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esposizione introduttiva - P.M. Dr. Felice Casson

 

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ESPOSIZIONE INTRODUTTIVA PROCESSO

 

Pubblico Ministero: la presente vicenda processuale ha origine il 22 agosto 1994, quando viene trasmesso alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Venezia un esposto dei  figli di Gabriele Bortolozzo per il comitato di redazione della rivista Medicina Democratica, movimento di lotta per la salute, viene segnalata l'esistenza di una sostanza chimica come CVM riconosciuta cancerogena dall'organizzazione mondiale della sanita` e dalla CEE; viene allegato un elenco di lavoratori che hanno operato all'interno degli impianti CVM e PVC e di Porto Marghera morti di tumore e questo elenco comprende tra nomi completi e nomi incompleti 120 persone. Viene segnalato che sono stati costretti a richiedere l'intervento della magistratura penale, in quanto gli istituti assicurativi rifiutavano il dovuto riconoscimento delle cause e quindi il versamento pensionistico per coloro che avevano subito delle malattie a causa della lavorazione nell'ambiente di lavoro. Vengono contestati durante i dati forniti dalle aziende Montedison e Enichem di Porto Marghera in quanto sono estremamente diversi rispetto ai dati sulla mortalita` e sulle malattie che avevano riscontrato come Medicina Democratica ed in particolare Gabriele Bortolozzo.

 

Viene chiesta in particolare un'indagine conoscitiva da parte di una struttura pubblica sui danni alla salute, la mortalita` tra gli addetti al CVM e PVC ed una verifica dei dati di mortalita` viste le notevoli differenze dei dati comunicati dall'azienda. Nell'agosto del 94 parte subito un'indagine a vasto raggio, perche' immediatamente mi rendo conto della pesantezza delle segnalazioni che sono state effettuate e per certi versi anche strabilianti, perche' di fronte ad una situazione patologica segnalata cosi` grave, sembrava strano che nessuno se ne fosse mai interessato in maniera approfondita. I primi accertamenti vengono effettuati in maniera estremamente ampia con l'indicazione all'U.L.S.S., Spisal comunali, ed attraverso anche un comunicato stampa che viene diramato, al fine di ottenere documentazione medica, segnalazioni da parte di tutti coloro che hanno avuto a che fare con lo stabilimento Petrolchimico di Porto Marghera in relazione alle lavorazioni e trattazione di CVM PVC in qualsiasi modo. I primi dati che vengono raccolti, attraverso la Guardia di Finanza delegata, riguardano numeri che possono sembrare relativamente alti, si parla di 6-7 mila lavoratori di cui i dati di carriera, i cui dati lavorativi vengono controllati presso anche Inail, Inps, presso il Petrolchimico, presso gli ospedali del Veneto, al fine di avere una prima panoramica su questa situazione denunciata.

 

Viene acquisita documentazione anche presso la Procura della Repubblica, i vari uffici pubblici del Tribunale della Procura, al fine di verificare che cosa era successo nel passato, e tra i primi dati che emergono emerge un rapporto, una denuncia, un altro esposto, il mandato 6 maggio 85 e quindi circa 10 anni prima, sempre da Medicina Democratica, del coordinamento nazionale lavori chimici al Pretore di Mestre, notizia parimenti anche nell'85 poi diffusa dalla stampa e dai mezzi di informazione, paradossalmente venivano segnalate le stesse difficolta`, le stesse gravi situazioni ambientali, la stessa situazione del cloruro di polivinile indicato come cancerogeno riconosciuto dall'organizzazione mondiale della sanita`.

 

Veniva segnalata in particolare gravita` della situazione all'interno dell'impianto CV6 e venivano attribuiti i vari guasti, danni causati alla carenza impiantistica e manutentiva. Veniva chiesta gia` quella volta indagine ispettiva, indagine informativa su quei dati, contestando gia` quella volta i dati che venivano forniti e raccolti dai responsabili dello stabilimento Petrolchimico di Porto Marghera. Esposto peraltro che quella volta si era concluso con nulla di fatto e che era rimasto praticamente sostanzialmente lettera morta.

 

Per quanto riguarda gli accertamenti effettuati emergono subito ancora delle difficolta` dal punto di vista scientifico e metodologico, per affrontare una materia che e` estremamente vasta ed estremamente complessa soprattutto per dei magistrati, e quindi una prima consulenza che viene effettuata ai fini orientativi dal professor Bettine professor Carnevale al fine di capire se dai dati di quell'esposto si puo` arrivare a qualcosa di processualmente rilevante, e questa, ci tengo a ribadire fin da adesso, e` stata sempre l'impostazione dell'accusa, nel senso di avere sempre fornito indicazione ai propri consulenti, coloro che effettuavano materialmente le indagini perche' non forzare assolutamente in alcuna maniera la mano, per avere dei dati oggettivi il piu` possibile da potere valutare, potere confrontare al fine di verificare se c'era spazio per effettuare un'indagine e poi un processo penale. Dai primi dati emergeva sia come la vicenda negli anni 70, anni 80, fosse stata, nonostante le diversificate segnalazioni e denunce sottovalutata, e sia come per altro verso, la prima segnalazione di Medicina Democratica, quella del 94 di Gabriele Bortolozzo, sottoposto ad un primo esame, avesse gia' fornito dei dati positivi, in relazione al fatto che sull'indicazione di 120 operai, 120 persone segnalate come da esaminare, gia` ad un primo esame, 37, quindi circa un terzo di queste persone presentassero patologie correlabili al CVM-PVC. 

 

A questo punto emergeva in tutta la sua evidenza la necessita` di approfondire l'indagine. Veniva acquisita la relazione dell'universita` di Padova del marzo 77 effettuata su richiesta della Fulc, e nel corso della quale erano tati esaminati 1646 casi, ne parlero` diffusamente piu` avanti, ma da quella relazione gia` emergeva la presentazione, la prospettazione di una situazione sanitaria complessivamente grave. Veniva segnalato gia` nel marzo 77 la necessita` di spostare alcune centinaia di operai per motivi di salute. Gli approfondimenti assumono tre direzioni: innanzitutto vengono effettuate indagini medico-legali, indagini epidemiologiche con studi scientifici sul CVM, sulla sua pericolosita`, sulla sua natura, vengono affrontate indagini che vanno a valutare caso per caso, persona per persona tutti coloro che rientrano a fare parte dell'indagine, come ex o ancora lavoratori degli impianti CVM e PVC, un altro secondo filone di indagine riguarda gli impianti, le strutture dello stabilimento Petrolchimico, i sistemi di controllo e come l'azienda aveva pensato, se aveva pensato, di intervenire a favore degli operai, a favore dell'ambiente, una volta accertata la pericolosita` delle sostanze cancerogene in questione. Strettamente correlata a queste due indagini, emerge subito la necessita` di un approfondimento in materia ambientale, sia perche' dai documenti acquisiti emergono subito scarichi indiscriminati clandestini, sia all'interno delle proprieta` degli stabilimenti, sia all'esterno, e sia perche' ad un certo punto fino al 95 vengono pubblicizzati e poi vengono mandati anche alla Procura della Repubblica, nel maggio del 95, dei dati da Greenpeace in relazione al canale Lusore Brentella, che e` un canale sul quale ci sono stati scarichi a partire dagli anni 70 che sono continuati fino agli anni 90 e che vengono indicati come estremamente pericolosi, soprattutto in relazione agli scarichi delle sostanze che hanno a che fare col cloro.

 

Delle indagini viene incaricata la Guardia di Finanza e il Corpo Forestale dello Stato per quanto riguarda soprattutto le indagini ambientali.

 

Fin dall'inizio rispondono in maniera positiva molte persone, si fanno vivi diversi avvocati, Gabriele Bortolozzo continua con la sua collaborazione costante anche con la Guardia di Finanza e vengono formati progressivamente diversi fascicoli. Devo dire che questa e` una costante di questa indagine e di questo processo, perche' fin dall'inizio e tuttora, anche ieri e` arrivato un fascicolo nuovo e continuamente ci sono persone che segnalano certe situazioni e continuamente bisogna dire, purtroppo abbiamo visto anche questa mattina, che purtroppo ci sono persone che continuano a morire a causa di quel tipo di lavorazione.

 

Per quanto riguarda i filoni di indagini in particolare, che poi sono confluiti nella richiesta di rinvio a giudizio del 16 ottobre del 1996, che la prima appunto che riguarda il filone CVM e PVC, bisogna dire che le indagini si sono concentrate sulle attivita` delle societa` Montedison, Montefibre, Enichem ed anche EVC, poi le indagini sull'inquinamento e una parte di indagini che sono state stralciate, in parte si sono anche autonomamente concluse, per quanto riguarda gli omessi controlli da parte di pubbliche autorita` preposte al controllo sulle attivita` di questi stabilimenti industriali. Nell'ultima parte dell'indagine emergeva anche la presenza di altra sostanza cancerogena come il dicloretano, riconosciuto sostanza cancerogena fin dal 1978.

 

Il punto di partenza di questa indagine, effettuati i primi accertamenti, riguardava la serie che era impressionante di decessi e di malattie che i consulenti tecnici hanno sottoposto all'esame del Pubblico Ministero e le hanno posto in correlazione con la trattazione del CVM PVC. Per quanto riguarda gli studi che sono stati effettuati sulla pericolosita` della sostanza, va detto che i primi sospetti tossici su questa sostanza risalgono addirittura agli anni 40, addirittura nel 49, i consulenti tecnici che ne parleranno nelle prossime udienze. Poi una particolarita`, come cancerogenicita` di questa sostanza viene segnalata per la prima volta dal dottor Gianluigi Viola nel 1969. Ci sono pubblicazioni nel 1969, nel 1970, ci sono dei dati che vengono accertati e recuperati anche dall'istituto Regina Elena per lo studio e cura dei tumori di Roma, fin dal 1971, arriva all'istituto superiore di sanita` nel 1971 uno studio sull'oncogenesi di questo tipo di sostanze che vengono segnalate come estremamente gravi.

 

A differenza di altri stati esteri va detto che nel mondo occidentale, Stati Uniti compresi, questa situazione e` estremamente sottovalutata o tenuta volutamente nascosta. Per dare un esempio dei dati e di chi si accorgeva ad un certo punto della pericolosita` di questa sostanza, si pensi che addirittura nel 1969 era stato posto un limite per gli stabilimenti russi che producevano questa sostanza di 30 milligrammi per metro cubo, mentre nello stesso periodo gli Stati Uniti ne consentivano 1300, quindi con una proporzione estremamente diversa. La Montedison era a conoscenza, ai suoi massimi livelli, sia di servizio sanitario centrale, sia di direzione generale della divisione petrolchimica, sia di amministratore delegato, fin dal 1970, tanto e` vero che nel 1970, 71 iniziano con gli studi, viene incaricato il professor Cesare Maltoni, gia` allora un noto oncologo di Bologna, di approfondire le ricerche, in considerazione del fatto che gia` il professor Maltoni, avendo conosciuto l'esistenza gli studi del dottor Viola, come li aveva conosciuti il dottor Bartalini, responsabile del servizio sanitario Montedison e imputato in questo processo, aveva segnalato, aveva detto "vista la gravita` di questa situazione", ha detto "comunque questi studi vanno approfonditi, comunque anche se Montedison non vuole partecipare approfondiro` questi studi e pubblicamente segnalero` la situazione che ho rilevato e che cosa si e` verificato".

 

Questi primi studi si concludono, e dico si concludono documentalmente, perche' abbiamo un documento sequestrato ed acquisito agli atti, datato 17 ottobre 1972, dal quale emerge in maniera pacifica che ad una presenza maggiore di CVM corrisponde un aumento di situazioni di patologie tumorali, quindi a questa data Montedison sapeva ai massimi vertici, dal servizio sanitario centrale in su sicuramente, poi in fabbrica Porto Marghera a livello di direzione, perche' la cosa e` stata segnalata, che la presenza di questa sostanza procurava con il suo aumento un aumento delle patologie tumorali.

 

Su questo punto va detto che ultimamente ho ricevuto dagli Stati Uniti degli atti, dei documenti, dal quale risulta che in quel periodo gli italiani erano molto piu` avanti rispetto agli statunitensi, tanto e` vero che ci sono documenti dell'associazione chimici dei Stati Uniti, verbali di sedute che produrro` oggi tradotti, dai quali risultano discussioni in merito al fatto che i produttori europei e Maltoni in particolare gia` avevano risultati definiti letteralmente sorprendenti, che pero` si rifiutavano, cosi` e` scritto, di consegnare agli americani, documenti e dati che volevano tenere segreti per se', sulla cancerogenicita` della sostanza, salvo poi verificare e valutare negli Stati Uniti come nel momento in cui vengono resi edotti di tutti questi dati in maniera piu` celere rispetto agli europei, si sono mossi nel tentativo, in parte riuscito, di sanare i loro impianti.

 

Per quanto riguarda le patologie che sono state indicate dai consulenti del Pubblico Ministero, il Pubblico Ministero si riporta a quelle che sono le indicazioni che sono state fornite da loro e, sostanzialmente, e` da ritenere che il CVM sia responsabile di una sindrome complessa, e` caratterizzata da una o puo` alterazioni associate tra di loro. Le indico semplicemente e chiederemo ai consulenti medici di esplicitarle: acreosteolisi, epatopatia, piastrinopenia, microangiopatia periferica, che e` tipico il fenomeno di Reinol, pnemoconiosi. Per quanto riguarda i tumori c'e` un dato oggettivo e di fatto al quale intendo fare riferimento, ed intendo in questa maniera indicare la linea della pubblica accusa, ci sono le indicazioni fornite dallo Yark, che e` l'organizzazione internazionale, che fin dal 79 indica quali sono i tumori che vengono posti in relazione al CVM-PVC, e vengono indicati tra questi tumori i tumori al fegato, tumori primitivi del fegato, quindi sia l'angiosarcoma che altri diversi tumori primitivi diversi dall'angiosarcoma, tumori al polmone, tumori al cervello, e poi tumori al sistema emolinfopoietico, ed inoltre c'e` l'indicazione, seppur con minor grado di sicurezza, pero` sicuramente molto elevato, anche per i tumori alla vescica.

 

C'e` una successiva pubblicazione, a seguito ovviamente di studi ed approfondimenti dello Yark del 1987, che riguarda tra l'altro anche le polveri da PVC, e che ribadisce questi dati, e inserisce anche i tumori polmonari, melanomi, seppur con alcuni dubbi, come per il tumore alla vescica, pero` lo stesso attribuibile a questa lavorazione, quanto meno con una possibilita` piuttosto elevata, i tumori gastrointestinali, ed inoltre, e` molto importante per il nostro processo, i tumori della laringe o del laringe. Questo e` molto importante perche' riguarda in particolare coloro che lavoravano in contatto con le polveri e coloro che lavoravano in particolare nel settore dell'essacamento e dell'insacco.

 

Per quanto riguarda gli accertamenti di tipo impiantistico, e` ovvio che di fronte all'emergere di questa situazione sanitaria, definita grave, come dicevo prima, gia` dalla Fulc nel 77, sono state esaminate le questioni che concernevano gli impianti, la loro natura, il loro stato, la loro possibilita` di garantire gli operai dalla possibilita` di incorrere in patologie, quali quelle richiamate.

 

Sono state espletate diverse consulenze tecniche, alle quali si fara` richiamo durante l'audizione, dell'ingegner Nano, dell'ingegner Rabitti in particolare, le quali hanno sostanzialmente affermato l'inidoneita` delle modifiche che sono state apportate agli impianti, al fine di eliminare la presenza di gas CVM nell'aria, c'e` stata sicuramente una diminuzione nel tempo, pero` sicuramente non e` stata definitiva; ed inoltre, un altro dato importante, estremamente importante, e` quello della totale inidoneita` de facto e per contrasto anche con la normativa comunitaria e con la normativa italiana, dei sistemi di controllo, sistemi di controllo che non funzionavano per niente, ed illustrero` tra poco anche i motivi e su che punti. In certi casi addirittura va ricordato come fossero state segnalate richieste di chiusure di certi reparti, in particolare il CV6, un vecchissimo reparto, cosa che non e` mai stata presa seriamente in considerazione, questo reparto e` stato chiuso praticamente nel 1990, e, a differenza ad esempio quello che successe per altri reparti a rischio ecologico ambientale, come ad esempio e` successo per il reparto AS di Montefibre che non fa parte di questo processo.

 

Per tutto il periodo di proprieta` e gestione da parte della Montedison e della Montefibre, dei reparti CVM e PVC nelle loro varie denominazioni, ritiene il Pubblico Ministero che emerga pacificamente dagli atti la consapevolezza e la rimozione del problema rischio CVM da parte di tutti i dirigenti ai piu` vari livelli, e l'indagine e` partita da questo dato di fatto che in effetti molti casi di decesso sono stati riscontrati e molte patologie sono state riscontrate, anche i lavoratori assunti dopo il 1969, 1970, anche i lavoratori assunti dopo che la cosa e` divenuta di pubblico dominio nel 74-75 e che hanno lavorato per certi versi anche e soprattutto nel periodo di Enichem.

 

Il caso CVM e` scoppiato in tutto il suo fragore pubblicamente nell'autunno del 73, e casualmente non certo per volonta` degli italiani ed europei, perche' negli Stati Uniti presso la societa` "Goodrich" era emerso che erano deceduti per angiosarcoma epatico due operai, angiosarcoma epatico, una rarissima forma di patologia neoplastica gia` allora collegata e sicuramente collegata in maniera pacifica alla trattazione del cloruro di vinile e monomero.

 

Subito dopo viene accertato.. ovviamente negli Stati Uniti fanno uno studio a ritroso ed attribuiscono a questa patologia anche diversi altri casi di morte di operai. Si pone un problema all'interno dello stabilimento di Porto Marghera: che cosa fare? C'e` all'inizio agli anni 70 e fino al 75-76, una serie di prese di posizione documentate documentalmente in atti da parte dei sindacati, per il principio del MAC zero. Che cosa vuol dire MAC zero? MAC zero significa che si deve giungere ad una presenza di CVM nell'aria uguale a zero, sinteticamente questo e` il concetto. Si comincia a rifiutare la monetizzione del rischio ecologico ambientale alla persona, sicurezza dei lavoratori, e si chiede in maniera precisa, ripetutamente documentale la chiusura dell'impianto CV6.

Tanto che quando nel 74 diventa pubblica questa pericolosita` anche in Italia del CVM parte la proposta appunto di quell'indagine Fulc che finisce con la relazione del 12 marzo 1977.

 

Con quella richiesta di indagine Medicina del Lavoro dell'universita` di Padova ha esaminato 1646 persone che avevano avuto in passato e nel presente ovviamente a che fare col CVM-PVC; alla fine di quell'indagine dove si parla di una situazione complessiva sanitaria piuttosto grave, vengono indicate come da spostare 209 persone, anticipo un dato indicando che dal 12 marzo del 77, data della relazione, fino ad un anno dopo, aprile 78, di queste 19 persone ne vengono spostate solamente 11. Tra le persone non spostate risultano attualmente decedute 19 persone segnalate da spostare nel marzo 77, e non spostate, 19 tra cui Poletto morto il 25 maggio 98, e` uno di questi 19. Praticamente la gran parte di questi 19 se ne sono andati da quei reparti solo perche' morti, o solo perche' messi in cassa integrazione a causa delle condizioni di salute. Ad un certo punto bisogna dire che comincia un po' a cambiare la posizione del sindacato, nonostante queste richieste dure e molto forti nella fase iniziale, di fronte ad una situazione complessiva occupazionale politica che cambia, e cambia questa situazione praticamente a cavallo del 1976-77.

 

Va detto che di questa situazione, di queste contestazioni forti e dure del sindacato si erano interessati direttamente, come documentalmente risulta agli atti del processo, sia l'amministratore delegato, sia il Presidente Cefis di Montedison, sia l'ingegner Grandi amministratore delegato di Montedison. Erano venuti a Venezia, 4 hanno partecipato a riunioni, anche a Venezia, a livello sia da Regione, sia di Comuni, hanno scambiato lettera e documentazione perche' erano perfettamente a conoscenza come risulta della pericolosita` della sostanza, conoscevano benissimo quali erano le contestazioni e cercavano di dare giustificazioni del tutto teoriche e del tutto poi rivelatasi infondate, sia alla Regione, sia a tutte le varie forze politiche locali del Veneto. Fatto sta che, ad un certo punto, per una serie di circostanze viene ad attenuarsi un attimo la linea di durezza del sindacato. Perche'? Nel senso che rispetto a quella richiesta chiusura CV6 MAC zero si comincia a parlare di MAC tendente a zero. Il primo motivo e` sicuramente un dato di natura occupazionale, ed e` sufficiente vedere quelle che sono le statistiche tra il 74-76 per verificare come in effetti ad un certo per periodo tra il 74-76 si raggiunga il massimo livello di presenza di operai nell'ambiente di lavoro, mentre dal 76 in poi ci sia un calo costante delle presenze negli ambienti di lavoro per i vari reparti CVM-PVC; nel 74 759 occupati, nel 76 743 e poi a calare fino ai 408 dell'87, ogni anno ce n'era sempre qualcuno di meno.

 

C'era, ed e` notorio, con la crisi economica sicuramente imperante che pesava su questa situazione, e c'era stato anche, bisogna dirlo, un cambiata politico nazionale, c'era stato nel 77 un cambiamento che imponeva un dato storico, se ne puo` parlare anche nell'ambito processuale, il discorso del compromesso storico: c'e` agli atti, l'ho acquisito, un articolo con un'intervista, una pagina di Luciano Lama del gennaio del 78 che invita i sindacati alla moderazione, a non richiedere interventi, modifiche repentine, a trattare, a modificare i loro comportamenti duri e rigidi che c'erano stati, proprio per motivi occupazionali e motivi di cambio di linea politica; quindi ricatto occupazionale, cambio di linea politica, e un altro dato che ritengo che sia estremamente importante.. perche' sempre a cavallo di quel periodo c'e` anche il problema terrorismo. Il problema terrorismo che riguarda sicuramente anche questo processo, perche' ci sono state diverse persone proprio dello stabilimento Petrolchimico e proprio dei reparti CVM che sono state vittime del terrorismo. 

 

Ne leggo alcuni dati e li affronteremo durante il dibattimento, 29 marzo 79 c'e` un attentato dinamitardo all'abitazione del direttore dello stabilimento Montedison ingegner Cecchi. Novembre del 79 attentato dinamitardo al cancello di ingresso dell'ingegner Sauro Gaiba, imputato in questo processo, capogruppo dei reparti del CV della Montedison; 29 gennaio 80 c'e` un attentato mortale contro l'ingegner Sergio Gori, vicedirettore della Montedison; 23 febbraio 80 c'e` attentato incendiario ai danni del capo del reparto strumentisti dello stabilimento Petrolchimico, e sappia come quanto importante sia Il discorso strumentistico, come e` emerso e come emergera` nel corso di questo dibattimento; 25 aprile 81 un componente del consiglio di fabbrica subisce un principio di incendio sempre del Petrolchimico; 22 giugno 81 un sindacalista del consiglio di Padova fabbrica di Montedison subisce attentato incendiario alla vettura. Il 30 giugno dell'81 altro ordigno rudimentale contro l'abitazione del componente del consiglio di fabbrica De Bortoli, quello sopra indicato, e poi si arriva al massimo dell'escalation al luglio 81 con il sequestro e poi l'omicidio dell'ingegner Giuseppe Taliercio, direzione della Montedison. Quindi, di fronte ad una situazione globale cosi` difficile, cosi` di tensione, cosi' preoccupante, c'e' un cambiamento dopo il 76 di linea politica del sindacato, ed in maniera cinica, come vedremo anche per altri motivi, l'azienda ne ha approfittando lasciando andare le cose, e non intervenendo secondo quelle richieste che erano state fatte dall'interno della fabbrica.

 

Va detta ancora un'altra cosa, proprio per sottolineare questa cinicita` dell'azienda. Di fronte a questa grave situazione sanitaria, ambientale impiantistica, c'e` una nota del servizio centrale di manutenzione sul budget di manutenzione per gli anni 78 e 80, che viene indirizzata a tutti gli stabilimenti della Montedison che doveva indicare e servire per la redazione dei piani triennali. Voglio leggerne una parte perche' estremamente significativa: si dice "l'obiettivo primario e costante di tutta la divisione", e' a livello centrale, quindi comanda tutti gli stabilimenti, "e la competitivita` e` necessario cambiare completamente l'ottica e porsi sul piano di chi, rinunciando realisticamente ad attendere il prossimo ritorno di tempi facili, di fronte alla necessita` di fare quadrare il bilancio imposta ai propri programmi a rigido criterio di spendere solo quando e` assolutamente comprovatamente indispensabile". Siamo nel 78, piano triennale 81, non e` cambiata l'impostazione nel 97, perche' l'incendio del marzo 97 alla Montefibre e` successa la stessa cosa, i pezzi di ricambio richiesti mesi e mesi prima sono arrivati dopo l'incendio, il mese dopo, quando sono stati richiesti, questa e` l'ottica aziendale.

Continua quel documento: "negli altri casi bisogna correre dei ragionevoli rischi, non ha senso infatti affrontare oggi perdite di prodotto e costi sicuri per evitare conseguenze possibili in futuro, se non si e' accuratamente verificato che la loro gravita` e la probabilita` che si verifichino sono tali da non lasciare dubbi". Parla di "accettare una quota di rischi maggiore laddove il possibile danno sia previsto". Continua la cinicita`, "ognuno di noi paga un premio ad una societa` assicuratrice, per cautelarsi da rischi derivanti dall'uso di questa attivita`, che considerati nell'ambito individuale possono essere gravissimi, nell'insieme di una comunita` peraltro gli assicuratori prosperano perche' la somma dei danni e` sempre inferiore alla somma dei premi pagati agli individui", cioe' conviene assicurarsi e lasciare perdere il resto, non pensiamo a sistemare sotto il punto di vista di sicurezza gli impianti, e concludo su questo punto con l'ultima frase, "analogamente rischi di affidabilita` che potrebbero essere non accettabili se considerati nell'ambito di un singolo impianto, diventano accettabili se sono frutto di una mentalita` estesa ad un intero stabilimento o una divisione, e qui adesso siamo a discorrere appunto di quel frutto, di quei rischi di affidabilita' per centinaia di patologie". Col passaggio degli impianti dalla Montedison ad Enichem non sono cambiate molto le cose.

 

Va ricordato storicamente passaggio di consegne e va indicato nel marzo del1983, per quale motivo? Perche' nel marzo del 1993 c'era una societa` di nome Riveda che era sostanzialmente e sinteticamente, ne parleremo nel corso del dibattimento, una scatola vuota, nel senso che a questa societa` Montedison fa confluire tutti i suoi impianti dell'azienda, della gestione CVM-PVC, perche' Montedison all'epoca intendeva liberarsi di questi impianti ed ovviamente aveva mollato ormai tutti i controlli all'interno di questi impianti, aveva completamente dimenticato, tralasciato la manutenzione, tanto che aveva provato con una societa`, Enoxi, attraverso i contatti lo stesso con Enichem, perche' Enoxi e` una societa` di Enichem, di Eni, della Oxivental Petroleum, gia` nell'82 di combinare questo passaggio dalla Montedison al gruppo facente capo poi all'Eni. Nell'83 si concretizzano questi contatti con la societa` Riveda, il 16 marzo del 1983 gli impianti CVM e PVC di Porto Marghera, dalla societa` Montepolimeri, che e` societa` figlia di mamma Montedison, passano alla Riveda S.r.l. e contestualmente il 17 marzo la Riveda viene acquistata da Enichimica che poi prendera` il nome Enichem e c'e` un contestuale affitto di azienda dalla Riveda S.r.l. a Polimeri.

 

Questa situazione di cogestione sostanziale, perche' ovviamente la proprieta` viene passata ad Enichem e la gestione rimane a Montepolimeri, cessa definitivamente l'1 giugno 1987, quando anche la gestione del CVM-PVC passa all'Enichem e c'e` questa risoluzione del contratto di affitto d'azienda con Montepolimeri.

Dicevo che nulla e` cambiato dopo questo passaggio di consegne, perche', sostanzialmente, del problema CVM-PVC nessuno si e` curato. Ora, l'impostazione dell'accusa e` nell'ottica di reati di natura colposa sia pure con la previsione dell'evento e rientra sicuramente nei doveri, competenze, obblighi giuridici dell'imprenditore nelle sue varie esplicazione di verificare lo stato e la qualita` degli impianti di cui e` proprietario, che comunque gestisce.

 

Il ritenere completamente superato come tra l'altro qualcuno degli imputati ha semplicemente ammesso, anche durante gli interrogatori, durante il Pubblico Ministero e` sicuramente una valutazione totalmente errata, e` frutto quanto meno di gravi negligenze, imprudenza e imperizia, perche' come era gia` emerso nel corso di tutta una serie di accertamenti tecnici effettuati dalla societa` Tecneco gia` nel 1974 e come vedremo e dalla societa` American Prysal nell'ottobre del 1988 e quindi anche dopo l'intervento di Enichem, i reparti della Montedison e poi dell'Enichem oggetto dell'odierno procedimento penale erano tutt'altro che sicuri. Qualcuno di questi, come ad esempio il reparto CV6, chiusi dopo il 1990, era sicuramente una situazione disastrosa, tanto che dovettero intervenire per calmare gli animi come accennavo, ancora nel corso degli anni 80 sia Cefis che Grandi.

Per quanto riguarda lo stato di questi impianti, oltre alla documentazione, all'audizione dei consulenti, sara` sicuramente interessante sentire dei testimoni. Ne ricordo uno solo, che e' l'ingegner Sergio Bianchi, che ha lavorato prima per la Montedison e poi anche per l'Enichem e che ha conosciuto gli impianti sia da una parte sia dall'altra. Da queste dichiarazioni emerge la situazione scadente fin dal 1975 in cui si trovavano tutti gli impianti CVM-PVC di Porto Marghera ed in particolare il CV6.

 

Lo stesso ingegner Bianchi che ha partecipato alle operazioni di valutazione di questi impianti parlava di impianti per i quali lui stesso riteneva inevitabile la chiusura, ed in questo senso in maniera chiara, dando ragione a quelle che erano le richieste primarie della Fulc come poi sono venute modificandosi con interventi piu` blandi.

Negli anni successivi invece e` stato fatto poco, come e` stato verificato, oltre che nel corso degli anni 70, anche nell'82 e nell'88 dall'ingegner Bianchi, che revisiono` questi impianti di Porto Marghera in occasione di una valutazione dei medesimi fatta in vista della cessione degli impianti di cui parlavo prima alla Enoxi Italia nell'82 enel 1988 alla costituzione in relazione alla costituzione di Enimont, costituzione di Enimont che risale agli anni 88-89. Per quanto riguarda il periodo di passaggio tra Montedison ed Enichem di cui parlavo prima, il discorso della societa` Riveda e poi fino all'87, va rilevato come negli atti di cessione degli impianti ed anche negli atti di affitto di contratto d'azienda, vengaindicato in maniera specifica quali dovrebbero essere poi le responsabilita` delle societa` che subentrano, visto che Enichem tende a spostare in avanti la sua responsabilita` per quanto riguarda questi impianti, voglio ricordare l'Art. 10 dell'atto del marzo dell'83 nel quale si dice, ad un certo punto, che gli esiti.. intanto il conferimento degli impianti CVM-PVC viene effettuato sulla base della situazione patrimoniale dell'azienda alla datadel 30 ottobre 82, e dice "ne consegue che gli esiti positivi o negativi della gestione e i relativi rischi sono fino ad oggi", cioe` 16 marzo 83 "ad esclusivo favore o carico della societa` conferente dalle ore 24 di oggi esclusivo favore o carico della conferitaria". Quindi Enichem subentra nelle sue responsabilita` anche negative quanto meno dal 16 marzo del 1983.

 

Per quanto riguarda l'individuazione degliindagati all'epoca, poi divenuti imputati. Ho gia` segnalato la complessita`, anche della metodologia e del tipo di processo di indagini, cosi` come sono state affrontate, che sicuramente andavano affrontate in maniera nuova, perche' il problema, anche esaminando tutti i vari processi, non solo nella zona di Marghera, ma anche che si erano verificati in Italia in questa materia, avevano creato diversi problemi, in relazione alle responsabilita` all'interno dell'azienda, perche' c'e` sempre stata, come e` anche comprensibile da un punto di vista umano, una attivita`.. c'e` sempre stato un atteggiamento di scarica barile dal luogo dove si trovava lo stabilimento alla direzione centrale, ai responsabili della societa`.

Nei casi in cui venivano individuati come responsabili i direttori dello stabilimento, ad esempio li` dove si arrivava col direttori dello stabilimento perche' al massimo in genere si arrivava ai capi reparto, c'era uno scarico di responsabilita' verso l'alto e verso il centro, e quindi, alla fine, con la soluzione, con comunque all'uscita del processo dei responsabili locali, tutte le indagini si concludevano con nulla di fatto. Nei pochi casi contrari in cui qualche volta sono stati indicati responsabili a livello centrale, c'e` stato uno scarico di responsabilita` verso il basso, dicendo che a livello centrale non erano a conoscenza specifica e concreta di quello che succedeva in loco ed in particolare a Porto Marghera. Quindi la scelta del Pubblico Ministero e della Pubblica Accusa, sin dalla fase delle indagini preliminare, e` stata quella di individuare nello stesso contesto processuale i responsabili locali e centrali, in maniera tale da fornire al Tribunale che dovra` esaminare ed ai successivi gradi di giudizio quelle che sono le responsabilita`, perche' nella pienezza del contraddittorio il Tribunale possa valutare ed individuare a che livello c'erano le responsabilita`, a che livello dovevano arrivare oppure fermarsi.

 

Per quanto riguarda le responsabilita` delle singole societa` e dei funzionari o dirigenti delle societa`, Montedison e` rimasta proprietaria, come dicevo, fino al 16 marzo dell'83 e gestore fin dall'1 giugno dell'87, a seguito di quel contratto di affitto di azienda, e quindi tutti i responsabili per questo periodo, a livello direttore di stabilimento, responsabile sanitario servizio centrale, responsabili delle divisioni e responsabili societari ovviamente ancora viventi. Per quanto riguarda Enichem, nella stessa logica, fin dal periodo in cui ha acquisito la proprieta` degli impianti e quindi dal 17 marzo del 1983.

 

Per quanto riguarda Enimont ha avuto il conferimento degli impianti di Montedison il 30 giugno del 1989, e quindi dall'89 in poi fino a quando si sono verificati questi fatti e questi eventi. Da ricordare a questo proposito che l'uno diventa direttore dello stabilimento Petrolchimico di Porto Marghera, passando attraverso le varie societa`, come praticamente e` sempre successo, il dottor Pisani che e` imputato in questo procedimento ed e` stato nominato nel periodo ancora di Enimont.

 

Per quanto riguarda la societa` Montefibre il reparto incriminato era il reparto VT2, che e` stato chiuso soltanto alla meta` del 1977 pur essendo a rischio notorio, come sapevano e come diranno anche gli operai e i testi che sono stati indicati, fin dal 1972.

 

Ci sono stati degli stralci per quanto riguarda i periodi di indagine e rimane fuori da questo processo il periodo di acquisizione degli impianti da parte di EVC ed in particolare nel corso degli anni 90, per una serie di considerazioni, in primo luogo perche' una circostanza che hanno segnalato i medici-legali riguarda la lunga latenza delle patologie, che possono emergere a distanza, come purtroppo vediamo, a distanza anche di 10-20-30 anni e quindi i dati sono troppo freschi e troppo recenti per poterli verificare per questi anni 80, e perche' storicamente credo che fino a tutto il 1990, fin dall'entrata in gioco di EVC sia possibile affermare la penale responsabilita` degli imputati che sono stati portati a processo. EVC e` per il momento fuori da questo procedimento e fa parte dell'indagine stralcio.

 

Ci sono, prima di passare all'ulteriore esame delle posizioni degli altri reati, delle ulteriori considerazioni che vanno fatte: per quanto riguarda Enichem avevo gia` accennato al fatto delle patologie che riguardano operai che anche e soprattutto negli anni della gestione Enichem, fino al 1990 ed anche 93 hanno avuto a che fare con questi reparti, e ricordo che EVC e` una societa` sia autonoma, pero' della quale fa parte Enichem. C'e` l'ICI inglese, ma c'e` anche Enichem, quindi Enichem comunque continua, e Quindi anche quelli che sono stati direttori, anche i primi anni 90, questi hanno continuato comunque nella loro attivita` che eventualmente dovra` essere verificata in seguito.

 

Ci sono poi un gruppo.. un paio di situazioni piuttosto gravi, piuttosto forti che voglio segnalare processualmente e sono in particolare: la prima e` quella degli autoclavisti, sulla quale voglio fornire indicazioni di tipo numerico per dare quasi il significato, il senso della gravita` della situazione. Sono stati verificati dai nostri consulenti nella fase di indagini preliminari 18 decessi di autoclavisti. Di questi 18 decessi 16 hanno avuto cause neoplastiche, e cause attribuibili e correlate a tumori primitivi del fegato o addirittura ad angiosarcoma epatiche, sono 13 su 18, credo che questi dati siano impressionanti proprio per dare conto di una certezza che sicuramente giungera` anche a livello processuale ad affermazione di penali responsabilita`.

 

Altri dati estremamente importanti e significativi riguardano le cooperative, riguardano le coorti, le sottocoorti degli insaccatori, cosi' come sono state esaminati dai consulenti tecnici, questi lavoratori delle cooperative che hanno avuto, se fosse stato possibile, ancora meno tutela e meno garanzie rispetto agli altri operai, e tra l'altro proprio in espressa violazione dei principi di legge che parlano comunque di una tutela di tutti coloro che entrano a lavorare in qualsiasi maniera e qualsiasi titolo all'interno di uno stabilimento, quasi che questi dipendenti delle ditte di appalto, che venivano spesso addetti ai lavori piu` faticosi, piu` rischiosi, e sicuramente anche piu` umili, fossero, come gia` scrivevo nella richiesta di rinvio a giudizio, della vera e proprio carne da macello che non era degna di alcuna considerazione, e dico cio` perche' volutamente i documenti dell'azienda vengono volutamente escluse dalle zone che dovevano essere sottoposte ad un minimo di controllo le zone dell'insacco, quindi questo vuol dire dell'insacco non ci curiamo, e questo in maniera sicuramente illecita, addirittura fuori dalle zone considerate a rischio. Questa categoria era sicuramente una categoria di lavoratori a rischio come e` emerso anche dalle indagini medico-legali ed epidemiologiche. Tra l'altro recenti indagini di cui ci parleranno i consulenti tecnici del Pubblico Ministero, effettuate e concluse di recente anche negli stabilimenti di Ravenna e Ferrara ci vengono a dire che ci sono gravissime patologie per tutto l'apparato respiratorio e in particolare per la laringe, sulla quale inizialmente c'erano dubbi. Un'altra situazione grave, perche' volutamente e` stata tenuta fuori dai sistemi di controllo, era la situazione che riguardava il cosi' detto impianto pilota, che ha subito varie denominazioni nel corso del tempo e che, pensate, e` stato chiuso su ordine della Provincia di Venezia il 2 febbraio di 96, di recente, e non aveva mai ottenuto autorizzazioni, era sprovvisto di qualsiasi sistema di controllo, e tra quegli operai che sono passati attraverso l'impianto pilota ci sono 13 che sono segnalati come positivi nelle consulenze del Pubblico Ministero, e ci sono 4 casi di decesso, sprovvisti di qualsiasi sistema di controllo.

 

E d'altra parte, va detto, ancora per la parte, visto che tende a tirarsi fuori e limitare le proprie responsabilita` Enichem, che non era molto complicato rendersi conto del cattivo stato sotto il profilo ambientale degli impianti CVM e PVC di Porto Marghera, bastava leggere, come e` stato fatto, e comunque non nascondere gli esiti dell'indagine dell'ottobre del 88 della American Prysal Italia S.r.l. che in sole tre settimane e` stata in grado di attestare la situazione di tutti gli impianti italiani e le loro magagne appartenenti a societa` sia di Montedison che di Enichem. Ma di questa indagine parlero` nella parte che riguarda l'inquinamento ambientale in maniera piu` specifica.

 

Accennavo al dicloretano, perche' la vicenda del dicloretano e` emersa solo nella fase finale delle indagini preliminari e comunque questo effetto cancerogeno del dicloretano del trattate nei reparti CV11, CV22, CV323, tra l'altro CV22, 23 sono reparti costruiti nei primi anni 70, gli altri sono tutti precedenti, questo e` effetto e` noto, come dicevo, fin dal 78 e causa eccessi di tumori gastrici e leucemie.

Va dato atto in relazione ancora a questa situazione del dicloretano, e' emersa un'altra vicenda che riguarda i sistemi di controllo e di monitoraggio all'interno dell'ambiente, basta pensare che un sistema di modifica di controllo all'interno dell'azienda, invece che farlo col gas cromatografo, era possibile sin dai primi anni 80, da fine anni 70, effettuarlo con lo spettrometro di massa, non mi dilungo in questa sede ad illustrare le differenze, lo faranno i consulenti tecnici, spettrometro di massa, ben noto, perche' ad esempio l'azienda inglese, poi intervenuta, l'ICI intervenuta a Porto Marghera, in Inghilterra l'aveva introdotto ben prima che a Porto Marghera, e quindi era possibile con quello spettrometro di massa verificare sin dai primi anni 80 in maniera precisa, puntuale, sicuramente piu` significativa la presenza di un gas e dell'altro, e di quanti altri gas avesse voluto all'interno di uno stesso reparto, e questo non e` stato fatto.

 

Sui sistemi di controllo, illustreranno i consulenti tecnici tutte le varie magagne, perche' non funzionano, mi limito soltanto a due dati, per segnalare come nel marzo del 1975 avessero praticamente fatto entrare a vigore il sistema del gas cromatografo per verificare la presenza del CVM in certi reparti. Nel marzo del 1975 non intervengono interventi, non ci sono interventi e modifiche agli impianti significativi consistenti e comunque puntuali, da quando entra in vigore il gas cromatografo improvvisamente precipitano i dati di presenza CVM nell'aria. Il significato e` chiarissimo, bastava tararlo in una certa maniera piuttosto che in un'altra, per questo senza modificare gli impianti da febbraio a marzo 75, il CVM praticamente sparisce. Non era solo una magagna del 75, perche' nel giugno del 1996, accompagnato dai consulenti, dalla forestale e dalla Guardia di Finanza, arrivo improvvisamente, senza ovviamente avvisare EVC nell'impianto che produce tutt'ora CVM a Porto Marghera, per fare dei controlli, se funziona questo gas cromatografo nell'estate del 96 ed anche li` ce lo illustreranno i consulenti verifichiamo che c'era una regolazione, un'alterazione dei flussi d'aria che non consentiva un controllo della presenza di gas CVM nell'ambiente di lavoro. In pratica e` successo, e` stato rilevato, abbiamo individuato testi, ne riparleremo, nel momento in cui interveniamo erano alterati i sistemi dei dati e nel momento in cui si va a mangiare il panino per il pranzo interviene qualcuno dell'azienda a sistemare i flussi di recupero dell'aria e del gas, ed anche questo e` stato individuato ed anche di questo parleremo.

Il che vuol dire che da quel marzo 75 a giugno del 96 non e` possibile attribuire alcuna sicurezza scientifica, alcuna fiducia ad un gas cromatografo che viene alterato con l'apertura o con la chiusura di una semplice pompetta e di un semplice rubinetto.

 

Ancora due punti prima di concludere questa parte: uno riguarda il ricordo, la segnalazione della natura di questa sostanza, CVM, professor Cesare Maltoni, ma tutti ormai da tanto tempo lo dicono, e` sostanza cancerogena multipotente, il che e' significativo che da quando si viene a sapere dall'inizio degli anni 70, quando una sostanza e` multipotente vuol dire che puo` colpire chiunque e dovunque, non esiste quindi una soglia biologicamente sicura per nessuno, dipende soltanto dalla persona e dall'esposizione il fatto di potere subire una malattia a causa di questa sostanza. Esiste soltanto una soglia socialmente accettabile, socialmente accettabile sarebbe meglio dire aziendalmente accettabile, e socialmente solo perche' chi doveva controllare non ha controllato e ha accettato che quell'economicamente accettabile ed aziendalmente accettabile divenisse socialmente accettabile.

 

Ultimo dato sul punto: sicuramente di margine, sicuramente pero` anche indicativo, e` come verificheremo che mentre fossero sufficienti certe spese di alcune decine di milioni, ad esempio per introdurre gas cromatografi di massa per i controlli su ogni punto dove lavorava un operaio, su ogni zona specifica di lavoro, e mettere piu` gas cromatografi con poche decine di milioni, negli anni sia Montedison che Enichem non hanno lesinato miliardi, non dico per le tangenti, ma anche di questo si parlera`, e documentazione esiste agli atti, comunque il fatto e` ormai notorio, ma anche di spese di stampe e pubblicita`, per i gas cromatografi, per le modifiche i soldi non ci sono, per fare stampa, pubblicita` e congressi per la propria immagine i miliardi si sono sempre spesi fin dagli anni 70.

Prima di passare alla parte ambientale, voglio affrontare la questione autonoma del dottor Pisani per il quale e` stato disposto il rinvio a giudizio per simulazione di reato e procurato allarme. L'ingegner Pisani direttore dello stabilimento Petrolchimico di Porto Marghera nel 1995, ma fin dall'entrata di Enimont nella vicenda.

 

E` una vicenda sicuramente strana, che pero` sicuramente getta molta luce sull'intero comportamento aziendale, e' sicuramente una vicenda non unica nella storia di queste false denunce di sabotaggio in situazioni molto delicate. Ed allora comincio dalla storia perche' mi ricordo che nel 1972, in epoca in cui era direttore di stabilimento prima uno degli attuali imputati, Sebastiani e vi subentra poi nel 73 Valotti che e` deceduto, e per questo non e` imputato in questo procedimento, nel 1972 si verificarono nello stabilimento Petrolchimico di Porto Marghera numerosi e vari incidenti, ampiamente ne parlo` la stampa, come risulta agli atti, ci furono polemiche a livello politico e sindacale, intervennero due Pretori che parteciparono anche a riunioni con i sindacati, per cercare di capire, di verificare la situazione, la cosa che venne fatta in quella grave situazione sociale, ormai, non solo aziendale, fu una denuncia per sabotaggio, fatta il 12 novembre del 73 dal direttore dello stabilimento Valocchi; di fronte a gravi incidenti, di fronte ad intossicazioni, di fronte a tutta una serie di episodi che stavano destando molto clamore, il direttore dello stabilimento Valocchi fa una denuncia per sabotaggio, poi, ovviamente, finita assolutamente nel nulla. Non e` stato l'unico caso, perche' anche molto di recente e` successo, e riguarda soltanto marginalmente questo processo, pero` va detto, perche' e` successo da parte dei responsabilita` della societa` Union Carbai, soci di Eni, guarda caso, e vi diro` chi e' questa societa` Union Carbai: nel 95 tra febbraio e marzo del 95 viene costituita una nuova societa` Europa Polimeri tra la Union Carbai e la societa` Eni, e nel febbraio del 1995 la Union.. i responsabili Carbai fanno dichiarazioni pubbliche riportate con intervista alla stampa, in relazione all'incidente di Boppal, di cui era responsabile la Union Carbai, Boppal, per chi non lo ricorda, e` quel gravissimo episodio in India che causo` il 3 dicembre dell'84 oltre 2 mila morti, responsabile Union Carbai; il 28 febbraio del 95, responsabile di Union Carbai dico che Boppal fu un sabotaggio. Tre giorni dopo, il direttore Pisani dello stabilimento, anzi, il 31 marzo 95, quando cominciavano ormai le polemiche su indagini a Porto Marghera note e per cui pende questo processo, con interventi della magistratura in fabbrica, polemiche a livello sindacale, polemiche a livello politico, polemiche a livello ambientalista, l'ingegnere Pisani non trova di meglio che presentare una denuncia di sabotaggio per un incidente che si era verificato all'interno del suo stabilimento.

 

Le consulenze tecniche in atti sono sicuramente significative, sicuramente non era sabotaggio, sicuramente non c'era l'azione dolosa di qualcuno, il fatto era dovuto o a casualita` o comunque ad incompetenza degli operanti. Si approfitto` di quella situazione, di quel periodo storico per rinnovare una denunzia di sabotaggio. Quando la magistratura apri` questa indagine per simulazione di reato e procurato allarme, allora rientro` questo allarme e venne riconosciuto dagli stessi di Enichem che non si trattava assolutamente di sabotaggio ma si trattava di errore.

 

Ho ripercorso la storia per dire che non e` casuale il tentativo di scaricare sugli operai e sui lavoratori certe situazioni che invece bisognerebbe guardare all'interno delle proprie aziende. Passo alla seconda parte, che e` quella che riguarda la parte ambientale.

 

La prima richiesta di rinvio a giudizio era quella del 16 dicembre 1996, quella per la parte ambientale essenzialmente, riguardava anche l'avvocato Necci, era del 9 dicembre 1996.

 

Nell'ambito di quelle indagini su CVM erano emerse tutta una serie di responsabilita` anche in materia ecologica-ambientale attribuibili in maniera sicuramente diversa a persone che avevano ricoperto nel corso del anni ruoli e funzioni all'interno di societa` facenti parte del gruppo Montedison e del gruppo per sintetizzare Enichem, di mamma Montedison e di mamma Enichem, piu` matrigne che mamme. Per questo motivo le indagini erano state effettuate sia dalla Guardia di Finanza, della seconda compagnia del Corpo Forestale, e con la collaborazione di esperti e consulenti tecnici sia italiani che stranieri. All'esito delle indagini sono state formulate le accuse secondo tre ipotesi d'accusa: la prima riguarda l'abbandono di rifiuti industriali tossico-nocivi e la realizzazione e la gestione di discariche risalenti al periodo 70-88 sia all'interno che all'esterno dello stabilimento Petrolchimico di Porto Marghera, questo e` la prima. La seconda ipotesi l'avere omesso di rimediare gli inquinamenti di cui ho parlato adesso, come ritiene il Pubblico Ministero ed imposto dalla normativa, e l'avere di conseguenza contribuito ad aggravarne le conseguenze. La terza ipotesi d'accusa e` l'avere determinato ancora piu` gravi inquinamenti in particolare da diossine, a seguito dell'attivita` degli impianti di clorosoda, degli impianti di produzione di CVM, composti organici clorurati e comunque di trattazione e lavorazione del cloro e dei suoi derivati in qualsiasi maniera, quindi piu` ampia rispetto alla situazione del solo CVM. Per quanto riguarda la lettera a) sono indicate le persone per cui e` stato disposto in rinvio a giudizio e non sto a ripeterle.

 

Il periodo che riguarda questo tipo di inquinamento va limitato all'anno 1988 al seguito di accertamenti che sono stati fatti, perche' e` stata acquisita documentazione sia presso enti pubblici, Regione, Provincia e con molta fatica al Comune di Venezia, sia presso l'Enichem, sono stati effettuati degli studi aerofotogrammetrici, degli approfondimenti al computer al fine di verificare i tempi di formazione di queste aree di abbandono, di queste discariche nel territorio veneziano.

 

La gran parte degli scarichi inquinanti abusivi risale sicuramente al periodo 70-85, mentre sicuramente successiva e` la gestione di una specifica discarica, per questo si parla dell'88, in quanto su una discarica in particolare, il Presidente, l'allora Presidente della Montedison Gardini, tra l'87-88 realizzo` un eliporto, previa copertura con cenere di carbone e riporto di terriccio, nonche` sistemazione del fondo. Sul punto ci sono anche le fatture che documentano i lavori quando si sono completati e quindi sicuramente a quella data va ritenuto che si sia completata l'attivita`. Per quanto riguarda la seconda ipotesi di reato, cioe` l'avere omesso di rimediare a questi inquinamenti, va detto che questi inquinamenti causati dalla Montedison fossero sicuramente notori, tanto piu` tra i dirigenti sia della Montedison che dell'Enichem in servizio a Porto Marghera, perche' sono passati da una societa` all'altra, in vari periodi e come verra` documentato, e come loro stessi peraltro hanno anche riconosciuto in sede di interrogatorio davanti al Pubblico Ministero, e per questo motivo, risultando che per anni queste discariche di origine Montedison non sono state oggetto di bonifica nonostante la comune consapevolezza della loro esistenza, si chiede che venga svolto questo processo nei confronti innanzitutto dei responsabili dello stabilimento che si sono succeduti nell'epoca che ho indicato a Porto Marghera. Questa situazione di grave degrado ambientale a Porto Marghera era non solo noto all'interno di questi dirigenti, ma era anche ormai fatto notorio, perche' ovviamente in una situazione come quella veneziana, dimostreremo anche dalla documentazione che verra` acquisita, ne ha parlato ampiamente stampa, ne hanno parlato ampiamente a tutti i livelli anche politici, per cui questo fatto era sicuramente noto in maniera specifica anche a tutti i vertici societari che si sono succeduti tra Montedison, Enichem ed Enimont.

 

C'e` ancora di piu`: l'indagine che e` stata effettuata dall'American Prysal nel 1988 e` estremamente significativa di come Montedison ed Enichem fossero pienamente a conoscenza di questa situazione. Ci sono agli atti delle lettere di incarico firmate dai responsabili amministrativi e finanziari di Montedison ed Enichem in vista della costituzione della nuova joint-ventur Enimont S.p.a. Questo incarico che Montedison ed Enichem stesse attribuiscono a questa societa` esterna di verificare lo stato degli impianti, da` degli esiti che direi proprio sono strabilianti, l'incarico viene affidato per accertare lo stato fisico degli impianti in relazione alla loro capacita` di massima di operare nel rispetto delle vigenti norme in materia di prevenzione dell'inquinamento ambientale e alle loro capacita` produttive.

 

Faccio una parentesi dicendo che qui da subito ed inopinatamente ancora una volta nessuno chiede un accertamento che tenesse conto dei problemi di sicurezza ed igiene dei lavoratori.

 

I lavoratori per definizione vengono esclusi da questo tipo di accertamento. Discorso di prima, carne da macello, pero` siccome all'esterno l'inquinamento si vede, questo crea problema all'azienda, come scriveranno loro stessi. Scelta illuminante. Nel corso dell'indagine questa societa` American Prysal che cerca di svolgere questa sua ricerca, questo suo studio nella maniera piu` seria possibile, piu` volte chiede la documentazione completa ai vari stabilimenti, sia verbalmente che per iscritto come risulta, e questa documentazione non viene fornita nella completezza, le societa` dicono "tu lavora con quello che hai visto, con i dati che ti abbiamo dato", quindi anche con carenza di documentazione, e nonostante questo, dopo poche settimane, di una bozza che viene chiamata all'inglese draft, una bozza di rapporto che e` datata 16 ottobre 1988, l'American Prysal, parla di tutti gli stabilimenti e su Porto Marghera segnala che innanzitutto non erano state fornite le analisi relative alle acque clorurate inviate all'impianto CS30 per lo strippaggio e alle acque di processo, inviate al depuratore biologico, nonostante le ripetute richieste, non l'hanno mandato nell'88, nel 96-97-98 sappiamo perche', visti gli accertamenti fatti dalla magistratura, e vediamo quali limiti sono stati superati, quali problemi sono stati causati e ne discuteremo. Ancora, l'American Prysal segnala nella draft: i rifiuti solidi vengono inviati in parte a discarica non caratterizzata, in parte all'inceneritore della Montelco, in parte vengono stoccati provvisoriamente all'interno dello stabilimento, provvisoriamente, una marea di anni a non finire, provvisorio che diventa definitivo.

 

Viene ancora segnalato nella bozza: relativamente alle emissioni in atmosfera si evidenziano per le alte concentrazioni di inquinanti gli impianti, siamo ad ottobre 88, CV6, CV22, CV23, CV24, PA24 plastificanti che fa parte del gruppo CVM e PVC e BC1 cloruro di benzile. Questi dati che gia` di per se' bisogna dire configurano e prospettano ipotesi di reato, e che riguardano periodo di gestione degli impianti parte di Enichem Anic, quindi una delle societa` di mamma Enichem, venivano pari pari riportati nel rapporto finale del 21 ottobre 1996, pero` venivano omesse delle osservazioni, che invece erano state inserite nella bozza. Queste osservazioni erano: problema dello smaltimento dei rifiuti, effettuato in strutture interne agli stabilimenti che non sembra possano rispondere ai requisiti oggi imposti dalle normative e` un problema generale dell'industria chimica. Si raccomanda un'indagine piu` approfondita sui terreni interni e gli stabilimenti Enichem e Montedison utilizzati in passato per lo smaltimento dei rifiuti, onde accertare eventuali pericoli di contaminazione delle falde sottostanti; e` superfluo sottolineare, questo ancora piu` grave, che situazioni del tipo appena descritte, possono causare seri problemi economici e di responsabilita` civile e penale per i futuri proprietari delle aree in questione. Questo lo sanno, lo scrivono in documenti che sono stati trovati materialmente perche' sequestrati dalla Polizia giudiziaria, comunque acquisiti, sia da Enichem, sia da Montedison, sia l'American Prysal e bisogna dire che spontaneamente questi documenti nessuno ce li ha consegnati, che sono giunti casualmente all'esame del Pubblico Ministero, perche', ad un certo punto, casualmente arrivano delle parti omissate, usando un brutto termine, delle parti, documenti delle trattative Eni-Montedison con omissis che destano curiosita`. Allora la curiosita` viene soddisfatta con l'invio della Guardia di Finanza nelle sedi di Enichem, di Montedison dell'American Prysal dove si ritrovano tutti questi documenti nella loro completezza.

 

Queste frasi, che erano cosi` significative, che dicevano in maniera chiara "attenti a questa situazione di pericolo, si parla di responsabilita` anche penale", oltre a parlare di ' seri problemi economici, vengono cancellate dal rapporto finale del 21 ottobre 88 su indicazione dei vertici tecnici, Enichem e Montedison, impegnati nelle trattative, vertice a cui questa bozza draft del 16 ottobre era stata consegnata.

 

D'altra parte bisogna dire che era stato dato l'incarico specifico ai vertici di Eni e di Enichem da parte del Ministro delle Partecipazioni Statali al fine di verificare la situazione degli impianti tenendo conto dello Stato in ottica di sicurezza, salvaguardia e compatibilita` ambientale, e` un dato storicamente sicuro perche' c'e` una lettera del Ministro datata 5 agosto 88 mandata al Presidente dell'Eni, che era sicuramente girata ad Enichem, al fine di condurre le trattative e di concludere con Montedison; queste erano almeno cartolarmente le indicazioni del Ministro e queste indicazioni non sono state seguite, e risulta dalle dichiarazioni che sono state fornite in sede di audizione al Pubblico Ministero che queste disposizioni ministeriali passaronosicuramente al Presidente dell'Enichem allora Lorenzo Necci, e da lui ai dipendenti ingegner Sernia ed ingegner Burrai, responsabili a loro volta di Enichem Anic. Invece questi integrali rapporti di American Prysal non sono stati consegnati dal Presidente avvocato Necci all'Eni ed anzi, questa parte e` stata eliminata ed e` stata mandata solo una sintesi di tre scarne paginette come documentalmente e` provato dai documenti che verranno acquisiti, quindi c'e` quest'opera sicuramente documentalmente di occultamento di atti.

 

Questa lettera successiva che finisce ad Enichem, che finisce poi nell'atto conclusivo di accordo tra Montedison ed Enichem, viene inserita come rapporto ambientale, viene inserita come sintesi di rapporto ambientale e fa parte degli atti che vengono sottoscritti dall'Eni al fine della costituzione di Enimont, si tratta dell'allegato Q alla convenzione costitutiva di Enimont che e` datata 15 dicembre 1988. Questi dati sulla situazione ambientale non vengono sicuramente inseriti, portati all'esame dei vertici di Eni.

 

Le prove documentali, tra l'altro un fax acquisito, e testimoniali del dottor Giorgescu dell'American Prysal e del ragionier Riva di Enichem danno contezza del fatto che sicuramente il responsabile di questa opera di occultamento allo stato degli atti deve essere ritenuto il Presidente dell'Enichem avvocato Lorenzo Necci, che era interessato ovviamente a chiudere il piu` in fretta possibile queste trattative tra Montedison ed Enichem per la costituzione di Enimont di cui sarebbe divenuto Presidente. La segnalazione di queste magagne, cosi` chiamiamole, avrebbe sicuramente ritardato queste conclusioni. All'avvocato Necci e` stato chiesto, l'11 novembre 96, quando e` stato interrogato come indagato per la prima volta, di spiegare qualche cosa, l'avvocato Necci ha dichiarato "non mi ricordo, ci pensero` e chiariro`". Stiamo ancora aspettando il suo pensiero e i suoi chiarimenti. Questo comportamento di tipo sia commissivo, sia omissivo per quanto indicato, ha avuto sicuramente gravi conseguenze per l'ulteriore deterioramento dei siti inquinanti e non ha registrato nessuna modifica di rilievo fino all'agosto del 95, in quanto solo in tale epoca l'11 agosto del 95 Enichem, e cioe` a processo gia` ormai avviato, ha presentato alla provincia di Venezia un progetto per la bonifica delle aree gravemente inquinate numero 31 e 32 inserite nel capo di imputazione, delle altre aree ancora non si sa nulla e in particolare del canale Lusore Brentella, che e` uno dei canali piu` gravemente inquinati, sono stati presentati dei progetti bocciati perche' ritenuti inidonei, sia nel 90 dalla Montedison che nel 92 dall'Enichem, pero` ancora non si e` fatto nulla.

 

Per quanto riguarda queste aree 31 e 32 va ricordato come questo studio dell'American Prysal avesse appunto messo in guardia societa` Montedison ed Enichem in relazione a questa situazione gravemente compromessa.

Un'ultima cosa su questa sottovalutazione, piu` che sottovalutazione direi proprio elisione, cancellazione del problema ambientale, ci viene confermata dal rinvenimento di un documento presso la sede centrale della Montedison in data 20 novembre 96 di una missiva che era datata 27 giugno 96, firmata dall'allora Presidente dell'Eni, ingegner Gabriele Cagliari, che aveva per di piu` la disponibilita` presso la giunta dell'Eni all'epoca dell'ingegner Sernia, che era imputato in questo procedimento, e poi pure lui deceduto, firmata quindi dicevo dal Presidente dell'Eni, dal Presidente dell'Enichem, dottor Porta imputato in questo processo, con cui venivano contestate alla Montedison tutta una serie di inadempienze in relazione agli accordi che nel 1988 avevano condotto alla costituzione dell'Enimont.

 

Quindi, quando questo matrimonio, Montedison-Enichem, che aveva condotto ad Enimont fa naufragio, ci sono le contestazioni reciproche tra Montedison ed Enichem, in questa lettera rinvenuta, in particolare firmata dal dottor Porta ci sono elementi che hanno sicuramente un rilievo penale, perche' ci sono delle contestazioni relative a varie discariche abusive sia interne che esterne allo stabilimento Petrolchimico di Porto Marghera, si parla di smaltimento irregolare di rifiuti tossico-nocivi anche all'estero, e si parla di Nigeria, si parla di Repubblica Democratica Tedesca, si parla di versamenti nelle acque di laguna di Venezia, di residui inquinati e si parla di vari problemi concernenti inquinamenti, faccio un sintesi, da mercurio, peci, terre ed acque clorurate, cianuri, melme arsenicali ed amianto sia a Porto Marghera che presso altri stabilimenti italiani. Per questa situazione sia il Presidente dell'Eni che il Presidente dell'Enichem hanno accuratamente evitato di informare le pubbliche autorita` amministrative competenti, ma non solo loro, e a maggior ragione, nella loro ottica, non hanno notiziato l'autorita` giudiziaria penale e hanno preferito nascondere questi dati, hanno preferito lavorare all'interno di quell'arbitrato, con un comportamento questo gravemente omertoso che risale al 1988, ormai a 10 anni fa ed in 10 anni sicuramente la situazione si e` compromessa ulteriormente.

 

Nel corso nell'audizione dei consulenti e dei testi che sono stati citati dal Pubblico Ministero verra` anche illustrata questa situazione ed il Tribunale valutera` nella pienezza del contraddittorio la sussistenza in capo agli imputati delle ipotesi di reato contestato ed in questa sede nell'ottica stessa della prima parte di questa inchiesta, cioe` quella CVM-PVC il Pubblico Ministero ha ritenuto di contestare in maniera ampia tutta una serie di reati, per evitare che omettendone qualcuno ci potesse essere il solito gioco di scarica barile tra un imputato e l'altro, tra una norma e l'altra, tra una societa` e l'altra.

 

Questo discorso sull'inquinamento vale anche in particolare per l'inquinamento determinato dalla lavorazione e dalla trattazione in qualsiasi maniera del cloro e della terza parte di ipotesi di reato per questo capo b, secondo quello che e` indicato in questo capo b).

 

Ci sono delle relazioni tecniche, verranno sentiti i consulenti tecnici, verranno sentiti i testi per quanto riguarda questo inquinamento specifico da diossine. In questi elaborati tecnici, in particolare in quello del settembre del 96, si riportano dei grafici e sintetizzo solamente questa parte per non divulgarmi ulteriormente, in relazione a quella che e` stata definita la presenza nella zona industriale del cloro. C'e` per cosi` dire un DNA, un'impronta genetica del cloro, quando sono stati fatti degli accertamenti sono stati fatti non soltanto nei canali industriali, ma ad ampio raggio, anche lontano nella laguna di Chioggia, nella laguna nord di Venezia, alle bocche di porto e in alcuni accertamenti anche in mare, ed ovviamente in ogni punto esaminato ha dato risultati diversi. Pero` se si vanno a confrontare tutti gli accertamenti da chiunque eseguiti, istituto superiore di sanita`, Procura circondariale, Comune di Venezia, tutti concordano che nella zona industriale c'e` un gravissimo inquinamento determinato da questa sostanza del cloro, gravissimo inquinamento che soltanto in quella zona e` frutto di strumentalizzazione politiche e giornalistiche che vanno a ruota, quasi da fare le aziende.. qualche giornale, quasi da fare gli uffici stampa di qualche azienda, a portare e riferire dati solo parziali, oppure dati manipolati, perche' li` dove vengono esaminati i campioni nella zona industriale, si rinviene sempre questa impronta genetica del cloro;questi dati omogenei devono essere esaminati, nel senso che c'e` una presenza di diossine di un certo tipo di inquinamento nei canali industriali, sicuramente attribuibili alle lavorazioni del cloro, gli altri tipi di inquinamento sono in altre zone e presentano inquinamenti ed impronte per cosi` dire di tipo genetico di tipo diverso, li` riguardano sicuramente gli impianti di produzione del cloruro di vinile e dei composti organici clorurati. Questi scarichi hanno avuto carattere continuativo quanto meno dal 1970. Solo verso la fine degli anni 70 c'e` stato.. si e` realizzato un impianto di abbattimento di composti clorurati organici voltatili, peraltro sicuramente inefficiente ed inefficace per quanto riguarda le emissioni di PCDD che sono un certo tipo di diossine e PCDF che solo nel 95 l'Enichem ha provveduto a limitare, mediante l'installazione di impianti di filtrazioni di reflui a seguito peraltro di intervento della magistratura penale. Questa contaminazione industriale si e` trasmessa dagli scarichi inquinanti ai sedimenti e ha cominciato a trasmettersi alle specie viventi, cosi` come e` stato verificato, e sicuramente ne parleremo con i consulenti tecnici. 

 

Per quanto riguarda l'impostazione normativa, e vado verso la conclusione, credo che sia importante, pur in una relazione introduttiva, sinteticamente illustrare per quale motivo si ritenga che non esista soltanto una responsabilita` di Montedison per quanto riguarda l'abbandono di questi rifiuti, ma esista anche una responsabilita` per omissione da parte di Enichem, ed e` un dato estremamente importante e significativo che va valutato fin dal primo momento. E` ovviamente nota anche al Pubblico Ministero la decisione dell'ottobre del 94 delle sezioni unite penali della Corte Cassazione, in relazione da una parte alla conferma della natura permanente del reato di gestione di discarica abusiva, con tutto quello che vuol dire che e tutti conosciamo e sul quale non mi dilungo, sia per l'affermazione che chi sia subentrato nella disponibilita` di una discarica, da altri soggetti realizzate ed esaurita non ha l'obbligo di intervenire per la rimozione o la ricopertura dei rifiuti medesimi, salvo che cio` non gli venga imposto dal sindaco, e finalmente anche un sindaco di Venezia ha cominciato a fare questo. Dice che non ha obbligo, ed io dico che su questa parte non sono per niente d'accordo per una serie di motivi di diritto ed anche di giurisprudenza. Innanzitutto, dopo questa massima della Cassazione del 5 ottobre 94, ha detto che c'e` una massima del novembre del 94, esattamente un mese dopo, della terza sezione penale che ha sancito questo principio, il concetto di gestione di discarica abusiva per tale dovendosi intendere l'abbandono anche non abituale dei rifiuti, deve essere inteso in senso ampio, comprensivo di qualsiasi contributo sia attivo che passivo, diretto a realizzare od anche semplicemente a tollerare e mantenere il grave stato del fatto-reato struttualmente permanente. 

 

Accogliendo questo principio e considerata appunto come ho gia` detto che Enichem ben sapeva dell'esistenza di queste discariche, e fin da prima dell'esperienza di Enimont, ritengo che debba essere esaminata e studiata e all'esito dichiarata la responsabilita` anche dei rappresentanti di Enichem. Questo ultimo principio lo ribadisco e lo confermo anche in relazione a tutta una serie di norme positive che esistono, di cui probabilmente la Corte di Cassazione aveva dimenticato, non conosceva l'esistenza, trattandosi di leggi speciali tipiche di Venezia e della laguna di Venezia, e queste norme speciali, visto che dice che non esisterebbe quella sentenza dell'ottobre 94 sono le seguenti: innanzitutto c'e` la legge, la normativa.. nuove norme relative alla laguna di Venezia e Marano, 5 marzo 96 numero 303, Art. 10 che dice "e` vietato scaricare o disperdere in qualsiasi modo rifiuti o sostanze che possono inquinare le acque della laguna", ed e` evidente che mantenere discariche per lo puo` abusive, anche se ben note, contribuisce a questa dispersione di sostanze inquinanti, quanto meno attraverso la percolazione e gli scarichi indiretti. Poi c'e` l'Art. 28 di questa legge, "per le contravvenzioni alle presenti norme che alterino lo stato delle cose c'e` la facolta` del magistrato alle acque di ordinare la riduzione al primitivo stato". E` evidente che lasciare che le discariche continuino ad aumentare l'inquinamento del sottosuolo, delle falde della laguna, costituisce alterazione dello stato delle cose. 

 

Poi c'e` un'altra legge, "interventi per la salvaguardia di Venezia", del 73 la numero 171 Art. 1, affermazione di principio che la Repubblica preserva l'ambiente dall'inquinamento atmosferico delle acque, l'Art. 9 comma sesto dice, "chiunque mantenga nella laguna uno scarico e` punito", allora va inteso come scarico, in questo caso, lo scarico sia diretto che indiretto, come verra` normativamente sancito e ribadito con decreti successivi in particolare il decreto legislativo 132/92. C'e` poi il D.P.R. 20 settembre 73 numero 962 Art. 3 quart'ultimo comma, che dice che e` vietata la dispersione di acque di rifiuto non trattate nel terreno, anche questa legge a tutela della citta` di Venezia, del suo territorio. Poi legge regionale 23 aprile 90, numero 28, Art. 1 o 3 che parla di rifiuti se fossero stati stoccati provvisoriamente all'interno dello stabilimento di Porto Marghera e fa riferimento a questi divieti. Poi decreto legislativo numero 132 del 1992, Art. 14, impone una domanda ed autorizzazione specifica per le operazioni di eliminazione o di deposito ai fini dell'eliminazione di rifiuti contenenti le sostanze di cui agli elenchi uno e due e che comportano scarichi indiretti, come accennavo prima, che queste sostanze comprendono sicuramente derivati del cloro, CVM in particolare, sostanze cancerogene, cio` significa che sia che il deposito di tale sostanze era soggetto ad autorizzazione gia` ai sensi del D.P.R. 915/82 come richiesto da questo decreto legislativo del 92, sia che lo scarico indiretto, cioe' l'immissione nelle acque sotterranee di queste sostanze, dopo percolazione nel sottosuolo di cui l'Enichem aveva conoscenza, quanto meno dal 92 andava autorizzato, peraltro con l'adozione di adeguate prescrizioni tecniche. E` indubbio infatti che i siti inquinati dalla Montedison erano pericolosi, perche' continuavano a generare inquinamento.

 

Ancora l'Art. 19 di questo decreto che dice "chi col proprio comportamento omissivo o commissivo provoca un danno", e qui continuano a essere ribaditi gli obblighi giuridici anche per chi ha un comportamento omissivo. Poi c'era anche l'Art. 217 del testo unico legge sanitarie che in generale precisava "quando scoli di acque, rifiuti solidi o liquidi provenienti da manifatture o fabbriche possono riuscire di pericolo o di danno per la salute pubblica", all'epoca c'era il podesta`, il podesta` prescrive le norme da applicare, quindi gia` quella volta un obbligo giuridico sicuramente esisteva, e anche tale norma deve essere sicuramente, puo` essere sicuramente applicata agli inquinamenti causati dalla percolazione dei rifiuti situati all'interno di aree di proprieta` dell'Enichem. C'e` poi una norma specifica che ritengo decisiva, che e' quella pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 13 settembre 84, delibera del comitato interministeriale 27 luglio 84 che prevede che le disposizioni di questa delibera si applicano ai trasferimenti di impianti esistenti, e la data di entrata in vigore, siamo nell'84, e quindi anche agli impianti di smaltimento dei rifiuti trasferiti dalla Montedison all'Enichem, e consegue che anche i nuovi acquirenti dell'88 Enimont e nel 90 che torna ad essere Enimont dovevano rispettare le norme del D.P.R. 915/82 e le norme 4 e 5 della delibera del comitato interministeriale dell'84 che ho adesso citato. Concludo questa parte normativa dicendo che di fronte all'esistenza di queste norme positive, non e` solo una questione di interpretazione, si deve ormai ritenere superato questo dilemma sull'esistenza dell'obbligo giuridico e quindi si puo` fare sicuramente riferimento all'Art. 40 comma secondo del Codice Penale con tutto quello che ne consegue, e non voglio dilungarmi su questo punto.

 

Per quanto riguarda la richiesta delle prove: molto rapidamente, salvo richiesta di esaminare uno per uno i documenti. Innanzitutto chiedo che vengano acquisiti, per quanto riguarda la parte prima, cioe` la parte CVM PVC sostanzialmente, poi precisero` alcune cose, sostanzialmente tutta la documentazione medica riguardante tutte le parti offese anche se non piu` parti civili che erano e sono presenti in questo procedimento, poi tutta la documentazione sui curricula lavorativi di Montedison, di Enichem e anche degli imputati, e tutta la documentazione anche delle cooperative. Per quanto riguarda questa documentazione preciso che i faldoni dal 104 al 183 sono quelli che riguardano la prima relazione medica fatta dal Pubblico Ministero, poi ci sono dal 184 al 423 la seconda relazione medica, da 424 a 480 la terza relazione medica. I faldoni numerati e cerchiati da 1 a 30 sono quelli della quarta relazione depositata in sede di udienza preliminare gia` indicati il 3 marzo del 1997. Per quanto riguarda gli altri faldoni chiedo che venga acquisita tutta la documentazione che e` stata acquisita dalla Polizia giudiziaria ed ovviamente che debba ritenersi non inserita, e comunque che venga estromessa dal fascicolo, e sicuramente piu` semplice, la documentazione relativa a dichiarazioni testimoniali o di indagati, la documentazione relativa alle consulenze tecniche eccetto quelle effettuate ai sensi dell'Art. 360 Codice di Procedura Penale, e la documentazione costituente annotazioni o rapporti di Polizia giudiziaria.

Per quanto riguarda il fascicolo concernente l'accusa all'ingegner Pisani, parimenti la logica e` la stessa, in particolare e' nel faldone 47, e che venga acquisita la documentazione che e` stata indicata, fatta ovviamente eccezione dei verbali di dichiarazione e della consulenza tecnica. 

 

Per la consulenza tecnica pero`, siccome porta con se' degli allegati, sono i documenti acquisiti e sequestrati dalla Guardia di Finanza e dall'altra Polizia giudiziaria, chiedo che comunque ovviamente la documentazione, in unione la consulenza tecnica, venga mantenuta. Poi che venga acquisita tutta la documentazione depositata ai sensi dell'Art. 430, anche se il Tribunale ha detto che non era di per se' Art. 430, ma questo solo in maniera indicativa per la difesa e per Tribunale, non faccio l'elenco, pero` su richiesta si puo` fare, tra gli atti depositati al G.I.P. il 3 marzo 1997 c'e` un faldone che adesso indichero`, chiedo che vengano acquisiti solamente gli atti e documenti che riguardano le sostanze "bussotan e nicrosina" e la documentazione concernente i rapporti tra l'Eni e il Ministero delle Partecipazioni Statali, i primi trasmessi alla Guardia di Finanza 6 febbraio 97 e i secondi 5-11-97, nonche` i due scatoloni che contenevano i positivi della quarta relazione e che sono gia` indicati dal numero 1 al numero 30 come ho ricordato prima. Per quanto riguarda la documentazione concernente il settore inquinamento, chiedo che.. la logica e` la stessa, l'acquisizione di tutta la documentazione acquisita, quella sequestrata e` gia` stata ammessa agli atti del dibattimento, e quindi in pratica di tutti i faldoni, fatta eccezione per gli atti che riguardano dichiarazioni sit, dichiarazioni di persone, annotazioni e rapporti, e consulenze tecniche che non siano quelle ai sensi dell'Art. 360 del Codice di Procedura Penale. Gli unici atti in piu` parzialmente nuovi, perche' una parte sono comunque noti alla difesa, sono contenuti in questi due faldoni indicati come faldone uno, faldone due, sopra e` scritto atti da depositare con relazione introduttiva. Questi sono atti nuovi, se si vuole che venga data lettura di tutti gli atti, ne do` lettura. In conclusione chiedo l'esame di tutti gli imputati

 

 

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