UDIENZA DEL 10 GIUGNO 2004

 

CORTE D’APPELLO DI VENEZIA

SEZIONE PENALE

 

Dott. Aliprandi Presidente

 

VERBALE DI UDIENZA REDATTO IN FORMA STENOTIPICA

 

PROCEDIMENTO PENALE N. 600/03 R.G.

A CARICO DI: CEFIS EUGENIO + ALTRI

 

Esito: Rinvio al 22 giugno 2004.

 

PRESIDENTE – Se c’è qualche problema, altrimenti noi ci ritiriamo in Camera di Consiglio e non perdiamo tempo.

 

PUBBLICO MINISTERO – Presidente, proprio rapidissimamente consegno alcuni documenti in questo senso. L’avvocato Alessandri l’aveva detto, l’aveva scritto che praticamente sull’allegato 33 della memoria del Pubblico Ministero, che doveva essere uno studio di Miller, (Radiched) ed altri, (Andrigad), del 1982, era allegata una traduzione sbagliata. In effetti c’era una svista, consegno la traduzione corretta in questo senso. Poi c’era la traduzione integrale, come allegato alla richiesta del gennaio del 2004, chiedo che venga acquisita questa traduzione integrale dello studio di Mastrangelo del 2003 perché c’era tradotto soltanto l’abstract, quindi la sintesi, quindi completamente. Poi il terzo ed ultimo documento è quello riferito a Mastrangelo ed altri del 2004 sull’epatocarcinoma, che è l’allegato 46 alla memoria del Pubblico Ministero, era praticamente lo studio preliminare. Questo studio dicevo che era stato sostanzialmente accettato, quando ne avevo parlato, e questo studio è stato proprio adesso pubblicato online dalla rivista in questione, che è quella dell’Istituto Nazionale di Salute Pubblica degli Stati Uniti, quindi chiedo che venga acquisito, questa è la pubblicazione formale online, in attesa che venga...

 

PRESIDENTE – Che è uguale a quello già prodotto? Formalmente diverso ma sostanzialmente uguale?

 

PUBBLICO MINISTERO – Siccome quando vi ho presentato uno studio, ad una rivista nazionale od internazionale ci possono essere piccole correzioni indicazioni prima che venga accettato, questo è lo studio online, lo studio che verrà poi anche cartolarmente consegnato. Per quanto riguarda invece un’altra osservazione dell’avvocato Alessandri che riguardava il documento dell’indagine FULC 75–77 su Gabriele Bortolozzo, diceva che non c’era allegata la richiesta del Pubblico Ministero, invece non c’era nella richiesta depositata in Corte nel gennaio di quest’anno, però era allegato ai documenti di adesso, quindi volevo solo segnalare questa circostanza. Per quanto riguarda, infine, tutte le richieste che sono state fatte in subordine dai Difensori di Enichem, come Procura Generale non abbiamo alcuna opposizione, non abbiamo nulla in contrario all’accoglimento di tutte le richieste che sono state formulate in subordine, con due precisazioni. Una riguarda la richiesta di acquisire una consulenza tecnica del Pubblico Ministero; credo formalmente, ma per questioni solamente formali, che sia inammissibile in questo senso. E peraltro alla eventuale audizione del dottor Rodriguez non ci opponiamo assolutamente, anzi eventualmente ci associamo.

 

PRESIDENTE – Mi sembrava che avessero detto che era impossibile, l’avevano dichiarato loro stessi.

 

PUBBLICO MINISTERO – Non c’è nessuna opposizione a sentire il dottore, non abbiamo nessun problema, per carità, lo facciamo presente. L’ultima cosa riguarda il certificato medico di malattia professionale di cui viene chiesta l’acquisizione, di Domenico Dalla Verità, inviata all’INAIL, se è un documento appunto che risulta inviato all’INAIL, con i timbri dell’INAIL di "pervenuto" non c’è problema; se è un documento come quello che ho visto allegato nella memoria prima dell’inizio di questo dibattimento, dove non c’è timbro, dove non risultano date e dati certi, allora ovviamente c’è opposizione. Eventualmente che venga chiesto all’INAIL, non c’è nessuna opposizione da parte nostra.

 

PRESIDENTE – Le Difese hanno qualcosa da osservare?

 

PARTE CIVILE – Avv. Scatturin – Per Medicina Democratica. Si può fare qualche osservazione, dico osservazione molto rapida, brevissima, su quanto è stato sostenuto alla scorsa udienza?

 

PRESIDENTE – Questo l’avevamo già detto che non sarebbe stato ammissibile, perché se no allora si riapre completamente la discussione. Avevamo puntualizzato quali erano i limiti, gli ambiti di queste eventualmente osservazioni, che sono delle controdeduzioni alle richieste della Difesa.

 

PARTE CIVILE – Avv. Scatturin – Io deposito una memoria allora, una nota.

 

PRESIDENTE – Una memoria si può sempre depositare.

 

DIFESA – Avv. Simoni – Signor Presidente, chiedo scusa, volevo semplicemente dare atto che è stata depositata ieri in Cancelleria una memoria di replica, con delle osservazioni sulle repliche formulate dall’Accusa pubblica e privata.

 

PRESIDENTE – L’abbiamo vista.

 

PROCURATORE GENERALE – Anch’io una precisazione avrei da fare: nelle note a cui è stato replicato con la memoria è stata poi aggiunta una sorta di legenda in quanto si fa riferimento a paragrafi indicati con lettera della memoria dell’avvocato Santamaria che in realtà non sono tali nell’originale, ma sono una elencazione per comodità espositiva che era stata fatta ai fini di replicare e poi è stata depositata una nota esplicativa. Non so se i Difensori hanno avuto modo..., perché è stata depositata qualche minuto dopo del deposito delle note, non so se i Difensori hanno avuto modo di verificarlo. Comunque era soltanto una nota esplicativa.

 

LA CORTE SI RITIRA IN CAMERA DI CONSIGLIO 

ALLE ORE 09.51 PER DELIBERARE.

 

LA CORTE RIENTRA IN AULA D’UDIENZA ALLE ORE 12.14 

IL PRESIDENTE DA’ LETTURA DELLA SEGUENTE ORDINANZA.

 

ORDINANZA

 

LA CORTE, sulle richieste di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale come specificamente avanzate dall’ufficio del P.M. e dalle Parti Civili, e sulle richieste conseguentemente avanzate dai Difensori degli imputati;

 

sentite le Parti;

 

osservato preliminarmente, in ragione delle considerazioni del P.G., che se la sensibilità della pubblica opinione rispetto a determinati fatti, eventi o problematiche per le quali vi è intervento dell’A.G., legittimamente può determinare nella stessa un’attesa di giustizia, che peraltro nella positiva accezione deve significare solo attenzione nella speranza di risposte, non dunque preconcetta aspettativa di un determinato risultato, e se quindi legittimo è lo sguardo della opinione pubblica, che non è il Popolo italiano nel senso costituzionale del termine, verso l’operato del Giudice, non parimenti il Giudice, così come il Magistrato inquirente, nello svolgimento delle proprie funzioni deve volgere lo sguardo alla pubblica opinione ed alle attese di giustizia, magari soggettivamente interpretate, o peggio alle attese di un determinato risultato, condizionandone le proprie determinazioni che invece debbono avere come unico parametro di riferimento la legge e quindi i criteri da questa, de iure condito, dettati; neppure assecondandosi rispetto a quelle che magari si ritengono, da giurista e non da Giudice, migliori strutturazioni legislative che possono trovare spazio solo in accademiche discussioni de iure condendo;

 

che, in relazione alle richieste in oggetto, unico parametro di riferimento è la strutturazione nel nostro ordinamento del processo di appello in generale, e, nello specifico, la normativa di cui all’articolo 603 C.P.P. che, appunto in aderenza ai principi ispiratori del processo d’appello, stabilisce le condizioni necessarie per poter disporre una rinnovazione dell’istruzione dibattimentale;

 

che, a parte le statuizioni del 4° comma dell’articolo 603 C.P.P., che qui non vengono in rilievo, la rinnovazione dell’istruzione, riassunzione di prove già assunte o assunzione di prove nuove preesistenti o sopravvenute o scoperte successivamente al giudizio di primo grado, può dunque avvenire, ad istanza di parte (e salvo il diritto delle controparti alla controprova), solo se, in rito, richieste nell’atto di appello o nei motivi aggiunti, e, nel merito, necessarie per la decisione altrimenti, allo stato degli atti, non possibile, ovvero, per le sole prove sopravvenute o scoperte dopo il giudizio di primo grado, nei limiti previsti dall’articolo 495, 1° comma, C.P.P., e dunque ove sussistenti i requisiti richiesti dall’articolo 190, 1° comma, C.P.P.: non divieto di legge, non irrilevanza, non superfluità; concetti, questi due ultimi, strettamente connessi allo stato di conoscenza oggettivo del processo e quindi soggetti a valutazione ovviamente condizionata dallo stato o grado in cui versa il procedimento con il suo bagaglio di evidenze in fatto e di arresti in diritto; onde, se non può parlarsi categoricamente, per tale ipotesi, di necessità della decisività in modo assoluto di tali nuove prove sopravvenute, pur tuttavia, imprescindibile il requisito della novità, deve comunque emergere la concreta utilità a fini decisori della nuova acquisizione;

 

che la rinnovazione può poi avvenire d’ufficio solo se ritenuta dal giudice "assolutamente necessaria", nessun diritto alla prova in tal caso sussistendo in capo alla parte che pur abbia eventualmente sollecitato l’iniziativa;

 

rilevato nella specie che il P.M. avanza richieste di rinnovazione dell’istruzione dibattimentale sia nell’atto di appello che nei motivi aggiunti, evidenziando prove sia già assunte, sia nuove, queste ultime o preesistenti o preesistenti ma successivamente conosciute o sopravvenute al giudizio di primo grado, e sollecita poi il potere di rinnovazione d’ufficio della Corte in relazione a prove non ritualmente richieste;

 

ritenuto che le prove richieste nell’atto depositato come motivi aggiunti il 5/1/2004 non possono ritenersi oggetto di legittimo esercizio di diritto alla prova cui applicare le condizioni di ammissibilità di cui al primo o secondo comma dell’articolo 603 C.P.P., in quanto inammissibile, per tardività (giudizio di appello fissato per il 20/01/2004), l’atto che le contiene;

 

rilevato che, peraltro, le richieste stesse, così come le ulteriori evidenziate per la prima volta dall’ufficio del P.M. e dagli intervenuti Difensori di Parte Civile solo in udienza, e, limitatamente a qualche documento inerente a questione non strettamente di mera controprova, anche da Difensori di imputati, sono affidate, su espressa sollecitazione, anche all’iniziativa d’ufficio di questa Corte, che però soggiace alla sussistenza del requisito dell’assoluta necessità ai fini della decisione;

 

che l’Avvocatura dello Stato per la parte appellante rappresentata, in relazione alle richieste di rinnovazione formulate nell’atto d’impugnazione, nel sostenere la nullità, per violazione del diritto di difesa, delle ordinanze in data 7/4/1998 nonché in data 8/5/2001 (con cui il Collegio ha rigettato l’istanza di acquisire referti di analisi comprovanti il livello di contaminazione di alcuni pozzi artesiani utilizzati per l’approvvigionamento di acqua destinata al consumo umano) nonché ancora in data 15/5/2001 (con cui il Collegio ha rigettato la richiesta formulata dalla Parte Civile appellante di far deporre i propri consulenti tecnici di parte prof. Nardelli e dott. Cocheo (ora sostituito, atteso il decesso, dal dott. Mauro Sanna, indicato in udienza) sulla documentazione contenuta nel faldone 102, in particolare sul monitoraggio dei vapori emanati dalle vasche dell’impianto di depurazione SG31) nonché, infine, sempre in data 15/5/2001 (con cui il Tribunale si era riservato di provvedere sulla richiesta, formulata da questa Difesa, di ispezione alle vasche dell’impianto di depurazione SG31, riserva in realtà mai sciolta formalmente e tradottasi, pertanto, in immotivato provvedimento di diniego), fonda la richiesta di rinnovazione sul disposto di cui all’articolo 604, 5° comma, C.P.P. - rinnovazione di atto nullo -, ovvero sul disposto dell’articolo 603, 2° comma, C.P.P., atteso che l’illegittima decisione del Tribunale dovrebbe restituire alla parte il diritto alla propria prova nei limiti appunto stabiliti dall’articolo 495, 1° comma C.P.P.;

 

ritenuto, quanto alle richieste dell’ufficio del P.M.:

 

che intanto frutto di mero errore materiale è la richiesta, in ordine alla quale peraltro vi è rinuncia, di acquisizione dei documenti di cui ai punti 4, 5, 6, 7 e 8 dell’atto di appello, documenti in realtà già in atti;

 

che le richieste, di cui ai punti 11, 12, 13 e 14 dell’atto di appello, di acquisizione documentale ed assunzione dei verbalizzanti sulle indagini relative ad assunte destinazioni di rilevanti somme da parte di Montedison ed Enichem per tangenti e spese pubblicitarie e fruizione di rilevanti finanziamenti da Enti pubblici, già disattese dal Tribunale con l’ordinanza 10/5/2000 (erroneamente indicata nelle richieste 8/5/2001), appaiono, allo stato, salva valutazione con il merito della ammissibilità e fondatezza o meno dell’impugnativa della predetta ordinanza, manifestamente irrilevanti, atteso che oggetto del processo non è la verifica della destinazione di disponibilità finanziarie, ma se specificamente gli imputati abbiano omesso di effettuare doverosi interventi in materia di sicurezza e salvaguardia ambientale come contestato;

 

che analogamente sono allo stato inaccoglibili le richieste, e salva anche in tal caso valutazione con il merito dell’ammissibilità e fondatezza o meno dell’impugnativa dell’ordinanza del Tribunale 8/5/2001 che già le disattendeva, di cui ai punti 2, 3 e 16 dei motivi d’appello tendenti ad ottenere acquisizione di atti relativi al caso clinico di angiosarcoma relativo al cittadino statunitense John C. Grasso e al caso di angiosarcoma riscontrato a Ravenna nei confronti di Domenico Dalla Verità’, sulle tematiche delle basse dosi di esposizione, nonché l’acquisizione dei dati analitici relativi ai campioni prelevati in otto pozzi dal Corpo Forestale dello Stato al fine di confermare l’avvelenamento relativo alle acque dei pozzi medesimi, trattandosi, quanto alle richieste 2 e 3, di eventi intanto estranei alle imputazioni ed alla realtà del Petrolchimico di Porto Marghera, e poi di parziali atti non esaustivi di per sé e neppure concretamente utili, anche per i contesti e criteri di valutazione che li hanno interessati, in relazione alla tematica dell’esposizione a basse dosi pur limitata alla causalità generale, che comunque è affrontata in atti con supporto di elementi di letteratura e considerazioni di esperti; e trattandosi, quanto alla richiesta di cui al punto 16, di documenti di per sé non solo non utili in quanto anche sul tema della contaminazione delle acque dei pozzi risultano in atti prove sicuramente sufficienti ai fini della decisione, essendo stata la questione ampiamente trattata nel corso del dibattimento e nel contraddittorio delle Parti, ma addirittura implicanti perplessità sull’esattezza dei risultati, atteso il non chiaro percorso dei campioni prelevati anche relativamente ai soggetti che si sarebbero adoperati ed in quale veste, il tutto se valutato in uno con il fatto che l’atto avveniva in assenza delle garanzie del contraddittorio ed in analogia a quanto già per altro verso verificatosi nel giudizio di primo grado, e che le Difese offrono proprie analisi di diversi campioni prelevate dai medesimi pozzi del tutto difformi;

 

che la richiesta di cui al punto 15 dei motivi d’appello, sollecitata anche dal P.G. all’udienza del 13/5/2004 - acquisizione di fotografie aeree dell’area del Petrolchimico di Porto Marghera - dovrebbe fondarsi su una impossibilità, altrimenti, di decidere allo stato degli atti, ovvero, rispetto alla sollecitata iniziativa d’ufficio, nell’assoluta necessità ai fini della decisione, presupposti che all’evidenza non sussistono in relazione a detto documento, di per sé non idoneo a fornire una lettura dello stato dei luoghi, anche nella loro modificazione storica, diversa da quella già emergente e coglibile in atti (la questione della cronologia dell’inquinamento tra la seconda e la prima zona industriale è stata ampiamente dibattuta nel corso del giudizio di primo grado, con acquisizione di numerose prove documentali e testimoniali che, allo stato, appaiano in grado di consentire la decisione sulla questione stessa senza necessità di introdurre le nuove prove richieste dall’ufficio del P.M.);

 

che circa i nuovi studi sopravvenuti indicati ai numeri 1 e 9 delle richieste dell’atto di appello ed ai numeri 1, 2, 3, 4 e 5 dei motivi aggiunti depositati il 3/1/2004, pur ammissibili questi ultimi che, seppur sinteticamente, espongono motivi di rilevanza in relazione a temi trattati in sentenza con riferimento ovviamente alle specifiche censure di cui all’atto di appello, e tenuto quindi conto del presupposto di accoglibilità delle richieste stesse di cui all’articolo 603, 2° comma, C.P.P., in realtà il presupposto stesso non sembra sussistere per alcuno di detti documenti, attesa la superfluità e quindi l’assenza, pur nella sola ottica della causalità generale, di concreta utilità ai fini decisionali degli stessi, o non portatori di dati di effettiva novità rispetto a tematiche già sciorinate in atti (studio Greenberg ed altri 2001 sull’effetto lavoratore sano; Boffetta ed altri 2003 che si limita ad analisi, come da titolo stesso del documento, di studi già esaminati e discussi in primo grado e riferiti in udienza dallo stesso Boffetta; Bosetti - La Vecchia ed altri 2003 che parimenti procede ad analisi degli studi americani ed europei Wong ed altri 1991 e Simonato ed altri 1991 e relativi aggiornamenti Mundt ed altri 1999 e Ward ed altri 2000 e 2001) e comunque non esaustivi di per sé ad immutare il quadro di conoscenze ed arresti scientifici già valutabili in atti (lo stesso studio Greenberg ed altri 2001 su letteratura epidemiologica; i documenti ACGIH - Vinil Chloride - 2001 e ACGIH - Biological Exposure Indices-2003 sulle conoscenze in letteratura sul CVM e classificazioni; gli studi Wong ed altri 2002 su cancerogenesi e tumori del fegato; lo stesso studio Boffetta ed altri 2003 nella parte che analizza ulteriori marginali piccoli studi; lo stesso studio Bosetti ed altri 2003, che pur analizza anche i successivi studi Wong 2002 di cui sopra), o comunque insignificanti e quindi di nessuna utilità in ordine alla tesi propugnata dall’accusa relativa all’associazione epatocarcinoma - esposizione a CVM (studio Romeo - Colombo sulla storia naturale del carcinoma epatocellulare che non contiene alcuna affermazione categorica o dato scientifico nuovo su detta associazione);

 

che, circa la richiesta di produzione del documento D.P. DUFFIELD relativo al cosiddetto patto di segretezza, ancora ritualmente indicato al n. 10 nei motivi di appello del P.M., la cui accoglibilità è ancorata, essendo stato scoperto dopo il giudizio di primo grado, al sopra precisato presupposto di cui all’articolo 603, 2° comma, C.P.P., seppur trattasi di documento pertinente a problematica affrontata in giudizio, trattata anche in sentenza e riproposta nei motivi di gravame, non si ravvisa in tale acquisizione concreta utilità ai fini della decisione, tenuto conto dei tempi della missiva (luglio 1973), specifica conoscenza e coinvolgimento di singoli determinati soggetti oggi imputati, ed epoche dei commessi reati come contestate;

 

che, quanto alle richieste di cui ai motivi aggiunti depositati il 5/1/2004, inammissibili per tardività come già sopra osservato, le stesse potrebbero trovare accoglimento, nella sollecitazione fatta al potere d’ufficio della Corte, solo se l’indicata rinnovazione fosse assolutamente necessaria per la decisione;

 

che tanto non può riconoscersi per nessuno dei documenti indicati, che già neppure raggiungono, così come per i documenti di cui prima si è detto, la soglia della utilità ai fini decisori;

 

che trattasi ancora, nei punti da 1 a 6, di nuovi studi, pur solo sempre relativi alla causalità generale, che anche in merito comunque, lungi dall’essere assolutamente decisori, o non forniscono dati di effettiva novità rispetto agli elementi di conoscenza relativi a specifiche tematiche e non appaiono di per sé esaustivi ad immutare il quadro di conoscenze ed arresti scientifici già valutabili in atti (studio Wong ed altri 2003 sull’asserita interazione tra esposizione a CVM ed epatite B, che al di là delle censure metodologiche della Difesa non giunge a risposta categorica in materia; studio Mastrangelo ed altri 2003, opera di consulente tecnico dell’Avvocatura dello Stato, che non fornisce nulla di effettivamente anche solo rilevante in più rispetto alla sua relazione e contributo fornito nell’istruttoria di primo grado; così come lo studio Pirastu - Comba ed altri, 2003, che pure ingloba tesi di consulenti dell’accusa già illustrate in atti; studio Albertini ed altri 2003 che ha impronta prettamente metodologica ma non giunge, così come lo studio Schumacher - Woltz ed altri 2002, sulle tematiche oggetto di causa ad arresti scientifici diversi da quelli già evidenziabili in atti; studio Morinello ed altri 2002, mero aggiornamento di studi già illustrati in processo, con conclusioni che non modificano il quadro di conoscenze scientifiche emergente in atti) o comunque, detti nuovi studi, appaiono insignificanti e quindi di nessuna utilità in ordine alla tesi propugnata dall’Accusa relativa all’associazione epatocarcinoma - esposizione a CVM (studio Romeo - Colombo sulla storia naturale del carcinoma epatocellulare che non contiene alcuna affermazione categorica o dato scientifico nuovo su detta associazione);

 

che manifestamente irrilevante, e quindi ancora lungi dal rivestire il carattere dell’assoluta necessità, è la scheda FULC - Università di Padova, relativa a Gabriele Bortolozzo, pure indicata nei motivi aggiunti del P.M. del 5/1/2004 e la cui acquisizione è stata comunque sollecitata all’iniziativa d’ufficio di questa Corte;

 

che, infatti, allo stato, riconosciuta comunque la patologia in oggetto da parte del Tribunale con declaratoria di prescrizione del relativo reato, nulla muta la data di insorgenza della malattia propugnata dal P.M., e ciò a prescindere dalla assoluta decisività o meno del documento indicato ai fini della tesi propugnata;

 

che parimenti difetta il requisito dell’assoluta necessità ai fini del decidere per l’ammissione delle prove sollecitate dall’ufficio del P.M. solo all’udienza del 13/5/2004;

 

che inammissibile innanzitutto è il chiesto riesame di consulenti e testimoni per dare "interpretazione autentica" del loro dichiarato, che si assume dal P.M. travisato dal Tribunale: il dichiarato dei consulenti e dei testi è quello che risulta dai verbali di udienza, e sulla scorta degli stessi si opererà la valutazione della rispondenza, censurata dal P.M. nel gravame, della ricostruzione operata dal primo Giudice, né si evidenziano motivi per ritenere assolutamente necessario riesaminare consulenti e testi indicati dal P.M.;

 

che circa il documento in data 13/11/1972, relativo pure alla tematica del patto di segretezza, sono riproponibili le considerazioni già sopra svolte in relazione al documento D.P. DUFFIELD, onde è vieppiù da escludere l’assoluta necessità per l’acquisizione, mentre la richiesta relativa al documento 24/1/67 non pare neppure debba essere delibata trattandosi di documento già agli atti, onde nessuna problematica di rinnovazione si pone;

 

che manifestamente ininfluente è poi il documento Lilienfeld 1991 che è estraneo a problematiche di esposizione a CVM e specifica azione di tale sostanza, onde certo non se ne può ritenere l’assoluta necessità a fini decisori;

 

che, quanto ai documenti, studi e consulenze allegati alla memoria tecnica datata 10/5/2004 e richiesti pure all’udienza del 13/5/2004, gli stessi ancora vanno ritenuti non assolutamente necessari ai fini del decidere riguardando o contributi già in atti, o asseriti nuovi studi in ordine alla natura di cancerogeno "promovente" del CVM ed in ordine all’interazione tra alcool e CVM, tra epatiti virali e CVM, nonché in merito al rapporto tra esposizione a CVM ed epatocarcinoma, che ancora, a parte ogni ulteriore considerazione evidenziata dalle Difese, nulla immutano sostanzialmente rispetto al quadro di conoscenze ed arresti scientifici già emergenti in atti, o comunque documenti che non rivestono il carattere dell’assoluta decisività; né appare necessario esaminare ancora consulenti del P.M. -Mara, Carrara, Carnevale, Comba, Pirastu, Biggieri, Vineis, Forti - in relazione a studi la cui incidenza logica in merito ai temi d’accusa è direttamente valutabile dal Giudice (Tribuk 1949), o su documenti relativi al concreto operare nei reparti e modalità di azione degli autoclavisti che direttamente emergono dalle prove documentali e testimoniali in atti, sulle tematiche relative all’inquinamento che ha esauriente trattazione documentale e da parte degli esperti; ancora in merito a studi già in atti sui quali ampiamente vi è stato contraddittorio tra gli esperti in primo grado, su una memoria, sia pure tecnica, del P.M., che è di libera produzione ma come tale valutabile e non poi come prova una volta svolto sulla stessa il chiesto, ma inammissibile e comunque non assolutamente necessario, esame di consulenti; tanto più che non vengono acquisiti, come sopra detto, i documenti allegati, onde inconferente diventa altresì sentire consulenti specificamente su nuovi documenti e nuovi studi non acquisiti;

 

che parimenti, ancora, e per gli stessi motivi sopra enunciati, non appaiono acquisibili i nuovi studi Stickel/Seitz 2002 e Gennaro 2003 per i quali, giova ripetere, dovrebbe ricorrere il requisito dell’assoluta necessità ai fini del decidere;

 

che inammissibile è l’acquisizione della e-mail diretta al P.M. da parte del teste Salvatore Giudice, la cui testimonianza è verbalizzata in atti, e parimenti non necessario nei termini di cui al terzo comma dell’articolo 603 C.P.P. è riesaminare detto teste su punto già trattato nel suo esame, essendo ancora una volta non ammissibile che sia il testimone a sollecitare assunte necessità di spiegazioni o integrazioni al suo dire formatosi nel meccanismo dell’esame incrociato;

 

che non necessaria è l’acquisizione del libretto personale di Poppi Antonio in quanto i dati riportati non assumono significato decisorio in relazione ai reati in imputazione;

 

che non necessaria è altresì l’acquisizione delle analisi del Magistrato delle Acque del 2002/2004 e conseguentemente l’audizione dei testi indicati sul loro contenuto, atteso il periodo che porta il documento a non essere significativo in relazione alle specifiche posizioni degli imputati, ed all’epoca del commesso reato;

 

che infine, non assolutamente necessaria ai fini del decidere è l’acquisizione di cartella sanitaria della Parte Civile Zennaro richiesta dal suo Difensore, riportando tale documento solo il dato oggettivo di una neoplasia al fegato intervenuta nel 2003 a soggetto già riconosciuto affetto da cirrosi, ma nulla ulteriormente dimostrando sulla causalità;

 

che ancora, circa specificamente le richieste formulate all’udienza del 13/5/2004, ai sensi dell’articolo 603, comma 3°, C.P.P., di acquisizione di una memoria tecnica e l’esame dei consulenti Mara e Carrara in relazione all’andamento nel tempo dell’inquinamento da PCDD\F derivante dalla produzione di CVM nel periodo 1980\2003, nonché di quello del rame contenuto nei reflui di processo del ciclo dicloroetano\CVM, anche le stesse non possono essere accolte in quanto non risultano assolutamente necessarie ai fini della decisione: infatti l’argomento oggetto della memoria e della eventuale audizione dei consulenti risulta essere già stato esaminato e dibattuto nel corso del giudizio di primo grado proprio tramite l’esame dei consulenti Mara e Carrara e nessun contributo alla decisione fornirebbe la loro audizione, che potrebbe solo consentire un aggiornamento dei dati in riferimento ad un periodo temporale che non interessa il presente procedimento;

 

che circa la richiesta, sempre formulata in udienza ai sensi dell’articolo 603, comma 3°, C.P.P., di acquisizione di una consulenza redatta da Tomatis, Vineis e Zapponi, e l’audizione degli stessi sulla pericolosità dei fattori inquinanti anche a basse dosi in relazione alla loro possibile interazione e ai conseguenti effetti additivi e/o sinergici per l’assuntore di un alimento in cui quei fattori siano contemporaneamente presenti e sulla interpretazione della curva dose - risposta, anche in questo caso manca il requisito della assoluta necessità della prova ai fini della decisione richiesto dal comma 3° dell’articolo 603 C.P.P;

 

che, in vero, gli argomenti oggetto della consulenza e sui quali dovrebbero essere sentiti Tomatis, Vineis e Zapponi, sono già stati presi in esame nel corso del giudizio di primo grado dagli stessi consulenti con le garanzie del contraddittorio;

 

che, circa le richieste dell’Avvocato dello Stato, di esame dei consulenti Giancarlo Nardelli e Mauro Sanna - quest’ultimo in sostituzione del consulente Cocheo, deceduto - sulla documentazione contenuta nel faldone 102 per capire il funzionamento e le dimensioni delle vasche e delle cappe di aspirazione dell’impianto SG31 in relazione alla presenza di CVM nelle acque dell’impianto stesso e, in subordine, di ispezione al fine di disporre una perizia tecnica, avanzate, come si è detto nella premessa della presente ordinanza, in via principale ai sensi del comma 5° dell’articolo 604 C.P.P. al fine di sanare la nullità provocata dall’ordinanza del Tribunale che aveva escluso l’audizione di Nardelli e limitato quella di Cocheo ad una parte del materiale acquisito, in realtà, nel caso in esame, non si ravvisano gli estremi della eccepita nullità;

 

che infatti, i limiti che il Tribunale ha voluto porre all’assunzione della prova rientrano nell’ambito del potere discrezionale del Giudice di integrazione probatoria e l’Avvocato dello Stato non può ora lamentare la violazione del diritto alla propria prova in relazione ad una prova introdotta nel dibattimento con l’acquisizione della documentazione del citato faldone, da altri prodotta, operata sulla base di una autonoma e discrezionale decisione del Tribunale sulla rilevanza e pertinenza della documentazione stessa e dei temi che ne derivavano come meritevoli di trattazione secondo quella valutazione che aveva portato ad accogliere la produzione, evidenziandosi altresì che comunque il Tribunale ha espressamente consentito lo scambio di memorie che erano libere di sviluppare i temi che ognuno avesse ritenuto utile: l’elemento di prova comunque è costituito dalla documentazione e non dalle spiegazioni che ognuno, tecnicamente o giuridicamente ne vuole dare;

 

che, in ogni caso le prove richieste dalla Parte Civile risultano, allo stato, non necessarie ai fini della decisione, in quanto il tema della classificazione delle acque convogliate nelle vasche di neutralizzazione dell’impianto SG31 come rifiuti tossico-nocivi risulta essere stato trattato nel corso del giudizio di primo grado e questo Collegio ha a disposizione il materiale probatorio necessario;

 

che, infine, non assolutamente necessarie, per quanto sopra detto, sono tutte le ulteriori richieste di rinnovazione dell’istruzione per come formulate dalle Parti;

 

P.Q.M.

 

visto l’articolo 603 C.P.P..

 

rigetta tutte le istanze di rinnovazione dell’istruzione come formulate dalle Parti e dispone procedersi oltre.

 

PRESIDENTE – La prossima udienza è il giorno 15, ore 9.00.

 

PUBBLICO MINISTERO – Presidente, chiedo scusa, solo per il programma della prossima udienza, dovrebbe cominciare la requisitoria del Pubblico Ministero?

 

PRESIDENTE – Certo.

 

PUBBLICO MINISTERO – Siccome sono materialmente due giorni, se è possibile soltanto il rinvio all’udienza successiva per mettere a posto il materiale, che ovviamente, di discussione, è notevole. Non chiedo più, solo l’udienza del 15, mi basta avere, invece dei due giorni che mancano praticamente, di avere cinque, sei, sette giorni, si andrebbe alla settimana più in là, invece di martedì 15, martedì 22, per me sarebbe sufficiente. E’ una richiesta che formalizzo in questo senso, perché io ovviamente sono pronto da gennaio a fare la requisitoria, ma materialmente bisogna che questo materiale venga anche predisposto tecnicamente, che venga computerizzato, preparare le slide, invece di due giorni me ne servono sei o sette, non sono molti di più.

 

ORDINANZA

 

LA CORTE rinvia il procedimento all’udienza del 22 giugno 2004, ore 09.00.

 

 

IVDI -  Sede operativa: Casale sul Sile

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