutti i maggiori produttori americani e europei, tra cui quelli di ECA.

Sull’impegno dei finanziatori americani a mantenere la riservatezza sui dati della ricerca europea viene detto "il signor Best ha spiegato al gruppo l’incapacità della MCA ad offrire qualsiasi garanzia al gruppo europeo in merito al grado in cui i finanziatori americani possono o intendono onorare la richiesta del gruppo europeo di considerare i dati strettamente riservati, egli ha pertanto distribuito a ciascuno dei sponsor americani un semplice impegno alla segretezza", viene praticamente fatto firmare un modulo, perché gli americani insistono per avere dati di Maltoni che non riescono ad ottenere, addirittura gli fanno firmare un modulo gli operai, dicono "se volete i dati intanto firmate questo modulo di segretezza". Il documento continua "Due punti dell’impegno proposto sembravano preoccupare i consiglieri per alcuni dei membri della MCA, la prima riguardava l’assenza di un termine temporale esplicitamente dichiarato, patto di segretezza senza limite temporale, la seconda era il fallimento dell’accordo proposto per premunirsi per quelle circostanze nei quali procedimenti davanti ad autorità amministrative o giudiziarie possono imporre ad un’azienda l’obbligo legale di rivelare qualsiasi conoscenza in suo possesso", cioè se ci citano in giudizio che cosa facciamo? Gli europei volevano la segretezza comunque anche in quelle situazioni. Il signor Eliot di ECA ha espresso la ferma opinione, tuttavia, che il gruppo non accetterà accordi di segretezza vincolanti per intervalli di tempo inferiori a 10 anni, accordi di segretezza, vincolo per almeno 10 anni. Tutti i presenti alla riunione hanno espresso un accordo concettuale con l’approccio che protegga un trattamento confidenziale dei dati della ricerca europea basato su queste condizioni generali, quindi questa è la prospettazione.

Poi da questo dottor Eliot di ECA viene annunciato che in assenza di accordi di riservatezza adeguati non avrebbe potuto presentare una trattazione quantitativa o completa dei risultati, attualmente in mano al gruppo europeo. Ha espresso il dottor Eliot le profonde preoccupazioni dei suoi superiori per le implicazioni di risultati attualmente disponibili, e la necessità di indicare maggiormente le questioni ancora risolte prima, prima del prossimo incontro di ottobre del 1974 a Firenze. Comunque viene detto in questa occasione che Caputo e Viola, e viene ricordato, autori di quell’articolo 1969-1970, avrebbero presentato nuovi dati sui composti presumibilmente molto dannosi, di reciproco interesse. C’è ancora un documento di novembre del 1972, sempre da questo impegno formale alla riservatezza, perché non illustro ulteriormente perché riporta analiticamente a tutte le aziende che partecipano a questi incontri la necessità, l’obbligo di questo patto di segretezza. E viene riferito che comunque ad ottobre del 1974 ci sarà questo convegno nel quale Caputo e Viola dovranno riferire dei loro dati. Questo discorso che viene fatto sulla segretezza continua anche, dicevo prima, per altre società, quindi non le illustro ulteriormente, riguarda per esempio anche la Chemical Corporation, che fanno riferimento anche dal fatto che il dottor Viola - è un documento del 20 novembre del 1972 - aveva fatto le sue comunicazioni già una prima volta senza il permesso della Solvay, e che continuerà il dottor Viola, ed anche un certo dottor Caputo dell’università di Firenze, indicato come un seguacio del dottor Viola, continuerà a presentare risultati perché ha continuato il lavoro del dottor Viola.

L’unico commento che riporto su questo documento è quello relativo al fatto che viene detto in questo documento che "per le persone più esperte i risultati erano sufficientemente sconcertanti da chiedere l’immediata revisione del programma dell’industria americana, di conseguenza il gruppo operativo doveva riunirsi al termine della nostra sessione". Tra gli elementi da considerare c’erano studi sul metabolismo ed epidemiologia, cancellati dal primo programma a causa di costi, come tra l’altro ha fatto Montedison in Italia, che ngi epidemiologiche a noi non risulta che ne abbia mai fatte, nonostante tra l’altro la prescrizioni del Ministro del Lavoro del 1974. Comunque conclude questo documento dicendo ancora una volta "eserciteremo ogni sforzo ragionevole per mantenere i contenuti come strettamente riservati all’interno del personale dell’azienda".

C’è la scheda che viene proiettata, che si cerca di far firmare il più in fretta possibile a tutti quanti, dove viene detto "ci impegnamo a mantenere - la traduco ovviamente - la massima riservatezza su tali informazioni all’interno della nostra società, a meno che, e fino a quando finanziatori europei non esprimano un consenso specifico e formalmente notificato alla diffusione delle stesse". Quindi altrochè non esiste il patto di riservatezza, c’è addirittura un impegno scritto e firmato.

Le osservazioni di riservatezza continuano per tutto il 1972, e prima di finire l’esame della documentazione del 1972 ricordo semplicemente una cosa, per confrontarla con quello che ha fatto Montedison. Nel 1972 appare da parte dell’industria, della MCA, viene rivista quella che è l’indicazione relatita al CVM, e nell’indicazione dei rischi da CVM compaiono formalmente, anche in un documento per la prima volta, seppur in maniera generica, delle indicazioni di rischio, dicendo che il primo rischio del cloruro di vinile è associato con un’eccessiva esposizione respiratoria. L’esposizione ad alti livelli può produrre qualche irritazione del polmone, quindi parla MCA di polmone nel 1972. E parla ancora di cronica esposizione a cloruro che può produrre ingriurie del fegato, disturbi al fegato. Quindi nel 1972 MCA parla di polmoni e di fegato, fino al 1976 non c’è nessuna scheda di sicurezza, cosiddetta, della Montedison che parli di irritazioni, di disturbi o di problemi analoghi.

Nel 1973, nel gennaio, c’è un incontro organizzato dalla MCA al quale partecipano tutti i maggiori rappresentanti di MCA e gli sponsor europei del lavoro del professor Maltoni, tra cui il professor Bartalini e il dottor Garlanda. A questo incontro partecipa ovviamente il professor Maltoni e lo ricordo semplicemente soltanto per un motivo: perché siamo già arrivati al 1973, e quando vengono tratte le conclusioni dei lavori e degli studi in corso si continua ancora a parlare, dopo ben tre anni, di escreato dei lavoratori del CVM ancora dubbio, ed è ancora dubbio dal 1970. Si parla ancora dei problemi all’orecchio, dubbio, e che verrà fatto uno studio epidemiologica per azienda, questo proprio poi non sarà addirittura mai fatto e mai consegnato comunque all’autorità per quanto riguarda Porto Marghera.

Nel 1973, ricordo un documento di Etil Corporation, 5 febbraio del 1973, solo perché si ricorda un discorso di Torkelson della Dow, che a proposito del lavoro dello studio europeo dice che è uno studio considerato buono, dopo che ha fatto quell’ispezione, come diceva Maltoni, e tutti si sono trovati d’accordo sul fatto che i risultati indicano con chiarezza la presenza di effetti cancerogeni, siamo a gennaio del 1973 o dicembre del 1972 in quel periodo, al di sopra oppure a 250 PPM. E viene invitato appunto in quel momento anche la BIO Test ad insistere nei suoi studi ed ad approfondirli.

La Dow Chemical ha affermato, per cautelarsi, che consiglierà ai propri clienti di accelerare le operazioni il più possibile, in vista di un probabile e notevole abbassamento del TLV, ricorda che il suo TLV era già stato abbassato nel 1961, e la Dow si sta già organizzando sull’opporunità di effettuare vendite, si sta interrogando sull’opportunità di effettuare vendite di CVM, che notoriamente è utilizzato come propellette spray, questo negli Stati Uniti ma non in Italia, nel momento che si tratta di un mercato limitato, mentre le potenziali attribuzioni di responsabilità sono notevoli. Quindi l’industria USA dice: limitiamo e chiudiamo quello che è un mercato limitato come i propelletti spray e preoccupiamoci per quello che invece rappresenta il CVM per tutto il resto dei prodotti che sono sicuramente molto più pesanti e molto più importanti per l’industria.

Lo stesso giudizio positivo sullo studio europeo viene dato da Union Carbide in un documento del 13 febbraio del 1973, studio valutato letteralmente come di qualità eccellente, risultati che sono probabilmente innegabili. E si fa riferimento al fatto che, così si dice, purtroppo questi studi verranno già presentati prossimamente da Viola e Caputo, e poi dal professor Maltoni pubblicamente nel scorso di convegni.

Per quanto riguarda questo propellette per aerosol, queste preoccupazioni del mercato USA, c’è ancora un documento del marzo del 1973 della Chemical Corporation che appunto dice "questo lo possiamo anche chiudere dato che il valore di mercato è limitato, mentre il potenziale di responsabilità rispetto al prodotto è molto ampio". Si parla di tossicità e di cronicità, e di vaga compromissione della funzione epatica a 100 e 300 PPM per otto ore al giorno, e si parla l’articolo della Dow che riportava un aumento di peso del fegato a 50 PPM, e si parla di oncogenesi, di sospetta oncogenesi anche a dosi inferiori rispetto a quelle alle quali erano stati sottoposti gli animali da esperimento da Viola e Maltoni.

Un altro documento, sempre "confidential", dell’industria statunitense del 23 marzo del 1973, continua a parlare di questa segretezza dei dati, perché dice "esiste il sospetto che si tema che ciò accentrerà l’attenzione sui problemi legati alla salute, e si parla del professor Maltoni che non è autorizzato a parlare dei suoi studi svolti per conto del gruppo chimico europeo".

Un altro documento, che è sempre della MCA, 26 marzo del 1973, che viene indicato come strettamente riservato, e che viene indirizzato alle aziende. E fa riferimento alle indicazioni preliminari degli esami delle esposizioni preliminari del progetto europeo, che se confermate potrebbero presentare anche un problema di tossicità ulteriore per quanto riguarda gli operai.

31 maggio del 1973, come accennavo nel scorso di alcuni documenti precedenti si propone ai membri della MCA la necessità di rappresentare i dati, di presentare i dati alle autorità pubbliche americane. Dice questo documento che i coordinatori sulla ricerca del cloruro di vinile si sono incontrati il 20 maggio del 1973. La proposta per il NIOSH doveva essere effettuata, a proposito di incontro, di lì a poco, e vengono studiati i temi che dovranno essere affrontati. Si parla in particolare degli studi del professor Viola, si esprime il timore che il fatto di nascondere certi dati potrebbe essere spiegata come evidenza di una cospirazione illegale da parte dell’industria, se le informazioni non fossero state fatte pubbliche, o almeno rese accessibili al governo, e per quanto riguarda il discorso dello studio del dottor Torkelson della Dow viene incalzato moltissimo il Presidente di questo comitato per assicurarsi il permesso dei finanziarori del progetto europeo per utilizzare questi dati, "questo - dice - che verrà studiato, verrà approfondito, però per il momento non siamo ancora in grado di garantirlo".

Per quanto riguarda lo schema dei lavori da presentare al NIOSH vengono indicati espressamente questi lavori, però dall’elenco vengono specificatamente, dice il documento, tolti, dall’esposizione proposta, e non devono essere utilizzati. Sono lo studio epidemiologico della Dow, e siamo, ricordo, nel luglio del 1973, studio su un limitato gruppo di lavoratori della Dow che mostravano una probabilità di cancro considerata significativa. Gruppo di controllo, tra l’altro era un ulteriore rispetto a quello prima del 1961, perché qui si parlava di un gruppo di controllo che aveva dimostrato 4 tumori, mentre nel gruppo esposto c’era il numero doppio. E su questi accenni allo studio della Dow c’è un invito a continuare il discorso della segretezza e della riservatezza ancora nel 1973 nei confronti del NIOSH.

Il 30 marzo del 1973 c’è un documento di un’altra società statunitense, anche questo come gli altri classificati sempre Confidential, della società PPG, che riguarda la tossicità e le pontenziali proprietà carcinogene del CVM. E parla di questi studi che stanno per essere affrontati e per essere presentati anche al NIOSH. Si insiste, siamo ormai quasi a metà del 1973, sul fatto che gli europei continuano a non dare questi elementi e questi dati. Ed è, si dice, un punto importante perché se ne dovrà parlare a livello di NIOSH ed anche per quanto riguarda OSHA per gli inserimenti nel Federal Registrer per quanto riguarda appunto i limiti del CVA.

Il 18 maggio del 1973 vengono pubblicati dei dati per quanto riguarda Food and Drag Amministration, non ripercorro tutto questo documento, è un documento che è stato trovato presso la MCA, ricordo soltanto come, anche da parte delle industrie statunitensi, da parte degli organi pubblici statunitensi, fin dalla fine degli anni 70, per il PVC, fosse stata espressa una preoccupazione che aveva condotto però, solo nel 1973, a limitare e ad abolire le presenze di queste bottiglie di PVC utilizzate per i superalcolici, bottiglie che avevano creato piuttosto preoccupazioni proprio per il rilascio e le perdite di sostanze di cui ci aveva parlato anche il dottor Garlanda di cui ho detto poco fa, dati peraltro che almeno dalla metà degli anni 60 erano noti a tutte le industrie.

Per quanto riguarda sempre questa preoccupazione, i documenti della MCA continuano per tutto questo periodo del 1973, e continuano a riferire dell’impossibilità di acquisire dati completi da parte del gruppo europeo, con tentativi continui di aggiramento.

Salto alcuni documenti perché sulla questione sono ripetitivi, ma danno proprio il senso, li consegnerò poi al Tribunale, proprio perché sono documenti che ripetutamente da tutte le parti, riunioni a cui partecipano anche i produttori europei, risulta questa pressione per sapere e questo diniego continuo da parte degli europei per non fornire i dati, perché sapevano che gli americani li avrebbero consegnati a livello statunitense. Proprio perché anche un altro documento della Shell, siamo al 17 luglio del 1973, si sa benissimo che dal momento che il NIOSH farà queste audizioni, si informerà su questi dati, dovrà provvedere e delle limitazioni, anche se quelli della Shell, che sono ben informati, in questo documento dicono chiaramente che dai dati che risultano a loro viene detto "il NIOSH ha annunciato comunque che non sarà pronto per un documento di principi sul cloruro di vinile per almeno due anni, quindi la nostra ricerca dovrebbe essere pronta per quel periodo per l’immissione", quindi ritardi delle aziende, gli organismi pubblici che non sono presenti, quindi c’è tutto questa accavallarsi di ritardi e di ritardate prospettazioni dei limiti di sicurezza. E vedremo che ad un certo punto la situazione precipiterà soltanto in presenza degli angiosarcomi conclamati.

A differenza del NIOSH viene espressa invece preoccupazione da parte della MCA nei confronti dell’OSHA, che è un organismo che si preoccupa della sicurezza dei lavoratori, che mette dei limiti, che ricorderò che ha messo ben presto il limite di 1 PPM, che ha indicato un limite di 1 PPM. E lo ricordo perché in un documento, ovviamente sempre riservato, del 19 luglio del 1973, lì dove si parla di personaggi tra l’altro del NIOSH, che possono essere più favorevoli all’azienda, altri meno favorevoli, che quindi possono creare problemi all’azienda, e sarebbe quindi il caso di far venire personaggi del NIOSH che invece sono ben visti dall’azienda, ad un certo punto viene detto "il dottor Row della Dow Chemical, quello dello studio del 1961 e degli studi successivi, discute questi problemi del comitato consultivo dell’OSHA e definisce OSHA una fossa di serpenti" quindi coloro che dovevano curare la salute dei lavoratori, che poi hanno messo quel limite immediato di 1 PPM vengono definiti dal rappresentante di MCA una fossa di serpenti.

Il 20 luglio del 1973, sempre da un documento riservato di MCA, dopo un incontro con i rappresentanti europei, emerge che soltanto il governo britannico era stato informato nel luglio del 1973, per quanto riguarda i membri europei, delle emergenze per quanto riguarda la pericolosità del CVM. L’articolo che avevo citato prima del Corriera della Sera, dell’intervista del professor Caputo del 1973 viene ripreso da tutte le aziende che lo commentano in maniera preoccupata proprio perché stanno cominciando in maniera, peraltro estemporanea, ad uscire dei dati. Mentre la presentazione dei dati americani viene programmata per il convegno di ottobre e novembre del 1974 come risulta anche ormai da un documento del 28 novembre del 1973 di ECA. E a quel periodo, a fine novembre del 1973, cominciano a filtrare anche i dati del professor Maltoni sul fatto che ci sia questo discorso della pericolosità anche sotto i 250 PPM, e si sta scendendo intanto fino ai 50 PPM.

Per quanto riguarda le cronologie voglio ricordare rapidamente un documento, che è l’appendice di un documento MCA, sempre rinvenute in queste Commissioni rogatorie, per la parte che riguardo scoppio dello scandalo Goodrich, perché non sono state fornite delle date precise, mentre in questo documento storico di MCA, che è datato marzo del 1974, vengono forniti i dati precisi.

La Goodrich Company annuncia che gli ufficiali sanitari del NIOSH sono informati nell’indagine della società per quanto riguarda li angiosarcomi in data 23 gennaio del 1974. Il 29 gennaio del 1974 Goodrich in un comunicato stampa parla di un altro ex dipendente morto per angiosarcoma epatico. Da questo periodo, siamo a 22, 23 e 29 gennaio, continuamente ci sono delle notizie da parte di Goodrich e da parte delle altre società che si rincorrono quasi in maniera strabiliante, si accavallano e tutti trovano e rinvengono casi di angiosarcoma. E’ impressionante la sequenza perché dopo 22, 23 e 29 gennaio si passa al 15 febbraio con Goodrich che parla di un altro caso, poi il 21 febbraio Union Carbide che parla di un suo caso di lavoratore addetto al PVC morto per angiosarcoma, l’1 marzo del 1974 la Goodyear parla anche lei di un caso di angiosarcoma, la stessa cosa fa il 6 marzo del 1974 la Goodrich per altri due casi di suoi dipendenti in un altro stabilimento, il 22 marzo la Goodrich parla di altri due decessi, poi il 5 aprile finalmente OSHA comincia a stabilire questo limite per la protezione dei lavoratori, e il 9 aprile l’industria BIO Test telefona a MCA per confermare che ha trovato angiosarcomi negli animali anche a 50 PPM, siamo ai primi di aprile del 1974. Successivamente, anche il 16 aprile del 1974 la Firestone Plastic, parla di morti per angiosarcoma, e successivamente il 10 maggio del 1974 parla di ulteriori casi di angiosarcoma e di operai per i quali ha approfondito le patologie, dice che ci sono dei casi di operai con delle altre lievi affezioni per il fegato.

Questa cronologia viene riportata anche ad un documento della Brithish Chemical Industrie del 5 marzo del 1974, proprio sui dati e sul fatto che in caso di angiosarcoma scoperto ed annunciato dalla Goodrich, il primo caso è quello di un operaio che era morto il giorno di Santo Stefano del 1973. Quindi il 26 dicembre c’è questo decesso e il 22 gennaio del 1974 c’è questa prima notizia al NIOSH e poi la pubblicazione anche su altri organi di stampa.

Nel momento in cui c’è questa pubblicazione da parte della Brithis Chemical Indiustrie, c’è anche una ricerca retrospettiva da parte di ECA che stava aggiornando il proprio studio sulle cause di morte nella fabbrica di Hill House, e aggiornando a questo studio, dopo che viene a sapere dalla Goodrich che c’è questo caso di angiosarcoma, guarda caso trova anche la ECA dei casi di angiosarcoma in operai che avevano lavorato nelle autoclavi. E questi casi di angiosarcoma sono casi che si ripetono anche per altre situazioni.

Voglio ricordare come anche in Italia si sia verificata una situazione analoga, perché nel momento in cui, e soltanto nel momento in cui scoppia pubblicamente il caso Goodrich, si vada retrospettivamente, da parte di Montedison a verificare cosa era successo, e si trovino casi di angiosarcoma, il primo nel 1971 della consociata Pansac - Montedison, poi c’è il caso del 1972 di Ennio Simonetto che è in questo processo, e del 1973 di Agnoletto che è parimenti in questo processo. Tutti casi che guarda caso, appena scoppia pubblicamente il caso Goodrich, vengono alla luce del sole.

E questa situazione è importante perché ormai nell’aprile del 1974, all’attenzione addirittura del Presidente della sotto Commissione per la salute del Senato degli USA, che era l’onorevole Edoard Kennedy, viene portata questa situazione. Perché c’è preoccupazione a livello massimo, a livello di vertice, e vengono date delle risposte che sono peraltro limitative da parte dell’istituto del NIOSH per quanto riguarda il discorso del CVM. Perché si parla in particolare soltanto di alcuni studi, soltanto dello studio di Viola, e nonostante questo si parla di sicurezza del cloruro di vinile, il documento è datato 9 aprile del 1974, sicurezza del cloruro di vinile che non è stata dimostrata a nessun livello, dice che non esiste assessor metodo scientifico e pratico in grado di provare sperimentalmente la sicurezza di un qualsiasi livello di esposizione ad una sostanza cancerogena. Viene scritto che "il suo utilizzo, del CVM, dovrebbe essere evitato ovunque esista un’alternativa tecnologica; se ne viene consentito una utilizzione che comporti l’esposizione dell’uomo a qualsiasi livello, si dovrebbe considerare un rischio inerente di tumore per i soggetti esposti, detto così in maniera chiara, tristemente detto, ma così", questa è l’indicazione. C’è una risposta, ovviamente immediata, dei sindacati, e c’è un documento del 17 aprile del 1974, pubblicato su Chemical Wilk, dell’unione lavoratori della gomma, dove viene ribadito invece il concetto che non esistono livelli di esposizione sicuri per il cloruro di vinile.

Vado abbastanza rapidamente verso gli altri documenti, sintetizzandoli, parlo di un documento della società Air Producer Chemical, dove anche all’interno dell’industria vengono fatti discorsi di questo tipo preoccupati, e rinvio al documento per l’esame di tutta la cronologia e dico soltanto che all’interno delle industrie della PPG, industrie degli Stati Uniti, in particolare si fa riferimento al fatto che viene proposto in caso appunto di questa conferma della cancerogenicità, che bisogna stabilire un livello di effetto zero, e quindi non sono soltanto gli operai e i sindacati di Porto Marghera - come vedremo tra poco - che cominciano a parlare di MAC zero, se ne parla ai massimi livelli internazionali ed anche all’interno dell’industria, pur con preoccupazioni che situazioni di questo tipo dovrebbero essere. Dico soltanto un’ultima cosa su questo documento, perché in maniera esplicita ripercorre tutte le tappe di quello che viene letteralmente definito patto di segretezza e della preoccupazione, per i finanziatori europei, che si trovano ad affrontare problemi derivanti dalla scoperta di nuovi dati preoccupanti, preoccupati anche perché tutti si aspettavano, lo scrivono, che Viola avrebbe violato ancora una volta la consegna del silenzio, parlando pubblicamente dei risultati importanti che venivano rilevati.

Passiamo all’ultima parte di questa esposizione che riguarda l’Italia, per vedere un attimo che cosa succede nel frattempo in Italia. Ci sono innanzitutto, va ricordato per quanto riguarda degli studi, due presentazioni che sono state effettuate dal professor Maltoni. C’è innanzitutto una striminzita esposizione che risale alla primavera del 1974, in particolare viene trattato dal professor Maltoni un argomento in generale sulla carcinogenesi occupazionale, documento che viene però pubblicato soltanto nel 1974 e che, come ci diceva il professor Carnevale durante la sua audizione, è rimasto negli archivi praticamente dell’ospedale di Bologna, dove poi si era svolto questo convegno. Tra l’altro in questo documento del professor Maltoni del marzo del 1974, nelle schede che vengono indicate non si parla ancora, non viene ancora indicato come rischio quello degli operai che sono sottoposti al cloruro di vinile, si parla di altre sostanze, ma non si parla ancora assolutamente del CVM. Solo in un piccolo paragrafo viene accennato che sono in corso delle sperimentazioni, viene allegata una tabella, che però non viene presentata, e praticamente in due righe molto rapide viene accennato che si stanno rivelando, stanno emergendo dei casi di tumori agli animali che sono trattati. Comunque questo è un primo documento sui lavori del professor Maltoni che risale al marzo del 1974, è un convegno a Bologna. E per contro, molto più ampio, è il testo del 1974 che viene presentato all’Accademia dei Lincei il 3 marzo. Io ricordo che nel frattempo, solo perché è un dato di cui ci ricorderemo tutti, che è emerso nel corso proprio della penultima o dell’ultima udienza di istruttoria dibattimentale, mentre si sta discutendo di tutte queste cose, mentre si sta parlando di cancerogenesi del CVM, mentre non si prendono provvedimenti da parte di Montedison a favore degli operai, c’è un dato documentale molto importante, emerso alle ultime udienze, come dicevo, cioè la Montedison si preoccupa di creare un sistema di campionamento presso le vasche di neutralizzazione del reparto S2-SG31 per il CVM, progetto che è del dicembre del 1973.

Quindi nei reparti dove lavoravano gli operai non viene messo assolutamente niente, il CVM però che veniva utilizzato, e che veniva espanso, si potrebbe dire, in maniera elevatissima in queste vasche, già comincia ad essere controllato nel dicembre del 1973, per arrivare a controllare gli operai invece ci vorrà molto più tempo.

Ma passo allo studio del professor Maltoni, Accademia dei Lincei, 3 marzo del 1974. Questo studio, non lo voglio leggere, non lo voglio presentare nel dettaglio, è stato anche presentato in parte dai miei consulenti tecnici. Faccio solo rilevare due cose, cioè come il professor Maltoni confermi, già in questo studio d’epoca, come i primi di marzo del 1974 dicesse "non appena ci è parso chiaro circa un anno e mezzo fa" - cioè praticamente a settembre del 1972 - che il cloruro di vinile presentava la cancerogenicità, quindi conferma anche documentale di questo dato, parla di indagine epidemiologica che però in Italia fino agli anni 70 sicuramente non era ancora stata fatta, e ci vorrà un bel po’ perché praticamente si facciano delle indagini epidemiologiche più serie. Per quanto riguarda le conclusioni, queste conclusioni sono state già riportate e non mi dilungo. Volevo solo ricordare - e questo un po’ per completare la figura del professor Maltoni al di là della sua scientifica - quando il professor Maltoni ci viene a dire che non c’è soglia biologicamente sicura, ci parla di queste pericolosità, è la dichiarazione e l’affermazione di uno scienziato che non è uno scienziato che proviene dal mondo del lavoro e che parteggia, se possiamo dire, per gli operai. Perché c’è un altro documento dell’1 aprile del 1974, dove vediamo che quando gli statunitensi, gli istituti statunitensi vogliono approfondire e fare dei gruppi di lavoro internazionale con l’accademia delle scienze di New York, il professor Maltoni forte della sua posizione proponga delle persone, e dirò chi sono, per partecipare a questo gruppo di persone. E non mette nessuno del mondo sindacale, non propone nessuno delle unioni degli operai, però propone come persone interessate, e si capisce perché, il professor Bartalini e l’ingegner Calvi. Questi sono i suoi dati, non è sicuramente un nemico dell’industria il professor Maltoni quando ha parlato di tutte le cose che ci ha riferito. C’è un altro documento in Italia importante che è riferito ad una riunione del 17 aprile del 1974, alla quale partecipa anche il professor Maltoni, alla quale partecipa Viola, alla quale partecipano anche altre persone di altre aziende. Questa riunione viene presentata innanzitutto, è una riunione dell’Istituto Superiore di Sanità sul cloruro di vinile e viene rappresentata ovviamente dai padroni di casa. Interviene ad un certo punto il professor Viola che chiede di fare un consuntivo delle conoscenze sui suoi dati, e ribadisce in questo documento d’epoca che fin dal 1964 venivano riportati problemi degli addetti alle lavorazioni del cloruro di vinile monomero.

Il problema era stato affrontato da un punto di vista sperimentale e dice il professor Viola che nel primo lavoro presentato a Tokyo non furono menzionate lesioni cancerogene osservate sugli animali per necessità di ulteriori accertamenti e per titubanze di ordine soggettivo. Ricordiamo anche questo, non ha mai, comunque ci sono stati questi problemi, non c’è mai stato un buttarsi in maniera esagerata al di là di quello che veniva fuori. Casomai c’è stata sempre una paura di esporre certi dati, o per motivi personali, o per motivi professionali, o perché comunque c’erano queste pressioni delle aziende. Quindi non è stato mai qualcosa di avventato, è stata una verità che è venuta fuori sempre molto faticosamente e molto lentamente, nonostante tutto.

Su questo discorso non mi dilungo, su questa riunione perché vengono illustrati tutti i vari casi di neoplasie che sono state osservate anche nel corso degli anni, si parla per esempio di un documento del 1966, in cui è stato tenuto sotto controllo un gruppo di operai dal professor Viola, che aveva osservato dei casi di cancro al fegato, un caso anche di tumore al cervello e neoplasie polmonari, ed altri casi erano stati osservati anche in altri lavoratori. Quindi si ribadisce questo discorso che un maggiore coraggio, una maggiore volontà fin dagli anni 60 avrebbe portato alla luce questa verità così terribile riferita al cloruro di vinile monomero.

Un ultimo punto che voglio ricordare è quello relativo al MAC zero riportato in quella riunione, persone Bartalini, perché c’è stata una discussione su questa necessità di intervenire preventivamente piuttosto che impegnarsi in ricerche terapeutiche successive, e di considerare le necessità di un MAC zero, date le caratteristiche cancerogene della sostanza in questione.

L’ultimo documento del professor Maltoni al quale voglio fare cenno è quello della riunione del 5 giugno del 1974 che si è tenuto presso l’aeroporto di Porto Marghera. Documento, come dicevo, che è stato negato anche in quest’aula, e lo cito perché addirittura all’interno della MCA e all’interno della società delle industrie plastiche esistesse un sotto gruppo di queste industrie. Perché in questo documento che doveva essere ancora più riservato, ancora più segreto, tra parentesi mi vengono in mente certe strutture dei servizi segreti sempre più a scatole chiuse, e sempre più riservate. Il dottor Rainar viene citato in questo documento e dice "ha precisato che aveva invitato un gruppo selezionato di persone, per questo incontro con Maltoni, non il dichiarato di intento di non fare arrivare niente alle orecchie delle società plastiche e della MCA di ciò che sarebbe emerso nel corso nella giornata. Allo stesso modo il dottor Rainar ha detto che non dovevamo passare i nostri appunti ad altri produttori di CVM e PVC che non fossero specificamente presenti alla riunione". Quindi riservatezza estrema comunque in certe situazioni. Ovviamente era un aeroporto di New York, quello del quale parlavamo, riferito anche all’incontro con il professor Maltoni, incontro del quale, come dicevo, il professor Maltoni non si ricordava quando è stato sentito in quest’aula.

La preoccupazione di quell’incontro è del tutto evidente quando si consideri che si tratta non soltanto incidentalmente di quello che sta emergendo da parte della Solvay in Europa ed in Italia, ma anche di come vengono prospettate in Olanda addirittura le chiusure degli stabilimenti, e come si parla delle difficoltà che stanno portando avanti in certe altre situazioni le industrie tedesche in relazione ai casi gravissimi che si stanno presentando. E compare per la prima volta in questi documenti anche il riferimento ad industrie tedesche, dove si rilevano moltissimi casi di angiosarcomi. Delle industrie tedesche torneremo a parlare perché sono casi molto importanti e molto numerosi che pure sono stati tenuti fuori dalla coorte europea Simonato ed anche dall’aggiornamento Word del 2000.

 

Pubblico Ministero: Io per il momento mi fermerei qua, se si può fare una pausa e tornare per un altro po’...

 

Presidente: come vuole Pubblico Ministero, noi possiamo benissimo sospendere adesso e riprendere anche nel pomeriggio, se lei se la sente di continuare nel pomeriggio noi proseguiamo anche nel pomeriggio, se invece preferisce rinviare a domani rinviamo a domani, scelga lei.

 

Pubblico Ministero: nel pomeriggio io potrei andare avanti per un’ora, per questione di voce, allora vale la pena fare sospendere tutti e portare per un’ora, o è il caso che riprendiamo domani? Più di un’ora proprio non riesco più, proprio perché sento a questo punto come è la voce, penso che andrà via.

 

Presidente: non lo so, se ritenete comunque di rimanere, visto che siete già qui, di completare anche per questa ora, ora e mezza che dedicherà ancora il Pubblico Ministero alla sua requisitoria, noi possiamo rimanere qua. La scelta è davvero sua, più che del Tribunale, il Tribunale è dispostissimo a rimanere.

 

Pubblico Ministero: a questo punto, visto anche che ci saranno parecchie cose di cui parlare anche domani, a questo punto forse è preferibile andare avanti un po’ oggi per il pomeriggio per vedere anche se si riesce a cominciare un’altra parte, altrimenti dopo rischiamo di fare le corse, però ovviamente il tempo può essere di un’ora o poco più.

 

Presidente: va bene, riprendiamo alle 15.15.

 

Avvocato Stella: Presidente, io deposito intanto il documento che si era riservato di presentare Foraboschi.

 

Presidente: va bene, riprendiamo dopo.

 

Sospensione dell’udienza dalle ore 14.10 alle ore 15.25.

 

Presidente: possiamo riprendere l’udienza. Prego Pubblico Ministero se viene riprendere.

 

PUBBLICO MINISTERO

 

Pubblico Ministero: riprendo andando verso la conclusione del quarto capitolo concernente la conoscenza storica della nocività del CVM, PVC e dicloroetano.

Cito molto rapidamente un documento della PPG industrie del 22 luglio del 1974, ma solo per ricordare come sia indicata la cronologia degli studi e delle scoperte del professor Maltoni. Viene precisato che l’1 luglio del 1971 Maltoni ha cominciato i suoi test, che il 15 giugno del 1972 il dottor Maltoni ha riferito verbalmente agli sponsor europei che confermava i tumori di Zimbal, poi il 19 ottobre del 1972 il dottor Maltoni confermava quella tabella datata appunto ottobre del 1972 in relazione alla scoperta di altri tumori oltre a quelli delle cellule, delle ghiandole di Zimbal.

Detto questo vado ad affrontare un documento che è costituito dal lavoro del Federal Register, che indica lo standard statunitense sull’esposizione al cloruro di vinile monomero nel 1974. E’ stata una decisione adottata da OSHA appunto il 4 ottobre del 1974. Io non voglio assolutamente leggere tutto il documento ma accennerò soltanto ad alcuni passi che ritengo più interessanti, anche perché di diverse cose ormai ho già parlato questa mattina. Il discorso principale è quello relativo alla partenza di questo intervento di OSHA del 1974, e cioè al fatto che viene adottato innanzitutto uno standard provvisorio di emergenza, a seguito della comunicazione del NIOSH all’OSHA del 22 gennaio del 1974 circa la morte degli operai della Goodrich per angiosarcoma epatico.

Andando avanti sulla valutazione di questo lavoro del Federal Register, si parla delle scoperte relative alla cancerogenicità, livelli di esposizione e fattibilità per quanto riguarda la parte impiantistica. C’è una parte che ci interessa che riguarda in particolare il discorso dell’assimilabilità dei risultati per la scoperta di cancro negli animali e nell’uomo. E viene citato un rapporto del 1970 nel comicato ad hoc per la valutazione dei bassi livelli delle sostanze cancerogene chimiche, ambientali, che era stato incaricato da quel Ministro della Sanità statunitense, e secondo questo rapporto la scoperta del cancro in due o più specie animali può servire ad indicare che esiste un rischio cancerogeno per l’uomo. Nello studio in questione una scoperta del genere fu fatta in tre specie esposte al cloruro di vinile per via inalatoria, un’esposizione paragonabile a quella degli operai, così come viene indicata. Poi viene scritto che "ulteriori prove del fatto che il CV posso indurre tumori per una serie di altri organi, compresi polmone, rene, cervello e pelle, nonché alterazioni non maligne, come per esempio la fibrosi e il deterioramento del tessuto connettivo, indicano che il cloruro di vinile ha ulteriori proprietà oncogene e tossiche, che devono essere prese in considerazione nel fissare norme di controllo", e vengono citati gli studi di BIO Test, di Tabershow, Cooper, Maltoni, NIOSH e il professor Selikov. Sui limiti di esposizione viene detto che dopo avere scoperto che l’esposizione dei lavoratori al CV può costituire un rischio cancerogeno, occorre determinare quale livello di esposizione è rischioso. Il comitato ad hoc del Ministro della Sanità, nominato in precedenza, ha concluso che non è possibile stabilire scientificamente dei livelli di esposizione sicuri per le sostanze cancerogene. Questa opinione è confermata dall’intervento del NIOSH all’audizione, dalle sue raccomandazioni per l’adozione di uno standard che preveda un livello non rilevabile dalle testimonianze di esperti dell’Istituto Nazionale per il Cancro.

Questo discorso del livello non rilevabile lo accenno in questo momento, ma ci torneremo nella parte in cui tratteremo dei sindacati, degli operai, della parte impiantistica, perché questo si presta ad un grande imbroglio. Già quando avevo fatto riferimento a questa situazione della rilevabilità o meno, ed al fatto che l’OSHA intanto stabilisce un livello di 1 PPM, ricordavo che c’era un sindacalista degli Stati Uniti, in un’intervista pubblicata su Chemical Wilks, che diceva che c’erano molte possibilità di scappatoia in questa normativa. E il problema sul livello non rilevabile è proprio questo, perché agli operai, sia negli Stati Uniti, ma soprattutto risulta documentalmente e testimonialmente anche a Porto Marghera, è stato fatto credere che nel 1974-1975 i grascromatografi potessero arrivare al massimo ad 1 PPM, e quella veniva indicata e scelta come indicazione di sicurezza, come soglia al di sotto della quale non si poteva misurare nulla.

Con questo discorso del livello non rilevabile si è andati avanti per anni ed anni, addirittura fino ad epoche recentissime mentre, lo dico sinteticamente e poi mi fermo sul punto, fin dagli anni 60, da tutti gli anni 60 risultava l’esistenza di spettrometri di massa che arrivavano a misure ben inferiori di 1 PPM, e addirittura i grascromatografi potevano scendere di molto. Questi erano strumenti che l’azienda, ed in particolare Montedison, avevano già a disposizione nei loro laboratori, solo che li utilizzavano i fini produttivi e non a fini di tutela ambientale.

Continuando su questo discorso dell’OSHA indico come citi l’OSHA dei testimoni molto esperti, tra cui vengono compresi esperti biochimici dell’industria, che loro stessi hanno affermato che allo stato attuale delle conoscenze scientifiche non era possibile quantificare un livello di esposizione sicuro, e continua dicendo che "dimostrare che il cancro viene provocato nell’uomo ad un determinato livello non costituisce un pre requisito per stabilire che una sostanza rappresenti un rischio di cancro per l’uomo a quel livello, fino a che non ci saranno prove conclusive non sarebbe prudente supporre che l’uomo sia meno sensibile rispetto agli animali da laboratorio all’eposizione al CV, allo stesso modo non avrebbe alcun fondamento pensare che gli animali non svilupperanno tumori se esposti a concentrazioni di CV inferiori alle 50 PPM", ricordiamo che siamo nel 1974, poi anche per gli animali si è scesi ben sotto. Continua il documento dicendo che "Shiderman ha affermato che se esponessimo al CV a concentrazioni inferiori a 50 PPM un numero sufficientemente grande di animali da laboratorio, ci si attenderebbe che alcuni sviluppassero tumori provocati da CV". E’ quello che in effetti, continuando la sperimentazione, poi è successo.

Faccio un salto su questo documento ed arrivo ad un’indicazione di obbligo per il datore di lavoro, per il significato che ha anche per il nostro processo, siamo nel 1974, viene detto "il datore di lavoro ha l’obbligo di farsi dare dal medico, quando quest’ultimo ha completato gli esami che ritiene appropriati, un certificato relativo all’idoneità del dipendente all’esposizione continuata. A sua volta il datore di lavoro ha l’obbligo di spostare un dipendente dal suo incarico solo quando il certificato dice che il dipendente può avere un ulteriore rischio dell’esposizione continuata al CV". E’ un discorso che sappiamo che si è verificato più volte a Porto Marghera, indicazione mediche però che non sono state assolutamente seguite.

Poi un altro punto, sempre a questo proposito, del documento OSHA, dice che "nel caso appunto in cui la salute di un dipendente dovesse essere materialmente danneggiata dall’esposizione continua, tale dipendente verrà immediatamente allontanato dal possibile contatto con il CV. Su questo documento dell’ottobre del 1974 di OSHA mi devo fermare un attimo per passare ad un documento di Montedison, che è di pochi giorni dopo, che per così dire è la chiusura di tutta questa illustrazione sul fatto che Montedison sapeva ben tutto, si teneva ben al corrente di tutto e seguiva passo passo quanto quello che si verifica negli Stati Uniti. E’ un documento del 16 ottobre del 1974, che proviene dagli Stati Uniti ed arriva all’amministratore delegato di Montedison il 16 ottobre del 1974, il provvedimento di OSHA è solo di 10 giorni prima, 4 ottobre del 1974. E viene mandato questo documento, si fa riferimento ad un osservatore di mercato negli USA che riferisce informazioni sul CV. Viene subito detto che l’1 ottobre del 1974 il dipartimento federale del lavoro degli Stati Uniti ha emesso un nuovo regolamento riguardante l’esposizione dei lavoratori ai vapori di CV. Il testo della legge pubblicato nel Federel Register del 4 ottobre del 1974 è qui allegato, quindi glielo allegano, sono più precisi di quanto sono stato io. Il nuovo standard che entrerà in vigore l’1 gennaio del 1975 richiede che negli ambienti di produzione del CV e del PVC, e di lavorazione del polimero, il livello di cloruro di vinile nell’aria non superi il valore di 1 PPM in media durante un periodo di otto ore con tolleranza massima di 5 PPM in quando periodo di 15 minuti entro l’intervallo delle otto ore. Fin dallo scorso aprile era stato definito negli USA uno standard di emergenza non limite di 50 PPM. Poi continua l’osservazione per i riflessi che ha questo provvedimento sull’industria, viene detto "questo nuovo regolamento deriva dalla scoperta definita nello scorso gennaio di alcuni casi di angiosarcoma, un raro e fatale cancro del fegato tra lavoratori esposti a CV, 19 casi di morte di addetti agli impianti sono attribuiti a tale ragione, il nuovo standard dovrà essere raggiunto mediante operazioni di ingegneria e controllo delle condizioni di lavoro". E si ricordi come dell’OSHA ci fosse una specie di terrore tra gli industriali americani perché quel dottor Row che ricordavo prima dell’OSHA parlava proprio come di una fossa dei serpenti. Su questo discorso dello standard si dice che "Dovrà essere raggiunto mediante operazioni di ingegneria e controllo delle condizioni di lavoro. Il Presidente della società per l’industria plastica statunitense, Ralph Hurding, ha dichiarato che lo standard è non realistico ed inattuabile dalla maggior parte, se non da tutte le industrie del settore, e sembra sia stato definito - dice sempre Hurding - su basi tecnico - scientifiche inconsistenti, e comunque non congruenti con i fatti registrati. In sostanza il risultato è inaccettabile da parte dell’industria.". Ed anticipa questo osservatore Montedison una vertenza giudiziaria, è stata immediatamente aperta contro il dipartimento del lavoro perché la legge venga ritirata, e vedremo come questo sia proprio quello che si verificherà, quindi stretto contatto e scambio immediato e rapido di notizie. Continua il documento "esponenti della Dow Chemical hanno dichiarato che lo standard è troppo vincolante e senza necessità e non giustificato dai dati".

Peter Bommarito, presidente di una unione di lavoratori della gomma, ha dichiarato invece che la legge presenta molte scappatoie e si riserva un ulteriore giudizio finale, il discorso che facevo poco fa su questa faccenda del limite di livello di rilevabilità. "Tutto ciò è derivato dall’osservazione - continua il documento - di sedici casi di angiosarcoma negli USA e dieci in Europa, documentati negli anni recenti e tutti posti in relazione alla lavorazione del CV. La relazione tra angiosarcoma, e questo è importante a proposito del patto di segretezza confermato da Montedison, la relazione tra angiosarcoma e CV era stata già osservata in studi di tossicità condotti da alcune fra le stesse società chimiche produttrici Viola, Solvay Italiana ma era stata tenuta segreta e nessun provvedimento era stato adottato. Anche Montedison ha fatto eseguire studi dal professor Cesare Maltoni di Bologna. Solo l’annuncio concomitante di recenti casi fatali, ha portato in pubblica evidenza la pericolosità del CV come carcinogenetico". Forse bastava che leggessi questo documento, è quasi una confessione. "Le società USA produttrici di PVC hanno quindi in sostanza dichiarato di non essere in grado di realizzare il nuovo standard per cui l’applicazione della legge potrebbe condurre alla chiusura di tutti gli impianti per resine e PVC".

Mi fermo su questo documento perché avremo modo di tornarci sopra più avanti. Per concludere questo capitolo, volevo solo ricordare come il problema del CVM non sia stato un problema che si è fermato all’anno ‘74, ma è un problema che è continuato negli anni successivi e questo a dispetto di quanti dicono che alla fine degli anni ‘70 o all’inizio degli anni ‘80, già non si parlava più di questo CVM. E c’è, partendo da un documento già della fine del ‘74, che è un documento interno alla MCA datato 10 novembre ‘74, che riporta i dati di una indagine interna solo in parte poi riferita all’esterno. Si parla di una lettera del dottor Torkelson datata 13 novembre ‘74 e si parla delle conclusioni di certe indagini. Mi limito, per i soliti ovvi motivi, a considerare, a riportare queste conclusioni e a riferire come all’interno della MCA pesassero ormai questi dati anche di tipo epidemiologico, dove si parla di decessi totale da cancro inosservati di 31 rispetto a 19 attesi, di cancro del fegato osservati in operai sei rispetto ai 0,5 attesi, di angiosarcoma osservati in + 5 rispetto ai 0 attesi, di 4 tumori del cervello rispetto ai 0,73 attesi, di 10 tumori del polmone rispetto ai 6,4 attesi, di 4 linfomi rispetto ai 2 attesi. E concludono dicendo che il numero reale dei decessi è stato sotto stimato ed è destinato ad aumentare, mentre il numero atteso resterà invariato e così ci avviciniamo anche alla considerazione epidemiologica di cui parleremo domani. Il dottor Vagoner poi ha proseguito in questo incontro che è stato fatto per discutere di questi dati che emergevano, sottolineando che il fatto che i dati relativi al ratto, al topo, a criceti siano concordanti, è un dato molto positivo. Nell’uomo si è registrato un aumento di 11 volte degli angiosarcomi osservati in tutte e tre le specie, un aumento di cinque volte dei tumori primari del cervello che erano stati riscontrati per la sua parte da Maltoni. E anche quelli del polmone avevano riscontrato questo aumento. Ci sono poi dei documenti di fine anni ‘70, statunitensi, che però riprendono in maniera per certi versi anche sorprendente, quelle che sono le analisi e i risultati della indagine epidemiologica effettuata dai sindacati in Italia sui lavoratori esposti a VC. Quando io ho visto questo documento negli Stati Uniti, quando lo abbiamo recuperato, mi veniva, così, per certi versi quasi sorpresa e anche da ridere, quando interrogavamo il professor Bartalini o il dottor Cefis o tutti quelli Montedison, loro non sapevano niente di questa indagine epidemiologica della Fulc, se non dopo aver mostrato loro tutti i documenti, tutte le relazioni e i risultati finali. E pensare che questo documento è finito perfino sui tavoli di industrie americane e in particolare l’abbiamo trovato nella documentazione della società PPG.

Non vi sto a leggere ovviamente i risultati che affronteremo autonomamente che peraltro per certi versi ci sono già noti, riporto soltanto la conclusione di chi commenta questo studio che dice che tra i lavoratori esposti al CV, la causa di morte tumore sia un bel po’, così si esprimono, un bel po’ più rappresentativa se paragonata alle aspettative. Questo per dire come i nostri tenevano sotto controllo gli americani, ma ovviamente anche gli americani tenevano ben sotto controllo anche i nostri dati. C’è un altro documento del 22 giugno 1983 in cui risulta una comunicazione tra queste società e in particolare c’è anche la Coneco, in cui si scambiano ancora dati europei e in particolare si fa riferimento a degli studi che concernono lavoratori tedeschi e austriaci, che tra l’altro presentavano rischi e ha presentato patologie molto, molto gravi. Inciden pertantum ci torneremo, voglio ricordare come nella sola Germania ci fossero angiosarcomi in numero superiore rispetto a tutte le altre Corti della Corte Europea. Corti Europee ne abbiamo 35 - 40 ne abbiamo in Germania e 30 ne abbiamo in Francia, e Francia e Germania, la BME, cioè l’associazione di produttori di materie plastiche, non l’ha fatta entrare nella Corte che doveva essere studiata.

Concludo su questo punto, su questo documento dell’83, per segnalare come in questo studio della Coneco si dica che ancora nell’93, che l’SMR per tumori maligni del fegato mostra uno straordinario innalzamento, come l’SMR per le forme maligne dei tessuti linfitico ed ematopoietico è notevolmente aumentato nei lavoratori esposti al PVC e l’SMR per le forme maligne del cervello elevato nei lavoratori delle fabbriche di lavoro del PVC. Lo studio che riporta poi questi dati, è lo studio di Vagoner del 1983, che è un importante epidemiologo statunitense che fa un po’ una sintesi anche di queste situazioni. E’ per certi versi una sintesi preoccupate quasi voglia anche sollecitare questa industria americana a prendere atto di quello che sta succedendo. Dopo aver riportato che tra gli organi bersaglio sono ora chiaramente inclusi fegato, cervello, polmoni e probabilmente il sistema linfoematopoietico, fa una analisi biologica e di quello che si è verificato fino a questo periodo, una analisi per certi versi un po’ amara, perché dice che: "Nel 1971, e cioè - scrive lui - 44 anni dopo l’introduzione del CV sul mercato americano, 24 dopo aver dimostrato con esperimenti su animali che il CV causava aritmia cardiaca, 22 anni dopo aver rilevato che il CV era associato ad anomalie epatiche riscontrate nei lavoratori di una fabbrica russa, 14 anni dopo aver rilevato angioneuropatie tossiche tra gli operai, 11 anni dopo aver stabilito una associazione tra il processo produttivo del CV e gravi disturbi neurologici verificatisi a Minamata in Giappone, 10 anni dopo aver rilevato che il CV a concentrazioni fino a 200 PPM causava degenerazioni granulari centilobulari del fegato e 5 anni dopo aver dimostrato che il CV provocava l’acrostolisi, Viola e altri riferirono l’induzione di tumori pelle, polmone e ossa. Secondo alcuni - dice Vagoner - queste scoperte oncologiche di Viola riscossero poca attenzione perché gli esperimenti erano stati condotti esclusivamente ad alte e irrealistiche dosi di esposizione. Tuttavia - e cita la comunicazione di un rappresentante dell’industria del ‘71 Willer che abbiamo trovato anche un altro documento - tuttavia non era questa la ragione e cioè che abbiano posto poca attenzione anche se poca poi non fu.

Nel maggio del 1971 Viola aveva presentato a parecchie società statunitensi prima ancora di pubblicarle, le scoperte relative ad un aumento dell’incidenza dei tumori nei ratti esposti a concentrazioni di cloruro fino a 500 PPM al fine di estendere le indagini". E il discorso che fa Vagoner nell’83, è il fatto che le industrie non volevano che venissero, in maniera troppo eccessiva, in maniera troppo accelerata, in maniera troppo penetrante, continuate queste indagini e questi studi. E ricorda Vagoner come, a proposito di Maltoni, le indagini che si sono estese, abbiano mostrato che il CV somministrato per inalazione abbia provocato tumori in una varietà di organi a dosi più basse dei 250, di 50 PPM. Parlando di dosi angiosarcomaepatico fino a 25 PPM poi vedremmo che si scenderà ulteriormente fino a 10 e già quella volta carcinomi alla mammella 25, 10, 5 e 1 PPM. E sulle indagini epidemiologiche e sulle ricerche sperimentali dice Vagoner che queste indagini epidemiologiche hanno chiaramente dimostrato che le scoperte effettuate durante le bioanalisi di laboratorio, erano preditive non solo della cancerogenicità del CV, ma anche del fatto che vi fossero molti altri organi bersaglio e indica gli organi bersaglio che ho citato poco fa e che non sto a ripetere. Nelle conclusioni, nel riassunto, oltre a riportare questi dati, il professor Vagoner racconta come sia stato dimostrato che le modalità indirette di esposizione al CV siano collegate a questo rischio di eccesso di cancro e come siano stati riferiti numerosi casi di angiosarcoma epatico tra persone che vivevano in prossimità, a circa tre chilometri e meno, rispetto a impianti di polimerizzazione del CV o di produzione del PVC. E un recente studio epidemiologico ha dimostrato che il 50% delle donne colpite da angiosarcoma epatico, 5 su 10 vivevano entro un miglio da quei stabilimenti, mentre le 5 rimanenti no. Bioanalisi in laboratorio e studi epidemiologici hanno dimostrato una concordanza elevata per la cancerogenicità del CV in modo specifico per l’angiosarcoma ed è stata dimostrata la persistenza di questo eccesso di angiosarcoma anche per le zone residenziali in prossimità degli stabilimenti. Concludo questa parte passando a quello che è il quinto capitolo che riguarda le classificazioni e le valutazioni di organismi nazionali e internazionali. Io devo dire che non so se questo è il momento più adatto della requisitoria per parlare delle classificazioni e delle valutazioni degli organismi nazionali e internazionali che si sono occupati del CVM, PVC di cloroetano. Ritengo però che sia importante averne contezza, proprio perché quando all’inizio delle indagini preliminari, sollecitato dagli esposti dei denuncianti, ho cercato un po’ di uscire dal buio in cui mi trovavo dal punto di vista conoscitivo ed entrare in un mondo nuovo, per capire, e ho dovuto subito cercare, per così dire, dei fari che mi schiarissero un po’ la situazione e credo che per ognuno, nella logica di ognuno, non si possa non fare riferimento in ogni materia e con umiltà, a chi sa più di noi.

E’ evidente allora che la sintesi di ogni notizia, di ogni approfondimento, di ogni valutazione, la si può trovare, in materia di salute dei lavoratori, nelle valutazioni di chi si è occupato di questa materia, del lavoro degli operai dell’industria e delle sostanze usate durante queste lavorazioni. E come ogni cittadino normale, non posso non fare riferimento agli organismi pubblici, nazionali e internazionali che si sono dovuti occupare del CVM, PVC di cloretano.

Cominciamo allora a vedere che cosa è emerso e praticamente da quel 1974 fino ad oggi, quali sono le posizioni di questi organismi internazionali. Proiettiamo innanzitutto una scheda di sintesi che è stata preparata dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero e in particolare dal dottor Comba e dalla dottoressa Pirastu che hanno effettuato una raccolta delle pronunce, delle definizioni, degli accertamenti, degli approfondimenti di questi organismi internazionali. Qui si vedono quali sono le indicazioni, mi fermerò in maniera più analitica soltanto su alcuni di questi organismi e su alcuni altri sarò abbastanza rapido, anche perché fanno riferimento spesso alle valutazioni di quello che si può ritenere l’organismo internazionale che ha una competenza e una autorità più forte, maggiormente riconosciuta, e questo è sicuramente lo Iarc. Per quanto riguarda la posizione di Iarc, io innanzitutto mi richiamo a quello che è stato indicato e faccio presente come la stessa Unione Europea, quando parla nella sua direttiva di queste sostanze pericolose e quando spiega perché è arrivata a queste determinazioni, indichi proprio lo Iarc e nell’elenco delle sostanze classificate ufficialmente dell’Unione Europea come pericolose, con un certo tipo di classificazioni, ci sia proprio il CVM, che viene indicato come cancerogeno di categoria uno, sostanza nota per gli effetti cancerogeni sull’uomo.

Questo discorso mi porta subito alla valutazione di quello che è stato detto da Iarc e a delle osservazioni sui documenti dell’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. La cancerogenicità del cloruro di vinile, e sono queste osservazioni dei miei consulenti e anche del professor Berrino che riferiscono come questa cancerogenicità sia stata ufficialmente valutata dallo Iarc tre volte nel programma di valutazione del rischio cancerogeno delle sostanze chimiche per l’uomo. Le monografie Iarc sono la fonte più autorevole di informazione in questo campo, rappresentano il giudizio di gruppi di lavoro multidisciplinari internazionali, che hanno il compito di valutare criticamente tutte le pubblicazioni scientifiche, senza tenere conto di informazioni non pubblicate e concludere se esiste o meno una prova sufficiente della cancerogenicità. I gruppi di lavoro sono costituiti da esperti esterni alla Iarc, della cui competenza scientifica la Iarc si fa garante e di questi gruppi fanno parte anche rappresentanti delle industrie. L’agenzia Iarc ha preso in considerazione il CV per la prima volta nel 1974, rivalutandolo successivamente nel 1979 e nel 1987. La sostanza, attualmente classificata nel gruppo di cancerogeni accertati per l’uomo, quindi gruppo uno. Questa classificazione è basata sull’evidenza sufficiente di cancerogenicità del CV sia nell’uomo che negli animali da laboratorio, Iarc ‘87. La base per la valutazione. Nell’uomo il CV è stato associato con tumori, questo è il supplemento n. 7 del 1987. Il CV è stato associato con tumori a carico di fegato, encefalo, polmoni e sistema linfopoietico. Numerosi studi epidemiologici, casistiche cliniche, hanno confermato l’associazione causale tra CV e angiosarcoma del fegato. Numerosi studi hanno confermato che l’esposizione a CV causa altre forme di cancro, ad esempio carcinoma epatocellulare, tumore dell’encefalo, tumore polmonare e tumori maligni a carico del sistema linfatico ed ematopoietico. Lo studio di esposizione a polveri di PVC è stata associata ad una aumentata incidenza di tumori polmonari. Gli autori hanno suggerito che l’azione cancerogena fosse attribuibile al rilascio di CVM intrappolato in tali polveri. Continuano quelli di Iarc con le analisi sugli studi degli animali e in conclusione viene segnalato che uno studio che viene riportato, la combinazione di etanolo per l’interesse che avrà quando parleremo di sinergie e concause, la combinazione di etanolo per via orale e CV per via inalatoria, ha prodotto un numero maggiore di tumori epatici incluso gli angiosarcomi, rispetto al trattamento con solo CV. Le valutazioni precedenti di Iarc, una era del 1979 ed era nel volume 19 quella che considerava il CV che veniva indicato come cancerogeno per l’uomo, come organi bersaglio quali fegato, encefalo, polmoni e sistema emolinfopoietico. Erano poi indicati gli studi concernenti gli animali e dicevano che non c’è alcuna evidenza che esista un livello di esposizione al di sotto del quale non si verificherebbe nell’uomo alcun aumento del rischio di cancerogenicità. Quindi, da una sponda all’altra dell’oceano, organismi internazionali responsabili continuano a ribadire questo concetto.

Poi c’è una valutazione Iarc, che storicamente viene prima, ma è quella del 1974 che si era limitata per il momento allo studio e ai rilievi cancerogeni in topi e in animali esposti per via inalatoria e per quanto concerneva l’uomo, veniva semplicemente considerata l’osservazione di 16 casi in laboratori esposti a CVM durante il processo di polimerizzazione e a dosi anche molto basse e considerata l’estrema rarità dell’angiosarcoma del fegato nella popolazione generale, veniva ritenuta la evidenza di una relazione causale. Il cloruro di vinile è stato oggetto anche di due rapporti interni della Iarc, uno del ‘75 n. 001 e uno dell’89 n. 007. Si tratta di documenti dattiloscritti, fotocopiati o ciclostilati, intesi a rendere pubblici dei dati singoli o dei commenti non destinati alla pubblicazione su riviste scientifiche. Questi due rapporti interni, si chiamano "internal report", non contengono giudizi ufficiali di cancerogenicità. Il primo comunque, quello del ‘75, è il rapporto di un gruppo di lavoro costituito da ricercatori, medici di lavoro e rappresentanti dell’industria, convocati allo scopo di promuovere lo sviluppo di studi epidemiologici coordinati a livello internazionale, proprio perché nel ‘75 stavano continuando ad uscire notizie preoccupate sul CV. Contiene un aggiornamento sui casi di angiosarcoma noti a livello mondiale nel ‘75 sui limiti di esposizione e altri dati tecnici. Il documento invece dell’89 n. 007 è un documento che è stato redatto allo scopo di rendere tempestivamente disponibili tabulazioni più dettagliate rispetto a quelle dell’articolo che sarebbe poi comparso nel ‘90 sullo Scandinavian Journal of Work che è quello del ’90 - ’91 a cura degli stessi autori Simonato eccetera, su risultati dello studio multicentrico europeo coordinato dalla Iarc sulla mortalità e l’incidenza dei tumori nei lavoratori del CVM.

Lo studio conferma, pur con questi dati limitati e interni, un rischio importante di tumori del fegato ed evidenzia anche un certo eccesso di tumori del polmone e dell’encefalo, limitatamente ai lavoratori per i quali erano trascorsi più di 20 anni dall’inizio dell’esposizione. Questo documento interno va un attimo visto e affrontato più dettagliatamente, perché molte tavole sono utili per una interpretazione più approfondita dell’articolo pubblicato e dei risultati degli studi precedenti, proprio perché come si avrà modo di dire esaminando organo per organo bersaglio, si vedrà come in certe situazioni, ad esempio per il polmone, caso tipico, quando si vanno ad esaminare i lavoratori veramente a rischio, o per il tipo di mansione, o per gli anni di esposizione, o per la durata, si vedrà che questi gruppi di lavoratori più a rischio, per questi gruppi si raggiungono anche dei livelli statisticamente significativi. L’interpretazione dei confronti osservati e attesi riportati in questo rapporto interno dell’89, deve tenere conto che necessariamente i lavoratori muoiono meno della popolazione generale. E’ un vecchio discorso che abbiamo fatto ripetutamente, perché le persone affette da malattie croniche o comunque di debole costituzione, non si candidano per essere assunte o vengono scartate alla visita di assunzione o non conservano a lungo il posto di lavoro o, aggiungiamo pure, che magari vi escono prima proprio per delle malattie. Per molte patologie quindi il rischio professionale si manifesta con un numero di osservati superiore agli attesi solo dopo vari decenni. Per illustrare il fenomeno in modo semplice, si possono riassumere dei dati del rapporto interno Iarc n. 007 dell’89 confrontando il numero decessi osservati con il numero di decessi attesi, separando i primi 20 anni dell’assunzione rispetto al periodo successivo. Nei primi 20 anni, l’effetto della selezione di lavoratori sani all’assunzione è ben evidente e determina un numero di decessi osservato inferiore all’atteso per tutte le cause di morte, fuorché per i tumori del fegato. Trascorsi 20 dall’assunzione, l’effetto della selezione di lavoratori sani è ancora visibile, sul complesso delle cause di morte, ma non più sui tumori, per i quali il numero di decessi osservati, supera l’atteso, in particolare per i tumori del polmone e dell’encefalo che erano già stati messi in relazione causale con l’esposizione a CV nei studi precedenti, come dicevamo prima. Gli stessi tumori risultano superiori agli attesi anche nella componente dello studio che ha potuto valutare non solo la mortalità, ma anche l’incidenza. In Svezia e in Norvegia, dove esistono registri nazionali dei tumori in particolare, è sette casi di tumore epatico contro due attesi, 22 tumori del polmone contro 15 attesi, 8 tumori encefalici contro 5 attesi. Basta vedere la tabella 13 della pubblicazione di Simonato e altri del ‘91, per rendersi conto di queste indicazioni. Passo rapidamente agli altri organismi internazionali secondo quello che era lo schema che ho fatto vedere e che possiamo lasciare proiettato, quello dei vari organismi, Iarc eccetera. Il prossimo è quello dello statunitense programma nazionale di tossicologia, US NTP. In applicazione di una legge del ‘78, il Dipartimento della Salute degli Stati Uniti pubblica con una scadenza biennale, un rapporto annuale sui cancerogeni, contenente un elenco di sostanze riconosciute o sospette cancerogene per l’uomo a cui sono esposti un numero significativo di residenti negli Stati Uniti. Questa lista viene compilata dall’NTP e il CV elencato in questo "annual report" nella categoria dei cancerogeni riconosciuti per l’uomo, cioè così indica anche questo programma statunitense: "Sostanze per le quali esiste evidenza sufficiente di cancerogenicità derivata da studi epidemiologici che indica relazione causale tra esposizione all’agente come tale o in miscela e il tumore dell’uomo. Questa specificazione è un documento sempre dell’istituto del 1998.

Passiamo al prossimo organismo che è l’EPA statunitense e cioè l’Agenzia per la Protezione Ambientale. Mi limito in questo momento a dire soltanto qual è la categoria, perché l’affronterò tra poco, più in dettaglio. Lo statunitense EPA ha valutato qualitativamente e quantitativamente la cancerogenicità del CV sia per esposizione orale che inalatoria e in accordo con le linee guida che sono adottate da quell’agenzia, l’agenzia classifica questa sostanza nel gruppo A, cancerogeno riconosciuto per l’uomo e i criteri sono quelli che vengono riportati anche per lo Iarc.

Il prossimo è la Commissione Consultiva Tossicologica Nazionale Italiana. Questa commissione composta di esperti di cancerogenesi, mutagenesi e tossicità riproduttiva, ha operato a partire dal 1977 con funzioni di organismo consultivo scientifico del Ministero della Sanità. La commissione ha collocato il CV nella categoria 1 di cancerogenesi. I criteri sono sempre quelli che ho indicato prima e che sono quelli di Iarc. L’ha classificato, l’ha inserito per la prima volta nel 1980 visto che si era appena costituita e in questa allocazione è stata riconfermata anche successivamente nel 1996. E questa è una costante molto importante, di cui parlo adesso, nel senso che tutti questi organismi, dal 1974, 1975, fino agli anni recentissimi, quando hanno parlato di CV, hanno sempre inserito e poi lasciato inserito il CV in questa categoria, non c’è stata nessuna declassificazione, nessuna modifica, è sempre stato allocato ai massimi vertici della pericolosità cancerogena.

Il successivo istituto è un istituto internazionale, l’IPCS, che in un programma collaborativo con il programma ambientale delle Nazioni Unite, con l’Unep, con l’Ilo, che è l’organizzazione internazionale del lavoro e con l’organizzazione mondiale della sanità, questo IPSC ha elaborato una monografia delle serie dei documenti contenenti i criteri per la protezione della salute. Il che è ancora in corso di revisione che è stato pubblicato l’ultimo da poco. Vengono riportati adesso gli effetti neoplastici che sono stati osservati sull’uomo e parla questo documento, che è quello che abbiamo del ‘99, di carcinoma epatocellulare del fegato e a proposito di questo dice che può esistere un lieve eccesso di rischio anche per il carcinoma epatocellulare, parla di tumore dell’encefalo per il quale parla di possibile rischio tra i lavoratori del CV. Per il tumore del polmone dice che alcuni dei primi studi di limitate dimensioni avevano riportato un incremento di tumore del polmone tra lavoratori del CV, mentre le ultime due indagini più numerose, quelle di Simonato e quella degli USA di cui parleremo tra poco, non hanno fornito indicazioni di un eccesso di rischio. Però sul polmone, come già detto, così come per l’encefalo, va considerato sempre il discorso delle categorie a rischio. Per i linfomi e le leucemie, l’insieme dell’evidenza epidemiologica esclude la presenza di un consistente incremento di rischio per linfomi e leucemie, dicendo che non sarà consistente ma un po’ meno che consistente anche qui abbiamo questo rischio.

E passo alla Organizzazione Mondiale della Sanità, la quale semplicemente, WHO, non ha stabilito alcun valore di linea guida per la qualità dillaria per il CV in quanto la sostanza è cancerogena e viene detto allora chiaramente che non è pertanto possibile individuare una concentrazione che possa essere ritenuta sicura. Passo al Consiglio della Sicurezza olandese, che si è pronunciato in questa materia e che ha classificato il CV come cancerogeno genotossico nel 1994. Passo ora, e mi soffermo un attimo, su una valutazione di Eccetoch, perché è una valutazione proveniente dall’industria, quindi vediamo anche cosa dice l’industria in materia e sono le industrie chimiche europee, un centro che si cura in particolare di ecologia e tossicologia. E’ un organismo che si occupa di coordinare le conoscenze scientifiche dell’industria europea che ha pubblicato nel 1988 un rapporto tecnico sulla cancerogenicità del CV. Le conclusioni sono le seguenti. Dice Eccetoch: "Il CV ha causato principalmente tumori a carico del fegato in individui esposti professionalmente e una varietà di tumori in animali da esperimento di tre specie". Poi, dopo aver parlato del discorso degli angiosarcomi del fegato, dice: "Esiste qualche evidenza che il CV abbia causato altri tumori primitivi del fegato", quindi particolare forza a questa affermazione e valutazione che ci proviene comunque da un organismo dell’industria. In relazione ad altri tumori primitivi del fegato distinti dall’angiosarcoma del fegato. Poi parla degli animali che dice: "Il fegato è l’organo bersaglio primario, ma il CV ha indotto tumori anche in sedi diverse che vengono indicate". Il secondo punto di queste conclusioni conferma che il CV è mutageno, in vari saggi, in vivo e in vitro in presenza di appropriata attivazione metabolica. E’ importante questo discorso sulla mutagenicità perché ne parleremo domani affontando i temi della biologia e della genetica molecolare. Questo dato ci viene pacificamente confermato anche dall’industria europea. Poi ci sono alcune considerazioni non precise che rappresento. Il punto tre dice, di Eccetoch: "L’esposizione a CV causa aberrazioni cromosomiche nell’uomo, ma solo ai livelli che si osservavano nei primi anni ‘70". Questo discorso non è esatto, ma semplicemente perché da studi recentissimi abbiamo visto che nell’isola di Thaiwan e in altri studi di cui parleremo domani, ci sono aberrazioni cromosomiche nei lavoratori del CV esposti anche a livelli molto bassi e non sicuramente ai livelli dei primi anni ‘70, quindi non è preciso questo dato. E’ una attestazione dell’88 e probabilmente mancavano a Eccetoch, in quel momento, questi dati. Lo stesso, il punto 4 di Eccetoch, non è preciso, perché pur ammettendo che l’esposizione professionale a CV ha causato fibrosi periportale e alterazioni del distretto vascolare distale delle mani seguite dallo sviluppo di Sindrome di Reinauld, scleroderma o acrosteolisi, dice che non è disponibile alcun rapporto che documenti tali effetti in lavoratori la cui esposizione era iniziata successivamente ai primi anni ‘70. Anche questo non è preciso, bastava che Eccetoch si facesse mandare, tanto per citare una ditta, i dati di ICI, i dati che noi abbiamo recuperato durante la rogatoria internazionale, dai quali risulta che sindromi di questo tipo si sono verificate anche in lavoratori che hanno cominciato a lavorare nel 1978, 1979 e 1980. Quindi ben oltre quegli anni considerati da Eccetoch. "L’esposizione professionale - dice il punto 5 di Eccetoch - a CV, si è abbassata dai livelli nell’ordine delle centinaia dei primi anni ‘70, a livelli intorno a 1 PPM". Pur dicendo questo, Eccetoch fa un’altra affermazione importante: "Sebbene non sia possibile stabilire definitivamente i livelli di esposizione sicura per i cancerogeni genotossici" e anche questo prendo atto, prendiamo atto e tutti dobbiamo prendere atto di questa formazione, dal centro europeo dell’industria chimica ci viene confermata la impossibilità di determinare una soglia precancerogena ai genotossici e questo anche in risposta, diciamo così, benevolmente, a tutti i vari consulenti di Enichem e di Montedison che si sono arrampicati sugli specchi per parlare di questa soglia. Bastava che chiedessero a Eccetoch che cosa ne pensava. Per quanto riguarda poi l’ACGH, e si è già accennato qua e là le considerazioni di ACGH, mi limito soltanto a dire quali sono i limiti raccomandati da ACGH che attualmente c’è un valore limite di soglia di 5 PPM e viene inserita comunque questa sostanza CV nella categoria A1, cancerogeno riconosciuto per l’uomo. E vengono riconosciuti per questa sostanza effetti a carico del sistema nervoso centrale, cardiovascolare, effetti a carico del fegato, sindrome di Reinauld e tumori. Per quanto riguarda Oscia abbiamo già accennato poco fa il limite che è stato emesso, se ne riparlerà e quindi mi limito soltanto a riportare quello che è indicato. Per quanto riguarda poi il Naiosch, che nel 1997 c’è l’ultima pubblicazione, che dice come il CV sia cancerogeno e il Naiosch per questo non indica alcun limite di esposizione raccomandato, ma raccomanda l’esposizione se limitata alla più bassa concentrazione possibile. E questo è un discorso di Naiosch che viene ripreso dai discorsi che faceva Naiosch già nel 1974 e nel 1980. Queste sono le rappresentazioni dei maggiori organismi internazionali. Non mi soffermo più sulle varie monografie, sui vari rapporti di Iarc se non per sottolineare alcuni aspetti molto specifici che possono essere significativi nell’economia globale del discorso, anche se possono sembrare, come lo sono peraltro in effetti, staccati l’uno dall’altro. Comincio dal rapporto tecnico interno di Iarc del ‘75, laddove si parla dei casi di angiosarcomi e dove si dice che sono stati colpiti, sono stati registrati fino a questo momento 35 casi in tutto, dei quali 29 erano lavoratori addetti alla polimerizzazione, 2 erano addetti alla fabbricazione del PVC e altri 2 casi erano casi un po’ separati. Per ..(inc.) c’è un lavoratore impiegato all’isolamento di fili elettrici con materiale PVC, quindi esposizioni molto basse, e uno era un contabile impiegato presso una ditta che fabbricava fogli di vinile trattati con resine e PVC e anche qui, secondo le valutazioni delle aziende, c’era una esposizione molto bassa.

Poi, anche per gli Stati Uniti, vengono riferiti di casi di angiosarcomi in persone non esposte al CV per motivi di lavoro, ma che avevano vissuto per molti anni entro poche miglia di distanza da industrie che utilizzavano il PVC e quindi Iarc dice che aumentava la possibilità che l’esposizione della popolazione in genere al CV possa occasionalmente essere sufficiente a causare angiosarcoma.

Un altro punto rapido al quale faccio riferimento, le valutazioni di Iarc le ho già illustrate e quelle principali in particolare ‘79 e poi ‘87. Su questi lavori che sono stati fatti da Iarc e sulla Corte Europea, sono stati sentiti durante il dibattimento qui in Tribunale, in particolare due delle persone che hanno partecipato attivamente allo studio della Corte Europea e sono il dottor Simonato, in particolare per la prima parte, e il dottor Boffetta per l’ultima parte di lavoro con un aggiornamento del follow-up fino a epoca recentissima. Per completezza segnalo che questo lavoro che è stato consegnato prima come draft al Tribunale e che poi è stato anche consegnato come rapporto definitivo di Iarc, come lavoro Word è stato già accettato dalla rivista Epidemiology e quindi sarà pubblicato secondo quelli che sono i tempi ordinari, quindi prossimamente dovrà essere pubblicato. Per quanto riguarda l’aggiornamento del follow-up, l’aggiornamento sulla Corte multicentrica europea, è chiaramente noto ormai a tutti quanti in questa aula che lo studio è un aggiornamento sull’incidenza di mortalità e cancro tra i soggetti incluso nello studio di Corte multicentrica europea dei lavoratori impiegati nell’industria del CV e che è stato pubblicato Simonato e altri nel ‘91. Per quanto riguarda i metodi, sappiamo che hanno collaborato praticamente quattro paesi soltanto e cioè Italia, Norvegia, Svezia e Regno Unito, mentre gli altri si sono praticamente rifiutati di rispondere come industrie. Per quanto riguarda i risultati di questo studio sul quale non mi voglio dilungare eccessivamente ma al quale faccio rinvio perché se ne è già parlato e se ne riparlerà sicuramente molto, ricordo soltanto come la mortalità per causa specifica dell’intera Corte, viene presentata una serie di tabelle e in particolare questa mortalità per tutte le cause è significativamente diminuita mentre la mortalità per tutti i neoplasmi maligni si avvicina a quella che ci si aspettava. Nello studio aggiornato, sono stati osservati più del doppio dei decessi per cancro al fegato, l’SRM per il cancro al fegato leggermente diminuito ma rimane significativo.

Per quanto riguarda le conclusioni sui singoli organi e la discussione, ricordo come questi risultati siano ritenuti e siano riferiti come generalmente in linea con lo studio originale per quanto riguarda innanzitutto il cancro del fegato e l’angiosarcoma. Si osserva una forte relazione tra l’esposizione cumulativa al cloruro di vinile e la mortalità per cancro del fegato. In più, per l’angiosarcoma, si osserva una relazione esposizione risposta ancora più marcata. Il rapporto esposizione risposta può essere rappresentato con un modello lineare logaritmico. Per quanto riguarda i dieci carcinomi epatocellulari conosciuti, viene scritto che c’era un trand significativo del rapporto esposizione risposta sia rispetto alla durata dell’impiego che all’esposizione cumulativa al CV e ciò indica che l’esposizione al CV può essere associata anche a questi tumori. Un collegamento tra carcinoma epatocellulare ed esposizione al CV, viene detto che è biologicamente plausibile, dal momento che i carcinomi epatocellulari sono stati provocati anche nei roditori. Inoltre, anche per il torotrast che rappresenta un’altra causa principale di angiosarcoma nell’uomo, viene scritto che anche questo torotrast provoca il carcinoma epatocellulare. In aggiunta a ciò, tra i lavoratori esposti ad alti livelli di CV, sono stati riferiti casi di carcinoma epatocellulare insieme all’angiosarcoma. Viene citato uno studio recente di Wail Rauch del 2000 che ha riscontrato mutazioni del gene P53 in 11 su 18 carcinomi epatocellulari in pazienti con esposizioni al CV, mutazioni del gene P53 che sono state osservate anche negli angiosarcomi collegati al CV, lo studio di Marion del ‘98 e altri di cui parleremo domani. Il fatto di aver osservato sei angiosarcomi tra i lavoratori con esposizioni cumulative stimate inferiori ai 1000 PPM e di aver osservato in questo studio la maggiore esposizione, risposta esposizioni cumulative inferiori a 1500 PPM anni, suggerisce che vi possa essere un aumento di rischio di angiosarcoma, cancro del fegato a esposizioni cumulative al CV entro un ordine di grandezza compreso tra quelli permessi dagli standards attuali e questo è un discorso molto importante che viene fatto da quest’ultimo lavoro di Iarc, proprio perché viene a riconoscere con gli approfondimenti, con gli studi, con il calcolo delle esposizioni cumulative stimate, che possono esistere anche queste possibilità al di sotto degli standards consentiti attualmente, nel 2000. Il tumore al cervello rappresentava, per questi scienziati, un interesse a priori. Nello studio viene detto che non è stata generalmente riscontrata una prova dell’associazione tra tumore al cervello ed esposizione al CV, però sono stati notati valori elevati nei sottogruppi, quelli che indicavo come categoria a rischio e cioè nelle categorie di lunga latenza e durata nell’analisi di incidenza, nell’analisi di regressione di Poisson. Per quanto riguarda il polmone, viene fatto un discorso analogo, nel senso che anche il cancro del polmone rappresentava un interesse a priori perché è una analisi sommaria risalente all’88, ed era quella della di Doll di cui parleremo ampiamente, aveva concluso che le prove disponibili fino a quel momento, giustificavano la presenza di un piccolo rischio di cancro del polmone, specialmente tra i sottogruppi con la durata dell’esposizione maggiore e una più alta esposizione. "Un’esposizione - viene scritto - una possibile associazione tra l’esposizione alla polvere di PVC e il cancro del polmone è stata suggerita da alcuni studi precedenti, Vax Wailer e Vagoner, così come da una recente indagine effettuata fra gli insaccatori del PVC in uno stabilimento per la produzione di CVM e PVC in Italia, con RSM 1.39" è lo studio Pirastu e altri del 1997. Per quanto riguarda i linfomi Hodgkins non fanno riferimenti al numero di decessi osservati che sono ancora relativamente bassi e quindi è impossibile dare dei dati definitivi per una patologia di questo tipo, almeno per questa Corte. Per quanto riguarda i melanomi, dice che c’è una prova di associazione tra esposizione al CV e melanomi maligni che è più notevole rispetto a quello che riguarda il linfoma non Hodgkins ma anche per questa causa relativamente rara, i dati sono piuttosto limitati. Un’altra novità di questo studio, di questo aggiornamento, è quello relativo alla cirrosi, perché una nuova scoperta di questo studio è che l’aumento di mortalità a causa di cirrosi epatica associata a livelli di esposizione al CV da moderati ad alti, viene affermata. E questo ritengo che sia molto importante, perché viene a confermare quello che era il lavoro certosino, per certi versi pignolesco approfondito in maniera veramente ottima, studio che è stato presentato in questa aula dal dottor Martines che anticipava questo lavoro di Iarc per quanto riguarda la Corte di Porto Marghera e Iarc è venuto proprio a confermare, a dare sostanzialmente gli stessi dati e risultati che mesi prima e mesi prima ci aveva già riferito il dottor Martines in maniera molto convincente. E la prova epidemiologica su questa cirrosi è rafforzata dall’aver riscontrato tale effetto nel gruppo ad alto RLE nei vari paesi, numerosi casi documentati e studi incrociati hanno provato l’esistenza di malattie epatiche dovute al CVM associati ad altre esposizioni.

Non continuo su questa valutazione, sull’esposizione di queste conclusioni, perché se ne riparlerà esaminando in maniera più dettagliata la parte epidemiologica. Quando sono stati sentiti in questa aula il dottor Simonato e il dottor Boffetta all’udienza del 12 luglio 2000, hanno sostanzialmente riportato e riferito questi dati. Mi preme soltanto sottolineare alcune circostanze. Devo dire innanzitutto quello che ho già detto in relazione alla selezione che è stata fatta di questi paesi, di queste industrie che hanno partecipato allo studio. L’agenzia di Lione, ha spiegato lo Iarc, ha invitato tutti a livello europeo, ha chiesto a tutti i paesi, a tutte le industrie se volevano partecipare, lo ha chiesto anche all’APME, questa associazione dei produttori di materie plastiche europee, quelli che hanno fatto tanta fatica a tirare fuori, anche in maniera parziale, il registro degli angiosarcomi e che congiuntamente alle varie imprese, ha deciso di non far partecipare gli stati che invece sarebbero stati più interessanti, perché voi provate a considerare i dati che vengono fuori da quel pezzo di registro APME del marzo 1999 che è stato consegnato al Tribunale, tabella 3, dove risulta che i casi di angiosarcoma per la Francia sono 31, per la Germania sono 40 e gli angiosarcomi dello studio della Corte europea sono solo 35. Pensate alla proporzione che esiste e alla valorizzazione che avrebbe avuto un vero studio europeo completo rispetto a tutti questi dati che invece sono stati sottratti agli scienziati di Iarc. E non sono sicuramente, il dottor Simonato nella sua buona fede diceva: "Mah, forse in Spagna avevano cominciato a lavorare da poco tempo, o forse in Germania non erano tanto esposti", ma voi invece considerate come non sia assolutamente vero che in Spagna avessero cominciato da poco a lavorare, perché come ricordavo stamattina, i casi di acrosteolisi in Spagna venivano riferiti agli anni ‘60 e come nella Germania fossero state segnalate, come risultino situazioni molto, molto gravi, studi sulla Germania di cui parleremo domani anche durante l’indagine epidemiologica che parlano di situazioni particolarmenti pesanti, a tal punto che quando è venuta fuori pubblicamente la situazione del CVM nel ‘74, si sono anche affrettati, veramente in fretta e furia, a chiudere queste imprese che presentavano situazioni estremamente pericolose. E questi dati più interessanti all’indagine europea sono stati sottratti. Le considerazioni sulla cirrosi, la novità rappresentata dalla cirrosi li ho già illustrati. Un discorso importante che verrà ripreso anche altre volte, è quello riferito ai mancati eccessi per quanto riguarda gli organi indicati da Iarc come bersaglio. Detto che è uno studio multicentrico limitato a quattro paesi e con numeri di per se, nonostante tutto, ancora limitati, ha detto che la presenza di un eccesso e soprattutto di un eccesso statisticamente significativo, non è un requisito essenziale, indispensabile per poter affermare il rapporto tra esposizione e patologia. Questo è uno dei fattori, come vedremo, è uno degli aspetti, è sicuramente importante ma non è assolutamente il fondamentale e il dottor Simonato, a pagina 31 del suo verbale, ci diceva proprio che d’altronde ci sono moltissime sostanze cancerogene, anzi direi la maggior parte, che sono state definite cancerogene senza che ci fosse una dose, un rapporto dose risposta e su questo discorso degli eccessi che potessero essere statisticamente significativi o meno, ha risposto anche alle difese degli imputati che insistevano per ovvi motivi su questo punto, ribadendo: "Guardate che questo vale quel che vale, lì dove ci sono degli eccessi, anche se non statisticamente significativi di tutta una serie di studi, di questi eccessi va tenuto conto proprio nell’ottica della ripetibilità, della plausibilità biologica, della possibilità che in certe condizioni lavorative, certe patologie tornino a ripetersi". Un discorso analogo sulla APME e sulla mancanza di volontà delle industrie di collaborare, è stata fatta anche indirettamente dal dottor Boffetta, perchè ha ribadito che è stata invitata la APME, è stato chiesto di partecipare, ma questi... chi ha voluto ha partecipato e chi ha voluto ha fatto a meno. Aggiungiamo anche un’altra cosa, a proposito dell’APME, che anche per quanto riguarda i registri degli angiosarcomi sia di APME e sia di Iarc i dati che hanno, sono dati forniti spontaneamente, sono dati sicuramente non completi, sono dati che un medico, una azienda decide di trasmettere ma che sicuramente non comprendono tutti i dati e per avere contezza e certezza di ciò, basta pensare come gli angiosarcomi, per limitarci a questi di Porto Marghera, non sono stati tutti segnalati ne a Iarc ne al registro di APME, perché non risultano, sono fuori, quindi quei limiti, quei numeri, sono ancora inferiori rispetto a quelli che noi in questo processo conosciamo e che in questo processo non contestano nemmeno i consulenti di Montedison, almeno per la parte che riguarda il discorso angiosarcomi. Per quanto riguarda le considerazioni ulteriori sul concetto di eccesso, mi riporto al verbale dichiarazioni del dottor Boffetta. Per la patologia polmonare, mi sfuggiva un particolare, e cioè ricordo come APME, come Iarc, come tutti gli studi non abbiano quasi mai considerato, eccetto a partire dallo studio della dottoressa Pirastu, le categorie a rischio. Il discorso ad esempio degli insaccatori, se non in misura molto limitata e ancora meno siano stati considerati i lavoratori delle cooperative, quella che lo stesso Iarc dice in un suo studio che i lavoratori delle cooperative che facevano i lavori più sporchi, i lavori più pesanti, li ha definiti che erano trattati come carne da macello, dove non andavano gli operai di Montedison, venivano mandati gli operatori delle cooperative. Quindi l’incompletezza di questi dati di APME e di Iarc, nonostante tutto, ci porta a confermare questo discorso. Sulla questione delle basse dosi, rapidamente perchè ci torneremo. La visione dei rapporti interni di Iarc ‘75 e degli aggiornamenti successivi ci dimostra come a PPM anno inferiori addirittura ai 500 PPM, ci siano degli angiosarcomi, ne abbiamo a 404 PPM anno, a 288, a 636, 800 e ci siano periodi di esposizione molto limitati perché si parla non di periodi superiori sempre ai 15, 20 anni, ma abbiamo casi già nel ‘75 per gli Stati Uniti, casi di esposizione per soli 4 anni, per 10 anni, un caso in Inghilterra, nella Gran Bretagna addirittura di esposizione per soli tre anni e mezzo, e lo stesso gli anni dalla prima esposizione rispetto alla diagnosi, non è assolutamente vero che devono essere 20 o 30 o anche 52 come in un caso è successo, ma possono essere anche molti di meno e questo proprio per dare un senso, un significato a quello che dirò sulla valenza e sull’importanza anche delle basse esposizioni e anche per i periodi successivi, nei quali non era più gestore dell’attività, proprietaria degli impianti, Montedison ma era ormai subentrata Enichem. E abbiamo ancora anni di esposizione bassi in Gran Bretagna, 11 anni, 12 anni, 11 anni, 6 anni, e in Italia abbiamo due casi di bassa esposizione e di basso periodo di esposizione: una a 6 anni e uno soltanto 3 anni. Quindi questo dato sulle basse esposizioni su lunghi periodi di esposizione, è un dato che va considerato molto bene e che andrà valutato e trattato assieme a quello che domani dirò in materia di suscettibilità genetica e di stabilità o instabilità genetica. Per quanto riguarda ancora il discorso di Iarc, riporto alcune considerazioni del dottor Baio e del dottor Berrino in sede anche di controdeduzioni in relazione a quello che è stato detto nel 1998. Lo Iarc, nell’ultimo studio multicentrico che aveva effettuato su corte di lavoratori in tutta Europa, proprio per superare i dubbi e le precedenti segnalazioni, aveva concluso nella fase iniziale per la non correlabilità all’esposizione al CVM degli altri tumori diversi dall’angiosarcoma epatico. Questa era l’affermazione dei consulenti della Montedison. Viene detto e viene ribadito dai nostri consulenti, da quelli che ho citato e anche dagli altri, che questa affermazione dei consulenti Montedison ed Enichem, Foà in particolare, distorce artatamente la realtà dal momento che lo Iarc riporta le sue conclusioni solo nelle monografie, dopo una apposita seduta di ..(inc.) l’internazionale di esperti. In realtà, come dicevo, le uniche valutazioni ufficiali sono quelle del ‘79 e dell’87 e tra l’altro sul fatto di questa asserita da parte del consulente Enichem Foà di non correlabilità del CVM con, ad esempio, l’epatocarcinoma o gli altri organi, ricordiamo proprio quanto da lui scritto a proposito di questo studio europeo, dove lui concludeva dicendo letteralmente che il principale limite del presente studio, sta nel non aver riposto all’obiettivo iniziale della conferma dell’azione cancerogena del CV, su organi diversi dal fegato. Per queste sedi, diceva Fuà, e siamo ancora negli anni ‘90, per queste sedi non è però possibile escludere l’esistenza di un effetto cancerogeno, cioè lo studio non può essere definito un vero negativo. Infatti, per il polmone che nella corte Puld un SMR pari a 93 contro 32 osservati, in alcune corti l’SMR supera il valore di 100. Lo stesso si verifica a Marghera, Ferrara, Rosignano... L’SMR supera il valore di 100. Lo stesso si verifica per il sistema linfopoietico, a Marghera, Rossignano e Brindisi, che viene citato appunto in questo studio del 1991. E in questo articolo, dove c’è ancora il discorso di Foà, viene riportato che il principale risultato dello studio europeo, sono quelli che ho indicato poco fa e in particolare che un aumento non significativo di tumori nelle sedi note come potenziale bersaglio nell’azione oncogena del CVM, e cioè polmone, encefalo e sistema emolinfopoietico, incidenza del tumore polmonare è aumentata, il tumore dell’encefalo e il linfosarcoma mostrano degli aumenti che basandosi su piccoli numeri non costituiscono una base per conclusioni definitive. Il tumore alla vescica e il melanoma, mostrano aumenti di mortalità. All’analisi della best evidence ha mostrato un ampio spettro cancerogeno del CVM sul fegato, dimostrato dal manifestarsi sia di angiosarcomi che di altri sottotipi di tumore. E queste considerazioni su tutti i vari organi bersaglio, sono state riferite fino appunto dicevo e scritte soprattutto da un consulente di Enichem, che è venuto qui in aula, è venuto un po’ a raccontarci la fiaba dell’orso. E su questo consulente avremmo modo di tornare anche in altre occasioni. Io ho ancora una parte da affrontare sul dicloroetano, però a questo punto preferirei passare a domani, se no domani rischio di non parlare più.

 

Presidente: riprendiamo senz’altro l’udienza domani alle 9.00, io non è che voglia chiedere programmi al Pubblico Ministero che credo debba svolgere la sua requisitoria con i termini che ritiene di dover scegliersi da un punto di vista del tempo e anche delle pause, però vorrei un programma da parte dei difensori delle parti civili, dei difensori dei responsabili civili e delle difese. Avevo richiesto per oggi, se proprio non è ancora pronto oggi, possiamo aspettare anche domani, però per domani senz’altro sì.

 

Avvocato Vassallo: è pronto. Abbiamo ipotizzato, iniziando ovviamente dal 7 giugno, abbiamo calcolato sono 34 avvocati, presupponiamo intorno a un’ora circa, per ciascuno.

 

Presidente: lei forse non c’era la volta scorsa, ma insomma... ho detto che non è che vi dobbiate suddividere i minuti, un po’ a testa. Vi dovete suddividere gli argomenti. E’ chiaro che uno si potrà prendere più tempo a seconda della rilevanza, dell’importanza, dell’ampiezza dell’argomento... Comunque, guardi, io non ritorno più sul tema. Credo che questa sia una logica distribuzione dei tempi, non invece che ogni testa un’ora, mi pare assurdo questo.

 

Avvocato Vassallo: è chiaro, Presidente. Però noi abbiamo voluto avere un certo indirizzo perché se no non riuscivamo a dividerci, lei ci chiede un programma... Abbiamo gli argomenti divisi, ma in linea di massima... questa sarebbe la divisione. All’udienza del 7 giugno, dovevano parlare gli avvocati grosso modo sono quelli di Medicina Democratica, quindi l’avvocato Scatturin, avvocato Gamberini, avvocato Forti, avvocato Todesco, avvocato Dallesen, avvocato Picotti, avvocato Canestrini, avvocato Martello e avvocato Grillo. C’è un elenco scritto.

 

Presidente: lo sapete anche no? E’ registrata le requisitoria e anche... voglio dire, questi che sono interventi di tipo organizzativo, ve li ritrovate, anche se non in un verbale ufficiale, senz’altro ce li ritroviamo. Avete chiesto che ci fosse una registrazione, addirittura anche una videoregistrazione, taluni eccetera... Il Tribunale ha acconsentito e quindi vi è stata una registrazione che verrà trascritta ed è a disposizione di chi vi ha interesse.

 

Avvocato Vassallo: si registra una voce, normalmente.

 

Presidente: perché lei, non ha una voce?

 

Avvocato Vassallo: se mi fa parlare, Presidente... le ho appena letto l’udienza del 7 giugno 2001, per il momento ha parlato solo lei. Poi all’udienza del 13 giugno, avremmo l’avvocato Boscolo Rizzo, l’avvocato Manderino, l’avvocato Picotti, gli avvocati Farinea, Gardin e Salsa che fanno un gruppo, avvocato Marin e avvocato Pozzan. Al 14 giugno, udienza successiva, l’avvocato Bonaccorso, Convento, Duver, avvocato Ometto, avvocato Battain, avvocato Zaffalon, Ghezzo e avvocato Pertesotti. All’udienza del 15 giugno, avvocato Vassallo, avvocato Garbisi, avvocato Cerutti, avvocato Zabeo, avvocato D’Angelo, avvocato Chinaglia, Borasi, avvocato Ceola e con chiusura dell’avvocato Schiesaro. Questo è il programma che noi abbiamo stilato a livello di persone. Se ritiene, abbiamo anche un programma di argomenti...

 

Presidente: sarebbe davvero interessante, questo. Le difese?

 

Avvocato Stella: noi avevamo preparato qui uno schemino, elenchiamo anche la ripartizione dei temi, prevediamo che parleremo tutte le udienze, alternandoci almeno nelle prime due, io non me la sento di parlare tutto il giorno e quindi al pomeriggio parlerà un altro e parlerò a due udienze. Lo stesso farà il professor Politanò, l’avvocato Santamaria occuperà quasi un giorno... ma nell’insieme abbiamo fatto i calcoli per cui per proprio stringendo, stringendo, noi dovremmo starci nelle quattro udienze. Il tutto si regge... questo schema dovrà essere modificato se cambieranno i presupposti. I presupposti sono due: il primo è che si continui, come per tutto il processo, a dividere i due gruppi, Enichem e Montedison, perché ovviamente se no io penso che non arriviamo più in porto nel preparare gli schemi e quindi, d’accordo con tutti i difensori, Enichem comincia. Il secondo presupposto, io devo dire e lo dico con molto distacco poi parlerò quando tutti decideranno e gli altri lo stesso. Noi avevamo pensato che per una esigenza di razionalità proprio ovvia, addirittura banale, in questo processo, dovessero parlare prima i difensore degli imputati e poi alla fine i responsabili civili. C’è l’opposizione dell’avvocato Schiesaro e io...

 

Avvocato Scatturin: e anche del nostro gruppo.

 

Avvocato Stella: però tu mi avevi dato l’assenso, l’altra volta. Va bene, non... devo dire, cercheremo degli aggiustamenti, però io una conferma volevo, che cioè procediamo con i due gruppi distinti, perché questo rientra proprio nella potestà del Tribunale di organizzare i tempi, perché se no io non credo che riusciremo ad arrivare ad una organizzazione ordinata. Io consegno questa...

 

Presidente: scusatemi un attimo, fatemi capire la ragione, perché a me pare davvero più razionale ma anche più conveniente per tutti, che prima parlino i difensori degli imputati di Montedison e di Enichem, così da poter sentire le loro arringhe prima della pausa estiva, che diversamente potrebbe essere messa in dubbio dal fatto che ci siano gli interventi prima dei difensori degli imputati e dei responsabili civili. Semmai, possono essere posposti, proprio alla ripresa autunnale, gli interventi dei responsabili civili. Io così facevo, per mettere in condizioni anche il Pubblico Ministero, l’accusa privata, per poter fare delle repliche che siano proprio mirate su quelle che sono le arringhe delle difese che mi pareva questo l’interesse che mi era stato sottoposto. Davvero io credevo in questo modo di venire incontro alle esigenze proprio della parte pubblica e della parte privata. Adesso mi si dice che, da parte delle parte civili, non da parte del Pubblico Ministero, vi sarebbe questa opposizione che poi vorrei capire allora innanzitutto su che cosa è basata, se è una opposizione così, che ha una sua logica, oppure è semplicemente una presa di posizione, di principio...

 

Avvocato Schiesaro: vedo che sono stato tirato in ballo. Effettivamente io oggi per la prima volta sono stato interessato dall’avvocato Stella rispetto a questo progetto e ho espresso il mio motivato dissenso che adesso esprimo al Tribunale. Innanzitutto io ovviamente ho interesse a che ci sia prima della pausa estiva una forte esposizione di una maggior parte di argomenti difensivi da parte dei nostri contraddittori, però mi pare che da un punto di vista tecnico, il limitato intervento dei quattro difensori dei responsabili civili non sposti di granché i tempi che ci siamo dati a questo fine. Ripeto, sono quattro unici difensori e, dal momento che le parti civili riescono a contenere i loro interventi in quattro udienze, mi pare che anche tranquillamente una o due udienze possano essere occupate dai difensori dei responsabili civili, senza che questo sposti nulla in termini di significativo rispetto del calendario che ci siamo dati. Da un punto di vista sostanziale invece credo si che abbiamo un interesse a mantenere intatta la scansione processuale che ci da il Codice, perché in relazione agli interventi dei responsabili civili, noi possiamo ipotizzare che emergano in modo netto, possiamo ipotizzare, potrebbe anche non essere così, ma soprattutto dagli interventi dei responsabili civili, noi possiamo ipotizzare che emergano in modo netto delle alternative rispetto a una linea difensiva dei singoli imputati. E cioè, nel momento in cui si parla di profili di responsabilità civile e si cerca di paralizzare la domanda risarcitoria che ha dei contenuti in parte diversi anche da quelli puramente penalistici legati all’esercizio dell’azione penale, io credo che possano emergere fattori di contraddizione o comunque fattori di divaricazione della difesa che è bene che noi conosciamo prima della pausa estiva, proprio perché potremmo, grazie a questa conoscenza, calibrare una adeguata replica ai fini civili di domande risarcitorie che dobbiamo coltivare fino in fondo nei confronti di questi soggetti. Ecco allora perché c’è una richiesta di osservare l’ordine indicato dal Codice. In primo luogo perché non c’è uno spostamento significativo dei tempi. In secondo luogo perché abbiamo una esigenza difensiva e un interesse a conoscere preventivamente le posizioni dei gruppi rispetto alle domande risarcitorie, in ordine alle quali si giustifica la nostra presenza nel processo. Noi siamo nel processo per coltivare una pretesa risarcitoria, mai per esercitare qualcosa di diverso, che è di competenza del Pubblico Ministero. Quindi proprio nel senso che lei auspicava, noi abbiamo bisogno di conoscere queste linee, che sono per noi le principali di difesa. Del resto, faccio presente che le esigenze di difesa che rappresenta oggi l’avvocato Stella, sono le esigenze di difesa in tutti i processi. Quante volte noi facciamo la difesa dei responsabili civili e ci tocca parlare prima dei difensori dei nostri imputati. E’ la regola, è una scelta legislativa che è censurabile, criticabile, ma questa è, è la regola normale del processo. Non credo che qui ci siano delle speciali esigenze per venir meno ad una regola di questo tipo alla luce delle considerazioni che ho esposto. Tenga presente poi che per quanto riguarda la possibilità di organizzare gli interventi successivi dei difensori per gruppi, rispetto a questo, non c’è ovviamente opposizione, nel senso che se prima vogliono parlare tutti i difensori di Montedison e poi i difensori di Enichem o viceversa, noi non abbiamo nessun problema, a me basta che parlino prima i responsabili civili.

 

Avvocato Stella: no, io non ho capito...

 

Avvocato Schiesaro: sono stato chiaro però.

 

Avvocato Stella: intanto, in via proprio radicale, mi sento di poter escludere che ci sia una qualsiasi divaricazione con i responsabili civili.

 

Presidente: scusatemi se intervengo in questo momento per dire intanto, per cercare di stringere su questo discorso. Avvocato Schiesaro, io credo che al di là delle ipotesi che lei fa sulla eventuale, ipotetica divaricazione che può cogliere evidentemente immediatamente in quelle che potranno essere le posizioni e che sono state poi le posizioni in tre anni di dibattimento delle due parti, ma a prescindere da questo, ma davvero lei crede che l’ordine che è dato dall’articolo 523, tanto per intenderci, sia un ordine vincolante per quanto riguarda tutte le parti? E’ un ordine questo, che deve essere osservato a pena di nullità solo nei riguardi degli imputati, le difese degli imputati hanno il diritto a parlare per ultime, questo si. Ma per quanto riguarda l’ordine delle altre parti, io non credo che ci sia nessuna sanzione in questi termini e che quindi rientri nei poteri anche organizzativi dell’udienza del Tribunale e anche di poter dare un diverso ordine, fatto salvo il diritto delle difese degli imputati di parlare per ultimi. Questo è credo il limite inderogabile, ma per il resto io... adesso approfondirò e approfondiremo come Tribunale anche questo aspetto, ma non credo davvero che si sia vincolati... Davvero, io sono preoccupato, sinceramente, solo perché non vorrei che innanzitutto questi fossero programmi che poi alla fine trovano dei possibili sforamenti. Noi ci ritroveremo allora alla fine, prima della pausa estiva, a non esaurire tutte le difese di Enichem e di Montedison, questa è la preoccupazione prima del Tribunale, e credo che ci sia un interesse di tutti a che invece ciò avvenga, proprio per poter meglio preparare le repliche dell’autunno. Questa è la preoccupazione che il Tribunale ha e che gliela ripropongo, perché guardi... io ho dato già una scorsa agli interventi, ai temi degli interventi, eccetera, e temo che ci possano essere degli sforamenti e quindi è proprio per questo che se noi facciamo parlare prima i responsabili civili, senz’altro non tutte le difese potranno parlare prima della pausa estiva. Io questo glielo rappresento, lei ci pensi, eventualmente ne riparliamo domani. Arrivederci a domani.

 

RINVIO AL 23 MAGGIO 2001

 

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