SINTESI DELLE UDIENZE DEL PROCESSO D’APPELLO

PETROLCHIMICO DI PORTO MARGHERA

Sintesi dai lanci dell’Agenzia ANSA

 

 

A cura di Andrea Buoso - www.ansa.it

 

20 GENNAIO 2004 - Sara’ il Procuratore Generale di Venezia, Ennio Fortuna, a discutere in aula, il prossimo 10 febbraio, l’eccezione di costituzionalita’ sollevata dai difensori Montedison al processo d’appello per le morti bianche al Petrolchimico. Lo ha annunciato il sostituto Bruno Bruni, al termine dell’udienza iniziale del procedimento di secondo grado, motivandolo con la volonta’ espressa dallo stesso Pg e condivisa anche dalle parti civili.

L’eccezione, presentata in una memoria dall’avvocato Tullio Padovani, riguarda la presunta non conformita’ alla Costituzione della facolta’ per il Pm di ricorrere in appello contro le assoluzioni. Si tratta di un’istanza gia’ avanzata dai difensori nel processo d’appello a Giulio Andreotti, e in quella sede giudicata irrilevante. A questa si e’ comunque associato oggi per la difesa Enichem anche l’avvocato Federico Stella, il quale ha prodotto una memoria con sentenze della Corte Suprema degli Stati Uniti e citazioni dal proprio libro "Giustizia e modernita"".

Tra gli imputati, intanto, oggi si e’ appreso della morte di Angelo Sebastiani, 90 anni, ex direttore dello stabilimento veneziano. Il numero degli imputati cosi’ scende a 27.

 

10 FEBBRAIO 2004 - Nuovo rinvio per il processo d'appello al Petrolchimico di Porto Marghera. L'udienza di oggi, infatti e' stata rinviata al 19 febbraio prossimo, dopo che la difesa di Montedison ha presentato un'istanza di ricusazione nei confronti del giudice a latere Daniela Perdibon. Al presidente del Collegio Francesco Aliprandi non e' rimasto altro che disporre il rinvio alla prossima settimana, per consentire al giudice di valutare se astenersi, e comunque per permettere ad un'altra sezione della Corte d'Appello di decidere sull'istanza di ricusazione.

La richiesta, avanzata dall'avv. Tullio Padovani, fa riferimento ad una sentenza che il giudice Perdibon emise circa 15 anni fa a favore di un operaio del Petrolchimico morto di tumore, in una causa di lavoro che lo opponeva all'Inail. In quella sentenza il giudice aveva riconosciuto il nesso causale tra esposizione al Cvm e l'insorgere della malattia.

L'istanza della difesa Montedison, che in primo luogo chiede l'astensione del giudice e in subordine la ricusazione, e' stata depositata in cancelleria ieri pomeriggio. Padovani ha precisato in aula di averne avuto conoscenza solo negli ultimi giorni, e che la richiesta ''e' un meccanismo che non poteva non essere attivato, indipendentemente da ragioni di carattere personale''.

Il Pm Felice Casson ha fatto tuttavia notare che la sentenza oggetto della ricusazione fa gia' parte degli atti del processo, essendo stata citata da un consulente della Montedison in un udienza del gennaio 1999. A suo dire, quindi, la presentazione della richiesta della difesa sarebbe tardiva.

A questo punto, il Procuratore Generale della Repubblica Ennio Fortuna, presente in aula per la discussione sull'istanza di incostituzionalita' precedentemente depositata, ha proposto un differimento dell'udienza, per permettere alla dottoressa Perdibon di valutare se astenersi, ed eventualmente per permettere alla Corte d'Appello di nominare un giudice in sua sostituzione. La questione dell'incompatibilita', secondo quanto precisato dalle sentenze della Consulta in materia, si sarebbe comunque riproposta all'atto della formulazione della sentenza, per cui e' prevedibile che il giudice optera' per il ritiro dal collegio.

 

12 FEBBRAIO 2004 - E' stata respinta dal presidente della Corte d' Appello di Venezia l' istanza di astensione avanzata nei confronti del giudice Daniela Perdibon, componente del collegio di secondo grado del processo al Petrolchimico di Porto Marghera. L' istanza, avanzata dai legali della Montedison insieme alla ricusazione del magistrato, era motivata dal fatto che la dottoressa Perdibon si era gia' pronunciata in materia di malattie di operai del Petrolchimico, in qualita' di giudice del lavoro.

Era stato lo stesso giudice a dichiarare la propria disponibilita' ad astenersi dal proseguimento del processo, ma il presidente della Corte, Giovanni Massagli, non l' ha accolta, motivando la decisione con l' assenza, a suo parere, di motivi validi per una incompatibilita' con il ruolo di giudice a latere nel procedimento d' appello.

Resta ora da affrontare l' istanza di ricusazione del giudice, che dovra' venire esaminata dalla prima sezione penale della Corte veneziana. Nel frattempo, il colleggio giudicante del processo al Petrolchimico si presentera' invariato alla prossima udienza del 19 febbraio, e in quella sede si decidera' se il procedimento potra' proseguire, o se verra' sospeso in attesa della decisione sulla domanda di ricusazione.

 

19 FEBBRAIO 2004 - E' ripartito stamane, con la discussione dell' eccezione di costituzionalita' presentata dalle difese, il processo d' appello per le morti e l'inquinamento da lavorazioni di Cvm al Petrolchimico di Porto

Marghera. Davanti alla seconda sezione della corte veneziana, ha preso la parola l' avvocato Tullio Padovani, che per conto di Montedison aveva presentato la richiesta di ricorrere alla Consulta, relativamente alla facolta' per il pubblico ministero di presentare ricorso in appello in caso di assoluzione in primo grado.

 

2 MARZO 2004 - E' stata respinta dai giudici d'Appello l'eccezione di costituzionalita' sollevata dalle difese nel corso del processo d'appello per il Petrolchimico di Porto Marghera. Nell'ordinanza, lunga una decina di pagine, i giudici sottolineano in particolare che la Costituzione, oltre a riconoscere i diritti del singolo ''ne prevede specifica tutela'' e nel contempo ''ne costituisce possibilita' di limitazione, nel bilanciamento con gli interessi di efficienza e difesa sociale''. Il diritto di difesa, inoltre, secondo il collegio ''non e' specifico per l'imputato nel processo penale, ma e' riconosciuto a tutti gli individui che agiscono o resistono in qualsivoglia giudizio, quindi anche alla parte civile''.

Quanto poi alla presunta violazione delle garanzie costituzionali relative al principio del ''giusto processo'', l'ordinanza afferma che ''la prova serve per il giudizio, e se la valutazione della stessa a tali fini muta, non muta invece la prova ed il meccanismo in cui si e' formata''. A questo proposito i giudici ricordano che anche il giudice di primo grado e' chiamato a valutare prove formatesi non davanti a lui, come nel caso di incidente probatorio.

Non mutuabili nel nostro ordinamento, infine, i richiami all'esperienza nordamericana, portati dal prof. Federico Stella. Quanto alla presunta violazione del principio della durata ragionevole del processo, i giudici concludono che essa spetta a ''una generale verifica da parte del legislatore delle non giustificabili lungaggini che affastellano il procedimento''.

 

9 MARZO 2004 - Con la prima parte della relazione, letta dal giudice a latere Antonio Lucisano, e' iniziata oggi la fase dibattimentale del processo d'Appello per le morti e l'inquinamento da Cvm al Petrolchimico di Porto Marghera. La fase delle relazioni durera' ancora un paio di udienze, gia' programmate per le prossime settimane: mentre Lucisano affronta il primo capo d'imputazione, relativo alle accuse di omicidio colposo e omissione di cautele, il giudice Daniela Perdibon ha curato la parte relativa ai reati ambientali.

 

7 APRILE 2004 - E' stata accolta alla prima sezione penale della Corte d' Appello di Venezia l' istanza di ricusazione del giudice Daniela Perdibon, componente del collegio al processo di secondo grado per il Petrolchimico di Porto Marghera. La decisione e' stata depositata oggi dal collegio giudicante, presieduto da Claudio Dodero, dopo la discussione che si era svolta ieri nell' aula bunker di Mestre.

 

20 APRILE 2004 - E' stata rinviata al 13 maggio prossimo l'udienza del processo d'appello per le morti e l'inquinamento causate dalle lavorazioni del Cvm al Petrolchimico di Porto Marghera. La decisione e' stata presa dopo la nomina del nuovo componente del collegio giudicante, Gino Contini, in sostituzione di Daniela Perdibon, ricusata dalle difese.

 

13 MAGGIO 2004 - L'accordo per la segretezza sui risultati delle indagini sulla cancerogenicita' delle esposizioni al Cloruro di vinile monomero, stipulato nel luglio 1973 fra le grandi aziende chimiche mondiali, e' tra i documenti di cui l'accusa chiede l'acquisizione all'interno del rinnovamento dibattimentale al processo d'appello per le morti e l'inquinamento del Petrolchimico di Porto Marghera. La richiesta e' stata avanzata oggi, nell'aula bunker di Mestre, dal Pm Felice Casson, all'apertura della discussione del processo di secondo grado, davanti alla seconda sezione della Corte d'Appello.

Dal documento, riportato in un testo statunitense, risulterebbe che in particolare la Montedison si sarebbe opposta alla divulgazione delle prime risultanze delle analisi del prof. Cesare Maltoni, dell'universita' di Bologna, da cui emergevano le correlazioni tra tumori ed esposizioni al Cvm. L'azienda italiana si sarebbe opposta anche alle aziende statunitensi, che avrebbero voluto trasmettere il materiale alle autorita' sanitarie d'oltreoceano.

Il documento fa parte del materiale che il pool dell'accusa - formato oltre che da Casson anche dal Pg Bruno Bruni – avrebbe ricevuto dopo la conclusione del processo di primo grado. Fra le altre ulteriori fonti di prova figurano inoltre perizie sull'accumulo di sostanze inquinanti nelle acque della Laguna, altri studi realtivi alla mortalita' e ai rischi dei lavoratori esposti in altri stabilimenti del mondo. E' stata inoltre chiesta la nuova audizione di alcuni periti d'accusa, che dopo la sentenza di primo grado hanno lamentato di essere stati travisati dai giudici del tribunale.

Per quanto riguarda il capo d'accusa relativo all'inquinamento del territorio, Bruni e Casson hanno avanzato

poi la richiesta di acquisire fotografie aeree della zona del Petrolchimico scattate negli anni '40, '50 e '60, dalle quali si desumerebbe che fin da allora la zona su cui poi sorse lo stabilimento era costituita da terre emerse e a destinazione agricola. Questo smentirebbe - a detta dell'accusa – la conclusione dei giudici di primo grado, secondo i quali l'inquinamento del sito sarebbe stato causato dal fatto che in esso sarebbero stati riportati fanghi inquinati della prima zona industriale.

E' stata poi la volta del Procuratore generale Ennio Fortuna, per il quale ''mancano completamente le condizioni per un giudizio allo stato degli atti, mancano le prove, se non addirittura ulteriori analisi per decidere adesso sulla riforma o meno della sentenza''. ''La Corte - ha aggiunto Fortuna - comunque sbaglierebbe se ignorasse che la prospettiva di questo processo e' sociale. Si e' chiesto conto di comportamenti e omissioni''. Per quanto riguarda la sentenza del tribunale, Fortuna ha detto che essa ''e' da rispettare, anche da ammirare, ma che la citta' ha dimostrato di non condividere. Allora occorre percorrere qualunque via per dimostrare di aver fatto tutto il possibile per prendere una decisione. Sara' un percorso lungo, doloroso, ma anche ineludibile. I giudici sbagliano, ma non inventano, e anche se sbagliano non lo possono fare se non dopo aver scavato fino in fondo''.

 

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