UDIENZA DEL 14 OTTOBRE 2004

 

CORTE D’APPELLO DI VENEZIA

SEZIONE PENALE

 

Dott. Aliprandi Presidente

 

VERBALE DI UDIENZA REDATTO IN FORMA STENOTIPICA

 

PROCEDIMENTO PENALE N. 600/03 R.G.

A CARICO DI: CEFIS EUGENIO + ALTRI

 

Esito: Rinvio al 20 ottobre 2004.

 

PROCEDIMENTO A CARICO DI - CEFIS EUGENIO + ALTRI -

 

PRESIDENTE – Prego, professore.

 

DIFESA – Avv. Stella – Signor Presidente, signori Giudici, Consiglieri, io continuerò a sviluppare la mia discussione con il filo conduttore che vi ho indicato ieri, tentativo di ingannare la Corte compiuto non in modo isolato, ma in modo sistematico e organizzato; è un tentativo che coinvolge anche il Procuratore Generale e l’Avvocato dello Stato. Naturalmente all’udienza prossima presenterò la memoria con l’indicazione di tutti i luoghi processuali, tutti i punti, e la Corte potrà verificare questo inganno, sarà documentato. Proseguendo nella mia analisi, devo finire il nesso di condizionamento e poi parlerò della causalità generale e cercherò di parlare anche dell’avvelenamento, perché il tentativo di ingannare la Corte che vi sto illustrando sulla causalità è niente in confronto a quello che sentirete quando parlerò dell’avvelenamento, dell’adulterazione e del disastro. L’esperto dell’Accusa da me preferito, il dottor Comba, a un certo punto ebbe a dire: "Su ciò di cui non possiamo parlare è bene tacere". È questa una affermazione tratta da Wittgenstein, il trattato di Wittgenstein, circolo di Vienna. L’opera di Wittgenstein ha condizionato tutta la cultura del Novecento, ma io dubito che il Pubblico Ministero e il Procuratore Generale abbiano letto il trattato di Wittgenstein e, quindi, abbiano riflettuto su questa affermazione riportata dal dottor Comba. Invece bisognerebbe studiare queste cose prima di parlare, se no bisogna tacere. L’Accusa, il Pubblico Ministero ha il coraggio di dire che i Difensori, dice lui, ma sono io, in combutta in sostanza con la Cassazione... dodici anni di sentenze a partire dalla sentenza di Stava, che sono tutte riportate nell’appostazione di leggi scientifiche. Avremmo inseguito una utopistica certezza assoluta. Eh no, e qui è proprio il caso di dire: su ciò di cui non possiamo parlare è bene tacere. Io debbo rispondere a questa affermazione del Pubblico Ministero. Le cose stanno in questi termini: io già agli inizi dei miei studi sulla causalità avevo capito che il sapere è provvisorio, è sempre congetturale. Avevo detto chiaramente in leggi scientifiche e spiegazione causale che oggi gli scienziati ne sanno molto di più di quello che si sapeva cent’anni fa e ne sanno molto di meno di quanto sapranno tra mille anni, però per dare la spiegazione di un evento concreto, di un accadimento concreto, bisognerebbe riferirsi al sistema completo delle leggi della scienza, cioè anche a quello che si saprà tra mille anni. Questo non è possibile, noi dobbiamo decidere sulla base di quello che sappiamo oggi, anche se siamo consapevoli che la scienza è un cimitero di errori, anche se siamo consapevoli che quello che appare oggi come scientificamente provato potrà essere la favola di domani. Ma è da questa prima considerazione che io avevo tratto una conseguenza, cioè che inevitabilmente nella spiegazione in tutti i settori della scienza, nel diritto ma anche nella storia, nella fisica e nelle altre discipline, bisogna procedere con le assunzioni tacite, con la clausola "accetta disparibus", cioè dando conosciute tutte quelle condizioni di fatto iniziali e quelle leggi della scienza che oggi non conosciamo. Questo comporta una conseguenza inevitabile, quella che io allora definivo la struttura probabilistica della spiegazione causale. Che significato aveva questa affermazione? Quello che vi illustravo ieri, che noi possiamo dire che sulla base del sapere odierno "è certo" che un antecedente è la condizione necessaria dell’evento lesivo, ma questo, questa proposizione, ha una base, un grado di conferma inevitabilmente probabilistico, cioè il grado di fiducia di cui vi parlavo ieri è provvisorio, e sulla base anche qui di quello che sappiamo abbiamo visto ieri che o lo quantifichiamo o non lo quantifichiamo, ma deve essere molto elevato; se lo quantifichiamo deve essere vicino a cento questo grado di fiducia, sulla base delle conoscenze attuali. Altro che certezza assoluta! Ci sono pagine... io ho dedicato un capitolo di "Giustizia e Modernità" sulla incertezza della scienza, e poi si ha il coraggio di dire: "La Cassazione, la sentenza di Stava è ben consapevole di questo". Certo, e dice che le leggi della scienza sono utilizzabili in quanto siano controllabili e in quanto siano sottoposte a dei controlli razionali. Quindi sembra... quello che non si vuole capire è che il nostro deve essere un giudizio di certezza sì, ma che questo giudizio di certezza è provvisorio, è provvisorio inevitabilmente, e dunque chiamiamolo probabilistico, con una conferma che ha una natura probabilistica. Altro che utopistica certezza assoluta! Andando avanti, sa, Presidente, "La Nuova Venezia" oggi mi definisce "anziano", eh sì, "anziano professore", è vero, ma essere anziani ha i suoi vantaggi. Ci si alza presto alla mattina, alle 5 si è già lì a studiare, a lavorare, a leggere, a studiare soprattutto. Io mi ricordo che alle 5 della mattina mi sono imbattuto in questa incredibile affermazione del Pubblico Ministero, dice: "Le Sezioni Unite dicono quello che dico io, mentre dicono il contrario di quello che dice il Tribunale". Allora io mi sono chiesto... ho messo da una parte quello che dice il Pubblico Ministero, da una parte la sentenza del Tribunale di Venezia e dall’altra quello che dicono le Sezioni Unite, e non volevo credere ai miei occhi. Ma, dico, il Pubblico Ministero pensa che noi non leggiamo? Oppure pensa che noi leggendo non capiamo? Le Sezioni Unite dicono esattamente quello che dice il Tribunale di Venezia, i due capisaldi, la causa penalmente rilevante e la condizione necessaria, e non possiamo... il criterio della causalità generale o dell’aumento del rischio non è un criterio di imputazione che noi possiamo utilizzare. Io non sto qui a leggervi i passi della sentenza, li troverete nella memoria, l’esatto contrario di quello che dice il Pubblico Ministero. Ma dico, io qui veramente non capisco, continuo a non capire come si possano fare certe affermazioni. Io poi dirò ancora qualcosa, ma volevo affrontare stamattina da subito - perché lui l’ha riferita al nesso causale - la discussione dell’Avvocato dello Stato. Dice lui, le cose che ha detto sono due, in sostanza, due enormi falsità, una relativa al gascromatografo e l’altra relativa al milione di metri cubi di sostanze tossiche che andrebbero a finire in laguna. Di questo secondo aspetto mi occuperà quando parlerò del disastro, di questa falsità. Oggi mi voglio occupare della prima; l’ha detto lui, avete sentito, no?, le perdite, il gascromatografo che è una schifezza. Bene, allora intanto dico che anche questo è un tema di causalità generale, e lo dice espressamente l’avvocato Schiesaro, che parla di rischio, quindi ne parlo oggi per dire che non c’entra nulla con il nesso di condizionamento. E poi voglio dire subito che non è la prima volta che l’avvocato Schiesaro viene in aiuto della Difesa; poi lo vedremo. In sostanza l’avvocato Schiesaro dice... l’avvocato Schiesaro ce l’ha con i 288 PPM, grazie, è l’architrave, i due grandi scienziati Simonato e Boffetta, io ho presente l’udienza in cui sono intervenuti; quando il Presidente gli ha chiesto: "Ma insomma, ditemi, qual è il livello sotto il quale non avete visto effetti?" e loro: "Noi abbiamo un caso di 288 PPM, da dieci anni, sotto non abbiamo visto niente e non sappiamo dire niente". E poi sull’aula silente, silente, perché si era capito che lì era il clou, cade la domanda del Presidente: "E le basse dosi successive alle alte esposizioni?" e la risposta dei due grandi scienziati fu: "Non sappiano niente e non possiamo darle nessuna risposta". E allora il buon Schiesaro cerca di prendersela, in sostanza, con i 288 PPM e dice: "No, è sbagliato tutto, perché io vi ho dimostrato... il professor Nardelli ha dimostrato che l’esposizione era molto più alta"; ma se fosse così, Signori della Corte - ecco perché l’Avvocato dello Stato aiuta la Difesa sempre - vorrebbe dire che il livello, la soglia al di sotto della quale non sono stati osservati degli effetti non è 288 PPM, ma è molto più alta, sarà di 400 PPM. Vuol dire che le parole di Simonato e Boffetta dovrebbero essere interpretate così: sotto 400 PPM per dieci anni non è stato osservato nessun effetto, per paradosso. Ma la verità è che è un cumulo di falsità. Vedete, mi ha colpito come Schiesaro sia giunto perfino al punto da prendersela con Gasparini definendolo un capo reparto titolare di una posizione di garanzia. È una falsità, Gasparini era un operaio, non era un capo reparto. Gasparini era un assistente di giornata al CV6; assistente di giornata vuol dire in sostanza che è un assistente del capo reparto, che diventa assistente di sicurezza quando passa al CV24, quando viene chiuso il CV6. Capo reparto allora era Rossetti. E poi c’era un altro teste, il teste Fin, che era assistente di sicurezza. L’assistente di sicurezza si occupava della manutenzione, delle perdite, della formazione del personale, del rispetto delle norme, al CV22-23. Quindi abbiamo il CV6, il CV24, Rossetti era capo reparto al CV6 e al CV24, in sostanza. Io non sto qui a leggervi le dichiarazioni. Per comodità della Corte allegherò alla memoria, e prego la Corte di leggere le dichiarazioni di questi tre testi. Cosa viene fuori da queste dichiarazioni? Viene fuori una cosa sconcertante. Il professor Nardelli aveva fatto tutti quei calcoli. Il professor Nardelli è un fisico del quale, devo dire, va segnalata l’onestà intellettuale. Lui non perde occasione per dire: "Guardate che io sono un fisico", non è un igienista industriale, non è un epidemiologo, non sa delle fabbriche, degli stabilimenti, è un fisico che ha di fronte dei documenti. Bene, il professor Nardelli, nel calcolare le perdite – poi di questo vi parlerà il professor Pulitanò, ma io ve lo devo dire stamattina – era caduto in un fraintendimento grave, perché non aveva calcolato le perdite reali, ma aveva fatto i suoi calcoli sulle dichiarazioni di sicurezza dello stabilimento. Le dichiarazioni di sicurezza di incidenti rilevanti, sapete, sono quelle che lo stabilimento deve fare, tutte le fabbriche devono fare prevedendo le peggiori condizioni possibili, facendo un piano di evacuazione dello stabilimento e via discorrendo, in caso di incidenti rilevanti, grossi incidenti. Quindi in queste dichiarazioni di sicurezza erano indicate anche come peggiori condizioni possibili le rotture di guardie idrauliche, i rubinetti, etc., ma cose gigantesche, catastrofiche. Il professor Nardelli ha fatto i suoi calcoli sulle dichiarazioni di sicurezza. Ecco, se voi leggete Gasparini, Rossetti e Fin, vi diranno tutti la stessa cosa: "No, ma quelle perdite lì non si sono mai verificate - quelle di cui parla il professor Nardelli - quelle sono quelle previste dalle dichiarazioni di sicurezza. Le perdite vere sono quelle che risultano dal registro delle perdite, sono delle anomalie normali, rare e molto molto modeste". E aggiungeranno i tre testi: "E guardate, tutti avevano i mezzi di protezione, avevano l’autorespiratore, avevano tutti gli altri sistemi di protezione. La situazione vera, d’altra parte, io prego la Corte... allegherò queste cose, ma sono molto molto... sono decisive per capire cos’è accaduto queste testimonianze. Sentite cosa dice per esempio Fin, l’assistente di sicurezza: "Noi avevamo, per casi di emergenza, l’autorespiratore, ogni operatore aveva un autorespiratore, le maschere con vapori a gas organici ed acidi, poi avevamo i guanti, la tuta da lavoro, le scarpe di sicurezza, vari tipi di guanti e l’elmetto protettivo. I controlli – e lui era assistente di sicurezza – sul tema della sicurezza avevano cadenze serrate. Nel ’90 il 98% indossava i guanti, il 52% l’elmetto, il 92% le scarpe di sicurezza". Quanto alla presenza del CVM nel CV22 e 23: "Normalmente CVM non ce n’era nel nostro impianto. Le fughe erano fenomeni abbastanza rari e comunque di entità modesta, molto modesta", stesse cose che dice Gasparini e stesse cose che dice Rossetti, il quale riferisce al Tribunale dei controlli ambientali nella zona di insacco e delle migliori tecnologie apportate da Enichem. Per quanto riguarda il CVM: "Eravamo anche lì a livello di zero milligrammi per metro cubo", milligrammi per metro cubo che corrispondeva in pratico alle PPM. E poi conferma tutte quante le cose dette, per le perdite: "Solo tre o quattro casi di anomalie non consuete, assolutamente lontane da quelle considerate nelle dichiarazioni di sicurezza di cui ha tenuto conto il professor Nardelli", il quale professor Nardelli d’altra parte non perde occasione per dire: "Guardate che io sono un fisico e come fisico per me è importante quello che ho riscontrato", e cosa ha riscontrato? Eh, Signori della Corte, sentite, Nardelli dice che ha riscontrato una minima quantità di CVM, questo è il condensato dei suoi calcoli, e nella sua relazione dice che "nell’anno 1991, in luogo di un valore inferiore a 0,2 PPM – che sarebbe quello indicato dall’azienda, dalle rilevazioni ufficiali, diciamo - un valore di 0,284". 0,284. E ancora, nell’udienza del giugno ’99: 0,284. E dice: "È una cosa modesta per l’Accusa questa, ma per me fisico è importante avere individuato questo". Poi preciserà più avanti che il massimo valore di concentrazione del CVM è 0,607 PPM, definito come un valore di concentrazione media attendibile su base annua, e dice: "A voi non sembrerà tanto, perché non sembra che cambi molto rispetto alle rilevazioni che fa il gascromatografo, ma per me che sono un fisico cambia molto, è superiore ben di quattro volte, da 0,2 a 0,6". Questa è la sostanza del pensiero dell’onesto Nardelli. Su questo punto a me piacerebbe chiedere all’avvocato Schiesaro: ma se lui era proprio convinto di questo che ha detto a voi, perbacco, doveva avvertire Comba, Comba-Pirastu, Boffetta, Simonato: "Avete sbagliato tutto". E Comba-Pirastu cosa fa? Voi sapete che è famosissima la matrice Comba-Pirastu, è quella matrice mansione-esposizione che è stata utilizzata nell’indagine di coorte di Porto Marghera e che è stata poi usata nell’indagine dello Studio Multicentrico Europeo. Dalla metà degli anni Settanta questa matrice dice che l’esposizione è inferiore alle 5 PPM. Questa matrice venne poi precisata da Comba e Pirastu nel ’98, così: "Alla metà degli anni Settanta sono state adottate misure di controllo più efficaci, che hanno riportato l’esposizione a livelli solitamente inferiori ad 1 PPM". È quello che diceva Nardelli: 0,607 dice Nardelli, noi diciamo 0,2. E (inc.) e Boffetta, Studio Multicentrico Europeo, dicono: "Le esposizione CVM nelle diciannove fabbriche sono state stimate essere 1 PPM per tutte le mansioni nel periodo ‘76–‘88", e dicono, attenzione, i due scienziati della IARC: "Non è che noi abbiamo calcolato questi a caso. Questi calcoli sono stati fatti dagli igienisti industriali locali e i calcoli fatti da questi, dagli igienisti del lavoro, li abbiamo fatti validare – cioè confermare – da due igienisti esterni, da due igienisti uno inglese e uno svedese, i quali hanno confermato la bontà della rilevazione dell’1 PPM". E allora ditemi, Signori della Corte, cosa resta del discorso di Schiesaro sulle esposizioni più elevate tali da toccare, da fare cambiare i 288 PPM. Resta solo la meraviglia, perché io penso se avesse avuto un qualche influsso, qualche rilievo, beh, sono cose dette nel processo di primo grado. Erano lì Comba e Pirastu e sono venuti anche Simonato e Boffetta, e non hanno detto: "Oddio, abbiamo sbagliato tutto". Non l’hanno detto perché non era vero, e lo confermano proprio i calcoli di Nardelli. Ecco, sul nesso di condizionamento voglio dire poi una cosa che forse sorprenderà la Corte. Quella del Tribunale di Venezia è una bella sentenza, ma secondo me il Tribunale non è andato fino in fondo; il Tribunale doveva assolvere tutti perché il fatto non sussiste, e vi spiego perché, due parole soltanto. Angiosarcoma, angiosarcoma da alte esposizioni. Vedete, agli atti c’è una relazione mai contestata dell’epidemiologo della Difesa professor Zucchetti, che dice, intanto, che le cause diverse dal CVM dell’angiosarcoma sono di più di quelle che vengono menzionate abitualmente, il torotrust, l’arsenico... Ci sono gli steroidi anabolizzanti, ci sono i farmaci. Ma questo è niente, perché riporta Zucchetti gli studi che riferiscono che l’80% degli angiosarcomi è di origine sconosciuta, sono angiosarcomi che si verificano in giovani e in bambini e nessuno sa da dove vengano. E allora ditemi come ha fatto il Tribunale ad escludere l’intervento di altre cause, e della sicura esclusione di altre cause ci parlano le Sezioni Unite, sicura esclusione di altre cause. L’80% non è un numero piccolo. E andiamo avanti: le epatopatie. Qui l’EPA nel maggio 2000, chiamata imprudentemente in causa dal Pubblico Ministero, è una miniera. Sapete cosa dice l’EPA nel maggio 2000, dice: "Ci sono degli studi epidemiologici che hanno associato l’esposizione occupazionale cronica al cloruro di vinile, in particolare fibrosi subcapsulare, portale e perinusoidale, iperplasia e cellule sinusoidali e ipertensione portale", che sono quelle che il Tribunale considera tipiche dell’esposizione al CVM. Sentite cosa dice l’EPA: "I sintomi e i segni delle malattie del fegato, associate all’esposizione occupazionale al CVM, includono dolore o senso di fastidio al quadrante destro superiore dell’addome, epatomegalia, splenomegalia e trombocitopenia, in aggiunta a fibrosi, cirrosi e ipertensione portale. Tuttavia – concludono gli scienziati dell’EPA – queste osservazioni non sono patognomoniche (patognomoniche vuol dire tipiche) della malattia del fegato indotta dal cloruro di vinile", e il Tribunale di Venezia le ha invece considerate tipiche. E non parliamo poi dei morbi di Raynaud, perché i morbi di Raynaud, basta prendere a caso qualsiasi manuale di Medicina del Lavoro e si vede che le cause diverse dal CVM sono un’infinità: ci sono – solo per nominarne alcune - disordine del tessuto connettivo, ostruzione meccanica delle arterie, eccessiva vischiosità del sangue, esposizione a farmaci, apparecchi che vibrano", etc.. E allora come ha fatto il Tribunale a considerare tipici i morbi di Raynaud ad alte esposizioni? Anche qui si poneva un problema della sicura esclusione delle altre cause. La questione a me come Difensore degli imputati di Enichem interessa dallo zero indietro, però l’osservazione che faccio è per dire che, invece di tentare di ingannare la Corte, il P.M. avrebbe fatto bene a difendere la sentenza del Tribunale, perché su questo punto fa acqua. Adesso posso cominciare a parlare della causalità generale. Qui devo dire che ciò che non ha capito il nostro P.M. altri Pubblici Ministeri, come quello di Brindisi, l’hanno capito perfettamente. Vedete, io non ce l’ho affatto con il P.M.; Signori della Corte, io sono stato perseguitato per anni perché ho difeso a spada tratta i nostri Pubblici Ministeri, ma quelli che rispettavano la legge, come il P.M. di Brindisi. Il Pubblico Ministero di Brindisi dice: "La causalità generale è solo un punto di partenza. Punto d’arrivo è la dimostrazione del nesso di condizionamento". Sul punto d’arrivo il P.M. di Brindisi è categorico, non poteva essere diversamente. Io ho conosciuto il dottor De Nozza, è uno studioso del diritto. E’ attualmente ignoto alla scienza medica il processo causale che porta all’insorgenza della patologia cancerogena. Nel caso delle presunte morti da cloruro di vinile il giudizio controfattuale porta inevitabilmente al più classico dei non liquet sul nesso di condizionamento. Quanto al punto di partenza - dice il P.M. di Brindisi – si comincia cercando di vedere se la sostanza è idonea, se c’è un aumento del rischio; poi la seconda parte dell’indagine è quella relativa al nesso di condizionamento. Bene, punto d’arrivo non c’è, ma non c’è neppure il punto di partenza, perché – dice il P.M. di Brindisi – il collegio di esperti di medicina legale concludeva nel senso che le evidenze epidemiologiche, unanimemente condivise nella scienza, sono nel senso che l’esposizione al CVM aumenti il rischio di insorgenza di un solo tipo di patologia polmonare, cioè l’angiosarcoma epatico. Il collegio di esperti era costituito da tre esperti, uno dei quali era il professor Rodriguez, che nel nostro processo era un medico legale allineato alla posizione degli altri medici legali. Si vede che dopo il processo il professor Rodriguez ha studiato, ha studiato di più, ha approfondito il tema e ha capito che i medici legali in questo processo avevano sbagliato. Qui il collegio dice che mancano nella letteratura scientifica evidenze di un aumento del rischio per l’epatocarcinoma, per le epatopatie evolventisi in cirrosi, per la cancrocirrosi e per i tumori diversi dal tumore del fegato. Per tutti questi tumori è impossibile d’altra parte provare il mancato intervento di altre cause. Così avrebbe dovuto fare il nostro Pubblico Ministero. Invece ecco di nuovo la realtà nascosta. Cosa è accaduto nella nostra istruttoria dibattimentale? È accaduto di nuovo uno scontro inaudito tra gli stessi esperti dell’Accusa. Per i tre organi bersaglio diversi dal fegato - polmone, sistema ematolinfopoietico, cervello - da un lato c’è Berrino, il quale dice che ci sono sempre degli eccessi, c’è sempre l’associazione, dall’altro c’è Carnevale, che riconosce: "Non c’è associazione". Per il tumore del polmone in particolare da una parte c’è Berrino e c’è associazione; è Mastrangelo che dice: "C’è associazione col PVC"; dall’altra c’è Comba-Pirastu, i quali nella relazione conclusiva del 20 aprile diranno: "Non c’è relazione, non c’è associazione tra esposizione e tumore al polmone", e quanto agli insaccatori delle ditte d’appalto, vi anticipo, proprio qui Comba dirà: "Su ciò di cui non possiamo parlare è bene tacere". Per le polveri di PVC – dice Comba – si disponeva di un solo studio americano, lo studio di (Rasweiler), ve ne parlerò tra un po’, e un solo studio non basta. Per l’epatocarcinoma è da registrare un altro scontro tra Berrino, che dice: "Non ci sono sufficienti evidenze epidemiologiche", e Martinez, che dice: "C’è un rischio per le alte esposizioni, superiori a 1650 PPM". Per Berrino l’evidenza epidemiologica non è chiara ma è un po’ dubbia; per Martinez l’evidenza sussiste per le alte esposizioni; per Comba e Pirastu i casi di cirrosi sono inferiori all’atteso nella coorte di Porto Marghera. Lo scontro si attutisce per il melanoma e per il tumore alla laringe, perché per il melanoma Berrino e Bai precisano che ci sono degli aumenti di mortalità, che però si basano su piccoli numeri e sono limitati ad un solo Paese, il Paese nordico, Svezia e Norvegia. Nessuna evidenza epidemiologica anche per il tumore alla laringe, salvo un solo eccesso a Ferrara, vedremo dopo meglio le tabelle. Quando però non soccorre la scienza, dice Berrino - sentite sentite - dobbiamo riconoscere anche l’associazione col tumore alla laringe, sapete perché? Perché la logica ci dice che la laringe è il tubo dell’aria prima della trachea, dottor Berrino, tanto per darvi un’idea. (Le cud theatre) avviene poi con l’audizione dei testi dell’Accusa Simonato e Boffetta, e qui la sostanza - forse non sufficientemente sottolineata - è che non c’è associazione, dicono i due, confermati poi dal rapporto (Word), tra esposizione al CVM, tumore al polmone, sistema emolinfatico e al cervello. Non c’è associazione, badate bene, sulla base dell’analisi dose-risposta, ed è qui che di nuovo l’Avvocato dello Stato viene in aiuto alla Difesa. L’Avvocato dello Stato chiede a Simonato: "Ma come, se c’è un eccesso e non c’è l’analisi dose-risposta, cosa dobbiamo pensare?", risposta di Simonato: "L’analisi dose-risposta è essenziale perché consente di stabilire se è credibile un legame causale. D’altra parte – sempre Simonato – la valutazione sull’effetto causale non è mai basata su un solo studio che dà un eccesso; l’eccesso è tale che si riproduce in più studi". Quindi l’analisi dose-risposta è fondamentale per rendere credibile l’idea di un legame causale, a livello di popolazione stiamo parlando, e questo sarà importante poi per una serie di valutazioni. Queste risposte di Simonato e Boffetta trovano conferma nel rapporto (Word), il quale evidenzierà però per la prima volta su uno studio un eccesso per gli epatocarcinomi ad alte esposizioni e per gli insaccatori che abbiano svolto esclusivamente la mansione di insaccatori, quindi non c’è associazione in generale, salvo per questi due eccessi. Resta un solo studio, su questo punto poi tornerò. Va aggiunto qui, a proposito dell’epatocarcinoma, che per Simonato non esiste associazione. Anche questo riprenderò. Poi lo scontro sulle basse dosi, qui più che uno scontro forse è uno scontro apparente, perché Berrino dice: "Non ci sono prove che non esista la soglia", cioè non ci sono prove, non ci sono prove sperimentali che non esiste una soglia. Sì, è vero, Maltoni sotto i 10 PPM non ha visto effetti, Simonato e Boffetta non ne hanno visti sotto i 288, ma l’inesistenza della soglia per Berrino è un dogma metafisico: bisogna credere come si crede in Dio o nella Madonna. A differenza di Berrino, il caposcuola Terracini dice: "No, attenzione, la situazione è problematica, è problematica", non dice che la soglia non esiste, dice: "La situazione è problematica", sempre dell’Accusa, esperto dell’Accusa. E poi c’è Martinez, che non rileva effetti fino a 300 PPM, che lui definisce fasce di bassa esposizione fino a 300 PPM. Ma la risoluzione della questione avviene, come abbiamo visto, con l’intervento di Simonato e Boffetta: "Non possiamo dire niente". Poi il Pubblico Ministero dirà che per Maltoni non è vero che sotto ai 10 PPM... Signori della Corte, andatevi a rileggere la dichiarazione di Maltoni fatta in udienza. In questa situazione, a completare il quadro, interviene questo grande scienziato del North Carolina, (Svemberg), e qui mi divertirò a illustrare alla Corte l’incidente processuale accaduto a Berlino con (Svemberg). (Svemberg) ha fatto degli esperimenti, noti in tutto il mondo; la conclusione delle ricerche di (Svemberg) - e così è scritto nel suo rapporto - è che gli attuali standard occupazionali sono sicuri. Questo è il quadro. Naturalmente i medici legali dell’Accusa vivono in un modo tutto loro, tutto autoreferenziale e autopoietico, e pensate che Bracci, ignorando tutto questo, in un processo in cui era sempre presente, arriva a dire: "Non c’è motivo di pensare che le basse esposizioni successive alle alte non influiscano sullo sviluppo del tumore". Non c’è motivo di pensare, capito? E il Pubblico Ministero nella requisitoria arriverà a dire: "È noto che non esiste una soglia al di sotto della quale sia assente lo stimolo cancerogeno". Capito? Dice: "È noto". E Simonato e Boffetta? E Maltoni? E (Svemberg)? E lo stesso Berrino? E Terracini? E così arriviamo poi ai motivi e alla requisitoria. Io comincio con la requisitoria, poi passerò ai motivi. Anche qui io devo dire che ho fatto molta fatica a misurarmi con questi argomenti del Pubblico Ministero. Sapete, il P.M. comincia col dire che sbaglia il Tribunale perché IARC ’87 non è vero che sia superata. IARC ’87 è lì, inamovibile. IARC ‘87 dice: "Il CVM causa tumore al polmone, al sistema emolinfopoietico e al cervello". Mai modificata questa opinione? Ma come mai modificata? Lo Studio Multicentrico di Simonato e Boffetta sono studi compiuti dopo l’87, che hanno raso al suolo la valutazione fatta nell’87 dalla IARC; è la stessa IARC che dice: "Abbiamo sbagliato, non c’è associazione". Certo, la IARC continua a classificare il CVM come cancerogeno, ma perché c’è l’angiosarcoma, non muterà mai questa classificazione, gruppo 1. Ma per quanto riguarda i tumori diversi dal fegato... insomma, ci vuole proprio un coraggio incredibile per dire che la IARC non ha cambiato opinione. Il rapporto (Word) l’avete in mano, basta, leggiamo questo rapporto (Word) e vediamo. Ma ancora più incredibile è l’altra affermazione del P.M., secondo la quale IARC ed EPA coincidono nella sostanza nel tempo dal ’74-’75 al 2000, tumori polmonari per gli operai più esposti, e poi insaccatori ed essiccatori. Bene, andiamo a vedere, perché i documenti o si leggono tutti o non si leggono. È vero, in EPA 1999, maggio, è scritto che "vi è suggestiva evidenza epidemiologica e tumori al cervello e al polmone e al sistema linfoproietico siano associati all’esposizione", maggio 1999; maggio 2000, questa frase scompare totalmente, non è più riportato che vi è associazione con i tre organi bersaglio diversi dal fegato. Perché EPA 2000 non fa più menzione di questo? Perché nel frattempo era stato pubblicato, aveva visto la luce lo studio di (Munt), che appunto conclude nel senso che non c’è associazione con organi bersaglio diversi dal fegato. Boffetta, commentando lo studio di (Munt), a mia domanda dirà che le conclusioni dello Studio Multicentrico Europeo sono sostanzialmente identiche, salvo per i tumori del sistema emolinfopoietico, per il quale nello studio di (Munt) c’è un leggero eccesso, ma molto poco. Quindi era intervenuto lo studio di (Munt), è per questo che EPA 2000 non riporta più quella frase; anche l’EPA si rimangia, dice nella sostanza: "Ci siamo sbagliati". Per quanto riguarda la cirrosi – stiamo all’EPA, perché è stato un cavallo di battaglia del Pubblico Ministero – sulla cirrosi non c’è nessuna revisione della letteratura, ma se voi guardate sia il maggio ’99 che il maggio 2000, la cirrosi non è neppure menzionata nel paragrafo di sintesi degli effetti non cancerogeni. E veniamo ad insaccatori ed essiccatori. Sapete cosa fa l’EPA? L’unico riferimento che è contenuto nei documenti dell’EPA, citato dal Pubblico Ministero, è il riferimento allo studio di (Wagsweiler). (Wagsweiler) è un ricercatore che nell’81 aveva pubblicato questo studio in cui metteva in evidenza che c’era un eccesso tra gli insaccatori di tumori al polmone che lui addebitava alle polveri di PVC, nel senso che diceva: "I lavoratori respirano queste polveri, il CVM che è presente, incorporato nelle polveri, c’è un lento rilascio e da questo lento rilascio viene fuori il tumore al polmone". Ma lo stesso (Wagsweiler), come vedremo, era molto perplesso, perché c’era una grossa contraddizione nella sua indagine, e cioè che negli esposti direttamente al CVM non si riscontrava nessun tumore al polmone. E allora si chiedeva (Wagsweiler): "Qui i conti non tornano. Se non c’è negli esposti direttamente, come può esserlo per la polvere di PVC?". Aggiungiamo poi a questo lavoro di (Wagsweiler) un’indagine successiva, quella compiuta da (Who), un altro ricercatore. (Who) compie un’indagine sulla stessa coorte di (Wagsweiler) e non trova più un eccesso. E (Who) è stato molto attaccato dal Pubblico Ministero in primo grado, ma Simonato interrogato dice: "No, (Who) è uno studioso serio, tant’è vero che il suo lavoro è stato pubblicato nelle riviste più prestigiose". E poi c’è la ricerca di un altro esperto, (Jones), il quale trova nessun eccesso rispetto alle polveri di PVC. l’epa, dice proprio questo, raccoglie le perplessità espresse da (Wagsweiler) e dice che c’è questa ipotesi, che però non spiega il fatto che nello studio di (Wagsweiler) l’esposizione al CVM da sola non era associata al cancro al polmone, EPA 2000, pagina 7. Passiamo adesso ad EPA e agli epatocarcinomi. Qui c’è da dire una cosa, che l’epatocarcinoma compare in EPA 2000 accanto agli angiosarcomi; non c’è invece in EPA 1999. Perché questo divario? Per la solita ragione: nel frattempo era uscito il lavoro di (Munt), Studio Multicentrico americano, che rilevava un eccesso per gli epatocarcinomi, solo che il lavoro di (Munt) ha questi grandi limiti: primo, non si tratta di un eccesso statisticamente significativo; secondo, lo studio di (Munt) è uno studio che non è stato compiuto sulla base dell’analisi dose-risposta, e abbiamo visto Simonato cosa dice: "Senza dose-risposta non è credibile un legame causale". Questo è il limite dello studio di (Munt): non c’è dose-risposta. Ecco spiegata la ragione dei limiti del riferimento contenuto in EPA 2000 all’epatocarcinoma, tanto sbandierato dal Pubblico Ministero. Poi sull’epatocarcinoma devo tornare perché è uno dei punti cruciali dove il Tribunale dice: "Sospendiamo il giudizio". Veniamo adesso ai motivi d’appello, rapidamente. Non mi soffermo molto sull’intervallo di confidenza; l’intervallo di confidenza, adesso vi spiego subito, è il margine di errore in cui si può incorrere in una indagine epidemiologica. Allora, questo margine di errore che viene considerato accettabile, solitamente, nella comunità scientifica, è del 5%, quindi teoricamente del 95%. Un margine più elevato, come dicono (Frosene) e tutti gli altri statisti, è inaccettabile perché costituisce un azzardo, cioè un margine di errore troppo elevato, quindi se si adotta un intervallo di confidenza del 90% si accetta un rischio di errore troppo elevato nell’indagine epidemiologica. Il Tribunale cosa aveva detto? Si può usare il 90%, ma solo per quei tumori per cui vi siano sufficienti informazioni a priori, come per l’angiosarcoma, quindi punta il dito il Tribunale contro le indagini compiute a Porto Marghera utilizzando il 90%, come quelle compiute da Comba e Pirastu sugli insaccatori, ma vedremo tra un po’ che proprio Comba e Pirastu fanno tabula rasa della loro indagine. Anche il Pubblico Ministero dice: "Sì, informazione a priori" e poi cerca di difendere il 90%. Ma sui tumori del polmone degli insaccatori non abbiamo informazioni a priori sufficienti per giustificare l’adozione del 90%. Sempre a proposito dei tumori al polmone nella coorte di Porto Marghera, ecco, proprio esaminando... Comba e Pirastu cosa avevano fatto? Avevano esaminato gli insaccatori dipendenti Montedison-Enichem poi gli insaccatori dipendenti dalle cooperative, dalle ditte d’appalto. Per i dipendenti Enichem-Montedison non c’era nessun eccesso; sommando però i dipendenti Enichem-Montedison e i dipendenti delle cooperative veniva fuori un eccesso. Questa è la cosiddetta "coorte pooled". Bene, sentite cosa dicono sempre gli esperti dell’Accusa: "Per gli insaccatori dipendenti delle ditte d’appalto – dice Comba – non eravamo in grado di accedere ad una fonte che ci desse garanzie e perciò su ciò di cui non possiamo parlare è bene tacere". Non possiamo parlare, dice in sostanza Comba, delle ditte d’appalto, delle cooperative. "Per i dipendenti delle cooperative – precisa Comba – non c’è alle spalle un sistema di libri matricole comparabile a quello delle aziende. Il dipendente delle cooperative è uno che lavora in più siti diversi e non c’è la possibilità di sovrapporre la coorte con la fabbrica". Parole di Comba. Rispetto alla polvere di PVC Comba rincara la dose: "Non c’è un quadro di riferimento comparabile a quello sull’esposizione a CVM. Non è una situazione sistematizzata, non è una situazione dove la quantità e il numero di studi siano adeguati per avere delle certezze e questo spiega perché noi ci limitiamo a suggerire un possibile ruolo eziologico. Sul terreno della riproducibilità più di tanto non si poteva andare, perché di fatto si disponeva solo di uno studio americano, cioè dello studio di (Wagsweiler)". E Comba conclude: "Mi rendo conto che parliamo di una materia sulla quale è legittima una certa pluralità di vedute. Quando abbiamo trattato il problema del tumore polmonare, rispetto al quale la forza dell’associazione è minore e il numero degli studi comparabili col nostro relativo al sottogruppo degli insaccatori è molto minore e quindi la riproducibilità del dato è più ristretta, e per le spiegazioni alternative abbiamo preso in considerazione il fumo, ma non gli abbiamo trovato un suo peso, la consapevolezza di questo insieme di questioni ci ha fatto dire che noi questo ruolo lo suggeriamo soltanto perché siamo dell’idea che non è mai un solo studio che conferma o confuta". Mai un solo studio, quindi mai lo studio di (Wagsweiler). E sentite cosa dice Pirastu: "Per gli insaccatori Enichem noi non abbiamo trovato un eccesso. Quanto ai dipendenti delle cooperative non ha senso guardare a delle variabili temporali quando sappiamo che i dipendenti delle cooperative avevano un’età all’ingresso estremamente elevata, quindi lì abbiamo messo insieme delle popolazioni che sono eterogenee, abbiamo elencato tutti gli aspetti non rituali. I lavoratori delle cooperative certamente sono una popolazione che non è sovrapponibile ad altre popolazioni di lavoratori dipendenti". Età molto avanzata quindi, avevano fatto tanti altri lavori. Addirittura restano a bocca aperta Comba e Pirastu perché, come vi ho detto ieri, per il CVM la durata dell’esposizione, insomma, aumentando l’esposizione aumenta la latenza, e qui? E qui è successo il contrario, sono rimasti a bocca aperta. Dice Pirastu: "Ricordo brevemente che quello che si ottiene per un cancerogeno è che con l’aumentare della latenza aumenti anche la nostra stima dell’effetto". E ancora: "Cosa ci si aspetterebbe? Ci si aspetterebbe che con l’aumentare della latenza, dal tempo trascorso al momento in cui hanno cominciato l’esposizione, aumenti il valore dell’SMR, mentre questo nel nostro caso non si verifica". Cioè l’SMR, lo standard... poi faremo anche un coso delle sigle, perché, Presidente, con le sigle è dura!

 

PRESIDENTE – Io ho fatto una rubrica con tutti gli acronimi e la spiegazione...

 

DIFESA – Avv. Stella – Benissimo, quindi l’SMR è chiarissimo. L’SMR diminuisce, e come mai? "La forma della relazione – dice Pirastu - al di là della rilevanza statistica, è contraria ad ogni forma di ipotesi di azione causale da parte dell’esposizione". Dopo i vent’anni l’SMR diminuisce e a questo proprio non sanno trovare una spiegazione. La spiegazione è che l’indagine fatta non era un’indagine attendibile, come avevano detto, perché l’hanno fatta su una popolazione priva di dati credibili. Poi c’è l’aggiornamento della coorte al 1999. Quali sono i risultati di questo aggiornamento, sempre fatto da Comba e Pirastu? Aggiornamento al 1999. Sono: eccesso di tumori epatici fra soggetti con elevate esposizioni nel passato, autoclavisti; nessun eccesso di tumori epatici nei soggetti non autoclavisti; nessun eccesso di tumori polmonari tra i soggetti insaccatori, né tra quelli che hanno svolto anche la mansione di insaccatore né tra quelli che hanno svolto solo la mansione di insaccatore. Adesso passiamo a Mastrangelo. Il P.M. dedica quaranta pagine dei suoi motivi a Mastrangelo e, udite udite, Signori della Corte, dice che lo studio di Mastrangelo è migliore di quello di Comba e Pirastu. Ma come ha fatto il P.M. a dire una cosa così? Comba e Pirastu sono degli scienziati veri, come si fa a dire che lo studio di Mastrangelo è migliore di quello di Comba e Pirastu? Io spero che Comba non abbia letto questo. A Mastrangelo non piace quello che ha detto Comba: "Suggeriamo la possibilità...", e non gli piace neanche quello che scriveranno poi Viresco, Comba e Pirastu nella relazione del 20 aprile: "Non c’è associazione". Non gli piace quello che hanno detto Simonato e Boffetta, e dice in sostanza: "Adesso ci penso io, faccio io uno studio. Responsabile di tutto – dice Mastrangelo – è il PVC". Ricordate quello che aveva detto Comba? E butta lì, inventa Mastrangelo quattro ipotesi – le inventa radicalmente – di meccanismo d’azione, senza la benché minima prova che lo confermi. Ammette lui stesso che sono delle ipotesi. Quattro, tutte inventate. Non sto qui a perdere tempo a descriverle, le troverete nella memoria. La quinta qual è? Indovinate un po’, è quella di (Wagsweiler): il lento rilascio, con tutti limiti che vi ho già detto. Questa è la novità dello studio di Mastrangelo, che sarebbe migliore di quello di Comba e Pirastu. Infatti, se leggete la relazione di Mastrangelo, Mastrangelo dice chiaramente: "Hanno sbagliato Comba e Pirastu". Io qui avrei voluto divertirmi, ma non ho tempo, e allora andiamo all’essenziale su (Wagsweiler), i suoi dubbi, su (Who) che non trova eccesso, su (Jones) che non trova eccessi, su Simonato che parla bene di (Who), vi ho già detto. Mastrangelo, e in questa sua impresa titanica con cui vuole dimostrare che hanno sbagliato tutti, tranne lui che fa delle ipotesi campate per aria, dice anche una cosa che va bene alla Difesa: "Il periodo eziologicamente rilevante per i tumori ai polmoni dipendenti dalla polvere di PVC - secondo lui - va fino al ’75". Sapete cos’ha detto il Pubblico Ministero? "Ah, ma questa frase va capita, lui intendeva riferirsi al disegno dello studio". Io non ho capito cosa intendesse dire il Pubblico Ministero. Vi segnalo invece - la neutralità degli esperti - che quando Mastrangelo ha pubblicato su una rivista il suo studio scompare questa frase, "il periodo eziologicamente rilevante". Evviva la neutralità degli esperti, scientifica! Comunque vi posso dire che, andando a guardare le carte di Mastrangelo, Mastrangelo prende in considerazione 22 soggetti. 21 dei 22 soggetti hanno terminato la loro esposizione ben prima del 1987, un solo soggetto ha lavorato per qualche mese sotto la gestione Enichem. Io non voglio dire nient’altro su Mastrangelo, perché veramente è uno studioso tra virgolette. Invece mi voglio intrattenere sull’affermazione del P.M., secondo il quale il rapporto (Word) quando parla di eccessi per gli epatocarcinomi, e Boffetta dice: "State attenti, è uno studio che va preso con le molle questo, perché abbiamo visto solo dieci soggetti, un numero molto piccolo", quindi è Boffetta che mette le mani avanti, andate a vedere quello che dice in udienza; bene, dice il Pubblico Ministero: "Il rapporto (Word) non ha bisogno di conferma". È la prima volta che io mi imbatto in un’affermazione di questo genere, perché, vedete, nel processo era venuto fuori il problema del rispetto del metodo scientifico, io avevo depositato anche un prospetto e avevo richiamato i criteri per giudicare l’affidabilità di una ricerca scientifica enunciata dalla sentenza (Daver) della Corte Suprema Americana nel 1973. Su questi criteri io veramente non so cosa pensare e il Pubblico Ministero - ho qui la frase tra virgolette - si era dichiarato d’accordo: "Ha ragione la sentenza (Daver), sono quelli i criteri". Quali sono i criteri, che anche il Giudice italiano dovrebbe utilizzare e che sono indicati nella sentenza del Tribunale di Venezia? Sono il criterio della forte conferma, attraverso l’osservazione o l’esperimento, e poi il secondo criterio è quello del superamento dei tentativi di falsificazione. Questo secondo criterio fa capo alle opere di Popper. Voi sapete che Popper dice: "Il compito del ricercatore per far progredire la scienza è quello di formulare delle ipotesi e poi di cercare lui se vengono smentite, di fare tutte le indagini per vedere se vengono smentite, se sono falsificabili, se sono falsificate". E allora – dice Popper - se un’ipotesi supera i tentativi di falsificazione, allora diventa affidabile, in via provvisoria sempre, è corroborata in via provvisoria. La sentenza (Daver) americana dice proprio questo: Hempel forte conferma – cita i nomi - Popper tentativi di falsificazione. Tutto questo parte da un presupposto, la sentenza (Daver) parte dal presupposto che nella scienza non vi sono certezze, quindi il Giudice deve capire quali sono gli enunciati scientifici dei quali si può fidare, e la grande cosa secondo me della sentenza (Daver), quella che ha provocato reazioni a catena, perché alcuni Giudici si sono ribellati per il lavoro che gli piombava sulle spalle, è stata di dire: "I Giudici sono i custodi del metodo scientifico". Un compito terribile, perché vuol dire che voi Giudici dovete essere in grado di valutare se c’è la forte conferma e quindi andare a vedervi tutta la letteratura. C’è la forte conferma, ha superato i tentativi di falsificazione? Questo vale in generale. Tranne, secondo il Pubblico Ministero, per il rapporto (Word). Io non ho capito perché il rapporto (Word) dovrebbe fare eccezione a questa regola, che lui stesso dichiara condivisibile. Questa cosa del Giudice custode del metodo scientifico è una cosa straordinariamente bella. Io penso personalmente che renda bella e interessante anche la professione del Giudice. Certo, in un processo di questo tipo esige un grosso impegno, ma, vista la cultura partigiana degli esperti dell’Accusa, ha ragione la Corte Suprema Americana: "Dovete controllare se è stato rispettato il metodo scientifico". Poi dice il Pubblico Ministero: "In ogni caso per gli epatocarcinomi il rapporto (Word) è confermato dallo studio di (Veirauch) e dallo studio di (Saurin)". Ora, (Veirauch) è afflitto da una contraddizione insanabile, perché nella prospettiva dell’Accusa lui esamina una serie di lavoratori e in undici dei diciotto tumori esaminati (Veirauch) trova il contrario di quello che dice l’Accusa, che cioè la proteina B53 è dovuta a processi endogeni, non c’entra niente il CVM. Allora come si faccia a conciliare questo studio con le tesi accusatorie lo sa solo Dio. (Saurin) descrive due casi, quindi nessuna conferma. Invece ci sono due sconferme del rapporto: una è di Simonato e l’altra è di (Who), queste ricerche che non trovano un eccesso per gli epatocarcinoma. Quindi resta lì il rapporto (Word), resta sospeso per aria. Ci hanno ripetuto decine e decine di volte Comba e Simonato: "Un solo studio non basta, anzi, non bastano neanche più studi, è necessaria la riproducibilità del dato che venga fuori e che ci garantisca che non c’è quell’errore a monte che poi ci trasciniamo fino alla fine". Ce l’hanno ripetuto durante tutto il processo: un solo studio non basta. Qui c’è un solo studio, quello di Boffetta e di (Word). Boffetta dice: "Attenti, prendetelo con le molle perché sono dieci casi", e questo studio non è confermato dalle ricerche di Simonato e dalle ricerche di (Who). Per quanto riguarda gli esperimenti sugli animali, i tumori epatocellulari sono stati osservati solo nel ratto e non nel topo e nel criceto. Quindi una situazione... ditemi voi se il Tribunale non ha, assumendosi il ruolo di custode del metodo scientifico, espresso un giudizio equilibrato dicendo: "Sull’epatocarcinoma è meglio sospendere il giudizio". Ecco qui Comba, lo riporto sempre: "La riproducibilità del dato, principio di cautela, ci vogliono più studi, perché senza più studi, se c’è un errore a monte, ce lo continuiamo a portare", e via discorrendo. Sono cose che io ho già detto alla Corte, quindi non è necessario... Poi c’è il capitolo della cirrosi, nei motivi, l’asserita interazione tra CVM, alcol e virus epatici nell’insorgenza della malattia. Anche qui, per parlare di interazione è necessario dimostrare l’idoneità. È vero che il rapporto (Word) prevede un eccesso per le alte esposizioni per la cirrosi, ma di nuovo il rapporto (Word) è il primo e l’unico studio. Volete sentire il panorama sulla cirrosi? È impressionante! Ve lo leggo proprio perché e impressionante: "In 21 studi epidemiologici gli osservati risultano inferiori agli attesi", quindi c’è un difetto, altro che un eccesso. Ve li leggo: (Tabershau) del ‘74, 3 osservati contro 15 attesi; (Hot) del ‘75, 3 osservati contro 3,1 attesi; (Buster) del ‘76, 3 osservati contro 3,6 attesi; (Wagsweiler) del ‘76, 2 osservati contro 4 attesi; Fox del ‘77, 1 osservato contro 2,7 attesi; Cooper ‘81, 14 osservati contro 26 attesi; (Greyser), ‘82, 14 osservati contro 18 attesi; Belli, ‘87, 5 osservati contro 9 attesi; (Laplance), Francia, ‘87, 0 osservati contro 2 attesi; (Who), ‘89, 22 osservati contro 27 attesi; Simonato, ‘91, 35 osservati contro 39,7 attesi; Pirastu, ‘91, 22 osservati contro 28 attesi; Pirastu, Marghera, ‘91, 7 osservati contro 13,5 attesi; insaccatori cooperative, ‘97, 2 osservati contro 3,8 attesi; insaccatori coorte pooled, 6 osservati contro 8,1 attesi. Questo è il quadro. Volevo proiettarlo, ma io non sono pratico di quelle cose, Presidente, sono cose del diavolo, non riesco! Però allego la tabella alla memoria. Questa è la situazione e vedremo che anche con tutti gli altri tumori è così. Poi fa naturalmente la puntata contro le basse dosi il P.M. e introduce un argomento che può sembrare suggestivo. Dice che il rapporto (Word) sta ad indicare che le basse dosi non sono irrilevanti in un ordine di grandezza rispetto agli standard occupazionali, entro un ordine di grandezza. Un ordine di grandezza è dieci volte. Se attribuiamo ai livelli di esposizione un valore medio compreso tra 1 e 5 PPM, abbiamo 10 e 50 PPM medi ogni anno e, poiché il valore osservato sarebbe di 28 PPM, ecco spiegata la logica che sta alla base di questo rilievo di Boffetta. 28 PPM è inferiore a 50 PPM. Io non sto tanto a discutere su questa affermazione di Boffetta; mi limito ad osservare che le esposizioni durante il periodo Enichem sono talmente basse, come riconosce lo stesso Nardelli, sono dell’ordine dello 0,11 - io ho calcolato – e 0,59 massimo, cioè siamo abbondantemente al di sotto di 1 PPM, il che vuol dire che, rispetto a queste esposizioni, quelle indicate da Boffetta sono non di un ordine di grandezza, ma di più ordini di grandezza superiori. Rispetto a 0,11, 28 PPM, fate un po’ i calcoli, insomma, l’esposizione di Enichem non entra nel calcolo di questa osservazione di Boffetta. Poi l’Accusa si riferisce ancora ai suoi rilievi sulle esposizioni residenziali e sulle esposizioni professionali. Brevemente, esposizioni residenziali. Ho portato qui una serie di pubblicazioni. Residenziale vuol dire vicini allo stabilimento. C’è una pubblicazione che indica negli angiosarcomi, tutti occorsi in donne, sottogruppo per cui non si conosce alcuna ipotesi eziologica riconducibile al CVM, in assenza di una valutazione di esposizioni alternative - contraccettivi, steroidi, farmaci - e in assenza di una valutazione quantitativa della stessa esposizione ambientale, segnalati nel 1977 in un solo studio in una sola area geografica... nessun altro studio. Se a ciò si aggiunge che non si ha la certezza sulla diagnosi... pensate che perfino nel nostro processo i nostri esperti con i vetrini hanno sbagliato, hanno confuso tra epatocarcinoma e angiosarcoma. Non c’è nessuna certezza sulla diagnosi. Questo per quanto riguarda l’esposizione residenziale. Per l’altro, per l’esposizione professionale, sono casi riportati qua e là, non oggetto di pubblicazioni scientifiche. Sono degli aneddoti, è l’aneddotica, non si tratta qui di scienza, ma di casi segnalati qua e là, sui quali non è stato fatto nessuno studio, sui quali nessuno può dire niente, meno che mai il Pubblico Ministero. Andando avanti, c’è il paragrafo dei motivi dedicato alla valutazione del rischio e, la Corte mi consenta, a questo punto mi voglio un po’... è un tema che io ho studiato molto, l’ho trovato riportato anche in "Giustizia e Modernità". "Ah – dice il P.M. – non avete tenuto conto delle valutazioni del rischio". Cosa sono le valutazioni del rischio? La valutazione del rischio è una scienza, ci sono studiosi, io cito ripetutamente la (inc.), bellissimo libro sulla valutazione del rischio, che ci dice tutto quello che dobbiamo sapere. Tre stadi: quello dell’individuazione del rischio, quello della sua stima e valutazione e quello della decisione politica. Dice la (inc.): "Toglietevi dalla testa la visione ingenua – lei lo chiama positivismo ingenuo – che è (inc.) essere una valutazione oggettiva basata sulle (inc.)". Gli esperti non lo fanno mai, e quando la fanno abbiamo valutazioni, come quella sul reattore nucleare, che divergono di sei ordini di grandezza l’una dall’altra. La verità, proseguono tutti gli studiosi di questa scienza, come (Slovich)... non si è mai capito che nella valutazione del rischio sono decisive le percezioni soggettive di chi effettua la valutazione. Ma guardate che queste cose non è che me le sia inventate io, mi dispiace se cito gli americani, io cito quello che si può trovare di coloro che si sono occupati di questi argomenti. La Corte Suprema Americana, proprio a proposito del CVM, dà una legnata terribile all’EPA e dice: "No, voi nella valutazione che avete fatto avete abusato dei vostri poteri. La vostra è una valutazione arbitraria e capricciosa, e perché? Perché avete utilizzato il metodo dell’estrapolazione lineare dalle alte alle bassi dosi", tira una retta così, è matematica, non scienza. E dice la Corte: "Voi dovete guardare alla scienza, agli effetti osservati. Avete osservato degli effetti? Ditelo, non ricorrete alla matematica. Non c’è nessun motivo particolare di pensare che la linea effettiva di incidenza del danno sia rappresentata da una linea diretta", questo dice dalla Corte Suprema Americana. La Corte Suprema Americana poi dice: "State attenti anche all’estrapolazione da animale ad uomo", nel ’97 il caso (Joina), perché dice che le dosi alle quali l’animale è esposto sono molto molto elevate e non possono essere applicate all’uomo. Ma non c’è solo la Corte Suprema, adesso sembra che io sia innamorato della Corte Suprema Americana, in parte lo sono, è vero; ma c’è un organo che è superiore a tutti gli altri: il Consiglio Nazionale delle Ricerche americano. Il Consiglio Nazionale delle Ricerche americano è un istituto fondamentale nella vita americana e dice: "No, guardate che l’estrapolazione lineare dalle alte alle bassi dosi...", che poi è quella che consente a Berrino di dire: "Non esiste la soglia". "L’estrapolazione lineare non è consistente con le nuove conoscenze scientifiche su meccanismi biologici che sono alla base di tumori indotti da sostanze chimiche". Quanto alla estrapolazione da animale a uomo il Consiglio Nazionale Ricerche dice: "Andateci piano – e questo lo riciterò quando parlerò degli addotti al DNA - gli animali di laboratorio non sono esseri umani". Capito Accusa? Non sono esseri umani. Signor Procuratore Generale, c’è poco da fare. Intendiamoci, Presidente, se guardiamo come va il mondo verrebbe da dar ragione all’Accusa, che ha ipotizzato l’uomo-vongola. Sono come gli animali gli uomini, in realtà, ma da un punto di vista etico... sono peggio dal punto di vista etico. Ma dal punto di vista di come sono le cose, di come sono fatti gli animali e l’uomo, dice il Consiglio Nazionale delle Ricerche americano: "Non sono esseri umani" e questo fatto ovvio costituisce un chiaro svantaggio degli studi sugli animali. Ci sono ragioni basate sia su principi biologici che su osservazioni empiriche per supportare l’ipotesi che molte forme di risposte biologiche possano essere estrapolate tra mammiferi - e la vongola, si sa, è un mammifero, signor Procuratore Generale – compreso l’uomo, ma le basi scientifiche di queste estrapolazioni non sono state stabilite con sufficiente rigore da ammettere delle generalizzazioni. La verità è che – ci dice sempre questo grande organo di esperti americano - nella valutazione del rischio si è soliti ricorrere alle opzioni di default. Cosa sono le opzioni di default? Sono opzioni utilizzate in assenza di una conoscenza scientifica, sono approcci generici basati su giudizi politici che sono applicati a vari elementi del processo di valutazione quando un’informazione scientifica specifica non è disponibile. Concludo questa carrellata parlando anche di (Bruce Haymes). (Bruce Haymes), pensate, noi gli abbiamo chiesto di fare il nostro consulente e si è rifiutato: "No, io non partecipo". È uno scienziato di statura internazionale stimato da tutti, citato in tutta la letteratura. Sapete cosa dice (Bruce Haymes)? "La politica delle agenzie – quelle che fanno la valutazione del rischio – si incentra sulle sostanze chimiche sintetiche, sebbene il 99,9 delle sostanze chimiche ingerite dagli esseri umani sia naturale. Più di 100 sostanze chimiche sono state descritte nel caffè, 28 di queste sostanze del caffè sono state testate e 19 sono risultate cancerogene per i roditori". Devo dire queste cose, io ne bevo setto o otto di caffè! No, ma poi ci dice di stare tranquilli, Bruce! "Le piante consumate nella dieta umana contengono migliaia di pesticidi naturali prodotti dalle piante stesse per proteggersi dagli insetti. Di queste 63 sono state testate e 35 sono risultate cancerogene nei roditori". E poi dice Bruce: "Ma bevete tranquillamente il caffè, mangiatele tranquillamente le piante, perché gli esperimenti che vengono fatti sui roditori sono fatti in esposizioni al massimo, elevate al massimo", ed è questo il motivo della scissione cancerogena. La scissione cellulare causata dall’alto dosaggio, piuttosto che la sostanza chimica in sé, aumenta il tasso di positività. Quindi possiamo tranquillamente andare a bere il nostro caffè, però questo dimostra quanto sia sbagliato credere ciecamente all’estrapolazione da animale ad uomo. Oggi, ai nostri giorni, (Breier), un Giudice dell’attuale Corte Suprema Americana – scrivono anche questi Giudici! – dice: "Usare modelli matematici è come dire se far cadere 10 bottiglie da un muro alto 10 metri le rompe tutte, allora far cadere 10 bottiglie da un muro alto un piede ne romperà una". Ma siamo fuori con la testa, dice. "Sono risultati confusi e incerti e se, rispetto a molte sostanze regolamentate, la risposta scientifica alla domanda qual è il modello scientifico di estrapolazione da applicare, la risposta è – dice (Breier) - non lo sappiamo". A questo si aggiungono tutti i rilievi fatti nelle memorie dai nostri esperti, che io non nomino mai, ma che sono bravi, sono Zucchetti e Dragani, ai quali faccio rinvio. Dico due cose adesso su quello che hanno detto le Parti Civili Manderino e Pozzan, sul tumore alla laringe e sul melanoma. Tumore alla laringe. Gli studi successivi al 1990 indicano tutti un numero di osservati inferiore agli attesi. Pirastu, ‘91, 1 osservato contro 4,8 attesi; (Laplance), ‘92, 2 osservati, 2 attesi; Pirastu, coorte Marghera, ‘97, 0 osservati, 5 attesi; Montuse, 6 osservati e 13 attesi, (Word), Europa, 10 osservati e 14 attesi. Mah, ci dice l’avvocato Manderino, dicono poco questi studi, perché? Ricordate perché? Perché sono studi di mortalità, mentre ormai non si muore più di tumore alla laringe, quindi quello che conta sono gli studi di incidenza, cioè che riguardano le malattie, e di queste non ce ne sono. Non è vero, Signori della Corte, perché proprio il rapporto (Word), lo Studio Multicentrico Europeo, fa uno studio di incidenza sul tumore al laringe e lì dice: "Ci sono 14 osservati e 14 attesi". E il melanoma? Vediamo dov’è rilevato il melanoma. Vi ricordate che Berrino diceva in un solo Paese? (Inc.), Norvegia ’84, 4 osservati e 0,8 attesi; (Inc.), Norvegia ’87, 6 osservati e 9 attesi; Simonato, ’91, con riferimento a Svezia e Norvegia, 7 osservati e 4,3 attesi, gli osservati sono di più; (Word), con riferimento a Svezia e Norvegia, 15 osservati e 9 attesi. Al contrario, per gli altri Paesi la situazione è la seguente: Belli, Italia, ‘87, 0 osservati contro 0,3 attesi; (Laplance), Francia, ‘87, 1 osservato e 1 atteso; (Jones), ‘88, 2 osservati e 1,7 attesi; (Wong), Usa, ’91, 6 osservati e 7,4 attesi; Pirastu, coorte di Porto Marghera, ‘87, 0 osservati e 1,2 attesi. Questa è la situazione, è chiaro che è concentrato, poi li vedete, quando li si vede in spiaggia, si arrostiscono subito al sole i nordici, diventano tutti rossi. Quindi concentrato nei Paesi del Nord. È un argomento di cui proprio ho poca voglia di occuparmi, l’argomento delle malattie di cui il Tribunale si sarebbe dimenticato. Mi limito a dire che intanto per l’angiosarcoma non si è dimenticato di nessuno, poi nella memoria vedrete tutti i riscontri. Per le epatopatie e i morbi di Raynaud il Tribunale ha indicato i criteri in base ai quali certi soggetti sono stati definiti come affetti da malattie causate da CVM, che sono criteri di inclusione e di esclusione. Tutti quelli non menzionati dal Tribunale sono esclusi per definizione in base a quei criteri. Cosa volete che si sia dimenticato il Tribunale? Li ha esclusi. E siccome qui mi limito a parlare solo... siccome se n’è parlato tanto, solo del Terrin, intanto una singolarità: Terrin non è considerato neppure dal Pubblico Ministero. Se voi guardate le schede, le sue contestazioni, il morbo di Raynaud di Terrin non c’è. E adesso dovremmo dire che Terrin, a vent’anni - mi sembra - dalla cessazione della esposizione, ha contratto il morbo di Raynaud dovuto all’esposizione, a vent’anni! Ma pensare che qua le Parti Civili avevano davanti la Clinica del Lavoro dell’Università di Padova, mica l’ospedale di Bressanone, l’Istituto di Medicina del Lavoro di Padova, che diceva testualmente di Terrin: "Sindrome dello stretto toracico da compressione ab estrinseco del fascio pascolo-nervoso bilaterale. Moderato deficit micro... etc., prevalentemente al secondo dito della mano destra". E poi loro, che non sanno niente dell’anamnesi lavorativa, aggiungono che è un fenomeno di Raynaud nella cui genesi può avere influito la prolungata esposizione a CVM. "Può", non dice "è dovuto a", dice che "è una sindrome dello stretto toracico". Questa è una causa che è diversa dall’esposizione al CVM. Signori della Corte, a questo punto penso di aver finito sulla causalità. Volevo solo, prima di chiedere la sospensione, dire una cosa. L’obiezione che si fa, e si fa alle sentenze della Corte Suprema italiana e alla sentenza del Tribunale di Venezia: "Ma così non puniamo più nessuno", oh bella!, ma si punisce dove si può, dove il Codice lo consente, dove il Codice lo stabilisce, perché dobbiamo punire anche laddove il Codice non lo consente? Questa non l’ho mai capita! Secondo, la causalità non deve essere trattata in modo diverso dagli altri elementi costitutivi del reato. Eh no, Signori, e qui ci si riferisce al dolo, alla colpa. Io mi alzo alle 5 della mattina, ho già cominciato il libro sul dolo, lì è un grande buco nero. Ma, diciamo, qui mi limito a dire che la causalità ha delle sue caratteristiche peculiari, è un elemento di fattispecie peculiare. Da sempre, da quando è cominciata l’epoca moderna, con (Julm), la causalità... dobbiamo abbandonare il modo vecchio di intendere la causalità, non possiamo più intendere la causa come una forza che agisce, perché (Julm) dice: "Non abbiamo mai osservato questa forza. Dobbiamo attestarci a quello che possiamo osservare", e quello che possiamo osservare sono delle regolarità. Sono queste regolarità, sono le leggi della scienza che ci consentono di individuare nell’infinito oceano dei fatti quali sono i due fatti da collegare. Al di fuori di questo noi non riusciremo mai a stabilire la causalità, c’è poco da fare, questa è una caratteristica specifica della causalità. E di qui è nato il modello famoso della (sossunzione sottoleggi). Io chiedo a questo punto la sospensione alla Corte, però dicendo alla Corte che – non si arrabbi con me la Corte – per il weekend io vi lascio le bozze del primo capitolo di un libro che uscirà a novembre, intitolato "La vitalità del modello della (sossunzione sottoleggi)". È un articolo piacevole perché – ancora una volta mi accuseranno – lì è successo questo, chi studia e ristudia... un giorno mi sono imbattuto nelle opere di questo civilista americano che si chiama (Rait). Sono opere bellissime, e pensate che pressappoco negli stessi anni in cui io scrivevo "Leggi scientifiche e spiegazione causale", e dopo gli altri contributi, (Rait) studiava la causalità in America. Io sono partito da (Engish), però dicendo che (Engish) si sbaglia, va rielaborato il suo... (Rait) non conosceva né me né (Engish), figuriamoci, gli americani poi a malapena sanno dove si colloca l’Italia nella... Beh, l’identico modello della (sussunzione sottoleggi) che io ho elaborato, che è stato seguito dal 1990 fino al 2002 dalla Corte Suprema, lo trovate pari pari nelle opere di (Rait). Non ci siamo mai parlati. È un evento che io dovevo rendere pubblico, perché è singolare che due studiosi che abitano in continenti diversi, che non si conoscono neppure, dicano le stesse, stessissime cose. E (Rait), com’è accaduto a me in Italia, è stato seguito dalla giurisprudenza americana, e su (Rait) troverete alcune importanti precisazioni. Quella distinzione che io vi facevo ieri tra probabilità ex ante e probabilità ex post è molto approfondita in (Rait). Io intanto concludo, ma concludo con una precisazione. Signori Giudici, a proposito delle cose brutte che ha detto Schiesaro sul Tribunale di Venezia, sentite cosa scriveva Cappelletti, l’allievo di Calamandrei, grande allievo, diceva: "La motivazione delle sentenze vera, reale, non è quella espressa dalla motivazione (inc.), ma si ritrova piuttosto nelle pieghe nascoste dell’animo del Giudicante, cioè nel sentimento del Giudice. La simpatia o antipatia per una parte o per un testimone, l’interesse o il disinteresse per una questione o un’argomentazione giuridica, l’apertura ad un tipo (inc.) storico, sociologico, di interpretazione, l’interesse e il fastidio di fronte ad una complessa vicenda di fatti – parla in generale Cappelletti – sentimenti, affetti, tendenze, odio, rancori, convincimenti, fanatismi, tutte le variazioni di questa realtà misteriosa, meravigliosa, terribile che è l’animo umano, riflesse con o senza veli tra le righe fredde, allineate e composte dei repertori della giurisprudenza. Passioni scatenate, passioni raccolte, tenerezze, tremori negli scaffali ammuffiti delle Cancellerie dei Tribunali". Allora io in uno dei miei scritti mi sono chiesto: è vero, il Giudice è un uomo, come tutti noi, ha ragione Cappelletti, ma perché tra queste passioni e tra questi sentimenti entra così raramente la passione per i grandi principi costituzionali, per il rispetto di questi valori immensi della nostra democrazia, per il principio di legalità, per il principio della personalità della responsabilità penale, che sono stati quelli scherniti dall’avvocato Schiesaro? Sono questi i capisaldi per tutti i Giudici, sono il cuore della nostra democrazia e il Tribunale di Venezia ha dato un esempio su questo. È vero, bisogna far entrare nella sentenza la passione per i grandi principi costituzionali. Chiedo una sospensione, grazie.

 

PRESIDENTE – Va bene.

 

SOSPENSIONE DALLE ORE 11.37 ALLE ORE 12.05.

 

PRESIDENTE – Prego.

 

DIFESA – Avv. Stella – Adesso comincio a trattare i temi dell’avvelenamento, dell’adulterazione e del disastro e per tutti questi temi io devo dire che è successo, forse in modo ancora più grave, quello che è successo per la causalità, che cioè l’Accusa vi ha nascosto, non credo che sia riuscita nel suo intento perché sicuramente avete letto gli atti, ma vi ha nascosto quello che è successo in primo grado nell’istruttoria dibattimentale, e l’ha fatto volutamente, consapevolmente. Ha fatto questa operazione l’Accusa: ha nascosto che la disfatta dell’Accusa era già avvenuta durante l’istruttoria dibattimentale su questi temi per mano dei suoi esperti - lo vedremo adesso - che naturalmente si guarda bene dal citare. Anche su questi temi l’Accusa si era ben guardata dall’enunciare, ai propri esperti almeno, le premesse giuridiche, cioè dire: "Guardate, le norme sono queste, dovete dimostrarmi questo", per cui gli esperti sono andati avanti alla cieca e hanno combinato un disastro per l’Accusa. Non vi sto dicendo delle cose inventate. Se voi guardate la motivazione del rinvio a giudizio, l’inizio del processo, il P.M. dice: "Valuterà il Tribunale la sussistenza del più grave reato contestato, oppure dell’eventuale possibilità di passare ad una derubricazione di un più lieve reato contravvenzionale", pagina 34 della motivazione. Lungo tutto l’arco del processo il P.M. si è astenuto dal chiarire ai suoi esperti, dal chiarire pubblicamente quali fossero le premesse giuridiche. C’è il criterio selettivo delle ricerche da compiere. In questa situazione è toccato alla Difesa il compito di cercare di restituire un po’ di razionalità al processo. Con quale esito? Che i suoi esperti, nei punti centrali, non sono stati controesaminati dal Pubblico Ministero. Io ho indicato i punti precisi qui. Sull’avvelenamento non sono stati controesaminati per niente, mai e, come vedremo, non se ne parla neppure nei motivi d’appello e neppure il Procuratore Generale... va beh che lui per ordine del suo capo - io penso - avrà letto il 10%, quindi è scusato. Sta di fatto che sull’avvelenamento gli esperti, le memorie, le udienze in cui hanno parlato Zucchetti e Dragani, sulle enormi distanze che separano le dosi di assunzione dei veneziani dalle classi di dosi alle quali sono stati osservati degli effetti, non sono stati controesaminati. L’esperto Pompa, che ha fatto una relazione delle udienze che hanno fatto saltare i polsini all’Accusa, sui consumi, etc., non è stato controesaminato sul tema cruciale dei valori di concentrazione degli inquinanti nei molluschi e neppure sul tema delle dosi di assunzione dei veneziani quali risultano dall’unica indagine statistica di cui possiamo disporre, unica in Italia, che è l’indagine commissionata dal Comune, non c’è Vassallo. Il Comune ha commissionato al Coses, è una indagine statistica bellissima, bisogna leggerla. Pompa ha basato tutta la sua indagine su questa. Poi – vi anticipo – in appello, nei motivi ma anche nella requisitoria del Procuratore Generale, mai parlato dell’indagine del Coses, che è l’indagine sulle abitudini delle famiglie veneziane nel consumo dei molluschi, di vongole e di cozze. Si è invece parlato in appello di quello che io chiamo l’"unicorno rosso", perché è qualcosa che nessuno ha mai visto e non vedrà mai. È questo famoso documento dell’Istituto Nazionale per l’Alimentazione, di cui ha parlato anche il Procuratore Generale, che non è mai stato depositato, non c’è agli atti del dibattimento di primo grado, non se n’è mai parlato. Sapete cosa ha opposto in primo grado il Pubblico Ministero? L’unica replica che ha fatto, ha detto: "No, ma che indagini del Coses, bisogna guardare i libri di cucina, i ricettari, i ricettari dei ristoranti. È così che calcoliamo quanto consumano i veneziani". Non un’indagine statistica condotta a regola d’arte per conto del Comune. L’"unicorno rosso", l’ha utilizzato anche il Procuratore Generale, ma non è stata neppure chiesta l’ammissione in grado d’appello; ne hanno parlato e noi non sappiamo di cosa stiamo parlando. Intendiamoci, siamo andati a procurarcelo, e qui mi rifiuto proprio di parlarne, perché regola d’arte... secondo la regola del processo un documento che non è negli atti del dibattimento e di cui non è stata chiesta l’ammissione in giudizio d’appello sta proprio fuori del processo, non c’è niente da fare. L’"unicorno rosso", per fortuna, non è entrato nel processo, e allora che stia fuori. Però, per non tirarmi indietro, ho pregato l’avvocato Santamaria di intrattenervi sull’"unicorno rosso". Non è stato controesaminato Vighi, un grande ecotossicologo. Sono pochi, è una disciplina giovane e l’Italia deve essere orgogliosa di avere uno scienziato come Vighi, che ha riferito tra l’altro... ha detto molte cose Vighi, ma sull’avvelenamento ha riferito sui valori di concentrazione riscontrati sui molluschi veneziani e su quelli riscontrati nell’Adriatico, nel Mediterraneo e nelle aree non contaminate del mar Baltico. Credete che l’Accusa abbia fatto una sola domanda su queste cose? Zero, mai controesaminato. Sull’adulterazione l’Accusa non ha detto in sostanza niente. È stato il geologo esperto della Difesa, professor Francani, professore della Statale di Milano, che ha fatto una relazione con cui, proprio volando basso, ha dimostrato che la potenziale attingibilità delle acque di falda è esclusa. Ma voi pensate che l’Accusa gli abbia fatto qualche domanda, o qualche contestazione? Assolutamente no, non gli ha fatto nessuna domanda. Il disastro ambientale, questa è stata la grande avventura, perché - ho già riferito alla Corte - c’era qualcosa che non quadrava nelle ricerche compiute dal Pubblico Ministero e allora diedi incarico ad una équipe di studiosi del CNR e ad un esterno - che sono Frignani, Colombo e Bellucci - di fare un po’ un’indagine più estesa, che andasse oltre Porto Marghera, di farmi un’indagine su quello che era accaduto nel passato, cos’era successo. Ormai ci trovavamo in questa situazione, con i canali così inquinati. Io la ringrazio, signor Procuratore Generale, di aver identificato il disastro con l’inquinamento, sentirà come mi divertirò su questo tema. Questa ricerca ha avuto effetti devastanti. Io ero rimasto talmente impressionato – lo ricordo alla Corte – che mandai uno di questi, Frignani, lo mandai dal P.M. a dirgli: "Guardate che la situazione che abbiamo trovato nella prima zona industriale è spaventosa. Ci sono dei picchi di inquinamento terrificanti. Fate qualcosa", questo è il vero problema di Venezia, Canale Industriale Nord e Canale Brentella, prima zona industriale. L’altro grosso problema che era venuto fuori era l’imbonimento della seconda zona industriale con i rifiuti della prima zona industriale. Entrambe le cose avevano determinato un inquinamento di tutti i canali industriali. L’inquinamento vero - questa è stata la dimostrazione di Colombo, Bellucci e Frignani - era dovuto all’inquinamento proveniente dalla prima zona industriale attraverso i dragaggi, le navi, i barchini, le turbosoffianti, e quant’altro, e poi all’imbonimento. Porto Marghera, lo stabilimento è stato costruito sui rifiuti della prima zona industriale. Abbiamo tirato le somme: era spaventoso questo e la diceva lunga sulle indagini compiute dal Pubblico Ministero, altro che Petrolchimico! Petrolchimico come capro espiatorio, e tutte le cose che io dico le proverò. Ben diverse e di altri erano le responsabilità per l’inquinamento. Colombo e Bellucci non sono stati interrogati sui punti cruciali, non sono stati controinterrogati. Non è stata contestata la provenienza dell’inquinamento dalla prima zona industriale e non è stata contestata neppure l’esistenza degli imbonimenti. Sono stati trattati tutta una serie di temi che poi troverete nella memoria. Adesso in appello, che si è ormai perduto il treno in primo grado, il solito metodo del fai-da-te ha guidato il P.M. e il Procuratore Generale, che hanno cercato di contestare questi dati che sono inoppugnabili, perché ci sono documenti di enti ufficiali, testimonianze a iosa. Non sono stati controinterrogati sui punti essenziali, come non sono stati controinterrogati neppure sul tema... Francani non è stato controinterrogato neppure sul tema dell’estraneità di Enichem all’alimentazione delle discariche incontrollate. È un tema importante. Francani aveva detto: "Non c’entra niente Enichem", e vi dimostrerò che non c’entra niente. In appello hanno cercato di farvi credere che Enichem c’entri anche con l’alimentazione delle discariche incontrollate. È un inganno continuo, Signori della Corte. Io, devo dire, sono veramente colpito, non è frequente una cosa del genere, per fortuna, non è frequente che l’Accusa tenti di ingannare in questo modo un Tribunale, una Corte d’Appello. Vighi non è stato controesaminato sulla sua deposizione relativa all’irrilevanza del follow up atmosferico, nella contaminazione dei sedimenti. Per quanto riguarda il disastro di cui al capo 1, io avevo fatto fare al professor Foraboschi, compianto... Guardate che il professor Foraboschi era un professore di ingegneria chimica di fama internazionale, di una serietà a prova di bomba, mi dispiace che non l’abbiate conosciuto. Il professor Foraboschi, il professor Zucchetti e il professor Dragani dell’Istituto dei Tumori di fare una relazione sull’assenza di pericoli reali all’interno dello stabilimento e per quanto riguarda l’esterno dello stabilimento avevo incaricato un ricercatore del CNR, il dottor Tirabassi, di fare un’indagine sull’esterno dello stabilimento - altra indagine - per l’assenza di pericoli durante il periodo Enichem, naturalmente io mi occupo di Enichem. Queste relazioni non hanno mai avuto risposta, non ho mai ricevuto la minima contestazione da parte dell’Accusa. Questo è un po’ il quadro. Il che mi consente di cominciare subito con l’avvelenamento. Parlavo di disfatta dell’Accusa, poi vedremo quello che ha aggiunto la Difesa. Voi capite che se la legge stabilisce che per l’edibilità di un prodotto ci sono dei limiti di contaminazione e questi limiti non vengono superati, anzi, si sta molto al di sotto di questi limiti, il discorso è chiuso, è la legge che dice: "Potete mangiare", sia che si tratti di molluschi, che si tratti di carni, che si tratti... "Potete mangiare tranquillamente". E quando la legge non fissa un limite - la CL famosa - di concentrazione? Beh, allora c’è da fare un’analisi di comparazione. In tutto il mondo certe concentrazioni, ad esempio per le diossine, erano considerate normali, normali per la commerciabilità e l’edibilità, quindi commerciate in tutto il mondo. I nostri molluschi erano contaminati entro i limiti dei valori normali, adesso vi dico subito chi lo diceva. Poi si è aggiunta, dopo... e dicevo ieri che ci vuole anche fortuna e il P.M. non ha avuto questa fortuna, perché nel 2002 è entrata in vigore la legge europea che stabilisce il valore di concentrazione massimo ammissibile anche per la diossina e sono 4 picogrammi. Ma di questo parleremo dopo, quando parlerò dei motivi. Adesso vi voglio solo dire la situazione nell’istruttoria dibattimentale. Nessun problema per i metalli, perché per l’esperto dell’Accusa Sesana i metalli erano nell’ambito legislativo; per gli esperti dell’Accusa Turrio Baldassarri, Di Domenico e Zimaghi: "I metalli sono tutti largamente inferiori ai limiti normativi di riferimento". Nessun problema neppure per i microinquinanti, che non hanno le CL però. Sulle diossine l’esperto tedesco, un grande esperto, tanto grande che quando c’è stato bisogno di fare quella famosa verifica sui dati di Raccanelli Difesa e Accusa si sono messe d’accordo, è al di sopra di ogni sospetto; il dottore Müller di Berlino era consulente dell’Accusa e aveva dichiarato che "i risultati sui molluschi dei canali industriali coincidono quasi completamente con i valori appartenenti alla scala superiore dei valori normali registrati". Ancora più perentori erano stati Turrio Baldassarri, Di Domenico e Zimaghi: "Tutte le concentrazioni di diossine rinvenute nel biota lagunare sono di fatto propriamente confrontabili con le concentrazioni riscontrabili in aree caratterizzate da un impatto antropico da moderato a trascurabile". Altro inquinante d’interesse processuale: i PCB, policlorobifenili, sui quali si è sempre concentrata l’attenzione, tra l’altro sono estranei, secondo il DM del ‘99, alla produzione dello stabilimento di Porto Marghera, comunque ne parliamo lo stesso. Turrio Baldassarri conferma in udienza di aver scritto nella relazione che "per i PCB i livelli riscontrati nel pescato lagunare sono confrontabili con i livelli riscontrati in aree marine di tipo oceanico", questo dice Turrio Baldassarri. Stessa musica per gli IPA e in particolare per il benzopirene. Per Tomati, Vineis, Simonato e Zapponi: "Anche ipotizzando abnormi consumi di solo pesce della laguna per tutta la vita, la stima di ingestione di BAP, cioè di benzopirene. sarebbe pari al 5% dei valori che l’OMS considera accettabili", l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ma c’è di più: andando così, alla cieca, senza indicazioni, Turrio Baldassarri, Di Domenico e Zimaghi nella loro relazione per l’Istituto Superiore di Sanità avevano scritto: "Non c’è pericolo. Dal punto di vista del rischio i dati delineano una condizione che non sembra indicare una situazione di particolare preoccupazione o allarme", e per Tomati, Simonato, Vineis e Zapponi non emergono dall’analisi di questi dati elementi che depongano a favore di un rischio più elevato nella popolazione lagunare rispetto a quella di terraferma. Questo era il quadro della disfatta dell’Accusa: le concentrazioni di inquinanti al di sotto dei limiti previsti dalla legge, oppure al di sotto dei valori considerati normali in tutto il mondo. In questa situazione cosa fa l’Accusa? Fa quello che può: cerca di distogliere l’attenzione attraverso i suoi esperti più neutrali, e chi sono gli esperti più neutrali dell’Accusa? Sono Raccanelli e Zapponi, come ci ha dimostrato la verifica di Berlino, sono quelli più neutrali, i quali cercano di distogliere l’attenzione e non riescono a demolire ormai questo macigno dell’invalicabilità dei limiti di concentrazione. E allora cercano di distrarre l’attenzione puntando sui limiti soglia – di cui vi parlerò – e buttando lì dei numeri presi a casaccio, di consumo. Per Raccanelli il consumo sarebbe di 26 grammi di vongole o di 44 di vongole dopo la verifica di Berlino; per Zapponi 50 grammi di vongole per i consumatori normali e 100, adesso non mi ricordo più... è normale 100? 100-150, o addirittura 300 grammi di vongole. Rileggetevi... nella memoria ci sarà proprio la parte del verbale d’udienza, e non c’è da crederci. Io devo dire che su questi numeri... scusate, non lo si può fare in un processo penale, ma mi voglio divertire. Rinvio a quando parlerò dell’appello. Fin da ora vi dico che ho ipotizzato che il professor Pulitanò, che ha sposato Maria, si trovi in un’isola dell’estuario, dove mangiano tante vongole, e ho ipotizzato... farò l’esempio sul professor Pulitanò, che deve mangiare questi 26 grammi, o 150, tutti i giorni per 365 giorni l’anno, per trent’anni, per arrivare a superare quei 300 grammi, i valori indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Io ho immaginato che il povero Mimmo Pulitanò dopo trent’anni muoia, ma non per le vongole che ha mangiato, bensì per disperazione, perché ha sbagliato a sposare la Maria, che lo costringe a mangiare vongole tutti i giorni, mattina, pomeriggio e sera, mezzogiorno e sera, sempre vongole: "Mangia le vongole", per trent’anni. Solo che questi neutralissimi esperti dell’Accusa hanno buttato lì questi numeri, ma si sono dimenticati di dire quello che dicono l’OMS e la Commissione Scientifica Europea per gli alimenti, che il superamento del TDI, del limite soglia, avviene quando mangi una certa quantità di molluschi o di alimenti per trent’anni, perché devi arrivare ad un carico corporeo determinato di diossine. Noi vedremo che, se mangiamo la quantità ipotizzata da Raccanelli, non si arriva neanche dopo trent’anni a quel limite, quindi il povero Pulitanò anche dopo i trent’anni deve continuare a mangiare vongole, Maria gli dice: "Mangia le vongole". Questo i neutralissimi esperti l’hanno sempre tenuto nascosto. Capite? Io vi leggerò i passi poi, quando parleremo dei motivi, perché c’è un limite a tutto, ma non ad affermazioni così false. Questi neutralissimi esperti dicono che bastano 26 grammi per arrivare ad 1 picogrammo, o 44. Zapponi arriva ad ipotizzare che si arrivi a 2 picogrammi, che i picogrammi sono un miliardesimo di grammo, che sono quelli previsti dalla Commissione Scientifica Europea nel 2002. E con 300 grammi certo che si arriva a superare anche i 4 picogrammi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma non precisano che devono mangiarle tutti i giorni per 365 giorni per trent’anni per raggiungere il carico corporeo richiesto dalle agenzie internazionali. Capite? Questo senza tener conto che tutto il discorso sui limiti soglia è un discorso che mi diverte molto. I limiti soglia sono limiti – ha ragione il Tribunale – iperprecauzionali che, se anche venissero superati, non succede niente, perché? Perché vengono calcolati con un fattore di sicurezza di 10, 20, 100, quindi si può andare al di sopra dei limiti soglia senza che si entri nella zona del pericolo. E questo non lo dico io, lo dicono le solite Organizzazioni internazionali, ve le leggerò tutte. Mi viene da pensare al povero Pulitanò che è lì che mangia vongole per trent’anni. Scusami, ma mi sei venuto in mente tu. Non doveva sposare la Maria, "Mangia le vongole", "Maria, vorrei due uova oggi", "Mangia le vongole", "Maria, un po’ di soppressa", "Mangia le vongole". Quello che volevo dirvi è che tutto questo discorso sui limiti soglia è fatto per distogliere l’attenzione in realtà, perché il vero problema sono i limiti di concentrazione, perché se la legge dice che sono edibili, beh, supponendo che la legge... adesso ci sono le leggi europee... vuol dire che si possono mangiare tranquillamente. La situazione per l’Accusa era peggiorata con la verifica dei dati di Berlino, perché lì – l’ha già detto l’avvocato Santamaria, ma io vi rileggo di nuovo cos’è accaduto – il piombo per Raccanelli è dieci volte superiore ai dati di Berlino, il mercurio tre volte, l’arsenico quattro volte, il rame e il cromo da tre a quattro volte, l’esaclorobenzene 5,5 volte, gli IPA 37 volte, il benzopirene 18 volte, le diossine più del doppio, i PCB complessivamente il doppio, e tutti questi dati fanno riferimento al prodotto fresco, al quale fanno riferimento anche i consulenti del Pubblico Ministero. Guarda caso, da Berlino cosa viene fuori? Che il campione M4 raccolto davanti allo scarico del Petrolchimico SM15, guarda caso, la concentrazione di mercurio risulta dall’indagine di Müller la più bassa di tutte le stazioni di campionamento, è addirittura la metà del paradiso di Sant’Erasmo. Sapete che Sant’Erasmo è un santo a cui l’Accusa è molto devota, è una sorta di Shangrillà, di paese dei sogni, e quello - non la legge - dovrebbe essere il parametro di riferimento. Mercurio, l’esaclorobenzene, è tre volte di meno il valore di Sant’Erasmo. Per le IPA è il valore più basso rispetto a tutti gli altri punti di prelievo della zona industriale. Stessa cosa per il benzopirene e stessa cosa per le diossine: il valore più basso di tutti gli altri punti della zona industriale. L’azione diversiva che l’Accusa ha tentato con i limiti di soglia, la Maria non è stata la sola. Visto che c’era questo blocco dei valori di concentrazione, l’Accusa non sapeva più che santi chiamare, e allora cosa ha fatto? È ricorsa agli addotti del DNA dei molluschi e ai micronuclei. Qui non si tratta più di un problema di valori di concentrazione, ma di macchie cromatiche che indicherebbero queste modifiche agli addotti. Vi dico solo quello che è successo in primo grado, poi quando parlerò dell’appello userò ben altri argomenti. Per tutta la comunità scientifica è pacifico che la rilevazione degli addotti al DNA è un indice di esposizione e non di danno, e la dottoressa Venier in primo grado dice esplicitamente: "L’addotto viene considerato esposizione avvenuta". In sede di controesame alla domanda: "Lei concorda con quello che viene indicato in pubblicazioni scientifiche IARC, che gli addotti al DNA che lei ha misurato possono eventualmente rappresentare una misura di esposizione piuttosto che un danno biologico vero e proprio?", la Venier risponde con estrema sicurezza: "Concordo e confermo che si tratta di indici di esposizione". Adesso l’avvocato Partesotti ci viene a dire che era confusa. Ma la domanda era precisa, altro che confusa! Allora che studiosa è? La domanda era proprio questa: indici di esposizione o danno biologico? Lei dice: "Confermo che si tratta di indici di esposizione". In seguito la Venier, questa giovane ricercatrice, depositerà la sua relazione, nella quale cercherà di cambiare le carte in tavola dicendo che si tratta di danno, ma quel "concordo e confermo", espressione del più autentico convincimento scientifico della Venier perché sgorgato nell’immediatezza del controesame, resta lì incancellabile e per l’Accusa inamovibile come un macigno. C’è poi da dire che nella stessa memoria la Venier sa di navigare in acque difficili e cita... dà un colpo al cerchio e un colpo alla botte e cita un lavoro scientifico di Albertini ed altri. Sapete cosa è scritto in questo studio? "Gli addotti al DNA sono usati principalmente come biomarcatori di esposizione". La verità, però, ha una forza incontenibile, c’è poco da fare, ed è accaduto che, dopo le repliche, alla fine, il Pubblico Ministero ha depositato una serie di memorie, una delle quali si intitola "Questioni sollevate dall’avvocato Federico Stella sulla consulenza del professor Paolo Vineis nelle arringhe del giugno-luglio 2001 e poi depositate nel settembre 2001". Sapete cosa scrive Vineis in questa memoria? "Gli addotti misurati dalla dottoressa Venier - sono stati misurati nei molluschi – come indicatori di esposizione", lo dice Vineis. E aggiungiamo che la stessa Venier dice: "Rilevare addotti al DNA senza sapere chimicamente il loro nome", non sa dire la Venier da quale fonte derivino. Tutto ciò è conforme alla letteratura internazionale di tutto il mondo, che è uniforme nel dire che gli addotti al DNA nei tessuti umani sono biomarcatori di esposizione, cioè stanno ad indicare che c’è stata un’esposizione. Quanto ai micronuclei, è la stessa Venier che dice: "Questi composti che danno micronuclei sono dei più vari. Questo è quindi aspecifico come indice". Vuol dire che non ci dice niente. Siccome sono dei composti più vari, chissà da dove derivano queste modifiche. Quindi sotto il profilo tossicologico in primo grado non c’era niente da fare, l’Accusa era con le spalle al muro anche in questo estremo tentativo di sottrarsi al blocco dell’edibilità data dai valori di concentrazione per cercare di dire qualcosa con gli addotti. Poi vedremo che li rilancia in appello, e qui mi voglio divertire. L’uomo-vongola, questa è una formula inventata dall’avvocato Santamaria, lo devo dire non per prendermi il merito di un’espressione, ci divertiremo a parlare dell’uomo-vongola. Per completare il quadro, nel dibattimento di primo ci sono i pozzi. Qui il P.M. dà incarico al Corpo Forestale dello Stato, il solito bravo ispettore Spolador, che va ad analizzare quattro pozzi, che sono vicini allo stabilimento: non trova nessuna contaminazione. Il P.M. è sempre più in difficoltà e allora, verso la fine del processo, fa fare lui un’altra indagine che dimostra, invece, una contaminazione vicino alle discariche. Facciamo noi anche, i Difensori, una controindagine e la nostra dice che in quei pozzi non c’è nessuna contaminazione. Questi atti non sono atti del processo, quindi è inutile che ne parli, perché poi la Corte con ordinanza del 10 luglio ha respinte la richiesta del Pubblico Ministero. Quindi restano i quattro pozzi indagati dal Corpo Forestale dello Stato, senza contaminazione. È da dire fin da subito che qua Enichem c’entra veramente poco, perché sono stati cercati i pozzi vicino alle discariche, ma le uniche discariche esterne allo stabilimento che Enichem ha ereditato da Montedison sono Malcontenta e Moranzani, per le quali non c’è nessuna prova che vi siano dei pozzi seppur minimamente inquinati. Ma il problema dei pozzi va impostato più in generale, perché c’è lo stabilimento, poi c’è la parte a valle dello stabilimento, verso la laguna, lì non c’è nessun pozzo. Ci sono pozzi, quelli descritti nelle autodenunce, che sono a monte dello stabilimento, e, come dicevo in primo grado, io ho guardato anche recentemente i ruscelli vicino a casa mia, l’acqua va in giù, non va in su. Non mi è mai capitato in vita mia di vedere dell’acqua che vada in su. Quindi tutto questo discorso del P.M. sull’inquinamento dei pozzi a monte... Sapete, a monte – se vogliamo stringere – c’è un solo pozzo ad uso industriale, è il pozzo di Mescola in via Miranese. Questo pozzo è a monte di tutte le discariche presenti nel Petrolchimico ed è lontano, molto lontano. L’acqua non va in su. Un’altra precisazione da fare, perché qui il P.M. fa spesso confusione con la falda superficiale. La falda superficiale di cui parla il P.M. è l’acqua di impregnazione, non è una falda quella. La situazione delle falde qual era? Quello che è risultato nel dibattimento di primo grado dal professor Francani, dalla sua relazione: le falde profonde, quelle da cui si attinge l’acqua potabile, non c’è ombra di inquinamento ovviamente e nessuno l’ha mai contestato. Le acque della prima falda, la falda superficiale, fino a 30 metri di profondità, sono – questo risultava nel dibattimento di primo grado, mai contestato in dibattimento di primo grado – molto salmastre, salmastre al punto da superare il limite di tollerabilità non solo per l’uso alimentare, ma anche per la vegetazione e per l’agricoltura. Quindi anche troppo salate. Vedremo dopo in appello cosa dice il Pubblico Ministero. Non solo, ma sono acque che non sono estraibili, non si possono estrarre, ci sono delle difficoltà idrauliche. Hanno fatto le prove con i piezometri: i piezometri si svuotano, non si riesce a tirare su l’acqua, e anche tutto questo risultava nel dibattimento di primo grado. Francani su questi punti non è stato controesaminato. Questa è l’istruttoria dibattimentale. Ditemi voi se non c’erano tutte le premesse poste dall’Accusa per il proscioglimento, e invece ci siamo ritrovati qua ad assistere al metodo del sale nella... anzi, peggio questa volta, del sale in un intruglio che fa male alla pancia, ma di questo vi parlerò la prossima volta. Io, come scrive "La Nuova Venezia", sono anziano, quindi chiedo alla Corte se mi può subentrare il professor Pulitanò a questo punto, andando avanti, ma poco, perché mi sembra che gli orari siano più ristretti.

 

DIFESA – Avv. Pulitanò – Come preannunciato ieri, l’argomento che oggi comincio a trattare - non credo proprio che si potrà concludere - è l’argomento monitoraggio ed esposizioni dei lavoratori. In realtà ho già cominciato a trattarlo ieri e, prima di riprendere il filo, volevo aggiungere qualcosa ad un tema trattato ieri che, forse per stanchezza, ho trattato senza rendere esplicito un dato che per me era scontato, e forse proprio perché mi sembrava scontato non l’ho esplicitato. È l’argomento della media zero introdotto la scorsa settimana dall’avvocato Schiesaro: quando avevo richiamato il foglio, l’ultimo dei tre fogli prospettati ieri, e avevo richiamato il numero delle misure effettuate – 473 - nell’arco di tempo dal 14 al 24 aprile 1991, avevo mancato di notare, perché mi sembrava, come dire, risultante per tabulas dai dati numerici che queste 473 misure sono misure molto minori numericamente di quanto sarebbe risultato dal numero dei giorni per cui si sono protratte le operazioni. Ci sono stati i famosi quattro giorni di intervallo senza misure, ogni giorno significa 72 misure per ciascuna posizione, l’inesistenza di questi giorni - qui risulta l’indicazione numerica di 473 misure - dà il senso del calcolo che qui viene effettuato. 473 misure effettuate che non comprendono, quindi, le zero misure e che hanno dato un totale parti per milione di 10,2, 11,6, etc.. La media si fa dividendo questi numeri, 10,2, 11,6, etc., diviso per 473, per il numero delle misure effettuate. Gli zeri dell’avvocato Schiesaro non c’entrano assolutamente niente con il calcolo delle medie. Credo che l’argomento fosse già completo, anche senza questa ulteriore rilevazione del rapporto tra il 473 e le misure teoricamente fattibili. Mi sembra opportuno sollecitarlo. Argomento monitoraggio. Il punto di partenza di tutto il discorso che l’Accusa ha cercato di svolgere nel primo grado del giudizio e in questo è il tentativo di aggirare un ostacolo insormontabile per le tesi d’accusa, rappresentato dai dati misurati dal sistema di monitoraggio gascromatografico nel periodo che ci interessa, che interessa Enichem, dal 1987 in avanti, ostacolo per l’Accusa anche per il periodo precedente, ma a noi interessano i dati dal 1987 in avanti. Le concentrazioni medie misurate negli anni ‘87–‘93 nei reparti CV di Porto Marghera sono concentrazioni bassissime a quel livello dello "zero virgola" di cui ha parlato anche stamani il professor Stella. Se è pronta la macchina, volevo proiettare i dati delle concentrazioni medie misurate, riassunti in una tabella contenuta nelle relazioni del compianto professor Foraboschi. Comunque dati tutti "zero virgola", "zero virgola" anche nel ricarico effettuato dal professor Nardelli nella sua entrata in scena del dibattimento di primo grado. Di fronte a questi dati l’Accusa aveva assolutamente bisogno di tentare di invalidarli, di farli passare come non attendibili o non rappresentativi delle reali condizioni di esposizione dei lavoratori e si è profusa in una serie di argomenti che sono via via modificati nel corso del tempo. Alcuni argomenti sono stati prospettati all’inizio come base dell’Accusa nelle indagini preliminari del Pubblico Ministero, alcuni soltanto dei tanti argomenti che poi sono stati sviluppati hanno rappresentato la base originaria dell’Accusa, e poi via via sono stati integrati e sostituiti da altri, uso questa espressione "integrati o sostituiti" perché l’Accusa, perso sul tavolo, ha cercato di recuperare su altri tavoli. Non mi soffermo qui sulle conclusioni del Tribunale perché la sentenza è ben nota alla Corte, cercherò di svolgere un discorso sugli argomenti d’Accusa come via via si sono svolti, sostituiti l’uno all’altro, modificati. L’argomento di partenza dell’Accusa per sostenere l’inaffidabilità dei dati del monitoraggio mediante gascromatografo è stato il suo confronto con i dati misurati dallo spettrometro di massa, apparecchiatura entrata poi in funzione in ambito EVC nella seconda metà degli anni Novanta, l’apparecchiatura più moderna abbiamo sentito dire dall’Accusa anche in questi giorni. È lo spettrometro che doveva essere utilizzato, lo spettrometro monoterminale, e non il gascromatografo pluriterminale, che non è affidabile perché non coglie gli allarmi, dà dati che non vanno bene. È il confronto con lo spettrometro il punto determinante, ci ha detto l’Accusa. Su altri tipi di confronto di cui pure si è parlato le voci d’Accusa hanno espresso dei dubbi. L’avvocato Schiesaro l’altra settimana ha espresso dei dubbi sul confronto con i pippettoni e con i campionatori personali, ne riparleremo. Sul confronto con lo spettrometro non ha detto niente, il confronto con lo spettrometro è stato uno dei cavalli di battaglia dell’Accusa. Ve n’è un altro di cui dirò tra poco. Vedremo tra un momento il confronto con lo spettrometro di massa, prenderemo atto che quel confronto ha un significato diametralmente opposto a quello indicato dall’Accusa e non è un caso che l’Accusa abbia cercato di surrogare il discorso con altri tipi di approccio, quelli che abbiamo visto nel dibattimento di primo grado con l’entrata in scena del professor Nardelli, consulente dell’Avvocato dello Stato, che si sono sostanzialmente sviluppati nella prospettiva della massima valorizzazione ed enfatizzazione di singoli episodi spot, caricati di significati che secondo l’Accusa dovrebbero essere paradigmatici di un complessivo malfunzionamento del sistema e che, invece, rappresentano eccezioni, il cui significato abbiamo pure quantificato e ridimensionato in termini assolutamente insignificanti. E’ su questa linea, sulla linea già avviata dal professor Nardelli, che si sono inserite in modo ancora più vistosamente volto a raschiare il fondo del barile gli argomenti prospettati la settimana scorsa dall’avvocato Schiesaro, argomenti radicalmente nuovi, mai discussi in passato. Questa, essendo per sommi capi la storia del processo, l’esposizione che io farò in questo capitolo dedicato a monitoraggio ed esposizioni dei lavoratori, è sostanzialmente la storia dei fallimenti consecutivi dell’Accusa, delle ragioni che hanno indotto l’Accusa ad abbandonare il terreno originario e a spostarsi sempre su terreni nuovi alla ricerca di qualcosa che, ovviamente, non ha trovato. Avevo inserito nella mia memoria – ma ne ha già trattato il professor Stella – una paginetta dedicata alle rettifiche fatte da Nardelli ai calcoli del sistema di monitoraggio, siamo sempre allo "zero virgola", ne prendiamo atto. Non mi soffermo sulla struttura del sistema perché i dati di fatto sono non controversi; quanto ha scritto il Pubblico Ministero ancora nei motivi d’appello a pagina 380 corrisponde in modo schematico alla descrizione in cui ci riconosciamo. Qualche rapidissima annotazione sulla normativa, anche qui rapidissima perché sono dati pacifici. Interessa rilevare che il monitoraggio per la normativa riguarda la concentrazione del cloruro di vinile nelle zone di lavoro, intendendosi per "zona" un’area comprendente uno o più posti di lavoro nell’ambito della quale uno o più lavoratori svolgono la propria mansione nell’arco del orario di lavoro. Non si tratta di monitorare un’esposizione di un singolo lavoratore, ma di monitorare una concentrazione di zona. È quanto è stato fatto. Dice sempre la normativa, la normativa italiana dell’82 attuativa di quella europea del ’78: il monitoraggio deve essere effettuato con metodo permanente sequenziale, il metodo in effetti utilizzato. Dati importanti emergono dagli allegati tecnici; ci interessa rilevare da un allegato primo la disciplina dei metodi di determinazione. Cosa ci dice l’allegato 1? La determinazione del CVM nell’atmosfera delle zone di lavoro è effettuata mediante gascromatografia o altri sistemi di pari affidabilità, atti a determinare almeno un terzo della concentrazione del valore limite tecnico di lunga durata, le famose 3 parti per milione come valore di concentrazione da non superare su base annua. Per la determinazione delle concentrazioni è la normativa, l’allegato tecnico, che ci indica come parametro di sistema affidabile il gascromatografo, lo strumento che di fatto è stato utilizzato presso il Petrolchimico. Non era quindi una scelta tecnicamente anomala, è stata quella fatta al Petrolchimico di Porto Marghera la scelta del tipo di strumento indicato come paradigmatico nell’allegato primo al punto 2 del D.P.R. 962. Ci sono poi altre indicazioni tecniche. Nello stesso allegato viene indicato il modo di funzionamento del sistema. I punti di riferimento, normalmente in numero di dieci per ogni gascromatografo, sono collegati ad un gascromatografo idoneo a rilevare il CVM. Il gascromatografo è dotato di un selettore che consente di analizzare sequenzialmente i campioni provenienti dalle varie linee nel tempo massimo di venti minuti prima, o in alternativa nel ripetere indefitinivamente l’analisi di una linea. Pertanto il tempo di analisi di ogni linea è di 2 minuti primi e il periodo massimo di analisi di una stessa linea è di 20 minuti primi; ogni 20 minuti si ritorna sulla stessa linea. Questo dice la normativa tecnica, questo è stato fatto a Porto Marghera. Altri allegati tecnici indicano il metodo statistico con cui viene effettuato il calcolo, non mi soffermo. Non mi soffermo neanche - merita un cenno comunque – sull’accusa contro il legislatore, che ha segnato i discorsi dell’Accusa. Questa normativa è frutto di contrattazione con le industrie. Non ci piace. Uso questo termine perché l’Accusa non ha avuto il coraggio di dire espressamente: "La normativa va disapplicata". In un processo si applica la normativa vigente per quello che essa dice. Il tentativo di attaccare il legislatore che ha avuto un ultimo esempio in questa fase, nell’arringa dell’avvocato Battello, non dimostra altro se non il disagio che l’Accusa prova davanti ai dati di una normativa che non consente alcuno spazio al discorso dell’Accusa. Sulla struttura del sistema gascromatografico mi interessa ricordare, per la comprensione di alcuni passaggi successivi, un aspetto: ci sono l’apparecchio di misurazione, i prelievi, e c’è poi il sistema che elabora i dati. L’elaborazione dei dati passa attraverso due strumenti distinti: il registratore potenziometrico, quello che fa i grafici dei picchi, e l’integratore, cosiddetto Shimatsu per la marca dell’integratore, che fa le elaborazioni, fa il tabulato numerico con le elaborazioni dei dati. Entrambi i dispositivi sono collegati al sistema di registrazione, sono indipendenti l’uno dall’altro. È il registratore che è collegato al sistema che produce gli allarmi, che sono quindi indipendenti dall’integratore e dai tabulati che esso produce. Sono due sviluppi della macchina autonomi, completamente autonomi l’uno dall’altro. Fatte queste rapide premesse, vengo al primo capitolo importante, il confronto tra il sistema di monitoraggio multiterminale mediante gascromatografo e lo spettrometro di massa, quel confronto che ha costituito il principale fondamento dell’Accusa nella sua impostazione originaria. Il confronto è possibile perché per un certo periodo, in epoca EVC, i due sistemi hanno funzionamento in parallelo e si è potuta quindi confrontare la produzione di dati dell’uno e dell’altro. L’Accusa su che cosa ha fatto leva per sostenere la superiorità dello spettrometro? Ha fatto leva su una rilevazione puramente numerica dei dati registrati: lo spettrometro registra più dati, per un determinato episodio produce un maggiore numero di rilevazioni, un maggiore numero di allarmi, più idoneo quindi perché produce più dati. Il numero dei dati prodotti un deriva dalla struttura del sistema; è ovvio, se lo spettrometro monoterminale fa più misurazioni, produce più dati. Ma non è questo che interessa, non è questo che interessa; occorre tenere conto che i due sistemi hanno una architettura diversa che produce quantità di dati diverse. Per confrontare la capacità dei due sistemi di rilevare la presenza eventuale di concentrazioni anormali di cloruro di vinile, non ha senso fare riferimento al numero assoluto di superamenti individuati, è chiaro che il sistema che produce più dati rileva più misure, ma occorre guardare a che cosa? Occorre guardare alla frequenza di rilevazione dei superamenti intesa come rapporto percentuale tra il numero delle rilevazioni di aumenti anomali e il numero complessivo delle misure effettuate. E’ qui che troviamo un riscontro della capacità del sistema di adeguatamente controllare, rilevare gli eventuali aumenti anomali di registrazione. Parto da questo profilo, capacità di rilevare gli aumenti anomali di concentrazione, perché è questo il profilo su cui l’Accusa si è concentrata assumendo ad oggetto del confronto una serie di episodi... Prego... C’è un problema tecnico? Mi dispiace perché proprio su questo punto del confronto tra i due sistemi, avevo particolare interesse alla proiezione di alcuni grafici che mi sembrano particolarmente indicativi. Su questo elenco degli eventi non importa, c’è una tabella di eventi considerati dall’Accusa come eventi su cui si è fatto il raffronto, ma questo è un dato che sta tranquillamente negli atti, ha un significato di individuazione di un campo d’indagine. Sono altri grafici già elaborati in primo grado dai nostri consulenti. Se riescono a sistemarlo, va bene. Intanto riferisco la conclusione di questo confronto effettuato secondo il criterio prima enunciato: frequenza di rilevazione dei superamenti come rapporto percentuale. L’elaborazione è stata fatta, l’elaborazione numerica, è stata fatta dai nostri consulenti già nel giudizio di primo grado, in particolare dal compianto professor Foraboschi, a partire dagli stessi dati rilevati dai consulenti del Pubblico Ministero per il periodo temporale considerato che va dal 16 giugno 1997 al 15 agosto 1998. Per non dilungarmi in un’aritmetica che non riusciremmo a seguire, nemmeno a leggerla, mi limito all’essenziale: che misurazioni sono state fatte? Il sistema monoterminale, lo spettrometro, ha fatto 86.957 misurazioni; il gascromatografo multiterminale ne ha fatte alquante meno, 12.960. Superamenti: il sistema monoterminale, spettrometro, ha rilevato 226 superamenti su 86.957 misurazioni; la percentuale è lo 0,26%; il sistema multiterminale ha rilevato 53 superamenti su 12.960 misurazioni, percentuale 0,41%. La percentuale è maggiore per il sistema multiterminale. Parliamo qui di superamenti del valore soglia, non di soglia d’allarme. Vi sono anche dei livelli inferiori significativi per l’architettura del sistema, vi è una soglia di preallarme a 15, vi è una soglia di attenzione a 7,9 che acquista rilievo per il calcolo statistico del valore di concentrazione sulla lunga durata. Veniamo agli allarmi: il sistema monoterminale, spettrometro, ha rilevato 109 allarmi su 86.957 misurazioni, 0,12%; il sistema multiterminale, gascromatografo, ha rilevato 23 allarmi su 12.960 misurazioni, lo 0,18%. Anche qui i valori di frequenza calcolati sono del tutto confrontabili, c’è qualcosa in più per quanto rilevato dal sistema multiterminale, è un confronto che smentisce clamorosamente l’argomento d’Accusa per quanto riguarda l’efficienza complessiva del sistema nella rilevazione di aumenti anomali di concentrazioni. Vi è un altro piano d’indagine fondamentale che l’Accusa ha trascurato. Dobbiamo domandarci, nel confrontare i due sistemi, che rapporto vi sia ad una valutazione d’insieme tra i dati misurati dal gascromatografo multiterminale e i dati misurati dallo spettrometro. Che cosa è venuto fuori dal monitoraggio quanto a rappresentazione complessiva della situazione delle concentrazioni presenti nello stabilimento? È qui che si inseriscono i grafici elaborati dal professor Foraboschi, presenti nella sua relazione tecnica sugli impianti CVM e PVC, parte prima. Vi chiedo scusa, sono tre grafici ma rappresentano uno dei punti fondamentali di interesse per quanto riguarda il capitolo che stiamo trattando; sono grafici che dimostrano la sostanziale sovrapponibilità delle misure effettuate con l’uno e l’altro sistema. Vediamo i grafici. I due grafici, sono due perché uno riguarda il 1997 e l’altro il 1998, i due anni coperti dall’indagine, questo è il primo, riguarda il ‘97, è interessante vederne i particolari, sono grafici il cui spazio copre la soglia al di sotto del valore limite di concentrazione di tre parti per milione ed è costruito indicando poi i livelli intermedi, 2,50, 2, eccetera. Che cosa troviamo? Che le concentrazioni medie misurate dall’uno e dall’altro sistema di monitoraggio, sono praticamente contrapposte l’una all’altra in questa scala del grafico e stanno nello spazio immediatamente sopra la soglia dello 0, al di sotto della soglia 0,50, sono attorno allo 0,1 e anche meno, ai limiti di rilevabilità dello strumento, appena sotto. Siamo ad un livello bassissimo e, per quanto ci interessa, attestante la sostanziale sovrapposizione dei due sistemi. Lo stesso risulta per il 1998 dal grafico seguente, dalla stessa immagine. Per potere arrivare a distinguere visivamente le due misure occorre fare un’operazione grafica, ingrandire la scala delle misure e questo pure è stato fatto dal nostro consulente, il quale ha proposto in un’altra figura della sua relazione un confronto a scala ingrandita tra le misure. Si vede qui un percorso meno rettilineo di quanto risultava dai grafici precedenti, ma questo confronto è tutto contenuto in un ambito di variabilità che va dallo 0 allo 0,08; è ingrandita questa fascia, la fascia minima di concentrazione delle misure e qui troviamo delle oscillazioni ed una non perfetta sovrapponibilità, nel senso che i due sistemi diversi, con le loro campanelle, con le loro prese collocate in modo diverso, presentano qualche variazione, ma sempre contenuta in un ambito al di sotto dello 0,05 parti per milione, sostanziale sovrapponibilità. È un punto assolutamente centrale, è la sostanza del confronto tra i due sistemi, è la sostanza che il Tribunale ha riconosciuto, non è un caso che di fronte a questa sostanza del confronto, l’Accusa abbia completamente taciuto e abbia cercato altre strade. Il confronto più significativo per l’Accusa è una battaglia persa, una battaglia persa per la valutazione d’insieme, ma persa anche, se andiamo ad approfondire sul terreno che l’Accusa aveva scelto, che cosa riguarda singoli episodi assunti dall’Accusa come paradigmatici, come paradigmatici della pretesa inefficienza del gascromatografo multiterminale nella rilevazione di fughe, di picchi di concentrazione. L’episodio paradigmatico scelto dall’Accusa è la giornata del 26 giugno 1998, siamo completamente fuori dal periodo Enichem, siamo in piena epoca EVC, ma questo non interessa, interessa il significato dell’episodio relativamente al problema della confrontabilità dei suoi sistemi. Che cosa dice il Pubblico Ministero nei motivi d’appello? "Nella giornata del 26 giugno ‘98 sono stati registrati dallo spettrometro 54 valori superiori a 7,9 PPM e 23 valori superiori a 30, mentre il gascromatografo ha segnalato solo 12 eccezioni, 4 preallarmi e cinque allarmi, nel corso di un evento durato un’ora e mezza circa". Andando all’essenziale, vediamo i dati relativi alle misure effettuate frequenza di rilevamenti, lo stesso tipo di calcolo che abbiamo fatto prima ad un livello più generale, comprensivo non di un episodio isolato ma dell’insieme. Numero di misurazioni effettuate nel corso dei 106 minuti di durata dell’intervento, questo è il riassunto, lo specchietto riassuntivo. Che cosa abbiamo? Il sistema monoterminale in 107 minuti fa 359 misurazioni; il sistema multiterminale ne fa 53, ne fa meno. È questo il cavallo di battaglia dell’Accusa ma, come abbiamo visto, non significativo. Frequenza di rilevamento, questo è il punto significativo, la frequenza di rilevamento qual è stata? 53 superamenti su 359 misurazioni per il sistema monoterminale, spettrometro, 15%; sistema multiterminale, il tanto disprezzato dall’Accusa gascromatografo, 12 superamenti su 53 misurazioni, siamo al 26% superamenti. Passiamo agli allarmi, sistema monoterminale, spettrometro, 22 allarmi su 355 misurazioni, 6%; sistema multiterminale, 5 allarmi su 53 misurazioni, 9%. Anche qui la frequenza di rilevazioni del sistema multiterminale è risultata superiore alla frequenza di rilevazioni del monoterminale. La durata dei tempi di rilevazione delle eccezioni è pure sostanzialmente sovrapponibile. Questo è il confronto, credo sia un punto fondamentale per la comprensione dell’impostazione dell’Accusa e del suo crollo, proprio il confronto con il sistema di monitoraggio additato dall’Accusa come modello e la cui evocazione o invocazione ha continuato a segnare tutti i superstiti discorsi d’Accusa, proprio questo confronto attesta la corrispondenza di funzionamento dei due sistemi, una idoneità del sistema del gascromatografico a rilevare le concentrazioni medie, la situazione normale, e anche a rilevare le situazioni anormali, picchi di concentrazione, una idoneità in tutto e per tutto confrontabile tra i due sistemi, lo spettrometro e il gascromatografo, spettrometro monoterminale e gascromatografo multiterminale. È un confronto che confuta con l’evidenza dei dati tutti i discorso con i quali l’Accusa ha cercato di porre sotto attacco la scelta per un sistema multiterminale, che fa cioè la media di più linee di rilevazione, quindi un dato medio che viene ad indicare la media di un’area più ampia di quanto non sarebbe con il monoterminale. I dati qui rilevati mostrano una perfetta sovrapponibilità dei due sistemi. Il capitolo successivo di questo mio discorso è l’altro cavallo di battaglia dell’Accusa, il cosiddetto crollo miracoloso delle concentrazioni all’epoca dell’entrata in funzione del gascromatografo. La tesi è ben nota, crollo miracoloso delle concentrazioni illusoriamente inscenato dal nuovo sistema di monitoraggio, crollo delle concentrazioni misurate senza alcuna corrispondenza della realtà. Brevemente debbo rilevare un curioso approccio retorico dell’avvocato Battello, sempre lui, ma non è colpa mia. L’avvocato Battello ha sottolineato un profilo lessicale, come se avesse chissà quale importanza. Crollo delle concentrazioni o decremento? L’avvocato Battello ha detto che nella nostra memoria difensiva dell’ottobre 2003 avremmo parlato di decremento e non di crollo. Chi ha letto la memoria ha visto benissimo che la valutazione dell’entità del fenomeno è stata espressa parlando di crollo, crollo come espressione che indica un abbassamento molto forte delle concentrazioni, è un termine che abbiamo usato anche nella intitolazione di alcuni parametri della relazione. Il termine di decremento è stato usato in un punto, a pagina 201, non già per ridimensionare il fenomeno, è per questo che l’avvocato Battello l’ha preferito, decremento riduce. L’abbiamo usato non già per ridimensionare il fenomeno del quale abbiamo sottolineato l’entità e la decisiva importanza, ma l’abbiamo fatto in diretta e chiara polemica contro la tesi accusatoria del crollo miracoloso concentrato nel tempo. Abbiamo qui usato il termine "decremento" perché ben si presta a descrivere le modalità del fenomeno, come si è arrivati al crollo? Non si è trattato di un precipitare repentino nell’abisso ma si è trattato di un continuo e forte miglioramento progressivo nel tempo, un miglioramento progressivo nel tempo il cui esito finale è un vero e proprio crollo. Decremento progressivo nel tempo: la tesi accusatoria del crollo miracoloso messo in scena dal mutato sistema, è smentita dal semplice dato di fatto che le misurazioni fatte nel periodo che qui interessa, il momento in cui è entrato in funzione il gascromatografo, ma anche il periodo precedente, rappresentano un trend in diminuzione, progressivo nel tempo, continuato nell’arco dei mesi. Ho inserito qui un esempio relativo al CV6, il famigerato CV6: tra febbraio e marzo ‘75 la diminuzione di concentrazione è di 7,2. Periodi precedenti: da novembre a dicembre ‘74 era di 5,5; da ottobre a novembre ‘74 una diminuzione di 7,5. Diminuzioni ripetute, non una diminuzione di concentrazione miracolosamente inscenata, improvvisamente inscenata quando entra in funzione il gascromatografo. L’esistenza di un trend che dura nel tempo che precede l’entrata in funzione dello strumento è manifestamente incompatibile con la tesi accusatoria. L’Accusa, lo ricordo sempre per esattezza storica, nelle sue prime versioni aveva cercato di mascherare il trend in diminuzione nel periodo precedente, procedendo come? Contrapponendo alla diminuzione registrata nel momento in cui è entrato in funzione il gascromatografo, non la serie continua delle misure precedenti, ma una precedente misura che livellava tutto in una media mi pare annuale, comunque una media della serie delle misurazioni precedenti che faceva sparire dentro la media l’esistenza del trend in diminuzione, un confronto metodologicamente scorretto, funzionale a sostenere un’Accusa che non stava in piedi. Nelle versioni più aggiornate l’Accusa è andata alla ricerca di altri argomenti, questa volta spostati dall’attacco al gascromatografo all’attacco ai sistemi di misurazione precedentemente usati, i pippettoni, anch’essi miracolosi, usati da Montedison, non da Enichem, un tema che non ci interessa andare ad esaminare in dettaglio, anche se alcune considerazioni tecniche le abbiamo svolte nella memoria dell’anno scorso. La critica che il Pubblico Ministero muove, è una critica che può essere discussa, in un senso o nel altro qui non interessa, con riferimento all’accettazione o meno di valori puntuali registrati dai pippettoni, ma per quanto riguarda il trend in diminuzione, la critica del Pubblico Ministero non dice assolutamente nulla. Il Pubblico Ministero che cosa dice? I pippettoni registravano concentrazioni di CVM inferiori alla realtà perché, per com’erano congegnati, perdevano, per così dire, la presa su una parte del CVM che andava ad uscire dalla loro possibilità di controllo, di verifica, registravano un terzo, perdevano un terzo o perdevano la metà, registravano 10 invece di 15 o 10 invece di 13, faccio numeri a caso per indicare il tipo di critica del Pubblico Ministero. Supponiamo che il Pubblico Ministero abbia ragione, deriverebbe, per così dire, un errore di sistema, che non modifica la curva del trend in diminuzione, la collochiamo ad un livello o la collochiamo ad un livello più alto, sempre trend in diminuzione ci troveremmo. Sotto questo profilo che non è toccato dagli argomenti d’Accusa troviamo che il trend in diminuzione, ciò che ci interessa è chiaramente confermato, indipendentemente dall’accettazione o meno dei valori numerici misurati con i pippettoni. Il trend in diminuzione c’era e si è sviluppato per un periodo che, nel suo insieme, è stato un periodo di grandi trasformazioni nello stabilimento, grandi trasformazioni che abbiamo già incominciato ad esplicitare a partire dagli stessi dati numerici con i quali il Pubblico Ministero ha cercato di sbrogliare il discorso, l’aritmetica delle commesse, un terzo sul totale. Non ha senso fare questo paragone perché i numeri delle commesse di per sé non dicono niente, ma abbiamo rilevato, analizzando l’andamento delle commesse per lavori di miglioramento ambientale, come già numericamente vi sia stato un arco temporale nella prima metà degli Anni Settanta che ha visto una maggiore concentrazione di commesse volte al miglioramento ambientale, nel ‘72 – ‘73 e ancora nel ‘74 – ‘75. Serie di commesse, risultati ottenuti in momenti dislocati nel tempo, che rappresentano lo sfondo che ci dà la ragione del perché di un trend in diminuzione. C’è da aggiungere un punto, pure importante, che l’Accusa ha lasciato in ombra, ai margini del suo discorso, e che era stato opportunamente posto in rilievo dal compianto professor Foraboschi nel dibattimento di primo grado. Come si ottiene il miglioramento della situazione ambientale? Certo, se vi sono situazioni impiantistiche da modificare, è necessario procedere a trasformazioni impiantistiche, come si è fatto, ma vi è un altro piano di intervento che può ottenere risultati più immediati attraverso modifiche procedurali o attraverso accorgimenti tendenti a che cosa? Lo dico in modo molto profano e con linguaggio comune: modifiche procedurali tendenti ad evitare spifferi di CVM, tendenti ad evitare uscite nell’atmosfera di lavoro, organizzando in modo rinnovato determinate manovre più esposte, come le bonifiche delle autoclavi, utilizziamo delle procedure che evitino, anche nel momento in cui si debba aprire l’autoclave, che vi siano dispersioni di CVM nell’ambiente, curiamo di più la tenuta dei premi stoppa delle valvole, delle baderne, anche prima di arrivare alla sostituzione delle valvole, basta poco. Ed è il problema CVM, il problema dell’accresciuta consapevolezza del nocività del CVM che porta a fare attenzione a questi problemi. Sappiamo, l’hanno detto tutti, che la originaria progettazione, aveva come riferimento sostanzialmente la potenziale pericolosità in relazione a possibili esplosioni o incendi. Nel momento in cui si scopre che il problema è diverso e che occorre maggiore cura si incomincia con modifiche procedurali. E di tutto questo, di modifiche procedurali immediatamente attuabili ed attuate, e di modifiche impiantistiche, abbiamo larghissima messe di dati nel processo, ne hanno parlato più estesamente, più in dettaglio i consulenti della Montedison, perché si tratta di un periodo loro, ne ha parlato ampiamente anche il professor Foraboschi, in modo più selettivo, ma selezionando alcuni particolari tipi di intervento che potevano fin da quegli anni, commesse del ‘73, del ’74, ottenere il risultato di riduzione, di drastica riduzione delle concentrazioni di cloruro di vinile monomero nell’atmosfera. Si tratta di dati tecnici, potrei enumerarli portando via del tempo; per semplicità mi riporto alla memoria scritta, dove sono indicati più in dettaglio con riferimento ai diversi reparti. Si tratta di modifiche grosse o piccole che tutte vanno in questa direzione: evitare situazioni, evitare momenti di possibile dispersione del cloruro di vinile nell’atmosfera. È chiaro che il trend non finisce quando entra in funzione il gascromatografo. È un momento che l’Accusa ha enfatizzato nel tentativo di dare una rappresentazione alterata. C’è un momento in cui la innovazione strumentale abbatte illusoriamente le concentrazioni. No, si tratta di un percorso continuo di miglioramento ambientale corrispondente al susseguirsi degli interventi nel biennio cosiddetto miracoloso nel linguaggio dell’Accusa, ’72 – ‘73 e poi nel ’74 – ‘75 e poi anche dopo, nel momento in cui il gascromatografo entra in funzione non tutto quello che si poteva fare era stato fatto, molte cose saranno fatte anche negli anni successivi, era già stato raggiunto un risultato significativo, una situazione molto diversa da quella di partenza, le cose andranno ulteriormente avanti. L’affidabilità del sistema, che abbiamo visto confermata a distanza di tempo dal confronto con lo spettrometro di massa, venne confermata già in quegli anni, nel periodo immediatamente successivo alla entrata in funzione del gascromatografo, da un altro confronto, che oggi l’Accusa cerca di attaccare come non sufficientemente affidabile, mentre in passato aveva cercato di valorizzare ad usum del fidi, ad uso del Accusa, il confronto con i campionatori personali. Sono stati fatti dei confronti verso la fine degli Anni Settanta, nel periodo successivo all’entrata in funzione del gascromatografo; non mi interessa una datazione più precisa, siamo in quegli anni, dal ‘76 al ‘79 mi pare. Anche qui l’Accusa aveva cercato di volgere a proprio uso e consumo i risultati del confronto rilevando non il significato di insieme delle misure, ma andando a prendere dati spot, isolati dal contesto, situazioni particolari prese come rappresentative. È stato fatto con i campionatori personali come con le vongole di Raccanelli, per rievocare un discorso fatto poco prima, sempre lo stesso sistema, si va a prendere il dato spot mente e non si riguarda, e non si tiene conto della situazione d’insieme emergente dal confronto. La situazione d’insieme emergente dal confronto anche qui mostra una sostanziale sovrapponibilità, come abbiamo visto per il confronto con lo spettrometro di massa. E questo elemento, questo confronto è per noi particolarmente significativo, perché inserendosi in un periodo ormai di funzionamento normale del gascromatografo dà un riscontro positivo e significativo di affidabilità del sistema che, diciamo pure, supera, rende cosa del passato tutte le altre questioni di cui abbiamo discusso prima relative al confronto con i pippettoni e quant’altro. Anche lì l’Accusa ha perso i suoi fronti di combattimento uno dietro l’altro. Questo ulteriore confronto, successivo all’entrata in funzione del gascromatografo, assorbe comunque tutte quelle problematiche. In questo procedere rapido, avrei terminato anche questo capitolo. Io sono in grado di andare avanti evitando anche una pausa, sono a disposizione della Corte rispetto alle sue scelte di tempi e di modo di procedere.

 

IL PROCEDIMENTO VIENE SOSPESO ALLE ORE 13.56.

IL PROCEDIMENTO RIPRENDE ALLE ORE 14.46.

 

DIFESA – Avv. Pulitanò – Signor Presidente, cercherò di andare più avanti possibile sul capitolo monitoraggio, stringendo i tempi, anche perché l’essenziale è già stato detto mostrando il crollo dei due capisaldi dell’Accusa, le basi iniziali dell’Accusa, quelle che cercavano di sferrare un attacco al sistema e invece l’attacco dell’Accusa ha mostrato che il sistema del monitoraggio gascromatografico tiene nel suo insieme perfettamente confrontabile a quello che l’Accusa indica come modello. Il resto sono dettagli, esplicazioni di questo o quel punto del sistema, il cui approfondimento conferma la tenuta del disegno complessivo. Oppure sono risposte ad obiezioni dell’Accusa, obiezioni con le quali l’Accusa cerca, ha cercato di spostare il discorso, addebitando al sistema di monitoraggio gascromatografico l'incapacità di fare qualcosa che il sistema gascromatografico non ha il compito di fare nei termini in cui l’Accusa lo chiede. Emblematico di questo slittamento di piani è la conclusione del Pubblico Ministero appellante enunciata a pagina 282 dell’atto d’appello. Dice il Pubblico Ministero che sarebbe dimostrato dalle prove che il sistema multiterminale non poteva individuare l’esposizione effettiva degli operai e poi passa a fare esempi di particolari momenti di lavoro, apertura di autoclavi ed altro, esempi generici, fatti sempre come rappresentazione del tutto teorica di situazioni nelle quali l’Accusa o ci mostra o dà per presupposto che ci siano operai con il naso vicino all’autoclave aperta a respirare cloruro di vinile. Ma, al di là della retorica, il concetto espresso dal Pubblico Ministero è questo: "Il sistema multilaterale non poteva individuare l’esposizione effettiva degli operai". A livello di impostazione, la replica è che il sistema di monitoraggio di zona, così come richiesto dalla legge e impiantato nei reparti CV, non aveva il compito di individuare l’esposizione effettiva degli operai, cioè di questo o quell’operaio, seguito individualmente in tutti i suoi spostamenti. È un monitoraggio d’area, il cui significato per l’individuazione dell’esposizione effettiva degli operai è un significato rilevante, anche se indiretto, è rilevante perché gli operai stanno nella zona di lavoro monitorata, nella quale possono muoversi nello svolgimento della loro attività, la concentrazione media misurata dal gascromatografo monoterminale o pluriterminale che sia, è una concentrazione rappresentativa delle condizioni dell'ambiente di lavoro e tale da consentire conclusioni attendibili relativamente alla esposizione dei singoli lavoratori i quali lavorano nella zona di lavoro. Il riferimento a situazioni particolari di fughe di cloruro di vinile apre un capitolo diverso, collegato a questo ma diverso e che svolgeremo successivamente. Si sono posti anche problemi di questo tipo: capacità del sistema di... ecco, la copertura spaziale e temporale assicurata dal sistema in relazione alla questione monoterminale o pluriterminale. Il monoterminale garantisce una copertura maggiore. Niente affatto, la copertura spaziale dipende ovviamente unicamente dall’area coperta dalle campanelle di prelievo; i due sistemi sotto questo aspetto sono la stessa cosa, mono o pluriterminale non fa differenza quanto a copertura spaziale e nemmeno quanto a copertura temporale, la copertura temporale dipende dalla frequenza delle analisi, il ciclo di 20 minuti prima che contrassegna il sistema in atto presso il petrolchimico è il periodo indicato dalla legge. Equivalenza dei due sistemi anche nel monitorare i vari punti, dare una visione corretta dell’insieme della situazione di reparto nella situazione di concentrazione omogenea di cloruro di vinile nelle zone di lavoro. Qualche parola, chiuso il capitolo delle caratteristiche di sistema, su un riferimento dell’avvocato dello Stato ad un particolare episodio 24 aprile 1999; è un episodio di fuga nel quale, dice lui, si sarebbe evidenziata una notevole concentrazione di cloruro di vinile monomero all’interno del reparto e questo, dice l’avvocato dello Stato, avrebbe messo in crisi un presupposto della sentenza che parlerebbe di omogeneità delle concentrazioni di cloruro di vinile nell’ambiente di lavoro, omogeneità che normalmente sussiste, ma è chiaro che non può sussistere sempre e le situazioni di fuga sono chiaramente situazioni di rottura dell’omogeneità, perché c’è un punto di fuga dove la concentrazione è ovviamente maggiore, anche se poi il cloruro di vinile monomero tende a disperdersi nell’ambiente di lavoro verso una omogeneità che si ricostituirà in tempi più o meno ravvicinati. Prima di esaminare l’episodio, secondo quanto risulta proprio dal grafico riassuntivo dell’avvocato dello Stato, c’è da fare forse una rapida considerazione ed è che la omogeneità della concentrazione di cloruro vinile monomero nei reparti non è un presupposto necessario, assolutamente necessario per la corretta stima della concentrazione di CVM da parte del sistema multiterminale; se le portate delle varie campanelle sono bilanciate, ed erano bilanciate, il sistema multiterminale fornisce direttamente la media aritmetica della concentrazione di CVM nella zona di lavoro, come richiesto dalla normativa, anche se la concentrazione non è omogenea nei vari punti. La rappresentatività di ciascun prelievo è assicurata dal bilanciamento delle campanelle. Vediamo l’episodio indicato dall’avvocato dello Stato, sempre nella sua linea, dimostra come il gascromatografo non sia adeguato alla rappresentazione della realtà. Proprio questo grafico, anche il grafico relativo a questo episodio, ci conferma il contrario di quanto l’avvocato dello Stato assume. Vediamo di analizzare l’evento seguendo lo schema dell’avvocato Schiesaro. Lo schema riporta le misurazioni sia del monitoraggio con gascromatografo nella parte superiore e nella parte inferiore del grafico i dati dello spettrometro. Che cosa troviamo in sintesi? Alle ore 17.04 la campanella in corrispondenza dell’autoclave numero 5, questo risulta dallo spettrometro, evidenzia una elevata concentrazione di CVM superiore alla concentrazione di allarme, lo vediamo nella parte inferiore del grafico; questa elevata concentrazione permane anche nelle due analisi successive, 17.19 e 17.35; successivamente c’è una forte evoluzione del sistema con misure diverse alle ore 17.51, 18.06, eccetera. In estrema sintesi, questa fuga è stata caratterizzata da una prima importante evoluzione che ha avuto una durata di circa 30 minuti, dalle 17.04, secondo la misura dello spettrometro, alle 17.35. Successivamente, a causa evidentemente della cessazione della fuga stessa, la concentrazione di CVM misurata in corrispondenza di quella campanella, ha avuto una forte evoluzione nel tempo, mostrando sempre valori bassi nell’intervallo tra le 17.51 e le 18.38, salvo una punta più elevata alle 18.06. Vediamo che cosa ci dice, in confronto a questa evoluzione segnata dallo spettrometro monoterminale, il gascromatografo, parte alta. Il gascromatografo non segnala i picchi di concentrazione sopra la soglia d’allarme di 25, segnala le soglie d’allarme e ci segnala una situazione d’allarme in corrispondenza della stessa linea autoclavi 247, ce la segnala alle ore 17.02, subito prima della segnalazione da parte dello spettrometro di massa, interviene prima il gascromatografo. Sarà un caso, ma abbiamo una sostanziale contemporaneità e anzi il gascromatografo due minuti prima. E l’allarme permane in corrispondenza dell’analisi successiva alle ore 17.22. Successivamente non vengono più evidenziati valori elevati di concentrazione, ma c’è quanto basta per potere affermare che il gascromatografo, entrato in funzione con la segnalazione di allarme alle 17.02, prima che intervenisse lo spettrometro, ha svolto il suo compito in relazione alle situazioni di concentrazione anomala, compito del gascromatografo che non è quello di dare la misura della concentrazione in relazione alle fughe; il compito di valutare la concentrazione media è un’altra cosa. In relazione alle fughe, ai picchi di concentrazione, che vanno esclusi in base alla normativa dal calcolo della media, ricordiamolo questo, ce l’ha ricordato anche l’avvocato dello Stato, in relazione alle situazioni particolari di picchi di concentrazione, qual è il compito del monitoraggio? È quello di rilevare l’esistenza della situazione anomala in maniera da consentire di intervenire sulla situazione, anche mediante eventuali misure precise della situazione che potranno essere fatte e venivano fatte mediante quell’ulteriore strumento di misurazione e di intervento rappresentato dai cosiddetti "cerca fughe", la cui entrata in campo si lega in modo specifico alle segnalazioni di allarmi o di attenzione provenienti dal gascromatografo. Non solo le situazioni di allarme, come diremo tra un momento. Questo compito di segnalazione tempestiva di una situazione particolare, di allarme in questo caso, il gascromatografo l’ha fatta e questo dato di fatto risultante dallo stesso grafico dell’avvocato Schiesaro smentisce, capovolge le conclusioni che l’avvocato dello Stato vorrebbe trarne, risposte tempestive. Si potrebbe qui aggiungere una ulteriore annotazione relativa agli sviluppi che questo episodio ha avuto nel discorso dell’avvocato dello Stato sulla linea della quale abbiamo già parlato ieri del confronto dell’episodio con l’esposizione cumulativa indicata come soglia, i famosi 288 PPM in dieci anni. Cosa ci ha detto l’avvocato dello Stato? "Ma qui lo spettrometro ci segnala 1557 PPM come valore massimo della fuga e questo si mangia in un colpo solo tutto il bonus, tutta la soglia di sicurezza". Ritorna qui, in una applicazione concreta, in una delle diverse applicazioni concrete, la confusione concettuale di base del discorso dell’avvocato dello Stato il quale ha continuato volta per volta, ogni volta che gli è stata data l’occasione, a porre a confronto valori di concentrazione media misurata sull’arco di un anno e valori puntualmente misurati in questa o quest’altra occasione, come se si trattasse di dati tra di loro comparabili. Sappiamo che i picchi di concentrazione non vanno considerati ai fini del calcolo di una media ma, seguendo per un istante l’avvocato dello Stato, potremmo fare anche qui il gioco. Questo episodio, questo picco di concentrazione rilevato dall’avvocato dello Stato nell’aprile 1999, un episodio che sta fuori dell’ambito dell’imputazione contestata, come influirebbe ai fini del calcolo della concentrazione media annua e quindi dell’eventuale calcolo della cosiddetta esposizione cumulativa in relazione a chi in quell’anno si fosse trovato esposto? Io ho chiesto ai miei consulenti di provare a fare questo calcolo e il calcolo che mi è stato sottoposto e che sottopongo all’attenzione della Corte, è schematizzabile in questo modo, non ho il grafico perché non abbiamo fatto in tempo: sapendo che il picco di concentrazione ha avuto durata di 15 minuti, diamo che cosa significa 1557 parti per milione per una durata di 15 minuti e rapportata alla durata di un anno. Avremmo 1557 per 15 ci dà una base di 23355 parti per milione per minuto, rapportati alla durata di un anno in minuti, 525600 minuti all’anno è il numero che mi hanno dato i consulenti e che do per buono, dividendo quel dato che avevo indicato prima, 23355 parti per milione – durata della fuga – diviso il numero di minuti abbiamo un risultato di 0,044, 44 millesimi di parti per milione, 44 parti per miliardo, diciamo, inserito in un calcolo di concentrazione media annua, questo episodio così strombazzato dall’avvocato dello Stato darebbe un incremento della concentrazione media annua di 44 parti per miliardo e sarebbe questa la variazione che poi verrebbe rispecchiata nel calcolo della cosiddetta esposizione cumulativa che in realtà, come risulta dalla testimonianza di Simonato, da me richiamata ieri, è una esposizione cumulativa calcolata facendo la sommatoria di concentrazioni medie annue, un dato di concentrazione per anno che si somma con quello degli anni successivi. Mentre l’avvocato Schiesaro, barando al gioco, ci pone davanti un diverso titolo di calcolo che somma misura per misura, 72 misure al giorno per 365 giorni l’anno, non so fare il calcolo a mente, ma abbiamo un numero di misure molto consistente e questo numero di misure viene dall’avvocato Schiesaro posto a confronto con il dato risultante da una misura di concentrazione calcolata a partire da tutta questa serie di misurazioni. Calcolo truccato che l’avvocato Schiesaro ha portato avanti applicazione per applicazione. Altro fronte d’attacco dell’Accusa: la messa in discussione dell’adeguatezza del numero e della collocazione dei punti di prelievo. È un discorso che ritorna nei motivi d’appello, che è stato sviluppato anche nella requisitoria e nelle arringhe di Parte Civile, è un discorso non nuovo, era stato già presentato nel giudizio di primo grado e aveva trovato risposta sia nella presa d’atto della struttura del sistema, sia anche nelle spiegazioni di alcuni testi circa il modo in cui si era arrivati ad individuare in concreto i punti di collocazione delle campanelle, la struttura del sistema, collocazione delle campanelle tale da consentire di avere risultati sufficientemente rappresentativi della situazione nell’ambiente di lavoro, tenendo conto delle possibili fonti di rilascio di cloruro di vinile monomero. Dichiarazioni significative a questo proposito sono state date dal teste Tedesco, capo reparto al CV24, e poi dall’86 all’84 assistente dell’ingegnere Pisani, sentito il teste Tedesco all’udienza 9 maggio 2000, dichiarazioni interessanti anche da parte del teste Rossetti sentito il 16 giugno 2000. Nell’ultima versione dell’Accusa relativa alla struttura del sistema il discorso ha finito per concentrarsi su alcune linee che si è detto, da parte del Pubblico Ministero, non sarebbero state costruite in modo omogeneo, il monitoraggio deve rappresentare la situazione nelle zone di lavoro, ciò richiede una omogeneità di fondo delle situazioni rappresentate. Questo approccio non riguarda più il sistema nel suo complesso, sono state prese di mira particolari linee del CV24, due linee tra le tante, linea 1 e linea 4; sulle altre, l’Accusa stessa non ha niente da dire; darò nella memoria anche delle indicazioni a abundantiam sulle altre linee. Ma vediamo la situazione sulle due linee che l’Accusa, il Pubblico Ministero, ha messo in discussione. Linea 1, relativa alla cosiddetta zona servizi, presidia una particolare zona del reparto CV24 che comprende alcune particolari macchine, compressori Bosco, alcune pompe cloruro di vinile, compressori, alcuni serbatoi di stoccaggio. Sono apparecchiature di servizio di tipo continuo, con funzionamento in continuo che non richiedono la presenza continua di operatori ma solo la presenza per controlli. Sono in un’area aperta, dotata di tettoia per alcune apparecchiature. In sostanza, i punti di lavoro sono disposti in un’area che presenta caratteri fondamentali omogenei: area aperta e ventilata, disposta ai limiti dell’impianto e luogo di passaggio degli operatori per sorveglianza. Non si tratta, come erroneamente ha detto il Pubblico Ministero, di più edifici. Si tratta di un area omogenea e aperta. La censura mossa dal Pubblico Ministero non ha senso. Mi sarebbe piaciuto potere illustrare la situazione mediante fotografie, non sono agli atti, agli atti ci sono le planimetrie, altri elementi per la ricostruzione della situazione nei termini che forse in modo poco efficace ho cercato di riassumere sulla base del riassunto tecnico fatto dai nostri consulenti. È un limite del tipo di comunicazione in quest’aula, proprio per questo limite rinuncio a ripetere il discorso per quanto riguarda la linea 4, il risultato è sempre lo stesso: si tratta di linee che hanno ad oggetto delle zone che, al di là di questa o quella differenza, possono ritenersi nel loro insieme tra di loro omogenee. Chiudo le considerazioni relative alla struttura del sistema riprendendo un concetto che avevo già in qualche modo introdotto riferendo l’approccio critico del Pubblico Ministero: "il sistema è pluriterminale, non era idoneo a misurare l’esposizione effettiva dei lavoratori"; non sarebbe idoneo nell’ottica dell’Accusa perché "non in grado – con le parole del Pubblico Ministero appellante – di rilevare efficacemente e rapidamente i punti in cui avveniva una fuga del CVM, perché nel migliore dei casi non poteva rilevare altro che concentrazioni medie di zona". Era il suo scopo, come abbiamo detto prima. Abbiamo anche visto che questa censura del Pubblico Ministero: "non era in grado di rilevare efficacemente e rapidamente punti di fuga", è smentita, è smentita proprio dagli episodi che l’Accusa ha proposto e riproposto fino all’ultimo, al fine di dimostrare questo: che il gascromatografo non sarebbe stato in grado di rilevare efficacemente e rapidamente i punti di fuga. L’episodio poco fa ricordato del 24 aprile 1999, uno di quelli sbandierati dall’ultimo dei giapponesi la settimana scorsa, giovedì scorso, è chiarissimo in questo senso, chiarissimo nel mostrarci la tempestività del gascromatografo nel segnalare l’allarme in contemporanea e anzi in anticipo rispetto al spettrometro, in anticipo in concreto, potrebbe non essere sempre così, ci interessa, semplificando il discorso, rilevare la sostanziale contemporaneità. Si inserisce qui, sul tema della rilevazione dei punti di fuga, un ulteriore profilo: l’Accusa, che ha cercato di ignorare i dati del confronto complessivo tra gascromatografo e spettrometro di massa, che ha cercato di mettere in dubbio il significato del confronto tra il gascromatografo e i campionatori personali di cui abbiamo parlato poco fa, ha invece cercato di attribuire significato ad un confronto totalmente improprio, quello tra i dati del monitoraggio di area e i dati rilevati dai "cerca fughe", dagli strumenti che, intervenendo in relazione a segnalazioni provenienti dal monitoraggio d’area mediante gascromatografo, vanno ad individuare il luogo specifico di fuga, di perdita di CVM, che non necessariamente coincide o sta in prossimità di un punto di prelievo, allora con il "cerca fuga" si va ad individuare il punto di perdita e si misura la perdita, il picco di concentrazione in prossimità del punto di perdita. Sono due cose diverse: una cosa è il monitoraggio ad area, la concentrazione d’area rilevata dal sistema nei punti in cui il sistema funziona, fa il suo prelievo, e altra cosa è la misura di un picco particolare di concentrazione nel punto e nel momento in cui la perdita si sviluppa, nel punto in cui si sviluppa nel momento della perdita o in un momento successivo e prossimo al punto di perdita. Sono due concetti diversi, due misure di situazioni diverse, è ovvio che se io vado a misurare la concentrazione nel punto di perdita troverò un picco diverso dalla concentrazione misurata nei punti di prelievo del sistema gascromatografico. È ovvio che sia così: quella concentrazione nel punto di perdita e in altri punti non si riscontra più, si disperde in qualche modo, in qualche direzione nell’ambiente, e il dato misurato altrove è rappresentativo della situazione nell’ambiente, della situazione in cui si trovano i lavoratori che nella zona di lavoro stanno a lavorare e che non sono, invece, collocati là dove la fuga si sviluppa. Ma del problema della posizione dei singoli lavoratori rispetto al punto di fuga, diremo più avanti. Qui ci limitiamo, mi limito a rilevare la diversità di situazioni, situazione dell’ambiente di lavoro misurata dal gascromatografo e situazione specifica nei punti di fuga misurata con i "cerca fughe". Questo tema apre il capitolo successivo, l’ulteriore parte del discorso che vado a svolgere, la parte relativa alle asseritamente concrete esposizioni dei lavoratori. Si entra qui nella prospettiva che l’Accusa ultima versione, ma non solo ultima versione, ha cercato di valorizzare. Non parliamo del sistema di monitoraggio, abbiamo scherzato, ci interessano le esposizioni dei lavoratori, "i livelli reali di esposizione dei lavoratori", scrive il Pubblico Ministero appellante. È un approccio enunciato a parole, in realtà non sviluppato con coerenza dall’Accusa la quale, nell’enunciare questo tema, andiamo a vedere i reali livelli di esposizione dei lavoratori, come cosa diversa dalla presa d’atto di una concentrazione di zona misurata dal gascromatografo con il monitoraggio di zona, ebbene a questo punto l’Accusa cosa avrebbe dovuto fare in coerenza con il suo approccio? Avrebbe dovuto prendere in esame la posizione, la situazione di singole persone, di lavoratori in carne ed ossa, di persone offese in carne ed ossa e porsi il problema probatorio: ma se andiamo a vedere queste situazioni troviamo esposizioni personali di lavoratori rispetto alle quali il monitoraggio di zona non è rappresentativo. Niente di tutto questo nel discorso d’Accusa. Tutto il discorso d’Accusa attorno alle fughe, il capitolo centrale gonfiato e rigonfiato nei discorsi d’Accusa, in particolare in quelli dell’avvocato Schiesaro è un discorso che non ha mai fatto riferimento a concrete situazioni di lavoratori in carne ed ossa, men che meno di concrete persone inserite nell’elenco delle persone offese. Siamo ancora ad un livello di discorso del tutto astratto, avulso da problemi di esposizione di singoli lavoratori, un discorso che ha anche anch’esso a che fare, pure parlando di esposizione di singoli lavoratori, ha anch’esso a che fare con prospettive di presenza del CVM nell’ambiente di lavoro in relazione a particolari momenti, individuati nelle situazioni anomale di punti di fuga. Prima di passare a questo, però, forse va inserito un altro aspetto, che è ancora legato all’idoneità del sistema. È una premessa legata ad alcuni punti d’attacco dell’Accusa, ma è un discorso e una premessa sulla quale l’Accusa ha evitato di confrontarsi; l’Accusa ha continuato a presentare, ha cercato di presentare l’immagine di un monitoraggio inidoneo, pieno di buchi, di misure che non vengono fatte, di mancate registrazioni, tutto quanto abbiamo sentito e risentito da ultimo da parte dell’avvocato dello Stato. Sono state presentate situazioni particolari come rappresentative di una normalità ben diversa e la situazione normale, la idoneità d’insieme del sistema a rappresentare la situazione può essere ulteriormente verificata andando a vedere come e quanto il sistema ha funzionato rispetto allo standard per il quale era previsto che funzionasse. Al di là di questo o quel punto, di questo o quel momento di cui le voci d’accusa hanno parlato, abbiamo misurazioni sufficientemente numerose ed articolate da essere rappresentative della situazione ambientale nel periodo considerato? Pensiamo sempre ai dati del ’91 – ‘93, quelli su cui il discorso d’accusa è stato svolto con riferimento alla situazione ambientale dei reparti CV22 e 24. Propongo anche qui dei dati d’insieme elaborati dai nostri consulenti e riflessi nelle relazioni di consulenza presentate al Tribunale. Che cosa ritroviamo ad una valutazione d’insieme? Troviamo che le osservazioni realmente effettuate nei giorni per i quali è disponibile il tabulato dell’integratore, sono comprese tra il 95,4% e il 99% delle osservazioni teoricamente possibili negli stessi giorni; il buco mancante, i buchi che l’Accusa rileva stanno contenuti in quella differenza, in ciò che manca per arrivare a 100 da osservazioni, da misurazioni realmente effettuate, che sono tra il 95,4 e il 99%. Sono queste percentuali relative ad un numero elevatissimo di tabulati del cromatografo e questo garantisce la rappresentatività del campione considerato. Abbiamo quanto basta per avere una fotografia attendibile dell’oggetto delle osservazioni, più di un milione e 200.000 misurazioni, un numero di misurazioni rispetto alle quali i pochi casi di asserite anomalie segnalate dall’avvocato dello Stato, parlo dell’avvocato dello Stato perché è suo il discorso d’accusa su questo fronte, i pochi casi da lui segnalati costituiscono una frazione del tutto irrilevante, del tutto irrilevante, sottolineo, a prescindere dalla inaccettabilità delle ulteriori osservazioni che l’avvocato dello Stato vi ha appiccicato, alcune le abbiamo viste e altre le vedremo più avanti. Non insisto sul numero elevato dei tabulati dell’integratore per quanto concerne la copertura del periodo. Non ritorno su una un critica a margine che è stata fatta dall’avvocato dello Stato anche con riferimento alla documentazione del monitoraggio, l’avvocato dello Stato ripetutamente ha cercato di mettere in dubbio la utilizzabilità probatoria della documentazione di origine ambientale, è un profilo sul quale il Tribunale ha dato risposte molto precise, ne ho già parlato ieri relativamente ad un altro contesto, ma i concetti di base sono gli stessi. Sarei arrivato a questo punto al capitolo, all’approccio d’accusa che nel corso del giudizio di primo grado e ancora di più nel discorso dell’altra settimana dell’avvocato dello Stato, ha finito per divenire centrale nell'accusa ultima versione, l’accusa di monitoraggio truccato. È un discorso che ha preso corpo, al quale l’Accusa ha tentato di dare corpo, nel dibattimento di primo grado, valorizzando in questa prospettiva le indicazioni del consulente dell’avvocato dello Stato, il professor Nardelli, il simpaticissimo professor Nardelli, non so se è qui presente, con il quale nel dibattimento del Tribunale ho ingaggiato un match molto impegnativo, molto vivace in sede di controesame, con i risultati che passerò ad indicare e che hanno visto una molto combattuta ma, alla fine fine, onesta marcia indietro del professor Nardelli rispetto ad alcuni battaglieri assunti su cui egli si era in un primo momento assestato. È una linea questa, dicevo, che ha preso corpo nel dibattimento di primo grado in sostituzione, in pratica, delle linee dimostratesi perdenti, quelle originarie di cui ho già parlato: confronto con lo spettrometro e miracoloso crollo del 1975. Venuti meno gli attacchi di sistema, si è passati a questo attacco, apparentemente più limitato ma posto come più penetrante: c’è una gestione fraudolenta del sistema, una gestione scorretta. I capisaldi di questo discorso nella versione introdotta nel dibattimento dal Tribunale, sono le questioni delle quali l'avvocato dello Stato ha riportato, del selettore on-off e poi del segnale warning, additato come segnale, come momento di emissione di chissà quale trucco di sistema. È il selettore on-off in realtà il punto di attacco delle accuse di monitoraggio truccato. L’avvocato dello Stato ha fatto perno su una modifica, della quale ha anche indicato l’origina con una delle diapositive proiettate la volta scorsa: una richiesta Montedipe del 1986 di introdurre in modo più accessibile un particolare comando, un comando di per sé del tutto corrispondente ad esigenze poste dalla stessa normativa sul CVM del 1982. Ne abbiamo parlato anche stamattina: il gascromatografo deve essere dotato di un selettore che consente o di analizzare sequenzialmente i campioni provenienti dalle varie linee dei 20 minuti, o di ripetere l’analisi di una linea. La sequenza può essere modificata per esigenze che possono essere le più varie. Il selettore on-off risponde a queste esigenze: "on" si entra, "off" si esce. È su questa modifica, volta a rendere più facile il funzionamento dell’interruttore, che si è innescato il discorso d’accusa. È interessante vedere come sia stato lanciato l’attacco e come Nardelli abbia poi fatto marcia indietro. Nardelli ha presentato il dato di fatto, il selettore, il comando inserito nel senso che abbiamo detto; gli ho chiesto allora nel controesame, udienza 7 luglio ‘99: "E’ corretto dire che la normativa prevede situazioni nelle quali un comando di quel genere può funzionare?". Nardelli lo ammette, ci ha detto Nardelli: "Il cromatografo è fornito di opportuni switch che permettono di tenere il controllo su una linea piuttosto che su un’altra. È nato questo cromatografo, con gli switch, con i comandi nel pannello posteriore della consolle; successivamente è stato chiesto di mettere degli interruttori sul pannello frontale per essere più comodi nell’inserire o nel disinserire certe linee in favore di certe altre o di escludere certe linee", quindi modifica per rendere più agevole un tipo eventuale di operazione. Dice Nardelli che questo funziona appunto come strumento di facilitazione. A questo punto il Presidente del Tribunale ha chiesto una precisazione a Nardelli: "La circostanza che il comando stia sul pannello posteriore o davanti, è per lei così rilevante e dirimente?". Risposta di Nardelli: "No, assolutamente, facilita", e aggiunge: "e invoglia forse, diciamo...", frase ambigua, e il Presidente insiste: "Quale esigenza o quale interesse soddisfa il fatto di avere questo interruttore on-off davanti invece che dietro?". Risposta di Nardelli: "Bisognerebbe chiederlo a chi l’ha richiesto, non posso rispondere", introduce qui un esempio che è inutile richiamare e conclude: "Se lei mi dice che qui c’è il sospetto, il sospetto di un intento di nascondere perdite, allora io le dico: sì, c’è il sospetto che questo interruttore non sia stato messo così per bellezza, perché è più bello il pannello senza interruttore", sospetto lanciato e tenuto nel vago. Lo stesso Nardelli non si sente di andare oltre. E abbiamo visto che anche l’avvocato Schiesaro nel suo ultimo discorso, nel discorso della disperazione, si è fermato a questo punto; non ha alcun elemento di prova per ipotizzare usi fraudolenti del sistema in questo o quest’altro elemento. Non insisto su dati concreti, i dati addotti dall’Accusa ci dicono soltanto cos’è avvenuto in questa o in quell’occasione, non contengono alcun aspetto che possa avvalorare un uso scorretto del selettore on-off, sono pure illazioni. Si può aggiungere, solo a scopo di completezza del discorso, che l’ipotesi formulata dall’Accusa di un uso fraudolento del selettore on-off è una situazione praticamente irrealizzabile; per com’è strutturato il sistema di monitoraggio il valore della concentrazione di CVM viene registrata simultaneamente sul registratore e sull’integratore, dicevamo prima, le due unità sono collegate in parallelo con il campionatore, con lo strumento, e registrano indipendentemente l’una dall’altra. Ciò risulta anche dallo schema dell’apparecchio presentato l’altra settimana dall’avvocato Schiesaro. L’interruttore che consente di modificare la sequenza analitica preimpostata, quella di cui stiamo parlando, interviene direttamente sull’unità di controllo senza avere relazione alcuna con il segnale di concentrazione inviato al registratore e all’integratore e non è possibile per l’operatore avere coscienza del valore di concentrazione del cloruro di vinile in una determinata zona prima che il valore sia stato registrato. L’ipotesi di un intervento tempestivo è praticamente impensabile e d’altra parte tutti gli esempi che l’Accusa ha addotto per mostrare usi asseritamente fraudolenti, sono esempi nei quali il sistema di monitoraggio registra situazioni anomale che consentono quindi di essere rilevate con i successivi interventi. Ha anche commentato su questo punto il professor Foraboschi all’udienza del 7 luglio 2000, come sia del tutto al di fuori della normale esperienza di chi conosce gli impianti, di chi conosce l’industria chimica e in genere l’industria, ma Foraboschi, che da un po’ di anni dice "Frequento l’industria chimica e in genere l’industria", io non riesco a immaginare come si possa pensare che personale addetto alla conduzione di un impianto possa pilotare con cose di questo genere nei tempi e nelle concrete condizioni operative una manovra come questa, un uso fraudolento dello strumento volto a bloccare registrazioni sgradite. "Mi domando anche – ha detto Foraboschi – come si possa pensare ad una disponibilità del personale a condurre queste operazioni e quanto le stesse si potessero ritenere disperate. Ho già osservato – ha osservato Foraboschi nel dibattimento – che su un posto in turno ruotano sei persone; quindi quale complicità occorre?". Ci vuole una complicità diffusa impensabile, praticamente, e questo concetto è stato ripreso nella dichiarazione resa in udienza dall’ingegnere Pisani, il quale ha risposto duramente all’accusa infamante di monitoraggio truccato: "Assurdità di questo genere possono essere concepite soltanto da chi non conosce la organizzazione e la operatività di un reparto chimico. Chi ha vissuto la vita di stabilimento sa che le insinuazioni dell’Accusa sono, oltre che offensive, del tutto irrealistiche. Sono offensive innanzitutto per il quadrista o per l’assistente in turno, che dovrebbero essere complici necessari della supposta manovra; sono assurde nell’ipotizzare la disponibilità di numerose persone, almeno sei per turno, a fare la guardia e ad operare nell’esclusivo interesse dell’azienda, facendo manomissioni di dati che interessano la salute dei lavoratori, loro compresi". Manipolazione peraltro impossibile per ragioni tecniche di strutturazione del sistema. Sul segnale warning no pic me la cavo con poche battute. Non c’è il picco, qual è l’elemento d’accusa? Questo termine "warning", ammonimento; l’Accusa ha trascurato di considerare un punto che peraltro era stato segnalato da sempre, negli interventi della difesa a partire dalle considerazioni del nostro consulente Foraboschi nel dibattimento di primo grado. Questo comando e questa dizione "warning", non è una dizione specificamente collegata al sistema di monitoraggio delle concentrazioni di cloruro di vinile monomero, fa parte delle istruzioni di base dell’integratore Shimatzu in relazione a possibili monitoraggi di varia natura e vi sono altre situazioni rispetto alle quali l’utilizzazione di questa espressione è sicuramente più congrua, più coerente di quanto non possa apparire con riferimento al caso CVM. Per quanto riguarda le implicazioni che l’Accusa vorrebbe trarre rispetto alla questione idoneità e affidabilità del sistema, "warning no pic" interpretati come buchi del sistema, interpretazione del tutto arbitraria, che non trova alcun supporto di ordine tecnico nei discorsi d’accusa, possiamo anche qui provare a fare un calcolo: in quale percentuale di casi compare il warning no pic? È un calcolo che è stato fatto dai nostri consulenti, forse abbiamo anche la tabella qui, il professor Foraboschi anche qui ha presentato nella sua relazione tecnica del 2000, parte terza, una sintesi di dati rilevati dai tabulati dell’integratore relativa al reparto CV24 e al reparto CV22. Valutazione di sintesi di questi dati: nel reparto CV24 i casi in cui compare il messaggio warning no pic sono pari, rispetto al numero delle misurazioni effettive sui tre anni considerati, sono frazioni che ho anche difficoltà ad esprimere il vocabolo 0,0012%, 1,2... beh, mi perdo nel numero, perché non sono sufficientemente allenato nel fare questi calcoli. Comunque ci intendiamo, non l’1%, lo 0,001, o 0,04%. Nel CV22 un tantino più numerosi, ma questo si spiega per la minore possibile di presenza di CVM nell’ambiente di lavoro del CV22, un numero di casi insignificante rispetto al totale. Traspare anche qui la solita logica dell’Accusa, di presentare situazioni del tutto particolari come situazioni normali. Se ho ancora qualche minuto, vorrei chiudere questa parte con qualche ulteriore considerazione sulle cose dette dall’avvocato dello Stato giovedì scorso, su altri aspetti del suo intervento. È un discorso, questo di replica all’avvocato dello Stato, che mi fa sempre ritornare sull’esigenza di sottolineare lo sfondo, tentativi dell’ultima ora di andare affannosamente alla ricerca di elementi nuovi e mai valorizzati dall’Accusa per poter sostenere una determinata tesi. Qui non c’entra più niente, problemi di fondamento dell’ipotesi accusatoria. L’ipotesi accusatoria è nata sui fondamenti che abbiamo detto, i due cavalli di battaglia del crollo miracoloso e del confronto con lo spettrometro, cavalli di battaglia della Difesa si sono rilevati nel contraddittorio dibattimentale, crollo dell’ipotesi d’Accusa perché i dati storici del ‘74 – ‘75 e i dati di confronto dell’epoca EVC, dicono esattamente il contrario di quello che l’Accusa sosteneva e il confronto con lo spettrometro è abbandonato e l’argomento del crollo miracoloso alla fine è stato ripreso senza tenere in considerazione gli argomenti della Difesa ma in qualche modo lasciato da parte, si è cercato di puntare alla fine sul discorso del monitoraggio truccato o su episodi spot, piccoli numeri, casi isolati, che si è cercato di presentare come situazioni normali, ecco, ancora nell’ottica del sospetto. L’avvocato dello Stato ci ha presentato alcuni, pochi, siamo sulle dita di una mano, alcuni tabulati con correzioni apportate a mano.

 

PRESIDENTE – Li abbiamo, in calce c’è scritto.

 

DIFESA – Avv. Pulitanò – C’era quello dell’altro giorno, quello relativo al discorso sullo zero. Ce n’è qualcun altro, due o tre. Uno è quello utilizzato per l’appunto nell’argomento truccato dello zero e lì abbiamo trovato la spiegazione del perché di una correzione: taratura. La stessa spiegazione, taratura dello strumento, sta in una comunicazione scritta 22 maggio ’91 da Gasparini a Zoccarato, figura 5, secondo un numero che troviamo nelle slide dell’avvocato Schiesaro, io almeno non ho ritrovato una sequenza logica nei vari numeri apposti a queste cose, comunque è facilmente riconoscibile: "Ti comunico che alle ore 14 del giorno 21 febbraio è stata fatta la taratura, ti prego quindi di togliere i dati relativi all’operazione di taratura che non c’entrano niente con le concentrazioni di reparto". Non si capisce proprio perché l’Avvocato Schiesaro dal banco dell’Accusa abbia prodotto un documento il quale non dimostra altro se non una diligente attenzione alla regolarità delle registrazioni, non era certo una esigenza di nascondere dati preoccupanti. Sono documenti a difesa, in buona sostanza, della cui segnalazione possiamo tranquillamente ringraziare il nostro interlocutore. C’è un altro foglio su cui la spiegazione non è indicata, è un tabulato relativo al giorno 6 giugno 1991 nel reparto CV24. Ci sono correzioni a mano rispetto ad una delle colonne, si chiama figura 1, non so secondo quale elenco. È un documento d’accusa, è un documento di sospetto? È corretta una linea, quella che indica la sommatoria delle elaborazioni, i numeri apposti a mano sono un numero 15, meno di quelli indicati a macchina. Anche qui può essere stata una taratura, qualche altra verifica delle apparecchiature? Non lo sappiamo e devo dire francamente che non è una questione che possa avere la benché minima sostanza rispetto alle questioni di cui è processo, perché quello che è certo, secondo qualsiasi ricostruzione non delirante dei dati documentali, le correzioni a mano rilevate su questo isolato foglio non giustificano affatto l’ipotesi di una manipolazione volta a nascondere dati sgraditi. Il tabulato in esame, nei termini suoi originari, indica in tutto e per tutto, per tutte le linee, una media giornaliera bassissima, c’è una colonna di media giornaliera e tutti i dati riportati per le varie linee sono attorno allo 0,3 o allo 0,2, valori medi che non sono stati corretti; le correzioni a mano delle quali l’avvocato dello Stato ha gridato allo scandalo, sono rapportati alla misura delle sommatorie su ciascuna linea. La questione è del tutto priva di sostanza perché sono numeri insignificanti rispetto ai problemi di rappresentazione di una situazione come normale o meno. Soltanto un pazzo, ma un pazzo nel senso clinico del termine, avrebbe scritto a mano una rettifica di quelle sommatorie per finalità di nascondimento di dati reali di concentrazione. Perché abbassare artatamente valori di concentrazione prossimi allo zero attestanti una situazione del tutto normale? Una correzione così insignificante non può essere spiegata che da effettive ragioni tecniche di correzione di dati non rappresentativi. Mi viene anche da osservare che proprio l’Accusa ha introdotto altri elementi, altri documenti da cui risulta che nella documentazione aziendale episodi specifici attestanti concentrazioni più elevate, fughe e quant’altro, non erano affatto nascosti. Il registro degli interventi, cavallo di battaglia per questo discorso d’accusa, un cavallo di battaglia che ha portato l’Accusa assolutamente fuori strada, ma questo non ci interessa, ma tutto l’insieme dei documenti agli atti, dimostra giusto il contrario di intenti di nascondimento e adesso all’ultima ora, raschiando il fondo del barile, nella sua ultima battaglia, l’ultimo dei giapponesi scopre anche questi pezzetti di carta. Ma viva Dio, lo ringraziamo anche di questo, in tutte le carte che hai avuto hai trovato questo foglietto come esempio sospetto di correzione a mano di dati? Ma ti siamo grati di questo risultato, hai fatto una ricerca, tu avvocato dello Stato, che avremmo potuto tranquillamente fare anche noi. Anche qui l’avvocato dello Stato ha rilanciato il solito trucco, sempre lo stesso: in correlazione a questo foglio ha prodotto un grafico, figura 3 del suo elenco, che pone a raffronto quelle che egli definisce "dosi cumulative di CVM registrate nei dati consultivi giornalieri dell’archivio dati aziendale e il totale registrato nei tabulati senza le correzioni a mano" e indicata dei valori: 4630 parti per milione nei dati dell’archivio aziendale e 7468 nel totale registrato dai tabulati senza le correzioni a mano; 3000 parti per milione di differenza, è sempre il solito discorso, altro che 288, non l’ha detto qui, ma è sempre quel concetto che sta sullo sfondo, siamo sempre nella stessa ottica, siamo sempre nel confronto truccato tra un dato di concentrazione media annua e un dato di sommatorie di concentrazioni medie annue e dei calcoli che l’avvocato Schiesaro fa sommando punto per punto ciascuna misura, ponendo a confronto dati corrispondenti a misure di concentrazione isolate e dati costruiti per sommatoria della serie indefinita di misure, 72 al giorno e una per giorno, è sempre lo stesso trucco. Ed è ancora questo trucco che ritroviamo nel tabulato relativo al 7 febbraio 1995 delle CV22.

 

ORDINANZA

 

LA CORTE rinvia il procedimento all’udienza del 20 ottobre 2004, ore 09.00.

 

Il presente verbale viene chiuso alle ore 15.56.

 

 

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